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Archivi: Preghiere giornaliere

Vespro del 18 Settembre- Memoria del santo padre nostro Eumenio il taumaturgo, vescovo di Gortina

18 SETTEMBRE

Memoria del santo padre nostro Eumenio il taumaturgo, vescovo di Gortina.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Il legno della nostra salvezza che viene innalzato e su cui Cristo, vita di tutti, volontariamente ebbe inchiodate le mani, convoca tutti i fedeli a prostrarsi al suo divino sgabello, con canti, al suono di gente in festa.

Celebrando la memoria dell’inaugurazione della risurrezione, per cui la grande luce di vita e incorruttela rifulse su quanti stavano nella tenebra, venite, fedeli, innalziamo il vivificante legno della croce, adorando Cristo Salvatore.

Il grande Mosè, che un tempo sul monte Sinai tendeva in alto le mani a forma di croce, disegnava la tua croce che oggi viene innalzata, Cristo Dio e santifica tutti gli abitanti della terra, che in essa con fede ti adorano.

Del santo. Tono 4. Come generoso.

Purificato nell’anima e nel corpo dalle passioni, divenisti dimora del santo Spirito e ti ornasti del crisma sacerdotale, divenendo benevolo protettore, o Eumenio, compagno dei santi angeli, erede della gloria del Signore e intercessore per quanti ti festeggiano.

La tua vita tutta gloriosa, rischiarata dalle virtù, rifulse per il fulgore dei prodigi e ti rese famoso, o beatissimo, sino ai confini, astro che non erra, compagno dei santi, cittadino della città santa, o gerarca e concittadino degli angeli, taumaturgo ammirabile.

Insieme convenuti, onoriamo a gran voce come astro dei credenti il decoro di Creta, il vescovo di Gortina, l’inconcusso fondamento della Chiesa, il gerarca Eumenio, divenuto eccelso nei prodigi, gloriosissimo per le tante opere potenti, capace di illuminare i cuori nella tenebra.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Prefigurando, o Cristo, la potenza della tua croce venerabile, Mosè metteva in rotta l’avversario Amalek nel deserto del Sinai: quando infatti distendeva le mani, tracciando la figura della croce, il popolo prevaleva. Ma è adesso che trovano compimento in noi quegli eventi: oggi la croce è innalzata e i demòni in fuga; oggi tutto il creato è liberato dalla corruzione: perché con la croce sono rifulsi per noi tutti i doni. Lieti ci gettiamo dunque tutti ai tuoi piedi, dicendo: Come sono grandi le tue opere, Signore! Gloria a te.

Apòstica stichirà prosòmia.

Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

Subisti schiaffi, crocifissione e oltraggi, o longanime, perché volevi redimere tutti dalla mano del seduttore, o solo datore di vita: tutto tu sopporti, o più che buono.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Onoro la tua croce, o buono, i chiodi e la lancia, o Salvatore, con cui hai redento tutti dalla corruzione, come solo datore di vita e benefattore di tutti, o solo Salvatore nostro, filantropo.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Alla croce per me fosti inchiodato, o mio Salvatore più che buono, schiaffeggiato e insultato, o Redentore, abbeverato di aceto e trafitto dalla lancia e tutto sopporti, o senza peccato.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Oggi l’albero è apparso; oggi la stirpe degli ebrei si è perduta; oggi, grazie a imperatori credenti, la fede si manifesta; Adamo per l’albero era caduto e i demòni davanti a un albero hanno tremato. Onnipotente Signore, gloria a te.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

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Vespro del 17 Settembre- Memoria della santa martire Sofia e delle sue tre figlie, Pistis, Agapi e Elpis.

17 SETTEMBRE

Memoria della santa martire Sofia e delle sue tre figlie, Pistis, Agapi e Elpis.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa.

Tono 4. Hai dato come segno.

Oggi rifulge, luminosa come sole, la tua preziosa croce, o Cristo, fissata nel luogo glorificato del cranio e, innalzata sul tuo monte santissimo, con tutta chiarezza mostra come per essa, Salvatore onnipotente, innalzasti ai cieli la nostra natura come filantropo.

Oggi i cieli hanno annunziato agli uomini la tua gloria, o incomprensibile: poiché il segno della croce, rifulgendo luminosamente di splendore inaccessibile, ha confutato l’animo duro e rabbioso dei deicidi, perciò glorifichiamo la tua economia filantropica, Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

La croce santissima, indistruttibile trofeo apparso dalla terra, procede oggi come tesoro nascosto arricchendo tutta la terra con i raggi della sua bontà universale, perciò glorifichiamo la tua economia filantropica, Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Delle sante, stessa melodia.

Le vergini giovinette, unite per legge di natura e visibilmente corroborate dall’amore del Creatore, sciolsero con la fede il vincolo dell’errore, coraggiosamente stritolarono sotto i piedi il nemico impotente, furono luminosamente adornate col diadema della vittoria e, esultanti, hanno preso dimora nel talamo spirituale.

Pistis l’illustre, Agapi, la gloriosa ed Elpis, divinamente sapiente, dando prova di trarre il nome dalle virtù più luminose, da lottatrici atterrarono il maligno, che con frode aveva ingannato la progenitrice e ottennero d’abitare divinizzate nel paradiso, dove intercedono per tutti.

Le venerabilissime disprezzarono il fuoco, le molteplici pene e la morte: cercando infatti con fede la bellezza dello splendido sposo, rese splendide da tormenti multiformi, si unirono a lui Pistis, Elpis e Agapi, germogli di Sofia. Per esse, Signore, liberaci dalle sventure.

Gloria. E ora. Della festa. Tono pl. 2.

Le voci dei profeti avevano preannunciato l’albero santo con cui Adamo venne liberato dall’antica maledizione della morte e oggi il creato, mentre esso viene esaltato, eleva la voce, chiedendo a Dio la sua copiosa misericordia. Tu dunque che solo, o Sovrano, sei infinito nella misericordia, sii per noi propiziazione e salva le nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 2. Casa di Efrata.

Vedendo innalzare l’albero della croce, magnifichiamo Dio, che nella sua bontà fu crocifisso nella carne.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Liberazione dal male e acquisizione di beni elargisce alla stirpe umana la santa croce di Cristo nella sua esaltazione.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Quando Mosè metteva in rotta Amalek, prefigurando la passione di Cristo, tracciava in anticipo la figura della croce, difesa contro i demòni.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Venite, con gioia salutiamo tutti l’albero salvifico, su cui venne disteso Cristo, la redenzione.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

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Vespro del 16 Settembre- Memoria della santa megalomartire Eufemia, degna di ogni lode.

16 SETTEMBRE

Memoria della santa megalomartire Eufemia, degna di ogni lode.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà della festa.

Tono 2. Quando dal legno.

Aver malamente gustato dell’albero nell’Eden, produsse un tempo la sventura per i nostri capostipiti, introducendo la morte in tutta la stirpe dei mortali: ma ora siamo richiamati alla vita intatta e all’eredità più insigne grazie alla croce divina: innalzandola, cantiamo il Signore su di essa innalzato, che con sé innalzò il mondo.

Sollevasti sulle spalle, Salvatore, la pecora smarrita, la conducesti al Padre tuo con la tua croce venerabile e vivificante e l’annoverasti tra gli angeli, nello Spirito divino: perché tu hai contrapposto albero ad albero, o Cristo e noi ora innalzandolo con fede glorifichiamo te, che su di esso fosti innalzato e con esso innalzasti noi.

Stiamo nella casa di Dio gloriandoci di opere divine e contempliamo, o fedeli, il luogo del cranio con purissimo intelletto; guardiamo innalzato, mortali e angeli insieme, l’albero santissimo su cui Cristo Dio ha steso volontariamente le mani, ha attratto e preso tutti e al cielo ci ha innalzati.

Della santa. Tono 4. Come generoso.

Nelle bellezze della verginità e nel sangue dei martiri, con l’anima risplendente, martire gloriosa, ti fidanzasti col Creatore che ti serba incorrotta, in eterna danza intorno a lui con le schiere degli arcangeli, degli angeli, degli apostoli, i cori dei profeti e dei martiri, o illustre.

Posta alle ruote e in lotta con le belve, col fuoco e con l’acqua, temprando la tua mente col divino Spirito, nei flutti del tuo sangue con coraggio soffocasti il principe della tenebra e sei accorsa ai talami spirituali, offrendo in dote al tuo sposo, o vergine, la tua lotta.

Morendo, o martire, hai fatto sgorgare, a lode del Signore, la fonte sempre viva del tuo sangue, irrorando i fedeli e illuminandoli con la conoscenza e soffocando in esso i nemici infedeli: ti è perciò affidato il libro divino, tu lo custodisci e in eterno consolidi le dottrine della Chiesa.

Gloria. Della santa. Tono pl. 2. Di Anatolio.

Adorna dei fiori delle virtù e illuminata nel pensiero, effondendo profumi nei cuori dei fedeli, sorgesti dall’oriente come fulgida stella e radunasti i padri divini, per intervento del santo Spirito: non cessare di implorare il Signore per noi, gloriosissima Eufemia, perché siano salvate le nostre anime.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Il mondo nei suoi quattro confini è oggi santificato dalla croce quadripartita esaltata, o Cristo nostro Dio ed è innalzato il corno dei nostri imperatori fedeli, che spezzano con essa i corni dei nemici. Grande sei tu, Signore e mirabile nelle tue opere: gloria a te.

Apòstica stichirà.

Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

Subìsti schiaffi, crocifissione e oltraggi, o longanime, perché volevi redimere tutti dalla mano del seduttore, o solo vivificante, compassionevolissimo e filantropo.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Onoro la tua croce, o buono, i chiodi e la lancia, o Salvatore, con cui liberasti tutti dalla corruzione, come solo datore di vita e benefattore di tutti, o solo Salvatore nostro, filantropo.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Alla croce per me sei stato inchiodato, o mio Salvatore più che buono, schiaffeggiato e insultato, o Redentore, abbeverato d’aceto e trafitto dalla lancia e tutto sopporti, o senza peccato.

Gloria. Della santa. Tono pl. 4. Di Byzantios.

Ogni lingua si muova all’elogio della gloriosissima Eufemia; ogni stirpe ed età, giovani e vergini, incoroniamo di lodi la vergine martire di Cristo: lottando virilmente, secondo le regole, rigettando ogni mollezza femminile, con le fatiche della lotta ha abbattuto il nemico tiranno; e adorna di divina e celeste corona, prega il suo sposo e Dio di donarci la grande misericordia.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo così in rotta Amalek ed abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua croce preziosa, Cristo Dio, questa noi peccatori baciamo oggi con labbra indegne, celebrando te, che ti degnasti di esservi confitto e a te gridiamo: Signore, con il ladrone, rendi degni anche noi del tuo regno.

Apolytìkion della santa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

Della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

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Vespro del 15 Settembre- Memoria di san Nikita, megalomartire

15 Settembre

Memoria di san Nikita, megalomartire.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa e 3 del santo.

Della festa. Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, croce vivificante, invitto trofeo della pietà, porta del paradiso, sostegno dei fedeli, muro fortificato della Chiesa: per te è annientata la corruzione, distrutta e inghiottita la potenza della morte e noi innalzati dalla terra al cielo; arma invincibile, nemica dei demòni, gloria dei martiri, vero ornamento dei santi, porto di salvezza, tu doni al mondo la grande misericordia.

Salve, croce del Signore per cui fu sciolta dalla maledizione la stirpe umana; sei segno della vera gioia, tu che, innalzata, abbatti i nemici, o venerabilissima: aiuto per noi, fortezza dei re, vigore dei giusti, decoro dei sacerdoti, tu che, venendo impressa, liberi da gravi mali; scettro di potenza con cui veniamo fatti pascolare; arma di pace, che gli angeli venerano con timore; divina gloria di Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Salve, guida dei ciechi, medico degli infermi, risurrezione di tutti i morti, tu che risollevasti noi, caduti nella corruzione; croce preziosa per cui la corruzione fu dissolta, l’incorruttela fiorita, noi mortali fummo divinizzati e il diavolo del tutto abbattuto; vedendoti oggi innalzata per mano di gerarchi, esaltiamo colui che in te venne innalzato e veneriamo te, attingendo copiosamente la grande misericordia.

Del martire.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Lottasti contro l’empio, o martire, sopportando i tormenti, o uomo di mente divina, con l’onnipotente fede del Salvatore: perciò, o sapiente, convertisti i barbari al Sovrano e Creatore dell’universo ed essi piamente lo glorificano.

Ti abbiamo visto, o martire, offrire a Cristo, a sua gloria, le primizie dei barbari, morendo per la Trinità, o lottatore ispirato: perciò certamente ricevesti la corona e come astro divinamente splendi nel mondo, o ammirabile.

Hai mostrato di aver rivestito la pia armatura per la guerra di Cristo Re, o Nikita vittorioso, come un tempo il fortissimo Gedeone, abbattendo le turbe degli stranieri con la tua vigorosa franchezza.

Gloria. Del martire. Tono pl. 2. Di Teofane.

Ti sappiamo astro dei martiri, o Nikita, atleta di Cristo: abbandonata infatti la gloria della dignità che avevi sulla terra e disgustato dall’ateismo dei tuoi padri, facesti a pezzi i loro dèi e vittoriosamente confondesti i barbari, testimoniando per Cristo con la confessione della fede: divenisti soldato del Dio del cielo e ora preghi per noi il benefattore dell’universo d’aver pietà di noi e salvare le nostre anime.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Le voci dei profeti avevano preannunciato l’albero santo con cui Adamo fu liberato dall’antica maledizione della morte: e oggi il creato, mentre esso viene esaltato, eleva la voce, chiedendo a Dio la sua copiosa misericordia. Tu dunque che solo, o Sovrano, sei infinito nella misericordia, sii per noi propiziazione e salva le nostre anime.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon. Tono grave.

Il nostro Dio è nel cielo e sulla terra: tutto ciò che ha voluto l’ha fatto.

Stico. Nell’esodo di Israele dall’Egitto, della casa di Giacobbe da un popolo barbaro.

Stico. Il mare vide e fuggì, il Giordano si volse indietro.

Allo stico, 3 stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

La croce esaltata di colui che in essa venne elevato, induce tutto il creato a festeggiare la passione immacolata: poiché, ucciso con essa colui che ci aveva uccisi, egli ha ridato vita a noi che eravamo morti, ci ha dato bellezza e ci ha resi degni, nella sua compassione, per sua bontà somma, di prendere cittadinanza nei cieli: e noi lieti esaltiamo il suo nome e magnifichiamo la sua suprema condiscendenza.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Tendendo le mani in alto e sbaragliando Amalek, il tiranno, Mosè prefigurò te, croce preziosa, vanto dei credenti, sostegno dei martiri lottatori, decoro degli apostoli, difesa dei giusti, salvezza di tutti i santi: perciò, vedendoti innalzata, il creato gioisce e festeggia, glorificando Cristo, che per te riunì ciò che era diviso, per sua bontà somma.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Croce venerabilissima, che le schiere angeliche circondano gioiose, oggi, nella tua esaltazione, per divino volere risollevi tutti quelli che, per l’inganno di quel frutto, furono scacciati e precipitati nella morte: noi dunque, stringendoci a te con la fede del cuore e delle labbra, attingiamo la santità, acclamando: Esaltate Cristo, Dio più che buono e prostratevi al suo divino sgabello.

Gloria. Del martire. Tono pl. 4.

Si è visto alla prova che tu porti il nome della vittoria, venerabilissimo martire Nikita, quando annunziasti nello stadio Cristo nostro Dio e lo confessasti davanti a re e tiranni: perciò non smettere di pregare l’unico filantropo per la pace del mondo, dei principi amici di Cristo e di tutti quelli che festeggiano con fede la tua memoria, perché siano liberati da ogni ira.

E ora. Della festa. Stesso tono.

È compiuta, o Dio, la parola del tuo profeta Mosè che dice: Vedrete la vostra vita appesa davanti ai vostri occhi. Oggi la croce è innalzata e il mondo è liberato dall’inganno. Oggi si inaugura la risurrezione di Cristo ed esultano i confini della terra, offrendo a te un inno con i cembali di Davide e dicendo: Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Dio, con la croce e la risurrezione; per esse ci hai salvato, o buono e filantropo. Signore onnipotente, gloria a te.

Apolytìkion del martire.

Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

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Vespro del 14 Settembre- Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce

14 Settembre

Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce.

Al Piccolo Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 4 e cantiamo i seguenti stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso.

Esaltandoti sulla croce, o Sovrano, hai esaltato con te tutta la natura caduta di Adamo, perciò, esaltando la tua croce immacolata, o filantropo, domandiamo il tuo potere dall’alto, acclamando: Salva, o Altissimo, come Dio misericordioso, quanti venerano l’augusta e luminosa divina esaltazione della tua croce. (2)

Ora vediamo salmicamente lo sgabello dove sono stati i tuoi piedi immacolati, o Sovrano e oggi, esaltando piamente la tua venerabile croce innalzata con affetto, ti supplichiamo gridando: Santifica tutti con la tua divina croce, rendendoli partecipi della tua magnanimità inesprimibile e della tua grazia, o Altissimo.

Come trofeo invincibile, o Cristo, scudo insuperabile e scettro divino, per il quale il mondo è stato salvato e Adamo danza, adoriamo la tua santissima croce; veneriamola con canti, o assemblee dei terrestri e celebrando la sua divina esaltazione, domandiamo il perdono.

Gloria. E ora. Tono 2.

Tu sei il mio forte riparo, o croce tripartita di Cristo; santificami con il tuo potere, affinché con fede e affetto ti adori e ti glorifichi.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Oggi è innalzata la Croce di Cristo, il legno vivificante su quale è stato portato nella carne, chiamando tutti alla salvezza.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.

Vedendo innalzato il legno della Croce, diamo magnificenza a Dio, per sua bontà crocifisso nella carne.

Stico. Dio è nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Salve, Croce del Signore, difesa divina dei fedeli, baluardo invincibile, con cui siamo stati innalzati dalla terra.

Gloria. E ora. Uguale.

Venite con gioia tutti, abbracciamo il legno di salvezza su cui fu steso Cristo, la redenzione.

Apolytìkion. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua Croce la tua città.

Piccola ectenia e conclusione.

Al Grande Vespro

Dopo il salmo introduttivo, se è domenica si recita tutto Beato l’uomo, cioè il primo kàthisma del salterio; altrimenti, dopo il salmo introduttivo, subito il Signore, a te ho gridato, 6 stichi e gli stichirà prosòmia, ripetendoli due volte.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

La croce esaltata di colui che in essa fu esaltato, induce tutto il creato a inneggiare alla passione immacolata: uccidendo con essa, infatti, colui che ci aveva uccisi, ha ridato vita ai morti, li ha abbelliti e resi degni, come compassionevole, per bontà somma, di prender cittadinanza nei cieli; perciò esaltiamo lieti il suo nome e magnifichiamo la sua somma condiscendenza (2).

Tendendo le mani in alto e sbaragliando Amalek il tiranno, Mosè prefigurò te, Croce preziosa, vanto dei fedeli, sostegno degli atleti, decoro degli apostoli, difesa dei giusti, salvezza di tutti i santi: perciò, vedendoti innalzata, il creato gioisce e festeggia, glorificando Cristo, che per sua somma benevolenza per te ha riunito ciò che era diviso (2).

Croce venerabilissima, che le schiere angeliche circondano gioiose, oggi, nella tua esaltazione, per divino volere, risollevi tutti quelli che, per l’inganno di quel frutto furono scacciati e precipitati nella morte; perciò, stringendoci a te con la fede del cuore e delle labbra, attingiamo la santità, gridando: Esaltate Cristo Dio sommamente buono e prostratevi al suo divino sgabello (2).

Gloria. E ora. Tono 2.

Venite, genti tutte, veneriamo il legno benedetto per cui si compì l’eterna giustizia: poiché colui che con l’albero ingannò il progenitore Adamo, viene adescato dalla croce e cade travolto in una funesta caduta, lui che si era tirannicamente impadronito di una creatura regale. Col sangue di Dio viene lavato il veleno del serpente ed è annullata la maledizione della giusta condanna per l’ingiusta condanna inflitta al giusto: poiché con un albero bisognava risanare l’albero e con la passione dell’impassibile distruggere nell’albero le passioni del condannato. Gloria dunque, o Cristo Re, alla tua tremenda economia per noi con cui salvasti tutti, perché sei buono e filantropo.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon del giorno letture.

Lettura dall’Esodo (15,22-16,1).

Mosè fece partire i figli d’Israele dal Mar Rosso e li condusse nel deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua da bere. Giunsero poi a Mara, ma non poterono bere l’acqua di Mara perché era amara: per questo quel luogo fu chiamato Amarezza. Il popolo mormorava contro Mosè dicendo: Che cosa berremo? Mosè gridò al Signore e il Signore gli indicò un legno che egli gettò nell’acqua e l’acqua divenne dolce: là il Signore diede al popolo decreti e giudizi e là lo mise alla prova e disse: Se veramente ascolterai il Signore tuo Dio e farai ciò che è gradito davanti a lui e presterai orecchio ai suoi comandamenti e osserverai tutti i suoi decreti, non farò venire su di te nessuna delle malattie che ho inflitto agli egiziani: perché io sono il Signore che ti guarisce. E giunsero a Elim dove c’erano dodici sorgenti d’acqua e settanta palme e si accamparono là, presso le acque. Partirono poi da Elim e tutta l’assemblea dei figli d’Israele giunse al deserto di Sin, che è tra Elim e il Sinai.

Lettura dai Proverbi (3,11-18).

Figlio, non trascurare la disciplina del Signore e non venir meno quando vieni rimproverato da lui: poiché colui che ama, il Signore lo corregge e flagella ogni figlio che accetta. Beato l’uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che conosce la prudenza. Meglio infatti è trafficare per questa che per tesori d’oro e d’argento. Essa è più preziosa di pietre di gran valore: nessun male può opporsi ad essa; essa è ben nota a tutti quelli che la amano: nessun oggetto prezioso eguaglia il suo valore. Poiché lunghezza di esistenza e anni di vita sono nella sua destra e nella sua sinistra sono ricchezza e gloria. Dalla sua bocca procede la giustizia: essa porta sulla lingua legge e misericordia. Le sue vie sono buone vie e tutti i suoi sentieri sono pacifici. È un albero di vita per tutti quelli che ad essa si afferrano ed è sicura per quelli che si appoggiano a lei come al Signore.

Lettura dalla profezia di Isaia (60,11-16).

Così dice il Signore: Le tue porte, Gerusalemme, saranno aperte sempre, non verranno chiuse, né di giorno, né di notte, per introdurre in te la potenza delle genti e i loro re come prigionieri. Poiché le nazioni e i re che non ti serviranno periranno e le nazioni diverranno deserti desolati. E verrà a te la gloria del Libano, col cipresso, il pino e il cedro insieme, per glorificare il mio luogo santo e io glorificherò il luogo dei miei piedi. E verranno a te timorosi i figli di quelli che ti avevano umiliata e provocata e si prostreranno alle piante dei tuoi piedi tutti quelli che ti avevano provocata e tu sarai chiamata città del Signore, Sion del Santo d’Israele, perché eri stata abbandonata e odiata e non c’era chi ti aiutasse; e farò di te un’eterna esultanza, letizia per generazioni di generazioni. Succhierai il latte delle genti e mangerai la ricchezza dei re: e conoscerai che io sono il Signore che ti salva e ti libera, il Dio d’Israele.

Alla Litì. Stichirà prosòmia.

Tono 1. Di Andrea di Gerusalemme.

Oggi davvero si compie la parola di Davide dal divino suono: ecco, infatti, palesemente adoriamo lo sgabello dei tuoi piedi purissimi e siamo pieni di speranza all’ombra delle tue ali, o pietosissimo e ti gridiamo: s’imprima su di noi la luce del tuo volto ed esalta la forza del tuo popolo ortodosso con l’esaltazione della tua croce, Cristo misericordiosissimo.

L’albero della vera vita piantato nel luogo del Cranio, su cui il Re dei secoli operò salvezza in mezzo alla terra, oggi esaltato, santifica i confini del mondo e il tempio della risurrezione celebra la sua dedicazione; gli angeli si rallegrano nei cieli e gli uomini esultano sulla terra, gridando davidicamente e dicono: Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi perché è santo colui che concede al mondo la grande misericordia.

Prefigurava la tua croce, o Cristo, il patriarca Giacobbe benedicente i nipoti, imponendo sulle loro teste le sue mani incrociate; e noi, Salvatore, esaltando oggi la tua croce, acclamiamo: Al nostro imperatore, amico di Cristo, concedi la vittoria come concedesti il trionfo a Costantino.

Tono 2. Di Teofane.

Divino tesoro nascosto in terra, la croce del Vivificante apparve nei cieli a un pio imperatore, mostrando il segno spirituale della sua vittoria sui nemici. Rallegrandosene, con fede e affetto si affrettò ad esaltare, per impulso divino, ciò che aveva visto e a trarla con zelo dal seno della terra, per la liberazione del mondo e la salvezza delle nostre anime.

Stesso Tono. Di Cipriano.

Il gesto del patriarca Giacobbe incrociante le mani per benedire la sua progenie preparava il segno sovrano della tua croce: possedendo in essa una protezione efficace, respingiamo con vigore le forze diaboliche e atterrando l’orgoglio di Beliar, mettiamo in fuga le forze distruttrici del nemico Amalek. E ora che la croce è esaltata, noi fedeli la presentiamo piamente alla tua bontà per l’espiazione dei nostri peccati, esclamando a gran voce: Signore, incarnato da una Vergine, abbi pietà; tu che sei buono, abbi compassione della creatura formata con sapienza dalle tue mani.

Stesso Tono. Di Leone.

Tu sei la mia sovrana protezione, croce di Cristo dai tre rami; santificami per la tua potenza, affinché ti adori e glorifichi con fede e affetto.

Tono 4.

Facciamo risuonare oggi un canto di festa e, col volto radioso, esclamiamo a gran voce: O Cristo, che per noi accettasti la condanna, gli sputi, i colpi e di esser rivestito di derisoria porpora, salisti sulla croce, alla cui vista il sole e la luna nascosero la loro luce, la terra tremò di paura e il velo del tempio si divise: dacci dunque ora la tua preziosa croce come protezione, salvaguardia e terrore dei demòni, affinché abbracciandola cantiamo: O croce, salvaci per la tua forza; santificaci per il tuo splendore, o croce veneranda e rafforzaci per la tua esaltazione, poiché ci sei stata data come luce e salvezza delle nostre anime.

Stesso tono. Di Anatolio.

O croce, segno luminoso tra gli astri, tu prefigurasti un trofeo di vittoria al piissimo imperatore; sua madre, avendoti ritrovato, fece di te l’ornamento del mondo. Esaltandoti oggi, noi, cori di fedeli, gridiamo: Illuminaci col tuo splendore, o croce vivificante; santificaci per la tua virtù, Croce veneranda e rafforzaci per la tua esaltazione, innalzandoti contro la schiera dei nemici.

Gloria. E ora. Stesso tono.

Di Anatolio.

Mosè prefigurò l’opera della tua croce veneranda quando mise in fuga il nemico Amalek nel deserto del Sinai: infatti, quando stendeva le mani, formando l’immagine della croce, il popolo riprendeva forza. Oggi è per noi compiuta la realizzazione delle figure: oggi la croce è esaltata e i demòni in fuga, oggi tutto il creato è liberato dalla corruzione, poiché, per la croce, tutti i doni splendono su noi. Con gioia perciò tutti ti veneriamo dicendo: Come sono magnifiche le tue opere, Signore, gloria a te!

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, croce vivificante, invitto trofeo della pietà, porta del paradiso, sostegno dei fedeli, muro fortificato della Chiesa: per te è annientata la corruzione, distrutta e inghiottita la potenza della morte e noi innalzati dalla terra al cielo; arma invincibile, nemica dei demòni, gloria dei martiri, vero ornamento dei santi, porto di salvezza, tu doni al mondo la grande misericordia.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Salve, croce del Signore per cui fu sciolta dalla maledizione la stirpe umana; sei segno della vera gioia, tu che, innalzata, abbatti i nemici, o venerabilissima: aiuto per noi, fortezza dei re, vigore dei giusti, decoro dei sacerdoti, tu che, venendo impressa, liberi da gravi mali; scettro di potenza con cui veniamo fatti pascolare; arma di pace, che gli angeli venerano con timore; divina gloria di Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Stico. Dio è nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Salve, guida dei ciechi, medico degli infermi, risurrezione di tutti i morti, tu che hai risollevato noi, caduti nella corruzione; croce preziosa per cui la corruzione fu dissolta, l’incorruttela fiorita, noi mortali divinizzati e il diavolo del tutto abbattuto; vedendoti oggi innalzata per mano di gerarchi, esaltiamo colui che in te fu innalzato e veneriamo te, attingendo copiosamente la grande misericordia.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Di Giovanni monaco.

Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo così in rotta Amalek ed abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua croce preziosa, o Cristo Dio, questa noi peccatori baciamo oggi con labbra indegne, celebrando te, che ti sei degnato di esservi confitto e a te gridiamo: con il ladrone, Signore, rendi degni anche noi del tuo regno.

Apolytìkion. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città (3).

Signore: Alliluia.

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Vespro del 13 Settembre- Inaugurazio ne del tempio della santa Risurrezione di Cristo nostro Dio. Vigilia dell’esaltazione della Preziosa Croce

13 Settembre

Inaugurazione del tempio della santa Risurrezione di Cristo nostro Dio. Vigilia dell’esaltazione della Preziosa Croce. Il santo ieromartire Cornelio, il centurione.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà idiòmela della Dedicazione e 3 prosòmia del santo.

Della Dedicazione. Tono pl. 2.

Onorare l’anniversario della dedicazione è legge antica e buona, ma molto più onorare con la dedicazione le cose nuove: dice infatti Isaia che le isole sono dedicate a Dio e con esse si intendono le Chiese delle genti, che ora si costituiscono e si consolidano in Dio; perciò anche noi festeggiamo secondo lo spirito la presente dedicazione.

Stesso tono.

Rinnovatevi, fratelli e deponendo l’uomo vecchio, vivete in novità di vita, mettendo un freno a tutto ciò da cui viene la morte. Governiamo tutte le membra, rifiutando di mangiare malamente dall’albero, ricordandoci delle cose passate solo per fuggirle. È così che si rinnova l’uomo: è così che è onorato il giorno dell’inaugurazione.

Stesso tono. Di Anatolio.

Come torre di fortezza hai stabilito la tua Chiesa, o Cristo, Verbo anteriore ai secoli: la fondasti sulla pietra della fede e per questo resta salda per sempre, avendo te che per lei, negli ultimi tempi, senza mutamento ti sei fatto uomo. Ringraziando dunque t’inneggiamo: Prima dei secoli e per i secoli e oltre tu sei il nostro Re: gloria a te.

Del santo. Tono 4. Hai dato come segno.

Approvando le tue beneficenze e divine preghiere, Cristo ti manda un angelo santo per illuminarti tutto e il corifeo dei sacri apostoli per rinnovarti con l’acqua e lo Spirito con tutta la tua casa, o ammirabile Cornelio e iniziarti ai beni superni, con la grazia dello Spirito.

Recando su di te il crisma del sacerdozio, sei corso a predicare alle genti l’annuncio di salvezza, estirpando le spine dell’errore, o uomo di senno divino e piantando nelle anime la dottrina spirituale che non erra. Perciò con gioia ti diciamo beato, o Cornelio, come gerarca ispirato da Dio e martire invitto.

Seguendo i tuoi buoni costumi, gli stolti divennero saggi; morto poi per legge di natura e dimorando in una tomba beata, tu la rendi fonte di molti prodigi, o sapiente Cornelio, sanando i malati e mettendo in fuga gli spiriti maligni nel santo Spirito, o ispirato da Dio.

Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.

Celebrando la memoria della Dedicazione, Signore, glorifichiamo te, datore della santità, chiedendo che vengano santificati i sensi delle nostre anime, per l’intercessione dei vittoriosi pieni di gloria, o Onnipotente buono.

E ora. Della vigilia. Stesso tono.

Oggi l’albero è apparso; oggi la stirpe degli ebrei si è perduta; oggi, grazie a imperatori credenti, la fede si manifesta; Adamo per l’albero era caduto e i demoni davanti a un albero hanno tremato. Onnipotente Signore, gloria a te.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dal terzo libro dei Re (3[1] Re 8,22s.27-30).

Salomone si pose di fronte all’altare del Signore, davanti a tutta l’assemblea d’Israele, tese le mani al cielo e disse: Signore, Dio d’Israele, non c’è Dio come te lassù nel cielo e quaggiù sulla terra. Se il cielo del cielo non ti basta, come lo potrà questa casa che io ho edificata al tuo nome? Tuttavia, ti volgerai alla mia supplica, Signore, Dio d’Israele, per ascoltare la supplica e la preghiera che il tuo servo ti rivolge oggi, al tuo cospetto. Perché siano i tuoi occhi aperti su questa casa di cui hai detto che ivi sarà il tuo nome. Perché tu esaudisca la preghiera che ti farà il tuo servo rivolto a questo luogo giorno e notte. E tu esaudirai la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele riguardo a ciò per cui ti pregheranno rivolti a questo luogo: tu esaudirai nel luogo della tua dimora, nel cielo, agirai e sarai loro propizio.

Lettura dai Proverbi (3,19-34).

Dio ha fondato la terra con la sapienza e ha disposto i cieli con la prudenza. Dalla sua intelligenza sono stati spalancati gli abissi e le nubi hanno stillato rugiada. Figlio, non ti sfuggano queste cose, ma custodisci il mio consiglio e il mio pensiero perché la tua anima viva e la grazia circondi il tuo collo. Ci sarà sanità nella tua carne e saranno custodite le tue ossa, perché tu cammini fiducioso, in pace, per tutte le tue vie e il tuo piede non inciampi. Se ti siederai, sarai senza timore, se ti sdraierai, dormirai dolcemente e non temerai per il sopraggiungere di un motivo di terrore, né per gli attacchi di uomini empi perché il Signore sarà in tutte le tue vie e farà star saldo il tuo piede, perché tu non sia catturato. Non trattenerti dal beneficare un bisognoso, se la tua mano ha di che aiutarlo. Non dire: Torna un’altra volta, domani te lo darò, quando in realtà tu hai di che beneficarlo: non sai infatti che cosa porterà il domani. Non tramare il male contro il tuo amico che abita presso di te e confida in te. Non metterti a osteggiare stoltamente un uomo, perché non ti faccia del male. Non attirarti il biasimo che meritano gli uomini malvagi e non invidiare le loro vie, perché è impuro presso il Signore ogni trasgressore e non siede in consiglio con i giusti. La maledizione del Signore è sulle case degli empi, ma le abitazioni dei giusti sono benedette. Il Signore resiste ai superbi, ma agli umili fa grazia.

Lettura dai Proverbi (9,1-11).

La sapienza si è costruita una casa e ha eretto a sostegno sette colonne. Ha sgozzato i suoi animali, ha versato nel calice il suo vino e ha preparato la sua mensa. Ha mandato i suoi servi a invitare al banchetto con alto proclama, dicendo: Chi è stolto si rivolga a me. E a quelli che mancano di senno dice: Venite, mangiate il mio pane e bevete il vino che ho mesciuto per voi. Abbandonate la stoltezza e vivrete, cercate la prudenza per poter aver vita e con la conoscenza raddrizzare l’intelligenza. Chi rimprovera dei malvagi ne ricaverà per sé disonore e chi correggerà l’empio ne avrà biasimo, perché i rimproveri fatti all’empio sono per lui lividure. Non rimproverare dei malvagi perché non ti prendano in odio: rimprovera il saggio e ti amerà. Da’ un’opportunità al saggio e diventerà più saggio, istruisci un giusto e aumenterà la sua istruzione. Principio della sapienza è il timore del Signore e il consiglio dei santi è intelligenza. Conoscere poi la Legge è cosa di una buona mente. In questo modo, infatti, vivrai a lungo e ti verranno aggiunti anni di vita.

Allo stico, stichirà della croce.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, croce vivificante, invitto trofeo della pietà, porta del paradiso, sostegno dei fedeli, muro fortificato della Chiesa: per te fu annientata la corruzione, distrutta e inghiottita la potenza della morte e noi fummo innalzati dalla terra al cielo; arma invincibile, nemica dei demòni, gloria dei martiri, vero ornamento dei santi, porto di salvezza, tu doni al mondo la grande misericordia.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Salve, croce del Signore, per cui fu sciolta dalla maledizione la stirpe umana; sei segno della vera gioia, tu che, innalzata, abbatti i nemici, o venerabilissima: aiuto per noi, fortezza dei re, vigore dei giusti, decoro dei sacerdoti, tu che, venendo impressa, liberi da gravi mali; scettro di potenza con cui veniamo fatti pascolare; arma di pace, che gli angeli venerano con timore; divina gloria di Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Salve, guida dei ciechi, medico degli infermi, risurrezione di tutti i morti, tu che hai risollevato noi, caduti nella corruzione; croce preziosa, per cui la corruzione fu dissolta, l’incorruttela fiorì, noi mortali fummo divinizzati e il diavolo fu del tutto abbattuto; vedendoti oggi innalzata per mano di gerarchi, esaltiamo colui che in te fu innalzato e veneriamo te, attingendo con abbondanza la grande misericordia.

Gloria. Della Dedicazione.

Tono 2. Di Anatolio.

Celebrando la Dedicazione del sacratissimo tempio della tua risurrezione, glorifichiamo te, Signore, che lo santificasti e completasti con la tua perfetta grazia e ti allieti per i mistici e sacri riti in esso celebrati dai fedeli, accetti dalla mano dei tuoi servi i sacrifici puri e incruenti e rendi in cambio, a chi li offre rettamente, la purificazione dai peccati e la grande misericordia.

E ora. Stesso tono.

Divino tesoro nascosto in terra, la croce del Vivificante apparve nei cieli a un pio imperatore, mostrando il modello spirituale della vittoria contro i nemici ed egli rallegrandosi con fede e affetto, divinamente ispirato, per esaltare ciò che aveva visto con sommo zelo la estrasse dalle viscere della terra, a riscatto del mondo e salvezza delle nostre anime.

Apolytìkion dell’inaugurazione. Tono 4.

Come mostrasti lo splendore delle realtà celesti mostrasti pure la bellezza materiale del santo accampamento della tua gloria, Signore; mantienilo nei secoli dei secoli e per intercessione della Madre di Dio accogli le preghiere che in esso senza sosta ti rivolgiamo, o Vita e risurrezione di tutti.

Gloria. E ora. Della croce. Tono 2.

La tua vivifica e splendida Croce che donasti a noi indegni, Signore, te la offriamo come supplica. Salva gli imperatori e la tua città, concedendo la pace per le preghiere della Madre di Dio, o unico amico degli uomini.

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Vespro del 12 Settembre- Conclusi one della festa della Natività della Madre di Dio e memoria del sa nto martire Autonomo

12 SETTEMBRE

Conclusione della festa della Natività della Madre di Dio e memoria del santo martire Autonomo.

AVVERTENZA. Oggi si conclude la festa della Nascita della Madre di Dio e se ne celebra l’ufficio completo a vespro e mattutino. L’ufficio di sant’Autonomo è stato anticipato l’11 settembre.

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Vespro del 11 Settembre- Memoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria

11 SETTEMBRE

Memoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria.

AVVERTENZA. In questo giorno si celebra anche l’ufficio del santo martire Autonomo, perché il 12 si fa la conclusione della festa della Madre di Dio.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e stichirà della santa.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

In corpo femminile e abito maschile affrontasti lotte virili, abitando in mezzo a uomini, moderando le passioni e frenando perfettamente gli impulsi voluttuosi con l’ascesi, l’intensa supplica e i tuoi divini e inarrestabili slanci verso Dio, o Teodora.

Il sole, tramontato sotto la terra, non ti vide peccare: ti conobbe invece l’intramontabile conoscitore dei cuori e Signore, che vede i segreti e illuminò con la luce della penitenza gli occhi del tuo cuore: perciò ti sforzavi di servirlo con perseverante continenza e virtù perfetta.

Non ignorando affatto i sofismi del nemico, tuttavia teneramente amasti quel fanciullo per cui non avevi sofferto doglie e allevandolo con viscere paterne, o gloriosa, sopportavi con pio pensiero il vituperio degli uomini, l’accusa davvero intollerabile, o Teodora: perciò celebriamo la tua venerabile festa.

Di sant’Autonomo, stessa melodia.

Ardente di virtù, adorno di pietà, gerarca divinamente ispirato sei stato detto; e come sole dalle molte luci percorrevi il mondo, ovunque predicando la fede e sradicando l’inganno con la falce della tua lingua, o gerarca teòforo, grande predicatore Autonomo.

Ti sei dato ad ardue lotte, a coraggiose battaglie, a piaghe e morte: seppellito sotto una pioggia di pietre, o Autonomo e servendoti di esse come di gradini e scale, ascendesti a Dio da vincitore e ti unisti alle schiere degli incorporei, pregando per il mondo.

Nel sangue del martirio rendesti più splendente la tua veste, per grazia del divino Spirito e spiritualmente fuggisti verso il santuario superno, dove Gesù entrò per noi come precursore, avendo ricevuto da Dio la corona della vittoria con tutti quelli che furono perfezionati nel sangue prezioso, o Autonomo.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Anche se, per divino volere, famose donne sterili hanno generato, pure, al di sopra di tutti i loro figli, divinamente risplende Maria, poiché, prodigiosamente partorita da madre sterile, partorì nella carne il Dio dell’universo, da grembo senza seme, oltre la natura: unica porta dell’Unigenito Figlio di Dio, che attraversandola la custodì chiusa e tutto disponendo con sapienza come egli sa, per tutti gli uomini operò la salvezza.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Gioacchino e Anna festeggiano per aver generato la primizia della nostra salvezza, la sola Madre di Dio: e anche noi, festeggiando oggi con loro, diciamo beata la Vergine pura, proveniente dalla radice di Iesse.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

La Vergine ricettacolo di Dio, la Madre di Dio pura, il vanto dei profeti, la figlia di Davide, nasce oggi da Gioacchino e da Anna la casta e rovescia col suo parto la maledizione di Adamo che ci colpiva.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Il terreno prima infruttuoso, produce una terra fertile: e, prodotto da grembo infecondo un frutto santo, lo nutre di latte. O tremendo prodigio! La nutrice della nostra vita, che ha accolto in grembo il pane del cielo, viene allattata al seno.

Gloria. E ora.

Tono pl. 4. Di Sergio Aghiopolìta.

Nel giorno solenne della nostra festa, facciamo echeggiare la cetra spirituale: la Madre della vita, che è dal seme di Davide oggi nasce dissolvendo la tenebra: essa è colei che riplasma Adamo e richiama Eva dall’esilio, la fonte dell’incorruttela, la liberazione dalla corruzione, colei per cui fummo divinizzati e riscattati dalla morte. Con Gabriele a lei acclamiamo, o fedeli: Salve, piena di grazia, il Signore è con te, per donarci, grazie a te, la grande misericordia.

Apolytìkion della festa. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

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Vespro del 11 settembre- Memoria del nostro beato padre Elia lo speleota

11 Settembre

Memoria del nostro beato padre Elia lo Speleota

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Dominasti il tuo corpo, rinunciasti ai piaceri, soggiogasti i sensi con l’esercizio della castità e del sacrificio, accettasti le prove e sopportasti le tribolazioni, o sapiente in Dio; in premio ora assapori godimento interminabile, felicità inesauribile, gioia inesprimibile.

Col dominio di te e la continua preghiera inaridisti le passioni del corpo; con la pioggia delle tue lacrime annegasti il serpente ingannatore; divenisti a Dio gradito in modo perfetto, o beato Elia, sapiente in Dio; per questo ti colmò di celesti grazie Gesù filantropo, Salvatore delle nostre anime.

Percorresti deciso il cammino dell’ascesi, conservasti intatto il dono della fede, meritasti di portare la corona di giustizia che Cristo ha preparato, come arbitro che assegna il giusto premio in ogni gara e in cambio di fatiche sopportate dona consolazione e ricompensa eterne. Supplicalo anche ora, o teòforo, perché ne diventiamo degni.

Gloria. Tono 2. Di Teofane.

Ricevuto l’amore per i beni inconcepibili, divinamente ispirato, disprezzasti tutte le lusinghe di quaggiù; non essendo sedotto dal frutto proibito come Adamo, ma respingendo il serpente con la temperanza, conducesti una vita angelica e ora abiti nel cielo, godendo dell’albero della vita, rendendo Dio propizio a noi, che con fede celebriamo la tua memoria, o Elia Speleota.

E ora. Della festa.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (3, 1-9).

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e nessun tormento può toccarle. Parve agli occhi degli stolti che morissero e fu considerato un danno il loro esodo e una rovina la loro dipartita: ma essi sono nella pace. Infatti, anche se agli occhi degli uomini vengono castigati, la loro speranza è piena di immortalità. Un poco corretti, riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé. Come oro nel crogiuolo li ha saggiati e come olocausto li ha accettati. Nel tempo in cui saranno visitati risplenderanno e correranno qua e là come scintille nella stoppia. Giudicheranno genti e domineranno popoli e regnerà su di loro il Signore per sempre. Quelli che confidano in lui comprenderanno la verità e coloro che sono fedeli nell’amore dimoreranno presso di lui: perché grazia e misericordia sono per i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (5,15-6,3).

I giusti vivono in eterno, la loro mercede è nel Signore e l’Altissimo si prende cura di loro. Per questo riceveranno il nobile regno e lo splendido diadema dalla mano del Signore, poiché egli con la sua destra li copre e col suo braccio li protegge. Prenderà come armatura la sua gelosia e armerà la creazione per far vendetta dei nemici. Rivestirà la corazza della giustizia e cingerà come elmo un giudizio verace. Prenderà come scudo invincibile la santità; aguzzerà come spada la sua collera severa: il mondo combatterà con lui contro gli insensati. Scoccheranno gli infallibili dardi dei fulmini e come da un arco ben teso, dalle nubi voleranno al bersaglio e dalla fionda saranno scagliati chicchi di grandine pieni di furore. Infurierà contro di loro l’acqua del mare, i fiumi li sommergeranno senza pietà. Si leverà contro di loro un vento impetuoso e li disperderà come un uragano. L’iniquità renderà deserta tutta la terra e le cattive azioni rovesceranno il trono dei potenti. Ascoltate dunque, o re e comprendete; imparate, giudici dei confini della terra; porgete l’orecchio, voi che dominate le moltitudini e che vi gloriate del gran numero dei vostri popoli: il vostro potere vi è stato dato dal Signore e la vostra sovranità dall’Altissimo.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (4,7-15).

Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo: poiché vecchiaia venerabile non è quella di un lungo tempo di vita, né si misura col numero degli anni. Ma la prudenza equivale per gli uomini alla canizie ed età avanzata è una vita senza macchia. Divenuto gradito a Dio, è stato da lui amato e poiché viveva tra peccatori, è stato trasferito. E’ stato rapito perché la malizia non alterasse la sua intelligenza e l’inganno non sviasse la sua anima. Poiché il cattivo fascino del male oscura il bene e l’agitarsi della concupiscenza guasta la mente innocente. Reso in breve perfetto, ha portato a termine un lungo corso: la sua anima era infatti gradita al Signore, per questo si è affrettato a toglierlo di mezzo alla malvagità. I popoli hanno visto, ma non hanno compreso, né hanno posto mente a questo fatto: che grazia e misericordia sono con i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Autòmelo.

Salve, gioiello davvero profumato delle lotte ascetiche: presa infatti sulle spalle la croce, consacrasti te stesso a Cristo Re, o beatissimo e calpestasti il basso sentire della carne; con le virtù illuminasti l’anima dandole ali verso la divina passione d’amore; circondando dunque la tua santissima urna, o Elia lodatissimo, preghiamo per ottenere, con la tua intercessione, la divina benevolenza e perché sia donata al mondo la grande misericordia.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Ti rivelasti al mondo carbone divinamente splendente essendo stato a contatto col fuoco, o Elia, teoforo dello Spirito, facendo risplendere le anime di quanti con fede a te si accostano, o uomo di mente divina e guidandoli alla luce senza tramonto, o santo; irrorando poi dall’alto gli eremiti con la divina grazia, spegnesti i carboni; perciò, sotto gli occhi di tutti, Cristo, Signore della divina giustizia ti diede, o padre, la corona della vittoria: supplicalo di donare alle nostre anime la grande misericordia.

Stico. Beato l’uomo che teme il Signore: nei suoi comandamenti porrà tutto il suo diletto.

La tua vita fu chiaramente una scala che raggiunge il cielo, o uomo di mente divina e con essa ti sollevasti alle altezze e ottenesti di unirti a Cristo Re, o beatissimo, con l’intelletto splendente per i fulgori da lui sgorganti; illuminato dai suoi bagliori, ottenesti lo stesso splendore degli angeli: ora che stai presso di lui, supplicalo, o santo, di collocare accanto a te quanti festeggiano la tua divina e venerabilissima memoria e donare al mondo la grande misericordia.

Gloria. Tono pl. 4.

Noi, folle di monaci, ti onoriamo come guida, o nostro padre Elia, perché per te imparammo a camminare per la via veramente retta. Beato sei tu che servisti Cristo e sconfiggesti la potenza del nemico, o compagno degli angeli, consorte dei santi e dei giusti: con loro prega il Signore, d’aver pietà delle nostre anime.

E ora. Della festa.

Apolytìkion del santo. Tono 2.

Di Mosè e di Davide hai posseduto la mitezza, di Finees ed Elia lo zelo divino e di Abramo la fede, o nostro padre Elia, gloria dei santi monaci. Ora che con loro esulti nella gloria del cielo, prega per noi il Signore.

Gloria. E ora. Della festa.

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Vespro del 10 Settembre- Memoria delle sante martiri Minodora, Mitrodora e Ninfodora

10 SETTEMBRE

Le sante martiri Minodora, Mitrodora e Ninfodora.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Con quali ghirlande di lodi.

Con quali labbra celebreremo, noi miseri, colei che è stata generata? La più santa di ogni creatura, più venerabile dei cherubini e di tutti i santi, stabile trono del Re, dimora in cui abitò l’Altissimo, salvezza del mondo, santuario di Dio, nella sua divina nascita concede ai fedeli la grande misericordia.

Quali canti spirituali ti offriremo ora, o santissima? Con la tua nascita da una sterile santificasti tutto il mondo, riscattasti Adamo dalle sue catene e liberasti Eva dalle sue doglie: perciò i cori degli angeli festeggiano insieme, il cielo si rallegra con la terra e le anime dei giusti fanno risuonare inni, acclamando con fede per glorificare il giorno dei tuoi natali.

Quali mirabili canti ti offrirono un tempo, o Vergine, le fanciulle che, in cerchio intorno a te neonata, danzando gaudiose e colme di stupore, acclamavano: È nata la reggia del Re; risplende l’arca della santità; si sono aperte le porte sterili, perché la porta di Dio introduce la bella prole delle virtù, elargendo pace e grande misericordia!

Altri stichirà prosòmia, delle sante.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Vi rendeste splendenti col rosseggiare del sangue e così incorruttibilmente vi uniste, vergini fanciulle, a Cristo nostro Dio, splendida bellezza, che custodisce incontaminata la vostra verginità per le pure nozze senza corruzione, per i talami celesti, o martiri, per la sala nuziale non fatta da mani d’uomo.

Con corpo imperfetto, ma animo perfetto, combatteste con la potenza dello Spirito, o gloriose, il dragone omicida autore del male e dimostraste impotente la sua forza: perciò otteneste le corone della vittoria, Minodora, Mitrodora e Ninfodora, che per la Trinità lottaste.

Con le membra stirate, consumate dal fuoco, straziate con ferri e uncini, appese a un legno e fatte a pezzi con la spada, non rinnegaste Cristo, o vittoriose illustri: perciò avete trovato le corone della vittoria, Minodora, Mitrodora e Ninfodora, pari in numero alla Triade.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Preannunciata da un angelo, oggi sei nata, progenie augustissima, dai giusti Gioacchino e Anna, o Vergine, cielo e trono di Dio, ricettacolo di purezza, annunziatrice di gioia a tutto il mondo, patrona della nostra vita, distruzione della maledizione che tu muti in benedizione. Nel giorno della tua nascita, Vergine eletta da Dio, chiedi dunque la pace e per le nostre anime, la grande misericordia.

Allo stico, 4 stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Esultate, cori dei profeti, perché ecco, la sterile porta il frutto nel quale le vostre profezie troveranno compimento.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Esulta, Gioacchino, vedendo Anna che ti porta quel frutto del grembo, dal quale saranno generate al mondo vita e redenzione.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Esultino la vecchiaia di Gioacchino e la sterilità di Anna, perché rinnovano come un tempo l’umana natura invecchiata.

Gloria. E ora. Uguale.

Accetta, o Theotòkos, un inno da sordide labbra e donami il perdono delle colpe e correzione dai vizi.

Apolytìkion della festa. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

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Vespro del 9 Settembre- Memoria dei santi e giusti progenitori di Dio Gioacchino e Anna e del santo martire Severiano

9 Settembre

Memoria dei santi e giusti progenitori di Dio Gioacchino e Anna e del santo martire Severiano.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Dei progenitori. Tono 4. Hai dato come segno.

Venite, ora, danziamo cantando, amici della festa e con fede festeggiamo, celebrando la memoria di Gioacchino e Anna, la sacra coppia: essi infatti per noi generarono la Madre di Dio e Vergine pura; per questo dalle cose temporali, passarono alla dimora eterna e senza fine, dove supplicano per la nostra salvezza.

Tutto il creato tripudia oggi con letizia, Theotòkos illustrissima, celebrando concorde con pubblica festa l’annuale memoria dei tuoi genitori, il mirabile Gioacchino e Anna, poiché introdussero la gioia, generando contro ogni speranza te, che fai rifulgere la luce e sei nutrice della nostra vita.

Esulta oggi Anna, sussultando nello spirito e si rallegra piena di gioia, perché è stato realizzato il suo desiderio antico di avere buona prole: ha infatti prodotto il divino frutto della promessa e della benedizione, Maria, la purissima, colei che ha generato il nostro Dio e ha fatto risplendere il sole per quanti dormono nelle tenebre.

Del santo. Uguali.

Coi nervi recisi per Cristo, tu che sei dovunque celebrato, sospeso a un palo, con le carni crudelmente tagliate da scalpelli, al comando di sacrificare agli idoli, o sapiente, non rinnegasti il Signore di tutti, ma confutasti con le tue pene la debolezza e l’inconsistenza degli idoli e divenisti consorte degli angeli.

Condotto prigioniero e fiero delle tue piaghe, o beato, esortavi quanti ti vedevano a imitare la tua corsa, guardando alle ricompense celesti, che colmano di gioia e diletto perché incorruttibili: esse, perdurando in eterno, accolgono come eredi i servi di Cristo.

Con le guance stritolate da pietre, o degno di esser celebrato, coi fianchi colpiti da flagelli, col collo e i piedi schiacciati da un’enorme pietra, o beato, con tutte le giunture crudelmente spezzate, veramente fracassasti la testa del drago con la generosa pazienza, che la malvagità dei tormenti non poté vincere.

Gloria. E ora. Tono pl. 1. Di Efrem Karia.

Ocoppia beata, voi avete superato tutti i genitori, perché avete generato colei che trascende tutto il creato. Veramente beato sei tu, Gioacchino, per esser divenuto padre di una tale fanciulla. Beato il tuo grembo, o Anna, perché ha generato la Madre della nostra vita. Beate le mammelle con cui allattasti colei che nutrì col suo latte colui che nutre ogni spirito: e lui noi vi chiediamo di supplicare, o beatissimi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Gioacchino e Anna festeggiano per avere generato la primizia della nostra salvezza, la sola Theotòkos: con loro anche noi festeggiando diciamo beata la Vergine pura, proveniente dalla radice di Iesse.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

La Vergine ricettacolo di Dio, la Theotòkos pura, il vanto dei profeti, la figlia di Davide, nasce oggi da Gioacchino e Anna la casta e rovescia col suo parto la maledizione di Adamo che ci colpiva.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Il terreno prima infruttuoso, produce una terra fertile e, prodotto da grembo infecondo un frutto santo, lo nutre di latte. O tremendo prodigio! La nutrice della nostra vita, che accolse in grembo il pane del cielo, viene allattata al seno.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Coloro che da lombi sterili produssero il santo virgulto, la Theotòkos, dalla quale è sorto Cristo Dio, salvezza per il mondo, la coppia irreprensibile, i coniugi santi, Gioacchino e Anna, passati alle dimore celesti, con la loro figlia, la Vergine purissima, danzano con gli angeli, intercedendo per il mondo; unendoci anche noi piamente a loro, inneggiando diciamo: Voi che, grazie a Maria, la purissima fanciulla divina, diveniste progenitori di Cristo, intercedete per le nostre anime.

Apolytìkion dei santi. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria dei giusti progenitori di Dio, mediante loro ti imploriamo: Salva le nostre anime.

Della festa. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

Conclusione.

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Vespro del 8 Settembre- Natività della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria

8 Settembre

Natività della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria.

Al Piccolo Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 4 e cantiamo i seguenti stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Gioacchino e Anna festeggiano generando la primizia della nostra salvezza, l’unica Theotòkos; con loro anche noi festeggiamo oggi, proclamando beata la Vergine pura dalla radice di Iesse.

Oggi la verga di Anna genera un rampollo divino, la Theotòkos, salvezza degli uomini; nascendo straordinariamente da lei il Demiurgo di tutte le cose, per benevolenza purifica come buono tutta la corruzione di Adamo.

La Vergine che contiene Dio, la pura Theotòkos, vanto dei profeti, la figlia di Davide, è nata oggi da Gioacchino e dalla sapiente Anna e con la sua nascita ha annientato la nostra maledizione.

La terra prima sterile genera terra fertile e da grembo sterile discende un frutto santo, nutrito con latte: straordinario prodigio! La nutrice della nostra vita, che ha accolto in seno il Pane celeste, riceve latte dal seno.

Gloria. E ora. Tono 2.

Venite, amici tutti delle vergini e desiderosi di purezza, venite per accogliere con affetto il vanto della verginità, la fonte di vita che scaturisce da pietra solida e dalla sterilità, il roveto incombusto dal fuoco immateriale, che purifica e illumina le nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia. Tono 2. Casa di Efrata.

Prole di Gioacchino e Anna, la Vergine si è mostrata agli uomini, liberando tutti dalle catene del peccato.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre, perché il re ha bramato la tua bellezza

La sterilità di Anna si è mostrata realmente come monte ombroso, da cui è stata donata la salvezza di tutti i credenti.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Rompendo i legami della sterilità di Anna, è arrivata la purissima Vergine, arbitro della liberazione degli uomini.

Gloria. E ora.

Venite, fedeli, glorifichiamo la Vergine, poiché generata dalla sterile, ha rinnovato la nostra natura resa sterile.

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

Piccola ectenia e conclusione.

Al Grande Vespro

Dopo il salmo introduttivo, la prima stasi di Beato l’uomo (salmi 1-3). Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e i seguenti idiòmela.

Tono pl. 2. Di Sergio.

Oggi Dio, che riposa sui troni spirituali, si è apprestato sulla terra un trono santo; colui che ha consolidato i cieli con sapienza, nella sua filantropia si è preparato un cielo vivente: perché da sterile radice ha fatto germogliare per noi, come pianta portatrice di vita, la Madre sua. O Dio dei prodigi, speranza dei disperati, Signore, gloria a te.

Questo è il giorno del Signore, esultate, popoli: poiché ecco, il talamo della luce, il libro del Verbo della vita è uscito dal grembo; la porta che guarda a oriente è stata generata e attende l’ingresso del sommo sacerdote, lei che introduce nel mondo, sola, il solo Cristo, per la salvezza delle nostre anime.

Anche se, per divino volere, famose donne sterili hanno generato, pure, al di sopra di tutti i loro figli, divinamente risplende Maria, poiché, prodigiosamente partorita da madre sterile, ha partorito nella carne il Dio dell’universo, da grembo senza seme, oltre natura: unica porta dell’Unigenito Figlio di Dio, che attraversandola l’ha custodita chiusa e tutto disponendo con sapienza come egli sa, per tutti gli uomini ha operato la salvezza.

Stesso tono. Di Stefano Aghiopolìta.

Oggi le porte sterili si aprono e ne esce la divina porta verginale; oggi la grazia comincia a dare i suoi frutti, manifestando al mondo la Madre di Dio, per la quale le cose terrestri si uniscono a quelle celesti, a salvezza delle nostre anime.

Oggi è il preludio della gioia universale, oggi cominciano a spirare le aure che preannunciano la salvezza. La sterilità della nostra natura è finita, perché la sterile diventa madre di colei che resta vergine dopo aver partorito il Creatore, di colei dalla quale colui che è Dio per natura assume ciò che gli è estraneo e con la carne per gli sviati opera la salvezza: lui, il Cristo filantropo e Redentore delle nostre anime.

Oggi la sterile Anna partorisce la fanciulla divina, prescelta fra tutte le generazioni per essere dimora del Re universale e Creatore, il Cristo Dio, a compimento della divina economia: per essa noi, figli della terra, siamo riplasmati e rinnovati, passando dalla corruzione alla vita senza fine.

Gloria. E ora. Stesso tono. Di Sergio.

Oggi Dio, che riposa sui troni spirituali, si è apprestato sulla terra un trono santo; colui che ha consolidato i cieli con sapienza, nella sua filantropia si è preparato un cielo vivente: perché da sterile radice ha fatto germogliare per noi, come pianta portatrice di vita, la Madre sua. O Dio dei prodigi, speranza dei disperati, Signore, gloria a te.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla Genesi (28, 10-17).

Giacobbe partì dal pozzo del giuramento e si diresse verso Carran; si imbatté in un luogo e là si mise a dormire perché era tramontato il sole. Prese una delle pietre che erano lì, se la pose sotto il capo, si addormentò in quel luogo e sognò: ed ecco, una scala appoggiava sulla terra mentre la sua cima raggiungeva il cielo; gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa, mentre il Signore vi si appoggiava e gli disse: Io sono il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco, non temere: la terra su cui giaci, la darò a te e alla tua discendenza. E la tua discendenza sarà come la sabbia della terra e si estenderà verso il mare, verso mezzogiorno, verso settentrione e verso oriente e saranno benedette in te e nella tua discendenza tutte le tribù della terra. Ed ecco, io sono con te per custodirti in tutto il cammino che farai; e ti farò tornare in questa terra, perché non ti abbandonerò sinché io non abbia fatto tutto quello di cui ti ho parlato. Giacobbe si destò dal suo sonno e disse: Il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo! Ebbe timore e disse: Quanto è tremendo questo luogo! Altro non è che la casa di Dio e questa è la porta del cielo.

Lettura dalla profezia di Ezechiele (43,27-44,4).

A partire dal giorno ottavo i sacerdoti offriranno sull’altare i vostri olocausti e i vostri sacrifici pacifici e voi mi sarete accetti, dice il Signore. E mi fece volgere per la via della porta esterna del santuario che guarda ad oriente: essa era chiusa. E il Signore mi disse: Questa porta resterà chiusa, non verrà aperta e nessuno passerà per essa, perché per essa entrerà il Signore Dio d’Israele e rimarrà chiusa. Poiché il principe, lui siede in essa per prender cibo. Entrerà per la via del portico della porta e per la sua via uscirà. E mi introdusse per la via della porta che guarda a settentrione, di fronte al tempio: e vidi ed ecco, era piena di gloria la casa del Signore.

Lettura dai Proverbi (9,1-11).

La sapienza si è costruita una casa e ha eretto a sostegno sette colonne. Ha sgozzato i suoi animali, ha versato nel calice il suo vino e ha preparato la sua mensa. Ha mandato i suoi servi a invitare al banchetto con alto proclama, dicendo: Chi è stolto si rivolga a me. E a quelli che mancano di senno dice: Venite, mangiate il mio pane e bevete il vino che ho mesciuto per voi. Abbandonate la stoltezza e vivrete, cercate la prudenza per poter aver vita e dirigere l’intelligenza con la conoscenza. Chi rimprovera dei malvagi ne ricaverà per sé disonore e chi correggerà l’empio ne avrà biasimo, perché i rimproveri fatti all’empio sono per lui lividure. Non rimproverare dei malvagi perché non ti prendano in odio: rimprovera il saggio e ti amerà. Dà un’opportunità al saggio e diventerà più saggio, istruisci un giusto e aumenterà la sua istruzione. Principio della sapienza è il timore del Signore e il consiglio dei santi è intelligenza. Conoscere poi la Legge è cosa di una buona mente. In questo modo, infatti, vivrai a lungo e ti verranno aggiunti anni di vita.

Alla Litì, stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Stefano Aghiopolìta.

Il principio della nostra salvezza, o popoli, è oggi: poiché la predestinata dalle antiche generazioni, la Madre e Vergine, dimora di Dio, viene partorita dalla sterile, ramo fiorito dalla radice di Iesse. Adamo progenitore gioisce, Eva esulta; poiché veramente la progenitrice, plasmata da una costola di Adamo, proclama beata la figlia e sua discendente dicendo: E’ nata la mia redenzione, sto per esser liberata dalle catene dell’ade; Davide gioisce e sul salterio benedice il Signore, nostro Dio, poiché da grembo sterile la Vergine sorge oggi per la salvezza delle nostre anime.

Tono 2.

Venite, amici della festa e voi che amate la purezza, accogliete con affetto la gloria della verginità, la fonte della vita, zampillante da arida roccia, il roveto nato dalla sterile senza prole per contenere il fuoco immateriale che purifica e illumina le nostre anime.

Stesso Tono. Di Anatolio.

Che cos’è questo canto festivo oggi? Anna e Gioacchino misticamente esultanti di gioia dicono: Rallegratevi oggi con noi, Adamo ed Eva, perché se un tempo la vostra trasgressione chiuse il paradiso, un frutto celebre ci è donato, Maria, la serva di Dio che riapre a tutti gli uomini l’ingresso nell’Eden.

La Sovrana dell’universo che Dio ha destinato a rimanere, il tempio della sua divinità eterna, oggi procede glorificando dal grembo di Anna, un tempo sterile; per lei l’arroganza dell’ade è abbattuta; Eva, la madre del genere umano, rientra ormai in possesso della vita. Degnamente a lei gridiamo: Benedetta tu fra le donne, Vergine Maria e benedetto Gesù, frutto del tuo grembo.

Gloria. E ora. Di Sergio Aghiopolìta. Tono pl. 4.

In questo felice giorno di festa facciamo risuonare la cetra spirituale perché dalla stirpe di Davide oggi nasce la Madre della vita, che dissolve le tenebre; è lei il risollevamento di Adamo e la riabilitazione di Eva, la fonte d’incorruttela e la liberazione dal peccato; per lei siamo stati divinizzati e liberati dalla morte; acclamiamola perciò con Gabriele, o fedeli: Salve, piena di grazia, è con te il Signore che, grazie a te, ci concede la grande misericordia.

Allo stico, stichirà idiòmela.

Tono 4. Di Germano patriarca.

La gioia universale è sorta per noi dai giusti Gioacchino e Anna, la Vergine inneggiatissima, che per la sua purezza somma diviene tempio vivente di Dio e, sola, è con verità riconosciuta Theotòkos. Per le sue suppliche, o Cristo Dio, manda sul mondo la pace e alle nostre anime, la grande misericordia.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Preannunciata da un angelo, oggi sei nata, progenie augustissima, dai giusti Gioacchino e Anna, o Vergine, cielo e trono di Dio, ricettacolo di purezza, annunziatrice di gioia a tutto il mondo, patrona della nostra vita, distruzione della maledizione, che tu muti in benedizione. Nel giorno della tua nascita, Vergine eletta da Dio, chiedi dunque la pace e per le nostre anime la grande misericordia.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Sterile, senza prole, Anna batta oggi gioiosa le mani, si rivestano di splendore le cose della terra, esultino i re, si allietino i sacerdoti tra le benedizioni, festeggi tutto il mondo: perché ecco, la regina, la pura sposa del Padre, è germogliata dalla radice di Iesse. Non partoriranno più figli nel dolore le donne, perché è fiorita la gioia e la vita degli uomini abita nel mondo. Non saranno più rifiutati i doni di Gioacchino, perché il lamento di Anna si è mutato in gioia ed essa dice: Rallegratevi con me, tutti voi del popolo eletto Israele: poiché ecco, il Signore mi ha donato la reggia vivente della sua gloria divina, per la comune letizia, gioia e salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora.

Tono pl. 4. Di Sergio Aghiopolìta.

Venite, fedeli tutti, accorriamo alla Vergine, perché ecco, nasce colei che prima di essere concepita in seno è stata predestinata a essere Madre del nostro Dio; il tesoro della verginità, la verga fiorita di Aronne, che spunta dalla radice di Iesse, l’annunzio dei profeti, il germoglio dei giusti Gioacchino e Anna nasce e il mondo con lei si rinnova. Essa è partorita e la Chiesa si riveste del proprio decoro. Il tempio santo, ricettacolo della Divinità, strumento verginale, talamo regale in cui si è compiuto lo straordinario mistero dell’ineffabile unione delle nature, che si congiungono in Cristo: adorando lui, celebriamo la pura nascita della Vergine.

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna (3).

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Vespro del 7 Settembre- Vigili a della Natività della santissi ma Theotokos e memoria del sant o martire Sozonte

7 Settembre

Vigilia della Natività della santissima Theotòkos e memoria del santo martire Sozonte.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della Madre di Dio e 3 del santo.

Della Madre di Dio.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Con la tua nascita, purissima, sono sorti sul mondo i raggi spirituali della gioia universale, a tutti preannunziando Cristo Dio, sole della gloria; sei divenuta infatti mediatrice della vera letizia e della grazia.

La tua gloria vigilare, o purissima, preannunzia a tutti i popoli i benefici della tua bontà: perché tu ci procuri la presente letizia, tu sei la causa della gioia futura, tu il gaudio della divina beatitudine.

La Vergine ricettacolo di Dio, la Madre di Dio pura, il vanto dei profeti, la figlia di Davide, nasce oggi da Gioacchino e Anna la casta e rovescia col suo parto la maledizione di Adamo che ci colpiva.

Del santo. Tono 4. Hai dato come segno.

Corroborato nella tua debolezza, o beato, dalla forza di colui che volontariamente portò la nostra debolezza, terminasti con gioia la corsa dei martiri e calpestasti con piedi splendenti il nemico impotente; perciò per te intrecciò diademi di vittoria Gesù, filantropo e Salvatore delle nostre anime.

Colpisti i nemici col lasciarti colpire, o glorioso e li schiacciasti a terra, armato della croce e cinto dell’armatura che certo non si lacera, portando in cuore l’amore per colui che ti trasferì ai regni spirituali come martire invitto, come uomo celeste.

Chiaramente imitando il Salvatore e Signore, che per te si sottopose alla volontaria passione, o Sozonte vittorioso, volontariamente desti te stesso alle torture, alle mutilazioni, a intollerabili tormenti: perciò egli ti ha ricompensato con celesti carismi e ti ha reso fonte di guarigioni per chi ti ama.

Gloria. E ora. Tono 4.

Le folle degli angeli in cielo e la stirpe degli uomini in terra proclamano beata la tua augusta nascita, santissima Vergine pura: fosti Madre di Cristo Dio, Creatore di tutti; non cessare, ti preghiamo, di implorarlo per noi che, dopo Dio, in te abbiamo riposto le nostre speranze, o Madre di Dio lodatissima, ignara di nozze.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! Da madre infeconda e da sterilità infruttuosa nasce oggi, virgulto recante fiore, la Theotòkos ignara di nozze, dai giusti Gioacchino e Anna: perciò gioisce ora l’assemblea dei profeti e tutta l’accolta dei patriarchi per la sua nascita.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Oggi esulta Davide, Iesse tripudia e Levi si vanta e gioisce nello Spirito il giusto Gioacchino e termina con la tua nascita la sterilità di Anna, o Maria pura, favorita dalla divina grazia; e l’assemblea degli angeli e noi mortali insieme, tutti diciamo beato il tuo grembo divino.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Salve, unità dei mortali; salve, tempio del Signore; salve, monte santo; salve, mensa divina; salve, candelabro luminosissimo; salve, venerabile vanto dei veri fedeli; salve, Maria, Madre di Cristo Dio; salve, purissima; salve, trono di fuoco; salve, dimora; salve, roveto incombusto; salve, speranza di tutti.

Gloria. E ora. Tono 4. Di Germano.

La gioia di tutto il mondo è sorta per noi dai giusti: da Gioacchino e Anna, ecco la Vergine illustrissima; essa per la sua purezza somma diviene tempio vivente di Dio e, sola, è con verità riconosciuta Madre di Dio; per le sue suppliche, Cristo Dio, manda sul mondo la pace e alle nostre anime, la grande misericordia.

Apolytìkion. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Dalla radice di Iesse e dalla stirpe di Davide oggi per noi è generata Maria, la divina bambina. Perciò tutto il creato si rallegra e si rinnova, cielo e terra gioiscono insieme. Lodatela o famiglie dei popoli. Gioacchino esulta e Anna si rallegra esclamando: la sterile partorisce la Theotòkos, la nutrice della nostra vita.

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Vespro del 6 Settembre- Memoria del miracolo compiuto a Colossi, cioe Choni dall’arc angelo Michele

6 Settembre

Memoria del miracolo compiuto a Colossi, cioè Choni dall’arcangelo Michele.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia ripetendole due volte.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Stando fulgidissimo presso la Divinità trisolare, Michele, archistratega, con le potenze superne acclami gioioso: Santo sei tu, Padre, Santo, santo tu, Verbo santo a lui coeterno e tu santo Spirito: unica gloria e regno, unica natura, unica divinità e potenza.

Anche il tuo aspetto è igneo e meravigliosa la tua bellezza, o Michele, primo degli angeli: con la tua immateriale natura attraversi i confini compiendo i comandi del Creatore di tutti e sei noto per la potenza della tua forza, rendendo fonte di guarigioni il tuo tempio, che si onora del tuo santo nome.

Tu che, come sta scritto, rendi come vento i tuoi angeli e i tuoi ministri come fiamme di fuoco, hai costituito, Signore, primo, fra le schiere dei tuoi arcangeli, l’archistratega Michele, che ubbidisce ai tuoi cenni, o Verbo e con timore eleva alla tua gloria l’inno trisagio.

Gloria. Tono pl. 2. Di Byzantios.

Rallegratevi con noi, voi tutte, angeliche falangi, perché il nostro protettore e vostro capo, il grande archistratega, santifica questo giorno, prodigiosamente mostrandosi nel suo augusto santuario; perciò celebrandolo debitamente, gridiamo: Proteggici al riparo delle tue ali, sommo arcangelo Michele.

E ora. Theotokìon.

Rallegratevi con noi, voi tutti cori delle vergini: poiché la nostra avvocata e mediatrice, la nostra protezione e il nostro grande rifugio, oggi, nella sua augusta e divina provvidenza, consola i tribolati: celebrandola dunque come dobbiamo, gridiamo: Proteggici con la tua divina assistenza, pura Madre di Dio Sovrana.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Ti inneggiamo con fede come principe delle celesti schiere, potente protettore degli uomini sulla terra, custode e liberatore, archistratega Michele e ti supplichiamo di liberarci da ogni pernicioso dolore.

Stico. Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco.

Il principe delle divine superne schiere convoca oggi i cori dei mortali per festeggiare con un’unica festa radiosa con gli angeli, la loro divina sinassi e insieme cantare a Dio l’inno trisagio.

Stico. Benedici, anima mia, il Signore: Signore Dio mio, ti sei grandemente esaltato.

Custodisci e proteggi per tutta la vita al riparo delle tue ali divine, o Michele, intelletto divino, noi che con fede vi abbiamo cercato rifugio; e nell’ora della morte, o arcangelo, sii tu accanto a tutti noi quale benigno aiuto.

Gloria. E ora. Tono pl. 4. Di Giovanni monaco.

Come capo di schiere e difensore e principe degli angeli, o archistratega, libera da ogni angustia e tribolazione, malattia e gravi peccati, quanti sinceramente t’inneggiano e supplicano, o glorioso, tu che, immateriale, chiaramente contempli l’immateriale e rifulgi dell’inaccessibile luce della gloria del Sovrano: è lui che, volendo salvare l’umanità, per filantropia ha assunto la carne per noi dalla Vergine.

Apolytìkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Archistratega dei celesti eserciti, noi indegni ti supplichiamo: con le tue preghiere sii per noi baluardo; custodisci al riparo delle ali della tua gloria immateriale noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: Liberaci dai pericoli, come archistratega delle superne potenze.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Theotòkos, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

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Vespro del 5 Settembre- Memoria di san Zaccaria profeta, padre del Precursore

5 SETTEMBRE

Memoria di san Zaccaria profeta, padre del Precursore.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa.

Tono 4. Hai dato come segno.

Portando su di te l’unzione e la tunica divina, o Zaccaria celebratissimo, officiavi come un angelo di Dio, ponendoti come mediatore tra il Creatore e la creatura, o beato e limpidamente accogliendo in te le manifestazioni dello Spirito divino: perciò ti diciamo beato e celebrando oggi la tua santa festa, glorifichiamo il Salvatore.

Hai visto bambino, partorito dalla fanciulla, o Zaccaria ispirato da Dio, colui che è coeterno al Padre e davanti a tutti lo preannunzi al tuo bambino: Sarai veramente profeta, per preparare i suoi sentieri. Con lui noi ti diciamo beato e santamente celebriamo la tua veneranda festa, o teòforo felicissimo.

Eri tempio vivente e animato del divino Spirito e stando con cuore puro con Dio in mezzo al tempio, o glorioso, fosti ingiustamente sgozzato, compiendo col martirio la tua corsa divina, o ammirabile: sei perciò salito al tempio celeste e col tuo proprio sangue chiedi perdono per quanti ti onorano.

Gloria. Tono pl. 4. Di Giovanni monaco.

Indossando la tunica del sacerdozio legale, celebravi secondo l’ordine di Aronne e stando nel tempio chiaramente contemplasti una forma angelica, o beatissimo. Perciò tutti, cantando come dobbiamo la tua dipartita, o Zaccaria, con inni celebriamo te, che da vecchio producesti il glorioso Giovanni. Prega per noi il Dio misericordioso, affinché siamo salvati.

E ora. Theotokìon.

Signore, anche comparendo.

Signore, custodisci tu, per intercessione della Madre tua, il gregge che nella tua compassione hai riscattato col tuo sangue prezioso e conservalo illeso dall’insolenza dei nemici, affinché inneggiando glorifichiamo la tua divina condiscendenza.

Oppure stavrotheotokìon.

Signore, quando il sole vide pendere dal legno te, sole di giustizia, nascose i suoi raggi e la luce della luna si mutò in tenebra, mentre la Madre tua purissima era trafitta al cuore.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Ostraordinario prodigio! L’arcangelo che negli eccelsi sta presso Dio, evangelizza a Zaccaria, liturgo dal divino sentire, il concepimento del precursore, nonostante l’età e la sterilità. Oh, la tua ineffabile provvidenza, Sovrano! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come unico compassionevole.

Stico. Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo.

O straordinario prodigio! L’ammutolire di Zaccaria con tutta chiarezza profetizza il silenzio dell’antico patto e la manifestazione del nuovo: poiché tacendo il compimento della Legge, ha mostrato la luce della grazia. Oh, la tua sapiente provvidenza, o filantropo! Per essa custodiscici tutti nella tua onnipotenza.

Stico. E tu bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo.

O straordinario prodigio! Fedele tra i sacerdoti, nobile tra i martiri e profeta glorioso che predice il futuro, Zaccaria si mostra, o Sovrano, adorno di triplice corona. Oh, i tuoi ricchi doni, o filantropo! Per essi, o Cristo, facci tutti degni del tuo regno.

Gloria. Tono 2. Di Anatolio.

Come sacerdote puro entrasti nel santo dei santi e, indossando la sacra tunica, irreprensibilmente servivi Dio, stabilendo leggi come Aronne e guidando come Mosè le tribù d’Israele, con il limpido suono dei campanelli: perciò fosti ucciso, ma il tuo sangue giusto è divenuto per noi guarigione salutare e come myron profumato apre le nostre orecchie perché conseguiamo la vita eterna. Zaccaria beatissimo, genitore di Giovanni battista e coniuge di Elisabetta, intercedi con fervore per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Davvero, o pura, la moltitudine delle mie iniquità ha superato il mio capo, si sono moltiplicate le mie iniquità e io, infelice e incorreggibile, porto un peso importabile, smisurato, o Vergine. Tu dunque previenimi con la tua fervida intercessione e salvami, o sola correzione dei peccatori.

Oppure stavrotheotokìon.

Molte pene subisti, o pura, alla crocifissione di tuo Figlio e Dio e tra le lacrime gemevi gridando amaramente: Ahimè, Figlio dolcissimo, tu ingiustamente patisci perché vuoi riscattare i figli della terra nati da Adamo! Perciò con fede ti supplichiamo, Vergine santissima: rendici propizio tuo Figlio.

Apolytìkion. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Rivestito di paramenti sacri, secondo la legge di Dio, offrivi santamente olocausti graditi, o Zaccaria e divenisti come fiaccola e contemplatore dei misteri divini; portando manifestamente in te i segni della grazia, o sapientissimo, fosti colpito di spada nel tempio di Dio, profeta di Cristo; con il Precursore prega per la salvezza delle nostre anime.

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Vespro del 4 Settembre- Memoria d el santo ieromartire Babila, vesc ovo di Antiochia del santo profet a e divino vate Mose

4 Settembre

Memoria del santo ieromartire Babila, vescovo di Antiochia del santo profeta e divino vate Mosè.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia dello ieromartire.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Tinto col tuo sangue il sacro manto, entrasti, santo, nel santo dei santi, o glorioso Babila e certo godi sempre della divinizzazione, pieno di decoro e luminoso per il martirio, di angelico sembiante per la purissima comunione con Dio, perciò ti onoriamo e con affetto festeggiamo la tua sacratissima solennità, o beatissimo.

Legato ai piedi con ferri, o beato, senza impedimento percorresti il sentiero che conduce alla città celeste, recando come ornamento le venerabili cicatrici, o sapientissimo Babila: là giunto, come vero vincitore, martire invulnerabile e sacratissimo sacerdote, puramente canti con gli angeli la divina melodia: Santo, santo, santo, Trinità consustanziale.

Presiedendo al gregge razionale, o gerarca, con la verga della conoscenza lo guidasti al pascolo sull’erba verde della fede, lo salvasti dalle belve e rallegrasti Dio, che dall’alto ti pasceva: annunciandolo, o beato, davanti agli uomini più empi, come agnellino innocente, gioioso, fosti immolato con i fanciulli innocenti e con loro fosti offerto, sacrificio perfetto di soave odore, o divino Babila.

Del profeta. Tono 4. Come generoso.

Per quanto potevi, o Mosè, hai contemplato l’incorporeo nella bufera e l’immateriale nella caligine; divenuto simile a Dio per la superna gloria, fosti legislatore per l’Israele secondo la carne; ma l’intelletto terrestre non può penetrare nelle cose divine, poiché questa grazia è data a quanti vedono le realtà superne.

Ti rivelasti, Mosè, sacerdote perfettamente osservante, fortissimo stratega contro il provocatore, flagellando l’Egitto, dividendo il Mar Rosso col bastone, sommergendo l’esecrabile e orgoglioso faraone con i suoi ministri, conducendo e nutrendo nel deserto l’ingrato Israele.

Mosè, togli in fretta i sandali dai piedi, perché è santo il luogo in cui stai: non sia su di te alcun simbolo di morte, perché nel roveto e nel fuoco appaiono a te misticamente le meraviglie della Vergine Madre di Dio: così sul monte Oreb diceva a Mosè colui che parlava.

Gloria. Tono pl. 2.

La Chiesa ha le tue sacre lotte, ieromartire Babila, come suo sicuro fondamento: possa tu custodirla inconcussa e libera dalle insidie di lupi violenti, mentre predica le tue belle imprese e con te magnifica i fanciulli immolati con te per Cristo, o beato.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Tu sei priva di compunzione, anima impenitente: perché tardi? Il taglio della morte si avvicina e la fine sopraggiunge come un ladro: corri verso la Madre di Dio, prostrati a lei.

Oppure stavrotheotokìon.

La Theotòkos castissima, vedendo pendere dal legno la nostra vita, come madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, salva quanti con affetto ti inneggiano.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Dello ieromartire. Tono pl. 2.

Stando davanti al tribunale del tiranno e lottando per la pietà, gridavi: Eccomi, io e i figli che Dio mi ha dato. Con loro fosti incoronato nei cieli, ieromartire Babila e là intercedi senza sosta perché siano liberate le nostre anime dai lacci del nemico.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno.

Vergine castissima, implora il Re e Creatore dell’universo, che partoristi, perché nell’ora in cui giudicherà la stirpe umana abbia pietà di me tuo servo.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo come il popolo pieno di iniquità ingiustamente ti inchiodava al legno, la Vergine pura, tua Madre, come aveva predetto Simeone, o Salvatore, ne aveva le viscere trafitte.

Apolytìkion dello ieromartire. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità, lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Babila; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Del profeta. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria del tuo profeta Mosè, tramite lui ti imploriamo: Salva le nostre anime.

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Vespro del 3 Settembre- Memoria del santo ieromartire Antimo, vescovo di Nicomedia e del beato nostro padre Teoctisto, compagno d’ascesi del grande Eutimio

3 Settembre

Memoria del santo ieromartire Antimo, vescovo di Nicomedia e del beato nostro padre Teoctisto, compagno d’ascesi del grande Eutimio.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia dello ieromartire.

Tono 1. Martiri degni d’ogni lode.

Obeato, uomo di senno divino, tu hai reso splendente la tua sacra tunica divina tingendola con il tuo proprio sangue, perché piamente progredivi di forza in forza, di gloria in gloria; e ora supplica che sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Come prima, come sacerdote perfettamente osservante, offrivi il sacrificio incruento, così da ultimo, come martire sincerissimo, offristi a Cristo in modo cruento te stesso, come olocausto e sacrificio accetto, o venerabilissimo che parli parole divine: implora dunque Cristo per i tuoi cantori.

Hai condotto a Cristo, o padre Antimo, eserciti di martiri con i tuoi consigli, ammonendo con esortazioni, insegnando e offrendo te stesso, o uomo di senno divino, come chiaro esempio: con loro supplica che sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Del santo. Uguali.

Padre Teoctisto, la tua chiara memoria rallegra le schiere dei monaci con la bellezza del tuo modo di vita, con le grazie dei prodigi e gli splendori dei carismi: supplica Cristo perché sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Padre Teoctisto, per il vigore della tua ascesi sbigottirono gli avversari e furono annientati dalle tue preghiere, che nulla arrestava, o illustre: ti eri acquistato Cristo, infatti, come cooperatore; supplicalo ora perché sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Padre, Teoctisto, il tuo nome significa creatura di Dio: tu hai infatti custodito l’immagine divina e dimostrato autentico il tuo nome con la vita e il venerabilissimo abito, o ammirabile. Implora Cristo perché sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Gloria. Dello ieromartire. Tono pl. 2.

Sei stato sino alla fine, o beato Antimo, sacerdote perfettamente osservante: poiché tu, che celebravi i divini e ineffabili misteri, hai versato il sangue per Cristo Dio e gli hai offerto un sacrificio accetto; poiché dunque hai con lui confidenza, supplicalo con fervore per quanti con fede e affetto festeggiano la tua veneratissima memoria e chiedi che quanti la onorano siano liberati da tentazioni e da ogni sorta di pericoli e angustie.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Supplica tuo Figlio, o amica del bene, di perdonarmi le mie molte colpe, di togliermi dalla parte sinistra e di concedermi il regno.

Oppure stavrotheotokìon.

Stava un tempo presso l’albero della croce, al momento della crocifissione, la Vergine con il vergine discepolo e piangendo esclamava: Ahimè, come soffri, o Cristo, tu che di tutti sei l’impassibilità!

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche. Annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, imitasti la vita. Poiché hai dunque confidenza col Signore, supplicalo con fervore per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Invidioso del tuo gregge, o purissima, ogni giorno l’avversario maligno gli fa guerra per divorarlo: ma tu, Madre di Dio, liberaci dal male che ci fa.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando la purissima ti vide pendere dalla croce, come madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una ignominiosa passione?

Apolytìkion dello ieromartire. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità, lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Antimo; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti il deserto arido; con i tuoi gemiti profondi centuplicasti i frutti delle tue pene; con i tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumène. Teoctisto, nostro padre beato, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon, oppure stavrotheotokìon.

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Vespro del 2 Settembre- Memoria del santo martire Mama e del nostro beato padre Giovanni il digiunatore

2 Settembre

Memoria del santo martire Mama e del nostro beato padre Giovanni il digiunatore.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia del martire e 3 del beato.

Del martire.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Dopo aver messo in fuga le belve delle indomabili passioni, o celebratissimo vincitore, con divina preghiera hai messo il morso alle fauci dei leoni e frenato gli impeti delle fiere, senza subire da esse alcun danno; non ti hanno atterrito né il fuoco, né il furore del giudice, poiché non hai preferito niente, o beato, all’amore di Cristo.

Con giovane corpo, o glorioso, hai messo in fuga l’ingannatore antico, accogliendo nella tua carne, o beato, le stigmate di Cristo. E ora stai incoronato tra i cori dei martiri, o Mama lodatissimo, risplendente per il trisolare fulgore, mentre sempre contempli con purissimo intelletto il culmine di ogni desiderio.

Seguendo le orme vivificanti del nostro Dio incarnato, che con la passione in croce ha abbattuto il tiranno, o vittorioso, sei sceso gioioso nello stadio dei martiri; straziato dai tormenti, hai schiacciato al suolo e colpito, con la carne, o martire, colui che si era vantato di prosciugare il mare.

Del santo, stessa melodia.

Sapientissimo padre Giovanni, santamente adorno della lunga tunica come un nuovo Aronne, ora contempli il santo dei santi, entrato ormai oltre il secondo velo. Quale inesprimibile splendore, trascendente l’intelletto, hai tu avuto in sorte, o divino decoro dei gerarchi!

Sapientissimo padre Giovanni, divenuto simile a Dio per la semplicità dei costumi, stai ora dinnanzi a lui e la divina unione e l’attrazione immutabile ti divinizzano, mentre per la purezza dell’intelletto e lo splendore dell’anima, ti riempi della luce che da lui proviene, o divino e sacratissimo decoro dei gerarchi.

Padre Giovanni venerabilissimo, allontanandoti dalla tumultuosa confusione del mondo, accorresti alla quiete di Cristo, o santissimo e davvero divenisti visibilmente ricco dei felicissimi fulgori della divina contemplazione e della pratica e ne hai fatto parte ai fedeli, risplendendo per una vita degna di Dio, o beatissimo.

Gloria. Del martire. Tono 2. Di Byzantios.

Fresco virgulto, come di ulivo, alla mensa di Dio divenisti, come figlio di coloro che già avevano camminato per la via di Dio: infatti il Signore ti ha benedetto col martirio e tu vedi i beni della Gerusalemme superna, godendo della divina esultanza con i tuoi genitori per sempre, o Mama ammirabile: fai che per le tue suppliche anche noi diveniamo loro compagni.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Lasciandomi sviare da opere tenebrose, ho volontariamente oscurato tutta la bellezza del battesimo, nella mia estrema miseria e sono avvolto da un abito di condanna e di tenebra; ti prego dunque, o inneggiatissima, strappa con il tuo potere gli stracci delle mie passioni rivestendo la mia nudità con la tunica dell’impassibilità e salvami.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella incontaminata, vedendo il proprio agnello tratto come un mortale al macello, per suo volere, diceva tra i lamenti: Ti affretti dunque a privare di figli colei che ti ha partorito, o Cristo: perché hai fatto questo, Redentore dell’universo? Tuttavia io canto e glorifico la tua somma condiscendenza che trascende ragione e intelletto, o filantropo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del martire. Tono 4.

Venite, fedeli, celebriamo concordi la memoria del martire Mama, rivelatosi a noi come un nuovo Abele; come quello, infatti, divenuto pastore di pecore, per primo offrì in sacrificio un agnello e per primo ricevette la corona della lotta, così anche il glorioso vincitore, dopo essersi distinto tra greggi di pecore, offrì se stesso nel martirio, come sacrificio accetto a Cristo. Avendo così famigliarità con lui, egli chiede la pace per il mondo e per le nostre anime, la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Quanti si rifugiano nel tuo tempio, o pura e con fede bagnano il suolo di lacrime di pentimento, ricevono il perdono dei loro gravi peccati e ottengono la grazia, per le tue ardenti suppliche, o Madre di Dio purissima, al Sovrano e Salvatore di tutti e Figlio tuo.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo sulla croce te, agnello e pastore, l’agnella che ti ha generato faceva lamento e come madre così ti parlava: Figlio amatissimo, come dunque sei appeso al legno della croce, o longanime? Come sei stato inchiodato mani e piedi da empi, o Verbo? E come hai versato il tuo sangue, o Sovrano?

Apolytìkion del martire.

Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta, ha ricevuto la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio: con la tua forza ha abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le sue preghiere, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Un altro apolytìkion, del santo. Stesso tono.

Canone di fede, icona di mitezza, maestro di continenza ti ha mostrato al tuo gregge la verità dei fatti. Per questo, con l’umiltà conseguisti la gloria, con la povertà la ricchezza, padre Giovanni beato. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Vespro del 1 Settembre- Inizio dell’Indizione e Memoria di san Simeone lo Stilita e Gesù di Navì

1 Settembre

Inizio dell’Indizione, cioè del nuovo anno e memoria del nostro santo padre Simeone stilita (459); celebrazione della Santissima Theotòkos del monastero dei Miàsini, del santo martire Aitala (355), delle sante 40 donne (312) e di Ammone diacono, loro maestro; memoria dei santi martiri Callista, Evodio e Ermogene, fratelli (303-304); memoria di Gesù figlio di Nave e ricordo del grande incendio (461).

Al Vespro

Recitiamo la prima stasi di Beato l’uomo. Al Signore, a te ho gridato 10 stichi con 3 stichirà dell’Indizione, 3 prosòmia del santo e ancora per il santo 4 idiòmela.

Dell’Indizione.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Appresa la preghiera dal divino insegnamento di Cristo stesso, gridiamo ogni giorno al Creatore: Padre nostro, che dimori nei cieli, donaci il pane quotidiano, trascurando le nostre colpe.

Come un tempo furono giustamente disseminati nel deserto i cadaveri degli ebrei che si erano ribellati a te, Sovrano dell’universo, così anche ora disperdi presso l’ade, o Cristo, le ossa degli agareni empi e infedeli, come dice il salmo.

Tu che un tempo sul monte Sinai hai scritto le tavole della Legge, tu stesso, nella carne, hai ricevuto a Nazaret un libro profetico da leggere, o Cristo Dio e apertolo insegnavi ai popoli che in te si era compiuta la Scrittura.

Del santo. Tono pl. 1. Autòmelo.

Padre santo, hai trovato una bella scala con la quale sei salito nelle altezze, come la trovò Elia nel carro di fuoco: ma egli non lasciò ad altri quella via di ascesa, mentre tu, dopo la morte, hai ancora la tua colonna. Uomo celeste, angelo terrestre, astro insonne della terra, Simeone santo, intercedi per la salvezza delle nostre anime.

Padre santo, se la colonna potesse parlare, non cesserebbe di proclamare le tue pene, le tue fatiche, i tuoi gemiti; poiché essa, sostenendoti, veniva in realtà sostenuta, come albero impinguato dalle tue lacrime; sbigottirono gli angeli, stupirono gli uomini, ebbero timore i demòni per la tua pazienza. Simeone santo, intercedi per la salvezza delle nostre anime.

Padre santo, imitando il tuo Sovrano per la potenza del divino Spirito, sei salito sulla colonna come sulla croce: egli cancellò il chirografo delle colpe di tutti, tu invece sciogliesti l’insorgere delle passioni; egli come pecora e tu come vittima; egli sulla croce e tu sulla colonna. Simeone santo, intercedi per la salvezza delle nostre anime.

Stichirà idiòmela del Santo. Tono 2.

Da radice buona è nato un buon frutto, Simeone, santo dall’infanzia, nutrito più di grazia che di latte; sollevando il corpo sulla pietra ed elevando la mente a Dio, si costruì con le virtù un’eterea dimora e volando nelle altezze con le divine schiere, divenne casa di Cristo Dio, Salvatore delle nostre anime.

Rimane nei secoli la tua memoria, santo padre Simeone e la mitezza del tuo cuore, o servo beato, poiché anche se tra di noi te ne sei andato, o buon pastore, non ti sei separato da noi con lo spirito, tenendoti davanti a Dio con amore e unendoti ai cori degli angeli nei cieli: con loro supplica per la salvezza delle nostre anime.

Stesso tono. Di Cipriano.

L’urna delle tue reliquie, padre illustre, fa scaturire guarigioni e la tua santa anima, unita agli angeli, degnamente esulta. Poiché dunque hai famigliarità col Signore, o santo e con gli incorporei fai coro nei cieli, supplicalo per la salvezza delle nostre anime.

Stesso tono. Di Germano.

Hai amato, o teòforo, la celeste filosofia, sei uscito dal mondo per vivere al di sopra delle realtà visibili e sei divenuto divino specchio di Dio senza macchia; sempre unito alla luce, aggiungevi luce a luce e più luminosa hai avuto in sorte la beata fine: intercedi per le nostre anime, o sapiente Simeone.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2. Di Germano.

La divina grazia aleggia sull’urna delle tue reliquie, Simeone consacrato: per questo all’odore del profumo dei tuoi prodigi noi correremo, per attingere la guarigione dei nostri mali. Padre santo, supplica dunque Cristo Dio per le nostre anime.

E ora. Dell’Indizione. Stesso tono. Di Byzantios.

Tu, congiunto al santo Spirito, Verbo senza principio e Figlio, con lui creatore e artefice di tutte le cose visibili e invisibili, benedici la corona dell’anno, custodendo nella pace i popoli ortodossi per intercessione della Madre di Dio e di tutti i tuoi santi.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla profezia di Isaia (61, 1-10).

Lo Spirito del Signore è su di me, poiché egli mi ha unto; mi ha inviato a evangelizzare i poveri, a sanare i contriti di cuore, ad annunciare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a proclamare l’anno accetto del Signore e il giorno della retribuzione per il nostro Dio; a consolare tutti quelli che sono in lutto, a dare a quelli che fanno lutto su Sion gioia invece di cenere, unzione di allegrezza per quelli che fanno lutto, abito di gloria invece di spirito abbattuto; e si chiameranno generazione di giustizia, piantagione del Signore a sua gloria. Ed edificheranno i deserti antichi, rialzeranno luoghi prima desolati e rinnoveranno città deserte, desolate da generazioni e generazioni. E verranno stranieri a pascolare le tue pecore, estranei saranno tuoi aratori e vignaioli. Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore, ministri del vostro Dio. Vi si dirà: Mangerete il vigore delle genti e sarete ammirati per la loro ricchezza. In cambio della vostra duplice vergogna e della confusione, tripudierà la loro parte. Perciò erediteranno una seconda volta la loro terra e letizia eterna sarà sul loro capo. Perché io sono il Signore che ama la giustizia e odia le inique rapine: darò ai giusti il compenso della loro fatica e stabilirò con loro un patto eterno. Sarà nota tra le genti la loro discendenza e la loro prole in mezzo ai popoli: chi li vedrà riconoscerà che essi sono la discendenza benedetta da Dio nei secoli ed essi si allieteranno gioiosi nel Signore.

Lettura dal Levitico (dal cap. 26).

Il Signore parlò ai figli d’Israele dicendo: Se camminerete secondo i miei precetti e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, io darò la pioggia a suo tempo e la terra darà i suoi prodotti e gli alberi dei campi daranno i loro frutti. Il tempo della trebbiatura si congiungerà per voi a quello della vendemmia e quello della vendemmia a quello della semina. Mangerete a sazietà il vostro pane, abiterete con sicurezza nella vostra terra e non ci sarà chi vi spaventi. Distruggerò le belve dalla vostra terra e la guerra non attraverserà la vostra terra; i vostri nemici cadranno davanti a voi e cinque di voi ne inseguiranno cento e cento di voi ne inseguiranno decine di migliaia. Io volgerò lo sguardo su di voi e vi benedirò, vi farò crescere e vi moltiplicherò e stabilirò con voi il mio patto. Mangerete i prodotti vecchi e quelli più vecchi ancora e porterete via quelli vecchi per far posto ai nuovi. La mia anima non vi avrà in orrore, camminerò tra voi e sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo. Ma se non mi ascolterete e non metterete in pratica questi miei precetti e vi ribellerete ad essi e la vostra anima prenderà in orrore i miei giudizi, così da non mettere in pratica tutti i miei comandamenti, io a mia volta farò con voi così: farò venire su di voi la penuria, seminerete invano i vostri semi e i vostri avversari mangeranno le vostre fatiche. Porrò il mio volto contro di voi e cadrete davanti ai vostri nemici, vi inseguiranno e fuggirete senza che nessuno vi insegua. Spezzerò l’alterigia della vostra superbia; renderò per voi il cielo come ferro e la terra come bronzo. Vana sarà la vostra forza e la vostra terra non darà il suo seme e gli alberi del campo non daranno il loro frutto. Manderò contro di voi le belve selvagge della terra che distruggeranno il vostro bestiame e passerà la spada e vi ridurrà in pochi. La vostra terra sarà deserta e le vostre abitazioni saranno deserte: se avrete camminato opponendovi a me, anch’io procederò contro di voi con animo ostile, dice il Signore Dio, il santo d’Israele.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (4, 7-15).

Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo: poiché vecchiaia venerabile non è quella di un lungo tempo di vita, né si misura col numero degli anni. Ma la prudenza equivale per gli uomini alla canizie ed età avanzata è una vita senza macchia. Divenuto gradito a Dio, è stato da lui amato e poiché viveva tra peccatori è stato trasferito. È stato rapito perché la malizia non alterasse la sua intelligenza e l’inganno non sviasse la sua anima. Poiché il cattivo fascino del male oscura il bene e l’agitarsi della concupiscenza guasta la mente innocente. Reso in breve perfetto, ha portato a termine un lungo corso: la sua anima era infatti gradita al Signore, per questo si è affrettato a toglierlo di mezzo alla malvagità. I popoli hanno visto, ma non hanno compreso, né hanno posto mente a questo fatto: che grazia e misericordia sono con i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Allo stico, stichirà idiòmela dell’Indizione.

Tono 1. Di Giovanni monaco.

È giunto l’inizio dell’anno e ci invita ad onorare coloro che lo illustrano, i fratelli lottatori Callista, Evodio ed Ermogene; Simeone pari agli angeli; Gesù figlio di Nave; i sette fanciulli di Efeso; il coro quaranta volte risplendente delle sante donne: unendoci alla loro memoria, o amici di questa festa, gridiamo con fervore: Signore, benedici le opere delle tue mani e concedici di passare utilmente il ciclo dell’anno.

Stico. A te si deve l’inno, o Dio, in Sion e a te si renderà il voto in Gerusalemme.

Cristo nostro Dio, che creasti l’universo con sapienza e dal nulla lo hai tratto all’essere, benedici la corona dell’anno e custodisci libera da assedio la nostra città; rallegra con la tua potenza i nostri imperatori fedeli, concedendo loro vittoria contro gli avversari, donando al mondo la grande misericordia per la Theotòkos.

Stico. Ci sazieremo dei beni della tua casa: santo è il tuo tempio, mirabile nella giustizia.

Tono 2. Di Cipriano.

Mirabile sei tu, o Dio, mirabili le tue opere e imperscrutabili le tue vie: sei sapienza di Dio, ipòstasi perfetta e potenza, sinergia coeterna, con lui senza principio; tu dunque, con onnipotente potestà sei venuto nel mondo, ineffabilmente nato da Madre ignara d’uomo, senza mutamento nella Divinità, per cercare la creatura che avevi fatta bella, disponendo termini e tempi a nostra salvezza, o immutabile; perciò ti gridiamo: Signore buono, gloria a te.

Stico: Benedici la corona dell’anno della tua benevolenza, Signore.

Stesso Tono. Di Giovanni Monaco.

Tu che creasti l’universo con sapienza, Verbo del Padre, che precedi i secoli e formasti tutto il creato con il tuo verbo onnipotente, benedici la corona dell’anno della tua benevolenza e, con la mediazione della Madre di Dio, distruggi le eresie, nella tua bontà e nella tua filantropia.

Gloria. Del santo. Tono pl. 1.

Padre santo, trovasti una bella scala con cui salisti nelle altezze, come la trovò Elia nel carro di fuoco: ma egli non lasciò ad altri quella via di ascesa, mentre tu, dopo la morte, hai ancora la tua colonna. Uomo celeste, angelo terrestre, astro insonne della terra, Simeone santo, prega per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Dell’Indizione.

Stesso tono. Di Giovanni monaco.

Tu, o Re, tu che sei e rimani per i secoli senza fine, ricevi la preghiera dei peccatori che chiedono salvezza e concedi, o filantropo, fertilità alla tua terra, donando climi temperati; combatti con il nostro fedelissimo imperatore contro i barbari atei, come facesti un tempo con Davide: poiché sono venuti nelle tue dimore e hanno contaminato il luogo santissimo, o Salvatore; ma tu dona vittoria, o Cristo Dio, per l’intercessione della Theotòkos; perché tu sei vittoria e vanto degli ortodossi.

Apolytìkion dell’Indizione. Tono 2.

Artefice di tutto il creato, che hai posto in tuo potere tempi e momenti, benedici la corona dell’anno della tua benevolenza, Signore, custodendo nella pace i tuoi imperatori e la tua città, per intercessione della Theotòkos e salvaci.

Gloria. Del santo. Tono 1.

Sei divenuto colonna di pazienza emulando i progenitori, o santo: Giobbe nelle sofferenze, Giuseppe nelle tentazioni e il modo di vita degli incorporei, pur essendo in un corpo. Simeone, nostro santo padre, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Della Madre di Dio. Tono grave.

Salve, piena di grazia, Vergine Madre di Dio, porto e protezione del genere umano: da te infatti si è incarnato il Redentore del mondo e tu sola sei madre e vergine, sempre benedetta e glorificata: prega Cristo Dio di donare pace a tutta la terra.

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Vespro del 31 Agosto – Memoria della deposizione della preziosa cintura della santissima Madre di Dio

31 AGOSTO

Memoria della deposizione della preziosa cintura della santissima Madre di Dio.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e 3 stichirà prosòmia, ripetendoli due volte.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

L’urna contenente la tua cintura, o Theotòkos, si fa ogni giorno conoscere ai tuoi servi come arca di santità, come sacra cinta fortificata, gloria e vanto e fonte di guarigioni: per questo oggi, in sacra assemblea, celebriamo le tante tue magnificenze e l’oceano dei tuoi prodigi.

Ci rallegriamo di avere questa festa della santa deposizione della tua cintura, o Theotòkos: perché oggi ti sei degnata di donare alla tua città una sacra muraglia, un asilo inviolabile, un dono prezioso, un’inalienabile ricchezza di guarigioni, un fiume ricolmo dei carismi dello Spirito.

Ecco il luogo gloriosissimo, ecco la casa piena di luce, nella quale fu deposta la cintura della divina fanciulla, preziosa in virtù della grazia; venite, uomini, ad attingerne visibilmente illuminazione e perdono e con cuore grato gridate: Ti benediciamo, Vergine santissima, noi salvati dal tuo parto.

Gloria. E ora. Tono 2.

La Chiesa di Dio ha cinto la tua santa cintura, o Theotòkos purissima, come fulgidissima corona e risplende oggi gioiosa e misticamente danza, o Sovrana, acclamando a te: Salve, prezioso diadema e corona della divina gloria. Salve, sola gloria e gioia eterna dell’intero popolo cristiano. Salve, porto, protezione e salvezza di quanti a te accorrono.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Hai dato alla tua città la tua cintura, o gloriosissima, come sicurissimo vincolo che con divine energie la custodisce da ogni pericolo e la conserva inespugnabile per i nemici, mentre essa acclama: Mia forza e mio vigore e mia degna esultanza è solo il tuo Figlio e Signore, lui che è misericordioso.

Stico. Ha santificato la sua dimora l’Altissimo.

Quanti piamente regnano, o purissima, gioiosamente cinti della tua cintura come di prezioso diadema, si gloriano nelle tue magnificenze e si rendono temibili per i nemici che sempre ci combattono; celebrandoti, gridano a colui che oltre ogni comprensione da te nacque: O Gesù onnipotente, salva tutti, come misericordioso.

Stico. Gli impeti del fiume rallegrano la città di Dio.

Cingici di potenza, o Vergine, con la tua cintura, rafforzandoci contro i nemici, sottomettendo le passioni che ci tiranneggiano e ci fanno guerra e sempre elargendoci con l’impassibilità i premi della vittoria, perché puramente ti glorifichiamo e gridiamo con ardore al Figlio tuo: O Gesù onnipotente, salva tutti, come misericordioso.

Gloria. E ora. Tono 2.

Con i sensi e la mente purificati, anche noi celebriamo gioiosi con gli angeli una festa solenne, intonando il canto di Davide per la Vergine sposa di Cristo Re, nostro Dio e diciamo: Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità: tu l’hai infatti adornata come piacevole palazzo e l’hai data in eredità alla tua città, o Sovrano, per preservarla e proteggerla con la tua possente forza dai barbari avversari, grazie alle sue preghiere.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Theotòkos sempre vergine, protezione degli uomini, hai donato alla tua Città, come potente riparo la veste e la cintura del tuo corpo immacolato, rimaste incorrotte per il tuo parto senza seme: in te infatti natura e tempo sono rinnovati; noi dunque ti supplichiamo di donare pace alla tua città e alle nostre anime la grande misericordia.

Conclusione.

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