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18 SETTEMBRE

Memoria del santo padre nostro Eumenio il taumaturgo, vescovo di Gortina.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Il legno della nostra salvezza che viene innalzato e su cui Cristo, vita di tutti, volontariamente ebbe inchiodate le mani, convoca tutti i fedeli a prostrarsi al suo divino sgabello, con canti, al suono di gente in festa.

Celebrando la memoria dell’inaugurazione della risurrezione, per cui la grande luce di vita e incorruttela rifulse su quanti stavano nella tenebra, venite, fedeli, innalziamo il vivificante legno della croce, adorando Cristo Salvatore.

Il grande Mosè, che un tempo sul monte Sinai tendeva in alto le mani a forma di croce, disegnava la tua croce che oggi viene innalzata, Cristo Dio e santifica tutti gli abitanti della terra, che in essa con fede ti adorano.

Del santo. Tono 4. Come generoso.

Purificato nell’anima e nel corpo dalle passioni, divenisti dimora del santo Spirito e ti ornasti del crisma sacerdotale, divenendo benevolo protettore, o Eumenio, compagno dei santi angeli, erede della gloria del Signore e intercessore per quanti ti festeggiano.

La tua vita tutta gloriosa, rischiarata dalle virtù, rifulse per il fulgore dei prodigi e ti rese famoso, o beatissimo, sino ai confini, astro che non erra, compagno dei santi, cittadino della città santa, o gerarca e concittadino degli angeli, taumaturgo ammirabile.

Insieme convenuti, onoriamo a gran voce come astro dei credenti il decoro di Creta, il vescovo di Gortina, l’inconcusso fondamento della Chiesa, il gerarca Eumenio, divenuto eccelso nei prodigi, gloriosissimo per le tante opere potenti, capace di illuminare i cuori nella tenebra.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Prefigurando, o Cristo, la potenza della tua croce venerabile, Mosè metteva in rotta l’avversario Amalek nel deserto del Sinai: quando infatti distendeva le mani, tracciando la figura della croce, il popolo prevaleva. Ma è adesso che trovano compimento in noi quegli eventi: oggi la croce è innalzata e i demòni in fuga; oggi tutto il creato è liberato dalla corruzione: perché con la croce sono rifulsi per noi tutti i doni. Lieti ci gettiamo dunque tutti ai tuoi piedi, dicendo: Come sono grandi le tue opere, Signore! Gloria a te.

Apòstica stichirà prosòmia.

Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

Subisti schiaffi, crocifissione e oltraggi, o longanime, perché volevi redimere tutti dalla mano del seduttore, o solo datore di vita: tutto tu sopporti, o più che buono.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Onoro la tua croce, o buono, i chiodi e la lancia, o Salvatore, con cui hai redento tutti dalla corruzione, come solo datore di vita e benefattore di tutti, o solo Salvatore nostro, filantropo.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Alla croce per me fosti inchiodato, o mio Salvatore più che buono, schiaffeggiato e insultato, o Redentore, abbeverato di aceto e trafitto dalla lancia e tutto sopporti, o senza peccato.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Oggi l’albero è apparso; oggi la stirpe degli ebrei si è perduta; oggi, grazie a imperatori credenti, la fede si manifesta; Adamo per l’albero era caduto e i demòni davanti a un albero hanno tremato. Onnipotente Signore, gloria a te.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.