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Archivi: Preghiere giornaliere

Mattutino del 21 Agosto – Memoria del santo apostolo Taddeo e della santa martire Bassa

21 Agosto

Memoria del santo apostolo Taddeo e della santa martire Bassa.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Presto intervieni.

Festeggiamo, o pura, la tua dormizione a cui fu presente Cristo nostro Dio, da te incarnato, per accogliere il tuo spirito con ineffabile gloria: e nella gloria te ne andasti senza lasciare il mondo, proteggendo con la tua intercessione, o Madre di Dio, i tuoi cantori.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Le moltitudini degli angeli ti glorificano, la stirpe umana con fede t’inneggia, perché sei passata dalla terra ai cieli e senza sosta intercedi presso Dio, tuo Figlio, per strappare ai pericoli, o Vergine, quanti festeggiano con fede il tuo transito.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il primo canone della festa, quello dell’apostolo e quello dalla martire. Acròstico del canone dell’apostolo: Taddeo sapiente e divino inneggio. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Stando presso il trono del Signore concedimi illuminazione per cantare la tua festa luminosa.

La sovraessenziale luce atemporale, apparsa tra noi, ti inviò come raggio illuminante tutto il mondo.

Cinto di potenza, Taddeo, l’Invincibile con forza ti rafforzò per annientare tutta la forza del maligno.

Theotokìon. Apparisti Sovrana di tutte le creature generando ineffabilmente il dominatore, Theotòkos Vergine inneggiatissima.

Canone della martire. Acròstico: Le tue lotte, Bassa, venero a gran voce. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraverso l’umido.

Per chi celebra con gioia la tua memoria, o gloriosissima, supplica affinché siano donate illuminazione dall’alto e perdono delle colpe rovinose per l’anima, o beata.

Non temesti il decreto degli empi, perché la tua anima possedeva il timore del Signore, perciò affrontasti valorosamente svariati flagelli e pericoli.

Con i tuoi tre figli sopportasti con pazienza, o atleta, ogni sorta di tormenti, con cui intrecciasti le corone di immortalità, glorificando la Trinità.

Theotokìon. Concepisti il Verbo del Padre, Santissima, senza doglie materne e indicibilmente sopra ragione lo generasti la nostra salvezza.

Dell’apostolo. Ode 3. Tu sei saldezza.

Illuminando i popoli col raggi della divina grazia, o glorioso, apparisti luce pura per quanti erano nelle tenebre delle disgrazie.

Liberazione e guarigione, per ordine di Dio, portasti al re Abgar andando da lui.

Come dimora dello Spirito onnipotente trasformasti, sapiente Apostolo, i mortali dopo aver distrutto i ricetti dell’errore.

Theotokìon. Gli oracoli dei profeti, i propositi della Legge, Sovrana nostra, indicarono chiaramente, Madre di Dio, il tuo parto tremendo.

Della martire. Creatore della volta.

Illustre martire, infiammata dalla fede e dal fervido desiderio dell’infinto amore di Gesù Cristo, con l’aiuto di un angelo estinguesti il fuoco e abbracciasti il popolo senza giudizio.

Benedetta fu la stirpe dei cuori retti, che dal tuo grembo rifulsero e poi con te lottarono, illustre Bassa, spezzando la cupa opposizione degli empi con l’inflessibile fermezza della fede.

O madre, che superasti le leggi di una natura che passa, con una unione oltre natura, come sopportasti di vedere l’ingiusta e multiforme morte di coloro che avevi nutrito di fede come di latte?

Theotokìon. Dalla morte che mi valse il cibo proibito mi salvasti, fanciulla purissima, che sola generasti la Vita enipostatica; perciò giustamente ora ti diciamo beata in ogni tempo.

Irmòs. Creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, Signore, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.

Kàthisma dell’apostolo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

A contatto del Sole spirituale ne ricevesti i raggi mistici e divenisti come astro illuminando col tuo bagliore l’insieme della terra e dileguando il cupo errore; perciò, o beato, celebriamo con fede la tua memoria santa e luminosa e a una voce a te gridiamo: Taddeo apostolo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Della santa. Uguale.

Volando per la fede divina, come colomba con i tuoi figli trovasti riposo nei nidi immateriali, dopo aver santamente lottato, o atleta Bassa, compagna degli angeli e fai sgorgare sui malati flutti di guarigioni; perciò doverosamente celebrando la tua memoria ti onoriamo, glorificando il Salvatore e a una voce a te gridiamo: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Della festa. Uguale.

Tu che senza seme concepisti Dio e, senza subir corruzione, lo partoristi incarnato, ti rivesti ora della nuova incorruttela dello Spirito: come Madre della vita, infatti, come Regina di tutti, te ne vai, o Vergine, alla vita immateriale. Giustamente sei perciò diventata davvero nube che per noi zampilla le acque della vita, o Madre di Dio purissima. Prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti con fede venerano la tua divina dormizione.

Dell’apostolo. Ode 4. Ho udito, Signore.

Avendo mente eccelsa, accogliesti divini pensieri e carismi dello Spirito, o Taddeo, discepolo dell’Onnipotente.

Iniziato ai divini misteri, o beatissimo, illuminasti i non iniziati per venerare la Trinità consustanziale.

Hai inscritto nei cuori, o beato, la legge divina, cancellando prima i caratteri della stoltezza e le forme della malizia.

Theotokìon. Concependo il Creatore di tutte le creature apparisti Sovrana, perciò, Theotòkos sempre vergine, ti glorifichiamo.

Della martire. Stesso Irmòs.

Senza venir meno al tuo proposito, affrontasti il perfido nemico e l’annegasti nei flutti del tuo sangue.

L’abisso che ti accolse nel suo seno condannata a questa ingiusta morte ti rispettò e ti salvò per ordine di Dio, o atleta Bassa.

Con i tuoi figli illustri, o gloriosa, ereditasti l’incrollabile regno di Dio, le nozze celesti e la luce senza tramonto.

Theotokìon. Un tempo nello Spirito Avvacùm vide in te il monte non tagliato da cui apparve il Signore Dio, o Vergine, per salvarci tutti.

Dell’apostolo. Ode 5. Tu che dalla notte.

Portando, o beato, la divina somiglianza col Sovrano, sei andato come divino medico presso il re Abgar.

Dopo la divina ascensione del Verbo il santo apostolo Tommaso, sapiente Taddeo, ti invia come predicatore ai bisognosi.

Vedendo scomparire le malattie e ricevere i cuori la guarigione, per la tua santa intercessione, Abgar fu colmato di illuminazione divina.

Theotokìon. Generasti il Verbo incarnato in due nature e due energie, Vergine non sposata, conservando senza difetto la tua verginità perfetta.

Della martire. Perché mi hai respinto.

Avendo sete dell’amore di Cristo, glorioso Agapio divinamente beato, odiavi fino in fondo il male e sopportasti strenuamente le sofferenze delle torture e lo spellamento della carne.

Torturato da uncini di ferro sul petto, beato Teognio, fosti riconosciuto secondo il tuo desiderio ancora più puro, o sapiente, dal Dio di tutti, presso il quale giungesti con gloria nei raggi delle tue sfavillanti lotte.

Sopportando con fede sicura il martirio, sapientissimo Pistòs, sbalordisti gli increduli e i loro cuori insensati quando le ossa ti furono spezzate e le giunture del corpo schiantate.

Theotokìon. Richiamasti dopo la caduta la progenitrice dei viventi, divina Madre, concependo il Redentore, Salvatore, Signore e Creatore di tutti; perciò, benedetta tra le donne, ti glorifichiamo con fede.

Dell’apostolo.

Ode 6. Come salvasti il Giona.

La luce del santo Spirito, dimorando nel tuo cuore, apostolo Taddeo, ti rese per il mondo vera fiaccola, che dissolve le tenebre dell’errore.

Portando sulla tua carne come pregiati ornamenti le ferite salvifiche di Cristo, salvasti i popoli da ogni sozzura e ascendesti alla letizia dei cieli.

Apparisti come aurora mostrandoci il Sole di giustizia, o Taddeo; illuminati da lui, noi terrestri, siamo diventati per lui figli della luce.

Theotokìon. Per noi, concepisti un nuovo bimbo, il consustanziale al Padre che riconduce di nuovo la natura corrotta dei mortali alla bellezza primitiva, o pura.

Della martire. Perdonami, Salvatore.

Fino in fondo distruggesti i templi degli dèi impuri, fondando la tua anima sull’ineffabile amore di Dio e divenisti consorte degli angeli, o atleta Bassa.

Grandi lotte affrontasti per Cristo, o martire, grandi anche le ricompense ricevute da lui: gloria immortale, dimora divina e delizia sempre fluente.

Il Dio in te magnificato e glorificato ogni giorno dall’assemblea dei santi, con onnipotenza salvò te, illustrissima come un tempo Giona dall’abisso marino.

Theotokìon. Abbi compassione, Sovrana, del mio intelletto, che affonda nel mare dei peccati e nelle onde dell’ignoranza e dammi una mano e salvami, tu che hai concepito il Salvatore.

Irmòs. Perdonami, Salvatore, poiché sono molte le mie iniquità e dal baratro dei mali riconducimi, ti supplico; a te infatti ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Kontakion dell’apostolo.

Tono 3. La Vergine oggi.

E’ giunta la lieta festa dell’apostolo: celebriamola oggi con letizia, perché, a quanti sempre lo onorano con fede, l’apostolo procura remissione dei peccati e divino vigore: egli agisce infatti con franchezza, come divino iniziato della grazia di Cristo.

Ikos.

Celebriamo tutti il discepolo di Cristo, onoriamo oggi il testimone oculare del Verbo; egli infatti predicò al mondo il sacratissimo vangelo e prese nella rete le genti, traendole dall’abisso dell’errore; mostrando la via della verità, per essa conduce i fedeli alla celeste patria. Stando tutto pieno di splendore presso il trono divino, concede illuminazione copiosa a quanti con affetto lo onorano, poiché egli agisce con franchezza come divino iniziato della grazia di Cristo.

Sinassario.

Il 21 di questo mese memoria del santo apostolo Taddeo.

Stichi. Taddeo, quale altra corona intreccerò per te, che con i tuoi occhi, come discepolo, hai visto il Verbo? Ai divini cori celesti Taddeo fu aggregato il giorno venti lasciando questa vita.

Lo stesso giorno, memoria della santa martire Bassa e dei suoi figli Teognio, Agapio e Pistòs.

Stichi. I tre eccelsi figli di una sola madre, con la madre Bassa andarono a un’unica esecuzione. Una spada in 21 trafisse Bassa con tre figli.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. A Babilonia i fanciulli.

Compiendo miracoli con l’invocazione del Signore apparso nella materia di un corpo, conducesti popoli e città, o illustrissimo, a fede sicura per acclamare: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto

Col sale divino delle tue gustose parole hai arrestato la cancrena dell’empietà e sanato i cuori feriti dalle frecce del serpente, gridando, o beato apostolo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Pieno di Spirito santo sei stato innalzato alla sublime contemplazione, possedendo divinamente come tesoro il verbo salvifico e insegnasti ai popoli a gridare: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Caduto per la mia stessa opinione e avvinto da azioni scellerate, in te mi rifugio: aiutami, Sovrana, concedendo alla mia umile anima modo di far penitenza perché ti glorifichi.

Della martire. Un tempo a Babilonia.

Attraversata sana e salva la fornace di fuoco con la forza divina, col fervore della tua anima bruciasti i rovi dell’errore gridando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Tu che trattenesti l’impeto dei leoni per salvare nella fossa il tuo profeta Daniele, hai custodito dalle belve la tua martire Bassa, che a te, Sovrano, cantava: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Illuminata dai chiari raggi della croce, impassibile, la gloriosa Bassa attraversò le tenebre dell’errore, andando verso la luce gridando: Cristo Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. Spezza le aggrovigliate catene dei miei delitti, o pura, benedetta e sempre glorificata Divina Sposa, che concepisti inconcepibilmente il Dio che toglie il peccato del mondo.

Dell’apostolo. Ode 8. Divenuti vincitori.

Come cielo narrante la gloria di Dio apparisti, Taddeo e alla fede divina conducesti i popoli che gridavano con fervore: Benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Per la potenza dello Spirito che dona salute ai malati, ai paralitici il passo, ai ciechi la vista, divenisti per la città di Edessa luminare, che sempre celebriamo con fede, o Taddeo.

Giustamente viene glorificato Taddeo, che con l’abbondanza dei suoi miracoli condusse tutto un popolo infedele alla fede, salvando così dall’errore dei falsi idoli quanti a lui accorrevano.

Theotokìon. Scomparvero le ombre della legge, o Vergine, quando generasti l’Autore della legge, la cui grazia rischiara tutto; supplicalo sempre d’aver pietà di me, che ho seguito la legge del peccato.

Della martire. Sette volte di più.

Colui che ha assunto la nostra debole natura diede ali alla tua debolezza, o martire e ti rese più forte di fuoco, acqua, belve e seghe, poiché con fede gridasti: Fanciulli, benedite il Signore e voi, sacerdoti, lodatelo, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Con ardore giovanile lottarono e valorosamente sbaragliarono l’ostilità dei nemici con opere e parole i tre fanciulli Teognio, Agapio e Pistòs; ricevuta da Dio la corona di vincitori, lo esaltano in tutti i secoli.

Come olivo fruttifero, come vigna ubertosa allattasti rettamente i tre tralci con cui coltivasti grappoli di confessione, sgorganti vino di martirio, che allieta i cuori di quanti piamente gridano: Popolo, esalta Cristo nei secoli.

Con le schiere incorporee, con l’armata dei martiri che sta presso il trono di Dio, o illustri, pieni di grazia, luce e gloria, dileguate le tenebre delle nostre colpe nel giorno in cui festeggiamo con fede la vostra augusta e luminosa memoria, ricca di carismi divini.

Theotokìon. Il Verbo di Dio, l’unico compassionevole, che creò per suo ordine i cieli e per suo volere la terra, formando l’umanità, assunse nel tuo grembo la nostra carne per ricostruire in se stesso la nostra natura schiacciata dall’astuzia del serpente, o Vergine.

Irmòs. Sette volte di più del solito, nel suo furore il tiranno dei Caldei rinfocolò la fornace per i fedeli del Signore; ma quando li vide salvati da una forza più potente, gridò: Fanciulli, benedite il vostro Creatore e Redentore e voi sacerdoti, lodatelo, popolo, esaltalo in tutti i secoli.

Dell’apostolo. Ode 9. Realmente Theotòkos.

Vedendo le divine ricompense nei secoli e stando presso il vertice dei desideri, Taddeo, esulta e danza.

Come cedro, come cipresso, o glorioso Taddeo, ti sei innalzasti con le virtù, addolcendo il cuore dei tuoi cantori.

Hai raggiunto, o beato, i cori degli apostoli, dei martiri e degli incorporei; con loro supplica per la salvezza di chi ti celebra.

La tua memoria, riccamente illuminando con lo splendore dei carismi le menti dei fedeli, induce tutti a celebrarti, Taddeo.

Theotokìon. Vergine amica del bene, benefica la mia anima ammalata per i peccati, tu che concepisti il Verbo sommamente buono.

Della martire. Sbalordì per questo.

Volendo realmente vedere ciò occhio di mortale non hanno visto, hai sopportato virilmente le pene della carne, la frattura delle membra, l’assalto di belve, la bruciatura del fuoco e la forza delle onde, illuminata di luce immateriale, o beatissima.

Come chiara e splendente luna sorgesti, conducendo per grazia il coro divino degli astri luminosi sorti da te; e ora tu, teofora e voi tutti, beati, irraggiate sul mondo la vostra luce immateriale.

Consolidando sulla roccia della pazienza l’edificio delle vostre anime, o beati, non avete ceduto a innumerevoli prove; ma, riportando vittoria con Cristo, con lui siete divenuti degni di regnare per sempre.

Bassa, pura tortora, colomba amica di Dio, la rondine che accompagnata dai suoi piccoli volò al cielo per restare presso il divino potere, fuggendo all’inverno e agli inganni del demonio, con affetto diciamo beata.

Theotokìon. Tu che generasti il Redentore filantropo, o prodigiosa Sovrana amica del bene, con le tue preghiere dammi redenzione dai peccati e benefica e libera, o castissima, la mia anima guastata da pensieri di passioni mortifere, o purissima.

Irmòs. Sbalordì per questo il cielo e stupirono i confini della terra poiché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più vasto dei cieli, perciò, Madre di Dio, schiere di angeli e uomini ti magnificano.

Exapostilarion. Udite, donne.

Divenisti l’astro di Edessa, Taddeo sapientissimo: avendo predicato in essa la divina economia del Verbo e illuminato il topàrca Abgar e quanti erano con lui, li hai resi cultori della Trinità più che luminosa, o apostolo divino predicatore.

Della festa. Tu che il cielo con le stelle.

La folla degli apostoli, radunata nelle nubi, dovutamente seppellisce la Madre del Signore, alla presenza del Salvatore con miriadi di angeli.

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Ricordati assiduamente, o Vergine Theotòkos, di quanti ti invocano e con affetto festeggiano la tua sacra dormizione.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

O schiera dei discepoli, venite da me e ciascuno porti alla Vergine un inno di esequie adatto alla festa.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

O discepoli, la vostra schiera prontamente si raduni a mezzo di nubi per seppellire il corpo della sola Madre di Dio, che accolse la Divinità.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Porte dei cieli levatevi, vedendo la porta dell’Altissimo venire con gloria al suo Figlio e Signore.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 20 Agosto – Memoria del santo profeta Samuele

20 Agosto

Memoria del santo profeta Samuele.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà della festa e 3 del profeta.

Della festa. Tono pl. 1. Salve, tu che veramente.

Quando colui che per noi si fece come noi dal tuo purissimo sangue, si compiacque di toglierti dal mondo e portarti straordinariamente presso di sé per la tua purezza, egli radunò i suoi per la tua sepoltura mediante una nube che li accompagnava, facendoli giungere presso di te a un suo cenno, per dare onore al tuo esodo. Ed essi contemplandoti, colmati di grazia, o Vergine, ti venerarono santamente, acclamando con fede: Salve, tu che partoristi nel mondo la grande misericordia.

Come avete saputo del mio esodo dal corpo? chiese la purissima Madre di Dio ai sacri discepoli; che cos’è mai, o figli, questo spettacolo strano? Ed essi a lei: All’improvviso fummo rapiti dalle nubi e come vedi, ci siamo trovati di fronte al tuo corpo per venerarti come trono igneo, per vedere il tuo glorioso e divino transito e con le nostre mani rendere gli estremi onori alla dimora del tuo corpo che accolse Dio, o santissima tenda, grazie alla quale il mondo ha trovato la grande misericordia.

I discepoli del Redentore, stando intorno al tuo giaciglio e accompagnandoti alla sepoltura, secondo la legge della natura, o pura santissima, ti cantavano inni funebri, dicendo: Salve, venerabile reggia di Dio; Salve, sollecito aiuto degli uomini; Salve puro cocchio della Divinità. Parti e passa ai monti eterni; o dimora di gloria, prendi ormai dimora nelle divine dimore e chiedi per i fedeli la pace indefettibile e la grande misericordia.

Del profeta. Tono 4. Hai dato come segno.

Colei che ti aveva concepito ti consegnò come dono gradito con le sue stesse braccia di madre: ti aveva ereditato, o Samuele, come fertilissimo frutto di preghiera e ti rendeva al Dio benefattore, secondo il voto fatto; perciò su di te riposò, o glorioso, la grazia dello Spirito, mentre crescevi nell’innocenza, brillando per prudenza.

Avendo su di te, come sacerdote, il sacratissimo crisma e mostrandoti profeta, tu vedi in anticipo ciò che accade e per divino comando consacri dei re e manifesti ciò che avverrà, giudicando giustamente il popolo d’Israele, che di continuo peccava e si allontanava da Dio, o Samuele felicissimo, teoforo e ammirabile.

Non in enigmi e ombre come prima, ma faccia a faccia contempli ciò che hai amato, ora che sei uscito dal buio e dalla pesantezza della carne ed esultando ti aggiri per i cieli, profeta venerabilissimo, pari in dignità ai profeti, compagno dei giusti e consorte degli angeli.

Gloria. E ora. Tono pl. 2. Della festa.

Al momento della tua immortale dormizione, o Madre di Dio, Madre della vita, le nubi rapirono in aria gli apostoli e di coloro che erano sparsi per il mondo fecero un unico coro intorno al tuo corpo immacolato; seppellendolo con venerazione, essi acclamavano, cantando le parole di Gabriele: Salve, piena di grazia, Vergine Madre senza nozze, il Signore è con te. Con loro supplicalo come Figlio tuo e nostro Dio per la salvezza delle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Scortando tra gli inni il tuo venerabile corpo che aveva accolto Dio, i divini seguaci gridavano: Dove dunque te ne vai, o Sovrana?

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Venite, figli della terra, componiamo un coro e cantiamo oggi gli inni funebri per il transito della Theotòkos.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Porte dei cieli levatevi, vedendo la porta dell’Altissimo venire con gloria al suo Figlio e Signore.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

La terra per la tua sepoltura è stata benedetta, o Vergine e l’aria santificata dalla straordinaria ascesa di una creatura morta per legge di natura.

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Mattutino del 20 Agosto – Memoria del santo profeta Samuele

20 Agosto

Memoria del santo profeta Samuele.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Esultano, o santissima, la tua anima spirituale passata ai cieli, il tuo corpo puro passato nel paradiso, lungi dalla corruzione; per questo il Signore punì gli empi che agirono con inganno nei confronti della tua salma preziosa; perciò con gli apostoli gridiamo: Salve, piena di grazia.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si incarnò da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò con fede ti diciamo beata come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Quindi il primo canone della festa e il canone del santo. Acròstico: La gloria del veggente Samuele io canto. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Come i cavalieri di Faraone.

Con le tue suppliche rendi degna la mia anima sterile di germogliare il buon frutto dei beni, affinché lodi con sacri canti la tua luminosa festa, o sapiente Samuele, germoglio della sterile.

Colui che un tempo aprì il grembo di Sara esaudì realmente la supplica di Anna e riempiendo la sterile di grazia, volle che tu, Samuele, sorgessi come stella da lei.

Coltivando santamente la tua anima, o beatissimo, risplendevi nella divina veste con i raggi mistici dello Spirito apprendendo ogni mistero, o ispirato da Dio e come un angelo servivi il Dio onnipotente.

Theotokìon. Colui che come Figlio con il Padre è anteriore ai secoli, si incarnò poi realmente e si fece tuo Figlio, o Santissima e rese figli di Dio per fede i servi del terribile nemico.

Ode 3. Non è la sapienza.

Attaccandoti sapientemente a Dio, o glorioso, da lui fosti amato, adornato di divina intelligenza e abbellito con la bontà.

Gli angeli parlavano manifestamente con te, o beato Samuele e misticamente ti insegnavano le cose sovraintellettuali poiché vivevi come un angelo sulla terra.

Conseguendo santamente intelletto splendente, o beato, contemplavi realmente le cose lontane come vicine, rivelandoti profeta dell’Onnipotente.

Theotokìon. Da te è sorto Gesù Cristo incarnato e ci divinizzò assumendo la carne, perciò, o purissima, come Madre sua ti celebriamo.

Irmòs. Non è la sapienza, né la forza, né la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Cristo, sapienza enipostatica del Padre, non c’è infatti santo all’infuori di te, filantropo.

Kàthisma.

Tono 3. La confessione della fede.

Crescendo nei decreti della legge, ricevendo prezioso crisma, rifulgesti nel sacerdozio come Aronne e col cuore illuminato dallo Spirito contemplavi le cose distanti come vicine, o sacratissimo; supplica Cristo Dio di donarci grande misericordia.

Gloria. E ora. Della festa. Attonito di fronte.

Nel tuo parto senza seme il concepimento, nella tua dormizione, senza corruzione la morte: concorse un doppio prodigio nel prodigio, Madre di Dio! Come, infatti, la Vergine ignara d’uomo allatta? Come la Madre di Dio morta profuma? Perciò con l’angelo ti gridiamo: Salve, piena di grazia.

Ode 4. Colui che siede.

Sacramente decorato da santità e vita luminosa, ti furono affidate da Dio cose salvifiche da annunziare a Israele, che trascurava la legge e irritava sempre il Misericordioso.

Per l’empietà dei suoi figli, Eli fu condannato e giustamente allontanato dal divino ministero e il santo Samuele, obbediente a colui che lo chiamava, con anima immutabile fu introdotto nel ministero.

Preziosissimo difensore dell’alleanza della legge come un tempo Aronne servivi il Re di tutti e offrivi i sacrifici della legge, che prefiguravano il sacrificio salvifico di Cristo,

Al tuo popolo folle, che non rimaneva nei divini precetti del Re di tutti, o Samuele, per la volontà che divinamente opera, ungesti un re come aveva chiesto, irridendo l’inconcepibile consiglio divino.

Theotokìon. Colui che non lasciò il seno del Padre si compiacque di dimorare nel tuo seno come piccolo bimbo per richiamare le nostre anime, o Vergine; a lui cantiamo: gloria alla tua potenza, Cristo.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Reso sapiente dall’infanzia dal divino Spirito, divenisti ministro di Dio per grazia, ungendo re per ispirazione divina con l’olio dell’unzione, o glorioso.

A Saul, che restava protervo nei cambiamenti iniqui, profetizzasti chiaramente la volontà divina e il suo abbandono dal divino Spirito, o beato Samuele.

Vivendo manifestamente nella bontà, ammonivi il cattivo cambiamento di Israele, correggendolo come sacerdote divino e vero profeta.

Theotokìon. Unendosi a noi per misericordia, il Salvatore filantropo si fa conoscere come Dio e uomo.

Ode 6. Prefigurando la tua sepoltura.

Divinizzato dalla grazia del Verbo, il tuo verbo predisse come imminenti le cose lontane, o profeta Samuele, divina dimora dello Spirito.

Innalzato per eccelse contemplazioni e opere come profeta e sacerdote di Dio onnipotente, con il servizio della legge purificasti il popolo, o ammirabile.

Trasgredendo la legge, Saul diventò miserabile e Dio ti ordinò, o Samuele sapiente in Dio, di ungere con unzione il mite Davide al suo posto.

Theotokìon. Eva fu liberata dalle doglie, o Purissima, poiché tu partoristi senza doglie il Cristo nostro Dio, che ha guarito manifestamente le pene di tutti.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridava supplicando dal ventre del pesce: dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Dopo la sesta ode: Sinassario.

Il 20 di questo mese memoria del santo glorioso profeta Samuele.

Stichi. Samuele che tramontando contemplava la luce sempre viva, la contempla anche dopo il trapasso. Il 20 il profeta Samuele lasciò questa vita.

Lo stesso giorno memoria dei santi 37 martiri martirizzati a Byza in Tracia.

Stichi. Mancano tre per compiere quattro volte i dieci bruciati dal fuoco per te, Trinità.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Severo e Mèmnone il centurione.

Stichi. Sottomesso alla spada, Severo trovò ricompense splendenti, degne della passione della spada. Il fuoco ti tiene poco tempo, o Mèmnone, ti aspetta però una corona perenne.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Fotinì, fuori la porta delle Vlacherne e del santo martire Lucio il senatore.

Stichi. Lucio disprezzò tutti i consigli di Achitofel e per un unico consiglio patì la spada.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Eliodoro e Dossè (oppure Dossà o Sodà).

Stichi. Eliodoro e Sodà, con animo valoroso, lottano entrambi con coraggio per Cristo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I tre fanciulli a Babilonia.

Tua madre ti offrì come grandissimo dono al Re di tutti, compiendo la sacra supplica e cantando dolcemente: Signore, Dio dei padri, tu sei benedetto.

Servendo il Sovrano sovracceleste all’interno del tempio secondo il canone di Aronne, la grazia divina rifulgeva, o glorioso Samuele.

Giudicasti il popolo di Israele con verbo divino, o beato, annunziando sempre a lui la correzione di Dio e respingendo ogni danno dei nemici con la preghiera incessante.

Allontanando ogni materia dal tuo intelletto, o glorioso, ti rivelasti specchio dello Spirito, cantando senza sosta: Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri, nei secoli.

Theotokìon. Generando realmente il fuoco della divinità non ti bruciasti, purissima: brucia perciò le mie passioni materiali, o Genitrice di Dio, come compassionevole e amica del bene.

Ode 8. Redentore onnipotente.

Insignito della veste di Aronne, entravi nel santuario purificando Israele con sacrifici prefiguranti il salvifico sacrificio dell’Agnello o beatissimo.

Accogliendo nell’intimo con animo puro i raggi dello Spirito, o Samuele, preannunziavi come profeta divino le cose distanti come vicine; perciò con fede ti lodiamo.

Tra i figli di Iesse fu scelto Davide come rivelasti tu, Samuele, ungendolo con la sacra unzione e cantando: benedite, opere del Signore, il Signore.

Noi che celebriamo la tua festa, o Samuele, compagno dei giusti, otteniamo con le tue suppliche il regno superno cantando: benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Theotokìon. Rendimi degno della tua misericordia, o Sovrana misericordiosa e amica del bene e strappami dalla geenna e dalla tenebra esteriore, affinché ti celebri con fede e affetto.

Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nel mezzo della fornace, con la rugiada refrigerasti i fanciulli e insegnasti loro a cantare: opere tutte, benedite e lodate il Signore.

Ode 9. Per sua colpa.

Stando come liturgo davanti al Sovrano e nostro Dio lo servivi con una vita incorrotta, ricevendo le rivelazioni divine e pubblicamente profetando, o beato.

Apparisti dal grembo di tua madre come vaso del santo Spirito, o illustrissimo e crescendo con la veste sacra, servivi Dio con mitezza di cuore e bellezza d’intelletto, o beatissimo.

La tua memoria, o teoforo, è sorta oggi per noi come sole illuminando con copiosissimo splendore di doni le anime dei quanti ti onorano e allontanando la tenebra dei malvagi, perciò tutti ti magnifichiamo.

Sei giunto alle dimore luminose e splendi più del sole e contempli ciò che vedono i profeti, gli apostoli e tutti i giusti, divinizzato per partecipazione, o ispirato da Dio, perciò tutti ti diciamo beato.

Theotokìon. Ignorando corruzione da maschio, sola purissima incorrotta Vergine, accogliesti in grembo l’incorrotto Verbo, che con la passione della sua incorrotta carne ha salvato noi, corrotti da molte cadute.

Irmòs. Per sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione, ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; perciò tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Tu che il cielo.

Si celebri Samuele, che come sacerdote e profeta unse re, donato al Dio altissimo da una nobilissima madre prima del concepimento.

Della festa, stessa melodia.

Apostoli, qui radunati dai confini, nel giardino di Getsemani seppellite il mio corpo; e tu, Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Quando te ne andasti al nato da te, si radunarono gli apostoli, venendo su nubi, o Vergine, per seppellire il tuo corpo.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Oh, i tuoi soprannaturali misteri, o pura! Come Madre di Dio, infatti, splendidamente a lui te ne vai, o beata in Dio.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Radunatevi, voi della schiera dei discepoli e degli apostoli divini, per rendere gli onori funebri al corpo della sola Madre di Dio che in sé ospitò la Divinità.

Gloria. E ora.

Quando te ne andasti al nato da te, si radunarono gli apostoli, venendo su nubi, o Vergine, per seppellire il tuo corpo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 19 Agosto – Appendice Il santo martire Andrea lo Stratilata e i suoi 2593 compagni. Il nostro beato padre Bartolomeo di Sìmeri

19 Agosto

Il santo martire Andrea lo Stratilata e i suoi 2593 compagni. Il nostro beato padre Bartolomeo di Sìmeri.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Dominasti il tuo corpo, rinunciasti ai piaceri, soggiogasti i sensi con l’esercizio della castità e del sacrificio, accettasti le prove e sopportasti le tribolazioni, o sapiente in Dio; in premio ora assapori godimento interminabile, felicità inesauribile, gioia inesprimibile.

Col dominio di te e la continua preghiera inaridisti le passioni del corpo; con la pioggia delle tue lacrime annegasti il serpente ingannatore; divenisti a Dio gradito in modo perfetto, o beato, sapiente in Dio; per questo ti colmò di celesti grazie Gesù filantropo, Salvatore delle nostre anime.

Percorresti deciso il cammino dell’ascesi, conservasti intatto il dono della fede, meritasti di portare la corona di giustizia che Cristo ha preparato, come arbitro che assegna il giusto premio in ogni gara e in cambio di fatiche sopportate dona consolazione e ricompensa eterne. Supplicalo anche ora, o teòforo, perché ne diventiamo degni.

Gloria. E ora. Della festa.

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Vespro del 19 Agosto – Memoria del santo martire Andrea lo Stratilata e dei suoi 2593 compagni

19 Agosto

Il santo martire Andrea lo Stratilata e i suoi 2593 compagni.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà della festa e 3 del santo.

Della festa. Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

Memori delle parole del venerabile Gabriele, a te, pura, gridiamo: Salve! Tu dunque pura e venerabile, tu, Madre del Signore, ora che a lui te ne sei andata, ricordagli i tuoi cantori.

La sconfinata sapienza di Dio, da te, Madre di Dio, si costruì nel santo Spirito la propria dimora, trascendendo ogni pensiero: e ora, o inneggiatissima, ti ha trasferita alle tende immateriali.

Supplice mi accosto a te, Madre del Dio di tutti, per essere liberato da tentazioni d’ogni sorta: tu dunque, Genitrice di Dio, unita al Figlio tuo, proteggi il popolo cristiano.

Del santo. Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Dimostrandoti modello di fortezza, incoraggiasti la schiera a scendere nello stadio della lotta, precedendola come suo condottiero, o felicissimo Andrea vittorioso. E per tutti i fedeli di continuo fai scaturire fiumi di guarigioni, avendone ricevuto dal cielo la grazia.

Dimostrandoti eponimo del valore, con valore primeggiasti nell’attaccare l’avversario e lo distruggesti sommergendolo nei flutti del tuo sangue, come un secondo faraone con tutto il suo esercito, o ammirabile. Implora dunque perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Indossando l’insuperabile armatura della croce, o beato, come scudo e corazza hai preso la fede e ti sei mostrato quanto mai tremendo per gli avversari, sbaragliando i loro schieramenti: supplica dunque perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Quando te ne andasti, Vergine Theotòkos, presso colui che da te ineffabilmente nacque, erano presenti Giacomo fratello di Dio e primo gerarca con Pietro, venerabilissimo e sommo corifeo dei teologi e tutto il coro divino degli apostoli: con inni teologici atti a manifestarne la divinità, essi celebravano il divino e straordinario mistero dell’economia di Cristo Dio; e seppellendo il tuo corpo origine di vita e dimora di Dio, gioivano, o inneggiatissima. Dall’alto le santissime e nobilissime schiere degli angeli guardavano con stupore il prodigio e a testa china le une alle altre dicevano: Sollevate le vostre porte e accogliete colei che partorì il Creatore del cielo e della terra; celebriamo con inni di gloria il corpo santo e venerabile che ospitò il Signore che a noi non è dato contemplare. E noi pure, festeggiando la tua memoria, a te gridiamo, o inneggiatissima: Solleva la fronte dei cristiani e salva le nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Apritevi, porte dei cieli: ecco giungere, dopo morte, la Vergine purissima, Madre dell’Altissimo.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Prodigiosamente si raduna, dai confini del mondo, il coro dei discepoli per seppellire il tuo corpo divino e senza macchia.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Salve, nuova città di Sion: il tuo Re è venuto nella gloria della sua forma di Dio-uomo, che immaterialmente ha foggiato.

Gloria. E ora. Tono pl. 1.

Vieni, assemblea degli amici della festa; venite e formiamo un coro, venite e coroniamo di canti la Chiesa nel giorno in cui l’arca di Dio giunge al luogo del suo riposo. Oggi infatti il cielo apre il suo grembo per ricevere colei che partorì colui che l’universo non può contenere e la terra, consegnando la fonte della vita, si abbiglia di benedizione e decoro. Gli angeli fanno coro con gli apostoli, fissando pieni di timore colei che partorì l’autore della nostra vita mentre passa da vita a vita. Veneriamola tutti pregando: Non dimenticarti, Sovrana, della comunanza di stirpe con quanti festeggiano con fede la tua santissima dormizione.

Conclusione.

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Mattutino del 19 Agosto – Appendice Il santo martire Andrea lo Stratilata e i suoi 2593 compagni. Il nostro beato padre Bartolomeo di Sìmeri

19 Agosto

Il santo martire Andrea lo Stratilata e i suoi 2593 compagni. Il nostro beato padre Bartolomeo di Sìmeri.

Al Mattutino

Canone del beato. Ode 1. Tono 4.

L’infelice, oscurata la mente per i tradimenti delle passioni, ottenebrò gli occhi dell’anima con i piaceri, ma tu, o padre, illuminami con le tue preghiere per inneggiare la tua vita divina e angelica.

O beato, fin dalla giovinezza ti sei dedicato tutto a Dio, come terra fertile hai ricevuto nei solchi del cuore il divino seme che, innaffiato con le fatiche, ha fruttificato il centuplo.

Con impeto da giovane ti sei slanciato nelle lotte dell’ascesi e hai fatto come fondamento di questa strada la vita, o beato fuggito dalla patria e hai conquistato l’umiltà, o Bartolomeo.

Theotokìon. Il Puro, trovandoti pura, ha posto in te la sua tenda e ha purificato l’antica vergogna della natura: perciò Bartolomeo con pura coscienza ti ha molto amato, celebrandoti, o Signora.

Ode 3.

Desiderando abitare nella volta dei cieli hai sollevato la tua mente dai beni terreni; come bene divino hai acquistato l’indigenza camminando verso la creazione immateriale.

O santo, fosti riempito dei pensieri delle sacre scritture, dalla insistente meditazione e con mente pronta hai ricevuto la grazia di chiarire con evidenza le cose nascoste a molti con la profondità dello Spirito.

Theotokìon. Un tempo il profeta previde con occhi previdenti te, volume scritto, o Madre casta, intuendo il tuo parto inenarrabile, divenuto libro scritto con il Verbo di Dio.

Ode 4.

O beato, cercando i prudenti e gli amici della virtù, solo con loro vivevi, esaminando la vita di ciascuno, raccogliendo il meglio dal prato, andando molte volte presso città e villaggi come straniero, povero e sconosciuto a tutti.

Vestendo un solo abito stracciato, tagliati i capelli, senza protezione, emaciato dal digiuno e imitando in questo Giacomo, fratello del Signore, portava nella sua mano il bastone a forma di croce come Andrea il grande, primo chiamato.

Attraversando la terra, o indimenticabile e raccogliendo l’utile da tutto, ti sei trasferito alla vita eremitica e divenuto abitante della montagna, vivevi con le bestie selvagge, rimanendo incolume: infatti anche le bestie rispettano la virtù.

Theotokìon. O Pura, hai partorito agli uomini il verbo uguale al Padre, che essendo uguale agli uomini e prendendo le nostre sembianze, non ha subìto cambiamento o mescolanza delle nature; supplicalo di essere misericordioso con il tuo gregge, o Santissima vergine, sposa di Dio.

Ode 5.

Hai sopportato con fortezza il freddo e il rigore dell’inverno, ma colui che tutto vede ti ha rivelato quanto è nascosto a tutti, non lasciando nascosta sotto il moggio la luce, ma rendendo manifesta la luce coperta.

Come le acque sorgive dai tuoi occhi scorrevano le lacrime e i tuoi insegnamenti erano al di sopra del canto delle sirene; la tua giusta vita e la sua bellezza ti hanno reso maestro di prudenza.

Theotokìon. Bartolomeo ti costruì con fede ardente il tuo divino tempio, o Signora, avendo prima preparato se stesso come casa spirituale a Dio, che lo ha deificato e al quale tu hai preparato, o Vergine, il tempio dal tuo sangue.

Ode 6.

La Calabria ti ha conosciuto come una stella luminosa, risplendente dei raggi delle virtù che illuminano intorno e tutta l’Italia e la terra di Sicilia ha goduto della tua grazia.

Un tempo il corvo portò il pane ad Elia; ora con la tua preghiera viene portato il nuovo pane con il quale hanno celebrato il sacrificio incruento rendendo grazie al Creatore.

Molti monaci e superiori accorrono a te da tutte le parti e molti superiori, lasciate le loro occupazioni e pregandoti, hanno preferito essere guidati da te, o padre.

Theotokìon. O Vergine che hai generato Dio, con le tue preghiere risolleva me, che sottomesso alle passioni, sto perdendo la testa e dirigimi nei divini sentieri.

Kontàkion.

Tutti inneggiamo Bartolomeo, lampada che risplende nell’ascesi, canone molto preciso della vita angelica, perché è apparso veramente venerabile abitazione delle virtù: infatti prega Cristo per tutti noi.

Ikos.

Oscurò lo splendore degli astri e la stessa luna la luce del sole sorto da occidente: Bartolomeo si è innalzato molto nelle virtù dei nostri divini padri, divenuto imitatore dei precedenti asceti e avendo ornato la pratica con la conoscenza, in entrambe non è stato secondo a nessuno; per questo abita insieme con il coro dei santi, dei quali è divenuto imitatore, pregando senza sosta per tutti noi.

Sinassario.

Il 19 agosto memoria del santo martire Andrea lo Stratilata e i suoi 2593 compagni.

Stichi. Una moltitudine di uomini radunati da tutta la terra forma un lago enorme col flusso di sangue per colui che un tempo formò l’oceano. Il 19 sant’Andrea viene decapitato.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Timoteo, Agapio e Tecla.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Eutichio il militare e Stratighio, morti per la fede.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Bartolomeo di Sìmeri.

Per le loro sante preghiere, Dio nostro, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7.

O padre Bartolomeo, perfino il papa di Roma ha ammirato la tua venerabile condotta e il senno delle tue parole e ti ha ricevuto con onore come discepolo di Cristo.

Edificato dalle tue parole, l’imperatore autocrate con tutto il senato si è attaccato a te come al padre, colpito dal tuo zelo, dalla potenza delle parole e dalla tua fuga dagli onori.

Ha temuto il tiranno i tuoi rimproveri, o padre e concede a te la grazia della vita di uomini incriminati di delitto, che stavano per essere impiccati.

Theotokìon. Conoscendoti come arca di santità e come pietra incisa da Dio e come portatrice di misericordia, o Madre di Dio, gridiamo al tuo bambino, o Vergine: benedetto Dio dei padri nostri.

Ode 8.

Illuminato dalla conoscenza pratica, la tua fama si è rivelata ovunque: ecco, da tutte le parti accorre a te la moltitudine del popolo per confessarsi con lo spirito compunto gridando al Salvatore: sacerdoti, benedite, popolo, inneggiate per tutti i secoli.

Ti è giunta dalla casa una grande tentazione, o beato: l’invidiosa macchinazione del principe del male ha reso calunniatori molti a te vicini, dei quali hai distrutto gli scherni come una ragnatela gridando a Dio con gratitudine: Popolo, lodatelo nei secoli.

La Signora purissima che ti ha sempre custodito dall’inganno dei nemici, o beato, ti ha preservato da quanti con vanità ti invidiavano, prevedendo quanti si sarebbero salvati con i tuoi insegnamenti, o beato Bartolomeo.

Theotokìon. Mosè, divino veggente, ti ha visto come roveto ardente e incombusto perché hai portato nel tuo venerabile grembo il fuoco divino, o Sovrana Theotòkos; brucia dunque le spine delle mie passioni e purifica la mia mente affinché piamente inneggi: popolo, inneggiate per tutti i secoli.

Ode 9.

O insigne Bartolomeo, ecco, Cristo ti ha donato la ricompensa e i premi delle fatiche, aggregandoti nei cieli alle schiere degli angeli con i quali ti rallegri, vedendo a faccia a faccia la divina bellezza e la gloria inesprimibile di Cristo.

O indimenticabile, hai lasciato come tuo successore il discepolo divenuto tuo vero imitatore e seguace fervente della tua ascesi risplendente nelle virtù; conservalo incolume da ogni male con tutto il gregge che hai fatto crescere con le tue fatiche e i tuoi insegnamenti.

Le tue reliquie sono divenute fonte divina di fiumi vivificanti che, adesso piamente circondiamo con molto affetto e abbracciamo con fede, con gli occhi, con le labbra, con la mente perché è un’urna di divine grazie, prendendo un frutto doppiamente utile per l’anima e per il corpo.

Theotokìon. Purissima Theotòkos Vergine, nel tuo generato sono superate le leggi della natura: il concepimento, infatti, è avvenuto senza seme e la nascita senza doglie, entrambe al di là della natura e dell’intelletto; perciò ti inneggiamo senza sosta come causa del mistero.

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Mattutino del 19 Agosto – Il santo martire Andrea lo Stratilata e i suoi 2593 compagni

19 Agosto

Il santo martire Andrea lo Stratilata e i suoi 2593 compagni.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Le milizie angeliche, apertamente contemplando il tuo transito, pura Madre di Dio, benedetta, inneggiatissima e santissima, radunata la schiera dei discepoli, per volere di colui che da te nacque lietamente, portavano in paradiso il tuo corpo prezioso, cantando a Cristo vivificante, che è nei secoli.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma, uguale.

Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si incarnò da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò con fede ti diciamo beata come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il primo canone della festa e quello del santo. Acròstico: Con inni ti celebro, Andrea stratilata. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Poiché voglio celebrare la tua sacra festa, illumina la mia anima con i raggi splendenti dello Spirito e allontana la tenebra dell’ignoranza, o glorioso martire.

Calpestando il maligno con potere divino e trionfando chiaramente con intelletto valoroso, o martire, fosti arricchito dallo splendore dei martiri, o beato Andrea dal grande nome.

Uccidendo i pensieri terreni, o martire dalle molte lotte, seguisti con coraggio il Verbo per te ucciso e con la morte ti sei trasferito alla vita senza corruzione.

Theotokìon. Colui che per bontà si incarnò da te per la salvezza di tutti i fedeli, o Purissima, è conosciuto Dio e uomo in duplice natura.

Ode 3. In te si rallegra.

Percorrendo la superficie delle tentazioni con la vela della croce, affogasti i nemici nei fiumi del tuo sangue.

Innalzandoti sopra gli scandali del maligno e delle sue insidie, fosti glorificato come preziosissimo vincitore, o martire.

Insignito giustamente della corona, o martire, stai sempre presso Cristo esultando con i preziosissimi martiri davanti a Cristo.

Theotokìon. Generasti, o Sovrana Vergine, sposa divina, il Signore di tutti, che salva gli uomini dalla tirannia del nemico.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Rafforzando la tua anima con coraggio, o martire, annientasti l’arroganza impotente del nemico e patendo con esultanza, fosti gradito a Dio, perciò tutti celebriamo la tua sacratissima memoria con letizia di cuore, o beatissimo Andrea.

Gloria. E ora.

Il venerabilissimo coro dei sapienti apostoli si riunì prodigiosamente per dare gloriosa sepoltura al tuo corpo senza macchia, Madre di Dio inneggiatissima; con loro anche le folle degli angeli celebravano il tuo transito facendone sacre lodi: e anche noi con fede lo festeggiamo.

Ode 4. Vedendo te, Sole.

Avendoti, o sapientissimo, come fortissimo muro, la Chiesa è custodita invitta dagli assalti ostili dei nemici, cantando: gloria alla tua potenza, Signore.

Rafforzando come stratega la falange dei martiri con esempi divini, o beato, la convincesti a non proteggere affatto la carne che sta per disfarsi, come corruttibile.

Brandendo il coraggio come una spada e la croce preziosa croce come una sciabola, o beatissimo Andrea, come stratega valorosissimo annientasti i nemici.

Come atleta invitto e partecipe dello splendore celeste e fonte che per i bisognosi fa scaturire le acque dell’immortalità, lodiamo te, difensore della fede.

Theotokìon. Tutte le lingue degli umani ti lodano, vanto dei martiri e salvezza dei fedeli, poiché generasti Dio restando vergine incorrotta.

Ode 5. Sei venuto, Signore.

Chiamato col nome della vera virilità, o beato Andrea, allontanasti i tuoi nemici e infine li annientasti.

Insignito del salvifico carisma dello Spirito, fai scaturire sempre per i fedeli le acque delle guarigioni, o lodatissimo Andrea.

Per grazia divina in tutta la terra si è diffusa la gloria dei tuoi prodigi e la luce del venerabile martirio, o ispirato da Dio.

Theotokìon. Generando colui che fu ferito dalla lancia, le spade dei nemici sono venute meno da ora fino alla fine, o Madre di Dio e il mondo è stato ricreato.

Ode 6. A te sacrificherò.

Con le tue pene, o martire, spezzasti i pungiglioni del maligno e ti trasferisti esultando alla gloria senza pena, o Andrea, principe del venerabile coro di martiri.

Con poco sangue ricevesti chiaramente in cambio lo splendore eterno e la gioia senza fine con le corone celesti e la gloria senza tramonto.

Un numerosissimo esercito ha lottato con te, martire e tu sei stato annoverato fra i cori degli angeli e ora degnamente stai presso il Sovrano di tutti, esultando con gli angeli.

Theotokìon. Partoristi indicibilmente il coeterno al Padre, che ineffabilmente e incomprensibilmente si fece simile agli uomini, o Madre di Dio; supplicalo di salvare dai pericoli i tuoi servi.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Sinassario.

Il 19 di questo mese memoria del santo megalomartire Andrea Stratilata e dei 2593 martirizzati con lui.

Stichi. O Andrea, come vero stratilata sopportasti con coraggio la decapitazione. La folla dei martiri trafitti versò una pozza di sangue per te, che fondasti le fonti delle acque. Il 19 Andrea morì decapitato.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Timoteo, Agapio e Tecla.

Stichi. La fornace infiammata ha in mezzo come incensiere e aromi Timoteo dal profumo buono e forte. Agapio sopportò il morso della belva e la belva che morde l’anima fu morsa nel cuore. Bizya è la mia patria, Tecla il mio nome, Gaza il mio palco e il morso delle belve l’impresa atletica.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Eutichiano il militare e Strateghio, arsi vivi.

Stichi. Arso nel fuoco, Eutichiano considera il fuoco come grande fortuna e la passione piccola cosa. Avendo Cristo come arma, Strateghio lottava come soldato anche contro la fornace con fuoco ardente.

San Teofane il nuovo, il taumaturgo che fu asceta sul monte di Naussa in Macedonia, la cui reliquia si trova proprio in Naussa, si addormentò in pace.

Stichi. Splendendo prima per virtù, Teofane splende ora in Naussa con le reliquie.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Con lo scorrere del sangue hai fatto realmente scaturire per tutti una fonte che sana i mali e i dolori di quanti vengono piamente a te, o martire ispirato da Dio.

Ereditando col sangue la vita senza tramonto, portasti tutta la santa assemblea al santissimo Verbo, o sapiente martire; supplica con loro Cristo nostro Dio per noi.

Con il divino fiume del tuo sangue, o martire, ti tingesti la porpora e adornandotene, regni ora con il Re di tutti, abbellito con la corona di vittoria.

Theotokìon. O Vergine, che col tuo divino parto oltre natura divinizzasti manifestamente gli uomini, incarnando ineffabilmente Dio, benedetta sei tu fra le donne, o purissima Sovrana.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

Con le tue intense lotte, o glorioso, fermasti gli assalti dei leoni selvaggi e con divino potere umiliasti la boria atea dei tiranni e come vincitore sei corso su nei cieli, cantando: benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Lottando magnificamente e terminando la tua lotta con il taglio della spada, diventasti degno di vedere i fulgori dei santi e dimorare nella gioia e ora canti con gioia: benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Accorrendo al divino tempio del divino martire, prendiamo sempre luce toccando la divina urna delle sue reliquie ricevendo grazia santificante e cantando: benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Theotokìon. Santissima Vergine, che partoristi ineffabilmente il santissimo Dio, che i santi martiri confessarono pubblicamente, santifica e illumina i popoli che cantano: opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ode 9. Da te, o Vergine.

Ecco, rifulge la memoria luminosa dello splendido atleta, dileguando la tenebra dei demòni e illuminando i fedeli; celebriamola con splendore, degnamente magnificandolo.

Apparisti come un grande sole, o martire Andrea, in mezzo ai compagni di martirio, guidandoli col tuo verbo alla luce senza tramonto dello splendore celeste; con loro piamente ti diciamo beato.

A te, che irraggi la luce dei prodigi a tutto il creato, a te irremovibile colonna incoronata della Chiesa e saldezza dei fedeli, a te diciamo beato, o martire Andrea.

Fioristi in mezzo al prato degli atleti come rosa con mistico e buon profumo per il perfezionamento dei fedeli e con la divina grazia allontani l’empio inganno, o sapientissimo.

Theotokìon. Portando fra le braccia Cristo che tutto regge con la volontà, supplicalo, o Sovrana, di salvare dalla mano dell’alieno me, che sempre piamente ti magnifico.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Andrea, illustre stratega e martire, con la divina grazia della croce abbatté la dispotica arroganza e riportò una corona di gloria. Con lui splende la divina folla dei martiri, la falange carica di trofei, l’invitta schiera compatta in cui nulla può far breccia: celebrando con gioia la loro memoria, inneggiamo a Cristo.

Della festa. Tu che il cielo.

Col tuono, sulle nuvole, il Salvatore manda gli apostoli da sua Madre perché con affetto la seppelliscano ed egli stesso discende, scortato dagli angeli.

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Oh, i tuoi soprannaturali misteri, o pura! Come Genitrice di Dio, infatti, splendidamente a lui ora te ne sei andata, o Theotòkos.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Scala per il cielo, la tomba della purissima Theotòkos, guida i cantori della sua divina dormizione.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Quando te ne andasti al nato da te, si radunarono gli apostoli, venendo su nubi, o Vergine, per seppellire il tuo corpo.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Figli tutti della terra, ferventi riuniamoci con gli incorporei per seppellire colei che partorì l’Autore del creato.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 18 Agosto – Memoria dei santi martiri Floro e Lauro

18 Agosto

Memoria dei santi martiri Floro e Lauro.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa e 3 dei santi.

Della festa. Tono 4. Hai dato come segno.

Non ti porta via dalla terra un carro di fuoco, come il giusto Elia, ma lo stesso sole di giustizia, prendendo tra le proprie mani la tua santissima anima, poiché essa è purissima, in se stesso l’ha fatta riposare; e portandoti via prodigiosamente, o casta, con gioia ti ha onorata oltre ogni pensiero.

Venite, amici della festa, festeggiamo oggi splendidamente il santo transito della Madre di Dio: essa infatti consegnò gioiosa la sua anima divina e purissima nelle mani di colui che, già rifulso dall’intatto Padre, negli ultimi tempi dal suo grembo rifulse, Gesù, nostro Dio, presso il quale essa intercede per la nostra salvezza.

O meraviglia quanto mai tremenda! Colei che portò in grembo il Re da nulla contenuto, è deposta in una tomba. Folle di angeli, con gli apostoli, con timore seppelliscono il suo corpo prezioso che accolse Dio: questo corpo che Gesù, Figlio suo e Salvatore delle nostre anime, sollevò in alto facendolo salire ai cieli.

Stichirà dei santi, stessa melodia.

Pietre perfettissime tagliate col martirio e lavorate con le pene si rivelarono i santi, che furono usati per costruire il tempio del Signore e scaraventarono al suolo gli altari e i santuari degli idoli. Proclamiamoli dunque beati come abitanti del paradiso, come doni votivi del tempio celeste.

Attingete grazia e raccogliete illuminazione, letizia e misericordia, toccando le reliquie dei sacri martiri Floro e Lauro, dalle quali zampilla copiosa l’energia divina delle guarigioni; e dichiarandoli beati, perché servi del Signore, con ardore gridiamo: O nostro Dio, gloria a te.

Rinchiusi in una fossa e coperti dalla terra per la crudeltà del giudice, grazie a divine ispirazioni e alla rivelazione del santo Spirito vi siete manifestati a noi come astri raggianti di segni e prodigi e grazie di guarigione, o fratelli vittoriosi, consorti degli angeli.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Venite, popoli, celebriamo la santissima Vergine pura, da cui ineffabilmente venne, incarnato, il Verbo del Padre; acclamiamo e diciamo: Benedetta tu fra le donne, benedetto il grembo che portò Cristo. Tu che hai deposto l’anima nelle sue sante mani, o pura, prega ora per la salvezza delle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Apritevi, porte dei cieli: ecco giungere, dopo la morte, la Madre dell’Altissimo, la Vergine purissima.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Prodigiosamente si raduna, dai confini del mondo, il coro dei discepoli per seppellire il tuo corpo divino e puro.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Con gli iniziati del Verbo, venuti dai confini, intonate un inno, eserciti dei cieli, per la sola Madre di Dio.

Gloria. E ora. Tono 4.

Cantiamo oggi, o popoli, il cantico di Davide a Cristo Dio: Saranno condotte al Re le vergini dietro a lei, le sue compagne saranno condotte con gioia ed esultanza. La figlia di Davide, infatti, per cui fummo divinizzati, passa gloriosamente e ineffabilmente nelle mani del proprio Figlio e Sovrano. Celebrandola come Madre di Dio, acclamiamo dicendo: Salva da ogni sventura quanti ti confessano Theotòkos e libera dai pericoli le nostre anime.

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Mattutino del 18 Agosto – Memoria dei santi martiri Floro e Lauro

18 Agosto

Memoria dei santi martiri Floro e Lauro.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Nella tua gloriosa memoria tutta la terra, spiritualmente adorna dello Spirito immateriale, lietamente a te acclama: Salve, Vergine, vanto dei cristiani.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Per ordine del tuo Creatore, nato da te, radunasti gli apostoli con una nube, affinché vedessero il tuo transito: perciò essi con gloria e letizia grande ti seppellirono inneggiando al corpo castissimo della tua beatitudine, Madre di Cristo Dio.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il primo canone della festa poi questo dei santi, con l’acròstico. Celebro la gloria dei due santi. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Voi, che lo splendore raggiante dello Spirito avvolge, dissolvete l’oscurità tenebrosa della mia anima, affinché celebri con gioia, generosi martiri di Cristo, la vostra sacra memoria, il vostro luminoso ricordo.

Edificati sulla pietra della fede grazie alle divine virtù, vi rivelaste splendida e magnifica dimora, o beati, in cui il Padre si stabilì con il Figlio e il santo Spirito.

Tagliando alla radice i rovi dell’errore, i gloriosi martiri, utilizzando il verbo della fede divina come vomere, hanno arato i cuori lasciati incolti dall’errore e hanno fatto loro infallibilmente portare frutto nella fede che avevano piantato.

Theotokìon. Dal tuo grembo vergine, radice che nessuno irrigò, Purissima, hai fatto sorgere il giardiniere dell’universo, che si fece uomo e subì la sua passione: per lui i divini martiri con affetto e fede lottarono, o Vergine inneggiatissima.

Ode 3. Signore, tu che hai disteso.

Portando a compimento il precetto divino, illustri martiri, avete dato pane in abbondanza ai poveri e li avete guidati alla fede, procurando loro in tal modo la salvezza.

La doppia fonte di luce sfolgorante dei martiri ha scacciato con il bagliore dei prodigi l’oscuro errore del politeismo e guida gli sviati alla luce della fede.

Con i vostri divini consigli e la vostra fede avete guidato un popolo gemente sulla strada della sapienza divina e rovesciato gli altari dei demoni con le vostre preghiere, o martiri beati.

Theotokìon. O Vergine non sposata, da cui è sorto per noi il Verbo onnipotente, dégnati di salvare da tutti i dolori, o Piena di Grazia, ogni città e paese.

Irmòs. Signore, tu che hai disteso il firmamento celeste ed edificasti in tre giorni la Chiesa, rinsaldami nel tuo amore, o unico filantropo, vertice dei nostri desideri e fortezza dei fedeli.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Fedeli tutti, con inni celebriamo Floro e Lauro, martiri sapientissimi, atleti eccellenti; predicarono Cristo Dio precedente i secoli e con il loro martirio hanno abbattuto le menzogne degli idoli; con la loro fede svergognarono i tiranni e per grazia ottennero la gloria senza fine; perciò diciamo loro: Pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Stesso Tono. Della Festa.

Tu che senza seme concepisti Dio e senza corruzione lo partoristi incarnato, per rivestire la nuova incorruttela dello Spirito, come Madre della vita e Regina dell’universo, o Vergine, sei passata alla vita immateriale; perciò ti sei mostrata realmente, Madre di Dio purissima, come la nuvola da cui sgorgano per noi le onde della vita. Prega tuo Figlio, nostro Dio, di donare remissione delle colpe ai fedeli che venerano la tua santa dormizione.

Ode 4. Tu sei mia forza.

Affrontando il nemico con ardore, i nobili martiri lo abbatterono con l’arma potente della tua croce e torturati piamente cantavano: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Fortificati da Cristo, pietra tagliata, come è scritto, dalla montagna, la serva di Dio, gloriosamente spezzaste, o santi, le statue degli idoli ed elevati sapientemente al vertice della salvezza, somigliavate ad angeli.

Floro e Lauro, coppia santa di atleti, con gioia predicarono l’unico splendore della divinità trisolare e sollecitamente bevvero il calice del martirio cantando a Gesù: Gloria alla tua potenza, filantropo.

I divini martiri, i due luminari che rischiarano i confini del mondo, sottomettendosi alla legge di Dio, sottomisero gli empi al culto dell’unico Dio, illuminando con l’apertura degli occhi la vista delle loro menti.

Theotokìon. Il plasmatore di tutto e Dio scelse te, sempre vergine, come pura fra le generazioni, o Madre di Dio e l’unico Re dei secoli rese il tuo grembo palazzo incontaminato e da te apparve agli uomini.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

La coppia fraterna dei martiri non subì separazione: avendo la stessa speranza e la stessa fede nella Trinità indivisibile, nella carità riunirono tutti coloro che il funesto errore avrebbe potuto dividere.

Prendendo la verità per cordone e per cesoia la divina conoscenza, piamente, o atleti, intagliaste con divino vigore le menti di pietra, rendendole templi della Trinità con l’illuminazione dello Spirito.

Recisa ogni malizia, gloriosi martiri, vi rivelaste coltivatori di ogni pietà con parole e azioni, piantando in cuori incolti il virgulto germogliato dalla radice di Iesse.

Theotokìon. Il grande mistero nascosto e anteriore a tutti i secoli, sconosciuto alle epoche precedenti, il Verbo del Padre incarnato e fatto uomo per noi, per te fu rivelato, fanciulla purissima.

Ode 6. Perdonami, Salvatore.

Con inflessibile pazienza, respingendo gli empi, i famosi atleti di Cristo trovarono onorevole fine, senza venir sepolti nella vanità dell’empietà.

Dimostrandovi spade dello Spirito potente, uccideste i malvagi incorporei, o beati e piamente raffiguraste la beata passione di colui che fu colpito al fianco.

Appariste, o illustri, come due mammelle splendide della Chiesa di Cristo, per cui versaste non latte, ma grazia inesauribile e salvezza, zampillando guarigioni.

Theotokìon. Sana, o Purissima, la mia anima indebolita dal peccato, poiché generasti il medico delle nostre anime, che i martiri confessarono, diventando a loro volta guaritori delle nostre passioni.

Irmòs. Perdonami, Salvatore, malgrado la moltitudine delle mie colpe; strappami dall’abisso del male, ti supplico; per questo a te grido: Signore della mia salvezza, esaudiscimi.

Kontàkion autòmelo. Tono 2.

Tomba e morte non trattennero la Madre di Dio sempre desta nell’intercessione e immutabile speranza con la protezione: come madre della vita alla vita la trasferì colui che dimorò nel suo grembo sempre vergine.

Sinassario.

Il 18 di questo mese memoria dei santi martiri Floro e Lauro.

Stichi. Per il Verbo di Dio che ebbe sete morendo, al pozzo Floro e Lauro vanno correndo; in questo pozzo profondo la terra vede chiudersi, il diciottesimo giorno, la vita di Floro e Lauro.

Lo stesso giorno la santa folla di poveri che avendo infranto gli idoli, perì nel fuoco.

Stichi. Uomini poveri trovarono pura ricchezza lasciando nel fuoco la questua elemosinata.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Ermete, Serapione e Polieno.

Stichi. Ad Ermete, violentemente lapidato, il cielo fu come roccia di salvezza per la lepre. Anche Serapione sopporta la lapidazione senza paura, né timore. Polieno si fece levigare dalle pietre per Cristo, che fece scaturire una fonte dalla rupe.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Giuliana, dalle parti di Strobilo e del santo martire Leone, che subì il martirio nel mare dalle parti di Myra di Lycia.

Lo stesso giorno memoria di quattro asceti che morirono in pace nel deserto.

Stichi. Quattro uomini affratellati morirono lasciando gli scheletri nello stesso deserto.

Lo stesso giorno memoria dei nostri padri tra i santi Giovanni e Giorgio patriarchi di Costantinopoli.

Stichi. Disse Giorgio morendo: Come ordini, o Cristo, vengo chiamato dall’alto. Le personalità della Chiesa piangono non sopportando la perdita di Giovanni.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. La discesa divina.

I gloriosissimi martiri Floro e Lauro, distrutti gli dèi di legno e di pietra dei pagani, elevarono se stessi come stele della divina scienza per quanti cantano: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Pieni del fuoco del santo Spirito, avete custodito incolumi, o gloriosi martiri, con la rugiada della vostra divina intercessione, gli uomini venerabili, condannati crudelmente ad essere gettati nella fornace.

Floro e Lauro, santi martiri, senza sosta concedete la salvezza a quanti il pericolo circonda, la guarigione ai malati, agli oppressi la liberazione, gridando: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Come rosa nella valle di questa vita, o Vergine pura, Dio ti scelse: in te dimorò e nella carne venne a cospargere del profumo della conoscenza di Dio quanti ti proclamano Theotòkos.

Ode 8. Sette volte più del solito.

Nutrendo con parola di vita le anime affamate del cibo salvifico, o insigni, vi rivelaste provvidenza dei poveri e degli orfani, sovvenendo ai bisogni di chi canta: Benedite, fanciulli il Signore, celebratelo, sacerdoti, sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Santamente siete vissuti e santamente moriste, dopo essere rimasti a lungo nascosti in terra, siete rifulsi a noi più del sole con bagliori di miracoli straordinari per i fedeli che cantano: Sacerdoti benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Come due astri brillanti siete apparsi santamente nel firmamento spirituale della Chiesa e con i vostri miracoli, o atleti, non cessate di illuminare sempre il creato, gridando: Benedite fanciulli il Signore, celebratelo, sacerdoti, sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Theotokìon. Più santa degli angeli, fanciulla santissima, generasti il Santo dei santi, divenuto per compassione senza mescolanza mortale come noi per salvare quanti a lui senza sosta gridano: Benedite, fanciulli, il Signore, celebratelo, sacerdoti, sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Irmòs. Sette volte più del solito nel suo furore il tiranno dei caldei fece infiammare la fornace per i fedeli del Signore; ma vedendoli salvati da una forza onnipotente, gridava: Fanciulli benedite, sacerdoti celebrate, popolo esalta Cristo nei secoli.

Ode 9. Sbigottì il cielo.

Ecco, dunque, com’è buono, soave e salvifico, disse Davide un tempo, che due fratelli abitino insieme nello Spirito, lottino contro il diavolo e lo vincano: degnamente li diciamo beati.

Appariste per grazia splendidi occhi della venerabile Chiesa e un tempo foste privati degli occhi dalla tenebra malvagia, ma prima della morte e dopo la sacra fine li apriste alla gloria del benefattore di tutti, o illustri santi Floro e Lauro.

Come predetto, Cristo rivelò con segni e prodigi straordinari, o santi, la vostra sepoltura e la cassa in cui giacevano santamente i corpi, effondendo profumo di soave aroma e raggi di guarigioni.

O coppia divina e realmente luminosa, Floro e Lauro, martiri vittoriosi, stando sempre in cielo presso la Trinità santa, chiedete liberazione dai peccati e mali per noi, che sulla terra celebriamo la vostra sacra memoria.

Theotokìon. Tremendo il tuo concepimento, Madre pura, poiché concepisti oltre natura, restando vergine come prima, colui che le schiere temono, il Dio Verbo, divenuto uomo sulla terra; perciò, confessandoti con lingua e cuore, Theotòkos, ti magnifichiamo.

Irmòs. Per questo sbigottisce ogni orecchio e sono colti da stupore i confini della terra; perché Dio è apparso corporalmente agli uomini e il tuo grembo è divenuto più ampio dei cieli: te dunque, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini magnificano.

Exapostilarion. Udite, donne.

Toccando con fede i vostri sacri resti, come voi siamo fortificati, o felicissimi Lauro e Floro. Voi dunque, o megalomartiri, ricordate al Signore presso il quale state, noi che celebriamo la vostra splendida e luminosissima memoria.

Della festa. Tu che il cielo con le stelle.

La folla degli apostoli, radunata nelle nubi, dovutamente seppellisce la Madre del Signore, alla presenza del Salvatore con miriadi di angeli.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Salve, Getsemani, divino sacrario della sola Madre di Dio, in cui fu deposta la Regina di tutti.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

La Madre di Dio, la sola Theotòkos più che benedetta è gloriosamente portata dalla terra ai cieli.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Inneggiate, voi tutti, cori dei cieli: perche la Vergine Madre è prodigiosamente portata dalla terra ai cieli.

Gloria. E ora. Tono 4.

Le folle degli angeli in cielo e la stirpe degli uomini in terra proclamano beata la tua augustissima dormizione, santissima Vergine pura, poiché divenisti Madre di Cristo Dio, Creatore di tutti; non smettere, ti preghiamo, di implorarlo per noi che, dopo Dio, in te abbiamo riposto le nostre speranze, o Madre di Dio inneggiatissima e ignara di nozze.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 17 Agosto – Appendice Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Nuovo

APPENDICE – 17 Agosto

Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Nuovo.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Dominasti il tuo corpo, rinunciasti ai piaceri, soggiogasti i sensi con l’esercizio della castità e del sacrificio, accettasti le prove e sopportasti le tribolazioni, o sapiente in Dio; in premio ora assapori godimento interminabile, felicità inesauribile, gioia inesprimibile.

Col dominio di te e la continua preghiera inaridisti le passioni del corpo; con la pioggia delle tue lacrime annegasti il serpente ingannatore; divenisti a Dio gradito in modo perfetto, o beato, sapiente in Dio; per questo ti colmò di celesti grazie Gesù filantropo, Salvatore delle nostre anime.

Percorresti deciso il cammino dell’ascesi, conservasti intatto il dono della fede, meritasti di portare la corona di giustizia che Cristo ha preparato, come arbitro che assegna il giusto premio in ogni gara e in cambio di fatiche sopportate dona consolazione e ricompensa eterne. Supplicalo anche ora, o teòforo, perché ne diventiamo degni.

Gloria. E ora. Della festa.

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Vespro del 17 Agosto – Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Giovane

17 Agosto

Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Giovane.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa e 3 del santo.

Della festa. Tono 2. Con quali ghirlande.

Con quali labbra, noi miseri, proclameremo beata la Theotòkos, la più nobile di ogni creatura e più santa dei cherubini e di tutti gli angeli, stabile trono del Re, dimora in cui abitò l’Altissimo, salvezza del mondo, santuario di Dio, lei che in questa sua divina memoria concede copiosamente ai fedeli la grande misericordia?

Quali cantici spirituali offriremo ora a te, santissima? Poiché con la tua immortale dormizione hai santificato tutto il mondo e sei passata alle regioni sovramondane per contemplare la bellezza del Pantocrator e sempre con lui esultare come Madre; ti hanno scortata le angeliche schiere e le anime dei giusti, o pura: con loro chiedi per noi la pace e la grande misericordia.

Quali canti meravigliosi ti hanno offerto un tempo, o Vergine, gli apostoli del Verbo, stando tutti in cerchio intorno al tuo giaciglio? Alzando voci piene di stupore, dicevano: Se ne va la reggia del Re, viene innalzata l’arca della santità. Alzatevi, porte, affinché entri con grande gioia la porta di Dio, che senza sosta chiede per il mondo la grande misericordia.

Del santo. Stesso tono. Quando dal legno.

Quando l’incendio dell’empietà divorava tutta la regione, o beatissimo, acceso dal fervore dello Spirito predicasti il Verbo che, nella sua bontà, indossò la carne dalla Vergine Madre di Dio e per questo subisti il fuoco e le tremende pene delle torture, corroborato dalla forza dello Spirito.

Quando l’esecrabile nemico si studiava di depredare con adulazioni la tua mente, tu, adorno di vigore, gli hai resistito con tutte le forze e hai sopportato pene che ti hanno condotto all’eredità immune da pena del regno dei cieli e dell’eterno gaudio, o Myron, martire ammirabile.

Quando il nemico colpiva con nerbate la tua sacratissima povera carne, crudelmente consumata dalle raschiature, o martire, tu tenevi fisso lo sguardo in Cristo, arbitro della lotta, che ti tendeva la mano della divina potenza: compiuta dunque la corsa, hai ottenuto grandissimi trofei, o generosissimo martire vittorioso.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 2.

Colei che è più alta dei cieli, più gloriosa dei cherubini e più venerabile di ogni creatura, colei che per la sua sovreminente purezza divenne ricettacolo dell’essenza eterna, consegna oggi la sua santissima anima nelle mani del Figlio: per essa tutto l’universo è colmato di gioia e a noi è data la grande misericordia.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

La schiera dei discepoli si raccolse dai confini con i venerabili angeli, o Madre di Dio, per seppellire il tuo corpo che accolse Dio.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Venite, figli della terra, componiamo oggi con gli angeli uno splendido coro, per la dormizione della sola Madre di Dio.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Inaccessibile alla corruzione era il tuo corpo: per legge di natura fu dato alla sepoltura, ma permane incorrotto.

Gloria. E ora. Tono 2.

La sposa purissima e Madre del beneplacito del Padre, colei che da Dio fu prescelta come luogo della sua unione senza confusione, consegna oggi l’anima senza macchia a Dio Creatore: l’accolgono in modo divinamente degno le schiere degli incorporei e viene trasferita alla vita colei che è veramente Madre della vita, lampada della luce inaccessibile, salvezza dei credenti e speranza delle nostre anime.

Apolytìkion. Tono 1.

Nel parto conservasti la verginità, nella dormizione non abbandonasti il mondo, Theotòkos. Sei passata alla vita, essendo madre della vita e con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime.

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Mattutino del 17 Agosto – Appendice Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Giovane

APPENDICE – 17 Agosto

Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Nuovo.

Al Mattutino

Canone del santo. Ode 1. Tono 4.

L’inclito Elia che ora risplende nelle virtù ha imitato Elia nella vita; come astro meraviglioso in occidente invia i raggi dell’ascesi ai confini dell’occidente.

La sua sacra vita si manifestò dalla giovinezza: avendo abbandonato le sterili preoccupazioni è stato annoverato fra le schiere degli asceti, avendo sottoposto allo spirito i desideri della carne che passa con l’autodominio e le fatiche dell’ascesi.

O beato sapiente, benché ancora giovane sei stato reso degno da Dio di carismi profetici: predire il futuro a tutti preannunziando gli eventi imminenti e suscitando l’ammirazione degli ascoltatori.

Unito a Dio, al quale sei vicino, provenendo dalla Sicilia hai distrutto le astuzie dei demòni con fulgide lotte, divenendo vincitore ammirabile per la forza dello spirito.

Theotokìon. La natura che conserva non ha visto fino a te una vergine che madre allatta il suo neonato: tu sola hai unito entrambe queste cose e colui che è stato da te generato, è stato anche il creatore della natura.

Ode 3.

Apparisti, o luminoso, come un albero ornato di molte virtù, perciò degnamente ricevesti l’unzione del sacro sacerdozio, celebrando i divini e celebrati misteri.

Sopportasti, o fortissimo, i sudori e le fatiche dei martiri in Cristo; rapito dalle mani barbare degli arabi sperimentasti molti flagelli e tribolazioni.

O teoforo Elia, torturato con flagelli, non hai mai negato l’eccelso nome di Dio creatore, per questo degnamente hai ricevuto dall’alto la corona incorruttibile.

Theotokìon. Assumendo, o Cristo, la natura impura dei viventi, la purificasti dalla caduta del progenitore apparendo neonato dalla Vergine, rimanendo Dio senza mutamento e variazione.

Kàthisma.

O Elia beatissimo, la tua vita luminosa, la forte ascesi, le ammirevoli lotte, le sublimi fatiche hanno riscattato il mondo, allorché, ricevuta la grazia dall’alto con le tue preghiere al Signore, hai curato le difficili passioni degli uomini affaticati.

E ora. Della festa.

Ode 4.

A vendo mente matura nella giovinezza, sei apparso, o Elia, altro Giuseppe: come quello sopportò forti tentazioni, tu conservasti con prudenza la bellezza intatta della verginità.

Fortificato dalla grazia che in te abitava, sei andato con gioia in terra santa; dopo hai abitato a Roma e sei divenuto abitazione della santità.

O padre, hai mostrato il tuo corpo come vaso di profumo che ha toccato i luoghi degli apostoli ed hai reso belli i tuoi piedi; sei andato nell’abbraccio della terra calabra compiendo le altezze dell’ascesi.

O padre, ti sei applicato come un’ape al prato della Sacra Scrittura, nella lingua hai portato i fiori dello Spirito, nutrendo, o santissimo, te stesso e i vicini con le tue parole come un pane.

Theotokìon. O sposa di Dio, colui che siede in seno al Padre, prendendo da te carne, per indicibile misericordia, crebbe con gli uomini e ricreò il mondo come aveva predetto il profeta ispirato da Dio.

Ode 5.

O sapiente, sempre amando la povertà secondo Cristo con felicità inturbabile, hai gioito per l’assoluta indigenza e ti sei fortificato guardando sempre alle venerate beatitudini delle diviene scritture.

Quale mio discorso può esprimere la catena delle tue grazie? Fai sgorgare miracoli e metti in fuga, o teoforo, gli spiriti cattivi e le passioni dolorose degli uomini, di quanti con fede ti dicono beato.

Avendo compassione per i poveri, hai sempre nutrito gli indigenti e, cosa paradossale, hai accumulato nei cieli la ricchezza che non marcisce, di cui godi ora gloriosamente, o venerabilissimo Elia.

Per conseguire i premi stabiliti, sapiente Elia, mortificasti la carne, vivificasti l’anima e sempre con digiuni e preghiere servivi Dio con la tua vita pari agli angeli.

Theotokìon. O Madre, il mondo riceve luce da colui che è stato nel tuo grembo: egli spegne l’inganno dell’ateismo e ha illuminato la terra con i raggi della conoscenza di Dio, rivestendo di decoro la sua carne.

Ode 6.

O padre, hai unito le lotte dell’ascesi alle lotte e alle torture barbariche; manifestamente risplendi dalle due parti e illumini i tuoi cantori.

Avendo ricevuto la grazia dall’alto, o Elia, dai la vista ai ciechi e la guarigione agli zoppi: hai fatto molte cose egregie e tremende con la tua supplica.

Predici come ottimo profeta le cadute delle città e l’inesorabilità della giustizia divina, piangendo con grande compassione gli abitanti di questa città.

Theotokìon. Diventa forte arma dei tuoi profughi e allarga, pura Vergine, le tue braccia, nelle quali hai portato tuo Figlio e custodiscici.

Kontàkion. Tono 2.

L asciando le cose di quaggiù desideravi i beni superni; aggiogando la quadriga delle virtù come un tempo il Tesbita, salivi correndo verso Cristo tuo creatore, beatissimo padre Elia e ora intercedi senza sosta presso di lui per tutti noi.

Ode 7.

Conosciuta la grandezza delle tue virtù, o beatissimo, il pio imperatore ti invita contro il tuo volere presso di sé, ma tu sei volato presso Dio onnipotente come avevi predetto, cantando: benedetto tu sei.

Ecco, camminando, o santo preso da Dio, con mezzi imperiali, vicino al tuo signore sei salito come su un carro celeste o sapiente, come una volta Elia il Tesbita, cantando: benedetto tu sei.

Morto nel corpo e vivente, o padre, nello spirito, sei tornato nella tua abitazione come prezioso tesoro per quanti gridano: benedetto sei tu, o Dio, nei secoli.

Coloro che vedono il tuo corpo, o ispirato da Dio, sono pieni di stupore, perché è conservato tutto intero e incorrotto per molti anni e suscita il canto al Creatore del mondo: benedetto sei tu, Signore.

Theotokìon. Colui che ti vide come porta chiusa, o sempre Vergine, dice: in lei risiede il Signore, aspettando di mangiare il pane, lui che ha preso la carne salvando quanti cantano: benedetto sei tu, o Dio.

Ode 8.

R adunati lodiamo con divine melodie, applaudendo le fatiche dell’ammirabile ascesi e le molte sofferenze, acclamando: benedite e lodate il Signore.

Tu padre, pur abitando in un sepolcro compi innumerevoli miracoli, come quelli che compivi da vivo: rialzi quella donna prostrata a terra, gridando: opere tutte, benedite e lodate il Signore.

I confini dell’occidente hanno gioia luminosa perché hanno la fortuna di averti come sole, che respinge nuvole di barbari con la luce delle tue suppliche e cantando: benedite ed inneggiate al Signore.

Trinitario. Inneggio il Figlio che ha la stessa potenza del Genitore, lo Spirito e con lo Spirito senza inizio, potenza trisplendente, unico raggio della Divinità, chi custodisce tutto e contiene tutto con la potenza della Divinità.

Theotokìon. Colui che siede sullo stesso trono con il Padre e lo Spirito, prendendo secondo ipòstasi la carne da te, diventa duplice nella natura, salvando, o Vergine, quanti cantano con fede: benedite e lodate il Signore.

Ode 9.

O celebratissimo Elia, sei divenuto lampada illuminando l’oscurità occidentale più del sole che sorge da oriente e respingendo con le tue preghiere la nebbia di molte catastrofi.

Sovrintendi guidando i figli che adesso cantano con fede inni a te, beatissimo padre, annunziando la tua santa vita e condotta, le ferite ricevute dai barbari e i miracoli.

Ti sei innalzato all’incorruttibile regno divino al posto del corruttibile, partendo dalla terra secondo la legge della natura umana, vedendo il solo immortale Re di tutto e vivendo con gli angeli.

Vigila, adesso, su noi confratelli del tuo monastero, divenendo guida per il perdono dei peccati, scaccia l’impeto dei barbari e conserva il tuo gregge sano dalle frecce che distruggono le anime.

Theotokìon. Proteggi i tuoi servi, o Signore, tranquillizza le difficili circostanze che ci circondano, abbatti i cattivi figli di Agar e sottometti ai pii imperatori la loro superbia con le tue preghiere.

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Mattutino del 17 Agosto – Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Giovane

17 Agosto

Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Giovane.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Esultano, o santissima, la tua anima spirituale passata ai cieli, il tuo corpo puro passato nel paradiso, lungi dalla corruzione. Perciò il Signore punì gli empi che agirono con inganno nei confronti della tua salma preziosa. Noi dunque con gli apostoli acclamiamo: salve, piena di grazia.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si incarnò da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò con fede ti diciamo beata come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare le nostre anime.

Il primo canone della festa, poi quello del Santo. Acròstico: Canto, Myron, la tua grazia profumata. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Venite, popoli.

Danzando nella festa dell’atleta Myron, tutti cantiamo lode a Dio, che lo ha rafforzato per distruggere il potere dell’avversario.

Portasti te stesso come dono, sacra offerta, buon auspicio e sacrificio profumato lottando secondo le regole, o martire dalle grandi lotte.

Come tempio spirituale del sole rifulso dalla Vergine, o glorioso, scacciasti il lupo vorace d’anime, che si slanciava per scompigliare il divino gregge.

Theotokìon. Tu sola concepisti senza coniugio il Dio confessato fatto simile a noi dai vittoriosi martiri che annientarono l’errore, o casta Sovrana.

Ode 3. Sulla pietra della fede.

Innalzando l’amore del tuo cuore verso il Signore innalzato in croce, fosti innalzato fatto a pezzi sul legno, o atleta, prontamente cantando: Non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Conficcasti nel cuore del tiranno, o valoroso e illustre soldato di Cristo Re, i dardi appuntiti delle tue parole e cantando dicevi: Non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

O grande lottatore Myron, sorgendo come aurora, come giorno, dileguasti la caligine dell’ignoranza, illuminando quanti salmeggiano ogni giorno: Tu sei il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Theotokìon. Tutto il creato, malato di ateismo curasti paradossalmente concependo il Dio medico, perciò ringraziandoti acclamiamo: Non c’è puro all’infuori di te, Sovrana.

Irmòs. Nella pietra della fede mi stabilisti, dilatasti la mia bocca contro i miei nemici, poiché si è rallegrato il mio spirito nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Kontàkion della festa. Tono pl. 2. Autòmelo.

Tomba e morte non hanno trattenuto la Theotòkos sempre desta con la sua intercessione e immutabile speranza con la sua protezione: come Madre della vita alla vita l’ha trasferita colui che nel suo grembo sempre vergine aveva preso dimora.

Kàthisma del santo. Tono 4. Apparisti oggi.

Radunandoci, fedeli tutti, coroniamo di canti e innodie profumate il glorioso sacro atleta Myron, che dà refrigerio da qualsiasi male.

Gloria. E ora. Della festa. Uguale.

Celebrando la festa del tuo venerabile transito, o santissima, piamente ti inneggiamo, Genitrice di Dio lodatissima, non disprezzare quanti con affetto t’inneggiano.

Ode 4. Lode a te, Signore.

Confessando in mezzo allo stadio il Salvatore, Dio e Signore rifulso dalla Vergine, o glorioso, umiliasti con fermezza la superbia dei tiranni e annientasti il politeismo.

Colpito e battuto non cedevi minimamente, stupendo con animo valoroso gli angeli, che vedevano la tua fermezza con cui sconfiggesti nemici incorporei e risultasti martire vittorioso.

Essendo impregnato di divina rugiada, valorosamente entrasti nella fornace di fuoco, venendo visto in essa, sapiente Myron, danzare con gli angeli totalmente illeso dal fuoco, o felicissimo.

Theotokìon. Il grande e tremendo mistero del tuo concepimento sbalordisce, o pura, ogni mente poiché Dio per bontà si compiacque di farsi uomo da te per la salvezza e riplasmazione del mondo.

Ode 5. Illuminazione.

La tua luminosa memoria, estesa a tutto il mondo per la potenza dello Spirito, irraggia illuminazione di pietà su quanti la venerano e annunziano le tue meraviglie.

Valorosamente subisti le pene davvero amare come un incorporeo, o nobile martire: sopportasti infatti di essere spellato come fosse un altro a soffrire, rafforzato sapientemente da forza invisibile, o glorioso.

Le tue pene, o martire, stillarono mirra profumata, scacciando ogni fetore dell’ateismo, profumando sempre la santa Chiesa di Cristo, che con fede e affetto sapientemente ti proclama beato.

Theotokìon. Supplica per noi colui che da te s’incarnò per un indicibile verbo, o purissima benedetta, affinché quanti ti proclamiamo Theotòkos pura, siamo scampati da tutti i nemici, visibili e invisibili, o castissima.

Ode 6. Dal ventre del pesce.

Nei rivi del tuo sacro sangue sommergesti le falangi dei demòni, o valorosissimo soldato e portando la corona, correvi verso Dio, divenendo eccellente vincitore.

Vedendo il tuo volto illuminato da splendori divini, i tiranni stupirono, o atleta; non conoscendo poi Dio, ottennero la tenebra, inviati all’eterno castigo.

Torturato per ordine di un crudele tiranno, o ammirabile, superasti la natura sopportando supplizi e spogliazione, dimostrando il tuo puro desiderio e l’assoluta tensione verso Dio, o felicissimo.

Theotokìon. Le leggi della natura in te, Vergine, si rinnovano: oltre natura, infatti Dio Emanuele, per natura inaccessibile, straordinariamente generasti per il rinnovo di noi fedeli.

Irmòs. Dal ventre del pesce Giona gridò al Signore: Traimi tu dall’antro dell’ade, ti supplico, affinché come redentore, con voci di lode e spirito di verità a te sacrifichi.

Kontakion.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Avendo amato Cristo dall’infanzia, o celebratissimo e avendo osservato i suoi divini precetti, a lui sei accorso con tutto te stesso, o Myron e trovasti riposo, glorificandolo con gli angeli e chiedendo per tutti divina remissione.

Ikos.

Celebriamo tutti, come genuino myron profumato di Cristo, colui che dal grembo materno fu santificato; davvero egli offre la guarigione delle malattie a chi si accosta con fervida fede: acceso infatti dall’amore del Creatore, soffre con quanti sono nelle angustie, il felicissimo e li libera dalle sventure, su tutti effondendo il profumo della grazia a lui data dallo Spirito, per tutti chiedendo divina remissione.

Sinassario.

Il 17 di questo mese memoria del santo martire Myron.

Stichi. Che mi importa se mi hanno decapitato, ora che la sacra corona sta per ornare il mio capo? Dichiara fieramente il coraggioso Myron. Il 17 muore trafitto dalla spada.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Stratone, Filippo, Eutichiano e Cipriano.

Stichi. Mi hanno reso un orrore, diceva Stratone, questi uomini orribili e mi uccidono nel fuoco. Amando Dio, Filippo fece ciò che diceva: condannato al rogo moriva senza codardia. Eutichiano stava nella fornace come un cavallo in pianura. Cipriano, sopportando ustione materiale, evitò i tormenti di cui parlano le Scritture.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Paolo e Giuliana sua sorella.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Tirso, Lefkio, Coronato e dei loro compagni e sinassi della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria in Armatio.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Elia il giovane.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Disprezzando l’empio culto.

Il tuo splendido intelletto, incendiato dall’affetto divino, o sapiente, gioiva ed esultava, mentre stavi in mezzo alla fiamma con fede acclamando come un tempo i tre fanciulli: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Vedendo gli angeli stare con te in mezzo alla fiamma, lampeggianti in forma indicibile, o sapiente, i presenti sbalordirono e rivolgendo inni al Sovrano acclamavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Stando lieto con intelletto puro in mezzo alla fornace con gli intelletti angelici, inneggi al Signore sommamente buono, che tratteneva la fiamma salvando te, che canti: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Luogo di Dio, piacevole palazzo e divino trono sul quale sedendo fu preparato per tutti un seggio celeste apparisti, o Vergine, perciò a te acclamiamo: Benedetta tu, che concepisti Dio nella carne.

Ode 8. Il Dio sceso nella fornace.

Vedendoti invincibile, o valoroso, l’iniquo giudice ti manda a venir scorticato fino alle ossa con uncini, facendoti a pezzi, ferito incurabilmente con lesioni insopportabili.

Dal cielo tutta la folla lo udì: Dio ti parlò chiamandoti all’ineffabile gioia del riposo nell’aldilà, o martire, invitandoti a unirti ai cori degli angeli nei cieli, o glorioso.

Stavi come Daniele in mezzo alle belve, che rispettavano la tua beata passione e la sublime grandezza delle tue lotte, o beatissimo, attente alla tua viva voce.

Theotokìon. Trafitto dalle frecce del nemico, la mia anima è stata tutta ferita e soffro mali incurabili; o purissima, tu che generasti ineffabilmente Cristo Salvatore, sanami e salvami, o speranza dei disperati.

Irmòs. Il Dio sceso nella fornace di fuoco mutando in rugiada la fiamma per i fanciulli ebrei, inneggiate, opere come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Il Verbo, Dio da Dio.

Per vedere la gloria futura e l’ineffabile splendore del giudice di gara Cristo, degnamente, o valorosissimo, chini la cervice e accetti il taglio della spada e colmi di gioia le divine falangi dei martiri.

Come myron profumato, o ammirabile Myron, la tua ammirabile memoria, profumando i cuori dei fedeli è giunta a noi e per le tue preghiere colma di profumo divino noi, che con affetto la celebriamo.

L’Acaia si vanta delle tue fasce e delle tue lotte, valoroso atleta del Signore; di più si delizia Cizico, possedendo il tuo provatissimo corpo come vero tesoro e fonte di guarigioni e purificazione dai mali.

Sion, eletta negli eccelsi, la metropoli spirituale di tutti i santi, la venerabile Chiesa dei primogeniti, come sta scritto, ti possiede come martire che sempre supplica per noi, o primizia dei martiri.

Theotokìon. Come gli angeli tutti gridiamo a te, Vergine, palazzo e trono di Dio: Salve tu, per cui diventammo degni del regno dei cieli noi, un tempo caduti nella corruzione, rovinando stoltamente la primitiva bellezza.

Irmòs. Il Verbo, Dio da Dio, indicibilmente per noi incarnato da Vergine santa, venuto con indicibile sapienza a rinnovare Adamo, caduto malamente per un cibo di perdizione, noi fedeli, unanimi, con inni magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

La Chiesa ha in te una rosa olezzante, o Myron, martire dalle grandi lotte: ti dimostrasti infatti profumo di Cristo, o celebratissimo; per lui lottasti gioioso e da lui ricevesti gloria: a lui tu sempre ricordi quanti ti onorano con affetto.

Della festa. Tu che il cielo.

Col tuono, sulle nuvole, il Salvatore manda gli apostoli da sua Madre perché con affetto la seppelliscano: ed egli stesso discende, scortato dagli angeli.

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Ti accoglie, o Vergine, come sposa di Dio, il regno superno e la gloria degli eletti, ora che te ne sei andata al Figlio tuo.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Si raduna la folla dei discepoli per la sepoltura della Madre che generò Dio, giungendo dai confini a un cenno onnipotente.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Gloria in cielo, letizia sulla terra: perché la Madre del Creatore consegna ora l’anima sua nelle mani del Sovrano.

Gloria. E ora. Tono pl. 4. Dell’imperatore Leone.

Gesù, Figlio tuo e nostro Dio, o Theotòkos, confermando le sue due nature, come uomo muore, ma come Dio risorge e ha voluto che tu, Madre di Dio, per legge di natura morissi, perché l’economia non fosse ritenuta dagli increduli storia fantastica; ma sei passata alle regioni celesti, o celeste sposa, partendo dalla terra come dalla stanza nuziale del tuo corpo; l’etere fu santificato dalla tua ascesa, come la terra fu illuminata dal tuo parto. Ti scortano gli apostoli e ti accolgono gli angeli. Dopo aver dunque sepolto il tuo corpo purissimo, cantando l’inno funebre, lo vedevano levato in alto e dicevano con timore: Questo è il mutamento della destra dell’Altissimo, egli infatti è in mezzo a te, non sarai scossa. Tu dunque, Vergine inneggiatissima, non smettere di vigilare su di noi, perché siamo tuo popolo e pecore del tuo pascolo e invochiamo il tuo nome, chiedendo grazie a te la salvezza e la grande misericordia.

Conclusione.

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Vespro del 16 Agosto – Memoria della traslazione da Edessa dell’icona non dipinta da mano d’uomo del Signore nostro Gesù Cristo e memoria del santo martire Diomede

16 Agosto

Memoria della traslazione da Edessa dell’icona non dipinta da mano d’uomo del Signore nostro Gesù Cristo e memoria del santo martire Diomede.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della santa immagine.

Tono 2. Con quali ghirlande di lodi.

Con quali occhi guarderemo la tua icona, noi figli della terra? Nemmeno gli eserciti degli angeli possono vederla senza timore, raggiante com’è di luce divina. Oggi essa torna da una terra di infedeli e, a un cenno divino, viene alla città imperiale e al popolo pio: per il suo ingresso si rallegrano gli imperatori prostrandosi, o Cristo, con fede e timore.

Con quali mani, o Verbo, toccheremo la tua icona, noi fatti di terra? Come toccheremo, insozzati dalle colpe, il nostro Dio senza peccato, noi che siamo nelle contaminazioni, l’inaccessibile? I cherubini si velano tremanti la faccia, i serafini non tollerano la vista della tua gloria e con timore ti serve il creato. Non condannarci se per fede, o Cristo, indegnamente salutiamo la tua forma tremenda.

Ecco di nuovo un giorno divino di solennità del Signore: poiché colui che siede negli eccelsi ci ha oggi visibilmente visitati mediante la sua augusta icona. Colui che siede invisibile al di sopra dei cherubini, si mostra in effigie a coloro ai quali si è reso simile, ineffabilmente formato dal dito immacolato del Padre a sua somiglianza: e noi, venerando con fede e affetto questa icona, ne veniamo santificati.

E 3 del santo. Tono 4. Come generoso.

Ottenesti, o beatissimo, di curare le passioni, fugare le malattie, allontanare gli spiriti più malvagi per la sinergia dello Spirito, distruggendo coraggiosamente gli idoli dei greci con la tua resistenza nella lotta, o martire coronato, concittadino degli angeli, compagno dei lottatori.

Ingaggiasti la battaglia, terminasti la corsa, serbasti, o glorioso, la fede e te ne andasti a Dio per ricevere da lui in premio i prodigi che operi e la corona immarcescibile della vittoria, come martire invitto, come erede del regno celeste che prega per il mondo.

Rallegrandosi come di una ricchezza sulla via del martirio, Signore, Diomede al tuo volere, o Cristo, consegnò nelle tue mani il suo spirito, restando con la testa recisa dopo la beata fine, ma divenendo guida di verità per gli atei che, prodigiosamente accecati, per la fede avevano recuperato la vista.

Gloria. E ora. Della festa. Tono pl. 2.

Venite, festeggiamo la dormizione della purissima Madre di Dio, la festa comune a tutto il mondo. Oggi infatti gli angeli festeggiano l’augusto transito della Madre di Dio, e invitano noi figli della terra al banchetto, per acclamare con voce che mai tace: Salve, tu che te ne andasti dalla terra e sei passata alle celesti dimore; salve, tu che hai radunato il coro degli apostoli per mezzo di una nube leggera; salve, nostra speranza e difesa. Senza sosta ti proclamiamo beata, noi del popolo cristiano.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

L’assemblea dei discepoli si radunò dai confini nel podere del Getsemani, o Madre di Dio, per la sepoltura del tuo corpo che ospitò Dio.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Oh, i tuoi soprannaturali misteri, o pura! Come Genitrice di Dio, infatti, splendidamente a lui ora sei andata, Madre di Dio.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Scala che porta al cielo è la tomba della Vergine e Madre di Dio per quanti con fede sempre la glorificano.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Quando te ne andasti al nato da te, si radunarono gli apostoli, venendo su nubi, o Vergine, per prestare al tuo corpo le ultime cure.

Apolytìkion della santa icona. Tono 2.

La tua immacolata icona veneriamo, o buono, chiedendo perdono per le nostre colpe, o Cristo Dio, perché volontariamente, nel tuo beneplacito, sei salito nella carne sulla croce per liberare dalla schiavitù del nemico coloro che avevi plasmato. Perciò ti gridiamo grati: Hai colmato di gioia l’universo, o Salvatore nostro, quando sei venuto per salvare il mondo.

Altro apolytìkion, della festa. Tono 1.

Apolytìkion. Tono 1.

Nel parto conservasti la verginità, nella dormizione non abbandonasti il mondo, Theotòkos. Sei passata alla vita, essendo madre della vita e con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime.

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Mattutino del 16 Agosto- Memoria della traslazione da Edessa dell’icona non dipinta da mano d’uomo del Signore nostro Gesù Cristo e memoria del santo martire Diomede

16 Agosto

Memoria della traslazione da Edessa dell’icona non dipinta da mano d’uomo del Signore nostro Gesù Cristo e memoria del santo martire Diomede.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Le milizie angeliche, veramente contemplando il tuo transito, o pura Madre di Dio, benedetta, illustrissima e santissima, radunata la schiera dei discepoli, per volere del nato da te, lietamente portavano in paradiso il tuo corpo prezioso, cantando a Cristo, datore di vita, che vive in eterno.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma, uguale.

Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si incarnò da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò con fede ti proclamiamo beata, come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare nostre anime.

I canoni della festa, della santa icona e del santo.

Canone della santa icona. Acròstico: Venero, Salvatore, l’impronta del tuo volto. Del patriarca Germano.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Colui che dapprima incorporeo, per la benevolenza del Padre, non rifiutò di conformarsi a noi nella carne, ci diede l’impronta divina dei suoi tratti.

Il Dio per natura senza mutamento, l’esatta descrizione del Padre, assumendo la carne dei mortali, ci lasciò sulla terra i suoi tratti propri, quando risalì al cielo.

La tua eredità frantumata dalla seduzione del nemico, o Cristo, giustificasti fondandola sulla tua santa passione e sull’impronta dei tuoi tratti.

Theotokìon. Incarnandosi in modo straordinario nelle tue caste viscere, colui che dona l’esistenza a tutti i mortali, o Vergine purissima, si lasciò vedere senza lasciare ciò che era prima.

Canone del santo.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Tu che illumini con la luce del triplice sole, disperdi l’oscurità della mia ignoranza, beato, affinché possa cantare la tua memoria luminosa e le imprese della tua vita.

Rendendo il pensiero sciolto dalle passioni, ti rivelasti strumento dello Spirito, o illustre e hai fatto sgorgare un mare di guarigioni, che sommerge l’ingiuria dei mali.

Desideroso della vita eterna, ti affrettasti a bere il calice della morte, illustre martire; e come colui che ti chiamò sapeva, guadagnasti l’immarcescibile corona dei vincitori.

Theotokìon. Città animata del grande Re, che hai rivelato la straordinaria nascita e la divina dormizione, mostra, o lodatissima, la tua città illesa dal sisma dell’umiliazione.

Della santa icona. Ode 3. Non c’è santo

Ricopristi dell’abito delle virtù la tua santa Chiesa e spingesti, Salvatore, il cuore di un re a cercare la tua icona per custodirla.

Volendo che il bene fosse derubato per essere poi distrutto dal tempo, sfrontatamente il padre dell’invidia lo consegnò a mani empie, ma il suo piano vano fu sventato.

Davide un tempo, danzando davanti all’arca, fu al colmo della gioia; e colui che teneva lo scettro imperiale gioì ancor di più davanti all’impronta di Dio.

Theotokìon. Tuo Figlio, o Vergine, volendo tagliare alla radice la disobbedienza dei progenitori, nel tuo seno, Vergine pura, assunse tutta la nostra condizione umana.

Del santo. Come sorgente viva.

Per liberare dalle loro pene i mortali con l’opera ineffabile e divina della tua mano, fosti donato da Dio ai fedeli come eccellente medico, come fervente intercessore di chi ti onora, o beato.

La via del tuo martirio voglio percorrere e imiterò valentemente la tua passione volontaria: così prima dell’immolazione il martire gridava a te, unico Dio.

Il glorioso martire Diomede, invitandoci oggi al suo mistico banchetto, ci presenta le sue imprese come condimenti immateriali: venite fedeli, rallegriamoci della sua festa.

Theotokìon. Vergine colmata di grazia da Dio, salva da ogni disgrazia il popolo che ti è consacrato e custodisci nella pace e nella concordia il tuo gregge.

Irmòs. Come sorgente viva e copiosa, o Theotòkos, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina gloria di corone di gloria rendili degni.

Kàthisma della santa icona.

Tono 1. I soldati a guardia.

Il re di Edessa, riconoscendoti Re dell’universo, non per scettri ed esercito, ma per la moltitudine dei prodigi che con la sola parola operavi, aveva implorato te, Dio e uomo, di andare da lui. Ma vedendo il telo con la tua immagine impressa, esclamava: Tu sei mio Dio e Signore!

Gloria. Del santo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Ricevuta da Dio la grazia delle guarigioni, o martire, ti rivelasti, o sapiente, pubblico ambulatorio per i malati, o beato, in virtù del santo Spirito, concedendo guarigioni a quanti ricorrono con fede alla tua divina intercessione; sempre cacci perciò prodigiosamente anche le turbe dei demòni, o medico ammirabile, Diomede vittorioso. Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Della festa, stessa melodia.

Tu che senza seme concepisti Dio e, senza subir corruzione, lo partoristi incarnato, ti rivesti ora della nuova incorruttela dello Spirito: come Madre della vita, infatti, come Regina di tutti, te ne vai, o Vergine, alla vita immateriale; perciò sei degnamente divenuta davvero nube che per noi zampilla le acque della vita, Madre di Dio purissima. Prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti con fede venerano la tua divina dormizione.

Della santa icona. Ode 4. Cristo, mia forza.

La tua sacra icona, avendo lasciato la città che la teneva in suo possesso, o Salvatore, si avvicinò alla nostra e così il pio imperatore l’accolse.

Dolce è la luce del sole, splendente agli occhi, ma più dolce è la visione della tua icona, o Cristo: una rischiara i sensi, l’altra illumina gli spiriti.

La forza abbandonò la destra dell’ismaelita; poiché l’imperatore potente fece cadere a terra la cinta delle sue mura con la forza della croce.

Theotokìon. Intercedi, ti preghiamo, affinché il tuo popolo sia custodito, Vergine pura, sano e salvo dall’assalto dei barbari: tu vedi infatti ciò che tramano contro di lui.

Del santo. L’ineffabile progetto divino.

Avendo nel cuore la parola del divino sapere come un fiume, il glorioso martire Diomede ha sommerso i torrenti dell’errore e sprofondato la forza degli idoli.

Come sole il sapientissimo martire Diomede è rifulso sulla terra per lo splendore delle sue virtù e per i suoi miracoli così numerosi rischiara l’insieme dei credenti.

O beato martire, vincitore nelle lotte, che hai trovato la fine beata e ricevuto nella letizia l’ineffabile gloria desiderata da tempo, ricordati di chi ti onora.

Theotokìon. Straordinario fu il tuo parto, Vergine purissima e benedetta, come anche la tua dormizione che il tuo gregge onora: dalla disgrazia lo salva la tua fervente intercessione.

Della santa icona.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Una piccola città un tempo ti accolse, o Cristo, con l’arrivo di Taddeo, che scaccia i mali, per la lettera scritta dalla tua mano e l’impronta del tuo volto divino.

Ecco moltiplicati i doni della tua grazia, o Cristo: poiché ciò che Edessa un tempo si glorificava di conservare, la nuova Roma adesso si rallegra di accogliere.

Theotokìon. O Vergine, metti fine ai frequenti attacchi dei nemici; spezza i loro complotti, vieni in soccorso alla tua eredità; tu vedi infatti che ci pieghiamo sotto le disgrazie.

Del santo. L’universo è trasportato.

Senza effondere sangue ti sei rivelato ammirabile martire e senza subire colpi e pene hai ricevuto la corona di vincitore, o nobile Diomede, rovesciando i nemici con le tue gesta.

La luce inestinguibile si levò sulla tua anima giusta; come compagna la seguì la letizia che ti fu data in virtù del tuo cuore retto, perfettamente sottomesso ai precetti del Signore.

I tuoi carnefici furono privati della luce del corpo per aver tagliato la tua testa dopo la tua morte, ma avvicinandosi a Cristo, beato Diomede, aprirono gli occhi della loro anima alla luce della fede.

Theotokìon. La Città Imperiale, avendo te, Sovrana e Signora, come bastione, respinge il feroce slancio dei nemici; liberata da ogni prova, possa essa accrescere il suo vigore, purissima Madre di Dio.

Della santa icona.

Ode 6. Rinchiuso nelle viscere.

Superi in bellezza, Salvatore, tutti i figli dei mortali; pur non avendo forma, né bellezza nell’ora della tua passione, davvero rischiarasti il mondo; lo testimonia l’aspetto del tuo corpo la cui icona impressa sul velo ci è donata quale ricco tesoro.

Il popolo degli agareni, privato del suo vigore, come l’arca resa al nuovo Israele dai pagani, rese l’impronta del tuo volto, o Cristo e la gloria di cui si era impossessato; non è permesso infatti gettare i tesori della santità ai cani.

Theotokìon. Sono fuggito alla forza della tua mano, Salvatore, ma allontanando da me i tuoi colpi grazie alle intercessioni della Vergine che ti partorì, o Verbo, non permettermi di naufragare e di affondare nella tempesta del peccato, o solo Redentore.

Del santo. Celebrando questa divina.

Con le onde delle tue imprese sommergesti il nemico incorporeo e con l’aspersione dei tuoi miracoli purifichi ogni sozzura delle passioni, ammirabile martire.

Spinto dalle brezze divine, diretto dal timone celeste, sei direttamente giunto al quieto porto e intercedi per noi, illustre martire.

I credenti sono purificati dalle passioni, o beato, per le tue celebri cure e le falangi dei demòni sono respinte, martire ammirabile, dai tuoi consigli divini.

Theotokìon. In te, o Vergine, ci glorifichiamo, in te siamo liberati dal male; confidando in te, non temiamo gli assalti del nemico, noi che ti celebriamo.

Irmòs. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion autòmelo. Tono 2.

Tomba e morte non hanno trattenuto la Theotòkos sempre desta con la sua intercessione e immutabile speranza con la sua protezione: come Madre della vita alla vita l’ha trasferita colui che nel suo grembo sempre vergine aveva preso dimora.

Sinassario

Il 16 di questo mese memoria del santo martire Diomede.

Stichi. Diomede lottò nella vita e nella morte: vivente per la fede, che lo condusse al buon porto e morto quando il sedici il suo cadavere ebbe la testa tagliata dalla spada.

Lo stesso giorno il beato Cherimòne si addormentò in pace.

Stichi. Saluta la fine della tua vita, o Cherimòne beato, poiché hai visto la fine delle pene.

Lo stesso giorno memoria dei santi trentatré martiri della Palestina, uccisi dalla spada.

Stichi. La grande schiera armata cade a ranghi serrati sotto la spada, sbaragliando l’esercito dei demòni.

Lo stesso giorno memoria della traslazione da Edessa a Costantinopoli dell’icona non manufatta del nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo.

Stichi. Colui che nella morte fu coperto da un lenzuolo, vivente, impresse il suo volto sul sudario.

Per il vasaio. L’argilla modellata trasporta la tua immagine non fatta da mano d’uomo, autore del progenitore.

Lo stesso giorno commemoriamo l’immensa e indescrivibile filantropia divina, che dimostrò quando scacciò con vergogna gli atei agareni per la mediazione della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria.

Lo stesso giorno il rinvenimento dell’aghiasmòs e la sua effusione nel tempio della Fonte della Vita.

Stichi. La fonte delle acque taumaturgiche si rinnova, ancor più colma di prodigi.

Lo stesso giorno memoria del temibile pericolo del terremoto corso in questi tempi da cui ci salvò contro ogni speranza il nostro Dio filantropo.

A lui la gloria e la maestà per tutti i secoli. Amin

Della santa icona.

Ode 7. Un tempo nella fornace.

Quando sei venuto sulla terra, Verbo di Dio, hai scacciato con il tuo verbo ogni male; risalendo però al trono del Padre, hai sanato con l’impronta del tuo volto le nostre passioni e pene.

Colui con un verbo creò tutto e prese una forma estranea alla sua natura, ci lasciò il dettaglio dei suoi tratti; ricevendo la sua icona esultiamo di gioia.

Cercando con tutta la sua anima l’impronta del tuo aspetto, Signore, l’imperatore fedele trovò ciò che cercava nel compimento del suo desiderio più santo.

Theotokìon. Per il tuo parto il genere umano fu liberato dall’antica condanna; avendoti trovata unica più ampia dei cieli, Dio pose la sua dimora, o Purissima, nel tuo seno.

Del santo. I fanciulli di senno divino.

La tua testa tagliata, glorioso martire, abbagliò con la sua luce gli insensati; vedendola viva il tiranno fu confuso, ma il suo spirito spento non giunse a cantare: Gloriosissimo Dio, tu sei benedetto.

Lasciasti la tunica difforme della mortalità e per grazia indossasti le splendide vesti dell’immortalità, o beato, cantando con letizia al tuo Signore: O Dio, tu sei benedetto.

Col fuoco della tua fermezza costante inceneristi i rovi dell’errore e sei apparso raggiante di guarigioni come un astro per quanti acclamano: Signore Dio dei padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. O Regina del mondo che hai partorito Cristo Re, salva dall’attacco dei pagani, dai terremoti e dalla disgrazia la Città imperiale, che canta, o Vergine santissima: Benedetto il frutto del tuo seno.

Della santa icona.

Ode 8. Per obbedire alla legge.

Sperando di ricuperare il tuo volto, Signore, il popolo nobile della tua città partì per incontrarti in schiera meravigliosa, preceduto dal coro dei santi gerarchi; portato sulle loro spalle verso la tua eredità, o misericordioso, andasti a riposare nel tempio di tua Madre.

Bocche di bimbi innocenti ti inneggiavano quando camminavi verso la città che uccide i profeti, ma l’assemblea dei malfattori, irritata contro di te, armò la mano degli assassini; ora però tutta la città, vedendoti, Creatore, si rallegra di accogliere l’impronta del tuo aspetto.

Theotokìon. L’Angelo del gran Consiglio paterno, avendo scelto di incarnarsi, lo compì nel tuo seno, o purissima; ti inscrisse come Madre sua qui in basso e rinnovò la natura umana corrotta; tutti insieme lo benediciamo e lo esaltiamo come Dio creatore per tutti i secoli.

Del santo. Il parto della Theotòkos.

Sulla via del martirio, o atleta, hai diretto i tuoi passi e ora passeggi lietamente nella terra dei viventi, nelle delizie del paradiso; tutti insieme ti onoriamo, celebrando Cristo nei secoli.

La corona d’immortalità fu intrecciata per te, che valorosamente lottasti e sconfiggesti il serpente autore del male e l’assemblea degli atleti ti accolse gridando: Inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Rivestito della potenza di Dio, irradi miracoli straordinari, o martire e metti fine alle malattie, liberi dai mali, scacci gli spiriti della malizia gridando: Inneggiate al Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Spezzati dall’assalto dei nostri peccati, o Vergine, ci rifugiamo nella tua incrollabile protezione; rinsalda i tuoi servi, rafforzandoli contro le passioni; dalla carestia, dal sisma, dalle invasioni salva il popolo a te consacrato.

Irmòs. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Della santa icona. Ode 9. All’immortale.

Contro di te si accese un popolo insensato che in cambio dei tuoi benefici ebbe l’audacia di ucciderti; ma noi, che ci siamo tenuti lontano, per la tua passione, Salvatore, siamo tuoi figli adottivi.

Contro i nemici concedi il tuo soccorso, Signore, ai fedeli cristiani che posseggono l’immagine della tua carne, come invincibile sostegno, affinché possano contemplare per mezzo suo la loro salvezza.

Theotokìon. Ai terrestri apparve il Verbo portando un corpo, nato da te in due nature e per il dono della sua divinità unito alla nostra natura senza confusione in una sola ipòstasi, che noi glorifichiamo.

Del santo. Ogni abitante della terra.

In ricompensa delle tue pene trovasti le delizie per te lassù preparate; in quella dimora, ornata dello splendore dei martiri ti diletti della bellezza del Creatore e presso di lui intercedei perché siano dati perdono e liberazione da ogni male ai tuoi cantori.

Colonna delle virtù, sostegno della fede, torre immobile, incrollabile pilastro, sei tu, Diomede, per la Chiesa di Cristo come un fiume che effonde gratuitamente le onde delle guarigioni per chi celebra con affetto la tua memoria.

Hai lasciato la terra disperdendone l’oscura idolatria degli atei e sei passato alla luce senza sera di una luminosa vita, di cui già avevi i riflessi, risplendendo nell’aldilà, colmo di gioia eterna.

Theotokìon. Pura Vergine, città indistruttibile in cui Dio stesso pose la sua sede, salva il tuo popolo dai terremoti, dalla distruzione, dalle invasioni, dal fuoco, dalla spada e da ogni male con la tua fervida mediazione presso Dio.

Irmòs. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Theotòkos pura, sempre Vergine.

Exapostilarion del santo. Udite, donne.

Divinamente imporporasti la Chiesa di Cristo con i rivoli del tuo sangue, glorioso megalomartire; spegnesti la seduzione idolatrica distruttrice delle anime, o felicissimo Diomede: non smettere ora di pregare per noi il Signore.

Della festa. Tu che il cielo.

La folla degli apostoli, radunata nelle nubi, dovutamente seppellisce la Madre del Signore, alla presenza del Salvatore con miriadi di angeli.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Scortando tra gli inni il tuo venerabile corpo che accolse Dio, i divini seguaci gridavano: Dove dunque te ne vai, Sovrana?

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Venite, figli della terra, componiamo un coro e cantiamo oggi gli inni funebri per il transito della Theotòkos.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porro sul tuo trono.

La terra per la tua sepoltura fu benedetta, o Vergine e l’aria santificata dalla straordinaria ascesa di una creatura morta per legge di natura.

Gloria. E ora. Tono 1.

Era conveniente che i testimoni oculari e ministri del Verbo vedessero anche la dormizione della Madre sua secondo la carne, l’ultimo dei misteri che la riguarda, perché non risultassero spettatori solo dell’ascensione del Salvatore dalla terra, ma anche testimoni del transito di colei che lo aveva generato. Trasportati dunque per divina potenza da ogni parte del mondo, raggiunsero il monte Sion e scortarono colei che, più elevata dei cherubini, si affrettava verso il cielo. Anche noi con loro la veneriamo come colei che intercede per le nostre anime.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 15 Agosto – Dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea

15 Agosto

Dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea.

Al Piccolo Vespro.

Al Signore, a te ho gridato sostiamo allo stico 4 e cantiamo i seguenti stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 2. Quali corone di lode.

Con quali labbra proclamiamo beata noi, umili, la Theotòkos più venerabile di tutto il creato e più santa dei cherubini e di tutti gli angeli, trono del Re immutabile, dimora in cui ha abitato l’Altissimo, salvezza dell’universo, santificazione divina, che nella sua divina memoria concede copiosamente grande misericordia ai credenti.

Quali canti frementi ti portavano allora, o Vergine? Tutti gli apostoli del Verbo, circondando il tuo letto funebre, stupivano gridando: Parte il palazzo del Re, si alza l’arca della santità; aprìtevi, porte, per far entrare nella grande gioia la porta di Dio, che chiede senza sosta grande misericordia per il mondo.

Quali canti spirituali ti offriamo ora, o Santissima? Con la tua immortale dormizione, infatti, hai santificato tutto il mondo e ti sei trasferita nella realtà sovramondana, per contemplare la bellezza dell’Onnipotente ed esultare con lui come Madre, accompagnata dalle schiere degli angeli e dalle anime dei giusti, o Pura; con loro chiedi per noi pace e grande misericordia.

Gloria. E ora. Tono 2.

La più alta dei cieli e più glorificata dei cherubini e più venerabile di tutto il creato, che per straordinaria purezza è divenuta ricettacolo dell’eterna essenza, offre oggi nelle mani del Figlio la santissima anima e con lei tutto si riempie di letizia e ci dona grande misericordia.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

L’assemblea dei discepoli, venendo dai confini, per ordine onnipotente, si è riunita per seppellire la Madre Genitrice di Dio.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo.

La Sposa di Dio, la Vergine Regina, la gloria degli eletti, il vanto delle vergini si trasferisce presso suo Figlio.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide.

Il coro dei discepoli si è riunito in modo straordinario dai confini del mondo per seppellire il tuo corpo divino e incorrotto.

Gloria. E ora. Uguale.

O Sovrana buona, alza le tue sante mani verso tuo Figlio, plasmatore e amico delle anime, affinché sia compassionevole con i tuoi servi.

Apolytìkion. Tono 1.

Nella natività hai conservato la verginità, * nella dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio; * sei passata alla Vita, pur essendo Madre della Vita * e con la tua intercessione riscatti, * dalla morte le nostre anime.

Piccola ectenia e conclusione.

Al Grande Vespro

La prima stasi di Beato l’uomo. Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia da ripetere due volte.

Tono 1. Autòmelo.

O straordinario prodigio! La fonte della vita è deposta in un sepolcro e la tomba diviene scala per il cielo; rallegrati, Getsemani, santo sacrario della Theotòkos. Con a capo Gabriele, fedeli, gridiamo: Salve, piena di grazia, con te è il Signore che per te dona al mondo la grande misericordia (2).

Oh, i tuoi misteri, o pura! Ti rivelasti trono dell’Altissimo e oggi sei passata dalla terra al cielo, o Sovrana. La tua nobile gloria rifulge di grazie divinamente splendenti. Vergini, levatevi in alto con la Madre del Re. Salve, piena di grazia, con te è il Signore, che per te dona al mondo la grande misericordia (2).

Glorificano la tua dormizione potestà, troni, principati, dominazioni, potenze, cherubini e i tremendi serafini; esultano gli abitanti della terra, fregiandosi della tua divina gloria; cadono ai tuoi piedi i re con gli arcangeli e gli angeli e cantano: Salve, piena di grazia, con te è il Signore, che per te dona al mondo la grande misericordia (2).

Gloria. E ora. Tono 1.

Gli apostoli teofori, portati su nubi per l’aria da ogni parte del mondo, a un cenno del divino potere, Tono pl. 1. giunti presso il tuo corpo purissimo e origine di vita, gli tributavano le più calde manifestazioni del loro amore. Tono 2. Le supreme potenze dei cieli, presentandosi con il loro Sovrano, Tono pl. 2. scortano piene di timore il corpo purissimo che accolse Dio; lo precedono in ascesa ultramondana e, invisibili, gridano alle schiere che stanno più in alto: Ecco, è giunta la Madre di Dio, regina dell’universo. Tono 3. Sollevate le porte e accogliete con onori degni del regno ultramondano la Madre dell’eterna luce. Tono grave. Grazie a lei, infatti, si è attuata la salvezza di tutti i mortali. In lei non abbiamo la forza di fissare lo sguardo ed è impossibile tributarle degno onore. Tono 4. La sua sovreminenza eccede infatti ogni mente. Tono pl. 4. Tu dunque, o pura Madre di Dio, che sempre vivi con il tuo Re e Figlio apportatore di vita, senza sosta prega perché sia preservato e salvato da ogni attacco avverso il tuo nuovo popolo: noi godiamo infatti della tua protezione, Tono 1. e per i secoli, con ogni splendore, ti proclamiamo beata.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla Genesi (28,10-17).

Giacobbe partì dal pozzo del giuramento e si diresse verso Carran; si imbatté in un luogo e là si mise a dormire perché era tramontato il sole. Prese una delle pietre che erano lì e se la pose sotto il capo, si addormentò in quel luogo e sognò: ed ecco, una scala appoggiava sulla terra e la sua cima raggiungeva il cielo e gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa, mentre il Signore vi si appoggiava e gli disse: Io sono il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco, non temere: la terra su cui giaci, la darò a te e alla tua discendenza. E la tua discendenza sarà come la sabbia della terra e si estenderà verso il mare, verso mezzogiorno, verso settentrione e verso oriente e saranno benedette in te e nella tua discendenza tutte le tribù della terra. Ed ecco, io sono con te per custodirti in tutto il cammino che farai; e ti farò tornare in questa terra, perché non ti abbandonerò sinché io non abbia fatto tutto quello di cui ti ho parlato. E Giacobbe si destò dal suo sonno e disse: Il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo! Ebbe timore e disse: Quanto è tremendo questo luogo! Altro non è che la casa di Dio e questa è la porta del cielo.

Lettura dalla profezia di Ezechiele (43,27-44,4).

Apartire dal giorno ottavo, i sacerdoti offriranno sull’altare i vostri olocausti e i vostri sacrifici pacifici e voi mi sarete accetti, dice il Signore. E mi fece volgere per la via della porta esterna del santuario che guarda ad oriente ed essa era chiusa. E il Signore mi disse: Questa porta resterà chiusa, non verrà aperta e nessuno passerà per essa, perché per essa entrerà il Signore Dio d’Israele e rimarrà chiusa. Poiché il principe, lui siede in essa per prender cibo. Entrerà per la via del portico della porta e per la sua via uscirà. E mi introdusse per la via della porta che guarda a settentrione, di fronte al tempio: e vidi ed ecco, era piena di gloria la casa del Signore.

Lettura dai Proverbi (9,1-11).

La sapienza si è costruita una casa e ha eretto a sostegno sette colonne. Ha sgozzato i suoi animali, ha versato nel calice il suo vino e ha preparato la sua mensa. Ha mandato i suoi servi a invitare al banchetto con alto proclama, dicendo: Chi è stolto si rivolga a me. E a quelli che mancano di senno dice: Venite, mangiate il mio pane e bevete il vino che ho mesciuto per voi. Abbandonate la stoltezza e vivrete, cercate la prudenza per poter aver vita e dirigere l’intelligenza con la conoscenza. Chi rimprovera dei malvagi ne ricaverà per sé disonore e chi correggerà l’empio ne avrà biasimo, perché i rimproveri fatti all’empio sono per lui lividure. Non rimproverare dei malvagi perché non ti prendano in odio: rimprovera il saggio e ti amerà. Da’ un’opportunità al saggio e diventerà più saggio, istruisci un giusto e continuerà ad accogliere istruzione. Principio della sapienza è il timore del Signore e il consiglio dei santi è intelligenza. Conoscere poi la Legge è cosa di una buona mente. In questo modo, infatti, vivrai a lungo e ti verranno aggiunti anni di vita.

Alla liti, stichirà idiòmela. Tono 1.

Era conveniente che i testimoni oculari e ministri del Verbo vedessero anche la dormizione della Madre sua secondo la carne, l’ultimo dei misteri che la riguarda, perché non risultassero spettatori solo dell’ascensione del Salvatore dalla terra, ma anche testimoni del transito di colei che lo aveva generato. Trasportati dunque per divina potenza da ogni parte del mondo, raggiunsero il monte Sion e scortarono colei che, più elevata dei cherubini, si affrettava verso il cielo. Anche noi con loro la veneriamo come colei che intercede per le nostre anime.

Tono 2. Di Anatolio.

Colei che è più alta dei cieli, più gloriosa dei cherubini e più venerabile di ogni creatura, che per la sua sovreminente purezza divenne ricettacolo dell’eterna essenza, consegna oggi la sua santissima anima nelle mani del Figlio: per lei tutto l’universo è colmato di gioia e a noi è data la grande misericordia.

Stesso tono. Di Giovanni.

La sposa purissima e Madre della benevolenza del Padre, colei che da Dio fu prescelta come luogo della sua unione senza confusione, consegna oggi l’anima pura a Dio Creatore: l’accolgono in modo divinamente degno le schiere degli incorporei e viene trasferita alla vita colei che è davvero Madre della vita, lampada della luce inaccessibile, salvezza dei credenti e speranza delle nostre anime.

Tono 3. Di Germano.

Venite confini tutti della terra, proclamiamo beato l’augusto transito della Madre di Dio: nelle mani del Figlio infatti consegna l’anima pura, perciò il mondo con la sua santa dormizione è richiamato alla vita e con gioia festeggia con gli incorporei e gli apostoli, con salmi, inni e cantici spirituali.

Gloria. Tono pl. 1. Di Teofane.

Vieni, assemblea degli amici della festa; venite e formiamo un coro, venite e coroniamo di canti la Chiesa nel giorno in cui l’arca di Dio giunge al luogo del suo riposo. Oggi infatti il cielo apre il suo grembo per ricevere colei che partorì colui che l’universo non può contenere; e la terra, consegnando la fonte della vita, si abbiglia di benedizione e decoro. Gli angeli danzano con gli apostoli, fissando pieni di timore colei che partorì l’autore della nostra vita mentre passa da vita a vita. Veneriamola tutti pregando: Non dimenticarti, Sovrana, della comunanza di stirpe con quanti festeggiano con fede la tua santissima dormizione.

E ora. Stesso tono.

Cantate, popoli, cantate alla Madre del nostro Dio: oggi infatti essa depone la sua anima tutta di luce nelle mani immacolate di colui che s’incarnò da lei senza seme: presso di lui essa senza sosta intercede perché a tutta la terra siano donate la pace e la grande misericordia.

Allo stico, stichirà idiòmela. Tono 4.

Venite, popoli, celebriamo la santissima Vergine pura, da cui ineffabilmente venne, incarnato, il Verbo del Padre; acclamiamo e diciamo: Benedetta tu fra le donne, benedetto il grembo che ha portato Cristo. Tu che hai deposto l’anima nelle sue sante mani, o pura, intercedi ora per la salvezza delle nostre anime.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Le folle degli angeli in cielo e la stirpe degli uomini in terra proclamano beata la tua augusta dormizione, santissima Vergine pura, poiché divenisti Madre di Cristo Dio, Creatore di tutti. Non smettere, ti preghiamo, di implorarlo per noi che, dopo Dio, in te abbiamo riposto le nostre speranze, Madre di Dio inneggiatissima, ignara di nozze.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà, del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Cantiamo oggi, o popoli, il cantico di Davide a Cristo Dio: Saranno condotte al Re le vergini dietro a lei, le sue compagne saranno condotte con gioia ed esultanza poiché la figlia di Davide, grazie alla quale fummo divinizzati, passa gloriosamente e ineffabilmente nelle mani del proprio Figlio e Sovrano; inneggiandola come Madre di Dio, acclamiamo dicendo: Salva da ogni sventura quanti ti confessano Madre di Dio e libera dai pericoli le nostre anime.

Gloria. E ora. Tono 4.

Quando te ne andasti, o Vergine Theotòkos, presso colui che da te ineffabilmente è nato, erano presenti Giacomo fratello di Dio e primo gerarca, con Pietro, venerabilissimo e sommo corifeo dei teologi e tutto il coro divino degli apostoli: con inni teologici atti a manifestarne la divinità, essi celebravano il divino e straordinario mistero dell’economia di Cristo Dio; e seppellendo il tuo corpo origine di vita e dimora di Dio, gioivano, o inneggiatissima. Dall’alto le santissime e nobilissime schiere degli angeli, guardavano con stupore il prodigio e a testa china le une alle altre dicevano: Sollevate le vostre porte e accogliete colei che partorì il Creatore del cielo e della terra; inneggiamo con dossologie il corpo santo e venerabile che ospitò il Signore per noi invisibile. E noi pure, festeggiando la tua memoria, a te gridiamo, o inneggiatissima: Solleva la fronte dei cristiani e salva le nostre anime.

Apolytìkion. Tono 1.

Nel parto conservasti la verginità, nella dormizione non abbandonasti il mondo, Theotòkos. Sei passata alla vita, essendo madre della vita e con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime (3).

Segue la conclusione.

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Mattutino del 15 Agosto – Dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea

15 Agosto

Dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma. Tono 1. Stupì Giuseppe.

Proclamalo, Davide: Che cos’è questa festa? E’ quella, dice, che cantai nel libro dei Salmi: quando si parla di quella figlia, divina Madre e Vergine, che il Cristo, da lei nato senza seme, trasferisce nelle superne dimore: perciò gioiscono le madri, le figlie e le spose di Cristo, acclamando: Salve, tu che sei passata alla reggia celeste.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Il venerabilissimo coro dei sapienti apostoli si riunì prodigiosamente per dare gloriosa sepoltura al tuo corpo senza macchia, o lodatissima Theotòkos; con loro anche le folle degli angeli celebravano il tuo transito facendone sacre lodi: e anche noi con fede lo festeggiamo.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Nel tuo parto senza seme il concepimento, nella tua dormizione, senza corruzione la morte: concorse un doppio prodigio nel prodigio, o Theotòkos! Come, infatti, l’ignara d’uomo vergine allatta? Come la Madre di Dio morta profuma? Perciò con l’angelo a te gridiamo: Salve, piena di grazia.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon.

Ricorderò il tuo nome di generazione in generazione.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (1,39-49.56).

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore. Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente e santo è il suo nome. Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione della Theotòkos. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2. Di Byzas.

Quando era ormai vicino il transito della pura dimora del tuo corpo, gli apostoli, circondando il tuo letto, ti guardavano con tremore; mentre gli uni continuavano a fissarti in preda allo stupore, Pietro tra le lacrime ti gridava: O Vergine, io vedo proprio te, la vita di tutti, distesa supina e sbigottisco, perché in te dimorò il gaudio della vita futura. Supplica dunque con ardore, o pura, il tuo Figlio e Dio, perché la tua città sia custodita illesa.

Si cantano due canoni, il primo per otto stichi compresi gli irmì, il secondo per sei sempre con gli irmì. Alla fine di nuovo gli irmì. Acròstico del primo canone: Festeggino gli ispirati da Dio. Poema del signor Cosma.

Ode 1. Tono 1. Irmòs

Adorna di divina gloria, la tua sacra e illustre memoria, o Vergine, ha convocato alla festa tutti i fedeli che, preceduti da Maria con danze e timpani, cantano al tuo Unigenito: Con gloria si è glorificato.

Le schiere degli abitanti del cielo scortavano il tuo corpo divino in Sion; la moltitudine degli apostoli, Madre di Dio, subito riunita dai confini, si trovò presente; con loro glorifichiamo, casta Vergine, la tua veneranda memoria.

Vincesti la natura, generando Dio, o Pura; tuttavia, imitando il tuo Creatore e Figlio, ti sei sottomessa alla natura pur superandola; perciò dopo la morte sorgi per vivere eternamente col tuo Figlio.

Secondo canone, poema di Giovanni Damasceno.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e cantero lieto la sua dormizione.

Vergini giovinette, con la profetessa Maria, cantate ora il canto dell’esodo: perché la Vergine, la sola Madre di Dio è trasferita all’eredità celeste.

Degnamente, come cielo vivente, ti hanno accolta, o purissima, le divine tende celesti: e tu, nella tua radiosa bellezza, hai preso posto come purissima sposa presso colui che è Re e Dio.

Ode 3. Irmòs.

Sapienza e potenza di Dio, che crei e reggi tutto, rendi stabile e inconcussa la Chiesa, o Cristo, perché tu solo sei santo e riposi nel santuario.

I famosi apostoli, sapendoti donna mortale, ma anche Madre di Dio oltre natura, ti toccavano con mani tremanti, vedendoti rivestita di gloria come tempio portatore della divinità, o purissima.

La giustizia di Dio colpì la mano empia del presuntuoso, Dio custodì l’onore dovuto all’arca spirituale, gloria della divinità, in cui il Verbo prese carne.

Secondo canone. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, o Theotòkos, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina gloria di corone di gloria rendili degni.

Generata da lombi mortali, o pura, conforme alla natura hai compiuto il tuo esodo: ma poiché hai partorito la vera vita, sei passata alla vita divina ed enipostàtica.

La folla dei teologi dai confini e la moltitudine degli angeli dall’alto si affrettavano verso il monte Sion al cenno della divina potenza, per officiare ben doverosamente, o Sovrana, la tua sepoltura.

Ypakoí. Tono pl. 1.

Da tutte le generazioni ti diciamo beata, o Madre di Dio Vergine, perché in te si compiacque dimorare Cristo nostro Dio, che nessuna dimora può ospitare. Beati anche noi, che abbiamo te come protezione: giorno e notte, infatti, tu intercedi per noi e per le tue suppliche si consolidano gli scettri del regno. Celebrandoti dunque, a te acclamiamo: Salve, piena di grazia, il Signore e con te.

Ode 4. Irmòs.

I detti e gli enigmi dei profeti hanno mostrato, o Cristo, che la tua incarnazione dalla Vergine sarebbe venuta come tuo sfolgorante splendore, per illuminare le genti e l’abisso nell’esultanza a te grida: Alla tua potenza sia gloria, o filantropo.

Guardate popoli e meravigliatevi: il santo monte di Dio, infatti, a tutti visibile s’innalza sopra le dimore celesti; il cielo terrestre si stabilisce nella dimora celeste e incorruttibile.

 La tua morte divenne passaggio a una vita eterna e migliore, o Pura: davvero ti trasferì dal provvisorio all’infinito divino per contemplare in letizia il tuo Figlio e Signore, o casta.

Si aprirono le porte celesti, gli angeli inneggiavano e Cristo ha accolto il cimelio materno della sua verginità; con letizia ti servivano i cherubini e i serafini con gioia ti glorificavano.

Secondo canone. Irmòs.

Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Motivo di sbigottimento era vedere il cielo vivente del Re dell’universo, discendere nelle cavità della terra. Come sono mirabili le tue opere, gloria alla tua potenza, Signore!

Al tuo transito, Madre di Dio, le schiere degli angeli, con gioia e timore, coprivano con le loro sacratissime ali il tuo corpo dall’immenso spazio capace di Dio.

Se l’ineffabile suo frutto, per cui essa divenne cielo, volontariamente accettò la tomba come mortale, potrà forse ricusarla colei che lo generò senza nozze?

Ode 5. Irmòs.

Narrerò, o Cristo, l’ineffabile divina bellezza delle tue magnificenze: rifulgendo infatti dall’eterna gloria, come coeterna irradiazione enipostatica, come sole sei sorto incarnato da grembo verginale, per quanti sono nel buio e nell’ombra.

Trasportato come su nube, o Vergine, il coro degli apostoli si riunì in Sion, venendo dai confini per servirti, o nube leggera, da cui Dio Altissimo, Sole di giustizia irraggiò, su quanti sono nell’ombra e nelle tenebre.

Le lingue ispirate dei teologi, istruite dallo Spirito, cantavano alla Theotòkos un inno per la partenza, più risonante di una tromba: Salve, fonte inesauribile dell’incarnazione di Dio, vita e salvezza di tutti.

Secondo canone. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per la tua divina gloria: perché tu, Vergine ignara di nozze, dalla terra fosti trasferita alle eterne dimore e alla vita senza fine, da dove doni salvezza a tutti i tuoi cantori.

Echeggino oggi le trombe dei teologi e la lingua umana dai tanti suoni esprima ora la lode; risuoni l’etere tutt’intorno, risplendendo di luce infinita; cantino gli angeli la dormizione della Vergine.

Lo scrigno d’elezione eccelleva inneggiandoti, tutto in estasi, o Vergine, fuori del mondo, tutto consacrato a Dio, rivelandosi a tutti ispirato da Dio, come realmente era, o Theotòkos inneggiatissima.

Ode 6. Irmòs.

Il mostro nato dal mare, il fuoco delle viscere oceaniche, era prefigurazione della tua sepoltura di tre giorni, di cui Giona si rivelò interprete: salvo infatti come era stato inghiottito, indenne gridava: Sacrificherò a te con voce di lode, Signore.

Dio, Re universale, ti concede ciò che oltrepassa la natura: come nella maternità ti conservò vergine, così ha conservato nella tomba il tuo corpo incorrotto; e ti ha dato la gloria di una divina ascensione, rendendoti onore, come un Figlio a sua madre.

In verità tuo Figlio, Vergine, ti ha posto nel Santo dei Santi come brillante candeliere acceso di fiamma immateriale, come incensiere d’oro pieno di brace divina, come la coppa della manna, la verga e la tavola scritta da Dio, come arca santa e tavola del pane di vita.

Secondo canone.

Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Theotòkos, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Da te è sorta la vita, senza sciogliere i vincoli della tua verginità. Come ha dunque potuto la pura dimora del tuo corpo, origine di vita, partecipare all’esperienza della morte?

Tu che sei stata sacrario della vita, hai raggiunto l’eterna vita: attraverso la morte, infatti, sei passata alla vita, tu che hai partorito la vita enipostatica.

Kontàkion autòmelo. Tono 2.

Nella intercessione Madre di Dio sempre desta * e nella protezione immutabile speranza, * tomba e morte non hanno trattenuto. * Quale infatti Madre della vita * l’ha trasferita alla vita, *colui che ha dimorato un grembo sempre vergine.

Ikos.

Cingi la mia mente di un baluardo, o mio Salvatore, perché abbia l’ardire di celebrare il baluardo del mondo, la Madre tua pura. Rafforzami con una torre di parole ed eleva per me roccaforti di pensieri: poiché sempre tu dai compimento alle richieste di chi chiede con fede. Donami dunque tu lingua, espressione, pensiero di cui non debba restar confuso, perché ogni dono di illuminazione proviene da te, o illuminatore, che hai preso dimora in un grembo sempre vergine.

Sinassario.

Il 15 di questo mese, memoria dell’augusto transito della gloriosissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria.

Stichi. Non stupisce la morte della Vergine salvezza del mondo, poiché l’artefice del mondo morì nella carne. Vive per sempre la Theotòkos, anche se il 15 muore.

Per le sue sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci come buono e filantropo. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il divino amore, contrastando il protervo furore e il fuoco, irrorava le fiamme di rugiada e irrideva il furore col razionale suono ispirato della lira a tre voci dei santi, facendo eco agli strumenti musicali in mezzo alla fiamma: O glorioso Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Mosè nella sua ira spezzò le tavole fatte da Dio e scritte dal Santo Spirito; ma il suo Signore, avendo conservata intatta l’integrità di colei che lo generò, l’ha stabilita, ora, nelle dimore celesti; esultando con lei, cantiamo a Cristo: Gloriosissimo Dio dei nostri padri e nostro, tu sei benedetto.

Al suono dei cembali delle nostre labbra pure, dell’arpa armoniosa dei nostri cuori, della tromba squillante dei nostri pensieri elevati, battendo le nostre mani pie, cantiamo in questo giorno solenne e santo della traslazione della pura Vergine: Gloriosissimo Dio dei nostri padri e nostro, tu sei benedetto.

Il popolo divino si è riunito poiché la tenda della gloria di Dio viene traslata alla dimora celeste, dov’è voce di giubilo ineffabile, il puro suono dei festanti, che con letizia gridano a Cristo: Glorioso Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Secondo canone. 

Ifanciulli di senno divino non adorarono la creatura in luogo del Creatore, ma calpestando con coraggio la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: Celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Giovani e fanciulle, anziani e capi, re e giudici, onorando la memoria della Vergine e Madre di Dio, cantate: O Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Suonino i monti celesti la tromba dello Spirito, esultino i colli e balzino di gioia gli apostoli divini: la Regina va verso il Figlio, per regnare con lui.

L’augustissimo transito della tua divina e pura Madre radunò le schiere iperuranie delle potenze superne per festeggiare con quanti sulla terra ti cantano: O Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Il potentissimo angelo di Dio mostrò ai fanciulli come la fiamma irrorasse di rugiada i santi e bruciasse invece gli empi; e così ha reso la Theotòkos fonte vivificante, da cui zampillano insieme la distruzione della morte e la vita per quanti cantano: Noi redenti celebriamo l’unico Creatore e lo sovresaltiamo per tutti i secoli.

Tutta la moltitudine degli apostoli riuniti in Sion accompagnava con queste parole l’arca divina della santità: Dove vai ora, tempio del Dio vivente? Non abbandonarci, ma veglia su quanti cantano con fede: Noi, i redenti, cantiamo l’unico Creatore ed esaltiamolo in tutti i secoli.

La Purissima, levando le mani, mentre se ne andava, quelle mani che avevano abbracciato il Dio incarnato, con franchezza, come Madre, disse a suo Figlio: Conserva nei secoli coloro che mi hai dato e che gridano: Noi, i redenti, cantiamo l’unico Creatore ed esaltiamolo in tutti i secoli.

Secondo canone.

Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli puri; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra salmeggiante: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Glorificano la tua memoria, Vergine pura, i principati e le potestà con le potenze, gli angeli, gli arcangeli, i troni, le dominazioni, i cherubini e i tremendi serafini: e noi della stirpe umana la celebriamo e sovresaltiamo per tutti i secoli.

Colui che, incarnandosi, straordinariamente dimorò nel tuo grembo puro, proprio lui, Theotòkos, accogliendo il tuo sacratissimo spirito, in se stesso gli dona riposo, essendoti debitore come Figlio: perciò ti inneggiamo e sovresaltiamo, o Vergine, per tutti i secoli.

Oh, le meraviglie inconcepibili della sempre Vergine e Madre di Dio! Abitando infatti una tomba rivelò il paradiso e noi, oggi, attorniandola salmeggiamo gioiosi: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Primo canone. Poema di Cosma.

Ode 9.

Megalynàrion da ripetere ad ogni tropario dell’ode.

Noi, generazioni tutte, ti diciamo beata, o sola Theotòkos.

Tono 1. Irmòs.

Sono vinte in te le leggi della natura, o Vergine pura: il tuo parto infatti è verginale e la tua morte ha attratto la vita. O tu che dopo il parto sei vergine e dopo la morte viva, salva sempre la tua eredità, o Madre di Dio.

Stupirono le schiere angeliche scorgendo in Sion il loro Sovrano che prendeva tra le mani un’anima di donna; egli infatti così si rivolgeva, come Figlio, a colei che incorruttibilmente l’aveva partorito: Vieni, o venerabile, sii glorificata con il tuo Figlio e Dio.

Il coro degli apostoli compose il tuo corpo che aveva accolto Dio, guardandolo con timore e rivolgendoti dolcemente queste parole: Ora che te ne sei andata ai talami celesti, presso tuo Figlio, salva sempre la tua eredità, Madre di Dio.

Megalynàrion del secondo canone.

Gli angeli stupirono, vedendo la dormizione della Vergine, come la Vergine partiva dalla terra per le regioni superne.

Tono 4. Irmòs.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Theotòkos pura, sempre Vergine.

Venite, esultiamo sul Sion, divino e pingue monte del Dio vivente, contemplando la Theotòkos: essendo sua Madre, Cristo la trasferisce alla dimora di gran lunga migliore e più divina, al santo dei santi.

Venite, fedeli, accostiamoci alla tomba della Madre di Dio e abbracciamola, appoggiandovi le labbra del cuore, gli occhi e la fronte, con animo sincero e attingeremo generose grazie di guarigioni zampillanti da fonte perenne.

Accogli da noi il canto per il tuo esodo, o Madre del Dio vivente e adombraci con la tua divina grazia apportatrice di luce, accordando all’imperatore i trofei, al popolo amico di Cristo la pace, ai tuoi cantori il perdono e la salvezza delle anime.

Katavasìa. Noi, generazioni tutte, ti diciamo beata, o sola Theotòkos.

Sono vinte in te (come sopra).

Exapostilarion. Tono 3. Tu che il cielo.

Apostoli, qui radunati dai confini della terra, nel giardino di Getsemani seppellite il mio corpo; e tu, Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito (3).

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso.

Per la tua gloriosa dormizione esultano i cieli e gioiscono le schiere degli angeli, mentre tutta la terra si allieta rivolgendo a te, Madre di colui che domina l’universo, il cantico del tuo esodo, o Vergine santissima ignara di nozze, che liberasti la stirpe umana dalla sentenza contro i progenitori (2).

Dai confini, al cenno della divina potenza, accorsero i prescelti tra gli apostoli per seppellirti; contemplandoti mentre ti sollevavi da terra verso l’alto, a te gioiosi gridavano con le parole di Gabriele: Salve, cocchio della divinità nella sua pienezza; Salve, o sola che con il tuo parto hai congiunto le realtà terrestri alle celesti.

Poiché avevi partorito la vita, alla vita immortale sei passata, con la tua augusta dormizione: ti scorta-vano gli angeli, i principati e le potenze, gli apostoli e i profeti, con tutto il creato, mentre tuo Figlio accoglieva nelle sue immacolate mani la tua anima pura, o Vergine Madre, sposa di Dio.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Al momento della tua immortale dormizione, Madre di Dio, Madre della vita, le nubi rapirono in aria gli apostoli e di quanti erano sparsi per il mondo fecero un unico coro intorno al tuo corpo immacolato; seppellendolo con venerazione, essi acclamavano, cantando le parole di Gabriele: Salve, piena di grazia, Vergine Madre senza nozze, il Signore è con te. Con loro supplicalo come Figlio tuo e nostro Dio per la salvezza delle nostre anime.

Grande dossologia.

Viene dato l’olio santo ai fratelli.

Alla Liturgia i typikà, le beatitudini con i tropari dalle odi 3 e 6 del canone della festa.

Volendo si possono cantare le seguenti antifone.

Prima antifona.

Stico 1. Cantate al Signore, terra tutta, salmeggiate al suo nome, date gloria alla sua lode.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 2. Celebrate il Signore e invocate il suo santo nome, annunziate a tutte le genti le sue opere.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 3. Nella città del Signore delle potenze, nella città del nostro Dio.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 4. Nella pace è stato posto il suo luogo e la sua dimora in Sion.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Gloria. E ora.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Seconda antifona.

Stico 1. Il Signore ama le porte di Sion più di tutte le tende di Giacobbe.

Salva, Figlio di Dio, mirabile nei santi, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Stico 2. Cose gloriose si dicono di te, città di Dio.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 3. Dio l’ha stabilita in eterno.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 4. L’Altissimo ha santificato la sua dimora.

Gloria. E ora.

O unigenito Figlio di Dio.

Terza antifona.

Stico 1. Pronto è il mio cuore, o Dio, pronto è il mio cuore.

Tono 1.

Nel partorire hai conservato la verginità, con la tua dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio. Sei passata alla vita, tu che sei madre della vita e che con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime.

Stico 2. Che cosa renderò al Signore per tutto ciò che mi ha dato?

Nel partorire hai conservato.

Stico 3. Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore.

Nel partorire hai conservato.

Issodikòn.

Venite, adoriamo e prostriamoci a Cristo. Salva, Figlio di Dio, mirabile nei santi, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Apolytìkion. Tono 1.

Nel parto conservasti la verginità, nella dormizione non abbandonasti il mondo, Theotòkos. Sei passata alla vita, essendo madre della vita e con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime.

Kontàkion autòmelo. Tono pl. 2.

Tomba e morte non trattennero la Madre di Dio sempre desta nell’intercessione e immutabile speranza con la protezione: come madre della vita alla vita la trasferì colui che dimorò nel suo grembo sempre vergine.

Prokìmenon. Tono 3.

L’anima mia magnifica il Signore e ha esultato il mio spirito in Dio mio salvatore.

Stico. Perché ha chinato lo sguardo sulla piccolezza della sua serva.

Apostolo: Filippesi 2, 5-11.

Fratelli, abbiate in voi lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù (vai all’8 settembre).

Alliluia (3) Tono pl. 4.

Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Vangelo: secondo Luca (10, 38-42. 11, 27-28).

In quel tempo Gesù entrò in un villaggio e lo accolse una donna, di nome Marta (vai all’8 settembre).

Ad Exerètos…

Noi, generazioni tutte, ti proclamiamo beata, o sola Madre di Dio.

Tono 1. Irmòs.

Sono vinte in te le leggi della natura, o Vergine pura: il tuo parto infatti è verginale e la tua morte ha attratto la vita. O tu che dopo il parto sei vergine e dopo la morte viva, salva sempre, o Madre di Dio, la tua eredita.

Kinonikòn.

Prenderò il calice di salvezza e invocherò il nome del Signore. Alliluia.

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Vespro del 14 Agosto – Vigilia della dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea

14 Agosto

Vigilia della dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e 3 stichirà prosòmia della vigilia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Facciamo risuonare i cembali, acclamiamo con inni, dando inizio alla festa del transito e con gioia intoniamo i canti della sepoltura, perché la Madre di Dio, l’arca tutta d’oro, si prepara ora a passare dalla terra alle regioni celesti, andandosene al divino splendore della vita rinnovata.

O apostoli, si riunisca oggi meravigliosamente la vostra schiera dai confini della terra, perché la città vivente di colui che su tutti regna si affretta a partire verso le regioni divine per regnare gloriosamente col Figlio suo; per la sua divina sepoltura cantate concordi, con le superne schiere, un inno al transito.

Sacerdoti radunati insieme, re e capi, con le schiere delle vergini, avanzate dunque e tutto il popolo accorra per elevare insieme l’inno della sepoltura: poiché colei che su tutti regna consegnerà domani la sua anima nelle mani del Figlio, passando alla dimora eterna.

E del profeta.

Stesso tono. Hai dato come segno.

Tu hai predetto che sarebbe apparso sulla cima dei monti il monte splendente e ben visibile, l’annuncio del Salvatore, o beato e hai reso nota l’altissima scienza divina: in essa si rifugiano prontamente le genti, accorrendo con fede, apprendono la via del Signore e sono salvate con salvezza eterna.

Hai predetto che un capo, proveniente da Betlemme, sarebbe venuto a pascolare il suo popolo, o Michea, mirabile tra i profeti, dalla lingua divinamente ispirata; hai detto che le sue uscite sono dal principio, dai giorni dall’eternità. E noi, vedendo oggi la tua profezia realizzata, glorifichiamo con divino sentire colui mediante il quale hai parlato.

O venerabile profeta, che stai accanto al trono di Dio e ricevi la gioia, contempli la gloria e divinamente assapori il divino diletto, saziandoti di gioia e letizia spirituali, guarda a quanti con fede celebrano ora la tua memoria e liberali dalle tentazioni con le tue preghiere incessanti.

Gloria. E ora. Della vigilia. Tono 4.

Le folle degli angeli in cielo e la stirpe degli uomini in terra proclamano beata la tua augustissima dormizione, santissima Vergine pura: tu sei stata Madre di Cristo Dio Creatore; non smettere, ti preghiamo, di implorarlo per noi che, dopo Dio, in te abbiamo riposto le nostre speranze, o Theotòkos celebratissima e ignara di nozze.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Omeraviglia nuova! O singolare portento! Come dunque la Vergine portatrice di vita ha subito la morte ed è ora celata in una tomba?

Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, le sue compagne a te saranno condotte.

Danzi tutta la stirpe dei figli della terra, poiché ecco, la Vergine, la figlia di Adamo se ne va al cielo.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Voglio andare col pensiero al letto della Vergine, circondato in bell’ordine dai cori degli apostoli, che cantano l’inno funebre.

Gloria. E ora. Tono 2.

Colei che è più alta dei cieli, più gloriosa dei cherubini e più venerabile di ogni creatura, colei che per la sua sovreminente purezza divenne ricettacolo dell’essenza eterna, consegna oggi la sua santissima anima nelle mani del Figlio: per essa tutto l’universo è colmato di gioia e a noi è data la grande misericordia.

Apolytìkion della vigilia.

Tono 4. Presto intervieni.

Opopoli, già oggi tripudiate applaudendo con fede, riunitevi con affetto e nella gioia e radiosi acclamate tutti con letizia: perché la Madre di Dio sta per andarsene gloriosamente dalla terra alle regioni superne; lei che con inni sempre glorifichiamo come Madre di Dio.

Segue la conclusione.

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Mattutino del 14 Agosto – Vigilia della dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea

14 Agosto

Vigilia della dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della Theotòkos. Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Esultano, o santissima, la tua anima spirituale passata ai cieli, il tuo corpo puro passato nel paradiso, lungi dalla corruzione. Perciò il Signore ha punito gli empi che hanno agito con inganno nei confronti della tua salma preziosa. Noi dunque con gli apostoli acclamiamo: Salve, piena di grazia.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia

kàthisma della Theotòkos.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si è incarnato da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò noi con fede ti proclamiamo beata, come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Canone della Vigilia con l’Acròstico: Canto con gioia la Madre del mio Dio. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Cantiamo un inno di vittoria al Signore che ha condotto un tempo il suo popolo attraverso il Mar Rosso poiché si è glorificato.

Cantiamo al Signore che fece passare alla terra dei viventi la pura e santa Madre, che lo partorì secondo la carne.

Per contemplare lo splendore e gioire della bellezza di tuo Figlio, verso lui ti elevasti trasportata, o Vergine.

Come ti sei sottomessa alla morte, proprio tu, Madre di colui che fece perire l’ade e per te donò la vita agli uomini?

Avendo generato colui che purifica tutti, o Vergine, tu sei raggiante di incomparabile purezza, perciò noi fedeli ti glorifichiamo.

Canone del profeta. Acròstico: Voglio cantare Michea profeta ispirato.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraversando l’acqua.

Come un puro raggio del nostro Dio stai alla presenza del Creatore; o beatissimo, da tutti i pericoli pregalo di salvare coloro che ti cantano con fede.

Essendo ricolmo di senso spirituale e di sapienza da Dio, o eccelso Michea, come puro sei stato iniziato alla conoscenza del futuro.

Esponendo gli oracoli divini, dichiarasti che dal cielo il Signore apparirà sulla terra, o beato, descrivendo così la sua venuta tra noi.

Theotokìon. Negli ultimi tempi è apparso sulla terra incarnato colui che è conosciuto come anteriore ai secoli, liberando i prigionieri, o Madre di Dio.

Della Vigilia.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

Nel tuo transito a Dio, Madre di Dio, gioiscono terra e cielo, ottenendo grazie a te un’unione straordinaria.

Gioirono gli angeli celesti accogliendo, trasportata dalla terra, la Madre di Dio lodatissima.

Straordinario fu veramente il tuo divino e glorioso transito proprio come lo fu il tuo concepimento, o purissima.

Sei giunta alle tende celesti, o purissima, essendo purissimo tempio di Dio, o casta Vergine.

Del profeta. Stesso Irmòs.

La tua lingua fu per lo Spirito santo la canna che gli permise di mostrarci il compimento di ciò che doveva accadere.

Colui che precede i secoli ed è principio di tutte le cose l’hai mostrato incarnato a Betlemme.

Sei divenuto per noi precisissimo iniziatore dei misteri sovraintellettuali, o glorioso profeta, illuminato da profetiche visioni.

Theotokìon. Ti sei rivelata, o Purissima, monte visibilissimo, sul quale ascendendo, apparve il Signore, nel quale ora ci rifugiamo.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti accorrono a te, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito ti inneggia.

Kàthisma del profeta.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

La grazia dello Spirito santo, avendoti trovato puro ricettacolo senza macchia in te dimorò e indusse la tua anima a esprimere chiaramente le cose future come presenti, o profeta araldo di Cristo. Non smettere dunque di intercedere per noi, che degnamente onoriamo la tua gloriosa memoria.

Gloria. E ora. Della Vigilia.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Festeggiando la vigilia del transito della Madre di Dio, con radiosa esultanza a lei gridiamo: Salve, tu che te ne vai dalla terra ai cieli; salve, tu che con la tua dormizione hai vivificato tutti i confini: ora dunque che te ne vai, ricordati del mondo, o piena di grazia.

Della Vigilia.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Spavento e stupore presero i discepoli del Verbo vedendo te, Vergine pura, Madre della vita, senza parole e senza vita.

O funerale! O grazia! O inno superiore a tutte le parole, che a te indirizzano circondandoti gli ispirati da Dio, o beatissima!

Divenisti spazio spazioso del Verbo, perciò egli ti ha trasferito alla beatitudine santa, spaziosa ed eterna, o Theotòkos.

La tua santa dormizione angeli e uomini proclamano beata, poiché tu che sei la regina dell’universo, concepisti il Re dell’universo.

Del profeta. Stesso Irmòs.

Illuminato dal divino splendore dello Spirito, che dal cielo ti ispirava, o mirabile profeta, annunciasti il futuro, vedendolo come presente.

Da Sion venne la legge, come hai predetto, o divinamente beato e il verbo di Cristo è corso ai confini.

Il Signore dell’universo è apparso per reggere la casa di Giacobbe e nella gloria del suo nome conduce al pascolo il suo popolo.

Theotokìon. Proprio la figlia di Adamo fu Madre di Dio creatore quando s’incarnò da lei; ella lo partorì ineffabilmente.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Il tuo sepolcro, pura vergine, predica allo stesso tempo la tua sepoltura e il tuo transito con il corpo ai cieli.

Cori di vergini, cantate, giovani con i principi e gli anziani, glorificate la dormizione della Madre di Dio.

Morendo sei passato alle dimore immortali, tu che avevi ucciso i nostri nemici, o Purissima, per il tuo divino parto.

Ti circondarono uomini da Dio chiamati, o Sovrana e con parole di commiato ti inneggiavano.

Del profeta. Stesso Irmòs.

Amavi camminare dietro il Signore, divenendo pronto nelle sue vie, o sapientissimo.

Comprendesti che la futura salvezza sarebbe venuta per tutti i popoli dai giudei, o divino profeta.

Contemplando la grazia, o divino rivelatore, predicesti che in essa si rifugeranno le moltitudini di genti salvate.

Theotokìon. Divina Madre, tu eri il luogo divino da cui procede colui che libera il mondo dall’errore.

Della Vigilia.

Ode 6. Effondo la mia supplica.

La dimora ospitante colui che regge l’universo sale ai cieli per dimorarvi, poiché fu per Cristo cielo, trono, palazzo, colomba di purezza, la cui divina dormizione inneggiamo.

Trasportati sulle ali delle nuvole come aquile dall’alto volo e riunendosi al Getsemani, i messaggeri del Verbo, o Vergine, celebrano la tua imminente salita ai cieli, o lodatissima e come figli di tuo Figlio tu li hai benedetti.

Chi è colei che dalle valli del mondo se ne va salendo? Che cos’è questo corteo, questa meravigliosa processione e questo grande mistero che si vede? È la Regina, la Signora, la gloria e il vanto di tutti.

Il coro degli apostoli, gridando forte, versò abbondanti lacrime, vedendo la tua anima lasciare la tenda santa che aveva protetto il Signore e inneggiò divinamente la tua divina dormizione, o Purissima.

Del profeta.

Una tunica luminosa.

Profeta illustrissimo, custodendo le leggi di Dio, rimproveravi tutti coloro che abbandonavano l’osservanza della Legge.

O strumento divino dello Spirito, per le tue preghiere, profeta Michea, custodisci i fedeli da tutti i pericoli.

Theotokìon. Nobilitasti la casa di Giuda, o Vergine, dando alla luce il Sole sorto dal tuo grembo.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti vesti di luce come d’un manto, misericordiosissimo Cristo, nostro Dio.

Kontàkion della Vigilia.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Nella gloriosa memoria tua, * tutta la terra, * dello Spirito immateriale, * adornata con intelligenza, * in letizia grida a te: * Salve Vergine, dei Cristiani il vanto.

Ikos.

Esulti ora il cielo, si allieti tutta la terra: ecco infatti la Vergine viene sollevata dalla terra e sale verso il paradiso e appare a tutti salvezza da parte di Dio, pregando e proteggendo. Per questo radunò anche tutto il coro degli apostoli riunendolo dai confini: apparvero infatti nubi per rapirli e trasportarli incontro alla Madre e al Figlio, gridando: Salve, tesoro e manna dell’alleanza, Salve, vergine, vanto dei cristiani.

Sinassario.

Il 14 del mese memoria del santo profeta Michea.

Stichi. Dalla terra mi hanno innalzato, ma vado in paradiso e qui ringrazio il legno provvidenziale che mi è stato procurato da Dio. Alla forca il quattordici Michea fu appeso al legno.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Marcello, vescovo di Apamèa.

Stichi. Offrivi a Dio mistici incensi, persino la tua carne divenne sacrificio, o padre.

Lo stesso giorno memoria della traslazione nel palazzo della preziosa croce.

Stichi. Accendiamo le parole al posto delle lampade per scortare la croce nel tesoro aulico.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Ursìchio.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della Vigilia.

Ode 7. I fanciulli ebrei.

Oltre le leggi concepisti, ma morendo ti sottometti all’umana condizione, pura Vergine, dopo aver vivificato i morti di un tempo col tuo parto vivificante.

Dimora vuota del tuo corpo, ma riempito di grazia, il sepolcro: poiché fa zampillare per noi fiumi di guarigioni, santa Madre di Dio e mette fine agli ondeggiamenti di questa vita.

Il tuo corpo, Vergine purissima, si è alzato dalla tomba, ma resta con noi la tua santa benedizione, che rende ai ciechi la luce e noi magnifichiamo il tesoro della tua compassione.

O libro nuovo dove fu inscritto il Verbo per meravigliosa unione, pregalo di iscrivere nel registro della vita tutti coloro che cantano la tua meravigliosa dormizione.

Del profeta. I giovani Giudei.

Ti rivelasti efficacissimo servo del Sovrano di tutti, audacia dei forti, vegliando, insegnando e gridando, o degnissimo: o Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Balenando raggi di purezza e di condotta divina, ti rivelasti profeta della sua divina manifestazione, cantando, o beato: o Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Come un uomo si è lasciato formare in grembo verginale, per volere del Padre, il Verbo a lui coeterno, opera e potenza di colui che lo genera: o Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Della Vigilia.

Ode 8. Nella fornace ardente.

Le luminose colonne dell’universo giunsero dai confini del mondo per seppellirti in Sion, pura Vergine, che sconfiggi la morte.

Impotente è la lingua dei retori come anche quella degli angeli a lodarti degnamente: veramente, o Sovrana nostra, superi tutti ineffabilmente.

Esulti oggi il creato e le nubi veramente piovano giustizia venerando il transito a Dio della Vergine.

Ecco il trono del Signore superiore a troni e cherubini, l’unica senza macchia viene sollevata da terra per dimorare nel regno divino.

Del profeta. Al suono della musica.

Il Verbo di Dio, la cui origine risale al principio, è apparso, come Michea predisse, per liberare i figli di Adamo, che inneggiano al Signore e lo esaltano per tutti i secoli.

Spiritualmente iniziato proclamasti: misericordia vuole il Signore, nella sua bontà perdona le colpe di chi a lui inneggia con fede e lo esalta per tutti i secoli.

Ti rivelasti luce rifulgente, divenendo specchio terso, che accoglie il raggio di Dio, gridando, o profeta Michea: Inneggiate al Signore ed esaltatelo nei secoli.

Theotokìon. Possedendo come potente consolazione, o Vergine, il frutto del tuo grembo, noi seguiamo gli apostoli e la loro santa confessione, inneggiando al Signore ed esaltandolo per tutti i secoli.

Irmòs. Al suono della musica e di tutti gli strumenti, quando i popoli adoravano la statua d’oro, i tre giovani, rifiutando d’inchinarsi inneggiavano al Signore e lo glorificavano per tutti i secoli.

Della Vigilia.

Ode 9. Realmente Theotòkos.

Più luminosa di tutti gli angeli celesti, degnati di illuminare con lo splendore dei tuoi doni quanti cantano la tua fulgida dormizione.

Nella santa dormizione dell’unica ancella di Dio, esultate, cori dei fedeli, salvati per la sua intercessione incessante.

La terra quaggiù festeggia, nei cieli gli angeli esultano e tutti i giusti nella gioia inneggiano, o Vergine, alla tua santa dormizione.

Vergine che ami il bene, diffondi su tutti le onde della tua bontà e salvaci nel tuo amore, tu che generasti il Verbo bello e buono.

Del profeta. Stesso Irmòs.

Rifulgendo con intelletto senza macchia e purissimo per i bagliori della pietà, sempre insisti nell’intercedere per il mondo.

E’ giunta la tua luminosa memoria, o profeta: colma di carisma profetico, essa su di noi fa scaturire fiumi di penitenza.

Vedendo giungere, secondo la tua divina profezia, il Salvatore del mondo, o beato, gioisci di felicità inconcepibile.

Theotokìon. Come eccelsa e purissima, purifica le sozzure della mia anima, tu che concepisti il Dio più che buono.

Irmòs. Realmente, Theotòkos, da te salvati, Vergine pura, danzando con gli incorporei, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion del profeta.

Tono 2. Udite, donne.

Michea, profeta di Dio, tu hai predetto che per il nostro bene sarebbe uscito un principe, una guida che avrebbe pascolato in pace il suo popolo: da Betlemme avrebbe iniziato il cammino, ma in verità le sue uscite sono dai giorni dell’eternità: per mezzo suo siamo stati tutti salvati.

Della vigilia, stessa melodia.

Festeggiando la fulgidissima memoria della tua augusta dormizione, con affetto cantiamo, o Madre di Dio: e tu che come Madre, o pura, te ne vai gloriosa al tuo Figlio e Signore, prega per i cristiani, che con fede a te elevano inni.

Allo stico, stichirà prosòmia della vigilia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Si raduna la folla dei discepoli per la sepoltura della Madre che generò Dio, giungendo dai confini della terra a un cenno onnipotente.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

La sposa di Dio, la Vergine Regina, la gloria degli eletti, il vanto delle vergini, se ne va presso il Figlio.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Prodigiosamente si raduna, dai confini del mondo, il coro dei discepoli per seppellire il tuo corpo divino e senza macchia.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

O Sovrana buona, solleva le tue sante mani verso il Figlio tuo, il Creatore amante delle anime, perché abbia pietà dei tuoi servi.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 13 Agosto

13 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Massimo il confessore. Conclusione della festa della Trasfigurazione. Si canta l’ufficiatura del 6 agosto, eccetto le letture del vespro, la litì e il polyèleos.

Se il 13 agosto è domenica, il sabato sera al vespro: Beato l’uomo. Al Signore a te ho gridato: 4 stichirà del tono e 6 della festa. Gloria: della festa. E ora: Theotokìon dogmatico del tono. Apòstica dall’Oktòichos. Gloria. E ora: della festa. Apolytìkion della domenica e della festa.

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