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Archivi: Preghiere giornaliere

Vespro del 10 Settembre- Memoria delle sante martiri Minodora, Mitrodora e Ninfodora

10 SETTEMBRE

Le sante martiri Minodora, Mitrodora e Ninfodora.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Con quali ghirlande di lodi.

Con quali labbra celebreremo, noi miseri, colei che è stata generata? La più santa di ogni creatura, più venerabile dei cherubini e di tutti i santi, stabile trono del Re, dimora in cui abitò l’Altissimo, salvezza del mondo, santuario di Dio, nella sua divina nascita concede ai fedeli la grande misericordia.

Quali canti spirituali ti offriremo ora, o santissima? Con la tua nascita da una sterile santificasti tutto il mondo, riscattasti Adamo dalle sue catene e liberasti Eva dalle sue doglie: perciò i cori degli angeli festeggiano insieme, il cielo si rallegra con la terra e le anime dei giusti fanno risuonare inni, acclamando con fede per glorificare il giorno dei tuoi natali.

Quali mirabili canti ti offrirono un tempo, o Vergine, le fanciulle che, in cerchio intorno a te neonata, danzando gaudiose e colme di stupore, acclamavano: È nata la reggia del Re; risplende l’arca della santità; si sono aperte le porte sterili, perché la porta di Dio introduce la bella prole delle virtù, elargendo pace e grande misericordia!

Altri stichirà prosòmia, delle sante.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Vi rendeste splendenti col rosseggiare del sangue e così incorruttibilmente vi uniste, vergini fanciulle, a Cristo nostro Dio, splendida bellezza, che custodisce incontaminata la vostra verginità per le pure nozze senza corruzione, per i talami celesti, o martiri, per la sala nuziale non fatta da mani d’uomo.

Con corpo imperfetto, ma animo perfetto, combatteste con la potenza dello Spirito, o gloriose, il dragone omicida autore del male e dimostraste impotente la sua forza: perciò otteneste le corone della vittoria, Minodora, Mitrodora e Ninfodora, che per la Trinità lottaste.

Con le membra stirate, consumate dal fuoco, straziate con ferri e uncini, appese a un legno e fatte a pezzi con la spada, non rinnegaste Cristo, o vittoriose illustri: perciò avete trovato le corone della vittoria, Minodora, Mitrodora e Ninfodora, pari in numero alla Triade.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Preannunciata da un angelo, oggi sei nata, progenie augustissima, dai giusti Gioacchino e Anna, o Vergine, cielo e trono di Dio, ricettacolo di purezza, annunziatrice di gioia a tutto il mondo, patrona della nostra vita, distruzione della maledizione che tu muti in benedizione. Nel giorno della tua nascita, Vergine eletta da Dio, chiedi dunque la pace e per le nostre anime, la grande misericordia.

Allo stico, 4 stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Esultate, cori dei profeti, perché ecco, la sterile porta il frutto nel quale le vostre profezie troveranno compimento.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Esulta, Gioacchino, vedendo Anna che ti porta quel frutto del grembo, dal quale saranno generate al mondo vita e redenzione.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Esultino la vecchiaia di Gioacchino e la sterilità di Anna, perché rinnovano come un tempo l’umana natura invecchiata.

Gloria. E ora. Uguale.

Accetta, o Theotòkos, un inno da sordide labbra e donami il perdono delle colpe e correzione dai vizi.

Apolytìkion della festa. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

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Vespro del 9 Settembre- Memoria dei santi e giusti progenitori di Dio Gioacchino e Anna e del santo martire Severiano

9 Settembre

Memoria dei santi e giusti progenitori di Dio Gioacchino e Anna e del santo martire Severiano.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Dei progenitori. Tono 4. Hai dato come segno.

Venite, ora, danziamo cantando, amici della festa e con fede festeggiamo, celebrando la memoria di Gioacchino e Anna, la sacra coppia: essi infatti per noi generarono la Madre di Dio e Vergine pura; per questo dalle cose temporali, passarono alla dimora eterna e senza fine, dove supplicano per la nostra salvezza.

Tutto il creato tripudia oggi con letizia, Theotòkos illustrissima, celebrando concorde con pubblica festa l’annuale memoria dei tuoi genitori, il mirabile Gioacchino e Anna, poiché introdussero la gioia, generando contro ogni speranza te, che fai rifulgere la luce e sei nutrice della nostra vita.

Esulta oggi Anna, sussultando nello spirito e si rallegra piena di gioia, perché è stato realizzato il suo desiderio antico di avere buona prole: ha infatti prodotto il divino frutto della promessa e della benedizione, Maria, la purissima, colei che ha generato il nostro Dio e ha fatto risplendere il sole per quanti dormono nelle tenebre.

Del santo. Uguali.

Coi nervi recisi per Cristo, tu che sei dovunque celebrato, sospeso a un palo, con le carni crudelmente tagliate da scalpelli, al comando di sacrificare agli idoli, o sapiente, non rinnegasti il Signore di tutti, ma confutasti con le tue pene la debolezza e l’inconsistenza degli idoli e divenisti consorte degli angeli.

Condotto prigioniero e fiero delle tue piaghe, o beato, esortavi quanti ti vedevano a imitare la tua corsa, guardando alle ricompense celesti, che colmano di gioia e diletto perché incorruttibili: esse, perdurando in eterno, accolgono come eredi i servi di Cristo.

Con le guance stritolate da pietre, o degno di esser celebrato, coi fianchi colpiti da flagelli, col collo e i piedi schiacciati da un’enorme pietra, o beato, con tutte le giunture crudelmente spezzate, veramente fracassasti la testa del drago con la generosa pazienza, che la malvagità dei tormenti non poté vincere.

Gloria. E ora. Tono pl. 1. Di Efrem Karia.

Ocoppia beata, voi avete superato tutti i genitori, perché avete generato colei che trascende tutto il creato. Veramente beato sei tu, Gioacchino, per esser divenuto padre di una tale fanciulla. Beato il tuo grembo, o Anna, perché ha generato la Madre della nostra vita. Beate le mammelle con cui allattasti colei che nutrì col suo latte colui che nutre ogni spirito: e lui noi vi chiediamo di supplicare, o beatissimi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Gioacchino e Anna festeggiano per avere generato la primizia della nostra salvezza, la sola Theotòkos: con loro anche noi festeggiando diciamo beata la Vergine pura, proveniente dalla radice di Iesse.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

La Vergine ricettacolo di Dio, la Theotòkos pura, il vanto dei profeti, la figlia di Davide, nasce oggi da Gioacchino e Anna la casta e rovescia col suo parto la maledizione di Adamo che ci colpiva.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Il terreno prima infruttuoso, produce una terra fertile e, prodotto da grembo infecondo un frutto santo, lo nutre di latte. O tremendo prodigio! La nutrice della nostra vita, che accolse in grembo il pane del cielo, viene allattata al seno.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Coloro che da lombi sterili produssero il santo virgulto, la Theotòkos, dalla quale è sorto Cristo Dio, salvezza per il mondo, la coppia irreprensibile, i coniugi santi, Gioacchino e Anna, passati alle dimore celesti, con la loro figlia, la Vergine purissima, danzano con gli angeli, intercedendo per il mondo; unendoci anche noi piamente a loro, inneggiando diciamo: Voi che, grazie a Maria, la purissima fanciulla divina, diveniste progenitori di Cristo, intercedete per le nostre anime.

Apolytìkion dei santi. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria dei giusti progenitori di Dio, mediante loro ti imploriamo: Salva le nostre anime.

Della festa. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

Conclusione.

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Vespro del 8 Settembre- Natività della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria

8 Settembre

Natività della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria.

Al Piccolo Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 4 e cantiamo i seguenti stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Gioacchino e Anna festeggiano generando la primizia della nostra salvezza, l’unica Theotòkos; con loro anche noi festeggiamo oggi, proclamando beata la Vergine pura dalla radice di Iesse.

Oggi la verga di Anna genera un rampollo divino, la Theotòkos, salvezza degli uomini; nascendo straordinariamente da lei il Demiurgo di tutte le cose, per benevolenza purifica come buono tutta la corruzione di Adamo.

La Vergine che contiene Dio, la pura Theotòkos, vanto dei profeti, la figlia di Davide, è nata oggi da Gioacchino e dalla sapiente Anna e con la sua nascita ha annientato la nostra maledizione.

La terra prima sterile genera terra fertile e da grembo sterile discende un frutto santo, nutrito con latte: straordinario prodigio! La nutrice della nostra vita, che ha accolto in seno il Pane celeste, riceve latte dal seno.

Gloria. E ora. Tono 2.

Venite, amici tutti delle vergini e desiderosi di purezza, venite per accogliere con affetto il vanto della verginità, la fonte di vita che scaturisce da pietra solida e dalla sterilità, il roveto incombusto dal fuoco immateriale, che purifica e illumina le nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia. Tono 2. Casa di Efrata.

Prole di Gioacchino e Anna, la Vergine si è mostrata agli uomini, liberando tutti dalle catene del peccato.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre, perché il re ha bramato la tua bellezza

La sterilità di Anna si è mostrata realmente come monte ombroso, da cui è stata donata la salvezza di tutti i credenti.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Rompendo i legami della sterilità di Anna, è arrivata la purissima Vergine, arbitro della liberazione degli uomini.

Gloria. E ora.

Venite, fedeli, glorifichiamo la Vergine, poiché generata dalla sterile, ha rinnovato la nostra natura resa sterile.

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

Piccola ectenia e conclusione.

Al Grande Vespro

Dopo il salmo introduttivo, la prima stasi di Beato l’uomo (salmi 1-3). Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e i seguenti idiòmela.

Tono pl. 2. Di Sergio.

Oggi Dio, che riposa sui troni spirituali, si è apprestato sulla terra un trono santo; colui che ha consolidato i cieli con sapienza, nella sua filantropia si è preparato un cielo vivente: perché da sterile radice ha fatto germogliare per noi, come pianta portatrice di vita, la Madre sua. O Dio dei prodigi, speranza dei disperati, Signore, gloria a te.

Questo è il giorno del Signore, esultate, popoli: poiché ecco, il talamo della luce, il libro del Verbo della vita è uscito dal grembo; la porta che guarda a oriente è stata generata e attende l’ingresso del sommo sacerdote, lei che introduce nel mondo, sola, il solo Cristo, per la salvezza delle nostre anime.

Anche se, per divino volere, famose donne sterili hanno generato, pure, al di sopra di tutti i loro figli, divinamente risplende Maria, poiché, prodigiosamente partorita da madre sterile, ha partorito nella carne il Dio dell’universo, da grembo senza seme, oltre natura: unica porta dell’Unigenito Figlio di Dio, che attraversandola l’ha custodita chiusa e tutto disponendo con sapienza come egli sa, per tutti gli uomini ha operato la salvezza.

Stesso tono. Di Stefano Aghiopolìta.

Oggi le porte sterili si aprono e ne esce la divina porta verginale; oggi la grazia comincia a dare i suoi frutti, manifestando al mondo la Madre di Dio, per la quale le cose terrestri si uniscono a quelle celesti, a salvezza delle nostre anime.

Oggi è il preludio della gioia universale, oggi cominciano a spirare le aure che preannunciano la salvezza. La sterilità della nostra natura è finita, perché la sterile diventa madre di colei che resta vergine dopo aver partorito il Creatore, di colei dalla quale colui che è Dio per natura assume ciò che gli è estraneo e con la carne per gli sviati opera la salvezza: lui, il Cristo filantropo e Redentore delle nostre anime.

Oggi la sterile Anna partorisce la fanciulla divina, prescelta fra tutte le generazioni per essere dimora del Re universale e Creatore, il Cristo Dio, a compimento della divina economia: per essa noi, figli della terra, siamo riplasmati e rinnovati, passando dalla corruzione alla vita senza fine.

Gloria. E ora. Stesso tono. Di Sergio.

Oggi Dio, che riposa sui troni spirituali, si è apprestato sulla terra un trono santo; colui che ha consolidato i cieli con sapienza, nella sua filantropia si è preparato un cielo vivente: perché da sterile radice ha fatto germogliare per noi, come pianta portatrice di vita, la Madre sua. O Dio dei prodigi, speranza dei disperati, Signore, gloria a te.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla Genesi (28, 10-17).

Giacobbe partì dal pozzo del giuramento e si diresse verso Carran; si imbatté in un luogo e là si mise a dormire perché era tramontato il sole. Prese una delle pietre che erano lì, se la pose sotto il capo, si addormentò in quel luogo e sognò: ed ecco, una scala appoggiava sulla terra mentre la sua cima raggiungeva il cielo; gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa, mentre il Signore vi si appoggiava e gli disse: Io sono il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco, non temere: la terra su cui giaci, la darò a te e alla tua discendenza. E la tua discendenza sarà come la sabbia della terra e si estenderà verso il mare, verso mezzogiorno, verso settentrione e verso oriente e saranno benedette in te e nella tua discendenza tutte le tribù della terra. Ed ecco, io sono con te per custodirti in tutto il cammino che farai; e ti farò tornare in questa terra, perché non ti abbandonerò sinché io non abbia fatto tutto quello di cui ti ho parlato. Giacobbe si destò dal suo sonno e disse: Il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo! Ebbe timore e disse: Quanto è tremendo questo luogo! Altro non è che la casa di Dio e questa è la porta del cielo.

Lettura dalla profezia di Ezechiele (43,27-44,4).

A partire dal giorno ottavo i sacerdoti offriranno sull’altare i vostri olocausti e i vostri sacrifici pacifici e voi mi sarete accetti, dice il Signore. E mi fece volgere per la via della porta esterna del santuario che guarda ad oriente: essa era chiusa. E il Signore mi disse: Questa porta resterà chiusa, non verrà aperta e nessuno passerà per essa, perché per essa entrerà il Signore Dio d’Israele e rimarrà chiusa. Poiché il principe, lui siede in essa per prender cibo. Entrerà per la via del portico della porta e per la sua via uscirà. E mi introdusse per la via della porta che guarda a settentrione, di fronte al tempio: e vidi ed ecco, era piena di gloria la casa del Signore.

Lettura dai Proverbi (9,1-11).

La sapienza si è costruita una casa e ha eretto a sostegno sette colonne. Ha sgozzato i suoi animali, ha versato nel calice il suo vino e ha preparato la sua mensa. Ha mandato i suoi servi a invitare al banchetto con alto proclama, dicendo: Chi è stolto si rivolga a me. E a quelli che mancano di senno dice: Venite, mangiate il mio pane e bevete il vino che ho mesciuto per voi. Abbandonate la stoltezza e vivrete, cercate la prudenza per poter aver vita e dirigere l’intelligenza con la conoscenza. Chi rimprovera dei malvagi ne ricaverà per sé disonore e chi correggerà l’empio ne avrà biasimo, perché i rimproveri fatti all’empio sono per lui lividure. Non rimproverare dei malvagi perché non ti prendano in odio: rimprovera il saggio e ti amerà. Dà un’opportunità al saggio e diventerà più saggio, istruisci un giusto e aumenterà la sua istruzione. Principio della sapienza è il timore del Signore e il consiglio dei santi è intelligenza. Conoscere poi la Legge è cosa di una buona mente. In questo modo, infatti, vivrai a lungo e ti verranno aggiunti anni di vita.

Alla Litì, stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Stefano Aghiopolìta.

Il principio della nostra salvezza, o popoli, è oggi: poiché la predestinata dalle antiche generazioni, la Madre e Vergine, dimora di Dio, viene partorita dalla sterile, ramo fiorito dalla radice di Iesse. Adamo progenitore gioisce, Eva esulta; poiché veramente la progenitrice, plasmata da una costola di Adamo, proclama beata la figlia e sua discendente dicendo: E’ nata la mia redenzione, sto per esser liberata dalle catene dell’ade; Davide gioisce e sul salterio benedice il Signore, nostro Dio, poiché da grembo sterile la Vergine sorge oggi per la salvezza delle nostre anime.

Tono 2.

Venite, amici della festa e voi che amate la purezza, accogliete con affetto la gloria della verginità, la fonte della vita, zampillante da arida roccia, il roveto nato dalla sterile senza prole per contenere il fuoco immateriale che purifica e illumina le nostre anime.

Stesso Tono. Di Anatolio.

Che cos’è questo canto festivo oggi? Anna e Gioacchino misticamente esultanti di gioia dicono: Rallegratevi oggi con noi, Adamo ed Eva, perché se un tempo la vostra trasgressione chiuse il paradiso, un frutto celebre ci è donato, Maria, la serva di Dio che riapre a tutti gli uomini l’ingresso nell’Eden.

La Sovrana dell’universo che Dio ha destinato a rimanere, il tempio della sua divinità eterna, oggi procede glorificando dal grembo di Anna, un tempo sterile; per lei l’arroganza dell’ade è abbattuta; Eva, la madre del genere umano, rientra ormai in possesso della vita. Degnamente a lei gridiamo: Benedetta tu fra le donne, Vergine Maria e benedetto Gesù, frutto del tuo grembo.

Gloria. E ora. Di Sergio Aghiopolìta. Tono pl. 4.

In questo felice giorno di festa facciamo risuonare la cetra spirituale perché dalla stirpe di Davide oggi nasce la Madre della vita, che dissolve le tenebre; è lei il risollevamento di Adamo e la riabilitazione di Eva, la fonte d’incorruttela e la liberazione dal peccato; per lei siamo stati divinizzati e liberati dalla morte; acclamiamola perciò con Gabriele, o fedeli: Salve, piena di grazia, è con te il Signore che, grazie a te, ci concede la grande misericordia.

Allo stico, stichirà idiòmela.

Tono 4. Di Germano patriarca.

La gioia universale è sorta per noi dai giusti Gioacchino e Anna, la Vergine inneggiatissima, che per la sua purezza somma diviene tempio vivente di Dio e, sola, è con verità riconosciuta Theotòkos. Per le sue suppliche, o Cristo Dio, manda sul mondo la pace e alle nostre anime, la grande misericordia.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Preannunciata da un angelo, oggi sei nata, progenie augustissima, dai giusti Gioacchino e Anna, o Vergine, cielo e trono di Dio, ricettacolo di purezza, annunziatrice di gioia a tutto il mondo, patrona della nostra vita, distruzione della maledizione, che tu muti in benedizione. Nel giorno della tua nascita, Vergine eletta da Dio, chiedi dunque la pace e per le nostre anime la grande misericordia.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Sterile, senza prole, Anna batta oggi gioiosa le mani, si rivestano di splendore le cose della terra, esultino i re, si allietino i sacerdoti tra le benedizioni, festeggi tutto il mondo: perché ecco, la regina, la pura sposa del Padre, è germogliata dalla radice di Iesse. Non partoriranno più figli nel dolore le donne, perché è fiorita la gioia e la vita degli uomini abita nel mondo. Non saranno più rifiutati i doni di Gioacchino, perché il lamento di Anna si è mutato in gioia ed essa dice: Rallegratevi con me, tutti voi del popolo eletto Israele: poiché ecco, il Signore mi ha donato la reggia vivente della sua gloria divina, per la comune letizia, gioia e salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora.

Tono pl. 4. Di Sergio Aghiopolìta.

Venite, fedeli tutti, accorriamo alla Vergine, perché ecco, nasce colei che prima di essere concepita in seno è stata predestinata a essere Madre del nostro Dio; il tesoro della verginità, la verga fiorita di Aronne, che spunta dalla radice di Iesse, l’annunzio dei profeti, il germoglio dei giusti Gioacchino e Anna nasce e il mondo con lei si rinnova. Essa è partorita e la Chiesa si riveste del proprio decoro. Il tempio santo, ricettacolo della Divinità, strumento verginale, talamo regale in cui si è compiuto lo straordinario mistero dell’ineffabile unione delle nature, che si congiungono in Cristo: adorando lui, celebriamo la pura nascita della Vergine.

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna (3).

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Vespro del 7 Settembre- Vigili a della Natività della santissi ma Theotokos e memoria del sant o martire Sozonte

7 Settembre

Vigilia della Natività della santissima Theotòkos e memoria del santo martire Sozonte.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della Madre di Dio e 3 del santo.

Della Madre di Dio.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Con la tua nascita, purissima, sono sorti sul mondo i raggi spirituali della gioia universale, a tutti preannunziando Cristo Dio, sole della gloria; sei divenuta infatti mediatrice della vera letizia e della grazia.

La tua gloria vigilare, o purissima, preannunzia a tutti i popoli i benefici della tua bontà: perché tu ci procuri la presente letizia, tu sei la causa della gioia futura, tu il gaudio della divina beatitudine.

La Vergine ricettacolo di Dio, la Madre di Dio pura, il vanto dei profeti, la figlia di Davide, nasce oggi da Gioacchino e Anna la casta e rovescia col suo parto la maledizione di Adamo che ci colpiva.

Del santo. Tono 4. Hai dato come segno.

Corroborato nella tua debolezza, o beato, dalla forza di colui che volontariamente portò la nostra debolezza, terminasti con gioia la corsa dei martiri e calpestasti con piedi splendenti il nemico impotente; perciò per te intrecciò diademi di vittoria Gesù, filantropo e Salvatore delle nostre anime.

Colpisti i nemici col lasciarti colpire, o glorioso e li schiacciasti a terra, armato della croce e cinto dell’armatura che certo non si lacera, portando in cuore l’amore per colui che ti trasferì ai regni spirituali come martire invitto, come uomo celeste.

Chiaramente imitando il Salvatore e Signore, che per te si sottopose alla volontaria passione, o Sozonte vittorioso, volontariamente desti te stesso alle torture, alle mutilazioni, a intollerabili tormenti: perciò egli ti ha ricompensato con celesti carismi e ti ha reso fonte di guarigioni per chi ti ama.

Gloria. E ora. Tono 4.

Le folle degli angeli in cielo e la stirpe degli uomini in terra proclamano beata la tua augusta nascita, santissima Vergine pura: fosti Madre di Cristo Dio, Creatore di tutti; non cessare, ti preghiamo, di implorarlo per noi che, dopo Dio, in te abbiamo riposto le nostre speranze, o Madre di Dio lodatissima, ignara di nozze.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! Da madre infeconda e da sterilità infruttuosa nasce oggi, virgulto recante fiore, la Theotòkos ignara di nozze, dai giusti Gioacchino e Anna: perciò gioisce ora l’assemblea dei profeti e tutta l’accolta dei patriarchi per la sua nascita.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Oggi esulta Davide, Iesse tripudia e Levi si vanta e gioisce nello Spirito il giusto Gioacchino e termina con la tua nascita la sterilità di Anna, o Maria pura, favorita dalla divina grazia; e l’assemblea degli angeli e noi mortali insieme, tutti diciamo beato il tuo grembo divino.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Salve, unità dei mortali; salve, tempio del Signore; salve, monte santo; salve, mensa divina; salve, candelabro luminosissimo; salve, venerabile vanto dei veri fedeli; salve, Maria, Madre di Cristo Dio; salve, purissima; salve, trono di fuoco; salve, dimora; salve, roveto incombusto; salve, speranza di tutti.

Gloria. E ora. Tono 4. Di Germano.

La gioia di tutto il mondo è sorta per noi dai giusti: da Gioacchino e Anna, ecco la Vergine illustrissima; essa per la sua purezza somma diviene tempio vivente di Dio e, sola, è con verità riconosciuta Madre di Dio; per le sue suppliche, Cristo Dio, manda sul mondo la pace e alle nostre anime, la grande misericordia.

Apolytìkion. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Dalla radice di Iesse e dalla stirpe di Davide oggi per noi è generata Maria, la divina bambina. Perciò tutto il creato si rallegra e si rinnova, cielo e terra gioiscono insieme. Lodatela o famiglie dei popoli. Gioacchino esulta e Anna si rallegra esclamando: la sterile partorisce la Theotòkos, la nutrice della nostra vita.

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Vespro del 6 Settembre- Memoria del miracolo compiuto a Colossi, cioe Choni dall’arc angelo Michele

6 Settembre

Memoria del miracolo compiuto a Colossi, cioè Choni dall’arcangelo Michele.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia ripetendole due volte.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Stando fulgidissimo presso la Divinità trisolare, Michele, archistratega, con le potenze superne acclami gioioso: Santo sei tu, Padre, Santo, santo tu, Verbo santo a lui coeterno e tu santo Spirito: unica gloria e regno, unica natura, unica divinità e potenza.

Anche il tuo aspetto è igneo e meravigliosa la tua bellezza, o Michele, primo degli angeli: con la tua immateriale natura attraversi i confini compiendo i comandi del Creatore di tutti e sei noto per la potenza della tua forza, rendendo fonte di guarigioni il tuo tempio, che si onora del tuo santo nome.

Tu che, come sta scritto, rendi come vento i tuoi angeli e i tuoi ministri come fiamme di fuoco, hai costituito, Signore, primo, fra le schiere dei tuoi arcangeli, l’archistratega Michele, che ubbidisce ai tuoi cenni, o Verbo e con timore eleva alla tua gloria l’inno trisagio.

Gloria. Tono pl. 2. Di Byzantios.

Rallegratevi con noi, voi tutte, angeliche falangi, perché il nostro protettore e vostro capo, il grande archistratega, santifica questo giorno, prodigiosamente mostrandosi nel suo augusto santuario; perciò celebrandolo debitamente, gridiamo: Proteggici al riparo delle tue ali, sommo arcangelo Michele.

E ora. Theotokìon.

Rallegratevi con noi, voi tutti cori delle vergini: poiché la nostra avvocata e mediatrice, la nostra protezione e il nostro grande rifugio, oggi, nella sua augusta e divina provvidenza, consola i tribolati: celebrandola dunque come dobbiamo, gridiamo: Proteggici con la tua divina assistenza, pura Madre di Dio Sovrana.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Ti inneggiamo con fede come principe delle celesti schiere, potente protettore degli uomini sulla terra, custode e liberatore, archistratega Michele e ti supplichiamo di liberarci da ogni pernicioso dolore.

Stico. Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco.

Il principe delle divine superne schiere convoca oggi i cori dei mortali per festeggiare con un’unica festa radiosa con gli angeli, la loro divina sinassi e insieme cantare a Dio l’inno trisagio.

Stico. Benedici, anima mia, il Signore: Signore Dio mio, ti sei grandemente esaltato.

Custodisci e proteggi per tutta la vita al riparo delle tue ali divine, o Michele, intelletto divino, noi che con fede vi abbiamo cercato rifugio; e nell’ora della morte, o arcangelo, sii tu accanto a tutti noi quale benigno aiuto.

Gloria. E ora. Tono pl. 4. Di Giovanni monaco.

Come capo di schiere e difensore e principe degli angeli, o archistratega, libera da ogni angustia e tribolazione, malattia e gravi peccati, quanti sinceramente t’inneggiano e supplicano, o glorioso, tu che, immateriale, chiaramente contempli l’immateriale e rifulgi dell’inaccessibile luce della gloria del Sovrano: è lui che, volendo salvare l’umanità, per filantropia ha assunto la carne per noi dalla Vergine.

Apolytìkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Archistratega dei celesti eserciti, noi indegni ti supplichiamo: con le tue preghiere sii per noi baluardo; custodisci al riparo delle ali della tua gloria immateriale noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: Liberaci dai pericoli, come archistratega delle superne potenze.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Theotòkos, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

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Vespro del 5 Settembre- Memoria di san Zaccaria profeta, padre del Precursore

5 SETTEMBRE

Memoria di san Zaccaria profeta, padre del Precursore.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa.

Tono 4. Hai dato come segno.

Portando su di te l’unzione e la tunica divina, o Zaccaria celebratissimo, officiavi come un angelo di Dio, ponendoti come mediatore tra il Creatore e la creatura, o beato e limpidamente accogliendo in te le manifestazioni dello Spirito divino: perciò ti diciamo beato e celebrando oggi la tua santa festa, glorifichiamo il Salvatore.

Hai visto bambino, partorito dalla fanciulla, o Zaccaria ispirato da Dio, colui che è coeterno al Padre e davanti a tutti lo preannunzi al tuo bambino: Sarai veramente profeta, per preparare i suoi sentieri. Con lui noi ti diciamo beato e santamente celebriamo la tua veneranda festa, o teòforo felicissimo.

Eri tempio vivente e animato del divino Spirito e stando con cuore puro con Dio in mezzo al tempio, o glorioso, fosti ingiustamente sgozzato, compiendo col martirio la tua corsa divina, o ammirabile: sei perciò salito al tempio celeste e col tuo proprio sangue chiedi perdono per quanti ti onorano.

Gloria. Tono pl. 4. Di Giovanni monaco.

Indossando la tunica del sacerdozio legale, celebravi secondo l’ordine di Aronne e stando nel tempio chiaramente contemplasti una forma angelica, o beatissimo. Perciò tutti, cantando come dobbiamo la tua dipartita, o Zaccaria, con inni celebriamo te, che da vecchio producesti il glorioso Giovanni. Prega per noi il Dio misericordioso, affinché siamo salvati.

E ora. Theotokìon.

Signore, anche comparendo.

Signore, custodisci tu, per intercessione della Madre tua, il gregge che nella tua compassione hai riscattato col tuo sangue prezioso e conservalo illeso dall’insolenza dei nemici, affinché inneggiando glorifichiamo la tua divina condiscendenza.

Oppure stavrotheotokìon.

Signore, quando il sole vide pendere dal legno te, sole di giustizia, nascose i suoi raggi e la luce della luna si mutò in tenebra, mentre la Madre tua purissima era trafitta al cuore.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Ostraordinario prodigio! L’arcangelo che negli eccelsi sta presso Dio, evangelizza a Zaccaria, liturgo dal divino sentire, il concepimento del precursore, nonostante l’età e la sterilità. Oh, la tua ineffabile provvidenza, Sovrano! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come unico compassionevole.

Stico. Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo.

O straordinario prodigio! L’ammutolire di Zaccaria con tutta chiarezza profetizza il silenzio dell’antico patto e la manifestazione del nuovo: poiché tacendo il compimento della Legge, ha mostrato la luce della grazia. Oh, la tua sapiente provvidenza, o filantropo! Per essa custodiscici tutti nella tua onnipotenza.

Stico. E tu bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo.

O straordinario prodigio! Fedele tra i sacerdoti, nobile tra i martiri e profeta glorioso che predice il futuro, Zaccaria si mostra, o Sovrano, adorno di triplice corona. Oh, i tuoi ricchi doni, o filantropo! Per essi, o Cristo, facci tutti degni del tuo regno.

Gloria. Tono 2. Di Anatolio.

Come sacerdote puro entrasti nel santo dei santi e, indossando la sacra tunica, irreprensibilmente servivi Dio, stabilendo leggi come Aronne e guidando come Mosè le tribù d’Israele, con il limpido suono dei campanelli: perciò fosti ucciso, ma il tuo sangue giusto è divenuto per noi guarigione salutare e come myron profumato apre le nostre orecchie perché conseguiamo la vita eterna. Zaccaria beatissimo, genitore di Giovanni battista e coniuge di Elisabetta, intercedi con fervore per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Davvero, o pura, la moltitudine delle mie iniquità ha superato il mio capo, si sono moltiplicate le mie iniquità e io, infelice e incorreggibile, porto un peso importabile, smisurato, o Vergine. Tu dunque previenimi con la tua fervida intercessione e salvami, o sola correzione dei peccatori.

Oppure stavrotheotokìon.

Molte pene subisti, o pura, alla crocifissione di tuo Figlio e Dio e tra le lacrime gemevi gridando amaramente: Ahimè, Figlio dolcissimo, tu ingiustamente patisci perché vuoi riscattare i figli della terra nati da Adamo! Perciò con fede ti supplichiamo, Vergine santissima: rendici propizio tuo Figlio.

Apolytìkion. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Rivestito di paramenti sacri, secondo la legge di Dio, offrivi santamente olocausti graditi, o Zaccaria e divenisti come fiaccola e contemplatore dei misteri divini; portando manifestamente in te i segni della grazia, o sapientissimo, fosti colpito di spada nel tempio di Dio, profeta di Cristo; con il Precursore prega per la salvezza delle nostre anime.

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Vespro del 4 Settembre- Memoria d el santo ieromartire Babila, vesc ovo di Antiochia del santo profet a e divino vate Mose

4 Settembre

Memoria del santo ieromartire Babila, vescovo di Antiochia del santo profeta e divino vate Mosè.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia dello ieromartire.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Tinto col tuo sangue il sacro manto, entrasti, santo, nel santo dei santi, o glorioso Babila e certo godi sempre della divinizzazione, pieno di decoro e luminoso per il martirio, di angelico sembiante per la purissima comunione con Dio, perciò ti onoriamo e con affetto festeggiamo la tua sacratissima solennità, o beatissimo.

Legato ai piedi con ferri, o beato, senza impedimento percorresti il sentiero che conduce alla città celeste, recando come ornamento le venerabili cicatrici, o sapientissimo Babila: là giunto, come vero vincitore, martire invulnerabile e sacratissimo sacerdote, puramente canti con gli angeli la divina melodia: Santo, santo, santo, Trinità consustanziale.

Presiedendo al gregge razionale, o gerarca, con la verga della conoscenza lo guidasti al pascolo sull’erba verde della fede, lo salvasti dalle belve e rallegrasti Dio, che dall’alto ti pasceva: annunciandolo, o beato, davanti agli uomini più empi, come agnellino innocente, gioioso, fosti immolato con i fanciulli innocenti e con loro fosti offerto, sacrificio perfetto di soave odore, o divino Babila.

Del profeta. Tono 4. Come generoso.

Per quanto potevi, o Mosè, hai contemplato l’incorporeo nella bufera e l’immateriale nella caligine; divenuto simile a Dio per la superna gloria, fosti legislatore per l’Israele secondo la carne; ma l’intelletto terrestre non può penetrare nelle cose divine, poiché questa grazia è data a quanti vedono le realtà superne.

Ti rivelasti, Mosè, sacerdote perfettamente osservante, fortissimo stratega contro il provocatore, flagellando l’Egitto, dividendo il Mar Rosso col bastone, sommergendo l’esecrabile e orgoglioso faraone con i suoi ministri, conducendo e nutrendo nel deserto l’ingrato Israele.

Mosè, togli in fretta i sandali dai piedi, perché è santo il luogo in cui stai: non sia su di te alcun simbolo di morte, perché nel roveto e nel fuoco appaiono a te misticamente le meraviglie della Vergine Madre di Dio: così sul monte Oreb diceva a Mosè colui che parlava.

Gloria. Tono pl. 2.

La Chiesa ha le tue sacre lotte, ieromartire Babila, come suo sicuro fondamento: possa tu custodirla inconcussa e libera dalle insidie di lupi violenti, mentre predica le tue belle imprese e con te magnifica i fanciulli immolati con te per Cristo, o beato.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Tu sei priva di compunzione, anima impenitente: perché tardi? Il taglio della morte si avvicina e la fine sopraggiunge come un ladro: corri verso la Madre di Dio, prostrati a lei.

Oppure stavrotheotokìon.

La Theotòkos castissima, vedendo pendere dal legno la nostra vita, come madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, salva quanti con affetto ti inneggiano.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Dello ieromartire. Tono pl. 2.

Stando davanti al tribunale del tiranno e lottando per la pietà, gridavi: Eccomi, io e i figli che Dio mi ha dato. Con loro fosti incoronato nei cieli, ieromartire Babila e là intercedi senza sosta perché siano liberate le nostre anime dai lacci del nemico.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno.

Vergine castissima, implora il Re e Creatore dell’universo, che partoristi, perché nell’ora in cui giudicherà la stirpe umana abbia pietà di me tuo servo.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo come il popolo pieno di iniquità ingiustamente ti inchiodava al legno, la Vergine pura, tua Madre, come aveva predetto Simeone, o Salvatore, ne aveva le viscere trafitte.

Apolytìkion dello ieromartire. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità, lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Babila; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Del profeta. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria del tuo profeta Mosè, tramite lui ti imploriamo: Salva le nostre anime.

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Vespro del 3 Settembre- Memoria del santo ieromartire Antimo, vescovo di Nicomedia e del beato nostro padre Teoctisto, compagno d’ascesi del grande Eutimio

3 Settembre

Memoria del santo ieromartire Antimo, vescovo di Nicomedia e del beato nostro padre Teoctisto, compagno d’ascesi del grande Eutimio.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia dello ieromartire.

Tono 1. Martiri degni d’ogni lode.

Obeato, uomo di senno divino, tu hai reso splendente la tua sacra tunica divina tingendola con il tuo proprio sangue, perché piamente progredivi di forza in forza, di gloria in gloria; e ora supplica che sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Come prima, come sacerdote perfettamente osservante, offrivi il sacrificio incruento, così da ultimo, come martire sincerissimo, offristi a Cristo in modo cruento te stesso, come olocausto e sacrificio accetto, o venerabilissimo che parli parole divine: implora dunque Cristo per i tuoi cantori.

Hai condotto a Cristo, o padre Antimo, eserciti di martiri con i tuoi consigli, ammonendo con esortazioni, insegnando e offrendo te stesso, o uomo di senno divino, come chiaro esempio: con loro supplica che sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Del santo. Uguali.

Padre Teoctisto, la tua chiara memoria rallegra le schiere dei monaci con la bellezza del tuo modo di vita, con le grazie dei prodigi e gli splendori dei carismi: supplica Cristo perché sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Padre Teoctisto, per il vigore della tua ascesi sbigottirono gli avversari e furono annientati dalle tue preghiere, che nulla arrestava, o illustre: ti eri acquistato Cristo, infatti, come cooperatore; supplicalo ora perché sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Padre, Teoctisto, il tuo nome significa creatura di Dio: tu hai infatti custodito l’immagine divina e dimostrato autentico il tuo nome con la vita e il venerabilissimo abito, o ammirabile. Implora Cristo perché sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Gloria. Dello ieromartire. Tono pl. 2.

Sei stato sino alla fine, o beato Antimo, sacerdote perfettamente osservante: poiché tu, che celebravi i divini e ineffabili misteri, hai versato il sangue per Cristo Dio e gli hai offerto un sacrificio accetto; poiché dunque hai con lui confidenza, supplicalo con fervore per quanti con fede e affetto festeggiano la tua veneratissima memoria e chiedi che quanti la onorano siano liberati da tentazioni e da ogni sorta di pericoli e angustie.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Supplica tuo Figlio, o amica del bene, di perdonarmi le mie molte colpe, di togliermi dalla parte sinistra e di concedermi il regno.

Oppure stavrotheotokìon.

Stava un tempo presso l’albero della croce, al momento della crocifissione, la Vergine con il vergine discepolo e piangendo esclamava: Ahimè, come soffri, o Cristo, tu che di tutti sei l’impassibilità!

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche. Annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, imitasti la vita. Poiché hai dunque confidenza col Signore, supplicalo con fervore per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Invidioso del tuo gregge, o purissima, ogni giorno l’avversario maligno gli fa guerra per divorarlo: ma tu, Madre di Dio, liberaci dal male che ci fa.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando la purissima ti vide pendere dalla croce, come madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una ignominiosa passione?

Apolytìkion dello ieromartire. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità, lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Antimo; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti il deserto arido; con i tuoi gemiti profondi centuplicasti i frutti delle tue pene; con i tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumène. Teoctisto, nostro padre beato, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon, oppure stavrotheotokìon.

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Vespro del 2 Settembre- Memoria del santo martire Mama e del nostro beato padre Giovanni il digiunatore

2 Settembre

Memoria del santo martire Mama e del nostro beato padre Giovanni il digiunatore.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia del martire e 3 del beato.

Del martire.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Dopo aver messo in fuga le belve delle indomabili passioni, o celebratissimo vincitore, con divina preghiera hai messo il morso alle fauci dei leoni e frenato gli impeti delle fiere, senza subire da esse alcun danno; non ti hanno atterrito né il fuoco, né il furore del giudice, poiché non hai preferito niente, o beato, all’amore di Cristo.

Con giovane corpo, o glorioso, hai messo in fuga l’ingannatore antico, accogliendo nella tua carne, o beato, le stigmate di Cristo. E ora stai incoronato tra i cori dei martiri, o Mama lodatissimo, risplendente per il trisolare fulgore, mentre sempre contempli con purissimo intelletto il culmine di ogni desiderio.

Seguendo le orme vivificanti del nostro Dio incarnato, che con la passione in croce ha abbattuto il tiranno, o vittorioso, sei sceso gioioso nello stadio dei martiri; straziato dai tormenti, hai schiacciato al suolo e colpito, con la carne, o martire, colui che si era vantato di prosciugare il mare.

Del santo, stessa melodia.

Sapientissimo padre Giovanni, santamente adorno della lunga tunica come un nuovo Aronne, ora contempli il santo dei santi, entrato ormai oltre il secondo velo. Quale inesprimibile splendore, trascendente l’intelletto, hai tu avuto in sorte, o divino decoro dei gerarchi!

Sapientissimo padre Giovanni, divenuto simile a Dio per la semplicità dei costumi, stai ora dinnanzi a lui e la divina unione e l’attrazione immutabile ti divinizzano, mentre per la purezza dell’intelletto e lo splendore dell’anima, ti riempi della luce che da lui proviene, o divino e sacratissimo decoro dei gerarchi.

Padre Giovanni venerabilissimo, allontanandoti dalla tumultuosa confusione del mondo, accorresti alla quiete di Cristo, o santissimo e davvero divenisti visibilmente ricco dei felicissimi fulgori della divina contemplazione e della pratica e ne hai fatto parte ai fedeli, risplendendo per una vita degna di Dio, o beatissimo.

Gloria. Del martire. Tono 2. Di Byzantios.

Fresco virgulto, come di ulivo, alla mensa di Dio divenisti, come figlio di coloro che già avevano camminato per la via di Dio: infatti il Signore ti ha benedetto col martirio e tu vedi i beni della Gerusalemme superna, godendo della divina esultanza con i tuoi genitori per sempre, o Mama ammirabile: fai che per le tue suppliche anche noi diveniamo loro compagni.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Lasciandomi sviare da opere tenebrose, ho volontariamente oscurato tutta la bellezza del battesimo, nella mia estrema miseria e sono avvolto da un abito di condanna e di tenebra; ti prego dunque, o inneggiatissima, strappa con il tuo potere gli stracci delle mie passioni rivestendo la mia nudità con la tunica dell’impassibilità e salvami.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella incontaminata, vedendo il proprio agnello tratto come un mortale al macello, per suo volere, diceva tra i lamenti: Ti affretti dunque a privare di figli colei che ti ha partorito, o Cristo: perché hai fatto questo, Redentore dell’universo? Tuttavia io canto e glorifico la tua somma condiscendenza che trascende ragione e intelletto, o filantropo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del martire. Tono 4.

Venite, fedeli, celebriamo concordi la memoria del martire Mama, rivelatosi a noi come un nuovo Abele; come quello, infatti, divenuto pastore di pecore, per primo offrì in sacrificio un agnello e per primo ricevette la corona della lotta, così anche il glorioso vincitore, dopo essersi distinto tra greggi di pecore, offrì se stesso nel martirio, come sacrificio accetto a Cristo. Avendo così famigliarità con lui, egli chiede la pace per il mondo e per le nostre anime, la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Quanti si rifugiano nel tuo tempio, o pura e con fede bagnano il suolo di lacrime di pentimento, ricevono il perdono dei loro gravi peccati e ottengono la grazia, per le tue ardenti suppliche, o Madre di Dio purissima, al Sovrano e Salvatore di tutti e Figlio tuo.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo sulla croce te, agnello e pastore, l’agnella che ti ha generato faceva lamento e come madre così ti parlava: Figlio amatissimo, come dunque sei appeso al legno della croce, o longanime? Come sei stato inchiodato mani e piedi da empi, o Verbo? E come hai versato il tuo sangue, o Sovrano?

Apolytìkion del martire.

Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta, ha ricevuto la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio: con la tua forza ha abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le sue preghiere, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Un altro apolytìkion, del santo. Stesso tono.

Canone di fede, icona di mitezza, maestro di continenza ti ha mostrato al tuo gregge la verità dei fatti. Per questo, con l’umiltà conseguisti la gloria, con la povertà la ricchezza, padre Giovanni beato. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Vespro del 1 Settembre- Inizio dell’Indizione e Memoria di san Simeone lo Stilita e Gesù di Navì

1 Settembre

Inizio dell’Indizione, cioè del nuovo anno e memoria del nostro santo padre Simeone stilita (459); celebrazione della Santissima Theotòkos del monastero dei Miàsini, del santo martire Aitala (355), delle sante 40 donne (312) e di Ammone diacono, loro maestro; memoria dei santi martiri Callista, Evodio e Ermogene, fratelli (303-304); memoria di Gesù figlio di Nave e ricordo del grande incendio (461).

Al Vespro

Recitiamo la prima stasi di Beato l’uomo. Al Signore, a te ho gridato 10 stichi con 3 stichirà dell’Indizione, 3 prosòmia del santo e ancora per il santo 4 idiòmela.

Dell’Indizione.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Appresa la preghiera dal divino insegnamento di Cristo stesso, gridiamo ogni giorno al Creatore: Padre nostro, che dimori nei cieli, donaci il pane quotidiano, trascurando le nostre colpe.

Come un tempo furono giustamente disseminati nel deserto i cadaveri degli ebrei che si erano ribellati a te, Sovrano dell’universo, così anche ora disperdi presso l’ade, o Cristo, le ossa degli agareni empi e infedeli, come dice il salmo.

Tu che un tempo sul monte Sinai hai scritto le tavole della Legge, tu stesso, nella carne, hai ricevuto a Nazaret un libro profetico da leggere, o Cristo Dio e apertolo insegnavi ai popoli che in te si era compiuta la Scrittura.

Del santo. Tono pl. 1. Autòmelo.

Padre santo, hai trovato una bella scala con la quale sei salito nelle altezze, come la trovò Elia nel carro di fuoco: ma egli non lasciò ad altri quella via di ascesa, mentre tu, dopo la morte, hai ancora la tua colonna. Uomo celeste, angelo terrestre, astro insonne della terra, Simeone santo, intercedi per la salvezza delle nostre anime.

Padre santo, se la colonna potesse parlare, non cesserebbe di proclamare le tue pene, le tue fatiche, i tuoi gemiti; poiché essa, sostenendoti, veniva in realtà sostenuta, come albero impinguato dalle tue lacrime; sbigottirono gli angeli, stupirono gli uomini, ebbero timore i demòni per la tua pazienza. Simeone santo, intercedi per la salvezza delle nostre anime.

Padre santo, imitando il tuo Sovrano per la potenza del divino Spirito, sei salito sulla colonna come sulla croce: egli cancellò il chirografo delle colpe di tutti, tu invece sciogliesti l’insorgere delle passioni; egli come pecora e tu come vittima; egli sulla croce e tu sulla colonna. Simeone santo, intercedi per la salvezza delle nostre anime.

Stichirà idiòmela del Santo. Tono 2.

Da radice buona è nato un buon frutto, Simeone, santo dall’infanzia, nutrito più di grazia che di latte; sollevando il corpo sulla pietra ed elevando la mente a Dio, si costruì con le virtù un’eterea dimora e volando nelle altezze con le divine schiere, divenne casa di Cristo Dio, Salvatore delle nostre anime.

Rimane nei secoli la tua memoria, santo padre Simeone e la mitezza del tuo cuore, o servo beato, poiché anche se tra di noi te ne sei andato, o buon pastore, non ti sei separato da noi con lo spirito, tenendoti davanti a Dio con amore e unendoti ai cori degli angeli nei cieli: con loro supplica per la salvezza delle nostre anime.

Stesso tono. Di Cipriano.

L’urna delle tue reliquie, padre illustre, fa scaturire guarigioni e la tua santa anima, unita agli angeli, degnamente esulta. Poiché dunque hai famigliarità col Signore, o santo e con gli incorporei fai coro nei cieli, supplicalo per la salvezza delle nostre anime.

Stesso tono. Di Germano.

Hai amato, o teòforo, la celeste filosofia, sei uscito dal mondo per vivere al di sopra delle realtà visibili e sei divenuto divino specchio di Dio senza macchia; sempre unito alla luce, aggiungevi luce a luce e più luminosa hai avuto in sorte la beata fine: intercedi per le nostre anime, o sapiente Simeone.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2. Di Germano.

La divina grazia aleggia sull’urna delle tue reliquie, Simeone consacrato: per questo all’odore del profumo dei tuoi prodigi noi correremo, per attingere la guarigione dei nostri mali. Padre santo, supplica dunque Cristo Dio per le nostre anime.

E ora. Dell’Indizione. Stesso tono. Di Byzantios.

Tu, congiunto al santo Spirito, Verbo senza principio e Figlio, con lui creatore e artefice di tutte le cose visibili e invisibili, benedici la corona dell’anno, custodendo nella pace i popoli ortodossi per intercessione della Madre di Dio e di tutti i tuoi santi.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla profezia di Isaia (61, 1-10).

Lo Spirito del Signore è su di me, poiché egli mi ha unto; mi ha inviato a evangelizzare i poveri, a sanare i contriti di cuore, ad annunciare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a proclamare l’anno accetto del Signore e il giorno della retribuzione per il nostro Dio; a consolare tutti quelli che sono in lutto, a dare a quelli che fanno lutto su Sion gioia invece di cenere, unzione di allegrezza per quelli che fanno lutto, abito di gloria invece di spirito abbattuto; e si chiameranno generazione di giustizia, piantagione del Signore a sua gloria. Ed edificheranno i deserti antichi, rialzeranno luoghi prima desolati e rinnoveranno città deserte, desolate da generazioni e generazioni. E verranno stranieri a pascolare le tue pecore, estranei saranno tuoi aratori e vignaioli. Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore, ministri del vostro Dio. Vi si dirà: Mangerete il vigore delle genti e sarete ammirati per la loro ricchezza. In cambio della vostra duplice vergogna e della confusione, tripudierà la loro parte. Perciò erediteranno una seconda volta la loro terra e letizia eterna sarà sul loro capo. Perché io sono il Signore che ama la giustizia e odia le inique rapine: darò ai giusti il compenso della loro fatica e stabilirò con loro un patto eterno. Sarà nota tra le genti la loro discendenza e la loro prole in mezzo ai popoli: chi li vedrà riconoscerà che essi sono la discendenza benedetta da Dio nei secoli ed essi si allieteranno gioiosi nel Signore.

Lettura dal Levitico (dal cap. 26).

Il Signore parlò ai figli d’Israele dicendo: Se camminerete secondo i miei precetti e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, io darò la pioggia a suo tempo e la terra darà i suoi prodotti e gli alberi dei campi daranno i loro frutti. Il tempo della trebbiatura si congiungerà per voi a quello della vendemmia e quello della vendemmia a quello della semina. Mangerete a sazietà il vostro pane, abiterete con sicurezza nella vostra terra e non ci sarà chi vi spaventi. Distruggerò le belve dalla vostra terra e la guerra non attraverserà la vostra terra; i vostri nemici cadranno davanti a voi e cinque di voi ne inseguiranno cento e cento di voi ne inseguiranno decine di migliaia. Io volgerò lo sguardo su di voi e vi benedirò, vi farò crescere e vi moltiplicherò e stabilirò con voi il mio patto. Mangerete i prodotti vecchi e quelli più vecchi ancora e porterete via quelli vecchi per far posto ai nuovi. La mia anima non vi avrà in orrore, camminerò tra voi e sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo. Ma se non mi ascolterete e non metterete in pratica questi miei precetti e vi ribellerete ad essi e la vostra anima prenderà in orrore i miei giudizi, così da non mettere in pratica tutti i miei comandamenti, io a mia volta farò con voi così: farò venire su di voi la penuria, seminerete invano i vostri semi e i vostri avversari mangeranno le vostre fatiche. Porrò il mio volto contro di voi e cadrete davanti ai vostri nemici, vi inseguiranno e fuggirete senza che nessuno vi insegua. Spezzerò l’alterigia della vostra superbia; renderò per voi il cielo come ferro e la terra come bronzo. Vana sarà la vostra forza e la vostra terra non darà il suo seme e gli alberi del campo non daranno il loro frutto. Manderò contro di voi le belve selvagge della terra che distruggeranno il vostro bestiame e passerà la spada e vi ridurrà in pochi. La vostra terra sarà deserta e le vostre abitazioni saranno deserte: se avrete camminato opponendovi a me, anch’io procederò contro di voi con animo ostile, dice il Signore Dio, il santo d’Israele.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (4, 7-15).

Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo: poiché vecchiaia venerabile non è quella di un lungo tempo di vita, né si misura col numero degli anni. Ma la prudenza equivale per gli uomini alla canizie ed età avanzata è una vita senza macchia. Divenuto gradito a Dio, è stato da lui amato e poiché viveva tra peccatori è stato trasferito. È stato rapito perché la malizia non alterasse la sua intelligenza e l’inganno non sviasse la sua anima. Poiché il cattivo fascino del male oscura il bene e l’agitarsi della concupiscenza guasta la mente innocente. Reso in breve perfetto, ha portato a termine un lungo corso: la sua anima era infatti gradita al Signore, per questo si è affrettato a toglierlo di mezzo alla malvagità. I popoli hanno visto, ma non hanno compreso, né hanno posto mente a questo fatto: che grazia e misericordia sono con i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Allo stico, stichirà idiòmela dell’Indizione.

Tono 1. Di Giovanni monaco.

È giunto l’inizio dell’anno e ci invita ad onorare coloro che lo illustrano, i fratelli lottatori Callista, Evodio ed Ermogene; Simeone pari agli angeli; Gesù figlio di Nave; i sette fanciulli di Efeso; il coro quaranta volte risplendente delle sante donne: unendoci alla loro memoria, o amici di questa festa, gridiamo con fervore: Signore, benedici le opere delle tue mani e concedici di passare utilmente il ciclo dell’anno.

Stico. A te si deve l’inno, o Dio, in Sion e a te si renderà il voto in Gerusalemme.

Cristo nostro Dio, che creasti l’universo con sapienza e dal nulla lo hai tratto all’essere, benedici la corona dell’anno e custodisci libera da assedio la nostra città; rallegra con la tua potenza i nostri imperatori fedeli, concedendo loro vittoria contro gli avversari, donando al mondo la grande misericordia per la Theotòkos.

Stico. Ci sazieremo dei beni della tua casa: santo è il tuo tempio, mirabile nella giustizia.

Tono 2. Di Cipriano.

Mirabile sei tu, o Dio, mirabili le tue opere e imperscrutabili le tue vie: sei sapienza di Dio, ipòstasi perfetta e potenza, sinergia coeterna, con lui senza principio; tu dunque, con onnipotente potestà sei venuto nel mondo, ineffabilmente nato da Madre ignara d’uomo, senza mutamento nella Divinità, per cercare la creatura che avevi fatta bella, disponendo termini e tempi a nostra salvezza, o immutabile; perciò ti gridiamo: Signore buono, gloria a te.

Stico: Benedici la corona dell’anno della tua benevolenza, Signore.

Stesso Tono. Di Giovanni Monaco.

Tu che creasti l’universo con sapienza, Verbo del Padre, che precedi i secoli e formasti tutto il creato con il tuo verbo onnipotente, benedici la corona dell’anno della tua benevolenza e, con la mediazione della Madre di Dio, distruggi le eresie, nella tua bontà e nella tua filantropia.

Gloria. Del santo. Tono pl. 1.

Padre santo, trovasti una bella scala con cui salisti nelle altezze, come la trovò Elia nel carro di fuoco: ma egli non lasciò ad altri quella via di ascesa, mentre tu, dopo la morte, hai ancora la tua colonna. Uomo celeste, angelo terrestre, astro insonne della terra, Simeone santo, prega per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Dell’Indizione.

Stesso tono. Di Giovanni monaco.

Tu, o Re, tu che sei e rimani per i secoli senza fine, ricevi la preghiera dei peccatori che chiedono salvezza e concedi, o filantropo, fertilità alla tua terra, donando climi temperati; combatti con il nostro fedelissimo imperatore contro i barbari atei, come facesti un tempo con Davide: poiché sono venuti nelle tue dimore e hanno contaminato il luogo santissimo, o Salvatore; ma tu dona vittoria, o Cristo Dio, per l’intercessione della Theotòkos; perché tu sei vittoria e vanto degli ortodossi.

Apolytìkion dell’Indizione. Tono 2.

Artefice di tutto il creato, che hai posto in tuo potere tempi e momenti, benedici la corona dell’anno della tua benevolenza, Signore, custodendo nella pace i tuoi imperatori e la tua città, per intercessione della Theotòkos e salvaci.

Gloria. Del santo. Tono 1.

Sei divenuto colonna di pazienza emulando i progenitori, o santo: Giobbe nelle sofferenze, Giuseppe nelle tentazioni e il modo di vita degli incorporei, pur essendo in un corpo. Simeone, nostro santo padre, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Della Madre di Dio. Tono grave.

Salve, piena di grazia, Vergine Madre di Dio, porto e protezione del genere umano: da te infatti si è incarnato il Redentore del mondo e tu sola sei madre e vergine, sempre benedetta e glorificata: prega Cristo Dio di donare pace a tutta la terra.

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Vespro del 31 Agosto – Memoria della deposizione della preziosa cintura della santissima Madre di Dio

31 AGOSTO

Memoria della deposizione della preziosa cintura della santissima Madre di Dio.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e 3 stichirà prosòmia, ripetendoli due volte.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

L’urna contenente la tua cintura, o Theotòkos, si fa ogni giorno conoscere ai tuoi servi come arca di santità, come sacra cinta fortificata, gloria e vanto e fonte di guarigioni: per questo oggi, in sacra assemblea, celebriamo le tante tue magnificenze e l’oceano dei tuoi prodigi.

Ci rallegriamo di avere questa festa della santa deposizione della tua cintura, o Theotòkos: perché oggi ti sei degnata di donare alla tua città una sacra muraglia, un asilo inviolabile, un dono prezioso, un’inalienabile ricchezza di guarigioni, un fiume ricolmo dei carismi dello Spirito.

Ecco il luogo gloriosissimo, ecco la casa piena di luce, nella quale fu deposta la cintura della divina fanciulla, preziosa in virtù della grazia; venite, uomini, ad attingerne visibilmente illuminazione e perdono e con cuore grato gridate: Ti benediciamo, Vergine santissima, noi salvati dal tuo parto.

Gloria. E ora. Tono 2.

La Chiesa di Dio ha cinto la tua santa cintura, o Theotòkos purissima, come fulgidissima corona e risplende oggi gioiosa e misticamente danza, o Sovrana, acclamando a te: Salve, prezioso diadema e corona della divina gloria. Salve, sola gloria e gioia eterna dell’intero popolo cristiano. Salve, porto, protezione e salvezza di quanti a te accorrono.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Hai dato alla tua città la tua cintura, o gloriosissima, come sicurissimo vincolo che con divine energie la custodisce da ogni pericolo e la conserva inespugnabile per i nemici, mentre essa acclama: Mia forza e mio vigore e mia degna esultanza è solo il tuo Figlio e Signore, lui che è misericordioso.

Stico. Ha santificato la sua dimora l’Altissimo.

Quanti piamente regnano, o purissima, gioiosamente cinti della tua cintura come di prezioso diadema, si gloriano nelle tue magnificenze e si rendono temibili per i nemici che sempre ci combattono; celebrandoti, gridano a colui che oltre ogni comprensione da te nacque: O Gesù onnipotente, salva tutti, come misericordioso.

Stico. Gli impeti del fiume rallegrano la città di Dio.

Cingici di potenza, o Vergine, con la tua cintura, rafforzandoci contro i nemici, sottomettendo le passioni che ci tiranneggiano e ci fanno guerra e sempre elargendoci con l’impassibilità i premi della vittoria, perché puramente ti glorifichiamo e gridiamo con ardore al Figlio tuo: O Gesù onnipotente, salva tutti, come misericordioso.

Gloria. E ora. Tono 2.

Con i sensi e la mente purificati, anche noi celebriamo gioiosi con gli angeli una festa solenne, intonando il canto di Davide per la Vergine sposa di Cristo Re, nostro Dio e diciamo: Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità: tu l’hai infatti adornata come piacevole palazzo e l’hai data in eredità alla tua città, o Sovrano, per preservarla e proteggerla con la tua possente forza dai barbari avversari, grazie alle sue preghiere.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Theotòkos sempre vergine, protezione degli uomini, hai donato alla tua Città, come potente riparo la veste e la cintura del tuo corpo immacolato, rimaste incorrotte per il tuo parto senza seme: in te infatti natura e tempo sono rinnovati; noi dunque ti supplichiamo di donare pace alla tua città e alle nostre anime la grande misericordia.

Conclusione.

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Mattutino del 31 agosto – Memoria della deposizione della preziosa cintura della santissima Madre di Dio

31 AGOSTO

Memoria della deposizione della preziosa cintura della santissima Madre di Dio.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Noi fedeli celebriamo la venerabile cintura della pura dimora del tuo corpo, da cui attingiamo la guarigione dei nostri mali e acclamiamo, Vergine santissima: Madre di Dio Altissimo, tu sei il riscatto di quanti ti onorano, o Maria da Dio eletta.

Gloria. E ora. Si ripete lo stesso.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Il tuo popolo, o inneggiatissima, festeggia oggi per la deposizione della tua preziosa cintura e con ardore a te grida: Salve, Vergine, vanto dei cristiani.

Gloria . E ora. Si ripete lo stesso.

I due canoni della Madre di Dio. Primo canone. Poema del signore Giorgio.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Come brillante lampada perennemente accesa, come cielo terso, il tempio della Vergine, avendo trovato la luminosissima cintura, oggi illumina l’universo dello splendore dei prodigi.

La tua città, indossando spiritualmente la tua cintura, o purissima, come legame sicuro, in essa trova forza e potenza e in te ripone il suo vanto.

La tua urna sulla terra ci è apparsa più preziosa dell’arca dei tempi antichi: non ci sono in effetti più simboli, ma la conoscenza della verità, o Genitrice di Dio, custodita con fede.

La preziosa urna effonde oggi il suo mistico profumo nel tempio della pura e colma dell’aroma dello Spirito quanti vi si avvicinano con affetto.

L’L’altro canone. Acròstico: Cingimi della tua forza, pura Vergine. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Di forza divina, Vergine pura, cingi chi inneggia alla tua sacra cintura, divenuta per la tua città e per il tuo gregge cinta sacra e baluardo imprendibile, o Vergine illibata.

Generasti il Dio potente, che cinge di potenza tutti i fedeli, Vergine pura, perciò ti diciamo beata e con gioia baciando la tua cintura sacra, vi attingiamo grazia e misericordia.

Intrecciamo armoniose danze per la deposizione della sacra cintura della casta fanciulla di Dio; con essa fu intessuta per noi una cinta incorruttibile, un abito che non si strappa e un baluardo imprendibile.

Nella la tua potenza si rifugia sempre il tuo popolo, Vergine pura, accorrendo sempre sotto la tua protezione; sii un aiuto per tutti, esaudisci le preghiere che ciascuno ti rivolge per la propria salvezza, liberando dai pericoli le nostre anime.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca e si riempirà di spirito e pronuncerò un discorso alla Regina Madre; mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Ode 3. Si rallegra in te.

Veneriamo oggi, fedeli, la cintura della Pura, come legame che ci unisce a Dio e con fede inchiniamoci.

I flutti della grazia senza sosta zampillanti, o Vergine, dalla tua urna incontaminata, dissetano tutti i fedeli.

La cintura della Vergine, che oggi celebriamo solennemente, effonde sui fedeli grazie di guarigioni.

Come rugiada del mattino la tua grazia scorrendo, o Pura, calma sempre la fornace delle passioni dei tuoi cantori.

L’altro canone. Tu che in principio.

Il cuore di chi tocca con fede la sacra cintura della Vergine viene rinnovato e si cinge di potenza per affrontare con successo le turpi passioni e i nemici immateriali.

Restò incorrotta la sacra cintura che cinse il tuo casto corpo, o Fanciulla: essa santifica i fedeli che a lei si accostano e libera da corruzione, malattie e afflizioni.

Divenisti dimora splendente del Verbo da te incarnato e ti compiacesti, o illibata, che la tua cintura fosse deposta nella tua santa casa; baciandola veniamo santificati.

Tutti baciamo con affetto e cuore lieto la venerata cintura, divenuta per tutti i fedeli, o Theotòkos, oggetto di venerazione per aver cinto il tuo santissimo corpo.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, o Theotòkos, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina memoria rendili degni di corone di gloria.

Kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

La deposizione della tua divina cintura la Chiesa festeggia con gioia e con ardore a te grida, o Vergine pura: salvaci tutti dalle potenze nemiche, spezza l’audacia degli empi e dirigi la nostra vita affinché facciamo la volontà del Signore.

Gloria. E ora. Stesso Tono.

I fiumi di miracoli sgorganti dalla tua urna santissima, come un tempo dal paradiso, irrigano la faccia della terra con moltitudini di grazie per quanti ti venerano con fede, Madre di Dio; perciò ti cantiamo e grati celebriamo gridando sempre: salve, unica speranza dei tuoi cantori.

Ode 4. Vedendo te sole di giustizia.

Come prezioso firmamento ti ha posto l’Autore del creato, ornandoti, come stelle, di quei divini splendori con cui rischiari i confini, Madre di Dio.

La tua città, Madre di Dio, avendoti come fortezza sicura e munita, possiede anche la tua sacra cintura come indefettibile legame, che brandisce nelle guerre.

O Genitrice di Dio, la tua sacra cintura ci fa salire dalla terra al cielo con l’ardore che in noi accendi; perciò ti glorifichiamo come causa di gloria superna.

Ecco la grazia inesauribile, venite tutti con cuore semplice, amici della festa, attingete con fede i torrenti sempre zampillanti dalla santa urna della Madre purissima.

L’altro canone. Tu sei il mio vigore.

O casta e purissima, salendo per abitare presso la luce che non tramonta, lasciasti a quanti ti proclamano beata, invece del corpo, la tua preziosa cintura, fonte di prodigi e salvezza, baluardo per questa città che ti onora.

Come in un nuovo cielo entriamo, o fanciulla, nel tempio dove è custodita come tesoro la tua sacra cintura, sole abbagliante che irraggia miracoli, illumina i cuori e dissolve le oscure passioni.

Ti sei rivelata arca di spirituale santificazione, o pura inneggiatissima e doni al tuo popolo l’urna venerata, contenente la cintura che cingevi mentre eri in vita, come rifugio e fonte inesauribile di guarigioni.

La tua preziosa cintura è giunta nella tua città come prezioso dono ed è stata deposta oggi con munificenza in questa santa tua casa ed è divenuta occasione di grandissima festa, o pura Theotòkos lodatissima, per quanti con ardore ti amano.

Le ombre della legge e gli enigmi dei profeti preannunziarono te castissima, come vera Theotòkos: per te infatti la maledizione fu resa inefficace, la benedizione perfetta e la grazia salutare fiorì per quanti ti inneggiano con fede e affetto.

Katavasìa. Colui che siede nella gloria sul trono della divinità, Gesù, Dio trascendente ogni pensiero, venne su nube leggera con la sua forza immacolata e salvò quanti acclamano: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Ode 5. Tu sei mio Signore.

Magnificasti tua Madre, Signore; al di sopra di tutte le potenze dei cieli esaltasti la sua gloria in modo incomparabile.

La tua preziosa urna, Theotòkos purissima, concede in abbondanza la grazia di Dio ai fedeli che ti onorano.

Tu sei la forza di cui si cingono gli imperatori fedeli, il vincolo in cui si glorifica la tua città, il cui vanto, o Theotòkos, è la tua cintura.

La tua grazia, famosa in verità, rivela la sua potenza, o Purissima, su tutta la terra attraverso miracoli prodigiosi.

L’altro canone. Perché mi hai respinto.

Dopo che la tua sacra cintura fu deposta nel tuo tempio in questo giorno, o piena di grazia, a chi lo desidera sono offerti tutti i beni: chi ne attinge viene santificato, ottenendo quel che domanda con fede.

Partorendo il Verbo splendente di bellezza, rifulgesti di bellezza e nello splendido tempio hai voluto che fosse deposta la bella cintura, che un tempo cingeva lo splendore del tuo corpo, o Theotòkos.

Il tuo santo tempio diviene per tutti un altro paradiso che possiede al suo centro come una rosa odorosa, o purissima, la tua cintura, colmante di profumo divino il cuore dei fedeli che a te si accostano.

Nube portatrice della pioggia divina, o purissima, versasti le onde della salvezza e la terra che le nostre colpe inaridirono, tu l’hai fatta produrre i frutti della fede; perciò noi fedeli ti glorifichiamo.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Ode 6. A te offrirò sacrifici.

Sopranaturalmente il Signore ti ha del tutto glorificata, esaltata, colmata d’onore, così come il tuo tempio, o Theotòkos, con la tua cintura e la sacra urna.

Flutti di grazia colano abbondantemente dalla tua urna immacolata, circondando tutto il creato, dissetando i fedeli che adorano tuo Figlio.

I fedeli che possiedono in te la forza e il vanto, per la loro gloria cingono, o Theotòkos, la tua sacra cintura come splendido e prezioso ornamento.

L’altro canone. L’abisso dei miei peccati.

Come un bimbo neonato partoristi per noi il Dio anteriore ai secoli, rinnovando tutti i cuori che il peccato aveva fatto invecchiare, o Madre sempre-vergine, attraverso questo nuovo mistero: la deposizione della tua sacra cintura.

Santo è il tuo tempio, Genitrice di Dio, meraviglia per i giusti nella verità, poiché la tua meravigliosa cintura effonde miracoli e per i fedeli che ti onorano, Vergine Madre, zampilla un oceano di guarigioni.

Ogni anima si rallegra trovandosi nel tuo tempio sacro e vedendo la tua cintura, o Theotòkos, come un sole scintillante da dove si irradiano i carismi luminosi del divino Spirito creatore.

Fortifica, pura Vergine, i nostri cuori esposti ad ogni sorta di peccati; cingi con la tua potenza i fedeli che possiedono la tua sacra cintura come tesoro prezioso, indefettibile e di gran pregio.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Theotòkos, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion. Tono 2. Tomba e morte.

Il tuo seno che riceve Dio o Madre di Dio, * ha cinto la tua cintura preziosa, potenza invincibile per la tua città, * e tesoro diviene di beni inesauribile, * o sola che hai generato sempre vergine.

Ikos.

Quale discorso dei figli della terra narrerà le tue magnificenze? Quale lingua dei mortali? Neppure un intelletto celeste può tanto. Ma tu, che partoristi lo sconfinato oceano della compassione, ricevi anche ora i canti di labbra sterili e dammi divina grazia per inneggiare la tua cintura, o Sovrana, per cui il mondo esulta cantando con gli angeli i tuoi prodigi, poiché sei la sola sempre Vergine che hai potuto generare.

Sinassario.

Il trentuno di questo mese memoria della deposizione nella santa urna della preziosa cintura della santissima Theotòkos, riportata dall’episcopato di Zila a Costantinopoli sotto Giustiniano, nella sua augusta chiesa nel quartiere di Calcopràtia; si commemora anche la guarigione miracolosa dell’imperatrice Zoì, moglie dell’imperatore Leone il sapiente, in virtù della cintura della Madre di Dio.

Stichi. O Vergine, per cui io stessa sono degnamente incoronata, io depongo la tua cintura alla fine dell’anno. Fu deposta per la gioia di ciascuno la cintura della Vergine il trentuno.

Lo stesso giorno memoria del restauro del tempio della santissima Madre di Dio in Neorìo.

Per le preghiere della tua pura Madre, Cristo nostro Dio, abbi pietà di noi. Amìn

Ode 7. Nella fornace persiana.

Unico sole di giustizia, autore della luce, tu rischiari con i tuoi molti doni il tempio di tua Madre dove risplende la sua sacra cintura.

Attorniando la tua urna come l’urna d’oro, sola pura, realmente noi godiamo delle tue grazie, o Vergine benigna e la stimiamo più preziosa dell’arca che ne fu il simbolo antico.

Le fonti dei tuoi miracoli, o purissima, traboccano vera grazia per i fedeli: dalla tua preziosa urna colano abbondanti mistici fiumi come da un altro paradiso.

Venite lieti, mortali tutti, la sacra urna ci invita misticamente a venerare come un tesoro la famosa cintura della Sovrana purissima.

L’altro canone. Il fuoco ebbe paura.

La Regina universale, andandosene alle dimore celesti, lasciò come tesoro alla Città Imperiale la sua preziosa cintura che la cinge di salvezza contro l’assalto di nemici visibili e invisibili.

Accostiamoci ora alla fonte che fa scorrere la grazia e l’amore, all’urna venerata contente la preziosissima cintura di colei che, Madre insigne e vergine, riempì di onori l’umanità con il suo parto.

Inneggiate al Signore, o voi, potenze tutte del cielo e voi, lingue tutte degli uomini, glorificate colei che lo ha generato: essa infatti ha donato la sua cintura come rifugio sicuro e salvezza per i fedeli.

Le nubi oggi stillino dall’alto la giustizia in occasione della deposizione della tua cintura, o nube colma di grazia e che ogni anima canti con gioia: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestando con coraggio la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

O purissima, l’arca contenne anticamente le tavole scritte dalla mano di Dio, ma la tua preziosa e venerabile urna, Sovrana senza macchia, possiede la cintura che custodì in te, terribile mistero, il Salvatore e l’Autore stesso della Legge.

Gli angeli, o purissima, esultano ora nel tuo santo tempio e volano intorno alla tua venerabile e sacra cintura e noi, nel tripudio e nella gioia, ti cantiamo come gloria del genere umano.

Tu sei il ramo che fece germogliare, o Vergine pura, il fiore della nostra vita, il vaso di gran valore contenente la mirra dello Spirito, tesoro dei beni, sorgente dei profumi, la santa urna da cui sgorgano guarigioni.

L’altro canone. Sette volte più del solito.

Come trono santo fu portato brillantemente nel tempio sacro, per riposarsi, l’urna contenente la cintura dell’unica ancella di Dio, la purissima regina dell’universo; per quanti piangono sotto il fardello dei loro peccati in abbondanza ella produce la perfetta guarigione dei loro mali.

Vergine Madre di Dio, sulla terra donasti corpo al Signore, stringendo fra le tue braccia colui che cinge di forza i fedeli; ora che sei salita negli eccelsi, hai lasciato ai mortali la tua preziosa cintura come forza e protezione.

Guarigione dei malati, sostegno degli oppressi, divino conforto degli smarriti, timone di chi naviga sui flutti, conversione delle pecore smarrite, così è realmente, Vergine pura, la grazia che accompagna la tua preziosa cintura, che con fede veneriamo per tutti i secoli.

Della tua cintura celebrando oggi la santa deposizione, festeggiamo questa solennità, noi tuoi servi e con gioia ti gridiamo: salve, Madre di Dio, tripudio degli angeli e degli uomini, che con fede cantano: Popolo, esalta Cristo per tutti secoli.

Katavasìa. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Da te, Vergine.

La tua urna, Genitrice di Dio, è veramente uno scrigno di gran valore, poiché essa è degna di possedere la tua verginale cintura e il tuo abito nuziale, che essa custodisce come tesoro di vita.

Cingendo, o Theotòkos, come divino diadema di bellezza la tua santissima e divina cintura, la Chiesa oggi si rallegra e splende di gloria.

Avendo il tempio della Vergine che imita tutto l’ornamento dei cieli per i raggi dei carismi, come splendori di stelle, illuminati oggi, o fedeli, rifulgete.

La tua città, Genitrice di Dio, detiene la tua sacra cintura come recinzione e luogo di pace, assicurando l’unità dei dogmi della vera fede, gloria dei fedeli e regale trofeo.

Cantiamo la tua gloria ineffabile, così come la tua grazia ineguagliabile: sei la fonte della sapienza da cui proviene la parola per tutti coloro che venerano e magnificano la tua prole.

L’altro canone. Per questo sbigottisce.

Ecco la divina lettiga di Salomone attorniata, come dice la Scrittura, da sessanta prodi; ella depone oggi nella sacra urna, come su un letto regale, la sua cintura per la riconciliazione di tutti gli afflitti e la salvaguardia di quanti vivono nella pietà.

Come città del Re dei cieli di cui si dicono meraviglie, donasti in prezioso e sacro regalo la tua santissima cintura a sostegno di tutti i fedeli; per essa gli imperatori coronati e ornati dall’ortodossia disperdono in fuga i nemici.

Monti, stillate ora dolcezza e voi, valli, eterna letizia; schiere dei patriarchi e cori tutti dei martiri, assemblea dei profeti e pia adunanza dei divini apostoli, esultate oggi con noi tutti per la deposizione della sacra cintura della divina fanciulla.

Per il tuo parto hai santificato l’universo e ora ci doni per accrescerne la luce, o Vergine santissima, la tua sacra cintura; nella sua deposizione tutta la terra esulta e venera in te colei che colmò la stirpe umana d’ineffabile gioia.

O purissima, che sei compassionevolissima, io mi rifugio presso la tua misericordia: liberami dalla nefasta familiarità con le passioni, dal nemico che mi tenta ogni giorno, dalla seduzione dei piaceri, dal peso dei miei peccati, dal saccheggio e dalla prigionia, o purissima.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima Theotòkos, pura sempre Vergine.

Exapostilarion. Udite, donne.

Colui che ha fatto superiore a ogni comprensione tutto ciò che ti riguarda, o pura, onorò di incorruttela la tua veste e la tua cintura, donandole alla tua città come forza e sicurezza; celebrandone ora con gioia la deposizione, con affetto festeggiamo.

Altro exapostilarion, stessa melodia.

Tu che sei signora di tutte le creature, o Sovrana e sei piena di luminosissima sapienza, come Madre di Dio onnipotente, colmami di luce, di divina conoscenza e grazia col compiersi degli inni che si cantano per te, pura Theotòkos.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Purissima Theotòkos, la Chiesa ha cinto la tua santa cintura come fulgidissima corona e si rallegra oggi gioiosa, misticamente danza e a te acclama, o Sovrana: Salve, corona e diadema divino; salve, sola gloria ed eterna letizia di tutto il mio popolo (2).

Purissima Sovrana, poderoso muro di cinta, indistruttibile sostegno e salvezza del tuo popolo e della tua città, tu hai dato come splendida difesa la tua preziosissima cintura, che salva da ogni sorta di sventure quanti la onorano con fede e con fervido zelo, o sposa di Dio.

Il tuo tempio, o purissima, si rivela oggi fonte inesauribile di prodigi: i fiumi della grazia si riversano infatti copiosi dalla tua urna santa e rallegrano la mente dei fedeli, che con fede e affetto a te acclamano: Tu sei gioia, letizia e nostra vita.

Gloria. E ora. Tono 2.

La Chiesa di Dio ha cinto la tua santa cintura, o Theotòkos purissima, come fulgidissima corona e risplende oggi gioiosa e misticamente danza, o Sovrana, gridando a te: Salve, prezioso diadema e corona della divina gloria. Salve, sola gloria e gioia eterna di tutto il popolo cristiano. Salve, porto, protezione e salvezza di quanti a te accorrono.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia. I Typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Apostolo: Fratelli, la prima tenda aveva norme (vai al sabato della V settimana dei digiuni).

Vangelo: Alzatasi Maria.

Kinonikòn.

Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Alliluia.

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Vespro del 30 Agosto – I santi nostri padri Alessandro, Giovanni e Paolo il Nuovo, arcivescovi di Costantinopoli

30 Agosto

I santi nostri padri Alessandro, Giovanni e Paolo il Nuovo, arcivescovi di Costantinopoli.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e 3 stichirà prosòmia del precursore.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

O divino mediatore tra l’antico e il nuovo patto, profeta e precursore, angelo incarnato, accusatore dell’iniquità, germoglio di grembo sterile, bocca di fuoco, tu rimproverasti Erode che faceva ciò che è illecito, ma egli, non sopportando il rimprovero, ordina che ti sia recisa la testa: e questa, divina delizia della continenza, fu portata su un vassoio come una vivanda, per accusare ancor di più l’intemperante.

Spinta da iniqua madre, l’iniqua figlia chiede la tua testa celebrata, oggetto di venerazione anche per gli angeli: non ne sopportava infatti i rimproveri; portandola così sul vassoio e con i piedi danzando, volse in lutto l’allegria dei convitati; ma ora ancor più tu condanni l’odiosità della dissolutezza, o beato, supplicando Cristo di salvare le nostre anime.

Delirante per l’ubriachezza, Erode è colto di sorpresa dalle false parole di una frenetica danzatrice, e, davanti al giuramento, ordisce l’iniqua uccisione del giusto, o glorioso profeta; ma la tua morte chiaramente mostrò l’immortalità a quanti già erano morti: poiché divenisti annunciatore e primo messaggero anche per gli abitanti dell’ade, preannunziando l’avvento salvifico di Cristo nostro Dio: supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Altri 3 stichirà, dei santi.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Beatissimo Alessandro, fosti pastore della Chiesa, difensore dell’ortodossia, abbattendo l’arroganza di Ario grazie alle intense preghiere con cui supplicavi il Redentore di tutti; prega dunque perché siano donate alle nostre anime pace e grande misericordia.

Nobile Giovanni, hai mostrato odio per la corruzione della carne: con la continenza e la fede, con la veglia e la confessione sei divenuto angelo terrestre e uomo celeste. Supplica Cristo perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Davvero hai manifestamente ubbidito ai divini insegnamenti di Paolo, col quale sei salito al terzo cielo, o venerabile, alle vette della virtù e hai udito le ineffabili e divine parole dello Spirito. O beato Paolo, inconcusso fondamento degli ortodossi, supplica senza sosta il Salvatore.

Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.

Mentre si celebrava il giorno natalizio dello spietato Erode fu adempiuto quanto disposto dal giuramento fatto alla licenziosa danzatrice: infatti la testa recisa del precursore fu portata su un piatto ai commensali, come una vivanda. O detestabile simposio, pieno di sacrilegio e di sete di sangue! Ma noi, onorando degnamente il battista, come il più grande tra i nati di donna, lo proclamiamo beato.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con il precursore e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del precursore. Tono 4.

Erode celebrò uno scellerato giorno natalizio e un orrido simposio: affascinato da femminile impudicizia ed eccitato da empia mania per le donne, recise la testa del precursore, ma non la lingua profetica che accusava la sua stoltezza. Versava sangue innocente con l’intenzione di coprire un peccato infame, ma non coprì con ciò la voce di colui che a tutti proclamava la penitenza. Erode si rallegrava per il crimine, mentre noi festeggiamo con amore la beata immolazione di Giovanni battista, che infatti precedette la vita nell’ade annunziando a quanti sedevano nella tenebra e nell’ombra di morte l’oriente dall’alto, Cristo nostro Dio, il solo misericordiosissimo.

E ora. Theotokìon.

Custodisci da ogni sorta di pericoli i tuoi servi, o benedetta Madre di Dio, affinché ti glorifichiamo come speranza delle nostre anime.

Apolytìkion del precursore. Tono 2.

Del giusto si fa memoria tra le lodi: ma a te, o Precursore, basta la testimonianza del Signore. Fosti infatti dichiarato più venerabile dei profeti, perché sei stato reso degno di battezzare tra i flutti colui che annunciavi. Perciò, dopo aver combattuto per la verità, con gioia hai annunciato anche nell’ade Dio manifestato nella carne, colui che toglie il peccato del mondo e a noi elargisce la grande misericordia.

Gloria. Dei santi. Tono 4.

O Dio dei nostri Padri, che sempre agisci con noi secondo la tua clemenza, non distogliere da noi la tua misericordia, ma per le loro preghiere dirigi la nostra vita nella pace.

E ora. Theotokìon.

Conclusione.

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Mattutino del 30 Agosto – I santi nostri padri Alessandro, Giovanni e Paolo il Nuovo, arcivescovi di Costantinopoli

30 Agosto

I santi nostri padri Alessandro, Giovanni e Paolo il Nuovo, arcivescovi di Costantinopoli.

Al Mattutino.

La consueta sticologia e i canoni: uno dall’Oktòichos, quindi i due canoni seguenti, uno del Precursore, l’altro dei santi. Il Canone del Precursore reca l’Acròstico: Canto il Precursore, martire di Dio.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Chi può degnamente lodare la luminosa lampada, l’araldo del mondo, l’apostolo divino, il servo di Cristo, il precursore del Signore martirizzato per lui?

L’angelo divino, principe delle angeliche potestà giunse al sacro tempio di Dio per recare la novella all’anziano: Vecchio, darai alla luce il precursore del Signore.

Straordinario prodigio: il grembo sterile che portava al suo interno il Precursore, eccelso profeta dal seno materno, venerò Cristo, portato nel grembo della Madre di Dio.

Theotokìon. Il divino arcangelo disse alla Vergine: o divina Sposa, recati in fretta alla casa di Elisabetta; trovandola gravida comprenderai che un parto inspiegabile ti ho annunciato.

Canone dei santi.

Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Come lampada a tre luci è sorta oggi la gloriosa memoria dei santi padri: con fede esultanti danziamo per essa.

O gerarca Alessandro, annientasti le roccaforti dell’eresia con la tua fervida franchezza nel professare la Trinità santa.

Avevi lo stesso nome dell’apostolo Paolo, illustrissimo gerarca e ne hai imitato le sue virtù divine.

Spiegando la nostra fede attraverso le scritture divine, la tua lingua, padre Giovanni, si rivelò stilo di scriba dello Spirito Santo.

Theotokìon. Cantiamo al Signore che volle incarnarsi senza seme dalla Vergine per salvarci e liberarci.

Ode 3. Come sorgente viva.

Nato da una sterile, Giovanni sciolse la lingua al padre: giustamente fu detto sonante voce del Verbo. Perciò benedicendo esclamò: Solo tu solo sei santo, o Signore.

Nulla amando di ciò che perisce, presto abitasti come città il deserto, irrobustito dallo Spirito divino: vivesti in modo immateriale come il mirabile Elia, o glorioso.

Non sopportando gli affari mondani fuggisti come uccello per abitare nel deserto e deliziarti nel Signore che libera dai lacci e dai pericoli, o sapiente.

Theotokìon. Alla casa di Elisabetta la Vergine si recò portando in seno il Verbo eterno di Dio: salutatesi entrambe, subito lo riconobbe il precursore e dal grembo lo adorò.

Dei santi. Tu sei la saldezza.

Ai buoni pascoli guidavi il gregge del Signore, o gerarca Alessandro; perciò ti glorifichiamo nei secoli.

Dalla tua lingua, beatissimo Giovanni, scorrevano come acque di salvezza per le tue pecore i dogmi della fede.

In te, beatissimo Paolo, veneriamo colui che, per il suo nome e la sua vita, è apparso immagine del vaso d’elezione.

Theotokìon. In te, noi cristiani, possediamo rifugio e riparo in ogni tempo; Vergine non sposata, senza sosta noi ti glorifichiamo.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te ricorrono, Signore, tu sei luce di chi giace nelle tenebre e il mio spirito ti inneggia.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Onoriamo, fedeli con purezza di coscienza il precursore di Cristo, il battista e profeta, il glorioso banditore, il maestro di conversione, il testimone verace del Salvatore che, per aver rimproverato Erode della sua follia, ebbe il capo reciso.

Gloria. Dei santi. Tono 4. Presto intervieni.

Il triplice candeliere dei padri rifulse per rischiarare la Chiesa dei credenti, che essi guidarono alla conoscenza di Dio, dissolvendo ogni fosca eresia con la loro sapienza e i loro insegnamenti e la grande franchezza con cui hanno parlato, Alessandro, Giovanni e Paolo, gloriosissimi gerarchi.

E ora. Theotokìon.

O speranza che non delude quanti a te ricorrono, tu sola hai incarnato e generato, oltre natura, Cristo nostro Dio. Con il precursore Giovanni, supplicalo di donare al mondo il perdono delle colpe e a noi tutti la conversione di vita prima della fine.

Ode 4. Colui che siede.

Mangiavi radici, miele selvatico e locuste come pietanze deliziose, o beato precursore e indossavi, come manto regale, una tunica di peli di cammello.

A tutti annunziasti il Creatore, che con il suo verbo ha coltivato ogni cosa; è lui che come giudice ha in mano la pala per pulire del tutto la sua aia.

Non desti sonno ai tuoi occhi, né riposo alle tue palpebre a sollievo del corpo, o santo beato, come angelo glorioso, finché non diventasti dimora dello Spirito di Dio.

Theotokìon. In te si compì la profezia di Avvacùm, gloriosa Vergine: Dio venne dal monte Carmelo, da te si incarnò per redimere i mortali dall’errore.

Dei santi. Ho udito, Signore.

Confondesti colui che come Giuda aveva tradito Cristo, meritando di ereditarne la maledizione, o Alessandro.

Come ulivo fruttifero, ritto nel tempio di Dio, offristi la moltitudine dei fedeli come frutti maturi, o gerarca Giovanni.

Sulle ali dell’umiltà sfuggisti le trappole del nemico: per questo, venerabile Paolo, fosti esaltato divenendo cittadino dei cieli.

Theotokìon. Cantiamo la Vergine pura, rimasta vergine dopo il parto, avendo generato Cristo nostro Dio per la salvezza e il ristabilimento del mondo.

Ode 5. Sbigottisce l’universo.

Investito di potenza dallo Spirito di Dio, a quanti a te venivano, o glorioso, esclamavi: Convertitevi! La scure è già alla radice degli alberi per tagliare quanti frutto non danno e purificare quanto vi è di buono.

Forte hai gridato con la lingua, come tromba del Signore, agli astanti, o Precursore: Io per ora vi battezzo con acqua, ma dopo di me viene uno più potente di me, che vi battezzerà con il fuoco dello Spirito.

Il profeta di Dio lo predisse: Quando il Signore verrà, manderà avanti il suo angelo a preparargli la via, salverà un popolo ribelle per renderlo erede sacro a Dio.

Theotokìon. Stando ancora nel seno materno, illuminato dallo Spirito Santo, percepisti la divina presenza del Creatore e balzando all’interno ti prostrasti ad adorarlo, o precursore.

Dei santi. Vegliando all’alba.

Ornando con la tua sacra presenza il trono di Mitròfane tuo predecessore, più del trono risplendevi tra i gerarchi per i tuoi divini insegnamenti.

Eccellevi fra i pastori per la tua ammirevole condotta; al Concilio di Nicea la tua luce ti distingueva fra i padri.

La grazia delle tue parole, o Giovanni, confermava nella fede la Chiesa e noi abbiamo te come colonna dell’ortodossia.

Theotokìon. A te inneggiamo, Madre di Dio che rimani intatta anche dopo il parto: veramente hai generato al mondo il Verbo Dio incarnato.

Ode 6. Celebrando questa divina.

Per tentarti e interrogarti si recò da te quella gente malvagia: Sei tu il Signore? Ma tu rispondesti: Non sono io, ma uno che viene dopo di me ed era prima di me.

Io sono natura mortale, ma colui che viene dopo di me è immortale ed eterno, Creatore di ogni cosa creata e del quale non son degno neppure di sciogliere i sandali.

Tutti accorsero vedendoti: prostitute, pubblicani, dissoluti, per farsi battezzare da te, o glorioso profeta, imparando la strada che porta a Cristo.

Theotokìon. Libera da ogni male i tuoi servi che ricorrono alla tua valida protezione e scampali dal terribile eterno castigo, o Vergine Sposa di Dio.

Dei santi. Concedimi una veste.

Con la preghiera lottavi coraggiosamente per la Chiesa di Cristo, annientando l’eponimo del furore bellicoso.

Come nobile tralcio della Vigna vivificante, beatissimo Giovanni, producesti frutti abbondanti per il tuo Sovrano.

Venerabilissimo padre Paolo, rifiutasti di diventare vescovo della Città Imperiale, che aveva ingiustamente aderito all’iconoclasmo.

Theotokìon. Tu che sola con un verbo concepisti nella carne il Verbo di Dio, salva le nostre anime dal laccio del nemico.

Irmòs. Concedimi una veste luminosa, tu che ti avvolgi di luce come di un manto, misericordiosissimo Cristo, Dio mio.

Kontàkion del Precursore. Tono pl. 1.

La gloriosa decapitazione del Precursore è divenuta divina economia, affinché potesse annunziare anche a quanti erano nell’ade l’avvento del Salvatore. Gema dunque Erodiade che ha richiesto l’infame omicidio: perché essa non ha amato la legge di Dio, né il secolo della vita, ma quello effimero e fallace.

Sinassario.

Il 30 di questo mese memoria dei santi patriarchi di Costantinopoli Alessandro, Giovanni e Paolo il giovane.

Stichi. Rotte le corde della carne Alessandro riceve l’eredità divina dall’Eterno. Il volto afflitto della Chiesa esprime la privazione dell’arcivescovo Giovanni. E Paolo, abbandonando i desideri della vita ha trovato riposo dove a Cristo è piaciuto. Il trenta si presentano alla Trinità per cantare insieme in eterno.

Lo stesso giorno memoria del beato Fantino il taumaturgo.

Stichi. Fantino il taumaturgo lasciando la terra, fa scendere su noi la manna dei miracoli. Fantino il trenta si è congedato da questa vita.

Lo stesso giorno memoria dei santi sedici martiri di Tebe.

Stichi. Foste trovati in numero di sedici uomini e foste tagliati arto per arto.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli di senno divino.

Opponendoti ad Erode con forza, o precursore glorioso, lo rimproverasti così: Non ti è lecito tenere come moglie una consanguinea, ciò non è permesso. Ma egli non tollerandoti ti recise il capo.

Come profeta glorioso riconoscesti il Signore già prima di nascere e a tutti lo additasti come agnello di Dio, insegnando a tutti, come atto di culto, a cantare al Signore: O Dio, tu sei benedetto.

Stando per raggiungere il felice traguardo o glorioso profeta, inviasti i tuoi discepoli a Cristo Signore perché lo interrogassero: Signore sei tu che vieni a salvare o c’è un altro che dobbiamo aspettare?

Cristo ai discepoli diede questa risposta: Andate a dire a Giovanni: Vedi, i morti risorgono, ora odono i sordi, guariscono i lebbrosi e come cervi saltano gli zoppi.

Dei santi. I fanciulli dalla Giudea.

Illustre gerarca Alessandro, tu sei stato sacerdote iniziato della celeste Trinità divina, adorando puramente e senza sosta inneggiando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Cristo ti ha reso fonte di miracoli, beatissimo Giovanni, tesoro di insegnamenti, da cui sgorga copiosamente la conoscenza di Dio per quanti inneggiano: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

O beatissimo gerarca, imitando Paolo vivevi sulla terra come un angelo, avendo ricevuto da Dio la ricchezza delle parole, con cui ora inneggi: Benedetto Cristo nei secoli.

Theotokìon. Apparisti dal grembo di una Vergine rivestito di una carne simile alla nostra per salvarci e noi che la riconosciamo Madre di Dio, grati a te inneggiamo: Benedetto dei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Il parto della Theotòkos.

Superiore a tutti i profeti, o celebrato Giovanni, sei profeta dell’antica e nuova Legge, non come canna sbattuta dal vento, ma sei rimasto saldo, esclamando: Benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Osservando la figlia di Erodiade dissoluta, impazzito di passione, Erode miserabile giurò e promise: Qualunque cosa mi chiedi, finanche la metà del mio regno, io giuro che ti darò. Ma essa gli chiede la testa del precursore.

La prigione rinchiuse Giovanni e il convito di Erode festante; la fatua fanciulla strappò il giuramento essendo piaciuta ed ebbe la testa santa e preziosa del precursore, che porse alla madre: impagabile dono!

Theotokìon. Scampa la tua città da ogni male e pericolo: dal sisma distruttore, da nemica invasione, dal castigo tremendo dell’eterno fuoco; dopo Dio noi cristiani possediamo te, o Vergine, come salvezza.

Dei santi. Colui che è nato dal Padre.

Per la forza della tua preghiera, Alessandro, perì l’empio Ario, travolto dalla sua superbia, che come Giuda provocò la dispersione dei suoi visceri.

Il nemico di Dio che lacerò la tunica di Cristo, cadendo come il traditore, si squarciò nel mezzo; nell’ade, ora, piange sulla sorte riservata agli empi.

Per i tuoi digiuni sembravi un incorporeo, per le tue veglie quasi privo di sangue e per i tuoi insegnamenti una fonte del paradiso, beatissimo Giovanni.

Theotokìon. Il tuo inesplicabile concepimento quale coro di mortali potrà degnamente cantare? Rimani Vergine anche dopo il parto e per i secoli sei benedetta, o Maria.

Irmòs. Colui che è nato dal Padre prima dei secoli e ultimamente si è incarnato da una Madre, sacerdoti benedite, popolo, sovresalta per tutti i secoli.

Ode 9. Ogni abitante.

Un convivio esecrabile, indegna cena, funesto giuramento sedussero il misero a cedere alla passione meritevole di castigo e in premio alla baccante dà la testa del Battista, cui non era confrontabile il mondo intero: che mistero terribile!

Come non inorridì l’empio Erode, o eterno giudice, a covare nel suo cuore l’assassinio del battista, non tollerando, furibondo, d’esser stato riprovato! Attese il momento opportuno e quando giunse decapitò il giusto.

Come angelo giustamente sei passato dalla terra in paradiso, poiché eri come un angelo, o precursore del Signore, santo e glorioso; dall’alto ricordati di quanti ti festeggiano, implorando il perdono delle colpe e domando pace e misericordia.

Theotokìon. Salva i tuoi servi, o Figlio di Dio, magnanimo Signore misericordiosissimo, per le suppliche del tuo battista e le preghiere di tua Madre e di tutti i tuoi santi e ai nostri imperatori concedi trofei dall’alto, come filantropo.

Dei santi. Madre di Dio, Vergine.

Il tuo santo e lealissimo discepolo, seguace delle tue vivificanti parole, il tuo sapiente, venerabile, affabilissimo arcivescovo Alessandro, Signore, degnamente sempre noi proclamiamo beato.

Nel tuo amore per gli ineffabili misteri divini sei giunto al più alto grado di iniziazione, al vertice della beatitudine, o padre Giovanni, iniziatore ai misteri, predicatore della sacra dottrina, illustre adoratore della Trinità santissima.

Padre santo, innocente, irreprensibile, pastore venerabile, predicatore della fede, dottore dell’ortodossia, tutti concordi, o Paolo, degnamente ti proclamiamo beato.

Theotokìon. Purissima Vergine, fonte del profumo, domanda al Figlio nato da te di donare successo e perdono dei peccati all’imperatore amico di Cristo; per questo sempre ti magnifichiamo.

Irmòs. Madre di Dio, Vergine non sposata, inesplicabilmente con un verbo concepisti il vero Dio più eccelso delle potenze immacolate, per questo noi con inni ti magnifichiamo.

Exapostilarion del precursore.

Con i discepoli conveniamo.

L’iniquo Erode tagliò la divina e sacra testa del precursore, non sopportandone i rimproveri, lo stolto. O audacia veramente terribile! Gema dunque l’infelice che commise l’empio crimine, mentre noi ora, celebrando con inni la testa preziosa, degnamente onoriamo il battista di Cristo.

Theotokìon.

Benché nessuna natura razionale, o purissima, sia in grado di elogiare colei che partorì Dio, perché chiaramente tu sei superiore a ogni creatura, tuttavia, quel poco che è possibile, non viene rifiutato: ricevi dunque anche da me quest’inno da nulla, come il Figlio tuo ha accolto gli spiccioli della vedova.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del precursore. Tono pl. 4.

Precursore del Salvatore, anche se Erode ha eliminato col crimine te, araldo della verità, tuttavia la fiaccola lampeggiante della tua bocca ha stupendamente irradiato il fulgore della fede anche sugli abitanti dell’ade: supplica dunque perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 29 Agosto – Memoria della recisione del prezioso capo del santo glorioso profeta e Precursore Giovanni il Battista

29 Agosto

Memoria della recisione del prezioso capo del santo glorioso profeta e Precursore Giovanni il Battista.

Al Grande Vespro.

Dopo il salmo introduttivo, Beato l’uomo, la prima stasi del primo kàthisma del salterio (ss. 1-3).

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 4 stichirà idiòmela, ripetendo i primi 2.

Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.

Mentre si celebrava il giorno natalizio dello spietato Erode, fu adempiuto quanto disposto dal giuramento fatto alla licenziosa danzatrice: infatti la testa recisa del precursore fu portata su un piatto ai commensali, come una vivanda. O detestabile simposio, pieno di sacrilegio e sete di sangue! Ma noi, onorando degnamente il battista, come il maggiore tra i nati di donna, lo proclamiamo beato (2).

Danzò la discepola del malvagio diavolo e si prese la tua testa come mercede, o precursore. O simposio pieno di sangue! Se almeno non avessi giurato, iniquo Erode, figlio della menzogna! O se, pur avendo giurato, tu non avessi mantenuto il giuramento: avresti fatto meglio infatti a mentire per salvare una vita, piuttosto che, mantenendo la parola, recidere la testa del precursore. Ma noi, degnamente onorando il battista come il maggiore tra i nati di donna, lo proclamiamo beato (2).

Non dovevi, o Erode, punire con la morte l’accusa di adulterio per il tuo amore satanico e la tua folle passione per la donna; non dovevi lasciarti andare tanto da consegnare la preziosissima testa di costui a una donna iniqua, per il giuramento fatto a causa di una danza; come osasti compiere tale omicidio? E come non venne fulminata la dissoluta danzatrice, mentre in mezzo al banchetto portava la testa sul vassoio? Ma noi, onorando degnamente il battista come il maggiore tra i nati di donna, lo diciamo beato.

A sua volta infuria Erodiade, a sua volta si agita. O danza ingannatrice e simposio unito all’inganno! Il battista veniva decapitato ed Erode si turbava. Per l’intercessione del tuo precursore, o Signore, concedi la pace alle nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2.

Mentre si celebrava il giorno natalizio dello spietato Erode fu adempiuto quanto disposto dal giuramento fatto alla licenziosa danzatrice: infatti la testa recisa del precursore fu portata su un piatto ai commensali, come una vivanda. O detestabile simposio, pieno di sacrilegio e sete di sangue! Ma noi, onorando degnamente il battista, come il maggiore tra i nati di donna, lo proclamiamo beato.

E ora. Theotokìon.

Chi non ti dirà beata, o Vergine santissima? Chi non celebrerà il tuo parto verginale? Perché l’Unigenito Figlio, intemporalmente dal Padre rifulso, egli stesso, ineffabilmente incarnato uscì da te, la pura: Dio per natura e per noi fatto uomo per natura, non diviso in dualità di persone, ma da riconoscersi in dualità di nature, senza confusione; imploralo, augusta beatissima, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla profezia di Isaia (capp. 40,41,45,48,54).

Così dice il Signore: Consolate, consolate il mio popolo, dice Dio. Sacerdoti, parlate al cuore di Gerusalemme e consolatela, perché è finita la sua umiliazione: il suo peccato infatti è stato condonato, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per i suoi peccati. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i sentieri del nostro Dio. Ogni valle sia colmata e ogni monte e colle sia abbassato; i sentieri tortuosi diverranno diritti e quelli impervi diverranno vie piane e ogni carne vedrà la salvezza di Dio. Sali su un monte alto, tu che porti buone novelle a Sion, alza la voce con forza, tu che porti buone notizie a Gerusalemme. Alzate la voce, non temete. Io sono il Signore Dio: io, il Dio di Israele, li esaudirò e non li abbandonerò. Farò scaturire fiumi dai monti e sorgenti in mezzo alla pianura; farò del deserto stagni e della terra arida canali d’acqua. Si rallegri il cielo in alto e le nubi piovano giustizia; germogli la terra e produca misericordia e insieme faccia germogliare giustizia. Annunciate un messaggio di gioia sino ai confini della terra e parlate perché sia reso noto questo: che il Signore ha liberato il suo servo Giacobbe. E se avranno sete lungo il deserto, egli farà loro scaturire acqua dalla roccia. Rallegrati sterile che non partorisci, esplodi in acclamazioni tu che non hai avuto doglie: perché saranno più i figli dell’abbandonata di quelli di colei che ha marito.

Lettura dalla profezia di Malachia

(cap. 3, passim).

Così dice il Signore onnipotente: Ecco io mando davanti a te il mio messaggero, che preparerà davanti a te la tua strada. E verrà nel suo tempio il Signore che voi cercate. Chi sosterrà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Perché egli entrerà come fuoco in una fornace e come la lisciva dei lavandai. Si siederà per fondere e purificare come si fa con l’argento e l’oro. Verrà a noi per giudicare e sarà pronto testimone contro i malvagi, contro le adultere, contro quanti giurano il falso nel suo nome e contro quanti non lo temono, dice il Signore onnipotente. Poiché io sono il Signore Dio vostro e non cambio, mentre voi, figli di Giacobbe, vi siete distolti dal diritto e non l’avete osservato. Ritornate dunque a me e io ritornerò a voi, dice il Signore onnipotente. Tutte le genti vi diranno beati e saprete che io, il Signore, farò distinzione tra il giusto e l’iniquo nel giorno in cui io farò di quelli che mi amano la mia proprietà. Imparate dunque e tenete a mente la legge di Mosè, mio servo, secondo gli statuti e i decreti che io gli ho ordinato sull’Oreb per tutto Israele. Ed ecco, io vi manderò Elia il tesbita, prima che venga il giorno del Signore, grande e manifesto. Egli riporterà il cuore del padre verso il figlio e il cuore di ognuno verso il suo prossimo, affinché venendo io non colpisca la terra con lo sterminio, dice il Signore onnipotente, il Dio santo di Israele.

Lettura dalla Sapienza di Salomone

(cap. 4, passim e 5,1-7).

Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo. Il giusto defunto condannerà gli empi viventi: vedranno infatti la fine del giusto, ma non comprenderanno ciò che è stato deciso per lui. Il Signore abbatterà gli empi muti, a capofitto, li scuoterà via dalle loro fondamenta, resteranno fino in fondo desolati nel dolore e la loro memoria perirà. Saranno chiamati, pieni di paura, a render conto dei loro peccati e le loro iniquità staranno davanti a loro per accusarli. Allora il giusto starà ritto con grande franchezza di fronte a quanti lo avevano afflitto e avevano disprezzato le sue fatiche. Vedendolo, essi saranno sconvolti da grande timore e saranno presi da stupore per la sua inattesa salvezza. Pentìti, parleranno tra sé e nell’angustia con gemiti diranno: Questi è colui che un tempo abbiamo deriso e che, da stolti, abbiamo fatto oggetto del nostro disprezzo. Abbiamo considerato follia la sua vita e la sua morte un disonore. Come dunque è annoverato tra i figli di Dio e la sua parte è insieme con i santi? Avevamo dunque smarrito la via della verità, non ha brillato per noi la luce della giustizia, né per noi è sorto il sole. Ci siamo saziati sul sentiero dell’iniquità e della perdizione e abbiamo camminato per vie impraticabili, senza invece conoscere la via del Signore.

Alla Litì, stichirà prosòmia.

Tono 1. Di Germano patriarca.

Come ti chiameremo, o profeta? Angelo, apostolo o martire? Angelo, dal momento che sei vissuto come un incorporeo; come apostolo insegnavi alle nazioni; come martire per Cristo fosti decapitato. Pregalo di aver misericordia delle nostre anime.

Celebriamo il ricordo della decapitazione del Precursore: la sua testa su un piatto un tempo stillava sangue diffondendo sull’universo fiumi di guarigioni.

Oggi la madre sacrilega e omicida spinge a un consiglio criminale la figlia spudorata, nata dalla sua colpevole unione, contro il maggiore dei profeti offendendo anche Dio. Quando l’odioso Erode festeggiava il suo funesto anniversario con un banchetto, sotto giuramento ella fece chiedere la meravigliosa e preziosa testa del divino predicatore; ed egli, folle, per rispettare la parola data, le diede la testa come premio per lo spettacolo della danza. Ma il profeta della venuta di Cristo, nemmeno davanti alla morte cessa di riprovare l’unione che Dio stesso disapprovava. Rimproverando gridava: Non ti è permesso questo matrimonio adulterino con la donna di tuo fratello Filippo, ti dico! Anniversario omicida, festa sanguinaria! Ma noi fedeli in questo giorno in cui il profeta e Precursore è stato decapitato, celebriamo con gioia una festa in vesti bianche, supplicandolo di renderci propizia la Trinità santa, affinchè siamo liberati dall’infamia e siano salve le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 1.

Del Monaco Giovanni.

Erode, desideroso di fuggire al rimprovero che il suo comportamento ingiusto meritava, per debolezza diede la tua testa, o Precursore, alla donna malvagia, ma non capiva, l’infelice, che egli stesso si accusava facendola portare su di un piatto. E tu, maestro di vera purezza, guida salutare al pentimento, Battista di Cristo prega per noi affinchè siamo liberati dalle ignobili passioni.

E ora. Theotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata, Madre di Dio Vergine e degnamente ti glorifichiamo come città salda, baluardo indistruttibile, protezione e rifugio sicuro per le nostre anime.

Allo stico, stichirà idiòmela. Tono 2.

O araldo della penitenza, Giovanni battista, con la tua testa recisa hai santificato la terra: poiché hai chiarificato per i credenti la legge di Dio e hai annientato l’iniquità. Ora che stai presso il trono di Cristo, Re del cielo, supplicalo di fare misericordia alle nostre anime.

Stico. Il giusto fiorirà come palma, si moltiplicherà come cedro del Libano.

Per la legge del Signore hai avuto recisa la testa, o santissimo Giovanni: rimproverasti un re empio e trasgressore con irreprensibile franchezza, perciò ti ammirano gli eserciti degli angeli, ti glorificano i cori degli apostoli e dei martiri e anche noi onoriamo la tua memoria annuale, o gloriosissimo, glorificando la Trinità santa che ti ha incoronato, o beato precursore.

Stico. Gioirà il giusto nel Signore e spererà in lui.

Il profeta nato da profeta e divenuto maggiore dei profeti, santificato dal seno della madre per il servizio del Signore, ha avuto oggi la testa recisa da un re iniquo; e accusando chiaramente, prima e dopo la decapitazione, colei che aveva danzato in modo sconveniente, ha svergognato la falange del peccato; perciò gridiamo: Giovanni battista, con la tua franchezza, supplica con fervore per le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 4.

O precursore del Salvatore, dei re tu rimproverasti perché non commettessero iniquità, perciò il gioco di una donna empia persuase Erode a decapitarti: per questo è da lodarsi il tuo nome dall’oriente del sole all’occidente. Nella tua franchezza, supplica dunque con fervore il Signore per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Vergine senza nozze, che ineffabilmente concepisti Dio nella carne, Madre di Dio eccelso, ricevi le invocazioni dei tuoi servi, o purissima: tu che a tutti procuri purificazione delle colpe, implora per la salvezza di noi tutti, accettando ora le nostre suppliche.

Apolytìkion. Tono 2.

Del giusto si fa memoria tra le lodi: ma a te, o Precursore, basta la testimonianza del Signore. Fosti infatti dichiarato più venerabile dei profeti, perché sei stato reso degno di battezzare tra i flutti colui che annunciavi. Perciò, dopo aver combattuto per la verità, con gioia hai annunciato anche nell’ade Dio manifestato nella carne, colui che toglie il peccato del mondo e a noi elargisce la grande misericordia.

Theotokìon.

Trascendono il pensiero tutti i tuoi misteri, tutti sono più che gloriosi, Madre di Dio; nel sigillo della purezza, custodita nella verginità, tu sei stata riconosciuta vera Madre del Dio vero: supplicalo dunque per la salvezza delle nostre anime.

Segue la conclusione.

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Mattutino del 29 Agosto – Memoria della recisione del prezioso capo del santo glorioso profeta e Precursore Giovanni il Battista

29 Agosto

Memoria della recisione del prezioso capo del santo glorioso profeta e Precursore Giovanni il Battista.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Raduniamoci, o fedeli, per celebrare concordi il mediatore della Legge e della grazia: egli ci ha predicato la penitenza ed Erode, da lui con coraggio pubblicamente accusato, gli ha reciso la testa. Ora che vive con gli angeli, intercede presso Cristo per la nostra salvezza.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Di te ci è noto, o pura sempre Vergine, lo straordinario prodigio del concepimento e il frutto ineffabile del tuo parto; sbalordisce il mio intelletto e rende attonito il mio pensiero, Theotòkos, la tua gloria, che a salvezza delle nostre anime su tutti si dispiega.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Celebriamo con inni colui che ci fu mostrato profeta sin dal grembo materno, colui che da una sterile come astro splendidamente apparve in terra, il battista di Cristo, l’atleta vittorioso, il precursore Giovanni: egli infatti intercede presso il Signore perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Mostra al tuo servo la tua sollecita protezione, l’aiuto e la misericordia che offri; placa, o pura, i marosi dei pensieri vani e risolleva la mia anima caduta, o Madre di Dio: perché lo so, o Vergine, lo so che tu puoi tutto quanto vuoi.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Rifulgendo dalla sterile per divina deliberazione e recidendo i vincoli della lingua di tuo padre, hai mostrato il sole che brilla mattutino e alle folle, nel deserto, annunziasti il Creatore, l’agnello che toglie le colpe del mondo; avendo accusato nel tuo zelo anche un re, la tua testa gloriosa fu recisa, o celebratissimo, Giovanni degno di ogni lode. Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Santissima Vergine, Madre di Dio, sana le furiose passioni dell’anima mia, ti prego e fammi avere il perdono delle colpe che ho stoltamente commesso, contaminando – me misero! – anima e corpo. Ahimè, che farò in quell’ora, quando gli angeli separeranno la mia anima dal mio povero corpo? Siimi allora, o Sovrana, aiuto e fervidissima avvocata, perché io, tuo servo, ho te come speranza, o pura.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?

Ogni spirito e il vangelo secondo Matteo (14,1-13).

In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: Costui è Giovanni il battista risuscitato dai morti; perciò la potenza dei miracoli opera in lui. Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodiade, moglie di Filippo suo fratello. Giovanni infatti gli diceva: Non ti è lecito tenerla! Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta. Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodiade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. Ed essa, istigata dalla madre, disse: Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni battista. Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data e mandò a decapitare Giovanni nel carcere. La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla ed ella la portò a sua madre. I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù. Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione del precursore. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2.

O araldo della penitenza, Giovanni battista, con la tua testa recisa hai santificato la terra: poiché hai chiarificato per i credenti la legge di Dio e hai annientato l’iniquità. Ora che stai presso il trono di Cristo, Re del cielo, supplicalo di fare misericordia alle nostre anime.

Dopo questo si cantano i canoni della Theotòkos per sei stichi e questi due del santo per otto stichi. Primo canone del santo. Poema di Giovanni monaco.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraversato l’umido.

Celebriamo il sacro precursore, che è apparso da grembo sterile come profeta di colui che da grembo vergine ineffabilmente è stato generato.

Superando i limiti della natura, osservasti i decreti della giustizia, biasimando un’unione illegale, senza temere l’arroganza dei re.

Allevato col latte della Legge, tu che sei sigillo della Legge ratificasti la legislazione riguardante l’unione legale e ti opponesti a un’infamia sfrenata.

Theotokìon. Le schiere degli angeli e dei mortali, senza sosta ti celebrano, o Madre ignara di nozze: tu hai infatti portato tra le braccia come piccolo bimbo il loro Creatore.

Secondo canone. Tono pl. 4.

Tu che hai liberato dalla servitù.

Tutti insieme celebriamo l’amico di Cristo, il divino precursore Giovanni, che davanti a tutti gli uomini è stato da lui testimoniato.

Tutti insieme celebriamo il divino Giovanni, cittadino del deserto, compagno degli angeli incorporei, vanto del nuovo popolo.

Nella memoria del Precursore danziamo come gli angeli e gridiamo a Cristo: per le sue implorazioni dona pace al tuo mondo.

Theotokìon. In ogni tempo, o Theotòkos, supplica il Dio da te ineffabilmente incarnato di liberare da ogni difficoltà i tuoi servi.

Katavasìa. Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile. Cantiamo dunque al Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Ode 3. Tu sei fortezza.

La dissolutissima ragazza, piena di bevande inebrianti, disse: Dammi subito la testa di Giovanni, o Erode, su di un vassoio.

La fanciulla danzò e deliziando lo scellerato Erode, lo indusse all’assassinio del precursore e araldo.

Quale miseria la tua, o Erode stolto ed empio! Con quale ardire hai commesso un infame omicidio per una fanciulla dissoluta!

Theotokìon. Dacci aiuto con le tue suppliche, o santissima, respingendo gli assalti delle difficoltà angosciose.

Secondo canone.

O Signore creatore della volta.

Come mediatore tra l’Antico e il Nuovo e primo predicatore della dottrina evangelica, denunziasti, o Precursore, l’unione illegittima del tiranno, subendo gloriosamente coi gioia la morte.

La figlia allevata da una madre iniqua, delirante di ebbrezza, disse a Erode: Dammi su un piatto la testa di Giovanni, per darlo in dono graditissimo alla madre.

Non sopportando i rimproveri della lingua ispirata da Dio, il superbo monarca, o glorioso Precursore, concede alla ragazza la tua testa venerabile e preziosa come ricompensa per uno spettacolo di danza, o insigne.

Theotokìon. Abitando corporalmente in una Vergine, ti sei mostrato agli uomini come conveniva che ti manifestassi, dimostrando anche lei vera Theotòkos e aiuto dei fedeli, o unico Filantropo.

Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Onoriamo, o fedeli, con coscienza pura il precursore di Cristo, battista e profeta, come glorioso araldo, maestro di penitenza, veracissimo testimone del Salvatore: avendo egli biasimato la stoltezza di Erode, ne ebbe la testa recisa.

Gloria. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Oggi è apparso per noi il battista del Salvatore: rallegra spiritualmente le anime dei fedeli l’ornamento del deserto, il sigillo dei profeti! Egli è perciò divenuto precursore di Cristo e verace testimone del suo avvento. Gridiamo dunque concordi a Giovanni con canti spirituali: O profeta annunciatore della verità, intercedi per la nostra salvezza.

E ora. Theotokìon, uguale.

Stupirono, o pura, tutti i cori degli angeli, per il tremendo mistero del tuo concepimento: Dunque è sostenuto dalle tue braccia come un mortale, colui che col solo cenno sostiene l’universo? Come riceve un principio colui che è prima dei secoli? E come viene allattato colui che con bontà indicibile nutre ogni vivente? E acclamando ti glorificano come vera Madre di Dio.

Ode 4. Tu sei il mio vigore.

Non sopportando la severità dei rimproveri, colui che era meritevole dei castighi della Legge, né la pia franchezza, lui che era immerso nelle dissolutezze dei piaceri, tiene prigioniero in catene colui che, prima della morte, già è immaterialmente congiunto ai cori superni.

In preda al male di una funesta ubriachezza e di una sfrenata passione, divenuto prigioniero, il miserabile, dello strepito di piedi in danza, diviene uccisore di profeta: aveva infatti concepito l’ubriachezza che è madre di dissolutezza e partorì un’iniquità mostruosa.

Davvero non mente a tuo riguardo la voce divina: tu infatti sei più dei profeti, perché fosti degno della profezia fin dal grembo materno, quando ancora il tuo corpo era imperfetto e hai visto e battezzato quanto al corpo il Dio Verbo, da te profetizzato.

Theotokìon. Sei il vanto dei credenti, o ignara di nozze, protettrice, porto, baluardo e rifugio dei cristiani: tu rechi infatti le suppliche al Figlio tuo, o purissima e salvi dai pericoli quanti con fede e affetto ti riconoscono pura Theotòkos.

Secondo canone. Dal monte ombroso.

Erode non poteva sopportare le tue contestazioni, o beatissimo Giovanni, servo di Cristo, perciò preparò un omicidio ingiusto per te, senza vergognarsi del tuo onore.

Frenetico e invasato dall’ebbrezza insieme, il re ingiusto ti condusse iniquamente alla condanna a morte, o beatissimo profeta, senza vergognarsi del tuo onore.

Sottomesso alle parole della fanciulla, il tremendo iniquo Erode, o profeta, consegnò realmente come dono all’adultera la tua testa, da cui fai scaturire grazia per noi tutti.

Theotokìon. Salute da parte nostra, santa Theotòkos; salve tu, che hai generato la letizia del mondo; salve tu, unico soccorso degli uomini, benedetta Theotòkos pura.

Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Dietro suggerimento della madre, in premio della danza sciagurata, il rampollo della feroce leonessa, di lei ancor più feroce, chiede la testa del precursore e annunciatore che rispettavano tutte le fiere nel deserto.

Oh, i tuoi giudizi irraggiungibili e incomprensibili, filantropo! Colui che sin dal grembo materno era stato ricettacolo dello Spirito ed era cresciuto nella temperanza e nella purezza, lo ha abbattuto danzando una fanciulla impudica.

Era cosa accetta e conveniente a chi amava un’indegna unione, congiungere al simposio del compleanno l’uccisione di un profeta e mescere per gli amanti dei piaceri un calice pieno del sangue dei profeti e dei santi.

Theotokìon. Tu che hai col Figlio tuo familiarità di madre, o purissima, non trascurare, ti preghiamo, quella sollecitudine per noi che ti è connaturale: perché te sola presentiamo al Sovrano, noi cristiani, come propiziazione accetta.

Secondo canone. Vegliando gridiamo.

O follia! Il capo del Precursore fu dato alla fanciulla su un piatto come prezzo per il ballo della seduzione.

O follia! Il sangue stillava dal tuo capo, o araldo di Dio, mentre l’adultera si dilettava, pensando cose grandi.

Erode credeva che la tua lingua avrebbe taciuto veramente, ma anche fatta tacere, essa lo ha accusato di più, o lodatissimo.

Theotokìon. Ti inneggiamo come Vergine dopo il parto, poiché tu, Theotòkos, nella carne hai generato per il mondo il Dio Verbo.

Katavasìa. O albero beatissimo, su cui è stato steso Cristo, Re e Signore! Per te è caduto colui che con un albero aveva ingannato, è stato adescato da Dio, che nella carne in te è stato confitto e che dona la pace alle nostre anime.

Ode 6. Siimi propizio

Esponendoti al pericolo per i comandamenti della Legge, o beato, ammonisci con rimproveri il trasgressore: tu non eri infatti una canna sbattuta dall’agitarsi di venti contrari.

La tua testa insanguinata per l’immolazione, fu portata come ricompensa per una gara tra prostitute, accusando anche dopo la morte Erode, colpevole di aver deturpato la natura.

Aggirandoti per i deserti coperto di peli di cammello, vi dimoravi come in fulgido santuario e come rivestito di regale abbigliamento, là regnavi sulle passioni.

Theotokìon. Per le tue implorazioni, Genitrice di Dio pura, fa’ che scampiamo alle funeste colpe e che raggiungiamo, o purissima, la divina illuminazione del Figlio di Dio, da te ineffabilmente incarnato.

Secondo canone. Una tunica luminosa.

Portasti alla moltitudine dei fedeli divini insegnamenti, annunziandoci l’Agnello di Dio, o glorioso Giovanni.

O Precursore, autentico modello di purezza e di vita rigorosa, ricordati dei tuoi cantori, ora che stai presso Cristo.

Con le tue preghiere, o profeta, Battista e Precursore di Cristo, pacifica il mondo, scampando da pericoli le nostre anime.

Theotokìon. Supplichiamo te, che solo con un verbo hai concepito in grembo il Verbo e libera le nostre anime dai lacci del nemico.

Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo.

Kontàkion. Tono pl. 1.

La gloriosa decapitazione del Precursore è divenuta divina economia, affinché potesse annunziare anche a quanti erano nell’ade l’avvento del Salvatore. Gema dunque Erodiade che ha richiesto l’infame omicidio: perché essa non ha amato la legge di Dio, né il secolo della vita, ma quello effimero e fallace.

Ikos.

Nefando si è mostrato a tutti il giorno natalizio di Erode: perché in mezzo a quanti si davano al piacere fu posta come vivanda la testa di colui che digiunava. Alla gioia fu congiunta la tristezza, al riso fu mescolato gemito amaro, perché, come aveva detto la fanciulla, entrò al cospetto di tutti il vassoio con la testa del battista e per tanta insolenza ci fu funebre lamento in tutti coloro che banchettavano col re: ciò infatti non dilettò né loro, né Erode stesso, secondo quel che è detto: Si rattristò; non però di tristezza sincera, ma effimera e fallace.

Sinassario.

Il 29 di questo mese memoria della recisione della preziosa testa del santo e glorioso profeta, precursore e battista Giovanni.

Stichi. Una mano sacrilega di spada recide la testa di colui che pose la mano sulla testa del Signore. Il 29 il ferro recide il collo al Precursore.

Per l’intercessione del tuo precursore, Cristo Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Armato di piacere sfrenato e orribile ubriachezza, empio Erode, piombasti, assalendola, contro l’inconcussa torre della continenza, l’inespugnabile città della temperanza, il battista di Cristo.

Non tremò, o precursore, non si ritrasse, non restò impietrita colei che si era fatta discepola del diavolo, portando sfacciatamente su un vassoio la tua testa preziosa, con l’intelletto scalzato via dalle istigazioni della madre.

Come lampada hai brillato davanti a Cristo, come messaggero sei stato inviato avanti, come profeta dichiari agnello di Dio il Cristo che si è manifestato, come suo discepolo hai la testa recisa dalla spada, perché tu lo annunci anche ai morti nell’ade.

Theotokìon. Strappati grazie al tuo parto alla maledizione per l’antica caduta, con il Figlio tuo che ha dato se stesso in riscatto per noi, noi glorifichiamo sempre te, o Vergine Madre, come colei che si è mostrata causa della nostra libertà.

Secondo canone. I fanciulli ebrei.

Giovanni, il servo della venuta del Sovrano, l’alba che preannunziò il Sole, corse nell’ade, gridando: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

O follia di Erode! Come gioco dona a una donna ignobile colui che in un corpo immateriale assomigliava agli angeli e che acclamava: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

O Santo dei santi, accogli me, che supplico per la Chiesa; così gridava il Precursore al Sovrano, acclamando: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Theotokìon. Fermasti l’assalto della morte accogliendo il Dio immortale e lo generasti, o Pura; a lui cantiamo tutti: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco, che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Follemente il tiranno dei caldei.

Giovanni, che ti ha preceduto nella nascita e nella divina passione, tramite la spada diventa profeta e messaggero nelle profondità della terra, per annunciare la tua venuta, come voce del Verbo, anche a quanti sono laggiù, gridando: O morti, sovresaltate il datore di vita e voi, ciechi, il datore di luce e voi, prigionieri il Cristo liberatore.

Nascendo da una sterile, hai preceduto la nascita da una vergine; e ora con la decapitazione sei stato precursore della volontaria crocifissione di colui che ha creato l’universo e gridi a quanti sono nell’ade: O morti, sovresaltate il datore di vita e voi ciechi, il datore di luce e voi prigionieri, il Cristo liberatore.

Una volta recisa la testa dal corpo, o precursore, l’anima che governava la tua carne si è da essa separata; ma la divinità dell’Emmanuele non si è separata dalla carne, né fu spezzato un osso al Dio e Sovrano: sovresaltiamolo dunque nei secoli.

Theotokìon. O Sovrana Madre del Signore, cancella con la tua compassionevole intercessione le ferite e le piaghe della mia anima, o Vergine e risollevami dalla mia caduta. Salvami, o purissima, salva questo dissoluto: tu sola sei infatti mia difesa e mio soccorso, o pura benedetta, per tutti i secoli.

Secondo canone. Follemente il tiranno.

Trasgredendo un tempo la legge e ingannato al banchetto del suo anniversario, il miserabile tiranno Erode esortò la fanciulla a ballare, convincendola con giuramenti che avrebbe soddisfatto ogni sua richiesta; ed essa, traviata dagli insegnamenti di sua madre, chiese il capo del Precursore su un piatto.

Assegnandosi lui stesso l’accusa di omicidio, lo sventurato re Erode ha riscosso condanna senza fine trasgredendo la legge: l’empio infatti portò in tavola come cibo la testa del Precursore, che accusava lui ed Erodiade per tutti i secoli.

O apostolo splendente del Signore e Precursore, o beato Giovanni, eletto tra i profeti, con le tue suppliche salva quanti celebrano con affetto la tua memoria splendida e luminosa, gridando: Benedite, fanciulli, celebrate, sacerdoti, sovresaltate, o popoli, Cristo nei secoli.

Theotokìon. Vergine Santissima, più santa degli angeli, tu hai generato il Santo dei santi, divenuto per compassione come noi mortali, senza confusione; salva quanti gridano senza sosta a lui: Benedite, fanciulli, celebrate, sacerdoti, sovresaltate, o popoli, Cristo nei secoli.

Katavasìa. Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che è disceso e ha mutato il fuoco in rugiada; e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che elargisce vita a tutti.

Ode 9. Freme ogni orecchio.

Tremò la malvagia falange e il diavolo che la capeggiava, o profeta, davanti alla tua lingua teologa predicante il Cristo e tramite una fanciulla impudica persuase Erode a decapitarti: ma noi fedeli ti magnifichiamo.

La valle, cioè la bassa natura fu innalzata, mentre il colle, cioè la boria della morte fu abbassata; la voce infatti di uno che grida ha risuonato nelle zone disertate dalla luce, nelle dimore dell’ade: Levate le porte, perché sta per entrare il Re potente.

Tremano le passioni dei mortali e per il timore fuggono i demoni di fronte all’ombra della grazia che da Dio ti fu data: preserva dunque, o precursore del Signore, sia dalle passioni, sia dal demonio il gregge, che con fede sempre ti magnifica.

Theotokìon. Avanza, trionfa e regna, o Figlio della Madre di Dio, per sottomettere il popolo ismaelita che ci fa guerra, concedendo vittorie all’imperatore ortodosso contro i barbari nemici, per intercessione di colei che ti ha partorito, o Verbo di Dio.

Secondo canone. Per questo sbigottisce.

Eri la voce che risuona: brillando infatti nel deserto come profeta da profeta, a tutti, o Battista, gridavi: Convertitevi; e condannasti Erode, che con indecenza compiva sfrenatezze, perciò sei corso davanti a quanti erravano nell’ade, annunciando loro il Regno del nostro Dio.

Costretta da sua madre Erodiade, la fanciulla sfrontatissima chiese che il Battista fosse decapitato; allora Erode ordinò molto velocemente che colui che accusava la sua stoltezza fosse offerto come una pietanza, come dono su un piatto.

O Precursore, riconosciuto da Dio come martire e Profeta e Battista, come voce e lampada e angelo, il più grande dei profeti, supplica il Signore che siano scampati dalle sventure di ogni genere e dal danno avverso quanti celebrano con affetto la tua luminosa memoria.

Theotokìon. Ti sei rivelata Madre di Dio, generando oltre natura nel corpo, o Vergine, il Verbo buono, che il Padre come buono ha effuso dal suo cuore prima di tutti i secoli e che ora noi conosciamo anche trascendente, benché rivestito di un corpo.

Katavasìa. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Madre di Dio, ha prodotto il Cristo, dal quale è stato piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa che ora viene esaltata, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Coroniamo con inni di lode colui che è stato riconosciuto il maggiore tra i profeti ed è divenuto l’eletto fra gli apostoli, il precursore della grazia: per la Legge di Dio infatti egli ha avuto recisa la testa.

Altro exapostilarion. Tu che il cielo.

L’impudico Erode decapitò con l’inganno te, battista del Salvatore, cultore della castità, ma non recise affatto i rimproveri della tua lingua.

Theotokìon.

Tu che col tuo divino parto hai cancellato dal mondo la maledizione, o venerabile, con la tua intercessione libera, o Vergine, da ogni sorta di pericoli il gregge che con fede t’implora.

Alle lodi, 4 stichi e 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! La sacra testa anche per gli angeli venerabile, veniva portata in giro da una giovinetta impudica e sfrenata, che presentava alla madre adultera la lingua che aveva accusato un trasgressore. Oh, la tua indicibile tolleranza, filantropo! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come unico compassionevole (2).

Oh, l’indurimento di Erode! Colui che aveva disonorato Dio con le sue trasgressioni della Legge, con fraudolenta ipocrisia mostra di mantenere i giuramenti: e aggiunge così l’assassinio all’adulterio mentre finge di rattristarsi. Oh, la tua indicibile compassione, Sovrano! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come unico compassionevole.

O stupore che supera ogni pensiero! Il sigillo dei profeti, l’angelo terrestre è posto come premio per una danza da meretrice: la lingua teologa è inviata innanzi, come messaggera di Cristo, anche agli abitanti dell’ade. Oh, la tua indicibile provvidenza, Sovrano! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come unico compassionevole.

Gloria. Tono pl. 2.

A sua volta infuria Erodiade, a sua volta si agita: o danza ingannatrice e simposio unito all’inganno! Il battista veniva decapitato ed Erode si turbava. Per l’intercessione del tuo precursore, Signore, concedi la pace alle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con il precursore e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia.

I Typikà e le beatitudini con le odi 3 e 6 dei canoni.

Apostolo. Atti degli Apostoli: In quei giorni al compiersi della sua corsa, Giovanni diceva (Vai all’Ora Prima della Vigilia delle Teofanie).

Vangelo: In quel tempo il re Erode udì parlare di Gesù…

Kinonikòn.

In memoria eterna sarà il giusto. Alliluia.

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Vespro del 28 Agosto – Memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope

28 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. I tuoi martiri, Signore.

Il celebre Mosè, abbandonando saggiamente il godimento mondano, ha sottomesso le passioni della carne con le più energiche fatiche ascetiche: abbattendo così il multiforme insidiatore, ha riportato la corona della vittoria. Per le sue suppliche, o Signore, a tutti dona la grande misericordia.

Avevi continenza incomparabile, veglie di intere notti in piedi, occhio vigile e un intelletto che percepiva la bellezza divina, o beato Mosè; hai così ottenuto il dono delle guarigioni per sanare i più terribili mali; perciò ti supplichiamo: Chiedi per tutti, o padre, la grande misericordia.

Protetto dalla mano divina, o padre Mosè, sei passato incolume attraverso gli astuti intrighi, le frecce e le insidie dei demòni; reso venerabile dall’impassibilità, sei stato annoverato fra tutti i santi e intercedi perché sia donata a quanti ti onorano con fede la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

I miei pensieri sono impuri, le labbra, ingannatrici, le opere, scellerate: che farò? Come andrò incontro al Giudice? Vergine Sovrana, supplica tuo Figlio, Creatore e Signore, affinché accolga nella penitenza il mio spirito, lui che solo è compassionevole.

Oppure stavrotheotokìon.

La giovenca senza macchia, vedendo il vitello volontariamente appeso al legno, gemendo nel dolore gridava: Ahimè, Figlio carissimo! Che cosa dunque ti ha reso l’ingrato popolo degli ebrei che vuole privarmi di te, o amatissimo?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion. Tono 1.

Cittadino del deserto, angelo in un corpo e taumaturgo ti sei rivelato, santo padre teoforo Mosè; con digiuno, veglia e preghiera hai ricevuto carismi celesti e guarisci i malati e le anime di quanti con fede a te accorrono. Gloria a Colui che ti ha dato forza; gloria a Colui che ti ha incoronato; gloria a Colui che per mezzo tuo opera guarigioni in tutti.

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Mattutino del 28 agosto – Memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope

28 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore

Il mio cuore annerito dal morso del peccato, sbiancalo con le piogge della penitenza per le tue preghiere, o padre.

Perforando la tua carne con i chiodi del timore del Signore, cancellasti ogni pensiero malsano dal tuo cuore, o beatissimo teoforo.

Seminando nei solchi del tuo cuore il grano del verbo, germogliasti il frumento che raccogliesti nei tesori inesauribili.

Theotokìon. Tutto intero mi salva il Verbo, Dio supremo che ha voluto per bontà incarnarsi dal tuo grembo, Madre Vergine pura.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

Mosso dallo Spirito, o sapiente, sottomettesti gli spiriti malvagi perseverando nelle opere spirituali.

Fortificato dalla potenza di Dio, venerabile Mosè, come un incorporeo abbattesti il forte drago.

Con la pioggia delle tue lacrime spegnesti l’ardente fiamma delle passioni e apparisti un fiume straripante di carismi dello Spirito.

Theotokìon. Forte del tuo aiuto non temo, pura Vergine, l’assalto dei nemici; con la tua protezione respingo le loro legioni.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te ricorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.

Accogliendo la luce senza tramonto, rigettasti nell’ombra il volto dei neri demòni, venerabile Mosè e interrompesti i loro misfatti con la tua costante elevazione verso Dio; padre beato, supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Non si separò dalla natura divina incarnandosi nel tuo grembo, ma facendosi uomo rimase Dio, il Signore che conservò la tua irreprensibile verginità, o Madre, prima e dopo il parto; supplicalo di continuo di donarci la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’Agnella Madre senza macchia, l’incontaminata Madre Vergine del Verbo, vedendo sospeso alla croce il frutto da lei senza doglie coltivato, piangendo maternamente gridò: Ahimè, Figlio mio, come soffri volendo strappare da disonorevoli passioni l’uomo!

Ode 4. Ho udito, Signore.

Con le tue incessanti suppliche e fatiche aggiunte, scacciasti dalla tua anima, o padre, il demone amico della carne.

Innalzando la mente a ciò che supera verbo e intelletto, o beato, sopportasti la calura dell’ascesi come rugiada divina.

Illuminato dal bagliore della contemplazione e dell’azione, o beatissimo padre, il tuo cuore divenne pura dimora dello Spirito.

Theotokìon. Illumina la mia anima ottenebrata da molteplici passioni, divina Sposa, tesoro della verginità, dimora della natura incontenibile.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Infiammato dal carbone dell’impassibilità, o beato, inceneristi la materia combustibile delle passioni.

Illuminando le nostre anime, o illustre, ti rivelasti astro di continenza giunto all’apice.

Sulla quadriga delle virtù salisti, padre ammirabile Mosè e raggiungesti il sommo dei cieli.

Theotokìon. Cantiamo te, Theotòkos, Vergine dopo il parto poiché tu concepisti per il mondo Dio Verbo nella carne.

Ode 6. Perdonami, Salvatore.

La bruma dei piaceri e la notte del peccato mi hanno circondato: nel bagliore dello Spirito illumina tutto il mio essere e guidalo al porto della salvezza, o padre.

Come ape laboriosa nell’alveare del tuo cuore raccogliesti il fiore delle virtù stillando la dolcezza immortale che respinge l’amarezza dei demòni.

Perseverando nei deserti ereditasti la città superna e sottomettendo con i digiuni la carne, o ammirabile, guadagnasti le delizie senza fine in paradiso.

Theotokìon. Santificazione spirituale e propiziatorio intoccabile, candeliere aureo e mensa animata recante il pane della vita, noi fedeli ti definiamo, o Vergine.

Irmòs. Perdonami, Salvatore, poiché sono molte le mie iniquità e dal baratro dei mali riconducimi, ti supplico; a te infatti ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Respingendo le immagini degli etiopi spirituali, come sole radioso sei rifulso, illuminando, o beatissimo Mosè, le anime di noi, che ti onoriamo.

Sinassario.

Il 28 di questo mese memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope.

Stichi. Anche morendo parli, o Mosè il nero. L’uomo vede l’apparenza, ma Dio il cuore. L’Etiopia seppellì Mosè il 21.

Lo stesso giorno memoria del nuovo santo martire Akàkios.

Stichi. Akakios ebbe la gola tagliata da una spada e scorreva latte significando il candore dell’anima.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Diomede e Lorenzo.

Stichi. Si agitano i rami del platano a cui furono appesi gli atleti per essere colpiti con l’arco di platano.

Lo stesso giorno il giusto re Ezechia si addormentò in pace.

Stichi. Se ancora una volta Ezechia avesse pianto, fino a quando sarebbe vissuto?

Lo stesso giorno memoria di sant’Anna, figlia di Fanuele.

Stichi. La figlia di Fanuele non lasciò la terra fino a che non vide su di essa Dio bambino.

I 303 santi martiri perirono nelle fiamme.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace i fanciulli ebrei.

Purificato dal fango delle passioni, lampeggiando di bagliori dello Spirito, davvero fosti trasferito alla luce immateriale, o beato, nei cori degli asceti per i secoli.

Fuggisti ogni sorta di male e divenisti familiare a tutti i beni, desiderasti la felicità immateriale gridando, o beato: Signore nostro Dio, tu sei benedetto.

Con le innumerevoli fatiche della tua ascesi interrompesti le penose seduzioni; perciò trovasti lontano da ogni pena il godimento dei beni, o teoforo, benedicendo il tuo Sovrano.

Theotokìon. Colei che il grande profeta Isaia indicò come Vergine nello Spirito, nelle sue viscere concepì e partorì Dio per noi, che cantiamo: Tu sei benedetto, Signore nostro Dio.

Ode 8. Sette volte più del solito.

Fortificato dalla preghiera, esaltato dall’umiltà, col cuore illuminato dalla giustizia, risplendente di carità, ti slanciasti verso la vetta delle virtù, verso la cima splendente cantando: Sacerdoti, benedite il Signore, popolo, esaltalo per tutti i secoli.

Nero di pelle, tuttavia la sua anima splendeva più della luce del sole: annerì le cupe facce dei demòni, ma rischiarò i cuori dei fedeli, che per sua imitazione cantano: Popolo, esalta Cristo nei secoli.

Sempre corazzato di umiltà, sei sfuggito alle frecce dei neri demòni, o padre e hai addestrato i monaci a combattere il nemico con parole, opere, senza sosta cantando con loro: Fanciulli, benedite e voi, sacerdoti, celebrate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Superando natura e ragione, Sovrana pura, concepisti e poi partoristi il Creatore del genere umano, fatto uomo senza separarsi dal Padre, al quale tutto il creato canta: Fanciulli, benedite e voi, sacerdoti, celebrate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Irmòs. Sette volte più del solito nel suo furore il tiranno dei Caldei rinfocolò la fornace per i fedeli del Signore; ma quando li vide salvati da una forza più potente, gridò: Fanciulli, benedite il vostro Creatore e Redentore e voi, sacerdoti, lodatelo, popolo, esaltalo in tutti i secoli.

Ode 9. Stupì ogni orecchio.

Trascorrendo la vita in opere buone, trovasti la fonte di ogni bene e il compimento del tuo desiderio; là dove risuonano la lode e la festa, tu dimori con gioia, beato Mosè, padre ammirabile.

Col sudore della tua fronte e con le tue pene ci hai procurato la dolcezza del tuo soccorso e hai scacciato l’amarezza delle nostre passioni; le tue reliquie fanno sgorgare su noi le guarigioni, purificando le nostre anime dalla cancrena del male.

Cristo ti cinse di una corona immarcescibile, poiché vincesti il principe di questo mondo e le sue armate; perciò fosti degno di essere aggregato al coro dei beati, con i quali lo preghi di liberare dalle tentazioni quanti ti onorano, o divino.

Theotokìon. Sola fra le donne, Sposa di Dio, interrompesti la maledizione dei progenitori generando l’incircoscrivibile circoscritto nella carne, rinnovando le leggi di natura e unendo ciò che prima era separato con la tua mediazione, o incontaminata.

Irmòs. Stupì ogni orecchio per l’ineffabile condiscendenza di Dio; poiché l’Altissimo volle scendere fino ad un corpo divenendo uomo da grembo verginale; perciò noi fedeli magnifichiamo la pura Madre di Dio.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Recidesti le teste degli etiopi spirituali, beato padre Mosè, con la spada delle tue divine preghiere, o teoforo e per questo ricevesti da Cristo i premi della vittoria: standogli ora accanto con gli angeli, splendente della luce inondante dell’impassibilità, illumina con la tua intercessione i tuoi cantori, che a te ricorrono.

Theotokìon, stessa melodia.

Per la mia vita turpe ho perduto la bellezza dell’anima e mi sono reso simile, ahimè, alle bestie insensate facendo ciò che non è lecito fare. Sovrana Madre di Dio, illuminandomi, purificami con i divini fulgori della tua luce e con l’issopo della penitenza, o Vergine e rendi il tuo servo utile strumento divino.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 27 Agosto – Memoria del nostro santo padre Pimìn

27 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Pimìn.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. Come vi chiameremo, santi?

Come ti chiameremo, ora, o Pimìn? Modello dei monaci e operatore di guarigioni, fustigatore delle passioni dell’anima con i colpi della continenza, concittadino e compagno degli angeli, abitante della metropoli celeste, casa delle virtù, ordinatore del deserto; supplica per la salvezza delle nostre anime.

Come ti acclameremo, ora, o Pimìn? Colonizzatore del deserto e amante dell’esichia, moderatore delle passioni e guida di monaci, marea di insegnamenti del divino Spirito, astro insonne del discernimento, autentico taumaturgo che guarisce mali svariati; supplica per la salvezza delle nostre anime.

Sei divenuta lampada di discernimento che rischiara le anime di quanti si accostano a te con fede e mostra loro il sentiero della vita, o sapiente: perciò tra le lodi ti diciamo beato, celebrando la tua solennità santa. O Pimìn, vanto dei padri, ornamento degli asceti, supplica per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

A chi puoi essere paragonata, anima miserabile, che in nessun modo ti volgi alla conversione e non temi il fuoco, persistendo nei vizi? Riàlzati, invoca colei che sola è pronta a soccorrere e grida: O Vergine Madre, implora tuo Figlio, nostro Dio, perché io sia strappato ai lacci dello spirito maligno.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella vedendo l’agnello volontariamente disteso sul legno della croce, gridava lamentandosi nel pianto come madre: Figlio mio, che è mai questo spettacolo strano? Tu che quale Signore elargisci la vita a tutti, come dunque sei messo a morte, o longanime, per donare ai mortali la risurrezione? Io glorifico, Dio mio, la tua grande condiscendenza.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Col flusso delle tue lacrime hai fatto fiorire il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi hai fatto rendere al centuplo i frutti delle tue sofferenze; coi tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumene. Pimìn beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Mattutino del 27 agosto – Memoria del nostro santo padre Pimìn

27 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Pimìn.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Con il cuore scaldato dal Paràclito, o padre, dileguasti il gelo dei demòni e l’inverno delle passioni.

Bruciando la materia delle passioni con il carbone del timore divino divenisti fiamma di discernimento e fuoco di impassibilità, o beato Pimìn.

Portando la tua croce sulle spalle, o padre, seguisti con affetto colui che ti chiamò e divenisti astro degli anacoreti.

Theotokìon. Volendo incarnarsi per bontà dal tuo grembo, o purissima Madre Vergine, il Verbo Dio mi ha del tutto salvato.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

La tua preghiera di tutta la notte stupiva gli angeli: e infatti loro cooperavano con le tue suppliche a Dio.

Purificasti gli occhi del tuo animo dalla malattia delle passioni, perciò ora contempli con purezza l’Invisibile.

Nutrito di ascesi come latte, o venerabile Pimìn, ti elevasti alla vetta delle virtù in perfetta impassibilità.

Theotokìon. Avendo te come soccorso, non temo gli assalti dei nemici, o Purissima, poiché avendo te come benefattrice, sconfiggo le loro falangi.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.

Pascolato dal Signore, ti rivelasti sua mite pecora sconfiggendo i lupi ostili, o beato e conducendo la tua divina lotta, dimoravi nel recinto celeste, o padre venerabile; supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il Signore stesso non si separò dalla natura divina incarnandosi dal tuo grembo, ma divenendo uomo rimase Dio colui che custodì te, sua Madre, vergine dopo il parto come prima del parto, o purissima; supplicalo con fervore di donarci la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella purissima, Vergine Madre del Verbo, incorrotta, vedendo appeso sulla croce colui che è sorto da lei senza dolore, facendo lamenti gridava: Ahimè, mio Figlio! Come patisci volendo liberare l’uomo dalla vergogna delle passioni?

Ode 4. Ho udito, Signore.

Ricevendo i raggi del Paràclito, ti rivelasti specchio cristallino e ricettacolo di divine ascensioni, o Pimìn teoforo.

Irrigato dalle lacrime, ti mostrasti albero dagli alti rami, adorno di continenza e arricchito con frutti divini, o padre Pimìn.

Arando il campo del tuo intelletto con le fatiche dell’ascesi, moltiplicasti la spiga delle virtù e il carisma dei prodigi con abbondante frutto.

Theotokìon. Sposa divina, tesoro della verginità e dimora della natura incircoscrivibile, illumina la mia anima ottenebrata.

Ode 5. All’alba diciamo.

Sopportando la calura del giorno, o insigne, divenisti degno della gioia del tuo Signore, o venerabile Pimìn.

Sorgesti come rosa dal dolce profumo nel prato dell’ascesi, effondendo ai confini la fragranza della conoscenza divina.

Dotato di umiltà, o padre, umiliasti a terra il serpente che prima si era boriato.

Theotokìon. Ti inneggiamo come vergine dopo il parto, o Theotòkos, poiché concepisti nel mondo Dio Verbo nella carne.

Ode 6. Una tunica luminosa.

Mortificando gli assalti della carne con molte lotte, camminavi verso la vita immortale, o mirabile Pimìn.

Avevi continenza e preghiera incessanti, amore incontaminato, o venerabile e ti rivelasti specchio cristallino di Dio.

Percorrendo terre aride non battute, ti spogliasti dell’inaridimento delle passioni e divenisti cittadino dei cieli.

Theotokìon. Tu che col verbo partoristi nella carne il Verbo, ti supplichiamo, salva le nostre anime dalle insidie del nemico.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti vesti di luce come un manto, misericordiosissimo Cristo, mio Dio.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Ecco oggi, o padre venerando, la santa memoria delle tue splendide lotte che allieta le anime dei fedeli, o Pimìn di senno divino, nostro santo padre.

Sinassario.

Il 27 di questo mese memoria del nostro santo padre Pimìn.

Stichi. Come da un lupo con la bocca spalancata fu rapito dalla vita Pimìn, allevato dal Pastore gloriosissimo.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Liberio, papa di Roma, confessore.

Stichi. Liberio può raccogliere ora la ricchezza che tesaurizzò con sapienza.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Ossios, vescovo di Cordova.

Stichi. Solo dicendo il tuo nome, Ossios, ti porto dovuta lode dopo la morte.

Lo stesso giorno memoria dell’eunuco etiope, battezzato dal santo apostolo Filippo.

Stichi. L’uomo eunuco ammonì la figura degli eunuchi, poiché anche se nero per natura, realmente si fece bianco.

Lo stesso giorno la nuova santa Anthùssa, rivestita di un pezzo di crine, muore gettata in un pozzo.

Stichi. Col sacco al posto della cuffia e la pietra al posto del decoro femminile, o Anthùssa, entrasti nel baratro del pozzo.

Memoria del santo martire Fanurio, apparso nel 1500.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace i fanciulli.

Dedicandoti alle divine contemplazioni e folgorato da divini raggi immateriali, divenisti realmente figlio del giorno e luce per gli ottenebrati, o teoforo Pimìn.

Giungesti all’altezza dell’impassibilità imitando nel corpo gli angeli, o beato e divenisti erede della delizia del paradiso, dicendo: o Dio, tu sei benedetto.

Rifulgendo di raggi di impassibilità, oscurasti le tentazioni dei demòni, o venerabile e liberasti molti dal loro danno, dicendo: o Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. Ecco, colei che Isaia nello Spirito chiamò Vergine, concepì in grembo il Signore e lo partorì; a lui cantando diciamo: o Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Il Re della gloria.

Custodendo desta la lampada della tua anima con l’olio delle tue lotte, entrasti con esultanza nel talamo incorrotto dello Sposo e vivi nei secoli.

La torre della tua anima non venne sconvolta dai venti degli spiriti maligni, perché era rafforzata sulla pietra della fede, o beatissimo teoforo.

Ti sei spogliato della cattiva tunica delle passioni, o padre e hai indossato il decoro bellissimo della divina impassibilità, regnando con Cristo.

Theotokìon. Lodiamo, o popoli, la santissima Vergine, trono venerato e altissimo, sovresaltandola per tutti i secoli.

Irmòs. Il Re della gloria senza principio che sbigottisce le potenze celesti e le schiere degli angeli temono, lodatelo, o sacerdoti, sovresaltatelo, o popoli, per tutti i secoli.

Ode 9. Stupì ogni udito.

Come stella tramontasti al mondo e sorgesti per Cristo, vero Sole spirituale della giustizia, o beatissimo e lasciasti realmente ai fedeli come raggi i beni luminosi che allontanano la tenebra delle anime.

Preziosa fu per Dio la tua morte, o insigne, poiché sei vissuto piamente sulla terra custodendo intatti i suoi decreti, o Pimìn, perciò, in quanto giusto, è sorta per te la luce senza tramonto.

Deliziandoti delle bellezze divine, o padre e divinizzato per grazia, ora che stai splendidamente presso la grande Luce e ti avvicini più chiaramente al compimento del desiderio, ricordati, o Pimìn, di quanti di onorano e celebrano la tua santa memoria.

Theotokìon. Tu sola fra le donne, o divina Sposa, hai interrotto la maledizione dei primi plasmati generando l’Incircoscrivibile circoscritto dalla carne; rinnovasti le leggi di natura, o Purissima, riunendo ciò che prima era diviso con la tua prodigiosa mediazione.

Irmòs. Stupì ogni udito per l’ineffabile condiscendenza di Dio, poiché l’Eccelso discese volontariamente nella carne, diventando uomo da grembo vergine. Perciò, o fedeli, magnifichiamo la purissima Genitrice di Dio.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Tu che manifestamente ricevesti la luce trisolare della tearchia nella sua pienezza, o sapientissimo, sei ora divenuto dio per la partecipazione alla natura di Dio: supplicalo di liberare da pericoli e tribolazioni quanti ti onorano, o padre e celebrano la tua augusta memoria luminosa, o venerando Pimìn di mente divina, splendore degli asceti.

ùTheotokìon.

Ti ha scelta il Padre come desideratissimo giglio, Madre di Dio purissima, per essere dimora del Figlio, in virtù del divino Spirito: ti ha trovata come giglio tra le spine, o purissima, raggiante di bellezza verginale. Perciò, o sposa di Dio, noi grazie a te salvati ti cantiamo e con affetto ti diciamo beata.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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