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Archivi: Preghiere giornaliere

Vespro del 17 Ottobre- Memoria del santo profeta Osea e del santo martire Andrea in Crisi

17 Ottobre

Memoria del santo profeta Osea e del santo martire Andrea in Crisi.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia dei santi.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Lo Spirito santo che procede dal Padre, ha indicato per bocca tua che la venuta del Cristo sarebbe stata negli ultimi tempi, quando si rinnoverà il creato: ed ora, vedendo l’avverarsi delle tue predizioni, noi celebriamo, o profeta, la tua memoria.

Fidanzando a te la nostra natura, che prima nei suoi desideri si prostituiva lontano da te, filantropo, tu l’hai redenta dalla contaminazione, unendola a te con un’unione inviolabile che trascende la comprensione: di questo divenuto simbolo, il tuo profeta ha castamente preso come spose quelle che prima erano prostitute.

O divino profeta, ora che vedi i tuoi detti adempiuti per grazia e stai presso il Dio dell’universo, prega per tutti coloro che con fede celebrano la tua memoria, chiedendo per loro il perdono delle colpe, la pace e l’emendamento della vita.

Del santo martire. Tono 4. Come generoso.

I sudori della tua faticosa ascesi, o glorioso, chiamandoti allo stadio dei martiri, colmarono pienamente il tuo desiderio, o Andrea, quei sudori che con grande fortezza avevi a tempo opportuno presentato a Dio: intercedi dunque perché siano liberati dalla corruzione e dai pericoli coloro che celebrano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Divenuto mediante la fede come un’altra pietra di gran pregio, non cedesti, benché terribilmente colpito, ma, rotolando a terra, appianasti, o glorioso, la strada della fede, rendendola facilmente accessibile e abbattesti, o beato, la vilissima immaginazione del pensiero del Coprònimo, come un fondamento guasto.

Nutrito dai dogmi degli apostoli, o beato e dagli insegnamenti dei padri divinamente ispirati, hai onorato ciò che è visibile del Dio incarnato nei sacri simboli e nelle venerande icone; lottando dunque per questo, o glorioso, sei divenuto ministro di pietà e decoro dei martiri.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Innumerevoli volte, o purissima, ho promesso di far penitenza delle mie colpe, ma non me lo ha permesso la mala consuetudine coi vizi; perciò a te grido, mi prostro e prego: Strappami tu, o Sovrana, a una tale tirannide, guidandomi al bene e a ciò che è di salvezza.

Oppure stavrotheotokìon.

Agnella che partoristi l’agnello immacolato venuto a sanare, o purissima, il peccato di tutto il mondo con il suo proprio sangue, l’agnello che, immolato per noi, vivifica l’universo, rivesti me, spoglio della divina incorruttela, del manto della divina grazia fatto con la lana del tuo agnello.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytíkion del profeta. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria del tuo profeta Osea, tramite lui ti imploriamo: Salva le nostre anime.

Del santo martire. Tono 4. Tu che volontariamente.

Tu che in precedenza ti eri esercitato nell’ascesi sul monte, distruggendo con l’arma della croce gli schieramenti dei nemici spirituali, o beatissimo, di nuovo valorosamente ti sei accinto alla lotta, uccidendo il Coprònimo con la spada della fede: e per entrambe le lotte sei stato coronato da Dio, o santo martire Andrea, degno di essere celebrato.

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Vespro del 16 Ottobre- Memoria del santo martire Longino, il centurione che stava sotto la croce

16 Ottobre

Memoria del santo martire Longino, il centurione che stava sotto la croce.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia dei santi.

Tono 4. Come generoso tra i martiri.

Vedendo, o glorioso, con il buon ladrone colui che divenne mortale e sperimentò la croce, oscurando lo splendore del sole, facendo sgorgare dal fianco la remissione salvifica, tu lo confessasti Dio e Sovrano, che volontariamente aveva subìto la passione, per la sua smisurata compassione.

Vedendo appesa al legno la vite fruttifera zampillante vino di vita e di remissione, o glorioso, accostasti le labbra del cuore e, bevendo, fosti ricolmo di letizia, rigettando l’amara incredulità come uomo di senno, come chi manifestamente sceglie il bene al posto del male.

Messo a morte il tiranno con l’ardire delle tue parole, ti consegnasti a volontaria immolazione, senza temere, illustre Longino, la morte che ti procurava per grazia la vita immortale: perciò con fede celebriamo la tua solennissima memoria, supplicandoti di intercedere per noi presso il Signore.

Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.

Il centurione Longino, contemplando nella tua passione, o Cristo, il tempio squarciato, ti proclamava ai giudei Figlio di Dio; perciò quei malvagi, recisa la sua divina testa con la spada, la gettarono nel letame; ma una donna la trovò e le pupille chiuse dei suoi occhi furono aperte; con lei anche noi a te gridiamo: O tu che incoronasti il tuo lottatore, per le sue suppliche illumina anche gli occhi del nostro cuore perché glorifichiamo te, Dio, inchiodato alla croce per salvarci.

E ora. Theotokìon. Riposta nei cieli.

Io solo più di tutti i figli degli uomini ho peccato, io solo, l’infelice, commettendo cose che in nessun modo si possono esprimere con la parola, o pura, né sono sopportabili all’udito; perciò ti prego: Perdona, Sovrana, perdona e dammi conversione, dammi confessione, dammi gemiti e lacrime, perché così, col cuore contrito, io sempre levi il grido: Ho peccato, ho peccato, siimi propizio, salvami.

Oppure stavrotheotokìon.

Una spada, come disse Simeone, trapassò il tuo cuore, santissima Sovrana, vedendo colui che da te per un ineffabile decreto rifulse, innalzato da iniqui sulla croce come un condannato, abbeverato di aceto e di fiele, col fianco trafitto, le mani e i piedi inchiodati; e facendo lamento alzavi grida, esclamando maternamente: Perché, Figlio dolcissimo, questo mistero nuovo?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.

Stando presso la croce e osservando l’accaduto, vedendo crocifisso sul legno il Dio e uomo, tu a lui gridavi: Nel tuo regno ricordati di me, Signore. Perciò il Salvatore ti diceva: Beato sei tu, Longino e il tuo ricordo è di generazione in generazione.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

In te ripongo Vergine, tutta la mia speranza: non trascurarmi, ma affréttati, o buona, a salvarmi presto dalle passioni che mi molestano e ogni giorno mi guerreggiano.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo, la Madre di Dio purissima, pendere dal legno la nostra vita, maternamente gemeva gridando: Figlio mio e Dio mio, salva quanti con affetto ti inneggiano.

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Vespro del 15 Ottobre- Memoria del santo martire Luciano, presbitero della grande Antiochia

15 Ottobre

Memoria del santo martire Luciano, presbitero della grande Antiochia.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Arricchito grazie alla fede del verbo della divina scienza, confermasti i fedeli perché sopportassero con coraggio, per la vita futura, l’incorruttela e l’esultanza, molteplici tormenti e furore di tiranni: perciò ti proclamiamo beato, o Luciano ammirabile e celebriamo oggi la tua solennità divina.

Sopportasti prolungata reclusione e morte durissima, o santo, legato con cinghie e straziato da cocci sottili, o beato, estenuato da aspro digiuno e lunga sete; perciò ti ha accolto di certo il gaudio celeste come martire invitto, o nobilissimo atleta.

L’abisso marino che ti aveva ricevuto, Luciano, dopo trenta giorni ti restituì all’asciutto, come un tempo Giona tramite il mostro marino, primizia dei martiri e sostegno della Chiesa, per una sepoltura onorata da Dio e perché zampillassero divinamente le guarigioni: perciò ti onoriamo, intercessore per le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Lava la sozzura del mio miserabile cuore, o Madre di Dio lodatissima, purificalo da tutte le piaghe e ferite del peccato, o pura e frena l’instabilità del mio intelletto, affinché io, misero e inutile servo tuo, salvandomi magnifichi il tuo potere e il grande soccorso ricevuto.

Oppure stavrotheotokìon.

La Sovrana purissima, vedendo il Cristo ammazzato ammazzare, come Sovrano, l’ingannatore, celebrava piangendo colui che dalle sue viscere era uscito e ammirando la sua longanimità esclamava: Figlio mio amatissimo, non dimenticare la tua serva, non ritardare, o filantropo, la mia consolazione.

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Vespro del 14 Ottobre- Memoria dei santi martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso e del nostro santo padre Cosma poeta

14 Ottobre

Memoria dei santi martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso e del nostro santo padre Cosma poeta.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo queste stichirà prosòmia.

Dei martiri. Tono 4. Come generoso.

I difensori della fede, compiendo la lotta, hanno ricevuto la corona della vittoria: Nazario dal nobile sentire, il grande Protasio con il sapiente Celso e Gervasio di senno divino; noi li inneggiamo come soldati valorosi, come eredi del regno superno, come vittime volontarie.

Sia celebrato Nazario e onorati Protasio, il divino Celso e Gervasio: perché hanno gloriosamente lottato e dissolto l’inganno, sono stati santamente annoverati ai cori degli angeli e divinizzati per la comunione con Dio e hanno ricevuto le corone dalla mano che dà origine alla vita.

Nazario di senno divino, passando per le città, le illuminava con la divina predicazione. Celso, imitandolo, si acquistò la gloria delle virtù divine, calpestando l’ingannatore. Tra le lodi, li onoriamo tutti come astri, come luminari per quanti sono nelle tenebre e come medici delle nostre anime.

Del santo, stessa melodia.

Con la mente illuminata dai raggi dello Spirito, sei divenuto portatore di luce, o ammirabile, rischiarando l’universo con la bellezza dei tuoi discorsi e insegnando a celebrare i prodigi del Salvatore, da lui compiuti per divina potenza e la passione volontariamente subita per noi, nella sua filantropia.

Risplendi, o Chiesa e con alto proclama chiama i tuoi figli a festeggiare insieme: poiché la cetra dello Spirito, la lira ispirata, il divino e glorioso Cosma, tutti misticamente convoca al banchetto, offrendo le melodie dei suoi canti fluenti miele e divinamente risonanti.

Sei divenuto, o santo, tromba che canta la salvifica passione di Cristo e i suoi prodigi e la dormizione della purissima, o Cosma, tromba che tutti allieta con le tue armoniose parole dal dolce suono: perciò giustamente tutti ti onoriamo, inneggiando al tuo transito divino, sacro e illustre.

Gloria. Tono pl. 4. Di Byzantios.

Celebriamo Nazario, Protasio, Gervasio e Celso, vittime razionali, perché hanno annientato con gli idoli ogni follia di tiranni. Per le loro preghiere, dunque, o Cristo Dio, dona la pace al mondo e alle nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. Signore, anche comparendo.

Temo l’ora della sentenza, perché ho consumato tutta la mia vita nella negligenza, come nessun altro mai; ma tu ora, prima della mia fine vieni, o Vergine Madre e libera l’anima mia dalla schiavitù dello straniero.

Oppure stavrotheotokìon.

Eterno Verbo del Padre, Figlio mio, tu che siedi in trono con lo Spirito, come hai dunque steso sul legno le tue palme immacolate? Che cos’è questa tua povertà tanto grande, o più che buono? Così gridava la purissima, assistendo alla tua crocifissione.

Allo stico, 3 stichirà prosòmia del santo.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

In preghiere e digiuni e molte veglie hai del tutto mortificato le passioni della carne; hai vivificato l’anima con l’impassibilità, o beato Cosma e con azioni virtuose e pii sentimenti e sei passato alla vita senza fine.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Con le tue parole che vengono da Dio, hai scritto armoniosamente in ritmiche melodie, o beato, gli uffici delle feste del Cristo Dio e della purissima e augusta Theotòkos, così come ogni anno sono da noi celebrate, ornate dai tuoi canti.

Stico. La bocca del giusto mediterà la sapienza e la sua lingua parlerà del giudizio.

Tu che stai, o beato, nella luce celeste, rischiara con la tua luminosa intercessione, o Cosma, quanti sulla terra cantano la tua divina, augusta e luminosa festa e dilegua la notte delle tribolazioni e la nebbia delle passioni.

Gloria. Tono pl. 4.

Davidicamente, con canti, celebriamo l’innografo spirituale dicendo: È stata effusa la grazia sulle tue labbra, o santo padre e la tua lingua è divenuta penna di scriba veloce, che scrive per noi, in bello stile, inni di salvezza, con cui impariamo a glorificare nel canto l’economia del Cristo e il grande mistero della Trinità santa, chiedendo per le nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Respingi lontano dal mio povero cuore, o buona e purissima, le inclinazioni che mi allontanano dal tuo Figlio buono; e il perfido leone ruggente che cerca di divorarmi, il serpente ingannatore, il malvagio drago tortuoso, fallo a pezzi sotto i miei piedi con il tuo potere.

Oppure stavrotheotokìon. Autòmelo.

O straordinario prodigio! O nuovo mistero! O terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie aveva con tremendo parto partorito e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, astro del mondo, ornamento dei vescovi divinamente ispirato, o sapiente Cosma, con le tue dottrine tutti hai illuminasti, o lira dello Spirito: prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Vespro del 13 Ottobre- Memoria dei santi martiri Carpo e Papilo

13 Ottobre

Memoria dei santi martiri Carpo e Papilo.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Come frutti portasti a Dio quanti erano sono stati salvati dal tuo insegnamento, o insigne, ma, come sacro frutto offerto, hai dato te stesso quando, o beatissimo, fosti imporporato dal sangue del martirio, o santissimo: perciò implora perché sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Appoggiando il vostro intelletto a Cristo, diveniste irremovibili di fronte agli assalti dei supplizi, sommergendo completamente con il vostro sangue i fautori dell’inganno e prendendo dimora nel paradiso, o santissimi, come vittime senza macchia, come germogli della divina vite.

Con l’intelletto acceso più del fuoco nell’amore del Creatore, o martiri Carpo e Papilo, astri spirituali, per divina grazia spegneste il fuoco degli idoli abominevoli con la rugiada della fede e con l’effusione del sangue avete ottenuto in sorte il torrente di delizie.

Gloria. Tono pl. 2.

Degno di essere tra i veggenti, tu hai visto i cieli aperti, o santo e il Signore assiso in trono e cherubini e serafini intorno a lui; e noi, tuo sacro gregge, a nostra volta da te illuminati, a te, Carpo, gridiamo: Chiedi per il mondo la pace e per le nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno.

In te ripongo, o Vergine, tutta la mia speranza: non trascurarmi, ma affréttati, o buona, a salvarmi presto dalle passioni che mi molestano e che ogni giorno mi fanno guerra.

Oppure stavrotheotokìon.

Stava un tempo presso l’albero della croce, al momento della crocifissione, la Vergine con il vergine discepolo e piangendo esclamava: Ahimè, come soffri, o Cristo, tu che di tutti sei l’impassibilità!

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Vespro del 12 Ottobre- Memoria dei santi Probo, Taraco e Andronico, martiri. San Simeone il Nuovo Teologo, nostro padre

12 Ottobre

Memoria dei santi Probo, Taraco e Andronico, martiri. San Simeone il Nuovo Teologo, nostro padre.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, 3 stichirà prosòmia.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

I tre santi martiri dall’unico sentire, Probo, Taraco e Andronico, loro compagno di lotta, sempre dando culto al Dio Trisagio, sopportarono, rinvigoriti dalla fede, le minacce dei tiranni e le piaghe dei tormenti e ricevettero le corone della vittoria.

Rivestiti di Cristo, portando nelle mani come arma la croce, o santi, abbatteste con forza l’arroganza dei nemici e riceveste da Dio, o gloriosi, i premi della vittoria, pregandolo di donare alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Infiammati dall’amore di Cristo, o atleti gloriosi, vi rivelaste invincibili: né spada, né fornace, né collera di tiranni, né pene di supplizi, né morte vi spaventarono, ma, compiuto l’agone della lotta, degnamente riceveste le corone.

Gloria. Tono 4. Di Anatolio.

Militando per Cristo, abbandonaste le cose piacevoli della terra; presa sulle spalle la croce, lo seguiste attraverso tormenti multiformi e non avendolo rinnegato davanti a molti re e tiranni, riceveste dagli angeli i premi della vittoria e col capo incoronato e l’anima piena di fiducia, ve ne andaste raggianti al grande talamo. Probo, gloria dei martiri, Taraco, distruttore dei demòni e Andronico, vittoria dei credenti, voi che avete confidenza col Salvatore dell’universo, pregate per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Abbi compassione di me, squassato dagli assalti dei demòni e sospinto nel baratro della perdizione, o Sovrana; rendimi saldo sulla roccia delle virtù e, sventati i disegni dei nemici, rendimi degno di compiere i precetti di tuo Figlio nostro Dio, perché ottenga la remissione nel giorno del giudizio.

Stavrotheotokìon.

La purissima Sovrana, vedendo Cristo morente uccidere l’ingannatore, gemeva, gridando amaramente a colui che era uscito dalle sue viscere, attonita per lo stupore di fronte alla sua longanimità: Figlio mio amatissimo, non dimenticare la tua serva, non ritardare, o filantropo, la mia consolazione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 1. Di Andrea di Gerusalemme.

I tre ceppi uniti insieme, in numero pari alla Trinità santa, come astri luminosi apparsi a oriente, convocano il creato per la solennità sacra: sono Probo e Taraco col sapiente Andronico; essi hanno dato le loro carni alle belve e, imporporata la terra col sangue, incoronati nei cieli danzano con gli angeli, chiedendo per noi al Dio filantropo la remissione delle colpe e la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. Esultanza delle schiere.

Donami di mutar vita, o Vergine, togliendomi alle abitudini passionali per portarmi a tendere alla divina impassibilità, fino ad ottenerne l’ineffabile possesso, concedendomi di far eternamente zampillare dalla mia anima il lutto gaudioso.

Oppure stavrotheotokìon.

Come la Vergine pura vide l’agnello appeso alla croce, tra i gemiti esclamava: Figlio mio dolcissimo, che cos’è questo spettacolo nuovo e straordinario? Come dunque, tu che tieni in tua mano l’universo, sei stato inchiodato al legno, secondo la carne?

Apolytìkion. Tono pl. 1. Il Verbo coeterno.

Le imprese dei santi martiri le potenze celesti ammirarono poiché in un corpo mortale lottarono valorosamente con la forza della croce contro un nemico incorporeo e vinsero invisibilmente; e pregano il Signore d’aver misericordia delle nostre anime.

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Vespro del 11 Ottobre- Memoria del santo apostolo Filippo, uno dei sette diaconi e del beato nostro padre Teofane il confessore, vescovo di Nicea, poeta e sfregiato

11 Ottobre

Memoria del santo apostolo Filippo, uno dei sette diaconi e del beato nostro padre Teofane il confessore, vescovo di Nicea, poeta e sfregiato.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia dell’apostolo.

Tono 4. Tu che fosti chiamato.

Iscritto fra i sette diaconi, perché pieno di sapienza e grazia divina, fosti consacrato, o beato Filippo, per servire con Stefano alle necessità dei santi: vedendo che questi veniva ucciso, per ordine divino fuggisti in Samaria, predicando il Verbo di Dio, o glorioso e illuminando quanti prima erano nella tenebra, che tu rendesti figli del giorno mediante il divino Spirito, o sapientissimo.

Vedendo i segni divini che si operavano per mano tua, i ciechi recuperare la vista i paralitici raddrizzarsi e gli spiriti impuri cacciati da dove dimoravano, le folle sbalordivano, o Filippo e venivano sospinte verso la purificazione salvifica, passando all’istante dall’incredulità alla fede: udendo ciò, si rallegrava il divino coro degli apostoli, perché anche il popolo della Samaria era stato portato a Dio.

Essendo carro del Verbo, o divino, vedendo sul carro l’ammirabile eunuco di Candace, lo raggiungesti mentre viaggiava lì seduto indagando e mostrandogli l’interpretazione e la spiegazione di ciò che desiderava, o beato, lo convincesti a chiedere la divina purificazione: come l’ebbe ricevuta, Dio onnipotente lo rese divino predicatore di tutta l’Etiopia e primizia dei martiri.

Del santo. Tono 4. Come generoso.

Divenisti strumento spontaneamente risuonante per il soffio del santo Spirito, perché con la tua lingua dalle parole di fuoco tuonasti le cose divine e bruciasti la zizzania degli empi nemici che non venerano, dipinta con colori materiali, la figura del Signore e nostro Dio e della sua purissima Madre.

Come astro chiarissimo, fai risplendere tutto il mondo con la fiaccola dei tuoi dogmi; toccando davidicamente la tua arpa, modulavi canti di lode per i santi di Cristo e li inviasti per tutta la terra: perciò fosti degnamente glorificato, sacro mistagogo Teofane.

Fosti annoverato tra le schiere dei sacerdoti, tra le folle degli asceti e i cori dei martiri, perché hai resistito con vigore per Cristo fino al sangue confutando la follia del giudice iniquo e per ordine dell’empio imperatore hai avuto inciso sulla fronte come un marchio, tu che eri stato segnato dalla grazia divina.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Sono smarrito e sbigottito: che farò io, l’infelice, quando ormai sopravverrà la fine della mia vita? Dove il mio correre fuori luogo? Dove la dignità? Dove la ricchezza, dove il lusso? Dove la gloria passeggera? Dove il più fresco fiore della natura? Su dunque, prima della fine, anima mia, gettiamoci ai piedi della Madre di Dio.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti sulla croce, agnello e pastore, l’agnella tua genitrice si lamentava e maternamente così ti parlava: Figlio amatissimo, come sei appeso al legno della croce, o longanime? Come fosti inchiodato mani e piedi da empi, o Verbo? E come hai versato il tuo sangue, o Sovrano?

Apolytìkion dell’apostolo. Tono 3.

Santo apostolo Filippo, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del santo. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, illuminatore dell’ecumene, ornamento dei sommi sacerdoti divinamente ispirato, sapiente Teofane, con le tue dottrine tutti illuminasti, o lira dello Spirito; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Vespro del 10 Ottobre- Memoria dei santi martiri Eulampio ed Eulampia

10 Ottobre

Memoria dei santi martiri Eulampio ed Eulampia

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo le stichirà prosòmia dei santi.

Tono 4. Hai dato come segno.

Più risplendente del sole è sorta per i fedeli la tua memoria fulgida, che illumina il creato con divini bagliori, o beato Eulampio e dissolve la caligine delle passioni e la notte dei demòni: perciò ti diciamo beato e ogni anno ti celebriamo come astro universale, come fervidissimo intercessore.

Raschiato col ferro, bruciato con torce e rinchiuso in prigione, appeso al legno e dato in pasto alle belve, o beato, eri custodito imperturbato nell’intelletto dalla divina grazia e sei stato adornato, o Eulampio, col diadema della vittoria: perciò celebriamo con gioia la tua memoria.

Hai ferito l’astutissimo che ha ferito Eva e l’ha estromessa dal paradiso, ferita tu stessa da passione d’amore per Cristo, Re dell’universo, o Eulampia e sopportando con forza le ferite del corpo e ogni tormento: per superna partecipazione hai ottenuto la divinizzazione divina e preghi per tutti quelli che ti celebrano con fede.

Gloria. Tono 4. Di Giovanni monaco.

Lo stesso nome, unito all’amore fraterno e la castità, fusa con l’impassibilità, custodirono indenne il vigore dello spirito: poiché dove Dio è oggetto di desiderio, tutto il mondo è disprezzato. O prodigio! Il serpente è stato ucciso e colui che diceva iniquità contro l’alto, è precipitato sottoterra, grazie ai martiri fratelli, Eulampio il sapiente ed Eulampia. Ad essi con felicissimi inni acclamiamo: O voi che in Cristo avete ottimamente bene la corsa, chiedete per il mondo la pace e per le nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Salve, tu che hai aspetto di sole, cocchio impenetrabile del sole, tu che hai fatto sorgere il sole inconcepibile. Salve, intelletto sfolgorante di divini bagliori, tu, splendore di folgore che rischiari i confini della terra, tu che davvero brilli come oro, tutta bella e purissima, tu che hai fatto risplendere per i fedeli la luce senza sera.

Oppure stavrotheotokìon.

Venne stracciato il chirografo primordiale del progenitore Adamo, quando fu trafitto il tuo fianco, o misericordiosissimo; e la stirpe umana esiliata, viene santificato dalle stille del tuo sangue e grida: Gloria alla tua amorosa compassione, gloria alla tua divina crocifissione, o Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 4.

Risplendendo della luce della Trinità, la coppia dei fratelli ha abbattuto la ferocia dei tiranni; calpestando così anche la fiamma, cantavano in coro: Ecco, che cosa è bello e che cosa dà gioia, se non l’abitare dei fratelli insieme? E poiché guardavano alla gloria divina, della gloria celeste sono stati resi degni e sempre pregano Cristo Dio noi per noi, per la salvezza delle anime nostre.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Abbi compassione di me, squassato dagli assalti dei demòni e sospinto nel baratro della perdizione, o Sovrana; rendimi saldo sulla roccia delle virtù e, sventati i disegni dei nemici, rendimi degno di compiere i precetti di tuo Figlio, nostro Dio, perché io ottenga la remissione nel giorno del giudizio.

Oppure stavrotheotokìon.

Madre di Dio ignara di nozze sei divenuta, o purissima, Madre di colui che ha sperimentato la croce e dileguato le passioni con la sua preziosa passione e le sue pene volontariamente subite per salvare con la grazia i mortali: supplicalo di salvare anche me per le tue preghiere, Vergine Madre Sovrana, più venerabile degli angeli.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto da te, nostro Dio, le corone dell’incorruttela: con la tua forza, infatti, hanno abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le loro preghiere, o Cristo Dio, salva le nostre anime.

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Vespro del 9 Ottobre- Memoria del santo apostolo Giacomo di Alfeo e del santo nostro padre Andronico con la sua consorte

9 Ottobre

Memoria del santo apostolo Giacomo di Alfeo e del santo nostro padre Andronico con la sua consorte.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia dei santi.

Tono 4. Come generoso tra i martiri.

Con la canna della grazia traevi i mortali dall’abisso della vanità, o ammirabile, docile, o Giacomo, ai cenni del Maestro, che in tutto ti aveva illuminato la mente e reso apostolo e venerabile predicatore ispirato, o beatissimo, della sua divinità incomprensibile.

Su di te scese l’illuminazione dello Spirito in forma di fuoco, o beato e ti rese divina dimora, capace di dileguare in breve la caligine dell’ateismo e illuminare il mondo con lo splendore di sapientissime parole, o narratore dei divini misteri, Giacomo, vertice degli apostoli, testimone oculare di Cristo.

Con le folgori della predicazione illuminasti, o glorioso, quanti dormivano nella tenebra dell’ignoranza; e dopo averli resi, o Giacomo, figli del Sovrano e Dio, mediante la fede, emulasti la passione e la morte di lui, divenendo erede della gloria, come sapiente, come predicatore divino, come autentico discepolo.

Dei santi. Tono pl. 2.

Deposta tutta la tirannide di questa vita, disprezzata la ricchezza e aborriti i godimenti passeggeri, prendeste la croce come divino giogo e seguiste Cristo e mirabilmente prendeste dimora nei prati celesti: qui, insieme esultando, ricordatevi di noi, che con fede vi ricordiamo e con affetto piamente celebriamo la vostra sacra e venerabile memoria, o santi.

Amandoti con tutta l’anima, o Sovrano, dietro di te corse la coppia celebrata, i due coniugi e come tela di ragno sciolse la catena indissolubile di ogni piacere: perciò, o immortale, raggiunse il tuo regno; per le loro preghiere dunque, concedimi, o pietoso, il perdono delle colpe e rendimi vittorioso contro le passioni che sempre, o Sovrano, tormentano la mia anima.

Foste privati dei due figli amati per ordine divino e rimasti inconsolabili in questa vita, prendeste le nobilissime parole di Giobbe e gridaste: Il Signore ha dato e il Signore ha tolto. Compiuta perciò con facilità l’opera desiderata, vi si vide partire gioiosi per i deserti e i luoghi santi, o coniugi santissimi.

Gloria. Dell’apostolo. Tono 4. Di Teofane.

Chiaramente ricevuta la grazia del divino Spirito, fosti unito, o Giacomo, al sacratissimo coro degli apostoli: perciò, ispirato per quel soffio violento dal cielo, con lingua di fuoco bruciasti l’empietà spinosa delle genti. Implora Cristo Dio, o araldo di Dio, di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Il Giudice è già presente, il tribunale pronto, la morte che a questo conduce è vicina; i ministri sono prontissimi; tutto è preparato; perché dunque indugi, o anima, perché tardi e non gridi: Dio di misericordia, o nostro Dio nostro, per le preghiere di tua Madre abbi pietà di me e scampami da ogni castigo?

Oppure stavrotheotokìon.

Agnella che partoristi l’agnello senza macchia venuto a sanare, o purissima, il peccato di tutto il mondo il suo proprio sangue, l’agnello che, immolato per noi, vivifica l’universo: rivesti me, spoglio della divina incorruttela, del manto della divina grazia fatto con la lana del tuo agnello.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Dell’apostolo. Tono pl.1.

Festeggiamo con fede il giorno augustissimo della tua memoria, celebrandoti, o Giacomo glorioso, non come figlio di Alfeo, ma come apostolo di Cristo e predicatore della sua ineffabile incarnazione; poiché dunque stai sempre presso il trono del Sovrano con gli incorporei e i cori degli apostoli e dei martiri, supplica intensamente per la nostra salvezza il nostro Salvatore e Dio.

E ora. Theotokìon. Salve, tu che sei veramente.

Strappa ora alla spada dei nemici l’anima mia, Madre di Dio purissima, perché in te e nel tuo parto, o Vergine pura, è annientata ogni forza dello spirito maligno e sono distrutti gli eserciti dei demòni; salvezza e riposo dalle fatiche sono venute ai credenti dal tuo parto; perciò anch’io a te grido: Combatti, Sovrana, quanti sempre mi combattono e chiedi loro soddisfazione per quel primo danno, con cui si sono mostrati per me causa d’ogni male.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo appeso al legno e trafitto al fianco l’agnello di Dio che toglie le colpe del mondo, l’agnella gemendo così esclamava: Come hai sopportato, Figlio, di essere ucciso come uomo, tu che sei Dio e Sovrano del creato, anche se per tuo volere comparisti nella carne? Perché ti sei affrettato a compiere la corsa e hai lasciato sola, Figlio mio, colei che puramente ti generò, o benefattore? Non tardare, dammi una parola e la grande misericordia.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo Giacomo, prega Dio misericordioso di concedere remissione delle colpe alle nostre anime.

Del santo. Tono 1. Sigillata la pietra.

Cittadino del deserto, angelo in un corpo e taumaturgo ti rivelasti, santo padre teoforo Andronico; con digiuno, veglia e preghiera hai ricevuto carismi celesti e guarisci i malati e le anime di quanti con fede a te accorrono. Gloria a colui che ti ha dato forza; gloria a colui che ti ha incoronato; gloria a colui che per mezzo tuo opera guarigioni in tutti.

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Vespro del 8 Ottobre- Memoria della nostra santa madre Pelagia

8 Ottobre

Memoria della nostra santa madre Pelagia.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, 3 stichirà prosòmia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Mortificando il corpo con la continenza, o Pelagia, hai vivificato l’anima; adornandola, ti sei resa dimora dello Spirito e ti sei misticamente unita al tuo sposo e Creatore: supplicalo di liberare da corruzione e pericoli quanti celebrano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Hai riportato la bellezza del corpo alla dignità primitiva, o gloriosa Pelagia, ornando te stessa non con splendidi belletti, ma con le bellezze delle virtù e sei divenuta somigliante al Creatore, tu che intensamente intercedi per tutti quelli che celebrano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Versando ogni giorno l’alabastro delle lacrime, hai riempito di profumo le regioni celesti: le tue lacrime sono state offerte a Cristo come unguenti preziosissimi, effuse come mistico profumo dell’amore per lui: per questo imploralo per tutti quelli che celebrano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Gloria. Tono 4. Di Giovanni monaco.

Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia, come insegna l’Apostolo: e infatti, con preghiere e lacrime, o Pelagia, hai prosciugato l’oceano delle molte colpe e ti sei infine presentata accetta al Signore grazie alla penitenza: ora tu intercedi presso di lui per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Con le grandi piogge del santo Spirito, irrora, o purissima, la mia mente; tu che partoristi Cristo, la stilla che lava con le sue compassioni la smisurata iniquità dei mortali, dissecca la fonte delle mie passioni e fammi degno, o purissima, del torrente di eterna delizia.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti pendere dalla croce, Signore, la Vergine tua Madre gemeva e facendo lamento diceva: Come ti hanno ricompensato, o Sovrano, coloro che hanno goduto dei tuoi molti doni? Ma ti prego, non lasciarmi sola al mondo: affréttati a risorgere, risuscitando con te i progenitori.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4. Di Meletios Vlastos, ieromonaco.

Dopo aver rinnegato il piacere della carne, divenisti puro ricettacolo del Verbo filantropo, che per compassione degli uomini discese ad essi; perciò egli, più che buono, ti ha fatta degna di abitare nella vita senza fine. Tutte le regioni celesti si rallegrano vedendo te, che prima eri vissuta indegnamente, divenuta ora tesoro senza macchia di Cristo, che dalla terra ti ha trasferita ai cieli e custodisce tutti i fedeli per la tua memoria.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Respingi lontano dal mio povero cuore, o buona e purissima, le inclinazioni che mi allontanano dal tuo Figlio buono; e il perfido leone ruggente che cerca di divorarmi, il serpente ingannatore, il malvagio drago tortuoso, fallo a pezzi sotto i miei piedi con il tuo potere.

Oppure stavrotheotokìon. Autòmelo.

O straordinario prodigio! O nuovo mistero! O terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie aveva con tremendo parto partorito; e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

Apolytìkion della beata. Tono pl. 4.

In te, madre si è conservata perfettamente la divina immagine: abbracciata infatti la tua croce seguisti Cristo e nell’agire insegnasti a disprezzare la carne corruttibile e ad occuparti dell’anima, creatura immortale. Perciò con gli angeli si rallegra, o beata Pelagia, il tuo spirito.

Segue la conclusione.

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Vespro del 7 Ottobre- Memoria dei santi martiri Sergio e Bacco

7 Ottobre

Memoria dei santi martiri Sergio e Bacco.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia del santo.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Bacco e Sergio, il Signore della gloria, ornandovi con i carismi delle guarigioni, vi ha gloriosamente resi ammirabili nel mondo, curandoci tramite voi nei nostri mali: perciò pregate perché sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Bacco e Sergio, voi, per aver lottato in terra, danzate in coro nei cieli: tenendovi sempre presso la Trinità con gli incorporei, o santi e godendo della gloria, voi esultate. Perciò pregate perché sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Bacco e Sergio, entrambi con coraggio spezzaste la resistenza del nemico e piamente sventaste il funesto inganno degli idoli, predicando Cristo Re: supplicatelo perché sia donata alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Gloria. Tono 4.

Sergio e Bacco, raggiante e soave splendore dei martiri, hanno abbattuto l’arroganza dei tiranni e annientato l’inganno degli idoli; a chiara voce annunciavano, con sublime parlare, il perfetto mistero della conoscenza di Dio. Per le loro preghiere, tu, o Cristo, loro legislatore, arbitro nella lotta e incoronatore, rendi degni anche noi di cingerci di forza contro le potenze invisibili e visibili.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Tu che hai partorito il sole di giustizia, o purissima, dissolvi la caligine delle passioni che mi tormentano e, custodendo il tuo servo nella bonaccia dell’impassibilità, scaccia lontano dal mio povero cuore il serpente che inganna la mia anima e perciò mi ammalia con le voluttà e le vanità.

Oppure stavrotheotokìon.

La purissima, vedendo crocifisso e trafitto al fianco dalla lancia il Cristo filantropo, piangeva gridando: Perché questo, Figlio mio? Che cosa ti rende il popolo ingrato per il bene che tu gli hai fatto, tanto che ti appresti a lasciarmi senza figli, o amatissimo? Sono sbigottita, o misericordioso, per la tua volontaria crocifissione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4.

Il collegio dei martiri di Cristo ha ricevuto forza contro i nemici: fra essi brillano come astri del mondo i vigorosi e nobilissimi vittoriosi, Sergio e Bacco. Davanti a loro ha volto le spalle la malvagia falange dei demòni. Per loro sbigottirono i tiranni e stupirono gli angeli, vedendo l’incorporeo soggiogato dalla carne. E la Chiesa dei credenti, celebrando una festa solennissima e un giubilo universale, grida: Tu che con la debolezza della carne hai legato il forte, per le preghiere dei tuoi santi salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Come cantare la tua grazia e la grande provvidenza che ogni giorno chiaramente dimostri a me, indegno tuo servo? Come esprimere la tua bontà e i tanti modi con cui mi governi? Tu dunque continua sempre ad assistermi, liberandomi da ogni male, in vita e in morte, o venerabile.

Oppure stavrotheotokìon. Autòmelo.

O straordinario prodigio! O nuovo mistero! O terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie aveva con tremendo parto partorito; e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto da te, nostro Dio, le corone dell’incorruttela: con la tua forza, infatti, hanno abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le loro preghiere, o Cristo Dio, salva le nostre anime.

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Vespro del 6 Ottobre- Memoria del santo apostolo Tommaso

6 Ottobre

Memoria del santo apostolo Tommaso.

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e 3 stichirà prosòmia dell’apostolo, ripetuti due volte.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Palpando il fianco del Sovrano, o felicissimo, ottenesti l’apice dei beni: poiché, come una spugna i liquidi, così tu ne attingesti la fonte di ogni bene e la vita eterna e dissetasti i cuori inariditi dall’ignoranza, facendo scaturire i dogmi della divina scienza di Dio.

Con la tua incredulità credente confermasti i credenti, perché per primo chiamasti Dio e Signore di tutto il creato colui che s’incarnò per noi, figli della terra e subì croce e morte, trafitture di chiodi e la lancia che gli trafisse il fianco da cui attingiamo vita.

Il meraviglioso Tommaso aprì la fonte dei dogmi, o Sovrano, per quanti sentono secondo Dio: palpando il tuo fianco venne iniziato alla duplice energia della tua duplice natura e gridò: Tu sei il mio Dio e Sovrano, Signore della gloria, per me fatto carne.

Gloria. Tono pl. 2. Dello Studita.

Come ministro del Verbo e della sua ineffabile incarnazione, attingesti all’abisso della sapienza, apostolo Tommaso: con la canna della croce, infatti, ricercandole nell’abisso dell’inganno, pescavi anime. Così con la rete dei tuoi dogmi illuminasti tutta l’ecumène e con la luce della conoscenza rischiarasti le anime ottenebrate degli indiani. Godendo dunque chiaramente della gloria di Cristo, supplicalo d’aver pietà delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Come perla Cristo filantropo ti tirò su dall’abisso della confusione del mondo, arricchendo per mezzo tuo i bisognosi e quanti sono immersi nella miseria delle sventure, o apostolo Tommaso: perciò ti diciamo beato e glorifichiamo tra le lodi la tua solennissima memoria, onorandoti piamente.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Rischiarasti tutta la terra degli indiani, sacratissimo apostolo divino veggente, poiché, illuminando tutti, li hai resi, nello Spirito, figli della luce e del giorno o sapiente; abbattesti i templi degli idoli e, con la grazia, innalzasti chiese a gloria e lode di Dio, o beato, intercessore per le nostre anime.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Con mano curiosa esaminasti il divino fianco e le ferite dei chiodi che l’immortale subì per noi e mutando gioiosamente l’incredulità in bella fede, gridasti, o Tommaso: Tu sei Dio e Signore e io ti glorifico, amico degli uomini, che con la tua passione hai fatto scaturire l’immortalità per i credenti.

Gloria. Tono pl. 2. Di Anatolio.

Contemplando le realtà divine, misticamente divenisti, apostolo Tommaso, calice spirituale della sapienza di Cristo con cui gioiscono le anime dei fedeli: con la divina rete dello Spirito, infatti, estraesti i popoli dall’abisso della disperazione; uscisti dunque da Sion come fiume di grazia, zampillando i tuoi divini dogmi per tutto il creato. Perciò, imitando la passione di Cristo, hai avuto il fianco trafitto da una lancia: penetrando nella tenebra dell’incorruttela, supplicalo di avere pietà delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Riposta nei cieli.

Quando la mia mente viene al tremendo tribunale di tuo Figlio e al giudizio universale, o purissima, smarrito, ho paura, temendo e tremando per l’esame delle mie opere: sono infatti tutte deplorevoli, vergognose, davvero degne della tenebra, del castigo e del rigetto. Vedi la mia tribolazione, vedi la contrizione della mia anima e liberami da quell’angustia e dal castigo.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo Tommaso, prega il Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Segue la conclusione.

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Vespro del 5 Ottobre- Memoria di santa Caritina martire

5 Ottobre

Memoria di santa Caritina martire.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Poiché trai il nome dalla gioia, o venerabilissima, nella gioia te ne andasti al celeste talamo, dove avevi desiderato avere la tua cittadinanza, dopo aver sopportato con fortezza il penosissimo tormento dei denti e l’estirpazione di tutte le unghie, o Caritina vittoriosa, vergine martire dalle grandi lotte.

Spezzasti le mascelle dei leoni, o grande lottatrice, subendo la frattura delle tue mascelle; sopportasti con coraggio che ti venissero strappate le unghie, sradicando così la funesta arroganza dell’inganno; fosti gettata negli abissi marini, sommergendo la malizia del malvagio avversario.

Dopo la fine beata, gettata nel mare, il tuo genitore ti raccolse, o gloriosa, gridando sbigottito: Come sei ora ricolma di grazia, o mia sacratissima e amata figlia, per le pene del sacro martirio e come hai dimostrato vero il nome che per grazia ti fu imposto!

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Abbiamo in te, o pura, un porto di salvezza al riparo da tutti i venti e una placidissima bonaccia, noi, terribilmente sbattuti, o sposa di Dio, dal mare in tempesta delle difficili e angosciose vicende della vita; per questo a te tutti accorriamo, gridando: Non cessare in eterno di porti a difesa dei tuoi servi.

Oppure stavrotheotokìon, stessa melodia.

Agnella che partoristi l’agnello immacolato venuto a sanare, o purissima, il peccato di tutto il mondo intero con il suo proprio sangue, l’agnello che, immolato per noi, vivifica l’universo: rivesti me, spoglio della divina incorruttela, del manto della grazia divina fatto con la lana del tuo agnello.

Allo stico, stichirà dall’oktoichos.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: Te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

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Vespro del 4 Ottobre- Memoria del nostro padre tra i santi Ieroteo, vescovo di Atene

4 Ottobre

Memoria del nostro padre tra i santi Ieroteo, vescovo di Atene.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia del santo.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

La luminosissima e divinissima passione d’amore per Cristo fece splendere la tua anima, piamente accese la tua mente di dolcissimo fulgore e consumò come fuoco ogni voluttà sensibile, rendendoti venerabilissimo ricettacolo di celesti fulgori.

La magnificenza dei tuoi discorsi, Ieroteo, l’esposizione e il metodo armoniosissimo e rigorosissimo delle tue sapienti dimostrazioni, si riconoscono come frutto di una disposizione alla scienza, illuminano chi si avvicina e fanno sapiente chi legge.

Dionigi, grande nelle cose divine, predicò ai fedeli, o santo, l’assoluta chiarezza delle tue composizioni sulle visioni divine e le tue soprannaturali dottrine; supplica con lui che sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Vergine lodatissima, con occhi profetici Mosè vide il tuo mistero nel roveto ardente incombusto: il fuoco della Divinità infatti non consumò il tuo grembo, o pura; ti chiediamo dunque, come Madre del nostro Dio, di donare ai tuoi servi la pace.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo, o Cristo, la tua ingiusta immolazione, la Vergine piena di dolore a te gridava: Figlio dolcissimo, perché muori ingiustamente, perché sei appeso al legno, tu che hai sospeso sulle acque tutta la terra? Non lasciarmi sola, ti prego, misericordiosissimo benefattore, me, tua madre e serva!

Il resto del vespro come di solito e la conclusione.

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Vespro del 3 Ottobre- Memoria del santo i eromartire Dionigi l’areopagita

3 Ottobre

Memoria del santo ieromartire Dionigi l’areopagita.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia del santo.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Con l’amo della grazia, il divino Paolo ti catturò sapientemente parlando, o iniziatore ai misteri e ti rese contemplatore delle realtà arcane, vedendo in te uno strumento d’elezione: con lui, o Dionigi dal divino parlare, supplica per la salvezza di quanti con affetto t’inneggiano.

Con la virtù hai reso il tuo intelletto pari in dignità agli angeli, padre Dionigi e hai così esposto in sacri libri, o sapientissimo, l’assetto ultramondano della gerarchia, disponendo conforme ad essa gli ordini della Chiesa, a imitazione delle classi degli esseri celesti.

Rendendoti per quanto è possibile somigliante a Dio con altissima filosofia, o beato Dionigi, tu con pietà hai misticamente esposto la spiegazione divinamente ispirata dei divini nomi, o uomo di mente divina, iniziato per la tua superna unione a ciò che trascende il pensiero e divenuto iniziatore degli estremi confini del cosmo.

Gloria. Tono 2. Di Andrea di Gerusalemme.

Secondo altri, invece, di Byzantios.

Venite, fedeli, celebriamo concordi l’annuale memoria dei gerarchi Dionigi e Cipriano. L’uno, disprezzati i filosofi stoici e fattosi discepolo dello strumento d’elezione, divenne conoscitore dei misteri ineffabili; l’altro, con la mente illuminata grazie all’ottima vergine Giustina, fuggì l’inganno dei demòni e distrutti col fuoco i libri di magia, divenne predicatore del vangelo. Perciò anche noi peccatori, glorificando il Salvatore che li ha glorificati, gridiamo: O Cristo Dio, che hai coronato di gloria i tuoi vittoriosi, salva per le loro suppliche le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Salve! Così grida a te tutto il creato; salve, Vergine santissima; salve, scettro di Davide; salve, tu che hai fatto germogliare il mistico grappolo; salve, porta celeste e roveto incombusto; salve, luce del mondo intero; salve, gioia di tutti; salve, vanto degli apostoli; salve, soccorso, salve protezione di tutti coloro che ti onorano.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella purissima, vedendo il proprio agnello condotto al macello, tra i gemiti faceva lamento, gridando amaramente: Come ti ha ricompensato, Figlio dolcissimo, questo popolo ingrato che un tempo, ahimè, ha goduto dei tuoi molti doni? E come sopporterò io questa pena, che tu ora volontariamente a ciò ti sottoponga?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 4.

Ti chiameremo imperscrutabile abisso della scienza celeste, o fulgidissimo martire di Cristo; ti celebriamo infatti come soldato e forte difensore della Chiesa, o sapiente; rifulgendo di fuoco purissimo, fosti giudicato degno, con le schiere superne, di rivestire come manto luminoso Cristo e di risplendere nell’intelletto, o Dionigi, per il fulgore dello Spirito. Perciò, celebrando la tua memoria comune a tutto il mondo, con fede glorifichiamo il Signore che ti ha glorificato.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Da ogni tribolazione, da ogni sorta di danno e funesta sciagura, liberami con la tua divina intercessione, come pure dalle multiformi tentazioni, da maligni scandali da parte di uomini che mi odiano e dai demòni che ogni giorno cercano di mandare in perdizione colui che ha posto te, Madre di Dio, come sua difesa.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti pendere dalla croce, Signore, la Vergine tua Madre gemeva e facendo lamento diceva: Come ti hanno ricompensato, o Sovrano, coloro che hanno goduto dei tuoi molti doni? Ma ti prego, non lasciarmi sola al mondo: affréttati a risorgere, risuscitando con te i progenitori.

Apolytìkion. Tono 4.

Appresa a fondo la bontà e usando sobrietà in tutto, santamente rivestito di una buona coscienza, attingesti le realtà ineffabili dallo strumento d’elezione e, custodita la fede, terminasti la stessa corsa, ieromartire Dionigi. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 2 Ottobre- Memoria del santo ieromartire Cipriano e della santa martire Giustina

2 Ottobre

Memoria del santo ieromartire Cipriano e della santa martire Giustina.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia dei santi.

Tono 4. Come generoso tra i martiri.

Nell’unzione sacerdotale, nel sangue del martirio, ti sei accostato a Dio in tutta perfezione, o Cipriano celebratissimo, fiore della natura, bellezza dei discorsi, acropoli della sapienza, norma della rettitudine e delle dottrine, armoniosissima esattezza dei canoni, decoro della Chiesa.

Descrivendo la gloria dei lottatori e la corona dei martiri, persuadesti chi sentiva conforme a Dio ad affrontare audacemente con grande generosità pene molteplici, catene e prigione, denudamento del corpo, torture, gelo pungentissimo, flagelli e infine morte, o Cipriano venerabilissimo.

Opponendo agli incantesimi del demonio i canti dello Spirito e il trofeo della croce, preservasti la verginità: e, martire invitta, ti offristi a Cristo come sacratissima vittima; ottenesti così le corone della vittoria, o Giustina, adorna degli splendori delle vergini e delle martiri.

Gloria. Tono 2.

Davvero ti spogliasti della dottrina dell’inganno e della scienza degli idoli e indossasti a tua salvezza l’arma della croce, Cipriano beatissimo; gettasti i libri di magia, deponesti l’uomo vecchio e in te dimorò, con la conoscenza di Dio, la Trinità consustanziale: con gli angeli implorala, o gerarca, per la nostra salvezza.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Tu sei la gioia di tutti gli oppressi, avvocata di chi subisce ingiustizia, cibo degli affamati, conforto degli stranieri, porto di chi è sbattuto dalla burrasca, visitatrice degli ammalati, rifugio e soccorso degli affaticati e bastone dei ciechi, Madre di Dio altissimo; o pura affrettati, ti preghiamo, a salvare i tuoi servi.

Stavrotheotokìon, stessa melodia.

Vedendo appeso al legno della croce te, o Gesù, l’ignara di nozze piangeva e diceva: Figlio dolcissimo, perché hai lasciato sola me tua madre, o luce inaccessibile del Padre che precede l’eternità? Affréttati a glorificarti, perché ottengano la gloria divina quelli che glorificano la tua divina passione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 2.

Celebriamo Cipriano, l’astro di divino splendore, compagno di Paolo e partecipe delle sue opere: con gli angeli esulta, dopo aver ricevuto la corona dell’incorruttela dall’unico Dio e prega per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Altro sicuro rifugio, torre di fortezza e rocca inespugnabile noi non possediamo, all’infuori di te, purissima e in te ci rifugiamo e a te gridiamo: Sovrana, aiutaci, perché non periamo; mostraci la tua grazia, la gloria del tuo potere e la grandezza della tua amorosa compassione.

Stavrotheotokìon, stessa melodia.

L’agnella incontaminata, vedendo il proprio agnello tratto come un mortale al macello, per suo volere, diceva tra i lamenti: Ti affretti dunque a privare di figli colei che ti ha partorito, o Cristo: perché hai fatto questo, Redentore dell’universo? Tuttavia io canto e glorifico la tua somma condiscendenza che trascende ragione ed intelletto, o amico degli uomini.

Apolytìkion. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Cipriano; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 1 Ottobre- Memoria del santo apostolo Anania, uno dei Settanta e del beato nostro padre Romano il melode

1 Ottobre

Memoria del santo apostolo Anania, uno dei Settanta e del beato nostro padre Romano il melode.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia dell’apostolo.

Tono 4. Tu che fosti chiamato.

Quando colui che accolse il raggio divino, Saulo, un tempo posseduto dalla tenebra, venne a te chiedendo la sacra purificazione, spinto da volontà superiore, allora, o beatissimo, come sapiente gerarca, donasti col battesimo l’adozione a figlio a colui che poi l’avrebbe donata all’ecumène: perciò con lui diciamo beato te, apostolo di Cristo, Anania di senno divino, che supplichi per la nostra salvezza.

Straordinariamente iniziato ai misteri divini, più risonante del tuono, o beato, facesti echeggiare il verbo salvifico di Dio e destasti quanti dormivano nei sepolcri della vanità, i quali gettarono via da sé lo stato di morte che assimila ai defunti e respinge nell’ade quanti ne sono affetti: costoro tu li rendesti preziosi strumenti di colui che uccise l’uccisore, Gesù, Sovrano e Salvatore delle nostre anime.

Come portatore di luce, come vate divino, come testimone eletto da Dio della passione di Cristo e della gloria ineffabile che dovrà manifestarsi, coerede e compartecipe con il Sovrano, tu che ti diletti delle effusioni luminose sempre zampillanti dallo splendore senza tramonto, o uomo divino, con le tue suppliche libera da tenebrosi pericoli quanti ora festeggiano, Anania, la tua festa fulgidissima.

Del santo.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Il musico, la lira del divino Spirito, l’usignolo, la cicala, il flauto di divini canti della Chiesa, prepara per noi tutti i suoi conviti musicali e con essi allieta chi ha senno divino.

La lampada fulgidissima e limpidissima, la cetra melodiosa, la corda delle chiare parole dello Spirito, distintamente canta, insegnando ai confini a glorificare con inni mai silenti l’unico splendore della Divinità.

Tu che stai presso il Sovrano di tutti e con lui hai famigliarità, o padre, ricordati di noi, che celebriamo la tua fulgida festa, affinché siamo liberati da pericoli e tentazioni, o Romano beatissimo in Dio.

Gloria. Tono 1.

Di Byzantios, per alcuni di Anatolio.

Lo strumento d’elezione, il grande ricettacolo dello Spirito, Paolo apostolo illuminasti, o apostolo, ricevendone l’ordine da Dio per rivelazione, come veggente del Verbo e iniziato ai suoi prodigi, apostolo inviato a preferenza dei discepoli e fedele economo della nuova alleanza. Imitando dunque lo stesso Cristo maestro, versasti il tuo sangue, divenendo confessore con una passione da martire, o Anania, gerarca di Cristo e compiuta la corsa e custodita inviolata la fede, dimori negli eccelsi con i superni liturghi: prega per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Martiri degni di ogni lode.

Abisso di misericordia, misericordia di me, divenuto baratro di impurità: lava tutta la sozzura delle mie passioni, facendomi risplendere con lacrime di penitenza e divina compunzione: per essa donami un sentire realmente umile e salvifica contrizione di cuore.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella e Sovrana pura, vedendo il proprio agnello in croce, senza più apparenza né bellezza, gemendo diceva: Ahimè, dov’è tramontata la tua bellezza, dolcissimo? Dove il tuo decoro? Dove la grazia sfolgorante della tua figura, Figlio mio dilettissimo?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos; si dice però anche il seguente idiòmelon dell’apostolo, con il suo stico.

Tono 4.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Ti rivelasti dimora colma di trofei, Anania apostolo e coperto da pietre come da fiori, versasti il tuo sangue per colui che volontariamente patì per noi nella carne; perciò oggi Damasco si gloria per la tua sacra solennità; e non soltanto essa, ma tutta la terra, chiaramente predicando i tuoi straordinari prodigi, grida: Prega Dio di donarci il perdono delle colpe.

Gloria. Tono pl. 2.

Primo inizio dei beni, apparisti causa di salvezza, padre nostro Romano: intessendo infatti un’innodia angelica, divinamente mostrasti la tua condotta di vita. Implora Cristo Dio di liberare da tentazioni e pericoli i tuoi cantori.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Mio soccorso e protezione sei tu, Madre di Dio purissima: ho te come aiuto nelle tribolazioni, nelle malattie e nelle angustie e glorifico te, irreprensibile.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando la purissima ti vide pendere dalla croce, come madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una ignominiosa passione?

Apolytìkion dell’apostolo. Tono 3.

Santo apostolo Anania, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del santo. Tono pl. 4.

In te, padre, fu perfettamente custodita l’immagine di Dio, perché tu, prendendo la croce, seguisti Cristo e coi fatti insegnasti a trascurare la carne perché passa e a darsi cura dell’anima, realtà immortale: perciò con gli angeli esulta il tuo spirito, o beato Romano.

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Mattutino del 30 Settembre- Memoria del santo ieromartire Gregorio della Grande Armenia

30 Settembre

Memoria del santo ieromartire Gregorio della Grande Armenia.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità, lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Gregorio; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

La solita sticologia e i canoni dell’Oktòichos e del santo. Acròstico: Canto te, martire e vigile pastore. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Come i cavalieri.

Stando incoronato presso la Trinità veneratissima, come vigile pastore, come sacro martire, addormenta con le tue suppliche le immagini oscure delle passioni di me che ti lodo, o beato Gregorio.

L’astro senza tramonto, il grande gerarca, il pastore dalle molte lotte, l’esperto negli agoni, il vanto dell’Armenia chiama oggi i fedeli al banchetto; riunendoci diciamolo beato.

Riempito delle acque vivificanti dello Spirito, sorgesti come fiume dall’Eden spirituale, irrigando il volto della Chiesa e prosciugando il mare della follia idolatrica, o beato Gregorio.

Theotokìon. Rafforzate dalla croce dell’incarnato da te, o Purissima, rifulgendo per i bagliori della verginità e per il sangue del martirio, seguendo te, o Vergine, le donne lottarono con vigore e offrirono se stesse a lui.

Ode 3. Poiché la sterile

Con gli schiaffi delle tue fatiche spezzi le mascelle dei leoni e con i rivi del sangue anneghi la sporcizia dei demòni e abbatti alla radice le steli dell’idolatria, o ammirabile.

Né il prolungamento dei supplizi, né le terribili torture, né la lunga prigionia nella fossa oscurissima fecero rivoltare il tuo forte animo, o martire ammirabile.

Non hai dato sonno ai tuoi occhi, o martire, finché non hai reso figli del giorno quanti erano vinti dal sonno della malvagità pagana, acclamando: Santo sei tu, Signore.

Theotokìon. La martire Ripsima, conoscendo te, fanciulla, come unica Madre Vergine, fu affascinata dalle tue bellezze e seguendoti, offrì sé stessa a Cristo, rifulgendo nelle lotte.

Irmòs. Poiché la sterile Chiesa delle genti ha generato e la sinagoga ricca di figli si è inaridita, al nostro Dio, prodigioso, gridiamo: Santo sei tu, Signore.

Kàthisma.

Tono 3. La confessione della fede.

O glorioso martire, con il vigile sguardo della mente splendevi conformemente al nome e sopportando la passione per Cristo, vegliavi senza sosta in preghiera, perciò hai ricevuto come gerarca, attraverso il sangue, ricompensa per entrambi, o beatissimo Gregorio.

E ora. Theotokìon.

Divenisti divina dimora del Verbo, o purissima Vergine Madre, superando gli angeli in purezza; purifica anche me, più di tutti macchiato dai peccati della carne, con le divine acque della tua supplica, donandomi la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella purissima del Verbo, Vergine Madre incorrotta, vedendo appeso sulla croce colui che è sorto da lei senza doglie, facendo lamenti gridava: Ahimè, mio Figlio! Come patisci volendo liberare l’uomo dalla vergogna delle passioni?

Ode 4. Colui che siede.

Il Signore altissimo ti innalzò gloriosamente all’altezza gloriosa del martirio, o glorioso, poiché raffigurasti con esultanza la sua passione, o ieromartire, acclamando: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Con divina potenza abbattesti il nemico ateo, che corrompeva tutta la terra degli armeni e splendendo come astro, illuminasti quanti giacevano nella tenebra della vanità, o sapiente Gregorio.

Con i tuoi divini insegnamenti, o Gregorio, portasti al tuo Creatore il talento assai moltiplicato per quanti furono salvati e ricevesti da lui l’eredità eterna, il regno dei cieli e l’illuminazione.

Theotokìon. Le giovani vergini che lottarono con Ripsima ti amavano come splendida, come preziosa, come bella e seguendoti, Madre Vergine Maria, esultanti offrirono se stesse a tuo Figlio.

Ode 5. Tu, Signore.

Hai chiaramente visto un segno cruciforme, che, splendido come luce, dileguava la tenebra dell’idolatria, rendendo i fedeli figli della luce.

Tu, che per molti anni vivesti con le belve in una fossa profonda, fosti salvato da Dio, perché con la luce del divino Verbo volevi illuminare gli insensati.

Lottando come un martire fosti incoronato come vincitore e unto col myron della gerarchia, ungesti popoli, liberandoli dall’inganno malvagio, o Gregorio.

Theotokìon. Le vergini che sentirono il profumo del myron del Verbo sorto da te, purissima Vergine, con la passione atletica furono gradite a Dio esultando.

Ode 6. Prefigurando la tua sepoltura.

Col potere del tuo verbo furono spezzati e abbattuti i templi indeboliti dei demòni e si rinvigorirono i cuori dei fedeli nell’amore di Dio.

Come un agnello legato, hai portato a Dio Tiridàto, che prima era lupo selvaggio e ora è salvo per la grande ricchezza della misericordia di Dio.

Servendoti di insegnamenti ortodossi, o gerarca, come pastore e seguace del vero Pastore, o Gregorio rivelasti agli eretici la via divina.

Theotokìon. Conoscendo la crocifissione di colui che si era incarnato da te, Theotòkos, Ripsima si crocifisse con lui come agnella col suo pastore, come sacrificio puro a Dio.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, Giona profeta gridava supplicando dal ventre del pesce: Dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Kontàkion. Tono 2. Gli araldi sicuri.

Cantiamo oggi tutti inni e canti di lode al glorioso gerarca Gregorio come atleta della verità, pastore e vigile guida, illuminatore di tutto il mondo, poiché prega Cristo per la nostra salvezza.

Ikos.

Inneggiamo con canti, fedeli, questo illustre fra gli atleti, il pastore e maestro dell’Armenia e onoriamo con divine lodi la sua memoria, poiché annientò la tenebra dei vani idoli e con loro abbatté l’azione dei demòni; perciò con animo forte e con la grazia sopportò le pene e prega Cristo per la nostra salvezza.

Sinassario.

Il 30 di questo mese memoria del santo ieromartire Gregorio della grande Armenia.

Stichi. Conoscendo il vigilate del Verbo di Dio, ti rivelasti vigilante chiamato da Dio. Il giorno 30 morì Gregorio della grande Armenia.

Lo stesso giorno memoria delle sante martiri Ripsima e Gaiana e delle altre trentadue venerabili martiri donne e vergini.

Stichi. Ripsima non sentiva affatto i dolori del taglio delle spade, poiché in cambio otteneva innumerevoli corone. Gaiana, prima incoronata per l’ascesi, ora è incoronata per il supplizio della spada. La trina decina di martiri ti adora, Trinità, per te morendo insieme coraggiosamente di spada.

Lo stesso giorno, memoria dei santi settanta martiri decapitati con santa Ripsima e memoria delle due venerabili donne.

Stichi. I settanta uomini uccisi dalla spada erano pronti a morire anche più volte se necessario. La spada, dilaniando due donne cresciute nelle virtù, le abbellisce col martirio.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Stratonico.

Stichi. Morendo di spada, Stratonico vinse da solo l’intero esercito dei demòni.

Lo stesso giorno il santo martire Mardonio perì bruciato con carboni sull’ombelico.

Stichi. Dal segno della bruciatura che aveva sull’ombelico si è conosciuta la passione subìta da Mardonio.

Lo stesso giorno mille santi perirono di spada.

Stichi. La falange dei mille dalle nuche tagliate, trovò altrettante corone in premio.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I giovani figli di Abramo.

Sopportando ogni sorta di supplizio, o martire, salvasti molti dai supplizi della pena futura, cantando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Divenuto dimora della Trinità, o martire, abbattesti a terra i templi degli idoli e innalzasti chiese al Verbo onniveggente per la salvezza del popolo.

Fosti sacerdote, offrendo prima con ardore te stesso come sacrificio al tuo Sovrano e sacrificando lui, lo desti ai fedeli per la salvezza delle anime.

Theotokìon. Vergini adorne delle corone del martirio si immolarono al Dio sorto dalla Vergine, gridando melodiosamente: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Redentore onnipotente.

Lottando secondo la legge, svergognasti molto i nemici senza legge, o sacratissimo Gregorio e portasti a Dio il popolo che canta: Benedite, opere tutte, il Signore.

Dissodando il campo sterile, seminasti i semi del verbo, raccogliendo il buon frutto centuplicato in spighe razionali, che portarono frutto all’aratore delle anime.

Con i fulgori del tuo verbo illuminasti molte miriadi e le portasti a colui che per noi subì passione volontaria; a lui cantiamo: Benedite e inneggiate il Signore.

Theotokìon. Non temendo la moltitudine dei supplizi e non sottomettendosi ai piaceri della carne, Ripsima confessava il Signore nato dalla Vergine, cantando: Benedite e inneggiate il Signore.

Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nel mezzo della fornace, con la rugiada refrigerasti i fanciulli e insegnasti loro a cantare: opere tutte, benedite e inneggiate il Signore.

Ode 9. Per sua colpa.

Rafforzato con il potere di Cristo, sopportasti la pena dei supplizi, spezzasti le stele dei demòni, abbattesti a terra i templi degli idoli e illuminasti i popoli nell’ignoranza, o insigne ieromartire.

Come alba è sorta per noi la tua festa, portandoci la luce dei doni, poiché ti sei rivelato dimora della divina luce e ti sei trasferito alla luce senza tramonto, illuminato riccamente dai divini bagliori, o venerabile Gregorio.

Ti rivelasti confidente dei profeti, coabitante dei martiri, dei santi, degli apostoli, dei gerarchi e pari agli angeli e agli arcangeli; con loro supplica il Filantropo per noi, tuoi cantori, o padre Gregorio.

Sante donne si distinsero eroicamente correggendo la caduta di Eva, sopportando triplici ondate di pene e spezzarono sotto i loro bei piedi colui che si boriava di cose grandi, perciò degnamente le proclamiamo beate.

Theotokìon. Illuminata dalla luce del volto di colui che rifulse da te, o sempre Vergine, Ripsima raffigurò nel suo corpo la di lui passione e morte, perciò ora con te si rallegra.

Irmòs. Per sua colpa e sua trasgressione, Eva ha introdotto la maledizione, ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, hai germogliato al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Vedendo il prodigioso spettacolo, sbigottirono gli increduli: a colui che credevano morto nella fossa delle belve si prostrano traendolo su vivo e gridando: Grande è il Dio di Gregorio, che lo ha rivelato luminare.

Theotokìon.

Colui che è portato sulle spalle dei cherubini, o purissima, volontariamente si è adagiato sulle tue braccia, dopo aver assunto la carne per rendere figli di Dio per grazia noi credenti in lui e sempre onoriamo te, come colei che ci procura la salvezza.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 29 Settembre- Memoria del nostro v enerabile padre Ciriaco l’anacoreta

29 Settembre

Memoria del nostro venerabile padre Ciriaco l’anacoreta.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 1. Sigillata la pietra.

Cittadino del deserto, angelo in un corpo e taumaturgo ti sei rivelato, santo padre teoforo Ciriaco; con digiuno, veglia e preghiera hai ricevuto carismi celesti e guarisci i malati e le anime di quanti con fede a te accorrono. Gloria a Colui che ti ha dato forza; gloria a Colui che ti ha incoronato; gloria a Colui che per mezzo tuo opera guarigioni in tutti.

La solita sticologia, canoni dall’Oktòichos, poi quello del santo. Acròstico: Ciriaco, sii mio intercessore presso Dio. Senza Theotokìa. Opera di Stefano il Sabaita.

Ode 1. Tono. pl. 4. Cantiamo un inno.

Concedimi, o Cristo, la gloria della tua conoscenza e della tua grazia, per cantare degnamente il venerabile Ciriaco, che presso di te intercede, ineffabile economo dei sapienti insegnamenti.

Gustando l’inno che preparo per te, beato Ciriaco, supplica Cristo, perché io abbia parte al suo divino splendore e ottenga veramente la salvezza.

Munito della possente forza del Signore, prevalesti sui principi delle tenebre; seguendo le sue tracce, padre beato, ottenesti, o Ciriaco, il riposo celeste.

Hai rivaleggiato in terra con gli incorporei, sottomettendo ogni cura della carne al vivificante Spirito; e ora nei cieli, o teoforo, esulti con essi.

Theotokìon. Sei la mistica scala contemplata da Giacobbe, l’eletto del Signore Dio; ineffabilmente da essa scese l’Incorporeo per incarnarsi senza mutamento da te, Theotòkos.

Ode 3. Non c’è santo.

Risolutamente percorresti il sentiero della vita; poiché dall’infanzia, o beato, amavi il Creatore; assetato di lui, lo cercasti imitando la strada del cervo alle fonti d’acqua.

Ricevendo i viventi precetti di Cristo scolpiti sulla tavole del tuo cuore dal dito del santo Spirito, come libro animato, padre mirabile li custodivi attivamente.

Col digiuno, padre venerabile, dominasti, gli appetiti del ventre e, mortificando i piaceri dei sensi, conservasti la purezza per tutta la vita.

Con gioia rendesti te stesso tempio razionale della Trinità, purificando corpo e spirito, beatissimo padre e divenisti dimora della trifulgida luce.

Theotokìon. Vergine generasti senza nozze e vergine sei rimasta, Madre lodatissima, Genitrice di Dio Maria; supplica Cristo Dio di salvarci.

Irmòs. Non c’è santo come il Signore, non c’è giusto come il nostro Dio, tutto il creato lo inneggia; non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Desideroso della superna vita sovramondana, lasciasti come caduca la dolcezza del mondo, o beato, perciò abitando grotte e deserti, ti rivelasti cittadino della città celeste; di là ricordati di quanti celebrano la tua memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Rinnovasti, o pura, col tuo parto divino l’essenza mortale dei terrestri corrotta nelle passioni e portasti tutti dalla morte alla vita incorruttibile; perciò giustamente tutti ti diciamo beata, o Vergine glorificata, come profetasti.

Stavrotheotokìon

Vergine purissima, Madre di Cristo nostro Dio, una spada trapassò la tua anima quando vedesti sulla croce il tuo figlio e Dio: senza sosta intercedi presso di lui per il perdono dei nostri peccati.

Ode 4. Tu sei mia forza, Signore.

Stupì il sole della tua continenza e perseveranza, non potendo vederti per lunghi anni adirato o prender cibo di giorno, o beato, vigorosamente cantando in continue veglie: Gloria alla tua potenza, o solo filantropo.

Meditando, o sapiente, con coscienza le leggi del nuovo e antico testamento, raccogliesti ogni specie di virtù degli uomini santi, o beato, imitando l’ape e divenisti vaso d’elezione gridando: Alla tua potenza gloria, o filantropo.

O Cristo Dio, tu sei tesoro di delizia, vanto e onore dei santi, perciò amando te, Ciriaco disprezzò come scarti tutte le delizie del mondo; per questo con amore si deliziava in deserti inaccessibili della tua bellezza.

Sappiamo che un tempo il profeta addolcì le onde di Mara; e tu, Ciriaco, cambiando le cipolle amare in dolci, dimostrasti il credito che hanno i servi che egli glorifica con la sua divina potenza.

Discepolo e imitatore di Cristo Sovrano, con la preghiera guarisci per compassione il figlio lunatico di un supplicante, avendo ricevuto dal Signore la grazia di scacciare le malattie e respingere l’assalto dei demòni con il segno divino della croce.

Theotokìon. Sei la gloria dei fedeli, avvocato, rifugio, riparo e porto dei cristiani: porti le loro preghiere davanti al tuo Figlio e salvi da ogni pericolo i fedeli, che ti riconoscono Theotòkos.

Ode 5. Perché mi hai abbandonato?

Ricevuta da Cristo l’invincibile grazia dello Spirito, con forza rovesciasti i funesti prìncipi di questo mondo e, divenuto padrone delle passioni, hai cinto la corona dell’impassibilità, o Ciriaco.

Ti rivelasti forte nelle fatiche dell’ascesi, ti rafforzasti strenuamente, o beato, al punto di restare fino ad età avanzatissima nel deserto, dove sei vissuto come in talami regali con molta gioia.

Passando in veglie tutte le notti e stando senza sosta presso Dio, o beato, con la preghiera parlavi all’Intelletto immateriale e ricevesti splendori di luce increata, o Ciriaco, rischiarato nello spirito da raggi.

Ricolma di chiara e profetica ispirazione, la tua santa lingua preannunziò la completa e definitiva distruzione della pestilenza della dottrina origeniana corruttrice di menti e anime, un tempo tiranneggiante.

Theotokìon. Ai tuoi misteri fu iniziato nello Spirito il cuore dei profeti, poiché il Sovrano ti ha reso porta del cielo; e prendendo corpo da te, Vergine pura, è sorto il Sole di giustizia per quanti erano nella tenebra.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Divinizzato da Cristo, Dio per natura, divenisti Dio per adozione; perciò raddrizzavi le dolorose malformazioni naturali, curando i malati e guarendo gli indemoniati, per la grazia di Dio.

Fuggisti l’importuna moltitudine che ti visitava e ne arrestasti i terribili flutti, scansando la falsa gloria dei vani elogi umani.

Considerando sogno la vanagloria di questo mondo corruttibile, del solo Dio vivente, o sapiente, desiderasti condividere la gloria, che degnamente ottenesti in sorte.

Theotokìon. Come arca vivente, Madre di Dio, hai ricevuto il Verbo eterno; come sacro tempio hai accolto il tuo Creatore e come trono di fuoco hai portato il Re di tutto il creato.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, malgrado il numero dei miei peccati; dall’abisso del male strappami, ti supplico; poiché a te grido: Ascoltami, Signore, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono pl. 4. A te invincibile.

Come potente difensore e rifugio ti celebra sempre la grande Lavra festeggiando l’annuale memoria. Ma, come confidente del Signore, custodisci intervenendo contro i nemici perché possiamo gridare: Salve, beatissimo Padre!

Sinassario.

Il 29 di questo mese memoria del nostro venerabile padre Ciriaco, l’anacoreta.

Stichi. Con scille amare, o Ciriaco, correggi la dolcezza del frutto che i ribelli peccando presero, facendo chiudere i cieli. Ciriaco, carico di anni, il ventinove chiuse gli occhi.

Lo stesso giorno memoria dei santi centocinquanta martiri della Palestina e dei santi martiri Trifone, Trofimo e Dorimedonte e della santa martire Petronia.

Stichi. Chinando la testa alla spada, Petronia si riunisce a Cristo, pietra angolare.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Gudelia.

Stichi. Chinando la sua testa sotto il ferro, Gudelia si lega a Cristo, capo della creazione.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Kasdo e Kasdoa.

Stichi. Kasdo e Kasdoa uniti nel martirio, per il ferro e il legno trovarono beni infiniti.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Dada, Gobdelaà, figlio di Shapur re dei persiani.

Stichi. Con il corpo tagliato a pezzi, o martire dell’Altissimo, salvasti il tuo spirito, Dada, figlio di Persia. Fosti trafitto da canne affilate, Gobdelaà, servo del Cristo, colpito da una canna.

La santa martire Petronia muore colpita da spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli ebrei.

Con la meditazione delle leggi e delle parole divinamente ispirate, più del miele il tuo fedelissimo servo addolcì la gola cantando: Benedetto sei tu, Signore, nei secoli.

Con le tue preghiere, o beato, purifica dal fango delle passioni i tuoi cantori e presentali a Dio perché a lui inneggino: Benedetto sei tu, Signore, nei secoli.

Avendo amato con tutta la sua anima la tua ineffabile luce, o Cristo, Ciriaco accolse tutta la grazia dello Spirito, a te cantando: O Dio, tu sei benedetto.

Per scampare la ferocia dei leoni Daniele fu glorificato, mentre Ciriaco con un ordine li rese suoi servitori, acclamando: O Dio, tu sei benedetto.

Avendo unito l’azione alla contemplazione, o Ciriaco divinamente ispirato, confessasti la Trinità consustanziale del Padre, del Figlio e dello Spirito, dicendo: O Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. Estingui la fiamma delle mie passioni, pacifica la tempesta delle eresie, Genitrice di Dio, poiché in te, noi cristiani, abbiamo la protettrice che ci difende e con fede ti inneggiamo.

Ode 8. Divenuti vincitori.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti la tua anima nella compunzione e la rendesti fertile, o beato, salmeggiando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Un tempo il tesbita inaridì le fonti del cielo, ma tu, o beato, al colmo dell’estate facesti piovere a dirotto, cantando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Con nobili lotte rifiutasti l’errore dei settari eretici di Origene, narratore di favole, salmeggiando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Insegnasti secondo la vera fede l’unità della Trinità consustanziale, unica luce trisolare, dicendo: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Theotokìon. Apparisti figlia dell’Adamo decaduto e Madre del Dio che rinnova la mia essenza e che come Signore, noi tutte sue opere inneggiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Divenuti vincitori del tiranno e della fiamma per la tua grazia, i fanciulli così attaccati ai tuoi comandamenti gridarono: Opere tutte, benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Ode 9. Fremette ogni orecchio.

Una grotta accolse te, o sapiente, che avevi accolto la fonte donata da Dio, quando un tempo il divino padre Caritone fece un miracolo degno di Mosè e tu, Ciriaco, divenisti muro incrollabile e guardiano sicurissimo per il suo gregge.

Prendendo la croce sulle spalle per amore della vera vita, hai reso la tua vita una meditazione della morte, o Ciriaco; passato ora alle delizie incorruttibili senza fine, per sempre presso Dio esulti con i cori celesti nella luce.

Rifulgi arso dallo splendore dello Spirito e appari luminoso nei cori celesti; per le tue preghiere, o beato, rischiara anche il mio spirito alla triplice e mistica luce della Trinità; salvami, ti prego, da passioni e colpe.

Siete stati incoronati col diadema dei vincitori presso il Dio che siede nell’alto, o illustre Caritone e beato Ciriaco: come padri che liberano dai pericoli il loro gregge, vegliate su chi oggi festeggia la vostra memoria.

Theotokìon. Avanza, trionfa e regna, o Figlio della Madre di Dio e sottometti all’imperatore amico di Cristo il popolo di Ismaele che ci guerreggia, per le preghiere, ti supplichiamo, di colei che ti concepì senza uomo, come Dio e filantropo.

Irmòs. Fremette ogni orecchio per l’ineffabile discesa di Dio: poiché l’Altissimo volontariamente scese fino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale; per questo la purissima Madre di Dio, noi fedeli, magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Stando nella gloria davanti a Dio onnipotente, ricordati sempre, o Ciriaco, araldo di Dio con il divino Caritone, di chi celebra, o santo, la tua luminosa memoria e con affetto ti onora, o padre, come ministro di Cristo.

Theotokìon.

Realmente Theotòkos ti confessiamo, o Sovrana, noi, per te salvati: hai ineffabilmente partorito il Dio, che con la croce ha sciolto la morte, attirando a sé folle di santi monaci: con loro, o Vergine, ti inneggiamo.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 28 Settembre- Memoria del nostro santo padre Caritone, il confessore

28 Settembre

Memoria del nostro beato padre Caritone, il confessore.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi centuplicasti i frutti delle tue pene; coi tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumene. Caritone, beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

La sticologia consueta.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Provato dalle fatiche della lotta, reso saldo dagli agoni dell’ascesi, brillasti più terso dell’oro per la pietà e divenuto puro ricettacolo dello Spirito, diradasti la tenebra degli spiriti maligni: perciò radunàti greggi di monaci, divenisti loro pastore e luminare chiarissimo; o beato Caritone, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Scivolando nei cattivi pensieri, sono stato trascinato nell’abisso dei peccati e gemendo grido a te dal profondo del cuore, o pura: Rendi mirabile in me la tua copiosa misericordia, lo sconfinato oceano della tua amorosa pietà, la smisurata ricchezza delle tue compassioni e dammi conversione e perdono delle colpe, affinché con affetto gridi: Prega tuo Figlio e Dio di donarmi remissione delle colpe, perché io, tuo servo, ho te come speranza.

Stavrotheotokìon.

Vedendo sulla croce l’Agnello, il Pastore e Redentore, l’agnella pianse amaramente ed esclamò gemendo: il mondo si rallegra di ricevere la redenzione e le mie viscere si consumano alla vista della crocifissione che per noi subisti, nella tua compassione, o buono e longanime Signore; perciò diciamo alla Vergine, con fede: Sia su di noi la tua misericordia, o Madre, perché ricevano remissione delle colpe i fedeli che venerano la passione di tuo Figlio.

Canone dell’Oktòichos, poi quello del santo, attribuito a Teofane o a Giovanni il Monaco.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Attraversato l’oceano del martirio, o beato, con l’arma del legno vivificante della croce sprofondasti il miserabile Faraone spirituale con la potenza di Dio.

Consacrato al Signore dalla culla, divinamente predicasti Cristo davanti al tribunale del tiranno e come Mosè abbattesti l’orgoglio dei nemici di Dio.

Lasciando l’Egitto e i suoi sviamenti, venerabile padre Caritone, per divenire cittadino del deserto, con il puro conversasti in tutta purezza e ricevesti l’eredità dei cieli.

Theotokìon. Senza seme, dal Santo Spirito, per volere del Padre, concepisti il Figlio di Dio e partoristi nella carne colui che senza madre il Padre generò e che senza padre nacque da te per salvarci.

Ode 3. In te si rallegra.

In te si rallegra il mistico gregge delle tue pecore, i tuoi discepoli, partecipi del tuo irraggiamento spirituale, venerato padre.

Allo Spirito vivificante, venerabile Caritone, hai sottomesso ogni cura della carne come causa di inimicizia con Dio.

Come Davide abbattesti, venerabile padre, il potere spirituale dell’ostile Golia con l’armatura dello Spirito.

Theotokìon. Tu sola, Madre di Dio, per gli uomini divenisti dispensiera dei tesori sovrannaturali; perciò ti gridiamo: Salve.

Irmòs. In te si rallegra la tua Chiesa, Cristo, gridando: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e saldezza.

Kàthisma. Tono 4. Presto intervieni.

Con le parole ornasti la Chiesa di Cristo, con le opere onorasti la somiglianza con Dio, o beato; rifulse infatti nel mondo in te la saggezza irraggiante per fede grazie di guarigioni; perciò festeggiamo con affetto anche la tua memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Vergine pura, che partoristi il Dio sovrasostanziale, con i beati imploralo senza sosta di concedere prima della fine, remissione delle colpe e correzione della vita a quanti con fede e affetto debitamente t’inneggiano, o sola lodatissima.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti inchiodato sulla croce, la tua pura Madre, o Verbo di Dio, con lacrime materne gridò: Che cos’è questo prodigio strano e nuovo, o Figlio mio, come ti esponi alla morte, tu vita dell’universo? Ma tu desideri vivificare tutti i mortali nella tua compassione.

Ode 4. Vedendo te, Sole.

Uccise le voluttà tiranniche con le fatiche della temperanza, Caritone, santamente indossasti la vivificante mortificazione.

Le preoccupazioni del mondo soffocanti la fertilità dell’anima bruciasti come rovi, beato Caritone, con le tue ardenti meditazioni.

Le grazie posero sulla tua fronte, per le tue imprese atletiche, la corona del regno di Cristo, poiché facesti cessare l’ebbrezza dell’errore, o beato.

Theotokìon. Ineffabile si rivelò, divina Genitrice, il tuo parto; sola Vergine pura e benedetta, noi ti veneriamo gridando: Salve.

Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Eri il puro e chiaro specchio delle luci venute dall’alto, venerabile padre, beatissimo Caritone.

Rifulgesti di duplice grazia, brillando per le ferite della tua lotta per la fede e poi per le fatiche dell’ascesi, o beato.

Ti rivelasti medico delle anime, avendo cercato dall’infanzia la sapienza divina, o beatissimo.

Theotokìon. Tu sei l’armatura che ci custodisce dal nemico, in te possediamo, santa sposa di Dio, la nostra speranza e la nostra ancora di salvezza.

Ode 6. A te sacrificherò.

Ponendo le tue fondamenta non sulla sabbia, ma su Cristo, come casa edificasti la virtù più preziosa dell’oro e divenisti dimora della Trinità santissima.

Il serpente si rivelò, padre teoforo, lo strumento del male, ma vinto dalle tue virtù, per effetto di una giusta provvidenza, punì gli artefici dell’iniquità.

Né le battiture, né la minaccia di condanna a morte, poterono separarti dall’amore di Dio, poiché gioivi della tua unione con lui, o beato.

Theotokìon. Prodigio che supera i prodigi passati: senza restringerlo, una Vergine concepì in grembo senza nozze colui che in mano regge il mondo.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore; così a te grida la Chiesa, purificata dal sangue offerto ai demòni per il sangue misericordiosamente fluito dal tuo fianco.

Kontàkion. Tono 2. Gli araldi sicuri.

L’asceta della continenza, il lottatore della pietà incoroniamo oggi tutti con inni, o fedeli e celebriamo con elogi Caritone, pastore e maestro, martire di Cristo, che trae il nome dalla grazia, universale astro del mondo.

Ikos.

Celebriamo con inni, o fedeli, questo grande tra i santi, divino luminare d’Iconio, il beato Caritone e coroniamo il suo capo con canti divini: schiacciò infatti al suolo l’alterigia degli idoli vani e con essi annientò tutta l’attività dei demòni; perciò sopportò le fatiche e realmente ottenne i premi. Lodandolo, dunque, onoriamolo come universale astro del mondo.

Sinassario.

Il 28 di questo mese memoria del nostro santo padre e confessore Caritone.

Stichi. Calpestati i piaceri terreni, Caritone ora esulti di letizia, gustando in cielo l’oggetto del tuo desiderio. Il ventotto morì in età avanzatissima.

Lo stesso giorno memoria del santo profeta Baruk.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri e fratelli di sangue Alessandro, Alfeo, Zòssimo e del santo martire Marco il pastore e dei santi martiri Nicon, Neon, Eliodoro e di altre vergini e fanciulli.

Stichi. Tre martiri del Signore, stesi a terra, trovarono la divina rugiada. Come il giusto Abele subisti la morte, Marco, pastore di greggi proprio come lui. Eliodoro e Nicon sconfissero con Neon il nemico di Cristo. Accogli, o Dio, questa folla di fanciulli e vergini, nati da donna e uccisi dalla spada.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Eustazio il romano.

Stichi. E’ romano, ma anche forte il martire Eustazio martirizzato dalla spada.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Alessandro e di altri trenta martiri suoi compagni.

Stichi. Avevano come guida per morire Alessandro, i trenta uomini uccisi dalla spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Imitando lo zelo per la fede che mostrarono i figli di Abramo, calpestasti il tirannico editto gridando: Benedetto sei tu, Signore mio Dio.

Come nella fornace, dall’ardore delle tentazioni la divina grazia venne dal cielo a proteggerti, ricoprendoti della sua rugiada, venerabile padre, cantando: Benedetto sei tu, Signore mio Dio.

Come toccato dall’amore divino della Trinità, gli consacrasti un numero eguale di inni spirituali, cantando: Benedetto sei tu, nel tempio della tua gloria, Signore.

Theotokìon. Salve, dimora santificata, divino tempio dell’Altissimo; Madre di Dio, per te ci è donata la gioia e noi gridiamo: Benedetta sei tu fra le donne, Sovrana purissima.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

Con la fiamma di una torcia che bruciava i tuoi fianchi, consumasti i tuoi ingiusti persecutori e per opera del santo Spirito, rimanesti incolume per risvegliare alla fede i popoli, inneggiando: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Hai rivestito davvero Cristo, spogliandoti dell’uomo vecchio e sconfiggesti, o beato, il principe di questo mondo di tenebra con le pene del martirio, con letizia gridando: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Quale vero discepolo di Paolo, venerabile padre Caritone, camminavi sulle sue orme e divenisti per i monaci una guida, modello di virtù per quanti gridano: Opere tutte, inneggiate al Signore.

Theotokìon. Tu sola in tutte le generazioni, Vergine pura, ti rivelasti Madre di Dio: divenisti dimora della divinità, o purissima, senza bruciare al fuoco della luce inaccessibile, perciò ti benediciamo, Maria, divina sposa.

Irmòs. Stese le mani Daniele nella fossa arrestò le fauci dei leoni: i fanciulli ebrei pieni di zelo per la loro fede, cinti di virtù arrestarono la forza del fuoco, gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Cristo, pietra angolare.

Non poté celare le tue virtù la tomba, portatrice di oblio, beato Caritone, poiché come sole attraverso i secoli rifulse la tua memoria, che noi degnamente magnifichiamo.

Venite celebrando in ispirito l’annuale memoria del teoforo, imitiamo tutti le sue virtù, unendoci a lui per cantare: O Trisagio, noi ti magnifichiamo.

Adoriamo in coro, fedeli, nella sua divina essenza la Monade una nelle ipòstasi, inconfuso Dio trino, che condivide la stessa forza e dignità: con fede magnifichiamolo.

Theotokìon. Esulta di letizia e gioia, sposa del gran Re, che rifletti come chiaro specchio la bellezza del tuo sposo, risplendendo più dell’oro e del sole.

Irmòs. Cristo, pietra angolare non tagliata da mano umana fu tagliato da te, la Vergine, monte inviolato; è lui che riunisce le nature separate; per questo, gioiosi ed esultanti, Madre di Dio, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Esercitato prima ottimamente nella lotta e poi compiuta la corsa divina nell’ascesi, salisti ai cieli e stai davanti a Cristo, santo padre Caritone, pregando per noi che con fede t’inneggiamo.

Theotokìon.

Generasti Cristo, Re della gloria, angelo del gran consiglio del Padre, Vergine inneggiatissima: prendendo la sua croce, asceti e martiri dietro a lui corsero. Con loro senza sosta supplica per noi, Madre di Dio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia ripetendo il primo.

Tono 4. Hai dato come segno.

La grazia dello Spirito, o padre Caritone, brillando per te, ti illuminò chiaramente: dissolvesti così la notte delle passioni e puramente giungesti al giorno dell’impassibilità, unendoti alla purissima luce; in lei dimorando, non dimenticarti, o uomo di Dio, di chi con fede santamente celebra la tua memoria (2).

Portando in te la fioritura della grazia celeste, o Caritone, disprezzasti le cose terrestri; perciò, come fossi senza carne, scegliesti di vivere tra disagi, sapendo che un giorno ti saresti piamente aggirato lungo il torrente delle eterne delizie, o uomo ispirato da Dio; con lacrime inaridisti, o santo, la torbida fonte delle passioni e irrigasti le spighe che nutrono le anime.

Degnamente hai ricevuto, o Caritone, la grazia delle guarigioni dalla divina grazia; per essa si ritrae davanti a te l’inganno degli spiriti maligni e scompare fuggendo lo scempio di tremendi mali, o santo, poiché fai zampillare come ruscelli le onde dei tuoi carismi e noi ora, da essi irrigati, celebriamo la tua memoria.

Gloria. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche. Annientasti le falangi dei demoni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita. Poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Correggi me, l’incorreggibile, con la tua intercessione, Madre di Dio, speranza dei cristiani e strappami ai tormenti, a ogni castigo e al fuoco eterno.

Volendo si può dire la grande dossologia.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 del canone.

Kinonikòn. Il giusto avrà memoria eterna. Alliluia.

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