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Archivi: Preghiere giornaliere

Mattutino del 31 agosto – Memoria della deposizione della preziosa cintura della santissima Madre di Dio

31 AGOSTO

Memoria della deposizione della preziosa cintura della santissima Madre di Dio.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Noi fedeli celebriamo la venerabile cintura della pura dimora del tuo corpo, da cui attingiamo la guarigione dei nostri mali e acclamiamo, Vergine santissima: Madre di Dio Altissimo, tu sei il riscatto di quanti ti onorano, o Maria da Dio eletta.

Gloria. E ora. Si ripete lo stesso.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Il tuo popolo, o inneggiatissima, festeggia oggi per la deposizione della tua preziosa cintura e con ardore a te grida: Salve, Vergine, vanto dei cristiani.

Gloria . E ora. Si ripete lo stesso.

I due canoni della Madre di Dio. Primo canone. Poema del signore Giorgio.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Come brillante lampada perennemente accesa, come cielo terso, il tempio della Vergine, avendo trovato la luminosissima cintura, oggi illumina l’universo dello splendore dei prodigi.

La tua città, indossando spiritualmente la tua cintura, o purissima, come legame sicuro, in essa trova forza e potenza e in te ripone il suo vanto.

La tua urna sulla terra ci è apparsa più preziosa dell’arca dei tempi antichi: non ci sono in effetti più simboli, ma la conoscenza della verità, o Genitrice di Dio, custodita con fede.

La preziosa urna effonde oggi il suo mistico profumo nel tempio della pura e colma dell’aroma dello Spirito quanti vi si avvicinano con affetto.

L’L’altro canone. Acròstico: Cingimi della tua forza, pura Vergine. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Di forza divina, Vergine pura, cingi chi inneggia alla tua sacra cintura, divenuta per la tua città e per il tuo gregge cinta sacra e baluardo imprendibile, o Vergine illibata.

Generasti il Dio potente, che cinge di potenza tutti i fedeli, Vergine pura, perciò ti diciamo beata e con gioia baciando la tua cintura sacra, vi attingiamo grazia e misericordia.

Intrecciamo armoniose danze per la deposizione della sacra cintura della casta fanciulla di Dio; con essa fu intessuta per noi una cinta incorruttibile, un abito che non si strappa e un baluardo imprendibile.

Nella la tua potenza si rifugia sempre il tuo popolo, Vergine pura, accorrendo sempre sotto la tua protezione; sii un aiuto per tutti, esaudisci le preghiere che ciascuno ti rivolge per la propria salvezza, liberando dai pericoli le nostre anime.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca e si riempirà di spirito e pronuncerò un discorso alla Regina Madre; mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Ode 3. Si rallegra in te.

Veneriamo oggi, fedeli, la cintura della Pura, come legame che ci unisce a Dio e con fede inchiniamoci.

I flutti della grazia senza sosta zampillanti, o Vergine, dalla tua urna incontaminata, dissetano tutti i fedeli.

La cintura della Vergine, che oggi celebriamo solennemente, effonde sui fedeli grazie di guarigioni.

Come rugiada del mattino la tua grazia scorrendo, o Pura, calma sempre la fornace delle passioni dei tuoi cantori.

L’altro canone. Tu che in principio.

Il cuore di chi tocca con fede la sacra cintura della Vergine viene rinnovato e si cinge di potenza per affrontare con successo le turpi passioni e i nemici immateriali.

Restò incorrotta la sacra cintura che cinse il tuo casto corpo, o Fanciulla: essa santifica i fedeli che a lei si accostano e libera da corruzione, malattie e afflizioni.

Divenisti dimora splendente del Verbo da te incarnato e ti compiacesti, o illibata, che la tua cintura fosse deposta nella tua santa casa; baciandola veniamo santificati.

Tutti baciamo con affetto e cuore lieto la venerata cintura, divenuta per tutti i fedeli, o Theotòkos, oggetto di venerazione per aver cinto il tuo santissimo corpo.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, o Theotòkos, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina memoria rendili degni di corone di gloria.

Kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

La deposizione della tua divina cintura la Chiesa festeggia con gioia e con ardore a te grida, o Vergine pura: salvaci tutti dalle potenze nemiche, spezza l’audacia degli empi e dirigi la nostra vita affinché facciamo la volontà del Signore.

Gloria. E ora. Stesso Tono.

I fiumi di miracoli sgorganti dalla tua urna santissima, come un tempo dal paradiso, irrigano la faccia della terra con moltitudini di grazie per quanti ti venerano con fede, Madre di Dio; perciò ti cantiamo e grati celebriamo gridando sempre: salve, unica speranza dei tuoi cantori.

Ode 4. Vedendo te sole di giustizia.

Come prezioso firmamento ti ha posto l’Autore del creato, ornandoti, come stelle, di quei divini splendori con cui rischiari i confini, Madre di Dio.

La tua città, Madre di Dio, avendoti come fortezza sicura e munita, possiede anche la tua sacra cintura come indefettibile legame, che brandisce nelle guerre.

O Genitrice di Dio, la tua sacra cintura ci fa salire dalla terra al cielo con l’ardore che in noi accendi; perciò ti glorifichiamo come causa di gloria superna.

Ecco la grazia inesauribile, venite tutti con cuore semplice, amici della festa, attingete con fede i torrenti sempre zampillanti dalla santa urna della Madre purissima.

L’altro canone. Tu sei il mio vigore.

O casta e purissima, salendo per abitare presso la luce che non tramonta, lasciasti a quanti ti proclamano beata, invece del corpo, la tua preziosa cintura, fonte di prodigi e salvezza, baluardo per questa città che ti onora.

Come in un nuovo cielo entriamo, o fanciulla, nel tempio dove è custodita come tesoro la tua sacra cintura, sole abbagliante che irraggia miracoli, illumina i cuori e dissolve le oscure passioni.

Ti sei rivelata arca di spirituale santificazione, o pura inneggiatissima e doni al tuo popolo l’urna venerata, contenente la cintura che cingevi mentre eri in vita, come rifugio e fonte inesauribile di guarigioni.

La tua preziosa cintura è giunta nella tua città come prezioso dono ed è stata deposta oggi con munificenza in questa santa tua casa ed è divenuta occasione di grandissima festa, o pura Theotòkos lodatissima, per quanti con ardore ti amano.

Le ombre della legge e gli enigmi dei profeti preannunziarono te castissima, come vera Theotòkos: per te infatti la maledizione fu resa inefficace, la benedizione perfetta e la grazia salutare fiorì per quanti ti inneggiano con fede e affetto.

Katavasìa. Colui che siede nella gloria sul trono della divinità, Gesù, Dio trascendente ogni pensiero, venne su nube leggera con la sua forza immacolata e salvò quanti acclamano: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Ode 5. Tu sei mio Signore.

Magnificasti tua Madre, Signore; al di sopra di tutte le potenze dei cieli esaltasti la sua gloria in modo incomparabile.

La tua preziosa urna, Theotòkos purissima, concede in abbondanza la grazia di Dio ai fedeli che ti onorano.

Tu sei la forza di cui si cingono gli imperatori fedeli, il vincolo in cui si glorifica la tua città, il cui vanto, o Theotòkos, è la tua cintura.

La tua grazia, famosa in verità, rivela la sua potenza, o Purissima, su tutta la terra attraverso miracoli prodigiosi.

L’altro canone. Perché mi hai respinto.

Dopo che la tua sacra cintura fu deposta nel tuo tempio in questo giorno, o piena di grazia, a chi lo desidera sono offerti tutti i beni: chi ne attinge viene santificato, ottenendo quel che domanda con fede.

Partorendo il Verbo splendente di bellezza, rifulgesti di bellezza e nello splendido tempio hai voluto che fosse deposta la bella cintura, che un tempo cingeva lo splendore del tuo corpo, o Theotòkos.

Il tuo santo tempio diviene per tutti un altro paradiso che possiede al suo centro come una rosa odorosa, o purissima, la tua cintura, colmante di profumo divino il cuore dei fedeli che a te si accostano.

Nube portatrice della pioggia divina, o purissima, versasti le onde della salvezza e la terra che le nostre colpe inaridirono, tu l’hai fatta produrre i frutti della fede; perciò noi fedeli ti glorifichiamo.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Ode 6. A te offrirò sacrifici.

Sopranaturalmente il Signore ti ha del tutto glorificata, esaltata, colmata d’onore, così come il tuo tempio, o Theotòkos, con la tua cintura e la sacra urna.

Flutti di grazia colano abbondantemente dalla tua urna immacolata, circondando tutto il creato, dissetando i fedeli che adorano tuo Figlio.

I fedeli che possiedono in te la forza e il vanto, per la loro gloria cingono, o Theotòkos, la tua sacra cintura come splendido e prezioso ornamento.

L’altro canone. L’abisso dei miei peccati.

Come un bimbo neonato partoristi per noi il Dio anteriore ai secoli, rinnovando tutti i cuori che il peccato aveva fatto invecchiare, o Madre sempre-vergine, attraverso questo nuovo mistero: la deposizione della tua sacra cintura.

Santo è il tuo tempio, Genitrice di Dio, meraviglia per i giusti nella verità, poiché la tua meravigliosa cintura effonde miracoli e per i fedeli che ti onorano, Vergine Madre, zampilla un oceano di guarigioni.

Ogni anima si rallegra trovandosi nel tuo tempio sacro e vedendo la tua cintura, o Theotòkos, come un sole scintillante da dove si irradiano i carismi luminosi del divino Spirito creatore.

Fortifica, pura Vergine, i nostri cuori esposti ad ogni sorta di peccati; cingi con la tua potenza i fedeli che possiedono la tua sacra cintura come tesoro prezioso, indefettibile e di gran pregio.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Theotòkos, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion. Tono 2. Tomba e morte.

Il tuo seno che riceve Dio o Madre di Dio, * ha cinto la tua cintura preziosa, potenza invincibile per la tua città, * e tesoro diviene di beni inesauribile, * o sola che hai generato sempre vergine.

Ikos.

Quale discorso dei figli della terra narrerà le tue magnificenze? Quale lingua dei mortali? Neppure un intelletto celeste può tanto. Ma tu, che partoristi lo sconfinato oceano della compassione, ricevi anche ora i canti di labbra sterili e dammi divina grazia per inneggiare la tua cintura, o Sovrana, per cui il mondo esulta cantando con gli angeli i tuoi prodigi, poiché sei la sola sempre Vergine che hai potuto generare.

Sinassario.

Il trentuno di questo mese memoria della deposizione nella santa urna della preziosa cintura della santissima Theotòkos, riportata dall’episcopato di Zila a Costantinopoli sotto Giustiniano, nella sua augusta chiesa nel quartiere di Calcopràtia; si commemora anche la guarigione miracolosa dell’imperatrice Zoì, moglie dell’imperatore Leone il sapiente, in virtù della cintura della Madre di Dio.

Stichi. O Vergine, per cui io stessa sono degnamente incoronata, io depongo la tua cintura alla fine dell’anno. Fu deposta per la gioia di ciascuno la cintura della Vergine il trentuno.

Lo stesso giorno memoria del restauro del tempio della santissima Madre di Dio in Neorìo.

Per le preghiere della tua pura Madre, Cristo nostro Dio, abbi pietà di noi. Amìn

Ode 7. Nella fornace persiana.

Unico sole di giustizia, autore della luce, tu rischiari con i tuoi molti doni il tempio di tua Madre dove risplende la sua sacra cintura.

Attorniando la tua urna come l’urna d’oro, sola pura, realmente noi godiamo delle tue grazie, o Vergine benigna e la stimiamo più preziosa dell’arca che ne fu il simbolo antico.

Le fonti dei tuoi miracoli, o purissima, traboccano vera grazia per i fedeli: dalla tua preziosa urna colano abbondanti mistici fiumi come da un altro paradiso.

Venite lieti, mortali tutti, la sacra urna ci invita misticamente a venerare come un tesoro la famosa cintura della Sovrana purissima.

L’altro canone. Il fuoco ebbe paura.

La Regina universale, andandosene alle dimore celesti, lasciò come tesoro alla Città Imperiale la sua preziosa cintura che la cinge di salvezza contro l’assalto di nemici visibili e invisibili.

Accostiamoci ora alla fonte che fa scorrere la grazia e l’amore, all’urna venerata contente la preziosissima cintura di colei che, Madre insigne e vergine, riempì di onori l’umanità con il suo parto.

Inneggiate al Signore, o voi, potenze tutte del cielo e voi, lingue tutte degli uomini, glorificate colei che lo ha generato: essa infatti ha donato la sua cintura come rifugio sicuro e salvezza per i fedeli.

Le nubi oggi stillino dall’alto la giustizia in occasione della deposizione della tua cintura, o nube colma di grazia e che ogni anima canti con gioia: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestando con coraggio la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

O purissima, l’arca contenne anticamente le tavole scritte dalla mano di Dio, ma la tua preziosa e venerabile urna, Sovrana senza macchia, possiede la cintura che custodì in te, terribile mistero, il Salvatore e l’Autore stesso della Legge.

Gli angeli, o purissima, esultano ora nel tuo santo tempio e volano intorno alla tua venerabile e sacra cintura e noi, nel tripudio e nella gioia, ti cantiamo come gloria del genere umano.

Tu sei il ramo che fece germogliare, o Vergine pura, il fiore della nostra vita, il vaso di gran valore contenente la mirra dello Spirito, tesoro dei beni, sorgente dei profumi, la santa urna da cui sgorgano guarigioni.

L’altro canone. Sette volte più del solito.

Come trono santo fu portato brillantemente nel tempio sacro, per riposarsi, l’urna contenente la cintura dell’unica ancella di Dio, la purissima regina dell’universo; per quanti piangono sotto il fardello dei loro peccati in abbondanza ella produce la perfetta guarigione dei loro mali.

Vergine Madre di Dio, sulla terra donasti corpo al Signore, stringendo fra le tue braccia colui che cinge di forza i fedeli; ora che sei salita negli eccelsi, hai lasciato ai mortali la tua preziosa cintura come forza e protezione.

Guarigione dei malati, sostegno degli oppressi, divino conforto degli smarriti, timone di chi naviga sui flutti, conversione delle pecore smarrite, così è realmente, Vergine pura, la grazia che accompagna la tua preziosa cintura, che con fede veneriamo per tutti i secoli.

Della tua cintura celebrando oggi la santa deposizione, festeggiamo questa solennità, noi tuoi servi e con gioia ti gridiamo: salve, Madre di Dio, tripudio degli angeli e degli uomini, che con fede cantano: Popolo, esalta Cristo per tutti secoli.

Katavasìa. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Da te, Vergine.

La tua urna, Genitrice di Dio, è veramente uno scrigno di gran valore, poiché essa è degna di possedere la tua verginale cintura e il tuo abito nuziale, che essa custodisce come tesoro di vita.

Cingendo, o Theotòkos, come divino diadema di bellezza la tua santissima e divina cintura, la Chiesa oggi si rallegra e splende di gloria.

Avendo il tempio della Vergine che imita tutto l’ornamento dei cieli per i raggi dei carismi, come splendori di stelle, illuminati oggi, o fedeli, rifulgete.

La tua città, Genitrice di Dio, detiene la tua sacra cintura come recinzione e luogo di pace, assicurando l’unità dei dogmi della vera fede, gloria dei fedeli e regale trofeo.

Cantiamo la tua gloria ineffabile, così come la tua grazia ineguagliabile: sei la fonte della sapienza da cui proviene la parola per tutti coloro che venerano e magnificano la tua prole.

L’altro canone. Per questo sbigottisce.

Ecco la divina lettiga di Salomone attorniata, come dice la Scrittura, da sessanta prodi; ella depone oggi nella sacra urna, come su un letto regale, la sua cintura per la riconciliazione di tutti gli afflitti e la salvaguardia di quanti vivono nella pietà.

Come città del Re dei cieli di cui si dicono meraviglie, donasti in prezioso e sacro regalo la tua santissima cintura a sostegno di tutti i fedeli; per essa gli imperatori coronati e ornati dall’ortodossia disperdono in fuga i nemici.

Monti, stillate ora dolcezza e voi, valli, eterna letizia; schiere dei patriarchi e cori tutti dei martiri, assemblea dei profeti e pia adunanza dei divini apostoli, esultate oggi con noi tutti per la deposizione della sacra cintura della divina fanciulla.

Per il tuo parto hai santificato l’universo e ora ci doni per accrescerne la luce, o Vergine santissima, la tua sacra cintura; nella sua deposizione tutta la terra esulta e venera in te colei che colmò la stirpe umana d’ineffabile gioia.

O purissima, che sei compassionevolissima, io mi rifugio presso la tua misericordia: liberami dalla nefasta familiarità con le passioni, dal nemico che mi tenta ogni giorno, dalla seduzione dei piaceri, dal peso dei miei peccati, dal saccheggio e dalla prigionia, o purissima.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima Theotòkos, pura sempre Vergine.

Exapostilarion. Udite, donne.

Colui che ha fatto superiore a ogni comprensione tutto ciò che ti riguarda, o pura, onorò di incorruttela la tua veste e la tua cintura, donandole alla tua città come forza e sicurezza; celebrandone ora con gioia la deposizione, con affetto festeggiamo.

Altro exapostilarion, stessa melodia.

Tu che sei signora di tutte le creature, o Sovrana e sei piena di luminosissima sapienza, come Madre di Dio onnipotente, colmami di luce, di divina conoscenza e grazia col compiersi degli inni che si cantano per te, pura Theotòkos.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Purissima Theotòkos, la Chiesa ha cinto la tua santa cintura come fulgidissima corona e si rallegra oggi gioiosa, misticamente danza e a te acclama, o Sovrana: Salve, corona e diadema divino; salve, sola gloria ed eterna letizia di tutto il mio popolo (2).

Purissima Sovrana, poderoso muro di cinta, indistruttibile sostegno e salvezza del tuo popolo e della tua città, tu hai dato come splendida difesa la tua preziosissima cintura, che salva da ogni sorta di sventure quanti la onorano con fede e con fervido zelo, o sposa di Dio.

Il tuo tempio, o purissima, si rivela oggi fonte inesauribile di prodigi: i fiumi della grazia si riversano infatti copiosi dalla tua urna santa e rallegrano la mente dei fedeli, che con fede e affetto a te acclamano: Tu sei gioia, letizia e nostra vita.

Gloria. E ora. Tono 2.

La Chiesa di Dio ha cinto la tua santa cintura, o Theotòkos purissima, come fulgidissima corona e risplende oggi gioiosa e misticamente danza, o Sovrana, gridando a te: Salve, prezioso diadema e corona della divina gloria. Salve, sola gloria e gioia eterna di tutto il popolo cristiano. Salve, porto, protezione e salvezza di quanti a te accorrono.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia. I Typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Apostolo: Fratelli, la prima tenda aveva norme (vai al sabato della V settimana dei digiuni).

Vangelo: Alzatasi Maria.

Kinonikòn.

Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Alliluia.

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Vespro del 30 Agosto – I santi nostri padri Alessandro, Giovanni e Paolo il Nuovo, arcivescovi di Costantinopoli

30 Agosto

I santi nostri padri Alessandro, Giovanni e Paolo il Nuovo, arcivescovi di Costantinopoli.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e 3 stichirà prosòmia del precursore.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

O divino mediatore tra l’antico e il nuovo patto, profeta e precursore, angelo incarnato, accusatore dell’iniquità, germoglio di grembo sterile, bocca di fuoco, tu rimproverasti Erode che faceva ciò che è illecito, ma egli, non sopportando il rimprovero, ordina che ti sia recisa la testa: e questa, divina delizia della continenza, fu portata su un vassoio come una vivanda, per accusare ancor di più l’intemperante.

Spinta da iniqua madre, l’iniqua figlia chiede la tua testa celebrata, oggetto di venerazione anche per gli angeli: non ne sopportava infatti i rimproveri; portandola così sul vassoio e con i piedi danzando, volse in lutto l’allegria dei convitati; ma ora ancor più tu condanni l’odiosità della dissolutezza, o beato, supplicando Cristo di salvare le nostre anime.

Delirante per l’ubriachezza, Erode è colto di sorpresa dalle false parole di una frenetica danzatrice, e, davanti al giuramento, ordisce l’iniqua uccisione del giusto, o glorioso profeta; ma la tua morte chiaramente mostrò l’immortalità a quanti già erano morti: poiché divenisti annunciatore e primo messaggero anche per gli abitanti dell’ade, preannunziando l’avvento salvifico di Cristo nostro Dio: supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Altri 3 stichirà, dei santi.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Beatissimo Alessandro, fosti pastore della Chiesa, difensore dell’ortodossia, abbattendo l’arroganza di Ario grazie alle intense preghiere con cui supplicavi il Redentore di tutti; prega dunque perché siano donate alle nostre anime pace e grande misericordia.

Nobile Giovanni, hai mostrato odio per la corruzione della carne: con la continenza e la fede, con la veglia e la confessione sei divenuto angelo terrestre e uomo celeste. Supplica Cristo perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Davvero hai manifestamente ubbidito ai divini insegnamenti di Paolo, col quale sei salito al terzo cielo, o venerabile, alle vette della virtù e hai udito le ineffabili e divine parole dello Spirito. O beato Paolo, inconcusso fondamento degli ortodossi, supplica senza sosta il Salvatore.

Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.

Mentre si celebrava il giorno natalizio dello spietato Erode fu adempiuto quanto disposto dal giuramento fatto alla licenziosa danzatrice: infatti la testa recisa del precursore fu portata su un piatto ai commensali, come una vivanda. O detestabile simposio, pieno di sacrilegio e di sete di sangue! Ma noi, onorando degnamente il battista, come il più grande tra i nati di donna, lo proclamiamo beato.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con il precursore e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del precursore. Tono 4.

Erode celebrò uno scellerato giorno natalizio e un orrido simposio: affascinato da femminile impudicizia ed eccitato da empia mania per le donne, recise la testa del precursore, ma non la lingua profetica che accusava la sua stoltezza. Versava sangue innocente con l’intenzione di coprire un peccato infame, ma non coprì con ciò la voce di colui che a tutti proclamava la penitenza. Erode si rallegrava per il crimine, mentre noi festeggiamo con amore la beata immolazione di Giovanni battista, che infatti precedette la vita nell’ade annunziando a quanti sedevano nella tenebra e nell’ombra di morte l’oriente dall’alto, Cristo nostro Dio, il solo misericordiosissimo.

E ora. Theotokìon.

Custodisci da ogni sorta di pericoli i tuoi servi, o benedetta Madre di Dio, affinché ti glorifichiamo come speranza delle nostre anime.

Apolytìkion del precursore. Tono 2.

Del giusto si fa memoria tra le lodi: ma a te, o Precursore, basta la testimonianza del Signore. Fosti infatti dichiarato più venerabile dei profeti, perché sei stato reso degno di battezzare tra i flutti colui che annunciavi. Perciò, dopo aver combattuto per la verità, con gioia hai annunciato anche nell’ade Dio manifestato nella carne, colui che toglie il peccato del mondo e a noi elargisce la grande misericordia.

Gloria. Dei santi. Tono 4.

O Dio dei nostri Padri, che sempre agisci con noi secondo la tua clemenza, non distogliere da noi la tua misericordia, ma per le loro preghiere dirigi la nostra vita nella pace.

E ora. Theotokìon.

Conclusione.

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Mattutino del 30 Agosto – I santi nostri padri Alessandro, Giovanni e Paolo il Nuovo, arcivescovi di Costantinopoli

30 Agosto

I santi nostri padri Alessandro, Giovanni e Paolo il Nuovo, arcivescovi di Costantinopoli.

Al Mattutino.

La consueta sticologia e i canoni: uno dall’Oktòichos, quindi i due canoni seguenti, uno del Precursore, l’altro dei santi. Il Canone del Precursore reca l’Acròstico: Canto il Precursore, martire di Dio.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Chi può degnamente lodare la luminosa lampada, l’araldo del mondo, l’apostolo divino, il servo di Cristo, il precursore del Signore martirizzato per lui?

L’angelo divino, principe delle angeliche potestà giunse al sacro tempio di Dio per recare la novella all’anziano: Vecchio, darai alla luce il precursore del Signore.

Straordinario prodigio: il grembo sterile che portava al suo interno il Precursore, eccelso profeta dal seno materno, venerò Cristo, portato nel grembo della Madre di Dio.

Theotokìon. Il divino arcangelo disse alla Vergine: o divina Sposa, recati in fretta alla casa di Elisabetta; trovandola gravida comprenderai che un parto inspiegabile ti ho annunciato.

Canone dei santi.

Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Come lampada a tre luci è sorta oggi la gloriosa memoria dei santi padri: con fede esultanti danziamo per essa.

O gerarca Alessandro, annientasti le roccaforti dell’eresia con la tua fervida franchezza nel professare la Trinità santa.

Avevi lo stesso nome dell’apostolo Paolo, illustrissimo gerarca e ne hai imitato le sue virtù divine.

Spiegando la nostra fede attraverso le scritture divine, la tua lingua, padre Giovanni, si rivelò stilo di scriba dello Spirito Santo.

Theotokìon. Cantiamo al Signore che volle incarnarsi senza seme dalla Vergine per salvarci e liberarci.

Ode 3. Come sorgente viva.

Nato da una sterile, Giovanni sciolse la lingua al padre: giustamente fu detto sonante voce del Verbo. Perciò benedicendo esclamò: Solo tu solo sei santo, o Signore.

Nulla amando di ciò che perisce, presto abitasti come città il deserto, irrobustito dallo Spirito divino: vivesti in modo immateriale come il mirabile Elia, o glorioso.

Non sopportando gli affari mondani fuggisti come uccello per abitare nel deserto e deliziarti nel Signore che libera dai lacci e dai pericoli, o sapiente.

Theotokìon. Alla casa di Elisabetta la Vergine si recò portando in seno il Verbo eterno di Dio: salutatesi entrambe, subito lo riconobbe il precursore e dal grembo lo adorò.

Dei santi. Tu sei la saldezza.

Ai buoni pascoli guidavi il gregge del Signore, o gerarca Alessandro; perciò ti glorifichiamo nei secoli.

Dalla tua lingua, beatissimo Giovanni, scorrevano come acque di salvezza per le tue pecore i dogmi della fede.

In te, beatissimo Paolo, veneriamo colui che, per il suo nome e la sua vita, è apparso immagine del vaso d’elezione.

Theotokìon. In te, noi cristiani, possediamo rifugio e riparo in ogni tempo; Vergine non sposata, senza sosta noi ti glorifichiamo.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te ricorrono, Signore, tu sei luce di chi giace nelle tenebre e il mio spirito ti inneggia.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Onoriamo, fedeli con purezza di coscienza il precursore di Cristo, il battista e profeta, il glorioso banditore, il maestro di conversione, il testimone verace del Salvatore che, per aver rimproverato Erode della sua follia, ebbe il capo reciso.

Gloria. Dei santi. Tono 4. Presto intervieni.

Il triplice candeliere dei padri rifulse per rischiarare la Chiesa dei credenti, che essi guidarono alla conoscenza di Dio, dissolvendo ogni fosca eresia con la loro sapienza e i loro insegnamenti e la grande franchezza con cui hanno parlato, Alessandro, Giovanni e Paolo, gloriosissimi gerarchi.

E ora. Theotokìon.

O speranza che non delude quanti a te ricorrono, tu sola hai incarnato e generato, oltre natura, Cristo nostro Dio. Con il precursore Giovanni, supplicalo di donare al mondo il perdono delle colpe e a noi tutti la conversione di vita prima della fine.

Ode 4. Colui che siede.

Mangiavi radici, miele selvatico e locuste come pietanze deliziose, o beato precursore e indossavi, come manto regale, una tunica di peli di cammello.

A tutti annunziasti il Creatore, che con il suo verbo ha coltivato ogni cosa; è lui che come giudice ha in mano la pala per pulire del tutto la sua aia.

Non desti sonno ai tuoi occhi, né riposo alle tue palpebre a sollievo del corpo, o santo beato, come angelo glorioso, finché non diventasti dimora dello Spirito di Dio.

Theotokìon. In te si compì la profezia di Avvacùm, gloriosa Vergine: Dio venne dal monte Carmelo, da te si incarnò per redimere i mortali dall’errore.

Dei santi. Ho udito, Signore.

Confondesti colui che come Giuda aveva tradito Cristo, meritando di ereditarne la maledizione, o Alessandro.

Come ulivo fruttifero, ritto nel tempio di Dio, offristi la moltitudine dei fedeli come frutti maturi, o gerarca Giovanni.

Sulle ali dell’umiltà sfuggisti le trappole del nemico: per questo, venerabile Paolo, fosti esaltato divenendo cittadino dei cieli.

Theotokìon. Cantiamo la Vergine pura, rimasta vergine dopo il parto, avendo generato Cristo nostro Dio per la salvezza e il ristabilimento del mondo.

Ode 5. Sbigottisce l’universo.

Investito di potenza dallo Spirito di Dio, a quanti a te venivano, o glorioso, esclamavi: Convertitevi! La scure è già alla radice degli alberi per tagliare quanti frutto non danno e purificare quanto vi è di buono.

Forte hai gridato con la lingua, come tromba del Signore, agli astanti, o Precursore: Io per ora vi battezzo con acqua, ma dopo di me viene uno più potente di me, che vi battezzerà con il fuoco dello Spirito.

Il profeta di Dio lo predisse: Quando il Signore verrà, manderà avanti il suo angelo a preparargli la via, salverà un popolo ribelle per renderlo erede sacro a Dio.

Theotokìon. Stando ancora nel seno materno, illuminato dallo Spirito Santo, percepisti la divina presenza del Creatore e balzando all’interno ti prostrasti ad adorarlo, o precursore.

Dei santi. Vegliando all’alba.

Ornando con la tua sacra presenza il trono di Mitròfane tuo predecessore, più del trono risplendevi tra i gerarchi per i tuoi divini insegnamenti.

Eccellevi fra i pastori per la tua ammirevole condotta; al Concilio di Nicea la tua luce ti distingueva fra i padri.

La grazia delle tue parole, o Giovanni, confermava nella fede la Chiesa e noi abbiamo te come colonna dell’ortodossia.

Theotokìon. A te inneggiamo, Madre di Dio che rimani intatta anche dopo il parto: veramente hai generato al mondo il Verbo Dio incarnato.

Ode 6. Celebrando questa divina.

Per tentarti e interrogarti si recò da te quella gente malvagia: Sei tu il Signore? Ma tu rispondesti: Non sono io, ma uno che viene dopo di me ed era prima di me.

Io sono natura mortale, ma colui che viene dopo di me è immortale ed eterno, Creatore di ogni cosa creata e del quale non son degno neppure di sciogliere i sandali.

Tutti accorsero vedendoti: prostitute, pubblicani, dissoluti, per farsi battezzare da te, o glorioso profeta, imparando la strada che porta a Cristo.

Theotokìon. Libera da ogni male i tuoi servi che ricorrono alla tua valida protezione e scampali dal terribile eterno castigo, o Vergine Sposa di Dio.

Dei santi. Concedimi una veste.

Con la preghiera lottavi coraggiosamente per la Chiesa di Cristo, annientando l’eponimo del furore bellicoso.

Come nobile tralcio della Vigna vivificante, beatissimo Giovanni, producesti frutti abbondanti per il tuo Sovrano.

Venerabilissimo padre Paolo, rifiutasti di diventare vescovo della Città Imperiale, che aveva ingiustamente aderito all’iconoclasmo.

Theotokìon. Tu che sola con un verbo concepisti nella carne il Verbo di Dio, salva le nostre anime dal laccio del nemico.

Irmòs. Concedimi una veste luminosa, tu che ti avvolgi di luce come di un manto, misericordiosissimo Cristo, Dio mio.

Kontàkion del Precursore. Tono pl. 1.

La gloriosa decapitazione del Precursore è divenuta divina economia, affinché potesse annunziare anche a quanti erano nell’ade l’avvento del Salvatore. Gema dunque Erodiade che ha richiesto l’infame omicidio: perché essa non ha amato la legge di Dio, né il secolo della vita, ma quello effimero e fallace.

Sinassario.

Il 30 di questo mese memoria dei santi patriarchi di Costantinopoli Alessandro, Giovanni e Paolo il giovane.

Stichi. Rotte le corde della carne Alessandro riceve l’eredità divina dall’Eterno. Il volto afflitto della Chiesa esprime la privazione dell’arcivescovo Giovanni. E Paolo, abbandonando i desideri della vita ha trovato riposo dove a Cristo è piaciuto. Il trenta si presentano alla Trinità per cantare insieme in eterno.

Lo stesso giorno memoria del beato Fantino il taumaturgo.

Stichi. Fantino il taumaturgo lasciando la terra, fa scendere su noi la manna dei miracoli. Fantino il trenta si è congedato da questa vita.

Lo stesso giorno memoria dei santi sedici martiri di Tebe.

Stichi. Foste trovati in numero di sedici uomini e foste tagliati arto per arto.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli di senno divino.

Opponendoti ad Erode con forza, o precursore glorioso, lo rimproverasti così: Non ti è lecito tenere come moglie una consanguinea, ciò non è permesso. Ma egli non tollerandoti ti recise il capo.

Come profeta glorioso riconoscesti il Signore già prima di nascere e a tutti lo additasti come agnello di Dio, insegnando a tutti, come atto di culto, a cantare al Signore: O Dio, tu sei benedetto.

Stando per raggiungere il felice traguardo o glorioso profeta, inviasti i tuoi discepoli a Cristo Signore perché lo interrogassero: Signore sei tu che vieni a salvare o c’è un altro che dobbiamo aspettare?

Cristo ai discepoli diede questa risposta: Andate a dire a Giovanni: Vedi, i morti risorgono, ora odono i sordi, guariscono i lebbrosi e come cervi saltano gli zoppi.

Dei santi. I fanciulli dalla Giudea.

Illustre gerarca Alessandro, tu sei stato sacerdote iniziato della celeste Trinità divina, adorando puramente e senza sosta inneggiando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Cristo ti ha reso fonte di miracoli, beatissimo Giovanni, tesoro di insegnamenti, da cui sgorga copiosamente la conoscenza di Dio per quanti inneggiano: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

O beatissimo gerarca, imitando Paolo vivevi sulla terra come un angelo, avendo ricevuto da Dio la ricchezza delle parole, con cui ora inneggi: Benedetto Cristo nei secoli.

Theotokìon. Apparisti dal grembo di una Vergine rivestito di una carne simile alla nostra per salvarci e noi che la riconosciamo Madre di Dio, grati a te inneggiamo: Benedetto dei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Il parto della Theotòkos.

Superiore a tutti i profeti, o celebrato Giovanni, sei profeta dell’antica e nuova Legge, non come canna sbattuta dal vento, ma sei rimasto saldo, esclamando: Benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Osservando la figlia di Erodiade dissoluta, impazzito di passione, Erode miserabile giurò e promise: Qualunque cosa mi chiedi, finanche la metà del mio regno, io giuro che ti darò. Ma essa gli chiede la testa del precursore.

La prigione rinchiuse Giovanni e il convito di Erode festante; la fatua fanciulla strappò il giuramento essendo piaciuta ed ebbe la testa santa e preziosa del precursore, che porse alla madre: impagabile dono!

Theotokìon. Scampa la tua città da ogni male e pericolo: dal sisma distruttore, da nemica invasione, dal castigo tremendo dell’eterno fuoco; dopo Dio noi cristiani possediamo te, o Vergine, come salvezza.

Dei santi. Colui che è nato dal Padre.

Per la forza della tua preghiera, Alessandro, perì l’empio Ario, travolto dalla sua superbia, che come Giuda provocò la dispersione dei suoi visceri.

Il nemico di Dio che lacerò la tunica di Cristo, cadendo come il traditore, si squarciò nel mezzo; nell’ade, ora, piange sulla sorte riservata agli empi.

Per i tuoi digiuni sembravi un incorporeo, per le tue veglie quasi privo di sangue e per i tuoi insegnamenti una fonte del paradiso, beatissimo Giovanni.

Theotokìon. Il tuo inesplicabile concepimento quale coro di mortali potrà degnamente cantare? Rimani Vergine anche dopo il parto e per i secoli sei benedetta, o Maria.

Irmòs. Colui che è nato dal Padre prima dei secoli e ultimamente si è incarnato da una Madre, sacerdoti benedite, popolo, sovresalta per tutti i secoli.

Ode 9. Ogni abitante.

Un convivio esecrabile, indegna cena, funesto giuramento sedussero il misero a cedere alla passione meritevole di castigo e in premio alla baccante dà la testa del Battista, cui non era confrontabile il mondo intero: che mistero terribile!

Come non inorridì l’empio Erode, o eterno giudice, a covare nel suo cuore l’assassinio del battista, non tollerando, furibondo, d’esser stato riprovato! Attese il momento opportuno e quando giunse decapitò il giusto.

Come angelo giustamente sei passato dalla terra in paradiso, poiché eri come un angelo, o precursore del Signore, santo e glorioso; dall’alto ricordati di quanti ti festeggiano, implorando il perdono delle colpe e domando pace e misericordia.

Theotokìon. Salva i tuoi servi, o Figlio di Dio, magnanimo Signore misericordiosissimo, per le suppliche del tuo battista e le preghiere di tua Madre e di tutti i tuoi santi e ai nostri imperatori concedi trofei dall’alto, come filantropo.

Dei santi. Madre di Dio, Vergine.

Il tuo santo e lealissimo discepolo, seguace delle tue vivificanti parole, il tuo sapiente, venerabile, affabilissimo arcivescovo Alessandro, Signore, degnamente sempre noi proclamiamo beato.

Nel tuo amore per gli ineffabili misteri divini sei giunto al più alto grado di iniziazione, al vertice della beatitudine, o padre Giovanni, iniziatore ai misteri, predicatore della sacra dottrina, illustre adoratore della Trinità santissima.

Padre santo, innocente, irreprensibile, pastore venerabile, predicatore della fede, dottore dell’ortodossia, tutti concordi, o Paolo, degnamente ti proclamiamo beato.

Theotokìon. Purissima Vergine, fonte del profumo, domanda al Figlio nato da te di donare successo e perdono dei peccati all’imperatore amico di Cristo; per questo sempre ti magnifichiamo.

Irmòs. Madre di Dio, Vergine non sposata, inesplicabilmente con un verbo concepisti il vero Dio più eccelso delle potenze immacolate, per questo noi con inni ti magnifichiamo.

Exapostilarion del precursore.

Con i discepoli conveniamo.

L’iniquo Erode tagliò la divina e sacra testa del precursore, non sopportandone i rimproveri, lo stolto. O audacia veramente terribile! Gema dunque l’infelice che commise l’empio crimine, mentre noi ora, celebrando con inni la testa preziosa, degnamente onoriamo il battista di Cristo.

Theotokìon.

Benché nessuna natura razionale, o purissima, sia in grado di elogiare colei che partorì Dio, perché chiaramente tu sei superiore a ogni creatura, tuttavia, quel poco che è possibile, non viene rifiutato: ricevi dunque anche da me quest’inno da nulla, come il Figlio tuo ha accolto gli spiccioli della vedova.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del precursore. Tono pl. 4.

Precursore del Salvatore, anche se Erode ha eliminato col crimine te, araldo della verità, tuttavia la fiaccola lampeggiante della tua bocca ha stupendamente irradiato il fulgore della fede anche sugli abitanti dell’ade: supplica dunque perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 29 Agosto – Memoria della recisione del prezioso capo del santo glorioso profeta e Precursore Giovanni il Battista

29 Agosto

Memoria della recisione del prezioso capo del santo glorioso profeta e Precursore Giovanni il Battista.

Al Grande Vespro.

Dopo il salmo introduttivo, Beato l’uomo, la prima stasi del primo kàthisma del salterio (ss. 1-3).

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 4 stichirà idiòmela, ripetendo i primi 2.

Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.

Mentre si celebrava il giorno natalizio dello spietato Erode, fu adempiuto quanto disposto dal giuramento fatto alla licenziosa danzatrice: infatti la testa recisa del precursore fu portata su un piatto ai commensali, come una vivanda. O detestabile simposio, pieno di sacrilegio e sete di sangue! Ma noi, onorando degnamente il battista, come il maggiore tra i nati di donna, lo proclamiamo beato (2).

Danzò la discepola del malvagio diavolo e si prese la tua testa come mercede, o precursore. O simposio pieno di sangue! Se almeno non avessi giurato, iniquo Erode, figlio della menzogna! O se, pur avendo giurato, tu non avessi mantenuto il giuramento: avresti fatto meglio infatti a mentire per salvare una vita, piuttosto che, mantenendo la parola, recidere la testa del precursore. Ma noi, degnamente onorando il battista come il maggiore tra i nati di donna, lo proclamiamo beato (2).

Non dovevi, o Erode, punire con la morte l’accusa di adulterio per il tuo amore satanico e la tua folle passione per la donna; non dovevi lasciarti andare tanto da consegnare la preziosissima testa di costui a una donna iniqua, per il giuramento fatto a causa di una danza; come osasti compiere tale omicidio? E come non venne fulminata la dissoluta danzatrice, mentre in mezzo al banchetto portava la testa sul vassoio? Ma noi, onorando degnamente il battista come il maggiore tra i nati di donna, lo diciamo beato.

A sua volta infuria Erodiade, a sua volta si agita. O danza ingannatrice e simposio unito all’inganno! Il battista veniva decapitato ed Erode si turbava. Per l’intercessione del tuo precursore, o Signore, concedi la pace alle nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2.

Mentre si celebrava il giorno natalizio dello spietato Erode fu adempiuto quanto disposto dal giuramento fatto alla licenziosa danzatrice: infatti la testa recisa del precursore fu portata su un piatto ai commensali, come una vivanda. O detestabile simposio, pieno di sacrilegio e sete di sangue! Ma noi, onorando degnamente il battista, come il maggiore tra i nati di donna, lo proclamiamo beato.

E ora. Theotokìon.

Chi non ti dirà beata, o Vergine santissima? Chi non celebrerà il tuo parto verginale? Perché l’Unigenito Figlio, intemporalmente dal Padre rifulso, egli stesso, ineffabilmente incarnato uscì da te, la pura: Dio per natura e per noi fatto uomo per natura, non diviso in dualità di persone, ma da riconoscersi in dualità di nature, senza confusione; imploralo, augusta beatissima, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla profezia di Isaia (capp. 40,41,45,48,54).

Così dice il Signore: Consolate, consolate il mio popolo, dice Dio. Sacerdoti, parlate al cuore di Gerusalemme e consolatela, perché è finita la sua umiliazione: il suo peccato infatti è stato condonato, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per i suoi peccati. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i sentieri del nostro Dio. Ogni valle sia colmata e ogni monte e colle sia abbassato; i sentieri tortuosi diverranno diritti e quelli impervi diverranno vie piane e ogni carne vedrà la salvezza di Dio. Sali su un monte alto, tu che porti buone novelle a Sion, alza la voce con forza, tu che porti buone notizie a Gerusalemme. Alzate la voce, non temete. Io sono il Signore Dio: io, il Dio di Israele, li esaudirò e non li abbandonerò. Farò scaturire fiumi dai monti e sorgenti in mezzo alla pianura; farò del deserto stagni e della terra arida canali d’acqua. Si rallegri il cielo in alto e le nubi piovano giustizia; germogli la terra e produca misericordia e insieme faccia germogliare giustizia. Annunciate un messaggio di gioia sino ai confini della terra e parlate perché sia reso noto questo: che il Signore ha liberato il suo servo Giacobbe. E se avranno sete lungo il deserto, egli farà loro scaturire acqua dalla roccia. Rallegrati sterile che non partorisci, esplodi in acclamazioni tu che non hai avuto doglie: perché saranno più i figli dell’abbandonata di quelli di colei che ha marito.

Lettura dalla profezia di Malachia

(cap. 3, passim).

Così dice il Signore onnipotente: Ecco io mando davanti a te il mio messaggero, che preparerà davanti a te la tua strada. E verrà nel suo tempio il Signore che voi cercate. Chi sosterrà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Perché egli entrerà come fuoco in una fornace e come la lisciva dei lavandai. Si siederà per fondere e purificare come si fa con l’argento e l’oro. Verrà a noi per giudicare e sarà pronto testimone contro i malvagi, contro le adultere, contro quanti giurano il falso nel suo nome e contro quanti non lo temono, dice il Signore onnipotente. Poiché io sono il Signore Dio vostro e non cambio, mentre voi, figli di Giacobbe, vi siete distolti dal diritto e non l’avete osservato. Ritornate dunque a me e io ritornerò a voi, dice il Signore onnipotente. Tutte le genti vi diranno beati e saprete che io, il Signore, farò distinzione tra il giusto e l’iniquo nel giorno in cui io farò di quelli che mi amano la mia proprietà. Imparate dunque e tenete a mente la legge di Mosè, mio servo, secondo gli statuti e i decreti che io gli ho ordinato sull’Oreb per tutto Israele. Ed ecco, io vi manderò Elia il tesbita, prima che venga il giorno del Signore, grande e manifesto. Egli riporterà il cuore del padre verso il figlio e il cuore di ognuno verso il suo prossimo, affinché venendo io non colpisca la terra con lo sterminio, dice il Signore onnipotente, il Dio santo di Israele.

Lettura dalla Sapienza di Salomone

(cap. 4, passim e 5,1-7).

Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo. Il giusto defunto condannerà gli empi viventi: vedranno infatti la fine del giusto, ma non comprenderanno ciò che è stato deciso per lui. Il Signore abbatterà gli empi muti, a capofitto, li scuoterà via dalle loro fondamenta, resteranno fino in fondo desolati nel dolore e la loro memoria perirà. Saranno chiamati, pieni di paura, a render conto dei loro peccati e le loro iniquità staranno davanti a loro per accusarli. Allora il giusto starà ritto con grande franchezza di fronte a quanti lo avevano afflitto e avevano disprezzato le sue fatiche. Vedendolo, essi saranno sconvolti da grande timore e saranno presi da stupore per la sua inattesa salvezza. Pentìti, parleranno tra sé e nell’angustia con gemiti diranno: Questi è colui che un tempo abbiamo deriso e che, da stolti, abbiamo fatto oggetto del nostro disprezzo. Abbiamo considerato follia la sua vita e la sua morte un disonore. Come dunque è annoverato tra i figli di Dio e la sua parte è insieme con i santi? Avevamo dunque smarrito la via della verità, non ha brillato per noi la luce della giustizia, né per noi è sorto il sole. Ci siamo saziati sul sentiero dell’iniquità e della perdizione e abbiamo camminato per vie impraticabili, senza invece conoscere la via del Signore.

Alla Litì, stichirà prosòmia.

Tono 1. Di Germano patriarca.

Come ti chiameremo, o profeta? Angelo, apostolo o martire? Angelo, dal momento che sei vissuto come un incorporeo; come apostolo insegnavi alle nazioni; come martire per Cristo fosti decapitato. Pregalo di aver misericordia delle nostre anime.

Celebriamo il ricordo della decapitazione del Precursore: la sua testa su un piatto un tempo stillava sangue diffondendo sull’universo fiumi di guarigioni.

Oggi la madre sacrilega e omicida spinge a un consiglio criminale la figlia spudorata, nata dalla sua colpevole unione, contro il maggiore dei profeti offendendo anche Dio. Quando l’odioso Erode festeggiava il suo funesto anniversario con un banchetto, sotto giuramento ella fece chiedere la meravigliosa e preziosa testa del divino predicatore; ed egli, folle, per rispettare la parola data, le diede la testa come premio per lo spettacolo della danza. Ma il profeta della venuta di Cristo, nemmeno davanti alla morte cessa di riprovare l’unione che Dio stesso disapprovava. Rimproverando gridava: Non ti è permesso questo matrimonio adulterino con la donna di tuo fratello Filippo, ti dico! Anniversario omicida, festa sanguinaria! Ma noi fedeli in questo giorno in cui il profeta e Precursore è stato decapitato, celebriamo con gioia una festa in vesti bianche, supplicandolo di renderci propizia la Trinità santa, affinchè siamo liberati dall’infamia e siano salve le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 1.

Del Monaco Giovanni.

Erode, desideroso di fuggire al rimprovero che il suo comportamento ingiusto meritava, per debolezza diede la tua testa, o Precursore, alla donna malvagia, ma non capiva, l’infelice, che egli stesso si accusava facendola portare su di un piatto. E tu, maestro di vera purezza, guida salutare al pentimento, Battista di Cristo prega per noi affinchè siamo liberati dalle ignobili passioni.

E ora. Theotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata, Madre di Dio Vergine e degnamente ti glorifichiamo come città salda, baluardo indistruttibile, protezione e rifugio sicuro per le nostre anime.

Allo stico, stichirà idiòmela. Tono 2.

O araldo della penitenza, Giovanni battista, con la tua testa recisa hai santificato la terra: poiché hai chiarificato per i credenti la legge di Dio e hai annientato l’iniquità. Ora che stai presso il trono di Cristo, Re del cielo, supplicalo di fare misericordia alle nostre anime.

Stico. Il giusto fiorirà come palma, si moltiplicherà come cedro del Libano.

Per la legge del Signore hai avuto recisa la testa, o santissimo Giovanni: rimproverasti un re empio e trasgressore con irreprensibile franchezza, perciò ti ammirano gli eserciti degli angeli, ti glorificano i cori degli apostoli e dei martiri e anche noi onoriamo la tua memoria annuale, o gloriosissimo, glorificando la Trinità santa che ti ha incoronato, o beato precursore.

Stico. Gioirà il giusto nel Signore e spererà in lui.

Il profeta nato da profeta e divenuto maggiore dei profeti, santificato dal seno della madre per il servizio del Signore, ha avuto oggi la testa recisa da un re iniquo; e accusando chiaramente, prima e dopo la decapitazione, colei che aveva danzato in modo sconveniente, ha svergognato la falange del peccato; perciò gridiamo: Giovanni battista, con la tua franchezza, supplica con fervore per le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 4.

O precursore del Salvatore, dei re tu rimproverasti perché non commettessero iniquità, perciò il gioco di una donna empia persuase Erode a decapitarti: per questo è da lodarsi il tuo nome dall’oriente del sole all’occidente. Nella tua franchezza, supplica dunque con fervore il Signore per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Vergine senza nozze, che ineffabilmente concepisti Dio nella carne, Madre di Dio eccelso, ricevi le invocazioni dei tuoi servi, o purissima: tu che a tutti procuri purificazione delle colpe, implora per la salvezza di noi tutti, accettando ora le nostre suppliche.

Apolytìkion. Tono 2.

Del giusto si fa memoria tra le lodi: ma a te, o Precursore, basta la testimonianza del Signore. Fosti infatti dichiarato più venerabile dei profeti, perché sei stato reso degno di battezzare tra i flutti colui che annunciavi. Perciò, dopo aver combattuto per la verità, con gioia hai annunciato anche nell’ade Dio manifestato nella carne, colui che toglie il peccato del mondo e a noi elargisce la grande misericordia.

Theotokìon.

Trascendono il pensiero tutti i tuoi misteri, tutti sono più che gloriosi, Madre di Dio; nel sigillo della purezza, custodita nella verginità, tu sei stata riconosciuta vera Madre del Dio vero: supplicalo dunque per la salvezza delle nostre anime.

Segue la conclusione.

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Mattutino del 29 Agosto – Memoria della recisione del prezioso capo del santo glorioso profeta e Precursore Giovanni il Battista

29 Agosto

Memoria della recisione del prezioso capo del santo glorioso profeta e Precursore Giovanni il Battista.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Raduniamoci, o fedeli, per celebrare concordi il mediatore della Legge e della grazia: egli ci ha predicato la penitenza ed Erode, da lui con coraggio pubblicamente accusato, gli ha reciso la testa. Ora che vive con gli angeli, intercede presso Cristo per la nostra salvezza.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Di te ci è noto, o pura sempre Vergine, lo straordinario prodigio del concepimento e il frutto ineffabile del tuo parto; sbalordisce il mio intelletto e rende attonito il mio pensiero, Theotòkos, la tua gloria, che a salvezza delle nostre anime su tutti si dispiega.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Celebriamo con inni colui che ci fu mostrato profeta sin dal grembo materno, colui che da una sterile come astro splendidamente apparve in terra, il battista di Cristo, l’atleta vittorioso, il precursore Giovanni: egli infatti intercede presso il Signore perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Mostra al tuo servo la tua sollecita protezione, l’aiuto e la misericordia che offri; placa, o pura, i marosi dei pensieri vani e risolleva la mia anima caduta, o Madre di Dio: perché lo so, o Vergine, lo so che tu puoi tutto quanto vuoi.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Rifulgendo dalla sterile per divina deliberazione e recidendo i vincoli della lingua di tuo padre, hai mostrato il sole che brilla mattutino e alle folle, nel deserto, annunziasti il Creatore, l’agnello che toglie le colpe del mondo; avendo accusato nel tuo zelo anche un re, la tua testa gloriosa fu recisa, o celebratissimo, Giovanni degno di ogni lode. Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Santissima Vergine, Madre di Dio, sana le furiose passioni dell’anima mia, ti prego e fammi avere il perdono delle colpe che ho stoltamente commesso, contaminando – me misero! – anima e corpo. Ahimè, che farò in quell’ora, quando gli angeli separeranno la mia anima dal mio povero corpo? Siimi allora, o Sovrana, aiuto e fervidissima avvocata, perché io, tuo servo, ho te come speranza, o pura.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?

Ogni spirito e il vangelo secondo Matteo (14,1-13).

In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: Costui è Giovanni il battista risuscitato dai morti; perciò la potenza dei miracoli opera in lui. Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodiade, moglie di Filippo suo fratello. Giovanni infatti gli diceva: Non ti è lecito tenerla! Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta. Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodiade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. Ed essa, istigata dalla madre, disse: Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni battista. Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data e mandò a decapitare Giovanni nel carcere. La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla ed ella la portò a sua madre. I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù. Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione del precursore. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2.

O araldo della penitenza, Giovanni battista, con la tua testa recisa hai santificato la terra: poiché hai chiarificato per i credenti la legge di Dio e hai annientato l’iniquità. Ora che stai presso il trono di Cristo, Re del cielo, supplicalo di fare misericordia alle nostre anime.

Dopo questo si cantano i canoni della Theotòkos per sei stichi e questi due del santo per otto stichi. Primo canone del santo. Poema di Giovanni monaco.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraversato l’umido.

Celebriamo il sacro precursore, che è apparso da grembo sterile come profeta di colui che da grembo vergine ineffabilmente è stato generato.

Superando i limiti della natura, osservasti i decreti della giustizia, biasimando un’unione illegale, senza temere l’arroganza dei re.

Allevato col latte della Legge, tu che sei sigillo della Legge ratificasti la legislazione riguardante l’unione legale e ti opponesti a un’infamia sfrenata.

Theotokìon. Le schiere degli angeli e dei mortali, senza sosta ti celebrano, o Madre ignara di nozze: tu hai infatti portato tra le braccia come piccolo bimbo il loro Creatore.

Secondo canone. Tono pl. 4.

Tu che hai liberato dalla servitù.

Tutti insieme celebriamo l’amico di Cristo, il divino precursore Giovanni, che davanti a tutti gli uomini è stato da lui testimoniato.

Tutti insieme celebriamo il divino Giovanni, cittadino del deserto, compagno degli angeli incorporei, vanto del nuovo popolo.

Nella memoria del Precursore danziamo come gli angeli e gridiamo a Cristo: per le sue implorazioni dona pace al tuo mondo.

Theotokìon. In ogni tempo, o Theotòkos, supplica il Dio da te ineffabilmente incarnato di liberare da ogni difficoltà i tuoi servi.

Katavasìa. Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile. Cantiamo dunque al Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Ode 3. Tu sei fortezza.

La dissolutissima ragazza, piena di bevande inebrianti, disse: Dammi subito la testa di Giovanni, o Erode, su di un vassoio.

La fanciulla danzò e deliziando lo scellerato Erode, lo indusse all’assassinio del precursore e araldo.

Quale miseria la tua, o Erode stolto ed empio! Con quale ardire hai commesso un infame omicidio per una fanciulla dissoluta!

Theotokìon. Dacci aiuto con le tue suppliche, o santissima, respingendo gli assalti delle difficoltà angosciose.

Secondo canone.

O Signore creatore della volta.

Come mediatore tra l’Antico e il Nuovo e primo predicatore della dottrina evangelica, denunziasti, o Precursore, l’unione illegittima del tiranno, subendo gloriosamente coi gioia la morte.

La figlia allevata da una madre iniqua, delirante di ebbrezza, disse a Erode: Dammi su un piatto la testa di Giovanni, per darlo in dono graditissimo alla madre.

Non sopportando i rimproveri della lingua ispirata da Dio, il superbo monarca, o glorioso Precursore, concede alla ragazza la tua testa venerabile e preziosa come ricompensa per uno spettacolo di danza, o insigne.

Theotokìon. Abitando corporalmente in una Vergine, ti sei mostrato agli uomini come conveniva che ti manifestassi, dimostrando anche lei vera Theotòkos e aiuto dei fedeli, o unico Filantropo.

Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Onoriamo, o fedeli, con coscienza pura il precursore di Cristo, battista e profeta, come glorioso araldo, maestro di penitenza, veracissimo testimone del Salvatore: avendo egli biasimato la stoltezza di Erode, ne ebbe la testa recisa.

Gloria. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Oggi è apparso per noi il battista del Salvatore: rallegra spiritualmente le anime dei fedeli l’ornamento del deserto, il sigillo dei profeti! Egli è perciò divenuto precursore di Cristo e verace testimone del suo avvento. Gridiamo dunque concordi a Giovanni con canti spirituali: O profeta annunciatore della verità, intercedi per la nostra salvezza.

E ora. Theotokìon, uguale.

Stupirono, o pura, tutti i cori degli angeli, per il tremendo mistero del tuo concepimento: Dunque è sostenuto dalle tue braccia come un mortale, colui che col solo cenno sostiene l’universo? Come riceve un principio colui che è prima dei secoli? E come viene allattato colui che con bontà indicibile nutre ogni vivente? E acclamando ti glorificano come vera Madre di Dio.

Ode 4. Tu sei il mio vigore.

Non sopportando la severità dei rimproveri, colui che era meritevole dei castighi della Legge, né la pia franchezza, lui che era immerso nelle dissolutezze dei piaceri, tiene prigioniero in catene colui che, prima della morte, già è immaterialmente congiunto ai cori superni.

In preda al male di una funesta ubriachezza e di una sfrenata passione, divenuto prigioniero, il miserabile, dello strepito di piedi in danza, diviene uccisore di profeta: aveva infatti concepito l’ubriachezza che è madre di dissolutezza e partorì un’iniquità mostruosa.

Davvero non mente a tuo riguardo la voce divina: tu infatti sei più dei profeti, perché fosti degno della profezia fin dal grembo materno, quando ancora il tuo corpo era imperfetto e hai visto e battezzato quanto al corpo il Dio Verbo, da te profetizzato.

Theotokìon. Sei il vanto dei credenti, o ignara di nozze, protettrice, porto, baluardo e rifugio dei cristiani: tu rechi infatti le suppliche al Figlio tuo, o purissima e salvi dai pericoli quanti con fede e affetto ti riconoscono pura Theotòkos.

Secondo canone. Dal monte ombroso.

Erode non poteva sopportare le tue contestazioni, o beatissimo Giovanni, servo di Cristo, perciò preparò un omicidio ingiusto per te, senza vergognarsi del tuo onore.

Frenetico e invasato dall’ebbrezza insieme, il re ingiusto ti condusse iniquamente alla condanna a morte, o beatissimo profeta, senza vergognarsi del tuo onore.

Sottomesso alle parole della fanciulla, il tremendo iniquo Erode, o profeta, consegnò realmente come dono all’adultera la tua testa, da cui fai scaturire grazia per noi tutti.

Theotokìon. Salute da parte nostra, santa Theotòkos; salve tu, che hai generato la letizia del mondo; salve tu, unico soccorso degli uomini, benedetta Theotòkos pura.

Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Dietro suggerimento della madre, in premio della danza sciagurata, il rampollo della feroce leonessa, di lei ancor più feroce, chiede la testa del precursore e annunciatore che rispettavano tutte le fiere nel deserto.

Oh, i tuoi giudizi irraggiungibili e incomprensibili, filantropo! Colui che sin dal grembo materno era stato ricettacolo dello Spirito ed era cresciuto nella temperanza e nella purezza, lo ha abbattuto danzando una fanciulla impudica.

Era cosa accetta e conveniente a chi amava un’indegna unione, congiungere al simposio del compleanno l’uccisione di un profeta e mescere per gli amanti dei piaceri un calice pieno del sangue dei profeti e dei santi.

Theotokìon. Tu che hai col Figlio tuo familiarità di madre, o purissima, non trascurare, ti preghiamo, quella sollecitudine per noi che ti è connaturale: perché te sola presentiamo al Sovrano, noi cristiani, come propiziazione accetta.

Secondo canone. Vegliando gridiamo.

O follia! Il capo del Precursore fu dato alla fanciulla su un piatto come prezzo per il ballo della seduzione.

O follia! Il sangue stillava dal tuo capo, o araldo di Dio, mentre l’adultera si dilettava, pensando cose grandi.

Erode credeva che la tua lingua avrebbe taciuto veramente, ma anche fatta tacere, essa lo ha accusato di più, o lodatissimo.

Theotokìon. Ti inneggiamo come Vergine dopo il parto, poiché tu, Theotòkos, nella carne hai generato per il mondo il Dio Verbo.

Katavasìa. O albero beatissimo, su cui è stato steso Cristo, Re e Signore! Per te è caduto colui che con un albero aveva ingannato, è stato adescato da Dio, che nella carne in te è stato confitto e che dona la pace alle nostre anime.

Ode 6. Siimi propizio

Esponendoti al pericolo per i comandamenti della Legge, o beato, ammonisci con rimproveri il trasgressore: tu non eri infatti una canna sbattuta dall’agitarsi di venti contrari.

La tua testa insanguinata per l’immolazione, fu portata come ricompensa per una gara tra prostitute, accusando anche dopo la morte Erode, colpevole di aver deturpato la natura.

Aggirandoti per i deserti coperto di peli di cammello, vi dimoravi come in fulgido santuario e come rivestito di regale abbigliamento, là regnavi sulle passioni.

Theotokìon. Per le tue implorazioni, Genitrice di Dio pura, fa’ che scampiamo alle funeste colpe e che raggiungiamo, o purissima, la divina illuminazione del Figlio di Dio, da te ineffabilmente incarnato.

Secondo canone. Una tunica luminosa.

Portasti alla moltitudine dei fedeli divini insegnamenti, annunziandoci l’Agnello di Dio, o glorioso Giovanni.

O Precursore, autentico modello di purezza e di vita rigorosa, ricordati dei tuoi cantori, ora che stai presso Cristo.

Con le tue preghiere, o profeta, Battista e Precursore di Cristo, pacifica il mondo, scampando da pericoli le nostre anime.

Theotokìon. Supplichiamo te, che solo con un verbo hai concepito in grembo il Verbo e libera le nostre anime dai lacci del nemico.

Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo.

Kontàkion. Tono pl. 1.

La gloriosa decapitazione del Precursore è divenuta divina economia, affinché potesse annunziare anche a quanti erano nell’ade l’avvento del Salvatore. Gema dunque Erodiade che ha richiesto l’infame omicidio: perché essa non ha amato la legge di Dio, né il secolo della vita, ma quello effimero e fallace.

Ikos.

Nefando si è mostrato a tutti il giorno natalizio di Erode: perché in mezzo a quanti si davano al piacere fu posta come vivanda la testa di colui che digiunava. Alla gioia fu congiunta la tristezza, al riso fu mescolato gemito amaro, perché, come aveva detto la fanciulla, entrò al cospetto di tutti il vassoio con la testa del battista e per tanta insolenza ci fu funebre lamento in tutti coloro che banchettavano col re: ciò infatti non dilettò né loro, né Erode stesso, secondo quel che è detto: Si rattristò; non però di tristezza sincera, ma effimera e fallace.

Sinassario.

Il 29 di questo mese memoria della recisione della preziosa testa del santo e glorioso profeta, precursore e battista Giovanni.

Stichi. Una mano sacrilega di spada recide la testa di colui che pose la mano sulla testa del Signore. Il 29 il ferro recide il collo al Precursore.

Per l’intercessione del tuo precursore, Cristo Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Armato di piacere sfrenato e orribile ubriachezza, empio Erode, piombasti, assalendola, contro l’inconcussa torre della continenza, l’inespugnabile città della temperanza, il battista di Cristo.

Non tremò, o precursore, non si ritrasse, non restò impietrita colei che si era fatta discepola del diavolo, portando sfacciatamente su un vassoio la tua testa preziosa, con l’intelletto scalzato via dalle istigazioni della madre.

Come lampada hai brillato davanti a Cristo, come messaggero sei stato inviato avanti, come profeta dichiari agnello di Dio il Cristo che si è manifestato, come suo discepolo hai la testa recisa dalla spada, perché tu lo annunci anche ai morti nell’ade.

Theotokìon. Strappati grazie al tuo parto alla maledizione per l’antica caduta, con il Figlio tuo che ha dato se stesso in riscatto per noi, noi glorifichiamo sempre te, o Vergine Madre, come colei che si è mostrata causa della nostra libertà.

Secondo canone. I fanciulli ebrei.

Giovanni, il servo della venuta del Sovrano, l’alba che preannunziò il Sole, corse nell’ade, gridando: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

O follia di Erode! Come gioco dona a una donna ignobile colui che in un corpo immateriale assomigliava agli angeli e che acclamava: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

O Santo dei santi, accogli me, che supplico per la Chiesa; così gridava il Precursore al Sovrano, acclamando: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Theotokìon. Fermasti l’assalto della morte accogliendo il Dio immortale e lo generasti, o Pura; a lui cantiamo tutti: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco, che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Follemente il tiranno dei caldei.

Giovanni, che ti ha preceduto nella nascita e nella divina passione, tramite la spada diventa profeta e messaggero nelle profondità della terra, per annunciare la tua venuta, come voce del Verbo, anche a quanti sono laggiù, gridando: O morti, sovresaltate il datore di vita e voi, ciechi, il datore di luce e voi, prigionieri il Cristo liberatore.

Nascendo da una sterile, hai preceduto la nascita da una vergine; e ora con la decapitazione sei stato precursore della volontaria crocifissione di colui che ha creato l’universo e gridi a quanti sono nell’ade: O morti, sovresaltate il datore di vita e voi ciechi, il datore di luce e voi prigionieri, il Cristo liberatore.

Una volta recisa la testa dal corpo, o precursore, l’anima che governava la tua carne si è da essa separata; ma la divinità dell’Emmanuele non si è separata dalla carne, né fu spezzato un osso al Dio e Sovrano: sovresaltiamolo dunque nei secoli.

Theotokìon. O Sovrana Madre del Signore, cancella con la tua compassionevole intercessione le ferite e le piaghe della mia anima, o Vergine e risollevami dalla mia caduta. Salvami, o purissima, salva questo dissoluto: tu sola sei infatti mia difesa e mio soccorso, o pura benedetta, per tutti i secoli.

Secondo canone. Follemente il tiranno.

Trasgredendo un tempo la legge e ingannato al banchetto del suo anniversario, il miserabile tiranno Erode esortò la fanciulla a ballare, convincendola con giuramenti che avrebbe soddisfatto ogni sua richiesta; ed essa, traviata dagli insegnamenti di sua madre, chiese il capo del Precursore su un piatto.

Assegnandosi lui stesso l’accusa di omicidio, lo sventurato re Erode ha riscosso condanna senza fine trasgredendo la legge: l’empio infatti portò in tavola come cibo la testa del Precursore, che accusava lui ed Erodiade per tutti i secoli.

O apostolo splendente del Signore e Precursore, o beato Giovanni, eletto tra i profeti, con le tue suppliche salva quanti celebrano con affetto la tua memoria splendida e luminosa, gridando: Benedite, fanciulli, celebrate, sacerdoti, sovresaltate, o popoli, Cristo nei secoli.

Theotokìon. Vergine Santissima, più santa degli angeli, tu hai generato il Santo dei santi, divenuto per compassione come noi mortali, senza confusione; salva quanti gridano senza sosta a lui: Benedite, fanciulli, celebrate, sacerdoti, sovresaltate, o popoli, Cristo nei secoli.

Katavasìa. Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che è disceso e ha mutato il fuoco in rugiada; e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che elargisce vita a tutti.

Ode 9. Freme ogni orecchio.

Tremò la malvagia falange e il diavolo che la capeggiava, o profeta, davanti alla tua lingua teologa predicante il Cristo e tramite una fanciulla impudica persuase Erode a decapitarti: ma noi fedeli ti magnifichiamo.

La valle, cioè la bassa natura fu innalzata, mentre il colle, cioè la boria della morte fu abbassata; la voce infatti di uno che grida ha risuonato nelle zone disertate dalla luce, nelle dimore dell’ade: Levate le porte, perché sta per entrare il Re potente.

Tremano le passioni dei mortali e per il timore fuggono i demoni di fronte all’ombra della grazia che da Dio ti fu data: preserva dunque, o precursore del Signore, sia dalle passioni, sia dal demonio il gregge, che con fede sempre ti magnifica.

Theotokìon. Avanza, trionfa e regna, o Figlio della Madre di Dio, per sottomettere il popolo ismaelita che ci fa guerra, concedendo vittorie all’imperatore ortodosso contro i barbari nemici, per intercessione di colei che ti ha partorito, o Verbo di Dio.

Secondo canone. Per questo sbigottisce.

Eri la voce che risuona: brillando infatti nel deserto come profeta da profeta, a tutti, o Battista, gridavi: Convertitevi; e condannasti Erode, che con indecenza compiva sfrenatezze, perciò sei corso davanti a quanti erravano nell’ade, annunciando loro il Regno del nostro Dio.

Costretta da sua madre Erodiade, la fanciulla sfrontatissima chiese che il Battista fosse decapitato; allora Erode ordinò molto velocemente che colui che accusava la sua stoltezza fosse offerto come una pietanza, come dono su un piatto.

O Precursore, riconosciuto da Dio come martire e Profeta e Battista, come voce e lampada e angelo, il più grande dei profeti, supplica il Signore che siano scampati dalle sventure di ogni genere e dal danno avverso quanti celebrano con affetto la tua luminosa memoria.

Theotokìon. Ti sei rivelata Madre di Dio, generando oltre natura nel corpo, o Vergine, il Verbo buono, che il Padre come buono ha effuso dal suo cuore prima di tutti i secoli e che ora noi conosciamo anche trascendente, benché rivestito di un corpo.

Katavasìa. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Madre di Dio, ha prodotto il Cristo, dal quale è stato piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa che ora viene esaltata, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Coroniamo con inni di lode colui che è stato riconosciuto il maggiore tra i profeti ed è divenuto l’eletto fra gli apostoli, il precursore della grazia: per la Legge di Dio infatti egli ha avuto recisa la testa.

Altro exapostilarion. Tu che il cielo.

L’impudico Erode decapitò con l’inganno te, battista del Salvatore, cultore della castità, ma non recise affatto i rimproveri della tua lingua.

Theotokìon.

Tu che col tuo divino parto hai cancellato dal mondo la maledizione, o venerabile, con la tua intercessione libera, o Vergine, da ogni sorta di pericoli il gregge che con fede t’implora.

Alle lodi, 4 stichi e 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! La sacra testa anche per gli angeli venerabile, veniva portata in giro da una giovinetta impudica e sfrenata, che presentava alla madre adultera la lingua che aveva accusato un trasgressore. Oh, la tua indicibile tolleranza, filantropo! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come unico compassionevole (2).

Oh, l’indurimento di Erode! Colui che aveva disonorato Dio con le sue trasgressioni della Legge, con fraudolenta ipocrisia mostra di mantenere i giuramenti: e aggiunge così l’assassinio all’adulterio mentre finge di rattristarsi. Oh, la tua indicibile compassione, Sovrano! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come unico compassionevole.

O stupore che supera ogni pensiero! Il sigillo dei profeti, l’angelo terrestre è posto come premio per una danza da meretrice: la lingua teologa è inviata innanzi, come messaggera di Cristo, anche agli abitanti dell’ade. Oh, la tua indicibile provvidenza, Sovrano! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come unico compassionevole.

Gloria. Tono pl. 2.

A sua volta infuria Erodiade, a sua volta si agita: o danza ingannatrice e simposio unito all’inganno! Il battista veniva decapitato ed Erode si turbava. Per l’intercessione del tuo precursore, Signore, concedi la pace alle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con il precursore e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia.

I Typikà e le beatitudini con le odi 3 e 6 dei canoni.

Apostolo. Atti degli Apostoli: In quei giorni al compiersi della sua corsa, Giovanni diceva (Vai all’Ora Prima della Vigilia delle Teofanie).

Vangelo: In quel tempo il re Erode udì parlare di Gesù…

Kinonikòn.

In memoria eterna sarà il giusto. Alliluia.

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Vespro del 28 Agosto – Memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope

28 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. I tuoi martiri, Signore.

Il celebre Mosè, abbandonando saggiamente il godimento mondano, ha sottomesso le passioni della carne con le più energiche fatiche ascetiche: abbattendo così il multiforme insidiatore, ha riportato la corona della vittoria. Per le sue suppliche, o Signore, a tutti dona la grande misericordia.

Avevi continenza incomparabile, veglie di intere notti in piedi, occhio vigile e un intelletto che percepiva la bellezza divina, o beato Mosè; hai così ottenuto il dono delle guarigioni per sanare i più terribili mali; perciò ti supplichiamo: Chiedi per tutti, o padre, la grande misericordia.

Protetto dalla mano divina, o padre Mosè, sei passato incolume attraverso gli astuti intrighi, le frecce e le insidie dei demòni; reso venerabile dall’impassibilità, sei stato annoverato fra tutti i santi e intercedi perché sia donata a quanti ti onorano con fede la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

I miei pensieri sono impuri, le labbra, ingannatrici, le opere, scellerate: che farò? Come andrò incontro al Giudice? Vergine Sovrana, supplica tuo Figlio, Creatore e Signore, affinché accolga nella penitenza il mio spirito, lui che solo è compassionevole.

Oppure stavrotheotokìon.

La giovenca senza macchia, vedendo il vitello volontariamente appeso al legno, gemendo nel dolore gridava: Ahimè, Figlio carissimo! Che cosa dunque ti ha reso l’ingrato popolo degli ebrei che vuole privarmi di te, o amatissimo?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion. Tono 1.

Cittadino del deserto, angelo in un corpo e taumaturgo ti sei rivelato, santo padre teoforo Mosè; con digiuno, veglia e preghiera hai ricevuto carismi celesti e guarisci i malati e le anime di quanti con fede a te accorrono. Gloria a Colui che ti ha dato forza; gloria a Colui che ti ha incoronato; gloria a Colui che per mezzo tuo opera guarigioni in tutti.

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Mattutino del 28 agosto – Memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope

28 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore

Il mio cuore annerito dal morso del peccato, sbiancalo con le piogge della penitenza per le tue preghiere, o padre.

Perforando la tua carne con i chiodi del timore del Signore, cancellasti ogni pensiero malsano dal tuo cuore, o beatissimo teoforo.

Seminando nei solchi del tuo cuore il grano del verbo, germogliasti il frumento che raccogliesti nei tesori inesauribili.

Theotokìon. Tutto intero mi salva il Verbo, Dio supremo che ha voluto per bontà incarnarsi dal tuo grembo, Madre Vergine pura.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

Mosso dallo Spirito, o sapiente, sottomettesti gli spiriti malvagi perseverando nelle opere spirituali.

Fortificato dalla potenza di Dio, venerabile Mosè, come un incorporeo abbattesti il forte drago.

Con la pioggia delle tue lacrime spegnesti l’ardente fiamma delle passioni e apparisti un fiume straripante di carismi dello Spirito.

Theotokìon. Forte del tuo aiuto non temo, pura Vergine, l’assalto dei nemici; con la tua protezione respingo le loro legioni.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te ricorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.

Accogliendo la luce senza tramonto, rigettasti nell’ombra il volto dei neri demòni, venerabile Mosè e interrompesti i loro misfatti con la tua costante elevazione verso Dio; padre beato, supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Non si separò dalla natura divina incarnandosi nel tuo grembo, ma facendosi uomo rimase Dio, il Signore che conservò la tua irreprensibile verginità, o Madre, prima e dopo il parto; supplicalo di continuo di donarci la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’Agnella Madre senza macchia, l’incontaminata Madre Vergine del Verbo, vedendo sospeso alla croce il frutto da lei senza doglie coltivato, piangendo maternamente gridò: Ahimè, Figlio mio, come soffri volendo strappare da disonorevoli passioni l’uomo!

Ode 4. Ho udito, Signore.

Con le tue incessanti suppliche e fatiche aggiunte, scacciasti dalla tua anima, o padre, il demone amico della carne.

Innalzando la mente a ciò che supera verbo e intelletto, o beato, sopportasti la calura dell’ascesi come rugiada divina.

Illuminato dal bagliore della contemplazione e dell’azione, o beatissimo padre, il tuo cuore divenne pura dimora dello Spirito.

Theotokìon. Illumina la mia anima ottenebrata da molteplici passioni, divina Sposa, tesoro della verginità, dimora della natura incontenibile.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Infiammato dal carbone dell’impassibilità, o beato, inceneristi la materia combustibile delle passioni.

Illuminando le nostre anime, o illustre, ti rivelasti astro di continenza giunto all’apice.

Sulla quadriga delle virtù salisti, padre ammirabile Mosè e raggiungesti il sommo dei cieli.

Theotokìon. Cantiamo te, Theotòkos, Vergine dopo il parto poiché tu concepisti per il mondo Dio Verbo nella carne.

Ode 6. Perdonami, Salvatore.

La bruma dei piaceri e la notte del peccato mi hanno circondato: nel bagliore dello Spirito illumina tutto il mio essere e guidalo al porto della salvezza, o padre.

Come ape laboriosa nell’alveare del tuo cuore raccogliesti il fiore delle virtù stillando la dolcezza immortale che respinge l’amarezza dei demòni.

Perseverando nei deserti ereditasti la città superna e sottomettendo con i digiuni la carne, o ammirabile, guadagnasti le delizie senza fine in paradiso.

Theotokìon. Santificazione spirituale e propiziatorio intoccabile, candeliere aureo e mensa animata recante il pane della vita, noi fedeli ti definiamo, o Vergine.

Irmòs. Perdonami, Salvatore, poiché sono molte le mie iniquità e dal baratro dei mali riconducimi, ti supplico; a te infatti ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Respingendo le immagini degli etiopi spirituali, come sole radioso sei rifulso, illuminando, o beatissimo Mosè, le anime di noi, che ti onoriamo.

Sinassario.

Il 28 di questo mese memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope.

Stichi. Anche morendo parli, o Mosè il nero. L’uomo vede l’apparenza, ma Dio il cuore. L’Etiopia seppellì Mosè il 21.

Lo stesso giorno memoria del nuovo santo martire Akàkios.

Stichi. Akakios ebbe la gola tagliata da una spada e scorreva latte significando il candore dell’anima.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Diomede e Lorenzo.

Stichi. Si agitano i rami del platano a cui furono appesi gli atleti per essere colpiti con l’arco di platano.

Lo stesso giorno il giusto re Ezechia si addormentò in pace.

Stichi. Se ancora una volta Ezechia avesse pianto, fino a quando sarebbe vissuto?

Lo stesso giorno memoria di sant’Anna, figlia di Fanuele.

Stichi. La figlia di Fanuele non lasciò la terra fino a che non vide su di essa Dio bambino.

I 303 santi martiri perirono nelle fiamme.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace i fanciulli ebrei.

Purificato dal fango delle passioni, lampeggiando di bagliori dello Spirito, davvero fosti trasferito alla luce immateriale, o beato, nei cori degli asceti per i secoli.

Fuggisti ogni sorta di male e divenisti familiare a tutti i beni, desiderasti la felicità immateriale gridando, o beato: Signore nostro Dio, tu sei benedetto.

Con le innumerevoli fatiche della tua ascesi interrompesti le penose seduzioni; perciò trovasti lontano da ogni pena il godimento dei beni, o teoforo, benedicendo il tuo Sovrano.

Theotokìon. Colei che il grande profeta Isaia indicò come Vergine nello Spirito, nelle sue viscere concepì e partorì Dio per noi, che cantiamo: Tu sei benedetto, Signore nostro Dio.

Ode 8. Sette volte più del solito.

Fortificato dalla preghiera, esaltato dall’umiltà, col cuore illuminato dalla giustizia, risplendente di carità, ti slanciasti verso la vetta delle virtù, verso la cima splendente cantando: Sacerdoti, benedite il Signore, popolo, esaltalo per tutti i secoli.

Nero di pelle, tuttavia la sua anima splendeva più della luce del sole: annerì le cupe facce dei demòni, ma rischiarò i cuori dei fedeli, che per sua imitazione cantano: Popolo, esalta Cristo nei secoli.

Sempre corazzato di umiltà, sei sfuggito alle frecce dei neri demòni, o padre e hai addestrato i monaci a combattere il nemico con parole, opere, senza sosta cantando con loro: Fanciulli, benedite e voi, sacerdoti, celebrate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Superando natura e ragione, Sovrana pura, concepisti e poi partoristi il Creatore del genere umano, fatto uomo senza separarsi dal Padre, al quale tutto il creato canta: Fanciulli, benedite e voi, sacerdoti, celebrate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Irmòs. Sette volte più del solito nel suo furore il tiranno dei Caldei rinfocolò la fornace per i fedeli del Signore; ma quando li vide salvati da una forza più potente, gridò: Fanciulli, benedite il vostro Creatore e Redentore e voi, sacerdoti, lodatelo, popolo, esaltalo in tutti i secoli.

Ode 9. Stupì ogni orecchio.

Trascorrendo la vita in opere buone, trovasti la fonte di ogni bene e il compimento del tuo desiderio; là dove risuonano la lode e la festa, tu dimori con gioia, beato Mosè, padre ammirabile.

Col sudore della tua fronte e con le tue pene ci hai procurato la dolcezza del tuo soccorso e hai scacciato l’amarezza delle nostre passioni; le tue reliquie fanno sgorgare su noi le guarigioni, purificando le nostre anime dalla cancrena del male.

Cristo ti cinse di una corona immarcescibile, poiché vincesti il principe di questo mondo e le sue armate; perciò fosti degno di essere aggregato al coro dei beati, con i quali lo preghi di liberare dalle tentazioni quanti ti onorano, o divino.

Theotokìon. Sola fra le donne, Sposa di Dio, interrompesti la maledizione dei progenitori generando l’incircoscrivibile circoscritto nella carne, rinnovando le leggi di natura e unendo ciò che prima era separato con la tua mediazione, o incontaminata.

Irmòs. Stupì ogni orecchio per l’ineffabile condiscendenza di Dio; poiché l’Altissimo volle scendere fino ad un corpo divenendo uomo da grembo verginale; perciò noi fedeli magnifichiamo la pura Madre di Dio.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Recidesti le teste degli etiopi spirituali, beato padre Mosè, con la spada delle tue divine preghiere, o teoforo e per questo ricevesti da Cristo i premi della vittoria: standogli ora accanto con gli angeli, splendente della luce inondante dell’impassibilità, illumina con la tua intercessione i tuoi cantori, che a te ricorrono.

Theotokìon, stessa melodia.

Per la mia vita turpe ho perduto la bellezza dell’anima e mi sono reso simile, ahimè, alle bestie insensate facendo ciò che non è lecito fare. Sovrana Madre di Dio, illuminandomi, purificami con i divini fulgori della tua luce e con l’issopo della penitenza, o Vergine e rendi il tuo servo utile strumento divino.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 27 Agosto – Memoria del nostro santo padre Pimìn

27 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Pimìn.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. Come vi chiameremo, santi?

Come ti chiameremo, ora, o Pimìn? Modello dei monaci e operatore di guarigioni, fustigatore delle passioni dell’anima con i colpi della continenza, concittadino e compagno degli angeli, abitante della metropoli celeste, casa delle virtù, ordinatore del deserto; supplica per la salvezza delle nostre anime.

Come ti acclameremo, ora, o Pimìn? Colonizzatore del deserto e amante dell’esichia, moderatore delle passioni e guida di monaci, marea di insegnamenti del divino Spirito, astro insonne del discernimento, autentico taumaturgo che guarisce mali svariati; supplica per la salvezza delle nostre anime.

Sei divenuta lampada di discernimento che rischiara le anime di quanti si accostano a te con fede e mostra loro il sentiero della vita, o sapiente: perciò tra le lodi ti diciamo beato, celebrando la tua solennità santa. O Pimìn, vanto dei padri, ornamento degli asceti, supplica per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

A chi puoi essere paragonata, anima miserabile, che in nessun modo ti volgi alla conversione e non temi il fuoco, persistendo nei vizi? Riàlzati, invoca colei che sola è pronta a soccorrere e grida: O Vergine Madre, implora tuo Figlio, nostro Dio, perché io sia strappato ai lacci dello spirito maligno.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella vedendo l’agnello volontariamente disteso sul legno della croce, gridava lamentandosi nel pianto come madre: Figlio mio, che è mai questo spettacolo strano? Tu che quale Signore elargisci la vita a tutti, come dunque sei messo a morte, o longanime, per donare ai mortali la risurrezione? Io glorifico, Dio mio, la tua grande condiscendenza.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Col flusso delle tue lacrime hai fatto fiorire il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi hai fatto rendere al centuplo i frutti delle tue sofferenze; coi tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumene. Pimìn beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Mattutino del 27 agosto – Memoria del nostro santo padre Pimìn

27 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Pimìn.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Con il cuore scaldato dal Paràclito, o padre, dileguasti il gelo dei demòni e l’inverno delle passioni.

Bruciando la materia delle passioni con il carbone del timore divino divenisti fiamma di discernimento e fuoco di impassibilità, o beato Pimìn.

Portando la tua croce sulle spalle, o padre, seguisti con affetto colui che ti chiamò e divenisti astro degli anacoreti.

Theotokìon. Volendo incarnarsi per bontà dal tuo grembo, o purissima Madre Vergine, il Verbo Dio mi ha del tutto salvato.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

La tua preghiera di tutta la notte stupiva gli angeli: e infatti loro cooperavano con le tue suppliche a Dio.

Purificasti gli occhi del tuo animo dalla malattia delle passioni, perciò ora contempli con purezza l’Invisibile.

Nutrito di ascesi come latte, o venerabile Pimìn, ti elevasti alla vetta delle virtù in perfetta impassibilità.

Theotokìon. Avendo te come soccorso, non temo gli assalti dei nemici, o Purissima, poiché avendo te come benefattrice, sconfiggo le loro falangi.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.

Pascolato dal Signore, ti rivelasti sua mite pecora sconfiggendo i lupi ostili, o beato e conducendo la tua divina lotta, dimoravi nel recinto celeste, o padre venerabile; supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il Signore stesso non si separò dalla natura divina incarnandosi dal tuo grembo, ma divenendo uomo rimase Dio colui che custodì te, sua Madre, vergine dopo il parto come prima del parto, o purissima; supplicalo con fervore di donarci la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella purissima, Vergine Madre del Verbo, incorrotta, vedendo appeso sulla croce colui che è sorto da lei senza dolore, facendo lamenti gridava: Ahimè, mio Figlio! Come patisci volendo liberare l’uomo dalla vergogna delle passioni?

Ode 4. Ho udito, Signore.

Ricevendo i raggi del Paràclito, ti rivelasti specchio cristallino e ricettacolo di divine ascensioni, o Pimìn teoforo.

Irrigato dalle lacrime, ti mostrasti albero dagli alti rami, adorno di continenza e arricchito con frutti divini, o padre Pimìn.

Arando il campo del tuo intelletto con le fatiche dell’ascesi, moltiplicasti la spiga delle virtù e il carisma dei prodigi con abbondante frutto.

Theotokìon. Sposa divina, tesoro della verginità e dimora della natura incircoscrivibile, illumina la mia anima ottenebrata.

Ode 5. All’alba diciamo.

Sopportando la calura del giorno, o insigne, divenisti degno della gioia del tuo Signore, o venerabile Pimìn.

Sorgesti come rosa dal dolce profumo nel prato dell’ascesi, effondendo ai confini la fragranza della conoscenza divina.

Dotato di umiltà, o padre, umiliasti a terra il serpente che prima si era boriato.

Theotokìon. Ti inneggiamo come vergine dopo il parto, o Theotòkos, poiché concepisti nel mondo Dio Verbo nella carne.

Ode 6. Una tunica luminosa.

Mortificando gli assalti della carne con molte lotte, camminavi verso la vita immortale, o mirabile Pimìn.

Avevi continenza e preghiera incessanti, amore incontaminato, o venerabile e ti rivelasti specchio cristallino di Dio.

Percorrendo terre aride non battute, ti spogliasti dell’inaridimento delle passioni e divenisti cittadino dei cieli.

Theotokìon. Tu che col verbo partoristi nella carne il Verbo, ti supplichiamo, salva le nostre anime dalle insidie del nemico.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti vesti di luce come un manto, misericordiosissimo Cristo, mio Dio.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Ecco oggi, o padre venerando, la santa memoria delle tue splendide lotte che allieta le anime dei fedeli, o Pimìn di senno divino, nostro santo padre.

Sinassario.

Il 27 di questo mese memoria del nostro santo padre Pimìn.

Stichi. Come da un lupo con la bocca spalancata fu rapito dalla vita Pimìn, allevato dal Pastore gloriosissimo.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Liberio, papa di Roma, confessore.

Stichi. Liberio può raccogliere ora la ricchezza che tesaurizzò con sapienza.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Ossios, vescovo di Cordova.

Stichi. Solo dicendo il tuo nome, Ossios, ti porto dovuta lode dopo la morte.

Lo stesso giorno memoria dell’eunuco etiope, battezzato dal santo apostolo Filippo.

Stichi. L’uomo eunuco ammonì la figura degli eunuchi, poiché anche se nero per natura, realmente si fece bianco.

Lo stesso giorno la nuova santa Anthùssa, rivestita di un pezzo di crine, muore gettata in un pozzo.

Stichi. Col sacco al posto della cuffia e la pietra al posto del decoro femminile, o Anthùssa, entrasti nel baratro del pozzo.

Memoria del santo martire Fanurio, apparso nel 1500.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace i fanciulli.

Dedicandoti alle divine contemplazioni e folgorato da divini raggi immateriali, divenisti realmente figlio del giorno e luce per gli ottenebrati, o teoforo Pimìn.

Giungesti all’altezza dell’impassibilità imitando nel corpo gli angeli, o beato e divenisti erede della delizia del paradiso, dicendo: o Dio, tu sei benedetto.

Rifulgendo di raggi di impassibilità, oscurasti le tentazioni dei demòni, o venerabile e liberasti molti dal loro danno, dicendo: o Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. Ecco, colei che Isaia nello Spirito chiamò Vergine, concepì in grembo il Signore e lo partorì; a lui cantando diciamo: o Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Il Re della gloria.

Custodendo desta la lampada della tua anima con l’olio delle tue lotte, entrasti con esultanza nel talamo incorrotto dello Sposo e vivi nei secoli.

La torre della tua anima non venne sconvolta dai venti degli spiriti maligni, perché era rafforzata sulla pietra della fede, o beatissimo teoforo.

Ti sei spogliato della cattiva tunica delle passioni, o padre e hai indossato il decoro bellissimo della divina impassibilità, regnando con Cristo.

Theotokìon. Lodiamo, o popoli, la santissima Vergine, trono venerato e altissimo, sovresaltandola per tutti i secoli.

Irmòs. Il Re della gloria senza principio che sbigottisce le potenze celesti e le schiere degli angeli temono, lodatelo, o sacerdoti, sovresaltatelo, o popoli, per tutti i secoli.

Ode 9. Stupì ogni udito.

Come stella tramontasti al mondo e sorgesti per Cristo, vero Sole spirituale della giustizia, o beatissimo e lasciasti realmente ai fedeli come raggi i beni luminosi che allontanano la tenebra delle anime.

Preziosa fu per Dio la tua morte, o insigne, poiché sei vissuto piamente sulla terra custodendo intatti i suoi decreti, o Pimìn, perciò, in quanto giusto, è sorta per te la luce senza tramonto.

Deliziandoti delle bellezze divine, o padre e divinizzato per grazia, ora che stai splendidamente presso la grande Luce e ti avvicini più chiaramente al compimento del desiderio, ricordati, o Pimìn, di quanti di onorano e celebrano la tua santa memoria.

Theotokìon. Tu sola fra le donne, o divina Sposa, hai interrotto la maledizione dei primi plasmati generando l’Incircoscrivibile circoscritto dalla carne; rinnovasti le leggi di natura, o Purissima, riunendo ciò che prima era diviso con la tua prodigiosa mediazione.

Irmòs. Stupì ogni udito per l’ineffabile condiscendenza di Dio, poiché l’Eccelso discese volontariamente nella carne, diventando uomo da grembo vergine. Perciò, o fedeli, magnifichiamo la purissima Genitrice di Dio.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Tu che manifestamente ricevesti la luce trisolare della tearchia nella sua pienezza, o sapientissimo, sei ora divenuto dio per la partecipazione alla natura di Dio: supplicalo di liberare da pericoli e tribolazioni quanti ti onorano, o padre e celebrano la tua augusta memoria luminosa, o venerando Pimìn di mente divina, splendore degli asceti.

ùTheotokìon.

Ti ha scelta il Padre come desideratissimo giglio, Madre di Dio purissima, per essere dimora del Figlio, in virtù del divino Spirito: ti ha trovata come giglio tra le spine, o purissima, raggiante di bellezza verginale. Perciò, o sposa di Dio, noi grazie a te salvati ti cantiamo e con affetto ti diciamo beata.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 26 Agosto – Memoria dei santi martiri Adriano e Natalia

26 Agosto

Memoria dei santi martiri Adriano e Natalia.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia di san Bartolomeo.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Vedendo la lotta nobilissima, le generose battaglie dei martiri, o glorioso, spontaneamente ti sei presentato allo stadio con animo forte, trascurando la carne per il divino amore. Hai così portato a termine lotte generose, umiliando la boria dell’avversario, o valorosissimo Adriano.

Rinchiuso in prigione, battuto a nerbate, sotto il peso delle catene, o celebratissimo, tormentato dalle sbarre con molti martiri, con loro hai raggiunto i beni celesti, avendo come allenatrice, o nobilissimo Adriano, la tua consorte Natalia, a Dio diletta.

La consorte di Adamo, lo fece esiliare dal paradiso, a causa del consiglio del serpente: Natalia, invece, con tutta sapienza ha introdotto Adriano in paradiso, ammonendolo con sacri discorsi, insegnandogli a sopportare le fatiche della lotta che dovevano procurargli le celesti ricompense e l’eterna gloria.

Gloria. Tono 1. Di Efrem Karia.

Lo zelo per un uomo pio, spinse una donna amante di Dio a una luminosa esortazione; l’ottimo Adriano, infatti, tratto dalle parole di Natalia, portò a termine la corsa della lotta. O donna cara a Dio! Non fu come Eva che portò ad Adamo la corruzione, essa che invece procurò al consorte la vita eterna. Dandole lode con il marito, gridiamo a Cristo: Dacci aiuto, per intercessione dei tuoi santi.

E ora. Theotokìon. Esultanza delle schiere.

Dalla tua santa icona, o purissima, vengono liberalmente effuse guarigioni di malattie a quanti si accostano con fede. Visita dunque anche me, nelle mie infermità: abbi pietà della mia anima, o buona e cura il mio corpo.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando colei che puramente ti partorì, vide te, l’agnello e il pastore, sulla croce, o Salvatore, gemendo, o Dio mio, esclamava: Figlio mio, dolcissima luce del mondo, ti vedo dunque appeso al legno della croce come un malfattore?

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Tinta la tua veste, o martire, con la porpora del tuo sangue, con essa regni ora con il tuo Sovrano, secondo la sua promessa, reso magnifico dagli splendori e dalle divine bellezze delle lotte. Implora Cristo di donare alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Stico. Mirabile e Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Martire Adriano, hai lasciato la via delle passioni, lasciandoti guidare alla corsa salvifica, o illustre e hai preso dimora nelle sedi incorruttibili con tutti coloro che hanno ubbidito a Cristo: con loro supplica perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutte i suoi voleri.

O prodigio nuovo, davvero grande e straordinario! Come può la sapientissima Natalia indurre il proprio consorte a subire la spada tagliente? Chi mai ha visto o udito una cosa simile? Colui che era stato per la sua vita come pupilla dell’occhio, essa bramava consegnarlo alla morte salvifica.

Gloria. Tono pl. 2.

O coppia pura ed eletta dal Signore! O ottimi coniugi beati in Dio! O due compagni amati e desiderati da Cristo! Chi non stupirebbe udendo delle loro azioni che superano le possibilità umane? Come dunque la donna è divenuta così forte contro l’aspro tiranno e ha rinvigorito il proprio coniuge perché non soccombesse alle pene, ma per la fede preferisse la morte alla vita? Oh, i discorsi della sapiente Natalia, divinamente composti! O esortazioni divine, che avrebbero aperto i cieli e avrebbero collocato il suo glorioso congiunto, Adriano, presso il trono stesso del grande Re! O santi coniugi, pregate dunque per noi, che con affetto celebriamo la vostra memoria, affinché siamo liberati dalle tentazioni e da ogni tribolazione.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con i martiri e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Il terzo giorno.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti ha partorito gridava: Quale mistero strano vedo, Figlio mio? Come dunque muori nella carne, pendendo dal legno, tu che dispensi la vita?

Apolytìkion.

Tono 3. La confessione della fede.

Hai considerato ricchezza inalienabile la fede salvifica, o beatissimo; abbandonata l’empietà paterna e seguendo le orme del Sovrano, sei stato arricchito di carismi divini; o glorioso Adriano, supplica Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Conclusione.

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Mattutino del 26 Agosto – Memoria dei santi martiri Adriano e Natalia

26 Agosto

Memoria dei santi martiri Adriano e Natalia.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi. Poema Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Per le preghiere dei tuoi martiri, Cristo, solleva me, trattenuto nel sonno della vita da un agire cattivo affinché ti glorifichi.

Deliziato dalla dolcezza stillante da labbra di divina conoscenza, realmente odiasti il precedente veleno dell’ignoranza, o Adriano in Dio beato.

Avendo un’anima più splendente del sorgere del sole, accompagnasti il tuo coniuge verso la luce del martirio, o Natalia, vanto delle donne.

Theotokìon. Accogliendo in te stessa, come egli volle, il Demiurgo, incarnato oltre intelletto senza seme nel tuo grembo, o pura, davvero ti rivelasti Sovrana delle creature.

Ode 3. Irmòs.

Fuggendo i lacci della vanità idolatrica, o martire, ti legasti con affetto all’amore di Cristo e per i suoi lacci partecipasti gioioso alle sue lotte.

Quando le vostre gambe venivano spezzate dal ferro, o atleti del Signore, frantumaste realmente le ossa dell’empietà con la spranga della pazienza.

Con l’anima ardente di amore divino, accendesti nel tuo coniuge l’ardente amore per Cristo, rigettando, o Natalia, ogni affetto carnale.

Theotokìon. Il prodigio del tuo parto, o pura, supera ogni ordine naturale: oltre natura, infatti, concepisti in grembo Dio e partorendo resti sempre Vergine.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Abbracciando le pene dei martiri e armandoti virilmente di fede, spontaneamente offristi te stesso al tuo Signore e abbattesti l’arroganza del nemico con la grazia, beatissimo Adriano, glorioso martire di Cristo; perciò Natalia, vedendoti lottare, ti rivolese parole di salvezza, o illustre. Per questo ti gridiamo: Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Santissima Vergine, Madre di Dio, sana le pessime passioni della mia anima, ti prego e concedimi il perdono delle colpe che stoltamente ho commesso, insozzando come un folle l’anima e il corpo. Ahimè, che cosa farò in quell’ora in cui gli angeli separeranno la mia anima dal mio povero corpo? Tu dunque, o Sovrana, sii allora mio aiuto e fervida protezione, perché io, tuo servo, in te spero, o pura.

Oppure stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo alzava grida e amaramente esclamava: Esulta il mondo, perché riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Muoviti a compassione di noi o Vergine e dona la remissione delle colpe a coloro che venerano con fede la sua passione.

Ode 4. Cristo mia forza.

Sostenuti dalla forza di Cristo, i martiri realmente calpestarono l’impotente arroganza dei persecutori e ottennero dal cielo i premi della vittoria.

Col tuo sangue ti tingesti una tunica di incorruttela e deponesti la veste della corruzione e ora nella gloria ti presenti a Dio, o Adriano.

Il sangue dei santi, che scorreva a rigagnoli ovunque, come gradito profumo venne offerto al Signore, che con forza purifica la corruzione dell’errore.

Con parole maligne Adamo fu ingannato dalla consorte, mentre per le tue, Natalia, Adriano si libera dall’errore e viene a dimorare con gioia in paradiso.

Theotokìon. Sono davvero ineffabili e imperscrutabili per terrestri e celesti, Madre di Dio sempre Vergine, i misteri del tuo divino concepimento.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

La doppia decina più un trio di valorosissimi atleti riuniti ora in Cristo, ha realmente sciolto, con la forza della Trinità, la debole catena dell’empietà.

Come un sole che sta in mezzo ad astri luminosi, irraggiavi con i tuoi compagni di lotta, o Adriano, lo splendore della pietà, scacciando la tenebra dell’empietà e illuminando i confini del cosmo.

La rugiada delle tue parole sante fu davvero guarigione delle pene del tuo coniuge, per la brama dei beni superni, o divina Natalia, compagna dei martiri.

Theotokìon. Salva, o Sovrana buona del mondo, quanti con tutta l’anima ti inneggiano come Madre di Dio, perché realmente tu sei nostra protezione invincibile, o Genitrice di Dio.

Ode 6. Vedendo il mare.

Guidati senza errore dalla mano di Cristo, avete attraversato il mare dell’empietà e avete attraccato all’ormeggio sereno del chiarore superno, o atleti del Signore.

Profumano come fiori le imprese oltre natura delle tue lotte, o sapiente: e infatti ti rivelasti incenso profumato di Dio, arso dal fuoco delle torture, o Adriano.

Abbellendo con il gioiello della fede la tua santa anima, o veneratissima e cercando il gioiello di Cristo come non contraffatto, non tradisti il tuo amore, o Natalia.

Theotokìon. O purissima Sovrana, che generasti per i mortali il Signore nocchiero, pacifica la tremenda e instabile agitazione delle mie passioni e concedi serenità al mio cuore.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Ponendoti in cuore le divine parole di una donna sapiente in Dio, o Adriano martire di Cristo, sei corso avanti nei tormenti, ricevendo la corona assieme alla tua consorte.

Ikos.

E’ giunto come occasione buona per i fedeli il lieto giorno del divino Adriano. Rallegriamoci divinamente gridandogli: O martire del Signore, che davvero hai combattuto la buona battaglia e dal cielo hai ricevuto la corona di giustizia, liberaci tutti da ogni vessazione dello straniero, facci avere la guarigione delle anime e dei corpi e dal cielo purifica ogni macchia dell’intelletto, ora che con la tua consorte hai ricevuto la corona.

Sinassario.

Il 26 di questo mese memoria dei santi martiri Adriano e Natalia con i loro compagni.

Stichi. Mani di malvagi e piedi di assassini amputano le mani e i piedi di Adriano. Unita in terra ad Adriano con lui in cielo si congiunge Natalia. Il 26 Adriano subì l’amputazione di mani e piedi.

Lo stesso giorno i compagni di martirio di Adriano vennero uccisi a fil di spada.

Stichi. Le estremità di ventitré uomini furono amputate: ognuno di loro subì quattro amputazioni.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Attico e Sissinnio e del beato nostro padre Ivistione.

Stichi. Correvano sulla stessa strada due atleti con passo veloce verso la spada. Ivistione, lavato dall’issopo delle lacrime, muori per il paese senza lacrime.

Lo stesso giorno memoria di un altro Adriano martire.

Stichi. Una corona adorna Adriano decapitato nel grandissimo giorno delle corone.

Lo stesso giorno memoria del beato Ioassàf, figlio del re Avenìr.

Stichi. Al figlio di re terrestre oggi sono aperti i palazzi del Re dell’universo.

Lo stesso giorno il beato Tithòis si addormentò in pace.

Stichi. Io credo che Tithòis non aveva carne, anche se aveva un corpo: non lasciò cibo alla tomba.

Per le preghiere dei tuoi santi, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Tutta rugiadosa.

Come imprendibili torri della superna Sion vi rivelaste, o martiri, facendo crollare tutti i macchinari del nemico con la spranga della vostra lotta, perciò sempre piamente onoriamo la vostra memoria.

Come aiuto e unanime, Dio donò ad Adriano Natalia per tirarlo fuori dall’abisso dell’errore e convincerlo a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Conservando la mano del martire come preziosissimo tesoro, non consegnasti il tesoro della tua saggezza a quanti tentavano di sottrartelo, o venerata, guidata dalla mano del Dio di tutti.

Theotokìon. La fornace non bruciò i tre giovani, prefigurando il tuo parto: il fuoco infatti abitò in te senza bruciarti, illuminando tutti affinché gridino: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8.

Offrendovi in olocausto nel fuoco dei tormenti, spegneste ogni fiamma d’empietà col vostro sangue, o atleti, acclamando: Ti esaltiamo, o Cristo, nei secoli.

I rivi di sangue dei tuoi atleti divennero nel mondo fiumi di guarigioni, inaridendo il mare delle terribili passioni e noi celebrandoli, o Cristo, ti benediciamo.

Chi non potrebbe ammirare le meraviglie di questa donna, che amava a tal punto il Signore da odiare l’amore carnale e da convincere il coniuge a rispettare e glorificare Cristo nei secoli?

Theotokìon. Concepisti il Verbo datore di luce da luce e generandolo indicibilmente fosti glorificata, o fanciulla, perché dimorò in te lo Spirito divino, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Impossibile agli uomini.

La tortura delle membra, la violenza dei tormenti, il fuoco, la spada e la morte temporanea dei vostri corpi, non riuscirono per niente a separarvi dall’amore di Cristo, o gloriosi atleti, perciò con lui nei secoli sempre vi allietate.

Appariste a tutti i nemici esercito invincibile, città di Dio, regno fortificato, inviolabile paradiso chiuso, falange carica di trofei, popolo eletto di Dio, intatte colonne della Chiesa, o martiri.

Lampade di luce divina, stelle splendide, lucerna che accende per noi il fuoco della pietà, raggi del sole di gloria, figli della beatitudine senza sera vi rivelaste, o veneratissimi martiri di Cristo.

Appariste fonte di onde colme di Spirito e fiume pieno di carismi divini e coppa che mesce onde di lotte, mare di salvezza, o martiri, liberandoci dalla tempesta di ogni genere di tentazioni.

Tu che stai con i cori dei martiri di Cristo presso il trono di colui che tutto domina, salva quanti celebrano la tua memoria con fede e zelo, liberandoli con le tue suppliche da tutte le tentazioni che li disturbano.

Theotokìon. Ai morti viene ora donata risurrezione per il tuo ineffabile e indicibile concepimento, o Madre di Dio veneratissima, perché la vita da te rivestita di carne è rifulsa a tutti e ha sciolto con sapienza la tristezza della morte.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si mostrò ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui, con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Come sostegno dei lottatori sia da noi glorificato Adriano, sapientissimo martire invitto, con la venerabile Natalia; con loro risplende la santa folla dei martiri, falange carica di trofei; ad essi inneggiamo, celebrandone la luminosa memoria: presso il Cristo infatti intercedono per tutti.

Theotokìon.

Il mondo intero ha te, o santissima, come invincibile difesa, presidio, rifugio, fortezza, muro inespugnabile, salvezza che niente può incrinare e divina cittadella fra ogni sorta di angustie; tu dunque, Madre e serva del Re dell’universo, salva anche me, tuo servo, da ogni specie di pericolo.

Alle lodi 4 stichi e 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo. Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O nobilissimo Adriano, divenisti esecutore della voce del Sovrano rinunciando a ogni mondana dolcezza e, presa sulle spalle la croce, divenisti partecipe della sua passione: sotto entrambi gli aspetti ti sei mostrato provato, perciò noi fedeli onoriamo oggi la tua divina memoria (2).

Valentissimo Adriano, continuamente sbattuto dalla tempesta nell’oceano delle torture, avevi la tua consorte che reggeva il timone dirigendoti al porto tranquillo, facendoti entrare nella città superna: ora che dimori in essa, o martire illustre, intercedi, ti preghiamo, per noi che ti esaltiamo.

Resistendo valorosamente fino alle catene, alla tortura e alla recisione delle membra, dopo aver consegnato la vostra anima al Creatore, avete ricevuto il vero riposo eterno e la beatitudine imperitura. Quale divina ricompensa avete ricevuto da Cristo, o gloriosissimi e venerabilissimi martiri!

Gloria. Tono 2.

Il Signore che tutto sa nella sua prescienza, con ineffabile provvidenza ti ha accolto, o martire, come tralcio fruttifero tagliato in molti modi dalla spada del martirio, carico dei frutti di una generosa costanza di cui si nutrono i cuori dei fedeli, che con affetto ti celebrano, o glorioso Adriano.

E ora. Theotokìon.

In te ripongo ogni mia speranza, Madre della vita: custodiscimi sotto la tua protezione.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 25 Agosto – Traslazione delle reliquie del santo apostolo Bartolomeo e memoria del santo apostolo Tito

25 Agosto

Traslazione delle reliquie del santo apostolo Bartolomeo e memoria del santo apostolo Tito.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia di san Bartolomeo.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Proclamiamo realmente beato il glorioso Bartolomeo, sole luminosissimo, astro senza tramonto, cielo vivente narrante la gloria salvifica di Dio, divino araldo, luminare delle genti, fiume che riversa flutti di conoscenza e irriga i cuori di tutti.

Apparvero in mare i tuoi sentieri, o apostolo, mostrando di trascendere ogni umana comprensione: gettato infatti in mare in una cassa, dall’oriente ti dirigesti verso occidente accompagnato da incliti martiri di entrambe le parti, che ti onoravano per ordine del Sovrano di tutti, o apostolo Bartolomeo.

Santificasti l’umido elemento passandolo prodigiosamente e giungesti all’isola di Lipari, sgorgando unguenti profumati, o illustre e curando passioni incurabili e divenendo per la gente del posto salvatore, rifugio, protettore e liberatore per condurli al Re Salvatore di tutti, o apostolo Bartolomeo.

Altri 3 di san Tito. Hai dato come segno.

Predicando la Divinità una e trisipostatica, sconvolgesti il mare politeista delle genti e facesti approdare, o beato, a tranquillissimi porti quanti nuotavano nell’abisso dell’ateismo: perciò ottenesti la celeste ricompensa e supplichi il filantropo per i tuoi cantori.

Con la mente rischiarata da divini bagliori, come raggio hai accompagnato il divino Paolo, sole che illumina luoghi tenebrosi, o Tito e con lui liberasti tutta la terra dalla profondissima notte; perciò ti diciamo beato come gerarca ispirato, come apostolo divino, come fervidissimo intercessore.

Partito da Creta e ad essa tornato come indistruttibile fondamento, con quella rettissima fede in cui si era rafforzato, edificò i fedeli sull’edificio della divina potenza celeste, il beato Tito, primo trono della patria, compagno di Paolo, conforto dei fedeli.

Gloria. Di san Bartolomeo. Tono pl. 2.

Sul mare ti lanciasti, morto ormai da tempi lontani e il tuo sentiero era sulle grandi acque, o Bartolomeo illustrissimo, quando partivi dall’oriente; i giusti infatti vivono in eterno, per provvidenza di Cristo nostro Dio, tuo Maestro: supplicalo, o apostolo, di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 2. Di san Tito.

Divenuto seguace di Paolo, strumento d’elezione, divino predicatore e iniziato da lui alle dottrine divine, fosti inviato alle genti per convertirle alla fede e illuminarle con lo splendore delle tue parole; perciò corresti ai confini, apostolo Tito, predicando a tutti Dio incarnato: supplicalo di salvare quanti celebrano con fede la tua memoria sempre venerabile.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Vergine purissima, supplica colui che partoristi d’aver pietà della mia anima infelice e di collocarla dalla parte degli eletti nell’ora del giudizio, per sua bontà somma.

Apolytìkion. Tono 3.

Santi apostoli, pregate Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Celebriamo in te colei che fu mediatrice per la salvezza della nostra stirpe, Vergine Madre di Dio: poiché con la carne da te assunta, il Figlio tuo e Dio nostro, accettando di patire sulla croce, ci ha redenti dalla corruzione, lui che è filantropo.

Conclusione.

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Mattutino del 25 Agosto – Traslazione delle reliquie del santo apostolo Bartolomeo e memoria del santo apostolo Tito

25 Agosto

Traslazione delle reliquie del santo apostolo Bartolomeo e memoria del santo apostolo Tito.

Al Mattutino.

Dopo il salterio, canoni dell’Oktòichos e poi dei santi, opera di Teofane entrambi. Canone in onore di san Bartolomeo. Acròstico: Con inni lodo il mio ardente protettore.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

La roccia della nostra vita ti rese pietra eletta su cui edificò la sua Chiesa, o apostolo Bartolomeo, perciò ti onoriamo e diciamo beato.

Iniziato in modo sublime dalla sapienza enipostatica a ciò che supera lo spirito, dimostrasti folle la sapienza dei pagani, rendendo sapienti i confini con i tuoi divini insegnamenti.

In una bara il tuo corpo cammina sul mare obbedendo all’ordine di Dio e, come sole, dall’oriente raggiungi l’occidente, o apostolo, illuminandolo.

Theotokìon. Il gloriosissimo si umilia, colui che precede i secoli sorge nel tempo, colui che la fanciulla serva di Dio genera in due nature, o beato in Dio, predicasti in un’unica ipòstasi.

Canone in onore di san Tito. Acròstico: Canto con tutto il cuore il discepolo di Paolo.

Stesso Tono e stesso Irmòs.

Colmandoti di tutti i carismi, la grazia dello Spirito inviò te, divino apostolo, a predicare ai confini l’incarnazione del Verbo, o illustre Tito.

Ricevuto il bagliore della divina grazia, risplendesti come sole sulle anime oscurate, illuminandole, o sapientissimo, togliendo i peccati e liberando dalla schiavitù dell’errore, o beato.

Per i carismi dello Spirito di cui eri ricolmo, il sapientissimo Paolo ti rese interprete e predicatore della fede, Tito, ispirato da Dio.

Theotokìon. Come sole è sorto dal tuo grembo il Signore che libera dall’errore i confini del mondo, o Sposa divina; pregando senza sosta, supplicalo di salvare quanti con fede t’inneggiano.

Di san Bartolomeo.

Ode 3. Come sorgente viva.

Mediatore potente, luce e allontanamento delle disgrazie in te, Bartolomeo, trovarono i prigionieri dell’errore, che giace malamente nella tenebra dell’ateismo.

Come bocca del Verbo divino, beato Bartolomeo, salvasti dalla bocca del lupo spirituale i popoli che hai condotto al Creatore col bagno del battesimo.

Con la tua lingua ignea bruciasti l’amara materia dell’errore, o sapientissimo e rinnovasti con la tua aratura i cuori incolti, preparandoli a coltivare pensieri celesti.

Theotokìon. Il Dio Verbo che si degnò d’incarnarsi da te, Vergine Madre, si scelse come discepolo e servo fedele il glorioso Bartolomeo.

Di san Tito. Non è la scienza.

Non con la sapienza, che rende folli chi la possiede, ma con la vera conoscenza, hai scacciato, o felice, l’ignoranza di quanti a te si avvicinavano.

Il campo coperto di rovi per l’empietà nell’eredità delle nazioni tu bonificasti con la falce divina per seminarvi il buon grano della sapienza.

Predicando l’unica Divinità in tre ipòstasi, scacciasti le tenebre del politeismo, guidando i confini del mondo, o beato, alla conoscenza di Dio.

Theotokìon. Più santa degli angeli e di ogni creatura, t’innalzò il nato da te nella carne: perciò come Sovrana di tutti ti celebriamo.

Irmòs. Non è la scienza, né la potenza o la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Sapienza enipostatica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.

Kàthisma di san Bartolomeo.

Tono 1. I soldati di guardia.

Il trasporto delle tue reliquie santissime è divenuta l’occasione per una splendidissima festa, o illustre apostolo del Signore; celebrandola con fede ti onoriamo, o Bartolomeo, magnificando Cristo, luce inaccessibile.

Gloria. Del Santo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come astro che accompagna il sole, insigne Tito, sapientemente camminasti con Paolo; splendendo avete illuminato la terra e cacciato l’oscurità; nell’isola di Creta, o beato, coricandoti nella morte, a tutti lasciasti come raggi divini le tue pene e parole senza tramonto; illuminati da esse, piamente ti celebriamo e gridiamo a una voce: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Salve, trono igneo del nostro Dio, seggio imperiale, salve, Vergine, talamo nuziale coperto di aurea porpora, clamide scarlatta, tempio variamente ornato, carro scintillante, candelabro di splendore; salve, Madre del nostro Dio, città dai dodici lati e porta dorata, stanza illuminata, sposa gloriosa raggiante di sole, salve, unico splendore della mia anima.

Di san Bartolomeo.

Ode 4. L’ineffabile.

La parola profetica si è compiuta: è uscito il divino araldo, luce per la salvezza delle genti, rischiarando tutta l’ecumène.

Illuminato dallo splendore sgorgante da Dio, per divina partecipazione apparisti luce seconda, servendo colui che per noi apparve nello spessore della carne, o apostolo.

Santificando il mare con i tuoi viaggi, o Bartolomeo, l’attraversasti in un sepolcro di pietra da oriente a occidente con prodigioso spostamento.

Salva il tuo gregge, illustre apostolo, dalla tempesta del peccato, dal pericolo e dai tormenti che suscita il nemico, conducendoci con le tue preghiere al porto della salvezza.

Theotokìon. Tu che partoristi inesplicabilmente l’inesplicabile divinità nell’estrema ricchezza del suo amore, per noi, impoveriti dal peccato, apri i tesori divini, o purissima.

Di san Tito. Colui che siede.

Attingendo agli inesauribili tesori, o sapientissimo, con la verità colmasti le anime assetate di ricchezze; hai fatto rivivere i cuori morti, scacciando l’oscurità dell’ignoranza, o illustrissimo apostolo.

La lenza di Paolo ti ha pescato con la grazia, o Tito, poiché era previsto che in seguito, con la tua parola, avresti tratto con zelo, come all’amo, tante nazioni dalle onde dell’errore per condurle alla fede.

Avendo seguito come un agnello l’illustre Paolo, da mezzo al tuo gregge scacciasti i temibili lupi, rovesciasti i templi degli idoli, rendendo i mortali templi perfetti di Dio.

Theotokìon. La santa Theotòkos, dimora purissima, porta del divino splendore, mensa e ciborio dorati, montagna adombrata non tagliata, che offre asilo al Creatore, viene proclamata beata.

Di san Bartolomeo.

Ode 5. Sbigottisce l’universo.

Possedendo i piedi belli per la predicazione, evangelizzasti a tutti cose buone, a tutti predicasti pace, o beato, allontanando l’antica inimicizia con i tuoi divini insegnamenti, o apostolo del Salvatore.

La tua parola, Bartolomeo, fu rimedio per quanti avevano ricevuto il veleno mortale del serpente; e secondo la profezia, la terra degli empi fu rovesciata con la leva dei tuoi sapientissimi dogmi.

Benché morto da lungo tempo, fai sgorgare vita inesauribile, o Bartolomeo, superando in compagnia di santi martiri l’immensità delle onde dell’oceano per approdare all’isola di Lipari.

Theotokìon. Ti glorifico grandemente, purissima Madre di Dio, gridando con l’angelo: Salve, benedetta piena di grazia, annunzio e discorso tremendo, dimora insolita del Sovrano del creato.

Di san Tito. Gli empi non vedranno.

La piaga malsana che divorava le anime dei pagani, l’hai sanata con il sapido sale delle tue sante parole, o beato, come ministro della grazia e medico eccellente.

Docile agli ordini di Paolo, percorresti tutta la terra con lui, evangelizzando la sapienza divina, venerabile predicatore divino.

Insegnasti sapientemente il Verbo uguale al Padre in maestà e potenza, o divino predicatore, impegnando gli uomini dai pensieri vani a rigettare tutto l’errore degli idoli.

Theotokìon. Con spirito purificato celebriamo la Vergine pura; glorifichiamo con le nostre opere sante la gloria di Giacobbe; salmeggiamo a lei piamente come Madre del nostro Dio.

Di san Bartolomeo.

Ode 6. Celebrando questa divina.

Divenisti un raggio del sole rifulso sul mondo incarnandosi, o apostolo, scacciando la notte del politeismo con i tuoi luminosi insegnamenti.

Ai popoli rivelasti la salvezza di Dio che per grande bontà, si fece a noi simile incarnandosi, o apostolo delle genti, Bartolomeo.

Come strada prendesti il mare, le grandi acque per sentiero e le tue tracce, beato apostolo, nessuno le conobbe, come predisse Davide ispirato.

Theotokìon. Sei divenuta il tempio della gloria, la porta dello splendore e il monte ombroso, il portento cantato dai profeti, o Vergine Madre piena di divina grazia.

Di san Tito. A te sacrificherò.

Paolo, sole senza tramonto del mondo, inviò te, felice, come raggio luminoso che illumina i cuore oscurati dall’ignoranza.

Ricolmo delle acque vivificanti, o beato, sommergesti i torrenti dell’ignoranza con i flutti dei tuoi divini dogmi, irrigando l’insieme delle genti.

Theotokìon. Ogni generazione ti celebra, o Vergine, poiché ineffabilmente partoristi il Verbo di Dio trascendente la lode dei nostri canti e che angeli e mortali insieme glorificano.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, grazie al sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion di Bartolomeo.

Tono pl. 4. Sei apparso oggi.

Come sole sei apparso nel mondo, illuminando con i tuoi splendenti insegnamenti e i tuoi miracoli straordinari quanti ti onorano, o Bartolomeo, santo apostolo del Signore.

Di Tito.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Di Paolo eri compagno di viaggio, o apostolo e con lui ci annunziasti il Verbo della divina grazia, o beato iniziato Tito; perciò ti gridiamo: Non smettere d’intercedere per tutti noi.

Ikos.

Hai annunziato al mondo il Salvatore apparso sulla terra e sei divenuto l’amico intimo, l’erede della sua vera divinità; prostrandomi con fede, ti supplico di accordarmi con le tue preghiere il perdono, allontanando dalla mia anima la tenebrosa oscurità, perché possa degnamente inneggiarti e senza sosta gridarti: non smettere di intercedere per tutti noi.

Sinassario

Il 25 di questo mese memoria della traslazione delle sante reliquie del santo e glorioso apostolo Bartolomeo.

Stichi. Per tutti noi il tuo venerabile sepolcro è risultato irrigatore di inesauribile grazia, o apostolo: la terra il venticinque, dopo averlo nascosto, rende ai fedeli il tuo corpo, o Bartolomeo.

Lo stesso giorno memoria del santo apostolo Tito, vescovo di Gòrtina in Creta, discepolo di san Paolo apostolo.

Stichi. Accetta il cesto dei miei umilissimi fiori e gradisci anche le lodi grandi e piccole: celebro te, santo Tito, morto in pace, giungendo il venticinque al celeste banchetto.

Lo stesso giorno memoria dei santi padri Minà, Epifanio, Gennadio e Giovanni, arcivescovi di Costantinopoli.

Stichi. Il mondo ha perso la gioia della Chiesa: Minà infatti è sparito da quaggiù, Epifanio ha reso l’ultimo respiro, addormentandosi in un giusto riposo; Epifanio, Gennadio e Giovanni, pastori riuniti in Cristo inneggio.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Di san Bartolomeo.

Ode 7. I fanciulli di senno divino.

L’umanità colpita da follia per il peccato sanasti col sale sapido delle tue parole, esortandola a cantare, o illustre apostolo: Inneggiatissimo Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Divenuto altissimo cielo, come divino apostolo, proclamasti ad alta voce, o beato, la gloria del Dio al quale cantiamo: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Rivestendo della veste tessuta dalla grazia di Dio quanti erano stati spogliati dall’antica perversione del serpente, o beato, li esortavi a cantare: Inneggiatissimo Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Ricchi della tua protezione come soccorso e rifugio, pura Genitrice di Dio, sempre noi tuoi servi con fede a te cantiamo: Salve, ponte benedetto, che dalla terra ci conduci verso Dio.

Di san Tito. Colui che nel fuoco.

Insegnando ai mortali a proclamare l’unica divinità, venerando l’unica signoria, distogliesti dal politeismo, o Tito, i fedeli che proclamano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Le anime morte che veneravano la materia inanimata, riconobbero il Dio della vita morto per noi, avendo ascoltato il tuo insegnamento, o discepolo iniziato agli ineffabili misteri.

Come servo della verità apparisti distruttore della menzogna, come discepolo di Paolo sopportasti pericoli e persecuzioni, ma con lui salmeggiasti: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Adorna di virtù stai alla destra del gran Re incarnato dalle tue viscere, Vergine senza nozze, che non cessi di pregare perché siamo salvati da ogni angoscia.

Di san Bartolomeo.

Ode 8. Il parto della Theotòkos.

Gonfio di divine onde, come fiume dell’Eden sei sorto irrigando il mondo con i tuoi insegnamenti, prosciugando per grazia le acque dell’errore e acclamando: Inneggiate il Salvatore, esaltatelo per tutti i secoli.

Il Verbo che ti formò agli ineffabili misteri come divino teologo, ti scagliò come freccia salvifica, ferendo, o glorioso, le schiere dei nemici e salvando quanti con fede a lui cantano e inneggiano nei secoli.

Come monte stillante dolcezza, o ammirabile, solcasti il mare camminando dopo la morte grazie alla potenza di Dio e attraversando senza naufragio i suoi flutti in compagnia di martiri vittoriosi.

Theotokìon. Ignorando le leggi di natura, partorisci e resti sempre vergine: hai concepito infatti il Verbo fattosi uomo per bontà estrema, al quale acclamiamo: Opere tutte, inneggiate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Di san Tito. Stesso irmòs.

Dai flutti delle tue parole fu estinto il fuoco assurdo dell’errore; demòni e malattie furono scacciati con la tua intercessione presso Dio, santo apostolo Tito: perciò ti celebriamo come servo divino di Cristo, Re dell’universo.

Tutto consacrato a Dio e munito di tutti i doni divini, hai fatto conoscere a tutti il Verbo Salvatore, liberando dalla stoltezza noi, che con fede lo benediciamo e lo esaltiamo per tutti i secoli.

Fosti puro strumento della luce, rischiarando l’universo col tuo splendore divino, Tito ammirabile; e facendo impallidire l’opposizione degli empi, gridasti: Inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. La spada rivolta contro di me ora è distolta, o Vergine, poiché partoristi il Verbo incarnato, che riconosciamo in due nature: davanti a lui tremano gli angeli in cielo e i mortali lo glorificano per tutti i secoli.

Irmòs. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, ha salvato nella fornace i fanciulli intemerati; ma ora che si è attuato, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Di san Bartolomeo.

Ode 9. Ogni abitante.

Oggi il coro degli apostoli festeggia la tua memoria; i martiri esultano di gioia e tutti i giusti si rallegrano nello spirito; noi fedeli ti veneriamo con i nostri inni, inneggiando: o discepolo di Cristo, liberaci da ogni disgrazia.

Avendo trovato la tua beata fine sulla croce, glorioso apostolo, ti conformasti alla passione del tuo Maestro; tu partecipi davanti a lui per sempre con gli angeli alla sua divina e luminosa gloria, godendo giustamente dello splendore ineffabile.

La tua luminosa e insigne memoria ha diffuso su noi tutti la sua luce, o Bartolomeo, testimone oculare di Cristo; ricordati di tutti noi, ti preghiamo, liberandoci con le tue preghiere da ogni sorta di pericolo.

Theotokìon. Divina Genitrice pura, mortifica i nostri pensieri carnali, seda la tempesta delle nostre passioni, calma il loro tumulto e, come rifugio, circonda di pensieri divini i nostri cuori che ti onorano, o intrepida protettrice dei credenti.

Di san Tito. Per la disubbidienza Eva.

Volgendo al Redentore tutta la tua fiducia e l’affetto, Paolo ti fece partecipare ai suoi viaggi, o apostolo, predicando alle nazioni; perciò con lui ti celebriamo.

Per grazia divina allontani dai fedeli malattie e demoni; in te Creta ha il suo potente protettore, suo primo gerarca divino, fiaccola celeste e luminosa, o Tito, apostolo ammirabile.

Come sole splende su noi la tua memoria, fulgidamente allestita con i bagliori del santo Spirito, dissolvendo le nebbie delle passioni; salva noi, che con fede la celebriamo, beatissimo Tito.

Theotokìon. Vergine pura, con la tua mediazione spezza i legami dei miei peccati, scaccia dalla mia anima la notte oscura, calma i moti delle mie passioni; abbatti quanti invano mi osteggiano, o Madre sempre vergine e salvami.

Irmòs. Eva con la disubbidienza ha instaurato la maledizione; ma tu, Vergine Madre di Dio con il frutto del tuo grembo hai germogliato per il mondo la benedizione: per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion di san Bartolomeo.

Con i discepoli conveniamo.

Festeggiando con affetto, sapientissimo Bartolomeo, la sacra deposizione delle tue venerabili reliquie, ti celebriamo con fede: dall’oriente, infatti, o beato, prodigiosamente navigasti fino all’isola di Lipari, illuminando tutto l’occidente con i tuoi viaggi meravigliosi, o apostolo di Cristo, divino predicatore.

Altro exapostilarion, di san Tito, uguale.

O apostolo Tito, iniziato della divina grazia, con Paolo di mente divina, intercedi presso la Trinità per la pace del mondo; e per noi che celebriamo la tua santissima memoria e con affetto ti onoriamo, ottieni liberazione dalle difficoltà e dalle colpe, salvezza, gloria e splendore nel regno dei cieli.

Theotokìon, uguale.

Con le schiere incorporee, i cori dei martiri, le legioni degli apostoli, i profeti e tutti i giusti, Madre di Dio Vergine t’inneggiamo: generasti infatti il Dio che con indicibile sapienza abbatté con la croce la tirannide dell’ade e salvò, o inneggiatissima, tutta la stirpe dei mortali.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 4 stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Ti ha emesso come fiume divino, o beatissimo, la fonte della nostra vita, prosciugando le acque del politeismo, irrigando il mondo con i flutti delle divine dottrine, o Bartolomeo, sommergendo la zizzania dell’errore e liberando dalle sventure quanti con fede confidano in te, apostolo del Signore.

Riconoscendoti come sole che parte dall’oriente e tramonta all’occidente per il tuo viaggio sulle acque, o celebratissimo, noi fedeli festeggiamo la memoria annuale del tuo straordinario arrivo, esaltando i tuoi molti prodigi, apostolo del Signore.

Morto e sepolto, affrontasti un viaggio per mare, partendo dall’oriente con i martiri, o sapientissimo, per giungere in occidente, o luminare senza tramonto della Chiesa di Cristo, Bartolomeo in Dio beato: qui trovando riposo, per tutti prodigiosamente divenisti riposo dalle fatiche e liberazione dalle sventure.

Con la mente rischiarata da divini bagliori, come raggio accompagnasti il divino Paolo, sole che illumina i luoghi tenebrosi, o Tito e con lui liberasti tutta la terra dalla profondissima notte; perciò ti diciamo beato come gerarca ispirato, come apostolo divino, come fervidissimo intercessore.

Gloria. Tono pl. 1.

Come aveva predetto nei vangeli la sapienza di Dio, il Verbo coeterno al Padre, voi siete i tralci ben formati, o apostoli illustrissimi, che portate tra i rami il grappolo maturo e dolce: mangiandolo, noi fedeli ne assaporiamo il gusto per averne letizia. O Bartolomeo ispirato da Dio e tu Tito, vanto di Creta, pregate con ardore per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata, Vergine Madre di Dio e com’è nostro dovere ti glorifichiamo, città inconcussa, muro inespugnabile, indistruttibile protezione e rifugio delle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia.

L’apostolo: I Cor. Fratelli, Dio ha messo noi apostoli (vai alla Domenica X).

Vangelo secondo Matteo: Disse il Signore: Voi siete la luce del mondo.

Kinonikòn.

Per tutta la terra è uscita la loro voce e fino ai confini della terra le loro parole. Alliluia.

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Vespro del 24 Agosto – Memoria del santo ieromartire Eutichio, discepolo di san Giovanni il teologo

24 Agosto

Memoria del santo ieromartire Eutichio, discepolo di san Giovanni il teologo.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Beato martire Eutichio, santamente divenisti discepolo del venerabile discepolo del Verbo, dell’araldo teologo e da lui subito ricevesti ogni più sacra iniziazione e apparisti luce che illumina per grazia ogni mente con la tua teologia, perciò celebriamo la tua santa memoria.

Abbattesti la cittadella dell’errore con la leva di una ferma resistenza, o felicissimo e sopportasti catene e morte illustre: perciò ottenesti immortalità e dimori tra i cori dei martiri e le schiere degli angeli, divinamente, meravigliosamente e perfettamente divinizzato dalla superna partecipazione.

Chiuso in prigione, ricevevi dal cielo il pane di vita, o celebratissimo; gettato nel fuoco, restavi illeso e subisti battiture che ti raschiarono tremendamente; con la preghiera respingesti gli assalti delle belve; la tua testa fu recisa dalla spada e dal tuo sangue fosti sollevato al cielo come da un carro divino.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Su dunque, anima mia, gemendo e facendo scaturire dal cuore fonti di lacrime, grida alla Vergine, Madre del nostro Dio: Per la moltitudine delle tue compassioni, o pura, strappami al tremendo castigo e dammi di fissar la dimora là dov’è il riposo, l’eterna gioia e il gaudio.

Oppure stavrotheotokìon.

Il sole si oscurò, Figlio, e, cupa, la luna mutò la sua luce in manto di tenebra; la terra si scuote, si squarcia il velo del tuo tempio: e come non ne avrò cuore e occhi trafitti? Come non mi graffierò le guance, o dolcissimo, vedendoti ingiustamente morire, mio Salvatore?

Apolytìkion. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità, lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Eutichio; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Mattutino del 24 Agosto – Memoria del santo ieromartire Eutichio, discepolo di san Giovanni il teologo

24 Agosto

Memoria del santo ieromartire Eutichio, discepolo di san Giovanni il teologo.

Al Mattutino

Dopo la solita sticologia i canoni dall’Oktòichos, poi il canone del santo, con l’Acròstico: Canteremo la divina grazia di Eutichio. Giuseppe

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Compagno degli apostoli e dei martiri, in ogni tempo ricolmato del bagliore del divino splendore, rendi partecipi della tua luce i fedeli che oggi celebrano la tua santa festa, ammirabile martire Eutichio.

Istruito piamente dal discepolo amato e imitandone puntualmente i costumi, amasti il Signore, compiendo i suoi divini comandamenti, o beato e imitasti la sua passione.

Obbedendo piamente alla legge divina, con pene ascetiche mortificavi la carne, allontanandoti dal mondo e vivendo nelle montagne, o illustre martire beato e purificando la tua anima, fosti riconosciuto somigliante a Dio.

Theotokìon. In te, santa Vergine, pongo la speranza della mia salvezza: cancella del tutto la sozzura dei miei peccati, lavami e sarò puro, affinché sia gradito a tuo Figlio e compia la sua volontà santissima.

Ode 3. Tu che in principio.

Avendo trovato in Paolo il sole raggiante della luce della sapientissima predicazione, o beato, viaggiasti con lui illuminando come un astro nello Spirito i cuori.

Il fondamento dei teologi, la cima dei discepoli, Giovanni, amico fedele del Salvatore, transitando dalla terra a Dio, ti inviò a pascere il gregge del Signore, o beato.

Splendido e luminoso, ricolmo di Spirito santo, apparisti davanti all’iniquo giudice, respingendo la sua empietà e confessando l’incarnazione divina di Cristo.

Theotokìon. Salve, tu che sola inesplicabilmente generasti la nostra gioia; salve, Vergine non sposata, nube del Verbo, carro e trono di Dio, gloria dei giusti e corona dei martiri.

Irmòs. Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e disponesti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi precetti, poiché non c’è santo all’infuori di te, unico filantropo. 

Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.

Sfolgorando lo splendore della conoscenza di Dio, dileguasti la tenebra del politeismo, compiendo come martire la tua corsa e facendo sgorgare i carismi delle guarigioni, purifichi le malattie di quanti si avvicinano; glorioso martire, implora Cristo nostro Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Del verbo divenisti divina tenda, Vergine Madre purissima, più santa degli angeli; più di chiunque sono coperto di fango, insozzato dalle passioni carnali: purificami coi flutti divini, tu che ci procuri con la tua intercessione la grande misericordia.

Stavrotheotokìon.

L’agnella Madre pura, la Vergine Genitrice del Verbo divino, quando vide sospendere sulla croce il frutto che coltivò senza pena, tra le lacrime materne gridò: Ahimè, Figlio mio, come subisci passione tu che vuoi salvare dalle sue infami passioni la condizione umana?

Ode 4. Tu sei mia forza.

Con tutto l’intelletto ti elevasti al Signore, colpito e straziato in tutte le membra non sentivi, ma come incenso di soave odore, per la potenza dello Spirito, avvolgevi di divino profumo i presenti, o beato.

Custodito da Dio, divino martire, quando eri incatenato in prigione, ricevesti il pane del cielo, visibilmente gioendo, perché Dio, unico arbitro delle lotte, ti diede coraggio, o vittorioso testimone e tu imitasti la sua divina passione.

Apristi la tua santa bocca nello Spirito, o sapientissimo, quando comparisti in tribunale per il giudizio, esponendo chiaramente la fede della Trinità e confutasti l’errore degli idoli e l’empietà degli atei tiranni.

Dopo molti tormenti corporali, infiammato di divino amore, lietamente entrasti nella fiamma ardente del fuoco per ordine del giudice, o beato; ma non fosti bruciato, ricevendo dal cielo la divina rugiada.

Theotokìon. Sola tra le donne sei rimasti vergine prima come dopo il parto, perché il Dio generato dall’alto prima dei secoli, prendendo ineffabilmente carne dal tuo seno, Vergine purissima, ha rinnovato le nature nascendo sulla terra negli ultimi tempi.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Arricchisti del verbo divino quanti lo volevano; come sacerdote, o beato, nutristi il gregge di Cristo, consigliandolo, istruendolo, guidandolo verso la salvezza, vittorioso atleta dalle molte lotte.

Avendo scosso il funesto errore con la forza del santo Spirito, ti presentasti a Cristo e guidasti a lui la folla dei fedeli, salvati dai tuoi divini insegnamenti, o Eutichio, ornamento dei martiri.

Com’erano belli i tuoi piedi che percorrevano, o beatissimo, il sentiero del divino martirio e camminando in esso giunsero all’ampio spazio del regno celeste, o insigne martire.

Theotokìon. Vergine Madre, genitrice del Verbo che nulla può circoscrivere, gloria degli angeli, tu che ferisci i demòni, divina Sposa, sul mio cuore, ferito dal peccato applica il rimedio divino.

Ode 6. Siimi propizio.

Ispirato dal desiderio di raggiungere la perfezione in Cristo, in catene, o sapiente, lasciasti Efeso per finire a Sebaste, tua patria, ornato del diadema delle tue splendide imprese.

Essendo tempio di Dio magnifico e purissimo, con la grazia hai distrutto gli orribili templi degli idoli e sei salito verso il tempio sovracceleste per presentarti a Dio, o Eutichio.

Sulla strada che seguivi un angelo divino ti fortificò, predicendo chiaramente l’avvenire a te, beatissimo Eutichio, che eri pari agli angeli ed estraneo alla carne nello Spirito.

Theotokìon. Raddrizza le storture del mio intelletto e i cattivi moti passionali della mia anima, Vergine purissima; salvami, custodiscimi dai nemici che senza pietà mi assalgono ogni giorno.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie colpe e fammi risalire, ti prego, dall’abisso dei mali, perché a te ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Sinassario

Il 24 di questo mese memoria del santo martire Eutichio, discepolo di san Giovanni il teologo e del santo apostolo Paolo.

Stichi. Quale gaudio fu il tuo, beato Eutichio, essendo iscritto alla divina cerchia! Dovendo lottare come martire nello stadio, la terra lo ricevette nella pace il ventiquattro

Lo stesso giorno memoria di san Tatione martire.

Stichi. Trascinato misuravi molte plestre di terra, ma prendesti le infinite plestre dell’Eden, o Tatione.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Giorgio di Limniote, confessore.

Stichi. Pur terminando con una morte comune, Giorgio porta il segno del martirio.

Lo stesso giorno commemoriamo il ritrovamento delle venerabili reliquie del nostro padre tra i santi Dionigi, arcivescovo di Egina e del loro ritorno da Strofade di Zacinto.

Stichi. Avendo ora in sorte la reliquia incorrotta di tuo figlio, o Zacinto, rallegrati, giubila celebrando. Il 24 giunse l’urna.

Il nuovo santo ieromartire e isapostolo Cosma, martirizzato in Albania nel 1779, morì impiccato.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Per ordine di Dio il fuoco che doveva ucciderti si spense per te, beato: il tuono infatti si fece udire dal cielo e la grandine fu inviata per ricoprire quanti lo ignoravano.

Violentemente straziato, trasudavi mirra dal dolce profumo, poiché tu stesso correvi sulle tracce del profumo sparso dalla passione del Verbo Creatore nella sua discesa e a lui cantavi: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Irreprensibile era la tua vita, ammirevole il tuo martirio e il santo scrigno che conserva le tue reliquie offre a chi si avvicina la salvezza, facendo sgorgare le guarigioni e scomparire in molti la sozzura delle passioni.

Theotokìon. Preconoscendo l’ineffabile profondità del tuo mistero, i santi profeti rivelarono a tutti gli uomini il tuo parto, o Vergine, gridando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Levando le mani a Cristo nostro Dio, o glorioso, in mezzo allo stadio affrontasti i leoni restando illeso come un tempo il profeta Daniele, poiché un angelo ti proteggeva e tu senza sosta cantavi: Sacerdoti benedite, popolo, esalta Cristo per i secoli.

Vedendoti irragionevolmente giudicato da uomini empi, la belva che doveva ucciderti prese una chiara decisione per ordine dell’Onnipotente e proclamò le meraviglie del Salvatore, lasciando sbalorditi coloro che cantano: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo per i secoli.

Avendo ingaggiato la grande lotta con la forza e la grazia di Dio, con gioia hai ottenuto la corona del vincitore e trovato posto nei cori degli apostoli e dei martiri; con loro canti senza sosta: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo per i secoli.

Seguendo le tracce della sua passione, lottasti secondo le regole come servo di Cristo e col sangue del martirio imporporasti il manto regale, che ora indossi nel regno dei cieli, dove sei transitato cantando con gioia: Popolo, esalta Cristo per i secoli.

Theotokìon. Vivifica la mia anima uccisa dal morso del serpente, o Vergine purissima, tu che sola generasti la vita e concedile di fare la volontà di colui che per noi è nato da te, affinché canti: Sacerdoti, benedite, popolo esalta Cristo per i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza gridava: benedite, fanciulli il Creatore e Redentore, sacerdoti, innaggiate, popolo esalta Cristo per i secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Effondi ogni sorta di guarigioni e fai cessare le più gravi malattie, avendo ricevuto la vera grazia da Cristo per aver ben lottato affrontando i nemici, o concittadino degli angeli e cima dei martiri.

Reso splendido dalle tue lotte, sei giunto a dimorare nello splendore eterno e il tuo capo troncato dalla spada, Gesù lo coronò col santo diadema della vittoria, o luminare della Chiesa, gloria e forza dei fedeli che ti dicono beato.

Spezzasti la potenza del male e riportasti valorosamente vittoria su di lui; come vittorioso martire risplendi nei cieli, o illustre Eutichio, godendo di grande credito davanti al trono della Trinità santa.

La tua memoria divina e luminosa rifulge su tutti più del sole, illuminando di chiari raggi i fedeli che ogni anno la celebrano piamente; e poiché hai confidenza, ti preghiamo di chiedere per noi la salvezza.

Theotokìon. Ti rivolgiamo il saluto di Gabriele: Salve, santa Madre di Dio, terra scelta, mensa d’oro, rifugio degli uomini, letizia degli angeli e fierezza dei martiri, sostegno dei fedeli che ti dicono beata.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini. 

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 23 Agosto – Conclusione della festa della Dormizione e memoria del santo martire Lupo

23 Agosto

Conclusione della festa della Dormizione e memoria del santo martire Lupo.

AVVERTENZA. Oggi si conclude la festa della Madre di Dio e se ne celebra l’intera ufficiatura, a vespro, al mattutino e alla liturgia, eccetto le letture e la litì. L’ufficio di san Lupo e stato anticipato al 22.

Sinassario.

Il 23 di questo mese memoria del santo martire Lupo.

Stichi. Lupo era un servo e divenne grazie alla spada libero e amico di Cristo

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Ireneo, vescovo di Sirmio.

Stico. Fiumi di sangue del vescovo di Sirmio decapitato rimpiazzano il bagno in cui si lavano i morti.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Ireneo, vescovo di Lugduno.

Stichi. Grazia alla spada Ireneo scambiò la terra col cielo nel quale voleva abitare.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Callinico, patriarca di Costantinopoli.

Stichi. Callinico attendo il piacere che rimane per sempre, non si dispiacque finire i suoi giorni.

Lo stesso giorno i santi 38 martiri della Tracia, uccisi di spada.

Stichi. Subirono la spada quei trenta a cui si aggiunsero altri otto.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

AVVERTENZA. Fino al 21 settembre si cantano come katavasìe gli irmì dell’Esaltazione della Croce: Tracciando una croce.

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Vespro del 22 Agosto- Memoria del santo martire Agatonico (e di San Lupo)

22 Agosto

Memoria del santo martire Agatonico.

AVVERTENZA. Oggi si celebra anche l’ufficio del santo martire Lupo, perché il 23 è la conclusione della festa.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia.

3 di sant’Agatonico.

Tono 2. Hai dato come segno.

Ricercando la bontà prima e la bellezza trascendente l’intelletto, o Agatonico, lieto ti sei accostato alle nobili lotte che ti stavano innanzi; scontrandoti con tutto il tuo vigore con l’avversario, lo abbattesti e cingesti il fulgidissimo diadema di vittoria, supplicando il filantropo per i tuoi cantori.

Adorno di sapienza, hai fatto zampillare il verbo da cui scorre la vita, convertendo gli stolti, confutando il tiranno, sedando la tempesta del politeismo, rafforzando i fedeli perché continuassero ad aderire alla divina grazia: sopportando perciò le più terribili prove, te ne andasti incoronato al regno superno.

Grondando sangue per la tua forte lotta, ti presentasti al Sovrano come sacrificio di soave odore, vittima pura, dono accetto, offerta sacratissima, sacrificio perfetto e immacolato: con le tue suppliche, custodisci dunque il corpo della Chiesa nella pace, o atleta Agatonico.

Altri 3 di san Lupo, stessa melodia.

Col calore del divino Spirito il beato Lupo ha sciolto il gelo rigidissimo dell’ateismo; fatto a pezzi dalla spada, fa sgorgare flutti di guarigioni e irrora con la grazia le anime consunte. Celebriamolo dunque piamente come nostro ottimo intercessore e fervido soccorritore, o amici dei martiri.

Hai dato all’abisso delle acque gli idoli adorati dagli ellèni e sbalordisti gli atei, che vedevano i prodigi compiuti dalla tua fede, o beatissimo; stando in mezzo a loro hai ottenuto il divino lavacro dal cielo, mentre Dio ti glorificava come martire veracissimo, nobile diamante e consorte degli angeli.

Mentre i nemici tentavano di tagliarti, si fecero a pezzi l’un l’altro; scagliando frecce si ferirono a vicenda, o Lupo vittorioso e credendo di segarti, inflissero il colpo a un albero, perché erano accecati, o beato: ti custodiva infatti il Signore, per cui avevi eletto come compagna la sofferenza, o intercessore per le nostre anime, compagno degli angeli.

Gloria. Tono 1. Di Anatolio.

A buon diritto ti fu dato il nome della ‘buona vittoria’, o Agatonico dalle grandi lotte: ferito infatti dal divino eros, hai rinnegato la seduzione idolatrica e l’errore del tiranno e sei straordinariamente passato a vita migliore. Nella tua gloriosa memoria, prega dunque per la salvezza delle nostre anime, tu che hai famigliarità con Dio.

E ora. Lo stesso tono. Della festa.

Era conveniente che i testimoni oculari e ministri del Verbo vedessero anche la dormizione della Madre sua secondo la carne, l’ultimo dei misteri che la riguarda, perché non risultassero spettatori solo dell’ascensione del Salvatore dalla terra, ma anche testimoni del transito di colei che lo aveva generato. Trasportati dunque per divina potenza da ogni parte del mondo, raggiunsero il monte Sion e scortarono colei che, più elevata dei cherubini, si affrettava verso il cielo. Anche noi con loro la veneriamo come colei che intercede per le nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Si raduna la folla dei discepoli per la sepoltura della Madre che generò Dio, giungendo dai confini della terra a un cenno onnipotente.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

La sposa di Dio, la Vergine Regina, la gloria degli eletti, il vanto delle vergini, se ne va presso il Figlio.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Prodigiosamente si raduna, dai confini del mondo, il coro dei discepoli per seppellire il tuo corpo divino e puro.

Gloria. Tono pl. 4.

Avendo a buon diritto ricevuto il nome dei buoni tesori, al Re di tutti consacrasti te stesso come tempio, o martire Agatonico; e lottando secondo le regole tra i tormenti, abbattesti la potenza del terribile Beliar; ricevuto così il trofeo della vittoria, ti presentasti incoronato a Dio negli eccelsi: non smettere di intercedere presso di lui per quanti ti onorano, o decoro dei martiri.

E ora. Lo stesso tono. Della festa.

Cori verginali attorniano oggi misticamente il giaciglio della Vergine e Madre delle vergini; le anime dei giusti volano intorno alla Regina celebrandola; le prime portano in dote la verginità in luogo di unguento profumato; le altre offrono l’immateriale innodia con la virtù: conviene infatti che la Madre di Dio sia scortata come Regina dai fulgidi abbigliamenti regali delle virtù; portando con noi una vita pura, usciamo anche noi con loro per la sepoltura di colei che è vera Madre del nostro Dio e proclamiamola a una voce beata con inni e odi spirituali.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Nel parto conservasti la verginità, nella dormizione non abbandonasti il mondo, Theotòkos. Sei passata alla vita, essendo madre della vita e con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime.

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Mattutino del 22 Agosto – Memoria del santo martire Agatonico

22 Agosto

Memoria del santo martire Agatonico.

AVVERTENZA. Oggi si celebra anche l’ufficio del santo martire Lupo, perché il 23 è la conclusione della festa.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Tu che partoristi nella carne l’Artefice di tutto, dopo esserti rivelata più ampia dei cieli sulla terra, passi ora dalla terra ai cieli stessi. Le anime dei giusti ti guardano, i cori degli angeli ti osservano e degnamente, come a Regina, ti presentano una lode continua. Non smettere dunque di pregare per i tuoi cantori.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma uguale.

Il coro degli apostoli, sparso per la terra, fu radunato in Sion per accompagnare la Madre di Dio dalla terra incontro all’Altissimo, da lei partorito. Insieme la precedevano gli eserciti ultramondani dei cieli e danzavano, acclamando spiritualmente: Rallegratevi, cieli, nell’accogliere la Madre del Dio per il quale essa domina realtà visibili e invisibili.

Gloria. E ora. Lo stesso.

Il primo canone della festa e questi due dei santi. Acròstico del canone di sant’Agatonico: Voglio cantare le pene di Agatonico. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Cantiamo tutti.

Colma di beni la mia anima danneggiata dalle passioni, o santo, tu che divenisti eccellente imitatore del buon Sovrano e dammi di parlare rettamente per glorificare la tua memoria.

Conosciuto da Dio che conosce tutto, o martire, ricevesti divina ispirazione e predicasti ai popoli la sua incarnazione senza temere la morte della carne.

La tua parola rialzò i caduti, comunicando loro la risurrezione e l’eterno splendore, o martire dalle molte lotte.

Theotokìon. Superando ogni meraviglia apparve, o Vergine, la meraviglia del tuo parto: senza confusione, né mutamento generasti il Cristo, che si assimilò a noi nella carne.

Canone di san Lupo. Acròstico: A te inneggio, Lupo, fulgido martire. Giuseppe.

Tono 4. Come i cavalieri di Faraone.

Poiché celebro la tua luminosa e splendida memoria, nobile atleta, soldato di Cristo, illumina la mia anima con i tuoi raggi senza tramonto, tu che sempre rifulgi e stai presso la divina luce.

Con coraggio avanzasti per ingaggiare la lotta dei martiri, confessando il Dio apparso in terra divinizzando l’umanità, o sapientissimo e annientasti gli dèi degli ellèni con la potenza dello Spirito.

Onde vivificanti hanno riempito il tuo cuore: come fiume divino hai prosciugato i torrenti dell’errore e irrighi di fede le anime dei mortali, perché germogli il sovracceleste frutto.

Theotokìon. Come aurora, o Vergine non sposata, hai fatto sorgere dal tuo seno Gesù, illuminazione di tutti, il Dio che diminuisce la notte del politeismo e illumina il mondo con raggi senza tramonto.

Di sant’Agatonico.

Ode 3. Consolida il mio cuore.

Perfidamente l’insensato con l’adulazione sperava di spogliarti, ma il suo folle pensiero, o martire, si mostrò vano perché eri saldo sulla pietra della vera fede.

Guadando il mare delle pene del corpo, con la guida di Cristo, o atleta Agatonico, attraccasti lieto ai porti spirituali.

Affondino oggi su di me i tagli, le slogature del corpo: non temo spada, né fuoco, né l’acqua bollente di caldaie, né fiere, né morte, gridavi, o atleta Agatonico.

Theotokìon. L’illimitato per natura, o Vergine, assumendo grazie a te la nostra limitatezza, si limitò nella carne e da noi si fece conoscere in due volontà e nature.

Di san Lupo. Poiché la sterile.

Rafforzato dall’invitta potenza dello Spirito, ti equipaggiasti virilmente avviandoti agli agoni, beatissimo Lupo e abbattesti l’arroganza dell’errore.

Riconoscendoti come martire della passione di Cristo, il crudele persecutore con l’adulazione sperava di sedurre il tuo spirito, ma s’ingannò il malignissimo.

Come lira vibrante sotto il plettro dello Spirito, alla presenza del tiranno intonasti con gioia l’inno della conoscenza di Dio, seducendo quanti l’udirono con fede.

Theotokìon. Il Dio disceso dimorando in te come sapeva, pura Vergine, non rimosse i chiavistelli della tua verginità e ci stabilì tutti sull’indistruttibile pietra della fede.

Irmòs. Poiché la sterile Chiesa delle genti ha generato e la prolifica sinagoga si è indebolita, al nostro Dio prodigioso gridiamo: Santo sei tu, Signore.

Kàthisma di sant’Agatonico.

Tono 1. I soldati a guardia.

Rifulgendo nella lotta come oro nel crogiuolo, hai irraggiato raggi di guarigioni e attenuato la tenebra dei demòni con la grazia, perciò tutti festeggiamo la tua santissima memoria, beatissimo martire di Dio, atleta Agatonico.

Gloria. Di san Lupo.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Purificando la vista della tua anima, ricevesti la luce della Trinità santa e col raggio delle tue divine parole illuminasti le anime oscurate, martire del Signore Lupo; passato allo splendore senza tramonto, preghi per noi, che con fede ti onoriamo e inneggiamo.

E ora. Della festa.

Stesso tono. Stupì Giuseppe.

Proclamalo, Davide: Che cos’è questa festa? E’ quella, dice, che ho cantato nel libro dei Salmi: quando si parla di quella figlia, divina Madre e Vergine, che il Cristo, da lei nato senza seme, trasferisce nelle superne dimore: per questo gioiscono le madri, le figlie e le spose di Cristo, acclamando: Salve, tu che sei passata alla reggia celeste.

Ode 4. Prevedendo nello Spirito.

Entrasti nello stadio dei martiri indossando l’armatura della santa fede, o sapiente e provocato dal nemico, lo vincesti calpestandolo sotto i tuoi piedi con la tua forza, o martire e atleta Agatonico.

Con la sapienza dei tuoi discorsi e l’esempio delle tue sacre opere, o martire di Cristo Agatonico, sconvolgesti i nemici che pensavano di vincere la fermezza del tuo spirito attirandolo all’errore.

Consumando interamente il tuo cuore nel fuoco dell’amore divino, o sacro martire Agatonico, non hai temuto le fiamme degli empi, ma come carbone ardente incendiasti la materia dell’ateismo.

Theotokìon. Colui che è portato sulle spalle dei cherubini, incarnandosi divinamente come uomo da te, siede tra le tue braccia come un infante e si fa bambino per salvare la prima creatura, divenuta un tempo bambino.

Di san Lupo. Colui che siede.

Superando l’infermità umana, sopportavi, o beato, le bastonate, recando come scettro di potenza la croce salvifica del nostro Dio, o insigne Lupo.

Confidando nel Signore come nel monte Sion, o atleta Lupo, rimanevi incrollabile avendo Dio come alleato, sopportando lo strazio delle membra, poiché l’amore di Dio ti innalzava al cielo.

Essendo pieno di fede, sapienza e grazia, confessavi in mezzo agli empi il Verbo di Dio, senza curarti delle frecce lanciate contro di te, deviate dalla potenza di Cristo.

Theotokìon. Trovando pura solo te, Vergine Genitrice di Dio, come pioggia su di te scese Gesù, abisso di sapienza e con la grazia divina inabissò i torrenti dell’empietà.

Di sant’Agatonico.

Ode 5. Lo splendido giorno.

Come martire della legge opponesti alle leggi del malvagio la legge salvifica del legislatore e Sovrano dell’universo, Cristo nostro Dio.

Agatonico, che fu illustre e glorioso martire, è proclamato beato: con le potenze dei cieli esulta sempre di gioia.

Preferisti alla vita la morte per guadagnare la vita futura dei secoli eterni e offristi la nuca al taglio della spada.

Theotokìon. Prevedendo i tuoi prodigi, Isaia nello Spirito acclamò, o Vergine purissima: Ecco, tu porti in grembo l’Infinito incarnato.

Di san Lupo. Tono 4. Gli empi non vedranno.

I nemici minacciarono di tagliarti a pezzi, ma essi stessi furono straziati, constatando che eri rimasto intatto e illeso per ordine di Dio.

Sollevando, o glorioso, la vista dell’anima alla pietra incrollabile, non fosti affatto scosso dalle onde degli amari supplizi, rafforzato dalla potenza di Dio.

Con l’effusione del tuo sangue spegnesti la pira idolatrica, o atleta e arso dal santo Spirito, col fuoco dei tuoi agoni bruciasti tutto l’errore.

Theotokìon. Con intelletto purificato, onoriamo la Vergine pura e adorni di opere divine piamente celebriamo l’ornamento di Giacobbe come Madre del nostro Dio.

Di sant’Agatonico. Ode 6. Imitando Giona.

La moltitudine innumerevole degli etiopi spirituali affrontasti nella debolezza della carne, o sapiente, per unirti alle miriadi dei liturghi spirituali.

Ti avviasti virilmente al martirio e serrasti le vie del male, o atleta e raggiungesti le vaste dimore degli intelletti celesti.

Brillando come oro nel crogiuolo dei peggiori tormenti, sapiente Agatonico, ti rivelasti sigillo di Cristo sui tesori divini.

Theotokìon. Sei vergine come prima e generando Cristo allatti tutti col cibo che concede a tutti il prodigio paradossale e inconcepibile, o santa Vergine.

Di san Lupo. Prefigurando la sepoltura.

Nella tua carne soffristi i più crudeli tormenti, dando il supplizio allo spirito degli empi e colpendo la moltitudine dei demòni con piaghe crudeli, o martire ammirabile.

Facesti vacillare gli dèi degli atei, polverizzandoli e tu stesso, ispirato da Dio, sei sorto come colonna animata della pietà e icona di coraggio.

Si allietava deliziandosi dei tormenti il glorioso atleta, prevedendo in ispirito le corone e la futura gloria dei martiri.

Theotokìon. Generasti colui che il Padre generò prima dei secoli e con le tue mammelle allattasti il nutritore: mistero oltre intelletto e ragione, o pura.

Irmòs. Prefigurando la sepoltura di tre giorni, il profeta Giona supplicando nel ventre del pesce gridava: Scampami dalla corruzione, o Gesù, Re delle potenze.

Kontakion. Tono 1. Stupisca il coro.

Tu che hai in dote un buon nome, o uomo di mente divina, hai tolto agli uomini cattivi ciò che essi veneravano, senza temere punizioni di sorta, o Agatonico. Sei così divenuto erede di ciò che è buono e hai degnamente ricevuto, con gli altri lottatori, la corona incorruttibile.

Ikos.

Implora, sapientissimo Agatonico, colui che è buono e filantropo, perché muti in bene il cattivo stato del mio cuore e mi doni una parola per celebrare degnamente le lotte che hai sostenuto per la fede del Cristo nostro Dio; perché io sappia parlare di te che, guardandoti bene intorno come un pastore, o martire, scacciando i lupi guidavi il tuo gregge alla terra della verità, gridando con franchezza: Siamo stati considerati come pecore da macello; moriamo dunque per ricevere la corona incorruttibile.

Sinassario.

Il 22 di questo mese memoria del santo martire Agatonico e dei suoi compagni Zotico, Zenone, Teoprepio, Akìndinos e Severiano.

Stichi. Il nome di Agatonico è verissimo: con la spada riportò splendida vittoria. Nel coro dei martiri, ornati del santo diadema, con la decapitazione prende posto Severiano. Ecco, dunque, un nuovo Simone Cireneo, che porta la croce non forzato, ma offrendosi egli stesso. Immolato dalla spada per il Nazareno, Agatonico muore il ventidue.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Anthussa e Atanasio, il vescovo, che la battezzò e Carissimo e Neòfito suoi famigliari.

Stichi. La rosa fiorita nella terra di Seleucia è stata colta dalle mani degli angeli. Immortale mi chiamo, anche se muoio di spada e vivente tra gli amici viventi di Cristo vengo collocato. Due servi decapitati trovarono entrambi la nobile condizione un tempo perduta.

Lo stesso giorno muoiono di spada i santi martiri Ireneo, Or e Oropsis.

Stichi. Decapitati in tre andarono in cielo sprofondando nell’abisso con il loro sangue i capitani dell’errore.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Di sant’Agatonico.

Ode 7. Nella fornace i fanciulli.

Divenisti partecipe alla gloria sovracceleste, trascurando tutto ciò che è sulla terra e amando di cuore il Sovrano del cielo e della terra, o glorioso; perciò veneriamo la tua santa memoria.

Imitando la Passione di Cristo, che fece scaturire per tutti i fedeli l’impassibilità, sopportavi con gioia gli oltraggi, l’afflizione e l’iniqua decapitazione.

Agli idoli morti non offristi alcuna venerazione, poiché veneravi il Dio immortale, che per noi apparve morto e uccise la forza dell’errore; perciò ottenesti la vita vera, o sapiente martire.

Theotokìon. Dio si fece uomo nel tuo seno divinizzando il genere umano e rese partecipe della sua natura divina quanti ti dicono veramente beata fra le donne, Vergine benedetta.

Di san Lupo. Tu che salvasti.

Risplendente degli ornamenti della passione, ora stai presso colui che subì passione sulla croce per noi, esultando illuminato dai divini bagliori.

L’acqua che ti fu visibilmente e paradossalmente versata dal cielo, illumina la tua anima e la rafforza per gridare: Inneggiatissimo Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Come una torre stavi incurante in mezzo ai nemici, senza che il tuo intelletto vacillasse per i molteplici supplizi, o insigne atleta, spezzando fieramente l’errore.

Theotokìon. Te sola, bellezza di Giacobbe, ha eletto colui che solo abita i cieli e, dimorando in te, non scardinò affatto la tua verginità.

Di sant’Agatonico. Ode 8. Il Signore e Creatore.

Trascinato di luogo in luogo, coi tuoi passi, o atleta, santificavi la terra; poi, chinando la cervice alla spada tagliente, ti separasti dalla carne e fosti unito al Signore.

Ricevesti frustate e pene corporali di ogni genere infiammato d’amore per Dio e, terminando la tua buona lotta, con gioia ti unisti alle miriadi superne.

La forza del nemico incorporeo fu gettata a terra: i martiri di Cristo, infatti, lo respinsero corroborati dalla forza dell’onnipotente Sovrano.

Theotokìon. Tenda e mensa, arca divina e tavola che contenne la manna della vita e monte santo ti chiamiamo, Vergine Maria, sempre benedetta.

Di san Lupo. Redentore dell’universo.

Dopo tanti tormenti, o beato, chinando la testa a Dio fosti decapitato dalla spada, ma la tua fede fece perdere la testa agli uomini empi per lo sbalordimento.

Come agnello innocente ti offristi all’immolazione, senza discutere e senza gridare, imitando così l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.

Rimedio di tutti mali e cura gratuita delle anime è divenuta la tua urna, o illustre Lupo, che sei stato arricchito da Dio della grazia delle guarigioni.

Theotokìon. Tutto il creato benedice il tuo parto, che ci incorona di benedizioni e toglie la maledizione, Vergine benedetta e glorificata, che hai fatto grazia al genere umano.

Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nella fornace refrigerasti i fanciulli e insegnasti a cantare: Opere tutte, lodate, benedite il Signore

Di sant’Agatonico. Ode 9. La nube luminosa.

Annoverato fra i sacratissimi cori dei sacri apostoli, in compagnia degli atleti e gioendo nell’abbraccio dei santi e dei profeti, sapiente Agatonico, ora stai splendidamente incoronato con loro presso la Trinità.

Ammirabile il tuo zelo e stabile la tua fede, o martire, buona la tua confidenza in Dio, luminosa la tua vita, piena di grazia la morte che ti rese partecipe della gloria immortale, o atleta.

In te, sapiente Agatonico, celebriamo l’agnello di Cristo, la sacratissima vittima, l’ornamento degli atleti, la fonte dei prodigi, la delizia della Chiesa, il raggio divino, il sostegno dei fedeli.

La tua santissima memoria è giunta ora santificando il cosmo, o illustrissimo martire: in essa supplichiamo di ottenere la tua protezione, onorandoti con affetto, o Agatonico, come buon terapeuta del Verbo.

Theotokìon. Avendo un pensiero amico del vizio, una vita incorreggibile, un’anima colpevole, un cuore insozzato, io, il dissoluto mi prostro a te, Sovrana: Aiutami e dammi correzione prima che giunga al taglio della morte.

Di san Lupo. Per sua colpa

Sei apparso, o martire, come stella luminosissima, annunziando il sole a quanti giacevano nella tenebra della perdizione; da esso illuminati per fede si sono rivelati partecipi del giorno senza sera, o illustrissimo.

E’ rifulsa per noi oggi la tua memoria più splendente del sole, illuminando tutta la terra e scacciando le nubi dalle anime e togliendo il buio delle passioni: ogni anno la celebriamo.

La superna Sion, la metropoli degli eletti, prende il tuo spirito con gioia, l’assemblea dei primogeniti si rallegra e noi fedeli ti onoriamo chiedendo di essere salvati per le tue preghiere, o beatissimo Lupo di senno divino.

Theotokìon. Con le perle di luce che sono in te, divina sposa, illumina la mia anima, che giace nella fossa della perdizione, sorgi sbaragliando i nemici che sempre affliggono il mio cuore e mi spingono verso le passioni.

Irmòs. Per sua colpa e trasgressione Eva instaurò la maledizione; ma tu, Vergine Madre di Dio, col germoglio delle tue viscere fioristi la benedizione per il mondo, perciò tutti ti diciamo beata. 

Exapostilarion. Con i discepoli.

Celebriamo splendidamente la luminosissima memoria del martire Agatonico, che la grazia unì alla Dormizione della Santissima: quest’uomo generoso, lottando con tutte le forze, confuse i tiranni ed ora sta gioioso e incoronato presso Cristo e prega per noi che lo onoriamo.

Della festa. Tu che il cielo.

Apostoli, qui radunati dai confini della terra, nel giardino di Getsemani seppellite il mio corpo; e tu, Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

La terra per la tua sepoltura è stata benedetta, o Vergine e l’aria santificata dalla straordinaria ascesa di una creatura morta per legge di natura.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Scortando tra gli inni il tuo venerabile corpo che aveva accolto Dio, i divini seguaci gridavano: Dove dunque te ne vai, o Sovrana?

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Inaccessibile alla corruzione era il tuo corpo: per legge di natura venne dato alla sepoltura, ma permane incorrotto.

Gloria. E ora. Uguale.

Figli tutti della terra, ferventi riuniamoci con gli incorporei per seppellire colei che partorì l’Autore del creato.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 21 Agosto – Memoria del santo apostolo Taddeo e della santa martire Bassa

21 Agosto

Memoria del santo apostolo Taddeo e della santa martire Bassa.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà dell’apostolo.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Beato apostolo Taddeo, avendo comunicato con la luce suprema, sei realmente diventato per divina partecipazione luce seconda e, dileguata la notte del politeismo, portasti le anime all’Onnipotente. Noi dunque onorando gioiosi la tua memoria fulgida, propizia e luminosa, glorifichiamo Cristo.

Beato apostolo Taddeo, dopo la divina risurrezione di Cristo portatrice di luce e la santissima ascensione ai cieli, ti fu affidato il divino annunzio nella città di Edessa: colà giunto, con parole e prodigi confermasti nella verità il topàrca Abgar e quanti erano con lui.

Beato apostolo Taddeo, al tuo divino contatto è ridonata la vista ai ciechi, agli storpi l’integrità, ai malati la salute, ai paralitici è dato di drizzarsi, ai non iniziati è concessa la scienza salvifica: tu eri infatti pieno dei carismi dello Spirito onnipotente, o felicissimo e noi perciò ti celebriamo.

E 3 della martire. Tono 4. Hai dato come segno.

Amando la lotta, hai sostenuto con fermezza molti tormenti, o degna di ogni lode e sei stata perciò trasferita all’eredità esente da ogni pena, allo splendore senza tramonto, alla radiosa letizia e al divino, eterno gaudio. Noi dunque ti diciamo beata e celebriamo oggi la tua santa solennità, o vittoriosa da Dio ispirata.

Gettata in mare dopo penosissimi e svariatissimi tormenti, ti salvò Dio, Salvatore di tutti, per calpestare con la divina potenza la forza dello straniero, o Bassa, grande lottatrice. Per questo illuminasti i cuori dei fedeli, compiendo portenti trascendenti intelletto e mente.

Come uccello dal canto melodioso che chiama al sacro recinto della bella lotta, hai fatto venire a te i tuoi bei piccoli per sfuggire con loro al cacciatore fraudolento, o Bassa di mente divina, degna di ammirazione: e con loro hai anche preso dimora nei celesti nidi, o beatissima, dove sempre preghi per tutti.

Gloria. E ora. Della festa. Tono pl. 2.

Venite, festeggiamo la dormizione della purissima Madre di Dio, la festa comune a tutto il mondo. Oggi infatti gli angeli festeggiano l’augusto transito della Madre di Dio e invitano noi figli della terra al banchetto, per acclamare con voce che mai tace: Salve, tu che te ne andasti dalla terra e sei passata alle celesti dimore; Salve, tu che radunasti il coro degli apostoli per mezzo di una nube leggera; Salve, nostra speranza e difesa. Senza sosta ti proclamiamo beata, noi del popolo cristiano.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

L’assemblea dei discepoli si radunò dai confini della terra nel giardino del Getsemani, o Madre di Dio, per la sepoltura del tuo corpo che ospitò Dio.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Venite, figli della terra, componiamo oggi con gli angeli uno splendido coro, per la dormizione della sola Madre di Dio.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Inaccessibile alla corruzione era il tuo corpo: per legge di natura venne dato alla sepoltura, ma permane incorrotto.

Gloria. E ora. Tono 2.

La sposa purissima e Madre del beneplacito del Padre, colei che da Dio fu prescelta come luogo della sua unione senza confusione, consegna oggi l’anima pura a Dio Creatore: l’accolgono in modo divinamente degno le schiere degli incorporei e viene trasferita alla vita colei che è veramente Madre della vita, lampada della luce inaccessibile, salvezza dei credenti e speranza delle nostre anime.

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