Benvenuti nel sito della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia
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Santo del giorno
Sinassi degli Arcangeli Michele e Gabriele e di tutte le schiere celesti. Alessandro di Guria.

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ISTITUTO TEOLOGICO ORTODOSSO
Sono aperte le iscrizioni ai corsi per l’anno accademico 2026/2027
PREGHIERE DEL GIORNO
Vespro del 8 Novembre- Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee
8 Novembre
Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee.
Al Grande Vespro
Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e stichirà prosòmia di Michele.
Tono 4. Come generoso fra i martiri.
Tu che stai fulgidissimo presso la Divinità trisolare, Michele, primo condottiero, con le superne schiere acclami gioioso: Santo sei tu, Padre, Santo il Verbo coeterno e santo il Santo Spirito, unica gloria e regno, unica natura, unica divinità e potenza.
Igneo il tuo aspetto, meravigliosa la tua bellezza, Michele, primo degli angeli: con la tua immateriale natura attraversi i confini per compiere i comandi del Creatore dell’universo e sei noto per la potenza della tua forza, rendendo fonte di guarigioni il tuo tempio, che si onora del tuo santo nome.
Tu che, come sta scritto, rendi come vento i tuoi angeli e i tuoi ministri come fiamme di fuoco, stabilisti primo fra le schiere dei tuoi arcangeli Michele, l’archistratega, che ubbidisce ai tuoi cenni, o Verbo Signore e con timore eleva alla tua gloria l’inno trisagio.
Di Gabriele. Stesso tono. Hai dato come segno.
L’Intelletto precedente i secoli pose te, Gabriele, come luce seconda, che per divine partecipazioni illumina tutta la terra e ci rivela il mistero veramente grande e divino che è dall’eternità: l’incorporeo che assume corpo in grembo verginale e si fa uomo per salvare l’uomo.
Stando presso il trono della Divinità trisolare, riccamente illuminato dai divini fulgori da essa senza sosta emessi, libera dal buio delle passioni e rischiara con l’illuminazione, quanti sulla terra con gioia si uniscono in coro e t’inneggiano, o Gabriele archistratega, intercessore per le nostre anime.
Spezza l’arroganza dei figli di Agar, che senza sosta assale il tuo gregge; recidi gli scismi dalla Chiesa; placa la tempesta delle innumerevoli tentazioni; libera da pericoli e sventure quanti con affetto ti onorano e accorrono sotto la tua protezione, Gabriele, archistratega, intercessore per le nostre anime.
Gloria. Tono pl. 2. Di Byzantios.
Rallegratevi con noi, angeliche falangi tutte, poiché il nostro protettore e vostro capo, il grande archistratega, santifica questo giorno prodigiosamente mostrandosi nel suo augusto santuario. Perciò inneggiandolo debitamente gridiamo: proteggici al riparo delle tue ali, sommo arcangelo Michele.
E ora. Theotokìon.
Rallegratevi con noi, cori tutti delle vergini: poiché la nostra avvocata e mediatrice, la nostra protezione e grande rifugio santifica questo giorno, mostrandosi prodigiosamente nel suo augusto santuario. Perciò inneggiandola debitamente, gridiamo: proteggici al riparo delle tue ali, purissima Sovrana, Madre di Dio.
Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.
Lettura da Gesù di Nave (5,13-15).
Mentre Gesù era a Gerico, avvenne che, alzati gli occhi, vide un uomo che stava davanti a lui con in mano la spada sguainata. Gesù si accostò e gli chiese: Sei per noi o per gli avversari? Ed egli rispose: Io sono l’archistratega dell’esercito del Signore e giungo proprio ora. Gesù cadde col volto a terra e gli disse: Signore, che cosa comandi al tuo servo? E l’archistratega del Signore disse a Gesù: Sciogli i calzari dai tuoi piedi, perché il luogo su cui stai è santo. Gesù così fece.
Lettura dai Giudici (6,8.11-24).
In quei giorni Madian acquistò forza contro i figli d’Israele e questi gridarono a Dio. Ed ecco, l’angelo del Signore venne e si sedette sotto la quercia che è a Efrata e che apparteneva a Ioas; suo figlio Gedeone batteva il grano nel tino e si affrettava per sfuggire ai madianiti. E l’angelo del Signore gli apparve e gli disse: Il Signore sia con te, o potente nella tua forza. Gli rispose Gedeone: Ti prego, mio signore, se il Signore è con noi, perché ci hanno colto tutti questi mali? E dove sono i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: Forse che il Signore non ci ha fatti salire dall’Egitto? Ma ora ci ha respinti e ci ha consegnati nelle mani di Madian. L’angelo del Signore lo fissò e gli disse: Và con questa tua forza e salverai Israele dalla mano di Madian: ecco, io ti ho mandato. Gli rispose Gedeone: Ti prego, signore, in che modo salverò Israele? Ecco, la mia tribù è la più misera di Manasse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre. E l’angelo del Signore a lui: Il Signore sarà con te e tu batterai Madian come un sol uomo. Gedeone gli disse: Se ho trovato grazia ai tuoi occhi e tu farai per me oggi tutto ciò di cui mi hai parlato, non allontanarti di qui sinché io venga da te, porti il mio sacrificio e lo offra davanti a te. Rispose: Sì, resterò qui sinché tu torni. Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e un’efa di farina di azzimi; mise la carne nel cesto e il brodo nella pentola, li portò a lui sotto la quercia e li accostò. L’angelo del Signore gli disse: Prendi la carne e i pani azzimi e mettili su quella pietra e versa lì accanto il brodo. E così fece. L’angelo del Signore tese l’estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e gli azzimi e si accese dalla pietra un fuoco che divorò la carne e gli azzimi: e l’angelo del Signore si sottrasse ai suoi occhi. Gedeone vide che era l’angelo del Signore e disse Gedeone: Ahimè, Signore, Signore! Ho visto l’angelo del Signore faccia a faccia. Ma il Signore gli disse: Pace a te, non temere, non morirai. E Gedeone edificò là un altare al Signore e lo chiamò ‘Pace del Signore’, fino al giorno d’oggi.
Lettura della profezia di Daniele (10,1-21)
Nell’anno terzo di Ciro re di Persia si rivelò un verbo a Daniele, soprannominato Baltazàr: e vero è il verbo e grande la forza e gli fu data intelligenza nella visione. In quei giorni io, Daniele, feci un lutto di tre settimane di giorni. Non mangiai pane piacevole, carne e vino non entrarono nella mia bocca, né mi unsi con olio fino al compimento di tre settimane di giorni. Il giorno ventiquattro del primo mese, nell’anno terzo, io mi trovavo vicino al grande fiume, il Tigri. Levai gli occhi e vidi ed ecco un uomo vestito di lino e i suoi fianchi erano cinti di oro di Ofaz; il suo corpo era come Tharsis e il suo volto come aspetto di folgore, i suoi occhi come fiaccole di fuoco, le braccia e le gambe avevano l’aspetto di bronzo lucente e il suono delle sue parole come il clamore di una moltitudine. Soltanto io, Daniele, vidi la visione, gli uomini che erano con me non la videro, perché erano stati presi da grande sbigottimento ed erano fuggiti per il timore. Ed io fui lasciato solo e vidi questa grande visione e non rimase in me forza, la mia gloria fu mutata in corruzione e io non ebbi più forza. E udii la voce delle sue parole e nell’udire la voce delle sue parole, stavo compunto col volto a terra. Ed ecco una mano mi toccò e mi fece sollevare sulle ginocchia e sulle palme delle mani. E mi disse: Daniele, uomo dilettissimo, comprendi le parole che ti rivolgerò e stai ritto in piedi, perché ora sono stato mandato a te. Mentre mi rivolgeva queste parole, io mi alzai tremante. E mi disse: Non temere, Daniele, perché sin dal primo giorno in cui tu hai volto il tuo cuore a comprendere e ad affliggerti davanti al Signore tuo Dio, le tue parole sono state ascoltate e io sono venuto per le tue parole. Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventun giorni. Ma ecco, Michele, uno dei primi principi, è venuto in mio aiuto e l’ho lasciato là con il principe del regno di Persia e sono venuto per farti comprendere ciò che avverrà al tuo popolo negli ultimi giorni: perché la visione riguarda ancora molti giorni. Mentre egli parlava con me in questo modo, io volsi la faccia a terra e fui preso da compunzione. Ed ecco, come qualcosa dalle sembianze di un figlio d’uomo toccò le mie labbra ed io aprii la bocca e parlai e dissi a colui che mi stava davanti: Signore, al vederti tutto è stato sconvolto dentro di me e mi sono venute meno le forze. E come potrà il tuo servo, signore, parlare con questo mio signore? Ormai non mi resta più forza e il respiro mi è venuto meno. Di nuovo mi toccò, questo qualcosa dalle sembianze umane e mi diede forza e mi disse: Non temere, uomo dilettissimo, pace a te, sii coraggioso e forte. Mentre mi parlava, ripresi forza e dissi: Parli, il mio signore, poiché mi hai dato forza. E disse: Sai perché sono venuto da te? Ora ritornerò a combattere con il principe di Persia; mentre io me ne venivo via, giungeva il principe di Grecia. Ti annuncerò dunque che cosa è ordinato nella scrittura della verità. Nessuno mi aiuta in questo, se non Michele, il vostro principe.
Alla Litì, stichirà idiòmela.
Tono 1. Di Cipriano.
Archistrateghi delle spirituali Potenze che state sempre alla presenza del trono del Signore, chiedetegli di donare al mondo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.
Stesso tono. Di Arsenio.
Il principe delle superne potenze, il condottiero dei divini eserciti che ogni giorno cammina a fianco a noi, Michele che ci difende da ogni assalto del demonio, oggi ci ha riuniti per celebrare la sua festa. Venite dunque, o amici delle feste, cogliamo i fiori delle virtù, con puri pensieri e retta coscienza onoriamo la festa dell’arcangelo: egli sta sempre alla presenza di Dio e canta l’inno trisagio, pregando per la salvezza delle nostre anime.
Tono 2. Dello Studita.
Arcangeli capitani delle nature immateriali delle spirituali potenze, voi illuminate il mondo con i raggi della gloria trisolare, cantando l’inno trisagio con voci immateriali; implorate dunque affinchè siano salvate le nostre anime.
Stesso tono. Di Arsenio.
Attorniando il trono immateriale, o essenze intellettuali, divini incorporei, voi cantate con labbra di fuoco l’inno trisagio al Dio dominatore: santo Dio, Padre senza principio; santo forte, Figlio a lui coeterno; santo immortale, Spirito consustanziale, glorificato con il Padre e il Figlio.
Stesso tono. Di Anatolio.
Con labbra incorporee, con bocche spirituali le schiere spirituali offrono alla tua inaccessibile Divinità, Signore, l’inno incessante; puri spiriti, ministri della tua gloria, cantano lodi a te, Sovrano; con loro l’incorporeo Michele, principe degli eserciti celesti, archistratega degli angeli, oggi ci ospita nel luogo a lui sacro, presiede ai nostri canti per offrirli, o filantropo, alla tua gloria inaccessibile e intercede senza sosta per le nostre anime.
Tono 4. Di Efrem di Karìa.
Brillando dei raggi solari del divino splendore, voi arcangeli splendete sulle schiere immateriali; lampeggiate di luce negli eccelsi per riverberare sul mondo lo splendore della Divinità inaccessibile.
Tono pl. 4.
I tuoi angeli, o Cristo, stanno con timore alla presenza della maestà del tuo trono, sempre brillando del tuo splendore, cantando a te l’inno negli eccelsi, eseguendo la tua volontà, da te inviati, comunicando luce alle nostre anime.
Gloria. Tono 4.
Con ignee labbra i cherubini ti lodano, o Cristo Dio; con bocche incorporee il coro degli arcangeli senza sosta ti glorifica; condottiero dei celesti eserciti, Michele offre alla tua maestà l’incessante inno di vittoria. In questa festa radiosa egli stesso ci illumina, perché con labbra terrene salmeggiando degnamente ti presentiamo il canto trisagio, affinché tutto sia pieno della tua gloria e tu conceda al mondo la tua infinita misericordia.
E ora. Theotokìon.
Tripudio delle angeliche schiere, potente protezione degli uomini in terra, Vergine senza macchia, salva quanti a te ricorrono, perché in te, dopo Dio, riponiamo ogni nostra speranza.
Allo stico, stichirà prosòmia.
Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.
Noi, abitanti del mondo, festeggiando angelicamente il Dio portato su trono di gloria, gridiamo l’inno: Santo sei tu, Padre celeste; Verbo coeterno, santo sei tu e lo Spirito santissimo.
Stico. Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco.
Tu che con grande franchezza stai al primo posto tra i celesti con gloria davanti al tremendo trono, contemplando le realtà ineffabili, salva, ti preghiamo, con la tua intercessione, o Michele archistratega, noi che siamo stretti da pericoli e tentazioni.
Stico. Benedici, anima mia, il Signore: Signore Dio mio, ti sei grandemente esaltato.
Tu che davvero sei il primo degli angeli incorporei e ministro di quel divino splendore, di esso testimone oculare e iniziato, salva, o Michele, archistratega, noi che ogni anno onoriamo piamente te e cantiamo la Trinità con fede.
Gloria. E ora. Tono pl. 4. Di Giovanni monaco.
Come capo di schiere, difensore e principe degli angeli, o archistratega, libera da ogni angustia e tribolazione, malattia e gravi peccati, quanti sinceramente ti cantano e pregano, o glorioso che, immateriale, chiaramente contempli l’Immateriale e rifulgi per la luce inaccessibile della gloria del Sovrano, che nella sua filantropia, assunse la carne per noi dalla Vergine, volendo salvare la stirpe umana.
Apolytìkion. Tono 4. Tu che volontariamente.
Archistrateghi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custodite al riparo delle ali della vostra gloria immateriale noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: Liberateci dai pericoli, voi che siete generali delle superne schiere.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente accettò la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.
Segue la conclusione.
Mattutino del 8 Novembre- Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee
8 Novembre
Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee.
Al Mattutino.
Apolytìkion. Tono 4. Tu che volontariamente.
Archistrateghi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custodite al riparo delle ali della vostra gloria immateriale noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: Liberateci dai pericoli, voi che siete generali delle superne schiere.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente accettò la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.
Dopo la prima sticologia, kàthisma.
Tono 4. Tu che volontariamente.
Archistratega dei liturghi incorporei, tu che stai al cospetto di Dio e risplendi per i fulgori da lui provenienti, illumina, santifica quanti con fede ti inneggiano, liberali da ogni tirannide del nemico e chiedi vita pacifica per i re e per tutti i confini.
Gloria. Lo stesso tropario.
E ora. Theotokìon, stessa melodia.
Mai cesseremo, o Madre di Dio, di cantare grati dal profondo del cuore le tue misericordie, Sovrana, noi tuoi servi che acclamiamo e diciamo: Vergine santissima, affréttati a liberarci dai nemici invisibili e visibili e da ogni minaccia: perché sempre tu salvi i tuoi servi da ogni sorta di sventure.
Dopo la seconda sticologia, kàthisma.
Tono 4. Tu che volontariamente.
I cherubini e i serafini dai molti occhi, gli eserciti degli arcangeli liturghi e le potestà, i troni, le dominazioni, gli angeli, le potenze e i principati supplicano te, nostro Creatore, Dio e Sovrano: non disprezzare la preghiera del popolo che ha peccato, o misericordiosissimo Cristo.
Gloria. Lo stesso tropario.
E ora. Theotokìon. Autòmelo.
Presto intervieni, prima che siam fatti schiavi dei nemici che bestemmiano te e minacciano noi, Cristo nostro Dio; annienta con la tua croce quanti ci fanno guerra: conoscano quanto può la fede ortodossa, per l’intercessione della Madre di Dio, o solo amico degli uomini.
Dopo il polyèleos, kàthisma.
Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.
Prìncipi degli esseri celesti, capi degli esseri tremendi della divina gloria, seduti sui troni eccelsi: Michele e Gabriele, archistrateghi, con tutti gli incorporei, intercedete sempre per il mondo, o liturghi del Sovrano e pregate perché otteniamo il perdono delle colpe e troviamo misericordia e grazia nel giorno del giudizio.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Favorita dalla grazia divina, pura e benedetta, supplica senza sosta per noi, con le potenze del cielo, gli arcangeli e tutti gli incorporei, colui che per le sue viscere di misericordia da te nacque, perché prima della fine ci sia concesso di correggerci, di ricevere il perdono dei peccati e riformare la nostra vita per trovar misericordia.
Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.
Prokìmenon. Tono 4.
Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco.
Stico. Benedici, anima mia, il Signore: Signore Dio mio, ti sei grandemente esaltato.
Ogni spirito e vangelo secondo Matteo (18,10-20).
Disse il Signore: Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. È venuto infatti il Figlio dell’uomo a salvare ciò che era perduto. Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli. Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo alla chiesa; e se non ascolterà neanche la chiesa, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accordano per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.
Salmo 50. Gloria. Per la protezione degli incorporei, misericordioso, cancella la moltitudine delle nostre colpe. E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.
Idiòmelon. Tono 2. Di Arsenio.
Attorniando il trono immateriale, o essenze intellettuali, divini incorporei, cantate con labbra di fuoco l’inno trisagio al Dio dominatore: Santo Dio, Padre senza principio; santo forte, Figlio a lui coeterno; santo immortale, Spirito consustanziale, glorificato con il Padre e il Figlio.
Quindi si cantano i canoni: quello della Madre di Dio per sei stichi, poi questi due degli Incorporei per otto stichi.
Primo canone degli Incorporei. Composizione di Giovanni, monaco.
Ode 1. Tono pl. 4.
Cantiamo un canto al nostro Dio prodigioso che strappò dalla schiavitù Israele, cantando e gridando: Cantiamo e te, unico Sovrano.
Lodiamo tutti, o fedeli, l’increata Trinità che stabilì ogni spirituale gerarchia dei celesti cori e acclamiamo: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.
Hai posto, o Creatore degli angeli, principio delle tue creature l’essenza incorporea, che circonda il tuo immacolato trono acclamandoti: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.
Salve, Gabriele, mistagogo dell’incarnazione di Dio e tu, Michele, principe delle schiere immateriali, che senza sosta acclamate: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.
Theotokìon. Con la sua disobbedienza la progenitrice Eva condannò alla maledizione la stirpe umana, me tu, generando il Creatore, o Vergine, divina sposa, gli riconciliasti la benedizione.
Secondo canone. Acrostico: Ai Principi degli Intelletti Incorporei. Nei tropari mariani: Di Clemente.
Ode 1. Stesso tono.
La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.
Come servi di Dio venite con canti a celebrare i cori spirituali delle incorporee schiere; cantiamo in coro per loro, che senza sosta pregano per la nostra salvezza, rallegrandosi per la nostra conversione.
I principi dignitari, comandanti luminosi degli angeli, oggi invitano gli intelletti incorporei a festeggiare la loro luminosa memoria; con loro noi uomini ci felicitiamo, offrendo un inno alla Trinità santa.
Festeggiamo anche noi uomini, la memoria degli angeli con spirituale letizia; Gabriele oggi invita le Chiese all’unità per liberarci da ogni antica divisione in occasione della festa degli angeli.
Theotokìon. Nel santo Spirito generasti il Verbo del Padre, che in te abitò oltre natura, unica ipostasi immutata, in due nature rivelata, la cui icona baciamo.
Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.
Ode 3.
Il tuo timore, Signore, radica nei cuori dei tuoi servi e sii saldezza per noi che in verità ti invochiamo.
Creasti con potenza potenti esecutori della tua santa volontà, sempre pronti al tuo cospetto negli eccelsi.
Gradisci, o Cristo, a nostro favore l’intercessione dei principi degli angeli, ministri della tua incarnazione e adorabile risurrezione.
Stabilisti gli angeli a custodia degli uomini, costituendoli ministri della nostra salvezza, o Cristo misericordioso.
Theotokìon. O Sposa Divina, in modo inspiegabile concepisti il Signore, Salvatore, Redentore da ogni male, per noi tuoi servi che ti imploriamo.
Secondo canone. Tu sei saldezza.
A noi che ti lodiamo con fede, apparisti primo degli angeli, arcangelo Michele, luminare secondo alla Trinità.
Con lo splendore della grazia divina tutta la terra percorse il fedele Gabriele predicando la venuta di Dio nella carne.
O coppia celebrata, luminosa, immateriale, o luci divine, illuminate quanti celebriamo con fede la vostra memoria.
Theotokìon. Come cantò Isaia il tuo parto inconcepibile, anch’io voglio cantarlo, o pura, per beneficiare della sua identica purificazione.
Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina memoria falli degni di corone di gloria.
Kathisma. Tono pl. 4. Dell’incarico segretamente.
Elevando la mente ai cori immateriali, cerchiamo di imitarli qui in terra anche noi, mortificando le nostre membra carnali e lodando, come possiamo, la loro santità, supplicandoli, quali potenti custodi, di liberare da ogni inganno del nemico invisibile noi che li inneggiamo per ottenere misericordia.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Sempre ti ringraziamo e magnifichiamo, pura Madre di Dio, adorando e lodando il tuo parto e sempre invocando, o piena di grazia: Salvaci, Vergine buona e misericordiosissima; strappaci dal demonio nell’ora del giudizio, fa’ che noi tuoi servi non abbiamo a vergognarci al tremendo tribunale.
Ode 4.
Cavalcasti i tuoi apostoli come cavalli, Signore e prendesti nelle tue mani le loro redini e divenne salvezza la tua cavalcata per quanti con fede cantano: Gloria alla tua potenza, Signore.
Cavalcasti gli angeli come cavalli, o filantropo e prendesti le loro redini e divenne salvezza la tua cavalcata per quanti senza sosta gridano: Gloria alla tua potenza, Signore.
La tua virtù copre gli angeli, o eterno filantropo; i confini della terra sono pieni della tua lode gloriosa e divina, cantando con loro: Gloria alla tua potenza, Signore.
Venisti a salvare il tuo popolo, Signore misericordioso, invitando ad unirsi a te le angeliche potente a te gradite; la tua venuta fu letizia per noi, che gridiamo con fede: Gloria alla tua potenza, Signore.
Theotokìon. Vergine e Madre ti rivelasti in modo soprannaturale, o Purissima, partorendo Cristo, uomo-Dio; a lui con timore le schiere degli angeli acclamano: Gloria alla tua potenza, Signore.
Secondo canone. Tu sei il mio vigore.
L’archistratega degli eserciti, principe degli incorporei, il grande Michele apparve un tempo a Gerico a Gesù, figlio di Nave che combatteva, per donargli la vittoria e il trionfo sui nemici; ricevuta da lui forza, quel servo del Signore espugnò e conquistò con le armi la fortezza nemica.
Principe delle potenze incorporee, il grande Gabriele, vero arcangelo divino, apparve una volta al sacerdote Zaccaria annunziandogli la nascita di un figlio: nascendo Giovanni, il Precursore, la voce del Verbo, al padre muto ridiede la voce.
Oggi con gioia festeggia tutto il mondo che celebra la nobile memoria dei tuoi arcangeli: il divino Michele e il sapiente Gabriele; con loro fanno festa, o Dio, tutte le gerarchie degli angeli perché il mondo è garantito dalla loro protezione.
Theotokìon. Tu sola, anche dopo il parto, rimanesti intatta; tu sola, per opera del santo Spirito, sei senza esperienza d’uomo e davvero allatti il Verbo del Padre, che assunse per noi forma di servo; perciò veneriamo la raffigurazione della sua immagine, onorandone la divina somiglianza, Madre Vergine di Dio.
Katavasìa. Contemplando l’imperscrutabile divina volontà della tua incarnazione, o Altissimo, dalla Vergine, il profeta Avvacùm, acclamava, Gloria alla tua potenza, Signore.
Ode 5.
Dalla notte dell’ignoranza con la luce della tua conoscenza, Signore, guida me, sempre smarrito sulla via della rovina dell’anima e conducimi nel sentiero dei tuoi precetti.
Le angeliche potenze, sempre tese nell’ardore verso ciò che è più sublime, senza sosta ti glorificano, contemplando te, Cristo, che sei loro desiderio.
Creasti gli angeli plasmati a tua immagine, intelligenti per natura, immortali per grazia, perché inneggino alla tua maestà, Cristo incomprensibile.
Stabilisti, o Cristo, che, stando vicino a te, mai i tuoi ministri vacillassero verso ciò che non è nobile; tu che sei fonte di bene, rendi buoni quanti ti adorano degnamente.
Theotokìon. Vergine illibata, purissima, Maria, sola ignara di nozze anche dopo il parto, facci approdare al tuo porto, guidandoci tra i pericoli all’eterna salvezza.
Secondo canone. Perché mi hai respinto.
Rifiutandosi di predire le ineffabili meraviglie divine predestinate da Dio, all’indovino Balaàm in sella alla mula apparve un tempo nello stretto sentiero l’angelo, che severo lo rimproverò, rendendo intelligente l’animale e mutandone le capacità di natura.
In cella, a Pietro in prigione l’angelo di Dio apparve per liberarlo dalle mani di Erode, dalle catene e dal rischio di morire: perciò tutti onoriamo i divini custodi delle anime, i sapienti arcangeli.
Angeli, arcangeli, divine potenze, con le vostre continue intercessioni presso Dio eliminate le continue guerre, gli scismi nella Chiesa, ogni nostro impedimento e conservateci la pace.
Theotokìon. Ti riconosciamo unico Dio del creato, Figlio di Dio in due nature, energie e volontà, senza confusione, avendo assunto carne da una donna il cui aspetto noi onoriamo nelle icone.
Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e generasti il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.
Ode 6.
Giona nel cetaceo imprigionasti tutto solo, Signore: come lui salva anche me, catturato invece nelle reti del nemico.
Per divina potenza creasti, con il tuo Verbo, o Signore, dando loro un aspetto luminoso, le celesti nature delle schiere immortali.
Fatti augusti cantori della divina lode, cittadini della celeste dimora di Dio, voi rendete al Creatore, o incorporei, l’onore dovuto.
Le schiere immateriali degli incorporei senza sosta ti lodano, Figlio eterno di Dio, glorificandoti Creatore ed Autore di ogni cosa esistente.
Theotokìon. Fosti degna, o purissima, di stringere tra le tue braccia colui che dall’eternità siede col Padre negli eccelsi: rendilo benevolo verso i tuoi servi o Fanciulla.
Secondo canone. Siimi propizio.
Cantando con timore eleviamo la mente dalla nostra bassezza, con le nostre labbra materiali rendiamo onore agli immateriali incorporei fatti di fuoco, di splendore, di luce.
Mortificate il tormento delle nostre passioni, fate cessare tutti i conflitti religiosi, santi arcangeli, ignei archistrateghi al servizio della Trinità.
Arcangeli di Dio, principi degli incorporei, Michele, il capitano e Gabriele, voi che siete i comandanti supremi, con la vostra confidenza con Dio liberateci da tutti gli scismi.
Theotokìon. Essendo Dio incorporeo, hai voluto apparire come uomo, o Cristo, assumendo liberamente un corpo nel grembo dell’ignara di uomo: per questo noi fedeli possiamo venerare la divina somiglianza della tua icona.
Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.
Kontàkion. Tono 2.
Archistrateghi supremi di Dio, liturghi della gloria divina, guide degli uomini e principi degli incorporei chiedete per noi ciò che giova e la grande misericordia: perché voi siete gli archistrateghi degli incorporei.
Ikos.
Hai detto, o filantropo, nelle tue Scritture, che la moltitudine degli angeli in cielo si rallegra per un solo uomo che si converte, o immortale; perciò noi che siamo nelle iniquità, o senza peccato, o solo conoscitore dei cuori, osiamo supplicarti ogni giorno, come compassionevole, di aver pietà di noi e di far scendere la compunzione su noi indegni, o Sovrano, concedendoci il perdono: poiché per tutti noi presso di te intercedono gli archistrateghi degli incorporei.
Sinassario.
L’8 di questo mese sinassi dei archistrateghi Michele e Gabriele e delle altre sante e celesti schiere incorporee.
Stichi. Come è giusto, avrei voluto cantare, o Michele, un inno che sia degno di te: ma una lode spirituale non sono in grado di offrirti.
Sinassi dei nove ordini: serafini, cherubini, troni, dominazioni, potestà, principati, potenze, arcangeli e angeli.
Stichi. Qualcosa che sia degno delle nove gerarchie angeliche, quale essere frutto di nove mesi riuscirebbe mai ad esprimere?
Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7.
I fanciulli ebrei nella fornace calpestarono la fiamma con ardore e mutando in rugiada il fuoco gridavano: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.
Miriadi di angeli stanno sempre alla tua presenza senza poter fissare la visione del tuo volto e acclamano: santo sei tu, Signore Dio.
Di luce hai composto la natura immateriale dei tuoi angeli, sempre irradiante, o Misericordioso, la tua luce ineffabile; essi acclamano: benedetto sei tu, o Dio, nei secoli.
Nel tuo Verbo enipostatico creasti la moltitudine degli angeli, o Dio, santificandola nel divino Spirito e insegnando a glorificare la Trinità per tutti i secoli.
Trinitario. Riconoscendo le tre ipòstasi, glorifichiamo la natura infinita del Padre, del Figlio e dello Spirito, acclamando: benedetto sei tu, o Dio, nei secoli.
Secondo canone. Dalla Giudea.
Con i cori degli incorporei, stirpe umana vieni a festeggiare il giorno propizio, celebrando la memoria dei sapienti arcangeli di Cristo gridando: benedetto sei tu, Dio dei padri.
Come ospitali Abramo divino veggente e il glorioso Lot accolsero angeli e trovarono compagnia con loro acclamando: benedetto sei tu, Dio dei padri.
Partecipando nobilmente alle difficoltà della vita, apparvero degli angeli al nobile Manoè e al saggio Tobi, come un angelo spense un giorno la fiamma ai tre fanciulli nella fornace di fuoco.
Theotokìon. Professiamo, o Gesù, la tua unica ipòstasi in due nature: generato dal Padre assumesti dalla Vergine, senza subire mutamento, tutto il nostro essere; perciò veneriamo la tua icona da noi riprodotta con fede.
Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore in luogo del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.
Ode 8.
Colui che sul santo monte si è glorificato, il Signore, che nel roveto ardente a Mosè fece conoscere il mistero della Vergine inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.
Cerchiamo di imitare la vita degli angeli, mettiamo le ali al nostro cuore, eleviamoci al cielo, cantiamo in ispirito con loro, lodando ed esaltando il Signore nei secoli.
Le angeliche schiere dei cori celesti circondano il trono glorioso, lo sguardo fisso in Dio, lo lodano ed esaltano nei secoli.
Adoriamo e glorifichiamo nei secoli la Trinità, che nei cieli creò gli angeli, spiriti infiammati di fuoco immateriale, al suo eterno servizio.
Theotokìon. Fosti degna, Madre di Dio, di abbracciare colui che miriadi di angeli e arcangeli circondano con tremore: pregalo di custodire quanti ti glorificano.
Secondo canone. Follemente il tiranno.
Michele arcangelo fu stabilito principe degli angeli, ma splendidamente si gloria con lui l’iniziatore della grazia e venerato corteggiatore della Vergine, lo stratega degli incorporei Gabriele, degnamente preannunziando la gioia a quanti gridano: Esaltate, o fedeli, Cristo nei secoli.
Ezechiele, contemplando il multiforme aspetto delle schiere degli angeli, li definì descrivendoli: tra loro i serafini appaiono a sei ali; attorno stanno i cherubini dai molti occhi; poi vide gli arcangeli lucenti come ambra, glorificare Cristo in tutti i secoli.
Chiaramente Daniele predisse la tua tremenda futura venuta: Saranno posti dei troni, sederà l’Antico dei giorni, farà entrare le miriadi di angeli, che con timore stanno alla sua presenza e con voci incessanti canteranno la Trinità in tutti i secoli.
Theotokìon. Consustanziale al Padre e allo Spirito, volente si mostrò simile a noi dalla Vergine, non trasformando in altro questa straordinaria unione di nature; in entrambe Egli è lo stesso: resta un’unica ipòstasi in due nature, che adoriamo somigliante nell’icona.
Katavasìa. Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.
Ode 9. Irmòs.
Superasti i limiti della natura concependo il Creatore e Signore e divenisti per il mondo porta di salvezza: perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.
O Cristo, che ineffabilmente unisti le realtà terrestri alle celesti e costituisti un’unica Chiesa di angeli e uomini, senza sosta ti magnifichiamo.
Angeli e arcangeli, troni, potestà e dominazioni, principati e potenze, cherubini e serafini, con la Madre di Dio, supplicate per il mondo.
Mostrandovi protettori di tutti, Michele e Gabriele, visitate quanti onorano con affetto questa solennissima memoria e la celebrano con fede, per essere salvati da ogni difficoltà.
Theotokìon. Accogliesti il Verbo privo di carne che voleva riplasmare la mia natura e, incarnato, o Vergine, lo partoristi: perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.
Secondo canone. Realmente Madre di Dio.
Michele e Gabriele, primi degli incorporei, patroni dei malati e dei naviganti minacciati dai pericoli, voi portate la salvezza.
Felice con i cori dei troni e delle potestà, principe degli angeli, ministro di Dio Gabriele, prega per noi il Salvatore.
Come custodi del mondo e della Chiesa e comandanti delle potenze superne, implorate per noi il Salvatore.
Theotokìon. A una voce, Theotòkos, ti glorifichiamo poiché ci liberi da passioni e pericoli e le nostre richieste porti a buon fine.
Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura, sempre Vergine.
Exapostilarion. Nel sacro Spirito.
Dio creatore ti rese difensore e governatore della stirpe umana, ottimo pastore, divino archistratega e ti onorò di gloria ineffabile, perché tu senza sosta a lui rivolga il divino inno trisagio della vittoria.
Un altro. Udite, donne.
Ardente per i divini splendori della Trinità luminosa, inspiegabilmente per noi, arcangelo Michele, come fulmine il creato percorri per eseguire il divino volere, sfolgorando, custodendo, difendendo e proteggendo quanti splendidamente t’inneggiano.
Un altro. Con i discepoli.
Da Dio fosti creato principe di potestà, potenze, arcangeli, angeli, dominazioni, troni e principati, o divino stratega Michele gloriosissimo; stando presso il trono tremendo, proteggi, custodisci, difendi e salva quanti con fede ti celebrano patrono del mondo.
Theotokìon.
Sei più venerabile dei gloriosi cherubini, incomparabilmente più gloriosa dei tremendi serafini e più santa di tutti gli angeli santi, o purissima: perché in modo ineffabile corporalmente partoristi il Creatore dell’universo, o Madre di Dio; pregalo dunque di dare ai tuoi servi la redenzione dalle colpe.
Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.
Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.
Come condottiero degli eserciti celesti e forte protettore, custode e liberatore degli uomini sulla terra, ti inneggiamo con fede, Michele archistratega, supplicandoti di liberarci da ogni rovinoso dolore (2).
Il principe delle divine superne schiere convoca oggi i cori dei mortali a festeggiare in un’unica festa radiosa con gli angeli, la loro divina sinassi e insieme cantare a Dio l’inno trisagio.
Noi che al riparo delle tue divine ali ci rifugiamo con fede, o Michele, divino intelletto custodisci e proteggi in vita e nell’ora della morte, o arcangelo, sii per noi tutti aiuto benigno.
Gloria. Tono pl. 1.
Dove la tua grazia stende l’ombra, o arcangelo, di là è scacciata la potenza del diavolo: non sopporta infatti di restare alla tua luce Lucifero caduto; perciò ti chiediamo: spegni con la tua mediazione le sue frecce infuocate lanciate contro di noi e liberaci dalle sue insidie, o inneggiatissimo Michele.
E ora. Theotokìon.
Noi fedeli ti proclamiamo beata, Vergine Madre di Dio e dovutamente ti glorifichiamo, città inconcussa, muro inespugnabile, indistruttibile protezione e rifugio delle nostre anime.
Grande dossologia, apolytìkion e congedo.
Alla Liturgia i typikà e dal canone le odi 3 e 6.
Apostolo. Fratelli, colui che parlò attraverso gli angeli.
Vangelo secondo Luca. Disse il Signore ai suoi discepoli: Chi ascolta voi, ascolta me.
Kinonikòn. Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco. Alliluia.
Vespro del 8 Novembre- Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee
8 Novembre
Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee.
Al Grande Vespro
Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e stichirà prosòmia di Michele.
Tono 4. Come generoso fra i martiri.
Tu che stai fulgidissimo presso la Divinità trisolare, Michele, primo condottiero, con le superne schiere acclami gioioso: Santo sei tu, Padre, Santo il Verbo coeterno e santo il Santo Spirito, unica gloria e regno, unica natura, unica divinità e potenza.
Igneo il tuo aspetto, meravigliosa la tua bellezza, Michele, primo degli angeli: con la tua immateriale natura attraversi i confini per compiere i comandi del Creatore dell’universo e sei noto per la potenza della tua forza, rendendo fonte di guarigioni il tuo tempio, che si onora del tuo santo nome.
Tu che, come sta scritto, rendi come vento i tuoi angeli e i tuoi ministri come fiamme di fuoco, stabilisti primo fra le schiere dei tuoi arcangeli Michele, l’archistratega, che ubbidisce ai tuoi cenni, o Verbo Signore e con timore eleva alla tua gloria l’inno trisagio.
Di Gabriele. Stesso tono. Hai dato come segno.
L’Intelletto precedente i secoli pose te, Gabriele, come luce seconda, che per divine partecipazioni illumina tutta la terra e ci rivela il mistero veramente grande e divino che è dall’eternità: l’incorporeo che assume corpo in grembo verginale e si fa uomo per salvare l’uomo.
Stando presso il trono della Divinità trisolare, riccamente illuminato dai divini fulgori da essa senza sosta emessi, libera dal buio delle passioni e rischiara con l’illuminazione, quanti sulla terra con gioia si uniscono in coro e t’inneggiano, o Gabriele archistratega, intercessore per le nostre anime.
Spezza l’arroganza dei figli di Agar, che senza sosta assale il tuo gregge; recidi gli scismi dalla Chiesa; placa la tempesta delle innumerevoli tentazioni; libera da pericoli e sventure quanti con affetto ti onorano e accorrono sotto la tua protezione, Gabriele, archistratega, intercessore per le nostre anime.
Gloria. Tono pl. 2. Di Byzantios.
Rallegratevi con noi, angeliche falangi tutte, poiché il nostro protettore e vostro capo, il grande archistratega, santifica questo giorno prodigiosamente mostrandosi nel suo augusto santuario. Perciò inneggiandolo debitamente gridiamo: proteggici al riparo delle tue ali, sommo arcangelo Michele.
E ora. Theotokìon.
Rallegratevi con noi, cori tutti delle vergini: poiché la nostra avvocata e mediatrice, la nostra protezione e grande rifugio santifica questo giorno, mostrandosi prodigiosamente nel suo augusto santuario. Perciò inneggiandola debitamente, gridiamo: proteggici al riparo delle tue ali, purissima Sovrana, Madre di Dio.
Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.
Lettura da Gesù di Nave (5,13-15).
Mentre Gesù era a Gerico, avvenne che, alzati gli occhi, vide un uomo che stava davanti a lui con in mano la spada sguainata. Gesù si accostò e gli chiese: Sei per noi o per gli avversari? Ed egli rispose: Io sono l’archistratega dell’esercito del Signore e giungo proprio ora. Gesù cadde col volto a terra e gli disse: Signore, che cosa comandi al tuo servo? E l’archistratega del Signore disse a Gesù: Sciogli i calzari dai tuoi piedi, perché il luogo su cui stai è santo. Gesù così fece.
Lettura dai Giudici (6,8.11-24).
In quei giorni Madian acquistò forza contro i figli d’Israele e questi gridarono a Dio. Ed ecco, l’angelo del Signore venne e si sedette sotto la quercia che è a Efrata e che apparteneva a Ioas; suo figlio Gedeone batteva il grano nel tino e si affrettava per sfuggire ai madianiti. E l’angelo del Signore gli apparve e gli disse: Il Signore sia con te, o potente nella tua forza. Gli rispose Gedeone: Ti prego, mio signore, se il Signore è con noi, perché ci hanno colto tutti questi mali? E dove sono i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: Forse che il Signore non ci ha fatti salire dall’Egitto? Ma ora ci ha respinti e ci ha consegnati nelle mani di Madian. L’angelo del Signore lo fissò e gli disse: Và con questa tua forza e salverai Israele dalla mano di Madian: ecco, io ti ho mandato. Gli rispose Gedeone: Ti prego, signore, in che modo salverò Israele? Ecco, la mia tribù è la più misera di Manasse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre. E l’angelo del Signore a lui: Il Signore sarà con te e tu batterai Madian come un sol uomo. Gedeone gli disse: Se ho trovato grazia ai tuoi occhi e tu farai per me oggi tutto ciò di cui mi hai parlato, non allontanarti di qui sinché io venga da te, porti il mio sacrificio e lo offra davanti a te. Rispose: Sì, resterò qui sinché tu torni. Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e un’efa di farina di azzimi; mise la carne nel cesto e il brodo nella pentola, li portò a lui sotto la quercia e li accostò. L’angelo del Signore gli disse: Prendi la carne e i pani azzimi e mettili su quella pietra e versa lì accanto il brodo. E così fece. L’angelo del Signore tese l’estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e gli azzimi e si accese dalla pietra un fuoco che divorò la carne e gli azzimi: e l’angelo del Signore si sottrasse ai suoi occhi. Gedeone vide che era l’angelo del Signore e disse Gedeone: Ahimè, Signore, Signore! Ho visto l’angelo del Signore faccia a faccia. Ma il Signore gli disse: Pace a te, non temere, non morirai. E Gedeone edificò là un altare al Signore e lo chiamò ‘Pace del Signore’, fino al giorno d’oggi.
Lettura della profezia di Daniele (10,1-21)
Nell’anno terzo di Ciro re di Persia si rivelò un verbo a Daniele, soprannominato Baltazàr: e vero è il verbo e grande la forza e gli fu data intelligenza nella visione. In quei giorni io, Daniele, feci un lutto di tre settimane di giorni. Non mangiai pane piacevole, carne e vino non entrarono nella mia bocca, né mi unsi con olio fino al compimento di tre settimane di giorni. Il giorno ventiquattro del primo mese, nell’anno terzo, io mi trovavo vicino al grande fiume, il Tigri. Levai gli occhi e vidi ed ecco un uomo vestito di lino e i suoi fianchi erano cinti di oro di Ofaz; il suo corpo era come Tharsis e il suo volto come aspetto di folgore, i suoi occhi come fiaccole di fuoco, le braccia e le gambe avevano l’aspetto di bronzo lucente e il suono delle sue parole come il clamore di una moltitudine. Soltanto io, Daniele, vidi la visione, gli uomini che erano con me non la videro, perché erano stati presi da grande sbigottimento ed erano fuggiti per il timore. Ed io fui lasciato solo e vidi questa grande visione e non rimase in me forza, la mia gloria fu mutata in corruzione e io non ebbi più forza. E udii la voce delle sue parole e nell’udire la voce delle sue parole, stavo compunto col volto a terra. Ed ecco una mano mi toccò e mi fece sollevare sulle ginocchia e sulle palme delle mani. E mi disse: Daniele, uomo dilettissimo, comprendi le parole che ti rivolgerò e stai ritto in piedi, perché ora sono stato mandato a te. Mentre mi rivolgeva queste parole, io mi alzai tremante. E mi disse: Non temere, Daniele, perché sin dal primo giorno in cui tu hai volto il tuo cuore a comprendere e ad affliggerti davanti al Signore tuo Dio, le tue parole sono state ascoltate e io sono venuto per le tue parole. Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventun giorni. Ma ecco, Michele, uno dei primi principi, è venuto in mio aiuto e l’ho lasciato là con il principe del regno di Persia e sono venuto per farti comprendere ciò che avverrà al tuo popolo negli ultimi giorni: perché la visione riguarda ancora molti giorni. Mentre egli parlava con me in questo modo, io volsi la faccia a terra e fui preso da compunzione. Ed ecco, come qualcosa dalle sembianze di un figlio d’uomo toccò le mie labbra ed io aprii la bocca e parlai e dissi a colui che mi stava davanti: Signore, al vederti tutto è stato sconvolto dentro di me e mi sono venute meno le forze. E come potrà il tuo servo, signore, parlare con questo mio signore? Ormai non mi resta più forza e il respiro mi è venuto meno. Di nuovo mi toccò, questo qualcosa dalle sembianze umane e mi diede forza e mi disse: Non temere, uomo dilettissimo, pace a te, sii coraggioso e forte. Mentre mi parlava, ripresi forza e dissi: Parli, il mio signore, poiché mi hai dato forza. E disse: Sai perché sono venuto da te? Ora ritornerò a combattere con il principe di Persia; mentre io me ne venivo via, giungeva il principe di Grecia. Ti annuncerò dunque che cosa è ordinato nella scrittura della verità. Nessuno mi aiuta in questo, se non Michele, il vostro principe.
Alla Litì, stichirà idiòmela.
Tono 1. Di Cipriano.
Archistrateghi delle spirituali Potenze che state sempre alla presenza del trono del Signore, chiedetegli di donare al mondo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.
Stesso tono. Di Arsenio.
Il principe delle superne potenze, il condottiero dei divini eserciti che ogni giorno cammina a fianco a noi, Michele che ci difende da ogni assalto del demonio, oggi ci ha riuniti per celebrare la sua festa. Venite dunque, o amici delle feste, cogliamo i fiori delle virtù, con puri pensieri e retta coscienza onoriamo la festa dell’arcangelo: egli sta sempre alla presenza di Dio e canta l’inno trisagio, pregando per la salvezza delle nostre anime.
Tono 2. Dello Studita.
Arcangeli capitani delle nature immateriali delle spirituali potenze, voi illuminate il mondo con i raggi della gloria trisolare, cantando l’inno trisagio con voci immateriali; implorate dunque affinchè siano salvate le nostre anime.
Stesso tono. Di Arsenio.
Attorniando il trono immateriale, o essenze intellettuali, divini incorporei, voi cantate con labbra di fuoco l’inno trisagio al Dio dominatore: santo Dio, Padre senza principio; santo forte, Figlio a lui coeterno; santo immortale, Spirito consustanziale, glorificato con il Padre e il Figlio.
Stesso tono. Di Anatolio.
Con labbra incorporee, con bocche spirituali le schiere spirituali offrono alla tua inaccessibile Divinità, Signore, l’inno incessante; puri spiriti, ministri della tua gloria, cantano lodi a te, Sovrano; con loro l’incorporeo Michele, principe degli eserciti celesti, archistratega degli angeli, oggi ci ospita nel luogo a lui sacro, presiede ai nostri canti per offrirli, o filantropo, alla tua gloria inaccessibile e intercede senza sosta per le nostre anime.
Tono 4. Di Efrem di Karìa.
Brillando dei raggi solari del divino splendore, voi arcangeli splendete sulle schiere immateriali; lampeggiate di luce negli eccelsi per riverberare sul mondo lo splendore della Divinità inaccessibile.
Tono pl. 4.
I tuoi angeli, o Cristo, stanno con timore alla presenza della maestà del tuo trono, sempre brillando del tuo splendore, cantando a te l’inno negli eccelsi, eseguendo la tua volontà, da te inviati, comunicando luce alle nostre anime.
Gloria. Tono 4.
Con ignee labbra i cherubini ti lodano, o Cristo Dio; con bocche incorporee il coro degli arcangeli senza sosta ti glorifica; condottiero dei celesti eserciti, Michele offre alla tua maestà l’incessante inno di vittoria. In questa festa radiosa egli stesso ci illumina, perché con labbra terrene salmeggiando degnamente ti presentiamo il canto trisagio, affinché tutto sia pieno della tua gloria e tu conceda al mondo la tua infinita misericordia.
E ora. Theotokìon.
Tripudio delle angeliche schiere, potente protezione degli uomini in terra, Vergine senza macchia, salva quanti a te ricorrono, perché in te, dopo Dio, riponiamo ogni nostra speranza.
Allo stico, stichirà prosòmia.
Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.
Noi, abitanti del mondo, festeggiando angelicamente il Dio portato su trono di gloria, gridiamo l’inno: Santo sei tu, Padre celeste; Verbo coeterno, santo sei tu e lo Spirito santissimo.
Stico. Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco.
Tu che con grande franchezza stai al primo posto tra i celesti con gloria davanti al tremendo trono, contemplando le realtà ineffabili, salva, ti preghiamo, con la tua intercessione, o Michele archistratega, noi che siamo stretti da pericoli e tentazioni.
Stico. Benedici, anima mia, il Signore: Signore Dio mio, ti sei grandemente esaltato.
Tu che davvero sei il primo degli angeli incorporei e ministro di quel divino splendore, di esso testimone oculare e iniziato, salva, o Michele, archistratega, noi che ogni anno onoriamo piamente te e cantiamo la Trinità con fede.
Gloria. E ora. Tono pl. 4. Di Giovanni monaco.
Come capo di schiere, difensore e principe degli angeli, o archistratega, libera da ogni angustia e tribolazione, malattia e gravi peccati, quanti sinceramente ti cantano e pregano, o glorioso che, immateriale, chiaramente contempli l’Immateriale e rifulgi per la luce inaccessibile della gloria del Sovrano, che nella sua filantropia, assunse la carne per noi dalla Vergine, volendo salvare la stirpe umana.
Apolytìkion. Tono 4. Tu che volontariamente.
Archistrateghi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custodite al riparo delle ali della vostra gloria immateriale noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: Liberateci dai pericoli, voi che siete generali delle superne schiere.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente accettò la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.
Segue la conclusione.
Mattutino del 8 Novembre- Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee
8 Novembre
Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee.
Al Mattutino.
Apolytìkion. Tono 4. Tu che volontariamente.
Archistrateghi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custodite al riparo delle ali della vostra gloria immateriale noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: Liberateci dai pericoli, voi che siete generali delle superne schiere.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente accettò la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.
Dopo la prima sticologia, kàthisma.
Tono 4. Tu che volontariamente.
Archistratega dei liturghi incorporei, tu che stai al cospetto di Dio e risplendi per i fulgori da lui provenienti, illumina, santifica quanti con fede ti inneggiano, liberali da ogni tirannide del nemico e chiedi vita pacifica per i re e per tutti i confini.
Gloria. Lo stesso tropario.
E ora. Theotokìon, stessa melodia.
Mai cesseremo, o Madre di Dio, di cantare grati dal profondo del cuore le tue misericordie, Sovrana, noi tuoi servi che acclamiamo e diciamo: Vergine santissima, affréttati a liberarci dai nemici invisibili e visibili e da ogni minaccia: perché sempre tu salvi i tuoi servi da ogni sorta di sventure.
Dopo la seconda sticologia, kàthisma.
Tono 4. Tu che volontariamente.
I cherubini e i serafini dai molti occhi, gli eserciti degli arcangeli liturghi e le potestà, i troni, le dominazioni, gli angeli, le potenze e i principati supplicano te, nostro Creatore, Dio e Sovrano: non disprezzare la preghiera del popolo che ha peccato, o misericordiosissimo Cristo.
Gloria. Lo stesso tropario.
E ora. Theotokìon. Autòmelo.
Presto intervieni, prima che siam fatti schiavi dei nemici che bestemmiano te e minacciano noi, Cristo nostro Dio; annienta con la tua croce quanti ci fanno guerra: conoscano quanto può la fede ortodossa, per l’intercessione della Madre di Dio, o solo amico degli uomini.
Dopo il polyèleos, kàthisma.
Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.
Prìncipi degli esseri celesti, capi degli esseri tremendi della divina gloria, seduti sui troni eccelsi: Michele e Gabriele, archistrateghi, con tutti gli incorporei, intercedete sempre per il mondo, o liturghi del Sovrano e pregate perché otteniamo il perdono delle colpe e troviamo misericordia e grazia nel giorno del giudizio.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Favorita dalla grazia divina, pura e benedetta, supplica senza sosta per noi, con le potenze del cielo, gli arcangeli e tutti gli incorporei, colui che per le sue viscere di misericordia da te nacque, perché prima della fine ci sia concesso di correggerci, di ricevere il perdono dei peccati e riformare la nostra vita per trovar misericordia.
Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.
Prokìmenon. Tono 4.
Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco.
Stico. Benedici, anima mia, il Signore: Signore Dio mio, ti sei grandemente esaltato.
Ogni spirito e vangelo secondo Matteo (18,10-20).
Disse il Signore: Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. È venuto infatti il Figlio dell’uomo a salvare ciò che era perduto. Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli. Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo alla chiesa; e se non ascolterà neanche la chiesa, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accordano per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.
Salmo 50. Gloria. Per la protezione degli incorporei, misericordioso, cancella la moltitudine delle nostre colpe. E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.
Idiòmelon. Tono 2. Di Arsenio.
Attorniando il trono immateriale, o essenze intellettuali, divini incorporei, cantate con labbra di fuoco l’inno trisagio al Dio dominatore: Santo Dio, Padre senza principio; santo forte, Figlio a lui coeterno; santo immortale, Spirito consustanziale, glorificato con il Padre e il Figlio.
Quindi si cantano i canoni: quello della Madre di Dio per sei stichi, poi questi due degli Incorporei per otto stichi.
Primo canone degli Incorporei. Composizione di Giovanni, monaco.
Ode 1. Tono pl. 4.
Cantiamo un canto al nostro Dio prodigioso che strappò dalla schiavitù Israele, cantando e gridando: Cantiamo e te, unico Sovrano.
Lodiamo tutti, o fedeli, l’increata Trinità che stabilì ogni spirituale gerarchia dei celesti cori e acclamiamo: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.
Hai posto, o Creatore degli angeli, principio delle tue creature l’essenza incorporea, che circonda il tuo immacolato trono acclamandoti: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.
Salve, Gabriele, mistagogo dell’incarnazione di Dio e tu, Michele, principe delle schiere immateriali, che senza sosta acclamate: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.
Theotokìon. Con la sua disobbedienza la progenitrice Eva condannò alla maledizione la stirpe umana, me tu, generando il Creatore, o Vergine, divina sposa, gli riconciliasti la benedizione.
Secondo canone. Acrostico: Ai Principi degli Intelletti Incorporei. Nei tropari mariani: Di Clemente.
Ode 1. Stesso tono.
La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.
Come servi di Dio venite con canti a celebrare i cori spirituali delle incorporee schiere; cantiamo in coro per loro, che senza sosta pregano per la nostra salvezza, rallegrandosi per la nostra conversione.
I principi dignitari, comandanti luminosi degli angeli, oggi invitano gli intelletti incorporei a festeggiare la loro luminosa memoria; con loro noi uomini ci felicitiamo, offrendo un inno alla Trinità santa.
Festeggiamo anche noi uomini, la memoria degli angeli con spirituale letizia; Gabriele oggi invita le Chiese all’unità per liberarci da ogni antica divisione in occasione della festa degli angeli.
Theotokìon. Nel santo Spirito generasti il Verbo del Padre, che in te abitò oltre natura, unica ipostasi immutata, in due nature rivelata, la cui icona baciamo.
Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.
Ode 3.
Il tuo timore, Signore, radica nei cuori dei tuoi servi e sii saldezza per noi che in verità ti invochiamo.
Creasti con potenza potenti esecutori della tua santa volontà, sempre pronti al tuo cospetto negli eccelsi.
Gradisci, o Cristo, a nostro favore l’intercessione dei principi degli angeli, ministri della tua incarnazione e adorabile risurrezione.
Stabilisti gli angeli a custodia degli uomini, costituendoli ministri della nostra salvezza, o Cristo misericordioso.
Theotokìon. O Sposa Divina, in modo inspiegabile concepisti il Signore, Salvatore, Redentore da ogni male, per noi tuoi servi che ti imploriamo.
Secondo canone. Tu sei saldezza.
A noi che ti lodiamo con fede, apparisti primo degli angeli, arcangelo Michele, luminare secondo alla Trinità.
Con lo splendore della grazia divina tutta la terra percorse il fedele Gabriele predicando la venuta di Dio nella carne.
O coppia celebrata, luminosa, immateriale, o luci divine, illuminate quanti celebriamo con fede la vostra memoria.
Theotokìon. Come cantò Isaia il tuo parto inconcepibile, anch’io voglio cantarlo, o pura, per beneficiare della sua identica purificazione.
Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina memoria falli degni di corone di gloria.
Kathisma. Tono pl. 4. Dell’incarico segretamente.
Elevando la mente ai cori immateriali, cerchiamo di imitarli qui in terra anche noi, mortificando le nostre membra carnali e lodando, come possiamo, la loro santità, supplicandoli, quali potenti custodi, di liberare da ogni inganno del nemico invisibile noi che li inneggiamo per ottenere misericordia.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Sempre ti ringraziamo e magnifichiamo, pura Madre di Dio, adorando e lodando il tuo parto e sempre invocando, o piena di grazia: Salvaci, Vergine buona e misericordiosissima; strappaci dal demonio nell’ora del giudizio, fa’ che noi tuoi servi non abbiamo a vergognarci al tremendo tribunale.
Ode 4.
Cavalcasti i tuoi apostoli come cavalli, Signore e prendesti nelle tue mani le loro redini e divenne salvezza la tua cavalcata per quanti con fede cantano: Gloria alla tua potenza, Signore.
Cavalcasti gli angeli come cavalli, o filantropo e prendesti le loro redini e divenne salvezza la tua cavalcata per quanti senza sosta gridano: Gloria alla tua potenza, Signore.
La tua virtù copre gli angeli, o eterno filantropo; i confini della terra sono pieni della tua lode gloriosa e divina, cantando con loro: Gloria alla tua potenza, Signore.
Venisti a salvare il tuo popolo, Signore misericordioso, invitando ad unirsi a te le angeliche potente a te gradite; la tua venuta fu letizia per noi, che gridiamo con fede: Gloria alla tua potenza, Signore.
Theotokìon. Vergine e Madre ti rivelasti in modo soprannaturale, o Purissima, partorendo Cristo, uomo-Dio; a lui con timore le schiere degli angeli acclamano: Gloria alla tua potenza, Signore.
Secondo canone. Tu sei il mio vigore.
L’archistratega degli eserciti, principe degli incorporei, il grande Michele apparve un tempo a Gerico a Gesù, figlio di Nave che combatteva, per donargli la vittoria e il trionfo sui nemici; ricevuta da lui forza, quel servo del Signore espugnò e conquistò con le armi la fortezza nemica.
Principe delle potenze incorporee, il grande Gabriele, vero arcangelo divino, apparve una volta al sacerdote Zaccaria annunziandogli la nascita di un figlio: nascendo Giovanni, il Precursore, la voce del Verbo, al padre muto ridiede la voce.
Oggi con gioia festeggia tutto il mondo che celebra la nobile memoria dei tuoi arcangeli: il divino Michele e il sapiente Gabriele; con loro fanno festa, o Dio, tutte le gerarchie degli angeli perché il mondo è garantito dalla loro protezione.
Theotokìon. Tu sola, anche dopo il parto, rimanesti intatta; tu sola, per opera del santo Spirito, sei senza esperienza d’uomo e davvero allatti il Verbo del Padre, che assunse per noi forma di servo; perciò veneriamo la raffigurazione della sua immagine, onorandone la divina somiglianza, Madre Vergine di Dio.
Katavasìa. Contemplando l’imperscrutabile divina volontà della tua incarnazione, o Altissimo, dalla Vergine, il profeta Avvacùm, acclamava, Gloria alla tua potenza, Signore.
Ode 5.
Dalla notte dell’ignoranza con la luce della tua conoscenza, Signore, guida me, sempre smarrito sulla via della rovina dell’anima e conducimi nel sentiero dei tuoi precetti.
Le angeliche potenze, sempre tese nell’ardore verso ciò che è più sublime, senza sosta ti glorificano, contemplando te, Cristo, che sei loro desiderio.
Creasti gli angeli plasmati a tua immagine, intelligenti per natura, immortali per grazia, perché inneggino alla tua maestà, Cristo incomprensibile.
Stabilisti, o Cristo, che, stando vicino a te, mai i tuoi ministri vacillassero verso ciò che non è nobile; tu che sei fonte di bene, rendi buoni quanti ti adorano degnamente.
Theotokìon. Vergine illibata, purissima, Maria, sola ignara di nozze anche dopo il parto, facci approdare al tuo porto, guidandoci tra i pericoli all’eterna salvezza.
Secondo canone. Perché mi hai respinto.
Rifiutandosi di predire le ineffabili meraviglie divine predestinate da Dio, all’indovino Balaàm in sella alla mula apparve un tempo nello stretto sentiero l’angelo, che severo lo rimproverò, rendendo intelligente l’animale e mutandone le capacità di natura.
In cella, a Pietro in prigione l’angelo di Dio apparve per liberarlo dalle mani di Erode, dalle catene e dal rischio di morire: perciò tutti onoriamo i divini custodi delle anime, i sapienti arcangeli.
Angeli, arcangeli, divine potenze, con le vostre continue intercessioni presso Dio eliminate le continue guerre, gli scismi nella Chiesa, ogni nostro impedimento e conservateci la pace.
Theotokìon. Ti riconosciamo unico Dio del creato, Figlio di Dio in due nature, energie e volontà, senza confusione, avendo assunto carne da una donna il cui aspetto noi onoriamo nelle icone.
Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e generasti il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.
Ode 6.
Giona nel cetaceo imprigionasti tutto solo, Signore: come lui salva anche me, catturato invece nelle reti del nemico.
Per divina potenza creasti, con il tuo Verbo, o Signore, dando loro un aspetto luminoso, le celesti nature delle schiere immortali.
Fatti augusti cantori della divina lode, cittadini della celeste dimora di Dio, voi rendete al Creatore, o incorporei, l’onore dovuto.
Le schiere immateriali degli incorporei senza sosta ti lodano, Figlio eterno di Dio, glorificandoti Creatore ed Autore di ogni cosa esistente.
Theotokìon. Fosti degna, o purissima, di stringere tra le tue braccia colui che dall’eternità siede col Padre negli eccelsi: rendilo benevolo verso i tuoi servi o Fanciulla.
Secondo canone. Siimi propizio.
Cantando con timore eleviamo la mente dalla nostra bassezza, con le nostre labbra materiali rendiamo onore agli immateriali incorporei fatti di fuoco, di splendore, di luce.
Mortificate il tormento delle nostre passioni, fate cessare tutti i conflitti religiosi, santi arcangeli, ignei archistrateghi al servizio della Trinità.
Arcangeli di Dio, principi degli incorporei, Michele, il capitano e Gabriele, voi che siete i comandanti supremi, con la vostra confidenza con Dio liberateci da tutti gli scismi.
Theotokìon. Essendo Dio incorporeo, hai voluto apparire come uomo, o Cristo, assumendo liberamente un corpo nel grembo dell’ignara di uomo: per questo noi fedeli possiamo venerare la divina somiglianza della tua icona.
Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.
Kontàkion. Tono 2.
Archistrateghi supremi di Dio, liturghi della gloria divina, guide degli uomini e principi degli incorporei chiedete per noi ciò che giova e la grande misericordia: perché voi siete gli archistrateghi degli incorporei.
Ikos.
Hai detto, o filantropo, nelle tue Scritture, che la moltitudine degli angeli in cielo si rallegra per un solo uomo che si converte, o immortale; perciò noi che siamo nelle iniquità, o senza peccato, o solo conoscitore dei cuori, osiamo supplicarti ogni giorno, come compassionevole, di aver pietà di noi e di far scendere la compunzione su noi indegni, o Sovrano, concedendoci il perdono: poiché per tutti noi presso di te intercedono gli archistrateghi degli incorporei.
Sinassario.
L’8 di questo mese sinassi dei archistrateghi Michele e Gabriele e delle altre sante e celesti schiere incorporee.
Stichi. Come è giusto, avrei voluto cantare, o Michele, un inno che sia degno di te: ma una lode spirituale non sono in grado di offrirti.
Sinassi dei nove ordini: serafini, cherubini, troni, dominazioni, potestà, principati, potenze, arcangeli e angeli.
Stichi. Qualcosa che sia degno delle nove gerarchie angeliche, quale essere frutto di nove mesi riuscirebbe mai ad esprimere?
Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7.
I fanciulli ebrei nella fornace calpestarono la fiamma con ardore e mutando in rugiada il fuoco gridavano: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.
Miriadi di angeli stanno sempre alla tua presenza senza poter fissare la visione del tuo volto e acclamano: santo sei tu, Signore Dio.
Di luce hai composto la natura immateriale dei tuoi angeli, sempre irradiante, o Misericordioso, la tua luce ineffabile; essi acclamano: benedetto sei tu, o Dio, nei secoli.
Nel tuo Verbo enipostatico creasti la moltitudine degli angeli, o Dio, santificandola nel divino Spirito e insegnando a glorificare la Trinità per tutti i secoli.
Trinitario. Riconoscendo le tre ipòstasi, glorifichiamo la natura infinita del Padre, del Figlio e dello Spirito, acclamando: benedetto sei tu, o Dio, nei secoli.
Secondo canone. Dalla Giudea.
Con i cori degli incorporei, stirpe umana vieni a festeggiare il giorno propizio, celebrando la memoria dei sapienti arcangeli di Cristo gridando: benedetto sei tu, Dio dei padri.
Come ospitali Abramo divino veggente e il glorioso Lot accolsero angeli e trovarono compagnia con loro acclamando: benedetto sei tu, Dio dei padri.
Partecipando nobilmente alle difficoltà della vita, apparvero degli angeli al nobile Manoè e al saggio Tobi, come un angelo spense un giorno la fiamma ai tre fanciulli nella fornace di fuoco.
Theotokìon. Professiamo, o Gesù, la tua unica ipòstasi in due nature: generato dal Padre assumesti dalla Vergine, senza subire mutamento, tutto il nostro essere; perciò veneriamo la tua icona da noi riprodotta con fede.
Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore in luogo del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.
Ode 8.
Colui che sul santo monte si è glorificato, il Signore, che nel roveto ardente a Mosè fece conoscere il mistero della Vergine inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.
Cerchiamo di imitare la vita degli angeli, mettiamo le ali al nostro cuore, eleviamoci al cielo, cantiamo in ispirito con loro, lodando ed esaltando il Signore nei secoli.
Le angeliche schiere dei cori celesti circondano il trono glorioso, lo sguardo fisso in Dio, lo lodano ed esaltano nei secoli.
Adoriamo e glorifichiamo nei secoli la Trinità, che nei cieli creò gli angeli, spiriti infiammati di fuoco immateriale, al suo eterno servizio.
Theotokìon. Fosti degna, Madre di Dio, di abbracciare colui che miriadi di angeli e arcangeli circondano con tremore: pregalo di custodire quanti ti glorificano.
Secondo canone. Follemente il tiranno.
Michele arcangelo fu stabilito principe degli angeli, ma splendidamente si gloria con lui l’iniziatore della grazia e venerato corteggiatore della Vergine, lo stratega degli incorporei Gabriele, degnamente preannunziando la gioia a quanti gridano: Esaltate, o fedeli, Cristo nei secoli.
Ezechiele, contemplando il multiforme aspetto delle schiere degli angeli, li definì descrivendoli: tra loro i serafini appaiono a sei ali; attorno stanno i cherubini dai molti occhi; poi vide gli arcangeli lucenti come ambra, glorificare Cristo in tutti i secoli.
Chiaramente Daniele predisse la tua tremenda futura venuta: Saranno posti dei troni, sederà l’Antico dei giorni, farà entrare le miriadi di angeli, che con timore stanno alla sua presenza e con voci incessanti canteranno la Trinità in tutti i secoli.
Theotokìon. Consustanziale al Padre e allo Spirito, volente si mostrò simile a noi dalla Vergine, non trasformando in altro questa straordinaria unione di nature; in entrambe Egli è lo stesso: resta un’unica ipòstasi in due nature, che adoriamo somigliante nell’icona.
Katavasìa. Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.
Ode 9. Irmòs.
Superasti i limiti della natura concependo il Creatore e Signore e divenisti per il mondo porta di salvezza: perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.
O Cristo, che ineffabilmente unisti le realtà terrestri alle celesti e costituisti un’unica Chiesa di angeli e uomini, senza sosta ti magnifichiamo.
Angeli e arcangeli, troni, potestà e dominazioni, principati e potenze, cherubini e serafini, con la Madre di Dio, supplicate per il mondo.
Mostrandovi protettori di tutti, Michele e Gabriele, visitate quanti onorano con affetto questa solennissima memoria e la celebrano con fede, per essere salvati da ogni difficoltà.
Theotokìon. Accogliesti il Verbo privo di carne che voleva riplasmare la mia natura e, incarnato, o Vergine, lo partoristi: perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.
Secondo canone. Realmente Madre di Dio.
Michele e Gabriele, primi degli incorporei, patroni dei malati e dei naviganti minacciati dai pericoli, voi portate la salvezza.
Felice con i cori dei troni e delle potestà, principe degli angeli, ministro di Dio Gabriele, prega per noi il Salvatore.
Come custodi del mondo e della Chiesa e comandanti delle potenze superne, implorate per noi il Salvatore.
Theotokìon. A una voce, Theotòkos, ti glorifichiamo poiché ci liberi da passioni e pericoli e le nostre richieste porti a buon fine.
Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura, sempre Vergine.
Exapostilarion. Nel sacro Spirito.
Dio creatore ti rese difensore e governatore della stirpe umana, ottimo pastore, divino archistratega e ti onorò di gloria ineffabile, perché tu senza sosta a lui rivolga il divino inno trisagio della vittoria.
Un altro. Udite, donne.
Ardente per i divini splendori della Trinità luminosa, inspiegabilmente per noi, arcangelo Michele, come fulmine il creato percorri per eseguire il divino volere, sfolgorando, custodendo, difendendo e proteggendo quanti splendidamente t’inneggiano.
Un altro. Con i discepoli.
Da Dio fosti creato principe di potestà, potenze, arcangeli, angeli, dominazioni, troni e principati, o divino stratega Michele gloriosissimo; stando presso il trono tremendo, proteggi, custodisci, difendi e salva quanti con fede ti celebrano patrono del mondo.
Theotokìon.
Sei più venerabile dei gloriosi cherubini, incomparabilmente più gloriosa dei tremendi serafini e più santa di tutti gli angeli santi, o purissima: perché in modo ineffabile corporalmente partoristi il Creatore dell’universo, o Madre di Dio; pregalo dunque di dare ai tuoi servi la redenzione dalle colpe.
Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.
Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.
Come condottiero degli eserciti celesti e forte protettore, custode e liberatore degli uomini sulla terra, ti inneggiamo con fede, Michele archistratega, supplicandoti di liberarci da ogni rovinoso dolore (2).
Il principe delle divine superne schiere convoca oggi i cori dei mortali a festeggiare in un’unica festa radiosa con gli angeli, la loro divina sinassi e insieme cantare a Dio l’inno trisagio.
Noi che al riparo delle tue divine ali ci rifugiamo con fede, o Michele, divino intelletto custodisci e proteggi in vita e nell’ora della morte, o arcangelo, sii per noi tutti aiuto benigno.
Gloria. Tono pl. 1.
Dove la tua grazia stende l’ombra, o arcangelo, di là è scacciata la potenza del diavolo: non sopporta infatti di restare alla tua luce Lucifero caduto; perciò ti chiediamo: spegni con la tua mediazione le sue frecce infuocate lanciate contro di noi e liberaci dalle sue insidie, o inneggiatissimo Michele.
E ora. Theotokìon.
Noi fedeli ti proclamiamo beata, Vergine Madre di Dio e dovutamente ti glorifichiamo, città inconcussa, muro inespugnabile, indistruttibile protezione e rifugio delle nostre anime.
Grande dossologia, apolytìkion e congedo.
Alla Liturgia i typikà e dal canone le odi 3 e 6.
Apostolo. Fratelli, colui che parlò attraverso gli angeli.
Vangelo secondo Luca. Disse il Signore ai suoi discepoli: Chi ascolta voi, ascolta me.
Kinonikòn. Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco. Alliluia.
ANTHOLOGHION in 4 volumi, Lipa Srl, Roma 2000
Minei-Paraklitikì e Ochtoikos, di p. Iosif Restagno
Testi Liturgici vari, Edizioni Diakonia Srl
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TRADIZIONE VIVENTE
SOSTENERE COMUNITÀ, LITURGIA, FORMAZIONE E CARITÀ.
L’otto per mille è una quota pari allo 0,8% dell’IRPEF che i contribuenti italiani possono destinare allo Stato oppure a una confessione religiosa riconosciuta. Questa scelta non costa nulla in più e si fa durante la dichiarazione dei redditi. Se non firmi, comunque i soldi non scelti vengono divisi in percentuale tra lo Stato e le confessioni religiose riconosciute in base alle firme ricevute.
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cultura e formazione
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La cultura nella Chiesa ortodossa è strettamente legata alla liturgia e alla teologia mistica, considerate fonti vive di conoscenza spirituale. La formazione dei fedeli e del clero non mira solo all’istruzione intellettuale, ma soprattutto alla trasformazione interiore (theosis). Grande valore viene attribuito allo studio dei Padri della Chiesa e alla custodia della Sacra Tradizione millenaria.
ISTITUTO
TEOLOGICO ORTODOSSO
L’Istituto Teologico Ortodosso “Santa Eufemia di Calcedonia”, creato da S.Em. il Metropolita Polycarpos nel 2021, è la scuola di formazione superiore della Sacra Arcidiocesi.
La sua offerta didattica è rivolta tanto ai candidati chierici, quanto ai potenziali insegnanti di religione nella scuola pubblica (in base all’Intesa tra l’Arcidiocesi e lo Stato), ma anche a tutti coloro che sono interessati a conoscere in modo approfondito la tradizione ortodossa.
Il ciclo di studi ha la durata di un triennio, durante il quale gli studenti hanno la possibilità di seguire on-line le lezioni, che si tengono in orario serale per tre giorni alla settimana. Le materie insegnate sono una decina per ogni anno accademico e coprono le principali discipline del sapere teologico: Liturgia, Sacra Scrittura, Teologia, Storia della Chiesa, Arte, Filosofia, Ecclesiologia e Diritto canonico, Ecumenismo. Oltre al triennio, che permette di conseguire il baccalaureato in Teologia ortodossa, sono anche offerti corsi opzionali di Psaltica (canto bizantino), Lingua Ebraica e Lingua Greca.
In aggiunta alla didattica (cioè ai corsi e agli esami), che si tiene interamente a distanza, l’Istituto organizza eventi di approfondimento scientifico sia on-line (webinar e conferenze), sia in presenza (giornate di studi e convegni). Per conoscere l’Istituto e le sue attività ☞ www.itosantaeufemia.org

EDIZIONI
DIAKONIA
La casa editrice “Edizioni Diakonia SRL” è una società, cui unico socio è la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia. Essa nasce con l’intento di proporre alle Comunità Ortodosse che operano in Italia, ai fedeli e a coloro che amano la Spiritualità e la Liturgia Ortodossa, un insieme di testi, altrimenti non facilmente reperibili nella editoria italiana.
Soprattutto la collana “Libri Liturgici” nasce con lo scopo di fare ordine nel composito panorama nazionale, ove molti, spinti anche da nobili intenti, hanno pensato di proporre le più svariate tradizioni delle Preghiere della Chiesa.
Tradotti, partendo dai più antichi originali greci, questi libri cercano di far comprendere il vissuto della Chiesa Antica non solo ai fedeli ortodossi, ma a tutti. Allo stesso tempo, la collana “Preghiera dei Fedeli” diviene un valido supporto per colui che prega durante il giorno, nei minuti che ha a disposizione.
Anche la collana “Catechesi” offre al pubblico italiano una vasta gamma di testi catechetici per bambini, adolescenti e adulti e per tutti coloro che si avvicinano alla Chiesa Ortodossa. La collana “Teologia”, infine, raggruppa testi di teologia, di patristica e di storia della Chiesa. In un secondo tempo si aggiungerà una collana dedicata alla Sacra Scrittura. Per conoscere le Edizioni Diakonia e le sue pubblicazioni ☞ www.edizionidiakonia.it













