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Archivi: Preghiere giornaliere

Mattutino del 27 settembre- Memoria del santo martire Callistrato e dei suoi 49 compagni

27 SETTEMBRE

Memoria del santo martire Callistrato e dei suoi 49 compagni.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

La consueta sticologia, canoni dell’Oktòichos e del santo. Acròstico: L’immenso Callistrato celebro. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Rivolgiamo un canto.

Percorrendo senza deviare il sentiero del martirio, divenisti via che conduce gli smarriti al riposo divino; perciò, Callistrato, noi fedeli riuniti ti celebriamo.

Sorto come splendido astro, riflettevi sulla Chiesa di Cristo la scienza di Dio, scacciando le tenebre dell’ignoranza, o martire e rovesciando i santuari dell’errore.

Sopportando con pazienza ogni tentazione, non rifiutasti di morire per la vita di tutti; perciò con letizia sei passato alla condizione immortale ed esulti con gli angeli nel cielo.

Il sacro Ginnasio fu una brace accesa al fuoco del divino Spirito per consumare gli arbusti dell’errore; con i suoi miracoli copre di rugiada gli ustionati dall’ardore delle passioni.

Theotokìon. Sola tra le donne, superando la natura, senza conoscere uomo, o purissima, concepisti uno della Trinità, perciò glorifichiamo te e il Figlio nato da te in modo inesplicabile.

Ode 3. Tu che stabilisti col verbo

Non avendo sacrificato a divinità scolpite, come puro sacrificio ti offristi al Dio immolato per noi, Callistrato, martire vittorioso.

Avvolto dal mantello militare, imporporato santamente dal tuo sangue, stai incoronato presso il Re dei secoli, martire beato.

Il nemico apparve spogliato quando vide la divina gloria eccelsa rivestirti, o Ginnasio, con i tuoi compagni, come atleti vittoriosi.

Theotokìon. Prega senza sosta tuo Figlio, o Vergine, di salvarci dai pericoli che ci minacciano e dal castigo eterno.

Irmòs. Tu che stabilisti col verbo i cieli e consolidasti la terra su molte acque, rendimi stabile nell’inno e nella tua dossologia, Signore.

Kàthisma. Tono pl. 1. Cantiamo il Verbo.

Di Callistrato celebriamo le lotte, di Ginnasio inneggiamo le pene e quanti strenuamente con loro lottarono diciamo beati, fedeli e a loro gridiamo: Opliti della fede, chiedete che ci sia donata la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Avendo te come porto, muro e rifugio, speranza e protezione e difesa fervida, noi fedeli a te accorriamo e sempre gridiamo acclamando con fede: Abbi pietà, o Madre di Dio, di quanti in te confidano e allontana i peccati.

Oppure stavrotheotokìon.

La Madre tua, Cristo, vedendoti volontariamente pender dalla croce fra due ladroni, percossa nelle sue viscere materne diceva: Figlio senza peccato, come dunque sei ingiustamente confitto alla croce come un malfattore, tu che nella tua somma bontà vuoi dare la vita al genere umano?

Ode 4. Ho udito, Signore.

Avendo combattuto il persecutore come eccellente stratega, o martire, riconducesti alla vita nella tua rete i prigionieri da lui catturati.

Con le onde dei tuoi discorsi dissetavi i cuori e li guidavi all’acqua della vita eterna, atleta del Signore ammirabile.

Come ariete fu immolato l’illustre Callistrato, davanti al quale si fecero sacrificare rapidamente come agnelli gli opliti vigorosi.

Piantato come vigna nel tuo Verbo, il martire Ginnasio, germogliò il grappolo del martirio, che produce vino di pietà.

Theotokìon. O Vergine, purifica il mio cuore insozzato dalle passioni, fanne un puro strumento dell’irradiamento divino.

Ode 5. Tu che dalla notte.

Amando con tutto il cuore Cristo nostro Dio, o martire, lottasti e rovesciasti l’impotente forza del nemico.

Come corifeo di un sacro gregge, lietamente, o martire Callistrato, ti unisti alle schiere angeliche.

Illuminato dalla splendida gloria del martirio, con gioia, o Ginnasio, sei ormai passato alla fulgida gloria degli angeli.

Theotokìon. Apparisti oriente del sole di giustizia, o purissima; imploralo di salvare quanti con semplicità ti glorificano.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Spezzasti le mascelle dei leoni invisibili, sapiente martire Callistrato e quanti un tempo erano preda del nemico rendesti figli di Dio, perché partecipino alle delizie immateriali.

Compiendo magnificamente un divino discorso su Dio, quanti un tempo rispettavano stoltamente dèi inanimati, portasti a Dio e con loro lottasti, illustre Callistrato.

Chinando la nuca a Cristo, o martiri, foste immolati e offerti a Dio in sacrificio perfetto, facendo splendere di gioia la Chiesa dei primogeniti.

Theotokìon. Santifica il mio spirito e illumina il mio cuore, santa Madre di Dio, strappami ai malvagi che mi stringono perché ti glorifichi, Madre di Dio sempre vergine.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male, perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Come astro immenso splendevi nel mondo, rifulgendo i raggi delle tue lotte e dei tuoi prodigi su tutti quelli che acclamano: Salve, Callistrato, onore dei martiri.

Ikos.

Riuniamoci, fedeli, per celebrare gioiosamente con canti, nella fede, l’atleta del Signore e grande soldato, l’amico della Trinità, l’iniziato alle realtà ineffabili, l’imitatore di Gesù e onoriamo le sue lotte, le sue azioni eroiche e le fatiche che sopportò per Cristo Re di tutti, mentre gli chiediamo di poter ottenere, per la sua intercessione, la vita migliore del paradiso, dove si rallegrano i cori di quanti acclamano: Salve, Callistrato, onore dei martiri.

Sinassario.

Il 27 di questo mese memoria del santo martire Callistrato e dei santi 49 martiri con lui.

Stichi. Col collo tagliato dalla spada, Callistrato si unì all’armata dei martiri vittoriosi.

Per i santi 49 martiri. Quarantanove martiri per mezzo della spada ingaggiarono la venerabile lotta. Il 27 lottarono con Callistrato.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Epicharis.

Stichi. Alla spada Epicharis contrappose il coraggio, avendo la divina grazia come protezione.

Lo stesso giorno, memoria del nostro santo padre Ignazio, igumeno del Monastero di Cristo Salvatore, denominato del Torrente Profondo.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli Marco, Aristarco e Zenone.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Filemone vescovo e Fortuniano e della santa martire Gaiana.

Stichi. Alla fiamma Gaiana si offre per distogliere la spada fiammeggiante.

Lo stesso giorno memoria di santi 15 martiri, i quali, gettati in una barca incendiata, affondarono in mare.

Stichi. L’equipaggio dei 15 atleti, anche affondando, attraversò il mare.

La santa martire Aquilina morì bastonata.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli venuti dalla Giudea.

Brillando come l’oro nel fuoco dei tormenti, ricevesti l’impronta della passione di Cristo e ora stai tra i tesori divini cantando, o glorioso: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Temprato nei supplizi, ti rivelasti la spada forgiata dal cielo per tagliare a pezzi le falangi invisibili dei demòni, cantando, o beato Callistrato: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Sconfiggesti l’empietà con la forza della Trinità; illuminato dal suo splendore, martire Callistrato, tu ora canti: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Avendo amato Cristo con cuore saldo, martire Ginnasio divinamente ispirato, coi tuoi compagni di zelo fosti immolato, cantando in rendimento di grazie: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Supplica colui che si incarnò da te in modo inesplicabile, o piena di grazia divina, di salvare quanti ti onorano con affetto e gridano a una voce: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Nella fornace.

Sradicando le spine dell’errore, illustre martire, divenisti splendida pianta del paradiso, che produce per grazia divina i frutti della fede.

Considerando le speranze dell’avvenire, con piena fiducia affrontasti le lotte, o Callistrato e, trionfando secondo le regole, fosti incoronato.

Il tuo tempio è luogo di guarigioni per i fedeli che vi entrano: essi sono liberati da ogni disgrazia e ti acclamano con fede, o illustre Ginnasio.

Theotokìon. Vergine piena di grazia divina, Sovrana purissima, tu che domini tutto il creato, fa’ che anche il mio spirito domini gli ostacoli dell’errore.

Irmòs. Nella fornace i fanciulli di senno divino con il fuoco calpestando anche l’errore cantavano: Benedite, opere del Signore il Signore.

Ode 9. Fremette ogni orecchio.

L’urna delle tue reliquie è fonte di guarigioni per tutti quelli che la cercano, martire Callistrato e davvero calma passioni incurabili e scaccia la tenebra di spiriti maligni con l’energia, la potenza e la grazia del divino Spirito.

Appariste, martiri di Cristo, stretti per grazia l’uno all’altro come catena e correndo verso l’alto santificaste la terra col lavacro del sangue, perciò festeggiamo la vostra memoria, esultando con fede.

Sapientemente ricevesti corona incorruttibile e gloria celeste, gioia e letizia senza fine e il regno dei cieli, o divino Callistrato con i tuoi compagni di lotta; con loro ricordati di noi presso il Signore.

La divina memoria dei santi Callistrato e Ginnasio e dei loro compagni sorge oggi più fulgida del sole rischiarando con splendore luminoso i confini; per le loro preghiere, Cristo, liberaci dalla condanna.

Theotokìon. Il saluto di Gabriele ti rivolgiamo con mente lieta: salve, gioia dei fedeli, salve lampada aurea e mensa, monte e porta spirituale, salve, divino carro di Cristo Re, salve, scioglimento della maledizione, o benedetta.

Irmòs. Fremette ogni orecchio per l’ineffabile discesa di Dio: poiché l’Altissimo volontariamente scese fino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale; per questo la purissima Madre di Dio, noi fedeli, magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Rafforzati dal santo Spirito, i martiri vittoriosi, il sapientissimo Callistrato e Ginnasio, veramente mirabile, con i loro compagni di lotta abbatterono l’arroganza dei tiranni, sottostando per Cristo a ogni prova di tormenti. Celebrando la loro luminosa memoria, possiamo trovare la salvezza dell’anima.

Theotokìon.

Quale parola potrà esprimere, o Sovrano misericordiosissimo, la grandezza dei doni e delle grazie divine che ci hai concesso? Poiché hai di nuovo risollevato quanti erano miseramente decaduti dalla vita divina, o Cristo, assumendo dalla Vergine la sostanza di tutto me, uomo e salvandomi come filantropo e Dio misericordioso.

Il resto dell’ufficiatura come sempre e la conclusione.

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Mattutino del 26 Settembre- Memoria del Transito di San Giovanni il Teologo

26 Settembre

Transito del santo glorioso illustre apostolo e teologo Giovanni l’evangelista.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 2.

Apostolo prediletto di Cristo, affrettati a liberare il popolo senza difesa; ti accoglie prostrato ai suoi piedi Colui che ti accolse quando ti appoggiavi al suo petto; supplicalo, o Teologo e disperdi l’insistente nube delle genti, chiedendo per noi la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tutti trascendono oltre il pensiero, tutti gloriosissimi i tuoi misteri, Theotòkos; nel sigillo della purezza, custodita nella verginità, fosti riconosciuta vera Madre del Dio vero: supplicalo dunque per la salvezza delle nostre anime.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Fosti chiamato figlio del tuono divino, perché assordasti le orecchie degli empi e, più dolce di una tromba, sonoramente proclamasti ai cuori retti, o sapientissimo, l’incarnazione del Verbo; come amico sincero, ti appoggiasti al suo petto: attinta di lì la profondità della conoscenza, predicasti a tutti il coeterno al Padre. Apostolo Giovanni, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ineffabilmente concepita in grembo la Sapienza, il Verbo, Madre di Dio, partoristi al mondo colui che regge il mondo e reggesti tra le braccia colui che sostiene l’universo e tutti nutre, l’Artefice del creato; perciò ti scongiuro, Vergine santissima, di liberarmi dalle colpe per il giorno in cui dovrò presentarmi al mio Creatore: Sovrana, Vergine pura, dammi allora il tuo aiuto, perché tu puoi tutto ciò che vuoi, o inneggiatissima.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma, uguale.

Lasciato l’abisso in cui pescavi, con la canna della croce sapientemente catturasti come pesci tutte le genti, o illustre: come infatti ti aveva detto Cristo, divenisti pescatore di uomini, che catturi per portarli alla pietà. Seminata dunque la conoscenza del Verbo Dio, hai ottenuto in frutto Patmos ed Efeso, con le tue parole. Apostolo teologo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon..

Penso al giudizio e temo, perché, nella mia miseria, ho fatto opere degne di vergogna e così ti prego, Madre di Dio inneggiatissima: Prima che mi colga la notte della morte, convertimi guidandomi sulla via della penitenza, affinché, venerandoti grato, io canti la tua smisurata potenza e il tuo divino soccorso, santissima sposa di Dio, che preghi Cristo Dio, domandando a lui di donarmi il perdono dei peccati e la grande misericordia.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Chinandoti sul petto di Gesù, con confidenza di discepolo chiedesti: Chi è il tuo traditore, Signore? E a te che eri l’amato, o glorioso, questi fu chiaramente mostrato tramite il pane. Perciò come iniziato ai misteri ineffabili, insegnasti ai confini l’incarnazione del Verbo. Apostolo teologo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Santissima Vergine, Madre di Dio, sana le furiose passioni dell’anima mia, ti prego e concedimi il perdono delle colpe che ho stoltamente commesso, contaminando, me misero, anima e corpo. Ahimè, che cosa farò nell’ora in cui gli angeli separeranno la mia anima dal mio povero corpo? Siimi allora aiuto e fervidissima avvocata, perché io, tuo servo, Sovrana, ho te come speranza, o pura.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Ogni spirito. Vangelo secondo Giovanni (21, 15-25)

In quel tempo, risorto dai morti, Gesù si manifestò ai suoi discepoli e dice a Simon Pietro: Simone di Giona, mi ami più di costoro? Gli risponde: Sì, Signore, tu lo sai che ti sono amico. Gli dice: Pascola i miei agnelli. Gli dice di nuovo: Simone di Giona, mi ami? Gli risponde: Sì, Signore, tu lo sai che ti sono amico. Gli dice: Pascola le mie pecore. Gli dice per la terza volta: Simone di Giona, mi sei amico? Pietro rimase addolorato che alla terza volta gli dicesse: mi sei amico? e rispose: Signore, tu sai tutto; tu conosci che ti sono amico. Gli dice Gesù: Pascola le mie pecore. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane cingevi te stesso e camminavi dove volevi; quando invecchierai, tenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti porterà dove tu non vuoi. Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo gli dice: Seguimi. Pietro, voltatosi, vede che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, che nella cena si era chinato sul suo petto e aveva detto: Signore, chi è che ti consegna? Pietro dunque, vedutolo, dice a Gesù: Signore e lui, allora? Gesù gli risponde: Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi. Si diffuse perciò tra i fratelli questa parola, che quel discepolo non muore. Gesù però non gli disse che non muore, ma: Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Questi è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e che ha scritto queste cose e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Ci sono anche molte altre cose compiute da Gesù, che se fossero scritte una per una, penso che neppure il mondo stesso conterrebbe i libri scritti. Amìn.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione dell’apostolo. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2.

Teologo vergine, discepolo amato dal Salvatore, per le tue suppliche salvaci, ti preghiamo, da ogni specie di male perché noi siamo tuo gregge.

Un canone della Theotòkos e due dell’apostolo. Il canone della Theotòkos ha il seguente Acròstico: Alfabeto invertito. Di Teofane.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

L’immane potenza travolse un tempo tutte le schiere del faraone; ma il Verbo incarnato ha annientato il peccato nefando, lui, il Signore glorioso: perché si è grandemente glorificato.

Come bella, come graziosa, come tutta intatta fra le donne Dio ti elesse e abitò il tuo grembo incontaminato; supplicalo, o purissima, di liberare da ogni colpa i tuoi cantori.

Secondo il salmo, o pura, come Regina stai alla destra del Re, un tempo sorto dal tuo casto grembo: supplicalo di mostrarmi nel giorno del giudizio alla destra, o divina sposa.

Generando la pioggia celeste, rinnovasti tutta la natura dei mortali inaridita in ogni anomalia; ti supplico, dunque, rivela fruttuoso il solco insterilito della mia anima, o divina sposa.

Canone dell’apostolo. Acròstico: Per essere gradito a Cristo, io canto il figlio del tuono. Di Teofane.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

Avendo ricevuto il regno dei cieli che predicavi ed essendo divenuto confidente celeste del Verbo, con le tue preghiere proteggi quanti credono alla tua venerabile predicazione e teologia.

Dimostrando mente vigorosa, disprezzasti tutti i beni terreni e i vincoli della natura e stando secondo ragione e intelletto, o sapientissimo, presso il Verbo, liberasti dell’irrazionalità gli irrazionali.

Iniziato alla scienza dei cieli, come perfetto teologo, predicasti, o sapiente in Dio il Verbo Dio da Dio: In principio era presso il suo Genitore, predicato Dio e Verbo.

Theotokìon. Il coro delle divine giovanette, per divina ispirazione, ti canta bella fra le donne, Theotòkos Sovrana, abbellita di splendori divini: concepisti infatti oltre ragione il Dio Verbo, autore del bello.

Un altro canone dell’apostolo. Acròstico: All’iniziato da Dio offro il mio sesto canto. Giuseppe.

Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Illuminando il pensiero nelle profondità dello Spirito, ci hai predicato chiaramente la tremenda generazione, o teologo, gridando: In principio era il Verbo di Dio.

Oppressi dalla moltitudine delle tentazioni, passioni e afflizioni e per gli assalti dei mali, con fede in te ci rifugiamo, o teologo: Sii aiuto dei tuoi servi.

Come eccelso medico che sana le crudeli passioni delle nostre anime, liberaci, per la tua mediazione, dalla dannazione e dal fuoco eterni.

Theotokìon. Tu che concepisti Dio divenuto uomo per noi, chiedigli, o pura, d’aver pietà nel giorno del giudizio di noi, che molto contro di lui peccammo.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Della Theotòkos. Ode 3. Irmòs.

Fiorì come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti, alla tua venuta, Signore: e per essa si è rafforzato il mio cuore. 

Indossando la mia umanità provenne il Creatore dal tuo grembo, donando la veste d’incorruttela ai molti spogliati per le trasgressioni.

Concepisti, Sovrana, l’eccelso Dio Verbo: supplicalo con insistenza d’aver pietà della mia povera anima, addolorata dagli oltraggi dei piaceri.

Sana le ferite del mio cuore, o pura e sulla mia anima avvelenata dal morso venefico del serpente applica il tuo più efficace rimedio.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Con la tua lingua di teologo rivelasti chiaramente, o beato Giovanni, l’ineffabile mistero della Trinità; in essa il mio cuore si è consolidato.

La tua lingua divenne calamo di scriba del santissimo Spirito, redigendo divinamente il santo e divino Vangelo.

Dall’abisso della sapienza attingesti, o sapientissimo, appoggiandoti con divina confidenza alla fonte della sapienza e di essa divenisti divino araldo.

Theotokìon. Veneriamo te, unica Madre Vergine, divenuta per noi causa di salvezza, liberando con le tue preghiere il mondo, o purissima.

Un altro canone. Non c’è santo come te.

Conversasti con intelletto chiaro e puro col Verbo, o beatissimo teologo, sapientemente iniziato da lui ai misteri oltre ragione e illuminasti tutto il creato.

Dalle dure catene del peccato liberami, o beatissimo, legandomi all’amore del Sovrano e Dio, che ardentemente amasti, divenendo suo teologo.

Ci fosti donato come difensore, mediatore, liberatore, intercessore presso il Signore, autore di miracoli e fonte di guarigioni, o teologo, perciò ti celebriamo.

Theotokìon. Quando il Verbo da te incarnato ineffabilmente, o Theotòkos, fu innalzato sul legno della croce, ti affidò al discepolo vergine, come fanciulla vergine.

Katavasìa. Come fonte viva e copiosa, Theotòkos, rafforza i tuoi cantori che allestiscono per te una festa spirituale; e rendili degni di corone di gloria.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Sul petto della sapienza chinandoti e apprendendo la scienza del Verbo, divinamente tuonasti: In principio era il Verbo, descrivendo per primo la generazione atemporale e annunziasti a tutti l’incarnazione del Verbo; perciò pescando con la lingua le genti, insegnavi ai confini la grazia dello Spirito. Apostolo teologo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che concepisti il Verbo misericordioso e compassionevole, o Sovrana dell’universo, abbi pietà di tutti quelli che in te si rifugiano e liberali da prove, malattie, afflizioni e dalla fiamma eterna, affinché grati glorifichiamo la ricchezza delle tue molte compassioni e la tua smisurata misericordia e gridiamo sempre: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti degnamente inneggiano al tuo parto, o pura.

Della Theotòkos. Ode 4. Irmòs.

Sei venuto dalla Vergine: non un messo, non un angelo, ma tu stesso, il Signore incarnato e hai salvato tutto intero me, l’uomo, per questo a te acclamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Piovi su me una goccia di compunzione, Sovrana, che tolga ogni arsura dal mio cuore e respinga le dannose inondazioni della mia disperazione.

Colpito dalla spada del piacere, giaccio ferito: non trascurare la ferita, o pura, ma sanala, ti prego, con la lancia e il sangue di tuo Figlio, nostro Dio crocifisso.

Arricchita dalla sovranità su tutto il creato, rendi degno della divina grazia me, malamente impoverito, affinché ti magnifichi come buona difesa, o inneggiatissima.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Degnamente il Verbo ti mostrò teologo, iniziandoti alla sua divinità, o eccelso e insegnandoti l’ineffabile economia come uomo.

Avendo intelletto divino e il corpo vergine, divenisti tempio vivente e animato, o glorioso e dimora dell’inneggiatissima Trinità, o sacratissimo.

Ricevesti l’onore, discepolo vergine, di essere adottato come figlio dalla Vergine purissima e ti rivelasti fratello di colui che ti elesse discepolo e teologo.

Theotokìon. Correggendo la trasgressione iniziale di Eva, Dio altissimo abitò in te purissima e santissima, riformando tutto me, l’uomo caduto.

Un altro canone. Cristo, mia forza.

Con le gocce del Verbo, o glorioso, irrigasti tutta la terra, inaridendo piamente le acque melmose; perciò ti celebriamo.

Cingi di forza e potere, ti prego, o sapientissimo, la mia anima oppressa da tutti gli assalti di nemici impuri, mentre si rifugia nella tua protezione.

Divenuto tempio del divino Spirito, con la tua mediazione, rendi templi di Dio i fedeli, che frequentano assiduamente il tuo divino tempio.

Theotokìon. Cantiamo il divino tempio di Dio e diciamo tutti chiaramente beata la santa Vergine, noi da lei divinizzati e liberati dai mali.

Katavasìa. L’ineffabile progetto divino della tua incarnazione verginale, Dio altissimo, il profeta Avvacùm lo conobbe e gridò: Gloria alla tua potenza Signore.

Della Theotòkos. Ode 5. Irmòs.

Tu sei mediatore tra Dio e gli uomini, o Cristo Dio: perché per mezzo tuo, o Sovrano, lasciata la notte dell’ignoranza, abbiamo avuto accesso al Padre tuo, fonte della luce.

O pura, che generasti la via della vita, guida sulla retta via me, precipitato stoltamente fuori strada e nei baratri di pericolosi incidenti.

Esiliando me stesso per pensiero stolto, Vergine di Dio, vivo da dissoluto, smarrito nel lontano paese delle passioni, ma tu convertimi e salvami con le tue preghiere.

Irrora con le tue onde vivificanti il tuo servo, che arde e brucia nella fiamma dei peccati per gli assalti dei demòni, o Madre Vergine casta.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Per grazia eri tempio celeste, o teologo, divenendo tutto luce per la vicinanza alla luce prima e, chinandoti intensamente su di lui, fosti divinizzato.

Con intelletto puro e sante lebbra, divinamente ispirato e con bocca purissima, predicavi il tuo Vangelo e offrivi la comune salvezza a tutti i fedeli.

Restando con Cristo da fanciullo, ti sottomettesti a lui come strumento della grazia, esercitandoti nella teologia e iniziandoti alla gloria della Trinità santa.

Theotokìon. Ricordando le tue parole, purissima, ora ti diciamo beata, noi che da te abbiamo ricevuto l’ineffabile beatitudine e davvero siamo stati arricchiti della vita eterna.

Un altro canone. Col tuo divino fulgore.

Come aurora splendevi per i terrestri, predicando, o apostolo, l’Oriente spirituale, che viene al mondo con un corpo e scioglie l’oscurità del politeismo.

Ogni anima fu irrigata dalla tua sacra teologia, o apostolo e divino predicatore; perciò a te grido: irriga tutto il mio cuore, inaridito dal peccato.

Sono ferito dai dardi del nemico: con la tua autorità, o sapiente, guariscimi tutto, ti prego e guida sulla via di Dio me, sempre smarrito fuori strada.

Theotokìon. Quando stavi col discepolo amato, presso la croce di tuo Figlio, purissima, gemevi piangendo e ti meravigliavi della sua grande compassione per l’uomo.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno Dio che tutto domina e generasti il Figlio senza tempo che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Della Theotòkos. Ode 6. Irmòs.

Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso imperscrutabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione, fammi risalire, o Dio.

Non rivelarmi zimbello dei demòni nel giudizio imminente, o Sovrana, ma supplica il giudice, tuo Figlio, di volgersi benignamente verso di me.

Irritandoti con pensieri, Signore e con le mie opere fredde e malvagie, ti mando avanti a propiziazione tua Madre: abbi pietà, salvami.

Scampa, Sovrana, dalla dannazione me, autocondannato per le colpe, poiché concepisti il giudice e Dio di tutti, o inneggiatissima.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Gesù, mio Dio e Signore, gradendo la tua purezza e totale innocenza ti rese fratello, o teologo.

Coronando santamente la tua vita, ti poggiasti fiducioso sul petto della sapienza, o glorioso e di là attingesti la grazia.

I grandi e divini bagliori della tua teologia, illuminarono e rischiararono con la luce trisolare tutta l’ecumène, o glorioso.

Theotokìon. Colui che distese il cielo con un ordine, stese te come un altro cielo terrestre e apparve sorgendo da te, madre di Dio pura.

Un altro canone. Vedendo il mare.

La tua lingua teologa fu veramente come il calamo di un veloce scriba, che in bella grafia trascrive la vera sapienza e la nuovissima legge nelle tavole dei nostri cuori.

Inaridendo alla radice le piante dell’empietà, come eccelso giardiniere, radica nella mia anima il timore di Dio che produce abbondanza di virtù, o glorioso.

Ti chiamò apertamente figlio della Vergine colui che venne da lei, o Giovanni; con lei supplicalo di rendere figli di Dio, o illustrissimo, tutti coloro che fanno ciò gli è gradito.

Theotokìon. Con una carne uguale si fece conoscere ai mortali il Dio nato da te, purissima: supplicalo sempre di uccidere i nostri funesti pensieri carnali, o santissima.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito. 

Kontàkion. Tono 2.

Chi potrà descrivere, o vergine, le meraviglie in te compiutesi? Operi infatti molti prodigi e procuri guarigioni e preghi per le nostre anime come teologo e amico di Cristo.

Ikos.

Indagare le altezze del cielo e scrutare le profondità del mare, è cosa temeraria e irraggiungibile; come dunque non si possono assolutamente contare le stelle e la sabbia del mare, così non siamo capaci di dire quanto riguarda il teologo. Di quali corone Cristo ha incoronato colui che ha amato! Sul suo petto egli riposò e con lui alla mistica cena partecipò come teologo e amico di Cristo.

Sinassario.

Il 26 settembre, transito del santo e glorioso apostolo ed evangelista, amico, vergine, amato Giovanni il teologo, che riposò sul petto del Signore.

Stichi. Eccoti nel cielo in presenza del Figlio amato dal Padre, tu maggiormente tra gli apostoli affezionato al Verbo. Giovanni, figlio del tuono, si addormentò il ventisei.

Per le sue sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della Theotòkos. Ode 7. Irmòs.

L’empio decreto di un tiranno iniquo rinfocolò alta la fiamma: ma sui pii fanciulli Cristo effuse la rugiada dello Spirito, lui che è benedetto e più che glorioso. 

Essendo mia forza, inno e salvezza, sicuro riparo e muro invalicabile, Sovrana, sempre combatti i demòni che mi guerreggiano e cercano di uccidermi.

Dando corpo a Dio nel tuo sangue verginale, hai divinizzato l’umanità, o Vergine, perciò con le tue assidue preghiere scampa me, infangato dalle passioni e rovinato dal nemico.

La fornace prefigurò, o purissima, il tuo parto, poiché non bruciò i fanciulli come nemmeno il fuoco il tuo grembo, perciò ti prego, libera dal fuoco eterno il tuo servo.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Illuminato dall’illuminazione divina, chiaramente teologavi il santo Spirito procedente dal Padre senza principio e riposante nel Figlio senza procederne, come consustanziale.

In te, beato, stabilì la dimora il Sole di giustizia, che ti rese cielo sempre in movimento, il Cristo, annunziato dalla tua lingua teologa, o gloriosissimo prediletto.

La potenza e il divino suono delle tue parole, o beato, parlava degnamente e portò il tuo sovramondano Vangelo in tutta la terra con la magnificenza dei dogmi.

Theotokìon. Restando Vergine, tu sola hai mostrato un concepimento purissimo, una generazione incorrotta: hai infatti concepito il Dio divenuto uomo, o pura, per la salvezza e liberazione di tutti i fedeli.

Un altro canone. Tutta rugiadosa.

Inneggiamo al tuono echeggiato in tutti i confini, il teologo per cui davvero ogni udito fu sollevato da terra e viene magnificato Cristo, Creatore di tutto.

L’eminente splendore della tua casa fa risplendere ogni mente; radunati in essa, senza sosta inneggiamo divinamente al Creatore di tutti e con fede celebriamo te, che sei nostro protettore.

Conoscendoti luminoso come astro, o discepolo di Cristo, noi ti supplichiamo di illuminarci con i tuoi splendidi bagliori, liberi dalla tenebra delle passioni e da svariate tentazioni per la tua mediazione.

Theotokìon. Ti benediciamo, Vergine purissima che concepisti il Signore benedetto, che coronò con le sue divine benedizioni la natura maledetta dei mortali e rinnovò noi, invecchiati nella corruzione.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Della Theotòkos. Ode 8. Irmòs.

Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Ricerca i beni, anima mia, allontanandoti dai mali con l’armonia di opere divine, avendo protezione invincibile di tutti la Madre di Dio, che prega per te come compassionevole e benevola.

Liberasti il genere umano dall’antica catena della condanna, o Genitrice di Dio: perciò ti prego di liberare anche il mio cuore da ogni laccio che lo lega al male, legandomi all’amore del Creatore.

Generando il riflesso della gloria del Padre, illumina, o Theotòkos, il mio cuore infangato dall’infamia delle colpe e mostrami partecipe dell’eterna gloria, affinché con fede ti glorifichi.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Attraversando l’ecumène come un lampo di luce, o beato amato da Cristo Dio, hai rischiarato il mondo apparendo con lo splendore della purezza, con il fulgore della verginità e i dogmi della pietà.

Purificando corpo, anima e intelletto, predicavi il celeste Vangelo di Cristo e, divenuto compagno degli angeli, ora in cielo canti: Benedite, opere tutte, il Signore.

Divenisti chiara immagine e ornamento del tempio divino nei cieli, trono vivente e dimora della sapienza, strumento della teologia e ora canti: Opere tutte, esaltate il Signore.

Theotokìon. Per cancellare l’antica maledizione e la condanna a morte di colei che allora fu la prima a partorire, nascesti dalla Vergine Madre, Verbo di Dio, per donare a tutti l’immortalità vera.

Un altro canone. Dalla fiamma.

Avevi una lingua da oratore, o beato e vivificasti quanti, uccisi dalla malvagità, accolsero la tua sacra predicazione; perciò ti onoriamo come iniziato ai misteri ineffabili.

Come un altro paradiso la tua divina casa si rivela per i prodigi, che come fiori incantano le anime di tutti, o apostolo e scacciano il fetore delle passioni.

O Dio, Dio mio, volgiti e scampami da tutti quelli che mi assalgono e affliggono la mia povera anima, avendo il tuo divino discepolo che supplica.

Theotokìon. Tu che sei piena di grazia, chiedi a Gesù, Salvatore, al quale le tue caste viscere diedero corpo, d’aver pietà dei tuoi servi, liberandoli dal castigo eterno.

Katavasìa. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli purissimi; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Della Theotòkos. Ode 9. Irmòs.

Il Figlio del Padre senza principio, nostro Signore e Dio, incarnato dalla Vergine, ci apparve illuminando le tenebre e radunando ciò che era disperso: Madre di Dio lodatissima, noi ti magnifichiamo.

Gustando cibo non consentito Adamo mangiò amaramente la morte dall’albero, mentre tuo Figlio, steso sul legno, fece zampillare la dolcezza dell’immortalità, o pura, per questo ti celebriamo.

Apparisti Regina generando oltre ragione il re e Signore, che scioglie il regno dell’ade, o fanciulla: supplicalo con insistenza di render degni del regni superno chi ti onora.

Benefica, Sovrana, il mio povero cuore pervertito da inondazioni di piaceri, poiché generasti il buono ed essendo tutta buona, guida anche me alle buone porte della penitenza.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Fosti degno di vedere, non più in enigma, ma faccia a faccia, il torrente di delizie, il fiume di pace, la fonte d’immortalità; irrigato da quella, gusti la divinizzazione.

Avevi chiesto a Cristo un seggio terrestre, ma egli ti donò il suo petto, per il quale fosti chiamato teologo e divenisti ricco della sicura e stabile sede del bene, o splendore degli apostoli.

Estinguesti l’ateismo della sapienza ellenica pronunziando, o sapiente, quella parola: In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e veramente il Verbo era Dio e per mezzo suo furono fatte tutte le cose, visibili e invisibili.

Theotokìon. Nella notte della vita ti si trova come aurora mattutina, rifulgente dei raggi della verginità, rivelandoci l’oriente del sole spirituale della giustizia, Genitrice di Dio beatissima.

Un altro canone. Impossibile per gli uomini.

Essendo Signore delle ore e dei tempi, il Redentore fu sospeso a metà del giorno sul legno e affidò a te, vergine beato, la sempre Vergine, dando onore inalienabile per magnificarti.

Ora che dimori con le potenze divine superne e con loro acclami la divina melodia, con la tua venerabile mediazione, o apostolo di Cristo, salva quanti nella tua santa casa salmeggiano e inneggiano il sommamente Buono.

Salva da ogni pericolo, o beato teologo, tutti noi fedeli, che ti invochiamo, dirigendo in spirito verso il Signore i nostri passi e guidaci nella via della pace dei precetti dell’Onnipotente.

Theotokìon. Offriamo pubblicamente un inno di gratitudine alla Madre di Dio e gridiamo: Salve, trono elevato di Dio, salve, nube di luce, salve, paradiso per cui siamo degni del paradiso di delizie.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Theotòkos pura e sempre Vergine. 

Exapostilarion. Udite, donne.

Divenuto figlio del tuono, per i mortali, o apostolo Giovanni, teologasti: In principio era il Verbo; appoggiandoti infatti con fede al petto del tuo Sovrano, di lì attingesti i torrenti della teologia con cui irrighi tutto il creato.

Stavrotheotokìon.

Stando presso la croce del tuo Signore, o purissima, con il vergine discepolo, udisti il Creatore dire: Donna, ecco tuo figlio e al discepolo: Ecco tua Madre. Con lui tutti ti inneggiamo, Vergine Genitrice di Dio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Beato e sapientissimo Giovanni, per l’ardente eccesso del tuo amore per Cristo, più di tutti i discepoli fosti amato dal Verbo onniveggente, che giudica con giuste bilance tutta l’ecumène, tu che splendevi di purezza e fulgori di innocenza nel corpo e nella mente, beato in Dio.

Le onde della teologia, appoggiandoti sul petto, attingesti dalla sapienza e irrigasti il mondo, o ottimo Giovanni, disseccando con la conoscenza della Trinità il mare dell’ateismo, divenuto colonna e nube animata che ci guida all’eredità celeste.

Il fiore scelto della verginità, la dimora accogliente le sacre virtù, lo strumento della sapienza, il tempio dello Spirito, la luminosa bocca della grazia, il chiarissimo occhio della Chiesa, il venerabilissimo Giovanni inneggiamo ora con canti spirituali, come ministro di Cristo.

Meraviglioso evangelista, la fonte dei beni, il regno incrollabile, la vita eterna, la gioia indicibile, il gaudio della divina contemplazione, la ricca effusione dei carismi di Cristo, trascendenti l’intelletto e la mente dei mortali, o figlio del tuono, evangelizzando facesti splendere nel mondo.

Gloria. Tono pl. 4.

Evangelista Giovanni, vergine simile agli angeli, teologo ammaestrato da Dio: in modo ortodosso predicasti al mondo l’immacolato fianco che fa scaturire il sangue e l’acqua in cui troviamo la vita eterna per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Kinonikòn. Per tutta la terra è uscita la loro voce e fino ai confini del mondo le loro parole. Alliluia.

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Mattutino del 25 settembre- Memoria della santa madre nostra Eufrosina

25 SETTEMBRE

Memoria della santa madre nostra Eufrosina.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

In te, madre si è conservata perfettamente la divina immagine: abbracciando infatti la croce hai seguito Cristo e nell’agire hai insegnato a disprezzare la carne corruttibile e ad occuparti dell’anima, creatura immortale. Perciò con gli angeli si rallegra, o beata Eufrosina, il tuo spirito.

La solita sticologia, un canone dall’Oktòichos e due della santa (questo non si trova nel manoscritto).

Ode 1. Tono pl. 4. Alla testa dei suoi carri.

Inneggiato con voci trisagie da tremende schiere, accettasti di esser glorificato anche da assemblee di mortali: anche ora per impedire un’illecita aggiunta al Trisagio, stabilisti il rapimento e la chiamata di un bambino.

Amasti Dio con tutta la tua anima e a lui ti fidanzasti, lasciando il fidanzato mondano, le passioni della carne, la ricchezza transitoria, la gloria e i piaceri, o illustre, per condurre vita ascetica.

Fosti una terra fertile, moltiplicando il tuo frutto, o veneratissima Eufrosina; e infatti accogliendo realmente nel tuo cuore il simbolo salvifico, alacremente ti sforzasti di metterlo in atto.

Theotokìon. Seguendo i detti dei profeti divini, i teofori martiri confessarono il Verbo di Dio che ha assunto la carne dalla casta Vergine, che con canti sempre come Theotòkos ti diciamo beata.

Un altro canone della beata. Acròstico: Un inno ti canto con ardore, Eufrosina. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 1. Cavallo e cavaliere.

Tu illustrissima, che porti il nome della divina letizia, con la luce delle tue preghiere illumina me, che oggi inneggio con lieti canti divini la tua santa e celebratissima memoria.

Desiderando solo la divina bellezza di Cristo e allietandoti solo delle sue immateriali bellezze, disprezzasti la bellezza della carne, o gloriosa, dedicandoti alle divine contemplazioni.

Sposa adorna dei fulgori delle virtù, ti fidanzasti con Cristo, vera bellezza, o Eufrosina, lasciando il fidanzato caduco e tutta la dolcezza della vita.

Theotokìon. Tutto desiderio, dolcezza e vita colui che per estrema bontà è sorto da te, Vergine purissima; supplicalo di salvare me, che senza sosta ti dico beata.

Ode 3. Tu che in principio.

Tu che hai nascosto i tuoi profondi misteri ai sapienti e agli increduli per svelarli prodigiosamente ai fanciulli, riveli ora sapientemente a un bimbo rapito tra le nubi il canto Trisagio.

Svestendo la vile tunica delle passioni, con sapienza indossasti la veste dell’impassibilità in Cristo e rifulgesti tra gli uomini, vivendo in ascesi, custodita dalla grazia.

Con il freno della continenza fermavi gli appetiti indocili della carne, o madre e mantenevi senza esitazioni il tuo cuore sulla buona via della sacra ascesi.

Theotokìon. Senza nozze, Madre di Dio, generasti il Verbo da te incarnato, il Dio che i martiri virilmente confessarono come suoi soldati, venendo incoronati.

Secondo canone. Tu che hai fissato.

Sopportando grandemente le lotte, abbattesti le macchinazioni del nemico e respingesti gli assalti dei demòni e meditando nel tuo corpo mortale l’immortalità, ti sei assimilata agli angeli o madre.

Essendo sostegno e pedagogo ai precetti salvifici, ai sentieri dell’incorruttela e al monte sublime del Creatore, o Eufrosina, la tua vita allieta i cuori dei monaci.

Rischiara divinamente le folle dei fedeli la tua memoria luminosa e degna di lode, addolcisce i cori dei beati, allieta le schiere degli angeli, con i quali stai come un angelo, avendone imitato la vita.

Theotokìon. La bufera terribile delle passioni mi turba, i venti ostili mi affondano nell’abisso e la tempesta del peccato sconvolge il mio cuore; o Genitrice di Dio, libera me, che schiettamente ti magnifico.

Irmòs. Tu che stabilisti col tuo precetto sul nulla la terra, sollevandola in alto senza appoggio con tutto il suo peso, conferma la tua Chiesa, o Cristo, sulla stabile roccia dei tuoi comandamenti, o solo filantropo.

Kàthisma. Tono pl. 1. Il Verbo coeterno.

Rinforzando la debolezza femminile con speranze celesti, con pensiero sicuro dimorasti tra uomini, o vergine, sottomettendo sotto i tuoi talloni l’ingannatore di Eva con fatiche e insonni meditazioni, perciò con fede ti diciamo beata.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Avendo trovato te, porto e muro, rifugio e speranza, difesa e fervida protezione, noi fedeli a te accorriamo e gridando di continuo acclamiamo con fede: Abbi pietà, Madre di Dio di quanti in te confidano e allontana le loro colpe.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti volontariamente appeso in croce tra due ladri, tua Madre, o Cristo, con i visceri maternamente dilaniati, diceva: Figlio senza peccato, come sei condannato ingiustamente alla croce come un criminale, volendo vivificare la stirpe degli uomini, come buono?

Ode 4. Signore, mia forza.

Provvedendo a tutto il necessario, Salvatore e guidando tutti alla correzione e al rifiuto di tutti i mali, anche ora col sisma hai scosso la terra, sconvolgendo i dogmi blasfemi degli eretici e insegnando a glorificarti come stabilito.

Ingaggiasti con gioia lotta ascetica, Eufrosina, dimorando fra uomini e uccidendo gli appetiti passionali della carne per amore del tuo Sovrano, perciò divenisti degna di ricevere la dimora e la corona di gloria.

Offrendo al tuo Sovrano come mirra gemiti e lacrime, o madre, ottenesti in ricompensa da lui il profumo dei carismi divini, con cui profumasti e soffiasti su tutti l’effluvio dei prodigi, o ispirata da Dio.

Theotokìon. Avendo come arma la Purissima che ti generò, o Cristo, i sapienti martiri respinsero le trame dell’errore e con sapienza sciolsero le lusinghe dei tiranni e ora mostrandosi incoronati gridano: Gloria alla tua potenza, o unico Filantropo.

Secondo canone. Intuito con profetico.

Volgendoti al Padre celeste, che fidanza le anime, né l’affetto per il padre, né per lo sposo caduco ti impedì di percorrere la via della salvezza.

Con senno divino hai fatto germogliare come palma la dolcezza della giustizia e come cedro sulla riva delle acque hai moltiplicato i frutti delle buone opere della continenza, o sapiente in Dio.

Con il fuoco della continenza inceneristi gli aridi piaceri e incendiata dal carbone dell’amore del Signore, balenasti fulgori di prodigi.

Theotokìon. Tu che sei compassionevole, abbi pietà della mia misera anima terribilmente ottenebrata dalle passioni dei peccati e gemente, o Genitrice di Dio purissima.

Ode 5. Perché mi hai abbandonato.

Prefigurando il tremendo incontro con i giusti sulle nubi alla tua seconda parusia, o Cristo, operasti ora lo straordinario rapimento del bimbo con cui ci hai insegnato il corretto canto Trisagio.

Con le tue opere divine mostrasti la verità del tuo nome: poiché apparisti come smeraldo preziosissimo, o gloriosa vergine, splendente fra uomini santi per il fulgore della purezza.

Rallegrandoti e deliziandoti sempre nei precetti del Signore, nei quali hai trascorso la tua beata e pura vita, avevi la letizia divina nel tuo cuore, o Eufrosina, sposa vergine di Dio.

Theotokìon. Riconoscendoti tutti vera Madre di Dio, i gloriosi martiri confessarono il Verbo divino da te generato, opponendosi valorosamente al peccato fino alla morte, o fanciulla inneggiatissima.

Secondo canone. Tu che ti rivesti.

Con splendore di divine opere, o gloriosa, apparisti come pietra di smeraldo in mezzo a uomini, dimostrando virili le tue lotte e allietando Dio.

Versando lacrime come profumi, ti riempisti di buona fragranza; e divenuta prezioso myron, ti offristi a Dio, vergine incorrotta.

Mettesti tutta la tua brama in Dio, desiderandolo, cercandolo e osservando la sua salvifica legge, o vergine.

Theotokìon. Concepisti, o purissima, piccolo bimbo, colui che prima dei secoli rifulse dal Padre senza principio; supplicalo per il mondo, o Sposa di Dio.

Ode 6. Perdonami, Signore.

Hai fatto tremare e sconvolto la terra con il tuo sguardo, hai scosso i cuori dei mortali che empiamente ti bestemmiano, ma nella tua grande compassione hai infine fermato la devastazione.

Ti rivelasti bella e abile sposa di Cristo, adornandoti con lo splendore delle virtù, venerabilissima Eufrosina, perciò fosti degna anche del palazzo celeste.

Sconfiggendo i terribili assalti della carne, accendesti in te più luminosamente la brama dell’amore di Cristo, illuminando i sensi della tua anima.

Theotokìon. Rinvigoriti dalle forze da te inviate, gli atleti, o Cristo, lottarono secondo le regole, confessando pura la Madre che ti concepì ineffabilmente.

Secondo canone. Placa, o Sovrano.

Pura, illibata, bella e adornata ti fidanzasti con il Verbo sposo, che ti mantiene incorrotta nei secoli.

Cercando il Creatore con gemiti e lacrime, o eletta da Dio, divenisti degna di contemplarlo con gli eletti, o illustre.

Ti mostrasti modello di continenza e icona animata della purezza a quanti lodano la tua sacra memoria, o Eufrosina.

Theotokìon. Ineffabilmente e incomprensibilmente generasti il Creatore senza tempo, che libera da ogni corruzione i tuoi cantori, o santissima Theotòkos.

Irmòs. Placa, Sovrano, il mare delle passioni, che infuria con i suoi marosi funesti all’anima e fammi risalire dalla corruzione, nel tuo compassionevole amore.

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose superne.

Desiderando raggiungere la vita di lassù, con impegno hai abbandonato le delizie di quaggiù; sei vissuta travestita in mezzo ai monaci, Eufrosina lodatissima; per amore di Cristo tuo Sposo, avevi infatti rinunciato a un fidanzato caduco.

Ikos.

Allietando le anime con gaudio e letizia, leviamoci subito per udire un discorso straordinario, poiché questo racconto supera e stupisce ogni mente: una donna che, dimorando in mezzo a uomini, vinse Beliar, calpestò il fuoco dei piaceri e in nessun modo ne fu riarsa, perché questa irreprensibile, desiderando Cristo, sdegnò un fidanzato caduco.

Sinassario.

Il 25 di questo mese memoria della nostra santa madre Eufrosina, figlia di Pafnuzio l’egiziano.

Stichi. Nascondi la tua natura femminile, o Eufrosina, come un uomo; e vedi il Sovrano, che vede le cose nascoste. Il venticinque Eufrosina si sottomise alla morte.

Al beato padre Pafnuzio, di lei padre.

Stichi. Chiudendo gli occhi del corpo, Pafnuzio, vivente nello spirito, vede grande luce.

Lo stesso giorno la memoria del santo martire Pafnuzio.

Stichi. Dagli amici del mondo fu crocifisso Pafnuzio, già crocifisso per il mondo.

Lo stesso giorno memoria del grande terremoto in cui fu rapito un bimbo al cielo.

Stichi. Il canto dal triplice inno solleva il bimbo in alto, annunziando anche in basso come lo cantano gli angeli.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Paolo e Tatta e dei loro figli Saveriano, Massimo, Rufo ed Eugenio

Stichi. Un padre, Paolo, affronta il martirio con tre figli: a loro, Tatta, ti sei unita saggiamente.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. La condiscendenza di Dio.

Con una voce di bimbo hai svergognato ora le vane menti dei nemici, che infantilmente ti irritavano e gravemente bestemmiavano con l’eretica aggiunta al Trisagio, confermando i fedeli con insoliti portenti.

Hai messo in Dio tutta la brama del tuo cuore, amandolo con fede, cercandolo e seguendo le tracce dei suoi salvifici comandamenti, per i quali hai trovato, o Eufrosina.

Alleggerendo la carne con digiuni, suppliche, asprezze e fatiche, o venerabile, innalzasti l’intelletto al tuo Creatore al quale ti fidanzasti, amandolo e ora ne gusti la bellezza.

Theotokìon. Essendo più pura di tutto il creato, o Sovrana, accogliesti il Verbo da te ineffabilmente generato; amando lui i martiri sopportarono il fuoco dei supplizi.

Secondo canone. Il Signore dei padri.

La sua luce e letizia sono sorte per te, gloriosa, poiché avevi opinione retta cantando: O Dio, tu sei benedetto.

Portando la croce come bastone per rinvigorirti, superasti tutti i pericoli dei demòni cantando, o beata: O Dio, tu sei benedetto.

O beata, rendesti il tuo cuore dimora del santo Spirito, che ti rinvigorì e ti rese più forte degli spiriti maligni.

Theotokìon. Partoristi Dio incorporeo nella carne, o Purissima, per salvare noi che cantiamo: O Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Un tempo nella torre di Babele, confondesti, Signore, le lingue accordatesi nel male; e ora svergognasti le chiacchiere degli empi che, unite illecitamente con la lingua sproloquiano bestemmie, servendoti di un bimbo in aria nello stupore dei testimoni.

Con lotte ascetiche hai calpestato il nemico e sei esultato nello spirito, perciò ti ha accolto la gioia eterna, o venerata fanciulla, che sei stata ricompensata per la tua vittoria e ora gridi con fede: Popolo, esalta il Signore per tutti i secoli.

Dimorasti in mezzo a uomini, custodendo perfettamente la purezza e illesa dalle trame del serpente, poiché Dio ti custodiva e proteggeva con la sua forza e a tutti mostrava lo splendore della tua anima e il tuo animo virile, o Eufrosina di senno divino.

Theotokìon. Come piccolo bimbo generasti colui che è conosciuto uguale al Padre e allo Spirito, o casta Vergine, Cristo nostro Dio, che i valorosi martiri confessarono santamente lottando; con loro, o santissima, ti dicono beata con fede popoli, tribù e lingue per tutti i secoli.

Secondo canone. Componendo nella fornace.

Ti liberasti, o fanciulla, dalla materia delle passioni, imitando la vita immateriale degli angeli coi quali canti: Inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ti concede vita il tesoro della vita, poiché seguisti le sue tracce e desiderasti la sua bellezza divina; con lui esulti nei secoli.

Ti sollevasti alle vere dimore dell’eterna vita: conseguisti la brama che desideravi, o vergine, deliziandoti del legno della vita ed esaltando Cristo nei secoli.

Theotokìon. Tutta speciale, tutta bella apparisti, Vergine amata ed eletta da Dio, sempre magnificata, perciò t’inneggiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Componendo nella fornace per te, Creatore di tutto, un coro che raccoglie l’universo, i fanciulli intonavano: opere tutte, inneggiate al Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Cielo e la terra stupirono per l’insolito e tremendo prodigio compiuto, poiché dal popolo di senno divino fu alzato in aria un bimbo per rivelargli il canto del Trisagio con cui si loda Dio immortale.

Strappandoti dal fango della vita il tuo Sposo, o venerata Eufrosina, ti pose sulla salda pietra dei suoi comandamenti e raddrizzò chiaramente i tuoi passi nella prassi di una condotta rispettabile e virtuosa e ti accolse nei palazzi divini.

Percorrendo la via dell’ascesi con la forza dello spirito e rendendo te stessa tempio divino, ottenesti la letizia incessante e pura, deliziandoti sempre della bellezza del tuo Sposo, o beatissima Eufrosina,

Theotokìon. Come sole la memoria degli atleti irraggia di prodigi i fedeli, poiché il Dio nato da te, Vergine pura, che essi predicarono, li illuminò chiaramente, glorificando quanti con fede onorano la sua parusia, come promesso.

Secondo canone. Danza, Isaia.

Una sacra festa la folla dei monaci celebra; la tua sacra memoria divinamente luminosa annunzia celebrando il coro dei monaci, poiché apparisti splendore di tutti, o venerata e insigne Eufrosina.

Sei divenuta come sacro ornamento del tempio celeste, come giglio sei fiorita nei giardini di Dio, come rosa profumata ti sei offerta al Re di tutti, come prezioso myron, o beatissima Eufrosina.

Illuminasti te stessa con l’ornamento splendido delle virtù e ti portasti pura nel talamo nuziale intelligibile e ora contempli la bellezza non contraffatta di Cristo e gusti perfettamente la divinizzazione.

La tua santa memoria santifica oggi i fedeli, sgorgando luce e santificazione; perciò ti supplichiamo: come sposa di Cristo, o Eufrosina, salva con le tue preghiere quanti ti onorano.

Theotokìon. Con la luce del tuo volto, illuminami di luce: giaccio nella tenebra delle passioni, o porta spirituale, non mi afferri la notte della morte, o casta e pura, non respingere le speranze della mia salvezza.

Irmòs. Danza, Isaia: la Vergine ha concepito un Figlio, l’Emmanuele, Dio e uomo: oriente è il suo nome; magnificando lui, diciamo beata la Vergine.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Sfuggisti al principe della vergogna e in abito da amante della sapienza lo dimostrasti stolto; tu, vergine nell’anima e nel corpo, divenisti uomo con prudenza e fede, o santa Eufrosina, bellezza delle vergini, splendore dei monaci.

Theotokìon.

Troni e dominazioni, potestà, potenze, arcangeli e angeli, o Vergine Madre, danno culto a tuo Figlio come Dio e Sovrano e a te di continuo inneggiano: e tu supplicalo sempre, o pura, perché io sia liberato dalla tremenda condanna.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 24 settembre- Memoria di santa Tecla, megalomartire e isoapostola ita

24 SETTEMBRE

Memoria di santa Tecla, megalomartire e isapòstola.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

La consueta sticologia e i canoni dall’Oktòichos e della santa. Acròstico: La protomartire divinamente viene glorificata. Senza Theotokìa. Poema del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Il suono della mia voce è incapace di contenere le insigni lotte della protomartire, poiché è troppo debole per un inno che sia degno.

L’orgogliosa spavalderia del tiranno finì quando le donne si mostrarono virili contro di lui per la loro fede in Cristo.

Facendo eco alle tue ineffabili parole, beato Paolo, una donna, per seguire il Vangelo, si fece sposa di Cristo.

Theotokìon. Pura Theotòkos, inneggiamo a te che oltre natura concepisti incarnato l’eterno Verbo sovradivino.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

O amore che supera la comprensione! Ti unisti in Cristo, per lo Spirito, a Paolo, o venerabilissima.

Il voluttuoso piacere di quaggiù non riuscì ad attrarre il tuo cuore, già trafitto dall’amore spirituale.

Totalmente distaccata dalle passioni carnali, non ti piegasti alle pressioni materne, o illustre atleta.

Theotokìon. Per le tue preghiere, Vergine pura, soccorrici allontanando dalla nostre anime i pericoli che ci minacciano.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Mutando con le virtù la femminilità in virilità, per amore di Cristo Dio, divenisti due volte sua dimora: diradando il buio delle passioni con l’ascesi, con il martirio ti rivelasti davvero vanto degli atleti; perciò brillavi sul mondo come torcia facendo doppiamente risplendere i raggi dello Spirito; Tecla, illustre protomartire, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come Vergine e unica donna ad aver concepito senza seme Dio nella carne ti diciamo beata noi tutti, generazioni degli uomini; poiché in te dimorò il fuoco della Divinità e come nutrice allattasti il Signore Creatore; perciò degnamente angeli e uomini glorifichiamo il tuo santissimo parto e ti gridiamo: Prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti degnamente inneggiano la tua gloria, o pura.

Stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo gridava e amaramente esclamava: Esulta il mondo ricevendo la redenzione, ma ardono le mie viscere, vedendo la crocifissione che subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Abbi compassione di noi, Vergine e dona remissione delle colpe a quanti venerano con fede la sua passione.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Promessa a Tamiri, Paolo, paraninfo della Chiesa, ti condusse al celeste sposo come illibata, o sapientissima Tecla.

Le parole di Paolo ti attaccarono all’amore per la fede, o martire e disprezzasti le parole di Tamiri come vane.

Per l’aspersione del tuo sangue fu benedetta la discendenza di Adamo, mentre Eva gioì vedendo una donna schiacciare il serpente.

Innamorata della purezza, la protomartire respinse ogni seduzione della vita, ricchezza, nobiltà, bellezza e il fascino del fidanzato terreno.

Theotokìon. Concedi remissione delle nostre colpe, Signore senza peccato, pacifica il mondo che è tuo per le preghiere della Madre che ti ha concepito.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Lottasti nell’immenso stadio degli atleti, o beatissima Tecla e fosti degna della ricompensa.

Il perfido serpente fu spogliato: la vergine infatti con la divina passione imparò l’obbedienza.

La divina familiarità vinse il tuo pudore, poiché il fuoco della Trinità ti infiammava il cuore.

Theotokìon. Vergine dopo il parto ti cantiamo, o Theotòkos: hai infatti concepito nel mondo Dio Verbo nella carne.

Ode 6. Effondo la mia supplica.

La fanciulla rafforzò la sua naturale debolezza per la potenza del Salvatore: deposta infatti la bellezza giovanile per amore di Dio, ebbe coraggio di notte e corse cercando gli insegnamenti profumati dell’amato.

L’illustre e prima atleta Tecla, volontariamente per amore accettò di stare nella prigione dei criminali per esser degna del talamo nuziale di lassù: l’amore del Creatore, infatti, aveva vinto gli amori per le creature.

In spirito la martire baciava le catene del divino maestro, quando nel carcere come su un prato divino, irrigato dalle sue parole, ella germogliò e portò veramente per il Signore il bellissimo frutto.

Theotokìon. Non smettere d’intercedere per noi, Vergine santissima, Madre di Dio, poiché tu sei la forza dei fedeli; in te sperando siamo rafforzati e con affetto glorifichiamo te e colui che s’incarnò da te ineffabilmente.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni, poiché la mia anima è colma di mali e la mia vita è vicina agli inferi e come Giona ti supplico: Dalla corruzione, o Dio, strappami.

Kontàkion.

Tono pl. 4. Come primizie.

Rifulgente per la bellezza della verginità, sei adorna della corona del martirio, ti è affidato, come gloriosa, l’apostolato, o vergine; mutasti in rugiada la fiamma del fuoco, placasti con la tua preghiera il furore del toro, come prima lottatrice.

Ikos.

Lo splendore dell’augusta festività rifulge più luminoso del sole: facendo brillare bagliori di luce, si rispecchia negli occhi dei fedeli. Perciò danzando con gli angeli, acclamiamo tutti al Salvatore Dio, a lui gridando: Hai magnificato, o Salvatore, le tue misericordie, donando al tuo popolo, come dono perfetto la prima lottatrice.

Sinassario.

Il 24 di questo mese memoria della santa megalomartire Tecla, pari agli apostoli.

Stichi. Ti salva, o Tecla, proprio colui che spezzò la pietra, la cui passione spezzò le pietre. Il 24 fu pronta per la roccia Tecla.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Coprio.

Stichi. Coprio non fu coprio ma una pianta di delizie, offrendo al Signore Dio i suoi grappoli come primizie.

Memoria del miracolo avvenuto presso la Theotòkos nell’isola di Kythira, quando fra i mirti venne rinvenuta un’icona della Madre di Dio, che rialzò un paralitico.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli dalla Giudea.

Per affetto legata a Paolo prigioniero, o beatissima, con legami indissolubili, per fede insieme cantavi e inneggiavi piamente: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Comparisti nell’iniquo tribunale, o fanciulla, con Paolo e per amore del Sovrano, nella tua estasi, scacciasti ogni timore gridando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Per amor di Dio desti alla fornace il tuo corpo, o martire e per la forza del tuo diletto, rimanesti intatta cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Una nube piovosa con temporale e grandine, spegnendo il fuoco, giustamente fulminò gli insensati e salvò la martire, che cantava: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Apparisti incarnato da grembo verginale per la nostra salvezza, perciò sapendo tua Madre Genitrice di Dio, grati acclamiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Celebrate e sovresaltate.

Il tuo pensiero fu straordinario: come nell’Eden infatti dimoravi nella tomba, vergine martire, inneggiando a Cristo nei secoli.

Non sopportando che venisse macchiata la radiosa bellezza del tuo splendore verginale, preferisti la morte e ora vivi nei secoli.

Unita a Cristo, tuo soprannaturale e vivificante sposo, hai eletto, o prima atleta, come custodi della tua verginità le belve.

Deponendo la veste corruttibile, l’atleta di Cristo, con equipaggiamento leggero, corse verso la vita senza fine.

Theotokìon. Colui che scese dai cieli e dimorò in grembo verginale, inneggiate ed esaltate nei secoli.

Irmòs. Celebrate e sovresaltate per tutti i secoli il Re dei cieli, celebrato dalle angeliche schiere.

Ode 9. Te, Madre di Dio.

Chi non ammirerebbe, o protomartire, la tua invincibile risolutezza? Addomesticando le passioni dell’anima, belve spirituali, non temevi l’indomito impeto dei tori e rimanesti incolume in mezzo ad essi.

L’impenetrabile roccia, per ordine divino, s’aprì per te fuggitiva, martire teofora, come una camera e il mistico sposo ti accolse fra le braccia, avendo ricevuto il sigillo divino nel lavacro di rigenerazione.

Sana le piaghe della mia anima, concedi pace al mondo, vittoria sul nemico ai fedeli, concordia alla Chiesa per la tua intercessione, o protomartire.

Theotokìon. Uccidi, o mia Sovrana, il peccato che in me sopravvive, vivifica la mia anima moribonda con l’energia della vita vera, nata dal tuo grembo per ineffabile amore per i fedeli che ti magnificano.

Irmòs. Te, sempre Vergine Madre del Dio eccelso, che al di sopra dell’intelletto concepisti con un verbo il Dio vero, più eccelsa delle potenze immacolate, con dossologie incessanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Rafforzata, o vergine bella, dai divini suggerimenti di Paolo, araldo di Dio, disprezzasti un fidanzato corruttibile e seguisti lui, Tecla isapòstola, protomartire dalle grandi lotte: perciò ricevesti da Cristo la corona della vittoria.

Theotokìon.

Noi, grazie a te salvati, ti confessiamo realmente Theotòkos, o Sovrana; ineffabilmente partoristi il Dio, che con la croce ha dissolto la morte, attirando a sé folle di martiri: con loro, o Vergine, ti inneggiamo.

Alle lodi. Stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Anatolio.

Lo stadio atletico oggi si presenta, popoli, danziamo e le imprese straordinarie in esso compiute contempliamo: un’agnella intatta, infatti, si offre all’immolazione per Cristo, nostro Dio immolato; la vergine bella e sposa di Dio Tecla per la fede nella Trinità sbaragliò l’ateismo dei tiranni e danzando con gli angeli, prega il Salvatore di salvare le nostre anime.

Di Anatolio.

Poiché avevi Cristo nostro Dio sposo nei cieli, disprezzasti le nozze terrestri col tuo fidanzato, o Tecla, prima atleta: lasciando con sapienza le vesti materne, seguisti l’apostolo Paolo prendendo sulle spalle il segno della croce e non ti spaventò il fuoco; mutasti in mitezza la ferocia delle belve, uccidesti i mostri nascosti nelle acque, per il santo battesimo in Cristo. Eccellesti per le tue valorose lotte, senza sosta prega il Signore per quanti con fede festeggiano la tua venerabilissima memoria.

Tono 2. Di Anatolio.

Rimettendo te stessa al disegno dell’Onnipotente, rafforzata come prima atleta di Cristo e lasciato l’amore terrestre, reggesti la torcia della vita eterna, essendo beato talamo, in cui riposano gruppi di femmine, trovando l’ingresso della vita eterna; con loro, o apostola Tecla, implora per le nostre anime.

Tono 4. Di Anatolio.

Formate un coro, amici dei martiri, poiché è giunto il tempo di festeggiare le loro imprese e la memoria annuale della protomartire ci invita a glorificare Dio: Tecla, protomartire, percorrendo lo stadio atletico si segnalò anche come la prima a portare la corona di vittoria e ora non teme di pregare per le nostre anime.

Gloria. Tono 4. Di Anatolio.

Per la tua lotta sovrumana, protomartire di Cristo, stupirono non solo stirpi umane, ma anche belve selvagge sbalordirono: le fiamme non furono considerate fiamme da te, Tecla, vergine bella, per amore del tuo sposo Cristo, perché gioivi patendo per lui e separandoti dal mondo, per ottenere la celeste beatitudine, pregando con franchezza per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Con le piogge del santo Spirito, irrora, o purissima, la mia mente; tu che partoristi Cristo, stilla che lava con le sue compassioni la smisurata iniquità dei mortali, prosciuga la fonte delle mie passioni e fammi degno, o purissima, del torrente di eterna delizia.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti inchiodato alla croce, Signore, l’agnella, la Madre tua, sbigottita gridava: Che cos’è questa visione, Figlio amatissimo? Questo ti rende il popolo ribelle e iniquo, che ha goduto dei tuoi tanti prodigi? Sia dunque gloria, o Sovrano, alla tua ineffabile condiscendenza.

Apòstica stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 2. Di Anatolio.

Venite, amici degli atleti, onoriamo con inni Tecla protomartire, vanto delle donne, poiché ha calpestato l’ostile nemico con la potenza della croce e, riportata vittoria, è stata degnamente incoronata; perciò, insigne per la lotta, essa supplica che siano liberati dai pericoli e dal futuro giudizio, quanti con fede e affetto festeggiano la sua memoria.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Altro sicuro rifugio, torre di fortezza e rocca inespugnabile non possediamo all’infuori di te, purissima e in te ci rifugiamo e a te gridiamo: Aiutaci, Sovrana, perché non periamo; mostraci la tua grazia, la gloria del tuo potere e la grandezza della tua amorosa compassione.

Stavrotheotokìon.

Tu che partoristi il grappolo della vita, che senza coltivazione umana avevi portato in grembo, quando lo vedesti pendere dal legno, gemendo piangevi gridando: O Figlio, stilla il vino nuovo per il quale sia tolta, o benefattore, tutta l’ebbrezza delle passioni, mostrando, mediante me, che ti ho partorito, la tua amorosa compassione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 23 Settembre- Memoria del concepimento del venerabile, glorioso profeta, precursore Giovanni Battista

23 Settembre

Memoria del concepimento del venerabile, glorioso profeta, precursore Giovanni Battista.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Rallegrati, sterile che prima non partorivi: ecco, infatti, veramente hai concepito la lucerna del Sole che illuminerà tutto l’universo, colpito da cecità; esulta, Zaccaria, acclamando liberamente: E’ il profeta dell’Altissimo colui che sta per nascere.

Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Theotòkos, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Dopo la prima sticologìa, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Elisabetta fu liberata dalla sterilità e la Vergine restò vergine, quando alla voce di Gabriele concepì in seno; ma il precursore Giovanni esultò in grembo, riconoscendo in anticipo in seno verginale il Dio e Sovrano, incarnato per la nostra salvezza.

Gloria. Lo stesso tropario. E ora.

Theotokìon.

Salve, monte santo calcato da Dio; salve vivente roveto incombusto; salve, unico ponte che dal mondo conduce a Dio e fa passare i mortali alla vita eterna; salve, Vergine intatta, che ignara d’uomo generasti la salvezza delle nostre anime.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

La tortora amica del deserto, il sacro battista, predicando penitenza e manifestando Cristo fatto uomo, soccorrendo in perpetuo quanti sono sbattuti dalla bufera, è divenuto difensore di tutti i peccatori. Per le sue preghiere, o Cristo, salva il tuo mondo.

Gloria. Lo stesso tropario. E ora.

Theotokìon.

Tu che sola concepisti il Creatore di tutto, tu che sola ornati l’umanità con il tuo parto, o pura, strappami ai lacci del fraudolento Beliar: stabiliscimi sulla roccia dei voleri di Cristo, implorando con fervore colui a cui desti un corpo.

Canoni: uno dall’Oktòichos e uno del santo. Poema di san Giovanni Damasceno. Dopo il canone si possono cantare le Katavasìe: Aprirò la mia bocca.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Arresta gli sterili pensieri della mia desolata anima, o germoglio di una sterile, affinché celebri il tuo santo concepimento in grembo materno.

Il sacro Zaccaria, entrato nel tempio, vide un angelo divino chiaramente rivelargli: Nella vecchiaia, o sacerdote, avrai il Precursore.

Il candelabro risplendente del sole della gloria, il grande Precursore, inizia a brillare nel grembo materno, spezzando l’oscurità delle passioni con la catena della sterilità.

Theotokìon. Vedendo il suo Sovrano portato nel tuo grembo, o purissima Theotòkos, Giovanni nel grembo di sua madre esultava manifestamente, essendo suo Precursore.

Ode 3. Non c’è santo.

Oggi la sterile, con la cognata, concepisce il sacro frutto, che nella grazia, interromperà tutta la sterilità spirituale.

Divenuto sordo dentro il tempio, il grande Zaccaria accoglie la voce del Verbo, tremendo annunzio e con gioia chiaramente magnifica il Signore compassionevole.

Colui che indica ai fedeli la via sicura della penitenza, il glorioso Precursore, alla voce dell’angelo, per volere divino, germoglia insperato in grembo materno.

Theotokìon. Riconoscendo Cristo portato in grembo vergine, il bimbo della sterile sussultò, rivelando in anticipo la gioia futura, venuta sulla terra a liberare gli uomini dalla maledizione.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore, mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Al sacerdote Zaccaria, che incensava nel tempio, giunse dal cielo Gabriele dicendo: Nella tua vecchiaia avrai un frutto insigne e la predente sterilità e assenza di prole di Elisabetta sarà sciolta presto e concependo genererà l’araldo e Precursore di Gesù. Per le sue preghiere, Salvatore del mondo, salva le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Stupì Giuseppe contemplando ciò che superava la natura e riandava con la mente alla pioggia sul vello per questo tuo concepimento senza seme, Theotòkos e al roveto ardente che non si consumava e alla verga fiorita di Aronne; testimoniando il tuo sposo e custode gridava ai sacerdoti: Vergine partorisce e vergine dopo il parto permane.

Ode 4. Cristo, mia forza.

O beatissimo Precursore, come angelo precedente la venuta di Cristo, la voce di un angelo annunziò al sacerdote che saresti nato santamente da grembo sterile.

O mirabilissima Elisabetta, sterile e senza frutto, esulta sempre, avendo generato gloriosamente il Battista e Precursore di Cristo.

O beatissimo Precursore, con la scure della tua preghiera, taglia i rovi delle mie passioni, l’ostacolo dei miei pensieri e fa’che il mio spirito produca le virtù come frutti.

Theotokìon. Il grembo della Vergine portava te, che reggi l’universo, quando il Battista, portato nel grembo, ti venerò, o Cristo, esultando di gioia.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Al profeta venuto all’interno del tempio santo per offrire al Creatore il culto secondo la legge, apparve un angelo, che gli annunziava il concepimento del Precursore.

Come sarà possibile questo? Io sono vecchio, lo vedi e mia moglie è sterile, disse Zaccaria all’angelo; le parole che mi dici contraddicono la natura.

Considera Sara, la donna di Abramo: vedi come ella concepì nella sua vecchiaia Isacco; credi alle mie giuste parole, disse l’arcangelo divino all’anziano.

Theotokìon. Benedetta sei tu fra le donne, o piena di divina grazia! Così gridò a te Elisabetta riconoscendoti vergine prima e dopo il tuo concepimento.

Ode 6. Vedendo il mare.

Il dubbio ha preso il mio spirito, dubito delle tue parole, disse il sacerdote all’arcangelo; chiedevo la salvezza del popolo, non il frutto dei miei visceri.

Il liturgo rispose: Il Creatore della natura, il Re degli angeli ha deciso che genererai l’angelo della sua venuta, non dubitare delle mie parole.

Il tuo aspetto è di fuoco, la tua apparizione tremenda, il tuo discorso sbalorditivo, disse all’angelo Zaccaria, ma non credo a te, che dici parole strane oltre natura.

Theotokìon. Dall’oscura cavità in cui si trovava, il Candeliere, riconoscendo il Sole nascosto nella nube materna del grembo, con gioia lo venerò esultando.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion. Tono 1. Il coro angelico.

Risplende di gioia il grande Zaccaria, con la sua famosissima compagna Elisabetta, che degnamente concepì Giovanni precursore; un arcangelo lo evangelizzò con gioia e noi uomini, come conviene, lo onoriamo, perché è l’iniziato della grazia.

Ikos.

Apriamo il sacro vangelo, che il sacro e mirabile Luca scrisse per noi e contempliamo il lieto e insigne concepimento del Precursore. È detto infatti: Come l’anziano e giusto Zaccaria entrò nel Santo dei santi per incensare secondo il turno della sua classe, si presentò a lui Gabriele evangelizzando e dicendo: Sacerdote, avrai un figlio nella tua vecchiaia, il profeta e Precursore, la voce e l’araldo, la lampada sempre luminosa, l’iniziato della grazia.

Sinassario.

Il 23 di questo mese concepimento del santo e glorioso profeta, Precursore e Battista Giovanni.

Stichi. Da un arcangelo al profeta viene annunziato un oracolo, la venuta di quel profeta che è più che un profeta, colui che il 23 precede il suo Sovrano, essendo concepito sei mesi prima della sua festa.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio, che perirono in Africa.

Stichi. Per Cristo, un tempo trafitto da lancia, per una lancia Andrea muore. Giovanni detestando l’errore, scannato scanna il nemico con tutto il suo errore. Antonio e Pietro, sopportarono come salde rocce di esser tagliati a pezzi da mani mortali.

Lo stesso giorno memoria di santa Raìs, vergine e martire.

Stichi. Desiderando vedere il chiarore divino, Raìs offre il puro candore del suo corpo alla spada.

Lo stesso giorno memoria delle sante due sorelle di sangue Xantippe e Polìssena.

Stichi. Con sua sorella Polìssena, Xantippe partecipa agli ineffabili cori angelici.

Lo stesso giorno il santo neomartire Nicola il droghiere, martirizzato a Costantinopoli nel 1672.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Tutta rugiadosa.

Non avendo creduto alle mie parole, resterai muto: e quando verrà partorita la voce del Verbo, ritroverai la voce per gridare: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Come luna e sole splendenti Elisabetta e Zaccaria insieme produssero lo scintillante candeliere della Luce, apparso a noi, che giacevamo nell’oscurità delle passioni che ci avvolgevano.

Utilizzando i sussulti nel grembo come parole, il grande Precursore di Cristo, portato nel grembo di Elisabetta, ti adorò mentre stavi nel grembo della Vergine, o Gesù, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Come luna, Elisabetta, portando il Precursore quale divina stella, venerò te, Maria, nube luminosa recante Cristo, sole incarnato nel tuo grembo per salvare il genere umano.

Ode 8. Dalla fiamma hai fatto scaturire.

L’amico dello sposo, il grande soldato del Re dell’universo, si prepara e inizia, venendo concepito nel grembo di una sterile.

Gioite, popoli, è fiorito l’agricoltore per i cuori insteriliti, viene forgiata la scure delle passioni, viene nutrito di temperanza il vitello venerabile, il grande Precursore.

Come un tempo i legami della sterilità, o Battista, sciogli la durezza della mia mente e concedimi di germogliare frutti di penitenza, perché viva nei secoli.

Theotokìon. Quando Elisabetta vide te gravida, o Vergine, divinamente gioì, mentre il bimbo nel suo grembo sussultava, riconoscendo il suo Signore.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Impossibile agli uomini.

Aprendo oggi le porte della sterilità, il divino Precursore di Cristo, come nel palazzo reale alloggia nel grembo di sua madre, da cui come soldato uscirà per preparare le vie del Re dell’universo.

O profeta di Dio, anziano, esulta, avrai come figlio il maggiore tra i mortali, Giovanni precursore del Signore; esulta, Elisabetta, rallegrati terra tutta, offrendo la lode a Dio, Creatore dell’universo.

Ricordati sempre di noi, che con fede ti inneggiamo, o profeta del Signore, tu che liberi le anime dalle passioni e ci salvi dai pericoli, guidandoci sul sentiero celeste, o beatissimo.

Theotokìon. Sapientemente Elisabetta, sciolta dalla sterilità e liberata dalla pena, portando il Precursore di colui che abitava nel tuo grembo, Vergine purissima Maria, piena di divina grazia, ti riconobbe madre casta.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere celesti non osano fissare: ma grazie a te, o purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui, con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Il glorioso concepimento del precursore preannuncia il Re che sarà partorito da una Vergine, così come costui lo è da Elisabetta, sterile e senza frutto e dal sacerdote Zaccaria, già molto anziano. Per le loro preghiere e per quelle della Theotòkos e di Giovanni battista, salva tutti, Signore, di tutti abbi compassione.

Theotokìon. Uguale.

Con gioia ti gridiamo grati, o purissima, il saluto dell’augusto arcangelo, noi riscattati dall’antica maledizione per il tuo divino parto: Salve, redenzione di Adamo, Vergine Madre di Dio; salve, venerabile, per la quale siamo stati liberati dalla morte; salve, tu per cui abbiamo ottenuto il regno dei cieli.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Esulta il creato nel tuo concepimento, o precursore e profeta, Giovanni battista, poiché la tua divina nascita significa per noi la nascita del Sovrano e per questo noi della terra, degnamente, a una voce ti celebriamo (2).

L’angelo, trovando come meravigliosa testimonianza il concepimento della sterile, la presenta a Maria, adducendola come conferma: perciò anche noi celebriamo Elisabetta, un tempo sterile, Zaccaria suo consorte e Giovanni.

La lampada dell’eterna luce da Dio preparata, l’amico dello sposo, la grande stella mattutina del sole della gloria, la viva voce del Verbo di Dio, il precursore dell’avvento del Signore, alla parola dell’angelo è stato ora concepito.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Elisabetta concepì il precursore della grazia, ma la Vergine, il Signore della gloria; si salutarono l’una l’altra le madri e il bambino sussultò nel grembo: poiché da lì il servo lodava il Sovrano. Stupita, la madre del precursore cominciò a gridare: Donde a me questo, che la madre del mio Signore venga a me? Perché colui che possiede la grande misericordia vuol salvare il popolo senza più speranza.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia typikà e le odei 3 e 6 del canone del Precursore.

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

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Mattutino del 22 Settembre- Memoria de l santo ieromartire Focà

22 SETTEMBRE

Memoria del santo ieromartire Focà.

Al Mattutino.

Apolytìkion dell’apostolo. Tono 3.

Santo apostolo Quadrato, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Apolytìkion dello ieromartire. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Focà; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la consueta sticologia, un canone dell’Oktòichos, quindi i canoni dei due santi, anteponendo quello dell’apostolo, con l’Acròstico: In tuo onore, Quadrato, compongo questo canto. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto a Cristo, nostro Dio, che divise il mare e guidò il popolo suo possesso dalla schiavitù degli Egiziani, poiché si è glorificato.

Portando la corona presso il Re dei cieli, implora, o beato apostolo, affinché siano illuminati quanti celebrano con gioia la tua sacra memoria.

Edificando sulla base della fede l’assemblea dei credenti con i tuoi solidi insegnamenti, o teoforo, annientasti ogni inganno degli idoli.

Celebrando il sacro Vangelo con le tue sacre parole, consacrasti con fede le anime al tuo Creatore, illustre Quadrato, con la forza dello Spirito.

Theotokìon. Partorito nella carne da fanciulla illibata, l’Autore di tutto il creato, dopo il concepimento, serba la Vergine come prima, come si compiacque.

Canone di san Focà. Acròstico: Per cantarti, Focà, Dio mi conceda la sua grazia. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Quando ebbe passato.

Per inneggiare oggi di cuore la tua divina memoria, illumina la mia anima con i chiarori dello Spirito, o glorioso pastore e martire del nostro Dio onnipotente.

Manifestamente arricchisti la divina fama dei martiri, prima splendendo di bellezza pastorale, poi tingendo di porpora i tuoi paramenti, o divinamente beato, nel sangue del tuo martirio.

Rafforzando il tuo pensiero con la speranza dei beni superiori, indebolisti del tutto, o Focà, il potente principe del male e come un vincitore eccellente sei salito ai cieli.

Theotokìon. E’ venuta meno, o pura, la punizione dei progenitori, poiché tu partorisci come neonato il Dio anteriore ai secoli, rinnovando tutta la sostanza umana.

Dell’apostolo. Ode 3. Irmòs.

Rinsalda, Signore, i nostri cuori nel tuo amore, tu che sulla croce uccidesti il peccato e fa attecchire il timore del tuo nome nei cuori di chi t’inneggia.

Compiendo prodigi tremendi, guidasti gli increduli alla fede divina, come apostolo divinamente ispirato, o gerarca Quadrato.

Illuminasti le moltitudini con i tuoi divini insegnamenti, gerarca Quadrato, poiché eri il servo della luce che illumina con divini bagliori i confini.

Procurasti i più grandi beni al tuo gregge, liberandolo dalle tenebre dell’ignoranza e diffondendo su di esso lo splendore dei tuoi prodigi inauditi.

Theotokìon. In te dimorò il fuoco irresistibile non bruciando il tuo grembo, Theotòkos, ma consumò le nostre passioni e incenerì la materia dell’errore.

Dello ieromartire. In te gioisce.

Operando guarigioni con l’invocazione di Cristo, o beato, salvasti dall’errore del nemico popoli e città, per grazia di Dio.

Essendo tempio divino, o martire, demolisti i templi degli idoli, avendo collaboratore o coadiutore la forza onnipotente.

Apparve l’esercito degli angeli e la luce infinita di Dio, quando il Signore ti glorificava davanti ai troni del giudizio.

Theotokìon. Il Dio in te incarnato per compassione si unì ai mortali e sciolse la maledizione, o unica Sovrana tutta benedetta.

Irmòs. In te gioisce la tua Chiesa, Cristo, gridando: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e saldezza.

Kontàkion di san Focà.

Tono 2. Gli araldi sicuri.

Come luminoso sole spirituale dai raggi divini ti ha posto il Sovrano nella Chiesa, per risplendere sulle folle dei fedeli, martire glorioso: poiché la tua vita, la tua fede e le tue lotte, le ha accolte come profumo di soave odore l’unico misericordiosissimo.

Ikos.

Illuminami con la luce senza tramonto della tua scienza, Salvatore, dissolvendo l’oscurità e la cupa notte delle mie passioni: o Verbo, dammi un verbo di sapienza e intelligenza divina, con compunzione, così che incoroni con inni e canti il tuo celebratissimo martire Focà; tu sei infatti soccorso di chi è privo d’aiuto, ricchezza di tutti i poveri e fonte di ogni dono buono, o unico misericordiosissimo.

Kàthisma dell’apostolo. Tono 4. Presto intervieni.

Il grande apostolo e gerarca di Cristo, il glorioso Quadrato con inni ispirati da Dio, fedeli celebriamo, poiché sgorga come da una fonte per chi con fede chiede remissione dei delitti e terapia per le passioni, prendendo da Cristo grazia inesauribile.

Gloria. Dello ieromartire. Uguale.

La grazia dello Spirito che in te abitava, scorrendo riccamente, ti ha rivelato fonte di molte grazie, o Focà, perciò soccorri tutti i naviganti che chiedono con fede il tuo aiuto, o padre; con loro anche a noi procuri remissione dei peccati, o sapiente in Dio.

E ora. Theotokìon.

Vergine purissima, che concepisti Dio sovrasostanziale, con gli angeli imploralo senza sosta affinché prima della fine conceda perdono dei peccati e correzione della vita a quanti con fede e affetto dovutamente ti inneggiano, unica lodatissima.

Stavrotheotokìon.

Vergine purissima, Madre di Cristo Dio, una spada trafisse la tua anima quando vedesti sulla croce il tuo Figlio e tuo Dio: non smettere di pregarlo di donarci remissione dei peccati.

Dell’apostolo. Ode 4. Ho udito Signore.

Coltivando i campi incolti dei cuori, falciasti con la falce delle tue parole gli sterpi del male.

La tua tomba fa scaturire su noi, che ti preghiamo, grazie di guarigioni, o sacro Quadrato.

Abbi compassione e libera, sacro Quadrato, dai pericoli e dalle disgrazie quanti ti pregano.

Accendendo lo splendore delle tue parole nei cuori ottenebrati, bruciasti i rovi dell’errore.

Theotokìon. Nelle tue caste viscere s’incarnò il Creatore, Madre di Dio, rinnovando ogni essere corrotto.

Dello ieromartire. Vedendoti sospeso.

Come fulgido astro nel firmamento della Chiesa il Sovrano pose te, Focà sacratissimo, che illumini i cuori di tutti con splendori di prodigi e lotte.

Al tribunale del tiranno confessasti l’incarnazione del Sovrano, martire vittorioso e brillantemente svergognasti l’ateo culto politeista degli ellèni.

Col timone divino superasti, o glorioso, il mare dell’errore sollevato dall’uragano del politeismo, divenendo per tutti i naviganti porto serenissimo.

Theotokìon. Senza nozze, o Vergine, hai concepito e dopo il parto appari vergine; perciò con voci incessanti gridiamo con fede incrollabile a te, Sovrana: Salve.

Dell’apostolo. Ode 5.

Tu che sei fonte di luce e creatore dei secoli, Signore, dirigici alla luce dei tuoi precetti, poiché altro Dio all’infuori di te noi non conosciamo.

Avendo trovato la tua anima pura come dimora per la sua gloria, il purissimo Dio grazie a te purifica le anime macchiate dalla sozzura del peccato.

Vinti dalla sapienza dei tuoi insegnamenti, o beato, i più sapienti tra gli ellèni cominciarono a riconoscere Cristo creatore, sapienza e potenza del Padre che precede ogni inizio.

Proclamando la venuta per i mortali della luce uscita dal Padre delle luci, o Quadrato, tu illumini i popoli perché possano venerare e glorificare la Trinità invisibile.

Theotokìon. Per noi, Vergine pura, partoristi in due nature colui che si incarnò, il Figlio nato dal Padre prima di tutti i secoli senza seme e fuori dal tempo, nel modo che lui solo conosce.

Dello ieromartire. Tu Signore, mia luce.

Hai fatto inciampare chiaramente i passi del nemico dirigendo i tuoi passi sulle vie della divina volontà, o sacratissimo.

Il tuo corpo dalle molte lotte, fiaccato per i colpi, spezzò le catene degli atei con potenza divina, o Focà divinamente beato.

Ti offristi, illustre martire, in olocausto al Dio che immolò sé stesso e terminò i sacrifici cruenti agli idoli.

Theotokìon. Sovrana Madre di Dio, la divina Sapienza si è costruita nelle tue caste viscere la casa conforme al suo beneplacito.

Dell’apostolo. Ode 6. Avvolto dall’abisso.

Cielo elevato annunziante la gloria che ci porta la salvezza di Dio, sei tu, divino gerarca, quale illustre apostolo, o Quadrato.

Proclamando, sapiente Quadrato, l’unica signoria ed eterna natura della divinità, facesti cessare la tenebrosa stravaganza del politeismo.

Il tuo corpo, che ora riposa, secondo la legge di natura nella tomba, fa prodigi sorpassando la natura e la comprensione, o beato Quadrato.

Theotokìon. Colui che stese i cieli con un ordine, sovrana Genitrice di Dio, ti rivelò sulla terra un altro cielo e, uscendo da te, è sorto sui cuori ottenebrati.

Dello ieromartire. A te sacrificherò.

Prosciugasti l’oceano dell’empietà, padre sapiente, facendo sgorgare la fonte viva dei tuoi puri insegnamenti e, con una pioggia di prodigi, ora bonifichi le paludi delle passioni.

Messo al patibolo per essere ferito atrocemente e smembrato, o beato, dall’alto del cielo udisti la voce che ti fortificava, o gerarca e martire dalle molte lotte.

Imitando la passione dell’impassibile Signore in due nature, che guarisce la moltitudine delle nostre passioni, libera, o Focà, per mezzo delle tue intercessioni presso Dio, i naviganti dalla tempesta.

Theotokìon. Come pioggia il Verbo salvifico si è svuotato nel tuo grembo incorrotto, o santissima fanciulla e ha inaridito con divina potenza i torrenti della cattiveria.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, grazie al sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion dell’apostolo.

Tono pl. 4. Come primizie della natura.

Come venerabile gerarca e atleta fortissimo, la terra ti offre, Signore, il divino Quadrato apostolo e onora con inni la sua augusta memoria, sempre chiedendo che sia donata la remissione delle colpe a quanti cantano: Alliluia.

Ikos.

Onoriamo il sapiente gerarca come pastore fedele e maestro: nel prato della lotta fece fiorire una sacratissima rosa e profumò noi fedeli con l’effusione dei prodigi e delle azioni virtuose, colmando tutta la terra di luce con gli splendori delle guarigioni. Poiché il Signore ha reso mirabili quanti gridano a lui: Alliluia.

Sinassario.

Il 22 di questo mese memoria del santo ieromartire Focà il taumaturgo che raggiunse la perfezione col martirio in un bagno portato ad altissimo calore.

Stichi. Avendo già ricevuto il bagno che rigenera, nel bagno del martirio Focà viene immerso. Per la vita con cui il Cristo in cielo lo remunera, dalla vita, il ventidue, questo martire prende congedo.

Lo stesso giorno memoria di san Focà il giardiniere.

Stichi. La spada invia a te, Cristo il santo martire Focà, grato e inneggiante.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Isacco e di san Martino.

Stichi. Respirando il coraggio di Cristo, Martino si affretta verso la spada e rende la sua anima.

Memoria dei santi ventisei beati martiri di Zogràfou perseguitati dai latinòfroni, l’imperatore Michele VIII Paleòlogo e il patriarca Giovanni Vecco: Furono arsi vivi dopo essersi rifugiati sulla cima della torre del monastero.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dell’apostolo. Ode 7. Del simulacro d’oro.

Innalzato al bene supremo il tuo spirito, divenisti tempio veramente divino della Trinità e coloro che l’abisso del male tratteneva, tu li elevasti con i tuoi sublimi insegnamenti, al punto che essi gridavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

I templi degli idoli abbattesti con le leve delle tue intercessioni; erigesti poi templi per il tuo Dio grazie allo Spirito divino, gerarca santo, conducendovi la moltitudine dei salvati, perché là cantassero: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Infiammato per il fuoco del divino Spirito che nel tuo cuore sempre portavi, apparisti come torcia consumante tutti gli sterpi dell’errore, per illuminare quanti cantano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Liberati per te dall’ancestrale maledizione, o piena di grazia, ti riconosciamo causa d’ogni bene per aver ineffabilmente generato il Verbo, causa dell’universo: perciò, Vergine pura, ti cantiamo: Benedetta tu, che nella carne partoristi Dio.

Dello ieromartire. Nella fornace persiana.

Tu non temevi l’ira dei tiranni, ma alla testa del mistico gregge come un agnello fosti offerto al supremo Pastore, o Focà, martire glorioso.

Come oro nel crogiuolo fosti provato, quando fosti gettato nella calce viva e non bruciasti, ma cantavi: Benedetto sei tu, Signore, mio Dio.

L’amore divino, avvolgendo il tuo cuore con la rugiada divina, ti custodì così da non aver danno dal fuoco, bruciando piuttosto le scorie dell’empietà.

Theotokìon. La corrotta casa della mia anima, Vergine purissima, rinnova per mezzo del pentimento, tu che rinnovasti col tuo parto l’umanità tutta.

Dell’apostolo. Ode 8. Il Dio che discese.

Avendo posto le fondamenta della tua anima, beato Quadrato, sulla pietra della fede, rovesciasti i nemici del Signore e rendesti solidamente fermi coloro che lo esaltano nei secoli.

Avendo acquistato l’ornamento delle virtù per la tua anima e il tuo cuore, grazie alle parole del tuo insegnamento ornasti le anime, togliendo loro la bruttezza della mania per gli idoli per tutti i secoli.

Come discepolo di Gesù, come apostolo risplendente, come lampo dello splendore del Sole di giustizia, illumina e santifica quanti celebrano la tua santa memoria, o Quadrato.

Theotokìon. Vergine pura, con le loro voci sacre i santi profeti di Dio predicarono chiaramente che saresti stata la Madre pura del Signore dell’universo e anche noi ti cantiamo in tutti i secoli.

Dello ieromartire. Stese le mani, Daniele.

Sulle tue labbra, sapiente Focà, fu diffusa la grazia, per questo riconducesti il popolo sedotto dal consiglio del serpente e, come vero pastore, lo hai guidato a Cristo, gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

L’assemblea dei fedeli ha te come intercessore vigilante che calma le onde del mare delle passioni, placa le tentazioni e libera da ogni dolore noi che proclamiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Rivi di guarigioni fa sgorgare senza sosta il tuo tempio, rifugio non battuto dai flutti, che libera, o martire, dalle passioni i tuoi fedeli, a Cristo acclamanti: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Per venerare la tua illustre memoria, celebrando la suprema bontà del Signore, affréttati, Focà, a implorarlo affinché liberi dalla sventura quanti gridiamo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Theotokìon. Fosti prefigurata dall’arca della Legge, dall’urna contenente la manna, dalla tavola santa, Vergine pura e dal candelabro aureo, poiché generando la luce che illumina i confini del mondo con la conoscenza divina, dissolvesti la tenebra delle genti.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa. I fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, estinsero il potere del fuoco gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Dell’apostolo. Ode 9. Il Dio e Verbo.

Nella bellezza della tua anima, sempre stai davanti al Sovrano risplendente, nel tuo splendore di apostolo divino e di gerarca divinamente ispirato, realmente chiedendo con tutti gli apostoli la pace per il mondo.

Come divina arca, Magnesia possiede, o Quadrato, lo scrigno delle tue reliquie per attingerne con affetto tutto ciò che le è vantaggioso, mentre la tua anima nelle dimore celesti esulta di gioia con tutti i santi.

Il tuo luminoso giorno, la tua splendida memoria, la tua festa illustre come sole sull’universo rifulge; celebrandoli, noi fedeli, domandiamo di ottenere per le tue preghiere, o Quadrato, il perdono delle colpe e la grande misericordia.

Theotokìon. Risparmiami, Signore, risparmiami, quando verrai a pronunciare il mio giudizio, non condannarmi al fuoco, non punirmi nella tua ira; lasciati piegare, o Cristo, dalla Vergine che ti generò, dal coro degli apostoli, dei profeti e dei martiri.

Dello ieromartire. Da te, o Vergine, montagna.

Venite tutti, con cantici divini celebriamo santamente la sacra memoria del santo pastore che intercede per noi presso il Benefattore e Signore.

Apparisti ardente di zelo per il Signore quando entrasti, o martire beato, nel bagno bruciante dove consegnasti con gioia il tuo spirito nelle mani di Dio.

I cori dei gerarchi, la folla dei martiri, l’insieme dei divini apostoli e gli spiriti dei giusti, accogliendo tra di loro la tua anima, o martire Focà, esultano.

La tua memoria, illuminando i fedeli che celebrano le tue lotte, il tuo generoso martirio e le tue imprese, o gerarca e martire, si è diffusa per tutto il mondo, suscitando ammirazione.

Theotokìon. Illumina, pura Vergine, la mia anima ottenebrata dal peccato e dal fuoco eterno e con la tua mediazione liberami dalla tenebra, affinché con gioia celebri la tua magnificenza.

Irmòs. Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che ha congiunto le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion dell’apostolo. Udite, donne.

Come martire, apostolo e divino gerarca, o Quadrato, iniziato del Verbo, col sapientissimo annuncio del divino vangelo di Cristo rischiarasti tutta la terra, riscattando dall’inganno i suoi abitanti e insegnando loro ad adorare la Trinità.

Dello ieromartire. Tu che il cielo con le stelle.

Sommo tra i gerarchi e vanto dei martiri vittoriosi, o Focà, grande protettore di chi è nel mare, salva dai pericoli i tuoi cantori, o beato.

Theotokìon.

Tu che hai partorito il Creatore dei secoli e Sovrano degli angeli, supplicalo, o Vergine, di collocare i tuoi servi dalla parte destra.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 21 Settembre- Conclusi one della festa dell’Esaltazione della Croce e memoria del santo apostol o Quadrato, in Magnesia

21 SETTEMBRE

Conclusione della festa dell’Esaltazione della Croce e memoria del santo apostolo Quadrato, in Magnesia.

AVVERTENZA. In questo giorno si conclude la festa dell’Esaltazione della Croce preziosa e se ne celebra l’ufficio completo a vespro e al mattutino. Quanto all’ufficio di san Quadrato, si celebra il giorno seguente, con quello di san Focà.

Sinassario.

Il 21 di questo stesso mese memoria del santo apostolo Quadrato.

Stichi. Negando ogni forma di culto alle pietre, Quadrato venne lapidato dai loro adoratori. Il 21 Quadrato trovò la corona mediante le lotte.

Lo stesso giorno memoria del santo profeta Giona.

Stichi. Fuggisti il volto del Signore, Giona e ora vedi il suo volto.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Giona il sabbaìta.

Stichi. Lasciando il luogo della vita instabile, Giona trovò un luogo che è sicuro.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Eusebio.

Stichi. Gli empi ti decapitarono con la spada, Eusebio, amico di Cristo, che ora vivi piamente.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri e fratelli di sangue Eusebio, Nèstabo e Zenone.

Stichi. Eusebio, Nèstabo e Zenone morirono di spada per la pia fede.

Lo stesso giorno memoria dei santi nostri padri e vescovi di Cipro Melezio e Isacco.

Lo stesso giorno memoria di san Prisco martire.

Stichi. Recando acqua viva nel cuore, Prisco non temette il rogo della carne.

Lo stesso giorno memoria dei santi sei martiri, che erano scudieri di Massimiano.

Stico. Per il Verbo, che chinò il capo sulla croce, sotto la spada chinarono il capo i sei martiri.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Alla Liturgia.

Antifona 1. Tono 1.

Stico. O Dio, volgiti a me, perché mi hai abbandonato?

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 2. Lontano dalla mia salvezza il debito dei miei delitti.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 3. Dio mio, griderò di giorno e non ascolti.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 4. Ma tu abiti nel santuario, tu lode d’Israele.

Antifona 2. Tono 2.

Stico 1. Perché, o Dio, hai respinto per sempre?

Salva, Figlio di Dio, crocifisso nella carne, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Stico 2. Ricordati di coloro che hai radunato, che hai acquistato dal principio.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 3. Questo è il monte di Sion, su cui hai posto la tua dimora.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 4. Dio è il nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Gloria. E ora.

O unigenito Figlio e Verbo di Dio.

Antifona 3. Tono 1.

Stico 1. Il Signore ha instaurato il suo regno: si adirino i popoli.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

Stico 2. Lui siede sui cherubini: si scuota la terra.

Salva, Signore.

Stico 3. Lodino il tuo nome grande, perché è tremendo e santo.

Salva, Signore.

Stico 4. L’onore del re ama il giudizio.

Salva, Signore.

Issodikòn. Esaltate il Signore Dio nostro e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché egli è santo. Salva, Figlio di Dio, crocifisso nella carne, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Apolytìkion. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città

 Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.

Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Al posto del Trisagio. Tono pl. 2.

La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.

Prokìmenon dell’Apostolo. Tono grave: Esaltate il Signore nostro Dio.

Stico. Il Signore ha instaurato il suo regno; si adirino i popoli: lui che siede sui Cherubini, si scuota la terra.

L’Apostolo ai Corinzi. Fratelli, il verbo della croce è stoltezza (I Cor. 1, 18-24).

Alliluia. Tono 1. Ricordati del tuo popolo che hai radunato, che hai acquistato dal principio; hai redento lo scettro della tua eredità.

Stico. Dio è il nostro re prima dei secoli; ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Vangelo secondo Giovanni. In quel tempo i sommi sacerdoti e i sacerdoti tennero consiglio (Gv 19, 6-11. 13-20. 25-28. 30-35)

Kinonikòn. E’ stata impressa su di noi la luce del tuo volto, Signore: Alliluia.

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Mattutino del 20 Settembre- Memoria del santo megalomartire Eustazio e della sua consorte Teòpista e dei loro figli Agapio e Teòpisto

20 Settembre

Memoria del santo megalomartire Eustazio e della sua consorte Teòpista e dei loro figli Agapio e Teòpisto.

Al Mattutino.

Apolytìkion dei santi. Tono 4.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai Re vittoria contro i barbari e proteggi con la tua Croce la tua città.

Dopo la prima sticologìa, kàthisma.

Tono pl. 4. Sei risorto dai morti.

In mezzo all’Eden, un albero fece fiorire la morte; in mezzo alla terra, un albero fece germogliare la vita; per aver gustato del primo, da incorruttibili, siamo divenuti corruttibili, ma, giunti in possesso del secondo, abbiamo goduto dell’incorruttela: con la croce infatti Cristo ha salvato il genere umano (2).

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

In tempi lontani, Gesù di Navì misticamente prefigurava il segno della croce, quando a forma di croce levò le mani, o mio Salvatore: e il sole si fermò, finché egli non ebbe distrutto i nemici che si opponevano a te, o Dio. Ma ora il sole si oscura vedendo sulla croce te, che sciogli il dominio della morte e depredi l’ade (2).

Canone della festa, quindi quello dei santi. Acròstico: Lode all’eponimo della tranquillità. Di Teofane,

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Sottomettendo alla ragione con le tue preghiere l’assalto delle mie passioni, o beatissimo martire di Cristo, preparami a celebrare la santa memoria delle tue lotte.

La tua chiamata non venne da uomini, o beatissimo, ma come un tempo Paolo, dal cielo ti chiamò Cristo, apparendo sotto forma di cervo per liberarti dal serpente velenoso.

Riempito di superna sapienza dall’alto, piamente preferisti alle ricchezze corruttibili e al piacere, o santo martire, la gioia celeste, venendo incoronato con tutta la tua famiglia.

Theotokìon. Trovando te, pura Vergine, più pura di tutto il creato, il divino Creatore dell’universo volle incarnarsi per ricreare dalla carne il genere umano.

Ode 3. Si rallegra in te.

Pazientemente sopportasti la tempesta delle prove, o gloriosissimo martire Eustazio, venendo privato della moglie e dei figli.

O gloriosissimo martire di Cristo Eustazio, i tuoi figli, salvati da Dio dalle belve che li aggredivano, misero in fuga le belve spirituali.

Come un fiume che attraversa la via, gloriosissimo martire di Cristo Eustazio, preservasti la somiglianza con Dio della tua anima, senza lasciarti abbattere dalle prove.

Theotokìon. Venite, fedeli, celebriamo con inni gioiosi la dimora della castità, la pura abitazione della verginità.

Irmòs. Si rallegra in te, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kàthisma del santo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Per la condotta pia e coraggiosa, la pazienza e le lotte ti rivelasti un nuovo Giobbe, o illustre martire: privato, infatti, del piacere della vita, della moglie e dei figli, nelle pene ringraziavi Dio, che come ricompensa, al termine delle tue lotte, ti concesse ti effondere il sangue; martire vittorioso Eustazio, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa. Uguale.

Si affrettò, Elena, a estrarre dalla terra il tesoro nascosto, la croce del Salvatore, colmando di gioia i confini del mondo; per divina ispirazione ordinò che fossero erette delle chiese e trasferito lo scettro della croce nella residenza imperiale, dicendo a suo figlio: Stendi le mani e ricevi, nobile imperatore il segno della tua vittoria e del tuo potere; che le nazioni per grazia imparino da te a venerare con fede la croce e la passione di Cristo.

Ode 4. Vedendo te, sole di giustizia.

Salvata da mano divina dalla tirannia del nemico, la tua sposa, conservando la sua modestia gridava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Messo alla prova in molti modi, o martire di Cristo Eustazio, hai corso la via del martirio per il tuo Sovrano gridando: Gloria alla tua potenza, Signore.

Guidato dai precetti del Signore, con la moglie e i figli, sei apparso splendido per il sangue del tuo martirio, o Eustazio gloriosissimo.

Theotokìon. Senza nozze, Vergine concepisti e vergine rimani dopo il parto: perciò con voci incessanti, con fede incrollabile a te, nostra Sovrana, cantiamo: Salve.

Ode 5. Tu, mio Signore.

Come Giobbe apparisti, o Eustazio, irreprensibile e fedele a Dio, longanime nella via della vita.

O beatissimo martire Eustazio, chi potrà cantare le pene che hai sopportato, venendo privato della moglie e dei figli?

Theotokìon. O Madre di Dio, risana da ogni male la mia anima, tu che hai concepito il Bene sommo, il Verbo che a tutti concede benevolenza.

Ode 6. A te offrirò sacrifici.

Amando Cristo, che ti era apparso, illustre martire, stavi a lui così vicino da apparire splendente, imporporato dal tuo sangue.

Seguendone le orme, sei corso dietro a Cristo e hai partecipato alla sua passione e più ancora al suo regno, o martire santo, incoronato con tutta la tua famiglia.

Theotokìon. Seguendo le parole di Gabriele, o Vergine purissima, a te gridiamo: salve, Madre fra tutte la più benedetta, porta del sole di giustizia.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, grazie al sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Imitando sapientemente la passione di Cristo e bevendo con fede il calice di lui, divenisti compartecipe e coerede della sua gloria, o Eustazio, ricevendo da colui che è Dio di tutti la divina remissione dall’alto.

Ikos.

Donami un inno, Dio mio, perché celebri ora e narri le lotte del tuo vittorioso, o Signore, così da tessere un armonioso elogio di Eustazio, generoso nelle lotte, sempre vittorioso nelle battaglie contro i nemici, grande nella pietà, splendente nel coro dei martiri: con loro infatti, senza sosta il sapientissimo canta a te con gli angeli ricevendo la divina remissione dall’alto.

Sinassario.

Il venti di questo mese memoria del santo megalomartire Eustazio, di Teòpista sua consorte e dei loro due figli, Agapio e Teòpisto.

Stichi. Eustazio, chiuso in un bue di bronzo rovente, tu lo salvi, o Verbo di Dio. Il 20 Eustazio viene bruciato col bue.

Lo stesso giorno memoria dei santi nostri padri Ipazio vescovo e Andrea presbitero, confessori.

Stichi. Uomini sanguinari sacrificarono Ipazio e Andrea per le sante icone.

Lo stesso giorno memoria dei santi Martino papa di Roma e Massimo e dei loro compagni.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Artemidòro e Thalos.

Stichi. La spada uccise Artemidòro e Thalos, che non venerarono Artemide, assassina di ospiti.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Melezio, vescovo di Cipro.

Stichi. Di questa vita passeggera non si curò Melezio. Morendo che dirai? Ho amato.

Memoria anche di Giovanni l’egiziano, il più grande dei confessori.

Il santo neomartire Ilarione, perì di spada martirizzato a Costantinopoli nel 1804.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Rinchiuso nell’incandescente bue metallico come un tempo i fanciulli nella fornace, il martire di Cristo, ringraziando gridava: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Uniti dalla legge di natura e da quella dell’amore, illustri martiri, nelle lotte avete dimostrato la stessa pazienza, cantando: Benedetto sei tu, Signore, nostro Dio.

Theotokìon. Unica fra tutte le generazioni ti sei rivelata più sublime delle divine potenze celesti, poiché ineffabilmente generasti il loro Creatore, o Madre di Dio, Sovrana purissima.

Ode 8. Stese le mani, Daniele.

Il coro dei martiri della verità, splendidamente radunato dalle leggi di natura e dal Verbo della fede, acclamiamo concordi, o fedeli, come amanti della pietà e cantiamo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Dapprima separati dalla provvidenza, foste riuniti splendidamente per tingere col vostro sangue la porpora nuziale e innalzarvi verso il talamo celeste, mentre a Cristo inneggiavate: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Con fede e letizia hai offerto a Dio la tua sposa e il frutto del vostro grembo; come compagni di lotte hai ricevuto coloro che lo erano già per natura, cantando a Cristo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Theotokìon. Sei il ramo germogliato dalla radice di Iesse, o Vergine, perché fioristi l’onnipotente Signore, che effonde e dona profumo a tutti quelli che cantano: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa. I fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, estinsero il potere del fuoco gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Da te, o Vergine, montagna.

Con gioia andasti incontro alla pienezza dello splendore della Trinità, sempre esultando con i cori degli angeli: con loro, o martire Eustazio, prega perché siano salvati i tuoi cantori.

Dopo le lotte e i mali sopportati sulla terra, nei cieli ora per sempre gioisci con i giusti; concedi che ne partecipino anche i tuoi cantori, o gloriosissimo martire.

A te completamente mi affido con tutto il cuore, martire Eustazio; sii tu il mio intercessore presso il Sovrano che può salvarmi e liberarmi da ogni male.

Theotokìon. Senza conoscer uomo concepisti il Salvatore vivificante, o Theotòkos: senza sosta ti supplichiamo di salvare, con le tue preghiere da ogni afflizione, noi che ti proclamiamo Madre di Dio.

Irmòs. Da te, Vergine, monte non tagliato, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti, ti magnifichiamo.

Exapostilarion dei santi. Nel sacro Spirito.

Ottenesti gloria immortale e vita senza fine abbandonando le cose amabili del mondo con i tuoi figli dal divino sentire e la felicissima consorte: perciò con affetto festeggiamo la tua sacratissima e divina memoria.

Stavrotheotokìon. Stesso tono.

Confidando in te, Theotòkos, con forza trionfiamo su nemici due volte più numerosi, possedendo la croce di tuo Figlio, nostra arma e trofeo, scudo, spada, dardo e freccia contro Beliar.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà idiòmela dei santi.

Chi non dirà beata, o Eustazio, la tua purissima condotta di vita? Generosamente sopportasti gli assalti del principe del male; privato della moglie e dei figli, non disperavi, ma come Giobbe, grato, dicevi: Nudo uscii dal grembo di mia madre, nudo tornerò all’unico Creatore e Salvatore delle nostre anime (2).

Tono pl. 2.

Rendici propizia la Trinità increata, santo martire, tu che, dimorando senza fine nella luce immateriale, sei dimora del Figlio di Maria.

Tono pl. 4.

Entrato nell’impenetrabile nube per unirti a Cristo, sole di giustizia, andando incontro alla divina mistica immagine che dall’alto ti apparve nel cervo, tu stesso divenisti immagine vivente, o beatissimo Eustazio; ricevuta la forza nell’acqua e nello Spirito mediante il battesimo, lavato nel sangue del martirio, ottenesti di esultare con le folle degli angeli in cielo, con i quali preghi sempre perché anche noi veniamo uniti a Cristo, Salvatore e Dio.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4.

Disdegnato il comando militare del regno di quaggiù e divenuto amante del nostro Salvatore, che ti era apparso in immagine tramite un animale, ora sei nei cori superni con la moglie e i figli, o beatissimo Eustazio: ti imploriamo, dunque, di pregare il Signore per le nostre anime.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo così in rotta Amalek ed abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua croce preziosa, Cristo Dio, noi peccatori baciamo oggi con labbra indegne, celebrando te, che ti degnasti di esservi confitto e a te gridiamo: Signore, rendi degni anche noi con il ladrone del tuo regno.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Vedendo innalzare l’albero della croce, magnifichiamo Dio, che nella sua bontà fu crocifisso nella carne.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Con l’acqua divinizzante e il tuo sangue, o Verbo, la tua Chiesa si riveste splendidamente come sposa, cantando la gloria della croce.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

L’albero della tua croce, mio Salvatore, venendo innalzato, toglie la bruttura corruttrice del peccato e fa risplendere l’universo.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4.

Tu che come Paolo non ricevesti la tua chiamata dagli uomini, martire Eustazio, crescendo in Dio per la fiducia nella croce, valorosamente confondesti l’empietà dei tiranni e la crudeltà dei tormenti: hai dunque resistito al peccato sino al sangue, nella tua lotta contro invisibili nemici e senza sosta preghi il Re e Dio di dare a tutta la terra la pace e alle nostre anime, la grande misericordia.

E ora. Della festa. Stesso tono.

È compiuta, o Dio, la parola del tuo profeta Mosè che dice: Vedrete la vostra vita appesa davanti ai vostri occhi. Oggi la croce è innalzata e il mondo è liberato dall’inganno. Oggi si inaugura la risurrezione di Cristo ed esultano i confini della terra, offrendo a te un inno con i cembali di Davide e dicendo: Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Dio, con la croce e la risurrezione: per esse ci hai salvato, o buono e filantropo. Signore onnipotente, gloria a te.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Alla Liturgia typikà e i canoni della feste e dei santi.

Prokìmenon Tono 4. Per i santi che sono nella sua terra ha reso mirabili tutte le sue volontà in loro.

Stico. Contemplavo il Signore davanti a me sempre, perché è alla mia destra affinché non sia scosso.

L’apostolo agli Efesini. Fratelli, fortificatevi nel Signore (Domenica XXVII).

Alliluia. Hanno gridato i giusti e il Signore li ha esauditi e da tutte le loro tribolazioni li ha liberati.

Stico. Molte le tribolazione dei giusti, ma da tutte li libererà il Signore.

Vangelo secondo Luca. Disse il Signore: Guardatevi dagli uomini (Martedì II settimana).

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

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Mattutino del 19 Settembre- Memoria dei santi martiri Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte

19 Settembre

Memoria dei santi martiri Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte.

Al Mattutino.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità, dando ai re vittoria contro i barbari e custodendo con la tua croce la tua città.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Veneriamo il legno della tua croce, o filantropo, perché in esso fosti inchiodato, vita di tutti; hai aperto il paradiso, Salvatore, al ladrone che con fede a te si rivolgeva; egli fu degno della beatitudine così confessandoti: Ricordati di me, Signore. Come lui accogli anche noi, che acclamiamo: Tutti abbiamo peccato, per la tua amorosa compassione non disprezzarci.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Distese le braccia sulla croce, misericordioso, radunasti le genti da te lontane per glorificare la tua grande bontà. Guarda dunque alla tua eredità e abbatti con la tua croce preziosa chi ci fa guerra.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Canone della festa e dei santi. Acròstico: Canto lo splendore trifulgido dei martiri. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Il faraone alla testa.

Illuminati dai bagliori luminosissimi dello Spirito, sciogliete le nubi oscure della mia anima, rischiarate il mio intelletto e aprite le mie labbra per cantarvi un inno, o martiri di Cristo dal grande nome.

Con la forza della vostra mente avete resistito all’insensato che vi costringeva a dare un culto abominevole agli dèi e voi attraverso molteplici tormenti, offriste sacrificio perfetto al Re dell’universo.

L’Onnipotente vi concesse il potere di abbattere del tutto la forza del dragone, venerabili martiri eccelsi, opliti della Trinità santa, augusto Sabbazio, divino Dorimedonte e Trofimo.

Theotokìon. Splendidamente illuminati dalle chiare grazie da te sgorganti, i nobili martiri, o Vergine piena di grazia, unica porta della luce, superarono l’oscurità profonda di insopportabili torture a te inneggiando.

Ode 3. Tu che in principio stabilisti.

Con pensiero splendido e mente stabile, marciavate incontro alla prova dei tormenti, colpiti e dilaniati dai colpi, restando irremovibili e invincibili per la vostra fede.

Imporporati dai rivi sacri del vostro sangue, generosi opliti, ora siete al cospetto del Signore, Re immortale, senza sosta pregando per noi.

Non rinnegaste Cristo, affrontando svariate torture col corpo raschiato e straziato ed esposti alle belve, o illustri opliti, martiri eccelsi.

Theotokìon. Sottomettendosi ai precetti del Sovrano incarnato dal tuo grembo, con il tuo aiuto, pura Vergine, salvezza delle nostre anime, i generosi atleti sconfissero gli iniqui

Irmòs. Tu che in principio stabilisti con sapienza i cieli e fondasti la terra sulle acque, o Cristo, sulla pietra dei tuoi precetti rafforzami, poiché non c’è santo all’infuori di te, o unico filantropo.

Kàthisma dei martiri. Tono 1. I soldati a guardia.

Sopportaste con coraggio insieme le dure pene delle torture, riceveste la vita senza affanni, Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte, perciò oggi esulta la Chiesa di Cristo, festeggiando la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

Tu che lassù, come Dio, hai il cielo per trono e la terra per sgabello, Cristo Salvatore, ci hai indicato la croce come sgabello dei tuoi piedi; ad essa davidicamente tutti ci prostriamo; essa, come custode e soccorso richiediamo e con fede glorifichiamo.

Ode 4. Tu sei mia forza, Signore.

Splendidi di pazienza nei tormenti, foste sospesi al palo e dilaniati ai fianchi con uncini di ferro, o gloriosi martiri; spogliati dei vostri corpi, indossaste l’incorruttibile veste divina per stare presso il trono della Trinità santa.

Flagellato per Cristo, santo martire Trofimo, sopportavi le eccessive pene che su di te si infrangevano, considerando le ricompense celesti, le inesauribili delizie presso Dio: terminata la lotta, fosti degno delle delizie presso il Sovrano.

Sopportando con coraggio in letizia i tormenti, o Sabbazio, rimettesti la tua anima nelle mani di Dio e nella dimora celeste trovasti riposo sabbatico, sconfiggendo il miserabile che ti aveva condannato, ricevendo la ricompensa dei vincitori.

Theotokìon. Quale puro palazzo del loro Re, il trio dei martiri, invocando il tuo aiuto, pura Vergine, demolì i templi dei demòni, passando al tempio della gloria eccelsa con inni di lode sempre glorificandoti.

Ode 5. Perché mi hai abbandonato.

Lontani da ogni amicizia col corpo, per il numero e la lunghezza dei vostri tormenti diveniste, o illustri, familiari del Dio compassionevolissimo, che per misericordia vi amò e con la sua passione uccise le passioni.

I tuoi passi, martire Trofimo erano diretti verso le vie sapientissime del martirio, nelle quali eccellevi; inchiodato ai sandali ferrati, colpisti in fronte la testa di Beliar.

Esponendo i misteri divini, o Trofimo dalle molte lotte, svergognasti i tiranni e santificasti la terra camminando sul tuo sangue; camminando ora con gioia in paradiso, prega per la nostra salvezza.

Theotokìon. Invocando in aiuto la Purissima e santa Vergine, piena di grazia, i valorosi opliti attraversarono la moltitudine dei tormenti e la tempesta dei castighi, restando irremovibili nella loro mente.

Ode 6. Perdonami, Salvatore.

Attraversarono nella quiete, con la guida dello Spirito, il mare delle torture, gli illustri atleti e santamente attraccarono al porto salvifico e pacifico.

Vedendo le tue membra effondere sangue sulla terra, o Trofimo e ricevendo aceto nelle narici, in cambio ottieni i profumi dell’amore di Cristo.

Osservando volontariamente i precetti di Cristo, respingesti del tutto gli atei ostili e ti consegnasti ai supplizi, o martire Dorimedonte.

Theotokìon. Rinvigoriti dalla tua forza, o Cristo, gli atleti vittoriosi lottarono secondo le regole, inneggiando alla Madre pura che ti concepì ineffabilmente.

Irmòs. Perdonami, Salvatore, molte infatti sono le mie colpe e strappami, ti prego dall’abisso dei mali, poiché a te ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono pl. 4. Come primizie.

La Chiesa onora e celebra il tuo luminoso agone, sostegno dei lottatori e baluardo della pietà: o beato ovunque celebrato, lottatore dal nobile sentire, glorioso Trofimo, con i tuoi compagni di lotta, chiedi per i tuoi cantori il perdono, tu che non sei stato vinto.

Ikos.

Stupirono le schiere dei cieli per le lotte dei santi martiri, perché con un corpo mortale, sbaragliarono i nemici incorporei, corroborati dalla forza della croce; sono perciò proclamati beati in eterno e chiedono per tutti noi il perdono delle colpe: sono infatti onorati perché non sono stati vinti.

Sinassario.

Il 19 di questo mese memoria dei santi martiri Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte.

Stichi. Trofimo e Dorimedonte, unica anima, subirono identica morte di spada. Dilaniato dal ferro, Sabbazio donò la sua vita, giungendo al riposo sabbatico. Trofimo il 19 con i suoi compagni termina la sua corsa atletica.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. La discesa di Dio.

Realmente divenuto splendente per la tua inclinazione verso Dio, stoicamente sopportasti di essere arso con i fianchi squarciati per un ingiusto castigo, o beato Dorimedonte.

Desiderando contemplare l’ineffabile gloria di Dio, fosti accecato con ferri incandescenti, ma tu, Trofimo, grato gridavi al Signore: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Infiammati tutti e tre dall’amore per la Trinità santa, affrontaste le lotte più dure e ora esultate con le miriadi celesti; con loro ricordatevi di noi, che chiediamo il perdono dei nostri peccati.

Theotokìon. Essendo più pura di ogni creatura, hai ricevuto, o Sovrana, il Verbo, da te nato ineffabilmente: desiderando lui, gli insigni martiri sopportarono le fiamme delle torture.

Ode 8. Sette volte di più.

Spogliandovi dei corpi per lottare fra i tormenti, riceveste la veste incorruttibile, coprendo l’eterno nemico di vergogna; e, incoronati, giungeste alla fine beata cantando: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Seguendo le orme della passione di Cristo, santi martiri, foste appesi al legno, sopportando prove con cuore nobile e annegaste nelle onde del sangue la maledetta stirpe dei demòni, cantando: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Acclamiamo Trofimo, glorifichiamo Sabbazio, magnifichiamo, oggi, Dorimedonte, colonne incrollabili, difesa dei fedeli, torce luminose della Chiesa, rischiarata dai raggi delle loro grandi lotte, cantando: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Generasti, neonato, Cristo nostro Dio, che noi riconosciamo consustanziale al Padre e allo Spirito, o Vergine pura; confessando lui, i nobili martiri, hanno compiuto le loro sacre lotte: con loro, Purissima, noi, popoli, tribù e lingue tutte con fede ti diciamo beata per tutti i secoli.

Irmòs. Sette volte di più il tiranno dei caldei infiammò nel suo furore la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvi per una forza superiore, gridava al Creatore e Redentore: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Ode 9. Stupì di questo.

Per la potenza del Creatore di tutti, o martiri, fermaste gli assalti delle belve e siete rimasti illesi da loro, sorprendendo grandemente per il loro mutamento; riuniti ora alla folla dei martiri, pregate sempre per noi.

Come vittime per la mensa del Verbo, foste offerti gloriosamente, tagliati dalla spada: ora che state con gioia nel paradiso dei primogeniti, contemplate la gloria di Dio e ricevete i frutti delle vostre pene, la ricompensa delle lotte.

Raduniamoci concordi, venite ora, fedeli, glorifichiamo l’illustre Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte, i forti martiri della verità, tralci della mistica vite, che per grazia di Dio versano per noi il vino della vera letizia.

La memoria festiva degli atleti, sorgendo oggi, realmente illumina tutti gli uomini più chiaramente dei raggi del sole, dileguando le nubi dell’accidia e le tenebre delle passioni; o Verbo, per le loro preghiere, abbi pietà di tutti.

Theotokìon. Serbandoti Vergine colui che sorse dal tuo grembo come sole realmente senza sera, rischiarò, o Vergine, gli indomiti atleti; con loro supplicalo d’aver pietà di noi, che piamente ti diciamo beata.

Irmòs. Stupì di questo il cielo e i confini della terra sbalordirono: poiché Dio apparve agli uomini corporalmente e il tuo grembo divenne più grande dei cieli, perciò, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini ti magnificano.

Exapostilarion dei santi.

Tu che il cielo con le stelle.

Tu che il cielo con le stelle, come Dio adornasti e per mezzo dei tuoi santi tutta la terra illumini, o autore di tutte le cose, salva i tuoi cantori.

Della festa. Tono 2.

Croce, custode di tutta l’ecumène! Croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni.

Apòstica stichirà. Tono 2. Casa di Efrata.

L’albero della tua croce, mio Salvatore, venendo innalzato toglie la bruttura corruttrice del peccato e fa risplendere l’universo.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Liberazione dal male e acquisizione di beni, elargisce al genere umano la santa croce di Cristo nella sua esaltazione.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Quando Mosè metteva in rotta Amalek, preannunziando la passione di Cristo, tracciava in anticipo la figura della croce divina e tutta immacolata.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Venite, con gioia salutiamo tutti l’albero salvifico, su cui venne steso Cristo, la redenzione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 18 Settembre- Memoria del santo padre nostro Eumenio il taumaturgo, vescovo di Gortina

18 SETTEMBRE

Memoria del santo padre nostro Eumenio il taumaturgo, vescovo di Gortina.

Al Mattutino.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della festa.

Tono 1. I soldati a guardia.

Tu che lassù, come Dio, hai il cielo per trono e la terra per sgabello, Cristo Salvatore, ci hai indicato la croce come sgabello dei tuoi piedi; ad essa, come dice Davide, noi tutti ci prostriamo; essa, come custode e soccorso richiediamo e con fede glorifichiamo.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Dopo la tremenda caduta nel paradiso per il consiglio amaro dell’omicida, sul Calvario mi rialzasti, o Cristo, riparando con l’albero la maledizione dell’albero, uccidendo il serpente che con l’inganno mi aveva ucciso e mi donasti la vita divina. Gloria alla tua divina crocifissione, Signore.

Il canone della festa e quello del santo. Acròstico: Per le tue preghiere ottienimi la benevolenza di Cristo, o beato. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2.

Venite, popoli.

Poiché Cristo ascolta le tue preghiere, divino padre Eumenio, attira la sua benevolenza sui fedeli che con affetto a te inneggiano, o beato.

Dall’infanzia prediligesti l’umiltà, l’unica che può innalzare: umiliasti l’orgoglioso serpente e ricevesti il potere delle guarigioni.

Divenisti strumento dello Spirito Santo, avendo sottomesso con l’ascesi gli affanni carnali, asservendo il peggio al meglio.

Theotokìon. Sono compiute le profezie che ti riguardano, Sovrana Genitrice del nostro Dio: colui che annunziavano in due nature perfette viene ospitato nel tuo grembo.

Ode 3. Confermaci in te, Signore.

Come ape percorresti diligentemente, o gerarca santo, i prati razionali impollinando i dolci fiori e depositando il loro miele nell’alveare del tuo cuore.

La tua vita pura e il tuo discorso elevato per il sale divino, rivelarono, o Eumenio, la grazia e lo splendore effuso in abbondanza nel tuo cuore.

Per lo splendore delle tue virtù ti sei elevato fino al trono eccelso per unzione del divino Spirito, effondendo il profumo di Cristo.

Theotokìon. Maria, incensiere d’oro della Divinità, allontana da me il fetore delle passioni, rafforza il mio cuore contro la paura, perché non vacilli per i colpi del nemico bellicoso.

Irmòs. Confermaci in te, Signore, che uccidesti sul legno il peccato e infondi il tuo timore nei cuori di noi, tuoi cantori.

Kàthisma del santo.

Tono pl. 1. Cantiamo il Verbo.

Brillando per l’ortodossia dei tuoi insegnamenti, padre Eumenio, disperdesti le tenebre delle eresie e operando prodigi, sei divenuto molto famoso presso tutti per divina provvidenza; perciò con fede ti onoriamo come gerarca simile agli angeli.

Gloria. E ora. Della festa. Stesso tono.

Il legno santissimo di Cristo Re, solleviamo con fede sulle nostre spalle e abbandoniamo gli agi della vita: gli imperatori che lo sollevarono un tempo, sconfissero i nemici e per la sua potenza sbaragliarono le schiere dei barbari.

Ode 4. Ho udito, Signore, il tuo annunzio.

Divenisti tempio dello Spirito frequentando i templi divini, o gerarca, risplendendo di venerabili meditazioni.

Divenuto divino gerarca, pastore di Gortina, sapiente padre, rifulgesti per lo splendore dei miracoli.

Nel fuoco delle tue fatiche, o gerarca, bruciasti le fauci spalancate del dragone contro di te insorto.

Col vigore dei tuoi pensieri sbaragliasti valorosamente il nemico e fermasti lo slancio delle belve.

Theotokìon. Sacre profezie un tempo preannunziarono il profondo mistero del tuo concepimento, pura Vergine e ora noi le vediamo realizzate.

Ode 5. O fonte della luce.

Calmando le passioni dell’anima e del cuore, venerabile padre, hai acquisito il giudizio e messo fine alla lite degli imperatori, che guardavano a te per il loro bene.

Ascoltando i tuoi discorsi l’imperatore fedele fece cessare la lunga e funesta inimicizia, o sapiente Eumenio, prediligendo la concordia fraterna.

Giunto come una torcia, illumini Roma operandovi prodigi, richiamando al porto sereno delle guarigioni quanti navigavano nel gorgo delle passioni.

Theotokìon. Generasti come nuovo fanciullo il Figlio anteriore ai tempi, colui che possiede come uomo e Dio due volontà e due energie, o purissima.

Ode 6. Circondato dall’abisso.

Avendo in cuore Cristo, l’autentico tesoro inesauribile, considerasti come fango l’oro che l’imperatore ti concedeva, o Eumenio.

Sedevi sul trono elevato, rivolgendo dall’alto il saluto di pace alla Chiesa, che sempre si gloria del tuo nome.

Senza lasciarti infangare dal peccato, attraversavi la tempesta dolorosa della vita e giungesti ai porti sereni in cui gioiscono le folle dei santi.

Theotokìon. La pioggia celeste scesa su di te, Madre sempre Vergine, rese fecondo un suolo incolto irrigandolo con i flutti della conoscenza di Dio.

Irmòs. Circondato dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso insondabile della tua compassione: strappami dalla fossa, o Dio.

Kontàkion.

Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Risplendente di luce divina, o beatissimo, illumini noi, che con affetto celebriamo la tua venerabile, gloriosa e santa dipartita, o padre e gerarca Eumenio: tu infatti preghi senza sosta per tutti noi.

Ikos.

Abbi compassione, Signore, del tuo servo, condonami ora tutti i debiti e donami la misericordia della tua amorosa compassione, perché con inni, senza sosta, io glorifichi te e coroni oggi di cantici il tuo fedele ministro, il vescovo di Gortina, il luminare Eumenio, il grande tesoro di tutta la terra, il sostegno della Chiesa e il divino fregio di Creta: egli infatti senza sosta prega per tutti noi.

Sinassario.

Il 18 di questo mese memoria del nostro santo padre Eumenio, vescovo di Gortina.

Stichi. Eumenio, pupilla degli occhi di Gortina, contempla lo sguardo benevolo del Salvatore. Il 18 Eumenio il magnanimo accede alla divina visione.

Lo stesso giorno memoria delle sante donne martiri Sofia e Irene.

Stichi. Irene e Sofia, col capo mozzato, conobbero te, Verbo, pace al di sopra dell’intelletto.

Lo stesso giorno memoria di santa Ariadnì, martire.

Stichi. La pietra spezzata salva Ariadnì, poiché Cristo, pietra della vita la proteggeva.

Lo stesso giorno memoria di san Castore, martire.

Stichi. Non una fiera, ma un uomo nobile è Castore, anzi, valoroso davanti alla tortura.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli ebrei.

Disprezzando i pensieri morti con animo saldo, sei partito in viaggio, pur essendo molto anziano, o venerabile Eumenio, per il bene dei fedeli che accolsero il seme dei tuoi santi insegnamenti.

Roma gioiva per le tue eccellenti virtù e t’inviò, contro il tuo volere, alla Tebaide come gradito dono: là tu ponesti fine alla desolazione della siccità con la pioggia delle tue preghiere, o padre Eumenio.

Nutrito al seno della temperanza, ne bevesti il latte venerabile e giunto all’età matura, salisti alla vetta delle virtù, rischiarando più del sole, con i tuoi prodigi, quanti erano avvolti dalla notte delle passioni.

Theotokìon. Dimorò nel tuo grembo la luce immateriale dissolvendo l’empietà al bagliore della scienza divina; Vergine pura, sposa divina, noi celebriamo tuo Figlio a lui acclamando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Il Dio sceso nella fornace.

Sconfitto nella lotta il nemico e terminata a buon fine la corsa nella tua età avanzata, sei passato ai tuoi padri come frumento maturo, dopo aver atteso in terra straniera la fine della tua vita.

I figli della Tebaide non dimenticarono affatto, venerabile padre, i tuoi benefici, ritenendo giusto inviare alla tua patria e al tuo gregge la santa urna, che effuse la grazia dei miracoli al suo ritorno.

Raxos, che già possedeva il venerabile corpo dalle molte lotte di Cirillo, anche il tuo ora accanto custodisce insieme, o sapiente, riunendo quanti vissero in terra con gli stessi sentimenti e ora dimorano nella patria celeste per i secoli.

Theotokìon. Il sacratissimo venerabile coro dei profeti realmente in anticipo scrisse di te, monte non tagliato, verga fiorita, porta che attraversa, come egli sa, il Dio eccelso, lasciandoti chiusa come prima, o Vergine.

Irmòs. Il Dio sceso nella fornace per soccorrere i fanciulli ebrei e mutare la fiamma in fresca rugiada, opere tutte, inneggiatelo come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Il Verbo, Dio da Dio.

In modo ammirabile, o padre, gerarca di Cristo sei passato di altezza in altezza là dove i cori più sacri servono con timore la Trinità divina, beatissimo Eumenio con tutte le potenze dei cieli.

Calma la tempesta scatenata sulla tua patria e per le tue preghiere, o beato, muovi a benevolenza Dio, respingendo l’invasione dei barbari, che ci tiranneggiano e non permettere che per l’assalto dei mali cadiamo nel gorgo della perdizione, o Eumenio, gerarca illustre.

Illustre Eumenio, la tua memoria sacra invita i venerabili pastori e il popolo dei fedeli a procurarsi la santificazione: e a noi che la festeggiamo concedi copiosamente le grazie luminose che tu porti.

Theotokìon. Tu porti colui che porta l’universo nella sua divina potenza e con il tuo seno allatti colui che nutre ogni vita: Vergine pura, i tuoi prodigi superano ogni intelletto, sbalordendo angeli e mortali, che con affetto sempre ti inneggiano e ti dicono beata.

Irmòs. Il Verbo, Dio da Dio, colui che possiede l’incomparabile sapienza, venne dal cielo a rinnovare Adamo caduto per aver mangiato il frutto della perdizione; da una Vergine santa s’incarnò per noi e noi fedeli insieme con inni lo magnifichiamo.

Exapostilarion del santo. Udite, donne.

Eumenio, gerarca ispirato da Dio, che dimori con gli arcangeli, divenuto ricco di franchezza davanti a Cristo, presso il cui trono ora gloriosamente stai, ricòrdati di quanti festeggiano la tua luminosa memoria e con affetto ti onorano, o santo.

Della festa. Tono 2.

Croce, custode di tutta l’ecumène! Croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Vedendo innalzare l’albero della croce, magnifichiamo Dio, che nella sua bontà fu crocifisso nella carne.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Con l’acqua divinizzante e il tuo sangue, o Verbo, la tua Chiesa si riveste splendidamente come sposa, cantando la gloria della croce.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Noi veneriamo con inni la lancia con la croce, i chiodi e gli altri strumenti con cui fu confitto il vivificante corpo di Cristo.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Venite, con gioia salutiamo tutti l’albero salvifico, su cui venne steso Cristo, la redenzione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 17 Settembre- Memoria della santa martire Sofia e delle sue tre figlie, Pistis, Agapi e Elpis

17 SETTEMBRE

Memoria della santa martire Sofia e delle sue tre figlie, Pistis, Agapi e Elpis.

Al Mattutino.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della festa.

Tono 4. Presto intervieni.

In te, croce beatissima e vivificante, i popoli si dilettano ora festeggiando con le schiere immateriali, gli ordini dei gerarchi piamente inneggiano, le moltitudini dei monaci si prostrano con riverente timore e tutti glorifichiamo Cristo crocifisso.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Sei apparso oggi.

La tua croce, Signore, come luce risplendente mette in fuga le legioni della tenebra e rischiara i fedeli che cantano: La croce è il vanto del mondo.

Il canone della festa e questo delle sante. Acròstico: Canto le splendide figlie di Sofia. Di Teofane.

Ode 1. Tono 1. La tua destra vittoriosa.

Della tua sovramondana sapienza ineffabile concedimi l’illuminazione, Cristo mio Sovrano, affinché inneggi alle illustri martiri, figlie di Sofia.

Il tuo parlare fu sapientemente ornato dalla condotta, trascorrendo tutta la tua vita nell’amore per la sapienza, o gloriosa Sofia di senno divino, splendida di grazie di sapienza.

Il tuo beatissimo frutto, ornato col triplice splendore della superna sapienza di Dio, rifulse nella lotta per la Trinità santa, o Sofia, omonima della divina sapienza.

Purificando con le virtù corpo e anima, le tre fanciulle vergini, Pistis ed Elpis con la gloriosa Agapi si offrirono come martiri a te, Cristo, sposo spirituale.

Theotokìon. Prendendo tutta la mia forma colui che prima era conosciuto in forma divina, la rinnovò tutta abitando divinamente nel tuo grembo, o pura: perciò noi fedeli tutti, Madre di Dio, ti glorifichiamo.

Ode 3. Tu che solo conosci.

Udendo la tua voce che le chiamava alla vita immortale e impassibile, o Cristo, le vergini martiri incoronate ti seguirono cantando: Santo è il tempio spirituale della tua immacolata gloria, Signore filantropo.

Come promesso Cristo donò forza per il martirio a voi, che stavate in tribunale: vi colmò di sapienza divinamente ispirata, vi rese martiri vittoriose, splendenti di grazia verginale.

Fiaccaste l’arroganza del nemico e umiliaste il suo orgoglio con le vostre generose lotte; e sommergeste nei flutti del vostro sangue colui che si vantava un tempo di far sparire l’oceano.

Riccamente colme della superna sapienza di Cristo, le tre figlie di Sofia, sapiente madre, fiore scelto, svergognarono l’impudente follia e l’arroganza del tiranno esponendo gli insegnamenti divini.

Theotokìon. Santamente concepisti Cristo, Santo dei santi, santa dimora di santità, colui che riposa nel santuario, al quale gridiamo: Santo il tempio animato della tua inaccessibile gloria, o filantropo.

Irmòs. Tu che solo conosci la debolezza della natura umana e compassionevolmente ne assumesti la forma, cingimi di forza dall’alto per gridare a te: Santo è il tempio spirituale della tua immacolata gloria, Signore filantropo.

Kàthisma delle sante.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Legando le vostre anime all’amore di Cristo, come discepole del Verbo disprezzaste la bellezza che passa e si corrompe, uccidendo dapprima le passioni con l’ascesi, quindi lottando strenuamente fra dolorose torture; perciò il Sovrano vi donò doppie corone di martirio e vi rese degne del talamo nuziale, beatissime martiri: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa. Conosciuto l’ordine.

Nel paradiso un tempo un albero mi spogliò, perché facendomene gustare il frutto, il nemico ha introdotto la morte; ma l’albero della croce, che porta agli uomini l’abito della vita, fu piantato sulla terra e tutto il mondo si è riempito di ogni gioia; vedendolo innalzato, o popoli, con fede acclamiamo concordi a Dio: Piena di gloria è la tua casa.

Ode 4. Monte adombrato.

Rafforzate dalla divina grazia, Pistis, Elpis e Agapi, vittoriose martiri, consumate dal fuoco in olocausto per unirsi a Cristo, loro sposo, valorosamente svergognarono le minacce dei tiranni.

Indossando l’armatura della croce, le sante Pistis, Elpis e Agapi con forza sopportarono i colpi dei flagelli, resistendo strenuamente al peccato fino al sangue.

Pistis, Agapi ed Elpis, le vergini sante pari in numero alla Trinità divina, rafforzate dal suo amore e dalla sua potenza, furono in grado di sopportare il violento dolore dei tormenti.

Con l’arma della croce le vergini svergognarono l’arrogante orgoglio del seduttore, umiliando colui che spavaldamente si vantava di impadronirsi di tutto il mondo.

Pistis, Elpis e Agapi splendono come triplice lampada per la loro sapienza e luminosamente riflettendo i raggi della Trinità divina, rischiarano chiaramente le Chiese per soccorrerci e salvarci.

Theotokìon. Madre di Dio inneggiatissima, santa dei santi, attesa delle genti e salvezza dei fedeli, da te è sorto il Redentore e Signore vivificante per la salvezza dei tuoi cantori.

Ode 5. Tu che illumini.

Legate dalla natura e dalla fede, le tre vergini teofore, con cuore paziente, sopportarono i tormenti e svergognarono il tiranno con la divina sapienza con cui esposero i misteri.

Si allieta la progenitrice vedendo il maligno che aveva fatto perdere l’Eden, sconfitto da donne sapienti, le figli di Sofia, Pistis, Elpis e Agapi.

Lusinghe e seduzioni del tiranno fuggirono e sopportarono volontariamente i colpi dei flagelli, le venerate giovani, ferite dal tuo amore e dal tuo divino eros, o Cristo.

Theotokìon. Le potenze celesti vedendoti gioiscono, esultano con le schiere dei mortali, poiché nel tuo concepimento, Vergine Theotòkos, vengono unite; perciò degnamente ti glorifichiamo.

Ode 6. Ci ha circondato.

Le giovani beatissime figlie che ebbero l’illustre onore d’esser in numero pari alla Trinità deposero con gioia nelle tue mani immacolate le loro speranze, Signore.

Già splendide di verginale bellezza, si ornarono del diadema dei martirio, divenendo degne di ricevere doppia corona dalle mani di Cristo, fonte di vita e Signore compassionevole.

Nel tuo tempio, o Sovrano, che regni su tutti, furono condotti i tesori della verginità, le tre figlie di Sofia per partecipare al tuo regno, poiché sei tu loro luce e gioia.

Theotokìon. In te Vergine pura, gioiscono i progenitori della stirpe umana, che per te ricevono l’Eden che per loro colpa persero, poiché tu concepisci restando vergine come prima.

Irmòs. Ci ha avvolto l’abisso estremo, non c’è chi ci scampi, siamo considerati come pecore da macello, salva il tuo popolo, nostro Dio, tu infatti sei forza e riscatto degli infermi.

Kontàkion delle sante.

Tono 1. Il sepolcro sigillato.

I puri rami dell’illustre Sofia, Pistis, Elpis e Agapi, dimostrarono folle la sapienza dei pagani e conseguendo la vittoria nella lotta, ottennero dalle mani di Cristo Signore di tutti, l’incorruttibile corona dei cieli.

Ikos.

Quando sino ai confini uscì l’empio editto che ordinava di sacrificare agli idoli, offrire libagioni e apprestare altari e templi dei demòni a perdizione degli uomini, allora le illustri vergini belle rifulsero come stelle, fugando il buio dell’ateismo e dell’ignoranza; accendendo nei cuori dei fedeli lo splendore della pietà, pubblicamente proclamavano: Dio sommo per suo volere fu crocifisso e risorse il terzo giorno e in lui ci gloriamo. Degnamente dunque cinsero per mano di Cristo l’incorruttibile corona dei cieli.

Sinassario.

Il 17 di questo mese memoria delle sante martiri e vergini splendidamente vittoriose, Pistis, Elpis e Agapi e della loro madre Sofia.

Stichi. Adoratrici della santa Trinità, le tre sante sorelle, Pistis, Elpis e Agapi, chinarono le loro teste sotto la spada. Le loro anime il 17 furono innalzate nella gloria.

Lo stesso giorno memoria di santa Agatoclìa martire.

Stichi. Agatoclìa sopporta il fuoco sul suo collo bruciando lo sciagurato errore senza collo.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Massimo, Teodoto e Asclepiodoto.

Stichi. Una donna e due fanciulli davanti alla morte divennero un unico cuore e una vita sola.

Lo stesso giorno memoria di santa Lucia e Geminiano suo figlio e martire.

Stichi. Pacificamente la tua serva Lucia va verso il luogo della maggiore pace. Il martire Geminiano riceve il degno prezzo della lotta coraggiosa che aveva ingaggiato.

Lo stesso giorno memoria di santa Teodota martire.

Stichi. Teodota, dilaniata dalla spada rende efficace la grazia da Dio ricevuta.

Lo stesso giorno memoria dei santi 100 martiri.

Stichi. Le dieci decine di martiri egiziani, si lasciarono decapitare nello stadio.

Peleo e Nilo, fra i santi vescovi.

Stichi. Chi fu maggiore dell’epico Peleo? Visse con Nilo e con lui fu nel mezzo delle fiamme.

Fra i martiri, 50 in Palestina.

Stichi. Cinquanta uomini, posta in Dio la loro sapienza, affrontarono con coraggio il fuoco.

I santi Partemuthio ed Elia.

Stichi. Partemuthio, gettato nella fornace invita Elia, non il tesbita, a mostrare lo stesso zelo.

Lo stesso giorno i santi martiri Caràlampo e Pandeleìmon e i loro compagni. Si celebra la loro sinassi nel luogo del loro martirio, davanti al Secondo.

Stichi. Caràlampo e Pandeleìmon mostrano la loro fulgida gioia con un cuore da leone.

Lo stesso giorno memoria dei santi ieromartiri Iraclide e Myron, vescovi di Tamàsso di Cipro.

Stichi. Iraclide e Myron bruciarono senza esitare come profumo di mirra salendo sul rogo.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Noi fedeli ti riconosciamo.

Chiaramente illuminate dall’unica grazia dal triplice splendore, le sante vergini dispersero le tenebre dei demòni e celebravano come Dio la luce trisipostàtica, cantando il celebrato e glorioso Dio dei nostri padri.

Dimorando nei cieli, avendo Cristo come vostra luminosa lampada, sempre con gli angeli esultate di gioia, contemplando l’eterna gloria, cantando il celebrato e glorioso Dio dei nostri padri.

Avendo mostrato la loro ferma opposizione come i giovani fanciulli, le vergini teofore valorosamente calpestarono il fuoco; possedevano infatti la loro stessa risolutezza e in numero pari glorificarono il sempre celebrato Dio dei padri.

Theotokìon. Concedi, Vergine pura, la remissione dei peccati ai fedeli che ti inneggiano, liberandoli dalle tentazioni e da ogni avversità, poiché in te possediamo il nostro rifugio, sposa divina, che nelle tue mani hai portato il Dio dei nostri padri.

Ode 8. I fanciulli d’Israele nella fornace.

Le vergini divinamente splendenti, Pistis, Elpis e Agapi, rifulgendo più dell’oro per la luce della pietà acclamavano: Benedite, opere tutte del Signore, inneggiatelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Celebriamo, fedeli, le vergini che ricevettero chiaramente per il martirio la loro pura e luminosa luce, inneggiando: Benedite, opere tutte del Signore, inneggiatelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Un fiume di guarigioni, abbondante e ricco, senza sosta sgorga dalle urne delle martiri per i fedeli che inneggiano: Benedite, opere tutte del Signore, inneggiatelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Sei tu, pura Vergine, la terra santa che ha concepito Cristo, spiga vivificante, che ci procura la vita eterna; a lui tutti gridiamo: Benedite, opere tutte del Signore, inneggiatelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Irmòs. I fanciulli d’Israele nella fornace come in crogiuolo brillarono più dell’oro fino per lo splendore della pietà, inneggiando: Benedite, opere tutte del Signore, inneggiatelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Immagine del tuo concepimento.

Colme di raggio trilucente e splendore divino, Pistis, Elpis e Agapi, omonime delle virtù, confermateci nella fede, nella speranza e nell’amore.

Vi preghiamo, sante vergini, invincibili campionesse, di intercedere senza sosta affinché la potenza superna calmi sempre la tempesta scatenata dell’eresia e porti concordia ai fedeli.

Lasciata la notte di questa esistenza ornate di grazia verginale, o sapientissime, siete ora nel giorno senza sera e nella gioia dei martiri, divenute degne del divino regno infinito.

Theotokìon. Come la Vergine ha concepito il Verbo ipostàtico dall’eternità, il riflesso del Padre, nostro benefattore e come il suo grembo ha potuto donare una carne al Signore, che giustamente noi magnifichiamo?

Irmòs. Immagine del tuo concepimento si rivelò il roveto ardente, che bruciava senza consumarsi e ora ti preghiamo di estinguere la fornace ardente delle tentazioni contro di noi, affinché, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Exapostilarion delle sante.

Tu che il cielo con le stelle.

Le tre fanciulle, ardenti di zelo per la Trinità, aderendo alla triade delle virtù, speranza, fede e carità, con il loro stesso nome disprezzarono i tormenti.

Della festa. Tono 2.

Croce, custode di tutta l’ecumène! Croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Veneriamo, innalzandoli, la lancia con la croce e i chiodi e gli altri strumenti con cui fu confitto il vivificante corpo di Cristo.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

L’albero della tua croce, mio Salvatore, venendo innalzato toglie la bruttura corruttrice del peccato e fa risplendere l’universo.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Con l’acqua divinizzante e il tuo sangue, o Verbo, la tua Chiesa si riveste splendidamente come sposa, cantando la gloria della croce.

Gloria. E ora. Uguale.

Salve, divino presidio dei credenti, muro inespugnabile, croce del Signore, per cui fummo sollevati dalla terra.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 16 Settembre- Memoria della santa megalomartire Eufemia, degna di ogni lode

16 SETTEMBRE

Memoria della santa megalomartire Eufemia, degna di ogni lode.

Al Mattutino.

Apolytìkion della santa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

Della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

Dopo la prima psicologia, kàthisma della santa.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Poiché amavi Cristo tuo sposo, apprestata splendidamente la tua lampada, l’hai fatta rifulgere con le virtù, o illustre; perciò entrasti con lui alle nozze, da lui ricevendo la corona per la tua lotta. Libera dunque dai pericoli noi, che celebriamo con fede la tua memoria.

Gloria. E ora. Della festa. Autòmelo.

Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma della santa.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Le tue lotte, o venerabile, la tua corona e i tuoi sudori, o pura e i tuoi prodigi, hanno coperto di vergogna i trofei del diavolo: perché amando di tutto cuore Cristo tuo sposo, per lui non hai temuto né flagelli né morte, ma ti sei totalmente consacrata a Dio, portando la corona della pietà.

Gloria. E ora. Della festa, stessa melodia.

Dopo la tremenda caduta nel paradiso per amaro consiglio dell’omicida, sul Calvario mi rialzasti, o Cristo, riparando con l’albero la maledizione dell’albero, uccidendo il serpente che con l’inganno mi aveva ucciso: e mi donasti la vita divina. Gloria alla tua divina crocifissione, Signore.

Nel tempio della santa si canta questo Pentecostarion.

Tono 4. Al posto di Risorto Gesù.

Illustre vergine Eufemia, donami il potere di celebrare la tua lode supplicando Cristo nostro Dio di usarmi misericordia.

Il canone della festa e quello della santa. Acròstico, esclusi i Theotokìa: Dell’illustre Eufemia voglio fare l’elogio. Del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Invita a inneggiare per i prodigi gli ordini sovramateriali e i cori dei mortali l’illustrissima vergine.

La venerabile Eufemia, disprezzando l’onore e il suo nobile rango, lasciò tutto per possedere solo Cristo.

Il Sovrano della tua anima, avendo gradito la splendida bellezza del tuo cuore, ti permise di accedere ai celesti talami, o illustrissima.

Theotokìon. Pura Theotòkos, che hai incarnato il Verbo eterno e sovradivino, generandolo oltre natura, noi t’inneggiamo.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

Ti mostrasti in tribunale dotata di un’anima virile e vincesti il nemico per il valore delle tue lotte.

Nessun difetto colpì la tua bellezza, né macchiò la tua anima e Cristo ti accolse come sposa nella sua immacolata dimora.

Sana le piaghe dell’anima mia, illustrissima martire di Cristo e brucia con le tue preghiere le trame dei nemici.

Theotokìon. Avendo sempre in te, noi cristiani, il nostro rifugio e riparo, ti glorifichiamo senza fine, Madre di Dio.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Con le onde del tuo sangue, martire di Cristo, sommergesti il mare dell’empietà e con le piogge della grazia irrigasti i terreni razionali coltivandovi il grano buono della fede; perciò dopo la morte ti rivelasti nube prodigiosa, che fa zampillare il martirio della vita, o illustre atleta; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

La croce nascosta del Salvatore dalla terra la venerabile Elena estrasse con impegno e riempì di gioia i confini dell’ecumène e per divina ispirazione ordinò che fossero erette chiese e lo scettro della croce trasferito nel palazzo imperiale gridando a suo figlio: Stendi le mani e ricevi, o Sovrano, il segno delle tue vittorie e del tuo potere; apprendano da te, per grazia, le genti, a venerare con fede la croce e la passione di Cristo.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Divenuto terso specchio dei divini pensieri, splendevi come grande torcia durante l’agone.

Non hai offerto sacrifico all’oscuro demonio, o invitto martire: hai preferito infatti offrire per la pietà una morte vivificante.

Sopportando come in un corpo insensibile al dolore, con le lotte l’irreprensibile perseverava spinta dal desiderio dell’amore divino.

Il tuo volto pestato rifulgeva irraggiando sotto i flagelli e per la luce del santo Spirito oscurasti i pensieri del nemico.

Theotokìon. Perdono delle colpe donaci come senza peccato e pacifica il tuo mondo, o Dio, per le preghiere della tua genitrice.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Sapendo avversario della pace e del giorno il demonio amico della guerra, non lo degnasti di considerazione.

Schernisti il maligno in persona, che pretendeva di spezzare il tuo vigore con le sue trame, o martire.

Concedimi luce e pace e per le tue preghiere dissolvi l’ignoranza che turba il mio spirito, o illustre.

Theotokìon. Santa Madre di Dio, a te noi inneggiamo, Vergine anche dopo il parto: generasti per il mondo il Verbo divino realmente incarnato.

Ode 6. Una tunica luminosa.

Ogloriosa, che in corpo femminile portavi pensiero virile, tu disprezzasti le belve, che apparivano davanti ai tuoi occhi.

Sconfiggesti l’orgoglio del tiranno, o invincibile martire, restando incolume come Giona in mezzo a belve fameliche.

Theotokìon. Tu che sola con un verbo concepisti nella carne il Dio Verbo, salva le nostre anime dai lacci del nemico.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti rivesti di luce come d’un manto, misericordiosissimo Cristo, nostro Dio.

Kontàkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Bene lottasti nel tuo martirio e dopo la morte ci santifichi coi rivi dei tuoi miracoli, o illustre; perciò veneriamo la tua santa dormizione, accostandoci con fede alle tue sacre reliquie per preservare le nostre anime da ogni malanno e attingere da te la grazia dei prodigi.

Ikos.

Il tempio dell’illustrissima si rivelò paradiso avendo al centro, come albero d’immortalità, il suo venerabile corpo. Quanti ne raccolgono i frutti rigogliosi in breve si santificano e vedono con stupore che quel corpo morto, come vivo, fa zampillare sangue colmando tutti di profumo. Perciò venite subito tutti con me, il meschino e purificàti da ogni contaminazione, abbracciamolo e attingeremo la grazia dei prodigi.

Sinassario.

Il 16 di questo mese memoria della santa illustre megalomartire Eufemia.

Stichi. Eufemia, uccisa per Dio dai denti di un’orsa, merita i nostri più vibranti elogi. Il 16 un’orsa uccise Eufemia.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Melitinì.

Stichi. La spada mozzò il capo di Melitinì, facendo scaturire sangue come dolce miele per Cristo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli dalla Giudea.

Superano l’intelletto le imprese dei divini martiri, poiché il Creatore dell’universo sottomette il creato a quanti lottando acclamano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

L’illustrissima vergine chiuse la bocca dei tiranni, confutando divinamente nel santo Spirito le loro empie menzogne, cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

I tre beati, un tempo, bruciarono nella fiamma della fornace e ora la santa, inneggiando alla Trinità, ritrae dall’abisso i servi che cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Segretamente lo sposo avvicinandosi nella fornace alla castissima sposa per la rugiada dello Spirito e la benevolenza del Padre, salvò colei che cantava: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Quando un tempo decidesti di operare la nostra salvezza, Salvatore, dimorasti nel grembo della Vergine, rendendola protettrice dei mortali: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Celebrate e sovresaltate.

Benedetta fra le donne tu, che hai avuto in dote la grazia dell’Altissimo, cantando Cristo nei secoli.

Rafforzata dal pensiero dello Sposo, con l’amore immateriale desti alla morte il corpo e vivi nei secoli.

Protetta dal santo Spirito contro l’errore come una belva, o Eufemia, trovasti ricompensa nei secoli.

Non subisti la morte corruttrice delle anime, ma per il morso delle belve trovasti la vita nei secoli.

Theotokìon. Non disprezzare, o Vergine, i tuoi cantori, che ti chiedono aiuto cantando ed esaltando te, fanciulla, nei secoli.

Irmòs. Celebrate e sovresaltate per tutti i secoli il Re dei cieli, celebrato dalle potenze angeliche.

Ode 9. Madre di Dio senza nozze.

Il vivo sangue sgorgante dal tuo corpo prova che realmente ti fu donata vita dall’alto, o martire illustrissima; poiché ti rivelasti inesausto tesoro delle guarigioni per quanti con fede vi attingono.

La tua morte seguì la legge di natura, in modo impassibile indossasti una morte vivificante; deponendovi il tuo corpo animato, ora vivi senza corruttela e lo testimonia lo scorrere del tuo sangue.

Coronata secondo le regole della lotta, o Eufemia, araldo di Cristo, ti fu affidato il volume dei venerabili dogmi dalle mani sinodali, rivelandoti come una colonna vivente dell’ortodossia.

Theotokìon. Sposa senza nozze, scrigno di profumo, vera e pura immateriale nube di luce, che accogliesti in grembo la pioggia celeste, Vergine Madre, noi ti magnifichiamo.

Irmòs. Madre di Dio senza nozze, che inesplicabilmente concepisti per un verbo colui che realmente è Dio, più eccelsa delle potenze immacolate, con dossologie incessanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion della santa.

Sotto gli occhi dei tuoi discepoli.

Riuniti, celebriamo la memoria dell’illustre martire Eufemia: essa ha infatti ricevuto dai padri la regola dell’ortodossia e, custodendola, rischiara gli ortodossi.

Un altro, della croce, uguale.

La croce ha prodotto la salvezza del mondo: croce, bastone di tutti i santi; croce, saldezza dei re; croce, rocca fortificata dei credenti; croce, vigore degli uomini; croce, caduta dei demòni.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà idiòmela della santa.

Tono 3.

Vedendo divinamente celebrata, o fedeli, la festa dell’atleta, cantiamo un inno di ringraziamento al Dio mirabile nei suoi voleri, poiché la natura di una donna ha vinto l’invisibile forza della potenza avversa e nella debolezza della martire egli realizza la sua divina forza. Per le sue preghiere salva le nostre anime (2).

Colmata col proprio sangue la coppa della verità per le sue lotte, l’illustre martire di Cristo la presenta alla Chiesa in modo ineffabile e con voce sapiente convoca i figli della fede e dice loro: Bevete il martirio della risurrezione, che disperde i nemici della fede, purifica le passioni e protegge le anime dei fedeli, gridando al Salvatore: Tu che ci disseti con la pioggia della dolcezza dello spirito, salva le nostre anime.

Quanti abbiamo segnato l’anima con il sangue di Cristo per il giorno della liberazione, con letizia spirituale beviamo profeticamente sangue santo sgorgante per noi dalla fonte del martirio della vivificante passione del Salvatore e della eterna gloria trasformante; perciò gridiamo: Signore, glorificato nel santuario, per le preghiere della tua atleta illustrissima, salva le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.

Alla destra del Salvatore sta la vergine martire vittoriosa, insuperabilmente avvolta nelle virtù, adorna dell’olio della purezza e del sangue della lotta; a lui essa grida con esultanza tenendo la lampada: Sono accorsa alla fragranza del tuo profumo, Cristo Dio, perché sono ferita dal tuo amore; non allontanarmi da te, celeste sposo. Per le sue suppliche, manda su di noi, Salvatore onnipotente, le tue misericordie.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Oggi la pianta della vita, sorgendo dai penetrali della terra, conferma la risurrezione del Cristo in essa confitto; e, innalzata da mani consacrate, annuncia la sua ascensione ai cieli, per cui la nostra argilla, risollevata dalla terra su cui era caduta, ha la cittadinanza nei cieli; perciò gridiamo grati: Signore, che sulla croce fosti innalzato e che per essa con te ci innalzasti, rendi degni i tuoi cantori della gioia del cielo.

Apòstica stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

Veneriamo il luogo dove si sono posati i piedi di Cristo, elevando la croce beatissima, su cui fu versato il sangue del Sovrano, che fa scaturire per il mondo la risurrezione.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Mortificando le passioni della carne e dello spirito, o voi di senno divino, affrettiamoci a farci innalzare da terra verso l’eredità celeste, crocifissi con Cristo Sovrano, mentre viene innalzata la croce.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

E’ sgorgata dal divino fianco del Salvatore la sorgente fluente vita, irrigando le anime di quanti con fede venerano la sua divina passione, la croce e la risurrezione.

Gloria. Della santa. Tono 1. Di Byzantios.

Oggi i cori dei padri, riunitisi per Cristo, ti presentano, o illustre, il libro della fede ortodossa: ricevendolo nelle tue mani venerabili, tu lo custodisci sino alla fine; convenuti dunque insieme anche noi, cori dei mortali, onoriamo la tua lotta, acclamando piamente: Salve, o illustre, che serbasti inviolata la fede ortodossa tramandata dai padri; salve, tu che intercedi per le nostre anime.

E ora. Della festa.

Tono 1. Di Andrea di Gerusalemme.

Oggi si è veramente compiuta la parola santamente pronunciata da Davide: perché ecco, noi manifestamente adoriamo lo sgabello dei tuoi piedi immacolati e sperando all’ombra delle tue ali, o pieno di compassione, a te gridiamo: Si imprima su di noi la luce del tuo volto e solleva la fronte del tuo popolo ortodosso, con l’esaltazione della tua croce venerabile, o Cristo misericordiosissimo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Alla Liturgia typikà

e dai canoni della festa e della santa.

Prokìmenon. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio d’Israele.

Stico. Nelle chiese benedite Dio, il Signore dalle fonti d’Israele.

L’apostolo ai Galati. Fratelli, collaborando.

Vangelo secondo Luca. In quel tempo uno dei farisei interrogò Gesù (Lunedi della II settimana di Luca).

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

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Mattutino del 15 Settembre- Memoria di san Nikita, megalomartire

15 Settembre

Memoria di san Nikita, megalomartire.

Al Mattutino

Apolytìkion del martire.

Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

Dopo la prima sticologìa, kàthisma.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Veneriamo il legno della tua croce, o filantropo, perché in esso fosti inchiodato, vita di tutti. Hai aperto il paradiso, Salvatore, al ladrone che con fede a te si rivolgeva; egli fu degno della beatitudine così confessandoti: Ricordati di me, Signore. Come lui accogli anche noi, che acclamiamo: Tutti abbiamo peccato, per la tua amorosa compassione non disprezzarci..

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia della tua tomba.

Distese le braccia sulla croce, misericordioso, radunasti le genti da te lontane per glorificare la tua grande bontà. Guarda dunque alla tua eredità e con la tua croce preziosa abbatti chi ci fa guerra.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Canone della festa e del santo, opera di Teofane. Acròstico: Io ti canto, campione il cui nome grida vittoria.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Mortificando i miei pensieri carnali, rischiara il mio spirito col tuo luminoso splendore, perché celebro la tua solennità, Nikita, eccellente vincitore che intercedi presso Cristo.

Rigettando il veleno delle passioni, sopportando con fermezza i supplizi, indossasti la tunica del martirio, tessuta con il tuo sangue.

Una nuova e mirabile via di lotta rivelasti, inchiodato per noi al legno: divenisti infatti primizia della confessione e resistenza dei martiri, o Sovrano.

Theotokìon. La porta della tua discesa a noi, Signore, fece splendere in modo soprannaturale te, filantropo, duplice nella natura, misticamente chiamato oriente, sole e luce.

Ode 3. Si rallegra in te.

Con animo saldo hai resistito alle minacce dei tiranni, illustre martire di Cristo, fortificato dalla potenza di Dio.

Sopportasti d’essere straziato e avere le membra tranciate, illustre martire di Cristo, ma non hai diviso la tua anima.

In te si rallegra il cuore dei martiri di Cristo, vedendo oggi celebrata la tua memoria, santo martire.

Theotokìon. Dimora purissima della verginità, o Maria, guarisci le profonde piaghe da cui il mio cuore è straziato.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e salvezza.

Kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Gustando i dolori della carne, degnamente sperimentasti l’indolore divina delizia divina in paradiso, ricevendo la corona d’immortalità da Dio; perciò fai sgorgare fiumi di miracoli per quanti con affetto si rifugiano nella tua protezione, o martire.

Gloria. E ora. Theotokìon. Uguale.

Affrettati ad agire, Cristo nostro Dio, prima che veniamo asserviti ai nemici che bestemmiano te e minacciano noi; coloro che ci fanno guerra, schiacciali con la tua croce, conoscano la potenza della vera fede, per le preghiere della Theotòkos, o solo filantropo.

Ode 4. Vedendo te.

Incantato dalla visione di Dio e godendo del suo splendore, il martire non sentì dolore e con gioia acclamò: Gloria alla tua potenza, Signore.

Liberato dal sangue del Sovrano, l’atleta Nikita gioiosamente offrì il proprio sangue a Cristo; immolato per lui, acclamò: Gloria a te, Signore mio Dio.

Incatenato dall’amore del Salvatore, il martire calpestò la fiamma degli idoli e la forza dei demòni e acclamò al Creatore: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. O Cristo, re dei re, il tuo cielo animato, abbellito da una varietà di splendori, la pura Vergine viene ora glorificata come Theotòkos.

Ode 5. Tu, mio Signore.

Chi potrà descrivere le tue lotte, illustre Nikita e le corone che Cristo ti ha donato, o martire?

I martiri sulla terra, ingaggiando lotte, ricevettero ricompensa celeste negli eccelsi da te, datore di vita.

Ora brilli come luminare, inneggiatissimo Nikita, divenuto luce seconda che sta gloriosamente presso la luce grande.

Theotokìon. Per noi che siamo nella tenebra della vita, hai generato, o Madre di Dio, la luce senza tempo sottomessa per noi al tempo generasti e hai illuminato il mondo.

Ode 6. A te sacrificherò.

Sei rimasto affascinato dagli splendori del Creatore, o glorioso e ricevendo, o beato, le illuminazioni superne, volando sei salito a Dio e, disprezzata la morte, ti presentasti a lui.

Preferendo, con ragionamento sapiente, martire Nikita, i tesori inesauribili a quelli che passano, gioiosamente consegnasti il tuo corpo ai supplizi.

Theotokìon. Avendo trovato te sola, Genitrice di Dio, come melo nel bosco e purissimo giglio e fiore delle valli, lo sposo spirituale in te dimorò.

Irmòs. A te sacrificherò con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, grazie al sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Recisa con la tua resistenza la forza dell’inganno e ottenuta con la tua lotta la corona della vittoria, con gli angeli esulti presso Cristo Dio, o glorioso, giustamente chiamato Nikita, con loro senza sosta intercedendo per tutti noi.

Ikos.

Infondendo nella mia anima la conoscenza, purifica, Salvatore, il mio sentire e rendimi esecutore dei tuoi comandamenti, perché possa combattere il multiforme insorgere delle mie passioni e ricevere come premio della vittoria l’incorruttela, per l’intercessione del tuo nobile vittorioso Nikita, o filantropo: egli stesso, infatti, nella sua memoria ci ha convocati, senza sosta intercedendo per tutti noi.

Sinassario.

Il 15 di questo mese passione del santo megalomartire Nikita.

Stichi. Gettato nella fornace, Nikita divenne lo splendido portatore di un trofeo di vittoria o meglio, un vero tedoforo divino. Il quindici, si corona di gloria splendente.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Filoteo, presbitero e taumaturgo.

Stichi. Sei vissuto, o Filoteo, come amico di Dio. L’eternità hai trovato tra gli amici di Dio.

Lo stesso giorno memoria di san Porfirio il mimo.

Stico. Inscenando per finta il battesimo, rigettasti la finzione, venendo trafitto dalla spada.

Lo stesso giorno il ritrovamento delle reliquie di del santo vescovo di Melitìni Akàkios.

Stichi. Celebrando il ritrovamento del tuo corpo, o Akàkios, possiamo ottenere scioglimento dai mali.

Lo stesso giorno il santo martire Massimo perì di spada.

Stichi. Vedendo Cristo offrirti la corona, a lui offristi il tuo capo mozzato da spada.

Lo stesso giorno due sante fanciulle perirono di spada.

Stichi. Avendo lo stesso spirito e lo stesso sentimento, due fanciulle coraggiosamente si offrono alla spada.

Oggi il ritrovamento delle reliquie del santo protomartire Stefano.

Stichi. Comune scoperta per il creato è Stefano, primo e grande lottatore del Dio eccelso.

Il nostro padre tra i santi Bessarione, arcivescovo di Larissa si addormenta in pace.

San Gerasimo, fondatore del monastero della santa Trinità, denominata Surviàs, dalle parti di Makrynitsa di Zagorà, si addormenta in pace.

Il santo neomartire Giovanni Kris, martirizzato a Nuova Efeso intorno al 1811, perisce di spada.

Per le preghiere dei tuoi martiri, Cristo Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.

Ode 7. Nella fornace.

Ora che sei illuminato dall’inaccessibile splendore, rischiara, o martire, con la tua luce quanti ora celebrano la tua festa, acclamando: Tu sei benedetto, Signore mio Dio.

Le schiere degli angeli, o beato, ammirano il tuo coraggio vedendoti lottare risolutamente e gridano: benedetto sei tu, nel tempio della tua gloria, Signore.

Theotokìon. Con il coro celeste degli incorporei l’arcangelo Gabriele ti acclamò gioiosamente, pura Madre di Dio: Salve, tu sei benedetta fra le donne, o Vergine purissima.

Ode 8. Stese le mani.

Sacrificio perfetto e gradito e olocausto profumato ti sei fatto, martire invitto, al tuo Sovrano crocifisso per noi, gridando con letizia: Benedite, opere tutte, il Signore.

Distruggendo, secondo le regole, come campione divino, le falangi del nemico, fosti degno di ricevere l’incorruttibile corona dei vincitori dalla mano vivificante di colui al quale ora salmeggi: Opere tutte, benedite il Signore.

Desiderando irresistibilmente Cristo, al suo sangue mescolasti il tuo; straziato dai flagelli e da ogni sorta di tormenti, per averlo imitato, ora regni con lui, salmeggiando senza sosta: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. La macchia della nostra natura, concependo Cristo, unico immacolato, con sapienza lavasti, o casta Madre di Dio purissima e divenisti superiore ai serafini e cherubini che gridano: Opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele, chiuse le fauci dei leoni nella fossa. I fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, estinsero il potere del fuoco gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ode 9. Da te, Vergine.

Tutto mi affido a te, Nikita divinamente beato, per averti presso il Sovrano come difensore capace di salvarmi da ogni sciagura e di procurarmi la salvezza divina.

Davvero ti sei rivelato martire della verità, o atleta e ora stai nella gioia davanti alla santa Verità enipostàtica e ricevi con familiarità le ricompense delle lotte.

Approdasti a porto tranquillo, trovando il riposo dalle tue pene e, incoronato, esulti in paradiso con i martiri di Cristo, o beato: perciò tutti degnamente ti glorifichiamo.

Accordami generosa grazia per averti affettuosamente intrecciato con le mie parole corone d’elogio; liberami dai miei peccati e dalle azioni commesse per la mia malvagità, con le tue preghiere, o beato.

Theotokìon. Oltre le leggi di natura generi il legislatore senza mutamento per bontà ineffabile incarnato, apparso in due nature, Madre benedetta, Vergine purissima.

Irmòs. Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che ha congiunto le nature distinte: per questo noi esultanti, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Exapostilarion del martire.

Con i discepoli conveniamo.

Come vincesti, o sapientissimo, con la potenza della croce, la sfrontatezza dei barbari e la follia dei tiranni, così fa’ cessare per noi con le tue preghiere, o nobile Nikita, i moti della carne e gli assalti delle passioni, procurandoci la remissione dei peccati, o vittorioso, nella sconfinata franchezza che tu possiedi presso Dio.

Della festa. Sotto gli occhi.

Croce, custode di tutta l’ecumène, croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Oggi è esaltata la croce di Cristo, l’albero vivificante in cui egli fu confitto per richiamarci tutti dall’esilio.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Salve, divino presidio dei credenti, muro inespugnabile, croce del Signore, per cui fummo sollevati dalla terra.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Venite, con gioia salutiamo tutti l’albero salvifico, su cui fu disteso Cristo, la redenzione.

Gloria. Del martire. Tono pl. 2.

Oggi tutta la terra esulta per la lotta del vittorioso e la Chiesa di Cristo, abbellendosi con fiori, grida a te, martire di Cristo: O servo di Cristo e fervidissimo protettore, non smettere di intercedere per i tuoi servi.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Oggi la pianta della vita sorgendo dai penetrali della terra, conferma la risurrezione di Cristo in essa confitto; e, innalzata da mani consacrate, annunzia la sua ascensione ai cieli, per cui la nostra argilla, risollevata dalla terra su cui era caduta, ha la cittadinanza nei cieli; perciò esclamiamo grati: Signore, innalzato su quella croce per cui con te ci innalzasti, rendi degni della gioia del cielo i tuoi cantori.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Alla Liturgia typikà e beatitudini dal canone della festa e del santo.

Prokìmenon. Gioirà il giusto nel Signore e spererà in lui.

Stico. Esaudisci, o Dio, la mia preghiera quando ti supplico.

L’apostolo a Timoteo. Figlio Timoteo, rafforzati (26 ottobre).

Alliluia. Il giusto fiorirà come palma, come cedro del Libano si moltiplicherà.

Vangelo secondo Matteo. Disse il Signore: Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi.

Kinonikòn. Il giusto avrà memoria eterna. Alliluia.

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Mattutino del 14 Settembre- Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce

14 Settembre

Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città (3).

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Veneriamo il legno della tua croce, o filantropo, perché in esso fosti inchiodato, vita di tutti; hai aperto il paradiso, Salvatore, al ladrone che con fede a te si rivolgeva; egli fu degno della beatitudine così confessandoti: Ricordati di me, Signore. Come lui accogli anche noi, che acclamiamo: Tutti abbiamo peccato, per la tua compassione non disprezzarci (2).

Dopo la seconda sticologia, kàthisma. Tono pl. 2.

Appena l’albero della tua croce fu piantato, si scossero le fondamenta della morte, Cristo Signore: ciò che con brama aveva inghiottito, l’ade lo rese con tremore. Ci hai mostrato la tua salvezza, o santo e noi ti glorifichiamo, Figlio di Dio: pietà di noi (2).

Dopo il polyèleos, Kàthisma.

Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

In tempi lontani, Gesù di Navì misticamente prefigurava il segno della croce, quando a forma di croce levò le mani, o mio Salvatore e il sole si fermò, finché egli non ebbe distrutto i nemici che si opponevano a te, o Dio. Ma ora il sole si oscura vedendo sulla croce te, che sciogli il dominio della morte e depredi l’ade (2).

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio.

Stico. Cantate al Signore un canto nuovo.

Ogni spirito e il vangelo

secondo Giovanni (12,28-36).

Disse Gesù: Padre, glorifica il tuo nome. Venne allora una voce dal cielo: L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò. La folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: Un angelo gli ha parlato. Rispose Gesù: Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me. Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire. Allora la folla gli rispose: Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come dunque tu dici che il Figlio dell’uomo deve essere elevato? Chi è questo Figlio dell’uomo? Gesù allora disse loro: Ancora per poco la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce.

Il tropario Contemplando la risurrezione di Cristo, in qualunque giorno cada la Festa della Croce.

Salmo 50. Quindi Gloria. Tono 2.

Tu sei mia protezione forte, croce tripartita di Cristo: santificami con la tua potenza, affinché con fede e affetto ti veneri e glorifichi.

E ora. Lo stesso tropario. Stico: Pietà di me.

Idiòmelon. Tono pl. 2.

Croce di Cristo, speranza dei cristiani, guida degli sviati, porto per chi è nella tempesta, vittoria nelle guerre, sicurezza di tutta la terra, medico dei malati, risurrezione dei morti, abbi pietà di noi.

Salva, o Dio, il tuo popolo, ecc.

Quindi il canone, il cui Acròstico è: Confidando nella croce, erompo in un inno. Poema di Cosma.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Tracciando una croce col bastone verticale, Mosè divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Stando in mezzo ai due sacerdoti, Mosè prefigurò un tempo in se stesso l’immacolata passione; atteggiandosi poi a forma di croce, elevò il trofeo con le braccia spalancate, annientando il potere del malvagio Amalek; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Mosè pose su una colonna il rimedio che salvava dal morso velenoso e distruttore: al legno, immagine della croce, legò trasversalmente il serpente strisciante in terra e con questo sconfisse il flagello; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Al principe pio, all’imperatore di senno divino il cielo mostrò il trofeo della croce con cui fu abbattuta la boria dei nemici ostili e rovesciato l’errore e la fede divina si diffuse fino ai confini della terra; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Katavasìa. Tracciando una croce col bastone verticale, Mosè divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Ode 3. Irmòs.

Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

La dura roccia colpita dalla verga, facendo scaturire acqua per un popolo ribelle e duro di cuore, manifestava il mistero della Chiesa eletta da Dio, di cui la croce è forza e sostegno.

Il fianco immacolato colpito dalla lancia ha fatto scaturire acqua e sangue, inaugurando l’alleanza e lavando i peccati: la croce è infatti sostegno dei re e vanto dei credenti.

Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

Nel paradiso un tempo un albero mi spogliò, perché facendomene gustare il frutto, il nemico introdusse la morte; ma l’albero della croce, che porta agli uomini l’abito della vita, venne piantato sulla terra e tutto il mondo si riempì di ogni gioia; vedendolo esaltato, o popoli, con fede acclamiamo concordi a Dio: Piena di gloria è la tua casa (2).

Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.

Un tempo Mosè, con un legno, trasformò nel deserto le sorgenti amare, prefigurando il passaggio delle genti alla pietà, grazie alla croce.

Grazie a un legno il Giordano restituì il ferro dell’accetta, che aveva sprofondato nel suo abisso, significando con questo la recisione dell’errore per la croce e il battesimo.

Per precedere la figura della tenda della testimonianza, il popolo si raduna, con sacro ordine, diviso in quattro parti, reso glorioso da queste formazioni cruciformi.

Prodigiosamente dispiegandosi, la croce rifulse di raggi solari: e i cieli narrarono la gloria del nostro Dio.

Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.

Ode 5. Irmòs.

O albero beatissimo su cui fu steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato dal Dio, nella carne in te confitto, che concede la pace alle nostre anime.

Di fronte a te, albero celebrato su cui fu steso Cristo, ebbe timore, o croce, la spada roteante che custodiva l’Eden e il temibile cherubino si ritrasse di fronte al Cristo in te confitto, che concede la pace alle nostre anime.

Le potenze infernali, avversarie della croce, tremano di fronte a quel segno impresso nell’aria in cui esse si aggirano, ma gli abitanti del cielo e della terra piegano il ginocchio di fronte a Cristo, che concede la pace alle nostre anime.

Apparendo tra puri splendori alle genti ottenebrate nello sviamento dell’errore ed effondendo su di loro il divino fulgore, la croce divina le unisce al Cristo in essa confitto, che concede la pace alle nostre anime.

Katavasìa. O albero beatissimo su cui fu steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato dal Dio, nella carne in te confitto, che concede la pace alle nostre anime.

Ode 6. Irmòs.

Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno illuminò il mondo.

Curvo per la vecchiaia, logorato dalla malattia, Giacobbe si sollevava incrociando le mani, mostrando la potenza della croce vivificante: poiché Dio, su di essa confitto nella carne, rinnovò la vecchiezza dell’oscura lettera della Legge e allontanò il male funesto dell’errore.

Disponendo le palme a forma di croce sulle teste dei due giovani, il divino Israele rivelava che il popolo cultore della Legge era vecchia gloria; e quando si suppose che si sbagliasse, non cambiò quella figura vivificante, ma esclamava: Il nuovo popolo di Cristo Dio, cinto dalla croce come da muro, sarà superiore.

Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno illuminò il mondo.

Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.

Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Ikos.

Colui che, rapito in paradiso oltre il terzo cielo udì parole ineffabili e divine che non è lecito alla lingua dire, scrive ai Galati e voi, amanti delle Scritture, lo avete letto e lo sapete: Non ci sia per me altro vanto se non nella sola croce del Signore, sulla quale egli, con la sua passione, ha ucciso le passioni. Anche noi dunque afferriamoci tutti saldamente alla croce del Signore, nostro vanto: è per noi strumento di salvezza questo legno, uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Sinassario.

Il 14 di questo mese l’universale Esaltazione della Croce preziosa e vivificante.

Stichi. Vedendo esaltata la croce di Cristo, il creato acclama alla tua esaltazione, Salvatore. La croce fu esaltata il quattordici in Sion.

Lo stesso giorno la dormizione del nostro padre tra i santi Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli; oggi infatti si è addormentato, ma a causa della festa della preziosa croce la sua festa è stata trasferita nel mese di novembre.

Memoria anche dell’imperatrice Plachilla, coniuge del grande imperatore Teodosio.

Stichi. Abbandonando sulla terra un diadema corruttibile, Plachilla in cielo ne trova uno incorruttibile.

Lo stesso giorno memoria dei santi padri riuniti nel sesto santo concilio ecumenico durante l’impero di Costantino Pogonato, figlio di Giustiniano II, soprannominato Nasomozzo, quando Sergio guidava la Chiesa di Costantinopoli e Agatone quella di Roma. Riunitosi nel Trullo del Palazzo quello spazio denominato Oato anatemizzò Sergio, Pirro, Pietro e Paolo, che erano stati vescovi di Costantinopoli. Macrobio di Antiochia, Ciro di Alessandria, Onorio di Roma, Stefano e Polichronio e quelli stavano con loro. Il Concilio era stato convocato da Costantino Pogonato; la pubblicazione dei canoni avvenne sotto suo figlio Giustiniano.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Pàpas.

Stichi. Soccorso da Dio, Pàpas sopporta le ferite senza un lamento.

Lo stesso giorno il santo martire Theoclìs perì di spada.

Stichi. Facendo del suo martire una voce, come indica il suo nome, Theoclìs, come chiamato da Dio risponde.

Lo stesso giorno memoria di san Valeriano, un bimbo ucciso di spada.

Stichi. Al piccolo Valeriano il grande Dio nel cielo donò immensa corona.

Il santo martire Macario il giovane, monaco, martirizzato a Tessalonica nel 1527, che fu pure discepolo del patriarca di Costantinopoli Nifon, perì di spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco stridente sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Il primo dei mortali, dopo aver gustato il frutto dell’albero, ha preso dimora nella corruzione: condannato a perdere vergognosamente la vita, come un’infezione che corrode il corpo, ha comunicato la sua malattia a tutta la stirpe. Ma, trovato nell’albero della croce ciò che ci recupera, noi figli della terra acclamiamo: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

La trasgressione violò il precetto di Dio e l’albero portò la morte ai mortali, perché il suo frutto non fu preso al tempo opportuno; e fu messo al sicuro l’albero da cui proveniva la vita preziosa; di nuovo lo rese accessibile l’animo nobile del ladrone, il quale, penosamente morendo, gridava: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Vedendo l’avvenire, Israele abbracciava la punta del bastone di Giuseppe, per indicare che la gloriosissima croce avrebbe sostenuto la forza del regno: essa è infatti vanto vittorioso dei re e luce per quanti gridano con fede: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco stridente sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che discese e mutò il fuoco in rugiada e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che concede vita a tutti.

O schiere dei cieli, inneggiate mentre viene innalzato il legno irrigato dal sangue del Verbo di Dio incarnato; festeggiando il riscatto dei mortali, popoli, venerate la croce di Cristo, da cui viene al mondo la risurrezione per i secoli.

Figli della terra, dispensatori della grazia, con le vostre mani innalzate, con sacro decoro, la croce su cui stette Cristo Dio e la lancia che trafisse il corpo del Dio Verbo; vedano tutte le genti la salvezza di Dio e lo glorifichino per i secoli.

O imperatori fedeli dei cristiani, scelti per divina elezione, allietatevi e gloriatevi dell’arma vittoriosa, ricevendo in sorte da Dio la croce preziosa, in cui le tribù bramose di audacie guerresche sono disperse per i secoli.

Katavasìa. Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che discese e mutò il fuoco in rugiada e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che concede vita a tutti.

Ode 9. Irmòs.

Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Theotòkos, produsse il Cristo, da cui fu piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa, ora esaltata, noi ti magnifichiamo.

Esultino tutti gli alberi del bosco, essendo santificata la loro natura da colui che la piantò in principio, il Cristo steso su quel legno, per la cui esaltazione, ora adoriamo e magnifichiamo lui.

Come sacro corno è sorta, per chi ha senno divino, la croce del capo di tutti, con cui vengono spezzate tutte le corna dei peccatori intelligibili; e per essa, ora innalzata, noi lo adoriamo e magnifichiamo.

Altro Irmòs.

La morte, sopraggiunta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione, che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata per la prole della pura Madre di Dio: tutte le potenze dei cieli la magnificano.

Per non lasciare che l’amarezza di quell’albero ci distruggesse, con la croce la cancellasti del tutto, Signore; così un legno aveva un tempo tolto l’amarezza delle acque di Mara, prefigurando la potenza della croce, che tutte le schiere dei cieli magnificano.

Con la tua croce oggi, Signore, hai sollevato noi, che di continuo affondavamo nel buio del progenitore: poiché, come per l’inganno la natura fu precipitata nella più completa sregolatezza, così di nuovo la luce della tua croce ci ha del tutto raddrizzati e noi fedeli la magnifichiamo.

Per mostrare al mondo il segno da venerare, Signore, formasti in cielo il segno della croce, come glorioso fra tutti, raggiante di luce infinita, arma invincibile per l’imperatore; tutte le schiere del cielo lo magnificano.

Katavasìe. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Theotòkos, produsse il Cristo, da cui fu piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa, ora esaltata, noi ti magnifichiamo.

La morte, sopraggiunta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione, che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata per la prole della pura Madre di Dio: tutte le potenze dei cieli la magnificano..

Exapostilarion. Tono 2. Sotto gli occhi.

Croce, custode di tutta l’ecumène! Croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni (2).

Un altro, una volta sola. Udite, donne.

La croce viene oggi innalzata e il mondo è santificato; tu che siedi in trono col Padre e il santo Spirito, stendendo su di essa le mani, hai attirato tutto il mondo alla conoscenza di te, o Cristo: concedi dunque la gloria divina a quanti in te confidano.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia ripetendo il primo.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Ostraordinario prodigio! L’albero vivificante, la croce santissima, oggi si mostra levata in alto, la glorificano tutti i confini e tutti i demòni sono atterriti: quale dono è stato fatto ai mortali! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come solo compassionevole (2).

O straordinario prodigio! La croce che portò l’Altissimo come grappolo pieno di vita, si mostra oggi elevata da terra: per essa tutti fummo attratti a Dio e la morte del tutto inghiottita; o albero immacolato, per cui gustiamo l’immortale cibo dell’Eden, glorificando Cristo!

O straordinario prodigio! La larghezza e la lunghezza della croce sono pari al cielo, perché con la divina grazia essa santifica l’universo. In essa sono vinte le genti barbare; per essa sono saldamente stabiliti gli scettri dei regnanti. O divina scala, per cui saliamo ai cieli, esaltando con canti Cristo Signore!

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Avanza oggi la croce del Signore: i credenti l’accolgono con affetto e ricevono guarigioni per l’anima e il corpo e da ogni male. Salutiamola con gioia e timore: con timore, a motivo del peccato che ci rende indegni; con gioia, a motivo della salvezza che Cristo Signore, in essa confitto, concede al mondo, lui che possiede la grande misericordia.

Grande dossologia.

Durante il canto della dossologia, il sacerdote indossa tutti i paramenti sacerdotali, si accosta con l’incensiere alla santa mensa, incensa la croce preziosa con gesto cruciforme, la solleva con un vassoio sopra la testa e, preceduto da due lampade, la porta fino alle porte regali della navata e lì si ferma. Terminata dossologia e trisagio, il sacerdote dice ad alta voce: Sapienza, in piedi; e si inizia il tropario: Salva, Signore, il tuo popolo. Il sacerdote procede con la croce preziosa, la depone su un tavolino precedentemente preparato e incensa a forma di croce. Fa quindi 3 prostrazioni, qualunque giorno sia e presa tra le mani la croce preziosa insieme a rametti di basilico, si tiene in piedi davanti al tavolino e, volgendosi a oriente, dice:

Misericordia di noi, o Dio, secondo la tua grande misericordia, noi ti preghiamo: esaudiscici e abbi misericordia.

Si inizia il primo centinaio di Kyrie elèison; il sacerdote, prima di iniziare, fa 3 volte il segno della croce col prezioso legno. Poi piega la testa, sino a giungere a una spanna da terra e a poco a poco si solleva, mentre si completa il primo centinaio. Si sposta quindi dalla parte nord del tavolino e, guardando a sud, dice:

Supplichiamo ancora per tutti i pii cristiani ortodossi.

Si inizia il secondo centinaio di invocazioni e il sacerdote fa la seconda elevazione della croce, come descritto sopra. Poi si sposta a oriente rispetto al tavolino e, guardando verso occidente, dice:

Supplichiamo ancora per il nostra padre e arcivescovo N. e per tutti i nostri fratelli in Cristo.

Si inizia il terzo centinaio di invocazioni. Al termine, il sacerdote si sposta alla parte sud e, guardando a nord, dice:

Supplichiamo ancora per ogni anima cristiana, per la salvezza di tutti i cristiani e la remissione dei loro peccati.

Si fa la quarta elevazione, poi il sacerdote si sposta davanti al tavolino e, guardando a oriente, dice: dice:

Supplichiamo ancora per tutti quelli che prestano servizio e operano il bene in questa casa, per la loro salvezza e la remissione dei loro peccati.

Si inizia il quinto centinaio di invocazioni. Al termine, il sacerdote eleva la croce cantando il tropario:

Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.

Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Con la croce benedice il popolo segnandolo. Poi, deposta la croce preziosa sul tavolino, canta:

La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.

I cori allo stesso modo, una volta ciascuno; poi si prostra alla croce preziosa e dopo di lui tutti gli altri. Quando è presente un vescovo, è lui che eleva la croce. Durante l’adorazione, si cantano i seguenti idiòmela.

Poema dell’imperatore Leone. Tono 2.

Venite, fedeli, veneriamo l’albero vivificante in cui Cristo, Re della gloria, stendendo volontariamente le mani, innalzò all’antica beatitudine noi, che un tempo il nemico aveva esiliato da Dio, depredandoci col piacere; venite, fedeli, veneriamo l’albero per cui ottenemmo di spezzare la testa dei nemici invisibili; venite, famiglie tutte delle genti, onoriamo con inni la croce del Signore: salve, croce, perfetta redenzione di Adamo caduto; in te si gloriano i nostri imperatori fedelissimi, perché per la tua potenza sottomettono con forza il popolo ismaelita. Noi cristiani, baciandoti ora con timore, glorifichiamo Dio in te confitto, dicendo: Signore, su di essa inchiodato, abbi pietà di noi, come buono e filantropo.

Tono pl. 1.

Venite, popoli, contemplando lo straordinario prodigio, veneriamo la potenza della croce: un albero nel paradiso produsse la morte, ma questo fece fiorire la vita, perché porta su di sé confitto, il Signore senza peccato; e noi genti tutte, cogliendo da esso l’incorruttela, acclamiamo: Tu che con la croce distruggesti la morte e ci liberasti, gloria a te.

Si è compiuta, o Dio, dei tuoi profeti Isaia e Davide la voce, che dice: A te, Signore, verranno tutte le nazioni e si prostreranno davanti a te: Ecco, infatti, o buono, il popolo viene colmato della tua grazia, nei tuoi atri, in Gerusalemme; o Dio, che per noi hai sofferto la croce e ci hai vivificati per la tua divina risurrezione, difendici e salvaci, Signore.

Tono pl. 2.

Oggi sorgendo dalle profondità della terra l’albero della vita conferma la fede nella risurrezione di Cristo, su di esso inchiodato; innalzato da mani santificate annunzia la sua ascensione ai cieli, nei quali, per essa, la nostra natura decaduta viene riammessa; perciò grati a te gridiamo: Signore, che su di esso fosti innalzato e per esso verso di te ci fai salire, rendi degni della gioia celeste i tuoi cantori.

Il mondo nei suoi quattro confini è oggi santificato dalla quadripartita croce innalzata, o Cristo nostro Dio; ed è innalzato il corno dei nostri imperatori, che spezzano con essa i corni dei nemici. Grande sei tu, Signore e mirabile nelle tue opere: gloria a te.

Le voci dei profeti predissero il santo legno per cui Adamo fu liberato dalla maledizione antica e dalla morte; nella sua esaltazione oggi, il creato grida, chiedendo a Dio la sua grande misericordia; e tu, Sovrano compassionevolissimo, sii nostra propiziazione e salva le nostre anime.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Ècompiuta, o Dio, la parola del tuo profeta Mosè che dice: Vedrete la vostra vita appesa davanti ai vostri occhi. Oggi la croce è innalzata e il mondo è liberato dall’inganno. Oggi si inaugura la risurrezione di Cristo ed esultano i confini della terra, offrendo a te un inno con i cembali di Davide e dicendo: Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Dio, con la croce e la risurrezione: per esse ci hai salvato, o buono e filantropo. Signore onnipotente, gloria a te.

Conclusione.

Alla Liturgia.

Antifona 1. Tono 1.

Stico. O Dio, volgiti a me, perché mi hai abbandonato?

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 2. Lontano dalla mia salvezza il debito dei miei delitti.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 3. Dio mio, griderò di giorno e non ascolti.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 4. Ma tu abiti nel santuario, tu lode d’Israele.

Antifona 2. Tono 2.

Stico 1. Perché, o Dio, hai respinto per sempre?

Salva, Figlio di Dio, crocifisso nella carne, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Stico 2. Ricordati di coloro che hai radunato, che hai acquistato dal principio.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 3. Questo è il monte di Sion, su cui hai posto la tua dimora.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 4. Dio è il nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Gloria. E ora.

O unigenito Figlio e Verbo di Dio.

Antifona 3. Tono 1.

Stico 1. Il Signore ha instaurato il suo regno: si adirino i popoli.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

Stico 2. Lui siede sui cherubini: si scuota la terra.

Salva, Signore.

Stico 3. Lodino il tuo nome grande, perché è tremendo e santo.

Salva, Signore.

Stico 4. L’onore del re ama il giudizio.

Salva, Signore.

Issodikòn. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché egli è santo. Salva, Figlio di Dio, crocifisso nella carne, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Apolytìkion. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città

 

Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.

Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Al posto del Trisagio. Tono pl. 2.

La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.

Prokìmenon dell’Apostolo Tono grave: Esaltate il Signore nostro Dio, prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.

Stico. Il Signore ha instaurato il suo regno; si adirino i popoli: lui che siede sui Cherubini, si scuota la terra.

L’Apostolo ai Corinzi: Fratelli, la parola della croce è stoltezza (I Cor. 1, 18-24).

Alliluia. Tono 1. Ricordati del tuo popolo che hai radunato, che hai acquistato dal principio; hai redento lo scettro della tua eredità.

Stico. Dio è il nostro re prima dei secoli; ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Vangelo secondo Giovanni: In quel tempo i sommi sacerdoti e i sacerdoti tennero consiglio (Gv 19, 6-11. 13-20. 25-28. 30-35)

Kinonikòn. E’ stata impressa su di noi la luce del tuo volto, Signore: Alliluia.

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Mattutino del 13 Settembre- Inauguraz ione del tempio della santa Risurrezione di Cristo nostro Dio. Vigilia dell’esaltazione della Preziosa Croce

13 Settembre

Inaugurazione del tempio della santa Risurrezione di Cristo nostro Dio. Vigilia dell’esaltazione della Preziosa Croce. Il santo ieromartire Cornelio, il centurione.

Al Mattutino.

Apolytìkion dell’inaugurazione. Tono 4.

Come mostrasti lo splendore delle realtà celesti mostrasti pure la bellezza materiale del santo accampamento della tua gloria, Signore; mantienilo nei secoli dei secoli e per intercessione della Madre di Dio accogli le preghiere che in esso senza sosta ti rivolgiamo, o Vita e risurrezione di tutti.

Gloria. E ora. Della croce. Tono 2.

La tua vivifica e splendida Croce che donasti a noi indegni, Signore, te la offriamo come supplica. Salva gli imperatori e la tua città, concedendo la pace per le preghiere della Madre di Dio, o unico amico degli uomini.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Tutto ha illuminato Cristo con la sua presenza; ha rinnovato il mondo con il suo divino Spirito, le anime sono rigenerate, perché ora è stata dedicata a gloria del Signore una casa, dove Cristo nostro Dio rigenera i cuori dei fedeli, per la salvezza dei mortali.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma, stessa melodia.

La festa odierna della Dedicazione, o fedeli, è giorno eletto da Cristo e ci induce a rinnovarci tutti e a cantare nella fede, con volto raggiante, canti al Sovrano dall’intimo del cuore, perché egli è il Redentore, colui che ci rinnova.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Canone della vigilia con Acròstico alfabetico senza Theotokìon. Poema di Germano.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

O nato dalla Vergine, sommergi nell’abisso dell’impassibilità i potenti comandanti, le tre parti dell’anima, ti supplico, affinché con timpano, nella morte del corpo, ti canti una melodia di vittoria.

Giubilate, cieli, esulta terra, perché si avvicina la croce, santificando con la sua grazia noi, che la veneriamo con baci santi, come fonte della nostra santificazione, ottenendoci la divinizzazione universale.

Santissima croce di Cristo, donaci di poter intraprendere la via celeste, perché a te, noi fedeli, ci prostriamo: fa’ che evitiamo l’abisso della perdizione, partecipando alla gloria divina.

Per te, croce venerabile, ritroviamo l’amicizia con Dio e vedendoti oggi esposta con tutta l’anima e il cuore ti veneriamo senza sosta da te illuminati, glorificando il Verbo, autore della creazione.

Theotokìon. Città del nostro Dio, puro e divino tesoro del Sovrano dell’universo, Madre di Dio purissima, custodisci noi fedeli, che siamo la tua eredità e senza sosta ti acclamiamo glorificando il Nato da te.

Canone dell’inaugurazione.

Poema del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono 4. Del Mar Rosso.

Dalla colonna di fuoco guidasti un tempo il tuo popolo, o Cristo, con il lavacro del battesimo ed in Sion hai piantato la Chiesa, che a te grida: Cantiamo un inno al nostro Dio.

La discesa della tua gloria infinita mutò in un secondo cielo il tempio terrestre per te innalzato; perciò tutti in coro inneggiamo: Cantiamo un inno di vittoria al nostro Dio.

Non è più per la legge, né l’elevarsi di mani servili che la Chiesa ti glorifica, Signore, ma per la croce essa grida con fierezza: Cantiamo un inno di vittoria al nostro Dio.

Theotokìon. Senza seme per opera dello Spirito per volere del Padre concepisti il Figlio di Dio, generando incarnato colui che senza madre il Padre genera e senza padre da te nacque per salvarci.

Canone del santo con l’Acròstico. Io canto, o beatissimo, le tue illustri meraviglie. Giuseppe.

Tono pl. 1. Cavallo e cavaliere.

Per le tue preghiere, beato gerarca, illumina quanti celebrano la tua luminosa memoria, nella fulgida solennità della tua dormizione.

Apparisti anche prima della perfetta imitazione, per le preghiere e le elemosine, Cornelio beatissimo, ricercatore del Signore di tutti con retto pensiero.

Imparasti le leggi salvifiche di colui che si unì alla nostra carne per estrema bontà e il corifeo degli apostoli ti istruì nei precetti del Sovrano, o beatissimo.

Theotokìon. Tu susciti nel cuore di tutti i fedeli il desiderio insaziabile di glorificarti senza sosta, Sovrana pura, Madre di Dio, perché sei tu la gloria dei mortali, avendo generato Cristo, Re della gloria.

Della vigilia. Ode 3. Irmòs.

Non nella sapienza, né nella forza, né nella ricchezza ci vantiamo, ma in te, Cristo, sapienza enipostatica del Padre, poiché non c’è santo all’infuori di te, o Filantropo.

Croce del Signore, gloria di Cristo, con fede ti glorifichiamo, noi che venerandoti veniamo illuminati e glorificati.

Con gioia, fedeli, avvicinatevi, come alla fonte pura da cui sgorgano le onde tonificanti della croce e cantiamo a Dio nostro Salvatore.

Sei morto, Gesù, nostra vita, appeso all’albero della croce e noi fedeli, ora abbracciandola, fuggiamo le passioni mortifere.

Theotokìon. Caccia le tenebre dalla mia anima mostrandoti, spezza le catene del peccato, pura Vergine, salvami, tu che generasti il Dio compassionevole.

Dell’inaugurazione. Esulta in te.

Hai santificato con lo Spirito sulla terra la tua Chiesa, consacrandola oggi con olio di letizia.

In te la Chiesa possiede, o Cristo, fondamenta inamovibili, venendo incoronata dalla croce come diadema regale.

Per la tua opera di salvezza, edificato un tempio costruito da uomini, lo hai reso oggi dimora della tua gloria sovraspirituale.

Theotokìon. Tu sola, Madre di Dio, per gli uomini divenisti amministratrice di tesori soprannaturali; perciò ti diciamo: Salve.

Del santo. Tu che hai sospeso.

Prendesti l’illuminazione dello Spirito e la divina grazia dalla bocca divina con tutta la tua casa per la visita del corifeo degli apostoli, che annunziava la dottrina della salvezza.

Come cedro ti elevasti per le virtù e ci offristi come frutto il profumo dei tuoi prodigi, i tuoi insegnamenti e l’energia curativa, beato gerarca Cornelio.

Divenuto degno di grande stima, con il corifeo e gli altri correvi ovunque annunziando il messaggio divino per cui fummo illuminati, venendo liberati dalle tenebre dell’ignoranza.

Theotokìon. Luminosa dimora della purezza, tu portasti il nostro illuminatore, che s’incarnò e per amore si fece uomo come noi, annientando la corruzione, o Vergine, nostra guida verso il paradiso.

Kàthisma. Tono pl. 4.

Dell’incarico segretamente informato.

La tenda della testimonianza rivelata da Dio, sulla terra fu innalzata da Mosè profeta e Salomone per mezzo di sacrifici dedicò il tempio; perciò noi fedeli, trovando rifugio nella nuova Gerusalemme, con Davide cantiamo al crocifisso per noi, chiedendogli il perdono di tutti i nostri peccati.

Della croce. Tono 4. Sei apparso oggi.

Rifulgente di luce la tua croce spezza le falangi oscure, Signore, rischiarando quanti con fede cantano: veramente sei tu la gioia del mondo e la sua saldezza, o croce di Cristo.

Gloria. Del santo. Stesso tono.

La Chiesa di Cristo ti ha ricevuto come primizia delle nazioni; con le tue opere virtuose l’hai fatta splendere chiaramente, santo ieromartire Cornelio.

E ora. Theotokìon. Presto intervieni.

Con fede celebriamo splendidamente la dedicazione della tua dimora, pura Vergine senza macchia, benedetta e lodatissima; sperando con gioia in te, Madre di Dio, ti chiediamo di pregare senza sosta il Salvatore da te incarnato di salvare le nostre anime.

Della vigilia. Ode 4. Irmòs.

Sulla croce salisti per amore della tua immagine, Salvatore; le genti davanti a te scomparvero, o filantropo, poiché tu sei mia forza e mio inno.

Davanti alla croce del Signore, radiosa come un sole, i fedeli si prostrano e coprendola di baci, le loro anime vengono illuminate.

Il Signore Dio apparso incarnato e innalzato sul legno, illumina quanti lo adorano, preservandoli da ogni male.

Concedi perdono e remissione delle colpe, Verbo di Dio, a noi che con fede veneriamo la tua preziosa croce oggi esposta.

Theotokìon. Senza lasciare il seno paterno, o Fanciulla, il Verbo riposò nel tuo grembo come un bambino, volendo riplasmare la mia natura corruttibile.

Dell’inaugurazione. Vedendoti sospeso.

L’offerta del sangue di animali irrazionali terminò per il sangue prezioso effuso dalla tua croce vivificante; purificata da esso la Chiesa giustamente canta: Gloria alla tua potenza, Signore.

Come sono amabili le tue dimore, Signore, per coloro che vogliono vedere a viso scoperto la gloria del tuo volto luminoso e piangere gridando unanimi: Gloria alla tua potenza, Signore.

Recante l’immagine dell’unzione consacrante il tuo popolo eletto, la Chiesa oggi riceve invisibilmente come profumo preziosissimo la grazia del santo Spirito.

Theotokìon. Senza nozze, Vergine, concepisci e vergine resti anche dopo il parto: perciò con voci incessanti, con fede incrollabile, a te acclamiamo, Sovrana: Salve.

Del santo. Accolta la grazia.

Ricevuta la grazia del Santo Spirito, come sole fulgido percorrevi la terra o gloriosissimo, annientando la tenebra dell’idolatria.

Come grande fiume procedi per dissetare con i tuoi divini insegnamenti la faccia della terra e sommergere, o Cornelio, la follia del politeismo.

Morto a questo mondo, beatissimo Cornelio, annunziavi a tutti i morti per le passioni, la divina risurrezione di colui morì per salvarci

Theotokìon. Vergine santa, superando la natura sei divenuta la purissima dimora della Sapienza del Padre; liberaci sempre dagli inganni dell’avversario.

Della vigilia. Ode 5. Irmòs.

Invia su di noi, Signore, la tua illuminazione e liberaci dalle tenebre del peccato, donando, tu che sei buono, la tua pace celeste.

Contro le passioni che ci corrompono, rafforza, croce preziosa, noi che ti onoriamo e baciamo, santissimo simbolo della santa passione.

Con l’anima e il cuore illuminati da belle immagini, accostiamoci, o fedeli, per venerare oggi l’augusto legno della divina croce.

Un tempo Mosè addolcì le acque di Mara e con il suo bastone ti prefigurava, croce preziosa che fai colare sui mortali la dolcezza della salvezza.

Theotokìon. Per noi supplica Cristo che dal tuo puro sangue, o castissima fanciulla, prese la materia della carne riplasmando i mortali.

Dell’inaugurazione. Tu Signore sei mia luce.

Un tempo sul Sinai descrivendo la tua Chiesa, o Signore, mostravi a Mosè un tempio non fatto da mani d’uomo.

Edificasti sulla terra, Signore, una dimora in cui la tua potenza riunisce le schiere celesti con i cori dei mortali.

Sappiamo, Cristo Signore, che sei fonte di vita: sei venuto per evangelizzare pace alla tua Chiesa, o santo.

Theotokìon. Sei tu l’armatura che ci difende dal nemico, santa Sposa di Dio, nostra speranza e àncora di salvezza.

Del santo. Tu che ti rivesti.

Tutto consacrato all’Onnipotente, non venerasti affatto gli idoli sordi, gerarca santo, malgrado l’ostilità di uomini sanguinari.

Invocando con suppliche l’invisibile Dio Altissimo, beato Cornelio, distruggesti l’abominevole tempio degli idoli, o ammirabilissimo.

Custodendo i precetti dell’Onnipotente, fosti imprigionato e incatenato, ma pur incatenato liberasti gli insensati dalla loro cattiva credenza.

Theotokìon. Fa’ piovere su me, pura Vergine, la remissione delle colpe e visitami perché ottenga sollievo dalle passioni fisiche e dalle disgrazie e dal tormento di questa vita.

Della vigilia. Ode 6. Irmòs.

Sono giunto alle profondità del mare e mi ha sommerso l’abisso di molti peccati, ma tu, o Dio, riconduci dalla corruzione la mia vita come filantropo.

Su di te il Creatore volle versare dal suo fianco trafitto acqua e sangue, per i quali fummo ricreati noi fedeli che ti veneriamo, o croce divina.

Vivificante croce del Signore, fonte di immortalità redenzione del mondo, salva noi che ti veneriamo come nostra protezione benefica.

Fosti donata a noi, croce divina, come ama invincibile; per te superiamo le insidie ​​del nemico, venerandoti con cuore retto.

Theotokìon. Santo tempio di colui che dimora nel santuario divenisti, Genitrice di Dio, perciò santifichi i fedeli che t’inneggiano, Madre vergine.

Dell’inaugurazione. Sacrificherò a te.

Cristo nostro Re desiderando la bellezza della Chiesa che scelse, l’ha resa madre di quelle nazioni che strappò dalla servitù per adottarle nello Spirito Santo.

Tremano le falangi dei malvagi demoni davanti alla Chiesa di Cristo, segnata dal segno della croce e adombrata dalla santa luce dello Spirito.

Avendo come fondamenta non la sabbia, ma il Cristo, la Chiesa delle genti viene incoronata di bellezza inaccessibile, ornata di regale diadema.

Theotokìon. Meraviglia che supera le meraviglie passate! Una Vergine nel suo grembo senza nozze ha concepito e regge nelle braccia colui che tiene il mondo nel palmo della mano.

Del santo. Quando soffia.

Mentre puramente pregavi, hai chiaramente visto un angelo del Signore, che ti rivelava il bene supremo per ottenere la salvezza.

Illuminato dallo Spirito di Dio, divenisti stella splendente, illuminando con i tuoi raggi i confini, padre Cornelio.

Colui che l’errore un tempo aveva oscurato, per le tue preghiere ora lo respinge, o beatissimo; riconosciuto il Signore, accoglie con la sua famiglia il battesimo divino.

Theotokìon. Il Signore della gloria s’incarnò dal tuo sangue vergine come lui solo sa, o lodatissima, salvandoci per benevolenza.

Kontàkion dell’inaugurazione.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Cielo dalle molte luci, la Chiesa si è rivelata, illuminando tutti i fedeli; stando in essa gridiamo: Rendi stabile, Signore, questa casa.

Ikos.

Alla venuta tra noi del Verbo nella carne, il figlio del tuono testimoniando dice: chiaramente contemplammo la gloria che il Figlio aveva presso il Padre, nella grazia della verità; a tutti noi, che con fede lo abbiamo accolto, ha dato il potere di divenire figli di Dio; e noi, rigenerati non da sangue, né da volontà di carne, ma cresciuti in forza del santo Spirito, abbiamo fondato questa casa di preghiera e gridiamo: rendi stabile, Signore, questa casa.

Sinassario.

Il 13 di questo mese memoria della Dedicazione della santa Anàstasi del Cristo Dio nostro.

Stichi. Seguendo la legge antica, il nuovo Israele celebra l’annuale festa del rinnovamento. Il tredici di settembre per la dedicazione della sua risurrezione ringraziamo il Signore.

Lo stesso giorno memoria di san Cornelio il centurione.

Stichi. Primizia dei gentili fosti nella Chiesa, o Cornelio: onore ben meritato.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Cronidio, Leonzio, Serapione, Stratone, Sèlefchos, Macrobio, Gordiano, Zotico, Ileo, Luciano e Valeriano.

Il beato nostro padre Pietro da Agrea in pace si addormenta.

Il beato Ieroteo, il giovane, l’Iberita si addormenta in pace intorno al 1720.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della vigilia. Ode 7. Irmòs.

A Babilonia i tre fanciulli considerando follia l’ordine impartito dal tiranno nel mezzo delle fiamme a te gridavano, Signore: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Benedicendo un tempo i suoi figli, Giacobbe, prefigurò il tuo segno, croce preziosa e ora, venerandoti, veniamo illuminati.

Un tempo Mosè divise il mare prefigurandoti con il suo bastone, o santa croce e ora noi venerandoti, attraversiamo a piedi asciutti l’oceano delle passioni.

Venerandoti senza sosta con la bocca e il cuore, santa croce, attingiamo santificazione, salute e salvezza fisica e spirituale.

Theotokìon. Vergine benedetta, prega per noi che ti supplichiamo; in te tutti speriamo e a te gridiamo, o Sovrana: non disprezzare il tuo gregge.

Dell’inaugurazione.

Nella fornace i figli di Abramo.

Mentre un tempo la fornace ardente si rivelò rugiadosa, ora per l’olio dell’unzione spirituale si santificano quanti acclamano: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Come nella fornace, nella nuova divina dimora, tutti noi, Israele spirituale, refrigerati gridiamo: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Venite, fedeli, feriti dal dolcissimo divino amore in questo mistico talamo uniamoci a Cristo sposo, gridando: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Theotokìon. Salve, dimora santificata, divina abitazione dell’Altissimo; Madre di Dio per te ci è stata donata la gioia, perciò ti gridiamo: benedetta sei tu fra le donne, Sovrana purissima.

Del santo. L’Altissimo Signore.

Sei stato la primizia delle genti, avendo per primo ricevuto il santo battesimo e la grazia dello Spirito come i divini apostoli, o Cornelio.

Compiendo per grazia divina prodigi grandissimi, o Cornelio, conducesti alla fede quanti un tempo erravano, insegnando loro a inneggiare: Benedetto sei tu, Signore Dio.

Fosti lira risuonante la melodia di salvifici dogmi, Cornelio, insegnando a ciascuna anima a inneggiare: Benedetto sei tu, Signore Dio.

Trinitario. Glorifichiamo tutti insieme la monade trisipostatica, il Padre preeterno, il Figlio senza tempo e lo Spirito, inneggiando: Benedetto sei tu, Signore Dio.

Theotokìon. Apparisti divinizzatrice della razza umana con la tua divina generazione, Vergine purissima, perciò noi fedeli debitamente ti glorifichiamo.

Della vigilia. Ode 8. Irmòs.

Redentore del mondo, Onnipotente, nella fornace scendesti irrorando di rugiada i fanciulli e insegnando loro a cantare: opere tutte, benedite il Signore.

L’arma invincibile di salvezza, l’aiuto dei fedeli sempre pronto, il soccorso potente, la croce del Signore, oggi esposta, sempre veneriamo.

Mosè, com’è scritto, innalzò il serpente in cima ad un palo, prefigurando la venerabile croce per cui siamo liberati dal morso del serpente spirituale.

Le nostre anime sono da te illuminate, venerabile croce; venerandoti, la tua potenza divina allontana da noi le potenze delle tenebre e i principati.

Theotokìon. Veneriamo la Vergine pura, che supera la natura generando l’eterno Verbo increato per la nostra salvezza, dicendo: benedetto il frutto del tuo grembo, o Vergine.

Dell’inaugurazione. Stese le mani.

Oggi la tua Chiesa, Signore, rivestita come sposa spirituale della tunica tessuta dall’alto per grazia di Dio, invita alla gioia i popoli divenuti suoi figli: opere tutte, benedite il Signore.

Oggi Cristo, nuovo Adamo, ci mostra il cielo spirituale, la santa dimora, portando invece dell’albero della conoscenza il segno vivificante della croce per quanti inneggiano: opere tutte, benedite il Signore.

Trinitario. Veneriamo il Figlio del Padre senza principio e lo Spirito, unica divinità perfetta, eterna, increata consustanziale in tre ipòstasi non confuse, cantando: opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Tu sola fra tutte le generazioni, Vergine pura, ti rivelasti Madre di Dio: tu divenisti sede della divinità, senza bruciarti al fuoco della sua luce inaccessibile, o purissima, perciò tutti ti benediciamo, Maria, divina sposa.

Del santo. Per te, Creatore di tutto.

La tua anima cercava nella giustizia l’unico Dio che sulla terra si è rivelato, perciò divenisti venerabile primizia delle genti e strumento dello Spirito.

Con i tuoi discorsi infocati, o beatissimo, incendiasti la foresta degli idoli; perciò sei passato alla luce senza fine, illuminando quanti con affetto t’inneggiano.

Eredità e porzione, aiuto e liberatore, forza e inno, luce e guida fu per te il Verbo, che tutto chiama dal non essere, o Cornelio di senno divino.

Trinitario. Indivisa, santissima e increata Trinità, Padre, Verbo, Spirito Divino, salva quanti inneggiano con affetto al tuo regno e al tuo potere.

Theotokìon. Vergine pura, manda su noi la tua abituale misericordia e ottienici il perdono delle colpe, che per distrazione commettemmo consapevolmente o inconsapevolmente.

Della Vigilia. Ode 9. Irmòs.

Verginale fu il tuo concepimento: Dio procedente dal tuo grembo, mostrandosi incarnato, visse sulla terra con gli uomini; perciò, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Sospeso a te, Cristo risolleva il mondo caduto nell’abisso della perdizione, perciò ti veneriamo, adorando e glorificando, croce santa del Signore.

Purifichiamo le anime e i cuori perseverando nelle buone opere e vedremo il legno salvifico della croce esposto in mezzo a noi; veneriamolo con fede e affetto.

Come grande sole con i tuoi raggi rischiari i cuori oscurati, splendida croce bruciando i demoni: illumina dunque quanti cin fede ti venerano.

Theotokìon. O Vergine, dimora della luce, con il tuo divino splendore illuminami allontanando le tenebre delle mie passioni e la profonda notte della voluttà, santissima Genitrice di Dio.

Dell’inaugurazione. Cristo, pietra angolare.

Venite, contempliamo con cuore puro e pensiero vigile la bellezza della Chiesa, come figlia del re, più splendente dell’oro, magnificandola.

Esulta di letizia e gioia, o sposa del gran Re, vedendo la bellezza del tuo sposo, gridando con il tuo popolo: o fonte di vita, ti magnifichiamo.

Invia dal cielo, Salvatore, sulla tua Chiesa il soccorso: all’infuori di te non conosciamo altro Dio protettore; per essa, infatti, un tempo hai dato la vita riempiendola di conoscenza; perciò essa ti magnifica.

Theotokìon. Salve, piena di grazia, pura Sposa del gran Re; per te fummo liberati dalla maledizione di Eva e trovammo la vita per il tuo concepimento verginale.

Del santo. Isaia danza.

Tutta la Chiesa celebra solennemente la tua sacra memoria, o araldo di Cristo, che sei stato annoverato fra i santi discepoli, avendo ereditato come loro stessi lo Spirito di santità.

Come santo gerarca rifulgevi per i tuoi dogmi e imitasti i divini liturghi; senza sosta, o beatissimo, fai sgorgare fiumi di guarigioni per lenire le pene degli uomini.

Rivestito della tunica intessuta da Cristo con l’incarnazione, ora nella gioia dimori nel regno celeste, contemplando chiaramente l’incomparabile bellezza dello Sposo.

Il tuo venerabile santuario come fonte fa sgorgare copiosamente per i fedeli le guarigioni e allontana, o Cornelio, gli spiriti maligni, illuminando tutti quelli che con fede ti lodano.

Theotokìon. Tu che concepisti la luce sorta dalla luce, ottienimi lo splendore scacciando da me le tenebre delle tentazioni e dei piaceri, Sovrana pura, protettrice intrepida dei cristiani.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Sul Golgota, volontariamente innalzato in croce, il Signore operò la nostra salvezza, rinnovando tutta il creato; deposto in quella tomba ricettacolo di vita, il terzo giorno come Dio risorse: e noi tutti, con le schiere degli incorporei, festeggiamo la dedicazione della sua radiosa e venerabile risurrezione.

Un altro, stessa melodia.

In mezzo alla terra, il Signore e Dio, con la croce, operò la salvezza, volontariamente incarnato per rinnovare il mondo; deposto nella tomba, il terzo giorno è risorto e in anticipo ci mostra come pegno di vita la sua risurrezione: di essa nella fede noi celebriamo l’inaugurazione, con gli angeli di Dio.

Theotokìon.

Con letizia a te gridiamo il saluto, o Vergine: Salve, riscatto dalla maledizione di Adamo ed Eva; salve, perché per te la natura dei mortali fu innalzata alla gloria ultramondana di tuo Figlio e Dio; salve, perché per te essa in ogni tempo è venerata nei cieli dagli angeli, Madre di Dio Maria lodatissima.

Alle lodi sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Oggi il divino, sacro, venerabile, luminoso tempio della risurrezione di Cristo viene splendidamente consacrato e la tomba divina effonde la vita nel mondo e offre una fonte immortale, fa scaturire i torrenti della grazia, traboccare i fiumi dei prodigi e dona guarigioni a quanti la cantano con fede.

Ha brillato il superno raggio sfolgorante, effondendo splendore e illuminando l’universo: onoriamo dunque tutti con fede la risurrezione di Cristo Creatore; festeggiamo con inni la divina e vivificante celebrazione della sacra Dedicazione e acclamiamo con salmi, per trovare propizio il Salvatore e Signore.

Desiderosi di vedere innalzato in mezzo alla terra il santo scettro della croce, prima purifichiamo le anime, facciamo rifulgere i sensi, rendiamoci splendenti di luce e illuminàti dalla divina potenza inneggiamo a Cristo, che col suo legno venerabile, offre santificazione a quanti con fede lo onorano e con fervore lo cantano.

Altri stichirà, idiòmela.

Tono 1. Di Giovanni monaco.

Rinnòvati, rinnòvati, o nuova Gerusalemme, perché è venuta la tua luce e la gloria del Signore su di te è sorta. Questa casa l’ha edificata il Padre, questa casa l’ha consolidata il Figlio, questa casa l’ha consacrata il santo Spirito, che illumina, rafforza e santifica le nostre anime.

Stesso tono. Di Anatolio.

Inaugurando un giorno il tempio, Salomone offriva, o Signore, sacrifici e olocausti di animali irrazionali, ma da quando ti compiacesti, Salvatore, di far cessare le figure perché fosse conosciuta la verità, i confini della terra offrono alla tua gloria sacrifici incruenti, poiché tu, tutto dominando, santifichi l’universo col santo Spirito.

Tono 4. Di Giovanni monaco.

Si inaugura oggi la Chiesa delle genti col prezioso sangue che fa scaturire la vita dal fianco immacolato e puro di colui che si incarnò dalla santa Vergine, Cristo nostro Dio: raccolti dunque i cori dei fedeli, glorifichiamo il Padre e il Figlio e il santo Spirito, unica Divinità che domina l’universo.

Gloria. Tono 3.

Rientra in te stesso, o uomo, fatti nuovo da vecchio e celebra la consacrazione dell’anima; finché c’è tempo, si rinnovi per te la vita, ogni tuo modo di agire: le cose vecchie sono passate, ecco, tutte sono divenute nuove. Cogli il frutto di questa festa, mutandoti del bel mutamento: così si rinnova l’uomo, così si onora il giorno della Dedicazione.

E ora. Stesso tono. Di Giovanni monaco.

Cristo nostro Dio, che accettasti la tua crocifissione volontaria per la comune risurrezione della stirpe umana e con lo stilo della croce arrossasti di sangue le tue dita per sottoscrivere regalmente, nella tua benevolenza, l’atto del perdono, non trascurarci mentre siamo di nuovo in pericolo di essere separati da te; ma abbi compassione, o solo longanime, del tuo popolo nella sventura: sorgi, combatti quelli che ci fanno guerra, nella tua onnipotenza.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Prokìmenon. Alla tua casa si addice la santità, Signore, per la lunghezza dei giorni.

Stico. Il Signore ha instaurato il suo regno, si è rivestito di splendore; si è rivestito il Signore di potenza e se ne è cinto.

L’Apostolo agli Ebrei. Fratelli santi, partecipi di una vocazione celeste.

Alliluia. Le sue fondamenta sono sui monti santi.

Stico. Cose gloriose sono state dette di te, città di Dio.

Vangelo secondo Matteo. In quel tempo Gesù giunse dalle parti di Cesarèa di Filippo (29 giugno).

Kinonikòn. Signore, ho amato lo splendore della tua casa e il luogo della dimora della tua gloria. Alliluia.

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Mattutino del 12 Settembre- Conclu sione della festa della Natività della Madre di Dio e memoria del sa nto martire Autonomo

12 SETTEMBRE

Conclusione della festa della Natività della Madre di Dio e memoria del santo martire Autonomo.

AVVERTENZA. Oggi si conclude la festa della Nascita della Madre di Dio e se ne celebra l’ufficio completo a vespro e mattutino. L’ufficio di sant’Autonomo è stato anticipato l’11 settembre.

Sinassario.

Il 12 di questo mese la lotta del santo ieromartire Autonomo.

Stichi. Si offrì come vittima per la mensa del Verbo il sacrificatore e martire Autonomo. Salendo sulla pietra del supplizio, il dodici conquistò il regno celeste.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Coronato, vescovo di Iconio.

Stichi. Rinunziando a ciò che è passeggero, Coronato acquisisce mediante la spada il regno futuro.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Teodoro, vescovo di Alessandria.

Stichi. La spada mozzò la testa di Teodoro, partecipe dei doni divini, come dice il suo nome.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Giuliano di Galazia.

Stichi. Alle acque dell’ascesi mescolasti il tuo sangue, ottenendo nei cieli doppia corona, Giuliano.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Macedonio, Taziano e Teodulo e memoria del beato Daniele di Tassio.

Lo stesso giorno il santo martire Oceano perì arso vivo.

Stichi. Oceano, chiaro sole spirituale, venne immerso nelle fiamme.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

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Mattutino del 11 settembre- Memoria del nostro beato padre Elia lo speleota

11 Settembre

Memoria del nostro beato padre Elia lo Speleota

Al Mattutino

Apolytìkion del santo. Tono 2.

Di Mosè e di Davide hai posseduto la mitezza, di Finees ed Elia lo zelo divino e di Abramo la fede, o nostro padre Elia, gloria dei santi monaci. Ora che con loro esulti nella gloria del cielo, prega per noi il Signore.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Compiuta piamente la vita terrena, apparisti puro ricettacolo dello Spirito e illumini quanti con fede a te si accostano, o beato: perciò chiedi al tuo Sovrano di illuminare le anime di noi che ti celebriamo, o Elia nostro padre di mente divina.

Gloria. E ora. Della festa.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Presa la croce del Signore, o sapiente e seguendolo sino alla fine, non tornasti nel mondo con l’intelletto, o sapiente in Dio; con la continenza e le fatiche uccidesti le passioni e ti preparasti per essere tempio del tuo Signore; perciò sei stato ricompensato con i carismi per sanare le malattie e scacciare gli spiriti, o beato Elia teoforo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Lasciando tutte le cose terrene, mentre stavi ancora nel mondo con il corpo, con lo spirito divenisti consorte degli angeli: mortificando infatti le presenti passioni del corpo, sei divenuto ministro della Trinità, o beato; perciò guarisci anche le sofferenze dei malati e con la parola scacci gli spiriti mediante la grazia, o nostro padre teoforo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?

Ogni spirito e il Vangelo secondo Luca (6, 17-23).

In quel tempo Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla dei suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti. Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione del santo. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche; annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita; poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

Il canone della festa e questi due del santo. Primo canone del santo. Acròstico: Salve, Elia, gloria divina dei monaci.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Lietamente con le schiere degli incorporei ora posto sul trono divino e illuminato dai fulgori della grazia, Elia teoforo, prega per coloro che celebrano con fede la tua venerata memoria.

Tutto splendente come sole sei sorto da occidente e con la luce dell’ascesi hai diradato le tenebre delle passioni dalle anime; con i raggi delle tue virtù hai illuminato il mondo come indica il tuo stesso nome.

Incarnando con vigore energia e potenza, giustamente ti sei rivestito di forza, innalzando la tua croce, o padre, fin dalla giovinezza e mettendoti alla sequela di Cristo, hai assoggettato allo spirito con la continenza e le fatiche ascetiche il corpo focoso.

Vincendo, o sapiente, con la gagliardia dell’anima gli spiriti del male e tutte le potenze con la forza del santissimo Spirito, hai abbattuto con nobile coraggio il signore delle tenebre e ti sei cinto della corona della vittoria.

Theotokìon. Adorna dello splendore della grazia, o favorita dalla grazia divina, tu che il Verbo Dio hai rivelato nella carne con ineffabile misericordia, oltre intelletto e ragione hai partorito, o benedetta, restando Vergine senza macchia.

L’altro canone. Acròstico: Lode di Elia, del suo discepolo Ciriaco.

Ode 1. Tono pl. 2. Colui che un tempo.

In alto con gli angeli, nel trono della gloria, illuminato dalla luce trisolare, o beato Elia, ricordati di noi, che con fede celebriamo la tua santa memoria.

O mente divina, seguendo le orme di Cristo e obbedendo con fervore alle sue parole, sdegnasti i beni paterni e lasciasti il disordine della vita mondana, assumendo la croce fin dalla giovinezza, o beatissimo.

Tu sei l’icona delle divina mortificazione di Cristo, offrendo le tue membra per i morti, con aspre ascesi, digiunando, dormendo per terra senza curarti del freddo, hai conseguito la vita eterna.

Pellegrino a Roma, o beato, ti sei fatto straniero alla tua patria; i tuoi genitori piangevano la tua perdita, ma la grazia divina, apparendo di notte, li consolava.

Theotokìon. Acquieta i tumulti e le pene della mia mente con la tua insonne intercessione, o Signora e dal sonno dell’ignoranza risvegliami ti prego; sei tu l’unica speranza inconfusa.

Ode 3. O Signore, creatore.

Il Signore che da sempre conosceva i tuoi nobili sentimenti e la tua purezza di cuore, ti ha adornato dei doni celesti e come suo santissimo strumento, fin da bambino ti ha indicato e consacrato.

Innamorato di Gesù Salvatore, hai lasciato il fascino dei genitori e la ricchezza che spandeva e ti sei fatto povero, vagabondo, preferendo l‘esilio; perciò hai avuto in sorte la Gerusalemme celeste.

Vigorosamente confuti, o sapiente, l’iniquo giudice, guardando al giusto giudizio nei doni: per cui avendo ordinato di schiaffeggiarti sulle guance, è tagliato più rapidamente con la spada dello Spirito.

Imitando esattamente il Salvatore, sei diventato mite, semplice di cuore, pio, senza malizia, bramoso del giogo; sottomesso ai migliori, hai accettato come guida il beato Arsenio.

Theotokìon. Nella gestazione dello Spirito creatore di tutte le cose, o Vergine, hai portato al Signore di tutto come frutto il corpo nel quale ha condannato il peccato del mondo, facendo sgorgare la vita eterna.

L’altro canone. La creazione vedendo.

Nel giovane corpo hai esercitato con diligenza la saggezza e indossato la veste dell’impassibilità come un manto, perciò ora danzi senza fine con i vergini nel talamo celeste, o santo.

Come un grande sole sei sorto dall’occidente, o Elia: i raggi delle tue virtù, i bagliori dei tuoi prodigi hanno risvegliato alla penitenza quanti dormono nella notte e nelle tenebre delle passioni.

Ubbidiente alle parole del Signore, rinnegasti te stesso; con gioia, o santo, ti sei sottoposto per moltissimi anni al giogo della divina sottomissione ad Arsenio, pari agli angeli per rettitudine d’animo.

Come incorporeo hai messo i tuoi piedi nelle veglie notturne, nelle prostrazioni, nelle suppliche ardenti, divenendo un esempio e un campione, o glorioso, illustre fra tutti i monaci.

Theotokìon. Modello sublime di coloro che si umiliano, sollievo unico per chi è caduto, umile fanciulla esperta nel soffrire, con la tua vigorosa intercessione trascina in alto noi, incapaci di lodarti.

Kàthisma. Tono 3. Rapidamente sorprese.

Fin da fanciullo hai preso, o beato, la divina croce, con l’ascesi hai messo a tacere le passioni della carne e della mente, o nostro padre Elia; perciò hai attinto la grazia alle fonti del Salvatore per cacciare gli spiriti e curare le malattie a coloro che celebrano con fede la tua divina memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

Ode 4. Tu sei mia forza.

Contro di te invano il demonio si è mosso, credendo di spaventarti con fantasmi; dalla sferza delle tue preghiere, o sapiente, nero e torbido è stato smascherato e bandito, o Elia teoforo e tu cantando salmeggiavi: Gloria a te, o Potente filantropo.

Avendo purificato la mente e l’anima, o insigne, ti sei guadagnato il nome di amico della castità e ti sei rivelato un vero modello; per questo non ti sei fatto incantare dalle lusinghe dell’adultera, ma trascinato dallo zelo di schietta prudenza, l’hai consegnata in ispirito al maligno.

Sei apparso a noi come un nuovo Mosè, portando nel tuo cuore le tavole divine scritte con il Verbo di Dio; così degli eremiti ti sei fatto pastore autorevole, conducendoli ai prati dei precetti del Salvatore e abbeverandoli alle fonti dello Spirito.

Tu hai forzato la tua natura, o beato, rimanendo imperturbabile come una colonna, restando in piedi tutta la notte, o sapiente, per notti intere nelle tue preghiere insonni, digiunando per settimane, o valoroso e nobile, inondando il terreno di lacrime.

Theotokìon. Per noi, Theotòkos, hai partorito Uno della Trinità impassibile, distinto per volontà del Padre e con la sinergia dello Spirito e sei rimasta, o pura, Vergine dopo il parto; perciò giustamente di generazione in generazione sei detta beata.

L’altro canone. Già vedendo Avvacùm.

Colui che prima si vantava dissennatamente di annientare la terra e gli abissi del mare, non ti ha ingannato con i piaceri, o beato e neppure con il fuoco, che invece è stato spento con i fiumi delle tue lacrime.

O ammirabile, la folla dei demòni apparsa in forma di etiopi, si ritira dalla sacra grotta, cacciata con la sferza delle tue preghiere o santo.

Tu splendi magnifico tra i patriarchi, o sapiente, perché hai acquistato con la tua santità la franchezza di Giacobbe, lo zelo di Elia, la mitezza di Mosè, la sincerità di Davide.

Pieno di Spirito santo, il nobile Elia profeticamente annunzia la grazia che ti inonderà generosamente come tuo omonimo, o beato e pari nella gloria.

Theotokìon. Tutta la mia vita ho sciupato spensieratamente: risvegliala tu, o pura, con la sferza delle tue preghiere, all’attuazione dei divini comandamenti del tuo Figlio e Dio, o favorita dalla grazia.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

La mitezza di Mosé la schiettezza di Giacobbe, la semplicità di Davide con la tua pietà hai accresciuto divenendo dimora di virtù; per questo, ricevuta la grazia divina, curi le malattie e dei demòni scacci gli eserciti.

Come angelo, o beato, superasti i limiti della natura carnale, vestendo vili cenci, resistendo al freddo e alla canicola, cingendoti dell’impassibilità come di un vestito doppio, o Elia beatissimo.

Sapientemente godendo dei tuoi miracoli sempre stupiamo: come hai fatto a mutare in dolce vino il calice d’acqua, facendo il segno della croce e invocando il nome di Cristo, della cui grazia ti sei arricchito?

Theotokìon. Come colei che ha portato in seno il Dio, Creatore e Signore, tutte le generazioni degli uomini, o pura, ti magnificano e le schiere degli spiriti incorporei ti celebrano come Theotòkos.

L’altro canone. Per te veglio.

Eri divino tralcio di vite, vaso di letizia che zampilla riccamente, avendo mutato l’acqua in dolce vino. O prodigio nuovo che Cristo operò a Cana!

Un prodigio tremendo si è visto, o ispirato da Dio: come corvo lo spirito maligno è volato via dalla bocca di chi prima indugiava in sconvenienti incantesimi; col suggello delle tue mani è stato espulso.

Non si possono descrivere compiutamente e degnamente le tue fatiche, le tue pene, il sudore delle tue mani, la tua pazienza, in inverno, al gelo, il tuo premio per aver passato la vita con una sola tunica.

Theotokìon. O Vergine santa, sono turbato per le molte sporcizie, per i tanti peccati, per il fetore delle passioni. Tu, mare di misericordia, puliscimi; tu sei l’arca dell’alleanza per tutto il mondo.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Sei stato rapito in cielo sulla quadriga delle virtù, sei salito come Elia sul carro di fuoco; e hai occupato i monasteri eterni propiziandoci la divinità.

Grazie a te, glorioso, il fanciullo viene liberato dalla tortura, che gli infliggeva lo spirito maligno e rapidamente viene riscattato dalla tua divina affabilità e per il tocco delle tue mani sante.

Avendo chiaramente purificato gli occhi della mente da tutta la sporcizia, hai visto te stesso sollevato come Paolo verso le altezze celesti, oltrepassando i principati del cielo.

Theotokìon. Come un’arca vivente hai accolto il Verbo eterno, come tempio santo hai accolto il Creatore, come trono forgiato col fuoco porti il trofeo di tutto il creato, o Theotòkos.

L’altro canone. Fu preso, ma non trattenuto.

Nuovo Giuseppe sei stato proclamato, o beatissimo e venerabile sapiente, perché non ti sei lasciato allettare dai piaceri ingannevoli di una donna adultera, o padre illustrissimo, ma ti sei allontanato, istruendo sapientemente con la sferza dello spirito maligno, mostrando la forza dello Spirito che è in te.

Hai estirpato o beato, le tentazioni dei sensi, sei apparso specchio splendente pari agli angeli; hai sottomesso legioni di demòni e hai innalzato trofei di vittoria; ai prati verdeggianti hai condotto un gregge scelto da Dio, abbeverandolo con i tuoi insegnamenti. Custodiscilo ora con la tua intercessione.

La grazia che hai accolto turba la mente e l’udito. Con il sigillo delle tue sante mani, o beato, il fanciullo viene sanato dal suo aspetto contro natura e viene liberato dall’invasamento demoniaco: davvero tremendo il prodigio che tu hai operato, o beato.

Theotokìon. Sublime ti sei rivelata tra tutte le cose create e tra tutte le creature; o Regina del mondo, perché hai portato in te l’Eccelso e dopo il parto intatta sei rimasta; pregalo per me, che giaccio infermo, affinché mi stenda una mano di aiuto, o pura: tutto può la tua intercessione.

Kontakion. Tono 2. Del sole hai imitato.

La croce del Signore tu porti lieto sulle spalle fin dalla fanciullezza e, cingendo i fianchi di sapienza, sei salito sul carro celeste o Elia, padre glorioso e prega per noi il Signore.

Ikos.

Si diffonde realmente fino ai confini la divina grazia delle tue parole, o Cristo e in ogni carne, come sta scritto; donde hai richiamato la folla dei martiri che sperimenta le ingiurie e i castighi e hai attratto dall’adorazione la moltitudine degli asceti che vive in monti e spelonche e in anfratti scavati nella terra; uno di loro è Elia, l’illustre e a lui cantiamo: Elia padre glorioso, prega per noi il Signore.

Sinassario

L’11 di questo mese memoria del nostro padre tra i santi Elia lo Speleota.

Lo stesso giorno memoria della santa madre nostra Teodora di Alessandria.

Stichi. Virile quanto all’abito e al cuore si dimostrò la penitente di Alessandria Teodora. Vergogna e disonore mortale subì l’intelletto superbo. L’11 raggiunse la patria celeste.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Eufrosìno il cuoco.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Diodoro, Diomede e Didimo.

Stichi. Consegnando la carne ai flagelli, Diodoro e i suoi compagni, flagellarono l’errore.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Ia, di età avanzata.

Stichi. Un profumo di violetta si diffonde in aria, il sangue effuso dalla martire Ia.

San Demetrio ed Evanthìa, sua moglie e Demetriano, loro figlio, muoiono di fame.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Un tempo a Babilonia.

Davidicamente non hai concesso sonno agli occhi, né riposo alle palpebre, finché non sei divenuto amabile e divina dimora della Trinità, o Elia dal nome appropriato, gloria dei monaci.

Prodigio soprannaturale: com’è potuto accadere, o mente divina, che all’invocazione del tuo nome, la fiamma si sia divisa senza sfiorare affatto colui che aveva sorpreso in casa? Miracolo tremendo operato per mezzo tuo da Dio, operatore di prodigi.

Tu liberi dalla cecità la fanciulla che con fede si reca alla tua tomba: apparendo alla ragazza sottratta alle tenebre, le hai dato anche una spugna per lavarsi gli occhi; e quindi, ricevendo la luce splendente, ella rende grazie a Dio.

Theotokìon. Fedeli alla tradizione dei padri, noi fedeli, ti predichiamo in due nature, ma in una sola ipòstasi, o Gesù, che hai assunto tutta la nostra natura da una Vergine e noi con fede veneriamo la sua immagine.

L’altro canone. Indicibile prodigio.

Avendo l’abitudine alla contemplazione e passando il tempo in divine preghiere, vedevi te stesso elevato al di sopra degli angeli, cantando: O Dio, tu sei benedetto.

Facendo di tutta la tua vita una memoria della morte, o contemplativo, hai scavato la tua fossa con cura e di calde lacrime come tuo lacrimatoio l’hai inondato gridando: O Dio redentore, tu sei benedetto.

Non hai concesso sonno ai tuoi occhi, né riposo alle palpebre, o padre, finché non sei divenuto dimora veneranda della Trinità e vaso pieno di Spirito santo, cantando: O Dio, tu sei benedetto.

È davanti a tutti il fiume delle guarigioni che scorre senza sosta dalla tua tomba, o beato, perciò la fanciulla che a te si avvicina con fede in un istante è liberata dal cattivo spirito e canta: O Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. I pericoli dell’ade e le torture di molte tentazioni di uomini e demòni tremendi hanno dilaniato noi tuoi servi, o Sovrana, ma, rianimati dal tuo riparo gridiamo: O Dio redentore, tu sei benedetto.

Ode 7. Follemente il tiranno.

Supplice non smettevi di invocare Dio, bagnando ogni volta il tuo giaciglio di lacrime, lavando il tuo letto col flusso delle tue palpebre, sforzandoti di emigrare dalla tua patria e di abitare in Cristo. Perciò, scavando la tua tomba nei recessi della tua abitazione, hai fatto della vita una preparazione alla morte.

Per mezzo tuo, o beato, il Signore, Dio dei prodigi guarì il fanciullo, tuo servo fedele, che era penosamente sordo e muto e per mezzo tuo mostrò le mani e i piedi tutti sani alla salutifera tua tremenda apparizione cantando senza sosta: Sacerdoti, benedite, popoli, sovresaltatelo per tutti i secoli.

La tomba dei tuoi resti mortali, offrendo generosamente a tutti le guarigioni, è divenuta una fonte vivificante: ancora una volta la fanciulla viene liberata dalla possessione demoniaca e del muto si scioglie la lingua, che comincia a gridare e a strepitare senza sosta: Popolo, sovresaltalo per tutti i secoli.

Diligentemente fino alla vecchiaia non hai smesso, o ispirato da Dio, la tua opera di calligrafo dei sacri libri ispirati e hai adornato tutte le Chiese dei santi, donando gratuitamente ed esortando a benedire: Fanciulli, benedite, sacerdoti, salmeggiate, popolo, inneggia al Signore per tutti i secoli.

Theotokìon. Sei divenuta, o santissima, abitazione della luce inaccessibile: splendendo di bellezze verginali, hai superato in splendore tutte coloro che benedicono dal profondo del cuore, chiamandoti Theotòkos e con fede gridano: Fanciulli, benedite, sacerdoti, salmeggiate, popolo, inneggia al Signore per tutti i secoli.

L’altro canone. Sbigottisci tremando.

Senza difficoltà la fiamma si ritira dividendosi in due all’invocazione del tuo nome, o Elia e non brucia affatto, o santo, colui che con fede ti invoca, o padre. Tu rinvigorisci, o santissimo, con l’olio della lampada le mani inaridite da molti anni.

Divino prodigio veramente tremendo e inaudito! Come hai potuto ricollegare le membra secche, aprire le orecchie all’udito e sciogliere la lingua muta del fanciullo, apparendo visibile a tutti, avvolto in una luce splendente, illuminando il luogo in cui il tuo corpo divino giace?

Un tempo il fanciullo trovò in te un medico compassionevole e fu strappato dalle porte dell’ade, o santo, mentre agonizzava penosamente; apparso di notte in sembianze d’angelo, il monaco, liberato dal cattivo spirito per la tua apparizione, annunzia il tuo miracolo.

La schiera degli angeli, o Elia, ha assistito alla tua dormizione o santo; il cielo ha spalancato le sue porte e sono accorsi ad accoglierti le schiere degli angeli e dei santi. Ti sei messo accanto al trono della Trinità santa, dove risuona il canto soave delle anime festanti.

Theotokìon. Santo monte di Avvacùm, monte ombroso, che provvedi misticamente, ricco e santo monte di Davide, in cui si è compiaciuto di abitare il Dio altissimo, causa della nostra salvezza, Vergine Sovrana, noi ti magnifichiamo nei secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce il cielo.

Porto per quanti errano nel mare e rifugio salvifico è divenuta la tua tomba; soltanto a toccarla il sacerdote viene liberato dalla possessione demoniaca; divinamente, o operatore di prodigi, distrugge ogni malattia e ogni infermità e mandi via gli spiriti maligni.

Si celebra la tua splendente e veneranda ricorrenza ogni anno, o santo, con grande gioia, in grande letizia spirituale. In essa festeggiano con noi gli angeli e gli arcangeli, gli apostoli, i profeti e le anime dei giusti, ricompensando chi ti onora.

La tua tomba ha indicato il corpo santo come tempio beato; il cielo accoglie il tuo spirito puro; hai infatti esercitato divinamente l’ascesi fino alla vecchiaia più avanzata, hai terminato la corsa, hai conseguito degnamente, o padre, la corona della giustizia.

Tu che abiti fra i cori angelici e nella sacre dimore dei santi, ricordati sempre del tuo gregge, o Elia e riscattalo da tutte le sciagure e tentazioni e chiedi il perdono dei peccati per quanti celebrano tutta la notte la tua santa memoria.

Theotokìon. O pura e venerata Madre di Cristo, salva quanti ti invocano con affetto, abbi compassione e liberali dalla molte tentazioni; avendo infatti portato Dio in grembo, ottieni tutto quello che vuoi, operi liberamente e sei potente, o Vergine: per questo tutti ti magnifichiamo.

L’altro canone. Più gloriosa dei cherubini.

Ricevi il salario delle tue fatiche, per le tue pene hai ottenuto una degna ricompensa; hai terminato la corsa, hai conservato la fede e ora non ti rimane che la corona di gloria.

Esulta con i tuoi figli la Terra delle Saline, avendo acquisito il tuo corpo santo e beato; esulta il cielo con i cori degli angeli, accogliendo la tua anima santa.

Come sole splendente è rifulsa la tua ricorrenza annuale, che illumina quanti la festeggiano con fede e prodiga grazie infinite a chi canta le tue lodi, o santo.

Guarda dall’alto, o Elia, contempla qui radunati i tuoi figli esultanti: essi sono come un gregge, pecore della tua mandria; con le tue preghiere salvali da ogni male.

Theotokìon. Innalza il vessillo dei cristiani, rafforza con le vittorie i nostri governanti fedeli, assoggetta a loro gli sfrontati nemici per le preghiere di colei che ti ha partorito, o Cristo, nostro Salvatore.

Exapostilarion del santo. Tu che il cielo.

In cielo fra gli angeli esulti intorno al trono del Re della gloria, o Elia, gloria dei santi; con loro prega ora per noi il Signore.

Della festa.

Alle lodi sostiamo allo stico e cantiamo le stichirà e il doxastikòn del vespro. E ora della festa. Grande dossologia. Alla Liturgia le letture sono le stesse del 5 dicembre.

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Mattutino del 11 Settembre- IMemoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria

11 SETTEMBRE

Memoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria.

AVVERTENZA. In questo giorno si celebra anche l’ufficio del santo martire Autonomo, perché il 12 si fa la conclusione della festa della Madre di Dio.

Al Mattutino.

Apolytìkion della festa. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Brillarono sulla terra i raggi dell’universale gaudio del tuo parto, Vergine Madre Maria e rischiararono la mente di quanti con affetto ti cantano.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologìa, kàthisma, stessa melodia.

Per la tua venerabile nascita, tutta la terra, spiritualmente adorna dell’immateriale Spirito, con gioia a te acclama: Salve, Vergine, vanto dei cristiani.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il canone della festa e quello dei santi. Il canone della beata. Poema di Ignazio.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Colma la mia bocca, Signore, della tua lode per cantare la tua inneggiatissima gloria e celebrare le pene di Teodora, che ti fu gradita per lo splendore della vita.

Più splendente del sole è sorta oggi la tua sacra festa, illuminando le anime nel mondo e respingendo con vigore le tenebre dei demòni, o ammirabile.

Non ti vide peccare il sole tramontante, mentre l’intramontabile, essendo l’unico che tutto conosce, ti vide e irraggiò coi raggi della penitenza gli occhi della tua anima, divinamente beata.

Theotokìon. Come talamo animato, come tempio incorrotto, come porta celeste, come divina mensa, come palazzo, come trono del Sovrano, Maria casta con inni onoriamo.

Un altro canone di s. Autonomo.

Ode 1. Tono 4. I carri di faraone.

Sempre illuminato dal bagliore tearchico, o gerarca, strappami dalla tenebra del peccato, affinchè celebri oggi la tua festa splendente.

Come imitatore di Paolo, divenuto gerarca, percorresti tutta l’ecumène predicando l’annunzio salvifico e rovesciasti gli altari degli idoli.

Confermata la tua anima sulla roccia spirituale, ucciso con pietre, con gioia avanzasti verso la vita eterna, Autonomo sacro martire.

Theotokìon. Generasti il nato prima di te dal Padre, Madre ignara di nozze, oltre ragione e verbo; supplicalo per noi, che piamente t’inneggiamo.

Ode 3. Come sorgente.

Indossando abito e pensiero virile, di fretta corresti a unirti alle schiere dei monaci per lottare contro il maligno principe del mondo.

Declinando al maschile il tuo nome, trasformasti anche la tua fragilità femminile e, sotto il tuo abito nuovo, con le opere ti rivelasti preziosa come un dono gradito a Dio.

Con mente umile e condotta eccellente ti sforzasti di servire i ministri di Dio, perciò egli ti elevò alla vetta dell’apatia.

Theotokìon. Mi flagella la tempesta del peccato e l’onda di pensieri inopportuni; abbi compassione, purissima e stendi la mano come compassionevole, affinché, salvato, ti magnifichi.

Del santo. Si è consolidato il mio cuore.

Le tue persecuzioni, lapidazioni e trafitture e il sangue copiosamente versato, le catene, le prigioni e la tua morte canto, o martire e gerarca Autonomo.

Rovesciando l’empietà con la diserzione, coi rigagnoli del tuo sangue, o martire, illustrasti la veste del sacerdozio e regni con Cristo, Re dei secoli.

Non sopportando i tuoi prodigi, l’ostile persecutore mise in campo numerose prove contro di te, beatissimo, ma tu lo uccidesti con l’arma della croce.

Theotokìon. Trovando te, Theotòkos, più santa degli angeli e più vasta dei cieli, l’Infinito per natura, che dimora nel santuario, trova posto in te e mi salva.

Irmòs. Si è consolidato il mio cuore nel Signore, che dà preghiera a chi preghiera, poiché l’arco dei forti si è indebolito e i deboli si sono cinti di forza.

Kàthisma della santa.

Tono 4. Presto intervieni.

Per l’ascesi facesti risplendere il tuo santo abito e ti sei offerta come un dono al Dio incarnato; avendo ricevuto da lui, o beata Teodora, il carisma delle guarigioni, allontani le infermità e per noi che ti acclamiamo chiedi la salvezza.

Gloria. Del santo. Uguale.

Doppia corona d’immortalità ti ha donato Cristo, o beato, come atleta vittorioso e sacro gerarca; poiché hai offerto a lui sacrifici incruenti e senza macchia imitasti la sua divina passione per gioire della sua beatitudine infinita.

E ora. Della festa. Uguale.

Sii magnificato, Giuda e trionfi Davide; rinnovati, Adamo, esulta, Levi; dalla loro stirpe Cristo è stato concepito; accorda la tua cetra, o innografo e di’: Chi è questa infante che chiami figlia tua? E’ la nutrice della mia vita, la Madre di Cristo Dio.

Della beata. Ode 4. L’ineffabile divino.

Digiunasti con pazienza molti giorni come un incorporeo, mentre Cristo rinvigoriva la tua debolezza con la sua onnipotente volontà e ti nutriva di divina grazia.

Desiderasti l’abito divino, l’incorruttibile veste, perciò indossavi un cilicio lacero, infliggendo pene alla tua carne.

Guarda la mia miseria e i miei sospiri, guarda anche la mia afflizione e scarica il pesante fardello del mio peccato, gridava Teodora a colui che solo può salvare.

Theotokìon. O prodigiosissima Madre di Dio, fa’ splendere su me il bagliore della penitenza, dissolvi l’oscurità dei miei innumerevoli mali e scaccia, o fanciulla, i pensieri maligni del mio cuore.

Del santo. Ho inteso, Signore.

Incatenato dall’amore di Cristo, padre, sciogliesti con la trama dei tuoi discorsi quanti l’errore incatenava e li inchiodasti all’amore della vera vita.

Essendo abilissimo medico, con le parole della fede, o martire, addolcisti le piaghe di quanti i vani idoli avevano avvelenato, o sapientissimo.

Sia venerato l’ammirabile Autonomo, bellezza dei martiri, splendore dei sommi sacerdoti, fondamento della Chiesa e fermo sostegno dei fedeli.

Theotokìon. Nel mare delle compassioni di te, che generasti nel mondo la vita, ucciso dalle colpe mi rifugio, o casta; salvami, Sovrana, per le tue preghiere.

Della beata. Ode 5. Stupisce l’universo.

Stupirono le schiere degli incorporei al vederti in un corpo materiale imitare la loro vita e venerabile virtù e contrastare il nemico, che un tempo ti aveva intrappolato con l’inganno, o Teodora.

Dio ti sottomise l’ostilità delle belve, donandoti la grazia delle guarigioni; lo testimonia colui che venne salvato e guarito dalla tua mano, quando una fiera crudele lo lasciò ferito, o illustre.

Il nemico instancabile ti suscitò molteplici tentazioni, ma con la spada dell’umiltà, beata madre, lo trafiggesti fracassandone la scaltra testa, o Teodora divinamente ispirata.

Allevasti il bambino con pensiero perfetto, o illustrissima Teodora, sopportando la cattiva calunnia ringraziando l’Onnipotente, che ti donava forza rendendoti ammirabile.

Theotokìon. Sei tu forza e sostegno del mio debole cuore, o Vergine non sposata, muro incrollabile contro il volto del nemico, salvando da tutti i mali, sbaragliando le falangi del malvagio avversario.

Del santo. Fa’ sorgere su me, Signore.

Sei sorto nel firmamento della Chiesa come chiaro sole e illumini coi raggi dei tuoi agoni e prodigi i fedeli, dissolvendo la tenebra dei demòni, o martire Autonomo.

Bello come stilo ben affilato dal santissimo Spirito ti rivelasti, Autonomo: la tua lingua incideva la legge di Cristo sulla superficie dei cuori dei devoti.

Lo Spirito santissimo, trovando te, scrigno e alloggio della sua immateriale venuta, ti colmò di divini carismi, o ieromartire di Cristo.

Theotokìon. Fa’ sorgere i raggi della tua misericordia su me, sempre preso nella notte del peccato e guidami alla luce della penitenza, o casta, affinché t’inneggi.

Della beata.

Ode 6. Celebrando questa divina.

Offrendo la fonte delle tue lacrime e consumandoti gemendo senza sosta, ringraziando sopporti l’isolamento dei monaci, o beata in Dio.

Bevevi acqua di mare, mangiavi piante selvatiche, dimorando con le fiere, abitasti il deserto come il cielo, o ammirabile.

Soffristi le bruciature del sole e sopportasti il gelo della notte, riscaldata dalla grazia del divino Spirito, perciò sperimenti la felicità celeste.

Theotokìon. L’urna divina, la mensa che portò il pane di vita, la terra non coltivata, il santo monte, la fanciulla Madre di Dio con inni onoriamo.

Del santo. L’onda dei pensieri.

Guidato dalla mano divina, attraversasti senza danno il mare dell’errore e approdasti al calmo porto del regno celeste, ieromartire Autonomo.

Quando una lancia trafisse il tuo fianco, imitasti la passione di Cristo e quando una grandine di pietre ti coprì, somigliasti davvero al protomartire.

Celebrando il giorno venerabile della tua morte, con fede ti preghiamo: avendo familiarità con Dio, supplica senza sosta per noi, o illustrissimo.

Theotokìon. La marea dei miei numerosi peccati mi spinge verso il baratro della disperazione, ma con la tua mano supplice scampami e salvami affinché t’inneggi, o inneggiatissima.

Irmòs. L’onda dei pensieri afferrandomi, mi spinge verso il baratro di innumerevoli peccati, ma tu, buon timoniere, previenimi e scampami e come il profeta salvami.

Kontàkion della santa.

Tono 1. Stupisca il coro angelico.

Fuggendo la notte delle passioni, o divinamente ispirata, ti avvicinasti spiritualmente al sole della gloria, mortificando con l’ascesi i sussulti della carne; perciò divenisti esempio dei monaci e correzione di quanti nella vita sono caduti: perciò ti onoriamo.

Ikos.

La tua vita divenne esempio per quanti sono caduti e vogliono accostarsi con la penitenza a colui che può perdonare le colpe, come sta scritto: per aver creduto in lui, infatti, come la peccatrice offristi in luogo di unguento piogge di lacrime; sommergendo con esse il serpente, l’annientasti e ti coronasti di vittoria, Teodora beatissima. Per questo, uccidendo la belva con le tue preghiere, risuscitasti un morto per la potenza del tuo Creatore, per il quale mortificavi te stessa: perciò ti onoriamo.

Sinassario.

L’11 di questo mese memoria della santa madre nostra Teodora di Alessandria.

Stichi. Virile quanto all’abito e al cuore si dimostrò la penitente di Alessandria Teodora. Vergogna e disonore mortale subì l’intelletto superbo. L’11 raggiunse la patria celeste.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Eufrosino il cuoco.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Diodoro, Diomede e Didimo.

Stichi. Consegnando la carne ai flagelli, Diodoro e i suoi compagni, flagellarono l’errore.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Ia, di età avanzata.

Stichi. Un profumo di violetta si diffonde in aria, il sangue effuso dalla martire Ia.

San Demetrio ed Evanthìa, sua moglie e Demetriano, loro figlio, morirono di fame.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della beata.

Ode 7. I fanciulli di senno divino.

Il nemico prodigo di espedienti ti apparve per colpirti con insopportabili colpi, ma tu facesti crollare il suo orgoglio impotente cantando: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Con la tua intercessione, o gloriosa, colmasti d’acque le cisterne prosciugate: operando con sapienza un miracolo magnificasti il Dio, che ti glorificava, al quale cantiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Con i flutti delle tue lacrime estinguesti la fiamma delle passioni e bruciasti nel fuoco delle continenza i rovi del nemico, cantando: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Vergine Regina, che partoristi Cristo nostro Re, abbi pietà e salvami, consolida nella fede la mia anima scossa dalle passioni e guidami nel sentiero della salvezza, o salvezza dei fedeli.

Del santo.

Tu che sul monte.

Gettato nel crogiuolo dei castighi, ti mostrasti più puro dell’oro, rischiarandoci con lo splendore dei tuoi miracoli, o santo.

Gli adoratori di pietre, lapidando te, glorioso e giusto, realmente ti spinsero verso la pietra della vita, il Cristo, che tu amavi.

Le persecuzioni che subisti ebbero per effetto di scacciare i demòni e il tuo sangue versato a flutti spense la fornace dell’ateismo.

Theotokìon. Nel seno virginale ponesti la tua dimora e lo facesti più vasto dei cieli: o Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Della beata.

Ode 8. Il parto della Theotòkos.

Rapito in estasi, il tuo capo, nella pura luce dello spirito vide i beni che il Signore ti aveva preparato: il Paradiso splendente e l’ineffabile talamo dello Sposo in cui, o Teodora, ti fece dimorare l’arbitro delle lotte.

I cori degli angeli, dei martiri e dei santi monaci, accompagnando ai cieli la tua anima, Teodora, la portarono nel tempio celeste, nel riposo superno, là dov’è la dimora di quanti si rallegrano e gridano: O Cristo, ti esaltiamo nei secoli.

La moltitudine dei monaci radunati seppellisce con fede il tuo corpo; vedendo un prodigio, appresero cose straordinarie, perché tu, donna nel corpo, hai voluto abitare in mezzo a uomini, custodita dalla mano dell’Onnipotente, o Teodora di senno divino.

Theotokìon. Ti seguivano donne respirando il gradevole profumo del tuo Unigenito rifulso dal tuo grembo, o castissima Sposa divina e con te realmente regnando inneggiano a Cristo nei secoli.

Del santo. La terra e tutto ciò.

La terra accolse il tuo venerabile sangue versato per Cristo, i cieli la tua anima, che veniva con gloria, i cori degli angeli e gli spiriti di tutti i giusti, nella gioia, ti vennero incontro, o martire.

I rivi del tuo sudore estinsero il fuoco degli empi, i fiumi dei tuoi miracoli, beato martire Autonomo, prosciugarono i mari delle passioni di noi, che ti cantiamo per tutti i secoli.

Passando ovunque predicavi il nome di Cristo, spezzando gli altari dell’errore, illuminando quanti erano nel buio dell’ignoranza e rendendoli templi del tuo Creatore, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Theotokìon. Terra santa in cui abitò Cristo, pietra della vita, porta della luce spirituale, monte realmente non tagliato, paradiso di gloria e candelabro aureo sei chiamata, casta Vergine, sempre benedetta.

Irmòs. La terra e tutto ciò che contiene, il mare e le sorgenti, i cieli dei cieli, la luce e l’oscurità, il gelo dell’inverno e l’ardore dell’estate, i figli degli uomini e i sacerdoti lodino il Signore e lo esaltino per tutti i secoli.

Della beata.

Ode 9. Ogni abitante.

Come astro tramontato al mondo ascendesti alla vita celeste, lasciandoci come raggi le opere della tua vita e le tue virtù per rischiarare il cuore di tutti quelli che con fede celebrano la tua memoria.

Le porte dei cieli luminosamente si aprirono accogliendoti e ora la Chiesa dei primogeniti festeggia con gli eletti, o illustre Teodora, la tua sacra anima con gli eletti, là dov’è la voce dei festanti e la luce senza sera.

Ottenesti, come speravi, le ricompense delle pene, onori celesti, smettesti di desiderare avendo trovato la fonte dei beni: vedi chiarissimamente e purissimamente le delizie dello sposo, che le schiere degli angeli contemplano, o Teodora.

Theotokìon. Salvami, o pura, che concepisti il Salvatore misericordiosissimo, abbi pietà di me, tuo servo, guidami sulle vie della penitenza e risparmiami dagli scandali del maligno, liberami di suoi agguati, o Theotòkos, aiuto dei fedeli.

Del santo. Poiché il potente.

Chiarissimamente sei partito verso la luce senza sera, mentre si spezzavano gli specchi della carne e ora contempli più perfettamente il Cristo desideratissimo, o beato Autonomo.

Terminata la tua corsa e custodita la fede, ricevesti la corona della vita e senza sosta preghi il Redentore per noi, o ieromartire di Cristo.

E’ sorto per te lo splendore di una vita senza sera, o sommo sacerdote, che compisti sulla terra le opere di luce e sempre ti allieti in Cristo nei secoli.

Theotokìon. Speranza e protettrice dei fedeli, salva dalle passioni e da tutte le tentazioni noi, che sempre ti diciamo Madre di Dio, o pura.

Irmòs. Poiché il potente ha fatto per me grandi cose e santo è il suo nome, la sua misericordia è di generazione in generazione per quanti lo temono.

Exapostilarion della santa. Udite, donne.

Mutato l’abito, dimoravi di nascosto in mezzo a monaci, sposa di Cristo Teodora, ferita dall’eros divino. O meraviglia: Come hai sopportato l’ingiusta calunnia, mettendo in fuga il seduttore di Eva, o madre santa!

Del santo. Sotto gli occhi.

Tra i sacerdoti apparisti vanto dei martiri e ottenesti duplice corona, o beato, calpestando ogni inganno degli idoli, o sacerdote Autonomo: per questo hai ricevuto i premi della vittoria, o beatissimo.

Della festa. Nel sacro Spirito.

Dalla sterile Anna è nata oggi come fiore la Madre di Dio, che riempie tutti i confini del mondo di divina fragranza e colma il creato d’eterna gioia: celebrandola degnamente, onoriamola come colei che sta al di sopra di tutti i figli della terra.

Allo stico, stichirà della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Magnifica figura del tuo sacro parto, o Anna dal divino sentire, è stata la verga di Aronne che, secca, è fiorita.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Quando ti compiacesti di assumere l’umana sostanza materiale, traesti da una sterile la Madre tua, Signore.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Come in un nuovo cielo tu hai preso dimora nel grembo della Vergine Theotòkos, o Verbo, divinizzando la stirpe dei mortali, o Sovrano.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Venite, stirpe di Adamo, cantiamo la purissima Vergine Maria, che proviene da Davide e ha partorito Cristo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 10 Settembre- Memoria delle sante martiri Minodora, Mitrodora e Ninfodora

10 SETTEMBRE

Le sante martiri Minodora, Mitrodora e Ninfodora.

Al Mattutino.

Apolytìkion della festa. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Proclamalo Davide, che cosa ti ha giurato Dio? Ciò che mi ha giurato, egli dice, ecco lo ha compiuto, donando la Vergine dal frutto del mio grembo: da lei il Cristo creatore, il nuovo Adamo, è stato generato re sul mio trono e oggi regna colui che possiede il regno incrollabile. La sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma, stessa melodia.

Dalla radice di Iesse e dai lombi di Davide nasce oggi per noi la divina fanciulla Maria: per questo l’universo è rinnovato e divinizzato. Rallegratevi insieme, cielo e terra, lodatela, famiglie delle genti. Gioacchino gioisce e Anna festeggia gridando: La sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il canone della festa e quello delle sante. Acròstico: Di tre pure sorelle onoro le lotte. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

A noi, che ora celebriamo le vostre divine lotte e le vostre opere rette, rendete propizia la Trinità increata che piamente avete confessato, o gloriose martiri, beate in Dio.

Protette dalla divina arma della fede le fanciulle non temettero le parole del nemico e affrontarono la bufera delle torture e persino una morte ingiusta per la vita di tutti.

Ottenendo vigore dalla forza del Creatore onnipotente, le illustrissime hanno dimostrato la loro fermezza schiacciando il grande e tortuoso serpente calpestandolo con i piedi.

Theotokìon. Come talamo animato, tenda incorrotta, porta celeste, mensa divina, palazzo e trono del Sovrano, con inni onoriamo la pura Maria.

Ode 3. Non nella sapienza.

Con pensiero mortifero l’iniquo tiranno vi spingeva a rinnegare Cristo, la nostra vita, illustrissime fanciulle.

Il coro delle martiri non fecero conto alcuno degli strumenti di tortura posti loro innanzi, contemplando con fede te, Onnipotente, che solo puoi salvare.

Attraverso i supplizi le beatissime sante martiri trovarono un tesoro nei cieli e fama eterna, avvicinandosi a Dio.

Theotokìon. Apparendo allontana la tenebra della mia anima, spezza le catene di peccato e salvami, pura Vergine, che concepisti il compassionevolissimo.

Irmòs. Non è la sapienza, né la forza, né la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Cristo, sapienza enipostàtica del Padre, poiché non c’è santo all’infuori di te, filantropo.

Kàthisma delle martiri.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Il coro celeste dei ministri incorporei ammirarono la vostra grande risolutezza: come fossero altri a soffrire sopportaste la rottura delle gambe fino all’amarezza della morte, sconfiggendo in un corpo femminile il serpente, spose vergini del Dio vivo e campionesse della fede.

Gloria. E ora. Della festa.

La Vergine Maria e veramente Madre di Dio, come nube della luce oggi è rifulsa su di noi e proviene dai giusti per la nostra gloria. Adamo non è più condannato, Eva è liberata dai lacci e per questo acclamiamo gridando con franchezza all’unica Pura: Annunzia gioia, la tua nascita, a tutta l’ecumène.

Ode 4. Colui che siede.

Splendendo per i raggi della croce, l’illustre Mitrodora subì di esser sospesa al legno spegnendo il supplizio dell’infocato carbone dell’errore con la rugiada dell’amore di Cristo.

Guardando e contemplando in chiarissima visione col pensiero la bellezza non artefatta dello Sposo, colpita da una spranga, l’illustre Minodora sopporta strenuamente le pene.

Appariste vergini e vi glorificaste chiaramente amando totalmente il Verbo glorioso, per il quale con affetto avete sopportato valorosamente l’assalto dei patimenti.

Theotokìon. Fa’ rivivere me, morto per la malizia del tentatore, o purissima che concepisti la vita: in te, infatti, mi rifugio; afferra me, caduto nell’abisso delle trasgressioni, tu che sei compassionevole, o pura.

Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Dimostrando in tribunale animo risoluto e pensiero invincibile, le martiri ottennero corone di vittoria.

Ninfodora, che desidera lo sposo immortale, viene ora appesa e sopporta valorosissimamente lacerazioni di uncini di ferro.

Il fulgore trilucente, la casa tripartita, la dimora della Trinità, le vergini di senno divino siano celebrate con inni.

Theotokìon. Avendo trovato te sola eletta, buona e purissima, il Verbo sovradivino prese corpo da te, piena di grazia.

Ode 6. A te sacrificherò.

Desiderando contemplare la tua bellezza non artificiosa, le martiri, ferite dal tuo dolcissimo amore, o Verbo senza principio, nobilmente sopportarono l’amarezza dei supplizi.

Come gigli le illustrissime fanciulle sono fiorite nel prato del e hanno profumato con la grazia dello Spirito la Chiesa con esalazioni di molti tormenti.

Desiderando solo lo Sposo immortale, le giovani fanciulle, sostenute da una forza invisibile, non temettero la morte visibile.

Theotokìon. Santo è il Signore, che dimorò nel tuo grembo, avendoti trovato più santa e più pura di tutto il creato, Sovrana incorrotta Madre di Dio.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Dopo aver valorosamente lottato per la Trinità santa, metteste in fuga l’astuto nemico, fraternamente legate in ispirito; perciò siete degne di dimorare con le cinque vergini nella celeste dimora dello sposo, vittoriose martiri; con gli angeli, dunque, ora esultate senza sosta presso il Re dell’universo.

Ikos.

La Chiesa di Cristo prepara nella fede la santissima celebrazione di martiri sorelle, festeggiando piamente la vostra luminosa, splendida memoria fulgidissima, o illustrissime e di eguali costumi: voi, dopo aver calpestato con forza l’avversario quaggiù, foste cinte di corone per mano del Re dell’universo; a lui chiedete per me luce, perché io onori degnamente la vostra memoria e le vostre mirabili e divine opere forti, o voi che state con gioia senza sosta presso il Re dell’universo.

Sinassario.

Il 10 di questo stesso mese memoria delle sante martiri Minodora, Mitrodora, Ninfodora.

Stichi. A Minodora, Mitrodora Ninfodora i crudeli supplizi parvero delizie. Il dieci tutte e tre passarono al Signore.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Baripsabà.

Stichi. Baripsabà, per il divino sangue del Sovrano, versò il suo sangue.

Lo stesso giorno la santa imperatrice Pulcheria si addormentò in pace.

Stichi. Salmicamente, o Cristo, Pulcheria sta alla destra del suo Re.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli Apelle, Luca e Clemente.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Ia, che perì di spada.

Stichi. Dalla terra una spada recise Ia e a te fu offerta, o Salvatore, come una viola.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. A Babilonia un tempo.

Saggiamente sputaste sull’ordine del tiranno di sacrificare agli idoli, per gridare: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Rischiarando lo spirito con raggi divini, disperdeste la tenebra degli idoli per gridare, o illustrissime: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Né taglio di membra, né prove, né afflizione poterono separare del tutto da Cristo le martiri, che gridavano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Fosti degna di portare oltre natura nel tuo grembo il Dio che riplasma i mortali, che con fede cantano: benedetto sei tu, o Cristo.

Ode 8. Redentore dell’universo.

Rafforzate dall’amore del Creatore, smussaste gli aculei del serpente: in corpi femminili affrontaste lotte virili e siete incoronate con corone divine.

Affrontati fisicamente in mezzo allo stadio nemici invisibili, ora le vergini sagge gioiscono con gli incorporei gridando: Benedite, opere, il Signore.

Rinfrancate in Dio salvatore, rinvigorite in Cristo Gesù, fiaccaste la debole forza del nemico gridando: Benedite, opere, il Signore.

Otteneste il regno superno per regnare con Cristo, abbellite da svariate ferite di torture, o illustrissime giovani fanciulle.

Theotokìon. Come tempio senza macchia di Dio lo accogliesti incarnato e noi conoscendolo in due nature, o fanciulla, gli cantiamo: benedite, opere, il Signore.

Irmòs. Redentore dell’universo, Onnipotente, scendendo refrigerasti i devoti che stavano in mezzo alla fiamma e insegnasti a cantare: Opere tutte, benedite, inneggiate al Signore.

Ode 9. Da te, o Vergine.

Volendo contemplare la bellezza dello Sposo celeste, a lui in ogni modo tendevate, cercando l’immortalità in corpi mortali; perciò degnamente siete beatificate.

In mezzo ai tiranni vi rivelaste come pure agnelle in mezzo ai lupi, sconfiggendo il loro bestiale furore, lasciandovi condurre a Cristo come vittime gradite.

Vi intrecciaste una corona imperitura cercando, o vergini martiri, la gloria di Dio e foste degne di ottenere il regno inalienabile con i martiri.

La gloria di cui foste degne nei cori celesti, pregate che l’ottengano quanti con affetto festeggiano la vostra memoria, poiché avete familiarità presso il Sovrano, o vergini venerabili.

Theotokìon. Risparmiami, o Cristo, quando verrai con gloria a giudicare il mondo; sciogli la tenebra delle mie passioni per le suppliche di colei che ti concepì e delle tue venerabili martiri, tu che sei buono e misericordiosissimo.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion delle martiri.

O Verbo, luce immutabile.

Le tre vergini, amando ineffabilmente Dio, predicano la Trinità davanti ai tiranni: perciò, subendo i tormenti, ottengono la corona dell’incorruttela.

Theotokìon. Uguale.

O dolcezza degli angeli, illuminazione degli uomini, protezione del mondo, Genitrice di Dio Maria, libera dalle colpe i tuoi cantori, o Vergine.

Allo stico delle lodi, stichirà della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Prole di Gioacchino e Anna, la Vergine apparve agli uomini, sciogliendo tutti dalle catene del peccato.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Davvero la sterilità di Anna divenne monte adombrato, da cui fu donata la salvezza a tutti i fedeli.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Spezzàti i vincoli della sterilità di Anna, la Vergine purissima da lei procede, per accordare agli uomini il perdono.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Su dunque, fedeli, glorifichiamo la Vergine: poiché da una sterile è stata partorita colei che rinnova la nostra natura insterilita.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 9 Settembre- Memoria dei santi e giusti progenitori di Dio Gioacchino e Anna e del santo martire Severiano

9 Settembre

Memoria dei santi e giusti progenitori di Dio Gioacchino e Anna e del santo martire Severiano.

Al Mattutino.

Apolytìkion dei santi. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria dei giusti progenitori di Dio, mediante loro ti imploriamo: Salva le nostre anime.

Della festa. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

Dopo la prima sticologia.

Kàthisma della Theotòkos.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Prodigiosamente partorita dalle doglie di una sterile, generasti oltre natura da grembo verginale; apparsa come bella pianticella, germogliasti per il mondo la vita; perciò le potenze del cielo gridano a te, Theotòkos: Gloria a questo tuo avvento, o venerabile; gloria alla tua verginità; gloria alla tua maternità, o sola purissima.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, altro kàthisma.

Tono pl.1. Cantiamo, fedeli.

Esultano ora tutti gli esseri del cielo, il genere umano festeggia con loro e misticamente i profeti insieme si rallegrano, perché colei che nelle generazioni antiche già avevano vista in figura, come roveto, urna e virgulto, come nube, porta, trono e grande monte, oggi nasce.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il canone della festa e dei santi.

Il canone dei santi ha il seguente Acròstico: I tuoi genitori, o purissima, canto con zelo.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

Eccellendo per lo splendore delle virtù, l’illustre Gioacchino e la divina Anna furono degni di germogliare la lampada da cui brillò il Sole spirituale, che secondo la carne si levò dal suo grembo.

Protési a Dio con tutta la forza, rivolgendo senza sosta a lui i loro pensieri, i divini Gioacchino e Anna hanno concepito la purissima Vergine Theotòkos, più santa di ogni creatura.

Avendo una condotta di vita sublime e un’esistenza luminosissima, insieme siete divenuti superiori a tutti i genitori terrestri, generando la Vergine pura e divenendo per essa progenitori del nostro Dio.

Iniziatori di tutta la salvezza, il beatissimo Gioacchino e la gloriosa Anna, concepirono la pura e casta Theotòkos senza macchia, ricevendo la ricompensa della loro devozione a Dio.

Canone del martire.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraverso l’umido.

Malgrado la violenza dell’ordine empio, che imponeva di immolare agli idoli sordi e inanimati, Cristo trionfò per la ferma e generosa resistenza dei martiri.

Lysia si accanisce contro Cristo e tutti quelli che sorprende adorarlo come Dio, li fa arrestare per infligger loro ogni specie di tormento: tu, però, o santo, lo confondesti.

Sbalordisti, o beato, l’empio avanzando nello stadio valorosamente: con coraggio denunziasti la falsità, la futilità e l’impotenza degli idoli.

Theotokìon. Tu solo alloggiasti colui che i cieli non possono contenere, quando dimorò divinamente nel tuo grembo, prendendo da te la stessa natura dei mortali.

Ode 3. Stabiliscimi sulla roccia.

Sterile e senza figli, imploravi piangendo il Creatore e fosti degna, o Anna, di partorire la Vergine fra tutte la più benedetta, gridando: Non c’è santo come te, Signore.

Arricchito dalla grazia divina inabitante in lui, Gioacchino, divinamente ispirato, fu degno di generare colei che procurò la salvezza agli uomini, alla quale cantiamo: Nessuno è puro come te, Sovrana nostra.

Inneggiamo alla santissima coppia, da cui per noi è sorta la Vergine, più santa di ogni creatura, colei che generò il Dio al quale inneggiamo: Non c’è santo come te, Signore.

Sfuggendo alla vergogna della sterilità, Anna concepì la Madre di Dio, che riscatta prodigiosamente l’onta di Eva e alla quale inneggiamo: Nessuno è puro come te, o Sovrana nostra.

Del martire. Tu sei saldezza.

Crudelmente flagellato per Cristo, esultavi nella certezza di ottenere la ricompensa delle tue pene, o sapiente.

Straziato dalle nerbate dei carnefici che si alternavano spesso, o glorioso, non sentivi nulla, come fossi in un corpo estraneo.

Trovasti la ricompensa presso Cristo, ricevendo dalla sua mano la corona di giustizia e gioia infinita.

Theotokìon. Tutta bella sei tu, amica mia, disse Salomone nel suo Cantico, vedendoti avanzare, pura Madre di Dio.

Irmòs. Tu sei saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma del martire.

Tono 1. I soldati a guardia.

Armando l’anima di valore, o divinamente ispirato, consegnasti te stesso a ogni specie di tormenti, infiammato dall’amore per il tuo Sovrano, o beatissimo; perciò svergognasti il furore del tiranno e ricevesti in ricompensa da Dio l’incorruttibile corona dei vincitori.

Gloria. E ora. Della festa.

Tono pl. 1. Cantiamo il Verbo.

Gioacchino e Anna festeggiano, poiché degnamente hanno ottenuto grazia in Dio e hanno generato come frutto il tempio divino, la pura Vergine, la Theotòkos, l’unica benedetta, che sempre intercede per la salvezza delle nostre anime.

Dei progenitori.

Ode 4. Sei venuto dalla Vergine.

Gioacchino, sapiente in Dio e divinamente ispirato, riceve con gioia dalla sterile la Vergine il cui concepimento verginale libera dalla sterilità il mondo.

Il progenitore di Cristo, il beatissimo Gioacchino ora ci prepara una festa spirituale, lui che generò la Madre di Dio, la fanciulla purissima.

La grazia ha prodotto colei che deve salvare gli uomini dalla morte e dalla rovina e divenire Madre di Dio, accogliendo prodigiosamente il Verbo eterno incarnato.

Dalla radice di Iesse è sorta la coppia da cui è spuntato il ramo recante il fiore che colma tutto il mio essere col profumo della sua divinità.

Dirigi la mia vita, o Madre di Dio, guidandola all’osservanza dei divini precetti del Verbo in te incarnato e conducimi alla sua luce, Madre Vergine e divina sposa Maria.

Del martire. Ho udito, Signore.

Con le sue lusinghe il tiranno pensava di piegarti, o martire, svigorendo la tua forza, ma gli parve di scagliar frecce contro il cielo.

Dichiarasti al tiranno: Non comprendi, o folle, che la potenza di Cristo mi rende saldo contro pene e tormenti?

O tiranno, diceva Severiano, come potrei, stando ancora nella carne, sopportare l’amputazione delle membra, se non mi fosse data forza dall’alto?

Theotokìon. Santissima sposa di Dio, per le tue preghiere aiutami a liberarmi dal maligno, perché glorifichi te, mia speranza.

Dei progenitori.

Ode 5. L’illuminazione.

Gioacchino e Anna, casta coppia, splendono di purezza concependo colei che orna con il fulgore divino della verginità la sterile natura degli uomini.

La casta coppia, Gioacchino e Anna, venerabili e illustri sposi, concepirono il trono verginale divinamente preparato per il Dio che regge l’universo nella sua mano.

Gioacchino e Anna, divini veggenti, con sapienza furono degni di concepire la porta luminosa del sole d’oriente, venuto dall’alto per guidare gli smarriti.

Dalla sterilità come da una pietra l’Onnipotente si compiacque di intagliare le tavole divinamente scritte della nuova legge, su cui il Verbo divino traccia negli ultimi tempi il riscatto dalla legge antica.

Dégnati, Madre di Dio, di illuminare con la tua luce il mio spirito oscurato dal peccato, dileguando le tenebre dell’ignoranza e dell’errore, o Vergine all’infuori di te non conosco altra protezione.

Del martire. Vegliando a te gridiamo.

Fosti legato al palo e il tuo corpo fu dilaniato con uncini di ferro per il Re di tutti, o illustrissimo.

Signore mio Dio, gridasti, donami la forza di terminare, dilaniato, questa lotta del martirio.

Come il tiranno ti vide sopportare le torture, o glorioso, quel crudele restò fulminato.

Theotokìon. Speranza, soccorso e mia protezione, salvami, Theotòkos, per le tue preghiere, dagli scandali del serpente.

Dei progenitori.

Ode 6. Avvolto dall’abisso.

Ricevendo il fertile seme della divina illuminazione, Anna, un tempo sterile, poté generare la regina di tutto il creato.

La sterile generando, ora, per volere di Dio, accetta di accogliere la Vergine, che genera senza volere di carne, chiaramente per volere dello stesso Dio.

Nella luce dello Spirito Isaia vide il frutto prodotto da Anna e Gioacchino come il nuovo libro in cui fu scritto il Verbo incarnato.

Mistero precede mistero: colei che era un tempo sterile, generò per grazia la patrona della salvezza, apparsa a noi nel parto verginale.

Del martire. Una vesta luminosa.

Il tiranno ti rinchiuse in prigione, volendo costringerti a rinnegare per fame il Signore, che servivi dall’infanzia, o beatissimo.

Condotto in prigione, o sapiente, esortavi con coraggio tutti quelli che ti vedevano a non rinnegare Cristo.

Rifiutando di sacrificare agli idoli, il crudele tiranno, nella sua follia, ordinò di prenderti e farti a pezzi.

Theotokìon. Fa’ che per le tue preghiere, nel giorno tremendo del giudizio, io, tuo cantore indossi una veste di luce, o Vergine.

Irmòs. Una veste luminosa concedimi, tu che ti rivesti di luce come d’un manto, misericordiosissimo Cristo, Dio mio.

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Si rallegra ora Anna, sciolta dai vincoli della sterilità e nutre la Purissima, invitando tutti a celebrare colui che dal suo grembo donò ai mortali l’unica Madre ignara d’uomo.

Ikos.

Colei che per la preghiera fu sciolta dai vincoli della sterilità ci invita a festeggiare con lei il prodigio e a offrire doni alla neonata, supplicando con affetto davanti a lei, che un tempo le vergini precedevano sollecite in danza, acclamando: Ecco, è giunta colei che rialza tutti; ecco, è liberato Adamo, perché Anna ha dato il frutto: l’unica Madre ignara d’uomo.

Sinassario.

Il 9 di questo mese sinassi dei giusti Gioacchino e Anna.

Stichi. Gioacchino con la moglie oggi gioisce, essendo vicino il giorno della salvezza del mondo. I progenitori di colui che ci libera dal male, hanno meritato la loro sinassi festiva il giorno nove.

Lo stesso giorno il martire Severiano, portando una pietra ai piedi, perisce sospeso in aria dalle mura.

Stichi. Sebbene porti una pesante pietra legata ai piedi, il martire Severiano giubila in attesa di decollare da terra come essere celeste.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Teofane il confessore, vissuto in ascesi prima di Diocleziano.

Lo stesso giorno san Caritone perì di spada.

Stichi. Grande è la grazia a te donata, martire di Cristo Caritone, quando il tuo collo per grazia di Cristo conobbe il ferro.

Memoria del terzo santo concilio dei santi duecento padri, riuniti in Efeso tempi dell’imperatore Teodosio il Piccolo, per condannare l’empio Nestorio.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei progenitori.

Ode 7. L’empio decreto.

La santa coppia sorta dalla radice di Davide, ha generato il santissimo ramo, la pura Vergine, da cui senza seme per noi come sacro fiore fiorì Cristo.

Come luminosissima lampada dagli aurei bagliori, la divina Anna, porta la Theotòkos, che illumina tutto il mondo con lo splendore divino e il radioso fulgore della verginità.

O illustri antenati dell’onnipotente Dio incarnato per ineffabile amore, per la vostra santa prole concedetemi la remissione dei peccati, perché in voi mi rifugio.

Realmente voi superate tutti i genitori, avendo generato Maria, la pura sovrana di tutto il creato, Madre del Dio che per immenso amore si è rivestito di una carne in tutto simile alla nostra.

Del martire. Colui che in principio.

L’empio spezzò la tua bocca con le sassate perché in mezzo ai tormenti con coraggio cantavi a Cristo; ora però esulti nella luce della sua gloria.

Appeso al muro per ordine di un giudice folle e legato per i piedi a una pietra pesantissima, non rinnegasti, o vittorioso atleta, il Dio dei nostri padri.

Grande fu la tua fermezza e resistenza, o beato! Come amavi ardentemente il Creatore! In cambio fosti da lui insignito della corona incorruttibile per aver ben lottato.

Theotokìon. Tu sei la mia luce, tu sei il mio porto, mio rifugio e mia gioia, o benedetta e io ti glorifico per aver concepito il Dio dei nostri padri.

Dei progenitori.

Ode 8. Nella fornace ardente.

Ridondante per la ricchezza delle virtù, il venerabile Gioacchino e la sua casta sposa generarono, ornata di divina gloria, la Regina Vergine, alla quale tutto il creato canta come Theotòkos.

Come scettro di potenza, o filantropo, per noi fu inviata la Sposa senza macchia, per la quale dominiamo i cuori dei nemici, vanificando le loro trame senza requie.

Per te, santissima coppia, fu donata a noi come strumento la benevolenza di Dio, la pura Vergine Madre che la concepì: per la sua bellezza, noi fedeli, sempre veniamo incoronati.

Illuminata dai raggi di colui che s’incarnò dal tuo grembo per noi uomini, l’eccellente coppia dei tuoi parenti generò te, Sovrana pura, che ci ottieni i celesti tesori.

Il grembo della sterile si dischiuse e per la forza di Dio donò il suo frutto: la porta luminosa e verginale da cui il Verbo discese ai mortali, ineffabilmente incarnandosi.

Del martire. Celebrate e sovresaltate.

Sopportando i supplizi sino alla fine, o beato soldato di Cristo, con gioia sei transitato al regno superno.

Non temesti, o valoroso, di patire per Cristo molteplici pene: con lui ora sei glorificato nei secoli.

Tu che sempre esulti presso il Re nel coro degli atleti incoronati, ricordati dei fedeli che festeggiano la tua memoria.

Theotokìon. Madre di Dio, protezione dei cristiani, liberaci da ogni male affinché ti inneggiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Celebrate e sovresaltate per tutti i secoli il Re dei cieli, celebrato dalle potenze angeliche.

Dei progenitori.

Ode 9. Il Figlio dell’eterno Genitore.

O venerabili e virtuosi parenti della Vergine senza macchia, eravate una sola anima e un solo desiderio: pregate per la salvezza di quanti festeggiano con zelo la vostra illustre e gloriosa memoria.

Interrompeste la strage della morte o gloriosi, concependo la Madre della vita che ne annullò gli assalti e per fede ci procura la speranza della vita immortale.

Bello come il sole risplendeva Gioacchino con Anna, simile alla luna luminosa, emettendo il raggio verginale per cui brillò il riflesso divino, unito ipostaticamente alla nostra carne.

Vivendo castamente nella pietà, foste degni di delizie ineffabili, o beati, colmi di rivelazioni divine da parte di colui che apparve al mondo vostro discendente: pregatelo di salvare le nostre anime.

Del martire. Realmente Theotòkos.

Il tuo corpo, trasportato dalle mani dei tuoi amici, venne seppellito come santo e zampilla torrenti di guarigioni per la gloria di Dio.

O prodigio! Come poté risorgere il morto che incontrò il tuo corpo trasportato alla sepoltura, o valorosissimo martire?

Tu che gioisci di gioia eterna presso Cristo, tuo Sovrano, prega con fervore per i tuoi cantori, o beato.

Theotokìon. I cori degli angeli stupirono vedendoti portare il Creatore dei secoli incarnato e ti glorificavano, Madre di Dio Vergine.

Irmòs. Realmente, Theotòkos, da te salvati, noi ti celebriamo, o Vergine pura e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Exapostilarion dei progenitori di Dio.

Ci ha visitati dall’alto.

Colei che cancellò la maledizione di Eva nasce ora da anziani sterili, Anna e Gioacchino: con gli angeli dovutamente celebriamola con inni, fedeli tutti.

Del santo. Udite, donne.

Eri l’allenatore dei quaranta martiri che si resero graditi a Dio nello stagno, o beatissimo Severiano: con loro sempre ricorda, o glorioso, quanti festeggiano la tua luminosa memoria e di cuore ti onorano, o vittorioso martire di Cristo.

Della festa, stessa melodia.

Sii rinnovato, Adamo e tu Eva, sii magnificata; profeti, danzate con gli apostoli e i giusti: comune gioia degli angeli e degli uomini, nasce oggi al mondo la Theotòkos, dai giusti Gioacchino e Anna.

Allo stico delle lodi, stichirà della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Siano rese grazie al Redentore e protettore di tutti, che ha benevolmente concesso alla sterile di partorire contro ogni speranza, ineffabilmente, la Madre di Dio.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Venite, senza sosta magnifichiamo la Theotòkos Maria, nata da Davide e da Giuda: da lei viene la salvezza.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Oggi, nella gloria, nasce prodigiosamente da Anna la Vergine, porta della luce: popoli e stirpi, esultate.

Gloria. E ora. Tono 2. Oggi Cristo nasce.

Oggi la pura castissima, procede dalla sterile; oggi l’universo nella sua nascita si rallegra, Adamo è sciolto dalle catene ed Eva è liberata dalla maledizione. Tutti gli esseri celesti esultano e agli uomini è concessa la pace. E noi glorificando gridiamo: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 del canone della festa.

Prokìmenon. Mirabile è Dio nei suoi santi, il Dio d’Israele.

Stico. Nelle chiese benedite Dio, il Signore dalle fonti di Israele.

L’apostolo agli Ebrei. Fratelli, la prima alleanza aveva una tenda.

Alliluia. Hanno gridato i giusti e il Signore li ha esauditi e da tutte le tribolazioni li ha liberati.

Stico. Molte le tribolazioni dei giusti, ma da tutte li libererà il Signore.

Vangelo secondo Luca. Disse il Signore: Nessuno accende una lucerna.

Kinonikòn. Esultate, giusti, nel Signore, ai retti si addice la lode. Alliluia.

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