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14 Settembre

Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce.

Al Piccolo Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 4 e cantiamo i seguenti stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso.

Esaltandoti sulla croce, o Sovrano, hai esaltato con te tutta la natura caduta di Adamo, perciò, esaltando la tua croce immacolata, o filantropo, domandiamo il tuo potere dall’alto, acclamando: Salva, o Altissimo, come Dio misericordioso, quanti venerano l’augusta e luminosa divina esaltazione della tua croce. (2)

Ora vediamo salmicamente lo sgabello dove sono stati i tuoi piedi immacolati, o Sovrano e oggi, esaltando piamente la tua venerabile croce innalzata con affetto, ti supplichiamo gridando: Santifica tutti con la tua divina croce, rendendoli partecipi della tua magnanimità inesprimibile e della tua grazia, o Altissimo.

Come trofeo invincibile, o Cristo, scudo insuperabile e scettro divino, per il quale il mondo è stato salvato e Adamo danza, adoriamo la tua santissima croce; veneriamola con canti, o assemblee dei terrestri e celebrando la sua divina esaltazione, domandiamo il perdono.

Gloria. E ora. Tono 2.

Tu sei il mio forte riparo, o croce tripartita di Cristo; santificami con il tuo potere, affinché con fede e affetto ti adori e ti glorifichi.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Oggi è innalzata la Croce di Cristo, il legno vivificante su quale è stato portato nella carne, chiamando tutti alla salvezza.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.

Vedendo innalzato il legno della Croce, diamo magnificenza a Dio, per sua bontà crocifisso nella carne.

Stico. Dio è nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Salve, Croce del Signore, difesa divina dei fedeli, baluardo invincibile, con cui siamo stati innalzati dalla terra.

Gloria. E ora. Uguale.

Venite con gioia tutti, abbracciamo il legno di salvezza su cui fu steso Cristo, la redenzione.

Apolytìkion. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua Croce la tua città.

Piccola ectenia e conclusione.

Al Grande Vespro

Dopo il salmo introduttivo, se è domenica si recita tutto Beato l’uomo, cioè il primo kàthisma del salterio; altrimenti, dopo il salmo introduttivo, subito il Signore, a te ho gridato, 6 stichi e gli stichirà prosòmia, ripetendoli due volte.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

La croce esaltata di colui che in essa fu esaltato, induce tutto il creato a inneggiare alla passione immacolata: uccidendo con essa, infatti, colui che ci aveva uccisi, ha ridato vita ai morti, li ha abbelliti e resi degni, come compassionevole, per bontà somma, di prender cittadinanza nei cieli; perciò esaltiamo lieti il suo nome e magnifichiamo la sua somma condiscendenza (2).

Tendendo le mani in alto e sbaragliando Amalek il tiranno, Mosè prefigurò te, Croce preziosa, vanto dei fedeli, sostegno degli atleti, decoro degli apostoli, difesa dei giusti, salvezza di tutti i santi: perciò, vedendoti innalzata, il creato gioisce e festeggia, glorificando Cristo, che per sua somma benevolenza per te ha riunito ciò che era diviso (2).

Croce venerabilissima, che le schiere angeliche circondano gioiose, oggi, nella tua esaltazione, per divino volere, risollevi tutti quelli che, per l’inganno di quel frutto furono scacciati e precipitati nella morte; perciò, stringendoci a te con la fede del cuore e delle labbra, attingiamo la santità, gridando: Esaltate Cristo Dio sommamente buono e prostratevi al suo divino sgabello (2).

Gloria. E ora. Tono 2.

Venite, genti tutte, veneriamo il legno benedetto per cui si compì l’eterna giustizia: poiché colui che con l’albero ingannò il progenitore Adamo, viene adescato dalla croce e cade travolto in una funesta caduta, lui che si era tirannicamente impadronito di una creatura regale. Col sangue di Dio viene lavato il veleno del serpente ed è annullata la maledizione della giusta condanna per l’ingiusta condanna inflitta al giusto: poiché con un albero bisognava risanare l’albero e con la passione dell’impassibile distruggere nell’albero le passioni del condannato. Gloria dunque, o Cristo Re, alla tua tremenda economia per noi con cui salvasti tutti, perché sei buono e filantropo.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon del giorno letture.

Lettura dall’Esodo (15,22-16,1).

Mosè fece partire i figli d’Israele dal Mar Rosso e li condusse nel deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua da bere. Giunsero poi a Mara, ma non poterono bere l’acqua di Mara perché era amara: per questo quel luogo fu chiamato Amarezza. Il popolo mormorava contro Mosè dicendo: Che cosa berremo? Mosè gridò al Signore e il Signore gli indicò un legno che egli gettò nell’acqua e l’acqua divenne dolce: là il Signore diede al popolo decreti e giudizi e là lo mise alla prova e disse: Se veramente ascolterai il Signore tuo Dio e farai ciò che è gradito davanti a lui e presterai orecchio ai suoi comandamenti e osserverai tutti i suoi decreti, non farò venire su di te nessuna delle malattie che ho inflitto agli egiziani: perché io sono il Signore che ti guarisce. E giunsero a Elim dove c’erano dodici sorgenti d’acqua e settanta palme e si accamparono là, presso le acque. Partirono poi da Elim e tutta l’assemblea dei figli d’Israele giunse al deserto di Sin, che è tra Elim e il Sinai.

Lettura dai Proverbi (3,11-18).

Figlio, non trascurare la disciplina del Signore e non venir meno quando vieni rimproverato da lui: poiché colui che ama, il Signore lo corregge e flagella ogni figlio che accetta. Beato l’uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che conosce la prudenza. Meglio infatti è trafficare per questa che per tesori d’oro e d’argento. Essa è più preziosa di pietre di gran valore: nessun male può opporsi ad essa; essa è ben nota a tutti quelli che la amano: nessun oggetto prezioso eguaglia il suo valore. Poiché lunghezza di esistenza e anni di vita sono nella sua destra e nella sua sinistra sono ricchezza e gloria. Dalla sua bocca procede la giustizia: essa porta sulla lingua legge e misericordia. Le sue vie sono buone vie e tutti i suoi sentieri sono pacifici. È un albero di vita per tutti quelli che ad essa si afferrano ed è sicura per quelli che si appoggiano a lei come al Signore.

Lettura dalla profezia di Isaia (60,11-16).

Così dice il Signore: Le tue porte, Gerusalemme, saranno aperte sempre, non verranno chiuse, né di giorno, né di notte, per introdurre in te la potenza delle genti e i loro re come prigionieri. Poiché le nazioni e i re che non ti serviranno periranno e le nazioni diverranno deserti desolati. E verrà a te la gloria del Libano, col cipresso, il pino e il cedro insieme, per glorificare il mio luogo santo e io glorificherò il luogo dei miei piedi. E verranno a te timorosi i figli di quelli che ti avevano umiliata e provocata e si prostreranno alle piante dei tuoi piedi tutti quelli che ti avevano provocata e tu sarai chiamata città del Signore, Sion del Santo d’Israele, perché eri stata abbandonata e odiata e non c’era chi ti aiutasse; e farò di te un’eterna esultanza, letizia per generazioni di generazioni. Succhierai il latte delle genti e mangerai la ricchezza dei re: e conoscerai che io sono il Signore che ti salva e ti libera, il Dio d’Israele.

Alla Litì. Stichirà prosòmia.

Tono 1. Di Andrea di Gerusalemme.

Oggi davvero si compie la parola di Davide dal divino suono: ecco, infatti, palesemente adoriamo lo sgabello dei tuoi piedi purissimi e siamo pieni di speranza all’ombra delle tue ali, o pietosissimo e ti gridiamo: s’imprima su di noi la luce del tuo volto ed esalta la forza del tuo popolo ortodosso con l’esaltazione della tua croce, Cristo misericordiosissimo.

L’albero della vera vita piantato nel luogo del Cranio, su cui il Re dei secoli operò salvezza in mezzo alla terra, oggi esaltato, santifica i confini del mondo e il tempio della risurrezione celebra la sua dedicazione; gli angeli si rallegrano nei cieli e gli uomini esultano sulla terra, gridando davidicamente e dicono: Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi perché è santo colui che concede al mondo la grande misericordia.

Prefigurava la tua croce, o Cristo, il patriarca Giacobbe benedicente i nipoti, imponendo sulle loro teste le sue mani incrociate; e noi, Salvatore, esaltando oggi la tua croce, acclamiamo: Al nostro imperatore, amico di Cristo, concedi la vittoria come concedesti il trionfo a Costantino.

Tono 2. Di Teofane.

Divino tesoro nascosto in terra, la croce del Vivificante apparve nei cieli a un pio imperatore, mostrando il segno spirituale della sua vittoria sui nemici. Rallegrandosene, con fede e affetto si affrettò ad esaltare, per impulso divino, ciò che aveva visto e a trarla con zelo dal seno della terra, per la liberazione del mondo e la salvezza delle nostre anime.

Stesso Tono. Di Cipriano.

Il gesto del patriarca Giacobbe incrociante le mani per benedire la sua progenie preparava il segno sovrano della tua croce: possedendo in essa una protezione efficace, respingiamo con vigore le forze diaboliche e atterrando l’orgoglio di Beliar, mettiamo in fuga le forze distruttrici del nemico Amalek. E ora che la croce è esaltata, noi fedeli la presentiamo piamente alla tua bontà per l’espiazione dei nostri peccati, esclamando a gran voce: Signore, incarnato da una Vergine, abbi pietà; tu che sei buono, abbi compassione della creatura formata con sapienza dalle tue mani.

Stesso Tono. Di Leone.

Tu sei la mia sovrana protezione, croce di Cristo dai tre rami; santificami per la tua potenza, affinché ti adori e glorifichi con fede e affetto.

Tono 4.

Facciamo risuonare oggi un canto di festa e, col volto radioso, esclamiamo a gran voce: O Cristo, che per noi accettasti la condanna, gli sputi, i colpi e di esser rivestito di derisoria porpora, salisti sulla croce, alla cui vista il sole e la luna nascosero la loro luce, la terra tremò di paura e il velo del tempio si divise: dacci dunque ora la tua preziosa croce come protezione, salvaguardia e terrore dei demòni, affinché abbracciandola cantiamo: O croce, salvaci per la tua forza; santificaci per il tuo splendore, o croce veneranda e rafforzaci per la tua esaltazione, poiché ci sei stata data come luce e salvezza delle nostre anime.

Stesso tono. Di Anatolio.

O croce, segno luminoso tra gli astri, tu prefigurasti un trofeo di vittoria al piissimo imperatore; sua madre, avendoti ritrovato, fece di te l’ornamento del mondo. Esaltandoti oggi, noi, cori di fedeli, gridiamo: Illuminaci col tuo splendore, o croce vivificante; santificaci per la tua virtù, Croce veneranda e rafforzaci per la tua esaltazione, innalzandoti contro la schiera dei nemici.

Gloria. E ora. Stesso tono.

Di Anatolio.

Mosè prefigurò l’opera della tua croce veneranda quando mise in fuga il nemico Amalek nel deserto del Sinai: infatti, quando stendeva le mani, formando l’immagine della croce, il popolo riprendeva forza. Oggi è per noi compiuta la realizzazione delle figure: oggi la croce è esaltata e i demòni in fuga, oggi tutto il creato è liberato dalla corruzione, poiché, per la croce, tutti i doni splendono su noi. Con gioia perciò tutti ti veneriamo dicendo: Come sono magnifiche le tue opere, Signore, gloria a te!

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, croce vivificante, invitto trofeo della pietà, porta del paradiso, sostegno dei fedeli, muro fortificato della Chiesa: per te è annientata la corruzione, distrutta e inghiottita la potenza della morte e noi innalzati dalla terra al cielo; arma invincibile, nemica dei demòni, gloria dei martiri, vero ornamento dei santi, porto di salvezza, tu doni al mondo la grande misericordia.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Salve, croce del Signore per cui fu sciolta dalla maledizione la stirpe umana; sei segno della vera gioia, tu che, innalzata, abbatti i nemici, o venerabilissima: aiuto per noi, fortezza dei re, vigore dei giusti, decoro dei sacerdoti, tu che, venendo impressa, liberi da gravi mali; scettro di potenza con cui veniamo fatti pascolare; arma di pace, che gli angeli venerano con timore; divina gloria di Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Stico. Dio è nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Salve, guida dei ciechi, medico degli infermi, risurrezione di tutti i morti, tu che hai risollevato noi, caduti nella corruzione; croce preziosa per cui la corruzione fu dissolta, l’incorruttela fiorita, noi mortali divinizzati e il diavolo del tutto abbattuto; vedendoti oggi innalzata per mano di gerarchi, esaltiamo colui che in te fu innalzato e veneriamo te, attingendo copiosamente la grande misericordia.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Di Giovanni monaco.

Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo così in rotta Amalek ed abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua croce preziosa, o Cristo Dio, questa noi peccatori baciamo oggi con labbra indegne, celebrando te, che ti sei degnato di esservi confitto e a te gridiamo: con il ladrone, Signore, rendi degni anche noi del tuo regno.

Apolytìkion. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città (3).

Signore: Alliluia.