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Archivi: Preghiere giornaliere

Vespro del 3 Agosto- Memoria dei beati nostri padri Isacco, Dalmato e Fausto

3 Agosto

Memoria dei beati nostri padri Isacco, Dalmato e Fausto.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. I tuoi martiri, Signore.

I tuoi santi, Signore, rendendosi simili agli incorporei, con la supplica e la continenza svigorirono le passioni della carne e splendenti di impassibilità, illuminarono il cuore di tutti. Per loro intercessione, dona al tuo popolo la grande misericordia.

Dalmato e Isacco, armandosi di zelo virtuoso, hanno realmente abbattuto l’eresia di Ario e di Nestorio e alleandosi agli ortodossi, da tutti hanno ottenuto gloria. Per loro intercessione, o Cristo, dona al tuo popolo la grande misericordia.

Apparendo come astri nel firmamento dell’ascesi, illuminaste, o padri santi, le anime dei monaci, fugando la tenebra dei demòni; perciò dopo la morte foste dichiarati beati e intercedete per la salvezza di tutti quelli che celebrano la vostra divina memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Le mie parole sono impure, le labbra ingannatrici, le opere scellerate e che cosa farò? Come mi presenterò al Giudice? Vergine Sovrana, supplica il Creatore e Signore Figlio tuo affinché accolga nella penitenza il mio spirito, come solo compassionevole.

Oppure stavrotheotokìon.

La giovenca senza macchia, vedendo il vitello volontariamente appeso al legno, gemendo nel dolore gridava: Ahimè, Figlio carissimo! Che cosa dunque ti ha reso l’ingrato popolo degli ebrei che vuole privarmi di te, o amatissimo?

Apolytìkion. Tono 4.

O Dio dei nostri padri, che sempre agisci con noi secondo la tua clemenza, non distogliere da noi la tua misericordia, ma, per le loro preghiere, dirigi la nostra vita nella pace.

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Vespro del 2 Agosto – Ritrovamento delle reliquie del santo protomartire e arcidiacono Stefano

2 Agosto

Ritrovamento delle reliquie del santo protomartire e arcidiacono Stefano.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Con la mente illuminata dalla grazia dello Spirito, apparivi nell’aspetto come un angelo, o Stefano, poiché l’interiore splendore si rifletteva nel corpo e manifestava a chi vedeva la lucentezza dell’anima, per cui ottenesti la visione della luce: a te infatti prodigiosamente si aprirono i cieli, o principio e vanto dei martiri.

I nugoli di pietre divennero per te gradini e scale per la celeste ascesa: salendo su di essi contemplasti il Signore alla destra del Padre, in atto di porgerti con la sua mano vivificante la corona, da cui trai il nome: ora stai presso di lui come glorioso vincitore e primizia dei lottatori.

Brillando per segni, prodigi e dogmi, reprimesti il sinedrio degli empi e da loro messo a morte e lapidato, pregavi chiedendo perdono per i tuoi uccisori, imitando le parole del Salvatore, nelle cui mani affidasti, o Stefano, il tuo sacratissimo spirito.

Tre idiòmela. Tono 2.

Sei stato il primo dei diaconi e il primo dei martiri, o Stefano santissimo: sei divenuto strada per i santi e hai guidato al Signore molti martiri; perciò ti si aprì il cielo e ti apparve Dio; supplicalo per la salvezza delle nostre anime.

Onoriamo degnamente il protomartire, il generoso servo di Cristo, Stefano primo diacono: stando, infatti, in mezzo agli iniqui, contemplò il Figlio alla destra del Padre.

Ti sei rivestito di santità, o beato Stefano, protomartire e protodiacono, compagno degli angeli: lasciati importunare e intercedi per noi presso il Salvatore e Signore senza peccato.

Gloria. Tono pl. 2.

Fosti il primo dei martiri e dei diaconi, o beato Stefano, decoro dei lottatori, vanto dei fedeli, gloria dei giusti; poiché ora stai presso il trono di Cristo, Re dell’universo, chiedi che quanti festeggiano la tua venerabile memoria ottengano il perdono delle colpe e siano fatti degni del regno dei cieli.

E ora. Theotokìon.

Tu che sei sollievo dei tribolati, liberazione degli infermi, o Madre di Dio Vergine, salva città e popolo, tu, pace di chi e combattuto, bonaccia di chi è sbattuto dai marosi, sola protezione dei fedeli.

Allo stico, stichirà dall’Oktòichos.

Gloria. Tono pl. 2.

Rallegrati nel Signore, Stefano incoronato, imitatore del Sovrano, perché sei divenuto protomartire di Cristo nostro Re e annullasti l’inganno degli iniqui giudei. Intercedi per noi presso il Signore.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con il vittorioso e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo capo è stato coronato di un diadema regale per le lotte che sopportasti per Cristo Dio, o primo lottatore fra i martiri: tu infatti, confutata la follia dei giudei, hai visto il tuo Salvatore alla destra del Padre. Supplicalo dunque sempre per le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

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Mattutino del 2 Agosto – Ritrovamento delle reliquie del santo protomartire e arcidiacono Stefano

2 Agosto

Ritrovamento delle reliquie del santo protomartire e arcidiacono Stefano.

Al Mattutino.

Dopo aver letto il Salterio e le Kathìsmata del tono corrente, recitiamo due canoni dall’Oktòichos e il canone del santo, con l’Acròstico: Incorono di canti il protomartire. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Alla testa dei suoi carri.

Illuminato dalla luce radiosa dello Spirito per la tua lotte senza pari e gli strenui agoni, stando incoronato presso il Sovrano, illumina i tuoi cantori, beatissimo Stefano, corona dei martiri.

Primizia degli atleti che percorrono lo stadio e gioiello della corona dei martiri, o glorioso, fosti degno di vedere l’arbitro, che con la sua destra vivificante ti imponeva la corona divina, o divino Stefano.

O Salvatore, unico tesoro di bontà, dal seno della terra hai mostrato un preziosissimo tesoro, una ricchezza inesauribile che nessuno può rubare, un indistruttibile patrimonio: Stefano, il tuo protomartire.

Rifulgente di luce viva, simile a un angelo, primo fra i martiri e principe dei diaconi, degnamente davvero con inni angelici fosti onorato, quando fu visto il luogo dove giacevi, o splendore glorioso dei martiri.

Theotokìon. Come dimora di verginità e scrigno di purezza e residenza di candore, o purissima sposa divina e Sovrana del mondo, generasti incarnato per noi il Verbo tearchico, un tempo incorporeo.

Ode 3. Tu che stabilisti in principio.

Predicando il Verbo di Dio, affrontasti i membri del sinedrio, rimproverando apertamente la loro empietà sempre ostile a Dio, o protomartire Stefano.

Il primo diacono e protomartire di Cristo, colui che nello stadio terminò la sua corsa, il compagno degli angeli, venite a onorare a una voce con inni sacri.

Ecco scoperto il tesoro nascosto sotto terra: il protodiacono e protomartire effonde nel mondo il suo profumo, colmando l’ecumène della sua presenza.

Con la forza della vita che predicavi rialza la mia anima uccisa, affinchè possa celebrare la tua santa festa e seguire i tuoi passi, o beatissimo Stefano.

Theotokìon. Sei la porta mistica attraverso cui apparve sulla terra l’Oriente, sorto dall’alto: attraverso di te, realmente il Verbo venne a noi per salvarci tutti dall’irrazionalità, o Vergine pura.

Irmòs. Fortezza di chi confida in te, quanti dimoravano nelle tenebre in te trovano luce e la mia anima ti inneggia, Signore.

Kàthisma. Tono pl. 1. Il Verbo coeterno.

Illuminato dallo splendore dello Spirito, realmente cresciuto dalla Sapienza, dissolvesti le tenebre degli empi; sconfiggendo nello stadio l’avversario, divenisti, o vittorioso, la corona dei martiri; prega Cristo Dio di aver misericordia delle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Fervida e invincibile protezione, speranza incrollabile e sicuro rifugio e roccaforte di chi in te si rifugia, pura e sempre Vergine, supplica con gli angeli il tuo Figlio e Dio di concedere al mondo pace, misericordia salvezza.

Ode 4. Signore mia forza.

Un fiume di mirra sgorga oggi per noi dalla fonte dei profumi; il fiume di tesori divini, il torrente di delizie scorre abbondante: è il protomartire, pieno di fede, potenza e grazia divina.

Come sacro e fulgidissimo e insigne, pieno di luce e realmente di letizia spirituale il giorno del protomartire è apparso nella Città Imperiale, custodendo la venerabile Chiesa e scacciando l’arroganza dei barbari.

Degnamente ricevesti la buona eredità, o beato Stefano, dimorando con Cristo, sovrano dell’universo, poiché apparisti suo diacono, facendo miracoli prodigiosi e guarendo i malati.

La solida e diritta colonna della Chiesa, che congiunge la terra al cielo, il sublime Stefano, araldo della verità, veramente cima della lotta, illumina i confini del mondo con lo splendore della fede.

Theotokìon. A causa del primo Adamo, sei divenuto nuovo Adamo da una Vergine a causa della progenitrice, o Redentore di tutti e Salvatore, realmente vita immortale contro la morte, perciò vedendo la Theotòkos che ti ha generato, degnamente la diciamo beata.

Ode 5. Perché mi hai abbandonato.

Coraggiosamente confutasti il sinedrio realmente vano degli illegali ebrei; da loro fosti lapidato, o Stefano divino predicatore e, vittorioso, fosti innalzato in ispirito ai cieli.

Come splendida aurora sei apparso nel mondo, glorioso Stefano, dissolvendo la tenebra, abbattendo statue di demòni, sanando da malattie dolorose e ferite di infermità spirituali, o ispirato da Dio.

Esultando spiritualmente con gli angeli, o beato, realmente santifichi i confini del mondo per la grazia della tua venuta, liberandoli da disgrazie e pericoli con il profumo fragrante del bene spirituale.

Theotokìon. Con la familiarità materna che hai presso tuo Figlio, santissima Vergine, ti preghiamo, non rifiutare la tua protezione al popolo cristiano, perché tu sei la nostra unica propiziazione e avvocata davanti a Cristo Signore.

Ode 6. Perdonami, Signore.

Divenuto come imitatore degli angeli per la tua vita, ottenesti l’aspetto angelico, o beato; giubilando ora con loro, salva i tuoi cantori.

La potenza delle tue parole divinamente ispirate, o beato, come rombo di tuono sapientemente assordò le orecchie degli empi, facendo impallidire i loro volti, o divino.

Fosti degno di contemplare la gloria dell’eterno Padre e il suo riflesso consustanziale, che ti rivelò le brillanti corone in ricompensa delle lotte, o venerabile predicatore.

Theotokìon. L’unigenito Figlio, l’invisibile ed eterno Dio, mio Salvatore, apparendo negli ultimi giorni in un corpo da te, divenne tuo primogenito, o Theotòkos.

Irmòs. Perdonami, Signore, molte infatti sono le mie iniquità e tu dall’abisso dei mali strappami, ti prego, poiché a te ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono pl. 4. La vergine oggi.

Per primo fosti seminato in terra dal celeste agricoltore, o lodatissimo; per primo effondesti sulla terra il sangue per Cristo, o beato; per primo sei stato da lui cinto nei cieli con la corona di vittoria perché sei il capofila dei lottatori, o incoronato campione dei martiri.

Ikos.

Vedendo i fiori del paradiso, che riempiono tutta la terra col loro soave profumo, mi stupisce il loro strano aspetto, perché fioriscono di più nel gelo dell’inverno, cosa ben strana per i fiori. Così è per il martire di Cristo, che per primo fiorì e divenne porta di quanti lottano secondo le regole e fioriscono nel rigore dei tormenti: egli mostrò una via sicura per tutti quelli che vogliono lottare, egli è il bravo atleta che brillò per le sue fatiche, è l’incoronato campione dei martiri.

Sinassario.

Il 2 di questo mese memoria della traslazione delle reliquie del santo protomartire e arcidiacono Stefano.

Stichi. Tu possiedi, Sion, moltissime cose divine e insolite: dai Stefano morto alla città di Costantino. Il secondo giorno del mese fu traslato questo tesoro prezioso, la reliquia di Stefano.

Lo stesso giorno memoria del ritrovamento delle reliquie dei santi martiri Massimo, Dada e Quintilliano.

Stichi. La terra, producendo tre morti vivificanti, grida al cielo: tu li possiedi nascosti.

Lo stesso giorno memoria dell’inaugurazione del divino tempio di san Giovanni teologo, apostolo ed Evangelista, vicino alla santissima grande Chiesa.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Focà e di Giustiniano di beata memoria, che divenne imperatore nella Chiesa dei santi apostoli.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. La condiscendenza di Dio.

Il flusso del tuo sangue ti aprì le porte del cielo e ti mostrò l’arbitro delle lotte porgere, dal trono divino, la corona di vittoria a te, che a lui gridavi: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Come belve fameliche i deicidi con mani macchiate di sangue uccisero il divino predicatore, che pregava per i suoi aguzzini cantando: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Rigorosissimo imitatore del Salvatore, secondo la legge confutasti gli empi e dimostrasti che si opponevano a Dio; da loro lapidato cantavi: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Senza nozze, pura Vergine, concepisti e partoristi incarnato nel tempo l’incorporeo Verbo senza tempo, al quale a una voce acclamiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Risplendente con meravigliosa chiarezza per il tuo volto trasfigurato nell’aspetto di un angelo abbagliante, la grazia traspariva dalla tua anima come ricco tesoro là nascosto, mentre inneggiavi: Sacerdoti benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

O Stefano incoronato, col sangue che hai effuso cancella dalla mia anima i traumi e le cicatrici del peccato; rifugiandomi infatti nella tua protezione e compassionevole sapienza cristica, acclamo: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

La corona delle grazie, corrispondente al nome che porti, o glorioso, fu posta sul tuo venerabile capo dall’integro giudice, che con fede proclamavi Dio Creatore e Re di tutti, senza sosta gridando: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta nei secoli dei secoli.

Hai rimesso nelle mani del Creatore il tuo spirito, o Stefano; le schiere celesti hanno accolto con letizia colui che già sulla terra aveva l’aspetto di un angelo: senza sosta con loro inneggi: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Della luce senza declino fosti dimora, o purissima; generasti infatti la luce per chi dimora nell’ombra, illuminando i confini con la grazia della conoscenza di Dio, al quale senza fine noi fedeli cantiamo: Fanciulli, benedite, sacerdoti inneggiate, popolo, esalta per tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio, ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore, sacerdoti, inneggiate, popolo, esalta per tutti i secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

La primizia della lotta dei martiri, il protomartire Stefano, indicando loro la retta via per il cielo, ci invita tutti alla gioia divina per partecipare alla santità e alla luce.

Rafforzato dalla carità di Cristo, imitando la sua mitezza e la sua parola, dicevi: Non tenere conto del loro crimine, Signore, accogli il mio spirito e donami, presso di te, le delizie ineffabili del regno.

Splendente di bellezza angelica, pieno di fede e sapienza, riflettendo il radioso divino splendore e facendo sgorgare dalla tua bocca ispirata la tua santa predicazione, o beato in Dio, ottieni l’eredità superna.

Incoronato di grazie, circondato anche da un coro di martiri e da Cristo, maestro delle lotte, supplica per noi, che semplicemente celebriamo la tua solennità luminosa e liberaci dai pericoli, o martire.

Theotokìon. Come protezione di tutti i cristiani, Genitrice di Dio, Vergine purissima, tu che sei compassionevole, libera da pericoli e tentazioni i tuoi servi tribolati e umiliati dal dolore per le loro gravi colpe e dal peso dei flagelli.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e stupiscono i confini, perché Dio è apparso corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: le schiere degli angeli e degli uomini, dunque, o Madre di Dio, ti magnificano.

Exapostilarion. Tono 2.

Sotto gli occhi dei tuoi discepoli.

Colui che per primo percorse la via dei martiri e fra i diaconi divenne l’eletto, colui che venne colmato di grazia, Stefano, ecco, è portato alla città imperiale, per far zampillare la grazia dei prodigi.

Theotokìo.

Il Cristo, davanti al quale le superne schiere stanno con gran tremore, non osando fissare il fulgore della sua ineffabile essenza, tu, Vergine, lo ospitasti in grembo, quando s’incarnò dal tuo nobile sangue.

Alle lodi, 4 stichi e 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Hai dato come segno.

Divenuto angelo in terra, il protomartire, in procinto di salire ai cieli è portato in alto e vede, per quanto possibile, la gloria divina, iniziato ai misteri della Trinità inaccessibile trascendente il pensiero: perciò annunzia la tua inconcepibile potenza, Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime (2).

Splendido apparisti nella tua ascesa, gloriosissimo protomartire Stefano, adorno dei raggi di carismi divini e di doni di guarigione: perciò allieti con i tuoi prodigi tutti i fedeli, che celebrano con fede il filantropo dicendo: O Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

La tua lingua divenne, per la tua pietà, stilo preziosissimo di abili scribi: per essa, o protomartire, con i tuoi insegnamenti illuminasti tutti, traendoli dall’ignoranza alla pietà; perciò celebrando la tua solennità annuale, cantiamo, o Stefano, le tue lotte, dandoti onore.

Gloria. Tono 4.

Stefano, bella primizia dei martiri, pieno di grazia e potenza, lui che compiva grandi segni e prodigi fra il popolo, veniva lapidato dagli iniqui: ma rifulse come un angelo e vide alla destra della potenza la gloria di te, crocifisso per noi; e così fu portato ai cieli dallo Spirito della grazia: dimorando dunque tra i cori degli angeli, intercede per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Custodisci da ogni sorta di pericoli i tuoi servi, benedetta Madre di Dio, perché ti glorifichiamo come speranza delle nostre anime.

Allo stico, stichirà dall’Oktòichos.

Gloria. Tono pl. 1.

Protomartire, apostolo e protodiacono, porta dei martiri, gloria dei giusti, vanto degli apostoli, tu hai : contemplato i cieli aperti, stando nello stadio e il Figlio di Dio alla destra del Padre invisibile; perciò, splendendo nel volto come un angelo, gridavi con gioia per chi ti lapidava: Non imputare loro questo peccato. Chiedi dunque ora, per quanti ti cantano con affetto, perdono dei peccati e grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata, Vergine Madre di Dio e com’è nostro dovere ti glorifichiamo, città inconcussa, muro inespugnabile, indistruttibile protezione e rifugio delle nostre anime.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 1 Agosto – Memoria dei sette santi martiri Maccabei, del loro maestro Eleazaro e della loro madre Salomè. Processione della preziosa e vivificante croce ita 2020

1 Agosto

Memoria dei sette santi martiri Maccabei, del loro maestro Eleazaro e della loro madre Salomè. Processione della preziosa e vivificante croce.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della croce preziosa e 3 dei santi.

Stichirà della croce preziosa.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Salutiamo la croce preziosa come comune presidio, come fonte di santificazione: essa seda le passioni, pone fine alle malattie, libera i malati da ogni sorta di dolori, riversando più ampiamente di un oceano i flutti dei prodigi su quanti con fede venerano la sua effigie e la rispettano.

Noi che siamo sbattuti dai flutti nel mare della vita, travolti dai marosi nella bufera delle passioni, rifugiamoci con fede presso il legno prezioso come su una scialuppa di soccorso: esso farà tacere i flutti e i venti, sbaraglierà le passioni e noi raggiungeremo felicemente il placido porto della salvezza.

Più del sole rifulge la santissima croce, proiettando come raggi i prodigi, come dardi le guarigioni: accostiamoci, o uomini, quanti siamo di continuo stretti dalla tenebra delle sventure e riceveremo una grazia di guarigione elargitrice di luce, magnificando Dio, che nella carne sulla croce venne confitto.

Stichirà dei santi.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

La tirannide non scosse il tetto della Legge elevato su sette colonne, poiché questi giovani nobilissimi fratelli, custodi dei decreti di Mosè, virilmente hanno sostenuto la rabbia irrazionale del persecutore, consegnando il corpo a chi li faceva a pezzi.

Sollevando l’intelletto sopra le cose visibili, i piissimi e generosi fanciulli, con la loro madre di mente divina, si lasciavano recidere le membra di carne, resi forti da immense speranze: e queste hanno ora ottenuto, riposando nel seno di Abramo loro avo.

Saldamente armati di un’anima generosa e quasi puntando il loro ardore, per amore della pietà e dell’osservanza della Legge dei padri, fermamente affrontarono l’avversario, il sacratissimo Eleazaro e i sapientissimi giovani, con la madre di mente divina.

Gloria. Dei santi. Tono pl. 4. Di Giovanni monaco.

I santi Maccabei dicevano al tiranno: Nostro solo re, o Antioco, è Dio, da cui abbiamo avuto la vita e a cui torniamo; ci attende un altro mondo, più sublime e stabile di quello visibile; nostra patria è la potente e indistruttibile Gerusalemme e nostra festiva assemblea è la vita con gli angeli. Signore, per la loro intercessione, abbi pieta di noi e salvaci.

E ora. Stesso tono. Della croce.

Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo così in rotta Amalek ed abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua croce preziosa, o Cristo Dio, questa noi peccatori baciamo oggi con labbra indegne, celebrando te, che ti sei degnato di esservi confitto e a te gridiamo: Signore, con il ladrone, rendi degni anche noi del tuo regno.

Allo stico, stichirà prosòmia della croce.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Venite, amici delle feste, a festeggiare la processione della croce, rallegriamoci acclamando con fede sicura: O croce di Cristo, santificaci con la grazia di colui che su te fu innalzato e liberaci da ogni male con la tua potenza.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

La croce preziosa prepara le vie del cielo per tutti coloro che l’adorano con timore e affetto; e colui che su di essa fu confitto annovera tra i cori delle schiere immateriali quanti di cuore la festeggiano.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Quanti con fede adoriamo la croce preziosa, adoriamo il Sovrano su di essa confitto: al suo cenno, anima e labbra sono purificate e noi, lodandolo, siamo illuminati dai suoi spirituali fulgori.

Gloria. Dei santi. Tono pl. 4.

Di Cosma monaco.

Le anime dei giusti sono nelle mani del Signore, come Abramo, Isacco e Giacobbe, i progenitori vissuti prima della Legge e antenati dei Maccabei, da noi oggi celebrati; prole di Abramo dall’animo saldo, emularono la fede del loro avo Abramo e lottarono per la pietà fino alla morte; allevati infatti secondo pietà e lottando secondo le regole, confutarono l’empietà dell’esecrabile Antioco e senza far conto alcuno delle cose di questa vita per amore di quella eterna, tutto rimisero a Dio: anima, forza, sensi, il corpo delicato e le ricompense dovute ai giusti nella santità cresciuti. O pia radice da cui germogliaste, o Maccabei, o madre santa che generò figli in numero pari ai giorni della settimana! Noi dunque vi supplichiamo, o Maccabei, con Salomè vostra madre e il sapiente sacerdote Eleazaro: stando presso Cristo Dio, per il quale faticaste, ricevendo da lui il frutto delle vostre pene, pregate per l’umanità con insistenza: egli infatti fa ciò che vuole e compie la volontà di quanti come voi lo temono.

E ora. Stesso tono. Della croce.

E’ compiuta, o Dio, la parola di Mosè, tuo profeta, che dice: Vedrete la vostra vita appesa davanti ai vostri occhi. Oggi la croce è innalzata e il mondo è liberato dall’inganno; oggi si inaugura la risurrezione di Cristo ed esultano i confini della terra, offrendo a te un inno con i cembali di Davide e dicendo: Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Dio, con la croce e la risurrezione: per esse ci hai salvato, o buono e filantropo. Signore onnipotente, gloria a te.

Apolytìkion. Tono 1.

Lasciati commuovere, Signore, per le sofferenze patite per te dai Santi e sana, ti preghiamo, tutti i nostri dolori, o filantropo.

Gloria. E ora. Della croce. Stesso tono.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittoria contro i barbari e proteggi con la tua Croce la tua città.

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Mattutino del 1 Agosto – Memoria dei sette santi martiri Maccabei, del loro maestro Eleazaro e della loro madre Salomè. Processione della preziosa e vivificante croce ita 2020

1 Agosto

Memoria dei sette santi martiri Maccabei, del loro maestro Eleazaro e della loro madre Salomè. Processione della preziosa e vivificante croce.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Tutta la stirpe dei mortali festeggia insieme e misticamente tripudia, perché oggi il legno della croce è presentato come medicina gratuita per quanti accorrono con pietà e affetto e glorificano Cristo filantropo, che ad esso fu confitto.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Sei apparso oggi.

La processione della croce allieta questo giorno: la croce santifica infatti anima e corpo di quanti con fede l’adorano.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Canone della croce e dei santi. Canone della Croce. Acròstico: Tutti veneriamo il legno adorato. Poema di Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Oggi adoriamo tutti la vivificante croce del Signore con mente pura e devota riconoscenza; ci si presenta davanti per donare santificazione, luce di salvezza, gloria e pietà a quanti le si accostano.

E’ presente, esposta con luminoso decoro, la vivificante croce che diffonde la grazia: accostiamoci per ricevere luminosa letizia, salvezza e perdono, mentre offriamo la lode al Signore.

E’ esposta, rara visione, a quanti la contemplano, la croce preziosa come fonte zampillante grazie spirituali, arrestando i peccati, eliminando malattie, irrobustendo le coscienze a quanti con sincerità intendano adorarla.

Prefigurò il segno vittorioso della croce quel bastone che divise il mare, col quale possiamo guadare con fede, senza annegare, il mare incerto della vita e sfuggire a tutti i flutti del peccato, in possesso della tranquillità che è dono di Dio.

Stavrotheotokìon. Quando ti partorii, in modo inspiegabile, fui esente da dolori, o Figlio; com’è che son colma di dolori, vedendo pender in croce, come malfattore, te che con potenza hai sospeso il mondo? Così si esprimeva in lacrime la Purissima.

Canone dei santi, poema di Andrea di Creta.

Ode 1. Tono 1. Cantiamo un inno.

Avete custodito secondo le regole i precetti di Mosè e imitato piamente la morte di Cristo: pregate senza sosta, o fanciulli ebrei, perché siamo tutti salvati.

Chi vide, chi udì quali lotte affrontarono i figli di Salomè, custodi della legge, lottando come una sola anima e un cuore solo?

Incoraggiandosi a vicenda i sette santi figli di Salomè, così gridavano: Secondo la legge lotteremo e moriremo per primi per le tradizioni dei padri.

E’ umiliato il tiranno, resistiamo valorosamente, le torture passano, Beliar è sconfitto, il fuoco si è infine indebolito, nessuno dunque stia fuori dalla lotta.

Nudi in mezzo all’arena i fanciulli gridavano: O Antioco, noi lottiamo per le tradizioni dei padri, per le quali preferiamo la morte alla vita.

Con le carni straziate dalle unghie delle belve, i difensori della legge nell’arena dicevano ad Antioco: Soavi per noi sono le fiamme e le torture per la vita di tutti.

Glorifichiamo l’unico Dio, eterna e consustanziale Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, unico potere e dominio.

Theotokìon. Per la Chiesa di Cristo fosti la vigna vivificante, che germogliò ineffabilmente in grembo il grappolo maturo per la gioia di tutti, Madre di Dio.

Katavasìa. Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile. Cantiamo dunque a Cristo nostro Dio perché si è glorificato.

Della croce.

Ode 3. Tu che in principio.

Oggi è esposta e adorata la croce, fonte d’ogni bene; tutto il creato celebra con gioia, illuminato dalla grazia del nostro Dio, che volle esservi appeso.

Irradiati dalla luce dei bagliori della croce, quanti in lei speriamo siamo sfuggiti del tutto al buio del peccato gridando: Signore compassionevole, illuminazione di tutti, gloria a te.

Ti celebriamo, o croce e ci prostriamo con fede chiedendo la tua forza; libera dai lacci del nemico e guida al porto di salvezza tutti noi, che ti lodiamo.

Stavrotheotokìon. Contemplando morta in croce la Vita, non potendo sopportare il dolore del suo cuore, lamentandosi la Vergine purissima esclamava: Ahimè, Figlio mio, che cosa ti ha fatto una gente iniqua!

Dei santi. La pietra rigettata.

Piamente credendo, o fanciulli e approfondendo l’insegnamento della legge ricevuto da Eleazaro, lottaste secondo le regole, calpestando l’ordine di Antioco.

Fa’ dunque di noi ciò che vuoi, rivelandoti empio, dissero al re i figli di Abramo; quanto a noi, piuttosto che obbedire al tuo editto, per amore del nostro Dio, preferiamo il castigo dei tormenti.

Nessuno oggi rinunzi alla lotta, né si lasci prendere dalla follia, giacché il serpente è astuto, nessuno di noi sia sua preda: così i figli di Salomè si esortavano a vicenda.

Venite, osservanti della legge, subiamo insieme i tormenti: siamo virili per venir incoronati, dicevano i fanciulli, piamente incitandosi a vicenda alla lotta; anche noi dunque imitiamoli!

Glorifichiamo, fedeli, l’unica essenza, signoria e regno di Dio, proclamando senza confusione l’unica divinità, distinguendo secondo la fede tre ipòstasi in unico Dio.

Theotokìon. Ti sei fatta preconoscere nel roveto non consumato sul monte Sinai, sei apparsa a Daniele nel monte divino da cui da cui senza mano umana si staccò la pietra della vita, l’indivisibile Cristo, l’unico Figlio nato da te, Genitrice di Dio.

Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Kontàkion della croce. Tono 4.

Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Quindi il Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Piamente da martiri respingeste le minacce del tiranno, svergognandolo con coraggio, o sapienti fanciulli, difensori della legge, divenendo, o santi di mente divina, seguaci del padre, lottando valorosamente con la madre; perciò, morendo, realmente ereditaste la vita celeste, esultando in eterno, o Maccabei dall’animo saldo. Pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoriaGloria. E ora.

Tono pl. 2.

La tua croce, Signore, santifica: da lei infatti vengono sanati i malati di peccato; per essa a te ci inchiniamo: abbi pietà di noi.

Della croce. Ode 4. Tu sei mio vigore.

Ecco, vediamo esposta la croce salvatrice, potente protezione, redenzione degli uomini, invincibile arma della fede; essa illumina di grazia e santifica i cuori di chi vi si accosta con fede.

A miglior difesa dei fedeli, scelta tra tutte in mezzo al mondo, si erge la croce preziosa, su cui, o Buono, hai voluto salire spontaneamente: venerata, essa santifica il mondo e annienta le schiere dei demòni.

Il cielo e il mondo intero fanno festa, i vittoriosi martiri, gli apostoli, le anime dei giusti, lieti, festeggiano oggi, contemplando, esposto al centro, il vivificante legno, salvezza per tutti, che santifica i credenti con la grazia.

Per non aver osservato i tuoi comandamenti sarò condannato, me incosciente, quando verrai dal cielo a giudicare le opere degli uomini, o Signore; perciò ti invoco: convertimi con la potenza della croce, salvami e concedimi lacrime di penitenza.

Stavrotheotokìon. Ti ho generato, Figlio, da grembo vergine e ora stupisco vedendoti pendere dalla croce: non posso contemplare l’abisso del mistero e la profondità dei tuoi giudizi; così la Vergine esclamava; come Madre di Dio, con inni incessanti noi la magnifichiamo.

Dei santi. Prevedendo in ispirito.

Esulta, Eleazaro, vedendo come oggi i tuoi santi allievi hanno lottato piamente per le leggi dei loro padri, respingendo con i loro sapienti propositi la follia del persecutore Antioco.

Rallegrati, Salomè, vedendo i tuoi sette rami contemporaneamente portar il frutto della legge, che la Chiesa immacolata ogni giorno dona con la grazia a quanti nutre come Madre, dando culto a Cristo.

O patriarchi, esultate di gioia, battete le mani per i difensori della legge, vedendo le loro pie lotte con cui si sono conformati al culto, subendo la prova dei tormenti senza deviare dalle antiche tradizioni.

Giustamente, o strenui difensori, danzate ed esultate in questa festa con i martiri di Cristo, voi che lottaste per la legge e con loro inneggi debitamente con letizia tutta la Chiesa di Cristo.

Con voci incessanti, fedeli, glorifichiamo la Monade Trina; adoriamo un unico Dio in tre ipòstasi e senza confonderle cantiamo, Trinità santa, gloria a te.

Theotokìon. Vergine sposa di Dio, a te noi cantiamo come rifugio dei fedeli e Genitrice di Dio, poiché rialzasti la stirpe umana caduta e restaurasti l’immagine e somiglianza di colui che precede tutti secoli.

Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.

Della croce. Ode 5. Perché mi hai respinto.

Popoli, acclamate, cantate, tripudiate; nazioni, celebrate Dio, che ci ha dato un fondamento irremovibile nella croce: ora che viene esposta, festeggiamo, o fedeli, da lei ricevendo ogni bene.

Tutte le schiere angeliche ti attorniano, croce santissima e noi mortali, con labbra terrene, ti baciamo oggi devoti e ricevendo santa benedizione, inneggiamo a colui che in te fu sospeso.

Sana, o misericordioso Signore, i mali cronici della mia anima e come devoto della croce preziosa, salvami; per la sua potenza ci liberiamo da ogni impedimento e siamo immuni da ogni male.

Stavrotheotokìon. Contemplando in croce colui che per sua bontà in modo inspiegabile avevi partorito, addolorata nell’intimo, dicevi, o Purissima: Ahimè, Figlio divino, perché soffri per tutti? Venero la tua compassione, Signore.

Dei santi. Donaci la tua pace.

Imitiamo, o amici di Cristo, i sette fanciulli, che per noi nella legge di Mosè furono esaltati ed Eleazaro istruì nella legge dei padri.

Non credere, Antioco, persecutore dei fedeli, che la tua fiamma bruciante ci spaventi, fa’ ciò che vuoi, ammazzaci, o iniquissimo: così gridavano i fanciulli.

Lottiamo secondo le regole, si dicevano l’un l’altro i valorosi martiri di Cristo: i dogmi di Mosè ci ordinano di non contaminarci con cibi impuri, gridavano i fanciulli.

Eterno Padre onnipotente, Figlio coeterno, Spirito di santità, partecipi dello stesso onore nell’unica Trinità, salva i figli di Adamo, che piamente ti inneggiano.

Theotokìon. Donaci la pace, unico Dio compassionevole, per le preghiere della tua pura Madre e dei santi che lottarono valorosamente per le tradizioni dei padri e la legge mosaica.

Katavasìa. O albero beatissimo su cui venne steso Cristo, Re e Signore! Per te è caduto colui che con un albero aveva ingannato, è stato adescato dal Dio confitto in te nella carne, donando la pace alle nostre anime.Della croce. Ode 6. Siimi propizio.

Piantata sulla terra la croce è stata la rovina dei demòni; contemplandola ora esposta gloriosa e venerandola, ci rialziamo dalle cadute del peccato.

Ti lodiamo, o Dio, Re e Signore, che ci hai dato nella croce una difesa insuperabile; venerandola con gioia siamo liberi dal male.

Contempliamo esposta la croce del Signore che dona, a noi tutti, grandi benefici: accostiamoci, popolo, per attingerne luce al cuore e all’anima.

Stavrotheotokìon. Dacci forza di astenerci da ogni male, facci grazia di riuscire sempre a star lontani da ogni azione menzognera e malvagia, o Purissima avvocata d’ogni uomo.

Dei santi. Imitando Giona.

La sapienza di Dio che ha edificato la sua casa e su sette colonne l’ha fondata, prefigurava la sorte di questi fanciulli come difensori della legge.

La sapiente Salomè concepì sette figli che il sapiente Eleazaro istruì e la grazia divina coronò per il loro valore e la loro lotta.

Che cosa aspetti, gridava ad Antioco la schiera dei sette nel mezzo dei supplizi: punisci, uccidi subito, fa’ dunque ciò che vuoi.

Già il padre aveva lottato; anche i figli insieme lottano; anche la madre ci segua, giudice, assistendoci con i suoi consigli.

Quando brucerai nel fuoco i nostri corpi, o Antioco, non pensare che avrai sconfitto uno solo di noi; così dicevano insieme con fierezza i sette fratelli.

Piamente adoriamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, divinità unica: Trinità santa, salva il tuo mondo.

Theotokìon. Come hai partorito senza padre un Figlio? Come resti Vergine dopo il parto? Lo sa Dio, che compie tutto come vuole.

Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, stendendo le palme a forma di croce, chiaramente Giona prefigurò la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo.

Kontàkion dei santi.

Tono 2. Cercando le cose di lassù.

O sette colonne della sapienza di Dio, lampade di luce divina dai sette splendori, o sapientissimi Maccabei, sommi martiri che avete preceduto i martiri, con loro chiedete al Dio dell’universo che siano salvati i vostri cantori.

Ikos.

Loda, o Sion, con ardore il tuo Dio, perché ha realmente rafforzato le sbarre delle tue porte e ha benedetto i tuoi figli. Essi, come milizia carica di trofei, come nobile falange dall’animo forte, si sono opposti con senno divino alle macchinazioni degli empi. Insieme godono della corona della vittoria nella celeste Sion e stanno presso il trono divino. Supplicando senza sosta per tutti, chiedete che siano salvi i vostri cantori.

Sinassario.

Il primo di questo mese, memoria dei santi sette martiri Maccabei: Avìm, Antonio, Guria, Eleazaro, Eusebona, Achìm e Marcello e della loro madre Salomè e del loro maestro Eleazaro.

Stichi. Per primo al cospetto di Cristo per ordine del tiranno fu martirizzato Eleazaro. Prima di Tecla ecco un’altra protomartire, Salomè che spirò tra le fiamme al cospetto di Cristo. Gli altri sette fanciulli vennero avviati all’ottavo giorno dal fuoco, dalla ruota e dalle amputazioni. Il primo agosto questa pia donna gioisce per la fede vittoriosa dei sette figli.

Lo stesso giorno memoria dei santi nove martiri che lottarono presso Pergi di Panfìlia: Leonzio, Atto, Alessandro, Kindèo, Cirìaco, Minèo, Katùno ed Euclèo.

Stichi. Dalla Panfìlia nove vengono passati a fil di spada, cercando di unirsi all’unica stirpe dei martiri.

Lo stesso giorno santo Pàpas il giovane, vestito di sacco, rinchiuso in un cesto e poi annegato in mare.

Stichi. Un sacco nascondeva Pàpas e una cesta il sacco e la corrente la cesta, ma Pàpas era vicino a Dio.

Lo stesso giorno il santo martire Eleàzaro, perì col capo avvolto dalle fiamme.

Stichi. Con il capo avvolto dalle fiamme Eleazaro sfugge alle nere onde che sconvolgono le anime.

Lo stesso giorno il santo martire Kìricos perì di spada.

Stichi. Disse il carnefice: Adora anche tu per non essere sgozzato. Kìrico offrì la gola e si congedò.

Lo stesso giorno il santo martire Teodoro perì di spada.

Stichi. L’amore divino cadde su Teodoro per fargli ottenere attraverso la spada i doni desiderati.

Lo stesso giorno san Polieuto perì seppellito nel letame.

Stichi. Polieuto ebbe come castigo la cattedra del letame di Giobbe.

Lo stesso giorno memoria dei martiri Mino, Minèo e gli altri in Viglenzio, vicino al Tetràpilo bronzeo.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Timoteo, vescovo di Procònnisso (Pricònnisso), taumaturgo.

Stichi. Dio ha onorato prima e ora con il carisma taumaturgico Timoteo, il sacerdote di Procònnisso.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Colui che è al di là del tempo apparve nel tempo rivestito di carne, per guarire le nostre croniche passioni del corpo e dello spirito e con la sua croce divina ci santifica.

Rendiamo lode, gloria, adorazione e magnificenza al tuo potere, o Signore, che hai dato a noi, tuoi servi, nella divina croce, delizia senza fine, custodia per le anime e i corpi nostri.

Nel giorno del giudizio non rivelarmi responsabile di colpe, o Signore; non respingermi dalla tua presenza, umiliato, compatiscimi, salvami con la tua croce preziosa, o sommamente Buono.

Mosè prefigurò la grazia della croce, addolcendo con un legno le acque amare; poiché con la sua potenza ci siamo liberati dall’amarezza del male, addolcendoci mentre ora compunti la veneriamo.

Stavrotheotokìon. Dilata la ristrettezza della mia mente con le tue preghiere, Sovrana Madre di Dio, che hai vincolato ogni attività del nemico avversario; e guidami per la stretta via che porta alla spaziosità della vita.

Dei santi. I fanciulli nella fornace.

I cultori delle antiche tradizioni, i concordi difensori della legge, irremovibili piissimamente hanno confessato l’unico Dio in tre ipòstasi, unendole con fede e piamente distinguendole.

Perché dunque tardi, o tiranno? Così gridavano i martiri al folle che li condannava: Noi professiamo l’unico Dio di tutti; nostra patria è la Gerusalemme di lassù, della quale siamo figli.

Non mangeremo cibi contaminati, non sacrifichiamo agli idoli, né li veneriamo: noi professiamo l’unico Dio di tutti e veneriamo colui dal quale abbiamo la vita e al quale torniamo.

Cantiamo l’inno trinitario glorificando l’eterno Padre, il Figlio e il santo Spirito, unica monadica essenza, che noi celebriamo con l’inno trisagio acclamando: Santo, santo, santo.

Theotokìon. Salve, muro e gioia di tutti, o celebratissima; salve, speranza dei confini; salve, splendore dei mortali e gloria degli angeli, o purissima; solo tu infatti concepisti Dio nella carne.

Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Della croce. Ode 8. Follemente il tiranno.

Un tempo il divino Eliseo estrasse con un legno la scure dal fiume, prefigurandoti da lontano, croce augustissima; dall’abisso dell’errore per te siamo portati alla vera fede e fatti degni di vedere questo giorno, per adorarti con fede per tutti i secoli.

Da lontano Giacobbe ti prefigurò chiaramente, croce augustissima, quando diede la sua benedizione ai figli; noi che per grazia siamo degni di vederti, tutti ci accostiamo con fede indubitabile, cantando inni per attingere con abbondanza benedizione, luce, salvezza e remissione dei peccati.

Purificandoci con azioni virtuose, accostiamoci a Cristo con gioia, acclamando: o Sovrano sommamente buono, esalta con la tua eccelsa croce divina l’onore del popolo che si vanta del tuo nome, per celebrare con inni la tua potenza, con fede e in una pace profonda, per tutti i secoli.

Benediciamo Dio Padre, Figlio e santo Spirito; tutti cantiamo al Padre ingenerato, al Figlio e al santo Spirito, natura increata, Divinità unica, coregnante, coeterna, congovernante, semplice essenza e cantiamo: Benedite, sacerdoti e tu, popolo, esaltalo per tutti i secoli.

Stavrotheotokìon. Ora ti vedo appeso, come Agnello innocente, inchiodato in croce da malvagi, Figlio mio sempiterno, piegata dal dolore, straziata da materne angosce; così esclamava la Purissima; inneggiamola devoti, con inni incessanti, per tutti i secoli.

Dei santi. Colui che con sapienza.

I difensori delle tradizioni antiche, proclamando la legge di Mosè, fecero splendere nel mondo il chiarore di un candeliere a sette luci con le lotte con cui ci hanno illuminati.

I cultori della divina legge, disprezzando gli ordini di Antioco, con coraggio a lui gridarono: Né belve, né spada, né fuoco, né flagelli ci separeranno affatto da Dio.

Ornando la cattedra di Mosè, difendendo le istituzioni dei padri, come sette stelle rifulsero sul mondo, eclissando tutti gli astri erranti con lo splendore della loro fede.

I germogli della pia Salomè, gli allievi del fedele Eleazaro, splendendo come sette fiamme, vennero posati sul candeliere della legge nella dimora di Dio.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito, Dio trino nelle persone e unico per natura, celebrato senza fine nelle ipòstasi, da ogni creatura e in tutti i secoli.

Theotokìon. Tesoro della benevolenza paterna, giardino della venuta del Figlio, dimora del santo Spirito ti rivelasti, o Maria, manifestazione della Trinità in te raffigurata.

Katavasìa. Benedite fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che discese e mutò il fuoco in rugiada e sovraesaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che elargisce vita a tutti.

Della croce. Ode 9. Per questo sbigottisce.

Guaristi la mia rovina quando fosti, coi chiodi, confitto mani e piedi sulla croce, o sommo Re sommamente buono, trafitto al fianco, abbeverato di aceto e fiele tu, gioia di tutti, dolcezza, gloria e redenzione eterna.

Ci appari più gradevole dello zaffiro e dell’oro; splendente come il sole, croce divina, limitata in uno spazio circoscritto, ma dovunque tu ci appari circondata dalle angeliche potenze, mentre irradi di divina forza l’universo intero.

Per chi è sbattuto dai marosi della vita la croce è il porto; per quanti sono smarriti nell’errore essa è guida e sicurezza, onore di Cristo, forza degli apostoli e profeti, coraggio di resistere dei martiri, rifugio degli uomini tutti; vedendola oggi esposta, tutti piamente l’abbracciamo.

Quando verrai sulla terra preceduto dai tuoi eserciti angelici per giudicare il mondo che hai creato, mentre la croce splenderà più dei raggi solari, per la sua potenza, salvami allora, Signore e abbi compassione, perché ho peccato più di tutti i mortali.

Stavrotheotokìon. Senza ledere la mia integrità ho partorito te, Figlio, che il Padre generò prima del tempo: e come allora uomini mortali ti straziano e con la lancia ti trafiggono il fianco e in modo disumano ti inchiodano mani e piedi? Così gridava la Purissima, che noi magnifichiamo.

Dei santi. La nube luminosa.

Allevati secondo la legge e per essa morendo, gli allievi di Eleazaro, con zelo per Mosè gridavano, straziati dai carnefici: Perché tardi, Antioco? Non esitare, fa’ ciò che progetti contro di noi.

I tassiarchi della legge, disprezzando con coraggio la follia di Antioco, affrontarono le torture incoraggiandosi con zelo a vicenda, cercando di anticiparsi nelle lotte e nei supplizi, morendo per vivere.

Imitando la nobiltà e il valore olimpico, vedendo i suoi figli dilaniati, Salomè non si turbò d’animo, ma gridò: Ascolta, Antioco, rendimi i figli, se mai è possibile aver grazia dai nemici.

O perfezione della femminilità! O vetta delle nobiltà! Colei che per la legge aveva consacrato a Dio il coro dei sette figli, rivelò il suo valore consegnando se stessa ai supplizi per raggiungere infine i figli morenti.

Raffigurando la venerabile settimana, i fanciulli, volendo guadagnare la vita con la morte, valorosamente resistettero alle minacce del tiranno e con il culto della legge umiliarono i suoi vili complotti.

I campioni della legge, che Eleàzaro aveva formato, prendendolo come esempio, si offrirono al supplizio del martirio: onoriamoli dunque degnamente come gloriosi intercessori, perché sia donata al mondo la pace e a noi il perdono.

Quanti oggi festeggiano la memoria delle vostre sacre lotte, venerati figli della legge divina, liberate con le vostre preghiere da ogni male e condanna, concedendo al nostro monastero la pace, scacciando ogni male.

Luce è il Padre, che io glorifico, luce il Figlio che magnifico, luce anche lo Spirito santo, che venero, Trinità santa, re eterno, unico Dio in tre persone, che dal nulla hai fatto l’universo.

Theotokìon. Come partorisci, o Vergine? Dillo a noi. Come scorre latte dalle tue mammelle? Come sei divenuta genitrice dell’Unigenito, da te senza padre e dal Padre di lassù senza madre, come allatti colui che nutre l’universo? Come sa e vuole lui solo.

Katavasìa. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Theotòkos, ha prodotto il Cristo, dal quale è stato piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa che ora viene esaltata, noi ti magnifichiamo.

Un’altra katavasìa. La morte, sopravvenuta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata grazie alla prole della pura Madre di Dio: tutte le potenze dei cieli la magnificano.

Exapostilarion dei santi.

Tono 2. Sotto gli occhi dei tuoi discepoli.

Celebriamo i mirabili Maccabei, i figli di Eleazaro e Salomè, perché abbatterono l’arroganza del drago autore del male e furono incoronati per aver rispettato la Legge

Della croce.

Croce, custode di tutta la terra, croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo 3 stichirà prosòmia della croce.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Con le nostre voci leviamo grida di gioia, con inni cantiamo, salutando la croce preziosa e ad essa acclamiamo: O croce beatissima, santifica con la tua potenza la nostra anima e il nostro corpo; e custodisci immuni da ogni vessazione degli avversari quanti piamente ti adorano.

Accostatevi e attingete agli inesauribili fiumi scaturenti per grazia della croce: ecco, vediamo davanti a noi il legno santo, fonte di doni che irrìga con l’acqua e il sangue del Sovrano dell’universo, che su di essa volontariamente fu innalzato e innalzò i mortali.

Sostegno della Chiesa, splendore dei monaci, vanto e salvezza dei sacerdoti, croce augustissima, adorandoti oggi, abbiamo il cuore e l’anima illuminati dalla divina grazia di colui che, su te confitto, annientò il potere dell’ingannatore e la maledizione.

Tre idiòmela dei santi. Tono 1.

La madre capace di grandi lotte, spronando i propri figli agli agoni, diceva: Seguite la canizie di Abramo, per aver parte al sacrificio di Isacco. Ed essi precedevano colei che li guidava e scortavano colei che li consigliava, guardando le torture delle pene che si susseguivano serrate. Per le loro preghiere, o Dio, abbi pieta di noi.

Stico. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Tono 4.

Sette colonne elette, tagliate da un’unica pietra razionale, hanno mostrato la saldezza della torre della Legge: grazie a loro, o Salvatore, dégnati di custodire nella pace le nostre anime.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti i suoi voleri.

Tono pl. 1.

I custodi della Legge, i figli di Salomè, lottando nello stadio gridavano ad Antioco: Noi, o Antioco, resistiamo per le leggi dei padri: non ci separeranno né fuoco, né spada, né belve, né flagelli, ma insieme moriremo, con la nostra vecchia madre e il padre nostro maestro, per vivere e gioire insieme nei secoli senza fine.

Gloria. Dei santi. Tono 4.

Venite, fedeli, nella guerra ordita contro i Maccabei consideriamo il loro valore: infatti un re tiranno, che aveva preso il potere su tutte le genti, viene a sua volta vinto da un vecchio, da sette fanciulli e da una donna. Tu dunque, o Dio, per le loro preghiere, abbi pieta di noi.

E ora. Della croce. Stesso tono.

O Signore, che ti alleasti col mitissimo Davide per sottomettere i filistei, combatti con il nostro imperatore fedele e con l’arma della croce abbatti i nostri nemici: mostraci, o misericordioso, le tue misericordie antiche e realmente si conosca che tu sei Dio e che per la fiducia riposta in te vinciamo: mentre la pura Madre tua senza sosta prega perché ci sia donata la grande misericordia.

Grande dossologia.

Mentre viene cantata la Grande Dossologia il sacerdote cambia paramenti e prendendo l’incensiere incensa la santa mensa e la croce; quindi prende la croce, collocata su un piatto e la trasporta al di sopra della sua testa ed esce dalla porta sinistra del Vima.

Preceduto dalle lampade accese si presenta davanti alle Porte imperiali; terminata la Grande Dossologia e il Trisagio dice: Sapienza, in piedi! E si canta il tropario Salva, Signore, il tuo popolo 3 volte. Poi il sacerdote avanza recando la santa croce davanti alle Porte Sante nel luogo in cui è stato predisposto un tavolino e vi depone sopra la preziosa croce. Quindi cantiamo questo tropario 3 volte:

La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.

Aperta la teca il Superiore inizia a venerare e il sacerdote, fatte 3 metanie davanti alla croce, la bacia e si prostra davanti a ciascun coro una volta. E quindi vengono i fratelli a venerare a turno la croce, mentre vengono cantati questi Idiòmela.

Tono 2. Poema del Sovrano Leone.

Venite, fedeli, adoriamo il legno vivificante, sul quale Cristo, Re di gloria, ha steso le braccia e ci ha risollevati alla beatitudine iniziale, della quale ci aveva spogliato il nemico allettandoci, facendo di noi degli esiliati da Dio. Venite, fedeli, adoriamo il legno grazie al quale siamo giudicati degni di schiacciare le teste dei nemici invisibili. Venite, famiglie tutte delle genti, veneriamo con i nostri canti la croce del Signore. Salve, croce, perfetta liberazione di Adamo caduto; in te si gloriano i nostri imperatori fedelissimi, poiché nella tua potenza sottomettono con forza il popolo d’Ismaele. Baciandoti ora con rispetto, noi cristiani glorifichiamo il Dio che su di te fu inchiodato, dicendo: O Signore su di essa crocifisso, abbi pietà di noi, come Buono e filantropo.

Il resto dell’ufficiatura e la conclusione.

Alla Liturgia.

Invece del trisagio cantiamo:

La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.

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