Mattutino della Domenica dopo il Natale di Cristo- Memoria dei santi e giusti Giuseppe, sposo della Vergine, Davide re e Giacomo fratello di Dio
Domenica dopo il Natale di Cristo.
Memoria dei santi e giusti Giuseppe, sposo della Vergine, Davide re e Giacomo fratello di Dio.
Al Mattutino.
Apolytìkion anastàsimo.
Gloria. Dei santi. Tono 2.
Annuncia, Giuseppe, i prodigi a Davide, padre di Dio: tu hai visto la Vergine incinta, con i magi hai adorato, con i pastori glorificato, da un angelo hai avuto la rivelazione; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.
E ora. Della festa. Tono 4.
La tua nascita, Cristo nostro Dio, ha fatto sorgere per il mondo la luce della conoscenza: con essa gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto; Signore, gloria a te.
A Il Signore è Dio, gli apolytìkia del vespro. Kathìsmata anastàsima con quelli della festa, al posto dei theotokìa. Evloghitària, anavathmì del tono, prokìmenon, vangelo eothinòn secondo l’ordine. Il canone anastàsimo e quello di san Giuseppe e dei santi Davide e Giacomo.
Canone di san Giuseppe. Acròstico: Io ti canto, abile protettore del Cristo. Giuseppe.
Ode 1. Tono 1. Irmòs.
Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.
Di Cristo fosti il servo beato, di Cristo incarnato ministro, di Cristo fosti il padre adottivo; per la familiarità che hai con lui, chiedigli pace e liberazione da ogni male per quanti ti celebrano.
Fosti obbediente ai divini oracoli e servo delle opere straordinarie di Dio, o Giuseppe; come sposo della Vergine Maria in ogni cosa giusta e vera, tu riposi nelle dimore dei santi.
Fosti degno di vedere Cristo bambino, simile a noi nella forma e fosti suo padre putativo; davvero grande la tua gloria, dignità superiore a tutte, perciò ti celebriamo.
Theotokìon. A Betlemme hai concepito Cristo nella carne, o pura senza nozze, avvolgendolo in fasce; stupito dalla sua venuta, con timore Giuseppe lo magnifica e venera la sua potenza.
Canone dei santi Davide e Giacomo. Poema del monaco Cosma.
Ode 1. Tono 4. A te canterò, Signore.
Canterò a te, Signore, Dio mio, perché rivestendo ineffabilmente dal grembo di una santa Vergine l’umanità, la riplasmasti come compassionevole.
Oggi i pastori teologizzano cantando splendidamente l’inno con gli incorporei e i magi recano doni a colui che nella carne è divenuto bimbo.
Gloria negli eccelsi i cori degli angeli con i pastori dicevano a Betlemme: con essi inneggiamo colui che ha voluto incarnarsi.
Quanti festeggiamo il Natale dell’incarnato per noi, celebriamo con gioia Giacomo, fratello di Dio e Davide, padre di Dio.
O Davide, padre di Dio, con la cetra inneggia il Verbo incarnato dalla radice di Iesse insieme con Giacomo il giusto.
Dello Sposo. Ode 3. Irmòs.
Al Figlio che prima dei secoli immutabilmente dal Padre è stato generato e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, si è incarnato, a Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.
Prima dei secoli il Figlio rifulse ineffabilmente dal Padre, ma negli ultimi tempi, o meraviglia, s’incarnò da una Vergine e tu, Giuseppe, divenisti suo padre putativo, beato e illustre testimone.
La Vergine ha partorito il Dio incircoscrivibile, che gli angeli nel cielo contemplano tremanti e tu, Giuseppe, santificato dal suo temibile contatto, lo tieni nelle tue mani.
Il profondo mistero, sconosciuto alle epoche antiche, fu confidato a te, Giuseppe, per la purezza del tuo cuore; così fummo tutti salvati, glorificando con fede la tua divina memoria luminosa.
Theotokìon. O Vergine pura, dalle tue pure viscere Dio ha assunto la nostra carne, nacque nella grotta a Betlemme e giacque nella greppia del bestiame; vedendo questo, il giusto Giuseppe magnificò con inni il Dio apparso a noi simile.
Dei santi. Sostegno di chi in te spera.
A Cristo, nato nella carne senza seme dalla Vergine Maria, con gli angeli inneggiamo tutti, acclamando: Gloria negli eccelsi.
I pastori fedeli, vegliando ricevettero l’annunzio di Cristo pastore dagli angeli che acclamavano: Gloria negli eccelsi.
Si allietino i cieli, esulti tutta la terra, cantando oggi a colui che nasce: Gloria a Dio negli eccelsi.
Degnamente, con Davide e Giacomo, onoriamo con inni la solennissima festa di colui che per noi si è annichilito.
Come dice Davide inneggiamo con Giacomo il Signore, ora sorto dal talamo del grembo della madre.
Kàthisma. Tono 1. Il coro angelico.
Essendo veramente servo del Padre celeste, divenisti, o Giuseppe, padre adottivo del Figlio senza tempo, divenuto bambino nella carne; perciò festeggiamo oggi la tua sacra memoria, a te inneggiando con fede in letizia di cuore.
Gloria. E ora. Uguale.
Il coro dei profeti celebra divinamente, o Vergine, il prodigio in te avvenuto: partoristi sulla terra il Dio che ha preso la nostra carne; gli angeli lo cantano con i pastori, mentre i magi con Giuseppe gridano le meraviglie a Davide, padre di Dio.
Dello Sposo. Ode 4. Irmòs.
Virgulto dalla radice di Iesse e fiore che da essa procede, o Cristo, dalla Vergine sei germogliato, dal boscoso monte adombrato, o degno di lode: sei venuto incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu, immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.
Con lo spirito sottomesso ai precetti divini, beato Giuseppe, in tutta purezza hai preso come sposa fra tutte le donne la sola pura senza macchia, conservando la sua perfetta verginità per permetterle di accogliere il Creatore.
Soltanto a Gabriele nel cielo e a te solo, illustrissimo beato Giuseppe, con la sola non sposata, fu confidato il solo temibilissimo mistero, colui che ha messo in fuga e rovesciato l’unico autore della corruzione, il principe delle tenebre.
Essendo tempio vivente e luminoso per il Creatore, o beato Giuseppe, per lo zelo nelle opere di Dio divenisti degno di ricevere la dimora santificata al suo uscire dal tempio santo, la sola benedetta tra le donne.
Theotokìon. Dissolvendo chiaramente tutti i dubbi del tuo spirito, l’Invisibile si accostò a te, dicendoti: Giuseppe, non temere di prendere con te la Vergine Maria, poiché porta nel suo grembo colui che nella sua potenza divina regge tutto.
Dei santi. La tua virtù i cieli.
Con occhi intellettivi Avvacùm previde la discesa ineffabile del Verbo divino gridando: Da Teman verrà il nostro Salvatore.
Circondando la tua divina greppia, o Figlio di Dio, le schiere degli incorporei, con timore e stupore glorificano il tuo parto oltre ragione.
Con i magi veneriamo il Sovrano, con gli angeli e i pastori danziamo divinamente acclamando: Gloria negli eccelsi a Cristo Dio.
Cristo, re dei re, nato nella carne dal seme di Davide, volle accogliere come fratello l’eletto Giacomo.
Theotokìon. Il Signore Dio, apparso nella carne dalla Vergine, glorificò anche la vostra memoria, o santi Giacomo, eletto fra gli apostoli e Davide beatissimo.
Dello Sposo. Ode 5. Irmòs.
Dio della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai inviato l’Angelo del tuo gran consiglio per donarci pace; guidati dunque alla luce della conoscenza di Dio, vegliando dalla notte, noi ti glorifichiamo, Filantropo.
Splendendo di dolcezza, beato Giuseppe, andasti ad abitare la terra che i buoni condividono; tu che sei chiamato padre del buono e umile di cuore, fosti santificato tenendolo fra le tue braccia e glorificato vedendolo nella sua carne mortale.
Dalla città di Davide hai condotto in Egitto la sola pura, che come nube divina nascondeva in grembo il sole per sciogliere la tenebra della mania idolatrica, o Giuseppe, servo del mistero incomprensibile.
Essendo giusto, seguisti le vie giuste del Re di giustizia, che giustamente ti scelse per servire fedelmente il tremendo mistero dell’ineffabile parto, che ci ha giustificati tutti, o beato.
Theotokìon. Come disse il profeta, la Vergine accolse in grembo l’Emmanuele, Dio per natura infinito; questo apprese, senza comprenderlo, il divino Giuseppe da un angelo nel sonno della notte.
Dei santi.
Tu che per noi hai fatto sorgere.
Tu che hai fatto sorgere su quanti erano nella tenebra lo splendore della tua teofania, gloria a te, gloria a te, Gesù, Figlio di Dio.
O Dio incarnato, che ti sei compiaciuto di essere partorito da una Vergine pura, gloria a te, gloria a te, Gesù, Figlio di Dio.
Tu che sei nato da una Vergine e hai illuminato la memoria di Davide e di Giacomo, gloria a te, gloria a te, Gesù, Figlio di Dio.
Colui che Davide, profeta per ispirazione divina chiamava pioggia sul vello, Giacomo annunziò: Gesù, Figlio di Dio.
O Verbo rivestito della forma di servo da un grembo santissimo, gloria a te, gloria a te, Gesù, Figlio di Dio.
Theotokìon. Senza fine il creato ti offre la voce dell’angelo, o Vergine: Salve, Madre casta di Gesù, Figlio di Dio.
Dello Sposo. Ode 6. Irmòs.
Il mostro marino, dalle sue viscere, ha espulso come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, da lei è uscito, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la Madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.
Per lo strano parto dalla giovane serva di Dio, il Verbo del Padre, Dio eterno è sceso fra noi stranieri; e tu, beato Giuseppe, lo prendi e nella gioia compi con lui questa strana discesa in Egitto per obbedire agli ordini di Dio.
Presso il Dio fatto bimbo nella carne stavi come un angelo e lo servivi, o Giuseppe; accanto a lui fosti chiaramente illuminato dai suoi raggi immateriali e ti mostrasti, o beato, risplendente nella tua anima e nel tuo cuore.
Tutto santificato nell’anima e nel corpo per il contatto col tuo Dio, sei partito per le dimore immateriali e ora santifichi quanti festeggiano la tua memoria, o Giuseppe, rinomato giusto e sposo beato della santa Madre di Dio.
Theotokìon. Sulla terra hai visto, illustre Giuseppe, come infante nato dalla Vergine pura, colui che supera ogni perfezione e nasce dal Padre prima di tutti i secoli e hai inteso cantare gli angeli nella grotta, mentre giaceva nella greppia.
Dei santi. Il profeta Giona.
Vedendo il tremendo mistero del tuo paradossale parto, Signore, i cori degli angeli gridavano: Al Dio, che nasce ora sulla terra, gloria negli eccelsi.
Hai voluto nascere come uomo negli ultimi tempi da una Vergine, tu che come Dio sei generato dal Padre prima dei secoli, per riplasmare, come filantropo, Adamo corrotto.
Come giurasti, Signore, al tuo profeta Davide, venendo come frutto del suo seno ti sei assiso sul trono, mentre a Giacomo affidasti il trono della Chiesa.
In una grotta stupirono sbalorditi gli ordini celesti e inneggiavano senza sosta alla tua pura nascita cantando: Gloria a Dio negli eccelsi.
Davide, re e divino profeta, si è rivelato anche antenato della divina incarnazione, mentre il discepolo Giacomo si mostra primo vescovo.
Theotokìon. Ti supplichiamo, Vergine Theotòkos, prega per i tuoi servi l’incarnato da te, perché noi sappiamo che tu sei l’unica nostra protezione.
Kontàkion. Tono 3. La Vergine oggi.
Oggi il divino Davide è colmo di letizia e Giuseppe offre la lode con Giacomo: gioiscono infatti perché è stata coronata la loro parentela col Cristo; celebrano colui che ineffabilmente è stato generato sulla terra e acclamano: o misericordioso, salva quanti ti onorano.
Ikos.
Per ineffabile consiglio è partorito nella carne colui che non ha carne; è ora circoscritto da un corpo l’incircoscrivibile e serba senza mutamento entrambe le essenze e colui che per natura è senza principio e il solo oltre il tempo si mostra neonato; il perfettissimo, che porta l’universo, è portato sulle braccia; perciò, essendo Dio, con la sua nascita incorona quanti vantano la loro parentela con lui; glorificandoli con fede, noi senza sosta acclamiamo: o misericordioso, salva quanti ti onorano.
Sinassario.
La domenica dopo il Natale di Cristo memoria dei santi e giusti parenti di Dio, Giuseppe lo sposo della santa Vergine Sovrana nostra la Theotòkos, Giacomo fratello del Signore e Davide, re e profeta.
Stichi. Della Vergine onoriamo la fedele promessa, unica scelta come protezione da tutte le parti. O figlio del carpentiere, ma fratello del Signore che fu col suo Verbo ingegnere dell’universo! Che dire? il Signore stesso testimoniò: Ho trovato, infatti, Davide, come il mio cuore, io lo amo.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.
Dello Sposo. Ode 7. Irmòs.
I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un empio comando, non si lasciarono atterrire dalla minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme cantavano: o Dio dei padri, tu sei benedetto.
Hai visto il compimento delle divine profezie, poiché toccasti colui che esse annunciavano come il Cristo, che doveva uscire da una fanciulla pura e come bimbo lo cullasti come servo di Cristo dall’animo puro.
Nell’integrità che fu il tuo ornamento, illustre Giuseppe, fosti veramente il custode della perfetta verginità e fosti chiamato padre del bambino, magnificato per questo santo titolo.
Colui che col suo verbo plasmò la terra, il cielo e il mare fu chiamato figlio del carpentiere, di te, beato padre ammirabile; il Padre senza tempo ti glorifica così come sacro ministro dei misteri oltre ragione.
Dopo esser vissuto santamente, o eccelso Giuseppe, ora dimori nello splendore dei santi, santificando quanti festeggiano con fede la tua divina e sacra memoria.
Theotokìon. Vedendoti prefigurata da simboli sacri, Vergine pura e colma di divina grazia, il giusto Giuseppe ebbe in sorte per il suo ramoscello l’onore di sposarti, ricordandosi della verga di Aronne, un tempo fiorita.
Dei santi.
I figli di Abramo un tempo.
Glorificando un tempo a Betlemme il nato dalla Vergine, i pastori annunziavano il Signore Salvatore, apparso sulla terra per salvare la stirpe umana.
Ammirando il parto oltre ragione di Maria, Madre di Dio, i cori degli angeli acclamavano: Gloria negli al nostro Dio eccelsi e pace sulla terra.
Ti rivelasti più eccelsa dei cherubini, o Vergine, portando fra le braccia colui che da loro è trasportato: non smettere mai di supplicarlo di salvarci.
Davide che in un salmo introdusse come sposa la Chiesa presso il re suo sposo, con il divino Giacomo diceva: O Cristo, per noi incarnato, tu sei benedetto.
Il principe dei profeti e profeta fra i re e Giacomo di mente divina, hanno cantato per noi: O Cristo, per noi incarnato, tu sei benedetto.
Theotokìon. Nel roveto incorrotto e nella fornace rugiadosa fosti prefigurata, tu che concepisti senza seme Dio incarnato, o Madre pura e casta.
Dello Sposo. Ode 8. Irmòs.
La fornace che effondeva rugiada è stata immagine di un prodigio soprannaturale: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.
Davvero preziosa fu la tua morte agli occhi del Signore, beato Giuseppe; tutto purificato dall’infanzia, divenisti sacro custode della benedetta con la quale cantasti: tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.
Dio Creatore, che tutti i cori degli incorporei servono tremando nel cielo, Giuseppe il giusto, con fiducia e devozione lo abbraccia e accarezza come bimbo e riceve la luce immateriale acclamando: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti in tutti i secoli.
Bruciando della più dolce fiamma, o beato, come un angelo presso l’Incarnato ti sottometti agli ordini divini; avvertito dall’angelo di tornare dall’Egitto in terra di Israele, hai preso con te il bambino e sua Madre e insieme siete tornati glorificando il Signore.
Theotokìon. Hai visto dissolversi le ombre della legge con l’effondersi della luce della grazia e contemplato la Vergine, nube luminosa da cui spuntò nella carne il sole spirituale e come un astro hai illuminato, o Giuseppe, quanti ogni giorno gridano: O Cristo, noi ti sovresaltiamo nei secoli.
Dei santi. Cristo re.
Cristo re, che i pastori in Betlemme annunziarono e la stella rivelò in forma di servo, opere tutte inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.
Cristo nato, che i magi con doni venerarono e le schiere degli angeli teologizzavano, opere tutte inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.
Cristo incarnato che le potenze dei cieli glorificavano e gli esseri dai molti occhi senza sosta inneggiano, opere tutte inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.
Cristo incarnato che Davide, antenato di Dio profetizzò e Giacomo predicò alle folle, opere tutte inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.
Theotokìon. Cristo re che la Vergine Maria partorì per noi e dopo il parto restò Vergine pura, opere tutte inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.
Dello Sposo. Ode 9. Irmòs.
Vedo un mistero strano e portentoso: cielo, la grotta, trono di cherubini, la Vergine e la greppia, spazio in cui è stato posto a giacere l’Incontenibile Cristo Dio, che noi celebriamo e magnifichiamo.
Divenisti pari in onore a tutti gli angeli, i profeti e i martiri, o beato e vero consorte dei sapienti apostoli: con loro dunque, sempre ti proclamiamo beato e veneriamo, o Giuseppe, la tua sacra memoria.
Discendendo da stirpe regale, ti fidanzasti, o sapiente, alla Regina pura, che doveva ineffabilmente partorire il Re Gesù: fosti scelto, o beatissimo, fra tutti gli abitanti della terra.
Corroborato dalla potenza dello Spirito, adorno di virtù, o beato, in avanzata vecchiaia splendidamente passasti, o Giuseppe, ai tuoi padri, considerato padre grandissimo di colui che da Dio Padre rifulse.
La tua memoria invita alla letizia tutti i confini e li induce a lodare il Verbo che ti ha glorificato, o beato; stando ora con franchezza presso Cristo, senza sosta prega perché siamo liberati dalle tentazioni noi che ti celebriamo.
Theotokìon. Hai custodito la pura che custodiva integra la verginità e dalla quale s’incarnò il Dio Verbo, conservandola vergine dopo la sua nascita ineffabile: con lei, o teoforo Giuseppe, ricordati di noi.
Dei santi. Mosè sul monte.
Il Figlio e Verbo che il Padre genera prima dei secoli ineffabilmente, la Vergine infine partorisce oggi; angeli e pastori a lui inneggiano gridando: Gloria negli eccelsi a Cristo Dio.
Vedendo in modo strano la stella, i magi cercavano il nato e trovatolo l’onorarono con doni, oro, incenso e mirra, gridando: Gloria negli eccelsi al Dio che è nato.
Esulta ora, Betlemme, divenuta città del nuovo Davide e tu Sion, acròpoli della Chiesa, gioisci ospitando ora il comune banchetto del Re di tutti e dei suoi servi.
Tutto il creato con timore serve il Dio nato da una Vergine: i cieli gli offrono la stella, la terra la greppia, il monte la grotta, i magi i doni, i pastori lo stupore, gli angeli l’inno.
Nato lui stesso da pastori, Davide un tempo divenne re e tu, Giacomo, dalla tribù reale di Giuda, divieni pastore del gregge dell’Agnello di Dio incarnato, il Figlio del Dio altissimo.
Theotokìon. Le folle degli angeli glorificano te, Genitrice di Dio e la stirpe umana con inni senza sosta ti onora, poiché tu hai unito con un parto divino i mortali ai celesti: perciò ti celebriamo.
Exapostilarion anastàsimo e dei santi.
Con i discepoli conveniamo.
Con Giacomo, illustre fratello di Dio, cantiamo Davide, padre di Dio e il divino Giuseppe, sposo della Theotòkos: furono ministri del Natale di Cristo, divinamente avvenuto a Betlemme Dio e con gli angeli, i magi e i pastori, a lui cantano l’inno, come a Re e Dio.
Della festa. Autòmelo.
Ci ha visitato dall’alto il nostro Salvatore, oriente degli orienti e noi, nelle tenebre e nell’ombra, abbiamo trovato la verità: dalla Vergine infatti è nato il Signore.
Alle lodi, 4 stichirà anastàsima.
Poi, della festa. Tono 4.
Rallegratevi, giusti, esultate, cieli, sussultate, monti, perché Cristo è nato; la Vergine sta assisa imitando i cherubini, perché porta sul seno Dio Verbo incarnato; i pastori adorano il neonato, i magi offrono doni al Sovrano, gli angeli inneggiano dicendo: Incomprensibile Signore, gloria a te.
Vergine Theotòkos, che hai partorito il Salvatore, tu hai rovesciato l’antica maledizione di Eva perché sei divenuta Madre del beneplacito del Padre, portando in seno il Dio Verbo incarnato; non può questo mistero essere scrutato; con la sola fede noi tutti lo glorifichiamo, acclamando e dicendo con te: O imperscrutabile Signore, gloria a te.
Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.
Venite, celebriamo la Madre del Salvatore, che dopo il parto apparve ancora vergine: salve, città vivente del Re e Dio, in cui Cristo abitò per operare la salvezza; con Gabriele ti celebriamo, con i pastori ti glorifichiamo, acclamando: Madre di Dio, prega per la nostra salvezza presso colui che da te si è incarnato.
Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; ha giurato il Signore e non si pentirà.
Il Padre l’ha voluto, il Verbo si è fatto carne e la Vergine ha partorito Dio fatto uomo: una stella lo indica; i magi adorano, i pastori stupiscono e il creato esulta.
Gloria. Tono pl. 4. Di Anatolio.
Sangue e fuoco, vapore di fumo, prodigi sulla terra predisse Gioele: sangue, l’incarnazione; fuoco, la divinità; vapore di fumo, lo Spirito santo, disceso sulla Vergine profumando il mondo; grande è il mistero della tua incarnazione, Signore, gloria a te!
E ora. Sei più che benedetta.
Grande dossologia e congedo.
Alla Liturgia come indicato nel Typikòn.

