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Archivi: Preghiere giornaliere

Mattutino della Domenica dopo il Natale di Cristo- Memoria dei santi e giusti Giuseppe, sposo della Vergine, Davide re e Giacomo fratello di Dio

Domenica dopo il Natale di Cristo.

Memoria dei santi e giusti Giuseppe, sposo della Vergine, Davide re e Giacomo fratello di Dio.

Al Mattutino.

Apolytìkion anastàsimo.

Gloria. Dei santi. Tono 2.

Annuncia, Giuseppe, i prodigi a Davide, padre di Dio: tu hai visto la Vergine incinta, con i magi hai adorato, con i pastori glorificato, da un angelo hai avuto la rivelazione; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Della festa. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio, ha fatto sorgere per il mondo la luce della conoscenza: con essa gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto; Signore, gloria a te.

A Il Signore è Dio, gli apolytìkia del vespro. Kathìsmata anastàsima con quelli della festa, al posto dei theotokìa. Evloghitària, anavathmì del tono, prokìmenon, vangelo eothinòn secondo l’ordine. Il canone anastàsimo e quello di san Giuseppe e dei santi Davide e Giacomo.

Canone di san Giuseppe. Acròstico: Io ti canto, abile protettore del Cristo. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Di Cristo fosti il servo beato, di Cristo incarnato ministro, di Cristo fosti il padre adottivo; per la familiarità che hai con lui, chiedigli pace e liberazione da ogni male per quanti ti celebrano.

Fosti obbediente ai divini oracoli e servo delle opere straordinarie di Dio, o Giuseppe; come sposo della Vergine Maria in ogni cosa giusta e vera, tu riposi nelle dimore dei santi.

Fosti degno di vedere Cristo bambino, simile a noi nella forma e fosti suo padre putativo; davvero grande la tua gloria, dignità superiore a tutte, perciò ti celebriamo.

Theotokìon. A Betlemme hai concepito Cristo nella carne, o pura senza nozze, avvolgendolo in fasce; stupito dalla sua venuta, con timore Giuseppe lo magnifica e venera la sua potenza.

Canone dei santi Davide e Giacomo. Poema del monaco Cosma.

Ode 1. Tono 4. A te canterò, Signore.

Canterò a te, Signore, Dio mio, perché rivestendo ineffabilmente dal grembo di una santa Vergine l’umanità, la riplasmasti come compassionevole.

Oggi i pastori teologizzano cantando splendidamente l’inno con gli incorporei e i magi recano doni a colui che nella carne è divenuto bimbo.

Gloria negli eccelsi i cori degli angeli con i pastori dicevano a Betlemme: con essi inneggiamo colui che ha voluto incarnarsi.

Quanti festeggiamo il Natale dell’incarnato per noi, celebriamo con gioia Giacomo, fratello di Dio e Davide, padre di Dio.

O Davide, padre di Dio, con la cetra inneggia il Verbo incarnato dalla radice di Iesse insieme con Giacomo il giusto.

Dello Sposo. Ode 3. Irmòs.

Al Figlio che prima dei secoli immutabilmente dal Padre è stato generato e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, si è incarnato, a Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.

Prima dei secoli il Figlio rifulse ineffabilmente dal Padre, ma negli ultimi tempi, o meraviglia, s’incarnò da una Vergine e tu, Giuseppe, divenisti suo padre putativo, beato e illustre testimone.

La Vergine ha partorito il Dio incircoscrivibile, che gli angeli nel cielo contemplano tremanti e tu, Giuseppe, santificato dal suo temibile contatto, lo tieni nelle tue mani.

Il profondo mistero, sconosciuto alle epoche antiche, fu confidato a te, Giuseppe, per la purezza del tuo cuore; così fummo tutti salvati, glorificando con fede la tua divina memoria luminosa.

Theotokìon. O Vergine pura, dalle tue pure viscere Dio ha assunto la nostra carne, nacque nella grotta a Betlemme e giacque nella greppia del bestiame; vedendo questo, il giusto Giuseppe magnificò con inni il Dio apparso a noi simile.

Dei santi. Sostegno di chi in te spera.

A Cristo, nato nella carne senza seme dalla Vergine Maria, con gli angeli inneggiamo tutti, acclamando: Gloria negli eccelsi.

I pastori fedeli, vegliando ricevettero l’annunzio di Cristo pastore dagli angeli che acclamavano: Gloria negli eccelsi.

Si allietino i cieli, esulti tutta la terra, cantando oggi a colui che nasce: Gloria a Dio negli eccelsi.

Degnamente, con Davide e Giacomo, onoriamo con inni la solennissima festa di colui che per noi si è annichilito.

Come dice Davide inneggiamo con Giacomo il Signore, ora sorto dal talamo del grembo della madre.

Kàthisma. Tono 1. Il coro angelico.

Essendo veramente servo del Padre celeste, divenisti, o Giuseppe, padre adottivo del Figlio senza tempo, divenuto bambino nella carne; perciò festeggiamo oggi la tua sacra memoria, a te inneggiando con fede in letizia di cuore.

Gloria. E ora. Uguale.

Il coro dei profeti celebra divinamente, o Vergine, il prodigio in te avvenuto: partoristi sulla terra il Dio che ha preso la nostra carne; gli angeli lo cantano con i pastori, mentre i magi con Giuseppe gridano le meraviglie a Davide, padre di Dio.

Dello Sposo. Ode 4. Irmòs.

Virgulto dalla radice di Iesse e fiore che da essa procede, o Cristo, dalla Vergine sei germogliato, dal boscoso monte adombrato, o degno di lode: sei venuto incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu, immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.

Con lo spirito sottomesso ai precetti divini, beato Giuseppe, in tutta purezza hai preso come sposa fra tutte le donne la sola pura senza macchia, conservando la sua perfetta verginità per permetterle di accogliere il Creatore.

Soltanto a Gabriele nel cielo e a te solo, illustrissimo beato Giuseppe, con la sola non sposata, fu confidato il solo temibilissimo mistero, colui che ha messo in fuga e rovesciato l’unico autore della corruzione, il principe delle tenebre.

Essendo tempio vivente e luminoso per il Creatore, o beato Giuseppe, per lo zelo nelle opere di Dio divenisti degno di ricevere la dimora santificata al suo uscire dal tempio santo, la sola benedetta tra le donne.

Theotokìon. Dissolvendo chiaramente tutti i dubbi del tuo spirito, l’Invisibile si accostò a te, dicendoti: Giuseppe, non temere di prendere con te la Vergine Maria, poiché porta nel suo grembo colui che nella sua potenza divina regge tutto.

Dei santi. La tua virtù i cieli.

Con occhi intellettivi Avvacùm previde la discesa ineffabile del Verbo divino gridando: Da Teman verrà il nostro Salvatore.

Circondando la tua divina greppia, o Figlio di Dio, le schiere degli incorporei, con timore e stupore glorificano il tuo parto oltre ragione.

Con i magi veneriamo il Sovrano, con gli angeli e i pastori danziamo divinamente acclamando: Gloria negli eccelsi a Cristo Dio.

Cristo, re dei re, nato nella carne dal seme di Davide, volle accogliere come fratello l’eletto Giacomo.

Theotokìon. Il Signore Dio, apparso nella carne dalla Vergine, glorificò anche la vostra memoria, o santi Giacomo, eletto fra gli apostoli e Davide beatissimo.

Dello Sposo. Ode 5. Irmòs.

Dio della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai inviato l’Angelo del tuo gran consiglio per donarci pace; guidati dunque alla luce della conoscenza di Dio, vegliando dalla notte, noi ti glorifichiamo, Filantropo.

Splendendo di dolcezza, beato Giuseppe, andasti ad abitare la terra che i buoni condividono; tu che sei chiamato padre del buono e umile di cuore, fosti santificato tenendolo fra le tue braccia e glorificato vedendolo nella sua carne mortale.

Dalla città di Davide hai condotto in Egitto la sola pura, che come nube divina nascondeva in grembo il sole per sciogliere la tenebra della mania idolatrica, o Giuseppe, servo del mistero incomprensibile.

Essendo giusto, seguisti le vie giuste del Re di giustizia, che giustamente ti scelse per servire fedelmente il tremendo mistero dell’ineffabile parto, che ci ha giustificati tutti, o beato.

Theotokìon. Come disse il profeta, la Vergine accolse in grembo l’Emmanuele, Dio per natura infinito; questo apprese, senza comprenderlo, il divino Giuseppe da un angelo nel sonno della notte.

Dei santi.

Tu che per noi hai fatto sorgere.

Tu che hai fatto sorgere su quanti erano nella tenebra lo splendore della tua teofania, gloria a te, gloria a te, Gesù, Figlio di Dio.

O Dio incarnato, che ti sei compiaciuto di essere partorito da una Vergine pura, gloria a te, gloria a te, Gesù, Figlio di Dio.

Tu che sei nato da una Vergine e hai illuminato la memoria di Davide e di Giacomo, gloria a te, gloria a te, Gesù, Figlio di Dio.

Colui che Davide, profeta per ispirazione divina chiamava pioggia sul vello, Giacomo annunziò: Gesù, Figlio di Dio.

O Verbo rivestito della forma di servo da un grembo santissimo, gloria a te, gloria a te, Gesù, Figlio di Dio.

Theotokìon. Senza fine il creato ti offre la voce dell’angelo, o Vergine: Salve, Madre casta di Gesù, Figlio di Dio.

Dello Sposo. Ode 6. Irmòs.

Il mostro marino, dalle sue viscere, ha espulso come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, da lei è uscito, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la Madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.

Per lo strano parto dalla giovane serva di Dio, il Verbo del Padre, Dio eterno è sceso fra noi stranieri; e tu, beato Giuseppe, lo prendi e nella gioia compi con lui questa strana discesa in Egitto per obbedire agli ordini di Dio.

Presso il Dio fatto bimbo nella carne stavi come un angelo e lo servivi, o Giuseppe; accanto a lui fosti chiaramente illuminato dai suoi raggi immateriali e ti mostrasti, o beato, risplendente nella tua anima e nel tuo cuore.

Tutto santificato nell’anima e nel corpo per il contatto col tuo Dio, sei partito per le dimore immateriali e ora santifichi quanti festeggiano la tua memoria, o Giuseppe, rinomato giusto e sposo beato della santa Madre di Dio.

Theotokìon. Sulla terra hai visto, illustre Giuseppe, come infante nato dalla Vergine pura, colui che supera ogni perfezione e nasce dal Padre prima di tutti i secoli e hai inteso cantare gli angeli nella grotta, mentre giaceva nella greppia.

Dei santi. Il profeta Giona.

Vedendo il tremendo mistero del tuo paradossale parto, Signore, i cori degli angeli gridavano: Al Dio, che nasce ora sulla terra, gloria negli eccelsi.

Hai voluto nascere come uomo negli ultimi tempi da una Vergine, tu che come Dio sei generato dal Padre prima dei secoli, per riplasmare, come filantropo, Adamo corrotto.

Come giurasti, Signore, al tuo profeta Davide, venendo come frutto del suo seno ti sei assiso sul trono, mentre a Giacomo affidasti il trono della Chiesa.

In una grotta stupirono sbalorditi gli ordini celesti e inneggiavano senza sosta alla tua pura nascita cantando: Gloria a Dio negli eccelsi.

Davide, re e divino profeta, si è rivelato anche antenato della divina incarnazione, mentre il discepolo Giacomo si mostra primo vescovo.

Theotokìon. Ti supplichiamo, Vergine Theotòkos, prega per i tuoi servi l’incarnato da te, perché noi sappiamo che tu sei l’unica nostra protezione.

Kontàkion. Tono 3. La Vergine oggi.

Oggi il divino Davide è colmo di letizia e Giuseppe offre la lode con Giacomo: gioiscono infatti perché è stata coronata la loro parentela col Cristo; celebrano colui che ineffabilmente è stato generato sulla terra e acclamano: o misericordioso, salva quanti ti onorano.

Ikos.

Per ineffabile consiglio è partorito nella carne colui che non ha carne; è ora circoscritto da un corpo l’incircoscrivibile e serba senza mutamento entrambe le essenze e colui che per natura è senza principio e il solo oltre il tempo si mostra neonato; il perfettissimo, che porta l’universo, è portato sulle braccia; perciò, essendo Dio, con la sua nascita incorona quanti vantano la loro parentela con lui; glorificandoli con fede, noi senza sosta acclamiamo: o misericordioso, salva quanti ti onorano.

Sinassario.

La domenica dopo il Natale di Cristo memoria dei santi e giusti parenti di Dio, Giuseppe lo sposo della santa Vergine Sovrana nostra la Theotòkos, Giacomo fratello del Signore e Davide, re e profeta.

Stichi. Della Vergine onoriamo la fedele promessa, unica scelta come protezione da tutte le parti. O figlio del carpentiere, ma fratello del Signore che fu col suo Verbo ingegnere dell’universo! Che dire? il Signore stesso testimoniò: Ho trovato, infatti, Davide, come il mio cuore, io lo amo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.

Dello Sposo. Ode 7. Irmòs.

I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un empio comando, non si lasciarono atterrire dalla minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme cantavano: o Dio dei padri, tu sei benedetto.

Hai visto il compimento delle divine profezie, poiché toccasti colui che esse annunciavano come il Cristo, che doveva uscire da una fanciulla pura e come bimbo lo cullasti come servo di Cristo dall’animo puro.

Nell’integrità che fu il tuo ornamento, illustre Giuseppe, fosti veramente il custode della perfetta verginità e fosti chiamato padre del bambino, magnificato per questo santo titolo.

Colui che col suo verbo plasmò la terra, il cielo e il mare fu chiamato figlio del carpentiere, di te, beato padre ammirabile; il Padre senza tempo ti glorifica così come sacro ministro dei misteri oltre ragione.

Dopo esser vissuto santamente, o eccelso Giuseppe, ora dimori nello splendore dei santi, santificando quanti festeggiano con fede la tua divina e sacra memoria.

Theotokìon. Vedendoti prefigurata da simboli sacri, Vergine pura e colma di divina grazia, il giusto Giuseppe ebbe in sorte per il suo ramoscello l’onore di sposarti, ricordandosi della verga di Aronne, un tempo fiorita.

Dei santi.

I figli di Abramo un tempo.

Glorificando un tempo a Betlemme il nato dalla Vergine, i pastori annunziavano il Signore Salvatore, apparso sulla terra per salvare la stirpe umana.

Ammirando il parto oltre ragione di Maria, Madre di Dio, i cori degli angeli acclamavano: Gloria negli al nostro Dio eccelsi e pace sulla terra.

Ti rivelasti più eccelsa dei cherubini, o Vergine, portando fra le braccia colui che da loro è trasportato: non smettere mai di supplicarlo di salvarci.

Davide che in un salmo introdusse come sposa la Chiesa presso il re suo sposo, con il divino Giacomo diceva: O Cristo, per noi incarnato, tu sei benedetto.

Il principe dei profeti e profeta fra i re e Giacomo di mente divina, hanno cantato per noi: O Cristo, per noi incarnato, tu sei benedetto.

Theotokìon. Nel roveto incorrotto e nella fornace rugiadosa fosti prefigurata, tu che concepisti senza seme Dio incarnato, o Madre pura e casta.

Dello Sposo. Ode 8. Irmòs.

La fornace che effondeva rugiada è stata immagine di un prodigio soprannaturale: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Davvero preziosa fu la tua morte agli occhi del Signore, beato Giuseppe; tutto purificato dall’infanzia, divenisti sacro custode della benedetta con la quale cantasti: tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Dio Creatore, che tutti i cori degli incorporei servono tremando nel cielo, Giuseppe il giusto, con fiducia e devozione lo abbraccia e accarezza come bimbo e riceve la luce immateriale acclamando: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti in tutti i secoli.

Bruciando della più dolce fiamma, o beato, come un angelo presso l’Incarnato ti sottometti agli ordini divini; avvertito dall’angelo di tornare dall’Egitto in terra di Israele, hai preso con te il bambino e sua Madre e insieme siete tornati glorificando il Signore.

Theotokìon. Hai visto dissolversi le ombre della legge con l’effondersi della luce della grazia e contemplato la Vergine, nube luminosa da cui spuntò nella carne il sole spirituale e come un astro hai illuminato, o Giuseppe, quanti ogni giorno gridano: O Cristo, noi ti sovresaltiamo nei secoli.

Dei santi. Cristo re.

Cristo re, che i pastori in Betlemme annunziarono e la stella rivelò in forma di servo, opere tutte inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Cristo nato, che i magi con doni venerarono e le schiere degli angeli teologizzavano, opere tutte inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Cristo incarnato che le potenze dei cieli glorificavano e gli esseri dai molti occhi senza sosta inneggiano, opere tutte inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Cristo incarnato che Davide, antenato di Dio profetizzò e Giacomo predicò alle folle, opere tutte inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Theotokìon. Cristo re che la Vergine Maria partorì per noi e dopo il parto restò Vergine pura, opere tutte inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Dello Sposo. Ode 9. Irmòs.

Vedo un mistero strano e portentoso: cielo, la grotta, trono di cherubini, la Vergine e la greppia, spazio in cui è stato posto a giacere l’Incontenibile Cristo Dio, che noi celebriamo e magnifichiamo.

Divenisti pari in onore a tutti gli angeli, i profeti e i martiri, o beato e vero consorte dei sapienti apostoli: con loro dunque, sempre ti proclamiamo beato e veneriamo, o Giuseppe, la tua sacra memoria.

Discendendo da stirpe regale, ti fidanzasti, o sapiente, alla Regina pura, che doveva ineffabilmente partorire il Re Gesù: fosti scelto, o beatissimo, fra tutti gli abitanti della terra.

Corroborato dalla potenza dello Spirito, adorno di virtù, o beato, in avanzata vecchiaia splendidamente passasti, o Giuseppe, ai tuoi padri, considerato padre grandissimo di colui che da Dio Padre rifulse.

La tua memoria invita alla letizia tutti i confini e li induce a lodare il Verbo che ti ha glorificato, o beato; stando ora con franchezza presso Cristo, senza sosta prega perché siamo liberati dalle tentazioni noi che ti celebriamo.

Theotokìon. Hai custodito la pura che custodiva integra la verginità e dalla quale s’incarnò il Dio Verbo, conservandola vergine dopo la sua nascita ineffabile: con lei, o teoforo Giuseppe, ricordati di noi.

Dei santi. Mosè sul monte.

Il Figlio e Verbo che il Padre genera prima dei secoli ineffabilmente, la Vergine infine partorisce oggi; angeli e pastori a lui inneggiano gridando: Gloria negli eccelsi a Cristo Dio.

Vedendo in modo strano la stella, i magi cercavano il nato e trovatolo l’onorarono con doni, oro, incenso e mirra, gridando: Gloria negli eccelsi al Dio che è nato.

Esulta ora, Betlemme, divenuta città del nuovo Davide e tu Sion, acròpoli della Chiesa, gioisci ospitando ora il comune banchetto del Re di tutti e dei suoi servi.

Tutto il creato con timore serve il Dio nato da una Vergine: i cieli gli offrono la stella, la terra la greppia, il monte la grotta, i magi i doni, i pastori lo stupore, gli angeli l’inno.

Nato lui stesso da pastori, Davide un tempo divenne re e tu, Giacomo, dalla tribù reale di Giuda, divieni pastore del gregge dell’Agnello di Dio incarnato, il Figlio del Dio altissimo.

Theotokìon. Le folle degli angeli glorificano te, Genitrice di Dio e la stirpe umana con inni senza sosta ti onora, poiché tu hai unito con un parto divino i mortali ai celesti: perciò ti celebriamo.

Exapostilarion anastàsimo e dei santi.

Con i discepoli conveniamo.

Con Giacomo, illustre fratello di Dio, cantiamo Davide, padre di Dio e il divino Giuseppe, sposo della Theotòkos: furono ministri del Natale di Cristo, divinamente avvenuto a Betlemme Dio e con gli angeli, i magi e i pastori, a lui cantano l’inno, come a Re e Dio.

Della festa. Autòmelo.

Ci ha visitato dall’alto il nostro Salvatore, oriente degli orienti e noi, nelle tenebre e nell’ombra, abbiamo trovato la verità: dalla Vergine infatti è nato il Signore.

Alle lodi, 4 stichirà anastàsima.

Poi, della festa. Tono 4.

Rallegratevi, giusti, esultate, cieli, sussultate, monti, perché Cristo è nato; la Vergine sta assisa imitando i cherubini, perché porta sul seno Dio Verbo incarnato; i pastori adorano il neonato, i magi offrono doni al Sovrano, gli angeli inneggiano dicendo: Incomprensibile Signore, gloria a te.

Vergine Theotòkos, che hai partorito il Salvatore, tu hai rovesciato l’antica maledizione di Eva perché sei divenuta Madre del beneplacito del Padre, portando in seno il Dio Verbo incarnato; non può questo mistero essere scrutato; con la sola fede noi tutti lo glorifichiamo, acclamando e dicendo con te: O imperscrutabile Signore, gloria a te.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Venite, celebriamo la Madre del Salvatore, che dopo il parto apparve ancora vergine: salve, città vivente del Re e Dio, in cui Cristo abitò per operare la salvezza; con Gabriele ti celebriamo, con i pastori ti glorifichiamo, acclamando: Madre di Dio, prega per la nostra salvezza presso colui che da te si è incarnato.

Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; ha giurato il Signore e non si pentirà.

Il Padre l’ha voluto, il Verbo si è fatto carne e la Vergine ha partorito Dio fatto uomo: una stella lo indica; i magi adorano, i pastori stupiscono e il creato esulta.

Gloria. Tono pl. 4. Di Anatolio.

Sangue e fuoco, vapore di fumo, prodigi sulla terra predisse Gioele: sangue, l’incarnazione; fuoco, la divinità; vapore di fumo, lo Spirito santo, disceso sulla Vergine profumando il mondo; grande è il mistero della tua incarnazione, Signore, gloria a te!

E ora. Sei più che benedetta.

Grande dossologia e congedo.

Alla Liturgia come indicato nel Typikòn.

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Mattutino della Domenica dei Santi Progenitori (la prima Domenica tra l’11 e il 17 dicembre)

Domenica dei Santi Progenitori

(La Prima Domenica Tra 11 e 17 dicembre)

Al Mattutino

Apolytìkion anastàsimo.

Gloria. E ora. Dei progenitori. Tono 2.

Hai giustificato per la fede i progenitori attirando a te, tramite loro, la Chiesa delle genti; si vantano nella gloria i santi, perché dal loro seme procede un frutto insigne: colei che senza seme ti ha partorito; per le loro suppliche, Cristo Dio, salva le nostre anime.

A Il Signore e Dio, tropario anastàsimo. Gloria. Lo stesso tropario. E ora, dei progenitori.

La consueta sticologia. Gli anavathmì del tono.

Ogni spirito. Vangelo eothinòn. Contemplando la risurrezione di Cristo. Salmo 50.

I canoni: l’anastàsimo dall’Oktòichos, dei tre santi fanciulli e dei progenitori.

Canone dei tre santi fanciulli. Acròstico: Inneggio ai tre fanciulli e a Daniele il grande. Di Teofane.

Ode 1. Irmòs. Tono pl. 4.

Attraverso l’umido elemento come terra asciutta, fuggendo all’oppressione egizia, l’israelita acclamava: Cantiamo al nostro Redentore e Dio.

Glorifichiamo l’eterno Verbo, generato divinamente prima dei secoli dal Padre, apparso simbolicamente nella fornace ai fanciulli.

I pii fanciulli coraggiosamente disprezzarono le empie parole del tiranno e non si lasciarono contaminare dalle pietanze illegali come i caldei.

Eravate nutriti spiritualmente dal Verbo e utilizzavate cibi semplici, perciò apparivate al re più floridi degli altri cortigiani.

Theotokìon. La fanciulla germogliata da Davide, concependo il Redentore, cura l’amaro veleno che il serpente iniettò nelle orecchie di Eva.

Canone dei santi progenitori. Acròstico: La lode dovuta offro ai padri. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Offriamo la lode ai padri, rifulsi prima e durante la Legge, che servirono con animo retto il Signore e Sovrano rifulso dalla Vergine e godono ora della luce senza tramonto.

Onoriamo Adamo, il primo padre onorato dalla mano del Creatore, divenne progenitore di noi tutti e riposa con tutti gli eletti nelle dimore celesti.

Il Dio e Signore dell’universo accolse Abele, che offriva doni con anima nobilissima e quando fu ucciso da mano assassina, lo portò alla luce come martire divino.

Theotokìon. Ascoltiamo gli oracoli da Dio ispirati, che gridano la manifestazione di Cristo: poiché ecco, è partorito in una grotta da fanciulla ignara d’uomo e la stella, apparendo agli astrologi, svela il tremendo parto.

Katavasìa. Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Dei santi Fanciulli.

Ode 3. Irmòs.

Tu sei saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito a te inneggia.

Ricevuta dal Sovrano coscienza divina, i figli di Davide serbarono divinamente le leggi dei padri.

La fiamma non poté consumare i corpi dei purissimi fanciulli: il digiuno, cibo dell’anima, li copriva di rugiada.

Lode universale e inni cantano i tre fanciulli dentro la fornace, prodigiosamente rinfrescati.

Theotokìon. Per mostrarci la tua nascita da una Vergine, Signore, tu salvi nella fornace i corpi vergini dei fanciulli.

Dei progenitori.

Al Figlio che prima dei secoli.

Si canta nel mondo l’ardore di Set per il Creatore: egli infatti realmente lo servì con condotta irreprensibile e dall’intimo dell’anima e ora grida nella regione dei viventi: Santo sei tu, Signore.

Con bocca, lingua e cuore, il mirabile Enos sperò in spirito di invocare con senno divino il Dio Sovrano dell’universo: e vivendo in terra in modo a lui gradito, ne riportò gloria.

Proclamiamo beato Enoch con sacre parole: egli infatti, resosi gradito al Signore fu trasferito nella gloria, rivelandosi superiore alla morte, come sta scritto, come sincerissimo servo di Dio.

Theotokìon. Ecco che l’attesa delle genti procede dalla Vergine e Betlemme felicemente apre l’Eden che era stato chiuso, accogliendo il Verbo incarnato e deposto secondo la carne in una greppia.

Katavasìa. Al Figlio prima dei secoli immutabilmente dal Padre generato e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, incarnato, a Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo sei tu, Signore.

Ypacoì. Tono 2.

Il fuoco si mutò per i fanciulli in rugiada, il lamento in gioia per le donne: in entrambi i casi un angelo infatti fu ministro di prodigi, mutando per gli uni la fornace in sollievo e manifestando alle altre la risurrezione il terzo giorno; o Signore, autore della nostra vita, gloria a te.

A discrezione di chi presiede, diciamo:

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Celebriamo, fedeli, tutti i progenitori di Cristo, per noi apparso sulla terra, glorificando con canti colui che li rese ammirabili: prefigurarono la sua venuta e la sua nascita ineffabile dalla Vergine, annunziandola al mondo.

Dei santi Fanciulli.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, l’annunzio della tua economia e ti ho glorificato, o unico Filantropo.

Accolta nel suo spirito l’ispirazione, il sapientissimo Daniele fu in grado di spiegare i sogni del re per grazia.

Splendida di prodigi fu la lotta sostenuta nella fiamma dai tre fanciulli: ne fu attratto il tiranno e per essa fu guidato alla conoscenza del Signore onnipotente.

Gli strumenti dell’orchestra e la musica armoniosa non sedussero i pii fanciulli, che non si inchinarono alla statua d’oro.

Theotokìon. A Babilonia i tre pii fanciulli celebravano con inni il tuo Figlio sovradivino, riconoscendolo nella fornace di fuoco, o lodatissima.

Dei progenitori.

Virgulto dalla radice.

Offriamo una lode a Dio, onorando con inni Noè, vero giusto: adorno di tutti i divini precetti, mostrò di essersi reso gradito a Cristo, al quale con fede cantiamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Vedendo la nobiltà del tuo animo, la tua integrità, la tua perfezione in tutto, o Noè, Dio ti rese davvero principe del secondo mondo, colui che gli salvò il seme di ogni stirpe, dopo l’esperienza del diluvio, come egli stesso aveva ordinato.

Con inni, piamente diciamo beato Noè, che serbò inviolata la legge di Dio e fu trovato giusto nella sua generazione e, per ordine del Creatore, salvò in un’arca di legno le specie degli animali irrazionali.

La tua memoria, o beato Noè, fa scaturire il vino della compunzione per noi che ti onoriamo, sempre allietando le anime e i cuori di quanti sinceramente proclamano beati i tuoi venerabili costumi e la tua condotta divinamente ispirata.

Theotokìon. Ora la nostra redenzione è deposta in una greppia e avvolta in fasce come un bimbo dall’oriente giungono magi per vederlo e adorarlo con doni, nella fede, come Dio e Re, nato sulla terra.

Katavasìa. Virgulto dalla radice di Iesse e fiore che da essa procede, o Cristo, dalla Vergine germogliasti, dal boscoso monte adombrato, o degno di lode: sei venuto incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu, immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.

Dei santi Fanciulli.

Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai respinto dal tuo volto, luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi comandamenti.

Iniziati alla legge, Salvatore, non la rinnegarono i tuoi servi, il grande Daniele con i tre divini fanciulli, ma prendendo forza da te, benefattore, valorosamente sconfissero i tiranni.

Il tuo profeta Daniele, o filantropo, fu iniziato spiritualmente ai tuoi misteri, potendo contemplare con cuore puro il Figlio dell’uomo assiso su una nube, re e giudice di tutte le nazioni.

Più dello zaffiro si sono abbelliti i vostri corpi, o fanciulli e per l’ardore della vostra fede, brillavate più dell’oro, entrando con gioia nella fornace ardente e ritmando una danza con tutto l’universo.

Theotokìon. Daniele profeta ti descrisse un tempo, o Vergine, come monte: e vedendo la fornace effondere rugiada, i fanciulli celebravano con inni il frutto divino del tuo grembo come Salvatore, Creatore e Signore.

Dei progenitori. Dio della pace.

Sia onorato con lodi divine Sem, che ottenne la benedizione paterna, si mostrò gradito al cospetto di Dio e fu annoverato nei cori dei progenitori e riposa pieno di gioia nella regione dei viventi.

Abramo fu degno, come amico di Dio, di vedere il giorno del suo Creatore e fu ricolmo di gioia spirituale: onorandolo dunque con rettitudine di mente, proclamiamolo tutti beato, come fedele servo di Dio.

Contemplasti la Trinità, per quanto è permesso all’uomo e le offristi ospitalità, come sincerissimo amico, o Abramo beatissimo: ottenesti così la ricompensa della singolare ospitalità col divenire, in forza della fede, padre di genti senza numero.

Theotokìon. Colui che è pieno si svuota per noi nella carne e accetta un inizio colui che precede l’inizio; si impoverisce il ricco e il Verbo di Dio è posto a giacere come infante nella greppia di animali irrazionali, riplasmando tutti dall’inizio dei tempi.

Katavasìa. Dio della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai inviato l’angelo del tuo gran consiglio per donarci pace; guidati dunque alla luce della conoscenza di Dio, vegliando sin dai primi albori, noi ti glorifichiamo, filantropo.

Dei santi Fanciulli. Ode 6. Irmòs.

L’abisso dei peccati e il burrone delle colpe mi scuotono e con violenza mi spingono verso il baratro dell’ignoranza, ma tu, stendi la tua forte mano come a Pietro e salvami dalla corruzione.

Dominando le passioni dell’anima con la potenza del Verbo divino, diveniste capi nei paesi dei caldei, perché la virtù rende onore a chi la possiede, o sapienti discendenti di Davide.

Rivestito di vivificante mortificazione, Daniele un tempo mediante il cibo distrusse il terribile drago, che per i caldei era un dio, sapientemente uccidendo gli empi sacerdoti che lo servivano.

Theotokìon. Supplica tuo Figlio, mio giudice, Vergine Madre di Dio, affinché nell’ora del giudizio abbia pietà di me e mi salvi dal terribile castigo, poiché in te sola spero.

Dei progenitori. Il mostro marino.

Divenisti chiara figura della passione di Cristo, o Isacco beatissimo, condotto ad essere immolato, per ubbidienza al padre: perciò sei detto beato e realmente ti sei mostrato sincerissimo amico di Dio, abitando così con tutti i giusti.

Giacobbe si rivelò fedelissimo servo del Dio di tutti; per questo lottò con l’angelo e ottenne un altro nome: intelletto che vede Dio; dormendo contemplò anche una scala divina, alla quale stava appoggiato Dio, che per sua bontà ha aderito alla carne.

Poiché Giuseppe amava l’ubbidienza al padre, fu gettato in una fossa e venduto, prefigurando Cristo immolato e gettato in una fossa; fu poi proclamato in Egitto distributore di frumento, divenuto sobrio e giusto, vero signore delle passioni.

Theotokìon. Si fa conoscere sulla terra come bimbo neonato colui che sempre è con il Padre e lo Spirito; viene avvolto in fasce, proprio lui che avvolse la terra in fasce di bruma e viene deposto nella mangiatoia di animali senza ragione: perciò festeggiamo lieti la vigilia della sua nascita senza seme.

Katavasìa. Il mostro marino, dalle sue viscere, espulse come embrione Giona quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, da lei è uscito, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la Madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.

Kontàkion. Tono 2. Autòmelo.

Rifiutando di venerare un’immagine dipinta da mano d’uomo, indossando come corazza l’Essenza non dipinta, o beatissimi, vi glorificaste nell’arena del fuoco; stando in mezzo alla fiamma insostenibile invocavate Dio: Affrettati, o misericordioso, vieni presto in nostro aiuto, nelle tua misericordia poiché se vuoi, puoi.

Ikos.

Stendi la tua mano, di cui fecero un giorno esperienza tanto gli egiziani che combattevano gli ebrei, quanto questi che ne subivano l’attacco; non abbandonarci, non ci inghiottisca la morte assetata di noi e Satana che ci odia; avvicinati dunque a noi e risparmia le nostre anime, come risparmiasti un tempo a Babilonia i tuoi fanciulli che, inneggiandoti senza sosta, per te erano stati gettati nella fornace, dalla quale a te gridavano: Affrettati, misericordioso, vieni presto in nostro aiuto, nella tua misericordia, poiché se vuoi, puoi.

Sinassario del giorno e dei progenitori.

Lo stesso giorno, Domenica dei santi progenitori.

Stichi. Gioiscono i progenitori antichi vedendo avvicinarsi Cristo messia. Esulta Abramo, rivelandosi antenato di Cristo.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei santi Fanciulli.

Ode 7. Irmòs.

I pii fanciulli non venerarono l’immagine d’oro a Babilonia, ma in mezzo alla fornace refrigerati dal fuoco, cantavano l’ode dicendo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

In mezzo alle fiamme intonavano un inno al Dio onnipotente Azaria e i suoi compagni; formando un coro divino cantavano insieme: Benedetto il Dio dei nostri padri.

La lira dei fanciulli teologava l’onnipotente Dio di tutti, apparso loro nella fornace ed essi cantavano dicendo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Il re, sapendo che erano tre i pii fanciulli gettati nel fuoco, ne vide apparire un quarto e in lui riconoscendo il Figlio di Dio, gridò a tutti: benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Con l’intelletto illuminato dal chiarore divino, o Daniele beato in Dio, sapientemente con immagini mistiche raffiguravi il parto della Vergine, dicendo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Dei progenitori. I fanciulli allevati.

Si celebrino Anania, Azaria e Misaele, con Daniele, perché estinsero il fuoco della fornace, tennero a freno gli assalti dei leoni e salmeggiarono concordi a Cristo: Dio dei padri, tu sei benedetto.

Per aver lottato secondo le regole, con tentazioni e dure sofferenze, Giobbe fu chiamato sincerissimo servo di Dio, mite, senza malizia, retto, perfetto, irreprensibile, lui che gridava: Dio, tu sei benedetto.

Onoriamo con fede Mosè, Aronne e Cur, Gesù, il sacratissimo Levi, Gedeone e Sansone, celebrandoli e acclamando: Dio dei padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Ecco, come aveva predetto il profeta, l’ignara di nozze ha concepito in grembo e sta per partorire nella grotta di Betlemme il Dio al quale tutti cantiamo: Dio dei padri, tu sei benedetto.

Katavasìa. I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un empio comando, non si lasciarono atterrire dalla minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme cantavano: Dio dei padri, tu sei benedetto.

Dei santi Fanciulli.

Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Volendo conoscere la preziosa eredità di Abramo, secondo il suo esempio acquisiste la speranza e la sicurezza della fede, la pazienza e la costanza nelle prove e senza esitare cantavate: Sacerdoti, benedite, popolo esalta Cristo nei secoli.

Rifulgendo come luminari resero cielo la terra e raggianti di splendore per la loro fede, nella fornace cantavano la lode di tutto l’universo al loro Sovrano e benefattore: Fanciulli, benedite, sacerdoti, inneggiate, popolo esalta Cristo nei secoli.

I discendenti di Davide, che estinsero vigorosamente la fiamma altissima e respinsero le unghie dei leoni, lieti inneggiavano al Signore, loro Salvatore: Fanciulli, benedite, sacerdoti, inneggiate, popolo esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Viene iniziato ai misteri il sapientissimo Daniele, o purissima e i tre fanciulli di senno divino prefigurano il tuo parto, vedendo attraverso simboli venire mirabilmente il frutto del tuo grembo, che i fanciulli benedicono, i sacerdoti inneggiano, i popoli esaltano per tutti i secoli.

Dei progenitori. La fornace che effondeva.

Oggi celebriamo la divina memoria dei padri divini, vissuti dai secoli: Adamo e Abele, Set, Noè ed Enos, Enoch, Abramo, Melchisedèk e Giobbe, Isacco con il fedele Giacobbe e gridiamo: Benedica il creato il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Celebriamo la schiera a Dio gradita dei padri divini: Barak e Natan, Eleazaro, Giosia e Davide, Iefte e Samuele, che nella sua santità vedeva in anticipo ciò che accadeva e gridava: Benedica tutto il creato il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Offriamo melodicamente una lode ai profeti di Dio inneggiando Osea, Michea, Sofonia e Avvacùm, Zaccaria, Giona Aggeo e Amos, Abdia, Malachia e Naum, Isaia, Geremia, Ezechiele con Daniele, Elia ed Eliseo.

Con triadiche parole celebriamo, o fedeli, la Trinità santissima: il Padre senza principio, il Figlio e il santo Spirito retto, Trinità consustanziale; ogni spirito la glorifica acclamando: Benedica tutto il creato il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Theotokìon. Apparisti, o Cristo, da sangue verginale, prendendo corpo ineffabilmente e fosti partorito in una grotta, come perfetto bambino, nell’eccesso del tuo compassionevole amore, o Gesù; da lontano una stella ti indicò agli astrologi che acclamavano con fede: Celebrate e sovresaltate Cristo nei secoli.

Katavasìa. La fornace che effondeva rugiada è stata immagine di una meraviglia oltre natura: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Dei santi Fanciulli. Ode 9. Irmòs.

Realmente, Theotòkos, da te salvati, noi ti celebriamo, o Vergine pura e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Raggiungeste il fine stando all’apice dei vostri desideri nei talami celesti, o beatissimi fanciulli.

Cogliendo con lacrime il covone da voi ben preparato con la vostra coltivazione, germogliate la spiga dell’incorruttela.

E’ sorta per voi ora degnamente la luce ed è fiorita la letizia del cuore, là dove dimorate senza dolore.

Theotokìon. Abolisti la legge della morte, o Vergine, generando il Signore datore di vita, che vivifica quanti con fede ti magnificano.

Dei progenitori. Vedo un mistero strano.

Con la tua forza hanno compiuto prodezze un tempo queste nobili figlie, Signore: Anna e Giuditta, Debora, Culda e Giaele, Ester, Sara, Mariam sorella di Mosè, Rachele, Rebecca e Rut.

Onoriamo divinamente i santi fanciulli, perché spensero la fornace, onoriamoli con il profeta Daniele e tutti i giusti rifulsi prima della Legge o che, sotto la Legge, ben servirono il Sovrano.

Sono sorti sapientissimi profeti divini, progenie di Abramo, per annunciare fervidamente in Spirito il Verbo che da Abramo e Giuda sarebbe nato: per le loro suppliche, o Gesù, abbi pietà di tutti.

E’ santificato tutto il creato dalla vostra memoria e festeggiando grida supplice: Offrite sempre una preghiera al Signore, o beati, perché i vostri cantori possano giungere ai beni eterni.

Theotokìon. Di me rivestito, procede dalla Vergine ed è partorito in una grotta il Verbo del Padre, senza confusione; danza, o creato, magnificando con parole grate la condiscendenza santissima della sua pietà.

Katavasìa. Vedo un mistero strano e portentoso: cielo, la grotta, trono di cherubini, la Vergine e la greppia spazio in cui è stato posto a giacere colui che nulla può contenere, il Cristo Dio, che noi celebriamo e magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Amici dei padri, riuniamoci oggi per celebrare esultanti la memoria di Abramo, Isacco e Giacobbe, come dobbiamo: da essi apparve secondo la carne Cristo Signore, nella sua grande compassione.

Un altro. Uguale.

Cantiamo Adamo, Abele, Seth ed Enos, Enoch e Noè, Abramo, Isacco e Giacobbe, Mosè, Giobbe e Aronne, Eleazaro, Gesù, Barak, Sansone, Iefte, Davide e Salomone.

Theotokìon, uguale.

Vergine casta e pura, Maria, sposa divina, assistimi nell’ora tremenda, sii mediatrice per me meschino presso tuo Figlio e liberami dalla condanna e da tutti i castighi.

Alle lodi sostiamo allo stico 8 e cantiamo 4 stichirà anastàsima e 4 dei santi progenitori.

Tono 2. Casa di Efrata.

Tutti ora facciamo la memoria dei venerabili progenitori, celebrando la condotta di vita per cui furono magnificati (2).

Stico. Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

Estinsero la potenza del fuoco i fanciulli, danzando in mezzo alla fornace e inneggiando al Dio onnipotente.

Stico. E sulla città santa dei nostri padri, Gerusalemme.

Rinchiuso in una fossa, messo a convivere con le belve, il profeta Daniele non mostrava di riportarne alcun danno.

Gloria. Tono grave. Di Germano.

Venite tutti, festeggiamo con fede l’annuale memoria dei padri vissuti prima della Legge, di Abramo e degli altri con lui; onoriamo degnamente la tribù di Giuda; celebriamo con Daniele, come immagine della Trinità, i fanciulli di Babilonia, che spensero le fiamme della fornace; attenendoci saldamente agli oracoli dei profeti, a gran voce acclamiamo con Isaia: Ecco la Vergine concepirà in grembo e partorirà un Figlio, l’Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi.

E ora. Sei più che benedetta.

Grande dossologia e congedo.

Alla liturgia typikà. Le beatitudini del tono e la sesta ode dal canone dei progenitori.

Kinonikòn. Lodate il Signore.

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Mattutino della Domenica dei Santi Progenitori (la prima Domenica tra l’11 e il 17 dicembre)

Domenica dei Santi Progenitori

(La Prima Domenica Tra 11 e 17 dicembre)

Al Mattutino

Apolytìkion anastàsimo.

Gloria. E ora. Dei progenitori. Tono 2.

Hai giustificato per la fede i progenitori attirando a te, tramite loro, la Chiesa delle genti; si vantano nella gloria i santi, perché dal loro seme procede un frutto insigne: colei che senza seme ti ha partorito; per le loro suppliche, Cristo Dio, salva le nostre anime.

A Il Signore e Dio, tropario anastàsimo. Gloria. Lo stesso tropario. E ora, dei progenitori.

La consueta sticologia. Gli anavathmì del tono.

Ogni spirito. Vangelo eothinòn. Contemplando la risurrezione di Cristo. Salmo 50.

I canoni: l’anastàsimo dall’Oktòichos, dei tre santi fanciulli e dei progenitori.

Canone dei tre santi fanciulli. Acròstico: Inneggio ai tre fanciulli e a Daniele il grande. Di Teofane.

Ode 1. Irmòs. Tono pl. 4.

Attraverso l’umido elemento come terra asciutta, fuggendo all’oppressione egizia, l’israelita acclamava: Cantiamo al nostro Redentore e Dio.

Glorifichiamo l’eterno Verbo, generato divinamente prima dei secoli dal Padre, apparso simbolicamente nella fornace ai fanciulli.

I pii fanciulli coraggiosamente disprezzarono le empie parole del tiranno e non si lasciarono contaminare dalle pietanze illegali come i caldei.

Eravate nutriti spiritualmente dal Verbo e utilizzavate cibi semplici, perciò apparivate al re più floridi degli altri cortigiani.

Theotokìon. La fanciulla germogliata da Davide, concependo il Redentore, cura l’amaro veleno che il serpente iniettò nelle orecchie di Eva.

Canone dei santi progenitori. Acròstico: La lode dovuta offro ai padri. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Offriamo la lode ai padri, rifulsi prima e durante la Legge, che servirono con animo retto il Signore e Sovrano rifulso dalla Vergine e godono ora della luce senza tramonto.

Onoriamo Adamo, il primo padre onorato dalla mano del Creatore, divenne progenitore di noi tutti e riposa con tutti gli eletti nelle dimore celesti.

Il Dio e Signore dell’universo accolse Abele, che offriva doni con anima nobilissima e quando fu ucciso da mano assassina, lo portò alla luce come martire divino.

Theotokìon. Ascoltiamo gli oracoli da Dio ispirati, che gridano la manifestazione di Cristo: poiché ecco, è partorito in una grotta da fanciulla ignara d’uomo e la stella, apparendo agli astrologi, svela il tremendo parto.

Katavasìa. Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Dei santi Fanciulli.

Ode 3. Irmòs.

Tu sei saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito a te inneggia.

Ricevuta dal Sovrano coscienza divina, i figli di Davide serbarono divinamente le leggi dei padri.

La fiamma non poté consumare i corpi dei purissimi fanciulli: il digiuno, cibo dell’anima, li copriva di rugiada.

Lode universale e inni cantano i tre fanciulli dentro la fornace, prodigiosamente rinfrescati.

Theotokìon. Per mostrarci la tua nascita da una Vergine, Signore, tu salvi nella fornace i corpi vergini dei fanciulli.

Dei progenitori.

Al Figlio che prima dei secoli.

Si canta nel mondo l’ardore di Set per il Creatore: egli infatti realmente lo servì con condotta irreprensibile e dall’intimo dell’anima e ora grida nella regione dei viventi: Santo sei tu, Signore.

Con bocca, lingua e cuore, il mirabile Enos sperò in spirito di invocare con senno divino il Dio Sovrano dell’universo: e vivendo in terra in modo a lui gradito, ne riportò gloria.

Proclamiamo beato Enoch con sacre parole: egli infatti, resosi gradito al Signore fu trasferito nella gloria, rivelandosi superiore alla morte, come sta scritto, come sincerissimo servo di Dio.

Theotokìon. Ecco che l’attesa delle genti procede dalla Vergine e Betlemme felicemente apre l’Eden che era stato chiuso, accogliendo il Verbo incarnato e deposto secondo la carne in una greppia.

Katavasìa. Al Figlio prima dei secoli immutabilmente dal Padre generato e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, incarnato, a Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo sei tu, Signore.

Ypacoì. Tono 2.

Il fuoco si mutò per i fanciulli in rugiada, il lamento in gioia per le donne: in entrambi i casi un angelo infatti fu ministro di prodigi, mutando per gli uni la fornace in sollievo e manifestando alle altre la risurrezione il terzo giorno; o Signore, autore della nostra vita, gloria a te.

A discrezione di chi presiede, diciamo:

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Celebriamo, fedeli, tutti i progenitori di Cristo, per noi apparso sulla terra, glorificando con canti colui che li rese ammirabili: prefigurarono la sua venuta e la sua nascita ineffabile dalla Vergine, annunziandola al mondo.

Dei santi Fanciulli.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, l’annunzio della tua economia e ti ho glorificato, o unico Filantropo.

Accolta nel suo spirito l’ispirazione, il sapientissimo Daniele fu in grado di spiegare i sogni del re per grazia.

Splendida di prodigi fu la lotta sostenuta nella fiamma dai tre fanciulli: ne fu attratto il tiranno e per essa fu guidato alla conoscenza del Signore onnipotente.

Gli strumenti dell’orchestra e la musica armoniosa non sedussero i pii fanciulli, che non si inchinarono alla statua d’oro.

Theotokìon. A Babilonia i tre pii fanciulli celebravano con inni il tuo Figlio sovradivino, riconoscendolo nella fornace di fuoco, o lodatissima.

Dei progenitori.

Virgulto dalla radice.

Offriamo una lode a Dio, onorando con inni Noè, vero giusto: adorno di tutti i divini precetti, mostrò di essersi reso gradito a Cristo, al quale con fede cantiamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Vedendo la nobiltà del tuo animo, la tua integrità, la tua perfezione in tutto, o Noè, Dio ti rese davvero principe del secondo mondo, colui che gli salvò il seme di ogni stirpe, dopo l’esperienza del diluvio, come egli stesso aveva ordinato.

Con inni, piamente diciamo beato Noè, che serbò inviolata la legge di Dio e fu trovato giusto nella sua generazione e, per ordine del Creatore, salvò in un’arca di legno le specie degli animali irrazionali.

La tua memoria, o beato Noè, fa scaturire il vino della compunzione per noi che ti onoriamo, sempre allietando le anime e i cuori di quanti sinceramente proclamano beati i tuoi venerabili costumi e la tua condotta divinamente ispirata.

Theotokìon. Ora la nostra redenzione è deposta in una greppia e avvolta in fasce come un bimbo dall’oriente giungono magi per vederlo e adorarlo con doni, nella fede, come Dio e Re, nato sulla terra.

Katavasìa. Virgulto dalla radice di Iesse e fiore che da essa procede, o Cristo, dalla Vergine germogliasti, dal boscoso monte adombrato, o degno di lode: sei venuto incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu, immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.

Dei santi Fanciulli.

Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai respinto dal tuo volto, luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi comandamenti.

Iniziati alla legge, Salvatore, non la rinnegarono i tuoi servi, il grande Daniele con i tre divini fanciulli, ma prendendo forza da te, benefattore, valorosamente sconfissero i tiranni.

Il tuo profeta Daniele, o filantropo, fu iniziato spiritualmente ai tuoi misteri, potendo contemplare con cuore puro il Figlio dell’uomo assiso su una nube, re e giudice di tutte le nazioni.

Più dello zaffiro si sono abbelliti i vostri corpi, o fanciulli e per l’ardore della vostra fede, brillavate più dell’oro, entrando con gioia nella fornace ardente e ritmando una danza con tutto l’universo.

Theotokìon. Daniele profeta ti descrisse un tempo, o Vergine, come monte: e vedendo la fornace effondere rugiada, i fanciulli celebravano con inni il frutto divino del tuo grembo come Salvatore, Creatore e Signore.

Dei progenitori. Dio della pace.

Sia onorato con lodi divine Sem, che ottenne la benedizione paterna, si mostrò gradito al cospetto di Dio e fu annoverato nei cori dei progenitori e riposa pieno di gioia nella regione dei viventi.

Abramo fu degno, come amico di Dio, di vedere il giorno del suo Creatore e fu ricolmo di gioia spirituale: onorandolo dunque con rettitudine di mente, proclamiamolo tutti beato, come fedele servo di Dio.

Contemplasti la Trinità, per quanto è permesso all’uomo e le offristi ospitalità, come sincerissimo amico, o Abramo beatissimo: ottenesti così la ricompensa della singolare ospitalità col divenire, in forza della fede, padre di genti senza numero.

Theotokìon. Colui che è pieno si svuota per noi nella carne e accetta un inizio colui che precede l’inizio; si impoverisce il ricco e il Verbo di Dio è posto a giacere come infante nella greppia di animali irrazionali, riplasmando tutti dall’inizio dei tempi.

Katavasìa. Dio della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai inviato l’angelo del tuo gran consiglio per donarci pace; guidati dunque alla luce della conoscenza di Dio, vegliando sin dai primi albori, noi ti glorifichiamo, filantropo.

Dei santi Fanciulli. Ode 6. Irmòs.

L’abisso dei peccati e il burrone delle colpe mi scuotono e con violenza mi spingono verso il baratro dell’ignoranza, ma tu, stendi la tua forte mano come a Pietro e salvami dalla corruzione.

Dominando le passioni dell’anima con la potenza del Verbo divino, diveniste capi nei paesi dei caldei, perché la virtù rende onore a chi la possiede, o sapienti discendenti di Davide.

Rivestito di vivificante mortificazione, Daniele un tempo mediante il cibo distrusse il terribile drago, che per i caldei era un dio, sapientemente uccidendo gli empi sacerdoti che lo servivano.

Theotokìon. Supplica tuo Figlio, mio giudice, Vergine Madre di Dio, affinché nell’ora del giudizio abbia pietà di me e mi salvi dal terribile castigo, poiché in te sola spero.

Dei progenitori. Il mostro marino.

Divenisti chiara figura della passione di Cristo, o Isacco beatissimo, condotto ad essere immolato, per ubbidienza al padre: perciò sei detto beato e realmente ti sei mostrato sincerissimo amico di Dio, abitando così con tutti i giusti.

Giacobbe si rivelò fedelissimo servo del Dio di tutti; per questo lottò con l’angelo e ottenne un altro nome: intelletto che vede Dio; dormendo contemplò anche una scala divina, alla quale stava appoggiato Dio, che per sua bontà ha aderito alla carne.

Poiché Giuseppe amava l’ubbidienza al padre, fu gettato in una fossa e venduto, prefigurando Cristo immolato e gettato in una fossa; fu poi proclamato in Egitto distributore di frumento, divenuto sobrio e giusto, vero signore delle passioni.

Theotokìon. Si fa conoscere sulla terra come bimbo neonato colui che sempre è con il Padre e lo Spirito; viene avvolto in fasce, proprio lui che avvolse la terra in fasce di bruma e viene deposto nella mangiatoia di animali senza ragione: perciò festeggiamo lieti la vigilia della sua nascita senza seme.

Katavasìa. Il mostro marino, dalle sue viscere, espulse come embrione Giona quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, da lei è uscito, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la Madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.

Kontàkion. Tono 2. Autòmelo.

Rifiutando di venerare un’immagine dipinta da mano d’uomo, indossando come corazza l’Essenza non dipinta, o beatissimi, vi glorificaste nell’arena del fuoco; stando in mezzo alla fiamma insostenibile invocavate Dio: Affrettati, o misericordioso, vieni presto in nostro aiuto, nelle tua misericordia poiché se vuoi, puoi.

Ikos.

Stendi la tua mano, di cui fecero un giorno esperienza tanto gli egiziani che combattevano gli ebrei, quanto questi che ne subivano l’attacco; non abbandonarci, non ci inghiottisca la morte assetata di noi e Satana che ci odia; avvicinati dunque a noi e risparmia le nostre anime, come risparmiasti un tempo a Babilonia i tuoi fanciulli che, inneggiandoti senza sosta, per te erano stati gettati nella fornace, dalla quale a te gridavano: Affrettati, misericordioso, vieni presto in nostro aiuto, nella tua misericordia, poiché se vuoi, puoi.

Sinassario del giorno e dei progenitori.

Lo stesso giorno, Domenica dei santi progenitori.

Stichi. Gioiscono i progenitori antichi vedendo avvicinarsi Cristo messia. Esulta Abramo, rivelandosi antenato di Cristo.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei santi Fanciulli.

Ode 7. Irmòs.

I pii fanciulli non venerarono l’immagine d’oro a Babilonia, ma in mezzo alla fornace refrigerati dal fuoco, cantavano l’ode dicendo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

In mezzo alle fiamme intonavano un inno al Dio onnipotente Azaria e i suoi compagni; formando un coro divino cantavano insieme: Benedetto il Dio dei nostri padri.

La lira dei fanciulli teologava l’onnipotente Dio di tutti, apparso loro nella fornace ed essi cantavano dicendo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Il re, sapendo che erano tre i pii fanciulli gettati nel fuoco, ne vide apparire un quarto e in lui riconoscendo il Figlio di Dio, gridò a tutti: benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Con l’intelletto illuminato dal chiarore divino, o Daniele beato in Dio, sapientemente con immagini mistiche raffiguravi il parto della Vergine, dicendo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Dei progenitori. I fanciulli allevati.

Si celebrino Anania, Azaria e Misaele, con Daniele, perché estinsero il fuoco della fornace, tennero a freno gli assalti dei leoni e salmeggiarono concordi a Cristo: Dio dei padri, tu sei benedetto.

Per aver lottato secondo le regole, con tentazioni e dure sofferenze, Giobbe fu chiamato sincerissimo servo di Dio, mite, senza malizia, retto, perfetto, irreprensibile, lui che gridava: Dio, tu sei benedetto.

Onoriamo con fede Mosè, Aronne e Cur, Gesù, il sacratissimo Levi, Gedeone e Sansone, celebrandoli e acclamando: Dio dei padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Ecco, come aveva predetto il profeta, l’ignara di nozze ha concepito in grembo e sta per partorire nella grotta di Betlemme il Dio al quale tutti cantiamo: Dio dei padri, tu sei benedetto.

Katavasìa. I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un empio comando, non si lasciarono atterrire dalla minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme cantavano: Dio dei padri, tu sei benedetto.

Dei santi Fanciulli.

Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Volendo conoscere la preziosa eredità di Abramo, secondo il suo esempio acquisiste la speranza e la sicurezza della fede, la pazienza e la costanza nelle prove e senza esitare cantavate: Sacerdoti, benedite, popolo esalta Cristo nei secoli.

Rifulgendo come luminari resero cielo la terra e raggianti di splendore per la loro fede, nella fornace cantavano la lode di tutto l’universo al loro Sovrano e benefattore: Fanciulli, benedite, sacerdoti, inneggiate, popolo esalta Cristo nei secoli.

I discendenti di Davide, che estinsero vigorosamente la fiamma altissima e respinsero le unghie dei leoni, lieti inneggiavano al Signore, loro Salvatore: Fanciulli, benedite, sacerdoti, inneggiate, popolo esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Viene iniziato ai misteri il sapientissimo Daniele, o purissima e i tre fanciulli di senno divino prefigurano il tuo parto, vedendo attraverso simboli venire mirabilmente il frutto del tuo grembo, che i fanciulli benedicono, i sacerdoti inneggiano, i popoli esaltano per tutti i secoli.

Dei progenitori. La fornace che effondeva.

Oggi celebriamo la divina memoria dei padri divini, vissuti dai secoli: Adamo e Abele, Set, Noè ed Enos, Enoch, Abramo, Melchisedèk e Giobbe, Isacco con il fedele Giacobbe e gridiamo: Benedica il creato il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Celebriamo la schiera a Dio gradita dei padri divini: Barak e Natan, Eleazaro, Giosia e Davide, Iefte e Samuele, che nella sua santità vedeva in anticipo ciò che accadeva e gridava: Benedica tutto il creato il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Offriamo melodicamente una lode ai profeti di Dio inneggiando Osea, Michea, Sofonia e Avvacùm, Zaccaria, Giona Aggeo e Amos, Abdia, Malachia e Naum, Isaia, Geremia, Ezechiele con Daniele, Elia ed Eliseo.

Con triadiche parole celebriamo, o fedeli, la Trinità santissima: il Padre senza principio, il Figlio e il santo Spirito retto, Trinità consustanziale; ogni spirito la glorifica acclamando: Benedica tutto il creato il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Theotokìon. Apparisti, o Cristo, da sangue verginale, prendendo corpo ineffabilmente e fosti partorito in una grotta, come perfetto bambino, nell’eccesso del tuo compassionevole amore, o Gesù; da lontano una stella ti indicò agli astrologi che acclamavano con fede: Celebrate e sovresaltate Cristo nei secoli.

Katavasìa. La fornace che effondeva rugiada è stata immagine di una meraviglia oltre natura: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Dei santi Fanciulli. Ode 9. Irmòs.

Realmente, Theotòkos, da te salvati, noi ti celebriamo, o Vergine pura e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Raggiungeste il fine stando all’apice dei vostri desideri nei talami celesti, o beatissimi fanciulli.

Cogliendo con lacrime il covone da voi ben preparato con la vostra coltivazione, germogliate la spiga dell’incorruttela.

E’ sorta per voi ora degnamente la luce ed è fiorita la letizia del cuore, là dove dimorate senza dolore.

Theotokìon. Abolisti la legge della morte, o Vergine, generando il Signore datore di vita, che vivifica quanti con fede ti magnificano.

Dei progenitori. Vedo un mistero strano.

Con la tua forza hanno compiuto prodezze un tempo queste nobili figlie, Signore: Anna e Giuditta, Debora, Culda e Giaele, Ester, Sara, Mariam sorella di Mosè, Rachele, Rebecca e Rut.

Onoriamo divinamente i santi fanciulli, perché spensero la fornace, onoriamoli con il profeta Daniele e tutti i giusti rifulsi prima della Legge o che, sotto la Legge, ben servirono il Sovrano.

Sono sorti sapientissimi profeti divini, progenie di Abramo, per annunciare fervidamente in Spirito il Verbo che da Abramo e Giuda sarebbe nato: per le loro suppliche, o Gesù, abbi pietà di tutti.

E’ santificato tutto il creato dalla vostra memoria e festeggiando grida supplice: Offrite sempre una preghiera al Signore, o beati, perché i vostri cantori possano giungere ai beni eterni.

Theotokìon. Di me rivestito, procede dalla Vergine ed è partorito in una grotta il Verbo del Padre, senza confusione; danza, o creato, magnificando con parole grate la condiscendenza santissima della sua pietà.

Katavasìa. Vedo un mistero strano e portentoso: cielo, la grotta, trono di cherubini, la Vergine e la greppia spazio in cui è stato posto a giacere colui che nulla può contenere, il Cristo Dio, che noi celebriamo e magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Amici dei padri, riuniamoci oggi per celebrare esultanti la memoria di Abramo, Isacco e Giacobbe, come dobbiamo: da essi apparve secondo la carne Cristo Signore, nella sua grande compassione.

Un altro. Uguale.

Cantiamo Adamo, Abele, Seth ed Enos, Enoch e Noè, Abramo, Isacco e Giacobbe, Mosè, Giobbe e Aronne, Eleazaro, Gesù, Barak, Sansone, Iefte, Davide e Salomone.

Theotokìon, uguale.

Vergine casta e pura, Maria, sposa divina, assistimi nell’ora tremenda, sii mediatrice per me meschino presso tuo Figlio e liberami dalla condanna e da tutti i castighi.

Alle lodi sostiamo allo stico 8 e cantiamo 4 stichirà anastàsima e 4 dei santi progenitori.

Tono 2. Casa di Efrata.

Tutti ora facciamo la memoria dei venerabili progenitori, celebrando la condotta di vita per cui furono magnificati (2).

Stico. Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

Estinsero la potenza del fuoco i fanciulli, danzando in mezzo alla fornace e inneggiando al Dio onnipotente.

Stico. E sulla città santa dei nostri padri, Gerusalemme.

Rinchiuso in una fossa, messo a convivere con le belve, il profeta Daniele non mostrava di riportarne alcun danno.

Gloria. Tono grave. Di Germano.

Venite tutti, festeggiamo con fede l’annuale memoria dei padri vissuti prima della Legge, di Abramo e degli altri con lui; onoriamo degnamente la tribù di Giuda; celebriamo con Daniele, come immagine della Trinità, i fanciulli di Babilonia, che spensero le fiamme della fornace; attenendoci saldamente agli oracoli dei profeti, a gran voce acclamiamo con Isaia: Ecco la Vergine concepirà in grembo e partorirà un Figlio, l’Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi.

E ora. Sei più che benedetta.

Grande dossologia e congedo.

Alla liturgia typikà. Le beatitudini del tono e la sesta ode dal canone dei progenitori.

Kinonikòn. Lodate il Signore.

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Mattutino del 31 Dicembre- Conclusione della festa della Natività nella carne del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo

31 DICEMBRE

Conclusione della festa della Natività nella carne del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio ha fatto sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te (3).

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Venite a vedere, fedeli, dove Cristo è nato; seguiamo inoltre, con i magi, re d’oriente, la direzione che indica la stella. Là gli angeli senza sosta inneggiano. I pastori vegliano nei campi, dicendo un’ode degna: Gloria negli eccelsi a colui che oggi in una grotta è stato partorito dalla Vergine Theotòkos, a Betlemme di Giudea.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma, uguale.

Perché stupisci, Maria? Perché sei sbigottita per ciò che è in te? Perché, dice, ho generato nel tempo il Figlio senza tempo, senza conoscer per lui il concepimento. Sono senza uomo e come partorisco? Chi ha mai visto un concepimento senza seme? Quando Dio vuole è superato l’ordine della natura, com’è scritto. Cristo è partorito dalla Vergine, a Betlemme di Giudea (2).

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo il polyèleos, kàthisma, uguale.

L’assolutamente incontenibile come fu contenuto in grembo? Colui che è nel seno del Padre, come sta fra le braccia della Madre? Ma come seppe e volle, così gli piacque: volontariamente si incarnò senza carne; per noi Colui che è divenne ciò che non era e non uscendo dalla natura, partecipò della nostra argilla. Duplice fu partorito Cristo, volendo riempire il mondo superno.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il Salmo 50. Seguono i canoni. Il seguente canone, di Cosma, ha questo Acròstico: Cristo, fatto mortale, rimane, qual era, Dio.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Colui che, fatto a immagine di Dio, era perito per la trasgressione, divenendo del tutto preda della corruzione, decaduto dalle altezze della vita divina, il sapiente Artefice lo riplasma, perché si è glorificato.

Il Creatore, vedendo perdersi l’uomo che con le sue mani aveva fatto, piegando i cieli, discende e ne assume tutta l’essenza dalla divina Vergine pura, prendendo veramente carne, perché si è glorificato.

Il Cristo Dio, sapienza, Verbo, potenza, Figlio e splendore del Padre, restando nascosto a tutte le potenze ultramondane e terrestri, facendosi uomo, ci ha riacquistati, perché si è glorificato.

Altro canone giambico.

Del monaco Giovanni. Stesso tono. Irmòs.

Ha salvato il suo popolo tra i prodigi, il Sovrano, riducendo un tempo a terra asciutta l’umida onda del mare. Ma nascendo volontariamente dalla Vergine, apre per noi un sentiero praticabile per i cieli. Noi dunque glorifichiamo lui, per essenza uguale al Padre e ai mortali.

Viscere santificate, chiaramente prefigurate dal roveto che non si consumava, hanno portato il Verbo Dio unito alla natura degli uomini per liberare il seno di Eva, menomato dall’antica maledizione; e noi mortali lo glorifichiamo.

O Verbo il cui splendore precede il sole e che sei venuto a mettere fine al peccato, la stella ti ha mostrato chiaramente ai Magi in una povera grotta, Dio compassionevole; e nelle fasce che ti avvolgevano ti videro, pieni di gioia, insieme mortale e Signore.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 3. Irmòs.

Al Figlio prima dei secoli immutabilmente dal Padre generato e negli ultimi tempi dalla Vergine senza seme incarnato, a Cristo Dio gridiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.

L’Adamo fatto di terra, che aveva partecipato di quel soffio superiore, ma era caduto nella corruzione, sedotto dalla donna, scorgendo il Cristo nato da una donna, grida: O tu che per me sei divenuto come me, santo tu sei, Signore.

Ti sei reso simile a un vile oggetto di fango, o Cristo; partecipando alla realtà inferiore della carne, ci hai dato di comunicare alla divina natura, divenendo uomo e rimanendo Dio; hai sollevato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.

Rallegrati, Betlemme, regina dei capoluoghi di Giuda: poiché il Cristo che pasce Israele e sta sulle spalle dei cherubini, uscendo manifestamente da te e sollevando la nostra fronte, è divenuto re di tutti.

Irmòs giambico.

Accetta, benefattore, gli inni dei tuoi servi e umilia lo sguardo altero del nemico; tu che tutto vedi, o beato, porta al di sopra del peccato i tuoi cantori, saldamente confermati sul fondamento della fede.

Il coro dei pastori, ammesso a contemplare l’augustissimo parto della Sposa senza macchia, stupì per il prodigio oltre comprensione, quando la schiera degli angeli incorporei cantava il Cristo, Re verginalmente incarnato.

Colui che regna nei cieli altissimi nella sua misericordia giunge tra noi dalla Vergine non sposata; essendo prima immateriale, il Verbo in questi ultimi tempi si è gravato della nostra carne, perché il primo creato possa elevarsi fino a lui dopo la sua caduta.

Katavasìe. I due irmì.

Ypacoì. Tono pl. 4.

Il cielo ha portato la primizia delle genti a te, bambino che giaci in una mangiatoia, chiamando i magi per mezzo di una stella: ed essi rimasero stupiti non alla vista di scettri o troni, ma della povertà estrema; che cosa infatti più misero di una grotta? Che cosa più umile delle fasce? Qui risplendeva la ricchezza della tua divinità, Signore, gloria a te.

Quando leggiamo l’Ypacoì il kàthisma viene omesso come riportato nei Typikà liturgici.

Kàthisma. Tono pl. 4. Dell’incarico.

Il cielo si rallegra e la terra esulta di gioia, poiché è nato sulla terra l’Agnello di Dio, donando al mondo la redenzione: il Verbo, che è nel seno del Padre, infatti, è sorto senza seme dalla Vergine; i Magi stupirono, vedendolo nascere a Betlemme come un bambino: l’universo lo glorifica.

Ode 4. Irmòs.

Virgulto dalla radice di Iesse e fiore da essa procedente, o Cristo, dalla Vergine sei germogliato, dal boscoso monte adombrato, o degno di lode: sei venuto incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu, immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.

Giacobbe un tempo ti aveva predetto come attesa delle genti, o Cristo, sorto dalla tribù di Giuda e venuto a predare le ricchezze di Damasco e le spoglie di Samaria, mutando l’errore in fede a Dio gradita. Gloria alla tua potenza, Signore.

Sorgendo come stella da Giacobbe, o Sovrano, colmasti di gioia gli iniziati alle parole dell’antico indovino Balaàm, i sapienti scrutatori degli astri, a te condotti come primizia delle genti e li accogliesti pubblicamente con i loro doni accetti.

Sei sceso nel grembo della Vergine come pioggia sul vello, o Cristo e come gocce stillanti sulla terra; gli etiopi, la gente di Tarsis, le isole dell’Arabia, di Saba e della Media, i capi di tutta la terra, ti adorarono, Salvatore. Gloria alla tua potenza, Signore.

Irmòs giambico.

Il profeta Avvacùm, con i suoi canti, prediceva un tempo la riplasmazione della stirpe umana, fatto degno di vederla ineffabilmente in figura. Come bimbo neonato infatti il Verbo è uscito dalla montagna della Vergine per riplasmare i popoli.

Volontariamente simile agli uomini, o Dio altissimo, sei nato dalla Vergine assumendone la carne, per distruggere il veleno della testa del serpente e condurre ogni mortale dalle porte senza sole alla luce e alla vita.

O nazioni, un tempo affondate nell’abisso della corruzione, scampando tutti i colpi del nemico, levate le mani, ritmate i vostri canti per onorare Cristo, unico benefattore, che viene per misericordia in mezzo a noi.

O Vergine sorta dalla radice di Iesse, tu hai superato gli orizzonti della natura dei mortali partorendo il Verbo anteriore ai secoli, quando lui stesso volle varcare con lo strano svuotamento un grembo sigillato.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 5. Irmòs.

Dio della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai inviato l’angelo del tuo gran consiglio per donarci pace; guidati dunque alla luce della conoscenza di Dio, vegliando sin dai primi albori, noi ti glorifichiamo, filantropo.

Per ubbidire al decreto di Cesare ti registrasti tra gli schiavi e liberasti noi, schiavi del nemico e del peccato, o Cristo, divenendo del tutto povero come noi e divinizzando ciò che era di terra con questa stessa unione e comunione.

Ecco, come un tempo fu detto, la Vergine ha concepito e partorito il Dio fatto uomo e vergine rimane. Riconciliati con Dio grazie a lei, cantiamola dunque con fede, noi peccatori, come vera Theotòkos.

Irmòs giambico.

Sii propizio a noi, che da una notte di opere di tenebroso inganno, in veglia ora compiamo un inno a te, come benefattore, o Cristo; vieni spianando quel sentiero sul quale correndo troviamo gloria. 

Il Sovrano, che con la sua venuta nella carne spezzò la crudele inimicizia tra gli uomini e Dio, ha distrutto la funesta forza dell’omicida, riunendo il mondo con gli esseri immateriali e ristabilendo il favore del Padre verso il creato.

Il popolo un tempo ottenebrato ha visto in pieno giorno la luce degli splendori altissimi: il Figlio infatti porta in eredità a Dio le genti e distribuisce la grazia ineffabile anche dove il peccato fioriva molto.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 6. Irmòs.

Il mostro marino dalle sue viscere, ha espulso come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, da lei è uscito, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la Madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.

Cristo nostro Dio, incarnato dal Padre prima della stella del mattino, è venuto incarnato; colui che tiene le redini delle potenze immacolate è deposto nella greppia di animali senza ragione, avvolto in povere pezze, ma scioglie le aggrovigliate catene delle colpe.

Il Figlio fu partorito come neonato dall’argilla di Adamo e venne dato ai fedeli: egli è padre e principe del secolo futuro ed è chiamato angelo del gran consiglio, Dio forte e con potenza domina il creato.

Irmòs giambico.

Stando Giona nei penetrali marini, ti pregava di venire e di fermare la tempesta. E io, ferito dal dardo del tiranno, o Cristo, ti chiedo di venire, come distruttore del male, prevenendo la mia indolenza.

Dio Verbo, in principio presso Dio, vedendo che un tempo la nostra natura non poté custodirsi, oggi la consolida, scendendo lui stesso per una seconda comunione, mostrandola di nuovo impassibile.

Sorto per noi dalla discendenza di Abramo per rialzare i suoi figli caduti nelle tenebre del peccato, che li aveva piegati a terra, colui che abita la luce volle giacere, malgrado la sua dignità, nella greppia per la salvezza dei mortali.

Katavasìe. I due irmì.

Kontàkion. Tono 3. Autòmelo.

La Vergine oggi partorisce il sovrasostanziale e la terra offre all’inaccessibile la grotta. Gli angeli cantano gloria con i pastori e i magi viaggiano con la stella perché per noi è nato, piccolo bimbo, il Dio anteriore ai secoli.

Ikos.

Betlemme ha aperto l’Eden, venite a vedere: troviamo nel nascondimento le delizie; venite, riceviamo nella grotta le gioie del paradiso. Là è apparsa la radice non innaffiata che fa germogliare il perdono; là si è trovato il pozzo da nessuno scavato, a cui Davide un tempo aveva desiderato bere: là è la Vergine che, partorendo il bambino, subito ha estinto la sete di Adamo e Davide: affrettiamoci dunque al luogo dove è stato partorito, piccolo bimbo, il Dio anteriore ai secoli.

Sinassario.

Il 31 di questo mese memoria della nostra beata madre Melania la romana.

Stichi. Non una mano materiale, ma divina iscrisse Melania con nero inchiostro nel libro della vita. Il 31 Melania lasciò questa vita.

Lo stesso giorno memoria del santo martire e presbitero Zotico, orfanòtrofo.

Stichi. Trascinato da cavalli Zotico volò in cielo, dopo esser partito dalla terra.

Lo stesso giorno san Gelasio si addormentò in pace.

Stichi. Gelasio all’inizio e alla fine di questa vita irrise questa ridicola esistenza.

Lo stesso giorno perirono le sante dieci vergini alle quali furono estirpati gli occhi e lacerati i fianchi a Nicomedia.

Stichi. Il coro delle dieci vergini subì una nobile passione ai fianchi e agli occhi.

Lo stesso giorno la santa martire Olimpiodòra periva tra le fiamme.

Stichi. Olimpiodòra, che subisce stoicamente il fuoco, riceve in dono il mio inno, non la palma olimpica.

Lo stesso giorno san Gaio si addormentò in pace.

Stichi. Molte pene affrontò il divino Gaio e ora riceve le splendide ricompense.

I santi martiri Vussiris, Gaudenzio e Nemi perirono di spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un empio comando, non si lasciarono atterrire dalla minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme cantavano: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

I pastori che vegliavano nei campi ricevettero una luminosa visione che li stupì: la gloria di Dio rifulse intorno a loro e un angelo gridava: Inneggiate, perché è nato Cristo. O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Subito, mentre ancora l’angelo parlava, le schiere del cielo presero ad acclamare: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza: Cristo è rifulso. Dio dei padri, tu sei benedetto.

Che discorso è questo? Si dissero i pastori; andiamo a vedere l’evento, il Cristo divino. Raggiunta Betlemme, con la Madre adoravano cantando: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Irmòs giambico.

Adescàti dall’amore per il Re dell’universo, i fanciulli sdegnarono l’empio vaniloquio del tiranno, che tremendamente infuriava. Si ritirò il fuoco incessante davanti ad essi, che dicevano al Sovrano: in eterno tu sei benedetto.

Brucia i servi senza pietà, ma salva i giovani, la fiamma ardente e crepitante ardendo sette volte di più, poiché su coloro che essa avvolgeva, il Signore ha effuso per la loro pietà l’abbondante rugiada.

Tu che ci vieni in aiuto, Gesù Cristo, prendendo ineffabilmente come scudo l’incarnazione, hai svergognato l’avversario dei mortali, donando loro in questa forma la divinizzazione, il cui desiderio ci aveva fatto cadere dall’alto nei marosi della tenebra.

Di un mondo dominato dalle passioni, o Altissimo, hai distrutto il peccato con il suo feroce sguardo, il suo infinito orgoglio, il suo delirio indecente; quanti un tempo aveva sedotto, oggi, Benefattore, li salvi dalle sue reti incarnandoti volontariamente.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 8. Irmòs.

La fornace che effondeva rugiada è stata immagine di un prodigio soprannaturale: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

La figlia di Babilonia trascinò via da Sion i figli di Davide presi in guerra; ma le inviò poi i magi suoi figli, per supplicare la figlia di Davide che accolse Dio. Perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Il lutto aveva fatto deporre gli strumenti del canto: non cantavano fra i barbari i figli di Sion: ma il Cristo, sorto da Betlemme, scioglie ogni inganno di Babilonia e mette fine all’armonia delle sue musiche; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Babilonia ricevette le spoglie della regina Sion e le sue ricchezze conquistate con la lancia; ma Cristo, con la guida della stella, trae a Sion i suoi tesori e i suoi re astrologi. Perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Irmòs giambico.

I fanciulli dell’antico patto, avvolti dalle fiamme senza venir consumati, sono figura del grembo della Vergine che genera oltre natura, restando sigillato. Compiendo questo e quello con un unico prodigio, la grazia fa sorgere le genti ad inneggiare.

Liberato dall’impura tentazione di esser divinizzato per la seduzione, tutto il creato come i fanciulli canta con tremore il Verbo eterno e la sua discesa, temendo di offrire una lode senza credito, essendo corruttibile, malgrado la sapienza che lo sostiene.

Vieni facendo tornare da colli deserti al pascolo fiorito l’umanità errante, o risveglio delle nazioni. Spegni la forza violenta dell’omicida, per provvidenza appari uomo e Dio.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 9. Irmòs.

Magnifica, anima mia, colei che è più venerabile e gloriosa delle superne schiere.

Vedo un mistero strano e portentoso: cielo, la grotta, trono di cherubini, la Vergine e la greppia, spazio in cui venne posto a giacere l’Incontenibile Cristo Dio, che noi celebriamo e magnifichiamo.

Magnifica, anima mia, il Dio partorito nella carne dalla Vergine.

Vedendo l’insolito corso di una stella del cielo luminosissima, inconsueta e nuova, appena apparsa, i magi compresero che nella terra di Betlemme era nato Cristo Re per la nostra salvezza.

Magnifica, anima mia, il Re partorito nella grotta.

Dicevano i magi: Dov’è il Re bambino neonato, la cui stella è apparsa? Siamo venuti infatti a venerarlo. Il folle Erode, nemico di Dio, si turbò, pensando di uccidere Cristo.

Magnifica, anima mia, il Dio adorato dai magi.

Erode precisò il tempo della stella, che guidò i magi a Betlemme per adorare con doni Cristo, ma da lui guidati in patria, essi lasciarono il crudele infanticida, giocandolo.

Irmòs giambico.

Oggi la Vergine, dentro alla grotta, partorisce il Sovrano.

E’ facile, perché privo di pericolo, accontentarci del silenzio, per timore; mentre è cosa difficile intessere per amore, o Vergine, inni di ardente fervore. Donaci dunque, o Madre, forza adeguata all’intenzione.

Oggi da Madre Vergine, il Sovrano è partorito come piccolo bimbo.

E’ facile, perché privo di pericolo (come sopra).

Gloria.

Magnifica anima mia, la forza della divinità trisipostàtica e indivisibile.

Contemplando, pura Madre, le immagini oscure e le ombre passate del Verbo, ora che egli è apparso dalla porta chiusa; fatti degni della luce della verità, giustamente benediciamo il tuo grembo.

E ora.

Magnifica anima mia, colei che ci ha riscattati dalla maledizione.

Raggiunto l’oggetto del suo desiderio e ottenuta la venuta di Dio, il popolo che gioisce in Cristo implora ora la rigenerazione, perché questa gli dà la vita: tu dunque, Vergine senza macchia, concedi la grazia di adorarne la gloria.

Katavasìe. I due irmì.

Magnifica, anima mia, colei che è più venerabile e gloriosa delle superne schiere.

Vedo un mistero strano e portentoso, ecc.

Magi e pastori sono venuti ad adorare Cristo, nato nella città di Betlemme.

E facile ecc.

Exapostilarion. Autòmelo.

Ci ha visitato dall’alto il nostro Salvatore, oriente degli orienti e noi, nelle tenebre e nell’ombra, abbiamo trovato la verità: dalla Vergine infatti è nato il Signore (3).

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà idiòmela.

Tono 4. Di Andrea di Gerusalemme.

Rallegratevi, giusti, esultate, cieli, sussultate, monti, perché Cristo è nato; la Vergine sta assisa imitando i cherubini, perché porta sul seno Dio Verbo incarnato, i pastori adorano il neonato, i magi offrono doni al Sovrano, gli angeli inneggiano dicendo: Incomprensibile Signore, gloria a te.

Il Padre l’ha voluto, il Verbo si è incarnato e la Vergine ha partorito Dio fatto uomo; una stella lo indica, i magi adorano, i pastori stupiscono e il creato esulta.

Vergine Theotòkos, partorendo il Salvatore, rovesciasti l’antica maledizione di Eva, perché divenisti Madre del beneplacito del Padre, portando in seno Dio

Verbo incarnato; non può questo mistero esser scrutato; con la sola fede tutti lo glorifichiamo, acclamando e dicendo con te: O imperscrutabile Signore, gloria a te.

Venite, celebriamo la Madre del Salvatore, apparsa ancora vergine dopo il parto: salve, città vivente del Re e Dio, in cui Cristo dimorò per operare la salvezza; con Gabriele ti celebriamo, con i pastori ti glorifichiamo acclamando: O Theotòkos, prega per la nostra salvezza colui che da te si è incarnato.

Gloria. Tono pl. 2. Di Germano.

Quando il primo censimento dell’ecumène segnò l’ora della tua venuta sulla terra, tu ti accingevi a registrare i nomi degli uomini che credono alla tua nascita; perciò fu promulgato da Cesare questo decreto, perché si inaugurava il tuo regno eterno e senza principio; anche noi dunque ti offriamo, Dio e Salvatore delle nostre anime, più che un tributo in denaro, la ricchezza della retta teologia.

E ora. Tono 2. Di Giovanni monaco.

Oggi Cristo nasce a Betlemme dalla Vergine, oggi colui che è senza principio assume un principio e il Verbo si incarna; le potenze dei cieli esultano e la terra si rallegra con gli uomini, i magi offrono doni, i pastori proclamano il prodigio e noi senza fine acclamiamo: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Divina Liturgia.

I Antifona. Tono 2.

Stico. Ti loderò, Signore, con tutto il cuore, proclamerò tutte le tue meraviglie.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico. Nel consiglio dei retti e nell’assemblea, grandi le opere del Signore, scelte in tutto ciò che egli vuole.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico. Gloria e magnificenza l’opera sua e la sua giustizia rimane nei secoli dei secoli.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Gloria. E ora.

Per le intercessioni della Theotòkos.

II Antifona. Tono 2.

Stico. Beato l’uomo che teme il Signore e nei suoi comandamenti porrà tutto il suo volere.

Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti cantiamo: Alliluia.

Stico. Potente sulla terra sarà la sua stirpe.

Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti cantiamo: Alliluia.

Stico. Gloria e ricchezza nella sua casa e la sua giustizia rimane nei secoli dei secoli.

Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti cantiamo: Alliluia.

Stico. E’ sorto nelle tenebre, luce per i retti.

Gloria. E ora.

O Unigenito Figlio di Dio.

III Antifona. Tono 4.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

La tua nascita, Cristo Dio nostro, fece sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa gli adoratori degli astri furono ammaestrati da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te.

Stico. Lo scettro della tua potenza ti manderà il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici.

La tua nascita, o Cristo Dio.

Stico. Con te il principato nel giorno della tua potenza tra gli splendori dei tuoi santi.

La tua nascita, o Cristo Dio.

Issodikòn. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato. Il Signore ha giurato e non si pentirà: tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedèk. Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti cantiamo: Alliluia.

Quindi a voce più alta

La tua nascita, Cristo nostro Dio, ha fatto sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa gli adoratori degli astri furono ammaestrati da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te.

Kontàkion. Tono 3. Autòmelo.

La Vergine oggi partorisce il sovrasostanziale e la terra offre all’inaccessibile la grotta. Gli angeli cantano gloria con i pastori e i magi viaggiano con la stella perché per noi è nato, piccolo bimbo, il Dio anteriore ai secoli.

Invece del Trisagio

Quanti in Cristo siete stati battezzati, di Cristo vi siete rivestiti. Alliluia.

Kinonikòn. Il Signore inviò al suo popolo la liberazione. Alliluia.

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Mattutino del 30 Dicembre- Memoria della santa martire Anisìa. In questo giorno cantiamo anche l’ufficio di santa Melania

30 Dicembre

Memoria della santa martire Anisìa. In questo giorno cantiamo anche l’ufficio di santa Melania, dal momento che il 31 del mese si celebra la conclusione della festa del Natale.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

L’assolutamente incontenibile come fu contenuto in grembo? Colui che è nel seno del Padre, come sta fra le braccia della Madre? Ma come seppe e volle, così gli piacque: volontariamente si incarnò senza carne; per noi Colui che è, divenne ciò che non era e non uscendo dalla natura, partecipò della nostra argilla. Duplice fu partorito Cristo, volendo riempire il mondo superno.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kathisma, uguale.

Perché stupisci, Maria? Perché sei sbigottita per ciò che è in te? Perché, dice, ho generato nel tempo il Figlio senza tempo, senza conoscer per lui il concepimento. Sono senza uomo e come partorisco? Chi ha mai visto un concepimento senza seme? Quando Dio vuole è superato l’ordine della natura, com’è scritto. Cristo è partorito dalla Vergine, a Betlemme di Giudea.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

I canoni della festa e dei santi.

Canone di santa Anisìa. Di san Teofane.

Ode 1. Tono 4.

Quando ebbe attraversato a piedi asciutti l’abisso del Mar Rosso, l’antico Israele mise in fuga nel deserto la potenza di Amalìk grazie alle mani di Mosè distese in forma di croce.

Come cantore della tua luminosa memoria, invia su di me il chiarore, tu che stai con gioia presso il Padre delle luci, illustre martire, respingendo con le tue preghiere l’uragano delle mie passioni.

Rinnovando con l’ascesi il campo dell’anima, o ispirata da Dio, coltivasti la spiga del martirio, mettendolo nel granaio dal divino Giardiniere, che ti diede forza, vergine martire ammirabile.

Distribuendo con la tua mano generosa la ricchezza provvisoria, guadagnasti la vita che arricchisce e che non passerà mai, l’eterno tesoro e la gloria dei cieli.

Theotokìon. Oggi il Creatore dell’universo nasce nella nostra carne da te, santissima ed è avvolto in fasce colui che circonda di nubi il mare, o Madre sempre vergine.

Canone di santa Melania. Di Teofane.

Stesso tono. Aprirò la mia bocca

Purifica me, annerito dall’oscurità delle passioni, o filantropo, con i raggi delle preghiere della tua santa Melania e infondimi un verbo per lodarla.

Seguisti con fervore colui che volle patire per te, portando sulle tue spalle, o beata, con ardore la tua croce e osservando i precetti di Cristo.

Rinunciasti del tutto all’amore dei cari, ai piaceri della carne, bramando soltanto l’amabile bellezza di Cristo, il quale desidera che tutto partecipi al Verbo.

Rigettando il giogo della vita comune nella carne, convincesti il marito a portare con te il giogo divino e a prendere la via che porta alle dimore immateriali.

Theotokìon. Da ricco che era, Dio si fece povero e arricchì me, che l’intemperanza aveva impoverito; ecco, colui che è senza tempo prende un inizio nascendo dalla Vergine ancella di Dio.

Della martire. Ode 3. Irmòs.

In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e a te grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e sostegno.

Amando la bellezza della tua anima, il Creatore, o martire, ti prese per sé come sposa realmente bella e incontaminata.

Amando la passione dell’Impassibile e la morte di cui morì per noi, muori la morte dei martiri.

Come sacrificio spirituale, come perfetta e pura vittima si offrì a te, o Dio, l’amante della tua croce.

Theotokìon. Sei divenuta, o Piena di grazia, il luogo che contenuto l’incontenibile Creatore, contenendolo nella carne, o purissima.

Della santa.

Allontanandoti da ogni inclinazione per le cose di quaggiù, con fervore e fermezza indirizzasti ogni tuo desiderio a ciò che rimane in eterno.

Parlando o tacendo ti sei rivelata un monito, sostegno di chi ne è privo, modello delle monache, o gloriosa Melania, perciò ti inneggiamo.

Con l’applicazione alle preghiere regolasti i sentimenti, perciò sei divenuta lucente per i raggi dello Spirito, imitando la vita immateriale in un corpo.

Theotokìon. Colui che avvolge di nubi il cielo si lascia avvolgere come un bambino da una mano virginale, per strapparmi dalla mano del nemico.

Irmòs. Non è la sapienza, né la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Cristo, Sapienza enipostàtica del Padre; non c’è infatti altro santo all’infuori di te, filantropo.

Kàthisma della martire.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Dominando le seducenti passioni, regnasti grazie alla passione vivificante, tingendo con la porpora del tuo sangue una veste incorruttibile; perciò piamente, o Anisìa, apparisti pura sposa del nostro Re; libera dunque da ogni pericolo noi, che con fede celebriamo la tua memoria.

Gloria. Della beata.

Stesso tono. Presto intervieni

Compiendo i precetti divini, Melania, disperdesti moltitudini d’oro donandole ai poveri; presa la tua croce sulle spalle, con tuo marito seguisti nella fede il Cristo crocifisso nella sua carne, nostro unico Dio.

E ora. Della festa.

Stesso tono. Stupì Giuseppe.

Venite a vedere, fedeli, dove Cristo è nato; seguiamo inoltre, con i magi, re d’oriente, la direzione che indica la stella. Là gli angeli senza sosta inneggiano. I pastori vegliano nei campi, dicendo un’ode degna: Gloria negli eccelsi a colui che oggi in una grotta è stato partorito dalla Vergine Theotòkos, a Betlemme di Giudea

Della martire. Ode 4. Irmòs.

Vedendo te, sole di giustizia, elevato sulla croce, la Chiesa stette al suo posto e a ragione acclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Seguendo l’orma vivifica dei tuoi passi, la tua serva fu trafitta al fianco da una lancia, ma sana e salva sorpassò la spada fiammeggiante, cantando a te, Cristo nostro Dio.

Risplendendo dello splendore dei martiri e cingendo la corona dell’immortalità, ora sei con gioia presso Cristo tuo Sposo, illustre martire Anisìa.

Hai messo in fuga e gettato a terra colui da cui la prima Eva fu ingannata; riducendolo all’impotenza, cantavi con gioia: Gloria alla tua potenza Signore.

Theotokìon. Colui che creò le essenze immateriali, corporalmente come uomo da te, Madre di Dio, oggi nasce. A lui cantiamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Della beata. Colui che siede.

Mortificando con la continenza i desideri della carne, servisti da abitazione alla Vita dell’universo e sei passata dalla terra verso di lei per dimorarvi deliziandoti del regno dei cieli.

Distribuisti ai poveri il tuo oro a profusione; in tal modo lo ponesti tra i tesori che non invecchiano; ormai per i secoli essi ti assicurano davvero la stabilità eterna.

Il tesoro della tua compassione era come un fiume che irrigava tutti i bisogni degli indigenti, o illustre, lavando la macchia della povertà e assicurandoti l’inviolabile felicità di un tesoro che mai si esaurisce.

Theotokìon. Agli assalti delle passioni ho ceduto come un animale, io che sono razionale e mi sono assimilato alle bestie, ma tu che generasti il Verbo immateriale, non disprezzare me, completamente rovinato.

Della martire.

Ode 5. Irmòs.

Tu, mio Signore, sei venuto nel mondo come luce, luce santa che converte dal cupo buio dell’ignoranza quanti ti cantano con fede.

Riconoscendoti come fonte di salvezza, Signore, la tua martire, senza esitare, bevve il calice del martirio.

O agnella di Cristo, vittima a Dio gradita, sacro agnello, vittoriosa lottatrice del Signore, prega per la nostra salvezza.

Avvicinandoti alla grande luce, sei divenuta una luce più splendida e hai illuminato quanti festeggiano la tua luminosa memoria.

Theotokìon. Il flusso della corruzione si è fermato perché la Vergine partorisce con purezza colui che libera la natura umana corrotta.

Della santa. Gli empi non vedranno.

Raschiando via ogni immagine informe delle passioni, nella tua anima, o santa, dipingesti con i colori della temperanza l’amore non ipocrita liberato dalle passioni.

Come terso specchio accogliesti l’irraggiamento del divino Spirito, o venerabile e illuminasti i fedeli con lo splendore della tua vita.

Estinguendo con la continenza il fuoco delle passioni, accendesti nella tua anima la fiaccola che illuminò tutta la tua vita respingendo l’oscurità dei demòni.

Theotokìon. La Vergine ha generato l’Emmanuele, il Dio che nella grotta di Betlemme ha aperto l’Eden un tempo chiuso per me a causa della mia golosità e dell’astuzia del serpente.

Della martire. Ode 6. Irmòs.

A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Assumendo in un corpo femminile mentalità virile, o martire, uscisti contro i nemici incorporei e li uccidesti con la spada della pazienza.

Con l’inondazione del tuo sangue prosciugasti il mare della cattiva fede e irrigasti la santa Chiesa di Cristo, o atleta Anisìa, vanto delle vergini.

A piedi asciutti attraversasti la tempesta delle lotte, guidata dalla mano del Verbo creatore, per raggiungere, o Anisìa, il porto calmo della salvezza.

Theotokìon. Colui che plasmò la stirpe umana a sua immagine, uscendo da te, Vergine Madre di Dio, lo riplasma rivestendosene completamente per grande compassione.

Della santa. Lo stesso.

A piedi asciutti attraversasti la tempesta della vita, perciò senza naufragio sbarcasti al porto sicuro e realmente ti delizi della quiete, o illustre.

Grazie alle scintille del tuo amore così ardente per il Signore, consumasti ogni freccia infiammata del peccato e si allontanò da te del tutto la malvagità dei demòni.

Unito al bene sommo, il tuo spirito divinizzato, per volere dell’Onnipotente, si separò dall’amore carnale per sottomettersi agli sforzi ascetici.

Theotokìon. Il Signore nascendo dalla Vergine mi divinizza, venendo avvolto in fasce mi scioglie dai lacci del peccato e si ripara in una grotta colui che nessuno spazio contiene.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontakion di santa Melania.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Con l’anima rischiarata dai fulgori di colui che per noi dalla Vergine rifulse, brillasti per le virtù, o lodatissima: disperdendo infatti sulla terra la ricchezza corrotta, hai messo in serbo la celeste ricchezza e splendidamente brillasti per l’ascesi. Per questo, o Melania, con affetto ti celebriamo.

Ikos.

Fuggendo le delizie del mondo, hai largamente distribuito i cumuli d’oro, mettendoli piamente nelle mani dei poveri. Raggiunti poi i luoghi santi, ti sei fatta tutto a tutti, conducendo una vita pari agli angeli e tutti soccorrendo. Accendendo la lampada della tua anima con l’olio della beneficenza, sei entrata con Cristo nel talamo divino, dove godi del suo regno. Per questo, o Melania, con affetto ti celebriamo.

Sinassario

Il 30 di questo mese memoria della santa martire Anisìa di Tessalonica.

Stichi. Al fianco destro trafiggono Anisìa, costola di Adamo. Una lancia trafisse il giorno trenta Anisìa.

Lo stesso giorno memoria di santa Teodora di Cesarea.

Stichi. Morendo, Teodora, spezzò il legame della carne al quale mai in vita fu soggetta.

Lo stesso giorno memoria di san Filetèro martire.

Stichi. Filetèro patì la passione dei martiri anche se poi partì per il cielo in pace.

Lo stesso giorno il beato Leone, archimandrita, si addormentò in pace.

Stichi. Lasciando l’effimero Leone giunse là dove regna il Leone di Giuda.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace persiana i giovani figli di Abramo, accesi piuttosto dall’amore per la pietà che dalla fiamma, acclamavano: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Avendo fondato spiritualmente la casa della tua anima sulla confessione di Cristo, i flutti dei tormenti, sopraggiungendo, non la scossero perché tu cantavi: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Riconoscendo Cristo come Sole di giustizia, o martire, non accettasti di sacrificare empiamente al sole per ordine del tiranno, ma cantavi: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Imporporata dal tuo sangue prezioso, o martire, cingesti la tua fronte col diadema vittorioso e ormai stai in letizia presso Dio, Re immortale.

Theotokìon. Colui che circonda la terra e il cielo di nubi, o purissima Madre di Dio, è stato generato dal tuo grembo e, avvolto in fasce, riposa nella greppia, sciogliendomi dalla catena delle colpe.

Della santa. Lo stesso.

Portando il giogo di Cristo, o teofora, con i tuoi congiunti lavoravate la vostra anima con l’aratro della preghiera; avendo poi coltivato il campo delle virtù, vi deliziate di gloria celeste nei secoli.

Come l’olivo del salmo, piantato nella casa di Dio, o Melania, misticamente rallegri con l’olio delle tue fatiche i cuori e i volti dei fedeli, che celebrano i tuoi agoni.

Estinguendo la fornace delle passioni con la rugiada della continenza, hai fatto sgorgare con la pioggia delle tue preghiere o Melania, un mare di guarigioni per inghiottire le pene che assalgono i fedeli che ti onorano.

Theotokìon. Davide definì te, Vergine pura, come il vello che accolse la pioggia del cielo, inaridendo i torrenti dell’empietà e irrigando i cuori dei fedeli, insteriliti dal peccato.

Della martire. Ode 8. Irmòs.

Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Donasti i tuoi beni alle vedove, agli orfani, ai poveri e a tutti i bisognosi, amando i decreti infallibili dell’Onnipotente e ricercasti il calice realmente consacrato del martirio; avendolo bevuto, saziasti, o vergine, il tuo desiderio.

In dote portasti a Cristo digiuno, lacrime, mortificazioni delle tue passioni e il sangue versato quando il tuo fianco fu trafitto; perciò egli ti dona la corona che non appassisce, le pure nozze e la fama immortale.

Dimori con gli angeli nello splendore, riunita ai cori delle Vergini, alla folla dei martiri, faccia a faccia con il tuo Sposo, contemplandolo e comunicando alla sua raggiante gloria e gridando: Opere tutte, cantate al Signore.

Theotokìon. Ecco, il principe che deve governare è sorto dalla tribù di Giuda, perché tu hai partorito, o pura Vergine, la promessa di un tempo, l’attesa delle genti, il Cristo al quale cantiamo: benedite il Signore, opere tutte del Signore.

Della santa. Il parto della Theotòkos.

Avendo reso il corpo e il cuore tempio della Trinità eccelsa, edificasti, o ammirabile, case divine in cui raccogliesti schiere e cori di monache, che a una voce inneggiano, glorificando Cristo nei secoli.

Risplendente di saggezza, coraggio, castità e santità, praticasti l’umiltà che ti elevò fino al cielo eccelso e con cui abbattesti l’orgoglioso serpente, o venerabile; perciò ti onoriamo come vittoriosa.

Con la tua misericordia attirasti la misericordia; elargivi, donavi ai poveri; la tua giustizia rimane in eterno e il profitto di essa non invecchia, o santa teofora Melania, gloria dei fedeli, che senza sosta sempre ti celebrano.

Theotokìon. Scosso dalla tempesta delle passioni, affondo nel baratro della disperazione; o Madre purissima, salvami e sarò salvato: partoristi infatti e deponesti nella mangiatoia, come un bimbo, il Dio Salvatore, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che canta: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Della martire. Ode 9. Irmòs.

Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: perciò, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Quanti davano culto alle statue di pietra e non al Creatore, non potendo soffrire di vederti consacrata a Dio, ti colpirono con la loro spada, procurandoti con la morte la vita immortale.

La città dei Tessalonicesi, vergine martire, si gloria delle tue fasce e delle tue lotte, mentre la Chiesa dei primogeniti possiede il tuo divino spirito che si allieta con i giusti.

I Magi hanno portato con fede al bambino di Betlemme mirra, oro e incenso, mentre l’atleta con il suo sangue, la lotta del martirio, intercedendo presso di lui per noi.

Theotokìon. Santissima Genitrice di Dio, ramo fiorito sulla radice di Iesse, tu oggi per noi partorisci il fiore della divinità, il Cristo, Dio incontenibile e ora anche bambino in fasce.

Della santa. Col morbo della disubbidienza.

Salisti sapientemente, o beata, alla sommità della pura perfezione, raggiungesti i cori degli angeli nel cielo, abbracciasti l’oggetto del tuo desiderio e trovasti la fonte di ogni bene; perciò tutti ti magnifichiamo.

Ti allieti con i cori degli asceti, tu che con l’ascesi mortificasti le passioni; a viso scoperto contempli lo splendore di Dio, del quale non avevi avuto che riflessi, o Melania inneggiatissima.

Seguendo la via stretta raggiungesti la distesa senza limiti del paradiso, là dove i cuori in festa esultano di gioia, là dove si trova l’albero della vita, ricordandoti senza sosta di tutti noi, che celebriamo la tua dormizione.

Theotokìon. Colui che è portato sulle spalle dei cherubini siede ora nelle braccia della Vergine pura; ecco, è avvolto in fasce colui che scioglierà i lacci dei nostri peccati e come bambino è nutrito di latte, colui che dona il cibo ad ogni vivente.

Irmòs. Col morbo della disubbidienza, Eva ha introdotto la maledizione, ma tu, Vergine Theotòkos, col germoglio del tuo concepimento hai fatto fiorire nel mondo la benedizione. Perciò tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion della martire. Udite, donne.

L’urna delle tue reliquie, facendo scaturire fragrante unguento, cura molti mali dei mortali, o gloriosa vergine martire Anisìa; perciò festeggiamo la tua memoria luminosa: in essa tu implora Cristo per i tuoi cantori.

Della santa. Uguale.

Melania illustrissima, vanto delle monache, con la tua intercessione presso Dio, purifica e illumina me, divenuto tutto nero nell’anima e nel corpo per l’oscurità delle passioni: affinché con gioia ti celebri e splendidamente festeggi la tua luminosa memoria.

Della festa, uguale.

Colui che con il Padre sempre è Dio, da tutta l’eternità, per opera dello Spirito santo è ora ineffabilmente partorito da te, Vergine, a Betlemme, nella grotta divina; è stato deposto, avvolto in fasce, in una mangiatoia di animali senza ragione per sciogliere le catene delle colpe.

Alle lodi, stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 2. Venite, potenze.

Ineffabile mistero, superiore all’intelletto! Dio nasce sulla terra per compassione vestendo la forma di servo per strappare dalla schiavitù dell’alieno quanti gridano con affetto fervido: Benedetto sei tu, nostro Dio, che sei nato, gloria a te.

Una stella dall’alto rivelò ai magi l’Emmanuele nato nella grotta, colui che è sole di giustizia, sole incircoscritto e racchiuso nella mangiatoia, rivestito di carne materiale, al quale acclamiamo: Benedetto sei tu, nostro Dio, che sei nato, gloria a te.

Ora sulla terra si manifesta bambino colui che dal Padre è generato prima dei secoli. Rallegrati, creato tutto, si allietino i cieli, vedendo gli ingannati di un tempo di nuovo familiari di Dio, a lui acclamando: Benedetto sei tu, nostro Dio, che sei nato, gloria a te.

Volontariamente sei sceso, Signore, piegando i cieli e abitando indicibilmente un grembo verginale ti sei fatto conoscere come neonato, generato in una grotta e hai fatto tornare gli uomini sulla via migliore, che hai mostrato a quanti acclamano: Benedetto sei tu, nostro Dio, che sei nato, gloria a te.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Considerando se stessa pura e incorrotta dopo il tremendo e inesprimibile parto, la Vergine gridava: Imperscrutabile Signore, io ti stringo come bimbo in fasce e con i pastori con fede ti glorifico, acclamando: Benedetto tu, nostro Dio che sei nato, gloria a te.

Apòsticha stichirà prosòmia.

Tono pl. 2. Venite, schiere angeliche.

Sarai pascolata con verga di ferro, o Giudea, perché sei ribelle e resisti ai profeti; al Figlio che è stato generato, il Padre dà infatti in eredita le genti e in suo possesso tutta la terra, ma respinge te, o sanguinaria, perché non accetti di acclamare: Il Re d’Israele, il Cristo è giunto.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Grida, Davide, padre di Dio e profeta: Astro luminoso, rifulso prima della stella del mattino! Ma quale astro annunci col tuo grido? Quello che senza seme è partorito dalla Vergine giovinetta. A lui, o popoli, per la gioia della Theotòkos, gridiamo dicendo: Benedetto tu, nostro Dio che sei nato, gloria a te.

Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; ha giurato il Signore e non si pentirà.

Dillo apertamente, profeta Isaia: Ecco, la Vergine senza sposo concepirà e senza seme partorirà il Creatore e dominatore di tutti i secoli: a lui gridiamo splendidamente salmeggiando per la gioia della Theotòkos: Benedetto tu, nostro Dio che sei nato, gloria a te.

Gloria. E ora. Tono pl. 1.

Tutto il creato, vedendo te, Artefice e Creatore di tutte le cose, partorito nella carne a Betlemme, è rinnovato e riplasmato: il sole effonde la sua luce e la terra esulta; i re magi dalla Persia offrono doni al Re di tutti; i pastori sbalordiscono di stupore e con la sua genitrice, adorano Dio nella carne. O meraviglia: colui che nutre è nutrito da una Madre purissima per salvare e riplasmare il mondo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 29 Dicembre- Memoria dei santi bambini uccisi da Erode in numero di quattordicimila e del nostro padre san Marcello, igumeno del monastero degli Akìmites

29 Dicembre

Memoria dei santi bambini uccisi da Erode in numero di quattordicimila e del nostro padre san Marcello, igumeno del monastero degli Akìmites.

Al Mattutino

Apolytìkion dei santi martiri. Tono 1.

Lasciati commuovere, Signore, per le sofferenze patite per te dai santi e sana, ti preghiamo, tutti i nostri dolori, o filantropo.

Del santo. Tono pl. 4.

In te, padre, si è perfettamente salvato ciò che è a immagine, perché tu, prendendo la croce, hai seguito Cristo e coi fatti hai insegnato a trascurare la carne, perché passa e a darsi cura dell’anima, realtà immortale: per questo con gli angeli esulta il tuo spirito, o san Marcello.

Della festa. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio, ha fatto sorgere per il mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri sono stati ammaestrati da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te.

Dopo la prima sticologia, Kàthisma. Tono pl. 4. Dell’incarico.

Il cielo si rallegra e la terra esulta di gioia, poiché è nato sulla terra l’Agnello di Dio, donando al mondo la redenzione: il Verbo, che è nel seno del Padre, infatti, è sorto senza seme dalla Vergine; i Magi stupirono, vedendolo nascere a Betlemme come un bambino: l’universo lo glorifica.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

O terra, oggi mi appari come cielo, poiché in te nasce il Creatore ed è adagiato in mangiatoia nella Betlemme di Giudea; con gli angeli lo inneggiano senza sosta anche i pastori: Gloria negli eccelsi e pace al mondo, poiché camminando i magi hanno visto la stella e correvano velocemente avanti per offrire i loro doni: oro, mirra e incenso per il Dio di tutti, Re eterno e Creatore di tutto, che per la sua compassione si è mostrato agli uomini nella grotta.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Salmo 50. Poi si dicono i canoni, uno della festa, quello dei santi bimbi e quello del santo. Acròstico: Incorono con parole i teneri sacrifici. Firmato da Giorgio ai Theotokìa.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo che il faraone inseguitore veniva sommerso nel mare, esclamava: Cantiamo a Dio un inno di vittoria.

Il creato si rinnova, la natura dei mortali è ricreata quando Cristo, il Creatore dell’universo si incarna prodigiosamente dalla Madre pura e incontaminata.

Raccogliendo oggi come rose ben fiorite il sangue dei rami germogliati da poco, la Chiesa di Cristo si adorna e ne gode esultando.

I santi innocenti inghiottirono nei fiumi del loro sangue la furia e la follia di Erode, sprofondando il suo editto.

Del santo. Avendo ricevuto da Dio conoscenza vera e infallibile, o padre, lo cercavi con vita santa e lo servivi con buone opere divine, o Marcello.

Theotokìon. La terra fu riscattata dalla precedente maledizione nell’Eden quando da te, Purissima, nacque in essa il Redentore per rinnovarla e santificarla.

Ode 3. Irmòs.

Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Effondete la dolcezza e la gioia sulla terra, o nubi, poiché dalla nube luminosa è sorto realmente Cristo nato nella grotta, ineffabilmente incarnato.

La natura umana svestì la confusione di un tempo e rivestì la grazia, la bellezza di colui che ha portato l’armonia e il cui splendore è sorto dalla Vergine nella nostra carne.

Il coro divinamente eletto dei bimbi è offerto al Creatore, che viene per incarnarsi come sacrificio mistico, testimonianza di sangue e martirio divino.

Del santo. Armato con la forza dell’anima contro i nemici invisibili, o Marcello teòforo, abbattesti con vigore le loro falangi e ricevesti corona di vincitore.

Theotokìon. Il Verbo di Dio si incarnò dal tuo grembo santo e incontaminato, o Vergine, rendendoti Sovrana di tutto il creato.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma dei santi bambini.

Tono 4. Sei apparso oggi.

L’esercito dei bimbi sacrificati per fede davanti a Cristo, viene offerto ora come immolazione gradita al Re e Creatore, che nasce oggi dalla Vergine.

Gloria. Del santo.

Tono 4. Presto intervieni.

Avendo prima purificato la tua anima col carbone della castità, o nostro padre Marcello, rafforzasti il tuo corpo in vista dell’impassibilità, perciò divenisti dimora divina, allontanando le malattie e illuminando quanti a te piamente si accostano e ti lodano.

E ora. Della festa. Uguale.

Oggi il creato gioisce divinamente, poiché Cristo nostro Signore, il Figlio di Dio, nasce da una Vergine incorrotta per rendere immortale la stirpe umana e sciogliere la maledizione della progenitrice; glorifichiamolo con inni come unico filantropo.

Ode 4. Irmòs.

Cristo, mia forza, Dio e Signore! Così la sacra Chiesa divinamente canta, levando il grido da animo puro, facendo festa nel Signore.

Vedendo la tua discesa in una grotta, le schiere angeliche, Signore, con timore sbalordirono e inneggiavano la incommensurabile misericordia.

Signore, tu che con la tua sapienza hai creato tutto l’universo, hai voluto essere annoverato col corpo tra le tue creature e dimorare tra loro.

Il folle, iniquo, empio e pazzo Erode tirò contro se stesso la spada, provando a uccidere il Benefattore dell’universo e indistruttibile nella divinità.

Del santo. Mescolasti le tue pene e il sudore, o beato, alle onde di sangue dei lattanti, o Marcello, per offrirli come doni preziosi a colui che nasce nella carne.

Theotokìon. Vedendoti sfavillante di bellezza grazie ai raggi di tuo Figlio, o pura, coloro che portavano i doni delle genti inneggiarono la visione nuova e paradossale.

Ode 5. Irmòs.

Col tuo divino fulgore, o buono, rischiara, ti prego, le anime di quanti con affetto vegliano per te dall’alba, perché conoscano te, Verbo di Dio, che veramente sei Dio e che ci richiami dal buio delle colpe.

O Signore, colmo è il calice della tua misericordia per l’opera delle tue mani, che riempi di amore alla tua nascita, o Cristo, mostrandoti nella carne.

I bimbi uccisi dalla spada sono offerti oggi con Cristo come vittime senza macchia e olocausto in attesa della ricompensa divina.

Del santo. Purificando con le fatiche ascetiche la tua anima da ogni legame carnale, da tutti i piaceri terreni e temporanei, ti rivelasti, o venerabile, già in questo mondo simile agli angeli, o Marcello.

Theotokìon. Colui che nacque nella carne da te nella grotta, o Vergine pura, fece scaturire per amore fiumi spirituali di immortalità per irrigare copiosamente la natura umana.

Ode 6. Irmòs.

Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Fu effuso sulla terra il profumo più soave quando dalla Vergine sorse ineffabilmente nella carne la mirra inesauribile che profuma i mortali.

Il crudele Erode arrossò la terra di Betlemme col sangue dei bimbi che gridando al Signore, gli portarono giusta condanna e la perdizione.

Del santo. Comprendendo chiaramente la mutabilità e la temporaneità della vita, elevasti la tua anima, o Marcello, bramando le realtà immutabili, che ottenesti con le fatiche della tua ascesi.

Theotokìon. Il Verbo senza tempo e divino viene nel mondo e nel tempo dal tuo seno, Vergine pura, per donare ai mortali l’atemporalità della vita, l’eterna gioia e la gloria senza fine.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Una stella mandò i magi a colui che era nato ed Erode inviò un esercito iniquo contro i bimbi, pensando di uccidere colui che come bimbo era adagiato nella mangiatoia.

Ikos.

Mentre per l’apparizione del Sovrano di tutti la gioia regna quaggiù e lassù, solo Erode partecipa al dolore di quanti uccisero un tempo i profeti e solo loro sono degni di pianto, poiché da ora in poi non regneranno più, mentre il regno del Signore si fortifica, allontanando l’audacia dei nemici, chiamando la folla dei fedeli a contemplare con i santi innocenti il neonato adagiato nella mangiatoia.

Sinassario.

Il 29 di questo mese memoria dei santi 14.000 bimbi uccisi da Erode.

Stichi. Il nemico del Bimbo Creatore dei bimbi uccise con la spada i bimbi delle madri. Il giorno ventinove furono trafitti i bimbi piangenti.

Lo stesso giorno memoria di tutti i nostri fratelli cristiani periti di fame, sete, spada e freddo. La loro sinassi si celebra a Calcopràtia nella chiesa della Santissima Theotòkos, dove si trova la sacra urna.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Marcello, igumeno del monastero degli Akìmites (insonni).

Stichi. Insonne tutto il tempo della tua vita, o Macello, ora riposi un po’ nella tomba.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Taddeo il confessore.

Stichi. Anche Taddeo si oppose fortemente all’inganno, mostrandosi grande confessore.

Lo stesso giorno il rinnovamento della chiesa dei 40 martiri vicino a Chalkou tetrapylou.

Il santo padre Giorgio, vescovo di Nicomedia, compositore di alcuni canti, canoni e tropari si addormentò in pace.

I santi nostri padri Beniamino e Atinodòro si addormentarono in pace.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Tutta rugiadosa rese l’angelo la fornace per i santi fanciulli, mentre, bruciando i caldei, il comando di Dio persuase il tiranno a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Nato nella carne dalla Vergine, il Sole ridusse la notte e raddoppiò la durata del giorno per i credenti, che con cuore puro gridano a lui: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Colui che nasce nella grotta riconsòlida con la sua conoscenza tutto il creato, sconvolto un tempo dall’empietà, affinché gridi senza sosta a lui: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Erode falciò i bimbi innocenti con la sua mano criminale, ma il suo vano progetto fallì del tutto e firmò la propria condanna, meditando sulla morte di Dio.

Del santo. Col fuoco dell’ascesi bruciasti tutti i piaceri della carne e come rugiada irrigasti le anime con l’impassibilità, gridando con cuore puro a Cristo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Sposa divina, tutto il creato vide i prodigi compiuti da Dio per te quando il Sovrano di tutti si incarnò da te nella città di Betlemme, che con i magi e i pastori ti inneggia.

Ode 8. Irmòs.

Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Il creato si coprì di una veste luminosa e lasciò ogni tristezza oscura quando nacque sulla terra il Sovrano che rinnova il mondo e che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Cristo filantropo, accetta le nostre suppliche come incenso, mirra e oro e accoglile come il sangue dei santi bimbi, o compassionevole, donandoci la misericordia.

Svezzati da questa vita con la vostra divina morte, o bimbi innocenti, raggiungeste l’Arbitro delle lotte, il Dio che dona la vita eterna.

Del santo. Con le armi dell’ascesi combattesti l’esercito dei nemici, o venerabile Marcello, trionfando come vincitore e ricevendo da Dio la grazia di innumerevoli prodigi.

Theotokìon. Colui che nacque da te nella grotta, o Purissima, ha preparato le dimore eterne per quanti ti inneggiano con cuore puro come Theotòkos e ti esaltano per tutti i secoli.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Hai reso nota, o Cristo, l’inconcepibile misericordia della tua filantropia per le genti: ti sei impoverito infatti nella carne, Signore, per farci partecipi della ricchezza migliore, come buono e misericordiosissimo.

O Vergine, il tuo ineffabile parto che ha concesso prodigiosamente ai mortali di rinascere in Dio, ha rinnovato tutto il creato e riunito i cori degli angeli ai tuoi cantori quaggiù, che sempre ti glorificando e magnificano.

La forza del pugnace e furioso Erode, si indebolì per la strage dei bimbi, poiché essi, cinti di invincibile potenza da Dio, si sono innalzati per la grazia della fede, accorrendo con gioia all’Arbitro delle lotte.

Del santo. Prendendo la croce di Cristo sulle tue spalle, o beato e imitando la sua passione, fosti crocifisso al mondo, o venerabile, per partecipare alla sua ineffabile gloria; ricordati sempre anche di noi, tuoi cantori.

Theotokìon. Nascendo nella carne da te, Vergine purissima, Dio ci rese suoi figli, restituendo l’antica dignità a quanti l’hanno accolto e con un solo cuore ti glorificano come Theotòkos e sempre ti magnificano.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilarion dei bambini.

Tono 2. Vedendoti i discepoli.

O Betlemme, non rattristarti per l’uccisione dei santi bimbi, esulta invece, poiché furono offerti come sacrificio perfetto a Cristo Sovrano e, immolati per lui, con lui regnano.

Del santo. Autòmelo.

Hai addormentato i moti della carne col digiuno, o teòforo e stabilito che nel tuo monastero sia celebrata dossologia con veglia incessante tutta la notte, per inneggiare a Cristo, o padre Marcello.

Della festa. Autòmelo.

E’ arrivata la pace sulla terra e benevolenza per gli uomini, o Genitrice di Dio! Gli angeli gridano danzando negli eccelsi: Gloria a te, ineffabilmente nato a Betlemme dalla Vergine!

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia dei bambini.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Cupa la cecità di Erode, poiché ribellandosi contro il Dio incarnato come bimbo, il terribile distruttore dei frutti della natura, sfoga la sua furia contro i bimbi di Betlemme e li consegna tutti alla spada dei carnefici, pensando di togliere la vita al principio della loro vita col sangue del macello (2).

Arrivati a Gerusalemme, i magi della Persia tormentarono Erode e uscendo di senno, il miserabile uccise i bimbi, offerti a Cristo come grappoli, anche se voi, teneri martiri, spaventando Erode, foste strappati dal seno delle madri; supplicate dunque piamente Cristo di salvarci.

Rachele rimpiange i bimbi e a Rama si sente grande grido, l’ateo Erode esce di senno e si tormenta, Giovanni fugge in montagna, la pietra accoglie la madre col figlio e Zaccaria è ucciso nel tempio, mentre Cristo fugge, lasciando deserte le dimore degli ebrei.

Gloria. Tono pl. 4.

Vedendo la stella che splendeva in tutto il mondo, l’empio Erode si tormentò e strappò i bimbi lattanti dalle braccia delle loro madri; Elisabetta, prendendo Giovanni, supplicava la pietra dicendo: Accogli la madre con bimbo! Il monte accolse il Precursore; la mangiatoia custodiva il tesoro annunziato dalla stella; i magi si prostravano. Signore, gloria a te!

E ora. Theotokìon. Autòmelo.

I pastori accorsero insieme a Betlemme annunziando il vero Pastore che siede su cherubini ed è adagiato nella mangiatoia, diventando bimbo per noi. Signore, gloria a te!

Allo stico, stichirà idiòmela dei bambini.

Tono 1. Di Cipriano.

Alla tua purissima nascita, Cristo Dio, furono sacrificati prima i bimbi e volendo Erode cacciare te, l’intangibile, non comprendeva che ti offriva un coro di martiri, perciò supplichiamo te, divenuto uomo, di salvare le nostre anime.

Stico. Mirabile Dio tra i suoi santi, il Dio di Israele.

Tono 2. Dello stesso.

La vostra immolazione, bimbi venerabili, è entrata nelle orecchie del Dio Sabaoth, poiché per lui avete versato il vostro sangue e ora dimorate nel seno di Abramo, rigettando nei secoli la malvagità di Erode col potere del Cristo che è nato.

Stico. Signore ha reso mirabili tutti suoi voleri ai santi della sua terra.

Tono 3.

Odioso l’infanticidio di Erode per lo scorrimento del sangue e venerabile è l’immolazione dei bimbi coetanei di Cristo, che si sacrificarono e patirono prima della nuova immolazione; non rimpiangere i bimbi, o Rachele, ricordati il seno di Abramo dove è la dimora di quanti esultano.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2.

O venerabile padre, in tutta la terra si diffuse l’annuncio delle tue opere, perciò trovasti nel cielo la ricompensa delle tue fatiche, annientasti le falangi dei demòni e raggiungesti le schiere degli angeli la cui vita senza corruzione imitasti; come confidente di Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Della festa. Autòmelo.

Tutti gli angeli danzano nei cieli e gli uomini si rallegrano e tutto il creato esulta per il Signore Salvatore nato a Betlemme, poiché è finito l’inganno degli idoli e Cristo regna nei secoli.

Il resto del mattutino come di solito e la conclusione.

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Mattutino del 28 Dicembre- Memoria dei santi ventimila martiri arsi a Nicomedia

28 Dicembre

Memoria dei santi ventimila martiri arsi a Nicomedia.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 2.

O vittoriosi del Signore, beata è la terra impinguata dal vostro sangue e sante le dimore che accolsero i vostri spiriti; perché nello stadio sconfiggeste il nemico e con franchezza predicaste Cristo; vi preghiamo di implorare la sua bontà di salvare le nostre anime.

Della festa. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio, ha fatto sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto; Signore, gloria a te.

Dopo la prima sticologia, Kàthisma.

Tono pl. 4. Sei risorto dai morti.

Prodigioso, o fedeli questo mistero! Dio, come lui solo sa, è nato da una donna; le schiere degli angeli, sbigottite di fronte alla sua discesa, acclamano inneggiando: E’ nato Cristo Signore, che si compiace, come Dio, di salvare la stirpe umana.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma.

Tono pl. 4. Autòmelo.

Mentre i flauti dei pastori intonavano un canto prese la parola la schiera angelica, dicendo: Cantate una lode divina, voi che guidate i greggi; acclamate inneggiando: E’ nato Cristo Signore, che, come Dio si compiace della stirpe umana.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Canone della festa, poi quello dei santi. Acròstico: O moltitudine di martiri vittoriosi, salvami. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1.

Un inno di vittoria cantiamo tutti a Dio, che fece segni meravigliosi con braccio potente e salvò Israele, poiché si è glorificato.

O moltitudine numerosissima dei santi martiri, cancella la moltitudine dei miei numerosi peccati con la tua mediazione e dammi un verbo per celebrare la tua festa.

O fiaccole luminosissime della Chiesa, martiri vittoriosi, che avete glorificato Dio nelle vostre membra, ora siete glorificati nella vostra luminosa memoria.

La fede divina degli atleti ha distrutto l’empia tirannia degli atei e nella grazia ha dissolto le crudeli minacce dei demòni.

Confessando il Dio onnipotente che si è incarnato e con la sua morte ha distrutto la morte, avete ricevuto con la morte, o martiri, la vita eterna.

Theotokìon. Inneggio a te, inneggiatissima, benedetta, che hai concepito nella carne l’inneggiatissimo Dio, che magnifica gli atleti, che hanno lottato contro il nemico.

Ode 3. Irmòs.

Si confermi il mio cuore nella tua volontà, Cristo Dio, che sull’abisso hai stabilito il secondo cielo e nelle acque hai fissato la terra, o Onnipotente.

Splendidamente accesi dall’amore per Cristo, non temevate affatto il fuoco, ma finendo in esso, o illustri, in esso vi siete glorificati.

Predicando con viva voce Dio, non considerarono le minacce degli atei, gli illustri opliti di Cristo, ma morendo acclamavano a una voce il canto dei fanciulli.

Non temiamo il fuoco, servo lui pure, acclamarono i valorosi insieme con animo lieto: noi moriamo per te, Salvatore, che hai sconfitto la morte e l’uccisore.

Theotokìon. Per divinizzare l’uomo, Dio è divenuto uomo incarnandosi da te, pura Vergine: mistero oltre la ragione; perciò a una voce noi fedeli ti diciamo beata.

Irmòs. Si confermi il mio cuore nella tua volontà, Cristo Dio, che sull’abisso stabilito il secondo cielo e nelle acque hai fissato la terra, o Onnipotente.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Un ragguardevole esercito di ventimila martiri sorge illuminandoci piamente cuori e menti con la fede; accesi infatti da divino amore per il Sovrano, i valorosi prontamente accettarono una santa fine tramite il fuoco.

Gloria. E ora. Della festa. Uguale.

Nella greppia delle bestie di tuo volere fosti deposto per noi, longanime Salvatore. I pastori ti inneggiavano acclamando con gli angeli: Gloria e lode al Cristo nostro Dio, nato sulla terra per elevare l’essenza dei terrestri.

Ode. 4. Irmòs.

Ho udito il tuo annunzio e ho temuto, ho inteso le tue opere e ha temuto, Signore, poiché della tua lode è piena la terra.

Al tuo affetto gli atleti, o Verbo, hanno legato il cuore e morendo per te come agnelli senza macchia, si sono rivelati imitatori della tua passione.

Guidando nello Spirito le vostre anime al porto della salvezza, o santi, siete sfuggiti alla tempesta della pazzia idolatrica, o beati.

Nella lotta del martirio vi siete rivelati immutabili, irremovibili, inaccessibili alla paura, vincendo con la fede divina le minacce dei persecutori.

Theotokìon. Liberati per il tuo parto dall’antica maledizione, o benedetta, abbiamo trovato benedizione, vita e redenzione, quanti ti glorifichiamo, o Theotòkos.

FOde 5. Irmòs.

a’ sorgere la tua splendida luce inaccessibile su noi, che vegliamo sui tuoi giudizi e sui tuoi precetti, o Sovrano filantropo, Cristo nostro Dio.

Splendidamente è rifulsa la memoria dei tuoi atleti e ha illuminato i confini della terra con le effusioni divine dei loro prodigi, o Cristo nostro Dio.

I sacerdoti che offrivano sacrifici, si sono offerti come vittime perfette in olocausto con tutti gli altri numerosi martiri, magnificando Cristo.

Essendo templi santi di Dio grazie al battesimo, avete ricevuto una santa fine insieme nella casa divina e avete raggiunto il tempio celeste.

Theotokìon. Per riunire ai celesti quanti erano caduti nel baratro della trasgressione, Dio ha dimorato nel tuo grembo, o purissima e si fece carne.

Ode 6. Irmòs.

Imitando il grande profeta Giona grido: libera la mia vita dalla corruzione, o Buono e salva, o Salvatore del mondo, me che grido: Gloria a te.

Divenisti corifeo del sacro popolo e lo inviasti con gioia verso il cielo per aver lottato, o ieromartire Antimo.

Come oro puro in mezzo al fuoco la vostra pietà è stata riconosciuta più brillante del sole, o atleti di Gesù.

Morendo nella carne, avete ereditato la vera vita, o sapienti, stando con Cristo che vi ha mostrati più forti dei supplizi.

Theotokìon. Realmente sei veramente rimasta dopo il parto Vergine come prima del parto per la potenza di Gesù, che si incarnava da te, Maria: prodigio paradossale!

Irmòs. Imitando il grande profeta Giona grido: libera la mia vita dalla corruzione, o Buono e salva, o Salvatore del mondo, me che grido: Gloria a te.

Sinassario.

Il 28 di questo mese memoria dei ventimila santi, arsi vivi a Nicomedia.

Stichi. Come pròsfore offerte a te, Salvatore, i ventimila furono arsi nel tempio. Il ventotto il fuoco uccise ventimila uomini.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri uccisi e martirizzati fuori della porta del Singleto.

Il santo eunuco Indes perì gettato in mare.

Stichi. Ho udito che Indes, toccando l’abisso profondo della sua vita, si trovò adagiato nell’abisso.

I santi Gorgonio e Pietro perirono in mare.

Stichi. Il mare copre Gorgonio e Pietro, mentre la loro memoria non è coperta dal tempo.

Il santo martire Zenone perì di spada.

Stichi. Zenone venne decapitato non volendo venerare una statua di Zeus.

Il santo martire Mardonio perì nel fuoco.

Stichi. Ho conosciuto anche un Mardonio che amava Cristo e amò il fuoco ardente.

San Doroteo il preposto perì di spada.

Stichi. Dice Doroteo: La mia testa decapitata offro in dono a Cristo.

San Teofilo il diacono perì lapidato.

Stichi. Nel libro degli amici di Dio venne iscritto Teofilo quando fu lapidato.

San Migdonio perì seppellito in una fossa.

Stichi. Anche seppellito nella fossa, Migdonio ha in sorte di essere conosciuto da tutti.

San Glicherio il presbitero perì nel fuoco.

Stichi. Glicherio, gettato nel fuoco, disse: Mi è dolce il modo con cui muoio.

Lo stesso giorno santa Domna muore decapitata nel fuoco.

Stichi. Alle vergini sagge si unì per sesta Domna, che saggiamente perì uccisa dalla spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il fuoco non toccò e non tormentò i tuoi fanciulli di Babilonia. E allora i tre con una bocca cantavano e dicevano benedicendo: O, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Guardando verso i soli beni che durano, quelli dell’aldilà, con potenza divina, o beati, come i tre fanciulli a Babilonia, vi siete rivelati superiori al fuoco, illuminati da luce divina.

Disprezzando la parola del tiranno bestiale vi siete offerti totalmente al Re dell’universo con le sacratissime donne e i fanciulli veramente divini.

Portando piissimamente all’interno dell’anima l’illuminazione della conoscenza di Cristo, o atleti, attraversaste davvero la tetra nube dell’ateismo e vi siete trasferiti alla luce eterna.

Theotokìon. Ti sei rivelata più alta dei cieli concependo il Sovrano e Dio di tutti: non smettere, o santissima e pura, di implorarlo con insistenza affinché salvi quanti con fede ardente ti glorificano.

Ode 8. Irmòs.

Cristo Dio, che salvò i fanciulli innografi nella fornace e mutò in rugiada la fornace ardente, cantate e sovresaltate in tutti i secoli.

Come profumo divino le reliquie dei martiri diffondono mirra di guarigioni, purificando il fetore delle passioni per i fedeli che inneggiano a Cristo nei secoli.

Circondati dal fuoco, o atleti, appariste come rose bellissime e con zelo gridaste: Inneggiate a Cristo nei secoli.

Fanciulli e vergini, presbiteri e giovani, santi bambini e innumerevole moltitudine di donne, trovarono dimora lassù lottando insieme.

Theotokìon. Ezechiele profeta ha visto te, Vergine, come la porta chiusa per la quale è passato Gesù, che ha dimorato nel tuo grembo e si è rivestito indicibilmente di carne dal tuo sangue.

Irmòs. Cristo Dio, che salvò i fanciulli innografi nella fornace e mutò in rugiada la fornace ardente, cantate e sovresaltate in tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

La nube luminosa in cui il Sovrano di tutti scese dal cielo come pioggia sul vello e si è incarnato per noi, divenendo uomo colui che è senza tempo, magnifichiamo tutti come pura Madre del nostro Dio.

Come agnelli volontariamente immolati e sacrifici puri al Sovrano immolato per noi terrestri, o martiri vittoriosi vi siete offerti e degnamente avete ottenuto insieme corone di vittoria.

Con i santi profeti, con i venerabili apostoli, con i cori degli eletti e i santi angeli, o moltitudini dei gloriosi martiri, supplicate il Signore di salvare da tentazioni e pericoli quanti con fede vi dicono beati.

La vostra sacra memoria splende pienamente più forte degli splendori solari, o atleti, scacciando sempre la tenebra dei demòni e illumina, o illustri, quanti con fede e affetto com’è giusto, vi dicono beati.

Theotokìon. Tu che generasti la luce divina rifulsa dal Padre, abbi compassione della mia anima ottenebrata dagli inganni della vita e beffata dai nemici e rendila degna, o purissima, della luce della salvifica penitenza.

Irmòs. La nube luminosa in cui il Sovrano di tutti scese dal cielo come pioggia sul vello e colui che è senza tempo si è incarnato per noi, divenendo uomo, magnifichiamo tutti come pura Madre del nostro Dio.

Exapostilarion dei santi. Udite, donne.

Moltitudine veneratissima di martiri, falange raccolta da Dio di ventimila santi, supplicate Dio nato dalla Vergine perché siano liberati da ogni tribolazione quanti ora vi onorano e festeggiano la vostra splendida e luminosissima memoria.

Della festa, stessa melodia.

Ero stato privato, me infelice, per l’incontinenza di un tempo, dell’immagine superiore ricevuta per opera di Dio: ma tu, Cristo, nella tua amorosa compassione, unendoti ineffabilmente a me, assumesti l’inferiore rinnovandomi, o Salvatore, con sangue verginale.

Alle lodi stichirà prosòmia.

Tono 4. Generosi martiri.

O Sovrano filantropo, volendo mostrare agli uomini la ricchezza della tua benevolenza, hai preso la loro natura e sei nato nella carne e hai abitato nella grotta per rendere celesti, esaltandoli, tutti quelli che lodano e inneggiano il tuo ineffabile Natale (2).

Rinvigoriti e saldamente sostenuti e rafforzati dalla potenza dell’Onnipotente nell’infermità di natura, o invitti martiri, con forza avete vinto il nemico principe del male e come sublimi liberatori pregate affinché siano donate al mondo la pace e ai fedeli la salvezza.

Con parole e opere Filoteo, Doroteo e il divino Mardonio e Gorgonio con Secondo e Pietro, con Indes si sono distinti e hanno sbaragliato gioiosi gli assalti del nemico e pregano affinché siano liberati da qualsiasi pericolo quanti con fede celebrano la loro venerabile festa.

Gloria. E ora. Della festa. Tono pl. 1.

Incomprensibile il mistero che oggi si compie a Betlemme! L’invisibile viene visto, colui che non ha carne s’incarna; il Verbo assume spessore e colui che è diviene ciò che non era. La Vergine partorisce nella grotta, bimbo neonato, il Creatore della natura: la greppia rappresenta il trono celeste; i due animali esprimono l’assistenza maestosa dei cherubini; i pastori sono nello stupore; i magi portano doni; gli angeli inneggiano dicendo: Gloria a Dio negli eccelsi e pace sulla terra: perché nella sua benevolenza è con gli uomini, senza subire mutamento, l’Emmanuele.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 2. Venite, schiere angeliche.

Tutto il creato festeggia con gioia e i cieli con noi esultano perché in Betlemme di Giudea il Creatore, nascendo dalla Vergine, prodigiosamente si mostra ora bambino in una greppia. A lui diciamo: Benedetto sei tu, Dio nostro che sei nato, gloria a te.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Neonato sei apparso per noi, o Gesù, sorto dal Padre prima dei secoli, perché vuoi rinnovare tutti gli uomini invecchiati un tempo nella trasgressione. Perciò tutti a te sempre acclamiamo grati: Benedetto sei tu, Dio nostro che sei nato, gloria a te.

Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; il Signore ha giurato e non si pentirà.

Monti e colli, valli e campi cantano il Cristo che procede dalla Vergine; una stella dal cielo lo ha mostrato ai magi adagiato come neonato in una grotta, rivestito di carne di servo. A lui acclamiamo: Benedetto sei tu, Dio nostro che sei nato, gloria a te.

Gloria. Uguale.

Che cos’è dunque questa tua grande e incomparabile povertà, per cui Adamo si arricchì di cose divine? Così diceva la Vergine, tenendo tra le braccia l’Emmanuele, Dio e Creatore, che da lei aveva assunto la carne. A lui acclamiamo: Benedetto sei tu, Dio nostro che sei nato, gloria a te.

E ora. Uguale.

Bambino preesistente e Re dei secoli, per suo volere è stato generato e come Figlio ci è stato dato. Udite, genti, porgi l’orecchio, Israele: sappiatelo e siate vinti, perché con noi è colui che fa a pezzi e stritola ogni regno e potere sulla terra che a lui non ubbidisce.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 27 Dicembre- Memoria del santo protomartire e arcidiacono Stefano e del nostro padre venerabile Teodoro il Marchiato, confessore, fratello di Teofane l’innografo

27 DICEMBRE

Memoria del santo protomartire e arcidiacono Stefano e del nostro padre venerabile Teodoro il Marchiato, confessore, fratello di Teofane l’innografo.

Al Mattutino.

Apolytìkion del martire. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo capo è stato coronato di un diadema regale per le lotte sopportate per Cristo Dio, o primo lottatore fra i martiri: tu infatti, confutata la follia dei giudei, hai visto il tuo Salvatore alla destra del Padre; supplicalo dunque sempre per le nostre anime.

Gloria. Del beato. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, illuminatore dell’ecumène, ornamento dei sommi sacerdoti divinamente ispirato, sapiente Teodoro, con le tue dottrine tutti illuminasti, o lira dello Spirito; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Della festa. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio, ha fatto sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te.

Segue la conclusione.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della festa.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Tu che siedi su un trono di fuoco negli eccelsi con il Padre senza principio e il tuo divino Spirito, ti sei compiaciuto di nascere nella carne da fanciulla ignara d’uomo, o Gesù e per questo una stella ti indicò ai magi della Persia; gloria al tuo consiglio pieno di bontà, gloria alla tua manifestazione, gloria alla tua somma condiscendenza per noi.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma del martire.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Possedendo misticamente in cuore la fonte dello Spirito, il vero protomartire di Cristo confutò la presunzione dei giudei e mostrò loro il Figlio di Dio germogliato dal seme di Davide, perché questo glorioso era colmo della pienezza della sapienza e della grazia; salva dunque con la tua intercessione quanti ti onorano, o beatissimo.

Gloria. E ora. Della festa, uguale.

L’assolutamente incontenibile, come fu contenuto in grembo? Colui che è nel seno del Padre, come sta fra le braccia della Madre? Ma come seppe e volle così gli piacque: volontariamente si incarnò senza carne; per noi Colui che è divenne ciò che non era e senza uscire dalla sua natura, partecipò della nostra argilla. Duplice fu partorito Cristo, volendo riempire il mondo superno.

Salmo 50, quindi i canoni della festa e dei santi. Il canone del protomartire è opera del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono pl. 1. Irmòs.

Cavallo e cavaliere nel mar rosso precipitò Cristo, colui che spezza le guerre con il suo braccio alzato e salvò Israele, cantando l’inno di vittoria.

Venite, incoroniamo con i nostri canti Stefano, protomartire della Chiesa di Cristo e a nostra volta incoronati dalla sua grazia, cantiamo un inno di vittoria.

Avendo il pensiero mite del suo maestro e l’umiltà che per amore innalza, Stefano fu degno di esser scelto come primo fra i diaconi a proteggere le vedove.

Avendo seguito gli apostoli di Cristo, fosti chiamato col nome che meritasti; servendo come diacono fedele, per il tuo sangue raggiungesti Cristo, o Stefano incoronato già dal tuo nome stesso.

Theotokìon. Assumendo l’umanità dalla Vergine, per gli uomini, o Cristo, come bimbo sei stato coperto di fasce: coperto invece di pietre il tuo protomartire, si spogliò dell’involucro del corpo.

Canone del santo padre. Acròstico: Fratello, ho composto per te queste pure lodi. Di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le mani, mise in rotta nel deserto le schiere di Amalìk.

Vedendo il titolo sul tuo venerabile volto, i cherubini si allontanano dall’albero della vita e la spada di fuoco fugge con timore da te, sapientissimo Teodoro.

Il titolo di Cristo Re era marchiato sul legno della croce sopra il suo capo, mentre il tuo titolo, sapientissimo, fu visto ben inciso sul tuo volto.

Il Signore fu elevato sulla croce e trafitto nel fianco, mentre tu, steso sul cavalletto sopportasti con vigore le incisioni come agnello scelto, o santo mistico.

Adorno di ogni sorta di sapienza, apertamente confutasti, padre Teodoro, l’iniziatore della malvagia eresia e sopportando i supplizi, calpestasti i suoi consigli.

Theotokìon. Divenisti ricettacolo della sapienza superiore alla luce, o purissima Genitrice di Dio, salvezza e vanto dei fedeli, poiché generasti per noi tutti la divina salvezza.

Ode 3. Irmòs.

Tu che sul nulla hai stabilito la terra per tuo comando e senza appoggio l’hai saldamente sospesa, rinsalda la tua Chiesa, o Cristo, sulla roccia incrollabile dei tuoi comandamenti, come solo buono e filantropo.

Lottando secondo le regole contro i deicìdi, o Stefano, soldato di Cristo, vestito della sua invincibile forza, sconfiggesti l’errore e la bestemmia degli iniqui.

Infocato di zelo per amore di Cristo, deponendo le vesti per lottare, pieno di fede e Spirito Santo, il protomartire confermò per tutti l’annunzio divino dei pescatori.

Come araldo della vita nascosta e realmente divina, come dimèntico di quella presente, il Protomàrtire chiaramente mostrò con i fatti il trionfo della verità, per la quale scelse di morire.

Theotokìon. Per noi il Signore della vita entrò nella grotta umiliandosi: Stefano, principe dei martiri, lascia l’argilla della nostra umanità, spinto dall’affetto per il Signore.

Del santo padre. In te si rallegra.

Non avendo da ribattere ai tuoi insegnamenti, o beato, colui che è pieno di violenza barbarica ricorre ai supplizi.

Sopportasti pazientemente per Cristo i flagelli sulla schiena e sul petto e gli schiaffi sul volto, o ispirato da Dio.

Con sapienza spirituale e prontezza di pensiero, svergognasti l’empio Leone con i tuoi sacratissimi dogmi.

Con la pazienza incrollabile e sopportazione dei mali, o santo, spezzasti la folle sanguisuga con il coltello dello Spirito.

Theotokìon. Con occhi profetici, o Madre di Dio, Davide ti vide come l’arca che a Betlemme porta come piccolo bimbo il Sovradivino.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Apostolo di Cristo, primo fra i diaconi, campione sapiente, cima dei martiri, con le tue lotte hai santificato i confini del mondo e con i tuoi miracoli hai rischiarato le anime degli uomini; scampa da qualsiasi pericolo quanti ti onorano, o illustre Stefano.

Gloria. Del beato. Tono 3. La confessione.

Eri la bocca della libertà, confondendo la sfrontatezza del tiranno, per la tua magnanimità e costanza nelle lotte; marchiato sul volto per la santissima icona di Cristo, rendesti possibile a tutti glorificarlo e onorarlo, chiedendo per noi la grande misericordia.

E ora. Della festa.

Lo stesso tono. Attonito di fronte.

Un prodigio paradossale avviene oggi: il nostro Salvatore, infatti, appare nella grotta per noi volontariamente incarnato dalla Vergine; magi con doni come re lo hanno venerato; pastori con angeli lo glorificavano; con loro anche noi a lui gridiamo: Gloria a colui che per noi si è fatto uomo.

Ode 4. Irmòs.

Comprendendo il tuo divino abbassamento, Avvacùm profeta, nella sua tribolazione a te gridava, o Cristo: sei venuto per salvare il tuo popolo, per salvare i tuoi cristi.

Un giudice iniquo ti accusava, o Stefano, il padre stesso della menzogna, l’omicida della stirpe umana; ma tu ribaltasti su di lui le sue macchinazioni.

L’altezza eminente delle tue sacre lotte tratteneva di nuovo l’assalto dell’ostile tiranno: opponendoti valorosamente al nemico, lo abbattesti lottando secondo le regole.

Come protomartire Stefano aprì per noi la porta del martirio, esultando incoronato col diadema dei martiri.

Theotokìon. Sorgendo come sole dalla Vergine, o Cristo, tu comunichi lo splendore della tua luce all’illustre memoria del protomartire, che sorge come stella del mattino.

Del santo padre. Vedendo te, Sole.

Steso sul cavalletto, fosti marchiato per la crudeltà del trace e la sfrontatezza barbarica, o Teodoro, poiché adoravi l’icona di Cristo e della Madre di Dio.

Servendo il Sovrano dalla giovinezza e desiderandolo senza sosta attraverso l’ascesi, o beato, ti decorasti luminosamente anche col sangue del martirio.

Sei sorto dall’oriente come sole luminoso effondendo luminosamente, padre teoforo, i raggi della tua confessione e della tua sapientissima e valorosa resistenza.

Theotokìon. Benedetto il Dio Verbo, che viene a Betlemme per misericordia dal tuo grembo ignaro di nozze, o Purissima; supplicalo ora di salvare quanti a te accorrono.

Ode 5. Irmòs.

Signore, tu che ti rivesti di luce come di un manto, davanti a te veglio e verso il tuo monte grido: illumina le tenebre della mia anima, o Cristo, come solo compassionevole.

Come angelo, più eccelso della volta celeste, il tuo protomartire splendeva colmato di gloria ineffabile o Cristo, filantropo.

Invincibile fu la fermezza del primo martire nel suo divino zelo, poiché fermamente si oppose fino al sangue ai deicìdi.

Annunziando Dio con la sua bocca, il protomartire scagliava una sassaiola di parole contro gli assassini, che scagliavano su di lui i sassi per i quali ottenne la corona di vittoria.

Theotokìon. Il primo martire, salendo con gloria in cielo, poté contemplare presso il Padre, o Dio immutabile, nato da Madre senza sposo.

Del santo padre. Tu, Signore, mia luce.

Abitando in terra straniera, oltre le tristezze dell’esilio sopportasti con animo paziente le tribolazioni del confino e carceri tremendi.

Incoronato ora come vincitore, esulti realmente in questo luminoso e splendente giorno del divino protomartire.

Hai custodito il fondamento dell’adorazione di Dio, appresa in giovinezza, restando immutabile fino alla fine, o Teodoro invitto.

Theotokìon. Mettiamo te, Sposa di Dio, come invincibile arma contro il nemico; abbiamo te come sostegno e speranza della nostra salvezza.

Ode 6. Irmòs.

Quando su me soffia la tempesta devastante, pacifica l’oceano delle mie passioni e liberami dalla corruzione, Cristo Signore, Dio misericordioso.

L’illustre principe dei martiri Stefano, superando per grazia i limiti della natura, venne illuminato dalla gloria divina.

Divenuto eccellente imitatore della tua passione, o Cristo Signore, Stefano rispose agli omicidi benedicendoli.

Proteggici da ogni opera malvagia, o Cristo e rendi degni dell’eredità del protomartire i fedeli che a te inneggiano, o compassionevole.

Theotokìon. La tua nascita, Cristo Signore, fu la primizia di salvezza del mondo e il fondamento della divina confessione dei martiri.

Del santo padre. A te offrirò sacrifici.

Stillando ancora il sudore delle fatiche, ti sei presentato al giudice di gara, che guida con giustizia tutto il creato, o beatissimo teoforo Teodoro.

Nulla ha potuto allontanarti dall’amore di Cristo, o beatissimo Teodoro, né la tortura del corpo, né la condanna a morte, con cui eri minacciato, né la perdita dei beni.

Divenendo figlio della luce, o Teodoro, stavi colmo di luce vicino alla luce divina che giorno e notte non diminuiva, o ricettacolo di Dio.

Theotokìon. Trovando solo te, Madre di Dio, come giglio purissimo tra le spine e fiore nelle valli, dimorò in te lo Sposo spirituale.

Kontàkion del martire.

Tono 3. La Vergine oggi.

Il Sovrano è venuto ieri tra noi nella carne e lo schiavo oggi se ne va dalla carne: ieri infatti colui che regna è stato partorito nella carne e oggi il servo per lui è lapidato e giunge a perfezione, il divino Stefano protomartire.

Ikos.

Come astro luminoso rifulge oggi con il Natale di Cristo il protomartire Stefano, rischiarando e illuminando tutti i confini della terra: soltanto dei giudei oscurò tutta l’empietà, confutandoli con parole di sapienza, argomentando dalle Scritture; cercando di convincerli che Gesù, nato dalla Vergine è il Figlio di Dio, svergognò la loro empia malizia, il divino Stefano protomartire.

Sinassario.

Il 27 di questo mese memoria del santo apostolo, protomartire e arcidiacono Stefano, uno dei sette diaconi.

Stichi. Con corone di parole come pietre preziose incorono Stefano, ucciso dalle pietre. Il 27 Stefano muore lapidato.

Lo stesso giorno, memoria del nostro santo padre Teodoro marchiato, fratello del poeta Teofane.

Stichi. Ha molto di che vantarsi anche Teodoro partendo dalla terra col viso marchiato.

Stichi giambici marchiati sul volto di san Teodoro e di suo fratello Teofane da parte dell’imperatore Teofilo con un ferro rovente.

Quando tutti vorranno accorrere alla città in cui i santissimi piedi del Verbo stettero per sostenere l’ecumène, appariranno nel venerabile luogo questi scrigni maligni di eresia diabolica. Molti mali hanno compiuto per empietà, commettendo cose gravi empiamente. Fuggiti nella capitale non rinunziarono alla loro follia. Perciò marchiandone il viso come malfattori, di nuovo sono condannati e puniti.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Teodoro arcivescovo di Costantinopoli.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Maurizio e dei settanta martiri suoi compagni.

Il beato nostro padre Luca Triglinòs, cioè di Mudanìa, si addormenta in pace.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il Signore eccelso, il Dio dei nostri padri allontanò la fiamma, coprendo di rugiada i fanciulli ebrei che insieme cantavano: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ornato di pietre come fiori belli e vari, ti sei offerto al Cristo vivificante, a lui inneggiando: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Accanita fu l’opposizione di Saulo, che in principio maltrattava duramente i servi di Cristo, ma in seguito egli guidò le genti a Cristo per i secoli.

Digrignando i denti gli empi si avventarono come belve feroci su Stefano, che divinamente cantava: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Rapito dallo Spirito Santo, o Stefano, contemplasti ineffabilmente il Figlio con il Padre e cantavi alla Trinità: Signore, tu sei benedetto.

Theotokìon. A te, sorto dalla Vergine pura, come Re e Dio, Stefano offrì la sua vita, divinamente cantando: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Del santo padre.

Nella fornace persiana.

Acceso da zelo ortodosso, o sapientissimo, respingesti con coraggio l’eresia pericolosa e terribile e ad alta voce gridasti: Benedetto sei tu, Dio mio e Signore.

Il Dio Verbo donò un verbo di sapienza, di conoscenza, di insegnamento della fede ortodossa a te, padre, che gridavi: Benedetto sei tu, Dio mio e Signore.

Sorgendo come sole dall’oriente, sulla terra disseminasti, o padre Teodoro, il raggio dell’ortodossia, che illumina e insegna la venerazione dell’icona di Cristo.

Theotokìon. Adorna della luce della verginità, o gloriosissima e splendida Madre di Dio, generasti nella carne e avvolgesti in fasce colui che ha avvolto la terra nella tenebra.

Ode 8. Irmòs.

Per te, Dio creatore, nella fornace i fanciulli formarono un coro con tutto il creato cantando: opere tutte, lodate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Venite, misticamente illuminati dalla gloria di Stefano, cantiamo al Dio per noi incarnato: opere tutte, lodate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Apparendoti nella gloria del Padre suo, Cristo ti annunziò chiaramente la ricompensa delle lotte, mentre cantavi: opere tutte, lodate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Avendo sconfitto l’errore degli empi, ti fu intrecciata la corona dei martiri, o Stefano, perciò con loro canti: opere tutte, lodate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

La nascita del Salvatore e la memoria del protomartire formano per noi un coro; perciò senza sosta lodiamo il Signore e lo esaltiamo per tutti i secoli.

Theotokìon. O Vergine, che in modo inconcepibile teandricamente generasti con un verbo il Signore, restando Vergine, noi ti benediciamo e sovresaltiamo per tutti i secoli.

Del santo padre. Stese le mani, Daniele.

Con animo forte di leone, o beatissimo, non temevi la furia del maldicente epònimo della follia; lo rivelasti invece ai popoli ed esultando gridavi: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ornando la tua anima con il coraggio e il desiderio con la purezza, o beato, guidasti rettamente i pensieri con l’intelletto colmo di sapienza e gridi: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Con i tuoi dogmi prosciugasti il fiume irruente dell’eresia, o padre, abbattendo le empie insidie con sapientissime prove e gridi: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Theotokìon. Dio che ha creato in principio la natura umana se ne riveste ora nel tuo purissimo e santo grembo, o Purissima, nascendo profeticamente oggi a Betlemme, perciò tutti ti benediciamo, o Maria, sposa di Dio.

Ode 9. Irmòs.

Isaia danza: la Vergine ha concepito in grembo e generato un Figlio, l’Emanuele, Dio e Uomo: Oriente è il suo nome; magnificandolo, noi proclamiamo beata la Vergine.

Superasti ogni encomio, o Stefano, poiché veramente i tuoi discorsi furono inferiori alla tua vittoria, dal momento che nessun intelletto umano può intrecciare una corona di elogi di te degna.

Beato il suono della tua voce, Stefano! Cristo mio Re, gridavi, non imputare agli assassini la loro ignoranza, ma come Dio e Creatore, accogli il mio spirito come incenso profumato.

La ricompensa delle tue pene incoronò il tuo capo, ricevendo dalla destra dell’Onnipotente la corona dei vincitori; ora che stai nella gloria e nella grazia accanto al gran Re, rendi partecipi della salvezza i tuoi cantori, o beatissimo.

Theotokìon. Ricevette inizio di esistenza temporale, nascendo incarnato dalla Vergine, il Figlio sorto intemporalmente dal Padre: per questo Stefano, imitatore della passione di Cristo, per la sua morte eredita ora le primizie della vita eterna.

Del santo padre. Da te, Vergine.

Avvinto dal divino amore, o sapiente in Dio, sopportasti facilmente la durezza delle persecuzioni, o padre e, abbattendo la ferocia del persecutore, ottenesti la corona delle lotte.

Hai trovato ricchezza celeste e dimora stabile in cambio dell’amaro confino e dell’esilio e ora esulti nella delizia eterna.

Inneggiando al Sovrano, o beato, supplicalo senza sosta per la mia debolezza e per la fraternità che vive in comune, affinché vivendo insieme conseguiamo la divinizzazione.

Theotokìon. O Vergine, che oggi hai partorito ineffabilmente a Betlemme il Dio Verbo e l’hai avvolto in fasce, realmente ti magnifichiamo come figlia e Genitrice di Dio.

Exapostilarion del protomartire.

Ci ha visitati dall’alto.

Uscendo dalla carne, Stefano si presentò vivo a te, Dio onnipotente, venuto nella carne, come al re per il quale lottò gloriosamente.

Un altro. Con i discepoli conveniamo.

Colui che, colmo di grazia e potenza divina, realmente compì prodigi, confutò l’assemblea dei deicìdi, tramante vani complotti; teologando ad alta voce Stefano dichiarò: vedo Gesù alla destra del Padre. Lapidato salì incoronato ai cieli verso di lui.

Della festa, dopo quello di Stefano di nuovo.

Il Verbo coeterno al Padre e allo Spirito, condividendo con loro natura e trono, nasce ora bambino dalla Vergine a Betlemme: il protomartire Stefano, che con tutta chiarezza lo ha annunziato come Dio e Salvatore, viene lapidato, gioioso, da mani omicide e cinto della corona, a lui ascende con gloria.

Alle lodi sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà idiòmela di santo Stefano.

Tono 2. Di Cipriano.

Intrecciamo, o fedeli, con fiori spirituali la corona di vincitore per il primo campione; egli infatti preparò la via dei martiri gridando con gioia: Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio di Dio alla destra del Padre invisibile.

Tono 2. Di Anatolio.

Rivestito di santità, beatissimo Stefano, compagno degli angeli, arcidiacono e protomartire, implora e supplica per noi il Signore e Salvatore, l’unico senza peccato.

Primo fra i diaconi, fosti anche il primo dei martiri, santissimo Stefano; sei tu la via seguita dai santi guidando una moltitudine di martiri al Signore: perciò il cielo si è aperto davanti a te e Dio stesso ti apparve; pregalo di salvare le nostre anime.

Il Protomàrtire e nobile servo di Cristo, Stefano arcidiacono e protodiacono onoriamo degnamente, poiché stando in mezzo ad empi, vide il Figlio di Dio alla destra del Padre.

Tono 4. Del monaco Giovanni.

Glorioso Stefano, cittadino del cielo, beatissimo servo di Cristo, prega per le nostre anime.

Stefano, splendida primizia dei martiri, colmo di grazia e potenza divina, operando in mezzo al popolo grandi segni e prodigi, da mani inique fu lapidato; ma come angelo risplendeva e vide la tua gloria, alla destra dell’Onnipotente, o Cristo incarnato per noi e per la grazia dello Spirito viene accolto nei cieli; perciò stando nei cori angelici, o Signore, ti prega di salvare le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 1. Di Cipriano.

Protomartire apostolo e protodiacono, porta dei martiri, gloria dei giusti, vanto degli apostoli, hai contemplato i cieli aperti, stando nello stadio e il Figlio di Dio alla destra dell’invisibile Padre; perciò, col volto splendente come un angelo, gridavi con gioia a favore di chi ti lapidava: Non imputare loro questo peccato; chiedi dunque ora, per quanti con affetto ti festeggiano, il perdono dei peccati e la grande misericordia.

E ora. Stesso tono. Di Giovanni monaco.

Incomprensibile il mistero che oggi si compie a Betlemme! L’invisibile viene visto, l’incorporeo s’incarna; il Verbo assume spessore e Colui che è diviene ciò che non era; la Vergine partorisce nella grotta, bimbo neonato, il Creatore della natura: la mangiatoia rappresenta il trono celeste; i due animali esprimono l’assistenza maestosa dei cherubini; i pastori stupiscono; i magi portano doni; gli angeli inneggiano dicendo: Gloria a Dio negli eccelsi e pace sulla terra, perché nella sua benevolenza è con gli uomini, senza subir mutamento, l’Emmanuele.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

La purissima, vedendo il Creatore stretto fra le sue braccia, diceva: Figlio dolcissimo, come dunque ti vedo bambino, senza certo poter comprendere la tua sconfinata condiscendenza? Io canto la tua forza, adoro la tua amorosa compassione, per la quale sei venuto a salvare il mondo.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Vedendomi bambino che riposa tra le tue braccia, gioisci, o Madre: sono infatti venuto a salvare tutto il mondo e Adamo da me plasmato, che per il pessimo consiglio del serpente, assaporò l’albero, venne espulso dal paradiso di delizie e finì nella corruzione.

Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; ha giurato il Signore e non si pentirà.

Ti vedo bimbo perfettissimo adagiato in una mangiatoia, ma non scorgo l’inesprimibile profondità del mistero; come mai sono rimasta incorrotta anche dopo il parto, superando le leggi della natura? Quale lode posso offrirti? Come ti glorificherò? Così parlava la Vergine giovinetta.

Gloria. Del martire. Tono pl. 4. Di Cipriano.

Salve, Stefano incoronato nel Signore, imitatore del Sovrano, che sei divenuto protomartire di Cristo nostro Re e annullasti l’inganno degli iniqui giudei; prega per noi il Signore.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Uno straordinario mistero per divina economia oggi si compie. Si rinnovano le nature e Dio si fa uomo: ciò che era, è rimasto e ciò che non era ha assunto, senza subire commistione né divisione.

Il resto del mattutino come al solito e la conclusione.

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Mattutino del 26 Dicembre- Sinassi della santissima Theotòkos

26 DICEMBRE

Sinassi della santissima Theotòkos.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio fece sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te (3).

I canoni della festa come nella festa. Dopo la terza ode il kontàkion della festa. Dopo la sesta ode questo kontàkion.

Kontàkion. Tono pl. 2.

Colui che prima della stella del mattino dal Padre è stato generato, senza madre, sulla terra, senza padre, da te oggi si è incarnato, perciò una stella evangelizza i magi e gli angeli, con i pastori, cantano il tuo parto puro, o piena di grazia.

Ikos.

La mistica vigna che ha prodotto il grappolo non coltivato, lo portava tra le braccia come su rami e diceva: Tu sei mio frutto, tu sei mia vita; da te so che ancora sono ciò che ero, tu sei il mio Dio; vedendo infatti inviolato il sigillo della mia verginità, ti proclamo Verbo immutabile fatto carne; non conosco seme, ma conosco te, che poni fine alla corruzione: sono infatti pura, dopo che tu sei uscito da me, perché tu lasci il mio grembo come lo avevi trovato; per questo tutto il creato danza e grida con me: Salve, piena di grazia.

Sinassario.

Il 26 di questo mese sinassi della santissima Sovrana nostra, la Theotòkos.

Stichi. La Madre incontaminata non avendo conosciuto marito, accolga come dono purissimo le mie preghiere. Il 26 canto alla più pura delle madri.

Per la fuga in Egitto:

Stichi. Viene a te colui che un tempo ti creò: trema, Egitto e credi che costui è Dio.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Eutimio, vescovo di Sardi, il confessore.

Stichi. Stando presso Cristo, beatissimo Eutimio, ottieni il pieno appagamento del tuo desiderio.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Costantino il giudeo.

Stichi. Come rosa tra le spine dei giudei, fiorì pur morendo il divino Costantino.

Memoria anche del nostro beato padre Evaristo.

Stichi. Si sforzava Evaristo con la parola e l’azione di piacerti fino alla fine, o Verbo.

Memoria del santo nuovo ieromartire Costantino il Russo che fu martirizzato a Costantinopoli nell’anno 1743.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.

Katavasìe, solo quelle giambiche: Ha salvato il suo popolo, ecc. Non si canta Più venerabile, ma si canta invece l’ode 9. con i suoi megalinaria.

Exapostilarion.

Ci ha visitato dall’alto il nostro Salvatore, Oriente degli orienti; e noi, nelle tenebre e nell’ombra, abbiamo trovato la verità: e infatti dalla Vergine è nato il Signore (3).

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà idiòmela.

Tono 4. Di Andrea di Gerusalemme.

Rallegratevi, giusti, esultate, cieli, sussultate, monti, perché Cristo è nato; la Vergine sta assisa imitando i cherubini, perché porta sul seno il Dio Verbo incarnato, i pastori adorano il neonato, i magi offrono doni al Sovrano, gli angeli inneggiano dicendo: Incomprensibile Signore, gloria a te.

Il Padre l’ha voluto, il Verbo si è fatto carne e la Vergine ha partorito Dio fatto uomo; una stella lo indica, i magi adorano, i pastori stupiscono e il creato esulta.

Vergine Theotòkos, che hai partorito il Salvatore, tu hai rovesciato l’antica maledizione di Eva, perché sei divenuta Madre del beneplacito del Padre, portando in seno il Dio Verbo incarnato; non può questo mistero essere scrutato; con la sola fede noi tutti lo glorifichiamo, acclamando e dicendo con te: O imperscrutabile Signore, gloria a te.

Venite, celebriamo la Madre del Salvatore, che dopo il parto apparve ancora vergine: salve, città vivente del Re e Dio in cui Cristo dimorò per operare la salvezza; con Gabriele ti celebriamo, con i pastori ti glorifichiamo, acclamando: Madre di Dio, prega l’incarnato da te per la nostra salvezza

Gloria. Tono pl. 2.

Oggi l’invisibile natura si congiunge ai mortali, uscendo dalla Vergine; oggi l’essenza infinita a Betlemme è avvolta in fasce; oggi Dio, per mezzo di una stella conduce i magi ad adorarlo e a preannunziare la sua sepoltura di tre giorni con l’oro, la mirra e l’incenso; perciò salmeggiamo: O incarnato dalla Vergine, o Cristo Dio, salva le nostre anime.

E ora. Tono 2. Di Giovanni monaco.

Oggi Cristo nasce a Betlemme dalla Vergine, oggi colui che è senza principio assume un principio e il Verbo si incarna; le potenze dei cieli esultano e la terra si rallegra con gli uomini, i magi offrono doni, i pastori proclamano il prodigio e noi senza fine acclamiamo: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia le antifone della festa. Al posto del trisagio Quanti in Cristo siete battezzati. Al posto dell’Axion estìn: E’ facile perché privo. Kinonikòn della festa E dopo si canta La tua nascita, Cristo.

Alla Compieta

Canone del santo ieromartire Eutimio. Acròstico: Padre, Cristo nelle sue fasce ti avvolge in bende. Di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le mani, mise in rotta nel deserto le schiere di Amalìk.

Hai piamente venerato con i supplizi il Signore che sempre è, è nato ed è stato avvolto in fasce e sei andato lui pieno di fiducia, o Eutimio.

Il Signore adagiato nella mangiatoia ricevette da te, beato, come dono di nascita i rivi del tuo sangue e le piaghe delle percosse, più preziose dell’oro, dell’incenso e della mirra.

Alla sua nascita il Signore ricevette dai magi l’oro e da te, gerarca, riceve la purezza del tuo amore per lui e la forza della tua pazienza incrollabile.

Imitando con la tua morte la morte del Sovrano, gridavi parole simili alle sue, pregando apertamente per i tuoi uccisori, o venerabilissimo rivelatore di cose sacre.

Theotokìon. Da te, Santissima, nasce oggi nella carne il Creatore dell’universo ed è avvolto in fasce colui che ha avvolto il mare nella tenebra, o Madre sempre vergine.

Ode 3. Irmòs.

In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Come sacerdote, al posto dell’oro, dell’incenso e della mirra, offristi il sangue limpido del martirio al Cristo nato a Betlemme.

Con saldezza d’intelletto e nobile spirito confutasti l’empio Leone, adirato contro il Salvatore.

Imitasti Stefano, il protomartire di Cristo, o Eutimio, pregando per la salvezza degli assassini.

Adempisti con zelo il precetto del Salvatore e desti la tua anima per i tuoi amici, o nostro padre.

Theotokìon. Divenisti dimora capiente per il Creatore incircoscrivibile contenendolo nella carne, o Purissima piena di grazia.

Ode 4. Irmòs.

Vedendo te, Sole di giustizia, elevato sulla Croce, la Chiesa dal suo posto sinceramente acclamava: gloria alla tua potenza, Signore.

Con il volto schiaffeggiato, o beato, fosti illuminato dal divino fulgore e dalla sapienza superna, divenendo compagno di Cristo, che per noi fu schiaffeggiato nella carne.

Disprezzando la dignità del sacerdozio, non risparmiando la canutezza e disonorando la tua anzianità, i folli ti colpivano senza pietà, o Eutimio.

Come preziosissimo dono al Salvatore, avvolto in bende e adagiato nella mangiatoia, offristi il tuo venerabile sangue, versato con affetto per lui, o padre Eutimio.

Avvolto nelle fasce del Salvatore e cinto del suo amore, si avvicinava a lui con le piaghe stillanti sangue colui il cui sangue scorreva per mano dell’omicida.

Theotokìon. Colui che creò gli esseri immateriali nasce oggi nella carne da te, Madre di Dio; a lui cantiamo: Gloria negli eccelsi a Cristo Dio.

Ode 5. Irmòs.

Tu, Signore, mia luce, sei venuto nel mondo, luce santa che trae dal buio dell’ignoranza quanti con fede t’inneggiano.

A te, Salvatore, si offre, come icona animata, colui che venerava l’immagine della tua purissima carne e la tua figura corporea.

A te, Sovrano, si offre il pastore epònimo della letizia, portando nel suo corpo le cicatrici del tuo corpo.

Spegnesti il fuoco della furia degli empi con i rivi del tuo sangue ingiustamente versato, o sacratissimo beato Eutimio.

Con la forza dei tuoi insegnamenti respingesti l’assalto degli atei, o beato e onorasti appropriatamente l’icona del Creatore.

Theotokìon. Il flusso della corruzione terminò, poiché la Vergine partorì senza corruzione colui che liberò dalla corruzione la natura umana corrotta.

Ode 6. Irmòs.

A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Imitando con lo spogliamento la nudità del Salvatore di tutti, o padre e sopportando il dolore delle percosse, versasti il tuo sangue per il suo sangue.

Arricchito d’amore, speranza e fede, beni in eterno immutabili, o beato Eutimio, li offri a colui che è nato dalla Vergine.

Celebrando per Cristo, secondo la legge, la divina liturgia del verbo, o padre di senno divino, fosti ricompensato con la fine tramite sangue.

Theotokìon. Colui che plasmò l’uomo a sua immagine, per grande misericordia lo plasma di nuovo da te, Vergine Madre di Dio, indossandolo tutto.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Offristi a Cristo, nato dalla Vergine, il sangue del tuo martirio, sopportato con coraggio, o gerarca Eutimio, così come i magi offrirono i loro doni, perciò indossi doppia corona di vincitore e stai presso la Trinità santissima intercedendo per la nostra salvezza.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace persiana i figli di Abramo, accesi dalla loro pietà più che dall’ardore delle fiamme, acclamarono: Sei benedetto, Signore, nel tempio della tua gloria.

Mescolando l’unzione divina del sacerdozio col tuo sangue, la rendesti sacratissima, acclamando: Benedetto sei tu, Dio mio e Signore.

Prendesti la grazia del divino protomartire di cui fosti prezioso imitatore, o beatissimo Eutimio, ricompensando con benedizione quanti senza pietà ti uccidevano.

Rafforzando i tuoi piedi sulla pietra della fede, restasti inconcusso da tutti gli assalti delle tentazioni, acclamando: Benedetto sei tu, Dio mio e Signore.

Theotokìon. Salve, sacra dimora divina dell’Altissimo, poiché grazie a te, Theotòkos, fu donata la gioia a quanti acclamano: benedetta tu fra le donne, Sovrana incorrotta.

Ode 8. Irmòs.

Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Lottasti fortemente davanti al tribunale, o padre Eutimio, poiché avevi ben appreso la fermezza perfetta dell’amore, o beatissimo, scegliendo di morire per i tuoi amici che gridano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Col verbo e l’intelletto illuminati hai ottenuto un’anima e un volto luminosi e ora sei divenuto più luminoso, o Eutimio, opponendoti fino al sangue agli imperatori odiatori di Dio e gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

I potenti empi della terra si lanciarono su di te per ucciderti, o beato, ma tu, guardando al Redentore nato da Madre ignara di uomo, gridasti: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Theotokìon. Ecco, ora è realmente sorto un Signore e una guida dalla stirpe di Giuda, poiché tu, Purissima, generasti il Cristo, preannunziato dall’attesa delle genti; a lui cantiamo: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ode 9. Irmòs.

Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Ti sei trasferito da quaggiù al riparo sereno, o padre, poiché sei stato liberato come un uccello dal laccio di coloro che ti cacciavano, benedicendo con buon animo colui che ti salvava, o ieromartire.

Illuminato dal fulgore sorto dall’oriente superno e riverberando in modo soprannaturale la luce irraggiata dalla stella ineffabilmente sorta ora da Giuda, ti sei trasferito presso il Sovrano.

Divenisti degno di camminare nella delizia del paradiso, accolto come vincitore là dov’è l’esultanza della beatitudine luminosa dei santi, o Eutimio.

O beatissimo, che hai confidenza con Dio, chiedi ora tranquillità per la Chiesa contro la furia minacciosa e remissione delle colpe per i tuoi cantori.

Theotokìon. Germogliasti un virgulto dalla radice di Iesse, o Genitrice di Dio purissima, partorendo oggi per noi Cristo, il fiore della divinità, Dio incircoscrivibile, apparso ora come piccolo bimbo avvolto in bende.

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio.

Ancora grondante e rorido di sangue caldo stavi davanti a Cristo, o Eutimio di senno divino; offrendogli dunque le tue piaghe, o padre beato, supplica per i tuoi cantori.

Al Cristo nato e incarnato, o santo, hai offerto in dono canutezza venerabile, adorna dei carismi della gerarchia, arrossati dal sangue del tuo martirio, o padre, fede ortodossa, speranza sollecita e amore intatto e realmente immutabile, o sapientissimo.

Con la lingua mossa dallo Spirito predicasti i dogmi della verità, dai quali fluisce la grazia rifulsa da Dio; fosti lira della pietà di senno divino, fondamento incrollabile dell’ortodossia, bocca stillante miele, rivelandoti tesoro di sapienza e voce risonante della Chiesa, o santo.

Gloria. E ora. Tono 4.

Dimorasti in una grotta, Cristo Dio, una mangiatoia ti accolse, pastori e magi ti adorarono. Si compiva allora l’annunzio dei profeti e le potenze angeliche stupivano acclamando e dicendo: Gloria alla tua condiscendenza, o solo filantropo.

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Mattutino del 25 Dicembre- NATIVITÀ SECONDO LA CARNE DEL SIGNORE, DIO E SALVATORE NOSTRO GESU’ CRISTO

25 DICEMBRE

NATIVITÀ SECONDO LA CARNE

DEL SIGNORE, DIO E SALVATORE

NOSTRO GESÙ CRISTO

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio ha fatto sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te (3).

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Venite a vedere, fedeli, dove Cristo è nato; seguiamo inoltre, con i magi, re d’oriente, la direzione che indica la stella. Là gli angeli senza sosta inneggiano. I pastori vegliano nei campi, dicendo un’ode degna: Gloria negli eccelsi a colui che oggi in una grotta è stato partorito dalla Vergine Theotòkos, a Betlemme di Giudea (2).

Dopo la seconda sticologia, kàthisma, uguale.

Perché stupisci, Maria? Perché sei sbigottita per ciò che è in te? Perché, dice, ho generato nel tempo il Figlio senza tempo, senza conoscer per lui il concepimento. Sono senza uomo e come partorisco? Chi ha mai visto un concepimento senza seme? Quando Dio vuole è superato l’ordine della natura, com’è scritto. Cristo è partorito dalla Vergine, a Betlemme di Giudea (2).

Dopo il polyèleos, kàthisma, uguale.

L’assolutamente incontenibile come fu contenuto in grembo? Colui che è nel seno del Padre, come sta fra le braccia della Madre? Ma come seppe e volle, così gli piacque: volontariamente si incarnò senza carne; per noi Colui che è divenne ciò che non era e non uscendo dalla natura, partecipò della nostra argilla. Duplice fu partorito Cristo, volendo riempire il mondo superno (2).

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; il Signore ha giurato e non si pentirà.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finche io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Ogni spirito e il vangelo secondo Matteo (1,18-25).

L’origine di Gesù Cristo era così: Maria, la madre di lui, essendo stata data in sposa a Giuseppe, prima che venissero a stare insieme, si trovò in grembo incinta dallo Spirito Santo. Giuseppe, il marito di lei, era giusto e non voleva farne pubblico spettacolo e così decise di rimandarla in segreto. Mentre però stava pensando queste cose, ecco che gli appare in sogno un angelo del Signore e gli dice: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei è dallo Spirito Santo. Partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai loro peccati. Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che fu annunciato dal Signore per mezzo del profeta che dice: Ecco, la vergine avrà in grembo e partorirà un figlio e lo chiameranno Emmanuele, che è tradotto: Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio. E gli diede nome Gesù.

Salmo 50. Quindi Gloria. Tono 2.

L’universo oggi è colmo di gioia. Cristo è nato dalla Vergine.

E ora. Lo stesso tropario. Poi: Pietà di me, o Dio e il seguente idiòmelon.

Tono pl. 2.

Gloria a Dio negli eccelsi e pace sulla terra. Oggi Betlemme riceve colui che sempre è assiso con il Padre. Oggi gli angeli glorificano in modo degno di Dio il bimbo che è nato: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza.

Seguono i canoni, senza stichi.

Il seguente canone, di Cosma, ha questo Acròstico: Cristo, fatto mortale, rimane, qual era, Dio.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Colui che, fatto a immagine di Dio, era perito per la trasgressione, divenendo del tutto preda della corruzione, decaduto dalle altezze della vita divina, il sapiente Artefice lo riplasma, perché si è glorificato.

Il Creatore, vedendo perdersi l’uomo che con le sue mani aveva fatto, piegando i cieli, discende e ne assume tutta l’essenza dalla divina Vergine pura, prendendo veramente carne, perché si è glorificato.

Il Cristo Dio, sapienza, Verbo, potenza, Figlio e splendore del Padre, restando nascosto a tutte le potenze ultramondane e terrestri, facendosi uomo, ci ha riacquistati, perché si è glorificato.

Altro canone giambico.

Del monaco Giovanni. Stesso tono. Irmòs.

Ha salvato il suo popolo tra i prodigi, il Sovrano, riducendo un tempo a terra asciutta l’umida onda del mare. Ma nascendo volontariamente dalla Vergine, apre per noi un sentiero praticabile per i cieli. Noi dunque glorifichiamo lui, per essenza uguale al Padre e ai mortali.

Viscere santificate, chiaramente prefigurate dal roveto che non si consumava, hanno portato il Verbo Dio unito alla natura degli uomini per liberare il seno di Eva, menomato dall’antica maledizione; e noi mortali lo glorifichiamo.

O Verbo il cui splendore precede il sole e che sei venuto a mettere fine al peccato, la stella ti ha mostrato chiaramente ai Magi in una povera grotta, Dio compassionevole; e nelle fasce che ti avvolgevano ti videro, pieni di gioia, insieme mortale e Signore.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 3. Irmòs.

Al Figlio prima dei secoli immutabilmente dal Padre generato e negli ultimi tempi dalla Vergine senza seme incarnato, a Cristo Dio gridiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.

L’Adamo fatto di terra, che aveva partecipato di quel soffio superiore, ma era caduto nella corruzione, sedotto dalla donna, scorgendo il Cristo nato da una donna, grida: O tu che per me sei divenuto come me, santo tu sei, Signore.

Ti sei reso simile a un vile oggetto di fango, o Cristo; partecipando alla realtà inferiore della carne, ci hai dato di comunicare alla divina natura, divenendo uomo e rimanendo Dio; hai sollevato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.

Rallegrati, Betlemme, regina dei capoluoghi di Giuda: poiché il Cristo che pasce Israele e sta sulle spalle dei cherubini, uscendo manifestamente da te e sollevando la nostra fronte, è divenuto re di tutti.

Irmòs giambico.

Accetta, benefattore, gli inni dei tuoi servi e umilia lo sguardo altero del nemico; tu che tutto vedi, o beato, porta al di sopra del peccato i tuoi cantori, saldamente confermati sul fondamento della fede.

Il coro dei pastori, ammesso a contemplare l’augustissimo parto della Sposa senza macchia, stupì per il prodigio oltre comprensione, quando la schiera degli angeli incorporei cantava il Cristo, Re verginalmente incarnato.

Colui che regna nei cieli altissimi nella sua misericordia giunge tra noi dalla Vergine non sposata; essendo prima immateriale, il Verbo in questi ultimi tempi si è gravato della nostra carne, perché il primo creato possa elevarsi fino a lui dopo la sua caduta.

Katavasìe. I due irmì.

Ypacoì. Tono pl. 4.

Il cielo ha portato la primizia delle genti a te, bambino che giaci in una mangiatoia, chiamando i magi per mezzo di una stella: ed essi rimasero stupiti non alla vista di scettri o troni, ma della povertà estrema; che cosa infatti più misero di una grotta? Che cosa più umile delle fasce? Qui risplendeva la ricchezza della tua divinità, Signore, gloria a te.

Quando leggiamo l’Ypacoì il kàthisma viene omesso come riportato nei Typikà liturgici.

Kàthisma. Tono pl. 4. Dell’incarico.

Il cielo si rallegra e la terra esulta di gioia, poiché è nato sulla terra l’Agnello di Dio, donando al mondo la redenzione: il Verbo, che è nel seno del Padre, infatti, è sorto senza seme dalla Vergine; i Magi stupirono, vedendolo nascere a Betlemme come un bambino: l’universo lo glorifica.

Ode 4. Irmòs.

Virgulto dalla radice di Iesse e fiore da essa procedente, o Cristo, dalla Vergine sei germogliato, dal boscoso monte adombrato, o degno di lode: sei venuto incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu, immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.

Giacobbe un tempo ti aveva predetto come attesa delle genti, o Cristo, sorto dalla tribù di Giuda e venuto a predare le ricchezze di Damasco e le spoglie di Samaria, mutando l’errore in fede a Dio gradita. Gloria alla tua potenza, Signore.

Sorgendo come stella da Giacobbe, o Sovrano, colmasti di gioia gli iniziati alle parole dell’antico indovino Balaàm, i sapienti scrutatori degli astri, a te condotti come primizia delle genti e li accogliesti pubblicamente con i loro doni accetti.

Sei sceso nel grembo della Vergine come pioggia sul vello, o Cristo e come gocce stillanti sulla terra; gli etiopi, la gente di Tarsis, le isole dell’Arabia, di Saba e della Media, i capi di tutta la terra, ti adorarono, Salvatore. Gloria alla tua potenza, Signore.

Irmòs giambico.

Il profeta Avvacùm, con i suoi canti, prediceva un tempo la riplasmazione della stirpe umana, fatto degno di vederla ineffabilmente in figura. Come bimbo neonato infatti il Verbo è uscito dalla montagna della Vergine per riplasmare i popoli.

Volontariamente simile agli uomini, o Dio altissimo, sei nato dalla Vergine assumendone la carne, per distruggere il veleno della testa del serpente e condurre ogni mortale dalle porte senza sole alla luce e alla vita.

O nazioni, un tempo affondate nell’abisso della corruzione, scampando tutti i colpi del nemico, levate le mani, ritmate i vostri canti per onorare Cristo, unico benefattore, che viene per misericordia in mezzo a noi.

O Vergine sorta dalla radice di Iesse, tu hai superato gli orizzonti della natura dei mortali partorendo il Verbo anteriore ai secoli, quando lui stesso volle varcare con lo strano svuotamento un grembo sigillato.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 5. Irmòs.

Dio della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai inviato l’angelo del tuo gran consiglio per donarci pace; guidati dunque alla luce della conoscenza di Dio, vegliando sin dai primi albori, noi ti glorifichiamo, filantropo.

Per ubbidire al decreto di Cesare ti registrasti tra gli schiavi e liberasti noi, schiavi del nemico e del peccato, o Cristo, divenendo del tutto povero come noi e divinizzando ciò che era di terra con questa stessa unione e comunione.

Ecco, come un tempo fu detto, la Vergine ha concepito e partorito il Dio fatto uomo e vergine rimane. Riconciliati con Dio grazie a lei, cantiamola dunque con fede, noi peccatori, come vera Theotòkos.

Irmòs giambico.

Sii propizio a noi, che da una notte di opere di tenebroso inganno, in veglia ora compiamo un inno a te, come benefattore, o Cristo; vieni spianando quel sentiero sul quale correndo troviamo gloria. 

Il Sovrano, che con la sua venuta nella carne spezzò la crudele inimicizia tra gli uomini e Dio, ha distrutto la funesta forza dell’omicida, riunendo il mondo con gli esseri immateriali e ristabilendo il favore del Padre verso il creato.

Il popolo un tempo ottenebrato ha visto in pieno giorno la luce degli splendori altissimi: il Figlio infatti porta in eredità a Dio le genti e distribuisce la grazia ineffabile anche dove il peccato fioriva molto.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 6. Irmòs.

Il mostro marino dalle sue viscere, ha espulso come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, da lei è uscito, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la Madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.

Cristo nostro Dio, incarnato dal Padre prima della stella del mattino, è venuto incarnato; colui che tiene le redini delle potenze immacolate è deposto nella greppia di animali senza ragione, avvolto in povere pezze, ma scioglie le aggrovigliate catene delle colpe.

Il Figlio fu partorito come neonato dall’argilla di Adamo e venne dato ai fedeli: egli è padre e principe del secolo futuro ed è chiamato angelo del gran consiglio, Dio forte e con potenza domina il creato.

Irmòs giambico.

Stando Giona nei penetrali marini, ti pregava di venire e di fermare la tempesta. E io, ferito dal dardo del tiranno, o Cristo, ti chiedo di venire, come distruttore del male, prevenendo la mia indolenza.

Dio Verbo, in principio presso Dio, vedendo che un tempo la nostra natura non poté custodirsi, oggi la consolida, scendendo lui stesso per una seconda comunione, mostrandola di nuovo impassibile.

Sorto per noi dalla discendenza di Abramo per rialzare i suoi figli caduti nelle tenebre del peccato, che li aveva piegati a terra, colui che abita la luce volle giacere, malgrado la sua dignità, nella greppia per la salvezza dei mortali.

Katavasìe. I due irmì.

Kontàkion. Tono 3. Autòmelo.

La Vergine oggi partorisce il sovrasostanziale e la terra offre all’inaccessibile la grotta. Gli angeli cantano gloria con i pastori e i magi viaggiano con la stella perché per noi è nato, piccolo bimbo, il Dio anteriore ai secoli.

Ikos.

Betlemme ha aperto l’Eden, venite a vedere: troviamo nel nascondimento le delizie; venite, riceviamo nella grotta le gioie del paradiso. Là è apparsa la radice non innaffiata che fa germogliare il perdono; là si è trovato il pozzo da nessuno scavato, a cui Davide un tempo aveva desiderato bere: là è la Vergine che, partorendo il bambino, subito ha estinto la sete di Adamo e Davide: affrettiamoci dunque al luogo dove è stato partorito, piccolo bimbo, il Dio anteriore ai secoli.

Sinassario.

Il 25 di questo mese Natale secondo la carne del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.

Stichi. Dio stesso è il neonato, la Madre una Vergine: il creato non ha mai visto novità maggiore. Il venticinquesimo giorno Dio ha il suo natale dalla Vergine Maria e la grotta lo alberga.

Lo stesso giorno, adorazione dei magi.

Stichi. Prostrandosi a te, i principi delle nazioni prefigurano l’adorazione delle genti.

Lo stesso giorno, memoria dei pastori che hanno contemplato il Signore.

Stichi. Trascurando i loro greggi, i pastori sollecitamente vengono a contemplare Cristo, buon Pastore.

A lui gloria per i secoli dei secoli. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un empio comando, non si lasciarono atterrire dalla minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme cantavano: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

I pastori che vegliavano nei campi ricevettero una luminosa visione che li stupì: la gloria di Dio rifulse intorno a loro e un angelo gridava: Inneggiate, perché è nato Cristo. O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Subito, mentre ancora l’angelo parlava, le schiere del cielo presero ad acclamare: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza: Cristo è rifulso. Dio dei padri, tu sei benedetto.

Che discorso è questo? Si dissero i pastori; andiamo a vedere l’evento, il Cristo divino. Raggiunta Betlemme, con la Madre adoravano cantando: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Irmòs giambico.

Adescàti dall’amore per il Re dell’universo, i fanciulli sdegnarono l’empio vaniloquio del tiranno, che tremendamente infuriava. Si ritirò il fuoco incessante davanti ad essi, che dicevano al Sovrano: in eterno tu sei benedetto.

Brucia i servi senza pietà, ma salva i giovani, la fiamma ardente e crepitante ardendo sette volte di più, poiché su coloro che essa avvolgeva, il Signore ha effuso per la loro pietà l’abbondante rugiada.

Tu che ci vieni in aiuto, Gesù Cristo, prendendo ineffabilmente come scudo l’incarnazione, hai svergognato l’avversario dei mortali, donando loro in questa forma la divinizzazione, il cui desiderio ci aveva fatto cadere dall’alto nei marosi della tenebra.

Di un mondo dominato dalle passioni, o Altissimo, hai distrutto il peccato con il suo feroce sguardo, il suo infinito orgoglio, il suo delirio indecente; quanti un tempo aveva sedotto, oggi, Benefattore, li salvi dalle sue reti incarnandoti volontariamente.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 8. Irmòs.

La fornace che effondeva rugiada è stata immagine di un prodigio soprannaturale: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

La figlia di Babilonia trascinò via da Sion i figli di Davide presi in guerra; ma le inviò poi i magi suoi figli, per supplicare la figlia di Davide che accolse Dio. Perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Il lutto aveva fatto deporre gli strumenti del canto: non cantavano fra i barbari i figli di Sion: ma il Cristo, sorto da Betlemme, scioglie ogni inganno di Babilonia e mette fine all’armonia delle sue musiche; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Babilonia ricevette le spoglie della regina Sion e le sue ricchezze conquistate con la lancia; ma Cristo, con la guida della stella, trae a Sion i suoi tesori e i suoi re astrologi. Perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Irmòs giambico.

I fanciulli dell’antico patto, avvolti dalle fiamme senza venir consumati, sono figura del grembo della Vergine che genera oltre natura, restando sigillato. Compiendo questo e quello con un unico prodigio, la grazia fa sorgere le genti ad inneggiare.

Liberato dall’impura tentazione di esser divinizzato per la seduzione, tutto il creato come i fanciulli canta con tremore il Verbo eterno e la sua discesa, temendo di offrire una lode senza credito, essendo corruttibile, malgrado la sapienza che lo sostiene.

Vieni facendo tornare da colli deserti al pascolo fiorito l’umanità errante, o risveglio delle nazioni. Spegni la forza violenta dell’omicida, per provvidenza appari uomo e Dio.

Katavasìe. I due irmì.

Ode 9. Irmòs.

Magnifica, anima mia, colei che è più venerabile e gloriosa delle superne schiere.

Vedo un mistero strano e portentoso: cielo, la grotta, trono di cherubini, la Vergine e la greppia, spazio in cui venne posto a giacere l’Incontenibile Cristo Dio, che noi celebriamo e magnifichiamo.

Magnifica, anima mia, il Dio partorito nella carne dalla Vergine.

Vedendo l’insolito corso di una stella del cielo luminosissima, inconsueta e nuova, appena apparsa, i magi compresero che nella terra di Betlemme era nato Cristo Re per la nostra salvezza.

Magnifica, anima mia, il Re partorito nella grotta.

Dicevano i magi: Dov’è il Re bambino neonato, la cui stella è apparsa? Siamo venuti infatti a venerarlo. Il folle Erode, nemico di Dio, si turbò, pensando di uccidere Cristo.

Magnifica, anima mia, il Dio adorato dai magi.

Erode precisò il tempo della stella, che guidò i magi a Betlemme per adorare con doni Cristo, ma da lui guidati in patria, essi lasciarono il crudele infanticida, giocandolo.

Irmòs giambico.

Oggi la Vergine, dentro alla grotta, partorisce il Sovrano.

È facile, perché privo di pericolo, accontentarci del silenzio, per timore; mentre è cosa difficile intessere per amore, o Vergine, inni di ardente fervore. Donaci dunque, o Madre, forza adeguata all’intenzione.

Oggi da Madre Vergine, il Sovrano è partorito come piccolo bimbo.

È facile, perché privo di pericolo (come sopra).

Gloria.

Magnifica anima mia, la forza della divinità trisipostàtica e indivisibile.

Contemplando, pura Madre, le immagini oscure e le ombre passate del Verbo, ora che egli è apparso dalla porta chiusa; fatti degni della luce della verità, giustamente benediciamo il tuo grembo.

E ora.

Magnifica anima mia, colei che ci ha riscattati dalla maledizione.

Raggiunto l’oggetto del suo desiderio e ottenuta la venuta di Dio, il popolo che gioisce in Cristo implora ora la rigenerazione, perché questa gli dà la vita: tu dunque, Vergine senza macchia, concedi la grazia di adorarne la gloria.

Katavasìe. I due irmì.

Magnifica, anima mia, colei che è più venerabile e gloriosa delle superne schiere.

Vedo un mistero strano e portentoso, ecc.

Magi e pastori sono venuti ad adorare Cristo, nato nella città di Betlemme.

È facile ecc.

Exapostilarion. Autòmelo.

Ci ha visitato dall’alto il nostro Salvatore, oriente degli orienti e noi, nelle tenebre e nell’ombra, abbiamo trovato la verità: dalla Vergine infatti è nato il Signore (3).

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà idiòmela.

Tono 4. Di Andrea di Gerusalemme.

Rallegratevi, giusti, esultate, cieli, sussultate, monti, perché Cristo è nato; la Vergine sta assisa imitando i cherubini, perché porta sul seno Dio Verbo incarnato, i pastori adorano il neonato, i magi offrono doni al Sovrano, gli angeli inneggiano dicendo: Incomprensibile Signore, gloria a te.

Il Padre l’ha voluto, il Verbo si è incarnato e la Vergine ha partorito Dio fatto uomo; una stella lo indica, i magi adorano, i pastori stupiscono e il creato esulta.

Vergine Theotòkos, partorendo il Salvatore, rovesciasti l’antica maledizione di Eva, perché divenisti Madre del beneplacito del Padre, portando in seno Dio Verbo incarnato; non può questo mistero esser scrutato; con la sola fede tutti lo glorifichiamo, acclamando e dicendo con te: O imperscrutabile Signore, gloria a te.

Venite, celebriamo la Madre del Salvatore, apparsa ancora vergine dopo il parto: salve, città vivente del Re e Dio, in cui Cristo dimorò per operare la salvezza; con Gabriele ti celebriamo, con i pastori ti glorifichiamo acclamando: O Theotòkos, prega per la nostra salvezza colui che da te si è incarnato.

Gloria. Tono pl. 2. Di Germano.

Quando il primo censimento dell’ecumène segnò l’ora della tua venuta sulla terra, tu ti accingevi a registrare i nomi degli uomini che credono alla tua nascita; perciò fu promulgato da Cesare questo decreto, perché si inaugurava il tuo regno eterno e senza principio; anche noi dunque ti offriamo, Dio e Salvatore delle nostre anime, più che un tributo in denaro, la ricchezza della retta teologia.

E ora. Tono 2. Di Giovanni monaco.

Oggi Cristo nasce a Betlemme dalla Vergine, oggi colui che è senza principio assume un principio e il Verbo si incarna; le potenze dei cieli esultano e la terra si rallegra con gli uomini, i magi offrono doni, i pastori proclamano il prodigio e noi senza fine acclamiamo: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Divina Liturgia.

I Antifona. Tono 2.

Stico. Ti loderò, Signore, con tutto il cuore, proclamerò tutte le tue meraviglie.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico. Nel consiglio dei retti e nell’assemblea, grandi le opere del Signore, scelte in tutto ciò che egli vuole.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico. Gloria e magnificenza l’opera sua e la sua giustizia rimane nei secoli dei secoli.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Gloria. E ora.

Per le intercessioni della Theotòkos.

II Antifona. Tono 2.

Stico. Beato l’uomo che teme il Signore e nei suoi comandamenti porrà tutto il suo volere.

Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti cantiamo: Alliluia.

Stico. Potente sulla terra sarà la sua stirpe.

Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti cantiamo: Alliluia.

Stico. Gloria e ricchezza nella sua casa e la sua giustizia rimane nei secoli dei secoli.

Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti cantiamo: Alliluia.

Stico. E’ sorto nelle tenebre, luce per i retti.

Gloria. E ora.

O Unigenito Figlio di Dio.

III Antifona. Tono 4.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

La tua nascita, Cristo Dio nostro, fece sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa gli adoratori degli astri furono ammaestrati da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te.

Stico. Lo scettro della tua potenza ti manderà il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici.

La tua nascita, o Cristo Dio.

Stico. Con te il principato nel giorno della tua potenza tra gli splendori dei tuoi santi.

La tua nascita, o Cristo Dio.

Issodikòn. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato. Il Signore ha giurato e non si pentirà: tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedèk. Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti cantiamo: Alliluia.

Quindi a voce più alta

La tua nascita, Cristo nostro Dio, ha fatto sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa gli adoratori degli astri furono ammaestrati da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te.

Kontàkion. Tono 3. Autòmelo.

La Vergine oggi partorisce il sovrasostanziale e la terra offre all’inaccessibile la grotta. Gli angeli cantano gloria con i pastori e i magi viaggiano con la stella perché per noi è nato, piccolo bimbo, il Dio anteriore ai secoli.

Invece del Trisagio

Quanti in Cristo siete stati battezzati, di Cristo vi siete rivestiti. Alliluia.

Kinonikòn. Il Signore inviò al suo popolo la liberazione. Alliluia.

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Mattutino del 24 Dicembre- Memoria della santa martire Eugenia

24 Dicembre

Memoria della santa martire Eugenia.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Si registrava un tempo a Betlemme con l’anziano Giuseppe, in quanto della stirpe di Davide, Maria incinta per un concepimento senza seme; giunse l’ora del parto e non ci fu posto nell’albergo: ma come piacevole palazzo, apparve la grotta alla Regina; Cristo nasce, rialzando la sua immagine un tempo caduta (3).

Dopo la prima sticologia, Kàthisma.

Tono pl. 2. Le potenze angeliche.

Ora sono compiuti gli oracoli dei profeti: domani il nostro Dio oltre ogni comprensione sarà partorito dalla Vergine Maria, che dopo il parto rimane come era: si radunano i magi portando doni, vegliano nei campi i pastori e noi pure cantiamo: O tu che sei nato dalla Vergine, Signore, gloria a te.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia.

Tono pl. 4. Autòmelo.

Facendo tacere il canto dei flauti dei pastori, parla la schiera angelica e dice: Smettete di vegliare, voi che guidate i greggi; acclamate inneggiando: E’ nato Cristo Signore, lui che, come Dio, si compiace di salvare la stirpe umana.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il salmo 50. Quindi si recitano i canoni, due della vigilia con gli irmì per 10 stichi e uno della santa per 4. Canone della vigilia. Acròstico: Anche oggi canto un grande sabato. Senza irmì le prime 4 odi.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Colui che un tempo seppellì sotto i marosi il tiranno inseguitore, lo seppellirono sotto terra i figli dei salvati; ma noi come le fanciulle cantiamo al Signore, perché si è grandemente glorificato.

Signore mio Dio, un inno natalizio e un’ode prefestiva canterò a te a al tuo divino Natale, che mi dà rinascita e mi riporta alla nobiltà originaria.

Le creature celesti e terrestri, vedendoti in trono nell’alto e insieme quaggiù nella mangiatoia, si meravigliavano del tuo potere, perché sei apparso oltre l’intelletto Dio-uomo in due nature.

Per riempire tutto della tua gloria, piegasti i cieli fino a terra e sei venuto; come pioggia sul vello scendesti in un grembo vergine, dal quale ora vieni a nascere duplice, Dio e uomo.

Un altro della vigilia.

Acròstico alfabetico. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

L’immane potenza travolse un tempo nell’abisso tutte le schiere del faraone; ma il Verbo incarnato annientò il peccato nefando, lui, il Signore glorioso: perché si è grandemente glorificato.

Vieni censito per ordine di Cesare, tu che vuoi scrivere, Re dell’universo, il genere umano nel libro della vita; vieni tra i tuoi come straniero, affinché l’esiliato dal paradiso sia richiamato al cielo.

Accogli, Betlemme, il Cristo, perché viene da te in un corpo per aprirmi il paradiso; grotta, prepàrati a vedere paradossalmente impoverirsi per sua ricca compassione l’incontenibile, in te contenuto.

Come buono Cristo viene donando ad Adamo una strana rinascita; esulta, natura tutta dei mortali, deserto sterile, è venuto il Sovrano a renderti fertile.

Canone della santa. Acròstico: La gloria di Eugenia con sublimi inni canto. Di Teofane.

Ode 1. Tono e irmòs uguali.

Eugenia, martire di Cristo, esultando ora di gioia in cielo con gli angeli, come vergine pura e martire incoronata, prega affinché sia donata grazia a quanti con fede ti inneggiano, o beatissima.

Udendo gli inni divini, o santa sposa di Cristo, volavi verso la nobiltà suprema come luce infatti rifulgeva nel tuo cuore la teologia dei cantici inspirati, scacciando tutto l’ateismo.

Dimenticando la natura femminile, il tuo intelletto correva verso energie virili: per grazia divenisti virile, dirigendoti risolutamente verso Dio, o martire Eugenia, omonima della nobiltà divina.

Illuminata da fulgore spirituale, divinamente sapiente, hai reso molti partecipi di splendore; di esso rendi degni i tuoi cantori con le tue suppliche, ora che sei libera dal peccato, o beatissima martire Eugenia.

Theotokìon. Morti per l’albero della conoscenza, o pura, fummo richiamati in vita da Cristo Dio, albero della vita sorto in modo ineffabile da te, Theotòkos; supplicalo con confidenza di salvare le nostre anime.

Della vigilia. Ode 3. Irmòs.

Tutto il creato, vedendo te, che hai sospeso tutta la terra sulle acque, partorito in una grotta, tremò di spavento gridando: Non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Mostrando in figura l’ineffabile tua incarnazione, moltiplicasti visioni e ispirasti profezie e ora, o Dio compassionevole, le compi venendo nella carne a nascere dalla Vergine pura nella città di Davide.

La terra curvò le spalle per ricevere il Creatore, che negli eccelsi riceve dagli angeli la gloria, dal cielo una stella, dai pastori la lode, dai magi doni, da tutto il mondo la riconoscenza.

L’oracolo del divino Balaàm è ora compiuto perché una stella è sorta da Giacobbe e conduce verso il sole della gloria i magi recanti doni dalla Persia.

Un altro. Come giglio è fiorito.

Sciogliendomi dai legami dei mali, ti sei avvolto in fasce come un bambino, o Signore; sei venuto, o filantropo e io venero la tua divina condiscendenza.

La Vergine sta per generare colui che scioglie le passioni croniche delle nostre anime, colui che viene nel tempo e senza tempo rifulge dal Padre.

Per cercare me, smarrito nella trasgressione, come cielo tu abitasti la grotta, preparandomi le dimore dell’aldilà, o misericordiosissimo, nella tua compassione.

Della santa. Sulla pietra della fede.

Come sacrificio incontaminato ti offristi al Sovrano, con mente perfetta rigettasti la ricchezza corruttibile gridando: Tu sei il nostro Dio e non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Senza difetto si mostrò la tua purezza, nella lotta rifulse la tua fermezza, l’azione infatti ti fece salire alla contemplazione acclamando: Tu sei il nostro Dio e non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Affascinata dall’amore per la continenza, conservando il vanto della purezza, divenisti con sapienza molto abile, acclamando a Cristo: Tu sei il nostro Dio e non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Theotokìon. Cantiamo Maria, la purissima Theotòkos, come colei che ci procura la salvezza, o fedeli, gridando piamente: Non c’è puro come te, purissima e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Irmòs. Sulla pietra della fede mi stabilisti, dilatasti la mia bocca contro i miei nemici; ha esultato infatti il mio cuore nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Esulta, Sion, prepàrati, Betlemme: colui che tutto in sua mano contiene, inviando la stella, ha svelato la sua smisurata condiscendenza: poiché colui davanti al quale tremano le potenze dei cieli, realmente nasce, senza mutamento, dalla Vergine, l’unico nostro Dio.

Gloria. Della santa.

Tono 4. Ineffabilmente concepita.

Esercitata nelle fatiche dell’ascesi, fosti glorificata nelle lotte del martirio, dopo aver guidato numerosi eletti al Signore; abbandonando i beni passeggeri per amor di Dio, lottasti virilmente; perciò dopo la fine hai trovato la vita eterna, o Eugenia simile agli angeli, sempre insieme con il tuo Sposo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Della vigilia.

Stesso tono. Dell’incarico segretamente.

Celebrando la vigilia del Natale di Cristo, fedeli, festeggiamo e degnamente tutti andiamo incontro come magi recando le virtù in dono e cantando il nuovo cantico degli angeli al nostro Dio generato in Betlemme senza seme dalla Fanciulla serva di Dio; l’universo lo glorifica.

Ode 4. Irmòs.

Prevedendo la tua venuta da una Vergine Avvacùm sbalordì gridando: Tu, Redentore, sei venuto incarnato da Teman, per richiamare Adamo esiliato.

Il Signore è vicino, viene ora la salvezza del mondo, l’attesa delle genti; prepara la grotta, città di Betlemme e voi pastori con i magi, andate incontro.

Unito ai mortali con forza divina nell’unione senza confusione, per la somiglianza della carne, Salvatore, ci rendi incorruttibili e ci salvi attraverso ciò che hai assunto.

Il Verbo si mostra nello spessore della carne e nella sua provvidenza ineffabile dimora fra noi; venite, fedeli, contempliamo la sua gloria, come Unigenito di Dio Padre.

Un altro canone.

Sei venuto da una Vergine.

O creato, respingi ora ogni invecchiamento, vedendo il Creatore creato per rinnovarti e divenire bambino per restituirti l’originaria bellezza.

Ecco, arrivano i magi, stupiti per il prodigioso parto, guidati dalla divina stella e vedono il Sole sorgere dal nube verginale e gli portano doni.

Ecco, arriva l’Agnello senza difetto, che la Vergine porta e il Padre dona in cibo per togliere il peccato dal mondo; gioisca il creato in questa festa!

Si sono avverate oggi le predicazioni dei profeti di Cristo: è giunta infatti ed è apparsa la salvezza attraverso la carne per quanti sono in pericolo nella tenebra.

Della santa. Lo stesso irmòs.

Sei venuto incarnato da una Vergine, o Altissimo, fidanzando a te stesso gli ordini delle vergini che hanno bramato solo te, che sei conosciuto come lo Sposo delle vergini.

Togliendo il velo della tua nascita carnale, splendidamente col battesimo indossasti la veste incorruttibile della rigenerazione, o martire illustre.

E’ sorto il raggio luminoso nel tuo cuore scacciando l’oscura notte dell’errore col fulgore della grazia, o martire di Cristo Eugenia, vergine bella.

Splendidamente e magnificamente illustrasti la tua vita prima con l’ascesi, mortificando le passioni della carne, poi gloriosamente risplendendo nella lotta, o Eugenia.

Theotokìon. Più elevata degli angeli divenisti, o lodatissima, generando l’Angelo del gran consiglio del Padre, il filantropo, divenuto uomo per grande compassione.

Della vigilia. Ode 5. Irmòs.

Vedendo la luce senza sera della tua teofania, avvenuta benevolmente per noi, Isaia vegliando di notte acclamava: Ecco, la Vergine ha concepito in grembo e partorirà il Verbo incarnato e tutti i terrestri si allieteranno.

Rinnovi i terrestri, o Creatore, divenendo terrestre: mangiatoia, fasce e grotta, infatti, sono simboli della tua umiliazione; lo sposo poi di tua Madre, creduto tuo padre naturale, rappresenta ora la volontà del Padre che ti genera.

Con la mirra rappresentano la morte, con l’oro il potere regale, con l’incenso la divinità, i re delle genti, principi recanti doni a te, partorito in una grotta da una Madre senza nozze.

Venendo incarnato dall’ignara di nozze, o Verbo coeterno al Padre, abiti una grotta e usi la mangiatoia come un trono. Con la tua tremenda economia sbalordisci magi e pastori e angeli, che stupiti acclamano: Gloria.

Un altro.

Sei divenuto mediatore.

Che il popolo seduto un tempo nell’oscurità veda la luce splendente senza sera, che la stella un tempo rivelò agli adoratori del fuoco della Persia.

In una piccola grotta è venuto il grande Re per magnificare il mio essere umiliato e arricchire con la grande povertà l’impoverito, lui che è oltre Dio.

Ora da Giacobbe, come disse Balaàm, Cristo nasce e dominerà con la grazia sulle genti e il suo regno sarà senza fine.

Della santa. O illuminazione.

Vedendo la tua strada diretta alla salvezza, il serpente nemico delle anime agitò contro di te, o atleta, abbondanti tentazioni, cercando di sciogliere il tuo vigore, ma tu lo hai calpestato, o pura.

A Cristo, datore dei beni, benefattore e sposo delle anime, apparisti tutta bella, raggiante di esercizi ascetici e splendente della lotta dei martiri, o Eugenia, vergine bella di Cristo.

La corona delle grazie riposa sul tuo capo, perché apprezzavi la sapienza divina, disprezzando la gloria di tuo padre e i suoi tesori e con forza seguivi il tuo amato Sposo, o sapientissima.

Theotokìon. Sorgendo da te, genitrice di Dio, la vita nel mondo invita a partecipare alla vita eterna quanti prima la morte tratteneva, gridando con fede: Altro Dio all’infuori di te non conosciamo.

Della vigilia. Ode 6.

Fu rinchiuso, ma non trattenuto nelle viscere del cetaceo Giona: portando infatti la figura di te, apparso e partorito nella carne, come da un talamo uscì dal mostro; nascendo infatti ora nella carne per subire morte e sepoltura, stai per risorgere il terzo giorno.

È distrutto e abbattuto ora il muro dell’inimicizia antica per la tua venuta nella carne e la spada fiammeggiate non impedisce più a nessuno l’ingresso; con fede comunico all’albero vivificante dell’Eden, divenendo nuovamente il giardiniere delle piante immortali, come un tempo in paradiso.

L’ade regna con il peccato in Adamo fino a te, ma la sua arrogante tirannia è soppressa, o Redentore, quando nasci nella carne dalla tribù di Davide e siedi sul trono del suo regno, regnando nei secoli.

Infanticida, ma uccisore di Cristo fu Erode: anche se falciò l’erba tenera degli innocenti, non riuscì a prendere e uccidere il frumento della nostra vita, la spiga della salvezza; essendo infatti egli stesso la fonte della vita, per divina potenza sfugge al tiranno.

Un altro.

Circondato dall’abisso.

Strano il modo in cui Cristo viene tra i suoi; diventiamo estranei ai nostri peccati e accogliamo colui che dimora nella anime dei miti.

Betlemme tu non sei la minore delle città: in te nascerà infatti il Re e Signore, per pascere il popolo di suo possesso.

Come la stretta grotta accoglierà te, o inconcepibile, che il mondo non può contenere? Come sarai visto bambino tu, che sei senza principio come il Padre?

Della santa. Stesso irmòs.

Alle palpebre non desti sonno fino a uccidere ogni amore di piacere, perfezionando te stessa come pura dimora per il Creatore.

Imitando i costumi dell’Egitto, colei che era tutta nefandezza di nome e di fatto, ebbe l’audacia di calunniare la tua rispettabile condotta.

Desti prova di ferma costanza, fosti arricchita dalla grazia delle guarigioni e per il possesso della fede, guidasti una comunità monastica.

Theotokìon. Misticamente tutti i profeti, o purissima, manifestarono il tuo indicibile parto, raffigurando spiritualmente e predicendo a tutti il futuro.

Irmòs. Circondato dall’abisso dei peccati, invoco l’abisso insondabile della tua compassione: Dalla corruzione, o Dio, fammi tornare.

Kondakion della vigilia. Tono 3.

Oggi la Vergine viene nella grotta per partorire ineffabilmente il Verbo anteriore ai secoli; danza, terra tutta, che sei stata resa capace di udire questo; glorifica con gli angeli e i pastori il Dio anteriore ai secoli, che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato.

Un altro, della santa.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Fuggendo la gloria effimera del mondo, amasti Cristo, serbando illesa la nobiltà della tua anima, o martire di mente divina, Eugenia celebratissima.

Ikos.

Sempre adorna, o vergine, di vita e parola pura e di grazia, ti offristi in sacrificio a colui che per noi s’incarnò dalla Vergine e nacque sulla terra per ineffabile compassione; il Sovrano infatti degnamente ha ornato di duplice corona di gloria te, venerabile, che come un incorporeo hai serbato la castità; come sposa senza macchia sei entrata con lui nel celeste talamo, tutta splendente, variamente adorna delle tue lotte, o martire di mente divina, Eugenia celebratissima.

Sinassario.

Il 24 di questo mese memoria della santa vergine e martire Eugenia e delle sue compagne.

Stichi. Ottenuta già la corona dei santi per l’ascesi, imporporasti ineffabilmente, o Eugenia, la tua candida veste. Il 24 Eugenia perì di spada.

Lo stesso giorno la santa martire Vassìlla compagna di martirio di santa Eugenia, muore uccisa dalla spada.

Stichi. Chi dubita che fosti decapitata da spada, martire Vassìlla, base della divina fede?

Lo stesso giorno il santo martire Filippo, padre di santa Eugenia, muore ucciso dalla spada.

Stichi. La spada uccide Filippo, la cui bocca fu davvero una spada a doppio taglio contro l’errore.

Lo stesso giorno i santi Protàs e Giacinto, eunuchi e compagni d’ascesi di santa Eugenia, muoiono uccisi di spada.

Stichi. La spada decapitò Protàs e Giacinto, che ottennero da Dio i primi onori.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Nicola, monaco.

Lo stesso giorno il santo martire Achaicòs, muore ucciso dalla spada.

Stichi. Achaicòs, gettando fuori dall’anima ogni affanno, tutto gioioso diede la testa alla spada.

Lo stesso giorno si addormentò in pace il beato Antioco.

Stichi. Per Antioco era un orrore la vita e il suo chiasso, perciò lasciò la terra con lo spirito esultante.

I santi Bitimione e Afrodisio si addormentarono in pace.

Il santo neomartire Achmèt, martirizzato a Costantinopoli nel 1682, muore ucciso di spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.

Della vigilia. Ode 7. Irmòs.

Prodigio ineffabile: colui che liberò dalla fornace i santi fanciulli dalla fiamma, giace bambino in una povera mangiatoia a salvezza di quanti cantano: O Dio e Redentore, tu sei benedetto.

Il nemico ingannatore viene colpito vedendo che il bambino giacente nella povera mangiatoia è Dio; geme perché viene abbattuto dalla divina mano grazie alla quale noi troviamo la salvezza cantando: O Dio e Redentore, tu sei benedetto.

Beata mangiatoia: perché ricevendo come un bambino il Creatore, diviene come il trono cherubico, per cui noi troviamo la salvezza cantando: O Dio e Redentore, tu sei benedetto.

Secondo legge mortale tu accetti, come un bambino, di essere avvolto dalle fasce con cui sciogli i legami dei miei peccati, concedendo libertà ai fedeli che gridano: O Dio e Redentore, tu sei benedetto.

Alla tua nascita intemporale come al tuo parto nella carne, unica è la tua divinità, o Cristo, con il Padre e lo Spirito a salvezza di noi che cantiamo: O Dio e Redentore, tu sei benedetto.

Un altro. Per empio decreto.

Piovano dall’alto acqua le nubi, poiché colui che santamente fa delle nuvole la sua base, portato su nube verginale, viene a far splendere la luce senza sera per quanti prima erano ottenebrati e in pericolo.

O divina armata angelica, preparati a cantare l’ineffabile condiscendenza del Signore; magi, venite, pastori, affrettatevi, è venuto Cristo, benevolenza e redenzione delle genti.

Che cosa è questa prodigio strano e immenso? Come porto te, che porti con la parola l’universo, Figlio mio eterno, ineffabile parto? Così parlava la purissima, tenendo con timore Cristo nelle braccia.

Della santa. Stesso irmòs.

A tutti spiegasti la verità delle scritture da Dio ispirate, mostrando virile la tua femminilità, per questo prodigio meravigliasti molte genti e brillantemente le guidasti, o beata, a credere in Cristo.

Saggiamente avvizzisti la follia degli idoli, o illustre, con i tuoi insegnamenti divini e fidanzasti a Cristo, Re dell’universo, una folla innumerevole di vergini, illuminate dal sangue dei martiri.

Vedendo la tua vita divina, la gloriosa Vassìlla ti imitò con ardore per fidanzarsi a Cristo, abbandonando ogni inclinazione carnale e ora è ben degna della letizia dei martiri.

Theotokìon. Curasti il male della morte concependo senza seme la vita enipostàtica, Vergine purissima, Genitrice di Dio pura, perciò celebrandoti ti definiamo fonte d’immortalità.

Della vigilia. Ode 8. Irmòs.

Sbalordisci tremando, cielo e siano scosse le fondamenta della terra: ecco infatti viene avvolto in fasce colui che tutto regge in mano e una piccola mangiatoia lo ospita! Beneditelo, fanciulli e voi, sacerdoti inneggiate, popolo esaltate per tutti i secoli.

Adamo legato è sciolto e a tutti i fedeli è data libertà mentre sei avvolto in fasce, Salvatore e in una grotta angusta vieni posto in una mangiatoia per bestie; perciò celebrandoti, nel tuo Natale, con fede offriamo un inno prefestivo.

Cessa l’errore dei persiani, gli scrutatori di astri, infatti, re dell’oriente portano oro, mirra e incenso in dono a Cristo, Re di tutti, per il suo Natale. Beneditelo, fanciulli e voi, sacerdoti inneggiate, popolo esaltate per tutti i secoli.

O meraviglia nuova, o bontà e condiscendenza inaudita: Ecco, infatti, viene considerato come un bambino il Dio che abita negli eccelsi e che vuole sfuggire a Erode. Beneditelo, fanciulli e voi, sacerdoti inneggiate, popolo esaltate per tutti i secoli.

Un altro.

Un tempo la fornace.

Ammirando la sublimità del mistero davvero ineffabile che copriva i cieli di conoscenza, la casta Sovrana e disse: Il trono celeste brucia accogliendoti e come ti porterò, Figlio mio?

Figlio mio, simile al Padre nei cieli, come impoverendoti hai preso le sembianze di un servo e come io coricherò nella mangiatoia delle bestie te, che liberi tutti gli uomini dalla loro irragionevolezza? Io canto la tua compassione.

Terra tutta, rallegrati: ecco, Cristo sta per nascere a Betlemme; sussulti di gioia il mare, si allieti il coro dei profeti contemplando oggi il compimento delle tue parole e tutti i giusti esultino di gioia!

Della santa. Il Dio sceso.

Provata nel fiume e nel fuoco, con coraggio e fermezza attraversasti gli elementi ostili, cantando a Cristo e con fede gridando: Sii più che benedetto, o Cristo, nei secoli.

Apparendoti prodigiosamente nel carcere dove eri detenuta, Cristo ti sosteneva con i suoi tesori e il suo Natale e ora unita agli angeli in cielo, lo glorifichi nei secoli.

Il tuo Sposo ti orna di splendore con doppia corona, vergine e martire Eugenia e nella camera luminosa delle nozze eterne ti accoglie con giustizia il Signore, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

La luminosa grazia di Dio ti fa ora risplendere chiaramente nelle dimore celesti di luce: di essa ti supplichiamo, con le tue preghiere incessanti, colma quanti festeggiano la tua divina memoria.

Theotokìon. Fonte davvero limpida d’immortalità ti sappiamo, o Theotòkos, per aver partorito il Verbo del Padre immortale, che libera dalla morte tutti quelli che lo esaltano per tutti i secoli.

Irmòs. Il Dio sceso nella fornace per soccorrere i figli del popolo ebraico e mutare la fiamma in fresca rugiada, voi tutte sue opere, cantatelo come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Della vigilia. Ode 9. Irmòs.

Non meravigliarti, o Madre, benché tu veda come bambino colui che il Padre genera dal suo seno prima dell’aurora; perché io sono venuto a risuscitare e glorificare la natura decaduta dei mortali, che con fede e affetto ti magnificano.

Nel tuo prodigioso parto, Figlio eterno, sfuggendo le doglie venni colmata di beatitudine sopranaturale; ma vedendoti ora fuggire davanti ad Erode, la mia anima è dilaniata dalla spada della tristezza, ma tu vivifica e salva chi ti celebra.

Sono andato in terra d’Egitto, o Madre, ma con un terremoto ho abbattuto i manufatti dell’Egitto; quando andranno nell’ade i nemici che invano cercano la mia anima, come unico potente esalterò e salverò chi ti celebra.

Si rallegri il creato: viene creato infatti il Creatore e Dio anteriore ai secoli, che si fa conoscere neonato; con doni i magi gli vadano incontro, i pastori ammirino con fede il prodigio e i mortali con gli angeli si allietino.

Un altro. Il Figlio del Padre.

Tutti i regni della terra cantino con gioia e si allietino le famiglie delle genti, monti, colli, valli, fiumi, mare, tutto il creato magnifichi oggi il Signore partorito!

Come previdero i profeti, negli ultimi tempi ti sei rivelato come giustizia, divenendo mortale; apparisti a tutti gli uomini nella città di Betlemme di Giudea, una stella ti indicava, o incomprensibile, agli astrologi.

Ecco, il Verbo santissimo nel suo possesso, viene in un corpo estraneo con uno strano parto per il ritorno dell’esiliato e noi, cantiamo il Dio santissimo per noi impoverito.

O dolcissimo bambino, come nutrirò te, che nutri l’universo? Come reggerò te, che sostieni il mondo con il tuo volere? E come avvolgerò in fasce te, che avvolgi tutta la terra di nubi? Così parlava la santissima, che con fede magnifichiamo.

Della santa. Stesso Irmòs.

Avendo trovato la tua dimora nei cieli, tu ora assapori realmente le delizie del paradiso con le vergini e i martiri come pura vergine, o beatissima e illustre Eugenia.

Oltre comprensione e ragione ottenesti compimento del tuo desiderio, perché di ogni desiderio hai raggiunto il vertice, chiaramente illuminata dai raggi emanati dalla luce della Trinità sovrana, o beatissima Eugenia.

Tenendo in mano la lampada della verginità, sei adorna anche della corona dei martiri e ora non smettere di implorare con le tue preghiere la salvezza per i fedeli che ti onorano con affetto, o illustre Eugenia.

Hai trovato riposo e refrigerio presso Dio, passando per il fuoco dei tormenti implacabili e l’acqua di prove inaudite; prega dunque Cristo, martire Eugenia, di salvare le nostre anime.

Theotokìon. Accogliendo in grembo come il vello la rugiada dal cielo, ci hai partorito, o purissima Vergine, colui che dispensa il cibo divino dell’immortalità a quanti lo cantano con fede e ti riconoscono Theotòkos.

Irmòs. Il Figlio del Padre senza inizio, nostro Signore e Dio, incarnato da una Vergine, ci è apparso per illuminare le tenebre e radunare ciò che era disperso: perciò, o Theotòkos lodatissima, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion proeòrtion.

Con i discepoli conveniamo.

Colui che abita la luce inaccessibile e tiene in sua mano l’universo, per ineffabile compassione è nasce da una Vergine ed è avvolto in fasce come bambino e deposto in una grotta, in una mangiatoia di animali senza ragione. Affrettiamoci verso Betlemme per adorarlo con i magi, portando come doni i frutti di nobili azioni.

Della santa, uguale.

Non fu di alcun impedimento per lotte perfette la debolezza femminile, corroborata, o Cristo, dalla tua forza invisibile: perciò la martire Eugenia lottò generosamente e ora tu hai congiunto la sua gloriosa memoria a quella della tua sacra nascita apportatrice di luce, tramite la Vergine santa, o Sovrano.

Alle lodi, stichirà prosòmia della vigilia.

Tono pl. 2. Venite, potenze.

Ineffabile mistero, superiore all’intelletto! Dio nasce sulla terra per compassione vestendo la forma di servo per strappare dalla schiavitù dell’alieno quanti gridano con affetto fervido: Benedetto sei tu, Salvatore, unico filantropo.

Dunque, Israele dal cuore pesante, scuoti la nube dalla tua anima, riconosci il Creatore concepito nella grotta: egli è l’atteso delle genti e interromperà le tue feste perché non hai voluto cantare: Nasce Cristo, Re di Israele.

O sole, figlio mio, come ti nasconderò nelle fasce? Come abbraccerò te, che tutto reggi? Come guarderò te, che gli esseri dai molti occhi non osano guardare? Così diceva l’ignara di nozze, portando Cristo.

Con cantici nuovi cantate, pastori, rigettate la scienza magica, magi; stillate esultanza, monti e colli e voi, figlie di re, venite con gioia alla Madre di Dio; popoli, diciamo: Benedetto colui che nasce; o nostro Dio, gloria a te.

Gloria. Tono pl. 2. Uguale.

Su, Betlemme, prepara ciò che serve al parto; vieni, Giuseppe, regìstrati con Maria; santissima è la mangiatoia, teofore le fasce: la vita, in esse avvolta, spezzerà le catene della morte, stringendo i mortali per renderli incorruttibili, o Cristo nostro Dio.

E ora. Uguale.

O grembo beato della divina fanciulla, spiritualmente divenuto più ampio del cielo! Colui infatti che il cielo non contiene, tu lo porti in te racchiuso; o beate mammelle della Vergine, che allatteranno colui che nutre ogni spirito, il Cristo fatto carne nel grembo di una fanciulla ignara d’uomo.

Allo stico, stichirà prosòmia della vigilia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Divenisti dimora dell’Artefice dell’universo, o Vergine: in te infatti abitò il Signore della gloria, che ora viene per essere partorito.

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Nasce piccolo bimbo a Betlemme dalla Vergine, il Dio anteriore ai secoli, in una mangiatoia di animali senza ragione: quale prodigio!

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

O spirituali schiere di angeli negli eccelsi, con i pastori e i magi, acclamate al Dio che viene partorito: Gloria a te.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Ricevi, Betlemme, la divina Metropoli: viene per generare in te la luce senza tramonto; angeli, stupite nel cielo; uomini, glorificate sulla terra; magi dalla Persia, portate il dono gloriosissimo; pastori in veglia, intonate l’inno trisagio; ogni spirito lodi l’Artefice dell’universo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 23 Dicembre- Memoria dei santi dieci martiri di Creta

23 Dicembre

Memoria dei santi dieci martiri di Creta.

Al Mattutino.

Apolytìkion della vigilia.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Preparati, Betlemme: si è aperto per tutti l’Eden. Preparati, Efrata, perché dalla Vergine è fiorito l’albero della vita nella grotta; davvero il suo grembo è divenuto spirituale paradiso in cui si trova la pianta divina; mangiandone vivremo, non moriremo come Adamo. Cristo nasce per rialzare l’immagine, un tempo caduta.

Gloria. Dei santi. Tono 3. Attonito di fronte.

Onoriamo la mirabilissima Creta, che germogliò i fiori preziosi, le margherite di Cristo, i ramoscelli dei martiri: dieci di numero, i beati, confusero l’esercito sterminato dei demòni, perciò ottennero pure le corone, i martiri di Cristo dall’animo saldo.

E ora. Di nuovo il canone della vigilia.

Dopo la prima sticologia, Kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Prepàrati, Betlemme, ad andare incontro alla Vergine Maria, Madre di Dio: ecco, viene a te portando in grembo colui che sempre è coeterno al Padre e allo Spirito, Cristo, che ella partorirà nella grotta, restando dopo il parto ancora vergine.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma.

Tono pl. 2. Speranza buona del mondo.

Un tempo i re provenienti dalla Persia portarono oro, mirra e incenso al Re e Dio che era nato; ma noi ora, festeggiando la vigilia del suo Natale, a lui offriamo dal profondo dell’anima, con pio sentire, fede, speranza e carità e alla Vergine inneggiamo.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il salmo 50. Quindi si recitano i canoni.

Canone della vigilia. Acròstico alfabetico. Poema di Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Percorrendo nel profondo del mare una via nuova, mai percorsa, all’asciutto Israele, popolo eletto, gridò: Cantiamo al Signore perché si è glorificato.

Il Verbo anteriore ai secoli, per natura senza inizio, compare nel tempo nascendo a Betlemme nella carne; festeggiamo in anticipo il suo Natale.

Contempliamo con gli occhi della mente la Vergine pura che cammina verso una città della Giudea per questo parto che un astro lontano rivela.

Riconoscendo in te il Re nato sulla terra dalla Vergine, i re della Persia vennero con sollecitudine a venerarti con i loro doni, o Verbo di Dio.

Un altro canone della vigilia.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo il faraone inseguitore sommerso nel mare, esclamava: Cantiamo a Dio un inno di vittoria.

Dalla nube verginale sorge per noi Gesù, grande sole, nostra luce; rischiararti dal suo radioso splendore cantiamo a lui dalle nostre tenebre.

Ecco venire il Re della pace, l’attesa delle genti, che distruggerà il nostro nemico; affrettiamoci a incontrare colui che è nato a Betlemme per la nostra salvezza.

Di alcuni profeti sono compiuti i divini oracoli che annunciavano la santa manifestazione del Cristo, perché la Pecora è pronta a partorire l’Agnello, Redentore e Signore dell’universo.

Theotokìon. Pura colomba del Sovrano, santa e casta, bella tra le donne, genitrice del Dio dell’universo, dopo lui, anche noi, con fede ti diciamo beata.

Canone dei santi. Ode 1. Tono 3.

Cantiamo al Signore che ha fatto portenti: nel mar Rosso infatti inabissò i nemici e salvò Israele; a lui solo cantiamo perché si è glorificato.

Cantiamo al Signore che collegò i santi martiri con la fede immacolata e li armò di una sola speranza contro l’ostile principe del male e tutti insieme li unì nel legame di carità.

Gli astri inerranti del mistico sole, come rifulgendo da oriente, con fede hanno preceduto il corso della stella che annunzia la nascita del Cristo, come preludio di questa festa, offrendo a noi splendidamente la memoria del loro trapasso.

I Magi di Persia hanno portato doni a Cristo per la sua nascita a Betlemme e come offerta della vigilia gli atleti vittoriosi hanno offerto al Figlio sangue come mirra, oro come fede, gli spiriti come incenso.

Alla fede di Teodulo e alla carità di Zotico si unirono Pompeo e Saturnino; con essi furono incoronati Euporo, Agatòpodo, Gelasio, Evaristo ed Euniciano e Basilide, loro compagno di battaglia.

Trinitario. L’Essere indivisibile oltre lo spirito è cantato distintamente in tre ipòstasi nell’unica divinità indivisibile, poiché è e viene chiamato Monade semplice e indivisibile.

Theotokìon. Generato inesplicabilmente dalla Vergine, il Signore nasce a Betlemme e apre l’Eden; la mangiatoia e la grotta sono pronti per il Creatore, i Magi preparano i loro doni per il Dio sovrano di cui la stella predice lo splendore.

Della vigilia. Ode 3. Irmòs.

L’arco dei potenti si è spezzato per la tua forza, Cristo e i deboli si sono cinti della tua potenza.

Venite, con mente pura facciamo splendidamente echeggiare ora i canti vigilari del Natale di Cristo.

Vieni a dimorare nell’angusta grotta, o Re, arricchendomi, o Gesù, con la tua grande povertà.

Strappandoci dalla bruma della cattiveria, Cristo viene per essere partorito nella carne come uomo.

Un altro. Non c’è santo.

Tu che con un verbo hai teso la volta celeste, discendi in una grotta e riposi in una mangiatoia per il bestiame, volendo liberarci, per compassione, dalla nostra mancanza di ragione.

I profeti gridano pubblicamente: ecco il nostro Dio e nessun altro con lui sarà annoverato; egli ci apre il cammino del sapere unendosi ai mortali.

I cherubini non possono guardare e come la mangiatoia porterà te, per natura incontenibile, partorito per noi da una Vergine per grande misericordia, o Signore filantropo?

Theotokìon. Il profeta Daniele ti previde un tempo come monte da cui si staccò una pietra che stritolò e distrusse gli altari elevati in onore degli idoli, o divina Sposa, santa Theotòkos.

Dei santi. Si è rafforzato il mio cuore.

I valorosi atleti di Cristo affrontarono la lotta atletica, gettando a terra la follia dei persecutori.

I luminari intellettivi della Chiesa, rifulgendo splendori razionali, illuminano la cecità dei nostri cuori.

O Signore che rafforzi i santi perché sopportino senza timore i dolori, scampa da pericoli e afflizioni i tuoi cantori.

Trinitario. Seraficamente inneggiamo la Trinità, acclamando senza tacere con gli angeli: Santo, santo, santo il Dio Triade e Monade.

Theotokìon. Inesplicabilmente concepisti, pura Theotòkos, accogliendolo in grembo, Uno della Trinità, come sa lui solo.

Irmòs. Si è rafforzato il mio cuore nel Signore, si è innalzato il mio corno nel mio Dio, si è dilatata contro i miei nemici la mia bocca.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Gli illustri e venerabili protettori dei cretesi, avendo virilmente lottato, calpestarono con la loro fede l’antico serpente, principe del male e ottennero le meritate corone: festeggiando oggi la loro celebratissima memoria glorifichiamo a gran voce il Signore dell’universo.

Gloria. E ora. Della vigilia. Stesso tono.

Esulta, Sion, prepàrati, Betlemme: colui che tutto in sua mano contiene, inviando la stella, mostra la sua smisurata condiscendenza: poiché colui davanti al quale tremano le potenze dei cieli, realmente nasce, senza mutamento, dalla Vergine, lui, il solo filantropo.

Della vigilia. Ode 4. Irmòs.

Ate inneggio, Signore, poiché ho udito il tuo annunzio e mi sono destato: sei giunto infatti fino a me, cercandomi perché ero perduto: perciò glorifico la tua condiscendenza verso di me, o misericordiosissimo.

Tutto il creato gioisca, poiché ecco, il Signore e il Dio anteriore ai secoli nasce a Betlemme e nella carne si lascia vedere come un bambino; si cinge di fasce colui che viene a rompere i legami dei nostri errori, come filantropo.

Rabbrividisca ogni uomo comprendendo come il Ricco di amore viene oggi ad impoverirsi e salva nella grotta noi che fummo spogliati dall’astuzia, perché vuole arricchirci nella sua benevolenza.

A quanti follemente sprofondavano nel fango del peccato, hai fatto grazia per compassione; li hai visitati, Signore e sei sceso nel seno della Vergine incontaminata, che si prepara a partorirti nella grotta.

Theotokìon. Il Sovrano, liberando la stirpe umana dall’antica maledizione, nasce da te nella carne, Vergine santissima e benedetta; perciò anche noi con lodi glorifichiamo te, che ci procuri gloria e onore.

Un altro. Cristo è mia forza.

Ecco, è sorta da lontano la stella, Dio infinito un tempo preannunziato, divenuto uomo da Giacobbe e si mostra avvolto in fasce.

Il Signore dell’universo, il Redentore, si lascia vedere come neonato troneggiante sul seno virginale, lui che riposa eternamente come Figlio, nel seno del Padre.

O Eden un tempo per me chiuso a causa del frutto proibito, apriti, perché adesso è partorito a Betlemme, portando il mio essere, colui che mi svezzò dalle tue delizie esenti da dolore.

Theotokìon. Il profeta Avvacùm ti previde in ispirito, o Vergine, come monte di Dio adombrato di virtù, da cui è apparso colui che illumina le nostre anime.

Dei santi. Ho udito, Signore.

Nella vigilia ecco la memoria dei martiri, che preannunzia la festa del Natale del Salvatore.

La memoria annuale dei martiri apre il preludio all’epifania del Salvatore.

La luce delle dieci fiaccole dei martiri annuncia la stella del Natale di Cristo.

Come l’oro nella fiamma, i martiri si rivelarono molto resistenti nel crogiolo dei tormenti.

Theotokìon. Casta Madre, pura Vergine benedetta, salva da ogni necessità i tuoi cantori.

Della vigilia.

Ode 5. Irmòs.

Il carbone ardente che Isaia predisse, il Sole di giustizia, da grembo verginale è sorto su quanti giacevano nelle tenebre dell’errore donando loro l’illuminazione e la divina conoscenza.

Liberami dai miei immensi mali, o Signore, che nell’immensità del tuo amore ti sei fatto uomo e sei nato dalla Vergine nella grotta a Betlemme.

Il Signore incarnato viene oggi per misericordia a salvare tutti i mortali dall’impero del maligno e a condurli al cielo divinizzati.

In un corpo estraneo alla sua divinità il Cristo arriva ora presso i suoi; estraniandoci tutti dalle spregevoli passioni, accogliamo colui che viene generato nella carne.

Un altro.

Con il tuo divino splendore.

Betlemme, casa di Efrata, un principe uscirà da te per chiamare in Israele le genti dimenticate, come annunziò il profeta Michea nella luce dello Spirito.

Per pascere il suo gregge, Gesù, l’unico potente, nascerà dalla Vergine e sarà magnificato ai confini della terra, come preannunziò un tempo il profeta divino.

Assimilandosi agli uomini, Dio si impoverì nella carne per arricchire della sua gloria anche noi; in una grotta nasce l’infinito: accogliamolo con cuore puro.

Tutte le spade del nemico, Vergine pura e casta, sono infine davvero sparite, perché hai concepito il Dio di tutti, che ha rovesciato con la lancia la sua arroganza.

Dei santi. Donaci la tua pace.

I martiri, con la lotta della loro santa confessione, predicano Cristo, sole da sole, apparso nella carne per noi nel mondo dalla Vergine.

Siete apparsi, o martiri, come tralci di Tito e Carpo, fiorendo su ciò che Paolo aveva piantato e producendo dalle vostre labbra per il Cristo i frutti dell’illustre confessione.

Figli della pace, avversari dei nemici, santi martiri, con le vostre implorazioni pregate Dio affinché conceda a tutti noi liberazione da ogni male e pace.

Della Chiesa di Cristo, nemica della notte, appariste come sulla terra, santi martiri, come fiaccole che respingono la notte dell’ignoranza con lo splendore dei vostri miracoli.

Theotokìon. Il Cristo, splendore dell’universo, sorge a Betlemme dalla vergine Madre, irraggiando sul mondo la luce e come di giorno splende la stella per i fedeli e per i magi.

Della vigilia. Ode 6. Irmòs.

Al Signore dal cetaceo Giona gridò: Liberami tu dall’ade profondo, ti prego, affinché, come Redentore, con voce di lode e in spirito di verità a te sacrifichi.

Inaudita la grandezza di questo avvenimento: come l’Infinito viene nel grembo a nascere per noi da Madre Vergine e gli angeli cantano il suo parto?

Nascosto nella nube luminosa, il sole sta per nascere nella grotta alla vista di tutti; una chiara stella ha riunito i re dalla Persia per venerarlo.

Come la stretta grotta sta per riceverti, Re che ti impoverisci per arricchire l’universo? Come il genere umano ti vedrà in un corpo? Veneriamo la tua condiscendenza

Un altro. Vedendo l’oceano.

Ecco, Cristo viene fra i suoi: o fedeli, diventiamo suoi per grazia con le virtù divine e accogliamolo illuminati nel cuore e nell’anima.

La radice di Iesse è fiorita generando il nostro Dio che viene, speranza, riposo e onore delle genti, come un tempo predisse Isaia, divinamente illuminato.

Per sciogliere la catena dei miei molti peccati ti sei avvolto in fasce; arricchendo me, impoverito per cattiveria, ti impoverisci incarnandoti, o Gesù

Theotokìon. L’ondata di pensieri ostili sconvolge il mio povero cuore per gli assalti maligni; ma tu, Sovrana amica del bene, calma tutto ciò con la tua mediazione.

Dei santi. Quanti si accostano.

I Magi portarono doni e i martiri il sangue a colui che nasce da una Vergine sulla terra nella città di Davide e soffrendo ti gridavano: Salvatore, salvaci come salvasti il profeta dal mostro.

Quando la tirannia del nemico come un mare si avventò contro Cristo, i martiri, come porti di pace, unirono le loro forze per resistere e presero la loro fede come nave.

Il coraggio che Teodulo manifestò rese più fermo il coraggio dimostrato con tanto zelo dai suoi compagni di lotta che gridavano: Salvatore, salvaci come salvasti il profeta dal mostro.

Theotokìon. A Betlemme una stella è apparsa, guidando dalla Persia coloro che recano doni a Cristo re, che nasce dalla Vergine Madre; tutto il creato lo venera, lo inneggia e lo glorifica come Dio.

Irmòs. Quanti si accostano alla fine dei secoli e rischiano di perdersi nella tempesta delle tentazioni, non li disprezzare, filantropo, poiché a te gridano: Salvaci, Salvatore, come salvasti il profeta dal mostro.

Kontàkion dei santi.

Tono 4. Sei apparso oggi.

L’augusto combattimento dei martiri ha rifulso come stella mattutina, che già illumina per noi Colui che nasce in una grotta, Colui che la Vergine ha generato senza seme.

Ikos.

Per amore del Cristo, datore di vita, nato per noi in una grotta dalla Vergine, i soldati suscitarono contro Beliar uno splendente coro e ottenuta la vittoria, gettarono a terra colui che un tempo aveva menato vanto senza misura: essi rischiarano così quanti sono nelle tenebre, perché sono astri del Sole. La stella infatti si presentò un tempo ai magi per guidarli a Betlemme, città di Giuda; costoro invece annunziano a noi con i tormenti colui che la Vergine ha generato senza seme.

Sinassario.

Il 23 di questo mese, memoria dei santi 10 martiri di Creta.

Stichi. I dieci agnelli di Cristo, pastore supremo, vengono decapitati nel recinto dei martiri. Il 23 dieci uomini vennero decapitati a Creta.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Paolo, arcivescovo di Neocesarea, uno dei trecentodiciotto santi padri di Nicea.

Lo stesso giorno inaugurazione della santa e grande Chiesa di Dio.

Stichi. Celebro la tua dedicazione, o incomparabile tempio, in tutta la faccia della terra.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre teoforo Naum il taumaturgo, illuminatore e predicatore della Bulgaria.

Il santo martire Schinon perì di spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della vigilia.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli si rivelarono un tempo sapientissimi rètori; con un’anima prediletta da Dio, infatti, teologando, cantavano con le labbra: O sovradivino Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Compiendo, o Verbo di Dio, gli oracoli dei profeti sacri, stai per nascere nella grotta e ti avvolgi in fasce come un bambino per sciogliere, per bontà, i lacci dei miei molti delitti.

Servendosi della stella abbagliante come bocca, il cielo proclama, la venuta sulla terra di colui che si è ineffabilmente impoverito per noi; a lui la stella guida i Persiani che arrivano prontamente.

Con timore i cori degli arcangeli si preparano ora a cantare il Cristo che sta per nascere; e da lontano i Magi si preparano a venire per contemplare sulla terra lo spettacolo senza paragone del Dio rivestito della nostra carne.

Theotokìon. T’inneggiamo, sola Vergine pura, poiché grazie a te godiamo di tutti i beni; partoristi infatti il Verbo che per bontà portò la nostra carne e di cui la cui stella rivelò la nascita nella città di Betlemme.

Un altro. Nella fornace.

Come un bambino sta per nascere la suprema perfezione e da fasce si lascia avvolgere e da una Vergine l’Intemporale sta per avere il suo inizio per divinizzare la natura assunta; si rallegri il cielo ed esulti la terra.

Con noi Dio si lascerà vedere nella carne: nazioni ostili, sappiatelo; allontanatevi sottomesse dalla nostra via; ecco colui che ci richiama, sta per riposare come un bambino nella mangiatoia di Betlemme.

Rivestito della carne come di porpora imperiale, dalle tue viscere, pura Vergine, viene il Re della pace per bruciare con il suo potere i nemici e pacificare le nostre vite minacciate.

Theotokìon. O Vergine, tra tutte le generazioni ti ha scelto come palazzo irreprensibile il Re che dimorò nel tuo grembo e al quale ora cantiamo con fede: Dio dei nostri Padri, Signore, tu sei benedetto.

Dei santi. Nella fornace i tre fanciulli.

La memoria dei martiri è venuta ad annunziare il giorno del Natale del Salvatore e la festa del Sovrano al suo inizio ci offre come preludio la loro passione.

Non avendo piegato le ginocchia agli idoli, i martiri furono provati nel fuoco dei tormenti, piamente gridando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Lottando in mezzo allo stadio, i martiri incoronati danzavano insieme come i fanciulli gridando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. I pastori con i Magi vedendo la stella, con gli angeli sulla terra proclamavano il Figlio nato da te, Genitrice di Dio Maria, per salvarci.

Della vigilia.

Ode 8. Irmòs.

Disprezzando la statua d’oro, i beatissimi fanciulli, contemplando l’immagine vivente e immutabile di Dio in mezzo alle fiamme, cantavano: Ogni opera inneggi al Signore e tutto il creato lo esalti per tutti i secoli.

Portando il mio essere che il peccato ha spogliato con astuzia, o Cristo, vieni a rivelarti e nella mangiatoia nasci come un bambino, mentre una stella ti annunzia chiaramente a quanti gridano: Tutto il creato inneggi il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Danziamo, fedeli e sussultiamo di gioia nello spirito: il Sovrano che ci ha arricchiti in ogni giustizia, si impoverisce nascendo come un bambino e riposando nella mangiatoia e noi lo inneggiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Profeta Davide, prendi il dolce salterio e dì: Ecco, abbiamo udito di una Vergine che nella città di Sion sta per partorire il Dio Re e Signore al quale cantiamo: Tutto il creato inneggi il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Il Signore, fonte di bene, sta per nascere splendido dal tuo seno, o Vergine, volendo colmare di incorruttibile splendore con il suo verbo ineffabile tutta la stirpe umana; a lui cantiamo: Tutto il creato inneggi il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Un altro. Dalla fiamma per i santi.

Si compiono le parole dei profeti divini: la Vergine viene a partorire il Signore; tutta la terra si allieti danzando ed esultando per tutti i secoli.

E’ sorto Gesù, l’illuminatore, rivelando i riflessi della grazia di Dio e terminando le ombre della Legge; quanti siete nelle tenebre, guardate la grande luce.

Sono divenuto una caverna di briganti, ma tu, Signore nato in una grotta, fammi diventare tempio per te, per tuo Padre e per il divino Spirito, affinché ti glorifichi per tutti i secoli.

Theotokìon. Una stella è sorta dal cielo del tuo grembo, invitando a contemplarla gli astrologi, illuminati nello Spirito dalla sua conoscenza, o pura Vergine, sempre benedetta.

Dei santi.

La decede dei martiri che riportò la vittoria sull’empietà resistette alla spada, al fuoco e alla morte e ora regna nel regno di Cristo.

Prendendo l’armatura di Cristo con ardore contro il principe di questo mondo e gli invisibili, i nobili oplìti coraggiosi, furono degni di lotte trionfali.

Imprendibili torri della fede, porti tranquilli contro cui sbattono le onde, pregate senza sosta per tutto il creato, per la pace del mondo e per i capi delle genti.

Trinitario. Veneriamo il Padre, il Figlio e il santo Spirito, Mònade nella Triade, con gli angeli acclamando con bocche terrene: Gloria negli eccelsi a Dio nella Trinità.

Theotokìon. Tutto da te l’Uno della Trinità santa concepisti divinamente, Genitrice di Dio; incarnato dal santo Spirito, lo partoristi restando vergine come prima del parto.

Irmòs. Il Signore, disceso e apparso con potenza divina nella fiamma ai tre fanciulli ebrei, benedite, sacerdoti ed esaltate per tutti i secoli.

Della vigilia. Ode 9. Irmòs.

Nessuna lingua sa come degnamente esaltarti, è preso da vertigine anche l’intelletto ultramondano nell’inneggiarti, o Theotòkos. Ma tu che sei buona, accetta la fede; e infatti conosci il nostro affetto divinamente ispirato, poiché sei l’avvocata dei cristiani e noi ti magnifichiamo.

Ecco, con i servi, unico Re, ti fai registrare per ordine di Cesare, volendo liberarmi dalla servitù funesta; raggiungendo la città di Betlemme per nascervi nella carne, tu conduci al cielo i mortali che cantano con fede il tuo Natale.

Il tuo Figlio, o Vergine, il Sovrano di tutti, rifulge di bellezza più di tutti i figli degli uomini; tu stai per partorirlo prodigiosamente nel tuo verginale splendore nella grotta di Betlemme per il bene e la salvezza di quanti lo venerano.

O sole di giustizia e fonte dello splendore, ti nascondi in grembo volendo nascere per bontà; una stella ti ha rivelato da lontano agli astrologi, prigionieri nell’oscura notte dell’errore; e venerandoti con fede, ti portarono doni.

La terra esulta percependo l’avvento divino di colui che sta per sorgere ineffabilmente dalla Vergine per compassione; il cielo l’annuncia con voce mistica mentre lontano in oriente appare una stella ai magi.

Tu porti, o Figlio mio, tutta l’immagine dello Spirito; ed ecco, io porto te, divenuto in tutto simile a me. Così parlava stupita l’ignara di nozze, che con fede veneriamo come Madre di Dio e che a una voce con lodi glorifichiamo.

Un altro. Impossibile agli uomini.

Ecco, è venuto colui che ci richiama tutti, la luce, il perdono, la redenzione universale, prezioso tesoro nascosto all’interno della grotta; a lui portano in offerta gioielli degni di un Re i Magi, arricchiti dalla sua visione.

Pastori di Cristo, vegliate e spiritualmente affrettatevi verso la città di Betlemme e gridate a Dio: Gloria e magnificenza a colui che, per bontà, si è compiaciuto di lasciarsi vedere da noi come bambino.

Avvolto in fasce secondo la carne, tu che circondi l’oceano di nubi, o mio Gesù, spezzi i legami del peccato e riunisci nella giustizia tutti quelli che un tempo erano separati per gli assalti del nemico.

Theotokìon. Talamo nuziale e trono del Re, monte santo di Dio, città scelta e paradiso, nube luminosa del Sole, illumina la mia anima, cacciando le nubi addensate dalle mie molte iniquità, o piena di divina grazia.

Dei santi. Signore, fonte immortale.

Si celebrino oggi gli spirituali tesori del Signore, che procurano molta felicità e fanno scorrere per i fedeli le guarigioni e le moltitudini dei loro prodigi.

Saldi protettori dei fedeli, campioni della santa Trinità, inespugnabili torri della fede, atleti vittoriosi, pregate Cristo di salvarci.

Il coro venerabile dei martiri senza sosta per noi ti prega, Trinità santa, affinché ci sia donata la pace, nei secoli dei secoli. Amìn.

Theotokìon. Betlemme apre in anticipo l’Eden e colui che è venuto da te, incarnato in modo meraviglioso, riplasma Adamo; imploralo di salvarci, Madre di Dio.

Irmòs. Signore, fonte immortale, che grazie ai santi concedi alla stirpe umana guarigioni, sempre ti magnifichiamo poiché salvi le nostre anime.

Exapostilarion dei santi.

Con i discepoli conveniamo.

Con Teodulo, gioiosamente incoroniamo con inni Zotico, Agatòpodo e Saturnino, Pompeo con Euniciano, il glorioso Basilide, il divino Euporo, l’illustre Gelasio ed Evaristo, affinché per la loro intercessione siamo liberati dalle colpe e incoronati da Cristo Salvatore.

Della vigilia, uguale.

Noi che ci esercitiamo nella virtù e ci sforziamo con la continenza di mortificare le passioni, con fede offriamo ora, con i pastori e i magi, come dono di tre diverse materie, una lodevole pratica delle virtù e un’efficace contemplazione a colui che viene per essere generato nella carne dalla Vergine, al Dio che si compiace della nostra salvezza.

Alle lodi, stichirà prosòmia.

Tono pl. 2. Venite, schiere angeliche.

Il mistero stabilito dal Padre prima dei secoli e negli ultimi tempi annunziato dai profeti, è apparso e Dio si è fatto uomo, prendendo carne dalla Vergine; l’increato viene creato, Colui che è diviene: Cristo re d’Israele nasce.

A te canto, o Re: avvolto in fasce infatti sciogli i legami dei miei peccati e mi onori di gloria immortale e incorruttibile, offrendomi tutto al Padre creandomi e riplasmandomi, perciò acclamiamo: Cristo re d’Israele nasce.

Luce da luce, venendo da una Vergine, illumina i terrestri; i magi astrologi lo conobbero attraverso una stella e rigettando la tenebra persiana e tutto l’errore dell’astrologia con gioia cantavano al Dio nato: Benedetto colui che nasce; o nostro Dio, gloria a te.

Erode giocato dai sapienti magi, furiosamente fa falciare i bambini come tenera erba; credeva di poter levare la sua mano criminale su di te, ma tu vai a dimorare nel paese degli egiziani, del quale disperdi la profonda tenebra; con loro a te cantiamo: Benedetto colui che nasce; o nostro Dio, gloria a te.

Gloria. Uguale.

Salmeggiando il canto nuovo, cantando quell’ode celeste, rallegrati e tripudia, esulta e danza e celebra lietamente le tue feste, o nuovo Israele: Dio da Teman è apparso nella carne e si immergerà come un uomo nei flutti del Giordano.

E ora. Uguale.

Sei apparso sulla terra e sei vissuto con i mortali: secondo i decreti di Cesare, sei stato registrato con i servi; sei stato plasmato, ma non sei cambiato: immutabile sei rimasto, tutto Dio, benché incarnato. Gloria alla tua economia, onore, lode e magnificenza, ora e per i secoli. Amìn.

Allo stico, stichirà prosòmia della vigilia.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Tutta la terra gioisce, vedendo la discesa di Dio: i magi mi portano doni; il cielo si esprime mediante la stella; gli angeli glorificano; stupiscono i pastori in veglia: una mangiatoia mi accoglie come trono di fuoco: esulta, o Madre, vedendo queste cose.

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Luce per illuminare le genti, sei venuto assumendo l’effigie della mia forma, Figlio mio senza principio, ineffabile prole del Padre precedente ogni principio: hai scelto di arricchire l’umanità impoverita con la povertà che assumesti. Io celebro, o Signore, la tua amorosa compassione.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Vedendomi bambino che riposa fra le tue braccia, rallegrati, o Madre: sono infatti venuto a togliere tutta la pena venuta ad Adamo dal pessimo consiglio del serpente, per cui gustò dell’albero e fu espulso dal paradiso di delizie e finì nella corruzione.

Gloria. Dei santi.

Tono 3. Dello Studita.

Generosi martiri della verità, né tirannica violenza, né ingannevoli lusinghe, né taglio di membra, né minacce di morte vi separarono dall’amore per Dio, perciò, avendo confidenza con Cristo, Dio dell’universo, chiedete che, per le vostre preghiere, in cambio dei vostri penosi tormenti anche noi da Cristo otteniamo la grande misericordia.

E ora. Della vigilia.

Tono pl. 4. Di Anatolio.

Nasce a Betlemme il Creatore dell’universo e apre l’Eden, il Re anteriore ai secoli; la spada di fuoco si volge indietro; il muro di separazione che era frammezzo è abbattuto; le potenze celesti si mescolano con i terrestri; angeli e uomini compongono una potente adunanza festiva; accostandoci puri al Puro, contempliamo come glorioso trono di cherubini la Vergine, che accoglie Dio incontenibile e porta colui che i cherubini portano con timore, affinché conceda al mondo la grande misericordia.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 22 Dicembre- Memoria di santa Anastasia farmacolitria, martire

22 Dicembre

Memoria di santa Anastasia farmacolitria, martire.

Al Mattutino

Apolytìkion della vigilia. Tono 4.

Preparati, Betlemme: si è aperto per tutti l’Eden. Preparati, Efrata, perché dalla Vergine è fiorito l’albero della vita nella grotta; davvero il suo grembo è divenuto spirituale paradiso in cui si trova la pianta divina: mangiandone vivremo, non moriremo come Adamo. Cristo nasce rialzando l’immagine un tempo caduta.

Gloria. Un altro, della santa.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: Te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

E ora. Di nuovo quello della vigilia.

Dopo la prima sticologia, Kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Divinamente gioisce oggi il creato, poiché Cristo Signore, Figlio del mio Dio, nasce da Vergine pura rendendo immortale tutta la stirpe umana e sciogliendo la maledizione della progenitrice Eva; perciò offriamo un canto al nostro benefattore.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma.

Tono 3. La Vergine oggi.

Inneggiando alla Vergine che portava in seno il Verbo sempiterno, il giusto Giuseppe esclamava: Ti vedo divenuta tempio del Signore, perché porti colui che viene a salvare tutti i mortali e mostrare templi divini, nella sua misericordia, i suoi cantori.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Salmo 50 e i canoni.

Canone della vigilia. Acròstico: Al grande giovedì canto un grande inno.

Tono pl. 2 Irmòs.

Grazie al bastone di Mosè il mar Rosso si divide in due e le sorgenti dell’abisso sono dissecate, anzi esso diventa un passaggio per il popolo senza armi, ma una tomba per le armate del faraone e a Dio si canta un’ode: gloriosamente si è glorificato Cristo nostro Dio.

L’insondabile sapienza di Dio causa d’ogni bene e fonte di vita, nella santa Madre non sposata ha costruito la sua casa; rivestendosi di un tempio di carne, gloriosamente si è glorificato Cristo nostro Dio.

La sapienza di Dio senza principio, iniziando i Magi, invita le primizie delle genti, per nutrire misticamente quanti erano privi di ragione nella mangiatoia delle bestie, mistica mensa che si affrettano a raggiungere, camminando allo splendore della stella con doni.

Ascoltiamo ora le voci profetiche che si compiono nello Spirito, perché la Vergine, che ha concepito sta per partorire il preesistente che il cielo e gli angeli hanno rivelato ai Magi e ai pastori come bambino.

Canone della santa. Acròstico: Le tue insigni pene io, Giuseppe, loderò, o martire.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cantiamo tutti un’ode di vittoria a Dio che compie prodigi immensi con braccio alzato, salvando Israele, poiché si è glorificato.

La tua memoria oggi celebriamo con fede, o Anastasia, poiché con sublimi prodigi l’ha glorificata il Cristo nato nella carne nella città di Betlemme.

Il mondo proclama senza sosta con gioia le tue virtù, i tuoi miracoli e le tue imprese, o Anastasia, splendore dei martiri.

Cantiamo le tue pene, le tue lotte, le tue ferite, i tuoi prodigi notevoli, il tuo amore per il Signore e la tua intimità con Dio.

Theotokìon. Da ricco che era si impoverì nascendo per amore dalla Vergine; i Magi, re d’oriente, sono già partiti per vederlo con fede e adorarlo incarnato.

Un altro canone della santa. Acròstico: Ti canto con affetto, o martire Anastasia. Giuseppe.

Tono pl. 4. Irmòs.

Rivolgiamo un canto, popoli, al nostro prodigioso Dio, che sottrae alla servitù Israele, cantando e gridando un inno di vittoria: Cantiamo all’unico Sovrano.

Cantiamo un inno al nostro Dio che la Vergine partorirà nella carne nella città di Betlemme e come neonato depositerà nella mangiatoia, affinché salvi la stirpe umana.

Non cercando altro che l’ineffabile bellezza di Cristo, o gloriosa Anastasia, disprezzavi le bellezze di questo mondo e con la tua fermezza fosti degna o martire, dell’eredità immortale.

Illuminata dalla luce dello Spirito, disprezzavi sapientemente l’oscura notte dell’errore, o venerabile e ora dimori nel divino splendore della Trinità eterna.

Theotokìon. Dio invisibile appare ai nostri occhi nel suo immenso amore prodigiosamente partorito da te, Vergine Madre, privandosi dei suoi tesori per donare il tesoro dell’immortalità alla stirpe umana.

Della vigilia. Ode 3 Irmòs.

Il Signore, Re di tutto e Dio creatore, senza mutamento ha rivestito la nostra povertà umana; nella carne viene portato come bambino e in una mangiatoia; ricevendo l’adorazione, grida: Mangiate il mio corpo e sarete stabiliti nella fede.

Il Cristo che ora viene per riscattare il mondo con il suo proprio sangue, Erode vuole ucciderlo prima del tempo, precedendo Pilato nella sua follia e nella sua crudeltà omicida fa sgozzare un gran numero di bambini.

Non c’è Dio, dice nel suo cuore l’insensato al colmo della follia, smanioso di uccidere Cristo, fallendo lo scopo del suo progetto temerario; per la morte di bambini innocenti si arma tutto e sporca la terra di sangue.

Della santa.

La pietra che i costruttori.

Ecco, nasce nella grotta sovraintellettualmente colui che il Padre genera prima dell’aurora: dal cielo un astro l’ha mostrato chiaramente agli scrutatori degli astri; e noi, fedeli, inneggiamolo.

Brilla ora per noi la memoria, l’annuale e santa festa della martire vittoriosa; da lei illuminati cantiamo al Dio che l’ha magnificata degnamente con numerosi prodigi.

Tu apristi la tua bocca in mezzo allo stadio per parlare di Dio, confessando la passione di Cristo e soffrendo con ardore; perciò, o venerabile, tu divieni porto e rifugio di quanti sono sempre afflitti.

Theotokìon. Ecco, il nostro unico Dio, portando la carne ricevuta da te, o Vergine, in modo ineffabile, viene a farsi partorire nella grotta, affinché io, caverna di briganti, diventi tempio dello spirito divino.

Un altro.

O Signore, creatore.

Circondato di fasce come un bambino, il Signore inaccessibile si mostra ai nostri occhi, riposando nella mangiatoia; monti e colli esultate di gioia divina, rifulgete.

Con la tua audace fede smussavi le parole dei tiranni come frecce infuocate, ricca come sei della parola di salvezza e l’amore divino dirigeva i moti del tuo cuore, Anastasia.

Cerco solamente il Signore, dicevi o martire; ho legato la mia anima al suo amore unico, voglio riflettere riccamente i suoi puri raggi con semplicità di vita.

Theotokìon. Vergine senza nozze, tu porti incarnato in grembo colui che porta tutto il creato nella sua mano; tu partorisci e deponi nella mangiatoia il Dio anteriore ai secoli, contemplato come bambino.

Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.

Kàthisma della santa.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Imitando la virtù dei martiri con compassione di cuore ogni giorno con fervore li servivi nelle necessità e con fede e gioia lavavi le loro ferite, disprezzando le pene passeggere; perciò, alla fine imprigionata, sopportasti anche molte pene lottando strenuamente, illustrissima Anastasia; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della vigilia.

Tono 4. Dell’incarico segretamente.

Celebrando la vigilia del Natale di Cristo, fedeli, festeggiamo e degnamente andiamo tutti incontro come i magi, recando le virtù in dono e cantando il nuovo cantico degli angeli al nostro Dio, glorificato dall’universo e partorito in Betlemme senza seme dall’ancella di Dio Vergine.

Della vigilia. Ode 4. Irmòs.

Prevedendo, o Cristo, il tuo mistero ineffabile, il profeta disse: Hai posto la forza del tuo amore sovrano, Padre compassionevole, poiché inviasti nel mondo, o buono, il tuo Figlio unigenito come propiziazione.

Come pioggerella sulla terra vergine che partorisce il Signore, come pioggia sul vello scendi per compassione, per nascere e conversare con i mortali, perché il tuo Padre ha inviato nel mondo te, Figlio unigenito, come propiziazione.

Ricevendo la carne umana dal seno di Abramo, vieni a concedere grazia su grazia, a salvare la tua immagine e a renderla immortale, perché il Padre tuo ha inviato nel mondo te, Figlio unigenito come propiziazione.

Avendo sete, Davide un tempo, aveva desiderato bere la bevanda nuova che dalla grotta di Betlemme sta per sorgere per placare tutta la sete che nell’anima provano Adamo e Davide, dai quali discende il Cristo, che sta per nascere nella carne.

Della santa. Prevedendo in ispirito.

Cantate genti, popoli applaudite: lo splendore dell’universo nasce dalla grotta; splendente per i suoi raggi la martire Anastasia fuggì lontano dalle tenebre dell’errore brillando più chiaramente del sole.

La gloria dei martiri di Cristo ottenesti con la tua premura, illustre santa, perché con zelo, affetto e fede con le tue mani lavavi le loro piaghe; con loro ti celebriamo concordi.

Terminasti con coraggio ogni sorta di lotta e ricevesti abbondantemente la grazia dei miracoli, Anastasia; perciò tutto il mondo ha te come rifugio e riparo sicuro e si pone sotto la tua protezione.

Martire dal nome sublime, Anastasia, per la potenza della croce spezzasti la spada dei nemici invisibili; sei dunque tu la fonte di numerosissimi miracoli e lavi il fango delle più diverse malattie.

Un altro. Ho udito, Signore.

Già si compiono le parole profetizzate nello Spirito, perché nella grotta la Vergine sta per partorire colui che compie ogni cosa.

Cercando con affetto la gloria dei martiri, la trovasti lottando strenuissimamente con animo risoluto, o anima perseverante.

La tunica intessuta dalla grazia dall’alto indossasti realmente spogliandoti del tuo corpo, martire vittoriosa e celebratissima.

Theotokìon. Dal tuo grembo luminoso, o pura, procede incarnato il Re sovracceleste, che giace in una mangiatoia come sul trono.

Ode 5. Irmòs.

Uniti nel vincolo dell’amore, come fratelli affettuosi al Sovrano dell’universo che ama il mondo e ha dato in riscatto l’amato suo Figlio e ci accorda pace, diamo gloria.

La sapienza di Dio che trattiene le grandi acque, che doma gli abissi e mette un freno al furore delle onde, scendendo come pioggia sul vello, ha posto la sua dimora nel seno della Vergine.

Con la stella Cristo chiama i magi, discepoli del divino Balaàm, si avvolge in fasce colui che circonda il cielo di nubi, riposa nella mangiatoia colui davanti al quale tremano i cherubini, trova posto nella grotta colui che riempie l’universo.

Della santa.

Donaci la tua pace.

Cantiamo, Cristo filantropo, la tua incarnazione e con fede veneriamo le tue fasce che slegano dalla maledizione la stirpe umana che glorifica te, Dio Salvatore.

Temprando la mente con l’amore divino, o martire veramente gloriosa, ti sei rivelata una spada che taglia tutte le falangi dei demòni con divino ardimento.

La tua anima illuminata da lotte grandiose, brilla più chiaramente del sole, venerabile Anastasia e fa scaturire per l’universo fonti di guarigioni.

Theotokìon. E’ venuto tra i suoi, con prodigioso parto, il Verbo del Padre, che ha preso corpo dalla Vergine e si lascia vedere nella grotta come un bambino per bontà estrema.

Un altro. Vegliando gridiamo.

Come sta scritto, la stella di Giuda è sorta sulla terra dei caldei per invitare gli scrutatori degli astri a venerarlo.

Lottasti secondo le regole, illustrissima martire e mettesti in fuga il nemico, con l’aiuto potente dello Spirito.

La resurrezione di Cristo rappresenti con il tuo nome, o illustre, sconfiggendo i nemici invisibili.

Theotokìon. Cristo scende nella grotta sotto terra per nascere dalla Vergine pura; gioisca tutto il creato.

Della vigilia.

Ode 6. Irmòs.

L’abisso estremo dei peccati mi ha circondato e non potendo più sopportare la tempesta come Giona grido a te, Signore: Riconducimi dalla corruzione.

I cieli, riconoscendoti Signore, per mezzo della stella narrano ai Magi la tua gloria, invitandoli ora alla conoscenza e alla divina venerazione.

Si lavi ognuno dalla sporcizia e, puro, si avvicini al Cristo puro, che riposa nella mangiatoia come un bambino, purificando le passioni dei cuori.

Della santa. Imitando il profeta Giona.

Il Cristo, splendente da visceri materni per viscere di compassione nella città di Betlemme, ha glorificato oggi la memoria della vittoriosa.

Stritolata da ogni flagello, schiacciasti il nemico sotto i tuoi bei piedi che annunciano la salvezza, o illustre Anastasia beata in Dio.

Sopportando strenuamente l’assalto di crudeli tormenti e del fuoco, fosti glorificata, o santa Anastasia, sostegno dei martiri.

Theotokìon. O Madre di Dio, tu che sei città vivente del nostro Dio, nella città di Betlemme partorisci il Cristo divenuto ineffabilmente uomo perfetto per compassione verso di noi.

Un altro.

Effondo la mia supplica.

Assumendo la nostra natura si lascia vedere come un bambino il compassionevole, che forma i bambini nel grembo; viene posto in fasce in una mangiatoia colui che per bontà dipana il groviglio delle mie passioni.

Imitando strenuamente le lotte per Cristo dei santi martiri e servendo alle loro necessità pulivi le loro piaghe, o beata, arricchendoti gloriosamente dello splendore da essi rifulgente.

Effondi gocce di guarigioni come pioggia di carismi divini e fermi i fiumi delle passioni, aiutando chi si trova in grave pericolo, o illustre martire di Cristo, eponimo della divina Anàstasi.

Theotokìon. Guarendo la natura degli umani corrotta dall’antica trasgressione, nasce il nuovo bambino e senza lasciare il trono divino, che egli divide col Padre, siede nel tuo grembo, o ignara di nozze.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni perché è colma di mali l’anima mia e la mia vita è vicina agli inferi; come Giona prego: O Dio, fammi risalire dalla corruzione.

Kontakion della santa.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Quanti sono nelle prove e nelle afflizioni, accorrendo al tuo tempio ricevono le sacre guarigioni per la divina grazia in te inabitante, o Anastasia: sempre infatti fai scaturire per il mondo le guarigioni.

Ikos.

Tu che hai il nome della risurrezione del Signore, con la tua intercessione fammi ora risorgere dalla mia caduta, versando nella mia anima una stilla dei tuoi prodigi, o martire ed estinguendo il bruciore del tremendo peccato: di continuo infatti salvi il mondo dalle molteplici passioni da cui anch’io sono stretto. Tutto infatti accordando a tutti, tu fai scaturire per il mondo le guarigioni.

Sinassario.

Il 22 di questo mese memoria della santa megalomartire Anastasia, la farmakolytria.

Stichi. Dissolvendo nella fiamma ogni filtro nocivo, Anastasia è per i fedeli rimedio celeste. Come argento purificato nel fuoco, muore il 22 dicembre.

Lo stesso giorno memoria di Crisògono martire.

Stichi. Possedendo un’anima d’oro, Crisògono sereno piega il collo alla spada con forza eburnea.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Teodota e dei suoi figli.

Stichi. Teodota, ardente per Dio e colma di fuoco, sopporta il fuoco con i carissimi figli.

Lo stesso giorno memoria di san Zoìlo martire.

Stichi. Zoìlo, abbandonando una vita che scorre, nella terra dei viventi trovò sereno approdo.

Lo stesso giorno inaugurazione della Grande Chiesa di Dio.

Stichi. Sollevano i sacerdoti di Cristo le porte, raffigurando per noi le visioni di Davide.

Lo stesso giorno corsa con le torce nella Chiesa di Dio.

Stichi. La corsa delle torce intorno al tempio oggi rappresenta la corsa del fuoco di Dio in ogni dove.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Della vigilia. Ode 7. Irmòs.

Un tempo a Babilonia i fanciulli non temettero la fiamma della fornace, ma gettati in mezzo alla fiamma cantavano refrigerati: Benedetto sei tu, Signore Dio dei nostri padri.

Scuotendo il capo e prevedendo la disgrazia, Erode cercava l’occasione per uccidere il Cristo, Sovrano della vita e della morte, Dio dei nostri padri.

Voi tutti amici di Cristo, accompagnatelo nella sua fuga in Egitto e là veneratelo, invocandolo divinamente e a una voce glorificatelo.

Chi non è con me, contro di me agisce; disperde visibilmente, colui che non raccoglie con me, dice Cristo: perciò veneriamo la sua discesa nella carne.

Della santa. Nella fornace i fanciulli.

Il Re e Dio di tutti viene per nascere nella città di Betlemme, colui che ha magnificato con infiniti miracoli la venerabile Anastasia, siccome aveva subìto per lui i supplizi.

Non davi culto malvagio a idoli morti, Anastasia, venerando senza sosta Cristo, unico Dio vivente e illuminasti la tua passione con la sua passione vivificante.

Quanti accorrono al tuo tempio con grande fede sono liberati da gravi malattie, da debolezza, passioni e dolori, ricevendo di continuo riccamente forza da Cristo Dio.

Theotokìon. Il Verbo incarnato oltre comprensione dal tuo grembo, pura, viene e inizia il preeterno, nella mangiatoia riposa, avvolto in fasce, per sciogliere i lacci dei nostri peccati.

Un altro. Nella fornace i fanciulli.

I cori degli incorporei glorificano in cielo, sulla terra noi mortali veneriamo, vedendo te, Cristo, Dio di tutti assimilato a noi e deposto in una mangiatoia.

Vanificasti la fiamma dell’errore con la tua presenza nella fornace come i fanciulli: rivelasti così l’amore ardente per il tuo Sovrano e Sposo, o ispirata da Dio.

Effondi piogge di guarigioni, sedando la fiamma delle malattie e prepari le genti a cantare sempre: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Theotokìon. Meraviglia che sbalordisce la mente, ciò che si compie per te, Vergine Madre: stai per partorire e deporre in una mangiatoia il Dio inaccessibile ai cherubini e incontenibile per natura.

Della vigilia. Ode 8. Irmòs.

Obbedendo alle leggi dei loro padri, i nobili fanciulli affrontarono la morte, disprezzando l’ordine insensato del re di Babilonia; tutti insieme nel fuoco che non poteva consumarli, cantavano degnamente la lode dell’Onnipotente: Inneggiate il Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

Invitati a Betlemme, andiamo con l’intelletto a contemplare il prodigio con gli angeli e i pastori, cantando negli eccelsi gloria al Dio, che concede ai mortali benevolenza e pace. Inneggiate il Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

Osservando la legge d’amore, abbiamo sentimenti di amore fraterna, facendo tra noi pace ed essendo unanimi, poiché arriva Cristo, principe della pace, per pacificare l’universo e salvare quanti gridano: Inneggiate il Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

L’iniquo Erode salutò con una menzogna la nascita di Cristo e chiese ai Magi come dovesse adorarlo; non temeva di perseguitare il Dio nascosto, non ebbe pietà dei bambini e fu incapace di cantare: Inneggiate il Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

Della santa.

Colui che gli angeli.

Oltre comprensione l’intemporale nasce nel tempo e i Magi gli portano doni come al Re manifestato e, per mezzo della stella, il cielo proclama la sua gloria.

Il divino Crisogono ti prescrisse, o santa, di compiere valorosamente la tua lunga corsa; con lui con cantici sacri onoriamo te, che lottasti per difendere la verità.

E’ come una pioggia salvifica, o illustre, il tempio che possiede le tue reliquie, in cui ogni fedele si rifugia e viene venendo liberato dal male, dalla tempesta e da qualsiasi pericolo.

Theotokìon. Ecco, arriva il Signore presente ovunque per nascere dalla Vergine nella città di Betlemme; creazione gioisci, andando incontro al tuo Dio e glorificandolo per tutti i secoli.

Un altro. Nella fornace i fanciulli.

Colui che è attorniato in cielo da migliaia e miriadi di angeli, nascendo trova riparo in una grotta e noi sue opere cantiamolo come Signore.

Divenisti tempio della Trinità, Anastasia, frequentando i luoghi santi nella preghiera e nel digiuno, gridando: benedite, opere, il Signore.

Rinvigorita dalle potenti parole dell’atleta Crisogono, calpestasti l’audace impotenza degli idoli, lottando con valore.

Theotokìon. Vergine piena di grazia divina, partorirai nella città di Betlemme, per ineffabile misericordia l’immutato Signore, Creatore dei secoli.

Irmòs. Nella fornace i fanciulli, calpestando la fiamma, lodavano Dio cantando: Benedite, opere del Signore, il Signore.

Della vigilia. Ode 9. Irmòs.

All’immortale e insolita mensa che il Sovrano ha preparato nella povera grotta, venite fedeli, partecipiamo elevando i nostri cuori, conoscendo il Verbo ineffabilmente incarnato, che magnifichiamo.

Andate, dice Erode ai capi dei Magi, cercate questo bambino e quando l’avrete trovato, venite presto ad informarmi. Egli infatti tramava il crimine nel suo cuore, ma la scaltrezza dell’empio fu vanificata.

Nato dal Padre prima dei secoli, il Creatore, nasce ora dalla Vergine: egli, Sapienza, Verbo e Potenza di Dio; e noi che riconosciamo l’unità delle sue due nature, divine e umana, magnifichiamo il Signore.

Come uomo apparisti, realtà, non fantasia; così nel modo dello scambio sei davvero Dio nella natura assunta, o Salvatore; perciò la tua divina venuta da una Vergine onorando magnifichiamo.

Della santa. La nube luminosa.

La Vergine si avvicina, eccola, partorirà nella grotta il Re dell’universo che assume la nostra carne e la gloriosa martire Anastasia lo predica valorosamente, lottando fulgidissimamente e vincendo l’invisibile nemico.

Abbellita più dalle pene che dai raggi del sole, sei rifulsa, o martire di Cristo e illumini l’universo con la luce delle tue grandi lotte e le grazie dei prodigi; perciò con sacre melodie ti celebriamo con fede, o Anastasia.

Tortora bellissima, rondine preziosa, colomba magnifica, dalle ali dorate, con fede ti diciamo beata, o martire e celebriamo la tua solennissima memoria; ottienici oggi la liberazione da ogni male.

Tu che trovasti gloria, martire Anastasia, prega senza sosta Cristo perché la otteniamo anche noi, che piamente con fede celebriamo la tua santa festa, venerando l’urna delle tue sante reliquie, fonte di santificazione.

Theotokìon. Santa Vergine Madre, tu partorisci nella città di Betlemme il Dio Verbo sovradivino, che ha assunto la natura mortale e allatti maternamente e porti come trono fiammeggiante colui che nutre l’universo, tu che sei più santa dei cherubini.

Un altro.

Realmente Theotòkos.

Monti, balzate di gioia, colli, cingetevi di allegrezza, perché ora la Vergine si avvicina per partorire il Signore.

Nella tua santa memoria il creato oggi, Anastasia, si allieta, glorificando il Verbo che tu glorificasti nelle tue membra.

Ora che splendi di luce fulgidissima, illumina i tuoi cantori, o martire, procurando a tutti noi benevolenza celeste.

Theotokìon. Tutto il creato irraggi oggi letizia, perché la Vergine si appresta a partorire il Verbo Dio da Dio, divenuto mortale.

Irmòs. Realmente madre di Dio, da te salvati, ti celebriamo, o Vergine pura e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Exapostilarion della santa.

Con i discepoli conveniamo.

Gloriosa vergine martire, vanto dei vittoriosi, sapientissima Anastasia, non cessare di implorare colui che ora viene per essere partorito dalla Vergine fanciulla, la pura Madre di Dio, in una grotta, in una mangiatoia, di liberare dai peccati tutti coloro che festeggiano la tua santissima memoria e con affetto ti cantano.

Della vigilia, stessa melodia.

La tua luminosa memoria, martire Anastasia, predica la nascita di Cristo dalla Vergine, convocando a Betlemme i magi dalla Persia con doni e i pastori con gli angeli per l’inno: tu hai infatti presentato te stessa al Sovrano come oro, incenso e mirra, lottando con senno divino.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà prosòmia alfabetiche.

Tono pl. 2. Venite, potenze angeliche.

La sapienza creatrice arriva ora, le nubi profetiche stanno per aprirsi, la grazia rischiara il cielo, la verità è rifulsa, l’oscurità degli enigmi scompare, Adamo esulta perché si apre la porta dell’eden: Dio nostro plasmatore si lascia plasmare.

Compiendo gli oracoli e le visioni dei profeti, il Verbo nasce nello spessore della carne e riposa in una greppia per animali: o suprema umiliazione, prodigio di salvezza per cui cantiamo: nasce Cristo, Re di Israele.

Per neutralizzare il veleno del peccato e restaurare l’antica immagine, t’incarni e succhi latte lasciandoti avvolgere in fasce, tu che con un cenno avvolgi l’universo; a te canto, o Verbo, angelo del consiglio paterno, per cui divento immortale.

Senza lasciare il seno paterno ti mostri mortale e portato in braccio dalla Vergine, chiami con una stella i magi dalla Persia, perché adorino te, Dio e re, che con un soffio delle tue labbra annienti i capi empi delle genti, pascolando il popolo salvato.

Gloria. Tono pl. 2. Uguale.

Sarai pascolata con verga di ferro, Giudea, perché sei ribelle e resisti ai profeti; al Figlio generato, infatti, il Padre dà in eredità le genti e in suo possesso tutta la terra, ma respinge te, sanguinaria, perché non accetti di acclamare: Cristo, re d’Israele, è giunto.

E ora. Uguale.

Tripudia, Davide: dai tuoi fianchi, infatti, è il Cristo; gioisci, Iesse, perché la tua radice fiorisce; dai tuoi lombi, o Giuda, verrà il Signore; come Balaàm, guardate, genti: secondo la parola del grande Isaia, ecco, l’augustissima Vergine partorirà il bambino, l’Emmanuele.

Apòsticha stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Già brilla la stella sulla grotta e voi, pastori con gli angeli e magi con i doni, preparatevi ad andargli incontro.

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Cristo è vicino; la stella già splende; si affaccia la celeste moltitudine dell’esercito delle potenze spirituali.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Salve, Betlemme, giunge il pastore d’Israele, suo salvatore: non sarai più la minima, o Giudea, tra i capoluoghi.

Gloria. Della santa.

Tono pl. 1. Di Byzas.

Il giorno di vigilia dell’incarnazione di Cristo Dio oggi rifulge con la festa dell’illustrissima martire Anastasia: ecco, la Vergine si affretta a Betlemme per deporre in una greppia di animali senza ragione, come bambino avvolto in fasce, colui che ci libera dalla maledizione antica e salva le nostre anime.

E ora. Stesso tono.

Non affliggerti, Giuseppe, osservando il mio grembo: vedrai infatti colui che da me nascerà e ti rallegrerai e come Dio lo adorerai. Cosi diceva la Madre di Dio al suo sposo, venendo a partorire Cristo. E noi celebriamola, dicendo: Salve, piena di grazia, il Signore è con te e grazie a te è con noi.

Quindi il resto, come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 21 Dicembre- Memoria della santa martire Giuliana di Nicomedia

21 Dicembre

Memoria della santa martire Giuliana di Nicomedia.

Al Mattutino

Apolytìkion della vigilia. Tono 4.

Preparati, Betlemme: si è aperto per tutti l’Eden. Preparati, Efrata, perche dalla Vergine è fiorito l’albero della vita nella grotta; davvero il suo grembo è divenuto spirituale paradiso in cui si trova la pianta divina: mangiando di questa vivremo, non moriremo come Adamo. Cristo nasce rialzando l’immagine un tempo caduta.

Gloria. Un altro, della santa.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: Te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

E ora. Di nuovo quello della vigilia.

Dopo la prima sticologia, Kàthisma.

Tono 2. Il nobile Giuseppe.

Dio inaccessibile, per compassione a me accessibile, volontariamente viene nella carne per nascere come uomo nella città di Betlemme, da vergine fanciulla: affrettiamoci ad accoglierlo con animo pronto, acclamando con timore: Signore, gloria a te.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Straordinario prodigio oggi si mostra: il nostro Salvatore si appresta a nascere per noi nella carne nella grotta dalla Vergine, i magi con doni lo venerano come re. Pastori e angeli lo glorificano. Con loro anche noi acclamiamo: Gloria a colui che per noi si è fatto uomo.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Salmo 50 e i canoni.

Canone Della vigilia. Acròstico: Questi inni della proeòrtia li canta Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Tu che, generato dalla Vergine, sommergesti gli ufficiali superiori, ti supplico, sommergi la trirema dell’anima nell’abisso dell’impassibilità, affinché nella mortificazione del corpo col timpano a te canti un inno di vittoria.

Cielo esulta e tu, terra, gioisci, perché il Dio con noi viene generato nella carne da una giovane Vergine e avvolto in fasce si appresta a sciogliere i vincoli dei nostri peccati, come compassionevole.

La Regina pura con un miracolo oltre comprensione genera il Re di tutti, che apre ai credenti il regno superno e distrugge del tutto il peccato, che per nostra disgrazia sempre regnava su di noi.

Gli scritti dei profeti si sono compiuti: ecco infatti il Cristo, che essi preannunciavano, si rivela incarnato nella città di Betlemme; affrettiamoci oggi a prefesteggiare il suo Natale con cuore retto.

Canone della santa. Acròstico: Dio mi ha assegnato la grazia di cantarti, o martire. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando le mani a croce le mise in rotta nel deserto le schiere di Amalìk.

Circonfusa con fierezza dagli splendori dei martiri, santamente danzi davanti a Dio divinizzata, o illustre, procurando con le tue preghiere anche illuminazione ai tuoi cantori.

Colpita dal dolcissimo amore di Cristo, o illustre, sdegnasti, i piaceri carnali e il fidanzato temporale per legarti, vergine pura, al tuo Sposo.

Rischiarando la tua anima di splendidi bagliori, il Creatore e Dio dell’universo ti concesse l’esultanza verginale nelle dimore celesti, o martire.

Theotokìon. La Vergine viene a partorire nella grotta il Creatore della nostra umanità portando, secondo l’ipòstasi ineffabilmente la carne da lei ricevuta per divinizzare l’uomo.

Della vigilia. Ode 3. Irmòs.

Poiché la sterile Chiesa delle genti ha generato e si è indebolita la sinagoga dai numerosi figli, al prodigioso Dio gridiamo: Santo sei tu, Signore.

Daniele ti vede, o Verbo, come pietra staccata dal monte verginale, appiattendo con il tuo potere i santuari idolatrici, perciò con timore ti glorifichiamo.

I Magi dall’oriente, o Cristo, ti portano i loro doni; guidati a te da una stella ti offrono come Re dell’universo l’incenso, la mirra e l’oro, stupiti per la tua condiscendenza, Signore.

Maria, terra non arata, reca la vivificante spiga che ella si appresta a partorire nella città di Betlemme, per nutrirvi le anime dei fedeli che cantano: Santo sei tu, Signore.

Della santa. In te si rallegra

Hai reso la tua anima santissimo tempio di Dio, o gloriosa, edificandolo sempre con inni e preghiere nei templi divini.

Desiderando ottenere i doni supremi, illustrissima, sopportasti le pene nella carne, come estranea al tuo corpo.

Con le gocce del tuo sangue spegnesti la pira dell’empietà e dissetasti le anime dei fedeli, o Giuliana.

Theotokìon. Liberando i mortali, il compassionevole viene generato da una vergine a Betlemme, accettando le fasce come un bambino.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kàthisma della vigilia.

Tono 3. Attonito di fronte.

Colmatevi di gioia, confini tutti: la Madre di Dio, infatti, si prepara a partorire il Re dell’universo. O prodigio indicibile! L’Infinito inizia, l’Incorporeo s’incarna, la grotta riceve colui che regge tutto. Esulta, Betlemme e tu, creato, danza nel giorno della vigilia.

Gloria. Della santa.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Adorna di svariate virtù donate da Dio, ornata dei rossi fiori del tuo venerato martirio, apparisti tutta pura e candida, perciò il tuo Signore si è innamorato della tua bellezza e ti ha condotto nel luminosissimo talamo in cui danzi, o Giuliana, magnificando Cristo con i martiri.

E ora. Della vigilia. Presto intervieni.

Vergini, date il segnale della gioia della Vergine, madri, cantate all’avvicinarsi della Madre di Cristo nostro Dio, magi, con gli angeli e con noi i pastori: viene infatti nella città di Betlemme a partorire un figlio, il Dio anteriore ai secoli, che salva il mondo dalla rovina.

Della vigilia. Ode 4. Irmòs.

Colui che siede nella gloria sul trono della divinità, Gesù, Dio trascendente ogni pensiero, è venuto su nube leggera con la sua forza immacolata e ha salvato quanti acclamano: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

La santa mirotèca della sacra santificazione avanza per versarla nella città di Betlemme e santificarci tutti, affinché cantiamo a Cristo: Gloria alla tua potenza.

O divino Isaia, vedendo avvenute le tue sante predicazioni, esulta e danza di gioia: la Vergine, infatti, ha concepito senza seme nella carne in una grotta a Betlemme l’incontenibile.

Gesù nasce nella carne, l’Eterno si mostra bambino nel tempo, sciogliendomi dalle colpe antiche e con l’ineffabile povertà arricchisce me, impoverito per le mie rovinose trasgressioni.

Della santa. Vedendo te.

Con la mente protesa verso il Signore di tutto, non ti preoccupavi della tua carne tesa e battuta crudelmente, o Giuliana, vergine bella.

L’amore per il Signore superò quello per la carne, o illustrissima martire, perciò disprezzavi la ricchezza e il fidanzato e le svariate torture.

I nemici come lupi straziarono di supplizi te, agnella senza difetti, rendendoti vittima pura immolata al nostro Dio, o martire.

Theotokìon. Vedendo sigillata anche dopo il parto la verginità, stupita la Theotòkos gridava: Figlio mio, come sei avvolto in fasce tu che avvolgi nella sabbia il mare?

Della vigilia. Ode 5. Irmòs.

Gli empi non vedranno la tua gloria, o Cristo, ma noi, vegliando di notte davanti a te, o unigenito, riflesso della divina gloria del Padre, t’inneggiamo, o filantropo.

L’Emmanuele Dio nasce da una vergine e viene deposto in una mangiatoia volendo operare il nostro ritorno; piamente prefesteggiamo il suo Natale.

Tu che sei Verbo preeterno e consustanziale al Padre, riposando nella greppia delle bestie, liberi dalla nostra bestialità quanti prefesteggiamo piamente il tuo Natale.

Beata la radice di Iesse che germogliò la pura, che portava Cristo Signore, divino fiore di cui prefesteggiamo il Natale con gioia.

Della santa. Tu, mio Signore.

Prosciugasti l’onda ostile dell’empietà con i rigagnoli del tuo sangue versato ingiustamente, o martire e spegnesti il fuoco dell’errore.

Ti offristi totalmente a Dio, rendendo più vivo con il colore del tuo sangue, il rosso del pudore virginale.

Ferita d’amore per la tua bellezza, Signore, la vergine nello splendore della lotta non si fermò di fronte alle bellezze visibili.

Theotokìon. Prodigio inusitato: Ecco, la Vergine illibata viene per concepire in una grotta a Betlemme il Dio fatto uomo.

Della vigilia. Ode 6. Irmòs.

Sono giunto alle profondità del mare e mi ha sommerso il diluvio di molti peccati, ma tu, come Dio, trai dalla corruzione la mia vita, misericordiosissimo.

Nato per noi sulla terra come nuovo bambino, colui che è generato dal Padre prima dei secoli ineffabilmente libera tutti dall’antica trasgressione, come compassionevole.

Strano paradosso abbiamo udito: nella città di Betlemme sei nato tu, Verbo senza inizio; angeli e pastori, infatti, Signore, offrono un inno a te, Sovrano.

La stella annuncia ineffabilmente ai Magi il sole di giustizia, generato a Betlemme; la sua sacra nascita ora prefesteggiamo lieti.

Della santa.

Ferita dall’amore divino gridavi: Cerco di raggiungere Cristo suprema bellezza, perciò lieta sopporto torture con pensiero inflessibile.

L’iniquo persecutore comandò di tirare e battere crudelmente con verghe te, pecora del Signore protesa verso Cristo, luce senza tramonto.

Vegliando davanti a Cristo, sole senza tramonto, con i suoi raggi, o santa, rischiarasti l’anima e il cuore e raggiungesti la luce eterna.

Theotokìon. Colui che circonda il mare di nubi, il Creatore, viene partorito da una fanciulla Vergine e come neonato accetta le fasce, liberando il mondo.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion della vigilia.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Vedendo avvolto in fasce, nella città di Betlemme, colui che tiene in sua mano tutta la terra, offriamo canti vigilari a colei che lo ha partorito: ella infatti maternamente gioisce, stringendo al petto il Figlio di Dio.

Ikos.

Tenendo fra le braccia il Figlio di Dio e baciandolo con baci materni, la Vergine diceva: Nel concepimento non conobbi seme e nel parto non ho subito corruzione: come prima, anche dopo il parto sono pura. Perciò adoro, o Figlio, la grande compassione e l’ineffabile magnificenza che hai usato con me ed esulto, stringendo al petto il Figlio di Dio.

Sinassario.

Il 21 di questo mese memoria della santa martire Giuliana.

Stichi. La spada è lo splendore di Giuliana, avendole procurato splendida corona. Giuliana morì il 21.

Lo stesso giorno i santi 500 martiri di Nicomedia, che grazie a santa Giuliana credettero, vennero uccisi a fil di spada.

Stichi. Cinquecento martiri uccisi, ma vincitori, vide Nicomedia.

Lo stesso giorno le sante 130 donne di Nicomedia, uccise a fil di spada.

Stichi. Centotrenta teste di donne martiri furono tagliate dalla spada.

Lo stesso giorno memoria di san Temistocle martire.

Stichi. Come fosse di ferro Temistocle subì d’esser trascinato sulle punte dei chiodi.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Della vigilia. Ode 7. Irmòs.

I tre giovani a Babilonia, considerando folle l’ordine del tiranno, gridavano in mezzo al fuoco: Benedetto sei tu, o Dio dei nostri padri.

Come ti conterrà la grotta, o infinito, che stai per nascere per noi? Come la Vergine allatterà te, che nutri l’universo, Gesù compassionevole?

Seguendo le parole dell’indovino Balaàm, i Magi vennero subito a venerare Cristo con i loro doni, riconoscendo in lui colui che domina ogni spirito.

O natura umana, sterile di ogni opera virtuosa, esulta, gioisci: Cristo infatti sta per nascere dalla Vergine nella carne per renderti feconda di virtù.

Della santa. Nella fornace i figli di Abramo.

Il giudice ti fece follemente gettare nel calderone bollente senza pietà, ma il Signore con il suo angelo salvò intatta te, mentre lo celebravi.

Manifestando più coraggio che timore, o martire, entrasti nel fuoco, sentendo refrigerio e acclamando: Benedetto sei tu nel tempio della tua gloria, Signore.

Offristi al tuo sposo come dono nuziale un intero popolo di credenti, che rigettò le tenebre dell’errore, grazie ai tuoi fulgidissimi prodigi.

Theotokìon. Salve, dimora dell’incontenibile, Vergine Madre, che per noi in una grotta stai per partorirlo incarnato perché rinnovi il creato con le sue mani.

Della vigilia. Ode 8. Irmòs.

Redentore di tutti, Onnipotente, scendendo refrigerasti i pii in mezzo alla fiamma e insegnasti a cantare: Opere tutte, benedite e inneggiate il Signore.

Per indicibile compassione, o Cristo, ti sei degnato di esser partorito da una pura Vergine in una grotta, salvando me, divenuto spelonca di ladri per le tante trasgressioni.

Firmando la mia perfetta redenzione, o Creatore del mondo, fosti censito per ordine di Cesare con i servi; perciò canto la tua smisurata misericordia della tua compassione, o Sovrano.

O splendido palazzo del Sovrano, santissima Vergine, divina sposa, come sei venuta in una minuscola grotta per partorirvi il Re e Signore, per noi incarnato?

Della santa. Stese le mani.

Con l’anima e lo spirito protesi verso il Dio che può salvare, placasti il bruciore delle caldaie con la grazia del divino Spirito, cantando con fede il cantico dei fanciulli: Benedite, opere tutte, il Signore.

Obbedendo agli ordini del crudele tiranno, gli insensati, o martire, ti gettarono viva nel fuoco di cui loro erano degni, ma la fiamma non ti bruciò perché ti coprì la rugiada del tuo amore per lo Sposo, al quale cantavi.

Stavi in tribunale predicando Cristo Dio immortale che patì crocifissione e uccise l’errore, concedendo la vita eterna ai fedeli che gridano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Theotokìon. Il Signore che fa delle nubi il suo carro, nasce per noi dalla nube Vergine, dileguando la bruma oscura del peccato nell’anima di chi a lui canta: Benedite, opere tutte, il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Della vigilia. Ode 9. Irmòs.

Col morbo della disubbidienza Eva introdusse la maledizione, ma tu, Vergine Madre di Dio, col germoglio del tuo concepimento hai fatto fiorire nel mondo la benedizione. Perciò tutti ti magnifichiamo.

Esultiamo tutti insieme, fedeli, applaudiamo con letizia concordi: ecco, la salvezza di tutti, il Signore si avvicina per essere partorito e salvare tutti i fedeli che celebrano la santa festa del suo Natale.

Prendi salterio e cetra, o santo Davide e canta per noi: Casa di Efrata, rallegrati, poiché colui che il Padre ha generato prima dei secoli è gloriosamente partorito in te, prendendo corpo da una Vergine.

Come pioggia sul vello il Sovrano scese nel tuo grembo, irrigando la terra desolata dalla siccità degli idoli e disseccando il mare dell’errore, Vergine Madre, genitrice di Dio.

Della santa. Da te, Vergine.

Gli angeli ammirarono le lotte per la fede dell’atleta Giuliana, perché in una natura femminile svergognò colui che aveva ucciso nel paradiso la sua progenitrice.

Come atleta eccelsa ti sei intrecciata regolarmente una corona di giustizia calpestando con la tua carne l’incorporeo, riportando vittoria.

Celebriamo te, rondine intellettiva e incorrotta tortora e colomba, che per il martirio possiedi ali dorate e sei volata a Dio trovando riposo.

Sei fiorita come un giglio nelle valli dei martiri, o vittoriosa Giuliana e sei divenuta come una rosa dal profumo verginale, mistica fragranza per il tuo Sposo.

Theotokìon. Portando colui che porta l’universo, o Vergine, tu vieni a partorirlo a Betlemme e deponi nella mangiatoia, come un bambino, colui che vuole richiamare a sé i mortali.

Irmòs. Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che congiunse le nature distinte: perciò, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion della santa.

Vedo il tuo talamo.

La martire, subendo con costanza ogni prova di tormenti, con la tua forza, bramava desiderava il tuo talamo, o Verbo. Per le sue preghiere ti supplico, abbi compassione, come Dio, della mia anima.

Della vigilia. Uguale.

Betlemme, terra di Giuda, prepara le tue entrate: perché viene ora a te la Vergine Madre di Dio per partorire nella grotta, come un mortale, il mio Dio e Signore.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà prosòmia alfabetiche.

Tono pl. 2. Venite, potenze angeliche.

Arriva ora la sapienza creatrice, le nubi profetiche si aprono, la grazia rischiara, la verità è rifulsa, l’oscurità degli enigmi scompare, la porta dell’Eden si apre: danza, Adamo, Dio nostro plasmatore volontariamente si lascia plasmare.

Compiendo gli oracoli e le visioni dei profeti, il Verbo nasce nello spessore della carne e riposa in una mangiatoia per animali: sublime abbassamento! Tremenda economia! Perciò salmeggiamo: Nasce Cristo, Re di Israele.

Per neutralizzare il veleno del peccato e restaurare l’antica immagine, ti incarni, succhi latte e ti avvolgi in fasce, tu che con un cenno riconduci l’universo; perciò a te inneggio, o Verbo, angelo del consiglio paterno, per cui divento immortale.

Senza lasciare il seno paterno, ti mostrasti in braccio alla Vergine; con una stella chiamasti dalla Persia i magi, che ti adorarono come Re e Dio, che con il soffio delle tue labbra annienti gli empi capi delle genti e pascoli il popolo di tuo possesso.

Gloria. Tono pl. 2. Stesso tono.

Il Verbo consustanziale al Padre, impastato con puro sangue verginale, è plasmato e cresce col procedere del tempo, quindi nasce in una grotta: oh, stupore! Ecco che gli angeli applaudono e i mortali cantano: Cristo, re d’Israele, è giunto.

E ora. Uguale.

Sono compiuti gli oracoli dell’indovino Balaàm: quanti stavano a guardare in alto a bocca aperta per le vane ciarle persiane, illuminati dal fulgore di una stella insolita, riconoscono con i loro doni Cristo Dio sovrano, morto per suo volere, sole senza tramonto, che in Betlemme ha preso un corpo.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Già brilla la stella sulla grotta e voi pastori con gli angeli e magi con i doni, preparatevi ad andargli incontro.

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Per compiere gli oracoli dei profeti, nasce a Betlemme il Signore e apre l’Eden ai figli di Adamo.

Stico. Signore, ho udito il tuo annunzio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Profuma, o Betlemme, la santa greppia: perché in te effonde i raggi della sua divinità il Sovrano.

Gloria. E ora. Uguale.

Venite, figli della terra, senza sosta inneggiamo concordi alla Vergine Theotòkos Maria, dalla quale Cristo è partorito.

Quindi il resto come di consueto e la conclusione.

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Mattutino del 20 Dicembre- Memoria del santo ieromartire Ignazio teòforo

20 Dicembre

Memoria del santo ieromartire Ignazio teòforo.

Al Mattutino

Apolytìkion della Vigilia.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Preparati, Betlemme: si è aperto per tutti l’Eden. Preparati, Efrata, perché dalla Vergine è fiorito l’albero della vita nella grotta; davvero il suo grembo è divenuto spirituale paradiso in cui si trova la pianta divina; mangiandone vivremo, non moriremo come Adamo. Cristo nasce per rialzare l’immagine, un tempo caduta.

Gloria. Del santo. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; per questo, insegnando il verbo della verità hai lottato fino al sangue per la fede, ieromartire Ignazio; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Di nuovo: Preparati, Betlemme.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Colui che ha piegato i cieli e abitato in una Vergine avanza nella carne per essere partorito nella grotta di Betlemme, come sta scritto, per mostrarsi come bambino, lui che dona vita ai bambini nel grembo: andiamogli tutti incontro gioiosi, con rettitudine di cuore.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia,

kàthisma, uguale.

Esulta, Sion, prepàrati, Betlemme: colui che tutto in sua mano contiene, inviando la stella, mostra la sua smisurata condiscendenza: poiché realmente nasce, senza mutamento, dalla Vergine, colui davanti al quale tremano le potenze dei cieli, il solo filantropo.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Salmo 50 e i canoni.

Canone Della vigilia. Acròstico: Questi inni della proeòrtia li canta Giuseppe.

Ode l. Tono 1. Irmòs.

Cantiamo tutti un inno di vittoria per i prodigi del nostro Dio, che con braccio potente ha salvato Israele e si è glorificato.

Iniziamo oggi a prefesteggiare la nascita di Cristo, partorito corporalmente dalla Vergine Madre nella grotta di Betlemme per la sua grande compassione.

Ecco avvolto in fasce, come un bimbo sotto i nostri occhi esposto in una mangiatoia, il Dio che precede l’eternità, colui che scioglie dai legami del peccato: Gloria alla sua potenza.

L’Eden si riapre, Signore, poiché nella città di Betlemme la serva Vergine di Dio ti partorisce nella carne. Cantiamo con timore la tua opera di salvezza

Ecco, è compiuta ora, o Santissima, la profezia di Isaia, poiché stai per partorire nella grotta il Figlio atemporale; perciò tutta la terra esulta di gioia.

Canone del santo, poema di Andrea di Creta.

Stesso tono e irmòs.

Splendidamente festeggiando giubiliamo: il martire Ignazio invita santamente la Chiesa di Cristo alla sua inneggiatissima lotta.

La tua gloriosa memoria veneriamo, beato Ignazio e con inni celebriamo la corona che il tuo sacro capo ha ricevuto, o beato in Dio.

Come astro tra i più brillanti della Chiesa, illumini tutti i confini, rischiarando il tramonto e venendo dall’alba.

Imitando Paolo nei pericoli che affrontò in ogni luogo, in catene, martire Ignazio, non smettevi di consolidare le Chiese di Cristo con le tue numerose lettere.

Trinità suprema, unica Divinità, monade trisipostàtica, salva e abbi pietà di chi con fede a te canta: Santo, santo, santo sei tu, Dio Creatore.

Theotokìon. Preparati, paradiso, poiché Efrata si prepara per il Creatore, che sta per esser partorito dalla Vergine nella grotta di Betlemme, per la sua grande compassione.

Della vigilia. Ode 3. Irmòs.

La pietra rifiutata dai costruttori è divenuta testata d’angolo; su questa pietra Cristo rafforza la sua Chiesa, radunata da mezzo alle nazioni.

Preconoscendo dallo Spirito Santo l’incarnazione di Cristo, Isaia ne parla chiaramente: Da una Vergine viene al mondo il Signore come bimbo per rinnovarci e la regalità sta sulle sue spalle.

Già un astro si è levato dalla tribù di Giuda; dei Re l’han riconosciuto e si incamminano dall’Oriente; si affrettano, per vedere Cristo partorito nella carne a Betlemme.

Tutto il creato canti l’inno prefestivo a colui che il Padre generò prima dell’aurora e che sorge ora dalla Vergine, incarnandosi in modo straordinario a Betlemme per grande compassione.

Del santo. Uguale.

Ti rivelasti, o beato, modello della sacra lotta, colonna di pazienza, canone di coraggio, supporto della Chiesa e sostegno della fede, dando l’esempio delle virtù e per le tue sante lotte fosti incoronato da Cristo.

Fosti degno, padre teòforo, di essere chiamato con questo nome: ancora fanciullo, fosti portato come offerta al Signore che disse: Siate per me come uno di questi fanciulli.

Quale luogo non fu santificato dalla tua passione? Dove non fosti conosciuto, o martire? Quale prigione o simile non ti accolse in catene come martire di Cristo? Poiché lo zelo di Dio ti incitava alla lotta.

Come puro frumento del nostro Dio, vado a farmi macinare sotto i denti dei leoni; le fiere spezzino le mie ossa, divorino le mie membra e io sia loro preda per diventare, dicesti, gradito pane agli occhi di Cristo.

Sostenendo santamente l’insolito stadio del martirio, mostrasti un insolito coraggio rispetto a tutti gli avversari, infiammato dal desiderio per l’amore eterno, che accendeva la tua anima come fuoco.

Sempre fervente nello spirito, lo ieromartire gridava con affetto in mezzo ai pericoli: mi unisco a Cristo nella letizia, sono crocifisso con lui; non sono più io che vivo, diceva, vive in me Cristo.

Adoro una sola divinità come principio e fine di tutto ciò che è e sarà, Padre ingenerato, Verbo senza tempo generato e Spirito santo procedente dal Padre.

Theotokìon. Sorga Isaia proclamando: Ecco, la Vergine porta in seno e partorisce in una grotta il nostro Redentore e il nome del bimbo sarà Gesù, Dio con noi, Emmanuele Sabaoth!

Kontàkion Della vigilia. Tono 3.

Oggi la Vergine viene nella grotta per partorire ineffabilmente il Verbo precedente i secoli; danza, terra tutta, resa capace di udire questo; glorifica con gli angeli e i pastori il Dio precedente i secoli, che volle mostrarsi bimbo appena nato.

Ikos

Giungono a compimento i sacri oracoli dei profeti: ecco, la Vergine partorisce Dio nella carne, nella città di Betlemme, dentro una grotta; creazione tutta, accogli questa ricchezza, esulta e danza; il Sovrano di tutti è venuto a vivere con i servi, per liberare dalla tirannide dello straniero noi che eravamo sottomessi alla corruzione e si mostra, fanciullino avvolto in fasce in una mangiatoia, il Dio precedente i secoli, come bimbo appena nato.

Kàthisma del santo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Sorgesti dall’Oriente come astro e coi raggi delle tue parole luminose illumini il mondo disperdendone la tenebra; correndo come Paolo verso un nobile fine, affrontasti i pericoli tra le genti e le città; sotto i denti delle fiere fosti macinato come grano e divenisti pane offerto al tuo Signore; padre teòforo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. Dello stesso. Tono 3. Attonito di fronte.

Ricevuta da Cristo l’imposizione delle mani, hai fatto risplendere la tua sacra veste e veramente raggiunto il martirio desiderato, o teoforo; incitasti infatti le fiere a separarti dal mondo, o glorioso martire imitatore di san Paolo; e come lui a Roma, o padre, degnamente hai compiuto il martirio.

E ora. Della vigilia. Uguale.

Si riempiano di gioia tutti i confini, poiché la Theotòkos sta per partorire il Re dell’universo: prodigio ineffabile! L’infinito inizia, l’incorporeo s’incarna, una grotta riceve colui che regge tutto: esulta Betlemme e tu, creato, danza nel giorno della vigilia.

Della vigilia. Ode 4. Irmòs.

Prevedendo in Spirito, predicasti, profeta Avvacùm, l’incarnazione del Verbo gridando: Quando si avvicineranno gli anni, sarai conosciuto, al tempo fissato ti rivelerai; gloria alla tua potenza, Signore.

Monti e colli con gli alberi della foresta, fiumi, mari e ogni spirito vivente, esultate di gioia, poiché si avvicina la salvezza: dalla Vergine infatti, Cristo Gesù sta per nascere nella città di Betlemme.

Prendi la tua cetra, profeta Davide e canta chiaramente nello Spirito santo: Dalla Vergine è partorito senza confusione colui che prima dell’alba il seno del Padre ha fatto risplendere, il Signore della gloria, Cristo nostro Dio.

Come accoglierà te, Verbo partorito nella carne, una grotta minuscola estremamente semplice? Come sarai avvolto in fasce, tu che cingi il cielo di nubi? E come in una mangiatoia di animali irrazionali giacerai bimbo infante?

Del santo. Uguale.

Santo gerarca, incatenato prigioniero, rischiarasti la terra col lampo delle tue lotte; seguendo infatti il corso del sole, dall’oriente illuminasti il tramonto con i raggi del tuo martirio.

Incatenato come Paolo a belve spirituali, ti recasti a Roma, o martire Ignazio; ma nei tuoi legami non cessasti di sostenere le Chiese e scrivere per incoraggiare in ogni città i gerarchi di Cristo.

Le fauci delle belve siano per me l’immolazione e il loro ventre il mio sepolcro, dicevi, o martire; nulla turbi, nulla infranga la mia risoluzione, poiché vado a farmi macinare come grano, per divenire pane gradito al Signore.

A Cristo desidero appartenere, lui solo amo, sono tutto per lui, dicesti, o martire; corro a lui sui suoi passi; fuoco o spada, tutto sopporto, anche le belve, per incontrarlo.

Con l’anima colma di fervore percorresti lo stadio, valente martire, ferito dal desiderio di Cristo che amavi; respirandolo e seguendolo, sopportasti i più penosi tormenti.

Glorifichiamo, o fedeli, la Triade nella Monade con le nostre voci incessanti gridando: O santa Triade venerata nella Monade e celebrata nella Trinità, gloria a te, Trinità consustanziale.

Theotokìon. Sotto terra, nella grotta, ti degnasti, o nostro Dio, di esser partorito per noi, condividendo la nostra miseria per compassione; e, incarnandoti dalla Vergine, restavi l’unico Figlio per tuo Padre e per tua Madre.

Della vigilia. Ode 5. Irmòs.

Figlio di Dio, donaci la tua pace, non conosciamo altro Dio che te, il tuo nome proclamiamo; tu sei il Dio dei vivi e dei morti.

Con letizia le nuvole piovvero dolcezza: ecco, infatti, già si avvicina il Signore; in una semplice grotta sta per nascere come infante dalla Vergine pura.

Esultate, divini profeti del Signore, poiché nascendo come bimbo, Cristo, la verità, viene a compiere ciò che un tempo la vostra bocca predisse.

Apriti, Eden un tempo per me chiuso, vedendo Cristo che si fa bambino nella carne, volendo essere partorito dalla Vergine nella città di Betlemme.

Del santo. Uguale.

Tale doveva essere per noi il sapiente Sommo Sacerdote, santo, fedele, incontaminato, innocente; così Paolo, gridando, prefigurò la sacra immagine dei tuoi sacri costumi.

Possedendo la cittadella della tua vita come esatta misura ed esempio di fede, ad essa saliamo, o padre, noi amanti della gloria di un tempo.

Imitando l’apostolo Paolo e le sue imprese, ti esponesti come lui a tutti i pericoli, o ieromartire mirabilissimo, aurora dell’oriente, stella dell’occidente.

Condotto prigioniero verso la tua passione, o gerarca Ignazio, prigioniero di Cristo, scrivesti alle Chiese e alle città, consolidandole tutte nella confessione della fede.

Martire e pastore che sei per noi colonna, base e riparo, assicura alla nostra Chiesa una concordia incrollabile, nella confessione cristiana della verità.

Alle tre persone che hanno lo stesso onore, la mia lode e la mia adorazione; glorifico la Trinità indivisa nell’eternità consustanziale.

Theotokìon. Divenendo per te, divina sposa, simile agli uomini, Dio nasce bambino per noi e resta tutto immutato e si mostra Dio fatto uomo nella carne.

Della vigilia. Ode 6. Irmòs.

Imitando Giona, o Sovrano, a te grido: Strappa alla fossa la mia vita; Salvatore del mondo, salvami quando canto; gloria a te.

Sulla terra agli scrutatori degli astri il cielo rivela, con un astro abbagliante, il Re celeste per noi ora partorito nella città di Davide.

Il profeta si esprime chiaramente e grida: esulta e danza, Betlemme, casa di Efrata, in cui il nostro Dio si rivelerà nato dalla Vergine.

La Vergine partorisce nella grotta a Betlemme il Dio, creatore di tutti; avvolgendolo in fasce come un mortale, lo depone nella mangiatoia del bestiame.

Del santo. Uguale.

Amando realmente senza deviare il tuo vero amato, ardente per lui di fuoco spirituale, o martire Ignazio, portavi in te l’acqua viva che ti parlava.

Anche se hai bevuto il calice nuovo di Cristo, sei rimasto tuttavia assetato di morire per vivere e acclamavi: Queste cose per me non sono nulla, di fronte al trovare la vita.

Compiendo il martirio della tua coscienza, non ti bastò vedere gli assalti delle belve, che si slanciavano, non hai temuto mentre stavi per esser macinato come grano dai loro molari.

Ardendo moltissimo per amore di Cristo, correvi, nobile atleta, al fuoco delle prove come verso la rugiada mattutina, per raggiungere colui che amavi realmente.

Per amore di Cristo considerasti nulla le lunghe prove, le strette catene, il fuoco della persecuzione, gli straziamenti subìti a Roma.

Trinità, sovrasostanziale, Monade sommamente buona, Padre, Figlio e santo Spirito, abbi pietà di chi venera il tuo divino potere.

Preparati, Betlemme, con Efrata: colui che è senza madre dal Padre, da una Madre senza padre germoglia, è concepito e generato salvandoci.

Kontàkion del santo.

Tono 3. La Vergine oggi.

Il giorno luminoso delle tue splendide lotte preannunzia a tutti colui che nascerà dalla Vergine: poiché nella tua innamorata sete di godere di lui, ti affrettasti a farti distruggere dalle fiere; per questo sei stato chiamato teòforo, o glorioso Ignazio.

Ikos

Abramo un tempo sacrificò il figlio, prefigurando l’immolazione di colui che tiene in mano l’universo e che ora si affretta a nascere in una grotta: e tu, teòforo, hai offerto in sacrificio tutto te stesso e, divenuto pasto delle belve, sei apparso puro frumento per il tuo Creatore, per rimanere realmente in eterno nei granai celesti e deliziarti del tuo amore: per lui abbandonasti tutto il mondo, o beatissimo e per questo sei stato chiamato teòforo, o glorioso Ignazio.

Sinassario.

Il 20 di questo mese memoria del santo ieromartire Ignazio il Teòforo.

Stichi. Preparasti ai leoni una mensa, o partecipe della mensa mistica. Il venti tra le fauci dei leoni scompare Ignazio.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Filogonio, che da avvocato divenne arcivescovo di Antiochia.

Stichi. Filogonio lascia la legge di questa vita, compiendo la via migliore della legge di Dio.

Il santo neomartire Giovanni, originario dell’isola di Thassos, martirizzato a Costantinopoli nel 1652, ucciso di spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della vigilia. Ode 7. Irmòs.

Nella fornace i fanciulli non furono toccati, né intimoriti dal fuoco e tutti e tre a una sola voce ti benedicevano, Signore, dicendo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Predicendo l’avvento nella carne di Cristo, il profeta Geremia gridò: Sulla terra Dio si mostra in un corpo, apre il cammino della conoscenza nascendo da una Madre a Betlemme.

Ecco, germogliato dalla radice di Iesse, il ramoscello che porta come fiore Cristo; su colui che oggi nasce nella grotta sta lo spirito di intelligenza, di consiglio e di conoscenza di Dio

Ascoltiamo le sacre parole: Per noi come un bambino nasce il Signore; la sovranità è sulle sue spalle, è chiamato angelo del gran consiglio del Padre, Cristo e principe della pace.

Del santo. Uguale.

Non avevi più il fuoco delle passioni carnali, ma in te l’acqua viva che ti chiamava e diceva, o Ignazio: Andiamo lassù, verso il Padre, nella fede; un’acqua zampillante che da questa vita ci trascina con essa alla vita.

Che i denti delle belve siano per me la spada o i coltelli della mia immolazione; che il mio sepolcro sia il ventre dei leoni e che prima della loro corruzione il fuoco si impadronisca dei miei resti carnali!

Non amo la vita corporea, desiderando vivere nello spirito; la mia vita è Cristo, amore divino, è lui che amo, a lui vado e la mia aspirazione è trovarlo.

Dolce per me sarà la morte, piacevole il dolore dei tormenti; benvenute le bestie e il fuoco sarà per me come una rugiada, se vi trovo la vita e mi affretto a morire per vivere con Cristo.

Cantiamo un inno alla Trinità, glorificando il Padre, il Figlio e il santo Spirito, unico Dio che tre volte celebriamo, cantando: Santo, santo, santo il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Colui che un tempo annunziarono le profezie, eccolo vicino: è il bambino concepito dalla Vergine; Adamo si rallegra, la progenitrice è liberata dai dolori, anche Davide esulta come avo di Maria.

Della vigilia. Ode 8. Irmòs.

Il Signore e Creatore che gli angeli in cielo servono con timore e tremore, sacerdoti inneggiate, fanciulli, glorificate, popoli, benedite ed esaltate per tutti i secoli.

Il Signore viene tra i suoi con insolito parto; accogliamolo, perché il bambino, nato nella grotta, di nuovo dopo l’esilio ci fa gustare le delizie del paradiso.

Ecco, è giunto il nostro richiamo, facciamo subito risuonare canti gaudiosi e cantiamo melodie prefestive a colui che viene contenuto in una minuscola grotta.

Ecco, compie il suo giuramento il Signore, dandoci dal seme di Davide la propria Madre, la Vergine e ne nasce a sua volta secondo la carne, partorito nella città di Betlemme in modo straordinario.

Del santo. Uguale.

Sia inneggiato Ignazio, il grande sacerdote, doppiamente incoronato come martire e pastore; avendo lottato per amore di Dio e desiderando essere amato, non rifiutò di patire.

Desiderando bere dopo Cristo al calice della sua passione, prigioniero sei corso nello stadio, o martire, gridando senza sosta: Ho sete dell’amore di Cristo nei secoli.

Sulle vie della fede percorrevi generosamente la terra come il sole da un capo all’altro del cielo; ed essendoti coricato, senza declino, dalla terra verso Cristo, risplendi con lui di luce immortale.

Incatenato hai percorso la terra profumando con le tue lotte noi che ci viviamo; anche ora dopo la tua fine, come giglio del campo, come giglio della valle, ci profumi.

Monade in essenza sia inneggiata la Trinità in tre ipòstasi, sia onorata la Monade come una per natura, ma tre per le ipòstasi, non divisa, né confusa.

Theotokìon. In Giacobbe è sorta la stella, Cristo e i magi corrono insieme per inneggiare, onorare e venerare nella città di Betlemme il parto del grembo della pura Theotòkos.

Della vigilia. Ode 9. Irmòs.

L’inestinguibile fonte vivificante, la lucerna luminosa della grazia, il tempio santo, la dimora aurea, la più vasta del cielo e della terra, la Theotòkos, noi fedeli, magnifichiamo.

Trasaliamo di gioia con i patriarchi, con tutti i giusti e i santi profeti, poiché la Vergine partorisce ora nella città di Davide il Signore Gesù, redenzione, luce, vita, salvezza.

Già si sono aperti i propilei del Verbo nella sua divina incarnazione; si rallegrino i cieli, gli angeli esultino e alla loro gioia si uniscano sulla terra nello spirito gli uomini, con i magi e i pastori.

Come vaso spirituale, come inesauribile profumo, la Vergine porta Cristo e procede nello Spirito per effonderlo nella grotta di Betlemme, affinché le nostre anime siano colmate della sua fragranza.

Del santo. Uguale.

Il teòforo ci ha ricevuti al suo banchetto, presentandoci le sue sacre lotte. Venite, amici dei martiri, cogliendo mistici fiori di deliziosi canti, incoroniamo le loro teste.

La tua sacra stola, o sacratissimo, hai reso ancor più sacra con le tue lotte, perciò, ricevendo doppia corona, inneggi con i martiri e con i pastori, o ieromartire di Cristo, nostro Dio.

Sono puro frumento del nostro Dio, dicevi e sarò frantumato sotto i denti delle fiere per divenire pane purissimo consacrato al Signore, mio amato, il cui amore bandisce il timore della morte.

Disprezzando le cose terrene per servire i misteri superni, come sacerdote e vittima insieme, o Ignazio, sacrifichi nel martirio te stesso come culto senza macchia, preparandoti con le belve e il fuoco.

Il ventre dei leoni ti servì da tomba, ma ora in Sion riposi e vivi nel santo Spirito rinnovatore e vivificante, regnando con Cristo in cielo e godendo della sua bellezza.

Rifulgendo di luce inaccessibile e dimorando ora negli atri celesti presso Dio, tuo Creatore, non smettere di supplicare ininterrottamente, o sacro Ignazio, perché il tuo gregge ottenga la stessa sorte.

La luce oltre il principio, la nostra vita, il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, la Trinità semplice, uguale natura e pari onore in tre ipòstasi e una divinità sia sempre sovraessenzialmente teologizzata.

Theotokìon. Salve, pura città animata di Dio, in cui il nostro Dio si è compiaciuto di risiede poiché senza lasciare il cielo, è sceso come pioggia in te, Genitrice di Dio e nasce fanciullo nella città di Betlemme.

Exapostilarion della vigilia.

Ci ha visitati dall’alto.

Preparati, Betlemme, stai pronta, grotta e tu, mangiatoia, accogli il Dio incircoscrivibile, in carne circoscritto: viene infatti per esser partorito, nel suo beneplacito.

Del santo. Con i discepoli.

Sono frumento del Dio Salvatore, dicevi, o Ignazio teoforo e bisogna che sia macinato dai denti delle fiere per apparire dolce e puro pane davanti alla Trinità; stando ora accanto ad essa, o sapientissimo, ricordati di quanti festeggiano la tua luminosa memoria, o ieromartire.

Un altro. Udite, donne.

Come arso dal desiderio dell’amore del tuo Signore gridasti: Cristo, mio amore fu volontariamente crocifisso, perciò sono assetato di sete e innamorato d’amore, desiderando partecipare alla sua passione e al suo regno.

Della vigilia, uguale.

Con fede offriamo ora i canti prefestivi del Natale: viene infatti a Betlemme per esser partorito come mortale da una Vergine ed esser visto bambino avvolto in fasce Cristo, che precede i secoli.

Alle lodi sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia alfabetiche.

Poema di Romano il Melode.

Tono pl. 2. Autòmelo.

Potenze angeliche, genti di Betlemme, preparate la greppia, poiché il Verbo nasce, la sapienza arriva; accogli l’abbraccio, o Chiesa, nella gioia della Madre di Dio; popoli, diciamo: Benedetto colui che viene. O nostro Dio, gloria a te (2).

Sorge nella grotta la stella di Giacobbe: venite, celebriamo anche noi la vigilia accorrendo con i magi, venendo con i pastori, contempliamo Dio nelle fasce, contempliamo la Vergine che allatta, tremenda visione! Cristo, Re d’Israele, nasce.

Monti, stillate dolcezza, poiché ecco, viene Dio; genti sottomettetevi, profeti e patriarchi esultate, uomini danzate divinamente: Cristo, grande e potente principe viene generato, il Re dei cieli nasce sulla terra.

Arriva il Creatore rialzando da terra i mortali, restaurando l’icona del re; gioite, potenze superne, inneggiate: il muro di separazione è abbattuto, ecco l’atteso è giunto, poiché Dio diventa mortale, Cristo, Re d’Israele, nasce.

Venite, fedeli, andiamo incontro al Creatore che viene sulla terra, sorgendo da una Vergine; splendiamo di purezza, sfolgoriamo di virtù, prepariamoci con gioia e tremore a vedere con gli occhi dell’intelletto Cristo fatto bambino, che per bontà somma divinizza noi mortali.

Gloria. Uguale.

Cristo è vicino: preparati, Betlemme, già risplende la salvezza delle genti: disponi la mangiatoia, raduna i pastori, chiama i magi dalla Persia; le schiere degli intelletti incorporei acclamano: Giunge Cristo, il Re dei cieli.

E ora. Uguale.

Fuoco di gelosia ti divorerà, o stolto, veramente sviato, calunniatore della Legge: ecco infatti, come aveva detto Isaia, la Vergine ha concepito in grembo e deporrà il Re nella mangiatoia: perciò verranno meno tutti i re della tribù di Giuda.

Allo stico.

Stichirà idiòmela. Tono 4.

Betlemme, prepàrati, inneggia, città di Sion; esulta, deserto che hai attirato la gioia: la stella avanza per indicare Cristo, che sta per nascere a Betlemme; una grotta accoglie l’assolutamente incontenibile ed è apprestata una mangiatoia per ricevere la vita eterna; a lui tutti cantiamo e gridiamo: Salva le nostre anime, o Gesù Dio, incarnato per noi.

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Cristo, nostro Dio che viene manifestamente, verrà e non tarderà: apparirà dalla sposa ignara di nozze e riposerà poi in una grotta; e tu mangiatoia degli animali irrazionali, ricevi colui che il cielo non può contenere e che in te sarà avvolto in fasce, lui che ci scioglie con la parola dall’irrazionalità; la stella indica il luogo, i magi adorano, vedendo il tremendo prodigio e gli angeli cantano, contemplando sulla terra la redenzione della nostra stirpe.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Danza, Isaia, accogli il Verbo di Dio: profetizza alla Vergine Maria che il roveto arderà, ma non sarà consumato dal fuoco, dal fulgore della Divinità; preparati, Betlemme, Eden, apri la porta; e voi magi venite a vedere la salvezza avvolta in fasce in una greppia: una stella sopra la grotta ha indicato il Signore datore di vita, Salvatore della stirpe umana.

Gloria. Del santo. Tono 1. Dello Studita.

Colonna animata e icona vivente, la tua festa annuale è giunta, o Ignazio teoforo e ci annunzia le tue mistiche dottrine e i tuoi eroismi: la tua resistenza fino al sangue per la fede e quella tua beata e celebre parola: Frumento di Dio io sono e dai denti delle belve vengo macinato. Divenuto dunque imitatore della passione di Cristo, intercedi per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Della vigilia. Tono pl. 2. Di Byzas.

Prepàrati, grotta, perché viene l’Agnella, portando in seno Cristo; ricevi, greppia, colui che con il verbo ha sciolto noi terrestri dall’agire irrazionale; pastori che pernottate nei campi, testimoniate il tremendo prodigio e voi, magi dalla Persia, offrite al Re oro, incenso e mirra: perché è apparso il Signore dalla Vergine Madre; inchinandosi a lui come serva, la Madre lo ha adorato, dicendo a colui che portava fra le braccia: Come sei stato seminato in me? O come sei stato generato in me, mio Redentore e Dio?

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 19 Dicembre- Memoria del santo martire Bonifacio

19 Dicembre

Memoria del santo martire Bonifacio.

Al Mattutino

I canoni dall’Oktòichos e questo del santo. Acròstico: Con fede ti canto, o martire radioso. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Tu che, generato dalla Vergine, sommergesti gli ufficiali superiori, ti supplico, sommergi la trirema dell’anima nell’abisso dell’impassibilità, affinché nella mortificazione del corpo col timpano a te canti un inno di vittoria.

Imitando con pensiero zelante gli agoni dei valorosi atleti, lottasti strenuamente e uccidesti il serpente con le tue vivificanti lotte, o sacro Bonifacio, compagno degli angeli.

Vedendo sulla terra l’inganno del nemico davvero diffuso, o nobile atleta, con animo incrollabile entrasti nello stadio, accendendo l’anima con l’amore divinissimo, o felicissimo.

Illuminato da divina sapienza, o beato, confutasti gli stolti empi annunziando Cristo che volle apparire fatto simile allo spessore del corpo, o martire Bonifacio dalle molte lotte.

Theotokìon. Il monte di Dio previsto da Daniele, la dimora spirituale, la venerabile lapide, la santificazione della gloria, la mensa che ha contenuto il pane divino, la santa Vergine inneggiamo con canti.

Ode 3. Irmòs.

Poiché la sterile Chiesa delle genti ha partorito e la sinagoga dai molti figli è sfiorita, gridiamo al nostro prodigioso Dio: Santo sei tu, Signore.

Come bramosa di libertà superna, o glorioso, ti liberai dal giogo della servitù imitando la santa passione di colui che per compassione si fece servo, o insigne.

Rivelandoti superiore ai pensieri carnali, raccolto nella mutazione divina, sopportavi lieto di essere assalito da tutti i mendicanti, o martire Bonifacio.

Rinnegasti te stesso e ti presentasti agli agoni e alle lotte contro i nemici tenendo l’arma della croce e divenendo vincitore, sei stato glorificato, o martire Bonifacio.

Theotokìon. Dio sovraessenziale svuotò se stesso senza svuotare nel tuo grembo il seno paterno e divenne tuo Figlio per salvare l’umanità, o purissima.

Irmòs. Poiché la sterile Chiesa delle genti ha partorito e la sinagoga dai molti figli è sfiorita, gridiamo al nostro prodigioso Dio: Santo sei tu, Signore.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Onorando Dio, da lui fosti onorato, o beato ornamento dei martiri Bonifacio, perciò ti ha ornato con una corona di gloria divina; per questo oggi festeggiando oggi la tua santissima memoria ti chiediamo di pregare il Signore per noi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Per il divino Spirito, purissima Vergine, hai contenuto e senza corruzione partorito il Creatore e Dio e plasmatore di tutto; glorificandolo ti inneggiamo, o Vergine, come palazzo del Re della gloria e redenzione del mondo.

Oppure stavrotheotokìon.

E a te, pura e castissima Vergine, davvero una spada trapassò il cuore come vedesti tuo Figlio sollevato sulla croce, o Maria, purissima e benedetta, rifugio e muro dei peccatori e sostegno del mondo.

Ode 4. Irmòs.

Per amore della tua immagine stavi in croce e stupirono le genti, poiché tu, filantropo, sei mio forza e mio inno.

Proclamando beata la resistenza degli atleti per l’imitazione della venerabile passione, ad essi ti sei assimilato, o beatissimo martire divinamente assennato.

Emulando con fede i divini martiri, o felicissimo, hai consegnato te stesso come carico preziosissimo a colei che lo desiderava, o ispirato da Dio.

Saggiato come oro nel crogiuolo dei tormenti, ti rivelasti lucentissimo, portando il marchio della passione del Creatore.

Theotokìon. Constatando sigillata la verginità dopo il parto, o fanciulla, magnificavi con fede il Verbo indicibilmente generato dal tuo grembo.

Ode 5. Irmòs.

Fa’scendere su di noi, Signore, la tua illuminazione e dissolvi la bruma delle nostre colpe, o buono, donando la tua pace dall’alto.

Come stella luminosa sei sorto dalle regioni occidentali e addentrandoti strenuamente nella lotta, di nuovo sei sorto sull’occidente illuminando i confini.

Lottasti da martire sopportando uncini e aculei metallici, spuntando per grazia tutte le punte del maligno.

Vennero meno tutte le macchinazioni del nemico contro di te, o ispirato da Dio: e infatti con tensione inflessibile verso Dio subisti il supplizio della carne come un incorporeo.

Theotokìon. Grido a te, Vergine: lava da ogni macchia la mia anima e salvami, tu che sulla terra hai dato un corpo al vero Dio Salvatore.

Ode 6. Irmòs.

Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridò dall’interno del cetaceo: scampami dalla corruzione, o Gesù, Re delle potenze.

Per le ferite che piagarono la tua carne, piagasti gli atei malati di ignoranza e ti rivelasti medico degli infermi, o atleta Bonifacio.

Innalzandoti verso Dio con l’offerta degli agoni, o beato, abbattesti i nemici invisibili e divenisti aiuto dei disperati, o atleta.

Trascinato a terra come pietra preziosissima, o teoforo, abbattesti la fortezza dell’errore e sostenesti maggiormente con la fede i cuori dei fedeli.

Theotokìon. Il roveto ardente un tempo raffigurava te, illustrissima, che non bruciasti affatto, o purissima; e infatti come quello, tu non ti bruciasti dando un corpo a Dio.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridò dall’interno del cetaceo: scampami dalla corruzione, o Gesù, Re delle potenze.

Kontakion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Hai volontariamente offerto te stesso come vittima pura a colui che per te sta per nascere dalla Vergine, o santo, o sapiente Bonifacio incoronato.

Ikos.

Come la stella d’oriente ha condotto i magi dalla Persia, così il cenno divino ha condotto te dall’occidente, o uomo di mente divina, per adorare Cristo, che si è compiaciuto di nascere in una grotta, come Re di tutto il creato e a lui offrire doni: fede, carità e speranza, come incenso, mirra e oro. Tu dunque ti sei offerto tutto a lui come dono senza macchia, gridando ed esclamando con coraggio al giudice tiranno: io sono servo del mio Cristo, o sapiente Bonifacio incoronato.

Sinassario.

Il 19 di questo mese memoria del santo martire Bonifacio.

Stichi. Cercando ossa di martiri, Bonifacio trovò se stesso martire, uccisa dalla spada. Il diciannove Bonifacio fu decapitato.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Elia, Probo e Aris.

Stichi. Venendo decapitato dalla spada, Probo con zelo imita te, martire Elia. Aris entrò nella fornace con aria marziale e la sua fede ardente era la sua armatura.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Timoteo e Polieuto.

Stichi. Quali onori tributeremo al valente Timoteo, che nel fuoco ha trovato una fine così onorabile? A Cesarea Polieuto, per amore non finto, entrando nel fuoco trovò la fine sospirata.

Lo stesso girono memoria dei santi martiri Eutichio e Tessalonìki e di duecento uomini e settanta donne uccisi dalla spada con loro.

Stichi. Con Eutichio muori di spada, o Tessalonìki, riportando vittoria. Settanta donne e venti decine di uomini vi hanno seguito senza paura nel supplizio.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Gregenzio, vescovo d’Etiopia.

Stichi. Lasciando ogni legame carnale, raggiungi il luogo in cui la carne non fa sentire le sue esigenze, o Gregenzio.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I figli di Abramo un tempo a Babilonia calpestarono la fiamma della fornace, acclamando con inni: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Non avendo piegato il ginocchio agli idoli, fosti gettato nella fornace veramente più grande, nella quale, o martire, fosti refrigerato mentre gridavi: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Cercando di sciogliere la forza della tua confessione di fede, il seduttore versa crudelmente nei tuoi visceri piombo fuso, ma viene pubblicamente umiliato.

Offrendo con zelo la tua testa alla decapitazione, tagliasti il capo dell’astutissimo malvagio nemico con la spada del tuo valore, o martire di Cristo divinamente ispirato.

Theotokìon. Perché possa inneggiarti con voci sante, o Fanciulla, scampami con le tue preghiere da passioni, pericoli e afflizioni e pensieri maligni che cercano di farmi del male.

Ode 8. Irmòs.

Redentore di tutti, Onnipotente, scendendo refrigerasti i pii in mezzo alla fiamma e insegnasti a cantare: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Operando convenientemente la tua salvezza, mentre cerchi le reliquie dei martiri Cristo ti rafforza per diventare ciò con fede cerchi, o Bonifacio.

A una beata signora fosti dato come tesoro beato, o beato; arricchito da esso ella cantava con cuore lieto: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Con impegno un’illustre donna innalzò un sacratissimo tempio nel quale depose te, che eri divenuto tempio della Trinità divina, o atleta di Cristo Bonifacio.

Tu che sei morto per amore del Creatore, con la tua vivificante intercessione risani quanti, caduti nella morte delle passioni, gridano: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Theotokìon. Scendendo in te, pure, come lui sa, colui che è oltre Dio, si è incarnato e ha divinizzato i mortali che cantano, o Vergine: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Irmòs. Redentore di tutti, Onnipotente, scendendo refrigerasti i pii in mezzo alla fiamma e insegnasti a cantare: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Ode 9. Irmòs.

Col morbo della disubbidienza Eva introdusse la maledizione, ma tu, Vergine Madre di Dio, col germoglio del tuo concepimento fioristi nel mondo la benedizione. Perciò tutti ti magnifichiamo.

Sapendoti carico sacro, l’insigne si allietò gridando: Ti ho inviato come servo e ti ricevo come vero signore, o beato, che mi hai liberato dalla schiavitù del male con le tue preghiere gradite al Signore.

Come un giglio nella valle dei martiri sei fiorito, o Bonifacio, elevandoti come una palma, come cedro profumato, come un cipresso scelto per profumare le anime dei fedeli.

La tua memoria, o atleta, è sorta oggi come un sole che illumina i tuoi cantori e dissolve la bruma delle passioni con lo splendore dei tuoi divini carismi, o martire santo e ammirabile.

Come un sole che sorge dall’occidente e giunge alla città dell’oriente, per trovarvi il martirio, sei sorto di nuovo per una vita meravigliosa e sei giunto all’illustre Roma, cingendola con le tue suppliche.

Theotokìon. Con la tua luce, purissima, rischiara me, trattenuto dalla tenebra del peccato, o Theotòkos e dammi di camminare nel giorno dei tuoi divini precetti, o divina sposa, affinché t’inneggi, o inneggiatissima.

Irmòs. Col morbo della disubbidienza Eva introdusse la maledizione, ma tu, Vergine Madre di Dio, col germoglio del tuo concepimento fioristi nel mondo la benedizione. Perciò tutti ti magnifichiamo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 18 Dicembre- Memoria del santo martire Sebastiano e compagni

18 Dicembre

Memoria del santo martire Sebastiano e compagni.

Al Mattutino

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo del martire. Acròstico: Ti offro sobriamente divina venerazione, o martire. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

La tua destra vittoriosa, magnifica nella sua forza, si è glorificata, poiché per la tua potenza, Signore immortale, ha schiacciato i nemici aprendo agli israeliti una nuova via nelle profondità del mare.

Reso splendente dai divini fulgori dell’augusta Trinità, o illustre, con le tue suppliche rendi partecipi della luce quanti con fede onorano la tua luminosa e sacra festa.

Con pensiero illuminato e atto a ricevere illuminazioni pure, come intelligente e saggio, bramavi realmente solo Colui che è, o martire atleta e l’hai ottenuto con la fede.

Col sudore realmente divino oscurasti i pensieri carnali, col sangue della lotta prosciugasti i torrenti fangosi del politeismo, o grande lottatore, martire sapiente in Dio.

Per la grazia dello Spirito Santo abbattesti ogni pensiero dei persecutori con i tuoi divini insegnamenti, portando al Creatore una moltitudine di atleti; prega con loro per la nostra salvezza.

Theotokìon. Concepisti come bimbo il Figlio inteso uno col Padre anteriore ai secoli, rinnovando le leggi di natura con il tuo parto venerabile, oltre natura e divina, pura Madre, Vergine senza macchia.

Ode 3. Irmòs.

Tu che solo conosci la debolezza della sostanza dei mortali e per compassione ti sei ad essa conformato, cingimi di potenza dall’alto, affinché a te acclami: santo il tempio vivente della tua inesprimibile gloria, o filantropo.

Guidando un nobile esercito munito delle armi della divina fede, o martire invitto, abbattesti gli schieramenti del nemico e tutti i misfatti dei tiranni col potere dello Spirito.

Con i piedi fondati sulla pietra intellettiva del tuo cuore, con animo pio, o grande lottatore martire, non fosti sconvolto dalle macchinazioni del serpente insidioso, ma divenisti per tutti sostegno di pietà nello Spirito.

Legato e steso sul legno sopportasti le trafitture violenti delle frecce, o martire glorioso e col divino potere di Dio ti mostrasti di nuovo tutto illeso, svergognando le macchinazioni del nemico.

Theotokìon. Ti sei rivelata santuario intellettivo e dimora pura di colui che santifica tutto, o Purissima, poiché da te apparve il Dio incarnato e conosciuto nel mondo in duplice natura e unica ipòstasi, o Sposa di Dio.

Irmòs. Tu che solo conosci la debolezza della sostanza dei mortali e per compassione ti sei ad essa conformato, cingimi di potenza dall’alto, affinché a te acclami: santo il tempio vivente della tua inesprimibile gloria, o filantropo.

Kàthisma. Tono 1.

I soldati a guardia.

Con una vita luminosa e parola risplendente attirasti sacramente alla pietà gruppi di fedeli con cui lottasti esultando, sopportando ogni cattiveria da parte dei tiranni, perciò oggi, celebrando la tua santissima memoria, ti inneggiamo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Maria, augusta dimora del Sovrano, facci risorgere dall’abisso della tremenda disperazione, di colpe e tribolazioni in cui siamo caduti, perché tu sei salvezza, soccorso e forte protezione dei peccatori e salvi i tuoi servi.

Oppure stavrotheotokìon.

O tremendo prodigio! O straordinario mistero! Così gridava la Vergine pura e incorrotta vedendoti steso nella croce, o Signore. Come sei condannato alla croce come colpevole da giudici fuorilegge, o Giudice incorruttibile e Verbo!

Ode 4. Irmòs.

Con occhi preveggenti Avvacùm ti contemplava come montagna adombrata dalla divina grazia e preannunziava che da te sarebbe uscito per salvarci e riplasmarci il Santo d’Israele.

Il Signore ti ha donato forza di vincere il nemico con la debolezza della carne, o Tiburzio, poiché entrasti con coraggio nel fuoco ardente, o fortissimo martire e ricevesti la rugiada celeste.

Ti sei unito ai liturghi superni come liturgo di Cristo, o Tiburzio e hai innalzato sacrifici puri nello spirito, o sacerdote, gloria e vanto dei martiri, perciò con gioia ti onoriamo.

Sospeso in verticale e dilaniato con aculei e accerchiato dalla furia delle torture violente e seppellito nella fossa e ricevendo in essa la divina fine, Càstulo dal nobile sentire esultava.

Compiendo guarigioni nello Spirito Santo per l’illuminazione di quanti ti guardavano piamente, o beato, predicavi divinamente la salvezza ai popoli, o Sebastiano e terminasti il cammino col martirio.

Theotokìon. Solo tu, Sovrana sei stata scelta dal Dio sovrasostanziale fra tutte le stirpi, o purissima Madre di Dio e il Plasmatore dell’esistenza umana prese sostanza divenendo uomo per noi.

Ode 5. Irmòs.

Tu che illuminasti i confini del mondo col fulgore del tuo avvento, o Cristo e con la tua croce li rischiarasti, illumina con la luce della tua divina conoscenza i cuori di chi in modo ortodosso ti canta.

Le tue vie e i tuoi sentieri diretti solo verso il Signore scansavano la strada impraticabile dei nemici e sono divenute per molti via retta e serena, o veneratissimo martire di Cristo.

Marcellino e Marco espongono con grandissima sapienza davanti al tribunale la venuta salvifica di Cristo e legati entrambi con i piedi inchiodati da aculei, sono glorificati come martiri.

Raffigurando con fermezza la passione di colui che ha ucciso le nostre passioni, Marcellino e Marco sono sacrificati con la lancia e incoronati si uniscono ai cori degli atleti.

Theotokìon. O purissima, nube luminosissima del Sole, con le tue preghiere allontana le nubi della mia anima e illumina il mio intelletto oscurato dalla negligenza, affinché ti inneggi, o lodatissima.

Ode 6. Irmòs.

Ci ha avvolti l’abisso più profondo e non c’è chi ci salvi: come pecore da macello siamo stati considerati. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, perché tu sei la forza dei deboli.

Con la fermezza del tuo illustrissimo intelletto, non ti mostrasti sottomesso quando ti colpivano senza pietà con bastoni ed eri trafitto da tante frecce, perciò sei stato trasferito esultante alla luce senza tramonto, o martire.

Cristo ti fortificava quando lottavi e ti opponevi ai demòni ed eri sottoposto alle torture violente, o Sebastiano, martire invitto e lo vedevi con gli occhi del cuore.

Sapientissimamente con le tue ferme parole rimuovesti l’inganno, abbattesti i culti dei nemici, distruggesti i templi degli idoli e sollevasti te stesso come tempio del divino Spirito.

Theotokìon. Hai rinnovato la nostra essenza corrotta dalla trasgressione, generando colui che ha rinnovato tutto solo per divino volere, o benedetta fra le donne, piena di grazia divina.

Irmòs. Ci ha avvolti l’abisso più profondo e non c’è chi ci salvi: come pecore da macello siamo stati considerati. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, perché tu sei la forza dei deboli.

Sinassario.

Il 18 di questo mese memoria del santo martire Sebastiano e dei suoi compagni Zoì, Tranquillino, Nicostrato, Claudio, Castoro, Tiburzio, Càstulo, Marcellino e Marco.

Stichi. Disprezzando i cultori dell’errore, Sebastiano viene colpito nella carne. Il diciotto Sebastiano venne bastonato. Zoì fu appesa per i capelli, soffocata dal fumo lascia questa vita. Sì, gettate inutilmente su di me di continuo pietre, gridava dal cuore Tranquillino. E dei compagni di Claudio ecco il posto: lo stesso burrone che li accolse, li portò in cielo. Decapitarono il divino Tiburzio perché gridò: O Verbo di Dio! Gettarono Càstulo nel baratro della perdizione, ma fu tratto dalle profondità della terra come non fosse accaduto nulla. Come lance scagliate colpiste i cuori dei nemici, o Marco e Marcellino.

Lo stesso giorno memoria di sant’Eubioto, martire.

Stichi. Lottò fino al sangue Eubioto, ma trovò riposo nella vita senza sangue.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Floro, vescovo di Aminsò.

Stichi. Per osservare l’antica sentenza Floro ritorna alla terra: era terra infatti e straniero.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Focà ed Ermilo, uccisi dalla spada.

Stichi. Io per primo sarò decapitato, disse Ermilo. No, Focà per primo,disse lo stesso Focà.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Zaccheo, diacono e Alfio, lettore, che lottarono in Cesarea.

Lo stesso giorno memoria della santa taumaturga Sofia e l’inaugurazione della venerabile chiesa della santissima Madre di Dio di Calcopràtia.

E memoria del beato nostro padre Michele Sincello, confessore.

Stichi. Straordinario non è morire, ma vivere morendo, perciò degnamente vivi.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli ti contempliamo, o Theotòkos, come spirituale fornace: come salvò i tre fanciulli, così colui che è sovresaltato ha interamente riplasmato me, l’uomo, nel tuo grembo, lui, il Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Rinvigoriti dalla tua forte potenza, o Cristo, i tuoi atleti misero in fuga il nemico, calpestarono l’inganno, diedero i corpi alle torture, cantando: o Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Lottando bene, Marcellino e il nobile Marco e Tiburzio, il sapientissimo Càstulo, martiri atleti illuminati da Dio, si trasferirono nel cielo, inneggiando al Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Salisti nel fuoco con coraggio come i fanciulli, o atleta Tiburzio, ricevendo spiritualmente dall’alto la rugiada dello Spirito e cantando con grande armonia: o Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Appesa come un’agnella, o gloriosa, legasti le mani del nemico con le corde delle fatiche del tuo martirio, o lodatissima e sei viva dopo la morte, o martire Zoì, cantando: o Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Theotokìon. Ti chiamiamo, o Pura, calice d’oro, santissima mensa del divino pane della vita, luogo di santificazione, trono dell’Altissimo in cui ha riposato il Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace come in crogiuolo, i fanciulli d’Israele splendevano più tersi dell’oro per la bellezza della loro pietà e cantavano: Benedite, opere tutte il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Volendo essere morto per il mondo e per tutti ciò che è del mondo, sei stato ritenuto realmente degno della vita futura, o sempre venerabile, gridando con tutto il cuore: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore e glorificatelo per tutti i secoli.

Gli iniqui ti posero crudelmente nella fossa profondissima seppellendoti, o illustre Càstulo e uccisero te, che cantavi chiaramente: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore e glorificatelo per tutti i secoli.

Come eponimo di essa, hai ottenuto la vita beata, poiché con il violentissimo strangolamento lasciasti la vita mortale, cantando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore e glorificatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Ti sei abbellita avendo generato il Sovrano bello e Dio, che illumina i mortali con bellezza divina, perciò cantiamo: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore e glorificatelo per tutti i secoli.

Irmòs. Nella fornace, come in crogiuolo, i fanciulli d’Israele splendevano più tersi dell’oro per la bellezza della loro pietà e cantavano: Benedite, opere tutte il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Il roveto ardente che non si consumava ci mostrò una figura del tuo parto puro. Estingui ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di noi, affinché senza sosta, o Theotòkos, noi ti magnifichiamo.

Per essere reso degno della luce divina, della gloria eterna e dello splendore, o ammirabile Sebastiano, sopportasti con coraggio le torture, le pene, la morte, perciò tutti ti diciamo beato.

Tra i compagni di lotta, o martire, ti rivelasti un sole in mezzo agli astri e ora il divino firmamento della Chiesa è illuminato dai sacratissimi splendori delle sacre lotte e dilegua ogni audacia del diavolo.

Amando Cristo, Tiburzio e Marcellino, Marco, Zoì e Càstulo lottano con Sebastiano, guida di senno divino e ricevono le stesse corone di vittoria, pregando sempre per noi.

Il divino coro inseparabile dei martiri è stato innalzato per abitare in dimore luminose e perlustrano i cieli esultando, invocando sempre il Filantropo per tutti noi, che in ogni tempo li diciamo beati.

Theotokìon. Le schiere spirituali tremano vedendo il divino splendore del Padre, poiché è ineffabilmente tenuto fra le tue braccia e assomiglia a te, per divinizzare i mortali, o Vergine Madre senza nozze.

Irmòs. Il roveto ardente che non si consumava ci mostrò una figura del tuo parto puro. Estingui ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di noi, affinché senza sosta, o Theotòkos, noi ti magnifichiamo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 17 Dicembre- Memoria del santo profeta Daniele e dei tre santi fanciulli, Anania, Azaria e Misaele e del nostro padre tra i santi Dionigi, arcivescovo di Egina, il taumaturgo

17 Dicembre

Memoria del santo profeta Daniele e dei tre santi fanciulli, Anania, Azaria e Misaele e del nostro nuovo padre tra i santi Dionigi, arcivescovo di Egina, il taumaturgo dell’isola di Zacinto.

Al Mattutino.

Apolytìkion dei padri. Tono 2.

Grandi le opere della fede! Nella sorgente del fuoco come presso acqua di sollievo esultavano i tre santi fanciulli; e il profeta Daniele si mostrava pastore di leoni come di pecore. Per le loro suppliche, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Gloria. Del santo. Tono 1. Sigillata la pietra.

Il figlio di Zacinto e pastore di Egina, il protettore del monastero di Strofade, Dionigi, celebriamo, fedeli tutti a una sola voce a lui gridando con forza: per le tue preghiere salva quelli che celebrano la tua memoria e ti acclamano: Gloria a Cristo che ti ha glorificato; gloria a colui che ti ha reso un prodigio; gloria a colui che ti ha donato a noi come insonne intercessore.

E ora. Theotokìon (uno dei seguenti). Tono 2.

Trascendono il pensiero tutti i tuoi misteri, tutti sono più che gloriosi, Madre di Dio; nel sigillo della purezza, custodita nella verginità, fosti riconosciuta vera Madre del Dio vero: supplicalo dunque per la salvezza delle nostre anime.

Oppure tono 1.

Gabriele ti recò il saluto Salve, Vergine e a quella voce il Re dell’universo si incarnò in te, arca santa, come ti chiamò il giusto Davide. Sei divenuta più ampia dei cieli, portando il tuo Creatore. Gloria a colui che ha dimorato in te, gloria a colui che è uscito da te, gloria a colui che per il tuo parto ci ha liberati.

Dopo la prima sticologia, Kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Plasmato con il vincolo d’amore, divinamente ispirato, annientasti chiaramente la cattiveria del nemico: l’assassino di tuo fratello, infatti, ignaro della vostra parentela, si rifugiò presso di te e tu salvasti da sicura condanna a morte e lo congedasti salvo.

Gloria. Uguale.

Non conosce Dio, il quale è amore, colui che non ama il suo nemico come suo prossimo e per questo osservasti il comandamento divino, o beato, perdonando il delitto dell’assassino di tuo fratello, compassionevole secondo Dio, risultando gradito a Dio.

E ora. Theotokìon.

Avendo infinitamente amato il mondo, Dio, per mostrare il suo amore, inviò nel mondo l’Angelo del gran consiglio, suo Figlio, che si incarnò nella grotta di Betlemme, partorito dalla pura, che noi con zelo glorifichiamo.

Dopo la seconda sticologia. Kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Offerto al Signore da bambino, per mezzo delle virtù, veneratissimo padre, divenisti sacrificio accetto per il Signore. Sei divenuto la gloria dei santi, o beatissimo, divino ornamento dei sacerdoti e ora intercedi per i devoti, che festeggiano con fede la tua memoria.

Gloria. Uguale.

I teofori padri di Strofade ti riconoscono sempre, o eccelso, come aiuto nelle necessità, liberatore e medico delle malattie di tutti: guarisci prontamente, allontanando la nuvola delle cavallette dal campo agricolo e con la tua intercessione, o beato, mandi dal cielo la benefica pioggia sulla terra.

E ora. Uguale.

Colui che negli ultimi tempi per misericordia paterna inviò a noi suo Figlio, che si rivestì dalla purissima senza seme la carne umana, per salvare dall’inganno l’essere umano, sempre supplichiamo affinché ci renda degni tutti di venerare degnamente con fede la nascita del Figlio.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

La mia bocca parlerà sapienza e la meditazione del mio cuore intelligenza.

Stico. Ascoltate questo, genti tutte, porgete orecchio voi tutti che abitate la terra.

Ogni spirito e il vangelo (Gv 10,1-9).

Disse il Signore ai giudei venuti da lui: In verità, in verità vi dico, chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei. Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

Salmo 50. Gloria. Per le intercessioni del gerarca. E ora. Per le intercessioni della Theotòkos. Stico. Pietà di me, o Dio.

Quindi l’idiòmelon.Tono pl. 2.

Esulta oggi la Chiesa di Cristo e festeggia con gioia vedendo entrare maestosamente in lei il nuovo gerarca, il venerabile Dionigi, che senza sosta intercede per quanti con fede onorano la sua santa dormizione.

Salva, o Dio, il tuo popolo e quindi i canoni.

Canone del profeta Daniele. Acròstico: Circondo di cantici il sapiente Daniele. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Al nostro prodigioso Dio, che ha liberato dalla schiavitù Israele, rivolgiamo un canto cantando un’ode di vittoria e gridando, popoli: Cantiamo a te, unico Sovrano.

Salvatore e benefattore dell’universo, Filantropo e causa di ogni bene, illumina il mio spirito con le tue luci, perché io canti la gloriosa memoria del tuo profeta.

Sorgesti come aurora di castità e salvasti la casta Susanna in pericolo; Dio, infatti, che conosce ogni segreto, ti suscitò per giudicare gli anziani perversi.

Istruiti nel timor di Dio, i figli di Abramo rifiutarono nobilmente il cibo illegale; nutriti dal divino desiderio per la pietà, giunsero a gloria immensa.

Theotokìon. Contemplasti come monte, o sacratissimo Daniele, la sola sempre Vergine e senza peccato da cui fu tagliata la pietra d’angolo, che ha spezzato ogni errore.

Un altro canone per i tre santi fanciulli. Acròstico: Canto i tre fanciulli e il grande Daniele. Di Teofane.

Ode 1. Stesso tono.

Attraverso l’umido elemento come terra asciutta, fuggendo all’oppressione egizia, l’israelita acclamava: Cantiamo al nostro Redentore e Dio.

Glorifichiamo il Verbo eterno, che prima dei secoli il Padre genera divinamente e che ai fanciulli nella fornace apparve in simbolo.

Disprezzando coraggiosamente le parole del tiranno empio, i nobili fanciulli non si degnarono, come i caldei, di lasciarsi contaminare da cibi empi.

Vi cibaste spiritualmente del Verbo e per il vostro corpo utilizzaste semplici alimenti, dimostrandovi al re più floridi.

Theotokìon. L’amaro veleno che iniettò il serpente nelle orecchie della madre dei viventi è cancellato dal fiore verginale sorto da Davide per partorire il Redentore.

Canone del santo.

Ode 1. Tono 1. Un inno di vittoria.

Illuminando con la luce divina la mia mente oscurata, rendila capace di elogiare la tua memoria, per le tue preghiere Dionigi, protettore di Egina.

Ecco si rallegrano gli abitanti di Zacinto, tutti i venerabili padri di Strofade e il popolo di Egina, nella memoria del loro comune affettuoso intercessore.

Figlio di genitori illustri, illuminati e gloriosi, lasciasti prudentemente, o sapiente, ogni attaccamento passionale a legami terreni.

Theotokìon. I re Magi osservando la stella dalla Persia e inseguendola, speditamente galoppano, per trovare il Re, che nella grotta la Vergine sta per partorire carnalmente.

Del profeta.

Ode 3. Irmòs.

Sei la saldezza di chi a te accorre, Signore, la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Ricevendo da Dio intelletto e senso, sciogliesti luminosamente i sogni oscuri dei potenti.

Uccidesti il serpente sensibile gettandogli cibo, o glorioso; scacciasti infatti prima i demòni invisibili.

Theotokìon. Illustre Daniele, raggiante di luce, contempli lo splendido monte di Dio, la Vergine benedetta, vanto dei mortali.

Dei santi fanciulli. Uguale.

Possedendo una coscienza formata da Dio, i figli di Davide serbarono sapientemente le leggi paterne.

La fiamma non poté consumare i corpi purissimi dei fanciulli: il digiuno, cibo dell’anima, li aveva coperti di rugiada.

I tre fanciulli, prodigiosamente refrigerati nella fornace, cantano la lode universale e numerosi inni.

Theotokìon. Per mostrarci la generazione da una Vergine, o Sovrano, salvi nella fornace i corpi vergini.

Irmòs. Sei la saldezza di chi a te accorre, Signore, la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Del santo. Si rinsaldi il mio cuore.

Illuminando gli occhi della tua anima l’hai resa, o padre, vaso delle divine virtù, ricettacolo dello Spirito e in te si è riposato Cristo nostro Dio.

Hai imboccato la via stretta e faticosissima senza ritorno e percorrendola sei giunto, o beato, al traguardo bramato e sei entrato per abitare nella vastità del paradiso.

Il Signore che conosce ogni cosa nascosta ed esamina le reni, come sta scritto, preconosceva la tua retta e integra disposizione e ti scelse come perfettissimo pastore di Egina.

Theotokìon. Supera non solo la mente umana, ma anche quella degli angeli la profondità infinita della tua condiscendenza: colui che è Dio viene ora a indossare la carne del servo.

Kontakion del profeta.

Tono 3. La Vergine oggi.

Purificato dallo Spirito, il tuo cuore puro divenne ricettacolo di fulgidissima profezia: tu vedi infatti come presenti le cose lontane e, gettato in una fossa, chiudi le fauci dei leoni: perciò ti onoriamo, o beato profeta, glorioso Daniele.

Kàthisma dello stesso.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Arricchito del carisma profetico, hai delineato la generazione della Vergine e sciogli sapientissimamente i sogni dei potenti; gettato nella fossa, come martire, insegnasti prodigiosamente ai leoni a digiunare; perciò annientasti il culto degli atei, uccidesti il serpente, prevalendo chiaramente, Daniele illustrissimo. Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Kàthisma del santo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Desiderando con ardore la vera vita eterna e odiando la vita terrestre, bramavi la vita divina dei santi e la scegliesti fin dall’infanzia e con la mente vincesti le passioni; perciò avendo rigettato la felicità dei genitori, venerabilissimo beato Dionigi, seguisti Cristo; accorri dunque per salvare dal fuoco eterno, con le tue intercessioni presso Dio, quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. Dei tre fanciulli.

L’icona della Trinità con colori immateriali, nella fiamma, i fanciulli scrissero profeticamente con il calamo della fede e contemplarono misticamente l’estremo abbassamento del Verbo divino, predicandolo a tutti; perciò ricevendo dal cielo la rugiada dello Spirito, zampillano i carismi sui fedeli; per questo gridiamo: Dona, Cristo Dio, remissione dei peccati ai tuoi servi, che con affetto festeggiano la loro santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Salve, trono igniforme di Dio, salve, fanciulla, cattedra regale, letto purpureo, talamo aureo, clamide scarlatta, tempio ornatissimo, carro scintillante, candelabro dalle molte luci; salve, Theotòkos, città dalle dodici mura e porta dorata, palazzo luciforme, mensa dai riflessi aurei, tenda ornata da Dio; salve, gloriosa Sposa raggiante di sole, salve, unico splendore della mia anima.

Del profeta. Ode 4. Irmòs.

Il profeta comprese in divina visione l’imminente incarnazione dal monte ombroso dalla sola Theotòkos e con timore, o Verbo, glorificava la tua potenza.

Osservando piamente la legge, illustre profeta, hai davvero conosciuto l’autore della sapienza, che ti insegnò i misteri profondi e illuminò le oscure visioni.

Vissuto santamente, profeta divino, fosti nominato uomo dei desideri spirituali; calpestando con coraggio le passioni, raggiungesti la vita eterna.

La grazia del Paràclito in te dimorante, Daniele, ti rivela tutto luminoso, vincitore di tiranni e re e dimora della sapienza.

Theotokìon. Daniele profeta, inneggiando e acclamando la tua divinità, o Verbo, ti prevede nella pietra tagliata senza mano dal monte della Vergine Theotòkos.

Dei santi fanciulli. Ho udito, Signore.

Il sapientissimo Daniele, con l’intelletto divinamente illuminato, scioglieva per grazia divina i sogni dei sovrani.

Rifulge di prodigi la lotta dei fanciulli nella fornace; essa infatti indusse il tiranno alla tua conoscenza, o Onnipotente.

La sinfonia degli strumenti e le armoniose melodie della musica non hanno sedotto i valorosi, che non si inchinarono alla statua d’oro.

Theotokìon. A Babilonia i fanciulli cantano con inni, o celebratissima, il tuo divinissimo Figlio, riconoscendolo nella fornace.

Del santo.

Prevedendo in spirito.

Hai servito Dio come sacerdote irreprensibile, o beatissimo, sacrificando l’incruento sacrificio puro, purificando la tua anima con il continuo approfondimento della legge e rendendo schiavi i sensi della carne, ti mostrasti dimora dello spirito.

Il Signore accolse la tua intercessione e, con la tua benedizione, sciolse all’istante il corpo della donna morta scomunicata e lo trasformò in ossa e polvere, prodigiosa visione!

Le voci degli eloquenti oratori non sanno lodare la nobiltà della tua anima, che ha perdonato e non ha cacciato colui che iniquamente aveva assassinato tuo fratello, anzi lo accogliesti amichevolmente.

Theotokìon. Stupì l’esercito degli angeli vedendo diventare uomo il Creatore di tutto, che di lì a poco sarebbe nato nella grotta da una Madre sempre vergine, apparendo come bambino nella mangiatoia.

Del profeta.

Ode 5. Irmòs.

Tu che illuminasti dalla notte dell’ignoranza i confini, illuminami con l’aurora della tua filantropia, Signore.

Illuminando gli agoni atletici con la predicazione della profezia, splendi per entrambe colmo di ispirazione divina.

Sapiente ti sei rivelato per i raggi della sapienza superiore all’intelletto, o beato e sublime profeta Daniele e hai illuminato tutti.

Theotokìon. Daniele, profeta glorioso, ci rivela le figure dell’ineffabile incarnazione dell’Altissimo da te, purissima.

Dei santi fanciulli.

Perché mi hai respinto.

Daniele e i tre giovani di mente divina, tuoi servi, Salvatore, iniziati alla Legge, non la rinnegarono, ma ricevendo la forza da te, benefattore, virilmente sbaragliarono i tiranni.

Il tuo profeta Daniele fu iniziato spiritualmente ai tuoi misteri, o filantropo: con intelletto puro, infatti, contemplò te, Figlio dell’uomo, venire come giudice e re di tutti i popoli.

La vostra concordia, o fanciulli, apparve superiore alla pietra di zaffiro: come aurora dorata ardevate di zelo religioso, camminando con letizia nella fornace e ritmando una danza triplice.

Theotokìon. Il divino Daniele, o Vergine, ti descrisse sapientemente come montagna e i fanciulli, vedendo la fiamma refrigerante, lodavano melodiosamente il tuo divino parto come Salvatore, Creatore e Signore.

Del santo.

Lo splendore.

Come fece una volta Israele col mar rosso anche tu attraversasti il letto del fiume senza bagnarti: la natura insensibile, infatti, ti riconosceva.

La pioggia, o beatissimo, non osò affatto bloccarti durante l’inverno rigido e tutti i presenti vedendo ciò si meravigliarono.

Zacinto non smetterà mai di onorarti come vigile protettore dei suoi fedeli abitanti, o beatissimo Dionigi, vigile intercessore.

Theotokìon. La stella informa i magi che nella grotta viene il Signore che sarà partorito da Madre Vergine ignara di nozze; la sua nascita senza seme prefesteggiamo.

Del profeta. Ode 6. Irmòs.

Come traesti il profeta dalle profondità dell’abisso, Cristo Dio, trai anche me dai miei peccati, come filantropo e guida la mia vita, ti supplico.

Contemplando nella luce fulgidissima i cori degli angeli, divenisti loro eccelso imitatore, godendo delle luci dell’Onnipotente.

Rivelando la salvifica parusia del Verbo, allo stesso modo predicesti la distruzione del tempio, come il compimento della Legge e i doni della grazia superiori all’intelletto.

Theotokìon. Ecco, la Vergine concepisce in grembo Cristo, la cui prefigurazione il glorioso profeta Daniele previde, illuminato dallo Spirito.

Dei santi fanciulli.

L’abisso dei peccati.

Dominando le passioni dell’anima con la potenza del Verbo, diveniste capi delle genti caldee, poiché la virtù procura a chi la possiede onori, o sapienti discendenti di Davide.

Indossando la mortificazione vivificante, Daniele con un cibo annientò colui che un tempo empiamente i caldei ritenevano Dio, il pessimo serpente e uccise sapientemente gli empi sacerdoti.

Theotokìon. Vergine Theotòkos, supplica tuo Figlio, mio giudice, affinché nell’ora del giudizio abbia pietà di me e mi salvi dal tremendo castigo, poiché io pongo la mia speranza in te sola.

Irmòs. L’abisso delle mie colpe, la marea dei miei peccati mi tormentano e mi spingono violentemente verso l’onda della disperazione; tendi verso di me la tua mano possente e come Pietro sui flutti salvami, divino Nocchiero.

Del santo. Giona profeta.

Il sacerdote Pancrazio, o sapientissimo, conferma che tu sei mistico di Dio: gli dicesti, infatti, che il pane divino non deve mai cadere dalle mani del celebrante.

Avendo battuto con forza la potenza del dominatore della terra, ora vivi soavemente nei cieli, raccogliendo i premi delle tue lotte, o beato.

Non mancare di pregare con fervore Cristo Signore per i tuoi benedetti concittadini, o Dionigi: sei tu infatti il nostro protettore.

Theotokìon. La Vergine viene nella grotta di Betlemme a partorire con il suo corpo colui che riempie tutto e gli angeli e i pastori glorificano.

Kondakion dei santi fanciulli.

Tono pl. 2. Autòmelo.

Rifiutando di venerare un’immagine dipinta da mano d’uomo, indossando come corazza l’Essenza non dipinta, o beatissimi, vi glorificaste nell’arena del fuoco; stando in mezzo alla fiamma insostenibile, invocavate Dio: Affréttati, o pietoso, vieni presto in nostro aiuto, nella tua misericordia, poiché se tu lo vuoi, puoi.

Ikos.

Stendi la tua mano, di cui fecero un giorno esperienza tanto gli egiziani che combattevano gli ebrei, quanto questi che ne subivano l’attacco; non abbandonarci, non ci inghiottisca la morte assetata di noi e Satana che ci odia; avvicinati dunque a noi e risparmia le nostre anime, come risparmiasti un tempo a Babilonia i tuoi fanciulli, che senza sosta ti inneggiavano e per te erano stati gettati nella fornace, dalla quale a te gridavano: Affrettati, o pietoso, vieni presto in nostro aiuto, nella tua misericordia, poiché se tu lo vuoi, puoi.

Kontàkion del gerarca.

Tono 3 La Vergine oggi.

Con canti di gratitudine, l’isola di Zacinto, radunando tutti i fedeli, degnamente dedica inni al grandissimo e solerte protettore dei bisognosi e liberatore di quanti sono in pericolo e festeggiando acclama: Salve, Dionigi, gloria dei fedeli.

Ikos.

Tacciano, tacciano proprio quanti finora sbagliavano dicendo che Zacinto, salvata da Dio, non ha un suo protettore e ardente intercessore presso Dio, tra le molte città e paesi ortodossi. C’è infatti e lo fa molto bene il rispettabilissimo gerarca Dionigi, mirabilissimo protettore di Egina e figlio illustre e sua creatura insigne. Mai dunque la beata Zacinto invidierà Cefalonia e Kèrkyra, le vicine amiche, per la loro grande venerazione delle divine e sante reliquie di Gerasimo e Spiridione, che erano forestieri, ma le invita a celebrare la festa del protettore nato proprio lì, con Egina, situata nelle Cìcladi e il monastero di Strofade, che ha conservato con successo il tuo divino e sacro corpo dell’illustre Dionigi per acclamare e festeggiare ora con gioia la loro comune gloria.

Sinassario.

Il 17 di questo mese memoria dei tre santi fanciulli e del profeta Daniele.

Stichi. Su un trono ti vede Daniele decapitato: o Dio, non è più sogno, ma realtà. Se i tre fanciulli non avessero creduto i tempi maturi per rendere sotto la spada la loro anima, l’avrebbero dominata come già la fiamma. Il diciassette muore Daniele, colui che vede il futuro.

Lo stesso giorno memoria del nostro nuovo padre tra i santi Dionigi, arcivescovo di Egina, originario dell’isola di Zacinto.

Stichi. La terra ha il corpo del nuovo Dionigi, ma il cielo porta la sua anima. Il 17 morì il glorioso Dionigi.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Patermuzio, Kopri e Alessandro, martirizzati sotto Giuliano l’apostata e memoria del beato e indimenticabile confessore Duanalé, soprannominato Stefano.

Stichi. Ornato di vesti di virtù, Stefano, luminoso sali verso le corone superne.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Iacco.

Stichi. Iacco non teme anche se viene decapitato: la testa decapitata è insignita di corona

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Del profeta. Ode 7. Irmòs.

Nella fornace i fanciulli calpestarono con coraggio la fiamma e mutarono il fuoco in rugiada gridando: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Protetto dalla Legge non subisti la sozzura dell’empietà, ma illuminato divinamente, o profeta, gridasti: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Il tuo prodigio stupisce tutti: come a un profeta, infatti, un profeta ti apparve sollevato in aria portando cibo e cantando: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Rinchiuso nella fossa e dato in pasto ai leoni, o beato, fosti salvato da tuo Dio protettore, perché cantavi: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Theotokìon. Fai sgorgare gratuitamente onde di guarigioni, o Vergine Theotòkos: Daniele infatti chiaramente vide te, monte da cui sarebbe sorto Dio Salvatore nei secoli.

Dei santi fanciulli.

Dal mezzo della fiamma risuonò un cantico all’Onnipotente; infatti Azaria e i suoi compagni, formando un coro divino, cantavano insieme: Benedetto il Dio dei nostri padri.

La lira dei giovani teologava l’onnipotente Dio di tutti, da loro chiaramente visto nella fornace ed essi cantavano un’ode dicendo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Il principe, sapendo che erano tre i fanciulli gettati nel fuoco, quando gli apparve il quarto, riconoscendolo Figlio di Dio, a tutti lo chiarificò gridando: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Con l’intelletto illuminato da divino raggio, formato da immagini mistiche, sapientemente Daniele, in Dio beato, previde la generazione dalla Vergine, gridando: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Del santo.

La fornace, Salvatore, refrigerava.

Dissolve la siccità e dal cielo manda pioggia fertile per le tue preghiere il Signore in modo paradossale per il monastero di Strofade.

Non solo da vivo, ma anche dopo la tua fine, o beato, il Signore ti ha arricchito con molti miracoli, come suo servo fedele.

Le numerose cavallette che rovinavano i frutti della terra del monastero di Strofade, per la tua preghiera scappano e precipitano nelle profondità del mare.

Theotokìon. I magi seguendo la stella, portano con loro i doni persiani, per adorare il Re, partorito da una Madre Vergine.

Del profeta. Ode 8. Irmòs.

Nella fornace i fanciulli, lodando Dio, calpestando con la fiamma anche l’errore, cantavano: Benedite, opere del Signore il Signore.

Ti rivelasti sacro iniziatore, o profeta e per la contemplazione pratica cantavi con gli angeli: Benedite, opere del Signore il Signore.

Tutti, beatissimo, ti celebriamo e nella tua venerata festa lieti acclamiamo: Benedite, opere del Signore il Signore.

Theotokìon. Percependo in simboli e figure la mirabilissima Vergine, o divino, acclamavi: Benedite, opere del Signore il Signore.

Dei santi fanciulli. Follemente il tiranno.

Per salvare la nobile eredità di Abramo, avete acquisito, secondo il suo esempio, la speranza, la sicurezza della fede, la pazienza, la fermezza senza debolezza nelle prove gridando, o beati: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Rifulgenti come luminari, rendendo cielo anche la terra e accendendo con l’illuminazione della pietà tutto il mondo, stando davanti a te, benefattore e Sovrano di tutti, cantano in coro: Fanciulli, benedite, sacerdoti, celebrate, popolo esalta Cristo nei secoli.

I discendenti di Davide, giovanilmente spensero la fornace ardente e trattennero i denti dei leoni, salmeggiando al Sovrano che salva dalle tentazioni: fanciulli benedite, sacerdoti, inneggiate, popolo esalta per tutti i secoli.

Theotokìon. Il sapientissimo Daniele, o purissima, rivela e i tre fanciulli di senno divino prefigurano il tuo parto, vedendo in simboli colui che ineffabilmente viene dal tuo grembo, che i fanciulli benedicono, i sacerdoti inneggiano, i popoli esaltano in tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Del santo.

Colui che gli angeli temono.

Libera da tutti i pericoli, con le tue preghiere, o santo, quanti ti inneggiano con anima fervente, esaudendo nella vita presente le richieste di salvezza di tutti, o beatissimo.

Carnefici in bianco, credeva di vedere Daniele, nella sua veglia visibile; perciò con voce sicura dichiarava che tu sei santo, o beato Dionigi.

Una donna che ebbe una visione in cui le dicevi, o padre, che avrebbe partorito il figlio che piamente chiedeva, concepisce presto e partorisce un maschio, come annunciato.

Theotokìon. Una madre ignara di uomo è prossima a partorire un Figlio e i Magi sono in cammino dalla terra dei persiani per adorarlo come Dio di tutto, vedendolo incarnato in una grotta.

Del profeta. Ode 9. Irmòs.

Realmente, Theotòkos, da te salvati, noi ti celebriamo, o pura Vergine e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Cogli il frutto delle tue fatiche danzando sempre nei cieli con i profeti intorno al trono dell’Altissimo onnipotente.

Incoronato ora di luce trisolare, raggiungi l’apice dei tuoi desideri, allietandoti con i cori incorporei.

Theotokìon. Bello il tuo aspetto, di cui ora gioisci: fosti degno, infatti, o sapiente profeta, di rivelare a tutti mediante simboli l’inneggiatissima fanciulla.

Dei santi fanciulli. Lo stesso.

Avete raggiunto, o fanciulli beati, l’apice delle aspirazioni: al colmo dei vostri desideri state negli atri celesti.

Dopo le lacrime con gioia raccogliete i covoni del vostro lavoro, producendo la spiga della vita immortale.

Degnamente per voi ora è sorto e fiorito in letizia di cuore lo splendore: dimorate infatti là dove non c’è tristezza.

Theotokìon. Terminasti la morte, o Vergine, partorendo il Signore, fonte di vita che vivifica i fedeli che ti magnificano.

Irmòs. Realmente Madre di Dio, da te salvati, noi ti celebriamo, o Vergine pura e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Del santo. La fonte di vita.

Gloria di Zacinto, sapiente Dionigi, con le tue sacre suppliche presso il Signore, non smettere di custodirci illesi da ogni malattia, ferita e danno; la tua fervida protezione, infatti, è la nostra ricchezza.

Obbedendo alle tue parole, i pescatori subito pescarono molti pesci e si meravigliarono vedendo come la natura irrazionale obbediva ai tuoi ordini; perciò ti riconobbero autentico servo di Dio.

So che sono il peggiore di tutti gli uomini perché ho vergognosamente sprecato la vita; perciò osando offrirti inni, perdona, o padre e per le tue preghiere fa’ che viva rettamente per il resto della mia vita.

Theotokìon. Colui che è nato da padre senza madre, la Vergine sta per partorirlo senza padre come bambino e tutti preghiamo di essere degni di vedere il suo giorno natale con occhi puri.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Si onori ora Daniele, sommo tra i profeti: egli vide infatti Cristo nostro Dio come pietra tagliata, non per mano d’uomo, dal monte, la pura Theotòkos. Si lodino con lui anche i tre fanciulli serbati illesi dal fuoco della fornace, figura divina e ineffabile della Vergine, per cui il mondo è stato salvato.

Del santo. Udite, donne.

Zacinto ed Egina e l’assemblea dei monaci del monastero di Strofade, degnamente acclamano il divino Dionigi, il glorioso comune difensore, stella rifulsa, con opere miracolose, a tutti quelli che con ardore lo invocano.

Proeòrtion. Uguale.

Ecumène tutta, danza udendo, con gli angeli e i pastori che vivono all’aperto, glorifica il Dio che nasce come bimbo in Betlemme per compassione verso l’uomo che plasmò a sua immagine e che rialza il caduto.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo questi prosòmia.

Tono 4. Come generoso.

Raduniamoci come si deve, abitanti di Zacinto, celebrando una sacratissima festa, allietandoci spiritualmente avendo nella terra patria un preziosissimo tesoro di devozione e rifugio incorrotto; perciò rivolgiamo inni al Signore, che ci ha donato dall’alto questa augusta ricchezza.

Il tesoro che abbiamo lo portò Dionigi, il santissimo germoglio di Zacinto; perciò a una voce, a abitanti tutti di Zacinto acclamiamo: Salve, gloriosissimo Dionigi, gloria e onore della patria, salve sostegno della corona, nato da un padre nobile, salve protezione degli ortodossi, che compiono la tua memoria.

Ti venne affidato il gregge di Egina, o ispirato da Dio e lo governasti bene con lo spirito Santo; perciò tutti i fedeli di Egina ti riconoscono come pastore gradito a Dio e ora celebrano con gioia la tua memoria e anche noi, a nostra volta, festeggiamo con quanti onorano con affetto la tua venerata dormizione.

Con le tue opere illustrasti l’amore, il principiale dei comandamenti del tuo Signore e per questo considerasti, tu che sei buono, un fratello l’assassino di tuo fratello, ignorando il suo iniquissimo delitto, anzi, lo trattasti con benevolenza: insegnando filantropicamente la via della salvezza, gli hai dato tutto quello di qui aveva bisogno, o beatissimo.

Gloria. Tono pl. 4.

Una festa gioiosa celebra oggi Zacinto, o amici delle feste, la memoria del gerarca comune, Dionigi nato lì e invita le città e le isole vicine amiche, Cefalonia e Kèrkyra, avendo come vanto la prima il mirabilissimo Spiridione, la seconda arricchita dal nuovo taumaturgo Gerasimo, per gioire spiritualmente insieme e festeggiare divinamente; e con loro inneggiamo al Signore mirabile nei suoi santi affinché per le loro preghiere salvi da tutti i pericoli le schiere terrene degli ortodossi e li renda degni del regno dei cieli come filantropo.

E ora. Proeòrtion. Tono pl. 4.

Prepàrati, Betlemme, si disponga la mangiatoia, la grotta accolga: è giunta la verità e l’ombra è svanita; Dio dalla Vergine è apparso agli uomini: rivestito della nostra forma, ha divinizzato ciò che ha assunto. Perciò Adamo è rinnovato con Eva e acclamano entrambi: è apparsa sulla terra la bene-volenza per salvare la nostra stirpe.

Grande dossologia.

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Venite, celebriamo la memoria di Daniele e dei tre fanciulli, inneggiando alla loro condotta di vita, per cui furono esaltati.

Stico. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Rinchiuso in una fossa, messo a convivere con le belve, il profeta Daniele non mostrava di riportarne alcun danno.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti i suoi voleri.

Spensero la forza del fuoco i fanciulli, danzando nella fornace e inneggiando a Dio onnipotente.

Anche due del santo. Tono 4. Come generoso.

Stico. Per i santi che sono sulla terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti i suoi voleri.

Giustamente raduniamoci, figli di Zacinto, celebrando una sacratissima festa, spiritualmente lieti, noi che nella terra patria abbiamo un preziosissimo tesoro di devozione e rifugio incorrotto; perciò rivolgiamo inni al Signore, che ci ha donato dall’alto questa augusta ricchezza.

Stico. I tuoi sacerdoti si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

Il tesoro che abbiamo lo portò Dionigi, il santissimo germoglio di Zacinto; perciò a una voce, abitanti tutti di Zacinto gridiamo: Salve, gloriosissimo Dionigi, gloria e onore della patria, salve sostegno della corona, nato da un padre nobile, salve protezione degli ortodossi, che compiono la tua memoria.

Gloria. Tono 2.

Ci ha oggi spiritualmente riuniti, o fedeli, il profeta Daniele e appresta una mensa di virtù copiose per ricchi e poveri, stranieri e abitanti del paese e un calice spirituale che riversa rivi di pietà, rallegra il cuore dei fedeli e trasmette la grazia del santo Spirito: questo profeta, infatti, lampada luminosissima rifulsa nel mondo, abbatté tutti gli idoli degli assiri e chiuse le fauci di belve selvagge. Con lui si celebrino anche i tre fanciulli, che, non d’oro per natura, si rivelarono più provati dell’oro: il fuoco della fornace, infatti, non li fuse, ma li serbò illesi, benché circondati da nafta, pece e sarmenti e il Signore che ci ha condotti a questa periodica ricorrenza, ci faccia degni di giungere anche al solenne e venerando giorno del Natale di Cristo, che ci dona per le loro preghiere il perdono dei peccati e la grande misericordia.

Volendo si canta il doxastikòn del santo. Tono pl. 4.

Una festa gioiosa celebra oggi Zacinto, o amici delle feste, la memoria del gerarca comune, Dionigi nato lì e invita le città e le isole vicine amiche, Cefalonia e Kèrkyra, avendo come vanto la prima il mirabilissimo Spiridione, la seconda arricchita dal nuovo taumaturgo Gerasimo, per gioire spiritualmente insieme e festeggiare divinamente; e con loro inneggiamo al Signore mirabile nei suoi santi affinché per le loro preghiere salvi da tutti i pericoli le schiere terrene degli ortodossi e li renda degni del regno dei cieli come filantropo.

E ora. Stesso tono. Proeòrtion

Preparati, Betlemme, si disponga la mangiatoia, la grotta accolga: è giunta la verità e l’ombra se n’è andata; Dio è apparso agli uomini dalla Vergine: rivestito della nostra forma, ha divinizzato ciò che ha assunto. Perciò Adamo è rinnovato con Eva e acclamano entrambi: è apparsa sulla terra la benevolenza per salvare la nostra stirpe.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 16 Dicembre- Memoria del santo profeta Aggeo

16 Dicembre

Memoria del santo profeta Aggeo.

Al Mattutino

Dopo la solita sticologia i canoni dall’Oktòichos e questo del profeta. Acròstico: Lodiamo le parole di Aggeo ispirate da Dio. Teofane.

Ode 1. Tono grave. Irmòs.

Al Dio che nel Mar Rosso annegò il faraone cantiamo un’ode di vittoria perché si è glorificato.

Tu che, somigliando molto a Dio, stai presso Dio come vero profeta, ricordati, o felice, di quanti celebrano la tua venerabile memoria.

Edificando te stesso sul fondamento stabile delle virtù, edificasti un tempio animato, o beato in Dio.

Guardando sempre Dio, per quanto possibile, il tuo purissimo intelletto rifletteva chiaramente le bellezze di lassù, o beato.

Theotokìon. Accogliendo in grembo te, Verbo di Dio prima senza madre, la Vergine ti generò come Figlio incarnato senza padre.

Ode 3. Irmòs.

Si consolidò per la fede la Chiesa di Cristo e infatti senza sosta con inni grida cantando: santo sei tu, Signore e il mio spirito t’inneggia.

Sciogliendoci con potere divino dalla prigionia terribile dei demòni, hai reso tuoi sacri templi quanti acclamano: Santo sei tu, che salvi le nostre anime.

Colui che dimora negli eccelsi e riempie l’ecumène, rivela tempio di santità te, o profeta che gridi: Santo sei tu, che salvi le nostre anime.

Dimorando nel tuo cuore, il divino Spirito, che effonde la grazia su tutti, ti insegnava a gridare: Santo sei tu, Signore che salvi le nostre anime.

Theotokìon. Il filantropo, che plasmò con sapienza col verbo tutto l’universo, viene plasmato in te, Madre di Dio e divenne uomo per compassione.

Irmòs. Si consolidò per la fede la Chiesa di Cristo e infatti senza sosta con inni grida cantando: santo sei tu, Signore e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Colui che come Dio tutto provvede e conosce, illuminò l’occhio della tua pura anima, o lodatissimo profeta, rendendoti guida del mondo, perciò celebrando la tua sacra memoria, o Aggeo, ci accostiamo alla tua nobilissima intercessione e mediazione presso Dio.

Gloria. Tono 3.

La confessione della fede.

Con l’animo illuminato dal divino Spirito, o profeta, profetizzasti i misteri di Dio, svelando la manifestazione del futuro e mostrando il compimento degli avvenimenti, o beatissimo Aggeo; implora Cristo di donarci grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Divenisti tenda divina del Verbo, o unica purissima divina Genitrice, che per la purezza superi gli angeli; con i rivi divini delle tue preghiere purifica me, macchiato più di tutti da peccati carnali, donandomi la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’incontaminata agnella del Verbo, la pura Madre Vergine, vedendo sospeso in croce colui che era germogliato da lei senza doglie, maternamente piangendo gridava: Ahimè, figlio mio, come soffri, volendo liberare l’uomo dalla vergogna delle passioni!

Ode 4. Irmòs.

Ho udito il tuo annunzio, poiché sei apparso sulla terra per salvarci; perciò a te grido: Gloria alla tua potenza, Signore.

Hai mostrato, o Cristo, il tempio animato preso per te dalla Vergine al tuo profeta e con lui noi gridiamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Hai riunito gli esiliati, liberandoci dalla schiavitù del nemico, o Signore, come diceva il profeta ispirato da Dio.

Hai rivelato, o Cristo, al tuo profeta la salvezza delle genti che sarebbe avvenuta in seguito, perciò gridava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Cambiasti la maledizione di Adamo in benedizione, o Sovrana generando per noi il Cristo, al quale gridiamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Ode 5. Irmòs.

A te dall’alba veglio e grido, magnanimo Signore: illumina la mia anima oscurata dal peccato e guidala nei tuoi precetti.

Rendi degni quanti celebrano la tua festa, o beato, di divenire dimore del Dio vivente, stabilendoli con le tue preghiere sulla pietra dei tuoi dogmi.

Donaci, Signore come benefattore la tua pace che salva l’anima e che il divino Aggeo predisse nel divino Spirito.

Con l’incarnazione del Verbo e l’unione con gli uomini, la gloria della Chiesa sarà realmente grande, superiore a quella della precedente sinagoga di Israele.

Theotokìon. O benedetta e gloriosa Madre ignara d’uomo, vivifica la mia anima uccisa dai peccati e sepolta dalla dissolutezza delle passioni.

Ode 6. Irmòs.

Giona dal ventre dell’ade gridò: fa’ risalire dalla corruzione la mia vita; e noi a te gridiamo: onnipotente Salvatore, abbi misericordia di noi.

Insegnando con vigore la pietà, o beato, innalzasti un tempio consacrato al Sovrano di tutti, promettendo abbondanza di beni.

Hai sollevato l’uomo dalla lunga prigionia e dal profondissimo abisso, o Salvatore e lo hai condotto nella città superna come filantropo.

Deliziandoti del fulgore dello Spirito, o profeta, predicevi i precetti da compiere e ci insegnasti i decreti della pietà.

Theotokìon. Cadendo nella mente, Adamo fu allontanato dal paradiso e il Verbo incarnato dalla Vergine lo richiamò e lo trasferì alla letizia superna.

Irmòs. Giona dal ventre dell’ade gridò: fa’ risalire dalla corruzione la mia vita e noi a te gridiamo: onnipotente Salvatore, abbi misericordia di noi.

Sinassario.

Il 16 di questo mese memoria del santo e glorioso profeta Aggeo.

Stichi. Aggeo si mostrò scrigno pieno di grazie e come materiale si spezzò nel tempo. Il sedicesimo giorno la terra abbracciò Aggeo.

Lo stesso giorno memoria di san Marino, martire.

Stichi. Marino prepara per la spada il capo distinto dal Signore con corona.

Lo stesso giorno i santi Probo (o Promo) e Ilarione perirono nel fuoco.

Stichi. Poiché Probo diceva che la fiamma è erba, Ilarione sosteneva: certo, o dilettissimo Probo.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre Modesto, arcivescovo di Gerusalemme.

Stichi. La terra in cui si fu sepolto Cristo, si affretta a ricevere anche i tuoi resti mortali, o beatissimo Modesto.

Inaugurazione della Chiesa del santo martire Cristoforo vicino a san Polieuto.

Lo stesso giorno memoria dell’imperatrice taumaturga santa Teofanò, la moglie del sapientissimo imperatore Leonzio.

Stichi. L’imperatrice Teofanò sta presso il Signore splendida di virtù.

Memoria dei santi nostri padri Nicola, patriarca di Costantinopoli e Mèmnone, arcivescovo di Efeso.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I pii fanciulli gettàti nella fornace infuocata, mutarono il fuoco in rugiada con i loro inni, così acclamando: Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

Con l’intelletto purificato ricevesti chiaramente gli splendori dello Spirito, o profeta, profetizzando apertamente e gridando: Benedetto il Signore, Dio dei nostri padri.

Vedendo la tua sacratissima vita, Dio costituisce profeta della sua parusia te, che gridi: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Colui che salvò i tre fanciulli dal fuoco nella fornace, dimorando nel tuo grembo, o Vergine, salva quanti confidano in lui gridando: Benedetto il frutto del tuo grembo.

Ode 8. Irmòs.

Il Re della gloria, unico senza principio che le potenze celesti benedicono e per cui tremano le schiere degli angeli, sacerdoti, inneggiate, popoli, sovresaltate per tutti i secoli.

Ti celebriamo con inni, o Sovrano di tutti; il divino profeta veggente Aggeo ci ha insegnato ad adorarti e a cantare: sacerdoti, inneggiate, popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.

Preannunziando chiaramente, o divino profeta veggente, che il Verbo senza principio si mostrerà negli ultimi tempi, gridasti, o profeta: sacerdoti, inneggiate, popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.

Theotokìon. Colui che prima era invisibile e incircoscrivibile per natura fu visto contenuto dal tuo grembo, o Purissima; a lui gridiamo con fede: sacerdoti, inneggiate, popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.

Irmòs. Il Re della gloria, unico senza principio che le potenze celesti benedicono e per cui tremano le schiere degli angeli, sacerdoti, inneggiate, popoli, sovresaltate per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

O inneggiatissima, più alta dei cieli, tu che senza seme concepisti il Verbo senza principio e partoristi per gli uomini Dio incarnato, tutti noi fedeli con cantici ti magnifichiamo.

Gustando l’ineffabile visione divina, o profeta, ti allontanasti dalle preoccupazioni terrene e ti avvicinasti degnamente al gloriosissimo Dio, perciò noi, fedeli tutti, ti diciamo beato.

La tua vita divina e mirabile ti ha rivelato compagno di Dio, o beato sapiente in Dio ed esulti con i cori incorporei nei secoli, perciò noi, fedeli tutti, ti diciamo beato.

Come maestro della pietà fosti reso degno di convivere con Dio e di unirti alla sua purissima luce; supplicalo ora, o beato, di liberare le nostre anime dalle sventure.

Theotokìon. Tu sei divenuta realmente e soprannaturalmente dimora del Re di tutti e arca aurea, dando corpo a Cristo, autore della Legge, o Genitrice di Dio.

Irmòs. O inneggiatissima, più alta dei cieli, tu che senza seme concepisti il Verbo senza principio e partoristi per gli uomini Dio incarnato, tutti noi fedeli con cantici ti magnifichiamo.

Il resto del mattutino come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 15 Dicembre- Memoria del santo ieromartire Eleuterio

15 Dicembre

Memoria del santo ieromartire Eleuterio.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Adorno della tunica lunga dei sacerdoti e versando rivoli di sangue, sei accorso, o beato, al Cristo Dio, sapiente Eleuterio, distruttore di Satana; perciò non smettere di pregare per quanti onorano con fede la tua beata memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Salve, invalicabile porta del Signore, salve, muro e protezione di quanti a te accorrono, salve, porto senza tempeste e ignara di nozze: tu che partoristi nella carne il tuo Creatore e Dio, non cessare di pregare per quanti celebrano e adorano il tuo Figlio.

Dopo la consueta sticologìa un canone dall’Oktòichos e due del santo. Il primo reca il seguente Acròstico: Dalle passioni mostrami libero, o beatissimo. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Un inno di vittoria cantiamo tutti a Dio, che ha operato meravigliosi prodigi con braccio potente e ha salvato Israele: perché si è glorificato.

Per la tua luminosa intercessione, liberami dalla schiavitù delle passioni, o martire Eleuterio, affinchè possa divinamente inneggiarti come servo di Cristo.

Splendendo per il martirio, con il tuo sangue colorasti la sacra veste, divenendo luminoso per lo Spirito, o sacratissimo.

Unito a Dio dalla giovinezza, con intelletto puro allontanasti la tua anima dal pensiero carnale, ricevendo copiosa la grazia di compier prodigi.

Theotokìon. Trono igneo, tu porti il Creatore, talamo nuziale, palazzo nobile, tu ospiti il Re fatto a noi simile, o piena di grazia.

Secondo canone. Acròstico: Onoro, o padre, il divino sacerdote Eleuterio.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo che il faraone inseguitore veniva sommerso nel mare, esclamava: Cantiamo a Dio un inno di vittoria.

Stando presso il trono della gloria del Signore con le schiere degli angeli, sapiente Eleuterio, con le tue suppliche libera da passioni quanti sempre con affetto t’inneggiano.

Eletto da Dio fin dall’infanzia, a lui ti offristi, o glorioso, come un tempo Samuele e unto dal divino Spirito, come sapiente sommo sacerdote pascevi il popolo.

Divenuto sacerdote dei misteri di Cristo, rischiarasti la sacra veste col sangue del martirio, lottando strenuamente nello stadio, o sapiente.

Theotokìon. Colui che trae l’universo dal nulla, Dio Verbo, o purissima, dal tuo grembo senza seme s’incarna in modo inconcepibile, perciò noi fedeli, Theotòkos, sempre ti magnifichiamo.

Ode 3. Irmòs.

Si confermi il mio cuore nella tua volontà, Cristo Dio, che sull’abisso stabilisti il secondo cielo e nelle acque hai fissato la terra, o Onnipotente.

Desiderando soffrire per Cristo, sopportavi i dolori del corpo, ricoperto, o sapiente, di pene e tormenti, perciò hai ottenuto la vita libera da dolori.

Posseduto da fervente desiderio per il Creatore, atleta sapiente, gettasti te stesso nel braciere ardente rinfrescato dalla fiamma dello Spirito, o Eleuterio.

Tra i sacerdoti sacratissimo e tra i martiri martire valorosissimo, hai ricevuto duplice corona e ora sempre contempli il volto di Dio, o beato.

Theotokìon. Come scettro di potenza germogliasti il Cristo nel quale siamo confermati, poiché la verga di Aronne fiorita un tempo prefigurava te, fanciulla non seminata, colomba sempre vergine.

Secondo canone. Non c’è santo.

Lottando con gioia con animo risoluto, percorresti la via del martirio, consegnando liberamente te stesso agli aguzzini, sacratissimo ieromartire.

Prendendo dal santo Spirito la ricchezza della sapienza, ti rivelasti imitatore degli apostoli, o sapiente, pescando con la rete del martirio popoli per la fede.

Rischiarando con virtù divine l’episcopato, lo rendesti ancor più splendido con la porpora del tuo sangue lottando strenuamente, martire Eleuterio.

Theotokìon. Stupisce davvero intelletto e udito il mistero del tuo concepimento, o fanciulla: Dio infatti concepisti in grembo e generasti restando Vergine.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Liberando il tuo spirito dalle passioni, divenisti purissimo servo di Dio, liberando dall’errore quanti ti seguirono e lottando come sacerdote e martire, o Eleuterio, ricevesti duplice corona, pregando per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

O Maria, dimora venerabilissima del Sovrano, strappaci dall’abisso in cui siamo caduti e liberaci dalla tremenda disperazione delle nostre colpe e da ogni afflizione; poiché sei tu il rifugio dei peccatori, soccorso, protezione e salvezza dei tuoi servi.

Ode 4. Irmòs.

Prevedendo in ispirito, o profeta Avvacùm, l’incarnazione del Verbo, predicasti gridando: Quando si avvicineranno gli anni sarà reso noto, quando giungerà si mostrerà. Gloria alla tua potenza, Signore.

Né le fauci dei leoni, né le bruciature del fuoco, né la violenza delle torture riuscirono a piegare il tuo vigoroso coraggio, ma come diamante fosti saggiato, infiammato di zelo divino.

La tua bocca, colma di flutti vivifici, zampillava onde di divine dottrine, sommergendo le sciocchezze degli empi e dissetando i cuori di quanti riconoscono Cristo Dio.

Grandemente glorificandoti, il tuo Creatore per cui accettasti di patire, mandò una colomba a portare il pane degli angeli a te, divenuto quaggiù loro simile per il vivo splendore delle tue lotte, o atleta.

Theotokìon. Stupirono in cielo gli angeli vedendo manifestarsi visibilmente l’invisibile nel corpo da te ricevuto, Vergine Madre; supplicalo di render degni di te tutti i fedeli che ti glorificano.

Un altro canone. Cristo, mia forza.

All’inizio il funesto serpente insuperbiva, ma poi il miserabile fu svergognato e nello stadio fu calpestato sotto i piedi del gerarca.

Corazzato dalla forza della croce, sacratissimo martire, come vincitore assoluto, lieto correvi nel letto infocato come nella rugiada.

Stando nell’arena confutasti l’arroganza idolatrica del tiranno sbaragliandolo, o ieromartire atleta, lottando virilmente.

Theotokìon. Ascolta le parole della mia supplica, Santissima Vergine: tu infatti sei speranza e aiuto di tutti quelli che in svariate tentazioni di continuo ti invocano.

Ode 5. Irmòs.

Dacci la tua pace, Figlio di Dio: all’infuori di te, infatti, altro Dio non conosciamo, il tuo nome proclamiamo, poiché tu sei Dio dei vivi e dei morti.

Tramando frode contro di te con parole perfide, il pessimo nemico, per la tua sapienza si mostra ridicolo, venendo ingannato l’ingannatore del male.

Portato sul carro delle virtù divine, giungesti alla vetta del martirio, o glorioso, sbaragliando la sfrontatezza orgogliosa dei perfidi demòni.

Volendo contemplare la bellezza di Gesù, purificasti te stesso dalle passioni e con la bellezza del martirio, o beato, sei salito verso di lui, incoronato di luce.

Theotokìon. Supera ogni mente il tuo prodigio, o Fanciulla, poiché tu generi Dio incarnato e nutri con il tuo latte il nutritore, senza esperienza d’uomo, come sa lui solo.

Un altro canone. Col tuo divino fulgore.

Vedendo l’invitto vigore del tuo coraggio, o sapientissimo, come al profeta Cristo ti invia mediante un uccello cibo per rafforzarti.

La tua venerata e sacratissima madre, non temendo la ferocia dei tiranni, abbracciando le tue membra, o martire, perisce di spada, come tua compagna di martirio.

Vinta tutta l’opposizione suscitata dal nemico contro di te, martire, fermasti le fauci dei leoni, mutando la loro ferocia in mansuetudine.

Theotokìon. Noi, fedeli tutti, dunque, divinamente confessando te, divina sposa, Madre di Dio, imploriamo remissione dei peccati: concedila al tuo popolo, o celebratissima.

Ode 6. Irmòs.

Imitando il grande profeta Giona esclamo: libera la mia vita dalla corruzione, o Buono e salva, o Salvatore del mondo, me che grido: Gloria a te.

L’illustre ariete delle pecorelle di Cristo, il pastore razionale, il vanto delle lotte, avendo glorificato Dio, viene glorificato con melodie convenienti.

Fortificato dal tuo desiderio di Dio, o sapiente, sventasti il nemico, che sfrontatamente ordiva molti piani, o illustre gloria dei martiri, canone del sacerdozio.

Sopportando con pazienza i tormenti e consegnandoti al fuoco, calmasti la furia delle belve, vigilando davanti al Signore.

Theotokìon. Mostrandoti a noi dimora di santità, o Maria, santifica il mio cuore insozzato da piaceri e rendimi erede della gloria divina.

Un altro canone. Col tuo divino fulgore.

Ti rivelasti eccelso e strenuo lottatore, glorioso ieromartire, non temendo torture, assalti, fuoco: il fuoco, anzi ti obbediva e la spada appuntita si tirò indietro.

Con le onde del tuo sangue, sapiente Eleuterio, affondasti l’errore idolatrico degli sviati persecutori, riportando vittoria contro il nemico inventore del male.

La terra arrossò nel tuo sangue, mentre l’aria davvero fu santificata dal tuo puro spirito, che saliva all’eredità celeste, beatissimo Eleuterio.

Theotokìon. Sovrana purissima, che per i mortali generasti il Signore nocchiero, guida il turbamento instabile e pessimo delle mie passioni e concedi serenità al mio cuore.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion. Tono pl. 2. Gli araldi sicuri.

Tutti ti celebriamo come splendore dei sacerdoti, o santo e come stimolo per i martiri vittoriosi e ti preghiamo, o ieromartire Eleuterio, di liberare da ogni forma di pericolo quanti festeggiano con affetto la tua memoria, intercedendo sempre per tutti noi.

Ikos.

Guarda, o misericordioso Verbo datore di vita, solo filantropo e Dio compassionevole, le tenebre della mia anima e con la tua destra onnipotente liberami dalle passioni vergognose, affinché celebri il tuo gerarca Eleuterio; egli infatti sin dal grembo materno fu riconosciuto tuo santificato e come Samuele consacrato dalla sua santa madre a te, Creatore e intercede sempre per tutti noi.

Sinassario.

Il 15 di questo mese la lotta del santo martire Eleuterio.

Stichi. Eleuterio, per natura libero, pur vedendo gli strumenti di tortura, non diede culto all’errore. Perciò la spada colpì Eleuterio il 15.

Lo stesso giorno santa Anthìa (Fiorella), madre di sant’Eleuterio, avvicinatasi al suo figlio morto, viene uccisa da una spada.

Stichi. Ornamento funebre una madre al figlio, ella dona se stessa trafitta da spada.

Lo stesso giorno san Coremmone, eparca credente in Cristo e battezzato, perì di spada.

Stichi. Di martirio non fu sazio Coremmone, finché una spada non lo decapitò.

Lo stesso giorno i due carnefici che credettero in Cristo perirono di spada.

Stichi. Altri carnefici uccisero di spada, o Salvatore, i due carnefici che ti riconobbero Dio.

Lo stesso giorno il martirio della santa martire Susanna.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Eleuterio il Cubiculario (ciambellano).

Stichi. Eleuterio non ebbe paura davanti alla spada, poiché il timore tratteneva lo spirito di Eleuterio.

Lo stesso giorno memoria del nuovo santo martire Bacco.

Stichi. A nessuno secondo, il nuovo Bacco, si dispose ad affrontare il martirio mediante la spada.

Lo stesso giorno memoria del nostro nuovo beato padre Paolo, che praticava l’ascesi negli anni del Porfirogènito sul monte Latro.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I tuoi servi nella fornace, Salvatore, non furono toccati, né disturbati dal fuoco e i tre come da una sola bocca inneggiavano e benedicevano dicendo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Sia magnificato ora Cristo nella mia carne! Così gridasti, o sapiente; non ho paura delle caldaie bollenti, non temo la morte, né l’assalto delle belve, per la vita di tutti.

Dell’unico Dio cerco la bellezza, desiderando ottenere la sua unica gloria, torturatemi e bruciate ogni mio membro! Così gridasti, o glorioso: Cerco la libertà che serve Cristo.

Prevedendo la vita immortale, veramente moristi al mondo; provato nei tormenti come oro, esposto al fuoco risplendevi e fosti collocato nei tesori celesti.

Theotokìon. Avendo trovato te unica senza macchia, Dio Verbo nacque dal tuo grembo, sposa di Dio castissima; dal fango delle passioni purifica i fedeli.

Un altro canone. I fanciulli a Babilonia.

Confondesti l’arroganza dei tiranni e la ferocia degli imperatori; steso in mezzo alle fiamme, cantavi, o beatissimo: Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

Stupirono le schiere degli angeli, vedendo, o gerarca, la tua resistenza, con cui strenuamente lottando sbaragliasti il perfido principe di questo mondo.

Cori dei martiri, assemblea dei vescovi, folla degli angeli, esultate pieni di letizia per la divina memoria del gerarca e martire.

Theotokìon. Più santa di tutte le sante potenze sovraccelesti incomparabilmente ti rivelasti, Sovrana Vergine Madre, concependo Cristo, Sovrano del creato.

Ode 8. Irmòs.

Colui che gli angeli e tutte le schiere temono, qual Creatore e Signore, inneggiate, o sacerdoti, glorificate, o fanciulli, benedite, popoli ed esaltatelo per tutti i secoli.

Nelle lotte fioriste come piante ben coltivate, abbelliti dalle vostre prove, o martiri e come fiori del paradiso divinamente effondete ora il profumo divino.

Nei rivi del sangue di suo figlio, tua madre mescola il suo sangue: accostandosi infatti piamente al tuo corpo, fu colpita dalla spada e ora vive in eterno.

La tua urna, o gerarca, effonde fiumi di guarigioni e abbondanti prodigi, purificando la sozzura delle passioni che corrompono l’anima; perciò, martire e gerarca, noi ti celebriamo.

Theotokìon. Nel tuo grembo discese Cristo come pioggia che davvero disseta ogni creatura, inaridendo come unico benefattore, o Vergine, i torrenti limacciosi della mania idolatrica.

Un altro canone. Dalla fiamma.

Come sacro olocausto accetto nel fuoco delle torture, padre celebratissimo, divinamente canti verso il cielo l’eucaristia come divino profumo.

Sicuro come un leone confutasti gli empi e con molto coraggio fermasti le bocche dei nemici atei, che bestemmiavano un tempo contro il Dio e Signore dell’universo.

Esaltando, o gerarca, l’animo dei fedeli, umiliasti e abbattesti l’arroganza di chi bestemmiava contro Dio e cantavi: Ti esaltiamo, o Cristo, nei secoli.

Theotokìon. Il frutto del tuo grembo, o lodatissima, seccò la meritata maledizione dell’albero e germogliò la benedizione della letizia, o Vergine.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Magnifichiamo, o fedeli, la fonte perenne che ha accolto la vita, la luminosa lampada aurea, il tempio spirituale, l’arca immacolata, colei che è più ampia del cielo e della terra, la Madre di Dio.

Divenuto bocca del Signore che chiude la bocca del nemico, hai reso il popolo ignorante erede della grazia divina e per le tue valorose lotte ora dimori fra i gerarchi e i martiri, o Eleuterio.

La pura mirotèca dello Spirito e illustre dimora delle virtù, l’agnello senza macchia e difetto, il candelabro impenetrabile, il fondamento dei gerarchi e dei dogmi, Eleuterio con fede sia celebrato.

Tu che davvero sei nella luce senza tramonto, fulgente di luce più abbagliante del sole, libera da oscure passioni quanti oggi festeggiano la tua luminosa memoria con le tue suppliche a Dio, o Eleuterio.

Theotokìon. Risparmia noi, che inneggiamo alla tua nascita da Vergine, Signore, liberando per le sue preghiere da tentazioni, passioni e tribolazioni i tuoi servi, come unico filantropo e benefattore.

Un altro canone. Impossibile agli uomini.

Tagliando con la spada delle tue parole divine la testa del bugiardo, o beato Eleuterio, ottenesti con fede e verità vittoria da Cristo, perciò noi fedeli ti onoriamo come vincitore e divino predicatore.

Sollevando il pensiero dell’anima dalla terra al solo desiderio del Signore, lo innalzasti spiritualmente, o padre; perciò rinnegasti ogni piacere della carne e strenuamente lottasti virilmente nelle prove.

Con le onde della tua lotta ornasti la tua sacra veste, o sacratissimo; terminato il tuo martirio, entrasti nella tenda sovracceleste di Cristo, dove commemori anche noi che ti celebriamo.

Theotokìon. Celebrare il modo mirabilissimo del tuo concepimento inspiegabile e insolito, purissima, è impossibile alle folle degli uomini: supera infatti ogni intelletto, mente, comprensione, ragionamento e possibilità razionale.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, o purissima, il Verbo si mostrò ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui, con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilarion. Tu che il cielo.

Come pastore, o padre, guidasti a Cristo greggi di fedeli; ma a te unita come giovenca a vitello, fu uccisa tua madre: perciò con ti canto, o Eleuterio.

Theotokìon.

Nella mia miseria, o Vergine, ti metto avanti come mediatrice presso il nato da te, o santissima, per essere liberato da tutti i castighi e tormenti eterni.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

Ricevuta da Cristo Dio la grazia dei sapienti discepoli, o gerarca, hai anche compiuto con ardore la stessa corsa: perciò degnamente ti celebriamo, Eleuterio (2).

Con le tue parole, sapiente Eleuterio, confutasti la menzogna; con la lotta uccidesti l’inventore della menzogna e calpestasti colui che prima tanto si gloriava.

Con le piogge del tuo sangue irrora spiritualmente, o gerarca, noi che con fede ti onoriamo e con affetto celebriamo la tua divina memoria, magnificando il Salvatore.

Gloria. Tono 2.

Tu che trai il tuo nome dalla libertà divina, divenisti degno, o padre, del sacro manto e insegnando intrepidamente la pietà, ci insegnasti le ragioni di ciò che si deve fare; perciò, avendo vigorosamente resistito nel martirio, ti distinguesti in entrambi i campi e ricevesti da Cristo Dio duplice corona: supplicalo, o ieromartire Eleuterio, di salvare le nostre anime.E ora. Theotokìon.

Tutta la mia speranza in te ripongo, Madre di Dio, custodiscimi sotto la tua protezione.

Grande dossologia.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 del canone.

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