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Archivi: Preghiere giornaliere

Mattutino del 8 Settembre- Natività della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria

8 Settembre

Natività della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna (3).

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Proclamalo Davide, che cosa ti ha giurato Dio? Ciò che mi ha giurato, egli dice, ecco lo ha compiuto, donando la Vergine dal frutto del mio grembo: da lei il Cristo creatore, il nuovo Adamo, è stato generato re sul mio trono e oggi regna colui che possiede il regno incrollabile. La sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia,

kàthisma uguale.

Dalla radice di Iesse e dai lombi di Davide nasce oggi per noi la divina fanciulla Maria e l’universo è rinnovato e divinizzato. Rallegratevi insieme, cielo e terra, lodatela, famiglie delle genti. Gioacchino gioisce e Anna festeggia gridando: La sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

Esulti il cielo, si allieti la terra, perché è stato partorito sulla terra il cielo di Dio: la sposa di Dio, secondo la promessa. La sterile allatta Maria bambina e Gioacchino gioisce per questo parto dicendo: Mi è stato partorito il virgulto da cui Cristo fiore è germogliato dalla radice di Davide. O prodigio veramente straordinario!

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Ricorderò il tuo nome di generazione in generazione.

Stico. Ha emesso il mio cuore il verbo buono.

Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (1,39-49.56).

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore. Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente e santo è il suo nome. Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Gloria. Per l’intercessione della Theotòkos. E ora. Lo stesso. Quindi, lo stico. Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 4. Di Germano.

La gioia universale è sorta per noi dai giusti Gioacchino e Anna, la Vergine inneggiatissima, che per la sua purezza somma diviene tempio vivente di Dio e, sola, è con verità riconosciuta Theotòkos. Per le sue suppliche, o Cristo Dio, manda sul mondo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

I canoni del signor Giovanni con gli irmì per 8 stichi e del signor Andrea per 6 stichi.

Canone di Giovanni monaco.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto al Cristo Dio che ha diviso il mare e guidato il popolo che aveva liberato dalla schiavitù dell’Egitto: perché egli si è grandemente glorificato.

Venite, fedeli, allietandoci nel divino Spirito, onoriamo con inni la sempre vergine Fanciulla che oggi, da una sterile, è venuta nel mondo per la salvezza dei mortali.

Esulta, Gioacchino con Anna di senno divino, perché oggi hai fatto germogliare dai tuoi lombi la Vergine eletta da Dio, dalla quale è nato per noi il Cristo Signore.

Nasce oggi il ponte della vita per il quale i mortali che stanno nell’ade sono richiamati dalla caduta, glorificando Cristo datore di vita.

Canone del signor Andrea.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

A colui che spezza le guerre col suo braccio e che guidò Israele nel Mar Rosso, a lui cantiamo, come Dio nostro redentore, poiché si è glorificato.

Esulti tutto il creato e gioisca Davide, poiché dal suo tronco è germogliato il ramo recante come fiore il Signore, redentore dell’universo.

La Santa dei santi nel santo sacrario come bimba è condotta per esser nutrita dalla mano di un angelo divino; festeggiamo tutti con fede la sua nascita.

Anna, sterile e senza prole, non poteva restare senza figli a causa di Dio, che l’aveva destinata prima dei secoli a divenire madre della Vergine pura, da cui sarebbe nato l’Autore del creato in forma di servo.

Te sola, agnella senza difetto, che nel tuo grembo fornisti a Cristo la natura umana come un vello, noi glorifichiamo con inni, in questo giorno in cui Anna ti ha partorito.

Canto, proclamo, glorifico tre ipòstasi partecipi di unica natura, eternità, santità; un unico Dio è glorificato nel Padre, nel Figlio e nello Spirito.

Chi mai vide un lattante generato senza padre, chi mai vide una madre rimasta vergine? Doppio mistero, pura Genitrice di Dio!

Katavasìa. Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio perché si è glorificato.

Ode 3. Irmòs.

Rafforzaci in te, Signore, tu che col legno uccidesti il peccato e infondi il tuo timore nel cuore dei tuoi cantori.

Vissuti irreprensibilmente per Dio, hanno generato la salvezza di tutti, i genitori dal divino sentire di colei che partorì Dio, nostro Creatore.

Il Signore, che per tutti fa scaturire la vita, da una sterile ha prodotto la Vergine: in lei egli si degnò di entrare, custodendola incorrotta dopo il parto.

Inneggiamo come Theotòkos il frutto di Anna, Maria, che ha concepito il grappolo portatore di vita, protezione e aiuto di tutti.

Un altro Irmòs.

Si è rafforzato il mio cuore nel Signore, la mia fronte si è innalzata nel mio Dio, si è dilatata la mia bocca contro i miei nemici, ho gioito per la tua salvezza.

Benedetto, Anna, il tuo grembo, che portò il frutto della verginità, che senza seme concepirà Gesù, redentore e nutritore del creato.

Tutto il creato proclama beata te, Vergine, partorita oggi da Anna come puro ramo germogliato dalla radice di Iesse, per coltivare Cristo fiore.

Mostrandoti superiore a tutto il creato, tuo Figlio, pura Madre di Dio, magnifica oggi la tua santa nascita e colma di gioia tutto l’universo.

Innalzata nel Santo dei Santi, Vergine pura Theotòkos, ti sei rivelata superiore a tutto il creato, concependo nella carne il Creatore.

Veneriamo il Padre senza principio, cantiamo il Figlio senza tempo, adoriamo lo Spirito coeterno, unico Dio trisipostàtico.

Generando l’illuminatore e il principio di vita dei mortali, pura Madre di Dio, divenisti il tesoro della nostra vita e la porta della luce inaccessibile.

Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Ypacoì. Tono 2.

Il profeta chiamò la santa Vergine porta invalicabile, custodita solo per il nostro Dio: per essa è passato il Signore, da essa procede l’Altissimo e la lascia sigillata, liberando la nostra vita dalla corruzione.

Kàthisma. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La Vergine Maria e veramente Madre di Dio, come nube della luce oggi su noi è rifulsa e proviene dai giusti per la nostra gloria. Adamo non è più condannato, Eva è liberata dai lacci e per questo acclamiamo gridando con franchezza all’unica Pura: Annunzia gioia, la tua nascita, a tutta l’ecumène.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, l’annuncio della tua economia e ho dato gloria a te, solo filantropo.

Inneggiamo te, Signore, che doni a tutti i fedeli, come porto di salvezza, colei che ti ha generato.

O sposa di Dio, Cristo ti ha resa vanto e forza di tutti quelli che cantano con fede il tuo mistero.

Sovrana ignara di nozze, riscattati dalle colpe per le tue suppliche, noi tutti, grati, ti diciamo beata.

Un altro Irmòs.

Ho inteso, Signore, il tuo annunzio e ho temuto, poiché nel tuo ineffabile disegno tu, che sei Dio eterno, dalla Vergine sei venuto incarnato: Gloria alla tua gloria, o Cristo, gloria alla tua potenza.

Glorificando con inni e salmi l’augusta nascita della Theotòkos, veneriamo, fedeli, colui che aveva veramente promesso a Davide che il frutto dei suoi lombi avrebbe regnato dopo di lui.

Schiudesti il grembo di Sara, Signore, dando Isacco come frutto della vecchiaia: oggi hai donato, Salvatore, la tua Madre pura come fertile frutto del grembo.

Ascolta, Signore, la mia preghiera, dica Anna, poiché oggi mi hai concesso il frutto promesso: colei che tra tutte le donne e le generazioni, dovrà divenire la tua pura Madre.

Gioisce conte oggi l’ecumène, o Anna divina, poiché da te è fiorita la Madre del suo Redentore, colei ha germogliata dalla radice di Davide, lo scettro di potenza, che porta per noi il Cristo fiore.

Trinità eterna e indivisa per essenze, cherubicamente ti glorifico, gridando con lingua impura: santo, santo, santo l’unico Dio per tutti i secoli in eterno.

Gli oracoli dei profeti si sono compiuti con la tua nascita, Vergine pura: con fede ti chiamarono tempio, porta, monte spirituale e roveto, verga di Aronne fiorita dalla radice di Davide.

Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e glorificato la tua divinità.

Ode 5. Irmòs.

Tu che hai dissolto le buie ombre degli enigmi e hai rischiarato i cuori dei fedeli con l’avvento della verità, grazie a questa divina figlia, guida anche noi, o Cristo, con la tua luce.

Inneggiamo, popoli, colei per cui divenne come noi l’autore di tutte le cose: i profeti che ne furono fatti degni, gioirono al vederla in figura, traendo da essa il frutto di una chiara salvezza.

La fioritura della verga secca manifestò a Israele la scelta del sacerdote: e ora il gloriosissimo germoglio della sterile straordinariamente celebra con la sua luce lo splendore dei genitori.

Un altro Irmòs.

Signore, nostro Dio, dacci la pace; Signore nostro Dio, sostienici; Signore, all’infuori di te non conosciamo altri, il tuo nome invochiamo.

Incorrotta fu la tua nascita, Vergine pura, ineffabile il tuo concepimento, il tuo parto uguale al tuo concepimento, Sposa non sposata, poiché della mia natura si rivestì lo stesso Dio.

Gioiscano oggi le schiere degli angeli, danzino cantando i figli di Adamo, poiché nasce il ramo che dovrà recare come fiore il Cristo, unico redentore della stirpe umana.

Oggi Eva è sciolta dalla condanna, Adamo liberato dall’antica maledizione per la tua nascita, gridando a te, pura Vergine: Per te siamo liberati dalla rovina.

Gloria a te, che oggi hai glorificato la sterile genitrice del ramo sempre verde da cui, secondo la promessa, fiorirà Cristo, fiore della nostra vita.

Ti adoriamo, Trinità indivisibile, increata, coeterna e consustanziale, che sempre proclamiamo unico Dio trisipostàtico.

Il tuo grembo divenne santa mensa, la tua purezza restò intatta come prima, o Vergine, poiché Cristo, nostro sole, è sorto da te come sposo dal talamo.

Katavasìa. O albero beatissimo, su cui è stato steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato da Dio nella carne, in te confitto donando la pace alle nostre anime.

Ode 6. Irmòs.

Al Signore, dal ventre del mostro, Giona gridò: Fammi tu risalire, ti prego, dal profondo dell’ade affinché a te, Redentore, con voce di lode e in spirito di verità, io offra un sacrificio.

Al Signore, nell’afflizione della sterilità, gridarono i genitori divinamente saggi della Madre di Dio e generarono lei come comune salvezza e vanto di generazione in generazione.

Ricevettero un celeste dono degno di Dio, i genitori divinamente saggi della Madre di Dio: il cocchio più eccelso di quello dei cherubini, colei che partorisce il Verbo e Creatore.

Un altro Irmòs.

Come le acque del mare, o filantropo, le onde della vita mi sommergono, ma come Giona dall’abisso, strappa dalla rovina la mia vita, compassionevole Signore.

Inneggiamo la tua santa nascita, onoriamo inoltre il tuo verginale concepimento, sposa divina, Vergine non sposata: con noi esultano gli angeli e le anime dei santi.

Pura Vergine, più santa dei santi, i tuoi casti genitori ti condussero al tempio del Signore per esservi santamente allevata e preparata alla maternità divina.

O madri e sterili, danzate di gioia, coraggio, esultate, o senza prole, poiché la sterile genera la Madre di Dio, che sta per liberare Adamo ed Eva dalla maledizione e dalle pene.

Sento Davide che di te canta: Sono condotte al palazzo del re le vergini del tuo seguito; anch’io dunque con lui a te, come figlia del re, inneggio.

In te, pura Vergine, il mistero della Trinità è cantato e glorificato: il Padre si è compiaciuto, il Verbo ha posto la sua tenda fra gli uomini e con la sua ombra ti ha coperto lo Spirito santo.

Sei divenuta incensiere d’oro, poiché il fuoco divino, il Verbo, per energia del santo Spirito rese sua dimora il tuo grembo, apparendo ai nostri occhi in forma umana, o pura Genitrice di Dio.

Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno illuminò il mondo.

Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.

Gioacchino e Anna furono liberati dalla vergogna della sterilità e Adamo ed Eva dalla corruzione della morte per la tua natività, o pura; questa celebra oggi il tuo popolo, riscattato dalla schiavitù dei peccati, a te esclamando: la sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Ikos.

La preghiera e il gemito di Gioacchino e Anna per la loro sterilità e mancanza di prole, giunsero accetti alle orecchie del Signore ed essi produssero al mondo un frutto portatore di vita; l’uno compiva sul monte la sua preghiera e l’altra portava la sua vergogna in un giardino: ma con gioia la sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Sinassario.

L’8 di questo mese nascita della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria.

Stichi. Più di tutte le madri è benedetta sant’Anna, essendo madre della Vergine Madre. Il giorno otto genera colei che genererà la luce infinita.

Lo stesso giorno i santi fratelli Rufo e Rufino perirono di spada.

Stichi. Chinandosi alla spada Rufino dice al fratello: seguimi, non indugiare, Rufo.

Lo stesso giorno san Severo perì di spada.

Stichi. Sono pronto alla mia passione, dice Severo: e tu, spada, sei pronta a decapitarmi?

Lo stesso giorno sant’Artemidòro perì nel fuoco.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il roveto incombusto sul monte e la fornace dei caldei irrorante rugiada chiaramente prefigurano te, sposa di Dio: perché senza venirne arsa, ricevesti in un grembo materiale il divino fuoco immateriale; e noi gridiamo a colui che da te fu partorito: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Nelle tue immateriali manifestazioni era impedita al legislatore la contemplazione del grande mistero, o venerabilissima, mentre veniva simbolicamente ammaestrato a non avere sentimenti terreni: perciò preso da stupore per il prodigio, diceva: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Monte, porta celeste e scala spirituale ti profetizzò divinamente il sacro coro, poiché da te fu intagliata la pietra non toccata da strumento umano; e sei chiamata anche porta per cui è passato il Signore dei prodigi, Dio dei nostri padri.

Un altro Irmòs.

La fornace dei caldei avvampante di fuoco venne rinfrescata dall’intervento dello Spirito di Dio, mentre i fanciulli cantavano: benedetto il Dio dei nostri padri.

Festeggiamo, o pura e veneriamo con fede la tua santa nascita, per il cui annunzio siamo liberati dalla maledizione antica nella manifestazione di Cristo.

Ora Anna gioisce e fiera grida: Pur essendo sterile ho generato la Madre di Dio, per cui la condanna di Eva è sciolta e colei che è nelle pene smetterà di soffrire.

Adamo è liberato, Eva danza con gioia a te acclamando nello Spirito: In te siamo liberati dalla maledizione ancestrale per la venuta di tuo Figlio.

Anime infeconde, sterili e senza prole, esultate, poiché Anna ora gioisce, mostrandosi ricca di discendenti: madri, esultate di gioia con la Madre di Dio.

Glorifichiamo il Padre, il Figlio e lo Spirito, santissima Trinità in una Mònade divina, indivisibile, increata, consustanziale e coeterna.

Restando vergine dopo il parto, tu sola generasti il nostro Dio, rinnovando così la natura, liberando Eva dalla maledizione ancestrale, pura Genitrice di Dio Maria.

Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco, che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace dei fanciulli prefigurasti un tempo la Madre tua, Signore, perché la figura liberò dal fuoco costoro che in esso si muovevano senza venir bruciati. E noi inneggiamo a lei, che oggi grazie a te è apparsa ai confini e la sovresaltiamo per tutti i secoli.

La prescelta dimora della nostra riconciliazione con Dio comincia oggi a essere, per partorire per noi il Verbo, che si manifesta nello spessore della carne: lui celebriamo, noi che per lui dal non essere abbiamo ricevuto l’essere e lui sovresaltiamo per tutti i secoli.

La liberazione dalla sterilità terminò l’universale sterilità nel bene e il prodigio mostrò chiaramente Cristo che viene a dimorare tra i mortali: lui celebriamo, noi che per lui dal non essere abbiamo ricevuto l’essere e lo sovresaltiamo per tutti i secoli.

Un altro Irmòs.

Tu che stabilisci alle acque i loro limiti, poni la sabbia come confine al mare e tutto reggi, a te inneggia il sole, la luna ti glorifica, a te offre l’inno tutto il creato, Demiurgo e Creatore, nei secoli.

Tu che hai fatto prodigi per la sterile Anna, tu che hai dischiuso il suo infecondo grembo per farlo fruttificare, tu, Dio santo, come Figlio della Vergine, hai assunto carne da lei, dalla Theotòkos Vergine.

Tu che sigilli e dischiudi l’abisso, alzi le acque sulle nubi e doni la pioggia al mondo, sulla sterile radice di Anna hai fatto germogliare come ramo e frutto la purissima Madre di Dio.

Tu che sciogliesti i lacci della sterilità, alla sterile donasti l’illustre frutto, la fertile fanciulla, la Madre tua secondo la carne, di cui divieni Figlio e germoglio, o Dio compassionevole, venendo fra noi.

O agricoltore delle nostre menti e giardiniere delle nostre anime, tu che rivelasti fruttuosa la terra sterile, hai reso sant’Anna, un tempo sterile, terra coltivata, fertile, fiorente e ubertosa, che ha germogliato la Theotòkos, frutto purissimo.

Trinità santa ed eterna, Dio supremo, la moltitudine degli angeli a te inneggia e per te trema; cielo, terra e abissi davanti a te fremono, gli uomini ti benedicono, il fuoco è tuo servo, tutto il creato con timore ti obbedisce.

Prodigio nuovo: Dio Figlio di una donna e una Madre senza uomo genera senza seme e la prole è Dio, o terribile visione! O straordinario concepimento della Vergine! O concepimento tremendo! Realmente tutto ciò supera l’intelletto e la visione.

Katavasìa. Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che discese mutando il fuoco in rugiada e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che concede vita a tutti.

Ode 9. Irmòs.

Più venerabile non si salmeggia.

Benedetta, purissima, noi ti magnifichiamo, o Madre di Dio, tu che da grembo verginale, incomprensibilmente, hai dato un corpo all’astro divino, sorto prima del sole e venuto corporalmente a vivere tra noi.

Colui che per le folle ribelli fece scaturire fiumi dalla dura roccia, elargisce a noi, genti docili, un frutto di letizia da grembo sterile: te, pura Madre di Dio, che noi, com’è degno, magnifichiamo.

Te, annullamento dell’antica, severa sentenza, che risollevi la nostra prima madre, causa dell’unione della nostra stirpe con Dio, ponte che conduce al Creatore, Theotòkos, noi magnifichiamo.

Un altro Irmòs.

Estranea alle madri la verginità e alle vergini il concepimento, ma in te, Theotòkos, i due prodigi si congiungono e tutte le tribù delle genti per tutti i secoli ti magnificano.

Secondo la promessa, Madre di Dio, tu ottieni una nascita degna della purezza: alla sterile fosti donata come divino frutto e tutte le tribù delle genti nei secoli ti magnificano.

Ecco che si compie l’oracolo che dice: Sorga la tenda caduta del sacro Davide in te, purissima, prefigurata; per te tutta la materia degli uomini è ricreata nel corpo di Dio.

Veneriamo le tue fasce, Theotòkos, glorifichiamo colui che ti dona come frutto a colei che un tempo era sterile e prodigiosamente apre il grembo senza prole, poiché Dio, essendo onnipotente, compie ciò che vuole.

Germogliasti in grembo, o Anna di mente divina, madre della sposa, secondo la promessa, il fiore verginale, lo splendore divino della purezza; perciò, come radice della nostra vita, ti diciamo beata.

Estranea agli empi la lode del tuo nome, Padre, Figlio e santo Spirito, Trinità eterna, onnipotente e increata, per cui tutto il mondo è stato fondato a un cenno della tua volontà divina.

Nel tuo grembo, Vergine Madre, hai ospitato Uno della Trinità santa, Cristo nostro Dio, al quale tutto il creato inneggia, per il quale tremano i troni elevati: supplicalo di salvare le nostre anime

Katavasìa. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, o Theotòkos, ha prodotto il Cristo, dal quale fu piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa che ora viene esaltata, noi ti magnifichiamo.

Un’altra. La morte, sopraggiunta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione, che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata per la prole della pura Madre di Dio: tutte le potenze dei cieli la magnificano.

Exapostilarion. Udite, donne.

Esultano oggi tutti i confini dell’ecumène per la tua nascita, Vergine, Madre di Dio Maria, sposa ignara di nozze: con essa hai posto fine al triste obbrobrio dei tuoi genitori, privi di prole e alla maledizione che colpiva la progenitrice Eva nel suo partorire.

Un altro exapostilarion uguale.

Sii rinnovato, Adamo e tu Eva, glorificata; profeti, unitevi in coro con gli apostoli e i giusti: comune gioia di angeli e uomini, nasce oggi al mondo la Theotòkos, dai giusti Gioacchino e Anna.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 1. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! La fonte della vita nasce dalla sterile, la grazia comincia a produrre i suoi splendidi frutti. Rallégrati, Gioacchino, divenuto genitore della Theotòkos: nessuno è come te tra i genitori terrestri, o ispirato da Dio, perché per te ci è stata data la Vergine che accoglie Dio, la dimora di Dio, il santissimo monte (2).

O straordinario prodigio! Il frutto della sterile, rifulgendo per il cenno dell’onnipotente Creatore dell’universo, ha vigorosamente posto fine alla sterilità del mondo nel bene. Madri, gridate in coro con la madre della Theotòkos: Salve, piena di grazia, con te è il Signore, che per te concede al mondo la grande misericordia.

Mostrandosi vivente colonna della castità e fulgido vaso raggiante di grazia, la gloriosa Anna ha partorito colei che è veramente la difesa, il divino fiore della verginità, colei che a tutte le vergini e a quelle che desiderano il dono della verginità, visibilmente concede la bellezza verginale e concede a tutti i fedeli la grande misericordia.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Questo è il giorno del Signore, esultate, popoli: poiché ecco, il talamo della luce, il libro del Verbo della vita è uscito dal grembo; la porta che guarda a oriente è stata generata e attende l’ingresso del sommo sacerdote, lei che introduce nel mondo, sola, il solo Cristo, per la salvezza delle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 del canone.

Antifona 1.

Stico. Ricordati, Signore, di Davide e di tutta la sua mitezza.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 2. Ecco, abbiamo udito che è in Efrata, l’abbiamo trovata nei campi boscosi.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 3. Cose gloriose si dicono di te, città di Dio.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 4. Dio è in mezzo a lei e non sarà scossa.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Gloria. E ora.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Antifona 2.

Stico 1. Il Signore ha giurato a Davide la verità e non la smentirà.

Salva, Figlio di Dio incarnato per noi.

Stico 2. Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Salva, Figlio di Dio incarnato per noi.

Stico 3. Là farò sorgere la potenza di Davide, ho preparato una lampada al mio Cristo.

Salva, Figlio di Dio incarnato per noi.

Stico 4. Poiché il Signore ha eletto Sion, se l’è scelta per sua dimora.

Gloria. E ora.

O Unigenito Figlio e Verbo.

Antifona 3.

Stico 1. Qui abiterò perché l’ho scelta.

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

Stico 2. L’Altissimo ha santificato la sua dimora.

La tua nascita, Madre di Dio.

Stico 3. Santo è il tuo tempio, meraviglioso nella giustizia.

La tua nascita, Madre di Dio.

Kinonikòn. Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Alliluia.

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Mattutino del 7 Settembre- Vigi lia della Natività della santissima Theotokos e memoria del santo martire Sozonte

7 Settembre

Vigilia della Natività della santissima Theotòkos e memoria del santo martire Sozonte.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologìa, kàthisma.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Prodigiosamente partorita dalle doglie di una sterile, generasti oltre natura da grembo verginale; apparsa come bella pianticella, germogliasti per il mondo la vita. Perciò le potenze del cielo gridano a te, Theotòkos: Gloria al tuo avvento, o venerabile; gloria alla tua verginità; gloria alla tua maternità, o sola purissima.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Esultano ora tutti gli esseri del cielo, la stirpe umana festeggia con loro e misticamente i profeti insieme si rallegrano, perché colei che nelle generazioni antiche previdero in figura come roveto, urna e virgulto, come nube, porta, trono e grande monte, oggi nasce.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

I canoni della vigilia e del santo. Canone della Vigilia con l’Acròstico: La nascita inneggio della serva di Dio fanciulla. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Esultanti inneggiamo oggi con letizia al divino genetliaco della Madre di Dio; essa infatti partorì per l’ecumène la gioia che cancella la tristezza della prima madre.

Da una sterile proviene la sterilità del peccato, colei che la legge aveva in anticipo descritta e che gli oracoli da Dio ispirati avevano preannunziato, la Regina castissima senza macchia.

Sei divenuta tempio e reggia del Sovrano nel quale il sovraessenziale, farà la sua dimora, trasformando i fedeli in abitazione della Trinità santa.

O Sposa di Dio, sei apparsa sala nuziale bellissima e trono eccelso di Dio; sedendovi nella carne egli farà risplendere la luce della conoscenza su quanti erano seduti nelle tenebre della perdizione.

Canone del santo. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Il Mar Rosso.

Intercedi, illustre Sozonte, presso il benevolo Signore perché salvi da ogni afflizione, prova e pericolo quanti festeggiano oggi la tua sacra memoria.

Nel firmamento della Chiesa Cristo ti ha reso astro fulgido che rischiara, o glorioso martire, con la luce delle tue lotte, l’ecumène.

Con la tua pazienza, o beato Sozonte, sconfiggesti i nemici del Signore e con la spada del tuo nobile ardore spezzasti l’impeto delle loro falangi, ricevendo la corona del trionfo.

Theotokìon. Senza seme per volere del Padre, dal Divino Spirito generasti il Figlio di Dio e concepisti incarnato colui che è dal Padre senza madre e da te per noi senza padre.

Della Theotòkos.

Ode 3. Nella sua sterilità ha generato.

Da terra infeconda nasce la terra fecondissima, destinata a produrre il coltivatore dei beni e la spiga vivificante, che nutre tutti per divino volere.

Oggi è germogliata la verga della verginità, da cui sboccerà un fiore, Dio nostro coltivatore, che per sovrabbondante bontà recide i germogli cattivi.

Ecco, nato da una pietra sterile, il monte intatto, che produce la pietra spirituale, che opererà la distruzione di tutte le statue del maligno.

Gli schizzi della legge disegnarono te, Fanciulla: poiché tu, superando le leggi, devi infatti contenere in grembo il Legislatore, lo stesso che ineffabilmente ti conserverà incorrotta e incontaminata.

Del santo. Esulta in te.

I rivoli del tuo sangue versato abbondantemente per Cristo estinsero il fuoco degli empi, illustre martire vittorioso.

Pazientemente sopportasti la grandine dei tormenti come torre incrollabile, rovesciando la fortezza dell’errore.

Come Davide rovesciasti il tiranno, nuovo Golia e tutto il suo esercito con la fionda della fede.

Theotokìon. Tu sola, Theotòkos, sei divenuta per gli uomini dispensatrice di tesori soprannaturali, perciò ti gridiamo: Salve.

Irmòs. Esulta in te e grida la tua Chiesa: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kàthisma del santo.

Tono 4. Presto intervieni.

Salvato per la fede, o fortissimo atleta Sozonte, per i naufraghi divenisti quieto porto di salvezza per la provvidenza di Cristo nostro Dio; fai scaturire per chi ti ama fiumi di guarigioni, calmando ogni giorno l’infiammazione delle malattie; perciò con fede glorifichiamo la tua sacra memoria.

Gloria. E ora. Della Vigilia.

Tono pl. 4. Dell’incarico.

Si rallegri il cielo ed esulti di gioia la terra, poiché viene al mondo il firmamento del nostro Dio, secondo la promessa, la divina Fidanzata. La sterile allatta Maria, sua figlia e Gioacchino si rallegra di questo parto, dicendo: ecco, mi è nato il germoglio da cui fiorirà Cristo, sopra la radice di Davide: prodigio davvero straordinario!

Della Theotòkos.

Ode 4. Colui che siede.

E’ nata sulla terra una fanciulla più sublime degli angeli e la sua santità e purezza non sopportano paragone: essa concepirà Cristo, purificazione, santificazione e redenzione perfetta di tutti.

Degno di beatitudine divenne il grembo di Anna, perché generò colei che era destinata a contenere il Verbo beato e incontenuto, destinato a procurare la rigenerazione di tutti i fedeli.

Comincia ora a dileguarsi l’oscurità della malizia: infatti è spuntata da lombi sterili la nube animata dal sole, la Purissima di cui noi festeggiamo la splendente nascita.

Come ulivo fertile cresciuto sulla radice di Iesse, Anna germina te, o Vergine, destinata a sbocciare il benigno Verbo, che sempre verità e misericordia precedono.

Del santo. Vedendoti sospeso.

Infiammato dall’amore divino, come paglia bruciasti con le tue parole l’errore degli atei, gridando gioioso: Gloria alla tua potenza, Signore.

Tu, santo tempio costruito dal Signore, sei entrato nel tempio degli atei, frantumando coraggiosamente gli idoli lì venerati, o martire illustre e vittorioso.

Il tuo santo tempio è divenuto luogo di cura da qualsiasi male per i fedeli che lo visitano glorificando le tue grandi gesta, martire mirabile e vittorioso.

Theotokìon. Senza nozze concepisti e dopo il parto resti vergine, perciò le nostre voci senza sosta con fede irremovibile a te, Sovrana, gridano: Salve.

Della Theotòkos.

Ode 5. Stupisce l’universo.

Il libro sigillato che mai mortale potrà leggere secondo le leggi della natura, nasce oggi ed è destinato all’abitazione del Verbo, come preannunziato in ispirito nei libri dei teologi.

Oggi nasce la vita salutare destinata a produrre, come nuovo mosto, il grappolo illibato della salvezza: chi ne beve coglierà frutto di divina e salutare letizia.

Balzate, angeli, intrecciate danze con gli uomini; la nascita oggi della Vergine da una sterile bandisce la tristezza e procura la gioia a quanti celebrano la sua nascita divina.

O Fanciulla, chiarissimamente il divino profeta ti prefigurò come nuovo tomo in cui il dito del Padre iscriverà il Verbo, che per benevolenza scriverà nel libro della vita quanti gli obbediranno.

Del santo. Tu, Signore, mia luce.

Come una torcia accesa, costantemente illuminata dal fuoco della Trinità, o martire, oscurasti le tenebre del politeismo.

O beatissimo, come rosa fiorita per il rosso flusso del tuo sangue, profumi l’ecumène con la fragranza dei tuoi prodigi.

Tralcio mistico nella vigna di Cristo, per il tuo martirio versasti il vino della compunzione per i fedeli che ti glorificano.

Theotokìon. Sei l’armatura che ci protegge dal nemico, Divina Sposa, nostra speranza, àncora di salvezza.

Della Theotòkos.

Ode 6. Celebrando questa divina.

E’ nato oggi il ponte che porta gli uomini alla luce, la scala celeste, il monte chiarissimo di Dio, la fanciulla Theotòkos, che noi proclamiamo beata.

Come una conchiglia Anna ha oggi prodotto la porpora destinata a tingere la lana del Sovrano incarnato; celebriamola tutti degnamente con inni.

E’ scaturita da minuscola stilla come fonte la Purissima: generando l’abisso della salvezza, asciugherà i flussi innumerevoli del politeismo.

Nata come germoglio da sterile radice, recidesti dalla radice, col divino seme soprannaturale la cattiva spina, o Genitrice di Dio, fanciulla sempre beata.

Del santo. A te sacrificherò con voce.

Avendo scelto d’esser immolato per amor di Dio, stavi sulla mensa come vittima pura: per questo piamente ti onoriamo, o illustre.

Senza subir danno attraversati, o beatissimo, l’oceano dell’errore, attraccando al porto del regno celeste, per gioire nella pace eterna.

Lo spietato persecutore ti strappò il fegato con uncini di ferro: ma tu avevi gloriosamente deposto nelle mani di Dio il tuo spirito; per questo, o beatissimo martire, ti cantiamo.

Theotokìon. Meraviglia che supera le meraviglie passate! Nel suo grembo una vergine senza sposo ha concepito e senza rimpicciolirlo, colui che tiene l’universo nel palmo della sua mano.

Irmòs. A te sacrificherò con voce di lode, Signore, così a te grida la Chiesa, purificata dal lavacro dei demòni per il sangue misericordiosamente fluito dal tuo fianco.

Kontàkion della vigilia.

Tono 3. La Vergine oggi.

La Vergine Theotòkos Maria, il talamo indissolubile del celeste sposo, nasce oggi dalla sterile, conforme al disegno divino, per essere preparata come cocchio del Verbo Dio: poiché a questo è stata destinata la porta divina, la Madre della vera vita.

Ikos.

Alla sterile è stata data come frutto la divina fanciulla Maria. Vedendo sussultare nel grembo di Anna colei che un tempo i divini profeti avevano visto in Spirito, veniamo spiritualmente al convito, con il fedele Gioacchino e chiamiamo i lontani dicendo: È germogliata da grembo sterile, colei che ora richiama il mondo dall’esilio, la porta divina, la Madre della vera vita.

Sinassario.

Il 7 di questo mese memoria del santo martire Sozonte.

Stichi. Ai tormenti fisici resiste Sozonte, mentre la sua anima contempla l’unico Salvatore del mondo. Rosseggiante per i colpi furiosi, il sette viene ricevuto nella celeste dimora.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli Evodo e Onesiforo.

Il santo Eupsichio perisce di spada.

Stichi. Eupsichio si dimostra magnanimo nella morte, offrendo la sua sublime anima al Sovrano.

Lo stesso giorno si festeggia la dormizione del beato Luca della provincia di Licaonia, terzo igùmeno del monastero del Salvatore, denominato del Torrente Profondo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della Theotòkos.

Ode 7. I fanciulli di senno divino.

Gioacchino e Anna sono degni di beatitudine avendo generato la beata e casta genitrice di Dio, destinata a generare il Verbo beato, che darà la beatitudine a tutti i fedeli.

I tuoi genitori, purissima, han trovato un dono prezioso in te, che concepirai il Dio che arricchirà con i migliori doni quanti acclamano: Signore Dio dei padri, tu sei benedetto.

Le tue mammelle, o Anna a Dio cara, sono più squisite del vino, giacché tu hai allattato colei che allatterà l’eccellentissimo Verbo, creatore del latte e nutritore d’ogni vivente.

Alzati, suona l’arpa, o Davide ispirato da Dio e tripudia: ecco, infatti, che l’arca da te preannunziata è preceduta da grembo sterile per esser destinata a Dio, Sovrano del creato.

Del santo. Nella fornace persiana.

Gettato nella fornace di dura punizione, come rugiada ricevesti la pazienza da Dio, santo martire e grato cantavi: benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Con un’anima più brillante dell’oro, non hai voluto sacrificare alla statua dorata di un dio inanimato, ma immolasti te stesso in sacrificio profumato per il nostro Dio.

Eri pastore di pecore: il Pastore supremo ti mise come agnello senza macchia alla sua destra, illustre martire, in mezzo al suo gregge non randagio, proteggendoti dai lupi spirituali.

Theotokìon. Salve, Madre di Dio, dimora divina e santificata dell’Altissimo; poiché per te ci è stata donata la gioia, a te gridiamo: benedetta tu fra le donne, Sovrana purissima.

Della Theotòkos.

Ode 8. Il parto della Theotòkos.

Facciamo risuonare inni per celebrare il divino genetliaco di colei, che per lo Spirito darà corpo al Dio Verbo inneggiatissimo e acclamiamo: Inneggiate al Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

O divini profeti, esultate, onorando la nascita della Vergine: essa infatti ha compiuto tutte le predicazioni, concependo il Cristo, re di tutti, apparso per noi, che lo esaltiamo per tutti i secoli.

Monti, erompete in letizia; apostoli e martiri, danzate; santi e giusti, esultate oggi per la nascita della Madre del Signore, acclamando: Inneggiate al Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

E’ fiorito il melo profumato, la rosa divina è apparsa e riempie oggi di fragranza i confini e termina il fetore del nostro peccato, la castissima Madre del Verbo, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

O natura degli uomini resa infeconda in doni del divino Spirito, rallegrati oggi mirando la divina Fanciulla nata da una sterile ed esclama: Inneggiate al Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

Del santo. Stese le mani Daniele.

Tagliata la mano alla statua di oro, la donasti ai poveri, riservando per te il tesoro inesauribile del martirio, gridando, o illustre e glorioso Sozonte: opere tutte, benedite il Signore.

Gareggiando nella carne contro l’incorporeo, con l’alleanza di Cristo lo atterrasti, o glorioso, perciò egli ti concesse l’energia dei miracoli, a lui con gioia acclamando: Opere tutte, benedite il Signore.

Avendo aperto la bocca, il santo Spirito la colmò, o glorioso Sozonte; confondesti i nemici che bestemmiavano il Creatore, gridando con gioia a Cristo: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Tu sola fra tutte le generazioni, pura Vergine, ti sei rivelata Madre di Dio, divenendo dimora incontaminata senza venir bruciata dalla fiamma della sua luce; perciò ti benediciamo per tutti i secoli, o divina sposa Maria.

Irmòs. Stese le mani Daniele nella fossa, arrestò le fauci dei leoni, mentre i fanciulli amici della pietà, cinti di virtù, spensero la forza del fuoco acclamando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Della Theotòkos.

Ode 9. Ogni abitante della terra.

Ecco, il luogo santo di Dio si mostra apertamente, la Città gloriosa del Sovrano viene edificata, il paradiso splendido di luce è fiorito in modo manifesto, essendo causa del recupero del paradiso e riconciliazione di Dio con i mortali.

E’ apparsa oggi la lampada e lucerna dall’aureo riflesso, la luce anteriore ai secoli, che in essa dimora, illumina quanti sono nella notte dei mali e interrompe la tenebra dell’ateismo e per fede renderà davvero tutti partecipi del giorno.

E’ apparsa oggi la lampada e la lucerna irradiante come oro la luce preeterna; abitandovi, essa illuminerà quanti siedono nella notte del male e terminerà la caligine dell’ateismo e farà tutti davvero partecipi del giorno mediante la fede.

Gioacchino e Anna, pariglia splendidissima, hanno generato la giovenca senza macchia; il vitello grasso che ne deve provenire sarà sacrificato per il mondo, togliendo i peccati degli uomini e ponendo fine ai sacrifici offerti ai demòni.

Tu che concepisti la luce, illumina noi che in Spirito festeggiamo la tua luminosa nascita, Genitrice di Dio e mostraci partecipi, o casta, della luce che sta per arrivare e concedi pace e liberazione dai mali per le tue materne preghiere.

Del santo. Cristo pietra angolare.

Come pietra preziosa fosti scelto da Cristo, pietra angolare: rotolando sul suolo, o martire, distruggesti la fortezza dell’errore, rafforzando i cuori dei fedeli.

Avendo te come fiume di vita, la Chiesa di Cristo, o santo martire, dissetandosi ai rivi del tuo sangue, brilla sempre abbellita dai tuoi miracoli e dalle tue imprese.

Come ricompensa per le tue lotte e pene, illustre Sozonte, hai trovato il regno dei cieli; da lassù ricordati dei fedeli che celebrano la tua sacra memoria.

Theotokìon. Spezza la catena dei miei peccati, Vergine Madre di Dio, unica piena di grazia, che generasti la fonte della misericordia e colmami di gioia perché degnamente ti magnifichi.

Irmòs. Cristo, pietra angolare non tagliata da mano umana fu tagliato da te, Vergine, monte inviolato, riunendo le nature separate; per questo, gioiosi ed esultanti, Madre di Dio, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion del martire. Udite, donne.

Munito dell’arma della tua croce preziosa, il tuo vittorioso, o Verbo, vigorosamente prevalse sulle forze avverse, confuse i tiranni, lottò per te e con te, Cristo mio, Re dell’universo, regna senza fine.

Della Theotòkos. Con i discepoli.

Esulta, creato tutto, sentendo la gioia di Anna di senno divino, il cui nome significa ‘grazia’ e del divino Gioacchino, per aver generato contro ogni speranza Maria, la castissima, la pura Madre di Dio, il cui frutto, Cristo Dio, da lei ineffabilmente incarnato, è la salvezza degli uomini.

Allo stico delle lodi, 3 stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Venite, stirpe di Adamo, cantiamo la purissima Vergine Maria, che proviene da Davide e ha partorito Cristo.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Offriamo una lode al Signore Redentore, che dalla sterile ci ha dato la Theotòkos, la sola sempre Vergine.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Oggi, da grembo sterile, nasce prodigiosamente la gioia di tutta la terra, la Madre del mio Signore.

Gloria. E ora. Tono 2.

La predestinata come regina del mondo, la dimora di Dio, il divino santuario dell’essenza eterna, nasce oggi dal grembo infecondo di Anna tutta raggiante. Per lei l’ade protervo è stato calpestato ed Eva, con tutta la sua stirpe, accede a una vita sicura. A lei dunque, degnamente gridiamo: Beata tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.

Il resto come di consueto e la conclusione.

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Mattutino del 6 Settembre- Memoria del miracolo compiuto a Colossi, cioe Choni dall’arcangelo Michele

6 Settembre

Memoria del miracolo compiuto a Colossi, cioè Choni dall’arcangelo Michele.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologìa, kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Noi che stiamo nel tuo tempio venerabile e in esso piamente ti magnifichiamo come colui che tiene il primo posto fra le schiere immateriali, con fede ti imploriamo, divino archistratega: Liberaci da ogni tirannide dei nemici e con le tue suppliche salvaci dalla minaccia futura e dalla geenna.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Non smetteremo mai, Theotòkos, di parlare dei tuoi poteri, noi indegni, perché se tu non avessi frapposto la tua intercessione, chi ci avrebbe liberati da pericoli tanto grandi? Chi ci avrebbe custodito liberi sino ad ora? Noi non ci distacchiamo da te, Sovrana: perché sempre tu salvi i tuoi servi da ogni sorta di sventura.

Dopo la seconda sticologìa, kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Archistratèga dei liturghi incorporei, tu che stai al cospetto di Dio e rifulgi per i fulgori di là provenienti, illumina e santifica quanti con fede ti inneggiano, liberali da ogni tirannide del nemico e chiedi vita pacifica per gli imperatori e per tutti i confini.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Alla Theotòkos accoriamo ora con fervore, noi peccatori e miseri e gettiamoci pentiti ai suoi piedi gridando dal profondo dell’anima: Aiutaci, Sovrana, mostrandoti pietosa con noi; affréttati perché periamo per la moltitudine delle colpe, non rimandare a vuoto i tuoi servi perché abbiamo te sola come speranza.

I canoni della Theotòkos e dell’Archistratega. Canone dell’Archistratèga. Acròstico: Io canto il primo spirito incorporeo. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Sempre splendendo di divini bagliori, archistratega degli eserciti celesti, illumina la mia mente per celebrar col canto te, che proteggi quanti a te ricorrono.

La mente eterna delle schiere del cielo ti ha posto a capo, celebrato arcangelo, luce per chi giace nelle tenebre, divino vanto della sua Chiesa.

Guida spirituale delle intelligenze del cielo, quaggiù ci sei dato a difesa, forza e strumento per sconfiggere e annientare i nemici, ottimo Michele.

Theotokìon. Vergine purissima, vanto degli angeli, aiuto degli uomini, soccorri me che navigo nel mare della vita, travolto dai marosi del peccato e sempre in pericolo.

L’altro canone. Stesso autore.

Stesso Tono. Colui che un tempo guidò.

Con melodiosi canti inneggiamo al luminoso principe degli angeli, che inonda la terra con la luce dei miracoli e le fosche tentazioni dilegua per sempre.

Signore, che fai i tuoi angeli fulmini ardenti, potenti esecutori del tuo santissimo volere, tra tutti hai distinto il tuo arcangelo Michele, come astro splendente.

Inneggiamo tutti il Signore buono, che ci ha donato come muro di difesa dai nemici e solido sostegno per scamparci dai perigli il sacro Michele.

Con la tua divina presenza sempre proteggi in maniera evidente, o principe degli angeli di Dio, questa dimora santa: luogo di intercessione per i peccatori, rifugio ai tribolati, guarigione in ogni malattia.

Allontana, o glorioso, la minaccia dei nemici che ci oltraggiano, scampandoci dal rischio e dal pericolo di essi, per poterti venerare sempre come nostro buon difensore.

Theotokìon. Mistero incomprensibile: Come si unì ai mortali il Dio incomprensibile generato da te, ignara di nozze, nella carne da te assunta, salvandomi dall’abisso cui ero destinato per il morso del serpente?

Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Ode 3. Non per la scienza.

Con divina energia tu percorri tutto il mondo per scampare da ogni male noi, che invochiamo il tuo nome divino, o insigne stratega degli angeli.

Ti dimostri messaggero di Dio, nostro valido patrono, guida agli erranti e maestro per i piccoli, o arcangelo divino, divinamente splendido.

Fosti creato come specchio limpidissimo del divino splendore, che rifletti, brillando, gli splendori dello Spirito adorabile, o Michele, ammiratissimo principe degli angeli.

Theotokìon. Mostrandosi visibile nella carne, o pura, l’invisibile, che con un cenno creò gli Incorporei, volle abitare nel grembo del tuo corpo.

Altro canone. Creatore dei venti.

Stando presso il trono della Trinità per venir divinizzato per partecipazione, o arcangelo di Dio, brillando dei bagliori che ne irradiano, illumina quanti ti lodano con inni.

Quando ti vide con la spada terribile in mano sguainata, colpito dalla visione, Gesù esclamò: Che cosa comandi, signore, al tuo servo?

Da Dio sei stabilito come principe, o arcangelo, dell’eletto popolo; ora anche dei cristiani sei soccorso e redentore, liberandoli dai mali e dai pericoli.

Gloria e onore al Signore, che ci ha dato il grande arcangelo a difesa e in aiuto nei pericoli e per sfuggire per sempre agli empi nemici.

Quanti sono prigionieri di nazioni straniere, deportati con violenza, schiavi miseri, riconduci presto liberi, supplicando, o arcangelo, il Dio altissimo.

Theotokìon. Daniele ti descrisse, o Purissima, come grande monte; Avvacùm come ombroso colle di virtù, secondo Davide pingue e ubertoso, da cui Dio s’incarna per salvare il mondo.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, o Theotòkos, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno del tuo augusto ingresso, rendili degni di corone di gloria.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Condottiero degli eserciti celesti e liturgo della gloria divina degnamente divenisti, per ordine del tuo Creatore sei mediatore salvifico dei cristiani, strappandoli dai mali con la tua gloria immateriale; perciò giustamente tutti oggi celebriamo inneggiando la tua divina festa, Michele archistratega: Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto le tue divine meraviglie.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ineffabilmente concepita in grembo la sapienza e il Verbo, Theotòkos, generasti al mondo e tra le braccia reggi colui che tutto regge, il nutritore di tutti e Creatore del creato; perciò ti supplico, santissima Vergine, strappami dalle mie colpe, ora che sto per comparire al cospetto del mio Plasmatore, Sovrana, Vergine pura e donami il tuo soccorso: tu infatti puoi fare ciò che vuoi, o illustrissima.

Ode 4. Colui che siede nella gloria.

La mente prima volle stabilire le divine intelligenze, ponendo a loro capo Michele, splendente per divina partecipazione e irradiante verità che hanno origine in Dio.

Con i troni, i principati, le virtù, le potestà, le sacre dominazioni, o arcangelo Michele, canti alla Trinità l’inno sacro; salva noi che non inni a te cantiamo.

Magnifichiamo il Creatore, Signore di ogni cosa: per sua bontà ci ha dato un valido custode, muraglia invalicabile a difesa, il luminoso arcangelo Michele.

Theotokìon. Il profeta ispirato predisse in visione, o Vergine un tempo, il tuo parto strepitoso: quando vide un colle ombroso, te chiaramente, da cui il Dio santo incarnato venne.

Altro canone. Ha udito il profeta.

Come un tempo, per comando divino, sbaragliasti il grande esercito di Sennacherib, così annienta quei nemici, o Michele arcangelo, che combattono e assalgono il popolo cristiano.

Come appare stupendo il tuo aspetto, o Michele, come incute soggezione il tuo splendore, come abbaglia la tua gloria che riveli a chi ti onora, tu che compi senza numero portentosi miracoli!

Vigilando dall’alto sulla terra con splendore tu appari, molti beneficando, tutti liberando da disgrazie e pericoli quanti ti invocano, o ministro di Dio.

Questo è il luogo divino, rifugio ai tribolati; questo è il santo sacrario che ci addita il grande arcangelo, quale approdo ai molti che si salvano.

Apparisti ad Archippo di senno divino come ignea colonna, o comandante delle potenze celesti, quando un branco di malvagi si affrettava a inondare di un torrente d’acque il tuo sacrario.

Theotokìon. Per portarti il saluto, o Purissima, Gabriele scese dal cielo; anche noi ti acclamiamo con lui: Salve, porta che Cristo Dio, solo, oltrepassò per salvare la stirpe umana.

Katavasìa. Colui che siede in gloria sul trono della divinità, Gesù, Dio trascendente ogni pensiero, venne su nube leggera con la sua forza immacolata e salvò quanti acclamavano: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Un tempo ti facesti condottiero d’Israele, dando ordini al discendente di Giacobbe, mostrandoti ai mortali nello spessore di un corpo tu che sei senza corpo, o Michele, principe degli angeli.

Sempre contemplando, con divina comunione, gli splendori immateriali, facci partecipi dell’irradiazione illuminante, o principe degli angeli, che dovunque splendi per prodigi.

Si orna di grazia il tuo tempio divino, nel quale sei presente, rendendolo oceano di grazie salutari, guarigione dai mali, o principe degli angeli, Michele.

Theotokìon. Dio ti rese superiore alle angeliche menti, quando accettò di entrare nel tuo grembo incontaminato, o Purissima; supplicalo sempre di aver pietà dei tuoi cantori.

Altro canone. Fa’ sorgere Signore.

Prevedendo i prodigi che avresti compiuto nel tuo santuario, o primo degli angeli, i discepoli del Verbo lo predissero e noi ne costatiamo l’evidente compimento.

Per tua divina ispirazione, un luogo per pregare costruì presso l’acqua che effonde la grazia colui che, mentre prima ne sprezzava i poteri, constatò o arcangelo, la guarigione della fanciulla.

Venite ad attingere grazia e misericordia insieme: qui dona a tutti salute una fonte perenne rivelata dall’arcangelo con un segno divino.

O primo degli angeli, Michele taumaturgo, nel tuo divino sacrario si da la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la voce ai muti, il camminar spedito ad ogni storpio.

Punisci l’ardire dei nemici che vogliono annientare il tuo gregge, o arcangelo: libera per sempre i prigionieri perché vengano a ringraziare con noi.

Theotokìon. Superasti le potenze angeliche partorendo, o Signora Santissima, il Dio Sovrano di ogni cosa: supplicalo con loro di salvarci.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria, poiché tu, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Ode 6. Il profeta Giona.

La folla dei fedeli si compiace di elogiarti e glorifica, o Michele, il santissimo Verbo che, nella sua bontà, ha unito con gli angeli noi mortali.

Apparendo salvasti il condottiero israelita, o arcangelo; eseguiti i tuoi ordini vinse i nemici e li annientò per sempre.

Quando ti vide, Gesù di Navì si prostrò timoroso e riverente, chiedendo di conoscere il nome tuo sublime, o principe degli angeli.

Theotokìon. Beato quel popolo che ti dichiara beata, o beatissima, che generasti il beatissimo Dio, che per sublime amore ci divinizzò unendo a sé i mortali.

Altro canone. La folla dei pensieri.

Sfolgorante apparisti e rendesti impotenti quanti, deviando la corrente del fiume, volevano esaurire quell’acqua benedetta che largisci ai fedeli.

Percuotendo la roccia, un tempo, Mosè ne fece zampillare l’acqua; ora, o divino arcangelo, spezzando la roccia, hai ingoiato un fiume impetuoso, che anche oggi testimonia il prodigio.

Quanti un tempo, ottenebrati dall’errore idolatrico vennero al tuo santuario, per le tue preghiere ottennero la luce radiosa della conoscenza di Dio.

Il tuo aspetto e la tua natura ignea illumina i fedeli fulminando gli increduli, o principe dei ministri di Dio, patrono di quanti ti onorano con fede sincera.

Imitando in tutto la divina tenerezza del Signore, ai miseri porgi la mano, ai contriti gli animi curi ed estingui i dolori di quanti a te ricorrono, o Michele.

Theotokìon. Il profeta ti previde come libro in cui il Verbo viene scritto dal dito del Padre: imploralo, o Vergine, di iscrivere nel libro della vita noi, che piamente ti glorifichiamo.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Theotòkos, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion. Tono 2. Autòmelo.

Archistratega di Dio, liturgo della divina gloria, guida degli uomini e principe degli incorporei, chiedi per noi ciò che giova e la grande misericordia, come archistratèga degli incorporei.

Ikos.

Dicesti, o filantropo, nelle tue Scritture, che la moltitudine degli angeli nel cielo si rallegra per un solo uomo penitente, o immortale; perciò noi che siamo nelle iniquità, o senza peccato, o solo conoscitore dei cuori, osiamo supplicarti ogni giorno, come compassionevole, di avere compassione di noi e di far scendere la compunzione su noi indegni, o Sovrano, concedendoci compunzione: poiché per tutti noi ti prega l’archistratega degli incorporei.

Sinassario.

Il 6 di questo mese memoria dello straordinario prodigio a Colossi di Frigia avvenuto per opera dell’archistratega Michele.

Stichi. Apparisti nel tuo tempio, Michele, come nuovo Noè, sciogliendo il cataclisma dei fiumi in Choni. Il sei Michele inghiottì l’onda dei fiumi.

Lo stesso giorno la lotta dei santi martiri Eudossio, Zenone, Ròmilo e Macario.

Stichi. Furono tagliati Eudossio, Ròmilo, Zenone e Macario, beatissimi fino in fondo.

Lo stesso giorno i santi centoquattromila militari e la santa Calodòti, perirono di spada.

Stichi. Decine di migliaia di martiri vengono uccisi dalla spada. Calodòti viene decapitata con la spada e si presenta a te, datore d’ogni bene, o Verbo.

Lo stesso giorno i santi Fausto, presbitero, Macario, Andrea e Vivos, monaco, Kyriàkos, Dionigi, Andrònico e le sante Andropelaghìa e Tecla e Teoctisto il pilota e un altro Kyriàkos, semplice cittadino, perirono di spada.

Stichi. Lasciando la terra per lo splendore dei cieli, Fausto per primo periva di spada. Camminando verso la beatitudine Macario e Andrea accettarono bene la spada. Vivos indossa la corona della virtù, donata a lui, che è monaco, da Cristo stesso. Con Dionigi altri due, a lui spiritualmente simili, senza esitare affrontarono la spada. Tecla e Andropelaghìa dimostrarono virtù virili. Il marinaio Teoctisto, morto per l’essenziale, come nave dirige la sua anima verso Dio. Il cittadino Kyriàkos per mezzo della spada si unisce con gioia al coro che festeggia senza fine.

Lo stesso giorno inaugurazione della santissima Theotòkos nel Secondo presso la casa di santa Irene.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Colui che salvò nella fiamma.

Daniele, contemplando, ti vide, o beato Gabriele, sfolgorante d’aspetto, sulle rive del fiume, a spiegargli la visione e parlargli di Michele.

A gran voce onoriamo lodando le due guide degli angeli dal divino aspetto luminoso: Michele e Gabriele, nostri buoni difensori, patroni e custodi.

Stupendo e ammirevole, divino d’aspetto, radioso Michele tu sei guida di spirito dei ministri immateriali; prega con loro per tutti noi.

Theotokìon. Vedendo abitare in te, stupendo e temibile l’eterno Verbo dell’Intelletto infinito, Gabriele arcangelo, o Vergine gridò: Salve, o benedetta, trono dell’Altissimo.

Altro canone. Al simulacro d’oro.

Quando un giorno Daniele ti vide, da terrore e spavento fu preso; ai tuoi piedi caduto, apprese completa istruzione dei misteri ineffabili, per cui volle acclamare: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Quanti sono condotti prigionieri di nemiche invasioni, nei luoghi più lontani, invocato come protettore riconduci, o divino stratega, nella gioia di poter, grati, cantare: Benedetto il Dio dei nostri padri.

I cori angelici, contemplando te, arcangelo Michele, inneggiato con fervore dalle folle degli uomini, colmi di gioia indicibile, glorificano il Dio che, per suo amore indicibile, misticamente ha unito ai cieli i mortali.

Quale luogo resta privo dei tuoi innumerevoli prodigi? Quale città non ti considera patrono? Quale anima oppressa non chiama in aiuto, o arcangelo di Dio, per invocare: Benedetto il Dio dei nostri padri?

Guida agli erranti, patrono degli oppressi, conforto ai tribolati, porto sereno ai tormentati dagli spiriti, garante ai peccatori, medico dei malati, luce agli ottenebrati sei, o arcangelo di Dio.

Theotokìon. Purissima Sovrana, prega sempre il Signore, Salvatore, Redentore e Dio, perché otteniamo il perdono dei molti peccati e il condono dei castighi, per celebrare le sue misericordie innumerevoli.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestando con coraggio la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: Celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Il liberatore di tutti.

Comandante degli incorporei intelletti, valido intercessore per gli uomini, divino servo di Dio, o Michele, sempre acclami: Lodate e benedite il Signore.

Soli splendidissimi, arcangeli Michele e Gabriele, il creato illuminate con i bagliori del Dio trisolare per scacciare le tenebre del male.

Come esperti timonieri scampate, o arcangeli, la mia spirituale barchetta, travolta e in pericolo, alla tempesta dei peccati, verso il porto del divino volere.

Theotokìon. L’arcangelo divino ti apparve come amico delle nozze portandoti il saluto, o Sposa sempre Vergine di Dio, gloria degli angeli, salvezza e protezione per gli uomini.

Altro canone. Al simulacro d’oro.

Come fulmine percorri la terra ed esegui il divino volere; i cieli attraversi alla guida degli angeli: grande è il tuo onore, inimmaginabili i prodigi che tu compi innumerevoli, stupendo tutto il creato.

L’eletto Filippo e il gran teologo Giovanni, testimoni oculari di colui che col corpo apparve sulla terra, divinamente ispirati, sapientemente parlano della continua grazia delle guarigioni che fai piovere.

Un tempo Mosè divise il mare col bastone; ora, invece il primo arcangelo, apparso con potenza, con un bastone invisibile colpisce le travolgenti acque: come metallo fuso colano nella roccia.

Il santuario del principe degli angeli sembra l’immenso cielo in cui risplendono come stelle miracoli per tutti e i cuori dei fedeli glorificano Dio, fonte d’ogni bene, in tutti i secoli.

Per mezzo di una bestia irrazionale rimproverasti un tempo l’irrazionale gesto di Balaàm; rendi ora impotenti, con ragionevole intervento, i nemici irragionevoli contro di noi in agguato, o principe degli angeli, con la tua intercessione.

Theotokìon. Partoristi un fuoco che non arse il tuo grembo, o Vergine: generasti il Verbo del Padre che eliminò l’irrazionalità dai pensieri degli uomini che, ingannati dal maligno, disobbedirono all’ordine del Dio filantropo.

Katavasìa. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. La disubbidienza di Eva.

Ecco, il decoro della tua divina casa, arcangelo, rifulgendo per la tua splendida confidenza, emana folgori di miracoli e ogni giorno scaccia per grazia divina la tenebra delle malattie.

In coppia eseguite sulla terra i comandi del Signore, stupendi arcangeli radiosi: eliminate i mali e a tutti recate il salvifico splendore del divino Spirito.

Le divine incorporee menti oggi con noi festeggiano il grande e luminoso angelo archistratega, da tutti celebrato, che per noi intercede, procurandoci luce e redenzione dalle colpe.

Coppia divina e luminosa, o arcangeli Michele celebratissimo e Gabriele glorificato, stando presso la Trinità adorata, scampateci dalla condanna delle colpe e dal castigo eterno.

Theotokìon. Alla voce dell’arcangelo Gabriele concepisti il Verbo di Dio, o Purissima, che con la sua parola creò le schiere del cielo, concedendo loro di lodare la sua santa incarnazione, sopra ogni immaginazione e capacità di espressione.

Altro canone. Ha spiegato la potenza.

Come apparisti agli uomini per infinito amore, così li affidasti agli angeli per difenderli da ogni danno del maligno; al di sopra di tutti, l’ammirabile Michele; con lui, o Verbo, ti supplichiamo di concedere a tutti il perdono dei peccati.

Col tuo potente aiuto, o principe degli angeli, col tuo soccorso il pio imperatore combatte mali e disordini, sempre vincendo i loro danni e per te ringraziando il Creatore, ne canta le lodi.

Ogni fedele canta le lodi a te, che nel cielo senza sosta canti l’inno trisagio con le infinite schiere, o principe degli angeli. Presentaci tutti a Dio perché siamo liberati da bisogni e mali.

Festeggi misticamente il creato, celebri del Signore il grande arcangelo, guida degli erranti, porto dei naviganti nei dolori e tra i pericoli, medico per i malati e fonte di salute.

Hai santificato questo tuo tempio e lo hai rivelato fonte di miracoli; qui riuniti gridiamo con fede: Chiedi per noi il perdono delle colpe, o arcangelo Michele, donaci ogni bene e pace duratura.

Theotokìon. Apparisti più ampia dei cieli, incomprensibilmente portando il Dio al quale i cori incorporei inneggiano misticamente; Vergine purissima, supplicalo di salvare tutti noi, che con continue lodi ti diciamo beata.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima, Theotòkos pura, sempre Vergine.

Exapostilarion. Udite, donne.

Radunatevi e vedete, voi tutti della stirpe umana: ammirate il singolare prodigio compiuto a Choni: Michele, l’incorporeo, con la verga spaccò la roccia e vi buttò dentro i fiumi che scendevano disordinatamente sull’acqua santa.

Theotokìon.

Fui privato, per l’incontinenza di un tempo, ahimè infelice, dell’immagine superiore, ricevuta per opera di Dio: ma tu, Cristo, come compassionevole, unendoti ineffabilmente a me, ti unisti all’inferiore rinnovandomi, o Salvatore, con sangue verginale.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Angelicamente nel mondo festeggiando il Dio trasportato su trono di gloria, gridiamo l’inno: Santo sei tu, Padre celeste, Verbo coeterno, santo sei tu e lo Spirito santissimo (2).

Stando con grande franchezza per primo tra i celesti in gloria presso il tremendo trono, testimone oculare delle realtà ineffabili, salva con la tua intercessione, archistratega Michele, noi che siamo nella stretta di pericoli e tentazioni, ti supplichiamo.

Tu che veramente sei il primo degli angeli incorporei e ministro del divino splendore, di esso testimone oculare e iniziato, salva, o Michele archistratega, noi che ogni anno ti onoriamo piamente e cantiamo la Trinità con fede.

Gloria. Tono pl. 1.

Dove la tua grazia stende la sua ombra, o arcangelo, di là è scacciata la potenza del diavolo: non sopporta infatti di restare alla tua luce il Lucifero caduto. Perciò ti chiediamo: spegni con la tua mediazione le sue frecce infuocate lanciate contro di noi e liberaci dalle sue insidie, o arcangelo Michele inneggiatissimo.

E ora. Theotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata, Vergine Theotòkos e com’è nostro dovere ti glorifichiamo, città inconcussa, muro inespugnabile, indistruttibile protezione e rifugio delle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 del canone.

Prokìmenon. Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fuoco ardente.

Stico. Benedici, anima mia, il Signore; Signore Dio mio ti sei grandemente esaltato.

L’apostolo agli Ebrei. Fratelli, se la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda.

Alliluia.

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nei cieli altissimi.

Stico. Lodatelo, voi tutti angeli suoi; lodatelo, voi tutte sue schiere.

Vangelo secondo Luca. Disse il Signore: Chi ascolta voi, ascolta me.

Kinonikòn.

Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fuoco ardente. Alliluia.

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Mattutino del 5 settembre- Memoria di san Zaccaria profeta, padre del Precursore

5 SETTEMBRE

Memoria di san Zaccaria profeta, padre del Precursore.

Al Mattutino.

La solita sticologia e i canoni dall’Oktòichos e questo del santo. Acròstico: Lodo il sommo sacerdote, padre del precursore.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraverso l’umido.

Celebrando la tua memoria, o profeta, imploro la grazia dello Spirito affinché per la tua mediazione collabori, acclamando: Al Redentore e nostro Dio cantiamo.

Irreprensibile fu la tua vita: fosti insignito della veste del sacerdozio e delle perle luminose della profezia, o beato oracolo divino.

Col capo adorno dello splendido diadema, conforme alla legge, come sacerdote, Zaccaria proclamasti: Al Redentore e nostro Dio cantiamo.

Theotokìon. Indossando come Aronne il lungo manto, accogliesti la Vergine che, germogliata dalla radice di Iesse, germogliò in grembo il Redentore.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

Quando portavi l’incenso dell’offerta, o sommo sacerdote, allora ricevesti la nascita del precursore.

Ti unse il myron per officiare come Aronne: perciò fosti degno della visione dell’angelo.

Zaccaria generò Giovanni, alba che annunzia all’ecumène te, sole intelligibile, o Salvatore.

Theotokìon. Dirigi la mia vita, Genitrice di Dio purissima, che illuminasti anche la casa e la vita di Zaccaria.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a accorrono a te, Signore, tu, luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono pl. 4. Dell’incarico.

Offrendo a Dio il culto secondo la Legge e profetizzando il Cristo incarnato grazie allo Spirito santo dalla Vergine, apparisti all’ecumène come colonna di luce, o Zaccaria e predicasti il Sole di giustizia, l’Oriente che illumina il mondo dall’alto, che dirige i nostri piedi e salva l’uomo.

Gloria. Uguale.

Diciamo benedetto il figlio di Barachia, perché salmicamente meditava la legge giorno e notte, Zaccaria il giusto, che serviva il Dio di tutti negli eccelsi, come disse il grande tra i profeti Davide; egli infine si sacrificò come agnello immolato nel sangue, gradito olocausto al Salvatore delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Vergine benedetta, piena di divina grazia, con le potenze superne e con i profeti e tutti i santi supplica senza sosta per noi colui che per viscere di misericordia è nato da te, di donarci prima della fine ravvedimento e perdono dei peccati, correzione della nostra vita, affinché troviamo misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

Sempre custoditi dalla croce del tuo Figlio e Dio, respingiamo gli attacchi e gli intrighi dei demòni e, inneggiando te soprattutto come realmente Madre di Dio, o pura, noi, generazioni tutte, con affetto ti diciamo beata, come hai predetto; perciò le tue preghiere donaci la remissione delle colpe.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Il tuo profeta, Signore, ti servì fedelmente nelle figure della Legge e divenne degno di vedere in conoscenza la realtà della grazia.

Aggiungesti luce a luce, chiarezza a ciò che era oscuro, o beatissimo: alla legge, infatti, ti fu aggiunta realmente anche la grazia.

L’arcangelo che stava vicino a Dio, il divino Gabriele ti apparve, o beato, per annunciarti la voce del Verbo, il divino precursore.

Theotokìon. Dopo averti trovato come pura dimora, colui che sciolse la sterilità di Elisabetta, il Demiurgo della creazione, abitò in te.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

La tiara fu posta sul tuo capo, o profeta glorioso, con il sigillo, tipo della grazia.

Si allieta il creato per la tua prole, o sommo sacerdote: hai generato, infatti, l’araldo della penitenza.

Splendidamente hai trascorso la vita: con Elisabetta, infatti, hai compiuto tutti i comandamenti del Signore.

Theotokìon. La mia lingua, o profeta di Dio, si muove a inneggiarti perché hai visto la sempre Vergine portare un bambino.

Ode 6. Una tunica luminosa.

Colui che adorava nell’ombra della Legge, apparve anche araldo della grazia, o Salvatore nostro, poiché era anche degno di vedere la tua incarnazione.

Insignito del pettorale del giudizio, o sacerdote Zaccaria, accogliesti il Verbo eterno, rivestito di carne.

Apparisti interlocutore di Dio all’interno del tempio, o mistico da Dio ispirato, sacerdote e liturgo degnissimo.

Theotokìon. Portando in grembo il Salvatore, il Verbo senza principio, fosti riconosciuta dalla profetessa Elisabetta Vergine Theotòkos.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti rivesti di luce come un manto, misericordiosissimo Cristo, nostro Dio.

Kontakion. Tono 3. La Vergine oggi.

Il profeta e sacerdote dell’Altissimo Zaccaria, genitore del precursore, oggi ha imbandito la mensa, nutrendo i fedeli con la sua memoria e mescendo per loro la bevanda della giustizia. Per questo lo celebriamo come divino iniziato della grazia di Dio.

Ikos.

Il sacerdote ha accolto il silenzio della Legge, accogliendo per le parole dell’angelo, con Elisabetta, sterile e casta, il precursore, profeta e iniziato all’avvento di Cristo: con la sua nascita si sono inaugurate la grazia e la redenzione e la nostra universale riconciliazione, perché egli predica l’agnello e Creatore, che rinnova il creato e dalla sterile provvede il frutto e si è manifestato come Figlio della Vergine, come divino iniziato della grazia di Dio.

Sinassario

Il cinque di questo mese memoria del profeta Zaccaria, padre del precursore.

Stichi. Per l’agnello divino Zaccaria viene ucciso dentro il tempio come un agnello. Il cinque Zaccaria viene ucciso sul pavimento nel tempio.

Lo stesso giorno sant’Abdeo periva colpito con verghe di àcanto.

Stichi. Abdeo fu colpito con rami spinosi in onore del Sovrano coronato di spine.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Mèdimno, Urbano, Teodoro e degli ottanta sacerdoti, leviti e diaconi, loro compagni.

Stichi. Attraversando salmicamente acqua e fuoco, dice Mèdimno, giungo al riposo. Con Urbano anche il grande Teodoro affronta lo stessa gara con Mèdimno. Celebriamo gloriosamente ottanta consacrati, gettati nel fuoco e nell’acqua.

Lo stesso giorno memoria di san Pietro di Athira.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace.

Quando la voce che grida uscì dalla sterile, allora sciolse i legami della tua lingua per gridare, o Zaccaria: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Il precursore, amico dello sposo, fu generato da una sterile, prefigurando sapientemente il parto della Vergine a quanti con fede acclamano: Benedetto Dio nei secoli.

Divenisti totalmente strumento divino dello Spirito, o beatissimo Zaccaria e predicesti profeta il tuo bambino gridando: Benedetto sei tu, Signore nei secoli.

Theotokìon. Vedendo te, Vergine, Zaccaria riconobbe il completamento della Legge e la ricapitolazione di ogni profezia, acclamando: Benedetto, o purissima, il frutto del tuo grembo.

Ode 8. Colui che sul monte.

Ti mostrasti portavoce della verità, o gerarca beato, perché Giovanni il precursore, precedendolo preparò le vie di Cristo, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Parlando benedici il Sovrano che ci dà la salvezza, sorto nella carne da Davide, il Signore della gloria, che noi lo esaltiamo per tutti i secoli.

Degno dei carismi maggiori, o profeta di Dio, generasti il precursore, che superò tutti i profeti dell’antichità, inneggiando il Signore ed esaltandolo per tutti i secoli.

Theotokìon. Il sommo sacerdote e profeta Zaccaria con gioia venerò la Vergine e Madre che portava il Signore del creato, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Colui che sul monte santo si glorificò e nel roveto ardente fece conoscere a Mosè il mistero della sempre Vergine, inneggiatelo Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Realmente Theotòkos.

Fosti riempito di ispirazione dal Paràclito e iniziasti a benedire il Signore, o beatissimo sacro mistico, ispirato da Dio.

Vedendo il fondamento delle parole dell’arcangelo, o illustrissimo oracolo divino, subito muovesti la lingua per benedire.

Il Creatore ha avuto pietà degli smarriti e si è ricordato sapientemente dell’eredità di Abramo come profetando esclamò, pieno di Spirito.

Sei stato ornato con le corone del sacerdozio e con l’illuminazione della profezia, o Zaccaria e partecipi alla gloria suprema.

Theotokìon. Essendo scrigno di luce, illumina, o Vergine, la mia anima oscurata per le passioni e scampami dalla tenebra esteriore.

Irmòs. Realmente, Theotòkos, da te salvati, noi ti celebriamo, Vergine pura e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Irreprensibilmente officiavi davanti al Dio onnipotente, secondo l’ordinamento legale, o Zaccaria profeta, perciò, mentre offrivi l’incenso ti apparve l’angelo dicendo: Genererai il precursore di Cristo, mediatore tra la Legge e la grazia divina.

Theotokìon.

Sono passate, Vergine Madre, le cose che un tempo si compivano nell’ombra della Legge e della figura: senza seme, infatti, generasti il Dio datore della Legge, per la redenzione dei mortali. Con la legge divina conferma dunque anche me, vinto dalla legge del peccato.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 4 Settembre- Memoria del santo ieromartire Babila, ves covo di Antiochia del santo profet a e divino vate Mose

4 Settembre

Memoria del santo ieromartire Babila, vescovo di Antiochia del santo profeta e divino vate Mosè.

Al Mattutino.

Un canone dall’Oktòichos e 2 canoni dei santi. Il canone dello ieromartire è opera del monaco Teofane.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Attraversando senza tormenti il Mar Rosso del tuo sangue come Mosè, beato Babila, gridavi: Cantiamo a Dio un canto di vittoria.

Sottomettendo l’affetto terreno all’amore divino, disprezzasti la vita, o beato Babila, impegnandoti a contemplare la bellezza di Cristo.

Come amante della Trinità sovradivina, moristi con i tre fanciulli, o beato Babila, dando la tua anima a Cristo per il suo amore.

Theotokìon. Accogliendo il tuo Creatore, che volontariamente s’incarnò dal tuo seno senza seme, o Purissima, ti rivelasti ineffabilmente sovrana delle creature.

Canone del profeta. Acròstico: Sia lodato Mosè, primo fra i profeti. Nei theotokìa: Di Clemente.

Tono pl. 1. L’immensità rossa del mare.

Sia lodato Mosè come primo fra i profeti che parlò con Dio faccia a faccia, non in enigmi, ma contemplando il suo aspetto.

Dio ti mandò come divina guida del popolo e salvatore della tua stirpe Israele, o Mosè, divino veggente, come promise al tuo progenitore, al quale tramite l’unzione della promessa fu annunziata un tempo la tua nascita.

Le virtù cardinali trovarono te come scrigno di sapienza nascosto nella conoscenza di Dio come in un’arca, o divino veggente Mosè, perciò ti allevò la figlia del re e la divina provvidenza.

Divino veggente dall’infanzia, rifiutasti ogni seno, o inneggiatissimo e nutrito con il latte puro di tua madre, manifestavi realmente la tua preziosissima dignità di familiarità con Dio.

Theotokìon. Sbigottì Mosè contemplando un tempo la prodigiosa visione, intreccio insolito di roveto e fiamma prefigurante Dio senza corruzione dalla Vergine Madre, contemplato incarnato nel tempo.

Dello ieromartire.

Ode 3. Non c’è santo.

Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sol-levasti la fronte del tuo fedele Babila e lo incoronasti con la corona della tua confessione.

La tua croce divenne forza per i martiri, rafforzando i fanciulli e l’illustre Babila e, tramite loro, abbattendo la boria dell’eresia atea.

Il potere del diavolo fu spento del tutto, o Cristo, poiché il forte fu vinto dai fanciulli innocenti e dal divino Babila e fu da essi umiliato.

Theotokìon. Cristo, mia forza e mio vanto è sorto rivestito di carne da te, Theotòkos e per bontà ci liberò dalla servitù del diavolo.

Del profeta. Ha indebolito l’arco.

Fosti riempito del tutto dalla conoscenza ineffabile, o divino veggente, poiché il santissimo Spirito tramite l’angelo ti introdusse chiaramente alla conoscenza degli arcani.

Illuminato dai divini raggi, sbalordisti l’Egitto con i segni divini, trasformando prodigiosamente la natura degli elementi, o sapientissimo.

Il tuo volto risplendeva in bel modo, o beato, con la luce del divino raggio, perciò attirasti tutti alla divina bellezza.

Theotokìon. Il tuo volto irraggiò, o sapientissimo, quando fosti persuaso dalla comprensione della tremenda visione, ma ti fermò la voce del Signore, generato dalla Vergine nella carne.

Irmòs. Ha indebolito l’arco dei potenti e i deboli ha cinto di potenza; per questo si è rafforzato nel Signore il mio cuore.

Kàthisma dello ieromartire.

Tono 3. La confessione della fede.

Acceso dalla confessione della fede, spegnesti l’eresia dell’inganno svergognando l’ateismo degli idoli e divenuto divino olocausto, refrigeri i confini con i prodigi. Padre santo, prega Cristo Dio di donarci la grande misericordia

Gloria. Del profeta. Tono 4. Sei apparso oggi.

Conoscendoti primo fra tutti i profeti, piamente ti inneggiamo noi fedeli, poiché tu contemplasti Dio come era possibile per un uomo vederlo.

E ora. Theotokìon.

Il fervido sostegno di chi è in difficoltà, il nostro soccorso e riconciliazione presso Dio, per cui fummo liberati dalla corruzione, la Madre di Dio, fedeli, proclamiamo beata.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo tuo Figlio appeso sulla croce, o Purissima, ti si dilaniavano le viscere materne e gridavi con dolore: Ahimè, Figlio mio! Come sei tramontato, luce mia senza tempo?

Dello ieromartire. Ode 4. Cristo, mia forza

Cristo, mia forza, Dio e Signore! Così gridavi davanti ai troni tirannici, non intimorito dalle minacce, rallegrandoti nel Signore, ieromartire Babila.

Offrendo al Signore un sacrificio senza macchia, incruento, tremendo, con il tuo sangue offristi anche te stesso come immolazione incontaminata, ieromartire Babila.

Come guida sapiente dei fanciulli, nutrendo le loro giovani anime con il latte spirituale, li offristi come sacrificio incontaminato, o ieromartire Babila.

Theotokìon. Sapendoti dimora santissima di Dio, unica pura che superi tutti i fedeli, o Genitrice di Dio, con voci sacratissime ti diciamo beata.

Del profeta. Vedendo te elevato.

Mimetizzando il balbettamento della tua lingua e della tua voce per divina provvidenza, o divino veggente, ti rivelasti ministro dei misteri tremendi di Dio e colpisti con piaghe l’Egitto.

Come fu prodigiosa la tua vocazione, divino veggente, come furono tremende le opere dei tuoi portenti! Infatti Colui che è Dio ti vide e ti innalzò con gloria e ti mandò come salvatore d’Israele.

Magnificandoti piamente come datore della legge dei gloriosissimi insegnamenti di Dio difficilmente intelligibili, gridiamo: o divino veggente Mosè, rendici propizia la divina potenza.

Uccidesti i primogeniti dell’Egitto come Cristo uccise il potere dei demòni, poiché ciò che tu operavi prefigurava il futuro, o illustrissimo.

Theotokìon. Mosè, udendo Dio gridare dalla fiamma e dal roveto: Non avvicinarti, poiché il luogo è santo, con devozione scrisse per primo che Cristo sarebbe nato nella carne da vergine pura.

Dello ieromartire. Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Lo ieromartire Babila ricevette realmente dall’alto la tua divina grazia, o Cristo, come anche i giovani fanciulli si esortarono al tuo amore e al disprezzo della morte.

Illuminato dalla tua divina conoscenza, Signore, lo ieromartire Babila insegnava a tutti a confessare Dio solo te, Figlio del vero Dio, che ci liberasti dall’oscurità e dall’eresia.

Lo ieromartire Babila, eletto per la tua divina chiamata a pascolare il tuo gregge spirituale, o Verbo di Dio, offre il suo sangue, guidando con sapienza tutti nella via della salvezza.

Theotokìon. Commuovi con la preghiera il Sovrano di tutti nato da te, Purissima, supplicalo di liberare da ogni ostile corruzione i tuoi servi, che ti celebrano Madre e Vergine.

Del profeta.

Tu, Signore, mia luce.

Colpisti il Mar Rosso con il tuo bastone, o divino veggente e mostrasti il potere di Dio, prefigurando il potere della divina croce.

O amabile audacia! O semplicità di un’anima pura! Poiché dicesti a Dio o, divino veggente: Se mi hai conosciuto più di tutti, mostrati a me chiaramente.

Coperto dalla roccia, non vedesti il volto di Dio, perché nascosto, o divino veggente, ma conoscesti solo le spalle prefiguranti l’incarnazione del Verbo.

Un tempo Mosè, divino veggente, con la preghiera fece piovere la manna al posto dell’acqua e nutrì con quaglie Israele.

Theotokìon. Entrasti davvero nella nube e trovasti l’ineffabile, o divino veggente, poiché dalla Vergine stava per nascere Dio nella carne sulla terra.

Dello ieromartire.

Ode 6. Vedendo il mare della vita.

Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi dell’eresia, l’indimenticabile atleta Babila gridava: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Somigliando a Cristo, l’insigne martire e atleta diede la sua anima prima del suo gregge, trasferendosi dalla corruzione della morte alla vita eterna.

Il beatissimo atleta Babila con la sua passione rafforzò sapientemente l’instabilità dei fanciulli, trasferendoli dalla terra alla vita celeste.

Theotokìon. Col tuo parto fummo liberati dalle catene della condanna e della maledizione, o benedetta Vergine, poiché solo tu incarnasti Dio sulla terra dal tuo sangue puro, o incontaminata.

Del profeta.

A te offrirò sacrifici.

Con il forte esercito del Dio di Israele abbattesti sette stirpi della malvagità dei cananei, dando la loro terra in eredità al tuo popolo.

Indicibilmente entrando nella nube divina, o Mosè, hai preso le tavole della legge scritte col dito di Dio, poiché egli chiamava te, suo grande servo.

Manifestamente Dio esaudì Mosè, divino veggente per mostrarlo al popolo come tremendo ricettacolo della sua gloria.

Come figli legittimi della grazia, riceviamo la benedizione inneggiandoti, o beato e diamo ora il calcagno agli ebrei come un tempo Giacobbe a Esaù.

Theotokìon. Con segno divino, Theotòkos, l’illustre Mosè ti prefigura come arca tutta dorata dai fulgori dello Spirito a gloria di Dio.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion di san Babila.

Tono pl. 4. Come primizie della natura.

Come araldo della pietà e sostegno dei lottatori la Chiesa ti glorifica, o glorioso, risplendendo oggi: poiché dunque ti è data franchezza, implora Cristo perché i tuoi cantori siano custoditi in pace perfetta, o grande lottatore.

Ikos

Considerando chiaramente la vanità del mondo, tu che eri estraneo al mondo e imitando la passione di Cristo, uccidesti le passioni del corpo; e prendendo la tua croce seguivi, o martire, il tuo Creatore. Ora che sei sempre con lui, imploralo per chi davvero ti onora, o grande lottatore.

Sinassario.

Il 4 di questo mese, memoria del santo ieromartire Babila, vescovo della grande Antiochia e dei tre fanciulli, suoi compagni, uccisi con la spada.

Stichi. Babila, che un tempo sacrificava Cristo stesso, con i fanciulli sacrifica se stesso per Cristo tramite la spada il quarto giorno.

Stichi ai fanciulli. Per l’ardente fede nel Sovrano accorrono i fanciulli con audacia al taglio della spada.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Babila, maestro in Antiochia e dei suoi discepoli, ottantaquattro fanciulli, uccisi con la spada.

Stichi. La ricompensa dei fanciulli per il tuo insegnamento, divino Babila, è la partecipazione al taglio.

Il santo profeta Mosè perì in pace.

Stichi. Non contempli più Dio da dietro la roccia o dalle spalle, ma ora lo vedi in faccia, Mosè.

Lo stesso giorno memoria di santa Ermione, una dalle figlie di san Filippo apostolo.

Stichi. Ermione camminò verso il cielo e la sua anima conseguì salvezza.

I santi martiri Teòtimo e Teodulo, che da carnefici credettero, perirono nel fuoco.

Stichi. Teòtimo e Teodulo insieme morirono e insieme, come un unico servo, glorificarono il Signore.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Centurione, Teodoro, Amiano e Giuliano, originari del villaggio Candavli.

Stichi. Centurione, acceso dal divino amore, con la rugiada del suo sangue spense il fuoco del martirio. Per tre atleti il fuoco è la scala su cui salgono al cielo senza inciampo.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Petronio, Caritina, Zarbelo (o Sarbelo), Thathuìl e Certa.

Stichi. Thathuìl e Certa furono tagliati un tempo e trovarono la vita vera nel cielo. Rinnegando l’ateismo, Sarbelo piamente subì la lapidazione.

Lo stesso giorno memoria dei santi tremilaseicentoventotto martiri.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dello ieromartire. Ode 7. Tutta rugiadosa.

Contemplando oggi i fanciulli vittoriosi contro l’eresia e il divino Babila esultante, i principi degli incorporei acclamano insieme: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La luminosa grazia del Sovrano ha illuminato i fedeli riuniti, esortandoli ad acclamare con gioia: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Il tiranno non capiva come aiutare quelli che non erano dèi, mentre il divino Babila esortava a gridare alla Trinità santissima: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Illumina il mio cuore ottenebrato con i tuoi luminosissimi fulgori, o Vergine, che generasti sulla terra Cristo sole; a te sempre cantiamo: Benedetta sei tu, che generasti Dio nella carne.

Del profeta. Nella fornace persiana.

Divenuto divino pittore delle mistiche visioni divine, dipingendo con parole, o Mosè, tutta l’immagine intelligibile della tenda, affidasti l’opera a Bezaleel, corifèo dei maestri.

Avendo osato un tempo esercitare il sacerdozio contro di te, Core fu visto discendere nell’ade ereditandolo vivo, poiché Dio aveva riservato a te, Mosè, la dignità del regno e del sacerdozio.

Michele, celeste principe, condottiero apparve con te, Mosè, della stirpe antica di Israele e divino custode del tuo corpo, poiché svergognò l’ostile iniziatore della malizia.

Theotokìon. Il divino bastone di Aronne che germogliò prefigurò a tutti te, Theotòkos, scioglimento dei peccati, poiché divenisti purificazione dei terrestri e liberazione dalla tremenda minaccia di Dio contro di noi.

Dello ieromartire.

Ode 8. I fanciulli nella fiamma.

Fratelli, oggi la memoria dello ieromartire Babila esorta i fanciulli ad acclamare nella fiamma: Opere tutte, benedite il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Oggi i giovani discepoli del sacerdote e martire Babila sono incoronati con l’anziano e si esortano ad acclamare: Opere tutte, benedite il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

L’unzione sacerdotale del sacerdote e martire Babila è glorificata di più con l’unzione del sangue; perciò, opere tutte, benedite il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Generasti nella carne colui che regge in mano l’universo e portasti fra le braccia colui che tutte le opere inneggiano e sovresaltano come Signore per tutti i secoli.

Del profeta. Stese le mani, Daniele.

Fosti giustamente chiamato servo di Dio e con le tue opere diventasti mite, perciò Dio si rivelò a te più che a tutti gli altri profeti, o Mosè e rendendoti teoforo, ti insegnò a cantare con fede: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Rivelandoti intimo di Dio, ministro e re di Israele, o Mosè, divino veggente, annunziasti la futura venuta di Cristo nella carne, scrivendo per prima del suo tremendo e divino avvento tra gli uomini; e fosti realmente la sua prefigurazione animata e il suo profeta fedele.

Eletto regnante da Dio, guidasti con fede il popolo per mezzo delle parole profetiche e della legge dei precetti, raddrizzandolo con segni e prodigi, o divino veggente e ti riunisti ai tuoi padri con gloria.

Salendo sul monte come in cielo per ordine divino, contemplasti con lo spirito la terra dei miti, o sapientissimo e con i sensi contemplasti la delizia della promessa; e trasferendoti dalla terra, il tuo corpo fu nascosto per divina economia.

Theotokìon. Nessuno fu chiamato divino veggente prima di te, glorioso Mosè, servo di Cristo, poiché tu contemplasti tutte le prefigurazioni della Vergine che predicevano il suo divino parto; e nella fiamma del roveto contemplasti la sua immagine invisibile.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Dello ieromartire.

Ode 9. Impossibile agli uomini.

Cristo ha mostrato agli uomini una via facile per salire agli eccelsi tramite la croce: perciò la morte è vinta dagli uomini; infatti non spaventò nemmeno i giovani fanciulli, che con il meraviglioso Babila diciamo beati.

Avendo ricevuto da Cristo il carisma dei prodigi e l’eredità eterna come ricompensa per le tue pene, o divino Babila, ora canti con gli angeli: Santa, santa, santa sei tu, Trinità, che tutto compi e tutto puoi.

Ricaviamo la guarigione delle passioni accorrendo al tempio illustre degli atleti, poiché lì sono le schiere degli angeli, gli spiriti dei giusti e soprattutto la Sovrana di tutti con il meraviglioso Babila, che concede guarigioni.

Theotokìon. Vergine Sovrana, io, misero ti inneggio con labbra sporche, supplicandoti: liberami dal fango delle mie opere e rendi degni i tuoi cantori della destra della gloria di tuo Figlio.

Del profeta.

Da te, o Vergine.

Divenisti divino veggente e dopo la morte contemplasti Cristo irraggiante la luce della divinità, non in tratti scuri come un tempo nella roccia, ma in carne umana.

Più del Sinai il monte Tabor fu glorificato, poiché lì Mosè dai morti e il Tesbita da parte dei vivi contemplavano con gli apostoli Cristo vero Dio trasfigurato.

Con la tua misericordiosa supplica e la franchezza delle tue preghiere, Mosè, divino veggente, libera da ogni corruzione i cristiani che ti lodano, come liberasti Israele da pericoli, sventure e male.

Theotokìon. Prefigurandoti nel calice d’oro, nel monte e nella mensa divina, Mosè annunziava chiaramente che da te, Vergine, sarebbe nato Dio; contemplandolo nella carne, piamente t’inneggiamo.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Tu che il cielo.

Sacrificatore e insieme sacrificio a Dio apparisti, Babila, perché sacrificavi a lui senza sangue e fosti sacrificato nel tuo sangue con i perfetti fanciulli, con i quali t’inneggiamo.

Theotokìon.

Quanti non baciano, o Vergine, la tua icona e quella del tuo Figlio e Dio con fede genuina, condannali come atei e consegnali alla geenna.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 3 Settembre- Memoria del sant o ieromartire Antimo, vescovo di Nicomedia e del beato nostro padre Teoctisto, compagno d’ascesi del grande Eutimio

3 Settembre

Memoria del santo ieromartire Antimo, vescovo di Nicomedia e del beato nostro padre Teoctisto, compagno d’ascesi del grande Eutimio.

Al Mattutino.

Il canone dell’Oktòichos con gli irmì per 6 stichi e due dei santi per 8 stichi. Canone del martire. Acròstico: Canto te, fiore dei pastori e dei martiri. Di Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Sommergi i potenti.

Fiorendo santamente come giglio nel prato dei martiri, o Antimo, profuma con la buona fragranza delle tue fatiche le anime di tutti i credenti che piamente ti inneggiano, o gerarca e martire dalle molte lotte.

Rafforzando sempre con insistenti meditazioni l’anima, con lotte coraggiose annientasti il nemico e lo dimostrasti impotente, perciò tutta la Chiesa riconoscendoti martire invitto, ti celebra, o beato.

Vedendoti stare con coraggio in tribunale, o sapiente, il nemico terribile si stupiva e pensava di indebolire il tuo valore con lusinghe, ma fu vinto e caddero le borie della sua superbia.

Theotokìon. Sorgendo il Signore come lui sa da te, purissima, ha illuminato i cori degli atleti che hanno seguito la sua passione vivificante e la morte iniqua con cui raddrizzasti noi peccatori.

Canone del santo padre. Acròstico: Lodo le tue fatiche, Teoctisto. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Non tagliato.

Acceso d’amore per l’impassibilità, o padre, con l’aiuto di Dio pacasti i moti della carne, o sapiente Teoctisto e ora prega affinché siamo riempiti di luce spirituale noi, che cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Unito a te in comunione con divino affetto, o padre Teoctisto, il grande Eutimio percorse la via del monachesimo contemplando e operando cose celesti, con te gridando: cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Affaticando la tua carne, o beatissimo e sottomettendo le passioni della carne, ricevesti manifestamente la luce della grazia, o Teoctisto; da essa illuminato, divinamente gridavi: cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Theotokìon. Avendo te come speranza di salvezza, o Vergine Madre pura, genitrice del Verbo, i sapienti in Dio Eutimio, diletto a tutti e il divino Teoctisto vissero piamente in ascesi cantando al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Del martire. Ode 3. Poiché la sterile.

Come Cristo un tempo ti sei consegnato a quanti ti cercavano e fosti portato al sacrificio come agnello prezioso, o Antimo, santificando col tuo sangue quanti ti onorano.

Dileguando ogni inganno dei demòni per la divina grazia, venivi trascinato legato, o martire, raffigurando colui che fu legato per te, Antimo e con la morte annientò la morte.

Vedendo davanti a te gli attrezzi per bruciarti e torturarti non ti scandalizzasti, ma con ardore andasti al martirio, o Antimo dalle molte lotte.

Theotokìon. Ti sei abbellisti generando il più bello di tutti i terrestri, il Figlio e Verbo del Padre, amando il quale, o purissima, i valorosi martiri furono illuminati con gloria.

Del santo padre. Tu sei sostegno.

Mortificasti la tua carne col digiuno e illuminasti la tua anima con i carismi della divina grazia.

Volgesti tutta la tua brama verso il tuo Sovrano e ti armasti d’ira contro i demòni, o sapiente in Dio.

Theotokìon. Cantando inni, gli istruiti da Dio ti glorificavano come Theotòkos genitrice di Dio.

Irmòs. Tu sei sostegno di quanti a te accorrono, Signore, tu sei luce degli ottenebrati e il mio spirito ti inneggia.

Kàthisma dello ieromartire.

Tono 1. I soldati a guardia.

Il tuo sangue, o sapiente, gridava a Dio senza voce dalla terra come quello di Abele, o sapiente in Dio, poiché predicavi pubblicamente la Trinità increata; perciò, o Antimo, avendo ricevuto la dignità di pastore, come difensore della fede hai allontanato le fiere delle eresie.

Gloria. Del santo padre.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Proclamato ufficialmente esarca dei padri, anche per il mondo sei divenuto luminare illustrissimo, santo padre Teoctisto, perciò onoriamo senza sosta la tua memoria.

E ora. Theotokìon.

Proclamiamo beata, o fedeli, la Theotòkos, fervido sostegno di chi è in difficoltà, nostro soccorso e riconciliazione presso Dio, per la quale siamo stati liberati dalla corruzione.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo tuo Figlio appeso sulla croce, o Purissima, si straziavano le tue viscere materne e gridavi con dolore: Ahimè, mio Figlio! Come tramontasti, luce mia senza tempo?

Del martire.

Ode 4. Per amore.

Con l’animo rafforzato sulla pietra della fede, fosti ucciso con pietre come Stefano, o martire, perciò lieti ti incoroniamo di lodi.

Acceso di zelo divino, non sentivi le violente trafitture dei ferri roventi, o ornamento dei martiri.

Unto col myron sacro del sacerdozio e illuminato dal venerabile martirio, entrasti esultante nel Santo dei Santi.

Theotokìon. Non lasciando il seno paterno, il Verbo dimorò nel tuo seno come bimbo, o Vergine, volendo riplasmare me, sottomesso alla corruzione.

Del santo padre.

Cavalcasti i tuoi apostoli.

Colpito dall’amore per la sapienza divina, o beato, trascorrevi irreprensibilmente la tua vita e purificando l’intelletto e l’anima, acclamavi: gloria alla tua potenza, Signore.

Purificando il tuo animo dal turbamento delle passioni e guidando i tuoi sensi con sapienza raggiungesti il porto della vera tranquillità, cantando con tutto il cuore: gloria alla tua potenza, Signore.

Per la speranza incrollabile nelle cose celesti, il divino Teoctisto fuggì alle preoccupazioni terrene e praticando l’esichia gridava con Eutimio al Sovrano: gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Mostrandoti al mondo dalla Vergine come uomo, donasti vittoria ai tuoi santi, che con la tua croce allontanarono i demòni gridando con fede: gloria alla tua potenza, Signore.

Del martire.

Ode 5. Mandaci la tua luce.

Con i piedi terribilmente bruciati, calpestasti il capo del nemico immateriale e camminasti, o atleta, verso i cieli adorno della corona del martirio, o sacratissimo.

Col cuore rafforzato dalla voce divina, vincesti valorosamente il nemico della stirpe umana, o gerarca dalle molte lotte.

Lieto ti offristi in olocausto al Re come sacra immolazione, come sacrificio gradito, come offerta divina, o pastore e martire.

Theotokìon. Le ombre della legge hanno mostrato lo splendore sorto da te, purissima fanciulla e hanno rischiarato i cori degli atleti che ti celebrano.

Del santo. Illuminaci coi tuoi precetti.

Dilegua i pensieri maligni, o filantropo e, per le suppliche gradite del tuo santo, placa i moti della nostra carne.

Visitaci dall’alto, o beatissimo e raddrizza la vita di quanti con affetto celebrano la tua memoria, o sapiente.

Theotokìon. La coppia coabitante ed eletta da Dio ci predica l’ineffabile incarnazione di Dio dalla purissima Vergine.

Del martire. Ode 6. Prefigurando la tua.

Pervaso da dolori, legato dalla ruota e bruciato senza sosta con fiamme da tutte le parti, ti mostrasti invitto, o gerarca Antimo di molte lotte.

Innalzavi lodi a Dio quando eri bruciato, perciò come un tempo i fanciulli, fosti rinfrescato con rugiada dal cielo, o beatissimo atleta Antimo.

Sana la mia anima che giace incurabilmente malata, poiché come sacerdote, o beato, hai il potere di purificare i peccati e come martire invitto di guarire le malattie.

Theotokìon. Annientando i germogli della malvagità, strappa, o ignara di sposo, le spine delle mie passioni con la grazia di colui che germogliò da te e rendi la mia anima degna di germogliare intelligenza divina.

Del santo padre. Effondo la mia supplica.

Come sole sei sorto per i terrestri, illuminando col fuoco della pietà e piantando la luce delle virtù insegnasti lo splendore della purezza; pacifica anche ora l’ecumène con le tue preghiere, o Teoctisto.

Avendo un pensiero divinamente sapiente, disprezzavi tutte le cose terrene e molto saggiamente scegliesti l’eredità dei cieli, o padre beatissimo Teoctisto e molto sapientemente lieto entri nei cieli.

Theotokìon. Foste colpiti dall’amore per la bellezza di Cristo apparso nel mondo attraverso l’incarnazione dalla pia generazione della pura e santa Madre di Dio e vi rivelaste prezioso modello di vita per gli atleti.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni poiché la mia anima è colma di mali e la mia vita si è avvicinata all’ade e come Giona supplico: Dalla corruzione strappami, o Dio.

Kontàkion del martire.

Tono 4. Tu che fosti innalzato.

Splendendo piamente tra i sacerdoti e percorrendo la via del martirio, spegnesti i culti degli idoli divenendo difensore del tuo gregge, o sapiente in Dio, perciò celebrandoti, misticamente a te grida: salvami sempre dai pericoli per le tue preghiere, o Antimo, nostro padre.

Ikos.

Donandomi conoscenza divina, allontana la tenebra dell’ignoranza dal mio cuore con le tue preghiere, affinché inneggi con fede la tua sacra memoria in cui si rallegrano oggi le schiere degli angeli con i martiri; e gli uomini, intrecciando canti di lode come fiori, incoronano degnamente il tuo capo chiedendo di ottenere remissione delle colpe e scioglimento dai mali della vita e salvezza dai nemici visibili e invisibili per le tue preghiere, o Antimo, nostro padre.

Sinassario.

Il 3 di questo mese memoria del santo ieromartire Antimo, vescovo di Nicomedia.

Stichi. O martire Antimo, peristi di spada e il Signore, glorificandoti dopo la morte, ti fece fiorire i capelli.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Teoctisto, compagno d’ascesi del grande Eutimio.

Stichi. Sapendo che Dio ti ha creato, come indica il tuo nome, tu lo hai preferito a tutte le creature.

Lo stesso giorno san Zenone periva gettato in un secchio pieno di piombo fuso bollente.

Stichi. Riscaldato dall’amore del Signore, il divino Zenone entrò con gioia nella calura del piombo.

Lo stesso giorno periva santa Basìlissa, che lottò contro le belve restando illesa.

Stichi. Lottando con le belve, Basìlissa trionfò e diventò degna di stare davanti al trono di Dio.

Lo stesso giorno sant’Aristione, vescovo di Alessandria, perì nel fuoco.

Stichi. Aristione corse al fuoco come al banchetto e si presentò a Cristo, eccelso tra i martiri.

Lo stesso giorno periva san Caritone, gettato nella fossa con calce.

Stichi. Caritone entrò nella fossa con calce e trovò luce viva senza corruzione.

Il santo martire Arcontio morì di fame.

E la memoria dell’imperatore tra i santi Costantino il nuovo si celebra nella Chiesa dei santi apostoli.

Il santo neomartire Polidoro, martirizzato a Nuova Efeso nel 1794, perì strangolato.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del martire. Ode 7. I giovani figli di Abramo.

Le fiamme portate sulla tua sacra carne non ti danneggiarono affatto, volgendosi per la protezione degli angeli, su coloro che ti odiavano.

La forza onnipotente di Dio fermò la ruota che ti torturava e con questo prodigio le folle degli infedeli si volsero alla fede, o sapiente sacro mistico.

Per l’osservanza dei comandamenti divini fosti condannato al carcere, dove, custodito da Cristo, con i tuoi divini insegnamenti ti rivelasti salvezza per quanti ti sorvegliavano, o beato.

Theotokìon. Per estrema filantropia il Verbo si è incarnato da te, Vergine e salva quanti cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Del santo padre. Nella fornace i fanciulli.

Attaccandoti a Cristo con tutto l’affetto, sopportavi la fatica dell’ascesi, perciò deliziandoti ora dei suoi splendori, gridi senza sosta: Benedetto sei tu, Signore Dio, nei secoli.

Hai offerto la tua vita al tuo Sovrano come divina oblazione e sacrificio gradito e senza macchia, o beatissimo, gridando: Benedetto sei tu, Signore Dio, nei secoli.

Trovasti come fine delle tue pene, o beato, la delizia del paradiso, poiché sulla via stretta raggiungesti la vastità del regno, o sapientissimo, benedicendo il Creatore di tutto.

Theotokìon. Ecco, la Vergine partorì il divino bimbo; i teofori, riconoscendolo Dio e Signore, gridavano: Benedetto sei tu, Signore Dio, nei secoli.

Del martire. Ode 8. Redentore onnipotente.

Predicando senza timore davanti ai tiranni iniqui l’incarnazione di Dio, sopportavi terribili torture, supplizi amari e dolori, o gerarca Antimo dalle molte lotte.

Fosti temprato come ferro nel fuoco dei supplizi e vincendo falangi innumerevoli di demòni, ti intrecciasti una corona di vittoria glorificando Dio.

Morendo volontariamente, o beatissimo, ottenesti la vita senza tramonto e l’ingresso in paradiso e nelle dimore divine; danzando ora in esse, ricordati, o Antimo, di quanti ti onorano.

Theotokìon. Con voci sacre glorifichiamo la dimora pura di Dio, l’arca animata, il vanto dei martiri, la più preziosa dei cherubini e di tutto il creato.

Del santo padre. Follemente il tiranno.

La tua memoria è celebrata con lodi, o teoforo, poiché ti rivelasti giustamente nutrito di coraggio, sapienza e purezza, gridando, o padre sapiente: inneggiate, fanciulli, il Creatore e Salvatore, beneditelo, sacerdoti, inneggiatelo, popoli, sovresaltatelo per tutti i secoli.

Onoriamo tutti con lodi il teoforo realmente pieno di grazia e illuminato da divini fulgori, gridando: inneggiate, fanciulli, il Creatore e Salvatore, beneditelo, sacerdoti, inneggiatelo, popoli, sovresaltatelo per tutti i secoli.

Il luminoso gerarca con Eutimio, eponimo della letizia, seppellì il tuo corpo e la tua anima fu portata dagli angeli in cielo, cantando al Creatore con gaudio: fanciulli, beneditelo, sacerdoti, inneggiatelo, popoli, sovresaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Gli asceti di senno divino per amore bramavano filosofare sulla Sapienza enipostàtica , che apparve nel mondo da te, Vergine pura e seminò divinamente i beni; e i fanciulli la benedicono, i sacerdoti la inneggiano, i popoli la sovresaltano per tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popoli, per tutti i secoli.

Del martire. Ode 9. Per sua colpa.

Fioristi come rosa e giglio nella dimora del nostro Dio, perciò come buon profumo di Dio ci riempi di fragranza e allontani le passioni putride dalle nostre anime, o beato.

Oggi la città di Nicomedia, illustre tra le città, celebra la tua gloriosa memoria, esortando tutti a festeggiare, perché sei divenuto suo protettore e la pascoli dal cielo, o martire.

La terra accolse il tuo sangue versato, o gerarca e il tuo spirito si innalzò ai cieli per esultare con i divini spiriti; con loro ricordati anche di noi, o Antimo, divina primizia dei martiri.

Theotokìon. La spada che un tempo impediva l’ingresso nel paradiso, ora fa passare quanti hanno seguito la santa passione di Cristo volontariamente trafitto con la lancia e che onorano te, Vergine onorabilissima.

Del santo padre. Per questo sbigottisce.

Purificato dallo scorrere delle tue lacrime, ora ti delizi della luce della Trinità, o Teoctisto, stando davanti ad essa; e illuminato dai raggi che ne promanano, visita dall’alto noi, che celebriamo la tua memoria, o beatissimo.

Munito dello scudo dell’amore e della speranza e cinto di fede, sventasti le insidie e i malvagi disegni dei nemici e ora stai incoronato presso il trono dell’Onnipotente, trionfante con le divine schiere degli angeli e dei giusti.

Essendo vissuti in terra con gli uomini con purezza, giustizia e pietà, ora nei cieli, o asceti sapienti in Dio, splendete lieti nella luce divina, di cui giustamente foste adornati con le corone del martirio come trionfatori.

Theotokìon. O divina, sacra, divinamente sapiente e luminosissima pariglia di padri, con le vostre preghiere chiedete, o beatissimi, che per le preghiere gradite della Theotòkos, sia inviata da Dio al mondo e alla Chiesa pace vera, unità e fede.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e stupiscono i confini della terra, perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: perciò le schiere degli angeli e degli uomini, o Theotòkos, ti magnificano.

Exapostilarion dello ieromartire.

Sotto gli occhi dei tuoi discepoli.

Città tutta di Nicomedia, intreccia oggi con gioia la danza annuale per il tuo buon pastore ed esulta, perché hai in lui un protettore della città che ti custodisce indenne da ogni offesa dei nemici.

Del santo. Con i discepoli conveniamo.

Sei vissuto angelicamente sulla terra, o teòforo, con Eutimio, il grande astro, o sapientissimo, distinguendoti, o Teoctisto, nelle preghiere e nei digiuni e in tantissime buone opere della contemplazione attiva. Ora che con Eutimio stai presso la Trinità inaccessibile, supplica, o beato, per noi che ti onoriamo.

Theotokìon.

O purissima Vergine, Davide, tuo progenitore ti chiamava nei suoi canti fertilissimo monte coagulata, o Genitrice di Dio; il divino Salomone, nel Cantico, senza dubbio chiama te letto; Isaia, virgulto e Giacobbe ti vide come scala, un altro come porta da cui Dio rinnova l’umana argilla.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Dello ieromartire. Tono 4. Di Efrem Karia.

Con la grande città di Nicomedia festeggia oggi ogni città e regione nella memoria del suo venerato protettore: applaudono lieti i confini della terra per questa pubblica festa dello ieromartire; intrecciando, come con fiori, corone di canti, anche noi a lui acclamiamo: Salve, pastore buono, che hai dato la tua vita per le pecore, sacrificio e sacrificatore, sacerdote e vittima. Noi ti preghiamo: con quanti per te lottarono, supplica Cristo, o Antimo, perché questo tuo gregge sia liberato dai barbari lupi e fatto degno del celeste ovile.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Giaccio nel letto della negligenza, o purissima, trascorro noncurante la vita e temo il momento della morte, o Theotòkos: il perfidissimo serpente non sbrani come leone, senza pietà, la mia povera anima; previenimi dunque con la tua bontà prima della fine e déstami alla penitenza.

Oppure stavrotheotokìon.

La Sovrana purissima, vedendo Cristo ucciso uccidere, come Sovrano, l’ingannatore, inneggiava piangendo colui che dalle sue viscere era uscito e ammirando la sua longanimità esclamava: Figlio mio amatissimo, non dimenticare la tua serva, non ritardare, o filantropo, la mia consolazione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 2 Settembre- Memoria del santo martire Mama e del nostro beato padre Giovanni il digiunatore

2 Settembre

Memoria del santo martire Mama e del nostro beato padre Giovanni il digiunatore.

Al Mattutino

La solita sticologia, un canone dall’Oktòichos e due dei santi.

Canone del martire. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Ora che dimori nei cieli come preziosissimo martire e sei colmo dello splendore trisolare, o lodatissimo, rendi degni della divina luce quanti onorano sulla terra il venerabile e luminoso giorno del tuo trapasso.

Il Verbo che preconosceva la tua nobiltà e il tuo animo, Mama, dalla prima infanzia ti riempì di sapienza e ti adornò di ogni sorta di beni, o lodatissimo martire atleta.

Subendo persecuzione e carcere fino alla morte, i tuoi genitori sopportarono tutto per i divini comandamenti e germogliarono te, annientatore del politeismo.

Theotokìon. Gloriosissime cose furono dette di generazione in generazione di te, che contenesti in grembo Dio Verbo restando pura, Madre di Dio Maria, perciò tutti celebriamo te, nostra benefattrice dopo Dio.

Canone del santo. Poema di Germano.

Ode 1. Tono pl. 4. A colui che gettò in mare.

Al Cristo, che ha fatto sorgere nel mondo il sapiente gerarca, che rifulse nei dogmi della pietà, cantiamo perché si è glorificato nei secoli.

Onoriamo, o fedeli, il grande gerarca Giovanni che irraggiò nel mondo la luce della pietà e allontanò la tenebra dell’ateismo.

Stando davanti al Re inaccessibile, o beatissimo Giovanni, sacro predicatore, imploralo con gli angeli di donare remissione a quanti festeggiano la tua memoria.

Theotokìon. O unica lodatissima, che concepisti in grembo il Verbo del Padre anteriore ai secoli senza principio e lo partoristi ineffabilmente nella carne, prega senza sosta affinché siamo salvati dai pericoli.

Del martire. Ode 3. Irmòs.

O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.

Nel firmamento della Chiesa Cristo ha messo il suo atleta Mama come astro luminoso, che illumina il mondo con i fulgori delle sue fatiche e dei suoi prodigi.

Salendo sul monte della vera conoscenza e illuminando il tuo spirito con la purezza dell’anima, o martire, con i comandamenti divini esortavi la natura irrazionale all’innodia razionale.

Gli empi che cercavano di catturarti non poterono avvicinarsi a te, ma seguendo il Sovrano, tu stesso andasti volontariamente alla passione, ancora giovane e bello d’aspetto.

Theotokìon. Colui che ha steso il cielo come tenda e regge il circolo di tutta la terra, Dio per natura, o Purissima, fu contenuto fra le tue braccia corporee e ti rivelò saldezza di tutti i fedeli.

Del santo. Tu che stabilisti col verbo.

Con continenza e preghiera incessante entrasti, o padre, nella città eletta della bontà, o teoforo, dove ti sazi al fiume della delizia.

Tu che hai confidenza con Dio, o venerabile gerarca Giovanni sapientissimo, supplica per la salvezza di quanti glorificano la tua sacra memoria.

Come insegnante dei dogmi della pietà e vera guida di sapienti discorsi, hai ricevuto la corona contro le eresie, o beato.

Theotokìon. Tutti ti lodiamo come cielo e trono di Dio, Genitrice di Dio purissima, poiché da te è sorto Gesù Cristo, la verità.

Irmòs. Tu che stabilisti col verbo i cieli e consolidasti la terra su molte acque, rendimi stabile nell’inno e nella tua dossologia, Signore.

Kàthisma del martire.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Essendo nobile prole della pietà, ti rivelasti annientatore dell’empietà, illustre Mama, per la potenza dello Spirito: nello stadio infatti confutasti l’errore degli idoli e con valore inneggiavi predicando la Trinità; perciò, dato pure alle belve, uccidesti la belva, il serpente, principe del male; per questo ti gridiamo: Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. Del beato. Tono 3. La confessione della fede.

Ti rivelasti divino scrigno della continenza e ricco contenitore della pietà, o beato Giovanni, illustrando la tua vita nell’impassibilità e ottenendo ai supplici la misericordia; o beato padre, implora Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Divenisti divina tenda del Verbo, unica purissima Vergine Madre, superando in purezza gli angeli; purifica me, più di tutti macchiato da colpe carnali con le divine onde delle tue preghiere, concedendo, o venerabile, la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’incontaminata agnella del verbo, la pura Madre Vergine, vedendo sospeso in croce colui che era germogliato da lei senza doglie, maternamente piangendo gridava: Ahimè, figlio mio, come soffri, volendo liberare l’umanità dalle passioni disonorevoli!

Del martire. Ode 4. Irmòs.

Tu sei il mio vigore, Signore, tu la mia forza, tu il mio Dio, tu la mia esultanza, tu, che senza abbandonare il seno del Padre, hai visitato la nostra povertà; perciò col profeta Avvacùm a te acclamo: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Accorresti volontariamente al martirio con nobile coraggio, avendo come aiuto Cristo, che rafforzò la tua debolezza con potere divino e ti rese confessore della sua passione e partecipe della luce superna.

La belva selvaggia che camminava con te si sottometteva come aiuto provveduto da Dio a te, che sottomettesti le passioni irrazionali e ti rivelasti splendido per sapientissimo senno, vincendo l’insensatezza del nemico.

Affrontasti le domande del giudizio parlando pubblicamente dell’incarnazione del Verbo, facendo appassire la boria dell’ateismo e insegnando tutti a cantare senza sosta: gloria alla tua potenza, o filantropo.

Theotokìon. Con il tuo parto dal concepimento ineffabile fu sciolta la colpa dei dolori e la natura umana fu liberata dalla condanna della maledizione, o Genitrice di Dio incorrotta; grazie a te furono aperte le cose di lassù a noi di quaggiù e gli angeli danzano con gli uomini.

Del santo. Misticamente vedendo.

Lodiamo tutti con canti il sapiente gerarca, dicendo: o teoforo, supplica senza sosta Dio di salvarci.

Avendoti come seminatore dei dogmi della fede e sapiente gerarca, o beatissimo padre, con canti e lodi ti glorifichiamo.

Gerarca del Signore, principe di quanti si nutrono di fede, con lodi e canti glorifichiamo la tua sacra e venerabile memoria.

Theotokìon. O Sposa ignara di nozze, che generasti senza seme Cristo nostro Dio, supplicalo senza sosta di salvare le nostre anime.

Del martire. Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai abbandonato, o luce senza tramonto e sono avvolto dalla tenebra estranea io, misero? Fammi tornare, ti supplico e guida la mia via alla luce dei tuoi comandamenti.

Il glorioso Mama non si preoccupava affatto dei supplizi della carne, ma considerava le piaghe come grasso corruttibile gettato via e le nerbate come spogliamento delle tuniche della condanna, perciò ottenne l’ornamento dell’incorruttela.

Con i fianchi trafitti cantavi una lode di ringraziamento al tuo Creatore, o beatissimo e udisti una voce che dal cielo rafforzava maggiormente il tuo pensiero a Dio, alleviando il peso delle tue pene.

Mentre eri chiuso in carcere, ti apparve un’insolita visione, o atleta beatissimo dalle molte lotte, una bellissima colomba che ti consegnò cibo di incorruttela, poiché avevi superato i limiti della corruzione.

Theotokìon. Con la divina incarnazione, o Vergine, divenisti principio della nostra pacificazione con il Sovrano di tutti, poiché generasti colui che prima del sole fu generato dal Padre e unì la natura umana con la divinità e la innalzò al trono della gloria.

Del santo. Tu che dalla notte.

Fosti unto con il myron della fede come pastore, o sapiente in Dio, perciò ti lodiamo tutti come gerarca, o beato.

Imitando gli apostoli, o insigne sapiente in Dio, con fatiche e veglie presiedevi il popolo della Chiesa.

Assomigliando allo zelante Elia e a Mosè, divino veggente, o padre Giovanni, sacro iniziatore, svergognasti gli eresiarchi.

Theotokìon. Venite tutti, veneriamo con gli angeli la benedetta come regina e come unica che generò il Re di tutti.

Del martire. Ode 6. Irmòs.

Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male, perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Acceso da divino zelo, o sacratissimo, non temevi affatto il fuoco ardente, rinfrescandoti con pioggia divina dal cielo, o atleta valorosissimo.

Colui che rese la fornace dei tre fanciulli rugiada, rapì anche te manifestamente dalla fiamma, o beato sapiente in Dio e ti rese più luminoso del fuoco.

Ti mostrasti molto forte sopportando grandi lotte, o atleta prodigioso tra i martiri, perciò il Salvatore ti rese degno di ricompense molto grandi.

Theotokìon. Con il tuo divino parto, Purissima, noi, tuoi cantori, diventammo partecipi alla natura divina e ottenemmo in Cristo eredità celeste con le schiere degli angeli.

Del santo. Come traesti il profeta.

Adornando con divini dogmi la gloria della Chiesa, o beato Giovanni, allontanasti tutte le eresie.

Come luminare dei dogmi splendevi in tutto il creato per la bellezza della tua pietà, o maestro di senno divino e con il verbo di Dio oscurasti le eresie.

Servendoti del verbo e della lingua al posto del coltello, o beato, tagliasti tutti gli insegnamenti spuri e chiarificasti sapientemente la Trinità a tutti.

Theotokìon. Tu che nascesti dalla Vergine e illuminasti l’universo, o Cristo Dio, ti prego, libera anche me dalle mie colpe, o filantropo e raddrizza la mia vita.

Irmòs. Come traesti il profeta dalle profondità dell’abisso, Cristo Dio, trai anche me dai miei peccati, come filantropo e guida la mia vita, ti supplico.

Kontakion del martire.

Tono 3. La Vergine oggi.

Col bastone che Dio ti ha dato, o santo, guida il tuo popolo a pascoli vivificanti; schiaccia sotto i piedi dei tuoi cantori le selvagge fiere invisibili: poiché noi tutti che siamo nei pericoli abbiamo te, o Mama, come ardente difensore.

Ikos.

Celebriamo Mama, il martire famoso in tutta la terra, che nei cieli danza in coro con gli angeli, colui che un tempo nei deserti mungeva insolitamente le cerve e ora, con verga di potenza, come pastore si dà buona cura del popolo di proprietà del Signore, guidandolo a un luogo verdeggiante, dove è veramente il gaudio del paradiso. Tutti dunque nei pericoli abbiamo te, Mama, come ardente difensore.

Sinassario.

Il 2 di questo mese memoria del santo martire Mama.

Stichi. Irremovibile nella fede nella Trinità, Mama sopporta ferite dal tridente appuntito.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Giovanni il digiunatore, patriarca di Costantinopoli.

Stichi. Digiunasti dai piaceri effimeri, o Giovanni e ora gusti sempre le gioie perenni.

San Diomede perì squartato dalla spada.

Stichi. Sopportando il ferro come ferro, Diomede accorse coraggiosamente al taglio della spada.

San Giuliano morì con la testa fracassata dal legno.

Stichi. Mentre un legno fracassava il suo cranio, Giuliano tendeva al cielo lo spirito.

San Filippo perì di spada.

Stichi. Come veloce cavallo, Filippo, decapitato, portava a Dio salvo il suo intelletto.

Sant’Eutichiano perì nelle fiamme del rogo.

Stichi. Eutichiano, consumato nella fornace ardente, venne accolto fra i martiri.

Sant’Esichio morì impiccato.

Stichi. Amando realmente il Sovrano, Esichio sopportò di essere impiccato.

San Leonida perì nelle fiamme.

Stichi. Tu che ardevi d’amore divino, Leonida, sereno soffrivi nella fiamma ardente.

Sant’Eutichio morì crocifisso.

Stichi. Eutichio, imitando il Signore, per lui fu crocifisso mostrandosi paziente.

San Filadelfo perì con le pietre appese al collo.

Stichi. Grazie al peso di una pietra legata al suo collo, Filadelfo sale al cielo immateriale.

San Melanippo morì arso vivo.

Stichi. Melanippo, che nel nome aveva qualcosa di scuro, gettato nel fuoco si schiarì.

Santa Parthàgata morì nel mare.

Stichi. Morì in fondo al mare Parthàgata, ma in cielo trovò un oceano di beni.

Lo stesso giorno memoria dei giusti sacerdoti Eleazaro e Finees e dei santi martiri Aithalà e Ammone.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del martire. Ode 7. Irmòs.

Il fuoco ebbe paura un tempo a Babilonia di fronte alla discesa di Dio; perciò i fanciulli nella fornace con passo esultante, quasi danzando in un prato, cantavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La fornace del fuoco per te divenne un talamo: chiuso in essa infatti per molti giorni, non fosti arso, o felice, mentre gridavi al tuo Creatore: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Avevi angeli soccorritori, che danzavano con te partecipando ai canti ineffabili in mezzo alla fiamma; con loro, o martire, gridavi al Sovrano di tutti: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Come rosa immarcescibile, come sposo veramente bellissimo, che esce dal talamo, dalla fornace bruciasti gli insensati e illuminasti quanti acclamavano: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Ecco, ora si compie la predizione del sapiente in Dio, o Vergine, poiché portasti in grembo il Dio Verbo e generasti il Datore di vita, a cui tutti gridiamo: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Del santo. Tu che stabilisti la terra.

Signore Dio dei nostri padri, che hai mostrato come astro sulla terra il pio e sapiente gerarca, tu sei benedetto nei secoli.

Signore, Dio nei nostri padri, che hai reso il grande Giovanni vero pastore del tuo gregge, tu sei benedetto nei secoli.

Sconfiggendo gli assalti della carne, o padre, gridavi a Cristo: Signore, Dio nei nostri padri, tu sei benedetto ei secoli.

Theotokìon. Signore, Dio nei nostri padri, che sei nato per noi dalla Vergine e hai salvato il mondo dai nemici, tu sei benedetto.

Del martire. Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Come Daniele, o beato, chiamando il nome del Sovrano hai chiuso le bocche delle belve, abbattuto il serpente velenoso e svergognato gli eretici e ora con gioia dimori come vincitore nei cieli, cantando: sacerdoti, benedite, popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.

Quando gli adoratori delle pietre, accecati nell’anima, ti lapidavano, o beato, drizzasti l’occhio della tua valorosa e invitta anima verso Cristo, pietra non frantumata, cantando con zelo: benedite, sacerdoti, sovresaltate, popoli, Cristo nei secoli.

Il giudice di gara, stendendoti dall’alto la corona di vincitore come atleta che ha compiuto la buona lotta, o beatissimo, ti chiama a percorrere il tuo venerabile e dolce cammino verso di lui, cantando con zelo: benedite, sacerdoti, sovresaltate, popoli, Cristo nei secoli.

Theotokìon. Oltre natura, restando vergine dopo il parto, concepisti colui che dal Padre è senza madre, o pura: poiché l’unione di Dio in te rinnova le nature e sono rinnovati i limiti delle essenze, perciò in modo ortodosso, come colei che ha concepito Dio, inneggiamo soprattutto te, Theotòkos, nei secoli.

Del santo. Il Signore che si glorificò.

Assomigliando a Mosè, o beatissimo e ricevendo nella nube la legge intelligibile della grazia, o gerarca, gridi: Inneggiate a Cristo nei secoli.

Pascolando il tuo popolo, o gerarca, abbattesti l’eresia dell’Egitto e, fuggendo la Babilonia delle passioni, trovasti la superna Sion come dimora nei secoli.

Unto col myron del sacerdozio, o sacro predicatore, celebri i divini misteri per quanti sono rafforzati nel verbo e nell’opera della pietà, perciò inneggi in un’unica essenza la Trinità nei secoli.

Theotokìon. Il Signore che dimorò nel grembo della Vergine e in essa mirabilmente e ineffabilmente rinnovò il vecchio Adamo, inneggiate e sovresaltate per tutti i secoli.

Irmòs. Il Signore che si glorificò nel monte santo e rivelò a Mosè con fuoco nel roveto il mistero della generazione della sempre Vergine, inneggiate e sovresaltate per tutti i secoli.

Del martire. Ode 9. Irmòs.

Per questo sbigottisce il cielo e stupiscono i confini della terra, perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: perciò, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini ti magnificano.

Sacrificasti la tua anima per il Salvatore, o lodatissimo e accorresti a lui con zelo, splendido degli ornamenti delle tue sacre fatiche e delle prodigiose lotte, glorioso soldato, astro del mondo e gioiello della Chiesa.

Vivendo come angelo sulla terra, ti unisti agli angeli e gioiosamente con loro canti con lodi il sacro canto alla Trinità, o lodatissimo Mama, gloriosamente divinizzato per divine partecipazioni e riempito di gloria immutabile.

Come confidente di Dio, o beatissimo, ricorda quanti celebrano con gioia e fede pura questa tua divina festa e la tua venerabile e sacra fatica e difendici, o martire, da onde, pericoli e tormenti.

Theotokìon. Chi ha mai udì sulla terra di una Madre ignara di uomo che genera un figlio e che la sua prole è il Dio senza principio e consustanziale al Padre senza principio, nato per generazione sovrannaturale? O straordinario prodigio, o divina comunione per cui siamo uniti a Dio!

Del santo. Colui che al legislatore.

Osapiente Giovanni, che con l’impassibilità, la fede, l’amore e la speranza ci rivelasti parole di vita eterna, supplica per la salvezza delle nostre anime.

Ti lodiamo tutti, poiché con la verga del santo Spirito hai pascolato il popolo della venerabile Chiesa e allontanasti le eresie ostili a Dio, o gerarca.

Come luminare e gerarca della Chiesa, con salmi e inni onoriamo senza sosta te, magnificando l’urna delle tue reliquie, o beato padre Giovanni.

Theotokìon. Salve, fiume vivente dell’incorruttela, salve, nube del sole luminosissimo, salve, carro di tutta la Divinità, salve, arca della santità.

Irmòs. Colui che al legislatore sulla montagna rivelò nel roveto ardente il misterioso parto della sempre Vergine in vista della nostra salvezza con i nostri inni, senza sosta, magnifichiamo.

Exapostilarion del santo. Con i discepoli.

Noi, amanti delle tue parole, celebriamo ora con fede, o sapientissimo, la tua sacra e luminosissima memoria, onorando te, o gerarca Giovanni di mente divina, perché ti sei mostrato divino araldo della penitenza, o padre e difensore della Trinità tremenda e venerabile, o beato: stando davanti ad essa, ricordati di noi, o rivelatore di Dio.

Del martire. Sotto gli occhi.

Ti nutrivi di latte di cerva, nella tua vita tra i monti, o martire Mama, ma ti rivelasti prode nello stadio, lottando con tutto l’ardore e con i premi della vittoria, sei giunto al Signore.

Theotokìon.

L’insidiosissimo e astutissimo nemico che mi invidiò la vita divina e beata di un tempo nel paradiso e mi rese esule dall’Eden, nella tua natività, o Vergine, viene messo a morte.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 1 Settembre- I nizio dell’Indizione e Memor ia di san Simeone lo Stilita e Gesu di Navi

1 Settembre

Inizio dell’Indizione, cioè del nuovo anno e memoria del nostro santo padre Simeone stilita (459); celebrazione della Santissima Theotòkos del monastero dei Miàsini, del santo martire Aitala (355), delle sante 40 donne (312) e di Ammone diacono, loro maestro; memoria dei santi martiri Callista, Evodio e Ermogene, fratelli (303-304); memoria di Gesù figlio di Nave e ricordo del grande incendio (461).

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma dell’Indizione.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Tu che dai stagioni fruttifere e piogge dal cielo agli abitanti della terra, accogliendo anche ora le preghiere dei tuoi servi, libera da ogni angustia la tua città: poiché le tue compassioni sono per tutte le tue opere. Benedicendo dunque l’entrare e l’uscire, dirigi per noi le opere delle nostre mani e donaci, o Dio, la remissione delle colpe: tu infatti, nella tua potenza, hai tratto dal nulla all’essere tutte le cose.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma del santo.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Adornando la tua vita con la continenza e mortificando il corpo, annientasti gli assalti del nemico, padre beato e te andasti a Dio, nella vita eterna, quale degno erede: non cessare dunque di pregare perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Gloria. Tono 4. Presto intervieni.

Entrasti con fede nell’arena del martirio, o Callista, annunziando Cristo nostro Dio, con i tuoi due fratelli: poiché, allevandoli con amore, li avevi resi veri strumenti spirituali della Chiesa di Cristo; per questo sei stata unita a loro nella vita di lassù, o martire.

E ora. Theotokìon.

Presto accogli, o Sovrana, le nostre suppliche e presentale al tuo Figlio e Dio, o Signora purissima; sciogli le difficoltà di quanti a te accorrono, sventa le insidie e gli attacchi sfrontati, o Vergine, di quanti ora si armano contro i tuoi servi.

Dopo il polyèleos, kàthisma delle sante donne.

Tono 1. I soldati a guardia.

Agnelle razionali, siete state offerte nella fede, mediante il martirio, all’agnello e pastore, dopo aver compiuto la corsa e conservata la fede: perciò noi oggi, pieni di gioia, celebriamo la vostra sacra memoria, o degne di ammirazione, magnificando Cristo.

Gloria. E ora. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Ci prostriamo con fede a te, Sovrano dell’universo che provvedi ogni bene e con ardore esclamiamo: Mosso dalla tua amorosa compassione, o Salvatore e dalle preghiere di colei che ti ha generato e di tutti coloro che sempre ti sono stati graditi, nella tua bontà concedi a quanti ti onorano nelle tue due nature e ti glorificano con fede, di condurre un anno a te accetto.

Anavathmì. Prima Antifona del Tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?

Vangelo del santo, secondo Luca (6,17-23).

In quel tempo Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla dei suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti. Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione del tuo santo. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Stichiron idiòmelon. Dell’Indizione. Tono 2.

Tu che creasti l’universo con sapienza, Verbo del Padre, che precedi i secoli e formasti tutto il creato con il tuo verbo onnipotente, benedici la corona dell’anno della tua benevolenza e, con la mediazione della Madre di Dio, distruggi le eresie, nella tua bontà e nella tua filantropia.

Quindi i canoni. Canone dell’Indizione. Poema del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

A colui che liberò il popolo d’Israele dall’amara schiavitù del Faraone e lo condusse all’asciutto sopra l’abisso del mare cantiamo un’ode di vittoria, popoli tutti, perché si glorificato.

A Cristo che, come Verbo enipostàtico nato da Dio Padre senza principio, assembla l’universo e lo conduce senza errore alla sua perfezione, cantiamo tutti un’ode di vittoria, perché si è glorificato.

A Cristo che, per benevolenza del Padre apparve nato dalla Vergine proclamando l’anno di grazia del Signore, per la nostra redenzione, cantiamo un’ode di vittoria, perché si è glorificato.

Entrando, un giorno di sabato, nella sinagoga di Nazareth, colui che aveva donato loro la legge insegnò agli Ebrei la sua ineffabile ascensione per la quale salva la nostra stirpe, lui che è misericordioso.

Theotokìon. Cantando, o fedeli tutti, la mirabilissima fanciulla che fece sorgere Cristo nell’ecumène e tutto colmò di gioia per la vita eterna, sempre inneggiamo poiché si è glorificata.

Canone delle sante donne. Acròstico: Canto i dolori delle forti donne martiri.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Lottaste con vigore contro l’ostile avversario, o martiri, prima con l’ascesi e poi con la lotta del sangue, perciò onoriamo con fede la vostra memoria.

Colpite dall’amore di colui che per noi sopportò croce e morte, le sante donne bramavano le sue tracce, dimenticando la debolezza della carne.

Abbatteste i sacrifici degli elleni e le immagini diaboliche con l’arma della fede e vi offriste come vasi animati alla Chiesa celeste, o martiri veneratissime.

Theotokìon. Giovane fanciulle, rafforzate dalla grazia di colui che è sorto dal tuo grembo, o purissima, sopportarono con gioia la triplice onda dei supplizi e si riempirono del tuo profumo rallegrandosi.

Canone del beato. Acròstico: Accetta l’inno, o beatissimo Simeone. Senza Theotokìon. Poema del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore

Per l’ode che ho composto in tuo onore, benché la mia lingua suoni falsa, donami per le tue preghiere, teoforo Simeone, gli splendori della scienza di Dio.

Numerosi persiani, etiopi, indiani, sciti e arabi conobbero la tua sapienza, padre santo e glorificarono Cristo, per te glorificato.

Come Mosé, Giacobbe e Daniele, sei stato riempito di grazia spirituale; nato dal recinto pastorale, o beato, sei divenuto un maestro di pecore razionali.

Theotokìon. Rallegrati, Vergine Theotòkos, che alloggiasti nel tuo grembo l’Infinito: supplicalo di risparmiare da tutti i mali i tuoi cantori.

Katavasìa. Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile. Perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Dell’Indizione. Ode 3. Irmòs.

Rinsaldami, o Cristo, sull’incrollabile roccia dei tuoi precetti; alla luce del tuo volto rischiarami, poiché non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Consolida, o buono, la fruttuosa vigna, che per amore sulla terra la tua destra ha piantato e custodisci la tua Chiesa, o Onnipotente.

Rendi degni i fedeli che ti cantano come Dio dell’universo, di passare l’anno entrante occupandosi di opere spirituali a te gradite, Signore.

O Cristo, nel tuo amore concedimi di percorrere in pace il ciclo dell’anno e colmami degli insegnamenti divini che pronunciavi di sabato.

Theotokìon. Tu sola soprannaturalmente accogliesti la grazia soprannaturale, avendo dimorato nel tuo grembo, senza mutamento Cristo nostro Dio: senza sosta noi ti magnifichiamo.

Delle sante donne. L’arco dei forti.

Rinvigorite da una forza onnipotente, o martiri, vinceste il potere degli ostili avversari, perciò foste incoronate da Cristo come trionfatrici.

Chiudeste le bocche spalancate delle belve con il divino potere di Cristo, o teofore e foste scampate illese come adoratrici di Dio.

Divinizzate dall’amore di Dio, respingeste la moltitudine degli idoli e raggiungeste la letizia della gloria superna, o atlete.

Theotokìon. Piamente, noi che lo sappiamo, ti predichiamo verissima Madre di Dio, poiché per te, purissima, fummo resi degni di conversare con il Creatore.

Del beato. Pianta il tuo timore.

Fuggito in fretta l’acquazzone degli spiriti malvagi, guadagnasti, o Simeone, il recinto della salvezza, dove tu raccogliesti in un otre l’eterna vita.

Chinasti il tuo orecchio docile verso il Sovrano, che ti rivelò il segreto della beatitudine, trovando così la vita beata, o beato Simeone.

Con lacrime irrigavi l’ubertosa spiga delle virtù, ricevendo nei solchi del tuo cuore i semi del Verbo.

Theotokìon. Ineffabilmente concepisti, divina Sposa, il Signore e Salvatore che libera dalla sventura coloro che con verità t’invocano.

Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Kàthisma del beato.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Ardente di fede e disprezzando l’effimero, sapiente padre, seguisti Cristo nella potenza dello Spirito, facendo deperire con la continenza il tuo corpo per contemplare senza sosta la gloria dei cieli; per questo, venerabile padre, hai trovato come desideravi la colonna come una scala per la divina ascesa, o sacratissimo Simeone: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Delle sante donne.

Tono 1. I soldati di guardia.

Agnelline razionali all’Agnello e Pastore, con fede vi offriste con il martirio, compiendo con successo la vostra corsa e conservando intatta la vostra fede; perciò oggi, o degnissime sante, noi celebriamo con gioia la vostra santa memoria, magnificando Cristo.

E ora. Dell’Indizione.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

A te, o Signore dell’universo, che ci procuri tutti i beni, con fede prostrandoci, noi cantiamo con ardore: per la tua compassione, Salvatore, supplicato da colei che ti generò e da tutti quelli che ti furono graditi, a quanti ti venerano in due nature e con fede ti glorificano, concedi, nella tua bontà, di poterti offrire un anno gradito.

Dell’Indizione. Ode 4. Irmòs.

Onnipotente Salvatore, ho riconosciuto la tua opera di salvezza e nel timore ti ho glorificato.

Il tuo popolo ti presenta le primizie dell’anno e ti canta l’inno degli angeli per glorificarti, Signore.

Nella tua filantropia rendici degni, o Cristo, di iniziare e finire, in modo a te gradito questo anno.

O unico onnipotente Signore, dona al mondo di percorrere nella calma i cicli degli anni.

Theotokìon. Come porto e sicura speranza delle nostre anime tutti inneggiamo ora la Theotòkos.

Delle sante donne. Colui che siede.

Sopportando supplizi e scosse del corpo di ogni sorta, frantumazione delle membra e fuoco, ereditaste le dimore celesti allietandovi dall’albero della vita come ammirabili.

Si stupirono le potenze celesti dalla lotta delle beate vergini, poiché vinsero il nemico con la natura femminile, rafforzate dal potere di colui che è sorto dalla Vergine.

Disprezzando la caducità del mondo, vi attaccaste con tutta l’anima solo a Dio, perciò sopportaste l’asprezza dell’ascesi e dei supplizi, o spose di Cristo dalle molte lotte.

Portando la croce come arma potentissima, vi opponeste alle falangi ostili e foste rafforzate per la vittoria da Cristo, che con la potenza della divinità ha vinto il mondo.

Theotokìon. Il profeta di senno divino predisse un tempo che come pioggia sul vello sarebbe sceso il Verbo nel tuo grembo, o Purissima e tu lo generasti in due nature e noi a lui gridiamo: gloria alla tua potenza, Cristo.

Del beato. Ho udito, Signore.

Non sulla sabbia hai posto il fondamento dell’ascesi, ma in profondissime fatiche, edificando l’incrollabile torre delle virtù, o santissimo.

Trattenendo il corpo con la corda più dura, lo inchiodasti con il timore spirituale e hai trovato la tua porzione di eredità divina, o beato.

Le passioni nascoste del corpo si ritiravano e i vermi ti temevano, mentre apparivi in putrefazione, o padre beatissimo.

Imitando la volontaria passione insieme con la vivificante morte, vivo ti sei liberato dal pozzo oscuro come dalle tenebre del sepolcro.

Theotokìon. Supplica il Dio che generasti, purissima Maria, affinchè conceda il perdono dei peccati ai fedeli che implorano il tuo favore.

Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho glorificato la tua divinità.

Dell’Indizione. Ode 5. Irmòs.

In questa veglia della notte cantiamo a te, Cristo uguale al Padre in eterno e Salvatore delle nostre anime: dona al mondo la pace, Signore filantropo.

Tu che colmi l’universo dei tuoi benefici, o Cristo, concedi ai tuoi servi tempi favorevoli, prosperità e la corona delle tue benedizioni nei diversi cicli dell’anno.

A noi che ti riconosciamo coeterno al Padre, o Verbo, fa’ che questo cambiamento d’anno doni miglioramento e pace.

Tu che trascendi tutti i tempi, Verbo coeterno al Padre, accanto a lui sulla terra sei venuto ad annunciare la liberazione ai prigionieri e ai ciechi la vista.

Theotokìon. In te, pura Theotòkos, riponiamo la nostra fiducia e le nostre speranze; ottieni, o Vergine, il favore di colui che hai generato.

Delle sante donne. Gli empi non vedranno.

Come agnelline pure, come sacrifici graditi vi offriste al vero Agnello e Pastore, o martiri, oblazioni perfette e olocausti graditi.

Uccise nella carne, vivete con l’anima, o martiri, poiché seguivate colui che uccise il potere della morte e volontariamente si consegnò a croce, morte e passione.

Distinte nella carne, eravate unite nell’animo e straziate con ogni sorta di percossa e bruciate con fuoco, unanimi avete confessato unico Signore Gesù Cristo, vero Dio.

Theotokìon. Fammi risalire dall’abisso delle tentazioni e raddrizzami, o sola Purissima che generasti il Dio che raddrizza tutti, riunendo per bontà ciò che prima era disperso.

Del beato.

Illuminaci con i tuoi precetti.

Cristo ha reso te, Simeone, un altro Daniele, poiché la sua apparizione ti fece uscire sano e salvo dalla fossa dei leoni.

Tutto consacrato al Signore, ti esercitasti nei rigori del calore, come in quelli opposti della neve e del freddo.

Ti rivelasti nuovo Mosè ed Elia, tutta la vita mangiando ogni quaranta giorni, venerabilissimo padre.

Legato ad una catena, come fosse una collana d’oro, camminasti verso il cielo sulle ali di Dio, venerabile Simeone.

Theotokìon. Implora sempre tuo Figlio, nostro Dio, Maria pura e senza nozze, di inviare su noi fedeli la misericordia.

Katavasìa. O albero beatissimo, su cui venne steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato dal Dio, nella carne in te confitto, che dona la pace alle nostre anime.

Dell’Indizione.

Ode 6. Irmòs.

Dal mostro marino salvasti il tuo profeta, o filantropo: strappami dall’abisso dei miei peccati, ti supplico.

Concedi, o Sovrano, all’inizio dell’anno, di cominciare una vita a te gradita, Signore.

Salvatore compassionevole, fa’ che i tuoi cantori, meditando la legge, siano colmati dei giorni dello Spirito.

Theotokìon. Quanti in te si rifugiano, libera, ti supplichiamo, da ogni pericolo, tu che generasti Cristo nostro Dio.

Delle sante donne.

Prefigurando la tua sepoltura.

Si rallegra la progenitrice, vedendo frantumato e calpestato da piedi femminili colui che con inganno l’aveva allontanata un tempo dal paradiso.

Unendo con la fatica l’ascesi al supplizio, vi siete unite ora con purezza a Cristo sposo delle anime e dimorate con gioia spirituale nel talamo divino.

Le onde alte dei supplizi infuriati non poterono affondare le navi delle martiri, che con braccio forte raggiunsero i divini porti.

Theotokìon. Vedendo il compimento delle tue parole, Madre di Dio, magnifica colui che ti magnifica, perché ora tutte le genti ti dicono realmente beata

Del beato.

La tunica luminosa.

Cristo ha reso te, beatissimo, autore di miracoli prodigiosi, come abitacolo della potenza di Dio.

Il tuo corpo, Simeone, fu innalzato sulla colonna come in croce, poiché fosti glorificato con il Cristo, per te innalzato sul legno.

Aprendo il supremo cammino, fa’ salire alla celeste altezza quanti con fede ti cantano, divino Simeone.

Theotokìon. Noi fedeli ti cantiamo, Vergine Madre, come arca e tempio di Dio, talamo nuziale e porta del cielo.

Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo.

Kontàkion dell’Indizione.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Creatore e Sovrano dei secoli, Dio dell’universo, veramente sovrasostanziale, benedici questo ciclo annuale, salvando con la tua infinita misericordia, o compassionevole, tutti quelli che danno culto a te, unico Sovrano e che con timore gridano a te, o Redentore: Concedi che per tutti quest’anno sia propizio.

Del beato. Tono 2. Autòmelo.

Sebbene collegato con realtà terrene, aspiravi a quelle celesti e usando la colonna come carro di fuoco, per essa divenisti compagno degli angeli, o santo, pregando senza sosta con essi Cristo Dio per tutti noi.

Ikos.

Quale lingua umana potrà mai narrare la vita irreprensibile di Simeone, a sua lode? E tuttavia, con la sapienza di Dio, canterò i combattimenti dell’eroe e le lotte di colui che sulla terra apparve a tutti i mortali come un astro, colui che per la sua costanza, straordinariamente rifulse nel coro degli angeli: poiché cantando senza sosta con essi, con la continenza ha acquisito la purezza, pregando senza sosta con essi Cristo Dio per tutti noi.

Sinassario

Il primo di questo mese, inizio dell’Indizione, cioè del nuovo anno.

Stichi. Tu sei l’Antico di giorni e il nuovo Adamo: o Cristo, benedici l’Indizione del nostro nuovo anno.

Oggi facciamo memoria del miracolo compiuto dalla santa Madre di Dio nel monastero dei Miàsini; e commemorazione dell’incendio.

Stichi. Pesca miracolosa: l’icona della Vergine emerge da sola dalle acque.

Oggi memoria del nostro beato padre Simeone stilita.

Stichi. Simeone, terminando il suo cammino come stilita, trova presso Cristo il posto che merita. Il primo giorno di settembre Simeone, unito al suo autore, procede di altezza in altezza.

Oggi memoria di santa Marta, madre di san Simeone, della santa Evanthìa e del giusto Gesù di Navì.

Stichi. Marta ha accolto Cristo nella sua casa sulla terra. Nella sua dimora in cielo Cristo accoglie Marta. Gesù che arresta il cammino del sole, contempla l’incomparabile sole della gloria.

Oggi memoria delle sante 40 martiri, vergini e ascete e del diacono Ammone, loro maestro.

Stichi. Fuoco e spada procurarono uno sposo a queste quaranta vergini: il Figlio di Dio in persona. Indossando un elmo di ferro incandescente Ammone con gioia si spoglia della carne.

Oggi memoria dei santi fratelli martiri Evodio, Callista e Ermogene.

Stichi. Con i suoi fratelli Callisto ha subito una fine illustre sotto la spada.

Il beato Melezio il giovane, l’asceta del monte Niùpoli muore in pace.

Il beato ieromartire Angelo, martirizzato a Costantinopoli intorno al 1680, morto trafitto da spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dell’Indizione. Ode 7. Irmòs.

I fanciulli, innalzati dalla fede, disprezzato l’ordine empio del tiranno, stettero senza timore davanti al fuoco, cantando nel mezzo delle fiamme: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

Noi, popolo ortodosso, in questo inizio d’anno, offriamo le primizie dei nostri inni a Cristo nostro Re, il cui il regno non avrà fine, a lui piamente cantando: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

O Cristo, tu che preesisti ai secoli e nei secoli rimani il Signore, fonte di bontà, colma questo anno dei tuoi doni eccellenti per quanti salmeggiano: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

Theotokìon. Come avvocata presso di te, noi tuoi servi, scegliamo la tua pura Madre, o Cristo, perché da tutti i mali, tu che sei buono, liberi il tuo popolo salmodiante: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

Delle sante donne. Tu che salvasti nel fuoco.

Com’era irraggiungibile il tuo pensiero, o teoforo Ammone! Come guida del coro delle vergini, infatti, non temesti i supplizi, morendo con esse come diacono e mistico della gloria divina.

Come sapiente accompagnatore di spose, con parole di coraggio esortavi le martiri a guardare lo sposo e a sopportare le pene della carne acclamando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Non oziamo, o vergini, ecco, è pronto il luogo del martirio! Stiamo con coraggio, Cristo tende corone, non proteggiamo la nostra carne: così gridavano le nobili nello stadio.

Theotokìon. Benedetto, o benedetta, il frutto del tuo benedetto grembo, benedetto dalle potenze celesti, dalle folle degli umani, colui che ci ha salvato dalla maledizione antica.

Del beato. I fanciulli timorati di Dio.

Fermasti la siccità in favore dei poveri, aprendo loro le porte della pioggia; con la tua preghiera consolidasti la terra che tremava, insegnando al popolo a gridare: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Come un grande luminare della Chiesa, come un sole splendente, rischiarando con i tuoi raggi tutta la terra, Simeone, insegni al popolo a gridare: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Come fiumi fluenti dappertutto, nel recinto della tua ascesi si è riunito, o servo di Cristo, un vero oceano, una marea umana, alla quale insegni a gridare: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Il medesimo Cristo, che un tempo riposò nelle braccia dell’omonimo vegliardo, nella sua invisibile potenza, riposò sulle tavole del tuo cuore, o venerabile Simeone, perciò gridavi: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Giustamente l’incarnato senza seme è proceduto da te, Vergine purissima: tu infatti generasti, o illibata, colui che tutti trascende, al quale gridando, acclamiamo con inni: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco, che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Dell’Indizione. Ode 8. Irmòs.

Colui che salvò i fanciulli che cantavano nella fornace, trasformando in un fresco vento l’ardente fiamma che li minacciava, il Cristo nostro Dio cantate ed esaltate in tutti i secoli.

Come al principio della salvezza la santa Chiesa ti offre, o Cristo, le primizie dell’anno gridando: Cantate Cristo, esaltatelo in tutti i secoli.

Colui che dal non essere fece sapientemente l’universo creandolo di primo getto, per suo volere svolgendo poi i cicli del tempo, cantate ed esaltate per tutti i secoli.

Cantiamo al nostro Dio, che guida l’universo a buon fine e fa variare i tempi e le stagioni, guidando gli umani in molteplici modi: Cantatelo, esaltatelo in tutti i secoli.

Theotokìon. Divina Madre e Vergine pura, nei cicli dei tempi dove si svolgono gli anni, noi l’insieme dei mortali ortodossi, ti cantiamo come Madre di Dio e salvezza degli umani.

Delle sante donne. Il parto della Theotòkos.

Svestendo realmente l’uomo corrotto dal peccato, avete indossato tuniche illuminate dal sangue del martirio e cantate: inneggiate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Splendendo per i divini fulgori del Sole spirituale, o martiri, percorreste la notte dell’ateismo cantando unanimi: inneggiate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Vi offriste a Cristo Creatore come agnelline pure, come divine colombe, come immolazioni volontarie e come sacrifici senza macchia, cantando a una voce: inneggiate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Con le membra frantumate per ordine di empi tiranni, percosse con bastoni senza pietà e dilaniate dalla spada, subiste una morte iniqua, perciò con gioia avete ereditato immortali e copiosi doni.

Theotokìon. Dietro te correvano donne martiri, o purissima divina Sposa, sentendo la dolce fragranza del profumo di myron del tuo Figlio Unigenito rifulso dal tuo grembo, o Vergine ignara di nozze e ora regnano con te, inneggiando a Cristo nei secoli.

Del beato. Colui che sul santo monte.

Lontano da ogni passione e compatendo la debolezza di una madre, apparisti vivo dopo la morte, gridando: Benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Abbracciando il giovane Filarco paralizzato, gli ordinasti di caricarsi sulle spalle il giaciglio, lodando il Signore ed esaltandolo per tutti i secoli.

Colui che glorificò Giobbe per le sue sofferenze, mutò la corruzione della tua carne incancrenita in una perla di gran valore, o servo di Cristo Simeone, glorificandoti per tutti i secoli.

Come un tempo il ladrone sulla croce, per le preghiere di Simeone, chiamasti a te, Signore, il capo dei briganti; perciò ti cantiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Theotokìon. Ricevendo l’angelico saluto, hai fatto sorgere sul mondo la luce, il Signore di gloria da te generato; perciò tutti ti cantiamo e glorifichiamo, Vergine Theotòkos.

Katavasìa. Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate il Verbo che discese e mutò il fuoco in rugiada; e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che concede vita a tutti.

Dell’Indizione. Ode 9. Irmòs.

Il roveto ardente che non si consumava ci ha mostrato una figura del tuo parto puro; estingui ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di noi, affinché senza sosta, Theotòkos, ti magnifichiamo.

Verbo e potenza di Dio, vera sapienza enipostàtica , che sapientemente sostieni e governi l’universo, dirigi anche ora in tranquilla quiete questo tempo che sta innanzi ai tuoi servi.

Tutte le tue opere, Signore, i cieli, la terra, la luce, le acque, le sorgenti dell’oceano, la luna, gli astri, le tenebre e il fuoco, gli uomini e le bestie con gli angeli ti glorificano.

Sola sei prima dei secoli, perché hai creato i secoli e su di essi regni, o Deità trisipostàtica, una e indivisa: per le suppliche della pura Madre di Dio, fa’ che quest’anno porti alla tua eredità vittorie.

Theotokìon. Salvatore e ordinatore dell’universo, artefice e Signore del creato, per le suppliche di colei che verginalmente ti generò, dona al tuo mondo la pace e custodisci la tua Chiesa sempre libera da sconvolgimenti.

Delle sante donne. Per la sua colpa.

Come da fonte fluiscono rivi di guarigioni per i bisognosi, o beatissime, placando il danno delle malattie, allontanando l’arsura delle passioni e irrigando i cuori degli amici di Dio per il buon frutto delle divine opere.

Il divino diacono Ammone e Celsina e con loro quaranta donne sapienti in Dio, lottando secondo le regole, furono incoronati e ora danzano con gli angeli; degnamente li diciamo beati.

Vi sollevaste, o divine spose, prendendo potere contro i nemici e diveniste simili ad angeli e deliziandovi dall’albero della vita nel paradiso vi saziate ora dalla fonte di tutti i beni, supplicando per il mondo.

Theotokìon. Ti rivelasti dimora della sapienza che supera l’intelletto, o Vergine pura, trono animato e porta, perciò le vergini, seguendoti, hanno amato come regina te, Vergine figlia di Dio,

Del beato. Colui che rivelò.

Avendo dominato con pazienza le passioni, Cristo ti raggiunse, o teoforo Simeone, per parteciparti la sua regalità; perciò con inni ti magnifichiamo.

Ricevuta da inviolabili tesori dello Spirito la grazia di guarire, tu attingi per distribuire guarigioni a chi festeggia la tua memoria, o teoforo Simeone.

Pervenuto alla celeste virtù dopo aver lottato nell’aria, come su ali salisti alle dimore celesti: intercedi per la salvezza delle nostre anime.

Theotokìon. Roveto circondato dal fuoco senza essere consumato, ti rivelasti, o Vergine, concependo senza seme il Salvatore del mondo, il nostro Dio che senza sosta magnifichiamo.

Katavasìa. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Theotòkos, produsse il Cristo, da cui fu piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorandolo, per essa che ora viene esaltata, noi ti magnifichiamo.

Altra katavasìa. La morte venuta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata grazie alla prole della pura Theotòkos, che tutte le potenze celesti magnificano.

Exapostilarion dell’Indizione.

Con i discepoli conveniamo.

Dio degli dèi e Signore, natura trisipostàtica, inaccessibile, eterna, increata, artefice onnipotente di tutte le cose, tutti a te ci prostriamo e ti imploriamo: Benedicendo nella tua bontà questo anno, custodisci nella pace gli imperatori e tutto il tuo popolo, o compassionevole.

Del beato. Stessa melodia.

Come astro, o santo, la tua luminosa vita rifulse e illuminò tutta la terra coi raggi dei prodigi: poiché con una colonna, o padre, salisti come per una scala a Dio, dove è realmente l’apice, o Simeone, dei desideri di tutti e là preghi, o beato, per noi che ti onoriamo.

Theotokìon.

Artefice e ordinatore di tutto il creato che hai posto in tuo potere tempi e anni, corona, o compassionevole, il ciclo dell’anno con le benedizioni della tua benevolenza, custodendo il tuo popolo nella pace, incolume, illeso; ti supplichiamo per l’intercessione di colei che ti partorì e degli angeli divini.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo questi stichirà idiòmela.

Tono 3. Di Giovanni monaco.

Verbo del Padre che sei prima del tempo, tu che sei in forma di Dio, che hai composto il creato, traendolo dal non essere all’essere e hai posto in tuo potere tempi e momenti, benedici la corona dell’anno della tua benevolenza, donando pace alle tue Chiese, vittorie al fedelissimo imperatore, fertilità alla terra e a noi la grande misericordia.

Dello stesso. Tono 4.

Il tuo regno, Cristo Dio, è regno di tutti i secoli e il tuo potere è in ogni generazione: poiché tutto hai fatto con sapienza, predisponendo per noi tempi e momenti; perciò, rendendo grazie in tutto e per tutto, gridiamo: Benedici la corona dell’anno della tua benevolenza e rendici degni di acclamare, senza che ci sia di condanna: Signore, gloria a te.

Stesso tono. Di Andrea Pyros.

Le tue vie, o Dio, sono grandi e meravigliose: noi magnifichiamo la potenza della tua economia perché, luce da luce, sei venuto nel tuo misero mondo e hai tolto la maledizione del vecchio Adamo, secondo il tuo beneplacito, o Verbo e con sapienza hai stabilito per noi tempi e momenti per glorificare la tua bontà onnipotente. Signore, gloria a te.

Tono 2. Di Germano.

Quando con la tua passione, Signore, consolidasti la terra, allora anche i deboli si cinsero di potenza. Le donne si fecero coraggiose contro il durissimo tiranno e riparata la sconfitta della madre, di nuovo tornarono al gaudio del paradiso, a gloria tua, che sei nato da una donna e hai salvato il genere umano.

Gloria. Del beato. Tono 2.

Da radice buona nacque un buon frutto, Simeone, santo dall’infanzia, nutrito più di grazia che di latte; sollevato il corpo sulla pietra ed elevata la mente sino a Dio, si costruì con le virtù un’eterea dimora e volando nelle altezze con le divine schiere, divenne dimora di Cristo Dio, Salvatore delle nostre anime.

E ora. Dell’Indizione. Tono pl. 4. Di Germano.

Tu che con ineffabile sapienza formasti l’universo, o Verbo, Cristo Dio, che hai predisposto tempi e momenti, benedici le opere delle tue mani; rallegra l’imperatore fedele con la tua potenza, dandogli forza contro i barbari, come unico buono e filantropo.

Grande dossologia, apolytìkion e conclusione.

Alla Liturgia: typikà e alle beatitudini le odi 3 e 6 dei canoni dell’indizione e del beato.

Prokìmenon. Tono 4.

Grande è il Signore nostro e grande la sua forza e la sua intelligenza è senza misura.

Stico. Lodate il Signore, perché è bene salmeggiare, al nostro Dio sia dolce la lode.

Apostolo a Timoteo. Diletto figlio Timoteo, prima di tutto esorto che si facciano preghiere (sabato della XXXIII settimana).

E anche l’apostolo Del beato. Ai Colossesi. Fratelli, come eletti di Dio, santi e amati, vestitevi di tenera compassione (XXX domenica).

Alliluia. Tono 4.

A te si addice l’inno, o Dio, in Sion e a te si renderà il voto.

Stico. Tu, Signore, benedirai la corona dell’anno della tua benevolenza.

Vangelo secondo Luca. In quel tempo Gesù venne a Nazaret. (giovedì I settimana di Luca).

E anche il vangelo Del beato, secondo Matteo. Il Signore ha detto ai suoi discepoli: Tutto mi è stato dato dal Padre mio (20 gennaio).

Kinonikòn dell’indizione.

Benedici l’anno della tua benevolenza, Signore. Alliluia.

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Vespro del 30 Settembre- Memoria del santo ieromartire Gregorio della Grande Armenia

30 Settembre

Memoria del santo ieromartire Gregorio della Grande Armenia.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia dello ieromartire.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Imporporando il sacro manto col sangue dei martiri, o ammirabile, sei accorso al Santo dei santi, dove è la luce ineffabile, dove è la divina gloria, dove è suono di gente in festa, dove ricevi, o martire, i premi delle tue fatiche, la corona che non appassisce, la gloria che dura per sempre e la dimora del paradiso, o sapiente Gregorio, che preghi con franchezza per le nostre anime.

Non ha scosso la tua anima il furore dei tormenti, né la prolungata reclusione che ti nascondeva nella buia fossa, o glorioso lottatore, ma come luce rifulgesti per quanti pericolavano nella tenebra della vanità: tu, come gerarca ispirato da Dio, li hai resi figli del giorno col lavacro del battesimo, con la superna e salvifica rigenerazione e con quel modo di vita che è veramente divino, o sapientissimo Gregorio.

Amando come sposo immortale te, Re dell’universo, Ripsima venne privata della pelle del corpo, dopo aver prima lacerato con la continenza l’oscuro sacco delle passioni; con lei lottò anche la celebratissima Gaiana, portando con sé una schiera di vergini, che lottarono con vigore e abbatterono l’antico seduttore di Eva: onorandole degnamente, te, Cristo, noi glorifichiamo.

Gloria. Tono pl. 2. Di Sergio.

Chi esporrà degnamente i trofei delle tue virtù? Quale bocca esprimerà la tua costanza nel tuo martirio? Poiché in entrambe, o Gregorio, ti sei distinto. Non cessare dunque, poiché sei piaciuto a Cristo, di supplicarlo per la salvezza delle nostre anime, perché grande è la tua franchezza, o ieromartire.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

In te ripongo, o Vergine, tutta la mia speranza: non trascurarmi, ma affrettati, o buona, a salvarmi presto dalle passioni che mi molestano e che ogni giorno mi fanno guerra.

Oppure stavrotheotokìon.

Si è oscurato il sole, Figlio mio, vedendo confitto con chiodi te, datore di luce e la terra si è scossa per il timore: ma in nessun modo è stato preso da compassione il popolo dei giudei, o dilettissimo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 2.

Entrando spiritualmente nell’inaccessibile tenebra dell’ineffabile luce, il martire e pastore venne iniziato all’arcano dei misteri di Dio, illuminato come martire, iniziato come pastore: perciò è stato cinto con duplice corona dalla superna gloria e sempre intercede presso Cristo per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Theotòkos, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, insieme con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Oppure stavrotheotokìon.

Il terzo giorno risorgesti.

Stava un tempo presso l’albero della croce, al momento della crocifissione, la Vergine con il vergine discepolo e piangendo esclamava: Ahimè, come soffri, o Cristo, tu che di tutti sei l’impassibilità!

Apolytìkion. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità, lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Gregorio; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Vespro del 29 Settembre- Memoria del nostro ven erabile padre Ciriaco l’anacoreta

29 Settembre

Memoria del nostro venerabile padre Ciriaco l’anacoreta.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. Come vi chiameremo.

Dominando le passioni del corpo con le briglie della continenza, padre Ciriaco taumaturgo, indossasti la fulgida tunica dell’impassibilità e ti spogliasti di tutta la malizia di colui che un tempo spogliò i progenitori e ora abiti il paradiso in perenne letizia. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Portando sulle tue spalle la croce, seguivi Cristo, senza che il tuo pensiero si volgesse indietro, disprezzando, o Ciriaco, i piaceri della vita; uccidendo le passioni del corpo con intense veglie e preghiere, hai ricevuto, o santo, la grazia di guarire le malattie. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Abitasi il deserto, o Ciriaco santo, facendo della scilla amara il tuo cibo e amareggiando i sensi recidesti alle radici le voluttà dell’anima, o beato; per questo dopo la morte ti accolse il celeste gaudio, perché da angelo eri vissuto. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Tono pl. 4.

Noi, folle di monaci, ti onoriamo come guida, o nostro padre Ciriaco, perché per te imparammo a camminare per la via veramente retta. Beato sei tu che servisti Cristo e sconfiggesti la potenza del nemico, o compagno degli angeli, consorte dei santi e dei giusti: con loro prega il Signore, d’aver pietà delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come vi chiameremo?

Chi si rifugia sotto la tua protezione, Theotòkos sempre Vergine, purissima, ignara di nozze e non riceve pronta liberazione dal male? Ti trova, anzi, come aiuto che non si lascia confondere, protettrice e torre inespugnabile. Genitrice di Dio purissima, soccorso dei cristiani, prega per la salvezza di quanti ti onorano.

Stavrotheotokìon.

L’agnella, vedendo l’agnello suo Figlio inchiodato alla croce, aveva l’anima trafitta dalla spada del dolore; aveva le viscere sconvolte, mentre intesseva il lamento e gridava col cuore colmo di dolore: Ahimè, Figlio mio, come soffri tu questo, o longanime? Glorifico la tua longanimità verso tutti.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: per questo nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche. Annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita. Poiché hai dunque confidenza col Signore, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Fonte di doni grandissimi divenne per noi tutti il parto senza seme della Vergine: Dio rinnova la natura corrotta dei mortali e riplasma la stirpe umana.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti partorì gridava: Quale mistero strano vedo, Figlio mio? Come dunque muori nella carne, pendendo dal legno, tu che dispensi la vita?

Apolytìkion. Tono 1. Sigillata la pietra.

Cittadino del deserto, angelo in un corpo e taumaturgo ti sei rivelato, santo padre teoforo Ciriaco; con digiuno, veglia e preghiera hai ricevuto carismi celesti e guarisci i malati e le anime di quanti con fede a te accorrono. Gloria a Colui che ti ha dato forza; gloria a Colui che ti ha incoronato; gloria a Colui che per mezzo tuo opera guarigioni in tutti.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Conclusione.

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Vespro del 28 Settembre- Memoria del nostro beato padre Caritone, il confessore

28 Settembre

Memoria del nostro beato padre Caritone, il confessore.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Avvizzisti le passioni del corpo con la continenza e la preghiera intensa, soffocasti, o padre, con piogge di lacrime, il serpente ingannatore e sei oltremodo piaciuto a Dio, Caritone santo: perciò ti ha adornato di celesti carismi Gesù, amico degli uomini e Salvatore delle nostre anime.

Spenti con i sudori dell’ascesi i carboni ardenti delle passioni, o ammirabile, ti consegnasti al fuoco di tormenti e pene, confessando davanti a giudici empi l’annientamento del Verbo incarnato e divenisti martire, tutto adorno delle tracce di multiformi supplizi, o teòforo felicissimo.

Tra deserti e monti ti allontanasti fuggendo per conservare pura l’anima e divenisti, o santissimo Caritone, dimora della Trinità: con la sua potenza edificasti sacre dimore, o beato e ovili per la salutare custodia dei monaci che onorano la tua memoria santa, o celebratissimo.

Gloria. Tono 4. Di Giovanni monaco.

Teòforo Caritone, anche dopo la morte, nei cieli vivi in Cristo, per il quale avevi crocifisso te stesso al mondo: divenuto estraneo alla carne e al mondo, davvero vivevi oltre le realtà visibili, perché non vivevi per te stesso, ma piuttosto viveva in te Cristo nostro Dio: supplicalo di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Quando navigo nel mare, quando cammino per la via, quando dormo nella notte, custodiscimi; quando sono desto riempi di grazia il mio intelletto, o purissima e rendimi degno di fare la volontà del Signore, affinché nel giorno del giudizio io, che mi rifugio sotto la tua protezione, trovi il perdono per quanto avrò commesso in vita.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti inchiodato alla croce, Signore, l’agnella tua Madre sbigottita gridava: Che cos’è questa visione, Figlio amatissimo? Questo ti rende il popolo ribelle e iniquo, che ha goduto dei tuoi tanti prodigi? Sia dunque gloria, o Sovrano, alla tua ineffabile condiscendenza.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4.

Noi, folle di monaci, ti onoriamo come guida, Caritone santo, perché per te imparammo a camminare per la via veramente retta; beato sei tu che servisti Cristo e sconfiggesti la potenza del nemico, o compagno degli angeli, consorte dei santi e dei giusti; con loro prega il Signore d’aver pietà delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Salve, salvezza dei fedeli, porto dei peccatori, correzione dei negligenti; salve, guida delle anime, aiuto dei tribolati; salve, buona consolazione delle anime, guarigione delle anime inferme; salve, riconciliazione, mediatrice presso Dio, superiore a tutti i serafini e di loro più santa, o venerabile.

Stavrotheotokìon.

Quale visione appare ai miei occhi, o Sovrano? Tu che reggi tutto il creato appeso a un legno? Ucciso tu, che a tutti concedi la vita? Così diceva piangendo la Madre di Dio, vedendo innalzato sulla croce l’Uomo-Dio, da lei ineffabilmente rifulso.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi centuplicasti i frutti delle tue pene; coi tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumene. Caritone, beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria E ora. Theotokìon.

Conclusione.

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Vespro del 27 settembre- Memoria del santo martire Callistrato e dei suoi 49 compagni

27 SETTEMBRE

Memoria del santo martire Callistrato e dei suoi 49 compagni.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Martire lottatore Callistrato, con la mente illuminata dalla luce della pietà, percorresti senza deviare la via che conduce alla beatitudine superna, vincendo tutte le trame dell’avversario: perciò ti celebriamo, onorando la tua sacra memoria, o beatissimo.

Martire Callistrato di senno divino, divenuto ricco del verbo di vita, guidasti alla vita quanti un tempo per ignoranza erano nella morte; coraggiosamente morti, o glorioso, per la risurrezione di noi tutti, con tutta verità noi li crediamo viventi in Cristo: con loro, ricordati di noi presso il Signore più che buono.

Sacro martire Ginnasio, con la testa recisa dalla spada, davvero sommergesti il faraone ingannatore nella marea del sangue e ora fai scaturire guarigioni per tutti quelli che con fede accorrono al tuo tempio e in esso celebrano le tue lotte e festeggiano, o beato, la tua venerabile memoria.

Gloria. Tono 4. Di Byzantios.

Prima della tua croce venerabile, era tremenda la morte per gli uomini: dopo la gloriosa passione, tremendo è l’uomo per la morte. Così vinse il vittorioso, così annientò tutta la potenza del nemico: per la sua intercessione, o Cristo, salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Salve, igniforme e inaccessibile cocchio del sole, che hai fatto risplendere il sole incomprensibile; salve, intelletto che rifulgi di divini bagliori, tu, lampeggiare di folgore rischiarante i confini, tu, tutta riflessi d’oro, tutta bella e purissima, tu che hai fatto rifulgere per i fedeli la luce senza tramonto.

Oppure stavrotheotokìon.

La Sovrana purissima, vedendo Cristo messo a morte mettere a morte, come Sovrano, l’ingannatore, celebrava piangendo colui che dalle sue viscere era uscito e ammirando la sua longanimità esclamava: Figlio mio amatissimo, non dimenticare la tua serva, non rinviare, amico degli uomini, la mia consolazione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

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Vespro del 26 Settembre- Memoria del Transito di San Giovanni il Teologo

26 Settembre

Transito del santo glorioso illustre apostolo e teologo Giovanni l’evangelista.

Al Piccolo Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 4 e cantiamo i seguenti stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 2. Quando scendesti dalla croce.

Venite, fedeli, incoroniamo con inni divini l’abisso della sapienza e lo scrittore dei dogmi ortodossi, il glorioso e amato Giovanni, poiché ha tuonato: in principio era il Verbo; perciò l’illustre si è rivelato voce tonante, scrivendo con molta sapienza il Vangelo per il mondo. (2)

Davvero ti sei realmente mostrato grande conoscente di Cristo Maestro: sei infatti caduto sul petto, perciò hai tratto i dogmi della sapienza, con cui hai arricchito tutta la terra, come divino portavoce di Dio, perciò, tenendole, la Chiesa di Cristo, contenta, si vanta ora esultante.

Salve, vero teologo, figlio amatissimo della Madre del Signore; stando infatti presso la croce di Cristo, hai udito la divina voce del Sovrano, che ti gridava: Ecco ora la tua madre. Degnamente dunque tutti ti diciamo beato, come grande e amato apostolo di Cristo.

Gloria. Tono 2.

O teologo casto, discepolo amato del Salvatore, ti preghiamo, con le tue implorazioni salvaci da ogni danno, perché siamo il tuo gregge.

E ora. Theotokìon.

La Vergine, come ulivo fertile, ha germogliato te, frutto della vita, che porti come frutto nel mondo la grande e ricca misericordia.

Allo stico, stichirà prosòmia. Tono 2. Il terzo giorno.

Inneggiamo degnamente, fedeli, la memoria del nobile discepolo di Cristo nostro Re, poiché ha predicato chiaramente la conoscenza della Trinità a tutte le genti.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

L’apostolo di Cristo ha mutato in quiete la bufera dell’inganno degli idoli di un tempo, guidando il mondo alla fede ortodossa e ora prega per noi tutti.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Hai donato agli efesini, o Cristo, un grandissimo protettore, il tuo apostolo sapiente e divino teologo, che anche ora lodiamo come suo abitante e custode.

Gloria. E ora. Uguale.

Trinità potentissima, Mònade trisipostàtica, per le preghiere del nobile teologo e della sempre Vergine e unica Theotòkos, salva noi, tuoi cantori.

Apolytìkion. Tono 2.

Apostolo prediletto di Cristo, affrettati a liberare il popolo senza difesa; ti accoglie prostrato ai suoi piedi Colui che ti ha accolto quando ti appoggiavi al suo petto; supplicalo, o Teologo e disperdi l’insistente nube delle genti, chiedendo per noi la pace e la grande misericordia.

Theotokìon.

Tutti trascendono oltre il pensiero, tutti gloriosissimi i tuoi misteri, Theotòkos; nel sigillo della purezza, custodita nella verginità, fosti riconosciuta vera Madre del Dio vero: supplicalo dunque per la salvezza delle nostre anime.

Al Grande Vespro.

Dopo il salmo introduttivo, la prima stasi di Beato l’uomo. Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo i seguenti 3 prosòmia ripetendoli due volte.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Lo spettatore di indicibili manifestazioni e interprete dei superni misteri di Dio, il figlio di Zebedeo, scrivendo per noi il vangelo di Cristo, ci insegnò a teologare il Padre, il Figlio e lo Spirito (2).

La lira dei canti celesti mossa da Dio, lo scrittore di misteri, la bocca da Dio ispirata, canta soavemente il cantico dei cantici, muovendo le labbra come corde e usando la lingua come plettro e intercede per la nostra salvezza (2).

Pronunziando con la tua lingua dalla voce di tuono, o amato da Dio, il verbo celato della sapienza di Dio, aprendo accortamente le labbra, sempre proclami: In principio era il Verbo; e luminosamente guidi ogni uomo alla conoscenza di Dio (2).

Gloria. Tono 2. Di Germano.

Secondo altri di Byzantios.

Celebriamo come dobbiamo, o stirpe dei mortali, il figlio del tuono, il fondamento delle divine parole, il principe della teologia, il predicatore primo fra tutti della vera sapienza dei dogmi di Dio, l’amato e vergine Giovanni: egli infatti, avendo senza sosta in se stesso la Divinità, disse del Verbo che era nel principio, poi, che è inseparabilmente presso il Padre e infine, che è consustanziale al Padre, mostrandoci per mezzo suo l’ortodossia della Trinità santa: creatore col Padre, portatore di vita, luce vera, egli ce lo ha mostrato. O estasiante meraviglia e realtà sapientissima! Colmo di amore, fu ricolmato anche di teologia e con gloria, onore e fede è fondamento della nostra pura fede: per essa ci sia dato di ottenere i beni eterni nel giorno del giudizio.

E ora. Theotokìon. Stesso tono.

Si dileguò l’ombra delle Legge all’avvento della grazia; poiché, come il roveto pur ardendo non si consumava così vergine hai partorito e vergine sei rimasta; invece della colonna di fuoco è sorto il sole di giustizia, invece di Mosè, Cristo, salvezza delle nostre anime.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla prima epistola cattolica

di Giovanni (3,21-4,6).

Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio; e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quel che è gradito a lui. Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. E da questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato. Carissimi, non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo. Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo. Voi siete da Dio, figlioli e avete vinto questi falsi profeti, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Costoro sono del mondo, perciò insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio. Chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta.

Lettura dalla prima epistola cattolica

di Giovanni (4,11-16).

Carissimi, se così Dio ci ha amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come Salvatore del mondo. Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.

Lettura dalla prima epistola cattolica

di Giovanni (4,20-5,5).

Carissimi, se uno dicesse: Io amo Dio e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello. Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti, perché in questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi, perché tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. Chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?

Alla litì, stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Germano.

Fiumi di teologia dalla tua venerabile bocca sono sgorgati, santo apostolo e la Chiesa di Dio, da essi irrigata, venera, secondo la fede ortodossa, la Trinità consustanziale; implorala ora di consolidare e salvare le nostre anime.

Stesso tono. Di Andrea Piros.

La radice della purezza, il myron del profumo, è sorto di nuovo per noi nella presente festa per gridare a lui: Tu che ti chinasti sul petto del Sovrano e piovesti sul mondo il verbo, apostolo Giovanni, che hai custodito la Vergine come pupilla dell’occhio, chiedi a Cristo per noi la grande misericordia.

Discepolo del Salvatore, vergine e teologo, a te, come vergine, Cristo Dio crocifisso affidò la Vergine Theotòkos e tu come pupilla dell’occhio l’hai custodita; prega dunque per la salvezza delle nostre anime.

Come contemplatore dei misteri ineffabili, acclamavi gridando: il Verbo anteriore ai secoli è in principio presso Dio ed egli stesso è veramente Dio. Apostolo Giovanni, che ti chinasti sul petto di Cristo, come amico della Trinità e sostegno incrollabile di Efeso e Patmos e nostro soccorso, beato Teologo, prega perché sia liberato dai nemici visibili e invisibili il popolo che celebra senza sosta con fede la tua memoria.

Tono 2. Di Teofane.

Venite fedeli, diciamo beato l’eminente apostolo, la tromba della teologia, lo stratega spirituale che ha sottomesso l’ecumène a Dio, Giovanni, illustre discepolo: scomparso dalla terra senza lasciarla, vive nel cielo e attende la seconda temibile venuta del Signore; o mistico amico di Cristo, che ti chinasti sul suo petto, imploralo perché troviamo riparo da ogni condanna quando saremo davanti a lui, noi che celebriamo con affetto la tua memoria.

Gloria. Tono 4. Di Byzantios.

Discepolo amato, chinandoti durante la cena sul petto di Cristo Signore, da lì apprendesti gli ineffabili segreti che ti permisero di rivelare con la tua voce tonante questa parola: In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio; egli era la vita, la vera luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, Cristo nostro Dio, Salvatore delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Il Figlio, col Padre e lo Spirito glorificato negli eccelsi dai cherubini, volendo riplasmare la prima creatura, tutto se stesso svuotò indicibilmente nel tuo grembo, Madre di Dio inneggiatissima e sorgendo da te, illuminò con la divinità tutto il mondo, liberandolo dalla follia idolatrica e divinizzando in se stesso l’umanità, la condusse ai cieli, il Cristo Dio e Salvatore delle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

Proclamando la divinità del Figlio dell’Altissimo, coeterno e consustanziale al Padre, immutabile luce da luce, impronta della sostanza del Genitore, da lui intemporalmente e impassibilmente rifulso, Creatore e Signore di tutti i secoli, tu lo hai predicato al mondo, o discepolo amato: Cristo nostro Dio, che trae dalle tenebre la luce. Supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Accolta la luce del Paràclito e da lui illuminato, lo proclamasti Dio procedente dal Padre e manifestato all’umanità tramite il Figlio; e a tutti lo predicasti uguale nell’onore, nel trono e nell’essenza al Padre senza principio e al Verbo divino, o discepolo amato: perciò con inni ti celebriamo come divino fondamento della fede, che tu custodisci salda con la tua intercessione presso il Signore.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Asceso alla più eccelsa teologia, fosti iniziato agli ineffabili misteri di Dio, all’unica essenza della Divinità, unica gloria, unico regno e unica signoria, che, indivisibile nell’essenza, si distingue in tre ipòstasi e si unisce in unità divina senza confusione; così glorificandola predicasti, o teologo, la Trinità indivisibile, che ti chiediamo di implorare affinché salvi e illumini le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2.

Di Giovanni monaco.

Apostolo di Cristo, evangelista teologo, iniziato ai misteri ineffabili, per noi tuonasti i dogmi ineffabili della sapienza, chiarendo ai fedeli questo: ‘In principio era’ ed escludendo il ‘Non era’, respingesti i discorsi degli eretici, mostrando di essere l’amico amato, che riposò sul petto di Cristo, come Isaia dalla voce sublime e Mosè il veggente. Avendo famigliarità con Dio, supplica con insistenza per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Il mio Creatore e Redentore, Cristo Signore, procedendo dal tuo grembo, o purissima, rivestendosi di me ha liberato Adamo dalla maledizione antica. Per questo, o purissima, noi gridiamo senza sosta a te, veramente Madre di Dio e Vergine, il saluto dell’angelo: Salve, Sovrana, avvocata, protezione e salvezza delle nostre anime.

Apolytìkion. Tono 2.

Apostolo prediletto di Cristo, affrettati a liberare il popolo senza difesa; ti accoglie prostrato ai suoi piedi Colui che ti accolse quando ti appoggiavi al suo petto; supplicalo, o Teologo e disperdi l’insistente nube delle genti, chiedendo per noi la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tutti trascendono oltre il pensiero, tutti gloriosissimi i tuoi misteri, Theotòkos; nel sigillo della purezza, custodita nella verginità, fosti riconosciuta vera Madre del Dio vero: supplicalo dunque per la salvezza delle nostre anime.

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Vespro del 25 settembre- Memoria della santa madre nostra Eufrosina

25 SETTEMBRE

Memoria della santa madre nostra Eufrosina.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Padre santo.

Santa madre Eufrosina ammirabile, bramando la vera letizia, camminavi per il sentiero che vi conduce: lasciasti infatti la ricchezza per una grande povertà, un fidanzato carnale per l’eterno vivente, le delizie caduche per la continenza, il riposo per le fatiche dell’ascesi, la vita del mondo per quella ultramondana, che tu raggiungesti con le vergini sagge, tenendo accesa la tua lampada e divenisti degna del talamo, come vergine, come sposa di Cristo, o illustre.

Irrigando la mente con rivi di lacrime, hai fatto abbondare con l’ascesi i frutti della virtù; come bellissima vite, portasti bei grappoli, o venerabile e noi, davvero inebriati dal loro divino mosto, sapientemente imitandoti, addolciamo i sensi dell’anima e ci allietiamo di gioia divina, rigettando l’ebbrezza del peccato gridando: O veneratissima, supplica sempre Cristo perché siano donate all’ecumène concordia, pace e grande misericordia.

Strano spettacolo e incredibile per la natura! Come sfuggisti le tremende trame dell’antico ingannatore di Eva, vivendo con spirito perfetto fra uomini? Come sei passata in mezzo al fuoco senza bruciare, come celasti la debolezza delle donne, fortificata dalla divina potenza di colui che ha assunto la nostra debolezza, sorgendo da fanciulla ignara d’uomo? Supplicalo dunque, danzando con gli angeli, perché siano donate all’ecumène concordia, pace e grande misericordia.

Gloria. Tono 2. Dello Studita.

Custodendo intatto da uomini il puro tesoro della tua castità, divenisti sposa di Cristo, Eufrosina beatissima, appassendo la bellezza del corpo con le fatiche ascetiche, ma abbellendo l’anima con l’avvenenza della grazia: celando infatti sapientemente la femminilità in abito maschile, sfuggisti le insidie di Beliar, vivendo da angelo sulla terra. Chiedi dunque la pace per chi con affetto ti celebra come omonima della gioia, o letizia del mondo.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Salve, astro simile al sole; salve, causa di tutti i beni, o purissima; salve, tu che accogliesti Dio incontenibile; germogliasti la spiga dell’immortalità; salve, cocchio divino, porta tutta di luce; salve, distruzione della maledizione proveniente dai progenitori, o Vergine; sei tu che procuri ogni bene.

Stavrotheotokìon.

L’agnella incontaminata, vedendo il proprio agnello per suo volere tratto come un mortale al macello, diceva tra i lamenti: Ti affretti dunque a privare di figli colei che ti ha partorito, o Cristo: perché hai fatto questo, Redentore dell’universo? Tuttavia io canto e glorifico la tua somma condiscendenza che trascende ragione e intelletto, o filantropo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

In te, madre si è conservata perfettamente la divina immagine: abbracciando infatti la croce hai seguito Cristo e nell’agire hai insegnato a disprezzare la carne corruttibile e ad occuparti dell’anima, creatura immortale. Perciò con gli angeli si rallegra, o beata Eufrosina, il tuo spirito.

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Vespro del 24 settembre- Memoria di santa Tecla, megalomartire e isapòstola

24 SETTEMBRE

Memoria di santa Tecla, megalomartire e isapòstola.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 4 stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. Signore, anche comparendo.

Signore, anche se attaccata alla belva per affetto verso di te, Tecla stava con l’intelletto negli eccelsi, presso il tuo trono e stupiva per l’incomparabile splendore di te, che filantropicamente ti sei incarnato per salvare le nostre anime.

Signore, anche se accorreva all’Apostolo incatenato, Tecla si scosse di dosso la catena dell’attaccamento alle cose terrene e conquistata dalla forza del tuo amore, confermata, si legò a te, Salvatore delle nostre anime.

Signore, anche se separata contro il suo volere dal maestro, Tecla aveva te accanto a sé nell’ora della lotta e svestita della tunica, si copriva con la tua gloria: incoronata dalla tua mano, essa difende le nostre anime.

Signore, anche se consegnata al fuoco, non ne fu arsa la tua pura protomartire, perché aveva te come rugiada; e tra molte belve, non venne divorata, protetta dalla tua mano, Salvatore delle nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2. Di Anatolio.

Secondo altri di Andrea di Gerusalemme.

Con atletici agoni hai calpestato il nemico, Tecla beatissima e infrangendo le sue trame con il tuo martirio, fuggisti Tamiri e ti sposasti a Cristo, tuo vero amante, o compagna di Paolo e lottatrice con Stefano. Poiché possiedi franchezza, o protomartire di Cristo fra le donne, libera dai pericoli le anime di chi festeggia con fede la tua solennissima memoria.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno.

Mio grande rifugio, mia speranza e avvocata sei tu, Vergine Madre pura: presto, dunque, affréttati a liberarmi dai mali che mi assediano.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti ha partorito gridava tra lamenti di madre: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una vergognosa passione?

Apòstica stichirà.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

O insigne protomartire e isapòstola, gloria delle lottatrici, Tecla, vergine bella, a te grido: Sana le gravi passioni della mia anima e le sue ferite con le tue suppliche che piegano Dio e strappami al fuoco inestinguibile.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Con una nube carica di pioggia, la divina forza onnipotente di Cristo spense la fiamma, irrorando te di rugiada, o Tecla, perché credente e bruciando vendicatrice gli increduli; liberandoti poi dalle lacerazioni di belve e tori, ti ha glorificata.

Stico. Ha posto i miei piedi sulla roccia e ha diretto i miei passi.

Desiderando lo sposo immacolato, tutto fulgente di bellezza, rifiutasti il tuo pretendente, seguendo le parole di Paolo, paraninfo della Chiesa: con lui sollevata all’eredità soavissima, ti fidanzasti a colui che desideravi.

Gloria. Tono pl. 4. Di Anatolio.

Calpestando gli assalti dei leoni e, confondendo Tamiri, o apostola protomartire, hai seguito il tuo sposo gridando: Sono corsa dietro all’odore del tuo profumo, o Cristo. Perciò, imitando Paolo, dal cielo hai ricevuto il carisma, hai ottenuto in sorte la corona da Dio, arbitro della lotta e senza sosta preghi perché sia dato il perdono delle colpe a quanti festeggiano con fede la tua sacra memoria.

E ora. Theotokìon. I tuoi martiri, Signore.

Mia speranza e mia protettrice, mia fervida soccorritrice e mio rifugio, tu sei la salvezza dei fedeli, o purissima incontaminata; mi rifugio dunque in te, Sovrana, facendo risuonare davanti a te il grido: Ho peccato; salvami, Vergine, salvami, tu che sola ti fai veramente garante per i peccatori.

Stavrotheotokìon.

Non sopporto, Figlio, di vedere te, che a tutti doni il risveglio, addormentato sul legno, per concedere il divino e salvifico risveglio a quelli che un tempo, per il frutto della trasgressione, si erano addormentati in un sonno letale: così diceva, facendo lamento, la Vergine che noi magnifichiamo.

Apolytìkion. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

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Vespro del 23 Settembre- Memoria del concepimento del venerabile, glorioso profeta, precursore Giovanni Battista

23 Settembre

Memoria del concepimento del venerabile, glorioso profeta, precursore Giovanni Battista.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia da ripetere due volte.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

Esercitando il sacerdozio, il divino Zaccaria entrò oltre il divinissimo velo e offrendo le preghiere del popolo al benefattore compassionevolissimo, vide un angelo divinissimo che a lui gridava: La tua preghiera e supplica sono esaudite; coraggio, anziano e non essere incredulo, avrai infatti per figlio il divino precursore, colui che supera i nati di donna, precedendo Cristo con la potenza di Elia (2).

Strano tu mi appari nell’aspetto e nei modi, strano nelle parole e nei messaggi, rispose Zaccaria; io ero infatti venuto a chiedere la salvezza del popolo, non di ottenere un figlio, come tu mi dici; non ti trovo in accordo con le richieste e sospetto che tu non mi dica il vero: come infatti si crederà ciò che dici? Le membra di Elisabetta sono morte e la mia vecchiaia determina incredulità (2).

Perché non credi alle mie parole, Zaccaria, dicendo che ti reco false buone novelle? Sono un arcangelo di Dio, le cose comandate, queste ti dico stando qui con te; siccome sei stato diffidente e non hai creduto, sarai sordo e muto finché non vedrai il divino esito delle mie parole; quando poi Elisabetta ti partorirà la voce del Verbo, il grande precursore, con chiara voce benedirai il Dio d’Israele (2).

Gloria. Tono pl. 2. Di Byzantios.

Da grembo sterile è fiorito oggi Giovanni precursore, frutto di preghiera. Esulta, deserto, danza umana stirpe: ecco, inizia a prender carne in grembo materno l’araldo della penitenza. Venite, amici della festa, esultanti nel suo glorioso concepimento, danziamo gridando: Tu che sei il maggiore tra i nati di donna, non smettere di pregare per noi, che onoriamo con fede il tuo divino concepimento, affinché otteniamo perdono dei peccati e la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Chi non ti dirà beata, Vergine santissima? Chi non inneggerà al tuo parto verginale? Perché l’Unigenito Figlio, senza tempo rifulso dal Padre, egli stesso, ineffabilmente incarnato, uscì da te, la pura: Dio per natura e per noi fatto uomo per natura non diviso in dualità di persone, ma da riconoscersi in dualità di nature, senza confusione. Imploralo, augusta beatissima, d’aver misericordia delle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Davanti al sacerdote profeta e santo, che santamente stava per entrare nel Santo dei santi, com’è scritto, stava un angelo santo, parlando e dicendo: È stata esaudita la tua supplica e ora è sciolta la sterilità di Elisabetta: essa ti partorirà come figlio, o anziano, Giovanni il precursore, la lampada del sole, il profeta dell’Altissimo, la voce del Verbo che sorge dalla Vergine ancella di Dio.

Stico. E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo.

Dimmi chiaramente, disse di nuovo all’angelo il beatissimo anziano: da che cosa conoscerò questo? Poiché, come vedi, sono colmo di giorni ed Elisabetta è sterile, come dunque mi dici parole oltre natura? Sono sbigottito, penso ora che tu non dica affatto il vero, o uomo. Vattene, perché io chiedo la salvezza del popolo, non di avere un figlio, cosa inammissibile.

Stico. Per servirlo in santità e giustizia al suo cospetto per tutti i nostri giorni.

Io sono un arcangelo di Dio onnipotente, Gabriele è il mio nome, disse l’incorporeo all’anziano: e ora sii sordo e rimani in silenzio, perché non hai creduto alle mie parole; quando la tua consorte ti partorirà la tromba del Verbo, lo Spirito renderà chiara la tua lingua e chiaramente griderai: Profeta dell’Altissimo sarai chiamato, o bambino, per preparare i suoi sentieri di grazia, come a lui è piaciuto.

Gloria. Tono pl. 2.

Angelo dalle doglie di una sterile sei venuto, Battista; dalle fasce abitasti il deserto e ti rivelasti sigillo di tutti i profeti: fosti degno infatti di battezzare nel Giordano colui che quelli in molti modi contemplarono e con enigmi preannunziarono; hai udito la voce paterna dal cielo dichiararlo Figlio, hai contemplato in forma di colomba lo Spirito, che portava la voce sul battezzato. Tu dunque, che superi tutti i profeti, non smettere di pregare per noi, che celebriamo con fede la tua memoria.

E ora. Theotokìon.

Theotòkos, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con il precursore e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Rallegrati, sterile che prima non partorivi: ecco, infatti, veramente hai concepito la lucerna del Sole che illuminerà tutto l’universo, colpito da cecità; esulta, Zaccaria, acclamando liberamente: E’ il profeta dell’Altissimo colui che sta per nascere.

Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Theotòkos, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

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Vespro del 22 Settembre- Memoria del santo ieromartire Focà

22 SETTEMBRE

Memoria del santo ieromartire Focà.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà del santo apostolo Quadrato e 3 del santo ieromartire Focà.

Di san Quadrato.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Chiaro per il rifulgere delle celesti grazie, divenisti nel mondo, o Quadrato, come astro manifestante a tutti i fulgidi raggi del divino annuncio: perciò come apostolo e martire, noi fedeli ti onoriamo.

Camminando per rette vie, o glorioso, strappasti ai tortuosi sentieri dell’empietà uomini sviati: perciò noi fedeli glorifichiamo te, uomo non errante, guida e tramite della nostra famigliarità con Dio, o apostolo.

Il Signore, mirabile tra i santi ti ha glorificato nel mondo con la copiosa gloria dei suoi carismi e ti ha dato come guaritore delle anime e dei corpi, o Quadrato, per quanti piamente t’inneggiano, o apostolo.

Del santo ieromartire Focà. Uguali.

Abbattendo la vanità degli idoli, con la tua sacra parola confermasti nella fede cuori deboli e li guidasti alla vita, o gerarca; poi, dopo aver lottato secondo le regole, o Focà, divenisti martire del Signore.

Intriso il sacro manto col sangue della tua sacra carne, padre sacratissimo, davvero ricevesti doppia corona da Cristo, o felicissimo e fai coro con gli angeli nei cieli, supplicando per la nostra salvezza.

Tu illumini tutta la terra con i raggi dei prodigi, ogni giorno aiuti chi è sul mare, o padre, scacci le malattie, fai cessare le infermità dell’anima e della carne, perché ne hai ricevuta la grazia dal Signore, o martire Focà, beatissimo in Dio.

Gloria. Dello ieromartire. Tono 4. Di Cipriano.

Dalla fanciullezza eri innamorato del Signore, o Focà beatissimo, ieromartire di Cristo: presa infatti sulle spalle l’arma della croce, camminasti senza deviare per la via della salvezza e così divenisti compagno degli angeli; ti rivelasti avversario dei demòni e veemente intercessore per il mondo.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Il buio spaventoso della morte, o sposa di Dio, tormenta la mia anima e il conto tenuto dai demòni mi fa di continuo sbigottire e tremare, o buona: da essi liberami con il tuo potere, Vergine ignara di nozze e collocami nel porto della salvezza e nella luce senza tramonto dei santi.

Stavrotheotokìon.

La Sovrana purissima, vedendo Cristo morente uccidere l’ingannatore, gemeva, gridando amaramente a colui che uscì dalle sue viscere, attonita per lo stupore di fronte alla sua longanimità: Figlio mio amatissimo, non dimenticare la tua serva, non ritardare, o filantropo, la mia consolazione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion dell’apostolo. Tono 3.

Santo apostolo Quadrato, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Apolytìkion dello ieromartire. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Focà; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Vespro del 21 Settembre- Conclusion e della festa dell’Esaltazione della Croce e memoria del santo apostolo Quadrato, in Magnesia

21 SETTEMBRE

Conclusione della festa dell’Esaltazione della Croce e memoria del santo apostolo Quadrato, in Magnesia.

AVVERTENZA. In questo giorno si conclude la festa dell’Esaltazione della Croce preziosa e se ne celebra l’ufficio completo a vespro e al mattutino. Quanto all’ufficio di san Quadrato, si celebra il giorno seguente, con quello di san Focà.

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Vespro del 20 Settembre- Memoria del santo megalomartire Eustazio e della sua consorte Teòpista e dei loro figli Agapio e Teòpisto

20 Settembre

Memoria del santo megalomartire Eustazio e della sua consorte Teòpista e dei loro figli Agapio e Teòpisto.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà della festa.

Tono 2. Quando dal legno.

Un serpente di rame pose un tempo sopra un’asta Mosè il veggente per distruggere i serpenti che mordevano; ma tu, mio Salvatore, innalzasti tutto te stesso sul legno, per dare la vita a tutti con la tua divina croce vivificante; ed ora essa, innalzata, brucia le turbe dei demòni e mette in fuga le tribù dei barbari con la loro arroganza.

Assumendo dalla Vergine Madre di Dio, Salvatore, il mio corpo corruttibile e mortale, l’hai reso incorruttibile e l’hai tratto alla vita e al gaudio senza fine, dove conduci tutti i tuoi cantori, o Verbo, Cristo Dio, che doni come potente arma nelle lotte o Sovrano, la tua croce divina al tuo principe fedele.

Fa’ splendere su noi la luce inaccessibile, perché siamo tutti opera delle tue mani, o Cristo Dio e cingi d’armatura i pii imperatori, ricchi della tua croce, dando loro contro i nemici vittorie, muro, baluardo, forza e inviolabile ricchezza, o Altissimo Salvatore, disceso nel grembo incorrotto della Madre di Dio.

Dei santi. Tono 4. Hai dato come segno.

La tua chiamata, Eustazio, viene dall’alto, non dagli uomini: ti apparve lo stesso Cristo filantropo e ti catturò, o beato, con le reti della fede; dopo averti purificato dai tuoi peccati nel suo battesimo, il Sovrano ti propose la pazienza a prova della tua vita e ti rese vincitore famoso.

Con gioia accettasti dalla giovinezza l’esercizio della virtù, o Eustazio, quando, privato dei figli e della consorte, sopportavi con costanza la prigionia, sottostando a un ignobile servizio: ma il tuo valore in guerra, tu che sei dovunque celebrato, ti fece rimpiangere e splendidamente ti ricondusse.

Come incenso divino reso fragrante dal fuoco, come gradito olocausto, come sacrificio accetto, come perfettissima offerta vivente fosti presentato a Dio, col frutto di tutta la tua famiglia: perciò ti hanno ora accolto con i tuoi, o Eustazio, la dimora celeste e le schiere dei santi.

Gloria. Del santo. Tono 2. Di Efrem Karia.

Il secondo Giobbe, Eustazio, ci pone davanti se stesso, la sua vita, le lotte e le corone per incitarci alla virtù, egli che davvero superò in virtù la colonna della pazienza, Giobbe, con la consorte e i figli: fu fedele nella vita, irremovibile nelle tentazioni, vittorioso nella lotta e noi lo presentiamo come intercessore a Cristo, perché siano donate alle nostre anime l’illuminazione e la remissione delle colpe.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Divino tesoro nascosto in terra, la croce del Vivificante apparve nei cieli a un pio imperatore, mostrando un segno spirituale della vittoria contro i nemici. Rallegrandosene con fede e affetto si affrettò ad esaltare, per impulso divino, ciò che aveva visto e a trarla con zelo dal seno della terra per la liberazione del mondo e la salvezza delle nostre anime.

Apòstica stichirà.

Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

Subisti schiaffi, crocifissione e oltraggi, o longanime, perché volevi redimere tutti dalla mano del seduttore, o solo datore di vita: tutto tu sopporti, o sommamente buono.

Stico. Esaltate il Signore, nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Onoro la tua croce, o buono, i chiodi e la lancia, o Salvatore, con cui liberasti tutti dalla corruzione, come solo datore di vita e benefattore di tutti, o nostro Salvatore, unico filantropo.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Alla croce per me fosti inchiodato, o mio Salvatore più che buono, schiaffeggiato e insultato, o Redentore, abbeverato di aceto e trafitto dalla lancia e tutto sopportavi, o senza peccato.

Gloria. Del santo.

Tono pl. 2. Di Efrem Karia.

O tu dall’anima adamantina, come ti loderemo degnamente? Superasti la natura: privato dei beni, dei figli e della consorte, gridasti la beata e celebre parola di Giobbe: Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, come è parso bene al Signore, così è avvenuto. Ma il Dio che avevi amato e ardentemente desiderato, di nuovo ti donò quelli che ti erano tanto cari, stabilendo, nella sua provvidenza, che fossero tuoi compagni nella lotta; con loro, attraverso molti tormenti, giungesti al termine beato. Prendendoli con te come intercessori, o Eustazio dall’animo saldo, supplica che siamo redenti dalle nostre iniquità.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Avanza oggi la croce del Signore: i fedeli la accolgono con affetto e ricevono guarigioni per l’anima e il corpo e da ogni malattia; salutiamola con gioia e timore: con timore per il peccato che ci rende indegni; con gioia per la salvezza che Cristo Signore in essa confitto concede al mondo, lui che possiede la grande misericordia.

Apolytìkion dei santi. Tono 4.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai Re vittoria contro i barbari e proteggi con la tua Croce la tua città.

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Vespro del 19 Settembre- Memoria dei santi martiri Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte

19 Settembre

Memoria dei santi martiri Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato 6 stichi e 3 stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! La croce santissima, albero vivificante, oggi si mostra levata in alto, la glorificano tutti i confini e tutti i demòni sono atterriti: quale dono è stato fatto ai mortali! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come solo compassionevole.

O straordinario prodigio! La croce che portò l’Altissimo come grappolo pieno di vita, si mostra oggi elevata da terra: per essa tutti fummo attratti a Dio e la morte del tutto inghiottita; o albero immacolato, per cui gustiamo l’immortale cibo dell’Eden, glorificando Cristo!

O straordinario prodigio! La larghezza e la lunghezza della croce sono pari al cielo, perché con la divina grazia essa santifica l’universo. In essa sono vinte le genti barbare; per essa sono saldamente stabiliti gli scettri dei regnanti. O divina scala, per cui saliamo ai cieli, esaltando con canti Cristo Signore!

Dei santi. Stesso tono. I tuoi martiri.

Volendo ereditare le inesauribili delizie, o Trofimo martire, ti deliziavi delle pene del corpo e fosti trasferito dalla corruzione all’incorruttela, esultante e adorno del martirio: perciò con le tue preghiere chiedi per tutti, o beato, la grande misericordia.

Il glorioso Sabbazio, che sopportò tanti supplizi, gioisce ora del riposo sabbatico negli atri dei cieli, ricevendo il premio delle sue lotte, annoverato tra le folle degli angeli: per la sua intercessione, o Cristo, dona al tuo popolo la grande misericordia.

Opponendosi al tribunale degli atei con determinazioni divinamente ispirate, Dorimedonte fortificò il suo intelletto e avanzò inflessibile verso le prove dei tormenti: ricevuti i premi della vittoria, regna con Cristo, pregando sempre per tutti noi.

ÈGloria. E ora. Della festa. Tono pl. 4.

compiuta, o Dio, la parola del tuo profeta Mosè che dice: Vedrete la vostra vita appesa davanti ai vostri occhi. Oggi la croce è innalzata e il mondo è liberato dall’inganno. Oggi si inaugura la risurrezione di Cristo ed esultano i confini della terra, offrendo a te un inno con i cembali di Davide e dicendo: Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Dio, con la croce e la risurrezione: per esse ci hai salvato, o buono e filantropo. Signore onnipotente, gloria a te.

Apòstica stichirà.

ATono pl. 4. Il terzo giorno sei risorto.

adoriamo il luogo dove si sono posati i piedi di Cristo, elevando la croce beatissima, su cui venne versato il sangue del Sovrano, che fa scaturire per il mondo la risurrezione.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Mortificando le passioni della carne e dello spirito, noi che pensiamo secondo Dio, affrettiamoci a farci innalzare da terra verso l’eredità celeste, crocifissi col Cristo Sovrano, mentre viene innalzata la croce.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Scaturì dal divino fianco del Salvatore la fonte che fa fluire la vita: essa irriga le anime di quanti con fede adorano la sua divina passione, la croce e la risurrezione.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Il mondo nei suoi quattro confini è oggi santificato dalla quadripartita croce innalzata, o Cristo nostro Dio; ed è innalzato il corno dei nostri imperatori, che spezzano con essa i corni dei nemici. Grande sei tu, Signore e mirabile nelle tue opere: gloria a te.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità, dando ai re vittoria contro i barbari e custodendo con la tua croce la tua città.

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