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Vespro del 17 Agosto – Appendice Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Nuovo

APPENDICE – 17 Agosto

Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Nuovo.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Dominasti il tuo corpo, rinunciasti ai piaceri, soggiogasti i sensi con l’esercizio della castità e del sacrificio, accettasti le prove e sopportasti le tribolazioni, o sapiente in Dio; in premio ora assapori godimento interminabile, felicità inesauribile, gioia inesprimibile.

Col dominio di te e la continua preghiera inaridisti le passioni del corpo; con la pioggia delle tue lacrime annegasti il serpente ingannatore; divenisti a Dio gradito in modo perfetto, o beato, sapiente in Dio; per questo ti colmò di celesti grazie Gesù filantropo, Salvatore delle nostre anime.

Percorresti deciso il cammino dell’ascesi, conservasti intatto il dono della fede, meritasti di portare la corona di giustizia che Cristo ha preparato, come arbitro che assegna il giusto premio in ogni gara e in cambio di fatiche sopportate dona consolazione e ricompensa eterne. Supplicalo anche ora, o teòforo, perché ne diventiamo degni.

Gloria. E ora. Della festa.

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Vespro del 17 Agosto – Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Giovane

17 Agosto

Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Giovane.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa e 3 del santo.

Della festa. Tono 2. Con quali ghirlande.

Con quali labbra, noi miseri, proclameremo beata la Theotòkos, la più nobile di ogni creatura e più santa dei cherubini e di tutti gli angeli, stabile trono del Re, dimora in cui abitò l’Altissimo, salvezza del mondo, santuario di Dio, lei che in questa sua divina memoria concede copiosamente ai fedeli la grande misericordia?

Quali cantici spirituali offriremo ora a te, santissima? Poiché con la tua immortale dormizione hai santificato tutto il mondo e sei passata alle regioni sovramondane per contemplare la bellezza del Pantocrator e sempre con lui esultare come Madre; ti hanno scortata le angeliche schiere e le anime dei giusti, o pura: con loro chiedi per noi la pace e la grande misericordia.

Quali canti meravigliosi ti hanno offerto un tempo, o Vergine, gli apostoli del Verbo, stando tutti in cerchio intorno al tuo giaciglio? Alzando voci piene di stupore, dicevano: Se ne va la reggia del Re, viene innalzata l’arca della santità. Alzatevi, porte, affinché entri con grande gioia la porta di Dio, che senza sosta chiede per il mondo la grande misericordia.

Del santo. Stesso tono. Quando dal legno.

Quando l’incendio dell’empietà divorava tutta la regione, o beatissimo, acceso dal fervore dello Spirito predicasti il Verbo che, nella sua bontà, indossò la carne dalla Vergine Madre di Dio e per questo subisti il fuoco e le tremende pene delle torture, corroborato dalla forza dello Spirito.

Quando l’esecrabile nemico si studiava di depredare con adulazioni la tua mente, tu, adorno di vigore, gli hai resistito con tutte le forze e hai sopportato pene che ti hanno condotto all’eredità immune da pena del regno dei cieli e dell’eterno gaudio, o Myron, martire ammirabile.

Quando il nemico colpiva con nerbate la tua sacratissima povera carne, crudelmente consumata dalle raschiature, o martire, tu tenevi fisso lo sguardo in Cristo, arbitro della lotta, che ti tendeva la mano della divina potenza: compiuta dunque la corsa, hai ottenuto grandissimi trofei, o generosissimo martire vittorioso.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 2.

Colei che è più alta dei cieli, più gloriosa dei cherubini e più venerabile di ogni creatura, colei che per la sua sovreminente purezza divenne ricettacolo dell’essenza eterna, consegna oggi la sua santissima anima nelle mani del Figlio: per essa tutto l’universo è colmato di gioia e a noi è data la grande misericordia.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

La schiera dei discepoli si raccolse dai confini con i venerabili angeli, o Madre di Dio, per seppellire il tuo corpo che accolse Dio.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Venite, figli della terra, componiamo oggi con gli angeli uno splendido coro, per la dormizione della sola Madre di Dio.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Inaccessibile alla corruzione era il tuo corpo: per legge di natura fu dato alla sepoltura, ma permane incorrotto.

Gloria. E ora. Tono 2.

La sposa purissima e Madre del beneplacito del Padre, colei che da Dio fu prescelta come luogo della sua unione senza confusione, consegna oggi l’anima senza macchia a Dio Creatore: l’accolgono in modo divinamente degno le schiere degli incorporei e viene trasferita alla vita colei che è veramente Madre della vita, lampada della luce inaccessibile, salvezza dei credenti e speranza delle nostre anime.

Apolytìkion. Tono 1.

Nel parto conservasti la verginità, nella dormizione non abbandonasti il mondo, Theotòkos. Sei passata alla vita, essendo madre della vita e con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime.

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Mattutino del 17 Agosto – Appendice Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Giovane

APPENDICE – 17 Agosto

Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Nuovo.

Al Mattutino

Canone del santo. Ode 1. Tono 4.

L’inclito Elia che ora risplende nelle virtù ha imitato Elia nella vita; come astro meraviglioso in occidente invia i raggi dell’ascesi ai confini dell’occidente.

La sua sacra vita si manifestò dalla giovinezza: avendo abbandonato le sterili preoccupazioni è stato annoverato fra le schiere degli asceti, avendo sottoposto allo spirito i desideri della carne che passa con l’autodominio e le fatiche dell’ascesi.

O beato sapiente, benché ancora giovane sei stato reso degno da Dio di carismi profetici: predire il futuro a tutti preannunziando gli eventi imminenti e suscitando l’ammirazione degli ascoltatori.

Unito a Dio, al quale sei vicino, provenendo dalla Sicilia hai distrutto le astuzie dei demòni con fulgide lotte, divenendo vincitore ammirabile per la forza dello spirito.

Theotokìon. La natura che conserva non ha visto fino a te una vergine che madre allatta il suo neonato: tu sola hai unito entrambe queste cose e colui che è stato da te generato, è stato anche il creatore della natura.

Ode 3.

Apparisti, o luminoso, come un albero ornato di molte virtù, perciò degnamente ricevesti l’unzione del sacro sacerdozio, celebrando i divini e celebrati misteri.

Sopportasti, o fortissimo, i sudori e le fatiche dei martiri in Cristo; rapito dalle mani barbare degli arabi sperimentasti molti flagelli e tribolazioni.

O teoforo Elia, torturato con flagelli, non hai mai negato l’eccelso nome di Dio creatore, per questo degnamente hai ricevuto dall’alto la corona incorruttibile.

Theotokìon. Assumendo, o Cristo, la natura impura dei viventi, la purificasti dalla caduta del progenitore apparendo neonato dalla Vergine, rimanendo Dio senza mutamento e variazione.

Kàthisma.

O Elia beatissimo, la tua vita luminosa, la forte ascesi, le ammirevoli lotte, le sublimi fatiche hanno riscattato il mondo, allorché, ricevuta la grazia dall’alto con le tue preghiere al Signore, hai curato le difficili passioni degli uomini affaticati.

E ora. Della festa.

Ode 4.

A vendo mente matura nella giovinezza, sei apparso, o Elia, altro Giuseppe: come quello sopportò forti tentazioni, tu conservasti con prudenza la bellezza intatta della verginità.

Fortificato dalla grazia che in te abitava, sei andato con gioia in terra santa; dopo hai abitato a Roma e sei divenuto abitazione della santità.

O padre, hai mostrato il tuo corpo come vaso di profumo che ha toccato i luoghi degli apostoli ed hai reso belli i tuoi piedi; sei andato nell’abbraccio della terra calabra compiendo le altezze dell’ascesi.

O padre, ti sei applicato come un’ape al prato della Sacra Scrittura, nella lingua hai portato i fiori dello Spirito, nutrendo, o santissimo, te stesso e i vicini con le tue parole come un pane.

Theotokìon. O sposa di Dio, colui che siede in seno al Padre, prendendo da te carne, per indicibile misericordia, crebbe con gli uomini e ricreò il mondo come aveva predetto il profeta ispirato da Dio.

Ode 5.

O sapiente, sempre amando la povertà secondo Cristo con felicità inturbabile, hai gioito per l’assoluta indigenza e ti sei fortificato guardando sempre alle venerate beatitudini delle diviene scritture.

Quale mio discorso può esprimere la catena delle tue grazie? Fai sgorgare miracoli e metti in fuga, o teoforo, gli spiriti cattivi e le passioni dolorose degli uomini, di quanti con fede ti dicono beato.

Avendo compassione per i poveri, hai sempre nutrito gli indigenti e, cosa paradossale, hai accumulato nei cieli la ricchezza che non marcisce, di cui godi ora gloriosamente, o venerabilissimo Elia.

Per conseguire i premi stabiliti, sapiente Elia, mortificasti la carne, vivificasti l’anima e sempre con digiuni e preghiere servivi Dio con la tua vita pari agli angeli.

Theotokìon. O Madre, il mondo riceve luce da colui che è stato nel tuo grembo: egli spegne l’inganno dell’ateismo e ha illuminato la terra con i raggi della conoscenza di Dio, rivestendo di decoro la sua carne.

Ode 6.

O padre, hai unito le lotte dell’ascesi alle lotte e alle torture barbariche; manifestamente risplendi dalle due parti e illumini i tuoi cantori.

Avendo ricevuto la grazia dall’alto, o Elia, dai la vista ai ciechi e la guarigione agli zoppi: hai fatto molte cose egregie e tremende con la tua supplica.

Predici come ottimo profeta le cadute delle città e l’inesorabilità della giustizia divina, piangendo con grande compassione gli abitanti di questa città.

Theotokìon. Diventa forte arma dei tuoi profughi e allarga, pura Vergine, le tue braccia, nelle quali hai portato tuo Figlio e custodiscici.

Kontàkion. Tono 2.

L asciando le cose di quaggiù desideravi i beni superni; aggiogando la quadriga delle virtù come un tempo il Tesbita, salivi correndo verso Cristo tuo creatore, beatissimo padre Elia e ora intercedi senza sosta presso di lui per tutti noi.

Ode 7.

Conosciuta la grandezza delle tue virtù, o beatissimo, il pio imperatore ti invita contro il tuo volere presso di sé, ma tu sei volato presso Dio onnipotente come avevi predetto, cantando: benedetto tu sei.

Ecco, camminando, o santo preso da Dio, con mezzi imperiali, vicino al tuo signore sei salito come su un carro celeste o sapiente, come una volta Elia il Tesbita, cantando: benedetto tu sei.

Morto nel corpo e vivente, o padre, nello spirito, sei tornato nella tua abitazione come prezioso tesoro per quanti gridano: benedetto sei tu, o Dio, nei secoli.

Coloro che vedono il tuo corpo, o ispirato da Dio, sono pieni di stupore, perché è conservato tutto intero e incorrotto per molti anni e suscita il canto al Creatore del mondo: benedetto sei tu, Signore.

Theotokìon. Colui che ti vide come porta chiusa, o sempre Vergine, dice: in lei risiede il Signore, aspettando di mangiare il pane, lui che ha preso la carne salvando quanti cantano: benedetto sei tu, o Dio.

Ode 8.

R adunati lodiamo con divine melodie, applaudendo le fatiche dell’ammirabile ascesi e le molte sofferenze, acclamando: benedite e lodate il Signore.

Tu padre, pur abitando in un sepolcro compi innumerevoli miracoli, come quelli che compivi da vivo: rialzi quella donna prostrata a terra, gridando: opere tutte, benedite e lodate il Signore.

I confini dell’occidente hanno gioia luminosa perché hanno la fortuna di averti come sole, che respinge nuvole di barbari con la luce delle tue suppliche e cantando: benedite ed inneggiate al Signore.

Trinitario. Inneggio il Figlio che ha la stessa potenza del Genitore, lo Spirito e con lo Spirito senza inizio, potenza trisplendente, unico raggio della Divinità, chi custodisce tutto e contiene tutto con la potenza della Divinità.

Theotokìon. Colui che siede sullo stesso trono con il Padre e lo Spirito, prendendo secondo ipòstasi la carne da te, diventa duplice nella natura, salvando, o Vergine, quanti cantano con fede: benedite e lodate il Signore.

Ode 9.

O celebratissimo Elia, sei divenuto lampada illuminando l’oscurità occidentale più del sole che sorge da oriente e respingendo con le tue preghiere la nebbia di molte catastrofi.

Sovrintendi guidando i figli che adesso cantano con fede inni a te, beatissimo padre, annunziando la tua santa vita e condotta, le ferite ricevute dai barbari e i miracoli.

Ti sei innalzato all’incorruttibile regno divino al posto del corruttibile, partendo dalla terra secondo la legge della natura umana, vedendo il solo immortale Re di tutto e vivendo con gli angeli.

Vigila, adesso, su noi confratelli del tuo monastero, divenendo guida per il perdono dei peccati, scaccia l’impeto dei barbari e conserva il tuo gregge sano dalle frecce che distruggono le anime.

Theotokìon. Proteggi i tuoi servi, o Signore, tranquillizza le difficili circostanze che ci circondano, abbatti i cattivi figli di Agar e sottometti ai pii imperatori la loro superbia con le tue preghiere.

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Mattutino del 17 Agosto – Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Giovane

17 Agosto

Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Giovane.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Esultano, o santissima, la tua anima spirituale passata ai cieli, il tuo corpo puro passato nel paradiso, lungi dalla corruzione. Perciò il Signore punì gli empi che agirono con inganno nei confronti della tua salma preziosa. Noi dunque con gli apostoli acclamiamo: salve, piena di grazia.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si incarnò da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò con fede ti diciamo beata come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare le nostre anime.

Il primo canone della festa, poi quello del Santo. Acròstico: Canto, Myron, la tua grazia profumata. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Venite, popoli.

Danzando nella festa dell’atleta Myron, tutti cantiamo lode a Dio, che lo ha rafforzato per distruggere il potere dell’avversario.

Portasti te stesso come dono, sacra offerta, buon auspicio e sacrificio profumato lottando secondo le regole, o martire dalle grandi lotte.

Come tempio spirituale del sole rifulso dalla Vergine, o glorioso, scacciasti il lupo vorace d’anime, che si slanciava per scompigliare il divino gregge.

Theotokìon. Tu sola concepisti senza coniugio il Dio confessato fatto simile a noi dai vittoriosi martiri che annientarono l’errore, o casta Sovrana.

Ode 3. Sulla pietra della fede.

Innalzando l’amore del tuo cuore verso il Signore innalzato in croce, fosti innalzato fatto a pezzi sul legno, o atleta, prontamente cantando: Non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Conficcasti nel cuore del tiranno, o valoroso e illustre soldato di Cristo Re, i dardi appuntiti delle tue parole e cantando dicevi: Non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

O grande lottatore Myron, sorgendo come aurora, come giorno, dileguasti la caligine dell’ignoranza, illuminando quanti salmeggiano ogni giorno: Tu sei il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Theotokìon. Tutto il creato, malato di ateismo curasti paradossalmente concependo il Dio medico, perciò ringraziandoti acclamiamo: Non c’è puro all’infuori di te, Sovrana.

Irmòs. Nella pietra della fede mi stabilisti, dilatasti la mia bocca contro i miei nemici, poiché si è rallegrato il mio spirito nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Kontàkion della festa. Tono pl. 2. Autòmelo.

Tomba e morte non hanno trattenuto la Theotòkos sempre desta con la sua intercessione e immutabile speranza con la sua protezione: come Madre della vita alla vita l’ha trasferita colui che nel suo grembo sempre vergine aveva preso dimora.

Kàthisma del santo. Tono 4. Apparisti oggi.

Radunandoci, fedeli tutti, coroniamo di canti e innodie profumate il glorioso sacro atleta Myron, che dà refrigerio da qualsiasi male.

Gloria. E ora. Della festa. Uguale.

Celebrando la festa del tuo venerabile transito, o santissima, piamente ti inneggiamo, Genitrice di Dio lodatissima, non disprezzare quanti con affetto t’inneggiano.

Ode 4. Lode a te, Signore.

Confessando in mezzo allo stadio il Salvatore, Dio e Signore rifulso dalla Vergine, o glorioso, umiliasti con fermezza la superbia dei tiranni e annientasti il politeismo.

Colpito e battuto non cedevi minimamente, stupendo con animo valoroso gli angeli, che vedevano la tua fermezza con cui sconfiggesti nemici incorporei e risultasti martire vittorioso.

Essendo impregnato di divina rugiada, valorosamente entrasti nella fornace di fuoco, venendo visto in essa, sapiente Myron, danzare con gli angeli totalmente illeso dal fuoco, o felicissimo.

Theotokìon. Il grande e tremendo mistero del tuo concepimento sbalordisce, o pura, ogni mente poiché Dio per bontà si compiacque di farsi uomo da te per la salvezza e riplasmazione del mondo.

Ode 5. Illuminazione.

La tua luminosa memoria, estesa a tutto il mondo per la potenza dello Spirito, irraggia illuminazione di pietà su quanti la venerano e annunziano le tue meraviglie.

Valorosamente subisti le pene davvero amare come un incorporeo, o nobile martire: sopportasti infatti di essere spellato come fosse un altro a soffrire, rafforzato sapientemente da forza invisibile, o glorioso.

Le tue pene, o martire, stillarono mirra profumata, scacciando ogni fetore dell’ateismo, profumando sempre la santa Chiesa di Cristo, che con fede e affetto sapientemente ti proclama beato.

Theotokìon. Supplica per noi colui che da te s’incarnò per un indicibile verbo, o purissima benedetta, affinché quanti ti proclamiamo Theotòkos pura, siamo scampati da tutti i nemici, visibili e invisibili, o castissima.

Ode 6. Dal ventre del pesce.

Nei rivi del tuo sacro sangue sommergesti le falangi dei demòni, o valorosissimo soldato e portando la corona, correvi verso Dio, divenendo eccellente vincitore.

Vedendo il tuo volto illuminato da splendori divini, i tiranni stupirono, o atleta; non conoscendo poi Dio, ottennero la tenebra, inviati all’eterno castigo.

Torturato per ordine di un crudele tiranno, o ammirabile, superasti la natura sopportando supplizi e spogliazione, dimostrando il tuo puro desiderio e l’assoluta tensione verso Dio, o felicissimo.

Theotokìon. Le leggi della natura in te, Vergine, si rinnovano: oltre natura, infatti Dio Emanuele, per natura inaccessibile, straordinariamente generasti per il rinnovo di noi fedeli.

Irmòs. Dal ventre del pesce Giona gridò al Signore: Traimi tu dall’antro dell’ade, ti supplico, affinché come redentore, con voci di lode e spirito di verità a te sacrifichi.

Kontakion.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Avendo amato Cristo dall’infanzia, o celebratissimo e avendo osservato i suoi divini precetti, a lui sei accorso con tutto te stesso, o Myron e trovasti riposo, glorificandolo con gli angeli e chiedendo per tutti divina remissione.

Ikos.

Celebriamo tutti, come genuino myron profumato di Cristo, colui che dal grembo materno fu santificato; davvero egli offre la guarigione delle malattie a chi si accosta con fervida fede: acceso infatti dall’amore del Creatore, soffre con quanti sono nelle angustie, il felicissimo e li libera dalle sventure, su tutti effondendo il profumo della grazia a lui data dallo Spirito, per tutti chiedendo divina remissione.

Sinassario.

Il 17 di questo mese memoria del santo martire Myron.

Stichi. Che mi importa se mi hanno decapitato, ora che la sacra corona sta per ornare il mio capo? Dichiara fieramente il coraggioso Myron. Il 17 muore trafitto dalla spada.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Stratone, Filippo, Eutichiano e Cipriano.

Stichi. Mi hanno reso un orrore, diceva Stratone, questi uomini orribili e mi uccidono nel fuoco. Amando Dio, Filippo fece ciò che diceva: condannato al rogo moriva senza codardia. Eutichiano stava nella fornace come un cavallo in pianura. Cipriano, sopportando ustione materiale, evitò i tormenti di cui parlano le Scritture.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Paolo e Giuliana sua sorella.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Tirso, Lefkio, Coronato e dei loro compagni e sinassi della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria in Armatio.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Elia il giovane.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Disprezzando l’empio culto.

Il tuo splendido intelletto, incendiato dall’affetto divino, o sapiente, gioiva ed esultava, mentre stavi in mezzo alla fiamma con fede acclamando come un tempo i tre fanciulli: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Vedendo gli angeli stare con te in mezzo alla fiamma, lampeggianti in forma indicibile, o sapiente, i presenti sbalordirono e rivolgendo inni al Sovrano acclamavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Stando lieto con intelletto puro in mezzo alla fornace con gli intelletti angelici, inneggi al Signore sommamente buono, che tratteneva la fiamma salvando te, che canti: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Luogo di Dio, piacevole palazzo e divino trono sul quale sedendo fu preparato per tutti un seggio celeste apparisti, o Vergine, perciò a te acclamiamo: Benedetta tu, che concepisti Dio nella carne.

Ode 8. Il Dio sceso nella fornace.

Vedendoti invincibile, o valoroso, l’iniquo giudice ti manda a venir scorticato fino alle ossa con uncini, facendoti a pezzi, ferito incurabilmente con lesioni insopportabili.

Dal cielo tutta la folla lo udì: Dio ti parlò chiamandoti all’ineffabile gioia del riposo nell’aldilà, o martire, invitandoti a unirti ai cori degli angeli nei cieli, o glorioso.

Stavi come Daniele in mezzo alle belve, che rispettavano la tua beata passione e la sublime grandezza delle tue lotte, o beatissimo, attente alla tua viva voce.

Theotokìon. Trafitto dalle frecce del nemico, la mia anima è stata tutta ferita e soffro mali incurabili; o purissima, tu che generasti ineffabilmente Cristo Salvatore, sanami e salvami, o speranza dei disperati.

Irmòs. Il Dio sceso nella fornace di fuoco mutando in rugiada la fiamma per i fanciulli ebrei, inneggiate, opere come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Il Verbo, Dio da Dio.

Per vedere la gloria futura e l’ineffabile splendore del giudice di gara Cristo, degnamente, o valorosissimo, chini la cervice e accetti il taglio della spada e colmi di gioia le divine falangi dei martiri.

Come myron profumato, o ammirabile Myron, la tua ammirabile memoria, profumando i cuori dei fedeli è giunta a noi e per le tue preghiere colma di profumo divino noi, che con affetto la celebriamo.

L’Acaia si vanta delle tue fasce e delle tue lotte, valoroso atleta del Signore; di più si delizia Cizico, possedendo il tuo provatissimo corpo come vero tesoro e fonte di guarigioni e purificazione dai mali.

Sion, eletta negli eccelsi, la metropoli spirituale di tutti i santi, la venerabile Chiesa dei primogeniti, come sta scritto, ti possiede come martire che sempre supplica per noi, o primizia dei martiri.

Theotokìon. Come gli angeli tutti gridiamo a te, Vergine, palazzo e trono di Dio: Salve tu, per cui diventammo degni del regno dei cieli noi, un tempo caduti nella corruzione, rovinando stoltamente la primitiva bellezza.

Irmòs. Il Verbo, Dio da Dio, indicibilmente per noi incarnato da Vergine santa, venuto con indicibile sapienza a rinnovare Adamo, caduto malamente per un cibo di perdizione, noi fedeli, unanimi, con inni magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

La Chiesa ha in te una rosa olezzante, o Myron, martire dalle grandi lotte: ti dimostrasti infatti profumo di Cristo, o celebratissimo; per lui lottasti gioioso e da lui ricevesti gloria: a lui tu sempre ricordi quanti ti onorano con affetto.

Della festa. Tu che il cielo.

Col tuono, sulle nuvole, il Salvatore manda gli apostoli da sua Madre perché con affetto la seppelliscano: ed egli stesso discende, scortato dagli angeli.

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Ti accoglie, o Vergine, come sposa di Dio, il regno superno e la gloria degli eletti, ora che te ne sei andata al Figlio tuo.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Si raduna la folla dei discepoli per la sepoltura della Madre che generò Dio, giungendo dai confini a un cenno onnipotente.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Gloria in cielo, letizia sulla terra: perché la Madre del Creatore consegna ora l’anima sua nelle mani del Sovrano.

Gloria. E ora. Tono pl. 4. Dell’imperatore Leone.

Gesù, Figlio tuo e nostro Dio, o Theotòkos, confermando le sue due nature, come uomo muore, ma come Dio risorge e ha voluto che tu, Madre di Dio, per legge di natura morissi, perché l’economia non fosse ritenuta dagli increduli storia fantastica; ma sei passata alle regioni celesti, o celeste sposa, partendo dalla terra come dalla stanza nuziale del tuo corpo; l’etere fu santificato dalla tua ascesa, come la terra fu illuminata dal tuo parto. Ti scortano gli apostoli e ti accolgono gli angeli. Dopo aver dunque sepolto il tuo corpo purissimo, cantando l’inno funebre, lo vedevano levato in alto e dicevano con timore: Questo è il mutamento della destra dell’Altissimo, egli infatti è in mezzo a te, non sarai scossa. Tu dunque, Vergine inneggiatissima, non smettere di vigilare su di noi, perché siamo tuo popolo e pecore del tuo pascolo e invochiamo il tuo nome, chiedendo grazie a te la salvezza e la grande misericordia.

Conclusione.

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Vespro del 16 Agosto – Memoria della traslazione da Edessa dell’icona non dipinta da mano d’uomo del Signore nostro Gesù Cristo e memoria del santo martire Diomede

16 Agosto

Memoria della traslazione da Edessa dell’icona non dipinta da mano d’uomo del Signore nostro Gesù Cristo e memoria del santo martire Diomede.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della santa immagine.

Tono 2. Con quali ghirlande di lodi.

Con quali occhi guarderemo la tua icona, noi figli della terra? Nemmeno gli eserciti degli angeli possono vederla senza timore, raggiante com’è di luce divina. Oggi essa torna da una terra di infedeli e, a un cenno divino, viene alla città imperiale e al popolo pio: per il suo ingresso si rallegrano gli imperatori prostrandosi, o Cristo, con fede e timore.

Con quali mani, o Verbo, toccheremo la tua icona, noi fatti di terra? Come toccheremo, insozzati dalle colpe, il nostro Dio senza peccato, noi che siamo nelle contaminazioni, l’inaccessibile? I cherubini si velano tremanti la faccia, i serafini non tollerano la vista della tua gloria e con timore ti serve il creato. Non condannarci se per fede, o Cristo, indegnamente salutiamo la tua forma tremenda.

Ecco di nuovo un giorno divino di solennità del Signore: poiché colui che siede negli eccelsi ci ha oggi visibilmente visitati mediante la sua augusta icona. Colui che siede invisibile al di sopra dei cherubini, si mostra in effigie a coloro ai quali si è reso simile, ineffabilmente formato dal dito immacolato del Padre a sua somiglianza: e noi, venerando con fede e affetto questa icona, ne veniamo santificati.

E 3 del santo. Tono 4. Come generoso.

Ottenesti, o beatissimo, di curare le passioni, fugare le malattie, allontanare gli spiriti più malvagi per la sinergia dello Spirito, distruggendo coraggiosamente gli idoli dei greci con la tua resistenza nella lotta, o martire coronato, concittadino degli angeli, compagno dei lottatori.

Ingaggiasti la battaglia, terminasti la corsa, serbasti, o glorioso, la fede e te ne andasti a Dio per ricevere da lui in premio i prodigi che operi e la corona immarcescibile della vittoria, come martire invitto, come erede del regno celeste che prega per il mondo.

Rallegrandosi come di una ricchezza sulla via del martirio, Signore, Diomede al tuo volere, o Cristo, consegnò nelle tue mani il suo spirito, restando con la testa recisa dopo la beata fine, ma divenendo guida di verità per gli atei che, prodigiosamente accecati, per la fede avevano recuperato la vista.

Gloria. E ora. Della festa. Tono pl. 2.

Venite, festeggiamo la dormizione della purissima Madre di Dio, la festa comune a tutto il mondo. Oggi infatti gli angeli festeggiano l’augusto transito della Madre di Dio, e invitano noi figli della terra al banchetto, per acclamare con voce che mai tace: Salve, tu che te ne andasti dalla terra e sei passata alle celesti dimore; salve, tu che hai radunato il coro degli apostoli per mezzo di una nube leggera; salve, nostra speranza e difesa. Senza sosta ti proclamiamo beata, noi del popolo cristiano.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

L’assemblea dei discepoli si radunò dai confini nel podere del Getsemani, o Madre di Dio, per la sepoltura del tuo corpo che ospitò Dio.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Oh, i tuoi soprannaturali misteri, o pura! Come Genitrice di Dio, infatti, splendidamente a lui ora sei andata, Madre di Dio.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Scala che porta al cielo è la tomba della Vergine e Madre di Dio per quanti con fede sempre la glorificano.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Quando te ne andasti al nato da te, si radunarono gli apostoli, venendo su nubi, o Vergine, per prestare al tuo corpo le ultime cure.

Apolytìkion della santa icona. Tono 2.

La tua immacolata icona veneriamo, o buono, chiedendo perdono per le nostre colpe, o Cristo Dio, perché volontariamente, nel tuo beneplacito, sei salito nella carne sulla croce per liberare dalla schiavitù del nemico coloro che avevi plasmato. Perciò ti gridiamo grati: Hai colmato di gioia l’universo, o Salvatore nostro, quando sei venuto per salvare il mondo.

Altro apolytìkion, della festa. Tono 1.

Apolytìkion. Tono 1.

Nel parto conservasti la verginità, nella dormizione non abbandonasti il mondo, Theotòkos. Sei passata alla vita, essendo madre della vita e con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime.

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Mattutino del 16 Agosto- Memoria della traslazione da Edessa dell’icona non dipinta da mano d’uomo del Signore nostro Gesù Cristo e memoria del santo martire Diomede

16 Agosto

Memoria della traslazione da Edessa dell’icona non dipinta da mano d’uomo del Signore nostro Gesù Cristo e memoria del santo martire Diomede.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Le milizie angeliche, veramente contemplando il tuo transito, o pura Madre di Dio, benedetta, illustrissima e santissima, radunata la schiera dei discepoli, per volere del nato da te, lietamente portavano in paradiso il tuo corpo prezioso, cantando a Cristo, datore di vita, che vive in eterno.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma, uguale.

Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si incarnò da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò con fede ti proclamiamo beata, come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare nostre anime.

I canoni della festa, della santa icona e del santo.

Canone della santa icona. Acròstico: Venero, Salvatore, l’impronta del tuo volto. Del patriarca Germano.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Colui che dapprima incorporeo, per la benevolenza del Padre, non rifiutò di conformarsi a noi nella carne, ci diede l’impronta divina dei suoi tratti.

Il Dio per natura senza mutamento, l’esatta descrizione del Padre, assumendo la carne dei mortali, ci lasciò sulla terra i suoi tratti propri, quando risalì al cielo.

La tua eredità frantumata dalla seduzione del nemico, o Cristo, giustificasti fondandola sulla tua santa passione e sull’impronta dei tuoi tratti.

Theotokìon. Incarnandosi in modo straordinario nelle tue caste viscere, colui che dona l’esistenza a tutti i mortali, o Vergine purissima, si lasciò vedere senza lasciare ciò che era prima.

Canone del santo.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Tu che illumini con la luce del triplice sole, disperdi l’oscurità della mia ignoranza, beato, affinché possa cantare la tua memoria luminosa e le imprese della tua vita.

Rendendo il pensiero sciolto dalle passioni, ti rivelasti strumento dello Spirito, o illustre e hai fatto sgorgare un mare di guarigioni, che sommerge l’ingiuria dei mali.

Desideroso della vita eterna, ti affrettasti a bere il calice della morte, illustre martire; e come colui che ti chiamò sapeva, guadagnasti l’immarcescibile corona dei vincitori.

Theotokìon. Città animata del grande Re, che hai rivelato la straordinaria nascita e la divina dormizione, mostra, o lodatissima, la tua città illesa dal sisma dell’umiliazione.

Della santa icona. Ode 3. Non c’è santo

Ricopristi dell’abito delle virtù la tua santa Chiesa e spingesti, Salvatore, il cuore di un re a cercare la tua icona per custodirla.

Volendo che il bene fosse derubato per essere poi distrutto dal tempo, sfrontatamente il padre dell’invidia lo consegnò a mani empie, ma il suo piano vano fu sventato.

Davide un tempo, danzando davanti all’arca, fu al colmo della gioia; e colui che teneva lo scettro imperiale gioì ancor di più davanti all’impronta di Dio.

Theotokìon. Tuo Figlio, o Vergine, volendo tagliare alla radice la disobbedienza dei progenitori, nel tuo seno, Vergine pura, assunse tutta la nostra condizione umana.

Del santo. Come sorgente viva.

Per liberare dalle loro pene i mortali con l’opera ineffabile e divina della tua mano, fosti donato da Dio ai fedeli come eccellente medico, come fervente intercessore di chi ti onora, o beato.

La via del tuo martirio voglio percorrere e imiterò valentemente la tua passione volontaria: così prima dell’immolazione il martire gridava a te, unico Dio.

Il glorioso martire Diomede, invitandoci oggi al suo mistico banchetto, ci presenta le sue imprese come condimenti immateriali: venite fedeli, rallegriamoci della sua festa.

Theotokìon. Vergine colmata di grazia da Dio, salva da ogni disgrazia il popolo che ti è consacrato e custodisci nella pace e nella concordia il tuo gregge.

Irmòs. Come sorgente viva e copiosa, o Theotòkos, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina gloria di corone di gloria rendili degni.

Kàthisma della santa icona.

Tono 1. I soldati a guardia.

Il re di Edessa, riconoscendoti Re dell’universo, non per scettri ed esercito, ma per la moltitudine dei prodigi che con la sola parola operavi, aveva implorato te, Dio e uomo, di andare da lui. Ma vedendo il telo con la tua immagine impressa, esclamava: Tu sei mio Dio e Signore!

Gloria. Del santo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Ricevuta da Dio la grazia delle guarigioni, o martire, ti rivelasti, o sapiente, pubblico ambulatorio per i malati, o beato, in virtù del santo Spirito, concedendo guarigioni a quanti ricorrono con fede alla tua divina intercessione; sempre cacci perciò prodigiosamente anche le turbe dei demòni, o medico ammirabile, Diomede vittorioso. Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Della festa, stessa melodia.

Tu che senza seme concepisti Dio e, senza subir corruzione, lo partoristi incarnato, ti rivesti ora della nuova incorruttela dello Spirito: come Madre della vita, infatti, come Regina di tutti, te ne vai, o Vergine, alla vita immateriale; perciò sei degnamente divenuta davvero nube che per noi zampilla le acque della vita, Madre di Dio purissima. Prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti con fede venerano la tua divina dormizione.

Della santa icona. Ode 4. Cristo, mia forza.

La tua sacra icona, avendo lasciato la città che la teneva in suo possesso, o Salvatore, si avvicinò alla nostra e così il pio imperatore l’accolse.

Dolce è la luce del sole, splendente agli occhi, ma più dolce è la visione della tua icona, o Cristo: una rischiara i sensi, l’altra illumina gli spiriti.

La forza abbandonò la destra dell’ismaelita; poiché l’imperatore potente fece cadere a terra la cinta delle sue mura con la forza della croce.

Theotokìon. Intercedi, ti preghiamo, affinché il tuo popolo sia custodito, Vergine pura, sano e salvo dall’assalto dei barbari: tu vedi infatti ciò che tramano contro di lui.

Del santo. L’ineffabile progetto divino.

Avendo nel cuore la parola del divino sapere come un fiume, il glorioso martire Diomede ha sommerso i torrenti dell’errore e sprofondato la forza degli idoli.

Come sole il sapientissimo martire Diomede è rifulso sulla terra per lo splendore delle sue virtù e per i suoi miracoli così numerosi rischiara l’insieme dei credenti.

O beato martire, vincitore nelle lotte, che hai trovato la fine beata e ricevuto nella letizia l’ineffabile gloria desiderata da tempo, ricordati di chi ti onora.

Theotokìon. Straordinario fu il tuo parto, Vergine purissima e benedetta, come anche la tua dormizione che il tuo gregge onora: dalla disgrazia lo salva la tua fervente intercessione.

Della santa icona.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Una piccola città un tempo ti accolse, o Cristo, con l’arrivo di Taddeo, che scaccia i mali, per la lettera scritta dalla tua mano e l’impronta del tuo volto divino.

Ecco moltiplicati i doni della tua grazia, o Cristo: poiché ciò che Edessa un tempo si glorificava di conservare, la nuova Roma adesso si rallegra di accogliere.

Theotokìon. O Vergine, metti fine ai frequenti attacchi dei nemici; spezza i loro complotti, vieni in soccorso alla tua eredità; tu vedi infatti che ci pieghiamo sotto le disgrazie.

Del santo. L’universo è trasportato.

Senza effondere sangue ti sei rivelato ammirabile martire e senza subire colpi e pene hai ricevuto la corona di vincitore, o nobile Diomede, rovesciando i nemici con le tue gesta.

La luce inestinguibile si levò sulla tua anima giusta; come compagna la seguì la letizia che ti fu data in virtù del tuo cuore retto, perfettamente sottomesso ai precetti del Signore.

I tuoi carnefici furono privati della luce del corpo per aver tagliato la tua testa dopo la tua morte, ma avvicinandosi a Cristo, beato Diomede, aprirono gli occhi della loro anima alla luce della fede.

Theotokìon. La Città Imperiale, avendo te, Sovrana e Signora, come bastione, respinge il feroce slancio dei nemici; liberata da ogni prova, possa essa accrescere il suo vigore, purissima Madre di Dio.

Della santa icona.

Ode 6. Rinchiuso nelle viscere.

Superi in bellezza, Salvatore, tutti i figli dei mortali; pur non avendo forma, né bellezza nell’ora della tua passione, davvero rischiarasti il mondo; lo testimonia l’aspetto del tuo corpo la cui icona impressa sul velo ci è donata quale ricco tesoro.

Il popolo degli agareni, privato del suo vigore, come l’arca resa al nuovo Israele dai pagani, rese l’impronta del tuo volto, o Cristo e la gloria di cui si era impossessato; non è permesso infatti gettare i tesori della santità ai cani.

Theotokìon. Sono fuggito alla forza della tua mano, Salvatore, ma allontanando da me i tuoi colpi grazie alle intercessioni della Vergine che ti partorì, o Verbo, non permettermi di naufragare e di affondare nella tempesta del peccato, o solo Redentore.

Del santo. Celebrando questa divina.

Con le onde delle tue imprese sommergesti il nemico incorporeo e con l’aspersione dei tuoi miracoli purifichi ogni sozzura delle passioni, ammirabile martire.

Spinto dalle brezze divine, diretto dal timone celeste, sei direttamente giunto al quieto porto e intercedi per noi, illustre martire.

I credenti sono purificati dalle passioni, o beato, per le tue celebri cure e le falangi dei demòni sono respinte, martire ammirabile, dai tuoi consigli divini.

Theotokìon. In te, o Vergine, ci glorifichiamo, in te siamo liberati dal male; confidando in te, non temiamo gli assalti del nemico, noi che ti celebriamo.

Irmòs. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion autòmelo. Tono 2.

Tomba e morte non hanno trattenuto la Theotòkos sempre desta con la sua intercessione e immutabile speranza con la sua protezione: come Madre della vita alla vita l’ha trasferita colui che nel suo grembo sempre vergine aveva preso dimora.

Sinassario

Il 16 di questo mese memoria del santo martire Diomede.

Stichi. Diomede lottò nella vita e nella morte: vivente per la fede, che lo condusse al buon porto e morto quando il sedici il suo cadavere ebbe la testa tagliata dalla spada.

Lo stesso giorno il beato Cherimòne si addormentò in pace.

Stichi. Saluta la fine della tua vita, o Cherimòne beato, poiché hai visto la fine delle pene.

Lo stesso giorno memoria dei santi trentatré martiri della Palestina, uccisi dalla spada.

Stichi. La grande schiera armata cade a ranghi serrati sotto la spada, sbaragliando l’esercito dei demòni.

Lo stesso giorno memoria della traslazione da Edessa a Costantinopoli dell’icona non manufatta del nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo.

Stichi. Colui che nella morte fu coperto da un lenzuolo, vivente, impresse il suo volto sul sudario.

Per il vasaio. L’argilla modellata trasporta la tua immagine non fatta da mano d’uomo, autore del progenitore.

Lo stesso giorno commemoriamo l’immensa e indescrivibile filantropia divina, che dimostrò quando scacciò con vergogna gli atei agareni per la mediazione della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria.

Lo stesso giorno il rinvenimento dell’aghiasmòs e la sua effusione nel tempio della Fonte della Vita.

Stichi. La fonte delle acque taumaturgiche si rinnova, ancor più colma di prodigi.

Lo stesso giorno memoria del temibile pericolo del terremoto corso in questi tempi da cui ci salvò contro ogni speranza il nostro Dio filantropo.

A lui la gloria e la maestà per tutti i secoli. Amin

Della santa icona.

Ode 7. Un tempo nella fornace.

Quando sei venuto sulla terra, Verbo di Dio, hai scacciato con il tuo verbo ogni male; risalendo però al trono del Padre, hai sanato con l’impronta del tuo volto le nostre passioni e pene.

Colui con un verbo creò tutto e prese una forma estranea alla sua natura, ci lasciò il dettaglio dei suoi tratti; ricevendo la sua icona esultiamo di gioia.

Cercando con tutta la sua anima l’impronta del tuo aspetto, Signore, l’imperatore fedele trovò ciò che cercava nel compimento del suo desiderio più santo.

Theotokìon. Per il tuo parto il genere umano fu liberato dall’antica condanna; avendoti trovata unica più ampia dei cieli, Dio pose la sua dimora, o Purissima, nel tuo seno.

Del santo. I fanciulli di senno divino.

La tua testa tagliata, glorioso martire, abbagliò con la sua luce gli insensati; vedendola viva il tiranno fu confuso, ma il suo spirito spento non giunse a cantare: Gloriosissimo Dio, tu sei benedetto.

Lasciasti la tunica difforme della mortalità e per grazia indossasti le splendide vesti dell’immortalità, o beato, cantando con letizia al tuo Signore: O Dio, tu sei benedetto.

Col fuoco della tua fermezza costante inceneristi i rovi dell’errore e sei apparso raggiante di guarigioni come un astro per quanti acclamano: Signore Dio dei padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. O Regina del mondo che hai partorito Cristo Re, salva dall’attacco dei pagani, dai terremoti e dalla disgrazia la Città imperiale, che canta, o Vergine santissima: Benedetto il frutto del tuo seno.

Della santa icona.

Ode 8. Per obbedire alla legge.

Sperando di ricuperare il tuo volto, Signore, il popolo nobile della tua città partì per incontrarti in schiera meravigliosa, preceduto dal coro dei santi gerarchi; portato sulle loro spalle verso la tua eredità, o misericordioso, andasti a riposare nel tempio di tua Madre.

Bocche di bimbi innocenti ti inneggiavano quando camminavi verso la città che uccide i profeti, ma l’assemblea dei malfattori, irritata contro di te, armò la mano degli assassini; ora però tutta la città, vedendoti, Creatore, si rallegra di accogliere l’impronta del tuo aspetto.

Theotokìon. L’Angelo del gran Consiglio paterno, avendo scelto di incarnarsi, lo compì nel tuo seno, o purissima; ti inscrisse come Madre sua qui in basso e rinnovò la natura umana corrotta; tutti insieme lo benediciamo e lo esaltiamo come Dio creatore per tutti i secoli.

Del santo. Il parto della Theotòkos.

Sulla via del martirio, o atleta, hai diretto i tuoi passi e ora passeggi lietamente nella terra dei viventi, nelle delizie del paradiso; tutti insieme ti onoriamo, celebrando Cristo nei secoli.

La corona d’immortalità fu intrecciata per te, che valorosamente lottasti e sconfiggesti il serpente autore del male e l’assemblea degli atleti ti accolse gridando: Inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Rivestito della potenza di Dio, irradi miracoli straordinari, o martire e metti fine alle malattie, liberi dai mali, scacci gli spiriti della malizia gridando: Inneggiate al Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Spezzati dall’assalto dei nostri peccati, o Vergine, ci rifugiamo nella tua incrollabile protezione; rinsalda i tuoi servi, rafforzandoli contro le passioni; dalla carestia, dal sisma, dalle invasioni salva il popolo a te consacrato.

Irmòs. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Della santa icona. Ode 9. All’immortale.

Contro di te si accese un popolo insensato che in cambio dei tuoi benefici ebbe l’audacia di ucciderti; ma noi, che ci siamo tenuti lontano, per la tua passione, Salvatore, siamo tuoi figli adottivi.

Contro i nemici concedi il tuo soccorso, Signore, ai fedeli cristiani che posseggono l’immagine della tua carne, come invincibile sostegno, affinché possano contemplare per mezzo suo la loro salvezza.

Theotokìon. Ai terrestri apparve il Verbo portando un corpo, nato da te in due nature e per il dono della sua divinità unito alla nostra natura senza confusione in una sola ipòstasi, che noi glorifichiamo.

Del santo. Ogni abitante della terra.

In ricompensa delle tue pene trovasti le delizie per te lassù preparate; in quella dimora, ornata dello splendore dei martiri ti diletti della bellezza del Creatore e presso di lui intercedei perché siano dati perdono e liberazione da ogni male ai tuoi cantori.

Colonna delle virtù, sostegno della fede, torre immobile, incrollabile pilastro, sei tu, Diomede, per la Chiesa di Cristo come un fiume che effonde gratuitamente le onde delle guarigioni per chi celebra con affetto la tua memoria.

Hai lasciato la terra disperdendone l’oscura idolatria degli atei e sei passato alla luce senza sera di una luminosa vita, di cui già avevi i riflessi, risplendendo nell’aldilà, colmo di gioia eterna.

Theotokìon. Pura Vergine, città indistruttibile in cui Dio stesso pose la sua sede, salva il tuo popolo dai terremoti, dalla distruzione, dalle invasioni, dal fuoco, dalla spada e da ogni male con la tua fervida mediazione presso Dio.

Irmòs. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Theotòkos pura, sempre Vergine.

Exapostilarion del santo. Udite, donne.

Divinamente imporporasti la Chiesa di Cristo con i rivoli del tuo sangue, glorioso megalomartire; spegnesti la seduzione idolatrica distruttrice delle anime, o felicissimo Diomede: non smettere ora di pregare per noi il Signore.

Della festa. Tu che il cielo.

La folla degli apostoli, radunata nelle nubi, dovutamente seppellisce la Madre del Signore, alla presenza del Salvatore con miriadi di angeli.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Scortando tra gli inni il tuo venerabile corpo che accolse Dio, i divini seguaci gridavano: Dove dunque te ne vai, Sovrana?

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Venite, figli della terra, componiamo un coro e cantiamo oggi gli inni funebri per il transito della Theotòkos.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porro sul tuo trono.

La terra per la tua sepoltura fu benedetta, o Vergine e l’aria santificata dalla straordinaria ascesa di una creatura morta per legge di natura.

Gloria. E ora. Tono 1.

Era conveniente che i testimoni oculari e ministri del Verbo vedessero anche la dormizione della Madre sua secondo la carne, l’ultimo dei misteri che la riguarda, perché non risultassero spettatori solo dell’ascensione del Salvatore dalla terra, ma anche testimoni del transito di colei che lo aveva generato. Trasportati dunque per divina potenza da ogni parte del mondo, raggiunsero il monte Sion e scortarono colei che, più elevata dei cherubini, si affrettava verso il cielo. Anche noi con loro la veneriamo come colei che intercede per le nostre anime.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 15 Agosto – Dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea

15 Agosto

Dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea.

Al Piccolo Vespro.

Al Signore, a te ho gridato sostiamo allo stico 4 e cantiamo i seguenti stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 2. Quali corone di lode.

Con quali labbra proclamiamo beata noi, umili, la Theotòkos più venerabile di tutto il creato e più santa dei cherubini e di tutti gli angeli, trono del Re immutabile, dimora in cui ha abitato l’Altissimo, salvezza dell’universo, santificazione divina, che nella sua divina memoria concede copiosamente grande misericordia ai credenti.

Quali canti frementi ti portavano allora, o Vergine? Tutti gli apostoli del Verbo, circondando il tuo letto funebre, stupivano gridando: Parte il palazzo del Re, si alza l’arca della santità; aprìtevi, porte, per far entrare nella grande gioia la porta di Dio, che chiede senza sosta grande misericordia per il mondo.

Quali canti spirituali ti offriamo ora, o Santissima? Con la tua immortale dormizione, infatti, hai santificato tutto il mondo e ti sei trasferita nella realtà sovramondana, per contemplare la bellezza dell’Onnipotente ed esultare con lui come Madre, accompagnata dalle schiere degli angeli e dalle anime dei giusti, o Pura; con loro chiedi per noi pace e grande misericordia.

Gloria. E ora. Tono 2.

La più alta dei cieli e più glorificata dei cherubini e più venerabile di tutto il creato, che per straordinaria purezza è divenuta ricettacolo dell’eterna essenza, offre oggi nelle mani del Figlio la santissima anima e con lei tutto si riempie di letizia e ci dona grande misericordia.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

L’assemblea dei discepoli, venendo dai confini, per ordine onnipotente, si è riunita per seppellire la Madre Genitrice di Dio.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo.

La Sposa di Dio, la Vergine Regina, la gloria degli eletti, il vanto delle vergini si trasferisce presso suo Figlio.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide.

Il coro dei discepoli si è riunito in modo straordinario dai confini del mondo per seppellire il tuo corpo divino e incorrotto.

Gloria. E ora. Uguale.

O Sovrana buona, alza le tue sante mani verso tuo Figlio, plasmatore e amico delle anime, affinché sia compassionevole con i tuoi servi.

Apolytìkion. Tono 1.

Nella natività hai conservato la verginità, * nella dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio; * sei passata alla Vita, pur essendo Madre della Vita * e con la tua intercessione riscatti, * dalla morte le nostre anime.

Piccola ectenia e conclusione.

Al Grande Vespro

La prima stasi di Beato l’uomo. Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia da ripetere due volte.

Tono 1. Autòmelo.

O straordinario prodigio! La fonte della vita è deposta in un sepolcro e la tomba diviene scala per il cielo; rallegrati, Getsemani, santo sacrario della Theotòkos. Con a capo Gabriele, fedeli, gridiamo: Salve, piena di grazia, con te è il Signore che per te dona al mondo la grande misericordia (2).

Oh, i tuoi misteri, o pura! Ti rivelasti trono dell’Altissimo e oggi sei passata dalla terra al cielo, o Sovrana. La tua nobile gloria rifulge di grazie divinamente splendenti. Vergini, levatevi in alto con la Madre del Re. Salve, piena di grazia, con te è il Signore, che per te dona al mondo la grande misericordia (2).

Glorificano la tua dormizione potestà, troni, principati, dominazioni, potenze, cherubini e i tremendi serafini; esultano gli abitanti della terra, fregiandosi della tua divina gloria; cadono ai tuoi piedi i re con gli arcangeli e gli angeli e cantano: Salve, piena di grazia, con te è il Signore, che per te dona al mondo la grande misericordia (2).

Gloria. E ora. Tono 1.

Gli apostoli teofori, portati su nubi per l’aria da ogni parte del mondo, a un cenno del divino potere, Tono pl. 1. giunti presso il tuo corpo purissimo e origine di vita, gli tributavano le più calde manifestazioni del loro amore. Tono 2. Le supreme potenze dei cieli, presentandosi con il loro Sovrano, Tono pl. 2. scortano piene di timore il corpo purissimo che accolse Dio; lo precedono in ascesa ultramondana e, invisibili, gridano alle schiere che stanno più in alto: Ecco, è giunta la Madre di Dio, regina dell’universo. Tono 3. Sollevate le porte e accogliete con onori degni del regno ultramondano la Madre dell’eterna luce. Tono grave. Grazie a lei, infatti, si è attuata la salvezza di tutti i mortali. In lei non abbiamo la forza di fissare lo sguardo ed è impossibile tributarle degno onore. Tono 4. La sua sovreminenza eccede infatti ogni mente. Tono pl. 4. Tu dunque, o pura Madre di Dio, che sempre vivi con il tuo Re e Figlio apportatore di vita, senza sosta prega perché sia preservato e salvato da ogni attacco avverso il tuo nuovo popolo: noi godiamo infatti della tua protezione, Tono 1. e per i secoli, con ogni splendore, ti proclamiamo beata.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla Genesi (28,10-17).

Giacobbe partì dal pozzo del giuramento e si diresse verso Carran; si imbatté in un luogo e là si mise a dormire perché era tramontato il sole. Prese una delle pietre che erano lì e se la pose sotto il capo, si addormentò in quel luogo e sognò: ed ecco, una scala appoggiava sulla terra e la sua cima raggiungeva il cielo e gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa, mentre il Signore vi si appoggiava e gli disse: Io sono il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco, non temere: la terra su cui giaci, la darò a te e alla tua discendenza. E la tua discendenza sarà come la sabbia della terra e si estenderà verso il mare, verso mezzogiorno, verso settentrione e verso oriente e saranno benedette in te e nella tua discendenza tutte le tribù della terra. Ed ecco, io sono con te per custodirti in tutto il cammino che farai; e ti farò tornare in questa terra, perché non ti abbandonerò sinché io non abbia fatto tutto quello di cui ti ho parlato. E Giacobbe si destò dal suo sonno e disse: Il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo! Ebbe timore e disse: Quanto è tremendo questo luogo! Altro non è che la casa di Dio e questa è la porta del cielo.

Lettura dalla profezia di Ezechiele (43,27-44,4).

Apartire dal giorno ottavo, i sacerdoti offriranno sull’altare i vostri olocausti e i vostri sacrifici pacifici e voi mi sarete accetti, dice il Signore. E mi fece volgere per la via della porta esterna del santuario che guarda ad oriente ed essa era chiusa. E il Signore mi disse: Questa porta resterà chiusa, non verrà aperta e nessuno passerà per essa, perché per essa entrerà il Signore Dio d’Israele e rimarrà chiusa. Poiché il principe, lui siede in essa per prender cibo. Entrerà per la via del portico della porta e per la sua via uscirà. E mi introdusse per la via della porta che guarda a settentrione, di fronte al tempio: e vidi ed ecco, era piena di gloria la casa del Signore.

Lettura dai Proverbi (9,1-11).

La sapienza si è costruita una casa e ha eretto a sostegno sette colonne. Ha sgozzato i suoi animali, ha versato nel calice il suo vino e ha preparato la sua mensa. Ha mandato i suoi servi a invitare al banchetto con alto proclama, dicendo: Chi è stolto si rivolga a me. E a quelli che mancano di senno dice: Venite, mangiate il mio pane e bevete il vino che ho mesciuto per voi. Abbandonate la stoltezza e vivrete, cercate la prudenza per poter aver vita e dirigere l’intelligenza con la conoscenza. Chi rimprovera dei malvagi ne ricaverà per sé disonore e chi correggerà l’empio ne avrà biasimo, perché i rimproveri fatti all’empio sono per lui lividure. Non rimproverare dei malvagi perché non ti prendano in odio: rimprovera il saggio e ti amerà. Da’ un’opportunità al saggio e diventerà più saggio, istruisci un giusto e continuerà ad accogliere istruzione. Principio della sapienza è il timore del Signore e il consiglio dei santi è intelligenza. Conoscere poi la Legge è cosa di una buona mente. In questo modo, infatti, vivrai a lungo e ti verranno aggiunti anni di vita.

Alla liti, stichirà idiòmela. Tono 1.

Era conveniente che i testimoni oculari e ministri del Verbo vedessero anche la dormizione della Madre sua secondo la carne, l’ultimo dei misteri che la riguarda, perché non risultassero spettatori solo dell’ascensione del Salvatore dalla terra, ma anche testimoni del transito di colei che lo aveva generato. Trasportati dunque per divina potenza da ogni parte del mondo, raggiunsero il monte Sion e scortarono colei che, più elevata dei cherubini, si affrettava verso il cielo. Anche noi con loro la veneriamo come colei che intercede per le nostre anime.

Tono 2. Di Anatolio.

Colei che è più alta dei cieli, più gloriosa dei cherubini e più venerabile di ogni creatura, che per la sua sovreminente purezza divenne ricettacolo dell’eterna essenza, consegna oggi la sua santissima anima nelle mani del Figlio: per lei tutto l’universo è colmato di gioia e a noi è data la grande misericordia.

Stesso tono. Di Giovanni.

La sposa purissima e Madre della benevolenza del Padre, colei che da Dio fu prescelta come luogo della sua unione senza confusione, consegna oggi l’anima pura a Dio Creatore: l’accolgono in modo divinamente degno le schiere degli incorporei e viene trasferita alla vita colei che è davvero Madre della vita, lampada della luce inaccessibile, salvezza dei credenti e speranza delle nostre anime.

Tono 3. Di Germano.

Venite confini tutti della terra, proclamiamo beato l’augusto transito della Madre di Dio: nelle mani del Figlio infatti consegna l’anima pura, perciò il mondo con la sua santa dormizione è richiamato alla vita e con gioia festeggia con gli incorporei e gli apostoli, con salmi, inni e cantici spirituali.

Gloria. Tono pl. 1. Di Teofane.

Vieni, assemblea degli amici della festa; venite e formiamo un coro, venite e coroniamo di canti la Chiesa nel giorno in cui l’arca di Dio giunge al luogo del suo riposo. Oggi infatti il cielo apre il suo grembo per ricevere colei che partorì colui che l’universo non può contenere; e la terra, consegnando la fonte della vita, si abbiglia di benedizione e decoro. Gli angeli danzano con gli apostoli, fissando pieni di timore colei che partorì l’autore della nostra vita mentre passa da vita a vita. Veneriamola tutti pregando: Non dimenticarti, Sovrana, della comunanza di stirpe con quanti festeggiano con fede la tua santissima dormizione.

E ora. Stesso tono.

Cantate, popoli, cantate alla Madre del nostro Dio: oggi infatti essa depone la sua anima tutta di luce nelle mani immacolate di colui che s’incarnò da lei senza seme: presso di lui essa senza sosta intercede perché a tutta la terra siano donate la pace e la grande misericordia.

Allo stico, stichirà idiòmela. Tono 4.

Venite, popoli, celebriamo la santissima Vergine pura, da cui ineffabilmente venne, incarnato, il Verbo del Padre; acclamiamo e diciamo: Benedetta tu fra le donne, benedetto il grembo che ha portato Cristo. Tu che hai deposto l’anima nelle sue sante mani, o pura, intercedi ora per la salvezza delle nostre anime.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Le folle degli angeli in cielo e la stirpe degli uomini in terra proclamano beata la tua augusta dormizione, santissima Vergine pura, poiché divenisti Madre di Cristo Dio, Creatore di tutti. Non smettere, ti preghiamo, di implorarlo per noi che, dopo Dio, in te abbiamo riposto le nostre speranze, Madre di Dio inneggiatissima, ignara di nozze.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà, del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Cantiamo oggi, o popoli, il cantico di Davide a Cristo Dio: Saranno condotte al Re le vergini dietro a lei, le sue compagne saranno condotte con gioia ed esultanza poiché la figlia di Davide, grazie alla quale fummo divinizzati, passa gloriosamente e ineffabilmente nelle mani del proprio Figlio e Sovrano; inneggiandola come Madre di Dio, acclamiamo dicendo: Salva da ogni sventura quanti ti confessano Madre di Dio e libera dai pericoli le nostre anime.

Gloria. E ora. Tono 4.

Quando te ne andasti, o Vergine Theotòkos, presso colui che da te ineffabilmente è nato, erano presenti Giacomo fratello di Dio e primo gerarca, con Pietro, venerabilissimo e sommo corifeo dei teologi e tutto il coro divino degli apostoli: con inni teologici atti a manifestarne la divinità, essi celebravano il divino e straordinario mistero dell’economia di Cristo Dio; e seppellendo il tuo corpo origine di vita e dimora di Dio, gioivano, o inneggiatissima. Dall’alto le santissime e nobilissime schiere degli angeli, guardavano con stupore il prodigio e a testa china le une alle altre dicevano: Sollevate le vostre porte e accogliete colei che partorì il Creatore del cielo e della terra; inneggiamo con dossologie il corpo santo e venerabile che ospitò il Signore per noi invisibile. E noi pure, festeggiando la tua memoria, a te gridiamo, o inneggiatissima: Solleva la fronte dei cristiani e salva le nostre anime.

Apolytìkion. Tono 1.

Nel parto conservasti la verginità, nella dormizione non abbandonasti il mondo, Theotòkos. Sei passata alla vita, essendo madre della vita e con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime (3).

Segue la conclusione.

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Mattutino del 15 Agosto – Dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea

15 Agosto

Dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma. Tono 1. Stupì Giuseppe.

Proclamalo, Davide: Che cos’è questa festa? E’ quella, dice, che cantai nel libro dei Salmi: quando si parla di quella figlia, divina Madre e Vergine, che il Cristo, da lei nato senza seme, trasferisce nelle superne dimore: perciò gioiscono le madri, le figlie e le spose di Cristo, acclamando: Salve, tu che sei passata alla reggia celeste.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Il venerabilissimo coro dei sapienti apostoli si riunì prodigiosamente per dare gloriosa sepoltura al tuo corpo senza macchia, o lodatissima Theotòkos; con loro anche le folle degli angeli celebravano il tuo transito facendone sacre lodi: e anche noi con fede lo festeggiamo.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Nel tuo parto senza seme il concepimento, nella tua dormizione, senza corruzione la morte: concorse un doppio prodigio nel prodigio, o Theotòkos! Come, infatti, l’ignara d’uomo vergine allatta? Come la Madre di Dio morta profuma? Perciò con l’angelo a te gridiamo: Salve, piena di grazia.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon.

Ricorderò il tuo nome di generazione in generazione.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (1,39-49.56).

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore. Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente e santo è il suo nome. Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione della Theotòkos. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2. Di Byzas.

Quando era ormai vicino il transito della pura dimora del tuo corpo, gli apostoli, circondando il tuo letto, ti guardavano con tremore; mentre gli uni continuavano a fissarti in preda allo stupore, Pietro tra le lacrime ti gridava: O Vergine, io vedo proprio te, la vita di tutti, distesa supina e sbigottisco, perché in te dimorò il gaudio della vita futura. Supplica dunque con ardore, o pura, il tuo Figlio e Dio, perché la tua città sia custodita illesa.

Si cantano due canoni, il primo per otto stichi compresi gli irmì, il secondo per sei sempre con gli irmì. Alla fine di nuovo gli irmì. Acròstico del primo canone: Festeggino gli ispirati da Dio. Poema del signor Cosma.

Ode 1. Tono 1. Irmòs

Adorna di divina gloria, la tua sacra e illustre memoria, o Vergine, ha convocato alla festa tutti i fedeli che, preceduti da Maria con danze e timpani, cantano al tuo Unigenito: Con gloria si è glorificato.

Le schiere degli abitanti del cielo scortavano il tuo corpo divino in Sion; la moltitudine degli apostoli, Madre di Dio, subito riunita dai confini, si trovò presente; con loro glorifichiamo, casta Vergine, la tua veneranda memoria.

Vincesti la natura, generando Dio, o Pura; tuttavia, imitando il tuo Creatore e Figlio, ti sei sottomessa alla natura pur superandola; perciò dopo la morte sorgi per vivere eternamente col tuo Figlio.

Secondo canone, poema di Giovanni Damasceno.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e cantero lieto la sua dormizione.

Vergini giovinette, con la profetessa Maria, cantate ora il canto dell’esodo: perché la Vergine, la sola Madre di Dio è trasferita all’eredità celeste.

Degnamente, come cielo vivente, ti hanno accolta, o purissima, le divine tende celesti: e tu, nella tua radiosa bellezza, hai preso posto come purissima sposa presso colui che è Re e Dio.

Ode 3. Irmòs.

Sapienza e potenza di Dio, che crei e reggi tutto, rendi stabile e inconcussa la Chiesa, o Cristo, perché tu solo sei santo e riposi nel santuario.

I famosi apostoli, sapendoti donna mortale, ma anche Madre di Dio oltre natura, ti toccavano con mani tremanti, vedendoti rivestita di gloria come tempio portatore della divinità, o purissima.

La giustizia di Dio colpì la mano empia del presuntuoso, Dio custodì l’onore dovuto all’arca spirituale, gloria della divinità, in cui il Verbo prese carne.

Secondo canone. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, o Theotòkos, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina gloria di corone di gloria rendili degni.

Generata da lombi mortali, o pura, conforme alla natura hai compiuto il tuo esodo: ma poiché hai partorito la vera vita, sei passata alla vita divina ed enipostàtica.

La folla dei teologi dai confini e la moltitudine degli angeli dall’alto si affrettavano verso il monte Sion al cenno della divina potenza, per officiare ben doverosamente, o Sovrana, la tua sepoltura.

Ypakoí. Tono pl. 1.

Da tutte le generazioni ti diciamo beata, o Madre di Dio Vergine, perché in te si compiacque dimorare Cristo nostro Dio, che nessuna dimora può ospitare. Beati anche noi, che abbiamo te come protezione: giorno e notte, infatti, tu intercedi per noi e per le tue suppliche si consolidano gli scettri del regno. Celebrandoti dunque, a te acclamiamo: Salve, piena di grazia, il Signore e con te.

Ode 4. Irmòs.

I detti e gli enigmi dei profeti hanno mostrato, o Cristo, che la tua incarnazione dalla Vergine sarebbe venuta come tuo sfolgorante splendore, per illuminare le genti e l’abisso nell’esultanza a te grida: Alla tua potenza sia gloria, o filantropo.

Guardate popoli e meravigliatevi: il santo monte di Dio, infatti, a tutti visibile s’innalza sopra le dimore celesti; il cielo terrestre si stabilisce nella dimora celeste e incorruttibile.

 La tua morte divenne passaggio a una vita eterna e migliore, o Pura: davvero ti trasferì dal provvisorio all’infinito divino per contemplare in letizia il tuo Figlio e Signore, o casta.

Si aprirono le porte celesti, gli angeli inneggiavano e Cristo ha accolto il cimelio materno della sua verginità; con letizia ti servivano i cherubini e i serafini con gioia ti glorificavano.

Secondo canone. Irmòs.

Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Motivo di sbigottimento era vedere il cielo vivente del Re dell’universo, discendere nelle cavità della terra. Come sono mirabili le tue opere, gloria alla tua potenza, Signore!

Al tuo transito, Madre di Dio, le schiere degli angeli, con gioia e timore, coprivano con le loro sacratissime ali il tuo corpo dall’immenso spazio capace di Dio.

Se l’ineffabile suo frutto, per cui essa divenne cielo, volontariamente accettò la tomba come mortale, potrà forse ricusarla colei che lo generò senza nozze?

Ode 5. Irmòs.

Narrerò, o Cristo, l’ineffabile divina bellezza delle tue magnificenze: rifulgendo infatti dall’eterna gloria, come coeterna irradiazione enipostatica, come sole sei sorto incarnato da grembo verginale, per quanti sono nel buio e nell’ombra.

Trasportato come su nube, o Vergine, il coro degli apostoli si riunì in Sion, venendo dai confini per servirti, o nube leggera, da cui Dio Altissimo, Sole di giustizia irraggiò, su quanti sono nell’ombra e nelle tenebre.

Le lingue ispirate dei teologi, istruite dallo Spirito, cantavano alla Theotòkos un inno per la partenza, più risonante di una tromba: Salve, fonte inesauribile dell’incarnazione di Dio, vita e salvezza di tutti.

Secondo canone. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per la tua divina gloria: perché tu, Vergine ignara di nozze, dalla terra fosti trasferita alle eterne dimore e alla vita senza fine, da dove doni salvezza a tutti i tuoi cantori.

Echeggino oggi le trombe dei teologi e la lingua umana dai tanti suoni esprima ora la lode; risuoni l’etere tutt’intorno, risplendendo di luce infinita; cantino gli angeli la dormizione della Vergine.

Lo scrigno d’elezione eccelleva inneggiandoti, tutto in estasi, o Vergine, fuori del mondo, tutto consacrato a Dio, rivelandosi a tutti ispirato da Dio, come realmente era, o Theotòkos inneggiatissima.

Ode 6. Irmòs.

Il mostro nato dal mare, il fuoco delle viscere oceaniche, era prefigurazione della tua sepoltura di tre giorni, di cui Giona si rivelò interprete: salvo infatti come era stato inghiottito, indenne gridava: Sacrificherò a te con voce di lode, Signore.

Dio, Re universale, ti concede ciò che oltrepassa la natura: come nella maternità ti conservò vergine, così ha conservato nella tomba il tuo corpo incorrotto; e ti ha dato la gloria di una divina ascensione, rendendoti onore, come un Figlio a sua madre.

In verità tuo Figlio, Vergine, ti ha posto nel Santo dei Santi come brillante candeliere acceso di fiamma immateriale, come incensiere d’oro pieno di brace divina, come la coppa della manna, la verga e la tavola scritta da Dio, come arca santa e tavola del pane di vita.

Secondo canone.

Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Theotòkos, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Da te è sorta la vita, senza sciogliere i vincoli della tua verginità. Come ha dunque potuto la pura dimora del tuo corpo, origine di vita, partecipare all’esperienza della morte?

Tu che sei stata sacrario della vita, hai raggiunto l’eterna vita: attraverso la morte, infatti, sei passata alla vita, tu che hai partorito la vita enipostatica.

Kontàkion autòmelo. Tono 2.

Nella intercessione Madre di Dio sempre desta * e nella protezione immutabile speranza, * tomba e morte non hanno trattenuto. * Quale infatti Madre della vita * l’ha trasferita alla vita, *colui che ha dimorato un grembo sempre vergine.

Ikos.

Cingi la mia mente di un baluardo, o mio Salvatore, perché abbia l’ardire di celebrare il baluardo del mondo, la Madre tua pura. Rafforzami con una torre di parole ed eleva per me roccaforti di pensieri: poiché sempre tu dai compimento alle richieste di chi chiede con fede. Donami dunque tu lingua, espressione, pensiero di cui non debba restar confuso, perché ogni dono di illuminazione proviene da te, o illuminatore, che hai preso dimora in un grembo sempre vergine.

Sinassario.

Il 15 di questo mese, memoria dell’augusto transito della gloriosissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria.

Stichi. Non stupisce la morte della Vergine salvezza del mondo, poiché l’artefice del mondo morì nella carne. Vive per sempre la Theotòkos, anche se il 15 muore.

Per le sue sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci come buono e filantropo. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il divino amore, contrastando il protervo furore e il fuoco, irrorava le fiamme di rugiada e irrideva il furore col razionale suono ispirato della lira a tre voci dei santi, facendo eco agli strumenti musicali in mezzo alla fiamma: O glorioso Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Mosè nella sua ira spezzò le tavole fatte da Dio e scritte dal Santo Spirito; ma il suo Signore, avendo conservata intatta l’integrità di colei che lo generò, l’ha stabilita, ora, nelle dimore celesti; esultando con lei, cantiamo a Cristo: Gloriosissimo Dio dei nostri padri e nostro, tu sei benedetto.

Al suono dei cembali delle nostre labbra pure, dell’arpa armoniosa dei nostri cuori, della tromba squillante dei nostri pensieri elevati, battendo le nostre mani pie, cantiamo in questo giorno solenne e santo della traslazione della pura Vergine: Gloriosissimo Dio dei nostri padri e nostro, tu sei benedetto.

Il popolo divino si è riunito poiché la tenda della gloria di Dio viene traslata alla dimora celeste, dov’è voce di giubilo ineffabile, il puro suono dei festanti, che con letizia gridano a Cristo: Glorioso Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Secondo canone. 

Ifanciulli di senno divino non adorarono la creatura in luogo del Creatore, ma calpestando con coraggio la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: Celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Giovani e fanciulle, anziani e capi, re e giudici, onorando la memoria della Vergine e Madre di Dio, cantate: O Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Suonino i monti celesti la tromba dello Spirito, esultino i colli e balzino di gioia gli apostoli divini: la Regina va verso il Figlio, per regnare con lui.

L’augustissimo transito della tua divina e pura Madre radunò le schiere iperuranie delle potenze superne per festeggiare con quanti sulla terra ti cantano: O Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Il potentissimo angelo di Dio mostrò ai fanciulli come la fiamma irrorasse di rugiada i santi e bruciasse invece gli empi; e così ha reso la Theotòkos fonte vivificante, da cui zampillano insieme la distruzione della morte e la vita per quanti cantano: Noi redenti celebriamo l’unico Creatore e lo sovresaltiamo per tutti i secoli.

Tutta la moltitudine degli apostoli riuniti in Sion accompagnava con queste parole l’arca divina della santità: Dove vai ora, tempio del Dio vivente? Non abbandonarci, ma veglia su quanti cantano con fede: Noi, i redenti, cantiamo l’unico Creatore ed esaltiamolo in tutti i secoli.

La Purissima, levando le mani, mentre se ne andava, quelle mani che avevano abbracciato il Dio incarnato, con franchezza, come Madre, disse a suo Figlio: Conserva nei secoli coloro che mi hai dato e che gridano: Noi, i redenti, cantiamo l’unico Creatore ed esaltiamolo in tutti i secoli.

Secondo canone.

Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli puri; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra salmeggiante: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Glorificano la tua memoria, Vergine pura, i principati e le potestà con le potenze, gli angeli, gli arcangeli, i troni, le dominazioni, i cherubini e i tremendi serafini: e noi della stirpe umana la celebriamo e sovresaltiamo per tutti i secoli.

Colui che, incarnandosi, straordinariamente dimorò nel tuo grembo puro, proprio lui, Theotòkos, accogliendo il tuo sacratissimo spirito, in se stesso gli dona riposo, essendoti debitore come Figlio: perciò ti inneggiamo e sovresaltiamo, o Vergine, per tutti i secoli.

Oh, le meraviglie inconcepibili della sempre Vergine e Madre di Dio! Abitando infatti una tomba rivelò il paradiso e noi, oggi, attorniandola salmeggiamo gioiosi: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Primo canone. Poema di Cosma.

Ode 9.

Megalynàrion da ripetere ad ogni tropario dell’ode.

Noi, generazioni tutte, ti diciamo beata, o sola Theotòkos.

Tono 1. Irmòs.

Sono vinte in te le leggi della natura, o Vergine pura: il tuo parto infatti è verginale e la tua morte ha attratto la vita. O tu che dopo il parto sei vergine e dopo la morte viva, salva sempre la tua eredità, o Madre di Dio.

Stupirono le schiere angeliche scorgendo in Sion il loro Sovrano che prendeva tra le mani un’anima di donna; egli infatti così si rivolgeva, come Figlio, a colei che incorruttibilmente l’aveva partorito: Vieni, o venerabile, sii glorificata con il tuo Figlio e Dio.

Il coro degli apostoli compose il tuo corpo che aveva accolto Dio, guardandolo con timore e rivolgendoti dolcemente queste parole: Ora che te ne sei andata ai talami celesti, presso tuo Figlio, salva sempre la tua eredità, Madre di Dio.

Megalynàrion del secondo canone.

Gli angeli stupirono, vedendo la dormizione della Vergine, come la Vergine partiva dalla terra per le regioni superne.

Tono 4. Irmòs.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Theotòkos pura, sempre Vergine.

Venite, esultiamo sul Sion, divino e pingue monte del Dio vivente, contemplando la Theotòkos: essendo sua Madre, Cristo la trasferisce alla dimora di gran lunga migliore e più divina, al santo dei santi.

Venite, fedeli, accostiamoci alla tomba della Madre di Dio e abbracciamola, appoggiandovi le labbra del cuore, gli occhi e la fronte, con animo sincero e attingeremo generose grazie di guarigioni zampillanti da fonte perenne.

Accogli da noi il canto per il tuo esodo, o Madre del Dio vivente e adombraci con la tua divina grazia apportatrice di luce, accordando all’imperatore i trofei, al popolo amico di Cristo la pace, ai tuoi cantori il perdono e la salvezza delle anime.

Katavasìa. Noi, generazioni tutte, ti diciamo beata, o sola Theotòkos.

Sono vinte in te (come sopra).

Exapostilarion. Tono 3. Tu che il cielo.

Apostoli, qui radunati dai confini della terra, nel giardino di Getsemani seppellite il mio corpo; e tu, Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito (3).

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso.

Per la tua gloriosa dormizione esultano i cieli e gioiscono le schiere degli angeli, mentre tutta la terra si allieta rivolgendo a te, Madre di colui che domina l’universo, il cantico del tuo esodo, o Vergine santissima ignara di nozze, che liberasti la stirpe umana dalla sentenza contro i progenitori (2).

Dai confini, al cenno della divina potenza, accorsero i prescelti tra gli apostoli per seppellirti; contemplandoti mentre ti sollevavi da terra verso l’alto, a te gioiosi gridavano con le parole di Gabriele: Salve, cocchio della divinità nella sua pienezza; Salve, o sola che con il tuo parto hai congiunto le realtà terrestri alle celesti.

Poiché avevi partorito la vita, alla vita immortale sei passata, con la tua augusta dormizione: ti scorta-vano gli angeli, i principati e le potenze, gli apostoli e i profeti, con tutto il creato, mentre tuo Figlio accoglieva nelle sue immacolate mani la tua anima pura, o Vergine Madre, sposa di Dio.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Al momento della tua immortale dormizione, Madre di Dio, Madre della vita, le nubi rapirono in aria gli apostoli e di quanti erano sparsi per il mondo fecero un unico coro intorno al tuo corpo immacolato; seppellendolo con venerazione, essi acclamavano, cantando le parole di Gabriele: Salve, piena di grazia, Vergine Madre senza nozze, il Signore è con te. Con loro supplicalo come Figlio tuo e nostro Dio per la salvezza delle nostre anime.

Grande dossologia.

Viene dato l’olio santo ai fratelli.

Alla Liturgia i typikà, le beatitudini con i tropari dalle odi 3 e 6 del canone della festa.

Volendo si possono cantare le seguenti antifone.

Prima antifona.

Stico 1. Cantate al Signore, terra tutta, salmeggiate al suo nome, date gloria alla sua lode.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 2. Celebrate il Signore e invocate il suo santo nome, annunziate a tutte le genti le sue opere.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 3. Nella città del Signore delle potenze, nella città del nostro Dio.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 4. Nella pace è stato posto il suo luogo e la sua dimora in Sion.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Gloria. E ora.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Seconda antifona.

Stico 1. Il Signore ama le porte di Sion più di tutte le tende di Giacobbe.

Salva, Figlio di Dio, mirabile nei santi, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Stico 2. Cose gloriose si dicono di te, città di Dio.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 3. Dio l’ha stabilita in eterno.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 4. L’Altissimo ha santificato la sua dimora.

Gloria. E ora.

O unigenito Figlio di Dio.

Terza antifona.

Stico 1. Pronto è il mio cuore, o Dio, pronto è il mio cuore.

Tono 1.

Nel partorire hai conservato la verginità, con la tua dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio. Sei passata alla vita, tu che sei madre della vita e che con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime.

Stico 2. Che cosa renderò al Signore per tutto ciò che mi ha dato?

Nel partorire hai conservato.

Stico 3. Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore.

Nel partorire hai conservato.

Issodikòn.

Venite, adoriamo e prostriamoci a Cristo. Salva, Figlio di Dio, mirabile nei santi, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Apolytìkion. Tono 1.

Nel parto conservasti la verginità, nella dormizione non abbandonasti il mondo, Theotòkos. Sei passata alla vita, essendo madre della vita e con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime.

Kontàkion autòmelo. Tono pl. 2.

Tomba e morte non trattennero la Madre di Dio sempre desta nell’intercessione e immutabile speranza con la protezione: come madre della vita alla vita la trasferì colui che dimorò nel suo grembo sempre vergine.

Prokìmenon. Tono 3.

L’anima mia magnifica il Signore e ha esultato il mio spirito in Dio mio salvatore.

Stico. Perché ha chinato lo sguardo sulla piccolezza della sua serva.

Apostolo: Filippesi 2, 5-11.

Fratelli, abbiate in voi lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù (vai all’8 settembre).

Alliluia (3) Tono pl. 4.

Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Vangelo: secondo Luca (10, 38-42. 11, 27-28).

In quel tempo Gesù entrò in un villaggio e lo accolse una donna, di nome Marta (vai all’8 settembre).

Ad Exerètos…

Noi, generazioni tutte, ti proclamiamo beata, o sola Madre di Dio.

Tono 1. Irmòs.

Sono vinte in te le leggi della natura, o Vergine pura: il tuo parto infatti è verginale e la tua morte ha attratto la vita. O tu che dopo il parto sei vergine e dopo la morte viva, salva sempre, o Madre di Dio, la tua eredita.

Kinonikòn.

Prenderò il calice di salvezza e invocherò il nome del Signore. Alliluia.

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Vespro del 14 Agosto – Vigilia della dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea

14 Agosto

Vigilia della dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e 3 stichirà prosòmia della vigilia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Facciamo risuonare i cembali, acclamiamo con inni, dando inizio alla festa del transito e con gioia intoniamo i canti della sepoltura, perché la Madre di Dio, l’arca tutta d’oro, si prepara ora a passare dalla terra alle regioni celesti, andandosene al divino splendore della vita rinnovata.

O apostoli, si riunisca oggi meravigliosamente la vostra schiera dai confini della terra, perché la città vivente di colui che su tutti regna si affretta a partire verso le regioni divine per regnare gloriosamente col Figlio suo; per la sua divina sepoltura cantate concordi, con le superne schiere, un inno al transito.

Sacerdoti radunati insieme, re e capi, con le schiere delle vergini, avanzate dunque e tutto il popolo accorra per elevare insieme l’inno della sepoltura: poiché colei che su tutti regna consegnerà domani la sua anima nelle mani del Figlio, passando alla dimora eterna.

E del profeta.

Stesso tono. Hai dato come segno.

Tu hai predetto che sarebbe apparso sulla cima dei monti il monte splendente e ben visibile, l’annuncio del Salvatore, o beato e hai reso nota l’altissima scienza divina: in essa si rifugiano prontamente le genti, accorrendo con fede, apprendono la via del Signore e sono salvate con salvezza eterna.

Hai predetto che un capo, proveniente da Betlemme, sarebbe venuto a pascolare il suo popolo, o Michea, mirabile tra i profeti, dalla lingua divinamente ispirata; hai detto che le sue uscite sono dal principio, dai giorni dall’eternità. E noi, vedendo oggi la tua profezia realizzata, glorifichiamo con divino sentire colui mediante il quale hai parlato.

O venerabile profeta, che stai accanto al trono di Dio e ricevi la gioia, contempli la gloria e divinamente assapori il divino diletto, saziandoti di gioia e letizia spirituali, guarda a quanti con fede celebrano ora la tua memoria e liberali dalle tentazioni con le tue preghiere incessanti.

Gloria. E ora. Della vigilia. Tono 4.

Le folle degli angeli in cielo e la stirpe degli uomini in terra proclamano beata la tua augustissima dormizione, santissima Vergine pura: tu sei stata Madre di Cristo Dio Creatore; non smettere, ti preghiamo, di implorarlo per noi che, dopo Dio, in te abbiamo riposto le nostre speranze, o Theotòkos celebratissima e ignara di nozze.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Omeraviglia nuova! O singolare portento! Come dunque la Vergine portatrice di vita ha subito la morte ed è ora celata in una tomba?

Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, le sue compagne a te saranno condotte.

Danzi tutta la stirpe dei figli della terra, poiché ecco, la Vergine, la figlia di Adamo se ne va al cielo.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Voglio andare col pensiero al letto della Vergine, circondato in bell’ordine dai cori degli apostoli, che cantano l’inno funebre.

Gloria. E ora. Tono 2.

Colei che è più alta dei cieli, più gloriosa dei cherubini e più venerabile di ogni creatura, colei che per la sua sovreminente purezza divenne ricettacolo dell’essenza eterna, consegna oggi la sua santissima anima nelle mani del Figlio: per essa tutto l’universo è colmato di gioia e a noi è data la grande misericordia.

Apolytìkion della vigilia.

Tono 4. Presto intervieni.

Opopoli, già oggi tripudiate applaudendo con fede, riunitevi con affetto e nella gioia e radiosi acclamate tutti con letizia: perché la Madre di Dio sta per andarsene gloriosamente dalla terra alle regioni superne; lei che con inni sempre glorifichiamo come Madre di Dio.

Segue la conclusione.

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Mattutino del 14 Agosto – Vigilia della dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea

14 Agosto

Vigilia della dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della Theotòkos. Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Esultano, o santissima, la tua anima spirituale passata ai cieli, il tuo corpo puro passato nel paradiso, lungi dalla corruzione. Perciò il Signore ha punito gli empi che hanno agito con inganno nei confronti della tua salma preziosa. Noi dunque con gli apostoli acclamiamo: Salve, piena di grazia.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia

kàthisma della Theotòkos.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si è incarnato da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò noi con fede ti proclamiamo beata, come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Canone della Vigilia con l’Acròstico: Canto con gioia la Madre del mio Dio. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Cantiamo un inno di vittoria al Signore che ha condotto un tempo il suo popolo attraverso il Mar Rosso poiché si è glorificato.

Cantiamo al Signore che fece passare alla terra dei viventi la pura e santa Madre, che lo partorì secondo la carne.

Per contemplare lo splendore e gioire della bellezza di tuo Figlio, verso lui ti elevasti trasportata, o Vergine.

Come ti sei sottomessa alla morte, proprio tu, Madre di colui che fece perire l’ade e per te donò la vita agli uomini?

Avendo generato colui che purifica tutti, o Vergine, tu sei raggiante di incomparabile purezza, perciò noi fedeli ti glorifichiamo.

Canone del profeta. Acròstico: Voglio cantare Michea profeta ispirato.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraversando l’acqua.

Come un puro raggio del nostro Dio stai alla presenza del Creatore; o beatissimo, da tutti i pericoli pregalo di salvare coloro che ti cantano con fede.

Essendo ricolmo di senso spirituale e di sapienza da Dio, o eccelso Michea, come puro sei stato iniziato alla conoscenza del futuro.

Esponendo gli oracoli divini, dichiarasti che dal cielo il Signore apparirà sulla terra, o beato, descrivendo così la sua venuta tra noi.

Theotokìon. Negli ultimi tempi è apparso sulla terra incarnato colui che è conosciuto come anteriore ai secoli, liberando i prigionieri, o Madre di Dio.

Della Vigilia.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

Nel tuo transito a Dio, Madre di Dio, gioiscono terra e cielo, ottenendo grazie a te un’unione straordinaria.

Gioirono gli angeli celesti accogliendo, trasportata dalla terra, la Madre di Dio lodatissima.

Straordinario fu veramente il tuo divino e glorioso transito proprio come lo fu il tuo concepimento, o purissima.

Sei giunta alle tende celesti, o purissima, essendo purissimo tempio di Dio, o casta Vergine.

Del profeta. Stesso Irmòs.

La tua lingua fu per lo Spirito santo la canna che gli permise di mostrarci il compimento di ciò che doveva accadere.

Colui che precede i secoli ed è principio di tutte le cose l’hai mostrato incarnato a Betlemme.

Sei divenuto per noi precisissimo iniziatore dei misteri sovraintellettuali, o glorioso profeta, illuminato da profetiche visioni.

Theotokìon. Ti sei rivelata, o Purissima, monte visibilissimo, sul quale ascendendo, apparve il Signore, nel quale ora ci rifugiamo.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti accorrono a te, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito ti inneggia.

Kàthisma del profeta.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

La grazia dello Spirito santo, avendoti trovato puro ricettacolo senza macchia in te dimorò e indusse la tua anima a esprimere chiaramente le cose future come presenti, o profeta araldo di Cristo. Non smettere dunque di intercedere per noi, che degnamente onoriamo la tua gloriosa memoria.

Gloria. E ora. Della Vigilia.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Festeggiando la vigilia del transito della Madre di Dio, con radiosa esultanza a lei gridiamo: Salve, tu che te ne vai dalla terra ai cieli; salve, tu che con la tua dormizione hai vivificato tutti i confini: ora dunque che te ne vai, ricordati del mondo, o piena di grazia.

Della Vigilia.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Spavento e stupore presero i discepoli del Verbo vedendo te, Vergine pura, Madre della vita, senza parole e senza vita.

O funerale! O grazia! O inno superiore a tutte le parole, che a te indirizzano circondandoti gli ispirati da Dio, o beatissima!

Divenisti spazio spazioso del Verbo, perciò egli ti ha trasferito alla beatitudine santa, spaziosa ed eterna, o Theotòkos.

La tua santa dormizione angeli e uomini proclamano beata, poiché tu che sei la regina dell’universo, concepisti il Re dell’universo.

Del profeta. Stesso Irmòs.

Illuminato dal divino splendore dello Spirito, che dal cielo ti ispirava, o mirabile profeta, annunciasti il futuro, vedendolo come presente.

Da Sion venne la legge, come hai predetto, o divinamente beato e il verbo di Cristo è corso ai confini.

Il Signore dell’universo è apparso per reggere la casa di Giacobbe e nella gloria del suo nome conduce al pascolo il suo popolo.

Theotokìon. Proprio la figlia di Adamo fu Madre di Dio creatore quando s’incarnò da lei; ella lo partorì ineffabilmente.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Il tuo sepolcro, pura vergine, predica allo stesso tempo la tua sepoltura e il tuo transito con il corpo ai cieli.

Cori di vergini, cantate, giovani con i principi e gli anziani, glorificate la dormizione della Madre di Dio.

Morendo sei passato alle dimore immortali, tu che avevi ucciso i nostri nemici, o Purissima, per il tuo divino parto.

Ti circondarono uomini da Dio chiamati, o Sovrana e con parole di commiato ti inneggiavano.

Del profeta. Stesso Irmòs.

Amavi camminare dietro il Signore, divenendo pronto nelle sue vie, o sapientissimo.

Comprendesti che la futura salvezza sarebbe venuta per tutti i popoli dai giudei, o divino profeta.

Contemplando la grazia, o divino rivelatore, predicesti che in essa si rifugeranno le moltitudini di genti salvate.

Theotokìon. Divina Madre, tu eri il luogo divino da cui procede colui che libera il mondo dall’errore.

Della Vigilia.

Ode 6. Effondo la mia supplica.

La dimora ospitante colui che regge l’universo sale ai cieli per dimorarvi, poiché fu per Cristo cielo, trono, palazzo, colomba di purezza, la cui divina dormizione inneggiamo.

Trasportati sulle ali delle nuvole come aquile dall’alto volo e riunendosi al Getsemani, i messaggeri del Verbo, o Vergine, celebrano la tua imminente salita ai cieli, o lodatissima e come figli di tuo Figlio tu li hai benedetti.

Chi è colei che dalle valli del mondo se ne va salendo? Che cos’è questo corteo, questa meravigliosa processione e questo grande mistero che si vede? È la Regina, la Signora, la gloria e il vanto di tutti.

Il coro degli apostoli, gridando forte, versò abbondanti lacrime, vedendo la tua anima lasciare la tenda santa che aveva protetto il Signore e inneggiò divinamente la tua divina dormizione, o Purissima.

Del profeta.

Una tunica luminosa.

Profeta illustrissimo, custodendo le leggi di Dio, rimproveravi tutti coloro che abbandonavano l’osservanza della Legge.

O strumento divino dello Spirito, per le tue preghiere, profeta Michea, custodisci i fedeli da tutti i pericoli.

Theotokìon. Nobilitasti la casa di Giuda, o Vergine, dando alla luce il Sole sorto dal tuo grembo.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti vesti di luce come d’un manto, misericordiosissimo Cristo, nostro Dio.

Kontàkion della Vigilia.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Nella gloriosa memoria tua, * tutta la terra, * dello Spirito immateriale, * adornata con intelligenza, * in letizia grida a te: * Salve Vergine, dei Cristiani il vanto.

Ikos.

Esulti ora il cielo, si allieti tutta la terra: ecco infatti la Vergine viene sollevata dalla terra e sale verso il paradiso e appare a tutti salvezza da parte di Dio, pregando e proteggendo. Per questo radunò anche tutto il coro degli apostoli riunendolo dai confini: apparvero infatti nubi per rapirli e trasportarli incontro alla Madre e al Figlio, gridando: Salve, tesoro e manna dell’alleanza, Salve, vergine, vanto dei cristiani.

Sinassario.

Il 14 del mese memoria del santo profeta Michea.

Stichi. Dalla terra mi hanno innalzato, ma vado in paradiso e qui ringrazio il legno provvidenziale che mi è stato procurato da Dio. Alla forca il quattordici Michea fu appeso al legno.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Marcello, vescovo di Apamèa.

Stichi. Offrivi a Dio mistici incensi, persino la tua carne divenne sacrificio, o padre.

Lo stesso giorno memoria della traslazione nel palazzo della preziosa croce.

Stichi. Accendiamo le parole al posto delle lampade per scortare la croce nel tesoro aulico.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Ursìchio.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della Vigilia.

Ode 7. I fanciulli ebrei.

Oltre le leggi concepisti, ma morendo ti sottometti all’umana condizione, pura Vergine, dopo aver vivificato i morti di un tempo col tuo parto vivificante.

Dimora vuota del tuo corpo, ma riempito di grazia, il sepolcro: poiché fa zampillare per noi fiumi di guarigioni, santa Madre di Dio e mette fine agli ondeggiamenti di questa vita.

Il tuo corpo, Vergine purissima, si è alzato dalla tomba, ma resta con noi la tua santa benedizione, che rende ai ciechi la luce e noi magnifichiamo il tesoro della tua compassione.

O libro nuovo dove fu inscritto il Verbo per meravigliosa unione, pregalo di iscrivere nel registro della vita tutti coloro che cantano la tua meravigliosa dormizione.

Del profeta. I giovani Giudei.

Ti rivelasti efficacissimo servo del Sovrano di tutti, audacia dei forti, vegliando, insegnando e gridando, o degnissimo: o Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Balenando raggi di purezza e di condotta divina, ti rivelasti profeta della sua divina manifestazione, cantando, o beato: o Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Come un uomo si è lasciato formare in grembo verginale, per volere del Padre, il Verbo a lui coeterno, opera e potenza di colui che lo genera: o Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Della Vigilia.

Ode 8. Nella fornace ardente.

Le luminose colonne dell’universo giunsero dai confini del mondo per seppellirti in Sion, pura Vergine, che sconfiggi la morte.

Impotente è la lingua dei retori come anche quella degli angeli a lodarti degnamente: veramente, o Sovrana nostra, superi tutti ineffabilmente.

Esulti oggi il creato e le nubi veramente piovano giustizia venerando il transito a Dio della Vergine.

Ecco il trono del Signore superiore a troni e cherubini, l’unica senza macchia viene sollevata da terra per dimorare nel regno divino.

Del profeta. Al suono della musica.

Il Verbo di Dio, la cui origine risale al principio, è apparso, come Michea predisse, per liberare i figli di Adamo, che inneggiano al Signore e lo esaltano per tutti i secoli.

Spiritualmente iniziato proclamasti: misericordia vuole il Signore, nella sua bontà perdona le colpe di chi a lui inneggia con fede e lo esalta per tutti i secoli.

Ti rivelasti luce rifulgente, divenendo specchio terso, che accoglie il raggio di Dio, gridando, o profeta Michea: Inneggiate al Signore ed esaltatelo nei secoli.

Theotokìon. Possedendo come potente consolazione, o Vergine, il frutto del tuo grembo, noi seguiamo gli apostoli e la loro santa confessione, inneggiando al Signore ed esaltandolo per tutti i secoli.

Irmòs. Al suono della musica e di tutti gli strumenti, quando i popoli adoravano la statua d’oro, i tre giovani, rifiutando d’inchinarsi inneggiavano al Signore e lo glorificavano per tutti i secoli.

Della Vigilia.

Ode 9. Realmente Theotòkos.

Più luminosa di tutti gli angeli celesti, degnati di illuminare con lo splendore dei tuoi doni quanti cantano la tua fulgida dormizione.

Nella santa dormizione dell’unica ancella di Dio, esultate, cori dei fedeli, salvati per la sua intercessione incessante.

La terra quaggiù festeggia, nei cieli gli angeli esultano e tutti i giusti nella gioia inneggiano, o Vergine, alla tua santa dormizione.

Vergine che ami il bene, diffondi su tutti le onde della tua bontà e salvaci nel tuo amore, tu che generasti il Verbo bello e buono.

Del profeta. Stesso Irmòs.

Rifulgendo con intelletto senza macchia e purissimo per i bagliori della pietà, sempre insisti nell’intercedere per il mondo.

E’ giunta la tua luminosa memoria, o profeta: colma di carisma profetico, essa su di noi fa scaturire fiumi di penitenza.

Vedendo giungere, secondo la tua divina profezia, il Salvatore del mondo, o beato, gioisci di felicità inconcepibile.

Theotokìon. Come eccelsa e purissima, purifica le sozzure della mia anima, tu che concepisti il Dio più che buono.

Irmòs. Realmente, Theotòkos, da te salvati, Vergine pura, danzando con gli incorporei, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion del profeta.

Tono 2. Udite, donne.

Michea, profeta di Dio, tu hai predetto che per il nostro bene sarebbe uscito un principe, una guida che avrebbe pascolato in pace il suo popolo: da Betlemme avrebbe iniziato il cammino, ma in verità le sue uscite sono dai giorni dell’eternità: per mezzo suo siamo stati tutti salvati.

Della vigilia, stessa melodia.

Festeggiando la fulgidissima memoria della tua augusta dormizione, con affetto cantiamo, o Madre di Dio: e tu che come Madre, o pura, te ne vai gloriosa al tuo Figlio e Signore, prega per i cristiani, che con fede a te elevano inni.

Allo stico, stichirà prosòmia della vigilia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Si raduna la folla dei discepoli per la sepoltura della Madre che generò Dio, giungendo dai confini della terra a un cenno onnipotente.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

La sposa di Dio, la Vergine Regina, la gloria degli eletti, il vanto delle vergini, se ne va presso il Figlio.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Prodigiosamente si raduna, dai confini del mondo, il coro dei discepoli per seppellire il tuo corpo divino e senza macchia.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

O Sovrana buona, solleva le tue sante mani verso il Figlio tuo, il Creatore amante delle anime, perché abbia pietà dei tuoi servi.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 13 Agosto

13 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Massimo il confessore. Conclusione della festa della Trasfigurazione. Si canta l’ufficiatura del 6 agosto, eccetto le letture del vespro, la litì e il polyèleos.

Se il 13 agosto è domenica, il sabato sera al vespro: Beato l’uomo. Al Signore a te ho gridato: 4 stichirà del tono e 6 della festa. Gloria: della festa. E ora: Theotokìon dogmatico del tono. Apòstica dall’Oktòichos. Gloria. E ora: della festa. Apolytìkion della domenica e della festa.

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Mattutino del 13 agosto

13 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Massimo il confessore. Conclusione della festa della Trasfigurazione. Si canta l’ufficiatura del 6 agosto, eccetto le letture del vespro, la litì e il polyèleos.

Se il 13 agosto è domenica, al Mattutino: apolytìkion dall’Oktòichos 2 volte e una volta quello della festa. Kathìsmata del tono. Evloghitaria della risurrezione. Canone del tono e i canoni della festa. Katavasìe della croce. Dopo la terza ode kontakion e kathìsmata della festa. Dopo la sesta ode kontakion e ikos anastàsimo. Alla nona ode non si canta Più venerabile. Exapostilarion della domenica e della festa. Alle lodi 4 stichirà del tono e 4 della festa. Gloria. Eothinòn. E ora. Sei più che benedetta. Grande dossologia.

Sinassario.

Il 13 di questo mese memoria della traslazione delle reliquie del nostro padre tra i santi Massimo il confessore.

Stichi. I fedeli trasportano le tue reliquie, dimostrando che sei vivo e persino viaggi. La salma di Massimo trasportarono il tredici.

Lo stesso giorno memoria dell’indimenticabile e beatissima imperatrice Irene, fondatrice del venerabile monastero di Cristo Salvatore Pantocrator e della sua santa conversione alla vita monastica col nome cambiato in Xeni.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

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Vespro del 12 Agosto – Memoria dei santi martiri Fozio e Anìkitos

12 Agosto

Memoria dei santi martiri Fozio e Anìkitos.

AVVERTENZA. Oggi si celebra anche l’ufficiatura del nostro santo padre Massimo il confessore, perché il 13 si conclude la festa della Trasfigurazione.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia dei santi martiri.

Tono 4. Hai dato come segno.

Non vi terrorizzò il fuoco, né gli strumenti taglienti, né il furore del tutto irrazionale di chi follemente giudicava, né gli assalti dei leoni, né il ribollire delle caldaie, né l’amputazione delle membra, né l’amara sentenza di morte che vi rendeva immortali e gloriosamente vi accompagnava a Dio immortale, o generosissimi atleti.

Avete ottenuto la fine beatissima, in tutto venerabile e desiderata da chi ne è degno, avete ottenuto le speranze eterne, o generosi e fate scaturire per noi fonti di prodigi, che tolgono il bruciore delle passioni dell’anima e del corpo in quanti sempre celebrano piamente la vostra festa annuale, o illustrissimi.

Fozio glorioso e Anìkitos di mente divina, coppia eccelsa, rifulgente degli splendori della Trinità, variamente ornati dalle bellezze delle ferite, sempre esultano con gli angeli e dispensano illuminazione e misericordia a quanti festeggiano con fede la loro lotta sacra e gloriosa.

Altri 3 di san Massimo.

Lo stesso tono. Come generoso fra i martiri.

Predicavi conosciuto con due volontà e due energie colui che per compassione si è compiaciuto di diventare uomo, o beato Massimo, chiudendo le bocche sempre aperte degli empi, che per calunnia del diavolo, artefice della malizia, lo ritengono dotato di una sola volontà e una sola energia.

Con le corde dei tuoi dogmi soffocasti, o padre Massimo, il loquace e insensato Pirro; sopportasti anche persecuzioni e tribolazioni, o illustrissimo: molto flagellato, ti furono tagliate la lingua e la divina mano sempre levata a Dio, con cui, scrivendo, fissavi gli eccelsi dogmi.

La tua santa lingua, padre, divenne come stilo di scriba veloce, acuminato dallo Spirito, scrivente in bella grafia con la grazia, sulle tavole dei nostri cuori, il libro delle virtù divine, l’esattezza dei dogmi e l’incarnazione di colui che in due nature e in una sola ipòstasi volle manifestarsi agli uomini.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4.

Noi, folle di monaci, ti onoriamo come guida, o nostro padre Massimo, perché per te imparammo a camminare per la via veramente retta; beato sei tu, che servisti Cristo e sconfiggesti la potenza del nemico, o compagno degli angeli, consorte dei santi e dei giusti: con loro prega il Signore di aver misericordia delle nostre anime.

E ora. Lo stesso tono. Della festa.

La nube luminosa della trasfigurazione seguì l’oscurità della Legge: Mosè ed Elia, venendone avvolti e fatti degni della gloria più che luminosa, dicevano a Dio: Tu sei il nostro Dio, o Re dei secoli.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Accostiamoci con animo pronto al monte Tabor per contemplare la gloria del Re dell’universo, Cristo, nostro Redentore.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua e la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Con Mosè ed Elia, mio Salvatore, sei apparso brillante più del sole sul monte Tabor, davanti ai discepoli prescelti.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

I discepoli udivano la voce del Padre che testimoniava la tua gloria, o mio Salvatore e per il timore caddero proni a terra.

Gloria. Tono pl. 2. Del santo.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli trovasti ricompensa delle tue fatiche; annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita; poiché hai dunque confidenza col Signore, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Tono pl. 4. Della festa.

Scoprendo, o Cristo, per quanti erano saliti con te sul monte, un pallido bagliore della tua divinità, li hai resi partecipi della tua gloria ultramondana: essi perciò ispirati gridavano: E’ bello per noi stare qui! Con loro anche noi per i secoli a te inneggiamo, Cristo Salvatore trasfigurato.

Apolytìkion del santo. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, astro del mondo, ornamento dei monaci divinamente ispirato, sapiente Massimo, con le tue dottrine illuminasti tutti, o lira dello Spirito: prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Apolytìkion della festa. Tono grave.

Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio, facendo vedere ai tuoi discepoli la tua gloria, per quanto lo potevano. Fa’ risplendere anche su noi peccatori la tua eterna luce, per l’intercessione della Theotòkos, o datore di luce, gloria a te.

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Mattutino del 12 Agosto – Memoria dei santi martiri Fozio e Anìkitos

12 Agosto

Memoria dei santi martiri Fozio e Anìkitos.

AVVERTENZA. Oggi si celebra anche l’ufficiatura del nostro santo padre Massimo il confessore, perché il 13 si conclude la festa della Trasfigurazione.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Per mostrare la trasformazione dei mortali assunti nella tua gloria, Salvatore, nel tuo secondo e tremendo avvento, sul monte Tabor ti sei trasfigurato; Elia e Mosè con te parlavano; tu chiamasti tre dei tuoi discepoli ed essi vedendo, o Sovrano, la tua gloria, per il tuo fulgore stupirono; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma. Uguale.

Trasfigurandoti sul monte Tabor, o Salvatore e mostrando ai discepoli prescelti la tua gloria, o Cristo, hai fatto risplendere la tua divinità che mai aveva subito mutamento. Nella nube luminosa convocasti Mosè ed Elia, che con te conversavano; perciò Pietro diceva: O misericordioso è bello stare qui con te; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Quindi i canoni: prima uno della festa, poi i due seguenti dei santi.

Canone dei martiri. Acròstico: Canto l’ode dei due martiri. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Dopo aver subìto le pene della carne con pazienza e con la forza della fede, vi siete trasferiti con gioia alla vita senza pene, illustri martiri, nostri intercessori.

Corazzato con le divine armi della fede, uscisti incontro ai nemici incorporei, mettendo in rotta le loro armate con la potenza divina, o Anìkitos.

Per i raggi della sapienza divina, confondesti le chiacchiere dei retori e la stoltezza degli elleni, glorioso Anìkitos e consegnasti tutto te stesso alla lotta.

Theotokìon. Vergine sia prima del concepimento, sia dopo la nascita, realmente ti rivelasti, o purissima, poiché generasti oltre ragione il Dio che dopo le lotte incorona i santi martiri.

Canone del beato. Acròstico senza Theotokìa: Massimo il grandioso viene glorificato. Di Giovanni monaco.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Dalla tua lingua stillante miele, divino Massimo, stilla su me la grazia dello Spirito, che mi ispiri.

Eri fiamma bruciante contro le eresie: come paglia le consumasti, per lo zelo dello Spirito, o beato.

L’eresia sacrilega, il dogma monotelìta, imposto senza ragione, fu sconfitto dai tuoi discorsi.

Theotokìon. Theotòkos pura, che oltre natura generasti l’eterno e sovradivino Verbo incarnato, noi ti inneggiamo.

Dei martiri.

Ode 3. Si rallegra in te.

Vittorioso martire Anìkitos, vinte con Cristo le schiere dei nemici, fosti incoronato vincitore.

Disprezzando la carne corruttibile, i martiri di Cristo subirono con spirito forte i più rudi tormenti.

Colmi dei flutti vivificanti, avete fermato i torrenti tremendi dell’errore con i rivi del vostro sangue, o sapienti martiri.

Theotokìon. Abitò in te il Signore che siede nei cieli e sfrattò da noi ogni errore.

Del beato. Tu sei saldezza.

Eccelso predicatore della pia fede si rivelò davvero Massimo, martire di Cristo per il sangue versato.

O Massimo beato, divenisti per l’ascesi e la filosofia casa della sapienza degna di Dio.

La tua lingua come un fiume effuse il vero insegnamento di Cristo, o figlio della sapienza, beatissimo Massimo.

Theotokìon. Avendo sempre in te, Vergine senza sposo, il nostro rifugio e riparo, noi cristiani senza sosta ti glorifichiamo.

Irmòs. Tu sei saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati, a te inneggia il mio spirito.

Kontàkion della festa.

Del beato. Tono pl. 2. Compiuta l’economia.

La luce trifulgida nella tua anima ti ha reso strumento eletto, o beatissimo: spieghi infatti le cose divine ai confini e l’interpretazione di ardui concetti, o beato, predicando chiaramente a tutti, o Massimo, la Trinità sovrasostanziale e senza principio.

Ikos.

Fondamento dei sacerdoti, sostegno dei dogmi, tromba della sapienza, sommo tra i martiri, saldezza dei fedeli, il meraviglioso Massimo si leva oggi davanti al mondo per la sua memoria; sorgete dunque tutti verso la sua luce, lodando la franchezza e lo zelo per la pietà che mostrò, con cui davvero si oppose ai lupi come pastore per il proprio gregge, li abbatté e fu incoronato con i premi della vittoria, a tutti predicando chiaramente la Trinità sovrasostanziale e senza principio.

Kàthisma dei santi.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Abbattendo l’orgoglio del nemico, o atleti, con la pazienza nei tormenti, con gioia trovaste dimora in cielo, illustre Fozio e beato Anìkitos; perciò, esultando nei secoli dei secoli, pregate Cristo per noi, che celebriamo la vostra memoria.

Gloria. Del beato. Tono 3. Attonito di fronte.

La rettitudine della tua vita rischiara veramente i passi di quanti con fede ti seguono, padre Massimo: salva, dunque, da ogni angoscia quanti con affetto sempre ti dicono beato e supplica per noi il buon Cristo, o beato ammirabile.

E ora. Della festa. Uguale.

Della tua divina gloria realmente un riflesso, per quanto possibile, rivelasti ai tuoi discepoli trasfigurandoti sul monte Tabor, Dio Verbo; illumina con loro anche noi che a te, o solo immutabile, Gesù onnipotente, inneggiamo con fede gridando a una voce: Gloria, o Cristo al tuo regno.

Dei martiri. Ode 4. Vedendo te.

Ardenti di divino amore vi incamminaste verso la fornace di fuoco rimanendo in essa incolumi e salvi per la rugiada dello Spirito, invincibili martiri, nostri intercessori.

Rinunziarono ai loro corpi, gli atleti, lacerati dai colpi, poiché protendevano i loro cuori al Dio che dona la perseveranza nella fede.

Torri fortissime della nostra fede, distruggeste le postazioni dei nemici e foste proclamati cittadini della città del nostro Dio: Gloria alla tua potenza, Signore.

Non vi siete assopiti nel sonno dell’empietà, ma vigili davanti a Dio, a quanti dormivano nel sonno della morte avete portato la veglia della luce con la grazia e la conoscenza di Dio.

Theotokìon. Essendo bella concepisti il bello, che rivelò bellissimi i martiri, che valorosamente lottarono e annientarono l’ateismo, Vergine Madre castissima.

Del beato. Ho udito, Signore.

I mortali ti celebrano e gli ordini degli esseri celesti ti ammirano, poiché per amore della sapienza ti rivelasti come incorporeo, o padre.

Il tiranno era minaccioso, ma la tua pazienza non fu vinta e quando quello scellerato venne bandito, tu trovasti la beatitudine eterna.

Con te, Massimo, lottarono i due discepoli beatissimi, che parteciparono alle tue lotte e per questo hanno ricevuto la stessa ricompensa.

La Chiesa di Cristo, arrossata dal tuo sangue effuso, fece fiorire, da questo seme divino, il dogma tramandato dai padri, o beato.

Theotokìon. Avendo germogliato il frutto che vivifica il mondo, salva i tuoi cantori, o Theotòkos, terra non arata.

Dei martiri. Ode 5. Tu, mio Signore.

La tua carne mortificata da innumerevoli tormenti, ti procurò la gloria immortale nell’eternità, o beato Anìkitos.

Eri inaccessibile al fuoco che ti bruciava, poiché, come vero figlio del giorno senza declino, partecipavi al divino splendore.

I gloriosi martiri rifiutarono la corrente delle cose effimere, desiderando con tutta l’anima la bellezza dei tesori immutabili.

Theotokìon. Chi può descrivere il tuo mistero, Sovrana Theotòkos? Oltre ragione e intelletto, infatti, hai ineffabilmente partorito Dio.

Del beato. Vegliando a te gridiamo.

Avendo accumulato la scienza del cielo e della terra, giustamente Massimo viene chiamato filosofo.

Per amore della suprema sapienza ti rivelasti perfetto imitatore del tuo Cristo, o insigne Massimo.

Per follia del tiranno divenisti esule, ma trovasti, o beato, Gesù consolatore.

Theotokìon. Calma l’onda agitata delle mie passioni, tu che concepisti il Signore Dio nocchiero.

Dei martiri.

Ode 6. A te sacrificherò.

Sul legno sei stato innalzato crudelmente straziato, stracciando la passione della morte e indossando la divina veste dall’alto, o martire Anìkitos.

Spezzando le catene dell’errore con le catene che li stringevano, con forza i santi, grazie ai divini lacci della pazienza e fermezza, atterrarono il principe delle tenebre.

Appariste come grandi luminari, illuminando tutto il creato con il bagliore delle guarigioni e i raggi delle divine lotte, o valorosi atleti di Cristo.

Theotokìon. Superando le leggi naturali concepisti il vero legislatore; supplicalo, o purissima, di aver pietà e salvare la mia anima assoggettata alla legge del peccato.

Del beato. Una veste luminosa.

Offrendo a Dio la tua ardente preghiera, o teoforo, liberami dalle passioni dell’anima e del corpo e da ogni perdizione.

La torbida fonte dell’eresia fu sanata e bonificata del tutto dal richiamo della tua lingua, o beato.

O Cristo, tu che solo sei buono, siimi propizio e, per l’intercessione del tuo santo, fa’ sgorgare nel mio cuore la fonte della tua grazia.

Theotokìon. Tu che sola con un verbo concepisti nella carne il Verbo, salva, ti supplichiamo, le nostre anime dalle reti del nemico.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti rivesti di luce come un manto, misericordiosissimo Cristo nostro Dio.

Kontàkion dei santi.

Tono 2. Cercando le cose dell’alto.

Celebriamo, o fedeli, i divini opliti, lodiamo la pariglia di Cristo glorioso; tutti noi, amanti della lotta, come forti araldi della pietà e veri innamorati di Dio incoroniamoli con inni canori.

Ikos.

Sono terra e cenere, marciume e vermi, per opere e pensieri turpi ed empi: ti supplico, o filantropo e mi getto ai tuoi piedi perché tu, o Cristo, tolga con la spugna della tua pietà la sozzura che ho accumulato con opere e parole: illumina il buio del mio intelletto col chiarore della grazia, affinché degnamente esprima, o Cristo mio, la resistenza dei tuoi martiri e noi li coroniamo con inni canori.

Sinassario.

Il 12 di questo mese memoria dei santi martiri Fozio e Anìkitos.

Stichi. Il fuoco bruciò Fozio e suo zio Anìkitos, ma per lui il sole di giustizia innalzò nel suo atrio più splendente di Febo Anìkitos l’invincibile e l’illustre Fozio.

I santi Castore e Palamone si addormentano in pace.

I santi dodici soldati martiri di Creta perirono di spada.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Panfilo e Capitone, uccisi di spada.

Stichi. Giacendo a terra coperti di sangue, superarono la spada Capitone e Panfilo.

Lo stesso giorno memoria dei beati Sergio e Stefano, addormentati in pace.

Stichi. Sottoposti alle stesse pene, Sergio e Stefano ottennero le stesse corone e questo è giusto.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei martiri.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Ingaggiando la vostra strana lotta, appariste davvero estranei a ogni pensiero della carne, o gloriosi concittadini degli angeli ed eredi di Cristo, o famosissimi martiri.

Con pazienza e coraggio sconfiggeste ogni complotto dei nemici di Dio e, splendidi per le vostre pene, raggiungeste la luce senza tramonto.

Divenuti tempio della Trinità sovradivina, i martiri illustri rovesciarono valorosamente steli e templi degli atei e raggiunsero lieti il popolo dei cieli.

Theotokìon. Come più vasta dei cieli, o pura, accogliesti inconcepibilmente il Verbo incontenibile, che ci fa passare dalla via stretta all’ampia pianura della vita in Dio, o purissima.

Del beato. I fanciulli venuti dalla Giudea.

La Trinità ha una sola natura, energia, volontà, dicesti, attribuendone però due al Dio incarnato, cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Non due volontà divise simmetricamente, ma differenti in qualità per natura predicasti gridando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Tenendo come colonna dell’ortodossia le tue parole divine, o padre, in due nature e volontà adoriamo l’Uno della Trinità santa, il Dio dei nostri padri incarnato.

Sapendo che sono due le energie del Dio incarnato per amore e anche due le rispettive volontà come ci insegnasti, cantiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Dal tuo seno è sorto il Signore di tutti, da te o Vergine, si è incarnato e noi proclamandoti Madre di Dio, gridiamo a tuo Figlio: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Dei martiri.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

Mostrando forza d’animo, non temevate, o sapienti, né l’assalto delle belve, né l’acqua bollente dei calderoni, né l’amputazione delle membra, né gli altri tormenti, ma senza sosta cantavate: Opere tutte, benedite il Signore.

Sanate le passioni dei fedeli raffigurando con le vostre pene la beata passione, o santi e purificate le infermità e scacciate gli spiriti maligni gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

La coppia di atleti confessò splendidamente la Trinità increata e annientò la realmente immensa armata dei nemici e raggiunse le miriadi spirituali cantando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Theotokìon. Vergine santa che concepisti il santissimo Dio, che corona di grazia questi santi martiri, salva e santifica noi, che con affetto cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Del beato. Divenuti vincitori.

Amando soprattutto l’amante della stirpe umana, o beato, prendesti la tua croce per essere crocifisso con lui, gridando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli. 

Estraneo ad ogni piacere mortifero, o beato, divenisti puro specchio del nostro Dio, cantando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli. 

Non temevi la crudele barbarie del tiranno, ma eri come torre inflessibile dell’incrollabile ortodossia, cantando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli. 

Come sole, che riceve dall’unica e trisipostatica divinità lo splendore vivificante, apparisti nelle tenebre dell’errore cantando: Opere tutte, esaltate il Signore per tutti i secoli.

Theotokìon. Apparisti, o Vergine, figlia del decaduto Adamo e Madre del Dio che rinnovò la mia natura e che noi, opere tutte, come Signore celebriamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Divenuti vincitori del tiranno e della fiamma per la tua grazia, i fanciulli stretti ai tuoi comandamenti gridavano: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Dei martiri.

Ode 9. Cristo, pietra angolare.

Ecco, recando grazia e luce, è rifulso il giorno dei santi martiri Fozio e Anìkitos, illuminando tutti i fedeli, che festeggiano la loro straordinaria passione.

Appariste come brace incendiando i rovi del male e come agnelli eletti, volontariamente immolati per essere offerti a colui che toglie i peccati.

Glorificando solennemente, o atleti, le vostre ferite, le pene, i tormenti, l’inimmaginabile fermezza, le lotte e la fine, insieme giubiliamo oggi.

Come rose nelle valli dei martiri sono santamente fioriti gli atleti e profumano nello spirito i cuori dei fedeli, scacciando il fetore dell’errore.

Theotokìon. Vergine che generasti la luce inaccessibile, illuminaci e riempi di letizia, gioia e divina conoscenza noi, che con cuore puro e mente pia ti diciamo beata.

Del beato. Colui che rivelò.

Come un tempo quello di Abele il tuo sangue grida a Dio e per sempre ad alta voce la Chiesa di Cristo proclama la tua dottrina ispirata, beatissimo ed eccelso Massimo.

La tua mano tagliata scrive con dito divino come con stilo e inchiostro, con la lingua mozzata e il tuo santo sangue, la fede nei cuori degli ortodossi, o beatissimo.

Nel mondo si canta la tua audacia divina e la fiamma interiore del tuo divino amore, per cui sopportasti molto volentieri l’effusione del tuo sangue, o beato Massimo.

Davanti al trono divino stai con i martiri, dei quali raffigurasti lo zelo per la fede, rendendoci familiari del Sovrano e tuoi imitatori, o padre.

Theotokìon. Sei tu, Theotòkos, la nostra arma e il nostro scudo, la protezione di quanti a te accorrono e noi confidiamo nel tuo aiuto per essere liberati dai nostri nemici.

Irmòs. Colui che rivelò al Legislatore sul monte nella fiamma e nel roveto il parto della sempre Vergine per la salvezza di noi fedeli, con inni mai silenti noi magnifichiamo.

Exapostilarion del santo. Udite, donne.

Le profondità dei tuoi giudizi sono scrutate dallo Spirito; ma quelle dello Spirito, o Salvatore, Massimo le scrutò con spirito e potenza, da retto filosofo, dichiarando che due sono le tue volontà ed energie: perciò egli è ora splendidamente onorato.

Dei martiri. O Verbo, luce immutabile.

Divenne luce per le folle la testimonianza di Fozio, mentre Anìkitos vinceva l’errore fra i tormenti, entrambi proclamando le due generazioni di Cristo: e noi li celebriamo insieme.

Della festa.

O Verbo, luce immutabile della luce del Padre ingenito, nella tua luce che oggi appare sul Tabor, noi vediamo come luce il Padre e come luce lo Spirito, luce che illumina tutto il creato.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

E’passata l’ombra, è giunta la grazia! Così Mosè gridava sul monte Tabor vedendo la tua divinità, o Salvatore.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua e la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Elia e Mosè sul monte Tabor parlavano dell’esodo che per noi avresti compiuto, o filantropo.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

I tuoi tre discepoli, non potendo sopportare l’aspetto sfolgorante della tua divina figura, con timore, o Salvatore, si gettarono a terra.

Gloria. E ora. Uguale.

Solleva la fronte degli imperatori credenti, o misericordioso Re dell’universo e dài loro vittoria per le preghiere della tua genitrice, o Salvatore.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 11 Agosto – Memoria del santo Diacono e Martire Euplo

11 Agosto

Memoria del santo Diacono e Martire Euplo.

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi con 3 stichirà prosòmia della festa e 3 del santo.

Della festa. Tono pl. 2. Il terzo giorno.

Prendendo, o Cristo, nella tua pietà, la forma del primo uomo Adamo, dalla Vergine apparisti nuovo Adamo e sul monte Tabor ti trasfigurasti svelando la tua divinità, o Salvatore.

Sbigottirono gli eletti testimoni della grazia e della Legge, vedendo la tua trasfigurazione sul monte Tabor: con loro ti adoriamo col Padre tuo e lo Spirito.

Risplende radiosa la natura, o Cristo, per la tua trasfigurazione; di essa tu, Dio, hai fatto spettatori sul Tabor i divini apostoli, Mosè ed Elia, ineffabilmente sfolgorando più del sole.

Del santo. Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Euplo celebratissimo, abbattesti con grande vigore le macchinazioni dell’ostile nemico, sconfiggendolo con la tua forte lotta; ti consacrasti a Cristo tuo Creatore come sacrificio puro e accetto e ora esulti in eterno con il Re dell’universo.

Euplo celebratissimo, muniti i sensi della tua anima con la croce di Cristo, ti gettasti con forza contro l’avversario di tua spontanea volontà e dopo averlo pubblicamente respinto, regni ora con il Re dell’universo, esultando in eterno.

Euplo celebratissimo, avendo Cristo come soccorritore, disprezzasti le cose materiali e, consegnando per lui il corpo al persecutore e ai flagelli, lottando, o martire, hai resistito fino al sangue, perciò il Sovrano, Salvatore e Signore ti ha ornato con la corona della vittoria.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Un tempo caliginoso e fumante è ora prezioso e santo il monte su cui si posarono i tuoi piedi, Signore: poiché il mistero dall’eternità nascosto, negli ultimi tempi lo manifestò a Pietro, Giovanni e Giacomo la tua tremenda trasfigurazione: essi, non sopportando il fulgore del tuo volto e lo splendore delle tue vesti, oppressi stavano curvi col volto a terra; nell’estasi stupivano vedendo Mosè ed Elia parlare con te di ciò che stava per accaderti e una voce dal parte del Padre testimoniava dicendo: Questi è il mio Figlio diletto, in cui mi sono compiaciuto; ascoltatelo, egli donerà al mondo la grande misericordia.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Volendo, o Cristo, mutare la natura proveniente da Adamo, sali ora sul monte Tabor per manifestare la Divinità agli iniziati.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Facendo ineffabilmente balenare sul monte Tabor lo splendore trifulgente della tua divina gloria, o Salvatore, illuminasti l’universo.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Appena i discepoli videro la straordinarietà della tua veste e di tutto il tuo aspetto, o Verbo, subito caddero proni a terra.

Gloria. E ora. Tono 4.

Trasfigurato su un alto monte, Salvatore, avendo i corifei dei discepoli, con gloria rifulgesti, indicando che quanti risplendono per l’elevatezza delle virtù, anche della divina gloria saranno fatti degni. E Mosè ed Elia, conversando con Cristo, mostravano che egli è Signore dei vivi e dei morti e il Dio, che un tempo aveva parlato mediante la Legge e i profeti; anche la voce del Padre dalla nube luminosa testimoniava dicendo: Ascoltatelo; con la croce spoglia l’ade e ai morti dona la vita eterna.

Apolytìkion. Tono grave.

Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio, facendo vedere ai tuoi discepoli la tua gloria, per quanto lo potevano. Fa’ risplendere anche su noi peccatori la tua eterna luce, per l’intercessione della Theotòkos, o datore di luce, gloria a te.

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Mattutino del 11 Agosto – Memoria del santo Diacono e Martire Euplo

11 Agosto

Memoria del santo Diacono e Martire Euplo.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della festa.

Tono 4. Ti sei manifestato oggi.

Ecco giunta la fulgidissima festa del Sovrano: venite tutti, purifichiamoci e poi ascendiamo con l’intelletto al monte Tabor per vedere Cristo.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Il Verbo, pari in dignità al Padre e allo Spirito, incarnato dalla Vergine per la nostra salvezza, visse tra gli abitanti della terra, come sta scritto; e, salito al Tabor con i discepoli prescelti, si è gloriosamente trasfigurato: inneggiamo dunque alla sua divina e santissima condiscendenza.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il primo canone della festa, poi il canone del Santo, con l’Acròstico: Loderò piamente l’illustre Euplo. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Come i cavalieri.

Tu che navigasti con l’arma della croce, hai raggiunto il porto della vita, nel quale risplendi di gioia; interrompi, o glorioso, la bufera agitatissima del mio cuore, affinché glorifichi serenamente la tua memoria.

Come astro risplendente che fa brillare sui fedeli l’irradiamento delle tue virtù, santo Euplo, sei sorto nel firmamento della Chiesa scacciando le tenebre dei demòni con la potenza dello Spirito.

Fortificato dalla potenza divina, con pensiero nobile, predicasti, o sapiente, il Dio nato da Dio, che volontariamente patì sulla croce e con la morte ha sciolto la morte, o glorioso.

Apra la bocca per celebrarti ogni essere dotato di voce, poiché dalla gola del nemico con i tuoi divini insegnamenti, o Teofòro, strappasti tutti i fedeli che avevano ricevuto la tua parola, nobile atleta di Cristo.

Theotokìon. Rischiarando con la sua discesa tra noi il tuo luminoso grembo, Vergine pura, Cristo come sole si levò sulla terra dileguando il crepuscolo dell’idolatria e illuminando i confini del mondo.

Ode 3. La sterile chiesa delle genti.

Tu stesso volontariamente ti consegnasti come agnello, desiderando esser immolato per Cristo che per te, Euplo, volle farsi povero e immolarsi.

Come vittima senza difetto, sacrificio di soave odore, in perfetta oblazione, lietamente, o beato, ti offristi cantando: santo sei tu, Signore nostro Dio.

Attingendo forza, o beato, dal Vangelo e dalle sue leggi, apparisti tra uomini senza legge gridando loro ad alta voce: Son venuto a confonder l’empietà di quanti mi cercano.

Theotokìon. Dimorando dentro di te, Dio non spezzò il chiavistello della tua verginità, pura Vergine; supplicalo di continuo di rafforzare i tuoi cantori.

Irmòs. Poiché la sterile Chiesa delle genti ha generato, mentre la sinagoga ricca di figli si è indebolita, al meraviglioso Dio gridiamo: Santo sei tu, Signore.

Kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Portando nelle tue mani le tavole della legge di Cristo, ti presentasti nello stadio gridando ai nemici: Spontaneamente mi presento per lottare strenuamente; perciò chinando con gioia la cervice, porgendola al taglio della spada, completasti la tua corsa.

Gloria. E ora. Della Festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Trasfigurandoti, o Gesù, con l’inaccessibile gloria della tua luce divina sei rifulso ai tuoi divini discepoli, Giovanni, Pietro e Giacomo, rendendoli estatici con la divina grazia: essi udivano infatti la voce del Padre proclamarti Figlio diletto e vedevano la tremenda gloria del tuo volto. O Salvatore, che vuoi che tutti si salvino, illumina le nostre anime.

Ode 4. Per amore compassionevole.

Eri veramente tempio vivente della Trinità santissima e come oplita della fede, Euplo, rovesciasti dalle fondamenta i templi degli idoli.

Rapito dalla bellezza di Dio, o beato Euplo, lottando con gioia non ti curavi delle pene, dei tormenti e delle innumerevoli torture.

Umiliandoti umiliasti il cuore altero dell’uccisore; e così, santo martire, ascendesti a colui che eleva a sé i mortali.

Infiammato d’amore divino per il tuo maestro, santo martire, realmente bruciasti ogni errore e con coraggio avanzasti verso il martirio.

Theotokìon. Implorano te i ricchi del tuo popolo, o Fanciulla che generasti colui che ci ha arricchiti tutti con conoscenze divine, Cristo nostro Dio.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Tutto illuminato dai divini precetti e colmo di coraggio come un leone, fiducioso correvi verso lo stadio respingendo l’empietà, o eccelso.

Una vita senza dolori ti concesse il Redentore per il quale subisti amara morte, o glorioso atleta e come premio per le tue imprese ti unì al coro dei martiri.

Chinasti con coraggio la nuca e decapitato raggiungesti chiarissimamente Cristo, tuo capo, per gioire della divinizzazione, o beato.

Theotokìon. Davvero superiore agli angeli ti mostrasti concependo inconcepibilmente il Creatore degli angeli, che glorifica i santi martiri, o santissima Madre Vergine.

Ode 6. Giunto nelle profondità.

Gocciolante di sangue ti sei presentato al tuo arbitro di gara, o nobilissimo martire Euplo, ricevendo lieto da lui la corona dei vincitori.

Tenendo fra le mani l’evangelica legge del tuo Signore, nobilmente, Euplo, sei comparso sùbito in tribunale, confutando con ardore gli iniqui, o beato.

Senza temere la moltitudine delle torture, né la spada, piamente predicasti la verità davanti ai giudici del tribunale e condannasti a morte l’errore.

Theotokìon. Strano prodigio, Madre di Dio: come partorisci senza conoscere uomo e nutri col tuo latte l’Autore di ogni allattamento, che nutre tutto il creato?

Irmòs. Giunto nelle profondità del mare, vengo inghiottito dal laccio di molti peccati: ma tu che sei Dio strappami dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Sinassario.

L’11 di questo mese memoria del megalomartire il diacono Euplo.

Stichi. Levìta quanto all’abito, realmente strenuo oplita per la decapitazione, il giorno undici cadde Euplo, decapitato da una spada.

Lo stesso giorno memoria dell’inaugurazione della veneranda e meravigliosa dimora del divino tempio della Santissima Sovrana nostra Theotòkos di Eleussa.

Lo stesso giorno esposizione dell’icona achiròpita de Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.

Memoria dei santi martiri Neòfito, Zenone, Daia, Marco, Macario e Daiano, consumati dal fuoco.

Il beato Passarione si addormentò in pace.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. A Babilonia i tre giovani.

Il tuo sangue versato in terra estinse, o beatissimo, la fiamma dell’errore, ma ha irrigato ricchissimamente la Chiesa di Cristo, che piamente ti inneggia.

Avendo animo nobile e pensiero irremovibile, rovesciasti l’errore e con i tuoi insegnamenti infallibili, o sapientissimo Euplo, confutasti le menzogne dei rappresentanti della menzogna.

La porta del paradiso, vedendoti insignito della divina passione e del diadema dei vincitori, si aprì davanti a te, beato martire di Cristo.

Con l’anima purificata dal divino carbone, o martire, estinguesti i bracieri del politeismo, acclamando: Signore Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Per prefigurare, o purissima, il tuo grembo divino, la fornace persiana salva incolumi i giovani che gridano: Signore Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Liberatore di tutti.

Purificazione da ogni malattia, allontanamento degli spiriti malvagi, tali sono i frutti delle tue reliquie, o beato e davanti ad esse proclamiamo: opere tutte, lodate e benedite il Signore.

In te si è allietato il popolo dei fedeli, avendoti mediatore e fervido intercessore presso Cristo e difensore, o beatissimo levita Euplo, compagno dei santi angeli.

Venite, uomini, ad attingere al sepolcro del martire il rimedio appropriato a ogni malattia e proclamate con fede: opere tutte, lodate e benedite il Signore.

Theotokìon. Superi in bellezza, Vergine purissima, lo splendore degli angeli, avendo concepito il Creatore degli angeli e dei mortali, al quale cantiamo: Benedite, opere, il Signore.

Irmòs. Liberatore di tutti, Onnipotente, discendesti nella fornace irrorando di rugiada i giovani ebrei, insegnando loro ad inneggiare: Opere tutte, lodate e benedite il Signore.

Ode 9. Eva per la sua trasgressione.

Divenisti degno, o beatissimo, di vedere davvero ciò che desideravi da lontano, poiché con sapienza raggiungesti l’apice delle aspirazioni, il compimento del tuo desiderio, o ammirabile levita Euplo.

Tenendo in mano come scettro, o beato, la croce e indossando splendidamente la porpora tinta col tuo sacro sangue, stai ora davanti a Cristo Re, o vanto dei martiri Euplo.

Celebrando oggi la tua santa passione, la santa metropoli di Catania, con la provincia e tutti i borghi, ti festeggia come protettore eccelso della città; custodiscila con la tua intercessione.

Divenuto come un sole luminosissimo e abitando presso lo splendore divino, divinizzato per la divina partecipazione, o martire, anche ora rischiari quanti cantano la tua luminosa lotta, o felice.

Theotokìon. Illumina la mia anima con i bagliori che sono in te, divina sposa; rialzami dal baratro della perdizione in cui giaccio, umiliando i nemici che affliggono sempre il mio cuore e mi precipitano nelle passioni.

Irmòs. Eva per la sua trasgressione e colpa instaurò la maledizione; ma tu, Madre di Dio Vergine, hai fatto fiorire per il mondo la benedizione per il frutto del tuo grembo; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion del santo. Udite, donne.

Totalmente assorto in Dio onnipotente e rifulgendo per i bagliori da lui provenienti, ricordati, o vittorioso, di quanti celebrano la tua luminosa memoria, onorandoti, o santo, come diacono dei misteri di Cristo, o martire Euplo.

Della festa.

O Verbo, luce immutabile della luce del Padre ingenito, o Verbo, nella tua luce, apparsa oggi sul Tabor, vediamo come luce il Padre e come luce lo Spirito, luce che illumina tutto il creato.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Salve, triade di apostoli divini che hai visto sul monte Tabor colui che per essenza è uno della Trinità.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Beato te, Tabor, un tempo coperto di caligine: perché sei stato fatto degno non della luce del sole sensibile, bensì del superno splendore.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Illuminati dalla luce del tuo volto, i tuoi discepoli, o Salvatore, subito caddero a terra, non potendo sostenere quel fulgore.

Gloria. E ora. Uguale.

Mosè ed Elia videro sul Tabor il Dio incarnato dalla Vergine fanciulla, per la redenzione dei mortali.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 10 Agosto – Memoria del santo martire Lorenzo, l’arcidiacono

10 Agosto

Memoria del santo martire Lorenzo, l’arcidiacono.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi con 3 stichirà prosòmia della festa e 3 del santo.

Tre della festa. Tono 4. Hai dato come segno.

Venite ora, mutati dal mutamento superno, esultiamo, quanti abbiamo celeste sentire, conformandoci oggi piamente a Cristo e ascendendo dalla terra all’eccelsa vetta delle virtù: poiché il Salvatore delle nostre anime, nella sua pietà, trasfigurandosi sul Tabor ha riempito di splendore l’uomo deforme.

Voi che amate contemplare e ascoltare ciò che trascende l’intelletto, osserviamo misticamente Cristo rifulgente di raggi divini e ascoltiamo la voce del Padre, proclamante Figlio diletto colui che sul Tabor copre di splendore la fragilità umana e fa scaturire l’illuminazione per le nostre anime.

Tutto ciò che è nell’universo e oltre l’universo si muova oggi alla lode di Cristo nostro Dio, Signore dei vivi e dei morti: egli trasfigurandosi divinamente pone accanto a sé sul Tabor i prìncipi e araldi della Legge e della grazia, poiché così è piaciuto a lui, Salvatore delle nostre anime.

Tre del santo, uguali.

Il Sovrano e Signore ti diede, o martire, come aiuto il carbone ardente: da esso bruciato, deponesti presto la tenda di creta ed ereditasti la vita e il regno immortali: perciò con gioia celebriamo la tua festa gioiosa, o beatissimo Lorenzo incoronato.

Tu, o beato, lasciandoti bruciare dai carboni ardenti, spegnesti i carboni della seduzione idolatrica: dopo che essi annullarono lo spessore della tua carne, scuotesti come pesante fardello anche la polvere della mortalità dei nostri progenitori: divenisti così per noi inestinguibile carbone ardente, illuminante radiosamente quanti onorano la tua memoria.

I martiri invitti furono accesi da Dio come carboni ardenti, rifulgenti per lo splendore dello Spirito: con ardore dileguano il buio dell’inganno e dell’ateismo e accendono la fiaccola della pietà; fra costoro brilla per i prodigi Lorenzo, vero e venerabile diacono del Salvatore.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Prima della tua croce, Signore, un monte imitò il cielo: una nube lo sovrastava come tenda; mentre ti trasfiguravi e il Padre ti testimoniava, erano con te Pietro, Giacomo e Giovanni, perché, dovendo esser con te anche nell’ora del tradimento, grazie alla contemplazione delle tue meraviglie non temessero la tua passione, che noi ti preghiamo di poter adorare in pace, per la tua grande misericordia.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Sul monte Tabor il Signore ha mostrato ora la gloria divina, seppur pallidamente, agli iniziati che si era scelto.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Venite, accorriamo tutti con i discepoli alla vetta delle virtù, affinché con loro siamo fatti degni anche della grazia.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Figli tutti della terra, purifichiamo i nostri cuori, perché possa venire anche a noi la gloria della grazia trisolare.

Gloria. E ora. Tono 4.

Prima della tua croce, Signore, prendendo con te i discepoli su un alto monte, davanti a loro ti trasfigurasti, illuminandoli con bagliori di potenza, volendo mostrare loro, sia per filantropia, sia per la tua signoria, lo splendore della risurrezione: di essa rendi anche noi degni nella pace, perché sei misericordioso e filantropo.

Apolytìkion. Tono grave.

Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio, facendo vedere ai tuoi discepoli la tua gloria, per quanto lo potevano. Fà risplendere anche su noi peccatori la tua eterna luce, per l’intercessione della Theotòkos, o datore di luce, gloria a te.

Conclusione.

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Mattutino del 10 Agosto – Memoria del santo martire Lorenzo, l’arcidiacono

10 Agosto

Memoria del santo martire Lorenzo, l’arcidiacono.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Ti sei trasfigurato, o Gesù, sul monte Tabor e una nube luminosa, stendendosi come tenda, ricoprì gli apostoli della tua gloria: essi dunque guardavano a terra, non potendo fissare il fulgore dell’inaccessibile gloria del tuo volto, Cristo Dio Salvatore senza principio; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma. Uguale.

Trasfigurandoti sul monte Tabor, o Salvatore e mostrando ai discepoli prescelti la tua gloria, o Cristo, hai fatto risplendere la tua divinità che mai aveva subito mutamento. Nella nube luminosa hai convocato Mosè ed Elia che con te conversavano; perciò Pietro diceva: O misericordioso è bello stare qui con te; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Quindi un canone della festa e questo del santo. Acròstico: L’eroico Lorenzo inneggio a gran voce.

Ode 1. Tono 4. Come la cavalleria.

Tu che, come soldato di Cristo, assapori le delizie del paradiso ed esulti con le potenze celesti, supplica affinché un fulgore luminoso sia donato a me, tuo cantore, o beato Lorenzo.

Affrontando le lotte del venerabile martirio, ti rivelasti atleta vittorioso per il vigore della tua anima, o Lorenzo, indossando dovutamente la corona di giustizia e il diadema di vittoria.

Sorgesti per noi prodigiosamente dall’occidente, o figlio della luce, rischiarando di luminosissimo splendore i confini, o beatissimo martire Lorenzo.

Theotokìon. Strappati per il tuo venerabile concepimento, o Vergine, dai legami dell’ade e della corruzione e dal giudizio di questo mondo, o pura, a te grati gridiamo: Salve, porta salvifica della grazia.

Ode 3. L’arco dei potenti s’indebolì.

Avendo il trofeo della croce, valorosamente affrontasti gli avversari e trionfasti, rivelandoti incoronato, o illustrissimo.

Protetto dalla legge di Cristo, come invincibile alle leggi degli empi, resistevi con nobilissima disposizione, o beatissimo.

Rafforzato da divino vigore, sciogliesti la malattia del politeismo e proclamasti la divinità di Cristo, anteriore ai secoli.

Theotokìon. Uguale al Padre e allo Spirito per natura e sostanza e divinità, divenne uguale agli uomini il Verbo incarnato da te, o castissima.

Irmòs. L’arco dei potenti s’indebolì e i deboli riacquistarono forza; per questo si è rafforzato nel Signore il mio cuore.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Ammassando tesoro celeste e offrendolo ai bisognosi, regalavi e donavi agli indigenti il tuo pane e per questo, ricevuta la vita senza fine nel martirio di Cristo, rifulgesti, o glorioso; perciò lottasti secondo le regole e ricevesti la corona da Dio per le tue fatiche, o atleta Lorenzo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

Tono 4. Apparisti oggi.

Ecco giunta la fulgidissima festa del Sovrano: venite tutti, purifichiamoci e poi ascendiamo con l’intelletto al monte Tabor per vedere Cristo.

Ode 4. Colui che siede.

Il diacono del Verbo, ornato anche del verbo, per affetto verso il Verbo, con conoscenza dell’anima si immola e con il Verbo giustamente ora regna rivestito della sua letizia e gloria.

Non ti addormentasti nel torpore dell’empietà, ma piamente nella divina veglia del tuo martirio, dalle palpebre scacciavi il sonno della morte, o sacratissimo martire di Cristo.

Custodito dalla tua pietà verso Dio, armato con la verità contro gli sviati, sottomessi all’errore, di essi annichilisti persino il ricordo, per la fede e il coraggio delle tue convinzioni.

Theotokìon. Rifiutando il cibo per cui un tempo ci macchiammo, nutriamoci con il pane vivificante per noi sceso dal cielo, in terra germogliato dalla Vergine, che noi, come fonte dei beni, magnifichiamo.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Volgendo l’inflessibile tuo sguardo alla bellezza divina, disprezzavi ogni attrattiva di quaggiù e le terribili pene del tuo corpo, illustrissimo Lorenzo.

Vedendo Cristo divenuto per noi diacono dei doni del Padre, divenisti di lui diacono, giungendo a lui attraverso il sangue, o beatissimo.

Ti immolasti a Cristo, o beatissimo, come vittima santa e pura gemma per brillare nella dimora celeste, ove sempre esulti nel suo splendore.

Theotokìon. Consustanziale al Padre e a lui connaturale, l’unigenito Figlio si compiacque di rivestire la natura umana e l’Altissimo s’incarnò da te, Madre Vergine.

Ode 6. Son giunto nelle profondità.

Il fuoco immateriale che ti consumava, o gloriosissimo, ti rese dolce cibo per il Re di tutti, affamato e assetato della nostra salvezza.

Con tutta chiarezza argomentavi della Trinità sovrana, essendo di essa diacono luminoso, sei divenuto atleta, illuminando i tuoi cantori.

Rafforzato dalla potenza di Dio, avendo l’anima infiammata dal desiderio di Cristo e dalla rugiada dello Spirito, sopportasti di stenderti sui carboni ardenti.

Theotokìon. Fosti per Dio comodo ricettacolo, trono spirituale, santo monte, arca e tenda divina, lampada aurea, o Madre Vergine.

Irmòs. Sono giunto nelle profondità del mare e mi ha inghiottito l’abisso di molti peccati, ma tu, come Dio, riconduci dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Col cuore infiammato dal fuoco divino, hai incenerito del tutto il fuoco delle passioni, o sostegno dei lottatori, martire teoforo Lorenzo; e lottando gridavi con fede: Nessuno mi separerà dall’amore di Cristo.

Ikos.

Riuniamoci, o fedeli, per onorare con inni canori Lorenzo, il vittorioso, l’iniziato a realtà ineffabili, rifulso nel mondo come stella fissa, affinché, per sua intercessione, possiamo essere liberati da temibili cadute e, con l’intelletto purificato da ogni macchia, possiamo vedere il Cristo che lo ha altamente glorificato, perché per lui lottò con forza e disse: Nessuno mi separerà dall’amore di Cristo.

Sinassario.

Il 10 di questo mese memoria dei santi martiri Lorenzo arcidiacono, Sisto papa di Roma e Ippolito.

Stichi. Proclamo alloro di Cristo Lorenzo, arrostito sulla graticola dei carboni. Volendo il premio degli atleti e la loro gloria, Sisto affrontò la lotta del martirio mediante la spada. Ippolito vedo come cavallo da corsa, che per antinomia soffre la passione. Il dieci il carnefice cuoce il pesce Lorenzo.

Lo stesso giorno santo Iron il filosofo si addormentò in pace.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Tu che salvasti nel fuoco.

Eletto per celebrare i santi misteri e servire il Verbo, divenisti tu stesso offerta e sacro suppellettile del tempio celeste, cantando al Creatore: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Custodito dalla vivificante legge di Cristo, non curvasti il tuo spirito davanti ai legislatori della morte e della corruzione, o Lorenzo, che invece cantavi: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Come rivestito sapientemente d’un corpo insensibile, o martire, con nobilissimo pensiero affrontasti il fuoco divoratore acclamando, o beatissimo: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Ti rivelasti porta spirituale dell’oriente dall’alto, manifestando sulla terra agli uomini attraverso di te, sposa divina, oltre ragione e intelletto, il Dio benedetto dei nostri padri.

Ode 8. Redentore dell’universo.

Con pensiero forte domasti la fiamma insopportabile; come in un corpo altrui bruciavi, o beato e gridavi: Opere tutte, benedite il Signore.

Imitando i tre fanciulli ed estinguendo i carboni ardenti con la rugiada della grazia divina, acclami e canti: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Essendo divenuto Cristo la tua illuminazione, la sua forza ti circondò e a lui accorresti piamente cantando: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Theotokìon. Essendo divenuta ramo della radice di Iesse, prodigiosamente germogliasti il fiore della divinità, Cristo mio Dio e Signore; perciò noi, opere tutte ti inneggiamo, o Sovrana.

Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nel mezzo della fornace irrorasti di rugiada i fanciulli e insegnasti loro a cantare: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Ode 9. Eva per colpa.

Ti offristi al tuo Sovrano come perfetto olocausto, come incenso profumato, come oro nel crogiuolo, provato al fuoco dei tormenti per ornare come un gioiello la Chiesa dei primogeniti.

Divinizzato per inflessibile tensione verso Dio e per unione suprema, con il verbo e la divina contemplazione giungesti a risplendere della luce più alta, o Lorenzo: perciò tutti ti magnifichiamo.

Dall’occidente sorgesti come sole, prodigio strano e insolito, rischiarando, o beatissimo, tutta la Chiesa con i tuoi mirabili raggi e riscaldando il mondo col fervore della fede; perciò tutti ti magnifichiamo.

Theotokìon. I profeti preannunziarono i simboli della tua generazione, rivelandoli in anticipo per divina ispirazione dello Spirito e quindi annunziando al mondo ciò di cui ammiriamo il compimento.

Irmòs. Eva per colpa della trasgressione instaurò la maledizione; ma tu, Vergine Madre di Dio, al mondo fioristi la benedizione con il frutto del tuo grembo; perciò tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

O glorioso megalomartire, che con le potenze angeliche e i cori dei martiri stai intorno al trono della Trinità più che luminosa e sei avvolto dai fulgidi splendori che ne scaturiscono, chiedi luce e pace per quanti piamente festeggiano la tua luminosa memoria e con gioia ti glorificano, o beato Lorenzo.

Della festa, uguale.

Prima della tua croce, Signore, prendendo con te gli eletti tra i discepoli, ti sei trasfigurato sul santo Tabor; qui ti assistevano come servi, conversando con te con tremore, Mosè ed Elia, o Sovrano: con loro, o Cristo Salvatore, col Padre e lo Spirito adoriamo te, rifulso dalla Vergine per la salvezza dei mortali.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Si fece udire per te la paterna voce dal cielo: Questi è il mio Figlio diletto, ascoltatelo tutti.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Saliamo spiritualmente sul monte della visione, o fedeli, per contemplare la gloria di Dio, nostro Salvatore.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Scrivendo del Tabor e dell’Ermon, il salmista esclamava chiaramente che nel tuo nome, o Cristo mio Salvatore, essi esulteranno.

Gloria. E ora. Uguale.

O Re di tutti, per l’intercessione della Vergine pura, Regina dell’universo e di tutti i tuoi santi, dona pace al mondo

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Vespro del 9 Agosto- Memoria del santo apostolo Mattia

9 Agosto

Memoria del santo apostolo Mattia.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi con 3 stichirà prosòmia della festa e 3 del santo.

Stichirà della festa.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Festeggiando oggi la santissima e gloriosa trasfigurazione, glorifichiamo Cristo che trasformò la nostra natura col fuoco della divinità e, come all’origine, la rese splendente d’incorruttela.

Venite, saliamo al monte santo e con fede contempliamo la luminosissima trasfigurazione del Signore, adorandolo con fede e dicendo: Tu solo sei nostro Dio, che ti incarnasti e divinizzasti la stirpe umana.

Questo è il giorno venerabilissimo in cui Cristo si trasfigura sul monte Tabor, alla presenza di Mosè ed Elia e dei suoi discepoli, mentre si ode la voce divina: Questi è veramente il Figlio mio eletto.

Stichirà del santo. Stesso tono.

Martiri degni di ogni lode.

Beato Mattia, come fiume traboccante di acque divine sei scaturito dall’Eden spirituale, misticamente irrigando la terra e l’hai resa fertile: supplica dunque perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Apostolo Mattia, completasti il divino coro da cui Giuda era decaduto e con le folgori divine delle tue parole sapienti, scacciasti, in virtù dello Spirito, le tenebre della follia idolatrica: supplica dunque perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Le folgori dei tuoi dogmi balenarono per tutto il globo terrestre, o Mattia ispirato, illuminando tutti, guidando tutti alla divina conoscenza e rendendo ricettacoli della luce quanti prima dormivano nella notte della vanità e nella tenebra di ogni empietà.

Gloria. E ora. Tono 2.

Tu che con la tua luce hai santificato tutta la terra, ti sei trasfigurato sull’alto monte, o buono, mostrando ai tuoi discepoli il tuo potere, poiché tu riscatti il mondo dalla trasgressione. Perciò ti gridiamo: Misericordioso Signore, salva le nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 2. Venite, schiere angeliche.

Rifulso dalla Vergine santissima, trascendendo ogni pensiero, o Verbo di Dio, dopo esserti completamente rivestito di Adamo, con la divina trasformazione della tua figura hai fatto rifulgere tutta la natura ottenebrata, trasfigurandoti sul monte Tabor, o Sovrano, prima della tua croce preziosa, o Cristo nostro Dio.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Il monte un tempo coperto di caligine e fumo, eccolo ora prezioso e santo: poiché colui che un tempo guidava Israele con la colonna di fuoco e la nube, come sta scritto, Cristo, oggi su di esso ineffabilmente più del sole rifulge nella sua divinità e illumina tutto.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Cefa, vedendo sul Tabor i due uomini che parlavano col Sovrano in atteggiamento di servi, esclamò: E’ bello stare qui: facciamo tre tende, se vuoi, una per te, o Cristo, una per Mosè e una per Elia, tuoi servi. Egli, nel suo stupore, non sapeva ciò che diceva.

Gloria. E ora. Tono 2.

Tu che sul monte Tabor gloriosamente ti trasfigurasti, o Cristo Dio e mostrasti ai tuoi discepoli la gloria della tua divinità, illumina anche noi con la luce della tua conoscenza e guidaci sul sentiero dei tuoi comandamenti, come unico buono e filantropo.

Apolytìkion dell’apostolo. Tono 3.

Santo apostolo Mattia, prega il Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Altro apolytìkion, della festa. Tono grave.

Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio, facendo vedere ai tuoi discepoli la tua gloria, per quanto lo potevano. Fa’ risplendere anche su noi peccatori la tua eterna luce, per l’intercessione della Theotòkos, o datore di luce, gloria a te.

E il congedo.

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Mattutino del 9 Agosto – Memoria del santo apostolo Mattia

9 Agosto

Memoria del santo apostolo Mattia.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Ti sei trasfigurato, Gesù, sul monte Tabor e una nube luminosa, stendendosi come tenda, ricoprì gli apostoli della tua gloria: essi dunque guardavano a terra, non potendo fissare il fulgore dell’inaccessibile gloria del tuo volto, Cristo Dio, Salvatore senza principio; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma. Uguale.

Trasfigurandoti, o Gesù, con l’inaccessibile gloria della tua luce divina, sei rifulso ai tuoi divini discepoli, Giovanni, Pietro e Giacomo, rendendoli estatici con la divina grazia: essi udivano infatti la voce del Padre che ti proclamava Figlio diletto e vedevano la tremenda gloria del tuo volto. O Salvatore, che vuoi che tutti si salvino, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Quindi i canoni, prima quello della festa, poi questo del santo. Acròstico: Con inni a te canto, Mattia, amico di Cristo.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Supplica, o Mattia, perché dal cielo sia donata la salvezza a me, che canto la tua luminosa festa.

Come un grande sole ti rivelasti con la grande luce, venuta fra noi, mirabile apostolo.

Obbedendo alle leggi del Sovrano, o beato, nella rete della tua lingua peschi dall’abisso dell’ignoranza i confini.

Theotokìon. Il Verbo sovradivino salvò per benevolenza tutto me stesso, volendo incarnarsi dal tuo grembo, pura Madre Vergine.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

Sostenuto dal volere del Creatore, o sapiente, fosti capace di spogliare il potente e servire la grazia.

Sottomesso per amore agli ordini del Re onnipotente, salvasti i mortali da ogni errore, o ammirabile.

Per completare la sacra dozzina, lo Spirito onnipotente guidò la tua elezione nel coro dei discepoli.

Theotokìon. Con il tuo aiuto, non temo gli assalti dei nemici, con la tua protezione metto in fuga le loro falangi.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Con i lampi dei tuoi discorsi divini, o beato, bruciasti l’errore maligno, illuminando i fedeli per inneggiare alla venuta nel corpo del Sovrano di tutti e imitasti la sua divina passione; perciò radunandoci celebriamo con gioia la tua santa memoria e insieme gridiamo a te, apostolo Mattia: prega Cristo Dio di donare la remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

Tono 4. Apparisti oggi.

Ecco giunta la fulgidissima festa del Sovrano: venite tutti, purifichiamoci e poi ascendiamo con l’intelletto al monte Tabor per vedere Cristo.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Predicando, o beatissimo, l’unica natura, regno e signoria di Dio, catturasti nelle tue reti la moltitudine delle genti.

Ti guidò il Signore nel mare della vita, o sapientissimo, come un cavallo che calpestava le amare acque del politeismo.

Dissodando col Verbo divino i cuori incolti, o Mattia, vi seminasti la scienza della verità e facesti crescere il buon grano della fede.

Theotokìon. Illumina la mia anima oscurata per le tante passioni, divina sposa, tesoro della verginità, dimora di Dio infinito per natura.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

La vera vite ha fatto crescere te, beatissimo, come tralcio fruttuosissimo e tu hai prodotto il grappolo salvifico; bevendone il vino, i prigionieri dell’ignoranza rigettarono l’ebbrezza delle credenze erronee.

Sorteggiato come apostolo dai dodici discepoli, o Mattia, tu completasti il beato gruppo da cui il traditore si escluse, per guadagnare il funesto cappio, dopo aver levato contro Cristo il suo tallone.

O beatissimo apostolo Mattia, il Signore ti ha sparso nella terra come sale per purificare con i tuoi insegnamenti le piaghe dell’errore, allontanare le malattie ed estinguere le pene delle anime e dei corpi.

Theotokìon. Per il tuo parto verginale, o divina sposa, Adamo fu spogliato della tunica difforme e dell’antica maledizione, per indossare la veste santa, totalmente intoccabile dalle passioni.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Divenisti dio per adozione, venendo divinizzato dall’unione con lui e ricevendo direttamente i suoi raggi, illuminasti i fedeli e purificasti la terra dalle tenebre degli idoli.

A te, discepolo, alludono i sacri profeti nelle loro predizioni; eri tu colui che annunziavano come testimone oculare, servo, apostolo, imitatore, o Mattia.

Theotokìon. Santificazione spirituale e propiziatorio intoccabile, candeliere aureo, mensa animata recante il pane della vita ti chiamiamo noi fedeli, o Vergine.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, sono molte infatti le mie iniquità e dall’abisso dei mali, strappami, ti prego, poiché a te ho gridato e tu ascoltami, o Dio della mia salvezza.

Sinassario.

Il 9 di questo mese memoria di san Mattia apostolo.

Stichi. Escluso dalla santa dozzina, Giuda traditore pendeva da una corda; Mattia per la sorte entra a farne parte morendo sul legno. Il nove Mattia fu messo a morte sul legno.

Lo stesso giorno memoria dei santi dieci martiri martirizzati per la santa icona del nostro Salvatore e Dio Gesù Cristo che stava nella porta di Chalkì: Giuliano, Marciano, Giovanni, Giacomo, Alessio, Demetrio, Fozio, Pietro, Leonzio e la patrizia Maria.

Stichi. Noi nove, cadendo colpiti da spada ai piedi dei nemici di Dio, diventammo suoi amici. Come un tempo a Betania accettasti la mirra, Salvatore, accetta anche il sangue del mio martirio, dice Maria.

Lo stesso giorno memoria del martirio del santo martire Antonio.

Il beato nostro padre Psoi terminò la sua esistenza.

Lo stesso giorno memoria del ritrovamento della venerabile icona non dipinta da mano umana dei Camuliani, il cui ritrovamento viene descritto dal nostro padre tra i santi Gregorio, vescovo di Nissa.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli ebrei nella fornace.

Prosciugasti le onde dell’errore con le piene della sapienza dei tuoi discorsi: ai torrenti delle delizie dissetavi i fedeli, o glorioso, acclamando: O Dio, tu sei benedetto.

Con la forza di Dio onnipotente furono vanificati gli intrighi del nemico davanti ai tuoi passi, o apostolo e furono spianati i monti e i colli dell’ateismo.

Theotokìon. Colei che il grande profeta Isaia, nello Spirito definì Vergine, concepì in grembo e partorì il Dio al quale cantiamo: Signore Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Divenuto bocca di Dio, o sapiente, strappavi dalle fauci dell’omicida quanti malamente aveva inghiottito e reso cibo della sua malizia e col bagno della rinascita li riconducesti al Signore, cantando senza sosta: Popolo, esalta Cristo nei secoli.

Divenuto carro glorioso del Verbo divino, frantumasti le schiere dell’errore e i carri della malizia, distruggendo dalle fondamenta i templi e le stele degli idoli con la divina potenza, per trasformare in templi del Dio Trino i fedeli che cantano: Popolo, esalta Cristo nei secoli.

Un nuovo cielo apparve per narrare l’ineffabile gloria del Figlio unigenito di Dio: Mattia, chiaro raggio dello Spirito, pescatore degli uomini perduti, candeliere del divino splendore, iniziatore di ineffabili misteri; con gioia tutti insieme a lui cantiamo.

Theotokìon. Superando la natura e l’intelletto concepisti e poi partoristi il Creatore della stirpe umana, divenuto uomo senza separarsi, o Sovrana pura, dal Padre al quale tutto il creato canta: Fanciulli, benedite, sacerdoti inneggiate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; esaltalo, popolo, per tutti i secoli.

Ode 9. Stupì ogni orecchio.

Il Signore dichiarò suo amico te, beato apostolo, che osservavi i suoi precetti e hai ereditato il suo regno, sedendo in trono con lui nel giorno terribile del giudizio, o Mattia, che completi la sacra dozzina.

Con la vela della croce, o beato, attraversasti il mare tempestoso di questa vita, approdando al porto della quiete; con i cori degli apostoli, all’apice dei tuoi desideri, con gioia preghi per noi il Signore filantropo.

Realmente la tua lingua si rivelò lucerna aurea, illuminata dalla Spirito, consumando le eresie ed estinguendo i bracieri del nemico e colmando di chiarore quanti giacevano nelle tenebre dell’errore.

Theotokìon. Sola fra le donne tu hai interrotto, sposa divina, la maledizione antica, generando nei limiti della carne l’Infinito: rinnovasti la natura e le sue leggi e riunisti con la tua prodigiosa mediazione ciò che un tempo era separato.

Irmòs. Stupì ogni orecchio per l’ineffabile discesa di Dio, poiché l’Altissimo volontariamente si abbassò fino a grembo verginale, divenendo uomo; per questo la casta Madre di Dio, noi fedeli, magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Giuda iniquo, escludendosi con volontaria determinazione, uscì dal divino numero dei dodici sacri apostoli; ma per divina scelta l’illustre Mattia fu eletto e introdotto al suo posto come discepolo, come apostolo di Cristo, come chi fa risplendere tutta la terra con i dogmi Trinità santa.

Della festa, uguale.

Prima della tua croce, Signore, prendendo con te gli eletti tra i discepoli, ti trasfigurasti sul santo Tabor; qui ti assistevano come servi, conversando con te con tremore, Mosè ed Elia, o Sovrano: con loro, o Cristo Salvatore, col Padre e lo Spirito noi adoriamo te, rifulso dalla Vergine per la salvezza dei mortali.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Sul monte Tabor si fece chiaramente conoscere la gloria della Trinità, mentre ti trasfiguravi, mio Salvatore più che buono.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

La nube luminosa, splendidamente dispiegata durante la tua trasfigurazione, lasciò attoniti i divini principi dei discepoli.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Alla tua trasfigurazione, o Verbo, ti stavano accanto Mosè ed Elia, mentre il Padre testimoniava parlando dal cielo.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Mosè ed Elia videro sul Tabor il Dio incarnato dalla Vergine fanciulla, per la redenzione dei mortali.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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