2 Settembre
Memoria del santo martire Mama e del nostro beato padre Giovanni il digiunatore.
Al Vespro
Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia del martire e 3 del beato.
Del martire.
Tono pl. 4. O straordinario prodigio!
Dopo aver messo in fuga le belve delle indomabili passioni, o celebratissimo vincitore, con divina preghiera hai messo il morso alle fauci dei leoni e frenato gli impeti delle fiere, senza subire da esse alcun danno; non ti hanno atterrito né il fuoco, né il furore del giudice, poiché non hai preferito niente, o beato, all’amore di Cristo.
Con giovane corpo, o glorioso, hai messo in fuga l’ingannatore antico, accogliendo nella tua carne, o beato, le stigmate di Cristo. E ora stai incoronato tra i cori dei martiri, o Mama lodatissimo, risplendente per il trisolare fulgore, mentre sempre contempli con purissimo intelletto il culmine di ogni desiderio.
Seguendo le orme vivificanti del nostro Dio incarnato, che con la passione in croce ha abbattuto il tiranno, o vittorioso, sei sceso gioioso nello stadio dei martiri; straziato dai tormenti, hai schiacciato al suolo e colpito, con la carne, o martire, colui che si era vantato di prosciugare il mare.
Del santo, stessa melodia.
Sapientissimo padre Giovanni, santamente adorno della lunga tunica come un nuovo Aronne, ora contempli il santo dei santi, entrato ormai oltre il secondo velo. Quale inesprimibile splendore, trascendente l’intelletto, hai tu avuto in sorte, o divino decoro dei gerarchi!
Sapientissimo padre Giovanni, divenuto simile a Dio per la semplicità dei costumi, stai ora dinnanzi a lui e la divina unione e l’attrazione immutabile ti divinizzano, mentre per la purezza dell’intelletto e lo splendore dell’anima, ti riempi della luce che da lui proviene, o divino e sacratissimo decoro dei gerarchi.
Padre Giovanni venerabilissimo, allontanandoti dalla tumultuosa confusione del mondo, accorresti alla quiete di Cristo, o santissimo e davvero divenisti visibilmente ricco dei felicissimi fulgori della divina contemplazione e della pratica e ne hai fatto parte ai fedeli, risplendendo per una vita degna di Dio, o beatissimo.
Gloria. Del martire. Tono 2. Di Byzantios.
Fresco virgulto, come di ulivo, alla mensa di Dio divenisti, come figlio di coloro che già avevano camminato per la via di Dio: infatti il Signore ti ha benedetto col martirio e tu vedi i beni della Gerusalemme superna, godendo della divina esultanza con i tuoi genitori per sempre, o Mama ammirabile: fai che per le tue suppliche anche noi diveniamo loro compagni.
E ora. Theotokìon. Quando dal legno.
Lasciandomi sviare da opere tenebrose, ho volontariamente oscurato tutta la bellezza del battesimo, nella mia estrema miseria e sono avvolto da un abito di condanna e di tenebra; ti prego dunque, o inneggiatissima, strappa con il tuo potere gli stracci delle mie passioni rivestendo la mia nudità con la tunica dell’impassibilità e salvami.
Oppure stavrotheotokìon.
L’agnella incontaminata, vedendo il proprio agnello tratto come un mortale al macello, per suo volere, diceva tra i lamenti: Ti affretti dunque a privare di figli colei che ti ha partorito, o Cristo: perché hai fatto questo, Redentore dell’universo? Tuttavia io canto e glorifico la tua somma condiscendenza che trascende ragione e intelletto, o filantropo.
Allo stico, stichirà dall’oktòichos.
Gloria. Del martire. Tono 4.
Venite, fedeli, celebriamo concordi la memoria del martire Mama, rivelatosi a noi come un nuovo Abele; come quello, infatti, divenuto pastore di pecore, per primo offrì in sacrificio un agnello e per primo ricevette la corona della lotta, così anche il glorioso vincitore, dopo essersi distinto tra greggi di pecore, offrì se stesso nel martirio, come sacrificio accetto a Cristo. Avendo così famigliarità con lui, egli chiede la pace per il mondo e per le nostre anime, la grande misericordia.
E ora. Theotokìon. Come generoso.
Quanti si rifugiano nel tuo tempio, o pura e con fede bagnano il suolo di lacrime di pentimento, ricevono il perdono dei loro gravi peccati e ottengono la grazia, per le tue ardenti suppliche, o Madre di Dio purissima, al Sovrano e Salvatore di tutti e Figlio tuo.
Oppure stavrotheotokìon.
Vedendo sulla croce te, agnello e pastore, l’agnella che ti ha generato faceva lamento e come madre così ti parlava: Figlio amatissimo, come dunque sei appeso al legno della croce, o longanime? Come sei stato inchiodato mani e piedi da empi, o Verbo? E come hai versato il tuo sangue, o Sovrano?
Apolytìkion del martire.
Tono 4. Presto intervieni.
Il tuo martire, Signore, con la sua lotta, ha ricevuto la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio: con la tua forza ha abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le sue preghiere, Cristo Dio, salva le nostre anime.
Un altro apolytìkion, del santo. Stesso tono.
Canone di fede, icona di mitezza, maestro di continenza ti ha mostrato al tuo gregge la verità dei fatti. Per questo, con l’umiltà conseguisti la gloria, con la povertà la ricchezza, padre Giovanni beato. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

