17 Agosto
Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Giovane.
Al Mattutino.
Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.
Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.
Esultano, o santissima, la tua anima spirituale passata ai cieli, il tuo corpo puro passato nel paradiso, lungi dalla corruzione. Perciò il Signore punì gli empi che agirono con inganno nei confronti della tua salma preziosa. Noi dunque con gli apostoli acclamiamo: salve, piena di grazia.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Dopo la seconda sticologia, Kàthisma della festa.
Tono 4. Stupì Giuseppe.
Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si incarnò da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò con fede ti diciamo beata come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare le nostre anime.
Il primo canone della festa, poi quello del Santo. Acròstico: Canto, Myron, la tua grazia profumata. Giuseppe.
Ode 1. Tono 2. Venite, popoli.
Danzando nella festa dell’atleta Myron, tutti cantiamo lode a Dio, che lo ha rafforzato per distruggere il potere dell’avversario.
Portasti te stesso come dono, sacra offerta, buon auspicio e sacrificio profumato lottando secondo le regole, o martire dalle grandi lotte.
Come tempio spirituale del sole rifulso dalla Vergine, o glorioso, scacciasti il lupo vorace d’anime, che si slanciava per scompigliare il divino gregge.
Theotokìon. Tu sola concepisti senza coniugio il Dio confessato fatto simile a noi dai vittoriosi martiri che annientarono l’errore, o casta Sovrana.
Ode 3. Sulla pietra della fede.
Innalzando l’amore del tuo cuore verso il Signore innalzato in croce, fosti innalzato fatto a pezzi sul legno, o atleta, prontamente cantando: Non c’è giusto all’infuori di te, Signore.
Conficcasti nel cuore del tiranno, o valoroso e illustre soldato di Cristo Re, i dardi appuntiti delle tue parole e cantando dicevi: Non c’è giusto all’infuori di te, Signore.
O grande lottatore Myron, sorgendo come aurora, come giorno, dileguasti la caligine dell’ignoranza, illuminando quanti salmeggiano ogni giorno: Tu sei il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.
Theotokìon. Tutto il creato, malato di ateismo curasti paradossalmente concependo il Dio medico, perciò ringraziandoti acclamiamo: Non c’è puro all’infuori di te, Sovrana.
Irmòs. Nella pietra della fede mi stabilisti, dilatasti la mia bocca contro i miei nemici, poiché si è rallegrato il mio spirito nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.
Kontàkion della festa. Tono pl. 2. Autòmelo.
Tomba e morte non hanno trattenuto la Theotòkos sempre desta con la sua intercessione e immutabile speranza con la sua protezione: come Madre della vita alla vita l’ha trasferita colui che nel suo grembo sempre vergine aveva preso dimora.
Kàthisma del santo. Tono 4. Apparisti oggi.
Radunandoci, fedeli tutti, coroniamo di canti e innodie profumate il glorioso sacro atleta Myron, che dà refrigerio da qualsiasi male.
Gloria. E ora. Della festa. Uguale.
Celebrando la festa del tuo venerabile transito, o santissima, piamente ti inneggiamo, Genitrice di Dio lodatissima, non disprezzare quanti con affetto t’inneggiano.
Ode 4. Lode a te, Signore.
Confessando in mezzo allo stadio il Salvatore, Dio e Signore rifulso dalla Vergine, o glorioso, umiliasti con fermezza la superbia dei tiranni e annientasti il politeismo.
Colpito e battuto non cedevi minimamente, stupendo con animo valoroso gli angeli, che vedevano la tua fermezza con cui sconfiggesti nemici incorporei e risultasti martire vittorioso.
Essendo impregnato di divina rugiada, valorosamente entrasti nella fornace di fuoco, venendo visto in essa, sapiente Myron, danzare con gli angeli totalmente illeso dal fuoco, o felicissimo.
Theotokìon. Il grande e tremendo mistero del tuo concepimento sbalordisce, o pura, ogni mente poiché Dio per bontà si compiacque di farsi uomo da te per la salvezza e riplasmazione del mondo.
Ode 5. Illuminazione.
La tua luminosa memoria, estesa a tutto il mondo per la potenza dello Spirito, irraggia illuminazione di pietà su quanti la venerano e annunziano le tue meraviglie.
Valorosamente subisti le pene davvero amare come un incorporeo, o nobile martire: sopportasti infatti di essere spellato come fosse un altro a soffrire, rafforzato sapientemente da forza invisibile, o glorioso.
Le tue pene, o martire, stillarono mirra profumata, scacciando ogni fetore dell’ateismo, profumando sempre la santa Chiesa di Cristo, che con fede e affetto sapientemente ti proclama beato.
Theotokìon. Supplica per noi colui che da te s’incarnò per un indicibile verbo, o purissima benedetta, affinché quanti ti proclamiamo Theotòkos pura, siamo scampati da tutti i nemici, visibili e invisibili, o castissima.
Ode 6. Dal ventre del pesce.
Nei rivi del tuo sacro sangue sommergesti le falangi dei demòni, o valorosissimo soldato e portando la corona, correvi verso Dio, divenendo eccellente vincitore.
Vedendo il tuo volto illuminato da splendori divini, i tiranni stupirono, o atleta; non conoscendo poi Dio, ottennero la tenebra, inviati all’eterno castigo.
Torturato per ordine di un crudele tiranno, o ammirabile, superasti la natura sopportando supplizi e spogliazione, dimostrando il tuo puro desiderio e l’assoluta tensione verso Dio, o felicissimo.
Theotokìon. Le leggi della natura in te, Vergine, si rinnovano: oltre natura, infatti Dio Emanuele, per natura inaccessibile, straordinariamente generasti per il rinnovo di noi fedeli.
Irmòs. Dal ventre del pesce Giona gridò al Signore: Traimi tu dall’antro dell’ade, ti supplico, affinché come redentore, con voci di lode e spirito di verità a te sacrifichi.
Kontakion.
Tono 2. Cercando le cose superne.
Avendo amato Cristo dall’infanzia, o celebratissimo e avendo osservato i suoi divini precetti, a lui sei accorso con tutto te stesso, o Myron e trovasti riposo, glorificandolo con gli angeli e chiedendo per tutti divina remissione.
Ikos.
Celebriamo tutti, come genuino myron profumato di Cristo, colui che dal grembo materno fu santificato; davvero egli offre la guarigione delle malattie a chi si accosta con fervida fede: acceso infatti dall’amore del Creatore, soffre con quanti sono nelle angustie, il felicissimo e li libera dalle sventure, su tutti effondendo il profumo della grazia a lui data dallo Spirito, per tutti chiedendo divina remissione.
Sinassario.
Il 17 di questo mese memoria del santo martire Myron.
Stichi. Che mi importa se mi hanno decapitato, ora che la sacra corona sta per ornare il mio capo? Dichiara fieramente il coraggioso Myron. Il 17 muore trafitto dalla spada.
Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Stratone, Filippo, Eutichiano e Cipriano.
Stichi. Mi hanno reso un orrore, diceva Stratone, questi uomini orribili e mi uccidono nel fuoco. Amando Dio, Filippo fece ciò che diceva: condannato al rogo moriva senza codardia. Eutichiano stava nella fornace come un cavallo in pianura. Cipriano, sopportando ustione materiale, evitò i tormenti di cui parlano le Scritture.
Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Paolo e Giuliana sua sorella.
Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Tirso, Lefkio, Coronato e dei loro compagni e sinassi della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria in Armatio.
Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Elia il giovane.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. Disprezzando l’empio culto.
Il tuo splendido intelletto, incendiato dall’affetto divino, o sapiente, gioiva ed esultava, mentre stavi in mezzo alla fiamma con fede acclamando come un tempo i tre fanciulli: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.
Vedendo gli angeli stare con te in mezzo alla fiamma, lampeggianti in forma indicibile, o sapiente, i presenti sbalordirono e rivolgendo inni al Sovrano acclamavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.
Stando lieto con intelletto puro in mezzo alla fornace con gli intelletti angelici, inneggi al Signore sommamente buono, che tratteneva la fiamma salvando te, che canti: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.
Theotokìon. Luogo di Dio, piacevole palazzo e divino trono sul quale sedendo fu preparato per tutti un seggio celeste apparisti, o Vergine, perciò a te acclamiamo: Benedetta tu, che concepisti Dio nella carne.
Ode 8. Il Dio sceso nella fornace.
Vedendoti invincibile, o valoroso, l’iniquo giudice ti manda a venir scorticato fino alle ossa con uncini, facendoti a pezzi, ferito incurabilmente con lesioni insopportabili.
Dal cielo tutta la folla lo udì: Dio ti parlò chiamandoti all’ineffabile gioia del riposo nell’aldilà, o martire, invitandoti a unirti ai cori degli angeli nei cieli, o glorioso.
Stavi come Daniele in mezzo alle belve, che rispettavano la tua beata passione e la sublime grandezza delle tue lotte, o beatissimo, attente alla tua viva voce.
Theotokìon. Trafitto dalle frecce del nemico, la mia anima è stata tutta ferita e soffro mali incurabili; o purissima, tu che generasti ineffabilmente Cristo Salvatore, sanami e salvami, o speranza dei disperati.
Irmòs. Il Dio sceso nella fornace di fuoco mutando in rugiada la fiamma per i fanciulli ebrei, inneggiate, opere come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.
Ode 9. Il Verbo, Dio da Dio.
Per vedere la gloria futura e l’ineffabile splendore del giudice di gara Cristo, degnamente, o valorosissimo, chini la cervice e accetti il taglio della spada e colmi di gioia le divine falangi dei martiri.
Come myron profumato, o ammirabile Myron, la tua ammirabile memoria, profumando i cuori dei fedeli è giunta a noi e per le tue preghiere colma di profumo divino noi, che con affetto la celebriamo.
L’Acaia si vanta delle tue fasce e delle tue lotte, valoroso atleta del Signore; di più si delizia Cizico, possedendo il tuo provatissimo corpo come vero tesoro e fonte di guarigioni e purificazione dai mali.
Sion, eletta negli eccelsi, la metropoli spirituale di tutti i santi, la venerabile Chiesa dei primogeniti, come sta scritto, ti possiede come martire che sempre supplica per noi, o primizia dei martiri.
Theotokìon. Come gli angeli tutti gridiamo a te, Vergine, palazzo e trono di Dio: Salve tu, per cui diventammo degni del regno dei cieli noi, un tempo caduti nella corruzione, rovinando stoltamente la primitiva bellezza.
Irmòs. Il Verbo, Dio da Dio, indicibilmente per noi incarnato da Vergine santa, venuto con indicibile sapienza a rinnovare Adamo, caduto malamente per un cibo di perdizione, noi fedeli, unanimi, con inni magnifichiamo.
Exapostilarion. Udite, donne.
La Chiesa ha in te una rosa olezzante, o Myron, martire dalle grandi lotte: ti dimostrasti infatti profumo di Cristo, o celebratissimo; per lui lottasti gioioso e da lui ricevesti gloria: a lui tu sempre ricordi quanti ti onorano con affetto.
Della festa. Tu che il cielo.
Col tuono, sulle nuvole, il Salvatore manda gli apostoli da sua Madre perché con affetto la seppelliscano: ed egli stesso discende, scortato dagli angeli.
Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.
Tono 2. Casa di Efrata.
Ti accoglie, o Vergine, come sposa di Dio, il regno superno e la gloria degli eletti, ora che te ne sei andata al Figlio tuo.
Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.
Si raduna la folla dei discepoli per la sepoltura della Madre che generò Dio, giungendo dai confini a un cenno onnipotente.
Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.
Gloria in cielo, letizia sulla terra: perché la Madre del Creatore consegna ora l’anima sua nelle mani del Sovrano.
Gloria. E ora. Tono pl. 4. Dell’imperatore Leone.
Gesù, Figlio tuo e nostro Dio, o Theotòkos, confermando le sue due nature, come uomo muore, ma come Dio risorge e ha voluto che tu, Madre di Dio, per legge di natura morissi, perché l’economia non fosse ritenuta dagli increduli storia fantastica; ma sei passata alle regioni celesti, o celeste sposa, partendo dalla terra come dalla stanza nuziale del tuo corpo; l’etere fu santificato dalla tua ascesa, come la terra fu illuminata dal tuo parto. Ti scortano gli apostoli e ti accolgono gli angeli. Dopo aver dunque sepolto il tuo corpo purissimo, cantando l’inno funebre, lo vedevano levato in alto e dicevano con timore: Questo è il mutamento della destra dell’Altissimo, egli infatti è in mezzo a te, non sarai scossa. Tu dunque, Vergine inneggiatissima, non smettere di vigilare su di noi, perché siamo tuo popolo e pecore del tuo pascolo e invochiamo il tuo nome, chiedendo grazie a te la salvezza e la grande misericordia.
Conclusione.

