15 Agosto
Dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea.
Al Mattutino.
Dopo la prima sticologia, kàthisma. Tono 1. Stupì Giuseppe.
Proclamalo, Davide: Che cos’è questa festa? E’ quella, dice, che cantai nel libro dei Salmi: quando si parla di quella figlia, divina Madre e Vergine, che il Cristo, da lei nato senza seme, trasferisce nelle superne dimore: perciò gioiscono le madri, le figlie e le spose di Cristo, acclamando: Salve, tu che sei passata alla reggia celeste.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Dopo la seconda sticologia, kàthisma.
Tono 1. I soldati a guardia.
Il venerabilissimo coro dei sapienti apostoli si riunì prodigiosamente per dare gloriosa sepoltura al tuo corpo senza macchia, o lodatissima Theotòkos; con loro anche le folle degli angeli celebravano il tuo transito facendone sacre lodi: e anche noi con fede lo festeggiamo.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Dopo il polyèleos, kàthisma.
Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.
Nel tuo parto senza seme il concepimento, nella tua dormizione, senza corruzione la morte: concorse un doppio prodigio nel prodigio, o Theotòkos! Come, infatti, l’ignara d’uomo vergine allatta? Come la Madre di Dio morta profuma? Perciò con l’angelo a te gridiamo: Salve, piena di grazia.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.
Prokìmenon.
Ricorderò il tuo nome di generazione in generazione.
Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.
Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (1,39-49.56).
In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore. Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente e santo è il suo nome. Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione della Theotòkos. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.
Idiòmelon. Tono pl. 2. Di Byzas.
Quando era ormai vicino il transito della pura dimora del tuo corpo, gli apostoli, circondando il tuo letto, ti guardavano con tremore; mentre gli uni continuavano a fissarti in preda allo stupore, Pietro tra le lacrime ti gridava: O Vergine, io vedo proprio te, la vita di tutti, distesa supina e sbigottisco, perché in te dimorò il gaudio della vita futura. Supplica dunque con ardore, o pura, il tuo Figlio e Dio, perché la tua città sia custodita illesa.
Si cantano due canoni, il primo per otto stichi compresi gli irmì, il secondo per sei sempre con gli irmì. Alla fine di nuovo gli irmì. Acròstico del primo canone: Festeggino gli ispirati da Dio. Poema del signor Cosma.
Ode 1. Tono 1. Irmòs
Adorna di divina gloria, la tua sacra e illustre memoria, o Vergine, ha convocato alla festa tutti i fedeli che, preceduti da Maria con danze e timpani, cantano al tuo Unigenito: Con gloria si è glorificato.
Le schiere degli abitanti del cielo scortavano il tuo corpo divino in Sion; la moltitudine degli apostoli, Madre di Dio, subito riunita dai confini, si trovò presente; con loro glorifichiamo, casta Vergine, la tua veneranda memoria.
Vincesti la natura, generando Dio, o Pura; tuttavia, imitando il tuo Creatore e Figlio, ti sei sottomessa alla natura pur superandola; perciò dopo la morte sorgi per vivere eternamente col tuo Figlio.
Secondo canone, poema di Giovanni Damasceno.
Ode 1. Tono 4. Irmòs.
Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e cantero lieto la sua dormizione.
Vergini giovinette, con la profetessa Maria, cantate ora il canto dell’esodo: perché la Vergine, la sola Madre di Dio è trasferita all’eredità celeste.
Degnamente, come cielo vivente, ti hanno accolta, o purissima, le divine tende celesti: e tu, nella tua radiosa bellezza, hai preso posto come purissima sposa presso colui che è Re e Dio.
Ode 3. Irmòs.
Sapienza e potenza di Dio, che crei e reggi tutto, rendi stabile e inconcussa la Chiesa, o Cristo, perché tu solo sei santo e riposi nel santuario.
I famosi apostoli, sapendoti donna mortale, ma anche Madre di Dio oltre natura, ti toccavano con mani tremanti, vedendoti rivestita di gloria come tempio portatore della divinità, o purissima.
La giustizia di Dio colpì la mano empia del presuntuoso, Dio custodì l’onore dovuto all’arca spirituale, gloria della divinità, in cui il Verbo prese carne.
Secondo canone. Irmòs.
Come sorgente viva e copiosa, o Theotòkos, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina gloria di corone di gloria rendili degni.
Generata da lombi mortali, o pura, conforme alla natura hai compiuto il tuo esodo: ma poiché hai partorito la vera vita, sei passata alla vita divina ed enipostàtica.
La folla dei teologi dai confini e la moltitudine degli angeli dall’alto si affrettavano verso il monte Sion al cenno della divina potenza, per officiare ben doverosamente, o Sovrana, la tua sepoltura.
Ypakoí. Tono pl. 1.
Da tutte le generazioni ti diciamo beata, o Madre di Dio Vergine, perché in te si compiacque dimorare Cristo nostro Dio, che nessuna dimora può ospitare. Beati anche noi, che abbiamo te come protezione: giorno e notte, infatti, tu intercedi per noi e per le tue suppliche si consolidano gli scettri del regno. Celebrandoti dunque, a te acclamiamo: Salve, piena di grazia, il Signore e con te.
Ode 4. Irmòs.
I detti e gli enigmi dei profeti hanno mostrato, o Cristo, che la tua incarnazione dalla Vergine sarebbe venuta come tuo sfolgorante splendore, per illuminare le genti e l’abisso nell’esultanza a te grida: Alla tua potenza sia gloria, o filantropo.
Guardate popoli e meravigliatevi: il santo monte di Dio, infatti, a tutti visibile s’innalza sopra le dimore celesti; il cielo terrestre si stabilisce nella dimora celeste e incorruttibile.
La tua morte divenne passaggio a una vita eterna e migliore, o Pura: davvero ti trasferì dal provvisorio all’infinito divino per contemplare in letizia il tuo Figlio e Signore, o casta.
Si aprirono le porte celesti, gli angeli inneggiavano e Cristo ha accolto il cimelio materno della sua verginità; con letizia ti servivano i cherubini e i serafini con gioia ti glorificavano.
Secondo canone. Irmòs.
Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.
Motivo di sbigottimento era vedere il cielo vivente del Re dell’universo, discendere nelle cavità della terra. Come sono mirabili le tue opere, gloria alla tua potenza, Signore!
Al tuo transito, Madre di Dio, le schiere degli angeli, con gioia e timore, coprivano con le loro sacratissime ali il tuo corpo dall’immenso spazio capace di Dio.
Se l’ineffabile suo frutto, per cui essa divenne cielo, volontariamente accettò la tomba come mortale, potrà forse ricusarla colei che lo generò senza nozze?
Ode 5. Irmòs.
Narrerò, o Cristo, l’ineffabile divina bellezza delle tue magnificenze: rifulgendo infatti dall’eterna gloria, come coeterna irradiazione enipostatica, come sole sei sorto incarnato da grembo verginale, per quanti sono nel buio e nell’ombra.
Trasportato come su nube, o Vergine, il coro degli apostoli si riunì in Sion, venendo dai confini per servirti, o nube leggera, da cui Dio Altissimo, Sole di giustizia irraggiò, su quanti sono nell’ombra e nelle tenebre.
Le lingue ispirate dei teologi, istruite dallo Spirito, cantavano alla Theotòkos un inno per la partenza, più risonante di una tromba: Salve, fonte inesauribile dell’incarnazione di Dio, vita e salvezza di tutti.
Secondo canone. Irmòs.
Sbigottisce l’universo per la tua divina gloria: perché tu, Vergine ignara di nozze, dalla terra fosti trasferita alle eterne dimore e alla vita senza fine, da dove doni salvezza a tutti i tuoi cantori.
Echeggino oggi le trombe dei teologi e la lingua umana dai tanti suoni esprima ora la lode; risuoni l’etere tutt’intorno, risplendendo di luce infinita; cantino gli angeli la dormizione della Vergine.
Lo scrigno d’elezione eccelleva inneggiandoti, tutto in estasi, o Vergine, fuori del mondo, tutto consacrato a Dio, rivelandosi a tutti ispirato da Dio, come realmente era, o Theotòkos inneggiatissima.
Ode 6. Irmòs.
Il mostro nato dal mare, il fuoco delle viscere oceaniche, era prefigurazione della tua sepoltura di tre giorni, di cui Giona si rivelò interprete: salvo infatti come era stato inghiottito, indenne gridava: Sacrificherò a te con voce di lode, Signore.
Dio, Re universale, ti concede ciò che oltrepassa la natura: come nella maternità ti conservò vergine, così ha conservato nella tomba il tuo corpo incorrotto; e ti ha dato la gloria di una divina ascensione, rendendoti onore, come un Figlio a sua madre.
In verità tuo Figlio, Vergine, ti ha posto nel Santo dei Santi come brillante candeliere acceso di fiamma immateriale, come incensiere d’oro pieno di brace divina, come la coppa della manna, la verga e la tavola scritta da Dio, come arca santa e tavola del pane di vita.
Secondo canone.
Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Theotòkos, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.
Da te è sorta la vita, senza sciogliere i vincoli della tua verginità. Come ha dunque potuto la pura dimora del tuo corpo, origine di vita, partecipare all’esperienza della morte?
Tu che sei stata sacrario della vita, hai raggiunto l’eterna vita: attraverso la morte, infatti, sei passata alla vita, tu che hai partorito la vita enipostatica.
Kontàkion autòmelo. Tono 2.
Nella intercessione Madre di Dio sempre desta * e nella protezione immutabile speranza, * tomba e morte non hanno trattenuto. * Quale infatti Madre della vita * l’ha trasferita alla vita, *colui che ha dimorato un grembo sempre vergine.
Ikos.
Cingi la mia mente di un baluardo, o mio Salvatore, perché abbia l’ardire di celebrare il baluardo del mondo, la Madre tua pura. Rafforzami con una torre di parole ed eleva per me roccaforti di pensieri: poiché sempre tu dai compimento alle richieste di chi chiede con fede. Donami dunque tu lingua, espressione, pensiero di cui non debba restar confuso, perché ogni dono di illuminazione proviene da te, o illuminatore, che hai preso dimora in un grembo sempre vergine.
Sinassario.
Il 15 di questo mese, memoria dell’augusto transito della gloriosissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria.
Stichi. Non stupisce la morte della Vergine salvezza del mondo, poiché l’artefice del mondo morì nella carne. Vive per sempre la Theotòkos, anche se il 15 muore.
Per le sue sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci come buono e filantropo. Amìn.
Ode 7. Irmòs.
Il divino amore, contrastando il protervo furore e il fuoco, irrorava le fiamme di rugiada e irrideva il furore col razionale suono ispirato della lira a tre voci dei santi, facendo eco agli strumenti musicali in mezzo alla fiamma: O glorioso Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Mosè nella sua ira spezzò le tavole fatte da Dio e scritte dal Santo Spirito; ma il suo Signore, avendo conservata intatta l’integrità di colei che lo generò, l’ha stabilita, ora, nelle dimore celesti; esultando con lei, cantiamo a Cristo: Gloriosissimo Dio dei nostri padri e nostro, tu sei benedetto.
Al suono dei cembali delle nostre labbra pure, dell’arpa armoniosa dei nostri cuori, della tromba squillante dei nostri pensieri elevati, battendo le nostre mani pie, cantiamo in questo giorno solenne e santo della traslazione della pura Vergine: Gloriosissimo Dio dei nostri padri e nostro, tu sei benedetto.
Il popolo divino si è riunito poiché la tenda della gloria di Dio viene traslata alla dimora celeste, dov’è voce di giubilo ineffabile, il puro suono dei festanti, che con letizia gridano a Cristo: Glorioso Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.
Secondo canone.
Ifanciulli di senno divino non adorarono la creatura in luogo del Creatore, ma calpestando con coraggio la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: Celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.
Giovani e fanciulle, anziani e capi, re e giudici, onorando la memoria della Vergine e Madre di Dio, cantate: O Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.
Suonino i monti celesti la tromba dello Spirito, esultino i colli e balzino di gioia gli apostoli divini: la Regina va verso il Figlio, per regnare con lui.
L’augustissimo transito della tua divina e pura Madre radunò le schiere iperuranie delle potenze superne per festeggiare con quanti sulla terra ti cantano: O Dio, tu sei benedetto.
Ode 8. Irmòs.
Il potentissimo angelo di Dio mostrò ai fanciulli come la fiamma irrorasse di rugiada i santi e bruciasse invece gli empi; e così ha reso la Theotòkos fonte vivificante, da cui zampillano insieme la distruzione della morte e la vita per quanti cantano: Noi redenti celebriamo l’unico Creatore e lo sovresaltiamo per tutti i secoli.
Tutta la moltitudine degli apostoli riuniti in Sion accompagnava con queste parole l’arca divina della santità: Dove vai ora, tempio del Dio vivente? Non abbandonarci, ma veglia su quanti cantano con fede: Noi, i redenti, cantiamo l’unico Creatore ed esaltiamolo in tutti i secoli.
La Purissima, levando le mani, mentre se ne andava, quelle mani che avevano abbracciato il Dio incarnato, con franchezza, come Madre, disse a suo Figlio: Conserva nei secoli coloro che mi hai dato e che gridano: Noi, i redenti, cantiamo l’unico Creatore ed esaltiamolo in tutti i secoli.
Secondo canone.
Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli puri; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra salmeggiante: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.
Glorificano la tua memoria, Vergine pura, i principati e le potestà con le potenze, gli angeli, gli arcangeli, i troni, le dominazioni, i cherubini e i tremendi serafini: e noi della stirpe umana la celebriamo e sovresaltiamo per tutti i secoli.
Colui che, incarnandosi, straordinariamente dimorò nel tuo grembo puro, proprio lui, Theotòkos, accogliendo il tuo sacratissimo spirito, in se stesso gli dona riposo, essendoti debitore come Figlio: perciò ti inneggiamo e sovresaltiamo, o Vergine, per tutti i secoli.
Oh, le meraviglie inconcepibili della sempre Vergine e Madre di Dio! Abitando infatti una tomba rivelò il paradiso e noi, oggi, attorniandola salmeggiamo gioiosi: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.
Primo canone. Poema di Cosma.
Ode 9.
Megalynàrion da ripetere ad ogni tropario dell’ode.
Noi, generazioni tutte, ti diciamo beata, o sola Theotòkos.
Tono 1. Irmòs.
Sono vinte in te le leggi della natura, o Vergine pura: il tuo parto infatti è verginale e la tua morte ha attratto la vita. O tu che dopo il parto sei vergine e dopo la morte viva, salva sempre la tua eredità, o Madre di Dio.
Stupirono le schiere angeliche scorgendo in Sion il loro Sovrano che prendeva tra le mani un’anima di donna; egli infatti così si rivolgeva, come Figlio, a colei che incorruttibilmente l’aveva partorito: Vieni, o venerabile, sii glorificata con il tuo Figlio e Dio.
Il coro degli apostoli compose il tuo corpo che aveva accolto Dio, guardandolo con timore e rivolgendoti dolcemente queste parole: Ora che te ne sei andata ai talami celesti, presso tuo Figlio, salva sempre la tua eredità, Madre di Dio.
Megalynàrion del secondo canone.
Gli angeli stupirono, vedendo la dormizione della Vergine, come la Vergine partiva dalla terra per le regioni superne.
Tono 4. Irmòs.
Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Theotòkos pura, sempre Vergine.
Venite, esultiamo sul Sion, divino e pingue monte del Dio vivente, contemplando la Theotòkos: essendo sua Madre, Cristo la trasferisce alla dimora di gran lunga migliore e più divina, al santo dei santi.
Venite, fedeli, accostiamoci alla tomba della Madre di Dio e abbracciamola, appoggiandovi le labbra del cuore, gli occhi e la fronte, con animo sincero e attingeremo generose grazie di guarigioni zampillanti da fonte perenne.
Accogli da noi il canto per il tuo esodo, o Madre del Dio vivente e adombraci con la tua divina grazia apportatrice di luce, accordando all’imperatore i trofei, al popolo amico di Cristo la pace, ai tuoi cantori il perdono e la salvezza delle anime.
Katavasìa. Noi, generazioni tutte, ti diciamo beata, o sola Theotòkos.
Sono vinte in te (come sopra).
Exapostilarion. Tono 3. Tu che il cielo.
Apostoli, qui radunati dai confini della terra, nel giardino di Getsemani seppellite il mio corpo; e tu, Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito (3).
Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.
Tono 4. Come generoso.
Per la tua gloriosa dormizione esultano i cieli e gioiscono le schiere degli angeli, mentre tutta la terra si allieta rivolgendo a te, Madre di colui che domina l’universo, il cantico del tuo esodo, o Vergine santissima ignara di nozze, che liberasti la stirpe umana dalla sentenza contro i progenitori (2).
Dai confini, al cenno della divina potenza, accorsero i prescelti tra gli apostoli per seppellirti; contemplandoti mentre ti sollevavi da terra verso l’alto, a te gioiosi gridavano con le parole di Gabriele: Salve, cocchio della divinità nella sua pienezza; Salve, o sola che con il tuo parto hai congiunto le realtà terrestri alle celesti.
Poiché avevi partorito la vita, alla vita immortale sei passata, con la tua augusta dormizione: ti scorta-vano gli angeli, i principati e le potenze, gli apostoli e i profeti, con tutto il creato, mentre tuo Figlio accoglieva nelle sue immacolate mani la tua anima pura, o Vergine Madre, sposa di Dio.
Gloria. E ora. Tono pl. 2.
Al momento della tua immortale dormizione, Madre di Dio, Madre della vita, le nubi rapirono in aria gli apostoli e di quanti erano sparsi per il mondo fecero un unico coro intorno al tuo corpo immacolato; seppellendolo con venerazione, essi acclamavano, cantando le parole di Gabriele: Salve, piena di grazia, Vergine Madre senza nozze, il Signore è con te. Con loro supplicalo come Figlio tuo e nostro Dio per la salvezza delle nostre anime.
Grande dossologia.
Viene dato l’olio santo ai fratelli.
Alla Liturgia i typikà, le beatitudini con i tropari dalle odi 3 e 6 del canone della festa.
Volendo si possono cantare le seguenti antifone.
Prima antifona.
Stico 1. Cantate al Signore, terra tutta, salmeggiate al suo nome, date gloria alla sua lode.
Per le intercessioni della Theotòkos.
Stico 2. Celebrate il Signore e invocate il suo santo nome, annunziate a tutte le genti le sue opere.
Per le intercessioni della Theotòkos.
Stico 3. Nella città del Signore delle potenze, nella città del nostro Dio.
Per le intercessioni della Theotòkos.
Stico 4. Nella pace è stato posto il suo luogo e la sua dimora in Sion.
Per le intercessioni della Theotòkos.
Gloria. E ora.
Per le intercessioni della Theotòkos.
Seconda antifona.
Stico 1. Il Signore ama le porte di Sion più di tutte le tende di Giacobbe.
Salva, Figlio di Dio, mirabile nei santi, noi che a te cantiamo: Alliluia.
Stico 2. Cose gloriose si dicono di te, città di Dio.
Salva, Figlio di Dio.
Stico 3. Dio l’ha stabilita in eterno.
Salva, Figlio di Dio.
Stico 4. L’Altissimo ha santificato la sua dimora.
Gloria. E ora.
O unigenito Figlio di Dio.
Terza antifona.
Stico 1. Pronto è il mio cuore, o Dio, pronto è il mio cuore.
Tono 1.
Nel partorire hai conservato la verginità, con la tua dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio. Sei passata alla vita, tu che sei madre della vita e che con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime.
Stico 2. Che cosa renderò al Signore per tutto ciò che mi ha dato?
Nel partorire hai conservato.
Stico 3. Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore.
Nel partorire hai conservato.
Issodikòn.
Venite, adoriamo e prostriamoci a Cristo. Salva, Figlio di Dio, mirabile nei santi, noi che a te cantiamo: Alliluia.
Apolytìkion. Tono 1.
Nel parto conservasti la verginità, nella dormizione non abbandonasti il mondo, Theotòkos. Sei passata alla vita, essendo madre della vita e con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime.
Kontàkion autòmelo. Tono pl. 2.
Tomba e morte non trattennero la Madre di Dio sempre desta nell’intercessione e immutabile speranza con la protezione: come madre della vita alla vita la trasferì colui che dimorò nel suo grembo sempre vergine.
Prokìmenon. Tono 3.
L’anima mia magnifica il Signore e ha esultato il mio spirito in Dio mio salvatore.
Stico. Perché ha chinato lo sguardo sulla piccolezza della sua serva.
Apostolo: Filippesi 2, 5-11.
Fratelli, abbiate in voi lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù (vai all’8 settembre).
Alliluia (3) Tono pl. 4.
Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.
Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.
Vangelo: secondo Luca (10, 38-42. 11, 27-28).
In quel tempo Gesù entrò in un villaggio e lo accolse una donna, di nome Marta (vai all’8 settembre).
Ad Exerètos…
Noi, generazioni tutte, ti proclamiamo beata, o sola Madre di Dio.
Tono 1. Irmòs.
Sono vinte in te le leggi della natura, o Vergine pura: il tuo parto infatti è verginale e la tua morte ha attratto la vita. O tu che dopo il parto sei vergine e dopo la morte viva, salva sempre, o Madre di Dio, la tua eredita.
Kinonikòn.
Prenderò il calice di salvezza e invocherò il nome del Signore. Alliluia.

