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2 Settembre

Memoria del santo martire Mama e del nostro beato padre Giovanni il digiunatore.

Al Mattutino

La solita sticologia, un canone dall’Oktòichos e due dei santi.

Canone del martire. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Ora che dimori nei cieli come preziosissimo martire e sei colmo dello splendore trisolare, o lodatissimo, rendi degni della divina luce quanti onorano sulla terra il venerabile e luminoso giorno del tuo trapasso.

Il Verbo che preconosceva la tua nobiltà e il tuo animo, Mama, dalla prima infanzia ti riempì di sapienza e ti adornò di ogni sorta di beni, o lodatissimo martire atleta.

Subendo persecuzione e carcere fino alla morte, i tuoi genitori sopportarono tutto per i divini comandamenti e germogliarono te, annientatore del politeismo.

Theotokìon. Gloriosissime cose furono dette di generazione in generazione di te, che contenesti in grembo Dio Verbo restando pura, Madre di Dio Maria, perciò tutti celebriamo te, nostra benefattrice dopo Dio.

Canone del santo. Poema di Germano.

Ode 1. Tono pl. 4. A colui che gettò in mare.

Al Cristo, che ha fatto sorgere nel mondo il sapiente gerarca, che rifulse nei dogmi della pietà, cantiamo perché si è glorificato nei secoli.

Onoriamo, o fedeli, il grande gerarca Giovanni che irraggiò nel mondo la luce della pietà e allontanò la tenebra dell’ateismo.

Stando davanti al Re inaccessibile, o beatissimo Giovanni, sacro predicatore, imploralo con gli angeli di donare remissione a quanti festeggiano la tua memoria.

Theotokìon. O unica lodatissima, che concepisti in grembo il Verbo del Padre anteriore ai secoli senza principio e lo partoristi ineffabilmente nella carne, prega senza sosta affinché siamo salvati dai pericoli.

Del martire. Ode 3. Irmòs.

O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.

Nel firmamento della Chiesa Cristo ha messo il suo atleta Mama come astro luminoso, che illumina il mondo con i fulgori delle sue fatiche e dei suoi prodigi.

Salendo sul monte della vera conoscenza e illuminando il tuo spirito con la purezza dell’anima, o martire, con i comandamenti divini esortavi la natura irrazionale all’innodia razionale.

Gli empi che cercavano di catturarti non poterono avvicinarsi a te, ma seguendo il Sovrano, tu stesso andasti volontariamente alla passione, ancora giovane e bello d’aspetto.

Theotokìon. Colui che ha steso il cielo come tenda e regge il circolo di tutta la terra, Dio per natura, o Purissima, fu contenuto fra le tue braccia corporee e ti rivelò saldezza di tutti i fedeli.

Del santo. Tu che stabilisti col verbo.

Con continenza e preghiera incessante entrasti, o padre, nella città eletta della bontà, o teoforo, dove ti sazi al fiume della delizia.

Tu che hai confidenza con Dio, o venerabile gerarca Giovanni sapientissimo, supplica per la salvezza di quanti glorificano la tua sacra memoria.

Come insegnante dei dogmi della pietà e vera guida di sapienti discorsi, hai ricevuto la corona contro le eresie, o beato.

Theotokìon. Tutti ti lodiamo come cielo e trono di Dio, Genitrice di Dio purissima, poiché da te è sorto Gesù Cristo, la verità.

Irmòs. Tu che stabilisti col verbo i cieli e consolidasti la terra su molte acque, rendimi stabile nell’inno e nella tua dossologia, Signore.

Kàthisma del martire.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Essendo nobile prole della pietà, ti rivelasti annientatore dell’empietà, illustre Mama, per la potenza dello Spirito: nello stadio infatti confutasti l’errore degli idoli e con valore inneggiavi predicando la Trinità; perciò, dato pure alle belve, uccidesti la belva, il serpente, principe del male; per questo ti gridiamo: Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. Del beato. Tono 3. La confessione della fede.

Ti rivelasti divino scrigno della continenza e ricco contenitore della pietà, o beato Giovanni, illustrando la tua vita nell’impassibilità e ottenendo ai supplici la misericordia; o beato padre, implora Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Divenisti divina tenda del Verbo, unica purissima Vergine Madre, superando in purezza gli angeli; purifica me, più di tutti macchiato da colpe carnali con le divine onde delle tue preghiere, concedendo, o venerabile, la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’incontaminata agnella del verbo, la pura Madre Vergine, vedendo sospeso in croce colui che era germogliato da lei senza doglie, maternamente piangendo gridava: Ahimè, figlio mio, come soffri, volendo liberare l’umanità dalle passioni disonorevoli!

Del martire. Ode 4. Irmòs.

Tu sei il mio vigore, Signore, tu la mia forza, tu il mio Dio, tu la mia esultanza, tu, che senza abbandonare il seno del Padre, hai visitato la nostra povertà; perciò col profeta Avvacùm a te acclamo: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Accorresti volontariamente al martirio con nobile coraggio, avendo come aiuto Cristo, che rafforzò la tua debolezza con potere divino e ti rese confessore della sua passione e partecipe della luce superna.

La belva selvaggia che camminava con te si sottometteva come aiuto provveduto da Dio a te, che sottomettesti le passioni irrazionali e ti rivelasti splendido per sapientissimo senno, vincendo l’insensatezza del nemico.

Affrontasti le domande del giudizio parlando pubblicamente dell’incarnazione del Verbo, facendo appassire la boria dell’ateismo e insegnando tutti a cantare senza sosta: gloria alla tua potenza, o filantropo.

Theotokìon. Con il tuo parto dal concepimento ineffabile fu sciolta la colpa dei dolori e la natura umana fu liberata dalla condanna della maledizione, o Genitrice di Dio incorrotta; grazie a te furono aperte le cose di lassù a noi di quaggiù e gli angeli danzano con gli uomini.

Del santo. Misticamente vedendo.

Lodiamo tutti con canti il sapiente gerarca, dicendo: o teoforo, supplica senza sosta Dio di salvarci.

Avendoti come seminatore dei dogmi della fede e sapiente gerarca, o beatissimo padre, con canti e lodi ti glorifichiamo.

Gerarca del Signore, principe di quanti si nutrono di fede, con lodi e canti glorifichiamo la tua sacra e venerabile memoria.

Theotokìon. O Sposa ignara di nozze, che generasti senza seme Cristo nostro Dio, supplicalo senza sosta di salvare le nostre anime.

Del martire. Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai abbandonato, o luce senza tramonto e sono avvolto dalla tenebra estranea io, misero? Fammi tornare, ti supplico e guida la mia via alla luce dei tuoi comandamenti.

Il glorioso Mama non si preoccupava affatto dei supplizi della carne, ma considerava le piaghe come grasso corruttibile gettato via e le nerbate come spogliamento delle tuniche della condanna, perciò ottenne l’ornamento dell’incorruttela.

Con i fianchi trafitti cantavi una lode di ringraziamento al tuo Creatore, o beatissimo e udisti una voce che dal cielo rafforzava maggiormente il tuo pensiero a Dio, alleviando il peso delle tue pene.

Mentre eri chiuso in carcere, ti apparve un’insolita visione, o atleta beatissimo dalle molte lotte, una bellissima colomba che ti consegnò cibo di incorruttela, poiché avevi superato i limiti della corruzione.

Theotokìon. Con la divina incarnazione, o Vergine, divenisti principio della nostra pacificazione con il Sovrano di tutti, poiché generasti colui che prima del sole fu generato dal Padre e unì la natura umana con la divinità e la innalzò al trono della gloria.

Del santo. Tu che dalla notte.

Fosti unto con il myron della fede come pastore, o sapiente in Dio, perciò ti lodiamo tutti come gerarca, o beato.

Imitando gli apostoli, o insigne sapiente in Dio, con fatiche e veglie presiedevi il popolo della Chiesa.

Assomigliando allo zelante Elia e a Mosè, divino veggente, o padre Giovanni, sacro iniziatore, svergognasti gli eresiarchi.

Theotokìon. Venite tutti, veneriamo con gli angeli la benedetta come regina e come unica che generò il Re di tutti.

Del martire. Ode 6. Irmòs.

Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male, perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Acceso da divino zelo, o sacratissimo, non temevi affatto il fuoco ardente, rinfrescandoti con pioggia divina dal cielo, o atleta valorosissimo.

Colui che rese la fornace dei tre fanciulli rugiada, rapì anche te manifestamente dalla fiamma, o beato sapiente in Dio e ti rese più luminoso del fuoco.

Ti mostrasti molto forte sopportando grandi lotte, o atleta prodigioso tra i martiri, perciò il Salvatore ti rese degno di ricompense molto grandi.

Theotokìon. Con il tuo divino parto, Purissima, noi, tuoi cantori, diventammo partecipi alla natura divina e ottenemmo in Cristo eredità celeste con le schiere degli angeli.

Del santo. Come traesti il profeta.

Adornando con divini dogmi la gloria della Chiesa, o beato Giovanni, allontanasti tutte le eresie.

Come luminare dei dogmi splendevi in tutto il creato per la bellezza della tua pietà, o maestro di senno divino e con il verbo di Dio oscurasti le eresie.

Servendoti del verbo e della lingua al posto del coltello, o beato, tagliasti tutti gli insegnamenti spuri e chiarificasti sapientemente la Trinità a tutti.

Theotokìon. Tu che nascesti dalla Vergine e illuminasti l’universo, o Cristo Dio, ti prego, libera anche me dalle mie colpe, o filantropo e raddrizza la mia vita.

Irmòs. Come traesti il profeta dalle profondità dell’abisso, Cristo Dio, trai anche me dai miei peccati, come filantropo e guida la mia vita, ti supplico.

Kontakion del martire.

Tono 3. La Vergine oggi.

Col bastone che Dio ti ha dato, o santo, guida il tuo popolo a pascoli vivificanti; schiaccia sotto i piedi dei tuoi cantori le selvagge fiere invisibili: poiché noi tutti che siamo nei pericoli abbiamo te, o Mama, come ardente difensore.

Ikos.

Celebriamo Mama, il martire famoso in tutta la terra, che nei cieli danza in coro con gli angeli, colui che un tempo nei deserti mungeva insolitamente le cerve e ora, con verga di potenza, come pastore si dà buona cura del popolo di proprietà del Signore, guidandolo a un luogo verdeggiante, dove è veramente il gaudio del paradiso. Tutti dunque nei pericoli abbiamo te, Mama, come ardente difensore.

Sinassario.

Il 2 di questo mese memoria del santo martire Mama.

Stichi. Irremovibile nella fede nella Trinità, Mama sopporta ferite dal tridente appuntito.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Giovanni il digiunatore, patriarca di Costantinopoli.

Stichi. Digiunasti dai piaceri effimeri, o Giovanni e ora gusti sempre le gioie perenni.

San Diomede perì squartato dalla spada.

Stichi. Sopportando il ferro come ferro, Diomede accorse coraggiosamente al taglio della spada.

San Giuliano morì con la testa fracassata dal legno.

Stichi. Mentre un legno fracassava il suo cranio, Giuliano tendeva al cielo lo spirito.

San Filippo perì di spada.

Stichi. Come veloce cavallo, Filippo, decapitato, portava a Dio salvo il suo intelletto.

Sant’Eutichiano perì nelle fiamme del rogo.

Stichi. Eutichiano, consumato nella fornace ardente, venne accolto fra i martiri.

Sant’Esichio morì impiccato.

Stichi. Amando realmente il Sovrano, Esichio sopportò di essere impiccato.

San Leonida perì nelle fiamme.

Stichi. Tu che ardevi d’amore divino, Leonida, sereno soffrivi nella fiamma ardente.

Sant’Eutichio morì crocifisso.

Stichi. Eutichio, imitando il Signore, per lui fu crocifisso mostrandosi paziente.

San Filadelfo perì con le pietre appese al collo.

Stichi. Grazie al peso di una pietra legata al suo collo, Filadelfo sale al cielo immateriale.

San Melanippo morì arso vivo.

Stichi. Melanippo, che nel nome aveva qualcosa di scuro, gettato nel fuoco si schiarì.

Santa Parthàgata morì nel mare.

Stichi. Morì in fondo al mare Parthàgata, ma in cielo trovò un oceano di beni.

Lo stesso giorno memoria dei giusti sacerdoti Eleazaro e Finees e dei santi martiri Aithalà e Ammone.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del martire. Ode 7. Irmòs.

Il fuoco ebbe paura un tempo a Babilonia di fronte alla discesa di Dio; perciò i fanciulli nella fornace con passo esultante, quasi danzando in un prato, cantavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La fornace del fuoco per te divenne un talamo: chiuso in essa infatti per molti giorni, non fosti arso, o felice, mentre gridavi al tuo Creatore: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Avevi angeli soccorritori, che danzavano con te partecipando ai canti ineffabili in mezzo alla fiamma; con loro, o martire, gridavi al Sovrano di tutti: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Come rosa immarcescibile, come sposo veramente bellissimo, che esce dal talamo, dalla fornace bruciasti gli insensati e illuminasti quanti acclamavano: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Ecco, ora si compie la predizione del sapiente in Dio, o Vergine, poiché portasti in grembo il Dio Verbo e generasti il Datore di vita, a cui tutti gridiamo: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Del santo. Tu che stabilisti la terra.

Signore Dio dei nostri padri, che hai mostrato come astro sulla terra il pio e sapiente gerarca, tu sei benedetto nei secoli.

Signore, Dio nei nostri padri, che hai reso il grande Giovanni vero pastore del tuo gregge, tu sei benedetto nei secoli.

Sconfiggendo gli assalti della carne, o padre, gridavi a Cristo: Signore, Dio nei nostri padri, tu sei benedetto ei secoli.

Theotokìon. Signore, Dio nei nostri padri, che sei nato per noi dalla Vergine e hai salvato il mondo dai nemici, tu sei benedetto.

Del martire. Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Come Daniele, o beato, chiamando il nome del Sovrano hai chiuso le bocche delle belve, abbattuto il serpente velenoso e svergognato gli eretici e ora con gioia dimori come vincitore nei cieli, cantando: sacerdoti, benedite, popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.

Quando gli adoratori delle pietre, accecati nell’anima, ti lapidavano, o beato, drizzasti l’occhio della tua valorosa e invitta anima verso Cristo, pietra non frantumata, cantando con zelo: benedite, sacerdoti, sovresaltate, popoli, Cristo nei secoli.

Il giudice di gara, stendendoti dall’alto la corona di vincitore come atleta che ha compiuto la buona lotta, o beatissimo, ti chiama a percorrere il tuo venerabile e dolce cammino verso di lui, cantando con zelo: benedite, sacerdoti, sovresaltate, popoli, Cristo nei secoli.

Theotokìon. Oltre natura, restando vergine dopo il parto, concepisti colui che dal Padre è senza madre, o pura: poiché l’unione di Dio in te rinnova le nature e sono rinnovati i limiti delle essenze, perciò in modo ortodosso, come colei che ha concepito Dio, inneggiamo soprattutto te, Theotòkos, nei secoli.

Del santo. Il Signore che si glorificò.

Assomigliando a Mosè, o beatissimo e ricevendo nella nube la legge intelligibile della grazia, o gerarca, gridi: Inneggiate a Cristo nei secoli.

Pascolando il tuo popolo, o gerarca, abbattesti l’eresia dell’Egitto e, fuggendo la Babilonia delle passioni, trovasti la superna Sion come dimora nei secoli.

Unto col myron del sacerdozio, o sacro predicatore, celebri i divini misteri per quanti sono rafforzati nel verbo e nell’opera della pietà, perciò inneggi in un’unica essenza la Trinità nei secoli.

Theotokìon. Il Signore che dimorò nel grembo della Vergine e in essa mirabilmente e ineffabilmente rinnovò il vecchio Adamo, inneggiate e sovresaltate per tutti i secoli.

Irmòs. Il Signore che si glorificò nel monte santo e rivelò a Mosè con fuoco nel roveto il mistero della generazione della sempre Vergine, inneggiate e sovresaltate per tutti i secoli.

Del martire. Ode 9. Irmòs.

Per questo sbigottisce il cielo e stupiscono i confini della terra, perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: perciò, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini ti magnificano.

Sacrificasti la tua anima per il Salvatore, o lodatissimo e accorresti a lui con zelo, splendido degli ornamenti delle tue sacre fatiche e delle prodigiose lotte, glorioso soldato, astro del mondo e gioiello della Chiesa.

Vivendo come angelo sulla terra, ti unisti agli angeli e gioiosamente con loro canti con lodi il sacro canto alla Trinità, o lodatissimo Mama, gloriosamente divinizzato per divine partecipazioni e riempito di gloria immutabile.

Come confidente di Dio, o beatissimo, ricorda quanti celebrano con gioia e fede pura questa tua divina festa e la tua venerabile e sacra fatica e difendici, o martire, da onde, pericoli e tormenti.

Theotokìon. Chi ha mai udì sulla terra di una Madre ignara di uomo che genera un figlio e che la sua prole è il Dio senza principio e consustanziale al Padre senza principio, nato per generazione sovrannaturale? O straordinario prodigio, o divina comunione per cui siamo uniti a Dio!

Del santo. Colui che al legislatore.

Osapiente Giovanni, che con l’impassibilità, la fede, l’amore e la speranza ci rivelasti parole di vita eterna, supplica per la salvezza delle nostre anime.

Ti lodiamo tutti, poiché con la verga del santo Spirito hai pascolato il popolo della venerabile Chiesa e allontanasti le eresie ostili a Dio, o gerarca.

Come luminare e gerarca della Chiesa, con salmi e inni onoriamo senza sosta te, magnificando l’urna delle tue reliquie, o beato padre Giovanni.

Theotokìon. Salve, fiume vivente dell’incorruttela, salve, nube del sole luminosissimo, salve, carro di tutta la Divinità, salve, arca della santità.

Irmòs. Colui che al legislatore sulla montagna rivelò nel roveto ardente il misterioso parto della sempre Vergine in vista della nostra salvezza con i nostri inni, senza sosta, magnifichiamo.

Exapostilarion del santo. Con i discepoli.

Noi, amanti delle tue parole, celebriamo ora con fede, o sapientissimo, la tua sacra e luminosissima memoria, onorando te, o gerarca Giovanni di mente divina, perché ti sei mostrato divino araldo della penitenza, o padre e difensore della Trinità tremenda e venerabile, o beato: stando davanti ad essa, ricordati di noi, o rivelatore di Dio.

Del martire. Sotto gli occhi.

Ti nutrivi di latte di cerva, nella tua vita tra i monti, o martire Mama, ma ti rivelasti prode nello stadio, lottando con tutto l’ardore e con i premi della vittoria, sei giunto al Signore.

Theotokìon.

L’insidiosissimo e astutissimo nemico che mi invidiò la vita divina e beata di un tempo nel paradiso e mi rese esule dall’Eden, nella tua natività, o Vergine, viene messo a morte.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.