Passa al contenuto principale

25 SETTEMBRE

Memoria della santa madre nostra Eufrosina.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Padre santo.

Santa madre Eufrosina ammirabile, bramando la vera letizia, camminavi per il sentiero che vi conduce: lasciasti infatti la ricchezza per una grande povertà, un fidanzato carnale per l’eterno vivente, le delizie caduche per la continenza, il riposo per le fatiche dell’ascesi, la vita del mondo per quella ultramondana, che tu raggiungesti con le vergini sagge, tenendo accesa la tua lampada e divenisti degna del talamo, come vergine, come sposa di Cristo, o illustre.

Irrigando la mente con rivi di lacrime, hai fatto abbondare con l’ascesi i frutti della virtù; come bellissima vite, portasti bei grappoli, o venerabile e noi, davvero inebriati dal loro divino mosto, sapientemente imitandoti, addolciamo i sensi dell’anima e ci allietiamo di gioia divina, rigettando l’ebbrezza del peccato gridando: O veneratissima, supplica sempre Cristo perché siano donate all’ecumène concordia, pace e grande misericordia.

Strano spettacolo e incredibile per la natura! Come sfuggisti le tremende trame dell’antico ingannatore di Eva, vivendo con spirito perfetto fra uomini? Come sei passata in mezzo al fuoco senza bruciare, come celasti la debolezza delle donne, fortificata dalla divina potenza di colui che ha assunto la nostra debolezza, sorgendo da fanciulla ignara d’uomo? Supplicalo dunque, danzando con gli angeli, perché siano donate all’ecumène concordia, pace e grande misericordia.

Gloria. Tono 2. Dello Studita.

Custodendo intatto da uomini il puro tesoro della tua castità, divenisti sposa di Cristo, Eufrosina beatissima, appassendo la bellezza del corpo con le fatiche ascetiche, ma abbellendo l’anima con l’avvenenza della grazia: celando infatti sapientemente la femminilità in abito maschile, sfuggisti le insidie di Beliar, vivendo da angelo sulla terra. Chiedi dunque la pace per chi con affetto ti celebra come omonima della gioia, o letizia del mondo.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Salve, astro simile al sole; salve, causa di tutti i beni, o purissima; salve, tu che accogliesti Dio incontenibile; germogliasti la spiga dell’immortalità; salve, cocchio divino, porta tutta di luce; salve, distruzione della maledizione proveniente dai progenitori, o Vergine; sei tu che procuri ogni bene.

Stavrotheotokìon.

L’agnella incontaminata, vedendo il proprio agnello per suo volere tratto come un mortale al macello, diceva tra i lamenti: Ti affretti dunque a privare di figli colei che ti ha partorito, o Cristo: perché hai fatto questo, Redentore dell’universo? Tuttavia io canto e glorifico la tua somma condiscendenza che trascende ragione e intelletto, o filantropo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

In te, madre si è conservata perfettamente la divina immagine: abbracciando infatti la croce hai seguito Cristo e nell’agire hai insegnato a disprezzare la carne corruttibile e ad occuparti dell’anima, creatura immortale. Perciò con gli angeli si rallegra, o beata Eufrosina, il tuo spirito.