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Archivi: Preghiere giornaliere

Vespro del 29 Settembre- Memoria del nostro ven erabile padre Ciriaco l’anacoreta

29 Settembre

Memoria del nostro venerabile padre Ciriaco l’anacoreta.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. Come vi chiameremo.

Dominando le passioni del corpo con le briglie della continenza, padre Ciriaco taumaturgo, indossasti la fulgida tunica dell’impassibilità e ti spogliasti di tutta la malizia di colui che un tempo spogliò i progenitori e ora abiti il paradiso in perenne letizia. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Portando sulle tue spalle la croce, seguivi Cristo, senza che il tuo pensiero si volgesse indietro, disprezzando, o Ciriaco, i piaceri della vita; uccidendo le passioni del corpo con intense veglie e preghiere, hai ricevuto, o santo, la grazia di guarire le malattie. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Abitasi il deserto, o Ciriaco santo, facendo della scilla amara il tuo cibo e amareggiando i sensi recidesti alle radici le voluttà dell’anima, o beato; per questo dopo la morte ti accolse il celeste gaudio, perché da angelo eri vissuto. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Tono pl. 4.

Noi, folle di monaci, ti onoriamo come guida, o nostro padre Ciriaco, perché per te imparammo a camminare per la via veramente retta. Beato sei tu che servisti Cristo e sconfiggesti la potenza del nemico, o compagno degli angeli, consorte dei santi e dei giusti: con loro prega il Signore, d’aver pietà delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come vi chiameremo?

Chi si rifugia sotto la tua protezione, Theotòkos sempre Vergine, purissima, ignara di nozze e non riceve pronta liberazione dal male? Ti trova, anzi, come aiuto che non si lascia confondere, protettrice e torre inespugnabile. Genitrice di Dio purissima, soccorso dei cristiani, prega per la salvezza di quanti ti onorano.

Stavrotheotokìon.

L’agnella, vedendo l’agnello suo Figlio inchiodato alla croce, aveva l’anima trafitta dalla spada del dolore; aveva le viscere sconvolte, mentre intesseva il lamento e gridava col cuore colmo di dolore: Ahimè, Figlio mio, come soffri tu questo, o longanime? Glorifico la tua longanimità verso tutti.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: per questo nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche. Annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita. Poiché hai dunque confidenza col Signore, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Fonte di doni grandissimi divenne per noi tutti il parto senza seme della Vergine: Dio rinnova la natura corrotta dei mortali e riplasma la stirpe umana.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti partorì gridava: Quale mistero strano vedo, Figlio mio? Come dunque muori nella carne, pendendo dal legno, tu che dispensi la vita?

Apolytìkion. Tono 1. Sigillata la pietra.

Cittadino del deserto, angelo in un corpo e taumaturgo ti sei rivelato, santo padre teoforo Ciriaco; con digiuno, veglia e preghiera hai ricevuto carismi celesti e guarisci i malati e le anime di quanti con fede a te accorrono. Gloria a Colui che ti ha dato forza; gloria a Colui che ti ha incoronato; gloria a Colui che per mezzo tuo opera guarigioni in tutti.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Conclusione.

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Vespro del 28 Settembre- Memoria del nostro beato padre Caritone, il confessore

28 Settembre

Memoria del nostro beato padre Caritone, il confessore.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Avvizzisti le passioni del corpo con la continenza e la preghiera intensa, soffocasti, o padre, con piogge di lacrime, il serpente ingannatore e sei oltremodo piaciuto a Dio, Caritone santo: perciò ti ha adornato di celesti carismi Gesù, amico degli uomini e Salvatore delle nostre anime.

Spenti con i sudori dell’ascesi i carboni ardenti delle passioni, o ammirabile, ti consegnasti al fuoco di tormenti e pene, confessando davanti a giudici empi l’annientamento del Verbo incarnato e divenisti martire, tutto adorno delle tracce di multiformi supplizi, o teòforo felicissimo.

Tra deserti e monti ti allontanasti fuggendo per conservare pura l’anima e divenisti, o santissimo Caritone, dimora della Trinità: con la sua potenza edificasti sacre dimore, o beato e ovili per la salutare custodia dei monaci che onorano la tua memoria santa, o celebratissimo.

Gloria. Tono 4. Di Giovanni monaco.

Teòforo Caritone, anche dopo la morte, nei cieli vivi in Cristo, per il quale avevi crocifisso te stesso al mondo: divenuto estraneo alla carne e al mondo, davvero vivevi oltre le realtà visibili, perché non vivevi per te stesso, ma piuttosto viveva in te Cristo nostro Dio: supplicalo di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Quando navigo nel mare, quando cammino per la via, quando dormo nella notte, custodiscimi; quando sono desto riempi di grazia il mio intelletto, o purissima e rendimi degno di fare la volontà del Signore, affinché nel giorno del giudizio io, che mi rifugio sotto la tua protezione, trovi il perdono per quanto avrò commesso in vita.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti inchiodato alla croce, Signore, l’agnella tua Madre sbigottita gridava: Che cos’è questa visione, Figlio amatissimo? Questo ti rende il popolo ribelle e iniquo, che ha goduto dei tuoi tanti prodigi? Sia dunque gloria, o Sovrano, alla tua ineffabile condiscendenza.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4.

Noi, folle di monaci, ti onoriamo come guida, Caritone santo, perché per te imparammo a camminare per la via veramente retta; beato sei tu che servisti Cristo e sconfiggesti la potenza del nemico, o compagno degli angeli, consorte dei santi e dei giusti; con loro prega il Signore d’aver pietà delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Salve, salvezza dei fedeli, porto dei peccatori, correzione dei negligenti; salve, guida delle anime, aiuto dei tribolati; salve, buona consolazione delle anime, guarigione delle anime inferme; salve, riconciliazione, mediatrice presso Dio, superiore a tutti i serafini e di loro più santa, o venerabile.

Stavrotheotokìon.

Quale visione appare ai miei occhi, o Sovrano? Tu che reggi tutto il creato appeso a un legno? Ucciso tu, che a tutti concedi la vita? Così diceva piangendo la Madre di Dio, vedendo innalzato sulla croce l’Uomo-Dio, da lei ineffabilmente rifulso.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi centuplicasti i frutti delle tue pene; coi tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumene. Caritone, beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria E ora. Theotokìon.

Conclusione.

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Vespro del 27 settembre- Memoria del santo martire Callistrato e dei suoi 49 compagni

27 SETTEMBRE

Memoria del santo martire Callistrato e dei suoi 49 compagni.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Martire lottatore Callistrato, con la mente illuminata dalla luce della pietà, percorresti senza deviare la via che conduce alla beatitudine superna, vincendo tutte le trame dell’avversario: perciò ti celebriamo, onorando la tua sacra memoria, o beatissimo.

Martire Callistrato di senno divino, divenuto ricco del verbo di vita, guidasti alla vita quanti un tempo per ignoranza erano nella morte; coraggiosamente morti, o glorioso, per la risurrezione di noi tutti, con tutta verità noi li crediamo viventi in Cristo: con loro, ricordati di noi presso il Signore più che buono.

Sacro martire Ginnasio, con la testa recisa dalla spada, davvero sommergesti il faraone ingannatore nella marea del sangue e ora fai scaturire guarigioni per tutti quelli che con fede accorrono al tuo tempio e in esso celebrano le tue lotte e festeggiano, o beato, la tua venerabile memoria.

Gloria. Tono 4. Di Byzantios.

Prima della tua croce venerabile, era tremenda la morte per gli uomini: dopo la gloriosa passione, tremendo è l’uomo per la morte. Così vinse il vittorioso, così annientò tutta la potenza del nemico: per la sua intercessione, o Cristo, salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Salve, igniforme e inaccessibile cocchio del sole, che hai fatto risplendere il sole incomprensibile; salve, intelletto che rifulgi di divini bagliori, tu, lampeggiare di folgore rischiarante i confini, tu, tutta riflessi d’oro, tutta bella e purissima, tu che hai fatto rifulgere per i fedeli la luce senza tramonto.

Oppure stavrotheotokìon.

La Sovrana purissima, vedendo Cristo messo a morte mettere a morte, come Sovrano, l’ingannatore, celebrava piangendo colui che dalle sue viscere era uscito e ammirando la sua longanimità esclamava: Figlio mio amatissimo, non dimenticare la tua serva, non rinviare, amico degli uomini, la mia consolazione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

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Vespro del 26 Settembre- Memoria del Transito di San Giovanni il Teologo

26 Settembre

Transito del santo glorioso illustre apostolo e teologo Giovanni l’evangelista.

Al Piccolo Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 4 e cantiamo i seguenti stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 2. Quando scendesti dalla croce.

Venite, fedeli, incoroniamo con inni divini l’abisso della sapienza e lo scrittore dei dogmi ortodossi, il glorioso e amato Giovanni, poiché ha tuonato: in principio era il Verbo; perciò l’illustre si è rivelato voce tonante, scrivendo con molta sapienza il Vangelo per il mondo. (2)

Davvero ti sei realmente mostrato grande conoscente di Cristo Maestro: sei infatti caduto sul petto, perciò hai tratto i dogmi della sapienza, con cui hai arricchito tutta la terra, come divino portavoce di Dio, perciò, tenendole, la Chiesa di Cristo, contenta, si vanta ora esultante.

Salve, vero teologo, figlio amatissimo della Madre del Signore; stando infatti presso la croce di Cristo, hai udito la divina voce del Sovrano, che ti gridava: Ecco ora la tua madre. Degnamente dunque tutti ti diciamo beato, come grande e amato apostolo di Cristo.

Gloria. Tono 2.

O teologo casto, discepolo amato del Salvatore, ti preghiamo, con le tue implorazioni salvaci da ogni danno, perché siamo il tuo gregge.

E ora. Theotokìon.

La Vergine, come ulivo fertile, ha germogliato te, frutto della vita, che porti come frutto nel mondo la grande e ricca misericordia.

Allo stico, stichirà prosòmia. Tono 2. Il terzo giorno.

Inneggiamo degnamente, fedeli, la memoria del nobile discepolo di Cristo nostro Re, poiché ha predicato chiaramente la conoscenza della Trinità a tutte le genti.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

L’apostolo di Cristo ha mutato in quiete la bufera dell’inganno degli idoli di un tempo, guidando il mondo alla fede ortodossa e ora prega per noi tutti.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Hai donato agli efesini, o Cristo, un grandissimo protettore, il tuo apostolo sapiente e divino teologo, che anche ora lodiamo come suo abitante e custode.

Gloria. E ora. Uguale.

Trinità potentissima, Mònade trisipostàtica, per le preghiere del nobile teologo e della sempre Vergine e unica Theotòkos, salva noi, tuoi cantori.

Apolytìkion. Tono 2.

Apostolo prediletto di Cristo, affrettati a liberare il popolo senza difesa; ti accoglie prostrato ai suoi piedi Colui che ti ha accolto quando ti appoggiavi al suo petto; supplicalo, o Teologo e disperdi l’insistente nube delle genti, chiedendo per noi la pace e la grande misericordia.

Theotokìon.

Tutti trascendono oltre il pensiero, tutti gloriosissimi i tuoi misteri, Theotòkos; nel sigillo della purezza, custodita nella verginità, fosti riconosciuta vera Madre del Dio vero: supplicalo dunque per la salvezza delle nostre anime.

Al Grande Vespro.

Dopo il salmo introduttivo, la prima stasi di Beato l’uomo. Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo i seguenti 3 prosòmia ripetendoli due volte.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Lo spettatore di indicibili manifestazioni e interprete dei superni misteri di Dio, il figlio di Zebedeo, scrivendo per noi il vangelo di Cristo, ci insegnò a teologare il Padre, il Figlio e lo Spirito (2).

La lira dei canti celesti mossa da Dio, lo scrittore di misteri, la bocca da Dio ispirata, canta soavemente il cantico dei cantici, muovendo le labbra come corde e usando la lingua come plettro e intercede per la nostra salvezza (2).

Pronunziando con la tua lingua dalla voce di tuono, o amato da Dio, il verbo celato della sapienza di Dio, aprendo accortamente le labbra, sempre proclami: In principio era il Verbo; e luminosamente guidi ogni uomo alla conoscenza di Dio (2).

Gloria. Tono 2. Di Germano.

Secondo altri di Byzantios.

Celebriamo come dobbiamo, o stirpe dei mortali, il figlio del tuono, il fondamento delle divine parole, il principe della teologia, il predicatore primo fra tutti della vera sapienza dei dogmi di Dio, l’amato e vergine Giovanni: egli infatti, avendo senza sosta in se stesso la Divinità, disse del Verbo che era nel principio, poi, che è inseparabilmente presso il Padre e infine, che è consustanziale al Padre, mostrandoci per mezzo suo l’ortodossia della Trinità santa: creatore col Padre, portatore di vita, luce vera, egli ce lo ha mostrato. O estasiante meraviglia e realtà sapientissima! Colmo di amore, fu ricolmato anche di teologia e con gloria, onore e fede è fondamento della nostra pura fede: per essa ci sia dato di ottenere i beni eterni nel giorno del giudizio.

E ora. Theotokìon. Stesso tono.

Si dileguò l’ombra delle Legge all’avvento della grazia; poiché, come il roveto pur ardendo non si consumava così vergine hai partorito e vergine sei rimasta; invece della colonna di fuoco è sorto il sole di giustizia, invece di Mosè, Cristo, salvezza delle nostre anime.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla prima epistola cattolica

di Giovanni (3,21-4,6).

Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio; e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quel che è gradito a lui. Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. E da questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato. Carissimi, non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo. Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo. Voi siete da Dio, figlioli e avete vinto questi falsi profeti, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Costoro sono del mondo, perciò insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio. Chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta.

Lettura dalla prima epistola cattolica

di Giovanni (4,11-16).

Carissimi, se così Dio ci ha amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come Salvatore del mondo. Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.

Lettura dalla prima epistola cattolica

di Giovanni (4,20-5,5).

Carissimi, se uno dicesse: Io amo Dio e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello. Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti, perché in questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi, perché tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. Chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?

Alla litì, stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Germano.

Fiumi di teologia dalla tua venerabile bocca sono sgorgati, santo apostolo e la Chiesa di Dio, da essi irrigata, venera, secondo la fede ortodossa, la Trinità consustanziale; implorala ora di consolidare e salvare le nostre anime.

Stesso tono. Di Andrea Piros.

La radice della purezza, il myron del profumo, è sorto di nuovo per noi nella presente festa per gridare a lui: Tu che ti chinasti sul petto del Sovrano e piovesti sul mondo il verbo, apostolo Giovanni, che hai custodito la Vergine come pupilla dell’occhio, chiedi a Cristo per noi la grande misericordia.

Discepolo del Salvatore, vergine e teologo, a te, come vergine, Cristo Dio crocifisso affidò la Vergine Theotòkos e tu come pupilla dell’occhio l’hai custodita; prega dunque per la salvezza delle nostre anime.

Come contemplatore dei misteri ineffabili, acclamavi gridando: il Verbo anteriore ai secoli è in principio presso Dio ed egli stesso è veramente Dio. Apostolo Giovanni, che ti chinasti sul petto di Cristo, come amico della Trinità e sostegno incrollabile di Efeso e Patmos e nostro soccorso, beato Teologo, prega perché sia liberato dai nemici visibili e invisibili il popolo che celebra senza sosta con fede la tua memoria.

Tono 2. Di Teofane.

Venite fedeli, diciamo beato l’eminente apostolo, la tromba della teologia, lo stratega spirituale che ha sottomesso l’ecumène a Dio, Giovanni, illustre discepolo: scomparso dalla terra senza lasciarla, vive nel cielo e attende la seconda temibile venuta del Signore; o mistico amico di Cristo, che ti chinasti sul suo petto, imploralo perché troviamo riparo da ogni condanna quando saremo davanti a lui, noi che celebriamo con affetto la tua memoria.

Gloria. Tono 4. Di Byzantios.

Discepolo amato, chinandoti durante la cena sul petto di Cristo Signore, da lì apprendesti gli ineffabili segreti che ti permisero di rivelare con la tua voce tonante questa parola: In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio; egli era la vita, la vera luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, Cristo nostro Dio, Salvatore delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Il Figlio, col Padre e lo Spirito glorificato negli eccelsi dai cherubini, volendo riplasmare la prima creatura, tutto se stesso svuotò indicibilmente nel tuo grembo, Madre di Dio inneggiatissima e sorgendo da te, illuminò con la divinità tutto il mondo, liberandolo dalla follia idolatrica e divinizzando in se stesso l’umanità, la condusse ai cieli, il Cristo Dio e Salvatore delle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

Proclamando la divinità del Figlio dell’Altissimo, coeterno e consustanziale al Padre, immutabile luce da luce, impronta della sostanza del Genitore, da lui intemporalmente e impassibilmente rifulso, Creatore e Signore di tutti i secoli, tu lo hai predicato al mondo, o discepolo amato: Cristo nostro Dio, che trae dalle tenebre la luce. Supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Accolta la luce del Paràclito e da lui illuminato, lo proclamasti Dio procedente dal Padre e manifestato all’umanità tramite il Figlio; e a tutti lo predicasti uguale nell’onore, nel trono e nell’essenza al Padre senza principio e al Verbo divino, o discepolo amato: perciò con inni ti celebriamo come divino fondamento della fede, che tu custodisci salda con la tua intercessione presso il Signore.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Asceso alla più eccelsa teologia, fosti iniziato agli ineffabili misteri di Dio, all’unica essenza della Divinità, unica gloria, unico regno e unica signoria, che, indivisibile nell’essenza, si distingue in tre ipòstasi e si unisce in unità divina senza confusione; così glorificandola predicasti, o teologo, la Trinità indivisibile, che ti chiediamo di implorare affinché salvi e illumini le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2.

Di Giovanni monaco.

Apostolo di Cristo, evangelista teologo, iniziato ai misteri ineffabili, per noi tuonasti i dogmi ineffabili della sapienza, chiarendo ai fedeli questo: ‘In principio era’ ed escludendo il ‘Non era’, respingesti i discorsi degli eretici, mostrando di essere l’amico amato, che riposò sul petto di Cristo, come Isaia dalla voce sublime e Mosè il veggente. Avendo famigliarità con Dio, supplica con insistenza per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Il mio Creatore e Redentore, Cristo Signore, procedendo dal tuo grembo, o purissima, rivestendosi di me ha liberato Adamo dalla maledizione antica. Per questo, o purissima, noi gridiamo senza sosta a te, veramente Madre di Dio e Vergine, il saluto dell’angelo: Salve, Sovrana, avvocata, protezione e salvezza delle nostre anime.

Apolytìkion. Tono 2.

Apostolo prediletto di Cristo, affrettati a liberare il popolo senza difesa; ti accoglie prostrato ai suoi piedi Colui che ti accolse quando ti appoggiavi al suo petto; supplicalo, o Teologo e disperdi l’insistente nube delle genti, chiedendo per noi la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tutti trascendono oltre il pensiero, tutti gloriosissimi i tuoi misteri, Theotòkos; nel sigillo della purezza, custodita nella verginità, fosti riconosciuta vera Madre del Dio vero: supplicalo dunque per la salvezza delle nostre anime.

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Vespro del 25 settembre- Memoria della santa madre nostra Eufrosina

25 SETTEMBRE

Memoria della santa madre nostra Eufrosina.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Padre santo.

Santa madre Eufrosina ammirabile, bramando la vera letizia, camminavi per il sentiero che vi conduce: lasciasti infatti la ricchezza per una grande povertà, un fidanzato carnale per l’eterno vivente, le delizie caduche per la continenza, il riposo per le fatiche dell’ascesi, la vita del mondo per quella ultramondana, che tu raggiungesti con le vergini sagge, tenendo accesa la tua lampada e divenisti degna del talamo, come vergine, come sposa di Cristo, o illustre.

Irrigando la mente con rivi di lacrime, hai fatto abbondare con l’ascesi i frutti della virtù; come bellissima vite, portasti bei grappoli, o venerabile e noi, davvero inebriati dal loro divino mosto, sapientemente imitandoti, addolciamo i sensi dell’anima e ci allietiamo di gioia divina, rigettando l’ebbrezza del peccato gridando: O veneratissima, supplica sempre Cristo perché siano donate all’ecumène concordia, pace e grande misericordia.

Strano spettacolo e incredibile per la natura! Come sfuggisti le tremende trame dell’antico ingannatore di Eva, vivendo con spirito perfetto fra uomini? Come sei passata in mezzo al fuoco senza bruciare, come celasti la debolezza delle donne, fortificata dalla divina potenza di colui che ha assunto la nostra debolezza, sorgendo da fanciulla ignara d’uomo? Supplicalo dunque, danzando con gli angeli, perché siano donate all’ecumène concordia, pace e grande misericordia.

Gloria. Tono 2. Dello Studita.

Custodendo intatto da uomini il puro tesoro della tua castità, divenisti sposa di Cristo, Eufrosina beatissima, appassendo la bellezza del corpo con le fatiche ascetiche, ma abbellendo l’anima con l’avvenenza della grazia: celando infatti sapientemente la femminilità in abito maschile, sfuggisti le insidie di Beliar, vivendo da angelo sulla terra. Chiedi dunque la pace per chi con affetto ti celebra come omonima della gioia, o letizia del mondo.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Salve, astro simile al sole; salve, causa di tutti i beni, o purissima; salve, tu che accogliesti Dio incontenibile; germogliasti la spiga dell’immortalità; salve, cocchio divino, porta tutta di luce; salve, distruzione della maledizione proveniente dai progenitori, o Vergine; sei tu che procuri ogni bene.

Stavrotheotokìon.

L’agnella incontaminata, vedendo il proprio agnello per suo volere tratto come un mortale al macello, diceva tra i lamenti: Ti affretti dunque a privare di figli colei che ti ha partorito, o Cristo: perché hai fatto questo, Redentore dell’universo? Tuttavia io canto e glorifico la tua somma condiscendenza che trascende ragione e intelletto, o filantropo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

In te, madre si è conservata perfettamente la divina immagine: abbracciando infatti la croce hai seguito Cristo e nell’agire hai insegnato a disprezzare la carne corruttibile e ad occuparti dell’anima, creatura immortale. Perciò con gli angeli si rallegra, o beata Eufrosina, il tuo spirito.

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Vespro del 24 settembre- Memoria di santa Tecla, megalomartire e isapòstola

24 SETTEMBRE

Memoria di santa Tecla, megalomartire e isapòstola.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 4 stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. Signore, anche comparendo.

Signore, anche se attaccata alla belva per affetto verso di te, Tecla stava con l’intelletto negli eccelsi, presso il tuo trono e stupiva per l’incomparabile splendore di te, che filantropicamente ti sei incarnato per salvare le nostre anime.

Signore, anche se accorreva all’Apostolo incatenato, Tecla si scosse di dosso la catena dell’attaccamento alle cose terrene e conquistata dalla forza del tuo amore, confermata, si legò a te, Salvatore delle nostre anime.

Signore, anche se separata contro il suo volere dal maestro, Tecla aveva te accanto a sé nell’ora della lotta e svestita della tunica, si copriva con la tua gloria: incoronata dalla tua mano, essa difende le nostre anime.

Signore, anche se consegnata al fuoco, non ne fu arsa la tua pura protomartire, perché aveva te come rugiada; e tra molte belve, non venne divorata, protetta dalla tua mano, Salvatore delle nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2. Di Anatolio.

Secondo altri di Andrea di Gerusalemme.

Con atletici agoni hai calpestato il nemico, Tecla beatissima e infrangendo le sue trame con il tuo martirio, fuggisti Tamiri e ti sposasti a Cristo, tuo vero amante, o compagna di Paolo e lottatrice con Stefano. Poiché possiedi franchezza, o protomartire di Cristo fra le donne, libera dai pericoli le anime di chi festeggia con fede la tua solennissima memoria.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno.

Mio grande rifugio, mia speranza e avvocata sei tu, Vergine Madre pura: presto, dunque, affréttati a liberarmi dai mali che mi assediano.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti ha partorito gridava tra lamenti di madre: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una vergognosa passione?

Apòstica stichirà.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

O insigne protomartire e isapòstola, gloria delle lottatrici, Tecla, vergine bella, a te grido: Sana le gravi passioni della mia anima e le sue ferite con le tue suppliche che piegano Dio e strappami al fuoco inestinguibile.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Con una nube carica di pioggia, la divina forza onnipotente di Cristo spense la fiamma, irrorando te di rugiada, o Tecla, perché credente e bruciando vendicatrice gli increduli; liberandoti poi dalle lacerazioni di belve e tori, ti ha glorificata.

Stico. Ha posto i miei piedi sulla roccia e ha diretto i miei passi.

Desiderando lo sposo immacolato, tutto fulgente di bellezza, rifiutasti il tuo pretendente, seguendo le parole di Paolo, paraninfo della Chiesa: con lui sollevata all’eredità soavissima, ti fidanzasti a colui che desideravi.

Gloria. Tono pl. 4. Di Anatolio.

Calpestando gli assalti dei leoni e, confondendo Tamiri, o apostola protomartire, hai seguito il tuo sposo gridando: Sono corsa dietro all’odore del tuo profumo, o Cristo. Perciò, imitando Paolo, dal cielo hai ricevuto il carisma, hai ottenuto in sorte la corona da Dio, arbitro della lotta e senza sosta preghi perché sia dato il perdono delle colpe a quanti festeggiano con fede la tua sacra memoria.

E ora. Theotokìon. I tuoi martiri, Signore.

Mia speranza e mia protettrice, mia fervida soccorritrice e mio rifugio, tu sei la salvezza dei fedeli, o purissima incontaminata; mi rifugio dunque in te, Sovrana, facendo risuonare davanti a te il grido: Ho peccato; salvami, Vergine, salvami, tu che sola ti fai veramente garante per i peccatori.

Stavrotheotokìon.

Non sopporto, Figlio, di vedere te, che a tutti doni il risveglio, addormentato sul legno, per concedere il divino e salvifico risveglio a quelli che un tempo, per il frutto della trasgressione, si erano addormentati in un sonno letale: così diceva, facendo lamento, la Vergine che noi magnifichiamo.

Apolytìkion. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

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Vespro del 23 Settembre- Memoria del concepimento del venerabile, glorioso profeta, precursore Giovanni Battista

23 Settembre

Memoria del concepimento del venerabile, glorioso profeta, precursore Giovanni Battista.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia da ripetere due volte.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

Esercitando il sacerdozio, il divino Zaccaria entrò oltre il divinissimo velo e offrendo le preghiere del popolo al benefattore compassionevolissimo, vide un angelo divinissimo che a lui gridava: La tua preghiera e supplica sono esaudite; coraggio, anziano e non essere incredulo, avrai infatti per figlio il divino precursore, colui che supera i nati di donna, precedendo Cristo con la potenza di Elia (2).

Strano tu mi appari nell’aspetto e nei modi, strano nelle parole e nei messaggi, rispose Zaccaria; io ero infatti venuto a chiedere la salvezza del popolo, non di ottenere un figlio, come tu mi dici; non ti trovo in accordo con le richieste e sospetto che tu non mi dica il vero: come infatti si crederà ciò che dici? Le membra di Elisabetta sono morte e la mia vecchiaia determina incredulità (2).

Perché non credi alle mie parole, Zaccaria, dicendo che ti reco false buone novelle? Sono un arcangelo di Dio, le cose comandate, queste ti dico stando qui con te; siccome sei stato diffidente e non hai creduto, sarai sordo e muto finché non vedrai il divino esito delle mie parole; quando poi Elisabetta ti partorirà la voce del Verbo, il grande precursore, con chiara voce benedirai il Dio d’Israele (2).

Gloria. Tono pl. 2. Di Byzantios.

Da grembo sterile è fiorito oggi Giovanni precursore, frutto di preghiera. Esulta, deserto, danza umana stirpe: ecco, inizia a prender carne in grembo materno l’araldo della penitenza. Venite, amici della festa, esultanti nel suo glorioso concepimento, danziamo gridando: Tu che sei il maggiore tra i nati di donna, non smettere di pregare per noi, che onoriamo con fede il tuo divino concepimento, affinché otteniamo perdono dei peccati e la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Chi non ti dirà beata, Vergine santissima? Chi non inneggerà al tuo parto verginale? Perché l’Unigenito Figlio, senza tempo rifulso dal Padre, egli stesso, ineffabilmente incarnato, uscì da te, la pura: Dio per natura e per noi fatto uomo per natura non diviso in dualità di persone, ma da riconoscersi in dualità di nature, senza confusione. Imploralo, augusta beatissima, d’aver misericordia delle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Davanti al sacerdote profeta e santo, che santamente stava per entrare nel Santo dei santi, com’è scritto, stava un angelo santo, parlando e dicendo: È stata esaudita la tua supplica e ora è sciolta la sterilità di Elisabetta: essa ti partorirà come figlio, o anziano, Giovanni il precursore, la lampada del sole, il profeta dell’Altissimo, la voce del Verbo che sorge dalla Vergine ancella di Dio.

Stico. E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo.

Dimmi chiaramente, disse di nuovo all’angelo il beatissimo anziano: da che cosa conoscerò questo? Poiché, come vedi, sono colmo di giorni ed Elisabetta è sterile, come dunque mi dici parole oltre natura? Sono sbigottito, penso ora che tu non dica affatto il vero, o uomo. Vattene, perché io chiedo la salvezza del popolo, non di avere un figlio, cosa inammissibile.

Stico. Per servirlo in santità e giustizia al suo cospetto per tutti i nostri giorni.

Io sono un arcangelo di Dio onnipotente, Gabriele è il mio nome, disse l’incorporeo all’anziano: e ora sii sordo e rimani in silenzio, perché non hai creduto alle mie parole; quando la tua consorte ti partorirà la tromba del Verbo, lo Spirito renderà chiara la tua lingua e chiaramente griderai: Profeta dell’Altissimo sarai chiamato, o bambino, per preparare i suoi sentieri di grazia, come a lui è piaciuto.

Gloria. Tono pl. 2.

Angelo dalle doglie di una sterile sei venuto, Battista; dalle fasce abitasti il deserto e ti rivelasti sigillo di tutti i profeti: fosti degno infatti di battezzare nel Giordano colui che quelli in molti modi contemplarono e con enigmi preannunziarono; hai udito la voce paterna dal cielo dichiararlo Figlio, hai contemplato in forma di colomba lo Spirito, che portava la voce sul battezzato. Tu dunque, che superi tutti i profeti, non smettere di pregare per noi, che celebriamo con fede la tua memoria.

E ora. Theotokìon.

Theotòkos, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con il precursore e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Rallegrati, sterile che prima non partorivi: ecco, infatti, veramente hai concepito la lucerna del Sole che illuminerà tutto l’universo, colpito da cecità; esulta, Zaccaria, acclamando liberamente: E’ il profeta dell’Altissimo colui che sta per nascere.

Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Theotòkos, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

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Vespro del 22 Settembre- Memoria del santo ieromartire Focà

22 SETTEMBRE

Memoria del santo ieromartire Focà.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà del santo apostolo Quadrato e 3 del santo ieromartire Focà.

Di san Quadrato.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Chiaro per il rifulgere delle celesti grazie, divenisti nel mondo, o Quadrato, come astro manifestante a tutti i fulgidi raggi del divino annuncio: perciò come apostolo e martire, noi fedeli ti onoriamo.

Camminando per rette vie, o glorioso, strappasti ai tortuosi sentieri dell’empietà uomini sviati: perciò noi fedeli glorifichiamo te, uomo non errante, guida e tramite della nostra famigliarità con Dio, o apostolo.

Il Signore, mirabile tra i santi ti ha glorificato nel mondo con la copiosa gloria dei suoi carismi e ti ha dato come guaritore delle anime e dei corpi, o Quadrato, per quanti piamente t’inneggiano, o apostolo.

Del santo ieromartire Focà. Uguali.

Abbattendo la vanità degli idoli, con la tua sacra parola confermasti nella fede cuori deboli e li guidasti alla vita, o gerarca; poi, dopo aver lottato secondo le regole, o Focà, divenisti martire del Signore.

Intriso il sacro manto col sangue della tua sacra carne, padre sacratissimo, davvero ricevesti doppia corona da Cristo, o felicissimo e fai coro con gli angeli nei cieli, supplicando per la nostra salvezza.

Tu illumini tutta la terra con i raggi dei prodigi, ogni giorno aiuti chi è sul mare, o padre, scacci le malattie, fai cessare le infermità dell’anima e della carne, perché ne hai ricevuta la grazia dal Signore, o martire Focà, beatissimo in Dio.

Gloria. Dello ieromartire. Tono 4. Di Cipriano.

Dalla fanciullezza eri innamorato del Signore, o Focà beatissimo, ieromartire di Cristo: presa infatti sulle spalle l’arma della croce, camminasti senza deviare per la via della salvezza e così divenisti compagno degli angeli; ti rivelasti avversario dei demòni e veemente intercessore per il mondo.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Il buio spaventoso della morte, o sposa di Dio, tormenta la mia anima e il conto tenuto dai demòni mi fa di continuo sbigottire e tremare, o buona: da essi liberami con il tuo potere, Vergine ignara di nozze e collocami nel porto della salvezza e nella luce senza tramonto dei santi.

Stavrotheotokìon.

La Sovrana purissima, vedendo Cristo morente uccidere l’ingannatore, gemeva, gridando amaramente a colui che uscì dalle sue viscere, attonita per lo stupore di fronte alla sua longanimità: Figlio mio amatissimo, non dimenticare la tua serva, non ritardare, o filantropo, la mia consolazione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion dell’apostolo. Tono 3.

Santo apostolo Quadrato, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Apolytìkion dello ieromartire. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Focà; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Vespro del 21 Settembre- Conclusion e della festa dell’Esaltazione della Croce e memoria del santo apostolo Quadrato, in Magnesia

21 SETTEMBRE

Conclusione della festa dell’Esaltazione della Croce e memoria del santo apostolo Quadrato, in Magnesia.

AVVERTENZA. In questo giorno si conclude la festa dell’Esaltazione della Croce preziosa e se ne celebra l’ufficio completo a vespro e al mattutino. Quanto all’ufficio di san Quadrato, si celebra il giorno seguente, con quello di san Focà.

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Vespro del 20 Settembre- Memoria del santo megalomartire Eustazio e della sua consorte Teòpista e dei loro figli Agapio e Teòpisto

20 Settembre

Memoria del santo megalomartire Eustazio e della sua consorte Teòpista e dei loro figli Agapio e Teòpisto.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà della festa.

Tono 2. Quando dal legno.

Un serpente di rame pose un tempo sopra un’asta Mosè il veggente per distruggere i serpenti che mordevano; ma tu, mio Salvatore, innalzasti tutto te stesso sul legno, per dare la vita a tutti con la tua divina croce vivificante; ed ora essa, innalzata, brucia le turbe dei demòni e mette in fuga le tribù dei barbari con la loro arroganza.

Assumendo dalla Vergine Madre di Dio, Salvatore, il mio corpo corruttibile e mortale, l’hai reso incorruttibile e l’hai tratto alla vita e al gaudio senza fine, dove conduci tutti i tuoi cantori, o Verbo, Cristo Dio, che doni come potente arma nelle lotte o Sovrano, la tua croce divina al tuo principe fedele.

Fa’ splendere su noi la luce inaccessibile, perché siamo tutti opera delle tue mani, o Cristo Dio e cingi d’armatura i pii imperatori, ricchi della tua croce, dando loro contro i nemici vittorie, muro, baluardo, forza e inviolabile ricchezza, o Altissimo Salvatore, disceso nel grembo incorrotto della Madre di Dio.

Dei santi. Tono 4. Hai dato come segno.

La tua chiamata, Eustazio, viene dall’alto, non dagli uomini: ti apparve lo stesso Cristo filantropo e ti catturò, o beato, con le reti della fede; dopo averti purificato dai tuoi peccati nel suo battesimo, il Sovrano ti propose la pazienza a prova della tua vita e ti rese vincitore famoso.

Con gioia accettasti dalla giovinezza l’esercizio della virtù, o Eustazio, quando, privato dei figli e della consorte, sopportavi con costanza la prigionia, sottostando a un ignobile servizio: ma il tuo valore in guerra, tu che sei dovunque celebrato, ti fece rimpiangere e splendidamente ti ricondusse.

Come incenso divino reso fragrante dal fuoco, come gradito olocausto, come sacrificio accetto, come perfettissima offerta vivente fosti presentato a Dio, col frutto di tutta la tua famiglia: perciò ti hanno ora accolto con i tuoi, o Eustazio, la dimora celeste e le schiere dei santi.

Gloria. Del santo. Tono 2. Di Efrem Karia.

Il secondo Giobbe, Eustazio, ci pone davanti se stesso, la sua vita, le lotte e le corone per incitarci alla virtù, egli che davvero superò in virtù la colonna della pazienza, Giobbe, con la consorte e i figli: fu fedele nella vita, irremovibile nelle tentazioni, vittorioso nella lotta e noi lo presentiamo come intercessore a Cristo, perché siano donate alle nostre anime l’illuminazione e la remissione delle colpe.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Divino tesoro nascosto in terra, la croce del Vivificante apparve nei cieli a un pio imperatore, mostrando un segno spirituale della vittoria contro i nemici. Rallegrandosene con fede e affetto si affrettò ad esaltare, per impulso divino, ciò che aveva visto e a trarla con zelo dal seno della terra per la liberazione del mondo e la salvezza delle nostre anime.

Apòstica stichirà.

Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

Subisti schiaffi, crocifissione e oltraggi, o longanime, perché volevi redimere tutti dalla mano del seduttore, o solo datore di vita: tutto tu sopporti, o sommamente buono.

Stico. Esaltate il Signore, nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Onoro la tua croce, o buono, i chiodi e la lancia, o Salvatore, con cui liberasti tutti dalla corruzione, come solo datore di vita e benefattore di tutti, o nostro Salvatore, unico filantropo.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Alla croce per me fosti inchiodato, o mio Salvatore più che buono, schiaffeggiato e insultato, o Redentore, abbeverato di aceto e trafitto dalla lancia e tutto sopportavi, o senza peccato.

Gloria. Del santo.

Tono pl. 2. Di Efrem Karia.

O tu dall’anima adamantina, come ti loderemo degnamente? Superasti la natura: privato dei beni, dei figli e della consorte, gridasti la beata e celebre parola di Giobbe: Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, come è parso bene al Signore, così è avvenuto. Ma il Dio che avevi amato e ardentemente desiderato, di nuovo ti donò quelli che ti erano tanto cari, stabilendo, nella sua provvidenza, che fossero tuoi compagni nella lotta; con loro, attraverso molti tormenti, giungesti al termine beato. Prendendoli con te come intercessori, o Eustazio dall’animo saldo, supplica che siamo redenti dalle nostre iniquità.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Avanza oggi la croce del Signore: i fedeli la accolgono con affetto e ricevono guarigioni per l’anima e il corpo e da ogni malattia; salutiamola con gioia e timore: con timore per il peccato che ci rende indegni; con gioia per la salvezza che Cristo Signore in essa confitto concede al mondo, lui che possiede la grande misericordia.

Apolytìkion dei santi. Tono 4.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai Re vittoria contro i barbari e proteggi con la tua Croce la tua città.

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Vespro del 19 Settembre- Memoria dei santi martiri Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte

19 Settembre

Memoria dei santi martiri Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato 6 stichi e 3 stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! La croce santissima, albero vivificante, oggi si mostra levata in alto, la glorificano tutti i confini e tutti i demòni sono atterriti: quale dono è stato fatto ai mortali! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come solo compassionevole.

O straordinario prodigio! La croce che portò l’Altissimo come grappolo pieno di vita, si mostra oggi elevata da terra: per essa tutti fummo attratti a Dio e la morte del tutto inghiottita; o albero immacolato, per cui gustiamo l’immortale cibo dell’Eden, glorificando Cristo!

O straordinario prodigio! La larghezza e la lunghezza della croce sono pari al cielo, perché con la divina grazia essa santifica l’universo. In essa sono vinte le genti barbare; per essa sono saldamente stabiliti gli scettri dei regnanti. O divina scala, per cui saliamo ai cieli, esaltando con canti Cristo Signore!

Dei santi. Stesso tono. I tuoi martiri.

Volendo ereditare le inesauribili delizie, o Trofimo martire, ti deliziavi delle pene del corpo e fosti trasferito dalla corruzione all’incorruttela, esultante e adorno del martirio: perciò con le tue preghiere chiedi per tutti, o beato, la grande misericordia.

Il glorioso Sabbazio, che sopportò tanti supplizi, gioisce ora del riposo sabbatico negli atri dei cieli, ricevendo il premio delle sue lotte, annoverato tra le folle degli angeli: per la sua intercessione, o Cristo, dona al tuo popolo la grande misericordia.

Opponendosi al tribunale degli atei con determinazioni divinamente ispirate, Dorimedonte fortificò il suo intelletto e avanzò inflessibile verso le prove dei tormenti: ricevuti i premi della vittoria, regna con Cristo, pregando sempre per tutti noi.

ÈGloria. E ora. Della festa. Tono pl. 4.

compiuta, o Dio, la parola del tuo profeta Mosè che dice: Vedrete la vostra vita appesa davanti ai vostri occhi. Oggi la croce è innalzata e il mondo è liberato dall’inganno. Oggi si inaugura la risurrezione di Cristo ed esultano i confini della terra, offrendo a te un inno con i cembali di Davide e dicendo: Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Dio, con la croce e la risurrezione: per esse ci hai salvato, o buono e filantropo. Signore onnipotente, gloria a te.

Apòstica stichirà.

ATono pl. 4. Il terzo giorno sei risorto.

adoriamo il luogo dove si sono posati i piedi di Cristo, elevando la croce beatissima, su cui venne versato il sangue del Sovrano, che fa scaturire per il mondo la risurrezione.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Mortificando le passioni della carne e dello spirito, noi che pensiamo secondo Dio, affrettiamoci a farci innalzare da terra verso l’eredità celeste, crocifissi col Cristo Sovrano, mentre viene innalzata la croce.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Scaturì dal divino fianco del Salvatore la fonte che fa fluire la vita: essa irriga le anime di quanti con fede adorano la sua divina passione, la croce e la risurrezione.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Il mondo nei suoi quattro confini è oggi santificato dalla quadripartita croce innalzata, o Cristo nostro Dio; ed è innalzato il corno dei nostri imperatori, che spezzano con essa i corni dei nemici. Grande sei tu, Signore e mirabile nelle tue opere: gloria a te.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità, dando ai re vittoria contro i barbari e custodendo con la tua croce la tua città.

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Vespro del 18 Settembre- Memoria del santo padre nostro Eumenio il taumaturgo, vescovo di Gortina

18 SETTEMBRE

Memoria del santo padre nostro Eumenio il taumaturgo, vescovo di Gortina.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Il legno della nostra salvezza che viene innalzato e su cui Cristo, vita di tutti, volontariamente ebbe inchiodate le mani, convoca tutti i fedeli a prostrarsi al suo divino sgabello, con canti, al suono di gente in festa.

Celebrando la memoria dell’inaugurazione della risurrezione, per cui la grande luce di vita e incorruttela rifulse su quanti stavano nella tenebra, venite, fedeli, innalziamo il vivificante legno della croce, adorando Cristo Salvatore.

Il grande Mosè, che un tempo sul monte Sinai tendeva in alto le mani a forma di croce, disegnava la tua croce che oggi viene innalzata, Cristo Dio e santifica tutti gli abitanti della terra, che in essa con fede ti adorano.

Del santo. Tono 4. Come generoso.

Purificato nell’anima e nel corpo dalle passioni, divenisti dimora del santo Spirito e ti ornasti del crisma sacerdotale, divenendo benevolo protettore, o Eumenio, compagno dei santi angeli, erede della gloria del Signore e intercessore per quanti ti festeggiano.

La tua vita tutta gloriosa, rischiarata dalle virtù, rifulse per il fulgore dei prodigi e ti rese famoso, o beatissimo, sino ai confini, astro che non erra, compagno dei santi, cittadino della città santa, o gerarca e concittadino degli angeli, taumaturgo ammirabile.

Insieme convenuti, onoriamo a gran voce come astro dei credenti il decoro di Creta, il vescovo di Gortina, l’inconcusso fondamento della Chiesa, il gerarca Eumenio, divenuto eccelso nei prodigi, gloriosissimo per le tante opere potenti, capace di illuminare i cuori nella tenebra.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Prefigurando, o Cristo, la potenza della tua croce venerabile, Mosè metteva in rotta l’avversario Amalek nel deserto del Sinai: quando infatti distendeva le mani, tracciando la figura della croce, il popolo prevaleva. Ma è adesso che trovano compimento in noi quegli eventi: oggi la croce è innalzata e i demòni in fuga; oggi tutto il creato è liberato dalla corruzione: perché con la croce sono rifulsi per noi tutti i doni. Lieti ci gettiamo dunque tutti ai tuoi piedi, dicendo: Come sono grandi le tue opere, Signore! Gloria a te.

Apòstica stichirà prosòmia.

Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

Subisti schiaffi, crocifissione e oltraggi, o longanime, perché volevi redimere tutti dalla mano del seduttore, o solo datore di vita: tutto tu sopporti, o più che buono.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Onoro la tua croce, o buono, i chiodi e la lancia, o Salvatore, con cui hai redento tutti dalla corruzione, come solo datore di vita e benefattore di tutti, o solo Salvatore nostro, filantropo.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Alla croce per me fosti inchiodato, o mio Salvatore più che buono, schiaffeggiato e insultato, o Redentore, abbeverato di aceto e trafitto dalla lancia e tutto sopporti, o senza peccato.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Oggi l’albero è apparso; oggi la stirpe degli ebrei si è perduta; oggi, grazie a imperatori credenti, la fede si manifesta; Adamo per l’albero era caduto e i demòni davanti a un albero hanno tremato. Onnipotente Signore, gloria a te.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

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Vespro del 17 Settembre- Memoria della santa martire Sofia e delle sue tre figlie, Pistis, Agapi e Elpis.

17 SETTEMBRE

Memoria della santa martire Sofia e delle sue tre figlie, Pistis, Agapi e Elpis.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa.

Tono 4. Hai dato come segno.

Oggi rifulge, luminosa come sole, la tua preziosa croce, o Cristo, fissata nel luogo glorificato del cranio e, innalzata sul tuo monte santissimo, con tutta chiarezza mostra come per essa, Salvatore onnipotente, innalzasti ai cieli la nostra natura come filantropo.

Oggi i cieli hanno annunziato agli uomini la tua gloria, o incomprensibile: poiché il segno della croce, rifulgendo luminosamente di splendore inaccessibile, ha confutato l’animo duro e rabbioso dei deicidi, perciò glorifichiamo la tua economia filantropica, Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

La croce santissima, indistruttibile trofeo apparso dalla terra, procede oggi come tesoro nascosto arricchendo tutta la terra con i raggi della sua bontà universale, perciò glorifichiamo la tua economia filantropica, Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Delle sante, stessa melodia.

Le vergini giovinette, unite per legge di natura e visibilmente corroborate dall’amore del Creatore, sciolsero con la fede il vincolo dell’errore, coraggiosamente stritolarono sotto i piedi il nemico impotente, furono luminosamente adornate col diadema della vittoria e, esultanti, hanno preso dimora nel talamo spirituale.

Pistis l’illustre, Agapi, la gloriosa ed Elpis, divinamente sapiente, dando prova di trarre il nome dalle virtù più luminose, da lottatrici atterrarono il maligno, che con frode aveva ingannato la progenitrice e ottennero d’abitare divinizzate nel paradiso, dove intercedono per tutti.

Le venerabilissime disprezzarono il fuoco, le molteplici pene e la morte: cercando infatti con fede la bellezza dello splendido sposo, rese splendide da tormenti multiformi, si unirono a lui Pistis, Elpis e Agapi, germogli di Sofia. Per esse, Signore, liberaci dalle sventure.

Gloria. E ora. Della festa. Tono pl. 2.

Le voci dei profeti avevano preannunciato l’albero santo con cui Adamo venne liberato dall’antica maledizione della morte e oggi il creato, mentre esso viene esaltato, eleva la voce, chiedendo a Dio la sua copiosa misericordia. Tu dunque che solo, o Sovrano, sei infinito nella misericordia, sii per noi propiziazione e salva le nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 2. Casa di Efrata.

Vedendo innalzare l’albero della croce, magnifichiamo Dio, che nella sua bontà fu crocifisso nella carne.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Liberazione dal male e acquisizione di beni elargisce alla stirpe umana la santa croce di Cristo nella sua esaltazione.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Quando Mosè metteva in rotta Amalek, prefigurando la passione di Cristo, tracciava in anticipo la figura della croce, difesa contro i demòni.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Venite, con gioia salutiamo tutti l’albero salvifico, su cui venne disteso Cristo, la redenzione.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

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Vespro del 16 Settembre- Memoria della santa megalomartire Eufemia, degna di ogni lode.

16 SETTEMBRE

Memoria della santa megalomartire Eufemia, degna di ogni lode.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà della festa.

Tono 2. Quando dal legno.

Aver malamente gustato dell’albero nell’Eden, produsse un tempo la sventura per i nostri capostipiti, introducendo la morte in tutta la stirpe dei mortali: ma ora siamo richiamati alla vita intatta e all’eredità più insigne grazie alla croce divina: innalzandola, cantiamo il Signore su di essa innalzato, che con sé innalzò il mondo.

Sollevasti sulle spalle, Salvatore, la pecora smarrita, la conducesti al Padre tuo con la tua croce venerabile e vivificante e l’annoverasti tra gli angeli, nello Spirito divino: perché tu hai contrapposto albero ad albero, o Cristo e noi ora innalzandolo con fede glorifichiamo te, che su di esso fosti innalzato e con esso innalzasti noi.

Stiamo nella casa di Dio gloriandoci di opere divine e contempliamo, o fedeli, il luogo del cranio con purissimo intelletto; guardiamo innalzato, mortali e angeli insieme, l’albero santissimo su cui Cristo Dio ha steso volontariamente le mani, ha attratto e preso tutti e al cielo ci ha innalzati.

Della santa. Tono 4. Come generoso.

Nelle bellezze della verginità e nel sangue dei martiri, con l’anima risplendente, martire gloriosa, ti fidanzasti col Creatore che ti serba incorrotta, in eterna danza intorno a lui con le schiere degli arcangeli, degli angeli, degli apostoli, i cori dei profeti e dei martiri, o illustre.

Posta alle ruote e in lotta con le belve, col fuoco e con l’acqua, temprando la tua mente col divino Spirito, nei flutti del tuo sangue con coraggio soffocasti il principe della tenebra e sei accorsa ai talami spirituali, offrendo in dote al tuo sposo, o vergine, la tua lotta.

Morendo, o martire, hai fatto sgorgare, a lode del Signore, la fonte sempre viva del tuo sangue, irrorando i fedeli e illuminandoli con la conoscenza e soffocando in esso i nemici infedeli: ti è perciò affidato il libro divino, tu lo custodisci e in eterno consolidi le dottrine della Chiesa.

Gloria. Della santa. Tono pl. 2. Di Anatolio.

Adorna dei fiori delle virtù e illuminata nel pensiero, effondendo profumi nei cuori dei fedeli, sorgesti dall’oriente come fulgida stella e radunasti i padri divini, per intervento del santo Spirito: non cessare di implorare il Signore per noi, gloriosissima Eufemia, perché siano salvate le nostre anime.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Il mondo nei suoi quattro confini è oggi santificato dalla croce quadripartita esaltata, o Cristo nostro Dio ed è innalzato il corno dei nostri imperatori fedeli, che spezzano con essa i corni dei nemici. Grande sei tu, Signore e mirabile nelle tue opere: gloria a te.

Apòstica stichirà.

Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

Subìsti schiaffi, crocifissione e oltraggi, o longanime, perché volevi redimere tutti dalla mano del seduttore, o solo vivificante, compassionevolissimo e filantropo.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Onoro la tua croce, o buono, i chiodi e la lancia, o Salvatore, con cui liberasti tutti dalla corruzione, come solo datore di vita e benefattore di tutti, o solo Salvatore nostro, filantropo.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Alla croce per me sei stato inchiodato, o mio Salvatore più che buono, schiaffeggiato e insultato, o Redentore, abbeverato d’aceto e trafitto dalla lancia e tutto sopporti, o senza peccato.

Gloria. Della santa. Tono pl. 4. Di Byzantios.

Ogni lingua si muova all’elogio della gloriosissima Eufemia; ogni stirpe ed età, giovani e vergini, incoroniamo di lodi la vergine martire di Cristo: lottando virilmente, secondo le regole, rigettando ogni mollezza femminile, con le fatiche della lotta ha abbattuto il nemico tiranno; e adorna di divina e celeste corona, prega il suo sposo e Dio di donarci la grande misericordia.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo così in rotta Amalek ed abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua croce preziosa, Cristo Dio, questa noi peccatori baciamo oggi con labbra indegne, celebrando te, che ti degnasti di esservi confitto e a te gridiamo: Signore, con il ladrone, rendi degni anche noi del tuo regno.

Apolytìkion della santa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

Della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

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Vespro del 15 Settembre- Memoria di san Nikita, megalomartire

15 Settembre

Memoria di san Nikita, megalomartire.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa e 3 del santo.

Della festa. Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, croce vivificante, invitto trofeo della pietà, porta del paradiso, sostegno dei fedeli, muro fortificato della Chiesa: per te è annientata la corruzione, distrutta e inghiottita la potenza della morte e noi innalzati dalla terra al cielo; arma invincibile, nemica dei demòni, gloria dei martiri, vero ornamento dei santi, porto di salvezza, tu doni al mondo la grande misericordia.

Salve, croce del Signore per cui fu sciolta dalla maledizione la stirpe umana; sei segno della vera gioia, tu che, innalzata, abbatti i nemici, o venerabilissima: aiuto per noi, fortezza dei re, vigore dei giusti, decoro dei sacerdoti, tu che, venendo impressa, liberi da gravi mali; scettro di potenza con cui veniamo fatti pascolare; arma di pace, che gli angeli venerano con timore; divina gloria di Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Salve, guida dei ciechi, medico degli infermi, risurrezione di tutti i morti, tu che risollevasti noi, caduti nella corruzione; croce preziosa per cui la corruzione fu dissolta, l’incorruttela fiorita, noi mortali fummo divinizzati e il diavolo del tutto abbattuto; vedendoti oggi innalzata per mano di gerarchi, esaltiamo colui che in te venne innalzato e veneriamo te, attingendo copiosamente la grande misericordia.

Del martire.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Lottasti contro l’empio, o martire, sopportando i tormenti, o uomo di mente divina, con l’onnipotente fede del Salvatore: perciò, o sapiente, convertisti i barbari al Sovrano e Creatore dell’universo ed essi piamente lo glorificano.

Ti abbiamo visto, o martire, offrire a Cristo, a sua gloria, le primizie dei barbari, morendo per la Trinità, o lottatore ispirato: perciò certamente ricevesti la corona e come astro divinamente splendi nel mondo, o ammirabile.

Hai mostrato di aver rivestito la pia armatura per la guerra di Cristo Re, o Nikita vittorioso, come un tempo il fortissimo Gedeone, abbattendo le turbe degli stranieri con la tua vigorosa franchezza.

Gloria. Del martire. Tono pl. 2. Di Teofane.

Ti sappiamo astro dei martiri, o Nikita, atleta di Cristo: abbandonata infatti la gloria della dignità che avevi sulla terra e disgustato dall’ateismo dei tuoi padri, facesti a pezzi i loro dèi e vittoriosamente confondesti i barbari, testimoniando per Cristo con la confessione della fede: divenisti soldato del Dio del cielo e ora preghi per noi il benefattore dell’universo d’aver pietà di noi e salvare le nostre anime.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Le voci dei profeti avevano preannunciato l’albero santo con cui Adamo fu liberato dall’antica maledizione della morte: e oggi il creato, mentre esso viene esaltato, eleva la voce, chiedendo a Dio la sua copiosa misericordia. Tu dunque che solo, o Sovrano, sei infinito nella misericordia, sii per noi propiziazione e salva le nostre anime.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon. Tono grave.

Il nostro Dio è nel cielo e sulla terra: tutto ciò che ha voluto l’ha fatto.

Stico. Nell’esodo di Israele dall’Egitto, della casa di Giacobbe da un popolo barbaro.

Stico. Il mare vide e fuggì, il Giordano si volse indietro.

Allo stico, 3 stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

La croce esaltata di colui che in essa venne elevato, induce tutto il creato a festeggiare la passione immacolata: poiché, ucciso con essa colui che ci aveva uccisi, egli ha ridato vita a noi che eravamo morti, ci ha dato bellezza e ci ha resi degni, nella sua compassione, per sua bontà somma, di prendere cittadinanza nei cieli: e noi lieti esaltiamo il suo nome e magnifichiamo la sua suprema condiscendenza.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Tendendo le mani in alto e sbaragliando Amalek, il tiranno, Mosè prefigurò te, croce preziosa, vanto dei credenti, sostegno dei martiri lottatori, decoro degli apostoli, difesa dei giusti, salvezza di tutti i santi: perciò, vedendoti innalzata, il creato gioisce e festeggia, glorificando Cristo, che per te riunì ciò che era diviso, per sua bontà somma.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Croce venerabilissima, che le schiere angeliche circondano gioiose, oggi, nella tua esaltazione, per divino volere risollevi tutti quelli che, per l’inganno di quel frutto, furono scacciati e precipitati nella morte: noi dunque, stringendoci a te con la fede del cuore e delle labbra, attingiamo la santità, acclamando: Esaltate Cristo, Dio più che buono e prostratevi al suo divino sgabello.

Gloria. Del martire. Tono pl. 4.

Si è visto alla prova che tu porti il nome della vittoria, venerabilissimo martire Nikita, quando annunziasti nello stadio Cristo nostro Dio e lo confessasti davanti a re e tiranni: perciò non smettere di pregare l’unico filantropo per la pace del mondo, dei principi amici di Cristo e di tutti quelli che festeggiano con fede la tua memoria, perché siano liberati da ogni ira.

E ora. Della festa. Stesso tono.

È compiuta, o Dio, la parola del tuo profeta Mosè che dice: Vedrete la vostra vita appesa davanti ai vostri occhi. Oggi la croce è innalzata e il mondo è liberato dall’inganno. Oggi si inaugura la risurrezione di Cristo ed esultano i confini della terra, offrendo a te un inno con i cembali di Davide e dicendo: Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Dio, con la croce e la risurrezione; per esse ci hai salvato, o buono e filantropo. Signore onnipotente, gloria a te.

Apolytìkion del martire.

Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

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Vespro del 14 Settembre- Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce

14 Settembre

Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce.

Al Piccolo Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 4 e cantiamo i seguenti stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso.

Esaltandoti sulla croce, o Sovrano, hai esaltato con te tutta la natura caduta di Adamo, perciò, esaltando la tua croce immacolata, o filantropo, domandiamo il tuo potere dall’alto, acclamando: Salva, o Altissimo, come Dio misericordioso, quanti venerano l’augusta e luminosa divina esaltazione della tua croce. (2)

Ora vediamo salmicamente lo sgabello dove sono stati i tuoi piedi immacolati, o Sovrano e oggi, esaltando piamente la tua venerabile croce innalzata con affetto, ti supplichiamo gridando: Santifica tutti con la tua divina croce, rendendoli partecipi della tua magnanimità inesprimibile e della tua grazia, o Altissimo.

Come trofeo invincibile, o Cristo, scudo insuperabile e scettro divino, per il quale il mondo è stato salvato e Adamo danza, adoriamo la tua santissima croce; veneriamola con canti, o assemblee dei terrestri e celebrando la sua divina esaltazione, domandiamo il perdono.

Gloria. E ora. Tono 2.

Tu sei il mio forte riparo, o croce tripartita di Cristo; santificami con il tuo potere, affinché con fede e affetto ti adori e ti glorifichi.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Oggi è innalzata la Croce di Cristo, il legno vivificante su quale è stato portato nella carne, chiamando tutti alla salvezza.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.

Vedendo innalzato il legno della Croce, diamo magnificenza a Dio, per sua bontà crocifisso nella carne.

Stico. Dio è nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Salve, Croce del Signore, difesa divina dei fedeli, baluardo invincibile, con cui siamo stati innalzati dalla terra.

Gloria. E ora. Uguale.

Venite con gioia tutti, abbracciamo il legno di salvezza su cui fu steso Cristo, la redenzione.

Apolytìkion. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua Croce la tua città.

Piccola ectenia e conclusione.

Al Grande Vespro

Dopo il salmo introduttivo, se è domenica si recita tutto Beato l’uomo, cioè il primo kàthisma del salterio; altrimenti, dopo il salmo introduttivo, subito il Signore, a te ho gridato, 6 stichi e gli stichirà prosòmia, ripetendoli due volte.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

La croce esaltata di colui che in essa fu esaltato, induce tutto il creato a inneggiare alla passione immacolata: uccidendo con essa, infatti, colui che ci aveva uccisi, ha ridato vita ai morti, li ha abbelliti e resi degni, come compassionevole, per bontà somma, di prender cittadinanza nei cieli; perciò esaltiamo lieti il suo nome e magnifichiamo la sua somma condiscendenza (2).

Tendendo le mani in alto e sbaragliando Amalek il tiranno, Mosè prefigurò te, Croce preziosa, vanto dei fedeli, sostegno degli atleti, decoro degli apostoli, difesa dei giusti, salvezza di tutti i santi: perciò, vedendoti innalzata, il creato gioisce e festeggia, glorificando Cristo, che per sua somma benevolenza per te ha riunito ciò che era diviso (2).

Croce venerabilissima, che le schiere angeliche circondano gioiose, oggi, nella tua esaltazione, per divino volere, risollevi tutti quelli che, per l’inganno di quel frutto furono scacciati e precipitati nella morte; perciò, stringendoci a te con la fede del cuore e delle labbra, attingiamo la santità, gridando: Esaltate Cristo Dio sommamente buono e prostratevi al suo divino sgabello (2).

Gloria. E ora. Tono 2.

Venite, genti tutte, veneriamo il legno benedetto per cui si compì l’eterna giustizia: poiché colui che con l’albero ingannò il progenitore Adamo, viene adescato dalla croce e cade travolto in una funesta caduta, lui che si era tirannicamente impadronito di una creatura regale. Col sangue di Dio viene lavato il veleno del serpente ed è annullata la maledizione della giusta condanna per l’ingiusta condanna inflitta al giusto: poiché con un albero bisognava risanare l’albero e con la passione dell’impassibile distruggere nell’albero le passioni del condannato. Gloria dunque, o Cristo Re, alla tua tremenda economia per noi con cui salvasti tutti, perché sei buono e filantropo.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon del giorno letture.

Lettura dall’Esodo (15,22-16,1).

Mosè fece partire i figli d’Israele dal Mar Rosso e li condusse nel deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua da bere. Giunsero poi a Mara, ma non poterono bere l’acqua di Mara perché era amara: per questo quel luogo fu chiamato Amarezza. Il popolo mormorava contro Mosè dicendo: Che cosa berremo? Mosè gridò al Signore e il Signore gli indicò un legno che egli gettò nell’acqua e l’acqua divenne dolce: là il Signore diede al popolo decreti e giudizi e là lo mise alla prova e disse: Se veramente ascolterai il Signore tuo Dio e farai ciò che è gradito davanti a lui e presterai orecchio ai suoi comandamenti e osserverai tutti i suoi decreti, non farò venire su di te nessuna delle malattie che ho inflitto agli egiziani: perché io sono il Signore che ti guarisce. E giunsero a Elim dove c’erano dodici sorgenti d’acqua e settanta palme e si accamparono là, presso le acque. Partirono poi da Elim e tutta l’assemblea dei figli d’Israele giunse al deserto di Sin, che è tra Elim e il Sinai.

Lettura dai Proverbi (3,11-18).

Figlio, non trascurare la disciplina del Signore e non venir meno quando vieni rimproverato da lui: poiché colui che ama, il Signore lo corregge e flagella ogni figlio che accetta. Beato l’uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che conosce la prudenza. Meglio infatti è trafficare per questa che per tesori d’oro e d’argento. Essa è più preziosa di pietre di gran valore: nessun male può opporsi ad essa; essa è ben nota a tutti quelli che la amano: nessun oggetto prezioso eguaglia il suo valore. Poiché lunghezza di esistenza e anni di vita sono nella sua destra e nella sua sinistra sono ricchezza e gloria. Dalla sua bocca procede la giustizia: essa porta sulla lingua legge e misericordia. Le sue vie sono buone vie e tutti i suoi sentieri sono pacifici. È un albero di vita per tutti quelli che ad essa si afferrano ed è sicura per quelli che si appoggiano a lei come al Signore.

Lettura dalla profezia di Isaia (60,11-16).

Così dice il Signore: Le tue porte, Gerusalemme, saranno aperte sempre, non verranno chiuse, né di giorno, né di notte, per introdurre in te la potenza delle genti e i loro re come prigionieri. Poiché le nazioni e i re che non ti serviranno periranno e le nazioni diverranno deserti desolati. E verrà a te la gloria del Libano, col cipresso, il pino e il cedro insieme, per glorificare il mio luogo santo e io glorificherò il luogo dei miei piedi. E verranno a te timorosi i figli di quelli che ti avevano umiliata e provocata e si prostreranno alle piante dei tuoi piedi tutti quelli che ti avevano provocata e tu sarai chiamata città del Signore, Sion del Santo d’Israele, perché eri stata abbandonata e odiata e non c’era chi ti aiutasse; e farò di te un’eterna esultanza, letizia per generazioni di generazioni. Succhierai il latte delle genti e mangerai la ricchezza dei re: e conoscerai che io sono il Signore che ti salva e ti libera, il Dio d’Israele.

Alla Litì. Stichirà prosòmia.

Tono 1. Di Andrea di Gerusalemme.

Oggi davvero si compie la parola di Davide dal divino suono: ecco, infatti, palesemente adoriamo lo sgabello dei tuoi piedi purissimi e siamo pieni di speranza all’ombra delle tue ali, o pietosissimo e ti gridiamo: s’imprima su di noi la luce del tuo volto ed esalta la forza del tuo popolo ortodosso con l’esaltazione della tua croce, Cristo misericordiosissimo.

L’albero della vera vita piantato nel luogo del Cranio, su cui il Re dei secoli operò salvezza in mezzo alla terra, oggi esaltato, santifica i confini del mondo e il tempio della risurrezione celebra la sua dedicazione; gli angeli si rallegrano nei cieli e gli uomini esultano sulla terra, gridando davidicamente e dicono: Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi perché è santo colui che concede al mondo la grande misericordia.

Prefigurava la tua croce, o Cristo, il patriarca Giacobbe benedicente i nipoti, imponendo sulle loro teste le sue mani incrociate; e noi, Salvatore, esaltando oggi la tua croce, acclamiamo: Al nostro imperatore, amico di Cristo, concedi la vittoria come concedesti il trionfo a Costantino.

Tono 2. Di Teofane.

Divino tesoro nascosto in terra, la croce del Vivificante apparve nei cieli a un pio imperatore, mostrando il segno spirituale della sua vittoria sui nemici. Rallegrandosene, con fede e affetto si affrettò ad esaltare, per impulso divino, ciò che aveva visto e a trarla con zelo dal seno della terra, per la liberazione del mondo e la salvezza delle nostre anime.

Stesso Tono. Di Cipriano.

Il gesto del patriarca Giacobbe incrociante le mani per benedire la sua progenie preparava il segno sovrano della tua croce: possedendo in essa una protezione efficace, respingiamo con vigore le forze diaboliche e atterrando l’orgoglio di Beliar, mettiamo in fuga le forze distruttrici del nemico Amalek. E ora che la croce è esaltata, noi fedeli la presentiamo piamente alla tua bontà per l’espiazione dei nostri peccati, esclamando a gran voce: Signore, incarnato da una Vergine, abbi pietà; tu che sei buono, abbi compassione della creatura formata con sapienza dalle tue mani.

Stesso Tono. Di Leone.

Tu sei la mia sovrana protezione, croce di Cristo dai tre rami; santificami per la tua potenza, affinché ti adori e glorifichi con fede e affetto.

Tono 4.

Facciamo risuonare oggi un canto di festa e, col volto radioso, esclamiamo a gran voce: O Cristo, che per noi accettasti la condanna, gli sputi, i colpi e di esser rivestito di derisoria porpora, salisti sulla croce, alla cui vista il sole e la luna nascosero la loro luce, la terra tremò di paura e il velo del tempio si divise: dacci dunque ora la tua preziosa croce come protezione, salvaguardia e terrore dei demòni, affinché abbracciandola cantiamo: O croce, salvaci per la tua forza; santificaci per il tuo splendore, o croce veneranda e rafforzaci per la tua esaltazione, poiché ci sei stata data come luce e salvezza delle nostre anime.

Stesso tono. Di Anatolio.

O croce, segno luminoso tra gli astri, tu prefigurasti un trofeo di vittoria al piissimo imperatore; sua madre, avendoti ritrovato, fece di te l’ornamento del mondo. Esaltandoti oggi, noi, cori di fedeli, gridiamo: Illuminaci col tuo splendore, o croce vivificante; santificaci per la tua virtù, Croce veneranda e rafforzaci per la tua esaltazione, innalzandoti contro la schiera dei nemici.

Gloria. E ora. Stesso tono.

Di Anatolio.

Mosè prefigurò l’opera della tua croce veneranda quando mise in fuga il nemico Amalek nel deserto del Sinai: infatti, quando stendeva le mani, formando l’immagine della croce, il popolo riprendeva forza. Oggi è per noi compiuta la realizzazione delle figure: oggi la croce è esaltata e i demòni in fuga, oggi tutto il creato è liberato dalla corruzione, poiché, per la croce, tutti i doni splendono su noi. Con gioia perciò tutti ti veneriamo dicendo: Come sono magnifiche le tue opere, Signore, gloria a te!

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, croce vivificante, invitto trofeo della pietà, porta del paradiso, sostegno dei fedeli, muro fortificato della Chiesa: per te è annientata la corruzione, distrutta e inghiottita la potenza della morte e noi innalzati dalla terra al cielo; arma invincibile, nemica dei demòni, gloria dei martiri, vero ornamento dei santi, porto di salvezza, tu doni al mondo la grande misericordia.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Salve, croce del Signore per cui fu sciolta dalla maledizione la stirpe umana; sei segno della vera gioia, tu che, innalzata, abbatti i nemici, o venerabilissima: aiuto per noi, fortezza dei re, vigore dei giusti, decoro dei sacerdoti, tu che, venendo impressa, liberi da gravi mali; scettro di potenza con cui veniamo fatti pascolare; arma di pace, che gli angeli venerano con timore; divina gloria di Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Stico. Dio è nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Salve, guida dei ciechi, medico degli infermi, risurrezione di tutti i morti, tu che hai risollevato noi, caduti nella corruzione; croce preziosa per cui la corruzione fu dissolta, l’incorruttela fiorita, noi mortali divinizzati e il diavolo del tutto abbattuto; vedendoti oggi innalzata per mano di gerarchi, esaltiamo colui che in te fu innalzato e veneriamo te, attingendo copiosamente la grande misericordia.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Di Giovanni monaco.

Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo così in rotta Amalek ed abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua croce preziosa, o Cristo Dio, questa noi peccatori baciamo oggi con labbra indegne, celebrando te, che ti sei degnato di esservi confitto e a te gridiamo: con il ladrone, Signore, rendi degni anche noi del tuo regno.

Apolytìkion. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città (3).

Signore: Alliluia.

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Vespro del 13 Settembre- Inaugurazio ne del tempio della santa Risurrezione di Cristo nostro Dio. Vigilia dell’esaltazione della Preziosa Croce

13 Settembre

Inaugurazione del tempio della santa Risurrezione di Cristo nostro Dio. Vigilia dell’esaltazione della Preziosa Croce. Il santo ieromartire Cornelio, il centurione.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà idiòmela della Dedicazione e 3 prosòmia del santo.

Della Dedicazione. Tono pl. 2.

Onorare l’anniversario della dedicazione è legge antica e buona, ma molto più onorare con la dedicazione le cose nuove: dice infatti Isaia che le isole sono dedicate a Dio e con esse si intendono le Chiese delle genti, che ora si costituiscono e si consolidano in Dio; perciò anche noi festeggiamo secondo lo spirito la presente dedicazione.

Stesso tono.

Rinnovatevi, fratelli e deponendo l’uomo vecchio, vivete in novità di vita, mettendo un freno a tutto ciò da cui viene la morte. Governiamo tutte le membra, rifiutando di mangiare malamente dall’albero, ricordandoci delle cose passate solo per fuggirle. È così che si rinnova l’uomo: è così che è onorato il giorno dell’inaugurazione.

Stesso tono. Di Anatolio.

Come torre di fortezza hai stabilito la tua Chiesa, o Cristo, Verbo anteriore ai secoli: la fondasti sulla pietra della fede e per questo resta salda per sempre, avendo te che per lei, negli ultimi tempi, senza mutamento ti sei fatto uomo. Ringraziando dunque t’inneggiamo: Prima dei secoli e per i secoli e oltre tu sei il nostro Re: gloria a te.

Del santo. Tono 4. Hai dato come segno.

Approvando le tue beneficenze e divine preghiere, Cristo ti manda un angelo santo per illuminarti tutto e il corifeo dei sacri apostoli per rinnovarti con l’acqua e lo Spirito con tutta la tua casa, o ammirabile Cornelio e iniziarti ai beni superni, con la grazia dello Spirito.

Recando su di te il crisma del sacerdozio, sei corso a predicare alle genti l’annuncio di salvezza, estirpando le spine dell’errore, o uomo di senno divino e piantando nelle anime la dottrina spirituale che non erra. Perciò con gioia ti diciamo beato, o Cornelio, come gerarca ispirato da Dio e martire invitto.

Seguendo i tuoi buoni costumi, gli stolti divennero saggi; morto poi per legge di natura e dimorando in una tomba beata, tu la rendi fonte di molti prodigi, o sapiente Cornelio, sanando i malati e mettendo in fuga gli spiriti maligni nel santo Spirito, o ispirato da Dio.

Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.

Celebrando la memoria della Dedicazione, Signore, glorifichiamo te, datore della santità, chiedendo che vengano santificati i sensi delle nostre anime, per l’intercessione dei vittoriosi pieni di gloria, o Onnipotente buono.

E ora. Della vigilia. Stesso tono.

Oggi l’albero è apparso; oggi la stirpe degli ebrei si è perduta; oggi, grazie a imperatori credenti, la fede si manifesta; Adamo per l’albero era caduto e i demoni davanti a un albero hanno tremato. Onnipotente Signore, gloria a te.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dal terzo libro dei Re (3[1] Re 8,22s.27-30).

Salomone si pose di fronte all’altare del Signore, davanti a tutta l’assemblea d’Israele, tese le mani al cielo e disse: Signore, Dio d’Israele, non c’è Dio come te lassù nel cielo e quaggiù sulla terra. Se il cielo del cielo non ti basta, come lo potrà questa casa che io ho edificata al tuo nome? Tuttavia, ti volgerai alla mia supplica, Signore, Dio d’Israele, per ascoltare la supplica e la preghiera che il tuo servo ti rivolge oggi, al tuo cospetto. Perché siano i tuoi occhi aperti su questa casa di cui hai detto che ivi sarà il tuo nome. Perché tu esaudisca la preghiera che ti farà il tuo servo rivolto a questo luogo giorno e notte. E tu esaudirai la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele riguardo a ciò per cui ti pregheranno rivolti a questo luogo: tu esaudirai nel luogo della tua dimora, nel cielo, agirai e sarai loro propizio.

Lettura dai Proverbi (3,19-34).

Dio ha fondato la terra con la sapienza e ha disposto i cieli con la prudenza. Dalla sua intelligenza sono stati spalancati gli abissi e le nubi hanno stillato rugiada. Figlio, non ti sfuggano queste cose, ma custodisci il mio consiglio e il mio pensiero perché la tua anima viva e la grazia circondi il tuo collo. Ci sarà sanità nella tua carne e saranno custodite le tue ossa, perché tu cammini fiducioso, in pace, per tutte le tue vie e il tuo piede non inciampi. Se ti siederai, sarai senza timore, se ti sdraierai, dormirai dolcemente e non temerai per il sopraggiungere di un motivo di terrore, né per gli attacchi di uomini empi perché il Signore sarà in tutte le tue vie e farà star saldo il tuo piede, perché tu non sia catturato. Non trattenerti dal beneficare un bisognoso, se la tua mano ha di che aiutarlo. Non dire: Torna un’altra volta, domani te lo darò, quando in realtà tu hai di che beneficarlo: non sai infatti che cosa porterà il domani. Non tramare il male contro il tuo amico che abita presso di te e confida in te. Non metterti a osteggiare stoltamente un uomo, perché non ti faccia del male. Non attirarti il biasimo che meritano gli uomini malvagi e non invidiare le loro vie, perché è impuro presso il Signore ogni trasgressore e non siede in consiglio con i giusti. La maledizione del Signore è sulle case degli empi, ma le abitazioni dei giusti sono benedette. Il Signore resiste ai superbi, ma agli umili fa grazia.

Lettura dai Proverbi (9,1-11).

La sapienza si è costruita una casa e ha eretto a sostegno sette colonne. Ha sgozzato i suoi animali, ha versato nel calice il suo vino e ha preparato la sua mensa. Ha mandato i suoi servi a invitare al banchetto con alto proclama, dicendo: Chi è stolto si rivolga a me. E a quelli che mancano di senno dice: Venite, mangiate il mio pane e bevete il vino che ho mesciuto per voi. Abbandonate la stoltezza e vivrete, cercate la prudenza per poter aver vita e con la conoscenza raddrizzare l’intelligenza. Chi rimprovera dei malvagi ne ricaverà per sé disonore e chi correggerà l’empio ne avrà biasimo, perché i rimproveri fatti all’empio sono per lui lividure. Non rimproverare dei malvagi perché non ti prendano in odio: rimprovera il saggio e ti amerà. Da’ un’opportunità al saggio e diventerà più saggio, istruisci un giusto e aumenterà la sua istruzione. Principio della sapienza è il timore del Signore e il consiglio dei santi è intelligenza. Conoscere poi la Legge è cosa di una buona mente. In questo modo, infatti, vivrai a lungo e ti verranno aggiunti anni di vita.

Allo stico, stichirà della croce.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, croce vivificante, invitto trofeo della pietà, porta del paradiso, sostegno dei fedeli, muro fortificato della Chiesa: per te fu annientata la corruzione, distrutta e inghiottita la potenza della morte e noi fummo innalzati dalla terra al cielo; arma invincibile, nemica dei demòni, gloria dei martiri, vero ornamento dei santi, porto di salvezza, tu doni al mondo la grande misericordia.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Salve, croce del Signore, per cui fu sciolta dalla maledizione la stirpe umana; sei segno della vera gioia, tu che, innalzata, abbatti i nemici, o venerabilissima: aiuto per noi, fortezza dei re, vigore dei giusti, decoro dei sacerdoti, tu che, venendo impressa, liberi da gravi mali; scettro di potenza con cui veniamo fatti pascolare; arma di pace, che gli angeli venerano con timore; divina gloria di Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Salve, guida dei ciechi, medico degli infermi, risurrezione di tutti i morti, tu che hai risollevato noi, caduti nella corruzione; croce preziosa, per cui la corruzione fu dissolta, l’incorruttela fiorì, noi mortali fummo divinizzati e il diavolo fu del tutto abbattuto; vedendoti oggi innalzata per mano di gerarchi, esaltiamo colui che in te fu innalzato e veneriamo te, attingendo con abbondanza la grande misericordia.

Gloria. Della Dedicazione.

Tono 2. Di Anatolio.

Celebrando la Dedicazione del sacratissimo tempio della tua risurrezione, glorifichiamo te, Signore, che lo santificasti e completasti con la tua perfetta grazia e ti allieti per i mistici e sacri riti in esso celebrati dai fedeli, accetti dalla mano dei tuoi servi i sacrifici puri e incruenti e rendi in cambio, a chi li offre rettamente, la purificazione dai peccati e la grande misericordia.

E ora. Stesso tono.

Divino tesoro nascosto in terra, la croce del Vivificante apparve nei cieli a un pio imperatore, mostrando il modello spirituale della vittoria contro i nemici ed egli rallegrandosi con fede e affetto, divinamente ispirato, per esaltare ciò che aveva visto con sommo zelo la estrasse dalle viscere della terra, a riscatto del mondo e salvezza delle nostre anime.

Apolytìkion dell’inaugurazione. Tono 4.

Come mostrasti lo splendore delle realtà celesti mostrasti pure la bellezza materiale del santo accampamento della tua gloria, Signore; mantienilo nei secoli dei secoli e per intercessione della Madre di Dio accogli le preghiere che in esso senza sosta ti rivolgiamo, o Vita e risurrezione di tutti.

Gloria. E ora. Della croce. Tono 2.

La tua vivifica e splendida Croce che donasti a noi indegni, Signore, te la offriamo come supplica. Salva gli imperatori e la tua città, concedendo la pace per le preghiere della Madre di Dio, o unico amico degli uomini.

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Vespro del 12 Settembre- Conclusi one della festa della Natività della Madre di Dio e memoria del sa nto martire Autonomo

12 SETTEMBRE

Conclusione della festa della Natività della Madre di Dio e memoria del santo martire Autonomo.

AVVERTENZA. Oggi si conclude la festa della Nascita della Madre di Dio e se ne celebra l’ufficio completo a vespro e mattutino. L’ufficio di sant’Autonomo è stato anticipato l’11 settembre.

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Vespro del 11 Settembre- Memoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria

11 SETTEMBRE

Memoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria.

AVVERTENZA. In questo giorno si celebra anche l’ufficio del santo martire Autonomo, perché il 12 si fa la conclusione della festa della Madre di Dio.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e stichirà della santa.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

In corpo femminile e abito maschile affrontasti lotte virili, abitando in mezzo a uomini, moderando le passioni e frenando perfettamente gli impulsi voluttuosi con l’ascesi, l’intensa supplica e i tuoi divini e inarrestabili slanci verso Dio, o Teodora.

Il sole, tramontato sotto la terra, non ti vide peccare: ti conobbe invece l’intramontabile conoscitore dei cuori e Signore, che vede i segreti e illuminò con la luce della penitenza gli occhi del tuo cuore: perciò ti sforzavi di servirlo con perseverante continenza e virtù perfetta.

Non ignorando affatto i sofismi del nemico, tuttavia teneramente amasti quel fanciullo per cui non avevi sofferto doglie e allevandolo con viscere paterne, o gloriosa, sopportavi con pio pensiero il vituperio degli uomini, l’accusa davvero intollerabile, o Teodora: perciò celebriamo la tua venerabile festa.

Di sant’Autonomo, stessa melodia.

Ardente di virtù, adorno di pietà, gerarca divinamente ispirato sei stato detto; e come sole dalle molte luci percorrevi il mondo, ovunque predicando la fede e sradicando l’inganno con la falce della tua lingua, o gerarca teòforo, grande predicatore Autonomo.

Ti sei dato ad ardue lotte, a coraggiose battaglie, a piaghe e morte: seppellito sotto una pioggia di pietre, o Autonomo e servendoti di esse come di gradini e scale, ascendesti a Dio da vincitore e ti unisti alle schiere degli incorporei, pregando per il mondo.

Nel sangue del martirio rendesti più splendente la tua veste, per grazia del divino Spirito e spiritualmente fuggisti verso il santuario superno, dove Gesù entrò per noi come precursore, avendo ricevuto da Dio la corona della vittoria con tutti quelli che furono perfezionati nel sangue prezioso, o Autonomo.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Anche se, per divino volere, famose donne sterili hanno generato, pure, al di sopra di tutti i loro figli, divinamente risplende Maria, poiché, prodigiosamente partorita da madre sterile, partorì nella carne il Dio dell’universo, da grembo senza seme, oltre la natura: unica porta dell’Unigenito Figlio di Dio, che attraversandola la custodì chiusa e tutto disponendo con sapienza come egli sa, per tutti gli uomini operò la salvezza.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Gioacchino e Anna festeggiano per aver generato la primizia della nostra salvezza, la sola Madre di Dio: e anche noi, festeggiando oggi con loro, diciamo beata la Vergine pura, proveniente dalla radice di Iesse.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

La Vergine ricettacolo di Dio, la Madre di Dio pura, il vanto dei profeti, la figlia di Davide, nasce oggi da Gioacchino e da Anna la casta e rovescia col suo parto la maledizione di Adamo che ci colpiva.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Il terreno prima infruttuoso, produce una terra fertile: e, prodotto da grembo infecondo un frutto santo, lo nutre di latte. O tremendo prodigio! La nutrice della nostra vita, che ha accolto in grembo il pane del cielo, viene allattata al seno.

Gloria. E ora.

Tono pl. 4. Di Sergio Aghiopolìta.

Nel giorno solenne della nostra festa, facciamo echeggiare la cetra spirituale: la Madre della vita, che è dal seme di Davide oggi nasce dissolvendo la tenebra: essa è colei che riplasma Adamo e richiama Eva dall’esilio, la fonte dell’incorruttela, la liberazione dalla corruzione, colei per cui fummo divinizzati e riscattati dalla morte. Con Gabriele a lei acclamiamo, o fedeli: Salve, piena di grazia, il Signore è con te, per donarci, grazie a te, la grande misericordia.

Apolytìkion della festa. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

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Vespro del 11 settembre- Memoria del nostro beato padre Elia lo speleota

11 Settembre

Memoria del nostro beato padre Elia lo Speleota

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Dominasti il tuo corpo, rinunciasti ai piaceri, soggiogasti i sensi con l’esercizio della castità e del sacrificio, accettasti le prove e sopportasti le tribolazioni, o sapiente in Dio; in premio ora assapori godimento interminabile, felicità inesauribile, gioia inesprimibile.

Col dominio di te e la continua preghiera inaridisti le passioni del corpo; con la pioggia delle tue lacrime annegasti il serpente ingannatore; divenisti a Dio gradito in modo perfetto, o beato Elia, sapiente in Dio; per questo ti colmò di celesti grazie Gesù filantropo, Salvatore delle nostre anime.

Percorresti deciso il cammino dell’ascesi, conservasti intatto il dono della fede, meritasti di portare la corona di giustizia che Cristo ha preparato, come arbitro che assegna il giusto premio in ogni gara e in cambio di fatiche sopportate dona consolazione e ricompensa eterne. Supplicalo anche ora, o teòforo, perché ne diventiamo degni.

Gloria. Tono 2. Di Teofane.

Ricevuto l’amore per i beni inconcepibili, divinamente ispirato, disprezzasti tutte le lusinghe di quaggiù; non essendo sedotto dal frutto proibito come Adamo, ma respingendo il serpente con la temperanza, conducesti una vita angelica e ora abiti nel cielo, godendo dell’albero della vita, rendendo Dio propizio a noi, che con fede celebriamo la tua memoria, o Elia Speleota.

E ora. Della festa.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (3, 1-9).

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e nessun tormento può toccarle. Parve agli occhi degli stolti che morissero e fu considerato un danno il loro esodo e una rovina la loro dipartita: ma essi sono nella pace. Infatti, anche se agli occhi degli uomini vengono castigati, la loro speranza è piena di immortalità. Un poco corretti, riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé. Come oro nel crogiuolo li ha saggiati e come olocausto li ha accettati. Nel tempo in cui saranno visitati risplenderanno e correranno qua e là come scintille nella stoppia. Giudicheranno genti e domineranno popoli e regnerà su di loro il Signore per sempre. Quelli che confidano in lui comprenderanno la verità e coloro che sono fedeli nell’amore dimoreranno presso di lui: perché grazia e misericordia sono per i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (5,15-6,3).

I giusti vivono in eterno, la loro mercede è nel Signore e l’Altissimo si prende cura di loro. Per questo riceveranno il nobile regno e lo splendido diadema dalla mano del Signore, poiché egli con la sua destra li copre e col suo braccio li protegge. Prenderà come armatura la sua gelosia e armerà la creazione per far vendetta dei nemici. Rivestirà la corazza della giustizia e cingerà come elmo un giudizio verace. Prenderà come scudo invincibile la santità; aguzzerà come spada la sua collera severa: il mondo combatterà con lui contro gli insensati. Scoccheranno gli infallibili dardi dei fulmini e come da un arco ben teso, dalle nubi voleranno al bersaglio e dalla fionda saranno scagliati chicchi di grandine pieni di furore. Infurierà contro di loro l’acqua del mare, i fiumi li sommergeranno senza pietà. Si leverà contro di loro un vento impetuoso e li disperderà come un uragano. L’iniquità renderà deserta tutta la terra e le cattive azioni rovesceranno il trono dei potenti. Ascoltate dunque, o re e comprendete; imparate, giudici dei confini della terra; porgete l’orecchio, voi che dominate le moltitudini e che vi gloriate del gran numero dei vostri popoli: il vostro potere vi è stato dato dal Signore e la vostra sovranità dall’Altissimo.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (4,7-15).

Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo: poiché vecchiaia venerabile non è quella di un lungo tempo di vita, né si misura col numero degli anni. Ma la prudenza equivale per gli uomini alla canizie ed età avanzata è una vita senza macchia. Divenuto gradito a Dio, è stato da lui amato e poiché viveva tra peccatori, è stato trasferito. E’ stato rapito perché la malizia non alterasse la sua intelligenza e l’inganno non sviasse la sua anima. Poiché il cattivo fascino del male oscura il bene e l’agitarsi della concupiscenza guasta la mente innocente. Reso in breve perfetto, ha portato a termine un lungo corso: la sua anima era infatti gradita al Signore, per questo si è affrettato a toglierlo di mezzo alla malvagità. I popoli hanno visto, ma non hanno compreso, né hanno posto mente a questo fatto: che grazia e misericordia sono con i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Autòmelo.

Salve, gioiello davvero profumato delle lotte ascetiche: presa infatti sulle spalle la croce, consacrasti te stesso a Cristo Re, o beatissimo e calpestasti il basso sentire della carne; con le virtù illuminasti l’anima dandole ali verso la divina passione d’amore; circondando dunque la tua santissima urna, o Elia lodatissimo, preghiamo per ottenere, con la tua intercessione, la divina benevolenza e perché sia donata al mondo la grande misericordia.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Ti rivelasti al mondo carbone divinamente splendente essendo stato a contatto col fuoco, o Elia, teoforo dello Spirito, facendo risplendere le anime di quanti con fede a te si accostano, o uomo di mente divina e guidandoli alla luce senza tramonto, o santo; irrorando poi dall’alto gli eremiti con la divina grazia, spegnesti i carboni; perciò, sotto gli occhi di tutti, Cristo, Signore della divina giustizia ti diede, o padre, la corona della vittoria: supplicalo di donare alle nostre anime la grande misericordia.

Stico. Beato l’uomo che teme il Signore: nei suoi comandamenti porrà tutto il suo diletto.

La tua vita fu chiaramente una scala che raggiunge il cielo, o uomo di mente divina e con essa ti sollevasti alle altezze e ottenesti di unirti a Cristo Re, o beatissimo, con l’intelletto splendente per i fulgori da lui sgorganti; illuminato dai suoi bagliori, ottenesti lo stesso splendore degli angeli: ora che stai presso di lui, supplicalo, o santo, di collocare accanto a te quanti festeggiano la tua divina e venerabilissima memoria e donare al mondo la grande misericordia.

Gloria. Tono pl. 4.

Noi, folle di monaci, ti onoriamo come guida, o nostro padre Elia, perché per te imparammo a camminare per la via veramente retta. Beato sei tu che servisti Cristo e sconfiggesti la potenza del nemico, o compagno degli angeli, consorte dei santi e dei giusti: con loro prega il Signore, d’aver pietà delle nostre anime.

E ora. Della festa.

Apolytìkion del santo. Tono 2.

Di Mosè e di Davide hai posseduto la mitezza, di Finees ed Elia lo zelo divino e di Abramo la fede, o nostro padre Elia, gloria dei santi monaci. Ora che con loro esulti nella gloria del cielo, prega per noi il Signore.

Gloria. E ora. Della festa.

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