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Archivi: Preghiere giornaliere

Vespro del 10 Novembre- Memoria dei santi apostoli Olimpàs, Rodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto e del santo martire Oreste

10 Novembre

Memoria dei santi apostoli Olimpàs, Rodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto e del santo martire Oreste.

Al Vespro.

Al Signore a te, ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Degli apostoli.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Come aquile alate, visitando alla vista di tutti, o sacri araldi, i popoli che riempiono il mondo, avete tratto alla fede immacolata i catturati vivi dallo spirito maligno: pregate dunque perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Onoriamo con sacre voci Terzo, Sosipatro, Olimpàs e Rodione e con loro Erasto, l’iniziatore ai sacri riti e il divino Quarto, che glorificano Cristo nostro Dio e supplicano che siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Guidaste a Cristo Dio, o beati, le genti riscattate dal sangue di colui che volle nascere sulla terra e si sottopose volontariamente alla croce e alla morte, o sapientissimi: pregatelo ora perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Del martire, stessa melodia.

Oreste felicissimo, ti sei tinto una veste di porpora col rosso del tuo stesso sangue; indossandola e cingendo la corona della vittoria, ti sei presentato al Cristo immortale: imploralo, perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Col fuoco delle tue lotte, o sapiente, bruciasti l’inganno e con le gocce del tuo sangue sommergesti tutti gli schieramenti dei nemici e irrigasti i cuori dei fedeli perché da essi germogli la pietà: supplica dunque perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Sorgesti come l’alba facendo splendere tutta la terra con i fulgori delle tue lotte, Oreste glorioso, vanto degli atleti, che scacci con la grazia la tenebra dell’ateismo: supplica dunque che siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Salve, singolare novella, o pura; salve santo albero del paradiso piantato da Dio; salve, distruzione dei malvagi demoni; salve, spada a due tagli che recidi la testa del nemico, col tuo parto strano. O santissima più che pura, facci tornare dall’esilio.

Stavrotheotokìon.

L’agnella e Sovrana pura, vedendo il proprio agnello in croce, senza più apparenza né bellezza, facendo lamento diceva: Ahimè, dove è tramontata la tua bellezza, o dolcissimo? Dove il tuo decoro? Dove la grazia sfolgorante della tua figura, Figlio mio dilettissimo?

Il resto del vespro e la conclusione.

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Vespro del 9 Novembre- Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo

9 Novembre

Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo. Memoria anche del nostro padre tra i santi Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia dei martiri.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Martire lottatore, beato Onesiforo, confessasti Cristo Dio combattendo con grande fortezza davanti al tribunale degli empi; sopportasti colpi di flagello e bruciature in tutto il corpo: perciò con la sua mano vivificante, ti cinse della corona della vittoria, o illustre, colui che è l’origine prima della vita.

Martire lottatore Porfirio, con la grazia e la potenza dello Spirito, ti tingesti col rosso del tuo sangue una veste di porpora: la indossasti e apparisti fulgidissimo per regnare con l’unico nostro Dio e Re per tutti i secoli, o glorioso: supplicalo dunque sempre con ardore per la nostra salvezza.

Martiri ammirabili, subendo santamente la morte per colui che è la vita di tutti, gioiosi vi siete lasciati stendere sulla graticola infuocata e, attaccati a cavalli e da questi trascinati, accoglieste il divino compimento della vostra vita: perciò venite glorificati e proclamati beati, mentre sempre pregate per noi, o eternamente beati.

Della santa. Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Domasti con grande sapienza le rivolte della carne con le fatiche dell’ascesi e seguendo Cristo, o Matrona, dimorasti con tutta pietà in mezzo ad asceti, spegnendo gli ardori delle voluttà con le divine piogge delle lacrime e accendendo con tutta veemenza l’amore per il tuo Creatore.

Erigesti per Dio un sacro monastero per la salvezza di molti, divenuta tu stessa tempio dello Spirito, o sapientissima, per la purezza dell’anima; guidasti folle alle faticose arene dell’ascesi e le offristi salve al Sovrano in dono nuziale: con loro noi ti onoriamo con fede.

Seguendo il tuo insegnamento, le giovinette amarono lo sposo e Signore e, disprezzata con lo spirito la mollezza della carne, con animo pronto piamente vinsero le passioni; furono così introdotte con te, Matrona, nel celeste talamo dello sposo, in letizia perenne.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che accogliesti nel tuo grembo l’incontenibile Dio divenuto uomo nella sua filantropia, assumendo da te la nostra argilla e realmente divinizzandola, non trascurarmi, o purissima, ora che sono tribolato, ma affréttati ad usarmi compassione e liberami da ogni sorta di ostilità e offesa del maligno.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti inchiodato alla croce, Signore, l’agnella tua Madre sbigottita gridava: Che cos’è questa visione, Figlio amatissimo? Questo ti rende il popolo ribelle e iniquo, che ha goduto dei tuoi tanti prodigi? Sia dunque gloria, o Sovrano, alla tua ineffabile condiscendenza.

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Vespro del 9 Novembre (app)- Memoria dei martiri Onesiforo e Porfirio, della ns beata madre Matrona, della beata Teoctista di Lesbo e del nostro padre Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli

Appendice – 9 Novembre

Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo. Memoria anche del nostro padre tra i santi Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli.

Al Grande Vespro

Dopo il salmo iniziale, la prima stasi di Beato l’uomo. Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo queste prosòmia.

Tono 1. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! Come splendida lampada ardente negli ultimi tempi il sapiente Nettario ha effuso sui fedeli la luce abbondante del Vangelo con verbo divino e una vita irreprensibile e sublime. Glorificato con il dono del Paràclito elargisce le guarigioni senza sosta a quanti le chiedono.

Com’è grande la tua provvidenza, o Cristo! Come hai promesso, o Salvatore, glorificasti mirabilmente il sapientissimo Nettario, come sincero amico, donandogli la grazia dei prodigi. Ed egli con il fulgore della sua vita ti glorificò mostrando a tutti senza indugio la forza del suo amore per te. Perciò, o sommamente Buono, per le sue intercessioni donaci la remissione dei nostri peccati e la pace perfetta.

Le assemblee dei fedeli oggi si rallegrano nella solennità della tua nuova festa cantando a voce alta le tue lodi, sacro Nettario; misticamente danza nella tua gloria la Chiesa di Cristo, perché ha trovato in te un inconcusso fondamento negli ultimi giorni. Esulta specialmente l’isola di Egina perché ha la ricchezza delle tue reliquie effondenti unguenti profumati.

Tono 2. Con quali ghirlande di lodi.

Con quali corone di lodi coroneremo Nettario? Rifulgendo si è manifestato negli ultimi tempi esaltando la Chiesa con la nuova lampada della sua devozione, come ornamento degli ortodossi, specchio della vita dei sommi sacerdoti di un tempo, glorificato da Cristo, donando a tutti, per le sue suppliche, la grande misericordia.

Con quali canti di lode celebreremo il gerarca? Il divino servo di Dio, il tesoro delle virtù, la cetra della teologia negli ultimi tempi ha rinfrescato la Chiesa con il vino dolce della devozione celeste e con la grazia dei divini prodigi, da sapientissime labbra, il divino Nettario.

Con quali parole spirituali ti benediremo, o gerarca, che in mezzo al mondo conducesti una vita veramente beata, con opere sante e immacolate e poi fondasti nell’isola di Egina un sacro monastero, dedicato a Dio, rifugio tranquillo per le anime che sempre proteggi, o san Nettario, con il suo vescovo Dionigi, sapiente in Dio.

Gloria. Tono pl. 2.

Oggi è sorto su noi, come nuova fulgida stella, la solennità gioiosa del vescovo Nettario, illuminando la Chiesa. Venite dunque, folle dei fedeli, acclamiamo a lui con voce gioiosa. Salve, tu la cui vita, in giorni difficili e pericolosi, quando l’amore di molti si era raffreddato, come aveva predetto il Salvatore, rispecchiò quella dei beati antichi. Salve tu che unisti virtù e istruzione e con la tua parola sapiente illuminasti le anime dei fedeli; salve bellezza dei vescovi, protettore di Egina sempre presente e fervido sostegno del tuo monastero. Perciò, o più che benedetto Nettario, stando presso il trono della Maestà Divina, implorala senza sosta per chi con fede festeggia sempre la tua venerabilissima memoria.

E ora. Stesso tono.

Chi non ti dirà beata, Vergine santissima? Chi non inneggerà al tuo parto verginale? Perché il Figlio Unigenito, intemporalmente dal Padre rifulso, egli stesso, ineffabilmente incarnato, uscì da te, la pura: Dio per natura e per noi fatto uomo per natura non diviso in dualità di persone, ma da riconoscersi in dualità di nature, senza confusione. Imploralo, augusta beatissima, d’aver pietà delle nostre anime.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dai Proverbi (passim).

Del giusto si fa memoria tra le lodi e la benedizione del Signore è sul suo capo. Beato l’uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che conosce la prudenza. Meglio è trafficare per essa che per tesori d’oro e d’argento. Essa è più preziosa di pietre di gran valore: nessun oggetto pregiato può starle a fronte. Dalla sua bocca infatti esce la giustizia e sulla lingua reca la legge e la misericordia. Ascoltatemi dunque, o figli, perché dirò cose sante e beato l’uomo che custodirà le mie vie. Perché le mie uscite, sono uscite di vita ed è pronta la benevolenza da parte del Signore. Perciò vi esorto e alzo la voce verso i figli degli uomini: Io, la sapienza, ho fondato il consiglio, la conoscenza e la riflessione, io le ho chiamate. Mio è il consiglio, mia la certezza, mia la prudenza, mia la forza. Io amo coloro che mi amano: quelli che mi cercano troveranno grazia. O semplici, imparate dunque la finezza e voi indotti, rendete assennato il cuore. Ascoltatemi ancora e dirò cose sante, svelerò con le mie labbra cose rette. La mia gola mediterà la verità: sono abominevoli davanti a me le labbra mendaci. Sono dette con giustizia tutte le parole della mia bocca, nulla vi è in esse di tortuoso o di perverso. Tutto è retto per chi comprende e diritto per quelli che trovano la conoscenza. Poiché io vi insegno cose vere, affinché la vostra speranza sia nel Signore e siate ripieni di Spirito.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (4,7-15).

Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo: poiché vecchiaia venerabile non è quella di un lungo tempo di vita, né si misura col numero degli anni. Ma la prudenza equivale per gli uomini alla canizie ed età avanzata è una vita senza macchia. Divenuto gradito a Dio, è stato da lui amato e poiché viveva tra peccatori, è stato trasferito. E’ stato rapito perchè la malizia non alterasse la sua intelligenza e l’inganno non sviasse la sua anima. Poiché il cattivo fascino del male oscura il bene e l’agitarsi della concupiscenza guasta la mente innocente. Reso in breve perfetto, ha portato a termine un lungo corso: la sua anima era infatti gradita al Signore, per questo si è affrettato a toglierlo di mezzo alla malvagità. I popoli hanno visto, ma non hanno compreso, né hanno posto mente a questo fatto: che grazia e misericordia sono con i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Lettura dai Proverbi

e della Sapienza di Salomone (passim).

La bocca del giusto stilla sapienza e le labbra degli uomini conoscono le grazie. La bocca dei sapienti medita la sapienza: e la giustizia li libera dalla morte. Alla morte di un uomo giusto, non è perduta la speranza, perché un figlio giusto nasce alla vita e mieterà fra i suoi beni un frutto di giustizia. Luce sempiterna per i giusti; presso il Signore troveranno grazia e gloria. La lingua dei sapienti conosce il bene e nel loro cuore riposa la sapienza. Il Signore ama i cuori santi e gli sono accetti tutti coloro che sono immacolati nel loro cammino. La sapienza del Signore illumina il volto dell’assennato: essa infatti previene quelli che la desiderano, prima di essere conosciuta ed è facilmente contemplata da quelli che la amano. Chi di primo mattino la cerca non faticherà e chi veglia per lei sarà presto senza affanni. Perché essa va in giro alla ricerca di quelli che sono degni di lei e con benevolenza appare loro sui sentieri. Mai il male prevarrà sulla sapienza. Per questo mi sono innamorato della sua bellezza, l’ho amata e l’ho ricercata dalla giovinezza e mi sono studiato di prenderla come sposa. Perché il Creatore dell’universo l’ha amata. Essa infatti è iniziatrice alla scienza di Dio ed è lei che sceglie le sue opere. Le sue fatiche sono virtù: è lei che insegna temperanza e prudenza, giustizia e fortezza, delle quali nulla è più utile agli uomini nella vita. Se poi uno desidera molta esperienza, essa sa farsi un’idea delle cose antiche e delle future; conosce le sottigliezze dei discorsi e le soluzioni degli enigmi; prevede segni e prodigi e le vicende dei tempi e delle epoche: è per tutti buon consigliere. Perché in essa c’è immortalità e buona fama nella partecipazione ai suoi discorsi. Per questo pregai il Signore, lo supplicai e gli dissi con tutto il cuore: Dio dei padri e Signore di misericordia, tu che hai fatto tutte le cose con il tuo verbo e che con la tua sapienza hai creato l’uomo perché domini sulle creature da te fatte e governi il mondo con santità e giustizia: dammi la sapienza che siede con te in trono e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella. Mandala dalla tua santa dimora e dal trono della tua gloria, affinché mi assista e mi insegni ciò che ti è gradito e mi guidi nella conoscenza e mi custodisca nella sua gloria. Perché i pensieri dei mortali sono tutti timidi e incerte le loro riflessioni.

Alla litì stichirà idiòmela. Tono 1.

Esulta nel Signore, Chiesa ortodossa, rallegrati e danza, sposa diletta del Re celeste. Perché ecco, il beato Nettario, vero gerarca di Cristo nella nostra generazione, gli antichi e divini dogmi ancora una volta sigilla e caldamente predica con la gloria che Dio solo gli ha donato. Perciò avendo lui come colonna e fondamento e vedendo la grazia dei suoi prodigi, gridiamo allo sposo: gloria a te Signore.

Tono 2.

Chi non gioirà? Chi non danzerà misticamente nella tua nuova festa, gerarca Nettario? Ogni anima esulta vedendo il glorioso concittadino dei santi. Benediciamo allora la sua vita illuminata e i vantaggi della santità acclamando: Gesù Cristo ieri, oggi e nei secoli, egli è sempre.

Tono 3.

Cantando come Davide gridiamo al mistico sacro Nettario dicendo: Benedetto sei tu e bene per te, beatissimo padre. Con la tua vita santa ti rivelasti degno del cielo e come buono e beato gerarca divinamente compisti i tuoi doveri verso Dio. Servendo sapientemente la Chiesa di Cristo ed essendo glorificato degnamente per i tuoi prodigi, soccorri i bisognosi e concedi a ciascuno le richieste per la salvezza.

Tono 4.

Con la grazia della parola e la tua bocca profetica rifulgesti e ti distinguesti come operaio pacifico del Vangelo, padre Nettario; rinunciando alla confusione mondana ti unisti a Dio nella quiete; nell’isola di Egina edificasti una scuola per le anime, diventando modello di virtù, padre e maestro delle monache e dormisti il sonno dei santi pregando senza sosta per le nostre anime.

Come è santa la tua vita e come se ne compiace Dio, teoforo Nettario, come sono straordinari i tuoi prodigi che ogni giorno fai con la grazia a te donata! Chi non si meraviglierà davvero di te, o insigne? Chi non glorificherà te, glorificato presso Dio? Perché le tue divine reliquie sono diventate fonte di guarigione: guariscono gravi infermità e scacciano immondi spiriti e tutti i fedeli accorrono, ricevendo salvezza delle anime e guarigione dei corpi, glorificando Cristo, che ti ha mirabilmente glorificato.

Gloria. Tono pl. 1.

Accorrete stirpi dei fedeli, accorrete con fervore a Egina a contemplare gli straordinari prodigi che la mano dell’Altissimo operò negli ultimi tempi. Perché colui che mai mente glorificò secondo la sua promessa, con doni eterni, il sapiente in Dio Nettario, eccelso per la sua vita evangelica. Le sue venerabilissime reliquie effondono la fragranza degli unguenti e sono fonte di guarigione per chi devotamente si accosta. Lasciamoci dunque, riempire da questa vitale fragranza e come Davide acclamiamo: Grande sei tu, Signore, non c’è fine alla tua grandezza. Perciò, amico degli uomini, salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Ti benediciamo e giustamente ti lodiamo noi fedeli, Vergine Madre di Dio, baluardo inespugnabile, muro invalicabile, salda difesa e riparo delle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve vanto degli asceti.

Salve tu che negli ultimi tempi sorgesti nel cielo come stella splendente e con il fascino dei tuoi prodigi illumini nello spirito quanti stanno nelle tenebre delle passioni; spirito illuminato da Dio, pieno di luce divina, che con prudente intelligenza meditasti, Nettario, la legge divina; lampada luminosissima, che nel mezzo della tua vita inviasti ai confini la luce della pietà scintillante, o padre. Prega Cristo di donare alle nostre anime la grande misericordia.

Stico. La mia bocca parlerà sapienza e la meditazione del mio cuore intelligenza.

Vivevi spiritualmente pensando alle cose celesti e divenisti ricettacolo del santo Spirito, o vescovo Nettario ed essendo esaltata la tua umiltà, per la bontà e la semplicità dei tuoi modi, si rivelò la luminosità della tua anima e divenisti concittadino dei santi. Perciò ci avviciniamo alle tue profumate reliquie e gridiamo con compunzione, o Nettario: Donaci la salvezza delle anime e dei corpi.

Stico. I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

La Chiesa di Cristo gioisce vedendoti glorificato nei cieli e magnifica, o Nettario, colui che ti ha donato le grazie dei miracoli e l’isola di Egina soprattutto esulta: perché a lei appartengono le tue reliquie, tesoro inesauribile di santificazione. Ancor di più esulta il tuo santo monastero, che guardando sempre a te grida con lacrime: Tu sei mia gloria, mio sostenitore e rifugio, mio padre e custode.

Gloria. Tono pl. 4.

La tua anima santificata coabita nella celeste Gerusalemme con gli spiriti dei santi, illustrissimo Nettario. Le tue reliquie effondenti grazia, giacciono nell’isola di Egina: sono il tesoro donato da Dio, rimedio gratuito per ogni malattia e tribolazione. I sofferenti da ogni luogo vi accorrono e ricevono la guarigione. Le loro richieste per la salvezza vengono accolte, ringraziando ad alta voce e glorificando il Signore che ti ha glorificato. Noi ti imploriamo: prega per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Vergine senza nozze, che ineffabilmente concepisti Dio nella carne, purissima Madre di Dio altissimo, ricevi le invocazioni dei tuoi servi: tu che a tutti procuri la purificazione delle colpe, implora per la salvezza di noi tutti, accettando ora le nostre suppliche.

Apolytìkion. Tono 1. Cittadino del deserto.

Il figlio di Silivrìa e protettore di Egina, Nettario, il puro amico della virtù ultimamente apparso, veneriamo, o fedeli, come divino terapeuta di Cristo; egli fa scaturire molteplici guarigioni per quanti cantano con fede: Gloria a Cristo che ti ha glorificato; gloria a colui che per te ha compiuto prodigi; gloria a colui che per te guarisce tutti.

Un altro apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Sei vissuto con santità, come gerarca sapiente, glorificando il Signore, con la tua vita virtuosa, o beato Nettario. Perciò glorificato dalla potenza del Paràclito, scacci i demoni e guarisci gli infermi che si accostano piamente alle tue divine reliquie.

E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Conclusione.

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Vespro del 8 Novembre- Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee

8 Novembre

Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee.

Al Grande Vespro

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e stichirà prosòmia di Michele.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Tu che stai fulgidissimo presso la Divinità trisolare, Michele, primo condottiero, con le superne schiere acclami gioioso: Santo sei tu, Padre, Santo il Verbo coeterno e santo il Santo Spirito, unica gloria e regno, unica natura, unica divinità e potenza.

Igneo il tuo aspetto, meravigliosa la tua bellezza, Michele, primo degli angeli: con la tua immateriale natura attraversi i confini per compiere i comandi del Creatore dell’universo e sei noto per la potenza della tua forza, rendendo fonte di guarigioni il tuo tempio, che si onora del tuo santo nome.

Tu che, come sta scritto, rendi come vento i tuoi angeli e i tuoi ministri come fiamme di fuoco, stabilisti primo fra le schiere dei tuoi arcangeli Michele, l’archistratega, che ubbidisce ai tuoi cenni, o Verbo Signore e con timore eleva alla tua gloria l’inno trisagio.

Di Gabriele. Stesso tono. Hai dato come segno.

L’Intelletto precedente i secoli pose te, Gabriele, come luce seconda, che per divine partecipazioni illumina tutta la terra e ci rivela il mistero veramente grande e divino che è dall’eternità: l’incorporeo che assume corpo in grembo verginale e si fa uomo per salvare l’uomo.

Stando presso il trono della Divinità trisolare, riccamente illuminato dai divini fulgori da essa senza sosta emessi, libera dal buio delle passioni e rischiara con l’illuminazione, quanti sulla terra con gioia si uniscono in coro e t’inneggiano, o Gabriele archistratega, intercessore per le nostre anime.

Spezza l’arroganza dei figli di Agar, che senza sosta assale il tuo gregge; recidi gli scismi dalla Chiesa; placa la tempesta delle innumerevoli tentazioni; libera da pericoli e sventure quanti con affetto ti onorano e accorrono sotto la tua protezione, Gabriele, archistratega, intercessore per le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2. Di Byzantios.

Rallegratevi con noi, angeliche falangi tutte, poiché il nostro protettore e vostro capo, il grande archistratega, santifica questo giorno prodigiosamente mostrandosi nel suo augusto santuario. Perciò inneggiandolo debitamente gridiamo: proteggici al riparo delle tue ali, sommo arcangelo Michele.

E ora. Theotokìon.

Rallegratevi con noi, cori tutti delle vergini: poiché la nostra avvocata e mediatrice, la nostra protezione e grande rifugio santifica questo giorno, mostrandosi prodigiosamente nel suo augusto santuario. Perciò inneggiandola debitamente, gridiamo: proteggici al riparo delle tue ali, purissima Sovrana, Madre di Dio.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura da Gesù di Nave (5,13-15).

Mentre Gesù era a Gerico, avvenne che, alzati gli occhi, vide un uomo che stava davanti a lui con in mano la spada sguainata. Gesù si accostò e gli chiese: Sei per noi o per gli avversari? Ed egli rispose: Io sono l’archistratega dell’esercito del Signore e giungo proprio ora. Gesù cadde col volto a terra e gli disse: Signore, che cosa comandi al tuo servo? E l’archistratega del Signore disse a Gesù: Sciogli i calzari dai tuoi piedi, perché il luogo su cui stai è santo. Gesù così fece.

Lettura dai Giudici (6,8.11-24).

In quei giorni Madian acquistò forza contro i figli d’Israele e questi gridarono a Dio. Ed ecco, l’angelo del Signore venne e si sedette sotto la quercia che è a Efrata e che apparteneva a Ioas; suo figlio Gedeone batteva il grano nel tino e si affrettava per sfuggire ai madianiti. E l’angelo del Signore gli apparve e gli disse: Il Signore sia con te, o potente nella tua forza. Gli rispose Gedeone: Ti prego, mio signore, se il Signore è con noi, perché ci hanno colto tutti questi mali? E dove sono i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: Forse che il Signore non ci ha fatti salire dall’Egitto? Ma ora ci ha respinti e ci ha consegnati nelle mani di Madian. L’angelo del Signore lo fissò e gli disse: Và con questa tua forza e salverai Israele dalla mano di Madian: ecco, io ti ho mandato. Gli rispose Gedeone: Ti prego, signore, in che modo salverò Israele? Ecco, la mia tribù è la più misera di Manasse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre. E l’angelo del Signore a lui: Il Signore sarà con te e tu batterai Madian come un sol uomo. Gedeone gli disse: Se ho trovato grazia ai tuoi occhi e tu farai per me oggi tutto ciò di cui mi hai parlato, non allontanarti di qui sinché io venga da te, porti il mio sacrificio e lo offra davanti a te. Rispose: Sì, resterò qui sinché tu torni. Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e un’efa di farina di azzimi; mise la carne nel cesto e il brodo nella pentola, li portò a lui sotto la quercia e li accostò. L’angelo del Signore gli disse: Prendi la carne e i pani azzimi e mettili su quella pietra e versa lì accanto il brodo. E così fece. L’angelo del Signore tese l’estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e gli azzimi e si accese dalla pietra un fuoco che divorò la carne e gli azzimi: e l’angelo del Signore si sottrasse ai suoi occhi. Gedeone vide che era l’angelo del Signore e disse Gedeone: Ahimè, Signore, Signore! Ho visto l’angelo del Signore faccia a faccia. Ma il Signore gli disse: Pace a te, non temere, non morirai. E Gedeone edificò là un altare al Signore e lo chiamò ‘Pace del Signore’, fino al giorno d’oggi.

Lettura della profezia di Daniele (10,1-21)

Nell’anno terzo di Ciro re di Persia si rivelò un verbo a Daniele, soprannominato Baltazàr: e vero è il verbo e grande la forza e gli fu data intelligenza nella visione. In quei giorni io, Daniele, feci un lutto di tre settimane di giorni. Non mangiai pane piacevole, carne e vino non entrarono nella mia bocca, né mi unsi con olio fino al compimento di tre settimane di giorni. Il giorno ventiquattro del primo mese, nell’anno terzo, io mi trovavo vicino al grande fiume, il Tigri. Levai gli occhi e vidi ed ecco un uomo vestito di lino e i suoi fianchi erano cinti di oro di Ofaz; il suo corpo era come Tharsis e il suo volto come aspetto di folgore, i suoi occhi come fiaccole di fuoco, le braccia e le gambe avevano l’aspetto di bronzo lucente e il suono delle sue parole come il clamore di una moltitudine. Soltanto io, Daniele, vidi la visione, gli uomini che erano con me non la videro, perché erano stati presi da grande sbigottimento ed erano fuggiti per il timore. Ed io fui lasciato solo e vidi questa grande visione e non rimase in me forza, la mia gloria fu mutata in corruzione e io non ebbi più forza. E udii la voce delle sue parole e nell’udire la voce delle sue parole, stavo compunto col volto a terra. Ed ecco una mano mi toccò e mi fece sollevare sulle ginocchia e sulle palme delle mani. E mi disse: Daniele, uomo dilettissimo, comprendi le parole che ti rivolgerò e stai ritto in piedi, perché ora sono stato mandato a te. Mentre mi rivolgeva queste parole, io mi alzai tremante. E mi disse: Non temere, Daniele, perché sin dal primo giorno in cui tu hai volto il tuo cuore a comprendere e ad affliggerti davanti al Signore tuo Dio, le tue parole sono state ascoltate e io sono venuto per le tue parole. Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventun giorni. Ma ecco, Michele, uno dei primi principi, è venuto in mio aiuto e l’ho lasciato là con il principe del regno di Persia e sono venuto per farti comprendere ciò che avverrà al tuo popolo negli ultimi giorni: perché la visione riguarda ancora molti giorni. Mentre egli parlava con me in questo modo, io volsi la faccia a terra e fui preso da compunzione. Ed ecco, come qualcosa dalle sembianze di un figlio d’uomo toccò le mie labbra ed io aprii la bocca e parlai e dissi a colui che mi stava davanti: Signore, al vederti tutto è stato sconvolto dentro di me e mi sono venute meno le forze. E come potrà il tuo servo, signore, parlare con questo mio signore? Ormai non mi resta più forza e il respiro mi è venuto meno. Di nuovo mi toccò, questo qualcosa dalle sembianze umane e mi diede forza e mi disse: Non temere, uomo dilettissimo, pace a te, sii coraggioso e forte. Mentre mi parlava, ripresi forza e dissi: Parli, il mio signore, poiché mi hai dato forza. E disse: Sai perché sono venuto da te? Ora ritornerò a combattere con il principe di Persia; mentre io me ne venivo via, giungeva il principe di Grecia. Ti annuncerò dunque che cosa è ordinato nella scrittura della verità. Nessuno mi aiuta in questo, se non Michele, il vostro principe.

Alla Litì, stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Cipriano.

Archistrateghi delle spirituali Potenze che state sempre alla presenza del trono del Signore, chiedetegli di donare al mondo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Stesso tono. Di Arsenio.

Il principe delle superne potenze, il condottiero dei divini eserciti che ogni giorno cammina a fianco a noi, Michele che ci difende da ogni assalto del demonio, oggi ci ha riuniti per celebrare la sua festa. Venite dunque, o amici delle feste, cogliamo i fiori delle virtù, con puri pensieri e retta coscienza onoriamo la festa dell’arcangelo: egli sta sempre alla presenza di Dio e canta l’inno trisagio, pregando per la salvezza delle nostre anime.

Tono 2. Dello Studita.

Arcangeli capitani delle nature immateriali delle spirituali potenze, voi illuminate il mondo con i raggi della gloria trisolare, cantando l’inno trisagio con voci immateriali; implorate dunque affinchè siano salvate le nostre anime.

Stesso tono. Di Arsenio.

Attorniando il trono immateriale, o essenze intellettuali, divini incorporei, voi cantate con labbra di fuoco l’inno trisagio al Dio dominatore: santo Dio, Padre senza principio; santo forte, Figlio a lui coeterno; santo immortale, Spirito consustanziale, glorificato con il Padre e il Figlio.

Stesso tono. Di Anatolio.

Con labbra incorporee, con bocche spirituali le schiere spirituali offrono alla tua inaccessibile Divinità, Signore, l’inno incessante; puri spiriti, ministri della tua gloria, cantano lodi a te, Sovrano; con loro l’incorporeo Michele, principe degli eserciti celesti, archistratega degli angeli, oggi ci ospita nel luogo a lui sacro, presiede ai nostri canti per offrirli, o filantropo, alla tua gloria inaccessibile e intercede senza sosta per le nostre anime.

Tono 4. Di Efrem di Karìa.

Brillando dei raggi solari del divino splendore, voi arcangeli splendete sulle schiere immateriali; lampeggiate di luce negli eccelsi per riverberare sul mondo lo splendore della Divinità inaccessibile.

Tono pl. 4.

I tuoi angeli, o Cristo, stanno con timore alla presenza della maestà del tuo trono, sempre brillando del tuo splendore, cantando a te l’inno negli eccelsi, eseguendo la tua volontà, da te inviati, comunicando luce alle nostre anime.

Gloria. Tono 4.

Con ignee labbra i cherubini ti lodano, o Cristo Dio; con bocche incorporee il coro degli arcangeli senza sosta ti glorifica; condottiero dei celesti eserciti, Michele offre alla tua maestà l’incessante inno di vittoria. In questa festa radiosa egli stesso ci illumina, perché con labbra terrene salmeggiando degnamente ti presentiamo il canto trisagio, affinché tutto sia pieno della tua gloria e tu conceda al mondo la tua infinita misericordia.

E ora. Theotokìon.

Tripudio delle angeliche schiere, potente protezione degli uomini in terra, Vergine senza macchia, salva quanti a te ricorrono, perché in te, dopo Dio, riponiamo ogni nostra speranza.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Noi, abitanti del mondo, festeggiando angelicamente il Dio portato su trono di gloria, gridiamo l’inno: Santo sei tu, Padre celeste; Verbo coeterno, santo sei tu e lo Spirito santissimo.

Stico. Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco.

Tu che con grande franchezza stai al primo posto tra i celesti con gloria davanti al tremendo trono, contemplando le realtà ineffabili, salva, ti preghiamo, con la tua intercessione, o Michele archistratega, noi che siamo stretti da pericoli e tentazioni.

Stico. Benedici, anima mia, il Signore: Signore Dio mio, ti sei grandemente esaltato.

Tu che davvero sei il primo degli angeli incorporei e ministro di quel divino splendore, di esso testimone oculare e iniziato, salva, o Michele, archistratega, noi che ogni anno onoriamo piamente te e cantiamo la Trinità con fede.

Gloria. E ora. Tono pl. 4. Di Giovanni monaco.

Come capo di schiere, difensore e principe degli angeli, o archistratega, libera da ogni angustia e tribolazione, malattia e gravi peccati, quanti sinceramente ti cantano e pregano, o glorioso che, immateriale, chiaramente contempli l’Immateriale e rifulgi per la luce inaccessibile della gloria del Sovrano, che nella sua filantropia, assunse la carne per noi dalla Vergine, volendo salvare la stirpe umana.

Apolytìkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Archistrateghi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custodite al riparo delle ali della vostra gloria immateriale noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: Liberateci dai pericoli, voi che siete generali delle superne schiere.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente accettò la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 7 Novembre- Memoria dei 33 san ti martiri di Melitene e memoria del nostro santo padre taumaturgo Lazzaro, che visse nell’ascesi sul monte Galesio

7 Novembre

Memoria dei 33 santi martiri di Melitene e memoria del nostro santo padre taumaturgo Lazzaro, che visse nell’ascesi sul monte Galesio.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia dei martiri.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Vi siete realmente dimostrati schiera raccolta da Dio, esercito sacratissimo, Chiesa divina, popolo santo, falange di martiri da Dio ispirata, splendida radunanza, schiera serrata che non si spezza, o ammirabili e quindi, come degni cittadini della celeste metropoli, giustamente siete proclamati beati.

Tutti riuniti, onoriamo con Nicandro Esichio, Atanasio, Mamante, il divino Baraco e Callinico, Teogene e Nicon, Longino, Teodoro e Valerio insieme, Santico e Teodulo, Callimaco ed Eugenio e con loro il divino Teodoco e a Bostrichio.

Con fede celebriamo concordi i martiri della verità: il nobile Gerone, l’illustre Epifanio con Massimiano, Dulcizio, Claudiano e Teofilo, il divino Giganzio e Doroteo, Diodoto, Castricio e Anìkitos con Temelio ed Eutichio.

Del santo. Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Deponendo tutta la stoltezza delle passioni e sottomettendo la carne allo spirito, divenisti norma di virtù, sostegno dei monaci, splendore degli asceti, ornamento dei santi; e ora, contemplando la bellezza indicibile del tuo Creatore, sei in continuo tripudio nel tuo spirito per le celesti bellezze: perciò, riuniti, festeggiamo con melodiosi inni canori la tua venerabile e sacratissima memoria.

Scuotendo tutto il gravame della materia, l’inclinazione della carne e ogni desiderio di relazione terrestre, hai camminato per il sentiero di una sublime condotta di vita, elevandoti agilmente e innalzandoti sulla cima di ogni virtù, mettendo in rotta l’ostile nemico immateriale con la materia del corpo: sei stato perciò annoverato tra i cori immateriali degli angeli, o padre Lazzaro e lì preghi per le nostre anime.

Abbandonando il mondo, rinnegando la carne e rigettando con orrore le passioni con le predisposizioni passionali, sei divenuto, o beato Lazzaro, un rigoroso osservatore dei precetti del tuo Signore e loro eccellente custode; per questo egli, con il Padre e lo Spirito, ha posto in te la sua dimora e ti concede generosamente i carismi oltre natura, rendendoti operatore di straordinari prodigi e fervidissimo liberatore dei tribolati.

Gloria. Del santo. Tono pl. 1.

Santo padre, non hai dato sonno ai tuoi occhi, né alle tue palpebre assopimento, finché non sei giunto a liberare anima e corpo dalle passioni e a disporre te stesso come dimora dello Spirito: e infatti Cristo, venendo con il Padre, in te ha preso dimora; divenuto ministro della Trinità consustanziale, o nostro padre, grande araldo, prega per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Salve, tu che sei veramente.

Per me, paurosamente immerso nella tenebra delle passioni, fa’ risplendere la tua luce, il fulgore della verità: tu che hai concepito e partorito Dio nella carne, Vergine Madre, fammi uscire in fretta dall’abisso di disperazione e conferma i passi dell’anima mia sulla roccia di un vivere saldo: giudica i demòni che senza sosta mi opprimono; fa’ presto cessare l’affanno del mio misero cuore, o speranza dei confini, tu che doni al mondo la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

Stando presso la croce, o Gesù, colei che ti ha partorito faceva lamento e gemeva, esclamando: Non sopporto, o Figlio, di vedere inchiodato al legno colui che ho generato; ho infatti sfuggito le doglie perché ignara d’uomo e come dunque sono ora presa dai dolori e ho il cuore straziato, io, l’irreprensibile? Ora infatti si è compiuto ciò che aveva detto Simeone, che una spada sarebbe amaramente penetrata nel mio cuore. Ma tu, Figlio mio, risorgi e salva i tuoi cantori.

Allo stico stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra è uscita la voce delle tue belle azioni: per questo nei cieli hai trovato la ricompensa delle tue fatiche. Hai annientato le falangi dei demòni, hai raggiunto le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, hai emulato la vita. Poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Tendo verso di te l’occhio del mio cuore, Sovrana, non disprezzare il mio gemito amaro: nell’ora in cui tuo Figlio giudicherà il mondo, sii per me aiuto e protezione.

Oppure stavrotheotokìon.

Come uomo sono stato confitto al legno e sono morto; come un mortale sono stato deposto in una tomba; ma come Dio, o Madre, risusciterò i morti e glorificherò te con la mia risurrezione.

Apolytìkion dei martiri.

Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio: avendo infatti tua forza, hanno abbattuto i tiranni e infranto le impotenti audacie dei demòni. Per le loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

Nelle tue insonni preghiere, hai irrorato la colonna con torrenti di lacrime e con gemiti dal profondo del cuore hai fatto fruttare al centuplo le tue fatiche: e sei divenuto pastore che concede il perdono a chi si accosta. Santo nostro padre Lazzaro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Vespro del 6 Novembre- Memoria del santo padre Paolo il confessore, arcivescovo di Costantinopoli

6 Novembre

Memoria del santo padre Paolo il confessore, arcivescovo di Costantinopoli.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 4 stichirà prosòmia, ripetendone due.

Tono 4. Hai dato come segno.

Il meraviglioso Paolo designa come suo imitatore te, che porti il suo nome e sei adorno dei suoi costumi, o beatissimo, della sua pietà, del coraggio della sua anima, della sua costanza nelle sventure, acceso dal suo zelo, o difensore dell’ortodossia: con lui sei ora glorificato nelle dimore celesti.

Con le solide corde dei tuoi dogmi strozzasti l’ateo Ario e l’empio Macedonio e con la retta parola della dottrina confermasti il popolo degli ortodossi, o beato iniziatore ai sacri riti; accogliendo dunque la tua luminosissima confessione, ti rese partecipe del regno l’amico degli uomini.

Compiuta la corsa e conservata la fede, o beato gerarca, Cristo ti incoronò con la fulgida corona di giustizia e rese luminosa la tua confessione, o ammirabile; perciò, ricevuta l’eredità celeste, supplica il Salvatore per i tuoi cantori.

Paolo beatissimo, tu che prendi nome dalla tua confessione, divenuto protettore di quelli che ti celebrano con fervore, salvaci, o padre, da ogni pericolo, da ogni peccato e da ogni bufera e tirannide di passioni: tu infatti, come martire invitto e gerarca accetto, hai famigliarità con Cristo nostro Dio.

Gloria. Tono 1. Di Germano.

Indossata la veste episcopale, o santo padre, emulavi Paolo, tuo omonimo, subendo persecuzioni e avversità e abbattesti con le tue fatiche i dogmi blasfemi di Ario: soffrendo infatti per la Trinità senza principio e consustanziale, annientasti l’empio Macedonio, nemico del santo Spirito. Chiarita a tutti la fede ortodossa, abiti ora con gli angeli incorporei: con loro anche adesso prega per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Autòmelo.

Esultanza delle schiere celesti, protezione potente degli uomini sulla terra, o Vergine pura, salva noi che ci rifugiamo in te: poiché dopo Dio in te, Madre di Dio, riponiamo le nostre speranze.

Oppure stavrotheotokìon, stessa melodia.

Accettò di patire per noi tuo Figlio, affinché, per la passione di lui, tu conceda l’impassibilità a tutti, Madre di Dio: perciò imploralo in ogni tempo di liberarmi da ogni passione dell’anima e del corpo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 2. Di Byzantios.

Attraversando l’oceano dell’ascesi col vento della continenza, sfuggisti, o santo, alla tempesta delle passioni. Perciò portando ben giustamente lo stesso nome del divino Paolo, sopportavi persecuzioni e sventure, molestato dalle chiacchiere degli eretici. Abbattesti così i dogmi di Ario e, respinte le eresie di Nestorio, ti mostrasti sostenitore della Chiesa di Cristo: supplicalo, o beato gerarca, di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Accorrendo come ad un porto sotto la tua santa protezione, pura Vergine Madre, ti prego: abbi compassione, non rigettarmi, ma libera il tuo servo dalla tribolazione ora sopraggiunta, tu per natura incline a compatire. Madre di Dio altissimo, intercedendo sempre, salva da ogni avversità i tuoi servi.

Oppure stavrotheotokìon, stessa melodia.

Tu che generasti il grappolo della vita, che senza coltivazione umana avevi portato in grembo, quando lo vedesti pendere dal legno, tra i lamenti alzavi grida ed esclamavi: O Figlio, stilla il vino nuovo per cui sia tolta, o benefattore, tutta l’ebbrezza delle passioni, mostrando, mediante me, tua genitrice, la tua amorosa compassione.

Apolytìkion. Tono 3. Autòmelo.

La confessione della fede divina ti rese per la Chiesa un altro Paolo, zelante fra i sacerdoti; grida con te al Signore anche il sangue giusto di Abele e Zaccaria; padre santo, supplica Cristo Dio, di donarci la grande misericordia.

Segue la conclusione.

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Vespro del 5 Novembre- Memoria dei santi martiri Galazione ed Episteme

5 Novembre

Memoria dei santi martiri Galazione ed Episteme.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo le stichirà prosòmia dei santi.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Nutrito col latte dell’ascesi, tra molti travagli e tribolazioni, o Galazione, giungesti all’età di Cristo, divenendo sacrificio accetto, vittima perfetta, o felicissimo, per spontaneo slancio. Oh, la tua fede salda e certa! Per essa raggiungesti Dio e sei ora più perfettamente divinizzato.

Con scienza hai cercato la fonte del bene, il vertice dei desideri, illuminata nell’anima e nella mente dai suoi fulgori, o beata in Dio e abbattendo con la tua salda resistenza il drago antico dalle molte astuzie, o divino decoro delle monache, martire insigne per le molte lotte.

Due splendidissimi astri dell’Oriente spirituale sorgono per grazia e piamente rischiarano tutto il creato con gli immensi fulgori delle loro lotte e i divini bagliori delle guarigioni: celebrandone la luminosissima festa, glorifichiamo Cristo, che tramite loro tutti santifica.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Su dunque, anima mia, gemendo e facendo scaturire dal cuore fonti di lacrime, grida alla Vergine, Madre del nostro Dio: Per la moltitudine delle tue compassioni, o pura, strappami al tremendo castigo e dammi di fissar la dimora là dove è il riposo, l’eterna gioia e il gaudio.

Stavrotheotokìon.

O straordinario prodigio! O nuovo mistero! O terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie aveva con tremendo parto partorito; e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

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Vespro del 4 Novembre- Memoria del santo padre nostro Ioannichio il grande, dell’Olimpo e dei santi ieromartiri Nicandro vescovo di Mira e Ermeo presbitero

4 Novembre

Memoria del santo padre nostro Ioannichio il grande, dell’Olimpo e dei santi ieromartiri Nicandro vescovo di Mira e Ermeo presbitero.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia del santo.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Con le frecce della continenza hai colpito il nemico e ne hai devastato le falangi; hai così ottenuto, o beato, i premi della vittoria dallo stesso Cristo che ti aveva potentemente corroborato. Supplicalo di liberare dalla corruzione e dai pericoli quanti celebrano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Asceso alla superna contemplazione, o beatissimo, hai disprezzato ogni realtà terrestre e caduca, pur continuando a vivere nel corpo e sulla terra hai acquisito un vivere immateriale, o uomo celebrato; guidato dal divino Spirito, padre, sei divenuto guida, canone e modello dei monaci, insigne per la fede.

Reso fulgido dai divini splendori dei carismi dello Spirito, o Ioannichio di senno divino, ti rivelasti ai confini come astro che, con l’intercessione, fuga il dolore dei malanni e la tenebra delle passioni e libera da ogni sorta di malattie e pericoli quanti celebrano con fede la tua augustissima memoria.

Stichirà degli ieromartiri.

Tono 2. Quando dal legno.

Ricco per divina provvidenza di un nome che ben ti conviene, con le tue opere, o beato, lo hai suggellato e confermato: hai infatti debellato con la tua costanza una torma di avversari e una folla di tiranni; perciò, ricevendo i premi della vittoria, con fede acclamavi: Gloria alla tua invincibile potenza, o filantropo.

Tu fai scaturire per noi oggi, o Nicandro, nella tua divina memoria, i fragranti unguenti delle guarigioni, dileguando, o sapiente, il lezzo delle tribolazioni e i mali del corpo; e ricolmi di generosa grazia l’assemblea di tutti quelli che acclamano a Cristo: Tu sei l’unguento inesauribile che riempie di fragranza i tuoi cantori.

Tu che hai famigliarità con Cristo, il solo glorificato nei suoi santi, supplicalo, o san Nicandro, per tutti quelli che con affetto celebrano la tua memoria e acclamano alle tue imprese, affinché per la tua intercessione diveniamo partecipi di quei divini beni ineffabili e della gloria.

Gloria. Del santo. Tono 2.

Compiuta con coraggio la corsa nello stadio dell’ascesi, con prontezza hai attraversato la strettoia delle virtù: uccidendo le belve delle passioni, hai custodito illesa la conformità all’immagine divina; divenuto dispensatore dello Spirito, prevedevi ciò che era lontano come presente e ti mostrasti operatore di prodigi, o Ioannichio, padre nostro teòforo. Stando ora presso il trono divino, tu senza sosta preghi per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Altro sicuro rifugio, torre di fortezza e rocca inespugnabile noi non possediamo, all’infuori di te, purissima e in te ci rifugiamo e a te gridiamo: Sovrana, aiutaci, perché non periamo; mostraci la tua grazia, la gloria del tuo potere e la grandezza della tua amorosa compassione.

Oppure stavrotheotokìon.

Hai sostenuto molte pene, o pura, alla crocifissione del tuo Figlio e Dio e tra le lacrime gemevi alzando grida amare: Ahimè, Figlio dolcissimo, tu ingiustamente patisci perché vuoi riscattare i figli della terra nati da Adamo! Noi dunque, Vergine santissima, ti supplichiamo con fede: rendici propizio tuo Figlio.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2.

Ferito dall’ardente amore di Cristo, sei asceso con la mente al monte eccelso, o Ioannichio e hai ricevuto carismi d’ogni sorta per guarire le malattie di coloro che con affetto inneggiano alla tua divina dormizione.

E ora. Theotokìon. Riposta nei cieli.

Per la purezza del suo intelletto, Isaia da lungi ha predetto, o Vergine, che avresti partorito l’Artefice del creato, o purissima venerabile: poiché tu sola, da che il mondo esiste, sei apparsa tutta pura. Perciò ti prego: purifica il mio cuore contaminato, rendimi partecipe, o Vergine, del divino fulgore del tuo Figlio e fa’ che possa stare alla sua destra, quando siederà, come sta scritto, a giudicare tutto il mondo.

Oppure stavrotheotokìon.

I giudici di Israele ti giudicarono degno di condanna a morte, o Figlio, facendo comparire in tribunale come un condannato te, che sei giudice dei vivi e dei morti, o Salvatore; ti consegnarono a Pilato e ti condannarono, ahimè, quegli empi, prima della sentenza. Vedendo questo, io ne sono trafitta e con te condannata, Signore: preferisco perciò morire, che vivere tra i lamenti. Così gridava la Madre di Dio, o solo misericordiosissimo.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi centuplicasti i frutti delle tue pene; coi tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumène. Ioannichio, beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dello ieromartire. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità, lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Nicandro; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Vespro del 3 Novembre- Memoria dei santi martiri Akepsima, Giuseppe e Aitala; anniversario della dedicazione del tempi di san Giorgio megalomartire a Lidda e deposizione del suo santo corpo

3 Novembre

Memoria dei santi martiri Akepsima, Giuseppe e Aitala; anniversario della dedicazione del tempi di san Giorgio megalomartire a Lidda e deposizione del suo santo corpo.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia dei martiri.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, trio della Trinità: salve, puri ricettacoli delle virtù, calici effondenti il vino divino della pietà che allieta le nostre anime; mammelle stillanti il latte delle guarigioni; astri rifulgenti il fulgore della verità e rischiaranti di luci i confini; martiri gloriosi che dileguaste la notte dell’ignoranza e illuminate le menti di tutti, implorate Cristo di donare alle nostre anime la grande misericordia.

Salve, sacro Akepsima, Aitala e Giuseppe mirabili, che col fuoco divino estingueste, per divina scienza, l’inganno degli empi cultori del fuoco; per voi sono stati totalmente ottenebrati quanti empiamente veneravano il sole e le stelle e fu così annientato il disegno dei maghi, o martiri sempre venerabili, difensori della Trinità, luce per gli ottenebrati che ignorano Cristo, vero pastore supremo, immolato concedendo al mondo la grande misericordia.

Sosteneste con animo fortissimo l’urto di ogni dolore e, posti come un peso sugli insensati, o sapienti, foste condotti a sperimentare maggiori tormenti; fatti dunque a pezzi, battuti con mazze, orribilmente logorati dalle torture, non vi piegaste, non rinnegaste Dio; otteneste così la corona della vittoria e foste splendidamente annoverati fra i greggi dei martiri: con loro chiedete che sia data alle nostre anime la grande misericordia.

Di san Giorgio, stessa melodia.

Con gioia, per slancio spontaneo, affrontasti valorosamente le lotte e sbigottita ogni mente con la tua costanza, calpestasti la tracotanza dei tiranni; transitasti alla fulgida vita degli angeli, con essi danzando e sempre felice di salvare con le tue cure, o martire, chi con fede ti onora, o Giorgio beatissimo; mosso a compassione dai gemiti dei poveri, supplichi Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Vieni e fatti soccorritore per noi che ti lodiamo e siamo tribolati, alleviando la pena delle nostre tremende prove e rimuovendone il peso, vigilando, custodendo e salvando, o Giorgio, conducendo a Dio mediante la fede e guidando ai comandi del Creatore, affinché, passando la vita nella sua bontà, otteniamo tutti le divine ricompense nei cieli, celebrando Cristo che concede al mondo la grande misericordia.

Davvero grande e mirabile è proclamata la gloria della tua indicibile testimonianza, o martire glorioso; tu infatti, come splendido principe, percorri tutto il creato, o mirabile Giorgio, fregiandoti di numerosissimi prodigi, guarendo le malattie e curando con la tua intercessione i sofferenti; perciò ti riconosciamo fervido soccorritore e benefattore, o beatissimo, liberatore dei prigionieri; implora dunque Cristo di donare alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. Di san Giorgio. Tono pl. 2.

Sei vissuto in modo degno del tuo nome, soldato Giorgio: infatti, prendendo sulle spalle la croce di Cristo, lavorasti con arte la terra resa desolata dall’inganno diabolico e, sradicato il culto degli idoli pieno di spine, piantasti il tralcio della fede ortodossa; perciò fai sgorgare guarigioni per i fedeli di tutta la terra e sei divenuto giusto agricoltore della Trinità; prega, ti supplichiamo, per la pace del mondo e la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti partorì gridava: Quale mistero strano vedo, Figlio mio? Come dunque muori nella carne, pendendo dal legno, tu che dispensi la vita?

Allo stico, stichirà prosòmia di san Giorgio.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

O Giorgio vittorioso, che vivi con gli angeli, abiti con i martiri e sempre sei rifugio dei tribolati, sii anche per me, sbattuto dal mare dell’esistenza, porto di refrigerio e governa, ti imploro, la mia vita, affinché con fede sicura proclami beate le tue lotte oltre natura.

Stico. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Quando navigo nel mare, quando cammino per la via, quando dormo nella notte, custodiscimi; quando sono desto, salvami, beatissimo Giorgio e guidami a fare la volontà del Signore, affinché nel giorno del giudizio io, che mi rifugio sotto la tua protezione, trovi il perdono per quanto avrò commesso in vita.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti i suoi voleri.

Stringendoti alla corazza della fede, allo scudo della grazia e alla lancia della croce, divenisti, Giorgio, imprendibile per gli avversari e come principe divino, fugate le falangi dei demoni, fai coro con gli angeli e colmando i fedeli di cure, li santifichi e salvi quando sei invocato.

Gloria. Dei martiri. Tono pl. 2. Di Efrem Karia.

Preludio in figura della vostra concordia dal triplice fulgore e della testimonianza in Cristo dell’intatta Triade e Monade sovrasostanziale, furono, o atleti, i tre fanciulli che, in Persia, restarono illesi tra le fiamme: come quelli infatti affrontarono la fiamma per non aver voluto offendere Dio, così anche voi non rifiutaste di morire per non aver voluto rinunciare all’amore di Cristo; ma come quelli, nella fiamma, furono irrorati di rugiada dal quarto personaggio sopraggiunto, così anche voi foste accolti da Cristo, uno della Trinità, nel luogo del refrigerio; Akepsima con Giuseppe e Aitala, uomini ispirati da Dio, pregate per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Abbiamo conosciuto il Dio che da te si incarnò, Vergine Madre di Dio: imploralo per la salvezza delle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Quando la purissima ti vide pendere dalla croce, come Madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una ignominiosa passione?

Apolytìkion dei martiri.

Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Di san Giorgio. Tono 4.

Come liberatore dei prigionieri, protettore dei poveri, medico degl’infermi, difensore dei re, o megalomartire Giorgio trionfatore, intercedi presso Cristo Dio per la salvezza delle nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 2 Novembre- Memoria dei santi martiri Akìndin os, Pegasio, Aftonio, Elpido fòro e Anempodìsto

2 Novembre

Memoria dei santi martiri Akìndinos, Pegasio, Aftonio, Elpidofòro e Anempodìsto.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirá prosòmia dei santi.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Cantiamo alla schiera dei cinque martiri, il sapiente Akìndinos, Pegasio, Elpidofòro, Aftonio e Anempodìsto, nobili atleti, ferventi soccorritori, che senza impedimento fanno scorrere grazia e con sicurezza concedono ai fedeli abbondanza di speranza.

Né fame, né pericolo, né vita, né morte, né ribollire di caldaie, né baratri della terra, né fauci di fiere poterono separare la vostra generosità dall’amore di Cristo, o valorosi: guardando infatti senza sosta a lui e lui soltanto amando, disperdeste gli avversari.

Voi che gustate la delizia, vi saziate di luce e avete ottenuto in sorte la vita eterna, liberate da pericoli, catene, prigionia e da ogni sorta di danno, quanti si rifugiano in voi, usando della franchezza divinamente sapiente che avete davanti a Dio e mostrando quella compassione che realmente imita Cristo.

Gloria. Tono pl. 2. Di Antonio.

Oggi l’accolta dei martiri cinque volte risplendente, illuminando i fedeli come congiunzione di astri fulgenti, li ha convocati a mistica letizia, poiché, come cultori del sole spirituale e distruttori delle dottrine persiane, guidarono alla vera fede i devoti del sole sensibile e adoratori del fuoco; versarono poi, ricolmo, il calice delle loro lotte e ci avvolsero nel sangue sparso per Cristo, incitando gli amanti della pietà: Venite, pascetevi delle nostre lotte e considerate le corone e le ricompense: poiché chi avrà sopportato sino alla fine sarà salvato, ha dichiarato la verità, Cristo; così diverrete partecipi con noi delle corone e ci avrete come intercessori presso il Signore.

E ora. Theotokìon. Riposta nei cieli.

Traimi fuori, o Sovrana, dal ventre del mostro marino, dal maligno peccato, tu che hai portato in grembo colui che nulla può contenere; liberami dai flutti violenti delle tentazioni; strappami, o Vergine, alla tempesta delle colpe, disseccando l’oceano delle mie iniquità e arrestando il continuo insorgere dello schieramento dei demòni, con la tua divina alleanza nella battaglia, o pura, affinché senza sosta io glorifichi te, eternamente beata.

Stavrotheotokìon.

L’agnella senza macchia, la Sovrana pura, vedendo un tempo il proprio agnello innalzato in croce, come madre dava in lamenti e sbigottita esclamava: Che cos’è questo spettacolo nuovo e inaudito, Figlio dolcissimo? Come dunque il popolo ingrato ti consegnò al tribunale di Pilato e condannò a morte te, vita dei mortali? Ma io celebro, o Verbo, la tua condiscendenza ineffabile.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 2.

Venite, esultiamo per il Signore, nella memoria odierna dei vittoriosi, o amici della festa; venite, acclamiamoli, tessendone misticamente l’elogio: Salve, Akìndinos, salve, Pegasio, salve, Anempodìsto, salve, Elpidofòro, salve Aftonio, voi che sommergeste nell’abisso l’inganno degli idoli e in mezzo allo stadio chiaramente annunziaste Cristo Signore; o beatissimi, grandi lottatori, non cessate dunque di pregare per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Tutta la mia speranza in te ripongo, Madre di Dio: custodiscimi sotto la tua protezione.

Stavrotheotokìon. Quando dal legno.

Vedendo appeso al legno della croce te, o Gesù, l’ignara di nozze piangeva e diceva: Figlio dolcissimo, perché hai lasciato sola me tua madre, o luce inaccessibile del Padre preeterno? Affréttati a glorificarti, perché ottengano la gloria divina quanti glorificano la tua divina passione.

Apolytìkion. Tono 2.

Vittoriosi del Signore, beata la terra impinguata dal vostro sangue e sante le dimore che accolgono i vostri spiriti: poiché nello stadio trionfaste sul nemico e con franchezza predicaste Cristo; vi preghiamo: supplicatelo, come buono, di salvare le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 1 Novembre- Memoria dei san ti anàrghiri Cosma e Damiano

1 Novembre

Memoria dei santi anàrghiri Cosma e Damiano.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia dei santi da ripetere due volte.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli. Autòmelo.

Riposta nei cieli tutta la speranza, i santi misero in serbo un tesoro inviolabile: gratuitamente ricevettero, gratuitamente danno ai malati le guarigioni; evangelicamente non possedettero né oro, né argento; resero partecipi uomini e bestie dei loro benefici per divenire perfettamente ubbidienti a Cristo e pregano con franchezza per le nostre anime (2).

Disprezzarono la materia che si corrompe sulla terra e, vivendo nella carne, divennero cittadini del cielo come angeli i due compagni di uguale sentire, la coppia dei santi di uguali costumi e un’anima sola. Per questo concedono a tutti i malati le guarigioni, offrendo gratuitamente il beneficio ai bisognosi: inneggiamoli degnamente nelle feste annuali, perché pregano con franchezza per le nostre anime (2).

Ospitando in sé tutta la Trinità, Cosma e Damiano di mente divina, la coppia celebrata, come fonti scaturiscono i flutti delle guarigioni da fonte vivifica; le loro stesse reliquie al toccarle guariscono i mali e i loro soli nomi scacciano le malattie dai mortali; causa di salvezza per tutti quelli che in loro si rifugiano, pregano Cristo con franchezza per le nostre anime (2).

Gloria. Tono pl. 2. Di Anatolio.

Eterna è la grazia dei santi ricevuta da Cristo: perciò anche le loro reliquie per divina potenza sempre operano con i prodigi; i loro soli nomi, invocati con fede, liberano da inguaribili dolori: grazie a loro, o Signore, libera anche noi dalle passioni dell’anima e del corpo, nel tuo amore per gli uomini.

E ora. Theotokìon. Riposta nei cieli.

Caduto per la mia inclinazione e fatto schiavo del seduttore con l’inganno, o sposa di Dio, mi rifugio, io, l’infelice, nella tua mirabilissima compassione e nella tua fervida preghiera, o Vergine santissima: liberami dalla catena delle prove e delle tribolazioni e salvami, o purissima, dagli assalti del demonio, affinché ti glorifichi e con affetto ti veneri, ti canti e ti magnifichi, o Sovrana sempre beata.

Stavrotheotokìon.

Una spada, come disse Simeone, trafisse il tuo cuore, santissima Sovrana, vedendo colui che da te per un ineffabile decreto rifulse, innalzato da iniqui sulla croce come un condannato, abbeverato di aceto e fiele, col fianco trafitto, le mani e i piedi inchiodati; e gemendo gridavi, esclamando come madre: Perché, Figlio dolcissimo, questo mistero nuovo?

Allo stico, stichirà idiòmela. Tono 2.

La fonte delle guarigioni guariva soltanto uno ogni anno, il tempio degli anàrghiri guarisce tutta la moltitudine dei malati: perché è sempre perfetta e inesauribile la ricchezza dei santi. Per le loro preghiere, o Cristo, abbi pietà di noi.

Stesso tono. Di Teofane.

Stico. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Dal divino amore e desiderio delle cose future istruiti praticamente, percorreste le vie della salvezza. Perciò custodendo senza macchia la purezza dell’anima, del tutto vi separaste dalle cose materiali. Resi aurei dallo Spirito divino, senza chiedere oro offrite ai malati guarigione, o sacri compagni, coppia risplendente, illuminati anàrghiri divini, che ci visitate nelle tribolazioni e nelle malattie e gratuitamente sanate i mali delle nostre anime.

Stesso tono. Di Germano.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti suoi voleri.

Degni di grandi doni, o illustrissimi, dimoraste sulla terra con una vita umile; passando dovunque e gratuitamente curando i mali dei malati, vi rivelaste compagni degli angeli, o fratelli amabilissimi Cosma con il sapiente Damiano e curate anche i nostri mali con le vostre preghiere.

Gloria. Tono pl. 2.

Avendo sempre Cristo operante in voi, santi anàrghiri, operate prodigi nel mondo curando malati e infatti il vostro ambulatorio è fonte inesauribile: attingendovi, ancor più trabocca; scorrendo, sovrabbonda, riversandosi e moltiplicandosi ogni giorno, a tutti provvedendo senza venir meno; quanti vi attingono si saziano di guarigioni ed essa permane inesausta. Come vi chiameremo? Medici che curano anime e corpi, guaritori di mali inguaribili che gratuitamente guariscono tutti perché hanno ricevuto carismi da Cristo Salvatore, che ci concede la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli anàrghiri e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Vedendo come il popolo pieno di iniquità ingiustamente ti inchiodava al legno, la Vergine, la pura, la Madre tua, come aveva predetto Simeone, o Salvatore, ne aveva le viscere trafitte.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Santi anàrghiri e taumaturghi, visitate le nostre infermità: gratuitamente riceveste, gratuitamente date a noi.

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Mattutino del 31 Ottobre- Memoria dei santi apostoli Stachis, Apelle, Ampliato, Urbano, Aristobulo e Narcisso e del santo martire Epimaco

31 Ottobre

Memoria dei santi apostoli Stachis, Apelle, Ampliato, Urbano, Aristobulo e Narcisso e del santo martire Epimaco

Al Mattutino

Apolytíkion degli apostoli. Tono 3.

Santi apostoli, pregate il Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del martire. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i persecutori e ha infranto l’audacia impotente dei demoni; per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni: uno dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone degli apostoli. Acrostico: Con fede lodo i servi di Dio. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. La tua destra.

Liberate, o santi, da oscure passioni quanti con fede onorano e lietamente festeggiano la vostra sacra memoria e fateli partecipi della gioia eterna.

Seguendo Cristo, per compassione incarnato, o beatissimi, vi rivelaste osservanti dei suoi divini precetti e maestri di pietà per tutti gli erranti.

Stachis e Ampliato il saggio, Urbano con Apelle e Narciso e Aristobulo, discepoli di Cristo, radunandoci con fede, debitamente diciamo beati.

Theotokìon. L’eminente monte di Dio, la santa arca e mensa, l’urna dorata, il puro palazzo del Signore, la benedetta fra le donne diciamo beata.

Canone del martire, poema dello stesso Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Canto a te, Signore.

Prega affinché siano illuminati dalla luce divina quanti festeggiano la tua santa e luminosa memoria, o beato Epimaco.

Con gioia affrontasti le pene senza temere le prevaricazioni dei persecutori, ma esultando di gioia per amore del tuo Creatore.

Stavi in giudizio, o atleta, tutto coperto dalla corazza della croce, con animo coraggioso, magnificando il Signore.

Theotokìon. Canto a te, Signore mio Dio, poiché senza seme da grembo di Vergine sei venuto e per lei salvi tutti, come unico misericordiosissimo.

Degli apostoli. Ode 3. Tu che solo conosci.

Grappolo fruttuoso per il verbo della conoscenza apparisti, o sapiente: nutrendo gli affamati di fede, Stachis, divinamente beato, li rendesti partecipi per grazia del cibo migliore con la forza dello Spirito.

Usando abilmente la lingua come una rete hai pescato dall’abisso dell’errore e offristi la tua pesca, o apostolo Narciso, al Dio e Sovrano del creato, venuto a salvare lo smarrito.

Come astro sorto da oriente, nella tua corsa raggiungesti le città della Britannia, predicando il vangelo di Cristo e illuminando con la grazia, beato Aristobulo, quanti accolsero con fede il tuo verbo.

Theotokìon. Ti rivelasti talamo luminoso di Cristo e trono eccelso, Genitrice di Dio purissima: il solo infatti che riposò in te, ci ha liberati dalle pene e ha preparato il riposo futuro per chi è degno.

Del martire. L’arco dei forti.

L’audacia degli empi annientò, gloriandosi dell’armatura della croce, il vittorioso e incoronato martire di Cristo Epimaco.

Disprezzando la gloria effimera e affrontando le lotte, gioivi come soldato coraggioso di Cristo, o martire Epimaco.

Consegnasti il corpo ai supplizi, serbando con sicurezza l’anima, o martire, offrendoti in sacrificio puro al Signore.

Theotokìon. Salve, Madre senza nozze, che contenesti nel tuo grembo il Dio Verbo e lo generasti incarnato come Dio e uomo insieme.

Irmòs. L’arco dei forti si è indebolito e i deboli si cinsero di forza, per questo si è rinsaldato nel Signore il mio cuore.

Kathisma degli apostoli.

Tono 1. I soldati a guardia.

In tutta la terra davvero è giunta la vostra sapiente voce, o apostoli gloriosi, veggenti del Signore Urbano, Ampliato, Aristobulo e Apelle con Narciso e Stachis; pregate per noi senza sosta il Salvatore.

Gloria. Del martire.

Tono 4. Presto intervieni.

Insignito di raggi divini, dileguasti il buio dell’ateismo, o sapiente, lottando fino al sangue; perciò celebrando con fede la tua santissima e luminosa memoria, chiediamo tutti di ricevere divina misericordia, o martire Epimaco.

E ora. Theotokìon.

Pura incontaminata e senza nozze, tu che sola nel tempo concepisti l’eterno Verbo e Figlio di Dio, supplicalo con i santi, con i venerabili patriarchi, coi martiri e i beati e i profeti affinché doni perdono e grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

Vergine purissima, Madre di Cristo Dio, una spada trapassò la tua anima santissima quando vedesti il tuo Figlio e Dio volontariamente crocifisso: non cessare di supplicarlo, o benedetta, perché ci doni il perdono delle colpe.

Degli apostoli.

Ode 4. Avvacùm contemplando.

Il sole di giustizia rifulso sulla terra, vi mandò come mistici raggi, Stachis, Apelle e Ampliato, Narciso e Aristobulo e Urbano, per illuminare quanti giacevano nelle tenebre.

Rafforzato dal divino Spirito, rivelasti figli della luce gli abitanti di Odessa, o beato, compiendo strepitosi prodigi e sbaragliando le falangi dei demòni.

Colmo di onde divine, scorrevi, beato Urbano, come fiume salutare scacciando i flutti amari e assurdi e dissetando per grazia l’insieme dei fedeli, o beatissimo.

Theotokìon. Apparisti superiore agli angeli, o Sovrana: fosti infatti degna di contenere inesplicabilmente in grembo colui che essi temono e di portare fra le braccia come neonato colui che trascende i giorni e gli anni.

Del martire. La tua virtù.

Disprezzando l’empietà degli atei, con coraggio affrontò le lotte l’illustre Epimaco gridando: Gloria alla tua potenza, Signore.

Rafforzato dalla speranza dei beni futuri, con coraggio disprezzasti le pene gridando, o Epimaco: Gloria alla tua potenza, Signore.

Disprezzando il fascino delle cose di quaggiù, il mirabile Epimaco con la sua morte ereditò il regno superno, glorificando il Dio vivente.

Theotokìon. Superi le schiere dei cherubini e tieni fra le braccia il Dio apparso nella carne: Salve, Madre di Dio lodatissima.

Degli apostoli. Ode 5. Tu che col fulgore.

Come pecore senza macchia del buon pastore, chiaramente da lui in mezzo ai lupi furono mandati per addomesticarli e guidarli all’ovile spirituale della fede.

Il grande Andrea ti costituì vescovo di Bisanzio per istruire i fedeli di quel luogo, sacratissimo Stachis e guidarli ai porti sereni per divina grazia.

La venerabile Chiesa di Eraclea ti possiede, o beato Apelle, come pietra angolare di gran valore, poiché tu la confermasti con il verbo di verità, perciò degnamente t’inneggiamo.

Theotokìon. Concepisti ineffabilmente il Verbo e generasti, o inneggiatissima, colui che il Padre generò dal seno prima dei secoli, o purissima, perciò come Madre sua giustamente ti diciamo beata.

Del martire. La tua illuminazione.

Colmato di grazia, con l’arma della croce, il martire gridava agli empi: Né spada, né fuoco mi separeranno dall’amore di Cristo.

L’insigne Epimaco, mentre era in tribunale, gridò audacemente agli iniqui: Gli dèi che non crearono cielo e terra, periscano miseramente.

L’atleta Epimaco, divinamente ispirato, predicò agli ignoranti il Padre, il Verbo e il santo Spirito, Trinità in una natura.

Theotokìon. Chi può dire il modo del tuo insolito e ineffabile parto, o pura? Concepisti infatti ineffabilmente Dio per natura incarnato.

Degli apostoli. Ode 6. Ci ha circondato.

Agitando le onde delle genti con la vostra divina cavalcata, strappaste alle acque amare quanti un tempo vi erano annegati, o beatissimi apostoli e li salvaste, guidandoli al Redentore.

Predicasti, beatissimo Narciso, Dio misericordioso che libera dall’errore le anime degli empi, divenendo grande pastore della Chiesa di Atene e coltivatore di splendide radici, o beato in Dio.

Il divino Urbano, facendo scorrere il verbo vivente e la grazia delle guarigioni, guidava i popoli all’illuminazione della grazia divina come imitatore di colui che s’incarnò e salvò il mondo.

Theotokìon. Inneggiamo a te, per cui siamo giustificati, noi un tempo condannati e ora riuniti ai liturghi immateriali e divenuti degni del paradiso, o benedetta piena di divina grazia fra le donne.

Del martire. Prefigurando la tua sepoltura.

Epimaco sbaragliò l’idolatria con la potenza di Cristo nostro Dio crocifisso nella carne e realmente da lui ricevette corone di gloria.

Epimaco valorosamente abbandonò le cose del mondo e il corpo alle torture per il Sovrano ed ora esulta con i martiri.

Partecipasti alla passione di Cristo, o Epimaco, per la potenza del nostro Dio crocifisso nella carne ed egli come suo imitatore, ti comunicò la sua gloria divina.

Theotokìon. Supplica per i tuoi servi, sposa divina, Madre di Dio, il nostro Dio da te incarnato, poiché solo la tua protezione noi fedeli abbiamo.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni il profeta Giona gridava supplicando dal ventre del pesce: dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Kontakion. Tono 2. Con i rivoli del tuo sangue.

Correndo a tutte le popolazioni che riempiono la terra, seminaste il verbo della divina conoscenza; e dopo aver mietuto spighe copiose, giungeste al Re dell’universo, o apostoli di Cristo celebratissimi.

Ikos.

Esaltiamo tutti e piamente proclamiamo beata la memoria degli apostoli, come giorno di salvezza. Questo giorno infatti rifulge come sole per tutta la terra, fugando con raggi luminosi ogni oscurità e rischiarando quanti con affetto celebrano la memoria degli apostoli e con fede la onorano: perciò con prontezza accorriamo ad essi cantando e gridando: Liberateci dai pericoli, o apostoli del Signore celebratissimi.

Sinassario.

Il 31 di questo mese memoria dei santi apostoli del gruppo dei settanta, Stachis, Apelle, Ampliato, Urbano, Narcisso e Aristobulo.

Stichi. Stachis come una spiga attendeva la falce che lo avrebbe estirpato dalla vita. Tace la lira tetracorde degli apostoli, privata degli spiriti. Pesando con il verbo le anime, Aristobulo trova ricompensa in Dio. Il 31 gli apostoli trovarono la fine.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Epimaco.

Stichi. La spada non fece sfigurare Epimaco, poiché aveva Dio come alleato.

Lo stesso giorno narrazione di Teodoreto vescovo circa la vita e il martirio di un confessore anonimo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Noi fedeli ti contempliamo.

Con pazienza sopportaste tentazioni da parte del nemico che vi tentava, gloriosi apostoli, ma con onde razionali spegneste tutta la fiamma dell’errore acclamando: Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Fieramente insegnasti ai tuoi discepoli a desiderare il meglio e il perfetto, o beato Aristobulo, poiché avevi come maestro la sapienza enipostatica, il Dio dei padri lodato e gloriosissimo.

L’assemblea santa dei fedeli, con voci sacratissime, ti proclama beato, o Apelle, poiché la tua fine fu beata e la tua condotta angelica, cantando sempre: Dio dei nostri padri, lodato e gloriosissimo.

Theotokìon. Strappaci sempre da tentazioni e tribolazioni, rivolte e invasioni di barbari, Sovrana lodatissima, affinché, o sposa divina, glorifichiamo te e il nato da te, il Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Del martire. Nella fornace persiana.

Calpestando con coraggio il fuoco come l’errore, l’insigne Epimaco gridava al crocifisso: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Né il fuoco, né l’esposizione a belve feroci, né le torture scossero Epimaco, che cantava: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Sopportando le prove, il martire non venerò per nulla gli dèi inanimati, ma con fede acclamava: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Nel roveto incombusto e nella fornace rugiadosa fosti prefigurata, Vergine Madre, che concepisti ineffabilmente Dio incarnato, o pura e benedetta.

Degli apostoli. Ode 8. Nella fornace.

Appariste nel mondo come fulmini, o divini veggenti, incendiando l’errore e mostrando figli del giorno quanti cantano: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate in tutti i secoli.

Col sale intellettuale dei tuoi insegnamenti, Ampliato, purificasti le tossine dell’errore, perciò onorandoti cantiamo: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate in tutti i secoli.

Siano inneggiati con fede il famoso Stachis, Ampliato, Apelle e Narciso, Urbano e il sapientissimo Aristobulo. Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate in tutti i secoli.

Theotokìon. Riconoscendoti come muro e rifugio, scala che trasferisce in alto l’umanità, o pura, acclamiamo: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate in tutti i secoli.

Del martire. Cristo nostro Dio.

Raffigurando, o sapiente, la venerabile passione nelle tue membra, sopportasti virilmente la prova di molte torture, predicando Cristo nostro Dio.

I tuoi sudori stillano dolcezza di divina devozione, o martire, togliendo l’amarezza dell’errore ateo, perciò, o Epimaco, tu glorifichi Cristo nei secoli.

Gioivi affrontando in ogni modo ogni genere di pene, beatissimo Epimaco, acclamando: Esaltate Cristo nostro Dio nei secoli.

Theotokìon. Salvami, o pura, che concepisti Cristo, fatto simile a noi, affinché con lodi sempre ti diciamo beata, o benedetta.

Irmòs. Cristo nostro Dio, che in croce fu inchiodato e ci mostrò un’arma di salvezza, fanciulli esaltate nei secoli.

Degli apostoli. Ode 9. Figura del puro.

Per rischiarare con la luce della tua conoscenza i recessi della terra, riempiti dall’errore del nemico e oscurati dalla tenebra dell’ateismo, inviasti ad essi i tuoi raggi salvifici, o compassionevole.

Ti rivelasti, o glorioso, secondo il nome che porti, spiga salvifica, che ai bisognosi procura grano, reca sostegno, procura conoscenza divina e toglie la fame spirituale a quanti con affetto, o divino predicatore, ti dicono beato.

Divenuto bocca di Dio, mostrasti mute le lingue degli oratori e dalla gola del nemico strappasti anime, guidandole al Signore salve per la perfetta conoscenza.

O apostoli di Dio, che ora, simili a Dio, abitate nei cieli, rendete degni dell’eterno splendore quanti dalla terra con semplicità vi onorano e con purezza vi dicono beati.

Theotokìon. Porti colui che tutto porta e allatti colui che concede a tutti cibo ed è tremendo il tuo mistero che supera la ragione, o arca della venerabile santificazione, Madre di Dio Vergine: perciò con fede ti diciamo beata.

Del martire. Eva per colpa.

Rinvigorito dalla forza di Cristo, o atleta Epimaco, umiliasti il debole potere dei demòni e sollevasti il fulgido trofeo di vittoria, incoronato nei cori degli atleti, perciò con fede ti diciamo beato.

Apparve davvero come una fonte la tua urna zampillante grazia di guarigioni straordinarie, o Epimaco, scacciando la nube delle passioni da quanti con fede sempre a te accorrono, divino martire eccelso.

Calpestasti tutti i lacci del nemico, o illustrissimo e cancellasti il suo nome, confessando Cristo davanti a tiranni e re, o Epimaco, perciò tutti ti diciamo beato.

Più fulgida del sole è rifulsa per noi la tua memoria, o illustre, illuminando i cuori di tutti quelli che in essa ti festeggiano, beatissimo atleta Epimaco: perciò con fede ti diciamo beato.

Theotokìon. Divenisti dimora di luce pura, per questo ti imploro: illumina, o Sovrana, gli occhi del mio cuore umiliato per l’accecamento delle passioni, affinché con fede ti proclami beata.

Irmòs. Eva per colpa della trasgressione provocò la maledizione, ma tu, Vergine Madre di Dio, col germoglio del tuo concepimento fioristi al mondo la benedizione, perciò tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Stachis, Ampliato, Narcisso, il glorioso Apelle il divino Aristobulo e Urbano, questi astri, siano splendidamente celebrati come apostoli di Cristo, mentre pregano per noi, che celebriamo con affetto la loro sacra memoria.

Theotokìon.

Volgi lo sguardo sulla tua eredità, o lodatissima e custodiscila con la tua invincibile potenza; governa gli scettri del regno e rafforzali; placa le genti e riversa la pace sui confini del mondo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos

Segue la conclusione.

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Mattutino del 30 Ottobre- Memoria del santo ieromartire Zenobio e di sua sorella Zenobia

30 Ottobre

Memoria del santo ieromartire Zenobio e di sua sorella Zenobia

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia leggiamo i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi. Poema di Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Un canto rivolgiamo.

Stando presso il trono di Dio, come sacerdote accetto e martire eccellente, beatissimo Zenobio, libera dalle prove della vita quanto con affetto onorano la tua memoria luminosa.

Illuminato dal fulgente bagliore del triplice sole, dileguasti, o sapiente, le tenebre empie degli elleni e, illuminando tutto con lo splendore delle tue parole, hai ormai raggiunto lo splendore senza tramonto.

Come brace misticamente accesa con la fiamma del divino Spirito accendesti i cuori di tutti nel divino amore, consumando, o sacro iniziato, ogni errore.

Theotokìon. Salve, tempio santissimo, vello coperto dalla divina rugiada, fonte sigillata dell’onda immortale; Sovrana nostra, proteggi il tuo gregge dall’assalto dei nemici.

Ode 3. Radica il tuo timore.

Consacrato con la mirra dell’unzione dello Spirito, come angelo, Zenobio, officiavi e infine fosti ornato della corona dei martiri.

Ricevuta la preoccupazione delle anime, con la coltivazione del divino Spirito le rivelasti fruttifere, perciò fosti degno dalla gioia del Signore.

Si rivelò consanguinea uguale nel pensiero Zenobia, o Zenobio, poiché con te essa scelse di lottare per godere con te della gloria divina.

Theotokìon. Concepisti della Trinità quello che assunse l’umanità, Vergine Madre santissima; chiedigli di salvare i tuoi cantori.

Irmòs. Radica il tuo timore, Signore, nei cuori dei tuoi servi e sii saldezza per noi che nella verità t’invochiamo.

Kathisma Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

La sapiente pariglia di atleti celebriamo tutti con fede come martiri: Zenobio, invitto martire come anche Zenobia, onorata coppia, come coppe versanti onde divine; perciò sempre con fede vi attingiamo di volta in volta inesauribili guarigioni, piamente acclamando: o atleti illustri, pregate Cristo Dio di donare remissione dei peccati a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon

Cadendo in grave infermità, terribilmente piegato nei dolori, non sopporto l’arsura della mia pessima indolenza, ma tu, Salvatore, conoscendo la debolezza di ciascuno e correggendo come un padre quanti contro di te peccano, sollevami, perché puoi guarire le malattie delle anime e dei corpi, affinché sempre a te acclami: Grandi le tue opere, sublimi davvero i tuoi prodigi, Salvatore; e infatti tu liberi i fedeli per le suppliche della tua Genitrice.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo sull’albero della croce il Redentore, la Madre purissima si lamentava, piangendo e gemendo amaramente e con cuore angosciato si strappava i capelli e a lui gridava: Figlio mio e Signore, come l’iniquissimo popolo degli ebrei ingiustamente ti ha appeso alla croce, o senza peccato? Come volontariamente sopporti aceto e fiele, ahimè, i chiodi e la piaga sul fianco, o longanime? Gloria alla tua divina passione, o Salvatore.

Ode 4. Cavalcasti i tuoi apostoli.

Abbellito dalle sacre lotte, ricevesti dall’alto la corona dei vincitori, sapiente Zenobio e ottenesti la letizia eterna; perciò ti celebriamo, o martire e gerarca Zenobio.

Imitando colui che volontariamente fu steso sul legno, beato Zenobio, moristi e ti spogliasti dello spessore della corruzione e della morte, indossando la veste incorrotta.

La tua intensa preghiera rovesciò le statue dei demoni, i loro templi crollarono, annientati dalla tua indistruttibile fede, beato Zenobio, gloria degli ieromartiri.

Theotokìon. Per il tuo strano parto riconciliasti con Dio quanti gli erano divenuti estranei; perciò noi fedeli ti glorifichiamo a gran voce e acclamiamo: Salve, salvezza di tutti i terrestri.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

La natura femminile si rinvigorì nel divino Spirito e svergognò l’antico seduttore della progenitrice Eva e Zenobia fu degna della divina gloria nei cieli, rifulgendo nelle lotte.

Nube portatrice di pioggia divenne la tua lingua, santo gerarca, facendo piovere onde di pietà, irrigando i cuori dei fedeli e rendendo le menti fertili in opere virtuose, o Zenobio.

Coi raggi della verginità dileguasti la tenebra dell’amore del piacere e con la luce delle lotte dissolvesti la notte dell’ateismo, martire Zenobia, bella sposa di Cristo, divina guida allo Spirito.

Theotokìon. Sono sempre piegato sotto i pesi del peccato, o pura e a te grido: Alleggeriscimi di essi con la tua mediazione, poiché tu sei difesa glorificata dei peccatori, avendo concepito il Redentore e Salvatore.

Ode 6. Effondo la mia supplica.

La preghiera della tua anima di senno divino fu gradita come incenso, padre, poiché camminavi sulle orme profumate della passione di colui che come sole rifulse da donna illuminando tutto il creato, o Zenobio.

Col sangue delle tue lotte santificasti la terra che lo accolse, o martire e il tuo spirito, innalzato ai cieli, rallegrò divinamente la Chiesa dei primogeniti, o Zenobio, illustre gloria di gerarchi e martiri.

Restringesti l’empietà con l’ampiezza della vera pietà, o beato e indicasti le vie che ad essa conducono ai popoli nell’errore e salvasti le anime terribilmente naviganti nelle acque dell’errore.

Theotokìon. Abbellisci, o Vergine, la mia anima presa nel disgusto delle passioni e fortifica con veri pensieri di penitenza il mio povero cuore e salva me, che senza esitare mi rifugio in te, pura.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni, perché si è colmata di mali l’anima mia e la mia vita si è avvicinata all’ade e come Giona supplico: Dalla corruzione scampami, o Dio. 

Kontakion. Tono pl. 4. Quali primizie.

Con canti da Dio ispirati, onoriamo i martiri della verità e araldi della pietà, la coppia dei fratelli, Zenobio con la venerabile Zenobia, che insieme vissero e insieme lottarono, perciò hanno ricevuto del martirio la corona incorruttibile.

Ikos.

Celebriamo con odi canore il nobile e grande Zenobio e con lui la vergine senza macchia Zenobia, che è sua compagna di lotta. Costoro abbatterono la tracotanza del nemico e illustrarono la fede di Cristo: perciò stupendamente ricevettero dal cielo, da parte di Dio, com’era giusto, la corona incorruttibile.

Sinassario.

Il 30 di questo mese, memoria dei santi martiri fratelli Zenobio e Zenobia.

Stichi. Resiste con te alla spada, o Zenobio, anche se donna, la resistentissima Zenobia. Il 30 vengono decapitati i due fratelli Zenobi.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Marciano, vescovo di Siracusa, discepolo del santo apostolo Pietro.

Stichi. Gli assassini di cristiani strangolarono Marciano, amico intimo di Cristo.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Alessandro, Cronione, Giuliano, Macario e degli altri 13.

Stichi. Con Alessandro Cronione reca l’ardore dei titani, senza venerare il figlio di Crono. Giuliano e Macario grazie alla spada trovarono la vita beatissima. Né fuoco impetuoso, né spada affilata separarono da te, Verbo, questi 13 uomini.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Eutropia.

Stichi. Le lampade conducono questa sposa Eutropia alla casa dello Sposo spirituale.

Lo stesso giorno memoria del santo apostolo Cleopa e del beato nostro padre Giuseppe, patriarca di Costantinopoli e dei santi martiri Asterio, Claudio, Neone e della loro sorella Neonilla.

Stichi. Claudio, Asterio, ma anche Neone apparvero nuove stelle attraverso la lotta con la spada. Stesa sul legno Neonilla corregge la colpa dell’antico legno.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli del numero dei 70: Terzo, Marco, Giusto e Artemà.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace.

Spegnesti con i flutti del tuo sangue, Zenobio, il fuoco dell’empietà e con la nube dei prodigi ogni giorno refrigeri noi, che con fede t’inneggiamo.

Penetrasti nella nube divina, per quanto potevi, contemplasti l’invisibile illuminare la tua anima e l’intelletto, o beato, piamente cantando: O Dio, tu sei benedetto.

La martire consanguinea, che come te la pensava e con affetto visse con te santamente, con te fu degna della gioia superna, o sacerdote Zenobio: con lei con fede ti onoriamo.

Theotokìon. Ti mostrasti luogo di santificazione da cui Dio apparve santificando noi, che con fede, o Vergine, cantiamo: Benedetto, o purissima, il frutto del tuo grembo.

Ode 8. Nella fornace i fanciulli

Non ti intimorì la spada, o gerarca, né ti spaventarono i pericoli e non ti impressionò la morte, che ti mostrò partecipe della gloria immortale.

Sacerdote di sacri misteri ti rivelasti e consacrasti te stesso per divenire sacrificio di soave odore, degno della mensa celeste, o Zenobio.

Rifulgendo di prodigi, o gerarca, sfolgoravi chiaramente dello splendore del martirio e dileguasti del tutto la tenebra dell’errore.

Theotokìon. Concepisti senza coltivazione il grappolo stillante vino di remissione: Madre Vergine, allontana da me, ti prego, l’ebbrezza delle passioni.

Irmòs. Nella fornace i fanciulli di senno divino calpestando con il fuoco anche la fiamma, cantavano: Benedite, opere del Signore il Signore.

Ode 9. Fremette ogni orecchio.

Stavi nei tribunali predicando ad alta voce l’incarnazione dell’Onnipotente, la sua passione, croce, morte e resurrezione, con cui ci salvò come amico degli uomini.

O prodigio: nella carne vinse i nemici incorporei, con la sua debolezza abbatté il maligno e si unì ai liturghi celesti il lottatore celeste Zenobio, che ora diciamo beato.

Consegnaste, venerati martiri, i corpi a ogni sorta di tormenti, guardando verso la felicità eterna; uniti infatti a vicenda da affetto fraterno, rifulgeste degli splendori del martirio, perciò vi diciamo beati.

La vostra memoria, illuminata dall’irraggiamento dello Spirito, è rifulsa oggi su tutti, irraggiando grazia di prodigi e fa scorrere fiumi di guarigioni ogni volta che festeggiando vi diciamo beati, o martiri di Cristo.

Theotokìon. Illumina, o porta della luce, gli occhi del mio cuore, ti prego, scacciando lontano la profondissima tenebra del peccato dalla mia povera anima, affinché ti magnifichi e con affetto inneggi a te, inneggiatissima.

Irmòs. Fremette ogni orecchio per l’ineffabile condiscendenza di Dio; poiché l’Altissimo volontariamente scese in un corpo e divenne uomo da grembo verginale; perciò, pura Madre di Dio, noi fedeli ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Resa ancor più purpurea la tua sacra veste col rosso del tuo sangue, beato Zenobio, ti presenti gioioso a Cristo come gerarca divino, supplicando per noi con tua sorella, la sacra vergine e martire Zenobia.

Theotokìon, stessa melodia.

I profeti ti preannunziarono come arca e mensa, urna, virgulto, monte e libro scritto, reggia e scala e ponte che fa passare alle altezze della conoscenza divina: e noi giustamente ti celebriamo come Madre di Dio.

Allo stico, stichirà dall’Oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 29 Ottobre- Memoria della santa martire Anastasia la romana e del santo nostro padre Abramio

29 Ottobre

Memoria della santa martire Anastasia la romana e del santo nostro padre Abramio.

Al Mattutino.

Apolytìkion della santa. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

In te, padre, perfettamente si serbò l’immagine di Dio, perché tu, prendendo la croce, seguisti Cristo e coi fatti insegnasti a trascurare la carne, perché passa e a darsi cura dell’anima, realtà immortale: perciò con gli angeli esulta il tuo spirito, o sant’Abramio.

Dopo la solita sticologia i canoni: uno dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone della santa. Acrostico: Le tue virili fatiche, martire, celebro. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

A me, che celebro la tua luminosa memoria, divina sposa, concedi illuminazione del’anima, scacciando la tenebra.

Dalle fasce offristi tutta te stessa al tuo Creatore e bruciasti nel fuoco della continenza le passioni del corpo.

Ti offristi salendo sulla vetta del martirio della carne e fosti degna dei talami spirituali come vergine.

Theotokìon. Sei la scala celeste su cui Dio, lavorando, raddrizzò i mortali: perciò ti celebriamo, o fanciulla.

Canone del beato. Acròstico: Celebro la tua famosissima vita, o beato. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Splendido di raggi divini, con le tue preghiere, beatissimo Abramio, libera dall’oscurità delle passioni quanti celebrano la tua festa luminosa.

Il tuo divino desiderio, o Abramio, accendendo l’anima spense gli amori della carne e ti fece vivere immaterialmente sulla terra, o padre.

Uccidendo le membra che sono sulla terra con digiuni e ogni restrizione, sapiente padre, fosti degno della parte migliore nei cieli, o teoforo Abramio.

Theotokìon. S’incarnò oltre natura dalla carne del tuo sacro sangue Dio Verbo, Vergine Maria; supplicalo di uccidere i miei pensieri carnali.

Della santa. Ode 3. Sii tu saldezza.

Stando nel tribunale del tiranno, o gloriosa, predicavi Cristo Dio Verbo, creatore di tutto e Sovrano.

La bellezza interiore traspariva attraverso il tuo bell’aspetto, o gloriosa, rivelandoti a chi ti guardava la più bella.

Il tesoro inviolabile delle guarigioni, o fanciulla, ti donò il Cristo, la cui povertà amavi, o Anastasia.

Theotokìon. Col fuoco delle tue preghiere, Madre di Dio, brucia la materia delle mie colpe, portandomi la rugiada divina della remissione.

Del santo. O Signore, creatore.

Desiderando in ogni modo il fine dei desideri, divenisti estraneo al mondo e alla carne, perciò ottenesti la gloria oltremondana e la divina ricompensa, padre Abramio.

Ti rivelasti tempio vivente dello Spirito che tutto opera, rinchiudendo in una casupola il tuo corpo, o beato, perciò rifulgevi sacralmente adorno di splendori di virtù, padre Abramio.

Con la coltivazione delle fatiche, facesti fiorire la spiga matura di cui si nutrono, imitandoti, quanti festeggiano la tua venerabile e divina dormizione, o beato padre Abramio.

Theotokìon. In te, santissima, la causa di tutto per eccessiva compassione dimorò volontariamente e santificò l’essenza degli uomini, prima decaduta per la trasgressione.

Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo amico degli uomini.

Kathisma della santa.

Tono 1. I soldati a guardia.

Dall’infanzia ti offristi a Dio, o beata; uccidendo con la continenza le passioni della carne correvi in alto, affrontando la gloria del martirio secondo le regole, o Anastasia e gettando il drago nell’abisso con la forza dello Spirito.

Gloria. Del beato.

Imitando l’antico Abramo, o padre, allontanasti te stesso dai parenti secondo la carne, confidando, o Abramio, nel nostro Dio che ti chiamava; perciò praticasti l’ascesi e rivelasti l’anima più splendida dei raggi del sole, o beatissimo di senno divino.

E ora. Theotokìon.

Roveto che Mosè vide incombusto, monte di Dio, nube santa, dimora incontaminata, mensa divina, palazzo del Re altissimo, porta luminosissima e invalicabile, o Vergine, noi t’inneggiamo.

Oppure stavrotheotokìon.

Inneggio alla tua croce, venero anche la tua passione, glorifico pure la tua bontà, Figlio, poiché subisti volontariamente una morte infame. Com’è strano e tremendissimo l’abisso della tua indicibile economia. Così gridava tua Madre.

Della santa. Ode 4. Ho udito, Signore.

Dalla giovinezza, o martire, portavi il leggerissimo giogo; gli iniqui ti condannarono a portare una catena di ferro.

Le gocce del tuo sangue spensero i carboni del politeismo, mentre il fuoco dei tuoi miracoli incenerì la materia delle passioni.

Non ti spogliò della grazia il maligno spogliando il tuo corpo, piuttosto ti procurò la veste che non si straccia, intessuta dall’alto.

Sollevata sopra la terra, fu messo fuoco nel tuo petto, ma tu attizzavi di più il tuo amore per il Sovrano, o vergine bella.

Theotokìon. Dopo il parto rimanesti incorrotta, o Vergine come prima della nascita, poiché concepisti, nuovo bimbo, colui che è conosciuto prima dei secoli.

Del beato. Stesso Irmòs.

Pulendo con le onde delle tue lacrime le macchie dell’anima, padre, divenisti alloggio divino e venerabile dello Spirito, o beatissimo.

Ti esercitavi in veglie di intere notti, preghiere continue, amore non ipocrita e fede perfetta, o padre.

Ricevesti la grazia di sanare i malanni e scacciare gli spirit, o beato Abramio come sincerissimo servo di Dio.

Theotokìon. Tratteniamo la pigrizia e non sprofonderemo nel peccato; per le tue preghiere salvaci, Madre di Dio sempre vergine.

Della santa. Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Inattaccabile dal fuoco materiale ti rivelasti, o martire: infatti il fuoco interiore del divino amore ti refrigerava.

Col volto abbellito da schiaffi, martire, respingesti i volti orribili dei nemici.

Stesa sul legno, divina Anastasia, per amore verso il tuo sposo, raffigurasti la divina passione.

Theotokìon. Inneggiamo a te, inneggiatissima Sovrana Theotòkos, che hai concepito senza seme nella carne Dio inneggiatissimo.

Del beato. Perché mi hai respinto.

Come vite fruttuosa germogliasti grappoli di virtù divine, padre Abramio, stillanti vino di compunzione, che scacciano da noi l’ebbrezza delle passioni e allietano i cuori dei fedeli.

Svariate tentazioni ti suscitò il malignissimo serpente, o padre, ma tu con l’arma della croce lo uccidesti, o teoforo e da Dio con giusto giudizio, ottenesti la corona di vittoria, o divino Abramio.

Divenuto per fede santissima casa del divino Spirito, o padre, edificasti una sacra casa e trasformando con le tue esortazioni il sacratissimo sistema dell’empio errore, lo consacrasti al Dio di tutti.

Theotokìon. Fanciulla purissima, Madre Vergine, illuminati da divina illuminazione, i sacri profeti predissero con sacre voci che da te Dio Verbo, oltre causa e ragione, si sarebbe incarnato per smisurata compassione.

Della santa. Ode 6. Una veste luminosa.

Il tuo corpo torturato nei tormenti mostrò la rettitudine del tuo sentimento per Dio, illustre Anastasia.

Sospesa a mezz’aria, o martire, subisti ferite, salvando illesa la dignità dell’anima.

Sopportasti il taglio delle mammelle, nutrendo manifestamente i fedeli, o gloriosa, col latte della tua imitazione.

Theotokìon. Concepisti il filantropo, o Sovrana amica degli uomini: supplicalo di liberarmi dalla geenna di fuoco.

Del beato. Effondo la mia supplica.

Quanti erano nella tenebra dell’errore, trovarono te come luminare che senza errore guida sulle vie della vita, o teoforo e lasciarono la tenebra dell’ignoranza, divenendo splendenti per la fede divina, o Abramio.

Senza posa rendevi propizio Dio per inviare l’illuminazione della salvezza a quanti erano presi della notte dell’idolatria, o divino Abramio, rivelandoli tutti nella grazia figli della luce e del giorno.

Tranquillamente sei vissuto, o beatissimo, superando le onde della vita con la fiducia in Dio e giungesti ai porti sereni del regno dei cieli e al divino splendore, o Abramio.

Theotokìon. Rialza me, appesantito dalla sonnolenza della pigrizia, con la tua mediazione, Madre di Dio e non consegnarmi al sonno del peccato per la morte, o Vergine, poiché ti dichiaro protezione e guida della mia vita.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni perché è colma di mali l’anima mia e la mia vita è vicina agli inferi; come Giona prego: O Dio, fammi risalire dalla corruzione.

Kontakion della martire.

Tono 3. La Vergine oggi.

Purificata ai rivi della verginità, o santa, lavata col sangue del martirio, o Anastasia, procuri guarigione a quanti sono nella stretta delle malattie e salvezza a chi con tutto il cuore a te si rivolge: poiché concede forza il Cristo, facendo zampillare eterna grazia.

Del santo, stessa melodia.

Apparisti sulla terra come angelo nella carne e con la pratica dell’ascesi fosti piantato come un albero, felicemente cresciuto grazie all’acqua della continenza e lavasti la sozzura con i flutti delle tue lacrime: perciò divenisti, o Abramo, ricettacolo del divino Spirito.

Ikos.

Disprezzando le cose corruttibili, ottenesti l’incorruttela; odiavi le piacevoli voluttà del corpo, o sapiente, amando dall’infanzia la castità; fuggisti dunque dal talamo e dal mondo e ti sottraesti alla nobiltà della consorte e all’affetto dei genitori perché davvero con tutta l’anima e tutta la mente, o sapiente, desideravi e preferivi l’amore appassionato del solo Dio, o padre: perciò sei divenuto, o Abramio, ricettacolo del divino Spirito.

Sinassario.

Il 29 di questo mese memoria della santa martire Anastasia la romana.

Stichi. Il taglio della testa subì con cuore forte il virgulto di Roma, la martire Anastasia. Il 29 una spada decapita Anastasia.

Lo stesso giorno memoria del santo padre nostro Abramio e Maria, sua cugina.

Stichi. Mortificando ogni membro del corpo, Abramio, morendo vai ad abitare con gli angeli incorporei. Lasciando gli amanti della carne, Maria si unisce misticamente all’amante delle anime.

Lo stesso giorno memoria di san Cirillo martire.

Stichi. La minaccia della spada, dice Cirillo, è per me la promessa di una corona imminente.

Lo stesso giorno san Savvas lo stratilata moriva trapassato da parte a parte.

Stichi. Da tutti e due le parti il tuo nome si legge Savvas, perciò la lancia ti trapassò da parte a parte.

Lo stesso giorno memoria della santa nostra madre Anna, soprannominata Eufimianòs.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Melitinì.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della santa. Ode 7. I fanciulli ebrei.

Ti trovi là dov’è il suono di voci festanti, o atleta, con i cori delle vergini cantando al Creatore: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Vedendo amputate le tue membra e subendo lo strappo delle unghie, ti offristi come sacrificio a Cristo cantando: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Apparisti come divina vite, con mani e piedi amputati come rami, spiritualmente coltivando per noi il vino che rallegra il cuore dell’uomo e scaccia l’ebbrezza delle passioni.

Non temevi fuoco sensibile, imitando i tre fanciulli d’un tempo, ma accolta la rugiada divina cantavi: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Theotokìon. Rivestendo tutto l’uomo, eccetto il peccato, il Dio eccelso venne dal tuo grembo incarnato, o pura: supplicalo con fede di salvare i tuoi cantori.

Del beato. Stesso Irmòs.

Per ottenere il regno superno e l’ineffabile gloria, o sapiente, come uomo saggio e prudente, disprezzasti saggiamente la gloria che si calpesta e disprezza.

Quando lo scaltro lupo sbranava la tua pecora, allora, o sapiente, tu spezzasti i suoi denti, riportandola in vita come buon pastore.

Docile alle leggi del Sovrano, cercasti e trovasti la pecora smarrita e sollevandola sulle tue spalle, beatissimo, la conducesti nel recinto della penitenza.

Theotokìon. Tu sola generasti uno della Trinità, circoscritto in una ipòstasi in due essenze, o Vergine; a lui, purissima, cantiamo senza tacere nei secoli.

Della santa. Ode 8. Follemente il tiranno.

Eccellesti con ardore giovanile, o illustre atleta e sollevasti trofei contro l’errore; sopportasti infatti d’esser privata delle mani e dei piedi, subendo l’amputazione delle mammelle e l’estirpazione dei denti, o martire, cantando con gioia: Popolo, esaltate Cristo nei secoli.

Fulgidissima come sole per gli splendori della verginità e del martirio, irraggiavi bellezza e illuminasti il mondo con i tuoi luminosi bagliori della tua grande fermezza, Anastasia, cantando con ardore: Sacerdoti, benedite, popolo, esaltate Cristo nei secoli.

La mia anima rigogliosa di passioni e oscurata dagli assalti del serpente, con le tue suppliche, sposa di Dio, purifica dai mali e con la tua luminosa ombra, o martire, rischiarala mentre grida: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Amando te, pura e incontaminata, la Vergine mantenne puri da passioni corpo e anima, compiacendosi della pazienza, sopportando l’assalto di molte torture e ora nei talami sovraccelesti danza lieta con te per tutti i secoli.

Del beato. Divenuti per grazia.

Nel baratro della perdizione il malvagio serpente spinse la pura colomba, ma sapientissimamente la scampò il padre cantando: Benedite, opere il Signore.

Sia in vita, sia dopo la morte, padre Abramio, per divina grazia ti mostrasti medico dei malati, cantando: Benedite, opere, il Signore.

Rifulgendo per innocenza, giustizia, temperanza e fede, con gli angeli, o beato padre, sei stato annoverato cantando: Benedite, opere il Signore.

Theotokìon. Apparisti santissima dimora dell’onda viva da cui bevendo, noi morti, ereditiamo la vita gridando: Benedite, opere tutte il Signore.

Irmòs. Divenuti per grazia, vincitori del tiranno, i fanciulli aderirono moltissimo ai tuoi precetti gridando: Benedite, opere tutte il Signore.

Della santa. Ode 9. Per questo sbigottisce.

Fosti sospesa al cavalletto, raffigurando la salvifica passione del Dio Verbo e subisti amputazione di mani e piedi ed estirpazione di denti e taglio della lingua e delle mammelle, o pura Anastasia, vanto dei monaci e ornamento dei martiri.

Come sposa ti ornasti di bellezza, adattandoti allo sposo con ornamenti di passione, dimorando nei talami luminosi come eletta, recando la lampada verginale e ora, Anastasia, splendendo regni con il vivente nei secoli.

Le tue pene stillano dolcezza togliendo l’amarezza del peccato, la tua urna zampilla fiumi di guarigioni e sempre distrugge passioni e brutti mali a gloria del Salvatore, che degnamente ti glorificò, o venerabile Anastasia.

Rafforzate dalla tua croce, o Cristo Onnipotente, Dio Verbo, le donne hanno resistito e virilmente tagliato l’astutissima testa del nemico e con gioia ottennero di abitare nel paradiso e, divinizzate per partecipazione, t’inneggiano convenientemente.

Theotokìon. La tua martire, Signore, seguendo te, incarnato da una donna, irraggiata da splendori verginali e dal sangue del martirio, al seguito di tua Madre fu presentata con gloria a te, Re del creato.

Del beato. Realmente Madre di Dio.

Fosti degno di vedere ciò che un tempo desideravi nella speranza, ciò che occhio non vide, né orecchio mai udì, padre teoforo.

Apparivi splendido di raggi divini, rifulgente di virtù, Abramio e con gioia stai presso il Sovrano di tutti.

Ti unisti ai cori di tutti i santi e con loro divinizzato, supplichi, o beato, per la nostra salvezza.

La Chiesa trascorre il giorno lieto della tua sacra dormizione, o padre, onorando la tua condotta di vita.

Theotokìon. Vergine amante del bene, benefica la mia anima incattivita dal peccato e falla partecipe dei beni eterni.

Irmòs. Realmente Madre di Dio ti confessiamo, noi, grazie a te salvati, Vergine pura e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Exapostilarion della martire. Tu che il cielo.

Vanto delle monache e splendore delle martiri ti sei mostrata, o Anastasia, esercitando verginità e lotta per amore di Cristo.

Del beato. Con i discepoli conveniamo.

Come riscattasti, o santo, per il Dio e Salvatore dalla seduzione del cattivo demone, la torma degli operatori di iniquità, o Abramio teòforo e anche colei che un tempo era caduta nel baratro della perdizione, così dalle numerose tentazioni, tribolazioni e pericoli, con le tue preghiere, libera anche noi, che con affetto celebriamo la tua venerabile memoria.

Theotokìon.

Apparisti come paradiso rivelante Dio, avendo al centro il Signore, albero della vita, o pura Madre di Dio: mangiandone certo non moriamo, ma grazie a te tutti viviamo di una vita migliore, recando l’arma della croce e vincendo il tiranno traditore, inneggiandoti, o Vergine.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos. Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 28 Ottobre- Memoria dei santi martiri Terenzio e Neonilla e del nostro beato pa dre Stefano il sabaìta

28 Ottobre

Memoria dei santi martiri Terenzio e Neonilla e del nostro beato padre Stefano il sabaìta.

Al Mattutino

Dopo la solita sticologia si leggono un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone dei martiri. Ode 1.

Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Sconvolto nel baratro del peccato, o filantropo, tendo l’occhio del mio cuore solo verso il mare della tua compassione; guidami, salvami, per le preghiere degli atleti.

Il sole senza tramonto vi ha rivelato nel firmamento della sua Chiesa stelle che rischiarano il suo insieme con lo splendore degli agoni, o martiri illustri.

Sei divenuto fondamento della Chiesa, campione della fede con Neonilla, Sàrbilo, Teodulo, Gerace e Nita, Bele il meraviglioso, Focà ed Eunice.

Theotokìon. Come colei che ha accolto la pienezza di tutta la divinità ti sei rivelata per noi dispensatrice di grazia, o purissima, perciò tutti a una voce esclamiamo con l’angelo: Salve, piena di divina grazia.

Canone del beato. Acròstico: A te, Stefano, omonimo della corona, portiamo una corona. Di Teofane.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

Offrendoti la ricompensa per i tuoi insegnamenti, o felicissimo Stefano, intrecciamo un encomio: accettando benevolmente, o beatissimo, con le tue suppliche concedici la grazia dello Spirito.

L’assalto delle passioni hai arrestato, o padre, con l’aiuto della ragione e della fede: eri infatti dolce, affabile, benevolo, moderato e coronato di sapienza e conoscenza, o Stefano.

Santamente adornasti te stesso di conoscenza e dell’energia pratica del carisma, o Stefano divino oracolo, desiderando le corone di gloria di Cristo, perciò non sei stato privato della speranza, o beatissimo.

Theotokìon. O Vergine pura e casta, tu hai superato ogni creatura visibile e invisibile, poiché concepisti il Creatore, quando si incarnò nel tuo grembo: pregalo con fiducia di salvare le nostre anime.

Dei martiri. Ode 3. Non è la sapienza.

Come un luminosissimo sole unito alla luna, il famoso Terenzio e Neonilla hanno generato un coro di sette martiri di Cristo.

La strazio delle tue membra, o atleta Terenzio, ti ha liberato dalla terra e ti ha procurato gloria indicibile.

Volando con le tue ali dorate, o Eunice, sei sfuggita alle reti degli uccellatori dell’astuzia e hai preso dimora dentro il palazzo spirituale.

Theotokìon. La sapienza di Dio, trovando in te una dimora purissima, si è incarnata dal tuo sangue puro e ti ha mostrata incorrotta dopo il concepimento.

Del beato. Fiorì come giglio.

La tua vita, o padre teoforo Stefano, è rifulsa come sole lucentissimo nel mondo e ha illuminato quanti con fede e affetto ti onorano.

I confini sono illuminati dai tuoi insegnamenti: poiché sei rifulso come un luminare nella Chiesa di Cristo, nella quale si è rafforzato il tuo cuore, o teoforo.

Hai mantenuto la tua anima libera da passioni e piaceri del corpo, o venerabile teoforo Stefano, perciò ora degnamente ti celebriamo.

Theotokìon. Per la purezza, o Sovrana, sei apparsa come giglio che splende fra le spine, in mezzo ai fulgori della tua verginità, o veneratissima Theotòkos.

Irmòs. Fiorì come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti, alla tua venuta, Signore e per essa si è rafforzato il mio cuore.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come stelle lucenti, con Terenzio come sole, i sacri sapientemente sorgono e rischiarano il creato con i nobili bagliori di eroici agoni, realmente dileguando la notte del politeismo; e noi in letizia li proclamiamo con fede beati come ministri di Dio e gridiamo: O illustri atleti, pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. Del beato.

Stesso tono. Risorgesti dai morti.

Avendo reso l’anima tempio luminoso del santo Spirito, o insigne padre, dentro trovasti ineffabilmente il Re, Cristo Signore, ricco di prodigi e dispensi al mondo la grazia generosa, perciò proteggi da pericoli e corruzione tutti i tuoi cantori.

E ora. Theotokìon.

Vergine Maria, gloria degli angeli, ornamento delizioso e decoro dei terrestri, ai tutti i tuoi cantori dà perdono dei peccati, sii propizia ai tuoi servi poiché sei realmente la liberazione dei disperati, forte rifugio degli uomini.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella senza macchia, vedendo l’agnello e pastore pendere dalla croce, gridava: Figlio mio, che cos’è dunque questo spettacolo strano, contro ogni speranza? Come, vita di tutti, sei condannato al pari dei mortali? Ma tu risorgi dai morti affinché gioiosa ti glorifichi.

Dei martiri. Ode 4. Vedendoti sospeso.

Il coro fraterno dei sette atleti con i due genitori hanno offerto un sacrificio immacolato a te, Cristo Sovrano, meravigliosamente immolato per noi come pecora.

La grazia dello Spirito ti apparve sotto aspetto di colomba, o gloriosa Eunice, per lenire la tempesta di torture e afflizioni abbattutasi su di te.

Con le armi della fede, o illustri martiri, avete abbattuto lo spavaldo tiranno, esaltato dal potere dell’empietà, cantando: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Colui che per suo volere ha plasmato l’universo, volontariamente viene plasmato dal tuo sangue puro, salvando quanti acclamano con fede: Gloria alla tua potenza, Signore.

Del beato. Sei venuto dalla Vergine.

Dei monaci, Stefano, tu sei divenuto corona ornata non di pietre preziose, ma di virtù: ti sei infatti rivelato realmente dimora piena di grazia divina, o felice.

Fosti insignito di sapienza divina, o teoforo, perciò essa ti ha rischiarato con le corone delle grazie, procurandoti la gloria eterna, o padre illustrissimo.

Bramasti con tutti i morti del cuore il desideri ultimo, lasciando le delizie del mondo e hai trovato la ricompensa adeguata alla brama, o beatissimo.

Theotokìon. Eva mi ha presentato il frutto della mortalità, ma tu, purissima, generando la vita enipostàtica, mi hai raddrizzato, perciò a te acclamo: Gloria al tuo concepimento, o Sovrana.

Dei martiri. Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Avendo in te, Signore, la loro forza, i martiri affrontarono eroicamente torture e flagelli, fuoco e morto.

O sacri fanciulli, vittime a Dio gradite, o schieramento che ha sbaragliato le complesse macchinazioni del nemico bellicoso!

Vincendo il serpente che vinse Eva, hai incoronato la testa di vittorie immortali, o Eunice vergine bella.

Theotokìon. Generasti per noi la luce senza tempo, lo splendore del Padre, divenuto sottomesso al tempo per ricca bontà, o purissima.

Del beato. Mediatore tra Dio.

Spegnesti con l’amore per l’impassibilità l’assalto delle passioni e illuminasti con contemplazione e prassi ogni parte dell’anima, o Stefano.

Con intelletto puro conversavi con le scritture dello Spirito, o Stefano divino oracolo e radunasti la ricchezza della contemplazione e della prassi, o beato padre ispirato da Dio.

Spiegando l’abisso della sapienza, hai compreso come trovare ogni cosa utile e con le fatiche hai ottenuto la perla preziosissima della conoscenza, o beatissimo Stefano.

Theotokìon. Ecco, come Isaia predisse, oltre ragione, purissima Theotòkos, hai avuto in grembo Cristo Dio, partorendolo poi oltre natura, o Genitrice di Dio.

Dei martiri, Ode 6. A te sacrificherò.

Senza pietà il tiranno ordinò di tirare i martiri e di attaccarli alle ruote per infligger loro molteplici tormenti, ma fu umiliato vedendoli invitti.

Con Terenzio piamente siano celebrati i valorosi martiri Sarvilo, Neonilla, Focà e Teodulo, Bele, Gerace, Eunice e il divino Nita.

Entrando nel porte delle vostre lotte siamo colmati di profumo divino dei vostri agoni, o beati, rigettando dall’anima il fetore delle passioni.

Theotokìon. Il roveto tutto avvolto dal fuoco e per niente bruciato, prefigurò il gran mistero del tuo concepimento inconcepibile, o Vergine lodatissima.

Del beato. Avvolto dall’abisso.

Ti rivelasti luminare luminosissimo dell’ecumène per gli splendori del verbo, illuminando, o padre Stefano, quanti con fede e affetto a te accorrono.

Hai trascorso beatamente la vita, odiando i sensi; sei divenuto infatti estraneo alla confusione del mondo e confidente di Dio, o Stefano.

Buona e bella la corona dei cui ora sei cinto, o sapientissimo Stefano, che sei coronato di virtù e regni sulle passioni, o eccelso.

Theotokìon. Oltre natura, Vergine, hai concepito e rimani Vergine, mostrando i simboli della vera divinità del tuo Figlio.

Irmòs. Avvolto dall’abisso delle colpe invoco l’abisso imperscrutabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione fammi risalire, o Dio.

Kontakion del santo.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Piantando il giardino delle virtù, che irrigasti con torrenti di lacrime, hai ottenuto l’albero della vita, o gloriosissimo: con le tue suppliche salva dunque dalla corruzione il tuo gregge; libera dalla sventura quanti con fervore ti onorano, perché noi tutti, con fede e affetto, abbiamo te, o sapiente, come sommo protettore.

Ikos.

Come distruttore delle passioni, modello di vita retta, istruttore e canone dei monaci che vivono in castità ed esempio di virtù, a te, sapiente, tutti riuniti nella tua memoria, noi tuoi discepoli acclamiamo: gloria a colui che giustamente ti ha glorificato con prodigi senza fine e segni tremendi, non solo in vita ma anche dopo la morte. Non smettere dunque di supplicare Cristo affinché su quanti ti onorano sempre sia fatto scendere il perdono delle molte e gravi colpe, perché noi tutti, con fede e affetto, abbiamo te, o sapiente, come sommo protettore.

Sinassario.

Il 28 di questo mese memoria dei santi martiri Terenzio e Neonilla e dei loro figli Nità, Sàrbilo, Gerace, Teodulo, Focà, Bele ed Eunice.

Stichi. Terenzio e Neonilla con i loro sette figli preferirono morire insieme di spada. Il giorno 28 due sposi vittoriosi portano al Sovrano i loro figli e le loro figlie.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Stefano il sabaìta, divenuto anche vescovo.

Stichi. Colui che porta il nome della corona viene incoronato di virtù per la sua vita.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Terenzio, Africano, Massimo, Pompeo e altri 36 martiri.

Stichi. Venne decapitato Terenzio, il quale seppur morto versava latte, mostrando un nuovo prodigio.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Firmiliano, vescovo di Cesarea e del sapientissimo Melchione, presbitero di Antiochia, che sconfissero l’eresia di Paolo di Samosata.

Stichi. In pace perirono i figli della pace Firmiliano e Melchione.

Lo stesso giorno memoria di santa Febronia, figlia dell’imperatore Eraclio e di san Ciriaco, ieromartire, che mostrò la preziosa croce al tempo del grande imperatore Costantino e di Elena sua madre.

Stichi. Il beatissimo Ciriaco, mescolando sangue a olio, produsse una nuova miscela.

Lo stesso giorno sant’Anna, madre di san Ciriaco, perì dilaniata e consumata dalle torce.

Stichi. Anna, con la carne consumata dal fuoco, divenne una lampada sempre illuminata per Cristo.

Memoria del nostro beato padre Atanasio patriarca di Costantinopoli, che praticò l’ascesi sul monte Athos.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei martiri. Ode 7. Nella fornace persiana.

Nella fornace dei tormenti la rugiada della pazienza discese dal cielo sui santi martiri che rendevano grazie cantando: Benedetto sei tu nel tempio della tua gloria, Signore.

Avendo saldamente fondato il cuore sulla roccia immutabile della fede in Cristo, i martiri abbatterono l’arroganza degli empi, provocando con la preghiera un sisma.

Sospesi e con i fianchi dilaniati con forza, arsi con aceto e fiamma, o beati, incendiaste tutto l’inganno, inneggiando al Signore.

Theotokìon. Colui che veste il cielo di nubi, o purissima, ti rivelò come un altro cielo sulla terra e da te si è rivestito di tutto l’uomo e per smisurata compassione mi divinizza.

Del beato. L’empio decreto.

I discorsi illuminati dei tuoi dogmi profumano per la grazia dello Spirito; venerando infatti un’unica divinità in tre persone e celebrando l’incarnazione del Verbo, profumi anche noi, o beatissimo.

Accordando la vita alle parole, o padre, ti è stata data una duplice corona, o beatissimo, poiché divenisti, o illustrissimo padre, strumento di sapienza che grida al tuo Creatore: benedetto e gloriosissimo.

Il tuo verbo appariva condito con sale, la tua vita illuminata dalla grazia dello Spirito, perciò hai preso dimora nelle stanze eccelse, stando ora gioioso con familiarità presso Cristo.

Theotokìon. Dirigendo la mia vita, o purissima, guidami al tuo serenissimo porto, poiché hai concepito Dio, la fonte dei beni che concede a tutti i fedeli il bene dell’incorruttela.

Dei martiri. Ode 8. Stese le mani Daniele.

Illuminati dalla luce del divino Spirito, sfidarono il fuoco, rivelando inefficaci le caldaie bollenti, i divini martiri che dal cielo avevano ricevuto il divino refrigerio: inneggiamoli degnamente, o fedeli.

Una moltitudine d’angeli apparve manifestamente nello stadio incoraggiandovi, o illustri martiri e alleviando le pene; con i fanciulli acclamavate l’ode: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Avendo vigile verso Dio l’occhio del tuo cuore, o Sàrbilo, sopportasti il taglio delle palpebre, svergognando il persecutore trattenuto nella notte dell’ateismo, perciò tutti ti diciamo beato come figlio del giorno.

Theotokìon. Per benevolenza del Padre, adombrata dal divino Spirito, hai ricevuto in grembo il Figlio, o pura e partorendo sei rimasta purissima come prima; pregalo senza sosta di liberare tutto il mondo da corruzione e castigo.

Del beato. Un tempo a Babilonia.

Una corona di decoro il Cristo datore di vita ha posto sul tuo capo, o Stefano che ne porti il nome, e infatti eccellevi nelle opere e nella contemplazione acclamando: Inneggiate al Signore, opere tutte del Signore.

Superando ogni senso, o beatissimo, conversavi con l’intelletto primo con purezza d’animo e di condotta, acclamando, o Stefano incoronato: Inneggiate al Signore, opere tutte del Signore.

Inneggiando ai martiri di Cristo e agli schieramenti dei santi, con loro hai preso dimora, divinamente assennato, colmo di letizia e di delizia divina, acclamando: Inneggiate al Signore, opere tutte del Signore.

Theotokìon. L’intelletto senza passioni si unisce nel tuo grembo all’intelletto umano, o purissima e nello spessore della carne si è sottomesso al tempo colui che è superiore ai secoli, perciò con fede e affetto, o Madre di Dio, ti glorifichiamo.

Irmòs. Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Dei martiri. Ode 9. Da te, o Vergine.

Vi rivelaste un paradiso che ha nel mezzo l’albero della vita, una fonte che promana torrenti di guarigioni e un fiume veramente colmo delle onde divine dello Spirito, o santi.

Vi siete rivelati, o martiri, torri della Chiesa di Cristo e porti serenissimi di quanti sono nella tempesta dei mali, figli della pace e compagni degli angeli.

Trovando le corone immarcescibili e la vastità del paradiso superando ogni angustia, o atleti, liberate anche dai pericoli noi che sulla terra vi celebriamo.

Theotokìon. O Vergine Madre, più vasta dei cieli e più santa dei cherubini, più onorabile di tutto il creato, implora per noi che ti onoriamo il Dio che generasti.

Del beato. Il Figlio dell’eterno.

O veneratissimo Stefano, ora che assapori puramente delizie e gioie inconcepibili, là dove folle di santi danzano presso Dio, attira a te con la tua santa intercessione quanti in te si rifugiano, o beato.

Con gioia sei salito alla vetta dei tuoi desideri, all’unico Dio benedetto, alla suprema bellezza, alla vita senza fine, alla luce senza declino, o Stefano, venerabile teoforo.

Come sole sei rifulso fra le schiere dei monaci, offerto dall’infanzia e inviando come raggi le virtù della tua condotta, o dolcissimo Stefano, beato padre teoforo.

Theotokìon. Riconoscendoti da lontano con occhi preveggenti, tutti i profeti ti hanno preannunziato come colei che sarebbe divenuta Madre dell’Onnipotente e del Sovrano di tutti, perciò tutti, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Irmòs. Il Figlio dell’eterno Genitore, Dio e Signore, incarnato dalla Vergine si manifestò a noi per illuminare ogni tenebra e radunare ciò che è disperso; per questo la lodatissima Madre di Dio noi magnifichiamo.

Exapostilarion dei martiri.

Con i discepoli conveniamo.

Con Terenzio rifulsero la venerabile Neonilla, Nita, Foca e Sarbil, Bele e Gerace, Teodulo ed Eunice, perché con ardore nobilmente lottarono per Cristo e hanno abbattuto tiranni, questi illustri martiri vittoriosi; onorandoli dunque, festeggiamo con gioia la loro fulgida memoria.

Del santo.

O Stefano, portatore di corona, accogliendo l’ardore del santissimo Spirito, ti sei strappato al mondo, prendendo la tua croce, o padre; congiunto a Cristo per la rigorosa ascesi e la verginità casta, divenisti degno, o santo, di carismi sovraintellettuali e con essi, o sapientissimo, arricchisci tutta la terra.

Theotokìon.

Vergine Madre intatta, non smettere di supplicare per i tuoi inutili servi il Signore incarnato dal tuo sangue puro, affinché troviamo grazia e aiuto opportuno nel giorno in cui come Dio giudicherà la stirpe dei mortali, per retribuire secondo il merito: te noi tutti abbiamo come protettrice nelle angustie.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto, come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 28 Ottobre- Appendice

Appendice – 28 Ottobre

La santa Protezione della santissima Madre di Dio. Santi Terenzio e Neonilla, sua consorte e i loro sette figli Sarvilo, Nità, Falco, Teodulo, Fozio, Bili ed Eunice, martiri. Il beato nostro padre Stefano, sabaita. Dopo la prima sticologia, kathisma.

Al Mattutino

Tono 1. I soldati a guardia.

Inneggiamo, Vergine pura, alla tua santa protezione che protegge e sorveglia sempre noi, che tu hai dichiarato tua eredità e porzione. Ma proteggici anche, o Sovrana, nella necessità futura (2).

Dopo la prima sticologia, kathisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Il beato Andrea nel tempio delle Vlacherne stupì e ti vide dispiegare su noi la tua divina veste, santamente là custodita, pura Vergine, rivelando a tutti la grazia della tua protezione, con cui ci proteggi e salvi da ogni afflizione (2).

Dopo il Polyeleos, kathisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Svelando ogni giorno la tua santa e prodigiosa protezione, che la nube della legge raffigurava, avvolgi, o Vergine, il tuo popolo proteso verso la tua bontà, sempre in attesa dell’aiuto che dai, o Madre di Dio e ogni volta allontana la furiosa rabbia dei nemici da noi, cantori della grandezza dei tuoi prodigi, pregando tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a noi, che festeggiamo con affetto la tua luminosissima protezione (2).

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Ricorderò il tuo nome di generazione in generazione.

Stico. Ha emesso il mio cuore il verbo buono.

Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (1,39-49.56).

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore. Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente e santo è il suo nome. Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Gloria. Per l’intercessione della Madre di Dio. E ora. Lo stesso. Quindi, lo stico. Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2.

Oggi la lodatissima Vergine, scoprendo la sua luminosa protezione, chiaramente ha manifestato ai fedeli la sua ricca grazia tanto nei tempi buoni quanto nelle afflizioni; perciò, inneggiando la sua grazia, noi protetti da lei, gridiamo in letizia: Salve Madre di Dio piena di grazia, che hai salvato la nostra stirpe e in sicurezza ci accompagni e guidi sulla via della salvezza.

Quindi si cantano questi due canoni della Madre di Dio. Primo canone. Acròstico: Tu sei, o Vergine, la protezione della Grecia. Di Gerasimo.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie (2).

Come Madre di Dio, purissima, concedimi sapienza e donami parola affinché inneggi splendidamente i prodigi della tua santa protezione, con cui proteggi sempre chi ti celebra.

Hai disteso dall’alto la tua scintillante protezione e dato rifugio in essa non solo alla Città Imperiale, ma a tutto il tuo popolo, che porta il nome di Cristo.

Il beato Andrea ti vide un tempo, in una ineffabile visione, nella chiesa di Vlacherne, pura Vergine, mentre proteggevi i confini del mondo con lo spiegamento della tua veste divina.

L’esercito del tuo popolo ha preso forza invincibile dalla tua protezione, ha sconfitto falangi di nemici e trovato una radiosa vittoria, perciò canta, o Sovrana le tue magnificenze.

Secondo canone. Acròstico: Inneggio la protezione della Madre di Dio. Di Gerasimo.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Protezione e fervente aiuto del mondo, pura Vergine Madre, che generasti ineffabilmente il Dio Verbo, con la tua ricca grazia rendi chiara la mia voce che magnifica nel canto la tua prodigiosa protezione.

Abbellita con gli ornamenti dello Spirito come regina dell’universo e sfavillando raggi più luminosi del sole, sei apparsa e spiritualmente rivelasti la tua protezione, proteggendo il tuo popolo che spera in te, o Vergine.

La nube nella Legge, che copriva la tenda della testimonianza, prefigurava dall’antichità la tua sacra protezione: ogni giorno tu proteggi, irrighi e scaldi la Chiesa, o purissima, con la copertura della tua protezione.

Piena di luce, piena di grazia, o Sovrana, eri misticamente presente nella chiesta di Vlacherne e con splendore hai mostrato la singolare grazia della tua benevolenza per noi stendendo la tua protezione; perciò giustamente ti inneggiamo.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca.

Ode 3. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e per la tua divina protezione, falli degni di corone di gloria (2).

È fonte di letizia celeste la tua luminosa protezione per quanti sempre lottano nelle afflizioni e sempre per grazia procura misericordia e salvezza.

Dal principio, per compassione, ci hai messo sotto la tua protezione come popolo eletto, o Vergine e ci hai liberati dai pericoli sia nel passato, sia ora, compiendo cose insolite e meravigliose.

Udendo le parole del venerabile Andrea, il divino Epifanio ti contemplò come celestiale regina, che protegge il popolo che porta il nome di Cristo.

Vedendo, o Vergine, la moltitudine dei miracoli della tua divina protezione, che operi ogni giorno per la nostra custodia, noi, figli dei greci (moltitudine di fedeli) ti porgiamo lodi di ringraziamento.

Secondo canone. Tu che in principio.

La tua fulgida protezione, Madre di Dio, sempre balenante bagliori di luce immateriale, dissolve gli oscuri progetti dei nemici, ma allieta le menti dei fedeli con la tua gloria.

Hai compiuto la Legge, Vergine pura, generando oltre ogni spiegazione colui che parlò ai profeti in immagini e indicò al mondo la tua fulgida protezione, compimento della luce della Legge; perciò inneggiamo la tua gloria.

Ogni giorno accorriamo come pulcini sotto la tua protezione, Vergine Pura; proteggici dunque dalle frecce del serpente, dandoci pace e sicurezza di vita.

Generando il Dio Verbo ti rivelasti causa di miriadi di benedizioni per la stirpe degli uomini e, con la tua protezione, o Vergine, salvasti da miriadi di bisogni, tentazioni e afflizioni coloro che ti onorano.

Katavasìa. Come sorgente viva.

Kathisma. Tono 3. La confessione.

Protezione, salvezza, aiuto e difesa dei greci ortodossi ti rivelasti, o illustrissima; perciò esaltiamo la tua protezione e proclamiamo la tua fervida difesa, che ha protetto, o pura Vergine, le nostre anime da ogni assalto del drago (2).

Primo canone. Ode 4. Irmòs.

Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore (2).

Invisibilmente rivelando la tua splendida protezione, ogni giorno proteggi, contieni, hai cura e salvi da ogni afflizione quanti a te acclamano: Gloria, o Vergine, alla tua gloria!

La rivelazione della tua grande benevolenza e la concessione di doni che sempre mostri al nostro popolo, o Vergine, sbalordisce la mente e il pensiero; perciò inneggiamo la tua grazia, o Sovrana.

Invisibilmente presente, o sposa di Cristo, all’epoca di Bisanzio hai chiaramente rivelato ai tuoi servi la tua santissima protezione con cui sempre ci proteggi come amica del bene.

Avendo te, o Vergine, come difesa nei pericoli, sollievo nella schiavitù, guida e assistenza in tutte le circostanze della nostra vita, noi ci rifugiamo nella tua luminosissima protezione.

Secondo canone. Tu sei mia forza.

All’ombra della tua protezione, Madre di Dio, dilegui dai nostri cuori la notte delle passioni, come benevola e illumini il giorno con lo splendore della grazia e della letizia e rischiari i fedeli che a te gridano: Salve, protezione del mondo tutta luce.

Da te Dio apparve nel mondo come uomo, nato dal tuo sangue e ti rivelò potente protezione del mondo e aiuto nelle afflizioni, o Vergine; sempre, infatti, tu proteggi e liberi dai pericoli quanti con affetto ricorrono alla tua protezione.

Siccome concepisti il Re dell’universo, apparisti regina di tutti, accompagnata dai santi deiformi e spiritualmente ci rivelasti le manifestazioni della tua santa protezione in una divinissima apparizione, o purissima.

La tua prodigiosa e abbagliante protezione, con cui proteggi e salvi ogni anima devota, noi, da essa salvati dalle prove terribili, inneggiamo e con fede a te gridiamo, o lodatissima: Salve, Vergine, aiuto dei mortali!

Katavasìa. Contemplando l’imperscrutabile.

Primo canone. Ode 5. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per il tuo augusto ingresso: poiché tu, Vergine ignara di nozze, penetrasti all’interno del tempio di Dio, come purissimo tempio e concedi la pace a tutti i tuoi cantori (2).

Il tuo popolo supplice celebra, o lodatissima, la santa memoria della tua protezione: sei venuta, infatti, nella chiesa di Vlacherne, o pura e hai protetto spiritualmente tutti quelli che con fede ti glorificano.

Con la tua visita, pura Vergine, distruggi l’insolenza del leone ostile, che va ruggendo ogni giorno per divorare la tua eredità e sconfiggi la sua arroganza e superbia.

Facendo memoria della tua luminosa protezione, ti inneggiamo grati per la salvezza, o Vergine; infatti ci liberasti dall’amara schiavitù e grandemente umiliasti il nemico venuto contro di noi.

O Madre di Dio piena di grazia, preziosissimo vaso della ricchezza della divinità, rivela scrigno della divina grazia me, che con fede sempre mi rifugio sotto la tua protezione e inneggio la tua gloria.

Secondo canone. Perché mi hai respinto.

La tua santa protezione, come una nube luminosa che si stende sui tuoi servi, o Vergine, come disse Isaia, libera dall’assalto della siccità del maligno Beliar e ci refrigera con la tua grazia.

Vedendoti in strana visione accompagnata come una regina dai santi, il beato Andrea, o fanciulla, stupì quando stendesti immaterialmente la tua venerabile veste e proteggevi il tuo popolo fedele.

Hai chiaramente mostrato un grande prodigio, o pura, nel custodire il tuo popolo fedele; invisibilmente infatti lo hai protetto con le tue divine mani attraverso il tuo santo velo; perciò tutti con gioia ti inneggiamo.

Nel deserto un tempo una nube luminosa proteggeva il popolo d’Israele, o fanciulla; ora, invece, la tua luminosissima protezione ci protegge e guida ogni giorno alla luce dei precetti di tuo Figlio.

Katavasìa. Sbigottisce l’universo,

Primo canone. Ode 6. Irmòs.

Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito (2).

Un tempo, di notte una colonna di fuoco guidava il popolo d’Israele, ora invece, la tua lampeggiante protezione ci guida sempre verso la salvezza.

Stendendo la tua luminosissima protezione, pura Vergine, ogni giorno ci proteggi, come ben sappiamo; come dunque ricambieremo la tua grazia?

Hai rivelato, o fanciulla, che noi oggi come una volta siamo porzione scelta, popolo del tuo possesso; perciò tutta la Grecia esultando ti inneggia.

Predica la tua grazia, o Fanciulla, il tuo popolo fedele e amico di Dio e, liberato da pericoli e difficoltà, canta un’ode riconoscente alla tua protezione.

Secondo canone. Perdonami, Salvatore.

Verammente, o regina dell’universo, sei apparsa luminosissima e prodigiosamente dispiegando la tua pura protezione, proteggi i tuoi servi; perciò inneggiamo la tua grande benevolenza.

I cherubini, un tempo, adombravano l’arca legale, mentre ora la tua protezione protegge e adombra la Chiesa di Cristo, o sempre benedetta e concede grazia generosa.

L’antico Israele era guidato alla terra promessa da una nube, ora invece il nuovo Israele è guidato dalla tua santa protezione alla vita senza fine.

Come il fuoco che consuma gli stolti, attorno a noi espandi la tua luminosa protezione, o purissima, salvandoci dalla loro follia; perciò ti glorifichiamo.

Katavasìa. Celebrando questa divina.

Kontàkion. Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Come nube che copre col suo splendore l’insieme della Chiesa, o Purissima, apparisti un tempo nella Città Imperiale. Ma come protezione e difesa del tuo popolo proteggi da ogni tribolazione noi che gridiamo: Salve, protezione luminosissima.

Ikos.

Stendendo dall’alto la tua santa protezione, Maria Vergine, Madre di Dio, proteggi e salvi il tuo popolo che ogni ora grida a te, pura; e ora con gratitudine inneggia i tuoi prodigi acclamando:

Salve, salvezza del mondo; salve, difesa della Grecia.

Salve, meravigliosa visione degli angeli; salve, sostegno incrollabile dei mortali.

Salve, sempre Vergine Madre di Cristo, Re universale; salve, protezione e assistenza soccorso del tuo popolo fedele.

Salve, tu che sei apparsa proteggendo il tuo popolo; salve, tu che concedi vittorie all’esercito.

Salve, fonte di ricca bontà; salve, lampada della benevolenza di Dio.

Salve, tu per cui vinciamo i nemici; salve, a te ogni giorno gridiamo.

Salve, protezione luminosissima.

Sinassario

Il 28 di questo mese festeggiamo la memoria della protezione della santissima Sovrana nostra Madre di Do e sempre Vergine Maria a favore del nostro popolo come un tempo della Città Imperiale.

Stichi. Con la tua protezione, o pura, tu proteggi e custodisci quanti a te accorrono, o Vergine. La protezione della Madre di Dio custodisce la Grecia.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Terenzio e Neonilla e dei loro figli Nità, Servilo, Gerace, Teodulo, Focà, Bele ed Eunice.

Stichi. Terenzio e Neonilla con i loro sette figli preferirono morire insieme di spada. Il giorno 28 due sposi vittoriosi portano al Sovrano i loro figli e le loro figlie.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Stefano il sabaìta, divenuto anche vescovo.

Stichi. Colui che porta il nome della corona viene incoronato di virtù per la sua vita.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Terenzio, Africano, Massimo, Pompeo e altri 36 martiri.

Stichi. Venne decapitato Terenzio, il quale seppur morto versava latte, mostrando un nuovo prodigio.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Firmiliano, vescovo di Cesarea e del sapientissimo Melchione, presbitero di Antiochia, che sconfissero l’eresia di Paolo di Samosata.

Stichi. In pace perirono i figli della pace Firmiliano e Melchione.

Lo stesso giorno memoria di santa Febronia, figlia dell’imperatore Eraclio e del santo ieromartire Ciriaco, che mostrò la preziosa croce al tempo del grande imperatore Costantino e di Elena sua madre.

Stichi. Il beatissimo Ciriaco, mescolando sangue a olio, produsse una nuova miscela.

Lo stesso giorno sant’Anna, madre di san Ciriaco, perì dilaniata e consumata dalle torce.

Stichi. Anna, con la carne consumata dal fuoco, divenne una lampada sempre illuminata per Cristo.

Memoria del nostro beato padre Atanasio patriarca di Costantinopoli, che praticò l’ascesi sul monte Athos.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Primo canone. Ode 7. Irmòs.

I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestata con coraggio la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto (2).

Ci hai posto sotto la tua protezione, o Sovrana e ci hai sempre protetto dal terribile maltrattamento degli assalti dei nemici e da ogni afflizione; perciò a gran voce tutti ti inneggiamo nei secoli.

Hai protetto la Città Imperiale di Costantino, come una tua porzione, Vergine Pura; allo stesso modo ora ci proteggi con la tua gloria, pura Sovrana e noi ci rifugiamo nella tua fervida protezione.

La tua prodigiosa e divina protezione sul nostro popolo, o Vergine, manifesta con chiarezza la tua provvidenza, con cui concedi gioia e pace nelle nostre anime.

Coltivasti non coltivata Cristo Signore, colui che coltiva la vita e ci procura la grazia, o purissima, apparendo causa di gioia a coloro che cantano: Salve, Sovrana della nostra stirpe, nostra salvezza e dolce soccorso.

Secondo canone. Il fuoco ebbe paura.

La casa animata in cui il Sovradivino ha dimorato, la pura Madre di Dio, fu vista un tempo dispiegare nella sua dimora il suo velo, proteggendo prodigiosamente quanti in lei confidano.

Non possiamo assolutamente comprendere la grandezza della tua bontà verso di noi, o Vergine, perché come madre amorevole tu ci proteggi, riscaldi e nutri ogni giorno, perciò inneggiamo la tua divina protezione.

Comprendendo in una visione immateriale, il teoforo Andrea, ti vide spiritualmente dispiegare la tua luminosa protezione sui tuoi supplici e celebrò i tuoi prodigi oltre ragione e comprensione.

Un tempo una nube luminosa ricopriva la tenda della testimonianza; ma ora la tua meravigliosa e luminosa protezione, pura Vergine, ricopre la Chiesa di Cristo giorno e notte come il monte di Dio.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino.

Primo canone. Ode 8. Irmòs.

Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli (2).

In molti modi un tempo rivelasti l’energia della tua protezione, Madre di Dio, con segni, prodigi e potenza, difendendoci ogni giorno, o purissima e noi ora inneggiamo prontamente i tuoi salvifici prodigi.

Il tuo popolo, o pura, ricevendo con fede forza e vigore dalla tua divina protezione, sempre allontana le afflizioni che sopraggiungono e resta incolume da qualsiasi furore dei nemici ostili, grazie alla tua sollecitudine, o Madre di Dio.

Dall’alto, pura Vergine, dispiega la tua santa e lucentisssima protezione e, come un tempo, proteggici e salvaci dagli avversari che ci attaccano e scampa la tua eredità dalla loro malvagità e aggressione.

Il beato Andrea e il divino Epifanio videro te, che proteggesti casto il tuo corpo, Madre di Dio Vergine, spiegare la tua protezione; hai protetto infatti tutti nella luce immateriale e nella gloria celeste, o Vergine.

Secondo canone. Colui che sul santo monte.

A quanti camminavano nella notte della vita, Vergine pura, la tua sacra protezione concede forza divina, luce, salvezza e li guida tutti al riposo della vita eterna.

I cori delle potenze incorporee e dei santi, vedendoti, o pura Vergine, nel tuo santo tempio stendere il tuo santo velo e proteggere il mondo, lodavano la fonte della tua misericordia.

Tu sei la protezione del mondo più ampia della nube, o pura, salvezza dei mortali, perciò celebrando con affetto la memoria della tua venerabile protezione, inneggiamo la moltitudine dei tuoi prodigi, o Madre di Dio.

Avendo te, pura Vergine, come forte protezione nella vita e speranza infrangibile, ci rifugiamo nella tua potente protezione e siamo salvati dagli ostacoli del seduttore inneggiando la tua grazia.

Katavasìa. Il parto della Madre di Dio.

Primo canone. Ode 9. Irmòs.

Stico. Gli angeli magnificano con inni la protezione della Madre di Dio, perché protegge i cori dei fedeli in ogni luogo.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima Madre di Dio pura, sempre Vergine (2).

Stico. Gli angeli, vedendo la protezione della Madre di Dio, stupirono per come essa custodisce e protegge quanti in lei confidano.

La rugiada che gocciola dalla tua divina protezione come da nube immateriale, o pura, diviene guarigione per noi e scaccia le malattie dello spirito e del corpo per coloro che gridano: Salve, sempre Vergine, nostra gioia e consolazione!

Stico. Angeli e mortali onoriamo la tua venerata protezione; perché tu, Sovrana, proteggi tutti quelli che con fede t’inneggiano.

Una sacra memoria a gloria e lode dei tuoi prodigi compie la Grecia (oppure: la Chiesa dei fedeli) esultando oggi, o purissima e con fede rifugiandosi nella tua protezione, a te grida: Proteggimi e custodiscimi fino al termine della vita, o illustrissima.

Stico. Angeli e mortali magnificano la protezione della purissima: essa infatti protegge e salva tutti quelli che la onorano.

Con tutta l’anima ci riuniamo sotto la tua divina protezione, o purissima, rivolgendoti una lode riconoscente per la tua calorosa benevolenza, poiché ci hai scelti come possesso e ci tratti bene in tutto, o Sovrana e ci guidi e salvi dalle afflizioni.

Stico. Vergine pura, genitrice di Dio, salva il tuo gregge, custodendolo con la tua protezione e prenditene cura in tutto.

Dall’alto e intorno, o Vergine, mantieni con ricca benevolenza la tua divina protezione sul tuo popolo come una muraglia; e a me, che ti ho composto inni, dà illuminazione, chiarezza e remissione delle colpe, ti supplico.

Secondo canone. Per questo sbigottisce.

Stico. Esalta, anima mia, la santissima protezione della pura Vergine.

Chinandoti con affetto materno verso il tuo popolo, che con fervore in te spera, come compassionevole, o Vergine, in modo singolare hai steso spiritualmente per loro la tua divina protezione come nube luminosa; perciò predicando la ricchezza della tua benevolenza, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Stico. Magnifica, anima mia, la protezione luminosa dell’unica Madre di Dio.

Tuo Figlio, o pura, che un tempo guidava un popolo ingrato con una nube come una colonna, ti rivelò nube viva e razionale, che prodigiosamente protegge e salva con fervente assistenza il popolo tuo possesso, o pura, in vista della terra dell’incorruttela.

Gloria.

Stico. Magnifica, anima mia, la divinità in tre persone, tearchia senza principio.

Sollevando le mani verso Dio implori per noi colui che è venuto a te e da qui, dispiegando spiritualmente la tua protezione luminosa, hai protetto tutti i fedeli. Perciò, celebrando annualmente la sua memoria, o Madre di Dio, ti magnifichiamo.

E ora.

Stico. Magnifica, anima mia, le straordinarie magnificenze della purissima Vergine.

Inneggiando i molti doni della tua protezione e della sua generosa grazia, di cui continuamente godiamo, o Madre pura, gridiamo a te dal profondo dell’anima: come un tempo proteggevi il tuo popolo, anche adesso con la tua mano proteggici e salvaci fino al termine della vita, o pura.

Katavasìa. Ogni abitante.

Esapostilario. Tu che il cielo.

La tua divina protezione, o Vergine, protegge i fedeli e guida e custodisce illeso il nostro popolo da ogni pericolo, o Madre di Dio.

Un altro. Uguale.

Con la tua potente protezione e assistenza insonne, o Vergine, custodisci incolume il popolo dei greci (oppure: degli ortodossi). Tutti nelle necessità abbiamo te come rifugio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo questi prosòmia.

Tone 1. Esultanza delle schiere.

La sempre Vergine e pura Madre di Dio, alleata, protezione e soprattutto rifugio e pronto aiuto di noi, che siamo sotto attacco celebriamo, o Grecia tutta, magnificando la sua protezione.

La tua santissima e abbagliante protezione, che dispieghi ogni giorno come nube luminosa e attraverso cui, come abbiamo imparato, manifestamente ci proteggi e ricopri nella prosperità come nella sciagura, con gioia, o Vergine, diciamo beata.

Un tempo la Città Imperiale, con la tua prodigiosa protezione, Vergine, scampava pericoli e guerre terribili, mentre oggi tutta la Grecia (il tuo popolo), per la sua grazia, scampa problemi, calamità e disastri.

Com’è prodigiosa, un tempo e ora, la grazia della tua benevolenza per il tuo popolo, o Vergine! Perciò accorrendo alla tua venerabile protezione ogni giorno, troviamo liberazione da ogni aggressione e partecipazione a beni di ogni genere.

Gloria. E ora. Tono pl. 1.

I doni della tua protezione, Madre di Dio, stendendosi come raggi solari in ogni luogo, in molti modi ci benèficano: scacciano infatti l’afflizione delle malattie, sbaragliano le falangi dei nemici, dileguano la tenebra di inaspettate sciagure e ci concedono pace duratura. Ma tu, Vergine piena di grazia, accetta i nostri inni di ringraziamento e sii nostra alleata e difesa fino alla fine dei secoli, ti supplichiamo.

Grande dossologia e conclusione.

Alla Liturgia

Antifona 1.

Stico 1. Sta la regina alla tua destra, avvolta in abito dorato, variamente adornata.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Stico 2. Tutta la gloria di lei, la figlie del re è nell’intimo.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Stico 3. I ricchi del popolo della terra imploreranno il tuo volto.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Gloria. E ora.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Antifona 2.

Stico 1. Della tua lode, Signore è piena tutta la terra.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 2. Il giorno del Signore è contro ogni violento e orgoglioso e contro ogni superbo ed esaltato.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 3. Il Signore Savaòth percuoterà i gloriosi con forza e gli esaltati e i superbi saranno frantumati con violenza.

Salva, Figlio di Dio.

Antifona 3.

Stico 1. Mi ricorderò del tuo nome di generazione in generazione.

Inneggiamo, Vergine.

Stico 2. Per questo i popoli ti loderanno nei secoli e nei secoli dei secoli.

Inneggiamo, Vergine.

Stico 3. Mirra, statte e cassia dalle tue vesti.

Apolytìkion. Tono 1. Cittadino del deserto.

Inneggiamo, o Vergine, le grazie della tua protezione, che come nube luminosa in modo inconcepibile dispieghi e proteggi con sapienza il tuo popolo da ogni insidia del nemico. Avendo te come protezione, difesa e soccorso, a te gridiamo: gloria alle tue magnificenze, o pura, gloria alla tua santa protezione, gloria alla tua provvidenza verso di noi, o pura.

Kontàkion. Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Come nube che copre col suo splendore l’insieme della Chiesa, o Purissima, apparisti un tempo nella Città Imperiale. Ma come protezione e difesa del tuo popolo proteggi da ogni tribolazione noi che gridiamo: Salve, protezione luminosissima.

Apostolo e vangelo del 21 novembre

Ad Exerètos.

Gli angeli magnificano con inni la protezione della Madre di Dio, perché protegge i cori dei fedeli in ogni luogo. Ogni abitante della terra…

Megalynàrion.

Sei la protezione dei cristiani ortodossi, o Vergine, che proteggi tutti i fedeli; perciò tutta la Grecia (il tuo popolo) accorre e con fede magnifica il tuo sostegno.

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Mattutino del 27 Ottobre- Memoria del santo martire Nestore

27 Ottobre

Memoria del santo martire Nestore.

Al Mattutino.

Apolytìkion del Santo. Tono 3. Della fede divina.

Un grande difensore nei pericoli il mondo ha trovato in te, o vittorioso, che metti in rotta le genti. Come dunque hai abbattuto la tracotanza di Lieo, incoraggiando Nestore nello stadio, così, o santo, supplica Cristo di donarci la grande misericordia.

Gloria. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente ha accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Dopo la solita sticologìa si dicono i canoni dall’Oktòichos e quello di san Nestore, qui riportato.

Ode 1. Tono 4. L’armata del faraone.

Felicemente salisti, o martire, sul carro di fuoco del tuo sangue e giungesti con gioia alle altezze dei cieli, dove si trova Gesù, splendore atemporale.

Indossata la corazza mistica della fede, o Nestore, brandendo come lancia la croce, distruggesti le falangi del nemico.

Sostenuto dal fervente amore per Cristo, irrompesti nello stadio e sventasti gli inganni di Lieo e sollevasti il trofeo della vittoria.

Theotokìon. Concepisti in grembo il Figlio coeterno al Padre, senza uomo lo generasti soprannaturalmente secondo la carne, restando realmente vergine, o pura: perciò tutti ti celebriamo.

Ode 3. Creatore del tuono.

Fortificato da colui che spezzò il chiavistello e le porte dell’ade, entrasti nello stadio con ardore, annientando la forza del nemico.

Il principe dell’antico errore cadde ai tuoi piedi, poiché andasti con ardore al taglio della spada, Nestore, gloria dei martiri; perciò ti celebriamo.

Spezzando l’audacia degli empi, offristi, o martire, in sacrificio a Dio il tuo sangue: in cambio egli ti donò abbondanza di carismi.

Theotokìon. La deformità della stirpe di Adamo, deturpata dal cibo, Gesù, concepito nel grembo della Madre di Dio, soprannaturalmente riplasmò, dandoci la primitiva bellezza.

Irmòs. Creatore del tuono e dei venti, consolida, Signore, il mio spirito, perché ti canti in verità e compia il tuo volere, poiché non c’è santo all’infuori di te, nostro Dio.

Kathisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Non temesti il furore dei nemici, né i dolori della carne, ma accorresti impavido alla lotta, con l’arma invincibile della croce; uccidendo subito il maledetto, fosti poi ucciso, divenendo degno, o Nestore, di stare presso Cristo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Colui che siede sul trono dei Cherubini e riposa nel seno paterno, riposò corporalmente nel tuo grembo, Sovrana nostra, come sul suo trono divino; Dio infatti regna su tutte le nazioni e noi giustamente cantiamo a lui: imploralo di salvare i tuoi servi.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Illuminato dai chiari insegnamenti di Demetrio, scampasti all’idolatria tenebrosa dei pagani e splendi del bagliore dei martiri.

Agitando le onde salate dell’incredulità con la gradevole dolcezza della tua fede, con i flutti del tuo sangue annegasti l’armata dei nemici.

Apparisti come albero piantato per la vita, nutrendo coi frutti delle tue lotte l’insieme dei credenti, o Nestore, gloria dei martiri di Cristo.

Theotokìon. Vergine santissima, sii per me purificazione dai peccati e nel pericolo soccorrimi con la tua mano, salda protettrice dei cristiani.

Ode 5. Fa’ sorgere su noi.

Accogliendo come pioggia nel cuore le parole della sapienza divina, hai fatto crescere, glorioso Nestore, le larghe mura del martirio.

O Demetrio, martire di Cristo, con le tue parole come legge, Nestore annientò l’iniquità dell’ateismo.

Misurandoti col nemico invisibile, insigne Nestore, possedevi invisibilmente l’alleanza di Dio.

Theotokìon. Salve, tu che concepisti senza seme il nostro Dio, salve, divina, purissima Madre, salve, Sposa non sposata.

Ode 6. I marosi dei pensieri.

Col cuore marchiato dal sigillo di Cristo, coraggiosamente trafiggesti con la lancia, generoso atleta, il cuore di Lieo e con gioia moristi per la vita di tutti.

Come sposo uscisti dalla stanza del tuo corpo, splendidamente adorno dell’ornamento tessuto col tuo sangue e comparisti davanti a Cristo Re.

Innalzando i tuoi piedi sulla pietra della fede, Cristo, pietra della vita, ti consolidò e diresse il tuo cammino verso di lui, confondendo i tuoi nemici.

Theotokìon. Spezza i lacci dei miei peccati, tu che partoristi il Dio che toglie i peccati del mondo, vergine Maria, poiché ho posto in te la speranza della mia salvezza.

Irmòs. I marosi dei pensieri, afferrandomi, mi spingono verso le onde senza fondo del peccato, ma tu, buon Timoniere, guidami e come il profeta salvami. 

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Per aver valorosamente lottato, hai avuto ora in sorte la gloria immortale e sei divenuto ottimo soldato del Sovrano, per le preghiere del martire Demetrio; con lui, dunque, Nestore sapiente, non cessare di intercedere per tutti noi.

Ikos.

Lottando con la forza di Dio, o beatissimo, fosti proclamato vincitore; calpestato coi piedi il nemico, fosti glorificato; apparisti incoronato con i cori dei venerabili vittoriosi, o Nestore e sei stato elevato al di sopra di Aronne, o atleta di Cristo, per aver offerto con Abele il tuo sangue divino. Presso il trono divino del Creatore, con le schiere degli angeli, non cessare di intercedere per tutti noi.

Sinassario.

Il 27 di questo mese memoria del santo martire Nestore.

Stichi. Nestore, uccidendo Lieo, morivi di spada prefigurando la rovina dell’errore. Il ventisette l’odioso imperatore fece decapitare il fedele Nestore.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Capitolina ed Eroteide.

Stichi. Dalla spada padrona e serva vengono uccise, autentiche signore e serve della Trinità.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Kyriakos, patriarca di Costantinopoli.

Stichi. Kyriakos, lasciando questa terra e questa vita, giunge presso lo stesso Signore dei signori.

Lo stesso giorno memoria di santa Procla, sposa di Pilato.

Stichi. Procla sta al cospetto del suo Re avendo creduto in colui che era comparso davanti al suo sposo.

Per le loro sante preghiere, o Dio nostro, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Sul monte a Mosè.

Tu che illuminasti i cuori dei fedeli coi raggi prodotti dalle imprese del tuo martire, Signore, Dio dei nostri padri, sei benedetto.

Estinto il fuoco dell’empietà con la rugiada del tuo sangue, martire Nestore, adesso salmeggi: Signore, Dio dei nostri padri, sei benedetto.

Come sacrificio vivente, come profumo dal soave odore, ti immolasti al Signore cantando: Dio dei nostri padri, sei benedetto.

Theotokìon. Sovrana santissima, hai superato la santità dei Cherubini partorendo il Santo dei santi, il Verbo Dio che ci santifica.

Ode 8. Terra e tutto ciò che contiene.

La terra accolse il tuo sangue venerabile versato per Cristo, i cieli, la tua anima risplendente come sposa; i cori dei martiri e gli spiriti di tutti i giusti, nella gioia, ti vennero incontro, o martire.

Quanto amava Dio la tua anima! Considerando nulla la morte temporale, scegliesti di vivere nel Signore; e quale coraggio divino, quando fiaccasti la forza dei nemici che non volevano riconoscere Cristo!

Hai ingaggiato la buona lotta, hai davvero terminato la tua corsa, custodito la fede, o Nestore: cos’ hai trovato la corona di giustizia che Cristo ti ha dato nei secoli.

Theotokìon. Avendo il tuo aiuto, Madre di Dio, non temo le reti del nemico; rifugiandomi in te, non temo il male, poiché in te mi glorifico; in te oltrepasserò il muro del peccato, salvato dalla tua intercessione.

Irmòs. Terra e tutto ciò che contiene, mare e fonti, cieli dei cieli, luce e tenebra, gelo d’inverno e arsura d’estate, figli degli uomini e sacerdoti lodino il Signore e lo esaltino per tutti i secoli.

Ode 9. Poiché il potente ha fatto.

Portando, beato Nestore, la porpora tinta nel tuo sangue e reggendo lo scettro della croce, regni con Cristo.

Fosti il grappolo maturo della vigna di Cristo: pigiato nelle botti del martirio, versasti per noi fedeli il vino della compunzione, Nestore dalle molte lotte.

Tu che esulti con gli angeli in presenza di Gesù e gioisci della sua gloria, Nestore, ricordati sempre dei fedeli, che festeggiano la tua sacra memoria.

Theotokìon. Sei davvero dimora della luce che dissolve le tenebre dell’antica ignoranza, abitazione di colui che tutti ci santifica, Vergine pura, lampada d’oro, più eccelsa dei cieli.

Irmòs. Poiché il potente ha fatto in me prodigi, santo è il suo nome e la sua misericordia di generazione in generazione si stende su quanti lo temono. 

Exapostilàrion. Udite, donne.

Abbattesti la follia e la furiosa arroganza di Lieo, o Nestore, con la potenza della croce e le preghiere del gloriosissimo martire Demetrio, avendo in precedenza messo in fuga le passioni e ti rivelasti eccellente martire di Cristo, o sapiente vittorioso.

Theotokìon.

Come di consueto mostra anche ora, o celebratissima e amante del bene, le tue misericordie e le tue molte compassioni, o Madre di Dio, liberandoci tutti da ogni sventura, pericolo e tribolazione e salvandoci dalla tremenda minaccia del terremoto.

Allo stico, gli stichirà prosòmia che abbiamo detto ieri al vespro.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 26 Ottobre- Memori a del santo megalomartire Demetr io il mirovlita e commemorazione del terremoto del 740

26 Ottobre

Memoria del santo megalomartire Demetrio il mirovlìta (effusore di unguento profumato) e commemorazione del terremoto del 740.

Al Mattutino.

Apolytìkion del santo.

Tono 3. Della fede divina.

Un grande difensore nei pericoli il mondo ha trovato in te, o vittorioso, che metti in rotta le genti. Come dunque abbattesti la tracotanza di Lieo, incoraggiando Nestore nello stadio, così, santo megalomartire Demetrio, supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Un altro del terremoto. Tono pl. 4.

Tu che guardi sulla terra ed essa trema, liberaci dalla tremenda minaccia del terremoto, o Cristo nostro Dio e fa’ scendere su noi copiose le tue misericordie, per l’intercessione della Madre di Dio, o solo amico degli uomini.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

La tua memoria, glorioso martire Demetrio, ha allietato oggi la Chiesa di Cristo e riunito tutti per celebrarti degnamente con canti, o uomo di mente divina, come vero soldato e distruttore dei nemici: perciò con le tue suppliche liberaci dalle tentazioni.

Gloria. Stessa melodia.

Rivestito Cristo, vanto della lotta, o martire Demetrio, debellasti il nemico impotente: annientato in lui l’inganno degli empi, divenisti, per chi è nella fede, istruttore di vita pia; perciò devotamente festeggiamo la tua memoria.

E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Speranza non confusa di quanti in te confidano, tu che sola, oltre natura, generasti nella carne Cristo nostro Dio, imploralo con i santi apostoli di donare a tutta la terra il perdono e la pace e a tutti noi, prima della fine, l’emendamento della nostra vita.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Con fede sicura, il vittorioso di Cristo, abbattuta con coraggio l’arroganza dei tiranni, debellò da atleta il maligno, ricevendo in ricompensa per i tormenti il dono dei miracoli, da parte dell’unico Dio, arbitro della lotta, presso il quale intercede perché ci usi misericordia.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Salve, invalicabile porta del Signore, salve, muro e protezione di quanti a te accorrono, salve, porto senza tempeste e ignara di nozze: tu che partoristi nella carne il tuo Creatore e Dio, non cessare di intercedere per quanti inneggiano e adorano tuo Figlio.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono 3. Attonito di fronte.

Ti imploriamo con fede, Demetrio, martire del Signore, che in tutto hai patito con lui: liberaci dai multiformi pericoli che ci assalgono; sana le ferite delle nostre anime e dei nostri corpi; spezza l’arroganza dei nostri nemici, o santo; dona pace alla nostra vita, perché sempre ti glorifichiamo.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Theotokìon.

Madre senza nozze, in Dio beata, sana la mia anima inferma, perché sono preso da molte colpe, Madre di Dio; perciò a te grido col gemito del cuore: Accogli, Purissima, colui che molto ha peccato, affinché con fiducia ti acclami: Salve, piena di grazia.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Mirabile è Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti suoi voleri.

Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (Lc 21, 12-19).

Disse il Signore ai suoi discepoli: Guardatevi dagli uomini; metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi ben in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salvate le vostre anime.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione del vittorioso. E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico. Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2.

Nelle dimore ultramondane, Demetrio, sapiente martire, Cristo Dio ha accolto il tuo spirito irreprensibile: fosti infatti difensore della Trinità, lottando coraggiosamente nello stadio, inflessibile come l’acciaio; trafitto dalla lancia al tuo fianco puro, o venerabilissimo, imitando colui che venne steso sul legno per la salvezza di tutto il mondo, ottenesti di operare prodigi, per concedere generosamente agli uomini le guarigioni. Perciò, festeggiando oggi la tua dormizione, glorifichiamo degnamente il Signore che ti ha glorificato.

Quindi i canoni, uno per il terremoto, due per il santo. Il canone per il terremoto ha il seguente acrostico: O Cristo, fa cessare subito il terremoto. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo che il faraone inseguitore veniva sommerso nel mare, esclamava: Cantiamo a Dio un inno di vittoria.

Com’è potente la tua ira, da cui ci liberasti, Signore: non seppellisti infatti sotto terra la nostra ribellione contro di te, perciò sempre grati ti glorifichiamo.

Gioendo sempre ogni volta che qualcuno si converte, scuoti tutta la terra come semplice foglia per rafforzare i fedeli con il tuo timore, Signore.

Liberaci dai terremoti più violenti della terra e non permettere che la tua eredità vada del tutto in rovina, anche se sei irritato per i nostri numerosi peccati, longanime Signore.

Theotokìon. Supplici ti preghiamo, Madre di Dio, di mostrare verso il tuo popolo e la tua città la comprensione di sempre e dai più violenti terremoti della terra e dalla rovina, salvaci.

Primo canone del Santo, con l’acrostico: Acclamo al valorosissimo Demetrio. Opera di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Nel mar rosso.

Cinto con la divina corona dei martiri, presso Dio esulti luminoso, brillando dello splendore dell’aldilà, illustre martire Demetrio.

Il Sovrano ti accolse come martire della verità, avendo lottato fino al sangue e dimostrato valorosamente con la lotta la tua ferma resistenza.

Calpestasti l’inventore del male, Demetrio, abbattendolo con la lancia del tuo martirio e la bontà divina ti fortificò per questo con la sua ineffabile potenza, o beato.

Theotokìon. Colui che è generato senza madre nel cielo, come Dio nasce da te, secondo la nostra natura, senza padre, illustre Madre di Dio, incarnandosi con unione sorpassante ragione e mente.

Secondo canone del santo. Acrostico: Unito al profumo spirituale divieni profumo. Nei theotokìa opera di Filoteo. Poema di sua santità il patriarca Filoteo, dedicato alla celebrazione e alla supplica per il santo Myron.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Mia parte sei tu e mia divina gloria, Demetrio, perché sono pecora del tuo caro gregge; ricevi dunque il mio inno, che oggi celebra la grazia della tua mirra, o incoronato.

Luminosamente percorresti la via del martirio con l’anima ricoperta dall’olio delle virtù: dalla tomba trionfi in modo meraviglioso e hai fatto del tuo corpo una fonte di mirra, generoso martire.

Annulla in me i torrenti fangosi e il cattivo odore delle mie impure passioni, ti prego, o Demetrio e rendimi dimora degna del profumo di Cristo.

Il divino Davide in Spirito chiamò unguento profumato l’unione dei fratelli e la tua mirra, come nuova creazione, o sapiente, conduce all’unione con il supremo Profumo.

Theotokìon. Apparisti, Vergine purissima, vaso d’alabastro del divino profumo, contenente il buon odore di Cristo: liberami dunque dai miasmi delle mie passioni e dal fango dei miei errori, ti prego.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Del terremoto. Ode 3. Irmòs.

Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

La terra è flagellata a causa delle nostre malvagie predisposizioni, perché sempre provochiamo la tua collera verso di noi; ma tu, Re dell’universo e Signore compassionevole, risparmia i tuoi servi.

Scossa la terra, Signore, di nuovo la rafforzasti, correggendo e riparando le nostre debolezze, volendo stabilirci nel tuo divino timore, o più che buono.

Fratelli, rifuggiamo i peccati che generano le amarezze della morte, i più forti terremoti della terra e incurabili flagelli, quindi, con la penitenza, addolciamo il nostro Dio.

Theotokìon. O Madre di Dio purissima, tu che sola sei buona, ti preghiamo, supplica con insistenza il Verbo buonissimo di salvare tutti dalla collera dell’attuale terremoto.

Primo canone del santo. In te si rallegra.

Disprezzasti del tutto le leggi dei tiranni, preferendo più di tutto il Verbo di Dio, o atleta vittorioso.

Nella tenda della Testimonianza divenisti candeliere brillante, risplendente della divina luce, vittorioso martire Demetrio.

Theotokìon. Per sanare la natura incancrenita dei mortali, Vergine pura, l’Amico degli uomini scelse il tuo grembo come sua dimora.

Secondo canone del santo. Quale sorgente.

Nelle vivificanti onde entrasti purificato con il divino battesimo; lavato poi con il tuo sangue di martire, hai prodotto una sostanza nuova, Demetrio, che diviene in te fonte di profumo.

Come divino custode di Tessalonica, allieti gioiosamente la tua città come immenso fiume del Signore con le onde del tuo profumo e come divina dimora, santifichi l’universo.

La tua città, santo martire, ci appare come fonte d’acqua vivificante, che fa scorrere le onde del tuo profumo come fiume sommergente l’oceano delle eresie e delle passioni.

Cristo ha effuso misticamente questa mirra nella tua anima; dalle tue membra ha fatto scorrere, Demetrio, come dalle sue labbra, una fonte di profumo e ti ha reso santa dimora dello Spirito.

Theotokìon. Questo la Vergine dice a suo Figlio, Re dell’universo: o mio Sposo bellissimo, sulle tracce del tuo profumo, verso di te accorro.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori che allestiscono per te una festa spirituale; e rendili degni di corone di gloria.

Kathisma del santo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Nella ricchezza della tua pietà, rovesciando l’errore degli empi, calpestasti l’audacia dei tiranni e infiammando l’intelletto con il divino amore, sprofondasti nell’abisso l’errore gli idoli; perciò degnamente ricevesti in ricompensa delle tue gesta il potere dei miracoli e fai scorrere guarigioni, atleta Demetrio; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Un altro del santo.

Compiacendo il Re dei secoli, ti opponesti al volere dell’iniquo imperatore, o glorioso e non sacrificasti agli idoli intagliati; perciò ti sacrificasti per il Verbo immolato, lottando con fermezza e fosti trafitto da una lancia nel fianco, sanando i dolori dei fedeli che a te accorrono, atleta Demetrio; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Del terremoto.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Hai avuto pietà di noi salvandoci dalla tua ira tremenda e mostrandoci l’oceano del tuo amore per gli uomini, Signore: noi ora ti ringraziamo, avendo imparato a evitare i peccati mortiferi; volgiti dunque a noi, abbi pietà per le preghiere della tua Genitrice, o Salvatore.

Del terremoto. Ode 4. Irmòs.

Cristo, mia forza, Dio e Signore, così la sacra Chiesa divinamente canta, levando il grido da animo puro facendo festa nel Signore.

Tu che scuoti col tuo volere la terra, Signore, rafforza sulla base della verità tutti noi, che siamo scossi dagli assalti del perfido nemico.

Per il tuo volere divino scuoti l’universo e agiti i cuori degli abitanti della terra: calma dunque le onde della tua giusta ira.

Quanti non hanno affatto il tuo timore nel loro spirito, li spaventi scuotendo tutta la terra, tu il solo compassionevole, ma a noi, come sempre, Signore, manifesti tutte le meraviglie del tuo amore.

Theotokìon. Riconoscendoti tempio di Dio, o Sovrana, nel tuo santo tempio eleviamo le nostre mani supplicanti per pregarti: volgiti alle nostre miserie e vieni in nostro soccorso.

Primo canone del santo. Vedendoti sospeso.

Il Dio Verbo eccelso, vedendoti sconfiggere le menzogne degli empi, t’incoronò di gloria, Demetrio, cantando: gloria alla tua potenza, Signore.

Diretto dalla mano vivificante raggiungesti i porti più sereni dove ora con gioia, Demetrio, tu gridi: gloria alla tua potenza, Signore.

Innalzato un trofeo contro l’errore, ricevesti la corona di vittoria, il diadema di giustizia, Demetrio e canti al tuo Creatore: gloria alla tua potenza Signore.

Theotokìon. Più sacra di tutte le creature, tu sola fosti degna di divenire Madre di Dio: partorendolo infatti, illuminasti il mondo con la grazia della scienza divina.

Secondo canone. Colui che siede.

Come uva matura Cristo ti colse dalla vigna di Dio, o beato; dal peso del martirio ti liberò e trasformò il succo che scorre in mirra divinamente zampillante.

Dove dimori, sposo mio, dove hai piantato la tua tenda a mezzogiorno, chiede a Cristo l’incoronato; sulle tracce del tuo myron, coperto di mirra accorro.

Spazzando via i torrenti dell’errore con le onde del tuo sangue, o Demetrio, prosciuga del tutto il fiume dei miei peccati e delle mie passioni con le onde della tua mirra, ti prego.

Dimmi o mio Sposo, dimmi ben chiaramente, dove porti le tue pecore? Chiede la Sposa al Divino Sposo suo Figlio, perché con il profumo dei tuoi unguenti guidi le schiere dei tuoi amici.

Theotokìon. Venuto a conoscenza dell’ineffabile tuo progetto divino dell’incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm gridava: gloria alla tua potenza, Signore.

Katavasìa. L’ineffabile progetto divino della tua incarnazione verginale, Dio altissimo, il profeta Avvacùm lo conobbe e gridò: Gloria alla tua potenza Signore.

Del terremoto. Ode 5. Irmòs.

Col tuo divino fulgore, o buono, rischiara, ti prego, le anime di quanti con affetto vegliano per te per conoscere te, Verbo di Dio, che veramente sei Dio e ci richiami dal buio delle colpe.

E tu mio cuore, trema pure vedendo avvicinarsi ora la minaccia di Dio, gridando al Re compassionevole: risparmia il tuo popolo Signore, metti fine alla tua giusta ira.

Il popolo e la città che hai acquistato col tuo sangue, non abbandonare, o Gesù, alla distruzione, non scuotere la terra con uno spaventoso terremoto: il coro degli apostoli ti supplica.

Deviando dai tuoi dritti sentieri, Signore, con tortuosi pensieri, ti abbiamo provocato all’ira; ma tu sei buono e clemente, o Dio compassionevole, sii dunque propizio ai tuoi servi.

Theotokìon. E’ giunta l’ora che tu ci aiuti, abbiamo bisogno ora di riconciliarci con tuo Figlio e Signore, Vergine pura, per questo abbi pietà di noi e libera dalla sua collera noi che lo abbiamo irritato.

Primo canone del santo. Tu Signore, mia luce.

Avendo ricevuto nel cuore il fuoco dell’amore di Dio, illustre Demetrio, estinguesti il fuoco dell’atea mania degli idoli.

Rivelati, o Demetrio, liberandoci dai pericoli con le tue preghiere e proteggi i fedeli che con affetto ti festeggiano.

I fedeli, frequentando il tuo santuario, Demetrio si sono visti liberati da malattie e passioni funeste.

Theotokìon. Il Verbo di Dio, consustanziale al Padre, diviene tuo Figlio, a te consustanziale, al di sopra dell’intelletto e della ragione, Madre di Dio.

Secondo canone. Sbigottisce l’universo.

Il grande martire Demetrio mischiò sangue e sudore per preparare il santo myron sulla fiamma dello Spirito, lavorando il medicamento per purificare di nuovo le nostre anime.

Le ferite delle nostre anime e dei nostri corpi tu purifichi, o Demetrio, con il rimedio potente della mirra sgorgante dalla tua tomba, togliendo il veleno spirituale con il tuo zelo per il Signore e con la pioggia del tuo sangue.

La tua santa mirra, Demetrio, più potente del fuoco, percorre la Chiesa, sgorga, fluisce, ribolle, scorre misteriosamente sui fedeli che si avvicinano, consumando le malattie e scacciando i demoni.

Theotokìon. Poiché il Verbo elesse il tuo grembo sua dimora, le anime dei santi corrono a te, Vergine, miroteca del nuovo profumo e con ardore gridano: Come sei bella, Sovrana purissima.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno Dio che su tutti domina e generasti il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Del terremoto. Ode 6. Irmòs.

Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Non osando supplicare per le nostre bassezze la tua maestà, noi deleghiamo i tuoi angeli scelti per una fervida intercessione: per le loro preghiere, sottraici alla tua collera, Signore.

Oggi sappiamo che tu vuoi il nostro bene, perché non ci hai seppellito sotto terra Signore, malgrado il numero e la gravità dei nostri peccati; perciò ti ringraziamo e magnifichiamo.

Decidi, o Verbo, di far tremare le fondamenta della terra perché cessiamo di vacillare, perfezionando le virtù e nel tuo timore siamo umili e rafforzati.

Theotokìon. Santa Sposa di Dio, abbi pietà del tuo povero popolo con la tua materna intercessione e insisti, ti preghiamo, per mettere fine alla collera del Signore contro di noi.

Primo canone del santo. A te sacrificherò.

Riunendoci cantiamo all’unisono la tua luminosa memoria, piena di prodigi e carismi del santo e venerabile Spirito, o beatissimo Demetrio.

Spezza le catene dei miei peccati con le tue preghiere Demetrio, invitto martire: tu puoi parlare al Sovrano liberamente, sii mio rifugio e riparo.

Theotokìon. Trovandoti tra le spine come fiore purissimo, come giglio nella valle, il Verbo tuo Sposo, Divina Madre, dimorò nel tuo grembo.

Secondo canone. Celebrando questa divina.

Lavato con l’acqua del divino battesimo, ricevesti l’unzione con la mirra dello Spirito, che in mirra trasformò per sempre il sangue del tuo fianco.

Alzati, seguimi, anima di Demetrio, dice il Signore, lo sposo, entriamo nella dimora profumata, inebriamoci col profumo della mia mirra.

Cose nuove, Demetrio, a te grida Cristo sposo, l’inverno è passato, la rosa è fiorita vieni amico mio, accorri Demetrio sulle tracce del mio profumo.

Io mi affretto dice l’amato, alla tua sequela, mio fidanzato, perché i tuoi unguenti sono più profumati di tutti, cambiando in mirra il nostro sangue.

Theotokìon. Per la morte di tuo Figlio, o Vergine morì la morte e dal sepolcro sorse la vita; per il tuo meraviglioso parto si rinnovarono le leggi della natura e in mirra si trasforma il sangue dei martiri.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi, che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito. 

Kontàkion. Autòmelo. Tono 2.

Con i rivoli del tuo sangue, o Demetrio, imporporò la Chiesa il Dio che ti diede la forza invincibile e custodisce invulnerata la tua città: poiché di essa tu sei il sostegno.

Ikos.

Conveniamo tutti concordi, fedeli, onorando questo grande come soldato e martire di Cristo, gridando con inni e cantici al Sovrano e Creatore del mondo: Liberaci dalla sciagura del terremoto, o amico degli uomini, per l’intercessione della Madre di Dio e di tutti i santi martiri: in te riponiamo la speranza di essere liberati da pericoli e tribolazioni, perché tu sei il nostro sostegno.

Sinassario.

Il 26 di questo mese memoria del santo e glorioso megalomartire Demetrio, mirovlìta (effusore di unguento profumato) e taumaturgo.

Stichi. Nel fianco Demetrio viene trafitto dalla lancia, imitando la tua santa passione, Cristo. Demetrio confessa il Figlio dell’Onnipotente Padre e muore trafitto il ventisei.

Lo stesso giorno i santi martiri Artemidòro e Basilio vennero trafitti da spada.

Stichi. Artemidòro, cadendo colpito da spada aveva Basilio come compagno di lotta.

Lo stesso giorno la santa martire Leptina perì trascinata sulla terra.

Stichi. Trascinata sulla terra da empie mani, Leptina lasciò sulla terra il freddo della carne.

Lo stesso giorno il santo martire Glycone perì di spada.

Stichi. Offrendo la sua nuca alla decapitazione, Glycone versa a Dio il suo sangue in dolce libagione.

Lo stesso giorno, memoria del grande e terribile terremoto.

Stichi. Per salvarla, Verbo, fai tremare la terra, perché la misericordia è il compimento della tua ira.

Lo stesso giorno memoria del nuovo santo martire Ioàssaf, ucciso di spada a Costantinopoli nell’anno 1536.

Stichi. Mescolasti all’ascesi il martirio, beatissimo, perché la misericordia è il compimento della sua ira.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del terremoto. Ode 7. Irmòs.

Tutta rugiadosa rese l’angelo la fornace per i santi fanciulli, mentre, bruciando i caldei, il comando di Dio persuase il tiranno a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Inneggiatissimo sei tu, longanime Signore, poiché non uccidesti i tuoi servi a morte con la rottura e lo scuotimento tremendo della terra, ma ci hai impauriti chiedendo che ci convertiamo dal male affinché tutti viviamo.

Gemiamo dal fondo del cuore e piangiamo per trovar grazia presso Cristo, affinché, con le lacrime, evitiamo la minaccia dei terremoti, causati dalla moltitudine dei nostri peccati.

Ahimè, gridiamo, tendendo le mani a Dio Altissimo e smettiamo infine di coltivare il male: ecco, infatti, il Salvatore ha scosso tutta la terra con la sua ira perché vuole raddrizzarci.

Theotokìon. Salva i tuoi servi, destinati a perire per la grande furia e collera di Dio, per il timore della sua minaccia incombente per il gran numero dei nostri peccati, o Sovrana pura.

Primo canone del santo. Nella fornace.

Rischiarato dalla gloria e grazia divina, martire vittorioso, splendidamente illumini e irraggi i fedeli, che gridano: benedetto sei tu nel tempio della tua gloria, Signore.

Ornato dalla porpora del tuo sangue e reggendo come scettro la croce, regni con Cristo gridando: Benedetto sei tu, mio Dio e Signore.

Theotokìon. Gloriosa e splendida Madre Vergine, custodisci tutti quelli che ti onorano quale vera Madre di Dio, o Sovrana, benedetta fra le donne.

Secondo canone. I fanciulli di senno divino.

Sacrificasti il tuo sangue, sublime Demetrio, offrendolo al Re dell’universo; imitando lui fosti trafitto da una lancia al fianco: perciò egli ti dà la ricompensa adeguata, rivelandoti mirra agli altri.

Cristo Signore, profumo celeste, si è incarnato per amore del genere umano e per amore verso di lui, Demetrio diviene egli stesso un cristo per il sacro crisma che lo riveste e mirra fluisce dalla sua carne.

Cristo mi ha consacrato, mi ha attirato con l’olio della gioia, mi ha liberato dalla servitù dall’amara tirannia, ma io sono divenuto ancora schiavo delle azioni più basse: liberami da questa schiavitù infamante con l’unzione della tua mirra, Demetrio.

Theotokìon. Il tuo Sposo, Vergine Sovrana, ti ha scelto tra le tribù dei mortali e ti ha posto alla sua destra nello splendore, dicendo: Vieni dal Libano, amica mia, vieni, mia sposa e Madre.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore, ma calpestata con coraggio la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Del terremoto. Ode 8. Irmòs.

Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Avvicinandosi all’improvviso la tua giusta ira, o Amico degli uomini, siamo turbati e in preda alla più totale disperazione, vedendoti irritato con noi.

Tendiamo le mani, fedeli e volgiamo lo sguardo all’unico Re in grado di salvarci, gridando: Signore, amico degli uomini, allontana da noi la tua ira.

Le miriadi di angeli, la schiera dei martiri, il sacro coro dei profeti, degli apostoli divini, dei monaci e dei gerarchi, Signore, ti supplicano: Risparmia il tuo popolo umiliato.

Tu che conosci, o compassionevole, la nostra infermità, l’irrimediabile inclinazione verso ogni sorta di male, deponi l’ira, distogli la collera e nella tua misericordia, abbi compassione del mondo.

Theotokìon. Vergine compassionevole, che generasti il compassionevolissimo Salvatore, guarda al dolore del tuo popolo gemente, degnati, Madre di Dio, di intercedere perché abbia compassione di noi.

Primo canone del santo. Stese le mani.

Annientasti, o glorioso, ogni follia e astuzia del nemico indossando l’imbattibile forza di Cristo e, divenuto vincitore, martire Demetrio, gridavi: opere tutte, benedite il Signore.

Mostrando la fermezza dei martiri, ottenesti la loro gloria, o Demetrio, santificato dal lavacro di santità che non si contamina di nuovo per i peccati; trafitto dalla lancia, gridavi: opere tutte, benedite il Signore.

La moltitudine dei miracoli compiuti manifesta il carisma oltre comprensione che Cristo ti donò, illustre martire e il tuo potere di guarigione annunziò anche la tua ineffabile grazia a noi, che cantiamo: opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Inneggiamo all’unica Madre Vergine tra tutte le generazioni, la pura Madre di Dio, che ci ha procurato la salvezza, partorendo il Verbo Redentore dell’universo, al quale cantiamo: opere tutte, benedite il Signore.

Secondo canone. Il parto della Madre di Dio.

Esaltando Cristo nella Chiesa, la tua laringe meditava la verità e la tua bocca proclamava parole di sapienza; coppe di aromi divennero le tue guance e Cristo ti rese per il mondo fonte sgorgante mirra divina.

Temendo come frecce del potente scagliate da lontano dalle tue mani, la forza delle tue parole, o incoronato, il tuo avversario fece trafiggere da molte lance il tuo fianco, il quale, zampillando mirra a fiotti, li sommerse come un tempo gli Egiziani.

Il sublime guardiano di Tessalonica, salvandola da tutti i pericoli, difende con forza la Chiesa, donando come un padre amorevole con i figli, il cibo per la crescita: questo fa il suo fianco stillante mirra come latte.

Da infermità e terribili malattie, dall’attacco dei demòni salvasti con le onde del tuo myron la mia famiglia, a te cara, o Demetrio, per le virtù dei miei padri; degnati di riunirci con loro per cantare in coro la tua grazia.

Theotokìon. Come gloria e tesoro comune noi fedeli tutti abbiamo te, Madre di Dio; perciò ti veneriamo accorrendo a te e ti chiediamo con ardore di liberarci dall’infamia e di procurarci la gioia eterna dell’aldilà e la gloria con i giusti nel cielo.

Katavasìa. Il parto della Madre di Dio, allora prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli purissimi; ma ora che si è attuato, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Del terremoto. Ode 9. Irmòs.

Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere angeliche non osano fissare: ma per te, purissima, il Verbo apparve ai mortali incarnato e noi, magnificandolo con le schiere celesti, ti diciamo beata.

Ecco, tutti noi siamo nella colpa e la terra è punita terribilmente sebbene senza peccato; viene scossa in effetti dal Filantropo, che viene a correggerci; controlliamo i sensi e pensiamo alla nostra salvezza.

Tu che sei il Re delle ore e dei tempi, in un istante avresti voluto polverizzare i tuoi servi, ma ne fosti distolto dalla tua grande compassione e noi, privi di scuse, ti ringraziamo.

Da sisma, spada, amara prigione, guerra, invasioni, fame, peste e da tutti i mali, per la tua misericordia, o Cristo, salva la tua città e tutto il paese di quanti con fede ti inneggiano.

Anche senza lingua la terra fa udire il suo gemito: perché voi, uomini tutti, mi profanate con i vostri peccati così numerosi, perché il Signore vi risparmia e colpisce me, flagellandomi tutta? Reprimete i sensi e ritornate graditi a Dio con la penitenza.

Theotokìon. Tu che, senza corruzione, Vergine piena di grazia divina, generasti, placa con la tua materna intercessione l’ira del Signore, con tutte le forme di distruzione, i tremendi e più violenti terremoti e tutti i flagelli da noi provocati.

Primo canone del santo. Da te Vergine.

Spezza i vincoli delle colpe dei tuoi cantori o vittorioso, fà cessare gli assalti delle passioni; arresta la tempesta delle eresie; placa la bufera delle tentazioni, con la tua intercessione.

Ai retti sentieri del regno dei cieli guida il tuo sacratissimo gregge, o Demetrio, martire incoronato, verso il pascolo salutare, verso il luogo dell’eternità.

Theotokìon. Tutti noi fedeli, con lodi, ti onoriamo fidenti come radice, fonte e causa dell’incorruttela, o Vergine: perché tu hai fatto scaturire per noi l’immortalità enipostatica.

Secondo canone. Ogni abitante.

Terra e cielo ammirano la tua opera, Demetrio, perché vivendo nella carne, ornasti ogni sorta di virtù, acquistando la luminosa somiglianza con Dio e bagnando il tuo corpo nella porpora del tuo sangue e come splendido re con myron fosti unto.

Per indossare l’ornamento deposto dall’antico Adamo hai rivestito splendidamente il nuovo Adamo e deposto con gioia il velo della carne, o Demetrio; perciò ti fu donata con l’unzione anche la corona, il regno luminoso.

Lo spirito e il linguaggio umano non possono esprimere le glorie e gli onori sovrannaturali che hai ricevuto, beato martire, sempre regnante con Cristo; ma la mirra, prodigiosamente fluente dalla tua reliquia, ne è il segno più chiaro.

Il gregge che Cristo acquistò col sangue mantenesti nell’unità con le tue parole sante e il tuo sangue di martire; nutrendolo ora con mirra e sangue, sublime atleta, custodiscilo nei secoli dall’abisso delle funeste eresie.

Theotokìon. Ricevi i nostri umili canti e accogli le nostre preghiere, nostra Signora; dissolvi le nubi degli oscuri mali che colpiscono tutti e ciascuno; pacifica le tempeste dentro la Chiesa, disperdi le falangi dei barbari e liberaci dal castigo eterno.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura e sempre Vergine. 

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Martire di Cristo Demetrio, come un tempo abbattesti con la divina grazia l’alterigia, la boria e l’audacia equina di Lieo, dando forza nello stadio al valoroso Nestore con la potenza della croce, così, con le tue preghiere, o vittorioso, anche a me da’ forza in ogni tempo contro i demòni e le passioni che corrompono l’anima.

Theotokìon, stessa melodia.

Vergine Madre intatta, non cessare di supplicare per noi tuoi servi il Signore incarnato dal tuo sangue puro, perché troviamo grazia e aiuto nell’ora opportuna nel giorno in cui giudicherà la stirpe dei mortali e liberaci dalla minaccia del terribile terremoto e dai pericoli, con la tua materna intercessione.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, il primo due volte.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Vieni, martire di Cristo, a noi che invochiamo la tua visita compassionevole e liberaci, vessati come siamo da tiranniche minacce e dall’orrenda follia dell’eresia: da essa siamo perseguitati come nudi prigionieri di guerra, passando di continuo da un luogo a un altro, vaganti tra le caverne e sui monti. Abbi dunque pietà, o illustrissimo e dacci sollievo: placa la tempesta e spegni lo sdegno contro di noi, pregando Dio, che concede al mondo la grande misericordia (2).

Fosti dato a noi come muro fortificato che non teme le macchine d’assedio dei nemici, vanificando le incursioni dei barbari e i sintomi di tutte le malattie; divenisti per la tua città, Demetrio, muraglia incrollabile e fondamento indistruttibile, patrono, fondatore e difensore: anche ora, in grave pericolo e miseramente tribolata, salvala con la tua intercessione, o beatissimo, pregando Cristo che concede al mondo la grande misericordia.

Il coro dei vittoriosi mostra di essere in possesso di tutta la virtù, perciò ha degnamente ereditato il gaudio della vita beata e immacolata; distinguendoti tra essi, o mirabile Demetrio, onorato dall’imitazione di Cristo e glorioso per un uguale colpo di lancia, chiedi assiduamente per noi che ti veneriamo la liberazione da passioni e gravi sventure, pregando con fervore colui che concede al mondo la grande misericordia.

Gloria. Tono 4. Di Andrea di Gerusalemme.

Colui che per le lance ereditò la grazia del fianco salvifico trafitto dalla lancia, da cui il Salvatore fa sgorgare per noi torrenti di vita e incorruttela, Demetrio, sapientissimo negli insegnamenti, incoronato fra i martiri onoriamo; celebrando l’annua memoria di colui che col sangue terminò la corsa dell’agone e con i prodigi rifulse per tutta la terra, dell’ardente sostenitore del Sovrano, dell’amico compassionevole dei poveri, del difensore dei tessalonicesi in tanti tremendi e svariati pericoli, glorifichiamo Cristo Dio, che opera per mezzo suo guarigioni per tutti.

E ora. Theotokìon.

Strappaci alle nostre angustie, o Madre di Cristo Dio, tu che partoristi il Creatore dell’universo, affinché tutti ti gridiamo: salve, o unica avvocata delle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Si da il santo myron del santo cantando i suoi idiòmeli.

Alla Liturgia i typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Apostolo. Timoteo II: Figlio Timoteo, rafforzati nella grazia.

Due Vangeli.

Per la festa del santo secondo Giovanni: Disse il Signore ai suoi discepoli: Questo vi ordino, che i amiate gli uni gli altri.

Per la memoria del terremoto secondo Matteo: In quel tempo Mentre Gesù saliva su una barca. 

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

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Mattutino del 25 Ottobre- Memoria dei santi martiri Marciano e Martirio, notari (segretari)

25 Ottobre

Memoria dei santi martiri Marciano e Martirio, notari (segretari).

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia i canoni dall’Oktòichos e quello dei santi, con l’acrostico: Alla coppia dei martiri offro una melodia. Giuseppe.

Ode 1. Tono. 4. Come la cavalleria del faraone.

Tutti illuminati dalla luce della Trinità santa, o santi, siete per sempre astri non erranti; per questo noi fedeli inneggiando alla vostra luminosa memoria, oggi con gioia esultiamo.

Volendo contemplare il Verbo rifulso sulla terra come sole sorto per noi dalla Vergine e avendolo riconosciuto consustanziale al Padre, o martiri, subiste morte violenta con pensiero fermissimo.

Come discepoli e compagni del sapiente Paolo e veri teologi, predicaste che il Figlio è uguale in dignità al Padre e, trafitti da spada, santificaste la terra coi fiotti del vostro sangue, o atleti.

Theotokìon. Concepito il Figlio coeterno al Padre, gli donasti un corpo, Vergine pura, quando si fece mortale per ineffabile amore: perciò venerandolo, con fede ti glorifichiamo come causa della divinizzazione di tutti.

Ode 3. Non nella sapienza.

Illuminati dall’ortodossia per lo Spirito divino, fugaste del tutto le tenebre di Ario, divenendo martiri dell’Onnipotente.

Dogmatizzando il Verbo uguale al Padre, foste condannati a morte, o Marciano e Martirio e trasferiti alla vita eterna.

Alla sacra armata degli angeli vi uniste e ai cori dei martiri vi aggregaste: perciò celebriamo la vostra venerabile memoria.

Theotokìon. Avvolta in abiti con frange d’oro, ora stai come Regina alla destra del Signore tuo Dio, o Sovrana nostra, pregando per i tuoi servi fedeli.

Irmòs. Non nella sapienza, né nella potenza o nella ricchezza ci vantiamo, ma in te, Sapienza enipostàtica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.

Kathisma. Tono 3. Attonito di fronte.

Il Figlio e Signore consustanziale al Padre prima dei secoli, Cristo Verbo incarnato predicaste saggiamente senza divisione, o santi; perciò fino al sangue per lui avete resistito, condannando tutta l’empietà di Ario; avendo dunque familiarità, pregate per le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Inconoscibile e imperscrutabile è il tremendo mistero in te compiuto, o fanciulla Sovrana piena di grazia: generasti, infatti, concependo l’incircoscritto, incarnato dal tuo sangue puro; come tuo Figlio pregalo sempre, o fanciulla, di salvare le nostre anime.

Oppure stavrotheotokìon.

La pura ignara di nozze, la Madre tua, o Cristo, vedendoti pendere morto dal legno, facendo materno lamento diceva: Che cosa ti ha reso il popolo ebreo iniquo e ingrato, che ha goduto dei tuoi tanti e grandi doni, Figlio mio? Io canto la tua divina condiscendenza.

Ode 4. Colui che siede.

Per la forza della vostra mente e la perfezione del vostro pensiero, martiri del Signore, custodendo l’ortodossia terminaste l’agone da martiri, scacciando la tenebra dell’eresia.

Il folle che nella sua pazzia non volle predicare il Verbo al Padre consustanziale, fu strangolato dai lacci delle vostre sacre pene e venne inghiottito nelle onde del vostro sangue per grazia divina.

Militando per il Signore e soffrendo per la fede, o santi, vi aggregaste alle armate celesti; perciò siete detti beati, procurandoci sostegno e illuminazione.

Le mammelle della Chiesa, che versano il latte dell’ortodossia e sfamano i pii, il nobile Marciano e Martirio, siano celebrati con dolci melodie.

Theotokìon. Il sacro profeta un tempo ti chiamò, o Vergine pura, monte di Dio tutto ombroso per le virtù, da cui il Verbo Salvatore apparve per il restauro e l’illuminazione delle nostre anime.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Vi rivelaste sapientissimi seguaci dei dogmi del divino sacerdote Paolo; imitandone i costumi, o martiri, strenuamente lottaste e giustamente foste incoronati.

Come stelle risplendete fieramente al vertice della venerabile Chiesa, allontanando il buio fittissimo dell’eresia di Ario, o valorosissimi santi.

Allontanandovi dai piaceri della vita, o santi, vi avvicinaste a Cristo con pochissimo sangue e avete ereditato il regno incrollabile, o gloriosi atleti.

Theotokìon. Veramente concepisti il Figlio di Dio consustanziale al Padre e al divino Spirito, o pura Genitrice di Dio; pregalo sempre d’aver compassione delle nostre anime.

Ode 6. Sono giunto alla profondità.

Seguendo le parole del pastore sapiente in Dio, o sapienti, serbaste la fede ortodossa per cui foste uccisi, o Marciano e tu, divino Martirio.

Preziosa apparve la vostra morte agli occhi del Signore, o santi e sapienti opliti, perciò con preziosi anniversari siete beatificati da tutti, o gloriosi.

Avendo voi come fonte di prodigi, o beatissimo Marciano e Martirio, valorosi atleti, la Chiesa di Cristo nei secoli gioisce.

Theotokìon. Con la bocca e il cuore veramente ti proclamiamo Madre di Dio o Vergine: pregalo sempre, o pura, di salvare le nostre anime.

Irmòs. Sono giunto nelle profondità del mare e mi ha sommerso l’abisso di molti peccati, ma tu come Dio, strappa dalla rovina la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Dopo aver lottato ottimamente dall’infanzia, tu, Marciano e insieme il sapiente Martirio, avete poi abbattuto l’apostata Ario, custodendo immutabile la fede ortodossa, sulle orme di Paolo, sapiente maestro: e così con lui avete ottenuto vita, come nobili difensori della Trinità.

Ikos.

Voi che avete piamente servito il Dio amico degli uomini, o coppia benedetta, affrettatevi a venirmi incontro per liberarmi dai mali, provvedendo una parola di sapienza a me, che celebro la vostra lotta: sostenendola per la fede con animo sicuro, o santi, avete ottenuto le celesti corone e vi rallegrate per sempre tra i cori dei lottatori, degli apostoli, dei maestri e dei venerabili gerarchi, come araldi del Dio Verbo, come nobili difensori della Trinità.

Sinassario.

Il 25 di questo mese memoria dei santi martiri e notari Marciano e Martirio.

Stichi. I due notari, Marciano e Martirio, appaiono come calami di Cristo intinti nel sangue per la spada il 25.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Anastasio.

Lo stesso giorno memoria di san Valerino martire.

Stichi. Valerino col capo mozzato dalla spada, quante corone riceve per un piccolo taglio!

Lo stesso giorno memoria di san Sabino martire.

Stichi. Penetrando nel fuoco, danza, martire Sabino, la danza divina che ti procura la divina corona.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Valerio e Crisafo.

Stichi. Ai due atleti la pena della spada, alle guide il castigo per l’orgoglio.

Lo stesso giorno memoria di santa Tabithà, che san Pietro risuscitò dai morti.

Stichi. Dov’è per te Pietro, Tabithà? Di nuovo ti risuscita morta come un tempo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. A Babilonia un tempo.

Seguendo bene il sacro pastore, ornati dall’ortodossia, invano foste uccisi da mani eterodosse, o illustrissimi opliti.

Osservando con fede senza deviazioni la legge di Dio, divini martiri, lottaste secondo le regole morendo di spada per mano di iniqui.

Dopo la sacra sepoltura, con le vostre sante intercessioni presso il Vivificante, avete seppellito, o santi, le malattie di quanti con fede accorrono alla vostra tomba.

Attingendo misticamente dalle fonti sacre la grazia delle guarigioni, irrigate i fedeli, inaridendo tutta la marea delle malattie.

Theotokìon. Liberati dal giudizio eterno per il tuo concepimento, Genitrice di Dio, a te sempre gridiamo: Salve, benedetta e piena di grazia.

Ode 8. Redentore di tutti.

Predicando l’Agnello di Dio consustanziale al Padre, come due agnelli foste uccisi e accostandovi alla mensa di lassù, siete stati aggregati all’assemblea degli atleti.

Rafforzati dalla potenza dello Spirito, i fedeli martiri annientarono l’arroganza dell’errore e lottando fermamente e ora guariscono dalle malattie.

Divenuti medici per i fedeli, sanate con suppliche divine le difficili malattie e gli ostili assalti delle nostre passioni.

Trinitario. Inneggiamo il Padre ingenito, il Figlio e lo Spirito Santo, unica divinità e unica increata essenza, gridando: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Danzano insieme le potenze angeliche per il tuo parto, o Fanciulla, Madre di Dio, Deìpara, con fede scambiandosi l’annunzio; generasti infatti il Sovrano Redentore al quale gridiamo: Benedite, opere, il Signore.

Irmòs. Redentore di tutti, Onnipotente, sceso nel mezzo della fiamma, irrorasti i pii e insegnasti a cantare: Opere tutte, benedite, inneggiate al Signore.

Ode 9. Per la sua colpa e trasgressione.

Rafforzati dalla potenza di Cristo, non temeste la morte, o atleti, ma prontamente chinando il collo alla spada, valorosamente affrontaste il divino agone: perciò degnamente siete beatificati.

Come due fulgide stelle illuminate tutta l’ecumène con gli splendori delle lotte, o sapiente Marciano e Martirio, scacciando il buio dell’oscura eresia di Ario.

Degnamente infine riceveste corone di gloria da parte di Dio, vincendo Macedonio dallo spirito accecato e ora state presso il trono del Sovrano, chiedendo per noi perfetto scioglimento dai peccati, o santi.

La vostra divina memoria è sorta più fulgida del sole, illuminando i cuori di tutti quelli che la festeggiano, o beati; in essa implorate il Signore di strapparci dalle tenebre dei peccati.

Theotokìon. Tu che sei abitazione della luce, o pura, illumina gli occhi della mia anima, ottenebrati dalla trascuratezza e giacenti sempre nella profonda tenebra della pigrizia, o beatissima, perché con fede ti proclami beata.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Marciano il sapientissimo e con lui Martirio, abbatterono l’abominevole e folle dogma di Ario con la divina grazia della Trinità santa, per la quale lottarono: e come divini martiri, ricevuta da Cristo Salvatore una luminosa corona, pregano per noi che li celebriamo.

Theotokìon.

Arca e mensa, candeliere e urna, monte e reggia, trono e lettiga e porta del Re della gloria: tale noi tutti con affetto ti celebriamo, Vergine santa e Madre di Dio, poiché tu sei rifugio e salvezza dei cristiani, difesa indistruttibile, patrona e custode.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 24 Ottobre- Memoria del santo megalomartire Areta e dei suoi compagni

24 Ottobre

Memoria del santo megalomartire Areta e dei suoi compagni.

Al Mattutino

La solita sticologia e i canoni dell’oktòichos e questo dei santi. Acròstico: Cantiamo con inni dolcemente divini la compagnia dei martiri. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Rivolgiamo un canto.

Vittorioso martire di Cristo Areta beatissimo, per le suppliche tue e dei martiri illumina il mio intelletto, affinché inneggi la vostra divina e luminosa memoria.

Acquisendo sapientemente cittadinanza nei cieli, o divinamente beato, per imitare Cristo e per amore del martirio, ti sei consegnato agli iniqui ebrei, santo.

Trasgredendo la parola di Dio, l’iniquo e ingiustissimo ebreo sconvolgeva il gregge eletto di Cristo, tuttavia venne fatta giustizia dalla giusta e divina provvidenza.

Percorrendo realmente la via che porta al cielo, hai avvicinato a Cristo una Chiesa di martiri, radunata da ogni età e genere, o illustre Areta.

Theotokìon. Con inni, fedeli, celebriamo la castissima Vergine, la Madre di Dio piena di grazia, la divina protezione, il porto sereno, la salvezza di tutti i fedeli.

Ode 3. O Signore, creatore.

Vedendo la tua Chiesa fortificata dalla grazia della croce, o unico filantropo, gli iniqui figli degli ebrei, divorati dalla gelosia, le fecero patire ogni tormento.

Con la loro lingua velenosa gli empi bestemmiavano contro di te, che avevi liberato dall’antica tirannia i loro progenitori che in te avevano creduto.

Tu che hai plasmato per volere divino i cuori degli uomini, affinchè potessero conoscere la profondità della tua provvidenza, perché hai consegnato ai lupi il gregge che tu hai radunato, o Cristo?

Il tuo gregge divinamente assennato, dilaniato dalle barbariche spade con ardore ti ha invocato: Accogli gli spirito e le anime nostre, Salvatore e guidaci verso la luce del tuo regno.

Theotokìon. Hai ricondotto di nuovo alla vita me, morto un tempo, o unica purissima, che generasti la vita enipostàtica; la morte che contro di essa si avventò venne squarciata.

Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo amico degli uomini.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Rafforzato dalla potenza della croce e cingendo di mura la tua città, con le opere svergognasti l’orgoglio del tiranno; divenuto modello di pazienza divina, con essa hai condotto i martiri a Cristo; perciò radunandoci giustamente onoriamo la tua solennissima festa, o Areta indimenticabile. O atleta beato, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come purissima sposa del Creatore, come Madre senza uomo del Redentore, essendo scrigno del Paràclito, o purissima, affrettati a scampare me dalle iniquità di cui sono divenuto pessima abitazione e dai demòni di cui sono divenuto trastullo, facendo brillare la mia casa con lo splendore della virtù; o puro candelabro, scaccia la nebbia delle passioni e per le tue preghiere, purissima, rendimi degno della comunione superna e della luce senza sera.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo in croce te, che sei Dio di bontà per la ricchezza di natura, il creato, Salvatore inconcepibile, tremava e scuotendosi tutto sussultava nel timore, ma il popolo dei giudei gridava a Pilato: Prendilo come un criminale e crocifiggendolo inchiodalo e trafiggilo con la lancia e mandalo a morte; vedendoti patire terribilmente queste cose, tua Madre diceva: Inneggio alla tua infinita condiscendenza, o Figlio.

Ode 4. Tu sei mia forza.

L’assemblea rafforzata dallo Spirito, il divino fulgido coro, la folla dei martiri, l’esercito vittorioso con a capo Areta, sia celebrato con zelo da coloro che cantano: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Radunata dalla tua saggezza, rifulgente dalla tua venerabile canizie, la tua città fedele, o beatissimo, si oppose valorosamente ai tiranni e riportando vittoria, canta al Salvatore: Gloria alla tua potenza, filantropo.

La pia città preferì la nuova legge sancita dal vivificante Spirito, alla legge della lettera che custodiva con animo puro e cantava nobilmente a Cristo: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Ti rivelasti veramente città di Dio, o onorabilissimo e dimora divina dei martiri e si canta splendidamente la tua gloria, celebrando le tue sublimi imprese perché hai condotto al Sovrano un coro che canta: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Theotokìon. Tu che sei germogliata la regalità davidica, concepisti il Re dell’universo, il Verbo sorto ineffabilmente dal Padre prima dei secoli, o Madre di Dio Vergine; perciò noi fedeli ti diciamo divinamente beata.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Il popolo eletto da Dio, la folla dei beati lottatori con ardore si rafforzavano e sostenevano a vicenda, preferendo venire uccisi gloriosamente per Cristo dagli iniqui.

Rafforzati dalla fede, accesi di zelo per Dio, i tuoi servi, Cristo, non ebbero paura degli agli empi, ma uniti con semplicità nel tuo amore, volontariamente consegnarono se stessi.

Rimettendo tutta la loro vita alla divina provvidenza e agli impenetrabili disegni della sapienza, il divino popolo con coraggio avanzarono verso gli iniqui ebrei sanguinari.

Sperando in te e confidando nella tua risurrezione, i tuoi iniziati, o Salvatore, furono uccisi dagli iniqui per la tua confessione, senza pentirsi, né lagnarsi.

Theotokìon. Il Dio anteriore ai secoli, coeterno al Padre, per ricca compassione si è impoverito dimorando nel tuo grembo e si fece uomo sulla terra incarnato da te, Madre di Dio, Vergine inneggiatissima.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

I santi martiri illustri, segnati dal sangue di Cristo, di cuore effusero il loro sangue e ora sono divenuti degni di regnare con lui.

Per fede profeticamente parlavano di pace lingue stillanti miele, lingue infantili predicavano di Cristo, vergini sagge immolarono se stesse a Dio.

La luce rifulge da te, escono guarigioni da Parte di Dio, al quale sei andato, o divino Areta, ancora grondante dei sudori della lotta.

La moltitudine dei martiri ti offre il sangue per te divinamente effuso e chiede la remissione delle colpe per i fedeli che senza sosta li glorificano.

Theotokìon. La gloria dell’Altissimo è rifulsa da Sion avvolta in indicibile unione nel rivestimento della carne, inesperta di nozze e ha illuminato il mondo.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontakion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Apportatrice di gioia si presenta oggi a noi la festa luminosa dei vittoriosi: celebrandola, glorifichiamo il Signore che è negli eccelsi.

Ikos.

Illumina, o Cristo, il mio intelletto con lo splendore delle lotte del nobile Areta e di tutti i santi che con lui hanno lottato: si è mostrato primo fra tutti questo forte che si è splendidamente schierato contro coloro che negano la tua incarnazione, di te che oltre natura ti sei incarnato e sei nato per liberarci dall’inganno e per mostrare senza errore la via del martirio a quanti vogliono percorrerla: in essa hanno camminato gli atleti, celebrando il Signore che è negli eccelsi.

Sinassario.

Il 24 di questo mese memoria del santo megalomartire Areta e compagni.

Stichi. Decapitato, Areta, andò a Dio e con lui un gran numero subì il martirio il giorno ventiquattro.

Lo stesso giorno memoria di una donna e del suo bambino, il quale, vedendola gettata nel fuoco, entrò lui stesso nelle fiamme e perì con lei.

Stichi. Una madre patì le fiamme in silenzio e il suo bambino si fece bruciare senza piangere.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Sebastiana.

Stichi. Con la decapitazione fa scorrere latte Sebastiana, che divenne cristiana, non per sangue, né per carne.

I santi Marco, Stìrico, Valentino, seppelliti vivi e i santi Akakios presbitero e Nerdon perirono di fuoco e spada.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Dal sangue effuso dai tuoi martiri scaturiscono le guarigioni sui fedeli che glorificano la loro memoria e gridano di cuore a te, loro Creatore: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Figli di madri compassionevoli, legate al tuo amore, o Cristo, non furono risparmiati, ma bruciando nella fornace a te, loro Sovrano, gridavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Gli atleti vittoriosi hanno del tutto vanificato il consiglio degli empi: ornati di saggezza e prudenza divina, con gioia si fecero uccidere cantando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Accendendo splendidamente le lampade del martirio e della verginità, con gioia i vincitori, con le vergini sagge gridano nel talamo nuziale: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Tu procuri purificazione e salvezza alle anime di quanti con fede e affetto ti proclamano Madre di Dio e a una voce gridano a tuo Figlio: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Follemente il tiranno

Non è nella legge la perfezione, ma nel Cristo, che ci dona la salvezza, dicevano i martiri ai deicìdi; perciò con gioia tutti ci lasciamo uccidere e prontamente moriamo e a lui cantiamo: Popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Il bambino insegna e rivela agli ignoranti a contemplare la tua immacolata icona e a ricevere la fede nella tua venuta sulla terra e sfuggendo alle mani degli iniqui, entrò nella fiamma, cantando con la madre: Popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Sulla terra i martiri hanno lottato con fede e nei cieli degnamente hanno ricevuto da Cristo la corona, con gioia sono andati là dov’è la dimora di quanti si allietano e con fede cantano e gridano senza sosta: Popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Avendo vinto il malvagio principe di questo mondo e i ministri dei suoi voleri, o santi, siete partiti con fiducia e gioia indicibile verso l’Onnipotente Signore di tutti gridando: Sacerdoti, benedite, popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Theotokìon. Vergine purissima, implora tuo Figlio per noi, che ti inneggiamo con semplicità e purezza e ti dichiariamo Madre di Dio, o purissima, che chiedi che la remissione dei peccati per quanti con fede cantano: Popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Ode 9. Freme ogni orecchio.

Comunicando alla morte di Cristo, siete divenuti partecipi della sua gloria, o santi martiri e siete stati splendidamente insigniti della corona del regno. Stando presso Dio chiedete per noi la salvezza spirituale.

Siete risultati leali e invitti soldati di Cristo, o martiri Areta sapientissimo e compagni con le donne martiri, vergini, fanciulle, perciò vi supplichiamo: implorate di continuo per noi il filantropo.

Ecco davanti a noi l’assemblea divinamente eletta dei martiri: venite, amici di Dio, celebriamoli e inneggiamoli come atleti vittoriosi e divini ministri, che senza sosta pregano per noi il filantropo.

Dirigi e guida la mia vita, o Verbo di Dio Sovrano, per le implorazioni dei tuoi ministri che ti hanno amato e rendimi degno di aver parte con loro, trascurando i miei peccati come buono e filantropo.

Theotokìon. Divenisti tenda di Dio contenendo in grembo l’incontenibile e partorendo incarnato per noi colui che prima era senza carne; supplicalo, o pura, di donare perdono dei peccati a tutti coloro che con fede sempre ti magnificano.

Irmòs. Freme ogni orecchio per l’indicibile discesa di Dio, come l’Altissimo volontariamente sia disceso fino a un corpo, divenendo uomo dal tuo grembo verginale; perciò noi fedeli magnifichiamo la casta Madre di Dio.

Exapostilarion. Udite, donne.

Areta illustrissimo, con i tuoi compagni di lotta prega Cristo di concedere al mondo concordia, pace al pio e divinamente assennato imperatore e sovrano, o glorioso megalomartire e perdono a quelli che celebrano la vostra sacra memoria.

Theotokìon.

Rinnovasti la natura corrotta del progenitore, oltre natura concependo e ignara d’uomo partorendo l’Artefice del creato: da lui corroborati, i cori dei martiri hanno lottato, cantando te, o Madre di Dio, primizia della nostra salvezza.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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