Passa al contenuto principale

Archivi: Preghiere giornaliere

Vespro del 8 Ottobre- Memoria della nostra santa madre Pelagia

8 Ottobre

Memoria della nostra santa madre Pelagia.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, 3 stichirà prosòmia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Mortificando il corpo con la continenza, o Pelagia, hai vivificato l’anima; adornandola, ti sei resa dimora dello Spirito e ti sei misticamente unita al tuo sposo e Creatore: supplicalo di liberare da corruzione e pericoli quanti celebrano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Hai riportato la bellezza del corpo alla dignità primitiva, o gloriosa Pelagia, ornando te stessa non con splendidi belletti, ma con le bellezze delle virtù e sei divenuta somigliante al Creatore, tu che intensamente intercedi per tutti quelli che celebrano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Versando ogni giorno l’alabastro delle lacrime, hai riempito di profumo le regioni celesti: le tue lacrime sono state offerte a Cristo come unguenti preziosissimi, effuse come mistico profumo dell’amore per lui: per questo imploralo per tutti quelli che celebrano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Gloria. Tono 4. Di Giovanni monaco.

Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia, come insegna l’Apostolo: e infatti, con preghiere e lacrime, o Pelagia, hai prosciugato l’oceano delle molte colpe e ti sei infine presentata accetta al Signore grazie alla penitenza: ora tu intercedi presso di lui per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Con le grandi piogge del santo Spirito, irrora, o purissima, la mia mente; tu che partoristi Cristo, la stilla che lava con le sue compassioni la smisurata iniquità dei mortali, dissecca la fonte delle mie passioni e fammi degno, o purissima, del torrente di eterna delizia.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti pendere dalla croce, Signore, la Vergine tua Madre gemeva e facendo lamento diceva: Come ti hanno ricompensato, o Sovrano, coloro che hanno goduto dei tuoi molti doni? Ma ti prego, non lasciarmi sola al mondo: affréttati a risorgere, risuscitando con te i progenitori.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4. Di Meletios Vlastos, ieromonaco.

Dopo aver rinnegato il piacere della carne, divenisti puro ricettacolo del Verbo filantropo, che per compassione degli uomini discese ad essi; perciò egli, più che buono, ti ha fatta degna di abitare nella vita senza fine. Tutte le regioni celesti si rallegrano vedendo te, che prima eri vissuta indegnamente, divenuta ora tesoro senza macchia di Cristo, che dalla terra ti ha trasferita ai cieli e custodisce tutti i fedeli per la tua memoria.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Respingi lontano dal mio povero cuore, o buona e purissima, le inclinazioni che mi allontanano dal tuo Figlio buono; e il perfido leone ruggente che cerca di divorarmi, il serpente ingannatore, il malvagio drago tortuoso, fallo a pezzi sotto i miei piedi con il tuo potere.

Oppure stavrotheotokìon. Autòmelo.

O straordinario prodigio! O nuovo mistero! O terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie aveva con tremendo parto partorito; e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

Apolytìkion della beata. Tono pl. 4.

In te, madre si è conservata perfettamente la divina immagine: abbracciata infatti la tua croce seguisti Cristo e nell’agire insegnasti a disprezzare la carne corruttibile e ad occuparti dell’anima, creatura immortale. Perciò con gli angeli si rallegra, o beata Pelagia, il tuo spirito.

Segue la conclusione.

Continua a leggere

Vespro del 7 Ottobre- Memoria dei santi martiri Sergio e Bacco

7 Ottobre

Memoria dei santi martiri Sergio e Bacco.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia del santo.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Bacco e Sergio, il Signore della gloria, ornandovi con i carismi delle guarigioni, vi ha gloriosamente resi ammirabili nel mondo, curandoci tramite voi nei nostri mali: perciò pregate perché sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Bacco e Sergio, voi, per aver lottato in terra, danzate in coro nei cieli: tenendovi sempre presso la Trinità con gli incorporei, o santi e godendo della gloria, voi esultate. Perciò pregate perché sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Bacco e Sergio, entrambi con coraggio spezzaste la resistenza del nemico e piamente sventaste il funesto inganno degli idoli, predicando Cristo Re: supplicatelo perché sia donata alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Gloria. Tono 4.

Sergio e Bacco, raggiante e soave splendore dei martiri, hanno abbattuto l’arroganza dei tiranni e annientato l’inganno degli idoli; a chiara voce annunciavano, con sublime parlare, il perfetto mistero della conoscenza di Dio. Per le loro preghiere, tu, o Cristo, loro legislatore, arbitro nella lotta e incoronatore, rendi degni anche noi di cingerci di forza contro le potenze invisibili e visibili.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Tu che hai partorito il sole di giustizia, o purissima, dissolvi la caligine delle passioni che mi tormentano e, custodendo il tuo servo nella bonaccia dell’impassibilità, scaccia lontano dal mio povero cuore il serpente che inganna la mia anima e perciò mi ammalia con le voluttà e le vanità.

Oppure stavrotheotokìon.

La purissima, vedendo crocifisso e trafitto al fianco dalla lancia il Cristo filantropo, piangeva gridando: Perché questo, Figlio mio? Che cosa ti rende il popolo ingrato per il bene che tu gli hai fatto, tanto che ti appresti a lasciarmi senza figli, o amatissimo? Sono sbigottita, o misericordioso, per la tua volontaria crocifissione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4.

Il collegio dei martiri di Cristo ha ricevuto forza contro i nemici: fra essi brillano come astri del mondo i vigorosi e nobilissimi vittoriosi, Sergio e Bacco. Davanti a loro ha volto le spalle la malvagia falange dei demòni. Per loro sbigottirono i tiranni e stupirono gli angeli, vedendo l’incorporeo soggiogato dalla carne. E la Chiesa dei credenti, celebrando una festa solennissima e un giubilo universale, grida: Tu che con la debolezza della carne hai legato il forte, per le preghiere dei tuoi santi salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Come cantare la tua grazia e la grande provvidenza che ogni giorno chiaramente dimostri a me, indegno tuo servo? Come esprimere la tua bontà e i tanti modi con cui mi governi? Tu dunque continua sempre ad assistermi, liberandomi da ogni male, in vita e in morte, o venerabile.

Oppure stavrotheotokìon. Autòmelo.

O straordinario prodigio! O nuovo mistero! O terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie aveva con tremendo parto partorito; e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto da te, nostro Dio, le corone dell’incorruttela: con la tua forza, infatti, hanno abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le loro preghiere, o Cristo Dio, salva le nostre anime.

Continua a leggere

Vespro del 6 Ottobre- Memoria del santo apostolo Tommaso

6 Ottobre

Memoria del santo apostolo Tommaso.

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e 3 stichirà prosòmia dell’apostolo, ripetuti due volte.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Palpando il fianco del Sovrano, o felicissimo, ottenesti l’apice dei beni: poiché, come una spugna i liquidi, così tu ne attingesti la fonte di ogni bene e la vita eterna e dissetasti i cuori inariditi dall’ignoranza, facendo scaturire i dogmi della divina scienza di Dio.

Con la tua incredulità credente confermasti i credenti, perché per primo chiamasti Dio e Signore di tutto il creato colui che s’incarnò per noi, figli della terra e subì croce e morte, trafitture di chiodi e la lancia che gli trafisse il fianco da cui attingiamo vita.

Il meraviglioso Tommaso aprì la fonte dei dogmi, o Sovrano, per quanti sentono secondo Dio: palpando il tuo fianco venne iniziato alla duplice energia della tua duplice natura e gridò: Tu sei il mio Dio e Sovrano, Signore della gloria, per me fatto carne.

Gloria. Tono pl. 2. Dello Studita.

Come ministro del Verbo e della sua ineffabile incarnazione, attingesti all’abisso della sapienza, apostolo Tommaso: con la canna della croce, infatti, ricercandole nell’abisso dell’inganno, pescavi anime. Così con la rete dei tuoi dogmi illuminasti tutta l’ecumène e con la luce della conoscenza rischiarasti le anime ottenebrate degli indiani. Godendo dunque chiaramente della gloria di Cristo, supplicalo d’aver pietà delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Come perla Cristo filantropo ti tirò su dall’abisso della confusione del mondo, arricchendo per mezzo tuo i bisognosi e quanti sono immersi nella miseria delle sventure, o apostolo Tommaso: perciò ti diciamo beato e glorifichiamo tra le lodi la tua solennissima memoria, onorandoti piamente.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Rischiarasti tutta la terra degli indiani, sacratissimo apostolo divino veggente, poiché, illuminando tutti, li hai resi, nello Spirito, figli della luce e del giorno o sapiente; abbattesti i templi degli idoli e, con la grazia, innalzasti chiese a gloria e lode di Dio, o beato, intercessore per le nostre anime.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Con mano curiosa esaminasti il divino fianco e le ferite dei chiodi che l’immortale subì per noi e mutando gioiosamente l’incredulità in bella fede, gridasti, o Tommaso: Tu sei Dio e Signore e io ti glorifico, amico degli uomini, che con la tua passione hai fatto scaturire l’immortalità per i credenti.

Gloria. Tono pl. 2. Di Anatolio.

Contemplando le realtà divine, misticamente divenisti, apostolo Tommaso, calice spirituale della sapienza di Cristo con cui gioiscono le anime dei fedeli: con la divina rete dello Spirito, infatti, estraesti i popoli dall’abisso della disperazione; uscisti dunque da Sion come fiume di grazia, zampillando i tuoi divini dogmi per tutto il creato. Perciò, imitando la passione di Cristo, hai avuto il fianco trafitto da una lancia: penetrando nella tenebra dell’incorruttela, supplicalo di avere pietà delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Riposta nei cieli.

Quando la mia mente viene al tremendo tribunale di tuo Figlio e al giudizio universale, o purissima, smarrito, ho paura, temendo e tremando per l’esame delle mie opere: sono infatti tutte deplorevoli, vergognose, davvero degne della tenebra, del castigo e del rigetto. Vedi la mia tribolazione, vedi la contrizione della mia anima e liberami da quell’angustia e dal castigo.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo Tommaso, prega il Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Segue la conclusione.

Continua a leggere

Vespro del 5 Ottobre- Memoria di santa Caritina martire

5 Ottobre

Memoria di santa Caritina martire.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Poiché trai il nome dalla gioia, o venerabilissima, nella gioia te ne andasti al celeste talamo, dove avevi desiderato avere la tua cittadinanza, dopo aver sopportato con fortezza il penosissimo tormento dei denti e l’estirpazione di tutte le unghie, o Caritina vittoriosa, vergine martire dalle grandi lotte.

Spezzasti le mascelle dei leoni, o grande lottatrice, subendo la frattura delle tue mascelle; sopportasti con coraggio che ti venissero strappate le unghie, sradicando così la funesta arroganza dell’inganno; fosti gettata negli abissi marini, sommergendo la malizia del malvagio avversario.

Dopo la fine beata, gettata nel mare, il tuo genitore ti raccolse, o gloriosa, gridando sbigottito: Come sei ora ricolma di grazia, o mia sacratissima e amata figlia, per le pene del sacro martirio e come hai dimostrato vero il nome che per grazia ti fu imposto!

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Abbiamo in te, o pura, un porto di salvezza al riparo da tutti i venti e una placidissima bonaccia, noi, terribilmente sbattuti, o sposa di Dio, dal mare in tempesta delle difficili e angosciose vicende della vita; per questo a te tutti accorriamo, gridando: Non cessare in eterno di porti a difesa dei tuoi servi.

Oppure stavrotheotokìon, stessa melodia.

Agnella che partoristi l’agnello immacolato venuto a sanare, o purissima, il peccato di tutto il mondo intero con il suo proprio sangue, l’agnello che, immolato per noi, vivifica l’universo: rivesti me, spoglio della divina incorruttela, del manto della grazia divina fatto con la lana del tuo agnello.

Allo stico, stichirà dall’oktoichos.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: Te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

Continua a leggere

Vespro del 4 Ottobre- Memoria del nostro padre tra i santi Ieroteo, vescovo di Atene

4 Ottobre

Memoria del nostro padre tra i santi Ieroteo, vescovo di Atene.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia del santo.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

La luminosissima e divinissima passione d’amore per Cristo fece splendere la tua anima, piamente accese la tua mente di dolcissimo fulgore e consumò come fuoco ogni voluttà sensibile, rendendoti venerabilissimo ricettacolo di celesti fulgori.

La magnificenza dei tuoi discorsi, Ieroteo, l’esposizione e il metodo armoniosissimo e rigorosissimo delle tue sapienti dimostrazioni, si riconoscono come frutto di una disposizione alla scienza, illuminano chi si avvicina e fanno sapiente chi legge.

Dionigi, grande nelle cose divine, predicò ai fedeli, o santo, l’assoluta chiarezza delle tue composizioni sulle visioni divine e le tue soprannaturali dottrine; supplica con lui che sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Vergine lodatissima, con occhi profetici Mosè vide il tuo mistero nel roveto ardente incombusto: il fuoco della Divinità infatti non consumò il tuo grembo, o pura; ti chiediamo dunque, come Madre del nostro Dio, di donare ai tuoi servi la pace.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo, o Cristo, la tua ingiusta immolazione, la Vergine piena di dolore a te gridava: Figlio dolcissimo, perché muori ingiustamente, perché sei appeso al legno, tu che hai sospeso sulle acque tutta la terra? Non lasciarmi sola, ti prego, misericordiosissimo benefattore, me, tua madre e serva!

Il resto del vespro come di solito e la conclusione.

Continua a leggere

Vespro del 3 Ottobre- Memoria del santo i eromartire Dionigi l’areopagita

3 Ottobre

Memoria del santo ieromartire Dionigi l’areopagita.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia del santo.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Con l’amo della grazia, il divino Paolo ti catturò sapientemente parlando, o iniziatore ai misteri e ti rese contemplatore delle realtà arcane, vedendo in te uno strumento d’elezione: con lui, o Dionigi dal divino parlare, supplica per la salvezza di quanti con affetto t’inneggiano.

Con la virtù hai reso il tuo intelletto pari in dignità agli angeli, padre Dionigi e hai così esposto in sacri libri, o sapientissimo, l’assetto ultramondano della gerarchia, disponendo conforme ad essa gli ordini della Chiesa, a imitazione delle classi degli esseri celesti.

Rendendoti per quanto è possibile somigliante a Dio con altissima filosofia, o beato Dionigi, tu con pietà hai misticamente esposto la spiegazione divinamente ispirata dei divini nomi, o uomo di mente divina, iniziato per la tua superna unione a ciò che trascende il pensiero e divenuto iniziatore degli estremi confini del cosmo.

Gloria. Tono 2. Di Andrea di Gerusalemme.

Secondo altri, invece, di Byzantios.

Venite, fedeli, celebriamo concordi l’annuale memoria dei gerarchi Dionigi e Cipriano. L’uno, disprezzati i filosofi stoici e fattosi discepolo dello strumento d’elezione, divenne conoscitore dei misteri ineffabili; l’altro, con la mente illuminata grazie all’ottima vergine Giustina, fuggì l’inganno dei demòni e distrutti col fuoco i libri di magia, divenne predicatore del vangelo. Perciò anche noi peccatori, glorificando il Salvatore che li ha glorificati, gridiamo: O Cristo Dio, che hai coronato di gloria i tuoi vittoriosi, salva per le loro suppliche le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Salve! Così grida a te tutto il creato; salve, Vergine santissima; salve, scettro di Davide; salve, tu che hai fatto germogliare il mistico grappolo; salve, porta celeste e roveto incombusto; salve, luce del mondo intero; salve, gioia di tutti; salve, vanto degli apostoli; salve, soccorso, salve protezione di tutti coloro che ti onorano.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella purissima, vedendo il proprio agnello condotto al macello, tra i gemiti faceva lamento, gridando amaramente: Come ti ha ricompensato, Figlio dolcissimo, questo popolo ingrato che un tempo, ahimè, ha goduto dei tuoi molti doni? E come sopporterò io questa pena, che tu ora volontariamente a ciò ti sottoponga?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 4.

Ti chiameremo imperscrutabile abisso della scienza celeste, o fulgidissimo martire di Cristo; ti celebriamo infatti come soldato e forte difensore della Chiesa, o sapiente; rifulgendo di fuoco purissimo, fosti giudicato degno, con le schiere superne, di rivestire come manto luminoso Cristo e di risplendere nell’intelletto, o Dionigi, per il fulgore dello Spirito. Perciò, celebrando la tua memoria comune a tutto il mondo, con fede glorifichiamo il Signore che ti ha glorificato.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Da ogni tribolazione, da ogni sorta di danno e funesta sciagura, liberami con la tua divina intercessione, come pure dalle multiformi tentazioni, da maligni scandali da parte di uomini che mi odiano e dai demòni che ogni giorno cercano di mandare in perdizione colui che ha posto te, Madre di Dio, come sua difesa.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti pendere dalla croce, Signore, la Vergine tua Madre gemeva e facendo lamento diceva: Come ti hanno ricompensato, o Sovrano, coloro che hanno goduto dei tuoi molti doni? Ma ti prego, non lasciarmi sola al mondo: affréttati a risorgere, risuscitando con te i progenitori.

Apolytìkion. Tono 4.

Appresa a fondo la bontà e usando sobrietà in tutto, santamente rivestito di una buona coscienza, attingesti le realtà ineffabili dallo strumento d’elezione e, custodita la fede, terminasti la stessa corsa, ieromartire Dionigi. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Segue la conclusione.

Continua a leggere

Vespro del 2 Ottobre- Memoria del santo ieromartire Cipriano e della santa martire Giustina

2 Ottobre

Memoria del santo ieromartire Cipriano e della santa martire Giustina.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia dei santi.

Tono 4. Come generoso tra i martiri.

Nell’unzione sacerdotale, nel sangue del martirio, ti sei accostato a Dio in tutta perfezione, o Cipriano celebratissimo, fiore della natura, bellezza dei discorsi, acropoli della sapienza, norma della rettitudine e delle dottrine, armoniosissima esattezza dei canoni, decoro della Chiesa.

Descrivendo la gloria dei lottatori e la corona dei martiri, persuadesti chi sentiva conforme a Dio ad affrontare audacemente con grande generosità pene molteplici, catene e prigione, denudamento del corpo, torture, gelo pungentissimo, flagelli e infine morte, o Cipriano venerabilissimo.

Opponendo agli incantesimi del demonio i canti dello Spirito e il trofeo della croce, preservasti la verginità: e, martire invitta, ti offristi a Cristo come sacratissima vittima; ottenesti così le corone della vittoria, o Giustina, adorna degli splendori delle vergini e delle martiri.

Gloria. Tono 2.

Davvero ti spogliasti della dottrina dell’inganno e della scienza degli idoli e indossasti a tua salvezza l’arma della croce, Cipriano beatissimo; gettasti i libri di magia, deponesti l’uomo vecchio e in te dimorò, con la conoscenza di Dio, la Trinità consustanziale: con gli angeli implorala, o gerarca, per la nostra salvezza.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Tu sei la gioia di tutti gli oppressi, avvocata di chi subisce ingiustizia, cibo degli affamati, conforto degli stranieri, porto di chi è sbattuto dalla burrasca, visitatrice degli ammalati, rifugio e soccorso degli affaticati e bastone dei ciechi, Madre di Dio altissimo; o pura affrettati, ti preghiamo, a salvare i tuoi servi.

Stavrotheotokìon, stessa melodia.

Vedendo appeso al legno della croce te, o Gesù, l’ignara di nozze piangeva e diceva: Figlio dolcissimo, perché hai lasciato sola me tua madre, o luce inaccessibile del Padre che precede l’eternità? Affréttati a glorificarti, perché ottengano la gloria divina quelli che glorificano la tua divina passione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 2.

Celebriamo Cipriano, l’astro di divino splendore, compagno di Paolo e partecipe delle sue opere: con gli angeli esulta, dopo aver ricevuto la corona dell’incorruttela dall’unico Dio e prega per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Altro sicuro rifugio, torre di fortezza e rocca inespugnabile noi non possediamo, all’infuori di te, purissima e in te ci rifugiamo e a te gridiamo: Sovrana, aiutaci, perché non periamo; mostraci la tua grazia, la gloria del tuo potere e la grandezza della tua amorosa compassione.

Stavrotheotokìon, stessa melodia.

L’agnella incontaminata, vedendo il proprio agnello tratto come un mortale al macello, per suo volere, diceva tra i lamenti: Ti affretti dunque a privare di figli colei che ti ha partorito, o Cristo: perché hai fatto questo, Redentore dell’universo? Tuttavia io canto e glorifico la tua somma condiscendenza che trascende ragione ed intelletto, o amico degli uomini.

Apolytìkion. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Cipriano; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Segue la conclusione.

Continua a leggere

Vespro del 1 Ottobre- Memoria del santo apostolo Anania, uno dei Settanta e del beato nostro padre Romano il melode

1 Ottobre

Memoria del santo apostolo Anania, uno dei Settanta e del beato nostro padre Romano il melode.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia dell’apostolo.

Tono 4. Tu che fosti chiamato.

Quando colui che accolse il raggio divino, Saulo, un tempo posseduto dalla tenebra, venne a te chiedendo la sacra purificazione, spinto da volontà superiore, allora, o beatissimo, come sapiente gerarca, donasti col battesimo l’adozione a figlio a colui che poi l’avrebbe donata all’ecumène: perciò con lui diciamo beato te, apostolo di Cristo, Anania di senno divino, che supplichi per la nostra salvezza.

Straordinariamente iniziato ai misteri divini, più risonante del tuono, o beato, facesti echeggiare il verbo salvifico di Dio e destasti quanti dormivano nei sepolcri della vanità, i quali gettarono via da sé lo stato di morte che assimila ai defunti e respinge nell’ade quanti ne sono affetti: costoro tu li rendesti preziosi strumenti di colui che uccise l’uccisore, Gesù, Sovrano e Salvatore delle nostre anime.

Come portatore di luce, come vate divino, come testimone eletto da Dio della passione di Cristo e della gloria ineffabile che dovrà manifestarsi, coerede e compartecipe con il Sovrano, tu che ti diletti delle effusioni luminose sempre zampillanti dallo splendore senza tramonto, o uomo divino, con le tue suppliche libera da tenebrosi pericoli quanti ora festeggiano, Anania, la tua festa fulgidissima.

Del santo.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Il musico, la lira del divino Spirito, l’usignolo, la cicala, il flauto di divini canti della Chiesa, prepara per noi tutti i suoi conviti musicali e con essi allieta chi ha senno divino.

La lampada fulgidissima e limpidissima, la cetra melodiosa, la corda delle chiare parole dello Spirito, distintamente canta, insegnando ai confini a glorificare con inni mai silenti l’unico splendore della Divinità.

Tu che stai presso il Sovrano di tutti e con lui hai famigliarità, o padre, ricordati di noi, che celebriamo la tua fulgida festa, affinché siamo liberati da pericoli e tentazioni, o Romano beatissimo in Dio.

Gloria. Tono 1.

Di Byzantios, per alcuni di Anatolio.

Lo strumento d’elezione, il grande ricettacolo dello Spirito, Paolo apostolo illuminasti, o apostolo, ricevendone l’ordine da Dio per rivelazione, come veggente del Verbo e iniziato ai suoi prodigi, apostolo inviato a preferenza dei discepoli e fedele economo della nuova alleanza. Imitando dunque lo stesso Cristo maestro, versasti il tuo sangue, divenendo confessore con una passione da martire, o Anania, gerarca di Cristo e compiuta la corsa e custodita inviolata la fede, dimori negli eccelsi con i superni liturghi: prega per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Martiri degni di ogni lode.

Abisso di misericordia, misericordia di me, divenuto baratro di impurità: lava tutta la sozzura delle mie passioni, facendomi risplendere con lacrime di penitenza e divina compunzione: per essa donami un sentire realmente umile e salvifica contrizione di cuore.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella e Sovrana pura, vedendo il proprio agnello in croce, senza più apparenza né bellezza, gemendo diceva: Ahimè, dov’è tramontata la tua bellezza, dolcissimo? Dove il tuo decoro? Dove la grazia sfolgorante della tua figura, Figlio mio dilettissimo?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos; si dice però anche il seguente idiòmelon dell’apostolo, con il suo stico.

Tono 4.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Ti rivelasti dimora colma di trofei, Anania apostolo e coperto da pietre come da fiori, versasti il tuo sangue per colui che volontariamente patì per noi nella carne; perciò oggi Damasco si gloria per la tua sacra solennità; e non soltanto essa, ma tutta la terra, chiaramente predicando i tuoi straordinari prodigi, grida: Prega Dio di donarci il perdono delle colpe.

Gloria. Tono pl. 2.

Primo inizio dei beni, apparisti causa di salvezza, padre nostro Romano: intessendo infatti un’innodia angelica, divinamente mostrasti la tua condotta di vita. Implora Cristo Dio di liberare da tentazioni e pericoli i tuoi cantori.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Mio soccorso e protezione sei tu, Madre di Dio purissima: ho te come aiuto nelle tribolazioni, nelle malattie e nelle angustie e glorifico te, irreprensibile.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando la purissima ti vide pendere dalla croce, come madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una ignominiosa passione?

Apolytìkion dell’apostolo. Tono 3.

Santo apostolo Anania, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del santo. Tono pl. 4.

In te, padre, fu perfettamente custodita l’immagine di Dio, perché tu, prendendo la croce, seguisti Cristo e coi fatti insegnasti a trascurare la carne perché passa e a darsi cura dell’anima, realtà immortale: perciò con gli angeli esulta il tuo spirito, o beato Romano.

Continua a leggere

Mattutino del 30 Settembre- Memoria del santo ieromartire Gregorio della Grande Armenia

30 Settembre

Memoria del santo ieromartire Gregorio della Grande Armenia.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità, lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Gregorio; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

La solita sticologia e i canoni dell’Oktòichos e del santo. Acròstico: Canto te, martire e vigile pastore. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Come i cavalieri.

Stando incoronato presso la Trinità veneratissima, come vigile pastore, come sacro martire, addormenta con le tue suppliche le immagini oscure delle passioni di me che ti lodo, o beato Gregorio.

L’astro senza tramonto, il grande gerarca, il pastore dalle molte lotte, l’esperto negli agoni, il vanto dell’Armenia chiama oggi i fedeli al banchetto; riunendoci diciamolo beato.

Riempito delle acque vivificanti dello Spirito, sorgesti come fiume dall’Eden spirituale, irrigando il volto della Chiesa e prosciugando il mare della follia idolatrica, o beato Gregorio.

Theotokìon. Rafforzate dalla croce dell’incarnato da te, o Purissima, rifulgendo per i bagliori della verginità e per il sangue del martirio, seguendo te, o Vergine, le donne lottarono con vigore e offrirono se stesse a lui.

Ode 3. Poiché la sterile

Con gli schiaffi delle tue fatiche spezzi le mascelle dei leoni e con i rivi del sangue anneghi la sporcizia dei demòni e abbatti alla radice le steli dell’idolatria, o ammirabile.

Né il prolungamento dei supplizi, né le terribili torture, né la lunga prigionia nella fossa oscurissima fecero rivoltare il tuo forte animo, o martire ammirabile.

Non hai dato sonno ai tuoi occhi, o martire, finché non hai reso figli del giorno quanti erano vinti dal sonno della malvagità pagana, acclamando: Santo sei tu, Signore.

Theotokìon. La martire Ripsima, conoscendo te, fanciulla, come unica Madre Vergine, fu affascinata dalle tue bellezze e seguendoti, offrì sé stessa a Cristo, rifulgendo nelle lotte.

Irmòs. Poiché la sterile Chiesa delle genti ha generato e la sinagoga ricca di figli si è inaridita, al nostro Dio, prodigioso, gridiamo: Santo sei tu, Signore.

Kàthisma.

Tono 3. La confessione della fede.

O glorioso martire, con il vigile sguardo della mente splendevi conformemente al nome e sopportando la passione per Cristo, vegliavi senza sosta in preghiera, perciò hai ricevuto come gerarca, attraverso il sangue, ricompensa per entrambi, o beatissimo Gregorio.

E ora. Theotokìon.

Divenisti divina dimora del Verbo, o purissima Vergine Madre, superando gli angeli in purezza; purifica anche me, più di tutti macchiato dai peccati della carne, con le divine acque della tua supplica, donandomi la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella purissima del Verbo, Vergine Madre incorrotta, vedendo appeso sulla croce colui che è sorto da lei senza doglie, facendo lamenti gridava: Ahimè, mio Figlio! Come patisci volendo liberare l’uomo dalla vergogna delle passioni?

Ode 4. Colui che siede.

Il Signore altissimo ti innalzò gloriosamente all’altezza gloriosa del martirio, o glorioso, poiché raffigurasti con esultanza la sua passione, o ieromartire, acclamando: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Con divina potenza abbattesti il nemico ateo, che corrompeva tutta la terra degli armeni e splendendo come astro, illuminasti quanti giacevano nella tenebra della vanità, o sapiente Gregorio.

Con i tuoi divini insegnamenti, o Gregorio, portasti al tuo Creatore il talento assai moltiplicato per quanti furono salvati e ricevesti da lui l’eredità eterna, il regno dei cieli e l’illuminazione.

Theotokìon. Le giovani vergini che lottarono con Ripsima ti amavano come splendida, come preziosa, come bella e seguendoti, Madre Vergine Maria, esultanti offrirono se stesse a tuo Figlio.

Ode 5. Tu, Signore.

Hai chiaramente visto un segno cruciforme, che, splendido come luce, dileguava la tenebra dell’idolatria, rendendo i fedeli figli della luce.

Tu, che per molti anni vivesti con le belve in una fossa profonda, fosti salvato da Dio, perché con la luce del divino Verbo volevi illuminare gli insensati.

Lottando come un martire fosti incoronato come vincitore e unto col myron della gerarchia, ungesti popoli, liberandoli dall’inganno malvagio, o Gregorio.

Theotokìon. Le vergini che sentirono il profumo del myron del Verbo sorto da te, purissima Vergine, con la passione atletica furono gradite a Dio esultando.

Ode 6. Prefigurando la tua sepoltura.

Col potere del tuo verbo furono spezzati e abbattuti i templi indeboliti dei demòni e si rinvigorirono i cuori dei fedeli nell’amore di Dio.

Come un agnello legato, hai portato a Dio Tiridàto, che prima era lupo selvaggio e ora è salvo per la grande ricchezza della misericordia di Dio.

Servendoti di insegnamenti ortodossi, o gerarca, come pastore e seguace del vero Pastore, o Gregorio rivelasti agli eretici la via divina.

Theotokìon. Conoscendo la crocifissione di colui che si era incarnato da te, Theotòkos, Ripsima si crocifisse con lui come agnella col suo pastore, come sacrificio puro a Dio.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, Giona profeta gridava supplicando dal ventre del pesce: Dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Kontàkion. Tono 2. Gli araldi sicuri.

Cantiamo oggi tutti inni e canti di lode al glorioso gerarca Gregorio come atleta della verità, pastore e vigile guida, illuminatore di tutto il mondo, poiché prega Cristo per la nostra salvezza.

Ikos.

Inneggiamo con canti, fedeli, questo illustre fra gli atleti, il pastore e maestro dell’Armenia e onoriamo con divine lodi la sua memoria, poiché annientò la tenebra dei vani idoli e con loro abbatté l’azione dei demòni; perciò con animo forte e con la grazia sopportò le pene e prega Cristo per la nostra salvezza.

Sinassario.

Il 30 di questo mese memoria del santo ieromartire Gregorio della grande Armenia.

Stichi. Conoscendo il vigilate del Verbo di Dio, ti rivelasti vigilante chiamato da Dio. Il giorno 30 morì Gregorio della grande Armenia.

Lo stesso giorno memoria delle sante martiri Ripsima e Gaiana e delle altre trentadue venerabili martiri donne e vergini.

Stichi. Ripsima non sentiva affatto i dolori del taglio delle spade, poiché in cambio otteneva innumerevoli corone. Gaiana, prima incoronata per l’ascesi, ora è incoronata per il supplizio della spada. La trina decina di martiri ti adora, Trinità, per te morendo insieme coraggiosamente di spada.

Lo stesso giorno, memoria dei santi settanta martiri decapitati con santa Ripsima e memoria delle due venerabili donne.

Stichi. I settanta uomini uccisi dalla spada erano pronti a morire anche più volte se necessario. La spada, dilaniando due donne cresciute nelle virtù, le abbellisce col martirio.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Stratonico.

Stichi. Morendo di spada, Stratonico vinse da solo l’intero esercito dei demòni.

Lo stesso giorno il santo martire Mardonio perì bruciato con carboni sull’ombelico.

Stichi. Dal segno della bruciatura che aveva sull’ombelico si è conosciuta la passione subìta da Mardonio.

Lo stesso giorno mille santi perirono di spada.

Stichi. La falange dei mille dalle nuche tagliate, trovò altrettante corone in premio.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I giovani figli di Abramo.

Sopportando ogni sorta di supplizio, o martire, salvasti molti dai supplizi della pena futura, cantando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Divenuto dimora della Trinità, o martire, abbattesti a terra i templi degli idoli e innalzasti chiese al Verbo onniveggente per la salvezza del popolo.

Fosti sacerdote, offrendo prima con ardore te stesso come sacrificio al tuo Sovrano e sacrificando lui, lo desti ai fedeli per la salvezza delle anime.

Theotokìon. Vergini adorne delle corone del martirio si immolarono al Dio sorto dalla Vergine, gridando melodiosamente: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Redentore onnipotente.

Lottando secondo la legge, svergognasti molto i nemici senza legge, o sacratissimo Gregorio e portasti a Dio il popolo che canta: Benedite, opere tutte, il Signore.

Dissodando il campo sterile, seminasti i semi del verbo, raccogliendo il buon frutto centuplicato in spighe razionali, che portarono frutto all’aratore delle anime.

Con i fulgori del tuo verbo illuminasti molte miriadi e le portasti a colui che per noi subì passione volontaria; a lui cantiamo: Benedite e inneggiate il Signore.

Theotokìon. Non temendo la moltitudine dei supplizi e non sottomettendosi ai piaceri della carne, Ripsima confessava il Signore nato dalla Vergine, cantando: Benedite e inneggiate il Signore.

Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nel mezzo della fornace, con la rugiada refrigerasti i fanciulli e insegnasti loro a cantare: opere tutte, benedite e inneggiate il Signore.

Ode 9. Per sua colpa.

Rafforzato con il potere di Cristo, sopportasti la pena dei supplizi, spezzasti le stele dei demòni, abbattesti a terra i templi degli idoli e illuminasti i popoli nell’ignoranza, o insigne ieromartire.

Come alba è sorta per noi la tua festa, portandoci la luce dei doni, poiché ti sei rivelato dimora della divina luce e ti sei trasferito alla luce senza tramonto, illuminato riccamente dai divini bagliori, o venerabile Gregorio.

Ti rivelasti confidente dei profeti, coabitante dei martiri, dei santi, degli apostoli, dei gerarchi e pari agli angeli e agli arcangeli; con loro supplica il Filantropo per noi, tuoi cantori, o padre Gregorio.

Sante donne si distinsero eroicamente correggendo la caduta di Eva, sopportando triplici ondate di pene e spezzarono sotto i loro bei piedi colui che si boriava di cose grandi, perciò degnamente le proclamiamo beate.

Theotokìon. Illuminata dalla luce del volto di colui che rifulse da te, o sempre Vergine, Ripsima raffigurò nel suo corpo la di lui passione e morte, perciò ora con te si rallegra.

Irmòs. Per sua colpa e sua trasgressione, Eva ha introdotto la maledizione, ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, hai germogliato al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Vedendo il prodigioso spettacolo, sbigottirono gli increduli: a colui che credevano morto nella fossa delle belve si prostrano traendolo su vivo e gridando: Grande è il Dio di Gregorio, che lo ha rivelato luminare.

Theotokìon.

Colui che è portato sulle spalle dei cherubini, o purissima, volontariamente si è adagiato sulle tue braccia, dopo aver assunto la carne per rendere figli di Dio per grazia noi credenti in lui e sempre onoriamo te, come colei che ci procura la salvezza.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 29 Settembre- Memoria del nostro v enerabile padre Ciriaco l’anacoreta

29 Settembre

Memoria del nostro venerabile padre Ciriaco l’anacoreta.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 1. Sigillata la pietra.

Cittadino del deserto, angelo in un corpo e taumaturgo ti sei rivelato, santo padre teoforo Ciriaco; con digiuno, veglia e preghiera hai ricevuto carismi celesti e guarisci i malati e le anime di quanti con fede a te accorrono. Gloria a Colui che ti ha dato forza; gloria a Colui che ti ha incoronato; gloria a Colui che per mezzo tuo opera guarigioni in tutti.

La solita sticologia, canoni dall’Oktòichos, poi quello del santo. Acròstico: Ciriaco, sii mio intercessore presso Dio. Senza Theotokìa. Opera di Stefano il Sabaita.

Ode 1. Tono. pl. 4. Cantiamo un inno.

Concedimi, o Cristo, la gloria della tua conoscenza e della tua grazia, per cantare degnamente il venerabile Ciriaco, che presso di te intercede, ineffabile economo dei sapienti insegnamenti.

Gustando l’inno che preparo per te, beato Ciriaco, supplica Cristo, perché io abbia parte al suo divino splendore e ottenga veramente la salvezza.

Munito della possente forza del Signore, prevalesti sui principi delle tenebre; seguendo le sue tracce, padre beato, ottenesti, o Ciriaco, il riposo celeste.

Hai rivaleggiato in terra con gli incorporei, sottomettendo ogni cura della carne al vivificante Spirito; e ora nei cieli, o teoforo, esulti con essi.

Theotokìon. Sei la mistica scala contemplata da Giacobbe, l’eletto del Signore Dio; ineffabilmente da essa scese l’Incorporeo per incarnarsi senza mutamento da te, Theotòkos.

Ode 3. Non c’è santo.

Risolutamente percorresti il sentiero della vita; poiché dall’infanzia, o beato, amavi il Creatore; assetato di lui, lo cercasti imitando la strada del cervo alle fonti d’acqua.

Ricevendo i viventi precetti di Cristo scolpiti sulla tavole del tuo cuore dal dito del santo Spirito, come libro animato, padre mirabile li custodivi attivamente.

Col digiuno, padre venerabile, dominasti, gli appetiti del ventre e, mortificando i piaceri dei sensi, conservasti la purezza per tutta la vita.

Con gioia rendesti te stesso tempio razionale della Trinità, purificando corpo e spirito, beatissimo padre e divenisti dimora della trifulgida luce.

Theotokìon. Vergine generasti senza nozze e vergine sei rimasta, Madre lodatissima, Genitrice di Dio Maria; supplica Cristo Dio di salvarci.

Irmòs. Non c’è santo come il Signore, non c’è giusto come il nostro Dio, tutto il creato lo inneggia; non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Desideroso della superna vita sovramondana, lasciasti come caduca la dolcezza del mondo, o beato, perciò abitando grotte e deserti, ti rivelasti cittadino della città celeste; di là ricordati di quanti celebrano la tua memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Rinnovasti, o pura, col tuo parto divino l’essenza mortale dei terrestri corrotta nelle passioni e portasti tutti dalla morte alla vita incorruttibile; perciò giustamente tutti ti diciamo beata, o Vergine glorificata, come profetasti.

Stavrotheotokìon

Vergine purissima, Madre di Cristo nostro Dio, una spada trapassò la tua anima quando vedesti sulla croce il tuo figlio e Dio: senza sosta intercedi presso di lui per il perdono dei nostri peccati.

Ode 4. Tu sei mia forza, Signore.

Stupì il sole della tua continenza e perseveranza, non potendo vederti per lunghi anni adirato o prender cibo di giorno, o beato, vigorosamente cantando in continue veglie: Gloria alla tua potenza, o solo filantropo.

Meditando, o sapiente, con coscienza le leggi del nuovo e antico testamento, raccogliesti ogni specie di virtù degli uomini santi, o beato, imitando l’ape e divenisti vaso d’elezione gridando: Alla tua potenza gloria, o filantropo.

O Cristo Dio, tu sei tesoro di delizia, vanto e onore dei santi, perciò amando te, Ciriaco disprezzò come scarti tutte le delizie del mondo; per questo con amore si deliziava in deserti inaccessibili della tua bellezza.

Sappiamo che un tempo il profeta addolcì le onde di Mara; e tu, Ciriaco, cambiando le cipolle amare in dolci, dimostrasti il credito che hanno i servi che egli glorifica con la sua divina potenza.

Discepolo e imitatore di Cristo Sovrano, con la preghiera guarisci per compassione il figlio lunatico di un supplicante, avendo ricevuto dal Signore la grazia di scacciare le malattie e respingere l’assalto dei demòni con il segno divino della croce.

Theotokìon. Sei la gloria dei fedeli, avvocato, rifugio, riparo e porto dei cristiani: porti le loro preghiere davanti al tuo Figlio e salvi da ogni pericolo i fedeli, che ti riconoscono Theotòkos.

Ode 5. Perché mi hai abbandonato?

Ricevuta da Cristo l’invincibile grazia dello Spirito, con forza rovesciasti i funesti prìncipi di questo mondo e, divenuto padrone delle passioni, hai cinto la corona dell’impassibilità, o Ciriaco.

Ti rivelasti forte nelle fatiche dell’ascesi, ti rafforzasti strenuamente, o beato, al punto di restare fino ad età avanzatissima nel deserto, dove sei vissuto come in talami regali con molta gioia.

Passando in veglie tutte le notti e stando senza sosta presso Dio, o beato, con la preghiera parlavi all’Intelletto immateriale e ricevesti splendori di luce increata, o Ciriaco, rischiarato nello spirito da raggi.

Ricolma di chiara e profetica ispirazione, la tua santa lingua preannunziò la completa e definitiva distruzione della pestilenza della dottrina origeniana corruttrice di menti e anime, un tempo tiranneggiante.

Theotokìon. Ai tuoi misteri fu iniziato nello Spirito il cuore dei profeti, poiché il Sovrano ti ha reso porta del cielo; e prendendo corpo da te, Vergine pura, è sorto il Sole di giustizia per quanti erano nella tenebra.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Divinizzato da Cristo, Dio per natura, divenisti Dio per adozione; perciò raddrizzavi le dolorose malformazioni naturali, curando i malati e guarendo gli indemoniati, per la grazia di Dio.

Fuggisti l’importuna moltitudine che ti visitava e ne arrestasti i terribili flutti, scansando la falsa gloria dei vani elogi umani.

Considerando sogno la vanagloria di questo mondo corruttibile, del solo Dio vivente, o sapiente, desiderasti condividere la gloria, che degnamente ottenesti in sorte.

Theotokìon. Come arca vivente, Madre di Dio, hai ricevuto il Verbo eterno; come sacro tempio hai accolto il tuo Creatore e come trono di fuoco hai portato il Re di tutto il creato.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, malgrado il numero dei miei peccati; dall’abisso del male strappami, ti supplico; poiché a te grido: Ascoltami, Signore, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono pl. 4. A te invincibile.

Come potente difensore e rifugio ti celebra sempre la grande Lavra festeggiando l’annuale memoria. Ma, come confidente del Signore, custodisci intervenendo contro i nemici perché possiamo gridare: Salve, beatissimo Padre!

Sinassario.

Il 29 di questo mese memoria del nostro venerabile padre Ciriaco, l’anacoreta.

Stichi. Con scille amare, o Ciriaco, correggi la dolcezza del frutto che i ribelli peccando presero, facendo chiudere i cieli. Ciriaco, carico di anni, il ventinove chiuse gli occhi.

Lo stesso giorno memoria dei santi centocinquanta martiri della Palestina e dei santi martiri Trifone, Trofimo e Dorimedonte e della santa martire Petronia.

Stichi. Chinando la testa alla spada, Petronia si riunisce a Cristo, pietra angolare.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Gudelia.

Stichi. Chinando la sua testa sotto il ferro, Gudelia si lega a Cristo, capo della creazione.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Kasdo e Kasdoa.

Stichi. Kasdo e Kasdoa uniti nel martirio, per il ferro e il legno trovarono beni infiniti.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Dada, Gobdelaà, figlio di Shapur re dei persiani.

Stichi. Con il corpo tagliato a pezzi, o martire dell’Altissimo, salvasti il tuo spirito, Dada, figlio di Persia. Fosti trafitto da canne affilate, Gobdelaà, servo del Cristo, colpito da una canna.

La santa martire Petronia muore colpita da spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli ebrei.

Con la meditazione delle leggi e delle parole divinamente ispirate, più del miele il tuo fedelissimo servo addolcì la gola cantando: Benedetto sei tu, Signore, nei secoli.

Con le tue preghiere, o beato, purifica dal fango delle passioni i tuoi cantori e presentali a Dio perché a lui inneggino: Benedetto sei tu, Signore, nei secoli.

Avendo amato con tutta la sua anima la tua ineffabile luce, o Cristo, Ciriaco accolse tutta la grazia dello Spirito, a te cantando: O Dio, tu sei benedetto.

Per scampare la ferocia dei leoni Daniele fu glorificato, mentre Ciriaco con un ordine li rese suoi servitori, acclamando: O Dio, tu sei benedetto.

Avendo unito l’azione alla contemplazione, o Ciriaco divinamente ispirato, confessasti la Trinità consustanziale del Padre, del Figlio e dello Spirito, dicendo: O Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. Estingui la fiamma delle mie passioni, pacifica la tempesta delle eresie, Genitrice di Dio, poiché in te, noi cristiani, abbiamo la protettrice che ci difende e con fede ti inneggiamo.

Ode 8. Divenuti vincitori.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti la tua anima nella compunzione e la rendesti fertile, o beato, salmeggiando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Un tempo il tesbita inaridì le fonti del cielo, ma tu, o beato, al colmo dell’estate facesti piovere a dirotto, cantando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Con nobili lotte rifiutasti l’errore dei settari eretici di Origene, narratore di favole, salmeggiando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Insegnasti secondo la vera fede l’unità della Trinità consustanziale, unica luce trisolare, dicendo: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Theotokìon. Apparisti figlia dell’Adamo decaduto e Madre del Dio che rinnova la mia essenza e che come Signore, noi tutte sue opere inneggiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Divenuti vincitori del tiranno e della fiamma per la tua grazia, i fanciulli così attaccati ai tuoi comandamenti gridarono: Opere tutte, benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Ode 9. Fremette ogni orecchio.

Una grotta accolse te, o sapiente, che avevi accolto la fonte donata da Dio, quando un tempo il divino padre Caritone fece un miracolo degno di Mosè e tu, Ciriaco, divenisti muro incrollabile e guardiano sicurissimo per il suo gregge.

Prendendo la croce sulle spalle per amore della vera vita, hai reso la tua vita una meditazione della morte, o Ciriaco; passato ora alle delizie incorruttibili senza fine, per sempre presso Dio esulti con i cori celesti nella luce.

Rifulgi arso dallo splendore dello Spirito e appari luminoso nei cori celesti; per le tue preghiere, o beato, rischiara anche il mio spirito alla triplice e mistica luce della Trinità; salvami, ti prego, da passioni e colpe.

Siete stati incoronati col diadema dei vincitori presso il Dio che siede nell’alto, o illustre Caritone e beato Ciriaco: come padri che liberano dai pericoli il loro gregge, vegliate su chi oggi festeggia la vostra memoria.

Theotokìon. Avanza, trionfa e regna, o Figlio della Madre di Dio e sottometti all’imperatore amico di Cristo il popolo di Ismaele che ci guerreggia, per le preghiere, ti supplichiamo, di colei che ti concepì senza uomo, come Dio e filantropo.

Irmòs. Fremette ogni orecchio per l’ineffabile discesa di Dio: poiché l’Altissimo volontariamente scese fino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale; per questo la purissima Madre di Dio, noi fedeli, magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Stando nella gloria davanti a Dio onnipotente, ricordati sempre, o Ciriaco, araldo di Dio con il divino Caritone, di chi celebra, o santo, la tua luminosa memoria e con affetto ti onora, o padre, come ministro di Cristo.

Theotokìon.

Realmente Theotòkos ti confessiamo, o Sovrana, noi, per te salvati: hai ineffabilmente partorito il Dio, che con la croce ha sciolto la morte, attirando a sé folle di santi monaci: con loro, o Vergine, ti inneggiamo.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 28 Settembre- Memoria del nostro santo padre Caritone, il confessore

28 Settembre

Memoria del nostro beato padre Caritone, il confessore.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi centuplicasti i frutti delle tue pene; coi tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumene. Caritone, beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

La sticologia consueta.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Provato dalle fatiche della lotta, reso saldo dagli agoni dell’ascesi, brillasti più terso dell’oro per la pietà e divenuto puro ricettacolo dello Spirito, diradasti la tenebra degli spiriti maligni: perciò radunàti greggi di monaci, divenisti loro pastore e luminare chiarissimo; o beato Caritone, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Scivolando nei cattivi pensieri, sono stato trascinato nell’abisso dei peccati e gemendo grido a te dal profondo del cuore, o pura: Rendi mirabile in me la tua copiosa misericordia, lo sconfinato oceano della tua amorosa pietà, la smisurata ricchezza delle tue compassioni e dammi conversione e perdono delle colpe, affinché con affetto gridi: Prega tuo Figlio e Dio di donarmi remissione delle colpe, perché io, tuo servo, ho te come speranza.

Stavrotheotokìon.

Vedendo sulla croce l’Agnello, il Pastore e Redentore, l’agnella pianse amaramente ed esclamò gemendo: il mondo si rallegra di ricevere la redenzione e le mie viscere si consumano alla vista della crocifissione che per noi subisti, nella tua compassione, o buono e longanime Signore; perciò diciamo alla Vergine, con fede: Sia su di noi la tua misericordia, o Madre, perché ricevano remissione delle colpe i fedeli che venerano la passione di tuo Figlio.

Canone dell’Oktòichos, poi quello del santo, attribuito a Teofane o a Giovanni il Monaco.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Attraversato l’oceano del martirio, o beato, con l’arma del legno vivificante della croce sprofondasti il miserabile Faraone spirituale con la potenza di Dio.

Consacrato al Signore dalla culla, divinamente predicasti Cristo davanti al tribunale del tiranno e come Mosè abbattesti l’orgoglio dei nemici di Dio.

Lasciando l’Egitto e i suoi sviamenti, venerabile padre Caritone, per divenire cittadino del deserto, con il puro conversasti in tutta purezza e ricevesti l’eredità dei cieli.

Theotokìon. Senza seme, dal Santo Spirito, per volere del Padre, concepisti il Figlio di Dio e partoristi nella carne colui che senza madre il Padre generò e che senza padre nacque da te per salvarci.

Ode 3. In te si rallegra.

In te si rallegra il mistico gregge delle tue pecore, i tuoi discepoli, partecipi del tuo irraggiamento spirituale, venerato padre.

Allo Spirito vivificante, venerabile Caritone, hai sottomesso ogni cura della carne come causa di inimicizia con Dio.

Come Davide abbattesti, venerabile padre, il potere spirituale dell’ostile Golia con l’armatura dello Spirito.

Theotokìon. Tu sola, Madre di Dio, per gli uomini divenisti dispensiera dei tesori sovrannaturali; perciò ti gridiamo: Salve.

Irmòs. In te si rallegra la tua Chiesa, Cristo, gridando: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e saldezza.

Kàthisma. Tono 4. Presto intervieni.

Con le parole ornasti la Chiesa di Cristo, con le opere onorasti la somiglianza con Dio, o beato; rifulse infatti nel mondo in te la saggezza irraggiante per fede grazie di guarigioni; perciò festeggiamo con affetto anche la tua memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Vergine pura, che partoristi il Dio sovrasostanziale, con i beati imploralo senza sosta di concedere prima della fine, remissione delle colpe e correzione della vita a quanti con fede e affetto debitamente t’inneggiano, o sola lodatissima.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti inchiodato sulla croce, la tua pura Madre, o Verbo di Dio, con lacrime materne gridò: Che cos’è questo prodigio strano e nuovo, o Figlio mio, come ti esponi alla morte, tu vita dell’universo? Ma tu desideri vivificare tutti i mortali nella tua compassione.

Ode 4. Vedendo te, Sole.

Uccise le voluttà tiranniche con le fatiche della temperanza, Caritone, santamente indossasti la vivificante mortificazione.

Le preoccupazioni del mondo soffocanti la fertilità dell’anima bruciasti come rovi, beato Caritone, con le tue ardenti meditazioni.

Le grazie posero sulla tua fronte, per le tue imprese atletiche, la corona del regno di Cristo, poiché facesti cessare l’ebbrezza dell’errore, o beato.

Theotokìon. Ineffabile si rivelò, divina Genitrice, il tuo parto; sola Vergine pura e benedetta, noi ti veneriamo gridando: Salve.

Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Eri il puro e chiaro specchio delle luci venute dall’alto, venerabile padre, beatissimo Caritone.

Rifulgesti di duplice grazia, brillando per le ferite della tua lotta per la fede e poi per le fatiche dell’ascesi, o beato.

Ti rivelasti medico delle anime, avendo cercato dall’infanzia la sapienza divina, o beatissimo.

Theotokìon. Tu sei l’armatura che ci custodisce dal nemico, in te possediamo, santa sposa di Dio, la nostra speranza e la nostra ancora di salvezza.

Ode 6. A te sacrificherò.

Ponendo le tue fondamenta non sulla sabbia, ma su Cristo, come casa edificasti la virtù più preziosa dell’oro e divenisti dimora della Trinità santissima.

Il serpente si rivelò, padre teoforo, lo strumento del male, ma vinto dalle tue virtù, per effetto di una giusta provvidenza, punì gli artefici dell’iniquità.

Né le battiture, né la minaccia di condanna a morte, poterono separarti dall’amore di Dio, poiché gioivi della tua unione con lui, o beato.

Theotokìon. Prodigio che supera i prodigi passati: senza restringerlo, una Vergine concepì in grembo senza nozze colui che in mano regge il mondo.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore; così a te grida la Chiesa, purificata dal sangue offerto ai demòni per il sangue misericordiosamente fluito dal tuo fianco.

Kontàkion. Tono 2. Gli araldi sicuri.

L’asceta della continenza, il lottatore della pietà incoroniamo oggi tutti con inni, o fedeli e celebriamo con elogi Caritone, pastore e maestro, martire di Cristo, che trae il nome dalla grazia, universale astro del mondo.

Ikos.

Celebriamo con inni, o fedeli, questo grande tra i santi, divino luminare d’Iconio, il beato Caritone e coroniamo il suo capo con canti divini: schiacciò infatti al suolo l’alterigia degli idoli vani e con essi annientò tutta l’attività dei demòni; perciò sopportò le fatiche e realmente ottenne i premi. Lodandolo, dunque, onoriamolo come universale astro del mondo.

Sinassario.

Il 28 di questo mese memoria del nostro santo padre e confessore Caritone.

Stichi. Calpestati i piaceri terreni, Caritone ora esulti di letizia, gustando in cielo l’oggetto del tuo desiderio. Il ventotto morì in età avanzatissima.

Lo stesso giorno memoria del santo profeta Baruk.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri e fratelli di sangue Alessandro, Alfeo, Zòssimo e del santo martire Marco il pastore e dei santi martiri Nicon, Neon, Eliodoro e di altre vergini e fanciulli.

Stichi. Tre martiri del Signore, stesi a terra, trovarono la divina rugiada. Come il giusto Abele subisti la morte, Marco, pastore di greggi proprio come lui. Eliodoro e Nicon sconfissero con Neon il nemico di Cristo. Accogli, o Dio, questa folla di fanciulli e vergini, nati da donna e uccisi dalla spada.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Eustazio il romano.

Stichi. E’ romano, ma anche forte il martire Eustazio martirizzato dalla spada.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Alessandro e di altri trenta martiri suoi compagni.

Stichi. Avevano come guida per morire Alessandro, i trenta uomini uccisi dalla spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Imitando lo zelo per la fede che mostrarono i figli di Abramo, calpestasti il tirannico editto gridando: Benedetto sei tu, Signore mio Dio.

Come nella fornace, dall’ardore delle tentazioni la divina grazia venne dal cielo a proteggerti, ricoprendoti della sua rugiada, venerabile padre, cantando: Benedetto sei tu, Signore mio Dio.

Come toccato dall’amore divino della Trinità, gli consacrasti un numero eguale di inni spirituali, cantando: Benedetto sei tu, nel tempio della tua gloria, Signore.

Theotokìon. Salve, dimora santificata, divino tempio dell’Altissimo; Madre di Dio, per te ci è donata la gioia e noi gridiamo: Benedetta sei tu fra le donne, Sovrana purissima.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

Con la fiamma di una torcia che bruciava i tuoi fianchi, consumasti i tuoi ingiusti persecutori e per opera del santo Spirito, rimanesti incolume per risvegliare alla fede i popoli, inneggiando: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Hai rivestito davvero Cristo, spogliandoti dell’uomo vecchio e sconfiggesti, o beato, il principe di questo mondo di tenebra con le pene del martirio, con letizia gridando: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Quale vero discepolo di Paolo, venerabile padre Caritone, camminavi sulle sue orme e divenisti per i monaci una guida, modello di virtù per quanti gridano: Opere tutte, inneggiate al Signore.

Theotokìon. Tu sola in tutte le generazioni, Vergine pura, ti rivelasti Madre di Dio: divenisti dimora della divinità, o purissima, senza bruciare al fuoco della luce inaccessibile, perciò ti benediciamo, Maria, divina sposa.

Irmòs. Stese le mani Daniele nella fossa arrestò le fauci dei leoni: i fanciulli ebrei pieni di zelo per la loro fede, cinti di virtù arrestarono la forza del fuoco, gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Cristo, pietra angolare.

Non poté celare le tue virtù la tomba, portatrice di oblio, beato Caritone, poiché come sole attraverso i secoli rifulse la tua memoria, che noi degnamente magnifichiamo.

Venite celebrando in ispirito l’annuale memoria del teoforo, imitiamo tutti le sue virtù, unendoci a lui per cantare: O Trisagio, noi ti magnifichiamo.

Adoriamo in coro, fedeli, nella sua divina essenza la Monade una nelle ipòstasi, inconfuso Dio trino, che condivide la stessa forza e dignità: con fede magnifichiamolo.

Theotokìon. Esulta di letizia e gioia, sposa del gran Re, che rifletti come chiaro specchio la bellezza del tuo sposo, risplendendo più dell’oro e del sole.

Irmòs. Cristo, pietra angolare non tagliata da mano umana fu tagliato da te, la Vergine, monte inviolato; è lui che riunisce le nature separate; per questo, gioiosi ed esultanti, Madre di Dio, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Esercitato prima ottimamente nella lotta e poi compiuta la corsa divina nell’ascesi, salisti ai cieli e stai davanti a Cristo, santo padre Caritone, pregando per noi che con fede t’inneggiamo.

Theotokìon.

Generasti Cristo, Re della gloria, angelo del gran consiglio del Padre, Vergine inneggiatissima: prendendo la sua croce, asceti e martiri dietro a lui corsero. Con loro senza sosta supplica per noi, Madre di Dio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia ripetendo il primo.

Tono 4. Hai dato come segno.

La grazia dello Spirito, o padre Caritone, brillando per te, ti illuminò chiaramente: dissolvesti così la notte delle passioni e puramente giungesti al giorno dell’impassibilità, unendoti alla purissima luce; in lei dimorando, non dimenticarti, o uomo di Dio, di chi con fede santamente celebra la tua memoria (2).

Portando in te la fioritura della grazia celeste, o Caritone, disprezzasti le cose terrestri; perciò, come fossi senza carne, scegliesti di vivere tra disagi, sapendo che un giorno ti saresti piamente aggirato lungo il torrente delle eterne delizie, o uomo ispirato da Dio; con lacrime inaridisti, o santo, la torbida fonte delle passioni e irrigasti le spighe che nutrono le anime.

Degnamente hai ricevuto, o Caritone, la grazia delle guarigioni dalla divina grazia; per essa si ritrae davanti a te l’inganno degli spiriti maligni e scompare fuggendo lo scempio di tremendi mali, o santo, poiché fai zampillare come ruscelli le onde dei tuoi carismi e noi ora, da essi irrigati, celebriamo la tua memoria.

Gloria. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche. Annientasti le falangi dei demoni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita. Poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Correggi me, l’incorreggibile, con la tua intercessione, Madre di Dio, speranza dei cristiani e strappami ai tormenti, a ogni castigo e al fuoco eterno.

Volendo si può dire la grande dossologia.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 del canone.

Kinonikòn. Il giusto avrà memoria eterna. Alliluia.

Continua a leggere

Mattutino del 27 settembre- Memoria del santo martire Callistrato e dei suoi 49 compagni

27 SETTEMBRE

Memoria del santo martire Callistrato e dei suoi 49 compagni.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

La consueta sticologia, canoni dell’Oktòichos e del santo. Acròstico: L’immenso Callistrato celebro. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Rivolgiamo un canto.

Percorrendo senza deviare il sentiero del martirio, divenisti via che conduce gli smarriti al riposo divino; perciò, Callistrato, noi fedeli riuniti ti celebriamo.

Sorto come splendido astro, riflettevi sulla Chiesa di Cristo la scienza di Dio, scacciando le tenebre dell’ignoranza, o martire e rovesciando i santuari dell’errore.

Sopportando con pazienza ogni tentazione, non rifiutasti di morire per la vita di tutti; perciò con letizia sei passato alla condizione immortale ed esulti con gli angeli nel cielo.

Il sacro Ginnasio fu una brace accesa al fuoco del divino Spirito per consumare gli arbusti dell’errore; con i suoi miracoli copre di rugiada gli ustionati dall’ardore delle passioni.

Theotokìon. Sola tra le donne, superando la natura, senza conoscere uomo, o purissima, concepisti uno della Trinità, perciò glorifichiamo te e il Figlio nato da te in modo inesplicabile.

Ode 3. Tu che stabilisti col verbo

Non avendo sacrificato a divinità scolpite, come puro sacrificio ti offristi al Dio immolato per noi, Callistrato, martire vittorioso.

Avvolto dal mantello militare, imporporato santamente dal tuo sangue, stai incoronato presso il Re dei secoli, martire beato.

Il nemico apparve spogliato quando vide la divina gloria eccelsa rivestirti, o Ginnasio, con i tuoi compagni, come atleti vittoriosi.

Theotokìon. Prega senza sosta tuo Figlio, o Vergine, di salvarci dai pericoli che ci minacciano e dal castigo eterno.

Irmòs. Tu che stabilisti col verbo i cieli e consolidasti la terra su molte acque, rendimi stabile nell’inno e nella tua dossologia, Signore.

Kàthisma. Tono pl. 1. Cantiamo il Verbo.

Di Callistrato celebriamo le lotte, di Ginnasio inneggiamo le pene e quanti strenuamente con loro lottarono diciamo beati, fedeli e a loro gridiamo: Opliti della fede, chiedete che ci sia donata la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Avendo te come porto, muro e rifugio, speranza e protezione e difesa fervida, noi fedeli a te accorriamo e sempre gridiamo acclamando con fede: Abbi pietà, o Madre di Dio, di quanti in te confidano e allontana i peccati.

Oppure stavrotheotokìon.

La Madre tua, Cristo, vedendoti volontariamente pender dalla croce fra due ladroni, percossa nelle sue viscere materne diceva: Figlio senza peccato, come dunque sei ingiustamente confitto alla croce come un malfattore, tu che nella tua somma bontà vuoi dare la vita al genere umano?

Ode 4. Ho udito, Signore.

Avendo combattuto il persecutore come eccellente stratega, o martire, riconducesti alla vita nella tua rete i prigionieri da lui catturati.

Con le onde dei tuoi discorsi dissetavi i cuori e li guidavi all’acqua della vita eterna, atleta del Signore ammirabile.

Come ariete fu immolato l’illustre Callistrato, davanti al quale si fecero sacrificare rapidamente come agnelli gli opliti vigorosi.

Piantato come vigna nel tuo Verbo, il martire Ginnasio, germogliò il grappolo del martirio, che produce vino di pietà.

Theotokìon. O Vergine, purifica il mio cuore insozzato dalle passioni, fanne un puro strumento dell’irradiamento divino.

Ode 5. Tu che dalla notte.

Amando con tutto il cuore Cristo nostro Dio, o martire, lottasti e rovesciasti l’impotente forza del nemico.

Come corifeo di un sacro gregge, lietamente, o martire Callistrato, ti unisti alle schiere angeliche.

Illuminato dalla splendida gloria del martirio, con gioia, o Ginnasio, sei ormai passato alla fulgida gloria degli angeli.

Theotokìon. Apparisti oriente del sole di giustizia, o purissima; imploralo di salvare quanti con semplicità ti glorificano.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Spezzasti le mascelle dei leoni invisibili, sapiente martire Callistrato e quanti un tempo erano preda del nemico rendesti figli di Dio, perché partecipino alle delizie immateriali.

Compiendo magnificamente un divino discorso su Dio, quanti un tempo rispettavano stoltamente dèi inanimati, portasti a Dio e con loro lottasti, illustre Callistrato.

Chinando la nuca a Cristo, o martiri, foste immolati e offerti a Dio in sacrificio perfetto, facendo splendere di gioia la Chiesa dei primogeniti.

Theotokìon. Santifica il mio spirito e illumina il mio cuore, santa Madre di Dio, strappami ai malvagi che mi stringono perché ti glorifichi, Madre di Dio sempre vergine.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male, perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Come astro immenso splendevi nel mondo, rifulgendo i raggi delle tue lotte e dei tuoi prodigi su tutti quelli che acclamano: Salve, Callistrato, onore dei martiri.

Ikos.

Riuniamoci, fedeli, per celebrare gioiosamente con canti, nella fede, l’atleta del Signore e grande soldato, l’amico della Trinità, l’iniziato alle realtà ineffabili, l’imitatore di Gesù e onoriamo le sue lotte, le sue azioni eroiche e le fatiche che sopportò per Cristo Re di tutti, mentre gli chiediamo di poter ottenere, per la sua intercessione, la vita migliore del paradiso, dove si rallegrano i cori di quanti acclamano: Salve, Callistrato, onore dei martiri.

Sinassario.

Il 27 di questo mese memoria del santo martire Callistrato e dei santi 49 martiri con lui.

Stichi. Col collo tagliato dalla spada, Callistrato si unì all’armata dei martiri vittoriosi.

Per i santi 49 martiri. Quarantanove martiri per mezzo della spada ingaggiarono la venerabile lotta. Il 27 lottarono con Callistrato.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Epicharis.

Stichi. Alla spada Epicharis contrappose il coraggio, avendo la divina grazia come protezione.

Lo stesso giorno, memoria del nostro santo padre Ignazio, igumeno del Monastero di Cristo Salvatore, denominato del Torrente Profondo.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli Marco, Aristarco e Zenone.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Filemone vescovo e Fortuniano e della santa martire Gaiana.

Stichi. Alla fiamma Gaiana si offre per distogliere la spada fiammeggiante.

Lo stesso giorno memoria di santi 15 martiri, i quali, gettati in una barca incendiata, affondarono in mare.

Stichi. L’equipaggio dei 15 atleti, anche affondando, attraversò il mare.

La santa martire Aquilina morì bastonata.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli venuti dalla Giudea.

Brillando come l’oro nel fuoco dei tormenti, ricevesti l’impronta della passione di Cristo e ora stai tra i tesori divini cantando, o glorioso: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Temprato nei supplizi, ti rivelasti la spada forgiata dal cielo per tagliare a pezzi le falangi invisibili dei demòni, cantando, o beato Callistrato: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Sconfiggesti l’empietà con la forza della Trinità; illuminato dal suo splendore, martire Callistrato, tu ora canti: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Avendo amato Cristo con cuore saldo, martire Ginnasio divinamente ispirato, coi tuoi compagni di zelo fosti immolato, cantando in rendimento di grazie: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Supplica colui che si incarnò da te in modo inesplicabile, o piena di grazia divina, di salvare quanti ti onorano con affetto e gridano a una voce: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Nella fornace.

Sradicando le spine dell’errore, illustre martire, divenisti splendida pianta del paradiso, che produce per grazia divina i frutti della fede.

Considerando le speranze dell’avvenire, con piena fiducia affrontasti le lotte, o Callistrato e, trionfando secondo le regole, fosti incoronato.

Il tuo tempio è luogo di guarigioni per i fedeli che vi entrano: essi sono liberati da ogni disgrazia e ti acclamano con fede, o illustre Ginnasio.

Theotokìon. Vergine piena di grazia divina, Sovrana purissima, tu che domini tutto il creato, fa’ che anche il mio spirito domini gli ostacoli dell’errore.

Irmòs. Nella fornace i fanciulli di senno divino con il fuoco calpestando anche l’errore cantavano: Benedite, opere del Signore il Signore.

Ode 9. Fremette ogni orecchio.

L’urna delle tue reliquie è fonte di guarigioni per tutti quelli che la cercano, martire Callistrato e davvero calma passioni incurabili e scaccia la tenebra di spiriti maligni con l’energia, la potenza e la grazia del divino Spirito.

Appariste, martiri di Cristo, stretti per grazia l’uno all’altro come catena e correndo verso l’alto santificaste la terra col lavacro del sangue, perciò festeggiamo la vostra memoria, esultando con fede.

Sapientemente ricevesti corona incorruttibile e gloria celeste, gioia e letizia senza fine e il regno dei cieli, o divino Callistrato con i tuoi compagni di lotta; con loro ricordati di noi presso il Signore.

La divina memoria dei santi Callistrato e Ginnasio e dei loro compagni sorge oggi più fulgida del sole rischiarando con splendore luminoso i confini; per le loro preghiere, Cristo, liberaci dalla condanna.

Theotokìon. Il saluto di Gabriele ti rivolgiamo con mente lieta: salve, gioia dei fedeli, salve lampada aurea e mensa, monte e porta spirituale, salve, divino carro di Cristo Re, salve, scioglimento della maledizione, o benedetta.

Irmòs. Fremette ogni orecchio per l’ineffabile discesa di Dio: poiché l’Altissimo volontariamente scese fino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale; per questo la purissima Madre di Dio, noi fedeli, magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Rafforzati dal santo Spirito, i martiri vittoriosi, il sapientissimo Callistrato e Ginnasio, veramente mirabile, con i loro compagni di lotta abbatterono l’arroganza dei tiranni, sottostando per Cristo a ogni prova di tormenti. Celebrando la loro luminosa memoria, possiamo trovare la salvezza dell’anima.

Theotokìon.

Quale parola potrà esprimere, o Sovrano misericordiosissimo, la grandezza dei doni e delle grazie divine che ci hai concesso? Poiché hai di nuovo risollevato quanti erano miseramente decaduti dalla vita divina, o Cristo, assumendo dalla Vergine la sostanza di tutto me, uomo e salvandomi come filantropo e Dio misericordioso.

Il resto dell’ufficiatura come sempre e la conclusione.

Continua a leggere

Mattutino del 26 Settembre- Memoria del Transito di San Giovanni il Teologo

26 Settembre

Transito del santo glorioso illustre apostolo e teologo Giovanni l’evangelista.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 2.

Apostolo prediletto di Cristo, affrettati a liberare il popolo senza difesa; ti accoglie prostrato ai suoi piedi Colui che ti accolse quando ti appoggiavi al suo petto; supplicalo, o Teologo e disperdi l’insistente nube delle genti, chiedendo per noi la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tutti trascendono oltre il pensiero, tutti gloriosissimi i tuoi misteri, Theotòkos; nel sigillo della purezza, custodita nella verginità, fosti riconosciuta vera Madre del Dio vero: supplicalo dunque per la salvezza delle nostre anime.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Fosti chiamato figlio del tuono divino, perché assordasti le orecchie degli empi e, più dolce di una tromba, sonoramente proclamasti ai cuori retti, o sapientissimo, l’incarnazione del Verbo; come amico sincero, ti appoggiasti al suo petto: attinta di lì la profondità della conoscenza, predicasti a tutti il coeterno al Padre. Apostolo Giovanni, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ineffabilmente concepita in grembo la Sapienza, il Verbo, Madre di Dio, partoristi al mondo colui che regge il mondo e reggesti tra le braccia colui che sostiene l’universo e tutti nutre, l’Artefice del creato; perciò ti scongiuro, Vergine santissima, di liberarmi dalle colpe per il giorno in cui dovrò presentarmi al mio Creatore: Sovrana, Vergine pura, dammi allora il tuo aiuto, perché tu puoi tutto ciò che vuoi, o inneggiatissima.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma, uguale.

Lasciato l’abisso in cui pescavi, con la canna della croce sapientemente catturasti come pesci tutte le genti, o illustre: come infatti ti aveva detto Cristo, divenisti pescatore di uomini, che catturi per portarli alla pietà. Seminata dunque la conoscenza del Verbo Dio, hai ottenuto in frutto Patmos ed Efeso, con le tue parole. Apostolo teologo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon..

Penso al giudizio e temo, perché, nella mia miseria, ho fatto opere degne di vergogna e così ti prego, Madre di Dio inneggiatissima: Prima che mi colga la notte della morte, convertimi guidandomi sulla via della penitenza, affinché, venerandoti grato, io canti la tua smisurata potenza e il tuo divino soccorso, santissima sposa di Dio, che preghi Cristo Dio, domandando a lui di donarmi il perdono dei peccati e la grande misericordia.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Chinandoti sul petto di Gesù, con confidenza di discepolo chiedesti: Chi è il tuo traditore, Signore? E a te che eri l’amato, o glorioso, questi fu chiaramente mostrato tramite il pane. Perciò come iniziato ai misteri ineffabili, insegnasti ai confini l’incarnazione del Verbo. Apostolo teologo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Santissima Vergine, Madre di Dio, sana le furiose passioni dell’anima mia, ti prego e concedimi il perdono delle colpe che ho stoltamente commesso, contaminando, me misero, anima e corpo. Ahimè, che cosa farò nell’ora in cui gli angeli separeranno la mia anima dal mio povero corpo? Siimi allora aiuto e fervidissima avvocata, perché io, tuo servo, Sovrana, ho te come speranza, o pura.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Ogni spirito. Vangelo secondo Giovanni (21, 15-25)

In quel tempo, risorto dai morti, Gesù si manifestò ai suoi discepoli e dice a Simon Pietro: Simone di Giona, mi ami più di costoro? Gli risponde: Sì, Signore, tu lo sai che ti sono amico. Gli dice: Pascola i miei agnelli. Gli dice di nuovo: Simone di Giona, mi ami? Gli risponde: Sì, Signore, tu lo sai che ti sono amico. Gli dice: Pascola le mie pecore. Gli dice per la terza volta: Simone di Giona, mi sei amico? Pietro rimase addolorato che alla terza volta gli dicesse: mi sei amico? e rispose: Signore, tu sai tutto; tu conosci che ti sono amico. Gli dice Gesù: Pascola le mie pecore. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane cingevi te stesso e camminavi dove volevi; quando invecchierai, tenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti porterà dove tu non vuoi. Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo gli dice: Seguimi. Pietro, voltatosi, vede che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, che nella cena si era chinato sul suo petto e aveva detto: Signore, chi è che ti consegna? Pietro dunque, vedutolo, dice a Gesù: Signore e lui, allora? Gesù gli risponde: Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi. Si diffuse perciò tra i fratelli questa parola, che quel discepolo non muore. Gesù però non gli disse che non muore, ma: Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Questi è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e che ha scritto queste cose e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Ci sono anche molte altre cose compiute da Gesù, che se fossero scritte una per una, penso che neppure il mondo stesso conterrebbe i libri scritti. Amìn.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione dell’apostolo. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2.

Teologo vergine, discepolo amato dal Salvatore, per le tue suppliche salvaci, ti preghiamo, da ogni specie di male perché noi siamo tuo gregge.

Un canone della Theotòkos e due dell’apostolo. Il canone della Theotòkos ha il seguente Acròstico: Alfabeto invertito. Di Teofane.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

L’immane potenza travolse un tempo tutte le schiere del faraone; ma il Verbo incarnato ha annientato il peccato nefando, lui, il Signore glorioso: perché si è grandemente glorificato.

Come bella, come graziosa, come tutta intatta fra le donne Dio ti elesse e abitò il tuo grembo incontaminato; supplicalo, o purissima, di liberare da ogni colpa i tuoi cantori.

Secondo il salmo, o pura, come Regina stai alla destra del Re, un tempo sorto dal tuo casto grembo: supplicalo di mostrarmi nel giorno del giudizio alla destra, o divina sposa.

Generando la pioggia celeste, rinnovasti tutta la natura dei mortali inaridita in ogni anomalia; ti supplico, dunque, rivela fruttuoso il solco insterilito della mia anima, o divina sposa.

Canone dell’apostolo. Acròstico: Per essere gradito a Cristo, io canto il figlio del tuono. Di Teofane.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

Avendo ricevuto il regno dei cieli che predicavi ed essendo divenuto confidente celeste del Verbo, con le tue preghiere proteggi quanti credono alla tua venerabile predicazione e teologia.

Dimostrando mente vigorosa, disprezzasti tutti i beni terreni e i vincoli della natura e stando secondo ragione e intelletto, o sapientissimo, presso il Verbo, liberasti dell’irrazionalità gli irrazionali.

Iniziato alla scienza dei cieli, come perfetto teologo, predicasti, o sapiente in Dio il Verbo Dio da Dio: In principio era presso il suo Genitore, predicato Dio e Verbo.

Theotokìon. Il coro delle divine giovanette, per divina ispirazione, ti canta bella fra le donne, Theotòkos Sovrana, abbellita di splendori divini: concepisti infatti oltre ragione il Dio Verbo, autore del bello.

Un altro canone dell’apostolo. Acròstico: All’iniziato da Dio offro il mio sesto canto. Giuseppe.

Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Illuminando il pensiero nelle profondità dello Spirito, ci hai predicato chiaramente la tremenda generazione, o teologo, gridando: In principio era il Verbo di Dio.

Oppressi dalla moltitudine delle tentazioni, passioni e afflizioni e per gli assalti dei mali, con fede in te ci rifugiamo, o teologo: Sii aiuto dei tuoi servi.

Come eccelso medico che sana le crudeli passioni delle nostre anime, liberaci, per la tua mediazione, dalla dannazione e dal fuoco eterni.

Theotokìon. Tu che concepisti Dio divenuto uomo per noi, chiedigli, o pura, d’aver pietà nel giorno del giudizio di noi, che molto contro di lui peccammo.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Della Theotòkos. Ode 3. Irmòs.

Fiorì come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti, alla tua venuta, Signore: e per essa si è rafforzato il mio cuore. 

Indossando la mia umanità provenne il Creatore dal tuo grembo, donando la veste d’incorruttela ai molti spogliati per le trasgressioni.

Concepisti, Sovrana, l’eccelso Dio Verbo: supplicalo con insistenza d’aver pietà della mia povera anima, addolorata dagli oltraggi dei piaceri.

Sana le ferite del mio cuore, o pura e sulla mia anima avvelenata dal morso venefico del serpente applica il tuo più efficace rimedio.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Con la tua lingua di teologo rivelasti chiaramente, o beato Giovanni, l’ineffabile mistero della Trinità; in essa il mio cuore si è consolidato.

La tua lingua divenne calamo di scriba del santissimo Spirito, redigendo divinamente il santo e divino Vangelo.

Dall’abisso della sapienza attingesti, o sapientissimo, appoggiandoti con divina confidenza alla fonte della sapienza e di essa divenisti divino araldo.

Theotokìon. Veneriamo te, unica Madre Vergine, divenuta per noi causa di salvezza, liberando con le tue preghiere il mondo, o purissima.

Un altro canone. Non c’è santo come te.

Conversasti con intelletto chiaro e puro col Verbo, o beatissimo teologo, sapientemente iniziato da lui ai misteri oltre ragione e illuminasti tutto il creato.

Dalle dure catene del peccato liberami, o beatissimo, legandomi all’amore del Sovrano e Dio, che ardentemente amasti, divenendo suo teologo.

Ci fosti donato come difensore, mediatore, liberatore, intercessore presso il Signore, autore di miracoli e fonte di guarigioni, o teologo, perciò ti celebriamo.

Theotokìon. Quando il Verbo da te incarnato ineffabilmente, o Theotòkos, fu innalzato sul legno della croce, ti affidò al discepolo vergine, come fanciulla vergine.

Katavasìa. Come fonte viva e copiosa, Theotòkos, rafforza i tuoi cantori che allestiscono per te una festa spirituale; e rendili degni di corone di gloria.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Sul petto della sapienza chinandoti e apprendendo la scienza del Verbo, divinamente tuonasti: In principio era il Verbo, descrivendo per primo la generazione atemporale e annunziasti a tutti l’incarnazione del Verbo; perciò pescando con la lingua le genti, insegnavi ai confini la grazia dello Spirito. Apostolo teologo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che concepisti il Verbo misericordioso e compassionevole, o Sovrana dell’universo, abbi pietà di tutti quelli che in te si rifugiano e liberali da prove, malattie, afflizioni e dalla fiamma eterna, affinché grati glorifichiamo la ricchezza delle tue molte compassioni e la tua smisurata misericordia e gridiamo sempre: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti degnamente inneggiano al tuo parto, o pura.

Della Theotòkos. Ode 4. Irmòs.

Sei venuto dalla Vergine: non un messo, non un angelo, ma tu stesso, il Signore incarnato e hai salvato tutto intero me, l’uomo, per questo a te acclamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Piovi su me una goccia di compunzione, Sovrana, che tolga ogni arsura dal mio cuore e respinga le dannose inondazioni della mia disperazione.

Colpito dalla spada del piacere, giaccio ferito: non trascurare la ferita, o pura, ma sanala, ti prego, con la lancia e il sangue di tuo Figlio, nostro Dio crocifisso.

Arricchita dalla sovranità su tutto il creato, rendi degno della divina grazia me, malamente impoverito, affinché ti magnifichi come buona difesa, o inneggiatissima.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Degnamente il Verbo ti mostrò teologo, iniziandoti alla sua divinità, o eccelso e insegnandoti l’ineffabile economia come uomo.

Avendo intelletto divino e il corpo vergine, divenisti tempio vivente e animato, o glorioso e dimora dell’inneggiatissima Trinità, o sacratissimo.

Ricevesti l’onore, discepolo vergine, di essere adottato come figlio dalla Vergine purissima e ti rivelasti fratello di colui che ti elesse discepolo e teologo.

Theotokìon. Correggendo la trasgressione iniziale di Eva, Dio altissimo abitò in te purissima e santissima, riformando tutto me, l’uomo caduto.

Un altro canone. Cristo, mia forza.

Con le gocce del Verbo, o glorioso, irrigasti tutta la terra, inaridendo piamente le acque melmose; perciò ti celebriamo.

Cingi di forza e potere, ti prego, o sapientissimo, la mia anima oppressa da tutti gli assalti di nemici impuri, mentre si rifugia nella tua protezione.

Divenuto tempio del divino Spirito, con la tua mediazione, rendi templi di Dio i fedeli, che frequentano assiduamente il tuo divino tempio.

Theotokìon. Cantiamo il divino tempio di Dio e diciamo tutti chiaramente beata la santa Vergine, noi da lei divinizzati e liberati dai mali.

Katavasìa. L’ineffabile progetto divino della tua incarnazione verginale, Dio altissimo, il profeta Avvacùm lo conobbe e gridò: Gloria alla tua potenza Signore.

Della Theotòkos. Ode 5. Irmòs.

Tu sei mediatore tra Dio e gli uomini, o Cristo Dio: perché per mezzo tuo, o Sovrano, lasciata la notte dell’ignoranza, abbiamo avuto accesso al Padre tuo, fonte della luce.

O pura, che generasti la via della vita, guida sulla retta via me, precipitato stoltamente fuori strada e nei baratri di pericolosi incidenti.

Esiliando me stesso per pensiero stolto, Vergine di Dio, vivo da dissoluto, smarrito nel lontano paese delle passioni, ma tu convertimi e salvami con le tue preghiere.

Irrora con le tue onde vivificanti il tuo servo, che arde e brucia nella fiamma dei peccati per gli assalti dei demòni, o Madre Vergine casta.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Per grazia eri tempio celeste, o teologo, divenendo tutto luce per la vicinanza alla luce prima e, chinandoti intensamente su di lui, fosti divinizzato.

Con intelletto puro e sante lebbra, divinamente ispirato e con bocca purissima, predicavi il tuo Vangelo e offrivi la comune salvezza a tutti i fedeli.

Restando con Cristo da fanciullo, ti sottomettesti a lui come strumento della grazia, esercitandoti nella teologia e iniziandoti alla gloria della Trinità santa.

Theotokìon. Ricordando le tue parole, purissima, ora ti diciamo beata, noi che da te abbiamo ricevuto l’ineffabile beatitudine e davvero siamo stati arricchiti della vita eterna.

Un altro canone. Col tuo divino fulgore.

Come aurora splendevi per i terrestri, predicando, o apostolo, l’Oriente spirituale, che viene al mondo con un corpo e scioglie l’oscurità del politeismo.

Ogni anima fu irrigata dalla tua sacra teologia, o apostolo e divino predicatore; perciò a te grido: irriga tutto il mio cuore, inaridito dal peccato.

Sono ferito dai dardi del nemico: con la tua autorità, o sapiente, guariscimi tutto, ti prego e guida sulla via di Dio me, sempre smarrito fuori strada.

Theotokìon. Quando stavi col discepolo amato, presso la croce di tuo Figlio, purissima, gemevi piangendo e ti meravigliavi della sua grande compassione per l’uomo.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno Dio che tutto domina e generasti il Figlio senza tempo che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Della Theotòkos. Ode 6. Irmòs.

Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso imperscrutabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione, fammi risalire, o Dio.

Non rivelarmi zimbello dei demòni nel giudizio imminente, o Sovrana, ma supplica il giudice, tuo Figlio, di volgersi benignamente verso di me.

Irritandoti con pensieri, Signore e con le mie opere fredde e malvagie, ti mando avanti a propiziazione tua Madre: abbi pietà, salvami.

Scampa, Sovrana, dalla dannazione me, autocondannato per le colpe, poiché concepisti il giudice e Dio di tutti, o inneggiatissima.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Gesù, mio Dio e Signore, gradendo la tua purezza e totale innocenza ti rese fratello, o teologo.

Coronando santamente la tua vita, ti poggiasti fiducioso sul petto della sapienza, o glorioso e di là attingesti la grazia.

I grandi e divini bagliori della tua teologia, illuminarono e rischiararono con la luce trisolare tutta l’ecumène, o glorioso.

Theotokìon. Colui che distese il cielo con un ordine, stese te come un altro cielo terrestre e apparve sorgendo da te, madre di Dio pura.

Un altro canone. Vedendo il mare.

La tua lingua teologa fu veramente come il calamo di un veloce scriba, che in bella grafia trascrive la vera sapienza e la nuovissima legge nelle tavole dei nostri cuori.

Inaridendo alla radice le piante dell’empietà, come eccelso giardiniere, radica nella mia anima il timore di Dio che produce abbondanza di virtù, o glorioso.

Ti chiamò apertamente figlio della Vergine colui che venne da lei, o Giovanni; con lei supplicalo di rendere figli di Dio, o illustrissimo, tutti coloro che fanno ciò gli è gradito.

Theotokìon. Con una carne uguale si fece conoscere ai mortali il Dio nato da te, purissima: supplicalo sempre di uccidere i nostri funesti pensieri carnali, o santissima.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito. 

Kontàkion. Tono 2.

Chi potrà descrivere, o vergine, le meraviglie in te compiutesi? Operi infatti molti prodigi e procuri guarigioni e preghi per le nostre anime come teologo e amico di Cristo.

Ikos.

Indagare le altezze del cielo e scrutare le profondità del mare, è cosa temeraria e irraggiungibile; come dunque non si possono assolutamente contare le stelle e la sabbia del mare, così non siamo capaci di dire quanto riguarda il teologo. Di quali corone Cristo ha incoronato colui che ha amato! Sul suo petto egli riposò e con lui alla mistica cena partecipò come teologo e amico di Cristo.

Sinassario.

Il 26 settembre, transito del santo e glorioso apostolo ed evangelista, amico, vergine, amato Giovanni il teologo, che riposò sul petto del Signore.

Stichi. Eccoti nel cielo in presenza del Figlio amato dal Padre, tu maggiormente tra gli apostoli affezionato al Verbo. Giovanni, figlio del tuono, si addormentò il ventisei.

Per le sue sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della Theotòkos. Ode 7. Irmòs.

L’empio decreto di un tiranno iniquo rinfocolò alta la fiamma: ma sui pii fanciulli Cristo effuse la rugiada dello Spirito, lui che è benedetto e più che glorioso. 

Essendo mia forza, inno e salvezza, sicuro riparo e muro invalicabile, Sovrana, sempre combatti i demòni che mi guerreggiano e cercano di uccidermi.

Dando corpo a Dio nel tuo sangue verginale, hai divinizzato l’umanità, o Vergine, perciò con le tue assidue preghiere scampa me, infangato dalle passioni e rovinato dal nemico.

La fornace prefigurò, o purissima, il tuo parto, poiché non bruciò i fanciulli come nemmeno il fuoco il tuo grembo, perciò ti prego, libera dal fuoco eterno il tuo servo.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Illuminato dall’illuminazione divina, chiaramente teologavi il santo Spirito procedente dal Padre senza principio e riposante nel Figlio senza procederne, come consustanziale.

In te, beato, stabilì la dimora il Sole di giustizia, che ti rese cielo sempre in movimento, il Cristo, annunziato dalla tua lingua teologa, o gloriosissimo prediletto.

La potenza e il divino suono delle tue parole, o beato, parlava degnamente e portò il tuo sovramondano Vangelo in tutta la terra con la magnificenza dei dogmi.

Theotokìon. Restando Vergine, tu sola hai mostrato un concepimento purissimo, una generazione incorrotta: hai infatti concepito il Dio divenuto uomo, o pura, per la salvezza e liberazione di tutti i fedeli.

Un altro canone. Tutta rugiadosa.

Inneggiamo al tuono echeggiato in tutti i confini, il teologo per cui davvero ogni udito fu sollevato da terra e viene magnificato Cristo, Creatore di tutto.

L’eminente splendore della tua casa fa risplendere ogni mente; radunati in essa, senza sosta inneggiamo divinamente al Creatore di tutti e con fede celebriamo te, che sei nostro protettore.

Conoscendoti luminoso come astro, o discepolo di Cristo, noi ti supplichiamo di illuminarci con i tuoi splendidi bagliori, liberi dalla tenebra delle passioni e da svariate tentazioni per la tua mediazione.

Theotokìon. Ti benediciamo, Vergine purissima che concepisti il Signore benedetto, che coronò con le sue divine benedizioni la natura maledetta dei mortali e rinnovò noi, invecchiati nella corruzione.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Della Theotòkos. Ode 8. Irmòs.

Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Ricerca i beni, anima mia, allontanandoti dai mali con l’armonia di opere divine, avendo protezione invincibile di tutti la Madre di Dio, che prega per te come compassionevole e benevola.

Liberasti il genere umano dall’antica catena della condanna, o Genitrice di Dio: perciò ti prego di liberare anche il mio cuore da ogni laccio che lo lega al male, legandomi all’amore del Creatore.

Generando il riflesso della gloria del Padre, illumina, o Theotòkos, il mio cuore infangato dall’infamia delle colpe e mostrami partecipe dell’eterna gloria, affinché con fede ti glorifichi.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Attraversando l’ecumène come un lampo di luce, o beato amato da Cristo Dio, hai rischiarato il mondo apparendo con lo splendore della purezza, con il fulgore della verginità e i dogmi della pietà.

Purificando corpo, anima e intelletto, predicavi il celeste Vangelo di Cristo e, divenuto compagno degli angeli, ora in cielo canti: Benedite, opere tutte, il Signore.

Divenisti chiara immagine e ornamento del tempio divino nei cieli, trono vivente e dimora della sapienza, strumento della teologia e ora canti: Opere tutte, esaltate il Signore.

Theotokìon. Per cancellare l’antica maledizione e la condanna a morte di colei che allora fu la prima a partorire, nascesti dalla Vergine Madre, Verbo di Dio, per donare a tutti l’immortalità vera.

Un altro canone. Dalla fiamma.

Avevi una lingua da oratore, o beato e vivificasti quanti, uccisi dalla malvagità, accolsero la tua sacra predicazione; perciò ti onoriamo come iniziato ai misteri ineffabili.

Come un altro paradiso la tua divina casa si rivela per i prodigi, che come fiori incantano le anime di tutti, o apostolo e scacciano il fetore delle passioni.

O Dio, Dio mio, volgiti e scampami da tutti quelli che mi assalgono e affliggono la mia povera anima, avendo il tuo divino discepolo che supplica.

Theotokìon. Tu che sei piena di grazia, chiedi a Gesù, Salvatore, al quale le tue caste viscere diedero corpo, d’aver pietà dei tuoi servi, liberandoli dal castigo eterno.

Katavasìa. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli purissimi; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Della Theotòkos. Ode 9. Irmòs.

Il Figlio del Padre senza principio, nostro Signore e Dio, incarnato dalla Vergine, ci apparve illuminando le tenebre e radunando ciò che era disperso: Madre di Dio lodatissima, noi ti magnifichiamo.

Gustando cibo non consentito Adamo mangiò amaramente la morte dall’albero, mentre tuo Figlio, steso sul legno, fece zampillare la dolcezza dell’immortalità, o pura, per questo ti celebriamo.

Apparisti Regina generando oltre ragione il re e Signore, che scioglie il regno dell’ade, o fanciulla: supplicalo con insistenza di render degni del regni superno chi ti onora.

Benefica, Sovrana, il mio povero cuore pervertito da inondazioni di piaceri, poiché generasti il buono ed essendo tutta buona, guida anche me alle buone porte della penitenza.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Fosti degno di vedere, non più in enigma, ma faccia a faccia, il torrente di delizie, il fiume di pace, la fonte d’immortalità; irrigato da quella, gusti la divinizzazione.

Avevi chiesto a Cristo un seggio terrestre, ma egli ti donò il suo petto, per il quale fosti chiamato teologo e divenisti ricco della sicura e stabile sede del bene, o splendore degli apostoli.

Estinguesti l’ateismo della sapienza ellenica pronunziando, o sapiente, quella parola: In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e veramente il Verbo era Dio e per mezzo suo furono fatte tutte le cose, visibili e invisibili.

Theotokìon. Nella notte della vita ti si trova come aurora mattutina, rifulgente dei raggi della verginità, rivelandoci l’oriente del sole spirituale della giustizia, Genitrice di Dio beatissima.

Un altro canone. Impossibile per gli uomini.

Essendo Signore delle ore e dei tempi, il Redentore fu sospeso a metà del giorno sul legno e affidò a te, vergine beato, la sempre Vergine, dando onore inalienabile per magnificarti.

Ora che dimori con le potenze divine superne e con loro acclami la divina melodia, con la tua venerabile mediazione, o apostolo di Cristo, salva quanti nella tua santa casa salmeggiano e inneggiano il sommamente Buono.

Salva da ogni pericolo, o beato teologo, tutti noi fedeli, che ti invochiamo, dirigendo in spirito verso il Signore i nostri passi e guidaci nella via della pace dei precetti dell’Onnipotente.

Theotokìon. Offriamo pubblicamente un inno di gratitudine alla Madre di Dio e gridiamo: Salve, trono elevato di Dio, salve, nube di luce, salve, paradiso per cui siamo degni del paradiso di delizie.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Theotòkos pura e sempre Vergine. 

Exapostilarion. Udite, donne.

Divenuto figlio del tuono, per i mortali, o apostolo Giovanni, teologasti: In principio era il Verbo; appoggiandoti infatti con fede al petto del tuo Sovrano, di lì attingesti i torrenti della teologia con cui irrighi tutto il creato.

Stavrotheotokìon.

Stando presso la croce del tuo Signore, o purissima, con il vergine discepolo, udisti il Creatore dire: Donna, ecco tuo figlio e al discepolo: Ecco tua Madre. Con lui tutti ti inneggiamo, Vergine Genitrice di Dio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Beato e sapientissimo Giovanni, per l’ardente eccesso del tuo amore per Cristo, più di tutti i discepoli fosti amato dal Verbo onniveggente, che giudica con giuste bilance tutta l’ecumène, tu che splendevi di purezza e fulgori di innocenza nel corpo e nella mente, beato in Dio.

Le onde della teologia, appoggiandoti sul petto, attingesti dalla sapienza e irrigasti il mondo, o ottimo Giovanni, disseccando con la conoscenza della Trinità il mare dell’ateismo, divenuto colonna e nube animata che ci guida all’eredità celeste.

Il fiore scelto della verginità, la dimora accogliente le sacre virtù, lo strumento della sapienza, il tempio dello Spirito, la luminosa bocca della grazia, il chiarissimo occhio della Chiesa, il venerabilissimo Giovanni inneggiamo ora con canti spirituali, come ministro di Cristo.

Meraviglioso evangelista, la fonte dei beni, il regno incrollabile, la vita eterna, la gioia indicibile, il gaudio della divina contemplazione, la ricca effusione dei carismi di Cristo, trascendenti l’intelletto e la mente dei mortali, o figlio del tuono, evangelizzando facesti splendere nel mondo.

Gloria. Tono pl. 4.

Evangelista Giovanni, vergine simile agli angeli, teologo ammaestrato da Dio: in modo ortodosso predicasti al mondo l’immacolato fianco che fa scaturire il sangue e l’acqua in cui troviamo la vita eterna per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Kinonikòn. Per tutta la terra è uscita la loro voce e fino ai confini del mondo le loro parole. Alliluia.

Continua a leggere

Mattutino del 25 settembre- Memoria della santa madre nostra Eufrosina

25 SETTEMBRE

Memoria della santa madre nostra Eufrosina.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

In te, madre si è conservata perfettamente la divina immagine: abbracciando infatti la croce hai seguito Cristo e nell’agire hai insegnato a disprezzare la carne corruttibile e ad occuparti dell’anima, creatura immortale. Perciò con gli angeli si rallegra, o beata Eufrosina, il tuo spirito.

La solita sticologia, un canone dall’Oktòichos e due della santa (questo non si trova nel manoscritto).

Ode 1. Tono pl. 4. Alla testa dei suoi carri.

Inneggiato con voci trisagie da tremende schiere, accettasti di esser glorificato anche da assemblee di mortali: anche ora per impedire un’illecita aggiunta al Trisagio, stabilisti il rapimento e la chiamata di un bambino.

Amasti Dio con tutta la tua anima e a lui ti fidanzasti, lasciando il fidanzato mondano, le passioni della carne, la ricchezza transitoria, la gloria e i piaceri, o illustre, per condurre vita ascetica.

Fosti una terra fertile, moltiplicando il tuo frutto, o veneratissima Eufrosina; e infatti accogliendo realmente nel tuo cuore il simbolo salvifico, alacremente ti sforzasti di metterlo in atto.

Theotokìon. Seguendo i detti dei profeti divini, i teofori martiri confessarono il Verbo di Dio che ha assunto la carne dalla casta Vergine, che con canti sempre come Theotòkos ti diciamo beata.

Un altro canone della beata. Acròstico: Un inno ti canto con ardore, Eufrosina. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 1. Cavallo e cavaliere.

Tu illustrissima, che porti il nome della divina letizia, con la luce delle tue preghiere illumina me, che oggi inneggio con lieti canti divini la tua santa e celebratissima memoria.

Desiderando solo la divina bellezza di Cristo e allietandoti solo delle sue immateriali bellezze, disprezzasti la bellezza della carne, o gloriosa, dedicandoti alle divine contemplazioni.

Sposa adorna dei fulgori delle virtù, ti fidanzasti con Cristo, vera bellezza, o Eufrosina, lasciando il fidanzato caduco e tutta la dolcezza della vita.

Theotokìon. Tutto desiderio, dolcezza e vita colui che per estrema bontà è sorto da te, Vergine purissima; supplicalo di salvare me, che senza sosta ti dico beata.

Ode 3. Tu che in principio.

Tu che hai nascosto i tuoi profondi misteri ai sapienti e agli increduli per svelarli prodigiosamente ai fanciulli, riveli ora sapientemente a un bimbo rapito tra le nubi il canto Trisagio.

Svestendo la vile tunica delle passioni, con sapienza indossasti la veste dell’impassibilità in Cristo e rifulgesti tra gli uomini, vivendo in ascesi, custodita dalla grazia.

Con il freno della continenza fermavi gli appetiti indocili della carne, o madre e mantenevi senza esitazioni il tuo cuore sulla buona via della sacra ascesi.

Theotokìon. Senza nozze, Madre di Dio, generasti il Verbo da te incarnato, il Dio che i martiri virilmente confessarono come suoi soldati, venendo incoronati.

Secondo canone. Tu che hai fissato.

Sopportando grandemente le lotte, abbattesti le macchinazioni del nemico e respingesti gli assalti dei demòni e meditando nel tuo corpo mortale l’immortalità, ti sei assimilata agli angeli o madre.

Essendo sostegno e pedagogo ai precetti salvifici, ai sentieri dell’incorruttela e al monte sublime del Creatore, o Eufrosina, la tua vita allieta i cuori dei monaci.

Rischiara divinamente le folle dei fedeli la tua memoria luminosa e degna di lode, addolcisce i cori dei beati, allieta le schiere degli angeli, con i quali stai come un angelo, avendone imitato la vita.

Theotokìon. La bufera terribile delle passioni mi turba, i venti ostili mi affondano nell’abisso e la tempesta del peccato sconvolge il mio cuore; o Genitrice di Dio, libera me, che schiettamente ti magnifico.

Irmòs. Tu che stabilisti col tuo precetto sul nulla la terra, sollevandola in alto senza appoggio con tutto il suo peso, conferma la tua Chiesa, o Cristo, sulla stabile roccia dei tuoi comandamenti, o solo filantropo.

Kàthisma. Tono pl. 1. Il Verbo coeterno.

Rinforzando la debolezza femminile con speranze celesti, con pensiero sicuro dimorasti tra uomini, o vergine, sottomettendo sotto i tuoi talloni l’ingannatore di Eva con fatiche e insonni meditazioni, perciò con fede ti diciamo beata.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Avendo trovato te, porto e muro, rifugio e speranza, difesa e fervida protezione, noi fedeli a te accorriamo e gridando di continuo acclamiamo con fede: Abbi pietà, Madre di Dio di quanti in te confidano e allontana le loro colpe.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti volontariamente appeso in croce tra due ladri, tua Madre, o Cristo, con i visceri maternamente dilaniati, diceva: Figlio senza peccato, come sei condannato ingiustamente alla croce come un criminale, volendo vivificare la stirpe degli uomini, come buono?

Ode 4. Signore, mia forza.

Provvedendo a tutto il necessario, Salvatore e guidando tutti alla correzione e al rifiuto di tutti i mali, anche ora col sisma hai scosso la terra, sconvolgendo i dogmi blasfemi degli eretici e insegnando a glorificarti come stabilito.

Ingaggiasti con gioia lotta ascetica, Eufrosina, dimorando fra uomini e uccidendo gli appetiti passionali della carne per amore del tuo Sovrano, perciò divenisti degna di ricevere la dimora e la corona di gloria.

Offrendo al tuo Sovrano come mirra gemiti e lacrime, o madre, ottenesti in ricompensa da lui il profumo dei carismi divini, con cui profumasti e soffiasti su tutti l’effluvio dei prodigi, o ispirata da Dio.

Theotokìon. Avendo come arma la Purissima che ti generò, o Cristo, i sapienti martiri respinsero le trame dell’errore e con sapienza sciolsero le lusinghe dei tiranni e ora mostrandosi incoronati gridano: Gloria alla tua potenza, o unico Filantropo.

Secondo canone. Intuito con profetico.

Volgendoti al Padre celeste, che fidanza le anime, né l’affetto per il padre, né per lo sposo caduco ti impedì di percorrere la via della salvezza.

Con senno divino hai fatto germogliare come palma la dolcezza della giustizia e come cedro sulla riva delle acque hai moltiplicato i frutti delle buone opere della continenza, o sapiente in Dio.

Con il fuoco della continenza inceneristi gli aridi piaceri e incendiata dal carbone dell’amore del Signore, balenasti fulgori di prodigi.

Theotokìon. Tu che sei compassionevole, abbi pietà della mia misera anima terribilmente ottenebrata dalle passioni dei peccati e gemente, o Genitrice di Dio purissima.

Ode 5. Perché mi hai abbandonato.

Prefigurando il tremendo incontro con i giusti sulle nubi alla tua seconda parusia, o Cristo, operasti ora lo straordinario rapimento del bimbo con cui ci hai insegnato il corretto canto Trisagio.

Con le tue opere divine mostrasti la verità del tuo nome: poiché apparisti come smeraldo preziosissimo, o gloriosa vergine, splendente fra uomini santi per il fulgore della purezza.

Rallegrandoti e deliziandoti sempre nei precetti del Signore, nei quali hai trascorso la tua beata e pura vita, avevi la letizia divina nel tuo cuore, o Eufrosina, sposa vergine di Dio.

Theotokìon. Riconoscendoti tutti vera Madre di Dio, i gloriosi martiri confessarono il Verbo divino da te generato, opponendosi valorosamente al peccato fino alla morte, o fanciulla inneggiatissima.

Secondo canone. Tu che ti rivesti.

Con splendore di divine opere, o gloriosa, apparisti come pietra di smeraldo in mezzo a uomini, dimostrando virili le tue lotte e allietando Dio.

Versando lacrime come profumi, ti riempisti di buona fragranza; e divenuta prezioso myron, ti offristi a Dio, vergine incorrotta.

Mettesti tutta la tua brama in Dio, desiderandolo, cercandolo e osservando la sua salvifica legge, o vergine.

Theotokìon. Concepisti, o purissima, piccolo bimbo, colui che prima dei secoli rifulse dal Padre senza principio; supplicalo per il mondo, o Sposa di Dio.

Ode 6. Perdonami, Signore.

Hai fatto tremare e sconvolto la terra con il tuo sguardo, hai scosso i cuori dei mortali che empiamente ti bestemmiano, ma nella tua grande compassione hai infine fermato la devastazione.

Ti rivelasti bella e abile sposa di Cristo, adornandoti con lo splendore delle virtù, venerabilissima Eufrosina, perciò fosti degna anche del palazzo celeste.

Sconfiggendo i terribili assalti della carne, accendesti in te più luminosamente la brama dell’amore di Cristo, illuminando i sensi della tua anima.

Theotokìon. Rinvigoriti dalle forze da te inviate, gli atleti, o Cristo, lottarono secondo le regole, confessando pura la Madre che ti concepì ineffabilmente.

Secondo canone. Placa, o Sovrano.

Pura, illibata, bella e adornata ti fidanzasti con il Verbo sposo, che ti mantiene incorrotta nei secoli.

Cercando il Creatore con gemiti e lacrime, o eletta da Dio, divenisti degna di contemplarlo con gli eletti, o illustre.

Ti mostrasti modello di continenza e icona animata della purezza a quanti lodano la tua sacra memoria, o Eufrosina.

Theotokìon. Ineffabilmente e incomprensibilmente generasti il Creatore senza tempo, che libera da ogni corruzione i tuoi cantori, o santissima Theotòkos.

Irmòs. Placa, Sovrano, il mare delle passioni, che infuria con i suoi marosi funesti all’anima e fammi risalire dalla corruzione, nel tuo compassionevole amore.

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose superne.

Desiderando raggiungere la vita di lassù, con impegno hai abbandonato le delizie di quaggiù; sei vissuta travestita in mezzo ai monaci, Eufrosina lodatissima; per amore di Cristo tuo Sposo, avevi infatti rinunciato a un fidanzato caduco.

Ikos.

Allietando le anime con gaudio e letizia, leviamoci subito per udire un discorso straordinario, poiché questo racconto supera e stupisce ogni mente: una donna che, dimorando in mezzo a uomini, vinse Beliar, calpestò il fuoco dei piaceri e in nessun modo ne fu riarsa, perché questa irreprensibile, desiderando Cristo, sdegnò un fidanzato caduco.

Sinassario.

Il 25 di questo mese memoria della nostra santa madre Eufrosina, figlia di Pafnuzio l’egiziano.

Stichi. Nascondi la tua natura femminile, o Eufrosina, come un uomo; e vedi il Sovrano, che vede le cose nascoste. Il venticinque Eufrosina si sottomise alla morte.

Al beato padre Pafnuzio, di lei padre.

Stichi. Chiudendo gli occhi del corpo, Pafnuzio, vivente nello spirito, vede grande luce.

Lo stesso giorno la memoria del santo martire Pafnuzio.

Stichi. Dagli amici del mondo fu crocifisso Pafnuzio, già crocifisso per il mondo.

Lo stesso giorno memoria del grande terremoto in cui fu rapito un bimbo al cielo.

Stichi. Il canto dal triplice inno solleva il bimbo in alto, annunziando anche in basso come lo cantano gli angeli.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Paolo e Tatta e dei loro figli Saveriano, Massimo, Rufo ed Eugenio

Stichi. Un padre, Paolo, affronta il martirio con tre figli: a loro, Tatta, ti sei unita saggiamente.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. La condiscendenza di Dio.

Con una voce di bimbo hai svergognato ora le vane menti dei nemici, che infantilmente ti irritavano e gravemente bestemmiavano con l’eretica aggiunta al Trisagio, confermando i fedeli con insoliti portenti.

Hai messo in Dio tutta la brama del tuo cuore, amandolo con fede, cercandolo e seguendo le tracce dei suoi salvifici comandamenti, per i quali hai trovato, o Eufrosina.

Alleggerendo la carne con digiuni, suppliche, asprezze e fatiche, o venerabile, innalzasti l’intelletto al tuo Creatore al quale ti fidanzasti, amandolo e ora ne gusti la bellezza.

Theotokìon. Essendo più pura di tutto il creato, o Sovrana, accogliesti il Verbo da te ineffabilmente generato; amando lui i martiri sopportarono il fuoco dei supplizi.

Secondo canone. Il Signore dei padri.

La sua luce e letizia sono sorte per te, gloriosa, poiché avevi opinione retta cantando: O Dio, tu sei benedetto.

Portando la croce come bastone per rinvigorirti, superasti tutti i pericoli dei demòni cantando, o beata: O Dio, tu sei benedetto.

O beata, rendesti il tuo cuore dimora del santo Spirito, che ti rinvigorì e ti rese più forte degli spiriti maligni.

Theotokìon. Partoristi Dio incorporeo nella carne, o Purissima, per salvare noi che cantiamo: O Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Un tempo nella torre di Babele, confondesti, Signore, le lingue accordatesi nel male; e ora svergognasti le chiacchiere degli empi che, unite illecitamente con la lingua sproloquiano bestemmie, servendoti di un bimbo in aria nello stupore dei testimoni.

Con lotte ascetiche hai calpestato il nemico e sei esultato nello spirito, perciò ti ha accolto la gioia eterna, o venerata fanciulla, che sei stata ricompensata per la tua vittoria e ora gridi con fede: Popolo, esalta il Signore per tutti i secoli.

Dimorasti in mezzo a uomini, custodendo perfettamente la purezza e illesa dalle trame del serpente, poiché Dio ti custodiva e proteggeva con la sua forza e a tutti mostrava lo splendore della tua anima e il tuo animo virile, o Eufrosina di senno divino.

Theotokìon. Come piccolo bimbo generasti colui che è conosciuto uguale al Padre e allo Spirito, o casta Vergine, Cristo nostro Dio, che i valorosi martiri confessarono santamente lottando; con loro, o santissima, ti dicono beata con fede popoli, tribù e lingue per tutti i secoli.

Secondo canone. Componendo nella fornace.

Ti liberasti, o fanciulla, dalla materia delle passioni, imitando la vita immateriale degli angeli coi quali canti: Inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ti concede vita il tesoro della vita, poiché seguisti le sue tracce e desiderasti la sua bellezza divina; con lui esulti nei secoli.

Ti sollevasti alle vere dimore dell’eterna vita: conseguisti la brama che desideravi, o vergine, deliziandoti del legno della vita ed esaltando Cristo nei secoli.

Theotokìon. Tutta speciale, tutta bella apparisti, Vergine amata ed eletta da Dio, sempre magnificata, perciò t’inneggiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Componendo nella fornace per te, Creatore di tutto, un coro che raccoglie l’universo, i fanciulli intonavano: opere tutte, inneggiate al Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Cielo e la terra stupirono per l’insolito e tremendo prodigio compiuto, poiché dal popolo di senno divino fu alzato in aria un bimbo per rivelargli il canto del Trisagio con cui si loda Dio immortale.

Strappandoti dal fango della vita il tuo Sposo, o venerata Eufrosina, ti pose sulla salda pietra dei suoi comandamenti e raddrizzò chiaramente i tuoi passi nella prassi di una condotta rispettabile e virtuosa e ti accolse nei palazzi divini.

Percorrendo la via dell’ascesi con la forza dello spirito e rendendo te stessa tempio divino, ottenesti la letizia incessante e pura, deliziandoti sempre della bellezza del tuo Sposo, o beatissima Eufrosina,

Theotokìon. Come sole la memoria degli atleti irraggia di prodigi i fedeli, poiché il Dio nato da te, Vergine pura, che essi predicarono, li illuminò chiaramente, glorificando quanti con fede onorano la sua parusia, come promesso.

Secondo canone. Danza, Isaia.

Una sacra festa la folla dei monaci celebra; la tua sacra memoria divinamente luminosa annunzia celebrando il coro dei monaci, poiché apparisti splendore di tutti, o venerata e insigne Eufrosina.

Sei divenuta come sacro ornamento del tempio celeste, come giglio sei fiorita nei giardini di Dio, come rosa profumata ti sei offerta al Re di tutti, come prezioso myron, o beatissima Eufrosina.

Illuminasti te stessa con l’ornamento splendido delle virtù e ti portasti pura nel talamo nuziale intelligibile e ora contempli la bellezza non contraffatta di Cristo e gusti perfettamente la divinizzazione.

La tua santa memoria santifica oggi i fedeli, sgorgando luce e santificazione; perciò ti supplichiamo: come sposa di Cristo, o Eufrosina, salva con le tue preghiere quanti ti onorano.

Theotokìon. Con la luce del tuo volto, illuminami di luce: giaccio nella tenebra delle passioni, o porta spirituale, non mi afferri la notte della morte, o casta e pura, non respingere le speranze della mia salvezza.

Irmòs. Danza, Isaia: la Vergine ha concepito un Figlio, l’Emmanuele, Dio e uomo: oriente è il suo nome; magnificando lui, diciamo beata la Vergine.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Sfuggisti al principe della vergogna e in abito da amante della sapienza lo dimostrasti stolto; tu, vergine nell’anima e nel corpo, divenisti uomo con prudenza e fede, o santa Eufrosina, bellezza delle vergini, splendore dei monaci.

Theotokìon.

Troni e dominazioni, potestà, potenze, arcangeli e angeli, o Vergine Madre, danno culto a tuo Figlio come Dio e Sovrano e a te di continuo inneggiano: e tu supplicalo sempre, o pura, perché io sia liberato dalla tremenda condanna.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 24 settembre- Memoria di santa Tecla, megalomartire e isoapostola ita

24 SETTEMBRE

Memoria di santa Tecla, megalomartire e isapòstola.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

La consueta sticologia e i canoni dall’Oktòichos e della santa. Acròstico: La protomartire divinamente viene glorificata. Senza Theotokìa. Poema del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Il suono della mia voce è incapace di contenere le insigni lotte della protomartire, poiché è troppo debole per un inno che sia degno.

L’orgogliosa spavalderia del tiranno finì quando le donne si mostrarono virili contro di lui per la loro fede in Cristo.

Facendo eco alle tue ineffabili parole, beato Paolo, una donna, per seguire il Vangelo, si fece sposa di Cristo.

Theotokìon. Pura Theotòkos, inneggiamo a te che oltre natura concepisti incarnato l’eterno Verbo sovradivino.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

O amore che supera la comprensione! Ti unisti in Cristo, per lo Spirito, a Paolo, o venerabilissima.

Il voluttuoso piacere di quaggiù non riuscì ad attrarre il tuo cuore, già trafitto dall’amore spirituale.

Totalmente distaccata dalle passioni carnali, non ti piegasti alle pressioni materne, o illustre atleta.

Theotokìon. Per le tue preghiere, Vergine pura, soccorrici allontanando dalla nostre anime i pericoli che ci minacciano.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Mutando con le virtù la femminilità in virilità, per amore di Cristo Dio, divenisti due volte sua dimora: diradando il buio delle passioni con l’ascesi, con il martirio ti rivelasti davvero vanto degli atleti; perciò brillavi sul mondo come torcia facendo doppiamente risplendere i raggi dello Spirito; Tecla, illustre protomartire, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come Vergine e unica donna ad aver concepito senza seme Dio nella carne ti diciamo beata noi tutti, generazioni degli uomini; poiché in te dimorò il fuoco della Divinità e come nutrice allattasti il Signore Creatore; perciò degnamente angeli e uomini glorifichiamo il tuo santissimo parto e ti gridiamo: Prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti degnamente inneggiano la tua gloria, o pura.

Stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo gridava e amaramente esclamava: Esulta il mondo ricevendo la redenzione, ma ardono le mie viscere, vedendo la crocifissione che subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Abbi compassione di noi, Vergine e dona remissione delle colpe a quanti venerano con fede la sua passione.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Promessa a Tamiri, Paolo, paraninfo della Chiesa, ti condusse al celeste sposo come illibata, o sapientissima Tecla.

Le parole di Paolo ti attaccarono all’amore per la fede, o martire e disprezzasti le parole di Tamiri come vane.

Per l’aspersione del tuo sangue fu benedetta la discendenza di Adamo, mentre Eva gioì vedendo una donna schiacciare il serpente.

Innamorata della purezza, la protomartire respinse ogni seduzione della vita, ricchezza, nobiltà, bellezza e il fascino del fidanzato terreno.

Theotokìon. Concedi remissione delle nostre colpe, Signore senza peccato, pacifica il mondo che è tuo per le preghiere della Madre che ti ha concepito.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Lottasti nell’immenso stadio degli atleti, o beatissima Tecla e fosti degna della ricompensa.

Il perfido serpente fu spogliato: la vergine infatti con la divina passione imparò l’obbedienza.

La divina familiarità vinse il tuo pudore, poiché il fuoco della Trinità ti infiammava il cuore.

Theotokìon. Vergine dopo il parto ti cantiamo, o Theotòkos: hai infatti concepito nel mondo Dio Verbo nella carne.

Ode 6. Effondo la mia supplica.

La fanciulla rafforzò la sua naturale debolezza per la potenza del Salvatore: deposta infatti la bellezza giovanile per amore di Dio, ebbe coraggio di notte e corse cercando gli insegnamenti profumati dell’amato.

L’illustre e prima atleta Tecla, volontariamente per amore accettò di stare nella prigione dei criminali per esser degna del talamo nuziale di lassù: l’amore del Creatore, infatti, aveva vinto gli amori per le creature.

In spirito la martire baciava le catene del divino maestro, quando nel carcere come su un prato divino, irrigato dalle sue parole, ella germogliò e portò veramente per il Signore il bellissimo frutto.

Theotokìon. Non smettere d’intercedere per noi, Vergine santissima, Madre di Dio, poiché tu sei la forza dei fedeli; in te sperando siamo rafforzati e con affetto glorifichiamo te e colui che s’incarnò da te ineffabilmente.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni, poiché la mia anima è colma di mali e la mia vita è vicina agli inferi e come Giona ti supplico: Dalla corruzione, o Dio, strappami.

Kontàkion.

Tono pl. 4. Come primizie.

Rifulgente per la bellezza della verginità, sei adorna della corona del martirio, ti è affidato, come gloriosa, l’apostolato, o vergine; mutasti in rugiada la fiamma del fuoco, placasti con la tua preghiera il furore del toro, come prima lottatrice.

Ikos.

Lo splendore dell’augusta festività rifulge più luminoso del sole: facendo brillare bagliori di luce, si rispecchia negli occhi dei fedeli. Perciò danzando con gli angeli, acclamiamo tutti al Salvatore Dio, a lui gridando: Hai magnificato, o Salvatore, le tue misericordie, donando al tuo popolo, come dono perfetto la prima lottatrice.

Sinassario.

Il 24 di questo mese memoria della santa megalomartire Tecla, pari agli apostoli.

Stichi. Ti salva, o Tecla, proprio colui che spezzò la pietra, la cui passione spezzò le pietre. Il 24 fu pronta per la roccia Tecla.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Coprio.

Stichi. Coprio non fu coprio ma una pianta di delizie, offrendo al Signore Dio i suoi grappoli come primizie.

Memoria del miracolo avvenuto presso la Theotòkos nell’isola di Kythira, quando fra i mirti venne rinvenuta un’icona della Madre di Dio, che rialzò un paralitico.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli dalla Giudea.

Per affetto legata a Paolo prigioniero, o beatissima, con legami indissolubili, per fede insieme cantavi e inneggiavi piamente: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Comparisti nell’iniquo tribunale, o fanciulla, con Paolo e per amore del Sovrano, nella tua estasi, scacciasti ogni timore gridando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Per amor di Dio desti alla fornace il tuo corpo, o martire e per la forza del tuo diletto, rimanesti intatta cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Una nube piovosa con temporale e grandine, spegnendo il fuoco, giustamente fulminò gli insensati e salvò la martire, che cantava: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Apparisti incarnato da grembo verginale per la nostra salvezza, perciò sapendo tua Madre Genitrice di Dio, grati acclamiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Celebrate e sovresaltate.

Il tuo pensiero fu straordinario: come nell’Eden infatti dimoravi nella tomba, vergine martire, inneggiando a Cristo nei secoli.

Non sopportando che venisse macchiata la radiosa bellezza del tuo splendore verginale, preferisti la morte e ora vivi nei secoli.

Unita a Cristo, tuo soprannaturale e vivificante sposo, hai eletto, o prima atleta, come custodi della tua verginità le belve.

Deponendo la veste corruttibile, l’atleta di Cristo, con equipaggiamento leggero, corse verso la vita senza fine.

Theotokìon. Colui che scese dai cieli e dimorò in grembo verginale, inneggiate ed esaltate nei secoli.

Irmòs. Celebrate e sovresaltate per tutti i secoli il Re dei cieli, celebrato dalle angeliche schiere.

Ode 9. Te, Madre di Dio.

Chi non ammirerebbe, o protomartire, la tua invincibile risolutezza? Addomesticando le passioni dell’anima, belve spirituali, non temevi l’indomito impeto dei tori e rimanesti incolume in mezzo ad essi.

L’impenetrabile roccia, per ordine divino, s’aprì per te fuggitiva, martire teofora, come una camera e il mistico sposo ti accolse fra le braccia, avendo ricevuto il sigillo divino nel lavacro di rigenerazione.

Sana le piaghe della mia anima, concedi pace al mondo, vittoria sul nemico ai fedeli, concordia alla Chiesa per la tua intercessione, o protomartire.

Theotokìon. Uccidi, o mia Sovrana, il peccato che in me sopravvive, vivifica la mia anima moribonda con l’energia della vita vera, nata dal tuo grembo per ineffabile amore per i fedeli che ti magnificano.

Irmòs. Te, sempre Vergine Madre del Dio eccelso, che al di sopra dell’intelletto concepisti con un verbo il Dio vero, più eccelsa delle potenze immacolate, con dossologie incessanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Rafforzata, o vergine bella, dai divini suggerimenti di Paolo, araldo di Dio, disprezzasti un fidanzato corruttibile e seguisti lui, Tecla isapòstola, protomartire dalle grandi lotte: perciò ricevesti da Cristo la corona della vittoria.

Theotokìon.

Noi, grazie a te salvati, ti confessiamo realmente Theotòkos, o Sovrana; ineffabilmente partoristi il Dio, che con la croce ha dissolto la morte, attirando a sé folle di martiri: con loro, o Vergine, ti inneggiamo.

Alle lodi. Stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Anatolio.

Lo stadio atletico oggi si presenta, popoli, danziamo e le imprese straordinarie in esso compiute contempliamo: un’agnella intatta, infatti, si offre all’immolazione per Cristo, nostro Dio immolato; la vergine bella e sposa di Dio Tecla per la fede nella Trinità sbaragliò l’ateismo dei tiranni e danzando con gli angeli, prega il Salvatore di salvare le nostre anime.

Di Anatolio.

Poiché avevi Cristo nostro Dio sposo nei cieli, disprezzasti le nozze terrestri col tuo fidanzato, o Tecla, prima atleta: lasciando con sapienza le vesti materne, seguisti l’apostolo Paolo prendendo sulle spalle il segno della croce e non ti spaventò il fuoco; mutasti in mitezza la ferocia delle belve, uccidesti i mostri nascosti nelle acque, per il santo battesimo in Cristo. Eccellesti per le tue valorose lotte, senza sosta prega il Signore per quanti con fede festeggiano la tua venerabilissima memoria.

Tono 2. Di Anatolio.

Rimettendo te stessa al disegno dell’Onnipotente, rafforzata come prima atleta di Cristo e lasciato l’amore terrestre, reggesti la torcia della vita eterna, essendo beato talamo, in cui riposano gruppi di femmine, trovando l’ingresso della vita eterna; con loro, o apostola Tecla, implora per le nostre anime.

Tono 4. Di Anatolio.

Formate un coro, amici dei martiri, poiché è giunto il tempo di festeggiare le loro imprese e la memoria annuale della protomartire ci invita a glorificare Dio: Tecla, protomartire, percorrendo lo stadio atletico si segnalò anche come la prima a portare la corona di vittoria e ora non teme di pregare per le nostre anime.

Gloria. Tono 4. Di Anatolio.

Per la tua lotta sovrumana, protomartire di Cristo, stupirono non solo stirpi umane, ma anche belve selvagge sbalordirono: le fiamme non furono considerate fiamme da te, Tecla, vergine bella, per amore del tuo sposo Cristo, perché gioivi patendo per lui e separandoti dal mondo, per ottenere la celeste beatitudine, pregando con franchezza per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Con le piogge del santo Spirito, irrora, o purissima, la mia mente; tu che partoristi Cristo, stilla che lava con le sue compassioni la smisurata iniquità dei mortali, prosciuga la fonte delle mie passioni e fammi degno, o purissima, del torrente di eterna delizia.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti inchiodato alla croce, Signore, l’agnella, la Madre tua, sbigottita gridava: Che cos’è questa visione, Figlio amatissimo? Questo ti rende il popolo ribelle e iniquo, che ha goduto dei tuoi tanti prodigi? Sia dunque gloria, o Sovrano, alla tua ineffabile condiscendenza.

Apòstica stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 2. Di Anatolio.

Venite, amici degli atleti, onoriamo con inni Tecla protomartire, vanto delle donne, poiché ha calpestato l’ostile nemico con la potenza della croce e, riportata vittoria, è stata degnamente incoronata; perciò, insigne per la lotta, essa supplica che siano liberati dai pericoli e dal futuro giudizio, quanti con fede e affetto festeggiano la sua memoria.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Altro sicuro rifugio, torre di fortezza e rocca inespugnabile non possediamo all’infuori di te, purissima e in te ci rifugiamo e a te gridiamo: Aiutaci, Sovrana, perché non periamo; mostraci la tua grazia, la gloria del tuo potere e la grandezza della tua amorosa compassione.

Stavrotheotokìon.

Tu che partoristi il grappolo della vita, che senza coltivazione umana avevi portato in grembo, quando lo vedesti pendere dal legno, gemendo piangevi gridando: O Figlio, stilla il vino nuovo per il quale sia tolta, o benefattore, tutta l’ebbrezza delle passioni, mostrando, mediante me, che ti ho partorito, la tua amorosa compassione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 23 Settembre- Memoria del concepimento del venerabile, glorioso profeta, precursore Giovanni Battista

23 Settembre

Memoria del concepimento del venerabile, glorioso profeta, precursore Giovanni Battista.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Rallegrati, sterile che prima non partorivi: ecco, infatti, veramente hai concepito la lucerna del Sole che illuminerà tutto l’universo, colpito da cecità; esulta, Zaccaria, acclamando liberamente: E’ il profeta dell’Altissimo colui che sta per nascere.

Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Theotòkos, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Dopo la prima sticologìa, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Elisabetta fu liberata dalla sterilità e la Vergine restò vergine, quando alla voce di Gabriele concepì in seno; ma il precursore Giovanni esultò in grembo, riconoscendo in anticipo in seno verginale il Dio e Sovrano, incarnato per la nostra salvezza.

Gloria. Lo stesso tropario. E ora.

Theotokìon.

Salve, monte santo calcato da Dio; salve vivente roveto incombusto; salve, unico ponte che dal mondo conduce a Dio e fa passare i mortali alla vita eterna; salve, Vergine intatta, che ignara d’uomo generasti la salvezza delle nostre anime.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

La tortora amica del deserto, il sacro battista, predicando penitenza e manifestando Cristo fatto uomo, soccorrendo in perpetuo quanti sono sbattuti dalla bufera, è divenuto difensore di tutti i peccatori. Per le sue preghiere, o Cristo, salva il tuo mondo.

Gloria. Lo stesso tropario. E ora.

Theotokìon.

Tu che sola concepisti il Creatore di tutto, tu che sola ornati l’umanità con il tuo parto, o pura, strappami ai lacci del fraudolento Beliar: stabiliscimi sulla roccia dei voleri di Cristo, implorando con fervore colui a cui desti un corpo.

Canoni: uno dall’Oktòichos e uno del santo. Poema di san Giovanni Damasceno. Dopo il canone si possono cantare le Katavasìe: Aprirò la mia bocca.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Arresta gli sterili pensieri della mia desolata anima, o germoglio di una sterile, affinché celebri il tuo santo concepimento in grembo materno.

Il sacro Zaccaria, entrato nel tempio, vide un angelo divino chiaramente rivelargli: Nella vecchiaia, o sacerdote, avrai il Precursore.

Il candelabro risplendente del sole della gloria, il grande Precursore, inizia a brillare nel grembo materno, spezzando l’oscurità delle passioni con la catena della sterilità.

Theotokìon. Vedendo il suo Sovrano portato nel tuo grembo, o purissima Theotòkos, Giovanni nel grembo di sua madre esultava manifestamente, essendo suo Precursore.

Ode 3. Non c’è santo.

Oggi la sterile, con la cognata, concepisce il sacro frutto, che nella grazia, interromperà tutta la sterilità spirituale.

Divenuto sordo dentro il tempio, il grande Zaccaria accoglie la voce del Verbo, tremendo annunzio e con gioia chiaramente magnifica il Signore compassionevole.

Colui che indica ai fedeli la via sicura della penitenza, il glorioso Precursore, alla voce dell’angelo, per volere divino, germoglia insperato in grembo materno.

Theotokìon. Riconoscendo Cristo portato in grembo vergine, il bimbo della sterile sussultò, rivelando in anticipo la gioia futura, venuta sulla terra a liberare gli uomini dalla maledizione.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore, mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Al sacerdote Zaccaria, che incensava nel tempio, giunse dal cielo Gabriele dicendo: Nella tua vecchiaia avrai un frutto insigne e la predente sterilità e assenza di prole di Elisabetta sarà sciolta presto e concependo genererà l’araldo e Precursore di Gesù. Per le sue preghiere, Salvatore del mondo, salva le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Stupì Giuseppe contemplando ciò che superava la natura e riandava con la mente alla pioggia sul vello per questo tuo concepimento senza seme, Theotòkos e al roveto ardente che non si consumava e alla verga fiorita di Aronne; testimoniando il tuo sposo e custode gridava ai sacerdoti: Vergine partorisce e vergine dopo il parto permane.

Ode 4. Cristo, mia forza.

O beatissimo Precursore, come angelo precedente la venuta di Cristo, la voce di un angelo annunziò al sacerdote che saresti nato santamente da grembo sterile.

O mirabilissima Elisabetta, sterile e senza frutto, esulta sempre, avendo generato gloriosamente il Battista e Precursore di Cristo.

O beatissimo Precursore, con la scure della tua preghiera, taglia i rovi delle mie passioni, l’ostacolo dei miei pensieri e fa’che il mio spirito produca le virtù come frutti.

Theotokìon. Il grembo della Vergine portava te, che reggi l’universo, quando il Battista, portato nel grembo, ti venerò, o Cristo, esultando di gioia.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Al profeta venuto all’interno del tempio santo per offrire al Creatore il culto secondo la legge, apparve un angelo, che gli annunziava il concepimento del Precursore.

Come sarà possibile questo? Io sono vecchio, lo vedi e mia moglie è sterile, disse Zaccaria all’angelo; le parole che mi dici contraddicono la natura.

Considera Sara, la donna di Abramo: vedi come ella concepì nella sua vecchiaia Isacco; credi alle mie giuste parole, disse l’arcangelo divino all’anziano.

Theotokìon. Benedetta sei tu fra le donne, o piena di divina grazia! Così gridò a te Elisabetta riconoscendoti vergine prima e dopo il tuo concepimento.

Ode 6. Vedendo il mare.

Il dubbio ha preso il mio spirito, dubito delle tue parole, disse il sacerdote all’arcangelo; chiedevo la salvezza del popolo, non il frutto dei miei visceri.

Il liturgo rispose: Il Creatore della natura, il Re degli angeli ha deciso che genererai l’angelo della sua venuta, non dubitare delle mie parole.

Il tuo aspetto è di fuoco, la tua apparizione tremenda, il tuo discorso sbalorditivo, disse all’angelo Zaccaria, ma non credo a te, che dici parole strane oltre natura.

Theotokìon. Dall’oscura cavità in cui si trovava, il Candeliere, riconoscendo il Sole nascosto nella nube materna del grembo, con gioia lo venerò esultando.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion. Tono 1. Il coro angelico.

Risplende di gioia il grande Zaccaria, con la sua famosissima compagna Elisabetta, che degnamente concepì Giovanni precursore; un arcangelo lo evangelizzò con gioia e noi uomini, come conviene, lo onoriamo, perché è l’iniziato della grazia.

Ikos.

Apriamo il sacro vangelo, che il sacro e mirabile Luca scrisse per noi e contempliamo il lieto e insigne concepimento del Precursore. È detto infatti: Come l’anziano e giusto Zaccaria entrò nel Santo dei santi per incensare secondo il turno della sua classe, si presentò a lui Gabriele evangelizzando e dicendo: Sacerdote, avrai un figlio nella tua vecchiaia, il profeta e Precursore, la voce e l’araldo, la lampada sempre luminosa, l’iniziato della grazia.

Sinassario.

Il 23 di questo mese concepimento del santo e glorioso profeta, Precursore e Battista Giovanni.

Stichi. Da un arcangelo al profeta viene annunziato un oracolo, la venuta di quel profeta che è più che un profeta, colui che il 23 precede il suo Sovrano, essendo concepito sei mesi prima della sua festa.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio, che perirono in Africa.

Stichi. Per Cristo, un tempo trafitto da lancia, per una lancia Andrea muore. Giovanni detestando l’errore, scannato scanna il nemico con tutto il suo errore. Antonio e Pietro, sopportarono come salde rocce di esser tagliati a pezzi da mani mortali.

Lo stesso giorno memoria di santa Raìs, vergine e martire.

Stichi. Desiderando vedere il chiarore divino, Raìs offre il puro candore del suo corpo alla spada.

Lo stesso giorno memoria delle sante due sorelle di sangue Xantippe e Polìssena.

Stichi. Con sua sorella Polìssena, Xantippe partecipa agli ineffabili cori angelici.

Lo stesso giorno il santo neomartire Nicola il droghiere, martirizzato a Costantinopoli nel 1672.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Tutta rugiadosa.

Non avendo creduto alle mie parole, resterai muto: e quando verrà partorita la voce del Verbo, ritroverai la voce per gridare: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Come luna e sole splendenti Elisabetta e Zaccaria insieme produssero lo scintillante candeliere della Luce, apparso a noi, che giacevamo nell’oscurità delle passioni che ci avvolgevano.

Utilizzando i sussulti nel grembo come parole, il grande Precursore di Cristo, portato nel grembo di Elisabetta, ti adorò mentre stavi nel grembo della Vergine, o Gesù, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Come luna, Elisabetta, portando il Precursore quale divina stella, venerò te, Maria, nube luminosa recante Cristo, sole incarnato nel tuo grembo per salvare il genere umano.

Ode 8. Dalla fiamma hai fatto scaturire.

L’amico dello sposo, il grande soldato del Re dell’universo, si prepara e inizia, venendo concepito nel grembo di una sterile.

Gioite, popoli, è fiorito l’agricoltore per i cuori insteriliti, viene forgiata la scure delle passioni, viene nutrito di temperanza il vitello venerabile, il grande Precursore.

Come un tempo i legami della sterilità, o Battista, sciogli la durezza della mia mente e concedimi di germogliare frutti di penitenza, perché viva nei secoli.

Theotokìon. Quando Elisabetta vide te gravida, o Vergine, divinamente gioì, mentre il bimbo nel suo grembo sussultava, riconoscendo il suo Signore.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Impossibile agli uomini.

Aprendo oggi le porte della sterilità, il divino Precursore di Cristo, come nel palazzo reale alloggia nel grembo di sua madre, da cui come soldato uscirà per preparare le vie del Re dell’universo.

O profeta di Dio, anziano, esulta, avrai come figlio il maggiore tra i mortali, Giovanni precursore del Signore; esulta, Elisabetta, rallegrati terra tutta, offrendo la lode a Dio, Creatore dell’universo.

Ricordati sempre di noi, che con fede ti inneggiamo, o profeta del Signore, tu che liberi le anime dalle passioni e ci salvi dai pericoli, guidandoci sul sentiero celeste, o beatissimo.

Theotokìon. Sapientemente Elisabetta, sciolta dalla sterilità e liberata dalla pena, portando il Precursore di colui che abitava nel tuo grembo, Vergine purissima Maria, piena di divina grazia, ti riconobbe madre casta.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere celesti non osano fissare: ma grazie a te, o purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui, con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Il glorioso concepimento del precursore preannuncia il Re che sarà partorito da una Vergine, così come costui lo è da Elisabetta, sterile e senza frutto e dal sacerdote Zaccaria, già molto anziano. Per le loro preghiere e per quelle della Theotòkos e di Giovanni battista, salva tutti, Signore, di tutti abbi compassione.

Theotokìon. Uguale.

Con gioia ti gridiamo grati, o purissima, il saluto dell’augusto arcangelo, noi riscattati dall’antica maledizione per il tuo divino parto: Salve, redenzione di Adamo, Vergine Madre di Dio; salve, venerabile, per la quale siamo stati liberati dalla morte; salve, tu per cui abbiamo ottenuto il regno dei cieli.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Esulta il creato nel tuo concepimento, o precursore e profeta, Giovanni battista, poiché la tua divina nascita significa per noi la nascita del Sovrano e per questo noi della terra, degnamente, a una voce ti celebriamo (2).

L’angelo, trovando come meravigliosa testimonianza il concepimento della sterile, la presenta a Maria, adducendola come conferma: perciò anche noi celebriamo Elisabetta, un tempo sterile, Zaccaria suo consorte e Giovanni.

La lampada dell’eterna luce da Dio preparata, l’amico dello sposo, la grande stella mattutina del sole della gloria, la viva voce del Verbo di Dio, il precursore dell’avvento del Signore, alla parola dell’angelo è stato ora concepito.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Elisabetta concepì il precursore della grazia, ma la Vergine, il Signore della gloria; si salutarono l’una l’altra le madri e il bambino sussultò nel grembo: poiché da lì il servo lodava il Sovrano. Stupita, la madre del precursore cominciò a gridare: Donde a me questo, che la madre del mio Signore venga a me? Perché colui che possiede la grande misericordia vuol salvare il popolo senza più speranza.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia typikà e le odei 3 e 6 del canone del Precursore.

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

Continua a leggere

Mattutino del 22 Settembre- Memoria de l santo ieromartire Focà

22 SETTEMBRE

Memoria del santo ieromartire Focà.

Al Mattutino.

Apolytìkion dell’apostolo. Tono 3.

Santo apostolo Quadrato, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Apolytìkion dello ieromartire. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Focà; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la consueta sticologia, un canone dell’Oktòichos, quindi i canoni dei due santi, anteponendo quello dell’apostolo, con l’Acròstico: In tuo onore, Quadrato, compongo questo canto. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto a Cristo, nostro Dio, che divise il mare e guidò il popolo suo possesso dalla schiavitù degli Egiziani, poiché si è glorificato.

Portando la corona presso il Re dei cieli, implora, o beato apostolo, affinché siano illuminati quanti celebrano con gioia la tua sacra memoria.

Edificando sulla base della fede l’assemblea dei credenti con i tuoi solidi insegnamenti, o teoforo, annientasti ogni inganno degli idoli.

Celebrando il sacro Vangelo con le tue sacre parole, consacrasti con fede le anime al tuo Creatore, illustre Quadrato, con la forza dello Spirito.

Theotokìon. Partorito nella carne da fanciulla illibata, l’Autore di tutto il creato, dopo il concepimento, serba la Vergine come prima, come si compiacque.

Canone di san Focà. Acròstico: Per cantarti, Focà, Dio mi conceda la sua grazia. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Quando ebbe passato.

Per inneggiare oggi di cuore la tua divina memoria, illumina la mia anima con i chiarori dello Spirito, o glorioso pastore e martire del nostro Dio onnipotente.

Manifestamente arricchisti la divina fama dei martiri, prima splendendo di bellezza pastorale, poi tingendo di porpora i tuoi paramenti, o divinamente beato, nel sangue del tuo martirio.

Rafforzando il tuo pensiero con la speranza dei beni superiori, indebolisti del tutto, o Focà, il potente principe del male e come un vincitore eccellente sei salito ai cieli.

Theotokìon. E’ venuta meno, o pura, la punizione dei progenitori, poiché tu partorisci come neonato il Dio anteriore ai secoli, rinnovando tutta la sostanza umana.

Dell’apostolo. Ode 3. Irmòs.

Rinsalda, Signore, i nostri cuori nel tuo amore, tu che sulla croce uccidesti il peccato e fa attecchire il timore del tuo nome nei cuori di chi t’inneggia.

Compiendo prodigi tremendi, guidasti gli increduli alla fede divina, come apostolo divinamente ispirato, o gerarca Quadrato.

Illuminasti le moltitudini con i tuoi divini insegnamenti, gerarca Quadrato, poiché eri il servo della luce che illumina con divini bagliori i confini.

Procurasti i più grandi beni al tuo gregge, liberandolo dalle tenebre dell’ignoranza e diffondendo su di esso lo splendore dei tuoi prodigi inauditi.

Theotokìon. In te dimorò il fuoco irresistibile non bruciando il tuo grembo, Theotòkos, ma consumò le nostre passioni e incenerì la materia dell’errore.

Dello ieromartire. In te gioisce.

Operando guarigioni con l’invocazione di Cristo, o beato, salvasti dall’errore del nemico popoli e città, per grazia di Dio.

Essendo tempio divino, o martire, demolisti i templi degli idoli, avendo collaboratore o coadiutore la forza onnipotente.

Apparve l’esercito degli angeli e la luce infinita di Dio, quando il Signore ti glorificava davanti ai troni del giudizio.

Theotokìon. Il Dio in te incarnato per compassione si unì ai mortali e sciolse la maledizione, o unica Sovrana tutta benedetta.

Irmòs. In te gioisce la tua Chiesa, Cristo, gridando: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e saldezza.

Kontàkion di san Focà.

Tono 2. Gli araldi sicuri.

Come luminoso sole spirituale dai raggi divini ti ha posto il Sovrano nella Chiesa, per risplendere sulle folle dei fedeli, martire glorioso: poiché la tua vita, la tua fede e le tue lotte, le ha accolte come profumo di soave odore l’unico misericordiosissimo.

Ikos.

Illuminami con la luce senza tramonto della tua scienza, Salvatore, dissolvendo l’oscurità e la cupa notte delle mie passioni: o Verbo, dammi un verbo di sapienza e intelligenza divina, con compunzione, così che incoroni con inni e canti il tuo celebratissimo martire Focà; tu sei infatti soccorso di chi è privo d’aiuto, ricchezza di tutti i poveri e fonte di ogni dono buono, o unico misericordiosissimo.

Kàthisma dell’apostolo. Tono 4. Presto intervieni.

Il grande apostolo e gerarca di Cristo, il glorioso Quadrato con inni ispirati da Dio, fedeli celebriamo, poiché sgorga come da una fonte per chi con fede chiede remissione dei delitti e terapia per le passioni, prendendo da Cristo grazia inesauribile.

Gloria. Dello ieromartire. Uguale.

La grazia dello Spirito che in te abitava, scorrendo riccamente, ti ha rivelato fonte di molte grazie, o Focà, perciò soccorri tutti i naviganti che chiedono con fede il tuo aiuto, o padre; con loro anche a noi procuri remissione dei peccati, o sapiente in Dio.

E ora. Theotokìon.

Vergine purissima, che concepisti Dio sovrasostanziale, con gli angeli imploralo senza sosta affinché prima della fine conceda perdono dei peccati e correzione della vita a quanti con fede e affetto dovutamente ti inneggiano, unica lodatissima.

Stavrotheotokìon.

Vergine purissima, Madre di Cristo Dio, una spada trafisse la tua anima quando vedesti sulla croce il tuo Figlio e tuo Dio: non smettere di pregarlo di donarci remissione dei peccati.

Dell’apostolo. Ode 4. Ho udito Signore.

Coltivando i campi incolti dei cuori, falciasti con la falce delle tue parole gli sterpi del male.

La tua tomba fa scaturire su noi, che ti preghiamo, grazie di guarigioni, o sacro Quadrato.

Abbi compassione e libera, sacro Quadrato, dai pericoli e dalle disgrazie quanti ti pregano.

Accendendo lo splendore delle tue parole nei cuori ottenebrati, bruciasti i rovi dell’errore.

Theotokìon. Nelle tue caste viscere s’incarnò il Creatore, Madre di Dio, rinnovando ogni essere corrotto.

Dello ieromartire. Vedendoti sospeso.

Come fulgido astro nel firmamento della Chiesa il Sovrano pose te, Focà sacratissimo, che illumini i cuori di tutti con splendori di prodigi e lotte.

Al tribunale del tiranno confessasti l’incarnazione del Sovrano, martire vittorioso e brillantemente svergognasti l’ateo culto politeista degli ellèni.

Col timone divino superasti, o glorioso, il mare dell’errore sollevato dall’uragano del politeismo, divenendo per tutti i naviganti porto serenissimo.

Theotokìon. Senza nozze, o Vergine, hai concepito e dopo il parto appari vergine; perciò con voci incessanti gridiamo con fede incrollabile a te, Sovrana: Salve.

Dell’apostolo. Ode 5.

Tu che sei fonte di luce e creatore dei secoli, Signore, dirigici alla luce dei tuoi precetti, poiché altro Dio all’infuori di te noi non conosciamo.

Avendo trovato la tua anima pura come dimora per la sua gloria, il purissimo Dio grazie a te purifica le anime macchiate dalla sozzura del peccato.

Vinti dalla sapienza dei tuoi insegnamenti, o beato, i più sapienti tra gli ellèni cominciarono a riconoscere Cristo creatore, sapienza e potenza del Padre che precede ogni inizio.

Proclamando la venuta per i mortali della luce uscita dal Padre delle luci, o Quadrato, tu illumini i popoli perché possano venerare e glorificare la Trinità invisibile.

Theotokìon. Per noi, Vergine pura, partoristi in due nature colui che si incarnò, il Figlio nato dal Padre prima di tutti i secoli senza seme e fuori dal tempo, nel modo che lui solo conosce.

Dello ieromartire. Tu Signore, mia luce.

Hai fatto inciampare chiaramente i passi del nemico dirigendo i tuoi passi sulle vie della divina volontà, o sacratissimo.

Il tuo corpo dalle molte lotte, fiaccato per i colpi, spezzò le catene degli atei con potenza divina, o Focà divinamente beato.

Ti offristi, illustre martire, in olocausto al Dio che immolò sé stesso e terminò i sacrifici cruenti agli idoli.

Theotokìon. Sovrana Madre di Dio, la divina Sapienza si è costruita nelle tue caste viscere la casa conforme al suo beneplacito.

Dell’apostolo. Ode 6. Avvolto dall’abisso.

Cielo elevato annunziante la gloria che ci porta la salvezza di Dio, sei tu, divino gerarca, quale illustre apostolo, o Quadrato.

Proclamando, sapiente Quadrato, l’unica signoria ed eterna natura della divinità, facesti cessare la tenebrosa stravaganza del politeismo.

Il tuo corpo, che ora riposa, secondo la legge di natura nella tomba, fa prodigi sorpassando la natura e la comprensione, o beato Quadrato.

Theotokìon. Colui che stese i cieli con un ordine, sovrana Genitrice di Dio, ti rivelò sulla terra un altro cielo e, uscendo da te, è sorto sui cuori ottenebrati.

Dello ieromartire. A te sacrificherò.

Prosciugasti l’oceano dell’empietà, padre sapiente, facendo sgorgare la fonte viva dei tuoi puri insegnamenti e, con una pioggia di prodigi, ora bonifichi le paludi delle passioni.

Messo al patibolo per essere ferito atrocemente e smembrato, o beato, dall’alto del cielo udisti la voce che ti fortificava, o gerarca e martire dalle molte lotte.

Imitando la passione dell’impassibile Signore in due nature, che guarisce la moltitudine delle nostre passioni, libera, o Focà, per mezzo delle tue intercessioni presso Dio, i naviganti dalla tempesta.

Theotokìon. Come pioggia il Verbo salvifico si è svuotato nel tuo grembo incorrotto, o santissima fanciulla e ha inaridito con divina potenza i torrenti della cattiveria.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, grazie al sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion dell’apostolo.

Tono pl. 4. Come primizie della natura.

Come venerabile gerarca e atleta fortissimo, la terra ti offre, Signore, il divino Quadrato apostolo e onora con inni la sua augusta memoria, sempre chiedendo che sia donata la remissione delle colpe a quanti cantano: Alliluia.

Ikos.

Onoriamo il sapiente gerarca come pastore fedele e maestro: nel prato della lotta fece fiorire una sacratissima rosa e profumò noi fedeli con l’effusione dei prodigi e delle azioni virtuose, colmando tutta la terra di luce con gli splendori delle guarigioni. Poiché il Signore ha reso mirabili quanti gridano a lui: Alliluia.

Sinassario.

Il 22 di questo mese memoria del santo ieromartire Focà il taumaturgo che raggiunse la perfezione col martirio in un bagno portato ad altissimo calore.

Stichi. Avendo già ricevuto il bagno che rigenera, nel bagno del martirio Focà viene immerso. Per la vita con cui il Cristo in cielo lo remunera, dalla vita, il ventidue, questo martire prende congedo.

Lo stesso giorno memoria di san Focà il giardiniere.

Stichi. La spada invia a te, Cristo il santo martire Focà, grato e inneggiante.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Isacco e di san Martino.

Stichi. Respirando il coraggio di Cristo, Martino si affretta verso la spada e rende la sua anima.

Memoria dei santi ventisei beati martiri di Zogràfou perseguitati dai latinòfroni, l’imperatore Michele VIII Paleòlogo e il patriarca Giovanni Vecco: Furono arsi vivi dopo essersi rifugiati sulla cima della torre del monastero.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dell’apostolo. Ode 7. Del simulacro d’oro.

Innalzato al bene supremo il tuo spirito, divenisti tempio veramente divino della Trinità e coloro che l’abisso del male tratteneva, tu li elevasti con i tuoi sublimi insegnamenti, al punto che essi gridavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

I templi degli idoli abbattesti con le leve delle tue intercessioni; erigesti poi templi per il tuo Dio grazie allo Spirito divino, gerarca santo, conducendovi la moltitudine dei salvati, perché là cantassero: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Infiammato per il fuoco del divino Spirito che nel tuo cuore sempre portavi, apparisti come torcia consumante tutti gli sterpi dell’errore, per illuminare quanti cantano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Liberati per te dall’ancestrale maledizione, o piena di grazia, ti riconosciamo causa d’ogni bene per aver ineffabilmente generato il Verbo, causa dell’universo: perciò, Vergine pura, ti cantiamo: Benedetta tu, che nella carne partoristi Dio.

Dello ieromartire. Nella fornace persiana.

Tu non temevi l’ira dei tiranni, ma alla testa del mistico gregge come un agnello fosti offerto al supremo Pastore, o Focà, martire glorioso.

Come oro nel crogiuolo fosti provato, quando fosti gettato nella calce viva e non bruciasti, ma cantavi: Benedetto sei tu, Signore, mio Dio.

L’amore divino, avvolgendo il tuo cuore con la rugiada divina, ti custodì così da non aver danno dal fuoco, bruciando piuttosto le scorie dell’empietà.

Theotokìon. La corrotta casa della mia anima, Vergine purissima, rinnova per mezzo del pentimento, tu che rinnovasti col tuo parto l’umanità tutta.

Dell’apostolo. Ode 8. Il Dio che discese.

Avendo posto le fondamenta della tua anima, beato Quadrato, sulla pietra della fede, rovesciasti i nemici del Signore e rendesti solidamente fermi coloro che lo esaltano nei secoli.

Avendo acquistato l’ornamento delle virtù per la tua anima e il tuo cuore, grazie alle parole del tuo insegnamento ornasti le anime, togliendo loro la bruttezza della mania per gli idoli per tutti i secoli.

Come discepolo di Gesù, come apostolo risplendente, come lampo dello splendore del Sole di giustizia, illumina e santifica quanti celebrano la tua santa memoria, o Quadrato.

Theotokìon. Vergine pura, con le loro voci sacre i santi profeti di Dio predicarono chiaramente che saresti stata la Madre pura del Signore dell’universo e anche noi ti cantiamo in tutti i secoli.

Dello ieromartire. Stese le mani, Daniele.

Sulle tue labbra, sapiente Focà, fu diffusa la grazia, per questo riconducesti il popolo sedotto dal consiglio del serpente e, come vero pastore, lo hai guidato a Cristo, gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

L’assemblea dei fedeli ha te come intercessore vigilante che calma le onde del mare delle passioni, placa le tentazioni e libera da ogni dolore noi che proclamiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Rivi di guarigioni fa sgorgare senza sosta il tuo tempio, rifugio non battuto dai flutti, che libera, o martire, dalle passioni i tuoi fedeli, a Cristo acclamanti: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Per venerare la tua illustre memoria, celebrando la suprema bontà del Signore, affréttati, Focà, a implorarlo affinché liberi dalla sventura quanti gridiamo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Theotokìon. Fosti prefigurata dall’arca della Legge, dall’urna contenente la manna, dalla tavola santa, Vergine pura e dal candelabro aureo, poiché generando la luce che illumina i confini del mondo con la conoscenza divina, dissolvesti la tenebra delle genti.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa. I fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, estinsero il potere del fuoco gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Dell’apostolo. Ode 9. Il Dio e Verbo.

Nella bellezza della tua anima, sempre stai davanti al Sovrano risplendente, nel tuo splendore di apostolo divino e di gerarca divinamente ispirato, realmente chiedendo con tutti gli apostoli la pace per il mondo.

Come divina arca, Magnesia possiede, o Quadrato, lo scrigno delle tue reliquie per attingerne con affetto tutto ciò che le è vantaggioso, mentre la tua anima nelle dimore celesti esulta di gioia con tutti i santi.

Il tuo luminoso giorno, la tua splendida memoria, la tua festa illustre come sole sull’universo rifulge; celebrandoli, noi fedeli, domandiamo di ottenere per le tue preghiere, o Quadrato, il perdono delle colpe e la grande misericordia.

Theotokìon. Risparmiami, Signore, risparmiami, quando verrai a pronunciare il mio giudizio, non condannarmi al fuoco, non punirmi nella tua ira; lasciati piegare, o Cristo, dalla Vergine che ti generò, dal coro degli apostoli, dei profeti e dei martiri.

Dello ieromartire. Da te, o Vergine, montagna.

Venite tutti, con cantici divini celebriamo santamente la sacra memoria del santo pastore che intercede per noi presso il Benefattore e Signore.

Apparisti ardente di zelo per il Signore quando entrasti, o martire beato, nel bagno bruciante dove consegnasti con gioia il tuo spirito nelle mani di Dio.

I cori dei gerarchi, la folla dei martiri, l’insieme dei divini apostoli e gli spiriti dei giusti, accogliendo tra di loro la tua anima, o martire Focà, esultano.

La tua memoria, illuminando i fedeli che celebrano le tue lotte, il tuo generoso martirio e le tue imprese, o gerarca e martire, si è diffusa per tutto il mondo, suscitando ammirazione.

Theotokìon. Illumina, pura Vergine, la mia anima ottenebrata dal peccato e dal fuoco eterno e con la tua mediazione liberami dalla tenebra, affinché con gioia celebri la tua magnificenza.

Irmòs. Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che ha congiunto le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion dell’apostolo. Udite, donne.

Come martire, apostolo e divino gerarca, o Quadrato, iniziato del Verbo, col sapientissimo annuncio del divino vangelo di Cristo rischiarasti tutta la terra, riscattando dall’inganno i suoi abitanti e insegnando loro ad adorare la Trinità.

Dello ieromartire. Tu che il cielo con le stelle.

Sommo tra i gerarchi e vanto dei martiri vittoriosi, o Focà, grande protettore di chi è nel mare, salva dai pericoli i tuoi cantori, o beato.

Theotokìon.

Tu che hai partorito il Creatore dei secoli e Sovrano degli angeli, supplicalo, o Vergine, di collocare i tuoi servi dalla parte destra.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 21 Settembre- Conclusi one della festa dell’Esaltazione della Croce e memoria del santo apostol o Quadrato, in Magnesia

21 SETTEMBRE

Conclusione della festa dell’Esaltazione della Croce e memoria del santo apostolo Quadrato, in Magnesia.

AVVERTENZA. In questo giorno si conclude la festa dell’Esaltazione della Croce preziosa e se ne celebra l’ufficio completo a vespro e al mattutino. Quanto all’ufficio di san Quadrato, si celebra il giorno seguente, con quello di san Focà.

Sinassario.

Il 21 di questo stesso mese memoria del santo apostolo Quadrato.

Stichi. Negando ogni forma di culto alle pietre, Quadrato venne lapidato dai loro adoratori. Il 21 Quadrato trovò la corona mediante le lotte.

Lo stesso giorno memoria del santo profeta Giona.

Stichi. Fuggisti il volto del Signore, Giona e ora vedi il suo volto.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Giona il sabbaìta.

Stichi. Lasciando il luogo della vita instabile, Giona trovò un luogo che è sicuro.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Eusebio.

Stichi. Gli empi ti decapitarono con la spada, Eusebio, amico di Cristo, che ora vivi piamente.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri e fratelli di sangue Eusebio, Nèstabo e Zenone.

Stichi. Eusebio, Nèstabo e Zenone morirono di spada per la pia fede.

Lo stesso giorno memoria dei santi nostri padri e vescovi di Cipro Melezio e Isacco.

Lo stesso giorno memoria di san Prisco martire.

Stichi. Recando acqua viva nel cuore, Prisco non temette il rogo della carne.

Lo stesso giorno memoria dei santi sei martiri, che erano scudieri di Massimiano.

Stico. Per il Verbo, che chinò il capo sulla croce, sotto la spada chinarono il capo i sei martiri.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Alla Liturgia.

Antifona 1. Tono 1.

Stico. O Dio, volgiti a me, perché mi hai abbandonato?

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 2. Lontano dalla mia salvezza il debito dei miei delitti.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 3. Dio mio, griderò di giorno e non ascolti.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 4. Ma tu abiti nel santuario, tu lode d’Israele.

Antifona 2. Tono 2.

Stico 1. Perché, o Dio, hai respinto per sempre?

Salva, Figlio di Dio, crocifisso nella carne, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Stico 2. Ricordati di coloro che hai radunato, che hai acquistato dal principio.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 3. Questo è il monte di Sion, su cui hai posto la tua dimora.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 4. Dio è il nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Gloria. E ora.

O unigenito Figlio e Verbo di Dio.

Antifona 3. Tono 1.

Stico 1. Il Signore ha instaurato il suo regno: si adirino i popoli.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

Stico 2. Lui siede sui cherubini: si scuota la terra.

Salva, Signore.

Stico 3. Lodino il tuo nome grande, perché è tremendo e santo.

Salva, Signore.

Stico 4. L’onore del re ama il giudizio.

Salva, Signore.

Issodikòn. Esaltate il Signore Dio nostro e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché egli è santo. Salva, Figlio di Dio, crocifisso nella carne, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Apolytìkion. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città

 Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.

Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Al posto del Trisagio. Tono pl. 2.

La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.

Prokìmenon dell’Apostolo. Tono grave: Esaltate il Signore nostro Dio.

Stico. Il Signore ha instaurato il suo regno; si adirino i popoli: lui che siede sui Cherubini, si scuota la terra.

L’Apostolo ai Corinzi. Fratelli, il verbo della croce è stoltezza (I Cor. 1, 18-24).

Alliluia. Tono 1. Ricordati del tuo popolo che hai radunato, che hai acquistato dal principio; hai redento lo scettro della tua eredità.

Stico. Dio è il nostro re prima dei secoli; ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Vangelo secondo Giovanni. In quel tempo i sommi sacerdoti e i sacerdoti tennero consiglio (Gv 19, 6-11. 13-20. 25-28. 30-35)

Kinonikòn. E’ stata impressa su di noi la luce del tuo volto, Signore: Alliluia.

Continua a leggere

Mattutino del 20 Settembre- Memoria del santo megalomartire Eustazio e della sua consorte Teòpista e dei loro figli Agapio e Teòpisto

20 Settembre

Memoria del santo megalomartire Eustazio e della sua consorte Teòpista e dei loro figli Agapio e Teòpisto.

Al Mattutino.

Apolytìkion dei santi. Tono 4.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai Re vittoria contro i barbari e proteggi con la tua Croce la tua città.

Dopo la prima sticologìa, kàthisma.

Tono pl. 4. Sei risorto dai morti.

In mezzo all’Eden, un albero fece fiorire la morte; in mezzo alla terra, un albero fece germogliare la vita; per aver gustato del primo, da incorruttibili, siamo divenuti corruttibili, ma, giunti in possesso del secondo, abbiamo goduto dell’incorruttela: con la croce infatti Cristo ha salvato il genere umano (2).

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

In tempi lontani, Gesù di Navì misticamente prefigurava il segno della croce, quando a forma di croce levò le mani, o mio Salvatore: e il sole si fermò, finché egli non ebbe distrutto i nemici che si opponevano a te, o Dio. Ma ora il sole si oscura vedendo sulla croce te, che sciogli il dominio della morte e depredi l’ade (2).

Canone della festa, quindi quello dei santi. Acròstico: Lode all’eponimo della tranquillità. Di Teofane,

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Sottomettendo alla ragione con le tue preghiere l’assalto delle mie passioni, o beatissimo martire di Cristo, preparami a celebrare la santa memoria delle tue lotte.

La tua chiamata non venne da uomini, o beatissimo, ma come un tempo Paolo, dal cielo ti chiamò Cristo, apparendo sotto forma di cervo per liberarti dal serpente velenoso.

Riempito di superna sapienza dall’alto, piamente preferisti alle ricchezze corruttibili e al piacere, o santo martire, la gioia celeste, venendo incoronato con tutta la tua famiglia.

Theotokìon. Trovando te, pura Vergine, più pura di tutto il creato, il divino Creatore dell’universo volle incarnarsi per ricreare dalla carne il genere umano.

Ode 3. Si rallegra in te.

Pazientemente sopportasti la tempesta delle prove, o gloriosissimo martire Eustazio, venendo privato della moglie e dei figli.

O gloriosissimo martire di Cristo Eustazio, i tuoi figli, salvati da Dio dalle belve che li aggredivano, misero in fuga le belve spirituali.

Come un fiume che attraversa la via, gloriosissimo martire di Cristo Eustazio, preservasti la somiglianza con Dio della tua anima, senza lasciarti abbattere dalle prove.

Theotokìon. Venite, fedeli, celebriamo con inni gioiosi la dimora della castità, la pura abitazione della verginità.

Irmòs. Si rallegra in te, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kàthisma del santo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Per la condotta pia e coraggiosa, la pazienza e le lotte ti rivelasti un nuovo Giobbe, o illustre martire: privato, infatti, del piacere della vita, della moglie e dei figli, nelle pene ringraziavi Dio, che come ricompensa, al termine delle tue lotte, ti concesse ti effondere il sangue; martire vittorioso Eustazio, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa. Uguale.

Si affrettò, Elena, a estrarre dalla terra il tesoro nascosto, la croce del Salvatore, colmando di gioia i confini del mondo; per divina ispirazione ordinò che fossero erette delle chiese e trasferito lo scettro della croce nella residenza imperiale, dicendo a suo figlio: Stendi le mani e ricevi, nobile imperatore il segno della tua vittoria e del tuo potere; che le nazioni per grazia imparino da te a venerare con fede la croce e la passione di Cristo.

Ode 4. Vedendo te, sole di giustizia.

Salvata da mano divina dalla tirannia del nemico, la tua sposa, conservando la sua modestia gridava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Messo alla prova in molti modi, o martire di Cristo Eustazio, hai corso la via del martirio per il tuo Sovrano gridando: Gloria alla tua potenza, Signore.

Guidato dai precetti del Signore, con la moglie e i figli, sei apparso splendido per il sangue del tuo martirio, o Eustazio gloriosissimo.

Theotokìon. Senza nozze, Vergine concepisti e vergine rimani dopo il parto: perciò con voci incessanti, con fede incrollabile a te, nostra Sovrana, cantiamo: Salve.

Ode 5. Tu, mio Signore.

Come Giobbe apparisti, o Eustazio, irreprensibile e fedele a Dio, longanime nella via della vita.

O beatissimo martire Eustazio, chi potrà cantare le pene che hai sopportato, venendo privato della moglie e dei figli?

Theotokìon. O Madre di Dio, risana da ogni male la mia anima, tu che hai concepito il Bene sommo, il Verbo che a tutti concede benevolenza.

Ode 6. A te offrirò sacrifici.

Amando Cristo, che ti era apparso, illustre martire, stavi a lui così vicino da apparire splendente, imporporato dal tuo sangue.

Seguendone le orme, sei corso dietro a Cristo e hai partecipato alla sua passione e più ancora al suo regno, o martire santo, incoronato con tutta la tua famiglia.

Theotokìon. Seguendo le parole di Gabriele, o Vergine purissima, a te gridiamo: salve, Madre fra tutte la più benedetta, porta del sole di giustizia.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, grazie al sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Imitando sapientemente la passione di Cristo e bevendo con fede il calice di lui, divenisti compartecipe e coerede della sua gloria, o Eustazio, ricevendo da colui che è Dio di tutti la divina remissione dall’alto.

Ikos.

Donami un inno, Dio mio, perché celebri ora e narri le lotte del tuo vittorioso, o Signore, così da tessere un armonioso elogio di Eustazio, generoso nelle lotte, sempre vittorioso nelle battaglie contro i nemici, grande nella pietà, splendente nel coro dei martiri: con loro infatti, senza sosta il sapientissimo canta a te con gli angeli ricevendo la divina remissione dall’alto.

Sinassario.

Il venti di questo mese memoria del santo megalomartire Eustazio, di Teòpista sua consorte e dei loro due figli, Agapio e Teòpisto.

Stichi. Eustazio, chiuso in un bue di bronzo rovente, tu lo salvi, o Verbo di Dio. Il 20 Eustazio viene bruciato col bue.

Lo stesso giorno memoria dei santi nostri padri Ipazio vescovo e Andrea presbitero, confessori.

Stichi. Uomini sanguinari sacrificarono Ipazio e Andrea per le sante icone.

Lo stesso giorno memoria dei santi Martino papa di Roma e Massimo e dei loro compagni.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Artemidòro e Thalos.

Stichi. La spada uccise Artemidòro e Thalos, che non venerarono Artemide, assassina di ospiti.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Melezio, vescovo di Cipro.

Stichi. Di questa vita passeggera non si curò Melezio. Morendo che dirai? Ho amato.

Memoria anche di Giovanni l’egiziano, il più grande dei confessori.

Il santo neomartire Ilarione, perì di spada martirizzato a Costantinopoli nel 1804.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Rinchiuso nell’incandescente bue metallico come un tempo i fanciulli nella fornace, il martire di Cristo, ringraziando gridava: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Uniti dalla legge di natura e da quella dell’amore, illustri martiri, nelle lotte avete dimostrato la stessa pazienza, cantando: Benedetto sei tu, Signore, nostro Dio.

Theotokìon. Unica fra tutte le generazioni ti sei rivelata più sublime delle divine potenze celesti, poiché ineffabilmente generasti il loro Creatore, o Madre di Dio, Sovrana purissima.

Ode 8. Stese le mani, Daniele.

Il coro dei martiri della verità, splendidamente radunato dalle leggi di natura e dal Verbo della fede, acclamiamo concordi, o fedeli, come amanti della pietà e cantiamo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Dapprima separati dalla provvidenza, foste riuniti splendidamente per tingere col vostro sangue la porpora nuziale e innalzarvi verso il talamo celeste, mentre a Cristo inneggiavate: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Con fede e letizia hai offerto a Dio la tua sposa e il frutto del vostro grembo; come compagni di lotte hai ricevuto coloro che lo erano già per natura, cantando a Cristo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Theotokìon. Sei il ramo germogliato dalla radice di Iesse, o Vergine, perché fioristi l’onnipotente Signore, che effonde e dona profumo a tutti quelli che cantano: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa. I fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, estinsero il potere del fuoco gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Da te, o Vergine, montagna.

Con gioia andasti incontro alla pienezza dello splendore della Trinità, sempre esultando con i cori degli angeli: con loro, o martire Eustazio, prega perché siano salvati i tuoi cantori.

Dopo le lotte e i mali sopportati sulla terra, nei cieli ora per sempre gioisci con i giusti; concedi che ne partecipino anche i tuoi cantori, o gloriosissimo martire.

A te completamente mi affido con tutto il cuore, martire Eustazio; sii tu il mio intercessore presso il Sovrano che può salvarmi e liberarmi da ogni male.

Theotokìon. Senza conoscer uomo concepisti il Salvatore vivificante, o Theotòkos: senza sosta ti supplichiamo di salvare, con le tue preghiere da ogni afflizione, noi che ti proclamiamo Madre di Dio.

Irmòs. Da te, Vergine, monte non tagliato, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti, ti magnifichiamo.

Exapostilarion dei santi. Nel sacro Spirito.

Ottenesti gloria immortale e vita senza fine abbandonando le cose amabili del mondo con i tuoi figli dal divino sentire e la felicissima consorte: perciò con affetto festeggiamo la tua sacratissima e divina memoria.

Stavrotheotokìon. Stesso tono.

Confidando in te, Theotòkos, con forza trionfiamo su nemici due volte più numerosi, possedendo la croce di tuo Figlio, nostra arma e trofeo, scudo, spada, dardo e freccia contro Beliar.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà idiòmela dei santi.

Chi non dirà beata, o Eustazio, la tua purissima condotta di vita? Generosamente sopportasti gli assalti del principe del male; privato della moglie e dei figli, non disperavi, ma come Giobbe, grato, dicevi: Nudo uscii dal grembo di mia madre, nudo tornerò all’unico Creatore e Salvatore delle nostre anime (2).

Tono pl. 2.

Rendici propizia la Trinità increata, santo martire, tu che, dimorando senza fine nella luce immateriale, sei dimora del Figlio di Maria.

Tono pl. 4.

Entrato nell’impenetrabile nube per unirti a Cristo, sole di giustizia, andando incontro alla divina mistica immagine che dall’alto ti apparve nel cervo, tu stesso divenisti immagine vivente, o beatissimo Eustazio; ricevuta la forza nell’acqua e nello Spirito mediante il battesimo, lavato nel sangue del martirio, ottenesti di esultare con le folle degli angeli in cielo, con i quali preghi sempre perché anche noi veniamo uniti a Cristo, Salvatore e Dio.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4.

Disdegnato il comando militare del regno di quaggiù e divenuto amante del nostro Salvatore, che ti era apparso in immagine tramite un animale, ora sei nei cori superni con la moglie e i figli, o beatissimo Eustazio: ti imploriamo, dunque, di pregare il Signore per le nostre anime.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo così in rotta Amalek ed abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua croce preziosa, Cristo Dio, noi peccatori baciamo oggi con labbra indegne, celebrando te, che ti degnasti di esservi confitto e a te gridiamo: Signore, rendi degni anche noi con il ladrone del tuo regno.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Vedendo innalzare l’albero della croce, magnifichiamo Dio, che nella sua bontà fu crocifisso nella carne.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Con l’acqua divinizzante e il tuo sangue, o Verbo, la tua Chiesa si riveste splendidamente come sposa, cantando la gloria della croce.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

L’albero della tua croce, mio Salvatore, venendo innalzato, toglie la bruttura corruttrice del peccato e fa risplendere l’universo.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4.

Tu che come Paolo non ricevesti la tua chiamata dagli uomini, martire Eustazio, crescendo in Dio per la fiducia nella croce, valorosamente confondesti l’empietà dei tiranni e la crudeltà dei tormenti: hai dunque resistito al peccato sino al sangue, nella tua lotta contro invisibili nemici e senza sosta preghi il Re e Dio di dare a tutta la terra la pace e alle nostre anime, la grande misericordia.

E ora. Della festa. Stesso tono.

È compiuta, o Dio, la parola del tuo profeta Mosè che dice: Vedrete la vostra vita appesa davanti ai vostri occhi. Oggi la croce è innalzata e il mondo è liberato dall’inganno. Oggi si inaugura la risurrezione di Cristo ed esultano i confini della terra, offrendo a te un inno con i cembali di Davide e dicendo: Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Dio, con la croce e la risurrezione: per esse ci hai salvato, o buono e filantropo. Signore onnipotente, gloria a te.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Alla Liturgia typikà e i canoni della feste e dei santi.

Prokìmenon Tono 4. Per i santi che sono nella sua terra ha reso mirabili tutte le sue volontà in loro.

Stico. Contemplavo il Signore davanti a me sempre, perché è alla mia destra affinché non sia scosso.

L’apostolo agli Efesini. Fratelli, fortificatevi nel Signore (Domenica XXVII).

Alliluia. Hanno gridato i giusti e il Signore li ha esauditi e da tutte le loro tribolazioni li ha liberati.

Stico. Molte le tribolazione dei giusti, ma da tutte li libererà il Signore.

Vangelo secondo Luca. Disse il Signore: Guardatevi dagli uomini (Martedì II settimana).

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

Continua a leggere

Mattutino del 19 Settembre- Memoria dei santi martiri Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte

19 Settembre

Memoria dei santi martiri Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte.

Al Mattutino.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità, dando ai re vittoria contro i barbari e custodendo con la tua croce la tua città.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Veneriamo il legno della tua croce, o filantropo, perché in esso fosti inchiodato, vita di tutti; hai aperto il paradiso, Salvatore, al ladrone che con fede a te si rivolgeva; egli fu degno della beatitudine così confessandoti: Ricordati di me, Signore. Come lui accogli anche noi, che acclamiamo: Tutti abbiamo peccato, per la tua amorosa compassione non disprezzarci.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Distese le braccia sulla croce, misericordioso, radunasti le genti da te lontane per glorificare la tua grande bontà. Guarda dunque alla tua eredità e abbatti con la tua croce preziosa chi ci fa guerra.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Canone della festa e dei santi. Acròstico: Canto lo splendore trifulgido dei martiri. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Il faraone alla testa.

Illuminati dai bagliori luminosissimi dello Spirito, sciogliete le nubi oscure della mia anima, rischiarate il mio intelletto e aprite le mie labbra per cantarvi un inno, o martiri di Cristo dal grande nome.

Con la forza della vostra mente avete resistito all’insensato che vi costringeva a dare un culto abominevole agli dèi e voi attraverso molteplici tormenti, offriste sacrificio perfetto al Re dell’universo.

L’Onnipotente vi concesse il potere di abbattere del tutto la forza del dragone, venerabili martiri eccelsi, opliti della Trinità santa, augusto Sabbazio, divino Dorimedonte e Trofimo.

Theotokìon. Splendidamente illuminati dalle chiare grazie da te sgorganti, i nobili martiri, o Vergine piena di grazia, unica porta della luce, superarono l’oscurità profonda di insopportabili torture a te inneggiando.

Ode 3. Tu che in principio stabilisti.

Con pensiero splendido e mente stabile, marciavate incontro alla prova dei tormenti, colpiti e dilaniati dai colpi, restando irremovibili e invincibili per la vostra fede.

Imporporati dai rivi sacri del vostro sangue, generosi opliti, ora siete al cospetto del Signore, Re immortale, senza sosta pregando per noi.

Non rinnegaste Cristo, affrontando svariate torture col corpo raschiato e straziato ed esposti alle belve, o illustri opliti, martiri eccelsi.

Theotokìon. Sottomettendosi ai precetti del Sovrano incarnato dal tuo grembo, con il tuo aiuto, pura Vergine, salvezza delle nostre anime, i generosi atleti sconfissero gli iniqui

Irmòs. Tu che in principio stabilisti con sapienza i cieli e fondasti la terra sulle acque, o Cristo, sulla pietra dei tuoi precetti rafforzami, poiché non c’è santo all’infuori di te, o unico filantropo.

Kàthisma dei martiri. Tono 1. I soldati a guardia.

Sopportaste con coraggio insieme le dure pene delle torture, riceveste la vita senza affanni, Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte, perciò oggi esulta la Chiesa di Cristo, festeggiando la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

Tu che lassù, come Dio, hai il cielo per trono e la terra per sgabello, Cristo Salvatore, ci hai indicato la croce come sgabello dei tuoi piedi; ad essa davidicamente tutti ci prostriamo; essa, come custode e soccorso richiediamo e con fede glorifichiamo.

Ode 4. Tu sei mia forza, Signore.

Splendidi di pazienza nei tormenti, foste sospesi al palo e dilaniati ai fianchi con uncini di ferro, o gloriosi martiri; spogliati dei vostri corpi, indossaste l’incorruttibile veste divina per stare presso il trono della Trinità santa.

Flagellato per Cristo, santo martire Trofimo, sopportavi le eccessive pene che su di te si infrangevano, considerando le ricompense celesti, le inesauribili delizie presso Dio: terminata la lotta, fosti degno delle delizie presso il Sovrano.

Sopportando con coraggio in letizia i tormenti, o Sabbazio, rimettesti la tua anima nelle mani di Dio e nella dimora celeste trovasti riposo sabbatico, sconfiggendo il miserabile che ti aveva condannato, ricevendo la ricompensa dei vincitori.

Theotokìon. Quale puro palazzo del loro Re, il trio dei martiri, invocando il tuo aiuto, pura Vergine, demolì i templi dei demòni, passando al tempio della gloria eccelsa con inni di lode sempre glorificandoti.

Ode 5. Perché mi hai abbandonato.

Lontani da ogni amicizia col corpo, per il numero e la lunghezza dei vostri tormenti diveniste, o illustri, familiari del Dio compassionevolissimo, che per misericordia vi amò e con la sua passione uccise le passioni.

I tuoi passi, martire Trofimo erano diretti verso le vie sapientissime del martirio, nelle quali eccellevi; inchiodato ai sandali ferrati, colpisti in fronte la testa di Beliar.

Esponendo i misteri divini, o Trofimo dalle molte lotte, svergognasti i tiranni e santificasti la terra camminando sul tuo sangue; camminando ora con gioia in paradiso, prega per la nostra salvezza.

Theotokìon. Invocando in aiuto la Purissima e santa Vergine, piena di grazia, i valorosi opliti attraversarono la moltitudine dei tormenti e la tempesta dei castighi, restando irremovibili nella loro mente.

Ode 6. Perdonami, Salvatore.

Attraversarono nella quiete, con la guida dello Spirito, il mare delle torture, gli illustri atleti e santamente attraccarono al porto salvifico e pacifico.

Vedendo le tue membra effondere sangue sulla terra, o Trofimo e ricevendo aceto nelle narici, in cambio ottieni i profumi dell’amore di Cristo.

Osservando volontariamente i precetti di Cristo, respingesti del tutto gli atei ostili e ti consegnasti ai supplizi, o martire Dorimedonte.

Theotokìon. Rinvigoriti dalla tua forza, o Cristo, gli atleti vittoriosi lottarono secondo le regole, inneggiando alla Madre pura che ti concepì ineffabilmente.

Irmòs. Perdonami, Salvatore, molte infatti sono le mie colpe e strappami, ti prego dall’abisso dei mali, poiché a te ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono pl. 4. Come primizie.

La Chiesa onora e celebra il tuo luminoso agone, sostegno dei lottatori e baluardo della pietà: o beato ovunque celebrato, lottatore dal nobile sentire, glorioso Trofimo, con i tuoi compagni di lotta, chiedi per i tuoi cantori il perdono, tu che non sei stato vinto.

Ikos.

Stupirono le schiere dei cieli per le lotte dei santi martiri, perché con un corpo mortale, sbaragliarono i nemici incorporei, corroborati dalla forza della croce; sono perciò proclamati beati in eterno e chiedono per tutti noi il perdono delle colpe: sono infatti onorati perché non sono stati vinti.

Sinassario.

Il 19 di questo mese memoria dei santi martiri Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte.

Stichi. Trofimo e Dorimedonte, unica anima, subirono identica morte di spada. Dilaniato dal ferro, Sabbazio donò la sua vita, giungendo al riposo sabbatico. Trofimo il 19 con i suoi compagni termina la sua corsa atletica.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. La discesa di Dio.

Realmente divenuto splendente per la tua inclinazione verso Dio, stoicamente sopportasti di essere arso con i fianchi squarciati per un ingiusto castigo, o beato Dorimedonte.

Desiderando contemplare l’ineffabile gloria di Dio, fosti accecato con ferri incandescenti, ma tu, Trofimo, grato gridavi al Signore: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Infiammati tutti e tre dall’amore per la Trinità santa, affrontaste le lotte più dure e ora esultate con le miriadi celesti; con loro ricordatevi di noi, che chiediamo il perdono dei nostri peccati.

Theotokìon. Essendo più pura di ogni creatura, hai ricevuto, o Sovrana, il Verbo, da te nato ineffabilmente: desiderando lui, gli insigni martiri sopportarono le fiamme delle torture.

Ode 8. Sette volte di più.

Spogliandovi dei corpi per lottare fra i tormenti, riceveste la veste incorruttibile, coprendo l’eterno nemico di vergogna; e, incoronati, giungeste alla fine beata cantando: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Seguendo le orme della passione di Cristo, santi martiri, foste appesi al legno, sopportando prove con cuore nobile e annegaste nelle onde del sangue la maledetta stirpe dei demòni, cantando: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Acclamiamo Trofimo, glorifichiamo Sabbazio, magnifichiamo, oggi, Dorimedonte, colonne incrollabili, difesa dei fedeli, torce luminose della Chiesa, rischiarata dai raggi delle loro grandi lotte, cantando: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Generasti, neonato, Cristo nostro Dio, che noi riconosciamo consustanziale al Padre e allo Spirito, o Vergine pura; confessando lui, i nobili martiri, hanno compiuto le loro sacre lotte: con loro, Purissima, noi, popoli, tribù e lingue tutte con fede ti diciamo beata per tutti i secoli.

Irmòs. Sette volte di più il tiranno dei caldei infiammò nel suo furore la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvi per una forza superiore, gridava al Creatore e Redentore: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Ode 9. Stupì di questo.

Per la potenza del Creatore di tutti, o martiri, fermaste gli assalti delle belve e siete rimasti illesi da loro, sorprendendo grandemente per il loro mutamento; riuniti ora alla folla dei martiri, pregate sempre per noi.

Come vittime per la mensa del Verbo, foste offerti gloriosamente, tagliati dalla spada: ora che state con gioia nel paradiso dei primogeniti, contemplate la gloria di Dio e ricevete i frutti delle vostre pene, la ricompensa delle lotte.

Raduniamoci concordi, venite ora, fedeli, glorifichiamo l’illustre Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte, i forti martiri della verità, tralci della mistica vite, che per grazia di Dio versano per noi il vino della vera letizia.

La memoria festiva degli atleti, sorgendo oggi, realmente illumina tutti gli uomini più chiaramente dei raggi del sole, dileguando le nubi dell’accidia e le tenebre delle passioni; o Verbo, per le loro preghiere, abbi pietà di tutti.

Theotokìon. Serbandoti Vergine colui che sorse dal tuo grembo come sole realmente senza sera, rischiarò, o Vergine, gli indomiti atleti; con loro supplicalo d’aver pietà di noi, che piamente ti diciamo beata.

Irmòs. Stupì di questo il cielo e i confini della terra sbalordirono: poiché Dio apparve agli uomini corporalmente e il tuo grembo divenne più grande dei cieli, perciò, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini ti magnificano.

Exapostilarion dei santi.

Tu che il cielo con le stelle.

Tu che il cielo con le stelle, come Dio adornasti e per mezzo dei tuoi santi tutta la terra illumini, o autore di tutte le cose, salva i tuoi cantori.

Della festa. Tono 2.

Croce, custode di tutta l’ecumène! Croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni.

Apòstica stichirà. Tono 2. Casa di Efrata.

L’albero della tua croce, mio Salvatore, venendo innalzato toglie la bruttura corruttrice del peccato e fa risplendere l’universo.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Liberazione dal male e acquisizione di beni, elargisce al genere umano la santa croce di Cristo nella sua esaltazione.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Quando Mosè metteva in rotta Amalek, preannunziando la passione di Cristo, tracciava in anticipo la figura della croce divina e tutta immacolata.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Venite, con gioia salutiamo tutti l’albero salvifico, su cui venne steso Cristo, la redenzione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere