19 Ottobre
Memoria del santo profeta Gioele e di san Varo martire.
Al Vespro.
Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia del profeta.
Tono pl. 4. O straordinario prodigio!
Il divino Spirito venne effuso su tutti noi che crediamo, come divinamente profetando vaticinò, mosso da lui, il venerabile Gioele; egli mostra senza veli i divini misteri e profetizzano quanti hanno ricevuto la sua energia e sono illuminati dal sacro splendore e dalla divina grazia.
Colmo di divina ispirazione, o Sovrano, il mirabile Gioele scorre dalla tua casa come fonte irrorante le anime e stilla per noi una dolcezza che addolcisce le menti, divenuto tutto elevato in spirito, sollevandosi mediante la virtu’ alla sublimità divina.
Con la profetica franchezza e spirituale famigliarità con Dio con cui contempli le celesti visioni, o Gioele, rendilo propizio a noi, che celebriamo con fede la tua memoria, chiedendo il perdono delle colpe, o glorioso, la partecipazione alle gioie divine e grande misericordia.
Del martire. Tono pl. 2. Riposta nei cieli.
Vedendo le lotte dei martiri vittoriosi, colmo di divino coraggio, accorresti allo stadio e predicasti, o Varo, Cristo divenuto uomo per noi, senza temere la morte, né i tormenti che ti stavano dinnanzi; torturato dunque e senza pietà percosso, ti rallegravi, guardando, o sapiente, con perfetto intelletto, alla gloria che è eterna per quanti hanno amato Dio.
Vedevi cadere le carni col sangue, ma era per te, o atleta fortissimo, come se fosse altri a patire: legato a un legno, sopportavi gli strazi inflitti dagli empi, o valorosissimo; consegnasti nelle mani di Dio il tuo divino spirito, sbalordendo gli astanti con la tua irremovibile resistenza: perciò onoriamo te, che grandemente ti distinguesti e abbattesti il tiranno con le tue fatiche, o sapiente Varo.
Ungendoti con unguenti, la mirabile Cleopatra ti depose sotto terra ed elevò un tempio santissimo, facendo una stupenda festa, o Varo e invocandoti con fede e tu annoverasti nell’esercito spirituale il fanciullo di lei e con gloria lo adornasti e collocasti nel coro dei santi: della sua sorte rendi degni anche noi, che piamente celebriamo la tua festa, o martire insigne.
Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.
Io solo più di tutti i figli degli uomini peccai, io solo, l’infelice, facendo cose che in nessun modo si possono esprimere con la parola, o purissima, né sono sopportabili all’udito; perciò ti prego: Perdona, Sovrana, perdona e donami conversione, donami confessione, donami gemiti e lacrime, perché così, col cuore contrito, gridi sempre: Ho peccato, ho peccato, siimi propizio, salvami.
Oppure stavrotheotokìon.
Una spada, come disse Simeone, trapassò il tuo cuore, santissima Sovrana, vedendo colui che da te per ineffabile decreto rifulse, innalzato da iniqui sulla croce come un condannato, abbeverato di aceto e fiele, col fianco trafitto, le mani e i piedi inchiodati; e gemendo gridavi maternamente: Perché, Figlio dolcissimo, questo mistero nuovo?

