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Archivi: Preghiere giornaliere

Vespro del 28 Ottobre- Appendice

Appendice – 28 Ottobre

La santa Protezione della santissima Madre di Dio. Santi Terenzio e Neonilla, sua consorte e i loro sette figli Sarvilo, Nità, Falco, Teodulo, Fozio, Bili ed Eunice, martiri. Il beato nostro padre Stefano, sabaita. La festa della santa Protezione è stata trasferita dal primo al ventotto ottobre dall’anno 1952 per decisione del Sacro Sinodo della Chiesa di Grecia perché sia celebrata insieme con la festa nazionale delle Vittorie.

Al Vespro.

Dopo il salmo introduttivo, la prima stasi di Beato l’uomo (salmi 1-3). Al Signore a te ho gridato 6 stichi e i 6 seguenti stichirà prosòmia.

Tono 1. O prodigio straordinario.

O prodigio straordinario! Come nube di luce la pura Madre di Dio ogni giorno stende la sua protezione e con la sua materna sollecitudine e per grazia manifestamente protegge da ogni aggressione quanti a lei guardano piangendo: Salve, piena di grazia, protezione e aiuto del tuo popolo, che con fede, o Vergine, ti magnifica.

Grandi le tue meraviglie, o Pura! Tu infatti prodigiosamente stendesti il tuo manto e mirabilmente proteggesti la Città Imperiale; sempre e manifestamente per la grazia della tua protezione illumini e salvi da minaccia ostile il popolo che porta il nome di Cristo. Perciò, elevando, grati, canti di lode, esultiamo ricordando i tuoi prodigi.

Noi, figli dei greci, o Sovrana, proclamiamo la tua provvidenza verso di noi, inneggiando alla tua materna sollecitudine per noi. Dai tempi antichi nella tua compassione, ci hai posto sotto la tua protezione, indicandoci come tuo eletto ovile e pura nazione. Perciò gridiamo a te, piena di grazia: salve e magnifichiamo le grazie della tua divina protezione.

Altri prosòmia. Tono 4. Come generoso.

Celebrando la memoria della tua protezione, o pura, esaltiamo la tua amorevole compassione perché tu salvi il tuo popolo da ogni angustia e ogni giorno concedi grazia illimitata a quanti inneggiano le straordinarie magnificenze della tua gloria e la grandezza dei suoi prodigi.

Prodigiosamente un tempo spiegasti invisibilmente la tua protezione e proteggesti la città imperiale, ma anche ora con più forza, o pura, proteggi, custodisci e tieni al sicuro da ogni afflizione la tua nuova eredità; perciò inneggiamo i doni della tua protezione, o Vergine e il tuo costante aiuto.

In molti modi, o Vergine, abbiamo conosciuto e visto chiaramente la dimostrazione della tua sacra protezione, rifulsa a noi attraverso prove e prodigi e con fervide lacrime abbiamo glorificato la tua ricca bontà, perché ci salvi dai pericoli e concedi letizia ad afflitti e sofferenti.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Oggi il tuo fedele popolo, che tu, Madre di Dio, hai dichiarato gente santa ed eredità speciale, celebra la grazia della tua protezione e canta inni grati. Soltanto tu infatti, hai fatto per noi prodigi e meraviglie nelle passate generazioni; ma anche ora solo tu ci proteggi e rafforzi, ci salvi da assalti di nemici e hai riempito le nostre anime di gioia. Quindi noi confessiamo la tua grazia e ci rifugiamo nella tua radiante protezione, gridando con fervore: O Regina dell’universo, proteggi sempre coloro che senza esitazione ti invocano.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla Genesi (28, 10-17).

Giacobbe partì dal pozzo del giuramento e si diresse verso Carran; si imbatté in un luogo e là si mise a dormire perché era tramontato il sole. Prese una delle pietre che erano lì, se la pose sotto il capo, si addormentò in quel luogo e sognò: ed ecco, una scala appoggiava sulla terra mentre la sua cima raggiungeva il cielo; gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa, mentre il Signore vi si appoggiava e gli disse: Io sono il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco, non temere: la terra su cui giaci, la darò a te e alla tua discendenza. E la tua discendenza sarà come la sabbia della terra e si estenderà verso il mare, verso mezzogiorno, verso settentrione e verso oriente e saranno benedette in te e nella tua discendenza tutte le tribù della terra. Ed ecco, io sono con te per custodirti in tutto il cammino che farai; e ti farò tornare in questa terra, perché non ti abbandonerò sinché io non abbia fatto tutto quello di cui ti ho parlato. Giacobbe si destò dal suo sonno e disse: Il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo! Ebbe timore e disse: Quanto è tremendo questo luogo! Altro non è che la casa di Dio e questa è la porta del cielo.

Lettura dalla profezia di Ezechiele (43,27-44,4).

A partire dal giorno ottavo, i sacerdoti offriranno sull’altare i vostri olocausti e i vostri sacrifici pacifici e voi mi sarete accetti, dice il Signore. E mi fece volgere per la via della porta esterna del santuario che guarda ad oriente: essa era chiusa. E il Signore mi disse: Questa porta resterà chiusa, non verrà aperta e nessuno passerà per essa, perché per essa entrerà il Signore Dio d’Israele e rimarrà chiusa. Poiché il principe, lui siede in essa per prender cibo. Entrerà per la via del portico della porta e per la sua via uscirà. E mi introdusse per la via della porta che guarda a settentrione, di fronte al tempio: e vidi ed ecco, era piena di gloria la casa del Signore.

Lettura dai Proverbi (9,1-11).

La sapienza si è costruita una casa e ha eretto a sostegno sette colonne. Ha sgozzato i suoi animali, ha versato nel calice il suo vino e ha preparato la sua mensa. Ha mandato i suoi servi a invitare al banchetto con alto proclama, dicendo: Chi è stolto si rivolga a me. E a quelli che mancano di senno dice: Venite, mangiate il mio pane e bevete il vino che ho mesciuto per voi. Abbandonate la stoltezza e vivrete, cercate la prudenza per poter aver vita e dirigere l’intelligenza con la conoscenza. Chi rimprovera dei malvagi ne ricaverà per sé disonore e chi correggerà l’empio ne avrà biasimo, perché i rimproveri fatti all’empio sono per lui lividure. Non rimproverare dei malvagi perché non ti prendano in odio: rimprovera il saggio e ti amerà. Dà un’opportunità al saggio e diventerà più saggio, istruisci un giusto e aumenterà la sua istruzione. Principio della sapienza è il timore del Signore e il consiglio dei santi è intelligenza. Conoscere poi la Legge è cosa di una buona mente. In questo modo, infatti, vivrai a lungo e ti verranno aggiunti anni di vita.

Alla Litì. Tono 1.

Esulta nel Signore, Grecia cristiana, custodita dalla protezione della Madre di Dio lodatissima: come nube luminosa, infatti, invisibilmente la Madre della luce inaccessibile si rivela avvolgendoti e proteggendoti da ogni parte e allontanando il potere dei nemici visibili e immateriali. Perciò con voce trionfante proclama la grazia che ti è stata data e a gran voce canta la Vergine che ti protegge, gridando forte: salve, piena di grazia, con te è il Signore, che per te concede la grazia al mondo!

Tone 2.

Come regina raggiante apparisti al venerabile Andrea: apparendo invisibilmente nella Chiesa delle Vlacherne, Madre di Dio, hai protetto la Città Imperiale stendendo la protezione, mentre ci riempivi di gioia con l’energia del tuo aiuto. Ma noi, o Vergine illustre, nostra protezione e aiuto, ti imploriamo di proteggere la nostra stirpe da ogni assalto.

Tone 3.

Come sempre la nuvola copriva la tenda della testimonianza prefigurando, o Vergine, il mistero da te compiuto. Ora, dunque, la tua protezione, formatasi fulmineamente, copre e protegge, come un uccello fa con la sua nidiata, il popolo che porta il nome di Cristo e che con fervore a te ricorre. E questo tu hai reso manifesto alla Città Imperiale, sebbene in una inesprimibile apparizione, manifestando la tua bontà verso di noi. Perciò, celebrando la memoria di questo avvenimento, noi proclamiamo i benefici apportati e la tua sollecitudine verso di noi, perché ci salvi in ogni momento dall’afflizione.

Tono 4.

La tua gloriosa, sbalorditiva, prodigiosa e salvifica protezione, Vergine Madre di Dio, splendendo più fulgidamente dei raggi del sole, opera per la nostra difesa. Un tempo, operando meraviglie oltre natura, salvò diverse volte la Città Imperiale da pericoli inaspettati e disastri. Anche ora, o purissima, la tua ricca bontà ci libera da ogni angustia ed effonde fresca rugiada e letizia al cuore afflitto. Acclamiamola come prodigio, portandole le nostre lodi festive, con tutta l’anima gridiamo: Non allontanare da noi la tua protezione, o Vergine, ma proteggi e custodisci noi, la tua eredità.

Gloria. E ora. Tono pl. 1.

Oggi, la Regina dell’universo, la Vergine Madre, irradiando la sua protezione fatta di luce, come una Madre protegge la nostra stirpe. Venite allora, Ortodossi, con mente pura contempliamo la Madre della ricca provvidenza di Dio per noi. Perché lei ci è vicina nei tempi di luce come in quelli oscuri delle afflizioni e ci guida in modo sicuro verso il proposito della nostra chiamata verso l’alto e, come Madre di Dio, ottiene per noi grazia e misericordia e salvezza eterna.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve, vanto degli asceti.

Salve, pura Madre di Dio, inesauribile fonte di bontà, protezione, fervida difesa degli Ortodossi e conforto nelle afflizioni. In te, purissima, ci rifugiamo e dalla tua grazia otteniamo salvezza, pace e redenzione. Perciò lodiamo le meraviglie della tua divina protezione ed esaltiamo, o Vergine, gli atti di compassione della tua provvidenza, con cui hai anche salvato da disastri di ogni tipo quanti in te hanno confidato.

Stico. L’Altissimo ha santificato la sua dimora.

In una chiara visione apparisti come sovrana sovramondana al divino Andrea nel tempio delle Vlacherne, proteggendo immaterialmente la tua eredità, perciò noi, tuo popolo, celebriamo l’annuale memoria di questo evento, lodiamo la grandezza della tua gloria e invochiamo: O purissima Vergine, difendi e custodisci con la tua protezione noi, che un tempo indicasti come tua porzione speciale, concedendo a tutti letizia, pace e grande misericordia.

Stico. I ricchi della terra imploreranno il tuo volto.

Fermamente fiducioso nella tua splendida protezione, o Vergine pura, confidando nella tua solida difesa, il popolo ortodosso si oppose all’arroganza del nemico. E così hanno innalzato inni di lode riconoscente e celebrano oggi la splendida festa della tua protezione e, con fervore cantiamo a te, pura Vergine: Tu sei la mia protezione, difesa, grande bastione e ci hai salvato con la tua grazia santa e io ti inneggio. Ma tu, Sovrana e Signora, salvami da future opprimenti sofferenze.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Le molteplici dimostrazioni della tua protezione salvifica a favore del tuo popolo, o Castissima, stupiscono ogni orecchio. Un tempo, come ora, in ogni modo e in ogni ora tu vieni a liberarci da ogni angustia come sai, o amica del bene. Perciò, Sovrana lodatissima, non smettere di mostrarci sempre le tue antiche benedizioni, perchè siamo il tuo gregge.

Apolytìkion. Tono 1. Cittadino del deserto.

Inneggiamo, o Vergine, le grazie della tua protezione, che come nube luminosa in modo inconcepibile dispieghi e proteggi con sapienza il tuo popolo da ogni insidia del nemico. Avendo te come protezione, difesa e soccorso, a te gridiamo: gloria alle tue magnificenze, o pura, gloria alla tua santa protezione, gloria alla tua provvidenza verso di noi, o pura.

Un altro. Tono pl. 4.

Madre di Dio sempre Vergine, hai dato la tua santa protezione, con cui proteggi quanti in te sperano, come potente rifugio alla tua gente, poiché come un tempo anche ora ci hai prodigiosamente salvati, avvolgendo la tua gente come una nube spirituale. Perciò ti imploriamo di donare pace alla tua terra e alle nostre anime la grande misericordia.

Segue la conclusione.

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Vespro del 27 Ottobre- Memoria del santo martire Nestore

27 Ottobre

Memoria del santo martire Nestore.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia di san Demetrio.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Venite, fedeli, riuniamoci per celebrare il grande atleta, il valoroso soldato Demetrio, colui che ha calpestato tutta la potenza del nemico e gridiamo a lui con fede: Supplica Cristo per noi, o martire.

Il divino campione, l’imitatore di Cristo, la bellezza della castità, la fonte dei prodigi, il grande Demetrio, celebriamo, fedeli tutti, con inni, santificandoci anima e corpo nella sua gloriosa memoria.

Tessalonica danza nella tua memoria e convoca tutti i cori dei fedeli, o Demetrio beatissimo, per celebrare la tua solennità luminosa: radunandoci anche noi con loro, onoriamo col canto le tue lotte.

Di san Nestore.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Nestore, atleta beato, cingendo l’armatura di Cristo, hai fatto perire Lieo, scontrandoti con lui quanto ai sensi, ma hai legato l’invisibile Beliar, afferrandolo invisibilmente e lo hai messo a morte: perciò il munifico cinse il tuo capo col diadema della vittoria.

Veramente rinvigorito dalle parole divine del martire Demetrio, o Nestore sapiente, uccidesti valorosamente il tiranno arrogante; e per aver confessato come Dio immortale colui che morì e dissolse l’ade, subisti un’ingiusta morte, o glorioso: per questo, gioioso, hai avuto in sorte la vita senza fine.

Eri giovane magnifico, ammirabile per la leggiadria del corpo, o sapiente, adorno di grazia divina e onorato per la tua bravura; spezzata dunque la forza di Lieo per la virtù dell’Onnipotente, con gioia lottasti e fosti annoverato tra i cori degli atleti: mentre con loro esulti, ricordati di noi.

Gloria. Di san Demetrio. Tono pl. 2.

Oggi la terra tutta è rischiarata dai raggi del vittorioso e la Chiesa di Dio, abbellendosi con fiori, a te, Demetrio grida: O servo di Cristo e fervidissimo protettore, non smettere di pregare per i tuoi servi.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia di san Demetrio.

Tono 2. Casa di Efrata.

La profumata mirra spirituale, per attrarre agli affascinanti profumi delle virtù, suscitò te, o martire e ti diede di far scaturire profumati unguenti a profusione.

Stico. Il giusto fiorirà come palma, si moltiplicherà come cedro del Libano.

Viva la bellezza del profumo della tua carne! Viva ancor più, o beato, il profumo della tua anima, di cui quello è segno!

Stico. Piantato nella casa del Signore, fiorirà negli atri del nostro Dio.

Gettato satana nella fossa che per te, o beato, aveva scavato, valorosamente lo hai del tutto soffocato con i fiumi dei tuoi profumi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Divenuta degna miroteca della mirra spirituale, o Vergine, liberami, con la tua intercessione, dal fetore delle passioni.

Apolytìkion del Santo. Tono 3. Della fede divina.

Un grande difensore nei pericoli il mondo ha trovato in te, o vittorioso, che metti in rotta le genti. Come dunque hai abbattuto la tracotanza di Lieo, incoraggiando Nestore nello stadio, così, o santo, supplica Cristo di donarci la grande misericordia.

Gloria. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente ha accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 26 Ottobre- Memoria del santo megalomartire Demetrio il mirovlita e commemorazione del terremoto del 740

26 Ottobre

Memoria del santo megalomartire Demetrio il mirovlìta (effusore di unguento profumato) e commemorazione del terremoto del 740.

Al Grande Vespro.

Dopo il salmo introduttivo, la prima stasi di Beato l’uomo. Al Signore a te ho gridato 6 stichi e i 6 seguenti stichirà prosòmia del santo.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio.

O straordinario prodigio! In cielo e in terra è rifulsa oggi l’esultanza, nella memoria del martire Demetrio: dagli angeli è coronato di lodi e dagli uomini riceve canti. Oh, quali lotte affrontò e come lottò magnificamente! Per mezzo suo, con la vittoria di Cristo, cadde il nemico seduttore.

O straordinario prodigio! Più luminoso del sole per i raggi dei prodigi, sempre Demetrio rifulge sino ai confini, splendendo di luce senza sera e godendo della luce senza tramonto: per i suoi fulgori sono fugati i nembi barbarici, cacciati i venti meridionali, vinti i demoni.

O straordinario prodigio! Trafitto da lancia per Cristo, il beatissimo Demetrio sempre si mostrò contro i nemici spada a doppio taglio, recidendo l’orgoglio degli avversari e abbattendo l’arroganza dei demoni. A lui gridiamo: San Demetrio, custodisci noi che onoriamo la tua memoria sempre venerabile.

Sei stato torre di pietà saldamente appoggiata sulla pietra della fede, invincibile nelle tentazioni e saldo nei pericoli: contro te infatti urtarono con violenta tempesta e bufera le ondate degli atei, ma non abbatterono la tua irremovibile fermezza: bramavi infatti adornarti della corona del martirio.

Imitando con la passione la vivificante passione di Cristo, hai ricevuto da lui l’energia dei miracoli, Demetrio vittorioso e salvi quanti a te accorrono, liberandoli da molti pericoli, perché hai franchezza accetta, o glorioso presso Cristo, col quale ora stai, pieno di gloria.

Grondante di sangue, ti offristi a Cristo vivificante, che per te, Demetrio, versò il sangue prezioso ed egli ti rese partecipe della gloria e del suo regno, perché avevi prevalso contro lo spirito malvagio e del tutto sventato le sue paurose macchinazioni.

Gloria. Tono pl. 2. Di Byzantios.

Oggi ci convoca la festa universale. Venite dunque, amici della festa, celebriamo luminosamente la sua memoria dicendo: salve, tu che con la fede lacerasti la tunica dell’empietà, cingendoti della forza dello Spirito; salve, tu che sventasti i disegni degli empi col vigore a te dato dall’unico Dio; salve, tu che con le membra trafitte spiritualmente raffigurasti per noi la beata passione di Cristo. Supplicalo, o Demetrio, decoro dei lottatori, di liberarci da nemici visibili e invisibili e salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Tremendo tu sei.

Santissima Sovrana, aiuto del mondo e speranza dei cristiani: te noi ora supplichiamo e a te ci raccomandiamo, o buona, perché tu renda propizio, o Madre di Dio, il tuo Figlio e Signore a noi che abbiamo peccato e siamo nella disperazione: tu ne hai infatti il potere, usando con lui della tua materna famigliarità. Vienici incontro, o pura, vienici incontro, fatti nostra mediatrice e salva il tuo popolo dalla minaccia incombente; per le viscere della tua misericordia non disprezzare i tuoi cantori.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon, letture.

Lettura dalla profezia di Isaia (63,15-64,4.7).

Volgiti dal cielo, Signore e guarda dalla tua santa casa e dalla tua gloria. Dov’è l’abbondanza della tua misericordia e delle tue compassioni, perché ti sei ritirato da noi, Signore? Tu infatti sei nostro padre, perché Abramo non ci conosce e Israele non ci riconosce: ma tu Signore, padre nostro, liberaci. Dal principio il tuo nome è su di noi. Perché ci hai fatto errare dalla tua via, Signore? Hai indurito il nostro cuore, così che non ti teme? Volgiti, per i tuoi servi, per le tribù della tua eredità, perché ereditiamo un poco del tuo monte santo. I nostri avversari hanno calpestato il tuo santuario, noi siamo divenuti come al principio, quando tu non ci governavi e il tuo nome non era invocato su di noi. Se tu aprissi il cielo! Davanti a te il tremore prenderebbe le montagne e fonderebbero come fonde la cera davanti al fuoco; e il fuoco brucerebbe i tuoi avversari e sarebbe manifesto il tuo nome ai tuoi avversari: di fronte a te le genti resterebbero sconvolte. Quando tu farai cose gloriose, il tremore prenderà i monti davanti a te. Dall’antico non abbiamo udito, né i nostri occhi hanno visto un Dio all’infuori di te: e le tue opere sono veraci e tu farai misericordia a quelli che ti attendono. La misericordia infatti verrà incontro a quanti operano la giustizia, ed essi ricorderanno le tue vie. E ora, Signore, padre nostro tu sei; noi siamo l’argilla e tu sei colui che ci plasma: opera delle tue mani siamo noi tutti. Non adirarti troppo con noi, Signore e non ricordarti per sempre dei nostri peccati. E ora, volgiti, Signore, perché noi tutti siamo tuo popolo.

Lettura dalla profezia di Geremia (2, 1-12).

Così dice il Signore: Mi sono ricordato della misericordia della tua giovinezza e dell’amore delle tue nozze, quando seguivi il santo d’Israele, dice il Signore, il santo d’Israele. Per il Signore eri primizia dei suoi frutti. Tutti coloro che lo divorano saranno in colpa: il male verrà su di loro, dice il Signore. Udite la parola del Signore, casa di Giacobbe e ogni famiglia della casa d’Israele. Così dice il Signore: Quale colpa hanno trovato in me i vostri padri, per essersi allontanati da me ed essere andati dietro alle vanità e così essere divenuti vani? Non hanno detto: Dov’è il Signore che ci ha condotti dalla terra d’Egitto, che ci ha guidati nel deserto, in una terra sconfinata e impraticabile, in una terra senz’acqua e senza frutti e nell’ombra di morte? In una terra nella quale nessun uomo era passato e dove nessun figlio d’uomo aveva posto la dimora? E io vi ho condotti fino al Carmelo per mangiarne i frutti e i beni e siete entrati e avete contaminato la mia terra e avete ridotto la mia eredità a un abominio. I sacerdoti non hanno detto: Dov’è il Signore? E quelli che detengono la Legge non mi conoscevano. I pastori commettevano empietà contro di me, i profeti profetizzavano per Vaàl e andavano dietro a ciò che non giova. Per questo verrò ancora in giudizio con voi, dice il Signore e farò causa ai figli dei vostri figli. Passate alle isole dei Kittím e vedete e a Kedar e mandate messi e osservate bene e guardate se mai sono avvenute tali cose: se le genti cambiano i loro dèi, benché quelli non siano dèi. Ma il mio popolo ha cambiato la sua gloria con cose da cui non trarranno giovamento. È sbigottito per questo il cielo, ed è colpito da estremo orrore, dice il Signore.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (3,1-9).

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e nessun tormento può toccarle. Parve agli occhi degli stolti che morissero e fu considerato un danno il loro esodo e una rovina la loro dipartita: ma essi sono nella pace. Infatti, anche se agli occhi degli uomini vengono castigati, la loro speranza è piena di immortalità. Un poco corretti, riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé. Come oro nel crogiuolo li ha saggiati e come olocausto li ha accettati. Nel tempo in cui saranno visitati risplenderanno e correranno qua e là come scintille nella stoppia. Giudicheranno genti e domineranno popoli e regnerà su di loro il Signore per sempre. Quelli che confidano in lui comprenderanno la verità e coloro che sono fedeli nell’amore dimoreranno presso di lui: perché grazia e misericordia sono per i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Alla litì, stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Giorgio Sikeliòta.

Rallegrati nel Signore, città di Tessalonica, rallegrati e danza, risplendente per la fede, possedendo come un tesoro nel tuo seno Demetrio, gloriosissimo atleta e martire della verità; gioisci per i suoi miracoli vedendo le guarigioni; guarda come egli abbatte l’insolenza dei barbari e riconoscente grida al Salvatore: Signore, gloria a te!

Stesso tono. Di Anatolio.

Con la grazia dei canti facciamo facciamo splendere questo giorno e facciamo echeggiare le lotte del martire: si propone infatti a noi per la lode il grande Demetrio. Affrontando con coraggio gli assalti dei tiranni, con zelo entrò nello stadio e, avendo riportato vittoria con gloria, implora il Salvatore di salvare le nostre anime.

Gloria. Tono 2. Di Germano.

Nelle dimore ultramondane, Demetrio, sapiente martire, Cristo Dio ha accolto il tuo spirito irreprensibile: fosti infatti difensore della Trinità, lottando con coraggio nello stadio, inflessibile come l’acciaio; trafitto dalla lancia al tuo fianco puro, o venerabilissimo, imitando colui che venne steso sul legno per la salvezza di tutto il mondo, ottenesti di operare prodigi, per concedere generosamente agli uomini le guarigioni. Perciò, festeggiando oggi la tua dormizione, glorifichiamo degnamente il Signore che ti ha glorificato.

E ora. Theotokion.

O immenso mistero! Vedendo le meraviglie, proclamo la divinità, non nego l’umanità, poiché l’Emanuele come uomo aprì le porte della natura umana, ma come Dio non spezzò i sigilli della verginità, sorgendo da grembo come attraverso l’ascolto vi era entrato, venendo concepito, così s’incarnò. Impassibile entrò, ineffabilmente uscì, come disse il profeta: Questa porta sarà chiusa, nessuno deve passare attraverso di essa, tranne il Signore, Dio di Israele, che ha grande misericordia.

Allo stico, stichirà idiòmela del terremoto.

Poema di Simeone del Monte Ammirabile. Tono 2.

Quando la terra è sconvolta dal timore della tua ira, i colli e i monti si scuotono, Signore; ma, tu guardandoci con occhio pietoso, non adirarti con noi nel tuo sdegno: lasciati commuovere per l’opera delle tue mani, liberaci dalla tremenda minaccia del terremoto, perché sei buono e amico degli uomini.

Stico. Hai fatto sussultare la terra e l’hai sconvolta, sana le sue fratture perché è stata scossa.

Tremendo tu sei, Signore e chi sosterrà la tua giusta ira? Chi ti supplicherà, chi ti invocherà, o buono, per il popolo che ha peccato ed è nella disperazione? Le schiere celesti, gli angeli, i principati e le potestà, i troni, le dominazioni, i cherubini e i serafini, per noi a te acclamano: Santo, santo, santo sei, Signore, non trascurare, o buono, le opere delle tue mani; per le viscere della tua misericordia, salva la città in pericolo.

Stico. Egli guarda sulla terra e la fa tremare, tocca i monti e fumano.

Per le loro colpe i niniviti, con la minaccia di un terremoto, si sentivano dire che sarebbero rimasti sepolti; ma nel segno mediatore del mostro marino, la penitenza invocò la risurrezione mediante Giona; come dunque accogliesti loro, impietosito dal grido del tuo popolo unito a quello dei bimbi e delle bestie, risparmia anche noi, quando veniamo castigati, grazie alla risurrezione il terzo giorno e abbi pietà di noi.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4. Di Anatolio.

La tua divinissima anima immacolata, venerabilissimo Demetrio, ha per dimora la celeste Gerusalemme, le cui mura sono disegnate sulle mani intatte del Dio invisibile, mentre il tuo preziosissimo corpo di gran lottatore ha sulla terra questo illustrissimo tempio, inviolabile sacrario di prodigi, rimedio contro le malattie, a cui accorriamo per attingere le guarigioni. Custodisci dagli assalti degli avversari la città che ti magnifica, o illustrissimo, per quella confidenza che hai col Cristo che ti ha glorificato.

E ora. Theotokìon.

Vergine senza nozze, che ineffabilmente concepisti Dio nella carne, Madre di Dio altissimo, ricevi le invocazioni dei tuoi servi, o purissima: tu che a tutti procuri purificazione delle colpe, implora per la salvezza di noi tutti, accettando ora le nostre suppliche.

Apolytìkion del santo.

Tono 3. Della fede divina.

Un grande difensore nei pericoli il mondo ha trovato in te, o vittorioso, che metti in rotta le genti. Come dunque abbattesti la tracotanza di Lieo, incoraggiando Nestore nello stadio, così, santo megalomartire Demetrio, supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Un altro del terremoto. Tono pl. 4.

Tu che guardi sulla terra ed essa trema, liberaci dalla tremenda minaccia del terremoto, o Cristo nostro Dio e fa’ scendere su noi copiose le tue misericordie, per l’intercessione della Madre di Dio, o solo amico degli uomini.

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Vespro del 25 Ottobre- Memoria dei santi martiri Marciano e Martirio, notari (segretari)

25 Ottobre

Memoria dei santi martiri Marciano e Martirio, notari (segretari).

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia dei santi.

Tono 4. Come generoso tra i martiri.

Compiuta la corsa e custodita la fede, cinsero la corona del martirio Marciano e Martirio, le torri irremovibili, le mammelle della Chiesa che fanno scaturire il latte non adulterato, le fulgide perle, gli astri che con i raggi della pietà illuminano il creato.

Con un unico volere e unico sentire, la coppia divina annullò la divisione di Ario, insegnando a venerare il Figlio coeterno al Padre e come lui senza principio, con lo Spirito, la Triade nella Monade, la Monade nella Triade, unica indivisa natura in tre persone.

Vi rivelaste compagni di viaggio, imitatori, uguali nei costumi e nello zelo al sacro predicatore Paolo; con l’effusione del sangue sommergeste i nemici e prosciugaste il torrente di pericolose eresie e diveniste fiume di pietà, che irriga la Chiesa di Cristo, o Marciano e Martirio.

Gloria. Tono 1. Di Germano.

Divenuti discepoli e compagni di cammino del confessore e predicatore della Trinità consustanziale e con lui per essa perseguitati, o beati, preferiste la morte di spada alle interminabili chiacchiere degli eretici: perciò, ornati da Dio delle corone del martirio e ottenuta franchezza, pregate perché siano liberati dai pericoli quanti onorano la vostra memoria.

E ora. Theotokìon. Esultanza delle schiere.

Caduto per la cattiva inclinazione, giaccio nudo e cerco rifugio, o Vergine, nel tuo mare tranquillo: liberami dalla tempesta avversa e dalle molteplici tentazioni, affinché divinamente canti la tua grazia, o sempre Vergine Madre di Dio.

Stavrotheotokìon.

Tuo Figlio accettò di patire per noi, affinché per la passione di lui, tu offra l’impassibilità a tutti, o Madre di Dio: imploralo dunque in ogni tempo di liberarmi da ogni sorta di passioni dell’anima e del corpo, per la tua intercessione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 3.

Gli astri spirituali della Chiesa e difensori della Trinità, Marciano e Martirio, respingendo le eresie con lo scudo della fede, rischiararono il mondo con la luce dell’ortodossia. Ubbidendo a Paolo, pastore pari agli apostoli e maestro dei veri dogmi, annullarono la divisione di Ario e Nestorio, evitando la confusione di Sabellio e Severo; glorificando triadicamente la Monade, a tutti predicarono, gli illustrissimi, come piamente celebrare il Dio incarnato dalla Vergine, unico Figlio in due nature. Ricevute così dal cielo le corone della vittoria, questi uomini prodigiosi chiedono per noi la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, santa tra le donne, Madre senza nozze, intercedi presso il Re e Dio da te partorito, affinché come amico degli uomini ci salvi.

Stavrotheotokìon. Grande è la potenza.

Vedendo pendere dal legno, o tutta immacolata, colui che avevi partorito, mandavi grida esclamando: Figlio mio amatissimo, come dunque è tramontata la bellezza irradiante luce di colui che ha reso bella la stirpe degli uomini?

Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i persecutori e infranto l’audacia impotente dei demoni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 24 Ottobre- Memoria del santo megalomartire Areta e dei suoi compagni

24 Ottobre

Memoria del santo megalomartire Areta e dei suoi compagni.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Alla crudeltà degli ebrei, opponesti il tuo coraggio, o illustre martire Areta; per divina grazia ti sei mostrato vittorioso e hai offerto a Cristo un coro di martiri militante per lui, composto, o glorioso, da ogni età e raccolto da ogni stirpe.

Areta gloriosissimo, componendo un’amabile coro con i sacri martiri tuoi compagni, con i quali hai combattuto la buona battaglia e compiuto la corsa della tua valorosissima lotta, supplica Cristo perché sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Vergini fanciulle, ardenti di appassionato amore per Cristo, dimentiche della debolezza naturale e visibilmente corroborate dalla divina potenza, hanno calpestato la seduzione del nemico, senza timore di fronte alla pena dei tormenti, senza paura di fronte al fuoco della fornace.

Gloria. Tono 4. Di Anatolio.

Con canti, o fedeli, onoriamo oggi concordi il pastore capo, il gloriosissimo Areta, con i suoi compagni: egli ha confutato un imperatore apostata e versato il sangue per confessare Cristo; per questo anche una nube infuocata ardeva dalla faccia della terra, accusando l’empietà degli scellerati. Tu dunque, o Cristo Dio, che hai dato forza ai tuoi vittoriosi perché ti glorificassero, salva anche noi, tu che sei il Creatore dell’universo, dalle tentazioni e dalle tribolazioni, per intercessione dei tuoi santi.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Lava la sozzura del mio miserabile cuore, o lodatissima Madre di Dio, purificalo da tutte le ferite e le piaghe del peccato, o pura e frena l’instabilità del mio intelletto, affinché io, misero e inutile servo tuo, salvandomi magnifichi il tuo potere e il grande soccorso ricevuto.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando il sole con la luna ti vide pendere dal legno, o filantropo, nascose i suoi raggi, o mio Cristo, sole di giustizia e si scossero le fondamenta della terra per il timore della tua potenza. Ma la Madre tua, con le viscere trafitte a te gridava: o Gesù, immensamente buono, gloria alla tua compassione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4.

Conoscendo in anticipo il malvagio e infido consiglio dei giudei, con l’ardire dello Spirito lottaste per testimoniare Cristo: come infatti un tempo, sotto la Legge, essi avevano provocato nel deserto colui che li aveva salvati dall’Egitto e poi lo condannarono alla croce, così ora anche con voi con i fatti hanno violato la parola e, imitando l’infedeltà, vi hanno condannati al fuoco. Ma voi, concordi e coraggiosi, avete lottato con costanza e diveniste formidabili tra i martiri. Poiché avete familiarità con Dio, chiedete che siano liberate le nostre anime da tante colpe.

E ora. Theotokìon. I tuoi martiri, Signore.

Strappami, Sovrana, dalla mano del dragone omicida, che ipocritamente mi fa guerra per divorarmi tutto intero: spezza, ti supplico, le sue mascelle e sventa le sue insidie, affinché, sottratto alle sue unghie, io magnifichi il tuo potere.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti crocifisso e messo a morte, la Madre di Dio gridava: Ahimè, come dunque sopporti questi dolori, Figlio dolcissimo? Colpisce il mio cuore la tua lancia, fa ardere le mie viscere la tua passione; ma io ti canto, perché volontariamente tu soffri questo per salvare l’uomo.

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Vespro del 23 Ottobre- Memoria del santo ieromartire e apostolo Giacomo, fratello di Dio, primo vescovo di Gerusalemme

23 Ottobre

Memoria del santo ieromartire e apostolo Giacomo, fratello di Dio, primo vescovo di Gerusalemme.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendole due volte.

Tono 4. Hai dato come segno.

Venite, voi di senno divino, santamente onoriamo la memoria del fratello di Dio: egli, accogliendo prontamente il giogo di Cristo, divenne predicatore del vangelo della sua bontà e del regno e gliene fu affidata l’inesprimibile economia. Grazie a lui, Onnipotente, donaci il perdono (2).

Echeggiò per tutti i confini dell’ecumène il suono delle tue parole, con cui fummo illuminati in ogni forma di virtù divina e siamo fedelmente guidati alla divina conoscenza della Trinità; perciò ti imploriamo: Supplica, come gerarca, Gesù amico degli uomini, di salvare le nostre anime (2).

Da lungi prevedendo la tua condotta, ti accolse come fratello, o Giacomo, Cristo filantropo, che possiede sapiente prescienza, eleggendoti in anticipo su Gerusalemme fedele maestro nelle cose sacre, pastore capo, iniziato alle realtà ineffabili e sacerdote dei misteri. Anche ora supplicalo di salvare le nostre anime (2).

Gloria. Tono pl. 2.

Col sangue del martirio ornasti il sacerdozio, ieromartire apostolo: stando infatti sul pinnacolo del tempio, predicavi Dio Verbo, Creatore di tutto; perciò, gettato giù dai giudei, divenisti degno dei celesti talami. Fratello di Dio, Giacomo, supplica Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Tutta la mia speranza in te ripongo, o Vergine: non trascurarmi, ma affréttati, o buona, a salvarmi presto dalle passioni che mi molestano e che ogni giorno mi fanno guerra.

Allo stico, 3 stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. Signore, anche comparendo.

Signore, anche stando sul pinnacolo del tempio, Giacomo, parlando con franchezza, annunciò te, Dio Verbo, Creatore dell’universo venuto nel mondo: per la sua intercessione, anche ora concedi l’illuminazione alle nostre anime.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Signore, anche se col legno venne spezzata la testa dell’apostolo, egli però fu condotto a te, albero della vita, nel paradiso: sciolto dalle realtà temporali, eternamente esulta. Per la sua intercessione, manda sulle Chiese la tua pace.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Signore, avendoti nobilmente confessato Figlio di Dio altissimo, sinceramente si rallegra l’illustrissimo fratello di Dio; i nemici ingiuriosi li ha svergognati e messi a tacere, perciò, dopo aver lottato, si è presentato a te nell’esultanza.

Gloria. Tono pl. 4.

Chiamato fratello e successore di Cristo pastore supremo e insigne tra gli apostoli, per lui hai amato la morte e non ti sei vergognato del martirio, Giacomo glorioso. Supplicalo senza sosta per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Signore, anche comparendo.

Guarda ai gemiti del mio cuore contrito, o sposa di Dio; accogli, Vergine Maria, non respingere, o purissima, l’alzarsi delle mie mani, tu che ami il bene: affinché io canti e magnifichi colei che ha magnificato la nostra stirpe.

Apolytìkion. Tono 4.

Come discepolo del Signore accogliesti, o giusto, il Vangelo; come martire possiedi l’immutabile saldezza, la franchezza come fratello di Dio, l’intercessione come gerarca. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente accettò la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, salvò dalla morte le nostre anime.

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Vespro del 22 Ottobre- Memoria del nostro santo isapostolo Aberchio, vescovo di Ierapoli, taumaturgo e dei santi sette fanciulli di Efeso

22 Ottobre

Memoria del nostro santo isapostolo Aberchio, vescovo di Ierapoli, taumaturgo e dei santi sette fanciulli di Efeso.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia del gerarca.

Tono 2. Quando dal legno.

Tutto consacrato a Dio, ti sei mostrato, o Aberchio, uomo che adempie i divini precetti; ricevuta grazia dall’alto, o santo, hai liberato gli uomini da malattie multiformi, hai cacciato demoni, hai abbattuto altari; hai infuso la divina conoscenza in coloro che prima per l’ignoranza si trovavano miseramente nei pericoli, o beato.

Con le folgori dei divini insegnamenti hai dileguato la notte del politeismo, padre Aberchio; come alba sei sorto per rendere figli del giorno quanti erano prima nella tenebra, o gerarca, mostrando prodigi straordinari. Perciò tutti con fede festeggiamo la tua santa memoria, celebrandoti, o uomo ispirato.

Operando prodigiosamente, o padre, unisti in un solo vaso, con un’altra sostanza, vino e olio e versandoli restavano per divina grazia separati; e hai fatto sgorgare con la preghiera benefiche acque calde, che curano tutti quelli che si accostano con fede e ti dicono beato, o Aberchio.

Dei martiri. Tono 4. Come generoso.

Per ubbidire a Dio i beati fanciulli disprezzarono un ordine iniquo; legati, sciolsero i vincoli dell’inganno e rinunciando a una dignità mondana, ricevettero la dignità che li rese gloriosissimi e procurò loro il gaudio superno del regno.

Esercitandovi con costanza in vista dell’arena della lotta, o santi, stavate nascosti nella grotta, supplicando il Signore con incessanti preghiere di concedere vigore e forza; ma per quei giudizi che il Filantropo sa, egli dispose con signoria divina che vi addormentaste tutti in pace.

Per i santi si aggiunge mistero a mistero: come infatti non si accorsero di morire, così ora, risorgendo, sono pieni di stupore: ma ciò che avvenne, avvenne a conferma della risurrezione dai morti; quanti la negano, venendo a sapere questo, sono confermati nella fede e glorificano i martiri.

Gloria. Tono 3. Di Giovanni monaco.

Gerarca santo, padre beatissimo, servo di Cristo Aberchio, operatore di prodigi, tu che rifulgesti per la vita profetica e fosti giudicato degno di carismi apostolici, servendo senza sosta il Salvatore con gli angeli, prega perché le nostre anime siano liberate da ogni minaccia.

E ora. Theotokìon. Grande è la potenza.

Sei gaudio degli angeli divini, gloria degli apostoli, sigillo dei profeti, avvocata dei credenti e guida di salvezza: perciò ti veneriamo, o Vergine.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo pendere dal legno, o purissima, colui che avevi partorito, mandavi grida esclamando: Figlio mio amatissimo, come dunque è tramontata la bellezza irradiante luce di colui che ha reso bella la stirpe degli uomini?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4.

Vieni, creazione tutta, con cembali per salmi e voci d’esultanza, eleviamo la lode a Dio, che prima della comune risurrezione ci ha manifestato la risurrezione e per la preghiera di un pio imperatore ha fatto risorgere dalla polvere i sette santi fanciulli, morti trecentosettantadue anni prima, a rovina dei nemici infedeli, a loro eterna vergogna, ma a gloria e lode di chi lo teme: il Signore sa infatti come glorificare quanti a loro volta lo glorificano, perché in verità egli fa la volontà di quanti lo temono, egli, il solo compassionevole e filantropo.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Salve, Sovrana Madre di Dio, salve, pura dimora di Dio, incontaminata; salve, divino cocchio del Verbo, tu che contieni Dio; salve, reggia costruita da Dio; salve, tesoro dato da Dio; talamo vivente, divina mensa di Dio e arca e incontaminato ricettacolo del divino Spirito.

Oppure stavrotheotokìon. Autòmelo.

O straordinario prodigio, o nuovo mistero, o terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie aveva con tremendo parto partorito; e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

Apolytìkion del santo. Tono 4.

Canone di fede e icona di mitezza, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; perciò hai conquistato con l’umiltà la gloria, con la povertà la ricchezza. Padre Aberchio beato, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dei martiri. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

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Vespro del 21 Ottobre- Memoria del nostro santo padre Ilarione il grande

21 Ottobre

Memoria del nostro santo padre Ilarione il grande.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia del santo.

Tono 4. Tu che fosti chiamato.

Ilare d’anima e cuore, quando l’amore divino ti ferì, ti spinse a partire dai tumulti mondani con sacre ascensioni: allora, armato della potenza della croce, uscisti, o beatissimo, per lottare contro i demòni e cingesti il diadema della vittoria; ora che dimori tra gli splendori dei santi, con loro chiedi per noi illuminazione e pace e riscatto dalle colpe.

Prodigiosamente, o padre ammirabile, con i raggi splendenti delle tue guarigioni illumini la terra, fugando la pesantissima tenebra delle malattie; perciò ti riconosciamo come un secondo sole, sostegno dei monaci, guida, nel divino Spirito, di quanti si salvano. Ed ora noi celebriamo la tua memoria fulgida e salvifica, Ilarione ricevendo, grazie a te, la remissione delle colpe.

Con la continenza, o padre, hai sottomesso all’anima spirituale le passioni del corpo e, adorno delle ali dell’impassibilità, hai ricevuto la grazia, o santo, di guarire con lo Spirito le malattie degli uomini, di scacciare gli spiriti della malizia e salvare quanti si rivolgono a te: perciò i cori dei monaci ti dicono beato, o sapiente ammirabile e tutto il creato onora, Ilarione, le tue lotte.

Gloria. Tono 2. Di Anatolio.

Avendo fin dalla giovinezza il pensiero della perfezione, sottoponesti te stesso, Ilarione, al giogo di Cristo e imitando la vita del divino Antonio, conformandoti alle stesse misure di virtù, consumasti la carne sfrenata come un puledro, sicché dovette sottomettersi all’anima e portasti a compimento la corsa dell’ascesi. Beatissimo padre e teòforo taumaturgo, chiedi dunque, per quanti celebrano con affetto la tua memoria, il perdono e la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Dopo aver consumato tutta la mia vita nel male, me infelice, ora mi trovo, o pura, privo di ogni opera buona. Vedendo avvicinarsi la morte, pavento, ahimè, il tribunale del tuo Figlio e Dio: da esso scampami, o Vergine e prima di quell’inevitabile momento, convertimi, o Sovrana e salvami.

Oppure stavrotheotokìon.

Il carbone ardente che già vide il glorioso Isaia, si incarna da Madre ignara di nozze, al cenno del Padre che lo ha generato; e una volta partorito, è volontariamente immolato, colui che porta i peccati del mondo, come agnello senza macchia: perciò la vergine agnella, vedendolo in croce, era ferita dalla spada del dolore.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4.

Pieno del santo Spirito, il venerabile Ilarione annientò le insidie dei demòni: armato infatti della croce e in essa confidando, curava con il verbo tutti i mali, le passioni dell’anima e ogni malattia del corpo. Per le sue suppliche, o Cristo, manda anche su di noi la tua pace, come filantropo.

E ora. Theotokìon. I tuoi martiri, Signore.

Sono io, o purissima, l’albero sterile del verbo divino perché non porto alcun frutto di salvezza e temo la recisione, per paura di essere gettato nel fuoco inestinguibile. Ti supplico dunque di liberarmene rendendomi fecondo, o pura, con la tua mediazione presso il Figlio tuo.

Oppure stavrotheotokìon.

Non sopporto, Figlio, di vedere te, che a tutti doni il risveglio, addormentato sul legno, per elargire il divino e salvifico risveglio a quelli che un tempo, per il frutto della trasgressione, si erano addormentati in un sonno letale. Così diceva, facendo lamento, la Vergine che noi magnifichiamo.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime coltivasti la sterilità del deserto e con gemiti dal profondo fruttificasti al centuplo le tue fatiche e divenisti un astro illuminante tutta l’ecumène coi prodigi; Ilarione beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 20 Ottobre- Memoria del s anto megalomàrtire Artemio

20 OTTOBRE

Memoria del santo megalomàrtire Artemio.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Rischiarata la mente da illuminazioni celesti, fuggisti la tenebra dell’inganno, o glorioso; ti avvicinasti alla luce di Cristo nostro Dio e con le sue grazie rischiari i confini: prega dunque perché siano liberati da corruzione e pericoli quanti festeggiano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Iniziato alla divina conoscenza dal soffio dello Spirito, conoscesti il Creatore dell’universo, o Artemio; confutasti con tutta sapienza quanti danno culto alla creazione e guidasti popoli alla conoscenza di Dio; per lui lottasti, ricevesti la corona per le tue fatiche e preghi perché siano riscattati dalla corruzione i tuoi cantori.

Consegnando il tuo fortissimo corpo di grande lottatore al tormento di pene multiformi e durissimi flagelli, o Artemio di senno divino, non rinnegasti Cristo, non sacrificasti ai simulacri, ma sopportasti, come fosse altri a soffrire, attendendo le ricompense future e la gloria immortale.

Gloria. Tono 2. Dello Studita.

Onoriamo Artemio, spirituale astro della fede: confutò infatti l’odiosissimo imperatore e col sangue del suo martirio, Dio imporporò la Chiesa; ottenne così la ricca grazia delle guarigioni, per sanare le malattie di quanti accorrono con fede all’urna delle sue reliquie.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Protezione e soccorso di noi cristiani tu sei e valido riparo, Madre del nostro Dio: senza sosta intercedi dunque ora e sempre con la tua preghiera insonne, affinché i tuoi servi siano salvati da ogni avversità, perché dopo Dio abbiamo te, tutti noi cristiani, come divina protezione e rifugio.

Stavrotheotokìon.

La purissima agnella, vedendo il proprio agnello condotto al macello, tra i gemiti faceva lamento, gridando amaramente: Come ti ha ricompensato, Figlio dolcissimo, questo popolo ingrato che un tempo, ahimè, ha goduto dei tuoi molti doni? E come sopporterò io questa pena, che tu ora volontariamente a ciò ti sottoponga?

Allo stico, stichirà dall’Oktòichos.

Gloria. Tono pl. 2.

Oggi la terra tutta è rischiarata dai raggi del vittorioso e la Chiesa di Dio, facendosi bella con fiori, a te, o Artemio, grida: Servo di Cristo e fervidissimo protettore, non smettere di pregare per i tuoi servi.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Quando la purissima ti vide pendere dalla croce, come madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una ignominiosa passione?

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni. Per la sua intercessione, Cristo Dio, salva le nostre anime.

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Vespro del 19 Ottobre- Memoria del santo profeta Gioele e di san Varo martire

19 Ottobre

Memoria del santo profeta Gioele e di san Varo martire.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia del profeta.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Il divino Spirito venne effuso su tutti noi che crediamo, come divinamente profetando vaticinò, mosso da lui, il venerabile Gioele; egli mostra senza veli i divini misteri e profetizzano quanti hanno ricevuto la sua energia e sono illuminati dal sacro splendore e dalla divina grazia.

Colmo di divina ispirazione, o Sovrano, il mirabile Gioele scorre dalla tua casa come fonte irrorante le anime e stilla per noi una dolcezza che addolcisce le menti, divenuto tutto elevato in spirito, sollevandosi mediante la virtu’ alla sublimità divina.

Con la profetica franchezza e spirituale famigliarità con Dio con cui contempli le celesti visioni, o Gioele, rendilo propizio a noi, che celebriamo con fede la tua memoria, chiedendo il perdono delle colpe, o glorioso, la partecipazione alle gioie divine e grande misericordia.

Del martire. Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Vedendo le lotte dei martiri vittoriosi, colmo di divino coraggio, accorresti allo stadio e predicasti, o Varo, Cristo divenuto uomo per noi, senza temere la morte, né i tormenti che ti stavano dinnanzi; torturato dunque e senza pietà percosso, ti rallegravi, guardando, o sapiente, con perfetto intelletto, alla gloria che è eterna per quanti hanno amato Dio.

Vedevi cadere le carni col sangue, ma era per te, o atleta fortissimo, come se fosse altri a patire: legato a un legno, sopportavi gli strazi inflitti dagli empi, o valorosissimo; consegnasti nelle mani di Dio il tuo divino spirito, sbalordendo gli astanti con la tua irremovibile resistenza: perciò onoriamo te, che grandemente ti distinguesti e abbattesti il tiranno con le tue fatiche, o sapiente Varo.

Ungendoti con unguenti, la mirabile Cleopatra ti depose sotto terra ed elevò un tempio santissimo, facendo una stupenda festa, o Varo e invocandoti con fede e tu annoverasti nell’esercito spirituale il fanciullo di lei e con gloria lo adornasti e collocasti nel coro dei santi: della sua sorte rendi degni anche noi, che piamente celebriamo la tua festa, o martire insigne.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Io solo più di tutti i figli degli uomini peccai, io solo, l’infelice, facendo cose che in nessun modo si possono esprimere con la parola, o purissima, né sono sopportabili all’udito; perciò ti prego: Perdona, Sovrana, perdona e donami conversione, donami confessione, donami gemiti e lacrime, perché così, col cuore contrito, gridi sempre: Ho peccato, ho peccato, siimi propizio, salvami.

Oppure stavrotheotokìon.

Una spada, come disse Simeone, trapassò il tuo cuore, santissima Sovrana, vedendo colui che da te per ineffabile decreto rifulse, innalzato da iniqui sulla croce come un condannato, abbeverato di aceto e fiele, col fianco trafitto, le mani e i piedi inchiodati; e gemendo gridavi maternamente: Perché, Figlio dolcissimo, questo mistero nuovo?

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Vespro del 18 Ottobre- Memoria di san Luca, apostolo ed evangelista

18 Ottobre

Memoria di san Luca, apostolo ed evangelista.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le seguenti stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. Come vi chiameremo, santi?

Come ti chiamerò, apostolo? Cielo, perché narrasti la gloria di Dio; folgore, perché rischiari con la tua luce il mondo; nube, perché hai fatto scendere piogge divine; coppa, perché fai sgorgare per noi il divinissimo vino della sapienza che rallegra i cuori. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Come ti chiamerò ancora, o ispirato da Dio? Fiume per noi procedente dal paradiso; arca dell’alleanza sancita da Cristo; luminare rifulgente luce spirituale; lampada che illumina la Chiesa; divina mensa del pane di vita; calice di divina bevanda. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Come dunque ti chiameremo, divino veggente? Ministro dei più potenti misteri di Cristo; sapiente architetto della tenda spirituale; intagliatore delle tavole della grazia, che ha scritto la nuovissima legge procedente da Sion, tramite te predicata. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Come dunque ti chiameremo, o glorioso? Sicuro tesoro dei celesti carismi; diligente medico delle anime e dei corpi; collaboratore e compagno di viaggio di Paolo; redattore degli Atti degli Apostoli. Molti nomi, Luca, ti ha procurato la virtù. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Che nome daremo a te, portavoce di Dio? Discepolo, perché ci evangelizzasti Cristo; medico, perché curi le passioni delle anime; lampada che fa splendere la luce spirituale; base e fondamento della fede, perché scrivesti per noi il sacratissimo vangelo. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Come dunque ti chiamerò ancora, o ammirabile? Scrutatore verace degli insegnamenti della sapienza; scrittore efficace della dottrina degli apostoli; salda colonna della religione o indistruttibile torre della Chiesa. Molte le tue glorie, maggiori i tuoi carismi. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2. Di Anatolio.

Apostolo di Cristo, redattore dei dogmi divini, sostegno della Chiesa, davvero con le tue parole divine hai tratto dall’abisso della perdizione i cuori che, nelle tenebre dell’ignoranza, vi erano affondati, salvandoli come da ondate tempestose, divenendo compagno di Paolo, strumento di elezione e insieme, suo imitatore. Perciò ti chiediamo, o ammirabile Luca, decoro degli antiocheni: prega il Salvatore e Dio per quanti festeggiano con fede la tua memoria sempre venerabile.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Trinità, potenza infinita, Monade trisipostatica, per le preghiere del tuo venerato discepolo e apostolo divino e della sempre Vergine, salva noi, tuoi cantori.

Allo stico, 3 stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Sulle tue labbra, Luca, venne effusa la grazia con una lingua di fuoco, o apostolo e lingua di fuoco divenisti lanciando con la predicazione parole di luce per quanti sono degni della luce e saette ardenti per quanti amano la tenebra, scrivendo e insegnando il sacro vangelo; profumo di vita apparisti per chi veramente vuole la vita, come disse Paolo, che tu hai avuto maestro e profumo di morte per quanti non amano la vita. Perciò concedici pace, vita e luce e grande misericordia.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Dalle tue parole abbiamo conosciuto, come dicesti, la solidità delle parole che divinamente pronunziasti, o iniziato; poiché davvero tu hai messo mano a scrivere per noi riguardo a fatti di cui avevi certezza, esposti come li avevano trasmessi a te quanti prima furono testimoni oculari, dei quali divenisti l’eguale, ministro dell’incarnazione del Verbo, che avevi visto a Emmaus dopo la risurrezione e con il quale, col cuore ardente mangiasti con Cleopa. Riempi del suo divino calore anche le anime di noi che ti onoriamo.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Salve, tu che solo scrivesti per noi il Salve, il gioioso vangelo della pura e che il Battista dal grembo la chiamò Madre del Signore, lui di cui narri anche il concepimento, così come scrivi dell’incarnazione del Signore, delle tentazioni e dei prodigi, delle parole e della passione, della croce, morte e risurrezione che tu hai visto, della salita al cielo, della discesa dello Spirito, degli atti dei predicatori e di Paolo in particolare, di cui divenisti compagno di viaggio, o soccorritore e iniziato e luminare della Chiesa, che sempre custodisci.

Quindi il seguente idiòmelon. Tono 4. Di Basilio.

Stico. È stata effusa la grazia sulle tue labbra: per questo ti ha benedetto Dio in eterno.

Con la canna da pesca della sapienza, ricercando nell’abisso del mare spirituale, pescavi da questo funesto abisso le anime dei fedeli, Luca beatissimo; divenuto dunque discepolo di Paolo, purificasti tutto il tuo cuore con l’illuminazione dello Spirito; illuminando con le tue dottrine le genti, sanasti con i prodigi i mali delle passioni e sempre implori per noi Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2.

Sapientissimo pescatore, santo discepolo, operaio del Salvatore, conquista della sua passione: tu che per la fede hai percorso il creato, ritraendo le genti dall’inganno e offrendole a Dio come buon incenso, felicemente raggiungesti i cieli. Stando dunque presso il Creatore, prega perché siamo strappati alle nostre iniquità e liberati dal castigo nel giorno del giudizio.

E ora. Theotokìon.

Il mio Creatore e Redentore, Cristo Signore, procedendo dal tuo grembo, o purissima, rivestendosi di me liberò Adamo dalla maledizione antica; perciò, o purissima, senza sosta gridiamo a te, veramente Madre di Dio e Vergine, il saluto dell’angelo: Salve, Sovrana, avvocata, protezione e salvezza delle nostre anime.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo Luca, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime remissione delle colpe.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Celebriamo in te colei che fu mediatrice per la salvezza della nostra stirpe, Vergine Madre di Dio: poiché con la carne da te assunta, il Figlio tuo e Dio nostro, accettando di patire sulla croce, ci liberò dalla corruzione, lui, che è amico degli uomini.

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Vespro del 17 Ottobre- Memoria del santo profeta Osea e del santo martire Andrea in Crisi

17 Ottobre

Memoria del santo profeta Osea e del santo martire Andrea in Crisi.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia dei santi.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Lo Spirito santo che procede dal Padre, ha indicato per bocca tua che la venuta del Cristo sarebbe stata negli ultimi tempi, quando si rinnoverà il creato: ed ora, vedendo l’avverarsi delle tue predizioni, noi celebriamo, o profeta, la tua memoria.

Fidanzando a te la nostra natura, che prima nei suoi desideri si prostituiva lontano da te, filantropo, tu l’hai redenta dalla contaminazione, unendola a te con un’unione inviolabile che trascende la comprensione: di questo divenuto simbolo, il tuo profeta ha castamente preso come spose quelle che prima erano prostitute.

O divino profeta, ora che vedi i tuoi detti adempiuti per grazia e stai presso il Dio dell’universo, prega per tutti coloro che con fede celebrano la tua memoria, chiedendo per loro il perdono delle colpe, la pace e l’emendamento della vita.

Del santo martire. Tono 4. Come generoso.

I sudori della tua faticosa ascesi, o glorioso, chiamandoti allo stadio dei martiri, colmarono pienamente il tuo desiderio, o Andrea, quei sudori che con grande fortezza avevi a tempo opportuno presentato a Dio: intercedi dunque perché siano liberati dalla corruzione e dai pericoli coloro che celebrano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Divenuto mediante la fede come un’altra pietra di gran pregio, non cedesti, benché terribilmente colpito, ma, rotolando a terra, appianasti, o glorioso, la strada della fede, rendendola facilmente accessibile e abbattesti, o beato, la vilissima immaginazione del pensiero del Coprònimo, come un fondamento guasto.

Nutrito dai dogmi degli apostoli, o beato e dagli insegnamenti dei padri divinamente ispirati, hai onorato ciò che è visibile del Dio incarnato nei sacri simboli e nelle venerande icone; lottando dunque per questo, o glorioso, sei divenuto ministro di pietà e decoro dei martiri.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Innumerevoli volte, o purissima, ho promesso di far penitenza delle mie colpe, ma non me lo ha permesso la mala consuetudine coi vizi; perciò a te grido, mi prostro e prego: Strappami tu, o Sovrana, a una tale tirannide, guidandomi al bene e a ciò che è di salvezza.

Oppure stavrotheotokìon.

Agnella che partoristi l’agnello immacolato venuto a sanare, o purissima, il peccato di tutto il mondo con il suo proprio sangue, l’agnello che, immolato per noi, vivifica l’universo, rivesti me, spoglio della divina incorruttela, del manto della divina grazia fatto con la lana del tuo agnello.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytíkion del profeta. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria del tuo profeta Osea, tramite lui ti imploriamo: Salva le nostre anime.

Del santo martire. Tono 4. Tu che volontariamente.

Tu che in precedenza ti eri esercitato nell’ascesi sul monte, distruggendo con l’arma della croce gli schieramenti dei nemici spirituali, o beatissimo, di nuovo valorosamente ti sei accinto alla lotta, uccidendo il Coprònimo con la spada della fede: e per entrambe le lotte sei stato coronato da Dio, o santo martire Andrea, degno di essere celebrato.

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Vespro del 16 Ottobre- Memoria del santo martire Longino, il centurione che stava sotto la croce

16 Ottobre

Memoria del santo martire Longino, il centurione che stava sotto la croce.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia dei santi.

Tono 4. Come generoso tra i martiri.

Vedendo, o glorioso, con il buon ladrone colui che divenne mortale e sperimentò la croce, oscurando lo splendore del sole, facendo sgorgare dal fianco la remissione salvifica, tu lo confessasti Dio e Sovrano, che volontariamente aveva subìto la passione, per la sua smisurata compassione.

Vedendo appesa al legno la vite fruttifera zampillante vino di vita e di remissione, o glorioso, accostasti le labbra del cuore e, bevendo, fosti ricolmo di letizia, rigettando l’amara incredulità come uomo di senno, come chi manifestamente sceglie il bene al posto del male.

Messo a morte il tiranno con l’ardire delle tue parole, ti consegnasti a volontaria immolazione, senza temere, illustre Longino, la morte che ti procurava per grazia la vita immortale: perciò con fede celebriamo la tua solennissima memoria, supplicandoti di intercedere per noi presso il Signore.

Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.

Il centurione Longino, contemplando nella tua passione, o Cristo, il tempio squarciato, ti proclamava ai giudei Figlio di Dio; perciò quei malvagi, recisa la sua divina testa con la spada, la gettarono nel letame; ma una donna la trovò e le pupille chiuse dei suoi occhi furono aperte; con lei anche noi a te gridiamo: O tu che incoronasti il tuo lottatore, per le sue suppliche illumina anche gli occhi del nostro cuore perché glorifichiamo te, Dio, inchiodato alla croce per salvarci.

E ora. Theotokìon. Riposta nei cieli.

Io solo più di tutti i figli degli uomini ho peccato, io solo, l’infelice, commettendo cose che in nessun modo si possono esprimere con la parola, o pura, né sono sopportabili all’udito; perciò ti prego: Perdona, Sovrana, perdona e dammi conversione, dammi confessione, dammi gemiti e lacrime, perché così, col cuore contrito, io sempre levi il grido: Ho peccato, ho peccato, siimi propizio, salvami.

Oppure stavrotheotokìon.

Una spada, come disse Simeone, trapassò il tuo cuore, santissima Sovrana, vedendo colui che da te per un ineffabile decreto rifulse, innalzato da iniqui sulla croce come un condannato, abbeverato di aceto e di fiele, col fianco trafitto, le mani e i piedi inchiodati; e facendo lamento alzavi grida, esclamando maternamente: Perché, Figlio dolcissimo, questo mistero nuovo?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.

Stando presso la croce e osservando l’accaduto, vedendo crocifisso sul legno il Dio e uomo, tu a lui gridavi: Nel tuo regno ricordati di me, Signore. Perciò il Salvatore ti diceva: Beato sei tu, Longino e il tuo ricordo è di generazione in generazione.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

In te ripongo Vergine, tutta la mia speranza: non trascurarmi, ma affréttati, o buona, a salvarmi presto dalle passioni che mi molestano e ogni giorno mi guerreggiano.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo, la Madre di Dio purissima, pendere dal legno la nostra vita, maternamente gemeva gridando: Figlio mio e Dio mio, salva quanti con affetto ti inneggiano.

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Vespro del 15 Ottobre- Memoria del santo martire Luciano, presbitero della grande Antiochia

15 Ottobre

Memoria del santo martire Luciano, presbitero della grande Antiochia.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Arricchito grazie alla fede del verbo della divina scienza, confermasti i fedeli perché sopportassero con coraggio, per la vita futura, l’incorruttela e l’esultanza, molteplici tormenti e furore di tiranni: perciò ti proclamiamo beato, o Luciano ammirabile e celebriamo oggi la tua solennità divina.

Sopportasti prolungata reclusione e morte durissima, o santo, legato con cinghie e straziato da cocci sottili, o beato, estenuato da aspro digiuno e lunga sete; perciò ti ha accolto di certo il gaudio celeste come martire invitto, o nobilissimo atleta.

L’abisso marino che ti aveva ricevuto, Luciano, dopo trenta giorni ti restituì all’asciutto, come un tempo Giona tramite il mostro marino, primizia dei martiri e sostegno della Chiesa, per una sepoltura onorata da Dio e perché zampillassero divinamente le guarigioni: perciò ti onoriamo, intercessore per le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Lava la sozzura del mio miserabile cuore, o Madre di Dio lodatissima, purificalo da tutte le piaghe e ferite del peccato, o pura e frena l’instabilità del mio intelletto, affinché io, misero e inutile servo tuo, salvandomi magnifichi il tuo potere e il grande soccorso ricevuto.

Oppure stavrotheotokìon.

La Sovrana purissima, vedendo il Cristo ammazzato ammazzare, come Sovrano, l’ingannatore, celebrava piangendo colui che dalle sue viscere era uscito e ammirando la sua longanimità esclamava: Figlio mio amatissimo, non dimenticare la tua serva, non ritardare, o filantropo, la mia consolazione.

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Vespro del 14 Ottobre- Memoria dei santi martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso e del nostro santo padre Cosma poeta

14 Ottobre

Memoria dei santi martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso e del nostro santo padre Cosma poeta.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo queste stichirà prosòmia.

Dei martiri. Tono 4. Come generoso.

I difensori della fede, compiendo la lotta, hanno ricevuto la corona della vittoria: Nazario dal nobile sentire, il grande Protasio con il sapiente Celso e Gervasio di senno divino; noi li inneggiamo come soldati valorosi, come eredi del regno superno, come vittime volontarie.

Sia celebrato Nazario e onorati Protasio, il divino Celso e Gervasio: perché hanno gloriosamente lottato e dissolto l’inganno, sono stati santamente annoverati ai cori degli angeli e divinizzati per la comunione con Dio e hanno ricevuto le corone dalla mano che dà origine alla vita.

Nazario di senno divino, passando per le città, le illuminava con la divina predicazione. Celso, imitandolo, si acquistò la gloria delle virtù divine, calpestando l’ingannatore. Tra le lodi, li onoriamo tutti come astri, come luminari per quanti sono nelle tenebre e come medici delle nostre anime.

Del santo, stessa melodia.

Con la mente illuminata dai raggi dello Spirito, sei divenuto portatore di luce, o ammirabile, rischiarando l’universo con la bellezza dei tuoi discorsi e insegnando a celebrare i prodigi del Salvatore, da lui compiuti per divina potenza e la passione volontariamente subita per noi, nella sua filantropia.

Risplendi, o Chiesa e con alto proclama chiama i tuoi figli a festeggiare insieme: poiché la cetra dello Spirito, la lira ispirata, il divino e glorioso Cosma, tutti misticamente convoca al banchetto, offrendo le melodie dei suoi canti fluenti miele e divinamente risonanti.

Sei divenuto, o santo, tromba che canta la salvifica passione di Cristo e i suoi prodigi e la dormizione della purissima, o Cosma, tromba che tutti allieta con le tue armoniose parole dal dolce suono: perciò giustamente tutti ti onoriamo, inneggiando al tuo transito divino, sacro e illustre.

Gloria. Tono pl. 4. Di Byzantios.

Celebriamo Nazario, Protasio, Gervasio e Celso, vittime razionali, perché hanno annientato con gli idoli ogni follia di tiranni. Per le loro preghiere, dunque, o Cristo Dio, dona la pace al mondo e alle nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. Signore, anche comparendo.

Temo l’ora della sentenza, perché ho consumato tutta la mia vita nella negligenza, come nessun altro mai; ma tu ora, prima della mia fine vieni, o Vergine Madre e libera l’anima mia dalla schiavitù dello straniero.

Oppure stavrotheotokìon.

Eterno Verbo del Padre, Figlio mio, tu che siedi in trono con lo Spirito, come hai dunque steso sul legno le tue palme immacolate? Che cos’è questa tua povertà tanto grande, o più che buono? Così gridava la purissima, assistendo alla tua crocifissione.

Allo stico, 3 stichirà prosòmia del santo.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

In preghiere e digiuni e molte veglie hai del tutto mortificato le passioni della carne; hai vivificato l’anima con l’impassibilità, o beato Cosma e con azioni virtuose e pii sentimenti e sei passato alla vita senza fine.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Con le tue parole che vengono da Dio, hai scritto armoniosamente in ritmiche melodie, o beato, gli uffici delle feste del Cristo Dio e della purissima e augusta Theotòkos, così come ogni anno sono da noi celebrate, ornate dai tuoi canti.

Stico. La bocca del giusto mediterà la sapienza e la sua lingua parlerà del giudizio.

Tu che stai, o beato, nella luce celeste, rischiara con la tua luminosa intercessione, o Cosma, quanti sulla terra cantano la tua divina, augusta e luminosa festa e dilegua la notte delle tribolazioni e la nebbia delle passioni.

Gloria. Tono pl. 4.

Davidicamente, con canti, celebriamo l’innografo spirituale dicendo: È stata effusa la grazia sulle tue labbra, o santo padre e la tua lingua è divenuta penna di scriba veloce, che scrive per noi, in bello stile, inni di salvezza, con cui impariamo a glorificare nel canto l’economia del Cristo e il grande mistero della Trinità santa, chiedendo per le nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Respingi lontano dal mio povero cuore, o buona e purissima, le inclinazioni che mi allontanano dal tuo Figlio buono; e il perfido leone ruggente che cerca di divorarmi, il serpente ingannatore, il malvagio drago tortuoso, fallo a pezzi sotto i miei piedi con il tuo potere.

Oppure stavrotheotokìon. Autòmelo.

O straordinario prodigio! O nuovo mistero! O terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie aveva con tremendo parto partorito e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, astro del mondo, ornamento dei vescovi divinamente ispirato, o sapiente Cosma, con le tue dottrine tutti hai illuminasti, o lira dello Spirito: prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Vespro del 13 Ottobre- Memoria dei santi martiri Carpo e Papilo

13 Ottobre

Memoria dei santi martiri Carpo e Papilo.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Come frutti portasti a Dio quanti erano sono stati salvati dal tuo insegnamento, o insigne, ma, come sacro frutto offerto, hai dato te stesso quando, o beatissimo, fosti imporporato dal sangue del martirio, o santissimo: perciò implora perché sia data alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Appoggiando il vostro intelletto a Cristo, diveniste irremovibili di fronte agli assalti dei supplizi, sommergendo completamente con il vostro sangue i fautori dell’inganno e prendendo dimora nel paradiso, o santissimi, come vittime senza macchia, come germogli della divina vite.

Con l’intelletto acceso più del fuoco nell’amore del Creatore, o martiri Carpo e Papilo, astri spirituali, per divina grazia spegneste il fuoco degli idoli abominevoli con la rugiada della fede e con l’effusione del sangue avete ottenuto in sorte il torrente di delizie.

Gloria. Tono pl. 2.

Degno di essere tra i veggenti, tu hai visto i cieli aperti, o santo e il Signore assiso in trono e cherubini e serafini intorno a lui; e noi, tuo sacro gregge, a nostra volta da te illuminati, a te, Carpo, gridiamo: Chiedi per il mondo la pace e per le nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno.

In te ripongo, o Vergine, tutta la mia speranza: non trascurarmi, ma affréttati, o buona, a salvarmi presto dalle passioni che mi molestano e che ogni giorno mi fanno guerra.

Oppure stavrotheotokìon.

Stava un tempo presso l’albero della croce, al momento della crocifissione, la Vergine con il vergine discepolo e piangendo esclamava: Ahimè, come soffri, o Cristo, tu che di tutti sei l’impassibilità!

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Vespro del 12 Ottobre- Memoria dei santi Probo, Taraco e Andronico, martiri. San Simeone il Nuovo Teologo, nostro padre

12 Ottobre

Memoria dei santi Probo, Taraco e Andronico, martiri. San Simeone il Nuovo Teologo, nostro padre.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, 3 stichirà prosòmia.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

I tre santi martiri dall’unico sentire, Probo, Taraco e Andronico, loro compagno di lotta, sempre dando culto al Dio Trisagio, sopportarono, rinvigoriti dalla fede, le minacce dei tiranni e le piaghe dei tormenti e ricevettero le corone della vittoria.

Rivestiti di Cristo, portando nelle mani come arma la croce, o santi, abbatteste con forza l’arroganza dei nemici e riceveste da Dio, o gloriosi, i premi della vittoria, pregandolo di donare alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Infiammati dall’amore di Cristo, o atleti gloriosi, vi rivelaste invincibili: né spada, né fornace, né collera di tiranni, né pene di supplizi, né morte vi spaventarono, ma, compiuto l’agone della lotta, degnamente riceveste le corone.

Gloria. Tono 4. Di Anatolio.

Militando per Cristo, abbandonaste le cose piacevoli della terra; presa sulle spalle la croce, lo seguiste attraverso tormenti multiformi e non avendolo rinnegato davanti a molti re e tiranni, riceveste dagli angeli i premi della vittoria e col capo incoronato e l’anima piena di fiducia, ve ne andaste raggianti al grande talamo. Probo, gloria dei martiri, Taraco, distruttore dei demòni e Andronico, vittoria dei credenti, voi che avete confidenza col Salvatore dell’universo, pregate per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Abbi compassione di me, squassato dagli assalti dei demòni e sospinto nel baratro della perdizione, o Sovrana; rendimi saldo sulla roccia delle virtù e, sventati i disegni dei nemici, rendimi degno di compiere i precetti di tuo Figlio nostro Dio, perché ottenga la remissione nel giorno del giudizio.

Stavrotheotokìon.

La purissima Sovrana, vedendo Cristo morente uccidere l’ingannatore, gemeva, gridando amaramente a colui che era uscito dalle sue viscere, attonita per lo stupore di fronte alla sua longanimità: Figlio mio amatissimo, non dimenticare la tua serva, non ritardare, o filantropo, la mia consolazione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 1. Di Andrea di Gerusalemme.

I tre ceppi uniti insieme, in numero pari alla Trinità santa, come astri luminosi apparsi a oriente, convocano il creato per la solennità sacra: sono Probo e Taraco col sapiente Andronico; essi hanno dato le loro carni alle belve e, imporporata la terra col sangue, incoronati nei cieli danzano con gli angeli, chiedendo per noi al Dio filantropo la remissione delle colpe e la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. Esultanza delle schiere.

Donami di mutar vita, o Vergine, togliendomi alle abitudini passionali per portarmi a tendere alla divina impassibilità, fino ad ottenerne l’ineffabile possesso, concedendomi di far eternamente zampillare dalla mia anima il lutto gaudioso.

Oppure stavrotheotokìon.

Come la Vergine pura vide l’agnello appeso alla croce, tra i gemiti esclamava: Figlio mio dolcissimo, che cos’è questo spettacolo nuovo e straordinario? Come dunque, tu che tieni in tua mano l’universo, sei stato inchiodato al legno, secondo la carne?

Apolytìkion. Tono pl. 1. Il Verbo coeterno.

Le imprese dei santi martiri le potenze celesti ammirarono poiché in un corpo mortale lottarono valorosamente con la forza della croce contro un nemico incorporeo e vinsero invisibilmente; e pregano il Signore d’aver misericordia delle nostre anime.

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Vespro del 11 Ottobre- Memoria del santo apostolo Filippo, uno dei sette diaconi e del beato nostro padre Teofane il confessore, vescovo di Nicea, poeta e sfregiato

11 Ottobre

Memoria del santo apostolo Filippo, uno dei sette diaconi e del beato nostro padre Teofane il confessore, vescovo di Nicea, poeta e sfregiato.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia dell’apostolo.

Tono 4. Tu che fosti chiamato.

Iscritto fra i sette diaconi, perché pieno di sapienza e grazia divina, fosti consacrato, o beato Filippo, per servire con Stefano alle necessità dei santi: vedendo che questi veniva ucciso, per ordine divino fuggisti in Samaria, predicando il Verbo di Dio, o glorioso e illuminando quanti prima erano nella tenebra, che tu rendesti figli del giorno mediante il divino Spirito, o sapientissimo.

Vedendo i segni divini che si operavano per mano tua, i ciechi recuperare la vista i paralitici raddrizzarsi e gli spiriti impuri cacciati da dove dimoravano, le folle sbalordivano, o Filippo e venivano sospinte verso la purificazione salvifica, passando all’istante dall’incredulità alla fede: udendo ciò, si rallegrava il divino coro degli apostoli, perché anche il popolo della Samaria era stato portato a Dio.

Essendo carro del Verbo, o divino, vedendo sul carro l’ammirabile eunuco di Candace, lo raggiungesti mentre viaggiava lì seduto indagando e mostrandogli l’interpretazione e la spiegazione di ciò che desiderava, o beato, lo convincesti a chiedere la divina purificazione: come l’ebbe ricevuta, Dio onnipotente lo rese divino predicatore di tutta l’Etiopia e primizia dei martiri.

Del santo. Tono 4. Come generoso.

Divenisti strumento spontaneamente risuonante per il soffio del santo Spirito, perché con la tua lingua dalle parole di fuoco tuonasti le cose divine e bruciasti la zizzania degli empi nemici che non venerano, dipinta con colori materiali, la figura del Signore e nostro Dio e della sua purissima Madre.

Come astro chiarissimo, fai risplendere tutto il mondo con la fiaccola dei tuoi dogmi; toccando davidicamente la tua arpa, modulavi canti di lode per i santi di Cristo e li inviasti per tutta la terra: perciò fosti degnamente glorificato, sacro mistagogo Teofane.

Fosti annoverato tra le schiere dei sacerdoti, tra le folle degli asceti e i cori dei martiri, perché hai resistito con vigore per Cristo fino al sangue confutando la follia del giudice iniquo e per ordine dell’empio imperatore hai avuto inciso sulla fronte come un marchio, tu che eri stato segnato dalla grazia divina.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Sono smarrito e sbigottito: che farò io, l’infelice, quando ormai sopravverrà la fine della mia vita? Dove il mio correre fuori luogo? Dove la dignità? Dove la ricchezza, dove il lusso? Dove la gloria passeggera? Dove il più fresco fiore della natura? Su dunque, prima della fine, anima mia, gettiamoci ai piedi della Madre di Dio.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti sulla croce, agnello e pastore, l’agnella tua genitrice si lamentava e maternamente così ti parlava: Figlio amatissimo, come sei appeso al legno della croce, o longanime? Come fosti inchiodato mani e piedi da empi, o Verbo? E come hai versato il tuo sangue, o Sovrano?

Apolytìkion dell’apostolo. Tono 3.

Santo apostolo Filippo, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del santo. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, illuminatore dell’ecumene, ornamento dei sommi sacerdoti divinamente ispirato, sapiente Teofane, con le tue dottrine tutti illuminasti, o lira dello Spirito; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Vespro del 10 Ottobre- Memoria dei santi martiri Eulampio ed Eulampia

10 Ottobre

Memoria dei santi martiri Eulampio ed Eulampia

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo le stichirà prosòmia dei santi.

Tono 4. Hai dato come segno.

Più risplendente del sole è sorta per i fedeli la tua memoria fulgida, che illumina il creato con divini bagliori, o beato Eulampio e dissolve la caligine delle passioni e la notte dei demòni: perciò ti diciamo beato e ogni anno ti celebriamo come astro universale, come fervidissimo intercessore.

Raschiato col ferro, bruciato con torce e rinchiuso in prigione, appeso al legno e dato in pasto alle belve, o beato, eri custodito imperturbato nell’intelletto dalla divina grazia e sei stato adornato, o Eulampio, col diadema della vittoria: perciò celebriamo con gioia la tua memoria.

Hai ferito l’astutissimo che ha ferito Eva e l’ha estromessa dal paradiso, ferita tu stessa da passione d’amore per Cristo, Re dell’universo, o Eulampia e sopportando con forza le ferite del corpo e ogni tormento: per superna partecipazione hai ottenuto la divinizzazione divina e preghi per tutti quelli che ti celebrano con fede.

Gloria. Tono 4. Di Giovanni monaco.

Lo stesso nome, unito all’amore fraterno e la castità, fusa con l’impassibilità, custodirono indenne il vigore dello spirito: poiché dove Dio è oggetto di desiderio, tutto il mondo è disprezzato. O prodigio! Il serpente è stato ucciso e colui che diceva iniquità contro l’alto, è precipitato sottoterra, grazie ai martiri fratelli, Eulampio il sapiente ed Eulampia. Ad essi con felicissimi inni acclamiamo: O voi che in Cristo avete ottimamente bene la corsa, chiedete per il mondo la pace e per le nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Salve, tu che hai aspetto di sole, cocchio impenetrabile del sole, tu che hai fatto sorgere il sole inconcepibile. Salve, intelletto sfolgorante di divini bagliori, tu, splendore di folgore che rischiari i confini della terra, tu che davvero brilli come oro, tutta bella e purissima, tu che hai fatto risplendere per i fedeli la luce senza sera.

Oppure stavrotheotokìon.

Venne stracciato il chirografo primordiale del progenitore Adamo, quando fu trafitto il tuo fianco, o misericordiosissimo; e la stirpe umana esiliata, viene santificato dalle stille del tuo sangue e grida: Gloria alla tua amorosa compassione, gloria alla tua divina crocifissione, o Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 4.

Risplendendo della luce della Trinità, la coppia dei fratelli ha abbattuto la ferocia dei tiranni; calpestando così anche la fiamma, cantavano in coro: Ecco, che cosa è bello e che cosa dà gioia, se non l’abitare dei fratelli insieme? E poiché guardavano alla gloria divina, della gloria celeste sono stati resi degni e sempre pregano Cristo Dio noi per noi, per la salvezza delle anime nostre.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Abbi compassione di me, squassato dagli assalti dei demòni e sospinto nel baratro della perdizione, o Sovrana; rendimi saldo sulla roccia delle virtù e, sventati i disegni dei nemici, rendimi degno di compiere i precetti di tuo Figlio, nostro Dio, perché io ottenga la remissione nel giorno del giudizio.

Oppure stavrotheotokìon.

Madre di Dio ignara di nozze sei divenuta, o purissima, Madre di colui che ha sperimentato la croce e dileguato le passioni con la sua preziosa passione e le sue pene volontariamente subite per salvare con la grazia i mortali: supplicalo di salvare anche me per le tue preghiere, Vergine Madre Sovrana, più venerabile degli angeli.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto da te, nostro Dio, le corone dell’incorruttela: con la tua forza, infatti, hanno abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le loro preghiere, o Cristo Dio, salva le nostre anime.

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Vespro del 9 Ottobre- Memoria del santo apostolo Giacomo di Alfeo e del santo nostro padre Andronico con la sua consorte

9 Ottobre

Memoria del santo apostolo Giacomo di Alfeo e del santo nostro padre Andronico con la sua consorte.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia dei santi.

Tono 4. Come generoso tra i martiri.

Con la canna della grazia traevi i mortali dall’abisso della vanità, o ammirabile, docile, o Giacomo, ai cenni del Maestro, che in tutto ti aveva illuminato la mente e reso apostolo e venerabile predicatore ispirato, o beatissimo, della sua divinità incomprensibile.

Su di te scese l’illuminazione dello Spirito in forma di fuoco, o beato e ti rese divina dimora, capace di dileguare in breve la caligine dell’ateismo e illuminare il mondo con lo splendore di sapientissime parole, o narratore dei divini misteri, Giacomo, vertice degli apostoli, testimone oculare di Cristo.

Con le folgori della predicazione illuminasti, o glorioso, quanti dormivano nella tenebra dell’ignoranza; e dopo averli resi, o Giacomo, figli del Sovrano e Dio, mediante la fede, emulasti la passione e la morte di lui, divenendo erede della gloria, come sapiente, come predicatore divino, come autentico discepolo.

Dei santi. Tono pl. 2.

Deposta tutta la tirannide di questa vita, disprezzata la ricchezza e aborriti i godimenti passeggeri, prendeste la croce come divino giogo e seguiste Cristo e mirabilmente prendeste dimora nei prati celesti: qui, insieme esultando, ricordatevi di noi, che con fede vi ricordiamo e con affetto piamente celebriamo la vostra sacra e venerabile memoria, o santi.

Amandoti con tutta l’anima, o Sovrano, dietro di te corse la coppia celebrata, i due coniugi e come tela di ragno sciolse la catena indissolubile di ogni piacere: perciò, o immortale, raggiunse il tuo regno; per le loro preghiere dunque, concedimi, o pietoso, il perdono delle colpe e rendimi vittorioso contro le passioni che sempre, o Sovrano, tormentano la mia anima.

Foste privati dei due figli amati per ordine divino e rimasti inconsolabili in questa vita, prendeste le nobilissime parole di Giobbe e gridaste: Il Signore ha dato e il Signore ha tolto. Compiuta perciò con facilità l’opera desiderata, vi si vide partire gioiosi per i deserti e i luoghi santi, o coniugi santissimi.

Gloria. Dell’apostolo. Tono 4. Di Teofane.

Chiaramente ricevuta la grazia del divino Spirito, fosti unito, o Giacomo, al sacratissimo coro degli apostoli: perciò, ispirato per quel soffio violento dal cielo, con lingua di fuoco bruciasti l’empietà spinosa delle genti. Implora Cristo Dio, o araldo di Dio, di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Il Giudice è già presente, il tribunale pronto, la morte che a questo conduce è vicina; i ministri sono prontissimi; tutto è preparato; perché dunque indugi, o anima, perché tardi e non gridi: Dio di misericordia, o nostro Dio nostro, per le preghiere di tua Madre abbi pietà di me e scampami da ogni castigo?

Oppure stavrotheotokìon.

Agnella che partoristi l’agnello senza macchia venuto a sanare, o purissima, il peccato di tutto il mondo il suo proprio sangue, l’agnello che, immolato per noi, vivifica l’universo: rivesti me, spoglio della divina incorruttela, del manto della divina grazia fatto con la lana del tuo agnello.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Dell’apostolo. Tono pl.1.

Festeggiamo con fede il giorno augustissimo della tua memoria, celebrandoti, o Giacomo glorioso, non come figlio di Alfeo, ma come apostolo di Cristo e predicatore della sua ineffabile incarnazione; poiché dunque stai sempre presso il trono del Sovrano con gli incorporei e i cori degli apostoli e dei martiri, supplica intensamente per la nostra salvezza il nostro Salvatore e Dio.

E ora. Theotokìon. Salve, tu che sei veramente.

Strappa ora alla spada dei nemici l’anima mia, Madre di Dio purissima, perché in te e nel tuo parto, o Vergine pura, è annientata ogni forza dello spirito maligno e sono distrutti gli eserciti dei demòni; salvezza e riposo dalle fatiche sono venute ai credenti dal tuo parto; perciò anch’io a te grido: Combatti, Sovrana, quanti sempre mi combattono e chiedi loro soddisfazione per quel primo danno, con cui si sono mostrati per me causa d’ogni male.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo appeso al legno e trafitto al fianco l’agnello di Dio che toglie le colpe del mondo, l’agnella gemendo così esclamava: Come hai sopportato, Figlio, di essere ucciso come uomo, tu che sei Dio e Sovrano del creato, anche se per tuo volere comparisti nella carne? Perché ti sei affrettato a compiere la corsa e hai lasciato sola, Figlio mio, colei che puramente ti generò, o benefattore? Non tardare, dammi una parola e la grande misericordia.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo Giacomo, prega Dio misericordioso di concedere remissione delle colpe alle nostre anime.

Del santo. Tono 1. Sigillata la pietra.

Cittadino del deserto, angelo in un corpo e taumaturgo ti rivelasti, santo padre teoforo Andronico; con digiuno, veglia e preghiera hai ricevuto carismi celesti e guarisci i malati e le anime di quanti con fede a te accorrono. Gloria a colui che ti ha dato forza; gloria a colui che ti ha incoronato; gloria a colui che per mezzo tuo opera guarigioni in tutti.

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