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Archivi: Preghiere giornaliere

Vespro del 30 Novembre- Memoria del santo glorioso apostolo Andrea, il primo chiamato

30 Novembre

Memoria del santo glorioso apostolo Andrea, il primo chiamato.

Al Vespro.

Dopo il salmo introduttivo, la prima stasi del primo kathisma del salterio (ss. 1-3). Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo i 3 seguenti stichirà prosòmia da ripetere due volte.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

Tu che fosti formato alla luce del precursore, quando apparve l’irradiazione enipostatica della gloria del Padre, per salvare, nella sua compassione, la stirpe umana, allora, per primo, o glorioso, accorresti a lui, con la mente illuminata dal perfettissimo fulgore della sua divinità; per questo divenisti anche araldo e apostolo di Cristo nostro Dio: supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Tu che fosti istruito dalla voce del precursore, quando il Verbo santissimo s’incarnò concedendoci vita e annunziando salvezza ai terrestri, allora, o sapientissimo, lo seguisti e gli consacrasti te stesso come primizia, come santissima offerta di primizie; riconoscendolo, indicasti a tuo fratello il nostro Dio: pregalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Tu che frequentavi il germogliato dalla sterile, quando sorse il Figlio verginale, il maestro della pietà, che mostra la purezza della temperanza, allora divenisti ferventissimo innamorato della virtù, o beato Andrea, disponendo ascensioni nel tuo cuore; e ti elevasti dalla gloria all’inesprimibile gloria di Cristo nostro Dio; supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Gloria. Tono 4. Di Anatolio.

Lasciando la pesca dei pesci, o apostolo, hai preso nella rete gli uomini con la canna della predicazione, calando come amo l’esca della pietà e traendo dall’abisso dell’inganno tutte le genti. O apostolo Andrea, fratello del corifeo e penetrante maestro di tutta la terra, non smettere di pregare per noi che con fede e affetto, o lodatissimo, onoriamo la tua memoria sempre venerabile.

E ora. Proeòrtion. Stesso tono.

Danza, Isaia, accogli il Verbo di Dio: profetizza alla Vergine Maria che il roveto arderà, ma non sarà consumato dal fuoco, dal fulgore della Divinità. Prepàrati, Betlemme, Eden, apri la porta; e voi magi venite a vedere la salvezza avvolta in fasce in una greppia: una stella sopra la grotta ha indicato il Signore datore di vita, Salvatore della stirpe umana.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla prima epistola

cattolica di Pietro (1,1-2.10-2,6).

Pietro, apostolo di Gesù Cristo, ai fedeli dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, eletti secondo la prescienza di Dio Padre mediante la santificazione dello Spirito, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue: grazia e pace a voi in abbondanza. Carissimi, sulla salvezza delle vostre anime indagarono e scrutarono i profeti che profetizzarono sulla grazia a voi destinata cercando di indagare a quale momento o a quali circostanze accennasse lo Spirito di Cristo che era in loro, quando prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che dovevano seguirle. E fu loro rivelato che non per se stessi, ma per voi, erano ministri di quelle cose che ora vi sono state annunziate da coloro che vi hanno predicato il vangelo nello Spirito santo mandato dal cielo; cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo. Perciò, dopo aver preparato la vostra mente all’azione, siate vigilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà. Come figli ubbidienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo. E se pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio. Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi. E voi per opera sua credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria e così la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio. Dopo aver santificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità mediante lo Spirito, per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente con cuore puro, gli uni gli altri, essendo stati rigenerati non da seme corruttibile, ma immortale, cioè dal verbo di Dio vivo ed eterno. Poiché tutti i mortali sono come l’erba e ogni loro splendore è come fiore d’erba. L’erba inaridisce, i fiori cadono, ma il verbo del Signore rimane in eterno. E questo è il verbo del vangelo che vi è stato annunziato. Deposta dunque ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza, come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza: se davvero avete gustato come è buono il Signore. Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chi crede in essa non resterà confuso.

Lettura dalla prima epistola

cattolica di Pietro (2,21-3,9).

Carissimi, Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno nella sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime. Ugualmente voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti perché, anche se alcuni si rifiutano di credere al verbo, vengano dalla condotta delle mogli, senza bisogno di parole, conquistati considerando la vostra condotta casta e rispettosa. Il vostro ornamento non sia quello esteriore: capelli intrecciati, collane d’oro, sfoggio di vestiti; cercate piuttosto di adornare l’interno del vostro cuore con un’anima incorruttibile piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio. Così una volta si ornavano le sante donne che speravano in Dio; esse stavano sottomesse ai loro mariti, come Sara che obbediva ad Abramo chiamandolo signore. Di essa siete diventate figlie, se operate il bene e non vi lasciate sgomentare da nessuna minaccia. E ugualmente voi, mariti, trattate con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è piú debole e rendete loro onore perché partecipano con voi della grazia della vita: così non saranno impedite le vostre preghiere. E finalmente siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, affabili; non rendete male per male, né ingiuria per ingiuria, ma, al contrario, rispondete benedicendo, perché a questo siete stati chiamati, per avere in eredità la benedizione.

Lettura della prima epistola

cattolica di Pietro (4,1-11).

Carissimi, poiché Cristo soffrì per noi nella carne, armatevi anche voi degli stessi sentimenti; chi ha sofferto nel suo corpo, ha rotto definitivamente col peccato, per non servire piú alle passioni umane, ma alla volontà di Dio nel tempo che gli rimane in questa vita mortale. Basta col tempo trascorso nel soddisfare le passioni del paganesimo, vivendo nelle dissolutezze, nelle bramosie, nelle crapule, nei bagordi, nelle ubriachezze e nel culto illecito degli idoli. Per questo trovano strano che voi non corriate insieme con loro verso questo torrente di perdizione e vi oltraggiano. Ma renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti; infatti è stata annunziata la buona novella anche ai morti, perché pur avendo subìto, perdendo la vita del corpo, la condanna comune a tutti gli uomini, vivano secondo Dio nello spirito. La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati. Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare. Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio, per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amìn.

Alla Litì. Stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Andrea di Gerusalemme.

Il discepolo primo chiamato e imitatore della passione, Andrea apostolo, conformandosi a te, Signore, con l’amo della tua croce trasse dall’abisso dell’ignoranza quanti un tempo in esso erravano e a te li ha offerti; perciò noi fedeli, salvati, a te gridiamo: Per la sua intercessione, o più che buono, dà pace alla nostra vita e salva le nostre anime.

Inneggiamo, o fedeli, al fratello di Pietro e discepolo di Cristo Andrea; un tempo gettò le reti per prendere i pesci, ma ora con la croce per canna, ha pescato tutto il mondo, riconducendo le nazioni dall’errore con il battesimo; presso Cristo ora intercede affinché doni la pace al mondo e alle nostre anime la grande misericordia.

Ricevuta nel cuore la fiamma mistica che illumina gli spiriti e consuma i peccati, l’apostolo Andrea, discepolo di Cristo, fa risplendere l’insegnamento nei cuori senza luce dei pagani, brucia come sterpaglie le favole degli empi, poiché tale è il potere che ha il fuoco dello Spirito. O meraviglia nuova e tremenda: la lingua d’argilla, la natura d’argilla, il corpo fangoso hanno ricevuto la conoscenza immateriale e spirituale! Iniziato ai misteri ineffabili che contempli nei cieli, prega con insistenza perché siano illuminate le nostre anime.

Tono pl. 4.

Vedendo sulla terra camminare nella carne il Dio che amavi, tu primo chiamato dei testimoni oculari, hai gridato pieno di gioia a tuo fratello: Simone, abbiamo trovato colui che amiamo; poi rivolgesti al Salvatore le parole di Davide: come alle acque vive anelava il cervo, così a te anela la mia anima, o Cristo nostro Dio. E amandolo ogni giorno di più, l’hai raggiunto con la croce imitando la sua passione come vero discepolo; e poiché condividi la sua gloria, pregalo senza sosta per le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 4.

Di Andrea di Gerusalemme o di Anatolio.

L’araldo della fede e servo del Verbo celebriamo, Andrea, che ripesca gli uomini dal flutto dell’errore, tenendo fra le mani la canna della croce e lanciando come amo la divina potenza per trarre le anime dall’abisso del male e presentarle come offerta gradita al nostro Dio. Senza sosta, fedeli, inneggiamolo con il coro dei discepoli di Cristo, affinché interceda presso di lui perché ci sia favorevole nel giorno del giudizio.

E ora.

Accogli, Sovrana, le suppliche dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, cielo razionale che di continuo narri la gloria di Dio; tu che per primo seguisti con ardore Cristo che ti chiamava e subito ti sei fatto suo discepolo; da lui acceso, apparisti luce seconda e con le tue folgori illuminasti quanti stavano nella tenebra, imitando la sua bontà; perciò celebriamo la tua festa santissima e baciamo pieni di gaudio l’urna delle tue reliquie, da cui, per quanti lo chiedono, fai scaturire salvezza e grande misericordia.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Trovato il culmine dei desideri, che per compassione si era rivestito della nostra natura, o Andrea di senno divino, ti sei fuso con lui con affetto infuocato, gridando a tuo fratello: Abbiamo trovato colui che i profeti nello Spirito hanno predicato, vieni, lasciamo che la nostra anima e la nostra mente siano affascinate dalle sue bellezze; illuminati così dai suoi fulgori, fugheremo la notte dell’inganno e la tenebra dell’ignoranza, benedicendo Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Hai pescato come dall’abisso dell’ignoranza, le genti che non conoscono Dio con la rete dei tuoi discorsi; visibilmente sconvolgi i mari salmastri, come nobile cavallo di colui che domina il mare, o celebratissimo e hai disseccato la putredine dell’ateismo, gettandovi come sale prezioso la tua sapienza: di essa stupirono, o apostolo glorioso, quanti impudentemente aderivano alla sapienza dimostrata stolta, non conoscendo Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Gloria. Tono 3. Di Germano.

Onoriamo con inni l’apostolo Andrea, fratello di Pietro e discepolo di Cristo, colui che catturava pesci ed è pescatore di uomini: egli con le sue dottrine ha insegnato a tutti le dottrine di Gesù; come l’esca ai pesci ha dato agli empi le sue carni e li ha presi nella rete. Per le sue suppliche, o Cristo, concedi al tuo popolo la pace e la grande misericordia.

E ora. Proeòrtion. Stesso tono.

Dillo a noi Giuseppe, come conduci incinta a Betlemme la Vergine che hai preso dal Santo dei santi? Ci risponde: ho esaminato i profeti e, ricevuto il responso da un angelo, sono persuaso che, in modo inesplicabile, Maria genererà Dio: per adorarlo verranno magi dall’oriente e gli renderanno culto con doni preziosi. Signore, incarnato per noi, gloria a te.

Apolytìkion. Tono 4.

Come primo chiamato fra gli apostoli e fratello del corifeo, supplica, o Andrea, il Sovrano dell’universo perché doni al mondo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio, fu annunziato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 29 Novembre- Memoria de l santo martire Paràmono

29 Novembre

Memoria del santo martire Paràmono.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo tre stichirà prosòmia ripetendole due volte.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

Visibilmente acceso dalle illuminazioni del divino Spirito, o beatissimo Paramono, del tutto detestavi la profondissima tenebra del politeismo e cogliendo l’ora opportuna, sei nobilmente passato, o felicissimo, all’arena che ti attendeva; mostrandoti vincitore, abbattesti il millantatore, il nemico di tutti i mortali, magnificando Cristo: imploralo dunque di salvare e illuminare le nostre anime.

Vedendo sgozzata per il Dio e Re dell’universo una folla innumerevole, o Paramono, tutto preso da divino zelo, gridasti: Sono sincero servo di Cristo sempre, sappiatelo, iniqui tiranni e sono venuto qui spontaneamente per essere sgozzato come agnello innocente. Non indugiate, dunque. Ho fretta di divenire sacrificio accetto per colui che volontariamente s’immolò per me nella carne.

Onorato dal numero dieci moltiplicato per sette e dal cento per tre, il venerabile coro dei vittoriosi abbatté con la fede l’inganno politeista degli empi; con loro fosti incoronato anche tu, avendo nobilmente lottato, o Paramono e fosti annoverato gioioso tra i cori degli incorporei: con loro supplica che siamo liberati da ogni tribolazione e tentazione, noi che ti celebriamo e sinceramente ti diciamo beato.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Non nascondo, me miserabile, i miei grandi mali, perché ho veramente tutto ciò che Dio odia: ho infatti contaminato carne, spirito e mente con pensieri, opere scellerate e parole turpi; e mentre condanno con la lingua i peccatori, io faccio peggio. O Madre di Dio, dammi di correggermi da tutto questo, affinché, riscuotendomi dalla mia pessima consuetudine, io cada ai tuoi piedi e pianga per il resto della mia vita i gravi mali commessi.

Oppure stavrotheotokìon.

Non piangere per me, Madre, vedendo appeso al legno il tuo Figlio e Dio, che ha appeso senza appoggio la terra sulle acque ed è l’autore di tutto il creato: perché risorgerò e sarò glorificato; frantumerò con forza il regno dell’ade, ne annienterò la potenza e riscatterò dalla sua malvagità i prigionieri, perché sono misericordioso e concederò loro il regno eterno.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytíkion. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza infatti ha sconfitto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demoni. Per le sue preghiere, Cristo Dio, salva le nostre anime.

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Vespro del 28 Novembre- Memoria del nostro santo padre Stefano il giovane e del martire Irenarco

28 NOVEMBRE

Memoria del nostro santo padre Stefano il giovane e del martire Irenarco.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia del santo.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Tutto consacrato al Signore dalla giovinezza, sei divenuto estraneo alla carne e al rapporto col mondo, o sacratissimo, essendo, o Stefano, ottimo monaco e ricettacolo del divino Spirito. Dopo aver rinchiuso in una strettissima casa il tuo corpo, o beato, hai sollevato a volo l’intelletto verso il cielo per rispecchiare l’ineffabile bellezza del Cristo Re e Dio: venerando la sua immagine, con grande forza hai lottato.

Dopo aver digiunato quaranta giorni come il Sovrano, stando chiuso in un carcere, ti sei preparato alla lotta, o sacro Stefano, sostegno dei monaci e decoro dei martiri; così gli spietati, buttandosi come belve addosso a te ti hanno straziato, trascinandoti iniquamente come agnello innocente e hanno posto con gli empi te, che hai lottato con forza e che intercedi con franchezza per le nostre anime.

Il popolo empio, cedendo alle empietà di un empio imperatore, o santo, ti prese spietatamente a sassate come il primo martire e spezzò, o padre, la tua santa testa; e trascinandoti con ogni crudeltà per le vie, fece uscire le tue viscere, o felicissimo, senza alcuna pietà di te, nemmeno dopo la morte. Oh, il tuo coraggio! La grande pazienza! La disposizione del tuo animo! È per questo, o Stefano, che hai ricevuto la corona immarcescibile.

Del martire. Stesso tono.

Il terzo giorno risorgesti.

Celebrando, come dobbiamo, o fedeli, le lotte del venerabile atleta, le fatiche del soldato di Cristo, gridiamo al Signore: Per le sue suppliche liberaci da ogni angustia.

Grande pace è venuta da Dio a te che hai lottato e attraversato la tempesta dei mali, o Irenarco beatissimo, nobile soldato e intercessore per quelli che ti celebrano.

Lottava con te un coro di donne e una divina schiera di fanciulli con il divino Akakios, che terminava l’agone con costanza e svigoriva l’inganno, o beato martire Irenarco.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2. Dello Studita.

Dall’infanzia sei stato consacrato a Dio, o Stefano sacratissimo, come il grande profeta Samuele e, salito al monte, ti sei reso gradito a Dio nella vita monastica. Ti sei poi accinto con coraggio alla lotta e per la sua icona ti sei sottoposto con grande risolutezza a tribolazioni ed esilio e hai sostenuto catene e prigioni. Trascinato, battuto, lapidato e con la testa spezzata, tu hai ottenuto dal Cristo Dio le corone. Supplicalo per noi, che celebriamo con affetto la tua memoria sempre venerabile, affinché siamo riscattati da passioni e tentazioni e dalla tribolazione futura e otteniamo la salvezza dell’anima.

E ora. Theotokìon.

Nessuno che accorra a te se ne va confuso, o pura Vergine, Madre di Dio, ma chiede la grazia e ottiene il dono, secondo ciò che conviene alla sua richiesta.

Oppure stavrotheotokìon. Riposta nei cieli.

L’agnella senza macchia, la Sovrana pura, vedendo un tempo il proprio agnello innalzato in croce, come madre dava in lamenti e sbigottita esclamava: Che cos’è questo spettacolo nuovo e inaudito, Figlio dolcissimo? Come dunque il popolo ingrato ti ha consegnato al tribunale di Pilato e ha condannato a morte te, vita dei mortali? Ma io celebro, o Verbo, la tua condiscendenza ineffabile.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4.

Avendo custodita integra in te l’immagine di Dio, padre santo, sei insorto pieno di coraggio a favore dell’icona di Cristo, senza lasciarti atterrire dalle minacce del Coprònimo, che hai anzi ucciso con la spada dello Spirito. Poiché dunque hai famigliarità con Dio, salva il tuo gregge da tutte le eresie, o Stefano dalle molte lotte.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Oppure stavrotheotokìon.

O straordinario prodigio!

Quale visione appare ai miei occhi, o Sovrano? Tu che reggi tutto il creato sei appeso a un legno? Sei messo a morte, tu che a tutti elargisci la vita? Così diceva piangendo la Madre di Dio, vedendo innalzato sulla croce l’Uomo-Dio, da lei ineffabilmente rifulso.

Apolytìkion del santo.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Tu che in precedenza ti eri esercitato nell’ascesi sul monte, distruggendo con l’arma della croce gli schieramenti dei nemici spirituali, o beatissimo, di nuovo valorosamente ti sei accinto alla lotta, uccidendo il Coprònimo con la spada della fede: e per entrambe le lotte sei stato coronato da Dio, o santo Stefano, martire insigne.

Gloria. Del martire. Tono 4.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta, ha ricevuto da te, nostro Dio, la corona dell’incorruttela: avendo la tua forza, infatti, ha abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon. E congedo.

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Vespro del 27 Novembre- Memoria del santo megalomartire Giacomo il persiano

27 NOVEMBRE

Memoria del santo megalomartire Giacomo il persiano.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia del santo.

Tono 2. Quando dal legno.

Abbandonando ciò che il mondo ha di piacevole, la nobiltà della stirpe, la ricchezza, la bellezza, rinnegando tutto ciò che è dei sensi, col corpo fatto a pezzi, a imitazione della passione, gioioso hai seguito Cristo, o Giacomo; poiché dunque partecipasti alla sua passione, ora sei divenuto veramente partecipe della sua gloria e del suo regno.

Con le membra della carne recise, sostenendo gli intollerabili dolori delle torture, o Giacomo, martire ammirabile di Cristo e calpestando con coraggio la crudeltà dei tiranni, ricevesti la preziosissima corona della vittoria: e ora, di essa adorno, o beato, stai presso il divino trono del tuo Sovrano con i tuoi compagni di lotta.

Poiché hai famigliarità con Cristo, difendi con ardore tutti quelli che celebrano con fede la tua sacra festa, o martire celebratissimo, strappandoli ai pericoli, liberandoli dalle passioni, salvandoli da ogni funesta congiuntura e procurando con le tue divine suppliche la salvezza dell’anima, affinché glorifichiamo le tue splendide lotte.

Gloria. Tono 2. Dello Studita.

Perseverando nella lotta, martire Giacomo, consegnasti il tuo corpo per amore di Cristo Dio; fosti fatto a pezzi, le mani, le cosce, le braccia, le gambe e le dita e infine la testa ti furono mozzate e così volasti ai cieli per regnare col Re dell’universo; perciò, o fortissimo fra i lottatori, non smettere di supplicare perché siano salvate le nostre anime da ogni male che viene dallo straniero.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Tu sola, senza strettezze, portasti in grembo il Dio incontenibile divenuto uomo per bontà, o santissima sposa di Dio. Perciò ti supplico di liberarmi dalle passioni che mi stringono, affinché, passando per il sentiero stretto e diritto, raggiunga, o Vergine, quella via che conduce alla vita.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella incontaminata, vedendo il proprio agnello tratto come un mortale al macello, per suo volere, diceva tra i lamenti: Ti affretti dunque a privare di figli colei che ti partorì, o Cristo: perché hai fatto questo, Redentore dell’universo? Tuttavia io canto e glorifico la tua somma condiscendenza che trascende ragione e intelletto, o amico degli uomini.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 1.

Divenisti un prodigio, o Giacomo, per la tua sopportazione in tutti i tormenti: mentre ti venivano tagliate le dita, le mani e le braccia, come pure le gambe fino alle cosce, restavi saldo; infine, mentre pregavi, recisero il tuo sacro capo. O martire dalle molte lotte, non smettere di pregare per noi Cristo, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Salve, tu che sei veramente.

Salve, bellezza di Giacobbe, eletta e amata da Dio; porta di quanti si salvano, molla che tiene la brace, annullamento della maledizione, o tutta benedetta; grembo che accolse Dio, redenzione dei caduti, più santa dei cherubini, elevata al di sopra del creato, visione difficile a scrutarsi, inaudita novella, indicibile racconto, cocchio del Verbo, nube da cui è sorto il sole, Cristo, per illuminare quanti sono nelle tenebre e concedere la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella, vedendo il proprio agnello affrettarsi al macello, prontamente lo seguiva, gridando a lui così: Dove vai, Figlio mio dolcissimo? Per chi, o Cristo, hai intrapreso questa corsa? Certamente non per un altro matrimonio in Cana, dove un tempo mutasti l’acqua in vino! Concedi una parola alla tua serva, Figlio mio amatissimo; non trascurare tacendo, o misericordioso, colei che oltre ogni comprensione ti partorì, o Dio, tu che doni al mondo la grande misericordia.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta, ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; avendo infatti la tua forza, ha sconfitto i tiranni e spezzato le audacie impotenti dei demòni. Per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

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Vespro del 26 Novembre- Memoria dei santi nostri pa dri Alipio il Kionìta e Nicon il metanoìte

26 Novembre

Memoria dei santi nostri padri Alipio il Kionìta e Nicon il metanoìte.

Al Vespro.

Al Signore a te, ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia Di sant’Alipio.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Alipio beatissimo, fin da fanciullo consacrasti la vita a Cristo nostro Dio; da lui corroborato sottomettesti alla parte razionale le passioni della carne, assoggettando il peggio al meglio; perciò supplica perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Alipio di senno divino, apparisti come grande astro che illumina la terra con splendori di prodigi e opere divine: per questo dopo la tua dormizione ti accolse la luce senza tramonto; perciò supplica perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Divenisti colonna dei monaci, sapiente Alipio, stando sopra una colonna, oppresso dalla calura e dal gelo e da tanti esercizi ascetici: perciò hai ricevuto divini carismi dello Spirito, per curare malattie e scacciare sofferenze acutissime.

Di san Nicon. Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Le fatiche e i modi delle fatiche innalzarono il tuo corpo e il fulgore dei modi, splendente per il divino Spirito, irraggiò con forza oltre ogni intendimento: mirabilmente fu infatti esaltata la tua sepoltura, zampillando torrenti per i fedeli; straordinaria visione: la tomba non impedì, né la pietra trattenne la potenza, ma come prima di morire ci predicavi la penitenza, così ora, dopo la morte, ci attiri alla conoscenza.

Venite, popoli, prostriamoci nella casa del Signore, dove è custodita la santissima tenda terrena del beatissimo; a lui elevando suppliche, con canti soavi e lampade splendenti, acclamiamo: Vieni, o santo, abbi pietà di quanti sono nelle angustie, strappali ai marosi e alla tempesta delle tribolazioni, affinché glorifichiamo la tua urna gradita e preziosissima e veneriamo l’icona che fa scorrere myron profumato.

La città di Laconia ti possiede come ricchezza inalienabile, o beato ammirabile, che la rischiari di luminosi splendori; anche ora, Nicon, concedile la pace, riempila di trofei, piegando l’alterigia dei nemici e i loro schieramenti con i dardi delle tue preghiere, o nostro padre e, pregando con franchezza per le nostre anime, colma della tua compassionevole elargizione i cuori di noi, che con fede t’inneggiamo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Per la purezza del suo intelletto, Isaia da lungi predisse, o Vergine, che avresti partorito l’Artefice del creato, o castissima venerabile: poiché tu sola, da che il mondo esiste, apparisti purissima. Perciò ti prego: purifica il mio cuore contaminato, rendimi partecipe, o Vergine, del divino fulgore di tuo Figlio e fa’ che stia alla sua destra quando siederà, come sta scritto, a giudicare tutto il mondo.

Oppure stavrotheotokìon.

I giudici d’Israele ti giudicarono reo di condanna a morte, o Figlio, facendo comparire in tribunale come un condannato te, che sei giudice dei vivi e dei morti, o Salvatore; ti consegnarono a Pilato e ti condannarono, ahimè, quegli empi, prima della sentenza; vedendo questo ne sono trafitta e con te condannata, Signore: preferisco perciò morire, che vivere tra i lamenti. Così gridava la Madre di Dio, o solo misericordiosissimo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion di sant’Alipio. Tono 1.

Divenuto colonna di pazienza, emulando i progenitori, o santo: Giobbe nei patimenti, Giuseppe nelle tentazioni e il modo di vita degli incorporei, pur essendo in un corpo. Alipio, santo padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. Di san Nicon.

Tono 3. La confessione della fede.

Gioisce la città dei lacedemoni nel possedere l’urna divina delle tue reliquie, che fa scaturire rivi di guarigioni e libera dalle tribolazioni tutti quelli che con fede a te accorrono, o padre Nicon santo; supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon e congedo.

Il resto del vespro e la conclusione.

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Vespro del 25 Novembre- Memoria della santa meg alomartire di Cristo e sapientissima Caterina e del santo megalomartire Mercurio. Oggi si conclude la festa dell’Ingresso al tempio

25 Novembre

Memoria della santa megalomartire di Cristo e sapientissima Caterina e del santo megalomartire Mercurio. Oggi si conclude la festa dell’Ingresso al tempio.

Al Grande Vespro

Dopo il salmo introduttivo, la prima stasi del primo kàthisma del salterio (Beato l’uomo). Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà della festa e 3 della santa.

Stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. O straordinario prodigio.

Oggi, fedeli, danziamo cantando con salmi e inni al Signore, venerando anche la sua dimora santificata, l’arca animata che accolse l‘incontenibile Verbo: soprannaturalmente infatti si offre a Dio, ancora bambina nella carne e il grande sacerdote Zaccaria lieto l’accoglie come dimora di Dio.

Oggi il tempio animato della santa gloria di Cristo nostro Dio, la sola pura benedetta tra le donne è presentata al tempio della Legge per dimorare nel Santo dei santi; si allietano con lei nello spirito Gioacchino e Anna e i cori delle vergini cantano al Signore, salmeggiando e onorando la Madre sua.

Tu sei l’annuncio dei profeti, gloria degli apostoli, vanto dei martiri e rinnovamento di tutti i mortali, Vergine Madre di Dio: per te infatti siamo riconciliati con Dio. Onoriamo dunque il tuo arrivo nel tempio del Signore e con l’angelo noi tutti, salvati dalla tua intercessione, a te, venerabilissima, gridiamo salmeggiando: Salve.

Della santa. Stesso tono.

Esultanza delle schiere celesti.

Oggi tripudia la città di Alessandria, che con affetto conserva nel tuo divino tempio le tue fasce, o martire; perciò anche noi piamente festeggiamo, o Caterina, la tua memoria venerabile: prega per quanti ti onorano.

Festeggiamo ora la memoria di Caterina: poiché essa davvero ha abbattuto a parole e fatti tutte le potenze del nemico e l’opposizione dei rètori; liberaci dunque dalle eresie, o Dio, per le sue preghiere.

Salve, martire gloriosissima, venerabile Caterina: poiché sul monte Sinai, dove Mosè vide il roveto che non si consumava, Cristo, che là ha ora trasferito la tua tenda mortale a Dio gradita, ti custodisce fino al tempo del suo secondo avvento.

Gloria. Della santa. Tono 2.

Con gioia accorriamo, o amici dei martiri, alla solennità della martire Caterina, sapiente in Dio e coroniamola di lodi, come di fiori, a lei acclamando: Salve, tu che confutasti l’insolenza piena di ignoranza dei retori ciarlieri e li guidasti alla fede divina. Salve, tu che per amore del tuo Creatore consegnasti il corpo a molteplici tormenti e non ti lasciasti abbattere, resistente come incudine. Salve, tu che, in compenso delle pene, fosti introdotta nelle celesti dimore e ottenesti il gaudio dell’eterna gloria: che neppure noi tuoi cantori, che ad essa aspiriamo, siamo delusi nella nostra speranza.

E ora. Della festa. Tono pl. 4.

Dopo la tua nascita, Sovrana, sposa di Dio, sei giunta nel tempio del Signore per essere allevata nel Santo dei santi come creatura santificata; allora a te, purissima, fu anche inviato Gabriele, per portarti cibo; tutti gli esseri celesti stupirono vedendo lo Spirito santo dimorare in te; tu dunque, senza macchia, né contaminazione, in cielo e in terra glorificata, Madre di Dio, salva la nostra stirpe.

Ingresso, Luce gioiosa, il prokìmenon del giorno e letture, a discrezione di chi presiede.

Lettura della profezia di Isaia (43, 9-14).

Cosí dice il Signore: Tutte le genti si sono riunite insieme e si riuniranno dei capi di mezzo a loro. Chi proclamerà fra loro queste cose, o chi vi farà udire ciò che è sin dal principio? Producano i loro testimoni, si giustifichino e dicano il vero. Siate miei testimoni: e anch’io, il Signore Dio, sono testimone, insieme con il servo che mi sono scelto, affinché conosciate, crediate in me e comprendiate che Io Sono. Prima di me non ci fu altro Dio, né ci sarà dopo. Io sono Dio e non c’è salvatore all’infuori di me. Io ho proclamato e ho salvato; io ho rimproverato e non c’era fra voi dio straniero: voi siete miei testimoni e io sono il Signore Dio. Dal principio io sono e non c’è chi sfugga dalle mie mani; io agirò e chi lo impedirà? Cosi dice il Signore Dio, colui che vi redime, il santo d’Israele.

Lettura della Sapienza di Salomone (3, 1-9).

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e nessun tormento può toccarle. Parve agli occhi degli stolti che morissero e fu considerato un danno il loro esodo e una rovina la loro dipartita: ma essi sono nella pace. Infatti, anche se agli occhi degli uomini vengono castigati, la loro speranza è piena di immortalità. Un poco corretti, riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé. Come oro nel crogiuolo li ha saggiati e come olocausto li ha accettati. Nel tempo in cui saranno visitati risplenderanno e correranno qua e là come scintille nella stoppia. Giudicheranno genti e domineranno popoli e regnerà su di loro il Signore per sempre. Quelli che confidano in lui comprenderanno la verità e coloro che sono fedeli nell’amore dimoreranno presso di lui: perché grazia e misericordia sono per i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Lettura della Sapienza

di Salomone (5, 15-23 & 6, 1-3).

I giusti vivono in eterno, la loro mercede è nel Signore e l’Altissimo si prende cura di loro. Per questo riceveranno il nobile regno e lo splendido diadema dalla mano del Signore, poiché egli con la sua destra li copre e col suo braccio li protegge. Prenderà come armatura la sua gelosia e armerà la creazione per far vendetta dei nemici. Rivestirà la corazza della giustizia e cingerà come elmo un giudizio verace. Prenderà come scudo invincibile la santità; aguzzerà come spada la sua collera severa: il mondo combatterà insieme con lui contro gli insensati. Scoccheranno gli infallibili dardi dei fulmini e come da un arco ben teso, dalle nubi voleranno al bersaglio e dalla fionda saranno scagliati chicchi di grandine pieni di furore. Infurierà contro di loro l’acqua del mare, i fiumi li sommergeranno senza pietà. Si leverà contro di loro un vento impetuoso e li disperderà come un uragano. L’iniquità renderà deserta tutta la terra e le cattive azioni rovesceranno il trono dei potenti. Ascoltate dunque, o re e comprendete; imparate, giudici dei confini della terra; porgete l’orecchio, voi che dominate le moltitudini e che vi gloriate del gran numero dei vostri popoli: il vostro potere vi è stato dato dal Signore e la vostra sovranità dall’Altissimo.

Alla Litì. Gloria. Della santa. Tono 2.

Come vaso di mirra hai offerto il tuo sangue al tuo sposo, invincibile atleta Caterina, ricevendo poi in premio da lui la corona incorruttibile. Per questo hai zittito la chiacchiera dei retori, guidandoli alla conoscenza divina ed essi ottennero la corona del martirio con la sapiente imperatrice. Prega dunque Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Della festa. Tono 4.

Oggi è condotto al tempio del Signore il tempio che accoglie Dio, la Madre di Dio e Zaccaria la riceve; oggi il Santo dei santi esulta e il coro degli angeli è misticamente in festa; con loro anche noi oggi festeggiamo e con Gabriele acclamiamo: Salve, piena di grazia, il Signore è con te, lui che possiede la grande misericordia.

Allo stico, stichirà della festa oppure questi prosòmia di san Mercurio.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Con l’alleanza dello Spirito Santo, o atleta Mercurio, sconfiggesti l’avversario come invitto soldato, con l’arma della fede annientasti miriadi di etiopi spirituali e compiuto il tuo agone secondo le regole con tutti gli atleti fosti incoronato, beatissimo megalomartire.

Stico. Il giusto fiorirà come palma e come cedro del Libano darà frutto.

Dal cielo ti fu inviato un angelo per ordine del santo Spirito per curare le tue ferite, mirabile martire; da lui fortificato, sopportasti d’essere crudelmente bruciato e sospeso con una pesantissima pietra legata ai piedi, mentre il tuo sangue colava dappertutto.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra ha reso mirabili in loro tutti i suoi voleri.

Sebbene arruolato per l’imperatore terreno, o Mercurio, quando ti fu da lui ordinato di sacrificare ai demòni, sopportasti piuttosto una morte violenta nei supplizi; e incoronato salisti a Cristo per unirti alla folla dei martiri con i quali preghi per il mondo.

Gloria. Della santa. Tono 2. Di Babila.

Dopo esserti esercitata in una vita immateriale, raggiungesti il tribunale ateo e ti presentasti con i trofei in mano, o venerabile Caterina, fiorente nello splendore di Dio; rivestita la forza divina, ti prendesti gioco del decreto del tiranno e facesti tacere, o grande lottatrice, gli insulsi discorsi dei retori.

E ora. Della festa. Tono pl. 2.

Oggi noi, moltitudini di fedeli qui convenuti, festeggiamo spiritualmente una solennità e piamente acclamiamo la Vergine, figlia e Madre di Dio, condotta al tempio del Signore, prescelta da tutte le generazioni, per essere dimora di Cristo, Re universale e Dio di tutte le cose. O vergini, fate strada recando lampade, per onorare l’augusto incedere della sempre Vergine. O madri, deponendo ogni tristezza, seguitela piene di gaudio, per celebrare colei che è divenuta Madre di Dio, causa della gioia del mondo. Tutti dunque, con l’angelo, con gioia gridiamo: Salve alla piena di grazia, che sempre intercede per le nostre anime.

Apolytìkion della festa. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio palesemente la Vergine si mostra e preannunzia a tutti Cristo. Anche noi a gran voce a lei acclamiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore.

Gloria. Della santa.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Cantiamo l’illustre sposa di Cristo, la divina Caterina, protettrice del Sinai, nostro aiuto e soccorso: essa ha splendidamente chiuso la bocca con la spada dello Spirito ai più abili tra gli empi e ora, incoronata come martire, chiede per tutti la grande misericordia.

E ora. Di nuovo il tropario della festa.

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Vespro del 24 Novembre- Memoria dei nostri santi padri e ieromartiri Clemente di Roma e Pietro di Alessandria

24 NOVEMBRE

Memoria dei nostri santi padri e ieromartiri Clemente di Roma e Pietro di Alessandria.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia di san Clemente.

Tono 2. Quando dal legno.

Tralcio della vite della vita, sapientissimo padre e gerarca, in spirito portasti bei grappoli di dogmi, stillanti in ogni tempo il vino salutare della divina conoscenza e allietanti i cuori di tutti i fedeli, che sinceramente ti onorano, o beatissimo Clemente teòforo.

Discepolo di Pietro il corifèo, o padre, su questa pietra edificasti te stesso, come pietra preziosa, o illustre e abbattesti ogni costruzione politeista, rimuovendola con la leva delle tue parole; elevasti invece templi divini a onore della Trinità, o beato, per la quale lottasti e ricevesti la corona del martirio.

Come sole raggiante luce sorgesti dall’occidente, illuminando chiaramente la terra con il fulgore dei tuoi dogmi e le tue cicatrici, o padre; raggiundo, o beatissimo Clemente, le regioni dell’oriente, tramontasti nella morte e sorgesti per Cristo, senza sosta splendendo dei ricchi fulgori superni, per divina partecipazione.

Di san Pietro.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Difendendo la consustanzialità della Trinità sovrasostanziale, come Monade increata, o beatissimo, abbattesti Ario, mostrandoci l’indivisibilità del Figlio, perché partecipe della stessa divinità col Padre e lo Spirito.

Si placò l’impeto omicida dei persecutori; lo spargimento di sangue si arrestò dileguandosi, perché a entrambi fu posto il sigillo, o Pietro sapiente, col tuo sacro martirio, come si arrestò un tempo il sangue che scorreva dal figlio di Mosè per la selce di Zippora.

Dopo esserti distinto come pastore, o ieromartire di Cristo, generosamente esibisti le lotte del martirio, per entrambe le cose ricevendo l’unica corona, di entrambe adornandoti, del sacerdozio e delle fatiche della lotta: prega dunque per la nostra salvezza.

Gloria. Di san Clemente. Tono pl. 2.

Distolto l’intelletto dalla molestia delle passioni, hai fatto sì che si dedicasse, o sacratissimo Clemente, alla conoscenza degli esseri; perciò colui che propriamente e primariamente è, ti attirò ad essa tramite Pietro, il primo tra gli apostoli, che ti iniziò alle cose divine e ti lasciò come suo degno successore; dopo di lui, o sapientissimo, ottimamente conducesti la Chiesa, andando poi a lui col martirio, per vivere puramente come dio unito a colui che è veramente Dio; implora senza sosta perché anche noi otteniamo ciò, o ieromartire apostolo.

E ora. Della festa. Tono pl. 4.

Dopo la tua nascita, Sovrana, sposa di Dio, giungesti nel tempio del Signore per essere allevata nel Santo dei santi, come creatura santificata; allora a te, purissima, fu anche inviato Gabriele, per portarti cibo; tutti gli esseri celesti stupirono vedendo lo Spirito santo in te dimorare. Tu dunque, senza macchia, né contaminazione, in cielo e in terra glorificata, Madre di Dio, salva la nostra stirpe.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Venite voi tutti, amici della festa, onoriamo con inni la sola Madre di Dio, pura e vergine; lietamente, o vergini, con lampade luminose, elevate preghiere alla Vergine pura, introdotta nel tempio del Creatore.

Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, a te saranno condotte le sue compagne.

Si aprano le porte: accogliete con fede, o vergini con le lampade in mano, la pura Madre del nostro Dio, la gioia di tutti giunta al tempio e acclamate: Tu sei benedetta fra le donne, Madre di Dio sempre Vergine.

Stico. Saranno condotte con gioia ed esultanza, al tempio del re saranno condotte.

La Madre di Dio si è realmente rivelata al mondo come frutto glorioso di santa promessa, poiché è elevata al di sopra di tutte le cose; piamente condotta nella casa di Dio, dà compimento alla preghiera dei genitori, custodita dal divino Spirito.

Gloria. Di san Pietro. Tono 4. Di Anatolio.

Consacrato sacerdote dalla mano di Dio, con lo stesso nome dell’apostolo e suo seguace nelle opere, pascolavi le pecore razionali nei pascoli evangelici, come sapiente e vero pastore; mostrandoti degno successore di Marco, terminasti la corsa della fede col sangue della lotta, sacrificato per il popolo e conformato a Cristo. Prega per le nostre anime.

E ora. Della festa. Tono pl. 4.

Davide cantò per te un preludio, o pura, prevedendo la tua consacrazione con l’ingresso nel tempio; per esso, festanti, ti glorificano oggi i confini, o lodatissima, poiché tu che sei vergine prima del parto e dopo il parto sei rimasta incorrotta, Madre del Verbo della vita, entri oggi nel tempio; Zaccaria ti accoglie lieto, o Sovrana e il santo dei santi esulta accogliendoti, nutrice della nostra vita, perciò anche noi a te gridiamo con canti: Supplica per noi tuo Figlio, nostro Dio, di donarci la grande misericordia.

Apolytìkion dei santi. Tono 4.

O Dio dei nostri padri, che sempre agisci con noi secondo la tua clemenza, non distogliere da noi la tua misericordia, ma per le loro preghiere dirigi la nostra vita nella pace.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio pubblicamente la Vergine si mostra e Cristo è preannunziato a tutti. Anche noi a gran voce a lei gridiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore.

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Vespro del 23 Novembre- Memoria dei nostri santi padri Anfilochio, vescovo di Iconio e Gregorio di Agrigento

23 NOVEMBRE

Memoria dei nostri santi padri Anfilochio, vescovo di Iconio e Gregorio di Agrigento.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Di sant’Anfilochio. Tono 4. Hai dato come segno.

Ottenuta in sorte una volontà libera e un pensiero padrone delle passioni, sapientemente assegnasti al bene, o beatissimo, l’egemonia sul male, usando, o padre, un’esattissima bilancia: divenisti perciò atto alla divina visione e alla contemplazione di Dio, o gerarca divinamente ispirato.

Disperdesti i lacci e dissolvesti le insidie delle eresie, o santo, con rettitudine di dottrina e rigorosissima teologia, fuggendo le divisioni e le pessime fazioni, restando nei limiti della nostra pia fede e proclamando la Triade nella Monade della divinità, o padre.

Istruendo con arte colui che regnava sulla terra, oltrepassasti il figlio di costui senza prostrarti, insegnando sapientemente che se si trascura di adorare il Figlio, arderà di sdegno il Padre che lo generò prima dei secoli, trascendendo ogni intelligenza impassibile e incorporea, come egli sa, o santo.

Di san Gregorio.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Sacro padre Gregorio, dalle fasce fosti consacrato a Dio, aderendo con stabile consenso a colui che creò tutto; da lui illuminato, attraversasti la notte delle passioni e balenasti il fulgore delle guarigioni e le grazie dei prodigi, scacciando malattie di vario genere e spiriti dell’errore.

Mirabile padre Gregorio, con l’intelletto puramente splendente di illuminazioni, placasti il mare burrascoso delle passioni e volando con le ali purissime dell’impassibilità, raggiungesti l’ineffabile e inconcepibile bellezza superne, sempre pregando per noi tuoi cantori.

Gregorio, padre dei padri, divenisti canone del sacerdozio, icona di temperanza, sostegno dei monaci, fondamento della Chiesa, lampada di carità, trono di percezione spirituale, fonte di prodigi, lingua di fuoco, bocca dal dolce parlare, strumento del divino Spirito e paradiso spirituale, o beato in Dio.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Venite, fedeli tutti, facciamo l’elogio della sola senza macchia, la predetta dai profeti e presentata al tempio, la Madre prestabilita prima dei secoli, divenuta alla fine dei tempi Madre di Dio; Signore, per la sua intercessione, concedi a noi la tua pace e la grande misericordia.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Dice Davide, padre di Dio: Saranno condotte al Re le vergini nel tempio del Signore, dietro di te, o Vergine, in danza con lampade risplendenti, per accompagnarti nel santuario, o pura, come santa arca di Dio.

Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, a te saranno condotte le sue compagne.

Quasi raccogliendo qua e là fiori variopinti da prati spirituali, cioè dalle parole dello Spirito, intrecciamo gioiosamente per la Vergine corone di lodi e presentiamole a lei degnamente come dono vigilare.

Stico. Saranno condotte con gioia ed esultanza, al tempio del re saranno condotte.

Si apra la porta del divinissimo tempio e accolga nel suo interno la celeste porta; festeggi la stirpe dei mortali, esultino gli angeli, celebrando con gioia con noi l’ingresso al tempio della Madre di Dio.

Gloria. E ora. Tono pl. 1. Del Maestro Leone.

Brilla il giorno gaudioso e la venerabilissima festa: oggi infatti è condotta al tempio colei che prima del parto è vergine e dopo il parto vergine rimane; gioisce il vecchio Zaccaria, padre del precursore e lietamente acclama: È giunta la protezione dei tribolati nel tempio santo, come santa, per essere consacrata dimora del Re dell’universo; si allieti il progenitore Gioacchino e Anna esulti, presentando a Dio, come giovenca di tre anni, la purissima Sovrana; madri, danzate in coro, vergini tripudiate e voi sterili, unitevi al coro: perché la predestinata come regina dell’universo ha aperto per noi il regno dei cieli. Gioite, popoli ed esultate!

Apolytìkion dei santi. Tono 4.

O Dio dei nostri padri, che sempre agisci con noi secondo la tua clemenza, non distogliere da noi la tua misericordia, ma per le loro preghiere dirigi la nostra vita nella pace.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio pubblicamente la Vergine si mostra e Cristo è preannunziato a tutti. Anche noi a gran voce a lei gridiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore.

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Vespro del 22 Novembre- Memoria del santo apostolo Filèmone e dei suoi compagni Appia, Archippo e Onesimo e della santa martire Cecilia e dei suoi compagni

22 Novembre

Memoria del santo apostolo Filèmone e dei suoi compagni Appia, Archippo e Onesimo e della santa martire Cecilia e dei suoi compagni.

Al Vespro

Al Signore a te, ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! In anticipo è ora prefigurata l’ineffabile realtà futura, oggi, in simboli visibili, le realtà intelligibili: poiché colei che fa rifulgere nel mondo la luce divina, è condotta come sposa al tempio divino, lei che noi celebriamo come tempio soprannaturale della Divinità, tempio santo e sempre luminoso di Cristo, datore di luce.

Il sapiente Gioacchino ha davvero offerto con Anna una primizia accetta a colui che si degnò dar loro un frutto divino, proprio la divina fanciulla Maria, per la quale è stato sciolto il debito del dolore; e noi con gioia piamente la celebriamo, perché è divenuta causa di gioia per tutto il mondo.

Venite, misticamente accorriamo e precediamo la Vergine con le lampade della fede, facendo luce al suo ingresso: essa entra infatti con gloria nel tempio di Dio, vera promessa sposa dello Spirito; festeggiamo dunque in modo degno di Dio la sua solennità amabile, gioendo tutti per il suo ingresso.

Degli apostoli. Tono 2. Quando dal legno.

Tralcio della vite della vita, o glorioso Filèmone, stillasti il vino della conoscenza divina per le anime nel dolore e allietasti i cuori incupiti dal buio dell’inganno e avvolti nella caligine della follia idolatra: perciò festeggiamo lietamente la tua memoria di divino splendore.

Ti onora la città di Gaza, perché per te, beato, vide la luce della conoscenza; e Colossi, possedendo come ricchezza il tuo corpo divino, ne raccoglie le guarigioni e la grazia da esso sempre sgorganti; perciò festeggia la tua memoria, venendo liberata dai pericoli, o glorioso Filèmone, per la tua preghiera.

Con fede celebriamo il sapiente gerarca Archippo con la venerabile Appia, cantando Filèmone e Onesimo, sacri araldi di Dio, venerandi maestri che con il verbo sradicarono l’inganno politeista e piantarono in tutti la conoscenza della verità; perciò piamente festeggiamo la loro memoria.

Gloria. Degli apostoli. Tono pl. 2.

Venite, concordi inneggiamo ai testimoni oculari del Verbo, iniziati alle sue meraviglie: Filèmone e Onesimo, Appia e Archippo, apostoli di Cristo; ad essi acclamiamo: Salve, astri della terra, difesa di Colossi; salve, voi che siete vissuti come gli angeli, coraggiosamente abbattendo l’inganno degli idoli e annunziando Cristo Salvatore; poiché dunque state davanti al trono della Trinità santa, pregate per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Della festa. Tono 1.

Esulti oggi il cielo in alto e le nubi piovano letizia sulle magnificenze assai prodigiose del nostro Dio: ecco, infatti, la porta che guarda a oriente, generata secondo la promessa da una sterile senza frutto e consacrata come dimora di Dio, è condotta oggi al tempio come oblazione pura; esulti Davide suonando la cetra: Saranno condotte al Re le vergini dietro a lei, dice, le sue compagne saranno condotte: dentro alla tenda di Dio, nel luogo del suo propiziatorio dovrà venir allevata per essere dimora, a salvezza delle nostre anime, di colui che prima dei secoli è stato immutabilmente generato dal Padre.

Allo stico, volendo, si possono dire le stichirà prosòmia di santa Cecilia.

Tono 4. Hai dato un segno.

Serbasti il tuo corpo e il tuo pensiero intoccato da piaceri impuri e offristi te stessa al Creatore come sposa senza macchia, santamente ornata degli ornamenti di cui ti rivestì il martirio, o beata; perciò Cristo ti accolse nel talamo luminoso delle sue nozze immacolate, o illustrissima Cecilia.

Ti fece profumare come rosa fragrante il Signore, vergine venerabile, aggiogando due fratelli che aspirarono il profumo della tua intercessione; perciò abbandonando il fetido culto dell’errore, furono degni dell’ineffabile divino profumo della Vergine bambina, per bontà effuso.

Disprezzando la ricchezza, amasti il cielo e trascurando il fidanzato, con molta sapienza collocasti te stessa fra gli ordini delle vergini e lottando strenuamente ti avvicinasti allo sposo celeste e virilmente stritolasti l’orgoglio dell’avversario, o splendore degli atleti.

Altrimenti queste della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Oggi, come dice il salmo, le folle delle vergini, accese le lampade, fanno gioiosamente strada alla sola purissima.

Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, a te saranno condotte le sue compagne.

Ricevi, o profeta, il monte spirituale, la mensa divina, il ponte, l’urna: la sola purissima.

Stico. Saranno condotte con gioia ed esultanza, al tempio del re saranno condotte.

Apri le porte del tempio, Zaccaria profeta e ricevi la divina porta di Dio, la sola sempre Vergine.

Gloria. E ora. Tono 2.

Oggi è condotta al tempio la Vergine purissima per divenire dimora di Dio, Re dell’universo, che nutre tutta la nostra vita; oggi la purissima dimora consacrata, come vitella di tre anni, è introdotta nel santo dei santi: a lei come l’angelo acclamiamo: Salve, sola benedetta fra le donne.

Apolytìkion degli apostoli. Tono 3.

Santo apostolo Filèmone, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio pubblicamente la Vergine si mostra e Cristo è preannunziato a tutti. Anche noi a gran voce a lei gridiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore.

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Vespro del 21 Novembre- Memoria dell’Ingresso della santissima Madre di Dio Maria nel tempio

21 Novembre

Memoria dell’Ingresso della santissima Madre di Dio Maria nel tempio.

Al Grande Vespro

Dopo il salmo introduttivo, si recita la prima stasi del primo kàthisma del salterio. Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e i seguenti stichirà prosòmia.

Tono 1. O straordinario prodigio!

Oggi, fedeli, danziamo cantando con salmi e inni al Signore, venerando anche la sua dimora santificata, l’arca animata che accolse l‘incontenibile Verbo: soprannaturalmente infatti si offre a Dio, ancora bambina nella carne e il grande sacerdote Zaccaria lieto l’accoglie come dimora di Dio.

Oggi il tempio animato della santa gloria di Cristo nostro Dio, la sola pura benedetta tra le donne è presentata al tempio della Legge per dimorare nel Santo dei santi; si allietano con lei nello spirito Gioacchino e Anna e i cori delle vergini cantano al Signore, salmeggiando e onorando la Madre sua.

Tu sei l’annuncio dei profeti, gloria degli apostoli, vanto dei martiri e rinnovamento di tutti i mortali, Vergine Madre di Dio: per te infatti siamo riconciliati con Dio. Perciò onoriamo il tuo arrivo nel tempio del Signore e con l’angelo noi tutti, salvati dalla tua intercessione, a te, venerabilissima, gridiamo salmeggiando: Salve.

Altri stichirà prosòmia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

All’interno del Santo dei santi è introdotta nel santo Spirito la santa e pura e da un angelo viene nutrito il vero e santissimo tempio del santo nostro Dio, che tutto santifica introducendo lei nel tempio e divinizza la natura decaduta dei mortali.

Gioiose le fanciulle, reggendo le loro lampade, precedono oggi la lampada spirituale e santamente la introducono nel Santo dei santi, prefigurando il futuro inesprimibile splendore, che da lei rifulgerà e con lo Spirito illuminerà quanti sono nelle tenebre dell’ignoranza.

Piena di gioia, Anna celebratissima esclamava: Ricevi, Zaccaria, colei che i profeti di Dio annunziarono nello Spirito; introducila nel tempio santo, per essere santamente allevata e così divenire divino trono del Sovrano dell’universo, sua reggia e lettiga, sua fulgida dimora.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Dopo la tua nascita, Sovrana, sposa di Dio, giungesti nel tempio del Signore per essere allevata nel Santo dei santi, come creatura santificata; allora a te, purissima, fu anche inviato Gabriele, per portarti cibo; tutti gli esseri celesti stupirono vedendo lo Spirito santo dimorare in te. Tu dunque, senza macchia, né contaminazione, in cielo e in terra glorificata, Madre di Dio, salva la nostra stirpe.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon del giorno e le letture.

Lettura dall’Esodo (Es 40, 15, 17, 9, 14, 28-29).

Il Signore parlò a Mosè dicendo: Nel primo giorno del primo mese, erigerai la tenda della testimonianza. Collocherai l’arca della testimonianza e la coprirai col velo. Introdurrai la mensa e il candelabro e disporrai l’altare d’oro per bruciare profumi davanti all’arca della testimonianza. Collocherai la cortina di velo alla porta della tenda della testimonianza. Prenderai l’olio dell’unzione e ungerai la tenda e tutto ciò che è in essa, santificherai la tenda e tutti i suoi utensili ed essa sarà santa. Santificherai l’altare e l’altare sarà cosa santissima. Mosè fece tutto ciò che il Signore gli aveva ordinato: così egli fece. E la nube coprì la tenda della testimonianza e la tenda fu riempita dalla gloria del Signore. Mosè non poté entrare nella tenda della testimonianza, perché la nube l’adombrava e la tenda era stata riempita dalla gloria del Signore.

Lettura dal terzo libro dei Re (III Re 8, 1-11).

Quando Salomone ebbe terminato di costruire la casa del Signore, radunò tutti gli anziani di Israele in Sion per trasportare l’arca dell’alleanza del Signore dalla città di Davide, che è Sion. I sacerdoti portarono l’arca, la tenda della testimonianza e tutti gli oggetti santi che erano all’interno della tenda della testimonianza. Il re e tutto Israele procedevano davanti all’arca: e i sacerdoti introdussero l’arca dell’alleanza del Signore nel suo luogo, nel santuario della casa, nel Santo dei santi, sotto le ali dei cherubini, perché i cherubini avevano le ali distese sul luogo dell’arca: i cherubini ricoprivano dall’alto l’arca e le sue cose sante. Nell’arca non c’era nulla se non le due tavole di pietra, le tavole dell’alleanza disposte dal Signore e ivi collocate da Mosè all’Oreb. E avvenne che quando i sacerdoti uscirono dal santo, la nube riempì la casa del Signore. E i sacerdoti non poterono starvi a compiere il servizio liturgico a causa della nube, perché la gloria del Signore aveva riempito la casa del Signore.

Lettura dalla profezia di Ezechiele

(Ez 43, 27 & 44, 14).

A partire dal giorno ottavo i sacerdoti offriranno sull’altare i vostri olocausti e i vostri sacrifici pacifici e voi mi sarete accetti, dice il Signore. E mi fece volgere per la via della porta esterna del santuario che guarda ad oriente: essa era chiusa. E il Signore mi disse: Questa porta resterà chiusa, non verrà aperta e nessuno passerà per essa, perché per essa entrerà il Signore Dio d’Israele e rimarrà chiusa. Poiché il principe, lui siede in essa per prender cibo. Entrerà per la via del portico della porta e per la sua via uscirà. E mi introdusse per la via della porta che guarda a settentrione, di fronte al tempio: e vidi ed ecco, era piena di gloria la casa del Signore.

Alla Litì, stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Giorgio di Nicomedia.

Esulti oggi il cielo dall’alto e le nubi piovano la gioia sui prodigi straordinari del nostro Dio: ecco, infatti, la porta che guarda a oriente, sorta da ventre sterile secondo la promessa di Dio, a lui consacrata perché ne facesse la sua dimora, oggi è presentata al tempio come offerta purissima. Al suono del salterio esulti Davide: al suo seguito, disse, vergini sono condotte al Re, si conducono le compagne a lei destinate; nella dimora di Dio, nel suo santuario, all’interno, sarà elevata per essere dimora di colui che prima dei secoli nacque ineffabilmente dal Padre per la salvezza delle nostre anime.

Tono 4. Dello stesso.

Oggi è condotto al tempio del Signore il tempio che accoglie Dio, la Madre di Dio e Zaccaria la riceve; oggi il Santo dei santi esulta e il coro degli angeli è misticamente in festa; con loro anche noi oggi festeggiamo e con Gabriele acclamiamo: Salve, piena di grazia, il Signore è con te, lui che possiede la grande misericordia.

Venite fedeli tutti, lodiamo la sola pura annunziata dai profeti e presentata nel tempio, destinata prima dei secoli a diventare alla fine dei tempi Madre del nostro Dio; per la sua intercessione, Signore, concedici la tua pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Tono pl. 1. Di Leone, maestro.

Splende un giorno di gioia e una festa per tutti: oggi colei che è vergine prima e dopo il parto, è presentata al tempio santo; il vecchio Zaccaria, padre del Precursore, si rallegra e grida festosamente: L’attesa dei tribolati è venuta nel tempio santo, come santa, per essere consacrata dimora del Re universale; gioisca Gioacchino antenato ed esulti Anna avendo offerto a Dio, come agnella di tre anni, la purissima Sovrana. Madri, esultate con loro, vergini danzate in coro e voi, sterili, unitevi ai loro cori, perché colei che è proclamata Regina di tutto l’universo ci ha aperto il regno dei cieli; rallegratevi, popoli e gioite.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, cielo e terra, che contemplate il cielo spirituale, la sola vergine senza macchia, che viene alla casa divina per esservi santamente allevata; attonito, così Zaccaria a lei esclama: Porta del Signore, io ti apro le porte del tempio, in esso aggirati gioiosa; io so e credo che già la redenzione d’Israele sta per venire visibilmente e che da te sarà partorito il Dio Verbo, che dona al mondo la grande misericordia.

Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, a te le sue compagne saranno condotte.

Anna, vera grazia divina, conduce con gioia al tempio di Dio la pura sempre Vergine, colmata di grazia; ha convocato per farle strada le fanciulle portatrici di lampade e dice: Và, figlia, a colui che a me ti ha data: sii dono votivo e profumo di soave odore; entra nei penetrali, apprendi i misteri e prepàrati a divenire amabile e splendida dimora di Gesù, che dona al mondo la grande misericordia.

Stico. Saranno condotte con gioia ed esultanza, al tempio del re saranno condotte.

È posto all’interno del tempio di Dio il tempio che accoglie Dio, la Vergine santissima e ora le fanciulle la precedono, portando lampade; esulta in coro la nobile coppia dei genitori Gioacchino e Anna, perché ha generato colei che ha concepito il Creatore; e la purissima, aggirandosi nelle dimore divine, nutrita per mano di un angelo, si rivela Madre di Cristo, che dona al mondo la grande misericordia.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Di Sergio aghiopolita.

Oggi noi, moltitudini di fedeli qui convenuti, festeggiamo spiritualmente una solennità e piamente acclamiamo la Vergine, figlia di Dio e Madre di Dio, condotta al tempio del Signore, prescelta da tutte le generazioni per essere dimora di Cristo, Re universale e Dio di tutte le cose. O vergini, fate strada recando lampade per onorare l’augusto incedere della sempre Vergine. O madri, deposta ogni tristezza, seguitela piene di gaudio, per celebrare colei che è divenuta Madre di Dio, causa della gioia del mondo. Tutti dunque, con l’angelo, con gioia gridiamo: Salve alla piena di grazia, che sempre prega per le nostre anime.

Apolytíkion. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio la Vergine si mostra pubblicamente e Cristo è preannunziato a tutti. Anche noi a gran voce a lei gridiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore (3).

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Vespro del 20 Novembre- Vigilia dell’ Ingresso nel tempio della Madre di Dio e memoria del nostro santo padre Gregorio il decapolita e del nostro santo padre Proclo

20 NOVEMBRE

Vigilia dell’Ingresso nel tempio della santissima Madre di Dio e memoria del nostro santo padre Gregorio il decapolita e del nostro santo padre Proclo, arcivescovo di Costantinopoli.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia della vigilia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Vergini recanti lampade, facendo lietamente strada alla sempre Vergine, realmente profetizzano in spirito ciò che avverrà: la Madre di Dio, che è tempio di Dio, con gloria verginale è introdotta nel tempio, ancora bambina.

La Madre di Dio realmente si è rivelata al mondo come frutto glorioso di santa promessa, poiché è elevata al di sopra di tutte le cose; piamente condotta nella casa di Dio, dà compimento alla preghiera dei genitori, custodita dal divino Spirito.

Nutrita fedelmente con pane celeste nel tempio del Signore, generasti al mondo il Verbo, pane di vita, o Vergine: come suo tempio eletto e incontaminatissimo, fosti misticamente fidanzata allo Spirito, sposata a Dio Padre.

Di san Gregorio, stessa melodia.

Dimorando in letizia nelle dimore celesti e stando con franchezza con gli angeli, o padre, presso il trono del Signore, implora perché sia donata la liberazione dalle colpe e dalle passioni a chi festeggia sulla terra la tua memoria.

Recidendo con la falce delle preghiere, o padre Gregorio, le spine delle passioni e dissodando con l’aratro della continenza la terra dell’anima, hai seminato in essa i semi della pietà, grazie ai quali fai germogliare per noi frutti di guarigioni.

Noi ti chiamiamo ricettacolo di virtù, o santo, perché amico dell’esichia, coltivatore della veglia, colonna di temperanza, inviolabile dimora di preghiera, celliere di prodigi e intercessore, o Gregorio, per quanti ti onorano.

Gloria. E ora. Della vigilia. Tono 4.

Oggi è condotto al tempio del Signore il tempio che accoglie Dio, la Madre di Dio e Zaccaria la riceve; oggi il Santo dei santi esulta e il coro degli angeli è misticamente in festa; con loro anche noi oggi festeggiamo e con Gabriele acclamiamo: Salve, piena di grazia, il Signore è con te, lui che possiede la grande misericordia.

Allo stico, stichirà prosòmia di san Proclo.

Tono 4. Hai dato come segno.

Piamente adornasti la gerarchia col fulgore dei dogmi e lo splendore della vita, o Proclo celebratissimo e divenisti davvero colonna della Chiesa, illuminando tutti con le tue parole; perciò ti diciamo beato e festeggiamo con salmi e cantici la tua santa e venerabilissima memoria.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Splendidamente definisti e con divina saggezza proclamasti Theotòkos la Vergine senza macchia, perché essa generò colui che precede i secoli, il Creatore e Sovrano, Figlio e Verbo del Padre, volontariamente fatto uomo per noi negli ultimi tempi, senza mutare nella natura e svergognasti Nestorio, empio e insensato.

Stico. I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

Attingesti, o celebratissimo, agli aurei fiumi del sapiente araldo di Dio: di lui divenisti successore nella pietà e nella cattedra, confermando il gregge di Cristo con le dottrine della verità; e come amabilissimo ornamento, restituisti alla Chiesa le sue purissime e venerabilissime reliquie.

Gloria. E ora. Della vigilia. Tono 4.

Venite, fedeli tutti, facciamo l’elogio della sola senza macchia, predetta dai profeti e presentata al tempio, la Madre prestabilita prima dei secoli e divenuta alla fine dei tempi Madre di Dio: Signore, per la sua intercessione, concedi a noi la tua pace e la grande misericordia.

Apolytìkion dei santi. Tono 4.

O Dio dei nostri padri, che sempre agisci con noi secondo la tua clemenza, non distogliere da noi la tua misericordia, ma per le loro preghiere dirigi la nostra vita nella pace.

Gloria. E ora. Della Vigilia.

Tono 4. Presto intervieni.

Anna ci induce oggi alla gioia, perché ha prodotto il frutto che è antidoto per il dolore, la sola sempre Vergine; adempiendo oggi i voti la introduce con gioia nel tempio del Signore come vero tempio del Dio Verbo e Madre pura.

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Vespro del 19 Novembre- Memoria del santo prof eta Abdia e del santo martire Varlaàm

19 Novembre

Memoria del santo profeta Abdia e del santo martire Varlaàm.

Al Vespro.

Al Signore a te, ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Del profeta.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Divenuto, o Abdia, fulgido ricettacolo dello Spirito e da lui illuminato, fosti arricchito di una divinissima forma di profezia, della prescienza delle cose future e della conoscenza della verità: e ora implora per le nostre anime la pace e la grande misericordia.

Uno è definito Dio, con proprietà primarie e con segni caratteristici conformi all’essenza: a questi comunicano i gloriosi e venerabili profeti, per partecipazione e per grazia, secondariamente, nella misura della relazione con Dio, perché il Signore illumina i suoi servi col proprio splendore.

Mentre ti riempi della luce senza tramonto e contempli la gloria oltre intelletto e mente, stando presso il Sovrano dell’universo, beato Abdia, divenuto divino vate, supplicalo di dare alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Del martire. Tono 4. Come generoso.

Divenisti più saldo di una statua, più forte del bronzo e più resistente del ferro: ciascuna di queste cose infatti cede consumata dal fuoco e rapidamente si dissolve, vinta dalla sua forza, mentre la tua inflessibile destra distesa, data alle fiamme, è prodigiosamente scampata ai carboni ardenti, o sapientissimo.

Stando presso Dio e a lui accostandoti, o beato, non con sangue estraneo, ma col tuo proprio sangue apparisti come sacerdote e con mano di martire offristi incenso di soave odore non alle seduzioni dei demòni, ma a Cristo, Salvatore e Sovrano, che regna in eterno.

Pieni di gioia, o illustre, noi ti chiamiamo sacerdote offerente e agnello offerto, perché l’uno e l’altro tu sei: offristi infatti te stesso a Dio in olocausto come vittima immacolata col fuoco dei tormenti; imploralo dunque per la salvezza di quanti onorano la tua insigne memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che sei reggia del Sovrano piena di luce e nube di luce, o favorita dalla divina grazia, di colui che è sorto dal tuo grembo, o purissima, illumina la nostra anima e la nostra mente e, distruggendo tutti gli scandali dell’ingannatore, con la tua intercessione, o Vergine, rinsalda il nostro pensiero.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti pendere dalla croce, Signore, la Vergine tua Madre gemeva e facendo lamento diceva: Come ti hanno ricompensato, o Sovrano, coloro che hanno goduto dei tuoi molti doni? Ma ti prego, non lasciarmi sola al mondo: affréttati a risorgere, risuscitando insieme a te i progenitori.

Allo stico stichirà dall’Oktòichos.

Quindi il resto del vespro e la conclusione.

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Vespro del 18 Novembre- Memoria dei santi martiri Platone e Romano

18 Novembre

Memoria dei santi martiri Platone e Romano.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo le stichirà prosòmia dei santi.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Pieno di nobili sentimenti, hai sopportato con animo coraggiosissimo la recisione delle membra e la decapitazione, il fuoco insostenibile, la fame e la morte, perseguendo la gloria tenuta in serbo per te dall’eternità, la gloria che non viene meno e tenendo davanti agli occhi la beatitudine perpetua.

Superata del tutto la sensibilità e trasferito con la mente alla vita superna, con un pensiero di divina saggezza e un’anima dal grande sentire, hai disprezzato la viltà e la bassezza delle cose visibili: perciò, raschiato e bruciato col fuoco, per Cristo, o martire, ti sei mantenuto costante con ogni coraggio.

Dissolvendo con la grazia tutto il piano del nemico e gli attacchi dei persecutori, cingesti la corona di vittoria, o felicissimo, divenendo degno dell’esultanza immacolata e dell’indicibile illuminazione divina: e ora, là giunto, chiedi la remissione dei peccati per quanti ti acclamano.

Tre anche di san Romano.

Tono 4. Come generoso.

Infiammato dall’ascesi, temprato dalla lotta, impinguato dalle tante pene, sei divenuto spada a due tagli che batte le falangi dei demòni, o Romano, decoro degli atleti, vanto divino, splendore della sacra assemblea di coloro che, nel proprio sangue, sono stati portati alla perfezione, o illustre.

Appeso e raschiato, rinchiuso in carcere, con la lingua strappata, o glorioso e le mascelle spezzate, accogliendo la beata fine per il violento strangolamento, o vittorioso, ti sei mostrato irremovibile, mai abbattuto, grazie alla sinergìa, o Romano, del divino Spirito: perciò con fede ti acclamiamo.

Il fanciullo diventa retore e sbalordisce gli stolti, fiorisce per la sacra resistenza e rifulge per il martirio, arricchendo la gloria dei santi atleti, di cui aveva acquistato lo zelo, o Romano ammirabile, dal nobile sentire: con lui supplica perché sia inviata a noi tutti la remissione dei debiti.

Gloria. Di san Platone, Tono pl. 2.

Tremendi e straordinari, o Signore, i trofei del tuo martire: emulando la franchezza dei pescatori e la teologia del fabbricatore di tende, ha respinto con le parole e le opere la mitologia di Platone e le chiacchiere stoiche; scorticato e con la testa tagliata, ha soffocato il nemico con l’effusione del suo sangue. O gloria dei martiri, tu che hai annunciato con franchezza il grande nome di Cristo, chiedi, o taumaturgo, o Platone beatissimo, che sia donata alle nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

O Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, insieme con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Oppure stavrotheotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Vedendo come il popolo pieno di iniquità ingiustamente ti inchiodava al legno, la pura Vergine, tua Madre, come aveva predetto Simeone, o Salvatore, ne aveva le viscere trafitte.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Il resto del vespro e la conclusione.

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Vespro del 17 Novembre- Memoria del nostro santo padre Gregorio il taumaturgo, vescovo di Neocesarea

17 Novembre

Memoria del nostro santo padre Gregorio il taumaturgo, vescovo di Neocesarea.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia da ripetere due volte.

Tono pl. 4. Come vi chiameremo?

Come ti chiamerò, Gregorio? Dedito alla pratica, perché sottomettesti le passioni all’intelletto; contemplativo, perché cogliesti il frutto della sapienza; uomo reso degno della divina visione e iniziato ai divini dogmi; sacerdote sacratissimo e mirabilissimo taumaturgo: supplica per la salvezza delle nostre anime.

Che nome ti darò, o beato? Guida degli erranti e medico dei malati; largo dispensatore del necessario a quanti chiedono; potentissimo fugatore dei demoni; allenatore dei martiri nella lotta; uomo splendente di carismi profetici, o ammirabile: supplica per la salvezza delle nostre anime.

Che nome ti darò, Gregorio? Costante demolitore dell’empietà atea; definitore della pietà e maestro delle genti; invincibile arbitro di pace; imbattibile distruttore di guerre; uomo che, stando sui monti, vedeva ciò che nelle città accadeva: supplica per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2.

Disceso con ogni sapienza nelle profondità della contemplazione, gerarca di Cristo, fosti iniziato alla divina manifestazione della Trinità; e fissando stabilmente in spirito Cristo nostro Dio, fai scaturire per noi l’abisso dei prodigi: trasformando in pietra la fluida natura delle acque e liberando il custode del tempio dal cupo inganno, persuadesti i persecutori a credere alla verità; apparso loro come colonna della pietà, fosti proclamato ministro di prodigi. Perciò ti scongiuriamo: non cessare di supplicare per noi il Salvatore affinché salvi le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Riposta nei cieli.

Caduto per la mia inclinazione e fatto schiavo del seduttore con l’inganno, o sposa di Dio, mi rifugio, io, l’infelice, nella tua mirabilissima compassione e nella tua fervida preghiera, o Vergine santissima: liberami dalla catena delle prove e tribolazioni e salvami, o purissima, dagli assalti del demonio, affinché ti glorifichi e con affetto t’inneggi, ti veneri e magnifichi, o Sovrana sempre beata.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti pendere dal legno in mezzo a due ladroni, la Vergine Madre che ti generò senza doglie, né corruzione, è colpita all’anima, o Signore, dalla dura freccia del dolore e, tra gemiti amari, è straziata nelle viscere e nel cuore puro; lacerandosi senza pietà il viso con le unghie e versando lacrime brucianti, a te gridava nel lamento, o Salvatore: Ahimè, mio dolcissimo cuore! Come dunque soffri ingiustamente?

Allo stico, stichirà dall’oktoichos.

Gloria. Tono pl. 2.

Come a Daniele, o sapiente, anche a te fu dato di vegliare in Dio, come infatti a lui il sogno, così a te fu rivelato il mistero della fede: intercedi dunque, padre santo, per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogliesti il verbo dell’arcangelo e divenisti trono cherubico: portasti tra le braccia, o Madre di Dio, la speranza delle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti partorì gridava: Quale mistero strano vedo, Figlio mio? Come dunque muori nella carne, pendendo dal legno, tu che dispensi la vita?

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Vegliando nelle preghiere, operando continui prodigi, con le tue belle opere ti sei guadagnato il nome. Prega dunque Cristo Dio, o padre Gregorio, di illuminare le nostre anime, affinché non ci addormentiamo nei peccati per la morte.

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Vespro del 16 Novembre- Memoria del santo glorioso apostolo ed evangelista Matteo

16 Novembre

Memoria del santo glorioso apostolo ed evangelista Matteo.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo tre stichirà prosòmia ripetendole due volte.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

Vedendo, o apostolo, con divina prescienza il tuo animo ispirato da Dio, colui che penetra i cuori degli uomini ti liberò dal mondo dell’iniquità, rendendoti luce universale e comandandoti di illuminare e far risplendere i confini dell’ecumène; divenisti degno di redigere il suo divino vangelo: imploralo di salvare e illuminare le nostre anime.

Tu che dal banco della gabella fosti chiamato al discepolato, quando l’eterno Verbo ti rivolse la parola, inducendoti a seguirlo e promettendoti che avresti partecipato al regno, allora, lasciando tutto, o beatissimo e separandoti dalla confusione tumultuosa, con ardore lo seguisti; e ora, o veggente, chiaramente saziandoti dell’ineffabile contemplazione di lui, supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Un acuto sguardo profetico di certo contemplò te, un tempo, nella santa pietra che rotolava sulla terra, abbattendo le macchine da guerra dell’inganno; e il Verbo enipostatico, o sapientissimo, ti rese luce del mondo e araldo di giustizia e verità, risplendente per i bagliori della luce trisolare, o venerabilissimo: supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Gloria. Tono 4.

Prontamente seguisti Cristo che ti chiamava al celeste discepolato, o ispirato da Dio, respingendo da te in un sol colpo ogni occupazione nelle cure terrene; assumendo infatti docilmente un sentimento degno del regno superno, ti allontanasti dall’abbietta condotta e dalla gloria vana, divenendo da pubblicano evangelista, luce di quanti sono nelle tenebre e guida degli erranti alla salvezza: ed ora sei anche ferventissimo intercessore per tutto il mondo e custode che salva, o Matteo, quanti ti onorano.

E ora. Theotokìon. Tu che sei stato chiamato.

Portasti in grembo il Creatore di tutti, che ha assunto un corpo per riplasmare l’uomo, un tempo caduto per la trasgressione tramite il serpente, o beata in Dio. Ineffabilmente generasti il Dio Verbo, o pura e col tuo parto liberasti dalla corruzione tutto il creato invecchiato; celebriamo dunque e glorifichiamo, o Vergine senza nozze, la tua grazia con cui proteggi e salva quanti con fede ti glorificano.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Con la tromba delle tue parole, chiamasti a raccolta gli uomini nella conoscenza di Dio, o tu che sei ovunque celebrato, scacciasti dalla terra le accolte dell’inganno e unisti i fedeli in unanimità perfetta; ora preghi perché siano liberati da corruzione e pericoli quanti festeggiano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Colui che con una lingua di fuoco ti armò dello Spirito, ti rese forte guerriero contro l’inganno, o apostolo: Cristo nostro Dio, da cui ricevesti fulgidi i premi della grazia. Supplicalo di liberare da corruzione e pericoli quanti festeggiano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Protendendo lo sguardo alle profondità dello Spirito, o apostolo, contemplasti l’inesauribile ricchezza: attingendo da essa la grazia generosa, evangelicamente la concedesti a tutti noi; e ora preghi perché siano liberati da corruzione e pericoli quanti festeggiano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Gloria. Tono pl. 2.

Dalle profondità estreme del male, come aquila dall’alto volo prodigiosamente ascendesti alle eccelse vette della virtù, o illustre Matteo; seguisti infatti le orme del Cristo, che copre i cieli con la sua potenza e della sua intelligenza riempie tutta la terra e di lui ti rivelasti ardente discepolo in tutto, evangelizzando pace, vita e salvezza a quanti piamente ubbidiscono ai suoi divini precetti: in essi guida anche noi, perché siamo graditi al Creatore e proclamiamo te beato.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo ed evangelista Matteo, prega il Dio misericordioso perché conceda alle nostre anime la remissione delle colpe.

Segue la conclusione.

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Vespro del 15 Novembre- Memoria dei santi marti ri e confessori Guria, Samonà e Abibo

15 Novembre

Memoria dei santi martiri e confessori Guria, Samonà e Abibo.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 4 stichirà prosòmia, ripetendone due.

Tono 4. Hai dato come segno.

Il sapientissimo Abibo, il mirabile Samonà e il glorioso Guria, intrecciando con i fedeli una comune danza, ora con noi, nell’esultanza, danzano, i vittoriosi e festeggiano: perché alle anime dei martiri è dato da Dio di vedere intelligibilmente, come in uno specchio, ciò che quaggiù accade.

Avendo sopportato le pene di intollerabili tormenti e lottato generosamente, o Samonà, Guria e tu beato Abibo, pari in numero alla Trinità, godete ora l’eterno e soave diletto, con cui Cristo vi compensa delle vostre fatiche: supplicatelo dunque con fervore di salvare le nostre anime.

Confessando la triplice Monade, o santi, dileguaste il pensiero politeista degli elleni e la loro stolta sapienza con la potenza della croce, da essi considerata stoltezza, o beatissimi: e dalla croce fortificati, sopportaste con animo coraggioso i tremendi flagelli dei tormenti.

Pervenuti, o martiri vittoriosi, al golfo senza tempeste, alla vita imperturbata e al placidissimo porto, avete ottenuto ora in cambio l’eternità dell’esistenza impassibile che dura sempre, ricevendo degnamente da Dio il compenso delle pene e il premio delle fatiche, o beati.

Gloria. Tono 2. Di Ikasia monaca.

Si rallegra Edessa, arricchita dell’urna dei santi Guria, Samonà e Abibo e, radunato il gregge amico di Cristo, grida: Venite, amici dei martiri, risplendete in questa fulgida memoria. Venite, amici della festa, siate illuminati. Venite, vedete i luminari celesti che si aggirano sulla terra. Venite e udite quale amara morte subirono i nobili adamantini, per la vita senza fine. Garanti dunque della verità, salvarono una fanciulla gettata viva in una tomba e consegnarono alla perdizione come assassino e spietato lo scellerato che perfidamente agì contro di loro; essi con insistenza implorano la Trinità santissima di liberare da corruzione, tentazioni e da ogni pericolo quanti con fede festeggiano la loro memoria.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Che cosa posso offrirti, nella mia miseria, o Sovrana del mondo, se non fonti di lacrime e la confessione di ciò che ho commesso? Ma tu guarda con occhio benevolo, o Vergine, all’infermità della mia povera anima; dissolvi le nubi delle mie passioni e allontana, ti prego, da me tuo servo il buio che mi tiene prigioniero.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti appeso al legno della croce, o Gesù, l’ignara di nozze piangeva e diceva: Figlio dolcissimo, perché hai lasciato sola me tua madre, o luce inaccessibile del Padre che precede l’eternità? Affréttati a glorificarti, perché ottengano la gloria divina quanti glorificano la tua divina passione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Volendo recita i seguenti prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Prodigio dei prodigi degnamente apparve al mondo il vostro prodigio, martiri del Signore: dai legami delle genti, infatti, la fanciulla un tempo ingiustamente chiusa nella tomba salvaste col vostro materno abbraccio.

Stico. Meraviglioso Dio nei suoi santi, il Dio d’Israele, egli darà forza e stabilità al suo popolo; benedetto Dio.

Lottando come martiri, o beati in Dio, accettaste volentieri come ricca grazia le torture dei nemici e per aver lasciato gli appetiti terreni, foste annoverati tra gli eletti di Dio per le pene subite per lui.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, ha reso mirabili in loro tutti i suoi voleri.

Tutti il grande e nobilissimo Guria col divino Samonà e Abib, che un tempo era Levita, celebriamo, o fedeli con inni, poiché sono fervidissimi difensori di tutti nelle tribolazioni.

Gloria. Tono 2.

Venite tutti, amici dei martiri, onoriamo con inni Guria, Abibo e Samonà, campioni di Cristo, perché operano straordinariamente con prodigi; non sdegnarono per un giuramento di far fuggire la fanciulla, ma esaudendo la richiesta, la salvarono, facendo vendetta dell’iniquo goto. Grazie a loro, o Cristo Dio, nella tua bontà e filantropia salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Tu sola, senza strettezze, portasti in grembo il Dio incontenibile, divenuto uomo per bontà, o santissima sposa di Dio: ti supplico dunque di liberarmi dalle passioni che mi stringono, affinché, passando per il sentiero stretto e diritto, io raggiunga, o Vergine, quella via che conduce alla vita.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo innalzato sulla croce, dopo aver sopportato molti insulti, il Creatore dell’universo, o purissima, gemevi dicendo: Signore celebratissimo, mio Figlio e Dio, come dunque, per onorare la tua creatura, o Sovrano, sopporti nella carne il disonore? Gloria alla tua grande pietà e alla tua grande condiscendenza, o amico degli uomini.

Apolytíkion. Tono pl. 1.

Tu che ci hai donato, o Cristo Dio, i prodigi dei tuoi santi martiri come muro inespugnabile, per le loro suppliche disperdi i disegni delle genti e rafforza gli scettri del regno, perché tu solo sei buono e amico degli uomini.

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Vespro del 14 Novembre- Memoria del santo il lustre apostolo Filippo e del santo glorioso megalomartire Costantino di Idra, martirizzato nell’anno 1800 nell’isola di Rodi

14 Novembre

Memoria del santo illustre apostolo Filippo e del santo glorioso megalomartire Costantino di Idra, martirizzato nell’anno 1800 nell’isola di Rodi.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia dei santi ripetendoli 2 volte.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Ponendo la pratica, o beato, come ascesa alla verace contemplazione e la contemplazione come fine di una pratica innamorata di Dio, hai chiesto a Cristo di mostrarti la gloria ineffabile del Padre: ogni natura razionale anela infatti, o glorioso, al Dio che l’ha posta in essere; sùbito ottenesti ciò che desideravi, accogliendo come sigillo il Figlio: imploralo con franchezza per le nostre anime.

Procedendo sempre per divine ascensioni, come Mosè un tempo, desideravi contemplare Dio e distintamente hai visto la sua immagine, che accettasti in ragione della somiglianza: del Padre infatti è sintetica conoscenza e rivelazione il Figlio; ma del Figlio e del Padre unica è riconosciuta l’essenza e santamente è proclamata l’identità in tutto, regno, potenza, gloria e adorazione.

Divenisti strumento toccato dal soffio divino e dalle suggestioni del santo Spirito e cantando nel mondo il vangelo ultramondano del Salvatore, con la tua lingua di fuoco bruciasti tutto l’inganno, come materia facilmente combustibile e come erba appassita della terra e predicasti a tutto il mondo Cristo, Sovrano e Signore di tutti, o prodigioso Filippo.

Gloria. Tono pl. 2. Di Byzantios.

Infuocato dalle folgori della grande luce, Filippo, rifulgevi come astro universale; cercando nel Figlio il Padre delle luci, tu lo trovasti, perché nella luce si trova la luce ed egli è il sigillo di ugual forma che manifesta l’archetipo. Imploralo, o apostolo, di salvare quanti furono segnati col sangue divino.

E ora. Theotokìon.

Chi non ti dirà beata, Vergine santissima, chi non celebrerà il tuo parto verginale? Perché l’Unigenito Figlio, atemporalmente dal Padre rifulso, egli stesso, ineffabilmente incarnato, uscì da te, pura: Dio per natura e per noi fatto uomo per natura, non diviso in dualità di persone, ma da riconoscersi in dualità di nature, senza confusione. Imploralo, augusta beatissima, di aver pietà delle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! L’apostolo che con la rete un tempo catturava i pesci, è divenuto pescatore di uomini inviato da Dio; con la rete delle parole ha preso le genti, con l’amo della croce ha tirato su il mondo. Quale preda ha offerto a Cristo il teurgo di cui ora festeggiamo la memoria!

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

O straordinario prodigio! L’apostolo Filippo, inviato da Dio come pecora in mezzo a lupi, avanza ora senza paura: con la fede ha reso agnelli le belve, divinamente trasformando il mondo. Oh, le opere della fede! Oh, indicibili poteri! Per le sue preghiere, salva le nostre anime, come unico compassionevole.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

O straordinario prodigio! L’apostolo Filippo è apparso pozzo che fa scorrere vita col secchio della sapienza per gli abitanti del mondo: da lui procedono i rivi dei dogmi; da lui beviamo i flutti dei prodigi. Oh, quali tremendi portenti ha compiuto il teurgo, di cui con fede celebriamo la memoria!

Gloria. Tono 2. Di Byzantios.

Abbandonate le cose della terra, seguisti Cristo e segnato con l’ispirazione del santo Spirito, da lui fosti inviato tra le genti perdute, per convertire gli uomini alla luce della conoscenza di Dio, o apostolo Filippo; compiuta la lotta del tuo divino desiderio, tra molteplici supplizi consegnasti la tua anima a Dio. Supplicalo, o beatissimo, di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

In te ripongo ogni mia speranza, Madre di Dio: custodiscimi sotto la tua protezione.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo Filippo, prega il Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del martire. Tono 1. Cittadino del deserto.

Lo splendido figlio di Idra, il vanto di Rodi, il glorioso neomartire Costantino onoriamo con inni e odi spirituali, celebrandone la memoria per ricevere ricca ricompensa da Dio, acclamando: Gloria a colui che ti ha glorificato, gloria a colui che ti ha rafforzato e negli ultimi tempi incoronato.

Segue la conclusione.

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Vespro del 13 Novembre- Memoria del nostro santo padre Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli

13 Novembre

Memoria del nostro santo padre Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli.

Al Grande Vespro

Dopo il salmo introduttivo, la prima stasi del primo kàthisma del salterio (salmi 1-3). Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e 3 stichirà prosòmia da ripetere due volte.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

L’aurea tromba, lo strumento ispirato da Dio, l’oceano inesauribile dei dogmi, il sostegno della Chiesa, l’intelletto celeste, l’abisso della sapienza, il calice tutto d’oro che versa fiumi di insegnamenti fluenti miele e irriga il creato melodiosamente inneggiamo.

L’astro senza tramonto che illumina tutta la terra con i raggi degli insegnamenti, il predicatore della penitenza, la spugna tutta d’oro che toglie l’umida mollezza della terribile disperazione e bagna i cuori logorati dai peccati, Giovanni dal verbo aureo degnamente onoriamo.

L’angelo terrestre e uomo celeste, rondine faconda e dalle molte voci, il tesoro delle virtù, la roccia infrangibile, modello dei fedeli, emulo dei martiri, colui che è pari ai santi angeli, eguale nei costumi ai santi apostoli, il Crisostomo, sia magnificato con inni.

Gloria. Tono pl. 2.

O venerabile beatissimo, santissimo padre, buon pastore, discepolo di Cristo, pastore supremo, che dai la vita per le pecore: chiedi anche ora, o Giovanni Crisostomo inneggiatissimo, che per la tua intercessione ci sia donata la grande misericordia.

E ora. Stesso tono. Theotokìon.

Chi non ti dirà beata, Vergine santissima, chi non celebrerà il tuo parto verginale? Perché l’Unigenito Figlio, atemporalmente dal Padre rifulso, egli stesso, ineffabilmente incarnato, uscì da te, la pura: Dio per natura e per noi fatto uomo per natura, non diviso in dualità di persone, ma da riconoscersi in dualità di nature, senza confusione. Imploralo, augusta beatissima, d’aver pietà delle nostre anime.

Ingresso, Luce gioiosa, il prokìmenon del giorno e le letture.

Lettura dai Proverbi (passim).

Del giusto si fa memoria tra le lodi e la benedizione del Signore è sul suo capo. Beato l’uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che conosce la prudenza. Meglio è trafficare per essa che per tesori d’oro e d’argento. Essa è più preziosa di pietre di gran valore: nessun oggetto pregiato può starle a fronte. Dalla sua bocca infatti esce la giustizia e sulla lingua reca la legge e la misericordia. Ascoltatemi dunque, o figli, perché dirò cose sante e beato l’uomo che custodirà le mie vie. Perché le mie uscite, sono uscite di vita ed è pronta la benevolenza da parte del Signore. Perciò vi esorto e alzo la voce verso i figli degli uomini: Io, la sapienza, ho fondato il consiglio, la conoscenza e la riflessione, io le ho chiamate. Mio è il consiglio, mia la certezza, mia la prudenza, mia la forza. Io amo coloro che mi amano: quelli che mi cercano troveranno grazia. O semplici, imparate dunque la finezza e voi indotti, rendete assennato il cuore. Ascoltatemi ancora e dirò cose sante, svelerò con le mie labbra cose rette. La mia gola mediterà la verità: sono abominevoli davanti a me le labbra mendaci. Sono dette con giustizia tutte le parole della mia bocca, nulla vi è in esse di tortuoso o di perverso. Tutto è retto per chi comprende e diritto per quelli che trovano la conoscenza. Poiché io vi insegno cose vere, affinché la vostra speranza sia nel Signore e siate ripieni di Spirito.

Lettura dai Proverbi

e dalla Sapienza di Salomone (passim).

La bocca del giusto stilla sapienza e le labbra degli uomini conoscono le grazie. La bocca dei sapienti medita la sapienza: e la giustizia li libera dalla morte. Alla morte di un uomo giusto, non è perduta la speranza, perché un figlio giusto nasce alla vita e mieterà fra i suoi beni un frutto di giustizia. Luce sempiterna per i giusti; presso il Signore troveranno grazia e gloria. La lingua dei sapienti conosce il bene e nel loro cuore riposa la sapienza. Il Signore ama i cuori santi e gli sono accetti tutti coloro che sono immacolati nel loro cammino. La sapienza del Signore illumina il volto dell’assennato: essa infatti previene quelli che la desiderano, prima di essere conosciuta ed è facilmente contemplata da quelli che la amano. Chi di primo mattino la cerca non faticherà e chi veglia per lei sarà presto senza affanni. Perché essa va in giro alla ricerca di quelli che sono degni di lei e con benevolenza appare loro sui sentieri. Mai il male prevarrà sulla sapienza. Per questo mi sono innamorato della sua bellezza, l’ho amata e l’ho ricercata dalla giovinezza e mi sono studiato di prenderla come sposa. Perché il Creatore dell’universo l’ha amata. Essa infatti è iniziatrice alla scienza di Dio ed è lei che sceglie le sue opere. Le sue fatiche sono virtù: è lei che insegna temperanza e prudenza, giustizia e fortezza, delle quali nulla è più utile agli uomini nella vita. Se poi uno desidera molta esperienza, essa sa farsi un’idea delle cose antiche e delle future; conosce le sottigliezze dei discorsi e le soluzioni degli enigmi; prevede segni e prodigi e le vicende dei tempi e delle epoche: è per tutti buon consigliere. Perché in essa c’è immortalità e buona fama nella partecipazione ai suoi discorsi. Per questo pregai il Signore, lo supplicai e gli dissi con tutto il cuore: Dio dei padri e Signore di misericordia, tu che hai fatto tutte le cose con la tua parola e che con la tua sapienza hai creato l’uomo perché domini sulle creature da te fatte e governi il mondo con santità e giustizia: dammi la sapienza che siede con te in trono e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella. Mandala dalla tua santa dimora e dal trono della tua gloria, affinché mi assista e mi insegni ciò che ti è gradito e mi guidi nella conoscenza e mi custodisca nella sua gloria. Perché i pensieri dei mortali sono tutti timidi e incerte le loro riflessioni.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (passim).

Quando il giusto viene lodato, si rallegrano i popoli: il suo ricordo infatti è immortale, perché è noto a Dio e agli uomini e la sua anima è gradita al Signore. Bramate dunque, o uomini, la sapienza, desideratela e ne riceverete ammaestramento. Poiché il suo principio è amore e osservanza delle leggi. Onorate la sapienza, per regnare in eterno. Vi annuncerò e non vi nasconderò i misteri di Dio: poiché egli stesso è guida della sapienza e correttore dei sapienti e nella sua mano sta ogni prudenza e scienza nei lavori. La sapienza artefice dell’universo mi ha ammaestrato: poiché vi è in essa uno spirito intelligente, santo; essa è riflesso della luce eterna e immagine della bontà di Dio. Essa forma amici di Dio e profeti. Essa è più nobile del sole e supera ogni costellazione di astri: paragonata alla luce, è trovata superiore. Essa ha liberato dalle pene i suoi servi e li ha guidati per sentieri diritti. Ha dato loro una scienza santa, li ha custoditi da coloro che li insidiavano e ha assegnato loro la vittoria in una forte lotta, affinché tutti conoscano che la pietà è più potente di tutto e che mai il male prevarrà sulla sapienza, né la giustizia punitrice risparmierà i malvagi. Dicevano infatti in se stessi, con ragionamento non retto: Opprimiamo il giusto, non risparmiamo la sua dignità né rispettiamo l’annosa canizie del vecchio; la nostra forza ci sia legge. Tendiamo insidie al giusto perché ci è di imbarazzo, si oppone alle nostre opere e ci attribuisce la responsabilità delle trasgressioni della nostra educazione. Proclama di avere la conoscenza di Dio e si dichiara figlio del Signore. È divenuto un rimprovero ai nostri pensieri. Ci è di peso anche solo vederlo, perché la sua vita è diversa da quella degli altri e le sue vie sono tutt’altra cosa. Siamo stimati da lui come qualcosa di adulterato, si tiene lontano dalle nostre strade come da immondezze e proclama beata la fine del giusto. Vediamo dunque se le sue parole sono vere e verifichiamo ciò che ne sarà. Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti per conoscere la sua mitezza e saggiare la sua pazienza. Condanniamolo a una morte infame, perché secondo le sue parole, verrà soccorso. Questo hanno pensato e si sono ingannati, perché la loro malizia li ha accecati. Non hanno conosciuto i misteri di Dio, né hanno considerato che tu sei l’unico Dio che ha potere di vita e di morte, che salva nel tempo della tribolazione e libera da ogni male: il pietoso e il misericordioso che dà grazia ai suoi santi e resiste col suo braccio ai superbi.

Alla Litì, stichirà prosòmia.

Tono 1. Di Anatolio.

Luminare e bocca d’oro, gemma delle virtù divine, o Giovanni, tempio delle scritture che ci istruiscono, sei stato anche puro tesoro dello Spirito; tutta la Chiesa esulta per il tuo verbo di salvezza. Tu che gioisci dell’eredità superna, per la familiarità che hai presso Dio, intercedi per noi, padre santo.

Sulle tue labbra venne effusa la grazia, padre venerabile: perciò il Signore ti consacrò gerarca del suo popolo per guidare il suo gregge nella giustizia e santità; e cingendo la spada del potente, troncasti le chiacchiere delle eresie; senza sosta, dunque, Giovanni Crisostomo, prega perché al mondo sia donata la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Tono 2. Dello Studita.

Acclamandoti, padre santo, come arcivescovo e buon pastore, araldo della penitenza, strumento della grazia, bocca dal soffio dorato, o venerabile, noi ti preghiamo con tutto il cuore: procura con la tua intercessione la salvezza alle nostre anime.

Stesso tono. Di Giorgio di Nicomedia.

Come sposa ornata di gioielli, Giovanni Crisostomo, per le tue auree parole la Chiesa ti acclama gioiosamente: sono ricolma delle ricchezze dei tuoi flutti, risplendente nell’oro del tuo miele e, per le tue dolci esortazioni, passo dall’azione alla contemplazione, mi unisco a Cristo, mistico Sposo e regno con lui. Perciò, tutti noi riuniti per la tua memoria, cantiamo: prega sempre in nostro favore il Signore, per la salvezza delle nostre anime.

Raggiungesti la più alta filosofia, fuori dal mondo vivendo al di sopra di ciò che si vede, o gerarca; divenisti puro specchio di Dio e sempre unito al suo splendore, attirasti la luce fino a trovare in modo ancor più luminoso la tua beata fine. O Crisostomo, prega per le nostre anime.

Tono 4.

Con le tue parole raggianti oro inondasti sapientemente i confini, avendo anima e corpo dorati, o beatissimo e ornasti ogni cosa con la filigrana dei tuoi discorsi, orafo dei tuoi dogmi; e scrivendo aurei libri, salisti volando al cielo; perciò ti acclamiamo: o Crisostomo, fiume d’oro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. Stesso tono. Di Germano.

Alla Città Imperiale convenivano gloria e onore per avere come ornamento il gerarca Giovanni, tromba dai bagliori dorati risuonante per tutti i confini i salvifici dogmi e radunante tutti per il canto degli inni divini; a lui diciamo: o Crisostomo, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

In te, pura Madre di Dio, abbiamo rifugio, fortezza e pacifico porto; perciò ti acclamiamo: nella tempesta della nostra vita prendi il timone e salvaci.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, amabile e ispirato aureo strumento della Chiesa, lingua che ci ha benevolmente descritto le varie forme della penitenza, aureo intelletto, rondine dalla bocca d’oro, colomba che, secondo la parola del salmo, ha il dorso splendente dorati riflessi nello smagliante verdeggiare delle virtù; torrente tutto d’oro che riversa i suoi flutti; bocca divina, garante della divina benevolenza. Implora Cristo perché mandi sulle nostre anime la grande misericordia.

Stico. La mia bocca parlerà sapienza e la meditazione del mio cuore intelligenza.

Salve, padre degli orfani, prontissimo soccorso di chi subisce ingiustizia, provveditore dei bisognosi, cibo degli affamati, correzione dei peccatori, accortissimo e venerabilissimo medico delle anime, rigore di eccelsa teologia, chiarezza delle Scritture dello Spirito, legge di perfetta prassi, canone rettissimo di contemplazione e pratica, apice della sapienza. Implora Cristo di mandare sulle nostre anime la grande misericordia.

Stico. La bocca del giusto mediterà la sapienza, ma la lingua dell’iniquo andrà in rovina.

Rendesti te stesso casa consacrata delle sacre virtù: in te infatti dimorarono, o padre, come in un santo e purissimo tempio: perché governando veramente i sensi del corpo, serbasti la tua mente pura dalle passioni, come in un inviolato tesoro; divenuto così molto simile a Dio, o beatissimo, presiedesti alla Chiesa, adorno della dignità gerarchica e supplichi Cristo, che dona al mondo la grande misericordia.

Gloria. Tono pl. 2.

Divenisti tromba dalla voce aurea, o Crisostomo dall’aurea eloquenza, orefice dei cuori dei fedeli con i tuoi insegnamenti, frutto di auree fatiche: poiché, come dice il profeta, è uscito il suono delle tue dottrine, padre santo e ha illuminato i confini di tutto il mondo.

E ora. Theotokìon.

Il mio Creatore e Redentore, Cristo Signore, procedendo dal tuo grembo, o purissima, rivestendosi di me, liberò Adamo dalla maledizione antica; perciò senza sosta gridiamo a te, veramente Madre di Dio e Vergine purissima, il saluto dell’angelo: salve, Sovrana, avvocata, protezione e salvezza delle nostre anime.

Apolytíkion. Tono pl. 4. Autòmelo.

La grazia della tua bocca, che come torcia rifulse, illuminò tutta la terra, depose nel mondo tesori di generosità e ci mostrò la sublimità dell’umiltà. Mentre dunque ammaestri con le tue parole, padre Giovanni Crisostomo, prega il Verbo, Cristo Dio, di salvare le nostre anime.

Theotokìon.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, il tuo amore per gli uomini: accogli, mentre intercede per noi, la Madre di Dio che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, il popolo che non ha più speranza.

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Vespro del 12 Novembre- Memoria del santo padre Giovanni il misericordioso, arcivescovo di Alessandria e del nostro santo padre Nilo

12 Novembre

Memoria del santo padre Giovanni il misericordioso, arcivescovo di Alessandria e del nostro santo padre Nilo.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia del gerarca.

Tono 4. Hai dato come segno.

Hai sparso, hai dato ai bisognosi il tuo pane, o mirabile Giovanni, imitando la misericordia del compassionevolissimo Sovrano, o beato; perciò davvero in eterno rimane la tua memoria, o santo: con la tua intercessione, salva da tentazioni e tribolazioni quanti la festeggiano con fede, o gerarca felicissimo.

Colui che osserva le cose nascoste, vedendo la tua purezza, la rettitudine della tua mente e la tua condotta divina, ti ha elevato al sommo trono, ungendoti col crisma, o sapiente, consacrandoti e affidandoti realmente i timoni del gregge, che tu hai condotto ai porti della divina volontà, o meraviglioso Giovanni.

Il Signore ti ha dato secondo tutte le richieste del tuo cuore, o ammirabile, perché tu hai osservato tutte le leggi della salvezza: hai infatti amato Dio di amore totale e il prossimo come te stesso, o beato in Dio e provveduto ai bisognosi: perciò oggi ti onoriamo, o Giovanni.

Del santo. Tono pl. 4. Come vi chiameremo.

Come ti chiameremo dunque, o santo? Fiume che esce dall’Eden spirituale; canale dei doni elargiti da Dio; inondazione di dottrine della grazia; coppa della sapienza e della conoscenza; uomo dedito alla più estrema attenzione spirituale; maestro di rigorosa pratica. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Che nome ti daremo, o santo monaco? Coltivatore delle piante immortali, o beatissimo; giardiniere del paradiso spirituale dei fedeli; espertissimo nelle leggi date da Dio; conoscitore dei dogmi divinamente ispirati; abilissimo esegeta; educatore capacissimo. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Come ti chiamerò, o ammirabile? Regolatore della vita matrimoniale, arbitro di castità; educatore dei monaci, guida della verginità: rettamente infatti tu tieni l’equilibrio tra i due stati, perché per esperienza li hai conosciuti entrambi. Molti sono i tuoi privilegi e divina la tua ascesi. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Del gerarca. Tono 2. Di Anatolio.

La fonte della misericordia, Giovanni, imitatore di Cristo, il grande pastore e astro di Alessandria, riversa sui bisognosi i suoi teneri sentimenti di compassione. Venite, poveri, saziamoci, imitando in spirito la sua letizia; egli infatti, ospitando Cristo nei poveri con amore misericordioso, come un tempo Abramo, è stato fatto degno della beatitudine e con franchezza intercede perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Che cosa posso offrirti, nella mia miseria, o Sovrana del mondo, se non fonti di lacrime e la confessione di ciò che ho commesso? Ma tu guarda con occhio benevolo, o Vergine, all’infermità della mia povera anima; dissolvi le nubi delle mie passioni e allontana, ti prego, da me tuo servo il buio che mi tiene prigioniero.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti appeso al legno della croce, o Gesù, l’ignara di nozze piangeva e diceva: Figlio dolcissimo, perché hai lasciato sola me tua madre, o luce inaccessibile del Padre anteriore all’eternità? Affréttati a glorificarti, perché ottengano la gloria divina quanti glorificano la tua divina passione.

Allo stico, stichirà prosòmia del pontefice.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, astro della Chiesa, insigne vanto di tutta la terra, gloria di Alessandria, fondamento di ortodossia, norma di continenza e ascesi, porto di quanti sono nella tempesta, liberazione di chi è in pericolo, torre di fortezza, sentinella sicurissima, legge praticabile, oceano di beneficenza, datore pieno di letizia, che distribuisci copiosamente i tuoi doni, o beatissimo, a tutti quelli che a te accorrono con fede. Implora Cristo di donare alle nostre anime la grande misericordia.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte dei suoi santi.

Salve, nutritore degli affamati, liberalissimo provveditore dei bisognosi, fonte di compassione e di misericordia, soccorso degli oppressi, difensore delle vedove, visitatore degli ammalati, sicuro manto degli ignudi, prontissima correzione dei caduti. Padre più che celeste, volgiti dall’alto con il tuo occhio benevolo e supplica Cristo di mandare sulle nostre anime l’elargizione della sua divina filantropia e la grande misericordia.

Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?

Salve, guida dei ciechi, pedagogo della gioventù, o glorioso; bastone della vecchiaia, pastore degli erranti, correzione dei peccatori, prato tutto olezzante, vasello dei profumi dello Spirito, fiume perenne di beneficenza, venerabile ricettacolo della Trinità santa. Ricòrdati di quanti ti celebrano e liberali da tribolazioni, pericoli, malattie e dal castigo eterno, supplicando Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli hai trovato la ricompensa delle tue fatiche. Annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, imitasti la vita. Avendo confidenza presso Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Oppure stavrotheotokìon. Il terzo giorno.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti ha partorito gridava tra lamenti di madre: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una vergognosa passione?

Apolytìkion del gerarca. Tono pl. 4.

Con la tua pazienza ti sei acquistato la ricompensa, padre santo, perché perseveravi senza sosta nelle preghiere, amavi i poveri e provvedevi per loro. Prega dunque Cristo Dio, o beato Giovanni misericordioso, di salvare le nostre anime.

Gloria. Del santo. Stesso tono.

Con le onde delle tue lacrime coltivasti la sterilità del deserto e con gemiti dal profondo fruttificasti al centuplo le tue fatiche e divenisti astro che illumina tutta l’ecumène con i prodigi; Nilo beato nostro padre, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Stesso tono.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, il tuo amore per gli uomini: accogli, mentre intercede per noi, la Madre di Dio che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, il popolo che non ha più speranza.

Segue la conclusione.

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Vespro del 11 Novembre- Memoria dei santi martiri Minà, Vittore e Vincenzo e della santa martire Stefanide e del nostro beato padre Teodoro lo studita, il confessore

11 Novembre

Memoria dei santi martiri Minà, Vittore e Vincenzo e della santa martire Stefanide e del nostro beato padre Teodoro lo studita, il confessore.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia dei martiri.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Imitando la passione dell’impassibile, come agnello, volontariamente, ti consegnasti all’immolazione, o Minà vittorioso celebratissimo; non temesti il furore dei prìncipi; non ti furono gravi i tormenti della carne. Oh, la perseverante resistenza delle tue lotte! Con esse, o martire, gettasti a terra il superbo.

Lacerato da flagelli, steso sul legno come già il Sovrano, con i fianchi tutti consumati dai ferri, non rinnegasti il nome di Cristo, a lui tenendo fissi gli occhi dell’anima; a lui intensamente guardando, o santo Minà beato, sopportavi le pene della carne.

Martire Minà insigne, per amore di Cristo abbandonasti il buio del mondo, la milizia caduca, l’ottenebramento degli idoli, il consesso degli empi, per essere annoverato nell’esercito dei suoi eletti: perciò, o martire, ti rivelasti davvero invincibile lottando per lui.

Del santo, stessa melodia.

Tu che in verità sei chiamato padre, ricevuti dal cielo doni superiori all’intelletto, piamente li hai trasmessi a chi li desidera, o Teodoro; moltiplicato, o beato, il talento, hai udito la voce benedetta che ti invitava a entrare nel talamo: e là ora tu ti aggiri, mostrandoti presso il trono del Re dell’universo.

Padre dei padri Teodoro, presentasti a Cristo una moltitudine di monaci, divenuto causa di salvezza, imitatore di Cristo, risplendente per i tuoi insegnamenti, adorno della dignità di guida di anime, rivelandoti bocca del Signore, o sapientissimo, come dice il profeta: ora che stai presso di lui, ricordati di noi.

La copiosa grazia dello Spirito, o iniziatore ai sacri riti, venne chiaramente riversata sulle tue labbra e fece sgorgare una fonte di dogmi, o Teodoro, rendendoti difensore della pietà, veemente avvocato della verità, colonna e fondamento di fede ortodossa, norma rigorosissima di vita monastica, o sapientissimo.

Gloria. Dei martiri. Tono pl. 2. Di Byzantios.

Di nuovo è sorta per noi l’annuale memoria degli astri del mondo, Minà, Vittore e Vincenzo, che illumina i cuori dei fedeli con le loro lotte per Cristo, mediante la croce: onoriamo dunque con inni Cristo nostro Dio, che li ha incoronati di gloria e onore.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Di grandi doni sei stata fatta degna, o Vergine pura, Madre di Dio venerabile, perché nella carne partoristi colui che è uno della Trinità, Cristo, il datore di vita, per la salvezza delle nostre anime.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo come il popolo pieno di iniquità ingiustamente ti inchiodava al legno, la Vergine, la pura, la Madre tua, come aveva predetto Simeone, o Salvatore, ne aveva le viscere trafitte.

Allo stico, stichirà prosòmia dei martiri.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Straziato con triboli, battuto con nerbi, col corpo consumato dal fuoco, non rinnegasti il nome salvifico di Cristo, non ti lasciasti vincere dai ragionamenti, non sacrificasti ai simulacri, ma divenisti vittima volontaria, sacrificio puro e perfetto per il tuo Sovrano, o martire Minà.

Stico. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Con gli occhi forati, appeso al legno, dovunque bruciacchiato da fiaccole, con i nervi tagliati per la crudeltà del giudice, mentre ti veniva tagliata la testa con la spada, ti rallegravi, o glorioso Vittore, atleta del Salvatore, vincitore degli schieramenti del nemico con la sinergia dello Spirito.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti i suoi voleri.

Ti ha incoronata il Signore con la corona dei carismi, o Stefanide dalle molte lotte: perché volontariamente ti consegnasti ai tormenti, nella generosità della tua anima. Legata a due palme, fosti dilaniata in due e volasti a Dio come un passero, lasciando un po’ di carne tra le mani dei cacciatori, o ammirabile.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: per questo nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche. Annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita. Poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Tendo verso di te l’occhio del mio cuore, Sovrana, non disprezzare il mio gemito amaro: nell’ora in cui il Figlio tuo giudicherà il mondo, sii per me aiuto e protezione.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti partorì gridava: Quale mistero strano vedo, Figlio mio? Come dunque muori nella carne, pendendo dal legno, tu che dispensi la vita?

Apolytìkion di san Minà.

Tono 4. Presto intervieni.

Abbandonasti la milizia del mondo, o atleta, ricevendo eredità celeste e corona incorruttibile, o atleta sapiente, disprezzando la gloria di un Sovrano terreno, affrontasti le lotte di un nobile martirio. Perciò, megalomartire Minà, non smettere di pregare perché siamo salvati.

Dei martiri. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Del beato. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e di decoro, illuminatore dell’ecumène, ornamento dei sommi sacerdoti divinamente ispirato, sapiente Teodoro, con le tue dottrine tutti illuminasti, o lira dello Spirito; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Segue la conclusione.

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