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Archivi: Preghiere giornaliere

Vespro del 2 Novembre- Memoria dei santi martiri Akìndin os, Pegasio, Aftonio, Elpido fòro e Anempodìsto

2 Novembre

Memoria dei santi martiri Akìndinos, Pegasio, Aftonio, Elpidofòro e Anempodìsto.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirá prosòmia dei santi.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Cantiamo alla schiera dei cinque martiri, il sapiente Akìndinos, Pegasio, Elpidofòro, Aftonio e Anempodìsto, nobili atleti, ferventi soccorritori, che senza impedimento fanno scorrere grazia e con sicurezza concedono ai fedeli abbondanza di speranza.

Né fame, né pericolo, né vita, né morte, né ribollire di caldaie, né baratri della terra, né fauci di fiere poterono separare la vostra generosità dall’amore di Cristo, o valorosi: guardando infatti senza sosta a lui e lui soltanto amando, disperdeste gli avversari.

Voi che gustate la delizia, vi saziate di luce e avete ottenuto in sorte la vita eterna, liberate da pericoli, catene, prigionia e da ogni sorta di danno, quanti si rifugiano in voi, usando della franchezza divinamente sapiente che avete davanti a Dio e mostrando quella compassione che realmente imita Cristo.

Gloria. Tono pl. 2. Di Antonio.

Oggi l’accolta dei martiri cinque volte risplendente, illuminando i fedeli come congiunzione di astri fulgenti, li ha convocati a mistica letizia, poiché, come cultori del sole spirituale e distruttori delle dottrine persiane, guidarono alla vera fede i devoti del sole sensibile e adoratori del fuoco; versarono poi, ricolmo, il calice delle loro lotte e ci avvolsero nel sangue sparso per Cristo, incitando gli amanti della pietà: Venite, pascetevi delle nostre lotte e considerate le corone e le ricompense: poiché chi avrà sopportato sino alla fine sarà salvato, ha dichiarato la verità, Cristo; così diverrete partecipi con noi delle corone e ci avrete come intercessori presso il Signore.

E ora. Theotokìon. Riposta nei cieli.

Traimi fuori, o Sovrana, dal ventre del mostro marino, dal maligno peccato, tu che hai portato in grembo colui che nulla può contenere; liberami dai flutti violenti delle tentazioni; strappami, o Vergine, alla tempesta delle colpe, disseccando l’oceano delle mie iniquità e arrestando il continuo insorgere dello schieramento dei demòni, con la tua divina alleanza nella battaglia, o pura, affinché senza sosta io glorifichi te, eternamente beata.

Stavrotheotokìon.

L’agnella senza macchia, la Sovrana pura, vedendo un tempo il proprio agnello innalzato in croce, come madre dava in lamenti e sbigottita esclamava: Che cos’è questo spettacolo nuovo e inaudito, Figlio dolcissimo? Come dunque il popolo ingrato ti consegnò al tribunale di Pilato e condannò a morte te, vita dei mortali? Ma io celebro, o Verbo, la tua condiscendenza ineffabile.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 2.

Venite, esultiamo per il Signore, nella memoria odierna dei vittoriosi, o amici della festa; venite, acclamiamoli, tessendone misticamente l’elogio: Salve, Akìndinos, salve, Pegasio, salve, Anempodìsto, salve, Elpidofòro, salve Aftonio, voi che sommergeste nell’abisso l’inganno degli idoli e in mezzo allo stadio chiaramente annunziaste Cristo Signore; o beatissimi, grandi lottatori, non cessate dunque di pregare per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Tutta la mia speranza in te ripongo, Madre di Dio: custodiscimi sotto la tua protezione.

Stavrotheotokìon. Quando dal legno.

Vedendo appeso al legno della croce te, o Gesù, l’ignara di nozze piangeva e diceva: Figlio dolcissimo, perché hai lasciato sola me tua madre, o luce inaccessibile del Padre preeterno? Affréttati a glorificarti, perché ottengano la gloria divina quanti glorificano la tua divina passione.

Apolytìkion. Tono 2.

Vittoriosi del Signore, beata la terra impinguata dal vostro sangue e sante le dimore che accolgono i vostri spiriti: poiché nello stadio trionfaste sul nemico e con franchezza predicaste Cristo; vi preghiamo: supplicatelo, come buono, di salvare le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 1 Novembre- Memoria dei san ti anàrghiri Cosma e Damiano

1 Novembre

Memoria dei santi anàrghiri Cosma e Damiano.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia dei santi da ripetere due volte.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli. Autòmelo.

Riposta nei cieli tutta la speranza, i santi misero in serbo un tesoro inviolabile: gratuitamente ricevettero, gratuitamente danno ai malati le guarigioni; evangelicamente non possedettero né oro, né argento; resero partecipi uomini e bestie dei loro benefici per divenire perfettamente ubbidienti a Cristo e pregano con franchezza per le nostre anime (2).

Disprezzarono la materia che si corrompe sulla terra e, vivendo nella carne, divennero cittadini del cielo come angeli i due compagni di uguale sentire, la coppia dei santi di uguali costumi e un’anima sola. Per questo concedono a tutti i malati le guarigioni, offrendo gratuitamente il beneficio ai bisognosi: inneggiamoli degnamente nelle feste annuali, perché pregano con franchezza per le nostre anime (2).

Ospitando in sé tutta la Trinità, Cosma e Damiano di mente divina, la coppia celebrata, come fonti scaturiscono i flutti delle guarigioni da fonte vivifica; le loro stesse reliquie al toccarle guariscono i mali e i loro soli nomi scacciano le malattie dai mortali; causa di salvezza per tutti quelli che in loro si rifugiano, pregano Cristo con franchezza per le nostre anime (2).

Gloria. Tono pl. 2. Di Anatolio.

Eterna è la grazia dei santi ricevuta da Cristo: perciò anche le loro reliquie per divina potenza sempre operano con i prodigi; i loro soli nomi, invocati con fede, liberano da inguaribili dolori: grazie a loro, o Signore, libera anche noi dalle passioni dell’anima e del corpo, nel tuo amore per gli uomini.

E ora. Theotokìon. Riposta nei cieli.

Caduto per la mia inclinazione e fatto schiavo del seduttore con l’inganno, o sposa di Dio, mi rifugio, io, l’infelice, nella tua mirabilissima compassione e nella tua fervida preghiera, o Vergine santissima: liberami dalla catena delle prove e delle tribolazioni e salvami, o purissima, dagli assalti del demonio, affinché ti glorifichi e con affetto ti veneri, ti canti e ti magnifichi, o Sovrana sempre beata.

Stavrotheotokìon.

Una spada, come disse Simeone, trafisse il tuo cuore, santissima Sovrana, vedendo colui che da te per un ineffabile decreto rifulse, innalzato da iniqui sulla croce come un condannato, abbeverato di aceto e fiele, col fianco trafitto, le mani e i piedi inchiodati; e gemendo gridavi, esclamando come madre: Perché, Figlio dolcissimo, questo mistero nuovo?

Allo stico, stichirà idiòmela. Tono 2.

La fonte delle guarigioni guariva soltanto uno ogni anno, il tempio degli anàrghiri guarisce tutta la moltitudine dei malati: perché è sempre perfetta e inesauribile la ricchezza dei santi. Per le loro preghiere, o Cristo, abbi pietà di noi.

Stesso tono. Di Teofane.

Stico. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Dal divino amore e desiderio delle cose future istruiti praticamente, percorreste le vie della salvezza. Perciò custodendo senza macchia la purezza dell’anima, del tutto vi separaste dalle cose materiali. Resi aurei dallo Spirito divino, senza chiedere oro offrite ai malati guarigione, o sacri compagni, coppia risplendente, illuminati anàrghiri divini, che ci visitate nelle tribolazioni e nelle malattie e gratuitamente sanate i mali delle nostre anime.

Stesso tono. Di Germano.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti suoi voleri.

Degni di grandi doni, o illustrissimi, dimoraste sulla terra con una vita umile; passando dovunque e gratuitamente curando i mali dei malati, vi rivelaste compagni degli angeli, o fratelli amabilissimi Cosma con il sapiente Damiano e curate anche i nostri mali con le vostre preghiere.

Gloria. Tono pl. 2.

Avendo sempre Cristo operante in voi, santi anàrghiri, operate prodigi nel mondo curando malati e infatti il vostro ambulatorio è fonte inesauribile: attingendovi, ancor più trabocca; scorrendo, sovrabbonda, riversandosi e moltiplicandosi ogni giorno, a tutti provvedendo senza venir meno; quanti vi attingono si saziano di guarigioni ed essa permane inesausta. Come vi chiameremo? Medici che curano anime e corpi, guaritori di mali inguaribili che gratuitamente guariscono tutti perché hanno ricevuto carismi da Cristo Salvatore, che ci concede la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli anàrghiri e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Vedendo come il popolo pieno di iniquità ingiustamente ti inchiodava al legno, la Vergine, la pura, la Madre tua, come aveva predetto Simeone, o Salvatore, ne aveva le viscere trafitte.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Santi anàrghiri e taumaturghi, visitate le nostre infermità: gratuitamente riceveste, gratuitamente date a noi.

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Mattutino del 31 Ottobre- Memoria dei santi apostoli Stachis, Apelle, Ampliato, Urbano, Aristobulo e Narcisso e del santo martire Epimaco

31 Ottobre

Memoria dei santi apostoli Stachis, Apelle, Ampliato, Urbano, Aristobulo e Narcisso e del santo martire Epimaco

Al Mattutino

Apolytíkion degli apostoli. Tono 3.

Santi apostoli, pregate il Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del martire. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i persecutori e ha infranto l’audacia impotente dei demoni; per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni: uno dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone degli apostoli. Acrostico: Con fede lodo i servi di Dio. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. La tua destra.

Liberate, o santi, da oscure passioni quanti con fede onorano e lietamente festeggiano la vostra sacra memoria e fateli partecipi della gioia eterna.

Seguendo Cristo, per compassione incarnato, o beatissimi, vi rivelaste osservanti dei suoi divini precetti e maestri di pietà per tutti gli erranti.

Stachis e Ampliato il saggio, Urbano con Apelle e Narciso e Aristobulo, discepoli di Cristo, radunandoci con fede, debitamente diciamo beati.

Theotokìon. L’eminente monte di Dio, la santa arca e mensa, l’urna dorata, il puro palazzo del Signore, la benedetta fra le donne diciamo beata.

Canone del martire, poema dello stesso Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Canto a te, Signore.

Prega affinché siano illuminati dalla luce divina quanti festeggiano la tua santa e luminosa memoria, o beato Epimaco.

Con gioia affrontasti le pene senza temere le prevaricazioni dei persecutori, ma esultando di gioia per amore del tuo Creatore.

Stavi in giudizio, o atleta, tutto coperto dalla corazza della croce, con animo coraggioso, magnificando il Signore.

Theotokìon. Canto a te, Signore mio Dio, poiché senza seme da grembo di Vergine sei venuto e per lei salvi tutti, come unico misericordiosissimo.

Degli apostoli. Ode 3. Tu che solo conosci.

Grappolo fruttuoso per il verbo della conoscenza apparisti, o sapiente: nutrendo gli affamati di fede, Stachis, divinamente beato, li rendesti partecipi per grazia del cibo migliore con la forza dello Spirito.

Usando abilmente la lingua come una rete hai pescato dall’abisso dell’errore e offristi la tua pesca, o apostolo Narciso, al Dio e Sovrano del creato, venuto a salvare lo smarrito.

Come astro sorto da oriente, nella tua corsa raggiungesti le città della Britannia, predicando il vangelo di Cristo e illuminando con la grazia, beato Aristobulo, quanti accolsero con fede il tuo verbo.

Theotokìon. Ti rivelasti talamo luminoso di Cristo e trono eccelso, Genitrice di Dio purissima: il solo infatti che riposò in te, ci ha liberati dalle pene e ha preparato il riposo futuro per chi è degno.

Del martire. L’arco dei forti.

L’audacia degli empi annientò, gloriandosi dell’armatura della croce, il vittorioso e incoronato martire di Cristo Epimaco.

Disprezzando la gloria effimera e affrontando le lotte, gioivi come soldato coraggioso di Cristo, o martire Epimaco.

Consegnasti il corpo ai supplizi, serbando con sicurezza l’anima, o martire, offrendoti in sacrificio puro al Signore.

Theotokìon. Salve, Madre senza nozze, che contenesti nel tuo grembo il Dio Verbo e lo generasti incarnato come Dio e uomo insieme.

Irmòs. L’arco dei forti si è indebolito e i deboli si cinsero di forza, per questo si è rinsaldato nel Signore il mio cuore.

Kathisma degli apostoli.

Tono 1. I soldati a guardia.

In tutta la terra davvero è giunta la vostra sapiente voce, o apostoli gloriosi, veggenti del Signore Urbano, Ampliato, Aristobulo e Apelle con Narciso e Stachis; pregate per noi senza sosta il Salvatore.

Gloria. Del martire.

Tono 4. Presto intervieni.

Insignito di raggi divini, dileguasti il buio dell’ateismo, o sapiente, lottando fino al sangue; perciò celebrando con fede la tua santissima e luminosa memoria, chiediamo tutti di ricevere divina misericordia, o martire Epimaco.

E ora. Theotokìon.

Pura incontaminata e senza nozze, tu che sola nel tempo concepisti l’eterno Verbo e Figlio di Dio, supplicalo con i santi, con i venerabili patriarchi, coi martiri e i beati e i profeti affinché doni perdono e grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

Vergine purissima, Madre di Cristo Dio, una spada trapassò la tua anima santissima quando vedesti il tuo Figlio e Dio volontariamente crocifisso: non cessare di supplicarlo, o benedetta, perché ci doni il perdono delle colpe.

Degli apostoli.

Ode 4. Avvacùm contemplando.

Il sole di giustizia rifulso sulla terra, vi mandò come mistici raggi, Stachis, Apelle e Ampliato, Narciso e Aristobulo e Urbano, per illuminare quanti giacevano nelle tenebre.

Rafforzato dal divino Spirito, rivelasti figli della luce gli abitanti di Odessa, o beato, compiendo strepitosi prodigi e sbaragliando le falangi dei demòni.

Colmo di onde divine, scorrevi, beato Urbano, come fiume salutare scacciando i flutti amari e assurdi e dissetando per grazia l’insieme dei fedeli, o beatissimo.

Theotokìon. Apparisti superiore agli angeli, o Sovrana: fosti infatti degna di contenere inesplicabilmente in grembo colui che essi temono e di portare fra le braccia come neonato colui che trascende i giorni e gli anni.

Del martire. La tua virtù.

Disprezzando l’empietà degli atei, con coraggio affrontò le lotte l’illustre Epimaco gridando: Gloria alla tua potenza, Signore.

Rafforzato dalla speranza dei beni futuri, con coraggio disprezzasti le pene gridando, o Epimaco: Gloria alla tua potenza, Signore.

Disprezzando il fascino delle cose di quaggiù, il mirabile Epimaco con la sua morte ereditò il regno superno, glorificando il Dio vivente.

Theotokìon. Superi le schiere dei cherubini e tieni fra le braccia il Dio apparso nella carne: Salve, Madre di Dio lodatissima.

Degli apostoli. Ode 5. Tu che col fulgore.

Come pecore senza macchia del buon pastore, chiaramente da lui in mezzo ai lupi furono mandati per addomesticarli e guidarli all’ovile spirituale della fede.

Il grande Andrea ti costituì vescovo di Bisanzio per istruire i fedeli di quel luogo, sacratissimo Stachis e guidarli ai porti sereni per divina grazia.

La venerabile Chiesa di Eraclea ti possiede, o beato Apelle, come pietra angolare di gran valore, poiché tu la confermasti con il verbo di verità, perciò degnamente t’inneggiamo.

Theotokìon. Concepisti ineffabilmente il Verbo e generasti, o inneggiatissima, colui che il Padre generò dal seno prima dei secoli, o purissima, perciò come Madre sua giustamente ti diciamo beata.

Del martire. La tua illuminazione.

Colmato di grazia, con l’arma della croce, il martire gridava agli empi: Né spada, né fuoco mi separeranno dall’amore di Cristo.

L’insigne Epimaco, mentre era in tribunale, gridò audacemente agli iniqui: Gli dèi che non crearono cielo e terra, periscano miseramente.

L’atleta Epimaco, divinamente ispirato, predicò agli ignoranti il Padre, il Verbo e il santo Spirito, Trinità in una natura.

Theotokìon. Chi può dire il modo del tuo insolito e ineffabile parto, o pura? Concepisti infatti ineffabilmente Dio per natura incarnato.

Degli apostoli. Ode 6. Ci ha circondato.

Agitando le onde delle genti con la vostra divina cavalcata, strappaste alle acque amare quanti un tempo vi erano annegati, o beatissimi apostoli e li salvaste, guidandoli al Redentore.

Predicasti, beatissimo Narciso, Dio misericordioso che libera dall’errore le anime degli empi, divenendo grande pastore della Chiesa di Atene e coltivatore di splendide radici, o beato in Dio.

Il divino Urbano, facendo scorrere il verbo vivente e la grazia delle guarigioni, guidava i popoli all’illuminazione della grazia divina come imitatore di colui che s’incarnò e salvò il mondo.

Theotokìon. Inneggiamo a te, per cui siamo giustificati, noi un tempo condannati e ora riuniti ai liturghi immateriali e divenuti degni del paradiso, o benedetta piena di divina grazia fra le donne.

Del martire. Prefigurando la tua sepoltura.

Epimaco sbaragliò l’idolatria con la potenza di Cristo nostro Dio crocifisso nella carne e realmente da lui ricevette corone di gloria.

Epimaco valorosamente abbandonò le cose del mondo e il corpo alle torture per il Sovrano ed ora esulta con i martiri.

Partecipasti alla passione di Cristo, o Epimaco, per la potenza del nostro Dio crocifisso nella carne ed egli come suo imitatore, ti comunicò la sua gloria divina.

Theotokìon. Supplica per i tuoi servi, sposa divina, Madre di Dio, il nostro Dio da te incarnato, poiché solo la tua protezione noi fedeli abbiamo.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni il profeta Giona gridava supplicando dal ventre del pesce: dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Kontakion. Tono 2. Con i rivoli del tuo sangue.

Correndo a tutte le popolazioni che riempiono la terra, seminaste il verbo della divina conoscenza; e dopo aver mietuto spighe copiose, giungeste al Re dell’universo, o apostoli di Cristo celebratissimi.

Ikos.

Esaltiamo tutti e piamente proclamiamo beata la memoria degli apostoli, come giorno di salvezza. Questo giorno infatti rifulge come sole per tutta la terra, fugando con raggi luminosi ogni oscurità e rischiarando quanti con affetto celebrano la memoria degli apostoli e con fede la onorano: perciò con prontezza accorriamo ad essi cantando e gridando: Liberateci dai pericoli, o apostoli del Signore celebratissimi.

Sinassario.

Il 31 di questo mese memoria dei santi apostoli del gruppo dei settanta, Stachis, Apelle, Ampliato, Urbano, Narcisso e Aristobulo.

Stichi. Stachis come una spiga attendeva la falce che lo avrebbe estirpato dalla vita. Tace la lira tetracorde degli apostoli, privata degli spiriti. Pesando con il verbo le anime, Aristobulo trova ricompensa in Dio. Il 31 gli apostoli trovarono la fine.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Epimaco.

Stichi. La spada non fece sfigurare Epimaco, poiché aveva Dio come alleato.

Lo stesso giorno narrazione di Teodoreto vescovo circa la vita e il martirio di un confessore anonimo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Noi fedeli ti contempliamo.

Con pazienza sopportaste tentazioni da parte del nemico che vi tentava, gloriosi apostoli, ma con onde razionali spegneste tutta la fiamma dell’errore acclamando: Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Fieramente insegnasti ai tuoi discepoli a desiderare il meglio e il perfetto, o beato Aristobulo, poiché avevi come maestro la sapienza enipostatica, il Dio dei padri lodato e gloriosissimo.

L’assemblea santa dei fedeli, con voci sacratissime, ti proclama beato, o Apelle, poiché la tua fine fu beata e la tua condotta angelica, cantando sempre: Dio dei nostri padri, lodato e gloriosissimo.

Theotokìon. Strappaci sempre da tentazioni e tribolazioni, rivolte e invasioni di barbari, Sovrana lodatissima, affinché, o sposa divina, glorifichiamo te e il nato da te, il Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Del martire. Nella fornace persiana.

Calpestando con coraggio il fuoco come l’errore, l’insigne Epimaco gridava al crocifisso: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Né il fuoco, né l’esposizione a belve feroci, né le torture scossero Epimaco, che cantava: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Sopportando le prove, il martire non venerò per nulla gli dèi inanimati, ma con fede acclamava: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Nel roveto incombusto e nella fornace rugiadosa fosti prefigurata, Vergine Madre, che concepisti ineffabilmente Dio incarnato, o pura e benedetta.

Degli apostoli. Ode 8. Nella fornace.

Appariste nel mondo come fulmini, o divini veggenti, incendiando l’errore e mostrando figli del giorno quanti cantano: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate in tutti i secoli.

Col sale intellettuale dei tuoi insegnamenti, Ampliato, purificasti le tossine dell’errore, perciò onorandoti cantiamo: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate in tutti i secoli.

Siano inneggiati con fede il famoso Stachis, Ampliato, Apelle e Narciso, Urbano e il sapientissimo Aristobulo. Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate in tutti i secoli.

Theotokìon. Riconoscendoti come muro e rifugio, scala che trasferisce in alto l’umanità, o pura, acclamiamo: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate in tutti i secoli.

Del martire. Cristo nostro Dio.

Raffigurando, o sapiente, la venerabile passione nelle tue membra, sopportasti virilmente la prova di molte torture, predicando Cristo nostro Dio.

I tuoi sudori stillano dolcezza di divina devozione, o martire, togliendo l’amarezza dell’errore ateo, perciò, o Epimaco, tu glorifichi Cristo nei secoli.

Gioivi affrontando in ogni modo ogni genere di pene, beatissimo Epimaco, acclamando: Esaltate Cristo nostro Dio nei secoli.

Theotokìon. Salvami, o pura, che concepisti Cristo, fatto simile a noi, affinché con lodi sempre ti diciamo beata, o benedetta.

Irmòs. Cristo nostro Dio, che in croce fu inchiodato e ci mostrò un’arma di salvezza, fanciulli esaltate nei secoli.

Degli apostoli. Ode 9. Figura del puro.

Per rischiarare con la luce della tua conoscenza i recessi della terra, riempiti dall’errore del nemico e oscurati dalla tenebra dell’ateismo, inviasti ad essi i tuoi raggi salvifici, o compassionevole.

Ti rivelasti, o glorioso, secondo il nome che porti, spiga salvifica, che ai bisognosi procura grano, reca sostegno, procura conoscenza divina e toglie la fame spirituale a quanti con affetto, o divino predicatore, ti dicono beato.

Divenuto bocca di Dio, mostrasti mute le lingue degli oratori e dalla gola del nemico strappasti anime, guidandole al Signore salve per la perfetta conoscenza.

O apostoli di Dio, che ora, simili a Dio, abitate nei cieli, rendete degni dell’eterno splendore quanti dalla terra con semplicità vi onorano e con purezza vi dicono beati.

Theotokìon. Porti colui che tutto porta e allatti colui che concede a tutti cibo ed è tremendo il tuo mistero che supera la ragione, o arca della venerabile santificazione, Madre di Dio Vergine: perciò con fede ti diciamo beata.

Del martire. Eva per colpa.

Rinvigorito dalla forza di Cristo, o atleta Epimaco, umiliasti il debole potere dei demòni e sollevasti il fulgido trofeo di vittoria, incoronato nei cori degli atleti, perciò con fede ti diciamo beato.

Apparve davvero come una fonte la tua urna zampillante grazia di guarigioni straordinarie, o Epimaco, scacciando la nube delle passioni da quanti con fede sempre a te accorrono, divino martire eccelso.

Calpestasti tutti i lacci del nemico, o illustrissimo e cancellasti il suo nome, confessando Cristo davanti a tiranni e re, o Epimaco, perciò tutti ti diciamo beato.

Più fulgida del sole è rifulsa per noi la tua memoria, o illustre, illuminando i cuori di tutti quelli che in essa ti festeggiano, beatissimo atleta Epimaco: perciò con fede ti diciamo beato.

Theotokìon. Divenisti dimora di luce pura, per questo ti imploro: illumina, o Sovrana, gli occhi del mio cuore umiliato per l’accecamento delle passioni, affinché con fede ti proclami beata.

Irmòs. Eva per colpa della trasgressione provocò la maledizione, ma tu, Vergine Madre di Dio, col germoglio del tuo concepimento fioristi al mondo la benedizione, perciò tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Stachis, Ampliato, Narcisso, il glorioso Apelle il divino Aristobulo e Urbano, questi astri, siano splendidamente celebrati come apostoli di Cristo, mentre pregano per noi, che celebriamo con affetto la loro sacra memoria.

Theotokìon.

Volgi lo sguardo sulla tua eredità, o lodatissima e custodiscila con la tua invincibile potenza; governa gli scettri del regno e rafforzali; placa le genti e riversa la pace sui confini del mondo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos

Segue la conclusione.

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Mattutino del 30 Ottobre- Memoria del santo ieromartire Zenobio e di sua sorella Zenobia

30 Ottobre

Memoria del santo ieromartire Zenobio e di sua sorella Zenobia

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia leggiamo i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi. Poema di Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Un canto rivolgiamo.

Stando presso il trono di Dio, come sacerdote accetto e martire eccellente, beatissimo Zenobio, libera dalle prove della vita quanto con affetto onorano la tua memoria luminosa.

Illuminato dal fulgente bagliore del triplice sole, dileguasti, o sapiente, le tenebre empie degli elleni e, illuminando tutto con lo splendore delle tue parole, hai ormai raggiunto lo splendore senza tramonto.

Come brace misticamente accesa con la fiamma del divino Spirito accendesti i cuori di tutti nel divino amore, consumando, o sacro iniziato, ogni errore.

Theotokìon. Salve, tempio santissimo, vello coperto dalla divina rugiada, fonte sigillata dell’onda immortale; Sovrana nostra, proteggi il tuo gregge dall’assalto dei nemici.

Ode 3. Radica il tuo timore.

Consacrato con la mirra dell’unzione dello Spirito, come angelo, Zenobio, officiavi e infine fosti ornato della corona dei martiri.

Ricevuta la preoccupazione delle anime, con la coltivazione del divino Spirito le rivelasti fruttifere, perciò fosti degno dalla gioia del Signore.

Si rivelò consanguinea uguale nel pensiero Zenobia, o Zenobio, poiché con te essa scelse di lottare per godere con te della gloria divina.

Theotokìon. Concepisti della Trinità quello che assunse l’umanità, Vergine Madre santissima; chiedigli di salvare i tuoi cantori.

Irmòs. Radica il tuo timore, Signore, nei cuori dei tuoi servi e sii saldezza per noi che nella verità t’invochiamo.

Kathisma Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

La sapiente pariglia di atleti celebriamo tutti con fede come martiri: Zenobio, invitto martire come anche Zenobia, onorata coppia, come coppe versanti onde divine; perciò sempre con fede vi attingiamo di volta in volta inesauribili guarigioni, piamente acclamando: o atleti illustri, pregate Cristo Dio di donare remissione dei peccati a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon

Cadendo in grave infermità, terribilmente piegato nei dolori, non sopporto l’arsura della mia pessima indolenza, ma tu, Salvatore, conoscendo la debolezza di ciascuno e correggendo come un padre quanti contro di te peccano, sollevami, perché puoi guarire le malattie delle anime e dei corpi, affinché sempre a te acclami: Grandi le tue opere, sublimi davvero i tuoi prodigi, Salvatore; e infatti tu liberi i fedeli per le suppliche della tua Genitrice.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo sull’albero della croce il Redentore, la Madre purissima si lamentava, piangendo e gemendo amaramente e con cuore angosciato si strappava i capelli e a lui gridava: Figlio mio e Signore, come l’iniquissimo popolo degli ebrei ingiustamente ti ha appeso alla croce, o senza peccato? Come volontariamente sopporti aceto e fiele, ahimè, i chiodi e la piaga sul fianco, o longanime? Gloria alla tua divina passione, o Salvatore.

Ode 4. Cavalcasti i tuoi apostoli.

Abbellito dalle sacre lotte, ricevesti dall’alto la corona dei vincitori, sapiente Zenobio e ottenesti la letizia eterna; perciò ti celebriamo, o martire e gerarca Zenobio.

Imitando colui che volontariamente fu steso sul legno, beato Zenobio, moristi e ti spogliasti dello spessore della corruzione e della morte, indossando la veste incorrotta.

La tua intensa preghiera rovesciò le statue dei demoni, i loro templi crollarono, annientati dalla tua indistruttibile fede, beato Zenobio, gloria degli ieromartiri.

Theotokìon. Per il tuo strano parto riconciliasti con Dio quanti gli erano divenuti estranei; perciò noi fedeli ti glorifichiamo a gran voce e acclamiamo: Salve, salvezza di tutti i terrestri.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

La natura femminile si rinvigorì nel divino Spirito e svergognò l’antico seduttore della progenitrice Eva e Zenobia fu degna della divina gloria nei cieli, rifulgendo nelle lotte.

Nube portatrice di pioggia divenne la tua lingua, santo gerarca, facendo piovere onde di pietà, irrigando i cuori dei fedeli e rendendo le menti fertili in opere virtuose, o Zenobio.

Coi raggi della verginità dileguasti la tenebra dell’amore del piacere e con la luce delle lotte dissolvesti la notte dell’ateismo, martire Zenobia, bella sposa di Cristo, divina guida allo Spirito.

Theotokìon. Sono sempre piegato sotto i pesi del peccato, o pura e a te grido: Alleggeriscimi di essi con la tua mediazione, poiché tu sei difesa glorificata dei peccatori, avendo concepito il Redentore e Salvatore.

Ode 6. Effondo la mia supplica.

La preghiera della tua anima di senno divino fu gradita come incenso, padre, poiché camminavi sulle orme profumate della passione di colui che come sole rifulse da donna illuminando tutto il creato, o Zenobio.

Col sangue delle tue lotte santificasti la terra che lo accolse, o martire e il tuo spirito, innalzato ai cieli, rallegrò divinamente la Chiesa dei primogeniti, o Zenobio, illustre gloria di gerarchi e martiri.

Restringesti l’empietà con l’ampiezza della vera pietà, o beato e indicasti le vie che ad essa conducono ai popoli nell’errore e salvasti le anime terribilmente naviganti nelle acque dell’errore.

Theotokìon. Abbellisci, o Vergine, la mia anima presa nel disgusto delle passioni e fortifica con veri pensieri di penitenza il mio povero cuore e salva me, che senza esitare mi rifugio in te, pura.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni, perché si è colmata di mali l’anima mia e la mia vita si è avvicinata all’ade e come Giona supplico: Dalla corruzione scampami, o Dio. 

Kontakion. Tono pl. 4. Quali primizie.

Con canti da Dio ispirati, onoriamo i martiri della verità e araldi della pietà, la coppia dei fratelli, Zenobio con la venerabile Zenobia, che insieme vissero e insieme lottarono, perciò hanno ricevuto del martirio la corona incorruttibile.

Ikos.

Celebriamo con odi canore il nobile e grande Zenobio e con lui la vergine senza macchia Zenobia, che è sua compagna di lotta. Costoro abbatterono la tracotanza del nemico e illustrarono la fede di Cristo: perciò stupendamente ricevettero dal cielo, da parte di Dio, com’era giusto, la corona incorruttibile.

Sinassario.

Il 30 di questo mese, memoria dei santi martiri fratelli Zenobio e Zenobia.

Stichi. Resiste con te alla spada, o Zenobio, anche se donna, la resistentissima Zenobia. Il 30 vengono decapitati i due fratelli Zenobi.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Marciano, vescovo di Siracusa, discepolo del santo apostolo Pietro.

Stichi. Gli assassini di cristiani strangolarono Marciano, amico intimo di Cristo.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Alessandro, Cronione, Giuliano, Macario e degli altri 13.

Stichi. Con Alessandro Cronione reca l’ardore dei titani, senza venerare il figlio di Crono. Giuliano e Macario grazie alla spada trovarono la vita beatissima. Né fuoco impetuoso, né spada affilata separarono da te, Verbo, questi 13 uomini.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Eutropia.

Stichi. Le lampade conducono questa sposa Eutropia alla casa dello Sposo spirituale.

Lo stesso giorno memoria del santo apostolo Cleopa e del beato nostro padre Giuseppe, patriarca di Costantinopoli e dei santi martiri Asterio, Claudio, Neone e della loro sorella Neonilla.

Stichi. Claudio, Asterio, ma anche Neone apparvero nuove stelle attraverso la lotta con la spada. Stesa sul legno Neonilla corregge la colpa dell’antico legno.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli del numero dei 70: Terzo, Marco, Giusto e Artemà.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace.

Spegnesti con i flutti del tuo sangue, Zenobio, il fuoco dell’empietà e con la nube dei prodigi ogni giorno refrigeri noi, che con fede t’inneggiamo.

Penetrasti nella nube divina, per quanto potevi, contemplasti l’invisibile illuminare la tua anima e l’intelletto, o beato, piamente cantando: O Dio, tu sei benedetto.

La martire consanguinea, che come te la pensava e con affetto visse con te santamente, con te fu degna della gioia superna, o sacerdote Zenobio: con lei con fede ti onoriamo.

Theotokìon. Ti mostrasti luogo di santificazione da cui Dio apparve santificando noi, che con fede, o Vergine, cantiamo: Benedetto, o purissima, il frutto del tuo grembo.

Ode 8. Nella fornace i fanciulli

Non ti intimorì la spada, o gerarca, né ti spaventarono i pericoli e non ti impressionò la morte, che ti mostrò partecipe della gloria immortale.

Sacerdote di sacri misteri ti rivelasti e consacrasti te stesso per divenire sacrificio di soave odore, degno della mensa celeste, o Zenobio.

Rifulgendo di prodigi, o gerarca, sfolgoravi chiaramente dello splendore del martirio e dileguasti del tutto la tenebra dell’errore.

Theotokìon. Concepisti senza coltivazione il grappolo stillante vino di remissione: Madre Vergine, allontana da me, ti prego, l’ebbrezza delle passioni.

Irmòs. Nella fornace i fanciulli di senno divino calpestando con il fuoco anche la fiamma, cantavano: Benedite, opere del Signore il Signore.

Ode 9. Fremette ogni orecchio.

Stavi nei tribunali predicando ad alta voce l’incarnazione dell’Onnipotente, la sua passione, croce, morte e resurrezione, con cui ci salvò come amico degli uomini.

O prodigio: nella carne vinse i nemici incorporei, con la sua debolezza abbatté il maligno e si unì ai liturghi celesti il lottatore celeste Zenobio, che ora diciamo beato.

Consegnaste, venerati martiri, i corpi a ogni sorta di tormenti, guardando verso la felicità eterna; uniti infatti a vicenda da affetto fraterno, rifulgeste degli splendori del martirio, perciò vi diciamo beati.

La vostra memoria, illuminata dall’irraggiamento dello Spirito, è rifulsa oggi su tutti, irraggiando grazia di prodigi e fa scorrere fiumi di guarigioni ogni volta che festeggiando vi diciamo beati, o martiri di Cristo.

Theotokìon. Illumina, o porta della luce, gli occhi del mio cuore, ti prego, scacciando lontano la profondissima tenebra del peccato dalla mia povera anima, affinché ti magnifichi e con affetto inneggi a te, inneggiatissima.

Irmòs. Fremette ogni orecchio per l’ineffabile condiscendenza di Dio; poiché l’Altissimo volontariamente scese in un corpo e divenne uomo da grembo verginale; perciò, pura Madre di Dio, noi fedeli ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Resa ancor più purpurea la tua sacra veste col rosso del tuo sangue, beato Zenobio, ti presenti gioioso a Cristo come gerarca divino, supplicando per noi con tua sorella, la sacra vergine e martire Zenobia.

Theotokìon, stessa melodia.

I profeti ti preannunziarono come arca e mensa, urna, virgulto, monte e libro scritto, reggia e scala e ponte che fa passare alle altezze della conoscenza divina: e noi giustamente ti celebriamo come Madre di Dio.

Allo stico, stichirà dall’Oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 29 Ottobre- Memoria della santa martire Anastasia la romana e del santo nostro padre Abramio

29 Ottobre

Memoria della santa martire Anastasia la romana e del santo nostro padre Abramio.

Al Mattutino.

Apolytìkion della santa. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

In te, padre, perfettamente si serbò l’immagine di Dio, perché tu, prendendo la croce, seguisti Cristo e coi fatti insegnasti a trascurare la carne, perché passa e a darsi cura dell’anima, realtà immortale: perciò con gli angeli esulta il tuo spirito, o sant’Abramio.

Dopo la solita sticologia i canoni: uno dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone della santa. Acrostico: Le tue virili fatiche, martire, celebro. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

A me, che celebro la tua luminosa memoria, divina sposa, concedi illuminazione del’anima, scacciando la tenebra.

Dalle fasce offristi tutta te stessa al tuo Creatore e bruciasti nel fuoco della continenza le passioni del corpo.

Ti offristi salendo sulla vetta del martirio della carne e fosti degna dei talami spirituali come vergine.

Theotokìon. Sei la scala celeste su cui Dio, lavorando, raddrizzò i mortali: perciò ti celebriamo, o fanciulla.

Canone del beato. Acròstico: Celebro la tua famosissima vita, o beato. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Splendido di raggi divini, con le tue preghiere, beatissimo Abramio, libera dall’oscurità delle passioni quanti celebrano la tua festa luminosa.

Il tuo divino desiderio, o Abramio, accendendo l’anima spense gli amori della carne e ti fece vivere immaterialmente sulla terra, o padre.

Uccidendo le membra che sono sulla terra con digiuni e ogni restrizione, sapiente padre, fosti degno della parte migliore nei cieli, o teoforo Abramio.

Theotokìon. S’incarnò oltre natura dalla carne del tuo sacro sangue Dio Verbo, Vergine Maria; supplicalo di uccidere i miei pensieri carnali.

Della santa. Ode 3. Sii tu saldezza.

Stando nel tribunale del tiranno, o gloriosa, predicavi Cristo Dio Verbo, creatore di tutto e Sovrano.

La bellezza interiore traspariva attraverso il tuo bell’aspetto, o gloriosa, rivelandoti a chi ti guardava la più bella.

Il tesoro inviolabile delle guarigioni, o fanciulla, ti donò il Cristo, la cui povertà amavi, o Anastasia.

Theotokìon. Col fuoco delle tue preghiere, Madre di Dio, brucia la materia delle mie colpe, portandomi la rugiada divina della remissione.

Del santo. O Signore, creatore.

Desiderando in ogni modo il fine dei desideri, divenisti estraneo al mondo e alla carne, perciò ottenesti la gloria oltremondana e la divina ricompensa, padre Abramio.

Ti rivelasti tempio vivente dello Spirito che tutto opera, rinchiudendo in una casupola il tuo corpo, o beato, perciò rifulgevi sacralmente adorno di splendori di virtù, padre Abramio.

Con la coltivazione delle fatiche, facesti fiorire la spiga matura di cui si nutrono, imitandoti, quanti festeggiano la tua venerabile e divina dormizione, o beato padre Abramio.

Theotokìon. In te, santissima, la causa di tutto per eccessiva compassione dimorò volontariamente e santificò l’essenza degli uomini, prima decaduta per la trasgressione.

Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo amico degli uomini.

Kathisma della santa.

Tono 1. I soldati a guardia.

Dall’infanzia ti offristi a Dio, o beata; uccidendo con la continenza le passioni della carne correvi in alto, affrontando la gloria del martirio secondo le regole, o Anastasia e gettando il drago nell’abisso con la forza dello Spirito.

Gloria. Del beato.

Imitando l’antico Abramo, o padre, allontanasti te stesso dai parenti secondo la carne, confidando, o Abramio, nel nostro Dio che ti chiamava; perciò praticasti l’ascesi e rivelasti l’anima più splendida dei raggi del sole, o beatissimo di senno divino.

E ora. Theotokìon.

Roveto che Mosè vide incombusto, monte di Dio, nube santa, dimora incontaminata, mensa divina, palazzo del Re altissimo, porta luminosissima e invalicabile, o Vergine, noi t’inneggiamo.

Oppure stavrotheotokìon.

Inneggio alla tua croce, venero anche la tua passione, glorifico pure la tua bontà, Figlio, poiché subisti volontariamente una morte infame. Com’è strano e tremendissimo l’abisso della tua indicibile economia. Così gridava tua Madre.

Della santa. Ode 4. Ho udito, Signore.

Dalla giovinezza, o martire, portavi il leggerissimo giogo; gli iniqui ti condannarono a portare una catena di ferro.

Le gocce del tuo sangue spensero i carboni del politeismo, mentre il fuoco dei tuoi miracoli incenerì la materia delle passioni.

Non ti spogliò della grazia il maligno spogliando il tuo corpo, piuttosto ti procurò la veste che non si straccia, intessuta dall’alto.

Sollevata sopra la terra, fu messo fuoco nel tuo petto, ma tu attizzavi di più il tuo amore per il Sovrano, o vergine bella.

Theotokìon. Dopo il parto rimanesti incorrotta, o Vergine come prima della nascita, poiché concepisti, nuovo bimbo, colui che è conosciuto prima dei secoli.

Del beato. Stesso Irmòs.

Pulendo con le onde delle tue lacrime le macchie dell’anima, padre, divenisti alloggio divino e venerabile dello Spirito, o beatissimo.

Ti esercitavi in veglie di intere notti, preghiere continue, amore non ipocrita e fede perfetta, o padre.

Ricevesti la grazia di sanare i malanni e scacciare gli spirit, o beato Abramio come sincerissimo servo di Dio.

Theotokìon. Tratteniamo la pigrizia e non sprofonderemo nel peccato; per le tue preghiere salvaci, Madre di Dio sempre vergine.

Della santa. Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Inattaccabile dal fuoco materiale ti rivelasti, o martire: infatti il fuoco interiore del divino amore ti refrigerava.

Col volto abbellito da schiaffi, martire, respingesti i volti orribili dei nemici.

Stesa sul legno, divina Anastasia, per amore verso il tuo sposo, raffigurasti la divina passione.

Theotokìon. Inneggiamo a te, inneggiatissima Sovrana Theotòkos, che hai concepito senza seme nella carne Dio inneggiatissimo.

Del beato. Perché mi hai respinto.

Come vite fruttuosa germogliasti grappoli di virtù divine, padre Abramio, stillanti vino di compunzione, che scacciano da noi l’ebbrezza delle passioni e allietano i cuori dei fedeli.

Svariate tentazioni ti suscitò il malignissimo serpente, o padre, ma tu con l’arma della croce lo uccidesti, o teoforo e da Dio con giusto giudizio, ottenesti la corona di vittoria, o divino Abramio.

Divenuto per fede santissima casa del divino Spirito, o padre, edificasti una sacra casa e trasformando con le tue esortazioni il sacratissimo sistema dell’empio errore, lo consacrasti al Dio di tutti.

Theotokìon. Fanciulla purissima, Madre Vergine, illuminati da divina illuminazione, i sacri profeti predissero con sacre voci che da te Dio Verbo, oltre causa e ragione, si sarebbe incarnato per smisurata compassione.

Della santa. Ode 6. Una veste luminosa.

Il tuo corpo torturato nei tormenti mostrò la rettitudine del tuo sentimento per Dio, illustre Anastasia.

Sospesa a mezz’aria, o martire, subisti ferite, salvando illesa la dignità dell’anima.

Sopportasti il taglio delle mammelle, nutrendo manifestamente i fedeli, o gloriosa, col latte della tua imitazione.

Theotokìon. Concepisti il filantropo, o Sovrana amica degli uomini: supplicalo di liberarmi dalla geenna di fuoco.

Del beato. Effondo la mia supplica.

Quanti erano nella tenebra dell’errore, trovarono te come luminare che senza errore guida sulle vie della vita, o teoforo e lasciarono la tenebra dell’ignoranza, divenendo splendenti per la fede divina, o Abramio.

Senza posa rendevi propizio Dio per inviare l’illuminazione della salvezza a quanti erano presi della notte dell’idolatria, o divino Abramio, rivelandoli tutti nella grazia figli della luce e del giorno.

Tranquillamente sei vissuto, o beatissimo, superando le onde della vita con la fiducia in Dio e giungesti ai porti sereni del regno dei cieli e al divino splendore, o Abramio.

Theotokìon. Rialza me, appesantito dalla sonnolenza della pigrizia, con la tua mediazione, Madre di Dio e non consegnarmi al sonno del peccato per la morte, o Vergine, poiché ti dichiaro protezione e guida della mia vita.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni perché è colma di mali l’anima mia e la mia vita è vicina agli inferi; come Giona prego: O Dio, fammi risalire dalla corruzione.

Kontakion della martire.

Tono 3. La Vergine oggi.

Purificata ai rivi della verginità, o santa, lavata col sangue del martirio, o Anastasia, procuri guarigione a quanti sono nella stretta delle malattie e salvezza a chi con tutto il cuore a te si rivolge: poiché concede forza il Cristo, facendo zampillare eterna grazia.

Del santo, stessa melodia.

Apparisti sulla terra come angelo nella carne e con la pratica dell’ascesi fosti piantato come un albero, felicemente cresciuto grazie all’acqua della continenza e lavasti la sozzura con i flutti delle tue lacrime: perciò divenisti, o Abramo, ricettacolo del divino Spirito.

Ikos.

Disprezzando le cose corruttibili, ottenesti l’incorruttela; odiavi le piacevoli voluttà del corpo, o sapiente, amando dall’infanzia la castità; fuggisti dunque dal talamo e dal mondo e ti sottraesti alla nobiltà della consorte e all’affetto dei genitori perché davvero con tutta l’anima e tutta la mente, o sapiente, desideravi e preferivi l’amore appassionato del solo Dio, o padre: perciò sei divenuto, o Abramio, ricettacolo del divino Spirito.

Sinassario.

Il 29 di questo mese memoria della santa martire Anastasia la romana.

Stichi. Il taglio della testa subì con cuore forte il virgulto di Roma, la martire Anastasia. Il 29 una spada decapita Anastasia.

Lo stesso giorno memoria del santo padre nostro Abramio e Maria, sua cugina.

Stichi. Mortificando ogni membro del corpo, Abramio, morendo vai ad abitare con gli angeli incorporei. Lasciando gli amanti della carne, Maria si unisce misticamente all’amante delle anime.

Lo stesso giorno memoria di san Cirillo martire.

Stichi. La minaccia della spada, dice Cirillo, è per me la promessa di una corona imminente.

Lo stesso giorno san Savvas lo stratilata moriva trapassato da parte a parte.

Stichi. Da tutti e due le parti il tuo nome si legge Savvas, perciò la lancia ti trapassò da parte a parte.

Lo stesso giorno memoria della santa nostra madre Anna, soprannominata Eufimianòs.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Melitinì.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della santa. Ode 7. I fanciulli ebrei.

Ti trovi là dov’è il suono di voci festanti, o atleta, con i cori delle vergini cantando al Creatore: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Vedendo amputate le tue membra e subendo lo strappo delle unghie, ti offristi come sacrificio a Cristo cantando: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Apparisti come divina vite, con mani e piedi amputati come rami, spiritualmente coltivando per noi il vino che rallegra il cuore dell’uomo e scaccia l’ebbrezza delle passioni.

Non temevi fuoco sensibile, imitando i tre fanciulli d’un tempo, ma accolta la rugiada divina cantavi: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Theotokìon. Rivestendo tutto l’uomo, eccetto il peccato, il Dio eccelso venne dal tuo grembo incarnato, o pura: supplicalo con fede di salvare i tuoi cantori.

Del beato. Stesso Irmòs.

Per ottenere il regno superno e l’ineffabile gloria, o sapiente, come uomo saggio e prudente, disprezzasti saggiamente la gloria che si calpesta e disprezza.

Quando lo scaltro lupo sbranava la tua pecora, allora, o sapiente, tu spezzasti i suoi denti, riportandola in vita come buon pastore.

Docile alle leggi del Sovrano, cercasti e trovasti la pecora smarrita e sollevandola sulle tue spalle, beatissimo, la conducesti nel recinto della penitenza.

Theotokìon. Tu sola generasti uno della Trinità, circoscritto in una ipòstasi in due essenze, o Vergine; a lui, purissima, cantiamo senza tacere nei secoli.

Della santa. Ode 8. Follemente il tiranno.

Eccellesti con ardore giovanile, o illustre atleta e sollevasti trofei contro l’errore; sopportasti infatti d’esser privata delle mani e dei piedi, subendo l’amputazione delle mammelle e l’estirpazione dei denti, o martire, cantando con gioia: Popolo, esaltate Cristo nei secoli.

Fulgidissima come sole per gli splendori della verginità e del martirio, irraggiavi bellezza e illuminasti il mondo con i tuoi luminosi bagliori della tua grande fermezza, Anastasia, cantando con ardore: Sacerdoti, benedite, popolo, esaltate Cristo nei secoli.

La mia anima rigogliosa di passioni e oscurata dagli assalti del serpente, con le tue suppliche, sposa di Dio, purifica dai mali e con la tua luminosa ombra, o martire, rischiarala mentre grida: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Amando te, pura e incontaminata, la Vergine mantenne puri da passioni corpo e anima, compiacendosi della pazienza, sopportando l’assalto di molte torture e ora nei talami sovraccelesti danza lieta con te per tutti i secoli.

Del beato. Divenuti per grazia.

Nel baratro della perdizione il malvagio serpente spinse la pura colomba, ma sapientissimamente la scampò il padre cantando: Benedite, opere il Signore.

Sia in vita, sia dopo la morte, padre Abramio, per divina grazia ti mostrasti medico dei malati, cantando: Benedite, opere, il Signore.

Rifulgendo per innocenza, giustizia, temperanza e fede, con gli angeli, o beato padre, sei stato annoverato cantando: Benedite, opere il Signore.

Theotokìon. Apparisti santissima dimora dell’onda viva da cui bevendo, noi morti, ereditiamo la vita gridando: Benedite, opere tutte il Signore.

Irmòs. Divenuti per grazia, vincitori del tiranno, i fanciulli aderirono moltissimo ai tuoi precetti gridando: Benedite, opere tutte il Signore.

Della santa. Ode 9. Per questo sbigottisce.

Fosti sospesa al cavalletto, raffigurando la salvifica passione del Dio Verbo e subisti amputazione di mani e piedi ed estirpazione di denti e taglio della lingua e delle mammelle, o pura Anastasia, vanto dei monaci e ornamento dei martiri.

Come sposa ti ornasti di bellezza, adattandoti allo sposo con ornamenti di passione, dimorando nei talami luminosi come eletta, recando la lampada verginale e ora, Anastasia, splendendo regni con il vivente nei secoli.

Le tue pene stillano dolcezza togliendo l’amarezza del peccato, la tua urna zampilla fiumi di guarigioni e sempre distrugge passioni e brutti mali a gloria del Salvatore, che degnamente ti glorificò, o venerabile Anastasia.

Rafforzate dalla tua croce, o Cristo Onnipotente, Dio Verbo, le donne hanno resistito e virilmente tagliato l’astutissima testa del nemico e con gioia ottennero di abitare nel paradiso e, divinizzate per partecipazione, t’inneggiano convenientemente.

Theotokìon. La tua martire, Signore, seguendo te, incarnato da una donna, irraggiata da splendori verginali e dal sangue del martirio, al seguito di tua Madre fu presentata con gloria a te, Re del creato.

Del beato. Realmente Madre di Dio.

Fosti degno di vedere ciò che un tempo desideravi nella speranza, ciò che occhio non vide, né orecchio mai udì, padre teoforo.

Apparivi splendido di raggi divini, rifulgente di virtù, Abramio e con gioia stai presso il Sovrano di tutti.

Ti unisti ai cori di tutti i santi e con loro divinizzato, supplichi, o beato, per la nostra salvezza.

La Chiesa trascorre il giorno lieto della tua sacra dormizione, o padre, onorando la tua condotta di vita.

Theotokìon. Vergine amante del bene, benefica la mia anima incattivita dal peccato e falla partecipe dei beni eterni.

Irmòs. Realmente Madre di Dio ti confessiamo, noi, grazie a te salvati, Vergine pura e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Exapostilarion della martire. Tu che il cielo.

Vanto delle monache e splendore delle martiri ti sei mostrata, o Anastasia, esercitando verginità e lotta per amore di Cristo.

Del beato. Con i discepoli conveniamo.

Come riscattasti, o santo, per il Dio e Salvatore dalla seduzione del cattivo demone, la torma degli operatori di iniquità, o Abramio teòforo e anche colei che un tempo era caduta nel baratro della perdizione, così dalle numerose tentazioni, tribolazioni e pericoli, con le tue preghiere, libera anche noi, che con affetto celebriamo la tua venerabile memoria.

Theotokìon.

Apparisti come paradiso rivelante Dio, avendo al centro il Signore, albero della vita, o pura Madre di Dio: mangiandone certo non moriamo, ma grazie a te tutti viviamo di una vita migliore, recando l’arma della croce e vincendo il tiranno traditore, inneggiandoti, o Vergine.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos. Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 28 Ottobre- Memoria dei santi martiri Terenzio e Neonilla e del nostro beato pa dre Stefano il sabaìta

28 Ottobre

Memoria dei santi martiri Terenzio e Neonilla e del nostro beato padre Stefano il sabaìta.

Al Mattutino

Dopo la solita sticologia si leggono un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone dei martiri. Ode 1.

Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Sconvolto nel baratro del peccato, o filantropo, tendo l’occhio del mio cuore solo verso il mare della tua compassione; guidami, salvami, per le preghiere degli atleti.

Il sole senza tramonto vi ha rivelato nel firmamento della sua Chiesa stelle che rischiarano il suo insieme con lo splendore degli agoni, o martiri illustri.

Sei divenuto fondamento della Chiesa, campione della fede con Neonilla, Sàrbilo, Teodulo, Gerace e Nita, Bele il meraviglioso, Focà ed Eunice.

Theotokìon. Come colei che ha accolto la pienezza di tutta la divinità ti sei rivelata per noi dispensatrice di grazia, o purissima, perciò tutti a una voce esclamiamo con l’angelo: Salve, piena di divina grazia.

Canone del beato. Acròstico: A te, Stefano, omonimo della corona, portiamo una corona. Di Teofane.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

Offrendoti la ricompensa per i tuoi insegnamenti, o felicissimo Stefano, intrecciamo un encomio: accettando benevolmente, o beatissimo, con le tue suppliche concedici la grazia dello Spirito.

L’assalto delle passioni hai arrestato, o padre, con l’aiuto della ragione e della fede: eri infatti dolce, affabile, benevolo, moderato e coronato di sapienza e conoscenza, o Stefano.

Santamente adornasti te stesso di conoscenza e dell’energia pratica del carisma, o Stefano divino oracolo, desiderando le corone di gloria di Cristo, perciò non sei stato privato della speranza, o beatissimo.

Theotokìon. O Vergine pura e casta, tu hai superato ogni creatura visibile e invisibile, poiché concepisti il Creatore, quando si incarnò nel tuo grembo: pregalo con fiducia di salvare le nostre anime.

Dei martiri. Ode 3. Non è la sapienza.

Come un luminosissimo sole unito alla luna, il famoso Terenzio e Neonilla hanno generato un coro di sette martiri di Cristo.

La strazio delle tue membra, o atleta Terenzio, ti ha liberato dalla terra e ti ha procurato gloria indicibile.

Volando con le tue ali dorate, o Eunice, sei sfuggita alle reti degli uccellatori dell’astuzia e hai preso dimora dentro il palazzo spirituale.

Theotokìon. La sapienza di Dio, trovando in te una dimora purissima, si è incarnata dal tuo sangue puro e ti ha mostrata incorrotta dopo il concepimento.

Del beato. Fiorì come giglio.

La tua vita, o padre teoforo Stefano, è rifulsa come sole lucentissimo nel mondo e ha illuminato quanti con fede e affetto ti onorano.

I confini sono illuminati dai tuoi insegnamenti: poiché sei rifulso come un luminare nella Chiesa di Cristo, nella quale si è rafforzato il tuo cuore, o teoforo.

Hai mantenuto la tua anima libera da passioni e piaceri del corpo, o venerabile teoforo Stefano, perciò ora degnamente ti celebriamo.

Theotokìon. Per la purezza, o Sovrana, sei apparsa come giglio che splende fra le spine, in mezzo ai fulgori della tua verginità, o veneratissima Theotòkos.

Irmòs. Fiorì come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti, alla tua venuta, Signore e per essa si è rafforzato il mio cuore.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come stelle lucenti, con Terenzio come sole, i sacri sapientemente sorgono e rischiarano il creato con i nobili bagliori di eroici agoni, realmente dileguando la notte del politeismo; e noi in letizia li proclamiamo con fede beati come ministri di Dio e gridiamo: O illustri atleti, pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. Del beato.

Stesso tono. Risorgesti dai morti.

Avendo reso l’anima tempio luminoso del santo Spirito, o insigne padre, dentro trovasti ineffabilmente il Re, Cristo Signore, ricco di prodigi e dispensi al mondo la grazia generosa, perciò proteggi da pericoli e corruzione tutti i tuoi cantori.

E ora. Theotokìon.

Vergine Maria, gloria degli angeli, ornamento delizioso e decoro dei terrestri, ai tutti i tuoi cantori dà perdono dei peccati, sii propizia ai tuoi servi poiché sei realmente la liberazione dei disperati, forte rifugio degli uomini.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella senza macchia, vedendo l’agnello e pastore pendere dalla croce, gridava: Figlio mio, che cos’è dunque questo spettacolo strano, contro ogni speranza? Come, vita di tutti, sei condannato al pari dei mortali? Ma tu risorgi dai morti affinché gioiosa ti glorifichi.

Dei martiri. Ode 4. Vedendoti sospeso.

Il coro fraterno dei sette atleti con i due genitori hanno offerto un sacrificio immacolato a te, Cristo Sovrano, meravigliosamente immolato per noi come pecora.

La grazia dello Spirito ti apparve sotto aspetto di colomba, o gloriosa Eunice, per lenire la tempesta di torture e afflizioni abbattutasi su di te.

Con le armi della fede, o illustri martiri, avete abbattuto lo spavaldo tiranno, esaltato dal potere dell’empietà, cantando: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Colui che per suo volere ha plasmato l’universo, volontariamente viene plasmato dal tuo sangue puro, salvando quanti acclamano con fede: Gloria alla tua potenza, Signore.

Del beato. Sei venuto dalla Vergine.

Dei monaci, Stefano, tu sei divenuto corona ornata non di pietre preziose, ma di virtù: ti sei infatti rivelato realmente dimora piena di grazia divina, o felice.

Fosti insignito di sapienza divina, o teoforo, perciò essa ti ha rischiarato con le corone delle grazie, procurandoti la gloria eterna, o padre illustrissimo.

Bramasti con tutti i morti del cuore il desideri ultimo, lasciando le delizie del mondo e hai trovato la ricompensa adeguata alla brama, o beatissimo.

Theotokìon. Eva mi ha presentato il frutto della mortalità, ma tu, purissima, generando la vita enipostàtica, mi hai raddrizzato, perciò a te acclamo: Gloria al tuo concepimento, o Sovrana.

Dei martiri. Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Avendo in te, Signore, la loro forza, i martiri affrontarono eroicamente torture e flagelli, fuoco e morto.

O sacri fanciulli, vittime a Dio gradite, o schieramento che ha sbaragliato le complesse macchinazioni del nemico bellicoso!

Vincendo il serpente che vinse Eva, hai incoronato la testa di vittorie immortali, o Eunice vergine bella.

Theotokìon. Generasti per noi la luce senza tempo, lo splendore del Padre, divenuto sottomesso al tempo per ricca bontà, o purissima.

Del beato. Mediatore tra Dio.

Spegnesti con l’amore per l’impassibilità l’assalto delle passioni e illuminasti con contemplazione e prassi ogni parte dell’anima, o Stefano.

Con intelletto puro conversavi con le scritture dello Spirito, o Stefano divino oracolo e radunasti la ricchezza della contemplazione e della prassi, o beato padre ispirato da Dio.

Spiegando l’abisso della sapienza, hai compreso come trovare ogni cosa utile e con le fatiche hai ottenuto la perla preziosissima della conoscenza, o beatissimo Stefano.

Theotokìon. Ecco, come Isaia predisse, oltre ragione, purissima Theotòkos, hai avuto in grembo Cristo Dio, partorendolo poi oltre natura, o Genitrice di Dio.

Dei martiri, Ode 6. A te sacrificherò.

Senza pietà il tiranno ordinò di tirare i martiri e di attaccarli alle ruote per infligger loro molteplici tormenti, ma fu umiliato vedendoli invitti.

Con Terenzio piamente siano celebrati i valorosi martiri Sarvilo, Neonilla, Focà e Teodulo, Bele, Gerace, Eunice e il divino Nita.

Entrando nel porte delle vostre lotte siamo colmati di profumo divino dei vostri agoni, o beati, rigettando dall’anima il fetore delle passioni.

Theotokìon. Il roveto tutto avvolto dal fuoco e per niente bruciato, prefigurò il gran mistero del tuo concepimento inconcepibile, o Vergine lodatissima.

Del beato. Avvolto dall’abisso.

Ti rivelasti luminare luminosissimo dell’ecumène per gli splendori del verbo, illuminando, o padre Stefano, quanti con fede e affetto a te accorrono.

Hai trascorso beatamente la vita, odiando i sensi; sei divenuto infatti estraneo alla confusione del mondo e confidente di Dio, o Stefano.

Buona e bella la corona dei cui ora sei cinto, o sapientissimo Stefano, che sei coronato di virtù e regni sulle passioni, o eccelso.

Theotokìon. Oltre natura, Vergine, hai concepito e rimani Vergine, mostrando i simboli della vera divinità del tuo Figlio.

Irmòs. Avvolto dall’abisso delle colpe invoco l’abisso imperscrutabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione fammi risalire, o Dio.

Kontakion del santo.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Piantando il giardino delle virtù, che irrigasti con torrenti di lacrime, hai ottenuto l’albero della vita, o gloriosissimo: con le tue suppliche salva dunque dalla corruzione il tuo gregge; libera dalla sventura quanti con fervore ti onorano, perché noi tutti, con fede e affetto, abbiamo te, o sapiente, come sommo protettore.

Ikos.

Come distruttore delle passioni, modello di vita retta, istruttore e canone dei monaci che vivono in castità ed esempio di virtù, a te, sapiente, tutti riuniti nella tua memoria, noi tuoi discepoli acclamiamo: gloria a colui che giustamente ti ha glorificato con prodigi senza fine e segni tremendi, non solo in vita ma anche dopo la morte. Non smettere dunque di supplicare Cristo affinché su quanti ti onorano sempre sia fatto scendere il perdono delle molte e gravi colpe, perché noi tutti, con fede e affetto, abbiamo te, o sapiente, come sommo protettore.

Sinassario.

Il 28 di questo mese memoria dei santi martiri Terenzio e Neonilla e dei loro figli Nità, Sàrbilo, Gerace, Teodulo, Focà, Bele ed Eunice.

Stichi. Terenzio e Neonilla con i loro sette figli preferirono morire insieme di spada. Il giorno 28 due sposi vittoriosi portano al Sovrano i loro figli e le loro figlie.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Stefano il sabaìta, divenuto anche vescovo.

Stichi. Colui che porta il nome della corona viene incoronato di virtù per la sua vita.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Terenzio, Africano, Massimo, Pompeo e altri 36 martiri.

Stichi. Venne decapitato Terenzio, il quale seppur morto versava latte, mostrando un nuovo prodigio.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Firmiliano, vescovo di Cesarea e del sapientissimo Melchione, presbitero di Antiochia, che sconfissero l’eresia di Paolo di Samosata.

Stichi. In pace perirono i figli della pace Firmiliano e Melchione.

Lo stesso giorno memoria di santa Febronia, figlia dell’imperatore Eraclio e di san Ciriaco, ieromartire, che mostrò la preziosa croce al tempo del grande imperatore Costantino e di Elena sua madre.

Stichi. Il beatissimo Ciriaco, mescolando sangue a olio, produsse una nuova miscela.

Lo stesso giorno sant’Anna, madre di san Ciriaco, perì dilaniata e consumata dalle torce.

Stichi. Anna, con la carne consumata dal fuoco, divenne una lampada sempre illuminata per Cristo.

Memoria del nostro beato padre Atanasio patriarca di Costantinopoli, che praticò l’ascesi sul monte Athos.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei martiri. Ode 7. Nella fornace persiana.

Nella fornace dei tormenti la rugiada della pazienza discese dal cielo sui santi martiri che rendevano grazie cantando: Benedetto sei tu nel tempio della tua gloria, Signore.

Avendo saldamente fondato il cuore sulla roccia immutabile della fede in Cristo, i martiri abbatterono l’arroganza degli empi, provocando con la preghiera un sisma.

Sospesi e con i fianchi dilaniati con forza, arsi con aceto e fiamma, o beati, incendiaste tutto l’inganno, inneggiando al Signore.

Theotokìon. Colui che veste il cielo di nubi, o purissima, ti rivelò come un altro cielo sulla terra e da te si è rivestito di tutto l’uomo e per smisurata compassione mi divinizza.

Del beato. L’empio decreto.

I discorsi illuminati dei tuoi dogmi profumano per la grazia dello Spirito; venerando infatti un’unica divinità in tre persone e celebrando l’incarnazione del Verbo, profumi anche noi, o beatissimo.

Accordando la vita alle parole, o padre, ti è stata data una duplice corona, o beatissimo, poiché divenisti, o illustrissimo padre, strumento di sapienza che grida al tuo Creatore: benedetto e gloriosissimo.

Il tuo verbo appariva condito con sale, la tua vita illuminata dalla grazia dello Spirito, perciò hai preso dimora nelle stanze eccelse, stando ora gioioso con familiarità presso Cristo.

Theotokìon. Dirigendo la mia vita, o purissima, guidami al tuo serenissimo porto, poiché hai concepito Dio, la fonte dei beni che concede a tutti i fedeli il bene dell’incorruttela.

Dei martiri. Ode 8. Stese le mani Daniele.

Illuminati dalla luce del divino Spirito, sfidarono il fuoco, rivelando inefficaci le caldaie bollenti, i divini martiri che dal cielo avevano ricevuto il divino refrigerio: inneggiamoli degnamente, o fedeli.

Una moltitudine d’angeli apparve manifestamente nello stadio incoraggiandovi, o illustri martiri e alleviando le pene; con i fanciulli acclamavate l’ode: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Avendo vigile verso Dio l’occhio del tuo cuore, o Sàrbilo, sopportasti il taglio delle palpebre, svergognando il persecutore trattenuto nella notte dell’ateismo, perciò tutti ti diciamo beato come figlio del giorno.

Theotokìon. Per benevolenza del Padre, adombrata dal divino Spirito, hai ricevuto in grembo il Figlio, o pura e partorendo sei rimasta purissima come prima; pregalo senza sosta di liberare tutto il mondo da corruzione e castigo.

Del beato. Un tempo a Babilonia.

Una corona di decoro il Cristo datore di vita ha posto sul tuo capo, o Stefano che ne porti il nome, e infatti eccellevi nelle opere e nella contemplazione acclamando: Inneggiate al Signore, opere tutte del Signore.

Superando ogni senso, o beatissimo, conversavi con l’intelletto primo con purezza d’animo e di condotta, acclamando, o Stefano incoronato: Inneggiate al Signore, opere tutte del Signore.

Inneggiando ai martiri di Cristo e agli schieramenti dei santi, con loro hai preso dimora, divinamente assennato, colmo di letizia e di delizia divina, acclamando: Inneggiate al Signore, opere tutte del Signore.

Theotokìon. L’intelletto senza passioni si unisce nel tuo grembo all’intelletto umano, o purissima e nello spessore della carne si è sottomesso al tempo colui che è superiore ai secoli, perciò con fede e affetto, o Madre di Dio, ti glorifichiamo.

Irmòs. Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Dei martiri. Ode 9. Da te, o Vergine.

Vi rivelaste un paradiso che ha nel mezzo l’albero della vita, una fonte che promana torrenti di guarigioni e un fiume veramente colmo delle onde divine dello Spirito, o santi.

Vi siete rivelati, o martiri, torri della Chiesa di Cristo e porti serenissimi di quanti sono nella tempesta dei mali, figli della pace e compagni degli angeli.

Trovando le corone immarcescibili e la vastità del paradiso superando ogni angustia, o atleti, liberate anche dai pericoli noi che sulla terra vi celebriamo.

Theotokìon. O Vergine Madre, più vasta dei cieli e più santa dei cherubini, più onorabile di tutto il creato, implora per noi che ti onoriamo il Dio che generasti.

Del beato. Il Figlio dell’eterno.

O veneratissimo Stefano, ora che assapori puramente delizie e gioie inconcepibili, là dove folle di santi danzano presso Dio, attira a te con la tua santa intercessione quanti in te si rifugiano, o beato.

Con gioia sei salito alla vetta dei tuoi desideri, all’unico Dio benedetto, alla suprema bellezza, alla vita senza fine, alla luce senza declino, o Stefano, venerabile teoforo.

Come sole sei rifulso fra le schiere dei monaci, offerto dall’infanzia e inviando come raggi le virtù della tua condotta, o dolcissimo Stefano, beato padre teoforo.

Theotokìon. Riconoscendoti da lontano con occhi preveggenti, tutti i profeti ti hanno preannunziato come colei che sarebbe divenuta Madre dell’Onnipotente e del Sovrano di tutti, perciò tutti, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Irmòs. Il Figlio dell’eterno Genitore, Dio e Signore, incarnato dalla Vergine si manifestò a noi per illuminare ogni tenebra e radunare ciò che è disperso; per questo la lodatissima Madre di Dio noi magnifichiamo.

Exapostilarion dei martiri.

Con i discepoli conveniamo.

Con Terenzio rifulsero la venerabile Neonilla, Nita, Foca e Sarbil, Bele e Gerace, Teodulo ed Eunice, perché con ardore nobilmente lottarono per Cristo e hanno abbattuto tiranni, questi illustri martiri vittoriosi; onorandoli dunque, festeggiamo con gioia la loro fulgida memoria.

Del santo.

O Stefano, portatore di corona, accogliendo l’ardore del santissimo Spirito, ti sei strappato al mondo, prendendo la tua croce, o padre; congiunto a Cristo per la rigorosa ascesi e la verginità casta, divenisti degno, o santo, di carismi sovraintellettuali e con essi, o sapientissimo, arricchisci tutta la terra.

Theotokìon.

Vergine Madre intatta, non smettere di supplicare per i tuoi inutili servi il Signore incarnato dal tuo sangue puro, affinché troviamo grazia e aiuto opportuno nel giorno in cui come Dio giudicherà la stirpe dei mortali, per retribuire secondo il merito: te noi tutti abbiamo come protettrice nelle angustie.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto, come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 28 Ottobre- Appendice

Appendice – 28 Ottobre

La santa Protezione della santissima Madre di Dio. Santi Terenzio e Neonilla, sua consorte e i loro sette figli Sarvilo, Nità, Falco, Teodulo, Fozio, Bili ed Eunice, martiri. Il beato nostro padre Stefano, sabaita. Dopo la prima sticologia, kathisma.

Al Mattutino

Tono 1. I soldati a guardia.

Inneggiamo, Vergine pura, alla tua santa protezione che protegge e sorveglia sempre noi, che tu hai dichiarato tua eredità e porzione. Ma proteggici anche, o Sovrana, nella necessità futura (2).

Dopo la prima sticologia, kathisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Il beato Andrea nel tempio delle Vlacherne stupì e ti vide dispiegare su noi la tua divina veste, santamente là custodita, pura Vergine, rivelando a tutti la grazia della tua protezione, con cui ci proteggi e salvi da ogni afflizione (2).

Dopo il Polyeleos, kathisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Svelando ogni giorno la tua santa e prodigiosa protezione, che la nube della legge raffigurava, avvolgi, o Vergine, il tuo popolo proteso verso la tua bontà, sempre in attesa dell’aiuto che dai, o Madre di Dio e ogni volta allontana la furiosa rabbia dei nemici da noi, cantori della grandezza dei tuoi prodigi, pregando tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a noi, che festeggiamo con affetto la tua luminosissima protezione (2).

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Ricorderò il tuo nome di generazione in generazione.

Stico. Ha emesso il mio cuore il verbo buono.

Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (1,39-49.56).

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore. Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente e santo è il suo nome. Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Gloria. Per l’intercessione della Madre di Dio. E ora. Lo stesso. Quindi, lo stico. Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2.

Oggi la lodatissima Vergine, scoprendo la sua luminosa protezione, chiaramente ha manifestato ai fedeli la sua ricca grazia tanto nei tempi buoni quanto nelle afflizioni; perciò, inneggiando la sua grazia, noi protetti da lei, gridiamo in letizia: Salve Madre di Dio piena di grazia, che hai salvato la nostra stirpe e in sicurezza ci accompagni e guidi sulla via della salvezza.

Quindi si cantano questi due canoni della Madre di Dio. Primo canone. Acròstico: Tu sei, o Vergine, la protezione della Grecia. Di Gerasimo.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie (2).

Come Madre di Dio, purissima, concedimi sapienza e donami parola affinché inneggi splendidamente i prodigi della tua santa protezione, con cui proteggi sempre chi ti celebra.

Hai disteso dall’alto la tua scintillante protezione e dato rifugio in essa non solo alla Città Imperiale, ma a tutto il tuo popolo, che porta il nome di Cristo.

Il beato Andrea ti vide un tempo, in una ineffabile visione, nella chiesa di Vlacherne, pura Vergine, mentre proteggevi i confini del mondo con lo spiegamento della tua veste divina.

L’esercito del tuo popolo ha preso forza invincibile dalla tua protezione, ha sconfitto falangi di nemici e trovato una radiosa vittoria, perciò canta, o Sovrana le tue magnificenze.

Secondo canone. Acròstico: Inneggio la protezione della Madre di Dio. Di Gerasimo.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Protezione e fervente aiuto del mondo, pura Vergine Madre, che generasti ineffabilmente il Dio Verbo, con la tua ricca grazia rendi chiara la mia voce che magnifica nel canto la tua prodigiosa protezione.

Abbellita con gli ornamenti dello Spirito come regina dell’universo e sfavillando raggi più luminosi del sole, sei apparsa e spiritualmente rivelasti la tua protezione, proteggendo il tuo popolo che spera in te, o Vergine.

La nube nella Legge, che copriva la tenda della testimonianza, prefigurava dall’antichità la tua sacra protezione: ogni giorno tu proteggi, irrighi e scaldi la Chiesa, o purissima, con la copertura della tua protezione.

Piena di luce, piena di grazia, o Sovrana, eri misticamente presente nella chiesta di Vlacherne e con splendore hai mostrato la singolare grazia della tua benevolenza per noi stendendo la tua protezione; perciò giustamente ti inneggiamo.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca.

Ode 3. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e per la tua divina protezione, falli degni di corone di gloria (2).

È fonte di letizia celeste la tua luminosa protezione per quanti sempre lottano nelle afflizioni e sempre per grazia procura misericordia e salvezza.

Dal principio, per compassione, ci hai messo sotto la tua protezione come popolo eletto, o Vergine e ci hai liberati dai pericoli sia nel passato, sia ora, compiendo cose insolite e meravigliose.

Udendo le parole del venerabile Andrea, il divino Epifanio ti contemplò come celestiale regina, che protegge il popolo che porta il nome di Cristo.

Vedendo, o Vergine, la moltitudine dei miracoli della tua divina protezione, che operi ogni giorno per la nostra custodia, noi, figli dei greci (moltitudine di fedeli) ti porgiamo lodi di ringraziamento.

Secondo canone. Tu che in principio.

La tua fulgida protezione, Madre di Dio, sempre balenante bagliori di luce immateriale, dissolve gli oscuri progetti dei nemici, ma allieta le menti dei fedeli con la tua gloria.

Hai compiuto la Legge, Vergine pura, generando oltre ogni spiegazione colui che parlò ai profeti in immagini e indicò al mondo la tua fulgida protezione, compimento della luce della Legge; perciò inneggiamo la tua gloria.

Ogni giorno accorriamo come pulcini sotto la tua protezione, Vergine Pura; proteggici dunque dalle frecce del serpente, dandoci pace e sicurezza di vita.

Generando il Dio Verbo ti rivelasti causa di miriadi di benedizioni per la stirpe degli uomini e, con la tua protezione, o Vergine, salvasti da miriadi di bisogni, tentazioni e afflizioni coloro che ti onorano.

Katavasìa. Come sorgente viva.

Kathisma. Tono 3. La confessione.

Protezione, salvezza, aiuto e difesa dei greci ortodossi ti rivelasti, o illustrissima; perciò esaltiamo la tua protezione e proclamiamo la tua fervida difesa, che ha protetto, o pura Vergine, le nostre anime da ogni assalto del drago (2).

Primo canone. Ode 4. Irmòs.

Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore (2).

Invisibilmente rivelando la tua splendida protezione, ogni giorno proteggi, contieni, hai cura e salvi da ogni afflizione quanti a te acclamano: Gloria, o Vergine, alla tua gloria!

La rivelazione della tua grande benevolenza e la concessione di doni che sempre mostri al nostro popolo, o Vergine, sbalordisce la mente e il pensiero; perciò inneggiamo la tua grazia, o Sovrana.

Invisibilmente presente, o sposa di Cristo, all’epoca di Bisanzio hai chiaramente rivelato ai tuoi servi la tua santissima protezione con cui sempre ci proteggi come amica del bene.

Avendo te, o Vergine, come difesa nei pericoli, sollievo nella schiavitù, guida e assistenza in tutte le circostanze della nostra vita, noi ci rifugiamo nella tua luminosissima protezione.

Secondo canone. Tu sei mia forza.

All’ombra della tua protezione, Madre di Dio, dilegui dai nostri cuori la notte delle passioni, come benevola e illumini il giorno con lo splendore della grazia e della letizia e rischiari i fedeli che a te gridano: Salve, protezione del mondo tutta luce.

Da te Dio apparve nel mondo come uomo, nato dal tuo sangue e ti rivelò potente protezione del mondo e aiuto nelle afflizioni, o Vergine; sempre, infatti, tu proteggi e liberi dai pericoli quanti con affetto ricorrono alla tua protezione.

Siccome concepisti il Re dell’universo, apparisti regina di tutti, accompagnata dai santi deiformi e spiritualmente ci rivelasti le manifestazioni della tua santa protezione in una divinissima apparizione, o purissima.

La tua prodigiosa e abbagliante protezione, con cui proteggi e salvi ogni anima devota, noi, da essa salvati dalle prove terribili, inneggiamo e con fede a te gridiamo, o lodatissima: Salve, Vergine, aiuto dei mortali!

Katavasìa. Contemplando l’imperscrutabile.

Primo canone. Ode 5. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per il tuo augusto ingresso: poiché tu, Vergine ignara di nozze, penetrasti all’interno del tempio di Dio, come purissimo tempio e concedi la pace a tutti i tuoi cantori (2).

Il tuo popolo supplice celebra, o lodatissima, la santa memoria della tua protezione: sei venuta, infatti, nella chiesa di Vlacherne, o pura e hai protetto spiritualmente tutti quelli che con fede ti glorificano.

Con la tua visita, pura Vergine, distruggi l’insolenza del leone ostile, che va ruggendo ogni giorno per divorare la tua eredità e sconfiggi la sua arroganza e superbia.

Facendo memoria della tua luminosa protezione, ti inneggiamo grati per la salvezza, o Vergine; infatti ci liberasti dall’amara schiavitù e grandemente umiliasti il nemico venuto contro di noi.

O Madre di Dio piena di grazia, preziosissimo vaso della ricchezza della divinità, rivela scrigno della divina grazia me, che con fede sempre mi rifugio sotto la tua protezione e inneggio la tua gloria.

Secondo canone. Perché mi hai respinto.

La tua santa protezione, come una nube luminosa che si stende sui tuoi servi, o Vergine, come disse Isaia, libera dall’assalto della siccità del maligno Beliar e ci refrigera con la tua grazia.

Vedendoti in strana visione accompagnata come una regina dai santi, il beato Andrea, o fanciulla, stupì quando stendesti immaterialmente la tua venerabile veste e proteggevi il tuo popolo fedele.

Hai chiaramente mostrato un grande prodigio, o pura, nel custodire il tuo popolo fedele; invisibilmente infatti lo hai protetto con le tue divine mani attraverso il tuo santo velo; perciò tutti con gioia ti inneggiamo.

Nel deserto un tempo una nube luminosa proteggeva il popolo d’Israele, o fanciulla; ora, invece, la tua luminosissima protezione ci protegge e guida ogni giorno alla luce dei precetti di tuo Figlio.

Katavasìa. Sbigottisce l’universo,

Primo canone. Ode 6. Irmòs.

Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito (2).

Un tempo, di notte una colonna di fuoco guidava il popolo d’Israele, ora invece, la tua lampeggiante protezione ci guida sempre verso la salvezza.

Stendendo la tua luminosissima protezione, pura Vergine, ogni giorno ci proteggi, come ben sappiamo; come dunque ricambieremo la tua grazia?

Hai rivelato, o fanciulla, che noi oggi come una volta siamo porzione scelta, popolo del tuo possesso; perciò tutta la Grecia esultando ti inneggia.

Predica la tua grazia, o Fanciulla, il tuo popolo fedele e amico di Dio e, liberato da pericoli e difficoltà, canta un’ode riconoscente alla tua protezione.

Secondo canone. Perdonami, Salvatore.

Verammente, o regina dell’universo, sei apparsa luminosissima e prodigiosamente dispiegando la tua pura protezione, proteggi i tuoi servi; perciò inneggiamo la tua grande benevolenza.

I cherubini, un tempo, adombravano l’arca legale, mentre ora la tua protezione protegge e adombra la Chiesa di Cristo, o sempre benedetta e concede grazia generosa.

L’antico Israele era guidato alla terra promessa da una nube, ora invece il nuovo Israele è guidato dalla tua santa protezione alla vita senza fine.

Come il fuoco che consuma gli stolti, attorno a noi espandi la tua luminosa protezione, o purissima, salvandoci dalla loro follia; perciò ti glorifichiamo.

Katavasìa. Celebrando questa divina.

Kontàkion. Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Come nube che copre col suo splendore l’insieme della Chiesa, o Purissima, apparisti un tempo nella Città Imperiale. Ma come protezione e difesa del tuo popolo proteggi da ogni tribolazione noi che gridiamo: Salve, protezione luminosissima.

Ikos.

Stendendo dall’alto la tua santa protezione, Maria Vergine, Madre di Dio, proteggi e salvi il tuo popolo che ogni ora grida a te, pura; e ora con gratitudine inneggia i tuoi prodigi acclamando:

Salve, salvezza del mondo; salve, difesa della Grecia.

Salve, meravigliosa visione degli angeli; salve, sostegno incrollabile dei mortali.

Salve, sempre Vergine Madre di Cristo, Re universale; salve, protezione e assistenza soccorso del tuo popolo fedele.

Salve, tu che sei apparsa proteggendo il tuo popolo; salve, tu che concedi vittorie all’esercito.

Salve, fonte di ricca bontà; salve, lampada della benevolenza di Dio.

Salve, tu per cui vinciamo i nemici; salve, a te ogni giorno gridiamo.

Salve, protezione luminosissima.

Sinassario

Il 28 di questo mese festeggiamo la memoria della protezione della santissima Sovrana nostra Madre di Do e sempre Vergine Maria a favore del nostro popolo come un tempo della Città Imperiale.

Stichi. Con la tua protezione, o pura, tu proteggi e custodisci quanti a te accorrono, o Vergine. La protezione della Madre di Dio custodisce la Grecia.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Terenzio e Neonilla e dei loro figli Nità, Servilo, Gerace, Teodulo, Focà, Bele ed Eunice.

Stichi. Terenzio e Neonilla con i loro sette figli preferirono morire insieme di spada. Il giorno 28 due sposi vittoriosi portano al Sovrano i loro figli e le loro figlie.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Stefano il sabaìta, divenuto anche vescovo.

Stichi. Colui che porta il nome della corona viene incoronato di virtù per la sua vita.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Terenzio, Africano, Massimo, Pompeo e altri 36 martiri.

Stichi. Venne decapitato Terenzio, il quale seppur morto versava latte, mostrando un nuovo prodigio.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Firmiliano, vescovo di Cesarea e del sapientissimo Melchione, presbitero di Antiochia, che sconfissero l’eresia di Paolo di Samosata.

Stichi. In pace perirono i figli della pace Firmiliano e Melchione.

Lo stesso giorno memoria di santa Febronia, figlia dell’imperatore Eraclio e del santo ieromartire Ciriaco, che mostrò la preziosa croce al tempo del grande imperatore Costantino e di Elena sua madre.

Stichi. Il beatissimo Ciriaco, mescolando sangue a olio, produsse una nuova miscela.

Lo stesso giorno sant’Anna, madre di san Ciriaco, perì dilaniata e consumata dalle torce.

Stichi. Anna, con la carne consumata dal fuoco, divenne una lampada sempre illuminata per Cristo.

Memoria del nostro beato padre Atanasio patriarca di Costantinopoli, che praticò l’ascesi sul monte Athos.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Primo canone. Ode 7. Irmòs.

I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestata con coraggio la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto (2).

Ci hai posto sotto la tua protezione, o Sovrana e ci hai sempre protetto dal terribile maltrattamento degli assalti dei nemici e da ogni afflizione; perciò a gran voce tutti ti inneggiamo nei secoli.

Hai protetto la Città Imperiale di Costantino, come una tua porzione, Vergine Pura; allo stesso modo ora ci proteggi con la tua gloria, pura Sovrana e noi ci rifugiamo nella tua fervida protezione.

La tua prodigiosa e divina protezione sul nostro popolo, o Vergine, manifesta con chiarezza la tua provvidenza, con cui concedi gioia e pace nelle nostre anime.

Coltivasti non coltivata Cristo Signore, colui che coltiva la vita e ci procura la grazia, o purissima, apparendo causa di gioia a coloro che cantano: Salve, Sovrana della nostra stirpe, nostra salvezza e dolce soccorso.

Secondo canone. Il fuoco ebbe paura.

La casa animata in cui il Sovradivino ha dimorato, la pura Madre di Dio, fu vista un tempo dispiegare nella sua dimora il suo velo, proteggendo prodigiosamente quanti in lei confidano.

Non possiamo assolutamente comprendere la grandezza della tua bontà verso di noi, o Vergine, perché come madre amorevole tu ci proteggi, riscaldi e nutri ogni giorno, perciò inneggiamo la tua divina protezione.

Comprendendo in una visione immateriale, il teoforo Andrea, ti vide spiritualmente dispiegare la tua luminosa protezione sui tuoi supplici e celebrò i tuoi prodigi oltre ragione e comprensione.

Un tempo una nube luminosa ricopriva la tenda della testimonianza; ma ora la tua meravigliosa e luminosa protezione, pura Vergine, ricopre la Chiesa di Cristo giorno e notte come il monte di Dio.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino.

Primo canone. Ode 8. Irmòs.

Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli (2).

In molti modi un tempo rivelasti l’energia della tua protezione, Madre di Dio, con segni, prodigi e potenza, difendendoci ogni giorno, o purissima e noi ora inneggiamo prontamente i tuoi salvifici prodigi.

Il tuo popolo, o pura, ricevendo con fede forza e vigore dalla tua divina protezione, sempre allontana le afflizioni che sopraggiungono e resta incolume da qualsiasi furore dei nemici ostili, grazie alla tua sollecitudine, o Madre di Dio.

Dall’alto, pura Vergine, dispiega la tua santa e lucentisssima protezione e, come un tempo, proteggici e salvaci dagli avversari che ci attaccano e scampa la tua eredità dalla loro malvagità e aggressione.

Il beato Andrea e il divino Epifanio videro te, che proteggesti casto il tuo corpo, Madre di Dio Vergine, spiegare la tua protezione; hai protetto infatti tutti nella luce immateriale e nella gloria celeste, o Vergine.

Secondo canone. Colui che sul santo monte.

A quanti camminavano nella notte della vita, Vergine pura, la tua sacra protezione concede forza divina, luce, salvezza e li guida tutti al riposo della vita eterna.

I cori delle potenze incorporee e dei santi, vedendoti, o pura Vergine, nel tuo santo tempio stendere il tuo santo velo e proteggere il mondo, lodavano la fonte della tua misericordia.

Tu sei la protezione del mondo più ampia della nube, o pura, salvezza dei mortali, perciò celebrando con affetto la memoria della tua venerabile protezione, inneggiamo la moltitudine dei tuoi prodigi, o Madre di Dio.

Avendo te, pura Vergine, come forte protezione nella vita e speranza infrangibile, ci rifugiamo nella tua potente protezione e siamo salvati dagli ostacoli del seduttore inneggiando la tua grazia.

Katavasìa. Il parto della Madre di Dio.

Primo canone. Ode 9. Irmòs.

Stico. Gli angeli magnificano con inni la protezione della Madre di Dio, perché protegge i cori dei fedeli in ogni luogo.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima Madre di Dio pura, sempre Vergine (2).

Stico. Gli angeli, vedendo la protezione della Madre di Dio, stupirono per come essa custodisce e protegge quanti in lei confidano.

La rugiada che gocciola dalla tua divina protezione come da nube immateriale, o pura, diviene guarigione per noi e scaccia le malattie dello spirito e del corpo per coloro che gridano: Salve, sempre Vergine, nostra gioia e consolazione!

Stico. Angeli e mortali onoriamo la tua venerata protezione; perché tu, Sovrana, proteggi tutti quelli che con fede t’inneggiano.

Una sacra memoria a gloria e lode dei tuoi prodigi compie la Grecia (oppure: la Chiesa dei fedeli) esultando oggi, o purissima e con fede rifugiandosi nella tua protezione, a te grida: Proteggimi e custodiscimi fino al termine della vita, o illustrissima.

Stico. Angeli e mortali magnificano la protezione della purissima: essa infatti protegge e salva tutti quelli che la onorano.

Con tutta l’anima ci riuniamo sotto la tua divina protezione, o purissima, rivolgendoti una lode riconoscente per la tua calorosa benevolenza, poiché ci hai scelti come possesso e ci tratti bene in tutto, o Sovrana e ci guidi e salvi dalle afflizioni.

Stico. Vergine pura, genitrice di Dio, salva il tuo gregge, custodendolo con la tua protezione e prenditene cura in tutto.

Dall’alto e intorno, o Vergine, mantieni con ricca benevolenza la tua divina protezione sul tuo popolo come una muraglia; e a me, che ti ho composto inni, dà illuminazione, chiarezza e remissione delle colpe, ti supplico.

Secondo canone. Per questo sbigottisce.

Stico. Esalta, anima mia, la santissima protezione della pura Vergine.

Chinandoti con affetto materno verso il tuo popolo, che con fervore in te spera, come compassionevole, o Vergine, in modo singolare hai steso spiritualmente per loro la tua divina protezione come nube luminosa; perciò predicando la ricchezza della tua benevolenza, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Stico. Magnifica, anima mia, la protezione luminosa dell’unica Madre di Dio.

Tuo Figlio, o pura, che un tempo guidava un popolo ingrato con una nube come una colonna, ti rivelò nube viva e razionale, che prodigiosamente protegge e salva con fervente assistenza il popolo tuo possesso, o pura, in vista della terra dell’incorruttela.

Gloria.

Stico. Magnifica, anima mia, la divinità in tre persone, tearchia senza principio.

Sollevando le mani verso Dio implori per noi colui che è venuto a te e da qui, dispiegando spiritualmente la tua protezione luminosa, hai protetto tutti i fedeli. Perciò, celebrando annualmente la sua memoria, o Madre di Dio, ti magnifichiamo.

E ora.

Stico. Magnifica, anima mia, le straordinarie magnificenze della purissima Vergine.

Inneggiando i molti doni della tua protezione e della sua generosa grazia, di cui continuamente godiamo, o Madre pura, gridiamo a te dal profondo dell’anima: come un tempo proteggevi il tuo popolo, anche adesso con la tua mano proteggici e salvaci fino al termine della vita, o pura.

Katavasìa. Ogni abitante.

Esapostilario. Tu che il cielo.

La tua divina protezione, o Vergine, protegge i fedeli e guida e custodisce illeso il nostro popolo da ogni pericolo, o Madre di Dio.

Un altro. Uguale.

Con la tua potente protezione e assistenza insonne, o Vergine, custodisci incolume il popolo dei greci (oppure: degli ortodossi). Tutti nelle necessità abbiamo te come rifugio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo questi prosòmia.

Tone 1. Esultanza delle schiere.

La sempre Vergine e pura Madre di Dio, alleata, protezione e soprattutto rifugio e pronto aiuto di noi, che siamo sotto attacco celebriamo, o Grecia tutta, magnificando la sua protezione.

La tua santissima e abbagliante protezione, che dispieghi ogni giorno come nube luminosa e attraverso cui, come abbiamo imparato, manifestamente ci proteggi e ricopri nella prosperità come nella sciagura, con gioia, o Vergine, diciamo beata.

Un tempo la Città Imperiale, con la tua prodigiosa protezione, Vergine, scampava pericoli e guerre terribili, mentre oggi tutta la Grecia (il tuo popolo), per la sua grazia, scampa problemi, calamità e disastri.

Com’è prodigiosa, un tempo e ora, la grazia della tua benevolenza per il tuo popolo, o Vergine! Perciò accorrendo alla tua venerabile protezione ogni giorno, troviamo liberazione da ogni aggressione e partecipazione a beni di ogni genere.

Gloria. E ora. Tono pl. 1.

I doni della tua protezione, Madre di Dio, stendendosi come raggi solari in ogni luogo, in molti modi ci benèficano: scacciano infatti l’afflizione delle malattie, sbaragliano le falangi dei nemici, dileguano la tenebra di inaspettate sciagure e ci concedono pace duratura. Ma tu, Vergine piena di grazia, accetta i nostri inni di ringraziamento e sii nostra alleata e difesa fino alla fine dei secoli, ti supplichiamo.

Grande dossologia e conclusione.

Alla Liturgia

Antifona 1.

Stico 1. Sta la regina alla tua destra, avvolta in abito dorato, variamente adornata.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Stico 2. Tutta la gloria di lei, la figlie del re è nell’intimo.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Stico 3. I ricchi del popolo della terra imploreranno il tuo volto.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Gloria. E ora.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Antifona 2.

Stico 1. Della tua lode, Signore è piena tutta la terra.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 2. Il giorno del Signore è contro ogni violento e orgoglioso e contro ogni superbo ed esaltato.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 3. Il Signore Savaòth percuoterà i gloriosi con forza e gli esaltati e i superbi saranno frantumati con violenza.

Salva, Figlio di Dio.

Antifona 3.

Stico 1. Mi ricorderò del tuo nome di generazione in generazione.

Inneggiamo, Vergine.

Stico 2. Per questo i popoli ti loderanno nei secoli e nei secoli dei secoli.

Inneggiamo, Vergine.

Stico 3. Mirra, statte e cassia dalle tue vesti.

Apolytìkion. Tono 1. Cittadino del deserto.

Inneggiamo, o Vergine, le grazie della tua protezione, che come nube luminosa in modo inconcepibile dispieghi e proteggi con sapienza il tuo popolo da ogni insidia del nemico. Avendo te come protezione, difesa e soccorso, a te gridiamo: gloria alle tue magnificenze, o pura, gloria alla tua santa protezione, gloria alla tua provvidenza verso di noi, o pura.

Kontàkion. Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Come nube che copre col suo splendore l’insieme della Chiesa, o Purissima, apparisti un tempo nella Città Imperiale. Ma come protezione e difesa del tuo popolo proteggi da ogni tribolazione noi che gridiamo: Salve, protezione luminosissima.

Apostolo e vangelo del 21 novembre

Ad Exerètos.

Gli angeli magnificano con inni la protezione della Madre di Dio, perché protegge i cori dei fedeli in ogni luogo. Ogni abitante della terra…

Megalynàrion.

Sei la protezione dei cristiani ortodossi, o Vergine, che proteggi tutti i fedeli; perciò tutta la Grecia (il tuo popolo) accorre e con fede magnifica il tuo sostegno.

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Mattutino del 27 Ottobre- Memoria del santo martire Nestore

27 Ottobre

Memoria del santo martire Nestore.

Al Mattutino.

Apolytìkion del Santo. Tono 3. Della fede divina.

Un grande difensore nei pericoli il mondo ha trovato in te, o vittorioso, che metti in rotta le genti. Come dunque hai abbattuto la tracotanza di Lieo, incoraggiando Nestore nello stadio, così, o santo, supplica Cristo di donarci la grande misericordia.

Gloria. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente ha accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Dopo la solita sticologìa si dicono i canoni dall’Oktòichos e quello di san Nestore, qui riportato.

Ode 1. Tono 4. L’armata del faraone.

Felicemente salisti, o martire, sul carro di fuoco del tuo sangue e giungesti con gioia alle altezze dei cieli, dove si trova Gesù, splendore atemporale.

Indossata la corazza mistica della fede, o Nestore, brandendo come lancia la croce, distruggesti le falangi del nemico.

Sostenuto dal fervente amore per Cristo, irrompesti nello stadio e sventasti gli inganni di Lieo e sollevasti il trofeo della vittoria.

Theotokìon. Concepisti in grembo il Figlio coeterno al Padre, senza uomo lo generasti soprannaturalmente secondo la carne, restando realmente vergine, o pura: perciò tutti ti celebriamo.

Ode 3. Creatore del tuono.

Fortificato da colui che spezzò il chiavistello e le porte dell’ade, entrasti nello stadio con ardore, annientando la forza del nemico.

Il principe dell’antico errore cadde ai tuoi piedi, poiché andasti con ardore al taglio della spada, Nestore, gloria dei martiri; perciò ti celebriamo.

Spezzando l’audacia degli empi, offristi, o martire, in sacrificio a Dio il tuo sangue: in cambio egli ti donò abbondanza di carismi.

Theotokìon. La deformità della stirpe di Adamo, deturpata dal cibo, Gesù, concepito nel grembo della Madre di Dio, soprannaturalmente riplasmò, dandoci la primitiva bellezza.

Irmòs. Creatore del tuono e dei venti, consolida, Signore, il mio spirito, perché ti canti in verità e compia il tuo volere, poiché non c’è santo all’infuori di te, nostro Dio.

Kathisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Non temesti il furore dei nemici, né i dolori della carne, ma accorresti impavido alla lotta, con l’arma invincibile della croce; uccidendo subito il maledetto, fosti poi ucciso, divenendo degno, o Nestore, di stare presso Cristo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Colui che siede sul trono dei Cherubini e riposa nel seno paterno, riposò corporalmente nel tuo grembo, Sovrana nostra, come sul suo trono divino; Dio infatti regna su tutte le nazioni e noi giustamente cantiamo a lui: imploralo di salvare i tuoi servi.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Illuminato dai chiari insegnamenti di Demetrio, scampasti all’idolatria tenebrosa dei pagani e splendi del bagliore dei martiri.

Agitando le onde salate dell’incredulità con la gradevole dolcezza della tua fede, con i flutti del tuo sangue annegasti l’armata dei nemici.

Apparisti come albero piantato per la vita, nutrendo coi frutti delle tue lotte l’insieme dei credenti, o Nestore, gloria dei martiri di Cristo.

Theotokìon. Vergine santissima, sii per me purificazione dai peccati e nel pericolo soccorrimi con la tua mano, salda protettrice dei cristiani.

Ode 5. Fa’ sorgere su noi.

Accogliendo come pioggia nel cuore le parole della sapienza divina, hai fatto crescere, glorioso Nestore, le larghe mura del martirio.

O Demetrio, martire di Cristo, con le tue parole come legge, Nestore annientò l’iniquità dell’ateismo.

Misurandoti col nemico invisibile, insigne Nestore, possedevi invisibilmente l’alleanza di Dio.

Theotokìon. Salve, tu che concepisti senza seme il nostro Dio, salve, divina, purissima Madre, salve, Sposa non sposata.

Ode 6. I marosi dei pensieri.

Col cuore marchiato dal sigillo di Cristo, coraggiosamente trafiggesti con la lancia, generoso atleta, il cuore di Lieo e con gioia moristi per la vita di tutti.

Come sposo uscisti dalla stanza del tuo corpo, splendidamente adorno dell’ornamento tessuto col tuo sangue e comparisti davanti a Cristo Re.

Innalzando i tuoi piedi sulla pietra della fede, Cristo, pietra della vita, ti consolidò e diresse il tuo cammino verso di lui, confondendo i tuoi nemici.

Theotokìon. Spezza i lacci dei miei peccati, tu che partoristi il Dio che toglie i peccati del mondo, vergine Maria, poiché ho posto in te la speranza della mia salvezza.

Irmòs. I marosi dei pensieri, afferrandomi, mi spingono verso le onde senza fondo del peccato, ma tu, buon Timoniere, guidami e come il profeta salvami. 

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Per aver valorosamente lottato, hai avuto ora in sorte la gloria immortale e sei divenuto ottimo soldato del Sovrano, per le preghiere del martire Demetrio; con lui, dunque, Nestore sapiente, non cessare di intercedere per tutti noi.

Ikos.

Lottando con la forza di Dio, o beatissimo, fosti proclamato vincitore; calpestato coi piedi il nemico, fosti glorificato; apparisti incoronato con i cori dei venerabili vittoriosi, o Nestore e sei stato elevato al di sopra di Aronne, o atleta di Cristo, per aver offerto con Abele il tuo sangue divino. Presso il trono divino del Creatore, con le schiere degli angeli, non cessare di intercedere per tutti noi.

Sinassario.

Il 27 di questo mese memoria del santo martire Nestore.

Stichi. Nestore, uccidendo Lieo, morivi di spada prefigurando la rovina dell’errore. Il ventisette l’odioso imperatore fece decapitare il fedele Nestore.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Capitolina ed Eroteide.

Stichi. Dalla spada padrona e serva vengono uccise, autentiche signore e serve della Trinità.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Kyriakos, patriarca di Costantinopoli.

Stichi. Kyriakos, lasciando questa terra e questa vita, giunge presso lo stesso Signore dei signori.

Lo stesso giorno memoria di santa Procla, sposa di Pilato.

Stichi. Procla sta al cospetto del suo Re avendo creduto in colui che era comparso davanti al suo sposo.

Per le loro sante preghiere, o Dio nostro, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Sul monte a Mosè.

Tu che illuminasti i cuori dei fedeli coi raggi prodotti dalle imprese del tuo martire, Signore, Dio dei nostri padri, sei benedetto.

Estinto il fuoco dell’empietà con la rugiada del tuo sangue, martire Nestore, adesso salmeggi: Signore, Dio dei nostri padri, sei benedetto.

Come sacrificio vivente, come profumo dal soave odore, ti immolasti al Signore cantando: Dio dei nostri padri, sei benedetto.

Theotokìon. Sovrana santissima, hai superato la santità dei Cherubini partorendo il Santo dei santi, il Verbo Dio che ci santifica.

Ode 8. Terra e tutto ciò che contiene.

La terra accolse il tuo sangue venerabile versato per Cristo, i cieli, la tua anima risplendente come sposa; i cori dei martiri e gli spiriti di tutti i giusti, nella gioia, ti vennero incontro, o martire.

Quanto amava Dio la tua anima! Considerando nulla la morte temporale, scegliesti di vivere nel Signore; e quale coraggio divino, quando fiaccasti la forza dei nemici che non volevano riconoscere Cristo!

Hai ingaggiato la buona lotta, hai davvero terminato la tua corsa, custodito la fede, o Nestore: cos’ hai trovato la corona di giustizia che Cristo ti ha dato nei secoli.

Theotokìon. Avendo il tuo aiuto, Madre di Dio, non temo le reti del nemico; rifugiandomi in te, non temo il male, poiché in te mi glorifico; in te oltrepasserò il muro del peccato, salvato dalla tua intercessione.

Irmòs. Terra e tutto ciò che contiene, mare e fonti, cieli dei cieli, luce e tenebra, gelo d’inverno e arsura d’estate, figli degli uomini e sacerdoti lodino il Signore e lo esaltino per tutti i secoli.

Ode 9. Poiché il potente ha fatto.

Portando, beato Nestore, la porpora tinta nel tuo sangue e reggendo lo scettro della croce, regni con Cristo.

Fosti il grappolo maturo della vigna di Cristo: pigiato nelle botti del martirio, versasti per noi fedeli il vino della compunzione, Nestore dalle molte lotte.

Tu che esulti con gli angeli in presenza di Gesù e gioisci della sua gloria, Nestore, ricordati sempre dei fedeli, che festeggiano la tua sacra memoria.

Theotokìon. Sei davvero dimora della luce che dissolve le tenebre dell’antica ignoranza, abitazione di colui che tutti ci santifica, Vergine pura, lampada d’oro, più eccelsa dei cieli.

Irmòs. Poiché il potente ha fatto in me prodigi, santo è il suo nome e la sua misericordia di generazione in generazione si stende su quanti lo temono. 

Exapostilàrion. Udite, donne.

Abbattesti la follia e la furiosa arroganza di Lieo, o Nestore, con la potenza della croce e le preghiere del gloriosissimo martire Demetrio, avendo in precedenza messo in fuga le passioni e ti rivelasti eccellente martire di Cristo, o sapiente vittorioso.

Theotokìon.

Come di consueto mostra anche ora, o celebratissima e amante del bene, le tue misericordie e le tue molte compassioni, o Madre di Dio, liberandoci tutti da ogni sventura, pericolo e tribolazione e salvandoci dalla tremenda minaccia del terremoto.

Allo stico, gli stichirà prosòmia che abbiamo detto ieri al vespro.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 26 Ottobre- Memori a del santo megalomartire Demetr io il mirovlita e commemorazione del terremoto del 740

26 Ottobre

Memoria del santo megalomartire Demetrio il mirovlìta (effusore di unguento profumato) e commemorazione del terremoto del 740.

Al Mattutino.

Apolytìkion del santo.

Tono 3. Della fede divina.

Un grande difensore nei pericoli il mondo ha trovato in te, o vittorioso, che metti in rotta le genti. Come dunque abbattesti la tracotanza di Lieo, incoraggiando Nestore nello stadio, così, santo megalomartire Demetrio, supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Un altro del terremoto. Tono pl. 4.

Tu che guardi sulla terra ed essa trema, liberaci dalla tremenda minaccia del terremoto, o Cristo nostro Dio e fa’ scendere su noi copiose le tue misericordie, per l’intercessione della Madre di Dio, o solo amico degli uomini.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

La tua memoria, glorioso martire Demetrio, ha allietato oggi la Chiesa di Cristo e riunito tutti per celebrarti degnamente con canti, o uomo di mente divina, come vero soldato e distruttore dei nemici: perciò con le tue suppliche liberaci dalle tentazioni.

Gloria. Stessa melodia.

Rivestito Cristo, vanto della lotta, o martire Demetrio, debellasti il nemico impotente: annientato in lui l’inganno degli empi, divenisti, per chi è nella fede, istruttore di vita pia; perciò devotamente festeggiamo la tua memoria.

E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Speranza non confusa di quanti in te confidano, tu che sola, oltre natura, generasti nella carne Cristo nostro Dio, imploralo con i santi apostoli di donare a tutta la terra il perdono e la pace e a tutti noi, prima della fine, l’emendamento della nostra vita.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Con fede sicura, il vittorioso di Cristo, abbattuta con coraggio l’arroganza dei tiranni, debellò da atleta il maligno, ricevendo in ricompensa per i tormenti il dono dei miracoli, da parte dell’unico Dio, arbitro della lotta, presso il quale intercede perché ci usi misericordia.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Salve, invalicabile porta del Signore, salve, muro e protezione di quanti a te accorrono, salve, porto senza tempeste e ignara di nozze: tu che partoristi nella carne il tuo Creatore e Dio, non cessare di intercedere per quanti inneggiano e adorano tuo Figlio.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono 3. Attonito di fronte.

Ti imploriamo con fede, Demetrio, martire del Signore, che in tutto hai patito con lui: liberaci dai multiformi pericoli che ci assalgono; sana le ferite delle nostre anime e dei nostri corpi; spezza l’arroganza dei nostri nemici, o santo; dona pace alla nostra vita, perché sempre ti glorifichiamo.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Theotokìon.

Madre senza nozze, in Dio beata, sana la mia anima inferma, perché sono preso da molte colpe, Madre di Dio; perciò a te grido col gemito del cuore: Accogli, Purissima, colui che molto ha peccato, affinché con fiducia ti acclami: Salve, piena di grazia.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Mirabile è Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti suoi voleri.

Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (Lc 21, 12-19).

Disse il Signore ai suoi discepoli: Guardatevi dagli uomini; metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi ben in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salvate le vostre anime.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione del vittorioso. E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico. Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2.

Nelle dimore ultramondane, Demetrio, sapiente martire, Cristo Dio ha accolto il tuo spirito irreprensibile: fosti infatti difensore della Trinità, lottando coraggiosamente nello stadio, inflessibile come l’acciaio; trafitto dalla lancia al tuo fianco puro, o venerabilissimo, imitando colui che venne steso sul legno per la salvezza di tutto il mondo, ottenesti di operare prodigi, per concedere generosamente agli uomini le guarigioni. Perciò, festeggiando oggi la tua dormizione, glorifichiamo degnamente il Signore che ti ha glorificato.

Quindi i canoni, uno per il terremoto, due per il santo. Il canone per il terremoto ha il seguente acrostico: O Cristo, fa cessare subito il terremoto. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo che il faraone inseguitore veniva sommerso nel mare, esclamava: Cantiamo a Dio un inno di vittoria.

Com’è potente la tua ira, da cui ci liberasti, Signore: non seppellisti infatti sotto terra la nostra ribellione contro di te, perciò sempre grati ti glorifichiamo.

Gioendo sempre ogni volta che qualcuno si converte, scuoti tutta la terra come semplice foglia per rafforzare i fedeli con il tuo timore, Signore.

Liberaci dai terremoti più violenti della terra e non permettere che la tua eredità vada del tutto in rovina, anche se sei irritato per i nostri numerosi peccati, longanime Signore.

Theotokìon. Supplici ti preghiamo, Madre di Dio, di mostrare verso il tuo popolo e la tua città la comprensione di sempre e dai più violenti terremoti della terra e dalla rovina, salvaci.

Primo canone del Santo, con l’acrostico: Acclamo al valorosissimo Demetrio. Opera di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Nel mar rosso.

Cinto con la divina corona dei martiri, presso Dio esulti luminoso, brillando dello splendore dell’aldilà, illustre martire Demetrio.

Il Sovrano ti accolse come martire della verità, avendo lottato fino al sangue e dimostrato valorosamente con la lotta la tua ferma resistenza.

Calpestasti l’inventore del male, Demetrio, abbattendolo con la lancia del tuo martirio e la bontà divina ti fortificò per questo con la sua ineffabile potenza, o beato.

Theotokìon. Colui che è generato senza madre nel cielo, come Dio nasce da te, secondo la nostra natura, senza padre, illustre Madre di Dio, incarnandosi con unione sorpassante ragione e mente.

Secondo canone del santo. Acrostico: Unito al profumo spirituale divieni profumo. Nei theotokìa opera di Filoteo. Poema di sua santità il patriarca Filoteo, dedicato alla celebrazione e alla supplica per il santo Myron.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Mia parte sei tu e mia divina gloria, Demetrio, perché sono pecora del tuo caro gregge; ricevi dunque il mio inno, che oggi celebra la grazia della tua mirra, o incoronato.

Luminosamente percorresti la via del martirio con l’anima ricoperta dall’olio delle virtù: dalla tomba trionfi in modo meraviglioso e hai fatto del tuo corpo una fonte di mirra, generoso martire.

Annulla in me i torrenti fangosi e il cattivo odore delle mie impure passioni, ti prego, o Demetrio e rendimi dimora degna del profumo di Cristo.

Il divino Davide in Spirito chiamò unguento profumato l’unione dei fratelli e la tua mirra, come nuova creazione, o sapiente, conduce all’unione con il supremo Profumo.

Theotokìon. Apparisti, Vergine purissima, vaso d’alabastro del divino profumo, contenente il buon odore di Cristo: liberami dunque dai miasmi delle mie passioni e dal fango dei miei errori, ti prego.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Del terremoto. Ode 3. Irmòs.

Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

La terra è flagellata a causa delle nostre malvagie predisposizioni, perché sempre provochiamo la tua collera verso di noi; ma tu, Re dell’universo e Signore compassionevole, risparmia i tuoi servi.

Scossa la terra, Signore, di nuovo la rafforzasti, correggendo e riparando le nostre debolezze, volendo stabilirci nel tuo divino timore, o più che buono.

Fratelli, rifuggiamo i peccati che generano le amarezze della morte, i più forti terremoti della terra e incurabili flagelli, quindi, con la penitenza, addolciamo il nostro Dio.

Theotokìon. O Madre di Dio purissima, tu che sola sei buona, ti preghiamo, supplica con insistenza il Verbo buonissimo di salvare tutti dalla collera dell’attuale terremoto.

Primo canone del santo. In te si rallegra.

Disprezzasti del tutto le leggi dei tiranni, preferendo più di tutto il Verbo di Dio, o atleta vittorioso.

Nella tenda della Testimonianza divenisti candeliere brillante, risplendente della divina luce, vittorioso martire Demetrio.

Theotokìon. Per sanare la natura incancrenita dei mortali, Vergine pura, l’Amico degli uomini scelse il tuo grembo come sua dimora.

Secondo canone del santo. Quale sorgente.

Nelle vivificanti onde entrasti purificato con il divino battesimo; lavato poi con il tuo sangue di martire, hai prodotto una sostanza nuova, Demetrio, che diviene in te fonte di profumo.

Come divino custode di Tessalonica, allieti gioiosamente la tua città come immenso fiume del Signore con le onde del tuo profumo e come divina dimora, santifichi l’universo.

La tua città, santo martire, ci appare come fonte d’acqua vivificante, che fa scorrere le onde del tuo profumo come fiume sommergente l’oceano delle eresie e delle passioni.

Cristo ha effuso misticamente questa mirra nella tua anima; dalle tue membra ha fatto scorrere, Demetrio, come dalle sue labbra, una fonte di profumo e ti ha reso santa dimora dello Spirito.

Theotokìon. Questo la Vergine dice a suo Figlio, Re dell’universo: o mio Sposo bellissimo, sulle tracce del tuo profumo, verso di te accorro.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori che allestiscono per te una festa spirituale; e rendili degni di corone di gloria.

Kathisma del santo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Nella ricchezza della tua pietà, rovesciando l’errore degli empi, calpestasti l’audacia dei tiranni e infiammando l’intelletto con il divino amore, sprofondasti nell’abisso l’errore gli idoli; perciò degnamente ricevesti in ricompensa delle tue gesta il potere dei miracoli e fai scorrere guarigioni, atleta Demetrio; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Un altro del santo.

Compiacendo il Re dei secoli, ti opponesti al volere dell’iniquo imperatore, o glorioso e non sacrificasti agli idoli intagliati; perciò ti sacrificasti per il Verbo immolato, lottando con fermezza e fosti trafitto da una lancia nel fianco, sanando i dolori dei fedeli che a te accorrono, atleta Demetrio; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Del terremoto.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Hai avuto pietà di noi salvandoci dalla tua ira tremenda e mostrandoci l’oceano del tuo amore per gli uomini, Signore: noi ora ti ringraziamo, avendo imparato a evitare i peccati mortiferi; volgiti dunque a noi, abbi pietà per le preghiere della tua Genitrice, o Salvatore.

Del terremoto. Ode 4. Irmòs.

Cristo, mia forza, Dio e Signore, così la sacra Chiesa divinamente canta, levando il grido da animo puro facendo festa nel Signore.

Tu che scuoti col tuo volere la terra, Signore, rafforza sulla base della verità tutti noi, che siamo scossi dagli assalti del perfido nemico.

Per il tuo volere divino scuoti l’universo e agiti i cuori degli abitanti della terra: calma dunque le onde della tua giusta ira.

Quanti non hanno affatto il tuo timore nel loro spirito, li spaventi scuotendo tutta la terra, tu il solo compassionevole, ma a noi, come sempre, Signore, manifesti tutte le meraviglie del tuo amore.

Theotokìon. Riconoscendoti tempio di Dio, o Sovrana, nel tuo santo tempio eleviamo le nostre mani supplicanti per pregarti: volgiti alle nostre miserie e vieni in nostro soccorso.

Primo canone del santo. Vedendoti sospeso.

Il Dio Verbo eccelso, vedendoti sconfiggere le menzogne degli empi, t’incoronò di gloria, Demetrio, cantando: gloria alla tua potenza, Signore.

Diretto dalla mano vivificante raggiungesti i porti più sereni dove ora con gioia, Demetrio, tu gridi: gloria alla tua potenza, Signore.

Innalzato un trofeo contro l’errore, ricevesti la corona di vittoria, il diadema di giustizia, Demetrio e canti al tuo Creatore: gloria alla tua potenza Signore.

Theotokìon. Più sacra di tutte le creature, tu sola fosti degna di divenire Madre di Dio: partorendolo infatti, illuminasti il mondo con la grazia della scienza divina.

Secondo canone. Colui che siede.

Come uva matura Cristo ti colse dalla vigna di Dio, o beato; dal peso del martirio ti liberò e trasformò il succo che scorre in mirra divinamente zampillante.

Dove dimori, sposo mio, dove hai piantato la tua tenda a mezzogiorno, chiede a Cristo l’incoronato; sulle tracce del tuo myron, coperto di mirra accorro.

Spazzando via i torrenti dell’errore con le onde del tuo sangue, o Demetrio, prosciuga del tutto il fiume dei miei peccati e delle mie passioni con le onde della tua mirra, ti prego.

Dimmi o mio Sposo, dimmi ben chiaramente, dove porti le tue pecore? Chiede la Sposa al Divino Sposo suo Figlio, perché con il profumo dei tuoi unguenti guidi le schiere dei tuoi amici.

Theotokìon. Venuto a conoscenza dell’ineffabile tuo progetto divino dell’incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm gridava: gloria alla tua potenza, Signore.

Katavasìa. L’ineffabile progetto divino della tua incarnazione verginale, Dio altissimo, il profeta Avvacùm lo conobbe e gridò: Gloria alla tua potenza Signore.

Del terremoto. Ode 5. Irmòs.

Col tuo divino fulgore, o buono, rischiara, ti prego, le anime di quanti con affetto vegliano per te per conoscere te, Verbo di Dio, che veramente sei Dio e ci richiami dal buio delle colpe.

E tu mio cuore, trema pure vedendo avvicinarsi ora la minaccia di Dio, gridando al Re compassionevole: risparmia il tuo popolo Signore, metti fine alla tua giusta ira.

Il popolo e la città che hai acquistato col tuo sangue, non abbandonare, o Gesù, alla distruzione, non scuotere la terra con uno spaventoso terremoto: il coro degli apostoli ti supplica.

Deviando dai tuoi dritti sentieri, Signore, con tortuosi pensieri, ti abbiamo provocato all’ira; ma tu sei buono e clemente, o Dio compassionevole, sii dunque propizio ai tuoi servi.

Theotokìon. E’ giunta l’ora che tu ci aiuti, abbiamo bisogno ora di riconciliarci con tuo Figlio e Signore, Vergine pura, per questo abbi pietà di noi e libera dalla sua collera noi che lo abbiamo irritato.

Primo canone del santo. Tu Signore, mia luce.

Avendo ricevuto nel cuore il fuoco dell’amore di Dio, illustre Demetrio, estinguesti il fuoco dell’atea mania degli idoli.

Rivelati, o Demetrio, liberandoci dai pericoli con le tue preghiere e proteggi i fedeli che con affetto ti festeggiano.

I fedeli, frequentando il tuo santuario, Demetrio si sono visti liberati da malattie e passioni funeste.

Theotokìon. Il Verbo di Dio, consustanziale al Padre, diviene tuo Figlio, a te consustanziale, al di sopra dell’intelletto e della ragione, Madre di Dio.

Secondo canone. Sbigottisce l’universo.

Il grande martire Demetrio mischiò sangue e sudore per preparare il santo myron sulla fiamma dello Spirito, lavorando il medicamento per purificare di nuovo le nostre anime.

Le ferite delle nostre anime e dei nostri corpi tu purifichi, o Demetrio, con il rimedio potente della mirra sgorgante dalla tua tomba, togliendo il veleno spirituale con il tuo zelo per il Signore e con la pioggia del tuo sangue.

La tua santa mirra, Demetrio, più potente del fuoco, percorre la Chiesa, sgorga, fluisce, ribolle, scorre misteriosamente sui fedeli che si avvicinano, consumando le malattie e scacciando i demoni.

Theotokìon. Poiché il Verbo elesse il tuo grembo sua dimora, le anime dei santi corrono a te, Vergine, miroteca del nuovo profumo e con ardore gridano: Come sei bella, Sovrana purissima.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno Dio che su tutti domina e generasti il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Del terremoto. Ode 6. Irmòs.

Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Non osando supplicare per le nostre bassezze la tua maestà, noi deleghiamo i tuoi angeli scelti per una fervida intercessione: per le loro preghiere, sottraici alla tua collera, Signore.

Oggi sappiamo che tu vuoi il nostro bene, perché non ci hai seppellito sotto terra Signore, malgrado il numero e la gravità dei nostri peccati; perciò ti ringraziamo e magnifichiamo.

Decidi, o Verbo, di far tremare le fondamenta della terra perché cessiamo di vacillare, perfezionando le virtù e nel tuo timore siamo umili e rafforzati.

Theotokìon. Santa Sposa di Dio, abbi pietà del tuo povero popolo con la tua materna intercessione e insisti, ti preghiamo, per mettere fine alla collera del Signore contro di noi.

Primo canone del santo. A te sacrificherò.

Riunendoci cantiamo all’unisono la tua luminosa memoria, piena di prodigi e carismi del santo e venerabile Spirito, o beatissimo Demetrio.

Spezza le catene dei miei peccati con le tue preghiere Demetrio, invitto martire: tu puoi parlare al Sovrano liberamente, sii mio rifugio e riparo.

Theotokìon. Trovandoti tra le spine come fiore purissimo, come giglio nella valle, il Verbo tuo Sposo, Divina Madre, dimorò nel tuo grembo.

Secondo canone. Celebrando questa divina.

Lavato con l’acqua del divino battesimo, ricevesti l’unzione con la mirra dello Spirito, che in mirra trasformò per sempre il sangue del tuo fianco.

Alzati, seguimi, anima di Demetrio, dice il Signore, lo sposo, entriamo nella dimora profumata, inebriamoci col profumo della mia mirra.

Cose nuove, Demetrio, a te grida Cristo sposo, l’inverno è passato, la rosa è fiorita vieni amico mio, accorri Demetrio sulle tracce del mio profumo.

Io mi affretto dice l’amato, alla tua sequela, mio fidanzato, perché i tuoi unguenti sono più profumati di tutti, cambiando in mirra il nostro sangue.

Theotokìon. Per la morte di tuo Figlio, o Vergine morì la morte e dal sepolcro sorse la vita; per il tuo meraviglioso parto si rinnovarono le leggi della natura e in mirra si trasforma il sangue dei martiri.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi, che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito. 

Kontàkion. Autòmelo. Tono 2.

Con i rivoli del tuo sangue, o Demetrio, imporporò la Chiesa il Dio che ti diede la forza invincibile e custodisce invulnerata la tua città: poiché di essa tu sei il sostegno.

Ikos.

Conveniamo tutti concordi, fedeli, onorando questo grande come soldato e martire di Cristo, gridando con inni e cantici al Sovrano e Creatore del mondo: Liberaci dalla sciagura del terremoto, o amico degli uomini, per l’intercessione della Madre di Dio e di tutti i santi martiri: in te riponiamo la speranza di essere liberati da pericoli e tribolazioni, perché tu sei il nostro sostegno.

Sinassario.

Il 26 di questo mese memoria del santo e glorioso megalomartire Demetrio, mirovlìta (effusore di unguento profumato) e taumaturgo.

Stichi. Nel fianco Demetrio viene trafitto dalla lancia, imitando la tua santa passione, Cristo. Demetrio confessa il Figlio dell’Onnipotente Padre e muore trafitto il ventisei.

Lo stesso giorno i santi martiri Artemidòro e Basilio vennero trafitti da spada.

Stichi. Artemidòro, cadendo colpito da spada aveva Basilio come compagno di lotta.

Lo stesso giorno la santa martire Leptina perì trascinata sulla terra.

Stichi. Trascinata sulla terra da empie mani, Leptina lasciò sulla terra il freddo della carne.

Lo stesso giorno il santo martire Glycone perì di spada.

Stichi. Offrendo la sua nuca alla decapitazione, Glycone versa a Dio il suo sangue in dolce libagione.

Lo stesso giorno, memoria del grande e terribile terremoto.

Stichi. Per salvarla, Verbo, fai tremare la terra, perché la misericordia è il compimento della tua ira.

Lo stesso giorno memoria del nuovo santo martire Ioàssaf, ucciso di spada a Costantinopoli nell’anno 1536.

Stichi. Mescolasti all’ascesi il martirio, beatissimo, perché la misericordia è il compimento della sua ira.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del terremoto. Ode 7. Irmòs.

Tutta rugiadosa rese l’angelo la fornace per i santi fanciulli, mentre, bruciando i caldei, il comando di Dio persuase il tiranno a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Inneggiatissimo sei tu, longanime Signore, poiché non uccidesti i tuoi servi a morte con la rottura e lo scuotimento tremendo della terra, ma ci hai impauriti chiedendo che ci convertiamo dal male affinché tutti viviamo.

Gemiamo dal fondo del cuore e piangiamo per trovar grazia presso Cristo, affinché, con le lacrime, evitiamo la minaccia dei terremoti, causati dalla moltitudine dei nostri peccati.

Ahimè, gridiamo, tendendo le mani a Dio Altissimo e smettiamo infine di coltivare il male: ecco, infatti, il Salvatore ha scosso tutta la terra con la sua ira perché vuole raddrizzarci.

Theotokìon. Salva i tuoi servi, destinati a perire per la grande furia e collera di Dio, per il timore della sua minaccia incombente per il gran numero dei nostri peccati, o Sovrana pura.

Primo canone del santo. Nella fornace.

Rischiarato dalla gloria e grazia divina, martire vittorioso, splendidamente illumini e irraggi i fedeli, che gridano: benedetto sei tu nel tempio della tua gloria, Signore.

Ornato dalla porpora del tuo sangue e reggendo come scettro la croce, regni con Cristo gridando: Benedetto sei tu, mio Dio e Signore.

Theotokìon. Gloriosa e splendida Madre Vergine, custodisci tutti quelli che ti onorano quale vera Madre di Dio, o Sovrana, benedetta fra le donne.

Secondo canone. I fanciulli di senno divino.

Sacrificasti il tuo sangue, sublime Demetrio, offrendolo al Re dell’universo; imitando lui fosti trafitto da una lancia al fianco: perciò egli ti dà la ricompensa adeguata, rivelandoti mirra agli altri.

Cristo Signore, profumo celeste, si è incarnato per amore del genere umano e per amore verso di lui, Demetrio diviene egli stesso un cristo per il sacro crisma che lo riveste e mirra fluisce dalla sua carne.

Cristo mi ha consacrato, mi ha attirato con l’olio della gioia, mi ha liberato dalla servitù dall’amara tirannia, ma io sono divenuto ancora schiavo delle azioni più basse: liberami da questa schiavitù infamante con l’unzione della tua mirra, Demetrio.

Theotokìon. Il tuo Sposo, Vergine Sovrana, ti ha scelto tra le tribù dei mortali e ti ha posto alla sua destra nello splendore, dicendo: Vieni dal Libano, amica mia, vieni, mia sposa e Madre.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore, ma calpestata con coraggio la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Del terremoto. Ode 8. Irmòs.

Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Avvicinandosi all’improvviso la tua giusta ira, o Amico degli uomini, siamo turbati e in preda alla più totale disperazione, vedendoti irritato con noi.

Tendiamo le mani, fedeli e volgiamo lo sguardo all’unico Re in grado di salvarci, gridando: Signore, amico degli uomini, allontana da noi la tua ira.

Le miriadi di angeli, la schiera dei martiri, il sacro coro dei profeti, degli apostoli divini, dei monaci e dei gerarchi, Signore, ti supplicano: Risparmia il tuo popolo umiliato.

Tu che conosci, o compassionevole, la nostra infermità, l’irrimediabile inclinazione verso ogni sorta di male, deponi l’ira, distogli la collera e nella tua misericordia, abbi compassione del mondo.

Theotokìon. Vergine compassionevole, che generasti il compassionevolissimo Salvatore, guarda al dolore del tuo popolo gemente, degnati, Madre di Dio, di intercedere perché abbia compassione di noi.

Primo canone del santo. Stese le mani.

Annientasti, o glorioso, ogni follia e astuzia del nemico indossando l’imbattibile forza di Cristo e, divenuto vincitore, martire Demetrio, gridavi: opere tutte, benedite il Signore.

Mostrando la fermezza dei martiri, ottenesti la loro gloria, o Demetrio, santificato dal lavacro di santità che non si contamina di nuovo per i peccati; trafitto dalla lancia, gridavi: opere tutte, benedite il Signore.

La moltitudine dei miracoli compiuti manifesta il carisma oltre comprensione che Cristo ti donò, illustre martire e il tuo potere di guarigione annunziò anche la tua ineffabile grazia a noi, che cantiamo: opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Inneggiamo all’unica Madre Vergine tra tutte le generazioni, la pura Madre di Dio, che ci ha procurato la salvezza, partorendo il Verbo Redentore dell’universo, al quale cantiamo: opere tutte, benedite il Signore.

Secondo canone. Il parto della Madre di Dio.

Esaltando Cristo nella Chiesa, la tua laringe meditava la verità e la tua bocca proclamava parole di sapienza; coppe di aromi divennero le tue guance e Cristo ti rese per il mondo fonte sgorgante mirra divina.

Temendo come frecce del potente scagliate da lontano dalle tue mani, la forza delle tue parole, o incoronato, il tuo avversario fece trafiggere da molte lance il tuo fianco, il quale, zampillando mirra a fiotti, li sommerse come un tempo gli Egiziani.

Il sublime guardiano di Tessalonica, salvandola da tutti i pericoli, difende con forza la Chiesa, donando come un padre amorevole con i figli, il cibo per la crescita: questo fa il suo fianco stillante mirra come latte.

Da infermità e terribili malattie, dall’attacco dei demòni salvasti con le onde del tuo myron la mia famiglia, a te cara, o Demetrio, per le virtù dei miei padri; degnati di riunirci con loro per cantare in coro la tua grazia.

Theotokìon. Come gloria e tesoro comune noi fedeli tutti abbiamo te, Madre di Dio; perciò ti veneriamo accorrendo a te e ti chiediamo con ardore di liberarci dall’infamia e di procurarci la gioia eterna dell’aldilà e la gloria con i giusti nel cielo.

Katavasìa. Il parto della Madre di Dio, allora prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli purissimi; ma ora che si è attuato, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Del terremoto. Ode 9. Irmòs.

Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere angeliche non osano fissare: ma per te, purissima, il Verbo apparve ai mortali incarnato e noi, magnificandolo con le schiere celesti, ti diciamo beata.

Ecco, tutti noi siamo nella colpa e la terra è punita terribilmente sebbene senza peccato; viene scossa in effetti dal Filantropo, che viene a correggerci; controlliamo i sensi e pensiamo alla nostra salvezza.

Tu che sei il Re delle ore e dei tempi, in un istante avresti voluto polverizzare i tuoi servi, ma ne fosti distolto dalla tua grande compassione e noi, privi di scuse, ti ringraziamo.

Da sisma, spada, amara prigione, guerra, invasioni, fame, peste e da tutti i mali, per la tua misericordia, o Cristo, salva la tua città e tutto il paese di quanti con fede ti inneggiano.

Anche senza lingua la terra fa udire il suo gemito: perché voi, uomini tutti, mi profanate con i vostri peccati così numerosi, perché il Signore vi risparmia e colpisce me, flagellandomi tutta? Reprimete i sensi e ritornate graditi a Dio con la penitenza.

Theotokìon. Tu che, senza corruzione, Vergine piena di grazia divina, generasti, placa con la tua materna intercessione l’ira del Signore, con tutte le forme di distruzione, i tremendi e più violenti terremoti e tutti i flagelli da noi provocati.

Primo canone del santo. Da te Vergine.

Spezza i vincoli delle colpe dei tuoi cantori o vittorioso, fà cessare gli assalti delle passioni; arresta la tempesta delle eresie; placa la bufera delle tentazioni, con la tua intercessione.

Ai retti sentieri del regno dei cieli guida il tuo sacratissimo gregge, o Demetrio, martire incoronato, verso il pascolo salutare, verso il luogo dell’eternità.

Theotokìon. Tutti noi fedeli, con lodi, ti onoriamo fidenti come radice, fonte e causa dell’incorruttela, o Vergine: perché tu hai fatto scaturire per noi l’immortalità enipostatica.

Secondo canone. Ogni abitante.

Terra e cielo ammirano la tua opera, Demetrio, perché vivendo nella carne, ornasti ogni sorta di virtù, acquistando la luminosa somiglianza con Dio e bagnando il tuo corpo nella porpora del tuo sangue e come splendido re con myron fosti unto.

Per indossare l’ornamento deposto dall’antico Adamo hai rivestito splendidamente il nuovo Adamo e deposto con gioia il velo della carne, o Demetrio; perciò ti fu donata con l’unzione anche la corona, il regno luminoso.

Lo spirito e il linguaggio umano non possono esprimere le glorie e gli onori sovrannaturali che hai ricevuto, beato martire, sempre regnante con Cristo; ma la mirra, prodigiosamente fluente dalla tua reliquia, ne è il segno più chiaro.

Il gregge che Cristo acquistò col sangue mantenesti nell’unità con le tue parole sante e il tuo sangue di martire; nutrendolo ora con mirra e sangue, sublime atleta, custodiscilo nei secoli dall’abisso delle funeste eresie.

Theotokìon. Ricevi i nostri umili canti e accogli le nostre preghiere, nostra Signora; dissolvi le nubi degli oscuri mali che colpiscono tutti e ciascuno; pacifica le tempeste dentro la Chiesa, disperdi le falangi dei barbari e liberaci dal castigo eterno.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura e sempre Vergine. 

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Martire di Cristo Demetrio, come un tempo abbattesti con la divina grazia l’alterigia, la boria e l’audacia equina di Lieo, dando forza nello stadio al valoroso Nestore con la potenza della croce, così, con le tue preghiere, o vittorioso, anche a me da’ forza in ogni tempo contro i demòni e le passioni che corrompono l’anima.

Theotokìon, stessa melodia.

Vergine Madre intatta, non cessare di supplicare per noi tuoi servi il Signore incarnato dal tuo sangue puro, perché troviamo grazia e aiuto nell’ora opportuna nel giorno in cui giudicherà la stirpe dei mortali e liberaci dalla minaccia del terribile terremoto e dai pericoli, con la tua materna intercessione.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, il primo due volte.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Vieni, martire di Cristo, a noi che invochiamo la tua visita compassionevole e liberaci, vessati come siamo da tiranniche minacce e dall’orrenda follia dell’eresia: da essa siamo perseguitati come nudi prigionieri di guerra, passando di continuo da un luogo a un altro, vaganti tra le caverne e sui monti. Abbi dunque pietà, o illustrissimo e dacci sollievo: placa la tempesta e spegni lo sdegno contro di noi, pregando Dio, che concede al mondo la grande misericordia (2).

Fosti dato a noi come muro fortificato che non teme le macchine d’assedio dei nemici, vanificando le incursioni dei barbari e i sintomi di tutte le malattie; divenisti per la tua città, Demetrio, muraglia incrollabile e fondamento indistruttibile, patrono, fondatore e difensore: anche ora, in grave pericolo e miseramente tribolata, salvala con la tua intercessione, o beatissimo, pregando Cristo che concede al mondo la grande misericordia.

Il coro dei vittoriosi mostra di essere in possesso di tutta la virtù, perciò ha degnamente ereditato il gaudio della vita beata e immacolata; distinguendoti tra essi, o mirabile Demetrio, onorato dall’imitazione di Cristo e glorioso per un uguale colpo di lancia, chiedi assiduamente per noi che ti veneriamo la liberazione da passioni e gravi sventure, pregando con fervore colui che concede al mondo la grande misericordia.

Gloria. Tono 4. Di Andrea di Gerusalemme.

Colui che per le lance ereditò la grazia del fianco salvifico trafitto dalla lancia, da cui il Salvatore fa sgorgare per noi torrenti di vita e incorruttela, Demetrio, sapientissimo negli insegnamenti, incoronato fra i martiri onoriamo; celebrando l’annua memoria di colui che col sangue terminò la corsa dell’agone e con i prodigi rifulse per tutta la terra, dell’ardente sostenitore del Sovrano, dell’amico compassionevole dei poveri, del difensore dei tessalonicesi in tanti tremendi e svariati pericoli, glorifichiamo Cristo Dio, che opera per mezzo suo guarigioni per tutti.

E ora. Theotokìon.

Strappaci alle nostre angustie, o Madre di Cristo Dio, tu che partoristi il Creatore dell’universo, affinché tutti ti gridiamo: salve, o unica avvocata delle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Si da il santo myron del santo cantando i suoi idiòmeli.

Alla Liturgia i typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Apostolo. Timoteo II: Figlio Timoteo, rafforzati nella grazia.

Due Vangeli.

Per la festa del santo secondo Giovanni: Disse il Signore ai suoi discepoli: Questo vi ordino, che i amiate gli uni gli altri.

Per la memoria del terremoto secondo Matteo: In quel tempo Mentre Gesù saliva su una barca. 

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

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Mattutino del 25 Ottobre- Memoria dei santi martiri Marciano e Martirio, notari (segretari)

25 Ottobre

Memoria dei santi martiri Marciano e Martirio, notari (segretari).

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia i canoni dall’Oktòichos e quello dei santi, con l’acrostico: Alla coppia dei martiri offro una melodia. Giuseppe.

Ode 1. Tono. 4. Come la cavalleria del faraone.

Tutti illuminati dalla luce della Trinità santa, o santi, siete per sempre astri non erranti; per questo noi fedeli inneggiando alla vostra luminosa memoria, oggi con gioia esultiamo.

Volendo contemplare il Verbo rifulso sulla terra come sole sorto per noi dalla Vergine e avendolo riconosciuto consustanziale al Padre, o martiri, subiste morte violenta con pensiero fermissimo.

Come discepoli e compagni del sapiente Paolo e veri teologi, predicaste che il Figlio è uguale in dignità al Padre e, trafitti da spada, santificaste la terra coi fiotti del vostro sangue, o atleti.

Theotokìon. Concepito il Figlio coeterno al Padre, gli donasti un corpo, Vergine pura, quando si fece mortale per ineffabile amore: perciò venerandolo, con fede ti glorifichiamo come causa della divinizzazione di tutti.

Ode 3. Non nella sapienza.

Illuminati dall’ortodossia per lo Spirito divino, fugaste del tutto le tenebre di Ario, divenendo martiri dell’Onnipotente.

Dogmatizzando il Verbo uguale al Padre, foste condannati a morte, o Marciano e Martirio e trasferiti alla vita eterna.

Alla sacra armata degli angeli vi uniste e ai cori dei martiri vi aggregaste: perciò celebriamo la vostra venerabile memoria.

Theotokìon. Avvolta in abiti con frange d’oro, ora stai come Regina alla destra del Signore tuo Dio, o Sovrana nostra, pregando per i tuoi servi fedeli.

Irmòs. Non nella sapienza, né nella potenza o nella ricchezza ci vantiamo, ma in te, Sapienza enipostàtica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.

Kathisma. Tono 3. Attonito di fronte.

Il Figlio e Signore consustanziale al Padre prima dei secoli, Cristo Verbo incarnato predicaste saggiamente senza divisione, o santi; perciò fino al sangue per lui avete resistito, condannando tutta l’empietà di Ario; avendo dunque familiarità, pregate per le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Inconoscibile e imperscrutabile è il tremendo mistero in te compiuto, o fanciulla Sovrana piena di grazia: generasti, infatti, concependo l’incircoscritto, incarnato dal tuo sangue puro; come tuo Figlio pregalo sempre, o fanciulla, di salvare le nostre anime.

Oppure stavrotheotokìon.

La pura ignara di nozze, la Madre tua, o Cristo, vedendoti pendere morto dal legno, facendo materno lamento diceva: Che cosa ti ha reso il popolo ebreo iniquo e ingrato, che ha goduto dei tuoi tanti e grandi doni, Figlio mio? Io canto la tua divina condiscendenza.

Ode 4. Colui che siede.

Per la forza della vostra mente e la perfezione del vostro pensiero, martiri del Signore, custodendo l’ortodossia terminaste l’agone da martiri, scacciando la tenebra dell’eresia.

Il folle che nella sua pazzia non volle predicare il Verbo al Padre consustanziale, fu strangolato dai lacci delle vostre sacre pene e venne inghiottito nelle onde del vostro sangue per grazia divina.

Militando per il Signore e soffrendo per la fede, o santi, vi aggregaste alle armate celesti; perciò siete detti beati, procurandoci sostegno e illuminazione.

Le mammelle della Chiesa, che versano il latte dell’ortodossia e sfamano i pii, il nobile Marciano e Martirio, siano celebrati con dolci melodie.

Theotokìon. Il sacro profeta un tempo ti chiamò, o Vergine pura, monte di Dio tutto ombroso per le virtù, da cui il Verbo Salvatore apparve per il restauro e l’illuminazione delle nostre anime.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Vi rivelaste sapientissimi seguaci dei dogmi del divino sacerdote Paolo; imitandone i costumi, o martiri, strenuamente lottaste e giustamente foste incoronati.

Come stelle risplendete fieramente al vertice della venerabile Chiesa, allontanando il buio fittissimo dell’eresia di Ario, o valorosissimi santi.

Allontanandovi dai piaceri della vita, o santi, vi avvicinaste a Cristo con pochissimo sangue e avete ereditato il regno incrollabile, o gloriosi atleti.

Theotokìon. Veramente concepisti il Figlio di Dio consustanziale al Padre e al divino Spirito, o pura Genitrice di Dio; pregalo sempre d’aver compassione delle nostre anime.

Ode 6. Sono giunto alla profondità.

Seguendo le parole del pastore sapiente in Dio, o sapienti, serbaste la fede ortodossa per cui foste uccisi, o Marciano e tu, divino Martirio.

Preziosa apparve la vostra morte agli occhi del Signore, o santi e sapienti opliti, perciò con preziosi anniversari siete beatificati da tutti, o gloriosi.

Avendo voi come fonte di prodigi, o beatissimo Marciano e Martirio, valorosi atleti, la Chiesa di Cristo nei secoli gioisce.

Theotokìon. Con la bocca e il cuore veramente ti proclamiamo Madre di Dio o Vergine: pregalo sempre, o pura, di salvare le nostre anime.

Irmòs. Sono giunto nelle profondità del mare e mi ha sommerso l’abisso di molti peccati, ma tu come Dio, strappa dalla rovina la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Dopo aver lottato ottimamente dall’infanzia, tu, Marciano e insieme il sapiente Martirio, avete poi abbattuto l’apostata Ario, custodendo immutabile la fede ortodossa, sulle orme di Paolo, sapiente maestro: e così con lui avete ottenuto vita, come nobili difensori della Trinità.

Ikos.

Voi che avete piamente servito il Dio amico degli uomini, o coppia benedetta, affrettatevi a venirmi incontro per liberarmi dai mali, provvedendo una parola di sapienza a me, che celebro la vostra lotta: sostenendola per la fede con animo sicuro, o santi, avete ottenuto le celesti corone e vi rallegrate per sempre tra i cori dei lottatori, degli apostoli, dei maestri e dei venerabili gerarchi, come araldi del Dio Verbo, come nobili difensori della Trinità.

Sinassario.

Il 25 di questo mese memoria dei santi martiri e notari Marciano e Martirio.

Stichi. I due notari, Marciano e Martirio, appaiono come calami di Cristo intinti nel sangue per la spada il 25.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Anastasio.

Lo stesso giorno memoria di san Valerino martire.

Stichi. Valerino col capo mozzato dalla spada, quante corone riceve per un piccolo taglio!

Lo stesso giorno memoria di san Sabino martire.

Stichi. Penetrando nel fuoco, danza, martire Sabino, la danza divina che ti procura la divina corona.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Valerio e Crisafo.

Stichi. Ai due atleti la pena della spada, alle guide il castigo per l’orgoglio.

Lo stesso giorno memoria di santa Tabithà, che san Pietro risuscitò dai morti.

Stichi. Dov’è per te Pietro, Tabithà? Di nuovo ti risuscita morta come un tempo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. A Babilonia un tempo.

Seguendo bene il sacro pastore, ornati dall’ortodossia, invano foste uccisi da mani eterodosse, o illustrissimi opliti.

Osservando con fede senza deviazioni la legge di Dio, divini martiri, lottaste secondo le regole morendo di spada per mano di iniqui.

Dopo la sacra sepoltura, con le vostre sante intercessioni presso il Vivificante, avete seppellito, o santi, le malattie di quanti con fede accorrono alla vostra tomba.

Attingendo misticamente dalle fonti sacre la grazia delle guarigioni, irrigate i fedeli, inaridendo tutta la marea delle malattie.

Theotokìon. Liberati dal giudizio eterno per il tuo concepimento, Genitrice di Dio, a te sempre gridiamo: Salve, benedetta e piena di grazia.

Ode 8. Redentore di tutti.

Predicando l’Agnello di Dio consustanziale al Padre, come due agnelli foste uccisi e accostandovi alla mensa di lassù, siete stati aggregati all’assemblea degli atleti.

Rafforzati dalla potenza dello Spirito, i fedeli martiri annientarono l’arroganza dell’errore e lottando fermamente e ora guariscono dalle malattie.

Divenuti medici per i fedeli, sanate con suppliche divine le difficili malattie e gli ostili assalti delle nostre passioni.

Trinitario. Inneggiamo il Padre ingenito, il Figlio e lo Spirito Santo, unica divinità e unica increata essenza, gridando: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Danzano insieme le potenze angeliche per il tuo parto, o Fanciulla, Madre di Dio, Deìpara, con fede scambiandosi l’annunzio; generasti infatti il Sovrano Redentore al quale gridiamo: Benedite, opere, il Signore.

Irmòs. Redentore di tutti, Onnipotente, sceso nel mezzo della fiamma, irrorasti i pii e insegnasti a cantare: Opere tutte, benedite, inneggiate al Signore.

Ode 9. Per la sua colpa e trasgressione.

Rafforzati dalla potenza di Cristo, non temeste la morte, o atleti, ma prontamente chinando il collo alla spada, valorosamente affrontaste il divino agone: perciò degnamente siete beatificati.

Come due fulgide stelle illuminate tutta l’ecumène con gli splendori delle lotte, o sapiente Marciano e Martirio, scacciando il buio dell’oscura eresia di Ario.

Degnamente infine riceveste corone di gloria da parte di Dio, vincendo Macedonio dallo spirito accecato e ora state presso il trono del Sovrano, chiedendo per noi perfetto scioglimento dai peccati, o santi.

La vostra divina memoria è sorta più fulgida del sole, illuminando i cuori di tutti quelli che la festeggiano, o beati; in essa implorate il Signore di strapparci dalle tenebre dei peccati.

Theotokìon. Tu che sei abitazione della luce, o pura, illumina gli occhi della mia anima, ottenebrati dalla trascuratezza e giacenti sempre nella profonda tenebra della pigrizia, o beatissima, perché con fede ti proclami beata.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Marciano il sapientissimo e con lui Martirio, abbatterono l’abominevole e folle dogma di Ario con la divina grazia della Trinità santa, per la quale lottarono: e come divini martiri, ricevuta da Cristo Salvatore una luminosa corona, pregano per noi che li celebriamo.

Theotokìon.

Arca e mensa, candeliere e urna, monte e reggia, trono e lettiga e porta del Re della gloria: tale noi tutti con affetto ti celebriamo, Vergine santa e Madre di Dio, poiché tu sei rifugio e salvezza dei cristiani, difesa indistruttibile, patrona e custode.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 24 Ottobre- Memoria del santo megalomartire Areta e dei suoi compagni

24 Ottobre

Memoria del santo megalomartire Areta e dei suoi compagni.

Al Mattutino

La solita sticologia e i canoni dell’oktòichos e questo dei santi. Acròstico: Cantiamo con inni dolcemente divini la compagnia dei martiri. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Rivolgiamo un canto.

Vittorioso martire di Cristo Areta beatissimo, per le suppliche tue e dei martiri illumina il mio intelletto, affinché inneggi la vostra divina e luminosa memoria.

Acquisendo sapientemente cittadinanza nei cieli, o divinamente beato, per imitare Cristo e per amore del martirio, ti sei consegnato agli iniqui ebrei, santo.

Trasgredendo la parola di Dio, l’iniquo e ingiustissimo ebreo sconvolgeva il gregge eletto di Cristo, tuttavia venne fatta giustizia dalla giusta e divina provvidenza.

Percorrendo realmente la via che porta al cielo, hai avvicinato a Cristo una Chiesa di martiri, radunata da ogni età e genere, o illustre Areta.

Theotokìon. Con inni, fedeli, celebriamo la castissima Vergine, la Madre di Dio piena di grazia, la divina protezione, il porto sereno, la salvezza di tutti i fedeli.

Ode 3. O Signore, creatore.

Vedendo la tua Chiesa fortificata dalla grazia della croce, o unico filantropo, gli iniqui figli degli ebrei, divorati dalla gelosia, le fecero patire ogni tormento.

Con la loro lingua velenosa gli empi bestemmiavano contro di te, che avevi liberato dall’antica tirannia i loro progenitori che in te avevano creduto.

Tu che hai plasmato per volere divino i cuori degli uomini, affinchè potessero conoscere la profondità della tua provvidenza, perché hai consegnato ai lupi il gregge che tu hai radunato, o Cristo?

Il tuo gregge divinamente assennato, dilaniato dalle barbariche spade con ardore ti ha invocato: Accogli gli spirito e le anime nostre, Salvatore e guidaci verso la luce del tuo regno.

Theotokìon. Hai ricondotto di nuovo alla vita me, morto un tempo, o unica purissima, che generasti la vita enipostàtica; la morte che contro di essa si avventò venne squarciata.

Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo amico degli uomini.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Rafforzato dalla potenza della croce e cingendo di mura la tua città, con le opere svergognasti l’orgoglio del tiranno; divenuto modello di pazienza divina, con essa hai condotto i martiri a Cristo; perciò radunandoci giustamente onoriamo la tua solennissima festa, o Areta indimenticabile. O atleta beato, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come purissima sposa del Creatore, come Madre senza uomo del Redentore, essendo scrigno del Paràclito, o purissima, affrettati a scampare me dalle iniquità di cui sono divenuto pessima abitazione e dai demòni di cui sono divenuto trastullo, facendo brillare la mia casa con lo splendore della virtù; o puro candelabro, scaccia la nebbia delle passioni e per le tue preghiere, purissima, rendimi degno della comunione superna e della luce senza sera.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo in croce te, che sei Dio di bontà per la ricchezza di natura, il creato, Salvatore inconcepibile, tremava e scuotendosi tutto sussultava nel timore, ma il popolo dei giudei gridava a Pilato: Prendilo come un criminale e crocifiggendolo inchiodalo e trafiggilo con la lancia e mandalo a morte; vedendoti patire terribilmente queste cose, tua Madre diceva: Inneggio alla tua infinita condiscendenza, o Figlio.

Ode 4. Tu sei mia forza.

L’assemblea rafforzata dallo Spirito, il divino fulgido coro, la folla dei martiri, l’esercito vittorioso con a capo Areta, sia celebrato con zelo da coloro che cantano: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Radunata dalla tua saggezza, rifulgente dalla tua venerabile canizie, la tua città fedele, o beatissimo, si oppose valorosamente ai tiranni e riportando vittoria, canta al Salvatore: Gloria alla tua potenza, filantropo.

La pia città preferì la nuova legge sancita dal vivificante Spirito, alla legge della lettera che custodiva con animo puro e cantava nobilmente a Cristo: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Ti rivelasti veramente città di Dio, o onorabilissimo e dimora divina dei martiri e si canta splendidamente la tua gloria, celebrando le tue sublimi imprese perché hai condotto al Sovrano un coro che canta: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Theotokìon. Tu che sei germogliata la regalità davidica, concepisti il Re dell’universo, il Verbo sorto ineffabilmente dal Padre prima dei secoli, o Madre di Dio Vergine; perciò noi fedeli ti diciamo divinamente beata.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Il popolo eletto da Dio, la folla dei beati lottatori con ardore si rafforzavano e sostenevano a vicenda, preferendo venire uccisi gloriosamente per Cristo dagli iniqui.

Rafforzati dalla fede, accesi di zelo per Dio, i tuoi servi, Cristo, non ebbero paura degli agli empi, ma uniti con semplicità nel tuo amore, volontariamente consegnarono se stessi.

Rimettendo tutta la loro vita alla divina provvidenza e agli impenetrabili disegni della sapienza, il divino popolo con coraggio avanzarono verso gli iniqui ebrei sanguinari.

Sperando in te e confidando nella tua risurrezione, i tuoi iniziati, o Salvatore, furono uccisi dagli iniqui per la tua confessione, senza pentirsi, né lagnarsi.

Theotokìon. Il Dio anteriore ai secoli, coeterno al Padre, per ricca compassione si è impoverito dimorando nel tuo grembo e si fece uomo sulla terra incarnato da te, Madre di Dio, Vergine inneggiatissima.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

I santi martiri illustri, segnati dal sangue di Cristo, di cuore effusero il loro sangue e ora sono divenuti degni di regnare con lui.

Per fede profeticamente parlavano di pace lingue stillanti miele, lingue infantili predicavano di Cristo, vergini sagge immolarono se stesse a Dio.

La luce rifulge da te, escono guarigioni da Parte di Dio, al quale sei andato, o divino Areta, ancora grondante dei sudori della lotta.

La moltitudine dei martiri ti offre il sangue per te divinamente effuso e chiede la remissione delle colpe per i fedeli che senza sosta li glorificano.

Theotokìon. La gloria dell’Altissimo è rifulsa da Sion avvolta in indicibile unione nel rivestimento della carne, inesperta di nozze e ha illuminato il mondo.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontakion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Apportatrice di gioia si presenta oggi a noi la festa luminosa dei vittoriosi: celebrandola, glorifichiamo il Signore che è negli eccelsi.

Ikos.

Illumina, o Cristo, il mio intelletto con lo splendore delle lotte del nobile Areta e di tutti i santi che con lui hanno lottato: si è mostrato primo fra tutti questo forte che si è splendidamente schierato contro coloro che negano la tua incarnazione, di te che oltre natura ti sei incarnato e sei nato per liberarci dall’inganno e per mostrare senza errore la via del martirio a quanti vogliono percorrerla: in essa hanno camminato gli atleti, celebrando il Signore che è negli eccelsi.

Sinassario.

Il 24 di questo mese memoria del santo megalomartire Areta e compagni.

Stichi. Decapitato, Areta, andò a Dio e con lui un gran numero subì il martirio il giorno ventiquattro.

Lo stesso giorno memoria di una donna e del suo bambino, il quale, vedendola gettata nel fuoco, entrò lui stesso nelle fiamme e perì con lei.

Stichi. Una madre patì le fiamme in silenzio e il suo bambino si fece bruciare senza piangere.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Sebastiana.

Stichi. Con la decapitazione fa scorrere latte Sebastiana, che divenne cristiana, non per sangue, né per carne.

I santi Marco, Stìrico, Valentino, seppelliti vivi e i santi Akakios presbitero e Nerdon perirono di fuoco e spada.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Dal sangue effuso dai tuoi martiri scaturiscono le guarigioni sui fedeli che glorificano la loro memoria e gridano di cuore a te, loro Creatore: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Figli di madri compassionevoli, legate al tuo amore, o Cristo, non furono risparmiati, ma bruciando nella fornace a te, loro Sovrano, gridavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Gli atleti vittoriosi hanno del tutto vanificato il consiglio degli empi: ornati di saggezza e prudenza divina, con gioia si fecero uccidere cantando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Accendendo splendidamente le lampade del martirio e della verginità, con gioia i vincitori, con le vergini sagge gridano nel talamo nuziale: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Tu procuri purificazione e salvezza alle anime di quanti con fede e affetto ti proclamano Madre di Dio e a una voce gridano a tuo Figlio: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Follemente il tiranno

Non è nella legge la perfezione, ma nel Cristo, che ci dona la salvezza, dicevano i martiri ai deicìdi; perciò con gioia tutti ci lasciamo uccidere e prontamente moriamo e a lui cantiamo: Popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Il bambino insegna e rivela agli ignoranti a contemplare la tua immacolata icona e a ricevere la fede nella tua venuta sulla terra e sfuggendo alle mani degli iniqui, entrò nella fiamma, cantando con la madre: Popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Sulla terra i martiri hanno lottato con fede e nei cieli degnamente hanno ricevuto da Cristo la corona, con gioia sono andati là dov’è la dimora di quanti si allietano e con fede cantano e gridano senza sosta: Popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Avendo vinto il malvagio principe di questo mondo e i ministri dei suoi voleri, o santi, siete partiti con fiducia e gioia indicibile verso l’Onnipotente Signore di tutti gridando: Sacerdoti, benedite, popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Theotokìon. Vergine purissima, implora tuo Figlio per noi, che ti inneggiamo con semplicità e purezza e ti dichiariamo Madre di Dio, o purissima, che chiedi che la remissione dei peccati per quanti con fede cantano: Popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Ode 9. Freme ogni orecchio.

Comunicando alla morte di Cristo, siete divenuti partecipi della sua gloria, o santi martiri e siete stati splendidamente insigniti della corona del regno. Stando presso Dio chiedete per noi la salvezza spirituale.

Siete risultati leali e invitti soldati di Cristo, o martiri Areta sapientissimo e compagni con le donne martiri, vergini, fanciulle, perciò vi supplichiamo: implorate di continuo per noi il filantropo.

Ecco davanti a noi l’assemblea divinamente eletta dei martiri: venite, amici di Dio, celebriamoli e inneggiamoli come atleti vittoriosi e divini ministri, che senza sosta pregano per noi il filantropo.

Dirigi e guida la mia vita, o Verbo di Dio Sovrano, per le implorazioni dei tuoi ministri che ti hanno amato e rendimi degno di aver parte con loro, trascurando i miei peccati come buono e filantropo.

Theotokìon. Divenisti tenda di Dio contenendo in grembo l’incontenibile e partorendo incarnato per noi colui che prima era senza carne; supplicalo, o pura, di donare perdono dei peccati a tutti coloro che con fede sempre ti magnificano.

Irmòs. Freme ogni orecchio per l’indicibile discesa di Dio, come l’Altissimo volontariamente sia disceso fino a un corpo, divenendo uomo dal tuo grembo verginale; perciò noi fedeli magnifichiamo la casta Madre di Dio.

Exapostilarion. Udite, donne.

Areta illustrissimo, con i tuoi compagni di lotta prega Cristo di concedere al mondo concordia, pace al pio e divinamente assennato imperatore e sovrano, o glorioso megalomartire e perdono a quelli che celebrano la vostra sacra memoria.

Theotokìon.

Rinnovasti la natura corrotta del progenitore, oltre natura concependo e ignara d’uomo partorendo l’Artefice del creato: da lui corroborati, i cori dei martiri hanno lottato, cantando te, o Madre di Dio, primizia della nostra salvezza.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 23 Ottobre- Memoria del santo ieromartire e apostolo Giacomo, fratello di Dio, primo vescovo di Gerusalemme

23 Ottobre

Memoria del santo ieromartire e apostolo Giacomo, fratello di Dio, primo vescovo di Gerusalemme.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4.

Come discepolo del Signore accogliesti, o giusto, il Vangelo; come martire possiedi l’immutabile saldezza, la franchezza come fratello di Dio, l’intercessione come gerarca. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente accettò la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, salvò dalla morte le nostre anime.

La solita sticologia, quindi i canoni dall’Oktòichos e questo dell’apostolo, nel quale raddoppiamo i tropari in modo da raggiungere il numero di sei per ciascuna ode. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Apostolo Giacomo, chiaramente insegnasti che ogni dono eccellente e grazia perfetta sono concesse ai mortali dal Padre delle luci: supplicalo, dunque, di farne partecipi i fedeli che a te cantano.

Illuminato dallo splendore dello Spirito santo, promulgando con lui le sue leggi, hai regolato le Chiese delle genti quale apostolo e beatissimo gerarca di Cristo, o Giacomo.

I cori degli apostoli ornasti, essendo primo gerarca consacrato dal Verbo, discepolo e fratello di Dio, predicatore perfettamente iniziato.

Theotokìon. A te, fonte di guarigioni, noi accorriamo come sorgente che ha zampillato la nostra vita, Madre di Dio lodatissima, implorando la guarigione delle nostre anime e la sanità del corpo.

Ode 3. Si rallegra in te.

Per te oggi esulta la tribù di Giuda, vedendoti risplendere della luce di Cristo.

La Chiesa delle genti ha te come astro divinamente illuminato e divino predicatore, raggio dello splendore divino.

Per la Chiesa di Cristo promulgasti leggi di vita, parlando e legiferando nello Spirito vivificante.

Theotokìon. Colui che il Padre ha fatto risplendere e che hai concepito incarnato, Vergine Madre pura, Giacomo lo invoca come Dio di tutti.

Irmòs. Si rallegra in te, o Cristo, la tua Chiesa e grida: tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kathisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Apostolo di Cristo e suo testimone oculare, beatissimo Giacomo, fratello e martire di Dio, libera dalla vergogna del peccato per le tue preghiere i fedeli che festeggiano la tua sacra memoria, tu che nel cielo ora esulti nella potenza dello Spirito.

Gloria. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

O apostolo, secondo la carne parente di Gesù, grande grazia hai ricevuto presso di lui: comunichi a tutti illuminazione e conoscenza, estirpando la radice dell’errore idolatrico; perciò gli infuriati prìncipi delle tenebre ti uccisero ingiustamente, mentre pregavi il Salvatore. Prega dunque Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Come purissima sposa del Creatore, come Madre senza nozze del Redentore, essendo scrigno del Paràclito, o illustrissima, affréttati a liberare dalle malizie dei demòni me, consapevolmente divenuto loro zimbello e abitacolo della vergogna del peccato; fa’ splendere la misericordia, o intatto candeliere della virtù perfetta, scaccia la nube delle passioni e fammi degno della comunione celeste e della luce senza sera per le tue preghiere, o purissima.

Ode 4. Per amore, compassionevole.

Sul mare guidasti la tua cavalleria, cioè i tuoi apostoli, Salvatore: essi illuminarono le genti attirandole alla tua scienza, Signore.

Come puro specchio ricevesti perfettamente i raggi primordiali della Trinità increata, riflettendoli su tutti.

L’oracolo dei profeti ti prefigurò nella pietra santificata, che rotolando travolse con la potenza dello Spirito i falsi idoli della vergogna.

Theotokìon. Il Verbo generato ineffabilmente dal Padre prima dei secoli, incarnato nel tuo grembo, pura vergine, rese Giacomo suo apostolo.

Ode 5. Tu, mio Signore.

Hai reso Giacomo luminoso faro abbagliante, che distoglie dall’ignoranza e dall’errore i mortali, o Signore.

Il giusto, tuo fratello, Signore, ti predicò con franchezza e per la sua morte divenne imitatore della tua passione.

Quale spirito di mortale potrà offrire a te un inno di lode appropriato alla grazia e alle virtù in te rifulse, Giacomo?

Theotokìon. Avendo trovato te, Vergine, come dimora divina, realmente il Verbo in abitò per la nostra salvezza.

Ode 6. A te sacrificherò.

Ti rivestì d’ornamento migliore di quello della legge colui che ti fece suo gerarca e per amore ti accettò come fratello in un legame più venerabile di quello un tempo di Aronne.

Fosti strumento vibrante per azione dello Spirito, affascinando tutti i cuori e guidando a Dio quanti venivano salvati da dolorosa schiavitù.

Nella tua sete, hai bevuto alle onde della vita e hai fatto zampillare dal tuo seno i fiumi del Verbo di Dio, sgorgati sulla terra grazie allo Spirito Santo.

Theotokìon. Eva con la disubbidienza instaurò la morte; la Madre di Dio, però, generò, concependola, la vita immortale, riscattando il debito passato.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore; così ti grida la Chiesa, purificata dal la sozzura dei demòni, per il sangue che dal tuo fianco fluì misericordiosamente.

Kontàkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Il Dio Verbo, unigenito del Padre, venuto fra noi negli ultimi giorni, o Giacomo divino, ti ha fatto primo pastore e maestro di Gerusalemme e fedele economo dei misteri spirituali: perciò, o apostolo, tutti ti onoriamo.

Ikos.

Te, figlio di Giuseppe, primo gerarca di Gerusalemme e fratello del Signore, Giacomo veggente di Dio, piamente celebriamo con inni di lode e con fede gridiamo: Donaci il dono perfetto che viene dal Padre delle luci e scaccia la tribolazione che ci è sopraggiunta per la moltitudine delle nostre colpe e che incombe su di noi: contro di noi infatti hanno alzato il calcagno i nemici e ci hanno circondato gli ismaeliti: presto infrangi i loro archi, o iniziatore ai misteri, affinché, o apostolo, tutti ti onoriamo.

Sinassario.

Il 23 di questo mese memoria del santo ieromartire e apostolo Giacomo, fratello di Dio.

Stichi. Giacomo, che ha avuto l’onore di essere chiamato fratello del Signore elevato sul legno della croce, al legno non poteva sfuggire. Il beatissimo apostolo morì il ventitré.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Ignazio, patriarca di Costantinopoli.

Stichi. Penitente, Ignazio, trovasti l’antica dignità, o precursore di Roma antica.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Macario il Romano.

Stichi. Amasti abitare il deserto e conversare con il solo Dio nella solitudine, o beatissimo.

Il beato nostro padre Niceforo fondatore del Monastero del Charsiano e il beato Petronio si addormentano in pace.

Due santi fanciulli morirono prima sepolti nella terra e poi costretti a correre nel fuoco.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Nella camera superiore, come nella fornace, per la presenza dello Spirito di Dio, misticamente illuminato, Giacomo acclama: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Il soffio violento dal cielo offrì a Giacomo una lingua di fuoco per proclamare i prodigi di Dio: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Disegnando come arca spirituale la legge della contemplazione attiva, rendesti migliori gli uomini, gridando: Benedetto sei tu, mio Signore e mio Dio.

Theotokìon. Colui che ricreò il mondo nel tuo grembo, Sposa di Dio, ha permesso a Giacomo di celebrare la Divina Liturgia acclamando: Benedetta sei tu fra le donne, o Vergine senza macchia.

Ode 8. Stese le mani, Daniele.

Stendendo le tue potenti mani hai benedetto i tuoi apostoli, o Salvatore, per tornare al tuo eterno Padre, o Re e Dio, insegnando loro a gridare con gioia: opere tutte, benedite il Signore.

Come veracemente promesso ai tuoi apostoli, inviasti loro lo Spirito; e Giacomo, illuminato dal suo fulgore, rischiarò tutta la terra gridando, o Re e Dio: opere tutte, benedite il Signore.

Avendo come maestro la Sapienza enipostàtica, fosti iniziato, o apostolo, ai segreti ineffabili di misteri inesprimibili, per i quali risvegliasti le genti alla fede inneggiando: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. In te, Vergine pura, il profeta vide il monte spirituale che doveva manifestarsi, poichè da te fu tagliata la pietra di gran valore che realmente salvò l’universo, divinamente inneggiante: Opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese la mani, Daniele, chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, estinsero il potere del fuoco, gridando: opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Da te, Vergine.

Venite, magnifichiamo insieme con sacri inni il gerarca Giacomo, luminare della Chiesa, suo primo vescovo, araldo divino, giusto di nome e di fatto.

Ricevesti la tua parte del regno eterno e fosti chiamato fratello di Dio, facendo corrispondere la tua vita a questo nome: perciò, Giacomo, ti magnifichiamo.

Incoronato, o beatissimo, presso il trono della Trinità, supplica il tuo Re di concedere ai fedeli che ti venerano con affetto gli onori incorruttibili, o gerarca Giacomo.

Theotokìon. Nella tua divina mistagogia insegnasti che il concepito dalla Vergine, senza conoscer uomo, è il Dio Verbo incarnato: confidando in lui, degnamente noi lo magnifichiamo.

Irmòs. Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che ha congiunto le nature distinte; per questo, esultanti, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Come primissimo gerarca della nuova alleanza, come apostolo sommo, come vate sapiente e martire della verità, ricco più di tutti per la dignità insigne di fratello del Signore, a lui ora te ne andasti, ucciso dalle pietre: a lui, o Giacomo, chiedi per noi il perdono delle colpe.

Theotokìon, stessa melodia.

Il tremendo e grande giorno del giudizio, ecco, è alle porte: bada, fa’ attenzione, sii sobria, anima mia e gettati di tutto cuore ai piedi della Vergine, della sola Madre di Dio, gridando con lacrime: Da ogni castigo, scampami, o pura, t’imploro e collocami tra le pecore alla destra del Figlio tuo.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo queste 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

O folle dei fedeli, celebrando con gioia una sacra festa, eleviamo tutti grida di giubilo, acclamando oggi con fede, tra salmi e cantici, il fratello di Dio e discepolo del Signore, che sempre prega per la nostra salvezza (2).

Del Signore, al suo avvento nella carne, divenisti, o sapiente, fratello, discepolo e testimone oculare dei divini misteri, con lui fuggitivo in Egitto, con Giuseppe e la Madre di Gesù: con loro prega dunque per la nostra salvezza.

La schiera degli apostoli ti scelse perché per primo tu esercitassi il sacerdozio nella santa Sion per il Cristo benefattore, in quanto fratello suo, nella generazione secondo la carne, suo compagno di cammino e seguace delle sue orme, o Giacomo.

Gloria. Tono 1. Di Byzantios.

Illuminato dallo splendore igneo dello Spirito divino, apparisti divino sostenitore della religione, fratello di Dio Giacomo; perciò colui che nella sua misericordia ti accettò come fratello, ti rivestì di una veste più preziosa di quella del sacerdozio secondo la Legge indossata un tempo da Aronne. Imploralo dunque, o glorioso fra gli apostoli, di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogliendo le suppliche dei peccatori e non disprezzi il gemito degli afflitti, prega il parto del tuo grembo di salvarci, Vergine santissima.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Divina Liturgia typikà e le odi 3 e 6 del canone dell’apostolo.

Apostolo. Fratelli, vi rendo noto che il vangelo da me evangelizzato (Domenica XX).

Vangelo secondo Marco. In quel tempo Gesù andò nella sua patria (martedi XV settimana di Matteo).

Kinonikòn. Per tutta la terra è uscita la loro voce e fino ai confini del mondo le loro parole. Alliluia.

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Mattutino del 22 Ottobre- Memoria del nostro santo isapostolo Aberchio, vescovo di Ierapoli, taumaturgo e dei santi sette fanciulli di Efeso

22 Ottobre

Memoria del nostro santo isapostolo Aberchio, vescovo di Ierapoli, taumaturgo e dei santi sette fanciulli di Efeso.

Al Mattutino

Apolytìkion del santo. Tono 4.

Canone di fede e icona di mitezza, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; perciò hai conquistato con l’umiltà la gloria, con la povertà la ricchezza. Padre Aberchio beato, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dei martiri. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’oktòichos e questi due dei santi. Acròstico del canone del gerarca: Canto la grande gloria di Aberchio. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Venite, popoli.

Illuminato dal raggio fulgido della Divinità trisipostatica, Aberchio divenisti luce, illuminando gli ottenebrati e dileguando tutta l’oscurità dei demòni.

Hai avuto vita celeste sulla terra, o beato, vivendo nel corpo come incorporeo e mortificando le tue passioni, ricevesti la grazia del sacerdozio.

Avendo in te il Verbo che parlava, sciogliesti dall’insensatezza quanti pensavano cose vane, abbattendo i templi dei demòni e l’eresia degli idoli.

Theotokìon. Le lingue dei retori non possono descrivere il concepimento ineffabile, o Santissima poiché partoristi il Dio incarnato simile a noi per benevolenza.

Canone dei martiri. Acrostico: Glorifico la luminosa grazia settupla dei martiri. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

O martiri che state davanti alla grande Luce, vi preghiamo, supplicatela di liberare dalla tenebra delle passioni quanti onorano la vostra festa divina e luminosa.

Quando conosceste l’empio e insensato decreto che vi prescriveva di sacrificare alle cose immonde, rafforzati dai decreti di Dio vi mostraste irremovibili, o martiri.

Con digiuni e preghiere andaste a nascondervi, preparandovi per la lotta contro i nemici, o santi e Signore vi custodì illesi.

Theotokìon. Trovando te, Purissima più pura di tutto il creato, il Puro dimorò in te, volendo togliere l’empietà dimorante in Adamo, come filantropo.

Del gerarca. Ode 3. Rafforzaci in te, Signore.

Con sacri discorsi e prodigi, o glorioso guidasti al porto della salvezza quanti nuotavano nel mare dell’eresia, o Aberchio.

Operando guarigioni, compiendo cose eccelse, allontanasti le illusioni dei demòni e fosti causa di salvezza per tutti e benefattore di quanti arricchivi.

Il sacro verbo, la vita divina, la condotta splendente di prodigi, la tua esistenza gloriosa, resero venerabile anche la tua morte, o padre.

Theotokìon. Il Dio un tempo invisibile fu visto incarnato per misericordia dal tuo grembo, o Vergine, perciò con fede di diciamo beata.

Dei martiri. In te si rallegra.

Foste portati all’empio imperatore, o martiri per confessare il nome del Dio che regna nei cieli.

Ricoperti luminosamente della fede come scudo di luce, o martiri, rimaneste illesi dalle frecce dei nemici.

Con coraggio, o santi, vi opponeste all’iniquo re che vi ordinava di venerare gli idoli muti.

Theotokìon. Cristo, indossando la mia veste dal tuo divino sangue, Purissima mi vestì con la bellezza della grazia di cui da tempo ero spogliato.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kathisma del gerarca.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Fosti unto come gerarca con venerabile unzione per opera divina, o padre e facendo progredire tutti con la grazia, o sacratissimo e adorno del carisma dei divini prodigi, compi segni e innumerevoli miracoli guarendo malattie, bruciando demòni e convertendo molti eretici, o Aberchio, perciò ti gridiamo: supplica Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Dei martiri.

Tono 4. Presto intervieni.

Come colonne della Chiesa di Cristo abbatteste i muri dell’ateismo, o sapienti sette astri martiri; perciò come prima della morte svergognaste la follia degli elleni, anche dopo la morte avete svergognato il tormento dell’eresia; pregate per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Con il tuo divino parto, Purissima rinnovasti la natura umana mortale corrotta dalle passioni e rialzasti tutti dalla morte alla vita senza corruzione, perciò tutti degnamente ti diciamo beata, o Vergine gloriosissima, come tu stessa profetizzasti.

Oppure stavrotheotokìon.

Vergine incorrotta, Madre di Cristo Dio, una spada trapassò la tua santissima anima quando vedesti tuo Figlio e Dio volontariamente crocifisso: non smettere di supplicarlo, o benedetta di donarci la remissione delle colpe.

Del gerarca. Ode 4. A te inneggio.

Rendesti splendido il tuo trono, venerabile gerarca, poiché fosti abbellito con grandi prodigi e vita luminosa, perciò l’altissimo nostro Dio ti glorificò, Aberchio.

Conoscendo il Signore misericordioso, o teòforo gli chiedesti con fervore di far scaturire acque calde per la guarigione di molti, o Aberchio.

Hai reso fertili gli sterili: mettendo infatti chiaramente nel loro intelletto il seme del verbo, come seminatore di cose buone, mietesti la spiga moltiplicata, o Aberchio ispirato da Dio.

Theotokìon. Sanasti, o Purissima l’antica afflizione e miseria dei terrestri, o sposa di Dio incorrotta, generando colui che portò le nostre infermità per ineffabile compassione.

Dei martiri. Per amore.

I fanciulli furono abbelliti splendidamente unendosi al Sovrano di tutti, perciò respinsero tutta la cattiveria del serpente.

Sperando nelle ricche ricompense, deste tutti i beni ai poveri, ottenendo in cambio beni senza corruzione, o santi.

Amando la nobiltà superna, i fanciulli, nati da genitori nobili, non accettarono di avvicinarsi all’ignominia dei malvagi.

Theotokìon. Partoristi, o purissima, piccolo bimbo, colui che è anteriore ai secoli, o Vergine, per rinnovare con la conoscenza divina il mondo invecchiato nei peccati, perciò ti magnifichiamo.

Del gerarca. Ode 5. Illuminazione.

Rafforzando i tuoi piedi sulla pietra del cuore, o sapiente in Dio, con divini discorsi, o beato, a quanti erano caduti nella perdizione e veneravano le pietre insegnavi a venerare la vera pietra, Gesù Cristo nostro Dio.

Onoriamo il medico di quanti giacciono in ogni sorta di malattia, la guida di tutti gli smarriti, la miroteca dei doni preziosi, la dimora del divino Spirito, il sacro sacerdote Aberchio.

Vino, olio e qualcos’altro messi per tuo ordine nello stesso vaso, uscirono non mischiati, ciascuno al suo tempo e così rivelasti la tua copiosa grazia, o sapiente in Dio Aberchio.

Theotokìon. Le leggi paradossalmente si rinnovano in te, Vergine: senza seme infatti generi Dio Salvatore e resti vergine. Prodigio straordinario! Perciò piamente ti proclamiamo Madre dell’Emmanuele.

Dei martiri. Tu, Signore, mia luce.

Onoriamo Massimiliano, Costantino, Giàmblico, Martiniano, astri che illuminano tutti i confini.

Lodiamo, fedeli, il glorioso Antonino e Giovanni e magnifichiamo con affetto il sapientissimo Dionigi.

In cambio delle cose effimere e caduche otteneste, o santi, le cose incorruttibili che non invecchiano, perciò degnamente vi allietate.

Theotokìon. Dilegua la cecità della mia anima, o Purissima e donami di osservare con buon animo i divini comandamenti di tuo Figlio.

Del gerarca. Ode 6. Avvolto dall’abisso.

Sei venuto dall’oriente all’occidente col potere dello Spirito, respingendo la regina delle passioni demoniche e tremende, o beato.

Straniero al mondo, o sacratissimo, compivi strani e tremendi prodigi da vivo e dopo il trapasso, o Aberchio.

Mostrandoti come fulmine, o padre, abbattesti le falangi dei demòni che non potevano sopportare la tua minaccia, Aberchio ispirato da Dio.

Theotokìon. Noi, morti e schiavizzati dalla corruzione, per te, santissima Sposa di Dio diventiamo degni della vita e siamo arricchiti dall’incorruttela.

Dei martiri. A te offrirò sacrifici.

Nuotando nel mare degli idoli, o atleti, ora avete raggiunto i porti eterni, guidati dall’alto dall’arma della croce e divinizzati per grazia.

Irrigando la terra con le gocce delle lacrime e con le suppliche a Dio, dormiste per molti anni e risvegliandovi, rivelaste a tutti la risurrezione.

O prodigio! Coloro che avevano dormito per molti anni certificano la resurrezione di cui molti non erano certi, chiudendo le bocche degli eretici.

Theotokìon. Annienta la ragione della mia carne, o Vergine che generasti la Vita che con la morte abbatté la morte e magnificò i fanciulli con il glorioso risveglio.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontakion del gerarca.

Tono pl. 4. Come primizie.

Come sommo sacerdote e compagno degli apostoli tutta la Chiesa ti onora, Aberchio; e tu, o beato, con le tue preghiere, conservala intatta, inconcussa, al riparo dalle tempeste e da ogni eresia, o mirabilissimo.

Ikos.

Quanto è grande la ricchezza della tua grazia! Non si calcola la tua gloria: dal nulla tu hai portato all’essere tutte le cose visibili e invisibili, Signore. Tu dunque, amico degli uomini, dona al mio cuore contaminato una lode divina, tu che senza sosta sei cantato dagli angeli, affinché io onori questo gerarca davvero mirabilissimo.

Sinassario.

Il 22 di questo mese memoria del nostro santo padre Aberchio, pari agli apostoli, vescovo di Ierapoli e taumaturgo.

Stichi. Aberchio restituì la terra alla terra secondo la legge dei mortali e per la trasformazione della sua natura si avvicinò a Dio come dio. Il 22 Aberchio esulando se ne andò dalla terra.

Lo stesso giorno memoria dei santi sette fanciulli di Efeso: Massimiliano, Giàmblico, Martiniano, Dionigi, Antonino, Giovanni e Costantino.

Stichi. Risvegliati dal sonno prolungato, i fanciulli si addormentarono di nuovo in pace.

Lo stesso giorno il santo martire Alessandro, vescovo ed Eraclio, martire, Anna ed Elisabetta, Teodota e Glicheria.

Stichi. Sopportando il taglio del collo, il venerabile Alessandro si rivelò anche martire di Cristo, non solo sacrificatore. Teodota e Glicheria si offrono soffocate a Dio come dolce sacrifico. Stiamo bene e mettiamo il collo sotto la spada come si deve, dicevano tra di loro le atlete.

Lo stesso giorno il santo martire Zaccaria morì nel mare.

Stichi. Il divino nuotatore Zaccaria è chiamato a nuotare con gioia nel profondo dell’abisso.

Lo stesso giorno san Rufo morì in pace.

Stichi. Rufo lasciò la terra e la vita dolce, poiché considerava sogno sia la terra, sia la vita.

Lo stesso giorno il venerabile Lot morì in pace.

Stichi. Lot della Nuova Scrittura, il nuovo Lot, ora degnamente dimora con Lot dell’Antica Scrittura.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Del gerarca. Ode 7. I tre fanciulli.

Come divino pastore e taumaturgo, o padre, con la tua preghiera donasti la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la purificazione ai lebbrosi, il buon andamento agli zoppi, che cantavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Il prodigio compiuto da te, sapiente Aberchio, è propagato nei secoli dalla fonte delle acque termali, dalla colonna messa sul tuo sepolcro, portata dalla grande città di Roma, dallo spirito impuro da lì allontanato.

Sebbene umile di origini, o sacratissimo, raggiungesti il vertice mostrandoti elevato nelle contemplazioni, nelle opere e nelle forze e servo dell’altissimo Re a cui gridiamo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Il nato dal Padre prima dei secoli nacque da te in due nature e due volontà come Teàntropo, o Vergine, riconosciuto da quanti gridano con fede: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Dei martiri. Nella fornace persiana.

Con Giàmblico onoriamo Giovanni, Martiniano, Antonino e il glorioso Costantino, Dionigi e Massimiliano, martiri di Cristo.

Nascosti supplicavate colui che conosce le cose nascoste di far cessare il terribile sterminio di quell’ateo, perciò morendo nascosti, raffiguraste la tremenda resurrezione.

Non vi piegaste affatto agli empi per rendere l’odioso culto agli idoli, o santi, perciò con fede veneriamo le vostre reliquie ottenendo santificazione.

Theotokìon. Apparisti superiore agli angeli, Genitrice di Dio, apparisti realmente saldezza degli atleti, Purissima, apparisti difesa di quanti ti riconoscono verissima Genitrice del Verbo.

Del gerarca. Ode 8. Il Dio disceso.

Sia onorato il degno pastore, la fonte inesauribile di guarigioni, la colonna della Chiesa, la saldezza dei fedeli, il grande luminosissimo astro, il sacro iniziato Aberchio.

Germogliasti come palma, secondo il salmista, nei giardini del Dio vivente, crescevi come cedro, o sapiente e come ulivo per fede ungesti con l’olio delle buone opere i volti di tutti.

Come città posta su un alto monte ti sei fatto conoscere per le buone opere, o venerabile e hai portato la tua città, un tempo ottenebrata dall’eresia, a ereditare la città superna.

Theotokìon. Sono compiute ora le profezie della Scrittura ispirata da Dio, ecco il letto di Salomone circondato dai prodi in cui riposò Cristo Dio per la divina incarnazione: è la benedetta piena di grazia.

Dei martiri. Stese le mani, Daniele.

Si rallegra pubblicamente la luminosa metropoli di Efeso, che ha voi come tesoro, intercessori e sostenitori davanti al Buonissimo, o santi che sulla terra a tutti vi siete rivelati come straordinario spettacolo per la magnifica risurrezione con cui foste glorificati.

Dopo la dormizione vi mostraste di nuovo custodi insonni, o sapientissimi, addormentando le onde dell’ateismo e chiudendo le bocche empie degli eretici che non cantavano: benedite, opere tutte il Signore.

E’ abbattuto davanti ai vostri piedi l’ingannatore, giace morto senza sensi colui che prima si vantava oltre misura ed era ottenebrato dalla boria ed è glorificato il Cristo che vi glorificò, al quale gridiamo: benedite, opere tutte il Signore.

Inneggiamo oggi con sacre parole i fanciulli incoronati dal Signore con corone immarcescibili e glorificati da lui con lo splendore di tanti prodigi, mentre cantano: lodate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Sana, Vergine, la mia anima malata e lava il fango delle passioni che ho dentro e mettimi davanti all’onnipotente Dio del tutto salvato, affinché canti: benedite, opere tutte il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Del gerarca. Ode 9. Il Verbo Dio.

Luminosa la tua vita! Belli i tuoi piedi! Mirabilissimo il tuo trapasso e l’unione con Dio! Grande la grazia donata a te dall’alto, sapiente! Perciò con fede ti onoriamo, Aberchio.

Onoriamo con fede Aberchio, compagno di tutti i santi martiri, pari ai divini discepoli, ai patriarchi, ai profeti e ai venerabili padri e confidente dei ministri celesti.

Diffusa nel mondo, la tua santissima memoria illumina col ricco fulgore della grazia le anime degli uomini che celebrandola con affetto, ti supplicano, Aberchio: con le tue preghiere liberaci dalle passioni e dai tormenti della tenebra.

Theotokìon. Il profeta ti vide un tempo, o santissima Vergine, come lampada luminosa che reca realmente dentro la fiamma divina, il Signore stesso fatto uomo da te per le sue viscere di misericordia.

Dei martiri. Da te, o Vergine.

Ecco, che cosa è buono o che cosa dà gioia, se non l’abitare in unione dei santi fanciulli, dimore venerande che custodirono indivisa l’unione con il Creatore? Così gridava il divino Davide.

Siete divenuti tempio della Trinità, portandola in sette, o divini martiri, morendo nella grotta e abbattendo i templi degli idoli e trasferendovi con animo pio nella Chiesa celeste.

Esulta, o Chiesa di Cristo con le sette colonne che ti sostengono, i servi di Dio per cui caddero i muri deboli dell’empietà per la grazia di colui che soffiò la vita ai morti.

Come stelle del mattino, o beati fanciulli, illuminate la terra con i raggi luminosi delle divine opere buone e dei prodigi; perciò illuminate i sensi dei nostri cuori.

Theotokìon. Porti fra le braccia colui che tutto regge nel palmo divino; supplicalo, Vergine, di abbracciare e salvare me, condannato, per la sua ineffabile misericordia.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion del gerarca. Con i discepoli.

Compiendo segni e prodigi, Aberchio, hai fatto sgorgare acque calde con le tue preghiere; e al tuo ordine, padre, vino con olio e un’altra sostanza, messi in un unico vaso, per divina disposizione uscivano prodigiosamente senza mescolarsi ciascuno a suo tempo, per la divina gloria di Cristo.

Un’altro, dei martiri e della Madre di Dio.

Con Giàmblico, cantiamo con un inno Giovanni, Martiniano, Antonino, Massimiliano e Dionigi con l’illustre Esacustodiano, festeggiando con gioia la loro luminosa memoria, affinché per le loro preghiere e l’intercessione della Madre di Dio, otteniamo la remissione delle colpe da Cristo Salvatore.

Alle lodi cantiamo 3 stichirà del gerarca, ripetendo il primo.

Tono pl. 4. Signore, anche se in giudizio.

Fosti unto come sommo sacerdote dalla grazia del santo Spirito, o Aberchio, per abbattere i templi dell’inganno e innalzare con la grazia sante dimore a Dio per la venerazione e la gloria del Figlio della Vergine che santificò tutto (2).

Confermavi con prodigi tutte le parole della divina predicazione, o padre e convertivi gli uomini smarriti alla divina conoscenza, rivelandoti illuminatore sicuro e distruttore dei demòni, o Aberchio, perciò ti lodiamo.

Sorgesti per il mondo come grandissimo astro con i bagliori dei tuoi sapientissimi discorsi e con il carisma delle guarigioni, illuminando i fedeli e allontanando sempre la tenebra delle passioni in sinergia con lo Spirito Santo, o beato.

Gloria. Tono 3.

O santo gerarca, padre beatissimo, servo di Cristo Aberchio, operatore di prodigi, tu che rifulgesti per la vita profetica e fosti giudicato degno di carismi apostolici, servendo senza sosta il Salvatore con gli angeli, prega perché le nostre anime siano liberate da ogni minaccia.

E ora. Theotokìon. Grande è la potenza.

Tu sei, o fanciulla, gaudio degli angeli divini, gloria degli apostoli, sigillo dei profeti, avvocata dei credenti e guida di salvezza: perciò ti veneriamo, o Vergine.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo pendere dal legno, o purissima, colui che avevi partorito, mandavi grida esclamando: Figlio mio amatissimo, come dunque è tramontata la bellezza irradiante luce di colui che ha reso bella la stirpe degli uomini?

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 21 Ottobre- Memoria del nostro santo padre Ilarione il grande

21 Ottobre

Memoria del nostro santo padre Ilarione il grande.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime coltivasti la sterilità del deserto e con gemiti dal profondo fruttificasti al centuplo le tue fatiche e divenisti un astro illuminante tutta l’ecumène coi prodigi; Ilarione beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia i canoni dell’Oktòichos e questo del santo. Acròstico: Inneggio, o beatissimo, lo splendore dei tuoi prodigi. Poema di Teodoro.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza..

Con gioia mi accingo a celebrare la tua luminosa e radiosa vita; prega perché risplenda della gioia che tu rifletti, o beato padre e allontana da me la tenebra del peccato.

Camminavi tutto gioioso verso Dio, o beato padre, estraneo al mondo e alla carne e con continenza continua serbavi senza macchia il tuo spirito nella quiete dell’impassibilità.

Incoronato di raggi luminosi della divinità sovrana increata, non seguisti l’ateismo paterno, ma ti distogliesti dalla sua tormentatissima ignoranza per unirti alla trinità unica.

Theotokìon. Da te, Madre Vergine, è sorto il sole che fa risplendere il Padre anteriore ai secoli; prodigiosamente circoscritto in un corpo egli rischiara tutti gli uomini con la luce della fede.

Ode 3. Sulla pietra della fede.

Curando il flusso delle passioni, o beato Ilarione, con la tua ascesi continua, lo debellasti acclamando: Non c’è santo come te, nostro Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Con la spada della continenza lacerasti la tunica di pelle, simbolo di morte e intessevi a veste della salvezza dicendo al Creatore: Tu sei mio Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Rinvigorito dall’esperienza dell’eternità, padre teoforo, fosti condotto a Dio dalle mani del beato Antonio: imitandolo divenisti tu stesso una torcia irraggiante prodigi, o beato Ilarione.

Theotokìon. Colui che compie tutto col suo solo volere si degnò di prender la nostra forma e di lasciarsi plasmare nel tuo grembo, Madre del Dio al quale acclamiamo: Tu sei il nostro Dio e non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Irmòs. Sulla pietra della fede mi hai stabilito, hai dilatato la mia bocca contro i miei nemici, si è allietato il mio spirito nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Imitando la vita virtuosa di Antonio il grande, hai preso sulle spalle la croce del tuo Signore; smesso ogni affanno della vita, con la morte delle passioni, vivevi nello Spirito; perciò hai riempito il creato di straordinari prodigi per la grazia dello Spirito santo, Ilarione nostro padre, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Cantiamo l’arca nuova, la porta celeste, il monte santo, la nube luminosa, il roveto ardente, la liberazione di Eva, il mistico paradiso e il tesoro immenso di tutta l’ecumène; poiché in lei si compì la salvezza e la remissione delle colpe antiche, perciò anche a lei gridiamo: Prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti piamente venerano il tuo santissimo parto.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo sul legno della croce il Redentore, la Madre purissima gemeva piangendo e amaramente esclamava e con angoscia di cuore, strappandosi i capelli a lui gridava: Figlio mio e Signore, come l’iniquissimo popolo degli ebrei ha confitto in croce te, senza peccato? Come, povera me, volontariamente sopporti l’aceto, il fianco trafitto, il fiele e i chiodi, o magnanimo? Ma sia gloria, o Salvatore, alla tua divina passione!

Ode 4. A te canto, Signore.

Uccidendo il pensiero carnale e scacciando il torrente dell’iniquità, o beato Ilarione e le macchinazioni dei demòni, nella quiete del divino Spirito hai trovato riposo con i giusti.

Irrigando con le onde delle lacrime che versavi il solco della tua anima, sapientemente mostrasti a tutti fertile la coltivazione del Salvatore, moltiplicando le schiere degli asceti.

Rinvigorito dalla comunione col santo Spirito, sbaragliasti gli spiriti del male e per la potenza di Cristo risani gli infermi, munito di profetica purezza.

Theotokìon. In te, beata Madre benedetta del nostro Dio, vediamo il tempio, il palazzo animato, la mensa santa, il candelabro da cui è sorto per quanti sono nelle tenebre Cristo, riflesso del Padre.

Ode 5. Illuminazione.

Come splendore, per la tua vita pura, per la tua esistenza pari agli angeli, brillavi in questo mondo scacciando il principe delle tenebre, o beato, che irraggi lo splendore della fede.

Irraggiando ogni genere di prodigi, illuminato dalla grazia di Dio, ti rivelasti come tesoro di guarigioni, o Ilarione ispirato da Dio, come un nuovo divino profeta.

Per lo splendore delle tue opere giuste, o ilarissimo padre, respingesti le potenze oscure del nemico; strappando al loro furore quanti a te accorrevano, splendidamente li guidavi alla luce della fede.

Theotokìon. O unica benedetta, ineffabilmente concepisti l’unica ipòstasi contemplata in due essenze, il Dio Verbo di Dio per amore ineffabilmente incarnato; supplicalo di custodire i tuoi servi.

Ode 6. Avvolto dall’abisso.

Adorando la monarchia della divinità, rigettasti il principio molteplice dell’anarchia, abbattendo per grazia, o ispirato da Dio, l’empietà idolatrica.

Sei sorto fiorendo come palma nella Chiesa, o beato nostro padre, confortando con la dolcezza dei frutti le folle dei fedeli.

Ti rivelasti invitto distruttore degli spiriti maligni, beato padre Ilarione, avendo ricevuto da Dio ricchi carismi.

Theotokìon. Senza conoscere uomo, o Vergine, concepisti e vergine sei rimasta, rivelando chiaramente i simboli del tuo Figlio e Dio.

Irmòs. Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso imperscrutabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione fammi risalire, o Dio.

Kontakion. Tono 3. La Vergine oggi.

Come astro senza tramonto del sole spirituale, oggi riuniti, ti celebriamo con inni; sei rifulso per quanti sono nelle tenebre dell’ignoranza sollevando alle divine altezze, o Ilarione, tutti quelli che a te acclamano: Salve, padre, fondamento degli asceti.

Ikos.

Avendo intensamente amato i divini comandamenti di Cristo e odiato il godimento della carne e del mondo, al Cristo ti sei accostato con ardore e sei divenuto astro che illumina tutti i confini con lo splendore dello Spirito. Gettandomi dunque ai tuoi piedi io t’imploro: Illumina anche gli occhi della mia anima, affinché io celebri le lotte di cui sulla terra hai dato prova, per amore della vita futura: ora che di essa godi, ricordati di quelli che a te acclamano: Gioisci, padre, fondamento degli asceti.

Sinassario.

Il 21 di questo mese memoria del santo padre nostro Ilarione il grande.

Stichi. Avendo seminato sulla terra pene con lacrime, mieti la letizia celeste, o padre santo. Ilarione si addormentò in serena pace chiudendo gli occhi il 21 ottobre.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Gaio, Dassio e Zotico.

Stichi. Tre uomini che i carnefici gettarono nelle acque salate, si dissetano ora ai dolci torrenti delle delizia superne.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri recentemente apparsi Andrea, Stefano, Paolo e Pietro.

Stichi. Hai tre incoronati, Stefano, che con te lottarono contro un’unica spada.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Teodota e di Socrate, presbitero.

Stichi. Il nome ti rivela, o Teodota: una spada ti dona a Dio come vittima senza macchia. Da te, Verbo, Socrate volle essere visto come sapiente martire incoronato.

Lo stesso giorno il santo martire Eucrate perì di spada.

Stichi. Alle gocce del tuo sangue mescolasti le lacrime che versavi, o beato.

Per le loro sante preghiere, Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. L’empio decreto.

Il suono delle tue parole e la divina grazia dei tuoi prodigi risuonò in tutta la terra, o beato padre, riflettendo su tutti i fedeli la gioia delle guarigioni nella luce della pietà.

Protetto dalla croce del Salvatore, rimanevi illeso quando si scatenava contro di te l’assalto feroce dei demòni, perché Dio eccelso protegga i suoi servi.

Con l’ascesi divenisti come una colonna che si leva fino al cielo, come una torre inespugnabile, irraggiando prodigi, dispensando guarigioni, facendo rifulgere divini insegnamenti dalla fonte inesauribile delle Sacre Scritture.

Theotokìon. Come nube la Vergine concepì te, sole di giustizia, restando vergine: per compassione e condiscendenza divenisti uomo partecipe della sofferenza del corpo, o Cristo.

Ode 8. Un tempo a Babilonia.

Rischiarato dall’intelligenza di Dio, realmente eri trono della conoscenza, guidato dai divini precetti e illuminato dalle virtù, vanto degli asceti, o beato Ilarione.

Per lo splendore delle tue opere sei divenuto mistico carro che porta il nome del Signore e per i tuoi miracoli e per la tua purezza ti rivelasti compagno degli angeli, o beato Ilarione.

Divenuto per divina grazia figlio adottivo e coerede di Dio, hai ricevuto, o padre ispirato, il celeste tesoro, il regno senza fine, acclamando: Esaltate il Signore, opere tutte.

Theotokìon. Come figlio, o Vergine, concepisti il Cristo, il cui nome è mirra effusa, colui che unge i mortali col profumo della sua divinità ed estrae dalla fossa i fedeli che acclamano: Esaltate il Signore, opere tutte.

Irmòs. Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Ode 9. Il Figlio dell’eterno.

Divenisti degno di esultare tre le dimore dei santi tu, che santamente sei vissuto, o beato; su te che eri giusto si levò la luce trifulgida e accogliesti la letizia, sua compagna.

In ricompensa delle tue lotte hai ricevuto da Dio l’eterna vita e la bellezza inconcepibile, o padre Ilarione; supplica il Sovrano per i tuoi cantori.

Innalzato per la virtù come un cedro elevato fosti piantato negli atri di Dio, o Ilarione e apparisti come giardino chiusa, come paradiso fiorito, come fonte zampillante guarigioni.

Theotokìon. Divenisti il talamo nuziale da cui il Verbo s’incarnò ineffabilmente, o Vergine genitrice di Dio, avvolta e rivestita della gloria delle virtù; perciò ti proclamiamo Madre di Dio, o purissima.

Irmòs. Il Figlio dell’eterno genitore, Dio e Signore, incarnato dalla Vergine si manifestò a noi per illuminare ogni tenebra e radunare ciò che è disperso; per questo la lodatissima Madre di Dio noi magnifichiamo.

Exapostilarion. Tu che il cielo.

Colui che conosce i pensieri di tutti, vedendo, o padre, la letizia e la purezza della tua mente, ti rende astro per il mondo, o gloria dei monaci.

Theotokìon.

Tu che partoristi il Creatore dei secoli e Sovrano degli angeli, o Vergine, supplicalo di collocare i tuoi servi dalla parte destra.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia ripetendo il primo.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Tutto consacrato per sempre al Signore, dalla giovinezza mortificasti la carne con l’esercizio delle virtù, elevando la tua anima con luminose contemplazioni, o padre; perciò divenendo contenitore delle divine elargizioni, accumulasti carismi di guarigioni e segni divini, distribuendo a tutti i bisognosi ricchi doni, supplicando con confidenza per le nostre anime (2).

Ricevendo splendidamente il raggio del triplice sole, o beato Ilarione, percorrevi come stella diurna tutta la terra seminando su tutti gli uomini raggi di prodigi; perciò ti hanno proclamato profeta, taumaturgo divino, ispirato da Dio quanti hanno partecipato dei tuoi benefici e gioito dei tuoi carismi terapeutici e raccolto i frutti della salvezza grazie ai tuoi divini insegnamenti.

Superasti con la grazia l’attrazione di questa vita e tutti i beni visibili e, applicando te stesso agli indistruttibili tesori spirituali, ti sei unito puramente al’unico puro nell’apice dello spirito e con anima pura vivevi come un angelo, sebbene partecipe dell’ordine materiale; ora che sei alla presenza di Cristo, prega con confidenza il Sovrano di tutti per le nostre anime.

Gloria. Tono 2.

Vedendo il Cristo la tua letizia e purezza di vita, o padre, la tua mitezza e il tuo silenzio, ha posto in te la sua dimora e tu sei divenuto dimora divina: perciò abiti nei cieli con gli angeli, o beato.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Tutto mi sono riempito di piaceri corruttori, tutto, di ogni sorta di vizi; tutto abbietto dall’infanzia, nella mia miseria, continuo nella vecchiaia a esser pieno di abitudini viziose. Ma tu che hai ineffabilmente partorito colui che toglie i peccati del mondo, supplicalo di darmi la remissione delle colpe.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti appeso al legno della croce, o Gesù, l’ignara di nozze piangeva e diceva: Figlio dolcissimo, perché hai lasciato sola me tua madre, o luce inaccessibile del Padre anteriore all’eternità? Affréttati a glorificarti, perché ottengano la gloria divina quanti glorificano la tua divina passione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4.

Noi, folle di monaci, ti onoriamo come guida, o nostro padre Ilarione, perché per te imparammo a camminare per la via veramente retta. Beato sei tu che hai servito Cristo e sconfitto la potenza del nemico, o compagno degli angeli, consorte dei santi e dei giusti: con loro intercedi presso il Signore, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

E ora. Theotokìon. I tuoi martiri, Signore.

Le mie parole sono impure, le labbra, ingannatrici, le opere, scellerate. Che cosa farò? Come andrò incontro al Giudice? Vergine Sovrana, supplica il tuo Figlio, tuo Creatore e Signore, affinché accolga nella penitenza il mio spirito, lui che solo è compassionevole.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando la purissima ti vide volontariamente appeso alla croce, considerando la tua potenza, era stretta dal dolore, o Cristo e gemendo a te gridava: Figlio, non abbandonare me, tua Madre; concedimi una parola, Figlio mio, non andartene via in silenzio dalla tua serva, o Verbo di Dio.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 20 Ottobre- Memoria del santo megalomàrtire Artemio

20 OTTOBRE

Memoria del santo megalomàrtire Artemio.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni. Per la sua intercessione, Cristo Dio, salva le nostre anime.

La solita sticologia e i canoni dell’Oktòichos, quindi questo canone del Santo, con l’acrostico: Dammi, Beato, la tua abbondante grazia. Giuseppe

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

Combattuta la buona battaglia, o martire, ricevute splendide corone, ora sei presso la Luce, raggiante per immateriale comunione; perciò supplichiamo: con le tue preghiere illuminaci.

La tua luminosa festa oggi ha invitato tutti con gioia al banchetto imbandito con le tue lotte, le tue imprese e la tua resistenza coraggiosa e, assaporando questi cibi, con affetto e fede ti diciamo beato.

Comprendendo che l’incomprensibile Signore, che sulla croce subì la morte corporale, è la causa della vita, hai voluto morire per lui nei tormenti e in cambio ricevesti la gloria immortale.

Theotokìon. Incarnato da te divinamente, il Verbo incorporeo per immensa filantropia, Purissima, affrontò passione e agli uomini procurò impassibilità, il Signore glorificato, poiché con gloria si è glorificato.

Ode 3. Fiorì come giglio.

Desiderando insignirti della corona dei martiri, glorioso atleta, per grazia divina soffristi i dolori crudeli della tortura e dei flagelli.

La cittadella del tuo cuore non vacillò sotto l’urto intollerabile dei tormenti: essa era fondata sulla roccia irremovibile della fede.

Sospeso, martire ammirabile ed esposto alla grandine dei colpi che ti lacerava da ogni parte, levasti gli occhi verso il solo capace di salvare.

Theotokìon. Volontariamente incarnato dal tuo purissimo sangue, o Sovrana, salvando gli uomini, il Signore attirò anche folle di martiri.

Irmòs. Fiorì come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti, alla tua venuta, Signore: e per essa si è rafforzato il mio cuore.

Kathisma. Tono 4. Tu che volontariamente.

Tutti insieme, fedeli, acclamiamo Artemio, invincibile soldato di Cristo, valente distruttore nel nemico, splendido di sublimi imprese; per quanti a lui accorrono, fa scaturire guarigioni, calma dolori e difende gli uomini afflitti.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Colui che siede sul trono dei cherubini e riposa nel seno paterno, come sul suo trono divino riposò corporalmente sul tuo grembo, o Sovrana; Dio infatti realmente instaurò il suo regno su tutte le genti e come si deve ora a lui cantiamo: pregalo di salvare i tuoi servi.

Stavrotheotokìon.

Colei che negli ultimi tempi generò il Verbo nato dal Padre atemporale, vedendoti sospeso sulla croce, o Cristo, gemeva dicendo: Ahimè, Figlio mio, Gesù amatissimo, come il Dio glorificato dagli angeli viene volontariamente crocifisso da criminali mortali? A te, o longanime, io inneggio.

Ode 4. Sei venuto dalla Vergine.

Imitando volontariamente colui che si lasciò stendere sul legno, tu stesso fosti steso e sospeso, lacerato crudelmente; così ti spogliasti della tunica di pelle, simbolo di morte.

Le pene della tua carne, la forza dei tormenti ti hanno luminosamente procurato la vita senza pena, santo martire, nella cui pienezza tu ora alleggerisci ogni pena delle nostre anime.

Martire veramente illustrissimo, pari agli angeli per lo splendore delle tue imprese, per le mani d’un angelo il Pane celeste, nostra vita, ti inviò nella tua prigione il cibo che ti rafforzò.

Theotokìon. Vergine pura e senza macchia ti serbò dopo il parto il Dio che si degnò d’assumere, nel tuo grembo, tutta la mia umanità per bontà infinita.

Ode 5. Tu sei mediatore.

Ti rivelasti, o Artemio, fulgida lampada dello Spirito, rischiarando i fedeli e respingendo gli spiriti tenebrosi del male.

Sei rimasto imperturbabile, vero atleta, immerso nelle pene, schiacciato da pietre, poiché avevi fissato il fondamento della tua anima sulla roccia della vita.

Corazzato dalla santa forza dello Spirito, martire vittorioso, disprezzasti i flagelli con punte di ferro per i quali spezzasti i pungiglioni del diavolo.

Theotokìon. Il nato da te per salvarci, o Sovrana, subendo croce e tomba, nella sua potenza rese Artemio saldo martire della sua passione.

Ode 6. Avvolto dall’abisso.

Ti offristi come vittima in sacrificio perfetto a colui che volle farsi crocifiggere per ricondurci in paradiso, o Artemio.

Con il corpo martoriato da molte ferite, sapiente Artemio, con fede serbasti la nobiltà della tua anima.

Da passioni, malattie, tentazione, afflizione libera noi che accorriamo a te, martire Artemio, imitatore di Cristo.

Theotokìon. Naufrago nei flutti dell’afflizione, sono sballottato dall’insorgere di onde: salva i tuoi servi, Vergine Madre di Dio.

Irmòs. Avvolto dall’abisso delle colpe invoco l’abisso imperscrutabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione fammi risalire, o Dio.

Kontàkion. Tono 2. Gli araldi sicuri.

Riuniti, celebriamo degnamente con cantici il pio martire incoronato, che innalzò trofei di vittoria contro i nemici, Artemio, il sommo tra i martiri, ricchissimo donatore di prodigi: poiché prega il Signore per tutti noi.

Ikos.

Chi basterà a narrare le lotte e le fatiche, o vittorioso, che con coraggio sopportasti per la fede del Signore e la grazia di cui eri degno? Non basterà bocca d’uomo a narrarle: poiché, rivestito di sapienza e forza, odiavi la ricchezza e la dignità temporale, mostrandoti soldato nobilissimo. E ora preghi il Signore per tutti noi.

Sinassario.

Il 20 di questo mese memoria del santo megalomartire Artemio.

Stichi. Tutto splendente in vita, Artemio decapitato raggiunse la gloria suprema. Il venti Artemio fu decapitato.

Memoria del nostro beato padre teoforo Gerasimo il nuovo, da Trìkala, Peloponneso, la cui santa e venerabile reliquia si è salvata incorrotta a Cefalonia.

I santi martiri Evòris, Enòis, Zevinàs, Germano, Nicèforo, Antonino e la santa martire Manathò, vergine, vengono uccisi di spada e nel fuoco.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. L’empio decreto.

Con mente indomita e fermezza d’animo, o Artemio, sventasti gli stratagemmi del nemico, cantando melodiosamente a colui che è benedetto e glorificato.

Con i rivi del tuo sangue estinguesti, o beato in Dio, la forte fiamma dei tormenti e, stillante per la rugiada dello Spirito, cantavi gioioso a colui che è benedetto e glorificato.

Facendo scaturire come una fonte le guarigioni, per grazia divina spegni le bruciature delle passioni e con le tue visite cacci gli spiriti del male: perciò ad alta voce ti diciamo beato.

Theotokìon. Divinamente generasti, pura Vergine, colui che dà ai morti l’immortalità: pregalo dunque di uccidere le nostre passioni corporali e di farci degni della vita eterna.

Ode 8. Un tempo a Babilonia.

Sopportasti che il tuo corpo fosse consumato da tanti flagelli, Artemio, contemplando la ricompensa che ti attendeva da parte del Re, al quale acclami: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

La terra è santificata dal tuo sangue, il tuo corpo di martire si dimostra guaritore, cacciando lontano dai fedeli che in te si rifugiano, ogni debolezza, malattia e danno causato dai demoni.

Ti rivelasti ornamento degli atleti, rifiutando piamente le cose del mondo per acquisire in breve tempo, al prezzo del tuo sangue, quelle sovramondane, acclamando: Opere tutte, benedite il Signore.

Ti rivelasti porto tranquillo per ogni navigante nelle tempeste, nei pericoli e nelle tribolazioni e nei dolori, o Artemio: da tutto ciò salvati per grazia cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Inciampati per l’amaro frutto gustato sotto l’albero proibito, caduti per colpa nostra, veniamo ricreati da te, Vergine purissima, che generasti il Verbo Creatore enipostàtico, che noi, opere tutte, cantiamo come Signore.

Irmòs. Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i fedeli che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Ode 9. Il Figlio dell’eterno.

Desiderando vedere le bellezze celesti, martire Artemio, sdegnasti le bellezze sensibili di quaggiù; abbellito dallo splendore delle tue lotte, con gioia ottenesti l’apice d’ogni bene.

Come sole, come aurora è sorta la tua memoria illuminando il cuore dei fedeli, o beato Artemio: sei infatti l’erede splendente della luce e del giorno, tu che dilegui le tenebre dalle nostre anime.

Esultiamo oggi in coro spirituale nella memoria del divino martire Artemio; cantiamo a Dio, mirabile nel santuario, che santifica i suoi fedeli adoratori.

La tua arca, facendo veramente scaturire senza sosta le guarigioni, invita i fedeli ad attingere salute del corpo e salvezza dell’anima, beato Artemio, intercessore di chi ti loda.

Theotokìon. Con la luce del tuo volto, Signore, rischiara me, coperto dal buio dell’indifferenza: ti supplica per me, o Verbo, la tua vera Madre pura, splendore degli angeli e il glorioso Artemio.

Irmòs. Il Figlio dell’eterno Genitore, il Dio e Signore incarnato dalla Vergine si manifestò illuminando ogni tenebra, per radunare ciò che è disperso; perciò magnifichiamo la Madre di Dio inneggiatissima.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Stando presso la Trinità santa e riccamente rifulgendo dei bagliori da lei provenienti, o Artemio, guarda dal cielo su chi con affetto ti onora, glorioso megalomàrtire, lottando con armi divine, come eccellente soldato di Cristo, o vittorioso, con il principe che porta la croce, contro i nemici ostili.

Theotokìon.

Purissima benedetta, Vergine Madre di Dio, vanto dei cristiani, gloria degli angeli, onore dei vittoriosi, forza, baluardo e rifugio e rocca fortificata, custodisci i tuoi servi e mostrati per essi patrona e aiuto nei pericoli: poiché in te noi ci gloriamo, protezione del mondo.

Allo stico, stichirà dall’Oktòichos. Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 19 Ottobre- Memoria del santo profeta Gioele e di san Varo martire

19 Ottobre

Memoria del santo profeta Gioele e di san Varo martire.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia i canoni dall’Oktòichos e questi due per i santi. Il canone del profeta ha il seguente acrostico: I tuoi oracoli, o Gioele, ammirerò. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono 2. Venite, popoli.

Con noi i cori dei profeti esultano per gli elogi che hai ricevuto, profeta Gioele di senno divino: con loro prega il Signore di salvarci, o beato.

Preannunziando i disegni di Dio, rivelasti la sua ira tremenda e giusta per l’empietà del tuo popolo, dal pensiero vano.

Il luminoso, ammirabile e vivificante soffio dello Spirito ti coprì con la sua ombra ispirandoti, beatissimo profeta, la conoscenza del futuro.

Theotokìon. La tenda della testimonianza ti prefigurò, raffigurando colui che in molti modi era stato preannunziato, da te senza mutamento incarnato, Madre di Dio, Vergine purissima.

Canone del martire. Acrostico: Lodare le tue imprese, Varo, è grande onore. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Apparso al vertice della Chiesa di Cristo come sole fulgente, illuminasti tutta la terra con i raggi delle tue illustri lotte, o beato Varo.

Attratto dall’amore divino, rinnegasti te stesso, affrontando ogni sorta di tormento lottando con fermezza, degno di Dio.

Volontariamente legasti te stesso, o campione, con i legami dei divini lottatori, spezzando le catene dell’errore con la ferma pazienza con cui sopportasti le pene.

Theotokìon. Nel tuo grembo ineffabilmente dimorò il Dio altissimo, pura Vergine; il Verbo, concepito divinamente, attirò al suo seguito i cori dei martiri con i quali t’inneggiamo.

Del profeta.

Ode 3. Confermaci, Signore.

Istruiti dai tuoi sapienti dogmi, profeta, proclamiamo piamente digiuno e terapia, camminando verso la casa del Signore.

Seguendo i tuoi insegnamenti, mirabile profeta, cerchiamo Dio nella compunzione e nella preghiera con tutta l’anima e il cuore.

Mostrando la longanimità del Re onnipotente, ci hai fatto conoscere con evidenza la sua bontà divina.

Theotokìon. Concepisti e generasti, pura Vergine, il Dio Verbo ineffabilmente incarnato, che parlò per mezzo dei profeti, realizzando le loro predicazioni.

Del martire. Non c’è santo all’infuori di te.

Con mente salda venivi alle lotte valorose, o beato, rafforzato dalla speranza dei beni futuri e dalle sapienti esortazioni di quanti confessavano Cristo.

Vedendo lottare secondo le regole l’armata dei santi martiri, valorosamente mostrasti la stessa fermezza affrontando, o Varo, molteplici tormenti.

Nelle sacre schiere, Varo, ti rivelasti generoso combattente: la moltitudine dei nemici fu vinta dalla spada del tuo coraggio e le tue vittorie ti diedero fama.

Theotokìon. Dissolvi, ti prego, Vergine Madre di Dio, la nube delle mie passioni e il buio profondo della mia accidia con la luce della grazia che è in te.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kathisma. Tono 4. Tu che volontariamente.

Purificato da ogni macchia il tuo cuore, profeta Gioele, divenisti puro strumento del santo Spirito: fai intravedere la scienza della verità e predici la venuta sulla terra del Creatore e Salvatore, incarnato negli ultimi tempi per rivelarsi alle genti.

Gloria. Tono 1. I soldati a guardia.

Vedendo le imprese dei venerabili martiri e baciando con affetto le loro catene, correvi verso la vetta del martirio, ammirabile Varo: attaccato al legno sopportavi le battiture fino ad affidare nelle mani del Signore il tuo spirito.

E ora. Theotokìon.

Vergine senza sposo, Madre di Dio Maria, unica difesa e protezione, libera il popolo dei fedeli che in te spera da ogni minaccia e pericolo incombente, pregando Dio, o Fanciulla, di salvare le nostre anime.

Stavrotheotokìon.

L’Agnella pura, vedendo l’agnello e pastore pender morto dal legno, fra le lacrime gridava, levando voci di materno dolore: come celebrerò la tua condiscendenza che supera la ragione, Figlio mio e la tua passione volontaria, o Dio più che buono?

Del profeta.

Ode 4. Ho udito il tuo annunzio.

Sii magnanimo, Signore, con quanti piamente si convertono a te, tu che sei l’unico compassionevole e misericordiosissimo.

Come preannunziasti, o glorioso, lo Spirito venne effuso su ogni carne credente.

La discesa dello Spirito, rendendo sapienti i discepoli del Signore, compì le tue divine parole.

Theotokìon. Strappati dalle viscere dell’ade per il tuo divino concepimento, noi ti proclamiamo beata, Vergine purissima.

Del martire. Cristo, mia forza.

Ornato magnificamente dalle tue sante ferite, Varo, ti rivelasti caro al Dio, che incoronò il tuo capo, o mirabilissimo.

Sospeso al palo e steso a terra, o glorioso, sopportavi dure pene, per cui ereditasti gioioso la vita senza dolore.

I divini martiri, vedendoti lottare secondo le regole, o beato, ti incoraggiavano raccomandandoti la pazienza: per le pene con loro sopportate trovasti la beatitudine eterna.

Theotokìon. Rimuovi il fango delle mie passioni e purificami dai miserabili pensieri che mi estraniano da Dio, l’unico puro, affinchè con fede ti proclami beata, o Sovrana.

Del profeta.

Ode 5. La notte è sopraggiunta.

Il divino Gioele predisse chiaramente a tutti la venuta di Cristo: egli verrà e salverà dalla perversione degli idoli il genere umano.

Proteso con tutte le forze verso i beni superni, glorioso profeta, ricevesti dall’alto il dono della profezia, predicando la giustizia.

Prega che siano salvati i tuoi cantori da ogni male e supplica che siano degni dello splendore della divina grazia, o beatissimo Gioele.

Theotokìon. Santissima Vergine, Sovrana del mondo, prega perchè siano salvati dai pericoli di questa vita e dalle loro grandi colpe quanti ti proclamano Madre di Dio.

Del martire. Col tuo divino fulgore.

Fortificato dalla visione divina, sopportasti valorosamente continue lacerazioni, o Varo, lacerando il cuore dell’autore del male.

Vedendo cadere a terra brandelli della sua carne, il valentissimo lottatore, esultava al pensiero della gloria eterna e delle ricompense promesse da Dio.

Ti inneggio, ti glorifico e ti venero, Signore Dio, poiché mi giudicasti degno dei beni riservati a quanti ti amano, gridava il martire Varo durante la passione.

Theotokìon. Tu che veramente sei più santa dei cherubini e dei serafini, Vergine purissima, santifica i fedeli che sempre ti proclamano beata e per la tua mediazione salvali.

Del profeta.

Ode 6. L’abisso dei peccati.

Le fonti della scienza divina, con i flutti dei tuoi dogmi, o glorioso, stillano cibo dolce per le nostre anime, dissetando i fedeli che ti onorano.

In te, Gioele, divino profeta, riconosciamo il monte stillante dolcezza di profezia e il sapiente predicatore della fede.

Avendo familiarità con Dio, o profeta di Dio, proteggi con le tue suppliche quanti con affetto inneggiano alla tua illustre e gloriosa memoria.

Theotokìon. Tu che generasti la luce senza declino, o Sovrana pura, illumina i cuori di quanti con fede glorificano te e colui che da te è nato ineffabilmente.

Del martire. Vedendo il mare della vita.

Disprezzando le parole del giudice iniquo, pazientemente sopportasti l’ardore di insopportabili tormenti, valorosissimo Varo, intercessore per quanti con fede ti inneggiano.

Non smetteva di colpirti senza pietà l’insensato tiranno, fino a quando non hai reso la tua anima nelle mani di Dio, adorno delle tue magnifiche lotte.

Imitando Cristo fosti innalzato e sospeso sul legno, consegnando la tua anima al Signore, che ti incoronò per le tue lotte secondo le regole, o atleta.

Theotokìon. Dirigi, o Sovrana, la mia povera anima sempre sballottata nel mare dei mali e guidala al porto pacifico perché senza pericolo ti proclami beata.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, misericordiosissimo.

Sinassario.

Il 19 di questo mese memoria del santo profeta Gioele.

Stichi. Gioele profeta, che denunziò le passioni terrene, lascia la terra per il luogo superiore alle passioni. Il diciannove la tomba ricopre Gioele.

Lo stesso giorno, memoria del santo martire Varo e dei suoi compagni.

Stichi. Ahimè, gridò Satana, principe dell’errore, Varo soffre con pazienza sopportando tanto orrore.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Sadòth e dei suoi 120 compagni, uccisi in Persia.

Stichi. Il divino Sadòth col capo mozzo si accosta ora al trono di Dio Savaòth. Dieci dozzine di martiri vengono uccisi insieme con lui dalla spada.

Il santo filosofo Leonzio si addormenta in pace.

Il santo presbitero Felice e il santo diacono Eusebio periscono di spada.

Il beato nostro padre Giovanni il taumaturgo, che praticò l’ascesi sul monte Rila, sul quale edificò un monastero, si addormenta in pace.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del profeta.

Ode 7. Tu che un tempo la fornace.

Come un tempo avevi predetto, venerabilissimo profeta, venne a noi la fonte dissetante, sgorgando dalla casa del Signore.

Come predisse Gioele, rendesti il torrente dei giunchi portatore di grano, tu, Signore, torrente di delizie: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. L’Autore di tutto il creato, nascendo da Vergine, salvò il mondo a lui inneggiante: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Del martire. Tutta rugiadosa.

L’ammirabile Cleopatra seppellì il tuo corpo splendido di lotte, o glorioso, trovando saggiamente grazie a te gloria degna di quella fede, che tu mostrasti con fervore in te con spirito perfetto.

Versando lacrime sul tuo corpo e ricoprendolo di preziosi aromi, questa donna santa seppellisce te, che seppellisci la falsità e il male, illuminandoci con la luce che la tua sepoltura fa brillare.

Non cessava, l’illustre, di servire devotamente te, servo di Cristo, finché apparisti, o sapiente, procurandole il regno dei cieli, di cui fu degna per te con il suo amatissimo figlio.

Theotokìon. Tormentato da innumerevoli trasgressioni, con la tua mediazione, Vergine, risanami, curando la mia anima e concedimi di gridare: Benedetta sei tu, che concepisti Dio incarnato.

Del profeta.

Ode 8. Colui che un tempo.

Chiaramente indicasti la via della penitenza, glorioso profeta e il Signore compassionevole, che accoglie i fedeli a lui inneggianti: benedite Dio e sovresaltatelo nei secoli.

Divenuto servo del Signore, profetando, o profeta Gioele, rivelasti i suoi misteri ai popoli, che inneggiano e dicono: benedite Dio e sovresaltatelo nei secoli.

Come fiumi di Giuda, secondo l’oracolo di Gioele, i gloriosi apostoli del Signore riversarono torrenti di miracoli, dissetando i fedeli che acclamavano: benedite Dio e sovresaltatelo nei secoli.

Theotokìon. Restando Vergine pura, partoristi in un’unica ipòstasi e due nature Cristo, che noi, o purissima, celebriamo cantando: benedite Dio e sovresaltatelo nei secoli.

Del martire. Dalla fiamma

Esaudendo le suppliche materne, o martire, nella celeste armata splendidamente arruolasti il suo bambino e per ineffabile compassione gli partecipasti la tua gloria.

Dall’Egitto, o martire, Cleopatra ti trasportò come tesoro inestimabile che arricchisce di preziosi doni di guarigione tutta la Palestina, che con affetto ti venera.

Lottasti con gioia, o valoroso soldato del Signore onnipotente e da lui fosti incoronato vincitore, beatissimo Varo, gloria degli atleti vittoriosi.

Theotokìon. Commetto peccati su peccati, non temo il futuro tremendo giudizio: sana la cecità della mia anima, convertimi, pura Vergine e per le tue preghiere salvami.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Del profeta.

Ode 9. Tu che nei cieli.

Con i profeti, come profetizzato un tempo, ora esulti con gioia nelle dimore sovraccelesti.

Dall’alto dei cieli, o beatissimo tu vigili sempre su noi, che con fede ti glorifichiamo.

La via di salvezza più breve, attraverso la penitenza, mostrasti divinamente a noi, Gioele.

Theotokìon. Ci rialzasti dalla nostra caduta generando il Sovrano e Salvatore compassionevole, o Madre di Dio.

Del martire. Impossibile agli uomini.

Annientasti la potenza del nemico, valoroso atleta Varo, protetto dalla forza divina: perciò, ottenendo inesauribili guarigioni alla fonte delle tue reliquie, noi fedeli ti celebriamo.

Come luce dell’aurora, come immenso sole, su tutta la terra si diffonde la tua memoria, Varo, illuminando con i chiari raggi delle tue sacre lotte e dissolvendo la tenebra dei nostri cuori, o gloriosissimo.

Quando la madre vide splendere di grande gloria con te il suo amatissimo figlio, magnificava il Dio dell’universo e sinceramente glorificava te, suo grandissimo protettore, o martire.

La terra in cui riposa il tuo forte corpo di lottatore è divinamente santificata: per le tue preghiere concedici assoluzione dai nostri peccati, correzione delle nostre vite e liberaci, o Varo, da ogni male su noi incombente.

Theotokìon. Nascendo da te, Vergine, nube luminosa, il Signore consegnò al totale annientamento gli idoli egizi, guidando una moltitudine di martiri, imitatori della sua divina passione.

Irmòs. Impossibile agli uomini veder Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, o purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui, con tutti gli eserciti celesti diciamo te beata.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 18 Ottobre- Memoria di san Luca, apostolo ed evangelista

18 Ottobre

Memoria di san Luca, apostolo ed evangelista.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo Luca, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime remissione delle colpe.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Celebriamo in te colei che fu mediatrice per la salvezza della nostra stirpe, Vergine Madre di Dio: poiché con la carne da te assunta, il Figlio tuo e Dio nostro, accettando di patire sulla croce, ci liberò dalla corruzione, lui, che è amico degli uomini.

Dopo la solita sticologia si cantano i canoni dall’Oktòichos e dell’apostolo, raddoppiando per quest’ultimo i tropari a ciascuna ode per raggiungere il numero di sei.

Poema di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

La tua bocca è il calice divino della suprema sapienza: tutti lo sappiamo, apostolo Luca, possedendo il tesoro immenso, l’ineffabile ricchezza della grazia; attingendovi con sollecitudine, cantiamo al Signore poiché si è glorificato.

Iniziandoti ai misteri celesti e spiegandoti subito le scritture divinamente ispirate, o apostolo Luca, Cristo ti mostrò iniziato e sapiente predicatore di ciò che supera la comprensione, mentre con forza acclami: Cantiamo al Signore, poiché si è glorificato.

La Chiesa di Cristo ti designa come compagno di viaggio di Paolo, beato apostolo Luca: rifulgente divinamente della sua grazia, ne seguisti i passi e gridasti con lui: Cantiamo al Signore, poiché si è glorificato.

Theotokìon. Dell’ineffabile e divino concepimento della Vergine lodatissima, rivelasti chiaramente il modo, apostolo Luca; lo Spirito santo venne su di lei e la coprì con la sua ombra il Verbo al quale insieme cantiamo, poiché si è glorificato.

Ode 3. Tu sei il rifugio.

Il tuo Vangelo, mirabile Luca, presenta l’oriente venuto dall’alto per visitare il genere umano.

Essendone anche attore, eccellente discepolo, degli Atti degli Apostoli scrivesti piamente il racconto.

Il beato apostolo Paolo per primo intrecciò la corona dei tuoi elogi, o Luca, elogiandoti nelle sue lettere.

Theotokìon. Ecco, come profetizzasti, Vergine pura, ti dicono beata tutte le generazioni, che per te han trovato la salvezza.

Irmòs. Tu sei il rifugio di quelli che accorrono a te; gli abitanti delle tenebre trovano in te la loro luce e la mia anima ti canta, Signore. 

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come compagno di viaggio di Paolo sopportasti con pazienza numerosi pericoli; come atleta che ha compiuto la corsa della fede, esulti con lui negli eccelsi, beato apostolo del Signore; tu che predicasti al mondo il Vangelo di Cristo, illuminasti tutta la terra con la sua luce; venerabile Luca, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Cantiamo la nuova arca e porta celeste, il santo monte, la nube luminosa, il roveto ardente, la liberazione di Eva, il mistico paradiso e l’immenso tesoro di tutto l’universo; poiché in lei si è compiuta la salvezza, fu riscattato il mondo dal suo antico debito; perciò a lei gridiamo: supplica Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con fede adorano il tuo purissimo parto.

Ode 4. Cavalcando gli apostoli.

Illuminato dallo splendore dello Spirito, fosti degno di redigere di tua mano i suoi precetti per gli amici di Dio, che cantano con fede: Gloria alla tua potenza Signore.

La grazia del Paràclito, trovando in te dimora, si è effusa sulle tue labbra con abbondanza e ti rese predicatore della pace per i fedeli che cantano: Gloria alla tua potenza Signore.

Partecipando alle lotte di Paolo, illustre apostolo, fosti degno della corona del regno e ora entrambi gioite e cantate: Gloria alla tua potenza Signore.

Il Signore, scoprendo la bellezza della tua anima irradiante splendore divino, ti designò come predicatore per quanti con fede cantano: Gloria alla tua potenza Signore.

Theotokìon. Come la Vergine Madre ha detto, il Signore ha rovesciato dai loro troni i potenti, ma ha colmato di beni divini gli affamati che cantano con fede: Gloria alla tua potenza Signore.

Ode 5. Illumina noi.

Accolta la luce spirituale nel tuo cuore, purificato dalle sozzure di un tempo, per amore l’hai trasmessa a tutti gli uomini, o Luca.

O Luca beatissimo, illuminato dai lampi della grazia, saggiamente ti sei rivelato divinamente illuminato da una lingua di fuoco.

Come evangelista della grazia volevi camminare con il sapiente Paolo, che ti chiamò suo diletto servo.

Theotokìon. Salve, tesoro vero della verginità: per te il primo padre fu liberato dalla maledizione e la progenitrice richiamata in paradiso.

Ode 6. Io effondo la mia supplica.

Scalata la montagna delle virtù, o Luca, conversasti con colui che amavi e come Mosé ricevesti, inciso dal dito dello Spirito, le due tavole scritte da Dio, beato apostolo, dottore universale.

Come oratore della santa Chiesa, illuminasti il mondo con i tuoi insegnamenti; nella divina ispirazione rifulgesti delle luci della Trinità increata e come astro rischiarasti i confini dell’ecumène.

Come un tempo guaristi malattie corporali, guarisci ora i mali delle nostre anime, apostolo divinamente ispirato, cui il cielo diede questo potere e che possiedi in abbondanza la grazia dello Spirito; poiché Paolo testimonia con certezza che eri medico.

Theotokìon. Apparve su di te il Signore rinnovando la mia essenza, come potente facendo grandi cose, come disse, o Genitrice di Dio purissima e per te salvò me dalla corruzione come Dio e amico degli uomini.

Irmòs. Io effondo la mia supplica davanti a Dio, al Signore espongo il mio dispiacere, poiché la mia anima si è colmata di mali e la mia vita è vicina agl’inferi, così che grido come Giona: dalla fossa Signore liberami. 

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Divenuto discepolo del Verbo Divino, con Paolo illuminasti tutta la terra e cacciasti le tenebre scrivendo il divino vangelo di Cristo.

Ikos.

Come medico e discepolo, o Luca diletto, sana con mistica operazione le passioni della mia anima con quelle del corpo e dammi di avere in tutto sano vigore, di onorare con gioia la tua solennità ovunque celebrata e irrorare con piogge di lacrime, in luogo di myron, il tuo augusto e veneratissimo corpo: poiché, come stele di vita, scolpita nel mirabile tempio degli apostoli, a tutti grida, come anche tu prima hai fatto, scrivendo il divino vangelo di Cristo.

Sinassario.

Il 18 di questo mese memoria del santo apostolo e evangelista Luca.

Stichi. Se prima a Emmaus non ti riconobbi, o Cristo, ora chiaramente ti vedo, dice Luca. Della sua vita, il diciotto, finisce la sorte caduca.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Marino l’anziano.

Stichi. Marino, nella sua anziana audacia giovanile, smaschera l’antico errore e una spada lo trapassa.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Giuliano dell’Eufrate.

Stichi. Mentre scorre come un sogno del mattino questa vita, Giuliano gioioso ascende alla sorte eterna.

San Mnasson vescovo di Cipro e 40 santi fanciulli vengono uccisi con la spada.

Memoria dei santi martiri, di recente apparsi, Gabriele e Kyrmidòli d’Egitto, che subirono il martirio nel 1522.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli ebrei.

Risuscitato dalla tomba il Signore si manifestò agli occhi di Luca e Cleopa e insegnò a dire: Signore Dio, tu sei benedetto nei secoli.

Percorrendo il cammino di questa vita, come compagno di strada, o beato, trovasti il Verbo che ha aperto le porte delle dimore celesti a te che acclamavi: Signore Dio, tu sei benedetto nei secoli.

Sei la lira dello Spirito, santo apostolo Luca, che canti gli inni divini per illuminare gli uomini che acclamano: Signore Dio, tu sei benedetto nei secoli.

Theotokìon. Vergine Maria, Madre di Dio, salve, gridò l’Incorporeo; con lui, noi fedeli, cantiamo al Figlio nato da te: benedetto, o Purissima, il frutto del tuo grembo.

Ode 8. Colui che sul santo monte.

Ricevuti i tuoi libri come tavole scritte da Dio, o beato, noi godiamo della grazia e della sua luce, cantando il Signore ed esaltandolo nei secoli.

Usando la tua lingua come strumento, lo Spirito illumina gli uomini, iniziando ai dogmi della grazia quanti cantano il Signore e lo esaltano nei secoli.

Ti sei legato in amicizia col teologo Paolo, tu l’evangelista Luca, rivelandovi stimata pariglia, cantando il Signore ed esaltandolo nei secoli.

Nella rete dai nodi divini delle tue parole, divino predicatore, strappasti all’influenza dell’errore e attirasti alla luce della fede i fedeli che cantano il Signore e lo esaltano nei secoli.

Theotokìon. Mostrandosi profetessa, Elisabetta, portatrice del Battista e Precursore, ti chiamò Madre del Signore e acclamò: Cantatela, esaltatela nei secoli.

Irmòs. Colui che sul santo monte fu glorificato e per Mosé rivelò nel roveto ardente il mistero della Madre sempre vergine, è il Signore, cantatelo, esaltatelo nei secoli. 

Ode 9. Superasti i limiti.

Raggiungesti il desiderio supremo cui tendevi e trovasti la fine beata, o Luca, poiché gli specchi scomparvero, lasciando apparire la sola realtà.

Rifulso nel mondo come sole, con Paolo, divino veggente, ora stai presso la Trinità e senza sosta con lui, illustrissimo Luca, ti magnifichiamo.

Della luce di cui tu sei portatore, o Luca, risplendano i tuoi cantori e concedi al mondo la pace, affinché, o divino, senza sosta ti magnifichiamo.

Stando ormai con gioia presso il Re di tutti, apostolo Luca, adorno dello splendore della maestà divina, senza sosta ti magnifichiamo.

Theotokìon. Accogliesti l’incorporeo Verbo che volle ricreare la mia natura e lo partoristi incarnato, o Vergine, perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Irmòs. Superasti i limiti della natura concependo il Creatore e Signore e divenisti porta di salvezza per il mondo, perciò senza sosta, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Luca, apostolo di Cristo, iniziato ai segreti e maestro delle genti, con il divino Paolo e la pura Madre di Dio, di cui dipingesti con affetto la divina icona, prega, o divino veggente, per noi che ti diciamo beato e onoriamo la tua sacra dormizione, o sapientissimo narratore di misteri.

Theotokìon, stessa melodia.

Sovrana Signora di tutti, previenici nei pericoli, previenici nelle afflizioni, sii accanto a noi nelle angustie dell’ultimo giorno: non ade, non perdizione! Possiamo noi invece presentarci allora senza colpa al tremendo tribunale di tuo Figlio: poiché tu, pura Madre di Dio, tutto ciò che vuoi lo compi.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Nube dell’eterna luce.

Il discepolo di Cristo, il sapientissimo redattore del vangelo, la splendida impronta vivente dello strumento d’elezione, l’apostolo Luca di cui si fa lode in tutte le Chiese onoriamo con inni, o fedeli; egli predicò infatti gli straordinari prodigi di Dio, illuminando gli abitanti della terra con i raggi della teologia, mediante la grazia.

Appresa la scienza medica per le anime ancor meglio di quella per i corpi, o sapiente, in entrambe ti rivelasti eccellente, ispirato dalla divina sapienza; curando con essa anime e corpi, Luca beatissimo, chiami alla conoscenza, sollevi in alto verso la divina passione d’amore, sempre conduci gli uomini al cielo e preghi per tutti quelli che ti festeggiano.

Trascinando su come pesci, con un amo razionale, quanti erano scesi nell’abisso dell’ignoranza, portandoli alla divina conoscenza, li offristi a Cristo come buon cibo, o beatissimo ed essi ricevettero come compenso conveniente la vita eterna e senza fine: perciò hai avuto il titolo di apostolo di Cristo Salvatore, sapiente evangelista e scrittore delle opere compiute dalla grazia.

Quindi il seguente idiòmelon.

Tono pl. 4. Del Maestro Leone.

Vieni, creazione tutta, con cantici acclamiamo il vero medico spirituale e discepolo del Salvatore, Luca illustrissimo: egli ha infatti guarì il morbo dell’ateismo con l’unguento del fonte battesimale di Cristo e irrigò le regioni vivificanti del vangelo con fiumi di divine correnti dalla sua bocca: come dunque dice il profeta, per tutta la terra uscì la sua voce; ed egli intercede per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Stesso tono.

Riuniamoci, o fedeli e con canti, davidicamente acclamiamo a Luca, mistico retore del Verbo: La tua lingua si mostrò stilo di scriba veloce di Cristo e fa raggianti gli occhi per far conoscere alle genti la scienza divina, con cui predicasti il vangelo e scrivesti gli Atti degli Apostoli, tuoi compagni. Stando dunque presso la Trinità, unico Dio, prega per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia.

I typikà e le odi 3 e 6 dell’apostolo.

Kinonikòn. Per tutta la terra è uscita la loro voce e fino ai confini del mondo le loro parole. Alliluia.

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Mattutino del 17 Ottobre- Memoria del santo profeta Osea e del santo martire Andrea in Crisi

17 Ottobre

Memoria del santo profeta Osea e del santo martire Andrea in Crisi.

Al Mattutino

Apolytíkion del profeta. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria del tuo profeta Osea, tramite lui ti imploriamo: Salva le nostre anime.

Del santo martire. Tono 4. Tu che volontariamente.

Tu che in precedenza ti eri esercitato nell’ascesi sul monte, distruggendo con l’arma della croce gli schieramenti dei nemici spirituali, o beatissimo, di nuovo valorosamente ti sei accinto alla lotta, uccidendo il Coprònimo con la spada della fede: e per entrambe le lotte sei stato coronato da Dio, o santo martire Andrea, degno di essere celebrato.

Dopo la solita sticologia un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi. Canone del profeta. Acròstico: Canto le tue parole ispirate da Dio, Osea. Di Teofane.

Ode 1. Tono 1. Cantiamo un inno di vittoria.

Come veramente ispirato da Dio, o profeta Osea, prega il Signore vivificante di liberare dai pericoli tutti coloro che ti celebrano.

Purificando la vista della tua anima dalle sozzure, fosti degno di prevedere e predire da lontano le cose migliori che tu hai proclamato.

La fonte delle previsioni, la sapienza di Dio, ti ha rivelato, o Osea, fiume divino di profezia, che per tutti fa scorrere divini insegnamenti.

Theotokìon. Il Cristo apparso per noi dalla Vergine, il Padre lo chiamò dall’Egitto, come predisse un tempo Osea, divino veggente.

Canone del beato martire. Acròstico: Celebro con affetto Andrea dal nome virile. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

Asservendo con coraggio le passioni della carne come eponimo del coraggio, o padre, affrontasti la ferocia dei tiranni e lottasti secondo le regole, perciò radunandoci con fede a una voce ti diciamo beato.

Infiammato spiritualmente come un carbone al calore del divino Spirito, hai sciolto il ghiaccio delle passioni, spegnendo con rivi di sangue il fuoco alieno dell’empietà, o immenso Andrea, confessore divinamente beato.

Incatenato all’affetto di Cristo dalla giovinezza, o padre, con gioia hai preso la croce e lo hai seguito, rinnegando te stesso mediante la confessione della fede e la perfezione della lotta.

Theotokìon. La mia anima in ogni tempo è appesantita dal sonno dell’indolenza: al tuo aiuto ricorro, Vergine Madre pura. Rialzala per la veglia della penitenza, scampandomi dal castigo eterno.

Del profeta. Ode 3. Rinsaldami, o Cristo.

Ipprendnedo per divina iniziazione le rivelazioni divine, chiaramente hai predetto la chiamata delle genti, o profeta, segnato dal santo Spirito.

Divenuto degno di prevedere come presente il futuro, hai previsto la caduta dei giudei e la scomparsa dei dottori della Legge.

Hai predetto che Israele sarebbe stato liberato non con la guerra, né con le armi, né con frecce, ma dal Signore Dio onnipotente, segnalandoci l’incarnazione del Verbo.

Theotokìon. Salve, santa Vergine, che concepisti il Verbo incarnato, che ci ha salvato dall’errore col suo corpo e il suo prezioso sangue.

Del martire. Sulla pietra della fede.

Fondasti il tuo intelletto sulle basi dell’amore di Cristo, o padre, non vacillando affatto per i venti contrari, ma gridando al Creatore: Tu sei il nostro Dio, non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Guarigioni fai scaturire prima e dopo la fine divina per gli infermi e allontani spiriti impuri, o beato Andrea, gridando al tuo Creatore: Non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Lavato dalle tue lacrime ascetiche, abbellito dal sangue dei martiri e tutto adorno di perfetta bellezza, correvi verso l’amato gridando: Non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Theotokìon. Oltre ragione concepisti, o purissima, il Dio Verbo consustanziale al Padre, divenuto simile a noi nella carne, restando Vergine dopo il concepimento, per questo con fede ti diciamo beata.

Irmòs. Sulla pietra della fede mi stabilisti, dilatasti la mia bocca contro i miei nemici; ha gioito infatti il mio spirito nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Kàthisma del profeta.

Tono 1. I soldati a guardia.

Chinasti l’orecchio, o profeta di Dio, a colui che ti parlava e, iniziato alla conoscenza di tutto il futuro, predicasti la venuta divina di Cristo; perciò celebrando la tua memoria oggi inneggiamo al Redentore che ti ha magnificato.

Gloria. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Portando realmente il nome del coraggio, o Andrea, posseduto con fede dalla pietà, ammirabile martire, come seguace di Cristo, illustrasti con i fatti i cori dei monaci e ti rivelasti degno della gloria dei santi; perciò, giungendo agli agoni dei martiri, valorosamente lottasti e regolarmente primeggiasti. Tu che sei l’omonimo del Primo Chiamato, prega Cristo Dio di donare remissione dei peccati a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Sono scivolato nei pensieri maligni, caduto nell’abisso dei peccati e gemendo grido a te dal cuore, o purissima. Magnifica in me la tua ricca misericordia, la tua pietà, il mare infinito e l’incalcolabile ricchezza delle tue compassioni e dammi penitenza e perdono dei peccati affinché con affetto a te acclami: Prega Dio, tuo Figlio, di donarmi remissione dei peccati, perché sei tu la speranza del tuoi servo indegno.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti con pena in croce in mezzo a criminali, tua Madre, o Verbo, aveva l’anima ferita e i visceri dilaniati e piangendo gridava e con cuore afflitto gemendo urlava: Ahimè, che ti ho generato, Figlio e Dio mio! Come volontariamente sopporti schiaffi e sputi sul volto e una morte ingiusta crocifisso con chiodi sul legno? Veramente subisci questo per salvare l’uomo.

Del profeta. Ode 4. Ho riconosciuto.

Tu sei l’occhio divinamente veggente della Chiesa, Osea, salva i tuoi cantori.

O luminosissimo e solidissimo ricettacolo dello Spirito, intercedendo, salva i tuoi cantori.

Tu che stai presso il giudice di tutti, come divino profeta con le tue implorazioni scampami dalle passioni.

Theotokìon. Hai superato, o sempre Vergine, le schiere degli angeli, concependo il loro Creatore.

Del martire. Sei venuto da una Vergine.

Divenuto obbediente ai precetti di Cristo, piamente venerasti la sua immagine, o santo padre, perciò l’empio ti fece perire fra molteplici tormenti.

Tu che effondevi il profumo delle virtù, anche ora nella tomba profumi i volti dei fedeli, che con cuore sicuro ti si avvicinano, o padre santo.

Con franchezza rifiutasti, o beato, l’eresia che ammorbava il pessimo Mammona e sei divenuto campione dell’ortodossia, o ammirabile Andrea.

Theotokìon. Come spiga feconda della grazia, hai coltivato il Signore incarnato dal tuo grembo, colui che nutre tutti coloro che in modo ortodosso ti onorano, o lodatissima Sovrana.

Ode 5. Vegliando dalla notte.

Mosso da compassione, ci hai mostrato la magnanimità, la compassione e la bontà di Dio, per le quali l’universo è risparmiato, o profeta da Dio ispirato.

Cristo è risorto uccidendo la morte, come la tua sapiente previsione, o profeta, aveva predetto e ha donato vita alle anime nell’ade.

Dal gorgo delle colpe, o profeta Osea, stappami con le preghiere, tu che hai familiarità irresistibile presso Cristo, o beatissimo ispirato da Dio.

Theotokìon. Il Signore di tutti e Re dell’universo, il coeterno al Padre è divenuto soggetto al tempo e si è fatto carne, o Madre di Dio Vergine.

Del martire. Illuminazione.

Detestando la tenebra del peccato, risplendi tutto di impassibilità e, con il fulgore delle guarigioni, illumini, per grazia divina, i fedeli che si avvicinano al tuo divino sepolcro.

Apparivi interamente divina dimora, o padre, vivendo virtuosamente e lottando nobilmente e ora che nella tomba rimani intero e incorrotto, o beato dilegui i mali di tutti i fedeli.

Sconfiggendo come un giovane i demòni e gli uomini eretici, o beatissimo, fosti degno della gloria eterna e delle corone, o Andrea, perciò con affetto tutti con fede ti diciamo beato.

Theotokìon. Per un indicibile parto porti fra le braccia Cristo, che riabbraccia quanti erano caduti nel male ed erano malamente assoggettati dall’errore, o fanciulla lodatissima, perciò ti glorifichiamo come Madre di Dio.

Del profeta. Ode 6. Dal cetaceo, o filantropo.

Predicendo il futuro, o beatissimo o beatissimo Osea, rivelasti la discesa del Verbo fra gli uomini.

Quanti erano morti per le colpe la vita immortale li ha ricondotti dagli antri dell’ade, come avevi detto.

Hai mostrato, o profeta santo, la perdizione dei dottori delle Legge, la caduta dei giudei e l’ingresso delle genti.

Theotokìon. Dal tuo grembo, purissima, è sorto il Verbo Dio, assumendo per noi la carne ineffabilmente come compassionevole.

Del martire. Avvolto dall’abisso.

L’iniquo mise te sotto custodia te, Andrea, che eri custodito dal Sovrano e che custodivi senza errore la sua volontà divina.

Non ti sei preoccupato, o beatissimo, della tua carne straziata dai flagelli, ma sopportavi divinamente rafforzato, come fosse altri a soffrire.

Nascosto come prezioso tesoro agli occhi dei fedeli sei rifulso arricchendo con i tuoi prodigi quanti con fede ti onorano.

Theotokìon. Il divino profeta ti previde un tempo nel mistico candeliere recante il Cristo, lucerna spirituale, che rischiara tutti noi, che ti onoriamo.

Irmòs. Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso imperscrutabile della tua compassione amorosa: dalla corruzione, fammi risalire, o Dio.

Kontakion. Tono 3. La Vergine oggi.

La città imperiale celebra oggi la fulgidissima festa della tua luminosa memoria, invitando ogni città e regione; si rallegra perché possiede un grande tesoro, il tuo corpo glorioso per le tante lotte, o martire Andrea, luminare dell’ortodossia.

Ikos.

Prendendo in luogo di armi la croce, o gloriosissimo e indossando in luogo di corazza la fede, uscisti per la lotta contro i nemici invisibili e visibili, o martire, di tua spontanea volontà e hai rovesciato i loro schieramenti con la forza dello Spirito: di lui abbondantemente ricolmo, o santo, concedi anche a me un poco di grazia che illumini il mio intelletto affinché degnamente inneggi alle tue nobili lotte, o luminare dell’ortodossia.

Sinassario.

Il 17 di questo mese memoria del santo profeta Osea.

Stichi. Unendoti a una prostituta, o profeta, raffiguravi unito a una prostituta il Dio che ora vedi. Il 17 moriva Osea.

Lo stesso giorno, memoria del santo martire Andrea in Crisi.

Stichi. Con entrambi i piedi amputati, compi lo stesso la corsa del martirio, o Andrea.

Lo stesso giorno memoria del ritrovamento della preziosa reliquia del santo giusto Lazzaro.

Stichi. Aprendo la porta all’amico di Cristo, la Città, imitando Cristo dice: Lazzaro, vieni di nuovo.

Nella deposizione della reliquia dello stesso san Lazzaro.

Stichi. Nuova Roma, celando Lazzaro morto, si rivela a noi come una seconda Betania.

Lo stesso giorno memoria dei santi fratelli di sangue i martiri anàrghiri Cosma, Damiano, Leonzio, Antimo ed Eutropio.

Stichi. Di stirpe arabi, per professione anàrghiri, divenne campioni col martirio di spada. Come dice il libro di Giobbe, leone senza preda, Leonzio veniva straziato, ma era l’errore a morire. Eutropio e Antimo tagliati a pezzi fanno fiorire rami ancor più belli e splendidi.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del profeta. Ode 7. I figli di Abramo.

Con l’intelletto illuminato da splendore soprannaturale, hai acquisito la conoscenza del futuro, o beato profeta Osea, acclamando al Signore: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Moltiplicando le visioni nelle mani dei profeti, o Salvatore immortale, ti rivelasti in molti modi a quanti con fede gridano: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Eri per Israele, o profeta Osea, una fonte traboccante onde di salvezza perché predicavi Cristo, fiume della pace, al quale cantiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Da te, Vergine Theotòkos, ha preso un corpo colui che per indicibile amore è sorto dal Padre senza principio, al quale cantiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Del martire. Il decreto ostile a Dio.

Le onde della malizia sollevate contro il tuo spirito non fecero vacillare te, o beato Andrea, che stavi sulla pietra della conoscenza di Dio; perciò sei divenuto per noi, in mezzo alla tempesta, un porto riparato dalle onde.

Con folli interrogatori il malvagio, con lo spirito ottenebrato, tentava di spogliarti della dottrina che ti ornava, ma venne svergognato e umiliato dalla tua fermezza.

Il tuo intelletto abbellito da divinissima determinazione, ti ha rivelato a tutti, o ammirabile Andrea, astro luminosissimo, che illumina ogni giorno con prodigi i fedeli che ti inneggiano.

Theotokìon. Sei divenuta tempio del Dio vivente, nel quale fece indicibilmente la sua abitazione, o Vergine lodatissima, colui che abita i cieli e per grande benevolenza accettò di divenire mortale.

Del profeta. Ode 8. Colui che nella fornace.

Inconcepibile l’energia preveggente data ai profeti dall’elargizione divina e la conoscenza del futuro! Inneggiate ed esaltate il Signore in tutti i secoli.

Irraggiando lo splendore della pietà dalla tua bocca divinamente ispirata e dalla tua lingua che predicava Dio, tu canti, o Osea: Inneggiate ed esaltate il Signore in tutti i secoli.

Profetizzando con la parola e l’azione, o beatissimo, rimproveravi il popolo che si prostituiva e simbolicamente gli insegnavi a cantare: Inneggiate ed esaltate il Signore in tutti i secoli.

Theotokìon. Il Verbo coeterno come Dio al Padre, ha preso corpo dal tuo santo grembo, o pura Vergine ed è apparso ai mortali che gridano: Inneggiate ed esaltate il Signore in tutti i secoli.

Del martire. Un tempo a Babilonia.

Mortificando le passioni della carne, nell’agone ascetico lottavi fermamente, o venerabile padre, che con un santo bacio venerasti l’icona del Salvatore, della Vergine e di tutti i santi.

Quanti erano furiosamente aizzati contro Cristo, come bestie selvagge ti fecero morire; trascinato e dilaniato da ruote, ti gettarono in una fossa rendendoti martire della verità, o venerabile padre.

Alle onde dei tuoi miracoli, beatissimo, disseti i fedeli, mettendo in fuga gli spiriti del male e curando i mali, avendo ricevuto da Cristo nostro Dio la celeste grazia delle guarigioni.

Theotokìon. Apparisti più vasta dei cieli, o Vergine, ospitando in grembo il Dio che l’universo non può contenere: pregalo di salvare da funesta angoscia i fedeli che t’inneggiano, o Sovrana pura.

Irmòs. Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Del profeta. Ode 9. Salve, santa gloria.

Come profeta sei venerato, Osea, avendo ricevuto da Dio la corona dell’onore, o beatissimo.

Tutto splendido nella luce di Cristo, o eccelso, concedi per le tue preghiere questo favore ai tuoi cantori.

Stando con le schiere degli angeli per esser vissuto come un angelo, tu inneggi, Osea, celebrando il Sovrano.

Theotokìon. Volendo salvare l’uomo, il Salvatore e Sovrano si rivestì della nostra carne da una Vergine incontaminata.

Del martire. Il Figlio dell’eterno

Ecco, beato padre, hai compiuto la tua corsa, hai custodito senza macchia la fede ortodossa, per cui lottasti lealmente; hai ricevuto doppia corona dall’alto come martire invitto e asceta imbattuto.

Come giglio profumato, come rosa sei sapientemente fiorito, o padre, nel prato della divina ascesi e profumi come cedro, risplendendo come martire, o beatissimo Andrea, vanto dei monaci.

Sapientemente abbellito da segni e prodigi, agli occhi di tutti rimani incorrotto, o beatissimo Andrea e illuminando le anime di quanti con fede ardente si presentano a te e sempre ti dicono beato.

Giorno di festa, pieno di gioia la tua memoria, che oggi celebriamo con fede inneggiandoti: per le tue sante preghiere a Dio liberaci dai pericoli di questa esistenza.

Theotokìon. Il tuo grembo divenne dimora della luce che illumina il mondo con i riflessi della sua divinità e scaccia dalla terra tutta la tenebra dell’ignoranza, pura Vergine: perciò ti glorifichiamo.

Irmòs. Il Figlio dell’eterno Genitore, Dio e Signore, incarnato dalla Vergine si manifestò a noi per illuminare ogni tenebra e radunare ciò che è disperso; per questo la lodatissima Madre di Dio noi magnifichiamo.

Exapostilarion del profeta. Con i discepoli.

Oltremodo mirabile, Osea che parli cose divine, è la grazia piena di Spirito a te data da Dio, con cui chiaramente predicesti, o profeta, l’incarnazione del Salvatore dalla Vergine, la croce e la passione, l’augusta, divina risurrezione e la distruzione completa dello stoltissimo Israele.

Del santo, stessa melodia.

Celebriamo con affetto, noi tutti fedeli, Andrea, glorioso vincitore, divinamente festeggiando la sua augusta memoria: egli infatti ha divulgato le sacre icone del Salvatore e di tutti i santi, onorandole con tutta pietà e per questo ha ricevuto nei cieli la corona, annoverato nel coro degli angeli.

Theotokìon.

La verga secca del sacerdote, prodigiosamente fiorita, già allora diceva di te, o purissima, che saresti uscita da lombi sterili; te i profeti e la Legge predicevano come Madre del Sovrano e Creatore dell’universo: imploralo, o santissima e purissima, perché siano salvati quanti ti cantano, o pura Theotòkos.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos. Quindi il resto del mattutino, secondo l’ordinamento e il congedo.

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Mattutino del 16 Ottobre- Memoria del santo martire Longino, il centurione che stava sotto la croce

16 Ottobre

Memoria del santo martire Longino, il centurione che stava sotto la croce.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia i canoni dall’Oktòichos e quello del santo. Acrostico: Inneggerò all’immensa gloria di Longino. Giuseppe.

Ode 1. Tono. 4. Quando l’antico Israele.

Illuminato, o glorioso, dai divini bagliori e stando presso Cristo Dio con le schiere degli angeli, rischiara quanti celebrano la tua luminosa memoria.

Nulla ti separò, o martire, dalla tua unione con Dio, essendo distaccato per fede da ogni voluttà carnale e gioendo dell’amore supremo in tutta purezza.

Adorando il Dio vivente, illustre e beato Longino, non concedesti il minimo culto alle statue inanimate; perciò, messo a morte, giungesti alla vita senza fine.

Theotokìon. Volendo salvare i mortali, per bontà, dall’irragionevolezza, Dio Verbo da un verbo si lasciò concepire nel tuo grembo, Vergine Madre benedetta, senza macchia, purissima.

Ode 3. In te si rallegra.

Riconoscendo il Signore come vero Figlio di Dio, che patì per noi sulla croce, credesti a lui con tutta la tua anima.

Ricevuto il seme del Verbo, come terra buona, o Longino, producesti la spiga matura della pietà divina.

Attraversasti il mare dei dolori con la vela della croce; perciò raggiungesti con gioia, il porto della pace.

Theotokìon. Purissima Madre di Dio, risana la mia anima afflitta dall’assalto delle passioni e guidala alla salvezza.

Irmòs. In te si rallegra la tua Chiesa, o Cristo, acclamando: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e saldezza.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Vedesti crocifisso il nostro Redentore e illuminato dai suoi raggi, fuggisti la profondissima tenebra dell’ignoranza e conformasti te stesso alla divina conoscenza, credendo Dio colui che vedevi; perciò dopo la lotta, beato Longino, fosti annoverato con gioia nei cori dei martiri; sempre con loro prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Vergine purissima, guarda la mia anima miserabile e naufraga senza governo nella tempesta della vita e nel furore delle tentazioni, sommersa visibilmente dal fardello dei peccati e sul punto di sprofondare agli inferi; affréttati, Madre di Dio, con la tua ardente intercessione salvala, tu che procuri il porto della pace, affinché con fede a te gridi: prega Cristo Dio di donarmi la remissione dei peccati, poiché tu sei la speranza del tuo servo indegno.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo sulla croce l’Agnello, il Pastore e Redentore, l’agnella gemeva amaramente ed esclamò in lacrime: il mondo si rallegra ricevendo la redenzione e le mie viscere si consumano vedendo la crocefissione che subisci per noi, per viscere di compassione, o Dio sommamente buono, longanime Signore. Con fede gridiamo: Abbi compassione di noi, o Vergine e dona remissione delle colpe a quanti con fede venerano la sua passione.

Ode 4. Vedendo te.

Attingendo vigore dalla fede, beato Longino, distruggesti l’impotente forza dell’errore e acclamasti: Gloria alla tua potenza, Signore.

Vedendo l’impassibile Signore, Re della gloria, elevato e inchiodato sulla croce lo confessasti Figlio di Dio che soffre volontariamente passione, glorioso Longino.

Vedendo la morte deperire, una volta messo a morte l’impassibile Signore, ti affrettasti, Longino, a morire per lui, per vivere dopo la morte con gli illustri martiri.

Theotokìon. Generasti, o pura, in due nature, energie e volontà il Verbo, unito nel tuo grembo secondo ipòstasi alla nostra natura e divenuto uomo.

Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Divenuto realmente forestiero in tutta la terra, ti adornasti delle ferite degli atleti e la terra dei miti ti ospitò, Longino.

Fortificato dalla potenza della croce, atleta Longino, fosti capace di respingere la folle audacia dei tiranni.

Ponendo su fondamento sicuro i moti del tuo cuore, sei rimasto incrollabile nelle prove, o invincibile.

Theotokìon. Salvati da lei, con affetto cantiamo la sola genitrice del nostro Dio ignara d’uomo, la divina Madre e la diciamo beata.

Ode 6. A te sacrificherò.

Vedendo il tremore sgretolare terra e i monti nel giorno della passione, crollò la tua incredulità e allora fu confermata la tua fede in colui che patì, o Longino.

Vedendo il mutamento sopravvenuto nel creato, sei riuscito a comprendere la verità con sapienza e perfezione e ti sei convertito, o Longino, alla conoscenza di Dio.

Sopportasti lietamente il terribile castigo e, decapitato dalla spada, con la tua fede incrollabile recidesti la testa degli avversari.

Theotokìon. Strappa, sradica, fai perire gli spinosi pensieri del mio cuore, Vergine purissima e con la tua mediazione, rendimi fertile.

Irmòs. A te sacrificherò con voce di lode, così ti grida la Chiesa, purificata dal lavacro dei demòni per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Gioisce lietamente oggi la Chiesa nella memoria di Longino, atleta illustre e acclama: Tu sei la mia forza, Cristo e il mio sostegno.

Ikos.

Vedendo il cielo in tenebra profonda, la terra scuotersi, le pietre spezzarsi e il velo del tempio scisso in due parti nella divina passione di Cristo, l’atleta lo riconobbe Figlio di Dio che pativa in forza della propria compassione, pur essendo impassibile per divinità e gloria e reggendo e dominando tutto con il Padre e il santo Spirito, come Dio vero e Re; perciò con gioia Longino acclamava: Tu sei la mia forza, Cristo e il mio sostegno.

Sinassario.

Il 16 di questo mese memoria del santo martire Longino centurione.

Stichi. Dicendoti di nuovo figlio di Dio, come un tempo, o Cristo, il Centurione fu decapitato dalla lama. Il sedici con la spada fu messo a morte Longino.

Lo stesso giorno memoria dei santi due martiri decapitati con san Longino.

Stichi. Lasciando un esercito corruttibile grazie alla spada, due atleti si arruolarono per il Signore.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Leonzio, Domezio, Terenzio e Domnino.

Stichi. Avendo tre compagni di lotta, Leonzio, stavi nella pira come un leone.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Malò.

Stichi. Malò, lasciando la dimora terrena, prende dimora lassù nel cielo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Lottando virilmente secondo le regole, o martire, ostacolasti le volontà degli empi e ricevesti la corona meritata, gridando: Benedetto sei tu, Signore della gloria.

La divina grazia che scende sulle tue reliquie scioglie tutti i dolori di quanti piamente si avvicinano a te e ti predicano invincibile martire della verità, o beato.

Per Cristo non risparmiasti la tua carne mortale, Longino; ti rifiutasti di sacrificare ai demòni e con gioia ti offristi come vittima pura a Dio, decapitato dalla spada, o ammirabile.

Theotokìon. In te, Vergine, trovò dimora conveniente alla sua purezza il Verbo, che con te volle purificare dalle sozzure l’umanità. Benedetto, infatti è il frutto del tuo seno.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

Pacificate prima le rivolte della carne con le tue veglie davanti al Signore, ti addormentasti nel sonno beato, o glorioso, morendo per Cristo, che con il suo divino sonno, sull’albero della croce, per i morti fece sgorgare la vita.

Hai visto, o beatissimo, Dio fatto uomo per amore versare sangue dal suo fianco forato dalla lancia e tu stesso fosti ferito dal suo dolcissimo amore, cantando: Opere tutte, benedite il Signore.

Con i flutti del tuo sangue spegnesti il braciere degli idoli, sapientissimo Longino; incendiasti le loro statue cancellando il loro culto, tu, la cui anima bruciava di zelo per Dio, gridando: Opere tutte, benedite il Signore.

Con gli occhi del cuore illuminati dal raggio divino del Sole che oscurava il bagliore del sole, trascurasti, o Longino, le tenebre dell’empietà e divenisti lampada per noi che cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Con tutta la mia anima, con la bocca e il cuore ti proclamo Madre di Dio, Vergine pura e ti supplico: rischiarami con la tua luce e liberami dalle cupe tenebre, affinché gridi: Opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele nella fossa chiuse le fauci dei leoni; mentre i fanciulli, amanti della pietà, cinti di virtù, spensero la forza del fuoco acclamando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ode 9. Da te, Vergine.

Mia forza e inno è il Verbo che stese le mani sulla croce: così gridavi agli empi, o martire; e io soffro la morte volontariamente per raffigurare la sua beatissima passione.

Come vittorioso atleta, ornato di grazia e bellezza, trovasti, o Longino, il tuo supremo splendore presso il Verbo rifulgente e per le tue pene fosti largamente ricompensato.

Mostrasti tutto lo splendore del Sole senza tramonto, effondendo in tutta la terra il bagliore delle guarigioni e dileguando le tenebre dell’ignoranza, perciò ti diciamo beato, o Longino.

Sei asceso agli atri celesti ed esulti nel numero dei santi martiri; con essi, beato Longino, ricordati di quanti piamente celebrano festeggiando la tua santa memoria.

Theotokìon. In te, Madre di Dio, dimorò la luce senza tramonto, grazie alla quale videro la luce quanti giacevano nelle tenebre e nell’ombra del peccato. Rischiara dunque i sensi del mio cuore.

Irmòs. Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che congiunse le nature distinte: perciò, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Vedendo il Signore e Dio di tutti spirare sulla croce per suo volere e tutto il creato scuotersi nell’ora della passione, o Longino vittorioso, con il buon ladrone tu lo confessasti Figlio di Dio: per lui, gioioso, fosti anche immolato e ora come nobile martire preghi per noi tutti.

Theotokìon.

Si annienta nel tuo grembo il Verbo che è ogni pienezza, senza uscire, incomprensibilmente, dal seno paterno, o pura: come carne è visto e come bimbo è partorito, o Madre di Dio; imploralo con fervore perché siano liberati da pericoli, tentazioni, colpe e dalla geenna, o Sovrana, quanti piamente ti proclamano Madre di Dio.

Quindi il resto del mattutino secondo l’ordinamento e il congedo.

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Mattutino del 15 Ottobre- Memoria del santo martire Luciano, presbitero della grande Antiochia

15 Ottobre

Memoria del santo martire Luciano, presbitero della grande Antiochia.

Al Mattutino

Dopo la solita sticologia i canoni dall’oktòichos e questo del santo. Acròstico: Canto la tua gloria, beatissimo Luciano. Di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Canterò a te.

Splendendo per sapienza, grazia e forza spirituale, illuminasti popoli, o martire Luciano e li guidasti alla conoscenza di Cristo.

Munendoti con le armi dell’ortodossia, il Misericordioso che portò la nostra impotenza ti rese invitto nelle lotte dei nemici, o martire.

Con la rete dei tuoi divini dogmi attirasti all’altezza celeste colui che era caduto nell’abisso dell’eresia, o atleta ammirabile.

Theotokìon. Col verbo concepisti senza seme il Verbo del Padre eterno sovracausale e ineffabile, Purissima e lo partoristi per la nostra salvezza.

Ode 3. Ha indebolito l’arco.

Con la luce delle virtù rendesti la tua anima casa di virtù per Dio, o martire e con le tue preghiere abbattesti a terra i templi degli idoli.

Circondato da tentazioni e torture e oppresso da pene, o martire, inneggi come benefattore colui che ti rende degno di tali beni.

Hai dato il tuo corpo ai supplizi, o martire, custodisti la tua anima con vigore e ti sei offerto come sacrificio senza macchia al Sovrano.

Theotokìon. Colui che creò i secoli col volere nasce come bimbo dalla Vergine, che noi lodiamo come Madre di Dio e senza sosta diciamo beata.

Irmòs. Ha indebolito l’arco dei potenti e i deboli ha cinto di potenza; per questo si è rafforzato nel Signore il mio cuore.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Ungendo i cuori dei fedeli col verbo della grazia, o Luciano, li preparasti a combattere e vincere il tiranno e avendo terminato bene la via divina, divenisti degno della gloria dei martiri; perciò riunendoci oggi, o insigne, onoriamo la tua santa memoria glorificando il Salvatore, o atleta lodatissimo; supplica Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tutte le genti ti proclamano beata, Vergine che generasti il Dio incarnato, poiché in te dimorò il fuoco della Divinità e facesti discendere il Creatore e Signore, perciò le stirpi degli angeli e degli uomini degnamente magnificano il tuo santissimo parto e a una voce gridano a te: supplica tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti con fede e affetto lodano il tuo santissimo parto.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo sul legno della croce il Redentore, la Madre purissima gemeva piangendo e amaramente esclamava e con angoscia di cuore, strappandosi i capelli a lui gridava: Figlio mio e Signore, come l’iniquissimo popolo degli ebrei ha confitto in croce te, senza peccato? Come sopporti volontariamente, povera me, l’aceto, il fianco trafitto, il fiele e i chiodi, o magnanimo? Ma sia gloria, o Salvatore, alla tua divina passione!

Ode 4. Colui che siede.

Ti mostrasti forte contro l’inganno, o beato, esortando sempre molti alle divine lotte; sopportando poi le torture umiliasti il dominio impotente del nemico.

Steso sul legno e tirato con le cinghie, sfinito e straziato dalla prolungata fame e sete, sopportavi, o illustre martire Luciano.

Predicando la legge divina convertisti gli empi e li convincesti a bere subito la bevanda del martirio; con loro hai preso dimora nei giardini divini, assaporando l’albero della vita, indimenticabile.

Theotokìon. Il sole della divinità, sorgendo dal tuo grembo, o Vergine, illuminò quanti erano nella tenebra del politeismo e nell’ombra della morte; a lui gridiamo: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Bruciando le spine delle passioni con i sudori dell’ascesi, o venerabile, con le onde dei tuoi agoni, spegnesti la fornace dell’idolatria, o beatissimo.

Afflitto dai supplizi e dai dolori del gelo guardavi al Dio che può salvare, o santo e nelle sue mani rimettesti il tuo spirito esultando.

Confutasti i pagani lontani da Dio, o beato e accerchiato da prolungati tormenti e dolori, ti avvicinasti a Cristo la cui passione raffiguravi.

Theotokìon. Dopo il parto rimanesti incorrotta, o Purissima e salvasti dalla corruzione la stirpe umana, poiché partoristi Dio; perciò con fede e affetto ti diciamo beata.

Ode 6. A te offrirò sacrifici.

Attraversasti asciutto la tempesta dei supplizi e dall’abisso il tuo corpo fu salvato dalla destra onnipotente, rimanendo intatto per quanti lo desideravano, o beato in Dio.

Acceso dall’amore di Cristo, o glorioso, fino alla morte hai contrastato il tiranno, o sapientissimo, perciò esultando sei divenuto degno del regno dei cieli.

Colui che il terzo giorno strappò Giona dal ventre del pesce, dopo trenta giorni salvò anche te dall’abisso del mare con l’aiuto delle belve marine.

Theotokìon. Il Verbo puro trovò te come pura colomba e unica incontaminata e si compiacque di nascere da te, santissima Madre di Dio, Vergine incorrotta.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontakion. Tono 2. Tomba e morte.

Come splendidissimo astro, tutti, con inni, gloriosamente onoriamo te, Luciano, che prima sei rifulso nell’ascesi e poi nella lotta; non smettere di pregare per tutti noi.

Ikos.

Munito della scienza divina e con l’intelletto splendente di divina gloria, o atleta, illuminato dallo Spirito, apparisti spada scintillante che recide alla radice tutta la zizzania, le dottrine estranee degli eretici, o glorioso e araldo della verità; consacrando per la vita tutti quelli che piamente si accostano a te, lìberali da pericoli e tribolazioni; non smettere di pregare per tutti noi.

Sinassario.

Il 15 di questo mese memoria del santo ieromartire Luciano, presbitero della grande Antiochia.

Stichi. Luciano sopportò con coraggio la privazione del pane, non volendo privarsi del pane vivo. Il giorno 15 Luciano perì di fame.

Lo stesso giorno memoria del nostro venerabile padre Sabino, il vescovo.

Stichi. Vivendo come gli angeli, Sabino si unì morendo alla loro schiera.

Lo stesso giorno il nostro venerabile padre e confessore Barses, vescovo di Edessa.

Lo stesso giorno memoria del martirio di un monaco martire e utile narrazione della sua storia.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Tu che salvasti nel fuoco.

Non sopportando l’impeto delle tue parole sapienti, il tiranno ti uccide e ti getta anche nell’abisso del mare, non pensando di procurarti il regno superno e gloria divina nei secoli.

Non venerando le sculture e non piegando il ginocchio agli idoli, fosti gettato nel fuoco dei supplizi ed entrasti nella fornace delle tentazioni rinfrescato dal potere dello Spirito datore di rugiada, o martire sapiente in Dio.

Col tuo verbo vivificante, o illustre, strappasti le genti uccise e avvolte dalla tenebra dell’abisso dell’ateismo idolatrico, cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Unica benedetta fra le donne, benedetto il frutto del tuo grembo, che ci riscattò dalla trasgressione antica e che gli eserciti celesti e gli uomini benedicono, o benedetta!

Ode 8. Il parto della Madre di Dio.

Sostenesti gli sfiniti dalla fame spirituale col pane del tuo verbo, o glorioso e li guidasti a venerare solo il Signore, pane della nostra vita, a cui cantiamo: lodate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Calpestando con la tua passione le macchinazioni malvagie del nemico ingannatore, o glorioso, salisti agli eccelsi, o illustre e raggiungesti le schiere degli angeli gridando: lodate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Cose prodigiose furono compiute in te, Luciano, martire indimenticabile! Il mare, infatti, ricevendo il tuo santo corpo, non lo corruppe, ma lo depose incorrotto su terra ferma per far scaturire rivi di guarigioni per quanti ti amano.

Theotokìon. Con lingua e cuore ti predichiamo Madre di Dio, o Vergine pura, poiché partoristi il Signore incarnato e conosciuto in due nature, che tutte le potenze celesti lodano per tutti i secoli.

Irmòs. Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Per la sua colpa.

Fa’ risplendere, o sapiente, la tua sacra memoria, dileguando la nube delle passioni con i raggi dello Spirito e illuminando le assemblee dei fedeli; brucia gli eserciti dei demòni e custodisci quanti ti festeggiano.

Sciogliendoti dai legami del corpo, o beato, volasti esultando nella sublimità sovracceleste, presentandoti al Creatore adorno di piaghe come gioielli e stai presso di lui rallegrandoti con i martiri.

Il martire Luciano ci ha riunito oggi per lodare la sua passione e la sua luminosa lotta, il coraggio fino alla fine e il ricco carisma dei prodigi; lodiamolo degnamente.

Theotokìon. Ti mostrasti dimora della sapienza ineffabile, o purissima Vergine e trono animato e porta, perciò le assemblee degli uomini e gli eserciti degli angeli glorificano te, unica superiore a tutti.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione, ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Colmo di grazia e sapienza spirituali, o Luciano lodatissimo, hai interpretato la Scrittura ispirata, o martire e confutato ogni errore degli ellèni, la pseudoscienza politeista, mentre rallegravi la Chiesa di Cristo, o vittorioso, illuminando con le tue parole le folle ortodosse.

Theotokìon.

Divenisti, o purissima, tempio della Divinità nella sua pienezza, generando ineffabilmente uno della Trinità, duplice per natura, o Vergine, in un’unica ipòstasi; supplicalo con fervore di salvare da tentazioni e pericoli i tuoi cantori, Madre di Dio Sovrana, poiché a te noi gridiamo: Salve, protezione del mondo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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