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Archivi: Preghiere giornaliere

Vespro del 9 Dicembre- Concepimento di sant’Anna, madre della Theotòkos e memoria della Dedicazione

9 Dicembre

Concepimento di sant’Anna, madre della Theotòkos e memoria della Dedicazione.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della santa.

Tono 4. Tu che fosti chiamato.

Producendo come frutto, contro ogni speranza, la Vergine che partorirà Dio nella carne, la sterile Anna risplende di esultanza, danza e gioisce, gridando a gran voce: Tribù d’Israele, gioite tutte con me perché sono incinta e depongo l’onta della sterilità: poiché piacque al benefattore di esaudire la mia preghiera e sanare il mio cuore pieno di dolore con i dolori del parto, come promesso.

Colui che fece scaturire acqua da roccia arida, concede frutto al tuo grembo, Anna: la Sovrana sempre vergine, da cui procederà l’acqua della salvezza. Non dimorerai più sulla terra come terra sterile, sei liberata dalla vergogna, perché farai germogliare la terra che produrrà la spiga della vita, che toglierà le vergogne di tutti i mortali, poiché si è compiaciuto, per le sue viscere di misericordia, di assumere la forma di ciò che gli è estraneo.

Si compiono le predizioni dei profeti: il monte santo sorge dai lombi; la scala divina è piantata; il grande trono del Re è preparato; il luogo che sarà calcato da Dio è approntato; il roveto incombusto comincia a spuntare; il vasello dei profumi della santità già zampilla, arrestando i fiumi della sterilità di Anna di senno divino, che noi con fede diciamo beata.

Della Dedicazione.

Tono pl. 2. Venite, schiere angeliche.

O Cristo Sovrano, sapienza immortale, visita questo tempio volgendo il tuo sguardo dall’alto e rendilo stabile sino alla consumazione del secolo: rendi degni, o Cristo, della tua luce inaccessibile quanti ad esso sempre accorrono con fede, o misericordioso.

In passato Salomone, dopo aver costruito il tempio, ti offrì in sacrificio sangue di animali, per raffigurare il tempio che ti sei acquistato, o filantropo, col tuo proprio sangue, per tuo volere: con lui anche ora noi ti supplichiamo, o solo misericordioso, di inviare sempre in esso il tuo Spirito retto.

Venite, fratelli, festeggiamo in letizia e componiamo un coro spirituale; facciamo risplendere con l’olio la lampada dell’anima: così si onora la Dedicazione, così si glorifica il Creatore dal quale tutti gli uomini sono rinnovati nell’anima per giungere alle altezze del cielo.

Gloria. Della Dedicazione. Tono pl. 2.

Celebrando la memoria della Dedicazione, Signore, glorifichiamo te, datore della santità, chiedendo che vengano santificati i sensi delle nostre anime, per l’intercessione dei vittoriosi pieni di gloria, o onnipotente buono.

E ora. Della santa. Tono 1. Di Germano.

Lo straordinario mistero, ineffabile per gli angeli, grandioso per gli uomini, profetizzato dall’eternità, si mostra oggi in un infante nei lombi della casta Anna: Maria, la bimba divina, preparata per divenire dimora dell’universale Re dei secoli e riplasmare la nostra stirpe; imploriamola con coscienza pura, a lei gridando: Intercedi presso il tuo Figlio e Dio per la salvezza delle nostre anime, tu che sei protezione di noi cristiani.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Anna, grazia divina, pregando un tempo per un figlio, gridava a Dio Creatore di tutto: Adonai Savaòth, tu conosci l’onta della mancanza di figli: liberami dal dolore del mio cuore, apri le chiuse del grembo e rendi feconda la sterile, affinché ti portiamo in dono ciò che sarà generato, benedicendo e unanimi glorificando la tua amorosa compassione, per cui è donata al mondo la grande misericordia.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà.

Anna la casta, pregando un tempo con fede e supplicando Dio, udì la voce di un angelo che le assicurava il divino esaudimento delle sue richieste; chiaramente le diceva l’incorporeo: La tua supplica è giunta al Signore; non essere triste, non piangere, perché diverrai ulivo fruttifero che produce come bel rampollo la Vergine che germoglierà, secondo la carne, Cristo fiore, che dona al mondo la grande misericordia.

Stico. Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Una coppia di sposi produce la venerabile e divina giovenca dalla quale in modo inesprimibile procederà il vero vitello grasso, immolato per tutto il mondo; perciò gioiosi offrono con compunzione al Signore una lode incessante e tutto l’universo è loro debitore; proclamiamoli dunque beati e formiamo con fede un coro divino nel concepimento della Madre del nostro Dio da loro generata, per la quale è donata copiosa la grande misericordia.

Gloria. Della Dedicazione.

Tono 2. Di Anatolio.

Celebrando la Dedicazione del tempio sacratissimo della tua Anàstasi, glorifichiamo te, Signore, che lo hai santificato e perfezionato con la tua perfetta grazia e ti allieti per i mistici e sacri riti in esso celebrati dai fedeli, accetti dalla mano dei tuoi servi i sacrifici puri e incruenti e rendi in cambio, a chi li offre rettamente, la purificazione dai peccati e la grande misericordia.

E ora. Della santa. Tono 2.

Oggi una porpora regale germogliata dalla radice di Davide, comincia a far spuntare il mistico fiore di Iesse, nel quale fiorì Cristo nostro Dio, colui che salva le nostre anime.

Apolytìkion della santa. Tono 4.

Oggi i vincoli della sterilità sono sciolti: esaudendo Gioacchino e Anna, Dio promette loro che, insperatamente, genereranno la divina fanciulla, da cui è nato lo stesso incircoscrivibile, divenuto mortale, comandando, mediante un angelo, di gridare a lei: Salve, piena di grazia, il Signore è con te.

Gloria. E ora.

Della Dedicazione. Stesso tono.

Come la bellezza del firmamento lassù, Signore, tale hai mostrato quaggiù lo splendore della santa dimora della tua gloria; consolidala nei secoli dei secoli e accetta, per l’intercessione della Madre di Dio, le suppliche che in essa senza sosta a te offriamo, o vita e risurrezione di tutti.

Segue la conclusione.

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Vespro del 8 Dicembre- Memoria del beato nostro padre Patapio

8 Dicembre

Memoria del beato nostro padre Patapio.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia proeortia.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Venite, intrecciamo ora un coro spirituale e, inneggiando a Cristo, offriamo con affetto doni vigilari, una lode accetta alla Madre di Dio, vanto della stirpe umana, celebrando il suo divino concepimento, avvenuto contro ogni speranza.

In giardino Anna riceve gli annunzi dell’insperata generazione della sola sposa di Dio, mostrando chiaramente come ottenere il gaudio e il godimento divino a noi, che celebriamo con fede il suo frutto.

Del santo, stessa melodia.

Avendo gustato le grazie celesti, o padre, ispirato da Dio, ti distogliesti da ogni piacere terrestre e così, sempre gustando, o Patapio, il soave diletto dei beni superni, inneggi a Cristo.

Altri stichirà, del santo.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Padre Patapio, sedando con gli ardori dell’ascesi gli assalti della carne, dimorasti nel deserto, come Elia un tempo, purificando l’intelletto con incessanti slanci verso il divino; supplica ora, perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Padre Patapio, adorno dell’impassibilità sei stato annoverato nel coro degli asceti e hai abitato in sante dimore, dove sono la luce senza tramonto e l’albero della vita; supplica ora, perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Padre Patapio, come astro rifulgesti dall’Egitto, illuminando tutta la terra con i fulgori dei prodigi, scacciando la caligine di mali letali per l’anima e dissolvendo l’oscurità dei demòni: supplica ora, perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Sovrana inneggiatissima, speranza e sostegno, rifugio e aiuto dei fedeli, noi ti supplichiamo: custodisci da ogni pericolo i tuoi servi che venerano con fede tuo Figlio, pregandolo di donare alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Stavrotheotokìon.

L’agnella e Sovrana pura, vedendo il proprio agnello in croce senza più apparenza, né bellezza, facendo lamento diceva: Ahimè, dov’è tramontata la tua bellezza, o dolcissimo? Dove il tuo decoro? Dove la grazia sfolgorante della tua figura, Figlio mio dilettissimo?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

In te è stata perfettamente custodita l’immagine di Dio, o padre; prendendo infatti la croce, hai seguito Cristo e coi fatti hai insegnato a trascurare la carne, perché passa e a darsi cura dell’anima, realtà immortale: perciò con gli angeli esulta il tuo spirito, o san Patapio.

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Vespro del 7 Dicembre- Memoria del beato nostro padre Ambrogio, vescovo di Milano

7 Dicembre

Memoria del beato nostro padre Ambrogio, vescovo di Milano.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Ornando di virtù il trono del governatorato, opportunamente ricevesti, per divina ispirazione, quello della gerarchia; essendo dunque stato in entrambi fedele economo della grazia, ereditasti duplice corona o Ambrogio.

Con continenza, fatiche, molte veglie e intense preghiere, purificasti anima e corpo, o uomo di mente divina: divenuto così per il nostro Dio strumento d’elezione come gli apostoli, ricevesti i carismi.

Come un tempo Natan con Davide, con franchezza rimproverasti il pio imperatore, caduto in peccato, Ambrogio beatissimo; lo sottoponesti pubblicamente alla scomunica e dopo averlo divinamente corretto con la penitenza, lo riunisti al tuo gregge.

Altri stichirà prosòmia. Tono pl. 1. Padre santo.

Padre santo, Ambrogio sacratissimo, lira che canta per tutti noi la melodia salvifica delle dottrine ortodosse, lira che affascina le anime dei fedeli, cetra sonora del divino Paràclito, grande strumento di Dio, celebrata tromba della Chiesa. limpidissima fonte di carismi che lava la sozzura delle passioni: supplica Cristo, implora Cristo, o santo, di donare alla Chiesa concordia, pace e grande misericordia.

Padre santo Ambrogio beatissimo, apparso tra i padri teofori del sinodo, proclami con chiarezza un unico Figlio in due nature, fatto carne, a noi apparso dall’ignara di nozze, consustanziale e coeterno al Padre e a lui naturalmente unito; reprimesti così con la potenza dello Spirito la blasfema loquacità di Ario; implora Cristo, o santo, di donare alla Chiesa concordia, pace e grande misericordia.

Padre santo, ammirabile Ambrogio, trovata, come desiderava, pura la tua anima, la grazia del santissimo Spirito in te dimorò come luce senza tramonto; per la sua energia scacci di continuo gli spiriti dell’errore e curi le malattie e le infermità di quanti a te si accostano con semplicità di cuore e festeggiano la tua memoria luminosa; supplica Cristo, implora Cristo, o santo, di donare alla Chiesa concordia, pace e grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

A chi ti paragonerò, anima mia, che ogni giorno progredisci nel male e stoltamente sempre aggiungi alle tue lividure ferite peggiori, così da renderti tutta una piaga, non pensando che il giudice è vicino e che a lui dovrai presentarti per riceverne secondo le tue azioni pene e castighi? Convertiti, dunque e gettati ai piedi della Vergine, gridando: Purissima Sovrana, non disprezzare chi provocò il misericordiosissimo Dio nato da te per la salvezza dei mortali, nella sua grande e amorosa compassione.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando vedesti pendere dal legno, col divino fianco trafitto dalla lancia, il grappolo che, come vite, senza coltivazione avevi prodotto, dicevi: Che cos’è questo, o Figlio e Dio? Come dunque tu, che curi ogni malattia e sofferenza, ti sottoponi alla passione, pur essendo impassibile per la divina natura? Perché il popolo ingrato ha reso questo a te, il benefattore, in cambio dei tuoi benefici? O Vergine pura, per la sua passione, supplicalo dunque senza sosta di liberarmi dalle passioni, affinché ti glorifichi.

Apolytìkion. Tono 4.

Canone di fede, icona di mitezza, maestro di continenza ti ha mostrato al tuo gregge la verità dei fatti; per questo con l’umiltà hai acquisito la gloria, con la povertà la ricchezza, o padre e gerarca Ambrogio. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 6 Dicembre- Memoria del nostro padre tra i santi Nicola, arcivescovo di Mira di Licia, il taumaturgo

6 Dicembre

Memoria del nostro padre tra i santi Nicola, arcivescovo di Mira di Licia, il taumaturgo.

Al Piccolo Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 4 e cantiamo i seguenti stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso.

La divina grazia dello Spirito ti ha unto con divino myron come colui che presiede a Mira e profuma con virtù le i confini del mondo, o sacratissimo, allontanando sempre con le tue soavi preghiere le fetide passioni, perciò con fede ti lodiamo e celebriamo la tua santissima memoria, o Nicola. (2)

Come luminare senza tramonto, come fiaccola universale che risplende nel firmamento della Chiesa e illumina il mondo e scaccia l’oscurità di gravi pericoli e rialza dall’inverno dell’ateismo e produce serenità profonda, giustamente ti diciamo beato.

Sia presente, sia apparendo in sogno salvasti quanti stavano per morire ingiustamente, o Nicola, come compassionevole, come amico del bene, come fervidissimo liberatore, come vero protettore di quanti con fede ti chiedono l’aiuto, o sacratissimo padre, concittadino degli angeli, pari agli apostoli e ai profeti.

Gloria. Tono pl. 2.

O san Nicola, erede di Dio, coerede di Cristo, liturgo del Signore, come il tuo nome, così anche la tua vita: risplendono insieme, infatti, la veneranda sapienza, testimoniata dal tuo splendido volto, la tu anima generosa, la mitezza confermata dal tuo verbo quieto, la tua vita glorificata e la tua dormizione con i santi. Prega per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Theotòkos, tu sei la vera vite che hai germogliato il Frutto della vita; ti imploriamo, o Sovrana, pregalo con gli apostoli e tutti i santi di avere misericordia delle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

O beato Nicola, sii compassionevole con me, che mi getto ai tuoi piedi supplicandoti e illumina, o sapiente, gli occhi della mia anima, per vedere chiaramente il datore di luce e compassionevole.

Stico. Beato l’uomo che teme il Signore: nei suoi comandamenti porrà tutto il suo diletto.

Liberami dai nemici che mi cercano per farmi del male, o santo, che hai franchezza presso Dio, beatissimo gerarca Nicola e salvami dagli uomini sanguinari.

Stico. I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

O gerarca, noi fedeli ti abbiamo come porto quiete e baluardo invincibile, torre di sicurezza e porta di metania, guida e difensore delle anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il nemico segue il gregge, o Purissima, così il malvagio cerca sempre di farsene un pasto, ma tu, Theotòkos, liberaci dal suo danno.

Apolytìkion. Tono 4.

Canone di fede, icona di mitezza, maestro di continenza ti ha mostrato al tuo gregge la verità dei fatti; per questo con l’umiltà hai acquisito la gloria, con la povertà la ricchezza, o padre e gerarca Nicola. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli grazie a te, Theotòkos, fu rivelato agli abitanti della terra: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente accettò la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, salvò dalla morte le nostre anime.

Segue la conclusione.

Al Grande Vespro.

La prima stasi del primo kàthisma del salterio (Beato l’uomo). Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 2. Quando dal legno.

Dimorando sensibilmente a Mira, davvero apparisti myron, unto con profumata mirra spirituale, san Nicola, gerarca di Cristo e profumi il volto di chi con fede e affetto sempre festeggia la tua celebratissima memoria, liberando da sventure, pericoli e tribolazioni, o padre, con le tue preghiere al Signore.

Portandone davvero il nome, apparisti forte vittoria nelle tentazioni per il popolo fedele, o san Nicola, vero servo di Cristo: dovunque infatti sei invocato, rapidamente previeni con affetto quanti accorrono alla tua protezione, poiché tu, rendendoti giorno e notte visibile alla fede, salvi da prove e sventure.

Apparisti all’imperatore Costantino e ad Avlavio in sogno e riempiendoli di timore, così parlasti loro: Liberate in fretta dal carcere i prigionieri che ingiustamente trattenete, perché non commisero nulla che meriti tale iniqua condanna a morte; se poi non ubbidirai, o sovrano, ricorrerò contro di te al Signore.

Grande e fervido soccorritore sei per quanti sono nei pericoli, o glorioso san Nicola, sacro araldo di Cristo: per quanti sono sulla terra e in mare, per i vicini e i lontani, come misericordiosissimo e potente intercessore; perciò qui convenuti gridiamo: prega il Signore di liberarci da ogni sventura.

Altri stichirà prosòmia.

Tono 2. Con quali ghirlande di lodi.

Con quali ghirlande di lodi coroneremo il gerarca? Nella carne a Mira e in ispirito previene tutti quelli che sinceramente lo amano: conforto di tutti i tribolati, rifugio di tutti quelli che sono nei pericoli, torre di pietà e difensore dei fedeli, per il quale Cristo, che possiede la grande misericordia, ha abbattuto l’alterigia dei nemici.

Con quali inni melodiosi loderemo il gerarca? L’avversario dell’empietà e difensore della pietà, capo nella Chiesa, grande combattente e maestro, che svergognò tutti gli eterodossi, il distruttore e ardente avversario di Ario, la cui alterigia Cristo, che possiede la grande misericordia, per lui ha abbattuto.

Con quali canti profetici loderemo il gerarca? Lui che prevedeva le cose lontane e chiaramente le preannunciava vaticinando su di esse come presenti; ricco di grande misericordia percorreva tutta la terra e liberava tutti quelli che subivano ingiustizia; apparve in sogno all’imperatore di senno divino e liberò da ingiusta morte i prigionieri.

Gloria. Tono pl. 2.

Convenuti insieme, o amici della festa, celebriamo con lodi canore lo splendore dei gerarchi, la gloria dei padri, la fonte dei prodigi, il grandissimo soccorritore dei fedeli e diciamo: Salve, custode di Mira, venerabile vescovo e sua salda colonna; salve, astro fulgidissimo, che fai risplendere di prodigi i confini del cosmo; salve, divina gioia dei tribolati e fervidissimo protettore di chi subisce ingiustizia; anche ora, Nicola beatissimo, non cessare di pregare Cristo Dio per quanti con fede e affetto sempre onorano la tua lieta e solennissima memoria.

E ora. Proeòrtion. Stesso tono.

Preparati, o grotta: perché viene l’agnella, portando in grembo Cristo; ricevi, o greppia, colui che con il verbo liberò noi abitanti della terra dal nostro agire contro ragione; pastori che pernottate nei campi, testimoniate il tremendo prodigio e voi, magi dalla Persia, offrite al Re oro, incenso e mirra: perché è apparso il Signore dalla Vergine Madre; inchinandosi davanti a lui come serva, la Madre lo ha adorato, dicendo a colui che portava fra le braccia: Come fosti in me seminato, o come in me fosti generato, mio Redentore e Dio?

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dai Proverbi (passim).

Del giusto si fa memoria tra le lodi e la benedizione del Signore è sul suo capo. Beato l’uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che conosce la prudenza. Meglio è trafficare per essa che per tesori d’oro e d’argento. Essa è più preziosa di pietre di gran valore: nulla di malvagio può opporsi ad essa; essa è ben nota a tutti coloro che le si accostano: nessun oggetto pregiato può starle a fronte. Dalla sua bocca infatti esce la giustizia e sulla lingua reca la legge e la misericordia. Ascoltatemi dunque, o figli, perche dirò cose sante: e beato l’uomo che custodirà le mie vie. Perché le mie uscite, sono uscite di vita ed è pronta la benevolenza da parte del Signore. Perciò vi esorto e alzo la voce verso i figli degli uomini: Io, la sapienza, ho fondato il consiglio, la conoscenza e la riflessione, io le ho chiamate. Mio è il consiglio, mia la sicurezza, mia la prudenza, mia la forza. Io amo coloro che mi amano: quelli che mi cercano troveranno grazia. O semplici, imparate dunque la finezza e voi indotti, rendete assennato il cuore. Ascoltatemi ancora e dirò cose sante, svelerò con le mie labbra cose rette. La mia gola mediterà la verità: sono abominevoli davanti a me le labbra mendaci. Sono dette con giustizia tutte le parole della mia bocca, nulla vi è in esse di tortuoso o di perverso. Tutto è retto per chi comprende e diritto per quelli che trovano la conoscenza. Poiché io vi insegno cose vere, affinché la vostra speranza sia nel Signore e siate ripieni di Spirito.

Lettura dai Proverbi (10,31-11,12).

La bocca del giusto stilla sapienza, ma la lingua dell’ingiusto perirà. Le labbra degli uomini giusti conoscono grazie, ma la bocca degli empi va in rovina. Le bilance false sono un abominio davanti al Signore, mentre il peso giusto gli è gradito. Dove entra la tracotanza, là entra anche il disonore, mentre la bocca degli umili medita la sapienza. La perfezione degli uomini retti li guiderà, ma l’inganno di quelli che agiscono con perfidia li deprederà. Non gioveranno le ricchezze nel giorno dello sdegno, ma la giustizia libererà da morte. Quando muore un giusto, lascia rammarico, mentre la perdizione degli empi è sempre pronta e causa soddisfazione. La giustizia dell’uomo senza macchia gli apre strade diritte, mentre l’empietà incontra l’ingiustizia. La giustizia degli uomini retti li libererà, mentre gli iniqui sono condannati dalla sconsideratezza. Quando un uomo giusto muore, non perisce la speranza, mentre perisce il vanto degli empi. Il giusto sfugge al laccio e al suo posto è consegnato l’empio. Nella bocca degli empi c’è una trappola per i cittadini, ma l’intelligenza dei giusti spiana il cammino. Coi beni dei giusti prospera la città, mentre ci si rallegra per la perdizione degli empi. Con la benedizione degli uomini retti si innalza la città, ma con la bocca degli empi viene abbattuta. Chi manca di senno beffeggia i cittadini, ma l’uomo prudente si tiene in silenzio.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (4, 7-15).

Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo: poiché vecchiaia venerabile non è quella di un lungo tempo di vita, né si misura col numero degli anni. Ma la prudenza equivale per gli uomini alla canizie ed età avanzata è una vita senza macchia. Divenuto gradito a Dio, è stato da lui amato e poiché viveva tra peccatori, è stato trasferito. E’ stato rapito perché la malizia non alterasse la sua intelligenza e l’inganno non sviasse la sua anima. Poiché il cattivo fascino del male oscura il bene e l’agitarsi della concupiscenza guasta la mente innocente. Reso in breve perfetto, ha portato a termine un lungo corso: la sua anima era infatti gradita al Signore, per questo si è affrettato a toglierlo di mezzo alla malvagità. I popoli hanno visto, ma non hanno compreso, né hanno posto mente a questo fatto: che grazia e misericordia sono con i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Alla Litì. Stichirà Idiòmela. Tono 1.

Fissando lo sguardo al vertice della conoscenza e conosciuto l’insondabile abisso della sapienza, arricchisti oltre misura il mondo con i tuoi insegnamenti, o padre: supplica sempre Cristo per noi, o gerarca Nicola.

Uomo di Dio e suo fedele servo, nonché amministratore dei suoi misteri e uomo dei voleri dello Spirito, colonna animata, icona vivente, la Chiesa di Mira compiaciuta ti ha posseduto come divino tesoro e ambasciatore delle nostre anime.

Tono 2.

Canone di fede e icona di mitezza ti ha manifestato al tuo gregge Cristo Dio, o gerarca Nicola: infatti, ungendo di myron i Miresi, risplendi fulgido per le tue divine e rette azioni, o protettore degli orfani e delle vedove; non smettere dunque d’intercedere per la salvezza delle nostre anime.

Padre Nicola, la mirotèca delle tue reliquie protegge Mira: per questo, apparendo in sogno all’imperatore, liberasti da morte, catene e prigione i condannati ingiustamente al carcere; perciò anche ora, come un tempo e sempre, mostrati con la tua apparizione, intercedendo per le nostre anime.

Padre Nicola, anche se Mira tacesse, griderebbero il mondo intero, da te illuminato e il profumo del tuo myron, così come la gran quantità dei tuoi miracoli, sciogliendo inni d’esultanza con i condannati da te salvati; con i Miresi anche noi cantando gridiamo: intercedi per la salvezza delle nostre anime.

Tono 4

Padre Nicola, tu che sei mirotèca aromatica del santissimo Spirito, come lieta primavera profumi con i divini aromi di Cristo; divenuto, infatti, imitatore degli apostoli, percorri l’ecumène con i discorsi dei tuoi prodigi. Perciò, apparendo in sogno ai lontani e ai vicini, riscatti da morte quanti con ingiusta sentenza stavano per morire, salvando in modo straordinario da molti pericoli quanti ti avevano invocato; perciò con le tue intercessioni libera da eventuali maltrattamenti anche noi, che sempre a gran voce a ti celebriamo.

Tono pl. 2.

Bene, servo buono e fedele; bene, operaio della vigna di Cristo: hai portato il peso del giorno, hai moltiplicato il talento che ti era stato dato e non eri invidioso di quanti venivano dopo di te; perciò ti è stata aperta la porta dei cieli: entra nella gioia del tuo Signore e intercedi per noi, san Nicola.

Tono pl. 4.

Corresti verso la lode del Signore, o Nicola, in questa vita passeggera ed egli ti glorificò nella celeste e vera vita: perciò, essendoti acquistata la sua confidenza, intercedi per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Tono pl. 4.

Il frutto delle tue gesta di uomo forte, o beato padre, rallegrò le anime dei fedeli: chi, infatti, sentendo la tua umiltà smisurata, non è rimasto meravigliato della tua perseveranza e della benevolenza per i poveri e compassione per gli afflitti? Tutti divinamente ammaestrasti, o gerarca Nicola e ora, cinto di immarcescibile corona, preghi per le nostre anime.

E ora. Prefestivo. Stesso tono.

Betlemme, preparati, si appresti la mangiatoia, sia accogliente la grotta: è venuta la verità, l’ombra si è dileguata e Dio, nato dalla Vergine, si è manifestato agli uomini, prendendo le nostre sembianze e divinizzando quanto assunto, per cui Adamo è rinnovato con Eva e assieme gridano: sulla terra è apparsa la benevolenza per salvare la nostra stirpe.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, sacro capo, puro ricettacolo delle virtù, divino canone del divinissimo sacerdozio, grande pastore, fulgidissima fiaccola, tu che porti il nome della vittoria, che ti chini compassionevole su chi prega, che ti pieghi alle suppliche dei deboli, liberatore sempre pronto, presidio di salvezza per tutti quelli che onorano con fede la tua augustissima memoria: implora Cristo, perché sia donata alle nostre anime la grande misericordia.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Salve, intelletto sacratissimo, pura dimora della Trinità, colonna della Chiesa, sostegno dei fedeli, soccorso degli oppressi, astro che con i fulgori delle tue preghiere accette sempre dissolvi la tenebra delle tentazioni e tribolazioni, gerarca Nicola: porto placidissimo in cui trovano salvezza quanti, circondati dai marosi della vita, in esso si rifugiano; supplica Cristo di donare alle nostre anime la grande misericordia.

Stico. I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

Salve, tu che, pieno di zelo divino, liberasti dalla maligna accusa quanti stavano per morire ingiustamente, presentandoti in modo terribile in sogno; o Nicola, fonte che a Mira zampilla riccamente myron, irrigando le anime e rimuovendo il fetore delle passioni; spada che recidi la zizzania dell’inganno; ventilabro che disperdi il pulviscolo degli insegnamenti di Ario; supplica Cristo di mandare sulle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. Tono pl. 2.

Uomo di Dio e fedele suo servo, ministro del Signore, uomo dilettissimo, strumento di elezione, colonna e sostegno della Chiesa, erede del regno, non cessare di gridare per noi verso il Signore.

E ora. Prefestivo. Stesso tono.

Vergine senza nozze, donde vieni? Chi ti ha generata? Chi è tua madre? Come puoi portare il Creatore tra le braccia? Come il tuo grembo è rimasto incorrotto? Vediamo compiersi in te sulla terra, o santissima, grandi, straordinari e tremendi misteri e prepariamo, come cosa a te dovuta, sulla terra la grotta, chiedendo al cielo di apprestare la stella; vengono anche i magi dall’oriente della terra all’occidente per contemplare la salvezza dei mortali, un fanciullino che viene allattato.

Apolytìkion. Tono 4.

Canone di fede, icona di mitezza, maestro di continenza ti ha mostrato al tuo gregge la verità dei fatti; per questo con l’umiltà hai acquisito la gloria, con la povertà la ricchezza, o padre e gerarca Nicola. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Theotokìon .

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli grazie a te, Theotòkos, fu rivelato agli abitanti della terra: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 5 Dicembre- Memoria del nostro padre teoforo Saba il santificato

5 Dicembre

Memoria del nostro padre teoforo Saba il santificato.

Al Piccolo Vespro.

Sostiamo allo stico 4 e cantiamo gli stichirà prosòmia.

Tono 1. Martiri degni di lode.

Divenisti veggente con l’intelletto delle potenze intellettive come osservante dei precetti divini posti nel tuo cuore, su cui fondasti l’ascensione come su una scala, o santo nostro padre Saba e preghi che siano donate a noi la pace e la grande misericordia (2).

O santissimo Saba, da bambino consacrasti la tua vita a Cristo nostro Dio e da lui rinvigorito, subordinasti le passioni della carne al pensiero, sottomettendo il peggiore al migliore; implora dunque che siano donate a noi la pace e la grande misericordia.

O nostro padre di senno divino, sei riconosciuto come grandissimo astro che illumina ciò che sta sotto il sole con i fulgori dei prodigi e delle opere divine; perciò dopo la dormizione ti ha accolto la luce senza tramonto; implora dunque che siano donate a noi la pace e la grande misericordia.

Gloria. Tono 2.

O padre santo, praticando premurosamente ascesi dall’infanzia, sei divenuto strumento del Santo Spirito e ricevendo da esso l’energia dei prodigi, esortavi gli uomini a disprezzare i piaceri; ora, risplendendo di purissima luce divina, illumina anche le nostre menti, o nostro padre Saba.

E ora. Theotokìon.

Tutta la mia speranza ripongo in te, Madre di Dio, custodiscimi sotto la tua protezione.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Ti rivelasti dalle fasce materne vaso santificato e dimora del Santissimo Spirito, o padre teoforo.

Stico. Beato l’uomo che teme il Signore: nei suoi comandamenti porrà tutto il suo diletto.

Portando nelle tue mani la Croce del Signore, hai annientato completamente i fantasmi dei demòni, o nostro padre Saba.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Trionfando sugli inganni dei demòni malvagi col potere della Croce, hai reso chiara la gloria di Cristo, o nostro padre Saba.

Gloria. E ora. Theotokìon.

O Sovrana buona, solleva le tue sante mani verso tuo Figlio, il Plasmatore amico delle anime, perché abbia compassione dei tuoi servi.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime hai fatto fiorire il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi hai fatto rendere al centuplo i frutti delle tue sofferenze; con i tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumène; Saba, beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Theotokìon.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua ma-no hai plasmato, mostra, o misericordioso, la tua filantropia: accogli, mentre intercede per noi, la Theotòkos che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, un popolo disperato.

Segue la conclusione.

Al Grande Vespro.

Recitiamo la prima stasi di Beato l’uomo. Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Padre santo.

Saba di mente divina, simile agli angeli, compagno dei santi, consorte dei profeti, coerede dei martiri e degli apostoli, ora che abiti la luce senza tramonto, illuminato dai suoi divini fulgori, stando con confidenza e risplendente presso l’apice di ogni desiderio, lieto per la contemplazione di lui, stabilmente godendo della sua bellezza, supplica Cristo, implora Cristo, o santo, perché siano donate alla Chiesa concordia, pace e grande misericordia (2).

Saba beatissimo, lampada inestinguibile della continenza, tersissimo luminare dei monaci, splendente per i fulgori della carità, torre inconcussa della pazienza, sostegno e forza di chi ti onora con fede, tesoro di guarigioni, vero colonizzatore del deserto, da te reso divino giardino producente sacri frutti di salvati: supplica Cristo, implora Cristo, o santo, perché siano donate alla Chiesa concordia, pace e grande misericordia (2).

Saba di mente divina, ignea colonna di virtù, faro che sorge sul mare del mondo, guidando i popoli al porto divino; distruttore degli spiriti dell’inganno, puro ricettacolo del santo Spirito, guida dei monaci, rigorosa regola di continenza, insigne vetta di umiltà, fonte zampillante un mare di guarigioni: implora Cristo, supplica Cristo, o santo, perché siano donate alla Chiesa concordia, pace e la grande misericordia (2).

Gloria. Tono pl. 2.

Serbata illesa in te l’immagine di Dio e reso signore delle funeste passioni l’intelletto, con l’ascesi raggiungesti, quanto possibile, la somiglianza: facendo coraggiosamente violenza alla natura, ti impegnasti a sottomettere l’inferiore al superiore e assoggettare la carne allo spirito; divenisti così eccelso fra i monaci, colonizzatore del deserto, allenatore di quanti compiono bene la corsa, rigorosissimo canone di virtù e ora nei cieli, venuti meno ormai gli specchi, contempli puramente, o beato, la Trinità santa, pregando senza veli per chi con fede e affetto ti onora.

E ora. Theotokìon.

Chi non ti dirà beata, Vergine santissima? Chi non inneggerà al tuo parto vergine? Perché l’Unigenito Figlio senza tempo dal Padre rifulso, egli stesso, ineffabilmente incarnato, uscì da te, la pura: Dio per natura e per noi fatto uomo per natura non diviso in dualità di persone, ma da riconoscersi in dualità di nature, senza confusione. Imploralo, augusta beatissima, d’aver misericordia delle nostre anime.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (3, 1-9).

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e nessun tormento può toccarle. Parve agli occhi degli stolti che morissero e fu considerato un danno il loro esodo e una rovina la loro dipartita: ma essi sono nella pace. Infatti, anche se agli occhi degli uomini vengono castigati, la loro speranza è piena di immortalità. Un poco corretti, riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé. Come oro nel crogiuolo li ha saggiati e come olocausto li ha accettati. Nel tempo in cui saranno visitati risplenderanno e correranno qua e là come scintille nella stoppia. Giudicheranno genti e domineranno popoli e regnerà su di loro il Signore per sempre. Quelli che confidano in lui comprenderanno la verità e coloro che sono fedeli nell’amore dimoreranno presso di lui: perché grazia e misericordia sono per i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (5,15-6,3).

I giusti vivono in eterno, la loro mercede è nel Signore e l’Altissimo si prende cura di loro. Per questo riceveranno il nobile regno e lo splendido diadema dalla mano del Signore, poiché egli con la sua destra li copre e col suo braccio li protegge. Prenderà come armatura la sua gelosia e armerà la creazione per far vendetta dei nemici. Rivestirà la corazza della giustizia e cingerà come elmo un giudizio verace. Prenderà come scudo invincibile la santità; aguzzerà come spada la sua collera severa: il mondo combatterà con lui contro gli insensati. Scoccheranno gli infallibili dardi dei fulmini e come da un arco ben teso, dalle nubi voleranno al bersaglio e dalla fionda saranno scagliati chicchi di grandine pieni di furore. Infurierà contro di loro l’acqua del mare, i fiumi li sommergeranno senza pietà. Si leverà contro di loro un vento impetuoso e li disperderà come un uragano. L’iniquità renderà deserta tutta la terra e le cattive azioni rovesceranno il trono dei potenti. Ascoltate dunque, o re e comprendete; imparate, giudici dei confini della terra; porgete l’orecchio, voi che dominate le moltitudini e che vi gloriate del gran numero dei vostri popoli: il vostro potere vi è stato dato dal Signore e la vostra sovranità dall’Altissimo.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (4,7-15).

Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo: poiché vecchiaia venerabile non è quella di un lungo tempo di vita, né si misura col numero degli anni. Ma la prudenza equivale per gli uomini alla canizie ed età avanzata è una vita senza macchia. Divenuto gradito a Dio, è stato da lui amato e poiché viveva tra peccatori, è stato trasferito. E’ stato rapito perché la malizia non alterasse la sua intelligenza e l’inganno non sviasse la sua anima. Poiché il cattivo fascino del male oscura il bene e l’agitarsi della concupiscenza guasta la mente innocente. Reso in breve perfetto, ha portato a termine un lungo corso: la sua anima era infatti gradita al Signore, per questo si è affrettato a toglierlo di mezzo alla malvagità. I popoli hanno visto, ma non hanno compreso, né hanno posto mente a questo fatto: che grazia e misericordia sono con i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Alla Litì, stichirà idiòmela. Tono 2.

Formata sulla terra una palestra ascetica, con il flusso delle tue lacrime, fermasti, o beato Saba, tutti gli assalti delle passioni; divina e sacra scala che porta ai cieli fu conosciuta da tutti la tua vita, o ispirata da Dio; mostrando infatti in essa frutti di pietà, curi con essi le malattie delle passioni di quanti a te gridano con fede: Salve, stella dagli aurei riflessi, che l’alba vede risplendere, fiaccola dei monaci e loro pastore; salve, insigne, il prodotto più bello del deserto e fermo sostegno della Chiesa; salve, grande guida degli erranti; salve, o nostro vanto e gioia splendida dell’ecumène.

Onoriamo l’angelo terrestre e uomo celeste di Dio, l’ornamento del cosmo, la delizia dei beni e delle virtù, Saba, il vanto degli asceti; piantato infatti nella casa di Dio giustamente fiorì e come un cedro nel deserto ha riempito il gregge di Cristo di pecore razionali in santità e giustizia.

Padre santo, praticando premurosamente ascesi dall’infanzia, sei divenuto strumento del Santo Spirito e ricevendo da esso l’energia dei prodigi, esortavi gli uomini a disprezzare i piaceri; ora, risplendendo di purissima luce divina, illumina anche le nostre menti, o nostro padre Saba.

Gloria. Stesso tono. Di Teofane.

Ricevendo l’amore per i beni oltre l’intelletto, divinamente ispirato, disprezzasti tutte le lusinghe di quaggiù; non essendo sedotto dal frutto proibito come Adamo, ma respingendo con la continenza il serpente, conducesti una vita angelica e ora abiti nel cielo, godendo dell’albero della vita, rendendo Dio propizio a noi, che con fede celebriamo la tua memoria, o Saba santificato.

E ora.

Tutta la mia speranza in te ripongo, Madre di Dio, custodiscimi sotto la tua protezione.

Allo stico, stichirà prosòmia. Tono pl. 1. Autòmelo.

Salve, gioiello davvero profumato delle lotte ascetiche: presa infatti sulle spalle la croce, consacrasti te stesso a Cristo Re, o beatissimo e calpestasti il basso sentire della carne; con le virtù illuminasti l’anima dandole ali verso la divina passione d’amore; perciò, circondando la tua santissima urna, o Saba lodatissimo, per le tue preghiere chiediamo di ottenere la divina filantropia e che al mondo sia donata la grande misericordia.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Ti rivelasti al mondo carbone divinamente splendente, essendo stato a contatto, o teoforo Saba, col fuoco dello Spirito, facendo risplendere le anime di quanti con fede a te si accostano, o uomo di mente divina e guidandoli alla luce senza tramonto, o santo; irrorando poi dall’alto gli eremiti con la divina grazia, spegnesti i carboni; perciò, sotto gli occhi di tutti, Cristo, Signore della divina giustizia ti diede, o padre, la corona della vittoria: supplicalo di donare alle nostre anime la grande misericordia.

Stico. Beato l’uomo che teme il Signore: nei suoi comandamenti porrà tutto il suo volere.

La tua vita fu chiaramente una scala che toccava il cielo, o uomo di mente divina e con essa ti sollevasti alle altezze e ottenesti di unirti a Cristo Re, o beatissimo, con l’intelletto splendente per i fulgori da lui sgorganti; illuminato dai suoi bagliori, ottenesti lo stesso splendore degli angeli: ora che stai presso di lui, supplicalo, o santo, di collocare accanto a te quanti festeggiano la tua divina e venerabilissima memoria e donare al mondo la grande misericordia.

Gloria. Tono pl. 4.

Noi, folle di monaci, ti onoriamo come guida, padre nostro Saba, perché per te imparammo a camminare per la via davvero retta; beato sei tu che servisti Cristo e sconfiggesti la potenza del nemico, o compagno degli angeli, consorte dei santi e dei giusti: prega con loro il Signore, di aver misericordia delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Vergine senza nozze, che ineffabilmente concepisti Dio nella carne, Madre di Dio altissimo, ricevi le invocazioni dei tuoi servi, o purissima: tu che a tutti procuri la purificazione delle colpe, implora per la salvezza di noi tutti, accettando ora le nostre suppliche.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime hai fatto fiorire il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi hai fatto rendere al centuplo i frutti delle tue sofferenze; con i tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumène; Saba, beato nostro padre, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, la tua filantropia: accogli, mentre intercede per noi, la Theotòkos che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, un popolo disperato.

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Vespro del 4 Dicembre- Memoria della santa megalomartire Barbara e del nostro santo padre Giovanni Damasceno

4 Dicembre

Memoria della santa megalomartire Barbara e del nostro santo padre Giovanni Damasceno.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della santa.

Tono 2. Quando dal legno.

La beatissima Giuliana, osservando nel tremendo stadio la gloriosa martire Barbara lottare con i flagelli, col corpo tutto spezzato da svariati tormenti, tra calde lacrime gridava: O Verbo di Dio, fammi degna di divenire ora sua compagna, o filantropo.

Poiché le sante Barbara e Giuliana davvero avevano un unico sentire quanto alla pietà, lottarono contro il nemico e dopo averlo debellato a viva forza, ottennero gloria da Cristo Dio; così, annullando il danno di mali letali, donano guarigioni a tutti i fedeli.

Quando fu sentenziata contro di te la dolce morte, venerabilissima martire Barbara, con gioia e sollecitudine compisti la corsa; fosti immolata dalle mani inique di un empio genitore e offerta a Dio in olocausto: unita così al coro delle vergini sagge, tu vedi lo splendore di Cristo tuo sposo.

Altri stichirà, del beato.

Tono pl. 4. Come vi chiameremo.

Come ti chiameremo, santo? Giovanni teologo, o Davide il melode? Arpa spirituale, o flauto pastorale? Tu dài dolcezza all’udito e alla mente, rallegri le assemblee della Chiesa e con le tue espressioni fluenti miele dài splendore ai confini: implora per la salvezza delle nostre anime.

Come ti chiamerò, o uomo ammirabile, Giovanni dalle dolci parole, astro fulgidissimo che avevi la vista illuminata dalla luce della Trinità? Penetrasti nella tenebra dello Spirito, fosti iniziato alle realtà ineffabili della Divinità, come Mosè mostrasti l’armoniosa elevatezza del linguaggio; supplica per la salvezza delle nostre anime.

Come ti chiamerò, o celebratissimo? Splendido portatore di luce, illustre guida, liturgo o contemplatore dei misteri di Dio? Astro rischiarante le Chiese? Lampada illuminante quanti sono nella tenebra o strumento armoniosissimo o tromba che echeggia sonora? Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Della santa. Tono pl. 2.

Abbandonando patria, nazione, sostanze, o Barbara, aborrendo l’empio padre, amasti Dio: a lui ti fidanzasti e fosti chiamata mercante fortunata; supplicalo per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Tendo verso di te l’occhio del mio cuore, Sovrana, non disprezzare il mio gemito amaro: nell’ora in cui il Figlio tuo giudicherà il mondo, sii per me aiuto e protezione.

Allo stico, stichirà prosòmia del beato.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Sapientissimo padre Giovanni, abbellisti la Chiesa con inni, cantando con alta ispirazione, o celebratissimo, toccando la tua cetra, o padre, per l’energia dello Spirito, a imitazione di quella armoniosissima di Davide: facendola echeggiare di melodie divine, incantasti tutti.

Stico. Beato l’uomo che teme il Signore: nei suoi comandamenti porrà tutto il suo volere.

Glorioso padre Giovanni, allontanandoti dalla rumorosa confusione del mondo, accorresti alla quiete di Cristo, o santissimo e davvero divenisti visibilmente ricco dei felicissimi fulgori della divina contemplazione e della pratica e ne facesti parte ai fedeli, splendendo per una vita degna di Dio, o beatissimo.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Venite, abitanti della terra, con canti celebriamo oggi piamente la sacra e venerabile solennità di san Giovanni: fu reso degno di accogliere la luce della divina illuminazione. Oh, la tua ineffabile pietà, Signore! Per essa abbiamo imparato a glorificare te, che sei più che buono.

Gloria. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: per questo nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche; annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita; poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Theotòkos, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perche sia fatta misericordia alle nostre anime.

Apolytìkion della santa. Tono 4.

Onoriamo santa Barbara, poiché spezzò i lacci del nemico e come passero da te fu liberata, la venerabilissima, col soccorso e l’arma della croce.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, astro del mondo, ornamento dei monaci divinamente ispirato, sapiente Giovanni, con le tue dottrine tutti illuminasti, o lira dello Spirito: prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, la tua filantropia: accogli, mentre intercede per noi, la Theotòkos che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, un popolo disperato.

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Vespro del 3 Dicembre- Memoria del santo profeta Sofonia

3 Dicembre

Memoria del santo profeta Sofonia.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia.

Tono 4. Tu che fosti chiamato.

Hai reso il tuo profeta come nube vivente, o immortale, inviandolo generosamente come acqua che zampilla per la vita veramente eterna e donandogli lo Spirito santissimo, consustanziale con te, Padre onnipotente e col Figlio tuo, che rifulge dalla tua sostanza: tramite lo Spirito, il profeta ha predetto il salvifico avvento di Cristo nostro Dio e vaticinato la salvezza per tutte le genti.

Tu che per la purezza dell’intelletto ricevesti il raggio del fulgore sommamente tearchico e divenisti divino difensore, vate e ministro delle divine parole, sei apparso come bocca divinamente mossa dallo Spirito, per trasmettere ciò che da lui ti veniva mostrato e manifestare a tutte le genti la salvezza e il regno di Cristo che sarebbero stati dati, o venerabilissimo: supplicalo dunque di salvare e illuminare le nostre anime.

Tu che sei stato reso degnamente illustre per la visione di Dio, onorato dalla contemplazione e dalla grazia profetica, o ispirato da Dio e hai ottenuto la divina beatitudine, usando ora della tua confidenza e conformità con colui che è tutto buono, non cessare di supplicare per la liberazione dai pericoli e la salvezza dell’anima di noi, che con fede ti celebriamo e onoriamo come augusto e ispirato portavoce di Dio.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Per rivelare a tutti l’abbondanza della tua misericordia e della tua bontà, o pura, fa’ sparire il mare sconfinato, tutti i peccati dei tuoi servi: perché tu, o purissima, come colei che è Madre di Dio, hai l’autorità sul creato e tutto governi come vuoi col tuo potere; e infatti la grazia del santo Spirito, che sapientemente abitando in te, in eterno collabora con te in tutto, o beatissima.

Oppure stavrotheotokìon.

Non piangere per me, o Madre, vedendo pendere dal legno colui che generasti senza corruzione, colui che ha appeso senza appoggio la terra sulle acque e con un verbo ha disteso l’ampiezza del cielo: poiché io risorgerò e sarò glorificato, frantumerò con forza il regno dell’ade, ne annienterò la potenza e riscatterò dalla sua schiavitù i mortali come compassionevole e li condurrò al Padre come filantropo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria del tuo profeta Sofonia, tramite lui ti imploriamo: Salva le nostre anime.

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Vespro del 2 Dicembre- Memoria del santo profeta Avvacùm

2 Dicembre

Memoria del santo profeta Avvacùm.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo 6 e cantiamo le stichirà prosòmia del profeta.

Tono 4. Come generoso.

L’ammirabile Avvacùm, accogliendo il raggio dello Spirito divenne tutto divinamente ispirato; e vedendo l’empietà dei giudici e l’ingiusto giudizio, si sdegna, mostrando la rettitudine del suo sentimento, pieno di amore per il Dio e Sovrano: e con animo ardente accusa adirato.

Stando sulla sua divina vedetta, il venerabile Avvacùm ha udito il mistero ineffabile del tuo avvento fra noi, o Cristo e con tutta chiarezza profetizza l’annunzio che si farà di te, poiché vede in anticipo i sapienti apostoli come cavalli che sconvolgono il mare delle genti numerose.

Allietandoti nel Signore, esultando in Dio tuo salvatore, o glorioso portavoce di Dio, ricevendo il raggio dello splendore che da lui proviene, spiritualmente illuminato dalla luce divinizzante, strappa con la tua intercessione da tentazioni e pericoli quanti celebrano con fede la tua sacratissima memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che accogliesti in grembo il Dio che nulla può contenere, divenuto uomo nella sua filantropia, assumendo da te la nostra argilla e realmente divinizzandola, non trascurarmi, o purissima, ora che sono tribolato, ma affréttati a usarmi compassione e liberami da ogni sorta di ostilità e offesa del maligno.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti pendere dalla croce, Signore, la Vergine tua Madre sbigottiva e tra i lamenti ti diceva: Oh la tua sconfinata pazienza, mio Creatore! Tu dunque, volontariamente, come reo con ingiusto giudizio sei condannato a morte da un popolo reo e ti sottoponi a passione tremenda!

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria del tuo profeta Avvacùm, tramite lui ti imploriamo: Salva le nostre anime.

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Vespro del 1 Dicembre- Memoria del santo profeta Naum e del nostro padre Filarete il misericordioso

1 Dicembre

Memoria del santo profeta Naum e del nostro padre Filarete il misericordioso.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 3. Grande e la potenza.

La grazia del santo Spirito prese dimora in te, profeta di Dio, rendendoti fulgidissima lampada del suo fulgore e per mezzo tuo predisse il futuro alla grande Ninive.

Apparisti come nube luminosa stillante la pioggia della conoscenza divina, o Naum, profeta di Dio e hai fatto bere alla città dei niniviti la bevanda del giudizio divino, perché aveva partorito empietà ancora una volta.

Divenuto partecipe della gloria pura, o Naum, profeta di Dio, dell’indicibile splendore, della gioia inesprimibile e del divino gaudio, implora per noi il Sovrano dell’universo, o ispirato da Dio.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Noi che per te, o pura, abbiamo avuto così grande bene, con i profeti onoriamo tuo Figlio, che si degnò d’esser partorito dal tuo grembo, nella sua estrema compassione e riplasmò la stirpe umana.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo pendere dal legno senza respiro colui che da te era nato, o purissima, amaramente gridavi: Figlio mio amatissimo, come dunque è tramontata la bellezza della tua figura, volontariamente nascosta nell’ombra della morte?

Allo stico, stichirà dall’oktoichos.

Apolytìkion. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria del tuo profeta Naum, tramite lui ti imploriamo: Salva le nostre anime.

Il resto del vespro e la conclusione.

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Mattutino del 30 Novembre- Memoria del santo glorioso apostolo Andrea, il primo chiamato

30 Novembre

Memoria del santo glorioso apostolo Andrea, il primo chiamato.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4.

Come primo chiamato fra gli apostoli e fratello del corifeo, supplica, o Andrea, il Sovrano dell’universo perché doni al mondo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio, fu annunziato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Dopo la prima sticologìa, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Come discepolo divino e primo chiamato fra tutti i discepoli di Cristo, ti celebriamo con affetto, Andrea apostolo e con fede a te gridiamo: Libera il tuo gregge, che da Dio ti venne affidato, da ogni tribolazione, angustia e scandalo e da ogni male.

Gloria. Lo stesso tropario. E ora. Theotokìon.

Stendi le tue mani nella tua compassione, o Vergine e dal tuo santuario invia il tuo soccorso, concedi di vivere senza pericolo a noi che glorifichiamo il tuo santissimo parto e in te riponiamo speranza e forza.

Dopo la seconda sticologìa, kàthisma.

Tono 3. La confessione della fede divina.

Cristo trovò come perfetto iniziato per primo te, che venivi a lui, beato Andrea, come chiaro annunciatore dei suoi precetti all’ecumène quasi fornito di ali, per illuminare le masse dei popoli. Imploralo come Dio, o beatissimo, di donarci la grande misericordia.

Gloria. Lo stesso tropario. E ora. Theotokìon.

Del Verbo divenisti divina dimora, unica purissima Genitrice di Dio, che sorpassi in purezza gli angeli; purifica me, più di tutti infangato da passioni carnali, con le tue onde divine, tu che possiedi la grande misericordia, o venerabile.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Celebriamo tutti l’apostolo, come veggente del Verbo, divino araldo e vero pescatore spirituale divino delle genti: poiché ci ha condotti alla conoscenza di Cristo, il divino Andrea ora senza sosta prega per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Lo stesso tropario. E ora. Theotokìon.

Tu sei rifugio sicuro, pura Vergine, di quanti in te sperano; liberaci dunque da molteplici tentazioni e prove, pericoli e difficoltà supplicando con gli apostoli tuo Figlio di salvare tutti i tuoi cantori.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono pl. 4.

Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Ogni spirito, il Vangelo secondo Matteo (4,18-23).

In quel tempo, mentre Gesù camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: Seguitemi, vi farò pescatori di uomini. Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono. Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione dell’apostolo. E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico. Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 1.

Il primo discepolo chiamato e imitatore della passione, Andrea apostolo, conformandosi a te, Signore, con l’amo della tua croce trasse dall’abisso dell’ignoranza quanti un tempo in esso erravano e a te li ha offerti; noi fedeli dunque salvati, a te gridiamo: Per la sua intercessione, o più che buono, dà pace alla nostra vita e salva le nostre anime.

Dopo queste cose si recitano i canoni, uno della Madre di Dio e due dell’apostolo.

Canone della Theotòkos.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cantiamo tutti un inno di vittoria per i prodigi del nostro Dio che col suo braccio potente ha salvato Israele e si è glorificato.

Tu sola partoristi il Figlio atemporale quando, prendendo carne, si sottomise al tempo: sana dunque le continue malattie della mia povera anima, pura Vergine santa.

Dissolvi le tenebre dei miei pensieri, le ferite della mia anima, l’opacità del mio cuore e le tortuosità del mio spirito, nella tua compassione, per la tua intercessione, Vergine pura.

Purissima che partoristi la luce, il mio Redentore, liberami dalle tenebre, dal castigo eterno, affinché salvato, io canti i tuoi prodigi.

Con la tua luce scaccia l’oscurità del mio spirito, Madre della luce e concedimi, nella tua bontà, di contemplare la luce da te sorta su di noi.

Primo canone dell’apostolo.

Poema del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono 1. La tua destra vittoriosa.

Andrea, predicatore di Cristo, con la grazia divina che abita in te, purifica la mia anima turbata dalle parole e dai pensieri, così che nella purezza possa presentarti un inno degno.

Colui che è sorto da grembo sterile, il Precursore di Cristo, con gioia ti ha condotto, o Andrea, sommo tra i suoi discepoli, a Cristo, sorto anch’egli da una vergine: glorifichiamolo.

Nella costanza del tuo amore, cominciando con i gradi della virtù e sforzandoti sempre di salire, Andrea, ti sei elevato di altezza in altezza, facendo crescere il tuo vigore dal minimo fino al suo vertice.

Theotokìon. Salve, fonte della grazia, scala divina e porta del cielo, salve, candelabro d’oro, vaso che conserva la manna, monte inviolato, che per il mondo partoristi Cristo, fonte di vita.

Secondo canone.

Ode 1. Tono 1. Dalla colonna di fuoco.

Pescandole dalle onde dell’errore con la canna del Vangelo, inneggiatissimo Andrea, hai preso le genti come promise Cristo, che ti aveva insegnato a gettare le reti per pescare gli uomini come pesci.

La colonna della fede, il fondamento dei veri dogmi di Cristo, Andrea ispirato da Dio, convoca oggi tutti i confini della terra per assistere a questa annuale festa: accorriamo tutti, o fedeli.

Sondando il fondo del mare con le tue reti, con la rete dello Spirito, come abile pescatore, hai preso genti, popoli, tribù e chiaramente ci hai rivelato la profondità dei cieli.

Iniziato, testimone, predicatore dell’ineffabile scienza di Cristo, tu che dall’alto ricevesti il santo Spirito quando scese parlando in lingue e distribuendo i carismi col fuoco, pregalo di salvarci.

Con fede venero l’unico e supremo Dio, Trinità eterna, senza dividere la divinità, poiché la sua unità è indivisibile, ma distinguo secondo la fede le ipòstasi consustanziali.

Theotokìon. Da una Vergine nasce Dio e rinnova i figli di Adamo corrotti dal peccato e spezza il muro di separazione, il fossato dell’inimicizia nella sua carne e benedice la maledizione della prima madre, venendo da Madre illibata.

Katavasia. Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Canone della Theotòkos.

Ode 3. Irmòs.

Rafforza il mio cuore nella tua volontà, Cristo nostro Dio, come tu stesso hai consolidato sulle acque il secondo cielo e sulle sue basi l’universo, o Signore onnipotente.

Scaccia la sterilità del mio cuore privo di frutti perché anche la mia anima divenga feconda di virtù, santa Madre di Dio, soccorso dei fedeli.

Salvami dalle tentazioni e delle trappole del serpente, dal fuoco che brucia nell’aldilà e dalle tenebre, o Vergine pura, che partoristi per i mortali la luce senza tramonto.

Temo l’inesorabile tribunale, l’inestinguibile fuoco nell’aldilà e la terribile condanna: nella tua bontà affréttati, pura Vergine, a salvare il tuo servo prima della fine.

Benedetto il frutto del tuo seno, Vergine inneggiatissima: quanti un tempo un frutto rese mortali, per l’albero della sua croce egli ha introdotto nell’immortalità per grazia divina.

Primo canone dell’apostolo.

Tu che solo conosci.

Assetato, accorresti senza essere chiamato, ma di tua volontà, come un cervo alla fonte della vita; avendola trovata, l’annunziasti a tutto il mondo ed essendoti rinfrescato, hai dissetato con i flutti dell’immortalità tutti gli assetati, o Andrea.

Conformandoti alla natura, mirabile Andrea, hai condiviso la tua scoperta con tuo fratello, dicendogli: Abbiamo trovato colui che cercavamo; e introducesti alla conoscenza dello spirito il tuo primogenito secondo la carne.

Con le reti del Verbo hai pescato, o apostolo, i mistici pesci dalle onde dell’errore e come pietanza deliziosa li hai portati alla mensa di Cristo, illuminati dalla grazia di colui che apparve nella somiglianza della carne.

Theotokìon. Nel tuo grembo, Vergine, concepisti dallo Spirito santo il nostro Dio, rimanendo incombusta, nonostante l’irresistibile fuoco: il roveto ardente che non si consumava rivelò chiaramente te a Mosé il legislatore.

Secondo canone. Si rinsaldi il mio cuore.

Avendo detto il Verbo: Seguimi, subito Cefa e Andrea seguirono Cristo, lasciando il padre, la barca e le reti, per diventare le rocce della fede.

Trasformasti in templi del vero Dio i santuari degli idoli, per consacrare in essi quanti divennero figli dal battesimo, rinnovati dalla grazia con l’acqua e lo Spirito.

Trovasti misticamente per il mondo la perla di gran valore e la seppellisti, o apostolo, nel campo del tuo cuore perché essa è, nella fede, il tesoro delle genti che la trovarono.

Prendendo nelle tue mani il Vangelo come un tesoro, arricchisti tutto il mondo con la predicazione divina, perciò la terra glorifica la tua memoria con le tue imprese.

Inneggiamo tutti in modo ortodosso l’unica potenza nella Trinità, cantandola come triplice sole, Dio eterno, increato, in tre persone consustanziali, che condividono lo stesso trono nei cieli.

Theotokìon. Ogni madre non può serbare la verginità partorendo, ma tu, generando Cristo, ti rivelasti insieme Madre e Vergine intatta, allattando la nostra vita, o pura.

Katavasia. Al Figlio che prima dei secoli immutabilmente dal Padre è stato generato e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, si è incarnato, a Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.

Kathisma. Tono pl. 4.

Ineffabilmente concepita.

Come primo chiamato fra tutti i discepoli, veggente del Verbo e suo servo, o apostolo Andrea, degnamente ti veneriamo, perché seguisti con affetto fervente l’Agnello che toglie i peccati del mondo, perciò ti rivelasti anche partecipe della passione di colui che patì volontariamente la morte nella sua carne; perciò ti gridiamo: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria.

Rovesciando la superbia degli idoli e desiderando la passione del Salvatore, ne divenisti l’apostolo, o beato Andrea, facendo sorgere per tutti gli uomini le meraviglie dei cieli e divenendo maestro per tutte le genti; perciò, venerando degnamente la tua memoria, con inni ti glorifichiamo e magnifichiamo con fede, apostolo del Signore; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Salve, trono fiammeggiante del nostro Dio, salve, seggio regale, o Vergine, salve, talamo ricoperto di porpora dorata, clamide scarlatta, tempio riccamente ornato, vaso splendente, candelabro luminoso, salve, Madre del nostro Dio, città dalle dodici mura, porta dorata, stanza illuminata, tavola dagli aurei riflessi, dimora ornata da Dio; salve, gloriosa sposa raggiante sole, salve unico splendore della mia anima.

Canone della Theotòkos.

Ode 4. Irmòs.

Prevedendo in Spirito l’incarnazione del Verbo, o profeta Avvacùm, l’annunziasti dicendo: Quando gli anni si avvicineranno sarai conosciuto e nel tempo fissato ti rivelerai; gloria alla tua potenza, Signore.

Vergine pura, dimora senza difetto, lavami dalla sozzura del peccato nei flutti purissimi del tuo amore e tendimi la tua mano protettrice, affinché ti gridi: Gloria a te, Vergine glorificata dal Signore.

Tu sei il tempio santificato del Dio che ineffabilmente accogliesti, Vergine Madre; pregalo dunque di lavarci dalle sozzure del peccato, perché diventiamo dimora dello Spirito.

Madre di Dio, che sola partoristi la fonte della misericordia, abbi pietà di me, sana la mia anima da ogni male, sciogli la durezza del mio cuore, concedendomi per le tue preghiere, prima della fine, i flutti delle lacrime e la divina compunzione.

Il profeta, per divina ispirazione, ti descrisse in anticipo, Vergine pura, come monte adombrato, che rinfresca per la grazia della tua mediazione quanti sono bruciati dalla fiamma delle passioni.

Primo canone dell’apostolo.

Con occhi preveggenti.

La divina potenza dello Spirito creatore e luminoso, distruttrice di ogni male, fece in te divinamente la sua dimora in forma di lingua di fuoco rendendoti, o Andrea, l’araldo dei segreti ineffabili.

Non prese le armi della carne come difesa e per distruggere le terribili fortezze del nemico il venerabile Andrea, ma, fortificato da Cristo, a lui condusse le docili nazioni che aveva catturato.

Con le tue preghiere, beato Andrea, non smettere di colmare di spirituale gioia, dono inesauribile di Cristo, tuo maestro, quanti con affetto celebrano con inni la tua memoria.

Theotokìon. Celebriamo il grande e tremendo tuo mistero, o Vergine, poiché all’insaputa degli angeli, il Dio vivente discese su te come rugiada sul vello per la nostra salvezza e restaurazione.

Secondo canone. Prevedendo in Spirito.

Lasciando le reti e prendendo la tua croce, seguivi il Cristo che ti aveva chiamato e, dispiegando la rete dello Spirito, pescavi uomini al posto di pesci: gloria allo Spirito che ti fu dato.

Ricevuto sotto forma di lingua il fuoco dello Spirito, o apostolo, sei divenuto un uomo ispirato da Dio, famigliare degli splendori celesti, istruendoti dei beni del cielo, per poi rivelarceli.

Irrigasti il deserto assetato con le tue divine parole, o sapiente Andrea e lo rivelasti fertilissimo di figli della Chiesa, fruttificando il seme della predicazione. Gloria allo Spirito che ti fu dato.

Contemplando, o Gesù, la tua bellezza ineffabile, Andrea chiamò ad alta voce suo fratello: Simone, abbiamo trovato il Messia, colui che hanno annunciato la Legge e i profeti; andiamo con lui, perché egli è veramente la vita.

Cantiamo, o fedeli, nell’unica divinità la Trinità del Padre, del Figlio e dello Spirito consustanziali e della stessa natura senza divisione, né partizione, né separazione: un unico Dio in tre ipòstasi.

Theotokìon. Concependo nel tuo grembo uno della Trinità, lo partoristi ineffabilmente come figlio senza corruzione e la Trinità non subì aggiunta alcuna, o Madre di Dio; la tua verginità rimase senza difetto, come prima del parto.

Katavasìa. Virgulto dalla radice di Iesse e fiore che da essa procede, o Cristo, dalla Vergine sei germogliato, dal boscoso monte adombrato, o degno di lode: sei venuto incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu, immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.

Canone della Theotòkos.

Ode 5. Irmòs.

Figlio di Dio, concedici la tua pace, non conosciamo altro Dio che te, il tuo nome proclamiamo; tu sei il Dio dei morti e dei viventi.

Vergine pura, apri gli occhi del mio cuore, perché veda chiaramente lo splendore divino e la tua gloria inesprimibile e ottenga anche la misericordia e la gloria eterna.

In due nature e volontà concepisti uno della santa Trinità, unica ipostasi, o Vergine pura: intercedi presso di lui perché siamo tutti salvati.

Madre purissima del divino Salvatore, pregalo di custodire da ogni male, afflizione e malattia me, tuo inutile servo.

Supplica colui che ineffabilmente generasti di salvare i fedeli che ti cantano: Salve, Vergine pura, protettrice del mondo, Madre fra tutte benedetta.

Primo canone dell’apostolo.

Tu che hai illuminato.

Raggiungesti colui che amavi, apostolo Andrea, abitando nelle dimore eterne con lui, quando giustamente mietesti i covoni delle tue fatiche; perciò ti cantiamo e glorifichiamo.

Preferisti il Signore e a lui hai aderito, seguendo i suoi passi che conducono alla vita e senza inganno, o venerabile Andrea, imitando fino alla morte la sua divina passione.

Avendoti teso come dardo potente, il Signore ti inviò in tutto il mondo, o beato: così colpisti i demòni e sanasti gli uomini feriti dall’empietà.

Theotokìon. Vedendoti, gli angeli in cielo e i mortali sulla terra si rallegrano insieme, poiché cielo e terra sono uniti, Vergine Madre, nel tuo parto che degnamente glorifichiamo.

Secondo canone. Illumina noi.

Preferendo, o discepolo, la croce di Cristo, con la tua croce trovasti il regno eterno, che lasci in eredità a noi, che celebriamo come Dio colui che attira a sé con la sua croce tutti i fedeli.

Cercavi Cristo, vera vita e lo trovasti per primo; trovatolo, misticamente l’afferrasti, accogliendolo dal suo donatore, divenendo tesoro di vita immortale.

Risuonarono nel mondo le tue parole come tuono divino: da un confine all’altro corsero e nell’universo apparvero le tue luci, come cantò Davide.

Ricordati di noi, che celebriamo la tua memoria, o discepolo di Cristo e veneriamo le tue sacre reliquie; prega senza sosta per il gregge di cui tu sei salvifico custode dal principio.

Concordi, fedeli, glorifichiamo la Trinità indivisa, Padre, Figlio e Spirito Santo, le tre ipòstasi di cui cantiamo la maestà e di cui senza sosta la divinità celebriamo.

Theotokìon. Candelabro splendido, portatore del sole, partoristi inesplicabilmente la luce e divenisti per il bagliore immateriale la coppa nuova, da cui sgorga per tutta la terra la chiara conoscenza di Dio.

Katavasìa. Dio della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai inviato l’angelo del tuo gran consiglio per donarci pace; guidati dunque alla luce della conoscenza di Dio, vegliando sin dai primi albori, noi ti glorifichiamo, amico degli uomini.

Canone della Theotòkos.

Ode 6. Irmòs.

Imitando Giona, o Sovrano, a te grido: strappa alla fossa la mia vita; Salvatore del mondo, salvami quando ti canto: Gloria a te.

Insozzato come sono dai miei numerosi peccati, imploro la tua bontà, o dimora senza macchia: lavami da ogni sozzura per la tua santa mediazione.

Sull’oceano di questa vita agitato dai marosi delle tentazioni, sii il mio timone e salvami guidandomi al porto della pace.

Le ondate dei pensieri, l’assalto delle mie passioni e l’oceano dei miei peccati tormentano la mia povera anima naufraga: santissima Sovrana, soccorrimi.

Cristo fece per te prodigi: supplicalo senza sosta di moltiplicare per me i prodigi del suo amore, Vergine piena di grazia divina.

Primo canone dell’apostolo.

Ci ha avvolti l’abisso.

Per attraversare l’oceano di questa vita con la barca del tuo corpo, trovasti come timoniere il Cristo che dirige l’universo e verso di lui, beato Andrea, gioioso ti slanciasti.

Dalla tua parola sono scacciati gli spiriti cattivi e le malattie allontanate e lo sciame delle passioni è fugato dalle anime dei pazienti per la grazia che Dio ti donò, beato Andrea.

Come onda quieta, sospinta dalla lieve brezza dello Spirito, divinamente prosciugasti, o beato, i flutti amari del politeismo e hai fatto fluire per tutti i fiumi della conoscenza di Dio.

Theotokìon. In te esultano, Vergine pura, i progenitori del genere umano: per te fu riaperto l’Eden perduto per colpa loro, poiché tu sei vergine prima di partorire e dopo il parto.

Secondo canone. Giona profeta.

Colui che veniva da Betsaida ci convoca alla sua celebrazione festiva, poiché ha preparato per noi la delizia delle sue imprese.

Pescatore di mestiere e discepolo per la fede, sondando come il mare il cuore dei credenti, egli getta l’amo del Verbo e ci prende nelle sue reti.

Portando la fiamma dell’amore per Cristo nel tuo cuore, beato discepolo, hai fatto osservare ai pagani: con la venuta di Cristo i vostri bracieri si spensero.

Il vostro spirito ricevette il sale di Cristo, o apostoli, i vostri insegnamenti ci insaporirono le pietanze celesti della festa eterna.

Adoriamo, o fedeli, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, Trinità indivisibile, dicendo: Gloria a Dio nella Trinità.

Theotokìon. Per beneplacito del Padre e opera dello Spirito il Figlio di Dio si incarnò nel tuo seno, pura Genitrice divina, salvando la sua immagine decaduta.

Katavasìa. Il mostro marino, dalle sue viscere, ha espulso come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, da lei è uscito, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.

Kontàkion. Tono 2. Tomba e morte.

Celebriamo il portavoce di Dio, che trae il nome dalla fortezza, il primo chiamato fra i discepoli del Salvatore, il fratello di Pietro: poiché, come fece un tempo con lui, così anche ora ha gridato a noi: Venite, abbiamo trovato il desiderato.

Ikos.

Prima Davide nega a un peccatore come me, la possibilità di narrare in modo giusto i decreti di Dio; poi, per indurre alla fede insegna e fra moltissime lacrime dichiara: Oggi, se udrete la sua voce, non indurite i vostri cuori, come un tempo si rivoltò Israele. Aggiunge quindi al salmo seguente: Terra tutta, cantate al Signore, venite, abbiamo trovato il desiderato.

Sinassario.

Il 30 di questo mese memoria del santo glorioso apostolo Andrea, primo chiamato, degno d’ogni lode.

Stichi. Rovesciato soffre, o Sovrano, la sua crocifissione Andrea, tuo antipode, certo, ma senza ombra. Con la testa in basso, l’apostolo giunge senza peso, il trenta, presso il segno di contraddizione.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Frumenzio, vescovo dell’India.

Stichi. Custodito dalla grazia della venerabile Trinità, Frumenzio manda in congedo l’errore.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Canone della Theotòkos. Ode 7. Irmòs.

Nella fornace i fanciulli non furono toccati, né intimoriti dal fuoco; e tutti e tre a una sola voce ti benedicevano, Salvatore, dicendo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Vergine pura, santifica l’anima insozzata del tuo servo; dissolvi l’indurimento del mio cuore, la funesta prigionia del mio spirito e gli assalti dei demoni.

Vivifica il mio spirito agonizzante per le passioni carnali e concedimi di fare ciò che piace a Dio, perché possa magnificare e glorificare senza sosta la tua bontà, o purissima.

Mortifica le passioni della mia carne e, allontanando le sozzure dalla mia povera anima, pura Vergine, liberami e salvami dal dominio dei nemici invisibili.

Senza sosta, giorno e notte, noi tuoi servi, ti veneriamo implorando con cuore contrito la remissione dei peccati, Vergine pura per le tue preghiere.

Primo canone dell’apostolo. Noi fedeli.

La tua infallibile promessa, o Cristo, manifestamente è compiuta, poiché il tuo discepolo divino, rimproverando la tempesta, la mutò in bonaccia quieta cantandoti, Signore: Dio dei nostri padri, a te si deve lode e gloria.

Ricevuto l’ordine di salire alla celeste Sion, elevasti con gioia la coppa della salvezza lasciandoti portare dalla morte alla vita divina, o apostolo, là dov’è Cristo, Dio dell’universo grandemente glorificato.

Benché figlio della terra e mortale, o apostolo, realizzasti prodigi sovrannaturali; rapito d’amore per Cristo che ti amò, lo seguisti cantando: Dio dei nostri padri, a te si deve lode e gloria.

Theotokìon. Salve, Vergine santa: dal tuo grembo fu partorito sotto l’adamitico vello il Pastore che indossò tutta la mia umanità, l’Amore senza limiti, l’Altissimo Dio dei nostri padri a cui si deve lode e grande gloria.

Secondo canone. I tuoi servi nella fornace.

Aspirando il fuoco del santissimo Spirito in lingue nuove, che non avevi mai parlato, ricevesti l’ordine di dire ai confini del mondo le meraviglie di Dio, o apostolo di Cristo.

La predicazione che avete fatto risuonare in terra, o iniziati di Cristo, sbalordisce ogni pensiero e contempla le cose superiori: essendo infatti solo dodici, illuminaste miriadi di terrestri.

La tua grazia fece meraviglie, o Cristo, nei tuoi divini discepoli: malgrado la loro debolezza e semplicità, percorsero tutta la terra da un confine all’altro, di luogo in luogo.

Chi dunque t’insegnò a parlare così, chi dunque illuminò il tuo spirito per vedere così chiaramente lo splendore della gloria inaccessibile, chi fece splendere nei nostri cuori la luce della verità?

Cantiamo un inno trinitario glorificando il Padre eterno, il Figlio e lo Spirito santo nella sostanziale unicità, unica natura degna di questo triplice canto: Santo, santo, santo sei tu per tutti i secoli Amìn.

Theotokìon. Ti glorifichiamo, o Cristo, come uno della Trinità, dalla Vergine incarnato senza mutamento e senza lasciare la natura del tuo Padre, unendoti, o Gesù, al nostro destino umano.

Katavasìa. I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un empio comando, non si lasciarono atterrire dalla minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme cantavano: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Canone della Theotòkos.

Ode 8. Irmòs.

Il Signore e Creatore che gli angeli in cielo servono con timore e tremore, sacerdoti, cantate, fanciulli, glorificate, popolo benedite ed esaltate nei secoli.

Supplica, o purissima, l’Incorporeo in te divinamente incarnato, di mortificare le mie passioni e vivificare la mia anima, un tempo uccisa dal funesto peccato.

Dell’Adamo terrestre sanasti la miseria partorendo, o purissima, il divino Salvatore; supplicalo di sanare anche le incurabili malattie da cui è colpita la mia anima.

Risollevami dal fondo dell’abisso delle disgrazie, combatti i nemici che mi aggrediscono, Vergine pura, non disprezzare la mia anima ferita dallo sviamento delle passioni, ma fammi grazia e salvami.

Sana le passioni del mio cuore, Vergine pura che partoristi il medico di tutti e con le tue preghiere a Cristo ottienimi di aver parte con i giusti.

Primo canone dell’apostolo.

Nella fornace.

Apostolo di Cristo Andrea, la tua luminosa e gioiosa memoria oggi irraggia il suo bagliore guaritore su noi fedeli che cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Pur appartenendo alla natura umana, ne superasti le leggi e ti trasferisti alla dimora degli angeli, o apostolo Andrea e acclami: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Lo Spirito di Dio, soffiando dall’alto, infiammò te, santo apostolo, rendendoti ardente predicatore, divino oratore, cantando a Cristo: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Balenando come un lampo, sorgesti come luce per le genti, per cacciare le tenebre dell’ignoranza e illuminare i fedeli che gridano: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Tutti inneggiamo a colei che, nella luce divina, senza semina, né aratura partorì Cristo, perla di gran valore, gridando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Secondo canone. Sul Sinai il roveto.

Con il tuo mestiere di pescatore, o Andrea, catturavi i pesci nel mare, ma con la fede pescavi uomini per Cristo, strappandoli all’errore del nemico, che come marea inghiottiva un tempo le nazioni nella tempesta dell’ignoranza.

Spiegando la vela dello Spirito con la fede in Cristo, attraversasti, o apostolo, il mare della vita senza annegare nelle onde; perciò raggiungesti con gioia il porto della vita per tutti i secoli.

Sole mistico, tramontato sulla croce, grande luminare della Chiesa, Andrea, cercando volontariamente di dissolversi con lui come fiamma del sole, per raggiungere il Cristo al suo tramonto, fu sospeso al legno di una croce.

O discepolo di Cristo, suo amico e compagno dei suoi apostoli, quando il giudice siederà in trono con voi, i dodici, per il giudizio, secondo la promessa, siate allora per noi muro di filantropia.

Glorifichiamo la Trinità, unica, triplice e coregnante luce, senza dividere, ma unendo realmente nell’unica essenza le tre ipòstasi indissolubilmente unite e non mescolate.

Theotokìon. Concepito uno della Trinità, l’hai partorito quando da s’incarnò, rinnovando per il tuo parto le leggi della natura, casta Vergine. Non smettere, Madre di Dio d’implorarlo per noi come Dio.

Katavasìa. La fornace che effondeva rugiada è stata immagine di una meraviglia che oltrepassa la natura: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; noi dunque inneggiando cantiamo: Tutta la creazione benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Canone della Theotòkos. Ode 9. Irmòs.

La nube luminosa in cui il Sovrano, Dio infinito di tutti, per farsi uomo come noi, scese dal cielo come pioggia sul vello incarnandosi per noi, la santa Madre di Dio, fedeli, magnifichiamo.

Trascorro la mia vita nell’indifferenza, come amico del peccato, perciò temo il tribunale incorruttibile, ma per le tue preghiere, santa sposa di Dio, risparmiami la condanna, perché ti celebri come protettrice dei cristiani e ti dica beata in ogni tempo.

Temo il tribunale e lo sguardo di tuo Figlio a cui non si può nascondere nulla, poiché ho commesso sulla terra azioni vergognose; perciò imploro il tuo soccorso: Vergine compassionevole, strappami alla miseria, quel giorno e salvami.

Quale terrore, quale terribile condanna e vergogna subirò nel giorno del giudizio? Chi potrà sopportarla? Sovrana pura, Vergine casta, abbi pietà della mia povera anima e procurami, prima della fine, la remissione.

Tu che hai fatto sorgere l’autore della luce, illumina, Vergine pura, la mia povera anima oscurata dagli attacchi del maligno e da ogni sorta di mali; suscito lo sdegno di Dio, ma tu guidami alle opere buone, o causa di ogni bene.

Primo canone dell’apostolo. Il roveto ardente.

Come ottimo discepolo di colui che volontariamente aderì alla croce, seguendo il tuo Sovrano fino alla morte, gioioso ascendesti in cima alla croce, preparandoti il cammino ai cieli, o apostolo beato.

Si aprirono per te le porte dell’Eden, fu accostata la scala celeste, le dimore dei cieli ti accolsero e tu, o apostolo, fosti collocato gioioso presso Cristo datore di vita, come ottimo intercessore per il mondo.

Sei stato glorificato, o sapientissimo beato Andrea, con la stessa passione del Maestro, ottenendo con la croce la divina fine e divenisti dio per partecipazione: perciò ti imploriamo di pregare sempre per noi.

Salve, nobilissimo, che hai ora la tua cittadinanza nei cieli, contemplando la gioia dei santi celebrati, superiore alla loro capacità e splendendo per il fulgore dei doni divini.

Theotokìon. Germogliasti, o Vergine, dalla radice profetica di Davide, progenitore di Dio, ma in verità glorificasti tu Davide, partorendo il Signore della gloria profetizzato, che degnamente magnifichiamo.

Secondo canone. La nube luminosa.

Tu che hai teso le reti della visione mistica di Dio per prendervi come pesci lo splendore dei pensieri celesti, supplica, apostolo beato, la Trinità santa di effondere su noi la fonte del perdono.

Ti ringraziamo, noi, genti da te illuminate e condotte dalla terra ai cieli; liberati dai culti del nemico, diventammo compagni dei santi angeli e comunichiamo alla gloria del Signore.

O apostoli iniziati agli ineffabili segreti, veggenti del Verbo e suoi servi, vedendo ciò che non può essere svelato, pregate perché diventiamo eredi del regno di Cristo e alla sua divinità partecipiamo.

Avendo ricevuto da Cristo il potere di legare e sciogliere, liberateci dai lacci dei nostri numerosi peccati quando verrà Cristo e voi, i dodici, sarete seduti su altrettanti troni per giudicare tutte le tribù di Israele.

In ipòstasi glorifichiamo l’inseparabile Monade, che nell’unica divinità è senza sosta cantata in terra come in cielo, adorando piamente la Trinità indivisibile, Padre, Figlio e santo Spirito.

Theotokìon. Rifugiandoci nella tua misericordia e adorando piamente tuo Figlio come Re e Dio, noi fedeli, Vergine Madre di Dio, ti preghiamo: pregalo di salvarci da ogni pericolo e tentazione.

Katavasìa. Vedo un mistero strano e portentoso: cielo, la grotta, trono di cherubini, la Vergine e la greppia, spazio in cui è stato posto a giacere l’Incontenibile Cristo Dio, che noi celebriamo e magnifichiamo.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Il Verbo preeterno, trovando te, beatissimo, ti rese primo chiamato fra tutti gli apostoli, o Andrea celebratissimo e seguendo le orme di lui, divenisti guida degli erranti, che tu guidi nel divino viaggio per il cielo.

Un altro. Udite, donne.

Il fratello di Pietro, il primo tra i discepoli, il veggente e servo del Verbo, l’apostolo Andrea, glorifichiamo, acclamando; illuminando le genti finì in croce come vero discepolo di Gesù, suo Signore.

Theotokìon.

Con l’illustre apostolo, supplica per tutti quelli che piamente ti onorano, o purissima Vergine, il Dio che generasti, perché raggiungano la divina illuminazione di tuo Figlio e la condizione degli eletti e dei santi: poiché tu puoi ciò che vuoi.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Esulta ora, Betsaida, perché in te sono fioriti, da mistica fonte, gigli profumatissimi: Pietro e Andrea, che hanno effuso per tutto il mondo, la fragranza dell’annuncio della fede, con la grazia di Cristo, di cui imitarono anche la passione.

Rallegrati e tripudia, Andrea, perché davvero ottenesti nel fulgore del Verbo Cristo, sole della gloria, datore di vita e possedendolo lo predicasti nella fede: senza sosta imploralo per noi, che con fede ti festeggiamo.

Introdotto ai misteri della divina economia di Cristo, scelto per primo per divenire discepolo del Verbo, il divino veggente Andrea gridava, come sta scritto, vedendo il fratello Pietro: Abbiamo trovato il Messia, che la Scrittura e i profeti hanno annunciato.

La città di Patrasso ti ha come pastore e divino protettore, liberatore da ogni sorta di pericoli e suo custode, Andrea sapiente e ti onora grata. Tu dunque senza sosta preghi per lei, perché sia serbata illesa.

Gloria. Tono pl. 4.

Celebriamo Andrea, araldo della fede e ministro del Verbo: egli infatti pesca dall’abisso gli uomini tenendo fra le mani la croce al posto della canna; e calando come lenza la potenza, trae le anime dall’inganno del nemico e le offre a Dio come dono accetto. Celebriamolo sempre, o fedeli, con il coro dei discepoli di Cristo, affinché presso di lui interceda perché ci sia propizio nel giorno del giudizio.

E ora. Proeòrtion. Stesso tono.

Ricevi, o Betlemme, la città Madre di Dio: viene per generare in te la luce senza tramonto. Angeli, stupite nel cielo; uomini, glorificate sulla terra; magi dalla Persia, portate il dono gloriosissimo; pastori in veglia, intonate l’inno trisagio. Ogni spirito lodi l’Artefice dell’universo.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia

I typikà e le odi 3 e 6 dei canoni dell’apostolo.

Kinonikòn. Per tutta la terra è uscita la loro voce e fino ai confini dell’ecumène le loro parole. Alliluia.

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Mattutino del 29 Novembre- Memoria del santo martire Paràmono

29 Novembre

Memoria del santo martire Paràmono.

Al Mattutino

Apolytíkion. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza infatti ha sconfitto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demoni. Per le sue preghiere, Cristo Dio, salva le nostre anime.

La solita sticologia, poi diciamo i canoni dell’Oktòichos e questo del santo. Acrostico: Concedi, o martire, la grazia di inneggiarti. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le mani, mise in rotta nel deserto le schiere di Amalek.

Con le luci raggianti dello Spirito, illumina, o martire Paràmono, il cuore di chi celebra la tua memoria luminosa e fortificami per permanere nelle divine leggi.

Ti arricchisti luminosamente, o beato, con la buona lode dei martiri, ricevendo i gioielli del martirio e ti impreziosisti con ferite belle, o Paràmono, perciò con fede ti diciamo beato.

Colmo dalle acque vivificanti dello Spirito, rinfrescasti i riarsi dalla calura cattiva dell’ateismo e li guidasti all’acqua del riposo, o, glorioso.

Theotokìon. Partoristi nel tempo colui che è senza tempo e divenne uomo, o pura; supplicalo senza sosta, come Figlio tuo e Dio, di sanare le passioni croniche della mia anima, o purissima.

Ode 3. Irmòs.

In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Mortificandoti per Cristo, abbattesti l’esaltazione del nemico e tagliasti le sue falangi con la spada della pazienza.

Disperdesti il cattivo piano contro la nostra fede e lottasti strenuamente, o atleta martire Paràmono.

Ti fortificasti con la divina grazia come forte soldato e considerasti un sogno i tremendi supplizi, o atleta Paràmono.

Theotokìon. Fortifica il mio pensiero che si ribella per tante passioni, Madre di Dio purissima, affinché debitamente ti magnifichi.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kathisma. Tono 4. Presto intervieni.

Il martire Paràmono, lottando con vigore, spense il fuoco del politeismo con i fiumi del sangue, perciò conseguendo la grazia divina delle guarigioni, allontana demòni e ferma malattie. Per le sue preghiere, o, Cristo, salva le nostre anime.

Theotokìon.

Tutti lodiamo oggi la grazia della Madre del nostro Dio, poiché attraverso lei rifulse la gioia nel mondo e tutta la natura umana, conoscendo lo scioglimento dalla maledizione, acclama con gioia: Per le sue preghiere, Signore, liberaci dalle afflizioni.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo tuo Figlio e Dio sulla croce, o, Vergine inneggiatissima e senza nozze, lodavi lacrimando e acclamando: Gloria al tuo tremendo volere, o Verbo, poiché volontariamente fosti ucciso tu, vita di tutti, per salvare il mondo dalla corruzione, o più che buono.

Ode 4. Irmòs.

Vedendo te, Sole di giustizia, elevato sulla Croce, la Chiesa dal suo posto sinceramente acclamava: gloria alla tua potenza, Signore.

Con il cuore fortificato dal coraggio e infervorato dall’audacia, o glorioso, considerasti i molti supplizi come frecce di bimbi, o martire di Cristo.

Guardando gli atleti uccisi per ordine del tiranno, il martire Paràmono prese zelo divino simile a loro e solo, da sé, si avviò alla passione.

Disteso e trafitto senza pietà con lance, vincevi l’astuzia del nemico e Cristo, il ricompensatore, ti incoronò, o beato Paràmono.

Ammirando la pazienza dei martiri e lodando la loro fine, o, glorioso, condividesti lo zelo della loro fede e la loro illustrissima passione.

Theotokìon. Con il tuo parto vivificante, Vergine Maria, ringiovanisti tutti gli uomini morti per la trasgressione del precetto; perciò ti magnifichiamo e con divina devozione ti diciamo beata.

Ode 5. Irmòs.

Signore, sei venuto come luce in questo mondo, luce santa che trae dalla cupa ignoranza quanti con fede t’inneggiano.

Come dono prezioso presentasti te stesso al tuo Creatore, patendo e vincendo l’eresia, o vanto dei martiri.

Spezzasti le statue e gli idoli dei demòni, o sapiente, avendo lo spirito fortificato sulla pietra della divina fede, o, Paràmono.

L’orda dei demòni coraggiosamente colpisti con la ferita del tuo corpo, o atleta dall’animo valoroso, perciò ti diciamo beato.

Theotokìon. Uguale in onore al Padre e allo Spirito, il Signore si incarnò dal tuo sangue puro, divenendo mortale.

Ode 6. Irmòs.

A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Non ti piegasti durante le lotte, piuttosto ti alzasti con vigore per la divina lotta; perciò ottenesti la corona di gloria.

Ti aggregasti alla schiera dei martiri, morti con tutto il cuore prima della tua passione, o indimenticabile e con loro divenisti degno del palazzo celeste.

Le lance ti resero seguace di Cristo ed essendo ferito, o, martire, volasti a lui incoronato, uccidendo gli insensati con le spade della pazienza.

Theotokìon. O Purissima, libera dagli scandali della vita me, avvolto da pensieri empi nella notte della cecità, sempre oscurato dalla malizia del nemico.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Sinassario.

Il 29 di questo mese memoria del santo martire Paràmono e dei santi trecentosettanta martiri che con lui confessarono.

Stichi. Paràmono patisce per te, Cristo mio, conoscendo infatti che sei l’unico Dio muore per te solo. Trecentosettanta uomini danno la testa alla spada. Paràmono il ventinove muore.

Lo stesso giorno memoria di san Filomeno martire.

Stichi. Vennero inchiodati i piedi di Filomeno, che amava Cristo ed era amato da Dio.

Lo stesso giorno memoria di san Nicola, arcivescovo di Tessalonica e del santo ieromartire Giovanni di Persia e di sei santi martiri, che la roccia aprendosi accolse quando erano perseguitati.

Stichi. Cristo aprì un a pietra per la sepoltura di sei uomini, lui che morto ebbe una pietra come sepolcro.

Lo stesso giorno memoria di sant’Urbano, vescovo di Macedonia, morto in pace.

Stichi. Colui che rende lo spirito nelle mani degli angeli è Urbano, la cui vita era simile agli angeli.

Lo stesso giorno memoria di san Dionigi, vescovo di Corinto, ucciso dalla spada.

Stichi. Dionigi oltre all’episcopato per investitura divina, riceve il rango di martire dalla spada.

Lo stesso giorno memoria di san Pancosmio, morto in pace.

Stichi. Tutto il mondo non valeva quanto Pancosmio; preferiva l’Eden e solo quello ottenne.

Lo stesso giorno memoria di san Pityrun, morto in pace.

Stichi. Pityrun, Signore, eseguì la tua volontà e ora presso di te in cielo è salito per ordine tuo.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Vallerino, morto di spada.

Stichi. Per la preziosissima corona anche la spada sopporto, gridò il martire Vallerino.

Lo stesso giorno morì san Fedro, gettato nella resina bollente.

Stichi. Fra tante forme di tormenti solo Fedro lottò strenuamente nella resina bollente.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace persiana i figli di Abramo, accesi dalla loro pietà più che dall’ardore delle fiamme, acclamarono: Sei benedetto, Signore, nel tempio della tua gloria.

Arricchito manifestamente da Dio con la grazia delle guarigioni e dei prodigi, o Paràmono, martire sapiente, guarisci quanti acclamano: Benedetto sei tu nel tempio della tua gloria, Signore.

Non ti spaventasti vedendo distesi davanti a te gli attrezzi di tortura, o illustre, che avevi tutto l’interesse rivolto ai cieli e acclamavi: Benedetto sei tu nel tempio della tua gloria, Signore.

Con il fuoco del sangue bruciasti tutta la materia empia dell’ateismo, o atleta glorioso e con la rugiada dei tuoi miracoli rinfreschi quanti sono nell’arsura delle afflizioni, o Paràmono.

Theotokìon. Salve, tu che partoristi gioia agli uomini, salve, cielo e trono cherubico e palazzo magnificentissimo del Re dei secoli, Sovrana purissima.

Ode 8. Irmòs.

Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Siamo stati arricchiti ottenendo te come custode vigile dei fedeli, martire vittoriosissimo, poiché tu addormenti sempre le illusioni dei demòni e i flussi cattivi del corpo e i tormenti dei pensieri di quanti acclamano: Opere tutte inneggiate al Signore.

Con i rivi del tuo santo sangue ti tingesti una porpora che non invecchia ed essendo illuminato, o beato, dimori nei cieli acclamando: Opere tutte, benedite il Signore.

Come agnello puro, vittima senza macchia e olocausto santificato sulla brace delle lotte, ti offristi a Cristo, tuo arbitro, cantando, o sapiente martire: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Le ombre della legge e le sante predicazioni dei profeti predissero che saresti divenuta genitrice di Dio, o purissima, carissima al Dio al quale tutti cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ode 9. Irmòs.

Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Ecco, è rifulsa la splendida memoria del luminoso atleta, irraggiando attraverso il divino Spirito i cuori di tutti i fedeli, che con gioia danzano e con fede lo diciamo beato.

Come compagno dei trecentosettanta invitti martiri, con i quali giace il tuo corpo, o, martire di Cristo, prega con loro per la nostra salvezza.

Percorrendo lo stadio pieno di svariati supplizi, trionfaste splendidamente incoronati e ora dimorate nei cieli con Cristo, vincitore del mondo.

Giungesti dalla terra e ottenesti le ricompense delle tue lotte e ora fai sgorgare fiumi di guarigioni per noi, che ti onoriamo e piamente festeggiamo la tua memoria, o Paràmono.

Theotokìon. Illumina gli occhi della mia anima oscurati dalla cecità del peccato generatore di corruzione, Madre di Dio, Sovrana purissima, poiché tu sei soccorso e illuminazione dei fedeli, o pura.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Quindi il resto del Mattutino e la conclusione.

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Mattutino del 28 Novembre- Memoria del nostro santo padre Stefano il giovane e del martire Irenarco

28 NOVEMBRE

Memoria del nostro santo padre Stefano il giovane e del martire Irenarco.

Al Mattutino

Apolytìkion del santo.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Tu che in precedenza ti eri esercitato nell’ascesi sul monte, distruggendo con l’arma della croce gli schieramenti dei nemici spirituali, o beatissimo, di nuovo valorosamente ti sei accinto alla lotta, uccidendo il Coprònimo con la spada della fede: e per entrambe le lotte sei stato coronato da Dio, o santo Stefano, martire insigne.

Gloria. Del martire. Tono 4.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta, ha ricevuto da te, nostro Dio, la corona dell’incorruttela: avendo la tua forza, infatti, ha abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’Oktòichos e questi due dei santi. Il canone del santo padre ha questo acrostico: Cristo ti incorona con la corona dei martiri, o beato. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo che il faraone inseguitore veniva sommerso nel mare, esclamava: Cantiamo a Dio un inno di vittoria.

Camminando sulla via stretta dell’ascesi con la vastità del martirio, hai ristretto l’assalto dei nemici ed ereditato ampia vita, o beato.

Come un tempo Samuele, l’omonima di Anna portò di nuovo frutto da radice sterile e ti offrì come dono a Dio, segnando la grazia della tua vita, o sapiente.

Unendoti come sacratissimo alla divina schiera dei monaci, risplendevi di virtù come astro lucentissimo, illuminando misticamente i fedeli, o santo Stefano.

Costringendo il corpo nella reclusione della stretta abitazione, elevasti il tuo intelletto alle realtà celesti, o sapiente, modellandolo con belle ascensioni.

Theotokìon. Glorifichiamo con voci sacre, o popolo sacro, la Sovrana santa, porta inviolata, santuario puro della castità, bella fra le donne.

Il canone del martire. Acrostico: Dammi un dono pacifico, o martire. Teofane.

Ode 1. Tono pl. 2. Stesso irmòs.

Ricevendo corone sacre di vittoria come atleta, o Irenarco, ti sei trasferito dalla terra nella pace insuperabile e alla luce e alla vita vera, o beatissimo.

Spegnendo la fiamma dei persecutori con i torrenti del sangue, hai irrigato l’intelletto dei fedeli, facendo rifiorire piamente la brama ardente della vita eterna, o martire Irenarco.

Theotokìon. O tenda contenente Dio, che nel tuo grembo contenesti e partoristi il Verbo incircoscrivibile, liberami, o pura, dall’ondata dei mali che mi angustiano terribilmente.

Del santo padre. Ode 3. Irmòs.

Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Il tuo intelletto abbellito dall’inclinazione verso Dio, o padre, si è mostrato splendido e realmente pieno di ogni carisma e partecipe allo splendore divino.

Strettamente legato all’icona di Cristo e di sua Madre, o beato, col potere del Divino Spirito respingesti il decreto empio dell’imperatore iniquo.

Incatenando con ferro te, che avevi cuore di ferro, il folle ti mandò via sotto guardia, come guardia degli insegnamenti della fede, o beatissimo Stefano.

Con i tuoi passi chiaramente splendenti, o santo, camminasti luminosamente sulle vie del martirio e schiacciasti le teste dei nemici, o Stefano dall’animo nobile.

Theotokìon. Da te, unica pura, si è incarnato il Verbo più che divino, come lui sa e ha salvato noi, che adoriamo la sua divina condiscendenza per compassione.

Del martire. Stesso irmòs.

Fortificato dal potere divino e andando senza timore verso gli agoni, o beatissimo, soffristi maltrattamenti e torture dai nemici, o atleta, martire valorosissimo.

Cristo, il grande arbitro, ti ha donato la forza di annientare l’inganno e svergognare il nemico che si vanta sfacciatamente e sbuffa invano, o martire.

Il coro dei santi annientò il serpente principe del male col potere del divino Spirito, lottando fortemente con pene eroiche e sopportando flagelli e catene.

Theotokìon. Celebriamo la figura di Giacobbe di un tempo, la scala divina, estesa chiaramente dalla terra fino all’altezza celeste, la pura Maria, palazzo del Sovrano.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma del santo.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Ti sei mostrato modello dei monaci, splendente ornamento degli atleti, adornando gli uni e gli altri, o ammirabile Stefano, perciò hai anche ricevuto duplice corona, dell’ascesi e della lotta, o padre; implora Cristo con fervore per noi, tuoi cantori, o Stefano.

Gloria. Del martire, uguale.

O atleta dall’animo nobile, la terra e il mare si sono divisi i tuoi strenui agoni, con cui hai sciolto l’arroganza dell’inganno ed ereditato la gloria eterna sovramondana con tutti i martiri, o beato; prega dunque Cristo per quanti ti onorano, o beatissimo Irenarco.

E ora. Theotokìon.

Santissima Sovrana, rifugio di quanti sono nelle sventure, riconciliazione con Dio dei peccatori, salva da ogni pericolo e cattiveria degli uomini, da tremenda condanna e passioni indegne quanti con fede sicura sempre ti invocano, o lodatissima Vergine.

Oppure stavrotheotokìon.

Stando presso la croce del tuo Figlio e Dio, o Vergine, gridavi con dolore, gemendo e piangendo con ardore: Ahimè, dolcissimo, come sopporti calci da uomini fuorilegge, i ferimenti dei chiodi e la morte dei malfattori, prendendoti chiaramente cura di salvare il genere dei mortali?

Del santo padre. Ode 4. Irmòs.

Cristo, mia forza, Dio e Signore! Così la sacra Chiesa divinamente canta, levando il grido da animo puro, facendo festa nel Signore.

Illuminato dalla luce dello Spirito attraverso la divina preghiera, hai dato luce ai ciechi, o padre o ispirato da Dio, imitando il tuo Sovrano e Dio.

Apparisti da lontano a coloro che erano nel mare, o beato, guidando al porto sereno con la divina grazia quanti avevano chiamato con fede il tuo nome, o padre Stefano.

Consacrato come vittima sacra, ti offristi a colui che si offrì per te, Stefano e ora riposi nelle tende dei primogeniti esultando.

Per la tua nobile parola, colui che prima era emiplegico apparve tutto sano, stupito dalla grazia donata copiosamente dall’alto a te, martire, per la salvezza degli uomini.

Theotokìon. In te, purissima ho messo la speranza della mia salvezza, al tuo riparo mi sono rifugiato, o Vergine; sii mio aiuto, strappandomi dalle sventure.

Del martire. Stesso irmòs.

Sei corso lealmente, lottasti lealmente e sei stato incoronato lealmente, fortificato e custodito illeso dalla legge di Dio, o beatissimo.

Non sopportasti di nuotare nell’errore, o glorioso e come intelligente, aderisti esultante alla conoscenza di Dio, ricevendo luce intellettiva e mostrandoti illuminatore.

L’abisso del pozzo, accogliendoti, non ti ha nascosto affatto, o beatissimo martire, poiché ti ha riconosciuto come vero martire della divina passione di Cristo, o Irenarco.

Consacrati e sacrificati e dilaniati nello stesso tempo e bruciati con fuoco da ogni parte, non rinnegaste Cristo, o atleti ammirabili.

Theotokìon. Sei rimasta vergine dopo il parto come prima del parto, poiché hai partorito il Verbo Dio, che per la tua mediazione ci ha liberati, o purissima.

Del santo padre. Ode 5. Irmòs.

Col tuo divino fulgore, o buono, rischiara, ti prego, le anime di quanti con affetto per te vegliano, perché conoscano te, Verbo di Dio, che veramente sei Dio e che ci richiami dal buio delle colpe.

L’arbitro, l’unico nostro Dio, che ti ha rinforzato contro gli omicidi, ha incoronato realmente le tue fatiche ascetiche con l’onore del martirio, o santo Stefano.

Lottando gloriosamente, o martire, trovasti nelle carceri un’assemblea di compagni martiri a cui ti unisti e circondandoti come le stelle un sole senza tramonto, furono maggiormente illuminati.

Con parole divine proclamiamo beati i santi confessori e imitatori della divina passione, i trecentoquarantadue che hanno vinto gli atei.

Per l’icona di Cristo il popolo illustrissimo dei santi ha sopportato lo strappo dei cappelli per scherno, la recisione delle orecchie e delle mani e la bruciatura delle divine membra.

Theotokìon. O Santissima, sola ad aver realmente generato sulla terra il Santissimo, santifica quanti sempre ti dichiarano Theotòkos e salvali con la tua mediazione.

Del martire. Stesso irmòs.

Il martire dall’animo nobile ha colpito il nemico con la spada della pazienza e della fermezza e l’ha sottomesso sotto i suoi talloni, ridicolizzandolo e svergognandolo.

Profeticamente il tuo piede rimase nella rettitudine, o martire sapiente, con spirito immutabile, intralciando il grande macchinatore e adornando le vie del martirio.

Tu respingesti la cattiveria dei persecutori, mostrandoti martire senza malizia e puro e per la tua morte cruenta, o Irenarco, sei stato incoronato con le corone dell’incorruttela.

Theotokìon. Conoscendo misticamente da lontano l’abisso ineffabile del tuo divino parto, o divina Sposa Vergine, il coro divinamente splendente dei profeti ti prefigurò con simboli sacri.

Del santo padre. Ode 6. Irmòs.

Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Gli inventori della cattiveria non potevano sopportare la forza dei tuoi discorsi, o Stefano, perciò l’ingannatore ti consegnò molto crudelmente alle catene, alle pene e alla morte violenta.

Appeso dai piedi e bruciato senza pietà nel fuoco come il pane, o Paolo, ti offristi in olocausto e affidandoti come sacrificio a Dio, divenisti degno di coabitare con i martiri.

I trentotto santi monaci di Efeso lottarono lealmente e chiusi insieme, finirono la vita soffocati; con fede e affetto proclamiamoli beati.

Ti opponesti con fermezza ai giudici e col corpo schiacciato da colpi, desideravi morire per Cristo, l’unico immortale, o ammirabile e glorioso Pietro.

Theotokìon. Con cuore sicuro diciamo beata la Genitrice di Dio, unica lodatissima, bella fra le donne, baluardo inespugnabile dei cristiani, Sovrana pura.

Del martire. Stesso irmòs.

Camminavi sulle acque guidato dalla mano che dona vita, o Irenarco e salvato, facesti sommergere in esse il culto dei persecutori con preghiera assidua, o sacratissimo.

Scambiando le piccole realtà per quelle grandi, le sacre donne si consegnarono alle torture, uccidendo nello spirito il serpente che soppiantò Eva, il principe della malvagità.

All’Agnello immolato, come vittime immacolate e offerte perfette, i santi fanciulli si presentarono esultanti come sacrificio vero e profumo soave.

Theotokìon. Ecco, il Signore si è ora incarnato dal tuo sangue puro, o Vergine Madre e per inesprimibile misericordia si è unito ai mortali senza mutamento, operando la nostra salvezza.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontakion. Tono 4. Sei apparso oggi.

La Chiesa celebra oggi una lieta festa nella tua memoria e celebrandoti con fede, ti acclama: O divino Stefano, vanto dei santi monaci.

Ikos.

Davvero per tutta la terra è corso il suono delle belle opere da te mirabilmente compiute, o sapiente martire santo; ti imploro dunque, per la tua familiarità con Dio, o santo, chiedi che mi sia data una parola capace di celebrare le lotte da te sostenute da parte di nemici visibili e spirituali; tu che dapprima nell’ascesi hai abbattuto mortificandoli tutti i moti della carne, in seguito, con la lotta del martirio, hai messo in rotta il tiranno, o divino Stefano, vanto dei santi monaci.

Sinassario.

Il 28 di questo mese memoria del nostro santo padre confessore Stefano il nuovo.

Stichi. O nuovo Stefano, il tuo capo colpito da un legno ha trovato degnamente una corona che non invecchia. Il ventotto il vigore di Stefano il nuovo fu spezzato.

Lo stesso giorno, per la venerazione delle sante icone, sant’Andrea perì trascinato per terra.

Stichi. Dice Andrea: sono fatto di terra, dunque la terra mi uccida, poiché venero le immagini del suo Plasmatore.

Lo stesso giorno, san Pietro perì colpito per le sante icone.

Stichi. Colpendo Pietro per le icone, hanno trovato per grazia la sua carne come roccia.

Lo stesso giorno, sant’Anna perì colpita, perché denunziasse santo Stefano.

Stichi. Anna, colpita violentemente con fruste, si è mostrata incoronata degnamente da Cristo.

Lo stesso giorno, memoria dei santi martiri che confessarono con santo Stefano per le sante icone.

Stichi. Venerando la tua immagine nella carne, o Verbo, i santi morirono di morte violenta.

Lo stesso giorno, memoria del santo martire Irenarco e delle sette sante donne, sue compagne.

Stichi. La spada assassina colloca Irenarco dalla tua parte, o Salvatore, principio della pace. Nella città di Sebaste la spada fu morte per sette venerabilissime donne.

I santi martiri Timoteo e Teodoro, vescovi, Pietro, Giovanni, Sergio, Teodoro e Niceforo, presbiteri, Basilio e Tommaso, diaconi, Ieroteo, Daniele, Caritone, Socrate, Comasio, Eusebio, monaci ed Etimasio perirono a Tiberiopoli.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del santo padre. Ode 7. Irmòs.

Tutta rugiadosa rese l’angelo la fornace per i santi fanciulli, mentre, bruciando i caldei, il comando di Dio persuase il tiranno a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Per la volontà che tutto regge, ti fu indicata la fine, o beato, perciò proponendoti un’ascesi ancora più intensa, raggiungesti la gloria, venendo ucciso per Cristo, Dio di tutti.

Portando il nome del primo atleta, sei stato glorificato con lui, poiché lapidato e trascinato e colpito senza pietà, riempisti la terra di sangue e desti la tua anima a Dio esultando.

Trascinato senza pietà sulle vie della città, o martire Stefano, spianasti la via del martirio dei credenti e percorrendola con fermezza, raggiungesti chiaramente la città celeste.

Theotokìon. I sacratissimi profeti prefigurarono molto eloquentemente il mistero del tuo venerabile parto, o Pura e ora noi, intendendo chiaramente il compimento, piamente ti diciamo beata.

Del martire. Stesso irmòs.

Infiammando il tuo intelletto, o beatissimo, ti staccasti dall’affetto per la carne e bruciando nel fuoco, o sapiente, gridavi il canto dei fanciulli: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Beata l’assemblea dei divini fanciulli e beato il coro santo delle sette donne, che sopportarono insieme con fermezza le raschiature, il fuoco e furono ritenute degne dei beni celesti.

Con la tua semplice invocazione, Irenarco, sono allontanati gli spiriti della malvagità, che ti sanno atleta e martire invitto di Cristo, che canta con fervore: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Desta alla pratica delle azioni divine me, trattenuto dall’indolenza, o pura, rafforzami contro i nemici, che sempre mi guerreggiano terribilmente e mi attirano con pensieri avversi.

Del santo padre. Ode 8. Irmòs.

Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Come belve scelleratissime presero tutti insieme l’agnello di Cristo colpendolo, uccidendolo e seppellendolo con gli uomini iniqui, vivendo insieme nell’empietà per i secoli.

Il nemico ti spezzò crudelmente il capo, che Dio ha cinto negli eccelsi con corone di vittoria, o grande lottatore incoronato, vanto dei martiri e di tutti i santi padri.

Opponendosi con pazienza al persecutore, il giusto Andrea di senno divino è colpito con percosse e ucciso senza pietà, cantando a Cristo Sovrano nei secoli.

Divenuto già santissimo tempio, o grande lottatore Stefano, avevi nel tuo cuore come dimorante colui che riposa in tutti i santi per tutti i secoli.

Theotokìon. O Vergine piena di grazia divina, ti supplico, con l’aspersione del sangue divino disceso dal fianco del tuo Figlio e Dio, lavami dalla sozzura che proviene dalla malvagità del peccato.

Del martire. Stesso irmòs.

Col sangue ancora stillante e adorno della bellezza delle pene, ti sei presentato a colui che assegna la vittoria, ricevendo da lui i premi della vittoria, o Irenarco.

Elevato dall’amore dell’Onnipotente, hai abbassato il ciglio innalzato dei persecutori e umiliasti l’arroganza degli idoli, o martire atleta, beatissimo Irenarco.

Rendimi degno della compassione divina, o martire, liberando da sventure e pericoli me, che con fervida fede ti onoro, o Irenarco e mi rifugio al tuo riparo.

Theotokìon. Salve, monte santo e calcato da Dio; salve, rivelazione delle realtà indicibili, tremenda impresa, spettacolo delle realtà difficilmente comprensibili; salve, Vergine, richiamo dei caduti.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Del santo padre. Ode 9. Irmòs.

Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Esulti vedendo le schiere degli angeli, dei patriarchi, dei padri, dei profeti, degli apostoli e di tutti i giusti, o ispirato da Dio; danzando con loro, ricordati e sii difensore di quanti sulla terra ti dicono sinceramente beato.

Col splendore dei prodigi e delle sante ferite divenisti come luce, come aurora, come grande sole, come cielo ornato di stelle, rendendo realmente splendenti le menti di quanti ti lodano, o martire Stefano, grande lottatore.

Respingendo i principi della tenebra prima con le fatiche ferme dell’ascesi, infine, o padre, li portasti alla totale perdizione con le durissime lotte, o Stefano, ornamento dei martiri e vanto dei santi padri.

La tua memoria glorificata ovunque rischiara oggi tutta la terra con i raggi luminosi dei doni dello Spirito; illumina, santifica anche noi, che ora la celebriamo con esultanza, o beato in Dio.

Theotokìon. O piena di grazia divina, ricettacolo della luce, che sei realmente sostegno dei martiri e vanto di tutti i santi padri, salva i tuoi cantori da pericoli e sventure e dall’assalto dei nemici.

Del martire. Stesso irmòs.

Hai raggiunto proprio l’ultimo e il supremo dei desideri, o Irenarco sapiente in Dio e sei divenuto compagno di Dio, salmeggiando con gli incorporei: Santa, santa, santa sei tu, Trinità onnipotente.

Liberato dai lacci dei tuoi persecutori, ti sei riposato nella dimora celeste, o glorioso e ti sei unito alle schiere dei martiri con i tuoi compagni di lotta, perciò onoriamo la tua memoria, celebrandola con grande gioia.

Con il potere e il vigore dati da Cristo, attraversasti il mare violento dei tormenti e tutto splendente, tutto cosperso copiosamente dai flussi di luce dello Spirito, raggiungesti il porto superno.

Theotokìon. Non potendo conoscere il prodigio imperscrutabile del tuo parto, o Madre Vergine, lo glorifichiamo meglio in silenzio e glorifichiamo te, sola beatissima e bella fra le donne, o lodatissima.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilarion del santo. Ci ha visitati dall’alto.

Hai ricevuto da Cristo duplice corona, o Stefano: per esserti esercitato all’estremo nell’ascesi e per aver reso testimonianza come cultore della sua icona e di quella di tutti i santi: con loro, ricordati di noi.

Un altro, uguale.

Svergognasti come atei quanti non veneravano l’icona di Cristo, o Stefano e ti sei adornato con gli ornamenti dei segni del martirio, perciò con fede ti diciamo sempre beato.

Theotokìon.

Casta e pura Sovrana, unica ignara di nozze, Regina e Signora, implora tu il nostro Redentore da te partorito, perché salvi il mondo da tutti i mali e le tribolazioni.

Allo stico stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del santo. Tono 3.

Consacrato a Dio dal seno materno, come un secondo Samuele, o santo Stefano, sei divenuto corona dei fedeli, ciò che giustamente è significato dal tuo nome; sei divenuto bastone e sostegno della pietà, pura dimora del divino Spirito. Chiedi per noi che ti onoriamo la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

O Madre di Dio, avvocata di tutti i supplici, in te confidiamo, in te ci gloriamo, in te è tutta la nostra speranza. Intercedi per i tuoi inutili servi presso colui che da te è nato. Oppure stavrotheotokìon. Grande è la potenza.

Una spada ha trapassato il tuo cuore, o purissima, al vedere il tuo Figlio in croce e gridavi: Non rendermi priva di prole, o Figlio mio e Dio mio, che mi hai conservata vergine dopo il parto.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 27 Novembre- Memoria del santo megalomartire Giacomo il persiano

27 NOVEMBRE

Memoria del santo megalomartire Giacomo il persiano.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta, ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; avendo infatti la tua forza, ha sconfitto i tiranni e spezzato le audacie impotenti dei demòni. Per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo del santo. Acrostico: Canto inni al martire Giacomo il persiano. Di Teofane.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto al Cristo Dio che ha diviso il mare e ha guidato il popolo che aveva liberato dalla schiavitù dell’Egitto: perché egli si è grandemente glorificato.

Per le tue preghiere dammi splendente luce e grazia dai cieli, o glorioso martire Giacomo, che ora stai incoronato presso il trono di Cristo.

Sorgesti come luminosissima alba dall’oriente e illuminasti la Chiesa di Cristo con il fulgore dei tuoi supplizi, o beato Giacomo.

Dimostrandoti giovane oppositore, come vincitore, diventasti degno della ricompensa e delle cose perfette e della gloria eterna, martire Giacomo.

Theotokìon. Trombe profetiche ti predissero un tempo insegnando il mistero che ti riguarda, Madre di Dio Vergine e contemplarono da lontano i tuoi prodigi.

Ode 3. Irmòs.

Rafforzaci in te, Signore, tu che col legno hai ucciso il peccato e infondi il tuo timore nel cuore di chi a te inneggia.

Purificato con la falce delle torture, divenisti come una vite eletta di Cristo e portando molto frutto, sei stato portato nei tini del Salvatore.

Sapientemente disprezzasti le cose corruttibili che facilmente svaniscono e scorrono, o incoronato e scegliesti con intelligenza la saldezza più preziosa delle cose sempre immutabili.

Il taglio del tuo corpo per la crudeltà dei tiranni ti procurò corone, o luminoso Giacomo e la dolcezza della delizia del paradiso.

Theotokìon. L’umanità ottenne sapientemente misericordia con il tuo divino parto, o Vergine, unendosi secondo ipostasi con il Sovrano di tutti, o divina sposa.

Irmòs. Rafforzaci in te, Signore, tu che col legno hai ucciso il peccato e infondi il tuo timore nel cuore di chi a te inneggia.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Facendo sorgere per i terrestri come astro nuovo dalla Persia il divino Giacomo, indimenticabile martire, Cristo allontanò la tenebra dell’inganno e illuminò i fedeli con la grazia dello Spirito. Perciò celebrando la sua memoria, festeggiamo con fede e acclamiamo dicendo: o atleta dalle molte lotte, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Macchiando dall’infanzia la mia povera anima, io, impuro mi sono sporcato con parole e opere, o Vergine e non so che cosa fare o dove rifugiarmi e altra speranza all’infuori di te, Vergine, non conosco. Ahimè, misero! Perciò supplice ora accorro a te, Purissima e ti imploro confessando: Ho peccato! Prega tuo Figlio e Dio di donarmi la remissione delle colpe, poiché in te ho posto ogni speranza, o Sovrana.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo te l’agnello, pastore e redentore in croce l’agnella gemendo piangeva e amaramente gridava: Mentre il mondo esulta ricevendo la liberazione, le mie viscere invece ardono vedendo la tua crocifissione, che subisci per viscere di misericordia, Dio più che buono, Signore senza malizia; A lei con fede gridiamo: Abbi compassione, o Vergine di noi e dona la remissione delle cole a quanti con fede venerano la sua passione.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, l’annuncio della tua economia e ho dato gloria a te, solo amico degli uomini.

Fortificato dalla corazza data a te da Dio, o glorioso, bruciasti tutto l’errore degli adoratori del fuoco.

O martire Giacomo, che hai confidenza con Dio, chiedi purificazione per noi, che festeggiamo la tua venerata memoria.

I rivi del tuo sangue scorrendo dalle tue membra, o beatissimo, spensero tutta la fiamma dell’inganno.

Theotokìon. Volgi i miei pensieri, o Purissima, al riparo serenissimo dell’impassibilità e della purezza.

Ode 5. Irmòs.

Fonte della luce e Creatore dei secoli, Signore, guidaci alla luce dei tuoi precetti: all’infuori di te altro Dio non conosciamo.

Divenisti terra davvero buona e fertile, o sapiente, tagliato con l’aratro dei supplizi amari, portando al Creatore un raccolto abbondante di frutti.

Spegnesti, o eccelso, le frecce roventi del nemico con il sangue delle membra amputate del tuo corpo, o beatissimo, rivelandoti cinto di speranza e fede.

Come sacro olocausto offerto a Cristo, o sapientissimo, con le tue membra terribilmente amputate offrivi ogni giorno un’ode adatta e un inno d’offerta.

Concedi purificazione delle macchie della mia anima, glorioso martire di Cristo, come ricompensa dei tuoi dolori e dei rivi del tuo sangue, o inneggiatissimo.

Theotokìon. Accordando anche la voce alla verità nel tuo venerabile e tremendo parto, col cuore e la bocca ti proclamiamo pubblicamente pura Madre di Dio.

Ode 6. Irmòs.

Accerchiato dall’abisso dei miei peccati, invoco l’abisso insondabile della tua compassione: dalla fossa, mio Dio, fammi risalire

Accogliendo l’ammonimento dei tuoi familiari, affrontasti con gioia le lotte, o glorioso e ricevesti le corone della vittoria.

Sopportavi patendo come in corpo estraneo, o martire Giacomo e con le membra mutilate, rivolgevi l’inno al Sovrano.

Indossasti la tunica della salvezza e della letizia, tinta col tuo sangue, o sapientissimo, come martire vittorioso.

Terminato il cammino del martirio, ricevesti la sacra corona di vittoria e ora degnamente danzi con i cori dei martiri, glorioso Giacomo.

Theotokìon. Ignara d’uomo concepisti, o Vergine restando vergine e rivelasti i segni della reale divinità di tuo Figlio e Dio.

Irmòs. Accerchiato dall’abisso dei miei peccati, invoco l’abisso insondabile della tua compassione: dalla fossa, mio Dio, fammi risalire.

Kontakion. Tono 2. Cercando le cose superne.

Persuaso dalla tua buona consorte, o uomo dall’animo saldo e temendo il tremendo tribunale, disprezzasti, o Giacomo, il pensiero dei persiani e il timore che incutevano e divenisti martire mirabile, col corpo tagliato come tralcio.

Ikos.

Gemiamo tutti dal profondo dell’anima versando lacrime, all’amara vista del martire fatto a pezzi; radunatesi infatti come cani latranti, le folle feriscono le membra del martire mirabile e generoso fra i martiri. Chi è dunque? Se vi piace, aspettate un poco che io dica e dirò con sollecitudine tutto, come egli sia stato offerto in sacrificio al Signore, col corpo tagliato come un tralcio.

Sinassario.

Il 27 di questo mese memoria del santo megalomartire Giacomo il persiano.

Stichi. Sgozzato e con le membra amputate, il persiano diceva: Si salvino le membra della mia anima. Il ventisettesimo giorno il persiano fu sgozzato e fatto a pezzi.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre Pinufrio, morto in pace.

Stichi. Pinufrio rifulse nei cieli come un nuovo arcobaleno con i colori di molte virtù.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre Natanaele, morto in pace.

Stichi. Lasciando il mondo, anima, corri a Dio. Così gridava Natanaele mentre stava per soffocare.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli, disprezzando l’empio culto della statua d’oro elevata nella piana di Dura, in mezzo alle fiamme salmodiavano ricoperti di una fresca rugiada: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Col corpo mutilato, o martire, con il vigore del pensiero e la pazienza dell’anima perseveravi irremovibile, rafforzato dalla divina fede, o Giacomo, acclamando: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Volgendo i tuoi pensieri alla chiamata celeste, mentre ti accerchiavano i supplizi non sprofondasti, ma sopportavi facilmente le ferite degli iniqui e mentre venivi fatto a pezzi cantavi: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Beato sei tu e bene sarà ora per te, o beatissimo, poiché vincesti l’efferatezza indomabile del maligno e la follia del tiranno e gridasti con tutto il cuore: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Ti mostrasti lampada rifulgente come oro di luce senza tramonto, di fiamma e splendore divino, illuminando tutto il mondo con il raggio della venerata verginità e salvando quanti cantano: benedetta sei tu, che generasti Dio nella carne.

Ode 8. Irmòs.

Il Dio disceso nella fornace in aiuto dei fanciulli ebrei, mutando la fiamma in fresca rugiada, opere tutte, acclamatelo Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Rinvigorito dalla forza di Dio, disperdesti le falangi e le ostilità dei malvagi, o beato e ricevendo potere, prendesti la corona della vittoria acclamando: benedite Cristo per tutti i secoli.

Consideravi l’amputazione delle membra come aggiunta di beni, o martire, non guardando ai dolori del momento, ma pensando all’imminente e bella incoronazione dei martiri, preparata dal Giudice incorruttibile.

Ricevendo forte pazienza oltre la natura, fosti come sicura torre, o beato, affrontando l’ira e le frecce dei nemici, senza paura acclamando: benedite Cristo per tutti i secoli.

Scatenandosi con tanta furia su di te, il nemico principe della malizia e corruttore d’anime, spinse senza successo i tiranni ad abbattere il vigore della tua anima, o glorioso, poiché eri rivestito di tutta l’armatura di Cristo.

Theotokìon. Limpida fonte d’immortalità ti conosciamo, Madre di Dio, genitrice del Verbo del Padre immortale che salvò dalla morte quanti lo sovresaltano nei secoli.

Irmòs. Il Dio disceso nella fornace in aiuto dei fanciulli ebrei, mutando la fiamma in fresca rugiada, opere tutte, acclamatelo Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Con inni, fedeli, magnifichiamo unanimi il Verbo, Dio da Dio, che ineffabilmente incarnato per noi da Vergine santa, viene con inenarrabile sapienza a rinnovare Adamo, miseramente caduto nella corruzione per un cibo.

Danzando con i martiri come martire, o beatissimo e stando presso il trono di Cristo, con le tue preghiere libera da terribili pericoli quanti celebrano con letizia la tua memoria e la tua luminosa festa.

Realmente hai preso dimora nei cieli come martire, o Giacomo, dove sono i cori dei martiri, dove riposa la sacra folla di tutti i santi, dove sono gli spiriti dei giusti, dove è la Chiesa dei primogeniti.

Portando la lampada stai ora davanti al Redentore di tutti, per cui sopportasti l’amputazione delle membra del tuo corpo e disprezzasti valorosamente la prova del fuoco e dei flagelli; perciò tutti con fede e affetto ti diciamo beato.

Adorno della porpora variopinta del tuo sangue, ora regni con Cristo, o Giacomo, poiché tramite la passione trovasti la fonte dell’impassibilità, di cui divenisti degno di deliziarti nei secoli, o beatissimo.

Theotokìon. Come genitrice di Dio divenisti Madre di Dio e secondo verità, o pura, ti glorifichiamo come Theotòkos e accordando il nome alla natura delle cose, pubblicamente e a gran voce ti portiamo la divina voce.

Irmòs. Con inni, fedeli, magnifichiamo unanimi il Verbo, Dio da Dio, che ineffabilmente incarnato per noi da Vergine santa, viene con inenarrabile sapienza a rinnovare Adamo, miseramente caduto nella corruzione per un cibo.

Exapostilarion. Udite, donne

Ardente di zelo per Cristo, bruciasti l’inganno dei persiani, martire Giacomo; mentre il tuo corpo veniva tagliato come tralcio di vite, per volere del tiranno, o sapientissimo, intonavi a ogni taglio un canto e un inno conveniente alla Trinità inaccessibile.

Theotokìon.

Maria, purissimo incensiere d’oro, sei realmente divenuta ricettacolo della Trinità incircoscrivibile: in te si compiacque il Padre, in te il Figlio prese dimora e lo Spirito santissimo, o Vergine, adombrandoti ti rese Madre di Dio.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4. Di Giorgio siciliota.

Riuniti oggi con fede, o voi amate vedere, considerate la singolare e inconsueta lotta di Giacomo, che dalla Persia per noi rifulse come la stella apparsa ai magi e ci guidò alla vera conoscenza. Questo generoso infatti, cadendo rovesciava i nemici; mentre gli venivano recise le membra, snervava i tiranni, rinvigorito dalla provvidenza celeste e gridava: Voi recidete le mie membra sensibili, ma ho Cristo che spiritualmente diviene tutto per me. Perciò prevedendo la vita futura, attraverso la morte stabilita per tutti, a quella si affrettava; ed ora che in essa dimora, chiede al Dio datore di corone il perdono, l’illuminazione e la grande misericordia per noi, che celebriamo la sua memoria.

E ora. Theotokìon.

Stesso tono. O straordinario prodigio!

Dominato dalla tenebra dell’ignoranza e oppresso dal sopore di pesante scoraggiamento, avvolto nella caligine dell’angustia e bloccato dai pericoli, non trascurarmi, affinché non mi perda del tutto. Sovrana misericordiosa, strappami a tutte queste tentazioni, perché dopo Dio ho te come sola speranza.

Oppure stavrotheotokìon.

Come sopportare, o Verbo, di vedere la tua ingiusta immolazione? Come contemplare chiusi i tuoi occhi divini che illuminarono i ciechi? Come vedere silenziose le tue labbra che aprirono le labbra del muto? Laceratevi, mie viscere, spèzzati, mio cuore, non sopporto di vivere. Così gridava la venerabilissima, piangendo amaramente.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 26 Novembre- Memoria dei santi nostri padri Alipio il Kionìta e Nicon il metanoìte

26 Novembre

Memoria dei santi nostri padri Alipio il Kionìta e Nicon il metanoìte.

Al Mattutino

Dopo la consueta sticologia del salterio, recitiamo un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone Di sant’Alipio. Acròstico: Con gioia lodo le pene di Alipio. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 1. Irmòs.

Cavallo e cavaliere gettò nel Mar Rosso con braccio teso, il Cristo che spezza le guerre e salvò Israele, che cantava il canto di vittoria.

O Alipio, che sei colmo di grazia, colma di gioia la mia anima nella lode della tua vita e della tua condotta, con cui allietasti tutti lottando come un angelo.

Come un secondo Samuele Dio ti santificò dal grembo materno e ti rese, o beato Alipio, come un divino profeta chiaroveggente, o ammirabile.

Per dimostrare il tuo splendore, che possedevi al massimo grado avendo lottato valorosamente, Dio colmò in modo incomprensibile di luce divina, o beato, la stanza del parto.

Theotokìon. L’oracolo del venerabile profeta si mostrò: ecco, infatti la Vergine concepì nella carne il Dio, che riplasmò i mortali un tempo distrutti dalle colpe.

Canone di san Nicon.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Con l’anima presa dall’amore per la patria celeste, desiderando le bellezze dell’aldilà e la gloria che vi dimora, ti allontanasti dai genitori e dalla patria terrena, o illustre Nicon.

Passando di luogo in luogo, sfuggivi l’effimero, respingendo sapientemente con le tue partenze continue l’attaccamento al mondo e nulla di materiale rovinò la nobiltà della tua anima, o beato.

Theotokìon. Cose gloriose si dicono di te di generazione in generazione, Madre di Dio Maria, che contenesti in grembo Dio Verbo restando pura, perciò tutti ti celebriamo come sostegno dopo Dio.

Di sant’Alipio. Ode 3. Irmòs.

Tu che, col tuo comando hai fissato sul nulla la terra, sollevandola in alto senza appoggio con tutto il suo peso, conferma la tua Chiesa, o Cristo, sulla stabile roccia dei tuoi comandamenti, o solo buono e filantropo.

Come lampada sul candeliere della perfezione illuminavi con lo splendore delle tue virtù le anime dei fedeli che si avvicinavano a te e le liberavi dalle tenebre del peccato.

Conformando le tue sante disposizioni al compimento delle leggi divine dello Spirito, apparisti come angelo sulla terra, padre teoforo Alipio, abbracciando nella carne la vita angelica.

Saggiamente, o insigne, ti rivelasti profugo dai tumulti della vita e ti sei stabilito prontamente nelle palestre della vita ascetica, dimostrando il tuo cuore capace di ospitare lo Spirito, o beato.

Theotokìon. Rendi la mia anima dimora dello Spirito, o Vergine, puro palazzo del Verbo; disseta alla tua fonte di acqua viva me, consumato per l’ardore del peccato, affinché giustamente ti glorifichi.

Di san Nicon. O Signore, creatore.

Percorrendo le terre da oriente a occidente, illuminavi tutti gli uomini predicando il pentimento; perciò, venerabile, ricevesti il nome corrispondente alla tua azione, divenendo l’eponimo della penitenza.

Ponendo nella tua anima lo zelo del Precursore, o padre, predicavi nel mondo la seconda venuta di Cristo e dicevi: Fate di cuore frutti degni di penitenza.

Theotokìon. Salve, Vergine castissima, che sola generasti il Signore dell’universo, salve, tu che procurasti agli uomini la vita, salve, monte ombroso non tagliato, salve, forza dei credenti.

Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.

Kathisma di s. Alipio.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come un secondo Simeone apparisti sapiente: elevando infatti il corpo da terra su una colonna, disperdesti le falangi dei demoni che facevano sentire i loro amari gemiti, scacciandoli verso luoghi inaccessibili; perciò sei l’orgoglio dei padri, loro divino gioiello, il sostegno dei monaci, padre Alipio; per questo con fede ti diciamo: Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Di san Nicon.

Tono 1. I soldati a guardia.

Imitasti il sacro zelo del Battista e predicasti al mondo la seconda e terribile venuta del Creatore e a tutti, venerabile nostro padre, gridavi: Producete dunque per il Signore frutti degni di penitenza con cuore perfetto.

E ora. Theotokìon.

Governa la mia povera anima, pura Vergine e abbine misericordia, guarda in quale abisso è caduta sotto il peso dei miei peccati; nell’ora terribile della morte, Vergine santa, risparmiami dai demoni accusatori e dalla terribile condanna.

Oppure stavrotheotokìon.

O prodigio tremendo! O mistero nuovo! Così gridò la Vergine pura e casta vedendo steso sul legno il Signore, colui che fa girare nelle sue mani l’universo, condannato alla croce come un criminale, da giudici iniqui!

Di sant’Alipio. Ode 4. Irmòs.

Intuìto con profetico sguardo il tuo divino annientamento, Avvacùm tremando, a te, Cristo, gridava: Sei venuto per la salvezza del tuo popolo, per salvare i tuoi cristi.

Eri davvero un servitore di Cristo: dalla tua vita, padre, rifulgevano sinceramente carità, compassione, incrollabile speranza e fede.

Ritto sulla colonna, senza lasciarti scuotere dall’assalto del nemico, sconvolgevi, o beato, le schiere dei demoni ed eri fermo sostegno dei tribolati.

Colmato di divine onde, refrigeravi come rugiada le anime consumate dall’arsura del funesto peccato, o beato Alipio di senno divino.

Theotokìon. Sana la mia anima dalle passioni, illumina il mio cuore e il mio spirito, Sovrana che generasti Cristo datore di luce, Signore sommamente buono.

Di san Nicon. Ho udito, Signore.

Volendo veramente conoscere, o beato, tu hai fatto dell’azione, base della tua contemplazione, disprezzando i vaneggiamenti degli elleni.

Con lo sguardo del cuore purificato dalle tue sante azioni, tu predicevi il futuro grazie alla chiaroveggenza del tuo spirito.

Theotokìon. Tu che solo sei senza peccato, perdona le nostre colpe, Signore e pacifica questo mondo che è tuo, per le preghiere della tua Genitrice.

Di sant’Alipio. Ode 5. Irmòs.

Tu che ti rivesti di luce come di un manto, per te io veglio all’alba e grido: Illumina la mia anima ottenebrata, o Cristo, unico misericordioso.

Tutto consacrato all’Onnipotente, o padre, hai sopportato con zelo di stare all’aria aperta per numerosi anni, esposto alla neve e all’ardente calura.

Dedicandoti a inni e suppliche, o beato, ottenesti con puro intelletto la grazia del trisolare raggio e ricevesti lo splendore balenando guarigioni.

Circoscrivendo il tuo corpo al capitello, avvicinavi senza ostacoli l’intelletto al tuo desiderio, rivelandoti pieno di luce, o padre.

Theotokìon. Concepisti, santa Vergine, il Dio santo divenuto mortale per compassione, colui che santifica quanti con fede e timore lo santificano.

Di san Nicon. Vegliando a te gridiamo.

Consolasti con le tue preghiere colui che Dio aveva colpito per averti oltraggiato, guadagnandone così la stima.

Innalzasti un tempio illustre al Signore, o padre ispirato da Dio, tu che eri tempio animato, santuario vivente.

Theotokìon. Germogliasti per noi la vita, il Creatore e Signore che vivifica l’universo, o Madre di Dio pura.

Ode 6. Irmòs.

Placa, Cristo Sovrano, il mare delle passioni infuriato nell’onda funesta all’anima e fammi risalire dalla corruzione, come compassionevole.

Quando eri sul pilastro gli spiriti del male, che ti colpivano con pietre, non poterono farti cadere dalla roccia indistruttibile.

Pazientando, o beato, attendevi il Signore che ti donò realmente la pazienza e ti liberò da tutte le disgrazie.

Prodigiosamente, o beato, una luce appariva sopra la tua colonna ogni giorno, senza sosta illuminando i tuoi sensi spirituali.

Theotokìon. In te, pura, tutti noi che siamo nell’afflizione abbiamo forte assistenza e sicura protezione; o Madre di Dio, salvaci dai pericoli.

Di san Nicon. Siimi propizio.

Il Dio che glorificavi con prodigi meravigliosi nelle tue membra, ti donò grande gloria; e quello che mancava nel tempio divino, lo completasti con la colonna che eri.

La città dei lacedemoni, ti conobbe come un secondo Mosè, che con divini insegnamenti di penitenza libera dal male e flagella l’Egitto delle passioni.

Theotokìon. Con le tue preghiere, santa Madre di Dio, fa’ che siamo liberati dai peccati per ottenere, pura Vergine, la divina illuminazione del Figlio di Dio da te ineffabilmente incarnato.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontakion di s. Alipio.

Tono pl. 4. Come primizie.

La Chiesa ti glorifica oggi, o Alipio e ti celebra come modello di virtù e decoro degli asceti. Con le tue preghiere, per il nome che porti, dona redenzione dalle tremende colpe a quanti venerano con affetto le tue buone opere e le tue lotte.

Altro kontakion, di san Nicon.

Tono pl. 2. Compiuta l’economia.

Imitando il vivere angelico, considerasti rifiuti le cose piacevoli del mondo, indicandoci il sentiero della penitenza, o san Nicon teòforo; perciò ti onoriamo, celebrando ora la tua memoria: tu sei realmente sorgente di guarigioni.

Sinassario.

Il 26 di questo mese memoria del nostro santo padre Alipio lo stilita.

Stichi. In piedi sulla colonna Alipio cercava di entrare nei cieli dove ora abita. Il 26 senza dolore entri nella tua casa, o Alipio.

Lo stesso giorno, memoria del nostro santo padre Nicon il metanoìte.

Stichi. La città dei lacedemoni non è per niente nella fossa dai demoni, perché la libera dalle necessità Nicon.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Stiliano il paflàgone.

Stichi. La strenua colonna dell’ascesi perì, poiché Stiliano cambiò la vita.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Akakios della Climaca.

Stichi. Fuggendo ogni male in vita, lasciando la vita si delizia dei beni infiniti.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Giacomo l’anacoreta.

Stichi. Giacomo, abbandonato il mondo, ora abita la patria sovramondana.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Silo, vescovo della Persia e memoria della inaugurazione del tempio di san Giorgio al Cipresso.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Di sant’Alipio. Ode 7. Irmòs.

Il Signore dei padri sovresaltato spense la fiamma e asperse di rugiada i fanciulli, che cantavano a una sola voce: Benedetto sei tu, o Dio.

L’irremovibile Alipio sopportò il freddo per numerosi anni, ma fu prodigiosamente riscaldato dal fervore dello Spirito.

Poiché la tua vita era protesa all’altezza del cielo, consideravi un nulla il corpo che deve perire e non ti preoccupavi delle pene del suo deperimento.

Rinunciando ad ogni piacere, lottavi all’aperto contro il calore e il freddo, cantando: O Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. L’Infinito, o Vergine, prese da te una carne dotata di spirito e ragione per salvare quanti a lui cantano: Signore nostro Dio, tu sei benedetto.

Di san Nicon. I fanciulli della Giudea.

Come in un carro, o padre, trasportato dalla quadriga delle virtù, come un secondo Elia salivi in alto, cantando al tuo Salvatore: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Come colui che lo zelo di Dio divorava, a quanti ti amavano lasciasti l’abito dismesso dove il tuo corpo fu deposto, mentre la tua anima riposava cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Riempi di sapienza e forza divina, o sapienza enipostàtica dell’Altissimo, per la Madre di Dio, tutti quelli che con fede a te cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Di sant’Alipio. Ode 8. Irmòs.

Componendo nella fornace per te, Creatore di tutto, un coro che raccoglie l’universo, i fanciulli intonavano: Opere tutte, inneggiate al Signore e sovresaltatelo per i tutti i secoli.

O nuovo Samuele, prevedendo il futuro con intelletto puro, predicevi come un profeta divino ciò che il Signore ti rivelava, o beato Alipio.

Veneriamo Alipio, servo di Cristo, luminosa colonna della Chiesa, salda torre, inespugnabile baluardo di tutti quelli che confidano in Dio.

Ti addormentasti nel beato sonno dei giusti, poiché prima avevi addormentato ogni genere di passioni con le tue preghiere insonni; perciò siamo arricchiti dalla tua vigile protezione.

Theotokìon. Da sola, Vergine, cancellasti l’antica maledizione con il tuo parto, che rende oramai sterile il torto generato dalla malizia del serpente; perciò ti onoriamo per tutti i secoli.

Di san Nicon. Ode 8. Follemente il tiranno.

La città dei lacedèmoni, possedendo come tesoro divino il puro e intatto rivestimento della tua anima, la tua carne perseverante, chiede il refrigerio dei corpi e delle anime, cantando a una voce: Popolo, esalta Cristo per tutti i secoli.

La tua urna, zampillando i rimedi come grazie, cura tutte le passioni, mali, infermità e dolori di tutti i fedeli che cantano: Fanciulli, benedite Cristo e voi, sacerdoti, inneggiate, popolo, esalta per tutti i secoli.

A noi che ci rifugiamo nella tua santa protezione, o beato, rendi propizio il Salvatore e Signore, tu che stai alla presenza di Dio, come eponimo di vittoria, per evitare ogni inganno del nemico, malattia, pericolo e assalto dei demòni ai fedeli, che ti cantano per tutti i secoli.

Theotokìon. Lo spirito non può spiegare il mistero del tuo concepimento e la tua verginità dopo il parto, solo il Signore di tutti conosce il come; non smettere di supplicarlo, o Vergine, di salvare quanti con fede gridano a tuo Figlio: Popolo, esalta Cristo nei secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Danza, Isaia: la Vergine concepì e partorì un Figlio, l’Emmanuele, Dio e uomo: Oriente è il suo nome: magnificando lui, proclamiamo la Vergine beata.

La tua vita, illuminata dalla virtù, fu santa agli occhi di Dio fin dall’infanzia, o beato; preziosa fu anche la tua morte davanti a Cristo, o padre Alipio, vetta dei monaci.

Come luminosissimo astro irraggi tutta la terra, dileguando la maligna notte delle passioni e dissolvendo le tenebre degli spiriti del male e rischiarando tutti con lo splendore delle guarigioni.

Dimorasti sulla colonna cinquantatre anni come un atleta, lottando intrepidamente, venerabile padre, sempre oppresso da freddo, gelo e bruciante calura.

La tua santa memoria nel santo Spirito santifica noi che la celebriamo santamente e in essa ti cantiamo con fede come nostro protettore e difensore delle nostre anime, o padre.

Theotokìon. Dona illuminazione a me, ottenebrato dalle passioni e scampami dalle mie opere malvagie e dalla fiamma che spetta a me, miserabile peccatore, o Sovrana pura, protezione dei tuoi cantori.

Di san Nicon. Per questo sbigottisce.

Ora, o padre, che ti delizi senza ostacoli di quella vita per cui lottasti con forza sulla terra, vivendo come un angelo e fosti trasferito, o beato Nicon alle dimore immateriali, supplica, o teoforo, che siano salvati quanti con fede nel tuo tempio accorrono.

Con gli angeli esulti in cielo presso Dio e sulla terra l’urna che contiene, o beato Nicon, il tuo venerabile corpo è fonte di benedizioni per chi si avvicina con affetto e tocca con timore le tue sacre reliquie.

Theotokìon. In te si conservò la verginale purezza, o Maria inneggiatissima: concependo infatti, tu sola senza seme, il nostro Dio, lo generasti nella carne, restando davvero vergine; perciò soprattutto te, Madre di Dio, inneggiamo, veneriamo e glorifichiamo.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.

Exapostilarion di sant’Alipio. Udite, donne.

Per la potenza di Cristo, padre santo, affrontasti lotte sovrumane: sei infatti stato cinquantatré anni su una colonna, o sapiente Alipio, oppresso da ogni parte e ora hai trovato, o beato, l’apice di tutti i beni.

Di san Nicon. Tu che il cielo.

L’urna in cui giace il tuo gloriosissimo corpo, zampilla copiosamente grazie di guarigioni per quanti si accostano con fede, o Nicon sempre teoforo.

Theotokìon.

Ti inneggiano tutti i cori degli angeli e degli arcangeli, Vergine, Madre del Dio altissimo; e noi tutti dell’umana stirpe ti glorifichiamo con affetto.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà prosòmia di san Nicon ripetendo il primo.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Deliziandoti senza ostacoli, o beato, di ciò che desideri, illumini le menti di tutti i terrestri, che con fede festeggiano la tua memoria, nostro padre teoforo e nel tuo divino tempio devotissimamente si riuniscono, o beatissimo (2).

Imitando lo zelo del Precursore, con tutto il cuore gridavi a tutti, o beatissimo: Fate penitenza, poiché il regno di Cristo si è avvicinato; supplicalo senza sosta per noi che con fede ti glorifichiamo.

Da oriente a occidente correvi, padre predicando a tutti la penitenza e la città dei lacedemoni ti riconobbe come un secondo Mosè: ora infatti recidi l’Egitto delle passioni con l’insegnamento della penitenza.

Gloria. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche. Annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita. Poiché hai dunque confidenza con Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Tu che sei sollievo dei tribolati, liberazione degli infermi, Madre di Dio Vergine, salva città e popolo, tu, pace di chi è combattuto, bonaccia di chi è sbattuto dai marosi, sola protezione dei fedeli.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando la tutta pura ti vide pendere dalla croce, come madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una ignominiosa passione?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 25 Novembre- Memoria della santa megalomartire di Cristo e sapientissima Caterina e del santo megalomartire Mercurio. Oggi si conclude la festa dell’Ingresso al tempio

25 Novembre

Memoria della santa megalomartire di Cristo e sapientissima Caterina e del santo megalomartire Mercurio. Oggi si conclude la festa dell’Ingresso al tempio.

Al Mattutino.

Apolytìkion della festa. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio palesemente la Vergine si mostra e preannunzia a tutti Cristo. Anche noi a gran voce a lei acclamiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore.

Gloria. Della santa.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Cantiamo l’illustre sposa di Cristo, la divina Caterina, protettrice del Sinai, nostro aiuto e soccorso: essa ha splendidamente chiuso la bocca con la spada dello Spirito ai più abili tra gli empi e ora, incoronata come martire, chiede per tutti la grande misericordia.

E ora. Di nuovo il tropario della festa.

Dopo la prima sticologìa, kàthisma della santa.

Tono 1. I soldati a guardia.

Venuta impavida alla lotta, beatissima martire, con coraggio confessasti Cristo, confutasti un empio e insensato tiranno, confondesti le turbe dei retori e volasti alle celesti dimore: perciò ti glorifichiamo.

Gloria. E ora. Della festa, stessa melodia.

Il frutto dei giusti Gioacchino e Anna, la nutrice della nostra vita, ancora lattante, è offerta a Dio nel santuario e l’ha benedetta il sacro Zaccaria; come Madre del Signore, tutti, con fede, diciamola beata.

Dopo la seconda sticologìa, kàthisma della santa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

La vergine venerabile, la sapiente Caterina, veramente corroborata dalla potenza di Cristo, entra esultante nello stadio; abbattuto con forza un crudele tiranno e tutta la moltitudine degli empi nemici, lieta cantava senza sosta a gran voce: Cristo, mia gloria, salvatore e liberatore, accogli ora il mio spirito.

Gloria. E ora. Della festa, stessa melodia.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Prima del concepimento, o pura, fosti consacrata a Dio e generata sulla terra, in dono fosti a lui offerta compiendo la promessa paterna; tra lampade luminose affidata al tempio divino dall’infanzia, puramente, come vero tempio divino, apparisti ricettacolo della luce divina e inaccessibile; solenne davvero il tuo incedere, o sola sposa di Dio e sempre Vergine.

Dopo il polyèleos, kàthisma della santa.

Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

La famosa e divina città di Alessandria, per la tua venerabile memoria festeggia e celebra le tue lotte, che generosamente sostenesti per Cristo, o Caterina e vantandosi molto, a te grida: O vergine dalle molte lotte che nelle celesti dimore vivi ora col tuo Creatore, salve, martire mirabilissima.

Gloria. E ora. Della festa, stessa melodia.

Esulti Davide, l’innografo e danzino in coro Gioacchino e Anna, perché un frutto santo è nato da loro, Maria, la luminosa lampada divina, che entra gioiosa nel tempio; vedendola, l’ha benedetta il figlio di Barachia, esclamando lieto: Salve, prodigio dell’universo.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Mirabile è Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, tutte le sue volontà in loro.

Ogni spirito e il vangelo secondo Matteo (25,1-13).

Il Signore disse questa parabola: Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge, invece, insieme con le lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora in cui il Figlio dell’uomo verrà.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione della vittoriosa. E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Della santa. Tono 2.

Dopo esserti esercitata in una vita immateriale, raggiungesti il tribunale ateo e ti presentasti con i trofei in mano, venerabile Caterina, fiorente nello splendore di Dio; rivestita la forza divina, ti prendesti gioco del decreto del tiranno e hai fatto tacere, o grande lottatrice, gli insulsi discorsi dei retori.

Dopo questo, recitiamo i canoni della festa e questi due per i santi. Il canone di santa Caterina ha questo acrostico: Caterina illustrissima con canti celebro.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Alla testa dei suoi carri il Faraone fu inghiottito un tempo grazie alla verga di Mosè, quando prodigiosamente con un segno di croce colpì il mare e lo divise, ma salvò Israele che poté fuggire e passare a piedi asciutti cantando un cantico al Signore.

Per le preghiere della tua martire Caterina, Signore, illumina l’occhio ottenebrato della mia anima e per dissolvere le nubi dei miei peccati funesti, o Cristo, concedimi lo splendore della sua pura luce.

Guidata rettamente dai divini precetti del Signore e ardendo d’amore per lui, affrontasti le lotte, Caterina, con prontezza e confondesti lo spirito dei tiranni con la sapienza e la grazia dei tuoi discorsi.

Guidata sui flutti dalla mano potente di Cristo, gloriosa martire, sfuggisti alla tempesta degli idoli e senza spruzzi navigasti con la vela della croce sospinta dai soffi divini dello Spirito, cantando un cantico al Signore.

Ornata di splendore verginale, sapientissima Caterina e possedendo la divina conoscenza dal cielo, animata di coraggio virile, svergognasti le autorità supreme di un sapere menzognero e su di esse prevalesti a viva forza.

Theotokìon. Proclamare che tu sei la pura Madre di Dio ci distoglie da ogni eresia, poiché tu partoristi, divina Genitrice, colui che si fece carne senza mutamento, colui che domina tutto il creato, l’eterno Verbo di Dio.

Canone di san Mercurio. Acrostico: La forza di Mercurio mi custodisca. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga che Mosè aveva tagliato ha separato l’elemento che non si poteva dividere, il sole ha visto un suolo che non aveva mai visto, le acque hanno inghiottito il perfido nemico, Israele ha attraversato il mare invalicabile, cantando: Cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Esultando con i cori superni presso la fonte d’ogni bene nel pieno gaudio divino, proteggi, o illustre Mercurio, i fedeli che festeggiano con affetto la tua santa memoria cantando al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Liberamente entrasti nello stadio del martirio, fortificato dalla potenza di Cristo che spontaneamente sopportò per noi la salvifica passione nella sua carne e gridasti gioiosamente: Cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Sapientemente disprezzasti il decreto del tiranno, beato Mercurio, gloriandoti di confessare Cristo e soffristi con gioia ogni sorta di tormenti, gridando per colui che ti diede la forza: Cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Theotokìon. Nella carne presa dalla Vergine apparve colui che si fece uomo per noi a nostra immagine e suscitò come fedele testimone della sua passione il generoso atleta Mercurio che gridava: Cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Della santa. Ode 3. Irmòs.

In principio, con la tua intelligenza, consolidasti i cieli e fondasti la terra sulle acque: o Cristo, stabiliscimi sulla roccia dei tuoi precetti, poiché non c’è santo all’infuori di te, solo filantropo.

Con slancio volontario sei venuta alla passione imitando il Cristo volontario e, vincendo brillantemente il tetro principe del mondo, ottenesti la corona, Caterina, divinamente ispirata.

Enunciando chiaramente, con la forza del tuo spirito, il dogma della conoscenza di Dio, sconfiggesti i tiranni, che precipitarono nel baratro degli empi, illustre martire illuminata dalla divina sapienza.

È annientato ora da una fragile vergine colui che sussurrò all’orecchio di Eva l’uguaglianza con Dio, poiché la martire Caterina, armata della croce, confuse colui che si vantava senza limiti.

Theotokìon. Con la forza della vita che dal tuo grembo è sorta sul mondo, rialza la mia anima ridotta alla morte, cancella le cicatrici e i marchi del peccato, sola Genitrice senza macchia del nostro Dio.

Del santo. Tu sei mia saldezza.

Tutto infiammato d’amore divino, disprezzasti come fossero un sogno, illustre martire, il fuoco, le catene, la spada e i tormenti.

Subendo le terribili flagellazioni e ricevendo la guarigione delle tue ferite, santo martire, lodasti il tuo Creatore.

Appoggiandoti al divino scettro, come generoso atleta umiliasti l’orgoglio del nemico, martire forte.

Theotokìon. Prefigurando il tuo parto ineffabile, Vergine pura, apparisti come un roveto che bruciava senza in alcun modo consumarsi.

Kathisma della santa.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Avendo ricevuto dalla bocca di Michele la vera sapienza celeste, illustre martire invitta nelle lotte, stupisti i retori semplicemente con la tua sapienza e con quella di Dio distruggesti l’errore; perciò il Creatore, vedendo la tua lotta si avvicinò per fortificarti, invitandoti a salire lassù, poiché là ti attendevano i tesori; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Del santo. Tono 4. Presto intervieni.

Il martire Mercurio, lottando confuse il perfido seduttore; per il suo valore da Cristo ha ricevuto la corona; ai cori celesti è ora unito e gioisce della meritata gloria immortale; per questo celebriamo con fede la sua sacra memoria.

E ora. Della festa. Stesso tono. Stupì Giuseppe.

L’agnella pura, il talamo incontaminato, Maria, Madre di Dio, con gioia è straordinariamente introdotta nella casa di Dio; la scortano splendidamente gli angeli di Dio, tutti i fedeli sempre la dicono beata e grati cantano senza sosta a lei a gran voce: Tu sei nostra gloria e salvezza, o purissima.

Della santa. Ode 4. Irmòs.

Tu sei la mia forza e la mia potenza, Signore, mio Dio e mia gioia; senza lasciare il seno del Padre hai visitato la nostra povertà; così con il profeta Avvacùm a te grido: Gloria alla tua potenza, solo filantropo.

Mostrasti la resistenza degli atleti, martire lodatissima, opponesti al nemico la più grande fermezza e con la forza della croce lo stritolasti sotto i piedi, Caterina, gloria dei martiri vittoriosi.

Come sposa di Cristo, beata Caterina, splendesti del luminoso fulgore della luce divina e apparisti radiosa di bellezza; perciò canti al Sovrano: Gloria alla tua potenza, solo filantropo.

Disprezzasti l’arroganza del tiranno e con la divina sapienza espressa dalle tue parole, come dall’abisso strappasti alle seduzioni demoniache gli erranti, che per te appresero a cantare a Cristo: Gloria alla tua potenza, solo filantropo.

L’illustre e luminosa festa della tua gloriosa memoria, martire lodatissima, che calpestasti la superbia del nemico, come sole è sorta su noi, che oggi ad alta voce cantiamo al Signore: Gloria alla tua potenza, solo filantropo.

Theotokìon. Abbatti ora, o fanciulla, il potere degli atei nemici delle icone tua, del Dio nel tuo grembo ineffabilmente incarnato illuminando tutto il mondo e di tutti i santi; illumina i fedeli che ti venerano, o unica celebratissima.

Del santo. Ho udito, Signore.

Signore, ho intuito il mistero della tua opera di salvezza, ho meditato sulle tue azioni e glorificato la tua divinità.

Ti sei unito al Creatore con le sofferenze del tuo divino martirio, illustre Mercurio e da lui ricevesti fulgida corona, quale invincibile lottatore.

Essendoti spogliato, o martire, della tunica di corruzione e di morte, hai ora rivestito quella che ti fu tessuta dalla grazia superna.

Illustre martire, avendo combattuto il peccato fino a spargere il sangue, ti sei dimostrato vincitore e degno della gloria di lassù.

Theotokìon. Sempre Vergine, il Verbo della salvezza discese su di te come pioggia per prosciugare il diluvio del politeismo.

Della santa. Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai respinto lontano dal tuo volto, luce inaccessibile? Me infelice, le tenebre esterne mi hanno avviluppato; fammi tornare, te ne supplico e dirigi i mie passi verso la luce della tua legge.

Ardente d’amore per il tuo Signore e desiderosa di contemplare la sua bellezza prodigiosa, illustre martire, raggiante delle grazie della tua verginità consegnasti te stessa ai tormenti.

Ornasti il tuo splendore verginale col fulgore delle tue sacre lotte per salire con sollecitudine alle nozze celesti di Cristo; e ora, o beata, sei unita al tuo Sposo, nella gioia e nella luce.

Ti rivelasti come una giovane splendida che amava un unico amore e dietro di lui con fermezza terminasti bene la tua corsa, gridando: Mio sposo, corro sulla traccia del tuo myron spirituale versato.

Theotokìon. Noi tutti riconosciamo in te, Vergine pura, la vera Madre di Dio: con conoscenza proclamiamo Dio e Verbo colui che con gioia partoristi di tua volontà in due nature, divina Vergine sposa.

Del santo. Vegliando all’alba.

Teso e dilaniato da continue ferite, Mercurio, sopportasti la tortura fortificato dalla speranza.

Avendo consolidato il tuo cuore sulla roccia mistica, o Mercurio, non mutasti parere, malgrado la pietra che ti schiacciava con il suo peso.

Avendo partecipato alle sofferenze del Signore, condividi ora la sua gloria e il suo divino splendore.

Theotokìon. Uccidi il mio vivissimo peccato, o Vergine che partoristi la vita, che con la sua morte sconfisse la morte.

Della santa. Ode 6. Irmòs.

L’abisso delle mie colpe, la marea del peccato mi sconvolgono e mi sospingono violentemente verso il baratro della disperazione; tendi verso di me la tua mano potente e come Pietro sui flutti salvami, o divino nocchiero.

Il Verbo puro e buono, vedendoti tutta imporporata del sangue del tuo martirio, radiosa per la luce della tua splendente verginità, ti accolse come sposa nella sua dimora celeste.

Fosti capace di spezzare con la croce la forza dei tiranni e respingere la vanità della sapienza di quaggiù, illustre Caterina dai pensieri sublimi, fonte zampillante di dottrina divinamente ispirata.

Sopportando con pazienza le pene dei tormenti, illustre martire, calpestasti colui la cui astuzia fece un giorno cacciare Adamo dalle delizie del paradiso e cingesti la corona del regno dei cieli.

Theotokìon. Vergine Madre di Dio, supplica il mio giudice, tuo Figlio, perché nell’ora del giudizio mi usi misericordia e mi salvi dalla terribile punizione; poiché in te sola ripongo la mia speranza.

Del santo. La mia supplica rivolgo.

Il Verbo eterno ti fortificò vedendo che sopportavi per lui, sapiente martire, ogni forma di tormento e ti esortò per mezzo di un angelo ad aver coraggio, Mercurio, senza temere l’ostilità dei tiranni.

Il serpente multiforme fu ucciso e calpestato dall’atleta e generoso soldato di Cristo, poiché con gioia si lanciò volontariamente verso i tormenti navigando verso la morte.

Offristi al tuo Sovrano tutta la predilezione del cuore, o beato; subendo per lui le torture, fosti da lui incoronato come vincitore; alla sua presenza, ora, nei cieli, esulti con tutti i martiri.

Theotokìon. Alla voce dell’angelo concepisti, o Vergine senza macchia, l’Angelo del gran consiglio e nella carne partoristi dal tuo santo grembo colui che con amore ineffabile ci mostrò l’ingresso della vita.

Kontàkion della santa.

Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Pieni di divina ispirazione, date ora inizio a una sacra danza, amici dei martiri, per celebrare la sapientissima Caterina: poiché nello stadio essa predicò Cristo e calpestò il serpente, disprezzando la scienza dei retori.

Ikos.

La martire, ricevuta dall’infanzia la sapienza da Dio, apprese bene anche tutta la sapienza profana; conosciuti da questa, secondo la ragione, il movimento e la struttura degli elementi e conosciuto colui che dal principio li creò con il verbo, essa gli offriva giorno e notte il ringraziamento e abbatté gli idoli con quanti stoltamente ad essi davano culto, disprezzando la scienza dei retori.

Sinassario.

Il 25 di questo mese memoria della santa megalomartire Caterina.

Stichi. Alla sua grande sapienza Caterina aggiunge la gloria del martirio e la verginità. Colei che trionfò nel duello oratorio offre a Cristo, il venticinque, la sua testa tagliata.

Lo stesso giorno i santi centocinquanta rètori che per santa Caterina credettero in Cristo muoiono nel fuoco.

Stichi. Nel fuoco muoiono trovando le corone i retori un tempo nell’errore.

Lo stesso giorno la santa imperatrice, sposa di Massenzio, muore di spada.

Stichi. La moglie dell’imperatore mortale, uccisa trovò il talamo di un imperatore immortale.

Lo stesso giorno san Porfirio lo stratilata con duecento suoi soldati muoiono di spada.

Stichi. Con il tuo esercito, Porfirio, alla spada ti offri come vero stratilata.

Lo stesso giorno, memoria della passione del santo megalomartire Mercurio.

Stichi. Mercurio, sottoposto alla spada, procura ai nemici di Cristo il loro annientamento.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Pietro l’esicasta.

Stichi. Serenamente lasciando il mare di questa vita, giungi al porto sereno, o Pietro.

Lo stesso giorno i santi seicentosettanta martiri periscono uccisi di spada.

Stichi. Vengono uccisi sei centinaia di uomini e con loro altre sette decine.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della santa. Ode 7. Irmòs.

La condiscendenza di Dio turbò il fuoco a Babilonia un tempo; perciò i fanciulli nella fornace danzavano con passo gioioso come in un prato fiorito, cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Sei la gloria dei martiri e fosti iniziatrice nella fede, conducendo a Cristo, tuo sposo luminoso, una folla di martiri con i quali canti: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Il tuo verbo, o sapientissima, strappò molti dalla mania idolatrica in vista della salvezza e li rivelò martiri luminosi, che con te a gran voce acclamano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Si presenta a te la giovane che ti seguì; venendo trafitta dalla spada imitò la tua immacolata passione, gridando a dicendo a te, Creatore: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Vergine Madre di Dio, il Santo dei Santi che santamente ti rese sua dimora, incarnandosi nacque da te per salvare i fedeli che cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Del santo. I fanciulli ebrei nella fornace.

Illuminato dal fulgore dello splendore celeste, generoso oplita, ora rischiari i fedeli che cantano: Signore nostro Dio, tu sei benedetto nei secoli.

Lodavi il Benefattore dell’universo, infiammato di zelo per lui e consumato dal fuoco materiale, cantando: Signore nostro Dio, tu sei benedetto nei secoli.

Quanti rendevano culto a una pietra, avendo duri come pietra i loro cuori, caricarono sul tuo collo una pietra pesante, o martire Mercurio, che cantavi: Signore nostro Dio, tu sei benedetto.

Per mescolare il tuo venerabile sangue a quello del Re filantropo, partecipasti alla sua passione, Mercurio, cantando: Signore nostro Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. La profondità del tuo mistero, Madre di Dio purissima, sbalordisce i cori degli angeli, poiché in te s’incarnò colui al quale cantiamo: Signore nostro Dio, tu sei benedetto.

Della santa. Ode 8. Irmòs.

Sette volte più del solito nel suo furore il tiranno dei Caldei fece scaldare la fornace per i fedeli del Signore; ma, quando li vide salvi per opera di una forza più potente, gridò: Fanciulli, benedite il vostro Creatore e redentore; voi sacerdoti lodatelo; popolo, esaltalo in tutti i secoli.

Docile ai tuoi insegnamenti, l’imperatrice fu guadagnata al culto del vero Dio e sopportò fermamente la durezza delle pene per meritare il regno eterno dei cieli, cantando: sacerdoti, lodate il Signore; popolo, esaltalo in tutti i secoli.

Alla preghiera dei martiri si aggiunga quella dei fedeli, poiché a Cristo la vittoriosa martire chiede i beni che procurano la salvezza per i fedeli, che festeggiano con affetto la sua memoria santissima e venerabile cantando: Popolo, esalta Cristo nei secoli.

Aprendo le porte del paradiso, lo Sposo celeste ti accolse e ti fece abitare nella sua dimora luminosa, condividendo il suo regno con te, poiché tu condividesti le pene con lui; ormai alla sua presenza in splendidi vesti, figlia di re, ricordati di tutti noi.

Con argomenti sofistici il perfido tiranno si sforzò di persuaderti, sperando di spezzare la tua resistenza; ma tu, desiderando le nozze di Cristo, illustre martire, cantasti: Sacerdoti, benedite il Signore; popolo, esaltalo in tutti i secoli.

Theotokìon. Madre di Dio pura, tu sei più santa dei cori degli angeli in cielo, poiché concepisti in grembo vergine, senza conoscere uomo, il Dio loro Creatore e Signore, che senza mutamento s’incarnò, in una sola ipòstasi e due nature, senza confusione.

Del santo. Stesso Irmòs.

In te il coro dei martiri accolse un membro luminoso, abbellito dal santo fulgore delle tue inestimabili lotte e della testimonianza che rendesti con la tua fede; ora non smetti di cantare: sacerdoti, benedite Cristo; popolo, esaltalo in tutti i secoli.

Con spirito di fede lottasti, illustre Mercurio e svergognasti il nemico con il tuo coraggio; come atleta vittorioso, ora esulti nei cori degli angeli, con i quali non smetti di cantare: Sacerdoti, benedite Cristo; popolo, esaltalo in tutti i secoli.

Trovando sotto i colpi della spada la tua suprema perfezione e l’oggetto del tuo desiderio, beato Mercurio, irrigasti la terra con il tuo sangue e lasciasti più bianco della neve il tuo corpo illustre e vittorioso, cantando: sacerdoti, benedite Cristo; popolo, esaltalo in tutti i secoli.

Theotokìon. Noi tutti, fedeli, ti cantiamo, Vergine pura, come causa della nostra restaurazione: inesplicabilmente partoristi la divina causa di tutto, il Dio che restaurò, nel suo amore, la sua immagine spezzata dal peccato, o piena di grazia più che benedetta.

Della santa. Ode 9. Irmòs.

Per questo sbigottisce il cielo e stupiscono i confini della terra, perchè Dio è apparso corporalmente agli uomini e il tuo grembo è divenuto più ampio dei cieli: te dunque magnificano Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.

Sei passata ai luminosi talami, adorna delle vesti nuziali, recando nella destra la lampada verginale e con l’altra la tua testa recisa e ora, accanto a Cristo tuo sposo, proteggi i tuoi cantori.

Fu accolta la tua preghiera, o donna di mente divina: poiché il Sovrano, o venerabile, salva dalle tentazioni quanti con fede invocano il tuo nome e dà loro salute, liberandoli da ogni sorta di mali dell’anima e del corpo; perciò con gioia, o Caterina, ti diciamo beata.

Attraversando agile e leggera il mare di questo mondo, senza sperimentarne le ondate, sapientissima martire, sei ora approdata a un porto tranquillo offrendo a Cristo, come multiforme ricchezza, la schiera dei martiri, o Caterina vergine beatissima.

Ora che sei nei celesti talami, dove danzi col coro delle vergini, risplendente delle perle del martirio, o sapientissima Caterina, sciogli i vincoli delle mie colpe, ardentemente implorando il benefattore di tutti, per il quale effondesti il tuo sangue.

Theotokìon. Ti sei rivelata Madre di Dio, o Vergine, partorendo corporalmente, oltre natura, il Verbo buono, che il Padre buono ha fatto sgorgare dal suo cuore prima di tutti i secoli; e ora noi lo contempliamo trascendente i corpi, benché rivestito di un corpo.

Del santo. Stupì ogni orecchio.

Il sangue del martire spande il profumo della grazia, con una parola ineffabile sono cacciati i cattivi odori delle nostre passioni, le sue ossa fanno sgorgare fiotti di guarigioni e irrorano le anime di coloro che cantano il loro potere miracoloso.

Santamente ti celebriamo, o martire, come grande torre della Chiesa di Cristo, come colonna irremovibile, come muro davvero incrollabile, come forte soldato di Dio onnipotente, come distruttore dei nemici, come universale lampada spirituale.

Ricevesti un angelo di luce per accompagnarti nella lotta, per questo non temevi le torture, le bruciature provocate dalle fiamme, i terribili colpi e la spada tagliente, atleta di Cristo coraggioso e vittorioso.

Come un giorno di luce, di allegria e di gioia è sorta la tua divina memoria su noi che ti veneriamo, Mercurio: ricordati di noi, che oggi festeggiamo la tua memoria, liberaci da prove, pericoli e passioni.

Theotokìon. La mia anima accecata dalle passioni, oscurata e minacciata da pensieri perversi, rischiarala tu, porta della luce, liberami da pericoli, prove, afflizioni, perché glorifichi te, speranza e forza dei fedeli.

Exapostilarion della santa. Nel sacro Spirito.

Fortificasti l’animo delle donne, o venerabilissima vergine Caterina, gloria dei lottatori e, unita a Dio, confutasti la follia dei filosofi, che è delirio e mito, con l’assistenza di colei che è davvero purissima e Madre di Dio.

Del santo, stessa melodia.

Del tutto schiacciasti al suolo gli schieramenti dei nemici e la boria dei demoni e ricevesti la corona, o beato Mercurio, dalla mano del tuo Creatore, come martire della verità: e tutti tu salvi da ogni sorta di tristi lacci posti dallo straniero.

Della festa, stessa melodia.

I penetrali del tempio ti ricevono oggi, Vergine Madre di Dio, per le mani del sommo sacerdote; in essi dimorasti, dai tre ai dodici anni, nutrita per mano di un angelo divino, come arca santa di colui che creò tutto.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 prosòmia stichirà della santa, ripetendo il primo.

Tono 4. Hai dato come segno.

Celebrando la sacratissima memoria della tua nobile lotta, o Caterina inneggiatissima, glorifichiamo con voci che mai tacciono colui che ti diede salda pazienza, ti rese vittoriosa e ti concesse una parola capace di atterrire i retori, Gesù, filantropo, Salvatore e Signore (2).

Martire volontaria ti rivelasti, gloriosissima Caterina, confutando con forza il tiranno e abbattendo con la luce della conoscenza di Dio e la divina grazia la tremenda follia del politeismo; perciò ti ha coronata come martire e vergine purissima Cristo, Salvatore delle nostre anime.

O gloriosissima Caterina, ricevesti la grazia dello Spirito all’aprirsi della tua bocca dopo aver con zelo purificato te stessa nell’ascesi; con saldo pensiero umiliasti l’alterigia dei tiranni e con divina sapienza opponesti alla bellezza del corpo lo splendore dell’anima, o decoro degli atleti.

Gloria. Della santa. Tono 2. Di Babila.

Dopo esserti esercitata in una vita immateriale, raggiungesti il tribunale ateo e ti presentasti con i trofei in mano, o venerabile Caterina, fiorente nello splendore di Dio; rivestita la forza divina, ti prendesti gioco del decreto del tiranno e facesti tacere, o grande lottatrice, gli insulsi discorsi dei retori.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Oggi è condotta al tempio la Vergine purissima per divenire dimora di Dio, Re dell’universo, che nutre tutta la nostra vita. Oggi la purissima dimora consacrata, come vitella di tre anni, è introdotta nel Santo dei santi; a lei come l’angelo acclamiamo: Salve, sola benedetta fra le donne.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla liturgia.

I typikà e le odi 3 del canone della festa e 6 del canone della santa.

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Mattutino del 24 Novembre- Memoria dei nostri santi padri e ieromartiri Clemente di Roma e Pietro di Alessandria

24 NOVEMBRE

Memoria dei nostri santi padri e ieromartiri Clemente di Roma e Pietro di Alessandria.

Al Mattutino Apolytìkion dei santi. Tono 4.

O Dio dei nostri padri, che sempre agisci con noi secondo la tua clemenza, non distogliere da noi la tua misericordia, ma per le loro preghiere dirigi la nostra vita nella pace.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio pubblicamente la Vergine si mostra e Cristo è preannunziato a tutti. Anche noi a gran voce a lei gridiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Oggi tutta la terra è stata colmata di letizia, nella felice festa della Madre di Dio e acclama: Costei è celeste dimora.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

L’agnella pura, il talamo incontaminato, Maria, Madre di Dio, con gioia è straordinariamente introdotta nella casa di Dio; la scortano splendidamente gli angeli di Dio, tutti i fedeli sempre la dicono beata e grati cantano senza sosta a lei a gran voce: Tu sei nostra gloria e salvezza, o purissima.

Dopo queste cose cantiamo un canone della festa e questi due dei santi.

Il canone di san Clemente. Acrostico: Venero te, tralcio della divina vite, o martire. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca e si riempirà di spirito e pronuncerò un discorso alla Regina Madre; mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto il suo ingresso.

Stando presso il trono della Divinità trisolare e splendendo divinamente, o padre, rischiara il mio cuore oscurato, affinché inneggi la tua luminosa dormizione.

Nelle profondità dello Spirito, con lo spirito, o santo, santamente contemplasti e comprendesti, per quanto eri capace, il Signore incomprensibile, o beatissimo.

Alato con la vela della croce, attraversasti il mare della vita, o nobilissimo martire e raggiungesti il porto sereno dello splendore, o illustrissimo Clemente.

Theotokìon. Santifica la mia umile mente, o Sovrana che concepisti il Verbo sovrasostanziale e sei più santa di tutte le potenze superne, o piena di divina grazia.

Il canone di san Pietro. Acrostico senza Theotokìa: Elogio il beatissimo Pietro. Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Tu che vivi nelle dimore luminosissime, donami illuminazione per le tue preghiere, o beatissimo Pietro.

Iniziato alla conoscenza e insignito del sacerdozio, o beatissimo Pietro, ti offristi a Cristo attraverso il sangue.

Ti donasti alla venerabile Chiesa di Dio come ornamento adornato e offerta preziosa, o beato.

Theotokìon. Ti inneggiamo, o Madre di Dio pura che partoristi nella carne oltre natura il Verbo eterno e sovradivino.

Di san Clemente. Ode 3. Irmòs.

Non nella sapienza, né nella forza, né nella ricchezza ci vantiamo, ma in te, Cristo, sapienza enipostatica del Padre, poiché non c’è santo all’infuori di te, o Filantropo.

Fosti guidato alla luce della conoscenza divina dal mirabile Pietro, il sole purissimo e risplendente del mondo.

Col cuore irrigato dalle stille dei divini insegnamenti di Pietro, divenisti fiume colmo delle acque dello Spirito, o martire beato in Dio.

Sulle tue labbra affiorava la grazia dello Spirito, perciò facesti scaturire i fiumi della conoscenza di Dio, o illustre e irrigavi tutta la Chiesa di Cristo.

Theotokìon. O Genitrice del Signore, che concepisti indicibilmente Dio Salvatore di tutti, supplicalo di salvarmi da tutte le passioni che mi invadono.

Di san Pietro. Non c’è santo.

Portato dal tuo sangue come carro, o padre, salisti ai cieli dove entrò come nostro precursore Cristo, l’unico senza peccato.

Lasciasti la vita corruttibile e trovasti la vita senza corruzione, o beato, nella quale danzi incoronato; supplica per la salvezza delle nostre anime.

Sorgesti come palma fertilissima, o ispirato da Dio, ti mostrasti come ulivo fruttuoso nei giardini di Dio, come mirra e incenso, come myron profumatissimo.

Theotokìon. Generasti come vergine senza nozze e rimanesti Vergine Madre senza uomo, o Genitrice di Dio Maria; implora Cristo nostro Salvatore per la nostra salvezza.

Irmòs. Non c’è santo come il Signore, non c’è giusto come il nostro Dio, al quale inneggia tutto il creato; non c’è chi ti sia uguale, glorioso Signore.

Kontàkion di san Pietro.

Tono 3. La Vergine oggi.

Con dottrine ortodosse hai reso splendente la Chiesa per cui lottasti, o Pietro beato in Dio, scacciando l’apostata Ario; celebrando dunque la tua memoria santissima, acclamiamo con fede ortodossa: Salve, Pietro, pietra della fede.

Ikos.

Affrettiamoci col pensiero verso la mirabile Alessandria e consideriamo i fatti grandi e straordinari là compiutisi: come dia se stesso in sacrificio, pecora innocente, il gerarca e grande difensore Pietro, che ora ci ha qui convocati e ha presentato il suo santo capo, come sacro alimento; e noi, di esso deliziati, con fede ortodossa a lui acclamiamo: Salve, Pietro, pietra della fede.

Kathisma di san Clemente.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come fruttuoso tralcio sulla terra, per il taglio dei tormenti producesti splendidi grappoli, o mirabile Clemente, stillasti senza sosta il vino della salvezza che allieta il cuore dei fedeli; perciò con gioia riuniti festeggiamo la tua santa memoria magnificando Cristo, o gerarca dalle molte lotte; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Di san Pietro. Stessa melodia.

Per suffragio superno divenisti guida del gregge di Cristo e lo guidasti ai pascoli vivifici dei tuoi sapienti insegnamenti allontanando Ario, lupo feroce che lo tormentava con un’empia dottrina; perciò donasti la tua vita e meritasti il nome del buon pastore di cui parla il Signore, o beato Pietro; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Della festa. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Prima del concepimento, o pura, fosti consacrata a Dio e una volta generata sulla terra, come dono fosti a lui offerta per compiere la promessa paterna; tra lampade luminose affidata al tempio divino dall’infanzia, in tutta purezza, come vero tempio divino, apparisti ricettacolo della luce divina e inaccessibile; solenne davvero il tuo incedere, o sola sposa di Dio e sempre Vergine.

Di san Clemente. Ode 4. Irmòs.

Colui che siede nella gloria sul trono della divinità, Gesù, Dio trascendente ogni pensiero, venne su nube leggera con la sua forza immacolata e salvò quanti acclamano: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Col cuore splendente dei raggi dello Spirito illuminasti le anime di tutti con parole di pietà e allontanasti la cupa tenebra dell’ignoranza idolatrica, o sacratissimo.

Cristo, tralcio fertile, germogliò te, beatissimo, come vite recante grappoli che stillano nei tini del martirio il vino che allieta i cuori di tutti i fedeli.

Beato te, sapientissimo, che sei stato sincero discepolo dell’araldo discepolo del Verbo, reso degnamente beato per aver ricevuto chiaramente con grande fervore la rivelazione del Padre celeste.

Theotokìon. Restaurasti la natura umana spezzata e sottoposta alla corruzione, o Purissima, oltre natura senza nozze incarnando e generando il Dio al quale gridiamo: Gloria alla tua potenza, o Cristo.

Di san Pietro. Dal monte ombroso.

Camminando sulla via delle virtù, o padre, raggiungesti le dimore superne, o teoforo, adorno dell’unzione del sacerdozio e splendente per il sangue del martirio.

Con le piogge e i torrenti del tuo sangue spegnesti la fiamma dell’errore, o beato e disperdesti la caligine dei persecutori, o ieromartire ammirabile.

Realmente apparisti a noi come un nuovo Pietro, splendente di carismi apostolici, o liturgo e testimone della passione del tuo Sovrano, o beatissimo.

Theotokìon. Ti diciamo salve, Genitrice di Dio santa; salve, tu che concepisti la gioia del mondo; salve, unico soccorso degli uomini; salve, baluardo di tutti.

Di san Clemente. Ode 5. Irmòs.

Gli empi non vedranno la tua gloria, Cristo, ma noi, vegliando dalla notte, inneggiamo a te, filantropo unigenito, splendore della gloria divina.

Imporporando mirabilmente la tua sacra veste col sangue del martirio, o glorioso, la rendesti più splendente e fosti accolto con essa nel Santo dei Santi.

Immolavi un sacrificio incruento a Cristo, sacrificatosi per noi e sacrificandoti, ti offristi a lui come vittima pura e senza macchia, o atleta beato in Dio.

O sacratissimo, sei stato accolto come cittadino della superna Sion come gerarca del trono di Roma, come discepolo di Pietro e come pastore che pascolasti divinamente il sacro gregge.

Theotokìon. Veneriamo con purezza la Pura, la bellezza di Giacobbe; lodiamola piamente adorni delle opere divine come Madre del nostro Dio.

Di san Pietro. Vegliando a te gridiamo.

Fondato sulla pietra della fede, o atleta restasti fermo nelle sventure che ti circondavano.

Con la spada infuocata dello Spirito, o gerarca trucidasti per divina sentenza il calunniatore Ario.

Rinvigorito dalla forza del Salvatore, o glorioso, calpestasti il potere e la forza del nemico.

Theotokìon. Calma il maroso instabile delle mie passioni, tu che concepisti Dio, Signore e nocchiero.

Di san Clemente. Ode 6. Irmòs.

Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridava supplicando dal ventre del pesce: Dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Avendo come sostegno e fondamento le parole di Pietro, ti consacrasti come dimora animata della Trinità e abbattesti i templi degli idoli.

Trascinato per terra, fosti rotolato come pietra e distruggesti tutta la fortezza dell’errore, o nobilissimo atleta Clemente.

Ricevesti esultante la corona di vittoria, poiché vincesti nella lotta contro le astuzie del nemico, o sacra e venerabile primizia degli ieromartiri.

Theotokìon. Isaia fu iniziato all’abisso del tuo parto e ti predicò Vergine che porti in grembo l’incarnato da te per magnanimità, o senza nozze.

Di san Pietro. Una tunica luminosa.

Vivendo sobriamente e rettamente per Dio, o beatissimo, ricevesti da lui beata fine.

Offristi te stesso come sacrificio perfetto e gradito a Dio che si sacrificò per te, o divino Pietro.

Colmo delle parole dello Spirito divenisti strumento mosso dallo Spirito, cantando cose ineffabili, o ispirato da Dio.

Theotokìon. Noi fedeli, Theotòkos, ti proclamiamo tempio di Dio, talamo animato e porta celeste.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti rivesti di luce come d’un manto, misericordiosissimo Cristo, nostro Dio.

Kontàkion dei santi. Tono 4. Sei apparso oggi.

O divine e inespugnabili torri della Chiesa, divine e realmente stabili colonne della pietà, celebratissimo Clemente e Pietro, con le vostre preghiere proteggete tutti.

Ikos.

Per la loro venerabile confessione, immutabile e salda, si rallegrano oggi altamente quanti rifulsero nel mondo e risplendono di indicibile luce: Clemente, vero stupendo tralcio di Cristo, che nutre il mondo con i grappoli della conoscenza di Dio e Pietro, la salda e infrangibile pietra dei dogmi del Salvatore. Entrambi cultori della divina grazia e iniziati all’ineffabile sapienza, ardenti difensori della sacra Chiesa, aiuto di chi soffre per ogni specie di male e salvezza di quanti gridano: con le vostre preghiere proteggete tutti.

Sinassario.

Il 24 di questo mese memoria del nostro santo padre Clemente, vescovo di Roma.

Stichi. Gettato nell’abisso legato a un’ancora, avevi Cristo come ultima ancora, o Clemente.

Lo stesso giorno, memoria del santo ieromartire Pietro, vescovo di Alessandria.

Stichi. Pietro squartato conserva integra la fede; lo vide Cristo, la cui tunica fu lacerata.

Lo stesso giorno san Malco si addormenta in pace.

Stichi. Gli angeli scortano la tua anima presso il Signore.

Lo stesso giorno il beato Carione si addormenta in pace.

Stichi. Carione aveva bandito ogni piacere succulento e lottò fino alla fine con spirito vigile.

Lo stesso giorno sant’Ermogene, vescovo di Agrigento si addormenta in pace.

Stichi. Superando, o Ermogene, la nostra natura, provocasti lo sconcerto del diavolo.

Lo stesso giorno i santi Filomeno e Cristoforo periscono di spada.

Stichi. Uccidono Filomeno e Cristoforo, rivelandoli con questo fatto, amici di Cristo.

Lo stesso giorno sant’Eugenio, morto in un buco di un muro, il cui orifizio fu ostruito con malta.

Stichi. Con l’argilla ti ostruirono l’uscita, o Eugenio, ma invano, giacché sei volato verso Dio.

Lo stesso giorno i santi Procopio e Cristoforo periscono di spada.

Stichi. Procopio, chiamando Cristoforo, grida: Anche tu stendi il tuo collo sotto la tagliente lama.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Alessandro di Corinto e del beato nostro padre Gregorio, che fu asceta presso Crysipetra, il quale proveniva dalle parti di Antiochia e giungendo si stabilì a Petra.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Teodoro di Antiochia.

Stichi. Come dono di Dio trafiggono di spada te, beato, che porti come dono a Dio il sangue del collo.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Di san Clemente. Ode 7. Irmòs.

I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestando con coraggio la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Infervorato dallo zelo della fede, hai incenerito il fuoco dell’ateismo, o sapiente e illuminato i fedeli che gridano con timore: O lodatissimo Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Cinto di catene come collane dorate, lottando sul mare, da Roma raggiungesti Cherson, dove compisti il martirio e i tuoi duri agoni, o sacro iniziato di Cristo.

Ti rivelasti lira, o beatissimo, suonando per noi il canto di salvezza, o martire e ammaliando con brama ardente divina i cuori di quanti cantano con fede: Celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Colui che per volontà dona esistenza a tutti, o Purissima, assume da te principio nel tempo e nasce, sciogliendo le cadute antiche della caduca essenza decaduta dei mortali, o Pura.

Di san Pietro. I pii fanciulli.

Adorno di vita divina e splendente di luce divina, entrasti, o sapiente, nei santuari celesti esultando e gridando: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Per essere gradito a Cristo, o beato in Dio, consegnasti te stesso volontariamente nelle mani degli iniqui, cantando, o beatissimo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Tutto illuminato, divenisti degno di vedere il Cristo, che ti mostrava la sua veste tessuta dall’alto violentemente lacerata, o beatissimo; benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Entrò nel tuo grembo, o Madre di Dio, colui che dimora nel cielo e regge tutto ed è nutrito col latte dei tuoi seni colui che con un cenno nutre ora ogni spirito che canta: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Di san Clemente. Ode 8. Irmòs.

Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nel mezzo della fornace, con la rugiada refrigerasti i fanciulli e insegnasti loro a cantare: opere tutte, benedite e lodate il Signore.

Deponendo il corpo di argilla, o glorioso, indossasti la veste dell’incorruttela, tessuta dalla grazia dell’alto e dimori nei regni superni, o gerarca.

Furono seppellite con te, o martire lottatore, le catene con cui fosti legato e sciogliesti l’inganno del maligno, o gerarca, gridando: Opere tutte, benedite, lodate il Signore.

Il mare indivisibile fu diviso e per straordinario miracolo, nell’impercorribile apparve la via che porta dove giace il tuo divino corpo, o gerarca.

O martire, che dopo la morte e la sepoltura hai dimorato nell’abisso umido, con le tue vivificanti e venerabili preghiere solleva la mia anima affondata nelle passioni.

Theotokìon. O tremenda e ineffabile meraviglia! L’incircoscrivibile dimora nel grembo e appare immutabilmente nella carne e mi divinizza per compassione e custodisce pura la Madre.

Di san Pietro. Colui che sul monte santo.

Sciogliesti il danno devastante della calunnia malvagia di Ario, la scacciasti dall’assemblea dei fedeli e la respingesti dalla cinta della Chiesa, o sapiente in Dio.

Pietro divino corifèo si mostrò il primo nel coro degli apostoli e tu, sapientissimo teoforo Pietro, divenisti colonna dei martiri e sacerdote dei sacri misteri.

Iniziato alla conoscenza del futuro per divina ispirazione, o predicatore divino, preconoscesti il tuo passaggio dalla terra al Dio altissimo attraverso il martirio, o Pietro di senno divino.

Theotokìon. Dopo il parto rimanesti vergine come prima del parto, o Vergine Theotòkos, partorendo il plasmatore del creato, perciò ti lodiamo e glorifichiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Colui che sul monte santo si è glorificato e nel roveto mediante il fuoco rivelò a Mosè il mistero della Vergine, il Signore lodate ed esaltate per tutti i secoli.

Di san Clemente. Ode 9. Irmòs.

Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Ecco, i cori dei patriarchi ti hanno accolto come compagno, o glorioso Clemente, esultando senza sosta con affetto; con loro si rallegrano anche i martiri, gli apostoli, i profeti e i giusti tra i secoli, o ammirabile.

Pietro ti offrì come grappolo della vita maturato nel campo dello Spirito, come tralcio della vigna di Gesù nostro Signore, perché stillasti il vino della pietà, che fa cessare l’ebbrezza dell’ateismo.

Colmo di sapienza e grazia, o padre, hai fatto scaturire un abisso di insegnamenti e fiumi divini di guarigioni, prosciugando i torrenti delle nostre passioni con le piogge dello Spirito, o Clemente, ornamento dei martiri.

Sacra, preziosa, santa, ammirabile, illustre e luminosa è giunta a noi, o glorioso, la tua memoria illuminata da Dio, che rallegra i cuori e le anime di quanti debitamente ti lodano.

Theotokìon. Porti fra le braccia come trono puro di fuoco, o Santissima, il Dio che ha assunto la natura umana unendosi ineffabilmente a lei per incommensurabile compassione, perciò tutti ti magnifichiamo.

Di san Pietro. Colui che al legislatore.

Il prescelto per celebrare santamente, colui che ricevette gloriosamente il compimento del sacerdozio, imitando la passione di Cristo, il divino Pietro celebriamo.

Colui che, sostenuto dal bastone del divino potere, compì sacrifici e si sacrificò e si offrì a Cristo come vittima, il divino Pietro celebriamo.

Colui che, tutto illuminato dal raggio della Trinità, si delizia del suo splendore fulgidissimo e chiede la nostra salvezza, l’ispirato da Dio Pietro celebriamo.

Come gerarca con autorità di sciogliere e legare, concedimi generosamente la salvezza della mia anima, correggendo i miei errori con le tue suppliche, o sacratissimo.

Theotokìon. Tu, Madre di Dio sei nostro scudo e baluardo, tu sei il soccorso di quanti accorrono a te e ora ti mandiamo a intercedere affinché siamo liberati dai nostri nemici.

Irmòs. Colui che al legislatore sulla montagna rivelò nel roveto ardente il misterioso parto della sempre Vergine in vista della nostra salvezza con i nostri inni senza sosta magnifichiamo.

Exapostilarion dei santi. Udite, donne.

E’ sorto ora propizio per noi il giorno memoriale dei gloriosi successori dei sacri apostoli, Pietro e Clemente, araldi della fede e martiri invitti: celebriamo dunque tutti con fede la loro annuale memoria.

Della festa, stessa melodia.

Colei che un tempo l’assemblea dei profeti preannunziò come urna, verga, tavola della Legge e monte non tagliato, Maria, divina fanciulla, con fede celebriamo: perché oggi è introdotta nel santo dei santi per esservi allevata per il Signore.

Alle lodi cantiamo 4 stichirà prosòmia dei santi.

Tono pl. 1. Salve, vanto degli asceti.

Salve, luminosa e gradevole dimora del santo Spirito, beato Clemente, le cui mistiche onde resero tralcio vigoroso, recante il frutto che stilla come nettare la dottrina della salvezza, il vino dissetante e allietante i cuori dei fedeli ogni giorno; martire invitto nelle lotte, colonna che regge la Chiesa, uomo celeste, forza dei fedeli, supplica Cristo di far inviare alle nostre anime la grande misericordia.

Salve, fonte dei dogmi, interprete e conoscitore dei segreti indicibili e sorgente di insegnamenti, base e solida colonna della Chiesa, a cui essa si appoggia senza crollare, canone precisissimo, sapientissimo espositore dei misteri, lingua eloquente, affilata per recidere le eresie come spada a doppio taglio, spirito celeste, strumento melodioso, salda gloria degli ieromartiri; supplica Cristo, o Clemente, di inviare alle nostre anime la grande misericordia.

Avendo il pensiero pio, dominasti le passioni e subisti incrollabile l’amara fine morendo di spada; per essa trovasti la beatitudine presso Dio e fosti degno di gustare la dolce partecipazione col Salvatore; o pietra della fede, vanto dei gerarchi e gloria dei martiri, supplica Cristo di inviare alle nostre anime la grande misericordia.

Adorno degli splendori sacerdotali, insignito della corona del martirio, ti rivelasti presso Cristo Dio di tutti e sommo sacerdote, primo fra i martiri e dalla sua mano ricevesti doppia ricompensa, o beato, riconoscendolo consustanziale e coeterno al Padre e con lui partecipe dello stesso trono e di fatto allontanasti l’empio Ario dall’assemblea dei fedeli; supplica Cristo, o padre, di donare al mondo la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon. Tono 4.

Oggi è condotto al tempio del Signore il tempio che accoglie Dio, la Madre di Dio e Zaccaria la riceve; oggi il santo dei santi esulta e il coro degli angeli è misticamente in festa; con loro anche noi oggi festeggiamo e con Gabriele acclamiamo: Salve, piena di grazia, il Signore è con te, lui che possiede la grande misericordia.

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

La luce trisolare che ti illuminò nel tempio della gloria, o Theotòkos, ti invia un cibo celeste magnificandoti.

Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, a te saranno condotte le sue compagne.

Germogliasti dalla radice di Davide, o Vergine e Gabriele, recandoti il saluto: Salve, a te acclamava: Tu partorirai Dio, o purissima.

Stico. Saranno condotte con gioia ed esultanza, al tempio del re saranno condotte.

Viva la sacra e divina coppia, Gioacchino e Anna: da loro generata, o pura, vieni ora offerta al tuo Creatore.

Gloria. E ora. Theotokìon. Stessa melodia.

Porte dei cieli, accogliete la Vergine Maria, la Madre di Dio pura, ignara d’uomo, da cui viene la redenzione dei mortali.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 23 Novembre- Memoria dei nostri santi padri Anfilochio, vescovo di Iconio e Gregorio di Agrigento

23 NOVEMBRE

Memoria dei nostri santi padri Anfilochio, vescovo di Iconio e Gregorio di Agrigento.

Al Mattutino

Apolytìkion dei santi. Tono 4.

O Dio dei nostri padri, che sempre agisci con noi secondo la tua clemenza, non distogliere da noi la tua misericordia, ma per le loro preghiere dirigi la nostra vita nella pace.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio pubblicamente la Vergine si mostra e Cristo è preannunziato a tutti. Anche noi a gran voce a lei gridiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Il frutto dei giusti Gioacchino e Anna, la nutrice della nostra vita, ancora lattante, è offerta a Dio nel santuario e l’ha benedetta il sacro Zaccaria; come Madre del Signore, tutti, con fede, diciamola beata.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Prima del concepimento, o pura, fosti consacrata a Dio e generata sulla terra, in dono fosti a lui offerta compiendo la promessa paterna; tra lampade luminose affidata al tempio divino dall’infanzia, puramente, come vero tempio divino, apparisti ricettacolo della luce divina e inaccessibile; solenne davvero il tuo incedere, o sola sposa di Dio e sempre Vergine.

Quindi si dicono il canone della festa e due dei santi.

Il canone di san Anfilochio ha questo acrostico: Canto il pastore che sfilaccia l’errore. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le mani, mise in rotta nel deserto le schiere di Amalek.

I discorsi e l’arroganza delle empie eresie hai dileguato facilmente tu che splendevi per il fulgore dell’ortodossia, custodisci in essa quanti ti celebrano, o sacerdote.

Vedendoti brillare per la parola e la vita, il Signore che vuole la salvezza di tutti, ti ha promosso guida del sacro gregge, o gerarca.

Scelto come leale lottatore della Chiesa di Cristo, hai indossato, o padre, l’armatura della croce e sei stato incoronato vincitore per la grazia.

Theotokìon. Il Verbo coeterno e senza principio, che è anche della stessa essenza e forma del genitore, generasti inspiegabilmente incarnato, tu che sei senza nozze.

Il canone di san Gregorio ha questo acrostico: Il taumaturgo Gregorio ammirerò. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Colui che frantuma le guerre.

Tu che sei illuminato dai raggi dello Spirito come un astro, sacro Gregorio, per le tue preghiere rischiarami tutto affinché possa inneggiarti.

Colui che ha la prescienza universale ha fatto grazia al tuo intelletto degli splendori divini: dalle fasce santificò te, che stavi per rifulgere di virtù divine e prodigi, o padre.

Rigettando il sonno dell’indolenza dalle palpebre, ti rivelasti lucerna di vigilanza, confermando con i fatti il tuo nome, o Gregorio.

Theotokìon. Veramente ti dichiaro soprattutto Theotòkos: generasti infatti il Signore, conosciuto inspiegabilmente in due essenze e volontà, o pura Vergine.

Di sant’Anfilochio. Ode 3. Irmòs.

In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Il divino e luminoso splendore dei tuoi fulgidi dogmi ha spento la falange empia degli eretici, o Anfilochio.

Sei divenuto davvero un fiume pieno di onde vivificanti della piena divina, con le quali noi veniamo irrigati, o sommo sacerdote.

Rischiarando l’intelletto con ricchi bagliori, irraggiasti lo splendore mistico dei tuoi dogmi, o beato.

Theotokìon. Noi fedeli tutti ti proclamiamo, o purissima, lucerna luminosa, arca e mensa che nutre le anime.

Di san Gregorio. Si è rafforzato nel Signore.

Il Creatore, avendo gradito la fatica che per lui avevi sopportato, ti affidò, o padre Gregorio, a un anziano nel deserto perché ti spiegasse chiaramente le Scritture.

Trascorrendo a digiuno l’intera settimana, assaporavi il cibo celeste, bevendo i flutti delle tue lacrime, godendo divinamente.

Da Dio ti fu donata la quiete del cuore: hai fatto scaturire infatti purissime onde di insegnamenti, che irrigano i cuori dei fedeli.

Theotokìon. Si sono compiuti gli oracoli dei divini araldi: ecco, infatti, la Vergine ha generato un nuovo fanciullo più antico di Adamo e sullo stesso trono del Genitore.

Irmòs. Si è rafforzato nel Signore il mio cuore, la mia fronte si è innalzata nel mio Dio, si è spalancata contro i miei nemici la mia bocca, ho esultato per il tuo salvatore.

Kontàkion di sant’Anfilochio.

Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Tuono divino, tromba dello Spirito, padre di credenti, scure contro le eresie, gerarca Anfilochio, sommo ministro della Trinità, ora che sei sempre con gli angeli, non cessare di pregare per tutti noi.

Kathisma dello stesso. Tono 4. Presto intervieni.

Nella tua mmeoria illumini i confini, o sapiente, il tuo corpo effonde fonti di prodigi, o glorioso Anfilochio, perciò preservi anche da tutte le malattie quanti entrano nel tuo venerabile tempio e ora chiedi per tutti noi scioglimento dai peccati.

Gloria. Di san Gregorio.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Dalle fasce consacrato al Signore, come un tempo il gloriosissimo Samuele, ascoltasti il Signore che ti chiamava e purificando con le virtù la tua anima, degnamente ricevesti la grazia del sacerdozio, perciò pascolavi il gregge sui prati della divina conoscenza, splendendo per l’energia delle guarigioni, o Gregorio; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Della festa. Dell’incarico segretamente.

Esulti Davide innografo e danzi Gioacchino con Anna, poiché una figlia santa venne da loro, Maria, divina lampada luminosa e vedendola entrare nel tempio, gioisce benedicendola il figlio di Barachia e gioendo gridava: Salve, prodigio universale.

Ode 4. Vedendo te, sole.

Venite, divinamente assennati, applaudiamo celebrando con fede la sacra festa del divino predicatore Anfilochio, rinvigoriti dai suoi insegnamenti teologici.

Divenuto paraninfo della Chiesa in Cristo, l’adornasti con la bellezza dei tuoi discorsi e con la rischiarasti con lo splendore dell’ortodossia, o teoforo.

La tua lingua teologa e divina ha chiarito a tutti l’unico adorabile potere della Trinità e a venerare un’unica divinità in tre ipòstasi.

Theotokìon. In te, pura Vergine, riconosciamo la nuova tenda, il santuario senza macchia del Sovrano di tutti, poiché tu lo hai generato secondo ipòstasi nella carne, o purissima.

Di san Gregorio. Ho udito, Signore.

Come terra buona fioristi la spiga centuplicata; con la falce dei tuoi insegnamenti hai tagliato i dogmi empi degli eretici, dimostrandoti difensore del concilio, o beato Gregorio.

L’elezione celeste ti mostra sommo sacerdote e ministro di Dio per guidare bene il gregge che si è acquistato Cristo, che aveva notato in anticipo lo splendore della tua anima.

Divenisti tempio di Dio purificato dalla sozzura delle passioni e stando con saggiamente nel sacro tempio hai accolto la venuta dello Spirito in forma di pura colomba, che glorificava Cristo.

Theotokìon. La stirpe dei mortali si salva per il tuo inconcepibile concepimento e quanti sono nell’oscurità della corruzione hanno visto la luce rifulsa dal tuo grembo, causa della nostra riplasmazione, o Fanciulla.

Di sant’Anfilochio. Ode 5. Irmòs.

Tu, mio Signore, sei venuto nel mondo come luce, luce santa che converte dal cupo buio dell’ignoranza quanti ti cantano con fede.

Sedevi sul trono del sommo sacerdozio, o divino Anfilochio, rischiarato dallo splendore della divinità trisolare.

Ti consacrasti tutto a Dio e divenisti divino araldo dalla gran voce, beatissimo padre Anfilochio.

È sorta per noi una gaudiosa e sacratissima festa, quella del divino e sapiente maestro, santificando il mondo.

Theotokìon. O magnifico ornamento di tutti i fedeli, purissima Madre di Dio, lava con le tue preghiere la sozzura della mia anima.

Di san Gregorio. Dilegua la tenebra.

Con la tua parola mondasti un tempo dalla malattia terribile un lebbroso che si avvicinò a te con fede, poiché, come il divino Eliseo, avevi ricevuto da Dio la grazia dei miracoli, o sapiente Gregorio di senno divino.

Arricchito dall’energia delle guarigioni, o beatissimo Gregorio, con la tua preghiera hai aperto bocca e orecchie di un sordomuto ed effuso un abisso di teologia, inaridendo i mari degli atei.

Purificato dagli affanni terreni, con la tua ombra, padre, compi guarigioni, sanando divinamente quanti erano presi dalle furiose tempeste delle malattie, come Pietro, il prescelto fra gli apostoli.

Theotokìon. Colui che non ha svuotato il seno paterno incarnandosi da te, purissima, si mostra come bimbo portato fra le tue braccia, procurando grazia a quanti ti onorano, o sposa Vergine di Dio.

Di sant’Anfilochio. Ode 6. Irmòs.

A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Mortificando il pensiero terreno della carne, ti sei rivestito della grazia dell’impassibilità e predicasti la Trinità con santissime dottrine, o santo padre mistico.

Istruito dal timore divino e mantenendo l’anima pura da macchie, ti rivelasti sacratissimo strumento della teologia, o santo da Dio chiamato.

Theotokìon. Sapendoti casta e pura tenda del Re della gloria e tempio e trono dell’Altissimo, ti imploriamo di salvare le nostre anime, o illustrissima.

Di san Gregorio. Come strappasti.

Per la tua intercessione, padre santo, ritrovò forza la fanciulla che, paralizzato nel corpo da molti anni, si avvicinò a te con fede, magnificando Cristo, causa di tutto.

Imitando la pura condotta del Signore, o glorioso, ingiustamente perseguitato e calunniato, non sei rimasto umiliato, o Gregorio.

Quanti erano riuniti nella cattiveria, sbranando come belve selvagge te, innocente agnello, consegnarono alla guardia te, padre, che eri custodito dalla grazia divina.

Theotokìon. Non riesce il nostro intelletto a comprendere il grande mistero del tuo parto, poiché concepisti l’inconcepibile Dio divenuto uomo, o sempre Vergine.

Irmòs. Come strappasti il profeta dalle profondità dell’abisso, Cristo Dio, strappa anche me dai peccati, come amico degli uomini e dirigi la mia vita, ti prego.

Kontàkion di san Gregorio.

Tono 3. La Vergine oggi.

Come grande sole illumini tutta la Chiesa di Dio con le aurore dei prodigi; con la tua preghiera hai salvato molti uomini; hai allontanato dal tuo gregge chi diffondeva dottrine eterodosse; perciò ti onoriamo, padre di senno divino, sapiente Gregorio.

Sinassario.

Il 23 di questo mese memoria del nostro santo padre Anfilochio, vescovo di Iconio.

Stichi. Anche coperto di bende funebri, Anfilochio, dissolvi le trame. Il 23 la morte prese Anfilochio.

Lo stesso giorno, memoria del nostro santo padre Gregorio, vescovo della Chiesa di Agrigento.

Stichi. Da Agrigento viaggi incontro al Dio Verbo, che giudica il termine della vita, beatissimo padre.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Sissinnio, martire.

Stichi. Subendo molte violenze nella sua esistenza, da questa vita Sissinnio passò all’altra.

Lo stesso giorno il santo vescovo Ischirione si addormenta in pace.

Stichi. In vita fu la forza della Chiesa Ischirione; anche da morto la rafforza.

Lo stesso giorno sant’Eleno, vescovo di Tarso, si addormenta in pace.

Stichi. Guida di Tarso, il sacerdote Eleno, guidò al cielo le anime.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Di sant’Anfilochio. Ode 7. Irmòs.

Nella fornace persiana i giovani figli di Abramo, accesi piuttosto dall’amore per la pietà che dalla fiamma, acclamavano: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Facendo attenzione con affetto e alle tue misticissime predicazioni, scacciamo la divisione della divinità di Ario, glorificando con la Trinità increata e consustanziale.

Vedendo Macedonio confutato dai tuoi insegnamenti, glorifichiamo con fede, o padre, lo Spirito buono, adorato e coesistente con il Padre e il generato.

Chiarendo con il verbo l’incarnazione oltre il verbo del Verbo, insegnasti a venerare con senno divino Dio in due essenze e a scacciare la divisione e la confusione, o divino.

Theotokìon. Tutti prontamente celebriamo la Theotòkos: venite, quanti con fede siete salvati dal nato da lei acclamando: Benedetta sei tu fra le donne.

Di san Gregorio. Tu che salvasti.

Il Creatore fa meraviglie a tuo giudizio, o beato: la donna prostituta, infatti, posseduta dai demòni, a tutti ti rivelò puro, o Gregorio.

I divini e luminosi discepoli del Salvatore, apparendoti, o beato, mentre eri legato all’albero, ti sciolsero, abbracciandoti con gioia.

Notando la tua pazienza, o padre, il Signore ti illumina santamente con maggiori prodigi per allontanare la bruma delle malattie.

Theotokìon. Hai generato maternamente il Creatore del tutto e, come trono cherubico, hai tenuto fra le braccia colui che regge il tutto, tu che sei senza nozze.

Di sant’Anfilochio. Ode 8. Irmòs.

Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

La tua bocca splendeva mentre teologavi la Trinità increata senza principio, consustanziale e senza confusione in tre ipòstasi, o padre divinamente sapiente, alla quale gridiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

La sapienza enipostàtica ha donato ricchezza e pura gloria a te, che hai teologato piamente e abbattuto, o sapientissimo, l’orgoglio delle eresie e con affetto canti: Opere tutte, benedite il Signore.

Colui che a tutti concede la vita ti ha fatto abitare nella Chiesa dei primogeniti come gerarca fedele e divino araldo, o beato, che celebri misticamente e con fede canti: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Ecco, la tribù di Giuda sapientemente ora viene meno, poiché hai generato il capo dei principi, al quale un tempo era stata fatta la promessa di governare le genti, il Cristo al quale cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Di san Gregorio. Tu stabilisci sulle acque.

Per la tua intercessione, o beato, è sciolto dal tremendo flagello demoniaco la fanciulla che per la cattiveria di iniqui uomini calunniava te, giusto e Cristo arbitro ti glorifica in mezzo al sinodo nei secoli.

Quanti per te desideravano il male, sono riempiti di tetra tenebra, o padre Gregorio e la tua luminosa vita rifulge di fronte ai padri, alla cui presenza compi meraviglie tenendo carboni nelle mani.

Rivelandoti come fulgidissimo astro nel firmamento della Chiesa, sempre, o padre, rischiari con le tue virtù e con i raggi dei tuoi prodigi noi che celebriamo la tua luminosa memoria, o gerarca Gregorio di senno divino.

Theotokìon. Il tuo prodigioso parto, Madre di Dio, unica Vergine benedetta, ci colma di stupore, poiché da te prende carne, rimanendo come prima immutabile per natura, il Dio che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Tu stabilisci sulle acque la tua dimora, poni un confine al mare e reggi tutto: a te inneggia il sole, la luna ti glorifica, ogni creatura a te, plasmatore e Creatore offre l’inno nei secoli.

Ode 9. Irmòs.

Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Avendo piissimamente teologato natura trisipostàtica, la Trinità sovrana universale, incomprensibile tearchia, vieni ora da essa onorato, o sacerdote Anfilochio.

Avendo familiarità con Dio, stando presso il Signore come gerarca, ricordati per sempre, o teoforo, di quanti celebrano la tua sacra e luminosa memoria, o beatissimo.

Accorda copiosa grazia a me, che con zelo intreccio col cuore lodi a te, divinamente assennato, chiedendo scioglimento dalle colpe, come fedelissimo sacerdote, santo padre Anfilochio.

Theotokìon. Apparendo discendente di Adamo, ti rivelasti Madre di Dio, poiché ti sei dimostrata nei secoli più santa di ogni creatura, benedetta e purissima, perciò tutti ti magnifichiamo.

Di san Gregorio. Benedetto il Signore.

Ecco, la splendida festa, ecco, la sacra memoria, ecco, la grazia vengono per tutti i fedeli, facendo scaturire liberamente guarigioni; accorriamo, poiché l’urna di Gregorio zampilla per noi immortalità e perenne illuminazione.

Come fiume sei pieno delle onde di Cristo, come olivo fai scorrere olio di vita, come palma sei esaltato, come vite rechi per noi i grappoli delle tue virtù e noi, Gregorio, beviamo il vino d’incorruttela stillante da essi.

Oggi nella tua memoria gioiscono insieme le folle dei sacerdoti, le moltitudini dei santi e le schiere di tutti gli angeli; stando illuminato con loro presso il Creatore, ricordati di quanti con affetto t’inneggiano, o padre.

Divenisti dimora santificata di Cristo, colonna della Chiesa, porto dei fedeli e lama che recide l’errore, fonte di guarigioni e abisso di intellezioni divine, vigilante igneo e pastore di pastori, o padre.

Theotokìon. Tu che generasti la luce senza tempo, rifulsa dal Padre, illumina, o fanciulla, la mia anima e il mio intelletto, scacciando lontano da me la tenebra delle passioni, affinché proclami beata te, speranza beatissima.

Irmòs. Benedetto il Signore, Dio d’Israele, che innalzò il corno della nostra salvezza nella casa di Davide, suo servo e ci ha visitato, oriente dall’alto e guidato nella via della pace.

Exapostilarion dei gerarchi. Nel sacro Spirito.

Come venerabili gerarchi, o sant’Anfilochio e beato Gregorio, vi rivelaste veracissimi pastori teòfori dell’agnello e pastore: pregate per tutti noi che celebriamo la vostra memoria, perché siamo liberati dai pericoli dell’anima e del corpo.

Della festa, stessa melodia.

I penetrali del tempio ti accolgono oggi, Vergine Madre di Dio, per mano del sommo sacerdote; in essi dimorasti dai tre ai dodici anni, nutrita per mano di un angelo divino, come arca santa di colui che creò tutto.

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

È stato tolto il muro di separazione che era frammezzo per il divinissimo ingresso al tempio della vera Madre di Dio e noi di quaggiù ora agli abitanti di lassù siamo congiunti.

Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, saranno condotte a te le sue compagne.

I cori verginali cantavano un inno divino, accompagnando con la lampada in mano nella casa di Dio la sola purissima.

Stico. Saranno condotte con gioia ed esultanza, al tempio del re saranno condotte.

Ricevi, o Zaccaria, all’interno del tempio, nel Santo dei santi, la Madre di Dio, la santa dei santi.

Gloria. E ora.

Tono pl. 2. Di Sergio aghiopolita.

Oggi noi, moltitudini di fedeli qui convenuti, festeggiamo spiritualmente una solennità e piamente acclamiamo la Vergine, figlia di Dio e Madre di Dio, condotta al tempio del Signore, la prescelta da tutte le generazioni, per essere dimora di Cristo, Re universale e Dio di tutte le cose. O vergini, fate strada recando lampade, per onorare l’augusto incedere della sempre Vergine. O madri, deposta ogni tristezza, seguitela piene di gaudio, per celebrare colei che è divenuta Madre di Dio, causa della gioia del mondo. Tutti dunque, con l’angelo, con gioia gridiamo: Salve alla piena di grazia, che sempre intercede per le nostre anime.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 22 Novembre- Memoria del san to apostolo Filèmone e dei suoi compagni Appia, Archippo e Onesimo e della santa martire Cecilia e dei suoi compagni

22 Novembre

Memoria del santo apostolo Filèmone e dei suoi compagni Appia, Archippo e Onesimo e della santa martire Cecilia e dei suoi compagni.

Al Mattutino

Apolytìkion degli apostoli. Tono 3.

Santo apostolo Filèmone, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio pubblicamente la Vergine si mostra e Cristo è preannunziato a tutti. Anche noi a gran voce a lei gridiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore.

Dopo la prima sticologia, Kàthisma.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Lodate, vergini e voi madri, inneggiate, popoli, glorificate, sacerdoti, benedite la Madre di Dio pura: ancora bimba nel corpo fu presentata al tempio della Legge, come santissimo tempio del Signore; celebrando dunque una festa spirituale, acclamiamo: Salve, Vergine, gloria della stirpe umana.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Precedidi, Davide, nel tempio di Dio, accogli con gioia la nostra Regina e a lei acclama: Entra, o Signora, nel tempio del Re; entra, tu la cui gloria si scorge nel nascondimento; da te fluirà per tutti, come latte e miele, Cristo luce.

Quindi si dicono il canone della festa e due dei santi.

Il canone degli apostoli ha questo acrostico: Glorifico te, Filèmone, che amasti Cristo. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto a Cristo Dio, che divise il mare e guidò il popolo che aveva strappato dalla schiavitù degli Egiziani, perché si è glorificato.

Camminando con gioia nelle dimore celesti, o liturgo, dona grazia a me, che lodo la tua santa memoria, poiché ti sei glorificato.

Con i fiumi dei tuoi discorsi irrigasti i cuori e li preparasti alla coltivazione dei celesti pensieri di fede, o ammirabile apostolo Filèmone.

Come ministro del sacro Vangelo illuminasti le anime con i fulgori dello Spirito, liberandole dalla tenebra della follia degli idoli, o sapiente apostolo.

Theotokìon. Il divino elenco dei profeti prefigurava un tempo con vari simboli lontani te, unica ad aver partorito il Sovrano.

Canone della santa.

Ode 1. Tono 1. Cristo nasce, glorificate.

O gloriosa Cecilia, santissimo santuario di Cristo, dimora lucente di Cristo, tempio purissimo di Cristo, nobile martire, illumina con le tue suppliche i tuoi cantori.

Bramando la bellezza di Cristo, rinforzata dall’amore di Cristo, sottomessa ai comandamenti di Cristo, moristi al mondo e a quanto è nel mondo, o nobile martire, divenendo degna della vita eterna.

Portando anima immacolata e corpo puro e limpidissimo, divenisti sposa del Cristo, che ti custodisce nei secoli irreprensibile e senza macchia nel talamo intelligibile, o beata in Dio.

Theotokìon. Vergine purissima, libera i tuoi servi dal dominio delle passioni con le tue fervide suppliche al Signore e Sovrano, che incarnasti dal tuo sangue per noi, o Pura.

Degli apostoli. Ode 3. Irmòs.

Rafforzaci in te, Signore, che sul legno uccidesti il peccato e radica il tuo timore nei cuori di noi, tuoi cantori.

Predicando la passione e la risurrezione di Cristo, facesti risorgere gli uomini come dalla tomba dell’empietà e della morte, o ammirabile Filèmone.

Lodiamo con sacri canti il divino Onesimo e Filèmone, Appia e Archippo, astri che illuminano i confini.

Con la vista del vostro intelletto purificata, siete giunti a divine visioni e avete convertito i cuori smarriti alla conoscenza, o sacratissimi.

Theotokìon. Rivelandoti pura e illibatissima, accogliesti in grembo il Verbo Dio, che ha purificato la nostra natura macchiata dalle iniquità, o Pura.

Della santa. Al Figlio che prima dei secoli.

Cercando con animo puro Cristo Dio ineffabilmente incarnato dalla Vergine, gridavi a lui: sono corsa dietro di te, Sovrano e ho legato la mia anima al tuo affetto.

Avendo un talamo celeste e una dote immutabile, disprezzasti la realtà terrestre e corruttibile come mutabile, o pura martire Cecilia, custodendo la tua verginità immacolata e inviolata.

Con l’amore immateriale facesti appassire l’amore materiale e con parole di vita convincesti il tuo fidanzato a custodire la verginità con te, unendovi ai cori degli angeli, o martire ammirabile.

Theotokìon. O Purissima, hai concepito e partorito come vite non coltivata e fertilissima Cristo, il grappolo senza corruzione, che stilla il vino della conoscenza di Dio; supplicalo affinché siamo salvati.

Irmòs. Al Figlio prima dei secoli immutabilmente dal Padre generato e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, incarnato, a Cristo Dio gridiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.

Kàthisma di san Filèmone.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Lavorando con l’aratro del verbo i cuori, producesti la divina conoscenza, o sacerdote, preparando la coltivazione e distruggendo i templi degli idoli, edificasti Chiese per la gloria del tuo Creatore; perciò santamente illuminati conveniamo glorificando la tua santa memoria, Filèmone e a una voce ti gridiamo: Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Di santa Cecilia.

Tono 1. I soldati a guardia.

Possedendo davvero come sposo Cristo, rinunziasti all’affetto dello sposo carnale e lo portasti a Dio con la fede, lottando con te strenuamente, o Cecilia e con lui, che ha ottenuto con te la corona della vittoria, ricordati di noi.

E ora. Della festa.

Il frutto dei giusti Gioacchino e Anna, la nutrice della nostra vita, ancora in età infantile, è offerta a Dio nel tempio santo e il venerando Zaccaria l’ha benedetta; come Madre del Signore, tutti, con fede, proclamiamola beata.

Degli apostoli. Ode 4. Irmòs.

A te inneggio, Signore, poiché ho udito il tuo annunzio e mi sono destato: sei giunto infatti fino a me, cercandomi perché ero perduto: perciò glorifico la tua condiscendenza verso di me, misericordiosissimo.

Alato con la vela della croce percorresti senza tempesta il mare violento delle sventure della vita, o beato, guidando molti dal mare al porto della salvezza con la grazia divina.

La divina città di Colossi mostra manifestamente il sacro Archippo, Filèmone e Appia e il glorioso Onesimo come fiaccole che illuminano tutto il mondo.

E’ scaturito il divino fiume dal tuo cuore, o predicatore divino e si sono fermati i fiumi e i torrenti dell’ateismo e le anime distrutte dall’arsura dell’ignoranza sono state irrorate dalla grazia.

Theotokìon. Ti inneggio realmente, o lodatissima, poiché partoristi ineffabilmente il Verbo Dio; ti supplico, sana le malattie della mia povera anima, tu che come divina sposa sei benevola.

Della santa. Virgulto dalla radice di Iesse.

L’angelo luminoso preposto alla tua protezione ti rese splendente di luce divina, o gloriosa, difendendoti da ogni nemico e custodendoti pura incorrotta, gradita a Cristo per fede e grazia, o Cecilia.

Divinamente persuaso dai tuoi divini insegnamenti, o Cecilia, Valeriano di nobile animo lasciò la tenebra profondissima degli idoli, avvicinandosi con gioia al battesimo divinizzante e illuminò l’anima con la luce del martirio.

Cambiasti, o ammirabile, il talamo terrestre col puro talamo celeste, dove dimori con gaudio, splendidamente adorna delle bellezze della verginità e dei fulgori della castità, o martire Cecilia, sposa di Dio.

Theotokìon. Aronne prefigurava te, Vergine, verga germogliata senza acqua, che fioristi il Creatore di tutto; supplicalo sempre, o Sovrana purissima, di piantare il suo timore nelle anime di tutti i pii.

Degli apostoli. Ode 5. Irmòs.

Signore, datore di luce e creatore dei secoli, conduci tutti noi alla luce dei tuoi comandamenti: poiché all’infuori di te non conosciamo altro Dio.

Vedendo un tempo i corrotti dalla putrefazione dei mali, o glorioso, con le tue efficaci parole sanasti quanti erano molto esposti al pericolo della follia degli idoli, o Filèmone.

Come guida infallibile, o Filèmone, hai mostrato le vie celesti a quanti erano gravemente smarriti e hai loro insegnato ad amare giustamente solo la via di Cristo.

Oggi l’augusta Chiesa di Cristo dei colossesi festeggia splendidamente con grande gioia il divino Archippo e Filèmone, ispirato da Dio.

Theotokìon. O Sovrana, salva noi, tormentati dalla tempesta violenta delle sventure e dalle invasioni selvagge dei barbari e dai tremendi assalti dei demòni.

Della santa. Dio della pace.

Mentre cercavi il divino lavacro, o Valeriano, ti apparve un angelo che illuminò il tuo intelletto e il tuo cuore, rivelandoti parole sacre ed esortandoti ad unirti ai cori celesti degli angeli lottando sulla terra.

Custodendo vergine corpo e intelletto, foste uniti nel divino Spirito, perciò Cristo vi ha ornati con corone visibili rose profumate, poiché siete realmente divenuti profumo suo e della fede, o illustrissimi.

Abbandonando il putido errore, o Tiburzio, in cambio ricevesti il profumo della divina conoscenza e mirasti con ardore la via che conduce alla vera vita, credendo con tutto il cuore nella Trinità, per cui lottasti molto con coraggio.

Theotokìon. O Vergine pura, tu sovrasti i santi angeli, poiché hai concepito il Dio Emmanuele, l’Angelo del gran consiglio, che con la sua discesa ha reso celesti i mortali per la sua inenarrabile magnanimità, o fanciulla.

Degli apostoli. Ode 6. Irmòs.

Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso imperscrutabile della tua compassione: dalla corruzione, fammi risalire, o Dio.

Ti sei rivelata cielo che narra a tutti la gloria salvifica di colui che ti ha glorificato e collocato tra i settanta discepoli, o felicissimo beato.

Estraniato dalla patria, col tuo estraneo verbo hai pescato gli estranei a Dio e li rivelasti abitanti di Sion, o gerarca Filèmone.

Splendendo di virtù sacre e servendo splendidamente Dio, sei salito al cielo, danzando con gli angeli, o Appia.

Theotokìon. Il Verbo prende corpo nel tuo grembo e per magnanimità è conosciuto come uomo per divinizzare l’uomo, o Vergine purissima.

Della santa. Il mostro marino.

Alzando con ardore le mani a Dio, i fortissimi vincitori fecero cadere i templi degli idoli e inviarono nell’abisso della perdizione le elevazioni dei demòni, perciò ricevettero belli e splendidi diademi.

Come agnelli razionali, o santi, non cedeste agli assalti delle belve, non rendeste culto irrazionale ai demòni, non offriste sacrifici letali, piuttosto offriste voi stessi a Dio come sacrifici immacolati.

L’amore di Dio, la brama del cuore e il divino affetto ti accesero del tutto e ti resero un angelo nel corpo, o gloriosa, perciò piegasti il collo con zelo alla spada, santificando la terra col sangue e l’aria con l’anima.

Theotokìon. Con te, Vergine, cessò la morte, poiché portasti in grembo Cristo, vita che dona esultanza immortale e divina a quanti credono sinceramente in lui; supplicalo, o santissima, di liberare i tuoi servi dai pericoli.

Irmòs. Il mostro marino dalle sue viscere, espulse come embrione Giona come lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, uscì da lei, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.

Kontàkion di santa Cecilia.

Tono 4. Tu che volontariamente.

O moltitudine di fedeli, celebriamo divinamente colei che volontariamente si fece sposa di Cristo ed ebbe il cuore adorno di virtù; svergognò la boria di Almachio, splendendo come sole fra quelli che la ricercavano; apparve poi agli abitanti della terra come divino sostegno, rafforzando la fede.

Ikos.

Come principio di buona speranza, fu dato ai santi di compiere grandi cose, insigni e tremende, miracoli che vanno degnamente ammirati; fra essi ammiriamo anche la virtù della vergine Cecilia e il suo splendore senza macchia, come essa, spogliatasi per la lotta, sfuggì al principe delle tenebre; e accorsa alla battaglia contro il nemico, se ne stette intrepida, piena di forza; e noi, per questi veraci fatti prodigiosi, diciamo: Per Cristo ingannò Beliar, rafforzando la fede.

Sinassario.

Il 22 di questo mese memoria dei santi apostoli che facevano parte del gruppo dei 70, Filèmone, Archippo, Appia e Onesimo, divenuti discepoli dell’apostolo Paolo.

Stichi. Poiché Cristo chiamava, o discepoli di Cristo, foste visti correre verso la chiamata su un percorso strano. Il 22 Filèmone morì nelle pene.

Lo stesso giorno, memoria dei santi martiri Cecilia, Valeriano e Tiburzio.

Stichi. Sopporti un bagno nelle fiamme, o Cecilia, lavata da un bagno di sangue per mezzo della spada. Valeriano con il compagno di lotta muore di spada, rigettando con violenza l’errore.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Marco, Stefano e un altro Marco.

Stichi. Trafitto dalla spada, Stefano con i due Marco, ottieni con loro molte corone.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Procopio della Palestina.

Stichi. Verso il taglio come incontro alla lotta con gioia si avvia Procopio di Palestina.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Menigno, il cordaio.

Stichi. Decapitato dalla spada, o cordaio Menigno, cardi te stesso, anche se avevi una tinozza di macchie.

Lo stesso giorno memoria del beato Abba.

Stichi. Abba, modello degli abba, onoro degnamente come padre spirituale.

Lo stesso giorno i santi Cristoforo ed Eufemia perirono di spada.

Stichi. Eufemia con te celebrata, con te fu uccisa, o portatore di Cristo Cristoforo.

Lo stesso giorno i santi Talleleo e Antino perirono di spada.

Stichi. Talleleo e Antimo uccisi fioriscono in eterno come piante divine.

Lo stesso giorno il beato Callisto si addormentò in pace.

Stichi. Callisto, beffando il pessimo nemico, procede come eletto amico di Dio.

Lo stesso giorno san Taddeo moriva steso sulla ruota e fatto girare a lungo.

Stichi. La ruota fa girare Taddeo e lui a gran voce recita salmi.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Agapione, Sissinnio ieromartire e Agapio.

Stichi. Si salvò non molestato dalle fiere Agapione: lo amava infatti anche la natura feroce delle fiere. Hai me ora come sacrificio strano, hai me, Sissinnio attraverso la spada, o Verbo. Disteso sul Cranio per Dio, la spada ti mozza il cranio, o Agapio.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Degli apostoli. Ode 7. Irmòs.

I tre fanciulli, disprezzando il culto empio della statua d’oro innalzata nella piana di Dura, gettati in mezzo alle fiamme, refrigerati cantavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Graziosi erano i tuoi nobili passi che camminavano con vigore sulla via del Vangelo, o Filèmone, annunciando la pace divina a quanti erano contrastati e inciampavano per gli assalti dei demòni.

Con la luce dei tuoi discorsi scacciasti la tenebra profonda dei cittadini di Gaza, poiché divenisti il loro nobilissimo e sacratissimo sacerdote, o apostolo, pascolando tutti e insegnando a cantare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La città di Gaza fu resa partecipe delle tue virtù per prima, poiché come sacro iniziato, o Filèmone, ti mostrasti vertice del suo trono e gerarca salvifico esortandola a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Amando Cristo, che per magnanimità ama i mortali, rendesti benevoli quanti per amicizia col maligno erano odiati, cantando a Dio: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Sei forza degli umili e lampada luminosa e divina mensa, monte e porta inviolata, trono di Dio e palazzo, bastone di Aronne e calice aureo, o Vergine che porti Cristo, manna della vita.

Della santa. I fanciulli allevati.

I fanciulli trasformarono piamente la fornace in rugiada, invece tu, Cecilia, irrorata nel bagno del battesimo, non fosti bruciata nel bagno ardente, mentre cantavi: Benedetto sei tu, Dio dei padri.

Abbandonando l’errore per i tuoi retti insegnamenti, o sapientissima, Tiburzio indossò l’abito dell’incorruttela e fu annoverato tra gli atleti di Cristo, gridando: Benedetto sei tu, Dio dei padri.

Trinitario. Confessando piamente lo splendore trisolare sovradivino della Divinità, o atleti, avete dileguato la fitta tenebra del politeismo e siete divenuti luminari, rischiarando le menti dei fedeli.

Theotokìon. A te, pura senza nozze, gridiamo: Salve, purissima che hai concepito la gioia e con la tua intercessione hai liberato dalla maledizione quanti cantano: Benedetto sei tu, Dio dei padri.

Degli apostoli. Ode 8. Irmòs.

Il Dio sceso nella fornace in aiuto ai figli degli ebrei e mutò la fiamma in fresca rugiada, opere tutte, inneggiate come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Portando il Verbo nel tuo cuore come lampada splendente accesa, o glorioso, guidasti al giorno della conoscenza di Dio quanti prima erano spenti e giacevano nella cupa tenebra dell’ignoranza.

La tua sacra dipartita al Signore fu celebrata con sacra processione dagli apostoli e dagli intelletti incorporei, la cui cittadinanza avevi sulla terra come sacro iniziato, o Filèmone ispirato da Dio.

Stillando chiaramente soave myron di sacri prodigi, o beato, profumasti l’intelletto e la ragione dei pii e allontanasti le putride passioni da quanti sovresaltano Cristo, o sapiente Filèmone.

Il mirabile Archippo, Appia, Filèmone, Onesimo ornano insieme sempre il firmamento della Chiesa come astri splendenti, rischiarando le nostre menti.

Theotokìon. Il tuo grembo si rivelò per noi nuovo paradiso, o Pura, poiché germogliando l’albero della vita e dando vita ai morti per il frutto dell’albero, li fa ritornare nel paradiso, o Genitrice di Dio.

Della santa. La fornace che effondeva.

Con le divine piogge dei tuoi prodigi, o venerabile martire, lavi la sozzura delle nostre passioni, rinfreschi gli sciolti dall’ardore dei dolori, che gridano con fede cantando o illustrissima Cecilia: tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Con fervente zelo di nobile animo ti gettasti nella fiamma ardente e non ti bruciasti affatto, ma uscisti come dal lavacro dell’incorruttela, cantando, o Cecilia, a Cristo, re di tutti: tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Sbigottirono le folle degli angeli per la divina resistenza di Valeriano, poiché bastonato da ogni parte e tormentato da una pioggia di torture, superava tutto con grande fermezza, spezzando il nemico e cantando con grande nobiltà: tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Theotokìon. Ti conosciamo come calice che possiedi la manna della divinità, o Vergine, arca e mensa e lampada, trono di Dio e palazzo e ponte che conduci alla vita quanti cantano: tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Irmòs. La fornace che effondeva rugiada era immagine di una meraviglia superiore alla natura: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Degli apostoli. Ode 9. Irmòs.

Il Verbo, Dio da Dio, nella sua incomparabile sapienza venne dal cielo a rinnovare Adamo caduto per aver mangiato il frutto della perdizione; incarnato da Vergine santa per noi, unanimi, o fedeli, con inni lo magnifichiamo.

Nel sacratissimo coro dei sacri apostoli, dimori degnamente nei cieli, divinizzato dalla partecipazione divina e splendente della luce ineffabile e sempre colmo di luce spirituale, o gerarca Filèmone.

Mirabile la tua condotta! Nobile e bella la tua vita! Glorificata ovunque la tua dormizione, o beato apostolo! Splendido il giorno in cui lasciasti le cose terrene, salendo esultante alle volte celesti.

Oggi si rallegra tutta la Chiesa di Cristo riunita spiritualmente per festeggiare con gioia la tua memoria; custodiscila immutabile con le tue intercessioni gradite al Salvatore e Dio, o sacratissimo Filèmone.

Lo scrigno delle tue reliquie fa scaturire stille di guarigioni a quanti si accostano santamente, o beato apostolo, fa cessare le malattie e santifica tutte le anime di quanti celebrano sempre la tua divina memoria.

Theotokìon. Porti colui che tutto regge e nutri il nutritore, non conoscendo affatto la consuetudine del parto; il tuo prodigio supera l’intelletto, sbigottisce gli angeli e i mortali che ti conoscono come unica Vergine Theotòkos. Della santa. Il roveto ardente.

Divenisti giardino chiuso, fonte sigillata, bellezza custodita, sposa eletta, dimora luminosa, paradiso fiorente e divino del Re delle potenze, o Cecilia di senno divino.

Raggiungeste il porto sereno, consegnando il dovuto carico portuale della pietà e illuminati dai bagliori della divinità trisolare, siete divinizzati per grazia, o nobili illustrissimi atleti, beati in Dio.

Trinitario. O Padre, Figlio e Spirito, Trinità indivisibile, per le intercessioni dei tuoi sapienti martiri dona divina illuminazione e liberazione dai peccati a quanti con fede ti supplicano, affinché debitamente ti magnifichiamo senza sosta.

Theotokìon. La nostra natura scacciata ha visto la luce dello splendore del tuo parto, o purissima ed è stata liberata dalla note dell’ignoranza e dall’oscura distruzione delle passioni, perciò ti veneriamo come causa della nostra salvezza.

Irmòs. Il roveto ardente che non si consumava ci mostrò una figura del tuo parto puro. Estingui ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di noi, perché, o Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Exapostilarion dei santi.

Tono 2. Con i discepoli conveniamo.

Divenuti apostoli e testimoni oculari del Verbo, Archippo sacratissimo, Filèmone con Appia e la martire Cecilia, presentate al Creatore una supplica per noi, che celebriamo con fede la vostra sacra memoria, per avere remissione delle colpe: voi infatti interponiamo come intercessori presso il Sovrano.

Della festa.

Tono 3. Nel sacro Spirito.

La giovenca senza macchia, la fanciulla piena di ogni bontà, viene oggi prodigiosamente condotta al tempio; la precedono le schiere degli incorporei e le folle degli angeli, con una moltitudine di vergini: e il divino sacerdote la prende gioioso tra le braccia.

Alle lodi sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia degli apostoli ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Il sole della gloria, Gesù nostro Dio, come lucente raggio inviò te, apostolo Filèmone, in tutto il mondo per scacciare le tenebre del male e illuminare i cuori oscurati dall’ignoranza e dall’ubriacatura delle passioni, o predicatore beatissimo (2).

Eri pura dimora della Trinità santa, splendente del chiarore delle virtù e della luce della fede, più fulgido del sole, illustrissimo Appia, poiché tutto il mistero divino ti fu rivelato; perciò nei cieli esulti con gli incorporei.

Col divino Filèmone celebriamo il sacro predicatore Archippo e Onesimo, i sapienti fra gli apostoli, grandi martiri e gerarchi di mente divina, partecipi dello splendore superno, che stanno presso il trono della gloria e per noi chiedono perdono dei peccati.

Gloria. E ora. Tono 4. Della festa.

Oggi è condotto al tempio del Signore il tempio che accoglie Dio, la Madre di Dio e Zaccaria la riceve; oggi il santo dei santi esulta e il coro degli angeli è misticamente in festa; con loro anche noi oggi festeggiamo e con Gabriele acclamiamo: Salve, piena di grazia, il Signore è con te, lui che possiede la grande misericordia.

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Ricevi, o Zaccaria, all’interno del tempio, nel Santo dei santi, la Madre di Dio, la santa dei santi.

Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, a te saranno condotte le sue compagne.

Germogliasti dalla radice di Davide, o Vergine e Gabriele, recandoti il saluto, a te acclamava: Salve! Tu partorirai Dio, o purissima.

Stico. Saranno condotte con gioia ed esultanza, al tempio del re saranno condotte.

Viva la sacra e divina coppia, Gioacchino e Anna: da loro generata, o pura, vieni ora offerta al tuo Creatore.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

La luce trisolare che ti illuminò nel tempio della gloria, Madre di Dio, per magnificarti ti invia un cibo celeste.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 21 Novembre- Memoria dell’Ingresso della santissima Madre di Dio Maria nel tempio

21 Novembre

Memoria dell’Ingresso della santissima Madre di Dio Maria nel tempio.

Al Mattutino.

Apolytíkion. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio la Vergine si mostra pubblicamente e Cristo è preannunziato a tutti. Anche noi a gran voce a lei gridiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore (3).

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Il frutto dei giusti Gioacchino e Anna, la nutrice della nostra vita, ancora lattante, è offerta a Dio nel santuario e l’ha benedetta il sacro Zaccaria; come Madre del Signore, tutti, con fede, diciamola beata.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Prima del concepimento, o pura, fosti consacrata a Dio e generata sulla terra, in dono fosti a lui offerta compiendo la promessa paterna; tra lampade luminose affidata al tempio divino dall’infanzia, puramente, come vero tempio divino, apparisti ricettacolo della luce divina e inaccessibile; solenne davvero il tuo incedere, o sola sposa di Dio e sempre Vergine.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

Esulti Davide, l’innografo e danzino in coro Gioacchino e Anna, perché un frutto santo è nato da loro, Maria, la luminosa lampada divina, che entra gioiosa nel tempio; vedendola, l’ha benedetta il figlio di Barachia, esclamando lieto: Salve, prodigio dell’universo.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre perché il re ha bramato la tua bellezza.

Stico. Il mio cuore ha emesso il verbo buono.

Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (1,39-49.56).

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore. Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente e santo è il suo nome. Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Salmo 50. Gloria. Tono 2.

Oggi il tempio vivente del gran Re entra nel tempio per esser preparato come sua divina abitazione. Esultate, o popoli!

E ora. Lo stesso tropario. Quindi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 4. Di Giorgio di Nicomedia.

Oggi è condotto al tempio del Signore il tempio che accoglie Dio, la Madre di Dio e Zaccaria la riceve. Oggi il Santo dei santi esulta e il coro degli angeli è misticamente in festa; con loro anche noi oggi festeggiamo e con Gabriele acclamiamo: Salve, piena di grazia, il Signore è con te, lui che possiede la grande misericordia.

Il sacerdote: Salva, o Dio, il tuo popolo.

Dopo queste cose si cantano i canoni. Il primo canone ha l’acrostico fino all’ode 7: Tu, o Sovrana, concedi grazia al discorso. Poema del signor Giorgio.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto il suo ingresso nel tempio.

Sapendoti, o purissima, tesoro di sapienza e fonte di grazia che perenne zampilla, noi ti preghiamo di far piovere su di noi, o Sovrana, le stille della conoscenza, affinché senza sosta ti celebriamo.

Tu, divenuta più elevata dei cieli, o purissima, tempio e reggia, sei riposta nel tempio di Dio, per essergli preparata come divina abitazione per il suo avvento.

Facendo sorgere la luce della grazia, la Theotòkos ha illuminato e radunato tutti per ornare con canti la sua solennità fulgidissima: venite, accorriamo.

La porta gloriosa, inaccessibile ai pensieri, varcando le porte del tempio di Dio, ci invita ora a riunirci per godere delle sue divine meraviglie.

Secondo canone poema del signor Basilio.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cantiamo tutti un inno di vittoria per i prodigi del nostro Dio che salvò Israele con il suo braccio potente, poiché si è glorificato.

Accoriamo tutti oggi alla Madre di Dio, onorandola con cantici e celebriamo questa solennità spirituale: nel tempio è presentata come offerta al nostro Dio.

Con inni cantiamo il glorioso ingresso della Theotòkos, poiché oggi, come divino tempio è offerta profeticamente al tempio come preziosissimo dono.

Anna fu colma di gioia quando offrì nel tempio sua figlia come dono preziosissimo; col cuore in festa Gioacchino si unì alla sua gioia.

Davide tuo antenato ti cantò un tempo, sposa vergine di Dio, chiamandoti figlia di Cristo Re e tu, generandolo come un bambino, maternamente lo allattasti.

Al Signore fu presentata la divina Madre all’età di tre anni e il sommo sacerdote Zaccaria l’accolse nel tempio e, pieno di gioia, ve la depose.

Vergini, danzate portando le vostre lampade accese e voi, madri, cantate alla Regina che avanza verso la dimora di Cristo Sovrano.

Consustanziale Trinità, Padre, Verbo e Santo Spirito, noi fedeli ti glorifichiamo come Creatore di tutto e ti acclamiamo: salvaci, o nostro Dio.

Portando, o pura Vergine, la veste purpurea tinta nel tuo sangue, il nostro re e Dio riplasmò, nella sua misericordia, tutta la stirpe umana.

Katavasia. Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Ode 3. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno del tuo augusto ingresso, falli degni di corone di gloria.

Oggi il tempio è divenuto amabile paraninfo della Vergine e stanza nuziale che accoglie il vivente talamo di Dio, puro e immacolato, più fulgido di ogni creatura.

Davide, capocoro, tripudia e danza con noi e ti proclama regina variamente adornata, o purissima, che nel tempio, o castissima, sta presso il Re e Dio.

Da colei per cui un tempo venne la trasgressione alla stirpe umana è fiorita oggi, come restaurazione e incorruttela, la Madre di Dio, che viene condotta nella casa di Dio.

Tripudiano le schiere degli angeli e tutte le folle degli uomini e accorrono oggi al tuo cospetto, o purissima, recando fiaccole e proclamando le tue magnificenze nella casa di Dio.

Secondo canone. Si rafforzi il mio cuore.

Festeggiamo, amici della festa e rallegriamoci nello spirito nella santa festa, banchettando oggi per la figlia del Re e Madre del nostro Dio.

Rallegrati oggi, Gioacchino e tu Anna, esulta nello spirito, portando al Signore, come vitella di tre anni, la venerabile purissima, nata da voi.

La dimora del Signore, Maria, Madre di Dio, è offerta nel sacro tempio all’età di tre anni e le vergini la precedono, portando le loro lampade accese.

La pura agnella del nostro Dio, la colomba senza macchia, la dimora che accolse Dio, il santuario della gloria, ha deciso di abitare nel tempio santo.

La sposa di Dio più vasta dei cieli, superiore alle potenze superne, di tre anni, secondo la carne, ma più anziana nello spirito, sia lodata con inni.

Festeggiando l’ingresso nel Santo dei santi della Madre di Dio, con le vergini, anche noi, andiamo oggi al tempio, lieti nello Spirito, portando le nostre lampade accese.

Ministri di Dio, rivestitevi di giustizia e santità per incontrare con gioia la figlia del nostro divino Re e aprirgli l’ingresso al Santo dei santi.

Luce è il Padre, luce è anche il Figlio, luce è lo Spirito Paràclito: triplo fuoco di un unico Sole, la Trinità divinamente fa risplendere la sua luce e custodisce le nostre anime.

I profeti ti annunziarono come arca di santità, incensiere d’oro, candelabro e mensa su cui è posto il pane e noi ti inneggiamo come dimora di Dio.

Katavasia. A Cristo Dio, il Figlio ineffabilmente nato dal Padre prima dei secoli e negli ultimi tempi incarnato senza seme dalla Vergine, gridiamo: Tu che innalzasti il nostro corno, santo sei tu, Signore.

Kathisma. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Gridalo, o Davide, che cos’è questa festa? Non è per colei che un tempo celebrasti nel libro dei salmi come divina figlia di Dio e vergine, per la quale dicesti: Saranno misticamente condotte al re le vergini, dietro di lei e le sue compagne? Rendi dunque meravigliosa e universale questa festa per quanti acclamano: È giunta a noi la Madre di Dio, origine della salvezza.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Ode 4. Irmòs.

Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Accogliendo oggi la porta invalicabile, la casa di Dio pone fine al culto e all’ombra della Legge, proclamando che la verità veramente è apparsa agli abitanti della terra.

Il monte adombrato che un tempo Avvacùm vide e preannunziò, entrando nei penetrali del tempio è tutto fiorito di virtù e adombra i confini.

Abbiamo visto cose inaspettate, strane e straordinarie su tutta la terra: come la Vergine, ricevendo il cibo da un angelo, ottenga i segni della divina economia.

Apparendo come tempio, reggia e vivente cielo del Re, sei oggi consacrata, sposa di Dio, nel tempio della Legge per venire custodita per lui, o purissima.

Secondo canone. Prevedendo in ispirito.

Profeta Isaia, profetizzalo a noi: chi è questa vergine che concepisce? E’ quella sorta dalla radice di Giuda, dalla stirpe di re Davide, l’illustre frutto di una santa discendenza.

Coro delle vergini, cominciate a cantare, tenendo le vostre lampade in mano, per acclamare la divina Madre al suo ingresso; ora che avanza nel tempio del Signore, celebrate questa festa con noi.

Esultate ora, Gioacchino e Anna, conducendo al Signore come vitella di tre anni la vostra pura figlia, che diverrà Madre di Cristo Dio, re di tutti.

Vero Santo dei santi, gradivi stare in compagnia degli angeli nel tempio santo, dove ricevesti prodigiosamente il pane del cielo, tu che fosti nutrice della vita.

Generando insperatamente la pura senza macchia, piamente Gioacchino e Anna promisero di presentarla a Dio e oggi compiono la promessa, offrendo in sacrificio nella casa di Dio la nata da loro.

Fiorì un tempo la verga di Aronne prefigurando il purissimo parto divino, poiché senza seme concepisti e dopo il parto apparisti Vergine intatta, allattando come bimbo il Dio di tutti.

Piamente, vergini e voi, madri, affrettate il passo verso la Vergine Madre per celebrare gioiosamente con noi, in colei che nacque, il santuario senza macchia, in colei che concepì, l’offerta fatta a Dio.

Glorifichiamo il Dio di verità nell’unica natura e nella Trinità di ipòstasi, colui che gli angeli e gli arcangeli cantano nei loro cori come Re del creato e noi fedeli senza sosta adoriamolo.

Prega senza indugio il Figlio e Dio che concepisti nella carne, Vergine pura, perché tutti i tuoi servi siano al riparo dalle trame dei demòni e da ogni tentazione.

Katavasìa. Virgulto dalla radice di Iesse e fiore che da essa procede, o Cristo, dalla Vergine germogliasti, dal boscoso monte adombrato, o lodato: sei venuto incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu, immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.

Ode 5. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per il tuo augusto ingresso: poiché tu, Vergine ignara di nozze, penetrasti all’interno del tempio di Dio, come purissimo tempio e concedi la pace a tutti i tuoi cantori.

Santuario glorioso e sacra offerta, la Vergine purissima, riposta oggi nel tempio di Dio, qui è custodita, come egli solo sa, per divenire dimora del Re dell’universo, unico nostro Dio.

Vedendo un tempo la bellezza della tua anima, o purissima, Zaccaria con fede esclamava: Tu sei tu il riscatto, tu sei la gioia di tutti, tu sei il nostro ritorno dall’esilio, tu per cui l’incircoscrivibile si mostrerà a me circoscritto.

Oh, le tue meraviglie sovraintellettuali, o purissima! Straordinaria è la tua nascita, straordinario il modo della tua crescita; straordinario e prodigioso tutto ciò che ti riguarda o sposa di Dio, inesplicabile per i mortali.

Lampada dalle molte luci, sposa di Dio, oggi rifulgi nella casa del Signore e ci rischiari con le tue auguste grazie, le grazie delle tue meraviglie, o Madre di Dio pura e celebratissima.

Secondo canone. Fa’ levare il giorno.

Portiamo le lampade accorrendo insieme, ortodossi tutti e glorificando la Madre di Dio, poiché oggi è presentata al Signore come offerta gradita.

I progenitori oggi gioiscano e si allieti la tua genitrice con tuo padre, poiché il loro frutto è presentato al Signore.

La gloriosa e pura agnella dai molti nomi, che generò nella carne l’Agnello divino, con inni festeggiamo tutti con fede.

I divini simboli delle nozze e del tuo concepimento oltre intelletto, pura Vergine, oggi nel santo Spirito sono trascritti nella santa casa di Dio.

S’aprano i propilei della divina gloria e accolgano la Madre non sposata del nostro Dio come pura vitella di tre anni.

Cantiamo il santo monte ombroso, la Madre sempre vergine di Dio, poiché irraggiò la luce ai confini.

Adoriamo l’unica divinità eterna e suprema delle tre ipòstasi e glorifichiamo la natura indivisibile e la gloria condivisa.

Come rifugio inespugnabile e porto di pace abbiamo la tua intercessione, Madre di Dio, venendo sempre liberati da prove, pericoli e afflizioni.

Katavasìa. Dio della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai inviato l’angelo del tuo gran consiglio per donarci pace; guidati dunque alla luce della conoscenza di Dio, vegliando sin dai primi albori, noi ti glorifichiamo, amico degli uomini.

Ode 6. Irmòs.

Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Colui che tutto porta con il verbo, esaudì la preghiera dei giusti: liberandoli dal male della sterilità nella sua amorosa compassione, donò loro la causa della gioia.

Volendo far conoscere alle genti la sua salvezza, il Signore ha preso ora di tra gli uomini l’ignara di nozze come segno di riconciliazione e rigenerazione.

Come casa della grazia, in cui sono riposti i tesori dell’ineffabile economia di Dio, o purissima, nel tempio hai avuto parte al puro gaudio.

Ricevendoti come diadema regale, o sposa di Dio, il tempio risplendeva tutto e si ritirava di fronte a ciò che lo superava, vedendo in te il compimento di ciò che era stato predetto.

Secondo canone. Imitando Giona profeta.

Festeggiamo questa solennità spirituale, celebrando piamente, fedeli, la Madre di Dio, che veramente è più santa degli spiriti celesti.

Con inni spirituali cantiamo, fedeli, la Madre della luce, che oggi davanti a noi avanza nel tempio di Dio.

L’agnella senza difetto, la colomba senza macchia fu presentata al tempio del Signore per rimanervi e diventare la purissima Madre di Dio.

Nel tempio della legge, il tempio di Dio fa il suo ingresso, celeste dimora da cui la luce divina rifulse sulle nostre tenebre.

Infante secondo la carne, adulta per lo spirito, l’arca santa è penetrata nel tempio del Signore per godere della divina grazia.

Con le tue preghiere libera da molteplici tentazioni e pericoli spirituali noi, che a te accorriamo, o inneggiatissima Madre di Cristo Dio.

Padre, Figlio, Spirito di verità, unica e indivisa Trinità trisipostatica, abbi pietà di noi che adoriamo il tuo divino potere.

Colui che nulla può contenere, trovando rifugio, o Madre, nel tuo grembo, da te uscì uomo e Dio, nelle sue due nature.

Katavasìa. Accolto nei suoi visceri Giona, il mostro lo rigettò come neonato dal grembo: così il Verbo dimorò nella Vergine prendendo carne e uscendo la custodì incorrotta, preservando la verginità di colei che lo aveva concepito.

Kontàkion.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Il purissimo tempio del Salvatore, il talamo preziosissimo e verginale, il tesoro sacro della gloria di Dio, è oggi introdotto nella casa del Signore, portandovi, insieme, la grazia del divino Spirito; e gli angeli di Dio a lei inneggiano: Costei è celeste dimora.

Ikos.

Vedendo manifestata e chiaramente compiuta nella Vergine la grazia dei divini e ineffabili misteri di Dio, io mi rallegro, mentre sono incapace di comprendere il modo straordinario e inesprimibile per cui la Purissima sola è stata eletta al di sopra di tutto il creato visibile e intelligibile. Volendo dunque celebrarla, intelletto e parola sono paralizzati dallo stupore; tuttavia mi faccio ardito per proclamarla e magnificarla: Costei è celeste dimora.

Sinassario.

Il 21 di questo mese memoria dell’Ingresso al tempio della Madre di Dio.

Stichi. All’interno del tempio Gabriele nutre te, Fanciulla. Manca poco al momento in cui ti dirà: Salve. Il 21 Maria viene condotta nel tempio.

Per l’intercessione della Madre di Dio, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli di senno divino non adorarono la creatura in luogo del Creatore, ma calpestando con coraggio la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: Celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ecco, oggi è rifulsa ai confini una gioiosa primavera, che ci allieta con la grazia anima, mente e intelletto: oggi è la solennità della Theotòkos, diamoci dunque a mistica allegrezza.

Cielo e terra, schiere degli angeli e noi, folle dei mortali e tutto l’universo scortiamo oggi la Regina Madre acclamando: È introdotta nel tempio la gioia e la redenzione.

La Legge della lettera è passata, è venuta meno come un’ombra e hanno brillato i raggi della grazia, quando fosti introdotta nel tempio di Dio, Vergine Madre pura, sempre benedetta.

Sono sottomessi a tuo Figlio, o purissima, come al loro Creatore e Dio, il cielo e la terra e le regioni sotterranee; e ogni lingua mortale confessa che si è manifestato Signore, il Salvatore delle nostre anime.

Secondo canone. La fornace, Salvatore.

Cantiamo oggi in coro, o amici della festa, la pura Vergine, celebrando giustamente Anna e Gioacchino.

Profetizza, tu che parli nello Spirito: al tuo seguito, madre del Re, vergini saranno condotte nel tempio.

Trasalirono di gioia gli angeli nel cielo, gli spiriti dei giusti si allietarono quando la Madre di Dio fu condotta nel santuario.

Con il corpo e lo spirito fu rapita Maria purissima, restando nel tempio del Signore come sacro vaso.

Ricevendo il pane dal cielo, cresceva in sapienza e grazia, colei che secondo la carne doveva diventare la Madre del Salvatore.

Sapientemente i tuoi genitori ti condussero al tempio, o Vergine, perché crescessi al suo interno per diventare dimora di Cristo nostro Dio.

Glorifichiamo la Trinità indivisibile, cantiamo la divinità unica, Padre, Figlio e santo Spirito.

Supplica il Sovrano che partoristi, compassionevole per natura, affinchè salvi, o Madre di Dio, le anime dei tuoi cantori.

Katavasìa. I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un empio comando, non si lasciarono atterrire dalla minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme cantavano: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Acrostico alfabetico. Irmòs.

Ascolta, Vergine giovinetta pura: dica Gabriele il disegno antico e veritiero dell’Altissimo; apprèstati ad accogliere Dio, perché grazie a te l’immenso abiterà con i mortali; perciò gioioso grido: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Conducendo un tempo alla casa di Dio il tempio senza macchia, Anna con fede disse al sacerdote a gran voce: Accogli la figlia che anche a me da Dio è stata data, introducila nel tempio del tuo Creatore e a lui canta gioioso: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Disse un tempo Zaccaria in Spirito guardando Anna: Tu conduci la vera madre della vita, colei che i profeti di Dio chiaramente preannunziarono come Madre di Dio; e come potrà il tempio contenerla? Perciò stupito grido: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Io mi ero presentata supplice a Dio, gli rispose Anna, chiedendo a lui con fiduciosa preghiera di ricevere il frutto delle mie doglie, promettendo di offrire dopo il parto l’infante a chi lo aveva dato; perciò tripudiando grido: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Questa è veramente opera secondo la Legge, le disse il sacerdote; e tuttavia io comprendo che qui tutto è straordinario, perché vedo colei che è condotta alla casa di Dio superare prodigiosamente in grazia il Santo dei santi; perciò gioioso grido: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Sono riconfortata da ciò che dici, gli rispose Anna: poiché tu, comprendendo ciò grazie allo Spirito di Dio, chiaramente hai proclamato il mistero della Vergine; accogli dunque nel tempio del tuo Creatore colei che è senza macchia e gioioso a lui canta: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Gridò il sacerdote: Una torcia luminosa si è accesa per noi e fa rifulgere nel tempio gioia immensa; si allietino insieme le anime dei profeti, vedendo i prodigi che si compiono nella casa di Dio e gridino ora: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Secondo canone. Il Signore e Creatore.

Oggi Gioacchino splende di gioia e Anna offre al Signore, come sacrificio al nostro Dio, secondo la sua promessa, la santa fanciulla che Dio le ha donato.

Fieramente il santo Davide e Iesse con Giuda sono glorificati, poichè dalla loro stirpe è sorta questa fanciulla, che deve generare il Dio anteriore ai secoli.

Maria, purissima e vivente dimora è presentata oggi nella casa di Dio e dalle sue mani, come tesoro di santità, Zaccaria la riceve per il Signore.

Come porta di salvezza, monte dello spirito e scala animata, fedeli, veneriamo colei che i sacerdoti hanno benedetto con le loro mani, poiché veramente è Vergine e Madre di Dio.

Con i profeti e gli apostoli di Dio, con i martiri di Cristo, con gli angeli nel cielo, noi tutti uomini, quaggiù veneriamo con inni la Vergine senza macchia, Madre benedetta dell’Altissimo.

I tuoi genitori, secondo Dio, vennero a presentarti al tempio come pura offerta, Vergine senza macchia e lì vivesti in modo prodigioso, preparandoti nel santuario, perché il Verbo trovasse in te la sua sede.

Cantiamo in coro il trisagio, Padre Figlio e santo Spirito, Divinità unica, Trinità indivisibile che tiene in mano tutto il creato per tutti i secoli.

Il Verbo senza principio ebbe inizio nella carne, partorito secondo la sua benevolenza, come uomo e Dio da una Vergine per ricrearci, dopo la caduta di un tempo, per la sua immensa compassione.

Katavasìa. La fornace stillante rugiada prefigurò il prodigio soprannaturale: come non poté infatti bruciare i fanciulli, così il fuoco della divinità dimorò nel grembo della Vergine senza consumarla; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Ode 9. Acrostico alfabetico antistrofico.

Megalinario. Gli angeli, vedendo l’ingresso della purissima, stupivano: Come dunque la Vergine è entrata nel Santo dei santi?

Irmòs. Come tempio vivente, arca di Dio, mai accada che mano di profani la tocchi, ma le labbra dei fedeli, cantando senza sosta alla Madre di Dio le parole dell’angelo, gridino esultanti: Vergine pura, veramente tu sei elevata al di sopra di ogni creatura.

Megalinario. Gli angeli, vedendo l’ingresso della purissima, stupivano: Come dunque la Vergine è entrata nel Santo dei santi?

Poiché l’incontaminata bellezza della tua anima è fulgidissima e sei colma della celeste grazia di Dio, tu, pura Theotòkos, sempre illumini d’eterna luce quanti lieti gridano: Vergine pura, veramente tu sei elevata al di sopra di ogni creatura.

Megalinario. Gli angeli, vedendo l’ingresso della purissima, stupivano: Come dunque la Vergine è entrata nel Santo dei santi?

Madre di Dio pura, il tuo prodigio supera la forza delle parole: poiché io vedo in te un corpo superiore ad ogni comprensione, inaccessibile a flusso di peccato; perciò, grato, a te grido: Vergine pura, veramente tu sei elevata al di sopra di ogni creatura.

Megalinario. Angeli e uomini, onoriamo tutti l’ingresso al tempio della Vergine, perché con gloria è entrata nel Santo dei santi.

Meravigliosamente, o pura, la Legge ti prefigurò come tenda e urna divina, come singolare arca, velo e verga, tempio indissolubile e porta di Dio e ci insegna così a gridare: Vergine pura, veramente tu sei elevata al di sopra di ogni creatura.

Megalinario. Gli angeli, vedendo l’ingresso della purissima, stupivano: Come dunque la Vergine è entrata nel Santo dei santi?

Con i suoi canti Davide in anticipo ti celebrava, chiamandoti figlia del re, vedendoti stare alla destra di Dio, avvolta come in veste variegata dalla bellezza delle virtù e profetando gridava: Vergine pura, veramente tu sei elevata al di sopra di ogni creatura.

Megalinario. Angeli tripudiate con i santi; vergini, unitevi in coro, poiché è entrata la divina fanciulla nel Santo dei santi.

Vedendoti profeticamente Salomone come colei che avrebbe accolto Dio, ti chiamò con parole enigmatiche porta del Re, vivente fonte sigillata, o Madre di Dio, da cui è sgorgata l’acqua limpida per noi, che con fede gridiamo: Vergine pura, veramente tu sei elevata al di sopra di ogni creatura.

Megalinario. Angeli e uomini, magnifichiamo la Vergine con inni, perché in modo degno di Dio è entrata nel Santo dei santi.

O Madre di Dio, possa tu concedere alla mia anima il dono della tua serenità, facendo scaturire vita per quelli che, com’è giusto, ti onorano, tu che ci circondi di cure, ci proteggi e ci custodisci, affinché gridiamo: Vergine pura, veramente tu sei elevata al di sopra di ogni creatura.

Secondo canone. La nube luminosa.

Megalinario. Magnifica, anima mia, colei che fu offerta nel tempio del Signore e che i sacerdoti hanno benedetto con le loro mani.

Dai giusti Gioacchino e Anna è sorto il frutto della promessa, Maria, divina fanciulla e come soave incenso, nella sua tenera età, è portata nel santuario di Dio per abitare come santa il Santo dei santi.

Megalinario. Magnifica, anima mia, colei che fu offerta nel tempio del Signore e che i sacerdoti hanno benedetto con le loro mani.

Celebriamo con inni colei che per natura è infante, ma che presto, crescendo, si rivelerà a noi Madre di Dio, poiché oggi al Signore, come profumo dal soave aroma è portata nel tempio della legge dai giusti come offerta spirituale.

Megalinario. Magnifica, anima mia, colei che fu offerta nel tempio del Signore e che i sacerdoti hanno benedetto con le loro mani.

Alla Theotòkos offriamo il saluto angelico, fedeli, gridando: Salve, graziosa Fidanzata, nube splendente di luce, da cui il Signore è rifulso su noi che eravamo seduti nelle tenebre dell’errore; salve, nostra speranza.

Megalinario. Magnifica, anima mia, colei che fu offerta nel tempio del Signore e che i sacerdoti hanno benedetto con le loro mani.

Tutto il creato con l’angelo Gabriele canta alla Madre di Dio l’inno di cui è degna: Salve, Madre pura, per cui fummo liberati dall’antica maledizione per prendere parte all’immortalità.

Megalinario. Magnifica, anima mia, colei che fu offerta nel tempio del Signore e che i sacerdoti hanno benedetto con le loro mani.

Più santa di tutti i santi, Madre di Dio Maria, per le tue preghiere liberaci dai lacci del nemico; dall’errore e dall’afflizione salva noi tuoi servi, che con fede veneriamo la tua sacra icona.

Megalinario. Magnifica, anima mia, colei che fu offerta nel tempio del Signore e che i sacerdoti hanno benedetto con le loro mani.

Ti rivelasti superiore ai cherubini, al di sopra dei Serafini e più vasta di cieli, o Vergine, poiché il tuo grembo contenne l’Incontenibile e generò il nostro Dio: imploralo sempre per noi.

Gloria.

Megalinario. Magnifica, anima mia, la potenza della Divinità trisipostatica e indivisibile.

In tre ipòstasi glorifichiamo la Monade indivisibile, senza sosta cantata nell’unica divinità sulla terra come in cielo e piamente adoriamo la Trinità indivisa, Padre, Figlio e Santo Spirito.

E ora.

Megalinario. Magnifica, anima mia, colei che è più venerabile e gloriosa di tutti gli eserciti superni.

Rifugiandoci nella tua misericordia, noi fedeli e adorando con fede tuo Figlio, Vergine Madre di Dio, come Re e Dio, ti supplichiamo: pregalo di salvarci dai pericoli e da ogni tentazione.

Katavasìa. Vedo un mistero strano e portentoso: cielo, la grotta, trono di cherubini la Vergine e la greppia spazio in cui è venne posto a giacere Cristo, Dio incontenibile, che noi inneggiamo e magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Colei che un tempo l’assemblea dei profeti preannunziò come urna, verga, tavola della Legge e monte non tagliato, Maria, divina fanciulla, con fede celebriamo: perché oggi è introdotta nel Santo dei santi per esservi allevata per il Signore (3).

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Vergini recanti lampade, facendo lietamente strada alla sempre Vergine, realmente profetizzano in spirito ciò che avverrà: la Madre di Dio, che è tempio di Dio, con gloria verginale è introdotta nel tempio, ancora bambina.

La Madre di Dio realmente si è rivelata al mondo frutto glorioso di santa promessa, poiché è elevata al di sopra di tutte le cose; piamente condotta nella casa di Dio, dà compimento alla preghiera dei genitori, custodita dal divino Spirito.

Nutrita fedelmente con pane celeste nel tempio del Signore, tu generasti al mondo il Verbo, pane di vita, o Vergine: come suo tempio eletto e purissimo, fosti misticamente fidanzata allo Spirito, sposata a Dio Padre.

Si apra la porta del tempio che ospita Dio, perché oggi Gioacchino, prendendo gloriosamente con sé il tempio e trono del Re dell’universo, qui lo offre, consacrando al Signore colei che da lui è stata scelta come Madre sua.

Gloria. E ora. Tono 2. Del Maestro Leone.

Oggi è condotta al tempio la Vergine purissima per divenire dimora di Dio, Re dell’universo, che nutre tutta la nostra vita. Oggi la purissima dimora consacrata, come vitella di tre anni, è introdotta nel Santo dei santi; a lei acclamiamo come l’angelo: Salve, sola benedetta fra le donne.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia i Typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Antifona 1.

Stico. Grande è il Signore e degno di somma lode, nella città del nostro Dio, sul suo monte santo.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Stico. Cose gloriose si dicono te, città di Dio.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Stico. Dio si fa conoscere nei suoi palazzi.

Per le preghiere della Madre di Dio

Stico. Come avevamo udito, così abbiamo visto.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Antifona 2.

Stico. Il Signore ha santificato la sua dimora.

Salva, Figlio di Dio.

Stico. Santità e magnificenza nel suo santuario.

Salva, Figlio di Dio.

Stico. Questa è la porta del Signore, i giusti entreranno per essa.

Salva, Figlio di Dio.

Stico. Santo il tuo tempio, mirabile nella giustizia.

Salva, Figlio di Dio.

Antifona 3.

Stico. I ricchi del popolo della terra imploreranno il tuo volto.

Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio pubblicamente la Vergine si mostra e Cristo è preannunziato a tutti. Anche noi a gran voce a lei gridiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore.

Stico. Tutta la gloria di lei, la figlia del re, è nell’intimo: avvolta in abiti con frange d’oro, variamente adornata.

Stico. Saranno condotte al re le vergini del suo seguito.

Kinonikòn. Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Alliluia.

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Mattutino del 20 Novembre- Vigilia dell?Ing resso nel tempio della Madre di Dio e memori a del nostro santo padre Gregorio il decapolita e del nostro santo padre Proclo

20 NOVEMBRE

Vigilia dell’Ingresso nel tempio della santissima Madre di Dio e memoria del nostro santo padre Gregorio il decapolita e del nostro santo padre Proclo, arcivescovo di Costantinopoli.

Al Mattutino

Apolytìkion dei santi. Tono 4.

O Dio dei nostri padri, che sempre agisci con noi secondo la tua clemenza, non distogliere da noi la tua misericordia, ma per le loro preghiere dirigi la nostra vita nella pace.

Gloria. E ora. Della Vigilia.

Tono 4. Presto intervieni.

Anna ci induce oggi alla gioia, perché ha prodotto il frutto che è antidoto per il dolore, la sola sempre Vergine; adempiendo oggi i voti la introduce con gioia nel tempio del Signore come vero tempio del Dio Verbo e Madre pura.

Dopo la prima sticologia, Kàthisma.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Lodate, vergini e voi madri, inneggiate, popoli, glorificate, sacerdoti, benedite la Madre di Dio pura: ancora bimba nel corpo fu presentata al tempio della Legge, come santissimo tempio del Signore; celebrando dunque una festa spirituale, acclamiamo: Salve, Vergine, gloria della stirpe umana.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Precedidi, Davide, nel tempio di Dio, accogli con gioia la nostra Regina e a lei acclama: Entra, o Signora, nel tempio del Re; entra, tu la cui gloria si scorge nel nascondimento; da te fluirà per tutti, come latte e miele, Cristo luce.

Quindi si dicono i canoni, uno della vigilia e due dei santi. Il canone della vigilia ha un acrostico alfabetico fino all’ode ottava. Poema di Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca e si riempirà di spirito e pronuncerò un discorso alla Regina Madre; mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto il suo ingresso.

La santissima purissima viene ad abitare nel Santo dei santi per diventare tempio santificato di Dio santissimo e fanciulle vergini procedono davanti a lei.

Il volere preeterno del nostro Dio precedente i secoli, giunge a compimento con il tuo arrivo nel Santo dei santi per divenire l’abitacolo del Verbo, o fanciulla pura.

O purissima, gli ispirati tuoi genitori depongono nel Santo dei santi per esservi educata, te che eri destinata a divenire la Genitrice di Dio, adempiendo così la promessa fatta.

O Signora, rafforza il mio cuore infermo e rasserenalo, perché è sconvolto dalle passioni, affinché con fede e affetto proclami beata te, la sempre degna di beatitudine e purissima.

Canone di san Gregorio. Giuseppe.

Tono pl. 4. Alla testa dei suoi carri.

Risuscita con le tue preghiere, o padre Gregorio, la mia umile anima uccisa dai piaceri della carne, poiché ora hai conseguito vita che non invecchia, annientando le tue membra terrene con le fatiche dell’anacoresi, o venerabile.

Frenando i piaceri della tua carne con il valore dell’intelletto, o padre, dall’infanzia divenisti arpa dello Spirito; accogliendo manifestamente le sue energie fosti riconosciuto santo.

Facendo appassire i desideri della carne con l’amore divino, o indimenticabile, sposasti la purezza da cui ti nacquero come figlie tutte le virtù che ti resero dono di Dio.

Theotokìon. Scala celeste che dalla terra raggiungi il cielo e tramite cui il Verbo di Dio parlò con gli uomini, o benedetta Purissima, meraviglia ineffabile, visione incomprensibile, salva quanti in si rifugiano.

Canone di san Proclo. Poema di Teofane.

Tono 1. La tua destra vittoriosa.

Simile agli angeli intelligibili per opera e parola, o eletto da Dio, stando con loro presso il trono della Trinità venerata, supplicala, o Proclo, di salvarci.

Seguendo le tracce di Crisostomo, sapiente padre indimenticabile, ottenesti degnamente come eredità paterna la sua insigne e divina veste del sacerdozio, o meraviglioso.

Un tempo Isaia gridò in spirito che Dio sarebbe venuto sulla terra, ma Nestorio di mente corrotta bestemmiò l’incarnazione e fu condannato da te tramite il concilio, o beatissimo.

Theotokìon. Con parole da Dio ispirate, o Proclo, chiaristi la tremenda incarnazione del Verbo nostro Dio dalla Vergine, che dogmatizzasti come Genitrice di Dio, seguendo i sapientissimi dogmi degli apostoli.

Ode 3. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno del tuo divino ingresso rendili degni di corone di gloria.

Le fanciulle che precedono la Vergine con lucerne accese descrivono l’avvenire: da lei infatti nascerà la luce della conoscenza, che scioglierà la tenebra dell’inganno.

Emulando divinamente quella di un tempo, Anna realizza la promessa e conduce nel santuario te, o illibata, che sei destinata a concepire santamente e a generare.

Il sole stese i suoi raggi, vedendo la nube della luce formatisi per volere divino del Santo dei santi: da lei deve stillare il perdono sugli ustionati dai peccati.

O casta e senza macchia, per amore, abitando in te, Dio divinizza me, un tempo defraudato dopo aver mangiato per inganno del serpente e mi dona di nuovo la delizia incorruttibile invece della corruzione.

Di san Gregorio. Signore, tu che in principio.

Correndo sul monte delle virtù, o beato, entrasti nella nube della contemplazione e conoscesti per quanto potevi l’incircoscrivibile per natura, divenendo colmo di luce, o padre.

Colui che un tempo nacque nella grotta per la salvezza degli uomini illuminò con luce divina te, che in una grotta abitavi, o beatissimo, rendendoti luminoso come Paolo, o padre Gregorio.

La porta celeste, la purissima Madre di Cristo donò ali a te, circondato dagli assalti dei demòni, o padre e ti rese forte contro di loro con la sua grazia.

Theotokìon. Salve, tu che generasti il Dio di tutti. Salve, tu che procurasti la vita degli uomini. Salve, monte adombrato e non tagliato, sostegno dei fedeli. Salve, purissima incontaminata.

Di san Proclo. Tu solo conosci.

Ricevendo luce da luce per divina visione, o beatissimo, fosti luce per la Chiesa, perciò spiritualmente ancora una luce divina è sorta in te, com’è scritto e irraggiandola illumini quanti celebrano la tua memoria.

Suonando con la tromba dei dogmi, abbattesti come le mura di Gerico tutte le audacie e gli eserciti delle eresie e innalzasti trofei di vittoria, predicando pubblicamente l’incarnazione di Dio dalla Vergine.

Accostando la tua bocca alla fonte della sapienza, o ispirato da Dio e ricevendo le divine acque della sapienza spirituale, beatissimo Proclo, annegasti i fiumi torbidi dei dogmi inaccettabili di Nestorio.

Theotokìon. L’Unigenito dal Padre superno ineffabilmente conosciuto, o purissima, quaggiù nacque indicibilmente e incomprensibilmente come Unigenito e divinizzò l’uomo tramite te, incontaminata Madre di Dio Vergine ignara di nozze.

Irmòs. Tu solo conosci la debolezza della natura umana, essendo divenuto simile nella tua compassione: rivèstimi dunque con la forza dall’alto, perché a te canti: santo è il tempio spirituale della tua gloria immacolata, Signore amico degli uomini.

Kathisma di san Gregorio.

Tono 4. Presto intervieni.

Irraggiato dal divino splendore, scacciasti la tenebra delle passioni corruttrici dell’anima, illustre Gregorio; sei giunto alla vetta purissima dell’impassibilità, balenando lampi di guarigioni, dimorando ormai nella luce inaccessibile del regno di Cristo.

Gloria. Di san Proclo. Uguale. Sei apparso oggi.

Il Signore ti ha davvero posto al vertice della Chiesa come astro luminoso che illumina coloro che cantano: O Proclo, celebrato vanto dei padri.

E ora. Della vigilia.

Stesso tono. Stupì Giuseppe.

Il tempio di Dio, il preziosissimo vestibolo nella casa di Dio con luminose lampade procede con gioia per entrare e Zaccaria per lei gioisce vedendo ormai la realizzazione di ciò che era stato preannunziato dai sacri profeti e con gioia a lei grida: Annunzia gioia il tuo ingresso, o fanciulla, Madre e Vergine.

Ode 4. Irmòs.

Prevedendo l’ineffabile e divino consiglio della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm, gridava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Le divine lingue, o pia, preannunciarono che saresti stata il luogo della natura incontenibile; perciò i cori verginali, recando lampade, ti scortano nel Santo dei santi.

Gioacchino era colmo di onore camminando con Anna e conducendoti con letizia nel tempio santo, o tempio di Dio purissimo e Signora illibata e pura.

È sciolta la condanna paterna: poiché ecco, la vite germoglia e sta per donarci il grappolo incontaminato, che produce il vino della letizia per tutti i confini.

Trovando te sola senza macchia, il Verbo Creatore abitò nel tuo grembo, operando la nostra salvezza, o pura, per grazia e indicibile misericordia.

Di san Gregorio. Signore, mia forza.

Colui che per noi con insolita discesa, per insolita benevolenza divenne straniero, vedendoti estraneo all’eredità per lui, ti accolse, o Gregorio e ti rese divino erede, splendente di virtù del suo regno.

Per Cristo, che diventò e fu bimbo per noi, o beato, seguisti la scuola dei bimbi, essendo tu stesso bimbo privo di malizia, o padre sapiente in Dio e umiliasti la malizia del nemico con la divina umiltà, beato Gregorio.

Irrigato dalla pioggia delle tue lacrime come rugiada divina, padre Gregorio, accrescesti ogni opera buona, germogliasti ogni frutto buono di giustizia come un albero fruttuoso, piantato vicino alle fonti delle acque e portasti i frutti dell’anacoresi perfetta.

Theotokìon. Madre di Dio benedetta, purissima, sana i traumi della mia anima, spegni i piaceri della carne, illumina il mio cuore ottenebrato, pacifica il mio intelletto e liberami da ogni pericolo e abominio del nemico.

Di san Proclo. Monte adombrato.

Purificando con la continenza il tuo onorato corpo come l’oro nel fuoco, o sapiente, lo abbellisti per il Creatore, o beatissimo, perciò egli ti ha elargito in eterno la veste del sacerdozio.

Il suono delle tue parole e il rimbombo dei tuoi dogmi, il fragore dei tuoi insegnamenti, sapientemente rallegrando la Chiesa di Dio, allontana l’arroganza degli eretici, o illustrissimo sacerdote Proclo.

Come gerarca santificato nell’insegnamento delle divine conoscenze, hai distribuito generosamente a tutti illuminazione e divino fulgore per la salvezza delle anime, o ammirabile.

Theotokìon. Accogliendo ineffabilmente in grembo il carbone divino, o Purissima, non ti consumasti, poiché il carbone rovente di un tempo prefigurava il tuo parto a nostra salvezza e il nostro rinnovamento.

Ode 5. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Stillino oggi le nubi giustizia: come in cielo oggi si dispiega nel tempio di Dio una nube divina, che stillerà la dolcezza che cancella ogni amarezza delle nostre anime.

Strano il tuo concepimento, strana anche la tua nascita, strano il tuo modo di procedere, o Vergine e strana la tua introduzione al tempio! Strane e paradossali sono le tue cose e superano ogni parola e intendimento, o illibata!

Lo Spirito santissimo interamente ti santificò allorché eri educata nel tempio e nutrita con celeste cibo; perciò sei divenuta sposa bellissima del Padre e Genitrice del Verbo.

O Fanciulla, in te ho posto tutta la mia speranza e nella tua misericordia cerco rifugio: rendi inaccessibile al danno dei demoni la mia anima affondata e indebolita dai flutti delle passioni.

Di san Gregorio. Perché mi hai abbandonato.

Con la coltivazione del Verbo, o venerabile, ti sei dimostrato vite fruttuosa, che porta grappoli di virtù maturi e molto grandi, dai quali, o padre, stilla vino spirituale di salvezza, che rallegra i cuori dei fedeli.

Accogliendoti per fede dall’oriente come astro senza tramonto, o padre, la splendente Roma fu illuminata dai tuoi preziosi doni, poiché avevi come luce nell’anima il Cristo, che illuminava quanti ti vedevano, o padre.

Camminando con divina vigilanza sulle vie della vita come servo di Dio, osservandone i suoi precetti, uccidesti con la forza dello spirito il serpente strisciante che insidiava il tuo calcagno, o Gregorio.

Theotokìon. Protezione del mondo, Madre sempre Vergine, guidami e avviami sulla via retta e raddrizza il mio pensiero sui sentieri buoni della giustizia, correggendo i sentieri della mia anima.

Di san Proclo. Con la luce del tuo avvento.

Divenuto luminoso come lampada, o beatissimo, ti mostrasti difensore della santa Chiesa e dogmatizzasti la nascita di Dio immutato dalla santa Vergine, glorioso Proclo.

Ponendo la gloriosa incarnazione di Dio dalla Vergine nella fionda dei dogmi, abbattesti la mente arrogante di Nestorio come il divino Davide abbatté una volta il Golia di un’altra stirpe.

Colmo degli insegnamenti di Paolo e contemplando la sua visione, o eccelso, ti mostrasti un secondo Eliseo, unto misticamente con l’unzione divina del sacerdozio.

Theotokìon. Né turbamento, né mescolanza subì Dio incarnandosi nel grembo della Vergine; colui che nacque si rivelò invece Dio e uomo senza trasformazione delle energie.

Ode 6. Irmòs.

Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Fortificati dalla divina grazia, i santi genitori della Vergine la deposero con affetto nel Santo dei santi come colomba pura per esservi educata.

Le fanciulle con le lampade accese camminano davanti a te, che sei destinata ad accogliere dentro di te la luce procedente dalla luce e in coro ti conducono nel tempio splendente di Dio.

Il palazzo pieno di gloria, il motivo del grande strepito dei profeti, il trono santo viene deposto nel Santo dei santi per essere preparato per il Re dell’universo.

Inneggio al tuo concepimento, Fanciulla, inneggio alla tua indicibile nascita, inneggio alla tua protezione che libera da ogni male me, che accorro alla tua quiete.

Di san Gregorio. Perdonami, Signore.

Divinizzato dall’inclinazione verso Dio, o sacratissimo, per grazia divina divenisti degno di profondi contemplazioni mistiche e divini fulgori come profeta santo, come servo di Dio.

Percorrendo in silenzio la tua vita, o Gregorio, ti mostrasti superiore a tutte le onde mondane e più alto delle passioni, straniero e pellegrino su tutta la terra.

Ti arricchisti come specchio puro di divino fulgore e adornasti il tempio superno come sacro ricettacolo, o Gregorio, dando lustro alla Chiesa dei primogeniti.

Theotokìon. Maria pura, talamo del Re, con le tue suppliche purifica me, divenuto impura grotta dei ladroni e rendimi santo tempio della tua prole.

Canone di san Proclo. Il fondo dell’abisso.

Salito al grande trono, o beato, lo adornasti divinamente con le più grandi opere, perciò radunandoci ti inneggiamo ad alta voce, insigne Proclo.

Con le tue esortazioni ottenesti per la Chiesa di Cristo il corpo del beatissimo Crisostomo come una nuova arca, o Proclo e rallegrasti le folle degli ortodossi con la sua venuta.

Con la verga dei tuoi insegnamenti allontanasti i difensori delle eresie, che come le bestie accerchiavano il gregge di Cristo, o Proclo beato e guidasti il tuo gregge al pascolo dell’ortodossia.

Theotokìon. Apparisti superiore ai cherubini, Vergine piena di divina grazia, poiché portasti fra le braccia colui che è portato sulle loro spalle, perciò sempre tutti ti glorifichiamo, o Theotòkos purissima.

Irmòs. Il fondo dell’abisso ci circonda e non abbiamo nessuno a liberarci, siamo tenuti come pecore da macello. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, poiché tu sei la forza dei deboli e li risollevi.

Kontàkion della vigilia.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Oggi tutta la terra è stata colmata di letizia nella felice festa della Madre di Dio e acclama: Costei è celeste dimora.

Ikos.

Il Creatore di tutto, l’Artefice e Sovrano, piegandosi con ineffabile compassione, solo per il suo amore per gli uomini, ha avuto pietà di colui che con le sue mani aveva formato e che vedeva caduto e si è compiaciuto di rialzarlo, riplasmandolo in modo più divino, con il proprio annientamento, perché per natura è buono e misericordioso. Egli prende pertanto Maria, vergine e pura, come mediatrice del mistero, per assumere da lei, secondo il suo disegno, ciò che è nostro: costei è celeste dimora.

Sinassario.

Il 20 di questo mese memoria del nostro santo padre Gregorio il decapolita.

Stichi. Come vite ubertosa la gloria divina al termine dell’esistenza ti cinge, o Gregorio. Alla fonte d’acqua viva del Verbo divino viene invitato Gregorio il venti novembre.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Proclo, arcivescovo di Costantinopoli, discepolo del beato Giovanni Crisostomo e successore sul suo trono.

Stichi. Hai raggiunto la meta celeste, gioendo intimamente con il Crisostomo.

Lo stesso giorno memoria della lotta del santo martire Dassio di Doristolo.

Stichi. Mentre veniva martirizzato dalla spada Dassio riceveva la corona del voto.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Nirsà, vescovo e Giuseppe suo discepolo e altri uccisi con loro in Persia.

Stichi. Nirsà e un discepolo vengono uccisi di spada come dice l’apostolo. Con Giovanni e Shapur anche Isacco viene lapidato. Ghithazèt con altri tre compagni di lotta li trafiggono con una lancia i nemici della Trinità. La spada poi trasformò le vergini Tecla, Bauthà e Denachìda in vergini martiri.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Eustazio, Tespesio e Anatolio.

Stichi. I ministri dell’errore, senza rispetto per le loro salme, privarono delle teste i martiri già morti.

Lo stesso giorno memoria di san Teoctisto, che fu patrizio ed eunuco ai tempi dell’augusta Teodora.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestata con coraggio la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

O casta Vergine, come sole splendente che irraggia per tutti i confini i raggi salutari, il santo tempio accoglie te, che sei destinata ad essere il tempio santissimo del Figlio di Dio.

Tutti battete le mani alla vista dell’ignara di nozze recante i simboli della redenzione: poiché la predestinata a partorire ineffabilmente per noi il pane celeste viene nutrita dalla mano di un angelo.

Anime tutte dei giusti, che giacete sotto terra, accogliete la buona novella: la colomba aurea che segna la fine del cataclisma spirituale è apparsa e viene condotta piamente nel Santo dei santi.

O fanciulla pura, tu che sei bella partoristi il Bello, che ridà alla nostra anima la bellezza originale: perciò a lui cantiamo: Signore e Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Di san Gregorio. La condiscendenza di Dio.

Con lo scorrere delle lacrime spegnesti il fuoco del peccato e zampillasti acqua di impassibilità e fonti pure di guarigioni per quanti cantano: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Salendo con il carro infiammato dell’amor sacro e della perfezione, o sapiente in Dio, sei salito là dove hai ricevuto la tua cittadinanza acclamando: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Calmasti le onde delle passioni con le veglie e addormentato nel sonno dei giusti, ti sei trasferito, o padre, nella luce acclamando, o Gregorio: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Vivifica me, morto e rovinato nel peccato, o Vergine pura, che generasti la Vita; salvami e strappa dalla geenna me, che canto: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Di san Proclo. Noi fedeli, riconosciamo.

Purificasti la carne e l’intelletto rigettando le passioni, o sapiente gerarca Proclo, perciò dogmatizzasti che Dio prese carne e anima e intelletto nascendo dalla Vergine senza mutamento per salvarci.

Accendendo fuoco spirituale nei tuoi pensieri, bruciasti l’eresia arida e corrotta dell’eretico Nestorio, perciò ti preghiamo, brucia i nostri piaceri aridi con le tue suppliche e purificaci.

Avendo ottenuto familiarità con Cristo, o santo, supplicalo di salvare da ogni pericolo quanti sulla terra celebrano con inni la tua gloriosa memoria e cantano al Dio lodato, o divino Proclo.

Theotokìon. Come trono di cherubini, purissima, porti tra le braccia, avvolto dalla carne, il Dio che regge tutto con il verbo della potenza; a lui cantiamo e diciamo: Lodato e glorificato il Dio dei nostri padri.

Ode 8. L’acrostico di questa ode è alfabetico. Ognuno dei suoi tropari ha quattro versetti.

Irmòs.

Ascolta, Fanciulla Vergine pura, ti dica Gabriele il vero antico consiglio dell’Altissimo, preparati a ricevere Dio; per te, infatti l’incontenibile incontra i mortali, perciò con gioia grido: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ascolta, rifletti, saggio vegliardo, disse Anna a Zaccaria; accogli con animo nobile la bimba eccellente, che ho avuto per divino volere; per lei avverrà la redenzione; deponila nel santo tempio, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Solo Dio sia benedetto, esclamò il sacerdote; tu fai ora risplendere con sapienza le vie della vita, svelando a noi il palazzo divino destinato ad abitazione di Cristo, Re dell’Universo; a lui grida: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ecco, o sapientissimo vegliardo, disse piamente Anna, ricevi con munificenza l’eccelsa bimba che Dio mi donò e acclama l’unica destinata a mutare le profezie in realtà, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ora so in modo chiarissimo, o donna, disse con brama il vegliardo, che in mezzo al tempio germoglia l’albero che produrrà il divino frutto destinato a ricondurre nel paradiso quanti precipitarono nella corruzione per aver mangiato e che con giubilo gridano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

La tua anima, santa Fanciulla, sarà l’espressione degli indicibili oracoli, disse con impeto il vegliardo; ecco, infatti, o Vergine, che tu abiti nel tempio santo; da una angelo nutrita, dovrai concepire l’angelo del gran consiglio, al quale io canto: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

A te, casta Fanciulla, noi moduliamo la voce di Gabriele: Salve, unica causa della gioia di tutti; salve, purificazione delle anime, tu che partoristi la purificazione e la redenzione di noi, che a lui cantiamo: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Di san Gregorio. Follemente il tiranno.

Con le tue suppliche assidue a Dio, o beatissimo, conseguisti ciò che chiedevi con fede: di notte, infatti, mentre dormivi, ti apparve l’angelo dandoti la spada di fuoco per recidere le passioni del cuore e purificarti con fuoco immateriale e illuminarti misticamente con gloria.

Fosti innalzato spiritualmente come sole luminosissimo, irraggiando la luce delle virtù e lo splendore dei prodigi, o Gregorio, rischiarando tutta la terra e illuminando quanti piamente cantano: Benedite, fanciulli, sacerdoti, lodate, popoli, esaltate Cristo nei secoli.

Camminando ancora nel tuo corpo mortale, o Gregorio, udisti innodie angeliche: addolcendo con esse i sensi dell’anima, ti rivelasti divinizzato e luminoso acclamando al Sovrano: Beneditelo, sacerdoti, esaltatelo, popoli, nei secoli.

Theotokìon. Supplica come tuo Figlio, o santissima, il giudice e Signore, che ineffabilmente generasti, affinché nell’ora del giudizio salvi dalla condanna, dal fuoco e dalla tenebra oscura e dallo stridore dei denti quanti piamente cantano con devozione: Esaltate, popoli, Cristo nei secoli.

Di san Proclo. Nella fornace.

Splendendo di luce come in un crogiuolo, purificando come oro con l’innocenza il tuo corpo dalle passioni, rifulgesti a tutti acclamando, o glorioso: Lodate ed esaltate, opere tutte del Signore, il Signore.

Rallegrando la voce con l’arpa della tua onorata lingua, o beato, la Chiesa celebra la discesa salvifica di Dio sulla terra, gridando pubblicamente a tutti e acclamando: Ti sovresaltiamo, o Cristo, per tutti i secoli.

Ti mostrasti realmente cetra divina, annunziando a quanti la accolgono la salvifica incarnazione di Dio per noi, o divino Proclo, acclamando con fede: Lodate e sovresaltate Dio per tutti i secoli.

Theotokìon. Custodendo intatti i sigilli della tua verginità, o Vergine, Cristo Sovrano sorse ineffabilmente da te per salvare quanti acclamano: Lodate e sovresaltate il Signore per tutti i secoli.

Irmòs. Nella fornace, come in un crogiuolo, rifulsero i fanciulli di Israele per il bagliore della loro pietà più pura dell’oro fino, cantando: Benedite opere tutte il Signore, a lui lode e gloria nei secoli.

Ode 9. Irmòs.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima, Madre di Dio pura, sempre Vergine.

Ecco il monte santo, procedente con lampade accese nel Santo dei santi; da esso si staccherà la pietra destinata a distruggere gli altari e i templi dei demoni e renderà i mortali suo tempio e dimora santa.

Dio aveva giurato e ora ha adempiuto, donandoci dalla tribù di Giuda la Semprevergine; il suo grembo produrrà l’albero della vita, che redime dall’assaggio mortifero quanti subirono la caduta e furono ridotti in schiavitù per l’inganno del serpente.

Con bocca eloquente Anna gridò nel tempio di Dio: Consacro a te la bimba che mi hai donato, Signore; da lei con indicibile amore devi prendere corpo e salvare il mondo da te plasmato, magnificandola come Madre tua.

Ecco, risplende un giorno di salvezza per quanti erano seduti nella notte dei mali: la porta sovracceleste, eccelsa più dei penetrali del tempio, entra con fede nel Santo dei santi per essere trasformata dalla potenza divina in abitacolo santo di Dio.

Illumina gli occhi della mia anima, o casta, che generasti la luce; che l’oscurità profonda del peccato non mi sommerga e l’abisso dell’ignoranza non mi inghiotta; ma tu stessa salvami e guidami verso il porto del divino volere.

Di san Gregorio. Per questo sbigottisce.

Con i sudori dell’ascesi spegnesti i carboni del peccato e prendesti dal cielo grazia igniforme che non ti consumò, o sapiente, ma ti rinfrescò e ti rese forte contro le passioni.

Fioristi come rosa nelle valli dell’anacoresi e come giglio profumato, padre Gregorio, perciò le tue reliquie effondono copiosamente myron con dolce profumo, poiché anche le tue guance si mostrarono calici colmi di myron profumato.

Oggi esulta con noi per la tua festa, Gregorio, anche la schiera degli angeli e dei santi padri, dei patriarchi e dei profeti; con noi festeggiano apostoli e martiri; con loro, o illustre, ricordati di quanti con fede ti onorano.

L’urna in cui giace il tuo onorato corpo molto provato fa scorrere per noi grazia di prodigi, o padre Gregorio, santificando anime e corpi di noi, arricchiti dalla tua protezione e fervido sostegno.

Theotokìon. Noi fedeli con gioia ti rivolgiamo la parola di Gabriele: Salve, paradiso che facesti sorgere l’Albero della vita; salve, scioglimento dalla maledizione, incoronazione dei martiri, vanto dei santi padri e sostegno degli ortodossi.

Di san Proclo. Come figura del tuo parto.

Attraversando figure e ombre giungesti a Cristo, la Verità, rinascendo di nuovo nel bagno del battesimo e fosti poi unto sacratissimo sacerdote, perciò dogmatizzasti Theotòkos la sua genitrice.

Accogliendo le sacre tradizioni, i dogmi e la santa fede di Crisostomo, o beato, riversasti l’oceano dei tuoi insegnamenti prosciugando i torrenti delle eresie.

Tu che hai confidenza con il nostro Redentore e Dio, calma con le tue sante preghiere la bufera innalzata contro di noi e allontana l’oscurità delle tentazioni e ogni malizia degli uomini.

Theotokìon. O i tuoi prodigi sovraintellettuali! In modo ineffabile, infatti generasti il Verbo di Dio incarnato, o Madre Vergine, colui che con sapienza tutto mantiene e regge con divino volere.

Irmòs. Come figura del tuo parto abbiamo il roveto ardente, che bruciava senza consumarsi; ti preghiamo di estinguere nelle nostre anime la fornace ardente delle tentazioni, perché, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Exapostilarion di san Gregorio.

Sotto gli occhi dei tuoi discepoli.

Sottomettesti la carne al tuo intelletto e fosti asceta con animo grande, o uomo di senno divina: perciò divenuto anche eccellente, raccogliesti i frutti nei cieli, per lodare con gli angeli il Salvatore di tutti.

Di san Proclo. Con i discepoli.

Tu che per virtuosi costumi eri pari al sapiente Crisostomo, divenisti il divino predicatore, suo successore sulla cattedra, o glorioso Proclo; abbattendo l’eresia dell’empio Nestorio, proclamasti con proprietà e verità Theotòkos la Vergine pura: con lei implora Cristo per il tuo gregge.

Della vigilia. Uguale.

Prepara, Zaccaria, le entrate nel tempio perché il Santo dei santi accolga il santuario della sapienza di Dio e trono elevato dei cherubini, la pura Madre di Dio e canta con noi l’inno vigilare alla Vergine, da cui Cristo Signore si incarnò per salvare il mondo.

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Venite, fedeli, insieme convenuti onoriamo con inni colei che da madre sterile prodigiosamente nacque, la sposa di Dio, Madre del Creatore: con le vergini, con lampade, andiamole incontro nel tempio, mentre entra nel santuario.

Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, a te saranno condotte le sue compagne.

Quasi raccogliendo qua e là fiori variopinti da prati spirituali, cioè dalle parole dello Spirito, intrecciamo con gioia per la Vergine corone di lodi e presentiamole degnamente a lei come dono vigilare.

Stico. Saranno condotte con gioia ed esultanza, al tempio del re saranno condotte.

Si preparino e si aprano le porte del tempio del Signore, accolgano gioiose la casa della gloria, colei che, sola, oltre ogni pensiero è più alta dei cieli e inneggino a Cristo Salvatore.

Gloria. E ora.

Tono 1. Di Giorgio di Nicomedia.

Esulti oggi il cielo dall’alto e le nubi piovano la gioia sui prodigi straordinari del nostro Dio: ecco, infatti, la porta che guarda a oriente, sorta da ventre sterile secondo la promessa di Dio, a lui consacrata perché ne facesse la sua dimora, oggi è presentata al tempio come offerta purissima. Al suono del salterio esulti Davide: al suo seguito, disse, vergini sono condotte al Re, si conducono le compagne a lei destinate; nella tenda di Dio, nel suo santuario, all’interno, sarà elevata per essere dimora di colui che prima dei secoli nacque ineffabilmente dal Padre per la salvezza delle nostre anime.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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