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Archivi: Preghiere giornaliere

Mattutino del 14 Ottobre- Memoria dei santi martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso e del nostro santo padre Cosma poeta

14 Ottobre

Memoria dei santi martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso e del nostro santo padre Cosma poeta.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, astro del mondo, ornamento dei vescovi divinamente ispirato, o sapiente Cosma, con le tue dottrine tutti hai illuminasti, o lira dello Spirito: prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’Oktòichos e questi due dei santi. Canone dei martiri. Acròstico: Con fede inneggio agli incoronati. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Lottando con fede e compiendo la lotta, foste incoronati con corone di vincitori, o divini martiri, perciò celebriamo esultanti la vostra divina memoria.

Alzandovi con la vela del divino Spirito come ali, attraversaste asciutti il mare dei supplizi, o gloriosi martiri e ora dimorate nel divino porto dello splendore superno.

Vestiti con la croce come scudo, o beati, vinceste nel corpo il nemico incorporeo, sopportando ogni sorta di supplizio e una morte ingiusta.

Theotokìon. Ti lodiamo, Vergine purissima, che contenesti nel grembo il Signore anteriore ai secoli, poiché divenisti più splendida dei cieli incarnando Dio per bontà.

Canone del santo padre.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Irraggiasti su tutti, come divino e luminoso, le luci delle tue splendenti e sapientissime parole, o beato; chiedi, o Cosma, che siano illuminati tutti con le tue preghiere.

Divenisti tromba divinamente risuonante della sovradivina Trinità, predicando a tutti i venerabili e salvifici dogmi e rallegrando le anime degli ortodossi, o illustre.

Non desti affatto sonno ai tuoi occhi, o beato prima di raggiungere realmente e chiaramente l’apice dei desideri, donde prendesti la grazia della vera intelligenza.

Theotokìon. Rimanesti vergine anche dopo il parto, poiché generasti il Creatore stesso di tutti e Dio straordinariamente e insolitamente apparso a noi nella carne, o Genitrice di Dio, Madre Vergine.

Dei martiri. Ode 3. Come sorgente.

Come divini grappoli della vigna divina, o martiri, dalle lotte faceste scaturire realmente per noi il vino che rallegra spiritualmente gli intelletti con la grazia.

O Nazario, martire di Cristo, con forza ti opponesti al persecutore che ti ordinava di sacrificare ai falsi dèi, o beatissimo ed era pronto a sgozzarti come agnello, o glorioso.

Con fede tutti oggi cantiamo, con una sinfonia di lode, Nazario, Protasio, Gervasio e Celso, martiri della verità nello Spirito.

Theotokìon. La tenda della legge prefigurava te, Pura, destinata a divenire dimora santa di Dio, da cui sarebbe venuta la nostra purificazione, colui che ci dona la santità.

Del santo. In te si rallegra.

Sollevando sulle spalle la croce del tuo Signore, o sapiente e inchiodando la tua carne col suo timore, gridavi: Anch’io sono crocifisso per il mondo.

Come torrente di delizia effondi su tutti i venerabili rivi, o beato, irrigando sempre gli intelletti e le anime dei tuoi cantori.

La grazia del santo Spirito, adombrandoti, o sapientissimo, ci ha indicato in te un secondo divino torrente aureo per i canti.

Theotokìon. Propriamente e realmente ti veneriamo noi fedeli, o Genitrice di Dio, poiché tu, o purissima, partoristi Dio incarnato.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa, e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kathisma dei martiri.

Tono 1. I soldati a guardia.

Celebriamo la divina e venerabile quadruplice memoria dei martiri atleti, deliziandoci ogni giorno dei loro prodigi, che come rivi scaturiscono dalle loro venerabili reliquie, facendo cessare le malattie dei fedeli col potere dello Spirito.

Gloria. Del santo padre.

E’ venuta la lira della Trinità augusta e santa, il divino Cosma, cantando il canto trisagio; con lui dunque gridiamo: Padre, Figlio e divino Spirito, pacifica il tuo mondo e frantuma presto satana sotto i nostri piedi.

E ora. Theotokìon.

Illumina, o buona, con la tua luce la mia anima ottenebrata e sciogli, o pura, il mio indurimento e insegnami a compiere la volontà di tuo Figlio, affinché trovi la remissione delle mie molte colpe, o Purissima e per le tue preghiere sia salvato dal fuoco inestinguibile.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti morto in croce, o Cristo, la tua purissima Madre gridava: O Figlio mio coeterno al Padre e allo Spirito, che cos’è questa tua ineffabile economia con cui hai salvato la creatura delle tue purissime mani, o compassionevole?

Dei martiri. Ode 4. Colui che siede.

La brama sovraintellettuale dei tuoi santi martiri supera ogni ragionamento, o Verbo, così come le lotte e le fatiche coraggiose e le ricompense che donasti a quanti lottarono secondo la legge.

I soldati di Cristo, feriti, mostravano un solo animo in corpi differenti e confessavano nello stadio un solo Dio, dileguando chiaramente l’errore politeista.

Stupirono gli angeli per le lotte dei martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso, poiché lottando con molto coraggio nel corpo contro l’incorporeo, lo abbatterono a terra.

Come degni soldati, come martiri invitti e valorosi di Cristo, come difensori della pietà avete ereditato le dimore celesti ed esultate sempre con le schiere degli angeli.

Theotokìon. Non svuotando il seno paterno, il Sovradivino dimorò nel tuo purissimo seno, o purissima Theotòkos, preparando a tutti, per benevolenza, il seggio divino e la gloria eterna.

Del santo. Vedendo te, Sole.

La tua lingua divenne realmente stilo appuntito, o beatissimo, scrivendo come su tavoletta la venerabile e salvifica passione di Cristo.

Elevandoti come palma nella contemplazione delle virtù, divenisti albero frondoso, donando dolcezza salvifica a quanti cantano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Con l’espressione elevata del tuo verbo rivelato da Dio, lodasti splendidamente le feste della Purissima e di tutti i santi, gridando con gioia: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Il libero secondo la natura si impoverì come servo per copiosa benevolenza, o Madre sempre Vergine, prendendo da te nell’ipòstasi tutta la nostra natura.

Dei martiri. Ode 5. Sbigottisce l’universo.

Il tuo corpo, Nazario partecipò alle ferite, alle torture e a ogni supplizio, perciò fa scaturire myron profumato che colma di fragranza le anime di quanti ti lodano con fede sicura, o illustrissimo.

Con la divina grazia del Salvatore, o atleta spegnesti i carboni del politeismo con le gocce del tuo sangue, o sapientissimo e bruciasti l’aridità della tremenda passione col fuoco dei divini prodigi, o Nazario.

Con fede lodiamo e diciamo beati i fiori che effondono il profumo della divina conoscenza, i prati della divina scienza, gli alberi fertili del paradiso, i bellissimi e luminosi martiri.

Sia lodato Nazario, sia magnificato Celso e con Protasio sia lodato con fede il valoroso Gervasio, colonne incrollabili e fondamenta immutabili della Chiesa.

Theotokìon. La spada che custodiva un tempo l’Eden, o Pura ha fatto passare i fedeli segnati col venerabile sangue, sgorgato un tempo dalla trafittura della lancia nel fianco di colui che da te era sorto.

Del santo. Tu, Signore, mia luce.

Sorgesti come luminosissima aurora e illumini con le parole i cuori dei fedeli, coi raggi dei tuoi discorsi.

Adoperando la fionda del verbo come vincitore, o beato in Dio, abbattesti la boria degli eretici.

Chi potrebbe narrare degnamente i tuoi dolori, le lotte e i sudori che affrontasti volontariamente, estraniandoti dalla carne?

Theotokìon. Né l’intelletto degli angeli, né quello degli umani può spiegare il prodigio indicibile e incomprensibile del tuo parto, o Pura.

Dei martiri. Ode 6. Celebrando questa divina.

Viaggiasti sulle acque, o beatissimo Nazario e non furono conosciute le tue orme nello Spirito, col cui potere svergognasti tutti i nemici.

Hai guarito le passioni incurabili dei corpi, o martire Nazario con la divina grazia che fai scaturire per quanti si accostano alle tue venerabili reliquie.

Calpestando pubblicamente la ricchezza caduca e il potere, il divino Protasio e con lui il grande Gervasio furono resi degni della gloria eterna.

Theotokìon. Tu sola rinnovasti le leggi di natura, o Vergine partorendo il Dio immortale, che per bontà rivestì la carne mortale per divinizzare i morti.

Del santo. Prefigurando la tua sepoltura.

Imitasti il giusto Abele consacrando pubblicamente come immolazione le primizie delle tue parole, o venerabile Cosma, offrendo come nutrimento l’armonia dei tuoi bellissimi canti.

Imitando realmente il divino Abramo, trascorresti la tua vita con la consapevolezza di offrire con zelo la tua confessione come un secondo Isacco, o sapientissimo.

Stabilisti ascensioni salvifiche nel tuo cuore come sulla scala prevista dal patriarca, facendo salire tutti sui gradini armoniosi delle tue dolci composizioni, o beatissimo Cosma.

Theotokìon. Non smettere, o Vergine di propiziare il tuo Figlio per i tuoi servi, affinché cancelli le ferite delle colpe di quanti rettamente ti consideriamo Madre di Dio, o lodatissima Vergine.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridava supplicando dal ventre del pesce: dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Kontakion. Tono 1. Stupisca il coro angelico.

La gloria dei quattro martiri di Cristo cantiamo o fedeli; con acclamazioni canore celebriamo Nazario, Protasio, Gervasio e Celso: hanno lottato sino alla decapitazione e alla morte e ricevuta la corona dell’incorruttela, pregano per la salvezza delle nostre anime.

Ikos.

Venite tutti, amici della festa, con inni di lode e cantici celebriamo la lotta dei vittoriosi, i combattimenti e la morte gloriosa, celebriamo la schiera dei quattro, il sapiente Protasio e con lui Gervasio e il divino Nazario, con Celso, l’ispirato, dal giovane aspetto, perché hanno incenerito ogni follia degli ellèni, confessando il Cristo, grande Dio, che regna prima dei secoli con il Padre e lo Spirito; e ora, dopo la morte, pregano per la nostra salvezza.

Sinassario.

Il 14 di questo mese memoria dei santi martiri Nazario, Protasio, Gervasio e Celso.

Stichi. La spada portò Nazario con i tre compagni atleti vincitori al Dio Nazareno. Nazario e i tre furono giustiziati nel quattordicesimo giorno.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre Cosma l’innografo, vescovo di Maiumà, aghiopolìta.

Stichi. Cosma andò dov’è tutta la letizia, lasciando i canti che allietano la Chiesa.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Silvano.

Stichi. Con la decapitazione Silvano confutò la superbia, perciò decapitò la malizia.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Pietro di Auselamo.

Stichi. Vincendo il fuoco con zelo divino, Pietro spense la fiamma dell’empietà.

Sant’Eutimio il nuovo che lottò a Tessalonica per le sante icone si addormentò.

I santi quaranta martiri di Egitto e Palestina perirono di spada.

Memoria della santa nostra nuova madre Parasceve la nuova.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei martiri. Ode 7. I fanciulli di senno divino.

Rafforzando i passi dei vostri cuori sulla pietra della divina conoscenza, non sviaste verso le macchinazioni dei nemici e ora cantate sempre: Signore dei nostri padri e Dio, tu sei benedetto.

È sorta la luce senza tramonto per voi, che avete patito col sangue, o megalomartiri e la letizia ha accolto voi, che cantate: Signore dei nostri padri e Dio, tu sei benedetto.

Santificaste le città attraversandole con zelo, o beati, confessando Cristo davanti ai tiranni e donando ogni guarigione ai bisognosi con la grazia del santissimo Spirito, o atleti.

Theotokìon. Trovando un santissimo palazzo nel tuo grembo, o Purissima, Dio vi dimorò, rendendo figli della luce quanti gridano: Signore dei nostri padri e Dio, tu sei benedetto.

Del santo. Tu, che salvasti nel fuoco.

Salendo sul monte delle opere buone, o Padre, ricevesti la legge di Dio come Mosè e attirasti facilmente gli ingannati, o ammirabile, cantando: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Fermasti la tremenda malattia dell’eresia col farmaco delle parole dei tuoi dogmi, cantando al Creatore un canto di vittoria: O lodatissimo Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

La tua lingua, o Padre, si rivelò fonte divinamente fluente per le anime arse dalle passioni, che bevendone gridano: O lodatissimo Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Ti lodiamo come arca e tenda e letto del Verbo, prato che fioristi Cristo, profumo di letizia a cui cantiamo: O lodatissimo Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Dei martiri. Ode 8. Il parto della Madre di Dio.

Vegliando per il grande Sole, prodigiosamente sorto dalla Vergine, o invitti martiri, diveniste luce e con la grazia dileguaste la tenebra dell’inganno gridando: Lodate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

L’antica Roma ha narrato le tue lotte, o grande atleta e Costantinopoli loda i tuoi prodigi, custodendo con fede le tue sante reliquie e gridando: lodate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Facendo scaturire il myron della grazia, Nazario esorta quanti accorrono con fede per ricevere illuminazione e purificazione e gridano: lodate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Avendo voi, valorosi atleti Nazario, Celso, Protasio e Gervasio, come fortissimi intercessori presso il Signore, gridiamo con affetto: lodate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Unito a te nella carne secondo natura, colui che dona vita a tutti, riplasmò e rinnovò del tutto me, invecchiato nei peccati, o Purissima, perciò ti lodiamo, Vergine e ti sovresaltiamo per tutti secoli.

Del santo. Redentore onnipotente.

Con l’anima purificata, o beatissimo, ti rivelasti dimora dello Spirito e, colmo di luce, illuminasti tutti per cantare degnamente: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Non potendo incoronarti con lodi, o beato, guardando le tue fatiche chiediamo che sia donata dall’alto la grazia a noi, che desideriamo celebrare ora la tua illustra memoria, o beato.

Ora dimori con gli esseri superni, o beatissimo, esultando con le schiere dei santi, le cui lotte e fatiche cantavi con affetto, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Theotokìon. Per le tue preghiere di madre, o Purissima, donami la purificazione delle colpe e allontanamento dai mali, o Madre di Dio Vergine benedetta, vero sostegno dei fedeli.

Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nel mezzo della fornace, con la rugiada refrigerasti i fanciulli e insegnasti loro a cantare: opere tutte, benedite e lodate il Signore.

Dei martiri. Ode 9. Per la sua colpa.

Rinvigoriti dal potere di Cristo, che calpestò la malvagità del distruttore e inchinando a lui le vostre nuche, periste di spada, separandovi dalla carne, o megalomartiri, perciò degnamente siete proclamati beati.

Foste decorati dalle ferite della carne e diveniste simili agli angeli e ora state presso il Creatore sempre esultanti, adorni di bellissime partecipazioni, o beatissimi.

Il Sovrano vi adornò di segni e prodigi prima della fine e dopo la fine, o lodatissimi Nazario, Protasio, Celso e Gervasio, martiri invitti, perciò degnamente siete proclamati beati.

Celebrando oggi la vostra memoria, tutto è santificato dal vostro affetto; esultano i martiri e tutti i profeti festeggiano con noi; supplicate con loro il Creatore per noi, o beatissimi.

Theotokìon. Ti portiamo le parole del divino Gabriele esultando, o Vergine pura: Salve, piena di grazia, vanto dei martiri e degli apostoli e salvezza di tutti i fedeli, Vergine Madre ignara di nozze.

Del santo. Per la sua colpa.

Ecco, rifulge ora per noi la festa lieta, divina e magnifica, che ci rallegra degnamente, la festa del prodigioso Cosma, sapiente in Dio, divino melòde e beatissimo; celebriamola degnamente.

Ricevendo la grazia delle guarigioni per la comunione del santo Spirito, o beatissimo, dilegua la tenebra della mia anima, allontana le nubi delle mie passioni e guidami perché cammini rettamente sui sentieri celesti, o ammirabile.

Seguendo le tue leggi, o beato, ho scelto di lodare il tuo transito lassù, sperando di ricevere ricompense sicure da te, illustre, che preghi il Datore di corone.

Theotokìon. Rafforza col tuo potere l’infermità delle nostre anime, o Madre di Dio, solleva il peso messo sui tuoi servi, o Santissima, che hai fatto sorgere ineffabilmente nel mondo il Sole della giustizia.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilàrion dei martiri.

Sotto gli occhi dei tuoi discepoli.

Incoroniamo con inni di lodi il coro quaternario dei vittoriosi, Nazario e Gervasio con Celso e l’illustre Protasio: essi placano Dio per il mondo.

Un altro, del santo e della Madre di Dio insieme.

Con i discepoli conveniamo.

Con gli inni leggiadri della tua lingua soavissima e con canti divinamente risonanti, hai celebrato con verità e proprietà la pura e vergine Madre di Dio: stando con lei presso la Trinità, o Cosma ispirato, intercedi perché anch’io divenga tuo imitatore nel pensiero, nell’azione e nella contemplazione, o padre sacratissimo.

Allo stico, 3 stichirà prosòmia del santo.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

La luminosissima e limpidissima lampada, la cetra melodiosa, la corda delle chiare parole dello Spirito, appresta per noi tutti melodici conviti e con essi diletta chi ha divino sentire.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Il musico, la lira del divino Spirito, l’usignolo, la cicala dai canti divini, il flauto della Chiesa soavemente canta, per insegnare ai confini a glorificare con inni divinamente ispirati la Trinità sovradivina.

Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?

Poiché stai con le essenze immateriali presso il Creatore dell’universo e Dio, o divino padre Cosma, ricordati di quanti celebrano la tua luminosa solennità, perché siano liberati da pericoli e tentazioni e da ogni sorta di sventure.

Gloria. Tono pl. 4.

Davidicamente, con canti, celebriamo l’innografo spirituale dicendo: È stata effusa la grazia sulle tue labbra, o santo padre e la tua lingua è divenuta penna di scriba veloce, che scrive per noi, in bello stile, inni di salvezza, con cui impariamo a glorificare nel canto l’economia del Cristo e il grande mistero della Trinità santa, chiedendo per le nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Respingi lontano dal mio povero cuore, o buona e purissima, le inclinazioni che mi allontanano dal tuo Figlio buono; e il perfido leone ruggente che cerca di divorarmi, il serpente ingannatore, il malvagio drago tortuoso, fallo a pezzi sotto i miei piedi con il tuo potere.

Oppure stavrotheotokìon.

O straordinario prodigio! O nuovo mistero! O terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie aveva con tremendo parto partorito e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 13 Ottobre- Memoria dei santi martiri Carpo e Papilo

13 Ottobre

Memoria dei santi martiri Carpo e Papilo.

Al Mattutino

La solita sticologia e i canoni dell’Oktòichos e questo dei santi. Acròstico: Offro al la lode a Carpo e Papilo. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Ti chiedo, o Cristo, di rischiarare la mia anima ottenebrata col raggio della tua divinità senza principio e di donarmi un verbo per inneggiare degnamente i tuoi sapienti martiri.

Rinnegando ogni delizia terrestre, o atleti, avete fatto volare sulla via celeste il vostro intelletto, prima con l’ascesi e ora col sangue.

Agevolmente avete sopportato ogni tentazione grazie alla potenza divina, o sapientissimi: abbattendo ancora grazie ad essa ogni forza dei nemici, siete divenuti famosi.

Theotokìon. Non sopportando affatto di vedere me perduto per l’antico consiglio del serpente maligno, Dio mi ha rinnovato abitando nella venerabile.

Ode 3. Non c’è santo.

Conservando realmente l’immagine del Creatore, non avete piegato il ginocchio davanti ai simulacri atei dei nemici, ma con preghiera invitta li avete distrutti.

Spogliati delle vesti per ordine di un giudice iniquo, i valorosi si rivestirono di Cristo e legati per lui come arieti, andavano incatenati.

Vedendo la fermezza della vostra speranza in lui, il Sovrano di tutti, vi inviò di notte angeliche presenze per esortarvi a perseverare nei tormenti, o gloriosi.

Theotokìon. Curando, o Sovrana, la mia anima terribilmente inferma per la moltitudine dei miei peccati con la tua fervida preghiera a Dio, guarisci anche le passioni del corpo.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.

Equipaggiati con le armi della fede, avete disperso le formazioni degli atei, o atleti illustri e avete ricevuto la corona dell’incorruttela avendo concluso l’agone del martirio. O Carpo e Papilo, chiedete a Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Divenisti divina tenda del Verbo, o unica purissima Vergine e Madre, che superi in purezza gli angeli; pregando purificami alle onde divine, perché più di tutti mi sono macchiato di colpe carnali e concedimi, o pura, la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella senza macchia del Verbo, la pura Vergine Madre, vedendo appeso alla croce colui che senza doglie da lei germogliò, maternamente gemendo gridava: Ahimè, Figlio mio, come soffri volontariamente per liberare dalle passioni del disonore l’uomo!

Ode 4. Cristo, mia forza.

Come sacrificio sublime avete offerto a Dio Agatodoro, famoso per la fede, rigettando l’errore del nemico per amore di Cristo.

Il tiranno folle per il veleno del serpente disse di denudarti, o Carpo e che ti fossero dilaniati i fianchi e inoltre di bruciarti col fuoco, ma non sciolse la tua resistenza.

Desiderando vedere il talamo nuziale del Signore, o ammirabile Papilo, sospeso al patibolo non temevi di essere dilaniato e non indietreggiasti davanti alla minaccia del fuoco.

Theotokìon. Vedendo nascere dal tuo grembo, il Signore Dio, Adamo nella tenebra delle passioni, gridò a te, Sovrana: Strappami dai mali della morte per la tua mediazione.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Come frecce di bimbi consideravi le pietre che gli empi scagliavano addosso a te, imprigionato, o beato Papilo, rivestito di fede invitta.

Il nemico venne ucciso dalla tua magnanimità e dal tuo fermo coraggio, o beato, perché Dio ti aveva rivestito di forza affinché tu potessi trionfare in entrambe le lotte, o Carpo.

Come Daniele avete divinamente chiuso le bocche delle belve, o divini martiri Carpo e Papilo, insegnando loro a predicare con fede che voi siete i valorosi atleti di Dio.

Theotokìon. Isaia predisse che tu sola, Vergine senza macchia, avresti concepito l’Emmanuele Figlio di Dio, che compassione si fece uguale a noi, rendendoci degni anche di scampare alla corruzione.

Ode 6. Vedendo il mare della vita.

Rinvigoriti dallo Spirito e ricevendo refrigerio da lui, o invitti, gettati nella fornace ardente, non foste affatto bruciati, ma la pietrificaste.

Alle onde degli insegnamenti irrorasti le anime dei pii, o insigne e per questo Cristo ti ha reso fonte inesauribile di prodigi nel mondo, o illustrissimo.

Con ardore gli atleti, Signore, gridavano come da un’unica bocca: Né fame, né afflizione, né persecuzione, possano separarci da te, Sovrano.

Theotokìon. Dio un tempo fece morire il progenitore Adamo per un consiglio femminile, mentre ora ospitato nel tuo grembo, Sovrana, lo ha vivificato e reso persino figlio della luce,

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontakion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Come tesoro di gran pregio e fonte zampillante torrenti di guarigioni, il Sovrano ha concesso ai terrestri le vostre reliquie che eliminano i mali di multiformi patimenti, elargendo perennemente grazia alle anime: perciò concordi, celebriamo con affetto, o Carpo e Papilo, la vostra solennità.

Ikos.

Verbo di Dio, sua eterna sapienza, allontana la nebbia dal mio intelletto e donami, come Dio, un verbo di sapienza, perché celebri con fervore quanti per amore hanno pienamente imitato la tua divina passione, perché sono questi che da te, Sovrano di tutti, giustamente riceveranno la ricompensa delle lotte. Perciò dunque le folle dei fedeli, circondando l’urna delle reliquie, sempre ne ricavano forza, celebrando concordi, o Papilo e Carpo, la vostra solennità.

Sinassario.

Il 13 di questo mese memoria dei santi martiri Carpo, Papilo, Agatodoro e Agatoniki.

Stichi. A questi due frutti di Dio, Carpo e Papilo, si sono aperte tutte le porte del cielo. Agatodòro rimane pieno di doni, lottando contro una moltitudine di terribili flagelli. Non ti impedì la femminilità di morire di spada per Dio, o martire Agatonìki. Carpo e Papilo furono uccisi dal bronzo il giorno tredici.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Fiorenzo.

Stichi. O coraggioso martire Fiorenzo! Correva verso la fiamma come a un refrigerio

Lo stesso giorno memoria del santo martire Dioscuro.

Stichi. Dioscuro decapitato umiliò Zeus, mai sazio di perdizione spirituale.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Nikita Patrizio, il confessore.

Stichi. Avendo subito afflizioni per le divine icone, ora Nikita gioisce in cielo.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Beniamino il diacono.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Antigone, ucciso col fuoco.

Stichi. Preferendo questo rogo al fuoco della geenna Antigone gridò: muoio senza pena per Cristo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Tutta rugiadosa.

Avete subito i chiodi ai piedi, o martiri venerabilissimi, camminando nella via e inneggiando a Dio e frantumando i centri dell’empietà come polvere di empietà, avete irrigato la pia fede.

Più del sole siete rifulsi lottando, o martiri eccelsi e con sapienza avete scacciato tutta la caligine dell’errore degli idoli, sempre donando ai fedeli l’illuminazione della conoscenza divina.

La beatissima Agatonìki, vedendo che stavate per essere gettati in una fiamma attizzata altissima, gridava a Cristo: Non separarmi dal coro dei tuoi atleti, o Cristo, Dio dei padri.

Theotokìon. Per noi, tuoi servi, o Sovrana, tu sei la fonte inesauribile di tutti i beni, fortezza inespugnabile, soccorso, bastione e buon rifugio: fa’ che non siamo mai privati del tuo soccorso.

Ode 8. Dalla fiamma.

Vedendo consegnare al fuoco Carpo e Papilo, la martire Agatonìki con fervore e affetto si unì a loro: raffigurando la Trinità furono custoditi.

Adeguandovi alle parole del Sovrano, o sapienti, pregavate per i carnefici, perciò venendo decapitati, consegnaste lo spirito nelle mani del Signore.

I rivi del vostro sangue sono divenuti per noi purificazione e risanamento e svergognarono l’errore idolatrico, predicando con semplicità il Dio di tutti.

Theotokìon. Madre di Dio compassionevole, che generasti il Salvatore compassionevolissimo guarda il male e l’affanno del tuo popolo e affréttati a pregare perché otteniamo compassione.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Impossibile agli uomini.

Ora che siete vicini alla luce divina, illuminate coi raggi delle intercessione la Chiesa, scacciando l’opinione ottenebrata dall’ignoranza degli iconoclasti, sostenendola con la divina fede ortodossa.

Sbaragliaste le orde dei demòni ostili e liberateci dalle tentazioni e per ordine di Dio affrancate da ogni languore e infermità noi che accorriamo con fede al vostro tempio, o beati Carpo e Papilo.

Come coloro che ora hanno familiarità con Cristo Sovrano, non fermate il flusso delle mie lacrime, o coppia di santi atleti, chiedetegli di strapparmi alla tenebra e di rendermi degno della pura illuminazione.

Theotokìon. Un’ode con affetto ti presento dalle mie labbra impure, me misero e ti supplico di scamparmi dal baratro delle mie opere e rendi degni della gloria alla destra di tuo Figlio quanti con fede ti celebrano.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, o purissima, il Verbo si mostrò ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui, con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilàrion. Udite, donne.

Uniti, o beatissimi, al Dio onnipotente e risplendendo dei bagliori da lui provenienti, o vittoriosi Carpo, gerarca di Cristo e insigne Papilo, martiri incoronati, ricordatevi di quanti celebrano la vostra luminosissima memoria.

Theotokìon.

La sola Madre di Dio senza sosta diciamo beata, noi salvati per il suo divino parto oltre natura, cantando come conviene la Madre di Dio Sovrana: essa infatti ha partorito per noi il riscatto delle colpe antiche, Cristo, uno della Trinità.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 12 Ottobre- Memoria dei santi Probo, Taraco e Andronico, martiri. San Simeone il Nuovo Teologo, nostro padre

12 Ottobre

Memoria dei santi Probo, Taraco e Andronico, martiri. San Simeone il Nuovo Teologo, nostro padre.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono pl. 1. Il Verbo coeterno.

Le imprese dei santi martiri le potenze celesti ammirarono poiché in un corpo mortale lottarono valorosamente con la forza della croce contro un nemico incorporeo e vinsero invisibilmente; e pregano il Signore d’aver misericordia delle nostre anime.

La solita sticologia, quindi i canoni dall’Oktòichos e il seguente dei santi. Acrostico: Dei tuoi martiri, Signore, voglio cantare la gloria. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Adorni della grazia del martirio, con affetto state presso il Cristo, che vi ha incoronati, o fulgidi martiri, facendo splendere il triplice sole e illuminando tutti i fedeli, che vi dicono beati.

Nella persecuzione della pietà vi rivelaste invitti martiri, perseguitando ogni empietà con le vostre valorose lotte, come buoni soldati, colonne della Chiesa e sostegno della verità.

Con mente razionale, gioiosi, sapientemente respingeste la furiosa tempesta del male e l’oceano dell’empietà, raggiungendo i porti celesti, spinti dal soffio dello Spirito.

Davvero con i martiri gioiscono le vostre anime nei cieli, o Andronico, Probo e tu, beatissimo Taraco: per questo coraggiosamente sopportaste i tormenti e con le vostre vittorie vi siete glorificati.

Theotokìon. Il Verbo coeterno al Padre e al santo Spirito volle incarnarsi dal tuo grembo vergine, divenendo carne senza mutare; per la sua volontaria passione la divina schiera dei martiri lottò con fede.

Ode 3. O Signore, che ricopristi.

Con forza ti opponesti al tiranno persecutore, Taraco: sopportando valorosamente la bruciatura del volto, spezzasti le mascelle dei leoni spirituali, trionfando con la potenza dello Spirito.

Con spirito magnanimo, Probo, sopportavi la torsione del corpo, la tortura sul ventre e sul dorso e le lame ardenti che scarnificavano e i colpi che fracassarono la tua bocca professante Cristo.

Immolato come sacra vittima, flagellato soffristi i dolori peggiori, martire Andronico: bruciature, estirpazione dei denti e taglio della tua lingua professante il nostro Dio.

Come stelle rifulgenti rischiarate tutto il creato con i vostri raggi spirituali, allontanando le tenebre del politeismo, illustri martiri, divini atleti vittoriosi.

Theotokìon. Per la tua fulgida ed eccezionale bellezza il Verbo vivificante ti scelse, Vergine pura e come Dio dimorò nel tuo casto grembo.

Irmòs. O Signore che ricopristi la volta celeste e in tre giorni edificasti la Chiesa, confermami nel tuo amore, o unico filantropo, vertice dei nostri desideri e fortezza dei fedeli.

Kathisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Avendo come potente armatura la fede nella Trinità santissima, Andronico, Probo e Taraco sciolsero, con vigore giovanile, l’errore politeista, legando le genti all’amore divino; perciò furono ricompensati come vincitori esultando nei cieli con i cori angelici e noi fedeli a loro gridiamo: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

O nube del sole spirituale, lampada aurea dello splendore divino, purissima, senza macchia, castissima Sovrana, ti supplico, rischiara con lo splendore dell’impassibilità la mia tenebrosa anima, accecata dalle passioni e lava il mio cuore insozzato con onde di compunzione, lacrime di penitenza e purificami, pregando Cristo Dio di donare remissione delle colpe a me, che venero con fede il tuo santissimo parto.

Oppure Stavrotheotokìon.

Vedendo sul legno della croce il Redentore, la Madre purissima gemeva piangendo e amaramente esclamando con cuore afflitto, strappandosi i capelli a lui gridava: Figlio mio, Signore, come l’illegalissimo popolo degli ebrei ingiustamente ha appeso alla croce te, senza peccato? Come accetti volontariamente il fiele, i chiodi e, ahimè, pure la ferita al fianco? Io comunque glorifico te, Salvatore, per la tua divina passione.

Ode 4. Tu sei mio vigore, Signore.

Osservando la tua legge, i martiri disprezzarono le leggi degli iniqui, che comandavano di rinnegare il loro Creatore, per abbracciare le pratiche dei demòni e sopportando la tempesta dei tormenti, trovarono la quiete nei porti celesti.

Portando, o beatissimo Taraco, il giogo di Cristo sulla nuca, esultasti quando ti spezzarono il collo; tenendo la croce come scettro di potenza, sopportasti la grandine delle bastonate, gridando: gloria alla tua potenza, filantropo.

Divenendo forte nel divino Spirito, con coraggio sopporti l’ustione dei piedi e l’estirpazione degli occhi, perfettamente illuminato dalla conoscenza della Trinità e unito ai cori celesti, o martire Probo.

Valorosamente comparendo in tribunale, o martire Andronico, fermamente ti opponesti ai malvagi; con le gambe tagliate, con maggior vigore marciavi calpestando le loro teste, camminando verso il cielo.

Theotokìon. Colui che i divini martiri confessarono nello stadio senza esitare fra i tormenti, colui che a tutti dona la vita, lo portasti in grembo come Dio incarnato solo tu, Vergine, Madre di Dio, stupore degli angeli e terrore dei demòni.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Senza esitare percorreste la via stretta e angusta, spazzando le nubi delle tentazioni; divenuti come baluardi indistruttibili, respingevate i flutti del mare, avendo fondato il vostro cuore sulla roccia della fede, o atleti.

Predicando ad alta voce la divina dottrina salvifica, beatissimo Taraco, con coraggio sopportasti la lacerazione delle labbra, addirittura fermando le bocche degli empi che bestemmiavano Dio creatore.

Flagellato e con il corpo stirato fino a spezzarsi, dimostravi la nobiltà della tua anima, o Probo: incoronato con i tuoi compagni di martirio, ora stai presso il Sovrano dei secoli.

Theotokìon. Ti rivelasti superiore alle potenze celesti generando, o Vergine, il Verbo coeterno al Padre senza principio: rischiaràti dalla sua luce, i martiri oltrepassarono la notte dell’ateismo.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Divenendo per fede spada del Potente, raggiungeste il cuore del nemico, opponendovi valorosamente agli empi, o atleti vittoriosi e illustri.

Come un tempo nella fossa gli animali rispettarono Daniele, così ora nello stadio essi indietreggiarono davanti agli opliti della grazia, rendendo omaggio alle loro sacre ferite.

Imitando la ferita del tuo fianco, Taraco ricevette al suo fianco la trafittura, o Sovrano: dissetato con aceto, gli venne bruciato ferocemente il capo.

Theotokìon. Concepisti in grembo, o pura e partoristi nella carne l’eterno per natura e allattasti colui che tutti nutre, Madre di Dio sempre vergine.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, malgrado il numero dei miei peccati; dall’abisso del male strappami, ti supplico; poiché a te grido: Ascoltami, Signore, Dio della mia salvezza.

Kontàkion dei martiri.

Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Manifestandoci la gloria della Trinità, i nobili soldati di Cristo, i divini martiri Taraco, Probo e Andronico hanno confutato ogni ateismo dei tiranni, lottando generosamente per la fede.

Ikos.

Imitando generosamente la passione di Gesù, col sapiente Taraco, Probo e Andronico furono portati gioiosi nello stadio, confutando l’ateismo degli iniqui. Onorando dunque con affetto la loro memoria, con inni li celebriamo e con fede ne proclamiamo le lotte: poiché il Signore li rese mirabili, come astri nel mondo, lottando generosamente per la fede.

Sinassario.

Il 12 di questo mese memoria dei santi martiri Probo, Taraco e Andronico.

Stichi. Per la spada Andronico, Taraco e Probo trionfarono, lasciando questa vita tribolata per la dimora dell’atarassia. Il dodici vennero recisi Probo, Taraco e Andronico.

Lo stesso giorno memoria della santa vittoriosa martire Domnina.

Stichi. Per convincere Domnina s’ingegnarono, ma essa non rinnegò la fede vera.

Lo stesso giorno memoria della santa vergine e martire Anastasia.

I santi settanta martiri uccisi di spada.

San Teodoro, vescovo di Efeso, si spegne in pace.

I santi martiri Malefthà, Anthìa, Iuventino, Massimo, Dorotèo e Diòdoro perirono di spada e arsi vivi.

San Giovanni, vescovo di Damasco, si addormentò in pace.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Con gioia sopportasti il taglio delle orecchie, o glorioso Taraco, come un servo obbediente del benignissimo che china le orecchie verso di te, ascoltando le tue preghiere, mentre canti: benedetto il Dio dei nostri padri.

Con il corpo teso e lacerato dai flagelli, con fermezza avete resistito a giudici iniqui e ora, incoronati nei cieli, cantate: benedetto il Dio dei nostri padri.

La tua mente era piena di rugiada divina e freschezza, o Taraco, quando ti passarono sulla fiamma testa e mani e tu come i fanciulli gridavi: benedetto il Dio dei nostri padri.

Nel flusso del vostro sangue spegneste i roghi dell’errore, o santi: zampillate su noi la rugiada della grazia divina e riversate liberamente guarigioni per chi canta sempre la vostra memoria.

Theotokìon. Senza lasciare il seno del Padre e tutta la sua pienezza, il Verbo, esinanìto nel tuo seno, Vergine, s’incarnò e nacque bambino; perciò con gioia cantiamo al benedetto Dio dei nostri padri.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Splendidi per le ferite, magnifici per le lotte, stando ora incoronati presso il Signore, inondati di luce intensa dall’aldilà, sempre con tutto il cuore cantate, o beati: popolo, benedite Cristo nei secoli.

Sconfitto dalla vostra resistenza, il tiranno infuriato decise di finire con la spada voi, che cantavate al Creatore e Redentore: fanciulli, benedite, sacerdoti inneggiate, popolo, esaltate per tutti i secoli.

I campioni della Trinità, i martiri vittoriosi che respinsero col fervore della fede il freddo dell’ateismo, torri di difesa dei fedeli, incantevoli fiori del paradiso spirituale, porti sicuri nella tempesta, colonne incrollabili, Probo, Taraco e Andronico, veneriamo.

Theotokìon. Con i cori degli angeli e dei martiri, con gli apostoli e i profeti, tutti noi fedeli inneggiamo all’unica Vergine Madre di Dio, più santa dei cherubini, regina dell’universo, esaltando Cristo per tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace dei cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti, sovresaltalo, popolo per tutti i secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Ottenendo l’incorruttela per le loro lotte nella carne corruttibile, i nobili servi di Cristo Probo, Taraco e Andronico, imitando gli angeli, raggiunsero il regno incrollabile di Dio.

Come torce misticamente illuminate dalla fiamma immateriale, consumaste, o eccelsi martiri i tizzoni dell’errore: con la vostra luce rischiarate il creato e salvate le nostre anime da pericoli e passioni.

Oggi la Chiesa di Cristo festeggia il vostro fulgido anniversario, lieta ricorrenza divina; esultano con voi i profeti, gli apostoli e tutti i martiri, o famosissimi atleti vittoriosi.

Verso le luminose dimore del paradiso vi elevaste, o martiri, avvolti da splendide vesti, tessute nei vostri molteplici tormenti: pregate dunque senza sosta per noi davanti al trono dell’Onnipotente.

Theotokìon. Dopo il parto conservasti la verginità irreprensibile di tua Madre, o Salvatore; risparmiami quando siederai a giudicare le mie azioni, non considerare le mancanze e i peccati, o misericordioso, filantropo, unico senza peccato.

Irmòs. Ogni orecchio fu colto da stupore per l’ineffabile condiscendenza di Dio: l’Altissimo ha voluto discendere in un corpo e diventare uomo nel grembo verginale; pura Madre di Dio, noi fedeli ti magnifichiamo. 

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

I martiri Taraco di senno divino, Probo e Andronico, forti vittoriosi, sopportando svariati tormenti, ottennero molte ricompense e premi per la vittoria da Cristo Salvatore: festeggiandone l’augusta memoria, onoriamo loro che per noi intercedono, perché siamo liberati dalle colpe.

Theotokìon.

Con la tua forza onnipotente, previenimi, Madre di Dio, perché sempre affondo nell’oceano dei peccati, nella tempesta delle passioni; presto salvami e dirigimi al porto della penitenza, affinché glorifichi il Figlio che ineffabilmente generasti e piamente magnifichi te, Madre di Dio.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 4.

Militando per Cristo, abbandonaste le cose piacevoli della terra; presa sulle spalle la croce, lo seguiste attraverso tormenti multiformi e non avendolo rinnegato davanti a molti re e tiranni, riceveste dagli angeli i premi della vittoria e col capo incoronato e l’anima piena di fiducia, ve ne andaste raggianti al grande talamo. Probo, gloria dei martiri, Taraco, distruttore dei demòni e Andronico, vittoria dei credenti, voi che avete confidenza col Salvatore dell’universo, pregate per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Trasforma, o Vergine Madre, la mollezza e languidezza della mia anima in vigore e forza, o purissima, perché con timore e affetto compia a fatti i precetti di Cristo, così da sfuggire al fuoco insostenibile; possa grazie a te ricevere l’eredità celeste e la vita senza fine, in continua letizia.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando venne trafitto il tuo fianco, o misericordiosissimo, venne lacerato l’antico chirografo del progenitore Adamo e la stirpe umana, esiliata, santificata dalle stille del tuo sangue, grida: Gloria alla tua amorosa compassione, gloria alla tua divina crocifissione, Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 11 Ottobre- Memoria del santo apostolo Filippo, uno dei sette diaconi e del beato nostro padre Teofane il confessore, vescovo di Nicea, poeta e sfregiato

11 Ottobre

Memoria del santo apostolo Filippo, uno dei sette diaconi e del beato nostro padre Teofane il confessore, vescovo di Nicea, poeta e sfregiato.

Al Mattutino.

Apolytìkion dell’apostolo. Tono 3.

Santo apostolo Filippo, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del santo. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, illuminatore dell’ecumene, ornamento dei sommi sacerdoti divinamente ispirato, sapiente Teofane, con le tue dottrine tutti illuminasti, o lira dello Spirito; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologìa, si leggono i canoni, uno dall’Oktoichos e questi due dei santi.

Canone dell’apostolo. Acrostico: Canto la fama dell’apostolo Filippo. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Illuminato dai chiarissimi raggi di Cristo, per comunione con la divinità, glorioso Filippo, apparisti seconda luce, illuminando santamente i credenti.

Il Verbo tutto trascendente, tutto consustanziale a noi, santamente ti rivelò suo sacro discepolo, che libera dalle tenebre dell’empietà le nazioni.

Con l’imposizione delle mani dei sacri discepoli, fosti scelto come sacro diacono con Stefano e gli altri, sapientissimo Filippo, essendo pieno di Spirito divino.

Theotokìon. Tu, pura Madre di Dio, fosti causa dell’incarnazione di colui che dal nulla creò ogni cosa; perciò, com’è giusto, noi fedeli ti diciamo beata.

Canone del beato. Stesso tono e Irmòs.

Con la tua intercessione, gerarca di Cristo, disperdi le tenebre del mio spirito, perché celebri, glorioso padre Teofane, la tua festa luminosa.

Nella tua anima rifulgente luce divina, Teofane, bruciasti i piaceri delle passioni nel fuoco della temperanza, gridando: Cantiamo un inno a Cristo.

Partito da Sion, sapiente padre, apparisti al mondo brace che consuma i rovi delle eresie con il fuoco acceso nella tua anima dallo Spirito di Dio.

Theotokìon. Con i fulgenti raggi di tuo Figlio, Madre di Dio, illumina la mia anima oscurata e placa, Signora nostra, la corrente delle mie passioni con la tua divina mediazione.

Dell’apostolo. Ode 3. Non c’è santo.

Quanti erano nelle tenebre dell’ignoranza, rendesti figli della luce, o beato, narrando in modo sublime come un cielo, con segni tremendi, la gloria del Verbo.

Annunziando Cristo come stella sorta dalla tribù di Giuda, o beato, con la luce della grazia rivelasti colui che Mosè e i profeti un tempo predissero.

Con le tue parole stillanti miele, apostolo Filippo, persuadesti quanti l’ignoranza aveva respinto lontano da Dio a fuggire il veleno che uccide le anime, per ricevere la grazia e la salvezza.

Theotokìon. Come mistico candelabro, o Fanciulla, recasti il cero che con suprema bontà illuminò quanti la notte dell’ignoranza un tempo tratteneva.

Del beato. Uguale.

Balenando divini lampi fulgenti, o beatissimo, fugasti la tenebra dell’eresia, cantando a Cristo vivificante: Santo sei tu, Signore.

Essendo colmo, o sapiente, di divino Spirito, ti rivelasti riccamente dispensatore della dolcezza della pietà, con verbo vivo, per i cuori degli ascoltatori.

Scalando il monte delle virtù divine, santo gerarca e penetrando nella nube, ti unisti a Dio e sulle tavole del tuo cuore ricevesti la grazia come legge.

Theotokìon. Ecco la scala che un tempo Giacobbe vide innalzata sulla terra e su cui Dio si appoggiò, la pura e luminosa Madre di Dio, apparsa sempre vergine.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore, mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kontàkion dell’apostolo.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Divenuto imitatore del Maestro, per lui, o apostolo, servivi fedelmente alle necessità dei suoi santi; perciò tutti noi fedeli tutti, ti diciamo beato.

Ikos.

Udendo le parole salvifiche e vivificanti di Cristo e vedendone le opere meravigliose, per esse fosti illuminato con la luce della verità e avendo creduto in lui con gioia, o beato, con prontezza portasti anche agli altri l’annuncio, gridando: È apparsa la salvezza dei mortali; è sorto il sole di giustizia. Sei così divenuto per tantissimi, o sapiente, lume e fiaccola per la conoscenza di lui e per la fede divina e luce di quanti sono nelle tenebre: perciò tutti noi fedeli ti diciamo beato.

Kàthisma dell’apostolo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Rivelandoti flagello dei demòni e apparendo luminare degli ottenebrati, mostrasti il Sole rifulgente dalla Vergine e distruggendo i templi degli idoli, o beato, edificasti Chiese a gloria del nostro Dio; perciò ti onoriamo e celebriamo solennemente la tua divina memoria e a te gridiamo insieme: apostolo Filippo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Del beato.

Rallegrando le orecchie dei fedeli con il verbo della grazia e le tue dottrine, sconfiggesti, o illustrissimo, il tiranno e terminando bene la corsa della fede, fosti degno infine della gloria dei martiri; perciò giustamente onoriamo la tua santa memoria glorificando il Salvatore, illustre teoforo Teofane; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Ineffabilmente concepita in grembo la Sapienza, il Verbo, Madre di Dio, partoristi al mondo colui che regge il mondo e reggesti tra le braccia colui che sostiene l’universo e che tutti nutre, l’Artefice del creato; perciò ti scongiuro, Vergine santissima, di liberarmi dalle colpe per il giorno in cui dovrò presentarmi al cospetto del mio Creatore: Sovrana, Vergine pura, dammi allora il tuo aiuto, perché tu puoi tutto ciò che vuoi, o inneggiatissima.

Stavrotheotokìon.

La Vergine, la Madre di Gesù, vedendo il Creatore sulla croce, gemette piangendo e amaramente lacerandosi il viso e percuotendosi il petto a lui gridava amaramente: Ahimè, Figlio mio, perché soffri la tua passione, i chiodi, la lancia, l’ingiusta morte? Risuscita presto, affinché ti veda, Figlio divino e cessino la mia pena e i lamenti e ottengano remissione delle colpe quanti inneggiano alla tua passione.

Dell’apostolo. Ode 4. Cristo, mia forza.

Simon Mago vedendoti compiere prodigi e segni stupefacenti per ipocrisia si fece battezzare, ma non avendo rifuggito il male, o Filippo, fu consegnato alla perdizione.

Vedendoti compiere numerosi prodigi, o Filippo, araldo di Cristo, gli abitanti della Samaria ricevettero con gioia la conoscenza luminosa di Dio.

Va’, Filippo, ti disse l’angelo del Signore che guidava il cammino del pio Etiope, affinché egli possa conoscere la via del Verbo che assunse il nostro corpo.

Il sacratissimo Etiope, ascoltando le tue spiegazioni, o Filippo, ricevette il battesimo dalla tua mano e apparendo pieno di Spirito, si fece divino predicatore.

Theotokìon. Tuo Figlio, Vergine pura, rese figli di Dio noi figli dell’uomo, quando dalle tue caste viscere prese un corpo e fu partorito; perciò ti glorifichiamo.

Del beato. Uguale.

Purificato dall’ascesi, sapientissimo padre Teofane, fosti tutto riempito di luce e pienamente reso abitazione di Dio e partecipe del santo Spirito.

Sfinito dalla fame, esiliato in condizioni terribili, con pazienza sopportasti le prove come un martire, beato Teofane, esultando con cuore puro nel Signore.

Illustre padre, rilucente nello splendore delle tue imprese, fosti per il nostro Dio come una spada affilata, che fece a pezzi le eresie con la forza dello Spirito.

Theotokìon. Divenisti il candelabro splendente, la mensa del pane di vita, la dimora del nostro Dio, l’arca santa, la verga che fiorì Cristo nel mondo, o Vergine e Madre.

Dell’apostolo.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Senza temere il furore degli empi, beato Filippo, davvero procedevi come un agnello in mezzo ai lupi, convertendoli alla pietà col verbo della grazia.

Come predisse il profeta Isaia, come agnello l’Emmanuele fu condotto all’immolazione: ciò che il pio Etiope non poteva capire, l’apprese da te, Filippo.

In te riconosciamo, o Filippo, l’oratore sacro, il discepolo, uno dei sette diaconi eletti, il divino fondamento della Chiesa, la fiaccola di tutti quelli che nelle tenebre attendevano la luce.

Theotokìon. Noi che davvero ti riconosciamo Madre di Dio, o Vergine, siamo liberati dalle prove e dalla sventura per la tua intercessione presso il Signore e Dio di tutti, o piena di grazia.

Del beato. Uguale.

Con i raggi del tuo splendore dissolvi, o padre e gerarca, la tenebrosa oscurità degli eretici, rischiarando i confini del mondo con la luce della divina conoscenza, per mezzo dei tuoi insegnamenti.

Gli aiutanti degli empi ti ferirono con colpi terribili, ammirabile confessore, scortato dagli angeli come gerarca e martire di Cristo nostro Dio.

Eri guida luminosa delle pecore erranti, timone dei naufraghi, o padre Teofane, fermo appoggio dei fedeli vacillanti, loro invincibile baluardo.

Theotokìon. Sei tu, Vergine Madre di Dio, la bellezza di Giacobbe che Dio amò e scelse come dimora, gloria dei mortali e rifugio dei peccatori.

Dell’apostolo. Ode 6. Vedendo il mare.

Colmo dei flutti dello Spirito, scorri come fiume dell’Eden diffondendo le tue onde calme sulla faccia della terra irrigando i cuori, o ammirabile.

Apristi la tua bocca, o discepolo e fosti riempito d’intelligenza dallo Spirito; quindi, aprendo le fauci del malvagio, ne hai fatto uscire un’innumerevole moltitudine salvandola.

La potenza del nemico invisibile fu rovesciata e del tutto annientata, quando con la forza dello Spirito predicasti Cristo crocifisso, chiamando a lui le genti, o Filippo.

Theotokìon. Superando le leggi di natura, o Bontà suprema, la tua santa Madre generò Cristo, autore della natura e oltre natura restò davvero vergine intatta.

Del beato. Uguale.

Essendo come sole dai bagliori divini, beatissimo gerarca di Cristo, irraggiasti cantando le pene dei martiri, le torture che subirono, le loro passioni, le loro lotte prodigiose.

Celebrando semplicemente la purissima Sovrana, la tua bocca, Teofane, fece zampillare cantici radiosi, rallegrando i cuori dei sapienti e gli ordini dei fedeli.

Sulla tua fronte venerabile, sul tuo nobile viso, i tiranni incisero le loro scritte, ma tu cancellasti i loro sacrileghi decreti predicando il culto dovuto all’icona di Cristo.

Theotokìon. Per natura infinito, Dio tutto sostiene e regge con la sua volontà ed è portato tra le tue braccia, Vergine purissima, nei limiti di un corpo.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion del beato. Tono 4. Sei apparso oggi.

Sei sorto per la Chiesa, o santo, come un secondo sole, perché la illumini con i bagliori delle tue dottrine, o Teofane, come sacerdote di Cristo nostro Dio.

Sinassario.

L’11 di questo mese memoria del santo apostolo Filippo, uno dei sette diaconi.

Stichi. Per tutto ciò che come diacono facesti sulla terra, nei cieli ricevi, Filippo, il tuo salario. Undicesimo fu, non l’ora, ma il giorno del mese, quando in cielo, o ministro, ricevesti il pegno.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Teofane il confessore, fratello di san Teodoro il marchiato.

Stichi. Marchiato quaggiù sulla fronte, morendo, o Teofane, nel cielo vedi scritto il tuo nome.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Zinaìdo e Filonilla, fratelli di sangue.

Stichi. Zinaìdo e Filonilla, amici della pace, si addormentarono nella quiete.

Lo stesso giorno memoria dei santi patriarchi di Costantinopoli Nettario, Arsakio e Sissinio.

Stichi. Nettario, alla mensa eterna beve, o Verbo di Dio, il vero nettare, non quello delle fiabe. Arsakio sulla terra glorificò te, o Cristo e tu in cielo l’associasti alla tua gloria. Il suo spirito incorrotto rese Sissinio, sfuggendo alle trappole dei demòni.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dell’apostolo. Ode 7. Tutta rugiadosa.

Ti lanciò, o Filippo, l’Altissimo come un cavallo per sconvolgere con i tuoi piedi l’oceano dei pagani, spezzare la testa dei nemici e cantare a lui melodiosamente: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

Svelando il mistero nascosto dai secoli, o sapiente Filippo, interprete delle Scritture misteriose, iniziavi popoli e nazioni, purificandoli dai misteri pagani.

Eri l’astro glorioso, l’ornamento di Tralle, sublime Filippo e là riposa il tuo corpo, operando stupendi prodigi per illuminare quanti piamente ti dicono beato.

Theotokìon. Noi che giorno e notte per te siamo salvati dall’assalto funesto dei nemici, delle tentazioni, che contaminano l’anima, o Maria, sposa divina, invochiamo te, Vergine che portasti il nostro Dio, noi.

Del beato. I fanciulli a Babilonia.

Dispensando fedelmente il verbo di verità, sopportavi, o Teofane, la prova del flagello, l’amarezza dell’esilio e ogni crudeltà, gridando: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

I rivoli dei tuoi discorsi stillanti miele, Teofane, colmarono di divina letizia le anime dei fedeli, che con inni sacri inneggiano al Dio dei nostri padri.

Terminata bene la tua corsa, Teofane, ascendesti negli eccelsi e là canti con gli angeli a Cristo: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

Theotokìon. Grande il mistero in te compiuto, Vergine Madre: apparve dimorante nel tuo grembo il Figlio di Dio al quale noi terrestri cantiamo: O Dio dei nostri padri.

Dell’apostolo. Ode 8. Dalla fiamma.

Utilizzando il Verbo divino come sale, o beato, purificasti la putredine dell’errore e sanasti i cuori, perché adorino e glorifichino Cristo nei secoli.

Con il tuo verbo si rinsaldò il passo degli zoppi e dai posseduti uscirono con alte grida spiriti impuri, non sopportando la grazia che Dio ti aveva dato.

Quanti un tempo abitavano la Samaria, vedendoti compiere molti prodigi con la potenza dello Spirito, fonte dei carismi divini, ricevettero da te, Filippo, la grazia illuminante.

Theotokìon. Rinsalda la mia anima sconvolta dalla malvagità, ti prego, pura Vergine, tu che accogliesti senza esserne scossa colui che con il suo sguardo divino fa tremare l’universo.

Del beato. Per obbedire alla legge.

Portando davvero la giustissima legge della verità dei padri, disprezzasti, o beatissimo, l’ordine insensatissimo dell’imperatore che distruggeva, vietando, o padre, di baciare piamente l’immagine del Signore, quella che prese apparendo nel mondo da una Vergine colui che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Intelletto divino, lira armoniosa del santissimo Spirito, cantore dalla bella voce, vertice dei fedeli, colonna e fondamento dell’ortodossia, sostegno della Chiesa, vanto dei monaci, gloria dei padri ti rivelasti, sapiente Teofane cantando Cristo nei secoli.

Fosti veramente miroteca del santo Spirito: con il profumo esalante dai tuoi sapienti insegnamenti, debellasti la cancrena dell’errore e nella santa Chiesa diffondesti le tue parole come profumo, senza sosta con i tuoi inni cantando: Ti esaltiamo, o Cristo, nei secoli.

Theotokìon. Veramente, o Vergine, sei il monte fertile di Dio, che il progenitore Davide un tempo predicendo cantò e da cui fu tagliato come pietra angolare il Cristo, che distrusse tutta la potenza degli idoli e noi senza sosta lo inneggiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Per obbedire alla legge dei loro padri, i nobili fanciulli affrontarono la morte e disprezzarono l’ordine insensato del re di Babilonia; insieme, nel fuoco che non poteva consumarli, cantarono degnamente la lode dell’Onnipotente: Opere tutte del Signore, cantate al Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Dell’apostolo.

Ode 9. Impossibile agli uomini.

Contemplando ora ciò che un tempo speravi e ricevuto l’incrollabile regno di Dio, oggetto del tuo insegnamento, o Filippo, divino predicatore, danza e giubila, gustando presso Dio la luce e la gioia.

Come luce, come astro, come immenso sole, percorresti con i tuoi raggi luminosi tutta la terra, o beato, annunziando il messaggio divino; poi, giunto a Tralle in Asia, ne divenisti pastore e vi trovasti riposo.

Tu, Filippo, cielo stellato splendente di luce divina, ammirabile apostolo di Cristo, annunzi a tutti, vicini e lontani, la croce, la morte e la risurrezione del Redentore.

La terra copre il tuo corpo vittorioso nelle lotte, che diffonde la luce delle guarigioni e il cielo con gioia accoglie il tuo spirito tra gli apostoli; con essi, o Filippo, ricordati di chi celebra la tua santa memoria.

Theotokìon. Ogni spirito ti rivolge con gioia l’inno di ringraziamento dicendo: Salve, Vergine pura, trono ardente dell’Altissimo; salve, spaziosa dimora di Dio; salve, corona magnifica dei divini apostoli.

Del beato. Ogni lingua esita.

Non sopportando di vederti lottare per la Chiesa di Cristo, o Teofane, il nemico accrebbe le tue prove, ma con coraggio rimanesti inflessibile, opponendoti agli imperatori empi che conducesti a venerare l’icona di Cristo.

Hai ricevuto la meritata ricompensa per le tue lotte e ora, incoronato nei cieli, padre Teofane, beato gerarca, esulti con gli angeli, là dove si trovano i cori dei patriarchi, dei profeti, degli apostoli divini, la folla dei martiri e l’assemblea dei confessori.

Pregando Dio, non dimenticare, chi celebra oggi la tua augusta festa; liberaci da ogni minaccia e misfatto perpetrato contro di noi dagli avversari; salvaci dall’afflizione e liberaci dalla sventura, padre Teofane, beato gerarca.

Theotokìon. Protettrice fedele dei cristiani, da’ loro vittoria sul nemico, Vergine Madre di Dio, pura, senza macchia, gloriosa e benedetta; proteggici da ogni male perché celebriamo tuo Figlio e degnamente ti magnifichiamo.

Irmòs. Ogni lingua esita a pronunciare le tue lodi e lo spirito più celeste è preso dalla vertigine nel cantarti; ma tu, Madre di Dio, nella tua bontà accetta l’omaggio della nostra fede e lo slancio del nostro amore che sale a te; poiché tu sei la protettrice del popolo cristiano e noi ti magnifichiamo.

Exapostilàrion. Con i discepoli conveniamo.

Raddrizzando i sentieri, l’eunuco di Candace sul carro, nel leggere il libro di Isaia restava tuttavia perplesso; Filippo lo raggiunse e per opera del divino Spirito lo introdusse alla soluzione dei suoi dubbi e dopo averlo battezzato, lo inviò come predicatore della divinità di Gesù a tutta l’Etiopia.

Un altro exapostilarion, del santo e della Madre di Dio insieme.

Stando ora davanti al trono di Cristo, o gerarca, con la Madre di Dio, la Vergine purissima, non smettere di implorare dal Benefattore vittoria contro i barbari per il principe portatore della croce, pace per il mondo e salvezza dell’anima, o sapientissimo, per chi festeggia la tua memoria, o Teofane.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 10 Ottobre- Memoria dei santi martiri Eulampio ed Eulampia

10 Ottobre

Memoria dei santi martiri Eulampio ed Eulampia

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto da te, nostro Dio, le corone dell’incorruttela: con la tua forza, infatti, hanno abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le loro preghiere, o Cristo Dio, salva le nostre anime.

Dopo la solita sticologia i canoni dell’oktòichos e questo dei santi. Acròstico: Celebro la luminosa coppia di martiri. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

O atleti martiri, illuminati dai fulgidissimi raggi dello splendore trifulgente, chiedete illuminazione per noi, che celebriamo la vostra solennissima memoria.

L’onorata e solenne festa dei martiri rifulge di splendori solari e misticamente rischiara sempre i confini della terra con la forza dello Spirito.

Col tuo giovane corpo affrontasti strenuamente l’antico principe del male, sopportando torture e fuoco e crudeli tormenti, o beato Eulampio.

Theotokìon. Redenti sapientemente dalla condanna dei progenitori per il tuo parto, o pura, con voci canore sempre noi fedeli ti diciamo beata come Madre di Dio.

Ode 3. Non c’è santo.

Strenuamente affondasti le lotte, sopportando torture e amare pene, rinvigorito manifestamente dalla speranza dei beni futuri, o glorioso Eulampio.

Vedendo te, martire, tutto cinto della gloria splendida dei martiri, diede tutta se stessa alle torture Eulampia, tua sorella anche nell’animo.

Desiderando Cristo, o martire, calcolasti un nulla tutto ciò che si vede e per fede respingesti gli assalti feroci dei tiranni, o Eulampio.

Theotokìon. Implora, o Madre di Dio purissima, affinché siano scampati da ogni malizia dei nemici, dalle passioni che distruggono l’anima e da terribili pericoli quanti sempre t’inneggiano.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Disprezzando pazientemente le orribili nubi delle torture, o atleti, come sole, nella grazia del Salvatore, siete rifulsi per affetto fraterno; divinamente uniti nelle stesse pene, splendidamente vi siete coperti di gloria, perciò avete ricevuto dall’alto infinita grazia per curare i mali, o atleti e fratelli: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Guida, o Vergine, la mia umile anima, senza guida nella tempesta delle tentazioni, ora che sta naufragando per il peso dei peccati, o purissima e sta per sprofondare nell’ade; affréttati, o Madre di Dio, con la tua fervida intercessione, salvala concedendole il porto pacifico affinché con fede a te acclami: Prega Dio, tuo Figlio, di donarmi la remissione delle colpe; perché sei, o Sovrana, la speranza del tuo servo.

Oppure stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo alzava grida e amaramente esclamava: Esulta il mondo, perché riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Muoviti a compassione di noi o Vergine e dona la remissione delle colpe a coloro che venerano con fede la sua passione.

Ode 4. Cristo, mia forza.

Le fauci delle belve selvagge hai chiuso con le tue divine invocazioni, abbellito di gloria angelica e splendente dei sacri fulgori del martirio.

La grazia del divino Spirito trovò in te, o Eulampio, un tempio animato e santissimo; da esso rafforzato, abbattesti i templi degli idoli.

Eri irremovibile, intrepida, insensibile a tutti gli assalti delle crudeli torture, rafforzata in Cristo, o insigne Eulampia.

Abbelliti dal sangue dei martiri e salvando la concordia con fede fraterna, o beati, vanificaste le oscure trame dei persecutori.

Theotokìon. Prevedendoti chiarissimamente, o pura, Avvacùm ti chiamò monte adombrato di virtù, da cui si manifestò a noi colui che illumina le nostre anime.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Sei rifulso come aurora solenne, come stella realmente diurna, come luminosissimo sole, illuminando divinamente i fedeli con gli splendori delle lotte e dei segni, o martire Eulampio.

Sopportando dolori immensi e considerando come delizie dolcissime le pene imposte dai malvagi, hai ereditato con gioia le divine ricompense, o martire Eulampio.

Versando rivi di sangue, o martire, hai ricevuto il torrente della delizia e l’eterna gloria immarcescibile, o illustre e la dolce delizia del paradiso.

Theotokìon. Tutte le spade dell’avversario, o Vergine casta e purissima, sono davvero giunte alla fine, poiché tu hai concepito il Dio di tutti, che con la croce ha abbattuto la sua arroganza.

Ode 6. Vedendo il mare.

Crudelmente dilaniati e torturati, o martiri, gettati alle fiere e con le membra straziate e bruciati dal fuoco, non rinnegaste la purissima fede.

Le onde assai sollevate dei tormenti per ordine dei giudici, non riuscirono a sommergere l’animo stabile degli atleti: erano infatti tenuti nel palmo divino.

Annegaste nelle onde del sangue effuso il faraone malvagio, irrigando piamente la Chiesa di Cristo, che rifioriva nella fede, o martiri invitti.

Theotokìon. Per indicibile compassione Dio si riversò come pioggia nel tuo grembo, o Sovrana e dissetò tutti con il torrente della delizia, rinnovando il creato che si era corrotto

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontakion. Tono 3. La Vergine oggi.

Onoriamo i martiri valorosi, fratelli secondo la carne, il sapiente Eulampio ed Eulampia: essi infatti hanno svergognato le macchinazioni dei tiranni con la potenza del crocifisso e sono perciò divenuti gloria e vanto dei martiri.

Ikos.

Onoriamo oggi, o fedeli, con sacri odi e inni, la coppia dei vittoriosi: hanno distrutto infatti l’inganno degli idoli, estinguendo il fuoco del politeismo e svergognato i demòni. Non li ha atterriti il furore dei tiranni, non hanno avuto paura della spada e del fuoco, né degli assalti di belve selvagge Eulampio il glorioso e la venerabile Eulampia, nella loro bella lotta, mostrandosi fratelli nel comune combattimento, gloria e vanto dei martiri.

Sinassario.

Il 10 di questo mese memoria dei santi martiri Eulampio ed Eulampia.

Stichi. Anche Eulampia giunge alla spada e partecipa alle corone di Eulampio decapitato.

Lo stesso giorno memoria dei santi 200 martiri, uccisi con s. Eulampio.

Stichi. Ho visto quattro cinquantine di uomini morire di morte divina.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Vassiano.

Stichi. Vassiano, lasciando la vita di quaggiù, con gioia viene ospitato nelle regioni di lassù.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Teòfilo il confessore.

Stichi. Mostrando coi fatti il tuo nome, lottasti per l’icona del Dio-uomo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Tutta rugiadosa.

Imitando per grazia i tre giovani, o martiri, avete calpestato il fuoco e refrigerati dal fuoco immateriale dello Spirito, cantavate: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Mentre venivano dilaniate le loro carni, l’amore per il Creatore li sosteneva: i santi infatti, divinizzati per totale inclinazione verso Dio, cantavano con fede: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Superando le onde del tuo cuore con divine ascensioni, o atleta, stavi sulla pietra incrollabile della vita gridando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. La fornace non bruciò i tre giovani, prefigurando il tuo parto: il fuoco divino, infatti, abitò in te e ha illuminato tutti affinché gridino: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Dalla fiamma hai fatto scaturire.

Bellissimo di anima e corpo apparivi mentre venivi sommerso dalla grandine delle torture, o atleta martire, ma per niente scosso, cantavi a Cristo Sovrano nei secoli.

Proclamando insieme il verbo divino, con ardore disprezzarono l’ateo decreto, i martiri del Dio e Re di tutti, uniti da parentela fraterna.

Vi offriste a Dio come sacri e divini olocausti, come agnelli volontariamente immolati, vittime accette sulla mensa celeste, o atleti.

Riconoscendo con fede in te, martire Eulampio, una stella luminosa, risplendente, sfolgorante raggi di guarigioni sulle anime di tutti, inneggiamo nei secoli.

Theotokìon. Salve, purissima fanciulla senza nozze, porto di chi è nella tempesta; salve, divina sposa; salve, propiziatorio dei peccatori; salve, tu che hai generato Dio incarnato.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Impossibile agli uomini.

Bramando vedere la gloria dell’Onnipotente e la sua vera bellezza, hai trascorso una vita modesta, subendo una morte umile, che ti procurò gloria eterna, o glorioso martire Eulampio.

Come luce, come lampada sempre lucentissima, hai rischiarato, o Eulampio, quanti erano nella notte della vita, scacciando la tenebra dell’ignoranza e sciogliendo il buio delle passioni con lo splendore delle guarigioni, o atleta divinissimamente beato.

Indossando le splendide vesti nel sangue del vostro martirio, state incoronati presso il Signore e cantate con gli angeli: Santo, santo, santo, Trinità onnipotente, creatore di tutto.

Di noi, che con fede celebriamo la vostra veneratissima memoria, sacra e piena di splendore e fulgore, o martiri vittoriosi e festeggiamo questo giorno, venerando con fede le vostre reliquie, ricordatevi, liberandoci tutti da qualsiasi tentazione.

Theotokìon. Come scrigno della luce rifulsa divinamente da te, la pura, illumina, o castissima, gli occhi della mia anima, scacciando la tenebra dell’ignoranza e dileguando la caligine del peccato.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, o purissima, il Verbo si mostrò ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui, con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilàrion. Udite, donne.

È per noi un debito celebrare degnamente coloro che hanno mente celeste, Eulampio ed Eulampia, i sacri vittoriosi, come martiri fratelli e festeggiare con canti la loro fulgidissima memoria: perché essi placano la Divinità per il mondo.

Theotokìon, uguale.

Con le stille della tua misericordia irrora, o purissima, la mia anima consumata dall’ardore del peccato e illumina il mio intelletto oscurato dalle passioni, dirigendolo con chiarezza alla contemplazione immateriale del Figlio tuo, o Madre di Dio.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 9 Ottobre- Memoria del santo apostolo Giacomo di Alfeo e del santo nostro padre Andronico con la sua consorte

9 Ottobre

Memoria del santo apostolo Giacomo di Alfeo e del santo nostro padre Andronico con la sua consorte.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo Giacomo, prega Dio misericordioso di concedere remissione delle colpe alle nostre anime.

Del santo. Tono 1. Sigillata la pietra.

Cittadino del deserto, angelo in un corpo e taumaturgo ti rivelasti, santo padre teoforo Andronico; con digiuno, veglia e preghiera hai ricevuto carismi celesti e guarisci i malati e le anime di quanti con fede a te accorrono. Gloria a colui che ti ha dato forza; gloria a colui che ti ha incoronato; gloria a colui che per mezzo tuo opera guarigioni in tutti.

La solita sticologia e i canoni: uno dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone dell’apostolo. Acrostico: Glorifico il discepolo di Cristo, il figlio di Alfeo. Del monaco Teofane.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Dammi la mano, o divino veggente, discepolo di Cristo Giacomo, iniziando a celebrare la tua venerabile festa e fai brillare luce al mio cuore con le tue preghiere.

Irrigato dai gorghi della divina sapienza, sorgesti come fiume dal paradiso di delizia e irrigasti realmente la faccia della terra con i rivi della pietà, o sapiente.

Ti unisti al sacratissimo coro dei discepoli di Cristo, o Giacomo, compiendo il numero dei dodici; stando con loro presso il Sovrano, ricordati di noi.

Theotokìon. Il Signore che stese il cielo e fondò la terra, sorto nella carne da te, santissima Vergine, ti rivelò a noi cielo terrestre.

Il canone del santo. Acròstico solo ai Theotokìa. Di Demetrio.

Ode 1. Tono pl. 4. I cavalieri del faraone.

Con l’anima purificata dalle virtù preziose, o Andronico e infervorato dal carbone del divino amore, rigettasti gli ardori della carne poiché avevi sempre la divina rugiada che dall’alto ti rinfrescava.

Obbedendo all’ordine del Sovrano come un tempo il patriarca Abramo, lasciasti la tua terra e non considerasti i parenti e la donna; lasciasti anche i beni, o padre e dimorasti da solo nel deserto, o beato.

Adempisti l’ordine del Signore vendendo e distribuendo tutto ai poveri, perciò trovasti la perla preziosissima e prendendola, ti arricchisti di grandi beni, facendo scaturire il myron.

Theotokìon. Si plasma volontariamente nel tuo grembo il plasmatore di Adamo ed è portato nelle tue braccia colui che porta tutto nel palmo, Madre di Dio; o tremendo mistero: Il Signore di tutti i secoli si mostra perfino bambino!

Dell’apostolo. Ode 3. Non c’è santo.

Conseguendo sapientemente la grazia del divino Spirito, apparisti agli ottenebrati come aurora del mattino, annunziando a tutti l’epifania del Sole spirituale.

Il tuo piede, o beato, stava realmente nella rettitudine accanto al Re buono e giusto, saltando ed esultando e camminando sulla via celeste.

Avevi come inerrante mistagogo ai misteri della vera conoscenza il Figlio senza tempo di Dio, che tutto compie con divina autorità, o Giacomo.

Theotokìon. Speranza di quanti in te confidano, o Maria, genitrice del Verbo incarnato per noi, liberaci da ogni sorta di tentazione e sventura, o Purissima.

Dei santi. Tu, che stabilisti.

Adamo fu allontanato dall’Eden per consiglio di Eva, mentre tu, ascoltando tua moglie, o sapiente, ottenesti il paradiso, esultando con lei per sempre, o beato Andronico.

Il Verbo che misticamente e sapientemente ordina tutto e guida gli uomini alla salvezza, trasferisce i diletti dalla terra al cielo, mostrandoci la retta via tramite i vostri due bambini.

Disprezzando l’amore caduco e corrotto e lasciandolo ai terrestri, vi uniste con l’amore dello Spirito, o beati, perciò risiedete ora nelle dimore dei giusti.

Theotokìon. Sia sempre venerata con inni la più venerabile dei cherubini e dei serafini, che ineffabilmente generò Dio e mutò la maledizione degli uomini in benedizione, poiché ella è nostra speranza.

Irmòs. Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e disponesti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o solo amico degli uomini.

Kathisma dell’apostolo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Avendo realmente come guida la Sapienza che ti insegnò le cose sovraintellettuali, rivelasti folle la sapienza ellenica, o ispirato da Dio e divenisti luminare e maestro delle genti, correggendo gli insensati con il verbo della pietà; perciò, liberati grazie a te dall’inganno, degnamente ti inneggiamo e piamente ti diciamo beato, o Giacomo di senno divino; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Del santo padre.

Prendendo con tutta l’anima sulle spalle il giogo lieve del Signore, lo seguisti, o teoforo Andronico e aborrendo per bene i rumori del mondo, corresti subito nei deserti, o beato, dove percorresti irreprensibilmente la via dell’ascesi, o padre, avvicinandoti a Dio; perciò ti gridiamo: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Come sposa purissima del Creatore, Madre del Redentore, ignara d’uomo, dimora purissima del Paràclito, affrettati a liberare me, divenuto consapevolmente alloggio ignobile e trastullo dei demòni e della loro malizia e rendendomi con la virtù dimora luminosa, o pura fonte di luce, scaccia la nebbia delle passioni e fammi degno della comunione superna e della luce senza tramonto per le tue preghiere.

Oppure stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore e redentore, l’agnella gemendo piangeva e amaramente gridava: il mondo si allieta ricevendo la liberazione, mentre le mie viscere ardono vedendo la tua crocifissione che subisci per le tue viscere di misericordia. Magnanimo Signore, abisso di misericordia e fonte di bontà, abbi compassione e dona dunque remissione delle colpe ai tuoi servi, che con fede inneggiano la tua divina passione.

Dell’apostolo. Ode 4. Irmòs. Cristo, mia forza.

Lo stesso Signore, l’unico Santo, ti unì all’insigne coro dei discepoli, o beato, prevedendo la tua pura e luminosa vita.

Colmo dei prodigi del divino Spirito, o araldo di Dio, compi prodigi sanando i mali e sciogliendo gli uomini dall’inganno degli spiriti maligni.

Riversando il divino splendore nel tuo cuore, Dio lo lavorò luminosamente e lo rese ricettacolo della grazia ineffabile, o beato.

Theotokìon. Con il tuo divino parto, Vergine purissima, unisti le schiere degli angeli e le folle dei mortali, poiché generasti Cristo, principe della pace e Salvatore di tutti.

Dei santi. Ho udito, Signore.

I sudori delle tue fatiche grondanti dal tuo corpo, o sacratissimo, si trasformarono in myron profumato.

Fioristi nel deserto come palma con rami alti, o padre e con le pene delle tue fatiche divenisti frutto a Dio gradito.

Con i flussi delle lacrime irrigasti la terra del deserto e con le fatiche dell’anacoresi rendesti fertile la tua anima.

Theotokìon. Senza abbandonare il seno del Padre, il Signore dimorò nel tuo purissimo seno, o Vergine e rinnovò tutto il mondo.

Dell’apostolo. Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Coabitando con il Sole spirituale, o beato, da lì prendesti i tuoi raggi, da colui che per essenza è il primo, mentre tu divenisti il secondo per grazia, o glorioso.

Avendo intelletto purissimo e luminoso e ottenuta un’anima pura, contemplavi Dio incarnato, incircoscrivibile dall’intelletto.

Si ritira con umiltà davanti a te, o apostolo, tutta la profezia e l’inizio della legge, o beato, poiché tu fosti degno di contemplare con gli occhi colui che un tempo prefigurarono.

Theotokìon. Ecco, secondo la profezia concepisti in grembo, o Vergine, il Sovrano di tutti e Signore che ineffabilmente generasti, o pura, restando vergine incontaminata dopo il parto.

Dei santi. Vegliando a te gridiamo.

Inneggiamo con canti, o fedeli tutti, Andronico e glorifichiamo Atanasia, sua consorte.

Non desti affatto, com’è scritto, sonno ai tuoi occhi, né assopimento alle tue palpebre, o Andronico.

Ti glorificò il Signore con myron, o beato, ricevendo le tue fatiche come sacrificio realmente gradito.

Theotokìon. Prodigiosamente generasti Uno dalla Trinità, o Vergine e allattasti colui che nutre la natura dei mortali.

Dell’apostolo. Ode 6. Vedendo il mare.

Belli i tuoi piedi, che annunziarono senza errore la pace sovraintellettuale realmente oltre natura, o insigne discepolo del Signore.

Divenisti degno di conoscere il mistero e di predicare la tremenda incarnazione di Cristo, o Giacomo, ricevendo i primi raggi efficaci dall’Altissimo stesso, o beatissimo.

Ti mostrasti Chiesa animata di Dio, abbattesti i templi dei demòni ed edificasti chiese con il potere e la grazia di Cristo, o divino ornamento degli apostoli.

Theotokìon. Tu che sovrasti tutte le creature poiché generasti il Dio più che buono, sana le ferite delle mie colpe rendendo misericordioso il nato da te, o purissima.

Dei santi. Una tunica luminosa.

La debolezza della natura non svigorì affatto il desiderio che avevi delle fatiche dell’ascesi, o beata.

Mutando d’abito, nascondesti la tua vera natura, perciò percorrevi la via inattesa della salvezza.

Riconoscesti tuo marito mentre camminavi e andasti con lui senza dirgli nulla.

Theotokìon. Ti portiamo il canto delle parole di Gabriele, o Vergine, acclamando: Salve, il Signore è con te.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti vesti di luce come un manto, misericordiosissimo Cristo, mio Dio.

Kontakion dell’apostolo.

Tono 2. Tomba e morte.

Come stella del mattino che illumina tutto il creato, celebriamo con inni Giacomo, testimone oculare di Cristo e divino predicatore, onorando oggi la sua festa: poiché egli sempre prega per tutti noi.

Ikos.

Poiché ho stabilito di celebrare l’iniziato dal cielo alla scienza del Verbo, che chiaramente predicò il vangelo agli abitanti della terra, il grande Giacomo prole di Alfeo, ti supplico, o Cristo Gesù, manda su di me la grazia, tu che colmasti di divino Spirito il tuo sapiente discepolo e lo desti come predicatore a tutti i confini e come intercessore accetto presso di te: poiché egli sempre prega per tutti noi.

Sinassario.

Il 9 di questo mese memoria del santo apostolo Giacomo, figlio di Alfeo.

Stichi. Alzando la croce con molta dolcezza, Giacomo si mostra degno, o Salvatore, dall’eterna vita. Il nove Giacomo fu steso su una croce.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre Andronico e di Atanasia, sua moglie.

Stichi. Andronico ha come consorte Atanasia sia nel mondo con le fatiche, sia nei cieli dimorante.

Lo stesso giorno memoria di santa Publia, martire.

Stichi. Liberandosi dell’inganno mondano, Publia vola come un uccello nel regno celeste.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre, Pietro.

Stichi. Elevandosi all’altezza delle opere buone, il divino Pietro, rigettando la terra, raggiunge l’altezza del cielo.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Doroteo, vescovo di Tiro.

Lo stesso giorno memoria dei giusti Abramo e Lot, suo nipote.

Stichi. Quale è la casa di Abramo defunto, il cui seno era casa per gli altri, come per Lazzaro? Il cielo fu per Lot una nuova Zoar e raggiungendola, fuggì dalla vita come dal fuoco.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dell’apostolo. Ode 7. I fanciulli a Babilonia.

Illuminato dall’effusione della luce immateriale, illuminasti quanti, trattenuti dalla tenebra terribile dell’ignoranza, acclamavano, o apostolo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La folla delle genti che illuminasti con i fulgori e i raggi dello Spirito ti chiama seme divino acclamando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Adorno della sapienza donata da Dio, svergognasti la sapienza del mondo, o Giacomo, acclamando come sapiente in Dio: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Sei più santa dei santi, Vergine Madre che concepisti Dio; inneggiandolo senza sosta acclamiamo: Benedetto, o Purissima, il frutto del tuo seno.

Dei santi. Nella fornace i fanciulli.

Corazzato dallo Spirito e dall’armatura della croce, con potenza abbattesti come un uccello il principe della malvagità, che un tempo si vantava oltre misura di reggere il mondo.

Portando la croce sulle spalle, seguivi il Signore con tutta l’anima e ottenesti la sua gloria divina come esecutore dei suoi comandi.

La grazia del myron mostra la tua confidenza con il Signore, o padre, poiché imita lo scorrere delle acque sempre fluenti per la salvezza dei fedeli.

Theotokìon. Per divinizzare la mia natura, l’Irreprensibile si fa ineffabilmente bimbo e da te, Purissima, nasce colui che creò tutte le cose con il verbo, reggendole e consolidandole.

Dell’apostolo. Ode 8. I beati fanciulli.

Appresi realmente i misteri celesti, sacro mistagogo, percorrevi l’ecumène predicando ad alta voce il verbo della fede di Cristo, insegnando, o apostolo, con ineffabile grazia e acclamando: Lodate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Beato sei tu, o apostolo, reso degno di ogni beatitudine, confidente del Sovrano e suo familiare, arricchito realmente dell’eredità perfetta; e ora esulti con il Verbo acclamando e cantando: Inneggiate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Stando ora come preziosissimo intercessore per il mondo presso il Salvatore, chiedi dall’alto, o beato Giacomo, buona pace per le chiese e per quanti con fede ti celebrano remissione delle colpe e salvezza delle anime per quanti gridano: Inneggiate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Ti rivelasti a tutti mediatrice di salvezza, Madre di Dio lodatissima, che generasti il salvifico Verbo di Dio, il Dio che ci sciolse dalla maledizione antica e concesse benedizione a quanti acclamano con fede: Inneggiate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Dei santi. Celebrate e sovresaltate.

Irrigando la terra della tua anima con lo scorrimento delle lacrime, raccogliesti la ricca ricompensa dei prodigi compiuti.

Ho l’anima ferita dai peccati, ti supplico di sanarla con il tuo farmaco divino, servo fedele del Signore.

Inneggiamo piamente, fedeli, alla Trinità Santissima, che trascende e crea tutto dal nulla.

Theotokìon. Daniele un tempo, o Vergine, vide te, monte da cui fu tagliata, non da mano d’uomo, la pietra che spezzò i templi degli idoli.

Irmòs. Celebrate e sovresaltate per tutti i secoli il re dei cieli, celebrato dalle potenze angeliche.

Dell’apostolo. Ode 9. Impossibile agli uomini.

Ti mostrasti al mondo come un fulmine, illuminando quanti sedevano da tempo nella tenebra e nell’ombra dell’ignoranza, o beato e fervido servo, attirandoli alla luce senza tramonto dell’Unigenito Figlio incarnato, che tu stesso contemplasti e noi glorifichiamo.

Ricevendo il soffio giunto d’improvviso dal cielo, o beato e arricchito con ignea lingua ispirata, bruciasti come spine l’atea sapienza del mondo, rifulgendo con i raggi splendenti della predicazione di Cristo allontanasti la tenebra dell’ateismo, o beato in Dio.

Ornato dall’insuperabile bellezza del Sovrano, o sapiente in Dio e abbellito di splendore, illumini come un fulmine ed esultando, o Giacomo, cammini realmente intorno al trono del Creatore e Dio, dove sono i cori degli apostoli, o beatissimo.

Theotokìon. Tu, che senza uomo concepisti nel tuo seno il Verbo e rimanesti incontaminata, Madre di Dio Vergine, generasti l’Emmanuele, Dio e uomo. Sapendolo duplice di natura, ti magnifichiamo.

Dei santi. Realmente, Madre di Dio.

Ti sei trasferito con gioia dalle realtà temporanee alle superne e dimori con i nostri santi padri: ricordati sempre, o padre, di quanti ti ricordano.

Fai sgorgare la grazia inesauribile del myron e doni guarigione dai mali a quanti accorrono a te con fede, padre Andronico.

Accogliete la mia lode, o coppia di beati e ricompensatemi supplicando Dio di liberarmi dalle colpe.

Theotokìon. La fornace che un tempo non bruciò i tre fanciulli prefigurò il tuo seno, Vergine pura, poiché anche tu accogliesti il fuoco della Divinità senza bruciare.

Irmòs. Realmente Madre di Dio, da te salvati, noi ti celebriamo, o Vergine pura ed con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Come iniziato e apostolo e come ottimo ministro di Cristo, unico Sovrano, imploralo, o Giacomo, araldo di Dio, perché doni trofei all’imperatore e perdono dei peccati, o illustre, a quanti celebrano la tua santissima memoria.

Theotokìon.

Tutti i profeti, o Vergine, ti hanno predetto come urna, verga e tavola della legge, come montagna non tagliata, arca e mensa e candelabro dagli aurei riflessi e noi degnamente ti celebriamo come Madre di Dio.

Alle lodi, stichirà prosòmia dell’apostolo.

Tono 4. Hai dato come segno.

Rifulgesti, o apostolo, luminoso come sole per i raggi dello Spirito; rischiarasti tutta l’ecumène, o beato, con la conoscenza di Dio e fugasti la caligine del politeismo con la divina predicazione; perciò, celebrando oggi la tua luminosissima festa degna di lode, piamente ti veneriamo (2).

Assiso sulle vette della conoscenza di Dio, o Giacomo, accogliesti la grazia dello Spirito che ti apparve in forma ignea e con lingua di fuoco perfettamente bruciasti tutta la selva politeistica dell’empietà; perciò ti onoriamo come apostolo e portavoce di Dio, celebrando oggi la tua santa festa.

Tuonasti nell’ecumène, o sapientissimo, sacri e salvifici insegnamenti e purificasti tutto il creato dalla follia idolatrica, o uomo di senno divino; illuminasti i popoli con gli splendori della conoscenza di Dio e, abbattendo con la grazia i santuari degli idoli, innalzasti Chiese a lode del nostro Dio.

Gloria. Tono pl. 1.

Con fede festeggiamo il giorno augustissimo della tua memoria, celebrandoti, o Giacomo glorioso, non come figlio di Alfeo, ma come apostolo di Cristo e predicatore della sua ineffabile incarnazione; poiché dunque stai sempre presso il trono del Sovrano con gli incorporei e i cori degli apostoli e dei martiri, supplica intensamente per la nostra salvezza il nostro Salvatore e Dio.

E ora. Theotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata, Vergine Madre di Dio e com’è nostro dovere ti glorifichiamo, città inconcussa, muro inespugnabile, indistruttibile protezione e rifugio delle nostre anime.

Grande dossologia.

Alla Liturgia i typikà e le odi terza e sesta dal canone dell’apostolo.

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Mattutino del 8 Ottobre- Memoria della nostra santa madre Pelagia

8 Ottobre

Memoria della nostra santa madre Pelagia.

Al Mattutino

Apolytìkion della beata. Tono pl. 4.

In te, madre si è conservata perfettamente la divina immagine: abbracciata infatti la tua croce seguisti Cristo e nell’agire insegnasti a disprezzare la carne corruttibile e ad occuparti dell’anima, creatura immortale. Perciò con gli angeli si rallegra, o beata Pelagia, il tuo spirito.

La solita sticologia e i canoni dall’oktòichos e questo del santo. Acròstico: Glorifico con ardore la sapiente Pelagia. Di Giorgio.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Offrendo a tutti la sua divina celebrazione come banchetto, Pelagia esorta tutto il mondo a saziarsi con la pietanza delle sue fatiche.

Con il desiderio che supera ogni piacere nella tua anima, o gloriosa, infuocasti il tuo intelletto e accendendo la fiamma dello spirito, diventasti sfolgorante e prosciugasti il fango delle passioni.

Liberata dal maroso del peccato, o venerabile, raggiungesti il porto sereno di Cristo, o Pelagia, perciò con la tua penitenza ereditasti la terra dei miti.

Theotokìon. Tu sei la tranquillità dei tormentati nella vita, sostegno inconcusso, forte porto e guida, o Purissima, e rivolgendoci sempre a te siamo salvati.

Ode 3. In te si rallegra.

Volasti ai cieli, o colomba di Cristo, innalzandoti con le ali della continenza e molte fatiche.

Purificata dal fango fetido delle passioni con l’acqua di Cristo, o venerabile, ti offristi a lui come myron, Pelagia.

Il tuo amore fervido per Dio e la tua brama diventarono arma mortale contro il nemico, o beatissima.

Theotokìon. La tua misericordia, o Pura, scendendo come rugiada del mattino spegne la fornace delle passioni di quanti sempre ti lodano.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa, e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Spegnendo la fiamma delle passioni con la rugiada della penitenza, offristi la tua vita a Dio tuo Salvatore e fuggendo dal mondo, praticavi l’ascesi nel deserto e raggiungesti la vita degli angeli, perciò ottenendo da Dio anche la fine con gloria e onore, divenisti nota fino ai confini, o Pelaghìa; supplica Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria

Gloria. E ora. Theotokìon.

Cadendo in ogni sorta di tormento dai nemici invisibili e visibili, sono avvolto dalle onde delle mie innumerevoli colpe, perciò accorro al porto della tua bontà, Purissima, fervido soccorso e protezione; supplica, Santissima, l’Incarnato da te senza seme per tutti i tuoi servi che sempre ti lodano, Madre di Dio purissima, di donare remissione delle colpe a quanti venerano piamente il tuo santo parto.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando eri innalzato sulla croce da uomini empi, o Verbo, la tua Madre con le viscere dilaniate gemeva e piangendo diceva: Povera me, che ti ho generato, Figlio, come patisci ingiustamente, Verbo più che buono! Come sopporti volontariamente gli schiaffi in faccia e come sopporti gli sputi e la morte ingiusta? Come ti vedo inchiodato nella croce? Ma io so che tu soffri volontariamente, o filantropo per natura.

Ode 4. Vedendo te, sole.

Bruciando come incenso preziosissimo sul carbone della continenza, o Pelaghìa, ti offristi come buon profumo a Cristo nostro Dio, diffondendo il profumo del suo myron.

La bellezza del tuo corpo che prima era il fango del tuo peccato, o Pelagia, la rendesti tutta bellezza incorrotta come desiderava il tuo sposo Cristo.

La grazia dello Spirito, dimorando nella tua anima, Pelaghìa, accese come scintilla del Verbo la grande fiamma della fede e fuse il peccato.

Theotokìon. Genitrice di Dio, tu sei la verga germogliante, da cui è sorto il fiore spirituale del divino profumo, che ha riempito l’universo, Cristo nostro Dio, prezioso myron inesauribile.

Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Irrigata dalle acque mistiche dello Spirito, con le fatiche dell’ascesi facesti fiorire nella fede i frutti delle buone opere.

Tu, Signore, sei la luce di quanti giacciono nella tenebra, tu sfolgorasti nel cuore della venerabile il raggio della conoscenza di Dio.

Seminando le tue fatiche con lacrime di gioia, Pelaghìa, raccogliesti nei cieli grande esultanza.

Theotokìon. Realmente la tua grazia ti ha reso famosa, o purissima, producendo paradossalmente prodigi e meraviglie in tutta la terra.

Ode 6. A te offrirò sacrifici.

Entrando nell’anima di Pelaghìa il raggio senza tramonto di Cristo Dio, il principe della tenebra ne fu allontanato e vi dimorò la grazia dello Spirito e la sua fede.

Colei che un tempo era presa nel laccio del serpente diventò laccio per lui, fermando il suo potere e calpestando la sua malizia con il potere di Dio.

Amando lo sposo Cristo Dio, adornata di virtù e abbellita con le fatiche dell’ascesi, divenisti degna del suo talamo, Pelaghìa.

Theotokìon. Tutti i profeti divinamente desideravano un tempo vedere la tua gloria ineffabile, Madre di Dio, ma negli ultimi tempi ti mostrasti a noi, che ti amiamo, Vergine incorrotta.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose dell’alto.

Consumando il corpo con digiuni e preghiere insonni, chiedevi al Creatore di ottenere il perfetto perdono, o madre, per le tue azioni: e realmente lo hai ricevuto, mostrando la via della penitenza.

Ikos.

Quanti nella vita vi siete contaminati con peccati e con voi anch’io, l’infelice, emuliamo tutti la penitenza, il gemito e le lacrime della nostra santa madre Pelaghìa, per ricevere presto da Dio il perdono: così come la beata ancora vivente si è purificata dalla sozzura del peccato e ha ricevuto da Dio il perfetto perdono e ha mostrato la via della penitenza.

Sinassario.

L’8 di questo mese memoria della santa madre nostra Pelagia.

Stichi. Lavando la vergogna e lasciando lo strepito, vieni accorrendo al porto celeste, Pelaghìa; il giorno otto Pelagia fu scampata dal mare della vita.

Lo stesso giorno santa Pelagia la vergine.

Stichi. Fuggisti dal grande precipizio della vergogna, Pelaghìa, precipitando così il nemico nei precipizi.

Lo stesso giorno santa Taisia che era prostituta.

Stichi. Purificata dalla corruzione della dissolutezza, Taisia si avvicina luminosa a Dio.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Fosti realmente oceano di azioni divine in cui annegasti tutto il potere del nemico, perciò cantavi: Sei benedetto, Signore, nel tempio della tua gloria.

Nella fornace della continenza raffinasti il tuo corpo e la tua anima come oro puro e rendesti più luminosa la tua prima bellezza, onorata Pelaghìa, con l’ascesi perfetta.

Svestendo l’uomo vecchio e corrotto dalle passioni con l’immersione divina, vestisti l’uomo nuovo a immagine di Cristo.

Theotokìon. Colui che siede sul trono paterno, il Verbo di Dio dimorò prodigiosamente in te, Madre di Dio e riplasmò il nostro impasto innalzandolo in sé come misericordioso.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

I raggi luminosi dei tuoi prodigi risplendono come sole, rivelano tutta la luce della tua vita e mostrano a tutto il mondo il raggio della tua divina fede che brillava in te, onorata Pelagia.

Legandoti saldamente a Cristo mediante la fede, ti attaccasti a lui e rimanesti inseparabilmente unita al suo amore, accordando il tuo animo alla sua fede, o onorata Pelagia.

Ricevendo dallo Spirito la vera conoscenza nel tuo cuore, abbandonasti subito tutta la vanità del mondo, perciò stupisti gli uomini con la tua veloce conversione, o venerabile e riempisti i cieli di letizia.

Theotokìon. La tua magnificenza, Vergine, è inneggiata dalle schiere intelligibili, è luminosamente proclamata da tutti i patriarchi e i profeti con gli apostoli e i cori dei martiri e con la folla dei venerabili; con loro ti veneriamo.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ode 9. Da te, Vergine.

Desideravi realmente di vedere la bellezza del tuo diletto Cristo per il quale ti crocifiggesti al mondo e facendo appassire il fiore bello del corpo, o venerabile, rigettasti del tutto le cose caduche.

Lasciando tutta la bellezza del corpo, o Pelaghìa, sei salita con la penitenza e le fatiche alle dimore celesti, dove ti allieti della bellezza del tuo diletto.

Guardando ora su tutti coloro che ti onorano con affetto e celebrano la tua festa annua, o venerabile, supplica il tuo Plasmatore e Creatore di comunicarci la sua gloria.

Theotokìon. Inneggio il tuo parto, Vergine e glorifico la tua grazia, poiché tu sei realmente luce e sollievo della mia anima, solerte soccorso, salvezza e sostegno.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

La tua vita divenne esempio per i monaci e rigorosa correzione di chi è gravemente caduto, o insigne Pelaghìa: fuggendo infatti la notte delle passioni, ti avvicinasti a Cristo, sole della gloria, o venerabile, rifulgendo nell’adunanza degli asceti, con i quali noi festeggiamo la tua fulgidissima memoria.

Theotokìon.

Riscattati dall’antica maledizione per il tuo divino parto, con gioia ti gridiamo grati, o purissima, il saluto dell’augusto arcangelo: Salve, Vergine Madre di Dio, redenzione di Adamo; salve, o venerabile, per cui siamo stati liberati dalla morte; salve, tu per cui abbiamo ottenuto il regno dei cieli.

Quindi il resto del Mattutino e la conclusione.

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Mattutino del 7 Ottobre- Memoria dei santi martiri Sergio e Bacco

7 Ottobre

Memoria dei santi martiri Sergio e Bacco.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto da te, nostro Dio, le corone dell’incorruttela: con la tua forza, infatti, hanno abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le loro preghiere, o Cristo Dio, salva le nostre anime.

Dopo la solita sticologia i canoni dell’oktòichos e questo dei santi. Acròstico: Canto il campione Sergio e Bacco l’illustre. Di Teofane.

Ode 1. Tono 1. La tua destra.

O Sergio, servo di Cristo, prendendo come aiutante e compagno di intercessione presso Dio l’illustre Bacco con cui affrontasti i tormenti, con lui procura un verbo di sapienza a noi che cantiamo.

Ponendo su Cristo, pietra incrollabile della fede, le vostre fondamenta e appoggiandovi su questa base, vi rivelaste torri e baluardi dei fedeli.

Credendo alle parole di Cristo e tendendo a lui senza deviazioni, disprezzaste ogni gloria effimera, o santi, posseduti dall’amore per la gloria eterna.

Spogliandovi a causa di Cristo della dignità, della patria e della stirpe, esultavate e ricoperti di abiti femminili, virilmente foste rivestiti della veste dell’incorruttela.

Theotokìon. Supplica colui che generasti, il Verbo corporalmente disceso per noi, o Genitrice di Dio, di essere propizio e benevolo con i fedeli, perché tu sei nostra protezione e salvezza.

Ode 3. Tu che solo conosci.

L’unico che come Dio conosce tutto prima della nascita, vedendo la vostra disposizione verso di lui, abbondantemente vi colmò di sapienza di parola, divina conoscenza e animo coraggioso come suoi soldati, o beati.

Scegliendo di lottare regolarmente dopo saggia riflessione e per amore del Creatore, o servi di Cristo, disprezzaste tutta la gloria corruttibile, il principe di questo mondo e tutto ciò che gli appartiene, o martiri vittoriosi.

Ora che state presso Dio nella pura applicazione dell’intelletto, colmi di splendore superno e chiaramente vi deliziate dell’ineffabile beatitudine, o atleti, liberate da ogni prova i fedeli che vi onorano.

Theotokìon. Adamo un tempo dominato dalla morte ora è liberato per il tuo concepimento, o unica divina sposa: concepisti infatti, oltre natura e ragione, la vita realmente enipostatica, unita a un corpo secondo ipòstasi, o pura.

Irmòs. Tu che solo conosci la fragile sostanza dei mortali e nella tua compassione ti sei ad essa conformato, cingimi di potenza dall’alto perché a te acclami: Santo il tempio vivente della tua gloria immacolata, o amico degli uomini.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come fiori della fede e perle preziose del Signore, onoriamo i martiri vittoriosi Sergio e Bacco come coloro che hanno calpestato divinamente l’errore del nemico, abbattendo tutta la forza degli idoli; perciò degnamente ricevendo dal cielo la corona della vittoria con gli angeli danzano; perciò con fede gridiamo: Pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Penso al giudizio, povero me e tremo perché ho fatto cose vergognose e supplico te, Madre di Dio lodatissima: Prima che io giunga le porte della morte, convertimi guidandomi sulla via della penitenza, affinché con gratitudine venerando inneggi la tua smisurata potenza e il tuo divino soccorso, santissima sposa divina, che preghi Cristo Dio di donare a me supplice perdono dei peccati e grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

Tua Madre stava presso la croce vedendo te, il Dio rivestito di carne per i mortali, subire morte volontaria e una spada trafisse il suo cuore materno e non sopportando i dolori e le pene, volendo la salvezza dei mortali e la redenzione del cosmo, pregando ti inneggiava e diceva con lacrime: Sorgi e salva, o Figlio, quanti glorificano la tua passione, tu che per tutti hai effuso il tuo santo sangue.

Ode 4. Con occhi preveggenti.

Dopo il tramonto sono sorti due luminari, facendo un movimento contrario all’empio dominatore della terra di quell’epoca, affrettando il tuo luminoso e salvifico oriente, o Cristo.

Né spada, né fuoco, né persecuzione, né flagelli vi separarono dal vostro pensiero devoto verso Dio; morire per lui, infatti, vi sembrò beatitudine e gioia infinita.

Come due astri inerranti fate splendere nel firmamento della Chiesa il chiarore della divina illuminazione e allietate le anime dei fedeli coi raggi dei vostri prodigi.

L’eccellente Sergio e il divino Bacco, nel giorno della loro festa annuale, invitano spiritualmente gli amanti della pietà e gli amici dei martiri al loro banchetto, offrendo le loro imprese.

Theotokìon. La spada che custodisce la porta dell’Eden ora lascia passare i fedeli e li accoglie splendidamente, vedendoli segnati per grazia dal prezioso sangue di colui che nacque dal tuo grembo, o purissima.

Ode 5. Tu che illuminasti.

Annientando l’errore con l’arma della verità e sopportando con coraggio i supplizi dei tiranni, riceveste da Cristo la corona di vittoria, perciò giustamente ora esultate.

Rinvigoriti dall’invitta potenza e dalla grazia della Trinità, i due martiri abbatterono il principe delle tenebre e strapparono al suo errore quanti erano a lui soggetti.

Con forza e vigore d’animo e fermezza di mente, entrambi i gloriosi martiri vinsero ogni amara follia dei persecutori e ora stanno con gli angeli.

Theotokìon. Come aurora hai fatto sorgere, o Genitrice di Dio, il sole senza tramonto della vera giustizia, incarnato secondo l’ipostasi, portandolo fra le braccia, perciò tutti ti glorifichiamo.

Ode 6. Ci ha avvolti l’abisso.

Le reliquie dei martiri fanno scaturire riccamente le fonti delle guarigioni: affrettiamoci dunque, o fedeli, a toccarle e diciamo beati gli illustri Sergio e Bacco.

Detestando la compagnia degli empi e aborrendo totalmente l’errore, agevolmente Sergio e Bacco si incamminarono verso il cielo per giungere a Cristo, porto sicuro dalle onde.

Davanti ai martiri vittoriosi si aprono le porte del cielo, venerando la loro passione, perché per grazia imitarono la passione del nostro Dio, sbaragliando le falangi dei demòni.

Theotokìon. Giustamente, o purissima, ti proclamiamo Madre di Dio, poiché inesplicabilmente o Vergine, generasti l’unigenito Figlio senza principio, rifulso dal Padre prima dei secoli.

Irmòs. Ci ha avvolti l’abisso più profondo e non c’è chi ci salvi: come pecore da macello siamo stati considerati. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, perché tu sei la forza dei deboli.

Kontakion. Tono 2. Cercando le cose dell’alto.

Disponendo con coraggio il vostro intelletto alla guerra contro i nemici, sventaste tutto il loro inganno; e ricevuta la vittoria dall’alto, o martiri illustri, concordi gridavate: Bello e soave è stare con Cristo.

Ikos.

Abitando nei cieli, o Cristo, saziandosi di luce divina da te proveniente, Sergio e Bacco presto prevengano me, che cammino nel buio dell’ignoranza e mi strappino alle passioni, o solo immortale, inviandomi la tunica dell’incorruttela, affinché, in bianche vesti, io celebri la loro festa luminosa ed esclami a te, Signore: Bello e soave è stare con Cristo.

Sinassario.

Il 7 di questo mese memoria dei santi megalomàrtiri Sergio e Bacco.

Stichi. La violenza delle nerbate rivelò di rame i tuoi nervi, Bacco e la spada rivelò il tuo cuore come una fiamma, o Sergio. Il giorno sette la spada uccideva Sergio e la frusta Bacco.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Giuliano presbitero e Cesario diacono.

Stichi. A due atleti, gettati in un burrone dentro un sacco, o Dio Verbo, tu muti il sacco in gioia.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Policronio.

Stichi. Molte spade uccisero Policronio, procurandogli molte ricompense.

San Leonzio Ypatikòs, che credette in Cristo fidandosi di lui e si addormentò in pace.

I santi martiri Eusebio presbitero e Felice perirono di spada.

I santi novantanove padri che praticarono ascesi nell’isola di Creta, si addormentarono in pace.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Noi fedeli ti contempliamo.

Salve, o gloriosi due atleti, salve, voi che avete vinto splendidamente le minacce dei tiranni, salve, voi che avete compiuto la beata corsa, salve, voi che state nella delizia eterna, salve, o divinamente beati, che siete chiaramente in Dio.

Procedendo sulla terra tutti luminosi, o martiri, sventaste le macchinazioni dei demòni e i progetti dei persecutori con lo splendore della grazia e i raggi del martirio, inneggiando il Dio lodato e gloriosissimo.

Templi gloriosi del Dio vivente, atleti viventi realmente rinvigoriti dalla potenza della croce, voi avete sbaragliato la schiera dei malvagi, celebrando con inni, o beatissimi, il Dio potente nelle guerre.

Theotokìon. O pura, sei tu il tempio e l’arca santissima che accolse il Creatore inconcepibile e contenne nel suo grembo l’incircoscritto Dio dei nostri padri, lodato e gloriosissimo.

Ode 8. Nella fornace.

Colui che con la rugiada un tempo smorzò la fiamma per i fanciulli rinvigorì nelle loro lotte i martiri che cantavano: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Saggiamente i vittoriosi atleti respinsero le velenose e funeste lusinghe dei tiranni, gridando e cantando a Cristo: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Come guardiani efficienti Cristo ci ha donato Sergio e Bacco, martiri incoronati che proteggono i fedeli che cantano: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Per le preghiere dei martiri, Cristo Sovrano, dirigi e facilita per me il sentiero della mia virtù e fammi degni di acclamare: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Theotokìon. Proclamo beata te, la vera Madre del nostro Dio, offrendoti, o pura, il saluto con l’angelo, o castissima Sovrana; tutte le opere, infatti, ti benedicono ed esaltano per tutti i secoli.

Irmòs. Nella fornace, come in crogiuolo, i fanciulli d’Israele splendevano più tersi dell’oro per la bellezza della loro pietà e cantavano: Benedite, opere tutte il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Il roveto ardente.

Avete ricevuto tutta l’eredità di Cristo perché avevate lasciato tutto il mondo per lui e ora, o martiri, entrando nei cieli contemplate i cori delle potenze superne e gli splendori degli uomini beati.

A colui che con affetto vi offre le lodi, o martiri eccelsi, procurate grazia dall’alto e remissione delle colpe, supplicando l’unico compassionevole per il quale avete disprezzato ciò che è terrestre.

Illuminati dallo splendore della divinità trilucente, gli invitti martiri respinsero l’ingannevole ateismo politeista e la paura dei tiranni e ora assaporano pura delizia.

Compiendo la buona corsa, salvata con impegno la pia fede, foste degni di ricevere il regno indistruttibile, o gloriosissimi martiri, cingendo il diadema della bellezza e dello splendore.

Theotokìon. Inconcepibili i tuoi prodigi! Solo tu, infatti generasti oltre natura il Verbo di Dio, o Madre Vergine, colui che per divino volere con sapienza tutto regge, governa e possiede.

Irmòs. Il roveto ardente che non si consumava ci mostrò una figura del tuo parto puro. Estingui ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di noi, perché, o Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Fraternamente legati dall’affetto e dalla fede, i martiri vittoriosi, Sergio di senno divino e l’insigne Bacco, supplicano te, Cristo, di dare la tua pace al mondo e a quanti sono nel mondo, all’imperatore trofei di vittoria contro i barbari e a noi la remissione delle colpe e la salvezza delle anime.

Theotokìon.

Vergine Madre intatta, non smettere di supplicare per i tuoi inutili servi il Signore incarnato dal tuo sangue puro, affinché troviamo grazia e aiuto opportuno nel giorno in cui come Dio giudicherà la stirpe dei mortali, per retribuire secondo il merito: te noi tutti abbiamo come protettrice nelle angustie.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo questi idiòmeli, ripetendo il primo.

Tono 1. Di Germano.

Davidicamente, i martiri Sergio e Bacco, acclamarono: Ecco, com’è buono e soave abitare i fratelli insieme, legati non dalla natura, ma dalla fede. Perciò i santi calpestarono il nemico e sollevando la croce, seguirono Cristo e pregano il Re e Dio di donare alle nostre anime la grande misericordia (2).

Tono 3.

Com’è buono e soave il pensiero fraterno dei tuoi martiri: la natura non li conobbe infatti fratelli carnali, ma la fede ha costretto a ritenerli fratelli fino al sangue; o Dio, per le loro preghiere abbi pietà di noi.

Tono 4.

Radunandoci gridiamo profeticamente l’inno ai santi: Ecco, com’è bello e com’è soave l’abitare insieme dei fratelli, non per parentela di natura, ma per unità di fede dello Spirito santo: abbandonando infatti tutte le cose corruttibili, i nobili martiri Sergio e Bacco, presero la croce sulle spalle e seguirono Cristo e avendo credito nei cieli, lo pregano per noi, affinché faccia scendere su noi la grande misericordia.

Gloria. Tono 4.

Calzàti i piedi con i chiodi come calzature, nella sua prontezza per il vangelo della pace, Sergio, col sangue che scorreva dai piedi, ha accecato il serpente che insidia il nostro calcagno e ricevuto la corona dei martiri. Per le sue preghiere dunque, o Cristo Dio, inchioda col tuo timore le nostre carni e abbi pietà di noi.

E ora. Theotokìon.

Strappaci alle nostre angustie, o Madre del Cristo Dio, tu che hai partorito il Creatore dell’universo, affinché tutti ti gridiamo: Salve, o unica avvocata delle nostre anime.

Oppure stavrotheotokìon. Come generoso.

Vedendo sulla croce te, agnello e pastore, l’agnella tua genitrice faceva lamento e come madre così ti parlava: Figlio amatissimo, come dunque sei appeso al legno della croce, o longanime? Come sei stato inchiodato mani e piedi da empi, o Verbo? E come hai versato il tuo sangue, o Sovrano?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 2. Di Anatolio.

La Chiesa di Dio, che un giorno ha contemplato le vostre lotte, o martiri universali, oggi si veste di splendore e con fede festeggia nella vostra memoria, portando intorno come regale ornamento la vergogna posta per scherno sul vostro collo divino: per essa avete ottenuto la gloria del cielo e la beatitudine senza fine.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Dopo aver consumato tutta la mia vita nel male, infelice che sono, ora mi trovo, o pura, privo di ogni opera buona. Vedendo avvicinarsi la morte, pavento, ahimè, il tribunale del tuo Figlio e Dio: da esso scampami, o Vergine e prima di quell’inevitabile momento, convertimi, o Sovrana e salvami.

Oppure stavrotheotokìon.

Hai sostenuto molte pene, o pura, alla crocifissione di tuo Figlio e Dio e tra le lacrime gemevi alzando grida: Ahimè, Figlio dolcissimo! Come dunque soffri ingiustamente? Come sei appeso al legno, tu che riempi tutta la terra? Perciò ti invochiamo con fede, Vergine santissima: rendici propizio tuo Figlio.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 6 Ottobre- Memoria del santo apostolo Tommaso

6 Ottobre

Memoria del santo apostolo Tommaso.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo Tommaso, prega il Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

La sticologìa solita.

Dopo la seconda sticologìa, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Celebriamo tutti con inni l’apostolo e discepolo di Cristo nella sua memoria, perché divinamente confermò nel Signore le nostre menti quando palpò le trafitture dei chiodi, cercando una fede sicura: e senza sosta intercede perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Implora sempre il Dio e Signore, da te incarnato, per noi corrotti dai peccati, affinché abbia compassione di noi e distolga il suo sdegno e la sua ira, o venerabile, da quanti acclamano con fede e senza sosta celebrano le magnificenze della tua grazia.

Quindi i canoni dall’oktoichos e questo dell’apostolo. Acrostico: Ammiro, Tommaso, i tuoi numerosi miracoli. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Come la cavalleria.

Il Figlio eterno di Dio, Dio Verbo, apparso sulla terra in una forma simile alla nostra, che tu contemplasti, glorioso, del quale mani e fianco toccasti col dito, supplicalo di salvare i tuoi servi.

Colui che conosce tutti i segreti, colui che scruta le reni e i cuori, Gesù, mio Dio e Signore, si degnò, beato Tommaso, di farti servo, testimone e apostolo santo della sua divina manifestazione.

Divenisti, o beato Tommaso, fiume d’acque mistiche, facendo scorrere sulla faccia della terra e nel pliroma della Chiesa le onde della conoscenza di Dio e, con l’uragano dello Spirito, dissolvesti l’errore del politeismo.

Theotokìon. Della morte e della corruzione hai causato la sconfitta partorendo Cristo, fonte di vita incorruttibile, che abbellì la natura umana, conferendole la grazia dell’immortalità, Madre di Dio purissima e illustrissima.

Ode 3. Non nella sapienza.

Eccellendo per virtù e miracoli, apostolo che hai visto Dio, illuminasti gli indiani di luce divina e nelle loro tenebre hai fatto splendere la fede.

Divenuto incandescente per opera dello Spirito, come raggio di luce fosti inviato, o Tommaso, divinamente ispirato e con i tuoi miracoli rischiarasti tutto il mondo.

Iniziato ai dogmi della divina sapienza, apostolo Tommaso, con la rapidità del lampo illuminasti il mondo e i suoi confini.

Theotokìon. Vergine pura, che hai portato Dio fatto carne, rendimi saldo, poiché mi piego sotto l’attacco delle passioni: non c’è altro soccorso che te.

Irmòs. Non nella sapienza, né nella potenza o nella ricchezza ci vantiamo, ma in te, Sapienza enipostàtica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.

Kathisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Offristi, come primizia al nostro Dio, gli uomini, pescati con la rete dei tuoi divini insegnamenti; desideroso di rivestire le stigmate di Cristo, ti rivelasti imitatore della sua passione; riuniti oggi celebriamo debitamente, o glorioso apostolo, la tua festa solenne e a una voce gridiamo: Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Cantiamo l’arca e la porta del cielo, la montagna santa, la nube luminosa, il roveto ardente, la liberazione di Eva, il paradiso mistico e l’immenso tesoro di tutta l’ecumène; poiché in lei la salvezza fu compiuta, il mondo fu riscattato dal suo antico debito; perciò a lei gridiamo: Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con fede venerano il tuo santissimo parto.

Ode 4. Colui che siede.

Usando il tuo immenso carisma taumaturgico e l’esposizione della gloria dei divini dogmi, attirasti con la predicazione l’ecumène che acclama: Gloria alla tua potenza, Signore.

Come veggente del Verbo, suo fervente servitore e martire della sua gloria e della sua magnificenza e come economo fedele ti celebriamo, beato e veneratissimo apostolo Tommaso.

Preso a fondamento la pietra angolare, edificasti per i fedeli la camera nuziale e il padiglione celeste, o beato e illustre apostolo Tommaso.

Theotokìon. Terra vergine che produsse la vivente spiga e nube leggera che zampillò la pioggia vivificante chiamiamo la Vergine santissima, gridando: gloria alla tua potenza, Signore.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Illuminato dalla gloria di Cristo e toccando il fianco vivificante, o apostolo, attingesti un insondabile oceano di benedizione, con cui arricchisti il mondo.

Assente alla prima tua venuta, Tommaso non credette ai discepoli, ma convintosi dopo, gridò con gioia: Ti proclamo Dio e Signore, o misericordiosissimo.

Come cielo spirituale della tua gloria, o Cristo, con il tuono dello Spirito Tommaso fece risonare la sua predicazione, annunziandoti Signore e Dio.

Theotokìon. Rivela il mio intelletto vincitore delle passioni, o purissima e sottometti al pensiero i loro assalti, divina sposa che generasti Dio, Salvatore delle nostre anime.

Ode 6. A te sacrificherò.

La tua incredulità, beato Tommaso, è rimedio universale contro l’incredulità funesta, poiché senza dubbio sondasti i segni della lancia e dei chiodi.

O Cristo, fonte di vita, tu hai lanciato, come valoroso guerriero, il tuo apostolo come freccia aguzza nel cuore del nemico e lui te ne ha portato le spoglie.

Terminasti, o compassionevole, i sacrifici idolatrici, con la tua immolazione sulla croce e con i divini apostoli, imitatori della tua passione.

Theotokìon. Prodigio che supera i precedenti prodigi: una vergine senza nozze concepì in grembo e senza restringerlo, colui che regge il mondo nella sua mano.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così a te grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, grazie al sangue misericordiosamente fluito dal tuo fianco.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Riempito della grazia divina, l’apostolo di Cristo e fedele servo, nel pentimento gridò: Tu sei Dio mio e mio Signore.

Ikos. Per la Galilea delle genti.

A Pietro che diceva a Tommaso, l’ispirato discepolo di Cristo e grande narratore di misteri: Abbiamo visto il Signore, costui rispose: Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non palpo anche il suo fianco, non crederò. Ma il Creatore e Sovrano di tutti era venuto come servo a salvare tutti e disse a Tommaso: Palpa i segni delle mani e del fianco e non essere incredulo: io sono infatti il Signore tuo Dio; e quello convertito esclamò: Tu sei Dio mio e mio Signore.

Sinassario.

Il sei di questo mese memoria del santo apostolo Tommaso.

Stichi. Colui che aveva messo la sua mano nel tuo fianco si lascia aprire da te il fianco, divino Figlio. Tommaso è trapassato da lunghe lance il sei.

Lo stesso giorno memoria di santa Eroteide, martire.

Stichi. Gettarono nel fuoco la vergine Eroteide, infiammata di coraggioso eros per Cristo.

Il santo neomartire Macario, originario di Kìo di Bitinia, venne martirizzato a Prusa: prima lapidato, venne poi finito con la spada nell’anno 1590.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace.

Con i cori superni, come apostolo esulti nei cieli e canti gioiosamente: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Da un confine all’altro del mondo risuonò il tuo messaggio, insegnando le parole di Dio a chi canta: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Divenuto tempio della Trinità, lodatissimo apostolo, abbattesti gli altari degli idoli ed edificasti Chiese per cantare la lode a Cristo nostro Dio.

Theotokìon. Per il tuo parto fummo liberati dalla schiavitù della legge, poiché generasti per noi, senza conoscere uomo, il liberatore: benedetta sei tu fra le donne, o purissima.

Ode 8. Il parto della Madre di Dio.

Conversando col Dio incarnato, ti sei mostrato dimentico della carne e hai avuto accesso alla contemplazione sovrannaturale, divinizzato dalla vicinanza di Dio, gridando: Cantate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Rapito dall’amore per Dio, desiderasti morire per lui, dichiarando agli altri apostoli, tuoi compagni: Andiamo, anche noi a morire con lui, gridando: Cantate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Cristo vi rese, divini apostoli, nubi dalla pioggia celeste, per irrigare le Chiese, versando i flutti della conoscenza di Dio e gridando: Cantate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Irreprensibile e senza peccato, tempio di ogni santità, tu partoristi il Verbo santo coeterno al Padre, colui che santifica ogni uomo; perciò ti lodiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatotosi, convoca tutta l’ecumène a cantare: Celebrate, opere, il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Ode 9. Da te, Vergine.

Per la tua anima obbediente e teofora, o glorioso, ti rivelasti carro splendente su cui sedeva il Verbo, guidando alla salvezza i tuoi cantori.

Celebrando la tua beata memoria, ti supplichiamo di liberarci da ogni inquietudine con la tua mediazione, per la familiarità che possiedi come apostolo di Cristo, o venerabilissimo divino veggente.

Tutti oggi celebriamo con fede la tua memoria, o apostolo Tommaso: rischiaraci, santificaci, con le tue preghiere liberaci dalle prove, dalle sofferenze e da ogni disgrazia.

Theotokìon. Ti rivelasti Madre e Vergine castissima: unisti infatti il parto e la verginità, generando l’Autore e Signore di tutto il creato, Sovrana purissima.

Irmòs. Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che ha congiunto le nature distinte: perciò, esultanti, o Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Exapostilàrion. Udite, donne.

Testimone oculare e apostolo di Cristo misericordiosissimo, dona pace a tutta la terra e vittorie al principe amico di Cristo; e per noi che ti celebriamo come discepolo ispirato, chiedi, o Tommaso, la salvezza e la remissione delle colpe.

Theotokìon.

Madre di Dio purissima, grande tripudio degli apostoli, dei martiri, dei profeti e dei santi, rendi propizio ai tuoi servi il tuo Figlio e Signore, quando siederà a giudicare secondo ciò che merita ciascuno, o Genitrice di Dio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo questi 3 stichirà idiòmela, ripetendo il primo.

Tono 1. Di Anatolio.

Seguisti Cristo, apostolo Tommaso e sdegnasti il mondo; nascondendo i suoi dogmi nel tuo tesoro, divenisti apostolo: giunto perciò tra le genti, illuminasti con i precetti del Salvatore le loro anime oscurate dall’inganno e dalle passioni, perché credessero alla Trinità consustanziale (2).

Tono 4.

Con l’anima rischiarata dal divino fuoco della conoscenza, in tutto imitasti il Sovrano, come discepolo osservante, apostolo Tommaso: con la canna della croce, infatti, piamente pescavi anime dall’abisso dell’ignoranza; prendesti così nella rete, con l’amo del divino Spirito, anche la mente oscurata degli indiani. Implora sempre Cristo Dio perché anche noi siamo sottratti al tenebroso sguardo del nemico e siano salvate le nostre anime.

Abbandonate le profondità in cui pescavi, con la canna della croce per fede accorresti e con essa hai pescato tutti, apostolo Tommaso: perciò, avendo palpato con la mano il fianco immacolato del Verbo, ottenesti anche di esaminare col dito le ferite dei chiodi passati da parte a parte. Prega con insistenza Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2. Dello Studita.

Come ministro del Verbo e della sua ineffabile incarnazione, attingesti all’abisso della sapienza, apostolo Tommaso: con la canna della croce, infatti, ricercandole nell’abisso dell’inganno, pescavi anime. Così con la rete dei tuoi dogmi illuminasti tutta l’ecumène e con la luce della conoscenza rischiarasti le anime ottenebrate degli indiani. Godendo dunque chiaramente della gloria di Cristo, supplicalo d’aver pietà delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia i typikà e il resto come di solito.

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Mattutino del 5 Ottobre- Memoria di santa Caritina martire

5 Ottobre

Memoria di santa Caritina martire.

Al Mattutino.

La sticologìa solita e i canoni dall’oktoichos e della santa. Acrostico: Io canto con amore, Caritina, la tua grazia. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Delle tue grazie colma il mio spirito, Caritina, tu che fosti colmata di tante bellezze nelle tue sacre lotte, perché possa cantarti santamente, vittoriosa martire raggiante di verginità.

La grazia del santissimo Spirito, colmandoti di grazie ti fece rifulgere con i suoi gioiosi raggi e ti diede la forza di lottare virilmente per ricevere in eredità l’eterna letizia.

Considerando la tua crocifissione, la tua illustre martire, o Cristo, sopportò la pena dei tormenti, sostenuta dalla tua potenza, Signore, dalla quale la nostra natura è fortificata.

Theotokìon. Pura Genitrice di Dio, fosti il luogo capace di contenere la natura della divinità infinita; così Caritina amandoti come vergine al tuo seguito, venne condotta a tuo Figlio.

Ode 3. In te si rallegra.

L’amore divino di cui bruciava la tua anima, spense i desideri della carne e le crudeli ustioni dei tormenti.

Vedendo il nostro nemico caduto ai piedi della martire per grazia di Cristo, rivolgiamo la nostra lode al Signore.

Santa martire, con la forza del Creatore schiacciasti la testa del nemico, sopportando sulla tua testa i carboni ardenti.

Theotokìon. Caritina, la martire che ti ha amato, o Vergine unica benedetta tra le donne, per le tue grazie è glorificata.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa, gridando: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kàthisma. Tono 4. Tu che volontariamente.

Preferendo l’amore per i beni invisibili e disdegnando la precarietà di ciò che si vede, fortificasti il tuo spirito con la speranza divina; perciò, o martire, correndo nello stadio delle lotte, sconfiggesti il serpente; intrecciasti così per te stessa la corona dei vincitori, illustre vergine e splendore dei martiri.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Chi potrà dire la moltitudine dei miei pensieri impuri, le trasgressioni di cui abbonda il mio spirito e l’assalto dei nemici incorporei contro di me, i loro malefici, chi potrà enumerarli? Ma tu, pura Vergine, concedimi, con la tua intercessione la liberazione da ogni male, o buona.

Stavrotheotokìon.

Colei che ti partorì alla fine dei tempi, Verbo nato dal Padre senza tempo, vedendoti sospeso sulla croce, o Cristo, gemeva dicendo: Ahimè, Figlio mio amato, perché ti lasci crocifiggere da uomini empi, tu il Dio che cantano gli angeli nel cielo? Signore longanime, gloria a te.

Ode 4. Vedendo te, Sole di giustizia.

Dalle braccia di tuo padre ti strapparono i carnefici per l’immolazione come vittima senza difetto, vittoriosa martire, che amasti sopra ogni cosa il Padre nostro dei cieli.

Con il tuo sangue alimentasti copiosamente la lampada della tua anima come le vergini sagge e, quale sposa, dimorasti presso Dio, o martire che hai avuto la grazia per nome.

Il tuo cuore, coraggiosa martire, infiammato d’amore per il tuo Sposo, estinse i carboni ardenti dell’errore con l’aspersione del tuo sangue e seccò l’oceano del politeismo.

Theotokìon. Concepisti, o casta Genitrice di Dio, il Dio Verbo incarnato, che Caritina amò con fervore, affrontando il fuoco e ogni sorta di tormenti.

Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Rasandoti il capo per deporvi carboni ardenti, i tuoi oppressori non spezzarono il vigore della tua fede.

Raffigurando i tuoi chiodi e l’immolazione, Signore, sopporto il dolore bruciante delle punte, gridava la martire.

Coronasti il tuo capo di vittoria, Caritina, sconfiggendo con le tue imprese il serpente, che prevalse un tempo su Eva.

Theotokìon. L’intelletto mortale non può concepire il tuo concepimento superante l’intendimento, Vergine Madre. Infatti concepisti Dio.

Ode 6. A te sacrificherò.

Di grazie e prodigi, martire vittoriosa, venne coronato il tuo sacro capo da Cristo, avendo volontariamente scelto di soffrire per lui, tu, omonima della gioia divina.

Il Dio santo che liberò dall’abisso il profeta Giona, ti salvò dai marosi in cui eri stata gettata e nei flutti del tuo sangue sommerse i nemici.

Con la spada della tua fermezza uccidesti i nemici e, sopportando l’estrazione di tutti i denti, gloriosa martire, spezzasti le mascelle dei leoni incorporei.

Theotokìon. Trovando in te, Vergine, forza e sostegno, Caritina soffre con coraggio i tormenti e, seguendoti con letizia, è presentata al Signore di tutti.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore: così a te grida la Chiesa, purificata dalla sozzura dei demòni per il sangue misericordiosamente fluito dal tuo fianco.

Sinassario.

Il 5 di questo mese memoria della santa martire Caritina.

Stichi. Per la preghiera già liberata dalla carne, con la morte Caritina se ne separa. Dopo aver subito barbari supplizi raggiunse, il cinque, il Dio che amò.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Mamelcta.

Stichi. Accoglimi, o Cristo, disse Mamelcta, lavata e preparata dalle pietre.

Lo stesso giorno memoria della tremenda e salvifica apparizione del monaco Cosma.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Colui che liberò dalla fornace i tre fanciulli, salvò te, Caritina, dalla ruota infiammata, mentre cantavi: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Con le vergini, portando la tua lampada, camminavi verso i cieli e sopportavi con coraggio le torce infuocate, cantando: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Confuso dalla tua pazienza, l’iniquo tiranno ti fece gettare in acqua con piedi e mani legati, mentre cantavi: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Con la tua divina parola stigmatizzando l’assurdità, colmasti ciò che mancava alla passione, o martire, gridando: Benedetto sei tu, mio Signore e mio Dio.

Theotokìon. Il puro Verbo amò te, unica Vergine pura e incontaminata e da te incarnato, restaurò l’umanità, o fanciulla, glorificando Caritina con i prodigi.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

Splendente di bellezza nella porpora delle tue sacre ferite e rimasta vergine senza corruzione, sposasti la bellezza di Cristo, il Verbo per noi incarnato dalla Vergine, al quale cantiamo: opere tutte, benedite il Signore.

Contro di te si accanirono i carnefici, ma tu sopportasti valorosamente la ruota ardente, le punte infuocate, la caduta nel fondo del mare, l’estirpazione di unghie e denti, o venerabile, magnificando Cristo.

Illustre vergine martire, i tormenti fecero splendere di bellezza i tuoi piedi che, toccando l’acqua, non furono bagnati, poiché con te stavano gli angeli divini, coi quali cantavi: opere tutte, benedite il Signore.

Prodigio che stupisce ogni spirito: l’abisso che ti aveva presa nel suo seno rese il tuo corpo, dopo la tua fine, a tuo padre che lo seppellì, Caritina, ricevendo da te la grazia, il regno dei cieli.

Theotokìon. Ti rivelasti più alta dei cieli, Vergine purissima, partorendo il Dio celeste che permette alla terra di raggiungere il cielo e che di Caritina rende illustre la memoria; cantiamo a lui: opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani Daniele nella fossa arrestò le fauci dei leoni: i fanciulli ebrei pieni di zelo per la loro fede, cinti di virtù arrestarono la forza del fuoco, gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Cristo, pietra angolare.

Per ottenere come vergine illibata, o Caritina, le corone di gloria, soffristi ogni sorta di castigo, con pensiero elevato e spirito lieto.

Come vergine risplendente di bellezza, o martire invincibile, come sposa senza macchia del Signore, sulle tue ali dai riflessi aurei, volasti ai cieli per trovarvi riposo.

Rifulgesti, o Caritina, di luci abbaglianti, respingendo senza sosta l’oscurità del male e delle passioni con i prodigi che operasti come dono di Dio.

Il felice giorno della tua memoria riunisce nella letizia i popoli per celebrare le tue lotte, i tuoi sacri agoni, le tue imprese, la tua generosa passione, o megalomàrtire, che hai la grazia per nome.

Theotokìon. Dalle tue viscere senza nozze si levò per noi la luce, che con il suo divino irraggiamento rese Caritina astro luminoso, Vergine Madre e Genitrice di Dio.

Irmòs. Cristo, pietra angolare non tagliata da mano umana fu tagliato da te, la Vergine, monte inviolato; è lui che riunisce le nature separate; per questo, gioiosi ed esultanti, Madre di Dio, noi ti magnifichiamo.

Exapostilàrion. Tu che il cielo con le stelle.

Tu che come martire con gloria stai nei cieli presso Dio, Caritina, con le tue ardenti preghiere salva tutti noi fedeli, che celebriamo la tua memoria.

Theotokìon.

Non smettere di implorare tuo Figlio, o Vergine, per noi tuoi servi, affinché tutti veniamo strappati al tremendo inferno e al fuoco inestinguibile.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 4 Ottobre- Memoria del nostro padre tra i santi Ieroteo, vescovo di Atene

4 Ottobre

Memoria del nostro padre tra i santi Ieroteo, vescovo di Atene.

Al Mattutino

La solita sticologia e i canoni dall’Oktòichos e questo del santo. Acrostico: La tua luminosa memoria, beatissimo, onoro. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraverso l’umido.

Avendo come maestro il mistagogo celeste Paolo, che prese il mondo nelle sue reti, divenisti iniziato alla suprema contemplazione.

La lingua di Paolo, chiaramente guidata dallo Spirito e proclamante i misteri di Dio, ti catturò, beato e ti rese divino predicatore.

Spinto dallo spirituale desiderio e meditando le divine parole, consacrasti al Sovrano dell’universo santi studi sulle cose di Dio.

Theotokìon. Vergine pura, dimora divina della luce senza fine, Sovrana nostra, purificami dalle sozzure del peccato.

Ode 3. O Signore, creatore della volta.

Come sacro oratore e predicatore della fede tutti ti veneriamo, riuniti con letizia e ti diciamo beato, o Ieroteo.

Con forza, decisione e affetto per Dio, proteso verso il benefattore di tutti, illuminasti il tuo spirito e la tua anima con i bagliori dell’aldilà, o beatissimo.

Giustificasti il nome che portavi, divenuto offerta sacra, divina e santificata all’onnipotente Creatore dei secoli, tu, diadema del tempio dei cieli.

Theotokìon. Colui che ha steso la volta celeste e con la potenza della sua divinità regge nel palmo la terra, fu tenuto corporalmente tra le tue braccia, pura Vergine e ti ha indicato a ogni fedele come sostegno.

Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.

Kathisma. Tono 3. Della fede divina.

Con i rivi dei tuoi insegnamenti irrigasti tutta l’ecumène e seminasti i dogmi della pietà, poichè in te riposava Cristo, fonte di vita, padre santo Ieroteo; pregalo con insistenza di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon

Non fu separato dalla natura divina incarnandosi dal tuo grembo, ma, facendosi uomo, restò Dio, il Signore che ti conservò nella tua irreprensibile verginità, o Madre, prima e dopo il parto; pregalo sempre di donarci la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’Agnella madre pura, la vergine Genitrice del Verbo divino, quando vide sospendere sulla croce il frutto che aveva fatto coltivato senza dolore, piangendo maternamente gridò: Ahimè, Figlio mio, quale passione soffri, tu che dalle sue passioni infami vuoi salvare l’uomo!

Ode 4. Tu sei mia forza, Signore.

Con la tua predicazione eloquente rischiarasti i cuori dei fedeli, beato Ieroteo e allietasti il sacro collegio degli apostoli, venendo rapito in Dio cantando: Gloria alla tua potenza, solo amico degli uomini.

Ti consacrasti tutto a Dio, trasportato a lui dalla teologia, beato gerarca divinamente ispirato: chi ti era vicino ti stimava a ragione sapiente predicatore e cantore divino.

Ora che vedi più chiaramente le cose divine, poiché ogni enigma è scomparso e ogni ombra svanita davanti alla vera visione di Dio, pregalo, padre, di salvare i fedeli che cantano: Gloria alla tua potenza, solo Amico degli uomini.

Theotokìon. Contenesti in grembo, o purissima, l’incontenuto Dio, rifulgendo di bellezza verginale; perciò noi fedeli, realmente come Madre di Dio ti celebriamo e con fede glorifichiamo il tuo parto.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Compagno degli apostoli, con loro eri presente alla divina dormizione della pura e santissima Madre di Dio, che per noi generò corporalmente il datore di vita.

Oltre natura intuisti e le tue visioni sovrarazionali insegnasti come presbitero a tutti quelli che con fede da te ricevettero l’illuminazione e a chi desiderava apprendere, beatissimo eccelso, intuizioni di teologia.

Illuminato dai raggi beatissimi dello splendore oltre natura, eccellesti fra tanti per la limpidezza e precisione delle tue divine esposizioni, essendo iniziato ai misteri di Dio per lunga esperienza e studi approfonditi.

Theotokìon. O Vergine senza sposo, concepisti per noi uomini il Verbo incarnato, per natura illimitato, che nel tuo grembo vergine ineffabilmente fu formato fuori dalle leggi di natura.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Divinamente iniziato alla scienza di Dio, quali veri oracoli, padre, saggiamente ci lasciasti i tuoi discorsi che, illuminano le nostre anime con la conoscenza sacra.

Beato Ieroteo, davvero raggiungesti la beatitudine, tu la cui anima purificata preferì come sola degna d’essere amata, la beata bellezza del Salvatore.

Proteso verso i puri raggi e ai bagliori spirituali della divina illuminazione, ti rivelasti partecipe della sua luce, o beato in Dio.

Theotokìon. Realmente ti glorifichiamo come Madre di Dio, poiché ineffabilmente generasti colui che, essendo davvero Dio, si unì ipostaticamente alla carne, santissima Vergine Madre.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono pl. 4. A te invincibile.

O Gerarca d’Atene, inneggiamo a te noi per te sperimentammo misteri soprannaturali e inaccessibili: ti rivelasti infatti innografo divinamente ispirato. Prega, dunque, beatissimo Ieroteo, perché siamo strappati a tutte le disgrazie, sì che possiamo acclamare: Salve, padre sapiente in Dio.

Sinassario.

Il 4 di questo mese memoria del santo padre nostro Ieroteo, vescovo di Atene.

Stichi. Un tempo si consacrò a te, Verbo, Ieroteo. Ora per il suo transito a te si unisce. Il quattro, poco spazio occupa questo corpo la cui anima si dilata in cielo.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Pietro del Campidoglio.

Stichi. Pietro, come spada affilata dallo Spirito, subì il taglio della testa e delle altre membra.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Domnina e delle sue figlie Verina e Prosdokì.

Stichi. La corrente del fiume trasporta tre fanciulle senza colpe nella vita.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Audàcto e di sua figlia Callistene.

Stichi. Morendo di spada, Audàcto, martire del Signore, vivi con i martiri e contempli il Dio vivente. Callistene contempla la bellezza del Dio del quale aveva la divina e forte protezione.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Ammone l’egiziano.

Stichi. Percorse la via stretta dell’ascesi il divino Ammone e trovò la strada larga.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Fausto, Gaio, Eusebio e Cherimone diaconi.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Sforzandoti di contemplare il Santo dei santi, o beato padre, giungesti alla vita pura, al culmine della visione divina cantando: Benedetto sei tu, o Dio, Dio dei nostri padri.

Il significato dei tuoi discorsi e l’eleganza delle tue opere rallegrano quanti ti onorano con affetto e li trascinano alla lode del Signore cantando: Benedetto sei tu, o Dio, Dio dei nostri padri.

Predicavi l’unica divinità che si fece conoscere nella Trinità dei suoi aspetti, il Dio che proclamiamo in tre ipòstasi e tu stesso, sapiente in Dio, salmeggiavi: Benedetto sei tu, o Dio, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Oltre le leggi di natura, Vergine Madre, partoristi il Sovrano dell’universo visibile e invisibile, che noi cantiamo ad una sola voce, gridando: Benedetto sei tu, o Dio, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Follemente il tiranno.

L’energia onnipotente del santo Spirito, dimorando nella tua purissima anima, ti rese predicatore divinamente ispirato, sacro cantore del Redentore, cantando con fede: Sacerdoti, benedite Cristo, popolo, esaltalo per tutti i secoli.

Con pia ricerca trovando gli ineffabili misteri dell’economia di Cristo, li hai fatti conoscere chiaramente, rivelandoli ad alta voce, nella dolce armonia dei tuoi discorsi cantando senza sosta: Sacerdoti, benedite Cristo, popolo, esaltalo per tutti i secoli.

La beatissima grazia ti colmò di ispirazione divina e di precisa teologia; allora hai fatto sgorgare come fiumi i tuoi dogmi e ne gioirono gli apostoli con cui ora canti: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta per tutti i secoli.

Theotokìon. La mia anima uccisa dal peccato, avvelenata dal morso del serpente, Vergine non sposata che generasti oltre le leggi di natura il Dio che può vivificare l’universo, sollevala affinché canti: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta per tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Come amico della suprema sapienza e dei suoi doni, ricevesti con gioia dalla sua mano la corona di gloria e nel cielo esulti davanti al Creatore dell’universo; supplicalo di salvare da ogni pericolo i tuoi cantori, Ieroteo.

Tu abiti le dimore eterne, gli atri celesti e con il coro degli angeli ora esulti e condividi la gioia degli apostoli; con essi giubili, chiedendo per quanti con fede ti onorano la pace divina.

Trovando le certe ricompense di cui avesti rivelazione sulla terra, con affetto andando verso Dio, senza sosta, padre Ieroteo, supplicalo di donare perdono a quanti con fede festeggiano la tua sacratissima e luminosa memoria.

Theotokìon. O Madre del Creatore di tutto, con audacia materna supplica tuo Figlio affinché salvi dalla tirannia i tuoi servi prigionieri, interrompendo l’oppressione di uomini perversi e conceda serenità e salvezza ai tuoi cantori.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.

Exapostilarion. Tu che il cielo con le stelle.

Quando la Madre del Verbo parve sul punto di migrare al riposo di lassù, con gli altri apostoli anche tu, Ieroteo, ti presentasti per accompagnarla con inni.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 3 Ottobre- Memoria del santo ieromartire Dionigi l’areopagita

3 Ottobre

Memoria del santo ieromartire Dionigi l’areopagita.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4.

Appresa a fondo la bontà e usando sobrietà in tutto, santamente rivestito di una buona coscienza, attingesti le realtà ineffabili dallo strumento d’elezione e, custodita la fede, terminasti la stessa corsa, ieromartire Dionigi. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

La solita sticologia e i canoni dall’Oktòichos e questo del santo. Acròstico: Glorifico l’intelletto dei sapienti dogmi. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraverso l’umido.

Ammaestrato dal divino Paolo, contemplatore delle cose celesti, divenisti presto, o Dionigi, mistagogo celeste e predicatore delle cose divine.

Illuminato dalla divina grazia, o beato, illumina tu le anime dei tuoi cantori affinché comprendano i tuoi insegnamenti ispirati da Dio, o Dionigi.

Divenisti degno, Dionigi, di contemplare con intelletto a anima luminosissimi gli splendori della gerarchia celeste e lo stato delle schiere superne.

Theotokìon. Ti rivelasti talamo luminoso per l’incarnazione ineffabile del Creatore di tutti, poiché da te, Madre di Dio, rivestì la nostra carne Cristo Signore.

Ode 3. O Signore, creatore della volta.

Elevandoti oltre le altezze celesti, o venerabile, spiegasti a tutti con l’eccellenza del tuo verbo e le tue sapientissime parole la gerarchia, le schiere e gli splendori ineffabili.

Riempito dall’alta scienza dei divini nomi, o venerabilissimo, teologasti la conoscenza di Dio, diventando per grazia divina predicatore della Trinità, o beatissimo Dionigi.

Mortificandoti per il desiderio di Dio e guidato dalla sapienza donata dalla vivificante grazia, diventasti strumento teoforo, padre.

Theotokìon. Con l’energia dello Spirito che tutto compie generasti, Vergine, il Sovrano incarnato, con cui condannasti il peccato del mondo e facesti scaturire la vita eterna.

Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo amico degli uomini.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come immagine del divino scrigno realmente eletto, insegni i misteri divini con lo Spirito e illuminato dai carismi dello splendore divino, rivelasti chiaramente le schiere degli angeli, perciò lasciando al mondo la comprensione dei tuoi divini dogmi, hai illuminato tutti, santo mistico Dionigi; supplica Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

O nube del Sole spirituale, lampada d’oro della luce divina, incontaminata, incorrotta Sovrana pura, ti supplico, illumina la mia anima accecata dalle passioni con la luce dell’impassibilità e lava il mio cuore macchiato con lo scorrimento delle lacrime e con l’umiltà della penitenza purificami dalla sporcizia, pregando Cristo Dio di donare remissione delle colpe a colui che piamente venera il tuo parto.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo l’agnello e pastore e redentore in croce, l’agnella gemeva piangendo e amaramente gridava: Il mondo si rallegra ricevendo la redenzione mentre le mie viscere bruciano vedendo la tua crocifissione che sopporti per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore magnanimo. Perciò con fede ti gridiamo: Abbi compassione di noi, o Vergine e dona la remissione delle colpe a quanti piamente venerano la sua passione.

Ode 4. Tu sei il mio vigore.

Mettesti in ordine il buono ornamento delle chiese, poiché disegnasti in esse, o padre, la raffigurazione delle sante immagini assomiglianti alle potenze inimmaginabili per le quali si impara il mistero e si illumina il consesso dei fedeli di senno divino.

I rivi della tua teologia, o divino, irrigavano copiosamente i prati spirituali e sempre fioriti piantati nella giustezza dei dogmi, poiché predicavi l’unità dell’essenza e la venerabile Sovranità trisipostatica stessa.

Insegnasti sapientemente l’atemporalità della gerarchia degli angeli, l’amore e la brama verso Dio e la sottomissione all’altezza della Divinità immutabile e ineffabile a quanti con affetto gridano, o gerarca: Gloria alla tua potenza, amico degli uomini.

Theotokìon. Tuo Figlio, Madre di Dio, si fece sacerdote della salvezza dei tuoi cantori, principio e illuminatore, giustizia e protezione, o Vergine, perciò noi fedeli davvero con sapienza ti magnifichiamo.

Ode 5. Perché mi hai abbandonato.

Portata come suono celeste, la voce delle tue parole tuonò col verbo della grazia nell’animo degli atei e illuminò i cuori dei fedeli con i raggi luminosissimi dei divini dogmi.

Assomigliavi al mercante in cerca di perle buone, beatissimo e trovata la perla davvero preziosa e ammirando il suo splendore di energia divina, la confessasti come Dio, o gerarca.

Con molta sapienza amasti, padre, la fonte della sapienza e dal suo amore diventasti perfetto e fai scaturire sempre i fiumi dei divini dogmi, o teologo.

Theotokìon. Come piena di grazia la splendida magnificenza, che fece tutto col solo volere e ci abbellì con la luce della pietà, o Madre di Dio.

Ode 6. Siimi propizio.

Come zelante amico della legge, o beatissimo, ottenesti in dono la sapienza teologando divinamente e lasciasti dogmi ortodossi; deliziandoci di essi, noi fedeli, ti diciamo beato.

Adorno della comprensione di Dio, o venerabile sapiente in Dio, porgesti l’orecchio al divino maestro e apprendesti da lui la sapienza ineffabile, o martire Dionigi.

La tua vita fu prodigiosa, il tuo verbo ancora più prodigioso, la tua lingua folgorante di luce e la bocca spirante fiamma, o beato Dionigi e il tuo intelletto, padre, precisamente deiforme.

Theotokìon. Con fede, o Vergine, gridiamo a te il canto di Gabriele, poiché da te ineffabilmente il filantropo, principio assoluto della vita, divenne uomo e si unì agli uomini.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male, perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Oltrepassate in spirito le porte celesti, divenuto discepolo dell’apostolo giunto oltre i tre cieli, o Dionigi, fosti arricchito di tutta la conoscenza delle realtà ineffabili e illuminasti quanti prima dormivano nelle tenebre dell’ignoranza; perciò gridiamo: Salve, padre universale.

Ikos.

Divenuto per virtù un angelo tra gli uomini, il grande Dionigi, come dotato d’ali, iniziò l’intelletto a tutta la scienza celeste; perciò con cantici onoriamolo come angelo, acclamandolo così:

Salve, tu che tramite Paolo hai conosciuto Cristo; salve, tu che hai convertito molti a Cristo.

Salve, tu che distruggi il tempio del politeismo; salve, scrutatore del consiglio noto a Dio.

Salve, libro impresso da Dio, tesoro dei misteri; salve, ritratto di forma divinissima e specola del cielo.

Salve, perché hai contemplato la passione del Signore; salve, perché prontamente per lui ti lasci immolare.

Salve, fonte che fai scaturire perdono; salve goccia che scavi la pietra della stoltezza.

Salve, infallibile via di salvezza; salve, riparo dal passaggio degli empi.

Salve, padre universale.

Sinassario.

Il 3 di questo mese memoria del santo ieromartire Dionigi l’areopagita.

Stichi. Ti si taglia la testa e grande prodigio: sollevandola corri, Dionigi. La testa ti fu tagliata il terzo giorno, Dionigi e sollevandola correvi.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Rustico ed Eleuterio.

Stichi. Mediante la spada Eleuterio e Rustico si liberano dalla terra e dalle cose terrene.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Teoctisto.

Stichi. Venerando il Creatore, non il creato, Teoctisto sopporta con esultanza la decapitazione.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Dionigi e dei suoi otto compagni martiri.

Stichi. Trasferendosi dalla tenebra, Dionigi con gli otto compagni atleti abita la dimora della luce.

Lo stesso giorno il santo martire Teotecno.

Stichi. Un giorno venne anche Teotecno dicendo ciò che Paolo scriveva ai Corinti.

Lo stesso giorno il nostro venerabile padre Giovanni Cozebita, vescovo di Cesarea.

Stichi. Liberato dalle molte insidie della vita, Giovanni riceverà innumerevoli ricompense.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

COme pioggia celeste sulla terra arida, i tuoi insegnamenti fertilizzano i cuori sempre desiderosi dei fedeli, insegnando loro a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Con intelligenza di senno divino descrivesti l’intelletto degli incorporei e i loro canti di lode, o beato e divinizzato, insegnasti la Chiesa a cantare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ti rivelasti armoniosa dimora del santissimo Spirito e come profeta predicavi le sue ispirazioni e rivelazioni, o sapiente Dionigi, gridando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Ecco, ora è compiuta la profezia di Isaia, sapiente in Dio, poiché la Vergine ha concepito il Dio Verbo e partorito il Datore di vita a cui tutti gridiamo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Come specchio illuminato con opere buone rendesti il tuo intelletto ricettacolo delle pure rivelazioni, o beatissimo Dionigi e ricevendo i raggi della luce ineffabile, gridavi: benedite, sacerdoti, sovresaltate, popoli, Cristo nei secoli.

Copiosa grazia fu riversata dalle tue labbra, perciò rivelasti i divini dogmi ampliandoli e svelando più chiaramente la loro comprensione sovraintellettuale per noi, che cantiamo con fede: benedite, sacerdoti, sovresaltate, popoli, Cristo nei secoli.

L’illustra metropoli degli ateniesi diventò più conosciuta grazie a te, Dionigi, che come primizia sacratissima ti offristi a Cristo Re di tutti, sempre cantando: benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popoli, per tutti i secoli.

Theotokìon. Madre di Dio incontaminata, purifica le ferite della mia anima e i segni del peccato, poiché partoristi come Figlio il Benefattore stesso, Datore di vita, che ha il potere di liberare facilmente da stretti legami quanti sono incatenati alle colpe.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popoli, per tutti i secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Reso degno di partecipare alle rivelazioni e alle pene dei santi apostoli, partecipasti anche alla loro gloria e con loro andasti a vedere il corpo realmente vivificante dell’unica Madre di Dio veneratissima, che noi degnamente magnifichiamo.

Diventasti erede del regno divino nei cieli, padre, come sommo sacerdote secondo la legge e come atleta invitto, mescolando il sangue del martirio con l’unzione del sacerdozio, perciò degnamente ottenesti doppia corona di santità, o mistico Dionigi.

Come confidente di Dio, o sapiente gerarca Dionigi, prega sempre per tutti, affinché siano liberati da tormenti quanti piamente ti inneggiano, maestro delle contemplazioni ineffabili, santo mistagogo dei misteri nascosti e dalla bontà tearchica.

Theotokìon. Rendi trionfalmente vittoriosa sulle eresie la santa Chiesa che Cristo, tuo Figlio buono ha acquistato con il suo prezioso sangue, o piena di grazia e salvaci dai pericoli e liberaci dalla mancanza di continenza.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e stupiscono i confini della terra, perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: le schiere degli angeli e degli uomini, dunque, o Madre di Dio, ti magnificano.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Divenuto, o Dionigi, discepolo di Paolo, l’inclito corifeo, da lui fosti iniziato, o felicissimo, alla conoscenza delle realtà arcane; perciò egli ti ha anche posto come lume per la Chiesa, eleggendoti gerarca della pia città di Atene: possa tu custodirla nell’ortodossia, o sapientissimo, con le tue preghiere, o araldo di Dio.

Theotokìon.

Alla tua venerabile dormizione, Vergine santissima, Dionigi era presente, con Ieroteo e il divino Timoteo, insieme con gli apostoli, ciascuno cantando un inno che si addiceva alla tua memoria: con loro anche ora ti celebra ogni lingua mortale, Genitrice di Dio e patrona del mondo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4. Di Germano.

Ti distinguesti tra i sacerdoti e i martiri, o santo e divenisti fedele pastore, bevendo il calice di Cristo: poiché dunque in entrambi i modi sei piaciuto al Cristo stesso, intercedi per tutti noi, ora che dimori nella luce con i celesti liturghi.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Ogni noncuranza, negligenza, accidia, stoltezza, dissolutezza, impudenza, contraddizione, funesta sordità ai precetti del divino Spirito bandisci dalla mia povera anima, o Sovrana e, oltre a ciò, ogni avidità insaziabile, ignoranza, incapacità di compassione, animo privo di coscienza e salvami.

Oppure stavrotheotokìon.

O Verbo del Padre senza principio, Figlio mio dello stesso trono con lo Spirito, come hai steso sul legno le tue purissime mani? Che cosa è ora questa tua povertà, o più che buono? Così gridava la purissima alla tua crocifissione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 2 Ottobre- Memoria del santo ieromartire Cipriano e della santa martire Giustina

2 Ottobre

Memoria del santo ieromartire Cipriano e della santa martire Giustina.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Cipriano; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia i canoni dall’Oktòichos e quello dei santi, con l’acrostico: Io canto, o Cipriano, la tua grazia tanto luminosa.

Ode 1. Tono. 4. Quando l’antico Israele.

Tu che sempre dimori con i cori superni, volgi su di noi il tuo sguardo e proteggi con la tua intercessioni i tuoi cantori.

Un tempo crudelmente imprigionato dalle tenebre dell’ignoranza, bruciando di lussuria per le funeste passioni carnali, improvvisamente fosti meravigliosamente convertito, o beatissimo.

Sedevi un tempo sul primo trono della perdizione, ma ora, sedendo tra i sacerdoti glorifichi Cristo, chiaramente trasformato dalla grazia divina dell’Altissimo.

Theotokìon. Dopo il parto rimani Vergine, avendo generato Dio stesso, Creatore dell’universo, apparso in modo portentoso in un corpo, o Vergine Madre, Genitrice di Dio.

Ode 3. In te si rallegra.

Convertendo come Paolo il desiderio della tua anima a Cristo, divenisti suo discepolo, o sapientissimo Cipriano.

Invece della tunica passionale Cristo ti donò la sua veste nuziale, l’ornamento glorioso, la veste della seconda nascita.

Dopo aver primeggiato nell’ascesi, illustre Cipriano divenisti poi paziente martire della verità.

Theotokìon. Veramente noi fedeli, soprattutto veneriamo te, Madre di Dio, perché generasti Dio incarnato, Vergine purissima.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Educato accuratamente nell’errore, come Paolo fosti chiamato dal cielo e guidato dalla croce alla luce della conoscenza; acceso dal desiderio di una venerabile vergine, grazie a lei ti unisti all’Autore del creato; perciò, sconfitto l’impotente nemico, fosti giudicato degno con lei del coro dei martiri, sacratissimo Cipriano; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Caduto nei pensieri maliziosi, sprofondando nel baratro dei peccati, gemendo a te grido dal cuore, o Purissima: magnifica in me la tua ricca misericordia, l’infinito mare della tua compassione e la vastità incommensurabile della tua clemenza e dammi penitenza e correzione della vita per gridare a te con affetto: prega tuo Figlio e Dio di donarmi la remissione delle colpe; in te, infatti, io, tuo indegno servo, spero.

Oppure Stavrotheotokìon.

Contemplando sul legno della croce il Redentore, la Madre purissima gemeva piangendo e amaramente esclamava e con cuore angosciato, strappandosi i capelli gridava: Figlio e Signore, come ha potuto l’illegalissimo popolo degli ebrei ingiustamente appender alla croce te, senza peccato? Come puoi volontariamente accettare il fiele, i chiodi e, ahimè, la ferita al costato? Comunque io glorifico te per le tue divine sofferenze.

Ode 4. Vedendo te, sole di giustizia.

Rinsavito dall’antica aberrazione, sconfiggesti la schiera dei demòni, sconfiggendo ogni funesto errore; perciò esultante ora inneggi: Gloria alla tua potenza, Signore.

Dominando con vigore te stessa e pregando con ardore la pura Vergine piena di grazia, sfuggisti, o Giustina, alle trappole e alle reti dei nemici.

Consolidata dalla fede nel tuo Sposo, rivestita della potenza della croce, rimanesti inaccessibile ai demòni, cantando: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Colui che per natura è libero, presa forma di schiavo, apparve per la sua ricca bontà, ricevendo in se stesso da te, Madre sempre Vergine, l’umanità intera.

Ode 5. Tu, mio Signore.

Arricchita sapientemente dalla protezione della pura Madre di Dio, serbasti senza macchia la tua venerabile verginità, o Giustina.

Veneriamo Giustina, deliziosissima icona vivente di Dio, bellezza segreta, immolazione verginale.

La pura e autentica sposa di Cristo, aggiungendo alle lotte ascetiche il martirio, degnamente ottenne doppia corona.

Theotokìon. Né spirito umano, né angelico possono spiegare il prodigio ineffabile e senza precedenti del tuo parto, o Purissima.

Ode 6. A te sacrificherò.

Disceso nell’abisso più profondo del male, risalisti poi al vertice della virtù, prodigiosamente trasformato per il divino battesimo.

Un tempo servo dei demòni, divenisti poi discepolo di Cristo, seguendo con affetto il desiderio supremo, o Cipriano.

Guidasti a Dio una folla di martiri, indicando loro come miglior guadagno la possibilità di ottenere il regno dei cieli in cambio di un po’ di sangue.

Theotokìon. Spezza le catene delle colpe, donando libertà dalla legge del peccato con la legge della vita, tu che concepisti l’autore della legge.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore: così a te grida la Chiesa, purificata dalla sozzura dei demòni per il sangue misericordiosamente fluito dal tuo fianco.

Kontàkion Tono pl. 4. Quali primizie.

Come venerabile gerarca e atleta fortissimo, la terra degnamente ti onora, Cipriano celebratissimo e con inni glorifica la tua santa memoria, sempre chiedendo che per te sia donata la remissione delle colpe a quanti cantano: Alliluia.

Ikos.

Onoriamo il sapiente gerarca come pastore sapiente e maestro: perché dalle spine dell’inganno fiorì come soavissima rosa e profumò noi credenti con la fragranza delle guarigioni e con l’effusione dei prodigi; perciò come Davide cantiamo: Alliluia.

Sinassario.

Il 2 di questo mese memoria del santo ieromartire Cipriano e della vergine Giustina.

Stichi. Si infuriò, Satana perché il suo vecchio amico conobbe con Giustina la lama della spada. Il giorno due san Cipriano esultando con lei sale al cielo.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Teofilo il confessore.

Stichi. Davanti a me la tua fine preziosa, dice Dio al suo amico Teofilo.

Il santo martire Giorgio di Karazzàssos, muore ucciso di spada nell’anno 1794.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Dalla fornace hai salvato.

Innalzato all’episcopato, ti rivelasti modello sacratissimo e icona esemplare dei gerarchi, gridando: Signore celebratissimo, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Realmente la vivificante destra divina operò la tua conversione, padre Cipriano, rendendoti sapiente predicatore, mentre canti: Signore celebratissimo, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Svergognasti le trappole del nemico, o beato, rivelandoti arma invincibile contro di lui per quanti cantano: Signore celebratissimo, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. I cori celesti e tutta l’assemblea del cielo, Madre di Dio, glorifica tuo Figlio cantando a lui: Signore celebratissimo, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Rallegrati, Gerusalemme.

Sapientissimamente, o glorioso, disprezzasti la sapienza ellenica, acclamando invece la divina voce degli apostoli, echeggiante di Spirito in tonanti lingue di fuoco, gridando: Benedite, opere, il Signore.

Salisti gioiosamente alle dimore celesti, avvicinandoti a Cristo per il tuo sangue, come vittima senza difetti, sacrificio vivente a Dio gradito e accetto, gridando: Benedite, opere, il Signore.

Per la grazia in te dimorante sono vinte le falangi dei demòni e allontanate le malattie, o Cipriano; perciò noi fedeli, divinamente illuminati cantiamo: Benedite, opere, il Signore.

Theotokìon. Danzano insieme le potenze angeliche per il tuo parto, o fanciulla, Madre di Dio, Deìpara, con fede scambiandosi l’annunzio; generasti infatti il Sovrano Redentore al quale gridiamo: Benedite, opere, il Signore.

Irmòs. Rallegrati, Gerusalemme, festeggiate, voi che amate Sion: il Re dei secoli, il Signore delle potenze è venuto; s’inchini a lui l’universo e la terra canti a lui: Benedite, opere, il Signore.

Ode 9. Per la sua colpa.

Volgendoti dall’alto con la grazia divina su noi, tuoi cantori, circondaci con le tue preghiere di uno scudo di benevolenza, garantendoci pace e salvezza come divino gerarca.

Un abbondante fiume di guarigione fai scorrere sui tuoi amici, poiché donne teofore raccolsero le tue reliquie come tesoro divino nascosto, affinchè rivelandole, tutti possiamo giovarcene.

Guidaci a Cristo, o beatissimo, con la pratica delle virtù, una condotta a Dio gradita, perfetta purificazione, ottenendoci quiete realmente divina, come compassionevolissimo gerarca.

Theotokìon. Fortifica la nostra anima inferma con la tua forza, Madre di Dio, sciogli il potere di chi assale i tuoi servi, o santissima, che hai fatto sorgere per il mondo il sole senza tramonto.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Concordi magnifichiamo colui che un tempo era iniziato al male e che, grazie a una venerabile vergine, divenne poi gerarca, il sommo Cipriano; a lui gridiamo: Con le tue suppliche rendici propizio il Sovrano dell’universo.

Theotokìon, stessa melodia.

Tu che generasti, o purissima, la gioia inesprimibile, rendici tutti partecipi dell’eterna gioia, Vergine sposa di Dio, rifugio e fortezza di quanti a te piamente gridano: Non dimenticare i tuoi servi, Madre di Dio Maria.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4.

Colui che prima era puntiglioso fautore del male, divenne maestro verace della Chiesa; il ministro dell’inganno degli idoli, divenne gran sacerdote della fede; e colui che era dissoluto diventò temperante grazie a una vergine venerabile. Per le preghiere di entrambi, salvaci, Signore.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Come cantare la tua grazia e la grande provvidenza che ogni giorno chiaramente dimostri a me, indegno tuo servo? Come esprimere la tua bontà e i tanti modi con cui mi governi? Tu dunque continua sempre ad assistermi, liberandomi da ogni male, in vita e in morte, o venerabile.

Stavrotheotokìon, stessa melodia.

Vedendoti inchiodato alla croce, Gesù, mentre volontariamente accettavi la passione, o Sovrano, la Vergine e Madre tua gridava: Figlio, Figlio dolcissimo, come dunque tu, il medico, sopporti ingiustamente le ferite? Tu che sani l’infermità dei mortali e strappi tutti alla corruzione, nella tua amorosa compassione!

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 1 Ottobre- Memoria del santo apostolo Anania, uno dei Settanta e del beato nostro padre Romano il melode

1 Ottobre

Memoria del santo apostolo Anania, uno dei Settanta e del beato nostro padre Romano il melode.

Al Mattutino.

Apolytìkion dell’apostolo. Tono 3.

Santo apostolo Anania, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del santo. Tono pl. 4.

In te, padre, fu perfettamente custodita l’immagine di Dio, perché tu, prendendo la croce, seguisti Cristo e coi fatti insegnasti a trascurare la carne perché passa e a darsi cura dell’anima, realtà immortale: perciò con gli angeli esulta il tuo spirito, o beato Romano.

Dopo la solita sticologìa, si leggono i canoni, uno dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Il canone dell’apostolo. Acrostico senza Theotokìa: Sia glorificata la fama di Anania. Del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraversando l’umido.

Apriamo la bocca alla lode, rischiariamo la lingua, fedeli tutti, nella memoria del sommo pastore Anania e con lui cantiamo al nostro Dio.

A Cristo, sposo immacolato, Anania condusse la Chiesa, l’incontaminata sposa con cui al nostro Dio splendidamente cantiamo.

Essendo antico discepolo, il nuovo allievo guidasti al recupero della vista e canti: Al nostro Dio cantiamo.

Theotokìon. Le schiere di angeli e mortali ti lodano senza posa, Madre senza nozze, poiché portasti il loro Creatore come bimbo nelle tue braccia.

Canone del beato.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Mandaci dal cielo raggi luminosi con le tue preghiere, o sapiente divino Romano, affinché celebriamo con canti la tua sacra memoria.

Offrendoti dalla giovinezza tutto a Cristo, lo seguisti e il tuo intelletto fu illuminato dall’alto con fulgori luminosi, o Romano.

Adornato dalla bellezza del santo Spirito che tutto compie, come stella luminosa nel fulgore delle virtù, ti mostrasti ai confini del mondo, o sapiente Romano.

Theotokìon. Da te provenne ineffabilmente negli ultimi tempi il Verbo di Dio coeterno e rinnovò il primo uomo Adamo, caduto nella corruzione.

Dell’Apostolo. Ode 3. Tu sei sostegno.

Seguendo i precetti del tuo Maestro, divenisti fosti sommo sacerdote e vittima, o apostolo.

Con le tue intercessioni propiziatorie, rendi propizio il Salvatore ai tuoi cantori, Anania apostolo.

Tutta l’ira del diavolo per te legò il Dio, apparendo nella luce inaccessibile, oscurando il volto.

Theotokìon. Tutti noi cristiani abbiamo te rifugio e nostro muro, perciò ti glorifichiamo senza sosta, o lodatissima.

Del beato. Non c’è santo come te.

Il tuo intelletto, sapiente Romano, divenne dimora della Trinità santa, piamente colmato di vera conoscenza e sgorgante insegnamenti divini.

La tua preziosa lingua fece scaturire fonti fluenti, celebrando le cose divine e rivelandoci chiaramente la nascita ineffabile di Cristo dalla Vergine.

Ecco, con i tuoi sapienti discorsi e dolci melodie nutri copiosamente le nostre menti e le colmi di divina dolcezza, o Romano di senno divino.

Theotokìon. Superi tutti gli eserciti superni, o Vergine, poiché concepisti in grembo il loro Creatore, il Figlio di Dio e generando resti sempre vergine.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore, mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kathisma. Dell’apostolo.

Tono 1. I soldati a guardia.

Ti rivelasti partecipe della passione di Cristo, apostolo sapiente e veggente del Verbo; bevendo infatti il calice, hai concluso nel sangue. Ma essendo suo erede sullo stesso trono, supplicalo, come filantropo, per la pace del mondo.

Gloria. Del beato. Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Dogmatizzando nel mondo come consustanziale il Verbo coeterno al Padre e allo Spirito, illuminasti davvero i fedeli e abbattendo le grida beffarde delle eresie stai presso il Signore implorando per noi, tuoi cantori, o prodigioso Romano.

E ora. Theotokìon.

Il Dio e Signore da te incarnato per noi, corrotti nei peccati, implora on fervore d’aver pietà di noi e allontanare la sua ira e collera, o venerabile da quanti con fede onorano e celebrano senza sosta la tua autorità e potere.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo appeso volontariamente in croce tra due ladroni te, Cristo, la tua Madre, con le viscere maternamente dilaniate, diceva: Figlio senza peccato, come stai ingiustamente in croce come un criminale, volendo vivificare la stirpe degli uomini, come più che buono?

Dell’apostolo. Ode 4. Ho udito, Signore.

Educato da te, Cristo, l’illustre Anania da atleta vinse la morte e ottenne da te ricompensa.

Fosti discepolo del Verbo perseguitato, o illustre Anania e maestro di colui che perseguitava la fede divina.

A Saul accecato il Signore rivelò te, nascosto e ti mostrò strumento della sua guarigione, o Anania.

Theotokìon. Supplica il Dio che concepisti, o Vergine, di liberare da ogni difficoltà tutti i tuoi cantori.

Del beato. Cristo, mia forza.

Divenisti ricettacolo del divino Spirito e bocca rovente risuonante divine melodie e addolcisci le anime dei tuoi cantori, o Romano.

Eri come lira e cetra sovraceleste, attirando ogni mente con i tuoi racconti e dolci melodie.

La grazia dello Spirito che tutto compie ispirò e dimorò nella tua santa anima, o illustrissimo e ti rese ricettacolo divino e sapiente.

Theotokìon. Il serpente versò veleno nelle orecchie della progenitrice, ma la Pura lo rigettò alla voce dell’arcangelo, concependo e generando Cristo.

Dell’apostolo. Ode 5. Perché mi hai abbandonato.

Ti mostrò porto divino per quanti sono nella bufera la fonte inesauribile; la luce inaccessibile ti rese splendore per gli ottenebrati, beato Anania, come discepolo di colui che benevolmente in te riposa.

Colui che vede le cose nascoste e sa tutto prima della nascita mostrò a te, che ti nascondevi, il sole ignorato, un tempo persecutore, ma poco dopo difensore di quella verità da lui devastata.

Il fine del tuo avvento è la tua ineffabile economia, poiché con essa, o Redentore, la tremenda morte fu annientata. Perciò Anania, come vincitore e gerarca, per te viene sgozzato esultando.

Theotokìon. Tutte le generazioni degli uomini ti dicono beata, o Pura, poiché concepisti il Creatore di tutti e Signore e i capischiera intelligibili degli incorporei come Madre di Dio ti glorificano.

Del beato. Col tuo divino fulgore.

Avendoti trovato dimora splendidissima e scrigno purissimo del Paràclito, la grazia ti rese dimora sfolgorante di luce e dimorò in te, o sapiente Romano.

Colei che generò il Figlio di Dio incarnato, la sempre Vergine illuminò realmente la tua anima e riempì il tuo intelletto di divina conoscenza, visitandoti di notte.

Con le scritture dei tuoi sacri discorsi, o illustre, apparisti pane per tutti dolcissimo saziando tutti, illuminando l’intelletto di tutti e tutti istruendo nella scienza salvifica.

Theotokìon. Tu che generasti la luce, il Verbo del Padre eterno, o Pura, con le tue suppliche luminose illumina il mio pensiero e allontana la tenebra dalla mia anima, o purissima Sovrana.

Dell’apostolo. Ode 6. Perdonami, Signore.

Imparando ad adorare Dio vivente, o sacratissimo e sciogliendo l’articolata malizia degli insensati, insegnasti, o Anania, a venerare la Divinità trisipostatica.

Ricevendo nelle tue mani, o Anania, il timone della Chiesa, seguivi Cristo nocchiero, o apostolo e la guidasti nello Spirito come una nave divina.

Plasmando subito il vaso della tua giustissima elezione, o Sovrano, lo rivelasti al tuo glorioso discepolo mentre pregava, ordinandogli di indirizzarlo sulla retta via.

Theotokìon. Come arca animata contenesti il Legislatore, come santo tempio accogliesti il santo, divenuto uomo per il bene degli uomini, o Madre Vergine.

Del beato. Vedendo il mare della vita.

Riempito di illuminazione e sollevato all’altezza dei beni divini, disprezzasti tutte le cose terrene e divenisti colonna celeste e astro della pietà.

Facesti appassire gli appetiti della carne e adornasti la tua anima con raggi di luminosissima purezza e ti cingesti con bellezza di amabile ornamento di virtù.

Odiando la delizia temporanea, vana e corrotta che passa, permanendo senza sosta nella Chiesa della Purissima, santificasti il tuo intelletto, la tua anima e la tua carne, o ammirabile.

Theotokìon. Tutti i profeti prevedendo splendidamente la tua futura e finale castissima nascita sulla terra, o Cristo, chiaramente i divini veggenti la preannunziarono.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontakion dell’apostolo.

Tono 2. Tomba e morte.

Tu, fervidissimo protettore con la tua intercessione, tu che sollecito esaudisci chi ti prega, accogli, Anania, la nostra supplica e implora perché abbia pietà di noi Cristo, il solo glorificato nel santuario.

Ikos.

Con lo splendore della tua illuminazione, purificami, mio Salvatore, dal buio e indurimento del mio cuore, dammi una parola per celebrare con coscienza pura le virtù divinamente splendenti dell’apostolo e le lotte del beato: poiché tu sei fonte di sapienza e donatore buono, o compassionevolissimo; rendi dunque chiara la mia lingua, accogli il mio inno di lode, tu che sei il solo glorificato nel santuario.

Sinassario.

Il primo di questo mese memoria del santo apostolo Anania.

Stichi. Gli empi scaraventano sulle pietre Anania, che non vuole assolutamente dare culto alle pietre. Fu lapidato Anania il primo giorno.

Lo stesso giorno, memoria del santo padre nostro Romano, compositore di kontàkia.

Stichi. Un tempo Romano cantava il Dio Verbo e ora con noi e con gli angeli lo inneggia.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Michele dal monastero Zovi e dei suoi compagni, trentasei santi monaci martirizzati nell’eparchia di Sebastopoli.

Stichi. Tagliato Michele con i tredici discepoli, si unirono al coro dei monaci martiri.

Lo stesso giorno memoria di sei santi monaci martiri che perirono di spada.

Stichi. Sei compagni martiri arrossarono i loro mandìas con i supplizi delle spade.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Domnino.

Stichi. Sopportando tremenda frantumazione di ossa, Domnino svergogna le astuzie di satana.

Il beato Giovanni Kukuzelis dal dolce canto, che fu asceta sui monti della Meghisti Lavra dell’Athos, termina in pace.

Il beato Gregorio il domestico, che fu asceta nella stessa Meghisti Lavra dell’Athos e ricevette dalla Madre di Dio una moneta d’oro, termina in pace.

Per le preghiere dei tuoi santi, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dell’apostolo. Ode 7. Un tempo a Babilonia.

Il gregge da Dio eletto suoni sapientemente con tromba armoniosa i supplizi del pastore Anania, cantando a Cristo, principe dei pastori: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

La venerabile Chiesa ti glorifichi, o Anania, discepolo di Dio e venerato gerarca martire della divina passione, esclamando a Cristo: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Nascosto non per paura della morte, ma per affetto del gregge, vedendo il lupo ammansito come agnello, acclamavi: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Incarnato da grembo verginale, ti mostrasti per la nostra salvezza, o Cristo, perciò conoscendo tua Madre come Genitrice di Dio, piamente acclamiamo: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Del beato. I fanciulli a Babilonia.

Avevi, o ispirato da Dio, la Madre di Dio Maria come maestra per istruirti, insegnarti ed esortarti a cantare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Il suono delle tue parole riempì l’ecumène e preparò gli uomini a cantare dolcemente a Cristo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Splendesti nel mondo come sole luminosissimo, o Romano e come torcia che illumina quanti acclamano con fede: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Ora ti dicono beata tutte le generazioni di uomini, madre di Dio pura, come predicesti e con fede ti magnificano: Benedetto, o purissima, il frutto del tuo grembo.

Dell’apostolo. Ode 8. Follemente il tiranno.

Insolito riteneva il glorioso Anania il potere che rapì il distruttore del tuo gregge, o Sovrano, il suo ineffabile passaggio al coro pastorale, perciò esultante acclamava: Benedite, fanciulli, sacerdoti, lodate, popoli, esaltate Cristo per tutti i secoli.

Si rallegri oggi la tua insigne e beatissima città ed esulti nello spirito, ottenendo a tua protezione, o glorioso; e ringraziando il Salvatore gridi: Benedite, fanciulli, sacerdoti, lodate, popoli, esaltate Cristo per tutti i secoli.

O Anania venerabile, predicasti a Saul con precetto vivificante, la potenza illuminante del Contemplato e guaristi la sua cecità imponendogli le tue mani guaritrici e gettando come scaglie le squame del serpente gridando: Esaltate Cristo nei secoli.

Theotokìon. Tu santissima Sovrana, che salvi dai pericoli e soccorri tutti gli afflitti, abbi pietà di me, che sono caduto e rialzami, aiutandomi prima della fine, affinché non mi avvolga la notte della morte nel sonno e così debitamente ti glorifichi nei secoli.

Del beato. Per obbedire.

Respingendo ogni dolcezza, delizia e gloria del mondo, elevasti l’anima ai cori superni e alle loro glorie e splendori, o sapiente, alle bellezze ineffabili, alle dimore di lassù, alla luce della tearchia acclamando: Ti esaltiamo, o Cristo, nei secoli.

Acceso da divina brama, stabilisti ascensioni nel tuo cuore e avevi la condotta degli incorporei in un corpo, imitando le schiere degli angeli, o sapiente, bramavi nel mondo le loro melodie con fede acclamando, o Romano: Ti esaltiamo, o Cristo, nei secoli.

Con l’elevatezza delle tue divine e dolcissime parole, beatissimo Romano, addolcisci e allieti le menti di tutti gli uomini come ricco dispensiere e illumini con purezza insegnando a gridare: Inneggiate al Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

Theotokìon. Con l’uguaglianza con Dio ingannandomi il malignissimo serpente, assassino dei mortali, mi rapì come schiavo alla delizia del paradiso; ma incarnandosi dalla Vergine Maria, venne e mi levò in alto divinizzandomi il Sovrano per natura, il Figlio di Dio, che sovresaltiamolo per tutti i secoli.

Irmòs. Per obbedire alla legge dei loro padri, i nobili fanciulli affrontarono la morte e disprezzarono l’ordine insensato del re di Babilonia; insieme, nel fuoco che non poteva consumarli, cantarono degnamente la lode dell’Onnipotente: Opere tutte del Signore, cantate al Signore, esaltatelo in tutti i secoli.

Ode 9. A te, Madre di Dio.

Disperdesti la tenebra dell’ignoranza e facesti risplendere realmente la luce trisipostatica a Damasco, o illustre; come padre amoroso verso i figli e benevolo principe dei pastori custodiscila dunque nell’ortodossia.

Celebrando questa festa annuale, venite splendendo di fulgida dignità spirituale, cantiamo la virtù triluminosa dell’adorata Trinità e del predicatore Anania.

La tua dignità supera supera tutti gli uomini, beato Anania! Poiché come discepolo amavi, come pastore ti riposasti e come atleta con Cristo fosti glorificato, splendente delle corone del martirio.

Theotokìon. O Purissima incontaminata, scrigno di profumo, chiedi al Cristo che generasti di donare all’imperatore trofei e al tuo popolo liberazione dal giogo della schiavitù, poiché senza sosta ti magnifichiamo.

Del beato. Ogni lingua esita.

Ti unisti, o glorioso, ai cori superni degli incorporei, dov’è letizia ineffabile e delizia eterna, dov’è luce e gioia della tearchia e la gioia, dov’è ineffabile gloria, o beatissimo.

Dimorando con i giusti nella divina gloria di Dio, contempli la dolcezza ineffabile di quel luogo, contempli la delizia senza fine, contempli le bellezze realmente gradevoli dei cieli, o sapiente, contempli i cori dei patriarchi, o glorioso Romano.

Con le tue preghiere, o sapiente in Dio Romano, libera dai pericoli quanti celebrano con fede la tua luminosa memoria e da ogni danno e malvagità dello straniero e falli degni di ottenere la gloria celeste e il regno superno, o beatissimo.

Impreziosito e adorno dalla bellezza insuperabile della Trinità, divinamente ispirato, risplendi e stai con esultanza presso il tuo Creatore e Dio, dov’è la voce dei festanti, o glorioso Romano.

Theotokìon. Per l’antica caduta, Vergine Madre di Dio, la stirpe plasmata al principio divenne schiava e sottomessa alla passione del peccato; ma il buonissimo Dio nato da te la richiamò a sé per compassione.

Irmòs. Ogni lingua esita a pronunciare le tue lodi e lo spirito più celeste è preso dalla vertigine nel cantarti; ma tu, Madre di Dio, nella tua bontà accetta l’omaggio della nostra fede e lo slancio del nostro amore che sale a te; poiché tu sei la protettrice del popolo cristiano e noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion dell’apostolo.

Con i discepoli conveniamo.

Tu che eri antico discepolo di Cristo, o Anania, al nuovo discepolo, il divino Paolo, rechi il decreto che gli ridona la vista: perciò con lui ti celebriamo come gerarca divinamente ispirato, come apostolo divino, come vero martire e predicatore divino e fervidissimo intercessore per tutta l’ecumène.

Del santo e Theotokìon, uguale.

Con canti divinamente ispirati illustravi, o beato, l’ineffabile economia divina del Cristo e di inni coronavi tutti i santi, o Romano; con loro splendidamente inneggiasti la pura Vergine, la vera Madre di Dio, padre sapientissimo: stando con lei presso la Trinità, ricordati di noi.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Dell’apostolo. Tono pl. 4. Di Anatolio.

Discepolo del Salvatore, glorioso sommo sacerdote, vanto dei martiri, Anania, astro splendidissimo, protettore della nostra città, supplica intensamente perché il tuo gregge sia liberato dai pericoli e siano salvate le nostre anime.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Respingi lontano dal mio povero cuore, o buona e purissima, le inclinazioni che mi allontanano dal tuo Figlio buono; e il perfido leone ruggente che cerca di divorarmi, il serpente ingannatore, il malvagio drago tortuoso, fallo a pezzi sotto i miei piedi con il tuo potere.

Oppure stavrotheotokìon. Autòmelo.

O straordinario prodigio! O nuovo mistero! O terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie partorì con tremendo parto; e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino della Domenica dei Padri del 7 Concilio Ecumenico (la prima Domenica fra l’11 e il 17 ottobre)

Domenica dei Padri del 7 Concilio Ecumenico

(La Prima Domenica Tra 11 e 17 ottobre)

Al Mattutino.

Apolytìkion anastàsimo.

Gloria. Dei padri. Tono pl. 4.

Gloriosissimo sei tu, Cristo nostro Dio, che hai stabilito come astri sulla terra i nostri padri e per loro ci hai guidati tutti alla vera fede; misericordiosissimo, gloria a te.

E ora. Theotokìon. Tono pl. 4.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, la tua filantropia: accogli, mentre intercede per noi, la Madre di Dio che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, il popolo che non ha più speranza.

La solita lettura del salterio, ma al posto dell’Amomos (salmo 118), recitiamo il Polyèleos, quindi i kathìsmata anastàsima e il resto come al solito.

Quindi recitiamo i canoni dell’oktòichos e quello dei santi padri, ripetendo in quest’ultimo i tropari per averne sei a ciascuna ode. Il canone dei santi, poema di Teofane, ha l’acrostico: Io canto il settimo concilio dei padri.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Adesso che desidero celebrare il settimo concilio concedi, Signore, i sette doni del Paràclito, che insieme conferiranno la sapienza con lingue di fuoco per zittire le chiacchiere degli empi.

Dal principio si impose il numero sette: lo troviamo prefigurato nel riposo assoluto della divina creazione il settimo giorno e di tutte le eresie proprio il settimo concilio ha visto la fine.

Sconfiggendo già a Nicea una prima volta Ario, nemico di Dio, con la verga pastorale dei dogmi ortodossi, i padri guidarono la Chiesa e ora nella stessa città la loro alleanza ha svergognato gli iconoclasti.

Theotokìon. Come i padri piamente insegnarono, confessiamo con fede che il grembo della Vergine, senza doglie, partorì nella carne l’Incorporeo e veneriamo la sua immagine di cui riproduciamo i tratti, baciandola con rispetto.

Ode 3. Tu che in principio.

I divini pastori del gregge, ricevuta da Cristo la rivelazione che la sua Chiesa indivisa non verrà meno, cacciarono da essa, come settari dell’anticristo, quanti volevano farla vacillare.

Attingendo alla fonte della salvezza, l’assemblea dei padri ha ripulito i torrenti torbidi e fangosi; così il popolo di Cristo, assetato, può bere ai flutti dei loro puri insegnamenti.

Nell’illustre città di Nicea, contro i detestabili iconoclasti, si tenne il settimo Concilio degli amici di Cristo, dei quali gli imperatori Costantino e Irene si fecero difensori.

Theotokìon. Vadano al fuoco eterno gli empi che rifiutano di venerare la venerabile icona della Madre di Dio e riconoscere che essa umanamente e divinamente generò Cristo.

Kathisma. Tono 4. Presto intervieni.

Per il mondo, beati padri, diveniste chiaramente fiaccole risplendenti di verità, consumando le bestemmie dei loquaci eretici, estinguendo i turbinii fiammeggianti delle dottrine empie; perciò, o gerarchi di Cristo, pregate per la nostra salvezza.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Vieni presto in nostro aiuto,Vergine Madre pura, liberaci dai nemici che ti bestemmiano e non vogliono venerarti; interrompi lo sproloquio delle eresie, si sappia che l’unica Madre di Dio sei tu, che salvi tutti i veri fedeli con la tua divina intercessione.

Ode 4. Tu sei mio vigore.

I venerabili padri, possedendo come lancia e spada la parola di Dio, uccisero col segno della croce tutti gli empi nemici che rifiutavano di venerare le icone di Cristo, della Madre di Dio e di tutti i santi.

Come a Gerico le sette trombe fecero crollare le mura al settimo giro, così i concili in numero di sette precipitarono nelle tenebre dell’inferno tutta l’orda sollevata contro Dio, alla settima assemblea delle armoniose trombe dello Spirito.

Mostrando la resistenza dei fanciulli e come Elia ardenti di zelo per Dio, i padri radunati annientarono i sacerdoti dell’infamia, insegnando poi, in piena libertà, a venerare con affetto l’icona di Cristo.

Theotokìon. Tu sei mia speranza, o Purissima, mio canto, mio porto, mio timone; ignara d’uomo generasti Dio incarnato, Verbo del Padre; fortificato così dal tuo potere, senza nessuna esitazione venero la tua icona.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Nell’elevazione del loro pensiero, i venerabili padri, deliberando, anatemizzarono gli iconoclasti come pensatori estranei, poi decretarono necessario dare culto all’icona di Cristo.

Ecco il tempo della gioia, ecco il giorno della salvezza; rallegriamoci dunque e con gioia chiediamo a Cristo: per l’intercessione dei padri del settimo concilio donaci la pace, o filantropo.

Theotokìon. Dalla Vergine nasce il Figlio di Dio senza mutamento, assumendo, per le sue viscere misericordiose, come sua l’umanità; in questa forma si lascia vedere circoscritto l’incircoscritto per natura.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Stillino i monti dolcezza e gioia, poiché è stata rifiutata la moltitudine degli eretici, che diffondeva l’amaro veleno, il rifiuto delle sante icone.

Festeggino concordi, cielo e terra, la magnificenza della figlia di Dio, poiché è cresciuta rovesciando coloro che volevano abbassarla.

Theotokìon. Il Figlio dal principio generato dal Padre senza madre, senza padre nacque divinamente da una Madre e mi ha rinnovato; perciò venero, raffigurandoli, la partoriente e il partorito.

Kontàkion. Tono pl. 2. Rifiutando di venerare.

Il Figlio che ineffabilmente rifulge dal Padre, è nato da donna, duplice nella natura: conoscendolo, non rifiutiamo l’effige della sua figura, ma piamente rappresentandola, la veneriamo con fede; la Chiesa dunque, attenendosi alla fede ortodossa, bacia l’icona dell’incarnazione di Cristo.

Ikos.

Dio misericordiosissimo, volendo sempre tener desto in noi il perfetto ricordo della sua incarnazione, lasciò questo modello agli uomini per rappresentare con la pittura delle icone l’immagine da venerare, affinché, avendola sotto gli occhi, crediamo ciò che appunto abbiamo sentito dai discorsi, conoscendo chiaramente l’opera e il nome, la figura e le lotte dei santi uomini e Cristo datore di corone, che consegna la corona ai santi lottatori e martiri; grazie ad essi la Chiesa, possedendo ora più chiaramente la vera fede, bacia l’icona dell’incarnazione di Cristo.

Sinassario.

In questo giorno celebriamo la memoria dei santi e celebrati padri riuniti a Nicea per la seconda volta, al tempo dei pii imperatori amici di Cristo Costantino e Irene, contro coloro che con empia ignoranza e sconsideratezza dicono che la Chiesa di Dio è idolatra e rifiutano le sacre e sante icone.

Stichi. I tuoi difensori, o Verbo, armati soltanto della loro predicazione, cacciano gli avversari delle sante icone.

Per le preghiere dei santi padri, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Gli eresiarchi furono vinti dai dogmi degli uomini di Dio, che rettamente accordarono la venerazione dei modelli agli archetipi, come disse Basilio il grande. Benedetto il Dio dei nostri padri.

Ecco che i templi splendono di bellezza, ornati di icone luminose; perciò nelle chiese tutto il mondo canta con coloro che salmeggiano al più bello tra i figli degli uomini, il benedetto Dio dei nostri padri.

La luce è sorta, via la tenebra, lontano gli empi; perciò l’universo, colmo di luce, canta a Cristo, fonte di luce e grida con gioia: benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. La Sovrana purissima, la sola da cui ognuno spera salvezza, la tremenda Genitrice di Cristo, re dei re, portandolo come bimbo fra le braccia, anche in immagine è venerata, come dissero i padri.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Ottimamente l’assemblea dei padri prescrive a quanti onorano Dio la tradizionale venerazione e raffigurazione della sacra icona di Cristo. E noi, come figli devoti, docilmente festeggiamo la memoria annuale e con affetto baciamo l’icona di Cristo.

Sette volte pensatori orgogliosi tentarono di piegare i piccoli e arrestare lo slancio degli amici della virtù con gli ostacoli che ponevano alle loro sante pratiche; ma i padri del settimo concilio, riuniti a Nicea, ridussero finalmente più di sette volte le loro presunzioni orgogliose.

Come frecce di bimbi, secondo il salmo, furono per coloro che conservavano l’antica fede, i colpi portati dagli spiriti puerili; e per divina potenza si estinsero le numerose voci di chi bestemmiava contro il cielo; tutto il mondo riconosce ormai che il Padre, il Figlio e lo Spirito sono uno, Dio e causa di tutto.

Theotokìon. Per misericordia il Creatore si degnò di prender forma nelle tue caste viscere come bambino; anche dopo il parto, o Vergine, serbò la tua perfetta purezza e purificò la sua immagine insozzata dal peccato; per questo le icone rappresentano con te il Dio per natura che assunse la natura dei mortali.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Re grande dell’universo, Sovrano onnipotente, che reggi il mondo con la tua forza e il tuo volere, inafferrabile unico Dio, fortifica la tua Chiesa e custodiscila nell’ortodossia, per l’intercessione degli illustri padri, che condannarono l’eresia.

In terra meritaste grandi onori, o padri dai celesti pensieri, voi che veneraste con affetto l’icona di Cristo; deponendo ora l’ombra e il velo della carne, gioite di grandi onori, vedendolo faccia a faccia.

Infrangi la forza e l’audacia delle falangi barbariche, che per nostro castigo, ci aizzasti contro; combatti con i fedeli, che in te sperano, per l’intercessione dei padri la cui memoria festeggiamo.

Theotokìon. Né il sublime spirito degli angeli, né quello dei mortali possono cogliere in nessun modo il mistero del tuo parto prodigioso, avendo concepito soprannaturalmente Dio nella carne: per questo, Madre di Dio, vedendoti con lui, raffigurandoti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Padri dalla mente celeste, riuniti nel settimo concilio, rivolgete alla Trinità una supplica intensa, perché siano liberati da ogni eresia e dalla condanna eterna e raggiungano il regno dei cieli, quanti festeggiano la vostra divina sinassi.

Theotokìon, stessa melodia.

Per intercessione della Madre tua e dei padri riuniti nei sette concili, o Signore più che buono, conferma la Chiesa, rafforza la fede e rendi tutti partecipi del regno dei cieli quando verrai sulla terra per giudicare tutto il creato.

Alle lodi cantiamo 4 stichirà anastàsima e 3 prosòmia dei padri, ripetendo il primo.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Esercitando insieme tutta la scienza dell’anima ed esaminato col divino Spirito il celeste e sacro simbolo, i venerabili padri lo stesero con divina scrittura; in esso insegnano con tutta chiarezza che il Verbo, come il Genitore, non ha principio ed è in tutta verità a lui consustanziale: e visibilmente seguono, questi uomini illustri, davvero felicissimi e di senno divino, le dottrine degli apostoli (2).

Stico. Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri e degno di lode e glorificato è il tuo nome nei secoli.

Accogliendo tutto lo splendore intelligibile del santo Spirito, gli araldi di Cristo espressero, per divina ispirazione, l’oracolo tutto soprannaturale, breve per parole, grande per intelligenza, difendendo, quei beati, le dottrine evangeliche; e abbracciando di nuovo le pie tradizioni, illuminàti, chiaramente esposero la rivelazione che ne deriva, la fede insegnata da Dio.

Stico. Riunite davanti a lui i suoi santi, che hanno stabilito l’alleanza con lui sui sacrifici.

Riunita insieme tutta l’esperienza pastorale e mossi a giustissimo sdegno, ben giustamente i divini pastori, come sincerissimi servi di Cristo e santissimi iniziati al divino annuncio, scacciarono i lupi feroci e distruttori, colpendo con la fionda dello Spirito quanti dalla pienezza della Chiesa erano caduti come nella morte, come malati di morbo inguaribile.

Gloria. Dei padri. Tono pl. 4.

Il coro dei santi padri, accorso dai confini dell’ecumène, proclamò l’unica essenza e natura del Padre, del Figlio e del santo Spirito e trasmise con chiarezza alla Chiesa il mistero della teologia. Celebrandoli con fede, proclamiamoli beati, dicendo: O divino accampamento, soldati ispirati dello schieramento del Signore; astri dalle molte luci del firmamento spirituale; torri indistruttibili della mistica Sion; olezzanti fiori del paradiso; bocche tutte d’oro del Verbo; vanto di Nicea; fregio di tutta la terra: pregate con fervore per le nostre anime.

E ora. Sei più che benedetta.

Grande dossologia e congedo.

Alla Liturgia i typikà, le beatitudini del tono e le odi 3 e 6 del canone dei padri.

Kinonikòn. Il giusto sarà ricordato in eterno. Alliluia.

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Vespro della Domenica dei Padri del 7 Concilio Ecumenico (la prima Domenica fra l’11 e il 17 ottobre)

Domenica dei Padri del 7 Concilio Ecumenico

(La Prima Domenica Tra 11 e 17 ottobre)

Al Vespro.

Dopo il salmo introduttivo recitiamo Beato l’uomo. Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 10 e cantiamo 3 stichirà anastàsima e uno anatolikòn e 6 prosòmia dei santi padri.

Tono pl. 2. Degna di essere ignorata.

I sette concili, che i padri tennero in epoche diverse, il nuovo patriarca Germano riunì in un unico canone, redatto in modo meraviglioso perché venissero conservati tutti i loro dogmi; egli inoltre presenta costoro come intercessori insonni presso il Signore per la salvezza e pastori del gregge.

La lettera della Legge stabilì il rispetto della settimana ai figli degli ebrei, che confidano nell’ombra e le danno culto: voi padri, riunendovi nel settimo concilio per ordine di Dio, che in sei giorni approntò l’universo e benedisse il settimo giorno, l’avete reso ancor più venerabile, stabilendo un canone di fede.

Con i fatti avete pubblicamente trasmesso a tutti, o felicissimi padri, che la Trinità è causa della creazione del mondo: stabilendo infatti con arcano oracolo tre concili più quattro e mostrandovi vindici della dottrina ortodossa, avete mostrato che vi sono quattro elementi e la Trinità li creò e fece il mondo.

Sarebbe bastato che il sommo profeta Eliseo si chinasse una volta sola sul figlio morto di colei che lo assisteva per infondere in lui la vita: eppure sette volte andò avanti e indietro e si curvò su di lui, quasi preannunziando come veggente le vostre riunioni, con cui assegnaste la vita alla morte del Dio Verbo e uccideste Ario e i suoi malati.

Pubblicamente ricuciste insieme la tunica di Cristo divisa e lacerata da cani latranti, o venerabili padri, in nessun modo sopportando di vedere la sua nudità, come Sem e Iafet un tempo la nudità paterna e svergognaste il parricida Ario, che ha lo stesso nome della follia e quanti la pensano come lui.

Dichiarando i seguaci di Macedonio, di Nestorio, di Eutiche, di Dioscuro, di Apollinare, di Sabellio e di Severo lupi feroci in veste di pecore, voi, come veri pastori, li respingeste lontano dal gregge del Salvatore, spogli del vello, mostrando perfettamente la realtà di quegli uomini tre volte miserabili: perciò vi diciamo beati.

Gloria. Dei padri. Tono pl. 2.

Celebriamo oggi le mistiche trombe dello Spirito, i padri teòfori, che cantarono in mezzo alla Chiesa l’armoniosa melodia della teologia, la Trinità una, essenza e divinità immutabile, i distruttori di Ario e difensori degli ortodossi, che sempre pregano il Signore d’aver pietà delle nostre anime.

E ora. Theotokìon, il primo del tono.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura del libro della Genesi (14,14-20).

Quando Abram seppe che Lot suo nipote era stato fatto prigioniero, fece il conto dei servi che gli erano nati in casa, trecentodiciotto e si diede all’inseguimento sino a Dan. Piombò su di loro di notte, lui e i servi che erano con lui, li batté e li inseguì sino a Coba, che è a sinistra di Damasco. Ricuperò così tutta la cavalleria di Sodoma, ricuperò Lot suo nipote, tutte le sue cose, le donne e il popolo. Quando Abram fu di ritorno, dopo la disfatta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sodoma uscì incontro ad Abram nella Valle di Save, cioè la Valle dei re. E Melchisedek, re di Salem, portò pane e vino; egli era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram e disse: Benedetto Abram dal Dio altissimo che ha fatto il cielo e la terra. E benedetto il Dio altissimo che ti ha dato in mano i tuoi nemici.

Lettura dal Deuteronomio (1,8-11.15-17).

Disse Mosè ai figli d’Israele: Ecco, vi ho messo davanti la terra: entrate ed ereditate la terra che il Signore ha giurato ai vostri padri, ad Abramo, Isacco e Giacobbe, di dare a loro e alla loro discendenza dopo di loro. In quel tempo io vi ho parlato e ho detto: Non posso portarvi da solo; il Signore nostro Dio vi ha moltiplicati, ed ecco siete oggi numerosi come le stelle del cielo. Il Signore Dio dei nostri padri vi accresca mille volte più di quanto siete e vi benedica come vi ha detto. Allora presi da voi uomini sapienti, capaci e intelligenti e li posi alla vostra testa: capi di migliaia, di centinaia, di cinquantine, di decine e scribi per i vostri giudici. E diedi quest’ordine ai vostri giudici in quel tempo: Ascoltate le cause dei vostri fratelli e giudicate con giustizia tra ciascuno e il proprio fratello o lo straniero che sta presso di lui. Non farai eccezione di persone in giudizio: giudicherai tanto il piccolo quanto il grande. Non ti ritrarrai davanti a nessuno, perché il giudizio è di Dio.

Lettura dal Deuteronomio (10,14-21).

Disse Mosè ai figli d’Israele: Ecco, del Signore tuo Dio è il cielo e il cielo del cielo, la terra e tutto ciò che è in essa. Eppure il Signore ha scelto i vostri padri per amarli e ha eletto la loro discendenza dopo di loro, proprio voi, al di sopra di tutte le nazioni, come è quest’oggi. Circoncidete dunque il vostro cuore duro e non continuate a indurire il vostro collo. Il vostro Dio, infatti, è il Dio degli dèi e Signore dei signori: Dio grande, forte e tremendo che non fa eccezione di persone e non accetta regali, ma fa giustizia al forestiero, all’orfano e alla vedova e ama il forestiero e gli dà pane e vestito. E voi amerete il forestiero, perché siete stati forestieri in terra d’Egitto. Temerai il Signore tuo Dio e a lui solo renderai culto, a lui aderirai e nel suo nome giurerai. Egli è il tuo vanto, egli è il tuo Dio che ha fatto per te queste cose grandi e gloriose che i tuoi occhi hanno visto.

Alla Litì. Gloria. Tono 3.

Diveniste precisi custodi delle tradizioni apostoliche, santi padri: in modo ortodosso dogmatizzaste consustanziale la Trinità; riuniti in concilio, respingeste la bestemmia di Ario, rifiutaste Macedonio, nemico dello Spirito, condannaste Nestorio, Eutichio, Dioscuro, Sabellio e Severo l’acefalo. Vi preghiamo di chiedere che, salvati dai loro errori, custodiamo pura la nostra vita nella fede.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, protettrice di tutti quelli che ti pregano, tu ci doni coraggio e fierezza, in te poniamo la nostra speranza: intercedi presso il tuo Figlio per i tuoi servi inutili.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 4.

Festeggiamo oggi con pia fede, folle ortodosse, l’annuale memoria dei padri teòfori, riuniti da tutta la terra nell’illustre città di Nicea. Essi infatti con religioso sentire distrussero l’empia dottrina del funesto Ario e sinodalmente lo espulsero dalla Chiesa universale; a tutti chiaramente insegnarono a confessare il Figlio di Dio a lui consustanziale e coeterno, vivente prima dei secoli, stabilendo ciò con pietà e rigore nel simbolo della fede. Anche noi dunque, seguendo i loro dogmi, con salda fede diamo culto al Figlio e al santissimo Spirito con il Padre, Trinità consustanziale nell’unica Divinità.

E ora. Theotokìon.

Acconsenti alle preghiere dei tuoi servi, o purissima e arresta l’insorgere delle avversità, liberaci da ogni tribolazione: sei tu infatti la nostra sola àncora certa e sicura e noi godiamo della tua protezione; non rimandarci confusi, o Sovrana, quando ti invo-chiamo; affréttati a supplicare per quelli che ti gridano con fede: Salve, Sovrana, soccorso di tutti, gioia, protezione e salvezza delle nostre anime.

Apolytìkion anastàsimo.

Gloria. Dei padri. Tono pl. 4.

Gloriosissimo sei tu, Cristo nostro Dio, che hai stabilito come astri sulla terra i nostri padri e per loro ci hai guidati tutti alla vera fede; misericordiosissimo, gloria a te.

E ora. Theotokìon. Tono pl. 4.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, la tua filantropia: accogli, mentre intercede per noi, la Madre di Dio che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, il popolo che non ha più speranza.

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Vespro del 31 Ottobre- Memoria dei santi apostoli Stachis, Apelle, Ampliato, Urbano, Aristobulo e Narcisso e del santo martire Epimaco

31 Ottobre

Memoria dei santi apostoli Stachis, Apelle, Ampliato, Urbano, Aristobulo e Narcisso e del santo martire Epimaco

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia del santo.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Percorreva tutta la terra la vostra voce di salvezza, o apostoli del Signore, rischiarando con lo splendore della grazia il cuore di tutti, o gloriosi e sciogliendo la tenebra dell’inganno: perciò pregate perché sia donata alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Stachis, felicissimo araldo e apostolo di Cristo, il mirabile Apelle, Aristobulo, Urbano, Ampliato e il divino Narcisso, predicando la Trinità santissima illuminarono le genti e le liberarono dalla schiavitù: e noi tutti con fede li diciamo beati.

Astri fulgidissimi, purissimi vasi di Cristo che tramite la fede contengono tutto lo splendore dello Spirito, colonne della Chiesa, cieli gloriosissimi narranti la gloria di Dio, pregatelo perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Del martire. Tono 1.

Esultanza delle schiere celesti.

Desiderando la bellezza delle realtà celesti, o glorioso, considerasti un nulla la gloria delle cose temporali: vivendo dunque nella carne come un angelo, sopporti con costanza, come libero dalla carne, le multiformi pene dei persecutori, o Epimaco.

Danzando nei celesti talami e deliziandoti della gloria del Sovrano di tutti, o Epimaco beatissimo, imploralo per noi che ti onoriamo, affinché possiamo godere con gli angeli la gioia e l’eterno gaudio.

Ti rivelasti astro fulgidissimo, martire Epimaco, apparendo a quanti sono nelle tenebre e illuminando con le tue sacre esortazioni quanti erano prima dominati dalla tenebra dell’ignoranza: lottando poi per Cristo secondo le regole, ottenesti la corona della vittoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Donami di mutar vita, o Vergine, togliendomi alle abitudini passionali per portarmi a tendere all’impassibilità divina, fino a ottenerne l’ineffabile possesso, concedendomi di far eternamente zampillare dalla mia anima il lutto gaudioso.

Oppure stavrotheotokìon.

Accettò di patire per noi tuo Figlio, affinché, per la passione di lui, tu offra l’impassibilità a tutti, o Madre di Dio: imploralo dunque in ogni tempo di liberarmi da ogni sorta di passioni dell’anima e del corpo, per la tua intercessione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytíkion degli apostoli. Tono 3.

Santi apostoli, pregate il Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del martire. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i persecutori e ha infranto l’audacia impotente dei demoni; per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

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Vespro del 30 Ottobre- Memoria del santo ieromartire Zenobio e di sua sorella Zenobia

30 Ottobre

Memoria del santo ieromartire Zenobio e di sua sorella Zenobia.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia dei santi.

Tono 4. Come generoso tra i martiri.

Tinta la tua veste, o Zenobio, nel sangue del martirio, o glorioso, con la grazia la rendesti più sacra; con essa entrasti, sapiente sacerdote, nel santo dei santi, offerto come sacrificio immacolato a colui che per te fu sacrificato e come perfetta, purissima oblazione, o sacratissimo.

Mentre il corpo veniva scorticato, si mostrava più fulgida l’interiore bellezza della tua anima, ieromartire ammirabile, Zenobio di senno divino, bellezza dei sacerdoti, vanto dei vittoriosi, perenne fonte di prodigi, fugatore degli spiriti impuri e guida delle nostre anime.

Venne prescelta per lottare con te la sorella Zenobia, che aveva in comune con te, o sapientissimo, il sentire e il nome: con coraggio sopportò i bollori delle caldaie, la minaccia del fuoco e la morte violenta: perciò con te ottenne le corone della vittoria e il regno superno, o Zenobio, iniziatore ai sacri riti.

Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.

Intrecciamo oggi una danza canora, amici dei martiri, nella memoria dei venerabilissimi atleti Zenobio e Zenobia: essi furono difensori della Trinità; nello stadio con coraggio soffocarono il nemico invisibile nel loro sacro sangue e ottennero con gloria la corona della vittoria. Perciò ad essi acclamiamo: Coppia santa del Signore, diade benedetta e illuminata, prega il Salvatore per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Mio soccorso e protezione sei tu, Madre di Dio purissima: ho te come aiuto nelle tribolazioni, nelle malattie e nelle angustie e glorifico te, l’irreprensibile.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo la Madre di Dio purissima, pendere dal legno la nostra vita, come madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, salva quanti con affetto ti cantano.

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Vespro del 29 Ottobre- Memoria della santa martire Anastasia la romana e del santo nostro padre Abramio

29 Ottobre

Memoria della santa martire Anastasia la romana e del santo nostro padre Abramio.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo 3 stichirà prosòmia dei santi.

Tono 4. Come generoso tra i martiri.

Con ogni costanza sopportasti le torture del corpo, l’asportazione delle mammelle e delle dita, l’estrazione dei denti, le bruciature ai fianchi, la recisione dei piedi e la morte ingiusta: perciò hai ricevuto le corone della vittoria e dimori nei celesti talami, o Anastasia, insigne per le tue lotte.

Tesoro di verginità, giardino chiuso, sacro dono votivo, divino santuario, purissima sposa di Cristo, vivente ornamento, modello delle ascete, splendore dei martiri, fonte che fa scaturire fiumi di guarigioni: tale sei divenuta per quanti celebrano la tua memoria, Anastasia illustre.

Lo splendore dei martiri, fiore delle vergini e sommo decoro delle sante, Anastasia, insigne per le lotte, vanto di Roma, soavissima e incontaminata vittima di Dio, inconcusso fondamento della pietà, venite tutti, inneggiamo con fervore: essa lottò splendidamente.

Prosòmia del santo.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Padre teòforo Abramio, imitatore di Abramo, nello Spirito divenisti esule dalla tua patria, o beato: rinnegando le bramosie della carne e rinchiudendo il tuo corpo in una piccola casetta, o beato, desti ali all’intelletto verso il cielo, dove realmente hai ottenuto la cittadinanza.

Santo padre Abramio, giustamente così chiamato per aver acquisito un’anima figlia di Abramo, tu sopportasti prove corroborato da fede divina e unendoti a Dio per amore, ereditasti la terra della promessa, reso splendente dal fulgore delle virtù: perciò festeggiamo lieti la tua memoria.

Santo padre Abramio, colei che per i suoi sviamenti era orrendamente schiava del serpente e scivolata giù nel baratro della perdizione, con divino espediente rialzasti e presentasti a Dio salvata: stupirono per la sua conversione quanti piamente glorificano il Signore più che buono.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come cantare la tua grazia e la grande provvidenza che ogni giorno chiaramente dimostri a me, indegno tuo servo? Come esprimere la tua bontà e i tanti modi con cui mi governi? Tu dunque continua sempre ad assistermi, liberandomi da ogni male, in vita e in morte, o venerabile.

Oppure stavrotheotokìon. Automelo.

O straordinario prodigio! O nuovo mistero! O terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie aveva con tremendo parto partorito; e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion della santa. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

In te, padre, perfettamente si serbò l’immagine di Dio, perché tu, prendendo la croce, seguisti Cristo e coi fatti insegnasti a trascurare la carne, perché passa e a darsi cura dell’anima, realtà immortale: perciò con gli angeli esulta il tuo spirito, o sant’Abramio.

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Vespro del 28 Ottobre- Memoria dei santi martiri Terenzio e N eonilla e del nostro beato pad re Stefano il sabaìta

28 Ottobre

Memoria dei santi martiri Terenzio e Neonilla e del nostro beato padre Stefano il sabaìta.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo queste stichirà prosòmia dei martiri.

Dei martiri. Tono 4. Come generoso.

Sperimentando valorosamente pene multiformi, avete abbattuto l’arroganza del nemico, o beati, confessando davanti ai tiranni colui che per noi è apparso nello spessore di un corpo, che volontariamente si è sottoposto all’immacolata passione e ha fatto scaturire per il mondo il perdono e la misericordia.

Con Terenzio rifulsero la gloriosa Neonilla, i mirabili Nita, Sarbil e Focà con Gerace, lottando secondo le regole, spegnendo il fuoco dei tormenti con la divina rugiada dello Spirito e divenendo torri di pietà, vittime accette e purissime offerte.

Come sole dalle molte luci, unendoti alla luna Neonilla, generasti, o Terenzio, un coro di sette astri, che, imporporandosi nel sangue dei martiri, rifulsero di gioioso splendore e hanno preso dimora nell’eredità senza tramonto, là dove hanno la loro stupenda cittadinanza tutti i greggi dei vittoriosi.

Del santo. Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Padre teòforo Stefano, fortificato luminosamente l’intelletto con la divina prudenza, l’animo con la fortezza, il desiderio con la temperanza e guidando con la giustizia ogni potenza dell’anima, da grande filosofo hai allestito l’amabilissimo carro delle virtù: salito su di esso, ti sei gioiosamente levato verso le altezze, o santo.

Padre Stefano dalle divine parole, hai fatto rifulgere l’intelletto con la teologia, o santo, puntando come lancia lo sdegno contro le eresie blasfeme, o beato, nel desiderio del gaudio superno: ad esso hai ottenuto di partecipare, o ispirato, ora che stai presso il trono del Re del mondo, dell’onnipotente.

Padre Stefano dalle divine parole, impinguando con la continenza l’intelletto, da ogni parte lo hai fatto risalire alla prima causa: placando il turbamento delle passioni e scossi via da te i tumulti, per la purezza dell’intelletto, o sapientissimo, ti sei congiunto a quello che è realmente il vertice di ogni desiderio, o santo di senno divino.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Salvami, salvami, o purissima, tu che hai ineffabilmente generato il Cristo Salvatore: te sola io ho come avvocata, muro inespugnabile, rifugio, esultanza e divino conforto della mia anima; tu dunque liberami dal verme che non dorme e dal fuoco eterno, o Madre del Cristo Dio.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti inchiodato alla croce, mentre volontariamente accettavi la passione, o Gesù Sovrano, la Vergine tua Madre gridava: Figlio, Figlio dolcissimo, come dunque tu, il medico, sopporti ingiustamente le ferite, tu che sani l’infermità dei mortali e strappi tutti alla corruzione, nella tua amorosa compassione?

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