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Archivi: Preghiere giornaliere

Mattutino del 19 Novembre- Memoria del santo pro feta Abdia e del santo martire Varlaàm

19 Novembre

Memoria del santo profeta Abdia e del santo martire Varlaàm.

Al Mattutino

Dopo la solita sticologia diciamo un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone del profeta. Acrostico: Canto la gloria di Abdia, il veggente. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 1. Irmòs.

Il Dio Salvatore che condusse a piedi asciutti nel mar Rosso il popolo di Israele, sommergendo il faraone e tutta la sua armata, cantiamo come solo degno dei nostri canti, poiché si è glorificato.

Stando presso il Dio Salvatore come profeta, supplicalo con confidenza, o ispirato da Dio, di irraggiare con raggi luminosi quanti ti lodano con fede, o Abdia.

Colui che prevede tutto con conoscenza, vedendo la tua quiete, la tua purezza e la luce del tuo cuore, o beato, ti glorificò come profeta divinamente ispirato.

Contemplando le visioni a te realmente rivelate da Dio, annunziasti ai tuoi empi fratelli la tremenda strage e la loro giusta perdizione, o beato.

Theotokìon. Liberati grazie al tuo ineffabile parto, Genitrice di Dio pura, ti supplichiamo: salva dalla sventura mondana quanti a una voce gridano un inno di vittoria.

Canone del martire. Acrostico: Canto le tue pazienti pene, Varlaàm. Di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Canto a te, Signore.

Illuminato dai fulgori della tua passione, o Varlaàm, custodisci con le tue suppliche quanti con fede onorano la tua memoria.

Sia onorato con canti il mirabile Varlaàm ispirato da Dio, che spense il fuoco dell’ateismo col fuoco della vera fede.

Avendo lottato per la pietà, o Varlaàm incoronato, ora sei degnamente onorato dalla destra dell’Onnipotente con la corona della gloria.

Il Sovrano ti diede forza in multiformi supplizi, o beatissimo martire: in essi vincesti la ferocia degli atei.

Theotokìon. Come ti vide un tempo il tuo progenitore Giacobbe, o Vergine, ti mostrasti scala celeste su cui discese a noi il Verbo.

Del profeta. Ode 3. Irmòs.

O Cristo, per la potenza della tua croce, rinsalda il nostro sentire perché possiamo cantare e glorificare la tua crocifissione volontaria.

Divenisti fiume di acque mistiche, che sorge dall’abisso delle grazie dello Spirito, o beato Abdia.

Per volontà e provvidenza divina fosti eletto a predire ciò che accadrà e preannunziare il futuro, o ammirabile.

Illuminato dal fulgore divino e celeste predicesti la salvezza futura delle genti, o beatissimo.

Theotokìon. In te, Madre Vergine, il Verbo ha preso dimora e per la tua mediazione salva quanti ti venerano come Theotòkos, o purissima.

Del martire. Ha indebolito l’arco.

Tutta la struttura del tuo corpo e le articolazioni delle tue membra ti vennero spezzate, mentre la forza della tua anima era custodita integra.

Sopportasti con coraggio le aggressioni di coloro che ti raschiavano i fianchi, mostrando forte e nobile pazienza, o beatissimo.

Chi canterà degnamente con lodi la forza, la saldezza e il prode spirito del tuo pensiero, o beatissimo?

Theotokìon. Mostrandosi agli uomini, la Vita enipostatica incarnata dal tuo grembo, Purissima, fu fermata la corruzione della morte, sposa di Dio.

Irmòs. Ha indebolito l’arco dei potenti e i deboli ha cinto di potenza; per questo si è rafforzato nel Signore il mio cuore.

Kathisma del profeta.

Tono 1. I soldati a guardia.

Col senno illuminato da divini fulgori, il grande Abdia predisse il futuro parlando nel santo Spirito; onorandolo oggi con animo devoto, celebriamo la sua sacra memoria magnificando Cristo.

Gloria. Del martire.

Tono 1. Tu che volontariamente.

O gloriosissimo, vanto degli atleti, ottenesti dal cielo la corona immarcescibile come prode soldato di Cristo, vincitore realmente invitto ed esultando danzi senza sosta con gli angeli; per le tue preghiere custodisci quanti lodano con fede la tua divina lotta.

E ora. Theotokìon.

Non cesseremo mai noi, indegni, Madre di Dio, di parlare dei tuoi poteri, poiché se tu non avessi frapposto la tua intercessione, chi ci avrebbe liberati da pericoli tanto grandi? Chi ci avrebbe custodito fino ad ora? Noi non ci distacchiamo da te, Sovrana: perché sempre tu salvi i tuoi servi da ogni sorta di sventura.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti appeso sulla croce, o Cristo, generato dal Padre senza principio, colei che ti generò nella carne gridava: Ahimè, dilettissimo Gesù, come colui che è glorificato dagli angeli come Dio, è crocifisso volontariamente ora da uomini empi, Figlio mio? Inneggio a te, o magnanimo.

Del profeta. Ode 4. Irmòs.

Signore, ho appreso della tua risurrezione dal sepolcro e ho glorificato la tua invincibile potenza.

Purificando prima la tua anima dalle passioni e ricevendo dal santo Spirito il carisma della profezia, acclamavi: gloria alla tua potenza, Signore.

Illuminato dal fulgore del santo Spirito, il profeta Abdia ci ha ispirato affinché ti gridassimo: gloria alla tua potenza, Signore.

Ti mostrasti ornamento della Chiesa, o beatissimo, preannunziando che da Sion sorgerà il Salvatore al quale gridiamo: gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Divinamente, o purissima, generasti il Verbo senza principio e coeterno al Padre, al quale gridiamo: gloria alla tua potenza, Signore.

Del martire. La tua virtù.

Respingendo le maldicenze retoriche, ricevesti il vero insegnamento degli apostoli e divenisti confessore della verità.

Avendo reso la scelta della tua volontà più forte del fuoco, abbattesti la follia dei tiranni gridando: gloria alla tua potenza, Signore.

Resistendo con anima paziente al fuoco e ai supplizi fino alla morte per Cristo, cantavi ad alta voce: gloria alla tua potenza, Signore.

Legato con forte amore, o beatissimo, abbattesti l’inganno e con pensiero divino cantavi: gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Incarnandosi dalla Vergine, venne sulla terra presso gli uomini l’Incorporeo, al quale gridiamo: gloria alla tua potenza, Signore.

Del profeta. Ode 5. Irmòs.

Vegliando all’alba a te gridiamo, Signore: Salvaci poiché tu sei il nostro Dio, all’infuori di te non conosciamo altri.

Vegliando di notte presso il Signore, ricevesti dal cielo la grazia del Santissimo Spirito, o ispirato da Dio.

Con l’aiuto della vita divina divenisti degno di vedere colui che è inteso come invisibile.

Per te, beatissimo, come profeta è sorta la luce e ti fu donata a letizia, sua consorte.

Theotokìon. Colui che fece tutto col solo volere, il Divinissimo fu plasmato simile agli uomini da te, Purissima.

Del martire. Tu che fai sorgere.

Colui che si fece imitatore della passione di Cristo e martire canta: gloria a te, gloria a te, Gesù, Figlio di Dio.

In ricompensa della tua molta pazienza ti fu intrecciata una corona, mentre canti: gloria a te, Gesù, Figlio di Dio.

Conficcasti le frecce delle tue parole nei cuori dei nemici, acclamando: gloria a te, gloria a te, Gesù, Figlio di Dio.

Theotokìon. Conoscendo te, Vergine pura, monte sacro e dimora dell’Altissimo, a te acclamiamo: gloria a te, Madre di Dio, speranza nostra.

Del profeta. Ode 6. Irmòs.

L’abisso mi circondava da ogni lato, il mostro mi tratteneva come in una tomba; a te, amico degli uomini, ho gridato e la tua destra, Signore, mi ha salvato.

Col potere del divino Spirito prevedevi il futuro, o profeta, ricevendo come specchio, con l’illuminazione dell’anima, i segni delle divine rivelazioni.

Per le tue preghiere, o beatissimo, rendi propizio il Signore a quanti piamente celebrano la tua memoria, chiedendo che sia donata loro la remissione delle colpe.

Perdona i tuoi servi e dona loro la remissione delle colpe, o amico degli uomini, avendo come intercessore il tuo profeta che ti preannunziò al mondo.

Theotokìon. Colui che creò tutto col verbo della divina potenza è portato fra le tue braccia, o ignara di nozze; supplicalo di salvare le nostre anime.

Del martire. Prefigurando la tua sepoltura.

Con la tua destra ardente siano battuti i volti dei demòni, esultino i cuori dei fedeli e si rallegrino luminosamente le schiere degli incorporei!

Sia rischiarato il consesso eletto e luminoso dei primogeniti, vedendo i segni di trionfo delle tue buone lotte e i doni e le vittorie della tua passione!

Alzatevi ora, o buoni pittori e con la vostra bella arte adornate l’immagine del martire, raffigurando in lui il vero principe delle lotte.

Theotokìon. Si rallegri in te, Madre di Dio purissima, la progenitrice liberata col tuo parto dall’antica maledizione e dell’amara condanna a morte.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridava supplicando dal ventre del pesce: dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Sinassario.

Il 19 di questo mese memoria del santo profeta Abdia.

Stichi. Abdia avrebbe detto qualcosa ancora sul futuro, se non fosse perito così discretamente. Il diciannove finì la vita di Abdia.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Varlaàm.

Stichi. Sopportando con l’incensazione anche il fuoco, Varlaàm si offrì al Signore come incenso profumatissimo.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Aza, il taumaturgo.

Stichi. Il martire Aza anelava con tutto il cuore alla spada come una certa cerva assetata.

Lo stesso giorno centocinquanta santi soldati perirono di spada.

Stichi. O Cristo, ricompensa la trina cinquantina tagliata per te con trina cinquantina di corone.

Lo stesso giorno i santi dodici soldati perirono di spada.

Stichi. La dozzina dei soldati dice al Re di tutti: oggi tramite la spada sarò il tuo prezioso soldato.

Lo stesso giorno il santo martire Agapio perì divorato da belve.

Stichi. Anche squartato da belve io, Agapio sono irremovibile nella tua fede, o Verbo.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Eliodoro di Maghido in Panfilia.

Stichi. Vedendo il sole Cristo, Eliodoro superò la tenebra dei supplizi.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Antimo, Talleleo, Cristoforo ed Eufemia con i loro figli di san Pancario.

Stichi. Accogli, o Cristo Dio, cinque atleti e ricompensali con cinque corone.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Del profeta. Ode 7. Irmòs.

O Salvatore, nella fornace ardente del fuoco hai preservato i fanciulli che ti cantavano: benedetto il Dio dei nostri padri.

Realmente ineffabile è la magnificenza dei tuoi profeti; benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Giudicato degno di dimorare presso Dio, ora canti: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Tramite i tuoi profeti riveli la grazia divina; benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Salvati per il tuo parto, o Vergine, cantiamo: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Del martire. Dio dei nostri padri.

Come martire invitto divenisti degno di gridare a gran voce col coro dei martiri: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Entrasti con fiamme luminose nel divino talamo, o grande martire, gridando a Cristo: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Stando alla destra del tuo Sovrano con la tua destra più forte del fuoco, acclami: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Salvati per il tuo purissimo parto, noi fedeli ti lodiamo senza sosta, acclamando: benedetto il frutto del tuo grembo, o Purissima.

Del profeta. Ode 8. Irmòs.

Il Figlio di Dio, nato dal Padre prima dei secoli, negli ultimi tempi da Vergine Madre incarnato, sacerdoti inneggiate, popolo esaltalo per tutti i secoli.

Illuminati da Dio, i profeti profetizzano la conoscenza del futuro, acclamando con animo divino: sacerdoti inneggiate, popoli sovresaltate Cristo nei secoli.

Illuminato dai divini fulgori, o beatissimo, irraggiasti come grandissimo astro quanti giacevano nella tenebra, o Abdia, acclamando: popoli sovresaltate Cristo per tutti i secoli.

Theotokìon. Per essenza consustanziale al Padre tuo, ti rivelasti affine a noi, incarnato da madre ignara d’uomo, perciò ti lodiamo e sovresaltiamo, o Cristo, nei secoli.

Del martire. Il Dio che nella fornace.

Abbattesti tutta l’armatura del nemico, o ammirabile Varlaàm e bruciasti tutto l’inganno degli idoli, acclamando: Ti esaltiamo, o Cristo, nei secoli.

Splendidamente ornato stai presso Cristo, o illustre atleta, rivestito della porpora tinta col sangue del martirio e glorificando il Sovrano nei secoli.

Acceso dal fuoco della pietà, bruciasti come spine tutte le illusioni demoniche, acclamando: Lodate e sovresaltate Cristo nei secoli.

Theotokìon. Quanti piamente ti benedicono, o purissima, sono benedetti da Dio, poiché generasti il Sovrano che benedice il creato e noi lo sovresaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Il Dio che nella fornace infiammata di Babilonia liberò i fanciulli ebrei, sacerdoti, inneggiatelo, popoli, sovresaltatelo nei secoli.

Del profeta. Ode 9. Irmòs.

Superando intelletto e ragione, generasti ineffabilmente nel tempo il senza tempo: concordi, Madre di Dio, noi fedeli ti magnifichiamo.

Adorno di verbo e opera divini, ti elevasti nello spirito, o divino Abdia e divenisti degno di prevedere il futuro.

Dimorando dove sono i cori dei profeti e le luci dei santi, supplica il Signore di salvare quanti con fede ti lodano.

Offerto tutto al Signore descrivesti chiaramente le divine rivelazioni di cui anche ora ti delizi, o beatissimo.

Theotokìon. Lodiamo te, pura, lampada della luce, che ricevesti il Verbo incarnato e conoscendoti come mensa della grazia, ti magnifichiamo.

Del martire. Da te, o Vergine.

Il confine delle lodi è superato dalla grandezza delle tue lotte; solo il Sovrano Cristo sa magnificarti con divina luce; supplicalo senza sosta per quanti con fede ti lodano.

Ti offristi tutto a Dio come sacrificio vivente, ti mostrasti coerede e partecipe del suo regno e ora regni con lui esultando, o indimenticabile.

Resistendo fino al sangue e alla morte per il tuo amore, o Salvatore, con spada, fuoco e supplizi il divino martire ottenne immortalità, deliziandosi di te, amico degli uomini.

Theotokìon. Con gioia metto te, benefattrice del mondo e Madre di Dio Vergine, come protettrice della mia vita e della mia anima, poiché tu, che generasti Dio, puoi salvare i tuoi cantori.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos, quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 18 Novembre- Memoria dei santi martiri Platone e Romano

18 Novembre

Memoria dei santi martiri Platone e Romano.

Al Mattutino.

Dopo la consueta sticologia si recitano i canoni dall’Oktòichos e questo di san Platone. Acròstico: Canto l’ampiezza delle tue lodi, Platone. Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Danzando nella vastità serena del regno eterno, o glorioso, salva da ogni afflizione e difficoltà delle sventure i tuoi cantori, che con fermezza percorrono la via che porta al cielo.

Munito dell’arma della pietà, o Platone, ti rivelasti torre irremovibile e resistevi a tutta la crudeltà delle sventure e, consolato dalla divina grazia, sopportasti l’angustia delle sofferenze.

Rivelandoti oppositore coraggioso, o sapientissimo, nella lotta ti sei spogliato dello spessore mortale e corruttibile e indossando la veste dell’incorruttela, stai esultante presso il Sovrano.

Theotokìon. O Purissima benedetta, incarnasti ineffabilmente il Verbo Unigenito senza principio e coeterno al Padre, perciò con retta coscienza ti predichiamo Genitrice di Dio e con grandissima pietà ti glorifichiamo.

Ode 3. Irmòs.

Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e disponesti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o solo amico degli uomini.

Sopportasti impassibilmente la fiamma ardentissima, o beatissimo, acceso manifestamente dallo zelo della pietà e risplendendo per il divino fuoco della fede.

Lottando con coraggio per Cristo, o beatissimo, ottenesti da lui doni celesti e corone che durano in eterno e ti mostrasti incoronato, o beato Platone di senno divino.

Il tuo forte corpo, steso sul legno, era sottoposto a terribili torture, ma la forza della tua anima sopportava, rinvigorita dall’amore del Sovrano e dalla brama ardente del regno.

Theotokìon. Sei porta luminosa della luce, o Genitrice di Dio, candelabro splendente dello Spirito, poiché grazie a te discese a noi il Verbo, illuminando con divina luce i tuoi cantori.

Irmòs. Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e disponesti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o solo amico degli uomini.

Kathisma. Tono 4. Ineffabilmente concepita.

Con la larghezza delle lotte allargasti la fede, o sapiente martire, restringendo e disperdendo le macchinazioni del nemico, o illustre e terminando bene il divino cammino, raggiungesti esultante la letizia del paradiso, perciò splendente per la larghezza della pietà, la Chiesa celebra oggi la tua memoria e grida a te, beato: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti celebrano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Tono 1. I soldati a guardia.

Sorto come giovane amabile, o beatissimo, con le pene del corpo e la forza della grazia mettesti in fuga l’antico nemico astuto, perciò tutta la Chiesa celebra in armonia la tua memoria, o glorioso Platone, magnificando Cristo.

E ora. Theotokìon.

O casta Purissima, guida la mia miserabile anima che per la moltitudine delle sventure scivola nella profondità della perdizione e, nell’ora della morte tremenda, liberami dai demòni accusatori e dalla terribile condanna.

Oppure stavrotheotokìon.

O tremendo prodigio! O straordinario mistero! Così gridava la casta e pura Vergine vedendo il Signore che tutto regge steso sul legno, condannato alla croce come colpevole da giudici iniqui.

Ode 4. Irmòs.

Tu sei mia forza, Signore, tu il mio vigore, tu il mio Dio, tu la mia esultanza, tu, che senza abbandonare il seno del Padre, hai visitato la nostra povertà; per questo, con il profeta Avvacùm, a te acclamo: Gloria alla tua potenza, o filantropo.

Tutto sostenuto dall’amore del Creatore, non sentivi i dolori del corpo svestito dalla carne passionale e mortale e dalla tunica di pelle, ma ricoperto dalla veste dell’assennatezza e della salvezza, o Platone.

Fosti accolto come divino sacrificatore, sacrificio senza macchia e perfetto, o martire, offrendoti come olocausto a Cristo Salvatore, che si sacrificò per la redenzione di tutti, poiché con l’anima temprata dal fuoco dell’amore del Sovrano non considerasti la bruciatura della carne.

Imitando i tre fanciulli di Babilonia, non temesti il fuoco divorante e sopportasti con fermezza e coraggio le sue fiamme inarrestabili, perciò colui che stilla rugiada ti accolse con loro nel talamo, o glorioso.

Theotokìon. Tu che sei di stirpe reale hai partorito per noi il Verbo di Dio che regna su tutto, incarnato e rimasto immutabile, perciò realmente e propriamente ti glorifichiamo, santissima Vergine.

Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai respinto dal tuo volto, luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi comandamenti.

Non davi assopimento alle tue palpebre e sonno ai tuoi occhi, o martire, finché decapitato dalla spada, o Platone prendesti il sonno beato e dovuto agli amici diletti di Dio.

Lottasti come soffrendo in un corpo estraneo, o lodatissimo, come spettatore di una lotta altrui, così combattevi, poiché acceso dal divino affetto, non consideravi le torture messe davanti a te, o glorioso.

Trovasti ricchezza e gloria: ricchezza inviolabile e gloria immarcescibile, danzando nelle dimore celesti con gli angeli e partecipando all’immortalità eterna e senza corruzione, o nobilissimo.

Theotokìon. Con le tue suppliche, o lodatissima Vergine Genitrice di Dio, dona scioglimento dei peccati ai tuoi servi, salvandoli da sventure e pericoli e afflizioni e dal dominio dei calunniatori eretici.

Ode 6. Irmòs.

Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Divenuto superiore alle passioni e ai supplizi, superasti il taglio della carne, o glorioso, poiché avevi come aiuto e cooperatore nella lotta il Cristo che ti rinforzava.

Fissando sempre lo splendore del Creatore con l’intelligenza della tua anima e guardando come in uno specchio la sua ineffabile bellezza, disprezzasti lo scarso valore delle realtà visibili.

Theotokìon. Come arca animata contenesti il Legislatore, come santo tempio accogliesti il santo, divenuto uomo per il bene degli uomini, o sempre Vergine.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontakion di san Romano.

Tono 4. Sei apparso oggi.

La Chiesa, o illustre Romano, avendoti veramente come sommo luminare, è illuminata dalle tue lotte, glorificando la tua luminosa memoria.

Altro Kontakion, di san Platone.

Tono 3. La Vergine oggi.

La tua santa memoria rallegra tutta la terra, invitando tutti nel tuo augustissimo tempio; e ora, qui riuniti in letizia, celebriamo con canti, o Platone, le tue azioni eroiche e con fede esclamiamo: Libera dai barbari la tua città, o santo.

Ikos.

Lasciando ogni vanità degli ellèni, Platone di senno divino amò ardentemente gli insegnamenti utili all’anima dati dai discepoli di Cristo. Perciò apparve anche venerabile a tutti e àncora della fede nella sua patria, il cui nome è proprio Ànkyra; essa infatti lo allevò bene e trova in lui una salda protezione contro i nemici e un ardente soccorritore nelle guerre e ogni giorno esclama: Libera dai barbari la tua città, o santo.

Sinassario.

Il 18 di questo mese memoria del santo megalomartire Platone.

Stichi. Quasi inosservato ci ha lasciato Platone, quel Platone che venne decapitato. Il 18 una lama decapitò Platone.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Romano.

Stichi. Tutti ammirarono la pazienza di Romano, perché aspettava con gioia di essere strangolato.

Lo stesso giorno il santo bimbo che, interrogato dall’eparco su quale Dio venerare, rispose: Cristo e perì di spada.

Stichi. Ereditando il seno di Abramo col taglio della spada, il bimbo divenne coabitante dei bimbi di Betlemme.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Romano il diacono, palestinese.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Zaccheo, diacono della Chiesa di Gàdira e di Alfeo.

Stichi. Il vecchio Zaccheo, o Salvatore, donava metà del patrimonio, quest’altro, invece, offre tutto il sangue alla spada. Sopporta la decapitazione, o Alfeo ed erediterai la Trinità indivisibile.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il fuoco ebbe paura un giorno a Babilonia davanti alla discesa di Dio; per questo i fanciulli nella fornace, con passo esultante, come danzando in un prato, salmeggiavano: Benedetto il dei nostri padri.

L’arbitro incoronò con la corona della vittoria te, che lottasti secondo la legge e calpestasti i tuoi nemici, gridando a gran voce e dicendo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Ti sei trasferito lietamente presso colui che da sempre bramavi, la cui immacolata passione, causa della salvezza degli uomini imitasti, cantando: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Stupirono un tempo tutte le potenze dei cieli e gli uomini che guardavano per la tua fermezza nelle lotte, poiché mutilato oltremisura, gridavi: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Riconoscendo Theotòkos te, o Pura, che col tuo divino parto verginale ci hai sciolto dai legami della morte e dalla maledizione del progenitore Adamo, acclamiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popoli, per tutti i secoli.

Lottasti in agoni gloriosi, o lodatissimo, ma Cristo ti rese molto più splendente donandoti gloria e permanenza eterna nella dimora delle tende celesti, cantando con zelo: Sacerdoti, benedite, popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.

Ti mettiamo ora come intercessore fedelissimo e protettore fervidissimo davanti al Re di tutti e Artefice del creato: supplica per noi con la tua franchezza di martire, intercedendo per quanti ti offrono inni e cantano con fede: Popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.

Fosti giudicato degno di ricevere regno immutabile per la tua fede operante, come ti aveva promesso il Dio che non mente, poiché desti il tuo corpo al fuoco e a supplizi, gridando: Sacerdoti, benedite, popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.

Theotokìon. Generasti divinamente il Verbo di Dio senza principio e inteso uno col Padre, che con la sua volontà paterna creò tutto dal non essere, incarnato per noi, uomini, perciò considerandoti in modo ortodosso Genitrice di Dio, sovresaltiamo Cristo per tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popoli, per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Freme ogni orecchio all’annunzio dell’ineffabile abbassamento di Dio: come l’Altissimo volontariamente sia disceso sino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale. Per questo noi fedeli magnifichiamo la pura Madre di Dio.

Venite, amici dei martiri, lodiamo il martire incoronato da Dio che sestuplicò i tralci della sua pietà, poiché, divenendo vigna della vita, ci porta frutti che scaturiscono vino di penitenza.

Preziosa davanti a Dio la morte dei martiri, perché procura la vita eterna e imperitura ed è causa di della copiosa ricompensa dell’eredità immortale e della gloria incorruttibile.

Consacrasti tutta la tua vita al Sovrano e Dio, o martire e ti offristi come gradito sacrificio vivente, o Platone, perciò fosti ritenuto degno dell’ineffabile delizia; supplica che siano liberati da sventure i tuoi cantori.

Theotokìon. Salvami, o Madre di Dio, che generasti Cristo mio Salvatore, Dio e uomo duplice di natura, non di ipòstasi, Unigenito generato dal Padre e poi da te senza padre e immutabile, perciò tutti sempre ti magnifichiamo.

Irmòs. Freme ogni orecchio all’annunzio dell’ineffabile abbassamento di Dio: come l’Altissimo volontariamente sia disceso sino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale. Per questo noi fedeli magnifichiamo la pura Madre di Dio.

Exapostilàrion. Udite, donne.

Il tiranno, vedendoti invincibile, o glorioso megalomartire, continuava a sottoporti a ulteriori tormenti; ma tu, disdegnandolo, con la grazia, lottasti per Cristo fino alla morte, o sapientissimo: perciò ora, incoronato, regni col Creatore.

Theotokìon.

Maria, incensiere aureo, ricettacolo della Trinità incircoscrivibile: in te si compiacque il Padre, in te il Figlio prese dimora e lo Spirito santissimo, o Vergine, adombrandoti ti rese Madre di Dio.

Quindi il resto del Mattutino e il congedo.

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Mattutino del 17 Novembre- Memoria del nostro santo padre Gregorio il taumaturgo, vescovo di Neocesarea

17 Novembre

Memoria del nostro santo padre Gregorio il taumaturgo, vescovo di Neocesarea.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Vegliando nelle preghiere, operando continui prodigi, con le tue belle opere ti sei guadagnato il nome. Prega dunque Cristo Dio, o padre Gregorio, di illuminare le nostre anime, affinché non ci addormentiamo nei peccati per la morte.

Dopo la lettura del salterio e delle Kathisme del tono corrente, due canoni dall’oktòichos, poi questo canone dei santi con l’acrostico: Gregorio taumaturgo, ecco il mio elogio. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Dei tuoi miracoli manifesta anche per me il potere divino liberandomi ora dall’abisso del peccato, venerabile padre Gregorio, illuminandomi con la tua fulgida luce, sì che possa cantarti una lode veramente di te degna.

Eri sapiente, sensato, diligente, beato padre Gregorio, preferendo la nobiltà dell’anima alle voluttà della carne, raccogliendo laboriosamente gli insegnamenti della sapienza, di cui si nutre questa stretta compagna di Dio.

Vedendoti prendere la temperanza come sorella e collaboratrice delle buone opere, il malvagio serpente aizzò contro di te gli aguzzini, che con la tua magnanimità confondesti, sanando una donna tormentata dalle passioni, o Gregorio.

Passando la tua vita in esilio, o venerabile Gregorio, ti rivelasti agli occhi di tutti degno di onore per virtù, pietà e amore per Dio, dal quale accolto, ricevesti il tuo celebre potere dei miracoli, che ti fa splendere come un sole sul mondo.

Theotokìon. Da regale radice, Vergine pura, germogliasti e in modo inesplicabile partoristi Cristo Dio Verbo, quando l’unica persona in due nature s’incarnò ineffabilmente dalle tue caste viscere.

Ode 3. Irmòs.

Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e disponesti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o solo amico degli uomini.

Purificando il tuo spirito dal gorgo delle passioni e colmatolo di sapiente contemplazione, divenisti, o Gregorio, magnifica dimora della sapienza, avendo come ricchezza il dono della profezia.

Meditando, o beato, la scrittura divinamente ispirata e sapientemente scelta una vita dalle molteplici forme, in te stesso saggiamente riproducesti l’unica immagine della virtù, o Gregorio.

Il gerarca iniziato per divina mistagogia al mistero della teologia ne illumina noi perché adoriamo la Trinità consustanziale, coeterna, increata.

Guidato da Dio, che cercavi con tutto il cuore, per mistagogo avevi Maria, la pura Madre di Dio e il figlio del tuono, che ti fecero vedere la luce della Trinità divina.

Theotokìon. In te, Vergine pura, tutti riconoscemmo la verga che produsse Cristo, fiore di immortalità e l’incensiere d’oro, poiché nelle tue braccia, o beata, portasti il carbone dell’Essere divino.

Irmòs. Tu che in principio stabilisti i cieli con sapienza e fondasti la terra sulle acque, sulla pietra dei tuoi comandamenti, o Cristo, rinsaldami perché non c’è santo all’infuori di te, solo filantropo.

Kathisma. Tono 3. La confessione della fede.

Nuovo Mosè divenisti per le opere, ricevendo dalla mistica teofania sul monte le tavole della fede, legiferando per i popoli la devozione al mistero della Trinità santa, o Gregorio: perciò noi fedeli tutti veneriamo la tua memoria, chiedendo per mezzo tuo la grande misericordia.

Theotokìon.

Del Verbo divenisti divina dimora, Vergine Madre purissima più santa degli angeli; sono coperto di fango più di tutti, insozzato dalle passioni carnali: purificami nei flutti divini, tu che ci procuri con le tue preghiere, o venerabile, la grande misericordia.

Stavrotheotokìon.

L’agnella senza macchia, la Vergine Madre del Verbo, vedendo sospeso alla croce il frutto che aveva fatto nascere senza dolore, con lacrime materne gridò: Figlio mio, che passione soffri, volendo salvare la natura umana dalle sue infami passioni!

Ode 4. Irmòs.

Tu sei mia forza, Signore, tu il mio vigore, tu il mio Dio, tu la mia esultanza, tu, che senza abbandonare il seno del Padre, hai visitato la nostra povertà; per questo, con il profeta Avvacùm, a te acclamo: Gloria alla tua potenza, o amico degli uomini.

Ricevuto il seme del Verbo come terra buona, divino padre, lo centuplicasti come dice il Vangelo, poiché tu conduci ancora a Dio con la tua dottrina i fedeli che cantano: Gloria alla tua potenza, solo amico degli uomini.

Come folgore rifulse la tua vita, o padre, allontanando l’errore dei demòni, poiché la loro oscurità si dileguò alla luce della tua virtù; perciò il custode del tempio dell’errore che rovina le anime, rotolando come una pietra, fu illuminato come una gemma.

Meritasti di contemplare la nube della luce divina; come Mosè ricevette la legge scritta da Dio, tu fosti iniziato all’esatta teologia; così divenisti legislatore, venerabile Gregorio, per la Chiesa di Cristo.

Evitasti gli inganni dei retori, illuminato dal Verbo della grazia, davvero arricchito dell’autorità apostolica contro i demoni, o padre: infatti il principe delle tenebre fugge il tuo splendore lampeggiante, o Gregorio.

Theotokìon. Da lungi ti prefigurò, purissima, l’arca contenente la legge scritta da Dio, poiché nel tuo seno concepisti il Verbo fonte di vita, che riunì le anime dei fedeli che cantano: Gloria alla tua potenza, solo amico degli uomini.

Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai respinto dal tuo volto, luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi comandamenti.

Con la coltivazione dei tuoi discorsi dissodasti cuori sterili per deporvi il seme divino e presentare come copiosi frutti, santo gerarca, la salvezza dei credenti.

Il divino gerarca Fèdimo, infiammato di zelo per Dio, ti consacrò vescovo, confidando con fede in colui che tutto vede, così come nella santità della tua vita, o padre santo.

Con i flutti dei tuoi dogmi estinguesti il braciere degli idoli e con la tua dottrina rafforzasti i credenti, elevandoti al vertice della contemplazione sul modello del veggente Samuele e mostrandoti come un albero ai tuoi persecutori.

Liberandomi da tutti i mali con la tua intercessione, divino gerarca, straccia il registro dei miei peccati: perché come sacerdote hai ricevuto da Dio il potere di rimettere i peccati.

Theotokìon. Abbellita dagli splendori della tua verginità, copristi, o Vergine, la vergogna e la difformità della prima Eva generando Cristo, che concede la veste dell’immortalità ai fedeli che ti glorificano.

Ode 6. Irmòs.

Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Per miracolo inaridisti lo stagno fratricida di cui due fratelli disputavano il possesso e fermasti la piena del fiume piantandovi il bastone, che per divino volere divenne un albero.

Non sopportando di vedere insultato Dio, divorato da zelo per lui, o Gregorio, con le tue preghiere annientasti il popolo dai vani pensieri.

L’empio che voleva annientarti, il miserabile figlio di Israele, fu messo a morte lui stesso, glorificando Dio in te, Gregorio, che ne osservi i comandamenti.

Theotokìon. Lo Spirito creatore si posò su di te e il Verbo di Dio dimorò nel tuo grembo, Vergine purissima e inesplicabilmente si fece carne, restando ciò che era, senza mutare.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontàkion.

Tono 2 Cercando le cose di lassù.

Ricevuto il potere di operare molti miracoli hai terrorizzato i demoni con segni tremendi ed hai allontanato i mali dagli uomini, o sapientissimo Gregorio: sei perciò chiamato taumaturgo, avendo preso il nome dalle opere.

Ikos.

Da dove comincerò, misero qual sono, a intessere lodi, considerando tante azioni più che mirabili? Se metto mano alla vita del santo, non ne sono assolu-tamente all’altezza; la sua vita divina supera infatti ogni intelletto; se guardo ai miracoli, anche qui resto confuso, perché sono più numerosi della sabbia: per questo egli si chiama taumaturgo, avendo preso il nome dalle opere.

Sinassario.

Il 17 di questo mese memoria del santo padre nostro Gregorio il taumaturgo, vescovo di Neocesarea.

Stichi. In vita Gregorio fece miracoli: dal Sovrano che lo accoglie nelle dimore divine ottiene licenza di farne di più. Il 17 novembre terminò i suoi giorni.

Lo stesso giorno memoria del beato Lazzaro di Zografou, il confessore.

Stichi. Lazzaro non ti raffigura più, Verbo, ma ti vede vivente.

Lo stesso giorno memoria dei beati Zaccaria Skitotomou e Giovanni.

Il beato Gennadio che fu asceta nel monastero di Vatopedi e ne fu anche dispensiere, vedendo pure il miracolo dell’olio colante dall’orcio vuoto, si addormenta in pace.

Lo stesso giorno il beato Longino si addormenta in pace.

Stichi. Hai un grande atleta, o Cristo: Longino. Hai anche un grande asceta: Longino.

Lo stesso giorno san Gennadio, patriarca di Costantinopoli, si addormenta in pace.

Stichi. Gennadio trovò l’Eden come corona, apparendo ginnasta nella palestra spirituale.

Lo stesso giorno san Massimo, patriarca di Costantinopoli si addormenta in pace.

Stichi. Nelle pene Massimo genera come figli le opere d’una vita pura come giglio.

Lo stesso giorno il beato Giustino si addormenta in pace.

Stichi. Il tuo ascetico e vigilante occhio ci svela il prodigio degli asceti, o Giustino.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il fuoco ebbe paura un giorno a Babilonia davanti alla discesa di Dio; per questo i fanciulli nella fornace, con passo esultante, come danzando in un prato, salmeggiavano: Benedetto tu, o Dio, Dio dei nostri padri.

Vanto dei padri, gloria dei dottori, torcia della Chiesa, incrollabile colonna della fede sei tu, o Gregorio, che canti: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Splendido di prodigi illuminasti tutto il mondo; perciò nella nostra assemblea ti diciamo beato, noi che godiamo delle tue parole e cantiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Per tutti gli afflitti da malattie fosti fonte di guarigione, poiché fu sparsa con abbondanza sulle tue labbra la grazia dello straordinario potere, che ci spinge a cantare: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Tutto ora si colma di luce divina grazie a te, purissima: apparisti infatti come porta per cui il nostro Dio entrò a contatto col mondo, illuminando i fedeli che acclamano: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Noi che per te siamo riccamente illuminati dallo splendore della Trinità santa e consustanziale e celebriamo oggi la tua festa, chiediamo, o Gregorio, di essere illuminati dalla tua grazia di taumaturgo per acclamare: Fanciulli benedite, sacerdoti inneggiate, popolo esaltate in tutti i secoli.

Ricevendo come nuovissimo specchio i raggi della divinità primordiale, o beatissimo, rischiarasti il mondo rinviando i riflessi della sua luce sui fedeli ortodossi che cantano: Fanciulli benedite, sacerdoti inneggiate, popolo esaltate in tutti i secoli.

Protetto da Dio, come fondamento della fede sul monte come un altro Mosé, legiferasti per i fedeli insegnando a cantare: Sacerdoti benedite, popolo esaltate in tutti i secoli.

Theotokìon. Sei divenuta sede della luce senza tramonto o santissima, raggiante di splendori verginali e hai illuminato quanti con tutta l’anima ti riconoscono vera Theotòkos e gridano: Fanciulli benedite, sacerdoti inneggiate, popolo esalta in tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: perciò, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini ti magnificano.

Rifulgendo per lo splendore della tua eccelsa vita, oggi stai accanto alla grande luce, coronato come vincitore per i tuoi prodigi divini, padre venerabile Gregorio, gerarca e taumaturgo, torcia della Chiesa e gemma della vera fede.

Supplica il Signore di dirigere oggi, o taumaturgo, con la tua intercessione, il sacerdozio regale, eletto e santificato; possano i fedeli che festeggiano la tua memoria, trovare grazie a te il regno dei cieli.

Respinti con successo gli attacchi dei demoni e dominati gli affanni della carne, o beato taumaturgo, come sacro ministro, innocente, immacolato, rivestito dell’ornamento della giustizia, stai ora con fiducia davanti al trono del nostro Dio.

Theotokìon. Apparisti Madre Dio prodigiosamente partorendo corporalmente il Verbo buono che il Padre proferì dal suo seno prima dei secoli, o Vergine, poiché egli è buono e malgrado la sua veste di carne noi lo sappiamo trascendente.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: perciò, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini ti magnificano.

Exapostilarion. Sotto gli occhi.

Acclamiamo con melodie divine, o amici della festa, il gerarca Gregorio, che diede prova di sé nel mondo per miracoli d’ogni specie: così, per la sua intercessione, otterremo il perdono delle colpe.

Theotokìon.

L’insidiosissimo e astutissimo nemico che mi invidiò la vita divina e beata di un tempo nel paradiso e mi rese esule dall’Eden, alla tua nascita, o Vergine, viene messo a morte.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo la prima.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, tu che santamente splendi con sapienza per la sacratissima teologia, colonna della Chiesa, suo stabile dottore, ammirabile strumento del Paràclito, spirito celeste, cetra dello Spirito, sublime pastore e dolce agnello, pecora diletta del Pastore supremo, fonte zampillante dottrina e flutti di guarigione, gerarca Gregorio, prega Cristo di donarci la grande misericordia (2).

Salve, splendore dei sacri gerarchi, fulgida dimora delle virtù, sostegno della Chiesa e modello di dignità sacerdotale, fiume fluente flutti divini che disseta tutta la terra per dare in abbondanza frutti spirituali di salvezza e lavare il pantano delle eresie; angelo terrestre, uomo celeste, bocca che medita la lode di Dio, Gregorio, degno erede di colui che concede al mondo la grande misericordia.

Con la pioggia delle tue sacre preghiere prosciugasti uno stagno, causa di discordia tra fratelli; per un bastone mutato in albero sbarrasti per grazia divina il corso di un fiume straripato, o Gregorio e distruggesti gli altari dei demoni; con le tue fervide preghiere a Dio sciogliesti l’inverno dell’ateismo; con i tuoi miracoli consolidasti le anime per condurle al benefattore di tutti, da cui ricevesti il meritato salario; pregalo di donarci la grande misericordia.

Gloria. Tono pl. 4.

Con rispettoso timore per il gerarca celebre per i prodigi, anche le cose inanimate prodigiosamente si trasformavano: lo stagno infatti divenne terra ferma per ammonire i fratelli; il bastone divenne albero per imbrigliare il fiume; la pietra con una parola si trasformò per portare gli increduli alla conoscenza di Dio: per essa, o Dio, concedi alle nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

La tua protezione, Vergine Madre di Dio, è spirituale luogo di cura: rifugiandoci in essa, siamo liberati dalle malattie dell’anima.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 4.

Ricevuto da Dio il sacerdozio e rivestito dall’alto il divino vello, rendesti figli della luce ed eredi di Dio gli antichi figli dell’incredulità, perché la grazia della sapienza era effusa sulle tue labbra, beatissimo taumaturgo Gregorio: perciò anche ora, nella tua memoria, prega Cristo Dio per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Custodisci da ogni sorta di pericoli i tuoi servi, o benedetta Madre di Dio, affinché ti glorifichiamo come speranza delle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Hai dato come segno.

La Sovrana purissima, vedendo crocifisso il Re del creato, gridava lamentandosi: Ahimè, Figlio divino, come sopporti dolori, tu che sei Dio impassibile? Le schiere degli angeli stupiscono tremanti vedendo il mistero della tua ineffabile crocifissione, Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Segue il resto del mattutino e la conclusione.

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Mattutino del 16 Novembre- Memoria del santo glorioso apostolo ed evangelista Matteo

16 Novembre

Memoria del santo glorioso apostolo ed evangelista Matteo.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo ed evangelista Matteo, prega il Dio misericordioso perché conceda alle nostre anime la remissione delle colpe.

Dopo la sticologia recitiamo i canoni dall’Oktòichos e questo dell’apostolo. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca e si riempirà di spirito e pronuncerò un discorso alla Regina Madre; mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Concedimi in abbondanza la grazia che sta in te, illustre Matteo, servo di Cristo, affinché canti lietamente con splendore i tuoi prodigi.

Trascurasti del tutto la confusione delle cose terrene, quando ascoltasti la voce del Verbo incarnato e divenisti, o beato, dispensatore di grazie e predicatore ispirato.

Avendo visto con i tuoi stessi occhi, o apostolo, il Verbo del Padre eterno, ne divenisti eccellente servitore e percorresti il mondo per annunziare a tutti i popoli il vangelo della sua venuta.

Theotokìon. Annunziasti l’abolizione della morte, la fine della corruzione e la rivelazione della vita, poiché, ospitato in grembo vergine, l’Infinito riplasmò il mondo.

Ode 3. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina memoria rendili degni di corone di gloria.

O Verbo di Dio, hai reso i tuoi apostoli luminari della vita che cacciano le tenebre degli atei e illuminano con la tua gloria divina, o Signore, tutto il mondo.

Proteggendo con la tua armatura, o Salvatore, l’eccellente apostolo Matteo, lo rendesti più forte dei tiranni, Signore filantropo, permettendogli di mettere fine alla menzogna degli idoli.

Il suono della tua ignea lingua bruciò le steli dei demoni, o Matteo, strumento divino del Paràclito con cui Cristo Verbo enipostàtico è predicato.

Theotokìon. Matteo, tromba dai divini pensieri, facendo echeggiare l’insegnamento divino, effuse sui popoli il vivo bagliore della Trinità, rivelando anche a loro, Vergine pura, l’incarnazione in te del Verbo.

Kathisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Scrisse il primo vangelo di Cristo rischiarando tutto il creato, il sapientissimo Matteo ed è venerato ora con sacre melodie come eccelso iniziato di Cristo, ottenendo remissione delle colpe a tutti quelli che con affetto lo onorano.

Gloria. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Rinunziando alla tua ricchezza di pubblicano per amare Cristo, come amico della pietà, rifulgesti nel mondo come luminare, santo apostolo Matteo, divenendo discepolo di Cristo e araldo della fede; oggi riuniti, onoriamo dovutamente e festeggiamo con fede la tua memoria cantando: Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Cantiamo la nuova arca e porta del cielo, il santo monte, la nube luminosa, la scala celeste, la liberazione di Eva, il paradiso mistico e immenso tesoro dell’universo; poiché in lei si compì la salvezza, il mondo fu liberato dal debito antico; perciò a lei gridiamo: prega Cristo nostro Dio di donare remissione delle colpe a quanti venerano con fede il nato da te.

Ode 4 . Irmòs.

L’ineffabile progetto divino della tua incarnazione verginale, o Dio altissimo, il profeta Avvacùm comprese e gridò: Gloria alla tua potenza, Signore.

Imparando dal tuo Verbo enipostàtico, il tuo discepolo, divino veggente, o Dio, pose fine alla sapienza del mondo gridando a te a gran voce: Gloria alla tua potenza, Signore.

Avendoti detto beato il Cristo stesso, quale elogio potremmo aggiungere noi? Nessun mortale riesce a esprimere con le sue parole la grazia che in te fiorì, o ammirabile teologo.

Avendo osservato la tua purezza, l’integrità del tuo spirito, l’Altissimo ti pose in alto sul candeliere come lampada per illuminare le tenebre.

Theotokìon. Rialzasti, o benedetta, la natura umiliata dei mortali, concependo in modo soprannaturale la forza dell’Altissimo, come insegnò Matteo, o Madre castissima.

Ode 5. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo che concede salvezza a tutti i suoi cantori.

O discepolo che ricevesti la grazia del santissimo Spirito, fosti dimora di Dio, insegnando divinamente la luce della sua conoscenza e fosti incaricato di scrivere l’insegnamento di Cristo, come testimone oculare scelto da lui.

La tua lingua divenne stilo del Paràclito che procura la divina redenzione a chi ne riconosce la signoria e innesta nelle anime dei sapienti la scienza celeste, o illustrissimo Matteo.

Risplendente del potere delle guarigioni e dei prodigi, Cristo ti inviò nel mondo per calpestare la forza dei demòni ed effondere la luce sulle anime dei fedeli, che ti cantano come araldo della pace.

Theotokìon. Vergine rimase colei che partorì verginalmente il Figlio intemporale, che rivestì la natura umana per salvarla dalla corruzione con la sua passione corporea, come insegna l’apostolo divino.

Ode 6. Irmòs.

Sono giunto alle profondità del mare e mi ha sommerso l’inondazione di molti peccati, ma tu, che sei Dio, riconduci dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Come ti seguì, il pubblicano di un tempo, l’eccellente discepolo Matteo, fu trasformato in evangelista dal tuo sovrano potere, o Dio onnipotente.

Grazie alle parole del tuo Vangelo da cui le anime sono nutrite, la moltitudine delle genti viene guidata alla vetta delle virtù, beato apostolo Matteo.

Nelle sue reti divinamente intrecciate il santo discepolo Matteo pesca l’insieme dei credenti, guidati senza sosta alla tua conoscenza, o Benefattore

Theotokìon. Il tuo parto verginale del Creatore dell’universo senza seme, né corruzione, o Purissima, è descritto dall’evangelista Matteo.

Kontàkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Gettato via il giogo del banco di pubblicano ti sei sottoposto al giogo della giustizia e sei divenuto ottimo mercante, che si è acquistato come ricchezza la sapienza dall’alto: perciò predicasti il Verbo della verità e svegliasti le anime degli indolenti descrivendo l’ora del giudizio.

Ikos.

La tirannide del nemico non si sazia di farmi violenza e rapisce dalla mia anima tutto il seme, o Matteo, amico di Cristo; ma tu che desti il seme delle tue preghiere, fallo fruttare a tuo servizio e rendimi tuo piccolissimo cantore e narratore delle tue molte e grandi opere belle e del tuo rapporto con Cristo: di come tu, lasciando subito tutto, abbia seguito con ardore colui che ti chiamò e sia divenuto il primo evangelista nel mondo, descrivendo l’ora del giudizio.

Sinassario

Il 16 di questo mese memoria del santo apostolo ed evangelista Matteo.

Stichi. Tu salvi anche i pubblicani, mio Dio; Gesù, ti rendo grazie, gridava Matteo, sopportando il martirio nella fornace ardente. L’infaticabile apostolo fu bruciato il sedici.

Per le sue preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestata con coraggio la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Eri l’impronta del riflesso primordiale come discepolo raggiante dei raggi divini di colui al quale, o Matteo, tu cantavi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Come ministro del Verbo, o beato, nelle dimore divine in cui risiede ti collocò, secondo la sua promessa, il Cristo Signore dei nostri padri, unico Dio e re dell’universo.

I mali sono respinti e la moltitudine dei demòni è allontanata dai carismi del divino Spirito, di cui sei provvisto, o Matteo e che ti permettono di cantare: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

Theotokìon. Nel tuo racconto divino, o apostolo, descrivesti la celebratissima Vergine, che partorì il Creatore dell’universo, al quale tutti cantiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Il parto della Madre di Dio, allora prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora che si è attuato convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Divinizzato per la sua costante attrazione verso di te, Matteo divenne per adozione ciò che tu sei per natura, o Sovrano, trascinando tutta la terra a cantarti: Opere tutte, benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Come fulmine nell’ecumène il Verbo inviò il teologo che scaccia le tenebra e illumina le genti coi dogmi della teologia, cantando: Opere tutte, benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Con parola e mente pura ti fu concesso di conversare con Dio; trionfando sulla materia, ti avvicinasti a lui per unirti a lui e cantare: Opere tutte, benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Theotokìon. Per il bene della stirpe umana il Verbo si degnò di prender corpo e il Signore varcò la porta della verginità rivelandoti Madre di Dio; perciò gridiamo: Opere tutte, benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Ode 9. Irmòs.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima Madre di Dio pura, sempre Vergine.

Ricevesti il diadema divino dal mistico splendore; insignito dalla mano dell’Onnipotente della corona del regno, rifulgesti nel suo regno con gli angeli presso il trono di Cristo, o beato apostolo Matteo.

Trovasti l’albero della vita, o araldo del Dio vivente, predicando con gioia la venuta in questo mondo della vita; l’albero della scienza non turbò il tuo spirito e rimanesti incrollabile e solido fondamento della Chiesa, o beato.

Ornasti col tuo Vangelo come di un diadema, o beato, la Chiesa, sposa di Cristo, che oggi con gioia festeggia la tua santa memoria; prega il Signore di salvarla da ogni disgrazia e da pericoli funesti.

Theotokìon. Senza lasciare il seno del Padre eterno, il Verbo senza principio, nostro Dio, come scrisse Matteo nel suo Vangelo, s’incarnò da te, Vergine lodatissima, rivestendo tutta la natura degli umani, assumendone i caratteri.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Respinto sapientemente il giogo del banco della gabella, seguisti Cristo, o Matteo di senno divino; ricalcando mirabilmente le sue orme, hai ora parte al suo regno, sei associato a lui nella gloria e iniziato alle realtà ineffabili.

Theotokìon.

Solleva nell’intercessione, Vergine Madre di Dio, le santissime mani con cui portasti il Creatore, supplicando per noi, affinché ci liberi da ogni tentazione dei demòni e ci conceda, o castissima, di ottenere i beni futuri.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia 4 stichi, ripetendo il primo.

Tono 4. Hai dato come segno.

Rifulgesti, o apostolo, luminoso come sole per i raggi dello Spirito e rischiarasti tutta l’ecumène, o beato, con la conoscenza di Dio e fugasti la tenebra del politeismo, o Matteo sapientissimo, perciò oggi celebriamo la tua luminosissima e solennissima festa come fonte di santificazione (2).

Assiso sulle vette della conoscenza di Dio, o apostolo, ricevesti il raggio dello Spirito, che ti apparve in forma di fuoco e con lingua di fuoco perfettamente bruciasti tutta la selva politeista dell’empietà; perciò ti onoriamo come apostolo e portavoce di Dio, celebrando oggi la tua santa festa.

Tuonasti, o sapientissimo, sacri e salvifici insegnamenti nell’ecumène e purificasti tutto il creato dalla mania degli idoli, o Matteo e illuminasti le genti con gli splendori del vangelo e, abbattendo con la grazia i templi degli idoli, edificasti chiese a lode di Dio.

Gloria. Tono pl. 4.

Applaudiamo oggi con canti, o fedeli, nella memoria del venerabile apostolo ed evangelista Matteo; egli infatti, gettato il giogo e l’oro del banco della gabella, seguì Cristo e divenne divino araldo del vangelo: perciò, come dice il profeta, per tutta la terra uscì la sua voce ed egli prega per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia i Typikà e le odi 3 e 6 del canone.

Apostolo ai Romani. Fratelli, dice la scrittura: Chiunque crede nel Signore non sarà confuso. Vedi martedi della quarta settimana.

Vangelo secondo Matteo. In quel tempo passando Gesù vide un uomo seduto. Vedi sabato della quinta settimana.

Kinonikòn. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole. Alliluia.

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Mattutino del 15 Novembre- Memoria dei santi mar tiri e confessori Guria, Samonà e Abibo

15 Novembre

Memoria dei santi martiri e confessori Guria, Samonà e Abibo.

Al Mattutino

Apolytíkion. Tono pl. 1.

Tu che ci hai donato, o Cristo Dio, i prodigi dei tuoi santi martiri come muro inespugnabile, per le loro suppliche disperdi i disegni delle genti e rafforza gli scettri del regno, perché tu solo sei buono e amico degli uomini.

Dopo la solita sticologia del salterio si leggono i canoni dell’Oktòichos e questo dei santi. Acrostico: Io voglio lodare i tre confessori unanimi.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le mani, mise in rotta nel deserto le schiere di Amalek. 

Confessando come unico Dio la Trinità, o santi martiri, vi fu facile disperdere l’instabile nebbia del politeismo, o astri luminosi sorti dall’oriente.

I tre confessori fulgidamente illuminati dalla grazia della Trinità sovrana dileguarono l’errore del politeismo con la salda resistenza che opposero.

Rendendovi figli adottivi, l’unico Figlio per natura vi comunicò per misericordia l’eredità che il Padre gli ha concesso, illustri martiri coregnanti con lui.

Theotokìon. Tu, Santissima, sei la dimora della Sapienza superiore a ogni sapere; nelle tue caste viscere egli poté costruire la propria casa per la salvezza delle nostre anime.

Ode 3. Irmòs.

In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa, e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

I confessori e servi di Cristo consegnarono volontariamente i loro corpi al supplizio dei flagelli.

Pregate, o santi, perché siano liberati dai pensieri impuri i fedeli che cantano le vostre sacre lotte.

I santi martiri, sopportando con pazienza di essere appesi, serbarono irreprensibilmente la confessione della fede.

Theotokìon. Colui che discese nel tuo grembo, lo rese fonte di guarigioni: guarisci dunque la mia anima, pura Madre di Dio.

Kathisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Annunciando la fede nella Trinità santa, o sapienti, rovesciaste con coraggio, come campioni della fede, l’inganno politeista degli idoli e salvaste dal pericolo mortale la fanciulla rinchiusa viva in una tomba, che vi proclamava beati.

Gloria. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Protetti come da armatura dalla croce di Cristo, abbatteste la forza dei tiranni, denunciando l’empietà degli idoli, coraggiosi campioni della fede, predicando con tutto il cuore la Trinità divina; perciò avendo lottato secondo le regole e avendo trionfato, riceveste la meritata corona. Vittoriosi martiri, pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la vostra santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Ineffabilmente concepita in grembo la Sapienza, il Verbo, Madre di Dio, partoristi al mondo colui che regge il mondo e reggesti tra le braccia colui che sostiene l’universo e tutti nutre, l’Artefice del creato. Perciò ti scongiuro, Vergine santissima, di liberarmi dalle colpe nel giorno in cui dovrò presentarmi al mio Creatore: Sovrana, Vergine pura, dammi allora il tuo aiuto, perché tu puoi tutto ciò che vuoi, o lodatissima.

Oppure stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il redentore, l’agnella piangendo gridava e amaramente esclamava: esulta il mondo, perché riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione che subisci per la tua compassione, o Dio più che buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Muoviti a compassione di noi, Vergine e dona remissione delle colpe a quanti con fede venerano la sua passione.

Ode 4. Irmòs.

Vedendo te, Sole di giustizia, elevato sulla Croce, la Chiesa dal suo posto sinceramente acclamava: gloria alla tua potenza, Signore.

Torturati senza pietà in mezzo a molti supplizi, gli atleti mostrarono a tutti la loro fermezza e gridarono ad una sola voce: Gloria alla tua potenza, Signore.

Con il loro triplice splendore gli incoronati, di numero pari alla Trinità, illuminano quanti ora festeggiano la loro santa memoria e procurano a tutti le guarigioni.

Accorriamo piamente alla luminosa urna dei martiri, poiché fa sgorgare le guarigioni sui fedeli che acclamano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Confessando ad alta voce l’opera divina della salvezza, mistero superiore al nostro spirito, i sapienti confessori rovesciarono ogni ateismo.

Theotokìon. Ineffabilmente concepisti, o Vergine e anche dopo il parto serbasti la verginità: grande il mistero del tuo concepimento, incontaminata Madre sempre vergine.

Ode 5. Irmòs.

Signore, sei venuto come luce in questo mondo, luce santa che trae dalla cupa ignoranza quanti con fede t’inneggiano.

I difensori della fede, raggianti per lo splendore delle loro lotte, disprezzarono l’audacia impotente dei tiranni.

I prodigi dei martiri si sono diffusi ai confini dell’ecumène, consolidando la fede di tutti.

Avendo ricevuto in terra buona i buoni semi della grazia, i martiri, con l’amore per la fatica, li coltivarono in abbondanza.

Theotokìon. Il solo Buono che tiene nella mano l’universo, Genitrice di Dio, nell’oceano della sua bontà si degnò di essere tenuto fra le tue braccia.

Ode 6. Irmòs.

A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Secondo le regole vi rivelaste buoni soldati, temperanti in ogni cosa e per aver custodito la fede otteneste la corona della giustizia divina.

Avvacùm fu portato in alto un tempo per ordine del Signore; e grazie a voi, divini confessori, la fanciulla tiranneggiata fu resa a sua madre.

Risplende di prodigi l’urna dei martiri: fa sgorgare guarigioni sui fedeli che l’avvicinano ammirando le loro imprese.

Theotokìon. Avendo trovato tra le spine te sola come giglio purissimo, come fiore nella valle, Genitrice di Dio, il Verbo tuo Sposo, dimorò nel tuo grembo.

Kontàkion.

Tono 2. Cercando le cose dell’alto.

Ricevuta la grazia dall’alto, o sapienti, voi difendete chi è nella prova, o degni di ogni lode; per questo avete liberato una fanciulla da amara morte, o santi: realmente voi siete la gloria di Edessa e la gioia del mondo.

Ikos.

Liberami dalla schiavitù del nemico, Gesù vivificante, lasciandoti commuovere dalle suppliche dei tuoi atleti, affinché, con anima e corpo liberi dalla servitù delle passioni, celebri il loro sollecito aiuto: essi infatti, togliendola tempestivamente dalla tomba, strapparono alla morte la fanciulla che gridava e che la madre affidò ai martiri, acclamando: Realmente voi siete la gloria di Edessa e la gioia del mondo.

Sinassario.

Il 15 di questo mese memoria dei santi martiri e confessori Guria, Samonà e Abibo.

Stichi. Samonà e Guria si piegano sotto la spada, Abibo si offre in olocausto al Signore. Sopportando con gioia tanto il ferro quanto il fuoco, il quindici, tre amici confessano il Dio trino.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Kyntrianòs, vescovo di Seleucia e memoria dei pii imperatori Giustino e Teodora e di san Tommaso patriarca di Costantinopoli.

Stichi. Lasciando la vita limitata Tommaso trovò giustamente la vita senza fine.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Elpidio, Marcello, Eustochio e dei loro compagni.

Stichi. La speranza delle ricompense, Elpidio, ti permise di sopportare il fuoco con due amici.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Demetrio.

Stichi. Sottoposto al taglio delle mani, Demetrio esulta con le folle degli atleti del Signore.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace persiana i figli di Abramo, accesi dalla loro pietà più che dall’ardore delle fiamme, acclamarono: Sei benedetto, Signore, nel tempio della tua gloria.

Colui che nella fornace liberò i figli di Abramo, come misericordioso, salvò la fanciulla straniera da una morte orribile per l’intercessione dei suoi servi.

Fu punito per la sua crudele barbarie il maledetto scellerato, che dovette render conto di tutti i suoi misfatti secondo il tuo giusto giudizio, o Verbo, Sapienza e Potenza di Dio.

Fortificata dalla sua speranza in voi, illustri santi, la fanciulla rinchiusa nel sepolcro con i morti non fu delusa nella sua attesa, acclamando: Signore mio Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. Come specchio nuovo riverberante la luce, accogliesti il fulgore dell’irradiamento divino, o Vergine: Benedetta sei tu fra le donne, Sovrana purissima.

Ode 8. Irmòs.

Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

La splendente e universale festa dei martiri di Cristo su noi oggi è sorta cingendo di grazia e gioia spirituali i fedeli che accorrono acclamando: Opere tutte, benedite il Signore.

I confessori della tua divinità, Signore, agevolmente annientarono ogni ateismo senza temere le minacce dei tiranni, ma gridando con forza: Opere tutte, benedite il Signore.

I sapientissimi confessori, difensori del dogma divino, respinsero le falangi nemiche quando, morti di spada, riportarono sapientemente una vittoria paradossale: cadendo, infatti, vinsero gli avversari.

Theotokìon. O Maria, sposa divina, partoristi Cristo, la cui unica ipòstasi lega l’umanità alla divinità, in due nature realmente unite in modo inconcepibile; perciò ti benediciamo.

Ode 9. Irmòs.

Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Seguendo le divine parole del Salvatore, mirabili confessori, raggianti di gioia, avete preso la sua croce sulle vostre spalle, seguendo le tracce dei suoi passi vivificanti.

Con gioia i valenti confessori, giunti alla luce totale della Trinità santa, ricevettero il premio delle loro lotte, degni di stare con le schiere incorporee.

Non più in uno specchio ora contemplate la speranza dei beati, ma riflettete la luce della realtà, o celebratissimi incoronati, che confessaste il Salvatore.

Apparendo saggiamente in numero pari alla Trinità divinissima, divini confessori, foste illuminati dal suo splendore, come suoi lottatori degni della vita incorrotta.

Theotokìon. Volendo scendere nella nostra carne, il Verbo che ordinò l’universo, elesse in te la sua dimora, avendoti trovata sola più santa di tutti i santi, o Vergine e davvero ti rese sua divina Madre.

Exapostilarion. Udite, donne.

Come un tempo, o santi, salvaste da amara morte una fanciulla gettata in una tomba e consegnaste alla morte l’iniquo goto, liberate ora anche me dalle mie indomabili passioni, affinché festeggi con gioia la vostra luminosa memoria.

Theotokìon.

Dio incircoscrivibile, che con la divinità tutto colma, da te ineffabilmente s’incarnò, o Vergine, riparando, per compassione, la trasgressione di Adamo divenendo nuovo Adamo: supplicalo per noi come Figlio tuo, o Madre di Dio.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 14 Novembre- Memoria del santo illustre apostolo Filippo e del santo glorioso megalomartire Costantino di Idra, martirizzato nell’anno 1800 nell’isola di Rodi

14 Novembre

Memoria del santo illustre apostolo Filippo e del santo glorioso megalomartire Costantino di Idra, martirizzato nell’anno 1800 nell’isola di Rodi.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo Filippo, prega il Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del martire. Tono 1. Cittadino del deserto.

Lo splendido figlio di Idra, il vanto di Rodi, il glorioso neomartire Costantino onoriamo con inni e odi spirituali, celebrandone la memoria per ricevere ricca ricompensa da Dio, acclamando: Gloria a colui che ti ha glorificato, gloria a colui che ti ha rafforzato e negli ultimi tempi incoronato.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dell’apostolo.

Acrostico: Il celebre Filippo volentieri inneggio. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo che il faraone inseguitore veniva sommerso nel mare, esclamava: Cantiamo a Dio un inno di vittoria.

Godendo dei raggi più che luminosi dello splendore di Cristo, con i tuoi raggi rischiara anche noi per partecipazione, o araldo Filippo.

Il Cristo, che ti mostrò in se stesso la gloria del Padre, Filippo, preconoscendo la tua virtù, o beato in Dio, ti mise nel coro dei discepoli.

Ora non più in enigmi, né in ombre, né in specchi vedi, o sapientissimo, la fonte dei beni, ma guardi faccia a faccia Cristo, desiderio ultimo.

Theotokìon. Venuti meno i principi della tribù di Giuda, o purissima, Dio, tuo Figlio, venendo come capo della terra, regna davvero fino ai confini.

Ode 3. Irmòs.

Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Essendo pieno di luce di contemplazione pratica, fosti degno di servire la grande luce, il Cristo venuto per noi, o divino Filippo.

Fondamento dei pii dogmi si rivelò ai fedeli la tua mistagogia: per essa infatti abbiamo appreso che il Figlio è unito al Padre dalla stessa natura.

Divenisti lucerna aurea introducendo agli uomini lo splendore invisibile e illuminando sapientemente con la sua conoscenza l’ecumène, o eccelso Filippo.

Theotokìon. Confido in te, pura e venerabile, che non sia delusa la mia speranza in te, ma tu, come Madre compassionevole del Dio filantropo, liberami dai lacci del nemico.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Flagello dei demòni ti rivelasti e luminare che rischiara quanti sono nelle tenebre, mostrando il sole rifulgente dalla Vergine e distruggendo templi di idoli, innalzavi chiese a gloria del nostro Dio, o beato; perciò ti onoriamo e festeggiamo splendidamente la tua divina memoria e a una voce ti gridiamo, apostolo Filippo: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Uguale.

Piovosa nube spirituale realmente ti rivelasti ai terrestri, innaffiando come un campo i nostri cuori: attraversando infatti con il verbo, irrighi i confini facendo piovere mirra dall’urna; perciò soffiavi nei cuori increduli il profumo dello Spirito deponendolo come un tesoro, apostolo Filippo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Ho sporcato, me misero, dall’infanzia la mia povera anima con parole e opere, non so che cosa fare, né dove rifugiarmi; non ho speranza alcuna all’infuori di te, o fanciulla: Ahimè, sciagurato! Per questo supplice a te accorro, o purissima e ti prego confessando: Ho peccato, prega Dio, tuo Figlio di donarmi remissione delle colpe, in te infatti ho messo ogni speranza, Sovrana.

Ode 4. Irmòs.

Cristo, mia forza, Dio e Signore! Così la sacra Chiesa divinamente canta, levando il grido da animo puro, facendo festa nel Signore.

Dimora del sole e vero tempio della luce di Cristo ti mostrasti, annunziando il suo splendore e la gloria celeste di Dio agli uomini.

Come divino sale applicato da Cristo sulle passioni dell’umanità corrotta, ne cauterizzasti la cattiva ferita, divino rivelatore ammirabile.

Rinvigorito dalla forza di Cristo, Filippo, apparisti ai terrestri più forte delle schiere dei demòni e degli empi, proclamando i vangeli della vita divina.

Theotokìon. Cristo ti ha mostrato porto sereno a quanti con fede e affetto ti proclamano in verità e mente pura Madre di Dio, o Sovrana purissima.

Ode 5. Irmòs.

Col tuo divino fulgore, o buono, rischiara, ti prego, le anime di quanti con amore vegliano per te dai primi albori, perché conoscano te, Verbo di Dio, che veramente sei Dio e ci richiami dal buio delle colpe.

Prosciugasti il veleno distruttore d’anime del nemico con le tue innocentissime mani, o divino vate, strappando quanti erano trattenuti nel baratro mortale di pessime colpe.

Ti rivelati tutto ardente per la presenza e la grazia del Paràclito, o Filippo, vivificando quanti erano ghiacciati nel gelo dell’ateismo col calore della fede.

Divenisti amico di Cristo, accogliendo immediatamente gli splendori a te donati e guidando quanti a te accorrono, illuminandoli e conducendoli al tuo Creatore.

Theotokìon. Colui che con un verbo tutto plasma e guida con sapiente provvidenza, l’unico Signore, come volle, per sconfinata compassione viene plasmato in te e inesplicabilmente diviene carne in te, purissima.

Ode 6. Irmòs.

Fu preso, ma non trattenuto nelle viscere della balena Giona: portando infatti la figura di te, che subisti passione e sepoltura, come dal talamo uscì dal mostro dicendo alle guardie: O custodi, avete trascurato come vana e falsa la misericordia che era per voi.

Vedendo l’errore del nemico dividere e maltrattare la stirpe degli uomini, tendendo l’arco inviasti i tuoi apostoli come frecce appuntite; aprendo il fianco del dragone, o Cristo, sanasti tutti dalla sua tristezza e rovina, o Salvatore.

Splendendo di supremo fulgore, apparisti al mondo come luce, come monte stilante dolcezza, la cui divina rugiada piove dal cielo, come apostolo eletto fra i dodici discepoli a seguire Cristo, o beato.

Iniziato alla profondità dei tuoi misteri, il divino discepolo ti predicò ad alta voce come torrente di delizie e fiume di pace, come onda che copre di gloria le genti ed evangelizzò il tuo glorioso annientamento per noi, o buono.

Theotokìon. Generando Cristo richiamasti a vita eterna e immacolata immortalità tutti i mortali uccisi e perduti dalla morte e illuminasti e liberasti quanti erano oscurati, sciogliendo i legami della nostra prigionia, o lodatissima.

Kontakion. Tono pl. 4. Come primizie.

Il tuo discepolo e amico, imitatore della tua passione, ti proclamò Dio a tutta la terra, l’ispirato Filippo. Per le sue suppliche, custodisci dagli empi nemici la tua Chiesa e tutta la tua città, mediante la Madre di Dio, o misericordiosissimo.

Ikos.

Concedimi, Signore, parole fluenti, tu che creasti la natura delle acque; conferma il mio cuore, Sovrano, tu che consolidasti la terra con il tuo verbo; e illumina la mia mente, tu che come di una tunica ti rivesti di luce, affinché dica e canti ciò che conviene e degnamente celebri il tuo discepolo, o misericordiosissimo.

Sinassario.

Il 14 di questo mese memoria del santo e glorioso apostolo Filippo degno di ogni lode, uno del primo coro dei dodici.

Stichi. Sospeso sul legno, stende i piedi che tu lavasti, Salvatore. Il 14, Filippo, sei giunto capovolto.

Lo stesso giorno memoria del santo glorioso megalomartire Costantino di Idra, martirizzato nell’anno 1800 nell’isola di Rodi.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli a Babilonia non temettero la fiamma della fornace, ma camminando refrigerati in mezzo alla fiamma cantavano: Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

Come dardo di luce fosti lanciato, o apostolo, per illuminare con i tuoi chiari raggi quanti con fede acclamano: Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

Irraggiando lo splendido fulgore della tua divina predicazione, rischiari chiaramente quanti nelle tenebre cantano: Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

Vincesti la chiacchiera dei retori e tutti i cattivi discorsi con il tuo forte verbo con il quale cantavi: Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Soprannaturalmente, Vergine, generasti le due nature unite senza confusione nel Cristo, al quale cantiamo: Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Irmòs.

Obbedendo alle paterne leggi i giovani beatissimi a Babilonia disprezzarono l’insensato ordine del re e uniti nel fuoco che non li bruciava degnamente cantavano l’inno: Inneggiate il Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

Il Verbo enipostàtico luce paterna, t’inviò luce nel mondo, apostolo eletto e tu, beatissimo combattesti il mondo con il suo potere divino, risultando invitto oplita che grida: Inneggiate il Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

Rinvigorito dalla forza divina, sbaragliasti le schiere avverse, disperdendo il loro selvaggio assalto; prendendo infatti la pace come inviolabile eredità, radicasti la pace nel mondo acclamando: Inneggiate il Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

Con tutto l’affetto seguivi il Verbo di Dio incarnato, o apostolo, divenendo suo discepolo, divino servitore e iniziato, perciò da lui inviato predicavi alle genti la sua venuta acclamando: Inneggiate il Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Incomprensibilmente tutto si unì senza mutare a tutta l’umanità il Dio supremo, santissima Vergine, perciò in due nature è conosciuto Cristo, che è uno da due e noi lo inneggiamo gridando: Inneggiate il Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Ogni lingua esita a elogiare degnamente e ogni intelletto sovramondano ha le vertigini inneggiandoti, Madre di Dio, tuttavia essendo buona, accetta la fede e infatti vedi il nostro affetto divino, poiché tu sei difesa dei cristiani e noi ti magnifichiamo.

Degno ora della gloria ineffabile e della luce senza sera, là dov’è la letizia indicibile, la gioia senza fine nella Chiesa dei primogeniti, fra le tende dei giusti, prega, o Filippo sapientissimo per tutti i cristiani.

Ornato di solenne splendore spirituale, cinto della corona del regno e circondato di ricchi bagliori, o divino, stai gioioso per gli splendori di luce sovrasostanziale presso il trono del tuo Sovrano, o beato.

Con tutti i venerati apostoli e i profeti, con gli atleti, i beati, i gerarchi, i giusti e con la Madre di Dio, prega, Filippo, perché sia donata propiziazione delle colpe e delle mancanze a quanti celebrano la tua luminosa e divina memoria.

Theotokìon. Oltre natura, Vergine Madre, generasti incarnato il Verbo un tempo senza carne, perciò tutti piamente ti predichiamo Madre di Dio, adattando a te la veracissima dicitura, o pura; tu infatti fioristi la radice della salvezza dei fedeli.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Ritirando dalla corsa i tuoi piedi belli, o Filippo, percorrevi gioioso la salita verso il cielo; e stando presso la Trinità, nel Padre contempli il Figlio e lo Spirito divino: perciò festeggiamo con affetto la tua sacratissima e divina memoria.

Un altro. Tu che il cielo.

Ricevendo il raggio del divino Spirito, o santo, illuminasti il mondo col suono delle tue parole; supplica ora per noi il Signore di salvarci.

Theotokìon.

Vergine santissima, offrendo ora per noi la tua supplica a tuo Figlio con il divino Filippo dalla parola ispirata, salvaci tutti da ogni male.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Gli echi delle tue parole celesti, o beatissimo, si diffusero sulla terra riempiendola di dogmi: proclamando con esse la divinità del Figlio, misticamente lo glorifichiamo, o apostolo, come consustanziale al Padre e allo Spirito (2).

Poiché ora tutti ti possediamo come stella mattutina degli apostoli di Cristo e lampada splendente della sacra Chiesa, o Filippo beatissimo, le nostre anime ne sono illuminate e per la tua intercessione, o illustre, siamo liberati da tremendi pericoli.

Compiuta attraverso la croce la gara della lotta, degnamente cingesti, Filippo, le corone della vittoria; entrato con esse nel regno superno, siedi con Cristo, o apostolo e preghi per la nostra salvezza.

Gloria. Tono 2.

Le tue guance, sapiente apostolo Filippo, apparvero nel mondo coppe di aromi, versando ai fedeli la bevanda vivificante; tu infatti, abbracciando la pratica come ascesa alla contemplazione, divenisti seguace di Cristo, adornando con dottrine la sterile Chiesa dei gentili priva di figli, in lui divenuta madre felice: anche ora supplica perché essa sia liberata da sciagure e angustie: in Dio tu lo puoi, perché a lui sei vicinissimo.

E ora. Theotokìon.

In te ripongo ogni mia speranza, Madre di Dio: custodiscimi sotto la tua protezione.

Grande dossologia e conclusione.

Alla Liturgia

Typikà e dal canone le odi 3 e 6.

Kinonikòn. Per tutta la terra è uscita la loro voce e fino ai confini del mondo le loro parole. Alliluia.

Avvertenza: Da domani si comincia, in unione con Dio, il digiuno del Natale di Cristo.

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Mattutino del 13 Novembre- Memoria del nostro santo padre Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli

13 Novembre

Memoria del nostro santo padre Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli.

Al Mattutino

Apolytíkion. Tono pl. 4. Autòmelo.

La grazia della tua bocca, che come torcia rifulse, illuminò tutta la terra, depose nel mondo tesori di generosità e ci mostrò la sublimità dell’umiltà. Mentre dunque ammaestri con le tue parole, padre Giovanni Crisostomo, prega il Verbo, Cristo Dio, di salvare le nostre anime.

Theotokìon.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, il tuo amore per gli uomini: accogli, mentre intercede per noi, la Madre di Dio che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, il popolo che non ha più speranza.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Appresa dall’alto la sapienza, hai fatto risplendere per tutti, come oro in una fornace, la grazia avuta da Dio, dei tuoi discorsi e annunziasti la santa Triade e Monade, saettando con le tue parole dardi contro l’inganno avido di denaro; avendo dunque per zelo rimproverato l’imperatrice, fosti ingiustamente allontanato dal tuo gregge, o beato Giovanni Crisostomo: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Theotokìon.

Previeni, o Madre di Dio, con la tua fervida intercessione, la mia povera anima, o Vergine: nella tempesta delle tentazioni della vita sta ora affondando come senza pilota, o purissima, visibilmente sovraccarica per il peso dei peccati e in rischio di cadere nelle profondità dell’ade; salvala, offrendole il porto tranquillo, perché con fede a te gridi: prega Cristo Dio di donarmi la remissione delle colpe, perché per il tuo servo sei tu la speranza.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 3. La confessione della fede divina.

Divino strumento della Chiesa, inviolabile ricchezza della pietà ti rivelasti, gerarca Crisostomo, rischiarando la tua vita con l’impassibilità, riversando la misericordia su chi prega; padre santo, supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Ammaestrati da lui, onoriamo, o fedeli, com’è nostro dovere, il pascolo delle parole delle Scritture divinamente ispirate, colui che ci guida alla conversione, colui che sopportò svariate tentazioni, il Crisostomo: egli infatti prega il Signore d’aver misericordia delle nostre anime.

E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Di te ci è noto, o pura sempre Vergine, lo straordinario prodigio del concepimento e il modo ineffabile del parto; sbalordisce il mio intelletto e rende attonito il mio pensiero, Madre di Dio, la tua gloria, che a salvezza delle nostre anime su tutti si dispiega.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Irrigata dalle tue auree parole, la Chiesa abbevera tutti con rivi aurei e cura le malattie di quelli che ti celebrano, o beatissimo Crisostomo.

Gloria. Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Né l’ostilità ingiusta del sinodo, né l’odio dell’insensata Augusta, spensero, o padre, le virtù che erano in te; ma, saggiato come l’oro dal fuoco delle prove, senza sosta supplichi la Trinità santissima, per la quale lottasti, fervente nello spirito.

E ora. Theotokìon.

Mostra al tuo servo la tua sollecita protezione, l’aiuto e la misericordia che offri; placa, o pura, i marosi dei pensieri vani e risolleva la mia anima caduta, o Madre di Dio: perché lo so, o Vergine, lo so che tu puoi tutto quanto vuoi.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

La mia bocca parlerà sapienza e la meditazione del mio cuore intelligenza.

Stico. Ascoltate questo, genti tutte, porgete orecchio voi tutti che abitate il mondo.

Ogni spirito e il vangelo secondo Giovanni (10,1-9).

Disse il Signore ai giudei venuti da lui: In verità, in verità vi dico, chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei. Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

Salmo 50.

Gloria. Tono 2.

Esultano oggi nello spirito le folle dei gerarchi, festeggiando con noi la tua memoria, santo gerarca Crisostomo, luminare della Chiesa.

E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2.

È stata effusa la grazia sulle tue labbra, padre santo e sei divenuto pastore della Chiesa di Cristo, per insegnare alle pecore razionali a credere nella Trinità consustanziale in unica natura divina.

Il canone della Madre di Dio con gli irmì su sei tropari per ode e quello del santo, su otto tropari complessivi.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Attraverso l’umido elemento come terra asciutta, fuggendo all’oppressione egizia, l’israelita acclamava: Cantiamo al nostro Redentore e Dio.

Stretto da molte tentazioni in te mi rifugio cercando salvezza; o Madre del Verbo e Vergine, da ogni sciagura e disgrazia salvami.

Assalti di passioni mi sconvolgono riempiendo di grande scoraggiamento la mia anima; metti in me pace, o Vergine, con la serena quiete del tuo Figlio e Dio.

Supplico te, o Vergine, che partoristi il Salvatore e Dio, di scamparmi dalle sciagure; in te rifugiandomi anima e mente a te protendo.

Concedimi la tua visita divina e prestami le cure che sai dare, o sola Madre di Dio, tu che sei buona e hai generato il Buono, perché io sono malato nell’anima e nel corpo.

Canone del santo. Acrostico: Canto te, bocca aurea dello Spirito. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga di Mosè che operava prodigi inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un inno a Dio.

Divenuto, o Crisostomo, ferventissimo predicatore della penitenza, prega Dio che mi converta con tutto il cuore e per la tua compassione supplicalo di guarire le ferite delle mie trasgressioni passate.

Ricevendo tutto lo splendore dello Spirito santo, o padre beato, ti rivelasti guida della Chiesa, colonna di fuoco, nube luminosa che copre con la sua ombra tutte le classi di ortodossi.

Promosso dottore da Cristo, hai fatto zampillare in abbondanza, con la tua lingua d’oro e la sapienza del tuo pensiero, i divini insegnamenti; eri infatti fiume di Dio colmo d’acque dello Spirito, o Crisostomo, rivelatore di Dio.

Theotokìon. Vergine da Dio colmata di quella grazia con cui fu ricamata la veste di broccato, quando nel suo ineffabile amore il Verbo del Padre si fece carne, tu lo partoristi, Madre benedetta, oltre comprensione e serbando la tua verginità intatta.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca e si riempirà di spirito e pronuncerò un discorso alla Regina Madre; mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Della Madre di Dio. Ode 3. Irmòs.

O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo amico degli uomini.

Prendo te come difesa e protezione della mia vita, Madre di Dio Vergine; guidami tu al tuo porto, o causa di ogni bene, sostegno dei fedeli, sola lodatissima.

Ti prego, Vergine, dissolvi il turbamento della mia anima e il turbine dello scoraggiamento; tu infatti, o sposa di Dio, hai generato il Cristo, l’autore della serena quiete, o sola purissima.

Tu che hai partorito la causa dei beni, il Benefattore, fa scaturire per tutti la ricchezza dei benefici; tutto tu puoi poiché hai portato in seno il Cristo, potente nella sua forza, o Beata in Dio.

Provato da penosissime malattie e malsane passioni, o Vergine, aiutami tu: io ti so infatti perenne e inesauribile tesoro di guarigioni, o purissima.

Del santo. Tu che in principio.

Avendo fatto di Cristo il tesoro del tuo spirito per la purezza della tua vita, Crisostomo, gerarca ispirato, istruisti gli uomini sulla loro salvezza con i salvifici insegnamenti di cui fosti l’artefice.

Acquisito l’inviolabile tesoro dello Spirito e attingendo dalle fonti della salvezza l’inesauribile marea dei tuoi insegnamenti, ne irrigasti tutta la Chiesa, padre santo.

Il terreno incolto delle anime, col sapiente lavoro delle tue parole, o Crisostomo, l’hai dissodato rendendolo fecondo di irrigui frutti celesti.

Theotokìon. Nessuna macchia e nessuna sozzura in te: eri invece dimora di virtù celesti, la cui suprema santità, Vergine purissima, ti rese la loro sede.

Katavasìa. Quale sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina memoria rendili degni di corone di gloria.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Attinto al tesoro mistico dell’ineffabile sapienza con la tua divina contemplazione, accumulasti per tutti i fedeli i flutti della fede ortodossa che rallegrano divinamente il cuore dei fedeli, ma annegano giustamente le false dottrine; così ti rivelasti doppiamente, con le tue lotte per la fede, invincibile campione della Trinità; Giovanni Crisostomo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ricordandoti, anima mia, la fornace ardente della geenna, i gemiti e i pianti che vi si sentono, l’amara e triste separazione dall’eredità e dalla chiesa dei santi, trema e gemi; affrettati, con le tue lacrime di compunzione a cancellare il conto dei tuoi molti debiti, prendendo come intrepida collaboratrice la sola pura, che procura la remissione dei peccati a quanti la glorificano, secondo la fede ortodossa, come Madre di Dio.

Della Madre di Dio. Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, le tue opere ho considerato e ho dato gloria alla tua divinità.

Tu che hai generato il nocchiero, il Signore, placa il tumulto delle mie passioni e le violente ondate delle mie cadute, o sposa di Dio.

Concedi a me che t’invoco l’abisso della tua amorosa compassione, tu che generasti il compassionevole, il Salvatore di tutti coloro che t’inneggiano.

Godendo dei tuoi doni, o purissima, a te intoniamo un inno di grazie, riconoscendoti Madre di Dio.

Noi che abbiamo te quale sola speranza, sostegno e saldo baluardo di salvezza, o lodatissima, da ogni difficoltà veniamo liberati.

Del santo. Tu sei il mio vigore.

Sei successore degli apostoli, araldo della celeste iniziazione, interprete divino dei misteri più alti, beatissimo Giovanni Crisostomo, che Cristo, provvidenza universale, nella sua bontà ci ha donato.

Veneriamo Giovanni dal verbo d’oro: rischiara tutti i fedeli con i raggi dorati del suo splendido insegnamento, rallegra il mondo col chiarore della sua luminosa lingua, che fa sorgere la grazia di Dio.

Divenuto tutto dimora di Dio, apparisti tutto organo dello Spirito, suonando con ogni virtù, la melodia divinamente ispirata e rivelando la causa della salvezza e la bellezza del regno dei cieli, beatissimo Giovanni Crisostomo.

Predicasti la misericordia di Dio, esponendone le vie del pentimento; insegnasti alla perfezione, beato padre, la fuga dal male e componesti, venerabile Giovanni, un trattato che ci esorta a progredire nelle opere di bene.

Theotokìon. Dopo Dio, sei tu la nostra protettrice; poiché tu sei la Madre del Dio che ci plasmò e formò, che assunse la nostra natura per salvarla dalla corruzione e dalla morte e glorificarla con gloria nei cieli.

Katavasìa. Colui che siede nella gloria sul trono della divinità, Gesù, Dio trascendente ogni pensiero, è venuto su nube leggera con la sua forza immacolata e ha salvato quanti acclamano: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Della Madre di Dio. Ode 5. Irmòs.

Illuminaci con i tuoi precetti, Signore e col tuo braccio alzato donaci la tua pace, o amico degli uomini.

Colma di letizia il mio cuore, o Pura, donando la tua limpida gioia, tu che hai dato alla luce la causa della letizia.

Scampa tutti noi dai pericoli, pura Madre di Dio, tu che hai partorito l’eterna redenzione, la pace che supera ogni intelletto.

Dissolvi la nebbia delle colpe, o sposa di Dio, con la gran luce del tuo splendore: tu hai partorito la Luce divina ed eterna.

Sana, o Pura, l’infermità delle mie passioni, degnandomi della tua visita e, con la tua intercessione, concedimi la salute.

Del santo. Perché mi hai respinto.

In te riconosciamo unanimi la fiaccola luminosa della Chiesa, poiché salvi le anime strappandole all’abisso mortale, per condurle verso la vita eterna, beato padre degnissimo dei nostri canti.

Distruggesti l’armata degli eretici, protetto dalle armi della fede, fortificando il tuo coraggio, padre santo; e nella gioia raduni i cuori degli ortodossi, unendoli con il legame dello Spirito.

Le tue guance furono coppe colme d’aromi divini e la tua bocca rallegrò l’universo con la bellezza dei tuoi discorsi e i profumi spirituali che i tuoi pensieri stillarono per i tuoi discepoli.

Theotokìon. Come colei che concepì il Signore e Autore del creato, tutte le generazioni ti dicono beata, Vergine pura e gli angeli incorporei ti glorificano come Madre di Dio.

Katavasìa. Sbigottisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, hai portato in seno il Dio che su tutti domina e hai partorito il Figlio che è oltre il tempo e che concede salvezza a tutti quelli che ti cantano.

Della Madre di Dio. Ode 6. Irmòs.

Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni perché è colma di mali l’anima mia e la mia vita è vicina agli inferi; come Giona prego: O Dio, fammi risalire dalla corruzione.

Supplica, o Vergine, il tuo Figlio e Dio di liberarmi dalla malvagità dei nemici, lui che, dando se stesso alla morte, ha salvato dalla morte e dalla corruzione la mia natura stretta dalla corruzione e dalla morte.

Ti so patrona della mia vita, o Vergine e difesa sicurissima che disperde la turba delle tentazioni e respinge l’assalto dei demoni; e sempre ti prego di strapparmi alla corruzione delle mie passioni.

Ti abbiamo come muraglia di rifugio e sollecita salvezza delle anime, quale nostro sollievo nelle angustie e alla tua luce, o Vergine, sempre esultiamo. O Sovrana, salvaci anche ora dai pericoli e dalle passioni.

Giaccio a letto malato e non v’è sanità nella mia carne; tu dunque che hai generato il Dio e Salvatore del mondo, il liberatore dalle malattie, o buona, risollevami dalle infermità che mi distruggono.

Del santo. Siimi propizio.

Arricchisti il mondo di sapienza spirituale, ricco dispensatore della parola, poiché il tesoro della grazia fu sparso sulle tue labbra, o Giovanni.

Come luce il tuo messaggio si diffuse per tutta la terra; come tromba dal suono gioioso risuonò la potenza delle tue parole sino ai confini del mondo.

Cingendo il mantello delle virtù che il cielo ti aveva tessuto e rivestito dello splendore delle tue parole, sostenesti nobilmente la verità, o beatissimo.

Theotokìon. L’Amico degli uomini, che sostiene con la sua forza onnipotente tutto l’universo, nascendo da te, rivestì la debolezza della carne, Vergine purissima, perché gli uomini godano dei suoi benefici.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion. Tono pl. 2. Compiuta l’economia.

Dai cieli hai ricevuto la divina grazia e con le tue labbra ammaestri tutti ad adorare l’unico Dio nella Trinità; Giovanni Crisostomo, santo beatissimo, noi, com’è degno, ti celebriamo: tu sei infatti nostro maestro, perché ci manifesti le realtà divine.

Ikos.

Piego il ginocchio al Creatore di tutto, tendo le mani al Verbo anteriore ai secoli, cercando il dono della parola, per celebrare il santo, che egli stesso ha magnificato; dice infatti al profeta colui che vive per i secoli: Glorificherò quanti con fede mi glorificano. Colui dunque che un tempo innalzò Samuele, ha ora glorificato il gerarca: egli infatti presentò al Re il talento affidatogli dopo averlo ben trafficato; perciò lo ha sovresaltato il sovrasostanziale e io, indegno, chiedo mi sia data una parola per poterlo piamente celebrare. Di tutte le regioni della terra egli è infatti maestro, perché ci manifesta le realtà divine.

Sinassario.

Il 13 di questo mese memoria del nostro santo padre Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli.

Stichi. Chiudendo le labbra, Giovanni, bocca d’oro, ci lascia un’altra bocca che parla con i suoi libri. La tua memoria nei nostri cuori, o Crisostomo, non dorme: il tredici cantiamo i tesori che tu consegni.

Per l’intercessione del santo dall’aurea eloquenza, o Cristo Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Memoria del santo neomartire Damasceno, martirizzato a Costantinopoli nel 1681.

Della Madre di Dio. Ode 7. Irmòs.

Un tempo a Babilonia i fanciulli, giunti dalla Giudea, per la fede nella Trinità, calpestarono la fiamma nella fornace salmeggiando: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Quando volesti disporre la nostra salvezza, o Salvatore, nel grembo della Vergine stabilisti la tua dimora nel mondo e costituisti lei protettrice. O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

O Madre, implora l’amante della misericordia da te generato di liberare dalle colpe e dalle contaminazioni dell’anima quanti con fede acclamano: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Tu hai reso colei che ti ha generato tesoro di salvezza, fonte d’incorruttela, torre sicura e porta della conversione per quanti acclamano: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Degnati, o Genitrice di Dio, di guarire le infermità del corpo e le malattie dell’anima di quanti con amore vengono alla tua divina protezione, tu che per noi partoristi il Cristo protettore.

Del santo. Il fuoco ebbe paura.

Iniziato all’abisso di bontà, all’insondabile misericordia di Dio, hai dato garanzia di salvezza a quanti con tutta l’anima si convertono e cantano al Signore: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Con i tuoi insegnamenti, Crisostomo, dirigi ogni mente e sani i mali delle anime, nella tua bontà; canti lietamente con i corridori: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Fosti esaltato, essendo ministro eletto, santo, innocente dell’Altissimo, rivestito chiaramente di giustizia, beato e lieto gridi: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Concepisti il Signore Dio, dominatore dell’universo, che volle salvare la stirpe umana dalla corruzione mortale, al quale gridiamo dicendo, o Vergine pura: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Della Madre di Dio. Ode 8. Irmòs.

Celebrate e sovraesaltate per tutti i secoli il Re dei cieli, celebrato dalle potenze angeliche.

Non trascurare quanti chiedono il tuo aiuto, celebrandoti ed esaltandoti nei secoli, Vergine fanciulla.

Tu effondi abbondanza di guarigioni su chi t’inneggia con fede, o Vergine, celebrando il tuo parto ineffabile.

Tu guarisci i mali della mia anima e i dolori della carne, affinché io glorifichi te, Vergine piena di grazia.

Tu allontani gli assalti delle tentazioni e l’irrompere delle nostre passioni, o Vergine: per questo ti inneggiamo per tutti i secoli.

Del santo. Follemente il tiranno.

Quanti meditiamo i tuoi discorsi, Crisostomo, scopriamo il sacro della teologia e cogliamo ogni guadagno dei beni e fughiamo il danno della malizia; divenisti infatti comune mediatore di salvezza gridando: Esaltate Cristo nei secoli.

Implora per noi il Signore, Crisostomo, usando il tuo credito presso di lui e il tuo affetto misericordioso e filantropico; te infatti al Salvatore mandiamo con fede, come mediatore, protettore e fervidissimo intercessore, divino gerarca, beatissimo Giovanni.

Mostrasti resistenza giovanile e inflessibile coraggio di pensiero davanti a iniqui imperatori, difendendo con ardore gli oppressi, facendoti padre degli orfani, delle vedove e dei poveri, per amore e gridando: Esaltate Cristo nei secoli.

Theotokìon. Con simboli e figure, immagini e vari enigmi i profeti un tempo rivelarono, o Vergine, il tuo parto, prodigio oltre natura; perciò noi mortali ti cantiamo piamente esaltando Cristo per tutti i secoli.

Katavasìa. Il parto della Madre di Dio, allora prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora che si è attuato convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Della Madre di Dio. Ode 9. Irmòs.

Realmente, Madre di Dio, da te salvati, noi ti celebriamo, o Vergine pura ed insieme con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Non distogliere lo sguardo dalle mie lacrime che scorrono, tu che generasti, o Vergine, il Cristo che ha asciugato ogni lacrima da ogni volto.

Colma il mio cuore di gioia, o Vergine, tu che hai accolto la pienezza della gioia dissolvendo la tristezza del peccato.

Sii porto e difesa, o Vergine, di quanti in te si rifugiano, salda fortezza, riparo, protezione ed esultanza.

Dissolvendo la densa tenebra dell’ignoranza, illumina, o Vergine, con i raggi della tua luce, quanti piamente ti proclamano Madre di Dio.

Risanami, o Vergine, umiliato come sono in un luogo di sofferenza, quello dell’infermità e fammi passare dalla debolezza al vigore.

Del santo. Per questo sbigottisce.

Gustando, padre, la vita vera per cui lottasti con tutte le forze sulla terra, rendendoti mirabile per la vita angelica, acquisendo la lingua di Cristo e la bocca serena, supplica, o ispirato, per la salvezza di quanti con fede in modo speciale ti dicono beato.

Le tue parole, o beatissimo, parole di vita, che procurano la vita eterna: perché Cristo ti rese fonte zampillante e fiume che riversa flutti di divini insegnamenti, vero torrente di delizie e ruscello di remissione, fulgido araldo della penitenza.

Divenisti, o gerarca, fulgidissimo mediatore tra Dio e gli uomini: apparisti infatti luminare della pietà divinamente risplendente e ci metti innanzi la divina misericordia: perciò, con tutto il cuore, degnamente ora ti magnifichiamo, o tu dall’aurea parola.

Theotokìon. Pura e glorificata Madre di Dio, salva quanti con affetto ti cantano, dissolvendo, compassionevole, la turba delle tentazioni: tu infatti, poiché hai generato Dio, quanto vuoi compiere, lo fai e lo puoi senza impedimento, o Vergine: per questo tutti ti magnifichiamo.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra festa dell’ingresso al tempio della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima, Madre di Dio pura, sempre Vergine.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Per le tue auree parole splende e rifulge la Chiesa di Cristo, padre Crisostomo; gioiscono le anime dei fedeli celebrando la tua santissima memoria: apparisti infatti a tutti guida di salvezza e araldo della penitenza.

Un altro. Udite, donne.

Il predicatore della penitenza dalla gran voce, il tesoro dei poveri, la bocca aurea e dolce della Chiesa, la chiarezza delle Scritture, il sapientissimo Giovanni celebriamo tutti, perché da lui siamo confermati.

Theotokìon.

Vergine purissima, mia Signora e Sovrana, supplica il Figlio tuo, con il glorioso Crisostomo, di libera da ogni prova quanti a te cantano e di far degni tutti dei beni eterni: perché tu puoi ciò che vuoi.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Effondendosi più chiari dell’oro i tuoi sacri insegnamenti, arricchiscono, sapientissimo Crisostomo, le menti povere; scacciano l’oscurità delle pene e l’amaro inverno dell’avarizia; noi dunque dovutamente ti proclamiamo beato e veneriamo come fonte di santità le ceneri delle tue reliquie.

Si celebri oggi il beato Crisostomo, colonna di fuoco, fiume alimentato dai torrenti dei dogmi, celeste intelletto della teologia, bocca tutta d’oro, garante per i peccatori, divino araldo della penitenza, chiarissimo luminare, uomo celeste.

Divenisti sole dalle molte luci rischiarante tutta la terra con i tuoi discorsi, astro fulgidissimo, luminosissima lampada, fiaccola che invita al placidissimo porto della salvezza per grazia quanti sempre sono sbattuti dalla tempesta nel mare del mondo, o Crisostomo dall’aurea eloquenza, intercessore per le nostre anime.

Ingiustamente allontanato dal tuo gregge, padre santo, sperimentasti tribolazioni amare e ripetuto esilio; così divenisti degno di una fine beata, quale nobile atleta che lottò contro l’astutissimo; e Cristo ti incoronò col diadema della vittoria, o Giovanni Crisostomo, intercessore per le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 4. Di Anatolio.

Adornasti la Chiesa di Dio con auree sentenze e divini insegnamenti, accumulando in essa una ricchezza spirituale, le tue parole ricevute da Dio; essa dunque, intrecciando con i canti una corona di fiori intatti, la offre per la tua sacra memoria, o Giovanni sapiente in Dio, che tutta aurea hai l’anima, oltre alla lingua; poiché dunque possiedi franchezza, o santo, intercedi per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Viene dato l’olio santo ai fratelli.

Alla Liturgia i typikà e le odi 3 e 6 del canone.

Apostolo. Fratelli, a noi occorreva un tale sommo sacerdote.

Vangelo. Disse il Signore: Io sono la porta.

Kinonikòn. Il giusto sarà ricordato in eterno. Alliluia.

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Mattutino del 12 Novembre- Memoria del santo padre Giovanni il misericordioso, arcivescovo di Alessandria e del nostro santo padre Nilo

12 Novembre

Memoria del santo padre Giovanni il misericordioso, arcivescovo di Alessandria e del nostro santo padre Nilo.

Al Mattutino

Apolytìkion del gerarca. Tono pl. 4.

Con la tua pazienza ti sei acquistato la ricompensa, padre santo, perché perseveravi senza sosta nelle preghiere, amavi i poveri e provvedevi per loro. Prega dunque Cristo Dio, o beato Giovanni misericordioso, di salvare le nostre anime.

Gloria. Del santo. Stesso tono.

Con le onde delle tue lacrime coltivasti la sterilità del deserto e con gemiti dal profondo fruttificasti al centuplo le tue fatiche e divenisti astro che illumina tutta l’ecumène con i prodigi; Nilo beato nostro padre, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Stesso tono.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, il tuo amore per gli uomini: accogli, mentre intercede per noi, la Madre di Dio che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, il popolo che non ha più speranza.

Dopo la solita sticologia si legge uno dei canoni dell’oktòichos e questi due dei santi.

Il canone del gerarca reca come acrostico alla nona ode: Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La pietra tagliata tagliò quella non tagliata e la terra vide il sole che non aveva visto, l’acqua annegò il tirano nemico e Israele camminò su strada non battuta e cantò un’ode: Cantiamo al Signore poiché con gloria si è glorificato.

Con l’intelletto illuminato dalla misericordia e camminando nell’amore di Cristo, o padre, irraggiando la luce dei benefici, divenisti dimora purissima del Dio stesso, o Giovanni, perciò ti diciamo beato.

Contemplando con animo sapiente le realtà eterne, o padre sacratissimo, scambiasti splendidamente le cose corruttibili con le incorruttibili e ora dimori nei cieli con le schiere incorporee, acclamando: cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Riempiendo di grazia il tuo animo misericordioso, o venerabile, il Datore di misericordia beneficò molti con la tua divina intercessione; divenisti infatti sollievo delle anime e protettore dei poveri, o sapientissimo Giovanni, sacratissimo ispirato da Dio.

Theotokìon. Per unire i terrestri con i celesti, il Dio stesso di tutti dimorò nel tuo grembo ignaro di nozze e sorgendo nella carne rimosse di mezzo il muro della discordia, mediando la pace e donando vita e divina salvezza.

Canone Del santo. Acrostico: Nutrimi, o Nilo, con ogni frutto di conoscenza. Di Teofane.

Ode 1. Tono plagale 4. Attraversando l’umido.

Irrigando copiosamente il mio animo arido con le tue mistiche acque, o beato, rendimi degno per le tue preghiere di offrirti l’inno come una spiga.

Sorgendo come dall’Eden, i flussi delle tue parole, o Nilo, irrigano realmente sempre tutto il volto della Chiesa.

L’effusione del fiume dei tuoi dogmi e delle tue parole, o divino predicatore, irriga i cuori dei fedeli e annega le assemblee degli empi.

Theotokìon. Il nemico e distruttore versò nelle orecchie di Eva il veleno dannoso per l’anima e tu, Madre di Dio, generando Cristo, sanasti il suo male.

Del gerarca. Ode 3. Irmòs.

O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo amico degli uomini.

La grazia del Misericordioso compassionevole ti apparve come pia vergine con una corona di ulivo, o ammirabile, attraendoti alla divina misericordia.

Posto sul trono episcopale per volontà di Dio, o glorioso padre Giovanni, vivevi come un angelo, offrendo sacrifici pacifici al Compassionevolissimo.

Imitando con la grande misericordia il misericordioso Dio, che per misericordia si impoverì nella carne, sfamavi i poveri, accoglievi i forestieri e i senza tetto, compiendo i precetti divini, o padre.

Theotokìon. In te, Santissima, per straordinaria misericordia dimorò volontariamente il Creatore di tutto e santificò la natura umana caduta per l’antica trasgressione del precetto.

Del santo. Tu sei sostegno.

Il tuo intelletto, padre, portando le grazie dello Spirito, allontana i pensieri malvagi.

Soffiasti in noi il myron profumatissimo della preghiera, o liturgo, fatto di scienza e pratica.

Facesti scaturire come fonte insegnamenti celesti, o sapientissimo e arricchisti i figli della Chiesa.

Theotokìon. Annienta il nostro pensiero carnale, o Purissima, che sgorgasti per gli uomini la Fonte dell’immortalità.

Irmòs. Tu sei sostegno di quanti a te accorrono, Signore, tu sei luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kontàkion del santo.

Tono pl. 4. A te invincibile.

Hai reciso l’insorgere delle passioni del corpo quasi tagliandone il ramificarsi, Nilo beato, con la tua preghiera insonne; poiché hai dunque hai famigliarità col Signore, liberami da ogni specie di pericolo, affinché a te acclami: Salve, padre universale.

Ikos.

Chi tra i figli della terra potrebbe, o Nilo, narrare le lotte del tuo genere di vita, i travagli senza numero della tua esistenza, le tante fatiche che sulla terra hai portato, quasi fossi libero da carne? E tuttavia, ecco, a te acclamo: Salve, fiume delle grazie di Dio; salve, marea di insegnamenti di Cristo.

Salve, calice della sapienza e della scienza; salve, campo di piante immortali.

Salve, dottrina di perfetta pratica degli oracoli ispirati; salve, espertissimo esegeta della legge data da Dio.

Salve, coltivatore del paradiso spirituale; salve, grande presidio della verginità.

Salve, amabile cetra dello Spirito; salve, spada che taglia le passioni alla radice.

Salve, sostegno degli uomini giusti; salve, difensore dei fedeli della terra.

Salve, padre universale.

Kathisma del gerarca.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Prendendo l’abitudine della misericordia, ti mostrasti compassionevole aiutando i poveri che supplicavano, o Giovanni ispirato da Dio, perciò fra tutti i santi fosti chiamato tu col nome della tua opera, o beato. Per questo il Datore della misericordia ti rese molto ricco, o sapiente di Dio e luminosamente splendente, o gerarca beatissimo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Del santo padre.

Tono pl. 4. Il mistico precetto.

Con l’intelletto impreziosito dalla scienza facesti scaturire fiumi di teologia, irrigando i cuori di quanti ricevono con fede la bevanda pura e limpida dei tuoi insegnamenti e onorano la tua luminosa e venerata memoria, o Nilo teoforo, ornamento dei monaci e vanto dei padri.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, con la tua pura e limpida supplica al Creatore salva da ogni sventura e pericolo quanti onorano con fede il tuo santissimo parto e sii familiare come Madre con tuo Figlio per renderlo propizio, affinché otteniamo la remissione dei peccati commessi nella vita.

Oppure stavrotheotokìon.

O Pura, vedendo l’incarnato dal tuo puro sangue e ineffabilmente nato da te appeso al legno tra due ladroni, col cuore addolorato e gemendo come madre, gridavi: Ahimè, Figlio mio! Che cos’è questa economia divina e ineffabile con cui hai fatto risorgere la tua creatura? Lodo la tua misericordia.

Del gerarca. Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho compreso le tue opere e ho glorificato la tua divinità.

Ti rivelasti dimora pura della Trinità santa, o veneratissimo e ornamento della divina Chiesa e vertice dei gerarchi.

Considerando la tua grande misericordia, il misericordiosissimo Signore santificò la tua anima, o sacratissimo padre Giovanni.

Divenisti nobile osservante dei comandamenti del Compassionevole e ti riempisti del suo bene, risiedendo nelle dimore dei santi.

Theotokìon. Sana, o Pura, le ferite del mio cuore e guida i moti della mia anima alla volontà di Dio, o Vergine.

Del santo. Stesso irmòs.

Strappami dalla schiavitù delle passioni, o sapientissimo, portando a Dio come riscatto le tue suppliche.

Raddrizza la schiavitù delle mie passioni, o sapientissimo, degno benefattore, portandomi a Dio con le tue suppliche.

Volendo mettere in ordine i dogmi della sapienza in Cristo, o sacratissimo, prima purificasti te stesso col digiuno, o beatissimo.

Con la tua grande sapienza, padre, umiliasti tutta l’arroganza del pensiero che si innalzava, annientando la sua memoria.

Theotokìon. Il coeterno al Padre e Dio Verbo un tempo non incarnato, si incarnò negli ultimi tempi dal tuo puro sangue, o Inneggiatissima.

Del gerarca. Ode 5. Irmòs.

Signore, con la luce della tua conoscenza guida me, che nella notte dell’ignoranza mi svio sempre sulla via pericolosa per l’anima e guidami sul sentiero dei tuoi precetti.

Imitando la morte volontaria di colui che volontariamente per misericordia si diede alla morte, ti crocifiggesti per il mondo e per le passioni e divenisti degno della vita ineffabile, o ammirabile padre sapiente.

Divenendo mite, longanime e pacifico, dispensatore di pane inesauribile agli affamati ed elargitore di vestiti ai poveri e agli ignudi, fosti giudicato degno della beatitudine.

Impreziosito da divine partecipazioni, o padre, celebravi senza macchia come un angelo, illuminando i fedeli con i tuoi santi insegnamenti.

Theotokìon. O pura incontaminata, che partoristi Cristo la luce, illumina con la tua luce la mia anima oscurata dai piaceri della vita, dileguando la tenebra della mia ignoranza.

Del santo. Vegliando all’alba.

Bramando la purificazione di tutta la sapienza divina, o sapientissimo, abbandonasti presto ogni delizia della vita.

Ottenesti con sapienza, o mistico di Dio, la comprensione delle realtà spirituali inintelligibili, comunicando all’insegnamento divino.

Ti conosciamo come nube, che con le piogge della conoscenza, anneghi tutta l’ignoranza, o teoforo.

Theotokìon. Trovandoti come giglio splendente tra le spine, lo Sposo ti amò, o Madre di Dio Vergine.

Del gerarca. Ode 6. Irmòs.

Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni poiché la mia anima è colma di mali e la mia vita si è avvicinata all’ade e come Giona supplico: Dalla corruzione strappami, o Dio.

Dedicandoti alle preghiere e al digiuno e supplicando insonne Dio, divenisti degno di rivelazioni e visioni divine, o sapiente in Dio, apprendendo le cose sovraintellettuali per la purezza dell’intelletto, o sapiente.

Vivevi con esultanza come angelo sulla terra, o padre, offrendo al Creatore sacrifici pacifici incruenti con cuore e spirito contriti, o beato Giovanni.

Splendendo più del sole, la tua vita irraggiò misericordia, allontanando la nube scura della povertà dai bisognosi, o beatissimo e riscaldando quanti erano vinti dall’asprezza del gelo, o ispirato da Dio.

Theotokìon. Comprendendo la profondità del tuo mistero, o Vergine, i profeti di senno divino lo profetizzarono, illuminati un tempo dal divino Spirito e ora noi, vedendolo compiuto, crediamo.

Del santo. Siimi propizio.

Insignito del carisma della sapienza e illuminando la tua vita con la condotta, divenisti divino sacerdote che intercede tra il Creatore e creatura e predicatore lodatissimo e magnifico maestro, o padre.

Ti avvicinasti al monte delle virtù e coperto dalla divina nube, o beato, da Dio ricevesti le tavole dei dogmi scritti da Dio, o beatissimo, rivelandoti un secondo Mosè, legislatore della grazia.

Stando presso il Creatore, o Nilo, offrivi te stesso come sacrificio mistico e volontario, adorno di scienza e pratica; ricordati di noi, che celebriamo con fede la tua memoria.

Theotokìon. Vedendo in espressioni simboliche la profondità del tuo tremendo mistero, purissima, i divini profeti preannunziarono che Dio avrebbe dimorato nel tuo grembo e noi vedendo ora il risultato, glorifichiamo.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male, perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontàkion del gerarca.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Hai disperso per i poveri la tua ricchezza e ora hai ricevuto la ricchezza dei cieli, Giovanni sapientissimo; per questo noi tutti ti veneriamo, celebrando la tua memoria, o tu che trai il nome dalla misericordia.

Ikos.

Avendo dato alla tua anima la bellezza che le è propria, possedendo la carità sincera, o sapiente e la bella compassione, hai visto nella notte, o Giovanni, con tutta certezza, come fanciulla splendidamente adorna di rami di ulivo, la misericordia, che ti parlava gaiamente: Se tu mi prendi come amica per abitare con te, io ti condurrò davanti al Cristo Re. E prestandole fede, non hai fallito lo scopo, tu che trai il nome dall’elemosina.

Sinassario.

Il 12 di questo mese memoria del nostro padre tra i santi Giovanni il misericordioso, arcivescovo di Alessandria.

Stichi. Per aver dato elemosine ai poveri elargendo compassionevolmente, quali doni riceve Giovanni ora presso Cristo! Il misericordioso lasciò le cose povere il giorno dodici.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Nilo l’asceta.

Stichi. Il Nilo irriga solo l’Egitto, ma il grande Nilo pure da morto, irriga col verbo irriga anche il creato.

Lo stesso giorno il nostro santo padre Martino il taumaturgo, vescovo della Francia.

Stichi. Il mondo non era degno di te, Martino e tu lasciandolo andasti con gloria nel grande mondo.

Lo stesso giorno memoria di sant’Achia, profeta.

Stichi. Che Achia fu profeta prima di morire lo testimonia Geroboamo, figlio di Nabat.

Lo stesso giorno il nostro santo padre Martino, vescovo di Terracina.

Stichi. Martino ha conseguito grandissima gloria presso Dio, perché rivestito di misericordia.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Antonio e dei suoi compagni.

Stichi. La spada rende trionfatori Antonio con Zebinà, Germano e Niceforo. Gettata nel fuoco, la vergine Marathò danza ora con le sapienti vergini.

Il beato Nilo di Kynourìa, che fu asceta sui monti della Meghisti Lavra dell’Athos e dopo essere divenuto mirovlìta, guarì molti infermi, terminò in pace.

Il santo patriarca di Costantinopoli Leone Stipes si addormentò in pace.

Il santo neomartire Savvas Nigdelìs e Samoladàs, martirizzato a Costantinopoli nel 1732, perì di spada.

Il santo neomartire Nicola, originario della parrocchia di Marmara, martirizzato nel 1732 a Costantinopoli, perì di spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Del gerarca. Ode 7. Irmòs.

Nella fornace i fanciulli ebrei calpestarono con coraggio la fiamma e mutarono il fuoco rugiada gridando: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Dimostrasti con opere le parole del Salvatore e ti unisti al coro dei beati come misericordioso e puro nello spirito, o Giovanni teoforo.

Il sapore più dolce del miele diventò per te oro raffinato: il Creatore, infatti, considerando la tua ricca opera, ti elargì ricche ricompense.

Illuminato dalla luce della Trinità senza tramonto, o servo della Trinità, ora illumini quanti ti onorano e cantano: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Theotokìon. Tu sola, Vergine, partoristi l’uno dalla Trinità in due nature, apparso in un’unica ipòstasi, al quale cantiamo: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Del santo. Un tempo a Babilonia.

Irrigato da piogge celesti divenisti molto fertile, o padre, portando al Sovrano come bellissimi frutti quanti acclamano con fede: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

La tua lingua, beatissimo, inondando con diluvi di dogmi, annegò subito l’errore delle eresie, o padre, insegnando ai fedeli a cantare: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Sulla terra vivevi nel corpo la condizione degli angeli, o padre e ti deliziavi delle visioni superne cantando: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Apparisti incarnato da grembo verginale per la nostra salvezza, perciò riconoscendo la tua Madre come Genitrice di Dio, piamente acclamiamo: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Del gerarca. Ode 8. Irmòs.

I fanciulli, che con la tua grazia si fecero vincitori del tiranno e della fiamma, osservando i tuoi precetti, gridavano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Cristo ti ha mostrato come una stella nel firmamento della Chiesa, o padre e tramite te illumina quanti cantano con fede: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ti sei dimostrato mite, longanime e puro, o padre, ricchezza dei poveri, ornamento e veste degli ignudi, cantando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Adornasti il trono di Marco con opere divine, o padre, soprattutto con la misericordia e il perdono, perciò sei stato chiamato misericordioso più di tutti i santi che risplendono per la misericordia.

Theotokìon. Ti rivelasti sacratissima dimora della Fonte vivente; bevendo da essa, noi morti, otteniamo la vita acclamando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Del santo. Al suono degli strumenti.

Ti attenesti alla perfetta bontà amando la Bontà prima e illuminato ora dai suoi fulgori, acclami: Inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Arricchito con scienza intellettiva, ascendesti al compimento pratico, irraggiando la grazia a quanti acclamano: Inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Fuggendo i rumori del mondo, andasti al porto della quiete e annientasti gli assalti delle passioni acclamando: Inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Sapendo, o Vergine, che il nato da te è realmente Dio Verbo, noi fedeli piamente ti inneggiamo cantando: Inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Irmòs. Al suono degli strumenti musicali, mentre tutte le genti adoravano la statua d’oro a Dura, i tre fanciulli, senza inchinarvisi, inneggiavano al Signore e lo glorificavano per tutti i secoli.

Del gerarca. Ode 9. Irmòs.

Realmente, Madre di Dio, da te salvati, noi ti celebriamo, o Vergine pura e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Ecco, dopo la fine due santi padri ti accolsero tra loro nella tomba onorandoti, o sacratissimo padre.

La tua luminosa dormizione è rifulsa come l’alba, illuminando come il giorno quanti con fede di dicono beato.

Ti sei riunito ai cori dei gerarchi, dei profeti, degli apostoli e dei martiri; con loro ricordati, o padre, dei tuoi cantori.

L’urna in cui giacciono le tue venerabili e sante reliquie, o padre Giovanni, è fonte di prodigi per quanti a te accorrono.

Theotokìon. Vergine più splendida dei cieli, fai risplendere il mio animo angusto, rendendolo capace della grazia divina.

Del santo. Per questo sbigottisce.

Vedendoti sciogliere le catene dei piaceri mondani e avvicinarti a Dio, il nemico scatenò contro di te tre onde barbariche, pensando di indebolire la tua forza, ma con la protezione divina allontanasti le sue insidie, o beatissimo.

Rifulgendo con i preziosi raggi degli insegnamenti, illuminasti in molti modi le anime di quanti piamente si avvicinavano a te: accostando infatti le tue labbra al calice puro della sapienza, o sapientissimo Nilo, traesti e donasti copiosamente a quanti la desideravano.

Offristi con tutto il cuore te stesso, padre, come mistico sacrificio senza macchia al tuo Creatore amandolo con purezza, o Nilo; stando ora presso il suo trono, o sapiente, supplicalo senza sosta, affinché ottengano il tuo splendore quanti piamente celebrano la tua memoria.

Theotokìon. Raddrizzasti, o Vergine, la caduta della progenitrice concependo il Verbo buono e onnipotente che raddrizza i caduti, colui che per grande misericordia si incarnò da te e salvò il mondo con la sua passione che uccide le passioni.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e stupiscono i confini della terra, perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: perciò le schiere degli angeli e degli uomini, o Madre di Dio, ti magnificano.

Exapostilarion del gerarca. Tu che il cielo.

Celebriamo Giovanni, rivelatosi imitatore del Dio amante della compassione, per ottenere tutti, grazie a lui, condono dei debiti e remissione delle colpe.

Del santo.

Tu che impinguasti la tua anima di senno divino, irrigandola con le lacrime, supplica che esse lavino l’impurità delle anime di noi che t’inneggiamo con affetto e fervore, o Nilo.

Theotokìon.

O dolcezza degli angeli, gioia dei tribolati, protezione dei cristiani, Vergine, Madre del Signore, vieni in mio aiuto e dai tormenti eterni scampami.

Allo stico stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche. Annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, imitasti la vita. Avendo confidenza con Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno.

Vergine purissima, scongiura colui che partoristi di salvare tutta la stirpe dei mortali: con lingua e cuore ti confessiamo infatti Madre di Dio, o Vergine Madre.

Oppure stavrotheotokìon.

Come l’irreprensibile ti vide pendere dalla croce, tra lamenti di madre esclamava: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, non abbandonare la tua serva.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 11 Novembre- Memoria dei santi martiri Minà, Vittore e Vincenzo e della santa martire Stefanide e del nostro beato padre Teodoro lo studita, il confessore

11 Novembre

Memoria dei santi martiri Minà, Vittore e Vincenzo e della santa martire Stefanide e del nostro beato padre Teodoro lo studita, il confessore.

Al Mattutino

Apolytìkion di san Minà.

Tono 4. Presto intervieni.

Abbandonasti la milizia del mondo, o atleta, ricevendo eredità celeste e corona incorruttibile, o atleta sapiente, disprezzando la gloria di un Sovrano terreno, affrontasti le lotte di un nobile martirio. Perciò, megalomartire Minà, non smettere di pregare perché siamo salvati.

Dei martiri. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Del beato. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e di decoro, illuminatore dell’ecumène, ornamento dei sommi sacerdoti divinamente ispirato, sapiente Teodoro, con le tue dottrine tutti illuminasti, o lira dello Spirito; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’oktòichos e questi due dei santi.

Canone dei martiri senza acrostico.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Prega il Signore, glorioso Minà, di inviare dal cielo a me, che onoro la tua memoria e le tue valorose lotte, la luce che dissolve la tenebra della mia ignoranza.

Desiderando vedere l’immortalità futura, fosti condannato a morte, o martire; amando la morte di colui che sconfisse la morte, ne imitasti la passione, o beato Minà.

Non sopportando, o illustrissimo, vedere offeso Dio, ti allontanasti sui monti, esercitandoti nella lotta e nell’agone, che conducesti con grande fermezza.

Theotokìon. Come mensa animata contenesti il pane della nostra vita, come roveto portasti il fuoco che non bruciava e come vite germogliasti il grappolo non coltivato, o purissima.

Canone del beato. Acrostico: L’illustre Teodoro con questi canti celebro. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Illuminato dai raggi dello Spirito, o divino padre, eri una colonna fulgidissima, guidando alla terra promessa quanti saggiamente ti seguivano, o Teodoro, iniziato ai misteri ineffabili.

Per l’ineffabile inclinazione che ti portava tutto a Dio, venerabile padre teoforo Teodoro, prima della fine dei giorni indossasti la vivificante mortificazione e ora degnamente hai ottenuto la vita eterna.

Sconfitti gli impeti delle passioni, con forza respingesti tutti gli assalti dei tiranni, beato Teodoro e liberamente insegnavi a venerare l’icona di Cristo e le immagini dei santi.

Meditando con mente purificata le scritture ispirate da Dio, o sapientissimo, raccogliesti ricchezza di virtù e arricchito dalla contemplazione rifulgevi per i dogmi della pietà e lo splendore della vita, o beato.

Theotokìon. In modo divino e umano il Verbo di Dio, prima senza corpo, soprannaturalmente venuto nel mondo, generasti incarnato, purissima Madre di Dio Vergine, perciò tutti ti celebriamo quale nostra protezione dopo Dio.

Dei martiri. Ode 3. Irmòs.

Non è la scienza, né la potenza o la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Sapienza enipostatica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.

Irritato di tuoi sapientissimi discorsi, il tiranno ti frusta ferocemente con rudi flagelli pensando con essi di abbatterti, beato Minà.

Elevando gli occhi dell’intelletto al Signore, sopportasti i pesi di gravi torture fisiche con pensiero nobile, Minà ammirabile.

Senza temere la crescente piena dei tormenti colmo di zelo divino, affrontasti le lotte acclamando: Non ricercato sono venuto spontaneamente.

Theotokìon. L’incarnato da te, purissima, accettando volontariamente la morte, fece superare le porta dell’ade a me, morto per il pessimo cibo dell’albero.

Del beato. Tu che in principio.

Rafforzato dall’armatura di Cristo, o beatissimo, sopportavi i dolori delle ferite, duramente fustigato e imprigionato al buio, divenendo partecipe della passione come del regno.

Sapientemente divinizzato e infiammato di zelo, confutasti con i tuoi insegnamenti, o sapientissimo, le empie dottrine dei pazzi, arricchito dalla grazia di Dio, o Teodoro.

Pratico nella contemplazione, teologo nell’azione, o padre Teodoro, eri maestro d’ascesi, glorioso ieromartire, colonna di ortodossia, fondamento della Chiesa.

Theotokìon. Dio Verbo, coeterno al Padre e allo Spirito, volendo riplasmare il progenitore, prese l’archetipo della specie secondo la sua ipòstasi da te, pura, avendo trovato te, Genitrice di Dio, più pura di tutti.

Irmòs. Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e disponesti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o solo amico degli uomini.

Kontakion del beato.

Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Adornasti la tua vita ascetica e pari agli angeli con le lotte ascetiche e apparisti, Teodoro beato in Dio, compagno degli angeli, con i quali senza sosta preghi Cristo Dio per tutti noi.

Kathisma del martire.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

L’Egitto un tempo dominato dalla terribile tenebra dell’ignoranza, ha fatto sorgere te, divino martire Minà, luminare universale, che scaccia con efficacia la notte dell’ateismo con le ferite delle tue divine lotte, perciò festeggiando splendidamente il tuo luminoso e venerabile giorno con zelo acclamiamo a te, vanto degli atleti: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Del beato. Tono 3. La confessione.

Arricchito di dogmi divini, salvasti la fede ortodossa, affrontando per essa pericoli, o Teodoro, lottando nell’esilio e subendo flagelli, sopportando la reclusione in carcere, o beato padre; supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Divenisti dimora divina del Verbo, unica Vergine Madre purissima, essendo superiore in purezza agli angeli; purifica con le divine onde delle tue preghiere me, che sono divenuto più di tutti insozzato da trasgressioni carnali, concedendo, o venerabile, la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella incontaminata del Verbo, l’intatta Vergine Madre, contemplando sospeso alla croce colui che senza dolore da lei germogliò, maternamente gemeva gridando: Ahimè, figlio mio! Come soffri volontariamente per liberare l’uomo dalle passioni dell’infamia?

Dei martiri. Ode 4. Irmòs.

Colui che siede con gloria sul trono della divinità, Gesù, Dio trascendente ogni pensiero, venne su nube leggera nell’incontaminata Vergine e salvò quanti acclamano: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Con l’aspersione del tuo sangue spegnesti le braci del politeismo, la falange dei demòni sprofondò, ma la Chiesa di Cristo fu irrigata, beatissimo Minà, atleta insigne.

Con la tua sospensione al legno raffiguri la passione della croce uccidendo l’amaro serpente, o martire e sopportando le ferite, ottenesti le delizie eterne nei cieli, o nobilissimo.

Theotokìon. Concepisti Dio ineffabilmente incarnato dal tuo sangue, ospitando colui che divinamente è conosciuto in due essenze e volontà, o ignara di nozze.

Del beato. Tu sei mia forza.

Secondo il nome che porti, donasti un dono di Dio al mondo, risplendendo di ricche grazie, avendo davvero la fonte degli splendori; per questo fosti degno di esultare con le folle dei maestri, degli asceti e dei martiri, o Teodoro.

Quale strenua resistenza fu la tua! Per essa gettasti a terra l’arroganza dei tiranni e ottenesti, o sapiente in Dio, dalla fonte dei beni, la suprema beatitudine sovraintellettuale per cantare con i cori incorporei: Gloria alla tua potenza, o unico filantropo.

Le parole di Dio dimoravano manifestamente in te, sapientissimo Teodoro e tu facevi scorrere copiosamente i fiumi dei dogmi con cui ora noi tuoi discepoli ci dilettiamo, gridando grati con voci mai silenti, o divino: Gloria alla tua gloria, filantropo.

Theotokìon. Tutto l’uomo rinnovi in te, purissima, unendo tutto colui che senza lasciare il seno paterno si degnò di dimorare anche nel tuo grembo, colui che volontariamente per compassione s’impoverì arricchendo con la divinità il mondo.

Del martire. Ode 5. Irmòs.

Gli empi non vedranno la tua gloria, Cristo, ma noi vegliando dalla notte inneggiamo a te, filantropo unigenito, splendore della gloria divina.

Irraggiasti chiaramente coi bagliori del martirio, dileguando la tenebra dell’ateismo, o sapientissimo e illuminando le folle dei fedeli, o Minà, celebratissimo atleta.

Ogni progetto dei nemici fu sventato dalla tua strenua pazienza: né fame, né flagelli, né bruciature, né dolore di torture annullarono il tuo proposito.

Theotokìon. Rinnova la mia natura corrotta colui che in modo sovrannaturale concepisti, il Redentore che mi libera dalla maledizione antica: pregalo di salvarci, pura Madre di Dio.

Del beato. Perché mi hai abbandonato.

Purificando col Verbo intelletto, anima e corpo, divenisti tempio preziosissimo del Dio di tutti, padre Teodoro, offrendo tutto te stesso a Cristo come incenso profumato, divenendo sacerdote e sacrificio.

Illuminato, o beato, dal fulgore dello Spirito, a tutti irraggiasti, con lingua teologa, lo splendore puro della Trinità e l’indicibile mistero sovraintellettuale dell’incarnazione del Dio Verbo, o padre.

Coabitando intellettualmente ora con gli angeli, supplica Cristo di liberare da passioni e pericoli quanti ti dicono beato e onorano la tua gloriosissima e divina memoria, o beato Teodoro felicissimo.

Theotokìon. In modo inesprimibile, Vergine, ospitasti in te colui che rifulgendo prima dei secoli dal Padre, diventa uomo per liberare l’uomo dalla corruzione e guidarlo alla vita e all’incorruttela, quale unico amico degli uomini.

Del martire. Ode 6. Irmòs.

Il profeta Giona, prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, gridò supplicando dal ventre del cetaceo: Dalla corruzione strappa la mia vita, Gesù, Re delle potenze.

Gettato nel fuoco e straziato ai fianchi con crini tessuti restavi insensibile al dolore: la divina grazia, infatti, manifestandosi, Minà, ti rinvigoriva.

Stando nel tribunale dei tiranni per il giudizio, svergognasti l’errore e per i fedeli divenisti tu stesso colonna della fede.

Con i tuoi sudori prosciugasti l’errore degli idoli muti, edificando te stesso come tempio della venerabile Trinità, atleta Minà illustrissimo.

Theotokìon. Guarisci le passioni croniche della mia anima, purissima, che concepisti per quanti sono nel mondo Cristo, il buon Salvatore.

Del beato. Siimi propizio.

Saggiamente, beato Teodoro, trascorresti la tua vita, facendo della giustizia e del coraggio il giogo a cui aggiogasti per te stesso il carro delle virtù, o santo di Dio.

Le divine parole dei tuoi dogmi profumando gradevolmente, dall’abisso delle cattive eresie traggono tutti i fedeli guidandoli alla vetta dell’ortodossia.

Per te ora è sorta sapientemente la luce e la letizia, sua compagna; sei fiorito infatti come palma e cresciuto come cedro, Teodoro beatissimo e illustrissimo.

Theotokìon. Fa’che mi salvi per te, Genitrice di Dio purissima e ottenga davvero l’illuminazione divina, Madre di Dio purissima, dal Figlio di Dio, da te ineffabilmente incarnato.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontàkion del martire.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Ti ha strappato all’esercito caduco e fatto partecipe di quello incorruttibile, o Minà vittorioso, Cristo nostro Dio, corona illibata dei martiri.

Ikos.

È per noi motivo di grande gioia la memoria dei martiri, che ci mostra la fortezza contro le passioni e il valore contro i nemici, nella grazia raggiante e blanda della confessione. Venite dunque, voi tutti amici della festa, rallegriamoci in essa della letizia migliore e più perfetta di quella temporale, celebrando la memoria di Minà l’atleta e ricevendo in dono la liberazione dalle passioni: di tutto ciò, datore è Cristo Dio, illibata corona dei martiri.

Sinassario.

L’11 di questo mese memoria del santo megalomartire Minà, in Cotiaeo di Frigia.

Stichi. Davvero l’Egitto genera grandi uomini: lo dimostra veramente Minà. Il giorno undici la spada decapita Minà.

Lo stesso giorno, memoria di san Vittore martire.

Stichi. Davanti alla spada, Vittore, atleta vittorioso, allontanò la paura dal suo cuore.

Lo stesso giorno, memoria del santo martire Vincenzo, diacono.

Stichi. Vincenzo sopporta la prigionia e lasciando la prigione della carne, sale esultante.

Lo stesso giorno, memoria della santa martire Stefanide.

Stichi. Legata a due alberi di palme, Stefanide con calma fiorisce in mezzo ai martiri.

Lo stesso giorno, memoria del nostro santo padre Teodoro, igumeno di Studion.

Stichi. Lasciando questa vita, essendo vissuto bene, o Teodoro beatissimo, ottieni pienezza di beni.

Memoria del beato san Massimo il russo, taumaturgo a Mosca, folle in Cristo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei martiri. Ode 7. Irmòs.

Tu che salvasti nel fuoco i figli di Abramo e facesti perire i caldei nello stesso fuoco da loro preparato, celebratissimo Signore, Dio dei padri, tu sei benedetto.

Coperto di piaghe, o beato, ti spogliasti della tunica di pelle del peccato e indossasti la veste che più non si macchia, tessuta per noi dalla grazia di Cristo.

L’incendio delle tue molte e sante lotte, martire, incenerì le spine maligne dell’ateismo e le onde del tuo sangue estinsero i roghi dell’ignoranza.

Tu che possiedi abbondanza di doni di Dio, mirabile Minà, fai scorrere prodigi su quanti festeggiano oggi la tua memoria e tu stesso soccorri i fedeli che cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Benedetto il frutto del tuo grembo benedetto, che le potenze dei cieli e le classi dei mortali benedicono, colui che ci ha liberato dall’antica maledizione, o Benedetta.

Del beato. La discesa di Dio.

Vedendo la purezza del tuo spirito, colui che la preconosceva, venerabile padre, ti costituì capo del gregge razionale; ora, beatissimo Teodoro, a lui tu acclami: Benedetto il Dio dei nostri padri.

La divina raffigurazione della forma dell’umanità di Cristo, o beatissimo, continuavi a venerare contrastando gli iconòmachi fino alla morte cantando: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Il tuo parlare, padre Teodoro, appariva condito di sale e la tua vita illuminata dal fulgore dello Spirito per il quale ora splendendo, lieto gridi: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Ecco ora si compie la divina predizione di Davide: davvero supplicano il tuo volto, pura Genitrice di Dio, quanti possiedono la ricchezza della grazia e benedicono il Dio dei nostri padri.

Dei martiri. Ode 8. Irmòs.

Il parto della Madre di Dio, allora prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora che si è attuato convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Apparisti come pane cucinato in mezzo al fuoco attizzato, come puro incenso, come vittima perfetta, come tempio animato, immolato in olocausto a Dio effondendo divino profumo, o Minà, ministro di Dio.

Trascinato su punte aguzze che ti laceravano, spezzasti il pungolo del maligno; e decapitato dalla spada, tagliasti le teste degli empi con le armi della fede, o vittorioso atleta, cantando: Benedite Cristo nei secoli.

Sciolto dalla carne con un colpo di spada, ti unisti più perfettamente all’affetto del tuo Sovrano, o martire; ora che, divinizzato, lo vedi faccia a faccia, a lui, Minà, canti: Benedite il Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Il generato dal Padre prima dei secoli, con un verbo plasmò il creato, ineffabilmente dimorò nel tuo grembo apparendo bimbo generato da te, tutto il creato lo benedice e glorifica, pura Madre di Dio, per tutti i secoli.

Del beato. Follemente il tiranno.

Scacciasti gli inventori di funeste eresie, o Teodoro teoforo, insegnando a venerare e onorare con rispetto la pura icona di Cristo e ad adorare e cantare il Sovrano: Sacerdoti benedite, popolo esaltate Cristo per tutti i secoli.

Sulla terra lottasti divenendo maestro di pietà e sincero difensore della verità, o beatissimo; nei cieli cingesti le corone della giustizia, dono di Dio, avendo compiuto la strada e serbato la fede glorificando Cristo per tutti i secoli.

Illuminando l’intelletto con la conoscenza, con la temperanza il desiderio, di coraggio ti cingesti guidando saggiamente con la giustizia, o sapientissimo, come vero sacerdote, le forze della tua anima cantando: Sacerdoti inneggiate, popolo esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Sovrana benedetta, fanciulla pura più di tutte, cancella i traumi della mia anima e le cicatrici del peccato, tu che in un grembo vergine concepisti il Dio che i fanciulli benedicono, i sacerdoti inneggiano, il popolo esalta per tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Dei martiri. Ode 9. Irmòs.

Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

La terra ora ricopre il tuo corpo di valoroso lottatore e il cielo possiede il tuo spirito, che esulta con i martiri risplendenti di gloria, o Minà, perciò ti diciamo beato.

Avendone imitato la vita, ora stai con gli angeli nella luce e con intelletto puro contempli la bellezza del Signore, mirabile Minà, illuminato abbondantemente dai raggi superni.

Contemplando Cristo, che tu desideravi, gioisci della sua divinità: ora sei nell’apice dei desideri, Minà, ricordati di quanti con affetto onorano la tua sacra memoria.

Theotokìon. Concepisti nella carne l’ipòstasi del Dio Verbo, perciò con la bocca e il cuore ti proclamiamo Madre di Dio, o Vergine e con affetto ti rivolgiamo il saluto di Gabriele, dicendo: Salve, regina dell’universo.

Del beato. Per questo sbigottisce.

Splendendo per i fiumi delle tue lacrime, come asceta e per i rigagnoli del tuo sangue come martire, rifulgi di doppia luce: rivestito di giustizia, come sacerdote, esulti nel santuario celeste presso Dio, venerabile Teodoro.

Avendo percorso la via della santità, ora dimori nel Santo dei santi, avendo ricevuto al corona dell’immortalità e il magnifico sacro ornamento del regno con cui brilli di gioia presso il Signore.

Sei degno di contemplare la fonte di tutti i beni avendo cercato davvero la via di Dio, padre teoforo e avendo liberato il tuo spirito dal dominio del mondo per la purezza della tua vita e come martire della fede sei incoronato.

Il messaggio delle tue parole, dono di Dio, come tuono fu udito ai confini dell’ecumène e come fiumi sgorgarono i tuoi dogmi, illustre Teodoro: per questo ora giustamente, come predicatore divino, ti diciamo beato.

Theotokìon. Apparisti Madre di Dio, o Vergine, concependo corporalmente in modo prodigioso il Verbo eccelso proferito dal Padre prima dei secoli che noi sappiamo trascendente, sebbene rivestito di carne.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.

Exapostilarion dei martiri. Tu che il cielo.

Le stelle ornano i cieli, o compassionevole e Minà, Vittore, Vincenzo e Stefanide adornano la Chiesa: salva grazie a loro noi, tuoi cantori.

Del santo.

Per le sacre icone sopportasti ogni tribolazione, tormenti ed esilio: per questo ricevesti, o santo padre, duplice corona dalla destra dell’Altissimo.

Theotokíon, stessa melodia.

In te, Vergine purissima, davvero si contemplarono tutte le vie del Signore che guidano i mortali là dove sono i cori degli angeli e le folle di tutti i santi.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos. Quindi:

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti suoi voleri.

Idiòmelon. Tono 2.

Venite, voi cui è cara la lotta, onoriamo il coro trifulgido dei martiri, Minà, Vittore e Vincenzo, perché diedero il sangue e acquistarono la vita eterna: per questo si opposero con forza all’inventore di mali. Noi non preferiamo le cose corruttibili alle incorruttibili; non lottiamo per un re mortale della terra, ma militiamo per il Re vivente, che sempre grida ai fedeli: Chi crede in me, anche se muore, vivrà.

Gloria. Tono 1. Di Anatolio.

Riuniamoci, fedeli, per acclamare con le lodi dei martiri e inni spirituali colui che primeggia in Cristo, il celebrato Minà. Egli infatti entrò in guerra con i nemici invisibili, lottò secondo le regole e degnamente ottenne il premio della vittoria. E ora nei cieli, danzando in coro con gli angeli la danza senza fine, chiede per l’ecumène la pace e la grande misericordia.

Theotokìon. Martiri degni di ogni lode.

Tu sola, o pura, fosti abitazione della Luce rifulsa dal Padre; per questo a te grido: Rischiara con la luce delle virtù la mia anima oscurata dalle passioni e fa’ che abiti nelle tue luminose dimore, o pura, nel giorno del giudizio.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo, o Cristo, la tua ingiusta immolazione, la Vergine piena di dolore a te gridava: Figlio dolcissimo, perché muori ingiustamente, perché sei appeso al legno, tu che sospendesti sulle acque tutta la terra? Non lasciarmi sola, ti prego, misericordiosissimo benefattore, me, tua madre e serva!

Quindi il resto del mattutino e la conclusione.

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Mattutino del 10 Novembre- Memoria dei santi apostoli Olimpàs, Rodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto e del santo martire Oreste

10 Novembre

Memoria dei santi apostoli Olimpàs, Rodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto e del santo martire Oreste.

Al Mattutino

Dopo la consueta sticologia del salterio, recitiamo un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone degli apostoli. Acrostico: Inneggio con forza a voi, discepoli teofori. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

La tua destra vittoriosa, magnifica nella sua forza, si é glorificata, poiché per la tua potenza, Signore immortale, ha schiacciato i nemici aprendo agli israeliti una nuova via nelle profondità del mare. 

Discepoli del Dio per compassione incarnato, supplicatelo di conceder la remissione dei peccati ai fedeli, che festeggiano la vostra memoria, o beati.

Come specchi luminosi che riflettono l’effusione dello splendore divino, a ogni fedele trasmettete la benefica luce salvifica, beati apostoli, divini veggenti.

Attingendo alle fonti dello splendore, gli apostoli Olimpàs, Erodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto, che noi con fede diciamo beati, hanno fatto risplendere la luce sul mondo.

Theotokìon. Nel tuo grembo, Vergine, restaurasti la stirpe umana generando il Verbo del Padre, rivestito della nostra carne mortale per mostrarci la via dell’immortalità.

Canone del martire. Acrostico: Le tue imprese canterò, martire Oreste.

Ode 1. Tono 2. Venite, popoli.

Venendo senza sosta illuminato dallo splendore divino, o beatissimo, illumina a tua volta lo spirito di chi festeggia la tua luminosa memoria, allontanando la tenebra dei mali.

Infiammato dal divino amore per Cristo, illustre martire, riuscivi a incendiare la foresta degli idoli, così facile da bruciare.

Vittorioso martire Oreste, con la tua paziente fermezza svergognasti gli empi che ti costringevano a venerare idoli manufatti e senza vita.

Theotokìon. Ti supplico, Vergine, purissima dimora del nostro Dio: purifica con la tua divina intercessione il mio cuore macchiato da piaceri impuri.

Ode 3. Irmòs.

Tu solo conosci la debolezza della natura umana, essendo divenuto simile nella tua compassione: rivèstimi dunque con la forza dall’alto, perché a te canti: santo è il tempio spirituale della tua gloria immacolata, Signore amico degli uomini.

Recando il Verbo come lampada spirituale, obbedendo a Dio, percorreste tutto il creato per allontanare le tenebre e per grazia di Dio gli schiavi della notte dell’ignoranza divennero figli della luce.

Il suono delle vostre parole risuonava in tutto il mondo per la sua salvezza, secondo la profezia e la fama delle vostre opere rifulse brillantemente in tutto il mondo convertendo le anime, o apostoli del Signore, divini predicatori.

Lo Spirito Santo, dimorando nelle vostre anime, o apostoli sapienti, vi rese in tutto simili a Dio: percorrendo tutto il mondo distruggeste con la grazia divina i templi degli idoli per edificare la Chiesa di Dio.

Theotokìon. Il Figlio unigenito del Padre, generato in principio senza madre, nacque da te senza padre: sapendo questo confessiamo che tu sei Madre di Dio: concepisti senza passione restando ineffabilmente vergine, o Maria, sposa divina.

Del martire. Sulla pietra della fede.

Fortificato dalla potenza del Paràclito, comparisti davanti al giudice iniquo confondendolo per la forza delle tue parole, o beatissimo, dicendo: non c’è santo all’infuori di te, Signore.

La tua parola e la tua vita, illuminandosi a vicenda, guidarono una moltitudine alla luce della fede, inneggiando insieme, o martire dalle molte lotte: non c’è santo all’infuori di te, Signore.

L’orgoglio insensato dell’empio spezzasti con il tuo coraggio e la tua pazienza, illustre martire vittorioso, innalzandoti verso Dio, a lui acclamando: non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Theotokìon. Nel tuo grembo concepisti, Madre di Dio, il tuo Creatore e Signore dell’universo, generandolo ineffabilmente incarnato; perciò ti inneggiamo, o Sovrana, unica senza macchia.

Irmòs. Sulla pietra della fede mi hai stabilito, facendomi trionfare sui miei nemici e il mio spirito esulta di gioia cantando: non c’è santo come te, o Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Kathisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Erasto, Olimpàs, Terzo e Rodione, Sosipatro e Quarto, concordi veneriamo la vostra memoria dicendo: ministri del Verbo, araldi di Dio, con le vostre preghiere, liberate dall’eterna pena le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Chi potrà dire la moltitudine dei miei pensieri impuri, le sconvenienze che abbondano nel mio spirito e gli assalti contro di me dei nemici incorporei, le loro macchinazioni, chi potrà smascherare? Ma tu, Vergine pura, concedimi la liberazione da ogni male per le tue preghiere, o buona.

Stavrotheotokìon

Quando colei che negli ultimi ti generò, Cristo Verbo, nell’eternità generato dal Padre, ti vide crocifisso, gemendo diceva: Ahimè, figlio mio diletto, perchè ti lasci crocifiggere da uomini empi, tu che sei il Dio al quale gli angeli nei cieli inneggiano? O longanime Signore, gloria a te.

Ode 4. Irmòs.

Monte adombrato dalla grazia di Dio, Avvacùm ti ha riconosciuta nel suo sguardo preveggente; da te, ha predetto, uscirà il Santo di Israele per la nostra salvezza e la nostra restaurazione.

Sostegno di chi è senza sostegno, per i vostri insegnamenti ricevuti da Dio sbaragliaste del tutto le fortezze del nemico, provocando la loro distruzione, apostoli del divino Salvatore.

Predicaste a gran voce i portenti operati da Cristo, illuminando le miserie dei mortali, apostoli divini, ringraziando molto per la loro perfezione luminosa.

Con inni divini, fedeli, lodiamo e magnifichiamo Olimpàs e Rodione, che con l’apostolo Pietro hanno terminato bene la loro corsa al martirio, decapitati a Roma.

Theotokìon. Meraviglia superiore a tutte le meraviglie passate in te si compie, Vergine pura, poiché concepisti corporalmente il Dio filantropo, unito ai mortali senza confusione, sposa divina.

Del martire. Sei venuto dalla Vergine.

I torrenti delle torture non hanno sommerso la torre della tua anima, o beato martire, poiché era fondata sulla roccia dell’amore del Signore.

Non poté contrastare lo splendore delle tue parole il tiranno che camminava nella notte dell’ignoranza, perciò torturandoti ti rese figlio del giorno e della luce.

Gesù Cristo ti fortificò con la grazia divina, mentre eri tormentato da supplizi e subivi oltraggi, spietatamente torturato, o atleta illustrissimo.

Theotokìon. Avvacùm descrisse te, purissima, come monte ombroso da cui solo il Verbo filantropo, incarnato e fatto uomo discese per immensa compassione.

Ode 5. Irmòs.

Tu che con la luce del tuo avvento illuminasti i confini del mondo e li rischiarasti con la tua croce, Cristo, illumina con la luce della tua divina conoscenza i cuori di quanti in modo ortodosso ti inneggiano.

La Sapienza del Padre, che dona l’esistenza al mondo, vi inviò come medici in tutta l’ecumène per illuminare divinamente tutti gli uomini con la sapienza dello Spirito e l’annunzio della verità.

Dopo aver gettato l’amo dell’annunzio, per grazia di Dio avete tratto dall’abisso dell’ignoranza più muta dei pesci, i mortali guidandoli con la fede al Signore, o apostoli.

Celebriamo i difensori della Chiesa dei fedeli, gli apostoli di Cristo Olimpàs e Rodione, Terzo, Sosipatro, Erasto e Quarto.

Theotokìon. Concepisti il Verbo mediante un verbo, Vergine castissima, Madre di Dio Sovrana e lo generasti ineffabilmente umanato; perciò secondo le tue ispirate parole ti diciamo beata per tutti i secoli.

Del martire. Tu che illumini.

Bastonato su tutto il corpo, rivelasti come un diamante la più ferma risolutezza e con fede, glorioso Oreste, cantavi: Altro Dio all’infuori di te non conosco.

Distruggendo gli idoli dei pagani con le tue sante preghiere al Creatore, sopportavi i più crudeli tormenti e il taglio della tua carne.

Trinitario. Venerando un unico principio e un’unica essenza trisipostatica, predicando un’unica signoria della Trinità sovradivina e increata, distruggesti i falsi dèi e abbattesti i templi degli idoli.

Theotokìon. Divenisti, o Vergine, la Madre del sole nascente, concepito senza tramonto dalla natura umana reietta per illuminare gli uomini e strapparli tutti dalla cupa notte del peccato.

Ode 6. Irmòs.

Il fondo dell’abisso ci circonda e non abbiamo nessuno a liberarci, siamo tenuti come pecore da macello. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, poiché tu sei la forza dei deboli e li risollevi. 

Rotolando nella polvere, beati discepoli del Verbo, simili a Dio, vi rivelaste pietre preziose, facendo rotolare verso la fede quanti un tempo nel loro errore sacrificavano a pietre inanimate.

Predicando in tre ipòstasi l’indivisa Monade inconfusa, dalla terra toglieste l’errore politeista, apostoli infallibili di Cristo, guidando a lui gli erranti.

Per la sapienza e luminosità della loro mente gli apostoli persuasero quanti erano sviati e sragionavano a servire l’unico Re e Dio, illuminando tutto il creato con la luce divina.

Theotokìon. Apparisti secondo cielo più eccelso del primo, o Sovrana nostra, perciò glorifichiamo te, che hai fatto sorgere su noi il Sole di giustizia, dissolvendo la tenebra profonda, l’oscura notte dell’ignoranza.

Del martire. Circondato dall’abisso.

Con l’aspersione del tuo venerabilissimo sangue cessarono le maledette libagioni follemente offerte ai demòni, o valoroso atleta di Cristo.

Trovando in te la medicina delle nostre anime e dei corpi, siamo liberati dall’afflizione di prove e passioni per le tue preghiere a Dio gradite.

Disfacendoti del corpo, ricevesti la veste tinta dalla grazia superna e spogliasti il nemico, o beatissimo.

Theotokìon. Fammi degno della compassione divina, perchè sono prigioniero della malizia e della spietatezza e schiavo dei piaceri, santissima Vergine, Madre di Dio.

Irmòs. Circondato dall’abisso dei peccati, invoco l’abisso incommensurabile della tua compassione: dalla corruzione strappami, o Dio.

Kontàkion degli apostoli.

Tono 1. Stupisca il coro angelico.

Avete predicato la fede nell’augusta Trinità, o sapienti, togliendo di mezzo l’inganno politeista degli idoli con i vostri venerabili insegnamenti: avete così trovato la ricompensa eterna delle vostre fatiche, ricevendo nei cieli le corone, o apostoli.

Sinassario.

Il 10 di questo mese memoria dei santi apostoli del gruppo dei settanta: Olimpàs, Rodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto.

Stichi. Con un inno di gloria la mia parola incorona sei discepoli del Verbo che, con le loro parole liberarono le nazioni da un culto irrazionale. Il dieci trovarono la felicità eterna.

Lo stesso giorno memoria di sant’Oreste martire.

Stichi. Oreste, per la tua prestazione atletica ricevesti la ricompensa procurandoti la gloria.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Teostiricto dei Simboli e del nostro beato padre Nonno, vescovo e catechista di santa Pelaghìa.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre il vescovo Martino.

Stichi. Lasciando questa vita e il suo breve cammino, san Martino percorse il cammino che porta al cielo.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Milo, vescovo e dei suoi due discepoli.

Stichi. Un triplo crimine provoca il sacrificio di Milo, che sotto la roccia protegge i suoi due discepoli.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Calliopio, Niro e Orione.

Stichi. Chinando il collo sotto la spada, Calliopio contempla la gloria senza tramonto del Dio amico degli uomini. La lama mozza il capo di Niro, rendendolo preziosa reliquia. Orione, sepolto vivo nella terra, sorpassa la luce della costellazione omonima.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Degli apostoli. Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli, riconosciamo in te, Madre di Dio, la fornace spirituale e l’Altissimo come salvò i tre fanciulli, così rinnovò nel tuo grembo tutto il mondo il Signore Dio dei nostri padri, degno di lode e di gloria. 

Il santo apostolo Paolo ti indica nei suoi scritti come sacro economo della Chiesa di Cristo in Gerusalemme; venerandoti con lui, o Erasto, cantiamo al Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria.

Messa alla prova la tua pazienza con pene, tormenti e persecuzioni, puoi gloriarti di portare le stigmate di Cristo, beato Erasto, cantando al Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria.

Fosti l’araldo della nuova legge, o Quarto, strappando gli erranti alla loro antica deviazione, guidandoli al rinnovamento della loro vita, inneggiando al Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria.

Theotokìon. Al Verbo coeterno al Padre donasti un corpo generandolo incarnato, o Vergine, quando apparve uomo ai mortali per salvarli, il Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria.

Del martire. Disprezzando il simulacro aureo.

Con i flutti del tuo sangue, martire mirabile, spegnesti la fiamma degli atei e con la pioggia dei tuoi miracoli, rinfranchi le anime consumate dalle passioni e i fedeli cantano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Abisso di prodigi e fiume di guarigioni, fonte zampillante per tutti salute, allontanamento d’ogni afflizione è divenuta l’urna delle tue reliquie, o martire vittorioso: venerandola, noi fedeli, ti diciamo beato.

Distaccato dalle passioni del corpo, santo martire, dopo tutte le torture fosti legato a un animale e crudelmente trascinato: allora ti congedasti dalla carne per unirti a Dio in perfetta purezza.

Theotokìon. Ricevette da te, Vergine pura, la natura umana e ineffabilmente si fece carne volendo salvare l’umanità il Dio per natura al quale diciamo cantando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace, come in un crogiuolo, splendettero i fanciulli di Israele per il bagliore della loro pietà più pura dell’oro fino, cantando: Benedite opere tutte il Signore, a lui la lode e le gloria nei secoli.

Le indistruttibili torri della Chiesa di Cristo sbaragliarono i baluardi dell’iniquità e come pietre edificarono tutti i fedeli sulla roccia su cui è fondata la Chiesa di Cristo, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Come nuovi legislatori, o beatissimi, avete inciso la legge dello Spirito nei cuori dei fedeli; illuminati da essa inneggiano: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Il giorno in cui fu ucciso l’apostolo Pietro, anche tu lasciavi magnificamente questa vita sotto la spada per ordine dell’empio imperatore Nerone, con Rodione, o beato Olimpàs, raggiungendo con lui i cori celesti.

Theotokìon. L’urna contenente la manna ti prefigura, o Vergine, poichè nel tuo grembo portasti Cristo e generasti nella carne la nostra dolcezza, che libera dall’amarezza del peccato quanti ti esaltano per tutti i secoli.

Del martire. Il Dio disceso.

Preferendo la vita eterna a quella effimera non risparmiasti sapientemente la peritura carne mortale, beatissimo Oreste, perciò sopportavi con coraggio i tormenti.

Come lupo famelico il persecutore straziava di colpi il tuo corpo come agnello di Cristo, rendendoti sacrificio a Dio, vittima santa a lui gradita, degno della mensa del Sovrano eccelso.

Divenuto carro del Verbo, o beatissimo, lo avevi come passeggero; perciò, legato per iniqua sentenza ai cavalli, violentemente trascinato rendesti l’anima e con gioia giungesti alla meta celeste.

Theotokìon. I divini profeti annunziarono con sacre voci che per prodigioso concepimento saresti divenuta Madre di colui che domina tutto il creato; perciò ti cantiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Il Dio sceso nella fornace di fuoco mutando per i fanciulli ebrei la fiamma in rugiada, opere inneggiatelo come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Come figura del tuo parto abbiamo il roveto ardente, che bruciava senza consumarsi; ti preghiamo di estinguere nelle nostre anime la fornace ardente delle tentazioni, perché, o Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Compiuta la stessa corsa e ricevuta dal Signore la stessa promessa, degni degli stessi doni dello Spirito, insieme avete ricevuto la stessa ricompensa, apostoli di Cristo, illuminatori delle nostre anime.

Come astri celesti illuminaste tutta la terra con divini prodigi, allontanando il buio profondo dell’ignoranza da quanti, un tempo raggirati dagli inganni del maligno, grazie a voi divennero figli del giorno.

Annientaste le schiere dei nemici, responsabili dell’antica perdizione di popoli e nazioni, guidando a Dio una folla di redenti per riunirli alla moltitudine degli angeli immateriali, o apostoli del Signore.

Nei cieli eccelsi sono saliti il sublime Olimpàs e Sosipatro, Terzo e Rodione, Erasto e Quarto, sempre implorando il Redentore per il mondo.

Theotokìon. Risparmia il tuo popolo, Signore, liberandoci da invasione, peccati, tentazioni, pene eterne, per le preghiere e la mediazione della Vergine purissima che ti concepì e dei tuoi divini apostoli.

Del martire. Il Verbo, Dio da Dio.

Sconfiggendo i tiranni dopo molti tormenti, transitasti a Dio con gioia ricevendo il premio per la vittoria come valoroso oplita e soldato valoroso, vero campione di Cristo, beatissimo martire Oreste.

Con gli angeli esulti in cielo e con loro con gioia canti, o beatissimo: Santo, santo, santo il Padre onnipotente, il Figlio consustanziale al Padre e il santo Spirito; Trinità santa, gloria a te.

Aggregato al coro dei santi, dei profeti, degli apostoli, dei gerarchi e dei martiri, con loro prega, Oreste, per quanti con affetto ti onorano, ricevendo il perdono dei peccati e la liberazione da ogni pericolo.

Theotokìon. Tu che superi i cherubini come Madre del Signore, pura Vergine, risana, ti prego, il mio povero cuore da dolorose passioni e salvami dalla fiamma eterna nel giorno del giudizio, nonostante meriti la dannazione.

Irmòs. Il Verbo, Dio da Dio, nella sua incomparabile sapienza venne dal cielo a rinnovare Adamo caduto per aver mangiato il frutto della perdizione; incarnato da Vergine santa per noi, o fedeli, con inni lo magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Rodione e Sosipatro, Olimpàs e Terzo, Erasto e Quarto, siano ora da noi splendidamente onorati, come è dovere, come apostoli e discepoli di Cristo che pregano per noi, che celebriamo la loro sacra memoria.

Theotokìon.

Maria, purissimo incensiere d’oro, realmente divenisti ricettacolo della Trinità incircoscrivibile: in te si compiacque il Padre, in te dimorò il Figlio e lo Spirito santissimo, o Vergine, adombrandoti ti rese Madre di Dio.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 9 Novembre- Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo

9 Novembre

Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo. Memoria anche del nostro padre tra i santi Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli.

Al Mattutino

Dopo la consueta sticologia si recitano un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone dei martiri. Acròstico: Beato, chi ti loda e in questo trova il suo profitto. Giuseppe

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Ti canto, Signore mio Dio, perché hai liberato il tuo popolo dalla servitù degli Egiziani, hai sommerso i carri del faraone e hai sprofondato le sue potenti armate.

Portatore di divino profitto per i fedeli che ti acclamano, o beato, il giorno della tua memoria é arrivato: noi ti preghiamo, ricordati di noi.

Nella fiducia che colmava, o beato, il tuo nobile cuore, non hai tenuto conto dell’ordine insensato, ma nella gioia hai combattuto.

Fortificato dalla potenza del cielo, Onesiforo, tu hai marciato verso i terribili castighi e hai vinto la guerra contro le forze del nemico.

Theotokìon. Hai messo termine alla tirannia della morte, Vergine non sposata, partorendo per il mondo la vita immortale, Cristo nostro redentore.

Canone della beata. Acròstico: Io canto con tutto il cuore la gloria di Matrona. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo un inno.

Tu che sei unita per sempre alle potenze dei cieli, divinizzata dalla tua comunione con Dio, salva con la tua intercessione i fedeli che ti venerano.

Tutta infiammata dall’amore divino, hai estinto con le piogge della temperanza questa fiamma funesta alle anime, il fuoco delle passioni.

Fosti per il tuo Sovrano vaso d’elezione, Matrona, perché con l’ascesi hai purificato il tuo cuore dalle passioni carnali.

Theotokìon. Vergine pura che hai partorito al mondo la salvezza divina, suo richiamo al paradiso, salva con la tua intercessione i fedeli che a te accorrono.

Dei martiri. Ode 3. Irmòs.

L’arco dei potenti si é fiaccato, i deboli hanno acquistato vigore ecco perché il mio cuore si é consolidato nel Signore.

Confessando nello stadio il Verbo uguale al Padre e allo Spirito, i martiri hanno valentemente resistito al diluvio dei tormenti.

I piedi solidamente stabiliti sulla roccia della confessione della fede, martire Onesiforo, non hai tremato sotto i colpi che ti infliggevano gli empi.

Con tutta la tua anima rapita da Cristo che amavi, beato martire, sotto i colpi fosti insensibile al dolore.

Theotokìon. Concedimi la salvezza, o purissima, che desti corpo in modo inesplicabile al Dio Verbo, che per volere divino fa girare il mondo.

Della beata. Tu sei saldezza.

Separando con la verga della fede il mare delle passioni, apristi alle anime che cercano Dio la retta via.

Possedevi dei santi monaci la vita irreprensibile e la purezza esemplare, o venerabile gemma delle monache.

La mortificazione delle funeste voluttà, gloriosa Matrona, rivestisti e per la tua santa vita spogliasti il nemico.

Theotokìon. Nel tuo grembo il Creatore si unì alla carne, Vergine pura, restando ciò che era, per colmare tutti gli uomini dei suoi beni.

Irmòs. Tu sei saldezza di quanti a te accorrono; tu sei luce degli ottenebrati e a te inneggia il mio spirito.

Kathisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Infiammati come foste dal fuoco dell’amore divino, non bruciaste a contatto col fuoco materiale, o beati, ma consumaste l’errore e, quando vi trascinarono senza pietà, vittoriosi atleti, avete trovato la gloria eterna raggiungendo la vetta dei cieli.

Gloria. Della beata.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Con virile coraggio ignorando le trappole del nemico, gioiosamente correvi alla vita vera nello spirito; compiuta senza deviazioni la tua corsa, ricevesti da Cristo la grazia dello Spirito, perciò spandi fiumi di guarigioni sui fedeli che glorificano con affetto la tua memoria, illustrissimo vanto delle monache, venerabile Matrona: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Come un tempo l’obolo della vedova ti offro, o Vergine, la lode dovuta e il ringraziamento per i tuoi benefici, poiché tu sei mio soccorso e protezione, sempre mi liberi da tentazioni e da ogni avversità; come da dentro la fornace di fuoco mi salvi dai miei oppressori e con tutto il cuore a te grido: Madre di Dio, vieni in mio aiuto e prega Cristo Dio di donarmi la remissione delle colpe, poiché sei tu la speranza del tuo indegno servo.

Stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’Agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo alzava grida: esulta il mondo perchè riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: muoviti a compassione di noi, Vergine e dona la remissione delle colpe a quanti venerano con fede i suoi patimenti.

Dei martiri. Ode 4. Irmòs.

Salisti sulla croce per amore della tua immagine, Salvatore; le nazioni pagane scomparvero davanti a te, Amico degli uomini, poiché tu sei la mia forza e il mio canto.

Dalla luce che i tuoi dolori fecero risplendere, il martire Onesiforo con il divino Porfirio, furono trascinati con tutto il cuore a unirsi alle tue sofferenze per la fede.

I soldati di Cristo, con animo gioioso e fervente, furono spinti dai tiranni che sui carboni ardenti li stesero entrambi.

Vittoriosi atleti, in puro sacrificio, in perfetta oblazione, con gioia foste immolati al Re del mondo; per questo vi proclamiamo beati.

Le parole ingannevoli che ti rivolsero non riuscirono a perderti, beato Porfirio, che così sapientemente avevi consacrato il tuo essere al Signore.

Theotokìon. Vergine purissima, partoristi il Verbo Dio, quando, per compassione volle somigliare agli uomini incarnandosi.

Della beata. Ho udito, Signore.

Con la pioggia delle tue lacrime, o beata, irrigasti il tuo cuore e per grazia divina hai fatto rendere al centuplo la spiga delle virtù.

Avendo stabilito su Cristo le fondamenta del tuo spirito, ammirabile madre, sei rimasta irremovibile sotto i colpi dei funesti demoni.

Lasciando per la tua forza d’animo il tuo sposo e le preoccupazioni della vita, preferisti il giogo di Cristo e seguisti le orme del Signore.

Theotokìon. Dio si annientò nel tuo grembo, pura Vergine, senza lasciare i cieli: l’incommensurabile si lasciò misurare per cancellare i miei immensi peccati.

Dei martiri. Ode 5. Irmòs.

Signore, sei venuto come la luce in questo mondo, luce santa che sottrae alla cupa ignoranza quanti con fede a te inneggiano.

Le indistruttibili torri della chiesa di Cristo, nella forza dello Spirito, resistettero alle leve dei tormenti.

Stritolaste i simulacri degli idoli insanguinati e vi rivelaste, o martiri, icone di valore e di fede.

Rivestiste divinamente l’uniforme di veri soldati respingendo i tiranni effimeri e con gioia lottaste per la fede.

Theotokìon. Nei limiti della tua carne, o Vergine, dimorò l’infinito rendendoti più vasta dei cieli; per questo ti diciamo beata.

Della beata. Vegliando a te gridiamo.

Svergognasti il perfido nemico, o Matrona, rivestendo l’abito santo e angelico.

In cambio dei beni effimeri, ricevesti quelli eterni e lasciasti tuo marito per lo Sposo immortale, che illumina le nostre anime.

Offrendo al Signore la preghiera della veglia notturna, addormentasti, Matrona, le voluttà corporali.

Theotokìon. Tu che partoristi il Re dei vivi e dei morti, Vergine purissima, mortifica le mie passioni carnali.

Dei martiri. Ode 6. Irmòs.

Sono sprofondato nel fondo dell’oceano e sono stato inghiottito dalla marea dei miei numerosi peccati, ma tu, o Dio misericordioso, strappa dalla fossa la mia vita.

Onesiforo, santo martire, sopportando le pene dei tormenti, terminasti la corsa del martirio e, divenuto vincitore, ricevesti la ricompensa dei cieli.

Uniti uno all’altro dai legami della fede, come valenti atleti, sopportaste d’esser legati e straziati, entrambi, fino alla distruzione del vostro corpo, per unirvi al Signore.

Legati ai cavalli e violentemente straziati secondo la crudele decisione di colui che li giudicò, i martiri illustri del Signore furono degni di giungere al compimento divino.

Theotokìon. Al di fuori delle leggi di natura concepisti, o Vergine, il Legislatore ricreando la nostra natura corrotta: supplicalo dunque di salvare me che sono schiacciato dai miei peccati.

Della beata. Effondo la mia supplica.

Capinera dal bel piumaggio che fai echeggiare nel bosco dell’ascesi il tuo piacevole cinguettio, trascinasti come uccelletti spirituali sante donne nel tuo volo per sfuggire, Matrona, nello spirito alle reti dell’ostile uccellatore.

Avendo dominato la carne e domato le passioni per amore della sapienza e ornando la tua anima di splendidi ornamenti, rivelasti il fascino della tua bellezza, venerabile Matrona, sapiente in Dio.

Sulla terra desiderasti la vita degli angeli, nell’incessante lode di colui che si incarnò dalla Vergine santa per supremo amore verso di noi e fortificò la natura delle donne contro gli inganni del nemico.

Theotokìon. La natura umana fu asservita al peccato, ma tu, Madre di Dio, la salvasti dalla servitù funesta partorendo il Re dell’universo, che ci rivelò, Vergine purissima, gli ingressi alla vita.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui annunzio le mie tribolazioni, poiché la mia anima è colma di mali e la mia vita si è avvicinata agli inferi e come Giona grido: dalla corruzione riconducimi, Signore.

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose dell’alto.

La coppia dei martiri, lottando con grande forza, calpestò al suolo la boria del nemico, perché erano illuminati, i gloriosi, dalla grazia della Trinità increata: ed ora con gli angeli presso di lei senza sosta intercedono per tutti noi.

Della santa, stessa melodia.

Consumato il tuo corpo con i digiuni, presa dimora in mezzo a uomini, o Matrona, tutta dedita alla preghiera, hai divinamente servito il Sovrano, per il quale hai tutto abbandonato, portando santamente a termine la tua vita.

Ikos.

Apri la mia bocca, Cristo mio, affinché celebri e narri bellamente le lotte della tua santa, o filantropo: come essa, abbandonando tutto e presa solo dal desiderio di te, suo sposo, abbia considerato corruttibili tutte le cose della terra; e impressa in se stessa l’immagine della croce salvifica, abbia annientato l’arroganza dei demoni e li abbia sino in fondo distrutti, portando santamente a termine la sua vita.

Sinassario

9 Novembre, memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio.

Stichi. Onesiforo con il suo scudiero Porfirio, trascinati da cavalli, sconfissero l’avversario e, finalmente, nella loro corsa verso Dio, raggiunsero insieme la vetta dei cieli.

Lo stesso giorno, memoria della nostra venerabile Madre Matrona.

Stichi. Per la sua vita in questo mondo, l’illustre Matrona ha meritato nell’altro la corona immortale.

Lo stesso giorno memori della beata Teoctista di Lesvos.

Stichi. Davanti al suo Creatore la vergine Teoctista viene annoverata fra le spose di Dio.

Lo stesso giorno memoria delle sante donne Eustolia e Sopatra.

Stichi. Esulta davanti a Dio, magnifica e splendida negli ornamenti della tua anima, Eustolia. Presso il trono del Padre esulata Sopatra, nell’estasi divina.

Lo stesso giorno memoria di del santo martire Antonio.

Stichi. Gli adoratori del legno uccidono Antonio che venera il divino legno della croce.

Lo stesso giorno i santi Cristoforo e Maura perirono di spada.

Stichi. Per il tuo coraggio l’errore venne messo a morte, o Maura e la spada ha fatto volare al cielo Cristoforo.

Lo stesso giorno si addormentò in pace il nostro beato padre Giovanni il Nano.

Stichi. Poca terra ricopre Giovanni il Nano, che fu grande non per il corpo, ma per le opere.

Lo stesso giorno si addormentò in pace il beato Elladio.

Stichi. Anche lasciando questa vita,tu rimani modello di virtù in vita, o Elladio.

I nostri beati padri teofori Eutimio e Neofito, fondatori del venerabile monastero di Dochiarìu, si addormentarono in pace.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Nettario il taumaturgo, metropolita della Pentapoli e fondatore del monastero della santa Trinità nell’isola di Egina.

Per le loro sante intercessioni, o nostro Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amin.

Dei martiri. Ode 7. Irmòs.

A Babilonia un tempo i figli di Abramo calpestarono la fornace di fuoco, acclamando gioiosamente nei loro inni: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Rivelando i nobili sentimenti della tua anima, in presenza dei tiranni, martire Onesiforo, hai confessato il Dio incarnato.

Preferendo l’eterna e divina libertà, hai combattuto col tuo maestro come docile servo, beato Porfirio e ora esulti con lui nei cieli.

Avendo estinto coi flutti del vostro sangue, beati, l’alta fiamma dell’ateismo, avete acclamato: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Per essere degni, santi martiri, dell’immortale gloria dei beati, vi siete sottomessi alla morte beata, astri risplendenti del Sole senza tramonto.

Theotokìon. Dalle tue viscere, Vergine pura, partoristi il Verbo incarnato che volle divinizzare gli uomini che a lui cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Della beata. I fanciulli degli ebrei.

Colomba bellissima, serbasti la castità per Dio, divenendo sterile di passioni, ma arricchendoti di numerosi figli, da salvati, o beata.

Venerabile Matrona, lasciando, per la tua fede in Dio, il mondo con tutto ciò che contiene, ricevesti l’eredità sovrannaturale, come autentico vanto delle monache.

Theotokìon. Facendo cessare la maledizione di Eva, hai concepito in modo inesprimibile e messo al mondo il Dio dell’universo, o Vergine che hai ineffabilmente partorito la salvezza degli uomini.

Dei martiri. Ode 8. Irmòs.

Cristo nostro Dio, inchiodato sulla croce, ne fece per noi uno strumento di salvezza: fanciulli, esaltatelo nei secoli.

Consegnate le vostre membra alla tortura, avete straziato il cuore insensato del nemico, senza che il vostro spirito venisse distrutto, celebri portatori di corone.

Col vostro sangue, o martiri, fu estinto il fuoco dell’ignoranza, ma il cuore e l’anima dei fedeli, irrigati da esso, hanno germogliato la conoscenza di Dio.

Avete varcato, guidati da Cristo, la marea dei terribili castighi per approdare, nell’immortalità, al divino porto del regno dei cieli.

Come braci accese al fuoco del Paràclito, i martiri hanno consumato l’errore del nemico effondendo per il mondo la loro luce.

Theotokìon. O Vergine, come rosa scelta trovata nella valle di questa vita, il Verbo di Dio si è acceso per la tua bellezza e la sua incarnazione ha colmato la terra di profumo.

Della beata. Divenuti per tua grazia.

Avendo adornato la tua anima con la pietà, venerabile Matrona, conducesti a Cristo un coro di vergini che cantavano: opere tutte benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Per grazia divina, le piogge dei tuoi sforzi hanno seccato le acque torbide delle passioni e senza fine abbeverano i cuori dei fedeli che accorrono a te; per questo noi ti veneriamo nei secoli.

Avendo preso come armatura la temperanza, non fosti ferita dal pungiglione del piacere, benché vivessi tra gli uomini; e colui da cui Eva ricevette allora un colpo mortale, beata Matrona, lo hai straziato con lo spiedo della castità.

Theotokìon. Ecco, come in Spirito annunziato da Isaia, la Vergine concepì in grembo colui che libera dalle viscere dell’ade noi che cantiamo: Benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Irmòs. Divenuti per tua grazia vincitori del tiranno e della fiamma, i fanciulli attaccati con forza ai tuoi comandamenti acclamarono: opere tutte benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Dei martiri. Ode 9. Irmòs.

Per la sua colpa e trasgressione Eva instaurò la maledizione; ma tu, Vergine Madre di Dio, per il mondo hai fatto fiorire con il frutto delle tue viscere la benedizione e noi tutti ti magnifichiamo. 

Fortificati dalla potenza del Cristo, i pilastri della fede, nobili diamanti, furono capaci di rovesciare con i loro corpi i nemici incorporei e si rallegrano ora nel cielo con tutti i martiri.

Per il Verbo, come un sacro carro, foste attaccati ai cavalli, divini martiri e con gioia avete ottenuto la vetta dei cieli e ricevuto la ricompensa dei vincitori; per questo vi diciamo beati.

L’illustre borgo di Pankeànon possiede ora i vostri corpi; siete i suoi divini protettori, le medicine che guariscono le infermità fisiche e spirituali dei fedeli che a voi accorrono.

Generosi e vittoriosi martiri Onesiforo e Porfirio, entrambi pregate la santa Trinità, che vi illumina, di concedere ai vostri cantori pace e la liberazione da ogni male.

Theotokìon. Portando tutta la mia umanità, uscendo dalle tue viscere, avanzò come sposo il Signore e tu hai nutrito con il tuo latte colui che nutre tutto il creato, Vergine purissima e benedetta.

Della beata. Ogni orecchio.

Divina colomba dalle ali dorate, gloriosa Matrona, per il bagliore delle tue virtù, leggera hai preso il volo; adesso riposi tra i giusti e i santi, nell’eterna letizia e nell’inesprimibile gioia.

Preferendo il sole sorto nel suo compassionevole amore da una donna, seguisti agevolmente la via bruciante e impervia dell’ascesi, nel quale consumasti i demòni e annientasti le passioni carnali.

La tua sacra memoria è sorta su noi più splendida del sole per rischiarare, venerabile madre, i nostri cuori e pensieri; per il credito che possiedi presso Cristo, ricordati di noi che oggi la celebriamo.

Theotokìon. Vergine che portasti fra le braccia colui che porta l’universo per effetto della sua volontà, mi salvi la tua mediazione dalla mano del nemico: con la tua luce illumina il mio cuore, allontana da me le passioni che mi assalgono impudentemente.

Irmòs. Ogni orecchio fu preso da stupore davanti all’ineffabile condiscendenza di Dio; l’Altissimo infatti volle scendere in un corpo e diventare uomo nel grembo vergine; pura Madre di Dio, noi fedeli ti magnifichiamo. 

Exapostilarion dei martiri. Udite, donne.

Onoriamo i martiri, il grande Onesiforo e il venerabile Porfirio, che rifulsero nella lotta e rischiararono il mondo con gli splendori del martirio: essi pregano per noi che celebriamo con fede la loro memoria.

Della santa. Tu che il cielo con le stelle.

Innalzato tutto il tuo intelletto oltre la relazione con le cose terrene, senza volgerti indietro, Matrona, percorresti la via dei precetti del Salvatore, o donna di mente divina: prega dunque per noi.

Theotokìon.

Con santissime voci i venerabili profeti annunziarono, o Vergine, che tu saresti stata Madre di Dio: conoscendoti dunque come tale, con fede e amore ti celebriamo, o Madre di Dio.

Allo stico, stichirá dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 9 Novembre (app)- Memoria dei mm. Onesiforo e Porfirio, della ns beata madre Matrona, della beata Teoctista di Lesbo e del nostro padre Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli

Appendice – 9 Novembre

Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo. Memoria anche del nostro padre tra i santi Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 1. Cittadino del deserto.

Il figlio di Silivrìa e protettore di Egina, Nettario, il puro amico della virtù ultimamente apparso, veneriamo, o fedeli, come divino terapeuta di Cristo; egli fa scaturire molteplici guarigioni per quanti cantano con fede: Gloria a Cristo che ti ha glorificato; gloria a colui che per te ha compiuto prodigi; gloria a colui che per te guarisce tutti.

Un altro apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Sei vissuto con santità, come gerarca sapiente, glorificando il Signore, con la tua vita virtuosa, o beato Nettario. Perciò glorificato dalla potenza del Paràclito, scacci i demoni e guarisci gli infermi che si accostano piamente alle tue divine reliquie.

E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Dopo la prima sticologia. Kathisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Splendente come il sole, sei sorto su noi negli ultimi tempi con la tua vita santa, beato Nettario e sollevasti tutti per glorificare e lodare Cristo Sovrano di tutti, che ti glorificò, padre glorioso, con la forza dei prodigi.

Gloria. Uguale.

Abbondanti guarigioni, ogni giorno, come divino dono, prodigiosamente zampillano dalla tua testa preziosa e con il profumo di mirra dello Spirito, misticamente rallegrano quanti piamente con ardente desiderio, accorrono al tuo monastero, o santo.

E ora. Theotokìon.

Il tuo puro corpo partorì il Sovrano di tutti e rimanesti dopo il parto vergine senza nessun mutamento, come eri. Perciò ti magnifichiamo e con la tua fervida intercessione speriamo di salvarci, o Fanciulla.

Dopo la seconda sticologia. Kathisma.

Tono 3. Attonito di fronte.

La purezza della tua vita e la rettitudine dei tuoi modi, o padre, è gradita offerta spirituale al Sovrano, che ti ha reso fonte di guarigioni per i fedeli che accorrono in Egina alle tue sante reliquie, che effondono a tutti i divini celesti profumi.

Gloria. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La grazia dei prodigi donata da Dio, sgorgando dalle tue reliquie, o sapientissimo, sorprende veramente la mente dei fedeli. Perciò le folle dei devoti e dei malati accorrono al tuo monastero lodando Cristo, che ti glorificò, o beato e ricevono sotto la tua protezione, o santo, le guarigioni.

E ora. Theotokìon.

Il Creatore di tutti secoli, entrato sovraspiritualmente tutto nel tuo grembo divino, non lasciando mai la dimora del Padre, uscì dal tuo grembo con la doppia natura, o pura: uomo perfetto e Dio perfetto e divinizzò la natura di Adamo e salvò tutto il mondo. Supplicalo, o Genitrice di Dio, di salvare le nostre anime.

Dopo il polyèleos. Kathisma.

Tono pl 4. Ineffabilmente concepita.

Profondo espositore dei dogmi ortodossi, dottore di divini insegnamenti, o beato, illumini divinamente la vita dei fedeli verso l’amore divino e una vita di salvezza. Perciò in Egina, con divina sapienza, edificasti, o beato, il tuo monastero per coltivare, teoforo Nettario, le anime di molte monache che venerano le tue sante reliquie, festeggiando la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come ricettacolo della manna e divina lampada luminosa, degnamente venne illuminato nella sua anima e nel suo intelletto come operatore di virtù, il divino Nettario. Perciò ti predicò, da vero ortodosso, Vergine e Madre di Cristo, o fanciulla lodatissima. E ora, ricevendo da tuo Figlio la luce, o purissima, con gli angeli glorifica la tua indescrivibile gloria.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

La mia bocca parlerà sapienza e la meditazione del mio cuore intelligenza.

Stico. I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

Ogni spirito e il vangelo secondo Matteo (24, 42-47):

Disse il Signore ai suoi discepoli: Vegliate dunque, perché non conoscete in quale giorno il vostro Signore viene. Questo invece sappiate: se il padrone di casa conoscesse in quale vigilia della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Per questo anche voi tenetevi pronti poiché nell’ora che non credete il Figlio dell’uomo viene. Chi è dunque quel servo fedele e prudente che il Signore ha posto a capo dei suoi domestici, per dar loro nel tempo il cibo? Beato quel servo se il Signore che viene lo troverà a fare così: in verità vi dico che lo costituirà sopra tutti i suoi beni.

Salmo 50. Gloria. Tono 2. Per le intercessioni del gerarca. E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2.

Oggi il teoforo Nettario, nuovo vanto della Chiesa, terminata la via delle virtù, ha compiuto l’ascesa al cielo e dimorando nella luce con i santi, si delizia apertamente dell’albero della vita, ricevendo le illuminazioni della magnifica gloria e per noi chiede l’esonero dai pericoli, la stabile pace e la grande misericordia.

Di seguito i canoni. Della Madre di Dio per 6 stichi e del santo per 8 stichi.

Canone della Madre di Dio. Acrostico: Di gioia spirituale rendimi degno, o Figlia. Di Gerasimo.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Un inno di vittoria canteremo tutti glorificando Dio, che ha fatto magnifici prodigi con il suo braccio e ha salvato Israele, poiché si è glorificato.

Tu che partoristi con la tua carne, l’abisso delle grazie, Cristo nostro Dio, dona alle mie labbra la grazia, o purissima, per poter cantare con devozione il tuo splendore.

Suolo non seminato, Vergine rimanesti partorendo senza seme il datore di vita, che ci vivificò dall’antica corruzione e si è glorificato.

Parole mistiche e oracoli dei profeti in te si compirono, purissima Vergine, che partorendo Cristo, compisti la Legge e le cose mai rivelate.

Divinamente inspirato, Isaia profeta parlò di te come una verga fiorita; perché tu, come fiore mistico, incomprensibilmente fioristi Cristo Dio.

Canone del santo. Acrostico: Lode al divino Nettario. Di Gerasimo.

Tono e Irmòs uguali.

Dissolvi con la luce e le intercessioni la tenebre del mio intelletto e dammi parole, o prodigioso Nettario, per lodare con gioia la tua divina memoria.

Negli ultimi tempi sorgesti come sole intramontabile con la luce delle tue opere e diffondesti la luce del Vangelo, o padre, in tutto il mondo.

Seguendo, o Nettario, i passi dei sommi sacerdoti di Cristo di un tempo, con la tua vita pura, ti sei rivestito, o santo, della stessa gloria.

Theotokìon. La natura incontenibile, Cristo creatore di tutti, che nel tuo grembo hai fatto dimorare senza seme, partoristi nella carne, senza mutamento e corruzione, purissima Vergine.

Secondo canone. Acrostico: Dacci il nettare della vita, padre. Di Gerasimo.

Tono 4. Aprirò la mia bocca.

I flutti della grazia dello Spirito ti inondarono per la tua vita pia, o beato Nettario; scaturisti il nettare della grazia e deliziasti le nostre menti con i tuoi doni divini.

Con lode di festa esultando la santa Chiesa ortodossa ti dedica una nuova festa, per la tua santità, svergognando i tuoi nemici.

Abbellendo con l’umiltà la tua vita dalla giovinezza, o beato amante della virtù, apparisti come sincero e mistico sapiente con la tua condotta divina, padre Nettario.

Theotokìon. Dalla Regina di tutti e dalla sempre Vergine, che hai lodato con le tue parole divine, ricevesti resistenza docile e sopportasti coraggiosamente, o santo, gli attacchi delle tentazioni.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Ode 3. Irmòs.

Si rafforzi il mio cuore nella tua volontà, o Cristo Dio, tu che sulle acque del cielo hai fondato la terra agendo sulle acque, o Onnipotente (2).

Dimora incontaminata del Verbo, santificazione della divina gloria, cielo spirituale, da cui sorse il sole che non tramonta, Madre di Dio, a te inneggio.

Le leggi della natura abolisti e partoristi, Madre di Dio, senza corruzione e senza dolore, il legislatore e Signore, che diede inizio, nello Spirito, alle nuove leggi di una nuova vita.

Ti rivelasti, Sovrana, pietra tagliata dal monte senza opera d’uomo, eccelso monte spirituale dalle alte cime, da dove si manifestò colui che tocca i monti e fumano, come dice il divino Davide.

Arca della santificazione, sacra propiziazione del compiacimento di Dio, profumato paradiso, a te inneggio con lodi divine, o Vergine e Sovrana.

Del santo. Stesso Irmòs.

Fosti istruito divinamente con l’amore divino dalla tua giovinezza, o padre, per seguire Cristo e da tutte le vanità sapientemente ti allontanasti.

Le parole della tua bocca, o padre, stillano la celeste dolcezza nei cuori ai fedeli che le accolgono e istruiscono le loro menti alle cose buone.

Ornamento nuovo dei gerarchi ti rivelasti, gerarca Nettario, rivestito di vera santità, o beato: per la purezza della tua vita ti celebriamo.

Theotokìon. Adornata dal fulgore della tua verginità, partoristi incomprensibilmente dalla tua carne Dio, o purissima e sciogliesti con il tuo parto il peccato di Eva.

Secondo canone. Come sorgente viva.

Sapientemente imitasti lo stile dei santi e le opere pure, santificando il tuo spirito, in tutta santità, beato Nettario e purificasti il cuore.

Col flusso dell’acqua divina allontanasti la malattia degli alberi e delle piante, Nettario e procurasti la ricchezza della grazia divina agli eginesi, reso prodigioso dal divino Spirito.

Desiderando la vita quieta, edificasti un venerabile monastero in Egina, rivelandoti in esso modello di virtù pratiche per le monache, beato Nettario.

Theotokìon. Come Madre del Dio amico degli uomini, abbi pietà di me, o Fanciulla: ti supplico di guarirmi dal fuoco ardente della mia anima con la rugiada della tua grazia affinché, da te salvato, ti esalti.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina memoria falli degni di corone di gloria.

Kathisma. Tono pl. 1. Cantiamo al Verbo.

Apristi la via della virtù divinamente volgendoti alla vita celeste e rivelandoti compagno dei santi, beato Nettario: con loro prega sempre Cristo onnipotente di donare scioglimento delle colpe e salvezza spirituale a chi festeggia la tua memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

La pregiatissima arca e ricettacolo di Dio, la sempre Vergine fanciulla e pura Madre di Dio che ci salvò dall’antica maledizione, cantiamo ed esaltiamo, fedeli, perché partorendo senza nozze il divino Verbo, salvò le nostre anime.

Ode 4. Irmòs.

Prevedendo in Spirito, il profeta Avvacùm, predicò l’incarnazione del Verbo: Quando si avvicineranno i tempi sarai riconosciuto, quando sarà il tempo ti mostrerai, Gloria alla tua potenza, Signore (2).

Cristo Verbo di Dio, che sempre dimora nel seno del Padre, scelse spiritualmente il tuo puro grembo come trono e nel tuo seno si unì tutto intero a me, perciò degnamente di inneggiamo.

Vergine purissima, tu sei la porta rilucente nelle aurore verginali, che vide Ezechiele e da cui passò il Creatore di tutto lasciandola chiusa, o pura, dopo il tuo parto

Come il monte di Dio Sion ti contemplarono giardino sempre verde, letto coperto di porpora; ti chiamarono, secondo la legge, scala alta e realizzasti l’immagine dei simboli, dando corpo al Creatore.

Partoristi senza seme la luce del Padre, che sul monte Sinai parlò nel fuoco e nella nube; nelle tue braccia tieni come bambino, senza bruciarti come il roveto, il Salvatore di tutto il creato.

Del santo. Stesso Irmòs.

Trascorsa la tua vita sulla terra con santità, apparisti in cielo sotto la stessa tenda coi santi, mentre l’urna delle tue reliquie zampilla santità e salvezza per i malati e gli afflitti, o gerarca.

Il tuo beato e puro sacerdozio, o sapientissimo, fu gradito presso Cristo, Creatore di tutti e portasti a lui come sacrificio puro, la tua vita senza macchia. Perciò degnamente ti ha glorificato.

Malattie varie e passioni demoniache la tua santissima testa guarisce prodigiosamente, perché in essa dimora la grazia divina, agendo in molti modi e secondo la fede di ciascuno.

Theotokìon. Dal tuo grembo nacque l’Immateriale che ha preso la nostra immagine; Dio rimase ciò che era e riplasmando Adamo dall’antica maledizione, rese figli di Dio quanti con fede glorificano te come Theotòkos.

Secondo canone. Colui che siede.

L’urna delle tue reliquie effonde l’aroma dello Spirito e il profumo della vita eterna, beato padre Nettario, allietando quanti presso di essa si rifugiano.

Mortificando i desideri del tuo corpo con forte preghiera e continenza, beato Nettario, desti ali alle potenze dell’anima con il divino eros verso gli splendori dello Spirito.

Seguisti con zelo, con la tua severa condotta, il divino pastore di Egina Dionigi, col quale partecipando alla gloria superna, o santo, prega di salvare sempre quest’isola.

Theotokìon. Generando con un corpo l’incorporeo Signore, apparisti piena di grazia; perciò tutti inneggiamo alla tua gloria, Vergine più santa delle potenze incorporee.

Katavasìa. Contemplando l’imperscrutabile divina volontà della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm, acclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Ode 5. Irmòs.

Dacci la tua pace, Figlio di Dio, perché altro Dio all’infuori di te non conosciamo, il tuo nome proclamiamo, tu sei infatti Dio dei vivi e dei morti (2).

Stupisci con la tua nascita il coro degli angeli e con il tuo parto salvi la natura umana perché senza corruzione partoristi Cristo, che unì quello che era disgiunto, Vergine Santissima.

Guarisci, purissima, l’anima mia, avvelenata dal grande peccato e con la tua grazia guidami alla luce della vita virtuosa, o Fanciulla.

Trovandoti tra i rovi come giglio dal soave odore, il Verbo in te dimorò; dal tuo grembo ricevette la carne colui che prima dei secoli ti prescelse, o pura.

Una veste tremenda fu tessuta dal tuo sangue da colui che dal nulla creò tutto: colui che prima dei secoli ti prescelse, da te s’incarnò, fanciulla purissima.

Del santo. Stesso Irmòs.

Con la sapienza dello Spirito e il Verbo della vita, guidi i cuori dei fedeli alla vita virtuosa come sapiente gerarca del Vangelo, o Nettario.

Indossasti la veste sacerdotale, o sapiente e come divinissimo gerarca e amministratore di divini misteri, la ornasti con le tue opere virtuose.

Saggiamente distinguendoti per intelligenza e quiete, riunisti in Dio vergini beate, guidandole a Cristo con le tue parole e opere, verso una vita santa.

Theotokìon. Con lo splendore della tua luce, Vergine purissima, illumina la mia anima insozzata per le brutture delle passioni e confermami nel timore di Dio.

Secondo canone. Stupisce l’universo.

L’urna delle tue reliquie per la potenza del Paràclito sempre zampilla generose guarigioni, padre Nettario e allontana di continuo spiriti impuri da quanti chiedono la tua grazia.

Concedendo guarigione e liberazione a malati e sofferenti che a te accorrono, fai cessare malattie croniche e spegni le infiammazioni con la rugiada della tua grazia, o padre.

Degno dei padri di un tempo ti rivelasti imitandone la condotta, il divino zelo e le altre virtù, con vera umiltà e distinguendoti per modi sinceri.

Theotokìon. Ornamento di purezza, Vergine castissima, divino vasetto animato di profumi, scrigno della mirra della vita in te versato, aroma di virtù, trasforma la mia anima con una vita di purezza.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Ode 6. Irmòs.

Imitando il profeta Giona acclamo; libera la mia vita dalla corruzione, beato e salva me che grido, Salvatore del mondo, Gloria a te (2).

Colui che prima dei secoli come Figlio dal Padre rifulse e, negli ultimi tempi, arrivò dal tuo grembo, divinizzò, Madre di Dio purissima, la natura umana.

Santissima sposa del Padre, Madre incorrotta del Figlio, ti rivelasti veramente, beata tra le donne, purificata dallo Spirito, Vergine purissima.

Tesoro ineffabile di misteri divini e doni celesti, arca dorata ti rivelasti manifestamente, partorendo Cristo, o purissima.

Ti rivelasti laboratorio terribile e luminoso, incontaminato talamo dell’incarnazione di Dio, che prese la nostra carne dal tuo casto grembo, o pura.

Del santo. Stesso Irmòs.

Come nuova stella, negli ultimi tempi, misticamente illuminasti i cuori dei fedeli e accendesti in loro, padre Nettario, il divino desiderio.

Sapientemente vivevi sulla terra persino in giorni infausti, come il sapiente Paolo, con ispirazione divina, Nettario e dal Signore fosti splendidamente glorificato.

Avendo sorretto con sicurezza, nel timore di Dio, il tuo santo monastero, l’hai fatto diventare un porto aperto per la salvezza delle anime, o Nettario.

Theotokìon. Tu che partoristi nel corpo il Creatore di tutti e dissolvesti la maledizione antica, Vergine purissima, salvami dalle tenebre delle mie passioni.

Secondo canone. Celebrando questa divina.

Accogliendo nel tuo cuore il divino nettare della grazia, beato Nettario, portasti alla Chiesa la dolcezza celeste.

Divinamente chiamato fra i gerarchi e fra i maestri, padre Nettario, divinamente sapiente, davvero ti rivelasti adorno di pensieri virtuosi.

Come rosa profumata di divino aroma dello Spirito, la tua testa ci allieta, padre Nettario e interrompe il fetore di passioni e afflizioni.

Theotokìon. Rafforzami contro l’antico nemico che sempre architetta agguati e inganni, affinché scopra le sue minacce, o purissima.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi, che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion. Tono pl. 4.

A te invincibile. Di Gerasimo.

La stella dell’ortodossia recentemente rifulsa, il nuovo protettore della Chiesa, cantiamo di cuore con gioia; glorificato, infatti per l’energia dello Spirito, fa scaturire illimitata la grazia delle guarigioni per quanti gridano: Salve, padre Nettario.

Ikos.

Un uomo dalla mente celeste eri tu quando ancora vivevi sulla terra, o Nettario, gerarca di Cristo: sei vissuto devotamente e santamente e in tutto fosti impeccabile, giusto e ispirato da Dio: perciò da noi ascolti queste cose:

Salve, tu per cui esultano i fedeli; salve, tu per cui sbalordiscono i nemici.

Salve, tu che sei simile ai santi padri; salve, divino maestro degli ortodossi.

Salve, santissima dimora dell’energia divina; salve, libro della nuova vita scritto da Dio.

Salve, tu che perfettamente imitasti i santi; salve, tu che sapientemente fuggisti le cose materiali.

Salve, trofeo fulgido della fede; salve, strumento dignitoso della grazia.

Salve, tu per cui esulta la Chiesa; salve, tu per cui gioisce l’isola di Egina.

Salve, padre Nettario.

Sinassario.

Il 9 di questo mese memoria del nostro padre tra i santi Nettario, metropolita della Pentàpoli d’Egitto, taumaturgo e fondatore del sacro monastero femminile della Santa Trinità in Egina, addormentato piamente nel 1920.

Stichi. Bevendo il nettare della vita, Nettario, fai sgorgare un torrente di guarigioni.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio.

Stichi. Onesiforo con il suo scudiero Porfirio, trascinati da cavalli, sconfissero l’avversario e, finalmente, nella loro corsa verso Dio, raggiunsero insieme la vetta dei cieli.

Lo stesso giorno, memoria della nostra venerabile madre Matrona.

Stichi. Per la sua vita in questo mondo, l’illustre Matrona fu degna nell’altro la corona immortale.

Lo stesso giorno memoria della beata Teoctista di Lesvos.

Stichi. Presso il suo Creatore la vergine Teoctista viene annoverata fra le spose di Dio.

Lo stesso giorno memoria delle sante donne Eustolia e Sopatra.

Stichi. Esulta davanti a Dio, magnifica e splendida negli ornamenti della tua anima, Eustolia. Presso il trono del Padre esulta Sopatra, nell’estasi divina.

Lo stesso giorno memoria di sant’Antonio martire.

Stichi. Gli adoratori del legno uccisero Antonio, che venera il divino legno della croce.

Lo stesso giorno i santi Cristoforo e Maura perirono di spada.

Stichi. Per il tuo coraggio l’errore venne ucciso, o Maura e la spada fece volare al cielo Cristoforo.

Lo stesso giorno si addormentò in pace il nostro beato padre Giovanni il Nano.

Stichi. Poca terra ricopre Giovanni il Nano, che fu grande non per il corpo, ma per le opere.

Lo stesso giorno si addormentò in pace il beato Elladio.

Stichi. Anche lasciando questa vita, tu rimani modello di virtù in vita, o Elladio.

I nostri beati padri teofori Eutimio e Neofito, fondatori del venerabile monastero di Dochiarìu, si addormentarono in pace.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I tuoi servi nella fornace, Salvatore, non furono toccati, né disturbati dalle fiamme e tutti i tre a una sola voce inneggiavano e benedicevano: Benedetto tu sei, Dio dei nostri padri (2).

Ornata di divini vesti intessute d’oro, come regina di tutte le virtù soprannaturali, riposi alla destra di tuo Figlio e Creatore, rifulgendo ineffabilmente con la tua bellezza verginale, Vergine Madre di Dio.

Dio e Creatore di tutto, volendo per la sua misericordia divinizzare l’uomo decaduto, da te veste la carne di Adamo e ti proclama, purissima, protettrice di tutto il mondo.

Ho sporcato tutta la bellezza della mia anima, ma tu, Vergine, che sei vissuta irreprensibilmente, dammi la conversione e l’assoluzione dei peccati per poter servire con sincerità Cristo Dio.

Tu che sei davvero superiore a tutti come Madre incorrotta del Creatore di tutto, rendi il mio intelletto estraneo a ogni corruzione e illuminami con la luce del tuo splendore, purissima Madre di Dio.

Del santo. Stesso Irmòs.

Rettamente, o padre, hai servito Cristo, Re di tutti e con cuore puro hai ricevuto l’illuminazione del Paràclito, acclamando con la tua anima santa: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Sorgendo nel nostro spirito sfolgorante come sole, negli ultimi tempi illumini la nostra mente con la luce delle tue opere, o san Nettario, vanto dei gerarchi.

Come un altro ospedale miracoloso, padre Nettario, le tue reliquie rafforzano sempre l’anima e il corpo dei fedeli, che accorrono con molta devozione al tuo puro monastero.

Theotokìon. Come Madre di Dio Salvatore, Vergine purissima, guarda con occhi compassionevoli le ferite della mia misera anima e salvami dalla violenta e malvagia abitudine alle devastanti passioni.

Secondo canone. I fanciulli di senno divino.

Cristo, che tu glorificasti, padre, glorificandoti, ti rivelò fonte di guarigioni; perciò quanti soffrono per svariate passioni, si rifugiano presso l’urna delle tue reliquie e trovano salute.

I sacri sistemi dei tuoi insegnamenti sempre allietano le anime dei pii: mosso infatti dal Santo Spirito, sapientemente scrivesti il verbo della carità e i consigli della vita, o padre.

Mitissimo, umile ed equilibrato fosti colmato della luce sovraspirituale, o padre: perciò hai aspirato ai carismi superiori con una condotta a Dio gradita, o beato chiamato da Dio.

Theotokìon. Dando corpo a Dio sovraessenziale, incarnato dal tuo sangue senza mutamento, né confusione, ti rivelasti ponte salvifico che conduce ai beni celesti quanti con fede gridano: Salve, piena di grazia.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore in luogo del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, o Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Colui che gli angeli e tutte gli eserciti celesti temono, come Creatore e Signore, inneggiate sacerdoti, glorificate fanciulli, benedite popoli e sovresaltatelo per tutti i secoli (2).

Colui che non ha principio nasce nel tempo da te nella carne, sempre Vergine e dopo il parto ti serbò pura Vergine come prima del parto; ineffabile la tua grandezza!

Sul trono con il Padre e nelle tue mani come bambino, simile alla natura umana, nacque il Verbo, che tutto contiene e rinnova i corrotti, o Vergine.

Fonte inesauribile di cibo spirituale, giardino sempre fiorito delle grazie dello Spirito ti rivelasti, o Vergine, partorendo Cristo, che vivifica quanti ti sovresaltano.

Cristo, Santo dei santi, ti mostrò santa fra i santi divenendo tuo Figlio: santifica e salva, dunque, l’anima mia, divenuta incline alla corruzione, o Fanciulla.

Del santo. Stesso Irmòs.

Volendo far sapere sulla terra la gloria che ti ha dato nei cieli, il sapientissimo Signore rivelò le tue reliquie fonte di guarigioni e di molti prodigi, o beatissimo.

Come fiori del campo apparsi dalla terra sono le tue sante ossa, che hanno effuso su tutti il profumo dell’immortalità, appena fu aperta la tua santa tomba, o padre Nettario.

Prega per la salvezza da ogni difficoltà, danno e ira del tuo santo monastero, che in te si gloria, o gerarca di Cristo e si appoggia al tuo affetto paterno.

Theotokìon. Concepisti senza seme il Creatore di tutto, partorendolo senza corruzione con la carne, o Vergine: salva con la tua grazia dalla corruzione dei pensieri carnali me miserabile che ti supplico.

Secondo canone. Il parto della Madre di Dio.

Splendendo per scienza e sapienza, ti rivelasti preciso maestro dei dogmi di verità della fede ortodossa, beato padre e coltivatore eccelso di comportamenti venerabili, tagliando le radici delle passioni con i tuoi discorsi, o gerarca beatissimo.

L’isola di Egina ti ha come protettore, soccorso e liberatore con il divino Dionigi; con lui senza sosta proteggila da ogni disgrazia e necessità, poiché essa venera le tue divine reliquie, o padre Nettario.

Per le parole delle tue divine labbra, come figlie spirituali le monache che radunasti in questo monastero dalla confusione e vanità del mondo, saggiamente ti obbediscono e sono guidate alla gloria divina celebrando la tua memoria.

Theotokìon. Purissima Vergine Madre di Dio, esultanza di angeli e arcangeli, salvezza e grande riparo dei mortali, liberami dalla schiavitù delle passioni e concedimi ritorno dal pessimo maltrattamento del nemico, o Fanciulla.

Katavasìa. Il parto della Madre di Dio, allora prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora che si è attuato, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

La perpetua sorgente di vita, la lampada dorata portatrice di luce, il tempio vivo, la dimora pura più vasta del cielo e della terra, la Madre di Dio con inni veneriamo (2).

Fonte di salvezza dai molti getti ti riconosciamo, Vergine Madre di Dio, sorgente dell’acqua immortale della vita che irriga abbondantemente i cuori degli ortodossi a te inneggianti, o Sovrana.

Mosè ti descrisse piamente come vaso, lampada, roveto e altare, arca dorata e tabernacolo che partorì Dio: tutte queste figure compiute noi ora vedendo, te come vera Madre di Dio glorifichiamo.

Partoristi incarnato l’incorporeo, che il Padre generò prima dei secoli, il Verbo supremo di Dio, purissima Madre di Dio: apparisti causa di salvezza per noi, che magnifichiamo il tuo parto, o Fanciulla.

Ti rivelasti palazzo luminosissimo e mensa aurea recante la luce del Verbo del Padre, che ineffabilmente si trovò nel tuo grembo, purissima e s’incarnò per la nostra salvezza e rigenerazione.

Al di sopra di ogni creatura, visibile e invisibile, purissima, apparisti come colei che incarnò il Sovrano di tutti; rendi, perciò, il mio intelletto degno del Supremo e salvami, o Fanciulla.

Del santo. Stesso Irmòs.

Corona di gloria ricevesti, o Nettario, da Cristo che brillantemente ti glorificò; terminasti santamente la tua vita e ti rivelasti, o padre, uguale ai santi; con loro implora per noi che ti onoriamo.

Fosti rivestito con l’abito sacerdotale e lo rendesti più sacro con le tue sante lotte e con le tue sante fatiche e raccogliesti con la tua pura vita lo splendore dei padri antichi.

Ricordando la tua memoria con lodi, la Chiesa di Cristo, san Nettario, in te gioisce, perché negli ultimi tempi, o gerarca, la rallegrasti mostrandoti santificato dallo Spirito Divino.

Una fragranza di vita celeste, effusa dalla tua preziosissima testa, dona spiritualmente alla mia anima, o santo e accetta come fragranza di mirra, o padre, questo inno che con affetto ho intrecciato.

Theotokìon. Mostrandoti incomparabilmente superiore alle potenze celesti e più luminosa del sole, o Sovrana, partoristi nella carne il sole della gloria, il datore luce, illuminando quanti ti magnificano.

Secondo canone del santo. Ogni abitante.

Colonna di virtù per la tua purezza Cristo ti rivelò per grande provvidenza negli ultimi tempi ed esempio vivente di vita divina, o santo, allietando le anime dei fedeli e svergognando invece le trame degli infedeli.

Per vivere il resto della tua vita tranquillo, quietamente perseverando nell’unione divina, beato padre Nettario, ti allontanasti del tutto dal mondo e dimorasti nel tuo venerabile monastero in Egina, tutto proteso a Cristo.

Divenuto partecipe della vita superna e concittadino degli angeli, padre Nettario, essendo vissuto divinamente, senza sosta supplica per il tuo gregge e per tutta la Grecia, o santo, arricchita da te, nuovo splendore.

Folle di fedeli da tutta la Grecia accorrono al tuo santo monastero, o santo, e ricevono fedelmente grazia divina e ogni richiesta dalle tue venerabili reliquie: tu, però, padre, esaudisci come sai anche la richiesta di me, tuo supplice.

Theotokìon. Innalzasti al cielo la nostra natura che ne era stata cacciata per il tuo eccelso parto, santissima Fanciulla purissima: per questo innalza anche l’aspirazione della mia anima verso il bene ineffabile della vita sicura e della luce, o Sovrana.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura, sempre Vergine.

Exapostilarion. Tu che il cielo con le stelle.

La Chiesa si rallegra e canta nuovi inni lodando suo figlio, il santo educatore delle vergini, Nettario, santificatosi negli ultimi tempi.

Un altro simile.

Vivendo in modo degno di Dio, fosti meravigliosamente magnificato, o gerarca Nettario, dal Creatore di tutti; la teca delle tue reliquie si rivelò fonte di prodigi.

Theotokìon.

O Fanciulla piena di divina grazia, prega, il Sovrano tuo Figlio e misericordiosissimo Dio, per ogni necessità dei pii, o Madre di Dio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti

Riunendoci per cantare festeggiamo la santa memoria del divino Nettario, recentemente glorificato da Cristo per la sua vita radiosa, curando i devoti con la grazia delle prodigiose guarigioni.

La teca delle tue reliquie, padre Nettario, si rivelò come un’altra piscina di Siloe: risana con l’energia dello Spirito le inguaribili malattie e dona sempre la salute e la redenzione a quanti si accostano.

Come inneggeremo le tue potenze, Salvatore datore di vita? Tu infatti hai già dato alla tua santa Chiesa come colonna e fondamento incrollabile il divino Nettario che davvero ti venerò beatamente.

Come profumo di campo pieno, secondo la voce divina, la fragranza delle tue sante reliquie si spande esaltando i sensi dei fedeli, o beatissimo Nettario; perciò Egina, vedendo da te la grazia divina, ti beatifica.

Gloria. Tono pl. 1.

Rendesti la tua vita, padre beato, studio della legge divina vivendo come gli antichi santi; soggiogando infatti il corpo allo spirito, divenisti virtuoso e indossasti la santità, come gerarca di divina sapienza e vero lavoratore delle virtù; fosti poi glorificato da Dio e la tua reliquia si rivelò fonte di guarigioni per l’adombramento del Paràclito; o beato Nettario, irriga le nostre anime col nettare della tua grazia e prega il Signore di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Ti magnifichiamo, Vergine Madre di Dio e, come debitori, noi fedeli ti glorifichiamo, città inconcussa, invalicabile muraglia, solida protezione e rifugio delle nostre anime.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Apostolo. Prokìmenon tono grave.

Preziosa davanti al Signore la morte dei suoi santi.

Stico. Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?

Epistola di Paolo agli Efesini (Ef 5, 8-19). Fratelli, come figli della luce.

Alliluia. Tono 1.

I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

Stico. Poiché il Signore si è scelto Sion.

Vangelo secondo Matteo (4, 25-5, 12). In quel tempo seguivano Gesù.

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

Megalinari.

Ti rivelasti nuova stella della Chiesa negli ultimi anni per la tua santa vita perciò rischiari le menti dei fedeli coi tuoi raggi spirituali, padre Nettario.

Con la grazia dei prodigi chiaramente fosti glorificato da Cristo dopo la tua venerabile fine: perciò la teca delle tue reliquie zampilla copia di guarigioni per i sofferenti, o padre.

Proteggi e custodisci il tuo monastero, padre Nettario, che ti venera piamente e sempre benedici l’isola di Egina e tutta la Grecia con il tuo patrocinio.

Conclusione.

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Mattutino del 8 Novembre- Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee

8 Novembre

Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Archistrateghi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custodite al riparo delle ali della vostra gloria immateriale noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: Liberateci dai pericoli, voi che siete generali delle superne schiere.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente accettò la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Archistratega dei liturghi incorporei, tu che stai al cospetto di Dio e risplendi per i fulgori da lui provenienti, illumina, santifica quanti con fede ti inneggiano, liberali da ogni tirannide del nemico e chiedi vita pacifica per i re e per tutti i confini.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Mai cesseremo, o Madre di Dio, di cantare grati dal profondo del cuore le tue misericordie, Sovrana, noi tuoi servi che acclamiamo e diciamo: Vergine santissima, affréttati a liberarci dai nemici invisibili e visibili e da ogni minaccia: perché sempre tu salvi i tuoi servi da ogni sorta di sventure.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

I cherubini e i serafini dai molti occhi, gli eserciti degli arcangeli liturghi e le potestà, i troni, le dominazioni, gli angeli, le potenze e i principati supplicano te, nostro Creatore, Dio e Sovrano: non disprezzare la preghiera del popolo che ha peccato, o misericordiosissimo Cristo.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Theotokìon. Autòmelo.

Presto intervieni, prima che siam fatti schiavi dei nemici che bestemmiano te e minacciano noi, Cristo nostro Dio; annienta con la tua croce quanti ci fanno guerra: conoscano quanto può la fede ortodossa, per l’intercessione della Madre di Dio, o solo amico degli uomini.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

Prìncipi degli esseri celesti, capi degli esseri tremendi della divina gloria, seduti sui troni eccelsi: Michele e Gabriele, archistrateghi, con tutti gli incorporei, intercedete sempre per il mondo, o liturghi del Sovrano e pregate perché otteniamo il perdono delle colpe e troviamo misericordia e grazia nel giorno del giudizio.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Favorita dalla grazia divina, pura e benedetta, supplica senza sosta per noi, con le potenze del cielo, gli arcangeli e tutti gli incorporei, colui che per le sue viscere di misericordia da te nacque, perché prima della fine ci sia concesso di correggerci, di ricevere il perdono dei peccati e riformare la nostra vita per trovar misericordia.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco.

Stico. Benedici, anima mia, il Signore: Signore Dio mio, ti sei grandemente esaltato.

Ogni spirito e vangelo secondo Matteo (18,10-20).

Disse il Signore: Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. È venuto infatti il Figlio dell’uomo a salvare ciò che era perduto. Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli. Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo alla chiesa; e se non ascolterà neanche la chiesa, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accordano per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.

Salmo 50. Gloria. Per la protezione degli incorporei, misericordioso, cancella la moltitudine delle nostre colpe. E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2. Di Arsenio.

Attorniando il trono immateriale, o essenze intellettuali, divini incorporei, cantate con labbra di fuoco l’inno trisagio al Dio dominatore: Santo Dio, Padre senza principio; santo forte, Figlio a lui coeterno; santo immortale, Spirito consustanziale, glorificato con il Padre e il Figlio.

Quindi si cantano i canoni: quello della Madre di Dio per sei stichi, poi questi due degli Incorporei per otto stichi.

Primo canone degli Incorporei. Composizione di Giovanni, monaco.

Ode 1. Tono pl. 4.

Cantiamo un canto al nostro Dio prodigioso che strappò dalla schiavitù Israele, cantando e gridando: Cantiamo e te, unico Sovrano.

Lodiamo tutti, o fedeli, l’increata Trinità che stabilì ogni spirituale gerarchia dei celesti cori e acclamiamo: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.

Hai posto, o Creatore degli angeli, principio delle tue creature l’essenza incorporea, che circonda il tuo immacolato trono acclamandoti: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.

Salve, Gabriele, mistagogo dell’incarnazione di Dio e tu, Michele, principe delle schiere immateriali, che senza sosta acclamate: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.

Theotokìon. Con la sua disobbedienza la progenitrice Eva condannò alla maledizione la stirpe umana, me tu, generando il Creatore, o Vergine, divina sposa, gli riconciliasti la benedizione.

Secondo canone. Acrostico: Ai Principi degli Intelletti Incorporei. Nei tropari mariani: Di Clemente.

Ode 1. Stesso tono.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Come servi di Dio venite con canti a celebrare i cori spirituali delle incorporee schiere; cantiamo in coro per loro, che senza sosta pregano per la nostra salvezza, rallegrandosi per la nostra conversione.

I principi dignitari, comandanti luminosi degli angeli, oggi invitano gli intelletti incorporei a festeggiare la loro luminosa memoria; con loro noi uomini ci felicitiamo, offrendo un inno alla Trinità santa.

Festeggiamo anche noi uomini, la memoria degli angeli con spirituale letizia; Gabriele oggi invita le Chiese all’unità per liberarci da ogni antica divisione in occasione della festa degli angeli.

Theotokìon. Nel santo Spirito generasti il Verbo del Padre, che in te abitò oltre natura, unica ipostasi immutata, in due nature rivelata, la cui icona baciamo.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Ode 3.

Il tuo timore, Signore, radica nei cuori dei tuoi servi e sii saldezza per noi che in verità ti invochiamo.

Creasti con potenza potenti esecutori della tua santa volontà, sempre pronti al tuo cospetto negli eccelsi.

Gradisci, o Cristo, a nostro favore l’intercessione dei principi degli angeli, ministri della tua incarnazione e adorabile risurrezione.

Stabilisti gli angeli a custodia degli uomini, costituendoli ministri della nostra salvezza, o Cristo misericordioso.

Theotokìon. O Sposa Divina, in modo inspiegabile concepisti il Signore, Salvatore, Redentore da ogni male, per noi tuoi servi che ti imploriamo.

Secondo canone. Tu sei saldezza.

A noi che ti lodiamo con fede, apparisti primo degli angeli, arcangelo Michele, luminare secondo alla Trinità.

Con lo splendore della grazia divina tutta la terra percorse il fedele Gabriele predicando la venuta di Dio nella carne.

O coppia celebrata, luminosa, immateriale, o luci divine, illuminate quanti celebriamo con fede la vostra memoria.

Theotokìon. Come cantò Isaia il tuo parto inconcepibile, anch’io voglio cantarlo, o pura, per beneficiare della sua identica purificazione.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina memoria falli degni di corone di gloria.

Kathisma. Tono pl. 4. Dell’incarico segretamente.

Elevando la mente ai cori immateriali, cerchiamo di imitarli qui in terra anche noi, mortificando le nostre membra carnali e lodando, come possiamo, la loro santità, supplicandoli, quali potenti custodi, di liberare da ogni inganno del nemico invisibile noi che li inneggiamo per ottenere misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Sempre ti ringraziamo e magnifichiamo, pura Madre di Dio, adorando e lodando il tuo parto e sempre invocando, o piena di grazia: Salvaci, Vergine buona e misericordiosissima; strappaci dal demonio nell’ora del giudizio, fa’ che noi tuoi servi non abbiamo a vergognarci al tremendo tribunale.

Ode 4.

Cavalcasti i tuoi apostoli come cavalli, Signore e prendesti nelle tue mani le loro redini e divenne salvezza la tua cavalcata per quanti con fede cantano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Cavalcasti gli angeli come cavalli, o filantropo e prendesti le loro redini e divenne salvezza la tua cavalcata per quanti senza sosta gridano: Gloria alla tua potenza, Signore.

La tua virtù copre gli angeli, o eterno filantropo; i confini della terra sono pieni della tua lode gloriosa e divina, cantando con loro: Gloria alla tua potenza, Signore.

Venisti a salvare il tuo popolo, Signore misericordioso, invitando ad unirsi a te le angeliche potente a te gradite; la tua venuta fu letizia per noi, che gridiamo con fede: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Vergine e Madre ti rivelasti in modo soprannaturale, o Purissima, partorendo Cristo, uomo-Dio; a lui con timore le schiere degli angeli acclamano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Secondo canone. Tu sei il mio vigore.

L’archistratega degli eserciti, principe degli incorporei, il grande Michele apparve un tempo a Gerico a Gesù, figlio di Nave che combatteva, per donargli la vittoria e il trionfo sui nemici; ricevuta da lui forza, quel servo del Signore espugnò e conquistò con le armi la fortezza nemica.

Principe delle potenze incorporee, il grande Gabriele, vero arcangelo divino, apparve una volta al sacerdote Zaccaria annunziandogli la nascita di un figlio: nascendo Giovanni, il Precursore, la voce del Verbo, al padre muto ridiede la voce.

Oggi con gioia festeggia tutto il mondo che celebra la nobile memoria dei tuoi arcangeli: il divino Michele e il sapiente Gabriele; con loro fanno festa, o Dio, tutte le gerarchie degli angeli perché il mondo è garantito dalla loro protezione.

Theotokìon. Tu sola, anche dopo il parto, rimanesti intatta; tu sola, per opera del santo Spirito, sei senza esperienza d’uomo e davvero allatti il Verbo del Padre, che assunse per noi forma di servo; perciò veneriamo la raffigurazione della sua immagine, onorandone la divina somiglianza, Madre Vergine di Dio.

Katavasìa. Contemplando l’imperscrutabile divina volontà della tua incarnazione, o Altissimo, dalla Vergine, il profeta Avvacùm, acclamava, Gloria alla tua potenza, Signore.

Ode 5.

Dalla notte dell’ignoranza con la luce della tua conoscenza, Signore, guida me, sempre smarrito sulla via della rovina dell’anima e conducimi nel sentiero dei tuoi precetti.

Le angeliche potenze, sempre tese nell’ardore verso ciò che è più sublime, senza sosta ti glorificano, contemplando te, Cristo, che sei loro desiderio.

Creasti gli angeli plasmati a tua immagine, intelligenti per natura, immortali per grazia, perché inneggino alla tua maestà, Cristo incomprensibile.

Stabilisti, o Cristo, che, stando vicino a te, mai i tuoi ministri vacillassero verso ciò che non è nobile; tu che sei fonte di bene, rendi buoni quanti ti adorano degnamente.

Theotokìon. Vergine illibata, purissima, Maria, sola ignara di nozze anche dopo il parto, facci approdare al tuo porto, guidandoci tra i pericoli all’eterna salvezza.

Secondo canone. Perché mi hai respinto.

Rifiutandosi di predire le ineffabili meraviglie divine predestinate da Dio, all’indovino Balaàm in sella alla mula apparve un tempo nello stretto sentiero l’angelo, che severo lo rimproverò, rendendo intelligente l’animale e mutandone le capacità di natura.

In cella, a Pietro in prigione l’angelo di Dio apparve per liberarlo dalle mani di Erode, dalle catene e dal rischio di morire: perciò tutti onoriamo i divini custodi delle anime, i sapienti arcangeli.

Angeli, arcangeli, divine potenze, con le vostre continue intercessioni presso Dio eliminate le continue guerre, gli scismi nella Chiesa, ogni nostro impedimento e conservateci la pace.

Theotokìon. Ti riconosciamo unico Dio del creato, Figlio di Dio in due nature, energie e volontà, senza confusione, avendo assunto carne da una donna il cui aspetto noi onoriamo nelle icone.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e generasti il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Ode 6.

Giona nel cetaceo imprigionasti tutto solo, Signore: come lui salva anche me, catturato invece nelle reti del nemico.

Per divina potenza creasti, con il tuo Verbo, o Signore, dando loro un aspetto luminoso, le celesti nature delle schiere immortali.

Fatti augusti cantori della divina lode, cittadini della celeste dimora di Dio, voi rendete al Creatore, o incorporei, l’onore dovuto.

Le schiere immateriali degli incorporei senza sosta ti lodano, Figlio eterno di Dio, glorificandoti Creatore ed Autore di ogni cosa esistente.

Theotokìon. Fosti degna, o purissima, di stringere tra le tue braccia colui che dall’eternità siede col Padre negli eccelsi: rendilo benevolo verso i tuoi servi o Fanciulla.

Secondo canone. Siimi propizio.

Cantando con timore eleviamo la mente dalla nostra bassezza, con le nostre labbra materiali rendiamo onore agli immateriali incorporei fatti di fuoco, di splendore, di luce.

Mortificate il tormento delle nostre passioni, fate cessare tutti i conflitti religiosi, santi arcangeli, ignei archistrateghi al servizio della Trinità.

Arcangeli di Dio, principi degli incorporei, Michele, il capitano e Gabriele, voi che siete i comandanti supremi, con la vostra confidenza con Dio liberateci da tutti gli scismi.

Theotokìon. Essendo Dio incorporeo, hai voluto apparire come uomo, o Cristo, assumendo liberamente un corpo nel grembo dell’ignara di uomo: per questo noi fedeli possiamo venerare la divina somiglianza della tua icona.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion. Tono 2.

Archistrateghi supremi di Dio, liturghi della gloria divina, guide degli uomini e principi degli incorporei chiedete per noi ciò che giova e la grande misericordia: perché voi siete gli archistrateghi degli incorporei.

Ikos.

Hai detto, o filantropo, nelle tue Scritture, che la moltitudine degli angeli in cielo si rallegra per un solo uomo che si converte, o immortale; perciò noi che siamo nelle iniquità, o senza peccato, o solo conoscitore dei cuori, osiamo supplicarti ogni giorno, come compassionevole, di aver pietà di noi e di far scendere la compunzione su noi indegni, o Sovrano, concedendoci il perdono: poiché per tutti noi presso di te intercedono gli archistrateghi degli incorporei.

Sinassario.

L’8 di questo mese sinassi dei archistrateghi Michele e Gabriele e delle altre sante e celesti schiere incorporee.

Stichi. Come è giusto, avrei voluto cantare, o Michele, un inno che sia degno di te: ma una lode spirituale non sono in grado di offrirti.

Sinassi dei nove ordini: serafini, cherubini, troni, dominazioni, potestà, principati, potenze, arcangeli e angeli.

Stichi. Qualcosa che sia degno delle nove gerarchie angeliche, quale essere frutto di nove mesi riuscirebbe mai ad esprimere?

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7.

I fanciulli ebrei nella fornace calpestarono la fiamma con ardore e mutando in rugiada il fuoco gridavano: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Miriadi di angeli stanno sempre alla tua presenza senza poter fissare la visione del tuo volto e acclamano: santo sei tu, Signore Dio.

Di luce hai composto la natura immateriale dei tuoi angeli, sempre irradiante, o Misericordioso, la tua luce ineffabile; essi acclamano: benedetto sei tu, o Dio, nei secoli.

Nel tuo Verbo enipostatico creasti la moltitudine degli angeli, o Dio, santificandola nel divino Spirito e insegnando a glorificare la Trinità per tutti i secoli.

Trinitario. Riconoscendo le tre ipòstasi, glorifichiamo la natura infinita del Padre, del Figlio e dello Spirito, acclamando: benedetto sei tu, o Dio, nei secoli.

Secondo canone. Dalla Giudea.

Con i cori degli incorporei, stirpe umana vieni a festeggiare il giorno propizio, celebrando la memoria dei sapienti arcangeli di Cristo gridando: benedetto sei tu, Dio dei padri.

Come ospitali Abramo divino veggente e il glorioso Lot accolsero angeli e trovarono compagnia con loro acclamando: benedetto sei tu, Dio dei padri.

Partecipando nobilmente alle difficoltà della vita, apparvero degli angeli al nobile Manoè e al saggio Tobi, come un angelo spense un giorno la fiamma ai tre fanciulli nella fornace di fuoco.

Theotokìon. Professiamo, o Gesù, la tua unica ipòstasi in due nature: generato dal Padre assumesti dalla Vergine, senza subire mutamento, tutto il nostro essere; perciò veneriamo la tua icona da noi riprodotta con fede.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore in luogo del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8.

Colui che sul santo monte si è glorificato, il Signore, che nel roveto ardente a Mosè fece conoscere il mistero della Vergine inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Cerchiamo di imitare la vita degli angeli, mettiamo le ali al nostro cuore, eleviamoci al cielo, cantiamo in ispirito con loro, lodando ed esaltando il Signore nei secoli.

Le angeliche schiere dei cori celesti circondano il trono glorioso, lo sguardo fisso in Dio, lo lodano ed esaltano nei secoli.

Adoriamo e glorifichiamo nei secoli la Trinità, che nei cieli creò gli angeli, spiriti infiammati di fuoco immateriale, al suo eterno servizio.

Theotokìon. Fosti degna, Madre di Dio, di abbracciare colui che miriadi di angeli e arcangeli circondano con tremore: pregalo di custodire quanti ti glorificano.

Secondo canone. Follemente il tiranno.

Michele arcangelo fu stabilito principe degli angeli, ma splendidamente si gloria con lui l’iniziatore della grazia e venerato corteggiatore della Vergine, lo stratega degli incorporei Gabriele, degnamente preannunziando la gioia a quanti gridano: Esaltate, o fedeli, Cristo nei secoli.

Ezechiele, contemplando il multiforme aspetto delle schiere degli angeli, li definì descrivendoli: tra loro i serafini appaiono a sei ali; attorno stanno i cherubini dai molti occhi; poi vide gli arcangeli lucenti come ambra, glorificare Cristo in tutti i secoli.

Chiaramente Daniele predisse la tua tremenda futura venuta: Saranno posti dei troni, sederà l’Antico dei giorni, farà entrare le miriadi di angeli, che con timore stanno alla sua presenza e con voci incessanti canteranno la Trinità in tutti i secoli.

Theotokìon. Consustanziale al Padre e allo Spirito, volente si mostrò simile a noi dalla Vergine, non trasformando in altro questa straordinaria unione di nature; in entrambe Egli è lo stesso: resta un’unica ipòstasi in due nature, che adoriamo somigliante nell’icona.

Katavasìa. Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Superasti i limiti della natura concependo il Creatore e Signore e divenisti per il mondo porta di salvezza: perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

O Cristo, che ineffabilmente unisti le realtà terrestri alle celesti e costituisti un’unica Chiesa di angeli e uomini, senza sosta ti magnifichiamo.

Angeli e arcangeli, troni, potestà e dominazioni, principati e potenze, cherubini e serafini, con la Madre di Dio, supplicate per il mondo.

Mostrandovi protettori di tutti, Michele e Gabriele, visitate quanti onorano con affetto questa solennissima memoria e la celebrano con fede, per essere salvati da ogni difficoltà.

Theotokìon. Accogliesti il Verbo privo di carne che voleva riplasmare la mia natura e, incarnato, o Vergine, lo partoristi: perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Secondo canone. Realmente Madre di Dio.

Michele e Gabriele, primi degli incorporei, patroni dei malati e dei naviganti minacciati dai pericoli, voi portate la salvezza.

Felice con i cori dei troni e delle potestà, principe degli angeli, ministro di Dio Gabriele, prega per noi il Salvatore.

Come custodi del mondo e della Chiesa e comandanti delle potenze superne, implorate per noi il Salvatore.

Theotokìon. A una voce, Theotòkos, ti glorifichiamo poiché ci liberi da passioni e pericoli e le nostre richieste porti a buon fine.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura, sempre Vergine.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Dio creatore ti rese difensore e governatore della stirpe umana, ottimo pastore, divino archistratega e ti onorò di gloria ineffabile, perché tu senza sosta a lui rivolga il divino inno trisagio della vittoria.

Un altro. Udite, donne.

Ardente per i divini splendori della Trinità luminosa, inspiegabilmente per noi, arcangelo Michele, come fulmine il creato percorri per eseguire il divino volere, sfolgorando, custodendo, difendendo e proteggendo quanti splendidamente t’inneggiano.

Un altro. Con i discepoli.

Da Dio fosti creato principe di potestà, potenze, arcangeli, angeli, dominazioni, troni e principati, o divino stratega Michele gloriosissimo; stando presso il trono tremendo, proteggi, custodisci, difendi e salva quanti con fede ti celebrano patrono del mondo.

Theotokìon.

Sei più venerabile dei gloriosi cherubini, incomparabilmente più gloriosa dei tremendi serafini e più santa di tutti gli angeli santi, o purissima: perché in modo ineffabile corporalmente partoristi il Creatore dell’universo, o Madre di Dio; pregalo dunque di dare ai tuoi servi la redenzione dalle colpe.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Come condottiero degli eserciti celesti e forte protettore, custode e liberatore degli uomini sulla terra, ti inneggiamo con fede, Michele archistratega, supplicandoti di liberarci da ogni rovinoso dolore (2).

Il principe delle divine superne schiere convoca oggi i cori dei mortali a festeggiare in un’unica festa radiosa con gli angeli, la loro divina sinassi e insieme cantare a Dio l’inno trisagio.

Noi che al riparo delle tue divine ali ci rifugiamo con fede, o Michele, divino intelletto custodisci e proteggi in vita e nell’ora della morte, o arcangelo, sii per noi tutti aiuto benigno.

Gloria. Tono pl. 1.

Dove la tua grazia stende l’ombra, o arcangelo, di là è scacciata la potenza del diavolo: non sopporta infatti di restare alla tua luce Lucifero caduto; perciò ti chiediamo: spegni con la tua mediazione le sue frecce infuocate lanciate contro di noi e liberaci dalle sue insidie, o inneggiatissimo Michele.

E ora. Theotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata, Vergine Madre di Dio e dovutamente ti glorifichiamo, città inconcussa, muro inespugnabile, indistruttibile protezione e rifugio delle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia i typikà e dal canone le odi 3 e 6.

Apostolo. Fratelli, colui che parlò attraverso gli angeli.

Vangelo secondo Luca. Disse il Signore ai suoi discepoli: Chi ascolta voi, ascolta me.

Kinonikòn. Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco. Alliluia.

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Mattutino del 7 Novembre- Memoria dei 33 s anti martiri di Melitene e memoria del nostro santo padre taumaturgo Lazzaro, che visse nell’ascesi sul monte Galesio

7 Novembre

Memoria dei 33 santi martiri di Melitene e memoria del nostro santo padre taumaturgo Lazzaro, che visse nell’ascesi sul monte Galesio.

Al Mattutino

Apolytìkion dei martiri.

Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio: avendo infatti tua forza, hanno abbattuto i tiranni e infranto le impotenti audacie dei demòni. Per le loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

Nelle tue insonni preghiere, hai irrorato la colonna con torrenti di lacrime e con gemiti dal profondo del cuore hai fatto fruttare al centuplo le tue fatiche: e sei divenuto pastore che concede il perdono a chi si accosta. Santo nostro padre Lazzaro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’Oktòichos e questi due dei santi. Canone dei martiri. Acròstico: Sia acclamato Cristo, gloria dei martiri. Del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto a Cristo Dio, che divise il mare e guidò il popolo che aveva strappato dalla schiavitù degli Egiziani, perché si è glorificato.

Venite, fedeli, battiamo le mani e celebriamo con canti divinamente risonanti le lotte dei martiri, glorificando Cristo poiché si è glorificato.

Ci è stato donato, come divino scudo e vanto, il trofeo del Salvatore, panoplia della croce invincibile, per cui sono stati incoronati gli atleti.

I persecutori mostravano agli illustri martiri di Dio spada, fuoco, fossa e morte, mandandoli così a una vita migliore.

Theotokìon. Partoristi il pane celeste della vita, o Purissima, il Verbo enipostàtico, prima incorporeo poi da te incarnato, glorificato dalle folle dei martiri.

Canone del santo padre. Acròstico: O beato Lazzaro, accogli i miei inni.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

O Lazzaro, lampada splendente, illuminata da Dio, allontana la tenebra dalla mia mente, illuminandola con i raggi della luce divina, affinché celebri le tue opere.

O Lazzaro, dimora della luce, splendendo, sorgendo e tramontando come sole, illumini ciò che è sotto sole, divenendo luce divina col prodigio della nascita e della dormizione.

Bramando la vita eterna superiore, disprezzasti giustamente la vita effimera, allontanandoti dai parenti naturali, mortificandoti con Cristo e vivendo con lui.

Theotokìon. Trovandoti puro, o beatissimo Lazzaro, la purissima Sovrana ti visitò e ti consolò come servo gradito; con lei rendici propizio il Filantropo.

Dei martiri. Ode 3. Irmòs.

Sulla pietra della fede mi stabilisti, dilatasti la mia bocca contro i miei nemici; ha gioito infatti il mio spirito nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Rinvigoriti dalla tua divina passione, i vittoriosi atleti annientarono l’errore dell’ateismo politeista, gridando: Non c’è santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Purificati dalle gocce del divino sangue e terminando attraverso il vostro sangue, non vi sporcaste con i sacrifici demonici, o atleti, gridando: Non c’è santo come nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Avendoti tutto dimorante nei loro cuori, gli atleti diffusero la pietà, gridando: Non c’è santo come nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Theotokìon. Onorando te, l’unica rimasta vergine dopo il parto, testimoniando la divinità del generato, a tuo Figlio acclamiamo: Non c’è santo come nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Del santo padre. Come sorgente.

Rinvigorito dalla forza del Signore, considerasti gli inganni del malvagio come frecce di bimbi, o sapiente; rafforza anche noi perché scampiamo alle macchinazioni.

Ti mostrasti come angelo nel corpo servendo Dio con gli angeli, superando il peso della carne e la natura, o Lazzaro, divinamente illuminato e mirabilmente nobile.

Theotokìon. Si mia mediatrice, riparo e protezione, o Madre di Dio, raddrizza la mia vita, difendimi dai nemici e salvami per compassione, riconciliandomi con tuo Figlio.

Irmòs. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno del tuo divino ingresso rendili degni di corone di gloria.

Kathisma dei martiri. Tono 4. Presto intervieni.

Spegnendo col sangue il fuoco dell’ateismo, il glorioso Gerone e il divino coro dei martiri ereditarono le delizie eterne e guariscono le pene dei malati; per le loro preghiere, o Cristo, salva le nostre anime.

Gloria. Del santo padre.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Lodiamo tutti la lampada grande e splendente, il mitissimo, compassionevole e illustre Lazzaro, che vinse la natura e mise freno a tutti i moti della carne, adorando Cristo con affetto incommensurabile e divenne coerede del suo regno, poiché prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti celebrano con affetto la sua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Ti offro debitamente come i due soldi della vedova, o Sovrana, lode grata per tutti i tuoi doni, poiché ti sei mostrata protezione e soccorso, strappandomi sempre da tentazioni e afflizioni; perciò, liberato dai miei oppressori come dal forno infiammato, grido a te dal cuore: Genitrice di Dio, soccorrimi, pregando tuo Figlio e Dio di donarmi remissione delle colpe, poiché tu sei la speranza del tuo indegno servo.

Oppure stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore e redentore, l’agnella gemendo piangeva e amaramente gridava: il mondo si allieta ricevendo la liberazione, mentre le mie viscere ardono vedendo la tua crocifissione che subisci per le tue viscere di misericordia. Magnanimo Signore, abisso di misericordia e fonte di bontà, abbi compassione e dona dunque remissione delle colpe ai tuoi servi, che con fede inneggiano la tua divina passione.

Dei martiri. Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, la tua economia e ti ho glorificato, o unico filantropo.

I tuoi atleti imitarono la tua divina passione, Signore, offrendosi con zelo alla morte.

Signore, esaudisci gli atleti supplicanti e liberaci da pericoli e sventure.

Fu ridotto a tacere tutto l’inganno dei demòni, poiché i tuoi martiri, Signore ti confessarono realmente come vero Dio.

Theotokìon. Gli atleti di Dio ti veneravano come Genitrice di Dio, o Sovrana, predicando il tuo Figlio incarnato.

Del santo padre. Colui che siede.

Fosti liberato dalla servitù preparata a te con astuzia e servisti il tuo liberatore con ascesi incessante come servo grato, liberando la tua anima dalla servitù delle passioni, o divino Lazzaro.

Cadde nell’ade colpito da ostacoli rocciosi colui che non obbedì ai tuoi consigli, o Lazzaro e con la dolcezza del miele, il misero si procurò l’amarezza della deplorabile morte.

Raggiungesti l’altissima cima delle virtù, o padre, avvicinandoti a Dio su un monte impervio come Mosè ed Elia, che imitasti e la cui gloria ottenesti.

Theotokìon. Mostrati, o Theotòkos e libera il tuo gregge da ogni oppressione e avversità terribile di quanti non predicano affatto la verità e dona vittoria alla tua eredità ortodossa.

Dei martiri. Ode 5. Irmòs.

Signore, datore di luce e creatore dei secoli, conduci tutti noi alla luce dei tuoi comandamenti: poiché non conosciamo altro Dio all’infuori di te.

I tuoi atleti, o Cristo indossano ora bellissime tuniche, arrossate piamente dal sangue del martirio e intrecciate dalla tua grazia.

La grazia e la misericordia del Dio onnipotente incoronano gli atleti, che si sostenevano a vicenda con affetto, divenendo martiri invitti.

Donasti la tua croce come bastone di forza agli atleti e li facesti dominare i nemici, perciò lodiamo la tua divinità, o Cristo.

Theotokìon. Discendendo da Davide, partoristi il Cristo sacerdote, o pura, perciò il mutamento del sacerdozio doveva mutare anche la legge.

Del santo padre. Sbigottisce l’universo.

Sottomettesti il male al bene, o Lazzaro e praticando le buone opere, raggiungesti l’apice della teoria, perciò divinizzato per grazia, tu stesso hai compiuto straordinari prodigi.

Seguendo le vie del Battista, dimoravi in deserto impervio, o sapiente in Dio e ti mostrasti di nuovo ai tuoi come lui un tempo a Israele, o padre, esortandoli alla penitenza.

La Sapienza sostanziale e vivente di Dio, o padre Lazzaro, ti diede la forza di diventare dimora a sette colone dello Spirito dai sette soffi, in cui dimorò col Padre e lo Spirito.

Theotokìon. Afflitto da sventure e avvolto da passioni, ti supplico, o Madre del Dio vivente più vasta dei cieli: per le tue preghiere donami lunga vita in pace e profonda incorruttela.

Dei martiri. Ode 6. Irmòs.

L’abisso estremo dei peccati mi ha circondato, ma come il profeta Giona, Signore, Signore, strappa dalla corruzione la mia vita.

Risuoni degnamente il cuore spirituale con suono di tromba, lodando e cantando con labbra razionali le lotte degli martiri.

Si allieti l’ecumène nel giorno della festa dei nobili atleti di Cristo e glorifichi colui che li ha incoronati con la sua mano.

Siano colpiti i cuori degli empi, poiché Cristo, scagliando la croce come un arco, lanciò i martiri come frecce appuntite.

Theotokìon. Sapendoti realmente Madre di Dio, gli atleti predicarono al mondo il Dio incarnato, offrendo le loro anime alla morte.

Del santo padre. Celebrando questa divina.

Salvasti la vergine e rendesti libero l’amico puro della castità; salva anche me, minacciato da travolgente schiavitù e afflizioni.

Liberasti due asceti dall’attacco delle donne empie, o padre: strappando dall’azione l’uno col grido e l’altro con un vero pensiero sapiente.

Colui che stabilì confini alle acque e si prese cura dei servi, attraverso gli angeli ti abbeverò straordinariamente con acqua e tramite un angelo ti nutrì con grandissima gloria.

Theotokìon. Le schiere degli angeli ti lodano e le assemblee dei mortali ti glorificano, o Madre di Dio, poiché procurasti la salvezza di tutto il mondo.

Irmòs. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontakion dei martiri.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Sorgendo spiritualmente, il coro splendido e luminoso dei martiri illumina oggi la Chiesa con i raggi dei prodigi, perciò celebrando la loro memoria, ti chiediamo, o nostro Salvatore: per le loro preghiere liberarci dalle sventure, o Dio misericordioso e filantropo.

Kontàkion del santo padre.

Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Le tue fatiche oltre natura e le lotte per cui fosti incoronato da Dio furono viste solo dagli angeli che sbigottivano; perciò, come confidente di Dio, salvaci da tutti i pericoli, affinché gridiamo: Salve, nostro pastore.

Ikos.

Divenisti angelo fra uomini, o teòforo, innalzato dalla terra alle realtà celesti, perciò vedendoti parlare con i cori degli incorporei, o santo, tremo e con timore così acclamo:

Salve, modello irreprensibile dei monaci; salve, prato di virtù che nutre le anime.

Salve, nobile intercessore per le anime; salve, compagno coabitante degli angeli.

Salve, perché allevasti moltitudine di greggi; salve, poiché la custodisti nell’Eden.

Salve, perché con Dio desti pane a sufficienza; salve, persecutore della boria dei demòni.

Salve, fonte inesauribile di prodigi; salve, garante della letizia che avverrà.

Salve, lampada di tutta l’Asia; salve, astro guida dei monaci.

Salve, padre nostro pastore.

Sinassario.

Il 7 di questo mese memoria dei santi trentatré martiri di Melitene, Gerone e gli altri.

Stichi. Oh, l’ardire di Gerone: nessuno si dimostrò più audace di fronte alla spada! Uomini malvagi trafissero con la spada tre decine di uomini e altri due con loro. Il giorno sette Gerone fu decapitato e incoronato insieme.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre taumaturgo Lazzaro che praticò l’ascesi sul monte Galesio.

Stichi. Prepara il seno, padre Abramo: questo Lazzaro non è secondo al tuo Lazzaro.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Melassippo, Casina e Antonio.

Stichi. Raschiati, Melassippo e Casina non sembravano fatti di carne, ma incorporei. O Antonio, tu accogli la recisione esultando ed ecco, la divina dimora ti accoglie con esultanza.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Aucto, Taurione e Tessalonica.

Stichi. Raggiungendo la fine desiderata, Aucto e Taurione sono macellati come tori del Signore. Condannata all’esilio dal luogo patrio, Tessalonica dimora nel luogo verdeggiante della letizia.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Atenodoro.

Stichi. Atenodoro è chiamato dalla terra dall’Intelligenza per i doni intelligibili del Signore.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Alessandro di Tessalonica perì di spada.

Stichi. Alessandro, rampollo germogliato dalla terra di Tessaglia, moltiplicò il rampollo delle lotte.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei martiri. Ode 7. Irmòs.

I tre fanciulli, disprezzando il culto empio della statua d’oro innalzata nella piana di Dura, gettati in mezzo alle fiamme, refrigerati cantavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Come un tempo le bocche dei leoni non trattennero la carne di Daniele, così neanche la morte i tuoi martiri, poiché le anime dei giusti vivono nella tua mano, Signore, esultando e cantando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La fiamma refrigerò un tempo i tre fanciulli a Babilonia e gli atleti spensero la fornace del politeismo, perciò vedendo quest’inganno degli idoli incenerito, gridavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

I tuoi atleti, o Cristo, esortati dal tuo affetto e indossando abito carnale insensibile, non consideravano i dolori delle pene, esultando in te e gridando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Il coro ben intrecciato e bello dei tuoi atleti, preziosa e divinamente eletta assemblea dei tuoi nobili, nello Spirito acclamano cantando con armonia: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. La legge di natura e gli elogi sono stati superati in te, unica Vergine ignara di nozze, poiché concepisti senza seme e partoristi senza corruzione il Verbo del Padre eterno; lodandolo piamente, ti diciamo beata.

Del santo padre. I fanciulli di senno divino.

Esulta, cielo e rallegrino gli uomini con gli eserciti degli angeli, poiché in onore del Dio di tutti si celebra ora il sapiente in Dio Lazzaro, uomo celeste, angelo terrestre.

Elevato dalle virtù in alto oltre il cielo, o sapientissimo Lazzaro, avevi condotta perfetta, animo temperante ed eri umile più di tutti, perciò anche Dio ti ha innalzato più degli altri, o ammirabile.

Dopo la tentazione pubblicamente sconfitta, satana ingannatore, il malvagissimo, provava a tentarti dalla parte destra come angelo, ma anche stavolta svergognasti le sue macchinazioni, o Lazzaro.

Theotokìon. Fermasti l’assalto della morte vorace con il tuo venerabile parto, o Vergine, innalzando i mortali alla vita, cantando al Creatore: Altissimo Signore e Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Dei martiri. Ode 8. Irmòs.

Il Verbo di Dio, che con ineffabile saggezza creò l’universo portandolo dal non essere all’essere, voi tutte sue opere, beneditelo come Signore.

Gli atleti hanno abbattuto con zelo l’assalto dei folli tiranni, cantando fortemente ad alta voce: Benedite, opere del Signore il Signore.

Svegliatevi, voi ingannatori e riconoscete il vero Dio: così gridavano gli atleti ai tiranni, cantando ad alta voce: Benedite, opere del Signore il Signore.

Gli atleti di Cristo non cercavano affatto di parlare con eloquenza, ma colmi di divino Spirito gridavano con serenità: Benedite, opere del Signore il Signore.

Theotokìon. Il Dio Verbo generato dal Padre senza principio prima dei secoli e negli ultimi tempi nato dalla Vergine, beneditelo, opere tutte come Dio.

Del santo padre. Ascolta, Vergine.

Il serpente allontanò dall’Eden il progenitore Adamo seducendo Eva, ma quando si gettò ingannevolmente contro di te attraverso l’assalto della monaca indegna, fu svergognato e vinto dalla tua forte opposizione, perciò ora gridi esultando: Benedite, opere del Signore il Signore.

La materia che ama spingere sempre in giù, in quanto terrena, la facesti salire con te sulla colonna nella volta celeste rendendola eterea, o sapiente, pregando il tuo Sovrano con fervore per il mondo e gridando con gli angeli: Benedite, opere del Signore il Signore.

Abbattesti il principe della tenebra con la luce dei divini comandamenti del tuo Sovrano, poiché osservandoli camminasti realmente con bella condotta sulla via stretta, illuminato dallo splendore dello Spirito e cantando senza sosta: Benedite, opere del Signore il Signore.

Theotokìon. Accogli, o Vergine le voci degli incatenati, poiché non hanno contaminato la pura fede con le macchie degli eretici e dona vittoria ai pii imperatori, che con il tuo servo e amico Lazzaro ti supplicano per noi, che piamente gridiamo: Benedite, opere del Signore il Signore.

Irmòs. Ascolta, Vergine fanciulla pura: dica Gabriele il disegno antico e veritiero dell’Altissimo; apprèstati ad accogliere Dio, perché grazie a te l’immenso abiterà con i mortali; perciò con gioia acclamo: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Dei martiri. Ode 9. Irmòs.

Il Verbo, Dio da Dio, nella sua incomparabile sapienza venne dal cielo a rinnovare Adamo caduto per aver mangiato il frutto della perdizione; incarnato da Vergine santa per noi, unanimi, o fedeli, con inni lo magnifichiamo.

Col fuoco della divinità, o Cristo, incendiasti l’errore degli idoli, cresciuto come foresta nei cuori degli uomini, radunando i cori dei testimoni della pietà che degnamente ti magnificano senza sosta.

Lasciando sulla terra la gloria passeggera e la ricchezza instabile e trovando te, Cristo, riverbero della gloria e ricchezza inesauribile, i martiri ereditano i beni eterni, degnamente magnificandoti con inni incessanti.

La natura umana sottomessa un tempo al giogo dell’inganno fu liberata con la tua incarnazione e riconoscendoti ora come Sovrano di tutti, produsse i martiri come araldi della nostra salvezza.

Theotokìon. O sposa e Madre Vergine Pura, unica speranza dei fedeli, supplica il tuo Figlio con i cori degli angeli di donare la pace al mondo, vittoria ai re amici di Cristo e salvezza ai quanti ti lodano.

Del santo padre. Come tempio vivente.

Benedicendo il campo, rendesti fertili le stoppie sterili; uccidesti la fiera che cacciava l’asinello dei tuoi discepoli: liberami dunque con le tue preghiere dalla sterilità, uccidendo le fiere che mi uccidono.

I leoni e gli orsi si avvicinavano a te miti come agnelli, o Lazzaro, sostegno e vanto dei monaci, perciò ti supplichiamo: frena ogni assalto di quanti ci minacciano come leoni.

Ci hai dimostrato che non sei morto, ma anche morto sei vivo nella vita nascosta, inviandoci dopo la fine ordini firmati dalla tua mano, o Lazzaro, sommo dei padri: libera dunque anche noi, tuoi figli dalla morte.

Theotokìon. Molti pastori hanno corrotto la vigna del tuo gregge, o purissima Vergine che partoristi il buon pastore; strappala dalla loro corruzione intercedendo con il venerabile e grande lottatore Lazzaro.

Irmòs. Come tempio vivente, arca di Dio, mai accada che mano di profani la tocchi, ma le labbra dei fedeli, cantando senza sosta alla Madre di Dio le parole dell’angelo, acclamino esultanti: O Vergine pura, veramente tu sei elevata al di sopra di ogni creatura.

Exapostilarion dei martiri. Udite, donne.

Stando presso il trono del pietosissimo Cristo, trentatré torri della Chiesa inespugnabile, con la vostra intercessione, o santi, custodite il mondo intero, con quelli che vi onorano e che celebrano, o vittoriosi, la vostra luminosissima memoria.

Del santo. Con i discepoli conveniamo.

Colui che ti ha plasmato, ti ha santificato dal grembo materno e ti ha reso dimora dello Spirito santo: sei così divenuto astro dei monaci, o uomo di mente divina, astro che guida dalla tenebra delle colpe al fulgore dei precetti di Dio, o Lazzaro e che conduce a Cristo: lui dunque implora, perché salvi quelli che ti celebrano.

Theotokìon.

Il profeta ti ha vista un tempo, o Vergine, come monte dal quale, senza intervento di mano d’uomo, è stata tagliata una pietra che ha frantumato gli altari degli idoli e le stele dei demoni, o sposa di Dio: implora dunque Dio di spezzare gli idoli passionali del mio intelletto e di suscitare spiritualmente nel mio cuore l’immagine di lui.

Alle lodi, sostiamo allo stico 4 e cantiamo tre stichirà prosòmia del santo, ripetendo il primo.

Tono 4. Tu, che sei chiamato dall’alto.

Questo secondo e carissimo Lazzaro, con la carne cinta della morte del Signore che effonde myron di vita e vestito nella tunica profumata ancora dai sudori e dalle pene, si presenta ora per il banchetto gratuito e le lodi. Venite, folle dei monaci e assemblee che amate le feste, onoriamo a una voce il fedele economo e servo del nostro Signore e Dio (2).

Stavi sulla colona come in una dimora colma di luce, o sacratissimo e mettesti intorno, o beato le tue opere come servi armati per fermare l’assalto delle passioni e sei entrato nel divino talamo, o beato; stando ora con franchezza presso il tuo Sposo e nostro Dio, deliziandoti dalla sua bellezza, supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Il beato Lazzaro, consacrato dal grembo materno come sacrificatore e sacrificio puro, invita ora al banchetto della sua memoria tutti per profumarli chiaramente nello Spirito. Venite dunque, riuniamoci e partecipiamo alla benedizione donata dalle sue divine reliquie e glorifichiamo Cristo nostro Dio, realmente mirabile nei suoi santi nei quali riposa.

Gloria. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue opere, perciò trovasti nei cieli la ricompensa delle tue fatiche; annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli la cui vita imitasti irreprensibilmente; con la franchezza che hai presso Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Tu che sei sollievo dei tribolati, liberazione degli infermi, o Madre di Dio Vergine, salva città e popolo, tu, pace di chi è combattuto, bonaccia di chi è sbattuto dai marosi, sola protezione dei fedeli.

Oppure stavrotheotokìon. Il terzo giorno.

Quando la purissima ti vide pendere dalla croce, come madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una ignominiosa passione?

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 6 Novembre- Memoria del santo padre Paolo il confessore, arcivescovo di Costantinopoli

6 Novembre

Memoria del santo padre Paolo il confessore, arcivescovo di Costantinopoli.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 3. Autòmelo.

La confessione della fede divina ti rese per la Chiesa un altro Paolo, zelante fra i sacerdoti; grida con te al Signore anche il sangue giusto di Abele e Zaccaria; padre santo, supplica Cristo Dio, di donarci la grande misericordia.

Dopo la solita sticologia del salterio si leggono i canoni dell’Oktòichos e questo del santo. Acrostico: Il mistagogo Paolo inneggio subito.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Sostegno della fede, maestro della Chiesa e colonna inamovibile della confessione, luminosissimo luminare della grazia e bocca spirante fuoco ti proclamiamo, Paolo.

L’immenso Paolo, beatissimo sole dell’ecumène, manda avanti te, nuovo Paolo, come fuoco che incendia con forza le eresie e come scure che recide l’ateismo.

Secondo le regole, ispirato da Dio, lottasti affrontando pericoli per la divina predicazione come fedele gerarca e con i lacci dei tuoi dogmi soffocasti come belva Ario dall’empio pensiero.

Theotokìon. Venite tutti, inneggiamo l’incontaminata Maria, che sola ornò la stirpe umana concependo Dio incarnato e restando Vergine non menomata.

Ode 3. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale e nella tua gloria falli degni di corone di gloria.

Non abbassasti a creatura adottata per divina grazia il Figlio per natura unigenito, coeterno al Padre, seguendo, o Paolo, i dogmi del teoforo Paolo.

Con bocca, lingua e cuore predicavi Cristo sapienza e potenza di Dio, e Verbo enipostatico, disprezzando il malvagio Ario, o beato Paolo di senno divino.

Il santo Spirito di Dio per il cui sovrasostanziale potere siamo divinizzati con giusto giudizio, sapientissimo, insegnavi onnioperante e onnipotente Dio per natura.

Theotokìon. Il Verbo del Padre senza principio, più eccelso di ogni principio, incarnandosi ha accettato ora un principio da te, pura e si è sottomesso al tempo colui che è superiore a tutti i tempi.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come omonimo e imitatore dello scrigno di elezione, padre, sopportasti pericoli e persecuzioni per la fede e come lui prendesti Roma, o beato, ovunque predicando l’uguaglianza della Trinità; perciò compisti la corsa in Armenia e degnamente ricevesti dal Signore la corona, svergognando Ario. Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. Tono 3. La confessione della fede.

Affermasti il dogma divino, ostracizzasti la parola atea, Paolo di senno divino, umiliando Ario: predicavi infatti il Figlio consustanziale al Padre, confermando i fedeli, padre beato; implora Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Dalla divina natura non si separò Dio divenendo carne nel tuo grembo, ma divenendo uomo ti lasciò Vergine Madre, come prima del concepimento ti custodì purissima, l’unico Signore; supplicalo con insistenza affinché ci doni la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’intatta agnella del Verbo, l’incontaminata Vergine Madre contemplando appeso alla croce colui che senza doglie germogliò da lei, maternamente gemeva gridando. Ahimè, Figlio mio, come soffri volontariamente per liberare dalla vergogna delle passioni l’uomo!

Ode 4. Irmòs.

Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Con la sua destra vivificante il Creatore pose la corona della confessione, preziosissimo dono, sul tuo capo, beato Paolo, rivelatore di Dio.

Per aver lottato per i pii dogmi, ricevi le ricompense, o sapientissimo, stando ora presso l’albero della vita, beato Paolo ispirato, rivelatore di Dio.

Come splendido lottatore, divenendo anche difensore della verità, onoratissimo Paolo, fosti degno di calpestare la terra sovraceleste, dove danzano i piedi dei miti.

Theotokìon. Tu che sei contemplato come Figlio consustanziale al Padre, volontariamente, Salvatore, t’incarnasti per salvare l’uomo.

Ode 5. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per la tua divina gloria: poiché tu, Vergine ignara di nozze, concepisti il Dio che è al di sopra di tutti e generasti il Figlio senza tempo concedendo la pace a tutti i tuoi cantori.

Interrompesti, padre, la diffusione e la cancrena dell’eresia, applicando efficacissimamente il farmaco divino della tua confessione, lo splendore dei tuoi dogmi, la purezza dell’intelletto e il divino zelo.

Riccamente si effonde la grazia del santo Spirito dalle tue labbra, avendo trovato te, beatissimo, vero strenuo difensore e protettore dell’ortodossia; perciò illuminasti tutti gli ortodossi.

L’ateismo di Ario e la bestemmia di Macedonio prendesti a sassate con i lacci dei tuoi dogmi e insegnamenti, o Paolo di senno divino, strozzandoli e strenuamente condannandoli come un tempo Davide lo straniero.

Theotokìon. Colui che è eterno, il Verbo senza principio, si assoggetta ora al tempo prendendo carne e intelletto animato da te, Vergine pura ignara di nozze, donando pace a tutti tuoi cantori.

Ode 6. Irmòs.

Sono giunto alle profondità del mare e mi ha sommerso l’abisso di molti peccati, ma tu, come Dio, riconduci dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Pronunziando in alto la bestemmia con cui abbassava a creatura il Figlio e Verbo di Dio, l’empio Ario venne condannato da te, o teoforo.

L’irragionevole, ateo e folle Macedonio, che respingeva il divino Spirito, per la tua strenua opposizione fu deposto, o rivelatore di Dio.

Viene uccisa come una serpe strisciante dalle tue vivificanti parole la schiera degli eretici all’attacco, o beatissimo arcivescovo di Dio, sacratissimo predicatore divino.

Theotokìon. Inneggiamo, Madre di Dio Vergine, il parto oltre natura e la tua incontaminata purezza; e infatti in te prodigiosamente si incontrarono verginità e parto senza corruzione.

Kontakion. Tono 2. Cercando le cose superne.

Brillando in terra come astro di luce celeste, illumini ora la Chiesa cattolica, per cui lottasti, dando, o Paolo, la tua vita: e il tuo sangue, come quello di Abele e Zaccaria, chiaramente grida al Signore.

Ikos.

Sei colonna della confessione e omonimo di Paolo, luminare della terra; a lui sei pari nei costumi e compagno di lotta, perché porti nel tuo corpo le stigmate di Gesù, o Paolo, iniziatore ai sacri riti: di esse godendo e in esse gloriandoti, sei sempre comparso di fronte a imperatori eretici senza lasciarti atterrire, ma piuttosto rafforzandoti. Perciò il tuo sangue chiarissimamente grida al Signore.

Sinassario.

Il 6 di questo mese memoria del nostro santo padre Paolo il confessore, arcivescovo di Costantinopoli.

Stichi. Portando l’omoforio come corda al collo Paolo fu strangolato. Il sei celebra Dio senza affanno.

Lo stesso giorno memoria della filantropia che portò via la cenere sotto Leone il Grande.

Stichi. Minacci di bruciare, ma poi non bruci, diluendo l’ira nella magnanimità, o Verbo.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Luca.

Stichi. Compiendo per il Verbo opere eccelse, divenisti, Luca, partecipe della sorte di quanti gli furono graditi.

Lo stesso giorno san Paolo, folle in Cristo, si addormentò in pace.

Stichi. Avendo simulato pazzia sulla terra, Paolo morendo si unì alla terra degli ispirati da Dio.

Memoria dei beati nostri padri Abramo di Chotini e Luca della grotta dei russi.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ti trasferisti alle dimore celeste, o Paolo di senno divino e ti avvicinasti a Dio; divinizzato per partecipazione, divenisti divino cantando, o beato: Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Istruiti dai tuoi discorsi apprendiamo, o Paolo illustre, a venerare come in tre soli l’indivisa e indivisibile divinità a cui cantiamo: Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Divina e gradita a Dio la tua sacratissima confessione: come oro purificato ti avvicinasti a Dio, incenso gradito, lieto per aver imitato la passione del Salvatore, o beato.

Theotokìon. Dimostrasti di essere colei che procura a tutti gli uomini divina redenzione, generando il Redentore di tutti, o purissima, al quale tutti cantiamo: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Il parto della Madre di Dio, allora prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli purissimi; ma ora che si è attuato, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Scorrono le fonti dei tuoi dogmi e irrigano tutta la Chiesa, mentre con il tuo sangue hai santificato tutti quelli che con fede ortodossa ti seguono e gridano: Inneggiate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ormeggiasti a un porto sereno sfuggendo le onde della vita: avevi infatti, beatissimo Paolo, come timoniere per guidare tutta la tua rotta colui che creò tutto con un cenno, il Signore che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Trinitario. La luce trifulgida della Trinità sovradivina in te dimorando, padre, ti rivelò luce seconda che illumina il popolo ortodosso e indebolisce la falange eretica gridando: Inneggiate il Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

Theotokìon. Seguendo le parole dei profeti, Vergine, ti annunziamo Madre di Dio: generasti infatti fanciullo il più antico di tutti, chiamato Emmanuele, al quale acclamiamo: Inneggiate il Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura e sempre Vergine. 

Tutto me stesso, o divino, porto sotto la tua protezione divina perché hai ricevuto da Cristo il potere di sciogliere le colpe come ieromartire; spezzando le catene dei miei errori, salvami per le tue preghiere e illuminami con la tua divina luce.

Divenuto un nuovo Paolo ardente di zelo, padre eccelso, ascolti ora in paradiso parole ineffabili: per comunanza di costumi infatti partecipi della ricompensa, ricevendo la nobilissima corona del regno di Cristo.

Apparisti eccellente accusatore di ogni eresia e avvocato dell’ortodossia, o divino ieromartire, sapientemente irraggiato dagli splendori della grazia e illuminato dal raggio della Trinità increata, o illustre Paolo.

Theotokìon. S’incarnò da te, purissima, il Verbo, unendosi incarnato al mondo come compassionevole, dimorando non rimpicciolito come prima senza carne e annientò con potenza divina colui che tutti tiranneggiava.

Exapostilarion. Udite, donne.

Imitando Paolo, araldo della fede, seminasti i dogmi della sapienza dall’alto, piegando tutte le eresie, o splendore dei gerarchi, beatissimo Paolo: perciò apparisti anche colonna dell’ortodossia, o uomo di senno divino.

Theotokìon, stessa melodia.

O Maria, sposa di Dio, supplica il Dio che generasti nella carne per noi, che ti onoriamo con affetto e veneriamo la tua icona e quella di tuo Figlio, o purissima, affinché siano liberati da castigo e pene eterne quanti con fervore a te si stringono.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono grave. Di Anatolio.

Ti curvasti a scrutare le profondità dello Spirito, vivendo sulla terra come incorporeo; attingendovi la ricchezza della divina conoscenza, con i tuoi insegnamenti, santo padre, hai fatto sgorgare per gli uomini l’ortodossia.

E ora. Theotokìon. Non siamo più tenuti lontano.

Tu che generasti il mio Sovrano secondo la carne, riscattami, Sovrana, dal potere e dalla schiavitù dello straniero.

Oppure stavrotheotokìon, stessa melodia.

Vedendoti volontariamente confitto al legno, la purissima, tra i lamenti, canta il tuo potere.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 5 Novembre- Memoria dei santi martiri Galazione ed Episteme

5 Novembre

Memoria dei santi martiri Galazione ed Episteme.

Al Mattutino

Dopo la consueta sticologia si recitano i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo che il faraone inseguitore veniva sommerso nel mare, esclamava: Cantiamo a Dio un inno di vittoria.

Onoriamo con fede e odi spirituali gli araldi, gli astri senza tramonto, i cieli spirituali che rifulsero più del sole sulla terra, i divini martiri di Cristo.

Sorgesti da sterile radice ellenica come germoglio fiorito donato da Dio, o Galazione, offrendo al mondo i frutti della fede immutabile.

Cercando con perfetta scienza la fede in Cristo, accorresti a conoscerlo, o Episteme e trovando grazia divina, ti fidanzasti con lui come sposa.

Theotokìon. Sono annegato, me misero, nell’abisso delle mie molte colpe, ma accorro a te, Madre buona di Dio, stendi una mano in aiuto e salvami.

Ode 3. Irmòs.

Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Bramando la vita migliore e la dolcezza ineffabile, disprezzasti le cose caduche e tutte le dolcezze effimere, o Galazione, seguendo piamente Cristo con Episteme.

Liberati dai legami della carne e da ogni sorta di passione attraverso l’ascesi, vi uniste all’amore di Cristo e col martirio vi offriste come sacrificio puro.

Rinnegando il mondo per il divino amore di Cristo, vi siete piuttosto legati allo Spirito, o atleti e attraverso molte pene, diveniste degni del regno divino.

Theotokìon. Non c’è nessuno che abbia sperato nella tua protezione e non abbia ottenuto le tue molte compassioni, Vergine, perciò ti supplico di trovare anch’io il tuo soccorso.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kathisma. Tono 4. Presto intervieni.

Con la vista dell’anima rischiarata dal digiuno, illumini i fedeli con i raggi dell’impassibilità, o beato Galazione, perciò celebrando con fede la tua sacra e luminosa memoria, gridiamo piamente: tu, che hai confidenza con Cristo, supplicalo di salvarci.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Vergine purissima che generasti il Dio ineffabile, supplicalo senza sosta con gli incorporei di dare remissione delle colpe e correzione della vita prima della fine a noi, che con fede e affetto degnamente ti inneggiamo, o lodatissima.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti elevato sulla croce, o Verbo di Dio, la tua purissima Madre gemendo diceva: Che prodigio nuovo e straordinario è questo, Figlio mio? Come ti unisci alla morte tu, vita di tutti, volendo risuscitare i morti, o misericordioso?

Ode 4. Irmòs.

Cristo, mia forza, Dio e Signore! Così la sacra Chiesa divinamente canta, levando il grido da animo puro, facendo festa nel Signore.

La provvidenza di Dio mostrò germoglio di beni da grembo sterile te, che moltiplicasti i frutti e con esortazioni rendesti fertile la consorte.

Hai amato Cristo, odiato il mondo, disprezzato i beni, spregiato la gloria, la delizia e l’onore, scambiando realmente le cose caduche con le perenni.

Con santa Episteme, o glorioso Galazione, hai seguito senza deviare le orme di Cristo, perciò divenisti degno anche di ricevere gloria e corona da lui.

Theotokìon. Ho macchiato molto la dimora del mio corpo, o santissima Vergine, dimora del puro Dio; purificami da tutta la corruzione delle mie passioni con le tue preghiere.

Ode 5. Irmòs.

Col tuo divino fulgore, o buono, rischiara, ti prego, le anime di quanti con affetto vegliano per te dai primi albori, perché conoscano te, Verbo di Dio, che veramente sei Dio e che ci richiami dal buio delle colpe.

Illuminato dalla divina luce e splendente dei fulgori dell’incorruttela, o sapiente Galazione, convincesti tua moglie ad essere casta con te, prendendo il giogo leggero di Cristo.

Accesi dal fuoco delle tentazioni, spegneste il fuoco delle passioni e il fuoco dell’ateismo, condividendo entrambi gli interessi nelle multiformi pene dell’anima e del corpo.

Obbedendo alla legge di Dio e sollevando la croce sulle spalle, sceglieste la vita casta e foste adornati con duplici corone, splendenti delle fatiche dell’ascesi secondo la legge.

Theotokìon. Carro luminoso del sole, purifica la corruzione dell’anima del tuo servo, ti supplico, affréttati con la grazia della tua compassione e guarisci me, malato, o Vergine, sposa di Dio.

Ode 6. Irmòs.

Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Disprezzando chiaramente le costrizioni di questa vita, sceglieste la castità, costringendo la natura e rifulgendo con doppie fatiche, foste adornati con doppie corone.

Sopportando la separazione dei corpi con l’unione delle anime nella fede, prima abbatteste i nemici incorporei e poi vinceste quelli visibili con la forza del divino Spirito.

L’illustre Galazione e la consorte divinamente sapiente Episteme lottarono duramente secondo le regole con coraggio e forza; per le loro suppliche, o Verbo, dona a tutti le tue misericordie.

Theotokìon. Rendi buona, o Sovrana la mia anima danneggiata da molte colpe e supplica Dio, datore di tutti i beni di farmi degno del suo regno superno.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontakion.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Foste annoverati tra le folle dei martiri di Cristo per aver splendidamente lottato con dure lotte, o glorioso Galazione, con la venerabile Episteme, tua consorte e compagna di lotta, pregando entrambi l’unico Dio per tutti noi.

Ikos.

Celebriamo con inni canori Galazione, generoso fra i martiri, con la sua gloriosissima consorte, che giustamente si chiama Episteme: essi hanno infatti abbattuto la boria del nemico, confutato l’ateismo degli idoli e predicato la fede di Cristo. Perciò ricevendo con gloria da lui le corone dell’incorruttela, senza sosta pregano per tutti noi.

Sinassario.

Il 5 di questo mese memoria dei santi martiri Galazione ed Episteme.

Stichi. La spada uccise i coniugi senza coniugio, che amarono la congiunzione. Galazione ed Episteme furono fatti a pezzi il giorno cinque.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli del numero dei Settanta Erma, Lino, Gaio, Filologo e Pàtroba.

Stichi. Tre apostoli amici della Trinità, Erma, Pàtroba e Gaio morirono insieme. Lanciando la rete della divina conoscenza, Gesù pescò vivo te, Lino e ti prese da questa vita. Amando te, Dio Verbo, Filologo compie le tue parole e morendo sta con te.

Lo stesso giorno san Domnino perì nel fuoco.

Stichi. Pensando al fuoco della geenna, Domnino non fu affatto spaventato affatto dal fuoco.

Lo stesso giorno Timoteo, Teofilo e Teotimo perirono uccisi a pugni.

Stichi. Sono uccisi a pugni Timoteo e due compagni più che buoni e il Verbo di Dio li onora con corone.

Lo stesso giorno san Doroteo il presbitero perì ucciso dalle belve.

Stichi. Dato alle belve, Doroteo si presentò a Dio come dono gradito.

Lo stesso giorno i santi Eupsichio e Carterio perirono per la recisione delle parti intime.

Stichi. A Carterio ed Eupsichio furono tagliati i testicoli e sopportarono con animo paziente.

Lo stesso giorno san Silvano fu ucciso gettato nel metallo fuso.

Stichi. Gettato nel metallo fuso, Silvano lascia i metalli e cambia la vita.

Lo stesso giorno san Panfilo perì raschiato e incarcerato.

Stichi. Affaticato dal carcere e prima del carcere dal raschiamento, col supplizio Panfilo ottiene giustamente doppia corona.

Lo stesso giorno memoria del venerabilissimo nostro padre Gregorio il confessore, arcivescovo di Alessandria.

Stichi. Come lasciare non incoronato l’occhio desto dell’ortodossia, o Verbo?

Lo stesso giorno sant’Agatangelo perì di speda.

Stichi. Un angelo di Cristo porta l’ultima decisione ad Agatangelo, quella della spada.

Memoria del nostro padre tra i santi il Giona il russo, arcivescovo di Novgorod, taumaturgo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Tutta rugiadosa rese l’angelo la fornace per i santi fanciulli, mentre, bruciando i caldei, il comando di Dio persuase il tiranno a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La grazia rugiadosa dello Spirito rinfrescava sapientemente voi, che eravate ustionati dal fuoco delle tentazioni e delle fatiche ascetiche e poi dalla pazienza nella pene, che sopportaste con forza nel martirio.

Per amore della purezza e dell’ascesi bramaste l’allontanamento in unione di anima e legati in forza della fede, vi uniste di nuovo nelle lotte della passione, o venerabili martiri.

Obbedendo agli ordini del Re di tutti, il lodatissimo Galazione considerò gli ordini dei pagani come stupidaggini, perciò ottenne in eredità il regno dei cieli in Cristo.

Theotokìon. Sei divenuta superiore alle potenze intelligibili, o purissima: hai tenuto infatti fra le braccia colui che loro non osano guardare affatto, perciò con voci grate ti glorifichiamo.

Ode 8. Irmòs.

Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Avendo amore più ardente per Cristo che per il desiderio naturale, allontanaste ogni pensiero che ricordava la carne e il sangue e saggiamente vi staccaste dai beni materiali.

Vi allontanaste mirabilmente dall’amore carnale e vi uniste divinamente nell’amore per la castità e vi legaste con l’amore di Cristo, o vanto dei coniugati e grande prodigio dei celibi.

Volendo conseguire il regno superno, o divino martire, lo ottenesti, comprandolo col sangue, o Galazione con Episteme, tua compagna di lotta.

Theotokìon. Come trono igneo, o purissima, porti colui che riposa nel seno paterno; supplicalo, o Madre di Dio, di scamparci dalla condanna eterna.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Accesi dall’amore di Cristo, rompeste la freddezza della vita e dell’amore naturale e i legami della carne per la Trinità, divinità unica, o martiri, entrambi vincendo la materia del corpo.

Danzando nei cieli con i cori dei martiri e delle vergini ed esultando con la tua consorte Episteme, o Galazione, dona a noi scioglimento dai mali, al sovrano vittoria, al mondo pace e grande misericordia.

Il lodatissimo, divino e sapientissimo Galazione e la venerabile Episteme, uniti saldamente nella fede lottarono valorosamente unanimi; per le loro preghiere, abbi compassione di noi, o Dio Verbo, che sei sommamente buono.

Theotokìon. Con voci grate noi, che abbiamo ottenuto realmente la divinizzazione ti inneggiamo e gridiamo: Salve, purissima, salve, benedetta, salve, palazzo del Re di tutti e Dio, salve, Madre di Dio.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilarion. Tu che il cielo.

Nutrito col latte della fede, o martire Galazione, con la venerabile Episteme lottasti sino alla fine: per la vostra santa intercessione, possiamo noi essere liberati dalla geenna.

Theotokìon.

Glorificandoti, o Vergine, con inni di grazie, con l’angelo gridiamo a te il saluto: Salve, Madre di Dio: salve, Madre senza nozze del Re della gloria.

Quindi il resto del Mattutino e il congedo.

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Mattutino del 4 Novembre- Memoria del santo padre nostro Ioannichio il grande, dell’Olimpo e dei santi ieromartiri Nicandro vescovo di Mira e Ermeo presbitero

4 Novembre

Memoria del santo padre nostro Ioannichio il grande, dell’Olimpo e dei santi ieromartiri Nicandro vescovo di Mira e Ermeo presbitero.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi centuplicasti i frutti delle tue pene; coi tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumène. Ioannichio, beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dello ieromartire. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità, lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Nicandro; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’Oktòichos e questi due dei santi. Il canone del santo padre ha questo acròstico: Loderò te, imitatore del Precursore. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca e si riempirà di spirito e pronuncerò un discorso alla Regina Madre; mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto il suo ingresso.

Illuminato dalla luce della grazia, o beato, illumina quanti festeggiano con fede la tua memoria e con le tue intercessioni strappali dalla tenebra dei peccati, o Ioannichio.

Camminasti immutabilmente sulla via che porta alla città celeste, o Ioannichio, poiché ti guidava lo Spirito Santo che riposava nel tuo cuore.

Avevi l’umiltà che innalza, o Ioannichio, perciò ti supplichiamo: abbi pietà della nostra umiltà, o beato e allevia tutti i dolori dei nostri cuori.

Theotokìon. O Purissima, richiamo dei caduti e sostegno dei fermi, ti prego, raddrizza il mio animo caduto dal peccato, affinché ti glorifichi, o Sovrana.

Canone degli ieromartiri. Poema di Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. I cori d’Israele.

Celebrando oggi la solenne festa dei nobili atleti, la memoria degli ieromartiri, la Chiesa di Cristo si abbellisce lodandoli con sacri canti.

Unto con la sacra unzione del sacerdozio, o gerarca Nicandro, fedelmente la rendesti più venerabile col colore del tuo sangue, gridando con esultanza: Cantiamo al nostro Dio, poiché si è glorificato.

Percorrendo la via del martirio e manifestando realmente vera gioia, foste arricchiti con la grazia dei prodigi e doni celesti, o martiri, gridando: Cantiamo al nostro Dio, poiché si è glorificato.

Theotokìon. Cristo, incircoscrivibile dal seno del Padre, è circoscritto dal seno della Madre, custodendola ineffabilmente vera vergine; a lui gridiamo: Cantiamo al nostro Dio, poiché si è glorificato.

Del santo. Ode 3. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno del tuo divino ingresso rendili degni di corone di gloria.

Cambiasti le realtà effimere per quelle immutabili prendendo la tua croce, o Ioannichio e ti distaccasti, allontanandoti su montagne non battute come il grande Elia.

La compagnia di due padri ti rivelò la via molto desiderata che trovasti nascosto nelle montagne per molti anni, o beato, illuminato con la grazia della profezia.

Sconvolti da ogni sorta di passione accoriamo con fede alla tua protezione, o Ioannichio, affinché ci visiti tutti con le tue sante intercessioni, supplicando il filantropo.

Theotokìon. Spegni i carboni dei miei peccati con le gocce della tua misericordia, o Vergine piena di grazia e accendi la lampada spenta del mio cuore, o purissima lampada dorata.

Degli ieromartiri. Poiché la sterile.

Stendendo la rete del tuo verbo e compiendo prodigi, hai pescato gli smarriti offrendoli come preziosissimo dono a colui che è sorto dalla Vergine, o Nicandro.

Divenisti fertilissima vite nel campo di Tito, illuminatore dei cretesi, offrendoci grappoli razionali che fanno scaturire per noi dolcezza salvifica, o beato Nicandro.

Con il divino Erma dissodaste cuori ustionati con l’aratro della croce, o sapienti e li rendeste fertili, o Nicandro, perciò siete proclamati beati.

Theotokìon. Nemmeno l’intelletto degli angeli può spiegare il tuo parto ineffabile, o Vergine pura, poiché concepisti nel grembo il Verbo del primo intelletto che stabilì tutto col verbo.

Irmòs. Poiché la sterile Chiesa delle genti ha generato e la sinagoga ricca di figli si è inaridita, al nostro Dio, prodigioso, gridiamo: Santo sei tu, Signore.

Kathisma del santo.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Abbandonasti il mondo con tutto il cuore e seguisti il tuo Sovrano con l’anima colpita dal divino amore, o Ioannichio, perciò spegnesti anche la fornace delle passioni con la rugiada dello Spirito Santo, o beatissimo; perciò ora danzi con gli angeli come imitatore della loro vita.

Gloria. Dello ieromartire.

O martire eponimo della vittoria, vincesti l’opposizione degli uomini atei e spegnesti il loro culto, o Nicandro, avendo come compagno il glorioso Erma e con lui sopportasti tutto il supplizio, o beato e ora ereditate il riposo senza fine pregando per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Ho trascorso tutta la mia vita con molta indolenza, o Santissima e ora mi sono avvicinato al momento del mio esodo e temo i miei nemici: non sbranino la mia anima, o Sposa di Dio e non mi inviino nell’abisso della perdizione; abbi pietà del tuo servo, o Vergine e strappami dalla loro condanna.

Oppure stavrotheotokìon.

Soffristi morte volontaria disonorevole attraverso crocifissione, o Compassionevole la tua genitrice era ferita vedendoti, o Cristo e col cuore spezzato gemeva come madre; con le sue suppliche, per il tuo viscere della misericordia abbi compassione e salva il mondo tu, che hai tolto di qui il peccato.

Del santo. Ode 4. Irmòs.

Prevedendo l’ineffabile e divino consiglio della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm, gridava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Raggiungendo con la tua umiltà i monti altissimi umiliasti le somme vette dei demòni, o sapiente e lottasti con coraggio contro di loro, o vanto e sostegno dei monaci.

Brandendo il timore di Cristo come una spada a doppio taglio, vincesti spiritualmente e sensibilmente il serpente apostata, o beato, glorificandoti con sacra vittoria.

Infervorato del tutto dal divino Spirito, o padre, sopportasti il gelo per molti anni vivendo nel deserto e cercando Dio, che ti riscaldava con la divina grazia.

Sconvolti dalle infermità delle nostre anime, o padre ti invochiamo con fede: custodiscici con le tue suppliche a Dio, affinché piamente ti onoriamo.

Theotokìon. O propiziatrice di tutti i mortali, con fede ti imploro e supplico, o benedetta, rendimi propizio il Giudice, tuo Figlio, affinché degnamente ti glorifichi.

Degli ieromartiri. Colui che siede.

Vi rivelaste carro del Verbo portandolo spiritualmente, perciò legati ai cavalli e terribilmente trascinati, non lo rinnegaste, non foste vinti, affrettandovi manifestamente verso la via celeste.

Chiusi e legati in carcere, liberaste città e popolo dai legami dell’errore e li legaste col legame dell’amore a colui che per bontà fu legato nella carne per noi.

I martiri illustrissimi rinchiusi e nutriti con pane celeste, glorificavano con gli angeli il Sovrano, perciò non si preoccupavano delle pene della carne, perché erano più forti dei supplizi.

Theotokìon. Colui che tremendamente siede su un alto trono, è divenuto bimbo e siede fra le braccia della Madre, rialzando l’immagine caduta e donando divinizzazione ai discendenti di Adamo.

Del santo. Ode 5. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Percorrevi la via stretta e angusta, o padre, allargandola con divine ascensioni del cuore e contemplazioni e ora, divinizzato per grazia, esultante dimori nella città celeste.

Avendo purificato l’occhio della tua anima, o padre, ti fu donata la grazia della profezia per predire le realtà future come presenti e vedere le cose lontane come vicine con la grazia dello Spirito, o Ioannichio.

Liberami dalle passioni dei peccati e dalle tribolazioni, placa la passione del mio cuore e donami scioglimento dalle colpe, o tu che gioisci in Dio datore dei beni che esaudisce le tue venerabili preghiere.

Theotokìon. Risana lo sviamento del mio intelletto, o Purissima, guarisci la passione della mia anima, dilegua la tenebra dell’indolenza, affinché ti lodi, o sempre beata Genitrice di Dio lodatissima.

Degli ieromartiri. Mandaci la tua luce.

Guidasti alla luce della fede i popoli che lasciarono la tenebra della follia idolatrica e divennero figli della luce per la tua intercessione, o Nicandro.

I gloriosi illuminatori attraversarono incorrotti la tenebra dei supplizi riflettendo le luci splendenti dello Spirito e dileguando la tenebra dell’ateismo.

Riempito dalle acque di Paolo, Tito ti irrigò mostrandoti fiume che sprofonda le onde torbide dell’ateismo, o Nicandro.

Theotokìon. O Vergine, unica ad aver partorito l’Agnello e Dio nella carne, dimora incorrotta, divina arca, venerabile lampada, illumina la mia anima.

Del santo. Ode 6. Irmòs.

Celebrando questa divina e veneratissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Facendo appassire le passioni del corpo ti mostrasti albero alto che porta i frutti dei prodigi e venerabile condotta, o santissimo Ioannichio.

Quando eri in pericolo per aver bevuto il veleno letale dalla mano dell’iniquo, ti guarì il Signore con l’apparizione del martire Eustazio, o beatissimo.

Sopportasti innumerevoli pene per la debolezza del corpo, o Ioannichio, perciò con fede a te grido: calma i dolori delle mie malattie.

Theotokìon. Soccorso di tutti, aiuta noi, che ci troviamo nei pericoli, stendici una mano e facci alzare guidandoci al porto della salvezza, o Vergine piena di grazia.

Degli ieromartiri.

Prefigurando la tua sepoltura.

Con i corpi inchiodati i martiri si mostrarono imitatori della passione del Salvatore che fu inchiodato sulla croce e salvò il mondo dalla corruzione.

Attraversaste il mare dei supplizi, o martiri con la guida del Santo Spirito, o lodatissimi e raggiungeste il porto divino colmi di gloria.

Vincesti l’opposizione degli uomini crudeli come eponimo della vittoria, o illustre gerarca Nicandro e hai ricevuto le corone della gloria, stando presso Dio.

Theotokìon. Annientasti la vergogna della progenitrice, o Vergine, partorendo colui che ci incorona di benedizioni e trasformasti la tristezza in gioia, o buona.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridava supplicando dal ventre del pesce: dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Kontàkion.

Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Sei apparso astro fulgidissimo che risplende nel mondo avvolgendo di luce quanti sono nel buio delle passioni, sei apparso medico quanto mai provvido per i malati: tu dunque che hai ricevuto la grazia delle guarigioni, concedi a chi ti prega ogni guarigione, affinché acclamiamo: Salve, padre Ioannichio.

Ikos.

Ha brillato nel mondo il racconto ispirato da Dio delle buone opere della tua vita, o beatissimo e ha fugato tutta la caligine delle passioni dell’anima e fatto risplendere la luce immateriale per quanti con fede e affetto a te così acclamano:

Salve, dolce gloria dei monaci; salve, limpido astro del mondo.

Salve, sollecito conforto dei malati; salve, saldo sostegno dei sani.

Salve, perché hai sdegnato l’esercito terrestre; salve, perché in luogo delle cose corruttibili hai ricevuto le celesti.

Salve, vero tesoriere delle virtù divine; salve, operatore di indicibili prodigi.

Salve, distruzione di passioni di ogni sorta; salve, fervidissimo protettore nostro.

Salve, prontissimo liberatore dalle passioni; salve, rifugio di tutto il mondo.

Salve, padre Ioannichio.

Sinassario.

Il 4 di questo mese memoria del nostro santo padre Ioannichio il grande dell’Olimpo.

Stichi. Ioannichio è preso dalla terra dal Verbo di Dio che stabilì la terra col verbo. Nel quarto giorno Ioannichio si abbandonò nella tomba.

Lo stesso giorno memoria dei santi ieromartiri Nicandro, vescovo di Mira ed Erma il presbitero, consacrati dal santo apostolo Tito.

Stichi. I martiri bramanti Cristo da vivi, sono duramente sepolti vivi nella tomba.

Lo stesso giorno memoria di san Porfirio martire.

Stichi. Armato dalla spada Porfirio vestì la porpora splendente del sangue.

Lo stesso giorno il racconto del pianto di Geremia per Gerusalemme e per la sua condanna e dell’estasi di Abimelech.

Memoria del santo e pio imperatore Giovanni Doukas Vatatzìs il misericordioso.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del santo. Ode 7. Irmòs.

I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestata con coraggio la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Rendendo la tua anima dimora della Trinità, edificasti tre dimore in cui per grazia divina fai scaturire il myron per illuminare e purificare quanti con fede a te si accostano, o Ioannichio.

Illuminata sempre dai fulgori del divino Spirito, la tua anima conosceva i lacci delle anime che venivano con fede a te, o beato, illuminandole con la preconoscenza della profezia.

Libera presto con le tue suppliche me, tormentato dalla malattia dell’anima e del corpo, o beato e fammi cantare: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. O piena di grazia che partoristi il Signore immutabile, supplicalo, o Pura di mutare con la sua destra il mio intelletto alle cose buone, poiché sono stravolto dalle preoccupazioni della vita.

Degli ieromartiri. I giovani figli di Abramo.

Tingendo la tua sacra tunica col colore del sangue, o beato, la rendesti più luminosa, o Nicandro, gridando sempre: O Cristo, tu sei benedetto.

Uniti dal fuoco per l’affetto indubbio del Creatore, non foste bruciati, o beati, gridando: O Cristo, tu sei benedetto.

Trasformaste la fiamma della fornace preparata per il vostro supplizio in rugiada con lo Spirito che tutto regge, gridando: O Cristo, tu sei benedetto.

Theotokìon. Generi indicibilmente il Verbo incarnato, o pura Vergine, colui che libera quanti acclamano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Del santo. Ode 8. Irmòs.

Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, ha salvato nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatotosi, convoca tutta la terra che canta: Celebrate, opere, il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Stando sopra il monte come lucerna sopra il lucerniere, illuminasti gli intelletti di tutti mostrando chiaramente la via della vita con le parole e le opere, e li elevasti all’altezza dell’impassibilità col verbo divino, o beato Ioannichio.

Parlavi con il Signore onnipotente che purificò il tuo intelletto con l’impassibilità e ammaestrato da lui nei misteri ineffabili, o beato, prevedevi profeticamente la salvezza delle anime come grande profeta, o beatissimo, perciò noi fedeli a una voce ti lodiamo.

Sono circondato da ferite insopportabili e tormentato da mali d’ogni sorta; liberami con le tue suppliche, o padre che da Dio hai preso la grazia di guarire le passioni e lenire i dolori dei fedeli, o Ioannichio.

Trinitario. Con tutti gli eserciti superni lodiamo il Padre, il Figlio e il santo Spirito, Trinità indivisibile, Divinità increata, gridando con esultanza: Santo, santo, santo, una sola potenza, autorità coregnante.

Theotokìon. Superasti gli angeli partorendo ineffabilmente Dio incarnato; supplicalo, o Sovrana purissima affinché superi anch’io le passioni della carne nella sublime umiltà dell’intelletto, lodando la tua grandissima grazia.

Degli ieromartiri. Redentore onnipotente.

Divenisti venerabile gerarca non col sangue altrui, ma col tuo, entrando nella Chiesa superna, o Nicandro e cantando: Benedetto, lodate il Signore.

Lodando il Signore dalla cattedra dei sacerdoti e adorno del sangue del martirio, il glorioso Erma grida: Benedite, lodate tutte le opere il Signore.

Santamente iniziati prima nelle cose sante, vi mostraste augusti sacrifici e, profumati con buona fragranza, vi offriste al Signore gridando: Benedite, lodate il Signore.

Theotokìon. Prosciuga l’oceano dei miei mali o Vergine, che partoristi il Redentore e Signore, oceano di misericordia, al quale gridiamo: Benedite, opere tutte il Signore.

Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nel mezzo della fornace, con la rugiada refrigerasti i fanciulli e insegnasti loro a cantare: opere tutte, benedite e lodate il Signore.

Del santo. Ode 9. Irmòs.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima, Madre di Dio pura, sempre Vergine.

Con l’intelletto rafforzato dal potere di Dio, dominasti le passioni, perciò sei divenuto un angelo nel corpo e nei cieli dimori con gli angeli, stando sempre presso il trono della gloria, colmo di luce senza tramonto.

Dimoravi nei monti e nelle grotte come nei cieli, o beato, perciò le belve selvagge erano in pace con te, perché avevi sottomesso le passioni indomabili dell’anima ed eri divenuto giusto, o Ioannichio; perciò noi fedeli ti lodiamo.

Giacendo nella tomba, le tue sante reliquie guariscono le malattie e bruciano sempre le falangi dei demòni con la divina grazia, o sapiente Ioannichio e fanno scaturire guarigioni a quanti con fede ti proclamano sempre beato.

Ora che, più luminoso e puro, stai vicino a Cristo, ricorda quanti ti festeggiano con fede, o Ioannichio, chiedendo per noi la remissione delle colpe e la guarigione di tutti i mali e il conseguimento del regno di Dio.

Theotokìon. Illumina gli occhi della mia anima, o Pura, che generasti la luce; che l’oscurità profonda del peccato non mi sommerga e l’abisso della disperazione non mi inghiotta; ma tu stessa salvami e guidami al porto del divino volere.

Degli ieromartiri. Per la sua colpa.

Steso pazientemente sul patibolo, o sapiente e bruciato con torce, ricevesti rugiada celeste per mano di un angelo, o martire Nicandro e desti alla morte chi gli incendiari con le tue vivificanti preghiere.

Eravate uno spettacolo tremendo: nudi, legati ai cavali e dopo esser stati molto trascinati, vi mostraste sani e, dati al fuoco, vi mostraste non bruciati, custoditi dal divino Spirito, o atleti.

Oggi la sacra metropoli di Mira festeggia invitando tutta la città al banchetto, o lodatissimi per questa memoria annua delle sacre lotte, che con longanimità avete sostenuto.

Il cielo si aprì per voi e gli angeli portavano voci esultanti, i cori dei padri e dei giusti si rallegravano; ora che dimorate con loro, ricordate quanti vi festeggiano, o santi.

Theotokìon. Illuminami con la tua luce, o Purissima che generasti la luce senza tramonto, allontana le nubi della mia anima e liberami dalla tenebra, ti prego e fammi degno della divina salvezza, affinché ti lodi, o lodatissima.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion Del santo.

Tono 2. Udite, donne.

Hai saggiamente sottomesso, o sapiente Ioannichio, gli appetiti della carne al dominio dell’intelletto, o padre: hai perciò raggiunto il culmine di ogni desiderio e sei pervenuto alla gloria divina. Non cessare dunque di intercedere per noi, o beatissimo.

Degli ieromartiri, stessa melodia.

Sei stato mostrato, o Nicandro, come pianta del beatissimo Tito, dal quale fosti consacrato, o santo padre, arcivescovo divinamente ispirato della città di Mira: in essa hai anche portato a compimento con Erma il martirio per Cristo, o sapientissimo e ora regni nei cieli.

Theotokìon.

Per colei che rappresenta, bacio la tua purissima e divina icona, o purissima e con affetto, fede e timore, le presto venerazione: da essa sgorgano, o Sovrana, guarigioni dell’anima e del corpo per quelli che in te rettamente celebrano la Madre di Dio.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 3 Novembre- Memoria dei santi martiri Akepsima, Giuseppe e Aitala; anniversario della dedicazione del tempi di san Giorgio megalomartire a Lidda e deposizione del suo santo corpo

3 Novembre

Memoria dei santi martiri Akepsima, Giuseppe e Aitala; anniversario della dedicazione del tempi di san Giorgio megalomartire a Lidda e deposizione del suo santo corpo.

Al Mattutino

Apolytìkion dei martiri.

Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Di san Giorgio. Tono 4.

Come liberatore dei prigionieri, protettore dei poveri, medico degl’infermi, difensore dei re, o megalomartire Giorgio trionfatore, intercedi presso Cristo Dio per la salvezza delle nostre anime.

Dopo la consueta sticologia si recitano un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone dei martiri. Acrostico. Celebrerò i martiri, fiori gradevoli. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

La tua destra vittoriosa, magnifica nella sua forza, si é glorificata, poiché per la tua potenza, Signore immortale, ha schiacciato i nemici aprendo per Israele una nuova via nelle profondità del mare. 

Fulgidamente illuminati dal bagliore del triplice sole, liberate dalle tenebre delle passioni e dal peccato i fedeli che glorificano la vostra sacra memoria, o martiri.

Le leggi del Sovrano e Dio plasmarono, o sacratissimi, il vostro spirito, tanto che con coraggio rifiutaste le leggi che vi ingiungevano di trasgredirle e, lottando secondo le regole, trovaste la gloria.

Come vittime pure, beati martiri, vi offriste a Cristo in volontaria immolazione; così foste insieme sacerdozio e oblazione di colui che vivificò il mondo con la sua immolazione.

Theotokìon. O Vergine che concepisti nei limiti della carne il Dio incircoscrivibile quando prese corpo nella sua bontà estrema, pregalo di salvare dai pericoli i tuoi servi.

Canone di san Giorgio. Acrostico. Il venerabile fra i martiri inneggio a gran voce.

Ode 1. Tono 4. A colui che guidò un tempo.

Alle mancanze del mio spirito, alle sue difficoltà, sostituisci per il fervore della tua preghiera, o santo, la forza che mi permetta di celebrarti e celebrare la tua santissima festa.

Nessuno, per quanto eminente e superiore in eloquenza e condotta di vita, può celebrare i tuoi prodigi, Giorgio, poiché tu sei potente guerriero, campione invincibile.

In nessun modo alle comuni regole dell’elogio è soggetta la tua venerabile lotta, o atleta: provo infatti vertigine e imbarazzo, per il rischio di sminuire, anche di poco, le tue virtù, o campione.

Theotokìon. Tu che generasti il Salvatore di tutti, raddrizza, nella tua bontà, la mia esistenza decaduta, perché tu concepisti la vita che, per la tua intercessione, a tutti offre la remissione dei peccati.

Dei martiri. Ode 3. Irmòs.

Tu solo conosci la debolezza della natura umana, essendo divenuto simile nella tua compassione: rivestimi dunque con la forza dall’alto, perché a te canti: Santo è il tempio spirituale della tua gloria immacolata, Signore amico degli uomini.

Col fuoco dell’ascesi, o Akepsima, inceneristi le passioni, come ariete marchiato dalle prove della lotta fosti immolato dagli empi e con i flutti del tuo sangue santificasti il pleroma dei credenti.

Ingiustamente torturato, schiacciato a bastonate, straziato da crudeli tormenti, non rinnegasti il nome divino e non sacrificasti al fuoco, eccellente martire Giuseppe, infiammato dallo zelo della fede.

Colpito senza pietà sul petto e sulla schiena, o illustre Aitala, resistevi come fosse altri a patire poiché contemplavi spiritualmente il Dio che può salvare quanti affidano a lui tutta l’anima.

Theotokìon. Per noi sorse da te il sole senza tramonto, illuminando con i suoi chiari raggi il mondo che l’errore del maligno oscurava e conduceva alla perdizione, Vergine purissima, santissima sposa di Dio.

Di san Giorgio.

Non sopportando, o santo, di veder crepitare il fuoco dell’errore, per confondere gli empi nel tuo zelo e ardore dichiarasti: non c’é altro Dio che il Signore.

Il fuoco che il Verbo venne a portare al mondo non permise, o beato, che fosse oscurato colui da cui la tua anima fu accesa; così tu cantasti: Cristo é la mia forza.

Mostrandoti i numerosi castighi che ti spettavano, sapiente, il tiranno si illudeva di impaurire la tua anima impassibile, ma tu con coraggio cantavi: Cristo è la mia forza.

Theotokìon. Il profeta, vedendo te, monte eccelso, portare la cima di tutti i monti, predisse che la Vergine avrebbe partorito prodigiosamente colui che trascende le schiere angeliche.

Irmòs. Creatore del tuono e dei venti, consolida, o Signore, il mio spirito, così che io ti canti veramente e compia la tua volontà, poiché non c’è santo all’infuori di te, o nostro Dio.

Kontàkion dei martiri.

Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Dopo essere stato sacro iniziatore alle cose divine, o sapiente, divenisti, o beatissimo, sacrificio accetto: hai infatti bevuto gloriosamente il calice di Cristo, o santo Akepsima, con i tuoi compagni di lotta e intercedi senza sosta per tutti noi.

Ikos.

Rendi fecondo di virtù, con le piogge della tua bontà, il mio cuore reso terra arida dalle molte colpe, Gesù onnipotente e concedi alla mia mente l’illuminazione della conoscenza, affinché con gioia celebri il grande Akepsima, gerarca e vittorioso, con il nobile Aitala e il felicissimo Giuseppe: poiché confidando in te, affrontarono con audacia tormenti multiformi e per questo, avendone ottenuto la grazia, concedono ai malati guarigione, intercedendo senza sosta per tutti noi.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Con canti degni di loro celebriamo oggi gli astri splendenti della fede, Akepsima distruttore dell’errore, Giuseppe, lottatore valente e Aitala, invincibile atleta; facendo impallidire la gloria dei persiani, non adorarono il fuoco, né sacrificarono al sole, per questo, fedeli, a loro gridiamo: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. Di san Giorgio.

Indossando come armatura la croce, con essa rovesciasti, o campione della fede, ogni potenza dei tiranni e sconfiggesti l’idolatria; tu rafforzi nella fede, o sapiente, i fedeli, perciò hai ricevuto dalla mano del Signore la corona che meritasti come vincitore, o vittorioso Giorgio: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Come un tempo l’obolo della vedova ti offro, o Vergine, la lode a te dovuta e il ringraziamento per i tuoi benefici, poiché sei mio aiuto e protezione, sempre mi liberi da tentazioni e avversità; come dalla fornace di fuoco mi strappi dai miei oppressori e con tutto il cuore a te grido, Madre di Dio: vieni in mio aiuto e prega Cristo Dio di donarmi remissione delle colpe, poiché tu sei la speranza del tuo indegno servo.

Stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo alzava grida e amaramente esclamava: Esulta il mondo, perché riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione, che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio sommamente buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Muoviti a compassione di noi o Vergine e dona la remissione delle colpe a quanti venerano con fede la sua passione.

Dei martiri. Ode 4. Irmòs.

Monte adombrato dalla grazia di Dio, Avvacùm ti riconobbe nel suo sguardo preveggente; da te, predisse, uscirà il Santo di Israele per la nostra salvezza e restaurazione.

Con le parole della sapienza divina, o Akepsima, combattesti fermamente gli empi, ostaggi delle tenebre dell’ignoranza senza temere, o beato, le torture che infliggevano al tuo corpo divino.

Con la forza, o Giuseppe, gli adoratori del fuoco volevano perfidamente obbligarti a rendergli culto; ma, nell’amore di Dio, nel quale il tuo spirito si consumava, rifiutasti di venerare la fiamma, ricevendo la tua forza dal refrigerio divino.

Colmo dei flutti divini dello Spirito, Aitala, fuggisti l’incredulità dal flusso fangoso e l’amarezza delle sue acque, poi con i fiumi del tuo sangue sommergesti i nemici invisibili.

Theotokìon. Apparisti veramente, o Vergine, sacro ornamento dei martiri, rifugio dei fedeli, loro riparo e sostegno e perfetta redenzione: acclamando ti glorifichiamo.

Di san Giorgio. Ho udito, Signore.

Ai tuoi cantori concedi il tuo venerabile soccorso e l’illustre protezione, beato Giorgio, grazie al credito di cui godi davanti al Signore.

La tua forza invincibile fu concessa dal Santo dei santi: interrompi subito dunque l’assalto dei barbari, con la tua intercessione.

La notte delle tentazioni mi sommerge e spinge inesorabilmente verso i marosi delle passioni, o Giorgio: affrettati a salvarmi.

Theotokìon. Sola hai avuto in grembo colui che regge il mondo, sola concepisti, o purissima Theotòkos, l’inconcepibilmente concepito.

Dei martiri. Ode 5. Irmòs.

Tu che illuminasti con il rifulgere del tuo avvento e rischiarasti con la tua croce i confini del mondo, o Cristo illumina con la luce della tua scienza divina i cuori di chi in modo ortodosso a te inneggia.

Nello stadio, o illustrissimi beati, predicaste valorosamente il beato Verbo, che vi riunì nella beatitudine ai cori celesti per le vostre illustri imprese.

Come torri inespugnabili della fede distruggeste tutte le macchine d’assedio del nemico, Akepsima, santo gerarca, Aitala, sacro ministro e Giuseppe, divinamente ispirato.

Spezzati dai colpi, i corpi dei martiri squarciarono l’impotente forza degli atei e dimostrarono magnificamente l’inespugnabile amore spirituale per il Sovrano e Signore.

Theotokìon. Mantenendoti vergine intatta come prima del parto, o purissima, colui che senza seme abitò il tuo grembo, ne uscì duplice, Dio e uomo, divinizzando per benevolenza ciò che aveva assunto.

Di san Giorgio. Fa’ sorgere, Signore.

Disperdendo l’orda selvaggia dei demòni e servendoti dell’arma della croce, li trafiggesti con la lancia divina e annientasti le loro oscure falangi.

Protetto dalla forza dell’Onnipotente, guidato dall’economia che dirige l’universo, al riparo delle onde, Giorgio, hai diretto il naviglio della tua anima verso il porto della vita.

Tu speri, dice san Giorgio al malfattore, con le tue adulazioni di farmi perdere il mio amore per Cristo? Sarebbe come cuocere dei sassi, scrivere sul mare o crivellare di frecce il cielo!

Theotokìon. Rovescia, o purissima, gli eretici orgogliosi che gravano senza pietà sul popolo ortodosso: presso di te potere è sinonimo di volere, poiché tu sei la Madre di Dio.

Dei martiri. Ode 6. Irmòs.

Il fondo dell’abisso ci circonda e non abbiamo nessuno a liberarci, siamo tenuti come pecore da macello. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, poiché tu sei la forza dei deboli e li risollevi. 

Le alte onde dei crudeli tormenti non poterono coprire il vostro coraggio e i vostri sforzi; con la guida divina raggiungeste lietamente, sapienti martiri, il calmo porto della salvezza.

Beati e santi martiri, che intingeste il vostro divino manto nei sacri flutti del vostro sangue, rivestiti di questa porpora, santamente regnate con il Re immortale.

Abbelliti dagli splendidi segni delle vostre lotte, siete entrati nella sala delle nozze, divinizzati per adozione, mirabili martiri e siete divenuti gloriosamente figli del Padre delle luci.

Theotokìon. Il nemico fu ucciso dal tuo vivifico parto, Vergine purissima; Adamo, che un tempo gustò la morte per il frutto proibito, è vivificato e ora a te canta e ti proclama beata.

Di san Giorgio. La folla dei pensieri.

Consegnando il tuo corpo ai supplizi, hai mantenuto l’anima, o beato in Dio: avevi infatti soccorso dall’alto, la più sicura difesa nelle guerre, o Giorgio.

Con la tua intercessione presso il Signore, rendilo propizio a quanti con affetto celebrano la tua memoria, custodiscili senza sosta al riparo dalle sventure suscitate da nemici visibili e invisibili.

Gli spiriti celesti stupirono vedendo con quale coraggio rovesciasti nella lotta corpo a corpo il nemico che aveva ingannato i progenitori in paradiso.

Theotokìon. Ineffabilmente hai tessuto, Purissima, la porpora del Re dell’universo che per il beneplacito del Padre e dello Spirito divino, si rivestì della tua carne, senza confusione, né mutamento.

Irmòs. I marosi dei pensieri, afferrandomi, mi spingono verso il gorgo senza fondo del peccato, ma tu buon timoniere, dirigimi e come il profeta salvami.

Del megalomartire.

Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Rifugiati nel tuo sollecito aiuto protettore, noi fedeli t’imploriamo perché i tuoi cantori siano da te liberati, o vittorioso di Cristo, dagli inciampi posti dal nemico e da pericoli e danni d’ogni sorta, affinché acclamiamo: Salve, martire Giorgio.

Ikos.

Grande nel soccorrere ti rivelasti sulla terra, o ministro e amico del Signore, poiché, visitando il popolo fedele, sempre lo salvi, o glorioso; perciò con fede e affetto a te gridiamo, o magnifico lottatore:

Salve, tu per cui il mondo viene riempito di luci; salve, tu per cui risplende l’esercito.

Salve, riscatto dei prigionieri credenti; salve, rapido soccorso dei carcerati.

Salve, vetta eccelsa di quelli che con fede a te fervidi accorrono; salve, ricchezza di quelli che ti amano e giubilo nell’afflizione.

Salve, perché tu sei baluardo dei re; salve, perché nelle guerre procuri la vittoria.

Salve, astro che illumina i naviganti; salve, liberatore da ogni sorta di male.

Salve, tu in cui si rifugia ogni fedele; salve, tu per cui è esaltato il Creatore.

Salve, martire Giorgio.

Sinassario.

Il 3 novembre, memoria dei santi martiri Akepsima, Giuseppe e Aitala.

Stichi. Akepsima perì per le bastonate, mentre i suoi due amici ricevettero in dono gioia sovrannaturale sotto una grandine di pietre il giorno tre. Signore, abbi pietà di noi.

Lo stesso giorno festeggiamo la dedicazione della chiesa del santo megalomartire Giorgio a Lidda, dove fu deposto il suo venerabile corpo.

Stichi. Il creato, o martire, celebra la dedicazione del tuo tempio e la deposizione delle tue reliquie.

Lo stesso giorno memoria del nostro venerabile padre Akepsima.

Stichi. Dopo la sua vita di pena e rinuncia, Akepsima conosce l’estasi e la gioia.

Lo stesso giorno mmeoria del nostro santo padre Teodoro il confessore, vescovo di Ankyra e dei santi martiri Dassios, Severo, Andronà, Teodoto e Teodota, uccisi dalla spada.

Stichi. Anche se sei donna, sei stata trafitta e martirizzata e con quattro uomini.

Lo stesso giorno il nostro santo padre Elia si addormentò in pace.

Stichi. Come l’altro Elia, questo Elia salì al cielo sul carro delle virtù.

Lo stesso giorno nove santi martiri vennero uccisi dalla spada.

Stichi. Questi nove uomini, venendo trafitti da coloro che erravano, trafissero l’errore.

Lo stesso giorno ventotto santi martiri perirono nel fuoco.

Stichi. Bruciano insieme ventotto uomini.

Lo stesso giorno memoria di sant’Achemènide il confessore.

Per le loro sante preghiere, o nostro Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Dei martiri. Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli, riconosciamo in te, Madre di Dio, la fornace spirituale e come l’Altissimo salvò i tre fanciulli, nel tuo grembo rinnovò tutto il mondo il Signore Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria. 

Dal paese dei persiani sorgono, come splendide stelle, Giuseppe e Aitala, illuminando il mondo col bagliore delle loro fulgide lotte e con fede gridano: Signore, Dio dei nostri padri, a te si deve la lode e la gloria eccelsa.

Per i vostri numerosi dolori, martiri di Cristo, foste degni della vita senza pena; perciò con le vostre preghiere sempre alleviate le prove e ogni carico per i fedeli che acclamano: Dio dei nostri padri, a te si deve la lode e la gloria eccelsa.

Il santo gerarca Akepsima, il mirabile Giuseppe e il sublime Aitala, con inni sacri celebriamo come ieromartiri e diciamo beati gridando: Dio dei nostri padri, a te si deve la lode e la gloria eccelsa.

Theotokìon. Vergine purissima, davvero tu sei l’ornamento dei santi gerarchi, la corona degli atleti vittoriosi e la forza di tutti quelli che ogni giorno cantano: Dio dei nostri padri, a te si deve la lode e la gloria eccelsa.

Di san Giorgio. Dalla fornace salvasti.

Non desiderando altro che i soli beni spirituali e godendo di un unico oggetto della tua speranza, o beato, considerasti un sogno i beni presenti, gridando: Signore degno dei nostri canti, Dio dei nostri padri, sii benedetto.

Il tuo spirito hai reso sovrano delle passioni, come l’eccellente legge di Dio stabilisce in tutto il creato: il migliore deve vincere gli impulsi dell’inferiore per la grazia divina.

Quale ardente amore verso Dio! Considerasti polvere le ricchezze esclamando: fosse anche oro, tutto il mondo non vale, per me, l’amore del Signore dell’universo.

Theotokìon. Vergine Madre di Dio, arresta l’audacia dei nemici della fede, sventa gli intrighi degli empi e rialza la fronte dei cristiani, rianimando il coraggio dei tuoi servi.

Dei martiri. Ode 8. Irmòs.

Nella fornace come in un crogiuolo splendettero i fanciulli d’Israele per il bagliore della loro pietà più pura dell’oro fino e cantavano: Benedite, opere tutte il Signore, a lui la lode e la gloria nei secoli.

Come oggetti di scherno agli occhi del nemico, di luogo in luogo foste trasferiti sopportando numerosi flagelli, gridando: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Nella nudità del vostro corpo, o gloriosi, esposti ai colpi, colpiste il nemico incorporeo con la lancia della vostra fermezza, cantando: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Schiacciati da pietre come un tempo il primo dei martiri, gloriosi atleti, non rinnegaste Cristo, sola roccia infrangibile, ma cantavate: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Trinitario. Nella Trinità delle ipòstasi e nell’unità di natura, glorifichiamo Dio, Padre, Figlio eterno e santo Spirito, inneggiando: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Giacobbe ti vide come scala per la quale discese in terra il Verbo Dio, per ricondurci verso l’alto; noi lo cantiamo senza sosta, o Madre di Dio e lo esaltiamo nei secoli.

Di san Giorgio. Terra e tutto ciò che contiene.

Con la verga delle tue sacre parole respingesti la folla dei demòni e dalle loro razzie preservasti il gregge dei fedeli che cantano a Cristo: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Sul tuo sguardo teso verso il cielo sorse l’aurora, come aveva promesso Dio; mentre pregavi ti apparve dicendoti: Io sono venuto a proteggerti; allontanando ogni paura, sii forte e coraggioso per i secoli.

Cristo ha reso terribile il tuo assalto contro i guerrieri del male che si vantavano; come tela di ragno distruggesti le loro trappole, Giorgio, gridando: Io ti benedico, o Cristo, nei secoli.

Theotokìon. Il tuo parto, Vergine pura, spezzò l’impetuoso slancio e la rovina: al posto della corruzione, procurò la vita a tutti gli uomini che cantano a tuo Figlio come Signore e Dio dell’universo esaltandolo per tutti i secoli.

Irmòs. La terra e tutto ciò che contiene, mari e fonti, cieli dei cieli, luce e tenebra, gelo d’inverno e arsura d’estate, figli degli uomini e sacerdoti lodino il Signore e lo esaltino per tutti i secoli.

Dei martiri. Ode 9. Irmòs.

Come figura del tuo parto abbiamo il roveto ardente, che bruciava senza consumarsi; ti preghiamo di estinguere nelle nostre anime la fornace ardente delle tentazioni, affinché, o Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Come sentiero verso l’alto e scala che conduce al cielo si sono rivelate per voi le piogge di pietre, che vi permisero di partecipare all’immortalità, o beati martiri, illustri Giuseppe e Aitala.

Stiamo piamente mentre celebriamo il divino ieromartire Akepsima, il sublime sacerdote Giuseppe e il grande Aitala, diacono dei misteri di Cristo, servi illustri di Dio.

O vittoriosi atleti, che ora abitate presso Dio e siete divenuti degni dell’ineffabile illuminazione, riuniti ai cori degli angeli e aggregati alle schiere dei martiri, con loro pregate senza sosta per noi.

Theotokìon. La nostra lingua non può esprimere il terribile mistero del tuo parto, poiché al Signore del cielo e di tutto il creato, pura Vergine Madre, hai dato il corpo quando si impoverì nella nostra carne; perciò, concordi, ti glorifichiamo.

Di san Giorgio. Il tuo parto fu verginale.

Ascendesti alla vetta del martirio e dalla mano del Signore ricevesti la corona, o atleta vittorioso: tale è il privilegio dei martiri; degnamente ti magnifichiamo.

Liberi le anime dal peccato, vittorioso atleta e allontani malattie fisiche; tu concedi la salute a tutta la mia persona e io bacio la tua icona con tutto il cuore.

Tu che dimori in cielo presso il trono del gran Re, invia la luce che dissolve l’oscura nube dei miei peccati, per il poema che compongo in tuo onore.

Theotokìon. O Figlio ingenerato, nato dal Padre prima di tutti i secoli e consustanziale a lui, che negli ultimi tempi per lo Spirito santo hai preso la nostra povertà carnale dalla Vergine, tu divinizzasti la stirpe umana.

Irmòs. Il tuo parto fu verginale: Dio sorse dal tuo grembo, si mostrò rivestito della nostra carne e visse sulla terra con gli uomini; per questo, Madre di Dio, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion dei martiri.

Con i discepoli conveniamo.

Il glorioso Akepsima, il nobile Giuseppe, il sapientissimo Aitala lottarono con la forza di Cristo e, distrutto l’inganno dei persiani, pregano la Trinità santa per noi: e noi, piamente onorandoli come ieromartiri, con gioia celebriamo la loro luminosa memoria.

Di san Giorgio. Nel sacro Spirito.

Spegnesti con i rivoli del tuo sangue la fiamma dell’inganno, o beato, annientasti tutta l’arroganza dei tiranni e glorificasti Cristo, Giorgio vittorioso: così ricevesti la corona dell’incorruttela e della vita dalla destra dell’Altissimo.

Theotokìon.

Non vi è in me alcuna salvezza, o Vergine: sono malamente caduto nel baratro dei peccati e penso alla minaccia del tremendo castigo e alla sorte dei capri; abbi compassione di me prima della sentenza, tu che sei fervido soccorso, Madre di Dio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo e 3 stichirà prosòmia di san Giorgio, ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Acclamiamo il campo di Dio, il generoso fra i martiri, il sapiente Giorgio, l’araldo della verità, il tralcio sempreverde della vite della vita, che fruttificò e sgorgò il mosto della pietà e rallegra quanti ogni anno festeggiano con fede la sua memoria (2).

Ti riconosciamo astro dalla luce copiosa, splendente nel firmamento come sole, ti acclamiamo perla preziosissima, pietra rilucente, figlio del giorno, generoso fra i martiri, difensore dei fedeli nei pericoli e celebriamo la tua memoria, o Giorgio trionfatore.

Quando navigo nel mare, quando cammino per la via, quando dormo nella notte, custodiscimi; quando sono desto, salvami, beatissimo Giorgio e guidami a fare la volontà del Signore, affinché nel giorno del giudizio io, che mi rifugio sotto la tua protezione, trovi il perdono per quanto avrò commesso in vita.

Gloria. Tono 4.

Acclamiamo spiritualmente, fratelli, l’acciaio spirituale della costanza, il celebrato martire Giorgio, che i pericoli forgiarono, ardente per Cristo e i tormenti temprarono, mentre pene multiformi ne consumarono il corpo, per natura corruttibile: l’amore vinceva infatti la natura, persuadendo l’amante a passare, tramite la morte, all’amato Cristo Dio, Salvatore delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Il buio spaventoso della morte, o sposa di Dio, tormenta la mia anima; e il conto tenuto dai demoni mi fa continuamente sbigottire e tremare, o buona: da essi liberami con il tuo potere, Vergine ignara di nozze e collocami nel porto della salvezza e nella luce senza tramonto dei santi.

Grande dossologia, quindi congedo.

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Mattutino del 2 Novembre- Memoria dei santi martiri Akìnd inos, Pegasio, Aftonio, Elpid ofòro e Anempodìsto

2 Novembre

Memoria dei santi martiri Akìndinos, Pegasio, Aftonio, Elpidofòro e Anempodìsto.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 2.

Vittoriosi del Signore, beata la terra impinguata dal vostro sangue e sante le dimore che accolgono i vostri spiriti: poiché nello stadio trionfaste sul nemico e con franchezza predicaste Cristo; vi preghiamo: supplicatelo, come buono, di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dell’Oktòichos e questo dei santi. Acrostico. Martiri, proteggetemi con le vostre sante preghiere.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Akìndinos, Anempodìsto, e Pegasio, in numero eguale alla Trinità santa, vi rivelaste suoi adoratori e presso il suo trono pregate con fervore per quanti a voi accorrono.

Anempodìsto, Akìndinos, Pegasio, liberandoci da ogni pericolo, effondete la grazia a quanti accorrono con fede, alleviando problemi, miseria e affanni.

Rivestiti di forza invincibile non vi curaste, o martiri, della debolezza della carne, ma con cuore audace affrontaste il fuoco e i tormenti.

Theotokìon. Colui che siede negli eccelsi, divina sposa, si incarnò e lo portasti fra le braccia, poiché tu sola tra tutte le generazioni fosti degna di accogliere l’Onnipotente.

Ode 3. Non è la scienza.

Consolidati dalla potenza di Cristo, gloriosi martiri, con spirito fermo siete passati, lottando, attraverso il fuoco e l’acqua per salire ai cieli.

Martiri illustri, fortificati dalla speranza dei beni futuri, disprezzaste con coraggio i dolori presenti.

Illustri martiri, avendo gli stessi sentimenti dei tre fanciulli, spegneste con la rugiada dello Spirito, la fornace accesa dai folli persiani.

Theotokìon. In te, Madre di Dio, noi possediamo la protezione più sicura; in te sperando siamo salvati; rifugiandoci presso di te, troviamo un riparo.

Irmòs. Non è la scienza, né la potenza o la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Sapienza enipostatica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.

Kathisma. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Stupirono un tempo le folle degli empi vedendo il valore delle vostre anime, o martiri e credettero nel Signore acclamando: Gloria a te, o Cristo onnipotente; tu sei Dio, noi non conosciamo altri che te, che operi prodigi straordinari nei tuoi santi martiri; Salvatore del mondo, per la loro preghiere, illumina i tuoi cantori.

Gloria. Tono pl.4. Ineffabilmente concepita.

Gareggiando senza pericolo la pia corsa nello stadio, i valorosi, fortificati dalla speranza delle corone, sfidarono i loro avversari fino in fondo e li vinsero senza ostacoli; perciò per quanti chiedono con fede fanno sgorgare sempre la moltitudine delle guarigioni; a loro con fede gridiamo: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Ineffabilmente concepita in grembo la Sapienza, il Verbo, Madre di Dio, partoristi al mondo colui che regge il mondo e reggesti tra le braccia colui che sostiene l’universo e che tutti nutre, l’Artefice del creato. Perciò ti scongiuro, Vergine santissima, di liberarmi dalle colpe per il giorno in cui dovrò presentarmi al mio Creatore: Sovrana, Vergine pura, dammi allora il tuo aiuto, perché tu puoi tutto ciò che vuoi, o inneggiatissima.

Stavrotheotokìon.

Vedendo ingiustamente innalzato sulla croce l’Agnello, il Pastore e il Redentore, l’Agnella gridava in lacrime: Il mondo si rallegra ricevendo la redenzione e le mie viscere si consumano vedendo la tua crocifissione, Dio più che buono, longanime Signore; perciò con fede diciamo: Abbi pietà di noi, o Vergine e dona remissione delle colpe a chi venera con fede la sua passione.

Ode 4. Colui che siede.

Rischiarati dallo splendore dell’eccelsa lotta, martiri di Cristo, avete lui come fiaccola splendente, illuminando con i vostri raggi splendenti i fedeli che gridano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Propiziatorio divenne il sangue versato dai martiri, vera consacrazione a Dio che fa sgorgare per tutti senza ostacolo la profumata fonte, che libera dal pericolo, apportando le guarigioni.

Per le vostre preghiere a Cristo allontanate da ogni pericolo, da molte tentazioni e prove che li assalgono, martiri mirabilissimi, i fedeli che festeggiano la vostra santa memoria.

Rovesciando l’ateo errore degli idoli e dimostrando con i fatti l’energia vivificante del Dio di tutti, veneratissimi martiri, acclamavate: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Sei la nostra potente armatura, che ci protegge dal nemico; per te, Madre di Dio, respingiamo tutti i pericoli e le sciagure che ci accerchiano; per te sfuggiamo anche alla tempesta delle eresie.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Ti offristi a Dio rigettando il pensiero empio del tiranno e con letizia, glorioso Aftonio, sei corso alla luce della fede.

Iniziato alla passione di Cristo, per lui ti lasciasti decapitare e ti elevasti, nobile Aftonio, verso il gaudio immortale e la gioia senza fine.

Poggiando sulla speranza incrollabile e disprezzando le delizie inferiori, sapiente Elpidofòro, volasti sulle ali del tuo amore per la bellezza divina.

Delle delizie ineffabili e della sorte dei beati fosti degno nelle dimore celesti, illustre Akìndinos, poiché senza deviare terminasti bene la corsa del martirio.

Theotokìon. Sorgendo da te, il sole spirituale effuse su tutti i raggi della sua divinità: perciò, Madre di Dio, ti glorifichiamo.

Ode 6. A te sacrificherò.

Disprezzando ciò che deperisce e si corrompe, foste degni di contemplare l’incorruttibile; liberate dunque da prove e pericoli, invincibili martiri, i fedeli che vi invocano.

O martiri illustri della Trinità suprema, abbiate compassione e con le vostre preghiere liberate quanti rudi catene e prigioni trattengono senza speranza di remissione.

Consegnandosi alla morte per te, Salvatore, i valorosi martiri trovarono l’immortalità e salvarono quanti sono afflitti dalla tempesta delle disgrazie.

Theotokìon. Strappa, o Vergine, l’elenco dei miei peccati, liberami dalle passioni e dalla tristezza che mi stringe e da ogni disgrazia e sempre custodiscimi.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore; così ti grida la Chiesa, purificata dalla sozzura dei demòni per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Rifulgendo della bellezza della Trinità, la divina falange degli atleti, cinque volte rifulgente, ha fiaccato i tremendi assalti dei tiranni, facendo sgorgare grazia abbondante, sicura, senza impedimento, per tutti quelli che con speranza e affetto per mezzo loro, divinamente ispirati, si accostano al Creatore di tutti, Cristo nostro Dio.

Ikos.

Purifica la mia anima insozzata coi flutti di misericordia della tua filantropia, o compassionevole e rischiarala con la luce che eternamente risplende, perché inneggi il coro dei tuoi cinque martiri, Akìndinos, il divino Pegasio con Elpidofòro e Aftonio e il nobile Anempodìsto, i venerabili vittoriosi: essi, col tuo amore, davvero coraggiosamente respinsero ogni assalto dei tormenti, o Verbo e offrirono se stessi come sacrificio razionale a te, Creatore di tutti, Cristo nostro Dio.

Sinassario.

Il 2 di questo mese memoria della lotta dei santi martiri Akìndinos, Pegasio, Aftonio, Elpidofòro e Anempodìsto.

Stichi. Nelle fiamme il due perì Akìndinos con due compagni; come vittorioso atleta, il martire Aftonio consegna alla spada il suo capo, come Elpidofòro. Sovrano salvaci.

Lo stesso giorno memoria dei santi senatori provenienti da Synglìto, uccisi di spada.

Stichi. Decapitati, i pii senatori rinunziarono alla gloria terrestre per quella eterna.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Eudossio, Agapio e altri otto santi.

Stichi. Dieci atleti affrontarono la morte attraverso il fuoco, volendo partecipare alla sorte dei beati.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Marciano di Cyro.

Le sante martiri Kyriakì, Domnina e Domni muoiono di spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Dalla fornace salvasti.

Come liberasti dalla fiamma i tre nobili fanciulli, così nella fornace preservasti gli atleti che unanimi ti cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Distribuisci doni generosamente e fai scorrere miracoli, o Cristo, collaborando e agendo insieme, apparendo come compassionevole ai tuoi atleti, che cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

O folla dei martiri, radunati per rendere testimonianza sicura, con fede vi siete accostati a Cristo, operando straordinari miracoli e cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Per te, gloriosa Sovrana, liberati dalla maledizione ancestrale e introdotti alle delizie eterne, noi ti cantiamo: Salve, tu che per noi generasti Dio incarnato.

Ode 8. Il parto della Madre di Dio.

La festa augusta dei martiri è giunta nella letizia, illuminando tutto il mondo, rallegrando tutti i cuori e facendo splendere tutti i fedeli che cantano: Opere tutte lodate il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Affrontaste la crudeltà delle belve, delle fosse e dei tormenti, beati, con la protezione del Signore della gloria, invincibile nella lotta, al quale cantiamo: Opere tutte, lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Avendovi come incrollabile rifugio, nobili martiri Akìndinos, Aftonio, illustre Elpidofòro, Pegasio e Anempodìsto, senza sosta cantiamo il Signore e lo esaltiamo per tutti i secoli.

Ornati della corona di vincitori, risplendenti per il diadema della bellezza, trovaste la luce senza tramonto e la fine beata nel cielo cantando: Opere tutte lodate il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Theotokìon. In te, Purissima, riconosciamo con la bocca e col cuore la Madre del nostro Dio: nei limiti della carne infatti partoristi il Signore e Creatore, nostro Re e Messia, o Vergine, perciò ti lodiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Per la sua colpa.

Alle vostre pene terrene seguì la felicità dei cieli: là dove il coro dei martiri, la folla degli atleti vittoriosi, tutta l’assemblea dei primogeniti, si rallegra con gli angeli presso Dio.

Dalle catene delle disgrazie e da ogni pericolo, beati, salvate tutti i fedeli che festeggiano la vostra santa memoria; implorate per essi la quiete, la pace e la salvezza, venerabili martiri.

Vittoriosi atleti, splendenti di grazia e sovrabbondante luce, con tutti quelli che condivisero le vostre imprese, supplicate il Benefattore di concedere la remissione dei peccati e la fine delle loro preoccupazioni ai fedeli che si rifugiano in voi.

Theotokìon. Eva fu esiliata dall’albero della vita, privata della sua partecipazione, ma tu, Vergine Madre di Dio, concepisti al mondo per la fede l’energia vivificante, la vita preeterna.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo

Exapostilarion. Udite, donne.

Con sicurezza fate sgorgare la grazia delle guarigioni, senza impedimento e copiosamente, per quanti con speranza celebrano la vostra memoria, o santi; possiate dunque anche ora far sgorgare guarigioni, o illustri per chi vi onora con affetto, o cinque vittoriosi.

Theotokìon.

Rinnovasti la natura corrotta del progenitore concependo oltre natura e partorendo ignara d’uomo il Creatore di ogni natura: da lui rafforzati lottarono i cori dei martiri, cantando a te, Madre di Dio, primizia della nostra salvezza.

Stichirà dall’oktòichos, poi questo idiòmelon. Tono 2.

Stico. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Immergendo il corpo in torrenti di sangue, senza pericolo sei passato per la via del martirio, Akìndinos vittorioso; perciò, cinto di forza divina, spezzasti gli artifici del nemico e preghi Cristo nostro Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. Tono 4.

La fiaccola cinque volte rifulgente degli atleti, come la scure in un bosco, davidicamente recise l’errore del nemico e confessando Cristo davanti ai re, senza sosta essi pregano per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come generoso fra i martiri.

Ti proclamo beata, o purissima, che strappasti i mortali da un abisso di male e disperazione; a te canto, sposa di Dio, in eterno beata e glorifico, o venerabile, il tuo ineffabile concepimento: partoristi infatti il Salvatore del mondo e liberasti l’umanità dalla maledizione dei progenitori, o Vergine.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti inchiodato alla croce, Signore, l’agnella Madre tua, sbigottita gridava: Che visione è questa, Figlio amatissimo? Questo ti rende il popolo ribelle e iniquo, che ha goduto dei tuoi tanti prodigi? Gloria, dunque, o Sovrano, alla tua ineffabile condiscendenza.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 1 Novembre- Memoria dei s anti anàrghiri Cosma e Damiano

1 Novembre

Memoria dei santi anàrghiri Cosma e Damiano.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Santi anàrghiri e taumaturghi, visitate le nostre infermità: gratuitamente riceveste, gratuitamente date a noi.

Dopo la consueta sticologia si recitano un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Primo canone. Acrostico: Con inni celebro i sapienti anàrghiri. Poema di Giovanni Damasceno.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cantiamo un inno di vittoria, popoli tutti, a colui che dall’amara schiavitù del faraone ha strappato Israele e lo guidò a piede asciutto nel profondo mare, perchè si è glorificato.

Illuminata dalla grazia della suprema Trinità, la coppia venerabile e lodatissima concede a quanti si accostano con fede l’inesauribile flusso delle guarigioni.

I beatissimi, iniziati alle parole vivificanti, rifulsero come torce in questo mondo e senza fatica dileguarono la tenebra delle passioni con il fervore della loro fede.

Conformandosi ai precetti del Salvatore, i mirabilissimi anàrghiri rigettarono ogni piacere carnale e in questo mondo rifulsero chiaramente per le virtù spirituali delle loro anime.

Theotokìon. Della natura umana intera si rivestì ineffabilmente il Dio supremo, dimorando nel tuo grembo, Madre di Dio, il Figlio, che il Padre genera senza tempo; a lui cantiamo perché si è glorificato.

Secondo canone. Acrostico: Mi salvi la coppia dei sapienti anàrghiri. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Come la cavalleria del faraone, sommergi la mia anima, ti prego, nell’oceano dell’impassibilità, tu che fosti concepito da una Vergine, affinchè per la mortificazione del mio corpo, con timpani canti l’inno di vittoria.

Stando davanti alla Trinità con gli eletti, o luminosi due anàrghiri, pregate per noi che festeggiamo la vostra splendida memoria affinchè siamo illuminati dal divino splendore dello Spirito.

Dimostrando il vostro spirito superiore alla materia, foste degni dei bagliori immateriali, o santi sapienti: perciò sempre con i vostri divini consulti dissolvete la tenebra delle malattie.

Provvisti di attenzione vigilante dell’anima per il compimento dei precetti divini, risvegliate quanti dormono nei mali e donate loro la grazia di ritrovare il vigore, per compassione, o anàrghiri teofori.

Theotokìon. Dal tuo sangue puro, o Fanciulla, donasti un corpo al Dio Salvatore, che per guarirci dai nostri mali rese medici salutari e fervidi intercessori i venerabili anàrgiri, o Purissima.

Ode 3. Irmòs.

Stabiliscimi, o Cristo, sulla ferma roccia dei tuoi precetti e illuminami con la luce del tuo volto: poichè non c’è santo all’infuori di te, amico degli uomini.

Tutti degnamente cantiamo le fonti delle guarigioni, i canali che ci trasmettono i doni di Dio, i ricettacoli luminosi dello splendore immateriale.

Voi che curate i dolori delle anime e dei corpi, degnatevi di liberare dalle malattie quanti a voi accorrono con fede, come venerabili benefattori.

Adorni di feconde virtù, i santi respinsero sapientemente i piaceri momentanei di questa vita per dedicarsi alla bellezza divina.

Theotokìon. Colui che un tempo fu visto senza forma, Genitrice di Dio, prese una forma simile alla nostra per l’incarnazione della sua divinità nel tuo castissimo grembo, o divina sposa.

Secondo canone. Non è la scienza.

Il vostro divino tempio, diffondendo il gradevole profumo delle guarigioni, per la rugiada del santo Spirito, allontana il cattivo odore delle passioni.

Dimorando sempre nel celeste paradiso, o anàrghiri, per la grazia dell’Onnipotente, avete reso il vostro tempio fonte inesauribile di guarigioni.

Frenando le passioni carnali con il morso della temperanza, riceveste i ricchi raggi dello Spirito e arricchite il mondo di guarigioni.

Theotokìon. Dio scelse te, la più bella fra le donne, pura Vergine e si degnò di incarnarsi dal tuo grembo colui che riposa nel suo santuario.

Irmòs. Non è la scienza, né la potenza o la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Sapienza enipostatica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Ricevuto mirabilmente da Cristo il dono celeste dei miracoli, senza sosta curate ogni sorta di male poiché in voi si rivela la grazia dello Spirito, che vi concede il potere delle guarigioni; perciò con pensiero disinteressato, per la fede, acquisiste l’abbondante ricchezza dei beni incorruttibili, teofori anàrghiri: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. Uguale.

Taumaturghi datori di guarigioni e fiaccole luminose di miracoli a tutti vi mostraste per la grazia del santo Spirito; refrigerando infatti la fiamma delle passioni con la fede, in essa curate il pensiero dei fedeli; perciò avendo il vostro divino tempio come ambulatorio delle anime, in esso ci rifugiamo, teofori anàrghiri; pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Venite, fedeli tutti, con voci magnifichiamo la Regina Madre del Creatore dell’universo e inneggiando gridiamo: O causa della nostra letizia, Vergine lodatissima, salva chi ti venera e con le tue preghiere proteggili; come Madre di Dio possiedi la franchezza per implorare la sua compassione e la guarigione dalle malattie; perciò ti chiediamo di pregare tuo Figlio e Dio di donare remissione ai tuoi servi che piamente venerano il tuo parto senza seme.

Stavrotheotokìon.

Come vide sospeso sulla croce l’agnello e pastore, la Fanciulla ebbe le viscere dilaniate e maternamente gemendo disse: Ahimè, mio Dio e Signore, luce del mondo, perché volontariamente soffri questo? Tu però vuoi salvare e trasferire alla vita divina la tua immagine corrotta; magnifico la tua passione, che sopportasti per la tua compassione e con cui lenisci i dolori di tutti.

Ode 4. Irmòs.

Ho conosciuto, Onnipotente, la tua economia e con timore ti ho glorificato, Salvatore.

Seguendo sapientemente le parole divine, o anàrghiri, non acquisiste i bagliori dell’oro e dell’argento.

Rifulgenti di prodigi divini, gli anàrghiri concedono a tutti la grazia come dispensatori.

Vi rivelaste abili medici allontanando i dolori delle passioni con le vostre mani che allontanano i mali.

Theotokìon. Siano sfigurati, i volti di quanti non ti venerano, Madre di Dio, Sovrana purissima.

Secondo canone. Colui che siede con gloria.

Per la vostra azione vivificante e la generosità verso tutti, guarite le funeste passioni dei mortali, colonne luminosissime, torri inamovibili, tralci della vite della verità divina.

Le mammelle della Chiesa zampillanti il latte delle guarigioni, i luminosi anàrghiri, che nutrono tutto il mondo, con insegnamenti divini, siano celebrati con liete melodie.

Il vostro tempio si rivelò ospedale per quanti sono nella tempesta, porto franco e salvezza in cui tutti otteniamo serenità e liberazione dalle minacce.

Theotokìon. Fammi degno della tua compassione, Vergine pura, che concepisti il Verbo, l’unico compassionevole, che al mondo rivelò i santi medici e taumaturghi.

Ode 5. Irmòs.

Vegliando dalla notte, inneggiamo a te, Cristo Dio, che per noi ti impoveristi e croce e morte soffristi nella tua carne.

Come divini getti zampillate per i fedeli le onde dei vostri benefici, gloriosi anàrghiri, sanando mali fisici e spirituali.

Aprendo la fonte della grazia, santi anàrghiri, distribuite forza e vigore a tutti quelli che a voi accorrono con fede e affetto.

I luminosi e sapientissimi astri manifestamente trasformano la terra in cielo, imitando lo splendore degli angeli, illuminandoci senza sosta.

Theotokìon. Ti rivelasti superiore a ogni creatura concependo il Creatore del mondo, coeterno al Padre e generando al mondo il Salvatore e Signore, o Vergine Madre.

Secondo canone. Sbigottisce l’universo.

Chiaramente illuminati dal divino splendore, percorrete tutto il mondo rischiarando tutti gli uomini e dissolvendo le tenebre delle passioni e allontanando i demòni, teofori anàrghiri.

La superficie terrestre rischiarate come due fulgidi astri; mossi dallo Spirito percorrete tutto il creato e visitate sul loro giaciglio di sofferenza i pazienti, liberandoli dai pericoli.

Procurando gratuitamente la guarigione ai malati e la liberazione dalle passioni, per tutti diveniste insuperabili difensori, unici sicuri mediatori presso Dio, protettori universali, teofori anàrghiri.

Theotokìon. Concepisti la sapienza divina enipostatica, che rese sapientissimi i santi, per i quali venne umiliato l’orgoglio del sofista e sgominati gli intrighi dei malvagi, Madre di Dio, Vergine pura.

Ode 6. Irmòs.

Dal mostro marino salvasti il tuo profeta, o amico degli uomini; dall’abisso dei miei peccati strappami, ti prego.

Veneriamo con affetto i nostri benefattori, Cosma e Damiano di mente divina, divini guaritori e salvatori.

Custodita la temperanza, adorni di sapienza, i divini Cosma e Damiano esultano con Cristo.

Vivendo in ascesi unanimi e concordi, riceveste il potere delle guarigioni.

Theotokìon. Concepisti incarnato lo splendore inaccessibile, illuminante tutto il mondo con i raggi della sua divinità, o Purissima.

Secondo canone. A te sacrificherò.

Non con arte umana, ma con la grazia di Dio allontanate le infermità degli uomini, o gloriosi: perciò giustamente celebrandovi, vi diciamo beati.

Uniti dall’amore di Cristo, per grazia divina interrompete i mali provocati dai demòni; perciò, o teofori, celebriamo la vostra santa festa.

Come tralci di Cristo, la vite, mescete per noi il vino delle guarigioni quando cadiamo malati, colmandoci di divina esultanza, o anàrghiri.

Theotokìon. Ti rese suo santo tempio, o Sovrana, il Verbo purissimo, che magnificò il tempio degli anàrghiri operando senza sosta in esso miracoli e prodigi.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore; così ti grida la Chiesa, purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion. Tono 2. Poema di Romano.

Voi che riceveste la grazia delle guarigioni, effondete vigore sui bisognosi, o gloriosi medici taumaturghi; ma con la vostra visita abbattete anche la tracotanza degli avversari, sanando il mondo con i vostri prodigi.

Ikos.

Parlare dei sapienti medici eccede ogni intelligenza e sapienza, poiché essi, ricevuta grazia dall’Altissimo, invisibilmente a tutti donano il vigore; perciò anche a me hanno donato la grazia di saper narrare per celebrarli come teofori graditi a Dio e guaritori che concedono una moltitudine di guarigioni: essi liberano infatti tutti dai dolori, sanando il mondo con i loro prodigi.

Sinassario.

Il primo di questo mese memoria dei santi anàrghiri e taumaturghi Cosma e Damiano, figli di Teodota, d’Asia.

Stichi. Anche se entrambi gli anàrghiri l’hanno lasciata, tuttavia per grazia la terra continua a esser visitata da questi due taumaturghi. Il primo siete saliti al cielo.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Cireneo e Giuliana.

Stichi. Cireneo accetta di spirare nella fornace, venerando il Signore di ogni spirito. Ardente d’amore per il Salvatore, nostro Dio, Giuliana resse la bruciatura del fuoco.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Cesario, Dacio e altri cinque.

Stichi. Con sei compagni, amici della verità, gli amici della menzogna tagliano Cesario.

Lo stesso giorno memoria dei santi ieromartiri Giovanni, vescovo e Giacomo, presbitero.

Stichi. La spada uccide il presbitero Giacomo con il gerarca Giovanni.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Ermenegildo.

Stichi. Lavato da ogni colpa, Ermenegildo mira il secondo battesimo con il sangue del martirio.

I santi martiri Cipriano e Giuliana furon arsi vivi.

Memoria del nuovo ieromartire san Giacomo e di due suoi discepoli, Giacomo, diacono e Dionigi, monaco, uccisi per strangolamento nel 1520.

Il beato padre Davide, che fu asceta nell’Evvia, si addormenta in pace.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli ti contempliamo, Madre di Dio, come spirituale fornace: come salvò i tre fanciulli, così riplasmò tutto me, l’uomo, nel tuo grembo, il sovresaltato Dio dei padri, degno di lode e più che glorioso.

Tutti divinamente vi rivelaste del tutto dimore di Dio, abbandonando totalmente per lui il mondo, seguendo, o gloriosissimi, i passi del Salvatore, divinamente celebrando il Dio dei nostri padri.

Come medici eccellenti, per le vostre segrete operazioni, in modo soprannaturale guarite tutte le piaghe dei vostri pazienti, attingendo ai divini tesori i rimedi salvifici, inneggiando al Dio gloriosissimo.

Del fulgido diadema e della corona del tuo regno, o Cristo, splendidamente ornasti quanti amarono più di tutto la prodigiosa luce della tua bellezza, Signore, rendendoli benefattori di tutti i fedeli.

Theotokìon. Manifestasti sulla terra, o purissima, l’oriente dall’alto, chiaramente mostrandoti porta luminosa, rischiarando il mondo con i tuoi puri raggi e diffondendo sui fedeli la luce dei tuoi incessanti prodigi.

Secondo canone. Nella fornace.

Aprendo la fonte donata da Dio, o santi, fate scorrere su tutti le onde delle pure guarigioni per allontanare i miasmi delle passioni e i mali funesti provocati dai demòni.

Fortificati dalla vigorosa grazia divina, la venerabile coppia dei tuoi anàrghiri, a tutti gli infermi dona vigore, o Verbo di Dio, sua sapienza e potenza.

Tu solo sei santo e glorifichi i tuoi santi: per loro liberi il mondo da ogni male, illuminando quanti a te cantano: benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Theotokìon. Ramo dalla radice di Iesse, germogliasti un fiore, il Cristo, che ornò gli anàrghiri, suoi servi, con i fiori dei miracoli.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace come in un crogiuolo i fanciulli d’Israele risplendevano, più tersi dell’oro, per la bellezza della loro pietà e salmeggiavano: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Morti all’attrattiva delle cose di quaggiù, preservati dal fascino del denaro, o sapienti, foste chiamati anàrghiri da tutti coloro che gridano: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Chiaramente ereditaste la vita eterna, avendo lasciato i piaceri della vita corruttibile, cantando a una sola voce: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Per le preghiere dei tuoi anàrghiri, o Cristo, libera dalle malattie tutti i fedeli e concedi loro di cantare a te a una sola voce senza fine: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Per la potenza della grazia, con gioia, noi tutti i fedeli, salvati dal tuo parto, Madre Vergine, senza fine cantiamo: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Secondo canone. Stese la mani.

Di tutta la malizia del nemico vi spogliaste per divenire nello Spirito la veste che ci ricopre di salvezza e perdono, allontanando dal male chi canta: opere tutte, benedite il Signore.

Divenuti per fede figli di Dio secondo partecipazione, Cosma e Damiano, ora gustate l’eredità paterna, esultando nei cieli, risplendenti di prodigi, cantando: opere tutte, benedite il Signore.

Con la pioggia dei vostri prodigi lavate lo sporco dei nostri cuori, allontanando dolorose malattie e respingendo l’assalto dei demòni, come nostri guaritori compassionevolissimi.

Come fiori, come gigli spirituali, come rose appariste adorni di bellezza per lo Spirito, esalando il profumo che allontana gli effluvi delle passioni per quanti gridano: opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. In te, pura, la morte morì, poiché generasti Cristo Signore, vita enipostatica, protettore delle nostre esistenze, rivelando i medici anàrghiri che gridano: opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele, chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, estinsero il potere del fuoco, gridando: opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Irmòs.

Sei tu, Madre di Dio, il candelabro brillante la luce della splendida gloria del Signore, la più eccelsa fra le opere di Dio creatore, perciò con inni ti magnifichiamo.

La sapiente coppia fraterna, irraggiante splendore immateriale, comunicando a tutti la sua illuminazione, con inni senza sosta proclamiamo beata.

Donate vigore e salute alle anime dei fedeli, avendo potere di guarire i dolori fisici: perciò giustamente siete sempre inneggiati come soccorritori.

Gli astri di divini riflessi, illuminanti in ispirito per l’effusione della loro luce, il firmamento della santa Chiesa, senza sosta ora rifulgono.

La coppia divinamente eletta, rinvigorita dalla Trinità, effonde i tesori delle guarigioni su quanti con affetto la dicono beata.

Theotokìon. Come arca santa e nube di luce divina, come porta luminosa del mistico sole, Madre di Dio, con inni ti magnifichiamo.

Secondo canone. Per la sua colpa.

Vedete com’è buono, com’è gioioso abitare insieme, nell’unanimità, come sta scritto, nella gloria incorruttibile, nella dimora luminosa, nel paradiso celeste, per questi fratelli che diciamo beati.

Com’è grande questo sacro tempio onorato ogni giorno dai vostri miracoli: sempre vi dimorate, mirabili Cosma e Damiano per donare salute a chi vi supplica; perciò vi diciamo beati.

Con noi oggi nella vostra memoria, esultano gli angeli, i divini apostoli, i profeti, i giusti e i santi; dimorando nella gioia, con tutti loro, intercedete per la salvezza del mondo.

Anàrghiri teofori, luminosa divina coppia venerabile, chiedete per noi la correzione delle nostre vite e la liberazione da ogni male per i fedeli che senza sosta v’inneggiano.

Theotokìon. Divenisti dimora della luce che illumina il mondo, facendo risplendere i santi anàrghiri che allontano, nello Spirito, la tenebra delle funeste passioni, pura Vergine Fanciulla, unica inneggiatissima.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Ricevuta da Dio la grazia delle guarigioni, o beati anàrghiri, curate le malattie e sanate tutti quelli che accorrono con fede al vostro tempio divino; perciò a una voce degnamente diciamo beata la vostra venerabile memoria.

Theotokìon, stessa melodia.

Generasti, o purissima, il Verbo di Dio e Dio che con somma sapienza compie per il mondo la nobilissima economia salvifica; perciò tutti ti celebriamo come conviene, perché tu lo preghi di liberarci da malattie e pericoli di ogni sorta.

Alle lodi sostiamo a 4 stichi e cantiamo le stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Anatolio.

Ricevuta da Dio la grazia delle guarigioni, curate senza argento le passioni fisiche e spirituali, o anàrghiri universali; perciò Cristo, che per voi dona salute ai fedeli, vi rese astri non erranti per l’ecumène: pregatelo di salvare le nostre anime.

Attingendo dalla provvidenza superna l’oceano dei rimedi, come fonte su tutti i fedeli fate scorrere le guarigioni; per le vostre segrete operazioni in modo soprannaturale allontanate i dolori degli infermi, prescrivendo farmaci salutari provenienti dal tesoro dello Spirito; divenuti perciò templi della Trinità vivificante, che saggiamente in voi prese dimora, supplicatela di salvare le nostre anime.

Tono 2. Di Germano.

Esulta il coro dei santi nei secoli, avendo ereditato infatti il regno dei cieli. La terra accogliendo le loro reliquie, esala profumo; i servi di Cristo hanno trovato dimora nella vita eterna.

Medici degli infermi, tesori di guarigioni, soccorritori dei fedeli, illustrissimi anàrghiri, guarite quanti nell’angoscia e nel dolore vi invocano, supplicando il buon Dio di liberarci dai lacci del nemico.

Gloria. Tono 4. Di Teofane.

Possedendo la fonte delle guarigioni, santi anàrghiri, offrite guarigioni a tutti i bisognosi, degni di grandissimi doni dall’eterna fonte di Cristo Salvatore. Disse infatti il Signore a voi, come imitatori dello zelo degli apostoli: Ecco, vi ho dato potere sugli spiriti impuri per scacciarli e curare ogni malattia e infermità. Perciò vivendo bene nei suoi precetti, gratuitamente riceveste e gratuitamente offrite, curando le passioni delle nostre anime e dei corpi.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Salve, rifugio e forza dei cristiani; salve, scala celeste; salve, tesoro della verginità; salve, Madre di Dio, arca razionale; salve, vanto della divina gloria e sostegno del mondo; riabilitazione dei caduti, dimora luminosissima, santa e bellissima.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4.

Chi non stupirà? Chi non glorificherà? Chi non celebrerà con fede i prodigi dei sapienti e gloriosi anàrghiri? Poiché anche dopo il loro santo trapasso donano copiose le guarigioni a tutti quelli che accorrono; anche dalle loro preziose e sante reliquie scaturiscono grazie di guarigioni. O santa coppia! O augusti personaggi! O sapienza e gloria della grazia a voi data da Dio! Perciò cantiamo con inni al Dio benefattore, che ce li ha dati per curare anime e corpi.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Oppure stavrotheotokìon. I tuoi martiri.

Non sopporto, Figlio, di vedere te, che a tutti doni il risveglio, addormentato sul legno, per concedere il divino e salvifico risveglio a quanti un tempo, per il frutto della trasgressione, si addormentarono in un sonno letale. Così diceva, facendo lamento, la Vergine che noi magnifichiamo.

Alla Liturgia i typikà e le odi 3 e 6 dei canoni dei santi.

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

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