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10 Novembre

Memoria dei santi apostoli Olimpàs, Rodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto e del santo martire Oreste.

Al Vespro.

Al Signore a te, ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Degli apostoli.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Come aquile alate, visitando alla vista di tutti, o sacri araldi, i popoli che riempiono il mondo, avete tratto alla fede immacolata i catturati vivi dallo spirito maligno: pregate dunque perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Onoriamo con sacre voci Terzo, Sosipatro, Olimpàs e Rodione e con loro Erasto, l’iniziatore ai sacri riti e il divino Quarto, che glorificano Cristo nostro Dio e supplicano che siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Guidaste a Cristo Dio, o beati, le genti riscattate dal sangue di colui che volle nascere sulla terra e si sottopose volontariamente alla croce e alla morte, o sapientissimi: pregatelo ora perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Del martire, stessa melodia.

Oreste felicissimo, ti sei tinto una veste di porpora col rosso del tuo stesso sangue; indossandola e cingendo la corona della vittoria, ti sei presentato al Cristo immortale: imploralo, perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Col fuoco delle tue lotte, o sapiente, bruciasti l’inganno e con le gocce del tuo sangue sommergesti tutti gli schieramenti dei nemici e irrigasti i cuori dei fedeli perché da essi germogli la pietà: supplica dunque perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Sorgesti come l’alba facendo splendere tutta la terra con i fulgori delle tue lotte, Oreste glorioso, vanto degli atleti, che scacci con la grazia la tenebra dell’ateismo: supplica dunque che siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Salve, singolare novella, o pura; salve santo albero del paradiso piantato da Dio; salve, distruzione dei malvagi demoni; salve, spada a due tagli che recidi la testa del nemico, col tuo parto strano. O santissima più che pura, facci tornare dall’esilio.

Stavrotheotokìon.

L’agnella e Sovrana pura, vedendo il proprio agnello in croce, senza più apparenza né bellezza, facendo lamento diceva: Ahimè, dove è tramontata la tua bellezza, o dolcissimo? Dove il tuo decoro? Dove la grazia sfolgorante della tua figura, Figlio mio dilettissimo?

Il resto del vespro e la conclusione.