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Archivi: Preghiere giornaliere

Mattutino del 14 Dicembre- Memoria dei santi martiri Tirso, Leucio e Callinico Filemone, Apollonio e Arriano

14 Dicembre

Memoria dei santi martiri Tirso, Leucio e Callinico Filemone, Apollonio e Arriano.

Al Mattutino

I canoni dall’Oktòichos e dei santi.

Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo che il faraone inseguitore veniva sommerso nel mare, esclamava: Cantiamo a Dio un inno di vittoria.

Stando presso il trono divino splendenti del martirio e illuminati da divini fulgori, o atleti, illuminate noi che, lodiamo la vostra memoria.

Bramando la bellezza divina, non consideraste affatto le cose piacevoli della vita, o atleti di Cristo e, morti nel corpo, foste resi degni della vita senza fine.

Dileggiando divinamente l’errore dell’ateismo, o atleti, sopportaste il fuoco di molte pene e ora siete glorificati nella vita senza pena.

Illuminato dai raggi luminosissimi dello Spirito che regge tutto, annientasti la tenebra profonda dell’ateismo, o beato Tirso, mirabile atleta di Cristo.

Theotokìon. Partoristi il Verbo incircoscrivibile divenuto circoscritto dal corpo, o Pura; supplicalo di liberare dalla corruzione e dall’assalto delle passioni quanti ti glorificano.

Ode 3. Irmòs.

Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Dilaniando terribilmente il tuo corpo, i principi della tenebra, non indebolirono il concetto del tuo pensiero, trattenuto potentemente dall’affetto divino, o Tirso.

Realmente ammirabile fu la tua fede improvvisa in Dio, con cui svergognasti la cattiva fede dei nemici, o Filemone, gridando: sono diventato servo di Dio.

Senza timore hai ingaggiato la lotta contro il nemico, o martire, armato non di scudo, né di lancia, ma di fede infrangibile e con coraggio lo abbattesti divinamente.

Rafforzato dal divino desiderio ricevesti misticamente dal cielo l’acqua, che ti rinvigorì nei divini agoni, o Filemone, martire di Cristo.

Theotokìon. L’uno dalla Trinità santa si incarnò divinamente dal tuo sangue puro in due nature, o Purissima per salvare i discendenti di Adamo per benevolenza.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Ricoperti del tutto dallo scudo della pietà e prendendo l’armatura della croce, gli ammirabili martiri di Cristo abbatterono con fermezza gli schieramenti del tiranno e incoronati da lui come vincitori danzano sempre con le potenze dell’alto supplicando per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Lottando sacramente, i sacri eletti di Cristo sopportarono con coraggio e fede salda le torture, le raschiature del corpo e la morte violenta e abbatterono del tutto l’audacia del nemico, perciò hanno ricevuto il dono delle guarigioni, sanando i sofferenti e liberando da afflizioni quanti gridano: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Macchiando dall’infanzia la mia povera anima, io, impuro mi sono sporcato con parole e opere, o Vergine e non so che cosa fare o dove rifugiarmi e altra speranza all’infuori di te, Vergine, non conosco. Ahimè, misero! Perciò supplice ora accorro a te, Purissima e ti imploro confessando: Ho peccato! Prega tuo Figlio e Dio di donarmi la remissione delle colpe, poiché in te ho posto ogni speranza, o Sovrana.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo te, Sovrano di tutti e Redentore appeso ingiustamente in croce, l’agnella gridava: Ahimè, Figlio, come patisci e sopporti vergogna e morte dagli iniqui, o magnanimo, per salvare la natura umana caduta e liberarla dalla corruzione e dal deperimento delle colpe; perciò grido a te: sorgi presto dai morti come promettesti prima della tua passione e libera il tuo gregge da ogni sventura.

Ode 4. Irmòs.

Cristo, mia forza, Dio e Signore! Così la sacra Chiesa divinamente canta, levando il grido da animo puro, facendo festa nel Signore.

Bramando confessare l’unico misericordioso, l’unico Signore e Dio di tutti, o martiri, riceveste il suo regno per mezzo dei supplizi.

Affrontasti con coraggio le torture dei corpi, l’ardore del fuoco, le belve e il mare, o beatissimo e abbattesti il potere del nemico, o martire Tirso.

Snervato svigoristi il nemico distruttore, o beato e percorresti degnamente la via del martirio con il divino Spirito, o martire Apollonio.

Ornando la tua anima con i segni degli agoni da atleta di Cristo, la rendesti più splendida della luce del sole, o soldato martire Leucio.

Theotokìon. Conosciamo solo te fra le donne come madre senza uomo, Sposa Vergine irreprensibile, o benedetta Maria, soccorso degli uomini.

Ode 5. Irmòs.

Col tuo divino fulgore, o buono, rischiara, ti prego, le anime di quanti con affetto vegliano per te dall’alba, perché conoscano te, Verbo di Dio, che veramente sei Dio e che ci richiami dal buio delle colpe.

Illuminati realmente dal divino splendore dello Spirito, avete guadato il mare instabile dell’ateismo e siete stati portati alla quiete divina.

Trascinati terribilmente sulla terra e feriti dalle torture, o lodatissimi martiri, otteneste i doni celesti, divenendo ora concittadini degli angeli.

Steso e accerchiato da molti dolorosi assalti, con la divina alleanza tutto sopportavi, o Tirso, mostrandoti superiore a ogni sorta di pena.

Theotokìon. O Sovrana buona del mondo, custodisci quanti ti confessano dall’anima come Genitrice di Dio, poiché abbiamo realmente te come protezione invincibile, o Madre di Dio.

Ode 6. Irmòs.

Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Mossi dall’aura del divino Spirito, o sapienti, salvaste con grande gioia il carico dell’anima nel porto intelligibile, o martiri, godendo insieme la divinizzazione.

Deponendo la carne, o martiri vi procuraste l’abito di salvezza tinto col vostro proprio sangue e abbelliti dalla gloria, vi siete rivestiti dello splendore divino.

Filemone e Leucio e con loro Apollonio e l’illustre Tirso, il quartetto divino e splendente, è arricchito dello splendore della Trinità per comunione spirituale.

Theotokìon. Dio trascendente tutto il creato, spirituale e visibile, ha assunto corpo nel tuo grembo, o Madre vergine, custodendoti incorrotta come prima del parto.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontakion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Oggi riuniti, con sacri elogi, tra le acclamazioni, tutti insieme celebriamo gli astri della Chiesa, come vittoriosi del Cristo nostro Dio.

Sinassario.

Il 14 di questo mese, la lotta dei santi martiri Tirso, Leucio e Callinico.

Stichi. Prima della fine la sega trovò te, Tirso, non una pianta di tirso facilissima da tagliare. Al taglio della spada l’anima di Leucio è bianca e il suo corpo è tinto dal purpureo del sangue. La recisione del collo rese Callinico buon vincitore nelle azioni. Sei morto il giorno quattordici, o Tirso.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Filemone, Apollonio, Arriano e compagni.

Stichi. Filemone dilettava gli amici col flauto e ora reciso si diletta con straordinaria gioia. Apollonio, figlio dell’Altissimo per grazia è ucciso dalle spade dei figli della perdizione. Gli operatori di malvagità trattarono follemente Arriano come spettacolo marino.

Lo stesso giorno memoria delle quattro guardie, compagne di lotta di sant’Arriano.

Stichi. Straordinario il battesimo nel mare delle guardie che portavano sacchi come vesti luminose.

Lo stesso giorno memoria della filantropia che ci sollevò dalla terribile minaccia del terremoto da cui il Signore filantropo ci liberò oltre ogni speranza.

Stichi. Hai fatto tremare la terra, ma poi l’hai fermata, o Verbo, poiché sei pieno di compassione più che di ira.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Tutta rugiadosa rese l’angelo la fornace per i santi fanciulli, mentre, bruciando i caldei, il comando di Dio persuase il tiranno a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Giubilando di affetto divino, accesi dal divino affetto, spegneste la fornace del politeismo con le piogge divine e ora cantate di continuo: Benedetto il Signore dei nostri padri.

Prendendo il persecutore nella rete divina, o ammirabili, lo tiraste fuori dalla profondità dell’errore e lo portaste a Cristo, cantando con fervore: Benedetto il Signore dei nostri padri.

Avete fatto tremare insieme le fondamenta dell’errore, mostrando volontà immutabile e animo coraggioso, o atleti e ora cantate piamente: Benedetto il Signore dei nostri padri.

Theotokìon. Ineffabile il tuo concepimento, o Sposa di Dio, poiché partoristi il Verbo Dio che libera tutti i mortali dalla dissennatezza, donando loro parola per cantare: Benedetto il Signore dei nostri padri.

Ode 8. Irmòs.

Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ricoperti dallo scudo della pietà e prendendo la croce come lancia, i divini martiri abbatterono divinamente le falangi dei nemici invisibili, sovresaltando Cristo.

Acceso dall’affetto dell’Onnipotente, sei entrato con coraggio nello stadio dei martiri e lottando con fermezza, respingesti il grande serpente, o atleta Filemone.

Sommergendo il potere del nemico nell’abisso del tuo coraggio e della tua fermezza, o Arriano, fosti reso degno del regno irremovibile per tutti i secoli.

Theotokìon. Riconoscendoti come vera Madre di Dio, con fede ti gridiamo il saluto dell’angelo, o piena di grazia sempre benedetta, poiché solo tu concepisti la gioia sulla terra.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Raffigurando la passione di Cristo foste sottoposti alla prova di molti supplizi, o beati e, decapitati, vi uniste alle schiere celesti splendenti di gloria e adorni dei divini fulgori.

Ti tingesti con la porpora del tuo sangue, o sapiente Tirso e indossandola gloriosamente tenevi la divina croce come scettro e ora esulti con tutti gli atleti regnando con Cristo, o beato in Dio.

Stupirono, o beati, le potenze angeliche per i vostri agoni, le ferite, la resistenza, la morte violenta; danzando con loro ricordate quanti festeggiano la vostra memoria, o lodatissimi.

Theotokìon. Il Verbo fu visto nascere dal tuo grembo nella somiglianza della carne umana, o pura Vergine Maria, piena di divina grazia e, subendo passione, il più che buono ha guidato folle di martiri.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Il resto del mattutino come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 13 Dicembre- Memoria dei santi martiri Eustrazio, Aussenzio, Eugenio, Mardario e Oreste e di santa Lucia, vergine martire

13 Dicembre

Memoria dei santi martiri Eustrazio, Aussenzio, Eugenio, Mardario e Oreste e di santa Lucia, vergine martire.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Della santa. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

Dopo la consueta sticologìa i canoni dell’Oktòichos e dei santi.

Del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le mani, mise in rotta nel deserto le schiere di Amalìk.

Cristo arbitro risiede nei cieli e con la sua destra onnipotente ricompensa gli atleti della terra, donando divine corone a quanti attorniano Eustrazio.

Venite, contempliamo la schiera sfolgorante di luce brillantissima dei cinque martiri, che ha per capo il dolce Eustrazio, incoronato di grazia divina.

Abbandonando l’esercito terreno, o Aussenzio, andasti al vero Re, ricevendo da Cristo, tramite Eustrazio, il simbolo della lotta.

Stelle della fede sempre procedenti in cielo, illuminando le anime dei fedeli e balenando riflessi di luce sono i compagni di Eustrazio, che degnamente celebriamo.

Della santa. Tinta la porpora con il tuo sangue e luminosamente vestita dimori nell’alto come una vergine imperiale, abbellita con divini splendori, o martire Lucia.

Theotokìon. Dimora capiente divenisti per la natura divina, o purissima Genitrice di Dio, perciò Lucia, amandoti verginalmente seguì le tue orme giungendo a tuo Figlio.

Ode 3. Irmòs.

In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Con la speranza delle pene oltre natura, ti riempisti di gioia come di un tesoro immateriale, o Eustrazio.

Con sapienza spirituale e pazienza nelle tentazioni, vincesti l’ateismo tirannico, o martire di Cristo, Aussenzio.

Come ornamento luminosissimo della Chiesa dei fedeli, o martiri, avete fatto fiorire le ferite di Cristo.

Con le membra bruciate dai carboni dei supplizi, tramite la pazienza spegnesti la follia dell’inganno idolatrico, o Eustrazio.

Della santa. Come sposa bellissima del Re e Dio, gloriosa martire Lucia, hai ora ottenuto il regno dei cieli.

Theotokìon. Più di ogni altra cosa e realmente, noi fedeli glorifichiamo te, Genitrice di Dio: generasti infatti Dio divenuto carne, o purissima.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Fortificato con la fede nella Trinità e munito con l’arma della verità, rovesciasti l’audacia estranea dell’eresia e togliendo al nemico la spada delle parole, con essa tagliasti l’opposizione della menzogna; perciò, mostrandoti trionfatore sull’inganno, sei morto nel corpo, ma vivi nello spirito, o atleta Eustrazio; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Un altro.

Tono 4. Sei apparso oggi.

La Chiesa, irrigata dal sangue dei martiri, ha fatto fiorire l’ortodossia dei fedeli, con fierezza dicendo: vanto dei martiri vi mostraste, o santi.

E ora. Theotokìon.

Il fervido soccorso di chi è in difficoltà, il nostro soccorso, la riconciliazione presso Dio, per cui fummo liberati dalla corruzione, la Madre di Dio, o fedeli, diciamo beata.

Oppure stavrotheotokìon.

La pura e incorrotta Madre tua, o Verbo, parlava gemendo in pianto, quando ti vide inchiodato sulla croce, o unico longanime.

Ode 4. Irmòs.

Per amore della tua immagine stavi in croce e stupirono le genti, poiché tu, filantropo, sei mio forza e mio inno.

Con le ferite nella tua carne, debellasti le macchie dell’anima, spezzando con la fede le frecce del rettile maligno, o Eustrazio.

Il Re della gloria si è magnificato nelle tue membra e ti ha riempito di gloria ineffabile con il potere dei prodigi, o atleta Eustrazio.

Imitando l’audacia dei pescatori, porti al Sovrano il sapiente Eugenio, pescandolo con la rete del martirio, o Eustrazio.

Davvero belli i piedi degli atleti, che calpestano l’empietà e cantano a Cristo: La via del tuo martirio percorriamo, Sovrano.

Della santa. Trovando familiarità con gli esseri celesti, o Lucia, chiedi a Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto ti onoriamo.

Theotokìon. Risplendendo per verginità e martirio, ti fidanzasti con il Verbo sorto da fanciulla vergine, senza corruzione, o celebratissima Lucia.

Ode 5. Irmòs.

Tu, Signore, mia luce, sei venuto nel mondo, luce santa che trae dal buio dell’ignoranza quanti con fede t’inneggiano.

Come una stella luminosa sei sorto fulgidamente nella falange dei martiri, o glorioso Eustrazio distinguendoti chiaramente.

Mardario di mente divina, vedendoti splendere di luce intellettuale, corse a te come un agnello al suo pastore, o Eustrazio.

O beatissimo, Mardario, giudicasti vane tutte le cose piacevoli, superando le leggi di natura con l’amore per il martirio.

Della santa. Solo le tue bellezze, come vergine, mi piacciono; amandoti muoio di spada: gridava Lucia.

O buona eredità! O parte da Dio donata! O giovane donna, che con bellissima decisione, vincesti l’inganno della progenitrice!

Theotokìon. La mente umana non può comprendere il tuo concepimento che supera l’intelletto, o Madre Vergine, poiché concepisti Dio.

Ode 6. Irmòs.

Ate offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Cristo è tutto per me: patria, onore e nome, gridava ad alta voce Mardario; questo infatti lo imparò da te, Eustrazio.

Con le gambe trafitte, fosti inchiodato con la testa in basso e la schiena ti fu bruciata con spiedi arroventati nel fuoco e desti lo spirito al Sovrano, o Mardario.

La lingua che ti fu strappata non smette di lodare e le tue mani si alzano verso Dio, o Eugenio, chiedendo salvezza per quanti celebrano la tua memoria.

Della santa. Preziosa davanti al Signore fu la tua morte, o martire: preferisti infatti la morte alla vita per avere vivo dentro di te Cristo, o gloriosa.

Theotokìon. Trovando te, Vergine, come forza e saldezza, la martire sopportava con vigore i supplizi e gioendo ti seguì presso il Sovrano di tutti.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion. Tono 2. Tomba e morte.

Apparisti astro fulgidissimo per quanti siedono nelle tenebre dell’ignoranza, o vittorioso; cingendo come lancia la fede, non hai avuto terrore, o Eustrazio della boria dei nemici, tu che eri più eloquente dei rètori.

Ikos.

Dissolvi, o Cristo, il buio della mia anima, perché celebri splendidamente il coro dei cinque martiri: Aussenzio, cresciuto in una divina condotta di vita, Eugenio, sapiente e nobile nelle lotte e con loro Oreste, abitante dei monti divini e il semplicissimo Mardario, di cui fu maestro Eustrazio, che era più eloquente dei rètori.

Sinassario.

Il 13 di questo mese martirio dei santi grandi e gloriosi martiri di Cristo Eustrazio, Aussenzio, Eugenio, Mardario e Oreste.

Stichi. Fuoco e spada uccisero Eustrazio e i suoi due compagni. Il tredici è data illustre per Eustrazio.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Lucia, vergine.

Stichi. Lucia riceve una corona come vergine e una come martire della spada.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Arsenio di Latro.

Il beato Aris si addormentò in pace.

Memoria del santo neomartire Gabriele arcivescovo di Serbia, martirizzato a Prusa nel 1659.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace persiana i figli di Abramo, accesi dalla loro pietà più che dall’ardore delle fiamme, acclamarono: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Col pensiero immutabile della confessione, o martire e glorificando Dio uno nella Trinità, disprezzasti i supplizi acclamando: Benedetto sei tu, mio Dio e Signore.

Camminasti come un beato sulla via immacolata, venerando grato il Salvatore e consegnando l’anima nelle mani del Sovrano come sacrificio di buona fragranza, o Aussenzio.

Compagno d’arme, di viaggio, di carcere, di pensieri e martirio per Eustrazio si rivela Oreste e anche degno coerede del regno di Cristo.

Il Dio che sfamò Elia tramite il corvo, operando prodigi, svelò la tua onorata testa a quanti la desideravano come convito molto desiderato dal mondo, o Aussenzio.

Della santa. Illuminata dal fuoco della Divinità, non temevi il fuoco, perciò sempre piovi sui fedeli acque di divine guarigioni, inaridendo l’offesa delle passioni, o atleta Lucia.

Theotokìon. Vergine Madre, come pura e incorrotta ti amò il Verbo puro e, da te incarnato, ricreò tutto l’uomo, colui che glorificò Lucia con i prodigi.

Ode 8. Irmòs.

Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Aprendo le tue pure labbra, attirasti il divino Spirito, o Eustrazio e smascherasti la follia dei culti dannosi per l’anima, gridando di venerare Dio nella Trinità: Opere tutte, benedite il Signore.

Non conoscendo la tua saldezza, il tiranno pensava di spaventare il tuo spirito invitto con la minaccia del fuoco, che tu disprezzavi gridando ai popoli con gioia: Opere tutte, benedite il Signore.

Fortificasti con i tuoi saggi consigli, o martire Eustrazio, lo spirito dell’invitto Oreste, che saltò sul letto di ferro rovente, seguendo i fanciulli che estinsero la fiamma acclamando: Opere tutte, benedite il Signore.

Stendesti con pazienza il tuo corpo sul letto di fuoco, glorioso Oreste e ti aggregasti ai martiri, rallegrandoti in Dio e ti riposasti nelle dimore celesti acclamando: Opere tutte, benedite il Signore.

Della santa. Con le tue pene, gloriosa Lucia, oscurasti gli occhi degli empi, umiliasti lo spirito vizioso e audace dei superbi e innalzasti a Dio quanti cantano con fede: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Apparisti più alta dei cieli, o purissima, concependo il Dio celeste, che ha reso celeste tutto l’impasto dei terrestri e illuminato la gloriosa memoria di Lucia. A lui gridiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ode 9. Irmòs.

Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Desiderando partecipare ai divini misteri e agli splendori della teofania, divenisti, o atleta, degno della chiamata celeste e di conversare con il Cristo desiderato, o beato Eustrazio.

Spinto dal divino desiderio verso le realtà celesti, disprezzasti le lusinghe dei tiranni, lottando molto, o beato Eustrazio e sollecito ti avviasti alla ricompensa della chiamata celeste.

Rallegrandoti molto, o atleta, per la gaudiosa condanna dell’ubriachezza tirannica, magnificavi il tuo arbitro, inneggiando a Cristo, distruttore della morte, o Eustrazio.

Venite tutti, amici dei martiri, diciamo beati con sacri inni i distruttori dell’inganno: Eugenio, il sapiente Oreste e Mardario e con loro Aussenzio ed Eustrazio.

Della santa. Come bellissima fanciulla, adorna di bellezza e giovinezza, stai ora incoronata presso il Cristo incarnato dalla Vergine, o martire Lucia.

Theotokìon. Per noi dal tuo grembo senza esperienza d’uomo è sorta una luce i cui tremendi raggi, illuminandoti divinamente, ti rivelarono eponimo della gioia, o Genitrice di Dio Madre e Vergine.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Celebriamo con canti il retore Eustrazio e con lui Aussenzio, Mardario, Oreste e il sapiente Eugenio, che lottarono per Cristo e pregano senza sosta per noi, che celebriamo la loro sacra memoria.

Theotokìon.

Tu che partoristi Cristo, sapienza enipostàtica, Verbo sovrasostanziale e medico di tutti, sana, o Vergine, le dolorose piaghe e ferite croniche della mia anima e fa’ cessare gli sconvenienti pensieri del mio cuore.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e poi cantiamo stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Byzas.

Celebriamo, popoli, la schiera dei cinque santi, lodando Cristo Salvatore: Eustrazio, atleta dall’animo saldo e con lui Aussenzio, Eugenio, Mardario e Oreste; patendo infatti per la fede, calpestarono le tempeste dei nemici e pregano il Salvatore di donare purificazione e remissione dei peccati a quanti festeggiano con fede la loro memoria.

Tono 3. Di Germano.

Con espressioni rètoriche stupì gli iniqui il soldato di Cristo e con ferite da lottatore, con coraggio vinse il potere del nemico il glorioso e forte atleta Eustrazio: camminando sulla via stretta e difficile raggiunse la terra della vita eterna, dove prega Cristo di donarci la grande misericordia.

Stesso tono. Dello stesso.

Lodiamo con canti di lode il megalomartire Eustrazio, che con la divina sapienza si rivelò filosofo e con la bellezza delle parole si rivelò retore; poiché questo soldato di Cristo, affrontando in tempo di guerra le lotte del martirio, strappò al nemico la spada con cui lo ferì, a lui gridiamo: O eletto tra i martiri, con quanti lottarono accanto a te, prega Cristo Dio per quanti festeggiano la vostra veneratissima memoria.

Tono 4. Del monaco Giovanni.

Coroniamo con i nostri encomi i vittoriosi martiri della verità: Eustrazio, che affrontò i falsi miti degli ellèni e propagò la fede sapiente dei cristiani; Aussenzio, che con sapienza di parole e pazienza di opere, confutò l’ateismo tirannico. E con loro Eugenio, caro a Dio e inviso ai tiranni a causa della salvifica confessione; e Oreste, vero e meraviglioso soldato del Re di tutti; con questi Mardario, più innocente della colomba, che svergognò il serpente astuto per la grazia di Cristo Dio e Salvatore delle nostre anime.

Gloria. Tono 4. Di Ikasia.

Celebriamo quelli che giustamente chiamiamo lira a cinque corde e lampada a cinque luci della Chiesa di Dio e facciamone piamente l’elogio. Salve, tu che felicemente fosti arruolato da Dio nel celeste esercito ed eri gradito a colui che ti arruolò, retore fra i rètori, Eustrazio sapiente in Dio. Salve, tu che copiosamente moltiplicasti il talento a te affidato da Dio, beato Aussenzio. Salve, amabilissimo rampollo della nobiltà divina, Eugenio di mente divina. Salve, bello d’aspetto, ma bellissimo e accortissimo nell’animo, tu che vivi tutto sui monti divini, o Oreste felicissimo. Salve, fulgida perla rilucente, che sopportasti con gioia gli aspri tormenti, o invitto Mardario. Salve, coro pari in numero alle vergini sagge: vi preghiamo di liberare da ogni ira e tribolazione e di far partecipi della vostra gloria ineffabile quanti festeggiano la vostra annua memoria.

E ora. Theotokìon.

Hai dato come segno.

Generasti il Giudice giustissimo, o Sovrana e io, vissuto dissolutamente, condannato e senza via di scampo, ti supplico di pregarlo, affinché non mi condanni nel futuro tremendo giudizio, o Vergine, ma, per misericordia e grande bontà, mi collochi con gli eletti che staranno alla sua destra.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 4. Di Ikasia.

All’educazione degli elleni i santi martiri preferirono la sapienza degli apostoli, abbandonando i libri dei rètori e distinguendosi con quelli dei pescatori; in quelli, infatti, c’è eleganza di parole, ma qui, nel parlare ispirato degli illetterati, appresero la teologia della Trinità e intercedono perché in essa siano custodite in pace le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Come generoso fra i martiri.

Ho consacrato a te, Madre di Dio, anima e corpo, cuore e mente: per l’anima, chiedi ciò che le conviene; del corpo mortifica gli impulsi; il cuore, illuminalo, Sovrana; della mente placa invisibilmente i moti disordinati e poni fine al tumulto delle colpe.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando la venerabilissima che ti generò ignara d’uomo, vide te, Signore, steso sulla croce, tergendosi il volto da lacrime miste a sangue, dolorosamente gridava: Che cos’è questo strano mistero? Tu che un tempo ornasti il cielo di stelle, come dunque ora, disadorno, deforme ed esamine, sei confitto al legno o paziente?

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 12 Dicembre- Memoria del nostro padre tra i santi Spiridione, arcivescovo di Trimitunte di Cipro, il taumaturgo

12 Dicembre

Memoria del nostro padre tra i santi Spiridione, arcivescovo di Trimitunte di Cipro, il taumaturgo.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 1. Sigillata la pietra.

Divenisti difensore del primo sinodo e taumaturgo, Spiridione, o nostro padre teoforo, perciò ti rivolgesti a una defunta nella tomba, mutasti in oro un serpente e nel cantare le tue sante preghiere, concelebravi con gli angeli, o sacratissimo. Gloria a colui che ti ha glorificato; gloria a colui che ti ha incoronato; gloria a colui che tramite te opera guarigioni in tutti.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Gabriele ti recò il saluto: Salve, Vergine; e a quella voce il Re dell’universo si incarnò in te, arca santa, come ti chiamò il giusto Davide. Divenisti più ampia dei cieli, portando il tuo Creatore. Gloria a colui che dimorò in te, gloria a colui che uscì da te, gloria a colui che ci liberò per il tuo parto.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Tasformasti in oro un serpente e con il nerbo delle tue parole soffocasti l’empio e malvagio Ario, o santo teoforo. Divenisti medico per l’imperatore, o celebratissimo, risuscitasti morti e scacciasti demòni, perciò, riuniti, celebriamo, o gerarca, la tua venerabilissima memoria.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Proeòrtion.

Sono colmi di gioia tutti i confini perché la Madre di Dio sta ormai per generare il Re dell’universo: oh, ineffabile prodigio! Inizia colui che non ha inizio, si incarna il senza carne e la grotta accoglie colui che tutto contiene. Esulta, Betlemme e tu, creato, festeggia con danze questo giorno vigilare.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Ornasti con le parole la Chiesa di Cristo e con le opere onorasti in te l’immagine di Dio, o beato Spiridione: rifulgesti nel mondo per la tua prudenza, facendo brillare per tutti le grazie delle guarigioni, perciò con fede festeggiamo la tua memoria.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Proeòrtion.

Vergini, date inizio per prime alla lieta festa della Vergine; madri, accompagnate con lodi il corteo della Madre di Cristo nostro Dio; i magi con gli angeli e con noi i pastori: essa viene infatti a partorire nella città di Betlemme. Per le sue suppliche, salvaci, o Dio.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

A governanti e iniziati, nel venerabilissimo consesso dei filosofi, chiaramente illustrasti la potenza della Trinità: proclamasti infatti la monade della Divinità e definisti con precisione la dottrina della sua essenza unica; così, trascendendo la ragione, per divina ispirazione, abbattesti il chiacchierone con la potenza dello Spirito, o mirabile gerarca. Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Salve, trono igniforme di Dio; Salve, fanciulla, seggio regale, letto coperto di purpurei teli, talamo di porpora aurea, clamide dal purpureo colore, santuario preziosissimo, carro che porta la folgore, lampada dalle molte luci. Salve, Madre di Dio, città dalle dodici mura, porta lavorata in oro, stanza dalle belle forme, mensa d’oro fulgido, dimora adornata da Dio. Salve, sposa gloriosa stillante sole. Salve, unico decoro della mia anima.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

La mia bocca parlerà sapienza e la meditazione del mio cuore intelligenza.

Stico. Ascoltate questo, genti tutte, porgete orecchio voi tutti che abitate la terra.

Ogni spirito e il vangelo (Gv 10,1-9).

Disse il Signore ai giudei venuti da lui: In verità, in verità vi dico, chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei. Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

Salmo 50. Gloria. Per le intercessioni del gerarca. E ora. Per le intercessioni della Theotòkos. Stico. Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2.

Ornamento e primizia dei padri, sapiente Spiridione, illuminando i confini dell’ecumène con lo splendore dei tuoi prodigi ti sei mostrato distruttore del furore di Ario: supplica il Salvatore di salvare le nostre anime.

Canone della Theotòkos, poi quello del santo. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

L’immane potenza travolse un tempo tutte le schiere del faraone; ma il Verbo incarnato ha annientato il peccato nefando, lui, il Signore glorioso, perché si è grandemente glorificato.

Divenuto compassionevole, puro e mitissimo, o padre, raggiungesti la terra dei miti; rasserena dunque il mio cuore in tempesta perché ti festeggi ora nella divina quiete.

Purificando l’anima con divina sarchiatura, gerarca Spiridione, divenisti simile a Dio, colmato abbondantemente delle fulgide irradiazioni dello Spirito santo; perciò puoi rischiarare i cuori di quanti ti proclamano beato.

Come Davide da mezzo il gregge ti prese il Creatore per collocarti come ottimo pastore alla guida delle sue pecore razionali, ornato di semplicità, mitezza, splendore e bontà, o beato.

Theotokìon. Vergine pura e senza macchia alcuna, illumina e santifica i pensieri della mia mente, allontanando da me la nebbia dell’errore e le tenebre del peccato, per poter degnamente proclamarti beata.

Katavasìa. Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Ode 3. Irmòs.

Sulla pietra della fede mi hai stabilito, mi hai fatto trionfare sui miei nemici e il mio spirito esulta di gioia cantando: Non c’è santo all’infuori di te, Dio nostro, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Con il cuore illuminato, libero da passioni, colmo di santa umiltà, ricevesti i carismi dello Spirito per allontanare i demòni e guarire i mali dei fedeli che ti venerano, o padre santo.

Annientando il serpente autore del male, o gerarca e disprezzando l’amore per il denaro, per la tua compassione verso i poveri, trasformasti un serpente in oro con le tue sante preghiere, o Spiridione.

Scalando il monte della divina contemplazione, penetrando nella nube privo di passioni, ricevesti santamente sulle tavole del tuo cuore, la legge salvifica, come servo intimo di Cristo, tuo Sovrano.

Theotokìon. Illumina il mio cuore oscurato dall’accidia, divina Sposa, sana la mia anima ferita perché canti: Non c’è santo all’infuori di te, nostro Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Katavasìa. Al Figlio prima dei secoli immutabilmente dal Padre generato e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, incarnato, a Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Dal mezzo delle pecore fosti splendidamente scelto per pascolare la Chiesa di Cristo, pastore eletto da Dio, Spiridione e con le tue preghiere allontanavi lupi eretici, nutrendo la tua Chiesa con l’erba fresca della fede; illustrasti la fede con la sapienza dello Spirito, beatissimo gerarca, nostro padre fra i santi: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Proeòrtion.

Stesso Tono. Dell’incarico segretamente.

Celebrando la vigilia del Natale di Cristo, fedeli, concordi e festanti andiamogli incontro degnamente come i Magi, recando le virtù in dono, cantando con gli angeli un canto nuovo a colui che l’universo glorifica, il nostro Dio, che senza seme la Vergine partorisce a Betlemme.

Ode 4. Irmòs.

Sei venuto dalla Vergine: non un messo, non un angelo, ma tu stesso, il Signore incarnato e hai salvato tutto intero me, l’uomo. Per questo a te acclamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Infiammato dall’ardore del santo Spirito, consumasti i rami secchi delle passioni, o beatissimo e con lo splendore delle tue virtù illumini il mondo, o Spiridione.

Interrogata da te, la morta rispose e per tuo comando il corso del fiume si fermò: davanti a tutti compivi prodigi, avendo ereditato la grazia divina.

Mortificando l’assalto delle passioni carnali, per ispirazione divina, con le tue vivificanti parole risuscitavi i morti; perciò ti supplico, padre santo, vivifica la mia anima senza vita.

Theotokìon. L’insondabile profondità del tuo mistero, Vergine pura, i profeti annunziarono: tu sola infatti generasti nei limiti della tua carne l’Infinito, nella sua ineffabile compassione.

Katavasìa. Virgulto dalla radice di Iesse e fiore che da essa procede, o Cristo, dalla Vergine sei germogliato, dal boscoso monte adombrato, o degno di lode: sei venuto incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu, immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.

Ode 5. Irmòs.

Luce per quanti sono nelle tenebre, Cristo Salvatore, salvezza dei disperati, davanti a te veglio, principe della pace: illuminami con i tuoi raggi, altro Dio all’infuori di te non conosco.

Il fiume dei tuoi carismi, o beatissimo, disseta tutti i cuori e li colma di vigore risvegliandoli alla gloria di colui che ti ha glorificato, onorandoti con multiformi prodigi.

Il Sovrano terrestre, o beatissimo, riconobbe in te il servo del Sovrano celeste, colmo dei suoi carismi divini, quando apparisti al suo capezzale per guarirlo, o ispirato da Dio.

Di Abramo imitasti l’ospitalità, aprendo le porte di casa tua, lasciandola a disposizione di tutti per assistere i bisognosi, o beatissimo padre Spiridione.

Theotokìon. Neonato partoristi, pura Vergine, colui che il Padre genera senza principio prima dei secoli; pregalo come tuo Figlio e Dio di fare grazia ai fedeli, che concordi ti proclamano Theotòkos.

Katavasìa. Dio della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai inviato l’angelo del tuo gran consiglio per donarci pace; guidati dunque alla luce della conoscenza di Dio, vegliando sin dai primi albori, noi ti glorifichiamo, filantropo.

Ode 6. Irmòs.

Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso della tua amorosa compassione: dalla corruzione fammi risalire, o Dio.

Consideravi fango il favoloso metallo, tu che brillavi più dell’oro, liberato dalle tue passioni e colmo dei ricchi doni dello Spirito, o padre santo.

Celebravi la liturgia al Signore con cuore puro, assistito dagli innumerevoli cori invisibili degli angeli, o padre santo.

La tua vita illustre, sapiente padre, ti rese famoso in tutto il mondo: festeggiando la tua memoria gioiosi t’inneggiamo.

Theotokìon. Più casto dei cieli divenne il tuo grembo ospitante il Dio incontenibile, Vergine non sposata, santissima e lodatissima.

Katavasìa. Il mostro marino, dalle sue viscere, ha espulso come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, da lei è uscito, custodendola incorrotta: poiché egli preservò la madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose superne.

Ferito dall’amore di Cristo, o uomo santissimo, con l’intelletto reso alato per il fulgore dello Spirito, con la contemplazione pratica raggiungesti la prassi, o uomo ispirato, divenendo così altare, mentre chiedi per tutti la divina illuminazione.

Ikos.

Celebriamo dunque Spiridione, gerarca del Signore santificato sin dal seno materno, colui che ha ricevuto le tavole della grazia della divina gloria, noto a tutti per i prodigi e anche come ardente testimone oculare della luce divina, difensore dei poveri e capace di richiamare dalla terra le anime di quanti peccarono: egli infatti, per divino volere è divenuto fedele gerarca e chiede per tutti la divina illuminazione.

Sinassario.

Il 12 di questo mese memoria del nostro santo padre e taumaturgo Spiridione.

Stichi. Il taumaturgo Spiridione, anche se defunto, non ha perso il carisma taumaturgico. Il 12 l’anima di Spiridione abbandona questa vita effimera.

Lo stesso giorno memoria di san Synetò, martire.

Stichi. Stolti uccidono di spada Synetò, colui che con rispetto venerava sapientemente la fede.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Alessandro, arcivescovo di Gerusalemme, ieromartire.

Stichi. Alessandro, uno dei tuoi sacerdoti, senza sangue divenne anche uno dei tuoi martiri.

Lo stesso giorno memoria dei nostri beati padri Ammonathàs e Anthos.

Stichi. Detesto le realtà della terra, o angeli, accoglietemi, diceva il divino Ammonathàs andandosene. Come disse un tempo Davide profeta, come fiore del campo sfiorì il divino Anthos.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

L’empio decreto di un tiranno iniquo rinfocolò alta la fiamma: ma sui pii fanciulli Cristo effuse la rugiada dello Spirito, lui che è benedetto e gloriosissimo.

Di Mosè avevi la libera eloquenza, di Davide la mitezza e di Giobbe l’integrità, divenendo tempio del santo Spirito cantando, o sacratissimo, a colui che è benedetto e gloriosissimo.

Gocce di rugiada sulla testa, nel sole estivo, prefigurarono il tuo futuro, poiché Dio ha glorificato la tua memoria, padre venerabile, santificando i fedeli per la tua santa mediazione.

Nel concilio Dio ti glorificò, o beatissimo, che conservavi per la conclusione il discorso da pronunziare, per annientare Ario e demolire le sue obiezioni.

Theotokìon. Per l’ineffabile Verbo, o Vergine, come vigna portasti l’unico grappolo che senza affanni stillò il vino per la gioia dei nostri cuori e santifica tutti i mortali, terminando l’ebbrezza delle passioni.

Katavasìa. I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un empio comando, non si lasciarono atterrire dalla minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme cantavano: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i fedeli che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Estinguesti la fornace delle passioni con la pioggia del santo Spirito, facendo sgorgare la rugiada che lenisce l’infiammazione dei mali per i fedeli che a te accorrono, beatissimo padre Spiridione,

Coltivando innocenza, mitezza, rettitudine, compassione, sopportazione e ospitalità, divenisti un gerarca santo e luminoso, ornamento dell’ortodossia; perciò lodiamo le tue virtù, noi fedeli.

Come viva la morta rispose un tempo alle tue domande, venerabile padre, prodigio sublime, mistero straordinario! Vivendo come gli angeli, o gerarca mirabilissimo, avevi ricevuto quella grazia.

Theotokìon. Vieni a sanare le passioni del mio cuore, per la tua misericordia, o lodatissima; illumina la mia anima, rasserena il mio spirito, guidami sulla via della salvezza affinchè senza sosta ti magnifichi.

Katavasìa. La fornace che effondeva rugiada è stata immagine di una meraviglia oltre natura: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Il Figlio dell’eterno Genitore, Dio e Signore, incarnato dalla Vergine si è manifestato a noi per illuminare ogni tenebra, per radunare ciò che è disperso. Perciò magnifichiamo la Theotòkos inneggiatissima.

Chiaramente, padre, proclamasti il Figlio consustanziale al Genitore senza principio e a lui coeterno: fosti così magnificato tra i padri teofori e chiudesti la bocca degli empi, o gerarca beatissimo.

O sole dalle molte luci, decoro dei padri, vanto dei sacerdoti, compagno degli angeli, con la tua intercessione rendi degni della luce senza tramonto quanti cantano con gioia la tua luminosa memoria.

Le dimore divine, la porta celeste e l’amabile assemblea dei festanti accolsero con voce d’esultanza, o beatissimo, la tua anima santificata e dalle virtù abbellita.

Theotokìon. Il gran mistero del tuo parto trascendente l’intelletto sbalordisce gli angeli, o favorita dalla divina grazia, affascina la folla dei santi e allieta i sacri padri, che divinamente ti cantano, speranza delle nostre anime.

Katavasìa. Vedo un mistero strano e portentoso: cielo la grotta, trono di cherubini la Vergine e la greppia spazio in cui fu messo a giacere l’incontenibile Cristo Dio, che noi celebriamo e magnifichiamo.

Exapostilarion. Tu che il cielo.

Lo Spirito ti trasferì, o uomo animato dallo Spirito, dal gregge irrazionale a quello razionale, come Mosè e Davide, di cui imitasti la mitezza, o Spiridione, luce di tutta la terra.

Un altro. Nel sacro Spirito.

Il Signore ti glorificò, o beatissimo padre, rendendoti capace di numerosi prodigi e miracoli: con il santissimo concilio proclamasti la Trinità santa; risuscitasti defunti, trasformasti un serpente in oro e per la tua sublime intercessione fermasti il corso di un fiume per guadarlo.

Theotokìon.

Generasti, o purissima, il Verbo di Dio e Dio, che con somma sapienza compie per il mondo la nobilissima economia salvifica; perciò tutti ti celebriamo degnamente, perché tu lo preghi di liberarci da mali e pericoli di ogni sorta.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Risplendendo per il fulgore dello Spirito, il sapiente gerarca annichilì l’oscuro vaniloquio di Ario: esponendo con semplice fede la dottrina trinitaria, ottenne gloria dai sapienti e intelligenti e ratificò il sinodo (2).

Tu che splendi per i raggi celesti e offri guarigioni ad anime e corpi per la potenza di Cristo, non smettere di pregare per quanti anche ora festeggiano con fede la tua memoria, o padre taumaturgo, in Dio beato.

Divenisti per la fede operaio della vigna dei precetti di Cristo, o teoforo: perciò, ricevuto misticamente il denaro del regno celeste, prega senza sosta per noi che ti onoriamo, o sapiente Spiridione.

Gloria. Tono 4.

Padre santo, gerarca illustrissimo, divenuto colmo di dottrina apostolica e ricettacolo del divino Spirito per la tua vita virtuosa, con i dogmi scacciasti dalla Chiesa i lupi e chiaramente illustrando la fede ortodossa, ti riveli colonna e difensore della pietà. Operando così prodigi dovunque, mutasti in oro un serpente e risuscitasti una defunta per interrogarla. Tu dunque, illustrissimo tra i padri e compagno dei maestri, prega il Salvatore di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Custodisci da ogni sorta di pericoli i tuoi servi, o benedetta Theotòkos, affinché ti glorifichiamo come speranza delle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia

Typikà e le odi 3 e 6 del canone.

Kinonikòn. Il giusto avrà memoria eterna. Alliluia.

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Mattutino del 11 Dicembre- Memoria del nostro santo padre Daniele stilita

11 Dicembre

Memoria del nostro santo padre Daniele stilita.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 1.

Divenisti colonna di pazienza imitando i progenitori, o santo: Giobbe nelle pene, Giuseppe nelle tentazioni e il modo di vita degli incorporei, pur essendo in un corpo. Daniele, santo nostro padre, prega Cristo Dio per la salvezza delle nostre anime.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo del santo. Acròstico: Celebro con inni Daniele lo stilita. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Cantiamo un inno di vittoria al Signore che un tempo ha condotto il suo popolo attraverso il mar Rosso, poiché si è glorificato.

O beato Daniele, manda un bagliore luminoso dal cielo a me, che voglio celebrare con inni la tua memoria.

Sorgesti realmente ai confini come grande sole, o padre, rischiarando le assemblee dei fedeli con la luce delle virtù.

Sottomettendoti alle leggi del Sovrano, o padre, mortificasti la carne con la continenza e la subordinasti allo spirito.

Theotokìon. Il Signore nato immutabile da te, Madre di Dio, si mostrò uomo, restando anche dopo l’incarnazione ciò che era.

Ode 3. Irmòs.

O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.

Spaccasti il mare delle passioni col bastone della continenza, o padre, lo attraversasti senza essere sommerso e raggiungesti il monte della vera impassibilità e ti unisti a Dio con la purezza dell’intelletto.

Sollevato all’altezza delle virtù, divenisti conosciuto al mondo stando in alto sulla colonna e sfolgorando lo splendore dei tuoi straordinari prodigi a quanti con fede in te confidavano.

Fondato sulla pietra della conoscenza di Dio, ti mostrasti impassibile a ogni astuzia dei demòni e innalzando sulla terra il tuo corpo sulla colonna, desti ali all’anima verso il cielo.

Theotokìon. Strappami, o Sovrana dall’assalto delle passioni e lotta contro i nemici che mi contrastano, rafforzami sulla pietra dei precetti di Dio, illumina la mia anima, o porta della divina luce.

Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Adornasti divinamente la tua anima con continenza, fatiche e preghiere, divenendo compagno degli angeli, o beato e conseguisti realmente i carismi dei prodigi per sanare le malattie di quanti con fede ti onorano; perciò allontani anche le folle dei demòni, o beato e doni guarigioni agli uomini, o ammirabile Daniele; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Venite fedeli tutti, magnifichiamo in armonia la Regina Madre del Demiurgo e lodandola gridiamo: Vergine illustre, principio della gioia, salva quanti ti venerano e proteggili con le tue preghiere; come Madre di Dio hai la franchezza di liberare da tutte le afflizioni ed esaudire le richieste di quanti gridano a te con fede: prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti piamente adorano la tua pura prole.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo la passione di croce del tuo Figlio e Dio, o purissima, con i visceri dilaniati gridavi gemendo amaramente: O impresa realmente tremenda! O Sovrano, come ti stendi volontariamente e ricevi morte nella carne! Perciò lodo la tua indicibile e inesprimibile volontà, o Salvatore venuto per salvare la tua creazione perduta. Sorgi pure, o Figlio e riempi di gioia il mio cuore tu, che con la tua passione hai riempito tutto di letizia.

Ode 4. Irmòs.

Tu sei mia forza, Signore, tu il mio vigore, tu il mio Dio, tu la mia esultanza, tu, che senza abbandonare il seno del Padre, hai visitato la nostra povertà; per questo, con il profeta Avvacùm, a te acclamo: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Hai visto il servo di Dio Simeone come sole splendente sulla colonna, o illustre padre e fosti divinamente illuminato dal divino splendore che faceva scaturire, o Daniele e hai camminato sulle orme della sua condotta.

Mettesti in fuga le falangi demoniache con l’arma della fede e sommergesti nei torrenti delle preghiere il loro danno, o padre, respingesti il male che facevano ai navigatori e salvasti quanti con fede cantano a Cristo: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Salendo sulla colonna, o beatissimo padre, stavi lì tutte le notti come incorporeo, ottenendo l’occhio vigile dell’anima e ricevendo come uno specchio puro lo splendore dello Spirito e i riflessi divini con intelletto puro.

Theotokìon. Le leggi di natura furono rinnovate in te, purissima, poiché hai generato realmente oltre ragione e verbo il Verbo legislatore, che ha liberato dall’irrazionalità il genere umano, che canta con fede: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai respinto dal tuo volto, luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi comandamenti.

Per ottenere la gloria propizia, o padre, mortificasti i desideri della carne e frenasti gli assalti delle passioni con le pene della continenza e ti mostrasti fiume di miracoli e fonte di guarigioni, o illustre.

Il mirabile Simeone, o beato, ti apparve con due angeli, mostrandoti la via su cui aveva camminato sulla terra, gridando, o padre: Vieni e stai con me, innalzandoti a Dio con la grazia.

Folgorato dalla luce senza tramonto e splendidamente divina, o padre, allontanasti la tenebra dei demòni e la caligine delle passioni e ti mostrasti colonna lucente e scala che porta realmente i fedeli a Dio.

Theotokìon. Generando il Sovrano, ti sei rivelata superiore alle potenze superne e divinizzasti la natura dei mortali, o unica lodatissima, perciò i fedeli ti glorificano con anima e lingua come verissima Theotòkos, o Vergine.

Ode 6. Irmòs.

Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male, perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Il tuo intelletto illuminato per vicinanza a Dio, o padre, rimase inattaccabile dal fuoco dei piaceri, o padre e superiore alle passioni e più alto delle inclinazioni passionali del corpo.

Con l’anima riempita dai flussi vivificanti dei carismi dello Spirito, o beatissimo sapiente in Dio, hai fatto scaturire torrenti di guarigioni che prosciugano realmente i rivi delle passioni.

Theotokìon. Tu sei protezione e baluardo di tutti i fedeli, che sono sempre in pericolo nella profondità dei mali e nella tempesta delle afflizioni, o Theotòkos, unico rifugio dei mortali.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male, perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontakion. Tono pl. 4. Come primizie.

Come astro dalle molte luci, tu, o beato, salito sulla colonna, hai illuminato il mondo con le tue opere sante e dileguato la tenebra dell’errore, o padre: fa’ dunque rifulgere nel cuore dei tuoi servi la luce senza tramonto della conoscenza.

Ikos.

Sordido è il mio canto di lode per le tue lotte, o padre, perché il mio cuore non è puro: l’ho infatti vergognosamente contaminato. Ma tu dammi una parola, o santo, affinché celebri con purezza la tua condotta di vita, per la quale anche gli angeli sbalordirono: come un incorporeo infatti, tu hai ricevuto la luce senza tramonto della conoscenza.

Sinassario.

L’11 di questo mese memoria del santo nostro padre Daniele lo stilita.

Stichi. Allontanandosi dai terrestri e anche dalla terra, Daniele abitò prima sulla colonna e ora nel cielo. L’undicesimo giorno Daniele partì dalla colonna e raggiunse l’apice.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre Luca il nuovo, stilita.

Stichi. La colonna sollevava Luca alla vetta, mentre Luca correva con l’intelletto a Dio.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Akepsima e Aithalà.

Stichi. Così diceva Akepsima: Vedendomi subire la spada, o Aithalà, seguimi come io ti ho seguito.

Lo stesso giorno memoria di un certo martire Mirace e una narrazione giovevole.

Lo stesso giorno la lotta del santo martire Barsaba.

Stichi. Sacrificando, Barsaba vivi liberato dalla spada: bramo vivere lassù, dove la speranza mi innalzi.

I santi martiri Terenzio, Vincenzo, Emiliano e Vévea.

Stichi. I tagliati sono in tre, allo stesso modo un solo Dio in tre persone e una sola essenza.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace i fanciulli ebrei calpestarono con coraggio la fiamma e mutarono il fuoco rugiada gridando: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Le schiere degli angeli si stupirono per il tuo stato, o beatissimo teoforo, poiché assumesti nel corpo la loro condotta, gridando: O Dio, tu sei benedetto.

Risplendendo per la sublimità della luce immateriale della condotta e per il fulgore della profezia, baleni i raggi delle guarigioni su noi, che piamente ti onoriamo, o taumatòforo Daniele.

Dissolvi la caligine delle mie passioni con lo splendore delle tue preghiere, o beatissimo e guida sulle vie della vita me, che grido: Benedetto sei tu, Signore, nei secoli.

Theotokìon. Sii propizia, o Vergine a me, ferito dalla spada del peccato e cura con le bende della tua intercessione me, che grido: Benedetto il frutto del tuo grembo.

Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popoli, per tutti i secoli.

Raggiungesti esattamente gli ultimi desideri, l’apice delle virtù, o padre teòforo, sollevandoti con le ali delle opere perfette e gridando con gli incorporei: Benedite, fanciulli, sacerdoti, inneggiate, popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.

Il potere di Dio ti rese chiaramente forte, sostenendoti nel sopportare il peso del gelo, l’ardore del sole, la decomposizione della carne e il disagio dei vermi, gridando: Sacerdoti, benedite, popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.

Circondato da molte sventure e afflizioni, o ammirabile Daniele, ti rivelasti un nuovo Giobbe; imitasti la mitezza di Davide e la semplicità di Giacobbe e l’assennatezza di Giuseppe, gridando al Sovrano: Sacerdoti, beneditelo, popoli, sovresaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Considerandoti Theotòkos, o santissima Sovrana, ora ti diciamo beata seguendo le tue parole, o lodatissima, poiché generasti per noi il Dio beato, che lodiamo in due nature e una sola ipòstasi, gridando: beneditelo, popoli, sovresaltatelo per tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popoli, per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Freme ogni orecchio all’annunzio dell’ineffabile abbassamento di Dio: come l’Altissimo volontariamente sia disceso sino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale. Per questo noi fedeli magnifichiamo la pura Theotòkos.

Ecco, trasferendoti e compiendo il cammino, o padre, ti si sono aperte le porte dei cieli, le schiere degli angeli ti hanno accolto e Cristo datore di corone ti ha incoronato con la gloria della giustizia; lodiamolo, fedeli e magnifichiamolo.

Fioristi come giglio di campo nel prato delle lotte e ti sollevasti come cipresso all’altezza della perfezione, ti mostrasti come ulivo salmodico, rallegrando i nostri volti e cuori con l’olio delle tue fatiche.

Il creato ti conobbe come colonna fondata sulla base delle virtù, torre incrollabile, fonte di prodigi, porto sereno, tesoro di guarigioni, ricettacolo dello Spirito, perciò celebra oggi la tua memoria, o Daniele.

La tua memoria sorge oggi per noi più splendida del sole, o santo, illuminando i cuori dei fedeli con la luce della giustizia; perciò allontanando l’oscurità delle passioni corruttrici dell’anima, celebrandola piamente, ti lodiamo.

Theotokìon. O Salvatore, che sei nato e hai serbato incorrotta dopo il parto la tua Genitrice, abbi pietà di me, quando siederai a giudicare le mie azioni, come Dio misericordioso senza peccato e filantropo, ignora le empietà e i miei peccati.

Irmòs. Freme ogni orecchio all’annunzio dell’ineffabile abbassamento di Dio: come l’Altissimo volontariamente sia disceso sino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale. Per questo noi fedeli magnifichiamo la pura Theotòkos.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Torchiato dal gelo e dalla calura, o padre, sollevato in alto col corpo, hai resistito senza piegarti, come un diamante, alle necessità della natura, o mirabilissimo Daniele: perciò Dio ti ha fatto degno di godere come figlio della gloria immortale.

Theotokìon, uguale.

Generasti, o purissima, il Verbo di Dio e Dio che con somma sapienza compie per il mondo la nobilissima economia salvifica; perciò tutti ti celebriamo come conviene, perché tu lo preghi di liberarci da malattie e pericoli d’ogni sorta.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 10 Dicembre- Memoria dei santi martiri Minà dalla bella voce, Ermogene ed Eugenio

10 Dicembre

Memoria dei santi martiri Minà dalla bella voce, Ermogene ed Eugenio.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

I martiri di Cristo, mortificando con la continenza gli impulsi e i moti brucianti delle passioni, hanno ricevuto la grazia di allontanare le malattie dagli infermi e di compiere prodigi sia in vita, sia dopo la morte: è straordinario prodigio, infatti, che ossa spoglie facciano scaturire guarigioni! Gloria all’unico Dio Creatore.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi. Acròstico: Inneggio i forti martiri incoronati. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Adorni delle corone della gloria presso il trono di Dio e riempiti di divina luce, liberate, o martiri, dalla tenebra delle passioni quanti celebrano con affetto la vostra luminosa memoria.

Bramando la gloria divina e la bellezza di Dio, lasciaste la dolcezza della vita e il potere splendente e con la morte trovaste la vita eterna, o martiri.

Accesi da zelo divino, i sapientissimi Ermogene e Minà spensero il fuoco dell’ateismo e si rivelarono per fede lampade luminose, irraggiando la luce della pietà a tutti.

Theotokìon. Vergine incorrotta, supplica senza sosta il Dio e Sovrano che incarnasti dal tuo sangue per unirsi a noi, di liberare i tuoi servi dal potere delle passioni, o Purissima.

Ode 3. Irmòs.

Al Figlio prima dei secoli immutabilmente dal Padre generato e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, incarnato, a Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.

Illuminati dal raggio celeste, i santi martiri hanno dileguato la tenebra dell’inganno degli idoli e rifulso luce di guarigioni su noi, che cantiamo al Dio di tutti: santo tu sei, Signore.

Seguendo la morte del Sovrano vivente, o mirabile Minà, ti furono spezzate le caviglie e frantumasti la testa del tiranno nemico, rafforzando i tuoi piedi sulla via ardua del martirio, o valorosissimo martire.

Ermogene inneggiava il Salvatore mentre gli amputavano le mani, rendendo più luminoso il sacerdozio tinto di sangue e imitando per grazia colui che patì per noi nella carne.

Theotokìon. Trovandoti unica fra le donne per bellezza, o Vergine, Cristo è sorto dal tuo grembo nella carne illuminando la nostra stirpe con bellezze divine, perciò ti celebriamo con affetto.

Irmòs. Al Figlio prima dei secoli immutabilmente dal Padre generato e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, incarnato, a Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Lasciando la gloria mondana, Minà, Ermogene e l’illustre Eugrafo si armarono col potere divino e con animo deciso sopportarono il peso dei terribili supplizi senza proteggere la loro carne, perciò gettati nell’abisso del mare dopo la fine, andarono al porto celeste; a loro con fede gridiamo: supplicate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. Tono 1. I soldati a guardia.

Il mirabile Minà, l’illustrissimo Ermogene, coppia venerabilissima della Trinità santa, calpestarono con coraggio la boria politeista e terminando santamente il cammino, furono incoronati dal cielo col potere dello Spirito.

E ora. Theotokìon.

Grazie al divino Spirito hai contenuto nel tuo grembo il Dio, Creatore di tutti e tuo plasmatore, o purissima illibata e lo hai partorito senza corruzione; glorificandolo ti inneggiamo, Vergine, come palazzo del Re della gloria e redentrice del mondo.

Oppure stavrotheotokìon.

Il tuo cuore, Vergine pura e incorrotta, fu trafitto dalla spada quando vedesti tuo Figlio elevato sulla croce, o Purissima, benedetta Maria, rifugio dei peccatori, argine e sostegno del mondo.

Ode 4. Irmòs.

Virgulto dalla radice di Iesse e fiore da essa procedente, o Cristo, dalla Vergine sei germogliato, dal boscoso monte adombrato, o degno di lode: sei venuto incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu, immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.

Proclamando le leggi luminose sopportavi mentre ti venivano iniquamente cavati gli occhi, o Minà, che avevi gli occhi del cuore convenientemente rivolti alla luce senza tramonto e che lietamente cantavi: Gloria alla tua potenza, Signore.

La tua lingua, o sapientissimo, si è dimostrata affilata col fuoco dello Spirito mentre ti veniva mozzata: parli cantando le meraviglie di Dio e convertendo manifestamente la stoltezza del giudice in pia gloria del Creatore.

Sopportando grandemente la passione vengono amputati i piedi a Ermogene, che calpesta la testa del serpente e si prepara con animo immutabile alla via del martirio, che conduce alla vita dello splendore sovracceleste.

A te, che custodivi illesa la tua anima, o Minà, apparve Cristo guarendo le tue piaghe e ordinandoti di sopportare con coraggio, affinché colui che vuole misericordia potesse operare attraverso di te la salvezza di tutti i santi.

Theotokìon. Come virgulto e fiore dalla radice di Iesse germogliasti il Creatore, che ha fatto appassire i prati della scienza sterile e piamente seminato per noi la vera fede, o pura Vergine inneggiatissima.

Ode 5. Irmòs.

Dio della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai inviato l’Angelo del tuo gran consiglio per donarci pace; guidati dunque alla luce della conoscenza di Dio, vegliando dalla notte, noi ti glorifichiamo, o Filantropo.

I martiri gridavano insieme all’empio giudice: Che tormento inutile, accanto a noi c’è l’unico invitto in potenza che ci rafforza: per lui sopportiamo strenuissimamente i supplizi.

Fu discreto il passaggio del mirabile Ermogene a Dio, poiché fu purificato dal battesimo e per divina elezione ricevette la luce del sommo sacerdozio, illuminando con insegnamenti quanti erano nella tenebra della malvagità tremenda.

Lasciando la ragione inetta dei rètori, foste pescati con la rete degli illetterati, o martiri, divenendo realmente sapienti nello spirito; e resi forti nella pazienza, vinceste tutti i marosi del martirio.

Theotokìon. Ti rivelasti, pura Vergine, superiore agli angeli generando l’Angelo del gran consiglio, il Dio Emmanuele, che con la sua discesa per la sua ineffabile misericordia ha reso celesti gli uomini.

Ode 6. Irmòs.

Il mostro marino dalle sue viscere, espulse come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, uscì da lei, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la Madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.

Salvasti Giona dal mostro prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, o Onnipotente e guidasti i corpi dei tuoi martiri gettati nel mare al porto tranquillo della sepoltura, dove la tua divina volontà li mise sotto la protezione dei fedeli.

I vostri corpi, o martiri invitti, furono restituiti illesi dall’abisso del mare sulla terra, preceduti da angeli celesti, rivelando a tutti la vostra deposizione, o beati, come fonte di guarigioni e liberazione dalle passioni dell’anima.

Le schiere degli angeli si sono stupite per la vostra pazienza, o martiri: per come vinceste nei corpi il drago incorporeo e siete stati incoronati con le corone di vittoria, stando presso il trono di Dio, illuminati da divini fulgori.

Theotokìon. Per te, Vergine, è finita la morte, poiché generasti Cristo, la vita, che dona immortalità e divina salvezza a quanti piamente credono in lui; supplicalo, o Santissima, di custodire i tuoi servi da ogni colpa.

Irmòs. Il mostro marino dalle sue viscere, espulse come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, uscì da lei, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la Madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.

Kontàkion. Tono 4.

Ti sei rivelato oggi.

Il Signore ti ha strappato all’esercito temporale e ti ha fatto erede, o Minà, di quello incorruttibile con i tuoi compagni di lotta: lui che ti concede la corona incorruttibile.

Ikos.

Coronando di inni la tua solennità, o vittorioso del Signore, applaudo alle tue lotte e celebro le tue battaglie, poiché per il solo Creatore dell’universo, come oro nella fornace sei stato provato, ma la folla degli iniqui non ha scosso il tuo pensiero saldo: perché il Cristo dall’alto lo aveva reso forte nelle lotte, lui che ti concede la corona incorruttibile.

Sinassario.

Il 10 di questo mese memoria dei santi martiri Minà Kallikelàdos, cioè con bel canto, Ermogene ed Eugrafo.

Stichi. Anche se non può cantare mentre viene dilaniato, Minà chiude la bocca degli empi. Disprezzando l’empietà, Ermogene fu martire della pietà per la spada. Subendo i fendenti della spada, o Eugrafo, divenisti calamo appuntito di Dio, scrivendo bene. Il dieci Minà diede la cervice alla spada.

Lo stesso giorno san Gemello morì sulla croce.

Stichi. Gemello sopporta per Dio la crocifissione e con la croce cammina verso la corona.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre Tommaso Defurchinòs.

Il santo ieromartire Teotecno perì di spada.

Il santo martire Mariano perì lapidato.

Sant’Eugenio perì percosso con verghe.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un empio comando, non si lasciarono atterrire dalla minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme cantavano: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Avete preso dimora là dove si ode la voce dei festanti con anima esultante, o atleti e, colmi di letizia, cantate: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ermogene gridava: Dolce per me la morte, piacevole morire; il mio vivere è Cristo e la morte un beneficio indescrivibile; siano tagliate quindi le membra a me, che canto: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Con animo rinvigorito scrivesti te stesso nel libro dei viventi, o sapiente Eugrafo: decapitato, infatti, sei salito sul tuo sangue come su un carro e ti sei trasferito alla luce senza sera.

Theotokìon. Il Verbo incarnato è sorto da te senza bruciare il tuo grembo e mutare i segni della tua verginità, donando incorruttela e vita a noi, che cantiamo: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

La fornace che effondeva rugiada era immagine di una meraviglia oltre natura: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

L’iniziatore della vanità cade ai tuoi piedi calpestato da te, Minà, divinamente sapiente, privandoti infatti degli occhi e della lingua non smosse il tuo pensiero dal migliore stato, perciò esultando gridavi: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Quando l’empissimo giudice con ira e crudele volontà ti privò di mani e piedi, o sapiente Ermogene, tu desiderando patire, cantavi a Cristo esultando: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Inneggio le tue divine lotte, o Minà, onoro gli agoni di Ermogene, venero le reliquie, canto i supplizi, le catene, le persecuzioni e i flagelli grazie ai quali vi innalzaste alla vita, gridando: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Theotokìon. Ti conosciamo, o Vergine, come recipiente che contiene la manna della divinità, arca e mensa, lucerna, trono di Dio, palazzo e ponte che fai passare alla vita divina quanti cantano: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Irmòs. La fornace che effondeva rugiada era immagine di una meraviglia oltre natura: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Come figura del tuo parto abbiamo il roveto ardente, che bruciava senza consumarsi; ti preghiamo di estinguere nelle nostre anime la fornace ardente delle tentazioni, affinché senza sosta, o Theotòkos, noi ti magnifichiamo.

Ecco, a tutti è rifulsa la festa splendente dei luminosi martiri, rischiarando i confini dell’ecumène e dileguando la cecità delle anime; riuniamoci oggi con tutto il cuore per ricevere santificazione.

Voi, che otteneste la gloria del bene celeste di cui diveniste degni, supplicate che sia ottenuto anche da quanti onorano con fede la vostra luminosa memoria, poiché state sempre presso Dio, o megalomartiri.

Offriste i corpi e le anime al Creatore di tutti come sacrificio senza macchia e olocausto per mezzo del fuoco dei supplizi e foste annoverati nei cori dei martiri, illuminati da luce pura, o sapienti in Dio.

Il coro dei divini martiri si innalzò alle dimore luminose esultando e ora i sapienti in Dio Minà con Ermogene ed Eugrafo sono presso il Padre, il Figlio e lo Spirito, allietandosi realmente dalla divinizzazione.

Theotokìon. La nostra natura esiliata ha visto lo splendore del lampo del tuo parto, o purissima e si è liberata della tenebra dell’ignoranza e dalle passioni del cupo turbamento, perciò ti onoriamo come causa della nostra salvezza.

Irmòs. Come figura del tuo parto abbiamo il roveto ardente, che bruciava senza consumarsi; ti preghiamo di estinguere nelle nostre anime la fornace ardente delle tentazioni, affinché senza sosta, o Theotòkos, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Tu che il cielo.

Con i tuoi discorsi da rètore e divini miracoli, o Minà, attirasti a te come compagno di lotta il sacro Ermogene, col quale gioiosamente ti celebriamo con Eugrafo.

Theotokìon.

Genitrice di Dio Maria, felice sorte dei terrestri, difesa dei peccatori, unica speranza dei cristiani, salvezza del mondo, strappami alla minaccia del fuoco.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 2. Idiòmelon.

Di nuovo splende per noi l’annuale memoria degli astri del mondo: Minà, Ermogene ed Eugrafo e illumina i cuori dei fedeli con le lotte da essi affrontate per Cristo, con a forza della croce; perciò offriamo l’inno a colui che li ha incoronati di gloria e onore, Cristo nostro Dio.

E ora. Theotokìon.

Abbiamo conosciuto il Dio da te incarnato, Vergine Theotòkos: imploralo di salvare le nostre anime.

Oppure stavrotheotokìon. Il terzo giorno.

Colei che ti concepì, o Cristo, vedendoti confitto al legno, aveva il cuore trafitto e gridava gemendo: Risorgi, Figlio mio, affinché canti la tua risurrezione.

Il resto del mattutino come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 9 Dicembre- Concepimento di sant’Anna, madre della Theotòkos e memoria della Dedicazione

9 Dicembre

Concepimento di sant’Anna, madre della Theotòkos e memoria della Dedicazione.

Al Mattutino

Apolytìkion della santa. Tono 4.

Oggi i vincoli della sterilità sono sciolti: esaudendo Gioacchino e Anna, Dio promette loro che, insperatamente, genereranno la divina fanciulla, da cui è nato lo stesso incircoscrivibile, divenuto mortale, comandando, mediante un angelo, di gridare a lei: Salve, piena di grazia, il Signore è con te.

Gloria. E ora.

Della Dedicazione. Stesso tono.

Come la bellezza del firmamento lassù, Signore, tale hai mostrato quaggiù lo splendore della santa dimora della tua gloria; consolidala nei secoli dei secoli e accetta, per l’intercessione della Madre di Dio, le suppliche che in essa senza sosta a te offriamo, o vita e risurrezione di tutti.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. Stupisca il coro angelico.

Il nuovo cielo è creato nel grembo di Anna a un cenno di Dio, artefice dell’universo; da esso è rifulso il sole senza tramonto, che illumina tutto il mondo con i raggi della divinità nell’eccesso della sua amorosa compassione: il solo filantropo.

Gloria. E ora. Uguale.

Il coro dei profeti aveva preannunciato un tempo la Vergine, la divina fanciulla pura e casta, concepita da Anna, sterile e infeconda: e oggi, con cuore esultante, proclamiamola beata come sola purissima, noi che per lei siamo salvati.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Sii rinnovato, Adamo e tu, Eva, tripudia: la terra secca e arida ha prodotto il floridissimo frutto che ha fiorito per il mondo la spiga dell’immortalità e ha tolto ogni onta di sterilità; con loro anche noi con gioia oggi festeggiamo.

Gloria. E ora. Di nuovo lo stesso tropario.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Proclamalo Davide, che cosa ti ha giurato Dio? Ciò che mi ha giurato, dice, ecco, l’ha compiuto, donando la Vergine dal frutto del mio grembo: da lei Cristo creatore, nuovo Adamo è stato generato re sul mio trono e oggi regna detenendo il regno incrollabile; la sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Gloria. E ora. Di nuovo lo stesso tropario.

Il canone della Dedicazione e due di sant’Anna. Il canone della Dedicazione è del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le braccia mise in rotta nel deserto le schiere di Amalìk.

Tu che dalla colonna guidasti un tempo il tuo popolo Israele, o Cristo, col lavacro del battesimo, piantasti in Sion la Chiesa che ora grida: Cantiamo un canto al nostro Dio.

Oggi la venuta della tua infinita gloria ha mutato in un secondo cielo il tempio per te allestito sulla terra; per questo a te tutti insieme acclamiamo: Cantiamo un canto al nostro Dio.

Non con la legge la Chiesa si adorna, né con l’alzarsi di mani servili, ma con la grazia della croce con fierezza a te salmeggia: Cantiamo un canto al nostro Dio.

Theotokìon. Senza seme, per volere del Padre dal divino Spirito concepisti il Figlio di Dio, generando nella carne colui che dal Padre è senza madre e per noi senza padre.

Canone di sant’Anna, opera di Andrea di Creta.

Ode 1. Tono 1. Cantiamo tutti l’inno.

Festeggiamo oggi, o Anna da Dio ispirata, il tuo concepimento: sciolta dai lacci della sterilità, concepisti colei che doveva contenere l’Incontenuto.

Hai esaudito le suppliche dei giusti e realizzato le preghiere dei tuoi santi progenitori e donasti loro, Signore, un frutto, la casta destinata a generarti.

La gloriosa Anna concepisce ora la casta destinata a generare l’incorporeo Signore e sta per partorire colei che deve partorire Cristo nella carne.

Theotokìon. O casta Vergine tu sei il monte santo, che il profeta vide in ispirito e da cui fu staccata la pietra, che ha distrutto con divina forza i templi degli idoli.

Secondo canone di sant’Anna. Acròstico, senza theotokìa: Colei che generò la gioia viene generata bambina. Nei theotokìa: Di Giorgio.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

La gioia del mondo, colei che muta in letizia le doglie materne, viene oggi annunziata; la sterilità della natura diventerà ora madre d’una moltitudine di figli, pieni delle opere della grazia divina.

Lo splendido palazzo che accoglierà Cristo, il cielo sublime più vasto dei cieli oggi inizia a esistere come effetto di una preghiera e risultato di una promessa ormai sicurissima.

Oggi la porpora di Cristo viene annunziata: la purissima viene intessuta in un grembo sterile, per questo il Re del creato verrà al mondo in tutto il suo splendore rivestito di natura mortale.

Theotokìon. In te sola, Sovrana, la natura dei mortali trova gioia e vanto, proclamando la singolare meraviglia della tua purezza e con gioia inneggiando ti glorifica, o sposa divina.

Della Dedicazione. Ode 3. Irmòs.

In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Hai santificato, o Cristo, sulla terra la tua Chiesa per mezzo dello Spirito, consacrandola oggi con olio di esultanza.

Per la tua opera di salvezza hai reso oggi un tempio costruito da uomini dimora della tua infinita gloria, o Buono.

Avendo in te, o Cristo, fondamento incrollabile, la tua Chiesa viene incoronata dalla tua croce come diadema regale.

Theotokìon. Tu sola, Madre di Dio, procuri sulla terra i beni soprannaturali, divenendo Madre di Dio, per questo a te gridiamo: Salve!

Della santa. Si rinsaldi il mio cuore.

Se mi concedi un frutto del grembo, gridò Anna al Signore, io ne sarò magnificata; perciò ella concepisce la casta Genitrice di Dio.

Mentre pregavi nel giardino, l’Altissimo ascoltò la tua voce, o Anna da Dio ispirata e diede un frutto al tuo grembo, colei che doveva aprire la porta del paradiso della grazia.

Obbedendo alla legge e servendo Dio irreprensibilmente, generi colei la vera genitrice del vero legislatore, o veneratissima Anna; perciò noi fedeli ti diciamo beata.

Theotokìon. Dal mio spirito sterile cancella ogni infecondità e rendi la mia anima feconda in virtù, santissima Theotòkos, speranza dei fedeli.

Un altro della santa. E’ fiorito il deserto.

Piovano letizia le nubi oggi, dolcezza sui confini: ecco, infatti, viene generata la nube da cui fluisce Cristo, acqua della mia vita.

Si aprono oggi i tesori della grazia, l’angelo che preannunzia e proclama il concepimento ad Anna: Ecco, infatti, che tu generi la città di Dio.

Periva un tempo la natura degli uomini, ma ora riceve i simboli della vita per il concepimento di Anna: da una radice senza seme infatti germoglia.

Theotokìon. Come carbone che brucia il peccato riceviamo da te incarnato soprannaturalmente, pura, il Signore che ci purifica dalla moltitudine delle colpe.

Kontàkion della Dedicazione.

Tono 2. Gli araldi sicuri.

Rinnova nei nostri cuori la consacrazione dello Spirito, l’illuminazione del battesimo nel nostro intimo, perché festeggiamo la dedicazione di questo tempio, tua dimora, edificata nel tuo santo nome, tu che solo sei glorificato fra i santi.

Ikos.

Festeggiando un tempo la memoria della dedicazione del tempio, il sapientissimo Salomone offrì a Dio sacrifici e olocausti di animali irrazionali: oggi il Dio della grazia e della verità, venuto sulla terra, ha trasformato del tutto i sacrifici offrendo se stesso per la nostra salvezza, come filantropo, santificando la sua Chiesa, rendendola ormai incrollabile, lui che solo è glorificato fra i santi.

Kàthisma di sant’Anna.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Donasti, o buono, la benedizione della primogenitura a una pianta sterile, ad Anna, affinché gridasse come preghiera: Tu riplasmi le nature con la nascita; rinnova, dunque, come Dio, o Salvatore, questa natura morta, perché possa offrirti il frutto, gridando al mio Creatore e protettore: A te si deve gloria, Dio di tutti e unico filantropo.

Gloria. Della Dedicazione.

Stesso tono. Presto intervieni.

A noi fedeli che con fede festeggiamo la dedicazione della tua casa, Signore, invia grazia, illuminazione e misericordia; proteggi questo luogo nei secoli dei secoli per gli imperatori credenti, per le preghiere della Madre di Dio, o unico filantropo.

E ora. Della santa.

Stesso tono. Tu che volontariamente.

Il sacro Gioacchino e Anna portavano doni ai sacerdoti e non accettando di rimanere senza figli, supplicarono il Datore di tutti i beni; e accogliendo la loro preghiera, egli donò loro colei che veramente è la porta della vita, il cui santo concepimento onoriamo.

Della Dedicazione. Ode 4. Irmòs.

Vedendo te, sole di giustizia, elevato sulla croce, la Chiesa stette al suo posto e a ragione acclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Non più con il sangue di animali irrazionali, ma col sangue prezioso sgorgante dal tuo vivifico fianco la Chiesa viene purificata gridando razionalmente: Gloria alla tua potenza, Signore.

Amabili le tue dimore per quanti bramano vedere chiaramente la gloria del tuo luminoso volto, gridando insieme: Gloria alla tua potenza, Signore.

Raffigurando la grazia, la Chiesa del tuo popolo eletto riceve oggi il preziosissimo myron, prendendo invisibilmente la grazia divina dello Spirito.

Theotokìon. Senza coniugio concepisti, o Vergine e ti sei rivelata Vergine ancora dopo il parto; perciò con voci mai silenti e con fede incrollabile a te, Sovrana, acclamiamo: Salve!

Della santa.

Prevedendo nello Spirito.

O annuncio divino, o discorso inconsueto, che io possa concepire, gridò a gran voce Anna stupita all’angelo a lei mandato; gloria al mio Dio che opera meraviglie!

Rallegratevi con me, voi tutte, tribù d’Israele: ho concepito il cielo nuovo da dove deve risplendere fra non molto l’astro della salvezza, Gesù, Autore della luce, esclamò Anna con trepidazione.

Dio ascoltò i gemiti di Anna e il Signore esaudì la sua supplica: dissolvendo la caligine della sterilità, egli la fa risplendere di fecondità; perciò essa concepisce la sola casta.

Theotokìon. Vergine Madre di Dio, tenda incontaminata, purifica con le acque purissime della tua misericordia me, insozzato dai peccati e dammi la mano soccorritrice perché esclami: Gloria a te, o casta, da Dio glorificata.

Un altro della santa.

Sei venuto dalla Vergine.

Si squarcia oggi il velo che ricopriva d’ombra la legge; grazia e benedizione stanno per uscire con luce radiosa proclamando il futuro concepimento della serva del Signore.

Dall’alto del cielo è sceso un angelo alla sterile per annunziarle la gioia di tutti al suo inizio: Ecco, la tua supplica disperata, le dice, ora si realizza.

Iniziano a calmarsi le onde del male e scorrono i fiumi della grazia, oggi, con il tuo concepimento annunziato, Vergine purissima.

Theotokìon. Le lingue chiacchierone dei rètori non riescono a elogiarti degnamente; con timore in silenzio lodano i tuoi prodigi e ti magnificano.

Della Dedicazione. Ode 5. Irmòs.

Tu, mio Signore, sei venuto nel mondo come luce, luce santa che converte dal cupo buio dell’ignoranza quanti ti cantano con fede.

Descrivendo la tua Chiesa sul Sinai, Signore, mostrasti un tempo a Mosè veggente una tenda non manufatta.

Edificasti sulla terra, Signore, una tenda in cui la tua potenza riunisce le schiere celesti e i cori dei mortali.

O Cristo, Signore santo, venuto per annunziare pace alla tua Chiesa sappiamo che tu sei fonte di vita.

Theotokìon. Ai nemici contrapponiamo come arma di difesa te, noi che abbiamo come àncora, speranza e salvezza, o divina sposa.

Della santa.

La tua pace dona a noi.

Germoglaita dalla radice di Iesse e di Davide, Anna ora fa germinare la verga santa che deve germogliare il mistico fiore, Cristo, Creatore di tutti.

Gridò Anna: I popoli vedranno diventare madre e stupiranno: poiché ecco, concepisco come si è compiaciuto colui che scioglie i vincoli della mia sterilità.

Gridò con esultanza Anna ai presenti: Le voci profetiche prefigurarono come monte e porta invalicabile la bambina che ho concepito.

Un altro della santa.

Tu sei mediatore.

Oggi l’angelo annunzia il libro divino su cui sarà scritto il Verbo coregnante col Padre, che scriverà i fedeli nel libro della vita.

I giusti cantano sempre la gloria dell’annunzio meraviglioso, ringraziandoti e inneggiandoti per il concepimento che chiedevano pregando.

Oggi davvero ci sono rivelati i misteri nascosti della divina sapienza con l’annunzio del concepimento della Vergine pura, l’unica Madre di Dio.

Theotokìon. Possedendo come porto pacifico la tua protezione, pura Vergine, noi fedeli evitiamo le onde del maligno, restando ancorati al tuo molo.

Della Dedicazione.

Ode 6. Irmòs.

A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Cristo nostro Dio ha bramato la bellezza della Chiesa da lui eletta, rendendola madre delle genti che ha liberato dalla schiavitù, adottandole nello Spirito Santo.

Le falangi degli oscuri demòni tremano davanti alla Chiesa di Cristo segnata dalla sua croce e ombreggiata dalla santa luce dello Spirito.

Avendo non la sabbia, ma Cristo come fondamento, la Chiesa delle genti viene incoronata di bellezza ineffabile, ornata del diadema del regno.

Theotokìon. Prodigio superiore ai prodigi antichi: una Vergine senza coniugio e corruzione ha concepito in grembo colui che regge in mano il mondo.

Della santa.

Il profeta Giona.

Come viene contenuta in un seno colei che deve contenere Dio? Come viene al mondo colei che deve generare, nella carne, il Cristo? Come succhia latte colei che deve allattare il Creatore?

O illustrissimi Gioacchino e Anna, esaudendo la vostra supplica, Dio vi dona oggi il più fecondo dei frutti.

Concependo la casta colomba, Anna fu colma di vera spirituale esultanza e cantò inni di gratitudine a Dio.

Theotokìon. I marosi dei pensieri, gli assalti delle passioni e l’abisso dei peccati sommergono la mia povera anima: aiutami tu, Signora santa.

Un altro della santa. Avvolto dall’abisso.

Esulta splendidamente o progenitrice: oggi infatti ricevi annunzi di gioia che aboliscono la pena nel concepimento dell’unica serva di Dio.

La corona della gloria divina e la porpora imperiale insperatamente vengono oggi intrecciate nel grembo della sterile tessitrice.

Ecco, tutto il creato inneggia ai tuoi sublimi e prodigiosi misteri, poiché tu sei il portento di angeli e mortali, o Sovrana.

Ecco la fonte razionale delle grazie divine, secondo la promessa e la grazia del Creatore inizia a sgorgare da grembo senza flusso.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Festeggia oggi tutta la terra per il concepimento di Anna, avvenuto in Dio: per esso infatti ha concepito colei che oltre la ragione ha concepito il Verbo.

Ikos.

Tu che un tempo, col tuo sopraggiungere e secondo la promessa, hai dato a Sara in età avanzata il grande Isacco come figlio; tu che hai aperto il grembo sterile di Anna, madre del tuo profeta Samuele, o onnipotente, guarda ora anche a me, accogli le mie suppliche, esaudisci le mie richieste. Così gridava in pianto la casta e sterile Anna e il benefattore l’ascoltò. Ella concepì dunque con gioia la Vergine, che oltre la ragione ha concepito il Verbo.

Sinassario.

Il 9 di questo mese concepimento di sant’Anna, madre della santissima Madre di Dio.

Stichi. Anche tu concepisci nelle pene, ma non come Eva: porti infatti dentro il grembo la grazia, o Anna. Il nove Anna concepì la Theotòkos Maria.

Lo stesso giorno memoria della santa profetessa Anna, madre del profeta Samuele.

Stichi. Che cosa maggiormente dobbiamo lodare in te, Anna? L’animo audace o la bella prole?

Lo stesso giorno memoria del nostro padre Stefano, nuovo illuminato, che giace presso sant’Antìpa.

Stichi. Hai tratto dalla terra e dalla vita Stefano, o Verbo, incoronandolo con la corona di gloria.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Sossìteo, Narsete e Isacco, uccisi di spada.

Stichi. Nel libro dei salvati viene scritto Sossìteo, che morì di spada per Dio Salvatore. Narsete il persiano ti offre in dono il suo capo, o Cristo, come dono assai più prezioso di quello dei magi. Il nuovo Isacco con la sua immolazione, compie la passione del figlio della promessa.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Della Dedicazione. Ode 7. Irmòs.

Nella fornace persiana i giovani figli di Abramo, accesi piuttosto dall’amore per la pietà che dalla fiamma, acclamavano: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Un tempo la fornace ardente si rivelò rugiadosa e ora santifica con l’olio dell’unzione spirituale quanti cantano: Benedetto sei tu nel tempio della tua gloria, Signore.

Come nella fornace, noi tutti, Israele spirituale, rinfrescati da questa nuova divina dimora gridiamo: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Theotokìon. Salve, Madre di Dio, dimora santificata dell’Altissimo; salve, perché da te la gioia viene data a quanti acclamano: Benedetta tu fra le donne, Sovrana purissima.

Della santa. I tuoi servi nella fornace.

Anna supplicò il Signore di tutti di mettere in fuga la vergogna della sterilità; il Misericordioso si degnò di ascoltare la sua voce e le concesse in frutto colei che doveva concepirlo.

La porpora imperiale è sul punto di apparire dal tuo grembo, o Anna; rivestendola, il Dio e Sovrano di tutti sarà visto dai mortali e metterà in rotta i nemici che ci fanno guerra.

Concepisti in grembo, o Anna, la mirra dal profumo soave, destinata a generare l’unguento della vita, il Signore che rinfrescherà con i soffi della grazia le nostre anime.

Theotokìon. Glorifichiamo te, o Cristo, come uno della Trinità; incarnato dalla Vergine, tutto sopportasti come uomo senza mutamento e senza abbandonare la natura paterna, anche unito a noi.

Un altro della santa. L’empio decreto.

Viene stabilito il fondamento della salvezza e la base della grazia: il concepimento della Vergine in cui sarà generata, oltre ragione, la speranza delle generazioni che cantano sempre a Cristo: Tu sei benedetto e gloriosissimo.

Oggi per la promessa del Creatore il santo monte inizia a esistere; la sua gloria coprirà tutto il mondo con il prodigio del suo concepimento; glorifichiamo Cristo, nostro unico benefattore.

Oggi i giusti saranno liberati dalla sterilità per grazia ed Eva ha ricevuto annunci di liberazione dai legami del dolore; per questo invocano Cristo datore e fondamento della vita.

Theotokìon. L’Incircoscritto nel puro grembo del Genitore, in te, pura Vergine viene circoscritto nella carne per ineffabile compassione; perciò il sommamente buono si lascia scrivere nell’icona.

Della Dedicazione. Ode 8. Irmòs.

Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Oggi la tua Chiesa, Signore, come sposa indossa la tunica spirituale intessuta negli eccelsi dalla divina grazia, invitando alla gioia le genti divenute sue: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Oggi Cristo, nuovo Adamo, ci ha mostrato un paradiso intellettivo, la santa dimora, che reca al posto dell’albero della conoscenza l’arma della croce, che vivifica quanti salmeggiano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Del Padre senza principio veneriamo il Figlio e lo Spirito Santo, unica divinità perfetta, eterna, increata, consustanziale in tre ipòstasi non confuse, cantando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Theotokìon. Tu sola fra tutte le generazioni, pura Vergine, ti rivelasti Madre di Dio divenendo dimora pura senza bruciare al fuoco della luce inaccessibile, perciò tutti ti benediciamo, o Maria, sposa divina.

Della santa. Colui che gli angeli temono.

Ecco che accolgo nel grembo la regina intravista da Davide, esclamò Anna e partorirò la protettrice di tutti i fedeli, destinata a generare Cristo re.

La terra in cui dimorò il Creatore della terra, lo scettro santo, la nuova arca, l’urna della manna prende oggi a germogliare nel grembo della Madre che dovrà partorirlo.

Il roveto incombusto, il candelabro aureo, il talamo animato del Signore Dio, la verga preziosa prende a germogliare nel grembo di colei che dovrà partorirlo.

Theotokìon. Rialza me che giaccio nell’abisso del male, combatti tu i nemici che mi fanno la guerra, non disprezzare, o casta, l’anima mia resa vulnerabile dalle passioni; abbi piuttosto pietà di me e salvami.

Un altro della santa. Un tempo a Babilonia.

Anna, liberata dalla sterilità è figura antica della redenzione della stirpe umana sterile di conoscenza di Dio, liberata insperatamente conoscendo il suo Sovrano e portando frutti di fede.

Sulla terra viene preparato per il nostro unico Re il tremendo carro che da Anna prende l’inizio; su di esso sarà portato il Creatore, che viene per innalzarmi al vertice della grazia.

Meravigliosa e illustre Genitrice del Dio che il creato poté vedere a te soggetto, il tuo concepimento fu prodigioso, straordinario il modo in cui fu prodotto il tuo corpo manifestando i segni dell’immortalità.

Theotokìon. L’acqua della vita da te fluita, o Vergine, il Creatore che regge tutto, ristorò, santificò e mostrò fertile, adottandola per grazia, la stirpe umana bruciata dall’arsura dell’errore.

Della Dedicazione. Ode 9. Irmòs.

Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Venite, contemplando con cuore puro e pensiero vigile la bellezza splendente più dell’oro della figlia del re della Chiesa, magnifichiamola.

Gioisci ed esulta, o sposa del gran Re, vedendo la bellezza del tuo sposo, acclamando con il tuo popolo: O datore di vita, ti magnifichiamo.

Concedi difesa dall’alto, o Salvatore, alla tua Chiesa, che non conosce altro Dio liberatore all’infuori di te, che per lei un tempo donasti la vita ed essa con conoscenza ti glorifica.

Theotokìon. Accetta le suppliche del tuo popolo e prega sempre tuo Figlio, o Vergine Theotòkos, di liberare da pericoli e difficoltà i tuoi cantori: tu sei infatti nostra protezione e speranza.

Della santa. La fonte di vita.

Avendo concepito la fonte vivificante, o Anna a Dio cara, accogli ora la gioia; e avendo accolto nel tuo grembo il tempio santo, raggiante di luce della giustizia, magnifica il Creatore.

La coppia venerabile e insigne, i progenitori del Figlio preeterno, i fedeli custodi della legge divenuti le primizie della gioia, Gioacchino ed Anna, siano venerati.

Colei che Daniele contemplò come il grande monte, che Gioele vide come la terra santa e che un altro predisse come la porta impenetrabile, fonte sigillata e vello divino, la Madre di Dio, Vergine, cantiamo.

Theotokìon. La conchiglia che tinse la lana dell’inenarrabile incarnazione del Verbo, il turibolo d’oro, la mensa sulla quale fu deposto Cristo, pane della vita, la Vergine Theotòkos è glorificata.

Un altro della santa. Il Figlio dell’eterno.

Si applaudano oggi gli eletti profeti, poiché ecco, le loro predizioni della grazia iniziano a compiersi degnamente nel venerabile concepimento della sola pura divina Madre, per cui tutti ci allietiamo.

Si prepara il trono della gloria del Signore, la porta della salvezza, il passaggio riservato all’unico Sovrano e Creatore viene ora predisposto; per lei riceviamo la vita eterna.

Gioacchino e Anna gridano: tu solo hai esaudito le nostre suppliche, Signore Creatore; concedendo a noi che ti glorifichiamo la fine della sterilità, hai donato la radice dell’immortalità.

Viene innalzata la scala da cui il Creatore Signore scenderà per sollevare la nostra natura: Salve, cielo con gli angeli, salve creato tutto di Dio, salve, stirpe umana, divinizzata per grazia.

Theotokìon. Celebro la tua ineffabile filantropia, Sovrana: tu infatti sei mia illuminazione, tu il mio vanto, tu mi doni la sapienza, tu, mia gioia, tu mia speranza, tu mia fortezza, sostegno e riparo.

Exapostilarion della Dedicazione.

Nel sacro Spirito.

Rinnova con lo Spirito, o buono, la mirabilissima, venerabilissima e augusta Chiesa che hai acquistato con il tuo sangue puro, o Verbo e abbelliscila coi raggi più divini, tu che colmi di gloria chi celebra degnamente la dedicazione del tuo tempio.

Della santa, uguale.

Il Signore, nella sua amorosa compassione, udì il gemito della casta Anna e le concesse la sola ignara di nozze, che ineffabilmente fece splendere la luce sino ai confini: vedendola, il divino e nobile Gioacchino gioiva ammirato.

Un altro. Tu che il cielo.

Da grembo sterile la sapienza di Dio costruisce la propria casa: la Madre di Dio Maria; da tutte le generazioni, come dobbiamo, proclamiamola beata.

Alle lodi sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Deponete ogni tristezza, Adamo ed Eva: perché oggi la madre della gioia è prodigiosamente generata in una sterile.

Progenitore Abramo e voi tutti, patriarchi, rallegratevi, vedendo la Madre di Dio che sorge dalla vostra radice.

Salve, Gioacchino, Salve, Anna: voi generate oggi colei che procura al mondo gioia e salvezza.

Esulta, coro dei profeti: ecco che Anna produce il frutto per cui si compiranno le vostre profezie.

Rallegratevi tutte, o tribù, con la sterile Anna: ecco, contro ogni speranza essa produce il frutto del grembo, per noi causa di vita.

Rallegratevi, confini della terra: ecco che oggi la Madre del Creatore di tutti germoglia da grembo infecondo.

Gloria. Della Dedicazione. Tono pl. 1.

O Verbo che riposi nel seno del Padre, rinnova il tuo Spirito santo nel tempio elevato al tuo nome.

E ora. Tono 2.

Oggi una porpora regale germogliata dalla radice di Davide, comincia a far spuntare il mistico fiore di Iesse, nel quale è fiorito Cristo nostro Dio, colui che salva le nostre anime.

Grande dossologia e conclusione.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 del canone.

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Mattutino del 8 Dicembre- Memoria del beato nostro padre Patapio

8 Dicembre

Memoria del beato nostro padre Patapio.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

In te è stata perfettamente custodita l’immagine di Dio, o padre; prendendo infatti la croce, hai seguito Cristo e coi fatti hai insegnato a trascurare la carne, perché passa e a darsi cura dell’anima, realtà immortale: perciò con gli angeli esulta il tuo spirito, o san Patapio.

Dopo la sticologia solita, il canone della vigilia e quello del santo recanti lo stesso acròstico, senza irmì: Le porte della gioia Cristo ci apre. Nei theotokìa. Di Giorgio.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto a Cristo, che ha diviso il mare e guidato il popolo, che aveva liberato dalla schiavitù degli egizi, poiché si è glorificato.

Proclamano che oggi i tesori della gioia vengono aperti, sarà messo un termine alla pena e alla maledizione nel divino concepimento della Madre di Dio.

Raccogliendo i profumati fiori delle parole ispirate, intrecciamo oggi, o fedeli, una corona vigilare proclamando gli elogi della Vergine nel suo divino concepimento.

Del beato, Stesso tono e stesso Irmòs.

Sapiente padre, rivestito dall’infanzia di forza e potenza celeste, come un lottatore, con zelo ti spogliasti per le lotte e l’ascesi.

Rinunziando a questo mondo passeggero, alla vita effimera di quaggiù, con la tua ascesi e le lotte hai ottenuto ora la gloria, sapiente Patapio.

Theotokìon. Oggi la stirpe umana riceve l’annunzio della sua restaurazione e il vangelo della sua adozione nel tuo insperato concepimento, pura Vergine.

Un altro canone del santo, poema di Teofane.

Stesso tono. L’immane potenza.

Iniziando a celebrare gli splendori della tua splendida esistenza, ti supplico, o beato, prega affinché mi sia donata dal cielo carità luminosa, che dissolva la nube della mia ignoranza, o Patapio.

Colui che un tempo nascose nell’abisso gli egiziani, come prendendoti dall’abisso della preoccupazione mondana, ti illuminò con le conoscenze divine e ti rivelò stella fulgentissima, o beato padre.

Soggiogando con l’amore dell’impassibilità le passioni della carne, o beato, apparisti purissima dimora di Dio per la fede e porto sereno per i naufraghi, o padre Patapio.

Theotokìon. Concedendo liberazione dall’antica maledizione, nasce dal tuo grembo, divenendo uomo, il Redentore, che ha rivelato il beato Patapio fonte di guarigioni per tutti quelli che con fede a lui accorrono.

Della vigilia. Ode 3. Irmòs.

Rafforzaci in te, Signore, che sulla croce uccidesti il peccato e radica il timore del tuo nome nei cuori dei tuoi cantori.

Suoniamo oggi con gioia la tromba, invitando tutto il creato a festeggiare la vigilia del divino concepimento della Madre di Dio.

Doni divini vengono oggi offerti agli uomini, poiché il concepimento si è rivelato causa dei carismi straordinari di Cristo.

Del beato.

Rinvigorito dalla tua forza spirituale, o padre, con le fatiche dell’ascesi trionfasti del nostro vile avversario e sventasti le sue trame.

Le fatiche che ti sei imposto in questa vita, ti procurarono una caparra della ricompensa celeste e il dono di operare straordinari prodigi.

Theotokìon. Termina l’antica sterilità dei mortali per le opere divine che ora risplendono: contro ogni attesa tu sorgi da una sterile senza prole, o Vergine.

Un altro del beato. E’ fiorito.

Coi rivi delle lacrime irrigasti gli ottimi solchi della tua anima, coltivando il grano di opere divine, deponendolo nei granai superni.

Armato d’amore come di una spada, o beato e protetto dallo scudo della tua divina umiltà, annientasti le schiere dei demòni.

Nel prato dell’ascesi fioristi come giglio, profumando, o beato, i cuori dei tuoi cantori, che con fede festeggiano la tua memoria.

Theotokìon. Portato fra le braccia della tua Genitrice, Signore, col tuo potere frantumasti gli idoli dell’Egitto, da cui fiorì una moltitudine di beati.

Irmòs. E’ fiorito come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti alla tua venuta, Signore e per essa si è rafforzato il mio cuore.

Kàthisma del beato.

Tono 3. Attonito di fronte.

Con le onde delle tue lacrime, padre beatissimo, inaridisti le passioni carnali, facendo sgorgare torrenti di guarigioni; per questo accostandoci alla tua preziosa reliquia, attingiamo grazia e misericordia, venerando degnamente la tua memoria con fervente fede, o beato in Dio.

Gloria. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Assumendo la povertà del Verbo nato dalla Vergine per salvarci, o beatissimo, considerasti le cose effimere come l’erba del campo; assaggiato l’albero della conoscenza, divenisti per i monaci maestro di santità e con le tue parole, padre, li innalzasti allo zelo di una vita simile agli angeli celesti; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Della vigilia.

Tono 4. Presto intervieni.

La porta chiusa ora si avvicina, la città luminosissima sta per risplendere: l’unica Vergine senza macchia viene oggi annunziata dall’angelo ai giusti; per questo lieti hanno gridato al Creatore: il frutto che ci doni, Signore, è la pura fonte della vita immortale.

Della vigilia. Ode 4. Ho udito, Signore.

Ho udito, Signore, l’annunzio della tua economia e ti ho glorificato, o unico filantropo.

Raggiante di letizia il creato oggi ti canta l’inno della vigilia, o Theotòkos.

Rasserenandosi il cielo gioisce, o Vergine, per annunziare a tutti gli uomini il tuo concepimento.

Del beato. Stesso Irmòs.

Con le tue luminose armi, o Patapio, disperdesti e uccidesti i nemici invisibili.

Fondato sulla roccia incrollabile dell’ascesi e sulla fatica, non sei stato sbaragliato dall’assalto dei nemici, o sapiente.

Theotokìon. Come inizio della divina fecondità, la stirpe umana oggi accoglie il tuo concepimento.

Un altro del beato. Sei venuto da una Vergine.

L’abisso delle tue calde lacrime ha inabissato gli eserciti dei demòni e le ondate del peccato, mentre il mare dei tuoi prodigi si rivela a quanti sono nel baratro delle passioni.

Possedendo umiltà, veglia e intensa supplica, amore non ipocrita, fede e speranza, divenisti confidente degli angeli sovraccelesti, o padre beato.

Sedasti le multiformi onde dei piaceri con divine ascensioni e purezza inflessibile, perciò dopo la dormizione sei passato allo splendore senza sera.

Theotokìon. Rifulgesti da una Vergine come una nube dal sole, rivelando stelle fulgenti i tuoi beati, crocifissi al mondo e alle passioni per la tua potenza.

Della vigilia. Ode 5. Irmòs.

Fonte della luce e Creatore dei secoli, Signore, guidaci alla luce dei tuoi comandamenti: altro Dio all’infuori di te non conosciamo.

Piena di gioia è la terra e i cuori dei mortali esultano nel tuo santo concepimento, o sposa divina: con ardore oggi ne festeggiamo la vigilia.

La stirpe umana un tempo senza forza, ora viene rinvigorita dall’abbondanza delle virtù nel tuo concepimento insperato.

Del beato. Stesso Irmòs.

Desiderando contemplare, con gli occhi della tua anima, la gloria di Dio, disprezzasti come effimeri i piaceri di quaggiù, ottenendo i beni eterni, come desideravi.

Prendendo sulle tue spalle la tua croce, o beato e seguendo Cristo, giungesti ai confini della terra scacciando da essa le schiere dei bellicosi demòni.

Theotokìon. La vigilia della tua festa, o pura, fa sgorgare oggi per noi rivi di grazie spirituali, dissetando noi, che con affetto ti inneggiamo e glorifichiamo.

Un altro del beato. Tu che illumini.

Tu che illumini quanti giacciono nella tenebre, rischiarami di luce per le divine suppliche del tuo beato, sciogli le nubi della mia povera anima, inondami con le onde della remissione, poiché altro Dio all’infuori di te non abbiamo.

Purificando gli occhi della mente dal limo delle passioni, o padre teoforo, con la continenza apristi gli occhi del tuo spirito al colloquio divino e scacciasti l’oscurità con lo splendore delle guarigioni.

Venite, prendiamo come da una fonte dall’urna divina del sapiente Patapio, gratuitamente tutta la grazia refrigerante anima e corpo, poiché zampilla prodigi come onde per quanti a lui senza esitare accorrono.

Theotokìon. Per il tuo ineffabile concepimento, o Vergine, generasti il datore di vita, il Creatore di tutto, che riposa glorificato tra santi e beati: supplicalo per noi, o divina sposa.

Della vigilia. Ode 6. Irmòs.

Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso insondabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione fammi risalire, o Dio.

Oggi le primizie della salvezza si rivelano e vengono presentate ai fedeli, che festeggiano la vigilia del concepimento della Vergine purissima.

Colui che annunziò ad Anna il concepimento della Vergine purissima, rivelò la gioia universale e l’abbondanza dei beni alla stirpe umana.

Del beato. Stesso Irmòs.

Spezzasti le frecce scagliate contro il tuo vigore, o Patapio e risultasti vincitore del perenne nemico.

Con i prodigi Dio glorificò te, che lo avevi glorificato con le tue opere prodigiose, perciò tutti ti celebriamo.

Theotokìon. I terrestri intrecciano oggi la lode vigilare per te, piena di grazia e accolgono il tuo venerabile concepimento come vangelo di gioia.

Un altro del beato. Stesso Irmòs.

Rischiarando il tuo intelletto con luminose ascensioni, o padre, come incorporeo vivevi nel corpo, senza venir ustionato dai peccati, o Patapio.

Imitando Elia tesbita e Giovanni precursore, iniziasti a dimorare nella quiete del deserto, in cui purificasti l’intelletto.

Come stella lucentissima dall’Egitto illuminasti Costantinopoli con lo splendore delle guarigioni, fulgidissimo padre Patapio.

Theotokìon. Sedendo su nube leggera, Cristo andò un tempo in Egitto e abbattendo gli idoli, suscitò cori di beati.

Irmòs. Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso insondabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione fammi risalire, o Dio.

Kontàkion del santo.

Tono 3. La Vergine oggi.

Trovando il tuo tempio, o santo, ambulatorio spirituale, le folle vengono sollecite a chiedere guarigione dai mali e remissione delle colpe commesse nella vita: poiché tu ti sei mostrato protettore di quanti sono nelle angustie, o san Patapio.

Ikos.

La tua urna, o sapiente, fa scaturire guarigioni per tutti: attingendo ad essa, tutti i fedeli sono salvati da molti mali dell’anima e del corpo, dei quali anch’io, sventurato, avevo fatto esperienza, venendo poi liberato da ciò che mi affliggeva: per questo celebro ora il tuo soccorso e chiaramente narro come tu previeni chi è nelle angustie e liberi dalle prove chi si rivolge a te con fervore. Dammi dunque di cantarti, poiché tu ti sei mostrato protettore di quanti sono nelle angustie, o san Patapio.

Sinassario.

L’8 di questo mese memoria del nostro santo padre Patapio.

Stichi. Lasciando l’effimero terrestre, Patapio, con l’umiltà guadagni la dimora eterna. Il giorno 8 Patapio parte per i pascoli delle virtù senza affanni.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli del gruppo dei Settanta: Sostene, Apollo, Cefa, Tichico, Epafrodito, Cesare e Onesiforo.

Stichi. Sette apostoli oggi celebro come illustri araldi del Dio Verbo.

Lo stesso giorno memoria del beato padre nostro Sofronio, vescovo di Cipro.

Stichi. Ogni passione carnale hai spento, o Sofronio e la stessa carne terrestre ingannasti.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Della vigilia. Ode 7. Irmòs.

Disprezzando l’empio culto della statua d’oro, innalzata nella piana di Dura, i tuoi tre santi fanciulli, ricoperti di fresca rugiada in mezzo alle fiamme cantavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Nel concepimento della Purissima la divina grazia offre oggi le sue primizie alla stirpe umana: festeggiando in anticipo con affetto, acclamiamo dicendo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

In anticipo il divino concepimento della Purissima effonde profumo spirituale, colmando della sua grazia i fedeli che festeggiano la vigilia gridando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Del beato. Stesso Irmòs.

Purificando lo splendore della tua anima dal fango delle passioni, divenisti specchio del raggio divino e gioendo della visione mistica, venerabile padre, inneggi: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Con l’aiuto divino guarivi i dolori e le sofferenze di molti e con le tue divine preghiere disperdevi le turbe dei maligni demòni gridando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. La natura dei mortali sempre riposa sulla roccia spirituale della conoscenza del Signore e della divina natura, o illibata e acclamando ora canta al tuo insperato concepimento: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Un altro canone del beato. Stesso Irmòs.

Con fuoco spirituale cauterizzasti i sensi, allontanando il fuoco del peccato con l’aiuto dello Spirito e apparisti luminoso cantando, o Patapio: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Abisso di prodigi, fiume di guarigioni, fonte inesausta, torrente inesauribile si dimostra la tua urna, o padre a quanti con fede si accostano e con fervore acclamano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Il sovradivino Dio nato da te, pura, prese forma di servo, rinnovando le vie della scienza come le leggi di natura e suscita moltitudini di monaci e beati che cantano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Della vigilia. Ode 8. Irmòs.

Il Dio sceso nella fornace in aiuto dei fanciulli ebrei mutando la fiamma in fresca rugiada, opere tutte, cantate come Signore, esaltandolo per tutti i secoli.

Il frutto della sterile, prima del suo fiorire, preannunzia alla stirpe umana l’abbondanza di ogni bene, invitando oggi tutti gli uomini alla letizia e alla gioia della vigilia.

Le radici della maledizione, che per la colpa commessa nell’Eden germogliarono per gli uomini, oggi sono spezzate poiché a tutti è annunziata la venuta nel mondo del ramo della benedizione.

Del beato. Stesso Irmòs.

Respingendo l’assalto delle passioni e gli attacchi della carne, da Dio ricevesti giustamente il carisma per guarire malattie incurabili, perciò ti onoriamo, o beatissimo Patapio.

Facendo tutto degnamente per la gloria di Dio, o sapiente Patapio, con sapienza lenisci tutte le pene di tutti i sofferenti, perciò noi, fedeli tutti, o beato, con inni ti celebriamo, come amico del Sovrano.

Theotokìon. In te sempre confidiamo e ci vantiamo, Genitrice di Dio, venerando con affetto e fede il divino concepimento, senza sosta inneggiando al Signore ed esaltandolo nei secoli.

Un altro del beato. Stesso Irmòs.

Purificandoti dalla materia delle passioni, per la vigilanza apparisti, o padre, scrigno lucentissimo di Dio, acclamando: Inneggiate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Con le preghiere al Signore purificaci da ogni macchia e con la tua fervida mediazione libera dalle ondate di passioni e mali e afflizioni quanti degnamente, Patapio, ti onorano.

Amministrasti divinamente la tua vita, o beato Patapio, rivelandoti amministratore, servendo bene alle necessità dei santi, coi quali fosti degno dell’eredità superna, o beato.

Theotokìon. Hai reso celeste l’essenza terrestre e corrotta, o pura, gloria degli angeli e gioia dei beati, che sola fra le creature, o Sovrana, generasti Dio: sii celebrata nei secoli.

Irmòs. Il Dio sceso nella fornace in aiuto dei fanciulli ebrei mutando la fiamma in fresca rugiada, opere tutte, cantate come Signore, esaltandolo in tutti i secoli.

Della vigilia. Ode 9. Irmòs.

Il Dio Verbo, nella sua ineguagliabile sapienza, è venuto dal cielo a rinnovare Adamo caduto per aver mangiato il frutto della perdizione: da Vergine santa per noi s’incarna e noi fedeli, concordi, con inni lo magnifichiamo.

Il tuo concepimento, Vergine pura, effonde nel mondo, come prodigiosi raggi, la realizzazione della grazia in cui rifulge il suo splendore sui fedeli, che con affetto cantano l’inno della vigilia al Re di tutti.

Anna, liberata dalla sterilità annunzia alla stirpe umana l’abbondanza di ogni bene e la fecondità della sua natura, perciò invita tutto il creato a offrire a te, Vergine pura, la sua lode come dono di vigilia per il tuo divino concepimento.

Del beato. Stesso Irmòs.

Bevendo all’inesauribile fonte dello Spirito Santo la grazia delle guarigioni, o padre, la concedi a tutti quelli che con fede festeggiano la tua memoria e magnificano con affetto il Creatore.

Con i cori degli apostoli e dei martiri e la folla dei beati, esulti, beatissimo, nelle dimore celesti; prega Dio, nostro Creatore, per tutti i fedeli che festeggiano la tua venerabile memoria.

Theotokìon. La sovrabbondante grazia dell’amore di Cristo, pura Vergine, ti rese per tutti gli uomini mediatrice dei suoi ricchi doni e dispensatrice di tutti i suoi benefici: perciò con fede e affetto ti magnifichiamo.

Un altro del beato. Il Dio e Signore.

Giorno salvifico la tua memoria rifulse illuminando i cuori nelle tenebre, sciogliendo la nebbia delle passioni, rivelando figli della luce quanti ora ti onorano, o padre, come servo del Signore.

Il vanto dei Tebani, il virgulto del deserto, la gloria e il lustro dei monaci, il luminare di Bisanzio, l’angelo apparso sulla terra, Patapio, degnamente tutti diciamo beato.

O rivale degli angeli, uguale ai beati, ai profeti, agli apostoli, ai martiri, ai gerarchi, partecipe della gloria dei santi, adoratore della Trinità santa con purezza d’intelletto, prega per tutti noi.

Theotokìon. Il gran mistero del tuo concepimento impensabile sbalordisce gli angeli, o piena di divina grazia, incanta la folla dei beati, allieta i sacerdoti e i padri che divinamente ti inneggiano, o Theotòkos senza nozze.

Irmòs. Il Dio e Signore, Figlio dell’eterno Genitore, incarnato da una Vergine, apparve a noi illuminando le tenebre e radunando i dispersi, perciò l’inneggiatissima Madre di Dio veneriamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Colpito mortalmente l’egiziano e l’assiro, cioè l’intelletto passionale, seguisti con gioia Cristo, o teoforo Patapio, portando la tua croce; raffigurando il Carmelo di Elia, asceticamente hai preso dimora nei deserti e raggiungesti il vertice dell’impassibilità, unendoti alla Trinità, o padre.

Theotokìon.

T’inneggiamo con affetto con canti ispirati, o Madre del Verbo Dio, Vergine santissima, noi da te salvati; concedi dunque, o Madre di Dio, ai tuoi servi indegni perdono, pace e illuminazione: come Sovrana di tutti tu hai potere e forza di fare quanto vuoi, o Vergine gloriosissima.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 7 Dicembre- Memoria del beato nostro padre Ambrogio, vescovo di Milano

7 Dicembre

Memoria del beato nostro padre Ambrogio, vescovo di Milano.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4.

Canone di fede, icona di mitezza, maestro di continenza ti ha mostrato al tuo gregge la verità dei fatti; per questo con l’umiltà hai acquisito la gloria, con la povertà la ricchezza, o padre e gerarca Ambrogio. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia i canoni dell’Oktòichos e del santo per 6 stichi. Acròstico: Loderò l’immenso Ambrogio. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le mani, mise in rotta nel deserto le schiere di Amalìk.

Rischiarato da divini bagliori, o beato, illumina con le tue implorazioni quanti piamente celebrano questa tua splendida e luminosa santa dormizione.

Il Verbo di Dio ti dona un verbo di sapienza, adorno di lingua veritiera, o gerarca Ambrogio, che confuta il pensiero insensato degli eretici.

Purificando dall’accecamento delle passioni lo sguardo della tua anima, o beato, la rendesti capace di accogliere l’irradiamento del santo Spirito.

Con i tuoi sapienti dogmi cacciasti il flagello dell’arianesimo; come pastore guidasti ai pascoli della vera fede il tuo gregge spirituale.

Theotokìon. Senza seme, per volere del Padre, concepisti dal divino Spirito, il Figlio di Dio e nella carne partoristi colui che è senza madre dal Padre e senza padre per noi.

Un altro canone del santo. Acròstico: Celebro con canti la grande gloria del divino Ambrogio. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4.

Il bastone tagliato da Mosè separò l’elemento indivisibile, il sole vide un suolo mai visto, le acque inghiottirono il perfido nemico, Israele passò attraverso l’inaccessibile oceano acclamando: Cantiamo al Signore, poiché si è glorificato.

Con la tua divina luce, sole supremo, dissolvi la nebbia del mio peccato: Nella tua consueta misericordia hai davvero pietà delle anime e allontani le tenebre delle passioni nella tua unica benevolenza, onnipotente Signore che solo ti lasci piegare.

Con la bellezza dei tuoi divini dogmi la Chiesa si orna splendidamente e si mostra adorna con fede sicura e rifulgendo in modo ortodosso sta alla destra della gloria di Cristo, suo sposo.

Avendo come armatura la santità e lo spirito rischiarato dalla divina gloria, venerabile padre, ci appari come spada sfolgorante dei cristiani, tromba di un giorno di festa, che spezza l’orgoglio delle eresie e risveglia il coraggio di tutti i fedeli.

Theotokìon. L’anteriore ai secoli, coeterno al Padre, da te, divina sposa, prese carne e divinizzò divinizzandola la natura dei mortali; perciò presso il nato da te possediamo te, Sovrana Theotòkos, come principio e di salvezza e propiziazione del mondo.

Ode 3. Irmòs.

Non è la scienza, né la forza, né la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, sapienza enipostàtica del Padre, poiché non c’è santo all’infuori di te, filantropo.

Gerarca venerabile, divinamente iniziato a tutta la conoscenza delle sacre Scritture, spiegasti chiaramente agli indotti ciò che è difficile cogliere.

Ricevuta da Dio grande grazia e potere, al contatto con la tua veste guarivi da tanti mali chi a te si avvicinava, o Ambrogio.

Splendente di sapienza, prontamente annientasti per ordine di Dio l’eresia mortale, che nella sua follia volle audacemente a te avvicinarsi.

Theotokìon. Rinnovasti la stirpe umana, tu che sola partoristi il Signore, Creatore della nostra natura, perciò ti glorifichiamo, piena di grazia divina.

Secondo canone. Tu sei saldezza.

I doni dello Spirito santo, o beato, fecero sorgere nel tuo cuore un’onda che irrigò i solchi della fede.

Purificando lo sguardo della tua anima, raggiungesti, o beato, la vetta della contemplazione illuminato dallo Spirito.

Per le tue parole la Chiesa è incoronata, o sapiente, con una corona dai fini gioielli e si perpetua il regno della fede.

Theotokìon. Sii propizio a me, caduto in molti peccati, o pura, supplica con insistenza il nato da te.

Irmòs. Tu sei saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu la luce degli ottenebrati e il mio spirito ti inneggia.

Kàthisma. Tono 4. Tu che volontariamente.

Possedendo parole di vita, o sapiente padre, irrighi le menti dei fedeli e sempre con la grazia le rendi feconde, mentre annienti i pensieri degli eretici, facendo straripare la grazia delle guarigioni e lavando veramente qualsiasi macchia di passioni, o divino sacro mistico Ambrogio.

Gloria.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Imitando lo zelo del profeta Elia, come Giovanni Battista, coraggiosamente denunciasti in pubblico l’iniquità del sovrano; ornasti di virtù divine il trono episcopale e colmasti l’universo dei tuoi numerosi miracoli; con lo studio approfondito delle sacre Scritture hai consolidato la fede dei cristiani e convertisti gli infedeli; venerabile gerarca Ambrogio, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Cantiamo la nuova arca e la porta del cielo, il santo monte, la nube luminosa, la scala celeste, la liberazione di Eva, il mistico paradiso e l’immenso tesoro di tutto l’universo; poiché in essa si compì la salvezza, il mondo fu sgravato dal suo antico debito; per questo noi le gridiamo: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti venerano con fede il tuo puro parto.

Oppure stavrotheotokìon.

Assistendo alla passione di tuo Figlio, accostandoti maternamente alla croce, lavata da fiumi di lacrime, acclamavi: Ahimè, Verbo divino! Come sopporti schiaffi, sputi e fruste, croce e morte? Ma per la salvezza della stirpe mortale sopporti questo; così gridava a te, Salvatore filantropo, la Theotòkos che noi ti presentiamo per l’intercessione, chiedendoti, o Sovrano, di concederci le tue ricche misericordie.

Ode 4. Irmòs.

Per amore della tua immagine, o compassionevole, sei salito sulla tua croce e scomparvero le genti: sei tu, infatti, filantropo, mia forza e mio inno.

Apparisti gerarca unto con myron sacerdotale, formando sacerdoti santi, dando a tutti la salvifica purificazione.

Serbasti le pecore del tuo gregge da ogni danno causato dal nemico e oscurasti l’eresia di Ario con lo splendore delle tue omelie, o beato.

Fortificato come una muraglia dalla potenza dello Spirito santo, respingesti, o beato, gli spiriti funesti e perversi, che non sopportavano i tuoi richiami.

Theotokìon. Colui che volontariamente formò tutto l’universo, volontariamente si lascia formare nelle tue caste viscere per salvare quanti ti riconoscono pura Madre di Dio.

Secondo canone. Ho inteso, Signore.

La ricchezza dei tuoi dogmi, illustre gerarca e la tua vita risplendente di bagliore divino attraggono i nostri cuori come incenso soave.

Eri insieme ministro del sacrificio divino e vittima offerta in oblazione, o beato, presentandoti alla mensa di Cristo.

Il celeste Signore ti pose come astro del cielo nel firmamento della nostra fede per rischiarare il mondo con i tuoi divini dogmi.

Theotokìon. Senza lasciare la sua divinità, il Verbo condivise la nullità degli uomini con i quali conversò, avendo preso carne dal tuo seno, o pura Vergine.

Ode 5. Irmòs.

Tu, mio Signore, sei luce che viene nel mondo, luce santa che trae dalle tenebre dell’ignoranza quanti con fede t’inneggiano.

Con l’intelletto splendente di luce immateriale, balenavi raggi di guarigioni e miracoli, o beato Ambrogio.

Distruggendo i templi degli idoli, erigesti te stesso come sacro tempio dello Spirito, o Ambrogio ispirato da Dio.

Gli imperatori temevano te, che splendevi di grandi virtù e non spezzarono il limite che la tua lingua fissò loro.

Theotokìon. Il Dio che con sapienza ha creato tutto per suo volere, volendo riplasmare gli uomini, ha abitato il tuo grembo, o Vergine.

Secondo canone.

Perché mi hai respinto.

Nella tua divina memoria, o padre, la processione dei sacerdoti e il coro dei fedeli si rallegrano con gli angeli incorporei e la Chiesa esulta di gioia nello spirito per le tue parole, o padre Ambrogio.

Ti sei mostrato un agricoltore tracciando il solco della retta fede e della dottrina; seminando dogmi e facendo crescere la spiga, produci per la Chiesa il celeste pane dello Spirito.

Di Abramo imitasti il sacrificio e la pura fede, pronto a immolare per amore del Creatore, come un altro Isacco, la tua vita; e senza essere ferito dalla mancanza di fede, divenisti amico del Creatore.

Theotokìon. Tu che sei protettrice del mondo, Madre sempre vergine, conducimi e guidami nella via retta sui sentieri di giustizia, raddrizza i miei pensieri, rettificando le vie dell’anima.

Ode 6. Irmòs.

A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Roma celebra le tue virtù sante: come splendida stella effondesti per tutto il mondo il bagliore dei tuoi miracoli, o gerarca, mirabile nella fede.

Vegliando davanti a Cristo fosti riccamente illuminato dai chiari raggi dell’aldilà e nella luce divina illumini ogni giorno quanti con fede ti onorano.

A Dio consacrasti anima e corpo e li rendesti capaci di accogliere i carismi divini, mentre il tuo cuore, padre venerabile, si dedicava alla dolcezza del suo amore.

Theotokìon. Della mia anima, o Vergine, sana le piaghe, prendendomi sotto la tua ombra divina; rischiara anche il mio spirito, oscurato dalla mia negligenza e dalla perversità del nemico.

Secondo canone. Perdonami, Salvatore.

Ricevendo come servo buono e fedele il talento dal Verbo, o sapiente e portandolo alla banca per farlo fruttare, lo hai reso puro e con l’interesse al tuo Sovrano, o Ambrogio.

Hai fatto brillare i tuoi santi ornamenti con lo splendore delle tue fatiche, fosti il pastore delle pecore spirituali, che col tuo bastone dottorale guidavi all’ovile della fede.

Imitasti lo zelo di Elia, biasimando l’imperatore macchiato dal sangue e lo cacciasti dai sacri recinti, salvaguardando così il rispetto dovuto a Dio.

Theotokìon. Trovando realmente con fede in te, nostra Sovrana, protezione, rifugio e baluardo indistruttibile, per le tue preghiere la tua città è preservata dalla disgrazia, dall’afflizione e da tutti i pericoli.

Irmòs. Perdonami, Salvatore, molte sono infatti le mie iniquità e traimi dall’abisso dei mali, ti supplico, poiché a te ho gridato e tu ascoltami, o Dio della mia salvezza.

Kontakion. Tono 3. La confessione della fede.

Rifulgendo per i dogmi divini, oscurasti l’errore di Ario, venerabile pastore Ambrogio, iniziatore ai misteri divini; operando prodigi per la potenza dello Spirito, sanavi ogni sorta di malattie; padre beato, supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Sinassario

Il 7 di questo mese memoria del nostro venerabile padre Ambrogio, vescovo di Milano.

Stichi. Ambrogio, spogliandosi della sua veste di carne, meritò di gustare la divina ambrosia. Il settimo giorno la sua anima eletta si avvia al paese immortale che gli era caro.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Atenodòro.

Stichi. Gioiva per il taglio della spada, Atenodòro, mentre lo spirito gli veniva tolto dalla spada.

Lo stesso giorno san Neòfito moriva annegato.

Stichi. Neòfito, morto in mezzo alle acque, vive presso le fonti delle acque mistiche.

Lo stesso giorno san Domezio muore, trafitto da una spada.

Stichi. Prendi e ricevi, martire di Cristo Domezio: dài la testa e ricevi grande corona.

Lo stesso giorno i santi Isidoro, Akepsimàs e Leone perirono nel fuoco.

Stichi. Bruciarono Isidoro con altri due martiri e Dio con gli stessi doni lo onora per sempre.

Lo stesso giorno il santo vescovo di Nitria Ammone, si addormentò in pace.

Stichi. Tre cose del padre Ammone hai visto, o Nitria: fuga dal mondo, ascesi e uscita da questa vita.

Lo stesso giorno i santi martiri Gaiano e Gaio perirono arsi vivi.

Stichi. Anche se sei immerso nella fornace, o Gaio, non ti lascio entrare solo, dice Gaiano.

Lo stesso giorno i santi trecento martiri d’Africa perirono di spada.

Stichi. O Trinità, per cantare la tua gloria si fanno tagliare la testa le cinque sessantine.

Lo stesso giorno il beato Ignazio, che riposa presso le Vlacherne, si addormenta in pace.

Stichi. Di buone opere la tua bisaccia era colma, o padre, quando lasciasti questa vita vana.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Prisco, Martino e Nicola, dei quali il primo morì di fame, l’altro fatto a pezzi e l’ultimo arso vivo. La loro sinassi si tiene presso il muro delle Vlacherne.

Stichi. Prisco sulla terra perì di fame senza pane, ma gli angeli celesti gli donarono il pane celeste. Gli empi fecero a brandelli la carne di Martino macellandolo. Nicola per non immolare agli idoli, venne immolato nelle fiamme guadagnando il cielo.

Lo stesso giorno l’inaugurazione della Santissima Madre di Dio nel Curatore.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace persiana i figli di Abramo, infiammati dalla pietà più che dall’ardore delle fiamme, gridavano: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Il divino suono dei tuoi dogmi come fulmine attraversò tutta la terra e la fama dei tuoi miracoli straordinari, sapientissimo padre, rifulse illuminando i cuori ottenebrati.

Seguendo i precetti del Salvatore, o padre, moltiplicasti come servo buono il talento che ti aveva affidato, divenendo così degno della gioia del Signore.

Aprendo la tua mente teologa, hai fatto sgorgare i flutti dei tuoi sacri dogmi, irrigando l’insieme dei credenti, padre Ambrogio, iniziatore ai sacri misteri.

Theotokìon. Ecco, Vergine, nel tuo grembo concepisti il Verbo del Padre, il Figlio coeterno e lo partoristi nella carne, donando redenzione a tutti quelli che per Adamo erano caduti, o purissima.

Secondo canone.

I fanciulli dalla Giudea.

Ti rivelasti puro specchio delle virtù, o beato in Dio, riflettendo l’esatta immagine della fede, illuminando quanti cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

La tua vita, o santo, apparve modello dei sommi sacerdoti e vetta di ortodossia per quanti cantano con fede e sempre a Dio gridano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ti rivelasti misurato nel comportamento, eccelso nella parola, rispettabile nella vita, o padre Ambrogio e inflessibile nel cantare con fede: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Implora ora il Dio compassionevole che concepisti, o Madre, affinchè rimuova la sozzura del peccato dall’anima di quanti cantano con fede: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Mortificando le membra e i pensieri carnali, vivificasti la tua anima, o beato; per gli uccisi dalle passioni sei la fonte da cui sgorga la guarigione e che dona loro la vita per salmeggiare: Opere tutte, benedite il Signore.

Conoscendo in anticipo nello Spirito Santo il tuo trapasso dal tuo corpo, o sapiente, l’annunziasti a quanti stavano con te; poi con letizia corresti al cielo gridando: Opere tutte, benedite il Signore.

Purificando corpo, cuore e spirito dal tormento delle passioni, come i divini discepoli, ricevesti dall’alto la luce incandescente dello Spirito, o Ambrogio, gridando: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Apparisti più alta dei cieli concependo, o purissima, Dio celeste che unisce le cose terrestri alle celesti e concede la sua conoscenza a tutti quelli che gridano: Opere tutte, benedite il Signore.

Secondo canone. Al suono della musica.

Fosti strumento della divina serenità calmando l’agitazione delle passioni ed esortando i fedeli a cantare con tutto il cuore: Lodate il Signore, esaltatelo nei secoli.

Per trasmettere la salvezza acquisisti la potenza del Verbo, o beato; con questa ci rivelasti l’Uno della Trinità, che prende ineffabilmente dalla Vergine una carne simile a quella di tutti i mortali.

Come nubi i tuoi divini insegnamenti piovono le guarigioni di cui si abbeverano i cuori dei fedeli che cantano: Benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Theotokìon. Ti proclama beata, o venerabile, la schiera degli angeli, ti magnifica la natura dei mortali, poiché in te abbiamo trovato gioia quanti ti inneggiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Al suono della musica e di tutti gli strumenti, mentre i popoli adoravano la statua d’oro, i tre fanciulli, rifiutando di inchinarsi, inneggiavano al Signore, glorificandolo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: perciò esultando, o Theotòkos, noi ti magnifichiamo.

Vivesti nell’estasi gli onori riservati ai santi nell’eternità; sei salito verso di essi ricevendo con letizia, o glorioso, la ricompensa delle tue fatiche.

Come divino grappolo maturo degnamente fosti messo in riserva nelle botti dei cieli per versare il vino dell’immortalità e la grazia delle guarigioni a chi si accosta a te con fede, o Ambrogio.

O padre Ambrogio, iniziatore dei sacri misteri, in mezzo ai pastori tu brilli come un lampo per sapienza, grazia e ortodossia dei dogmi, perciò noi fedeli, con affetto, con inni degnamente ti diciamo beato.

La Chiesa, avendo te come astro dalla luce diurna, fuga la tenebra di ogni errore e risplendendo per i fulgori dei tuoi sacri dogmi ti proclama beato.

Theotokìon. Lieti ti rivolgiamo, o Vergine, il saluto angelico: Salve, tu che ci liberi dalla maledizione, redenzione dei nostri dolori, tu che divinizzi i mortali con il tuo ineffabile concepimento.

Secondo canone. Stupì di questo.

Eri un olivo fertile nella casa del Signore, con il tuo olio hai riempito sapientemente la lampada delle virtù: con essa, sapiente padre, sei entrato nel celeste banchetto, dove ora con gli angeli gioisci della vita eterna e immateriale.

Ungendo la tua anima con l’unzione delle virtù, ti rivelasti di continenza, modello di vita, fiaccola della Chiesa, custode della santità, colonna di sacra dottrina che senza sosta flagella l’errore delle eresie.

Compiuta la tua corsa, padre sapiente e custodita senza difetto la tua fede, guadagnasti le dimore e la beatitudine dei cieli, ricevendo la corona della meritata gloria; con la tua preghiera salva le nostre anime da ogni male.

Theotokìon. Apparisti, o Vergine, Madre di Dio, partorendo oltre natura in un corpo il Verbo buono, che il Padre, come buono, generò dal suo cuore prima dei secoli e che ora conosciamo oltre i corpi, anche se indossa un corpo.

Irmòs. Stupì di questo il cielo e sbalordirono i confini della terra, poiché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo seno divenne più ampio dei cieli: per questo, Madre di Dio, schiere di angeli e uomini ti magnificano.

Exapostilarion.

Con i discepoli.

Difensore dell’ortodossia, fondamento della Chiesa, sostegno dei gerarchi e vescovo sapiente ti rivelasti, o Ambrogio, guidando il gregge ai pascoli della pietà, respingendo come belve indomabili le torme dei non ortodossi, spiegando la consustanzialità della Trinità santa, o araldo di Dio

Theotokìon.

Tremendo prodigio, o purissima! Ineffabilmente generasti il Verbo consustanziale, che prima rifulge dei secoli dal Padre: perciò ti proclamiamo veramente e propriamente Theotòkos, o Sovrana, perché sei vera genitrice di Dio: supplicalo di salvare la stirpe umana, o beata in Dio.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos. Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 6 Dicembre- Memoria del nostro padre tra i santi Nicola, arcivescovo di Mira di Licia, il taumaturgo

6 Dicembre

Memoria del nostro padre tra i santi Nicola, arcivescovo di Mira di Licia, il taumaturgo.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4.

Canone di fede, icona di mitezza, maestro di continenza ti ha mostrato al tuo gregge la verità dei fatti; per questo con l’umiltà hai acquisito la gloria, con la povertà la ricchezza, o padre e gerarca Nicola. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Theotokìon .

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli grazie a te, Theotòkos, fu rivelato agli abitanti della terra: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Rifulgi sulla terra con i raggi dei prodigi, Nicola sapiente e muovi ogni lingua a glorificare e lodare colui che ti ha glorificato sulla terra: supplicalo di liberare da ogni angustia quanti con fede e affetto onorano la tua memoria, oracolo dei padri.

Gloria. E ora. Theotokìon. Uguale.

Maria, augusta dimora del Sovrano, facci risorgere dalla voragine di tremenda disperazione, colpe e tribolazioni in cui siamo caduti: perché tu sei salvezza, aiuto, potente difesa dei peccatori e salvi i tuoi servi.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Difendi i fedeli, proteggendoli e custodendoli, o beato e manifestamente liberandoli da ogni tribolazione, o splendido vanto e gloria dei gerarchi, o Nicola santo.

Gloria. E ora. Theotokìon. Uguale.

Invincibile difesa di quanti sono nelle angustie, pronta intercessione per quanti in te sperano, liberami dai pericoli e non trascurarmi, soccorso di tutti.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Divenisti fervidissimo difensore della Chiesa di Cristo, distruggendo con franchezza le empie dottrine delle eresie, o Nicola e ti rivelasti a tutti come canone d’ortodossia, pregando per tutti quelli che si fanno guidare dai tuoi divini insegnamenti.

Gloria. E ora.

Theotokìon, uguale.

Presto accogli, Sovrana, le nostre suppliche e presentale al tuo Figlio e Dio, Signora purissima; sciogli le difficoltà di quanti a te accorrono, sventa le insidie e gli attacchi sfrontati, o Vergine, di quanti ora si armano contro i tuoi servi.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?

Ogni spirito e il vangelo secondo Giovanni (10,1-9).

Disse il Signore ai giudei venuti da lui: In verità, in verità vi dico, chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei. Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

Salmo 50. Gloria. Per le intercessioni del gerarca.

E ora. Per le intercessioni della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2.

Bene, servo buono e fedele; bene, operaio della vigna di Cristo: hai portato il peso del giorno, hai moltiplicato il talento che ti era stato dato e non sei stato invidioso di quanti venivano dopo di te; perciò ti è stata aperta la porta dei cieli; entra nella gioia del tuo Signore e intercedi per noi, san Nicola.

Il canone della Theotòkos con gli Irmì per sei stichi e del santo per 8 stichi.

Canone della Theotòkos.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Un inno di vittoria cantiamo tutti a Dio, che ha operato meravigliosi prodigi con braccio potente e ha salvato Israele, perché si è glorificato.

Tu che generasti l’infinita Sapienza, mandami una goccia di sapienza, o maestosa fonte sgorgante grazie, per poter inneggiare al mare dei tuoi favori.

Sciolgo inni a te, da tutti magnificata, cui inneggiano le schiere degli angeli come Genitrice del Dio, da tutti grandemente magnificato e a cui inneggia tutto il creato, perché si è glorificato.

Canone del santo il cui Acròstico è: A te, Nicola, canto una divina melodia. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

L’immane potenza travolse nell’abisso un tempo tutte le schiere del faraone; ma il Verbo incarnato ha annientato il peccato nefando, lui, il Signore glorioso, perché grandemente si è glorificato.

Tu che, incoronato dinanzi al tribunale di Cristo, o sapientissimo Nicola, sei presente con le schiere degli angeli, fammi dono della luce che rischiari l’oscurità dell’anima mia, per poter celebrare nella gioia la tua festa, o beatissimo.

Il Signore che glorifica tutti quelli che lo glorificano, ha dato te ai fedeli come rifugio, per liberare dalle tentazioni quanti ricorrono al tuo aiuto e t’invocano con fede e devozione, gloriosissimo Nicola.

Theotokìon. Suscitandomi il desiderio di essere simile al Creatore, il maligno serpente mi rapì schiavo; per tuo mezzo ora, o purissima, sono stato chiamato ad essere realmente divinizzato: tu, infatti, Madre di Dio, generasti colui che mi ha divinizzato.

Altro canone del santo il cui Acròstico segue l’alfabeto eccetto negli inni triadikà e nei theotokìa.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Alla tua sublimità ispirata a Dio, o Nicola, con lingua e labbra imbarazzate vengo a presentare un breve elogio e una supplica; e tu, munifico qual sei, donami il Salvatore e clemente Dio.

Benché mortale, sulla terra apparisti celeste come un angelo: grandissimo difensore delle vedove, vindice degli affranti, di tutti gli afflitti aiuto nei pericoli, o padre Nicola.

Sono note a tutti quelli che stanno sotto il sole, o beatissimo Nicola, le tue meraviglie, l’oceano dei tuoi meriti: difensore dei poveri, nutritore di orfani e vedove, guida dei ciechi e protettore di tutti.

Triadikòn. Adoro la Trinità increata: Padre e Figlio e Spirito, semplice sostanza divina, natura indivisa essenzialmente, tre ipòstasi distinte, ma indivise.

Theotokìon. Concepisti misteriosamente il Verbo, uno della Trinità o purissima e lo generasti nella carne, rimanendo dopo il parto come prima: supplica sempre per noi il tuo Figlio e Dio.

Katavasìa. Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Della Theotòkos. Ode 3. Irmòs.

Si rinsaldi il mio cuore nella tua volontà, o Cristo Dio, che sulle acque consolidasti il secondo cielo e sulle acque stabilisti la terra, o Onnipotente.

Venga da me lodata la Madre di Dio, cielo purissimo, reggia del Re, paradiso colmo di vere attrattive ed olezzante, speranza dei cristiani.

Con il verbo generasti il Verbo, che con il verbo chiamò all’essere ogni natura ragionevole e irragionevole, liberando dall’irragionevolezza i mortali, o Benedetta.

Del santo. È fiorito come giglio.

O beato Nicola, tu che divenisti autentico discepolo del Signore, salvi dai gravi pericoli e da morte crudele quanti a te ricorrono.

Sii propizio ai tuoi servi concedendo, o Buono, il perdono delle colpe, per intercessione del tuo servo Nicola, o misericordiosissimo.

Theotokìon. Calma il tumulto delle mie passioni e governa la mia vita, o Signora santissima, che generasti Cristo, in cui si è confermato il mio cuore.

Un altro del santo. Al Figlio che prima.

Dotato il tuo cuore, o divinamente sapiente, dell’attestato di molte virtù, segnato dal dito immortale e immacolato di Cristo Dio, o Nicola, stilli nelle tue parole scelto favo e dolce miele.

La grazia evidenziò su di te straordinarie meraviglie: la tua luminosa condotta, o Nicola, rifulge e illumina le anime più di qualunque oggetto aureo, per il fulgore del divino Spirito.

Tu zelante, vivi anche dopo la morte; apparso in sogno veridico, salvasti da morte in modo inatteso i giovani, gridando energicamente all’imperatore: Non essere ingiusto con gli uomini accusati per invidia.

Triadikòn. Trinità santissima, nostro Dio, Padre e Figlio e Spirito vivificante, siimi propizio: con colpe senza numero ho macchiato la mia vita; custodiscimi in ogni luogo e sempre immune da afflizione.

Theotokìon. Concedi, o Theotòkos, una speranza di salvezza ai tuoi servi e apprèstati a custodirli e ad aiutarli con la tua premurosa intercessione nelle necessità e nei pericoli; tu, infatti, sei il vanto di noi fedeli, o sposa divina.

Katavasìa. Al Figlio prima dei secoli immutabilmente dal Padre generato e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, incarnato, a Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo sei tu, Signore.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Fiume colmo di rimedi e fonte inesauribile di meraviglie ti rivelò, o Nicola, l’abisso della misericordia; quanti, infatti, sono oppressi duramente da gravi malattie e provati crudelmente dalle disgrazie della vita, trovano nella tua fervida protezione un farmaco che lenisce ogni afflizione; perciò ti gridiamo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon. Uguale.

Ineffabilmente concepita in grembo la Sapienza, il Verbo, Madre di Dio, partoristi al mondo colui che regge il mondo e tenesti tra le braccia colui che sostiene l’universo, nutrendo tutti, l’Artefice del creato; perciò ti scongiuro, Vergine santissima, di liberarmi dalle colpe per il giorno in cui dovrò presentarmi al mio Creatore: Sovrana, Vergine pura, dammi allora il tuo aiuto, perché tu puoi tutto ciò che vuoi, o lodatissima.

Della Theotòkos. Ode 4. Irmòs.

Prevedendo in ispirito, o profeta Avvacùm, l’incarnazione del Verbo, hai annunziato gridando: quando si avvicineranno gli anni sarà reso noto, quando giungerà il tempo verrà fatto rivelare. Gloria alla tua potenza, Signore.

Per suggerimento del serpente, o castissima, Eva diviene causa di morte per gli uomini; tu, invece, o Vergine, che con il verbo generasti il Verbo, ti rivelasti difesa ospitale di immortalità e vita; perciò giustamente ti inneggiamo.

In ispirito i profeti ti previdero, o casta: monte, porta, altare, arca santa, candelabro, trono di vita, vaso e scanno per commensali, Madre di Dio, manifestandoti nei simboli, di cui vediamo il compimento.

Del santo. Sei venuto dalla Vergine.

Avendo conversato castamente con i raggi dello Spirito, divenisti portatore di luce, illuminando i confini del mondo, presente a tutti e salvando quanti a te ricorrono con fede.

Come apparisti una prima volta, liberando da morte i giovani, così anche ora, o beato, salvami da ogni difficoltà, da tentazioni e pericoli, o felicissimo.

Hai fatto rifulgere lo splendore delle virtù, o beatissimo, divenendo insuperabile imitatore del tuo Sovrano; invocato, quindi, salva quanti ti glorificano con pietà e fervore.

Theotokìon. Su di te è sceso il Sovrano e Signore, prendendo corpo in te e ha salvato tutta l’umanità nella sua infinita misericordia: perciò a te acclamo: Salve, purissima Theotòkos.

Un altro del santo. Virgulto dalla radice.

La mia sola invocazione scampa veramente subito da tutte le brame dei nemici, quanti a te gridano con fervore, o sacro Nicola: come prima liberasti gli statilàti, salva anche noi da ogni crudele circostanza.

Stando presso il trono di Dio, non smettere di intercedere con insistenza, o sapiente, per tutti noi, tuoi fedeli servi, o ammirabile Nicola, affinchè siamo liberati dal fuoco eterno e dal giudizio maligno e dal maltrattamento dei nemici.

Ovunque fai sgorgare guarigioni per quanti con fede a te accorrono e liberi tutti dai legami; cambia dunque la nostra tristezza in gaudio, o luminoso Nicola, annientando l’orgoglio dei nostri nemici con le tue accette implorazioni.

Triadikòn. Onoro il principio della Divinità senza principio, Padre, Figlio e Spirito santissimo; venero l’artefice di tutte le cose, uno indiviso, sempre distinto in tre fattezze e ipòstasi, unico regno indivisibile.

Theotokìon. Apparisti realmente superiore ai mortali e più onorabile degli angeli, o fanciulla genitrice di Dio; poiché concepisti in grembo il Creatore di tutto, rivestito di carne materiale, generandolo senza seme. Oh straordinaria nuova visione!

Katavasìa. Virgulto dalla radice di Iesse e fiore che da essa procede, o Cristo, dalla Vergine sei germogliato, dal boscoso monte adombrato, o degno di lode: sei venuto incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu, immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.

Della Theotòkos.

Ode 5. Irmòs.

Fai sorgere la tua splendida luce inaccessibile su noi, che vegliamo all’alba sui giudizi dei tuoi comandamenti, Sovrano filantropo, Cristo nostro Dio.

Come maestosa arca di santificazione, fiammeggiante santo trono e reggia santificata, o Sovrana, hai portato in te Dio onnipotente.

Apparisti ineffabilmente, o sola purissima, Madre ignara di uomo tra le vergini e poi nuovamente Vergine tra le madri: generasti, infatti, Dio che può mutare le nature.

Del santo. Tu sei mediatore.

Brillando con una condotta degna di Dio, o beatissimo, apparendo loro liberasti i condannati a morte con ingiusta sentenza, che gridavano a Cristo Signore: all’infuori di te non conosciamo altro Dio.

Contemplando ora nei cieli la gloria eterna e deliziandoti della luce brillantissima dell’indicibile e divino splendore, proteggimi con il tuo aiuto, o augusto santo, servo di Cristo.

Theotokìon. Per richiamare la tua immagine imbrattata, o Salvatore, presa carne, all’insaputa delle potenze celesti, dalla Vergine, con la passione sei apparso a quanti a te gridano: altro Dio all’infuori di te non conosciamo.

Un altro del santo. Dio della pace.

Proclamano ora le tue meraviglie, o padre, la grande metropoli di Mira e la regione della Licia e tutti i popoli i tuoi prodigi, per i quali liberasti tutti da afflizioni e dolori, o ammirabile Nicola.

Libera anche noi da ogni pericolo per la tua intercessione, o Nicola, rifugio delle vedove, padre degli orfani, ottimo aiuto degli afflitti, consolatore di quanti sono in lutto, pastore e guida di tutti gli erranti.

Dalla terra sei stato trasferito in dimore immateriali, dove, divenuto emulo delle angeliche schiere, contempli l’indicibile bellezza di Cristo; perciò esultando con gli apostoli e i martiri, o padre Nicola, supplica con insistenza per noi il Salvatore.

Triadikòn. Desidero esaltare in modo manifesto le tre ipòstasi coeterne, dello stesso trono dell’unica Divinità indivisibile, dalla quale sono stato tratto all’esistenza dal nulla, esclamando con gli angeli: santo, santo, santo sei, Signore.

Theotokìon. Salvezza dei mortali e speranza di tutti, che prontamente prevede e scampa, anche ora muoviti a pietà di noi che a te gridiamo, o purissima e che t’invochiamo in ogni circostanza: altra protezione, infatti, dopo Dio, noi non abbiamo.

Katavasìa. Dio della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai inviato l’angelo del tuo gran consiglio per donarci pace; guidati dunque alla luce della conoscenza di Dio, vegliando sin dai primi albori, noi ti glorifichiamo, filantropo.

Della Theotòkos.

Ode 6. Irmòs.

Imitando il grande profeta Giona esclamo: libera la mia vita dalla corruzione, o Buono e salva, o Salvatore del mondo, me che grido: Gloria a te.

Protezione dei fedeli, gioia degli afflitti, riempi di gaudio e letizia spirituale i tuoi servi, che confidano nella tua protezione.

Io canterò il cielo spirituale, il tempio puro, l’arca santa, il delizioso paradiso di Dio, in cui si trova l’albero della vita.

Del santo. Avvolto dall’abisso.

È stata posta degnamente su di te la corona della vittoria, per cui, come ottimo vincitore, salva quanti t’invocano.

Apparendo, o beato, salva me morto per le colpe e sommerso dalle onde delle passioni, guidandomi verso il porto del divino volere.

Theotokìon. In te ho posto le speranze della salvezza, Madre sempre vergine e pongo te come sicura e inconcussa protezione della mia vita.

Un altro del santo. Il mostro marino.

Novello Abramo ti rivelasti, presentando al tuo Signore, come figlio unigenito, l’intelletto e offrendo sempre sacrifici incruenti e pertanto sei stato benedetto come ospitale e sei divenuto dimora divina e irreprensibile della Trinità, o padre Nicola.

Operi insoliti e mirabili prodigi su tutta la terra e nei mari lontani per i viandanti in pericolo, accogliendo le suppliche: ti sei, infatti, mostrato medico dei malati, sostenitore dei miseri, tu che porti come nome “Vittoria del popolo” fedele contro i nemici.

Prevedendo il futuro con l’occhio dell’intelletto, colmasti tutti di retti dogmi, annunziandoci il Figlio consustanziale al Padre; annientasti così la frenesia di Ario e proponesti i tuoi venerati insegnamenti come colonna dell’ortodossia.

Triadikòn. Venero e onoro la Trinità indivisibile, distinta in tre ipòstasi, ma sempre unita nell’essenza e nella natura, come unico principio: il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, che domina tutto con onnipotenza e che ogni realtà governa come vuole.

Theotokìon. O Purissima, chinando i cieli, Cristo di sua volontà interamente dimorò nel tuo grembo: non sopportò veder tiranneggiata dall’errore l’opera delle proprie mani, per cui sotto forma di servo venne a liberare la stirpe umana.

Katavasìa. Il mostro marino, dalle sue viscere, ha espulso come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, da lei è uscito, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la Madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.

Kontàkion.

Tono 3. La Vergine oggi.

A Mira, o santo, ti sei mostrato sacerdote: oggi infatti, compiendo il vangelo di Cristo, hai dato la vita per il tuo popolo, hai salvato gli innocenti dalla morte. Per questo sei stato santificato, come grande iniziato della divina grazia.

Ikos.

Inneggiamo ora con cantici al gerarca, che in Mira, o popoli, fu pastore e maestro, affinché risplendiamo per le sue intercessioni: poiché ecco, si è rivelato interamente illibato, puro di spirito, presentando a Cristo un sacrificio puro, sincero e accetto a Dio, come sacerdote purificato nello spirito e nel corpo. Perciò egli è veramente patrono della Chiesa e difensore di essa, come grande iniziato ai misteri della divina grazia.

Sinassario.

Il sei di questo mese memoria del santo nostro padre Nicola, arcivescovo di Mira di Licia, il taumaturgo.

Stichi. O Nicola, in terra hai goduto grande stima e separandoti dalla terra vivi per intercedere. Nel sesto giorno avviene il termine della vita di Nicola.

Memoria del neomartire Nicola Karàmanos, che subì il martirio a Smirne nel 1657.

Lo stesso giorno memoria della liberazione dal terremoto avvenuta per filantropia.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della Theotòkos. Ode 7. Irmòs.

La fornace, o Salvatore, è colma di rugiada e i fanciulli esultano cantando: benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

L’Altissimo ti rivelò paradiso vivente, o casta, talamo ricolmo di grazie, aurea veste purpurea e cielo.

Rendi salda la mia mente instabile e la mia ragione turbata e con la tua protezione collocami sulla salda roccia, Madre sempre vergine.

Del santo. L’empio decreto.

Sono caduto gravemente colpito dal taglio delle tentazioni e, cedendo allo scoraggiamento, sono giunto alle porte degl’inferi; con le tue preghiere, o beato, salvami e rialza colui che canta; benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Splendido per i bagliori immateriali della luce intramontabile, libera quanti soffrono nelle tenebre delle afflizioni e guida alla luce della letizia quanti cantano: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. O Genitrice di Dio, supplica Cristo, tuo Figlio e Dio, di riscattare per il suo sangue prezioso quanti si macchiarono di gravi colpe per gli inganni del serpente, ma che ora cantano: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Un altro del santo. I fanciulli allevati.

Padre Nicola, guarendo le infermità della mia anima ti rivelasti il miglior medico di tutte le malattie più difficili; concedimi di gridare con vigore: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Scampando da morte un tempo gli stratilàti, o santo, li stimolasti a inneggiare e glorificare Cristo Salvatore e, con fede ardente, a gridare a te: o sapiente, ti esaltiamo come benefattore.

Sfiorando misticamente con le tue labbra il vaso della sapienza, padre Nicola, vi hai succhiato zampilli d’ambrosia, più che miele e favo, gridando ai popoli: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Triadikòn. A te inneggiamo, Trinità tre volte santa, Monade consustanziale trifulgente, Padre, Figlio e Spirito Santo, a cui tutti noi battezzati cantiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Accogliendo le preghiere di tutti, o Theotòkos, supplica tuo Figlio e Dio di liberare dalla condanna quanti giustamente ti onorano ed esclamano; Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Katavasìa. I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un empio comando, non si lasciarono atterrire dalla minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme cantavano: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Della Theotòkos. Ode 8. Irmòs.

Colui che gli angeli e tutte le schiere temono, come Creatore e Signore, inneggiate, o sacerdoti, glorificate, o fanciulli, benedite, popoli ed esaltatelo per tutti i secoli.

Come vivente talamo, soffice veste purpurea, clamide intessuta di porpora e d’oro, apparisti, o Vergine, al Re dell’universo, come porpora da cui venne intessuta la carne del Verbo Dio e uomo.

Concepisti, o purissima, l’immutabile, che come Creatore e Dio, ineffabilmente con la sua mano regge tutto il creato e in modo incomprensibile diviene mortale per noi e come noi.

Del santo. Un tempo a Babilonia.

Tu che sei benevolo e compassionevole, o beato, libera quanti sono immersi nel profondo delle tentazioni dei mali che li opprimono, ottenendone la liberazione in forza delle tue intercessioni a Cristo Salvatore, o depositario dei sacri misteri.

Mistagogo di ciò che supera l’intelletto, ministro delle realtà sante e celesti, divinamente sapiente e fedele gerarca, domanda al Salvatore la remissione delle nostre colpe, o gerarca santo.

Theotokìon. Caduto nel profondo dell’ignominia e da qui travagliato da diversi mali, la mia mente ora è indebolita, ma tu, Vergine circonfusa dalla luce dell’impassibilità, risanami.

Un altro del santo. La fornace che effondeva.

Tutta la folla degli asceti, gli ordini dei patriarchi e degli apostoli, la moltitudine dei sacerdoti e dei martiri, l’assemblea dei profeti, esaltano la tua divina condotta; con loro anche noi ti preghiamo: non mancare di supplicare sempre il Signore perché ci preservi da ogni danno.

Eccelso Verbo, Sovrano onnipotente, per le preghiere del santo pastore, rendi serena la vita di tutti i cristiani, concedendo al pio imperatore, ti preghiamo, vittoria e forza contro i barbari, perché tutti inneggiamo ed esaltiamo la tua potenza nei secoli.

Splendente luce inaccessibile, o padre, illumini le anime degli afflitti, dileguando ogni oscurità e tenebra delle tentazioni, facendo sempre rifulgere i raggi della gioia, nei quali splendidamente raggianti gridiamo; il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Triadikòn. Celebriamo con fede la vita e l’esistenza e l’una e trina luce, la Trinità, secondo gli insegnamenti sommamente divini dei padri: il Padre e il Figlio e il santo Spirito; con loro piamente cantiamo: tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Theotokìon. Il roveto prefigurò, o fanciulla pura, il tipo di un fatto insolito, ardendo un tempo senza consumarsi sul monte Sinai, prefigurando il mistero del tuo parto: il fuoco della Divinità che abitò in te, infatti, ti serbò incorrotta; perciò ti inneggiamo per tutti i secoli.

Katavasìa. La fornace che effondeva rugiada è stata immagine di una meraviglia oltre natura: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Della Theotòkos.

Ode 9. Irmòs.

Magnifichiamo, o fedeli, la fonte perenne scrigno di vita, la luminosa lucerna d’oro massiccio, il tempio animato, la dimora pura, la più ampia del cielo e della terra, la Theotòkos.

Con il flusso della tua grazia irriga me, arso dalle fiamme delle sventure e orribilmente ustionato, o fonte zampillante grazie, che generasti il fiume delle grazie, da cui chi beve mai più avrà sete.

Come splendido talamo dello Sposo, reggia spirituale del Sovrano, porpora tessuta d’oro, dimora soave di Cristo, Signore di tutti, salva me, tuo supplice.

Del santo. Il Figlio dell’eterno.

Illuminato dalle luci della grazia e divenuto chiaramente luminare di pietà, salvi i tribolati dalle tentazioni, liberi gli immersi nel profondo del mare e nutri inaspettatamente i colpiti dalla carestia, o beatissimo sapiente in Dio.

Tu che ora dimori nel paradiso della delizia e puoi assaporare chiaramente l’indicibile gloria, dalle volte celesti guardi i tuoi cantori, liberandoli dalle passioni, o beatissimo ispirato da Dio.

Theotokìon. O pura Madre di Dio, generasti il Verbo enipostàtico, sapienza e forza del Padre, che dal tuo casto grembo si preparò il proprio tempio, unendosi a questo con indissolubile vincolo.

Un altro del santo.

Vedo un mistero.

Rallegratevi in ispirito, voi tutti che celebrate questa festa, esultate raggianti, cieli e anche voi, monti e colli, Chiese e cori delle vergini e degli asceti nel commemorare il beatissimo, per il quale tutti qui convenuti magnifichiamo il Salvatore.

Sciolgano inni i confini tutti della terra e voi, che con serti di lode ornate manifestamente il capo di Nicola, servo di Cristo Dio, per il quale siamo liberati dalle passioni e dai pericoli.

Dégnati di accettare, o Nicola, l’inno di questo breve lavoro così come Cristo gradì i due centesimi della vedova: non disdegnare questa iniziativa, che abbiamo osato affrontare, o beatissimo, non per vanagloria, ma per zelo.

Triadikòn. Unita da consustanziale volontà, la Trinità viene distinta di nuovo indivisibilmente nelle ipòstasi, mantenendo sempre la potenza: il Padre e il Figlio e lo Spirito vivificante, l’unico Dio in tre ipòstasi, che noi magnifichiamo.

Theotokìon. Fu salvato tutto il creato nel tuo parto e in te il Signore ha tolto pianto e gemito e ogni lacrima da ogni volto, o pura e castissima Theotòkos e noi debitamente ricambiamo.

Katavasìa. Vedo un mistero strano e portentoso: cielo, la grotta, trono di cherubini, la Vergine e la greppia, spazio in cui è stato posto a giacere l’Incontenibile Cristo Dio, che noi celebriamo e magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Celebriamo tutti il grande pastore e gerarca Nicola, Vescovo di Mira: ha salvato molti uomini che ingiustamente dovevano morire ed è apparso in sogno all’imperatore e ad Avlavio per annullare l’iniqua sentenza.

Uguale.

Con i prodigi grandemente ti ha esaltato il Signore, o gerarca Nicola e in questa vita e dopo; chi, infatti, avendo solo invocato il tuo santo nome con tutta fede, non è stato esaudito, trovando in te un fervido protettore?

Theotokìon.

Tu che partoristi Cristo, sapienza enipostàtica, Verbo sovrasostanziale e medico di tutti, sana, o Vergine, le dolorose piaghe e ferite croniche della mia anima e fa’ cessare gli sconvenienti pensieri del mio cuore.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Volando intorno ai fiori della Chiesa come un’ape del celeste alveare degli angeli, o beatissimo Nicola, gridi sempre a Dio per tutti noi, che siamo tra le angustie, i pericoli e le prove e ci riscatti con la tua intercessione.

Hai reso più luminoso lo splendore della veste sacra con le virtù della vita attiva, o padre teoforo: perciò tu compi per noi il divino ufficio dei portenti, o sacro ministro di celebrati miracoli, liberandoci dalle sventure.

Aggirandoti tra le bellezze delle realtà invisibili, hai contemplato quella tremenda gloria, o santo dei santi: perciò annunzi a noi, o sacratissimo, le celesti rivelazioni di quelle visioni perenni.

Come ti presentasti in sogno al pio imperatore e liberasti i prigionieri dalla morte, o padre, così intercedi senza sosta affinché, per le tue preghiere, anche ora siamo liberati da tentazioni, pericoli e dolori, noi che come conviene ti celebriamo.

Gloria. Tono pl. 1.

Diamo il segno con la tromba dei canti, tripudiamo festosamente e danziamo esultanti per l’annuale solennità del padre teoforo; re e principi accorrano insieme e celebrino colui che, presentandosi tremendamente in sogno, persuase l’imperatore a liberare i tre condottieri tenuti in prigione innocenti; pastori e maestri, conveniamo insieme per lodare il pastore emulo del buon pastore; i malati facendo l’elogio del medico, quanti sono nei pericoli, del liberatore, i peccatori, dell’avvocato, i poveri, del tesoro, gli afflitti, del conforto, i viaggiatori, del compagno di viaggio, quanti sono in mare, del nocchiero: tutti, facendo l’elogio del grandissimo gerarca, che ovunque a noi fervido accorre, così diciamo: santissimo Nicola, affrettati a liberarci dall’angustia presente e con le tue suppliche salva il tuo gregge.

E ora. Theotokìon.

Diamo il segno con la tromba dei canti: perché, affacciandosi dall’alto, la Vergine Madre regina dell’universo corona di benedizioni quanti i suoi cantori; re e principi accorrano insieme e acclamino con inni la Regina che partorì il Re che, per filantropia, si compiacque di liberare i prigionieri della morte; pastori e maestri conveniamo insieme per celebrare la purissima Madre del buon pastore; facendo l’elogio, con canti ispirati, del candeliere d’oro della nube luminosa, di colei che è più ampia dei cieli, dell’arca vivente, del trono di fuoco del Sovrano, dell’urna d’oro della manna, della porta chiusa del Verbo, del rifugio di tutti i cristiani, così diciamo: Reggia del Verbo, rendi degni noi miseri del regno dei cieli: nulla è impossibile con la tua mediazione.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Viene poi distribuito il santo olio ai fratelli dalla lampada del santo, mentre vengono cantati questi idiòmela.

Tono pl. 2. Di Sergio.

Bene, servo buono e fedele; bene, operaio della vigna di Cristo: hai portato il peso del giorno, hai moltiplicato il talento che ti era stato dato e non sei stato invidioso di quanti venivano dopo di te per questo ti è stata aperta la porta dei cieli; entra nella gioia del tuo Signore e intercedi per noi, san Nicola.

Tono pl. 4.

Corresti verso la lode del Signore, o Nicola, in questa vita passeggera ed egli ti glorificò nella celeste e vera vita: perciò, essendoti acquistata la sua confidenza, intercedi per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Tono pl. 4.

Il frutto delle tue gesta di uomo forte, o beato padre, ha allietato le anime dei fedeli: chi, infatti, sentendo la tua smisurata umiltà, non ha ammirato la tua perseveranza e la tua benevolenza per i poveri e compassione per gli afflitti? Tutti hai divinamente ammaestrato, o gerarca Nicola e ora, cinto di immarcescibile corona, intercedi per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Sovrana, accetta le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni necessità e afflizione.

Alla Liturgia i Typikà dal canoni, odi 3 e 6.

Continua a leggere

Mattutino del 5 Dicembre- Memoria del nostro padre teoforo Saba il santificato

5 Dicembre

Memoria del nostro padre teoforo Saba il santificato.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime hai fatto fiorire il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi hai fatto rendere al centuplo i frutti delle tue sofferenze; con i tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumène; Saba, beato nostro padre, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, la tua filantropia: accogli, mentre intercede per noi, la Theotòkos che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, un popolo disperato.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Compiuta piamente la vita terrena, apparisti puro ricettacolo dello Spirito e illumini quanti con fede a te si accostano, o beato: perciò chiedi al tuo Sovrano di illuminare le anime di noi tuoi cantori, o Saba, nostro padre di mente divina.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ti sappiamo Madre di Dio, vergine realmente anche dopo il parto, noi tutti che, con affetto, nella tua bontà ci rifugiamo: perché ti abbiamo come avvocata, noi peccatori; abbiamo te, l’unica purissima, come salvezza nelle tentazioni.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Presa la croce del Signore, o sapiente e seguendolo sino alla fine, non tornasti nel mondo con l’intelletto, o sapiente in Dio; con la continenza e le fatiche uccidesti le passioni e ti preparasti per essere tempio del tuo Signore; perciò ricevesti in ricompensa i carismi per sanare le malattie e scacciare gli spiriti, o beato teoforo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ineffabilmente concepita in grembo la Sapienza, il Verbo, Madre di Dio, partoristi al mondo colui che regge il mondo e tenesti tra le braccia colui che sostiene l’universo, colui che tutti nutre, l’Artefice del creato. Perciò ti scongiuro, Vergine santissima, di liberarmi dalle colpe nel giorno in cui dovrò presentarmi al cospetto del mio Creatore: Sovrana, Vergine pura, dammi allora il tuo aiuto, perché tu puoi tutto ciò che vuoi, o lodatissima.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Lasciate tutte le cose terrene, stando ancora nel mondo con il corpo, con lo spirito divenisti consorte degli angeli: mortificando infatti le presenti passioni del corpo, sei divenuto ministro della Trinità, o beato; perciò guarisci anche le sofferenze dei malati e con la parola scacci gli spiriti mediante la grazia, o nostro padre teoforo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Cantiamo la porta del cielo, l’arca, il monte santissimo, la nube luminosa, la scala celeste, il paradiso razionale, il riscatto di Eva, il grande tesoro di tutta la terra: perché in lei si è compiuta la salvezza del mondo e la remissione delle colpe antiche; perciò a lei gridiamo: prega il tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti con fede onorano il tuo purissimo parto.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?

Ogni spirito e il Vangelo secondo Luca (6, 17-23).

In quel tempo Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla dei suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti. Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli.

Salmo 50. Gloria. Per le intercessioni del santo. E ora. Per le intercessioni della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche; annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita; poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

Il canone della Theotòkos e questo del santo. Acròstico: Il migliore degli asceti, Saba, canto. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Per l’irradiamento del santo Spirito illumina, o Saba, i fedeli che con affetto ti cantano nei loro inni, o vanto degli asceti, splendore dei monaci, diadema del deserto e dottore della verginità.

Fin dalla tua giovinezza hai riposto in Dio tutto il tuo amore e a lui ti guidò il desiderio del tuo cuore; mortificasti l’offensiva delle passioni e gli slanci della carne con la temperanza, Saba, teoforo glorioso.

Abbattesti vittorioso il serpente che si nascondeva presso il frutto, oltrepassando agilmente le sue reti con le ali dell’amore divino, cogliendo con letizia, o padre santo, la vita dall’albero della sapienza.

Illuminato dalla luce della grazia, sei corso nel fuoco come i tre fanciulli restando illeso, poiché Dio ti proteggeva e rivelasti a tutti il tuo progresso e splendore finale, o padre.

Theotokìon. La morte infieriva contro di noi con assalti irresistibili assalti, ma avvicinandosi al tuo parto, fu annientata e, lanciandosi su di lui, fu abbattuta, poiché tu, Vergine Theotòkos, hai generato realmente la vita eterna incarnata.

Katavasìa. Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.

Ode 3. Irmòs.

Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e disponesti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi precetti, poiché non c’è santo all’infuori di te, unico filantropo.

Consentendo al tuo spirito di dominare le passioni, beato padre, fosti anche un maestro di santità, poiché sottomettesti il bene minore al migliore; perciò fioristi come palma in mezzo al deserto.

Per seguire le tracce del Sovrano, sei divenuto emigrante dalla tua patria e abitando il deserto, sollevasti il trofeo contro gli avversari, fortificato dalla potenza di Dio.

Consolidato dalla forza del tuo spirito, sconfiggesti le molteplici seduzioni del nemico, padre sapiente e beato e smascherasti e poi rovesciasti l’innalzarsi del suo orgoglio.

Vedendoti adorno di virtù, con un’anima radiosa e amabili disposizioni, Eutimio, fiaccola scintillante, ti accolse e profetizzò chiaramente, beato padre, lo splendore che ti sarebbe venuto.

Theotokìon. Ti sei veramente rivelata, o Vergine Madre, la chiara porta dell’economia salvifica del Verbo: tu infatti hai introdotto per noi il raggio intellettivo della divinità sovradivina.

Katavasìa. Al Figlio prima dei secoli immutabilmente dal Padre generato e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, incarnato, a Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Rinunziando alle agitazioni della vita e portando la tua croce sulle spalle, ti sei votato interamente al tuo Signore; divenuto straniero al mondo e alla carne, fosti confidente del santo Spirito; risvegliando le folle al buon zelo per Dio, svuotasti le città e popolasti i deserti; padre teoforo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

La mia povera anima, Vergine santa, ho rabbuiato fin dall’infanzia, mi sono insozzato con le parole e le azioni e non so che fare né dove rifugiarmi, non conosco altra speranza che te. Ahimè! servo inutile che sono, supplice ora a te accorro, Vergine purissima e ti prego confessando: Ho peccato! Prega il tuo Figlio e nostro Dio, di donarmi la remissione dei peccati.

Ode 4. Irmòs.

Tu sei il mio vigore, Signore, tu la mia forza, tu il mio Dio, tu la mia esultanza, tu, che senza abbandonare il seno del Padre, hai visitato la nostra povertà; perciò col profeta Avvacùm a te acclamo: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Purificandone la condizione e aprendola alle visioni divine, beato padre, rendesti la tua anima sede di carismi divini e col contatto delle mani guarivi le malattie, come Cristo tuo Sovrano.

Colui che si sollevò contro di te, padre santo, fu inghiottito come Datan e scomparve come Abiron; poiché in modo invisibile la grazia ti custodiva, prevedendo che molti sarebbero stati salvati da te e avrebbero seguito i tuoi divini insegnamenti.

Insegnando la legge di Dio ai tuoi sensi, padre mirabile, applicasti il tuo intelletto alla comprensione di ciò che è spirituale, incorporeo, procedendo fermamente di gloria in gloria e camminando di altezza in altezza.

Per rendere servizio alle genti della tua nazione, fondasti delle città nel deserto per il bene delle anime e la lode del Signore; in una terra assetata facesti sgorgare fonti d’acqua e dal cielo hai fatto piovere prodigiosamente sulle terre aride.

Theotokìon. Ti rivelasti davvero paradiso pieno di refrigerio e bellezza dell’immortalità, concependo e poi partorendo l’albero della vita piantato in te e stillando la speranza della salvezza per tutti i fedeli che ti proclamano Theotòkos.

Katavasìa. Virgulto dalla radice di Iesse e fiore che da essa procede, o Cristo, dalla Vergine germogliasti, dal boscoso monte adombrato, o degno di lode: venisti incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu, immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.

Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai respinto dal tuo volto, luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi precetti.

Con mente irremovibile proteso verso colui che amavi, da lui hai ricevuto, o padre, l’abbondante grazia di immensi prodigi e curavi compassionevolmente quanti si avvicinavano a te con fede, o beato.

Deposto il fardello dei pesi carnali, divenisti scrigno eletto del santo Spirito, capace di contenere Dio, abbellito dall’astinenza dai cibi, dalla preghiera, dalla pazienza e dall’umiltà, o divino.

Fosti consacrato araldo dalla gran voce dei divini dogmi, o padre e divenisti difensore dei santi Sinodi, rendendo sapienti gli imperatori, ai quali apparisti chiaramente protetto dalla grazia divina, o felice.

Padre santo, la grazia che ti fu data da Dio divenne celebre ovunque, proclamando fino ai confini a tutti gli uomini la virtù divina dei tuoi miracoli, dimostrata ampiamente da innumerevoli prove.

Theotokìon. Partorendo Dio manifestato nella carne, ti sei rivelata alla stirpe umana protettrice dei fedeli, rifugio incrollabile dei tuoi cantori, portatrice della salvezza; salvami, purissima, da ogni pericolo.

Katavasìa. Dio della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai inviato l’angelo del tuo gran consiglio per donarci pace; guidati dunque alla luce della conoscenza di Dio, vegliando sin dai primi albori, noi ti glorifichiamo, filantropo.

Ode 6. Irmòs.

Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie colpe e fammi risalire, ti prego, dall’abisso dei mali, perché a te ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Amando Dio e il prossimo, adempisti il principio fondamentale dei profeti e della Legge, poiché raggiungesti la virtù che incomparabilmente le supera tutte.

Vivevi come un angelo sulla terra: perciò Cristo ti conferì l’onore che spetta al loro rango, concedendo alla tua anima di camminare in compagnia di angeli santi.

In te la Sapienza trovò un figlio; come principio di sapienza, infatti, preferisti il timore del Signore; portato da essa, padre santo, raggiungesti la perfezione possibile agli umani.

Theotokìon. Generasti il Salvatore e Redentore, il Dio e Signore di tutti, che conversa con noi attraverso la carne; salva dai pericoli, o purissima, quanti ti chiamano Sovrana.

Katavasìa. Il mostro marino, dalle sue viscere, ha espulso come embrione Giona, come lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, da lei è uscito, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la Madre indenne dalla corruzione, cui non era sottostata.

Kontàkion. Tono pl. 4. A te, invincibile.

Offrendoti tramite la virtù dall’infanzia come sacrificio senza macchia al Dio che ti conosceva prima che tu nascessi, o Saba beato, sei divenuto decoro dei santi e illustre colonizzatore del deserto. Perciò ti acclamo: Salve, padre insigne.

Ikos. Di Simeone.

Germoglio della sapienza, Saba santo, desiderasti dall’infanzia la Sapienza enipostàtica: ed essa, venendo a dimorare con te, ti separò dalla terra e ti fece ascendere alle altezze, intrecciando una corona di fiori immateriali e ponendola sul tuo capo santificato, o uomo di mente divina: di essa ornato, rendimi propizio Dio perché mi doni conveniente sapienza di parola, affinché canti la tua santa dormizione, che Cristo nostro Dio ha glorificato. Perciò anche noi ti acclamiamo: Salve, padre insigne.

Sinassario.

Il 5 di questo mese memoria del nostro santo padre Saba il santificato.

Stichi. Saba, che del suo Sovrano aveva seguito la traccia, introducendone il passo al cammino qui in basso, si trova ormai davanti a lui faccia a faccia. In dicembre, il cinque, il cielo riceve Saba.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Anastasio.

Stichi. Venero Anastasio, che con la sua passione, glorificò la risurrezione del Signore.

Lo stesso giorno il santo martire Diogene morì lapidato.

Stichi. Diogene martire con gioia venne rivestito della tunica di pietra di cui fu provveduto.

Lo stesso giorno il santo martire Averkio perì di spada.

Stichi. Con la spada ottiene il trionfo Averkio e nel cielo viene incoronato vincitore.

Lo stesso giorno si addormentava in pace il beato Nonno.

Memoria del nostro beato padre Nettario vissuto in ascesi nella cella di Iàgari, che si trova nelle vicinanze di Karyès del monte Athos, addormentato nell’anno 1470.

Il beato Filòteo di Karyès, padre spirituale del padre Nettario di cui sopra, si addormentò in pace.

I santi monaci martiri che dimoravano nelle celle del Monte Athos, avendo confutato i partigiani dei latini, l’imperatore chiamato Michele e il patriarca Vecco, vennero alcuni impiccati, altri uccisi di spada.

Per le loro sante intercessioni, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il fuoco ebbe paura un tempo a Babilonia di fronte alla discesa di Dio; per questo i fanciulli nella fornace con passo esultante, quasi danzando in un prato, cantavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Disprezzasti i beni passeggeri e ricevesti in cambio l’eternità; ti unisti al coro degli angeli per esser vissuto come loro sulla terra; con essi infatti canti: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

La tua grande e venerabile Lavra proclama la sua gratitudine verso di te, sapiente padre, che fosti suo abitante, fondatore, protettore e fieramente essa grida al Signore: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Padre Saba, di mente divina, prega sempre per il tuo gregge, supplica senza sosta perché si perpetuino le tue fruttuose fatiche in quanti acclamano con tutto il cuore: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Con mente retta ti chiamiamo purissimo talamo nuziale, nel quale incomprensibilmente si è incarnato il Verbo, trono e tempio e con gioia cantiamo al Nato da te: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Katavasìa. I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un empio comando, non si lasciarono atterrire dalla minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme cantavano: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza gridava: benedite, fanciulli il Creatore e Redentore, celebratelo, sacerdoti ed esaltalo, popolo, per tutti i secoli.

Venerabile padre, con gioia la tua purissima anima viene preceduta dalle schiere celesti nel luogo del riposo, la dimora luminosa in cui il coro dei santi guida i tuoi passi; e ora con loro tu canti: sacerdoti, lodate Cristo, popolo, esaltalo per tutti i secoli.

Insoliti i tuoi miracoli: domavi infatti le fiere, calmavi le onde delle passioni, predici l’avvenire con carisma profetico, fugando e allontanando le schiere dei demòni con possenti agrypnìe, preghiere e digiuni e con la forza invitta della croce, o teoforo.

Colui che un tempo parlò a Mosè dalla colonna, ti rese colonna dal cielo alla terra, dove ora riposa il tuo corpo, che sopportò tante prove e lotte e che circondiamo con fede, cantando piamente: popolo, esalta Cristo nei secoli.

Con letizia si celebra la tua memoria, poiché hai rivestito la virtù radiosa, come puro manto di salvezza e chiara tunica di gioia: nello splendore di questa bellezza, padre lodatissimo, ora senza fine canti: popolo, esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Senza nozze hai partorito e sei rimasta Vergine come prima e nel tuo insolito parto riunisti tutto, dissolvendo l’annosa guerra e la lunga separazione, portando in grembo Cristo datore di pace che noi con fede benediciamo, inneggiando con affetto te, unica Theotòkos.

Katavasìa. La fornace che effondeva rugiada è stata immagine di una meraviglia oltre natura: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: perciò schiere di angeli e uomini, Theotòkos, ti magnificano.

La tua urna effonde spirituale fragranza, generosamente rallegrando i tuoi figli, che ti attorniano con animo sincero, ripensando, o santo, alla tua vita angelica e allo splendore, alla gloria e all’eterno gaudio che ti sono stati dati.

E’ scaturita acqua nel deserto e la terra assetata si è riempita di stagni, trasformata dalle tue preghiere, padre: perché schiere di asceti, a fiumi, hanno là dimorato; la valle del Giordano è fiorita come giglio, irrigata dalle tue lacrime.

E’ sorto lo splendore dei santi nei cieli su te, padre giusto: chiaramente infatti amasti Cristo, vera giustizia e seguendo passo passo la sua vita, imitasti, per quanto possibile, la sua santità vivificante, o beatissimo.

Rifulgendo di ricca luce e contemplando i luminosi cori degli angeli, che attorniano la triplice Luce e ricevono per grazia l’irradiarsi della visione divina, non smettere di intercedere, o teoforo, perché i tuoi cantori ottengano remissione delle colpe.

Theotokìon. Ti rivelasti Madre di Dio, o Vergine, perché partoristi corporalmente, oltre natura, il Verbo buono, che il Padre, come buono, ha fatto sgorgare dal suo cuore prima di tutti i secoli; e ora noi lo contempliamo trascendente i corpi, benché rivestito di un corpo.

Katavasìa. Vedo un mistero strano e portentoso: cielo, la grotta, trono di cherubini, la Vergine e la greppia, spazio in cui è stato posto a giacere l’Incontenibile Cristo Dio, che noi celebriamo e magnifichiamo.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Hai abitato in modo filosofico il deserto e lo hai reso paradiso intellettivo, coperto di fiori divini per la moltitudine dei solitari, che degnamente celebrano la tua venerabile memoria, o splendore dei padri, padre Saba di mente divina

Un altro. O Verbo, luce immutabile.

Esulti di gioia il deserto e fiorisca come un giglio, poiché moltiplicasti, san Saba, il numero dei suoi figli; la terra del Giordano, al tuo divino ricordo, esulti ora di gioia e letizia!

Theotokìon.

O torre dorata, città dalle dodici mura, trono stillante sole, seggio del Re, incomprensibile prodigio: come tu allatti il Sovrano?

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Dispregiatore delle cose di quaggiù, pellegrino e amante delle cose celesti, cittadino del deserto, Saba di mente divina ci induce tutti a festeggiare con fede il giorno venerabile del suo transito a Dio (2).

Con le virtù sei uscito dalla carne e dal mondo e con esse, nella tua vita, hai glorificato sulla terra il Signore della gloria, padre sapiente: perciò giustamente sei stato da lui glorificato e reso divina fonte di guarigioni, o Saba ispirato da Dio.

Moderato, senza malizia, mite, semplice, pacato, come sei stato detto, o padre, davvero oltre la misura umana e immateriale nella materia, fosti considerato degnissima dimora di Dio e nella tua compassione trasmetti a noi i doni che da lui ti furono concessi.

Gloria. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche; annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita; poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Theotòkos, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita; noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia i typikà e le odi 3 e 6 del canone.

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Mattutino del 4 Dicembre- Memoria della santa megalomartire Barbara e del nostro santo padre Giovanni Damasceno

4 Dicembre

Memoria della santa megalomartire Barbara e del nostro santo padre Giovanni Damasceno.

Al Mattutino.

Apolytìkion della santa. Tono 4.

Onoriamo santa Barbara, poiché spezzò i lacci del nemico e come passero da te fu liberata, la venerabilissima, col soccorso e l’arma della croce.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, astro del mondo, ornamento dei monaci divinamente ispirato, sapiente Giovanni, con le tue dottrine tutti illuminasti, o lira dello Spirito: prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, la tua filantropia: accogli, mentre intercede per noi, la Theotòkos che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, un popolo disperato.

Dopo la prima sticologia, kathìsmata della santa.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Con la tua lotta tutti stupisti: sopportasti i colpi inflitti dai tiranni, tremendi tormenti e prigionie, o Barbara celebratissima; per questo il Dio che avevi amato con tutta l’anima e al quale eri accorsa, ti ha donato la corona ed egli stesso concede le guarigioni a tutti quelli che si accostano a te con fede.

Gloria. Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Partecipando con fede alle commemorazioni dei santi, festeggiamo la memoria delle vittoriose e celebriamole con cantici spirituali, perché con la preghiera uccisero colui che con l’inganno aveva privato Eva dell’incorruttela: esse supplicano Cristo perché abbia pietà delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Salve, monte santo calcato da Dio; salve, vivente roveto incombusto; salve, unico ponte che dal mondo conduce a Dio e fa passare i mortali alla vita eterna; salve, Vergine intatta, che ignara d’uomo partoristi la salvezza delle nostre anime.

Dopo la seconda sticologia, kathìsmata del santo.

Tono 1. I soldati a guardia della tua tomba.

Flauto dal dolce suono, tromba altisonante, cetra cantante, divina lira sonora, arpa armoniosissima, strumento musicalissimo ispirato dal soffio del Paràclito ti riveli, o Giovanni e affascini le nostre menti.

Gloria. Stessa melodia.

Inneggiamo alle auguste e sante lotte che davvero affrontasti per la Chiesa, celebrando con canti le sacre liriche che lasciasti per la celebrazione del Signore, o illustrissimo e per la gioia dei fedeli, o Giovanni lodatissimo.

E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Ti sappiamo Madre di Dio, realmente vergine anche dopo il parto, noi tutti che, pieni di amore, nella tua bontà ci rifugiamo: perché noi peccatori abbiamo te come avvocata; abbiamo te, la sola purissima, come nostra salvezza nelle tentazioni.

I canoni dall’Oktòichos oppure della Theotòkos e quelli dei santi per 8 stichi.

Poema di Teofane di Stefano sabaita.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

L’immane potenza travolse un tempo nell’abisso tutte le schiere del faraone; ma il Verbo incarnato ha annientato il peccato nefando, lui, il Signore glorioso perché si è grandemente glorificato.

Trinità venerabile, Dio supremo che offri ai tuoi fedeli tesori inconcepibili, ispira nella mia anima oscurata lo splendore luminoso per inneggiare alla tua martire Barbara.

La gloria dei tuoi martiri, o Filantropo, supera ogni elogio possibile; ma tu, che gradisci la fede, riccamente ricompensa noi, che inneggiamo come possiamo.

Da un ramo spinoso fiorì la sacra rosa, che profuma la Chiesa di Cristo, imporporata di sangue vermiglio per le lotte di santa Barbara, che giustamente diciamo beata.

Del beato, stesso tono.

Colui che si appresta a lodarti farà una cosa giusta, celebrando la tua voce fluente miele con cui abbellisti di canti la Chiesa, che festeggia la tua santa memoria, o padre.

Come giudice sapiente e acuto indagasti correttamente la natura degli esseri; preferisti alle cose temporanee i beni superni dell’eternità, per questo Cristo ora ti ha glorificato, padre venerabile.

Theotokìon. Il serpente maligno mi insinuò il desiderio di diventare simile al Creatore e mi catturò, ma per te, Vergine, fui richiamato per essere veramente divinizzato dal Nato da te, Madre santa di Dio.

Della santa. Ode 3. Irmòs.

E’ fiorito come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti alla tua venuta, Signore e per essa si è rafforzato il mio cuore.

Ferita dal dolce dardo del tuo amore, Barbara disprezzò l’empietà del padre per amare solo te, suo sposo e Signore.

Non ti attirarono né i piaceri, né il fiore della bellezza, né la ricchezza, né le seduzioni della giovinezza ti ingannarono, o Barbara, vergine bella e fidanzata del Signore.

Nulla ti impedì di lottare fino in fondo, né la fragilità femminile, né il fiorire della giovinezza non sostenuta dalla tua forza invincibile, o Signore.

Del beato, stesso tono.

Moltiplicasti la ricchezza imprestando a Dio: perciò ti fu preparato il regno dei cieli, o Giovanni; ma ora ricevi una ricompensa molto maggiore.

Il talento della sapienza che hai ricevuto, orna di opere la Chiesa di Cristo, poiché lo hai moltiplicato prima di lasciare questa vita.

Theotokìon. Le schiere degli angeli sbalordirono e i cuori degli uomini stupirono per il tuo parto, o purissima; perciò con fede, Theotòkos, noi ti veneriamo.

Irmòs. E’ fiorito come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti alla tua venuta, Signore e per essa si è rafforzato il mio cuore.

Kontàkion del santo.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Domando il tuo corpo con molti ascetici sudori, sei felicemente asceso alle altezze celesti, dove ti sono state date divine melodie, che hai distintamente cantato per gli amici del Signore, o padre santo.

Kàthisma. Tono 4. Tu che volontariamente.

Amando Cristo tuo sposo, tenendo accesa la tua lampada, rifulgesti per lo splendore delle virtù, avviandoti alle nozze con lui: da Cristo ricevesti la corona dei lottatori; libera da ogni pericolo noi che festeggiamo la tua santa memoria, o Barbara.

Gloria. Tono pl. 1. Cantiamo il Verbo.

Evitando le trappole della vita, prendendo su di te la croce del Signore, con l’ascesi sconfiggesti il maligno; ti rivelasti, o padre teoforo, spiritualmente cittadino del deserto e lucerna del mondo: perciò ti chiediamo di pregare Dio d’aver pietà delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Il gran mistero del tuo parto divino, l’ineffabile modo del tuo concepimento, Madre sempre vergine, sono davvero sconosciuti; la tua gloria sbalordisce i nostri spiriti e sconvolge i nostri pensieri, stendendosi su noi tutti per la salvezza delle nostre anime, o Theotòkos.

Della santa. Ode 4. Irmòs.

Sei venuto dalla Vergine: non un messo, non un angelo, ma tu stesso, il Signore incarnato e hai salvato tutto intero me, l’uomo; perciò ti acclamo: gloria alla tua potenza, Signore.

Nascendo dalla Vergine donasti a giovani vergini il potere di calpestare l’arroganza del tentatore: perciò Barbara, vincitrice incoronata, sconfisse il nemico sfrontato.

Per la tua croce, o Cristo, spezzasti la forza della morte; la giovane vergine Barbara seguendoti, valorosamente sopportò tormenti con cuore saldo.

La progenitrice, sedotta dalle lusinghe del tentatore, fu privata un tempo delle delizie del paradiso; Barbara invece lo disprezzò, perciò ora abita nel paradiso celeste.

Del beato, stesso tono.

Osservando i precetti di Cristo, abbandonasti fama e gloria, ricchezza, lusso e vanità e prendendo la croce camminasti dietro di lui, o Giovanni.

Ti sei fatto povero con Cristo, apparso per salvare gli uomini, perciò secondo le sue promesse hai partecipato alla sua gloria e ora regni con il Re dei secoli, o Giovanni.

Theotokìon. Noi fedeli riconosciamo in te, Sovrana Theotòkos, il porto della salvezza, la fortezza inespugnabile; con la tua intercessione libera da ogni pericolo le nostre anime.

Della santa.

Ode 5. Irmòs.

Tu sei mediatore fra Dio e gli uomini, o Cristo Dio, perché per mezzo tuo, o Sovrano, lasciando la notte dell’ignoranza, abbiamo avuto accesso al Padre tuo, fonte della luce.

Ordinando che la tua piscina fosse rischiarata da tre finestre, misticamente descrivesti, o Barbara, il battesimo, luminosa purificazione delle anime nella luce della Trinità santa.

Per effetto di un prodigio operato da Cristo, come accadde un tempo per Tecla protomartire, il monte si aprì per accogliere Barbara, che fuggiva il terribile furore di suo padre.

Infiammata di zelo per il vero Dio, l’illustre Barbara sputò sulle mostruose immagini degli idoli, schernendo il principe di questo mondo.

Del beato.

Stesso tono.

Nel timore di Cristo, venerabile padre Giovanni, tendevi alla vita divina sottomettendo allo spirito ogni pensiero carnale, purificando i tuoi sentimenti.

Purificando da ogni impurità corpo, anima e spirito, sapiente padre Giovanni, ricevesti la triplice luce dal vero sole, arricchito dei suoi doni luminosi.

Theotokìon. Pura Vergine, supplica il tuo Figlio e Signore di donare la liberazione ai prigionieri nelle avversità e la pace a chi si affida al tuo soccorso.

Della santa. Ode 6. Irmòs.

Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso insondabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione fammi risalire, o Dio.

Avendo promesso di donare sapienza divina a quanti ti avrebbero confessato davanti ai tribunali, di essa colmasti la tua martire Barbara.

Con la divina sapienza dei suoi discorsi, la gloriosa Barbara respinse i sofismi degli empi e con la sua pazienza stupì i tiranni.

Accettando d’esser fatta a pezzi e violentemente battuta da sferze di crine dal carnefice, la santa martire consegnò per Cristo il suo corpo alle torture.

Del beato, stesso tono.

Rischiarato dalla grazia dello Spirito, ricco di scienza umana e sapienza divina, copiosamente trasmettevi questi beni a chi ne era privo, o Giovanni.

Rivaleggiando con i cori celesti, salmeggiando alla Trinità, ritmavi per le Chiese inni secondo la fede ortodossa.

Theotokìon. Senza conoscere uomo hai partorito e Vergine sei rimasta, rivelando chiaramente la divinità del tuo Figlio e Dio.

Irmòs. Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso insondabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione fammi risalire, o Dio.

Kontàkion della santa.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Avendo seguito colui che è piamente celebrato nella Trinità, o venerabile vittoriosa, hai estinto il culto degli idoli; lottando in mezzo all’arena, o Barbara, non hai temuto le minacce dei tiranni, o donna forte, sempre cantando a gran voce: Rendo culto alla Trinità, Divinità una.

Ikos.

Convenuti insieme, degnamente onoriamo Barbara, divenuta col martirio sposa di Cristo, affinché per le sue preghiere siamo riscattati da mali letali per l’anima, da peste, terremoto e calamità e trascorriamo in pace la vita, fatti degni con tutti i santi, che dal principio furono graditi, di vivere nella luce e degnamente cantare: Hai reso mirabili le tue misericordie, o Salvatore, per tutti coloro che con fede confessano: Rendo culto alla Trinità, Divinità una.

Sinassario.

Il 4 di questo mese lotta della santa megalomartire Barbara.

Stichi. Sacrificandoti con la spada, tuo padre, Barbara, fu come l’Abramo del diavolo. Il quattro Barbara venne recisa da colui che l’aveva generata.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Giovanni Damasceno, monaco e presbitero.

Stichi. Riempita la terra di canti melodiosi, Giovanni sale al cielo per cantare al Signore.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Giovanni, vescovo di Polìvoto, il taumaturgo.

Stichi. Il vescovo Giovanni, lasciando la terra, tutto sorveglia con la grazia divina.

Lo stesso giorno santa Giuliana periva di spada.

Stichi. Ricevi, o Verbo, Giuliana, vera colomba che per te ha ricevuto il fendente della spada.

Lo stesso giorno i santi Cristòdulo e Cristòdula perirono di spada.

Stichi. Per te, Re divino, la spada trafigge i tuoi servi Cristòdulo e Cristòdula.

Il santo neomartire Serafino, vescovo del Fanario, nel 1601 venne trafitto e divenne martire.

Stichi. Il Serafino disceso dalla Tessaglia, sulle onde del suo sangue sale verso il Signore.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della santa. Ode 7. Irmòs.

L’empio decreto di un tiranno iniquo rinfocolò alta la fiamma: ma sui pii fanciulli Cristo effuse la rugiada dello Spirito, lui che è benedetto e più che glorioso.

Il tiranno che vanamente si vantava di distruggere la terra e cancellare il mare, come un giocattolo si trovò ai piedi di Barbara poiché Cristo l’aveva sconfitto, legandolo come un uccello ferito.

Lacerata da ferite insopportabili su tutto il corpo, imporporata da rivi di sangue, sopportavi la bruciatura delle torce sui fianchi, per tutto ringraziando Cristo, o martire venerabile, Barbara gloriosa.

O crudeltà piena d’empietà dei tiranni insensibili e disumani! Come macellai tagliarono i seni della martire, il cui spirito era sostenuto da Cristo.

Del beato, stesso tono.

Con zelo respingesti la perversità delle eresie nemiche di Dio e con la profondità dei tuoi scritti facesti impallidire quanto scritto dai saggi un tempo.

Con ardore hai fatto avvizzire l’iniquità e le bestemmie degli infami adepti di Mani, che tentavano di corrompere la Chiesa di Cristo: con i tuoi scritti e i tuoi dogmi ortodossi li sconfiggesti, o Giovanni.

Theotokìon. In te riconosciamo il Santo dei Santi, che sola generò Dio immutabile: Vergine pura, Madre senza sposo, tu hai fatto sgorgare per tutti la vita incorruttibile, partorendo il nostro Dio.

Della santa. Ode 8. Irmòs.

Un tempo a Babilonia per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: benedite, opere tutte il Signore.

In prigione, Barbara, ricevesti, nella sua inaccessibile luce, l’apparizione di Cristo, per incoraggiarti, guarire le tue ferite, donarti gioia, trasportandoti verso l’amore per il tuo Sposo.

Fosti spogliata a causa di Cristo, ma uno splendido angelo venne a coprirti con la tunica luminosa o Barbara, guidandoti alla passione come incontro al fidanzato.

Theotokìon. La tua profezia, o Cristo, si è compiuta: veramente il padre uccide la propria prole, rendendosi lui stesso autore dell’immolazione della tua martire Barbara, ma venne poi consumato da un fuoco celeste.

Del beato, stesso tono.

Nei tuoi scritti, o Giovanni, rifiutasti la divisione sostenuta da Nestorio, la confusione predicata da Severo, l’errore monotelìta, la credenza in un’unica energia, irraggiando sul mondo l’ortodossia.

Il nemico seminò la zizzania dell’eresia nella Chiesa di Cristo con il rifiuto del culto delle icone, ma trovò te vigile estirpatore del falso seme.

Theotokìon. Il Dio divenuto uomo dimorò nel tuo grembo senza separarsi dal Padre suo nei cieli; senza seme lo concepisti ineffabilmente partorendolo, Vergine e Madre; tu sei davvero la nostra salvezza.

Irmòs. Nei tuoi scritti, o Giovanni, rifiutasti la divisione sostenuta da Nestorio, la confusione predicata da Severo, l’errore monotelìta, la credenza in un’unica energia, irraggiando sul mondo l’ortodossia.

Della santa. Ode 9. Irmòs.

Il Figlio dell’eterno Genitore, colui che è Dio e Signore, incarnato dalla Vergine si è manifestato a noi per illuminare ogni tenebra, per radunare ciò che è disperso; perciò l’inneggiatissima Theotòkos noi magnifichiamo.

Quando stavi per esser finita gloriosamente dalla spada, o Barbara, meritando la corona del martirio con Giuliana, udisti la voce di Dio che esaudiva i tuoi voti.

Esaudendo le tue richieste, Barbara, Cristo dona guarigioni ai fedeli che festeggiano ogni anno la tua memoria: i tuoi miracoli straordinari superano in numero la sabbia del mare.

Unita sempre a Cristo tuo sposo, Re di tutti, raggiante di gloria luminosa nel paradiso celeste, proteggi tutti i tuoi cantori allontanando le loro passioni e guidandoli al Dio vivente, o Barbara

Del beato, stesso tono.

Insegnasti a tutti i figli della Chiesa a cantare in modo ortodosso la venerabile Monade nella Triade, a teologizzare la divina incarnazione del Verbo Trina, chiarendo le cose difficili in molti scritti sacri, o Giovanni.

Avendo cantato le schiere dei santi, la pura Theotòkos, il Precursore di Cristo e inoltre gli apostoli, i profeti con gli asceti, i dottori, i sapienti maestri, i giusti ei martiri e ora, o santo, abiti nelle loro dimore.

Theotokìon. Ricevendo nel tuo grembo, come un tempo il vello la rugiada celeste, per noi, pura Vergine, generasti colui che dona il cibo divino dell’immortalità a chi ti canta con fede riconoscendoti Theotòkos.

Exapostilarion della santa. Nel sacro Spirito.

Ricevesti da Dio la grazia delle guarigioni, o Barbara celebratissima, per guarire le malattie di quanti con fede a te accorrono; glorificando Dio, Re di tutti, libera tutti dai pericoli, infermità letale e mali dell’anima.

Del santo, stessa melodia.

Sbaragliasti con la tua sapienza le eresie, o beatissimo e sapientissimo Giovanni e donasti alla Chiesa una dottrina ortodossa, perché rettamente definisca e glorifichi la Triade, Monade trisipostàtica, in una sola essenza.

Theotokìon, uguale.

Generasti, o purissima, il Verbo di Dio e Dio, che con somma sapienza compie per il mondo la nobilissima economia salvifica; perciò noi tutti ti celebriamo come conviene, perche tu lo preghi di liberarci da malattie e pericoli di ogni sorta.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà idiòmela della santa.

Tono 1. Di Anatolio.

Disprezzando il godimento delle delizie terrene e detestando l’opulenza e la gloria paterna, amasti il celeste sposo, o Barbara celebratissima: con la testa recisa dalla spada, entrasti con le vergini prudenti con il Cristo sposo e così, scacciando il morbo letale, curi i fedeli con l’energia dello Spirito e senza sosta intercedi per le nostre anime.

Tono 2. Di Byzantios.

E’ stato svergognato il nemico invidioso, vinto da una donna, poiché aveva avuto la progenitrice come strumento per il peccato: incarnato, infatti, senza mutamento, né confusione da una Vergine, come lui solo sa, ha posto fine alla maledizione di Adamo ed Eva Cristo, Verbo del Padre, che giustamente ha incoronato la martire Barbara e concede tramite lei al mondo il perdono e la grande misericordia.

La martire Barbara, chiamata da Dio, patendo nello stadio diceva: Sono tremende queste mie pene presenti, o giudice, ma in nessun modo antepongo le cose terrestri alle celesti; tagliate dunque, raschiate le carni, datemi al fuoco: gioiosa io me ne vado a Cristo, mio sposo. Per le sue suppliche, Salvatore, manda su noi le tue misericordie e salva quanti con fede festeggiano la sua lotta.

Venite, popoli, celebriamo oggi la solennità della vittoriosa Barbara: né spada, né fuoco, né altro tormento, né le insidie del tortuoso Beliar l’hanno fatta volgere indietro; supplica Cristo, o gloriosissima che hai dato bella testimonianza, perché ci sia donata la grande misericordia.

Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.

Prendendo la via della lotta, sfuggisti all’intento del genitore, Barbara venerabilissima: come vergine prudente entrasti recando la lampada negli atri del tuo Signore e, come martire forte, ricevesti la grazia di guarire la putrida piaga della carne; ma anche noi, tuoi cantori, libera da dolori psichici per le con le tue implorazioni a Dio.

E ora. Theotokìon.

Abbiamo conosciuto il Dio da te incarnato, Vergine Theotòkos: imploralo di salvare le nostre anime.

Grande dossologia, a discrezione di chi presiede.

Altrimenti, allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4.

Noi, folle di monaci, ti onoriamo come guida, Giovanni, nostro padre, perché per te imparammo a camminare per la via davvero retta; beato te, che hai servito Cristo e sconfitto la potenza del nemico, o compagno degli angeli, consorte dei santi e dei giusti: prega con loro il Signore, perché abbia pietà delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Vergine senza nozze, che ineffabilmente concepisti Dio nella carne, Madre del Dio altissimo, ricevi le invocazioni dei tuoi servi, o purissima: tu che a tutti procuri la purificazione delle colpe, implora per la salvezza di noi tutti, accettando ora le nostre suppliche.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Alla Liturgia

Typikà e dal canone le odi 3 e 6.

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Mattutino del 3 Dicembre- Memoria del santo profeta Sofonia

3 Dicembre

Memoria del santo profeta Sofonia.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria del tuo profeta Sofonia, tramite lui ti imploriamo: Salva le nostre anime.

La solita sticologia e i canoni dall’Oktòichos e questo del santo. Acròstico: La gloria di Sofonia irraggia. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo che il faraone inseguitore veniva sommerso nel mare, gridava: Cantiamo a Dio un’ode di vittoria.

Supplichiamo te, profeta che stai presso il trono di Dio, di pregare con fervore affinché siano illuminati quanti lodano con fede la tua venerata memoria.

Ti mostrasti divino ricettacolo, o sapientissimo, ricevendo i fulgori e le grazie del divino Spirito, perciò noi fedeli esultando ti diciamo beato, o Sofonia.

Theotokìon. Il Sole sorto dal tuo santo grembo, o Sovrana, rischiara tutta la terra con raggi luminosissimi e noi, da essi illuminati, ti onoriamo, Madre di Dio.

Ode 3. Irmòs.

Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Dio che tutto vede rivelò a te divinamente e chiaramente la conoscenza del futuro e l’immagine di ciò che avverrà, o beato ammirabile.

Con l’intelletto rafforzato, o beato, ti sottomettesti con venerabile valore al divino Spirito e divenisti ricettacolo delle divini ispirazioni superne.

Theotokìon. Ecco, tutte le genti proclamano piamente beata te, che ineffabilmente hai partorito nella carne e nel tempo il Verbo senza tempo e sei rimasta Vergine.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma.

Tono 3. La confessione della fede.

Ricevendo divino fulgore da Dio, profetizzasti chiaramente l’avvento del Re della gloria che farà sorgere liberazione da Sion e illuminerà i confini del mondo con luce eterna; supplicalo senza sosta di salvare le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Divenisti divina dimora del Verbo, o purissima Genitrice di Dio, superando gli angeli in purezza; purifica anche me, più di tutti macchiato dalle passioni della carne, con le divine acque della tua supplica, o Santissima, donandomi la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella purissima, Vergine Madre del Verbo incorrotta, vedendo appeso sulla croce colui che è sorto da lei senza doglie, maternamente piangendo gridava: Ahimè, mio Figlio! Come patisci volendo liberare l’uomo dalla vergogna delle passioni!

Ode 4. Irmòs.

Cristo, mia forza, Dio e Signore! Così la sacra Chiesa divinamente canta, levando il grido da animo puro, facendo festa nel Signore.

Il Dio di tutti si mostrò a noi secondo la tua profezia, o beato, chiamando tutti alla sua conoscenza e liberandoli dalla schiavitù.

Illuminato dalla grazia, profetizzasti che quanti adoreranno Dio, riceveranno la fede e che quanti lo serviranno saranno sotto un unico giogo.

Theotokìon. Come la Madre Vergine che ha generato della fonte dell’impassibilità, dilegua, o purissima Maria, il turbamento delle passioni della mia mente e la bufera delle tentazioni.

Ode 5. Irmòs.

Col tuo divino fulgore, o buono, rischiara, ti prego, le anime di quanti con amore vegliano per te dai primi albori, perché conoscano te, Verbo di Dio, che veramente sei Dio e che ci richiami dal buio delle colpe.

Con le tue suppliche, o beato, fammi tornare dall’ingiustizia e dalla schiavitù delle passioni alle buone opere, o profeta Sofonia e guidami alla luce della fede.

Decorando la tua anima con gli ornamenti delle opere buone, la rendesti degna dai fulgori del divino Spirito, dal quale fosti arricchito anche col carisma della profezia.

Theotokìon. Le profezie preannunziarono il tuo parto, Purissima e noi, vedendone ora il compimento, ti annunziamo realmente Genitrice di Dio.

Ode 6. Irmòs.

Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Ricevendo, o glorioso, come specchio terso i raggi dello Spirito, balenasti nel mondo i fulgori della divina profezia, descrivendo come presente il futuro.

E’ venuto il tuo Re, Sion, gioisci ed esulta vedendolo, poiché con i fulgori della sua divinità ha illuminato il mondo e allontanato l’inganno demoniaco.

Theotokìon. Unendosi al peso della carne nel tuo grembo, l’Unigenito del Padre è sorto uno da entrambi senza corruzione, custodendo intatta la tua verginità venerabile, o lodatissima.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Sinassario.

Il 3 di questo mese memoria del santo profeta Sofonia.

Stichi. Sofonia, che un tempo gridava a Sion: Esulta! ora esulta stando presso Dio. Il giorno tre Sofonia, illuminassimo, diede la sua anima

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Teodoro, arcivescovo di Alessandria.

Stichi. Grande tra i patriarchi, Teodoro è grande anche tra gli atleti martirizzati dalla spada.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Teodulo, che fu eparca.

Stichi. Teodulo cambiò sapientemente l’eparchia terrestre con l’eparchia celeste.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Giovanni l’anacoreta, vescovo di Colonia.

Stichi. Non avrò quiete finché non avrò incoronato realmente con parole Giovanni, quieto anche da morto.

Lo stesso giorno i santi martiri Agapio, Sèlefchos e Mama perirono di spada.

Stichi. Tre uomini, Agapio, Sèlefchos e Mama vennero al taglio amando anche la spada per amore del Creatore.

Lo stesso giorno il nostro beato padre Teodulo il cipriota si addormentò in pace.

Lo stesso giorno memoria di san Gabriele ieromartire, vescovo di Gano, martirizzato a Prusa nel 1659.

Lo stesso giorno memoria del santo neomartire Angelo martirizzato a Chios nel 1813.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Tutta rugiadosa rese l’angelo la fornace per i santi fanciulli, mentre, bruciando i caldei, il comando di Dio persuase il tiranno a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La tua memoria è sorta nel mondo come sole, illuminando con la grazia della tua profezia quanti cantano a Cristo a una voce: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Mostrandoti nube colma di acqua, hai effuso per noi la pioggia della conoscenza di Dio dalla fonte salvifica; perciò, illuminati da essa, gridiamo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Il Verbo che un tempo creò tutto per divino volere, volendo chiamare di nuovo l’uomo, dimorò nel tuo grembo, o pura; benedetta sei tu, che generasti Dio nella carne.

Ode 8. Irmòs.

Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Essendoti offerto tutto a Dio, l’Onnipotente rivelò i misteri dell’economia dell’incarnazione a te, che per divina provvidenza li rivelasti a tutte le genti; perciò ti lodiamo, o profeta di senno divino.

Innalza a Dio un canto di preghiera per quanti ti lodano, o beato in Dio e annienta il turbamento delle nostre tentazioni, affinché ti lodiamo, o profeta di senno divino.

Theotokìon. Generando il Dio e Signore datore di vita, o Purissima, terminasti la furia della morte che inesorabilmente uccideva tutti; perciò t’inneggiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Hai preso dimora nella terra dei miti dove contempli i bagliori angelici, o sapientissimo Sofonia, mite e splendente di grazia, perciò noi fedeli esultando ti diciamo beato.

Vedendo chiaramente il compimento delle tue profezie, o beatissimo, ci stupiamo per la grazia a te data e per la purezza del tuo intelletto e ci meravigliamo per la bellezza della tua anima.

Theotokìon. Ricevesti grazia come nessun’altra delle donne di un tempo, o Madre incontaminata di Dio, poiché solo tu più di tutte avevi santità e purezza ineguagliabili; perciò accogliesti in te il Dio incarnato.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilarion. Con i discepoli.

O sapientissimo, che stai con le schiere incorporee negli eccelsi presso la Trinità inaccessibile e sei illuminato dai raggi di lassù, con le tue preghiere effondi luce spirituale a quanti con affetto celebrano la tua santa e splendida festa e ti incoronano di inni, o felice profeta Sofonia.

Theotokìon.

Colui che come Dio è glorificato dagli angeli, senza lasciare il seno paterno discese dal cielo quaggiù per unirsi agli uomini e tu, Vergine incontaminata, ci procurasti la salvezza incarnandolo ineffabilmente nel tuo puro grembo; intercedi per noi, affinché troviamo remissione dei nostri peccati.

Allo stico stichirà dall’oktòichos. Il resto del mattutino come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 2 Dicembre- Memoria del santo profeta Avvacùm

2 Dicembre

Memoria del santo profeta Avvacùm.

Al Mattutino

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo del profeta. Acròstico: Canto te, beato profeta Avvacùm. Di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Canterò a te, Signore Dio, poiché hai guidato il popolo in mezzo al mare e hai sprofondato i carri del faraone e la sua potenza.

Rendimi sapiente, o Signore mio Dio, per lodare il tuo divino profeta Avvacùm e illumina il mio cuore con la tua grazia, o buono.

Così diceva il profeta: Fino a quando griderò a te, Signore e non mi ascolterai e perché mi hai mostrato l’empietà dei giudici?

Con le tue suppliche, o profeta, libera da pericoli e tremende sventure quanti celebrano piamente la tua venerabile memoria.

Theotokìon. Quando si avvicinò il tempo, il Dio Santo apparve generato uomo da te, Madre di Dio, per salvare l’uomo.

Ode 3. Irmòs.

Ha indebolito l’arco dei potenti e i deboli ha cinto di potenza; per questo si è rafforzato nel Signore il mio cuore.

Innalzato all’inclinazione verso Dio e illuminato dalla sua illuminazione, hai previsto il protòtipo del futuro, o ispirato da Dio.

Hai praticato ogni virtù e odiato ogni cattiveria dalla mente e respinto giustamente quanti commettevano ingiustizie, o beatissimo.

A te, come puro, furono chiarissimamente affidate parole dello Spirito Santo per preannunziare l’avvenire, o ammirabile.

Theotokìon. Ti rivelasti monte adombrato di virtù, da cui apparve il Sovrano come servo per liberare gli uomini dalla servitù, o Purissima.

Irmòs. Ha indebolito l’arco dei potenti e i deboli ha cinto di potenza; per questo si è rafforzato nel Signore il mio cuore.

Kàthisma. Tono 4. Tu che fosti innalzato.

Eri di guardia divina, o beato e hai conosciuto la venuta di Dio con occhi profetici, o Avvacùm ispirato da Dio, perciò gridavi con timore: Ho visto, Signore, il tuo tremendo avvento ed esalto te, che hai assunto carne di argilla dalla Vergine.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Santissima Sovrana, rifugio di quanti sono nelle sventure, riconciliazione con Dio dei peccatori, salva da ogni pericolo e cattiveria degli uomini, da tremenda condanna e passioni indegne quanti con fede sicura sempre ti chiamano, o lodatissima Vergine.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti sulla croce, o mio Cristo, colei che ti generò senza uomo gridava con i visceri maternamente dilaniati: Ahimè, o dilettissimo, come sopporterò la passione? I visceri mi bruciano per la dolorosa ferita della terribile spada che mi attraversa chiaramente, ma io ti lodo, o magnanimo Signore.

Ode 4. Irmòs.

La tua virtù ha ricoperto i cieli e la terra è stata riempita della tua gloria, Cristo, perciò senza sosta acclamiamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Ti mostrasti luminoso per le virtù, o ispirato da Dio e rivelasti la luce senza tramonto, a cui ora gridiamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Dimorando copiosamente in te, sapientissimo, la grazia luminosa dello Spirito ti rese profeta per rivelare a tutti il Salvatore.

Ispirato dall’ascolto dell’Onnipotente, piamente ti colse timore, o ammirabile e intendendo le sue opere, sbigottisti.

Theotokìon. L’arca della testimonianza raffigura te, Purissima, che accogliesti il pane della vera vita, il Verbo puro coeterno al Padre.

Ode 5. Irmòs.

Tu che fai sorgere la luce e illumini l’alba e ci hai mostrato il giorno, gloria a te, gloria a te, Gesù, Figlio di Dio.

Ora l’augusta Chiesa vede il Sole appeso alla croce come avevi profetizzato, o sacratissimo Avvacùm.

Dando ali all’intelletto, mentre montavi la guardia, o beatissimo, miravi la venuta del Signore.

A gran voce, o sapiente, gridavi, o beatissimo Avvacùm: Sarò gradito al Dio Salvatore ed esulterò in lui.

Theotokìon. Appesantito dalle catene delle mie molte colpe, mi rifugio in te, Sovrana; salvami, o sostegno dei fedeli.

Ode 6. Irmòs.

Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridava supplicando dal ventre del pesce: dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Come profetizzasti chiaramente da lui illuminato, o beatissimo Avvacùm, Dio incarnato è venuto da Teman e ha reso il mondo splendente di luce.

O Dio, che hai illuminato l’intelletto del nobile e sapiente in Dio Avvacùm con divina ispirazione, per le sue preghiere, illumina le anime dei tuoi cantori.

La tua voce, o ispirato da Dio e il potere delle divine parole percorsero tutti i confini, preannunziandoci la divina venuta del Verbo.

Theotokìon. Generasti, o Vergine, il Figlio consustanziale al Padre e chiaramente inteso coeterno al Genitore e incarnato negli ultimi tempi.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridava supplicando dal ventre del pesce: dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Kontakion. Tono 4. Presto intervieni.

Hai visto i sacri discepoli come cavalli che sconvolgono i mari dell’ignoranza e sommergono l’inganno con i dogmi della pietà, o Avvacùm, portavoce di Dio; perciò ti lodiamo come vero profeta, chiedendoti di pregare perché ci sia fatta misericordia.

Sinassario.

Il 2 di questo mese memoria del santo profeta Avvacùm.

Stichi. Dio dirige i tuoi passi dopo la morte verso il compimento, come avevi mostrato. Il secondo giorno Avvacùm salì alla città di Dio.

Lo stesso giorno memoria dei nostri santi padri eremiti Giovanni, Eraclemone, Andrea e Teofilo.

Stichi. Venendo da un luogo pieno di afflizione, i quattro uomini raggiunsero il luogo senza afflizioni.

Lo stesso giorno memoria di santa Mirope martire.

Stichi. Per Cristo Mirope era myron profumato quando consegnò per lui il suo corpo alle torture.

Memoria del nostro santo padre Cirillo di Fileoto che praticò la sua ascesi negli anni 1060.

Santa Mirope terminò nel carcere.

Sant’Abibo il giovane perì nel fuoco.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I giovani figli d’Abramo calpestarono un tempo a Babilonia la fiamma della fornace, acclamando con inni: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Iniziato nella conoscenza ineffabile, o sapiente e profetizzando la lampada splendente, ora gridi: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ti rese partecipe al bagliore trilucente e inesprimibile il Dio che glorificavi gridando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Ti sei straordinariamente rivelata benedetta di generazione in generazione, o Vergine Madre, che generasti indicibilmente il Verbo Dio incarnato, o Vergine.

Ode 8. Irmòs.

Opere tutte di Dio e tutto il creato, benedite il Signore perché per gli uomini è sorta la luce sulla terra e ha illuminato tutta l’ecumène e ha donato vita eterna al mondo; popoli, inneggiate ed esaltatelo nei secoli.

Illuminato dalla luce trisolare, o beatissimo, fosti reso degno di prodigi divini e straordinari, gridando: Inneggiate ed esaltate il Signore per tutti i secoli.

Bevendo dal fiume della delizia e colmo di contemplazione immateriale, partecipe alla gloria e all’autorità profetica, inneggi esultante Cristo nei secoli.

Divina e nobile è la bellezza del profeta Avvacùm, poiché danzando con le potenze angeliche, inneggia esultante il Dio nei secoli.

Theotokìon. Ti sei realmente dimostrata Madre di colui che è nato dal Padre prima dei secoli, poiché solo tu sei divenuta più venerabile degli spiriti incorporei, o benedetta Vergine pura.

Irmòs. Opere tutte di Dio e tutto il creato, benedite il Signore perché per gli uomini è sorta la luce sulla terra e ha illuminato tutta l’ecumène e ha donato vita eterna al mondo; popoli, inneggiate ed esaltatelo nei secoli.

Ode 9. Irmòs.

Il tuo parto si è rivelato senza corruzione: Dio uscì dai tuoi lombi rivestito di carne, egli che apparve sulla terra e visse tra gli uomini: perciò tutti, o Theotòkos, ti diciamo beata..

Risplende la tua memoria, o profeta, inviando a quanti ti onorano il fulgore del tuo divino verbo e della tua mistagogia e della profezia, o felicissimo Avvacùm.

Predicando il Signore della gloria e vedendo chiaramente avvenuta e manifesta la sua venuta dalla santa Vergine che predicavi, esulta, o beatissimo Avvacùm.

Esultino tutti i profeti nel tuo allietante giorno, o sapiente in Dio, partecipando alla tua letizia e alla divina gloria; intercedendo con loro, salva i tuoi cantori.

Theotokìon. Con le gocce delle tue compassioni, o Pura, lava la sozzura della mia anima, o Vergine e fa’ scaturire sempre in me torrenti di lacrime, fermando la fonte delle mie passioni.

Irmòs. Il tuo parto si è rivelato senza corruzione: Dio uscì dai tuoi lombi rivestito di carne, egli che apparve sulla terra e visse tra gli uomini: perciò tutti, o Theotòkos, ti diciamo beata.

Quindi il resto del Mattutino come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 1 Dicembre- Memoria del santo profeta Naum e del nostro padre Filarete il misericordioso

1 Dicembre

Memoria del santo profeta Naum e del nostro padre Filarete il misericordioso.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria del tuo profeta Naum, tramite lui ti imploriamo: Salva le nostre anime.

Dopo la solita sticologia i canoni dell’Oktòichos e quello del profeta. Acròstico: L’ispirazione di Naum mi dedico a celebrare. Poema di Teofane.

Ode l. Tono pl. 1. Irmòs.

Cavallo e cavaliere gettò nel mar Rosso con braccio teso il Cristo, che spezza le guerre e ha salvato Israele che cantava l’epinicio.

Vedendo, o Naum, la divina ispirazione del tuo spirito, che Dio prese per farlo suo, illuminandolo con la sua grazia, noi ti diciamo beato.

Venendo dall’alto la grazia dello Spirito ispirò nella tua anima l’energia profetica, donandoti una lingua ispirata, mirabilissimo profeta.

Ti rivelasti divino strumento pizzicato dal plettro dello Spirito, celebrando il Dio geloso, proclamandone il giudizio inappellabile, o venerabilissimo.

Theotokìon. Pura Vergine più che benedetta, salva quanti a te inneggiano con fede e affetto e come Madre di Dio, liberandoli da pericoli inesorabili.

Ode 3. Irmòs.

Tu che hai stabilito col tuo precetto sul nulla la terra, sollevandola in alto senza appoggio con tutto il suo peso, conferma la tua Chiesa, o Cristo, sulla stabile roccia dei tuoi comandamenti, o solo filantropo.

Partecipando allo Spirito di Dio e da lui divinizzato, la tua anima era perfettamente illuminata: per questo a tutti annunziavi chiaramente l’avvenire, o ispirato da Dio.

Hai previsto in divina visione il giudizio che condannava gli empi nemici, che disprezzavano nella loro inguaribile malizia la pazienza, la clemenza e la bontà di Dio.

Theotokìon. Colui che in principio creò l’universo uscì dal tuo grembo, pura Vergine, divenendo uomo per amore dell’uomo, per liberare gli uomini, lui che è filantropo.

Irmòs. Tu che hai stabilito col tuo precetto sul nulla la terra, sollevandola in alto senza appoggio con tutto il suo peso, conferma la tua Chiesa, o Cristo, sulla stabile roccia dei tuoi comandamenti, o solo filantropo.

Kàthisma. Tono pl. 1. Il Verbo coeterno.

Glorioso profeta Naum, purificato il tuo spirito da tutte le forme inferiori, divenisti scrigno purissimo del santo Spirito, distribuendo a tutti gli uomini i raggi ricevuti; perciò ti supplichiamo di pregare per la pace del mondo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il gran mistero del tuo divino concepimento, l’ineffabile modo della tua generazione furono veramente conosciuti, o pura sempre Vergine: la tua gloria sbalordisce le nostre menti e turba i nostri pensieri ricoprendo noi tutti per la salvezza delle nostre anime, o Theotòkos.

Oppure stavrotheotokìon.

Per la croce di tuo Figlio, o favorita dalla grazia divina, fu annientata tutta la seduzione degli idoli e calpestata la forza dei demòni: perciò noi fedeli, giustamente, sempre ti celebriamo e benediciamo e confessandoti realmente Theotòkos, ti magnifichiamo.

Ode 4. Irmòs.

Intuìto con profetico sguardo il tuo divino annientamento, Avvacùm tremando, o Cristo, a te gridava: sei venuto per la salvezza del tuo popolo, per salvare i tuoi cristi.

Risplendendo dei raggi dello Spirito, o araldo divino, ai niniviti annunziasti l’imminente devastazione e l’inesorabile avvento della potenza divina.

Il giusto giudizio del Creatore decise la tremenda distruzione di un popolo ostile, come da te preannunziato, o beatissimo profeta di Dio.

Ornata da sentimenti di modestia, l’anima del tuo profeta, o Dio, venne prodigiosamente trasportata verso la tua visione e verso lo splendore della divina contemplazione, o Buono.

Theotokìon. O Maria, Regina del creato, tu che concepisti il Re del mondo, unica lodatissima, per le tue preghiere liberami dalla tirannia delle passioni.

Ode 5. Irmòs.

Ti rivesti di luce come d’un manto; per te io veglio all’alba e grido: illumina la mia anima ottenebrata, o Cristo, unico misericordioso.

Vivendo irreprensibile, fosti giudicato degno dell’energia e dell’illuminazione dello Spirito, illustrissimo profeta Naum.

Sottomessa con zelo la carne allo spirito, come al re e sovrano, il tuo cuore venne innalzato, ottenendo divine rivelazioni.

Supera ogni onore visibile la gloria di coloro a cui è donata la profezia: per loro infatti si fa udire lo Spirito Santo, buono e Signore.

Theotokìon. Nessun intelletto, nemmeno celeste, potrà degnamente lodarti, o Theotòkos, poiché generasti il Creatore, inneggiato dalle potenze celesti.

Ode 6. Irmòs.

Placa, o Sovrano, il mare delle passioni, che infuria con i suoi marosi funesti all’anima e fammi risalire dalla corruzione, nel tuo compassionevole amore.

Il tempio della grazia divina, il vaso d’elezione della sua teofania, che supera ogni intelletto, fedeli, celebriamo con inni.

Colui che ricevette dallo Spirito santo il fulgore senza tramonto, colui il cui intelletto fu vicino a Dio, ci invita, o fedeli, a festeggiarlo con inni.

Theotokìon. Le potenze spirituali in cielo e tutte le generazioni sulla terra senza sosta ti glorificano come Madre di Dio, Vergine benedetta e purissima.

Irmòs. Placa, o Sovrano, il mare delle passioni, che infuria con i suoi marosi funesti all’anima e fammi risalire dalla corruzione, nel tuo compassionevole amore.

Sinassario.

Il primo di questo mese memoria del santo profeta Naum.

Stichi. A Naum, di Elqosh, unito ormai ai trapassati, il mio elogio come profumo effondo. Il primo dicembre trapassa Naum.

Lo stesso giorno memoria del beato Filarete il misericordioso.

Stichi. O amico delle virtù, oggi la tua vita si ferma, padre misericordiosissimo Filarete.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Anania il persiano.

Stichi. La sua carne fu duramente colpita perché cristiano, ma Anania il persiano non se ne accorse.

Lo stesso giorno memoria di Antonio, il nuovo santo.

Il santo arcivescovo di Efeso, Onesimo, si addormentò in pace.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il Signore dei padri sovresaltato estinse la fiamma e asperse di rugiada i fanciulli, che cantavano a una sola voce: Benedetto sei tu, o Dio.

Avendo il profeta come divino veggente che iniziatore della danza, devotamente festeggiamo e divinamente cantiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Strumento soffiato dal santo Spirito, lira divinamente ispirata, il tuo soccorso invochiamo, cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Donandoti la grazia di predire l’avvenire, ti incoronò profeta il Signore al quale tutti cantiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Il profeta, Vergine pura, ti previde porta invalicabile, varcata solo dal Dio al quale cantiamo: O Dio, tu sei benedetto.

Ode 8.

Componendo nella fornace per te, Creatore di tutto, un coro che raccoglie l’universo, i fanciulli intonavano: opere tutte, inneggiate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Contemplando lo splendore immateriale della Trinità Sovrana, o profeta, gioioso inneggi: opere tutte, inneggiate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Venerando la tua santissima e sacra memoria, o profeta amato da Dio, cantiamo: opere tutte, inneggiate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Vergine pura, rafforza la mia anima spossata, paralizzata da peccati e passioni, affinché inneggi il tuo parto, o Vergine e lo esalti per tutti i secoli.

Irmòs. Componendo nella fornace per te, Creatore di tutto, un coro che raccoglie l’universo, i fanciulli intonavano: opere tutte, inneggiate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9.

Danza, Isaia: la Vergine ha concepito un Figlio, l’Emmanuele, Dio e uomo: oriente è il suo nome; magnificando lui, proclamiamo la Vergine beata.

Come un angelo sei vissuto sulla terra e sempre dimori in cielo con i cori degli angeli presso la triraggiante luce e colmo del suo splendore, vigili sui tuoi cantori.

Beatissimo profeta, noi ti abbiamo come mediatore presso Dio per il mondo: come profeta supplica senza sosta colui che è buono, di concedere ai fedeli la redenzione eterna.

Theotokìon. Come colei che generò Dio adeguatamente e in modo ispirato, noi fedeli, divinamente chiamiamo te, pura Theotòkos, venerando con definizione verissima il tuo parto, o santissima Madre Vergine.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Grandi Ore del 24 Dicembre

24 Dicembre

Ufficio delle Grandi Ore

Ora Prima.

Dopo la benedizione del sacerdote iniziamo il trisagio. Poi Venite, adoriamo (3) e recitiamo i 3 salmi seguenti.

Salmo 5

Alle mie parole porgi l’orecchio, Signore, comprendi il mio grido. Sii attento alla voce della mia supplica, o mio re e mio Dio, perché ti pregherò, Signore.

Al mattino ascolterai la mia voce; al mattino mi presenterò a te e tenderò lo sguardo, poiché tu non sei un Dio che vuole l’iniquità.

Non abiterà presso di te il malvagio, né resteranno i trasgressori davanti ai tuoi occhi.

Hai preso in odio, Signore, gli iniqui, farai perire quanti dicono menzogne.

L’uomo di sangue e inganno il Signore lo detesta.

Ma io nell’abbondanza della tua misericordia entrerò nella tua casa, mi prostrerò al tuo tempio santo nel tuo timore.

Signore, guidami nella tua giustizia, dirigi davanti a te la mia via, a causa dei miei nemici.

Poiché non c’è verità in bocca loro, il loro cuore è vano.

Sepolcro aperto la loro gola, con la loro lingua tramavano inganni: giudicali, o Dio.

Falliscano nelle loro trame; per la moltitudine delle loro empietà scacciali, poiché ti hanno amareggiato, Signore.

Ma gioiscano di te tutti quelli che in te sperano, in eterno esulteranno; tu porrai la tua dimora in loro e si glorieranno in te quanti amano il tuo nome.

Poiché tu benedirai il giusto; Signore, ci hai circondati del tuo compiacimento come di uno scudo.

Salmo 44

Il mio cuore ha emesso il verbo buono, io dico al re le mie opere; la mia lingua è penna di scriba veloce.

Tu sei splendente di bellezza più dei figli degli uomini, è stata effusa la grazia sulle tue labbra: per questo Dio ti ha benedetto in eterno.

Cingi la spada al tuo fianco, o potente, nel tuo splendore e nella tua bellezza;

avanza, trionfa e regna per la verità, la mitezza e la giustizia; e ti guiderà mirabilmente la tua destra.

Le tue frecce acuminate, o Potente, nel cuore dei nemici del re: sotto di te cadranno i popoli.

Il tuo trono, o Dio, nei secoli dei secoli; scettro di rettitudine lo scettro del tuo regno.

Hai amato la giustizia e odiato l’iniquità: per questo il tuo Dio ti ha unto, o Dio, con olio di esultanza più dei tuoi compagni.

Mirra, statte e cassia dalle tue vesti, dai palazzi di avorio. E con questi aromi ti hanno rallegrato figlie di re in tuo onore.

Sta la regina alla tua destra avvolta in abito dorato, variamente adornata.

Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Perché il re ha bramato la tua bellezza: è lui il tuo Signore: adoralo.

E lo adoreranno le figlie di Tiro con doni: i ricchi del popolo della terra imploreranno il tuo volto.

Tutta la gloria di lei, la figlia del re, è nell’intimo; avvolta in abiti con frange d’oro, variamente adornata.

Saranno presentate al re le vergini del suo seguito, le sue compagne a te saranno presentate.

Saranno presentate con gioia ed esultanza, saranno condotte al tempio del re.

In luogo dei tuoi padri ti sono nati dei figli, li costituirai principi su tutta la terra.

Ricorderanno il tuo nome in ogni generazione e generazione; per questo i popoli ti loderanno in eterno e nei secoli dei secoli.

Salmo 45

Il nostro Dio è rifugio e potenza, aiuto nelle tribolazioni che troppo ci hanno colto.

Per questo non temeremo quando sarà sconvolta la terra e trasferiti i monti nel cuore dei mari.

Echeggiarono e furono sconvolte le loro acque, furono sconvolti i monti per la sua forza. Gli impeti del fiume rallegrano la città di Dio, l’Altissimo ha santificato la sua dimora.

Dio è in mezzo a lei: non sarà scossa, Dio l’aiuterà col suo volto.

Sono state sconvolte le genti, si sono piegati i regni; ha emesso la sua voce, è stata scossa la terra.

Il Signore delle schiere è con noi, nostro soccorso il Dio di Giacobbe.

Venite, vedete le opere del Signore, quali prodigi ha fatto sulla terra.

E’ lui che fa scomparire le guerre fino ai confini della terra, spezzerà l’arco, frantumerà le armi e getterà al fuoco gli scudi.

Fermatevi e sappiate che io sono Dio: sarò esaltato tra le genti, sarò esaltato sulla terra.

Il Signore delle schiere è con noi, nostro soccorso il Dio di Giacobbe.

Gloria. E ora. Alliluia (3).

Kyrie elèison (3). Quindi: Gloria e il tropario:

Si registrava un tempo a Betlemme con l’anziano Giuseppe, in quanto della stirpe di Davide, Maria incinta per un concepimento senza seme; giunse l’ora del parto e non ci fu posto nell’albergo: ma come piacevole palazzo, apparve la grotta alla Regina; Cristo nasce, rialzando la sua immagine un tempo caduta

E ora. Theotokìon.

Come ti chiameremo, o Piena di grazia? Cielo, perché hai fatto sorgere il sole di giustizia. Paradiso, perché hai fatto germogliare il fiore dell’incorruttela. Vergine, perché sei rimasta incorrotta. Madre pura, perché hai tenuto tra le tue sante braccia come Figlio il Dio di tutti. Imploralo di salvare le nostre anime.

Quindi i seguenti idiòmela. Tono pl. 4.

Poema di Sofronio, patriarca di Gerusalemme.

Preparati, Betlemme, si disponga la mangiatoia, la grotta accolga: è giunta la verità e l’ombra se n’è andata; Dio, dalla Vergine è apparso agli uomini: rivestito della nostra forma, ha divinizzato ciò che ha assunto. Per questo Adamo è rinnovato con Eva e acclamano entrambi: è apparsa sulla terra la benevolenza, per salvare la nostra stirpe.

Due volte senza stico, quindi:

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Tono 3.

Ora sta per compiersi misticamente l’oracolo profetico che dice: E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la più piccola tra i suoi preparando la grotta: da te infatti mi uscirà, nella carne, da una fanciulla Vergine, il capo delle genti, il Cristo Dio, che pasce il suo popolo, il nuovo Israele. Magnifichiamolo tutti.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Si ripete: Sta ormai per compiersi. Quindi:

Gloria. Tono pl. 4.

Questo dice Giuseppe alla Vergine: Maria, che è questo fatto che in te vedo? Sono preoccupato e attonito e l’intelletto è sbigottito! Vattene dunque subito via da me in segreto. Maria, che è questo fatto che in te vedo? Invece di onore mi hai portato vergogna; invece di letizia tristezza; invece di lode biasimo. Non sopporto più la vergogna degli uomini; ti avevo infatti ricevuta irreprensibile dai sacerdoti, dal tempio del Signore: e ora che è ciò che vedo?

E ora. Lo stesso: Ecco ciò che diceva.

E subito il prokìmenon. Tono 4.

Il Signore mi ha detto: Figlio mio sei tu, io oggi ti ho generato.

Stico. Chiedi a me e ti darò in eredità le genti.

Lettura della profezia di Michea (5,1-3).

Così dice il Signore: E tu Betlemme, casa di Efrata, non sei la più piccola fra le migliaia di Giuda: da te infatti uscirà per me colui che deve essere capo in Israele e le sue uscite sono dal principio, dai giorni dell’eternità. Per questo li consegnerà sino al tempo in cui colei che deve partorire partorirà; e i rimanenti dei suoi fratelli torneranno ai figli d’Israele. Ed egli starà là e guarderà e pascolerà il suo gregge con la forza del Signore ed essi saranno nella gloria del nome del Signore suo Dio, perché allora si magnificherà sino alle estremità della terra.

Lettura dall’epistola agli Ebrei (1,1-12).

Fratelli, Dio che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, alla fine dei giorni, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche i mondi. Questi, essendo irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, che sostiene tutto con la potenza del suo verbo, dopo aver compiuto egli stesso la purificazione dei peccati, si è assiso alla destra della maestà nelle altezze ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio Figlio, io oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio? E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio. Mentre degli angeli dice: Egli fa i suoi angeli come i venti e i suoi liturghi come fiamme di fuoco, del Figlio invece afferma: Il tuo trono, Dio, per l’eternità dell’eternità, e: Scettro di rettitudine lo scettro del tuo regno; hai amato la giustizia e odiato l’iniquità; perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di esultanza più dei tuoi compagni. E ancora: Tu, Signore, da principio hai fondato la terra e opera delle tue mani sono i cieli. Essi periranno, ma tu rimani; invecchieranno tutti come un vestito. Come un mantello li avvolgerai, come un abito saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso e i tuoi anni non verranno meno.

Vangelo secondo Matteo (1,18-25).

L’origine di Gesù Cristo era così: Maria, la madre di lui, essendo stata data in sposa a Giuseppe, prima che venissero a stare insieme, si trovò in grembo incinta dallo Spirito Santo. Giuseppe, il marito di lei, era giusto e non voleva farne pubblico spettacolo e così decise di rimandarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli appare in sogno un angelo del Signore e gli dice: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei è dallo Spirito Santo. Partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai loro peccati. Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che fu annunciato dal Signore per mezzo del profeta che dice: Ecco, la vergine avrà in grembo e partorirà un figlio e lo chiameranno Emmanuele, che è tradotto: Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio. E gli diede nome Gesù.

E subito il lettore legge i seguenti versetti:

Dirigi i miei passi secondo la tua parola e non mi domini alcuna iniquità. Riscattami dalla calunnia degli uomini e custodirò i tuoi comandamenti. Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servo e insegnami i tuoi decreti. Sia piena di lode la mia bocca perché io inneggi alla tua gloria, tutto il giorno alla tua magnificenza.

Trisagio. Santissima Trinità. Padre nostro.

Kontàkion.

La Vergine oggi viene nella grotta per partorire ineffabilmente il Verbo anteriore ai secoli. Danza, terra tutta, che sei stata resa capace di udire questo; glorifica con gli angeli e i pastori il Dio anteriore ai secoli, che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato.

Quindi: Kyrie eleison (40). Tu che in ogni tempo.

Kyrie eleison (3). Gloria. E ora. Più venerabile dei Cherubini. Nel nome del Signore. Dio abbia pietà.

Preghiera.

Cristo, vera luce che illumini e santifichi ogni uomo che viene al mondo, s’imprima su di noi la luce del tuo volto, affinché in essa vediamo la luce inaccessibile; e dirigi i nostri passi al compimento dei tuoi comandamenti, per l’intercessione della tua purissima Madre e di tutti i tuoi Santi. Amìn.

Ora Terza.

Trisagio. Santissima Trinità. Padre nostro. Kyrie eléison (12). Venite, adoriamo (3) e i tre salmi seguenti.

Salmo 66

Dio abbia pietà di noi e ci benedica, faccia risplendere il suo volto su di noi e abbia misericordia di noi.

Si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le genti la tua salvezza.

Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti.

Gioiscano ed esultino le genti, perché giudicherai i popoli con rettitudine e guiderai le genti sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti, la terra ha dato il suo frutto.

Ci benedica Dio, il nostro Dio, ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra.

Salmo 86

Le sue fondamenta sono sui monti santi: il Signore ama le porte di Sion più di tutte le tende di Giacobbe.

Cose gloriose sono state dette di te, città di Dio.

Ricorderò Raab e Babele a coloro che mi conoscono: ed ecco gli stranieri, Tiro e il popolo degli Etiopi, tutti là sono nati.

Madre Sion, dirà l’uomo; e l’uomo è nato in lei e lo stesso Altissimo l’ha fondata.

Il Signore lo registrerà nel libro dei popoli e dei principi che sono nati in lei.

Come di gente in festa, è in te la dimora di tutti.

Salmo 50

Pietà di me, o Dio, secondo la tua grande misericordia e secondo la moltitudine delle tue compassioni cancella il mio delitto.

Lavami del tutto dalla mia iniquità e purificami dal mio peccato.

Perché io conosco la mia iniquità e il mio peccato davanti a me è sempre.

Contro te solo ho peccato e il male davanti a te ho fatto, così che tu sia riconosciuto giusto nelle tue parole e vinca quando sei giudicato.

Ecco che nelle iniquità sono stato concepito e nei peccati mi ha concepito mia madre.

Ecco, la verità hai amato, le cose occulte e i segreti della tua sapienza mi hai manifestato.

Mi aspergerai con issopo e sarò purificato, mi laverai e sarò fatto più bianco della neve.

Mi farai sentire esultanza e gioia, esulteranno le ossa umiliate.

Distogli il tuo volto dai miei peccati e cancella tutte le mie iniquità.

Un cuore puro crea in me, o Dio e uno spirito retto rinnova nelle mie viscere.

Non rigettarmi dal tuo volto e il tuo spirito santo non togliere da me.

Rendimi l’esultanza della tua salvezza e confermami con lo spirito sovrano.

Insegnerò agli iniqui le tue vie e gli empi a te ritorneranno.

Liberami dal sangue, o Dio, Dio della mia salvezza e la mia lingua celebrerà con esultanza la tua giustizia.

Signore, apri le mie labbra e la mia bocca annuncerà la tua lode.

Certo, se tu avessi voluto un sacrificio lo avrei dato: di olocausti non ti compiacerai.

Sacrificio a Dio è uno spirito contrito: un cuore contrito e umiliato Dio non lo disprezzerà.

Benefica, Signore, nel tuo compiacimento Sion e siano riedificate le mura di Gerusalemme.

Allora ti compiacerai del sacrificio di giustizia, dell’oblazione e di olocausti; allora offriranno vitelli sul tuo altare.

Gloria. E ora. Alliluia (3).

Kyrie elèison (3). Quindi: Gloria e il tropario:

Si registrava un tempo a Betlemme con l’anziano Giuseppe, in quanto della stirpe di Davide, Maria incinta per un concepimento senza seme; giunse l’ora del parto e non ci fu posto nell’albergo: ma come piacevole palazzo, apparve la grotta alla Regina; Cristo nasce, rialzando la sua immagine un tempo caduta.

E ora. Theotokìon.

Theotòkos, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Ti preghiamo, intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Quindi cantiamo i seguenti idiòmela. Tono pl. 2.

Questi è il nostro Dio, nessun altro sarà considerato di fronte a lui, generato da una Vergine e tornato con gli uomini. Il Figlio Unigenito si mostra mortale mentre giace in una povera mangiatoia ed è avvolto in fasce il Signore della gloria; e una stella istruisce i magi nella sua venerazione e noi cantiamo: Trinità santa, salva le nostre anime.

Due volte senza stico, quindi:

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Tono pl. 4.

Di fronte alla tua nascita, vedendo con tremore il mistero, le schiere intellettive sbalordirono, Signore, perché ti sei compiaciuto di farti piccolo come un neonato, tu che hai ornato il cielo di stelle e giaci in una mangiatoia di animali senza ragione, tu che tieni nel palmo tutti i confini della terra. Con una simile economia si è fatta conoscere, o Cristo, la tua compassione, la grande misericordia: gloria a te.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Si ripete: Di fronte alla tua nascita quindi:

Gloria. Tono 3.

Dillo a noi Giuseppe, come conduci incinta a Betlemme la Vergine che hai preso dal santo dei santi? Ci risponde: Io ho esaminato i profeti e ricevuto il responso da un angelo, sono persuaso che, in modo inesplicabile, Maria genererà Dio: per adorarlo verranno magi dall’oriente e gli renderanno culto con doni preziosi. O tu che per noi ti sei incarnato, Signore, gloria a te.

E ora. Lo stesso: Dillo a noi Giuseppe.

Prokìmenon. Tono 4.

Un bambino ci e nato, un figlio ci e stato dato.

Stico. Il suo potere e sulla sua spalla.

Lettura dalla profezia di Geremia (Bar 3,36-4,4).

Questi e il nostro Dio, nessun altro sarà considerato di fronte a lui. Egli ha scrutato tutta la via della scienza e ne ha fatto dono al suo servo Giacobbe, a Israele, suo diletto. Dopo ciò apparve sulla terra e visse con gli uomini. Essa è il libro dei decreti di Dio, la Legge che sussiste in eterno: tutti coloro che vi si attengono, vivranno; ma quanti l’abbandonano, periranno. Ritorna, Giacobbe e afferrati ad essa, cammina verso lo splendore davanti alla sua luce. Non dare ad altri la tua gloria e i tuoi privilegi a una gente straniera. Beati noi, Israele: perché ciò che piace a Dio ci e stato fatto conoscere.

Lettura dell’epistola di Paolo ai Galati (3, 23-29).

Fratelli, prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che sarebbe stata rivelata. Così la Legge è stata per noi un pedagogo verso Cristo, perché fossimo giustificati dalla fede. Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo. Tutti infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco, non c’è schiavo, né libero, non c’è maschio o femmina: voi tutti siete uno, in Cristo Gesù. Se voi siete di Cristo, allora siete seme di Abramo, eredi secondo la promessa. Ora io dico: per tutto il tempo in cui l’erede è bambino, in niente differisce da uno schiavo; è padrone di tutto, ma è soggetto a tutori e amministratori, fino al tempo stabilito dal padre. Così anche noi, quando eravamo bambini, eravamo schiavi degli elementi del mondo. Ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio ha inviato il Figlio suo, fatto da donna, fatto sotto la Legge, per riscattare quelli che sono sotto la Legge, affinché ricevessimo l’adozione a figli.

Vangelo secondo Luca (2,1-20).

In quei giorni uscì il decreto di Cesare Augusto perché fosse censita tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirino era governatore della Siria e tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Ora anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nazaret, salì alla città di Davide che si chiama Betlemme, perché egli era della casa e della famiglia di Davide, per essere censito con Maria sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano là, si compirono per lei i giorni di partorire e partorì il suo figlio primogenito. Lo avvolse in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto all’albergo. C’erano in quella regione dei pastori che vegliavano di notte per custodire il loro gregge. Un angelo del Signore si presentò loro e la gloria del Signore rifulse intorno a loro e furono impauriti di paura grande. L’angelo disse loro: Non abbiate paura! Ecco infatti vi evangelizzo gioia grande, che sarà per tutto il popolo, perché oggi, nella città di Davide, è stato generato per voi il salvatore, Cristo Signore. Questo è il segno per voi: troverete il bambino avvolto in bende e adagiato nella mangiatoia. E subito ci fu con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio negli eccelsi e pace sulla terra e per gli uomini benevolenza. Appena gli angeli partirono da loro per i cieli, i pastori dicevano tra loro: Passiamo fino a Betlemme e vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere. Vennero in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia. Dopo aver visto, fecero conoscere la parola che era stata detta loro circa questo bambino. Quanti udivano si meravigliavano delle cose che i pastori dicevano loro. Maria conservava tutti questi avvenimenti meditandoli nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quel avevano udito e visto, come era stato detto loro.

E subito il lettore:

Benedetto il Signore Dio, benedetto il Signore di giorno in giorno; e ci condurrà a buon fine il Dio delle nostre salvezze. Il nostro Dio è Dio per salvare.

Trisagio. Santissima Trinità. Padre nostro.

Kontàkion.

La Vergine oggi viene nella grotta per partorire ineffabilmente il Verbo anteriore ai secoli. Danza, terra tutta, che sei stata resa capace di udire questo; glorifica con gli angeli e i pastori il Dio anteriore ai secoli, che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato.

Quindi: Kyrie eleison (40). Tu che in ogni tempo.

Kyrie eleison (3). Gloria. E ora. Più venerabile dei Cherubini. Nel nome del Signore. Dio abbia pietà.

Preghiera.

Sovrano Dio Padre onnipotente, Signore Figlio unigenito Gesù Cristo e Santo Spirito, unica divinità, unica potenza, abbi pietà di me peccatore e con i giudizi che tu sai salva me indegno tuo servo, perché tu sei benedetto nei secoli dei secoli. Amìn.

Ora Sesta.

Colleghiamo anche l’Ora Sesta dicendo subito: Venite, adoriamo (3). Quindi i salmi.

Salmo 71

O Dio, dà al re il tuo giudizio e al figlio del re la tua giustizia,

perché giudichi il tuo popolo con giustizia e con equità i tuoi poveri.

Ricevano i monti la pace per il tuo popolo e le colline la giustizia.

Farà giustizia ai poveri del popolo, salverà i figli dei miseri e umilierà il calunniatore.

Rimarrà quanto il sole e più della luna per tutte le generazioni.

Scenderà come pioggia sul vello e come gocce stillanti sulla terra.

Sorgerà nei suoi giorni la giustizia e abbondanza di pace finché non sia tolta la luna.

E dominerà da mare a mare e dal fiume fino ai confini del mondo.

Davanti a lui si prostreranno gli Etiopi e i suoi nemici leccheranno la polvere.

I re di Tarsis e le isole offriranno doni, i re degli Arabi e di Saba porteranno doni;

e lo adoreranno tutti i re, tutte le genti lo serviranno,

perché ha liberato il povero dal potente e il misero, che non aveva aiuto.

Risparmierà il povero e il misero e salverà le anime dei miseri.

Libererà dall’usura e dall’ingiustizia le loro anime e sarà prezioso il loro nome davanti a lui.

E vivrà e gli sarà dato oro di Arabia; e lo invocheranno sempre, tutto il giorno lo benediranno.

Ci sarà sostentamento nella terra fin sulle cime dei monti; il suo frutto sarà innalzato al di sopra del Libano; e fioriranno dalla città come erba della terra.

Sia benedetto il suo nome nei secoli, più del sole rimarrà il suo nome; e saranno benedette in lui tutte le tribù della terra: tutte le genti lo diranno beato.

Benedetto il Signore Dio d’Israele, che solo opera meraviglie;

benedetto il nome della sua gloria in eterno e nei secoli dei secoli.

E sarà piena della sua gloria tutta la terra. Sia, sia!

Salmo 131

Ricordati, Signore, di Davide e di tutta la sua mitezza, come giurò al Signore, fece voto al Dio di Giacobbe:

non entrerò nella dimora della mia casa, non salirò sul giaciglio del mio letto,

non darò sonno ai miei occhi, né alle mie palpebre assopimento, né riposo alle mie tempie,

finché non avrò trovato un luogo per il Signore, una dimora per il Dio di Giacobbe.

Ecco, abbiamo udito che è in Efrata, l’abbiamo trovata nei campi boscosi.

Entriamo nelle sue tende, prostriamoci nel luogo dove si sono posati i suoi piedi.

Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

I tuoi sacerdoti si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

Per amore di Davide tuo servo, non respingere il volto del tuo Cristo.

Il Signore ha giurato la verità a Davide e non l’annullerà:

del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Se i tuoi figli custodiranno la mia alleanza e queste mie testimonianze che insegnerò loro,

anche i loro figli sederanno in eterno sul tuo trono.

Poiché il Signore ha eletto Sion, se l’è scelta per sua dimora:

questo è il mio riposo nei secoli dei secoli, qui abiterò perché l’ho scelta.

La sua preda colmerò di benedizioni e i suoi poveri sazierò di pane.

Rivestirò di salvezza i suoi sacerdoti e i suoi santi esulteranno di grande gioia.

Là farò sorgere la potenza di Davide, ho preparato una lampada al mio Cristo.

Rivestirò di vergogna i suoi nemici, ma la mia santità fiorirà su di lui.

Salmo 90

Chi abita nell’aiuto dell’Altissimo dimorerà al riparo del Dio del cielo.

Dirà al Signore: Mio sostegno sei tu e mio rifugio, il mio Dio e spererò in lui.

Poiché egli ti libererà dal laccio dei cacciatori e dalla parola che sconvolge.

Con le sue spalle ti adombrerà e sotto le sue ali spererai; la sua verità ti circonderà di uno scudo.

Non temerai lo spavento notturno, la freccia che vola di giorno, quanto si aggira nella tenebra, l’assalto del demonio meridiano.

Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra, ma a te non si avvicinerà.

Solo osserverai coi tuoi occhi e vedrai la retribuzione dei peccatori.

Sei tu infatti la mia speranza, Signore: hai fatto dell’Altissimo il tuo rifugio.

Non si accosterà a te alcun male, né flagello si avvicinerà alla tua tenda.

Perché per te comanderà ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie.

Sulle loro mani ti porteranno, perché non inciampi col tuo piede nel sasso.

Sull’aspide e sul basilisco camminerai e calpesterai il leone e il drago.

Poiché in me ha sperato, lo libererò, lo metterò al riparo, perché ha conosciuto il mio nome.

Mi invocherà e lo esaudirò, con lui sono nella tribolazione; lo scamperò e lo glorificherò.

Lo colmerò di lunghezza di giorni e gli mostrerò la mia salvezza.

Gloria. E ora. Alliluia (3).

Kyrie elèison (3). Quindi: Gloria e il tropario:

Si registrava un tempo a Betlemme con l’anziano Giuseppe, in quanto della stirpe di Davide, Maria incinta per un concepimento senza seme; giunse l’ora del parto e non ci fu posto nell’albergo: ma come piacevole palazzo, apparve la grotta alla Regina; Cristo nasce, rialzando la sua immagine un tempo caduta.

E ora. Theotokìon.

Poiché non osiamo neppure parlare a causa dei nostri molti peccati, supplica tu colui che da te è nato, Theotòkos; può molto infatti la preghiera della Madre presso la compassione del Sovrano. Non disprezzare, o venerabilissima, le suppliche dei peccatori perché è misericordioso e può salvarci colui che ha anche accettato di patire per noi.

Quindi i seguenti idiòmela. Tono 1.

Venite, fedeli, eleviamoci divinamente per contemplare la divina discesa dall’alto a Betlemme, verso di noi, visibilmente. Con l’intelletto purificato, con la nostra vita offriamo virtù in luogo di unguento profumato, predisponendo con fede l’avvento del Natale, acclamando, di fronte a questi tesori spirituali: Gloria a Dio nella Trinità negli eccelsi: per lui è apparsa tra gli uomini la benevolenza, perché egli riscatta Adamo dalla maledizione ancestrale nella sua filantropia.

Due volte senza stico, quindi:

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Tono 4.

Ascolta, cielo e porgi l’orecchio, terra, si scuotano le fondamenta, le regioni sotterranee siano colte da tremore: perché Dio Creatore ha rivestito una figura di carne; colui che con mano forte plasmò il creato, si mostra figlio di ciò che ha plasmato. O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio, quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie!

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Si ripete: Ascolta, cielo quindi:

Gloria. Tono pl. 1.

Venite, popoli portatori di Cristo, osserviamo il prodigio che sbalordisce e trattiene ogni intelligenza e venerando piamente, inneggiamo con fede. Oggi viene a Betlemme la Vergine incinta per generare il Signore e accorrono i cori degli angeli. Vedendo queste cose, lo sposo Giuseppe gridava: Che cos’è il mistero strano che avviene in te, Vergine? E come stai per partorire, o Damalis senza giogo?

E ora. Lo stesso: Venite, popoli.

Prokìmenon. Tono pl. 4.

Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; ha giurato il Signore e non si pentirà.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Lettura dalla profezia di Isaia

(7,10-16; 8,1-4.9s).

Il Signore parlò ancora ad Acaz: Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto. Ma Acaz rispose: Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore. Allora Isaia disse: Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele. Egli mangerà panna e miele finché non imparerà a rigettare il male e a scegliere il bene. Poiché prima ancora che il bimbo impari a rigettare il male e a scegliere il bene, sarà abbandonato il paese di cui temi i due re. Il Signore mi disse: Prenditi una grande tavoletta e scrivici con caratteri ordinari: A Mahèr-salàl-cash-baz. Io mi presi testimoni fidati, il sacerdote Uria e Zaccaria figlio di Iebarachìa. Poi mi unii alla profetessa, la quale concepì e partorì un figlio. Il Signore mi disse: Chiamalo Mahèr-salàl-cash-baz, poiché, prima che il bambino sappia dire babbo e mamma, le ricchezze di Damasco e le spoglie di Samaria saranno portate davanti al re di Assiria. Sappiatelo, genti e siate vinte, udite, fino ai confini della terra, anche se vi rafforzerete sarete vinte e se di nuovo troverete forza, di nuovo sarete vinte, se formulerete un piano il Signore lo sventerà e del discorso che farete tra voi non resterà nulla, perché Dio è con noi.

Lettura dall’epistola agli Ebrei (1,10-2,3).

Tu, Signore, da principio hai fondato la terra e opera delle tue mani sono i cieli. Essi periranno, ma tu rimani; invecchieranno tutti come un vestito; come un mantello li avvolgerai, come un abito saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso e gli anni tuoi non avranno fine. A quale degli angeli poi ha mai detto: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi? Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per coloro che stanno per ereditare la salvezza? Proprio per questo bisogna che ci applichiamo con maggiore impegno a quelle cose che abbiamo udito, per non andare fuori strada. Se, infatti, il verbo trasmesso dagli angeli si è dimostrato saldo e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come scamperemo, trascurando una salvezza così grande? Questa, infatti, dopo essere stata promulgata all’inizio dal Signore, è stata confermata in mezzo a noi da quelli che l’avevano udita.

Vangelo secondo Matteo (2,1-12).

Nato Gesù a Betlemme in Giudea, al tempo di re Erode, ecco, giunsero magi dall’oriente a Gerusalemme, dicendo: Dov’è il re dei Giudei, che è nato? Poiché abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti ad adorarlo. All’udire ciò il re Erode fu turbato e con lui tutta Gerusalemme. Convocò tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo e si informava da loro dove dovesse nascere il Cristo. Essi gli dissero: A Betlemme di Giudea. Infatti così è stato scritto per mezzo del profeta: E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei la più piccola tra i capoluoghi di Giuda; da te uscirà un capo che pascerà il mio popolo, Israele. Allora Erode chiamò di nascosto i magi e chiese loro informazioni sul tempo esatto dell’apparizione della stella; quindi li inviò a Betlemme, dicendo: Andate e fate accurate ricerche del bambino; quando poi lo trovate, annunciatelo a me, in modo che anch’io possa andare ad adorarlo. Essi, dopo aver ascoltato il re, si misero in cammino. Ed ecco: la stella che avevano visto in oriente li precedeva finché non andò a fermarsi sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella si rallegrarono assai di gioia grande; ed entrati in casa videro il bambino con Maria sua madre e caddero a terra per adorarlo. Poi aprirono i loro tesori e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Quindi, avvertiti in sogno di non tornare da Erode, si allontanarono verso il loro paese.

E subito dopo il lettore:

Presto ci prevengano le tue compassioni, perché siamo impoveriti all’estremo; aiutaci, o Dio, salvatore nostro per la gloria del tuo nome; liberaci, Signore e perdona i nostri peccati per amore del tuo nome.

Trisagio. Santissima Trinità. Padre nostro.

Kontàkion.

La Vergine oggi viene nella grotta per partorire ineffabilmente il Verbo anteriore ai secoli. Danza, terra tutta, che sei stata resa capace di udire questo; glorifica con gli angeli e i pastori il Dio anteriore ai secoli, che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato.

Quindi: Kyrie eleison (40). Tu che in ogni tempo.

Kyrie eleison (3). Gloria. E ora. Più venerabile dei Cherubini. Nel nome del Signore. Dio abbia pietà.

Preghiera di san Basilio il Grande.

Dio e Signore delle Potenze e Creatore di tutte le cose, che per la misericordia della tua bontà senza limiti hai inviato il tuo figlio unigenito nostro Signore Gesù Cristo per la salvezza del genere umano e che per la sua Croce veneranda hai lacerato il libro dei nostri peccati e su di essa hai soggiogato i principati e le potestà delle tenebre; tu, Signore, filantropo, ricevi anche da noi, peccatori, preghiere di ringraziamento e suppliche. Liberaci da ogni colpa letale e tenebrosa e da tutti i nemici visibili ed invisibili che cercano di nuocerci; configgi nel tuo timore la nostra carne; non permettere che i nostri cuori declinino in parole o pensieri maligni, ma ferisci col tuo amore le nostre anime affinché guardando sempre verso di te, guidati dalla tua luce e, contemplando in te la luce inaccessibile ed eterna, ti rivolgiamo lodi e ringraziamenti incessanti, Padre senza principio, insieme col tuo unigenito Figlio e col santissimo, buono, vivificante tuo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amìn.

Ora Nona.

Trisagio. Santissima Trinità. Padre nostro. Kyrie eléison (12). Venite, adoriamo (3) e i tre salmi seguenti.

Salmo 109

Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Lo scettro della potenza ti manderà il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici.

Con te il principato nel giorno della tua potenza tra gli splendori dei tuoi santi;

dal seno prima della stella del mattino ti ho generato.

Il Signore ha giurato e non si pentirà: Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedèk.

Il Signore alla tua destra ha stritolato i re nel giorno della sua ira.

Giudicherà tra le genti, accumulerà cadaveri, stritolerà le teste di molti sulla terra.

Dal torrente berrà sulla via, per questo alzerà il capo.

Salmo 110

Ti loderò, Signore, con tutto il mio cuore nel consiglio dei retti e nell’assemblea.

Grandi le opere del Signore, ricercate in tutte le sue volontà.

Gloria e magnificenza l’opera sua e la sua giustizia rimane nei secoli dei secoli.

Si è fatto un memoriale delle sue meraviglie: misericordioso e pietoso è il Signore;

ha dato cibo a quelli che lo temono, si ricorderà in eterno della sua alleanza.

Ha annunciato al suo popolo la forza delle sue opere per dare loro l’eredità delle genti.

Le opere delle sue mani verità e giudizio, fedeli tutti i suoi comandamenti, ben saldi nei secoli dei secoli, fatti con verità e rettitudine.

Ha liberato il suo popolo; ha disposto in eterno la sua alleanza: santo e terribile il suo nome.

Principio della sapienza è il timore del Signore e hanno buon intelletto quelli che la praticano.

La sua lode rimane nei secoli dei secoli.

Salmo 85

Piega, Signore, il tuo orecchio e ascoltami, perché io sono povero e misero.

Custodisci la mia anima perché sono santo, salva il tuo servo, o Dio, che in te spera.

Pietà di me, Signore, perché a te griderò tutto il giorno.

Rallegra l’anima del tuo servo perché a te, Signore, ho levato l’anima mia.

Perché tu, Signore, sei soave e clemente e misericordiosissimo per tutti quelli che ti invocano.

Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera e volgiti alla voce della mia supplica.

Nel giorno della mia tribolazione ho gridato a te perché tu mi hai esaudito.

Non c’è nessuno simile a te fra gli dèi, Signore e non c’è niente come le opere tue.

Tutte le genti che hai fatto verranno e si prostreranno davanti a te, Signore e glorificheranno il tuo nome.

Perché grande tu sei e fai meraviglie, tu sei il grande, il solo Dio.

Guidami, Signore, nella tua via e camminerò nella tua verità; gioisca il mio cuore nel temere il tuo nome.

Ti celebrerò, Signore Dio mio, con tutto il mio cuore e glorificherò il tuo nome in eterno.

Poiché la tua misericordia è grande su di me e hai liberato l’anima mia dal più profondo degli inferi.

O Dio, i trasgressori sono insorti contro di me e una turba di violenti ha cercato l’anima mia e non hanno posto te davanti a loro.

Ma tu, Signore Dio, sei compassionevole e misericordioso, longanime e misericordiosissimo e verace.

Guarda su me e abbi pietà di me, dà la tua forza al tuo servo e salva il figlio della tua ancella.

Fa’ con me un segno per il bene e vedano i miei odiatori e siano confusi, perché tu, Signore, mi hai soccorso e consolato.

E di nuovo: Fa’ con me un segno per il bene e vedano i miei odiatori e siano confusi, perché tu, Signore, mi hai soccorso e consolato.

Gloria. E ora. Alliluia (3).

Kyrie elèison (3). Quindi: Gloria e il tropario:

Si registrava un tempo a Betlemme con l’anziano Giuseppe, in quanto della stirpe di Davide, Maria incinta per un concepimento senza seme; giunse l’ora del parto e non ci fu posto nell’albergo: ma come piacevole palazzo, apparve la grotta alla Regina; Cristo nasce, rialzando la sua immagine un tempo caduta.

E ora. Theotokìon.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, la tua filantropia: accogli, mentre intercede per noi, la Theotòkos che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, un popolo disperato.

Quindi i seguenti idiòmela. Tono grave.

Stupiva Erode, vedendo la pietà dei magi e vinto dal furore, si informava sul tempo intercorso dalla nascita del bambino. Le madri furono private dei figli e l’acerba età infantile fu crudelmente falciata: le mammelle si disseccarono e si serrarono i condotti del latte. Grande fu la sciagura! Perciò, o fedeli, piamente riuniti, veneriamo il Natale di Cristo.

Due volte senza stico, quindi:

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Tono 2.

O Vergine, quando Giuseppe saliva verso Betlemme ferito dal dolore, tu gli dicevi: Perché, vedendomi incinta, sei cupo e turbato, ignorando del tutto il tremendo mistero che mi riguarda? Deponi ormai ogni timore e considera il prodigio: Dio, nella sua misericordia, discende sulla terra, nel mio grembo e qui ha preso carne: una volta nato lo vedrai, secondo il suo beneplacito e pieno di gioia lo adorerai come tuo Creatore: lui, che gli angeli senza sosta cantano e glorificano, col Padre e il santo Spirito.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Si ripete: O Vergine, quando Giuseppe.

Quindi: Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Va notato che il seguente idiòmelon viene prima letto piamente e in canto dal canonàrca al centro della navata e poi cantato con melodia più sviluppata dai due cori.

Oggi nasce dalla Vergine colui che tiene in sua mano tutto il creato (3).

E’ avvolto in povere fasce come un mortale, colui che è per essenza intoccabile.

Viene deposto in una mangiatoia, il Dio che in principio ha fissato i cieli.

Si nutre di latte dalle mammelle, colui che nel deserto fece piovere manna per il popolo.

Invita i magi lo sposo della Chiesa.

Prende i loro doni il Figlio della Vergine.

Adoriamo la tua nascita, o Cristo (3).

Mostraci anche la tua divina teofania.

E subito il prokìmenon della profezia.

Prokìmenon. Tono 4.

Madre Sion, dirà l’uomo: e l’uomo e nato in lei.

Stico. Le sue fondamenta sono sui monti santi.

Lettura dalla profezia di Isaia (9,5s).

Un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato. Il suo potere è sulla sua spalla e si chiamerà angelo del gran consiglio, consigliere mirabile, Dio forte, padrone, principe di pace, padre del secolo futuro: porterà infatti pace sui principi e a lui salute. Grande è il suo potere e la sua pace non ha confine, sul trono di Davide e sul suo regno, per raddrizzarlo e soccorrerlo con giudizio e giustizia, da ora e in eterno. Lo zelo del Signore Savaòth farà questo.

Lettura dall’epistola agli Ebrei (2,11-18).

Fratelli, il santificante e i santificati sono tutti da uno solo; per questo motivo non si vergogna di chiamarli fratelli, dicendo: Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all’assemblea ti loderò; e ancora: Io metterò la mia fiducia in lui; e inoltre: Eccoci, io e i figli che Dio mi ha dato. Poiché dunque i figli hanno comunicato al sangue e alla carne, anch’egli similmente ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che ha il potere della morte, cioè il diavolo e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. Egli, infatti, di certo non si prende cura degli angeli, ma del seme di Abramo si prende cura. Perciò doveva essere in tutto simile ai fratelli, per diventare un gran sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti, proprio per avere patito, essendo stato messo alla prova, è in grado di portare aiuto a quelli che subiscono la prova.

Vangelo secondo Matteo (2,13-23).

In quel tempo, quando i Magi si allontanarono verso il loro paese, ecco che in sogno un angelo del Signore appare a Giuseppe e gli dice: Alzati; prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto e rimani là finché te lo dica. Infatti Erode sta per cercare il bambino per ucciderlo. Egli allora si alzò e prese con sé il bambino e sua madre e, nella notte, si ritirò in Egitto. Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quanto fu annunziato dal Signore per mezzo del profeta che dice: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio. Allora Erode, visto che era stato giocato dai Magi, si adirò molto e mandò a uccidere tutti i bambini che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio da due anni in giù, secondo il tempo preciso che aveva chiesto ai Magi. Allora si adempì quanto fu detto per mezzo del profeta Geremia, che dice: Una voce s’è udita in Rama, pianto e lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuol essere consolata, perché non sono più. Dopo la morte di Erode, ecco un angelo del Signore appare in sogno a Giuseppe in Egitto e dice: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ in terra d’Israele, infatti sono morti quelli che cercavano la vita del bambino. Egli allora si alzò, prese con sé il bambino e sua madre ed entrò in terra d’Israele. Quando poi udì che Archelào era re di Giudea al posto di Erode suo padre, ebbe paura di recarsi là. Avvertito però in sogno, si ritirò dalle parti della Galilea e venne ad abitare nella città chiamata Nazaret, affinché si compisse quel che era stato detto per mezzo dei profeti: Sarà chiamato Nazorèo.

E subito dopo il lettore:

Non consegnarci del tutto alla sventura, per amore del tuo santo nome; non sciogliere la tua alleanza e non distogliere da noi la tua misericordia, per Abramo tuo diletto, per Isacco tuo servo e per Israele tuo santo.

Trisagio. Santissima Trinità. Padre nostro.

Kontàkion.

La Vergine oggi viene nella grotta per partorire ineffabilmente il Verbo anteriore ai secoli. Danza, terra tutta, che sei stata resa capace di udire questo; glorifica con gli angeli e i pastori il Dio anteriore ai secoli, che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato.

Quindi: Kyrie eleison (40). Tu che in ogni tempo.

Kyrie eleison (3). Gloria. E ora. Più venerabile dei Cherubini. Nel nome del Signore. Dio abbia pietà.

Preghiera di san Basilio il Grande.

Sovrano Signore Gesù Cristo Dio nostro, tu che ti sei mostrato paziente di fronte alle nostre colpe e ci hai condotti a quest’ora in cui, pendendo dal legno vivificante, hai aperto la strada del paradiso al buon ladrone e con la morte hai distrutto la morte, sii propizio anche a noi peccatori e indegni tuoi servi; abbiamo infatti peccato e siamo stati empi e non siamo degni di levare gli occhi e guardare all’alto dei cieli perché abbiamo abbandonato la via della giustizia e abbiamo camminato secondo le volontà dei nostri cuori; imploriamo tuttavia la tua bontà incomparabile: risparmiaci, Signore, secondo l’abbondanza della tua misericordia e salvaci per il tuo santo nome perché si sono dileguati nella vanità i nostri giorni. Liberaci dalla mano dell’avversario, rimetti i nostri peccati e mortifica il nostro sentire carnale, affinché, deposto l’uomo vecchio, rivestiamo il nuovo e viviamo per te, nostro Sovrano e protettore. Così, seguendo i tuoi precetti, perverremo al riposo eterno, là dove è la dimora di tutti coloro che sono nella gioia. Perché sei tu la vera gioia ed esultanza di quelli che ti amano, Cristo nostro Dio e a te rendiamo gloria insieme col Padre tuo senza principio e col Santissimo, buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amìn.

Quindi si recitano i Typikà.

Benedici, anima mia, il Signore ecc.

Gloria. Loda, anima mia il Signore ecc.

E ora. O Unigenito Figlio e Verbo ecc.

Nel tuo regno ricordati di noi, Signore ecc.

Beati i poveri in spirito ecc.

Beati i sofferenti ecc.

Beati i miti ecc.

Beati coloro che hanno fame ecc.

Beati i misericordiosi ecc.

Beati i puri di cuore ecc.

Beati gli operatori di pace ecc.

Beati i perseguitati a causa della giustizia ecc.

Beati siete voi quando vi insulteranno ecc.

Rallegratevi ed esultate ecc.

Gloria. E ora.

Ricordati di noi, Signore ecc.

Ricordati di noi, Sovrano ecc.

Ricordati di noi, Santo ecc.

Il coro sovracceleste inneggia a te dicendo: Santo, Santo, Santo, il Signore Sabaoth, pieni sono i cieli e la terra della tua gloria.

Stico. Accostatevi a lui e sarete illuminati e i vostri volti non resteranno confusi.

Il coro sovracceleste inneggia a te dicendo: Santo, Santo, Santo, il Signore Sabaoth, pieni sono i cieli e la terra della tua gloria.

Gloria.

Il coro dei santi angeli e arcangeli, con tutte le potenze dei cieli inneggia a te dicendo: Santo, Santo, Santo il Signore Sabaoth, pieni sono i cieli e la terra della tua gloria.

E ora.

Credo in un solo Dio Padre onnipotente ecc.

Condona, assolvi, perdona, o Dio, le nostre colpe volontarie e involontarie, in opere e parole, conosciute e sconosciute, commesse di notte e di giorno, con l’intelletto e con la mente; tutto perdonaci, come buono e filantropo.

Poi: Padre nostro. Perché tuo è il regno.

Kontàkion.

La Vergine oggi viene nella grotta per partorire ineffabilmente il Verbo anteriore ai secoli. Danza, terra tutta, che sei stata resa capace di udire questo; glorifica con gli angeli e i pastori il Dio anteriore ai secoli, che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato.

Kyrie elèison (12) e subito dopo: Sia benedetto il nome del Signore (3). Gloria. E ora. E il salmo: Benedirò il Signore.

E si compie il Congedo.

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Vespro della Domenica dopo il Natale di Cristo- Memoria dei santi e giusti Giuseppe, sposo della Vergine, Davide re e Giacomo fratello di Dio

Domenica dopo il Natale di Cristo.

Memoria dei santi e giusti Giuseppe, sposo della Vergine, Davide re e Giacomo fratello di Dio.

Al Vespro.

Dopo il salmo introduttivo e la consueta sticologia, Al Signore, a te ho gridato, 10 stichi con 4 stichirà anastàsima, 3 della festa e 3 dei santi.

Stichirà prosòmia dei santi.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Celebriamo tutti il re Davide, padre di Dio: da lui infatti è uscito come virgulto la Vergine e da lei è sorto come fiore Cristo, che nella sua amorosa compassione ha riplasmato Adamo ed Eva, liberandoli dalla corruzione.

Giuseppe lo sposo, nella sua vecchiaia, vide chiaramente compiute le predizioni dei profeti, avendo in sorte strane nozze e ricevendo oracoli da angeli acclamanti: Gloria a Dio, perché ha donato alla terra la pace.

Celebriamo tutti il fratello di Dio, sia come gerarca, sia perché si è nobilmente distinto col martirio: per le sue preghiere, Gesù nostro Dio, che fosti avvolto in fasce nella grotta, in una mangiatoia, salva tutti i tuoi cantori.

Gloria. Tono pl 2.

Celebriamo la memoria di Davide e Giacomo, del pio re profeta e dell’apostolo primo vescovo: liberati per i loro insegnamenti dall’errore, glorifichiamo Cristo sorto dalla Vergine, incarnato per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon, il primo del tono.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 2.

Il tuo parto è divenuto memoria dei sacerdoti, forza e letizia dei re; di esso gloriandoci, diciamo: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, o filantropo.

E ora. Stesso tono.

Cantano oggi in coro ed esultano tutti gli angeli in cielo e tutto il creato tripudia per il Salvatore e Signore nato a Betlemme: poiché ha fine ogni inganno idolatra e regna Cristo per i secoli.

Apolytìkion anastàsimo.

Gloria. Dei santi. Tono 2.

Annuncia, Giuseppe, i prodigi a Davide, padre di Dio: tu hai visto la Vergine incinta, con i magi hai adorato, con i pastori glorificato, da un angelo hai avuto la rivelazione; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Della festa. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio, ha fatto sorgere per il mondo la luce della conoscenza: con essa gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto; Signore, gloria a te.

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Vespro della Domenica dei Santi Progenitori (la prima Domenica tra l’11 e il 17 dicembre)

Domenica dei Santi Progenitori

(La Prima Domenica Tra 11 e 17 dicembre)

Al Vespro.

Dopo il salmo introduttivo recitiamo Beato l’uomo. Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 10 e cantiamo 3 stichirà anastàsima, 3 anatolikà e 4 prosòmia dei progenitori.

Tono pl. 4. Il paradiso dell’Eden.

Celebrando oggi, o fedeli, la memoria dei progenitori, cantiamo a Cristo Redentore, al Signore che li magnificò fra tutte le genti e fedelmente compì straordinari prodigi, perché è forte e potente; da essi rese per noi scettro di potenza la sola ignara d’uomo e Madre di Dio, la pura Maria, da cui venne Cristo, il fiore che germogliò per tutti la vita, il diletto che non vien meno e l’eterna salvezza.

Tu, o Sovrano, che strappasti al fuoco i santi fanciulli e Daniele dalla bocca dei leoni, benedicesti Abramo e Isacco tuo servo e suo figlio Giacobbe, compiacendoti di divenire come noi dal loro seme per salvare i nostri progenitori un tempo caduti: crocifisso e sepolto, spezzasti le catene della morte e rialzasti con te quanti da secoli sono tra i morti e adorano, o Cristo, il tuo regno eterno.

In mezzo alla fiamma come sotto pioggerella per la rugiada dello Spirito, esultanti i servi di Dio misticamente passeggiavano, in essa prefigurando la Trinità e l’incarnazione di Cristo; e come sapienti, per fede, estinsero la forza del fuoco; anche il giusto Daniele poté chiudere le fauci dei leoni; piegandoti per le loro preghiere, o Salvatore filantropo, libera anche noi dal fuoco eterno e inestinguibile e facci degni di ottenere il tuo regno celeste.

I tuoi fedeli e santi fanciulli, stando nella fornace infuocata come sotto la rugiada, prefiguravano misticamente la tua venuta dalla Vergine, rifulsa per noi senza bruciarci; anche il giusto Daniele, mirabile tra i profeti, chiaramente manifestando il tuo divino secondo avvento, gridava: Io guardavo ed ecco furono posti dei troni e il Giudice si assise e si riversò un fiume di fuoco: per le loro suppliche, o Cristo Sovrano, fa’ che ne siamo liberati.

Gloria. Tono pl. 2. Di Anatolio.

Elogiamo oggi, o fedeli, tutti i padri prima della Legge: Abramo amico di Dio, Isacco, nato per la promessa, Giacobbe e i dodici patriarchi; con loro celebriamo il mitissimo Davide, Daniele, profeta dilettissimo e i tre fanciulli che mutarono la fornace in rugiada e chiediamo il perdono a Cristo Dio, glorificato tra i suoi santi.

E ora. Theotokìon, il primo del tono.

Allo stico, stichirà anastàsima del tono.

Gloria. Dei progenitori. Tono 3. Di Germano.

Venite, amici della festa, salmeggiando celebriamo il consesso dei progenitori: il progenitore Adamo, Enoch, Noè, Melchisedèk, Abramo, Isacco e Giacobbe; dopo la Legge: Mosè e Aronne, Gesù, Samuele e Davide; con loro Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele e i dodici profeti e con essi Elia, Eliseo e tutti gli altri; Zaccaria e il Battista e quanti annunziarono Cristo, vita e risurrezione della nostra stirpe.

E ora. Theotokìon. Stesso tono.

Senza seme, dal divino Spirito, per volere del Padre, concepisti il Figlio di Dio, dal Padre prima dei secoli, senza madre e per noi da te nato senza padre: tu lo generasti nella carne e come bambino lo allattasti; non smettere dunque di intercedere, perché siano liberate dai pericoli le nostre anime.

Apolytìkion anastàsimo.

Gloria. E ora. Dei progenitori. Tono 2.

Hai giustificato per la fede i progenitori attirando a te, tramite loro, la Chiesa delle genti; si vantano nella gloria i santi, perché dal loro seme procede un frutto insigne: colei che senza seme ti ha partorito; per le loro suppliche, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro della Domenica dei Santi Progenitori (la prima Domenica tra l’11 e il 17 dicembre)

Domenica dei Santi Progenitori

(La Prima Domenica Tra 11 e 17 dicembre)

Al Vespro.

Dopo il salmo introduttivo recitiamo Beato l’uomo. Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 10 e cantiamo 3 stichirà anastàsima, 3 anatolikà e 4 prosòmia dei progenitori.

Tono pl. 4. Il paradiso dell’Eden.

Celebrando oggi, o fedeli, la memoria dei progenitori, cantiamo a Cristo Redentore, al Signore che li magnificò fra tutte le genti e fedelmente compì straordinari prodigi, perché è forte e potente; da essi rese per noi scettro di potenza la sola ignara d’uomo e Madre di Dio, la pura Maria, da cui venne Cristo, il fiore che germogliò per tutti la vita, il diletto che non vien meno e l’eterna salvezza.

Tu, o Sovrano, che strappasti al fuoco i santi fanciulli e Daniele dalla bocca dei leoni, benedicesti Abramo e Isacco tuo servo e suo figlio Giacobbe, compiacendoti di divenire come noi dal loro seme per salvare i nostri progenitori un tempo caduti: crocifisso e sepolto, spezzasti le catene della morte e rialzasti con te quanti da secoli sono tra i morti e adorano, o Cristo, il tuo regno eterno.

In mezzo alla fiamma come sotto pioggerella per la rugiada dello Spirito, esultanti i servi di Dio misticamente passeggiavano, in essa prefigurando la Trinità e l’incarnazione di Cristo; e come sapienti, per fede, estinsero la forza del fuoco; anche il giusto Daniele poté chiudere le fauci dei leoni; piegandoti per le loro preghiere, o Salvatore filantropo, libera anche noi dal fuoco eterno e inestinguibile e facci degni di ottenere il tuo regno celeste.

I tuoi fedeli e santi fanciulli, stando nella fornace infuocata come sotto la rugiada, prefiguravano misticamente la tua venuta dalla Vergine, rifulsa per noi senza bruciarci; anche il giusto Daniele, mirabile tra i profeti, chiaramente manifestando il tuo divino secondo avvento, gridava: Io guardavo ed ecco furono posti dei troni e il Giudice si assise e si riversò un fiume di fuoco: per le loro suppliche, o Cristo Sovrano, fa’ che ne siamo liberati.

Gloria. Tono pl. 2. Di Anatolio.

Elogiamo oggi, o fedeli, tutti i padri prima della Legge: Abramo amico di Dio, Isacco, nato per la promessa, Giacobbe e i dodici patriarchi; con loro celebriamo il mitissimo Davide, Daniele, profeta dilettissimo e i tre fanciulli che mutarono la fornace in rugiada e chiediamo il perdono a Cristo Dio, glorificato tra i suoi santi.

E ora. Theotokìon, il primo del tono.

Allo stico, stichirà anastàsima del tono.

Gloria. Dei progenitori. Tono 3. Di Germano.

Venite, amici della festa, salmeggiando celebriamo il consesso dei progenitori: il progenitore Adamo, Enoch, Noè, Melchisedèk, Abramo, Isacco e Giacobbe; dopo la Legge: Mosè e Aronne, Gesù, Samuele e Davide; con loro Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele e i dodici profeti e con essi Elia, Eliseo e tutti gli altri; Zaccaria e il Battista e quanti annunziarono Cristo, vita e risurrezione della nostra stirpe.

E ora. Theotokìon. Stesso tono.

Senza seme, dal divino Spirito, per volere del Padre, concepisti il Figlio di Dio, dal Padre prima dei secoli, senza madre e per noi da te nato senza padre: tu lo generasti nella carne e come bambino lo allattasti; non smettere dunque di intercedere, perché siano liberate dai pericoli le nostre anime.

Apolytìkion anastàsimo.

Gloria. E ora. Dei progenitori. Tono 2.

Hai giustificato per la fede i progenitori attirando a te, tramite loro, la Chiesa delle genti; si vantano nella gloria i santi, perché dal loro seme procede un frutto insigne: colei che senza seme ti ha partorito; per le loro suppliche, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 31 Dicembre- Conclusione della festa della Natività nella carne del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo

31 DICEMBRE

Conclusione della festa della Natività nella carne del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo

Al Vespro

Al Signore a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà idiòmela.

Tono 2. Di Germano.

Venite, esultiamo nel Signore, esponendo questo mistero: il muro di separazione che era frammezzo è abbattuto, la spada di fuoco retrocede e i cherubini si ritirano dall’albero della vita e anch’io partecipo del paradiso di delizia da cui ero stato scacciato per la disobbedienza; poiché l’Immagine perfetta del Padre, l’impronta della sua eternità, prende forma di servo, procedendo da Madre ignara di nozze, senza subir mutamento: ciò che era è rimasto, Dio vero e ciò che non era ha assunto, divenendo uomo per amore degli uomini. A lui acclamiamo: O Dio, nato dalla Vergine, abbi pietà di noi (2).

Di Anatolio.

Alla nascita del Signore Gesù dalla Vergine santa, tutto s’illumina: i pastori infatti vegliano nei campi, i magi adorano e gli angeli cantano, Erode si agita, perché è apparso nella carne Dio, Salvatore delle nostre anime (2).

Il tuo regno, Cristo Dio, è regno di tutti i secoli e il tuo potere di generazione in generazione. Tu che ti sei incarnato per opera del Santo Spirito e sei divenuto uomo dalla Semprevergine Maria, come luce su di noi sei rifulso, o Cristo Dio, col tuo avvento: luce da luce, riflesso del Padre, hai illuminato ogni creatura. Ogni spirito loda te, carattere della gloria del Padre. Tu che sei e che eri e che come Dio dalla Vergine sei rifulso Dio, abbi pietà di noi!

Che cosa ti offriremo, o Cristo? Tu per noi sei apparso uomo sulla terra. Ciascuna delle creature da te create ti offre la sua riconoscenza: gli angeli l’inno, i cieli la stella, i magi i doni, i pastori lo stupore, la terra la grotta, il deserto la mangiatoia; ma noi una Madre Vergine! O Dio che sei prima dei secoli, abbi pietà di noi!

Gloria. E ora. Stesso Tono. Di Kassia.

Augusto divenne monarca sulla terra e cessò la pluralità dei poteri umani; e con la tua incarnazione dalla Pura, fu annientato il politeismo idolatra. Le città furono poste sotto un unico governo universale e le genti credettero a un unico dominio della Divinità. Furono registrati i popoli per decreto di Cesare e noi fedeli siamo stati segnati con il nome della tua Divinità, di te, nostro Dio fatto uomo. Grande è la tua misericordia, Signore, gloria a te.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon.

Apòstica Idiòmela. Tono 2. Di Germano.

Oggi si è compiuto un prodigio grande e straordinario; la Vergine partorisce e il suo grembo resta incorrotto; il Verbo si fa carne e non si separa dal Padre: gli angeli glorificano con i pastori e noi con loro acclamiamo: Gloria a Dio negli eccelsi e pace sulla terra.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Tono 3. Dello stesso.

Oggi la Vergine partorisce il Creatore di tutto, l’Eden offre una grotta e una stella svela Cristo, sole per quanti sono nella tenebra. I Magi, illuminati dalla fede, hanno adorato con doni e i pastori hanno visto il prodigio, mentre gli angeli inneggiano e dicono: Gloria a Dio negli eccelsi.

Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato. Il Signore ha giurato e non si pentirà.

Stesso Tono. Di Anatolio.

Nato il Signore Gesù in Betlemme di Giudea, i magi, giunti dall’Oriente, adorarono Dio fatto uomo e aperti subito i loro scrigni, offrirono doni preziosi: oro puro per il Re dei secoli; incenso per il Dio dell’universo; mirra per l’Immortale, come morto di tre giorni. Genti tutte, venite, adoriamo Colui ch’è nato per salvare le nostre anime.

Gloria. Tono 4. Di Giovanni, monaco.

Rallegrati Gerusalemme, tripudiate, voi tutti che amate Sion; oggi è sciolto l’antico vincolo della condanna di Adamo, aperto per noi il paradiso, il serpente è disarmato; ora infatti ha visto colei che un tempo ingannò divenire Madre del Creatore. O abisso della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Colei che aveva procurato la morte a ogni carne, come strumento del peccato, divenne primizia di salvezza per tutto il mondo mediante la Madre di Dio, poiché da lei nasce bambino Dio perfettissimo: con la sua nascita egli sigilla la verginità di lei, con le fasce scioglie le catene dei peccati e sana con la sua infanzia le penose doglie di Eva. Danzi dunque tutto il creato ed esulti, perché Cristo è venuto a richiamarlo dall’esilio e a salvare le nostre anime.

E ora. Stesso tono. Di Anatolio.

Dimorasti in una grotta, Cristo Dio, una mangiatoia ti accolse. Pastori e magi ti hanno venerato. Si compiva allora l’annunzio dei profeti e le potenze degli angeli stupivano gridando e dicendo: Gloria alla tua condiscendenza, o solo filantropo.

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio ha fatto sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te (3).

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Vespro del 30 Dicembre- Memoria della santa martire Anisìa. In questo giorno cantiamo anche l’ufficio di santa Melania

30 Dicembre

Memoria della santa martire Anisìa. In questo giorno cantiamo anche l’ufficio di santa Melania, dal momento che il 31 del mese si celebra la conclusione della festa del Natale.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia di santa Anisìa.

Tono 4. Come generoso.

Già risplendente per il fulgore della verginità, o illustre, hai brillato per le lotte del martirio; non accettando di prostrarti al sole, hai subìto l’ingiusta uccisione, imporporandoti col sangue: e stai ora con la corona presso il sole della gloria, illuminata dai suoi fulgidi splendori.

Manifestando con le lacrime l’intimo amore appassionato del cuore, nella tua compunzione, o gloriosa, irroravi la terra e con i capelli l’asciugavi, considerandola sgabello di Cristo, vedendo come già presente colui che amavi; e abbracciando con la mente i suoi piedi, illuminavi la tua anima con divinissime contemplazioni.

Dopo aver disperso la tua ricchezza e aver soccorso i poveri, ti sei sposata, incorrotta, al Creatore e gli hai offerto come dote, o celebratissima, i rivi del tuo sangue e l’imitazione della passione subita da lui, che solo, o Anisìa, ti ha fatto prendere dimora nel talamo divino, come vittoriosa e martire.

Altri stichirà, di santa Melania.

Stesso tono. Tu che sei stato chiamato.

Tu che sei stata unita ai cori degli angeli, quando la divina passione ti infiammò e ti indusse a volare oltre le cose visibili, per amore dell’impassibilità e della purezza, allora conquistasti il tuo coniuge incerto con parole divinamente persuasive, perché rigettasse il tumulto fugace della vita. Così con lui hai trovato la vita e il diletto eterni e ora supplichi, o Melania, per la salvezza delle nostre anime.

Tu che amasti la vita degli angeli, quando cominciasti a disprezzare le delizie del piacere per darti alla continenza, alla veglia, al dormire per terra e all’umiltà, allora divenisti vaso purissimo del divino Spirito, da lui ornata di manifesti carismi, o sapientissima. Attirasti così folle al tuo zelo divino e le offristi, o Melania, al Sovrano e Salvatore delle nostre anime.

Tu che fosti resa splendente dalla bellezza delle virtù, quando compisti il verbo salvifico e distribuisti ai poveri e ai bisognosi i tuoi ingenti ammassi d’oro, allora ricevesti i beni celesti, arricchendoti di giustizia, incorruttela e redenzione, o venerabilissima. Perciò onoriamo la tua dormizione e con insistenza ti supplichiamo di pregare il Creatore per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. E ora. Tono pl. 1.

Di Giovanni monaco.

Si rallegrino i cieli ed esulti la terra, perché oggi si è veramente fatto un solo gregge di angeli e uomini. O prodigio! L’invisibile vien visto, l’immenso è racchiuso in uno spazio, colui che non ha principio comincia; il Figlio di Dio diviene Figlio dell’uomo; la Vergine ignara d’uomo appare Madre di Dio e la Madre dopo la gravidanza si ritrova vergine. Il Verbo incarnato del Padre è deposto in una mangiatoia e dei pastori divengono araldi partecipi del mistero. I magi dall’oriente portano doni e guidati da una stella adorano il Salvatore che è nato. Con loro anche noi, che amiamo questa festa, aprendo prontamente gli scrigni del cuore, offriamogli azioni buone; fede, speranza e amore, al posto di oro, incenso e mirra e a lui acclamiamo con le parole degli incorporei, a lui che viene a salvare dalla corruzione la nostra stirpe: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza.

Apòsticha stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

I magi dall’oriente, adorando offrirono doni al Re, rifulso dalla Vergine Regina: Dio, Creatore e vero Re. Ad essi la purissima stupita diceva: Ditemi, voi che rendete culto al fuoco e al sole e camminate nelle tenebre: come avete conosciuto che colui che, oltre ogni intelligenza, illumina l’universo ha preso carne ed è nato sulla terra in una grotta e nella sua compassione dona al mondo la grande misericordia?

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Seguendo le parole di Balaàm, risposero i magi alla pura, spiavamo il sorgere di una stella pura e luminosa. E vedendo ora apparire questo astro insolito, con la sua guida, abbiamo intrapreso il viaggio senza indugiare. Chi è dunque colui che tieni tra le braccia come bambino? Come dunque sei stata fatta degna di servire a questo mistero, o santissima venerabile? Per lui il mondo ha ottenuto la grande misericordia.

Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; ha giurato il Signore e non si pentirà.

Disse la Vergine ai magi: A voi che chiedete dirò ciò che oltrepassa ragione e pensiero; perché capisco che per divino volere siete giunti qui dal mio bambino. Nuovi e straordinari sono gli eventi, come vedete: poiché colui che, come il Padre è pensato al di fuori del tempo, ha volontariamente assunto la mia povertà per arricchire quanti giustamente erano divenuti poveri e avevano perduto la vita divina del paradiso. È lui che dona al mondo la grande misericordia.

Gloria. Stessa melodia.

La purissima, vedendo il Dio anteriore ai secoli divenuto bambino per aver preso da lei un corpo, tenendolo con le mani e coprendolo di baci, piena di gioia gli diceva: Dio altissimo, Re invisibile, come dunque ti vedo e non riesco a comprendere il mistero della tua smisurata povertà? Poiché una minuscola grotta e di proprietà altrui ti accoglie ora che sei nato senza violare la mia verginità, conservando il mio grembo come prima del parto e donando la grande misericordia.

E ora. Stessa melodia.

Assumesti la forma di Adamo, tu che sei perfettissimo in forma di Dio e vuoi essere tenuto tra le mani, tu che stringi in mano l’universo con la tua potenza. Così esclamava la pura e castissima e diceva: Ti avvolgerò dunque in fasce come bambino? E come allatterò te, che nutri l’universo? Come non stupirò per la tua povertà che trascende il pensiero? Come ti chiamerò ‘Figlio mio’, io che ho ora il titolo di serva tua? Canto e benedico te, che doni al mondo la grande misericordia.

Il resto del vespro e la conclusione

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