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Archivi: Preghiere giornaliere

Mattutino del 10 Novembre- Memoria dei santi apostoli Olimpàs, Rodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto e del santo martire Oreste

10 Novembre

Memoria dei santi apostoli Olimpàs, Rodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto e del santo martire Oreste.

Al Mattutino

Dopo la consueta sticologia del salterio, recitiamo un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone degli apostoli. Acrostico: Inneggio con forza a voi, discepoli teofori. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

La tua destra vittoriosa, magnifica nella sua forza, si é glorificata, poiché per la tua potenza, Signore immortale, ha schiacciato i nemici aprendo agli israeliti una nuova via nelle profondità del mare. 

Discepoli del Dio per compassione incarnato, supplicatelo di conceder la remissione dei peccati ai fedeli, che festeggiano la vostra memoria, o beati.

Come specchi luminosi che riflettono l’effusione dello splendore divino, a ogni fedele trasmettete la benefica luce salvifica, beati apostoli, divini veggenti.

Attingendo alle fonti dello splendore, gli apostoli Olimpàs, Erodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto, che noi con fede diciamo beati, hanno fatto risplendere la luce sul mondo.

Theotokìon. Nel tuo grembo, Vergine, restaurasti la stirpe umana generando il Verbo del Padre, rivestito della nostra carne mortale per mostrarci la via dell’immortalità.

Canone del martire. Acrostico: Le tue imprese canterò, martire Oreste.

Ode 1. Tono 2. Venite, popoli.

Venendo senza sosta illuminato dallo splendore divino, o beatissimo, illumina a tua volta lo spirito di chi festeggia la tua luminosa memoria, allontanando la tenebra dei mali.

Infiammato dal divino amore per Cristo, illustre martire, riuscivi a incendiare la foresta degli idoli, così facile da bruciare.

Vittorioso martire Oreste, con la tua paziente fermezza svergognasti gli empi che ti costringevano a venerare idoli manufatti e senza vita.

Theotokìon. Ti supplico, Vergine, purissima dimora del nostro Dio: purifica con la tua divina intercessione il mio cuore macchiato da piaceri impuri.

Ode 3. Irmòs.

Tu solo conosci la debolezza della natura umana, essendo divenuto simile nella tua compassione: rivèstimi dunque con la forza dall’alto, perché a te canti: santo è il tempio spirituale della tua gloria immacolata, Signore amico degli uomini.

Recando il Verbo come lampada spirituale, obbedendo a Dio, percorreste tutto il creato per allontanare le tenebre e per grazia di Dio gli schiavi della notte dell’ignoranza divennero figli della luce.

Il suono delle vostre parole risuonava in tutto il mondo per la sua salvezza, secondo la profezia e la fama delle vostre opere rifulse brillantemente in tutto il mondo convertendo le anime, o apostoli del Signore, divini predicatori.

Lo Spirito Santo, dimorando nelle vostre anime, o apostoli sapienti, vi rese in tutto simili a Dio: percorrendo tutto il mondo distruggeste con la grazia divina i templi degli idoli per edificare la Chiesa di Dio.

Theotokìon. Il Figlio unigenito del Padre, generato in principio senza madre, nacque da te senza padre: sapendo questo confessiamo che tu sei Madre di Dio: concepisti senza passione restando ineffabilmente vergine, o Maria, sposa divina.

Del martire. Sulla pietra della fede.

Fortificato dalla potenza del Paràclito, comparisti davanti al giudice iniquo confondendolo per la forza delle tue parole, o beatissimo, dicendo: non c’è santo all’infuori di te, Signore.

La tua parola e la tua vita, illuminandosi a vicenda, guidarono una moltitudine alla luce della fede, inneggiando insieme, o martire dalle molte lotte: non c’è santo all’infuori di te, Signore.

L’orgoglio insensato dell’empio spezzasti con il tuo coraggio e la tua pazienza, illustre martire vittorioso, innalzandoti verso Dio, a lui acclamando: non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Theotokìon. Nel tuo grembo concepisti, Madre di Dio, il tuo Creatore e Signore dell’universo, generandolo ineffabilmente incarnato; perciò ti inneggiamo, o Sovrana, unica senza macchia.

Irmòs. Sulla pietra della fede mi hai stabilito, facendomi trionfare sui miei nemici e il mio spirito esulta di gioia cantando: non c’è santo come te, o Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Kathisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Erasto, Olimpàs, Terzo e Rodione, Sosipatro e Quarto, concordi veneriamo la vostra memoria dicendo: ministri del Verbo, araldi di Dio, con le vostre preghiere, liberate dall’eterna pena le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Chi potrà dire la moltitudine dei miei pensieri impuri, le sconvenienze che abbondano nel mio spirito e gli assalti contro di me dei nemici incorporei, le loro macchinazioni, chi potrà smascherare? Ma tu, Vergine pura, concedimi la liberazione da ogni male per le tue preghiere, o buona.

Stavrotheotokìon

Quando colei che negli ultimi ti generò, Cristo Verbo, nell’eternità generato dal Padre, ti vide crocifisso, gemendo diceva: Ahimè, figlio mio diletto, perchè ti lasci crocifiggere da uomini empi, tu che sei il Dio al quale gli angeli nei cieli inneggiano? O longanime Signore, gloria a te.

Ode 4. Irmòs.

Monte adombrato dalla grazia di Dio, Avvacùm ti ha riconosciuta nel suo sguardo preveggente; da te, ha predetto, uscirà il Santo di Israele per la nostra salvezza e la nostra restaurazione.

Sostegno di chi è senza sostegno, per i vostri insegnamenti ricevuti da Dio sbaragliaste del tutto le fortezze del nemico, provocando la loro distruzione, apostoli del divino Salvatore.

Predicaste a gran voce i portenti operati da Cristo, illuminando le miserie dei mortali, apostoli divini, ringraziando molto per la loro perfezione luminosa.

Con inni divini, fedeli, lodiamo e magnifichiamo Olimpàs e Rodione, che con l’apostolo Pietro hanno terminato bene la loro corsa al martirio, decapitati a Roma.

Theotokìon. Meraviglia superiore a tutte le meraviglie passate in te si compie, Vergine pura, poiché concepisti corporalmente il Dio filantropo, unito ai mortali senza confusione, sposa divina.

Del martire. Sei venuto dalla Vergine.

I torrenti delle torture non hanno sommerso la torre della tua anima, o beato martire, poiché era fondata sulla roccia dell’amore del Signore.

Non poté contrastare lo splendore delle tue parole il tiranno che camminava nella notte dell’ignoranza, perciò torturandoti ti rese figlio del giorno e della luce.

Gesù Cristo ti fortificò con la grazia divina, mentre eri tormentato da supplizi e subivi oltraggi, spietatamente torturato, o atleta illustrissimo.

Theotokìon. Avvacùm descrisse te, purissima, come monte ombroso da cui solo il Verbo filantropo, incarnato e fatto uomo discese per immensa compassione.

Ode 5. Irmòs.

Tu che con la luce del tuo avvento illuminasti i confini del mondo e li rischiarasti con la tua croce, Cristo, illumina con la luce della tua divina conoscenza i cuori di quanti in modo ortodosso ti inneggiano.

La Sapienza del Padre, che dona l’esistenza al mondo, vi inviò come medici in tutta l’ecumène per illuminare divinamente tutti gli uomini con la sapienza dello Spirito e l’annunzio della verità.

Dopo aver gettato l’amo dell’annunzio, per grazia di Dio avete tratto dall’abisso dell’ignoranza più muta dei pesci, i mortali guidandoli con la fede al Signore, o apostoli.

Celebriamo i difensori della Chiesa dei fedeli, gli apostoli di Cristo Olimpàs e Rodione, Terzo, Sosipatro, Erasto e Quarto.

Theotokìon. Concepisti il Verbo mediante un verbo, Vergine castissima, Madre di Dio Sovrana e lo generasti ineffabilmente umanato; perciò secondo le tue ispirate parole ti diciamo beata per tutti i secoli.

Del martire. Tu che illumini.

Bastonato su tutto il corpo, rivelasti come un diamante la più ferma risolutezza e con fede, glorioso Oreste, cantavi: Altro Dio all’infuori di te non conosco.

Distruggendo gli idoli dei pagani con le tue sante preghiere al Creatore, sopportavi i più crudeli tormenti e il taglio della tua carne.

Trinitario. Venerando un unico principio e un’unica essenza trisipostatica, predicando un’unica signoria della Trinità sovradivina e increata, distruggesti i falsi dèi e abbattesti i templi degli idoli.

Theotokìon. Divenisti, o Vergine, la Madre del sole nascente, concepito senza tramonto dalla natura umana reietta per illuminare gli uomini e strapparli tutti dalla cupa notte del peccato.

Ode 6. Irmòs.

Il fondo dell’abisso ci circonda e non abbiamo nessuno a liberarci, siamo tenuti come pecore da macello. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, poiché tu sei la forza dei deboli e li risollevi. 

Rotolando nella polvere, beati discepoli del Verbo, simili a Dio, vi rivelaste pietre preziose, facendo rotolare verso la fede quanti un tempo nel loro errore sacrificavano a pietre inanimate.

Predicando in tre ipòstasi l’indivisa Monade inconfusa, dalla terra toglieste l’errore politeista, apostoli infallibili di Cristo, guidando a lui gli erranti.

Per la sapienza e luminosità della loro mente gli apostoli persuasero quanti erano sviati e sragionavano a servire l’unico Re e Dio, illuminando tutto il creato con la luce divina.

Theotokìon. Apparisti secondo cielo più eccelso del primo, o Sovrana nostra, perciò glorifichiamo te, che hai fatto sorgere su noi il Sole di giustizia, dissolvendo la tenebra profonda, l’oscura notte dell’ignoranza.

Del martire. Circondato dall’abisso.

Con l’aspersione del tuo venerabilissimo sangue cessarono le maledette libagioni follemente offerte ai demòni, o valoroso atleta di Cristo.

Trovando in te la medicina delle nostre anime e dei corpi, siamo liberati dall’afflizione di prove e passioni per le tue preghiere a Dio gradite.

Disfacendoti del corpo, ricevesti la veste tinta dalla grazia superna e spogliasti il nemico, o beatissimo.

Theotokìon. Fammi degno della compassione divina, perchè sono prigioniero della malizia e della spietatezza e schiavo dei piaceri, santissima Vergine, Madre di Dio.

Irmòs. Circondato dall’abisso dei peccati, invoco l’abisso incommensurabile della tua compassione: dalla corruzione strappami, o Dio.

Kontàkion degli apostoli.

Tono 1. Stupisca il coro angelico.

Avete predicato la fede nell’augusta Trinità, o sapienti, togliendo di mezzo l’inganno politeista degli idoli con i vostri venerabili insegnamenti: avete così trovato la ricompensa eterna delle vostre fatiche, ricevendo nei cieli le corone, o apostoli.

Sinassario.

Il 10 di questo mese memoria dei santi apostoli del gruppo dei settanta: Olimpàs, Rodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto.

Stichi. Con un inno di gloria la mia parola incorona sei discepoli del Verbo che, con le loro parole liberarono le nazioni da un culto irrazionale. Il dieci trovarono la felicità eterna.

Lo stesso giorno memoria di sant’Oreste martire.

Stichi. Oreste, per la tua prestazione atletica ricevesti la ricompensa procurandoti la gloria.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Teostiricto dei Simboli e del nostro beato padre Nonno, vescovo e catechista di santa Pelaghìa.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre il vescovo Martino.

Stichi. Lasciando questa vita e il suo breve cammino, san Martino percorse il cammino che porta al cielo.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Milo, vescovo e dei suoi due discepoli.

Stichi. Un triplo crimine provoca il sacrificio di Milo, che sotto la roccia protegge i suoi due discepoli.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Calliopio, Niro e Orione.

Stichi. Chinando il collo sotto la spada, Calliopio contempla la gloria senza tramonto del Dio amico degli uomini. La lama mozza il capo di Niro, rendendolo preziosa reliquia. Orione, sepolto vivo nella terra, sorpassa la luce della costellazione omonima.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Degli apostoli. Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli, riconosciamo in te, Madre di Dio, la fornace spirituale e l’Altissimo come salvò i tre fanciulli, così rinnovò nel tuo grembo tutto il mondo il Signore Dio dei nostri padri, degno di lode e di gloria. 

Il santo apostolo Paolo ti indica nei suoi scritti come sacro economo della Chiesa di Cristo in Gerusalemme; venerandoti con lui, o Erasto, cantiamo al Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria.

Messa alla prova la tua pazienza con pene, tormenti e persecuzioni, puoi gloriarti di portare le stigmate di Cristo, beato Erasto, cantando al Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria.

Fosti l’araldo della nuova legge, o Quarto, strappando gli erranti alla loro antica deviazione, guidandoli al rinnovamento della loro vita, inneggiando al Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria.

Theotokìon. Al Verbo coeterno al Padre donasti un corpo generandolo incarnato, o Vergine, quando apparve uomo ai mortali per salvarli, il Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria.

Del martire. Disprezzando il simulacro aureo.

Con i flutti del tuo sangue, martire mirabile, spegnesti la fiamma degli atei e con la pioggia dei tuoi miracoli, rinfranchi le anime consumate dalle passioni e i fedeli cantano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Abisso di prodigi e fiume di guarigioni, fonte zampillante per tutti salute, allontanamento d’ogni afflizione è divenuta l’urna delle tue reliquie, o martire vittorioso: venerandola, noi fedeli, ti diciamo beato.

Distaccato dalle passioni del corpo, santo martire, dopo tutte le torture fosti legato a un animale e crudelmente trascinato: allora ti congedasti dalla carne per unirti a Dio in perfetta purezza.

Theotokìon. Ricevette da te, Vergine pura, la natura umana e ineffabilmente si fece carne volendo salvare l’umanità il Dio per natura al quale diciamo cantando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace, come in un crogiuolo, splendettero i fanciulli di Israele per il bagliore della loro pietà più pura dell’oro fino, cantando: Benedite opere tutte il Signore, a lui la lode e le gloria nei secoli.

Le indistruttibili torri della Chiesa di Cristo sbaragliarono i baluardi dell’iniquità e come pietre edificarono tutti i fedeli sulla roccia su cui è fondata la Chiesa di Cristo, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Come nuovi legislatori, o beatissimi, avete inciso la legge dello Spirito nei cuori dei fedeli; illuminati da essa inneggiano: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Il giorno in cui fu ucciso l’apostolo Pietro, anche tu lasciavi magnificamente questa vita sotto la spada per ordine dell’empio imperatore Nerone, con Rodione, o beato Olimpàs, raggiungendo con lui i cori celesti.

Theotokìon. L’urna contenente la manna ti prefigura, o Vergine, poichè nel tuo grembo portasti Cristo e generasti nella carne la nostra dolcezza, che libera dall’amarezza del peccato quanti ti esaltano per tutti i secoli.

Del martire. Il Dio disceso.

Preferendo la vita eterna a quella effimera non risparmiasti sapientemente la peritura carne mortale, beatissimo Oreste, perciò sopportavi con coraggio i tormenti.

Come lupo famelico il persecutore straziava di colpi il tuo corpo come agnello di Cristo, rendendoti sacrificio a Dio, vittima santa a lui gradita, degno della mensa del Sovrano eccelso.

Divenuto carro del Verbo, o beatissimo, lo avevi come passeggero; perciò, legato per iniqua sentenza ai cavalli, violentemente trascinato rendesti l’anima e con gioia giungesti alla meta celeste.

Theotokìon. I divini profeti annunziarono con sacre voci che per prodigioso concepimento saresti divenuta Madre di colui che domina tutto il creato; perciò ti cantiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Il Dio sceso nella fornace di fuoco mutando per i fanciulli ebrei la fiamma in rugiada, opere inneggiatelo come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Come figura del tuo parto abbiamo il roveto ardente, che bruciava senza consumarsi; ti preghiamo di estinguere nelle nostre anime la fornace ardente delle tentazioni, perché, o Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Compiuta la stessa corsa e ricevuta dal Signore la stessa promessa, degni degli stessi doni dello Spirito, insieme avete ricevuto la stessa ricompensa, apostoli di Cristo, illuminatori delle nostre anime.

Come astri celesti illuminaste tutta la terra con divini prodigi, allontanando il buio profondo dell’ignoranza da quanti, un tempo raggirati dagli inganni del maligno, grazie a voi divennero figli del giorno.

Annientaste le schiere dei nemici, responsabili dell’antica perdizione di popoli e nazioni, guidando a Dio una folla di redenti per riunirli alla moltitudine degli angeli immateriali, o apostoli del Signore.

Nei cieli eccelsi sono saliti il sublime Olimpàs e Sosipatro, Terzo e Rodione, Erasto e Quarto, sempre implorando il Redentore per il mondo.

Theotokìon. Risparmia il tuo popolo, Signore, liberandoci da invasione, peccati, tentazioni, pene eterne, per le preghiere e la mediazione della Vergine purissima che ti concepì e dei tuoi divini apostoli.

Del martire. Il Verbo, Dio da Dio.

Sconfiggendo i tiranni dopo molti tormenti, transitasti a Dio con gioia ricevendo il premio per la vittoria come valoroso oplita e soldato valoroso, vero campione di Cristo, beatissimo martire Oreste.

Con gli angeli esulti in cielo e con loro con gioia canti, o beatissimo: Santo, santo, santo il Padre onnipotente, il Figlio consustanziale al Padre e il santo Spirito; Trinità santa, gloria a te.

Aggregato al coro dei santi, dei profeti, degli apostoli, dei gerarchi e dei martiri, con loro prega, Oreste, per quanti con affetto ti onorano, ricevendo il perdono dei peccati e la liberazione da ogni pericolo.

Theotokìon. Tu che superi i cherubini come Madre del Signore, pura Vergine, risana, ti prego, il mio povero cuore da dolorose passioni e salvami dalla fiamma eterna nel giorno del giudizio, nonostante meriti la dannazione.

Irmòs. Il Verbo, Dio da Dio, nella sua incomparabile sapienza venne dal cielo a rinnovare Adamo caduto per aver mangiato il frutto della perdizione; incarnato da Vergine santa per noi, o fedeli, con inni lo magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Rodione e Sosipatro, Olimpàs e Terzo, Erasto e Quarto, siano ora da noi splendidamente onorati, come è dovere, come apostoli e discepoli di Cristo che pregano per noi, che celebriamo la loro sacra memoria.

Theotokìon.

Maria, purissimo incensiere d’oro, realmente divenisti ricettacolo della Trinità incircoscrivibile: in te si compiacque il Padre, in te dimorò il Figlio e lo Spirito santissimo, o Vergine, adombrandoti ti rese Madre di Dio.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 9 Novembre- Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo

9 Novembre

Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo. Memoria anche del nostro padre tra i santi Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli.

Al Mattutino

Dopo la consueta sticologia si recitano un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone dei martiri. Acròstico: Beato, chi ti loda e in questo trova il suo profitto. Giuseppe

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Ti canto, Signore mio Dio, perché hai liberato il tuo popolo dalla servitù degli Egiziani, hai sommerso i carri del faraone e hai sprofondato le sue potenti armate.

Portatore di divino profitto per i fedeli che ti acclamano, o beato, il giorno della tua memoria é arrivato: noi ti preghiamo, ricordati di noi.

Nella fiducia che colmava, o beato, il tuo nobile cuore, non hai tenuto conto dell’ordine insensato, ma nella gioia hai combattuto.

Fortificato dalla potenza del cielo, Onesiforo, tu hai marciato verso i terribili castighi e hai vinto la guerra contro le forze del nemico.

Theotokìon. Hai messo termine alla tirannia della morte, Vergine non sposata, partorendo per il mondo la vita immortale, Cristo nostro redentore.

Canone della beata. Acròstico: Io canto con tutto il cuore la gloria di Matrona. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo un inno.

Tu che sei unita per sempre alle potenze dei cieli, divinizzata dalla tua comunione con Dio, salva con la tua intercessione i fedeli che ti venerano.

Tutta infiammata dall’amore divino, hai estinto con le piogge della temperanza questa fiamma funesta alle anime, il fuoco delle passioni.

Fosti per il tuo Sovrano vaso d’elezione, Matrona, perché con l’ascesi hai purificato il tuo cuore dalle passioni carnali.

Theotokìon. Vergine pura che hai partorito al mondo la salvezza divina, suo richiamo al paradiso, salva con la tua intercessione i fedeli che a te accorrono.

Dei martiri. Ode 3. Irmòs.

L’arco dei potenti si é fiaccato, i deboli hanno acquistato vigore ecco perché il mio cuore si é consolidato nel Signore.

Confessando nello stadio il Verbo uguale al Padre e allo Spirito, i martiri hanno valentemente resistito al diluvio dei tormenti.

I piedi solidamente stabiliti sulla roccia della confessione della fede, martire Onesiforo, non hai tremato sotto i colpi che ti infliggevano gli empi.

Con tutta la tua anima rapita da Cristo che amavi, beato martire, sotto i colpi fosti insensibile al dolore.

Theotokìon. Concedimi la salvezza, o purissima, che desti corpo in modo inesplicabile al Dio Verbo, che per volere divino fa girare il mondo.

Della beata. Tu sei saldezza.

Separando con la verga della fede il mare delle passioni, apristi alle anime che cercano Dio la retta via.

Possedevi dei santi monaci la vita irreprensibile e la purezza esemplare, o venerabile gemma delle monache.

La mortificazione delle funeste voluttà, gloriosa Matrona, rivestisti e per la tua santa vita spogliasti il nemico.

Theotokìon. Nel tuo grembo il Creatore si unì alla carne, Vergine pura, restando ciò che era, per colmare tutti gli uomini dei suoi beni.

Irmòs. Tu sei saldezza di quanti a te accorrono; tu sei luce degli ottenebrati e a te inneggia il mio spirito.

Kathisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Infiammati come foste dal fuoco dell’amore divino, non bruciaste a contatto col fuoco materiale, o beati, ma consumaste l’errore e, quando vi trascinarono senza pietà, vittoriosi atleti, avete trovato la gloria eterna raggiungendo la vetta dei cieli.

Gloria. Della beata.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Con virile coraggio ignorando le trappole del nemico, gioiosamente correvi alla vita vera nello spirito; compiuta senza deviazioni la tua corsa, ricevesti da Cristo la grazia dello Spirito, perciò spandi fiumi di guarigioni sui fedeli che glorificano con affetto la tua memoria, illustrissimo vanto delle monache, venerabile Matrona: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Come un tempo l’obolo della vedova ti offro, o Vergine, la lode dovuta e il ringraziamento per i tuoi benefici, poiché tu sei mio soccorso e protezione, sempre mi liberi da tentazioni e da ogni avversità; come da dentro la fornace di fuoco mi salvi dai miei oppressori e con tutto il cuore a te grido: Madre di Dio, vieni in mio aiuto e prega Cristo Dio di donarmi la remissione delle colpe, poiché sei tu la speranza del tuo indegno servo.

Stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’Agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo alzava grida: esulta il mondo perchè riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: muoviti a compassione di noi, Vergine e dona la remissione delle colpe a quanti venerano con fede i suoi patimenti.

Dei martiri. Ode 4. Irmòs.

Salisti sulla croce per amore della tua immagine, Salvatore; le nazioni pagane scomparvero davanti a te, Amico degli uomini, poiché tu sei la mia forza e il mio canto.

Dalla luce che i tuoi dolori fecero risplendere, il martire Onesiforo con il divino Porfirio, furono trascinati con tutto il cuore a unirsi alle tue sofferenze per la fede.

I soldati di Cristo, con animo gioioso e fervente, furono spinti dai tiranni che sui carboni ardenti li stesero entrambi.

Vittoriosi atleti, in puro sacrificio, in perfetta oblazione, con gioia foste immolati al Re del mondo; per questo vi proclamiamo beati.

Le parole ingannevoli che ti rivolsero non riuscirono a perderti, beato Porfirio, che così sapientemente avevi consacrato il tuo essere al Signore.

Theotokìon. Vergine purissima, partoristi il Verbo Dio, quando, per compassione volle somigliare agli uomini incarnandosi.

Della beata. Ho udito, Signore.

Con la pioggia delle tue lacrime, o beata, irrigasti il tuo cuore e per grazia divina hai fatto rendere al centuplo la spiga delle virtù.

Avendo stabilito su Cristo le fondamenta del tuo spirito, ammirabile madre, sei rimasta irremovibile sotto i colpi dei funesti demoni.

Lasciando per la tua forza d’animo il tuo sposo e le preoccupazioni della vita, preferisti il giogo di Cristo e seguisti le orme del Signore.

Theotokìon. Dio si annientò nel tuo grembo, pura Vergine, senza lasciare i cieli: l’incommensurabile si lasciò misurare per cancellare i miei immensi peccati.

Dei martiri. Ode 5. Irmòs.

Signore, sei venuto come la luce in questo mondo, luce santa che sottrae alla cupa ignoranza quanti con fede a te inneggiano.

Le indistruttibili torri della chiesa di Cristo, nella forza dello Spirito, resistettero alle leve dei tormenti.

Stritolaste i simulacri degli idoli insanguinati e vi rivelaste, o martiri, icone di valore e di fede.

Rivestiste divinamente l’uniforme di veri soldati respingendo i tiranni effimeri e con gioia lottaste per la fede.

Theotokìon. Nei limiti della tua carne, o Vergine, dimorò l’infinito rendendoti più vasta dei cieli; per questo ti diciamo beata.

Della beata. Vegliando a te gridiamo.

Svergognasti il perfido nemico, o Matrona, rivestendo l’abito santo e angelico.

In cambio dei beni effimeri, ricevesti quelli eterni e lasciasti tuo marito per lo Sposo immortale, che illumina le nostre anime.

Offrendo al Signore la preghiera della veglia notturna, addormentasti, Matrona, le voluttà corporali.

Theotokìon. Tu che partoristi il Re dei vivi e dei morti, Vergine purissima, mortifica le mie passioni carnali.

Dei martiri. Ode 6. Irmòs.

Sono sprofondato nel fondo dell’oceano e sono stato inghiottito dalla marea dei miei numerosi peccati, ma tu, o Dio misericordioso, strappa dalla fossa la mia vita.

Onesiforo, santo martire, sopportando le pene dei tormenti, terminasti la corsa del martirio e, divenuto vincitore, ricevesti la ricompensa dei cieli.

Uniti uno all’altro dai legami della fede, come valenti atleti, sopportaste d’esser legati e straziati, entrambi, fino alla distruzione del vostro corpo, per unirvi al Signore.

Legati ai cavalli e violentemente straziati secondo la crudele decisione di colui che li giudicò, i martiri illustri del Signore furono degni di giungere al compimento divino.

Theotokìon. Al di fuori delle leggi di natura concepisti, o Vergine, il Legislatore ricreando la nostra natura corrotta: supplicalo dunque di salvare me che sono schiacciato dai miei peccati.

Della beata. Effondo la mia supplica.

Capinera dal bel piumaggio che fai echeggiare nel bosco dell’ascesi il tuo piacevole cinguettio, trascinasti come uccelletti spirituali sante donne nel tuo volo per sfuggire, Matrona, nello spirito alle reti dell’ostile uccellatore.

Avendo dominato la carne e domato le passioni per amore della sapienza e ornando la tua anima di splendidi ornamenti, rivelasti il fascino della tua bellezza, venerabile Matrona, sapiente in Dio.

Sulla terra desiderasti la vita degli angeli, nell’incessante lode di colui che si incarnò dalla Vergine santa per supremo amore verso di noi e fortificò la natura delle donne contro gli inganni del nemico.

Theotokìon. La natura umana fu asservita al peccato, ma tu, Madre di Dio, la salvasti dalla servitù funesta partorendo il Re dell’universo, che ci rivelò, Vergine purissima, gli ingressi alla vita.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui annunzio le mie tribolazioni, poiché la mia anima è colma di mali e la mia vita si è avvicinata agli inferi e come Giona grido: dalla corruzione riconducimi, Signore.

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose dell’alto.

La coppia dei martiri, lottando con grande forza, calpestò al suolo la boria del nemico, perché erano illuminati, i gloriosi, dalla grazia della Trinità increata: ed ora con gli angeli presso di lei senza sosta intercedono per tutti noi.

Della santa, stessa melodia.

Consumato il tuo corpo con i digiuni, presa dimora in mezzo a uomini, o Matrona, tutta dedita alla preghiera, hai divinamente servito il Sovrano, per il quale hai tutto abbandonato, portando santamente a termine la tua vita.

Ikos.

Apri la mia bocca, Cristo mio, affinché celebri e narri bellamente le lotte della tua santa, o filantropo: come essa, abbandonando tutto e presa solo dal desiderio di te, suo sposo, abbia considerato corruttibili tutte le cose della terra; e impressa in se stessa l’immagine della croce salvifica, abbia annientato l’arroganza dei demoni e li abbia sino in fondo distrutti, portando santamente a termine la sua vita.

Sinassario

9 Novembre, memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio.

Stichi. Onesiforo con il suo scudiero Porfirio, trascinati da cavalli, sconfissero l’avversario e, finalmente, nella loro corsa verso Dio, raggiunsero insieme la vetta dei cieli.

Lo stesso giorno, memoria della nostra venerabile Madre Matrona.

Stichi. Per la sua vita in questo mondo, l’illustre Matrona ha meritato nell’altro la corona immortale.

Lo stesso giorno memori della beata Teoctista di Lesvos.

Stichi. Davanti al suo Creatore la vergine Teoctista viene annoverata fra le spose di Dio.

Lo stesso giorno memoria delle sante donne Eustolia e Sopatra.

Stichi. Esulta davanti a Dio, magnifica e splendida negli ornamenti della tua anima, Eustolia. Presso il trono del Padre esulata Sopatra, nell’estasi divina.

Lo stesso giorno memoria di del santo martire Antonio.

Stichi. Gli adoratori del legno uccidono Antonio che venera il divino legno della croce.

Lo stesso giorno i santi Cristoforo e Maura perirono di spada.

Stichi. Per il tuo coraggio l’errore venne messo a morte, o Maura e la spada ha fatto volare al cielo Cristoforo.

Lo stesso giorno si addormentò in pace il nostro beato padre Giovanni il Nano.

Stichi. Poca terra ricopre Giovanni il Nano, che fu grande non per il corpo, ma per le opere.

Lo stesso giorno si addormentò in pace il beato Elladio.

Stichi. Anche lasciando questa vita,tu rimani modello di virtù in vita, o Elladio.

I nostri beati padri teofori Eutimio e Neofito, fondatori del venerabile monastero di Dochiarìu, si addormentarono in pace.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Nettario il taumaturgo, metropolita della Pentapoli e fondatore del monastero della santa Trinità nell’isola di Egina.

Per le loro sante intercessioni, o nostro Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amin.

Dei martiri. Ode 7. Irmòs.

A Babilonia un tempo i figli di Abramo calpestarono la fornace di fuoco, acclamando gioiosamente nei loro inni: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Rivelando i nobili sentimenti della tua anima, in presenza dei tiranni, martire Onesiforo, hai confessato il Dio incarnato.

Preferendo l’eterna e divina libertà, hai combattuto col tuo maestro come docile servo, beato Porfirio e ora esulti con lui nei cieli.

Avendo estinto coi flutti del vostro sangue, beati, l’alta fiamma dell’ateismo, avete acclamato: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Per essere degni, santi martiri, dell’immortale gloria dei beati, vi siete sottomessi alla morte beata, astri risplendenti del Sole senza tramonto.

Theotokìon. Dalle tue viscere, Vergine pura, partoristi il Verbo incarnato che volle divinizzare gli uomini che a lui cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Della beata. I fanciulli degli ebrei.

Colomba bellissima, serbasti la castità per Dio, divenendo sterile di passioni, ma arricchendoti di numerosi figli, da salvati, o beata.

Venerabile Matrona, lasciando, per la tua fede in Dio, il mondo con tutto ciò che contiene, ricevesti l’eredità sovrannaturale, come autentico vanto delle monache.

Theotokìon. Facendo cessare la maledizione di Eva, hai concepito in modo inesprimibile e messo al mondo il Dio dell’universo, o Vergine che hai ineffabilmente partorito la salvezza degli uomini.

Dei martiri. Ode 8. Irmòs.

Cristo nostro Dio, inchiodato sulla croce, ne fece per noi uno strumento di salvezza: fanciulli, esaltatelo nei secoli.

Consegnate le vostre membra alla tortura, avete straziato il cuore insensato del nemico, senza che il vostro spirito venisse distrutto, celebri portatori di corone.

Col vostro sangue, o martiri, fu estinto il fuoco dell’ignoranza, ma il cuore e l’anima dei fedeli, irrigati da esso, hanno germogliato la conoscenza di Dio.

Avete varcato, guidati da Cristo, la marea dei terribili castighi per approdare, nell’immortalità, al divino porto del regno dei cieli.

Come braci accese al fuoco del Paràclito, i martiri hanno consumato l’errore del nemico effondendo per il mondo la loro luce.

Theotokìon. O Vergine, come rosa scelta trovata nella valle di questa vita, il Verbo di Dio si è acceso per la tua bellezza e la sua incarnazione ha colmato la terra di profumo.

Della beata. Divenuti per tua grazia.

Avendo adornato la tua anima con la pietà, venerabile Matrona, conducesti a Cristo un coro di vergini che cantavano: opere tutte benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Per grazia divina, le piogge dei tuoi sforzi hanno seccato le acque torbide delle passioni e senza fine abbeverano i cuori dei fedeli che accorrono a te; per questo noi ti veneriamo nei secoli.

Avendo preso come armatura la temperanza, non fosti ferita dal pungiglione del piacere, benché vivessi tra gli uomini; e colui da cui Eva ricevette allora un colpo mortale, beata Matrona, lo hai straziato con lo spiedo della castità.

Theotokìon. Ecco, come in Spirito annunziato da Isaia, la Vergine concepì in grembo colui che libera dalle viscere dell’ade noi che cantiamo: Benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Irmòs. Divenuti per tua grazia vincitori del tiranno e della fiamma, i fanciulli attaccati con forza ai tuoi comandamenti acclamarono: opere tutte benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Dei martiri. Ode 9. Irmòs.

Per la sua colpa e trasgressione Eva instaurò la maledizione; ma tu, Vergine Madre di Dio, per il mondo hai fatto fiorire con il frutto delle tue viscere la benedizione e noi tutti ti magnifichiamo. 

Fortificati dalla potenza del Cristo, i pilastri della fede, nobili diamanti, furono capaci di rovesciare con i loro corpi i nemici incorporei e si rallegrano ora nel cielo con tutti i martiri.

Per il Verbo, come un sacro carro, foste attaccati ai cavalli, divini martiri e con gioia avete ottenuto la vetta dei cieli e ricevuto la ricompensa dei vincitori; per questo vi diciamo beati.

L’illustre borgo di Pankeànon possiede ora i vostri corpi; siete i suoi divini protettori, le medicine che guariscono le infermità fisiche e spirituali dei fedeli che a voi accorrono.

Generosi e vittoriosi martiri Onesiforo e Porfirio, entrambi pregate la santa Trinità, che vi illumina, di concedere ai vostri cantori pace e la liberazione da ogni male.

Theotokìon. Portando tutta la mia umanità, uscendo dalle tue viscere, avanzò come sposo il Signore e tu hai nutrito con il tuo latte colui che nutre tutto il creato, Vergine purissima e benedetta.

Della beata. Ogni orecchio.

Divina colomba dalle ali dorate, gloriosa Matrona, per il bagliore delle tue virtù, leggera hai preso il volo; adesso riposi tra i giusti e i santi, nell’eterna letizia e nell’inesprimibile gioia.

Preferendo il sole sorto nel suo compassionevole amore da una donna, seguisti agevolmente la via bruciante e impervia dell’ascesi, nel quale consumasti i demòni e annientasti le passioni carnali.

La tua sacra memoria è sorta su noi più splendida del sole per rischiarare, venerabile madre, i nostri cuori e pensieri; per il credito che possiedi presso Cristo, ricordati di noi che oggi la celebriamo.

Theotokìon. Vergine che portasti fra le braccia colui che porta l’universo per effetto della sua volontà, mi salvi la tua mediazione dalla mano del nemico: con la tua luce illumina il mio cuore, allontana da me le passioni che mi assalgono impudentemente.

Irmòs. Ogni orecchio fu preso da stupore davanti all’ineffabile condiscendenza di Dio; l’Altissimo infatti volle scendere in un corpo e diventare uomo nel grembo vergine; pura Madre di Dio, noi fedeli ti magnifichiamo. 

Exapostilarion dei martiri. Udite, donne.

Onoriamo i martiri, il grande Onesiforo e il venerabile Porfirio, che rifulsero nella lotta e rischiararono il mondo con gli splendori del martirio: essi pregano per noi che celebriamo con fede la loro memoria.

Della santa. Tu che il cielo con le stelle.

Innalzato tutto il tuo intelletto oltre la relazione con le cose terrene, senza volgerti indietro, Matrona, percorresti la via dei precetti del Salvatore, o donna di mente divina: prega dunque per noi.

Theotokìon.

Con santissime voci i venerabili profeti annunziarono, o Vergine, che tu saresti stata Madre di Dio: conoscendoti dunque come tale, con fede e amore ti celebriamo, o Madre di Dio.

Allo stico, stichirá dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 9 Novembre (app)- Memoria dei mm. Onesiforo e Porfirio, della ns beata madre Matrona, della beata Teoctista di Lesbo e del nostro padre Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli

Appendice – 9 Novembre

Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo. Memoria anche del nostro padre tra i santi Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 1. Cittadino del deserto.

Il figlio di Silivrìa e protettore di Egina, Nettario, il puro amico della virtù ultimamente apparso, veneriamo, o fedeli, come divino terapeuta di Cristo; egli fa scaturire molteplici guarigioni per quanti cantano con fede: Gloria a Cristo che ti ha glorificato; gloria a colui che per te ha compiuto prodigi; gloria a colui che per te guarisce tutti.

Un altro apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Sei vissuto con santità, come gerarca sapiente, glorificando il Signore, con la tua vita virtuosa, o beato Nettario. Perciò glorificato dalla potenza del Paràclito, scacci i demoni e guarisci gli infermi che si accostano piamente alle tue divine reliquie.

E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Dopo la prima sticologia. Kathisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Splendente come il sole, sei sorto su noi negli ultimi tempi con la tua vita santa, beato Nettario e sollevasti tutti per glorificare e lodare Cristo Sovrano di tutti, che ti glorificò, padre glorioso, con la forza dei prodigi.

Gloria. Uguale.

Abbondanti guarigioni, ogni giorno, come divino dono, prodigiosamente zampillano dalla tua testa preziosa e con il profumo di mirra dello Spirito, misticamente rallegrano quanti piamente con ardente desiderio, accorrono al tuo monastero, o santo.

E ora. Theotokìon.

Il tuo puro corpo partorì il Sovrano di tutti e rimanesti dopo il parto vergine senza nessun mutamento, come eri. Perciò ti magnifichiamo e con la tua fervida intercessione speriamo di salvarci, o Fanciulla.

Dopo la seconda sticologia. Kathisma.

Tono 3. Attonito di fronte.

La purezza della tua vita e la rettitudine dei tuoi modi, o padre, è gradita offerta spirituale al Sovrano, che ti ha reso fonte di guarigioni per i fedeli che accorrono in Egina alle tue sante reliquie, che effondono a tutti i divini celesti profumi.

Gloria. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La grazia dei prodigi donata da Dio, sgorgando dalle tue reliquie, o sapientissimo, sorprende veramente la mente dei fedeli. Perciò le folle dei devoti e dei malati accorrono al tuo monastero lodando Cristo, che ti glorificò, o beato e ricevono sotto la tua protezione, o santo, le guarigioni.

E ora. Theotokìon.

Il Creatore di tutti secoli, entrato sovraspiritualmente tutto nel tuo grembo divino, non lasciando mai la dimora del Padre, uscì dal tuo grembo con la doppia natura, o pura: uomo perfetto e Dio perfetto e divinizzò la natura di Adamo e salvò tutto il mondo. Supplicalo, o Genitrice di Dio, di salvare le nostre anime.

Dopo il polyèleos. Kathisma.

Tono pl 4. Ineffabilmente concepita.

Profondo espositore dei dogmi ortodossi, dottore di divini insegnamenti, o beato, illumini divinamente la vita dei fedeli verso l’amore divino e una vita di salvezza. Perciò in Egina, con divina sapienza, edificasti, o beato, il tuo monastero per coltivare, teoforo Nettario, le anime di molte monache che venerano le tue sante reliquie, festeggiando la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come ricettacolo della manna e divina lampada luminosa, degnamente venne illuminato nella sua anima e nel suo intelletto come operatore di virtù, il divino Nettario. Perciò ti predicò, da vero ortodosso, Vergine e Madre di Cristo, o fanciulla lodatissima. E ora, ricevendo da tuo Figlio la luce, o purissima, con gli angeli glorifica la tua indescrivibile gloria.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

La mia bocca parlerà sapienza e la meditazione del mio cuore intelligenza.

Stico. I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

Ogni spirito e il vangelo secondo Matteo (24, 42-47):

Disse il Signore ai suoi discepoli: Vegliate dunque, perché non conoscete in quale giorno il vostro Signore viene. Questo invece sappiate: se il padrone di casa conoscesse in quale vigilia della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Per questo anche voi tenetevi pronti poiché nell’ora che non credete il Figlio dell’uomo viene. Chi è dunque quel servo fedele e prudente che il Signore ha posto a capo dei suoi domestici, per dar loro nel tempo il cibo? Beato quel servo se il Signore che viene lo troverà a fare così: in verità vi dico che lo costituirà sopra tutti i suoi beni.

Salmo 50. Gloria. Tono 2. Per le intercessioni del gerarca. E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2.

Oggi il teoforo Nettario, nuovo vanto della Chiesa, terminata la via delle virtù, ha compiuto l’ascesa al cielo e dimorando nella luce con i santi, si delizia apertamente dell’albero della vita, ricevendo le illuminazioni della magnifica gloria e per noi chiede l’esonero dai pericoli, la stabile pace e la grande misericordia.

Di seguito i canoni. Della Madre di Dio per 6 stichi e del santo per 8 stichi.

Canone della Madre di Dio. Acrostico: Di gioia spirituale rendimi degno, o Figlia. Di Gerasimo.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Un inno di vittoria canteremo tutti glorificando Dio, che ha fatto magnifici prodigi con il suo braccio e ha salvato Israele, poiché si è glorificato.

Tu che partoristi con la tua carne, l’abisso delle grazie, Cristo nostro Dio, dona alle mie labbra la grazia, o purissima, per poter cantare con devozione il tuo splendore.

Suolo non seminato, Vergine rimanesti partorendo senza seme il datore di vita, che ci vivificò dall’antica corruzione e si è glorificato.

Parole mistiche e oracoli dei profeti in te si compirono, purissima Vergine, che partorendo Cristo, compisti la Legge e le cose mai rivelate.

Divinamente inspirato, Isaia profeta parlò di te come una verga fiorita; perché tu, come fiore mistico, incomprensibilmente fioristi Cristo Dio.

Canone del santo. Acrostico: Lode al divino Nettario. Di Gerasimo.

Tono e Irmòs uguali.

Dissolvi con la luce e le intercessioni la tenebre del mio intelletto e dammi parole, o prodigioso Nettario, per lodare con gioia la tua divina memoria.

Negli ultimi tempi sorgesti come sole intramontabile con la luce delle tue opere e diffondesti la luce del Vangelo, o padre, in tutto il mondo.

Seguendo, o Nettario, i passi dei sommi sacerdoti di Cristo di un tempo, con la tua vita pura, ti sei rivestito, o santo, della stessa gloria.

Theotokìon. La natura incontenibile, Cristo creatore di tutti, che nel tuo grembo hai fatto dimorare senza seme, partoristi nella carne, senza mutamento e corruzione, purissima Vergine.

Secondo canone. Acrostico: Dacci il nettare della vita, padre. Di Gerasimo.

Tono 4. Aprirò la mia bocca.

I flutti della grazia dello Spirito ti inondarono per la tua vita pia, o beato Nettario; scaturisti il nettare della grazia e deliziasti le nostre menti con i tuoi doni divini.

Con lode di festa esultando la santa Chiesa ortodossa ti dedica una nuova festa, per la tua santità, svergognando i tuoi nemici.

Abbellendo con l’umiltà la tua vita dalla giovinezza, o beato amante della virtù, apparisti come sincero e mistico sapiente con la tua condotta divina, padre Nettario.

Theotokìon. Dalla Regina di tutti e dalla sempre Vergine, che hai lodato con le tue parole divine, ricevesti resistenza docile e sopportasti coraggiosamente, o santo, gli attacchi delle tentazioni.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Ode 3. Irmòs.

Si rafforzi il mio cuore nella tua volontà, o Cristo Dio, tu che sulle acque del cielo hai fondato la terra agendo sulle acque, o Onnipotente (2).

Dimora incontaminata del Verbo, santificazione della divina gloria, cielo spirituale, da cui sorse il sole che non tramonta, Madre di Dio, a te inneggio.

Le leggi della natura abolisti e partoristi, Madre di Dio, senza corruzione e senza dolore, il legislatore e Signore, che diede inizio, nello Spirito, alle nuove leggi di una nuova vita.

Ti rivelasti, Sovrana, pietra tagliata dal monte senza opera d’uomo, eccelso monte spirituale dalle alte cime, da dove si manifestò colui che tocca i monti e fumano, come dice il divino Davide.

Arca della santificazione, sacra propiziazione del compiacimento di Dio, profumato paradiso, a te inneggio con lodi divine, o Vergine e Sovrana.

Del santo. Stesso Irmòs.

Fosti istruito divinamente con l’amore divino dalla tua giovinezza, o padre, per seguire Cristo e da tutte le vanità sapientemente ti allontanasti.

Le parole della tua bocca, o padre, stillano la celeste dolcezza nei cuori ai fedeli che le accolgono e istruiscono le loro menti alle cose buone.

Ornamento nuovo dei gerarchi ti rivelasti, gerarca Nettario, rivestito di vera santità, o beato: per la purezza della tua vita ti celebriamo.

Theotokìon. Adornata dal fulgore della tua verginità, partoristi incomprensibilmente dalla tua carne Dio, o purissima e sciogliesti con il tuo parto il peccato di Eva.

Secondo canone. Come sorgente viva.

Sapientemente imitasti lo stile dei santi e le opere pure, santificando il tuo spirito, in tutta santità, beato Nettario e purificasti il cuore.

Col flusso dell’acqua divina allontanasti la malattia degli alberi e delle piante, Nettario e procurasti la ricchezza della grazia divina agli eginesi, reso prodigioso dal divino Spirito.

Desiderando la vita quieta, edificasti un venerabile monastero in Egina, rivelandoti in esso modello di virtù pratiche per le monache, beato Nettario.

Theotokìon. Come Madre del Dio amico degli uomini, abbi pietà di me, o Fanciulla: ti supplico di guarirmi dal fuoco ardente della mia anima con la rugiada della tua grazia affinché, da te salvato, ti esalti.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina memoria falli degni di corone di gloria.

Kathisma. Tono pl. 1. Cantiamo al Verbo.

Apristi la via della virtù divinamente volgendoti alla vita celeste e rivelandoti compagno dei santi, beato Nettario: con loro prega sempre Cristo onnipotente di donare scioglimento delle colpe e salvezza spirituale a chi festeggia la tua memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

La pregiatissima arca e ricettacolo di Dio, la sempre Vergine fanciulla e pura Madre di Dio che ci salvò dall’antica maledizione, cantiamo ed esaltiamo, fedeli, perché partorendo senza nozze il divino Verbo, salvò le nostre anime.

Ode 4. Irmòs.

Prevedendo in Spirito, il profeta Avvacùm, predicò l’incarnazione del Verbo: Quando si avvicineranno i tempi sarai riconosciuto, quando sarà il tempo ti mostrerai, Gloria alla tua potenza, Signore (2).

Cristo Verbo di Dio, che sempre dimora nel seno del Padre, scelse spiritualmente il tuo puro grembo come trono e nel tuo seno si unì tutto intero a me, perciò degnamente di inneggiamo.

Vergine purissima, tu sei la porta rilucente nelle aurore verginali, che vide Ezechiele e da cui passò il Creatore di tutto lasciandola chiusa, o pura, dopo il tuo parto

Come il monte di Dio Sion ti contemplarono giardino sempre verde, letto coperto di porpora; ti chiamarono, secondo la legge, scala alta e realizzasti l’immagine dei simboli, dando corpo al Creatore.

Partoristi senza seme la luce del Padre, che sul monte Sinai parlò nel fuoco e nella nube; nelle tue braccia tieni come bambino, senza bruciarti come il roveto, il Salvatore di tutto il creato.

Del santo. Stesso Irmòs.

Trascorsa la tua vita sulla terra con santità, apparisti in cielo sotto la stessa tenda coi santi, mentre l’urna delle tue reliquie zampilla santità e salvezza per i malati e gli afflitti, o gerarca.

Il tuo beato e puro sacerdozio, o sapientissimo, fu gradito presso Cristo, Creatore di tutti e portasti a lui come sacrificio puro, la tua vita senza macchia. Perciò degnamente ti ha glorificato.

Malattie varie e passioni demoniache la tua santissima testa guarisce prodigiosamente, perché in essa dimora la grazia divina, agendo in molti modi e secondo la fede di ciascuno.

Theotokìon. Dal tuo grembo nacque l’Immateriale che ha preso la nostra immagine; Dio rimase ciò che era e riplasmando Adamo dall’antica maledizione, rese figli di Dio quanti con fede glorificano te come Theotòkos.

Secondo canone. Colui che siede.

L’urna delle tue reliquie effonde l’aroma dello Spirito e il profumo della vita eterna, beato padre Nettario, allietando quanti presso di essa si rifugiano.

Mortificando i desideri del tuo corpo con forte preghiera e continenza, beato Nettario, desti ali alle potenze dell’anima con il divino eros verso gli splendori dello Spirito.

Seguisti con zelo, con la tua severa condotta, il divino pastore di Egina Dionigi, col quale partecipando alla gloria superna, o santo, prega di salvare sempre quest’isola.

Theotokìon. Generando con un corpo l’incorporeo Signore, apparisti piena di grazia; perciò tutti inneggiamo alla tua gloria, Vergine più santa delle potenze incorporee.

Katavasìa. Contemplando l’imperscrutabile divina volontà della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm, acclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Ode 5. Irmòs.

Dacci la tua pace, Figlio di Dio, perché altro Dio all’infuori di te non conosciamo, il tuo nome proclamiamo, tu sei infatti Dio dei vivi e dei morti (2).

Stupisci con la tua nascita il coro degli angeli e con il tuo parto salvi la natura umana perché senza corruzione partoristi Cristo, che unì quello che era disgiunto, Vergine Santissima.

Guarisci, purissima, l’anima mia, avvelenata dal grande peccato e con la tua grazia guidami alla luce della vita virtuosa, o Fanciulla.

Trovandoti tra i rovi come giglio dal soave odore, il Verbo in te dimorò; dal tuo grembo ricevette la carne colui che prima dei secoli ti prescelse, o pura.

Una veste tremenda fu tessuta dal tuo sangue da colui che dal nulla creò tutto: colui che prima dei secoli ti prescelse, da te s’incarnò, fanciulla purissima.

Del santo. Stesso Irmòs.

Con la sapienza dello Spirito e il Verbo della vita, guidi i cuori dei fedeli alla vita virtuosa come sapiente gerarca del Vangelo, o Nettario.

Indossasti la veste sacerdotale, o sapiente e come divinissimo gerarca e amministratore di divini misteri, la ornasti con le tue opere virtuose.

Saggiamente distinguendoti per intelligenza e quiete, riunisti in Dio vergini beate, guidandole a Cristo con le tue parole e opere, verso una vita santa.

Theotokìon. Con lo splendore della tua luce, Vergine purissima, illumina la mia anima insozzata per le brutture delle passioni e confermami nel timore di Dio.

Secondo canone. Stupisce l’universo.

L’urna delle tue reliquie per la potenza del Paràclito sempre zampilla generose guarigioni, padre Nettario e allontana di continuo spiriti impuri da quanti chiedono la tua grazia.

Concedendo guarigione e liberazione a malati e sofferenti che a te accorrono, fai cessare malattie croniche e spegni le infiammazioni con la rugiada della tua grazia, o padre.

Degno dei padri di un tempo ti rivelasti imitandone la condotta, il divino zelo e le altre virtù, con vera umiltà e distinguendoti per modi sinceri.

Theotokìon. Ornamento di purezza, Vergine castissima, divino vasetto animato di profumi, scrigno della mirra della vita in te versato, aroma di virtù, trasforma la mia anima con una vita di purezza.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Ode 6. Irmòs.

Imitando il profeta Giona acclamo; libera la mia vita dalla corruzione, beato e salva me che grido, Salvatore del mondo, Gloria a te (2).

Colui che prima dei secoli come Figlio dal Padre rifulse e, negli ultimi tempi, arrivò dal tuo grembo, divinizzò, Madre di Dio purissima, la natura umana.

Santissima sposa del Padre, Madre incorrotta del Figlio, ti rivelasti veramente, beata tra le donne, purificata dallo Spirito, Vergine purissima.

Tesoro ineffabile di misteri divini e doni celesti, arca dorata ti rivelasti manifestamente, partorendo Cristo, o purissima.

Ti rivelasti laboratorio terribile e luminoso, incontaminato talamo dell’incarnazione di Dio, che prese la nostra carne dal tuo casto grembo, o pura.

Del santo. Stesso Irmòs.

Come nuova stella, negli ultimi tempi, misticamente illuminasti i cuori dei fedeli e accendesti in loro, padre Nettario, il divino desiderio.

Sapientemente vivevi sulla terra persino in giorni infausti, come il sapiente Paolo, con ispirazione divina, Nettario e dal Signore fosti splendidamente glorificato.

Avendo sorretto con sicurezza, nel timore di Dio, il tuo santo monastero, l’hai fatto diventare un porto aperto per la salvezza delle anime, o Nettario.

Theotokìon. Tu che partoristi nel corpo il Creatore di tutti e dissolvesti la maledizione antica, Vergine purissima, salvami dalle tenebre delle mie passioni.

Secondo canone. Celebrando questa divina.

Accogliendo nel tuo cuore il divino nettare della grazia, beato Nettario, portasti alla Chiesa la dolcezza celeste.

Divinamente chiamato fra i gerarchi e fra i maestri, padre Nettario, divinamente sapiente, davvero ti rivelasti adorno di pensieri virtuosi.

Come rosa profumata di divino aroma dello Spirito, la tua testa ci allieta, padre Nettario e interrompe il fetore di passioni e afflizioni.

Theotokìon. Rafforzami contro l’antico nemico che sempre architetta agguati e inganni, affinché scopra le sue minacce, o purissima.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi, che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion. Tono pl. 4.

A te invincibile. Di Gerasimo.

La stella dell’ortodossia recentemente rifulsa, il nuovo protettore della Chiesa, cantiamo di cuore con gioia; glorificato, infatti per l’energia dello Spirito, fa scaturire illimitata la grazia delle guarigioni per quanti gridano: Salve, padre Nettario.

Ikos.

Un uomo dalla mente celeste eri tu quando ancora vivevi sulla terra, o Nettario, gerarca di Cristo: sei vissuto devotamente e santamente e in tutto fosti impeccabile, giusto e ispirato da Dio: perciò da noi ascolti queste cose:

Salve, tu per cui esultano i fedeli; salve, tu per cui sbalordiscono i nemici.

Salve, tu che sei simile ai santi padri; salve, divino maestro degli ortodossi.

Salve, santissima dimora dell’energia divina; salve, libro della nuova vita scritto da Dio.

Salve, tu che perfettamente imitasti i santi; salve, tu che sapientemente fuggisti le cose materiali.

Salve, trofeo fulgido della fede; salve, strumento dignitoso della grazia.

Salve, tu per cui esulta la Chiesa; salve, tu per cui gioisce l’isola di Egina.

Salve, padre Nettario.

Sinassario.

Il 9 di questo mese memoria del nostro padre tra i santi Nettario, metropolita della Pentàpoli d’Egitto, taumaturgo e fondatore del sacro monastero femminile della Santa Trinità in Egina, addormentato piamente nel 1920.

Stichi. Bevendo il nettare della vita, Nettario, fai sgorgare un torrente di guarigioni.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio.

Stichi. Onesiforo con il suo scudiero Porfirio, trascinati da cavalli, sconfissero l’avversario e, finalmente, nella loro corsa verso Dio, raggiunsero insieme la vetta dei cieli.

Lo stesso giorno, memoria della nostra venerabile madre Matrona.

Stichi. Per la sua vita in questo mondo, l’illustre Matrona fu degna nell’altro la corona immortale.

Lo stesso giorno memoria della beata Teoctista di Lesvos.

Stichi. Presso il suo Creatore la vergine Teoctista viene annoverata fra le spose di Dio.

Lo stesso giorno memoria delle sante donne Eustolia e Sopatra.

Stichi. Esulta davanti a Dio, magnifica e splendida negli ornamenti della tua anima, Eustolia. Presso il trono del Padre esulta Sopatra, nell’estasi divina.

Lo stesso giorno memoria di sant’Antonio martire.

Stichi. Gli adoratori del legno uccisero Antonio, che venera il divino legno della croce.

Lo stesso giorno i santi Cristoforo e Maura perirono di spada.

Stichi. Per il tuo coraggio l’errore venne ucciso, o Maura e la spada fece volare al cielo Cristoforo.

Lo stesso giorno si addormentò in pace il nostro beato padre Giovanni il Nano.

Stichi. Poca terra ricopre Giovanni il Nano, che fu grande non per il corpo, ma per le opere.

Lo stesso giorno si addormentò in pace il beato Elladio.

Stichi. Anche lasciando questa vita, tu rimani modello di virtù in vita, o Elladio.

I nostri beati padri teofori Eutimio e Neofito, fondatori del venerabile monastero di Dochiarìu, si addormentarono in pace.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I tuoi servi nella fornace, Salvatore, non furono toccati, né disturbati dalle fiamme e tutti i tre a una sola voce inneggiavano e benedicevano: Benedetto tu sei, Dio dei nostri padri (2).

Ornata di divini vesti intessute d’oro, come regina di tutte le virtù soprannaturali, riposi alla destra di tuo Figlio e Creatore, rifulgendo ineffabilmente con la tua bellezza verginale, Vergine Madre di Dio.

Dio e Creatore di tutto, volendo per la sua misericordia divinizzare l’uomo decaduto, da te veste la carne di Adamo e ti proclama, purissima, protettrice di tutto il mondo.

Ho sporcato tutta la bellezza della mia anima, ma tu, Vergine, che sei vissuta irreprensibilmente, dammi la conversione e l’assoluzione dei peccati per poter servire con sincerità Cristo Dio.

Tu che sei davvero superiore a tutti come Madre incorrotta del Creatore di tutto, rendi il mio intelletto estraneo a ogni corruzione e illuminami con la luce del tuo splendore, purissima Madre di Dio.

Del santo. Stesso Irmòs.

Rettamente, o padre, hai servito Cristo, Re di tutti e con cuore puro hai ricevuto l’illuminazione del Paràclito, acclamando con la tua anima santa: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Sorgendo nel nostro spirito sfolgorante come sole, negli ultimi tempi illumini la nostra mente con la luce delle tue opere, o san Nettario, vanto dei gerarchi.

Come un altro ospedale miracoloso, padre Nettario, le tue reliquie rafforzano sempre l’anima e il corpo dei fedeli, che accorrono con molta devozione al tuo puro monastero.

Theotokìon. Come Madre di Dio Salvatore, Vergine purissima, guarda con occhi compassionevoli le ferite della mia misera anima e salvami dalla violenta e malvagia abitudine alle devastanti passioni.

Secondo canone. I fanciulli di senno divino.

Cristo, che tu glorificasti, padre, glorificandoti, ti rivelò fonte di guarigioni; perciò quanti soffrono per svariate passioni, si rifugiano presso l’urna delle tue reliquie e trovano salute.

I sacri sistemi dei tuoi insegnamenti sempre allietano le anime dei pii: mosso infatti dal Santo Spirito, sapientemente scrivesti il verbo della carità e i consigli della vita, o padre.

Mitissimo, umile ed equilibrato fosti colmato della luce sovraspirituale, o padre: perciò hai aspirato ai carismi superiori con una condotta a Dio gradita, o beato chiamato da Dio.

Theotokìon. Dando corpo a Dio sovraessenziale, incarnato dal tuo sangue senza mutamento, né confusione, ti rivelasti ponte salvifico che conduce ai beni celesti quanti con fede gridano: Salve, piena di grazia.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore in luogo del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, o Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Colui che gli angeli e tutte gli eserciti celesti temono, come Creatore e Signore, inneggiate sacerdoti, glorificate fanciulli, benedite popoli e sovresaltatelo per tutti i secoli (2).

Colui che non ha principio nasce nel tempo da te nella carne, sempre Vergine e dopo il parto ti serbò pura Vergine come prima del parto; ineffabile la tua grandezza!

Sul trono con il Padre e nelle tue mani come bambino, simile alla natura umana, nacque il Verbo, che tutto contiene e rinnova i corrotti, o Vergine.

Fonte inesauribile di cibo spirituale, giardino sempre fiorito delle grazie dello Spirito ti rivelasti, o Vergine, partorendo Cristo, che vivifica quanti ti sovresaltano.

Cristo, Santo dei santi, ti mostrò santa fra i santi divenendo tuo Figlio: santifica e salva, dunque, l’anima mia, divenuta incline alla corruzione, o Fanciulla.

Del santo. Stesso Irmòs.

Volendo far sapere sulla terra la gloria che ti ha dato nei cieli, il sapientissimo Signore rivelò le tue reliquie fonte di guarigioni e di molti prodigi, o beatissimo.

Come fiori del campo apparsi dalla terra sono le tue sante ossa, che hanno effuso su tutti il profumo dell’immortalità, appena fu aperta la tua santa tomba, o padre Nettario.

Prega per la salvezza da ogni difficoltà, danno e ira del tuo santo monastero, che in te si gloria, o gerarca di Cristo e si appoggia al tuo affetto paterno.

Theotokìon. Concepisti senza seme il Creatore di tutto, partorendolo senza corruzione con la carne, o Vergine: salva con la tua grazia dalla corruzione dei pensieri carnali me miserabile che ti supplico.

Secondo canone. Il parto della Madre di Dio.

Splendendo per scienza e sapienza, ti rivelasti preciso maestro dei dogmi di verità della fede ortodossa, beato padre e coltivatore eccelso di comportamenti venerabili, tagliando le radici delle passioni con i tuoi discorsi, o gerarca beatissimo.

L’isola di Egina ti ha come protettore, soccorso e liberatore con il divino Dionigi; con lui senza sosta proteggila da ogni disgrazia e necessità, poiché essa venera le tue divine reliquie, o padre Nettario.

Per le parole delle tue divine labbra, come figlie spirituali le monache che radunasti in questo monastero dalla confusione e vanità del mondo, saggiamente ti obbediscono e sono guidate alla gloria divina celebrando la tua memoria.

Theotokìon. Purissima Vergine Madre di Dio, esultanza di angeli e arcangeli, salvezza e grande riparo dei mortali, liberami dalla schiavitù delle passioni e concedimi ritorno dal pessimo maltrattamento del nemico, o Fanciulla.

Katavasìa. Il parto della Madre di Dio, allora prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora che si è attuato, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

La perpetua sorgente di vita, la lampada dorata portatrice di luce, il tempio vivo, la dimora pura più vasta del cielo e della terra, la Madre di Dio con inni veneriamo (2).

Fonte di salvezza dai molti getti ti riconosciamo, Vergine Madre di Dio, sorgente dell’acqua immortale della vita che irriga abbondantemente i cuori degli ortodossi a te inneggianti, o Sovrana.

Mosè ti descrisse piamente come vaso, lampada, roveto e altare, arca dorata e tabernacolo che partorì Dio: tutte queste figure compiute noi ora vedendo, te come vera Madre di Dio glorifichiamo.

Partoristi incarnato l’incorporeo, che il Padre generò prima dei secoli, il Verbo supremo di Dio, purissima Madre di Dio: apparisti causa di salvezza per noi, che magnifichiamo il tuo parto, o Fanciulla.

Ti rivelasti palazzo luminosissimo e mensa aurea recante la luce del Verbo del Padre, che ineffabilmente si trovò nel tuo grembo, purissima e s’incarnò per la nostra salvezza e rigenerazione.

Al di sopra di ogni creatura, visibile e invisibile, purissima, apparisti come colei che incarnò il Sovrano di tutti; rendi, perciò, il mio intelletto degno del Supremo e salvami, o Fanciulla.

Del santo. Stesso Irmòs.

Corona di gloria ricevesti, o Nettario, da Cristo che brillantemente ti glorificò; terminasti santamente la tua vita e ti rivelasti, o padre, uguale ai santi; con loro implora per noi che ti onoriamo.

Fosti rivestito con l’abito sacerdotale e lo rendesti più sacro con le tue sante lotte e con le tue sante fatiche e raccogliesti con la tua pura vita lo splendore dei padri antichi.

Ricordando la tua memoria con lodi, la Chiesa di Cristo, san Nettario, in te gioisce, perché negli ultimi tempi, o gerarca, la rallegrasti mostrandoti santificato dallo Spirito Divino.

Una fragranza di vita celeste, effusa dalla tua preziosissima testa, dona spiritualmente alla mia anima, o santo e accetta come fragranza di mirra, o padre, questo inno che con affetto ho intrecciato.

Theotokìon. Mostrandoti incomparabilmente superiore alle potenze celesti e più luminosa del sole, o Sovrana, partoristi nella carne il sole della gloria, il datore luce, illuminando quanti ti magnificano.

Secondo canone del santo. Ogni abitante.

Colonna di virtù per la tua purezza Cristo ti rivelò per grande provvidenza negli ultimi tempi ed esempio vivente di vita divina, o santo, allietando le anime dei fedeli e svergognando invece le trame degli infedeli.

Per vivere il resto della tua vita tranquillo, quietamente perseverando nell’unione divina, beato padre Nettario, ti allontanasti del tutto dal mondo e dimorasti nel tuo venerabile monastero in Egina, tutto proteso a Cristo.

Divenuto partecipe della vita superna e concittadino degli angeli, padre Nettario, essendo vissuto divinamente, senza sosta supplica per il tuo gregge e per tutta la Grecia, o santo, arricchita da te, nuovo splendore.

Folle di fedeli da tutta la Grecia accorrono al tuo santo monastero, o santo, e ricevono fedelmente grazia divina e ogni richiesta dalle tue venerabili reliquie: tu, però, padre, esaudisci come sai anche la richiesta di me, tuo supplice.

Theotokìon. Innalzasti al cielo la nostra natura che ne era stata cacciata per il tuo eccelso parto, santissima Fanciulla purissima: per questo innalza anche l’aspirazione della mia anima verso il bene ineffabile della vita sicura e della luce, o Sovrana.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura, sempre Vergine.

Exapostilarion. Tu che il cielo con le stelle.

La Chiesa si rallegra e canta nuovi inni lodando suo figlio, il santo educatore delle vergini, Nettario, santificatosi negli ultimi tempi.

Un altro simile.

Vivendo in modo degno di Dio, fosti meravigliosamente magnificato, o gerarca Nettario, dal Creatore di tutti; la teca delle tue reliquie si rivelò fonte di prodigi.

Theotokìon.

O Fanciulla piena di divina grazia, prega, il Sovrano tuo Figlio e misericordiosissimo Dio, per ogni necessità dei pii, o Madre di Dio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti

Riunendoci per cantare festeggiamo la santa memoria del divino Nettario, recentemente glorificato da Cristo per la sua vita radiosa, curando i devoti con la grazia delle prodigiose guarigioni.

La teca delle tue reliquie, padre Nettario, si rivelò come un’altra piscina di Siloe: risana con l’energia dello Spirito le inguaribili malattie e dona sempre la salute e la redenzione a quanti si accostano.

Come inneggeremo le tue potenze, Salvatore datore di vita? Tu infatti hai già dato alla tua santa Chiesa come colonna e fondamento incrollabile il divino Nettario che davvero ti venerò beatamente.

Come profumo di campo pieno, secondo la voce divina, la fragranza delle tue sante reliquie si spande esaltando i sensi dei fedeli, o beatissimo Nettario; perciò Egina, vedendo da te la grazia divina, ti beatifica.

Gloria. Tono pl. 1.

Rendesti la tua vita, padre beato, studio della legge divina vivendo come gli antichi santi; soggiogando infatti il corpo allo spirito, divenisti virtuoso e indossasti la santità, come gerarca di divina sapienza e vero lavoratore delle virtù; fosti poi glorificato da Dio e la tua reliquia si rivelò fonte di guarigioni per l’adombramento del Paràclito; o beato Nettario, irriga le nostre anime col nettare della tua grazia e prega il Signore di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Ti magnifichiamo, Vergine Madre di Dio e, come debitori, noi fedeli ti glorifichiamo, città inconcussa, invalicabile muraglia, solida protezione e rifugio delle nostre anime.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Apostolo. Prokìmenon tono grave.

Preziosa davanti al Signore la morte dei suoi santi.

Stico. Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?

Epistola di Paolo agli Efesini (Ef 5, 8-19). Fratelli, come figli della luce.

Alliluia. Tono 1.

I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

Stico. Poiché il Signore si è scelto Sion.

Vangelo secondo Matteo (4, 25-5, 12). In quel tempo seguivano Gesù.

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

Megalinari.

Ti rivelasti nuova stella della Chiesa negli ultimi anni per la tua santa vita perciò rischiari le menti dei fedeli coi tuoi raggi spirituali, padre Nettario.

Con la grazia dei prodigi chiaramente fosti glorificato da Cristo dopo la tua venerabile fine: perciò la teca delle tue reliquie zampilla copia di guarigioni per i sofferenti, o padre.

Proteggi e custodisci il tuo monastero, padre Nettario, che ti venera piamente e sempre benedici l’isola di Egina e tutta la Grecia con il tuo patrocinio.

Conclusione.

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Mattutino del 8 Novembre- Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee

8 Novembre

Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Archistrateghi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custodite al riparo delle ali della vostra gloria immateriale noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: Liberateci dai pericoli, voi che siete generali delle superne schiere.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente accettò la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Archistratega dei liturghi incorporei, tu che stai al cospetto di Dio e risplendi per i fulgori da lui provenienti, illumina, santifica quanti con fede ti inneggiano, liberali da ogni tirannide del nemico e chiedi vita pacifica per i re e per tutti i confini.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Mai cesseremo, o Madre di Dio, di cantare grati dal profondo del cuore le tue misericordie, Sovrana, noi tuoi servi che acclamiamo e diciamo: Vergine santissima, affréttati a liberarci dai nemici invisibili e visibili e da ogni minaccia: perché sempre tu salvi i tuoi servi da ogni sorta di sventure.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

I cherubini e i serafini dai molti occhi, gli eserciti degli arcangeli liturghi e le potestà, i troni, le dominazioni, gli angeli, le potenze e i principati supplicano te, nostro Creatore, Dio e Sovrano: non disprezzare la preghiera del popolo che ha peccato, o misericordiosissimo Cristo.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Theotokìon. Autòmelo.

Presto intervieni, prima che siam fatti schiavi dei nemici che bestemmiano te e minacciano noi, Cristo nostro Dio; annienta con la tua croce quanti ci fanno guerra: conoscano quanto può la fede ortodossa, per l’intercessione della Madre di Dio, o solo amico degli uomini.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

Prìncipi degli esseri celesti, capi degli esseri tremendi della divina gloria, seduti sui troni eccelsi: Michele e Gabriele, archistrateghi, con tutti gli incorporei, intercedete sempre per il mondo, o liturghi del Sovrano e pregate perché otteniamo il perdono delle colpe e troviamo misericordia e grazia nel giorno del giudizio.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Favorita dalla grazia divina, pura e benedetta, supplica senza sosta per noi, con le potenze del cielo, gli arcangeli e tutti gli incorporei, colui che per le sue viscere di misericordia da te nacque, perché prima della fine ci sia concesso di correggerci, di ricevere il perdono dei peccati e riformare la nostra vita per trovar misericordia.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco.

Stico. Benedici, anima mia, il Signore: Signore Dio mio, ti sei grandemente esaltato.

Ogni spirito e vangelo secondo Matteo (18,10-20).

Disse il Signore: Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. È venuto infatti il Figlio dell’uomo a salvare ciò che era perduto. Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli. Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo alla chiesa; e se non ascolterà neanche la chiesa, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accordano per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.

Salmo 50. Gloria. Per la protezione degli incorporei, misericordioso, cancella la moltitudine delle nostre colpe. E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2. Di Arsenio.

Attorniando il trono immateriale, o essenze intellettuali, divini incorporei, cantate con labbra di fuoco l’inno trisagio al Dio dominatore: Santo Dio, Padre senza principio; santo forte, Figlio a lui coeterno; santo immortale, Spirito consustanziale, glorificato con il Padre e il Figlio.

Quindi si cantano i canoni: quello della Madre di Dio per sei stichi, poi questi due degli Incorporei per otto stichi.

Primo canone degli Incorporei. Composizione di Giovanni, monaco.

Ode 1. Tono pl. 4.

Cantiamo un canto al nostro Dio prodigioso che strappò dalla schiavitù Israele, cantando e gridando: Cantiamo e te, unico Sovrano.

Lodiamo tutti, o fedeli, l’increata Trinità che stabilì ogni spirituale gerarchia dei celesti cori e acclamiamo: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.

Hai posto, o Creatore degli angeli, principio delle tue creature l’essenza incorporea, che circonda il tuo immacolato trono acclamandoti: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.

Salve, Gabriele, mistagogo dell’incarnazione di Dio e tu, Michele, principe delle schiere immateriali, che senza sosta acclamate: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.

Theotokìon. Con la sua disobbedienza la progenitrice Eva condannò alla maledizione la stirpe umana, me tu, generando il Creatore, o Vergine, divina sposa, gli riconciliasti la benedizione.

Secondo canone. Acrostico: Ai Principi degli Intelletti Incorporei. Nei tropari mariani: Di Clemente.

Ode 1. Stesso tono.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Come servi di Dio venite con canti a celebrare i cori spirituali delle incorporee schiere; cantiamo in coro per loro, che senza sosta pregano per la nostra salvezza, rallegrandosi per la nostra conversione.

I principi dignitari, comandanti luminosi degli angeli, oggi invitano gli intelletti incorporei a festeggiare la loro luminosa memoria; con loro noi uomini ci felicitiamo, offrendo un inno alla Trinità santa.

Festeggiamo anche noi uomini, la memoria degli angeli con spirituale letizia; Gabriele oggi invita le Chiese all’unità per liberarci da ogni antica divisione in occasione della festa degli angeli.

Theotokìon. Nel santo Spirito generasti il Verbo del Padre, che in te abitò oltre natura, unica ipostasi immutata, in due nature rivelata, la cui icona baciamo.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Ode 3.

Il tuo timore, Signore, radica nei cuori dei tuoi servi e sii saldezza per noi che in verità ti invochiamo.

Creasti con potenza potenti esecutori della tua santa volontà, sempre pronti al tuo cospetto negli eccelsi.

Gradisci, o Cristo, a nostro favore l’intercessione dei principi degli angeli, ministri della tua incarnazione e adorabile risurrezione.

Stabilisti gli angeli a custodia degli uomini, costituendoli ministri della nostra salvezza, o Cristo misericordioso.

Theotokìon. O Sposa Divina, in modo inspiegabile concepisti il Signore, Salvatore, Redentore da ogni male, per noi tuoi servi che ti imploriamo.

Secondo canone. Tu sei saldezza.

A noi che ti lodiamo con fede, apparisti primo degli angeli, arcangelo Michele, luminare secondo alla Trinità.

Con lo splendore della grazia divina tutta la terra percorse il fedele Gabriele predicando la venuta di Dio nella carne.

O coppia celebrata, luminosa, immateriale, o luci divine, illuminate quanti celebriamo con fede la vostra memoria.

Theotokìon. Come cantò Isaia il tuo parto inconcepibile, anch’io voglio cantarlo, o pura, per beneficiare della sua identica purificazione.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina memoria falli degni di corone di gloria.

Kathisma. Tono pl. 4. Dell’incarico segretamente.

Elevando la mente ai cori immateriali, cerchiamo di imitarli qui in terra anche noi, mortificando le nostre membra carnali e lodando, come possiamo, la loro santità, supplicandoli, quali potenti custodi, di liberare da ogni inganno del nemico invisibile noi che li inneggiamo per ottenere misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Sempre ti ringraziamo e magnifichiamo, pura Madre di Dio, adorando e lodando il tuo parto e sempre invocando, o piena di grazia: Salvaci, Vergine buona e misericordiosissima; strappaci dal demonio nell’ora del giudizio, fa’ che noi tuoi servi non abbiamo a vergognarci al tremendo tribunale.

Ode 4.

Cavalcasti i tuoi apostoli come cavalli, Signore e prendesti nelle tue mani le loro redini e divenne salvezza la tua cavalcata per quanti con fede cantano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Cavalcasti gli angeli come cavalli, o filantropo e prendesti le loro redini e divenne salvezza la tua cavalcata per quanti senza sosta gridano: Gloria alla tua potenza, Signore.

La tua virtù copre gli angeli, o eterno filantropo; i confini della terra sono pieni della tua lode gloriosa e divina, cantando con loro: Gloria alla tua potenza, Signore.

Venisti a salvare il tuo popolo, Signore misericordioso, invitando ad unirsi a te le angeliche potente a te gradite; la tua venuta fu letizia per noi, che gridiamo con fede: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Vergine e Madre ti rivelasti in modo soprannaturale, o Purissima, partorendo Cristo, uomo-Dio; a lui con timore le schiere degli angeli acclamano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Secondo canone. Tu sei il mio vigore.

L’archistratega degli eserciti, principe degli incorporei, il grande Michele apparve un tempo a Gerico a Gesù, figlio di Nave che combatteva, per donargli la vittoria e il trionfo sui nemici; ricevuta da lui forza, quel servo del Signore espugnò e conquistò con le armi la fortezza nemica.

Principe delle potenze incorporee, il grande Gabriele, vero arcangelo divino, apparve una volta al sacerdote Zaccaria annunziandogli la nascita di un figlio: nascendo Giovanni, il Precursore, la voce del Verbo, al padre muto ridiede la voce.

Oggi con gioia festeggia tutto il mondo che celebra la nobile memoria dei tuoi arcangeli: il divino Michele e il sapiente Gabriele; con loro fanno festa, o Dio, tutte le gerarchie degli angeli perché il mondo è garantito dalla loro protezione.

Theotokìon. Tu sola, anche dopo il parto, rimanesti intatta; tu sola, per opera del santo Spirito, sei senza esperienza d’uomo e davvero allatti il Verbo del Padre, che assunse per noi forma di servo; perciò veneriamo la raffigurazione della sua immagine, onorandone la divina somiglianza, Madre Vergine di Dio.

Katavasìa. Contemplando l’imperscrutabile divina volontà della tua incarnazione, o Altissimo, dalla Vergine, il profeta Avvacùm, acclamava, Gloria alla tua potenza, Signore.

Ode 5.

Dalla notte dell’ignoranza con la luce della tua conoscenza, Signore, guida me, sempre smarrito sulla via della rovina dell’anima e conducimi nel sentiero dei tuoi precetti.

Le angeliche potenze, sempre tese nell’ardore verso ciò che è più sublime, senza sosta ti glorificano, contemplando te, Cristo, che sei loro desiderio.

Creasti gli angeli plasmati a tua immagine, intelligenti per natura, immortali per grazia, perché inneggino alla tua maestà, Cristo incomprensibile.

Stabilisti, o Cristo, che, stando vicino a te, mai i tuoi ministri vacillassero verso ciò che non è nobile; tu che sei fonte di bene, rendi buoni quanti ti adorano degnamente.

Theotokìon. Vergine illibata, purissima, Maria, sola ignara di nozze anche dopo il parto, facci approdare al tuo porto, guidandoci tra i pericoli all’eterna salvezza.

Secondo canone. Perché mi hai respinto.

Rifiutandosi di predire le ineffabili meraviglie divine predestinate da Dio, all’indovino Balaàm in sella alla mula apparve un tempo nello stretto sentiero l’angelo, che severo lo rimproverò, rendendo intelligente l’animale e mutandone le capacità di natura.

In cella, a Pietro in prigione l’angelo di Dio apparve per liberarlo dalle mani di Erode, dalle catene e dal rischio di morire: perciò tutti onoriamo i divini custodi delle anime, i sapienti arcangeli.

Angeli, arcangeli, divine potenze, con le vostre continue intercessioni presso Dio eliminate le continue guerre, gli scismi nella Chiesa, ogni nostro impedimento e conservateci la pace.

Theotokìon. Ti riconosciamo unico Dio del creato, Figlio di Dio in due nature, energie e volontà, senza confusione, avendo assunto carne da una donna il cui aspetto noi onoriamo nelle icone.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e generasti il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Ode 6.

Giona nel cetaceo imprigionasti tutto solo, Signore: come lui salva anche me, catturato invece nelle reti del nemico.

Per divina potenza creasti, con il tuo Verbo, o Signore, dando loro un aspetto luminoso, le celesti nature delle schiere immortali.

Fatti augusti cantori della divina lode, cittadini della celeste dimora di Dio, voi rendete al Creatore, o incorporei, l’onore dovuto.

Le schiere immateriali degli incorporei senza sosta ti lodano, Figlio eterno di Dio, glorificandoti Creatore ed Autore di ogni cosa esistente.

Theotokìon. Fosti degna, o purissima, di stringere tra le tue braccia colui che dall’eternità siede col Padre negli eccelsi: rendilo benevolo verso i tuoi servi o Fanciulla.

Secondo canone. Siimi propizio.

Cantando con timore eleviamo la mente dalla nostra bassezza, con le nostre labbra materiali rendiamo onore agli immateriali incorporei fatti di fuoco, di splendore, di luce.

Mortificate il tormento delle nostre passioni, fate cessare tutti i conflitti religiosi, santi arcangeli, ignei archistrateghi al servizio della Trinità.

Arcangeli di Dio, principi degli incorporei, Michele, il capitano e Gabriele, voi che siete i comandanti supremi, con la vostra confidenza con Dio liberateci da tutti gli scismi.

Theotokìon. Essendo Dio incorporeo, hai voluto apparire come uomo, o Cristo, assumendo liberamente un corpo nel grembo dell’ignara di uomo: per questo noi fedeli possiamo venerare la divina somiglianza della tua icona.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion. Tono 2.

Archistrateghi supremi di Dio, liturghi della gloria divina, guide degli uomini e principi degli incorporei chiedete per noi ciò che giova e la grande misericordia: perché voi siete gli archistrateghi degli incorporei.

Ikos.

Hai detto, o filantropo, nelle tue Scritture, che la moltitudine degli angeli in cielo si rallegra per un solo uomo che si converte, o immortale; perciò noi che siamo nelle iniquità, o senza peccato, o solo conoscitore dei cuori, osiamo supplicarti ogni giorno, come compassionevole, di aver pietà di noi e di far scendere la compunzione su noi indegni, o Sovrano, concedendoci il perdono: poiché per tutti noi presso di te intercedono gli archistrateghi degli incorporei.

Sinassario.

L’8 di questo mese sinassi dei archistrateghi Michele e Gabriele e delle altre sante e celesti schiere incorporee.

Stichi. Come è giusto, avrei voluto cantare, o Michele, un inno che sia degno di te: ma una lode spirituale non sono in grado di offrirti.

Sinassi dei nove ordini: serafini, cherubini, troni, dominazioni, potestà, principati, potenze, arcangeli e angeli.

Stichi. Qualcosa che sia degno delle nove gerarchie angeliche, quale essere frutto di nove mesi riuscirebbe mai ad esprimere?

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7.

I fanciulli ebrei nella fornace calpestarono la fiamma con ardore e mutando in rugiada il fuoco gridavano: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Miriadi di angeli stanno sempre alla tua presenza senza poter fissare la visione del tuo volto e acclamano: santo sei tu, Signore Dio.

Di luce hai composto la natura immateriale dei tuoi angeli, sempre irradiante, o Misericordioso, la tua luce ineffabile; essi acclamano: benedetto sei tu, o Dio, nei secoli.

Nel tuo Verbo enipostatico creasti la moltitudine degli angeli, o Dio, santificandola nel divino Spirito e insegnando a glorificare la Trinità per tutti i secoli.

Trinitario. Riconoscendo le tre ipòstasi, glorifichiamo la natura infinita del Padre, del Figlio e dello Spirito, acclamando: benedetto sei tu, o Dio, nei secoli.

Secondo canone. Dalla Giudea.

Con i cori degli incorporei, stirpe umana vieni a festeggiare il giorno propizio, celebrando la memoria dei sapienti arcangeli di Cristo gridando: benedetto sei tu, Dio dei padri.

Come ospitali Abramo divino veggente e il glorioso Lot accolsero angeli e trovarono compagnia con loro acclamando: benedetto sei tu, Dio dei padri.

Partecipando nobilmente alle difficoltà della vita, apparvero degli angeli al nobile Manoè e al saggio Tobi, come un angelo spense un giorno la fiamma ai tre fanciulli nella fornace di fuoco.

Theotokìon. Professiamo, o Gesù, la tua unica ipòstasi in due nature: generato dal Padre assumesti dalla Vergine, senza subire mutamento, tutto il nostro essere; perciò veneriamo la tua icona da noi riprodotta con fede.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore in luogo del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8.

Colui che sul santo monte si è glorificato, il Signore, che nel roveto ardente a Mosè fece conoscere il mistero della Vergine inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Cerchiamo di imitare la vita degli angeli, mettiamo le ali al nostro cuore, eleviamoci al cielo, cantiamo in ispirito con loro, lodando ed esaltando il Signore nei secoli.

Le angeliche schiere dei cori celesti circondano il trono glorioso, lo sguardo fisso in Dio, lo lodano ed esaltano nei secoli.

Adoriamo e glorifichiamo nei secoli la Trinità, che nei cieli creò gli angeli, spiriti infiammati di fuoco immateriale, al suo eterno servizio.

Theotokìon. Fosti degna, Madre di Dio, di abbracciare colui che miriadi di angeli e arcangeli circondano con tremore: pregalo di custodire quanti ti glorificano.

Secondo canone. Follemente il tiranno.

Michele arcangelo fu stabilito principe degli angeli, ma splendidamente si gloria con lui l’iniziatore della grazia e venerato corteggiatore della Vergine, lo stratega degli incorporei Gabriele, degnamente preannunziando la gioia a quanti gridano: Esaltate, o fedeli, Cristo nei secoli.

Ezechiele, contemplando il multiforme aspetto delle schiere degli angeli, li definì descrivendoli: tra loro i serafini appaiono a sei ali; attorno stanno i cherubini dai molti occhi; poi vide gli arcangeli lucenti come ambra, glorificare Cristo in tutti i secoli.

Chiaramente Daniele predisse la tua tremenda futura venuta: Saranno posti dei troni, sederà l’Antico dei giorni, farà entrare le miriadi di angeli, che con timore stanno alla sua presenza e con voci incessanti canteranno la Trinità in tutti i secoli.

Theotokìon. Consustanziale al Padre e allo Spirito, volente si mostrò simile a noi dalla Vergine, non trasformando in altro questa straordinaria unione di nature; in entrambe Egli è lo stesso: resta un’unica ipòstasi in due nature, che adoriamo somigliante nell’icona.

Katavasìa. Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Superasti i limiti della natura concependo il Creatore e Signore e divenisti per il mondo porta di salvezza: perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

O Cristo, che ineffabilmente unisti le realtà terrestri alle celesti e costituisti un’unica Chiesa di angeli e uomini, senza sosta ti magnifichiamo.

Angeli e arcangeli, troni, potestà e dominazioni, principati e potenze, cherubini e serafini, con la Madre di Dio, supplicate per il mondo.

Mostrandovi protettori di tutti, Michele e Gabriele, visitate quanti onorano con affetto questa solennissima memoria e la celebrano con fede, per essere salvati da ogni difficoltà.

Theotokìon. Accogliesti il Verbo privo di carne che voleva riplasmare la mia natura e, incarnato, o Vergine, lo partoristi: perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Secondo canone. Realmente Madre di Dio.

Michele e Gabriele, primi degli incorporei, patroni dei malati e dei naviganti minacciati dai pericoli, voi portate la salvezza.

Felice con i cori dei troni e delle potestà, principe degli angeli, ministro di Dio Gabriele, prega per noi il Salvatore.

Come custodi del mondo e della Chiesa e comandanti delle potenze superne, implorate per noi il Salvatore.

Theotokìon. A una voce, Theotòkos, ti glorifichiamo poiché ci liberi da passioni e pericoli e le nostre richieste porti a buon fine.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura, sempre Vergine.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Dio creatore ti rese difensore e governatore della stirpe umana, ottimo pastore, divino archistratega e ti onorò di gloria ineffabile, perché tu senza sosta a lui rivolga il divino inno trisagio della vittoria.

Un altro. Udite, donne.

Ardente per i divini splendori della Trinità luminosa, inspiegabilmente per noi, arcangelo Michele, come fulmine il creato percorri per eseguire il divino volere, sfolgorando, custodendo, difendendo e proteggendo quanti splendidamente t’inneggiano.

Un altro. Con i discepoli.

Da Dio fosti creato principe di potestà, potenze, arcangeli, angeli, dominazioni, troni e principati, o divino stratega Michele gloriosissimo; stando presso il trono tremendo, proteggi, custodisci, difendi e salva quanti con fede ti celebrano patrono del mondo.

Theotokìon.

Sei più venerabile dei gloriosi cherubini, incomparabilmente più gloriosa dei tremendi serafini e più santa di tutti gli angeli santi, o purissima: perché in modo ineffabile corporalmente partoristi il Creatore dell’universo, o Madre di Dio; pregalo dunque di dare ai tuoi servi la redenzione dalle colpe.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Come condottiero degli eserciti celesti e forte protettore, custode e liberatore degli uomini sulla terra, ti inneggiamo con fede, Michele archistratega, supplicandoti di liberarci da ogni rovinoso dolore (2).

Il principe delle divine superne schiere convoca oggi i cori dei mortali a festeggiare in un’unica festa radiosa con gli angeli, la loro divina sinassi e insieme cantare a Dio l’inno trisagio.

Noi che al riparo delle tue divine ali ci rifugiamo con fede, o Michele, divino intelletto custodisci e proteggi in vita e nell’ora della morte, o arcangelo, sii per noi tutti aiuto benigno.

Gloria. Tono pl. 1.

Dove la tua grazia stende l’ombra, o arcangelo, di là è scacciata la potenza del diavolo: non sopporta infatti di restare alla tua luce Lucifero caduto; perciò ti chiediamo: spegni con la tua mediazione le sue frecce infuocate lanciate contro di noi e liberaci dalle sue insidie, o inneggiatissimo Michele.

E ora. Theotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata, Vergine Madre di Dio e dovutamente ti glorifichiamo, città inconcussa, muro inespugnabile, indistruttibile protezione e rifugio delle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia i typikà e dal canone le odi 3 e 6.

Apostolo. Fratelli, colui che parlò attraverso gli angeli.

Vangelo secondo Luca. Disse il Signore ai suoi discepoli: Chi ascolta voi, ascolta me.

Kinonikòn. Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco. Alliluia.

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Mattutino del 7 Novembre- Memoria dei 33 s anti martiri di Melitene e memoria del nostro santo padre taumaturgo Lazzaro, che visse nell’ascesi sul monte Galesio

7 Novembre

Memoria dei 33 santi martiri di Melitene e memoria del nostro santo padre taumaturgo Lazzaro, che visse nell’ascesi sul monte Galesio.

Al Mattutino

Apolytìkion dei martiri.

Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio: avendo infatti tua forza, hanno abbattuto i tiranni e infranto le impotenti audacie dei demòni. Per le loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

Nelle tue insonni preghiere, hai irrorato la colonna con torrenti di lacrime e con gemiti dal profondo del cuore hai fatto fruttare al centuplo le tue fatiche: e sei divenuto pastore che concede il perdono a chi si accosta. Santo nostro padre Lazzaro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’Oktòichos e questi due dei santi. Canone dei martiri. Acròstico: Sia acclamato Cristo, gloria dei martiri. Del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto a Cristo Dio, che divise il mare e guidò il popolo che aveva strappato dalla schiavitù degli Egiziani, perché si è glorificato.

Venite, fedeli, battiamo le mani e celebriamo con canti divinamente risonanti le lotte dei martiri, glorificando Cristo poiché si è glorificato.

Ci è stato donato, come divino scudo e vanto, il trofeo del Salvatore, panoplia della croce invincibile, per cui sono stati incoronati gli atleti.

I persecutori mostravano agli illustri martiri di Dio spada, fuoco, fossa e morte, mandandoli così a una vita migliore.

Theotokìon. Partoristi il pane celeste della vita, o Purissima, il Verbo enipostàtico, prima incorporeo poi da te incarnato, glorificato dalle folle dei martiri.

Canone del santo padre. Acròstico: O beato Lazzaro, accogli i miei inni.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

O Lazzaro, lampada splendente, illuminata da Dio, allontana la tenebra dalla mia mente, illuminandola con i raggi della luce divina, affinché celebri le tue opere.

O Lazzaro, dimora della luce, splendendo, sorgendo e tramontando come sole, illumini ciò che è sotto sole, divenendo luce divina col prodigio della nascita e della dormizione.

Bramando la vita eterna superiore, disprezzasti giustamente la vita effimera, allontanandoti dai parenti naturali, mortificandoti con Cristo e vivendo con lui.

Theotokìon. Trovandoti puro, o beatissimo Lazzaro, la purissima Sovrana ti visitò e ti consolò come servo gradito; con lei rendici propizio il Filantropo.

Dei martiri. Ode 3. Irmòs.

Sulla pietra della fede mi stabilisti, dilatasti la mia bocca contro i miei nemici; ha gioito infatti il mio spirito nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Rinvigoriti dalla tua divina passione, i vittoriosi atleti annientarono l’errore dell’ateismo politeista, gridando: Non c’è santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Purificati dalle gocce del divino sangue e terminando attraverso il vostro sangue, non vi sporcaste con i sacrifici demonici, o atleti, gridando: Non c’è santo come nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Avendoti tutto dimorante nei loro cuori, gli atleti diffusero la pietà, gridando: Non c’è santo come nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Theotokìon. Onorando te, l’unica rimasta vergine dopo il parto, testimoniando la divinità del generato, a tuo Figlio acclamiamo: Non c’è santo come nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Del santo padre. Come sorgente.

Rinvigorito dalla forza del Signore, considerasti gli inganni del malvagio come frecce di bimbi, o sapiente; rafforza anche noi perché scampiamo alle macchinazioni.

Ti mostrasti come angelo nel corpo servendo Dio con gli angeli, superando il peso della carne e la natura, o Lazzaro, divinamente illuminato e mirabilmente nobile.

Theotokìon. Si mia mediatrice, riparo e protezione, o Madre di Dio, raddrizza la mia vita, difendimi dai nemici e salvami per compassione, riconciliandomi con tuo Figlio.

Irmòs. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno del tuo divino ingresso rendili degni di corone di gloria.

Kathisma dei martiri. Tono 4. Presto intervieni.

Spegnendo col sangue il fuoco dell’ateismo, il glorioso Gerone e il divino coro dei martiri ereditarono le delizie eterne e guariscono le pene dei malati; per le loro preghiere, o Cristo, salva le nostre anime.

Gloria. Del santo padre.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Lodiamo tutti la lampada grande e splendente, il mitissimo, compassionevole e illustre Lazzaro, che vinse la natura e mise freno a tutti i moti della carne, adorando Cristo con affetto incommensurabile e divenne coerede del suo regno, poiché prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti celebrano con affetto la sua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Ti offro debitamente come i due soldi della vedova, o Sovrana, lode grata per tutti i tuoi doni, poiché ti sei mostrata protezione e soccorso, strappandomi sempre da tentazioni e afflizioni; perciò, liberato dai miei oppressori come dal forno infiammato, grido a te dal cuore: Genitrice di Dio, soccorrimi, pregando tuo Figlio e Dio di donarmi remissione delle colpe, poiché tu sei la speranza del tuo indegno servo.

Oppure stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore e redentore, l’agnella gemendo piangeva e amaramente gridava: il mondo si allieta ricevendo la liberazione, mentre le mie viscere ardono vedendo la tua crocifissione che subisci per le tue viscere di misericordia. Magnanimo Signore, abisso di misericordia e fonte di bontà, abbi compassione e dona dunque remissione delle colpe ai tuoi servi, che con fede inneggiano la tua divina passione.

Dei martiri. Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, la tua economia e ti ho glorificato, o unico filantropo.

I tuoi atleti imitarono la tua divina passione, Signore, offrendosi con zelo alla morte.

Signore, esaudisci gli atleti supplicanti e liberaci da pericoli e sventure.

Fu ridotto a tacere tutto l’inganno dei demòni, poiché i tuoi martiri, Signore ti confessarono realmente come vero Dio.

Theotokìon. Gli atleti di Dio ti veneravano come Genitrice di Dio, o Sovrana, predicando il tuo Figlio incarnato.

Del santo padre. Colui che siede.

Fosti liberato dalla servitù preparata a te con astuzia e servisti il tuo liberatore con ascesi incessante come servo grato, liberando la tua anima dalla servitù delle passioni, o divino Lazzaro.

Cadde nell’ade colpito da ostacoli rocciosi colui che non obbedì ai tuoi consigli, o Lazzaro e con la dolcezza del miele, il misero si procurò l’amarezza della deplorabile morte.

Raggiungesti l’altissima cima delle virtù, o padre, avvicinandoti a Dio su un monte impervio come Mosè ed Elia, che imitasti e la cui gloria ottenesti.

Theotokìon. Mostrati, o Theotòkos e libera il tuo gregge da ogni oppressione e avversità terribile di quanti non predicano affatto la verità e dona vittoria alla tua eredità ortodossa.

Dei martiri. Ode 5. Irmòs.

Signore, datore di luce e creatore dei secoli, conduci tutti noi alla luce dei tuoi comandamenti: poiché non conosciamo altro Dio all’infuori di te.

I tuoi atleti, o Cristo indossano ora bellissime tuniche, arrossate piamente dal sangue del martirio e intrecciate dalla tua grazia.

La grazia e la misericordia del Dio onnipotente incoronano gli atleti, che si sostenevano a vicenda con affetto, divenendo martiri invitti.

Donasti la tua croce come bastone di forza agli atleti e li facesti dominare i nemici, perciò lodiamo la tua divinità, o Cristo.

Theotokìon. Discendendo da Davide, partoristi il Cristo sacerdote, o pura, perciò il mutamento del sacerdozio doveva mutare anche la legge.

Del santo padre. Sbigottisce l’universo.

Sottomettesti il male al bene, o Lazzaro e praticando le buone opere, raggiungesti l’apice della teoria, perciò divinizzato per grazia, tu stesso hai compiuto straordinari prodigi.

Seguendo le vie del Battista, dimoravi in deserto impervio, o sapiente in Dio e ti mostrasti di nuovo ai tuoi come lui un tempo a Israele, o padre, esortandoli alla penitenza.

La Sapienza sostanziale e vivente di Dio, o padre Lazzaro, ti diede la forza di diventare dimora a sette colone dello Spirito dai sette soffi, in cui dimorò col Padre e lo Spirito.

Theotokìon. Afflitto da sventure e avvolto da passioni, ti supplico, o Madre del Dio vivente più vasta dei cieli: per le tue preghiere donami lunga vita in pace e profonda incorruttela.

Dei martiri. Ode 6. Irmòs.

L’abisso estremo dei peccati mi ha circondato, ma come il profeta Giona, Signore, Signore, strappa dalla corruzione la mia vita.

Risuoni degnamente il cuore spirituale con suono di tromba, lodando e cantando con labbra razionali le lotte degli martiri.

Si allieti l’ecumène nel giorno della festa dei nobili atleti di Cristo e glorifichi colui che li ha incoronati con la sua mano.

Siano colpiti i cuori degli empi, poiché Cristo, scagliando la croce come un arco, lanciò i martiri come frecce appuntite.

Theotokìon. Sapendoti realmente Madre di Dio, gli atleti predicarono al mondo il Dio incarnato, offrendo le loro anime alla morte.

Del santo padre. Celebrando questa divina.

Salvasti la vergine e rendesti libero l’amico puro della castità; salva anche me, minacciato da travolgente schiavitù e afflizioni.

Liberasti due asceti dall’attacco delle donne empie, o padre: strappando dall’azione l’uno col grido e l’altro con un vero pensiero sapiente.

Colui che stabilì confini alle acque e si prese cura dei servi, attraverso gli angeli ti abbeverò straordinariamente con acqua e tramite un angelo ti nutrì con grandissima gloria.

Theotokìon. Le schiere degli angeli ti lodano e le assemblee dei mortali ti glorificano, o Madre di Dio, poiché procurasti la salvezza di tutto il mondo.

Irmòs. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontakion dei martiri.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Sorgendo spiritualmente, il coro splendido e luminoso dei martiri illumina oggi la Chiesa con i raggi dei prodigi, perciò celebrando la loro memoria, ti chiediamo, o nostro Salvatore: per le loro preghiere liberarci dalle sventure, o Dio misericordioso e filantropo.

Kontàkion del santo padre.

Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Le tue fatiche oltre natura e le lotte per cui fosti incoronato da Dio furono viste solo dagli angeli che sbigottivano; perciò, come confidente di Dio, salvaci da tutti i pericoli, affinché gridiamo: Salve, nostro pastore.

Ikos.

Divenisti angelo fra uomini, o teòforo, innalzato dalla terra alle realtà celesti, perciò vedendoti parlare con i cori degli incorporei, o santo, tremo e con timore così acclamo:

Salve, modello irreprensibile dei monaci; salve, prato di virtù che nutre le anime.

Salve, nobile intercessore per le anime; salve, compagno coabitante degli angeli.

Salve, perché allevasti moltitudine di greggi; salve, poiché la custodisti nell’Eden.

Salve, perché con Dio desti pane a sufficienza; salve, persecutore della boria dei demòni.

Salve, fonte inesauribile di prodigi; salve, garante della letizia che avverrà.

Salve, lampada di tutta l’Asia; salve, astro guida dei monaci.

Salve, padre nostro pastore.

Sinassario.

Il 7 di questo mese memoria dei santi trentatré martiri di Melitene, Gerone e gli altri.

Stichi. Oh, l’ardire di Gerone: nessuno si dimostrò più audace di fronte alla spada! Uomini malvagi trafissero con la spada tre decine di uomini e altri due con loro. Il giorno sette Gerone fu decapitato e incoronato insieme.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre taumaturgo Lazzaro che praticò l’ascesi sul monte Galesio.

Stichi. Prepara il seno, padre Abramo: questo Lazzaro non è secondo al tuo Lazzaro.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Melassippo, Casina e Antonio.

Stichi. Raschiati, Melassippo e Casina non sembravano fatti di carne, ma incorporei. O Antonio, tu accogli la recisione esultando ed ecco, la divina dimora ti accoglie con esultanza.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Aucto, Taurione e Tessalonica.

Stichi. Raggiungendo la fine desiderata, Aucto e Taurione sono macellati come tori del Signore. Condannata all’esilio dal luogo patrio, Tessalonica dimora nel luogo verdeggiante della letizia.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Atenodoro.

Stichi. Atenodoro è chiamato dalla terra dall’Intelligenza per i doni intelligibili del Signore.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Alessandro di Tessalonica perì di spada.

Stichi. Alessandro, rampollo germogliato dalla terra di Tessaglia, moltiplicò il rampollo delle lotte.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei martiri. Ode 7. Irmòs.

I tre fanciulli, disprezzando il culto empio della statua d’oro innalzata nella piana di Dura, gettati in mezzo alle fiamme, refrigerati cantavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Come un tempo le bocche dei leoni non trattennero la carne di Daniele, così neanche la morte i tuoi martiri, poiché le anime dei giusti vivono nella tua mano, Signore, esultando e cantando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La fiamma refrigerò un tempo i tre fanciulli a Babilonia e gli atleti spensero la fornace del politeismo, perciò vedendo quest’inganno degli idoli incenerito, gridavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

I tuoi atleti, o Cristo, esortati dal tuo affetto e indossando abito carnale insensibile, non consideravano i dolori delle pene, esultando in te e gridando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Il coro ben intrecciato e bello dei tuoi atleti, preziosa e divinamente eletta assemblea dei tuoi nobili, nello Spirito acclamano cantando con armonia: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. La legge di natura e gli elogi sono stati superati in te, unica Vergine ignara di nozze, poiché concepisti senza seme e partoristi senza corruzione il Verbo del Padre eterno; lodandolo piamente, ti diciamo beata.

Del santo padre. I fanciulli di senno divino.

Esulta, cielo e rallegrino gli uomini con gli eserciti degli angeli, poiché in onore del Dio di tutti si celebra ora il sapiente in Dio Lazzaro, uomo celeste, angelo terrestre.

Elevato dalle virtù in alto oltre il cielo, o sapientissimo Lazzaro, avevi condotta perfetta, animo temperante ed eri umile più di tutti, perciò anche Dio ti ha innalzato più degli altri, o ammirabile.

Dopo la tentazione pubblicamente sconfitta, satana ingannatore, il malvagissimo, provava a tentarti dalla parte destra come angelo, ma anche stavolta svergognasti le sue macchinazioni, o Lazzaro.

Theotokìon. Fermasti l’assalto della morte vorace con il tuo venerabile parto, o Vergine, innalzando i mortali alla vita, cantando al Creatore: Altissimo Signore e Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Dei martiri. Ode 8. Irmòs.

Il Verbo di Dio, che con ineffabile saggezza creò l’universo portandolo dal non essere all’essere, voi tutte sue opere, beneditelo come Signore.

Gli atleti hanno abbattuto con zelo l’assalto dei folli tiranni, cantando fortemente ad alta voce: Benedite, opere del Signore il Signore.

Svegliatevi, voi ingannatori e riconoscete il vero Dio: così gridavano gli atleti ai tiranni, cantando ad alta voce: Benedite, opere del Signore il Signore.

Gli atleti di Cristo non cercavano affatto di parlare con eloquenza, ma colmi di divino Spirito gridavano con serenità: Benedite, opere del Signore il Signore.

Theotokìon. Il Dio Verbo generato dal Padre senza principio prima dei secoli e negli ultimi tempi nato dalla Vergine, beneditelo, opere tutte come Dio.

Del santo padre. Ascolta, Vergine.

Il serpente allontanò dall’Eden il progenitore Adamo seducendo Eva, ma quando si gettò ingannevolmente contro di te attraverso l’assalto della monaca indegna, fu svergognato e vinto dalla tua forte opposizione, perciò ora gridi esultando: Benedite, opere del Signore il Signore.

La materia che ama spingere sempre in giù, in quanto terrena, la facesti salire con te sulla colonna nella volta celeste rendendola eterea, o sapiente, pregando il tuo Sovrano con fervore per il mondo e gridando con gli angeli: Benedite, opere del Signore il Signore.

Abbattesti il principe della tenebra con la luce dei divini comandamenti del tuo Sovrano, poiché osservandoli camminasti realmente con bella condotta sulla via stretta, illuminato dallo splendore dello Spirito e cantando senza sosta: Benedite, opere del Signore il Signore.

Theotokìon. Accogli, o Vergine le voci degli incatenati, poiché non hanno contaminato la pura fede con le macchie degli eretici e dona vittoria ai pii imperatori, che con il tuo servo e amico Lazzaro ti supplicano per noi, che piamente gridiamo: Benedite, opere del Signore il Signore.

Irmòs. Ascolta, Vergine fanciulla pura: dica Gabriele il disegno antico e veritiero dell’Altissimo; apprèstati ad accogliere Dio, perché grazie a te l’immenso abiterà con i mortali; perciò con gioia acclamo: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Dei martiri. Ode 9. Irmòs.

Il Verbo, Dio da Dio, nella sua incomparabile sapienza venne dal cielo a rinnovare Adamo caduto per aver mangiato il frutto della perdizione; incarnato da Vergine santa per noi, unanimi, o fedeli, con inni lo magnifichiamo.

Col fuoco della divinità, o Cristo, incendiasti l’errore degli idoli, cresciuto come foresta nei cuori degli uomini, radunando i cori dei testimoni della pietà che degnamente ti magnificano senza sosta.

Lasciando sulla terra la gloria passeggera e la ricchezza instabile e trovando te, Cristo, riverbero della gloria e ricchezza inesauribile, i martiri ereditano i beni eterni, degnamente magnificandoti con inni incessanti.

La natura umana sottomessa un tempo al giogo dell’inganno fu liberata con la tua incarnazione e riconoscendoti ora come Sovrano di tutti, produsse i martiri come araldi della nostra salvezza.

Theotokìon. O sposa e Madre Vergine Pura, unica speranza dei fedeli, supplica il tuo Figlio con i cori degli angeli di donare la pace al mondo, vittoria ai re amici di Cristo e salvezza ai quanti ti lodano.

Del santo padre. Come tempio vivente.

Benedicendo il campo, rendesti fertili le stoppie sterili; uccidesti la fiera che cacciava l’asinello dei tuoi discepoli: liberami dunque con le tue preghiere dalla sterilità, uccidendo le fiere che mi uccidono.

I leoni e gli orsi si avvicinavano a te miti come agnelli, o Lazzaro, sostegno e vanto dei monaci, perciò ti supplichiamo: frena ogni assalto di quanti ci minacciano come leoni.

Ci hai dimostrato che non sei morto, ma anche morto sei vivo nella vita nascosta, inviandoci dopo la fine ordini firmati dalla tua mano, o Lazzaro, sommo dei padri: libera dunque anche noi, tuoi figli dalla morte.

Theotokìon. Molti pastori hanno corrotto la vigna del tuo gregge, o purissima Vergine che partoristi il buon pastore; strappala dalla loro corruzione intercedendo con il venerabile e grande lottatore Lazzaro.

Irmòs. Come tempio vivente, arca di Dio, mai accada che mano di profani la tocchi, ma le labbra dei fedeli, cantando senza sosta alla Madre di Dio le parole dell’angelo, acclamino esultanti: O Vergine pura, veramente tu sei elevata al di sopra di ogni creatura.

Exapostilarion dei martiri. Udite, donne.

Stando presso il trono del pietosissimo Cristo, trentatré torri della Chiesa inespugnabile, con la vostra intercessione, o santi, custodite il mondo intero, con quelli che vi onorano e che celebrano, o vittoriosi, la vostra luminosissima memoria.

Del santo. Con i discepoli conveniamo.

Colui che ti ha plasmato, ti ha santificato dal grembo materno e ti ha reso dimora dello Spirito santo: sei così divenuto astro dei monaci, o uomo di mente divina, astro che guida dalla tenebra delle colpe al fulgore dei precetti di Dio, o Lazzaro e che conduce a Cristo: lui dunque implora, perché salvi quelli che ti celebrano.

Theotokìon.

Il profeta ti ha vista un tempo, o Vergine, come monte dal quale, senza intervento di mano d’uomo, è stata tagliata una pietra che ha frantumato gli altari degli idoli e le stele dei demoni, o sposa di Dio: implora dunque Dio di spezzare gli idoli passionali del mio intelletto e di suscitare spiritualmente nel mio cuore l’immagine di lui.

Alle lodi, sostiamo allo stico 4 e cantiamo tre stichirà prosòmia del santo, ripetendo il primo.

Tono 4. Tu, che sei chiamato dall’alto.

Questo secondo e carissimo Lazzaro, con la carne cinta della morte del Signore che effonde myron di vita e vestito nella tunica profumata ancora dai sudori e dalle pene, si presenta ora per il banchetto gratuito e le lodi. Venite, folle dei monaci e assemblee che amate le feste, onoriamo a una voce il fedele economo e servo del nostro Signore e Dio (2).

Stavi sulla colona come in una dimora colma di luce, o sacratissimo e mettesti intorno, o beato le tue opere come servi armati per fermare l’assalto delle passioni e sei entrato nel divino talamo, o beato; stando ora con franchezza presso il tuo Sposo e nostro Dio, deliziandoti dalla sua bellezza, supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Il beato Lazzaro, consacrato dal grembo materno come sacrificatore e sacrificio puro, invita ora al banchetto della sua memoria tutti per profumarli chiaramente nello Spirito. Venite dunque, riuniamoci e partecipiamo alla benedizione donata dalle sue divine reliquie e glorifichiamo Cristo nostro Dio, realmente mirabile nei suoi santi nei quali riposa.

Gloria. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue opere, perciò trovasti nei cieli la ricompensa delle tue fatiche; annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli la cui vita imitasti irreprensibilmente; con la franchezza che hai presso Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Tu che sei sollievo dei tribolati, liberazione degli infermi, o Madre di Dio Vergine, salva città e popolo, tu, pace di chi è combattuto, bonaccia di chi è sbattuto dai marosi, sola protezione dei fedeli.

Oppure stavrotheotokìon. Il terzo giorno.

Quando la purissima ti vide pendere dalla croce, come madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una ignominiosa passione?

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 6 Novembre- Memoria del santo padre Paolo il confessore, arcivescovo di Costantinopoli

6 Novembre

Memoria del santo padre Paolo il confessore, arcivescovo di Costantinopoli.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 3. Autòmelo.

La confessione della fede divina ti rese per la Chiesa un altro Paolo, zelante fra i sacerdoti; grida con te al Signore anche il sangue giusto di Abele e Zaccaria; padre santo, supplica Cristo Dio, di donarci la grande misericordia.

Dopo la solita sticologia del salterio si leggono i canoni dell’Oktòichos e questo del santo. Acrostico: Il mistagogo Paolo inneggio subito.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Sostegno della fede, maestro della Chiesa e colonna inamovibile della confessione, luminosissimo luminare della grazia e bocca spirante fuoco ti proclamiamo, Paolo.

L’immenso Paolo, beatissimo sole dell’ecumène, manda avanti te, nuovo Paolo, come fuoco che incendia con forza le eresie e come scure che recide l’ateismo.

Secondo le regole, ispirato da Dio, lottasti affrontando pericoli per la divina predicazione come fedele gerarca e con i lacci dei tuoi dogmi soffocasti come belva Ario dall’empio pensiero.

Theotokìon. Venite tutti, inneggiamo l’incontaminata Maria, che sola ornò la stirpe umana concependo Dio incarnato e restando Vergine non menomata.

Ode 3. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale e nella tua gloria falli degni di corone di gloria.

Non abbassasti a creatura adottata per divina grazia il Figlio per natura unigenito, coeterno al Padre, seguendo, o Paolo, i dogmi del teoforo Paolo.

Con bocca, lingua e cuore predicavi Cristo sapienza e potenza di Dio, e Verbo enipostatico, disprezzando il malvagio Ario, o beato Paolo di senno divino.

Il santo Spirito di Dio per il cui sovrasostanziale potere siamo divinizzati con giusto giudizio, sapientissimo, insegnavi onnioperante e onnipotente Dio per natura.

Theotokìon. Il Verbo del Padre senza principio, più eccelso di ogni principio, incarnandosi ha accettato ora un principio da te, pura e si è sottomesso al tempo colui che è superiore a tutti i tempi.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come omonimo e imitatore dello scrigno di elezione, padre, sopportasti pericoli e persecuzioni per la fede e come lui prendesti Roma, o beato, ovunque predicando l’uguaglianza della Trinità; perciò compisti la corsa in Armenia e degnamente ricevesti dal Signore la corona, svergognando Ario. Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. Tono 3. La confessione della fede.

Affermasti il dogma divino, ostracizzasti la parola atea, Paolo di senno divino, umiliando Ario: predicavi infatti il Figlio consustanziale al Padre, confermando i fedeli, padre beato; implora Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Dalla divina natura non si separò Dio divenendo carne nel tuo grembo, ma divenendo uomo ti lasciò Vergine Madre, come prima del concepimento ti custodì purissima, l’unico Signore; supplicalo con insistenza affinché ci doni la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’intatta agnella del Verbo, l’incontaminata Vergine Madre contemplando appeso alla croce colui che senza doglie germogliò da lei, maternamente gemeva gridando. Ahimè, Figlio mio, come soffri volontariamente per liberare dalla vergogna delle passioni l’uomo!

Ode 4. Irmòs.

Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Con la sua destra vivificante il Creatore pose la corona della confessione, preziosissimo dono, sul tuo capo, beato Paolo, rivelatore di Dio.

Per aver lottato per i pii dogmi, ricevi le ricompense, o sapientissimo, stando ora presso l’albero della vita, beato Paolo ispirato, rivelatore di Dio.

Come splendido lottatore, divenendo anche difensore della verità, onoratissimo Paolo, fosti degno di calpestare la terra sovraceleste, dove danzano i piedi dei miti.

Theotokìon. Tu che sei contemplato come Figlio consustanziale al Padre, volontariamente, Salvatore, t’incarnasti per salvare l’uomo.

Ode 5. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per la tua divina gloria: poiché tu, Vergine ignara di nozze, concepisti il Dio che è al di sopra di tutti e generasti il Figlio senza tempo concedendo la pace a tutti i tuoi cantori.

Interrompesti, padre, la diffusione e la cancrena dell’eresia, applicando efficacissimamente il farmaco divino della tua confessione, lo splendore dei tuoi dogmi, la purezza dell’intelletto e il divino zelo.

Riccamente si effonde la grazia del santo Spirito dalle tue labbra, avendo trovato te, beatissimo, vero strenuo difensore e protettore dell’ortodossia; perciò illuminasti tutti gli ortodossi.

L’ateismo di Ario e la bestemmia di Macedonio prendesti a sassate con i lacci dei tuoi dogmi e insegnamenti, o Paolo di senno divino, strozzandoli e strenuamente condannandoli come un tempo Davide lo straniero.

Theotokìon. Colui che è eterno, il Verbo senza principio, si assoggetta ora al tempo prendendo carne e intelletto animato da te, Vergine pura ignara di nozze, donando pace a tutti tuoi cantori.

Ode 6. Irmòs.

Sono giunto alle profondità del mare e mi ha sommerso l’abisso di molti peccati, ma tu, come Dio, riconduci dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Pronunziando in alto la bestemmia con cui abbassava a creatura il Figlio e Verbo di Dio, l’empio Ario venne condannato da te, o teoforo.

L’irragionevole, ateo e folle Macedonio, che respingeva il divino Spirito, per la tua strenua opposizione fu deposto, o rivelatore di Dio.

Viene uccisa come una serpe strisciante dalle tue vivificanti parole la schiera degli eretici all’attacco, o beatissimo arcivescovo di Dio, sacratissimo predicatore divino.

Theotokìon. Inneggiamo, Madre di Dio Vergine, il parto oltre natura e la tua incontaminata purezza; e infatti in te prodigiosamente si incontrarono verginità e parto senza corruzione.

Kontakion. Tono 2. Cercando le cose superne.

Brillando in terra come astro di luce celeste, illumini ora la Chiesa cattolica, per cui lottasti, dando, o Paolo, la tua vita: e il tuo sangue, come quello di Abele e Zaccaria, chiaramente grida al Signore.

Ikos.

Sei colonna della confessione e omonimo di Paolo, luminare della terra; a lui sei pari nei costumi e compagno di lotta, perché porti nel tuo corpo le stigmate di Gesù, o Paolo, iniziatore ai sacri riti: di esse godendo e in esse gloriandoti, sei sempre comparso di fronte a imperatori eretici senza lasciarti atterrire, ma piuttosto rafforzandoti. Perciò il tuo sangue chiarissimamente grida al Signore.

Sinassario.

Il 6 di questo mese memoria del nostro santo padre Paolo il confessore, arcivescovo di Costantinopoli.

Stichi. Portando l’omoforio come corda al collo Paolo fu strangolato. Il sei celebra Dio senza affanno.

Lo stesso giorno memoria della filantropia che portò via la cenere sotto Leone il Grande.

Stichi. Minacci di bruciare, ma poi non bruci, diluendo l’ira nella magnanimità, o Verbo.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Luca.

Stichi. Compiendo per il Verbo opere eccelse, divenisti, Luca, partecipe della sorte di quanti gli furono graditi.

Lo stesso giorno san Paolo, folle in Cristo, si addormentò in pace.

Stichi. Avendo simulato pazzia sulla terra, Paolo morendo si unì alla terra degli ispirati da Dio.

Memoria dei beati nostri padri Abramo di Chotini e Luca della grotta dei russi.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ti trasferisti alle dimore celeste, o Paolo di senno divino e ti avvicinasti a Dio; divinizzato per partecipazione, divenisti divino cantando, o beato: Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Istruiti dai tuoi discorsi apprendiamo, o Paolo illustre, a venerare come in tre soli l’indivisa e indivisibile divinità a cui cantiamo: Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Divina e gradita a Dio la tua sacratissima confessione: come oro purificato ti avvicinasti a Dio, incenso gradito, lieto per aver imitato la passione del Salvatore, o beato.

Theotokìon. Dimostrasti di essere colei che procura a tutti gli uomini divina redenzione, generando il Redentore di tutti, o purissima, al quale tutti cantiamo: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Il parto della Madre di Dio, allora prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli purissimi; ma ora che si è attuato, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Scorrono le fonti dei tuoi dogmi e irrigano tutta la Chiesa, mentre con il tuo sangue hai santificato tutti quelli che con fede ortodossa ti seguono e gridano: Inneggiate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ormeggiasti a un porto sereno sfuggendo le onde della vita: avevi infatti, beatissimo Paolo, come timoniere per guidare tutta la tua rotta colui che creò tutto con un cenno, il Signore che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Trinitario. La luce trifulgida della Trinità sovradivina in te dimorando, padre, ti rivelò luce seconda che illumina il popolo ortodosso e indebolisce la falange eretica gridando: Inneggiate il Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

Theotokìon. Seguendo le parole dei profeti, Vergine, ti annunziamo Madre di Dio: generasti infatti fanciullo il più antico di tutti, chiamato Emmanuele, al quale acclamiamo: Inneggiate il Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura e sempre Vergine. 

Tutto me stesso, o divino, porto sotto la tua protezione divina perché hai ricevuto da Cristo il potere di sciogliere le colpe come ieromartire; spezzando le catene dei miei errori, salvami per le tue preghiere e illuminami con la tua divina luce.

Divenuto un nuovo Paolo ardente di zelo, padre eccelso, ascolti ora in paradiso parole ineffabili: per comunanza di costumi infatti partecipi della ricompensa, ricevendo la nobilissima corona del regno di Cristo.

Apparisti eccellente accusatore di ogni eresia e avvocato dell’ortodossia, o divino ieromartire, sapientemente irraggiato dagli splendori della grazia e illuminato dal raggio della Trinità increata, o illustre Paolo.

Theotokìon. S’incarnò da te, purissima, il Verbo, unendosi incarnato al mondo come compassionevole, dimorando non rimpicciolito come prima senza carne e annientò con potenza divina colui che tutti tiranneggiava.

Exapostilarion. Udite, donne.

Imitando Paolo, araldo della fede, seminasti i dogmi della sapienza dall’alto, piegando tutte le eresie, o splendore dei gerarchi, beatissimo Paolo: perciò apparisti anche colonna dell’ortodossia, o uomo di senno divino.

Theotokìon, stessa melodia.

O Maria, sposa di Dio, supplica il Dio che generasti nella carne per noi, che ti onoriamo con affetto e veneriamo la tua icona e quella di tuo Figlio, o purissima, affinché siano liberati da castigo e pene eterne quanti con fervore a te si stringono.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono grave. Di Anatolio.

Ti curvasti a scrutare le profondità dello Spirito, vivendo sulla terra come incorporeo; attingendovi la ricchezza della divina conoscenza, con i tuoi insegnamenti, santo padre, hai fatto sgorgare per gli uomini l’ortodossia.

E ora. Theotokìon. Non siamo più tenuti lontano.

Tu che generasti il mio Sovrano secondo la carne, riscattami, Sovrana, dal potere e dalla schiavitù dello straniero.

Oppure stavrotheotokìon, stessa melodia.

Vedendoti volontariamente confitto al legno, la purissima, tra i lamenti, canta il tuo potere.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 5 Novembre- Memoria dei santi martiri Galazione ed Episteme

5 Novembre

Memoria dei santi martiri Galazione ed Episteme.

Al Mattutino

Dopo la consueta sticologia si recitano i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo che il faraone inseguitore veniva sommerso nel mare, esclamava: Cantiamo a Dio un inno di vittoria.

Onoriamo con fede e odi spirituali gli araldi, gli astri senza tramonto, i cieli spirituali che rifulsero più del sole sulla terra, i divini martiri di Cristo.

Sorgesti da sterile radice ellenica come germoglio fiorito donato da Dio, o Galazione, offrendo al mondo i frutti della fede immutabile.

Cercando con perfetta scienza la fede in Cristo, accorresti a conoscerlo, o Episteme e trovando grazia divina, ti fidanzasti con lui come sposa.

Theotokìon. Sono annegato, me misero, nell’abisso delle mie molte colpe, ma accorro a te, Madre buona di Dio, stendi una mano in aiuto e salvami.

Ode 3. Irmòs.

Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Bramando la vita migliore e la dolcezza ineffabile, disprezzasti le cose caduche e tutte le dolcezze effimere, o Galazione, seguendo piamente Cristo con Episteme.

Liberati dai legami della carne e da ogni sorta di passione attraverso l’ascesi, vi uniste all’amore di Cristo e col martirio vi offriste come sacrificio puro.

Rinnegando il mondo per il divino amore di Cristo, vi siete piuttosto legati allo Spirito, o atleti e attraverso molte pene, diveniste degni del regno divino.

Theotokìon. Non c’è nessuno che abbia sperato nella tua protezione e non abbia ottenuto le tue molte compassioni, Vergine, perciò ti supplico di trovare anch’io il tuo soccorso.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kathisma. Tono 4. Presto intervieni.

Con la vista dell’anima rischiarata dal digiuno, illumini i fedeli con i raggi dell’impassibilità, o beato Galazione, perciò celebrando con fede la tua sacra e luminosa memoria, gridiamo piamente: tu, che hai confidenza con Cristo, supplicalo di salvarci.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Vergine purissima che generasti il Dio ineffabile, supplicalo senza sosta con gli incorporei di dare remissione delle colpe e correzione della vita prima della fine a noi, che con fede e affetto degnamente ti inneggiamo, o lodatissima.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti elevato sulla croce, o Verbo di Dio, la tua purissima Madre gemendo diceva: Che prodigio nuovo e straordinario è questo, Figlio mio? Come ti unisci alla morte tu, vita di tutti, volendo risuscitare i morti, o misericordioso?

Ode 4. Irmòs.

Cristo, mia forza, Dio e Signore! Così la sacra Chiesa divinamente canta, levando il grido da animo puro, facendo festa nel Signore.

La provvidenza di Dio mostrò germoglio di beni da grembo sterile te, che moltiplicasti i frutti e con esortazioni rendesti fertile la consorte.

Hai amato Cristo, odiato il mondo, disprezzato i beni, spregiato la gloria, la delizia e l’onore, scambiando realmente le cose caduche con le perenni.

Con santa Episteme, o glorioso Galazione, hai seguito senza deviare le orme di Cristo, perciò divenisti degno anche di ricevere gloria e corona da lui.

Theotokìon. Ho macchiato molto la dimora del mio corpo, o santissima Vergine, dimora del puro Dio; purificami da tutta la corruzione delle mie passioni con le tue preghiere.

Ode 5. Irmòs.

Col tuo divino fulgore, o buono, rischiara, ti prego, le anime di quanti con affetto vegliano per te dai primi albori, perché conoscano te, Verbo di Dio, che veramente sei Dio e che ci richiami dal buio delle colpe.

Illuminato dalla divina luce e splendente dei fulgori dell’incorruttela, o sapiente Galazione, convincesti tua moglie ad essere casta con te, prendendo il giogo leggero di Cristo.

Accesi dal fuoco delle tentazioni, spegneste il fuoco delle passioni e il fuoco dell’ateismo, condividendo entrambi gli interessi nelle multiformi pene dell’anima e del corpo.

Obbedendo alla legge di Dio e sollevando la croce sulle spalle, sceglieste la vita casta e foste adornati con duplici corone, splendenti delle fatiche dell’ascesi secondo la legge.

Theotokìon. Carro luminoso del sole, purifica la corruzione dell’anima del tuo servo, ti supplico, affréttati con la grazia della tua compassione e guarisci me, malato, o Vergine, sposa di Dio.

Ode 6. Irmòs.

Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Disprezzando chiaramente le costrizioni di questa vita, sceglieste la castità, costringendo la natura e rifulgendo con doppie fatiche, foste adornati con doppie corone.

Sopportando la separazione dei corpi con l’unione delle anime nella fede, prima abbatteste i nemici incorporei e poi vinceste quelli visibili con la forza del divino Spirito.

L’illustre Galazione e la consorte divinamente sapiente Episteme lottarono duramente secondo le regole con coraggio e forza; per le loro suppliche, o Verbo, dona a tutti le tue misericordie.

Theotokìon. Rendi buona, o Sovrana la mia anima danneggiata da molte colpe e supplica Dio, datore di tutti i beni di farmi degno del suo regno superno.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontakion.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Foste annoverati tra le folle dei martiri di Cristo per aver splendidamente lottato con dure lotte, o glorioso Galazione, con la venerabile Episteme, tua consorte e compagna di lotta, pregando entrambi l’unico Dio per tutti noi.

Ikos.

Celebriamo con inni canori Galazione, generoso fra i martiri, con la sua gloriosissima consorte, che giustamente si chiama Episteme: essi hanno infatti abbattuto la boria del nemico, confutato l’ateismo degli idoli e predicato la fede di Cristo. Perciò ricevendo con gloria da lui le corone dell’incorruttela, senza sosta pregano per tutti noi.

Sinassario.

Il 5 di questo mese memoria dei santi martiri Galazione ed Episteme.

Stichi. La spada uccise i coniugi senza coniugio, che amarono la congiunzione. Galazione ed Episteme furono fatti a pezzi il giorno cinque.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli del numero dei Settanta Erma, Lino, Gaio, Filologo e Pàtroba.

Stichi. Tre apostoli amici della Trinità, Erma, Pàtroba e Gaio morirono insieme. Lanciando la rete della divina conoscenza, Gesù pescò vivo te, Lino e ti prese da questa vita. Amando te, Dio Verbo, Filologo compie le tue parole e morendo sta con te.

Lo stesso giorno san Domnino perì nel fuoco.

Stichi. Pensando al fuoco della geenna, Domnino non fu affatto spaventato affatto dal fuoco.

Lo stesso giorno Timoteo, Teofilo e Teotimo perirono uccisi a pugni.

Stichi. Sono uccisi a pugni Timoteo e due compagni più che buoni e il Verbo di Dio li onora con corone.

Lo stesso giorno san Doroteo il presbitero perì ucciso dalle belve.

Stichi. Dato alle belve, Doroteo si presentò a Dio come dono gradito.

Lo stesso giorno i santi Eupsichio e Carterio perirono per la recisione delle parti intime.

Stichi. A Carterio ed Eupsichio furono tagliati i testicoli e sopportarono con animo paziente.

Lo stesso giorno san Silvano fu ucciso gettato nel metallo fuso.

Stichi. Gettato nel metallo fuso, Silvano lascia i metalli e cambia la vita.

Lo stesso giorno san Panfilo perì raschiato e incarcerato.

Stichi. Affaticato dal carcere e prima del carcere dal raschiamento, col supplizio Panfilo ottiene giustamente doppia corona.

Lo stesso giorno memoria del venerabilissimo nostro padre Gregorio il confessore, arcivescovo di Alessandria.

Stichi. Come lasciare non incoronato l’occhio desto dell’ortodossia, o Verbo?

Lo stesso giorno sant’Agatangelo perì di speda.

Stichi. Un angelo di Cristo porta l’ultima decisione ad Agatangelo, quella della spada.

Memoria del nostro padre tra i santi il Giona il russo, arcivescovo di Novgorod, taumaturgo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Tutta rugiadosa rese l’angelo la fornace per i santi fanciulli, mentre, bruciando i caldei, il comando di Dio persuase il tiranno a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La grazia rugiadosa dello Spirito rinfrescava sapientemente voi, che eravate ustionati dal fuoco delle tentazioni e delle fatiche ascetiche e poi dalla pazienza nella pene, che sopportaste con forza nel martirio.

Per amore della purezza e dell’ascesi bramaste l’allontanamento in unione di anima e legati in forza della fede, vi uniste di nuovo nelle lotte della passione, o venerabili martiri.

Obbedendo agli ordini del Re di tutti, il lodatissimo Galazione considerò gli ordini dei pagani come stupidaggini, perciò ottenne in eredità il regno dei cieli in Cristo.

Theotokìon. Sei divenuta superiore alle potenze intelligibili, o purissima: hai tenuto infatti fra le braccia colui che loro non osano guardare affatto, perciò con voci grate ti glorifichiamo.

Ode 8. Irmòs.

Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Avendo amore più ardente per Cristo che per il desiderio naturale, allontanaste ogni pensiero che ricordava la carne e il sangue e saggiamente vi staccaste dai beni materiali.

Vi allontanaste mirabilmente dall’amore carnale e vi uniste divinamente nell’amore per la castità e vi legaste con l’amore di Cristo, o vanto dei coniugati e grande prodigio dei celibi.

Volendo conseguire il regno superno, o divino martire, lo ottenesti, comprandolo col sangue, o Galazione con Episteme, tua compagna di lotta.

Theotokìon. Come trono igneo, o purissima, porti colui che riposa nel seno paterno; supplicalo, o Madre di Dio, di scamparci dalla condanna eterna.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Accesi dall’amore di Cristo, rompeste la freddezza della vita e dell’amore naturale e i legami della carne per la Trinità, divinità unica, o martiri, entrambi vincendo la materia del corpo.

Danzando nei cieli con i cori dei martiri e delle vergini ed esultando con la tua consorte Episteme, o Galazione, dona a noi scioglimento dai mali, al sovrano vittoria, al mondo pace e grande misericordia.

Il lodatissimo, divino e sapientissimo Galazione e la venerabile Episteme, uniti saldamente nella fede lottarono valorosamente unanimi; per le loro preghiere, abbi compassione di noi, o Dio Verbo, che sei sommamente buono.

Theotokìon. Con voci grate noi, che abbiamo ottenuto realmente la divinizzazione ti inneggiamo e gridiamo: Salve, purissima, salve, benedetta, salve, palazzo del Re di tutti e Dio, salve, Madre di Dio.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilarion. Tu che il cielo.

Nutrito col latte della fede, o martire Galazione, con la venerabile Episteme lottasti sino alla fine: per la vostra santa intercessione, possiamo noi essere liberati dalla geenna.

Theotokìon.

Glorificandoti, o Vergine, con inni di grazie, con l’angelo gridiamo a te il saluto: Salve, Madre di Dio: salve, Madre senza nozze del Re della gloria.

Quindi il resto del Mattutino e il congedo.

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Mattutino del 4 Novembre- Memoria del santo padre nostro Ioannichio il grande, dell’Olimpo e dei santi ieromartiri Nicandro vescovo di Mira e Ermeo presbitero

4 Novembre

Memoria del santo padre nostro Ioannichio il grande, dell’Olimpo e dei santi ieromartiri Nicandro vescovo di Mira e Ermeo presbitero.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi centuplicasti i frutti delle tue pene; coi tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumène. Ioannichio, beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dello ieromartire. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità, lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Nicandro; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’Oktòichos e questi due dei santi. Il canone del santo padre ha questo acròstico: Loderò te, imitatore del Precursore. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca e si riempirà di spirito e pronuncerò un discorso alla Regina Madre; mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto il suo ingresso.

Illuminato dalla luce della grazia, o beato, illumina quanti festeggiano con fede la tua memoria e con le tue intercessioni strappali dalla tenebra dei peccati, o Ioannichio.

Camminasti immutabilmente sulla via che porta alla città celeste, o Ioannichio, poiché ti guidava lo Spirito Santo che riposava nel tuo cuore.

Avevi l’umiltà che innalza, o Ioannichio, perciò ti supplichiamo: abbi pietà della nostra umiltà, o beato e allevia tutti i dolori dei nostri cuori.

Theotokìon. O Purissima, richiamo dei caduti e sostegno dei fermi, ti prego, raddrizza il mio animo caduto dal peccato, affinché ti glorifichi, o Sovrana.

Canone degli ieromartiri. Poema di Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. I cori d’Israele.

Celebrando oggi la solenne festa dei nobili atleti, la memoria degli ieromartiri, la Chiesa di Cristo si abbellisce lodandoli con sacri canti.

Unto con la sacra unzione del sacerdozio, o gerarca Nicandro, fedelmente la rendesti più venerabile col colore del tuo sangue, gridando con esultanza: Cantiamo al nostro Dio, poiché si è glorificato.

Percorrendo la via del martirio e manifestando realmente vera gioia, foste arricchiti con la grazia dei prodigi e doni celesti, o martiri, gridando: Cantiamo al nostro Dio, poiché si è glorificato.

Theotokìon. Cristo, incircoscrivibile dal seno del Padre, è circoscritto dal seno della Madre, custodendola ineffabilmente vera vergine; a lui gridiamo: Cantiamo al nostro Dio, poiché si è glorificato.

Del santo. Ode 3. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno del tuo divino ingresso rendili degni di corone di gloria.

Cambiasti le realtà effimere per quelle immutabili prendendo la tua croce, o Ioannichio e ti distaccasti, allontanandoti su montagne non battute come il grande Elia.

La compagnia di due padri ti rivelò la via molto desiderata che trovasti nascosto nelle montagne per molti anni, o beato, illuminato con la grazia della profezia.

Sconvolti da ogni sorta di passione accoriamo con fede alla tua protezione, o Ioannichio, affinché ci visiti tutti con le tue sante intercessioni, supplicando il filantropo.

Theotokìon. Spegni i carboni dei miei peccati con le gocce della tua misericordia, o Vergine piena di grazia e accendi la lampada spenta del mio cuore, o purissima lampada dorata.

Degli ieromartiri. Poiché la sterile.

Stendendo la rete del tuo verbo e compiendo prodigi, hai pescato gli smarriti offrendoli come preziosissimo dono a colui che è sorto dalla Vergine, o Nicandro.

Divenisti fertilissima vite nel campo di Tito, illuminatore dei cretesi, offrendoci grappoli razionali che fanno scaturire per noi dolcezza salvifica, o beato Nicandro.

Con il divino Erma dissodaste cuori ustionati con l’aratro della croce, o sapienti e li rendeste fertili, o Nicandro, perciò siete proclamati beati.

Theotokìon. Nemmeno l’intelletto degli angeli può spiegare il tuo parto ineffabile, o Vergine pura, poiché concepisti nel grembo il Verbo del primo intelletto che stabilì tutto col verbo.

Irmòs. Poiché la sterile Chiesa delle genti ha generato e la sinagoga ricca di figli si è inaridita, al nostro Dio, prodigioso, gridiamo: Santo sei tu, Signore.

Kathisma del santo.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Abbandonasti il mondo con tutto il cuore e seguisti il tuo Sovrano con l’anima colpita dal divino amore, o Ioannichio, perciò spegnesti anche la fornace delle passioni con la rugiada dello Spirito Santo, o beatissimo; perciò ora danzi con gli angeli come imitatore della loro vita.

Gloria. Dello ieromartire.

O martire eponimo della vittoria, vincesti l’opposizione degli uomini atei e spegnesti il loro culto, o Nicandro, avendo come compagno il glorioso Erma e con lui sopportasti tutto il supplizio, o beato e ora ereditate il riposo senza fine pregando per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Ho trascorso tutta la mia vita con molta indolenza, o Santissima e ora mi sono avvicinato al momento del mio esodo e temo i miei nemici: non sbranino la mia anima, o Sposa di Dio e non mi inviino nell’abisso della perdizione; abbi pietà del tuo servo, o Vergine e strappami dalla loro condanna.

Oppure stavrotheotokìon.

Soffristi morte volontaria disonorevole attraverso crocifissione, o Compassionevole la tua genitrice era ferita vedendoti, o Cristo e col cuore spezzato gemeva come madre; con le sue suppliche, per il tuo viscere della misericordia abbi compassione e salva il mondo tu, che hai tolto di qui il peccato.

Del santo. Ode 4. Irmòs.

Prevedendo l’ineffabile e divino consiglio della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm, gridava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Raggiungendo con la tua umiltà i monti altissimi umiliasti le somme vette dei demòni, o sapiente e lottasti con coraggio contro di loro, o vanto e sostegno dei monaci.

Brandendo il timore di Cristo come una spada a doppio taglio, vincesti spiritualmente e sensibilmente il serpente apostata, o beato, glorificandoti con sacra vittoria.

Infervorato del tutto dal divino Spirito, o padre, sopportasti il gelo per molti anni vivendo nel deserto e cercando Dio, che ti riscaldava con la divina grazia.

Sconvolti dalle infermità delle nostre anime, o padre ti invochiamo con fede: custodiscici con le tue suppliche a Dio, affinché piamente ti onoriamo.

Theotokìon. O propiziatrice di tutti i mortali, con fede ti imploro e supplico, o benedetta, rendimi propizio il Giudice, tuo Figlio, affinché degnamente ti glorifichi.

Degli ieromartiri. Colui che siede.

Vi rivelaste carro del Verbo portandolo spiritualmente, perciò legati ai cavalli e terribilmente trascinati, non lo rinnegaste, non foste vinti, affrettandovi manifestamente verso la via celeste.

Chiusi e legati in carcere, liberaste città e popolo dai legami dell’errore e li legaste col legame dell’amore a colui che per bontà fu legato nella carne per noi.

I martiri illustrissimi rinchiusi e nutriti con pane celeste, glorificavano con gli angeli il Sovrano, perciò non si preoccupavano delle pene della carne, perché erano più forti dei supplizi.

Theotokìon. Colui che tremendamente siede su un alto trono, è divenuto bimbo e siede fra le braccia della Madre, rialzando l’immagine caduta e donando divinizzazione ai discendenti di Adamo.

Del santo. Ode 5. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Percorrevi la via stretta e angusta, o padre, allargandola con divine ascensioni del cuore e contemplazioni e ora, divinizzato per grazia, esultante dimori nella città celeste.

Avendo purificato l’occhio della tua anima, o padre, ti fu donata la grazia della profezia per predire le realtà future come presenti e vedere le cose lontane come vicine con la grazia dello Spirito, o Ioannichio.

Liberami dalle passioni dei peccati e dalle tribolazioni, placa la passione del mio cuore e donami scioglimento dalle colpe, o tu che gioisci in Dio datore dei beni che esaudisce le tue venerabili preghiere.

Theotokìon. Risana lo sviamento del mio intelletto, o Purissima, guarisci la passione della mia anima, dilegua la tenebra dell’indolenza, affinché ti lodi, o sempre beata Genitrice di Dio lodatissima.

Degli ieromartiri. Mandaci la tua luce.

Guidasti alla luce della fede i popoli che lasciarono la tenebra della follia idolatrica e divennero figli della luce per la tua intercessione, o Nicandro.

I gloriosi illuminatori attraversarono incorrotti la tenebra dei supplizi riflettendo le luci splendenti dello Spirito e dileguando la tenebra dell’ateismo.

Riempito dalle acque di Paolo, Tito ti irrigò mostrandoti fiume che sprofonda le onde torbide dell’ateismo, o Nicandro.

Theotokìon. O Vergine, unica ad aver partorito l’Agnello e Dio nella carne, dimora incorrotta, divina arca, venerabile lampada, illumina la mia anima.

Del santo. Ode 6. Irmòs.

Celebrando questa divina e veneratissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Facendo appassire le passioni del corpo ti mostrasti albero alto che porta i frutti dei prodigi e venerabile condotta, o santissimo Ioannichio.

Quando eri in pericolo per aver bevuto il veleno letale dalla mano dell’iniquo, ti guarì il Signore con l’apparizione del martire Eustazio, o beatissimo.

Sopportasti innumerevoli pene per la debolezza del corpo, o Ioannichio, perciò con fede a te grido: calma i dolori delle mie malattie.

Theotokìon. Soccorso di tutti, aiuta noi, che ci troviamo nei pericoli, stendici una mano e facci alzare guidandoci al porto della salvezza, o Vergine piena di grazia.

Degli ieromartiri.

Prefigurando la tua sepoltura.

Con i corpi inchiodati i martiri si mostrarono imitatori della passione del Salvatore che fu inchiodato sulla croce e salvò il mondo dalla corruzione.

Attraversaste il mare dei supplizi, o martiri con la guida del Santo Spirito, o lodatissimi e raggiungeste il porto divino colmi di gloria.

Vincesti l’opposizione degli uomini crudeli come eponimo della vittoria, o illustre gerarca Nicandro e hai ricevuto le corone della gloria, stando presso Dio.

Theotokìon. Annientasti la vergogna della progenitrice, o Vergine, partorendo colui che ci incorona di benedizioni e trasformasti la tristezza in gioia, o buona.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridava supplicando dal ventre del pesce: dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Kontàkion.

Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Sei apparso astro fulgidissimo che risplende nel mondo avvolgendo di luce quanti sono nel buio delle passioni, sei apparso medico quanto mai provvido per i malati: tu dunque che hai ricevuto la grazia delle guarigioni, concedi a chi ti prega ogni guarigione, affinché acclamiamo: Salve, padre Ioannichio.

Ikos.

Ha brillato nel mondo il racconto ispirato da Dio delle buone opere della tua vita, o beatissimo e ha fugato tutta la caligine delle passioni dell’anima e fatto risplendere la luce immateriale per quanti con fede e affetto a te così acclamano:

Salve, dolce gloria dei monaci; salve, limpido astro del mondo.

Salve, sollecito conforto dei malati; salve, saldo sostegno dei sani.

Salve, perché hai sdegnato l’esercito terrestre; salve, perché in luogo delle cose corruttibili hai ricevuto le celesti.

Salve, vero tesoriere delle virtù divine; salve, operatore di indicibili prodigi.

Salve, distruzione di passioni di ogni sorta; salve, fervidissimo protettore nostro.

Salve, prontissimo liberatore dalle passioni; salve, rifugio di tutto il mondo.

Salve, padre Ioannichio.

Sinassario.

Il 4 di questo mese memoria del nostro santo padre Ioannichio il grande dell’Olimpo.

Stichi. Ioannichio è preso dalla terra dal Verbo di Dio che stabilì la terra col verbo. Nel quarto giorno Ioannichio si abbandonò nella tomba.

Lo stesso giorno memoria dei santi ieromartiri Nicandro, vescovo di Mira ed Erma il presbitero, consacrati dal santo apostolo Tito.

Stichi. I martiri bramanti Cristo da vivi, sono duramente sepolti vivi nella tomba.

Lo stesso giorno memoria di san Porfirio martire.

Stichi. Armato dalla spada Porfirio vestì la porpora splendente del sangue.

Lo stesso giorno il racconto del pianto di Geremia per Gerusalemme e per la sua condanna e dell’estasi di Abimelech.

Memoria del santo e pio imperatore Giovanni Doukas Vatatzìs il misericordioso.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del santo. Ode 7. Irmòs.

I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestata con coraggio la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Rendendo la tua anima dimora della Trinità, edificasti tre dimore in cui per grazia divina fai scaturire il myron per illuminare e purificare quanti con fede a te si accostano, o Ioannichio.

Illuminata sempre dai fulgori del divino Spirito, la tua anima conosceva i lacci delle anime che venivano con fede a te, o beato, illuminandole con la preconoscenza della profezia.

Libera presto con le tue suppliche me, tormentato dalla malattia dell’anima e del corpo, o beato e fammi cantare: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. O piena di grazia che partoristi il Signore immutabile, supplicalo, o Pura di mutare con la sua destra il mio intelletto alle cose buone, poiché sono stravolto dalle preoccupazioni della vita.

Degli ieromartiri. I giovani figli di Abramo.

Tingendo la tua sacra tunica col colore del sangue, o beato, la rendesti più luminosa, o Nicandro, gridando sempre: O Cristo, tu sei benedetto.

Uniti dal fuoco per l’affetto indubbio del Creatore, non foste bruciati, o beati, gridando: O Cristo, tu sei benedetto.

Trasformaste la fiamma della fornace preparata per il vostro supplizio in rugiada con lo Spirito che tutto regge, gridando: O Cristo, tu sei benedetto.

Theotokìon. Generi indicibilmente il Verbo incarnato, o pura Vergine, colui che libera quanti acclamano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Del santo. Ode 8. Irmòs.

Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, ha salvato nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatotosi, convoca tutta la terra che canta: Celebrate, opere, il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Stando sopra il monte come lucerna sopra il lucerniere, illuminasti gli intelletti di tutti mostrando chiaramente la via della vita con le parole e le opere, e li elevasti all’altezza dell’impassibilità col verbo divino, o beato Ioannichio.

Parlavi con il Signore onnipotente che purificò il tuo intelletto con l’impassibilità e ammaestrato da lui nei misteri ineffabili, o beato, prevedevi profeticamente la salvezza delle anime come grande profeta, o beatissimo, perciò noi fedeli a una voce ti lodiamo.

Sono circondato da ferite insopportabili e tormentato da mali d’ogni sorta; liberami con le tue suppliche, o padre che da Dio hai preso la grazia di guarire le passioni e lenire i dolori dei fedeli, o Ioannichio.

Trinitario. Con tutti gli eserciti superni lodiamo il Padre, il Figlio e il santo Spirito, Trinità indivisibile, Divinità increata, gridando con esultanza: Santo, santo, santo, una sola potenza, autorità coregnante.

Theotokìon. Superasti gli angeli partorendo ineffabilmente Dio incarnato; supplicalo, o Sovrana purissima affinché superi anch’io le passioni della carne nella sublime umiltà dell’intelletto, lodando la tua grandissima grazia.

Degli ieromartiri. Redentore onnipotente.

Divenisti venerabile gerarca non col sangue altrui, ma col tuo, entrando nella Chiesa superna, o Nicandro e cantando: Benedetto, lodate il Signore.

Lodando il Signore dalla cattedra dei sacerdoti e adorno del sangue del martirio, il glorioso Erma grida: Benedite, lodate tutte le opere il Signore.

Santamente iniziati prima nelle cose sante, vi mostraste augusti sacrifici e, profumati con buona fragranza, vi offriste al Signore gridando: Benedite, lodate il Signore.

Theotokìon. Prosciuga l’oceano dei miei mali o Vergine, che partoristi il Redentore e Signore, oceano di misericordia, al quale gridiamo: Benedite, opere tutte il Signore.

Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nel mezzo della fornace, con la rugiada refrigerasti i fanciulli e insegnasti loro a cantare: opere tutte, benedite e lodate il Signore.

Del santo. Ode 9. Irmòs.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima, Madre di Dio pura, sempre Vergine.

Con l’intelletto rafforzato dal potere di Dio, dominasti le passioni, perciò sei divenuto un angelo nel corpo e nei cieli dimori con gli angeli, stando sempre presso il trono della gloria, colmo di luce senza tramonto.

Dimoravi nei monti e nelle grotte come nei cieli, o beato, perciò le belve selvagge erano in pace con te, perché avevi sottomesso le passioni indomabili dell’anima ed eri divenuto giusto, o Ioannichio; perciò noi fedeli ti lodiamo.

Giacendo nella tomba, le tue sante reliquie guariscono le malattie e bruciano sempre le falangi dei demòni con la divina grazia, o sapiente Ioannichio e fanno scaturire guarigioni a quanti con fede ti proclamano sempre beato.

Ora che, più luminoso e puro, stai vicino a Cristo, ricorda quanti ti festeggiano con fede, o Ioannichio, chiedendo per noi la remissione delle colpe e la guarigione di tutti i mali e il conseguimento del regno di Dio.

Theotokìon. Illumina gli occhi della mia anima, o Pura, che generasti la luce; che l’oscurità profonda del peccato non mi sommerga e l’abisso della disperazione non mi inghiotta; ma tu stessa salvami e guidami al porto del divino volere.

Degli ieromartiri. Per la sua colpa.

Steso pazientemente sul patibolo, o sapiente e bruciato con torce, ricevesti rugiada celeste per mano di un angelo, o martire Nicandro e desti alla morte chi gli incendiari con le tue vivificanti preghiere.

Eravate uno spettacolo tremendo: nudi, legati ai cavali e dopo esser stati molto trascinati, vi mostraste sani e, dati al fuoco, vi mostraste non bruciati, custoditi dal divino Spirito, o atleti.

Oggi la sacra metropoli di Mira festeggia invitando tutta la città al banchetto, o lodatissimi per questa memoria annua delle sacre lotte, che con longanimità avete sostenuto.

Il cielo si aprì per voi e gli angeli portavano voci esultanti, i cori dei padri e dei giusti si rallegravano; ora che dimorate con loro, ricordate quanti vi festeggiano, o santi.

Theotokìon. Illuminami con la tua luce, o Purissima che generasti la luce senza tramonto, allontana le nubi della mia anima e liberami dalla tenebra, ti prego e fammi degno della divina salvezza, affinché ti lodi, o lodatissima.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion Del santo.

Tono 2. Udite, donne.

Hai saggiamente sottomesso, o sapiente Ioannichio, gli appetiti della carne al dominio dell’intelletto, o padre: hai perciò raggiunto il culmine di ogni desiderio e sei pervenuto alla gloria divina. Non cessare dunque di intercedere per noi, o beatissimo.

Degli ieromartiri, stessa melodia.

Sei stato mostrato, o Nicandro, come pianta del beatissimo Tito, dal quale fosti consacrato, o santo padre, arcivescovo divinamente ispirato della città di Mira: in essa hai anche portato a compimento con Erma il martirio per Cristo, o sapientissimo e ora regni nei cieli.

Theotokìon.

Per colei che rappresenta, bacio la tua purissima e divina icona, o purissima e con affetto, fede e timore, le presto venerazione: da essa sgorgano, o Sovrana, guarigioni dell’anima e del corpo per quelli che in te rettamente celebrano la Madre di Dio.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 3 Novembre- Memoria dei santi martiri Akepsima, Giuseppe e Aitala; anniversario della dedicazione del tempi di san Giorgio megalomartire a Lidda e deposizione del suo santo corpo

3 Novembre

Memoria dei santi martiri Akepsima, Giuseppe e Aitala; anniversario della dedicazione del tempi di san Giorgio megalomartire a Lidda e deposizione del suo santo corpo.

Al Mattutino

Apolytìkion dei martiri.

Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Di san Giorgio. Tono 4.

Come liberatore dei prigionieri, protettore dei poveri, medico degl’infermi, difensore dei re, o megalomartire Giorgio trionfatore, intercedi presso Cristo Dio per la salvezza delle nostre anime.

Dopo la consueta sticologia si recitano un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone dei martiri. Acrostico. Celebrerò i martiri, fiori gradevoli. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

La tua destra vittoriosa, magnifica nella sua forza, si é glorificata, poiché per la tua potenza, Signore immortale, ha schiacciato i nemici aprendo per Israele una nuova via nelle profondità del mare. 

Fulgidamente illuminati dal bagliore del triplice sole, liberate dalle tenebre delle passioni e dal peccato i fedeli che glorificano la vostra sacra memoria, o martiri.

Le leggi del Sovrano e Dio plasmarono, o sacratissimi, il vostro spirito, tanto che con coraggio rifiutaste le leggi che vi ingiungevano di trasgredirle e, lottando secondo le regole, trovaste la gloria.

Come vittime pure, beati martiri, vi offriste a Cristo in volontaria immolazione; così foste insieme sacerdozio e oblazione di colui che vivificò il mondo con la sua immolazione.

Theotokìon. O Vergine che concepisti nei limiti della carne il Dio incircoscrivibile quando prese corpo nella sua bontà estrema, pregalo di salvare dai pericoli i tuoi servi.

Canone di san Giorgio. Acrostico. Il venerabile fra i martiri inneggio a gran voce.

Ode 1. Tono 4. A colui che guidò un tempo.

Alle mancanze del mio spirito, alle sue difficoltà, sostituisci per il fervore della tua preghiera, o santo, la forza che mi permetta di celebrarti e celebrare la tua santissima festa.

Nessuno, per quanto eminente e superiore in eloquenza e condotta di vita, può celebrare i tuoi prodigi, Giorgio, poiché tu sei potente guerriero, campione invincibile.

In nessun modo alle comuni regole dell’elogio è soggetta la tua venerabile lotta, o atleta: provo infatti vertigine e imbarazzo, per il rischio di sminuire, anche di poco, le tue virtù, o campione.

Theotokìon. Tu che generasti il Salvatore di tutti, raddrizza, nella tua bontà, la mia esistenza decaduta, perché tu concepisti la vita che, per la tua intercessione, a tutti offre la remissione dei peccati.

Dei martiri. Ode 3. Irmòs.

Tu solo conosci la debolezza della natura umana, essendo divenuto simile nella tua compassione: rivestimi dunque con la forza dall’alto, perché a te canti: Santo è il tempio spirituale della tua gloria immacolata, Signore amico degli uomini.

Col fuoco dell’ascesi, o Akepsima, inceneristi le passioni, come ariete marchiato dalle prove della lotta fosti immolato dagli empi e con i flutti del tuo sangue santificasti il pleroma dei credenti.

Ingiustamente torturato, schiacciato a bastonate, straziato da crudeli tormenti, non rinnegasti il nome divino e non sacrificasti al fuoco, eccellente martire Giuseppe, infiammato dallo zelo della fede.

Colpito senza pietà sul petto e sulla schiena, o illustre Aitala, resistevi come fosse altri a patire poiché contemplavi spiritualmente il Dio che può salvare quanti affidano a lui tutta l’anima.

Theotokìon. Per noi sorse da te il sole senza tramonto, illuminando con i suoi chiari raggi il mondo che l’errore del maligno oscurava e conduceva alla perdizione, Vergine purissima, santissima sposa di Dio.

Di san Giorgio.

Non sopportando, o santo, di veder crepitare il fuoco dell’errore, per confondere gli empi nel tuo zelo e ardore dichiarasti: non c’é altro Dio che il Signore.

Il fuoco che il Verbo venne a portare al mondo non permise, o beato, che fosse oscurato colui da cui la tua anima fu accesa; così tu cantasti: Cristo é la mia forza.

Mostrandoti i numerosi castighi che ti spettavano, sapiente, il tiranno si illudeva di impaurire la tua anima impassibile, ma tu con coraggio cantavi: Cristo è la mia forza.

Theotokìon. Il profeta, vedendo te, monte eccelso, portare la cima di tutti i monti, predisse che la Vergine avrebbe partorito prodigiosamente colui che trascende le schiere angeliche.

Irmòs. Creatore del tuono e dei venti, consolida, o Signore, il mio spirito, così che io ti canti veramente e compia la tua volontà, poiché non c’è santo all’infuori di te, o nostro Dio.

Kontàkion dei martiri.

Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Dopo essere stato sacro iniziatore alle cose divine, o sapiente, divenisti, o beatissimo, sacrificio accetto: hai infatti bevuto gloriosamente il calice di Cristo, o santo Akepsima, con i tuoi compagni di lotta e intercedi senza sosta per tutti noi.

Ikos.

Rendi fecondo di virtù, con le piogge della tua bontà, il mio cuore reso terra arida dalle molte colpe, Gesù onnipotente e concedi alla mia mente l’illuminazione della conoscenza, affinché con gioia celebri il grande Akepsima, gerarca e vittorioso, con il nobile Aitala e il felicissimo Giuseppe: poiché confidando in te, affrontarono con audacia tormenti multiformi e per questo, avendone ottenuto la grazia, concedono ai malati guarigione, intercedendo senza sosta per tutti noi.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Con canti degni di loro celebriamo oggi gli astri splendenti della fede, Akepsima distruttore dell’errore, Giuseppe, lottatore valente e Aitala, invincibile atleta; facendo impallidire la gloria dei persiani, non adorarono il fuoco, né sacrificarono al sole, per questo, fedeli, a loro gridiamo: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. Di san Giorgio.

Indossando come armatura la croce, con essa rovesciasti, o campione della fede, ogni potenza dei tiranni e sconfiggesti l’idolatria; tu rafforzi nella fede, o sapiente, i fedeli, perciò hai ricevuto dalla mano del Signore la corona che meritasti come vincitore, o vittorioso Giorgio: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Come un tempo l’obolo della vedova ti offro, o Vergine, la lode a te dovuta e il ringraziamento per i tuoi benefici, poiché sei mio aiuto e protezione, sempre mi liberi da tentazioni e avversità; come dalla fornace di fuoco mi strappi dai miei oppressori e con tutto il cuore a te grido, Madre di Dio: vieni in mio aiuto e prega Cristo Dio di donarmi remissione delle colpe, poiché tu sei la speranza del tuo indegno servo.

Stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo alzava grida e amaramente esclamava: Esulta il mondo, perché riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione, che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio sommamente buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Muoviti a compassione di noi o Vergine e dona la remissione delle colpe a quanti venerano con fede la sua passione.

Dei martiri. Ode 4. Irmòs.

Monte adombrato dalla grazia di Dio, Avvacùm ti riconobbe nel suo sguardo preveggente; da te, predisse, uscirà il Santo di Israele per la nostra salvezza e restaurazione.

Con le parole della sapienza divina, o Akepsima, combattesti fermamente gli empi, ostaggi delle tenebre dell’ignoranza senza temere, o beato, le torture che infliggevano al tuo corpo divino.

Con la forza, o Giuseppe, gli adoratori del fuoco volevano perfidamente obbligarti a rendergli culto; ma, nell’amore di Dio, nel quale il tuo spirito si consumava, rifiutasti di venerare la fiamma, ricevendo la tua forza dal refrigerio divino.

Colmo dei flutti divini dello Spirito, Aitala, fuggisti l’incredulità dal flusso fangoso e l’amarezza delle sue acque, poi con i fiumi del tuo sangue sommergesti i nemici invisibili.

Theotokìon. Apparisti veramente, o Vergine, sacro ornamento dei martiri, rifugio dei fedeli, loro riparo e sostegno e perfetta redenzione: acclamando ti glorifichiamo.

Di san Giorgio. Ho udito, Signore.

Ai tuoi cantori concedi il tuo venerabile soccorso e l’illustre protezione, beato Giorgio, grazie al credito di cui godi davanti al Signore.

La tua forza invincibile fu concessa dal Santo dei santi: interrompi subito dunque l’assalto dei barbari, con la tua intercessione.

La notte delle tentazioni mi sommerge e spinge inesorabilmente verso i marosi delle passioni, o Giorgio: affrettati a salvarmi.

Theotokìon. Sola hai avuto in grembo colui che regge il mondo, sola concepisti, o purissima Theotòkos, l’inconcepibilmente concepito.

Dei martiri. Ode 5. Irmòs.

Tu che illuminasti con il rifulgere del tuo avvento e rischiarasti con la tua croce i confini del mondo, o Cristo illumina con la luce della tua scienza divina i cuori di chi in modo ortodosso a te inneggia.

Nello stadio, o illustrissimi beati, predicaste valorosamente il beato Verbo, che vi riunì nella beatitudine ai cori celesti per le vostre illustri imprese.

Come torri inespugnabili della fede distruggeste tutte le macchine d’assedio del nemico, Akepsima, santo gerarca, Aitala, sacro ministro e Giuseppe, divinamente ispirato.

Spezzati dai colpi, i corpi dei martiri squarciarono l’impotente forza degli atei e dimostrarono magnificamente l’inespugnabile amore spirituale per il Sovrano e Signore.

Theotokìon. Mantenendoti vergine intatta come prima del parto, o purissima, colui che senza seme abitò il tuo grembo, ne uscì duplice, Dio e uomo, divinizzando per benevolenza ciò che aveva assunto.

Di san Giorgio. Fa’ sorgere, Signore.

Disperdendo l’orda selvaggia dei demòni e servendoti dell’arma della croce, li trafiggesti con la lancia divina e annientasti le loro oscure falangi.

Protetto dalla forza dell’Onnipotente, guidato dall’economia che dirige l’universo, al riparo delle onde, Giorgio, hai diretto il naviglio della tua anima verso il porto della vita.

Tu speri, dice san Giorgio al malfattore, con le tue adulazioni di farmi perdere il mio amore per Cristo? Sarebbe come cuocere dei sassi, scrivere sul mare o crivellare di frecce il cielo!

Theotokìon. Rovescia, o purissima, gli eretici orgogliosi che gravano senza pietà sul popolo ortodosso: presso di te potere è sinonimo di volere, poiché tu sei la Madre di Dio.

Dei martiri. Ode 6. Irmòs.

Il fondo dell’abisso ci circonda e non abbiamo nessuno a liberarci, siamo tenuti come pecore da macello. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, poiché tu sei la forza dei deboli e li risollevi. 

Le alte onde dei crudeli tormenti non poterono coprire il vostro coraggio e i vostri sforzi; con la guida divina raggiungeste lietamente, sapienti martiri, il calmo porto della salvezza.

Beati e santi martiri, che intingeste il vostro divino manto nei sacri flutti del vostro sangue, rivestiti di questa porpora, santamente regnate con il Re immortale.

Abbelliti dagli splendidi segni delle vostre lotte, siete entrati nella sala delle nozze, divinizzati per adozione, mirabili martiri e siete divenuti gloriosamente figli del Padre delle luci.

Theotokìon. Il nemico fu ucciso dal tuo vivifico parto, Vergine purissima; Adamo, che un tempo gustò la morte per il frutto proibito, è vivificato e ora a te canta e ti proclama beata.

Di san Giorgio. La folla dei pensieri.

Consegnando il tuo corpo ai supplizi, hai mantenuto l’anima, o beato in Dio: avevi infatti soccorso dall’alto, la più sicura difesa nelle guerre, o Giorgio.

Con la tua intercessione presso il Signore, rendilo propizio a quanti con affetto celebrano la tua memoria, custodiscili senza sosta al riparo dalle sventure suscitate da nemici visibili e invisibili.

Gli spiriti celesti stupirono vedendo con quale coraggio rovesciasti nella lotta corpo a corpo il nemico che aveva ingannato i progenitori in paradiso.

Theotokìon. Ineffabilmente hai tessuto, Purissima, la porpora del Re dell’universo che per il beneplacito del Padre e dello Spirito divino, si rivestì della tua carne, senza confusione, né mutamento.

Irmòs. I marosi dei pensieri, afferrandomi, mi spingono verso il gorgo senza fondo del peccato, ma tu buon timoniere, dirigimi e come il profeta salvami.

Del megalomartire.

Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Rifugiati nel tuo sollecito aiuto protettore, noi fedeli t’imploriamo perché i tuoi cantori siano da te liberati, o vittorioso di Cristo, dagli inciampi posti dal nemico e da pericoli e danni d’ogni sorta, affinché acclamiamo: Salve, martire Giorgio.

Ikos.

Grande nel soccorrere ti rivelasti sulla terra, o ministro e amico del Signore, poiché, visitando il popolo fedele, sempre lo salvi, o glorioso; perciò con fede e affetto a te gridiamo, o magnifico lottatore:

Salve, tu per cui il mondo viene riempito di luci; salve, tu per cui risplende l’esercito.

Salve, riscatto dei prigionieri credenti; salve, rapido soccorso dei carcerati.

Salve, vetta eccelsa di quelli che con fede a te fervidi accorrono; salve, ricchezza di quelli che ti amano e giubilo nell’afflizione.

Salve, perché tu sei baluardo dei re; salve, perché nelle guerre procuri la vittoria.

Salve, astro che illumina i naviganti; salve, liberatore da ogni sorta di male.

Salve, tu in cui si rifugia ogni fedele; salve, tu per cui è esaltato il Creatore.

Salve, martire Giorgio.

Sinassario.

Il 3 novembre, memoria dei santi martiri Akepsima, Giuseppe e Aitala.

Stichi. Akepsima perì per le bastonate, mentre i suoi due amici ricevettero in dono gioia sovrannaturale sotto una grandine di pietre il giorno tre. Signore, abbi pietà di noi.

Lo stesso giorno festeggiamo la dedicazione della chiesa del santo megalomartire Giorgio a Lidda, dove fu deposto il suo venerabile corpo.

Stichi. Il creato, o martire, celebra la dedicazione del tuo tempio e la deposizione delle tue reliquie.

Lo stesso giorno memoria del nostro venerabile padre Akepsima.

Stichi. Dopo la sua vita di pena e rinuncia, Akepsima conosce l’estasi e la gioia.

Lo stesso giorno mmeoria del nostro santo padre Teodoro il confessore, vescovo di Ankyra e dei santi martiri Dassios, Severo, Andronà, Teodoto e Teodota, uccisi dalla spada.

Stichi. Anche se sei donna, sei stata trafitta e martirizzata e con quattro uomini.

Lo stesso giorno il nostro santo padre Elia si addormentò in pace.

Stichi. Come l’altro Elia, questo Elia salì al cielo sul carro delle virtù.

Lo stesso giorno nove santi martiri vennero uccisi dalla spada.

Stichi. Questi nove uomini, venendo trafitti da coloro che erravano, trafissero l’errore.

Lo stesso giorno ventotto santi martiri perirono nel fuoco.

Stichi. Bruciano insieme ventotto uomini.

Lo stesso giorno memoria di sant’Achemènide il confessore.

Per le loro sante preghiere, o nostro Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Dei martiri. Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli, riconosciamo in te, Madre di Dio, la fornace spirituale e come l’Altissimo salvò i tre fanciulli, nel tuo grembo rinnovò tutto il mondo il Signore Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria. 

Dal paese dei persiani sorgono, come splendide stelle, Giuseppe e Aitala, illuminando il mondo col bagliore delle loro fulgide lotte e con fede gridano: Signore, Dio dei nostri padri, a te si deve la lode e la gloria eccelsa.

Per i vostri numerosi dolori, martiri di Cristo, foste degni della vita senza pena; perciò con le vostre preghiere sempre alleviate le prove e ogni carico per i fedeli che acclamano: Dio dei nostri padri, a te si deve la lode e la gloria eccelsa.

Il santo gerarca Akepsima, il mirabile Giuseppe e il sublime Aitala, con inni sacri celebriamo come ieromartiri e diciamo beati gridando: Dio dei nostri padri, a te si deve la lode e la gloria eccelsa.

Theotokìon. Vergine purissima, davvero tu sei l’ornamento dei santi gerarchi, la corona degli atleti vittoriosi e la forza di tutti quelli che ogni giorno cantano: Dio dei nostri padri, a te si deve la lode e la gloria eccelsa.

Di san Giorgio. Dalla fornace salvasti.

Non desiderando altro che i soli beni spirituali e godendo di un unico oggetto della tua speranza, o beato, considerasti un sogno i beni presenti, gridando: Signore degno dei nostri canti, Dio dei nostri padri, sii benedetto.

Il tuo spirito hai reso sovrano delle passioni, come l’eccellente legge di Dio stabilisce in tutto il creato: il migliore deve vincere gli impulsi dell’inferiore per la grazia divina.

Quale ardente amore verso Dio! Considerasti polvere le ricchezze esclamando: fosse anche oro, tutto il mondo non vale, per me, l’amore del Signore dell’universo.

Theotokìon. Vergine Madre di Dio, arresta l’audacia dei nemici della fede, sventa gli intrighi degli empi e rialza la fronte dei cristiani, rianimando il coraggio dei tuoi servi.

Dei martiri. Ode 8. Irmòs.

Nella fornace come in un crogiuolo splendettero i fanciulli d’Israele per il bagliore della loro pietà più pura dell’oro fino e cantavano: Benedite, opere tutte il Signore, a lui la lode e la gloria nei secoli.

Come oggetti di scherno agli occhi del nemico, di luogo in luogo foste trasferiti sopportando numerosi flagelli, gridando: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Nella nudità del vostro corpo, o gloriosi, esposti ai colpi, colpiste il nemico incorporeo con la lancia della vostra fermezza, cantando: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Schiacciati da pietre come un tempo il primo dei martiri, gloriosi atleti, non rinnegaste Cristo, sola roccia infrangibile, ma cantavate: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Trinitario. Nella Trinità delle ipòstasi e nell’unità di natura, glorifichiamo Dio, Padre, Figlio eterno e santo Spirito, inneggiando: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Giacobbe ti vide come scala per la quale discese in terra il Verbo Dio, per ricondurci verso l’alto; noi lo cantiamo senza sosta, o Madre di Dio e lo esaltiamo nei secoli.

Di san Giorgio. Terra e tutto ciò che contiene.

Con la verga delle tue sacre parole respingesti la folla dei demòni e dalle loro razzie preservasti il gregge dei fedeli che cantano a Cristo: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Sul tuo sguardo teso verso il cielo sorse l’aurora, come aveva promesso Dio; mentre pregavi ti apparve dicendoti: Io sono venuto a proteggerti; allontanando ogni paura, sii forte e coraggioso per i secoli.

Cristo ha reso terribile il tuo assalto contro i guerrieri del male che si vantavano; come tela di ragno distruggesti le loro trappole, Giorgio, gridando: Io ti benedico, o Cristo, nei secoli.

Theotokìon. Il tuo parto, Vergine pura, spezzò l’impetuoso slancio e la rovina: al posto della corruzione, procurò la vita a tutti gli uomini che cantano a tuo Figlio come Signore e Dio dell’universo esaltandolo per tutti i secoli.

Irmòs. La terra e tutto ciò che contiene, mari e fonti, cieli dei cieli, luce e tenebra, gelo d’inverno e arsura d’estate, figli degli uomini e sacerdoti lodino il Signore e lo esaltino per tutti i secoli.

Dei martiri. Ode 9. Irmòs.

Come figura del tuo parto abbiamo il roveto ardente, che bruciava senza consumarsi; ti preghiamo di estinguere nelle nostre anime la fornace ardente delle tentazioni, affinché, o Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Come sentiero verso l’alto e scala che conduce al cielo si sono rivelate per voi le piogge di pietre, che vi permisero di partecipare all’immortalità, o beati martiri, illustri Giuseppe e Aitala.

Stiamo piamente mentre celebriamo il divino ieromartire Akepsima, il sublime sacerdote Giuseppe e il grande Aitala, diacono dei misteri di Cristo, servi illustri di Dio.

O vittoriosi atleti, che ora abitate presso Dio e siete divenuti degni dell’ineffabile illuminazione, riuniti ai cori degli angeli e aggregati alle schiere dei martiri, con loro pregate senza sosta per noi.

Theotokìon. La nostra lingua non può esprimere il terribile mistero del tuo parto, poiché al Signore del cielo e di tutto il creato, pura Vergine Madre, hai dato il corpo quando si impoverì nella nostra carne; perciò, concordi, ti glorifichiamo.

Di san Giorgio. Il tuo parto fu verginale.

Ascendesti alla vetta del martirio e dalla mano del Signore ricevesti la corona, o atleta vittorioso: tale è il privilegio dei martiri; degnamente ti magnifichiamo.

Liberi le anime dal peccato, vittorioso atleta e allontani malattie fisiche; tu concedi la salute a tutta la mia persona e io bacio la tua icona con tutto il cuore.

Tu che dimori in cielo presso il trono del gran Re, invia la luce che dissolve l’oscura nube dei miei peccati, per il poema che compongo in tuo onore.

Theotokìon. O Figlio ingenerato, nato dal Padre prima di tutti i secoli e consustanziale a lui, che negli ultimi tempi per lo Spirito santo hai preso la nostra povertà carnale dalla Vergine, tu divinizzasti la stirpe umana.

Irmòs. Il tuo parto fu verginale: Dio sorse dal tuo grembo, si mostrò rivestito della nostra carne e visse sulla terra con gli uomini; per questo, Madre di Dio, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion dei martiri.

Con i discepoli conveniamo.

Il glorioso Akepsima, il nobile Giuseppe, il sapientissimo Aitala lottarono con la forza di Cristo e, distrutto l’inganno dei persiani, pregano la Trinità santa per noi: e noi, piamente onorandoli come ieromartiri, con gioia celebriamo la loro luminosa memoria.

Di san Giorgio. Nel sacro Spirito.

Spegnesti con i rivoli del tuo sangue la fiamma dell’inganno, o beato, annientasti tutta l’arroganza dei tiranni e glorificasti Cristo, Giorgio vittorioso: così ricevesti la corona dell’incorruttela e della vita dalla destra dell’Altissimo.

Theotokìon.

Non vi è in me alcuna salvezza, o Vergine: sono malamente caduto nel baratro dei peccati e penso alla minaccia del tremendo castigo e alla sorte dei capri; abbi compassione di me prima della sentenza, tu che sei fervido soccorso, Madre di Dio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo e 3 stichirà prosòmia di san Giorgio, ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Acclamiamo il campo di Dio, il generoso fra i martiri, il sapiente Giorgio, l’araldo della verità, il tralcio sempreverde della vite della vita, che fruttificò e sgorgò il mosto della pietà e rallegra quanti ogni anno festeggiano con fede la sua memoria (2).

Ti riconosciamo astro dalla luce copiosa, splendente nel firmamento come sole, ti acclamiamo perla preziosissima, pietra rilucente, figlio del giorno, generoso fra i martiri, difensore dei fedeli nei pericoli e celebriamo la tua memoria, o Giorgio trionfatore.

Quando navigo nel mare, quando cammino per la via, quando dormo nella notte, custodiscimi; quando sono desto, salvami, beatissimo Giorgio e guidami a fare la volontà del Signore, affinché nel giorno del giudizio io, che mi rifugio sotto la tua protezione, trovi il perdono per quanto avrò commesso in vita.

Gloria. Tono 4.

Acclamiamo spiritualmente, fratelli, l’acciaio spirituale della costanza, il celebrato martire Giorgio, che i pericoli forgiarono, ardente per Cristo e i tormenti temprarono, mentre pene multiformi ne consumarono il corpo, per natura corruttibile: l’amore vinceva infatti la natura, persuadendo l’amante a passare, tramite la morte, all’amato Cristo Dio, Salvatore delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Il buio spaventoso della morte, o sposa di Dio, tormenta la mia anima; e il conto tenuto dai demoni mi fa continuamente sbigottire e tremare, o buona: da essi liberami con il tuo potere, Vergine ignara di nozze e collocami nel porto della salvezza e nella luce senza tramonto dei santi.

Grande dossologia, quindi congedo.

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Mattutino del 2 Novembre- Memoria dei santi martiri Akìnd inos, Pegasio, Aftonio, Elpid ofòro e Anempodìsto

2 Novembre

Memoria dei santi martiri Akìndinos, Pegasio, Aftonio, Elpidofòro e Anempodìsto.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 2.

Vittoriosi del Signore, beata la terra impinguata dal vostro sangue e sante le dimore che accolgono i vostri spiriti: poiché nello stadio trionfaste sul nemico e con franchezza predicaste Cristo; vi preghiamo: supplicatelo, come buono, di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dell’Oktòichos e questo dei santi. Acrostico. Martiri, proteggetemi con le vostre sante preghiere.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Akìndinos, Anempodìsto, e Pegasio, in numero eguale alla Trinità santa, vi rivelaste suoi adoratori e presso il suo trono pregate con fervore per quanti a voi accorrono.

Anempodìsto, Akìndinos, Pegasio, liberandoci da ogni pericolo, effondete la grazia a quanti accorrono con fede, alleviando problemi, miseria e affanni.

Rivestiti di forza invincibile non vi curaste, o martiri, della debolezza della carne, ma con cuore audace affrontaste il fuoco e i tormenti.

Theotokìon. Colui che siede negli eccelsi, divina sposa, si incarnò e lo portasti fra le braccia, poiché tu sola tra tutte le generazioni fosti degna di accogliere l’Onnipotente.

Ode 3. Non è la scienza.

Consolidati dalla potenza di Cristo, gloriosi martiri, con spirito fermo siete passati, lottando, attraverso il fuoco e l’acqua per salire ai cieli.

Martiri illustri, fortificati dalla speranza dei beni futuri, disprezzaste con coraggio i dolori presenti.

Illustri martiri, avendo gli stessi sentimenti dei tre fanciulli, spegneste con la rugiada dello Spirito, la fornace accesa dai folli persiani.

Theotokìon. In te, Madre di Dio, noi possediamo la protezione più sicura; in te sperando siamo salvati; rifugiandoci presso di te, troviamo un riparo.

Irmòs. Non è la scienza, né la potenza o la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Sapienza enipostatica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.

Kathisma. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Stupirono un tempo le folle degli empi vedendo il valore delle vostre anime, o martiri e credettero nel Signore acclamando: Gloria a te, o Cristo onnipotente; tu sei Dio, noi non conosciamo altri che te, che operi prodigi straordinari nei tuoi santi martiri; Salvatore del mondo, per la loro preghiere, illumina i tuoi cantori.

Gloria. Tono pl.4. Ineffabilmente concepita.

Gareggiando senza pericolo la pia corsa nello stadio, i valorosi, fortificati dalla speranza delle corone, sfidarono i loro avversari fino in fondo e li vinsero senza ostacoli; perciò per quanti chiedono con fede fanno sgorgare sempre la moltitudine delle guarigioni; a loro con fede gridiamo: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Ineffabilmente concepita in grembo la Sapienza, il Verbo, Madre di Dio, partoristi al mondo colui che regge il mondo e reggesti tra le braccia colui che sostiene l’universo e che tutti nutre, l’Artefice del creato. Perciò ti scongiuro, Vergine santissima, di liberarmi dalle colpe per il giorno in cui dovrò presentarmi al mio Creatore: Sovrana, Vergine pura, dammi allora il tuo aiuto, perché tu puoi tutto ciò che vuoi, o inneggiatissima.

Stavrotheotokìon.

Vedendo ingiustamente innalzato sulla croce l’Agnello, il Pastore e il Redentore, l’Agnella gridava in lacrime: Il mondo si rallegra ricevendo la redenzione e le mie viscere si consumano vedendo la tua crocifissione, Dio più che buono, longanime Signore; perciò con fede diciamo: Abbi pietà di noi, o Vergine e dona remissione delle colpe a chi venera con fede la sua passione.

Ode 4. Colui che siede.

Rischiarati dallo splendore dell’eccelsa lotta, martiri di Cristo, avete lui come fiaccola splendente, illuminando con i vostri raggi splendenti i fedeli che gridano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Propiziatorio divenne il sangue versato dai martiri, vera consacrazione a Dio che fa sgorgare per tutti senza ostacolo la profumata fonte, che libera dal pericolo, apportando le guarigioni.

Per le vostre preghiere a Cristo allontanate da ogni pericolo, da molte tentazioni e prove che li assalgono, martiri mirabilissimi, i fedeli che festeggiano la vostra santa memoria.

Rovesciando l’ateo errore degli idoli e dimostrando con i fatti l’energia vivificante del Dio di tutti, veneratissimi martiri, acclamavate: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Sei la nostra potente armatura, che ci protegge dal nemico; per te, Madre di Dio, respingiamo tutti i pericoli e le sciagure che ci accerchiano; per te sfuggiamo anche alla tempesta delle eresie.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Ti offristi a Dio rigettando il pensiero empio del tiranno e con letizia, glorioso Aftonio, sei corso alla luce della fede.

Iniziato alla passione di Cristo, per lui ti lasciasti decapitare e ti elevasti, nobile Aftonio, verso il gaudio immortale e la gioia senza fine.

Poggiando sulla speranza incrollabile e disprezzando le delizie inferiori, sapiente Elpidofòro, volasti sulle ali del tuo amore per la bellezza divina.

Delle delizie ineffabili e della sorte dei beati fosti degno nelle dimore celesti, illustre Akìndinos, poiché senza deviare terminasti bene la corsa del martirio.

Theotokìon. Sorgendo da te, il sole spirituale effuse su tutti i raggi della sua divinità: perciò, Madre di Dio, ti glorifichiamo.

Ode 6. A te sacrificherò.

Disprezzando ciò che deperisce e si corrompe, foste degni di contemplare l’incorruttibile; liberate dunque da prove e pericoli, invincibili martiri, i fedeli che vi invocano.

O martiri illustri della Trinità suprema, abbiate compassione e con le vostre preghiere liberate quanti rudi catene e prigioni trattengono senza speranza di remissione.

Consegnandosi alla morte per te, Salvatore, i valorosi martiri trovarono l’immortalità e salvarono quanti sono afflitti dalla tempesta delle disgrazie.

Theotokìon. Strappa, o Vergine, l’elenco dei miei peccati, liberami dalle passioni e dalla tristezza che mi stringe e da ogni disgrazia e sempre custodiscimi.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore; così ti grida la Chiesa, purificata dalla sozzura dei demòni per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Rifulgendo della bellezza della Trinità, la divina falange degli atleti, cinque volte rifulgente, ha fiaccato i tremendi assalti dei tiranni, facendo sgorgare grazia abbondante, sicura, senza impedimento, per tutti quelli che con speranza e affetto per mezzo loro, divinamente ispirati, si accostano al Creatore di tutti, Cristo nostro Dio.

Ikos.

Purifica la mia anima insozzata coi flutti di misericordia della tua filantropia, o compassionevole e rischiarala con la luce che eternamente risplende, perché inneggi il coro dei tuoi cinque martiri, Akìndinos, il divino Pegasio con Elpidofòro e Aftonio e il nobile Anempodìsto, i venerabili vittoriosi: essi, col tuo amore, davvero coraggiosamente respinsero ogni assalto dei tormenti, o Verbo e offrirono se stessi come sacrificio razionale a te, Creatore di tutti, Cristo nostro Dio.

Sinassario.

Il 2 di questo mese memoria della lotta dei santi martiri Akìndinos, Pegasio, Aftonio, Elpidofòro e Anempodìsto.

Stichi. Nelle fiamme il due perì Akìndinos con due compagni; come vittorioso atleta, il martire Aftonio consegna alla spada il suo capo, come Elpidofòro. Sovrano salvaci.

Lo stesso giorno memoria dei santi senatori provenienti da Synglìto, uccisi di spada.

Stichi. Decapitati, i pii senatori rinunziarono alla gloria terrestre per quella eterna.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Eudossio, Agapio e altri otto santi.

Stichi. Dieci atleti affrontarono la morte attraverso il fuoco, volendo partecipare alla sorte dei beati.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Marciano di Cyro.

Le sante martiri Kyriakì, Domnina e Domni muoiono di spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Dalla fornace salvasti.

Come liberasti dalla fiamma i tre nobili fanciulli, così nella fornace preservasti gli atleti che unanimi ti cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Distribuisci doni generosamente e fai scorrere miracoli, o Cristo, collaborando e agendo insieme, apparendo come compassionevole ai tuoi atleti, che cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

O folla dei martiri, radunati per rendere testimonianza sicura, con fede vi siete accostati a Cristo, operando straordinari miracoli e cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Per te, gloriosa Sovrana, liberati dalla maledizione ancestrale e introdotti alle delizie eterne, noi ti cantiamo: Salve, tu che per noi generasti Dio incarnato.

Ode 8. Il parto della Madre di Dio.

La festa augusta dei martiri è giunta nella letizia, illuminando tutto il mondo, rallegrando tutti i cuori e facendo splendere tutti i fedeli che cantano: Opere tutte lodate il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Affrontaste la crudeltà delle belve, delle fosse e dei tormenti, beati, con la protezione del Signore della gloria, invincibile nella lotta, al quale cantiamo: Opere tutte, lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Avendovi come incrollabile rifugio, nobili martiri Akìndinos, Aftonio, illustre Elpidofòro, Pegasio e Anempodìsto, senza sosta cantiamo il Signore e lo esaltiamo per tutti i secoli.

Ornati della corona di vincitori, risplendenti per il diadema della bellezza, trovaste la luce senza tramonto e la fine beata nel cielo cantando: Opere tutte lodate il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Theotokìon. In te, Purissima, riconosciamo con la bocca e col cuore la Madre del nostro Dio: nei limiti della carne infatti partoristi il Signore e Creatore, nostro Re e Messia, o Vergine, perciò ti lodiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Per la sua colpa.

Alle vostre pene terrene seguì la felicità dei cieli: là dove il coro dei martiri, la folla degli atleti vittoriosi, tutta l’assemblea dei primogeniti, si rallegra con gli angeli presso Dio.

Dalle catene delle disgrazie e da ogni pericolo, beati, salvate tutti i fedeli che festeggiano la vostra santa memoria; implorate per essi la quiete, la pace e la salvezza, venerabili martiri.

Vittoriosi atleti, splendenti di grazia e sovrabbondante luce, con tutti quelli che condivisero le vostre imprese, supplicate il Benefattore di concedere la remissione dei peccati e la fine delle loro preoccupazioni ai fedeli che si rifugiano in voi.

Theotokìon. Eva fu esiliata dall’albero della vita, privata della sua partecipazione, ma tu, Vergine Madre di Dio, concepisti al mondo per la fede l’energia vivificante, la vita preeterna.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo

Exapostilarion. Udite, donne.

Con sicurezza fate sgorgare la grazia delle guarigioni, senza impedimento e copiosamente, per quanti con speranza celebrano la vostra memoria, o santi; possiate dunque anche ora far sgorgare guarigioni, o illustri per chi vi onora con affetto, o cinque vittoriosi.

Theotokìon.

Rinnovasti la natura corrotta del progenitore concependo oltre natura e partorendo ignara d’uomo il Creatore di ogni natura: da lui rafforzati lottarono i cori dei martiri, cantando a te, Madre di Dio, primizia della nostra salvezza.

Stichirà dall’oktòichos, poi questo idiòmelon. Tono 2.

Stico. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Immergendo il corpo in torrenti di sangue, senza pericolo sei passato per la via del martirio, Akìndinos vittorioso; perciò, cinto di forza divina, spezzasti gli artifici del nemico e preghi Cristo nostro Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. Tono 4.

La fiaccola cinque volte rifulgente degli atleti, come la scure in un bosco, davidicamente recise l’errore del nemico e confessando Cristo davanti ai re, senza sosta essi pregano per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come generoso fra i martiri.

Ti proclamo beata, o purissima, che strappasti i mortali da un abisso di male e disperazione; a te canto, sposa di Dio, in eterno beata e glorifico, o venerabile, il tuo ineffabile concepimento: partoristi infatti il Salvatore del mondo e liberasti l’umanità dalla maledizione dei progenitori, o Vergine.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti inchiodato alla croce, Signore, l’agnella Madre tua, sbigottita gridava: Che visione è questa, Figlio amatissimo? Questo ti rende il popolo ribelle e iniquo, che ha goduto dei tuoi tanti prodigi? Gloria, dunque, o Sovrano, alla tua ineffabile condiscendenza.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 1 Novembre- Memoria dei s anti anàrghiri Cosma e Damiano

1 Novembre

Memoria dei santi anàrghiri Cosma e Damiano.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Santi anàrghiri e taumaturghi, visitate le nostre infermità: gratuitamente riceveste, gratuitamente date a noi.

Dopo la consueta sticologia si recitano un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Primo canone. Acrostico: Con inni celebro i sapienti anàrghiri. Poema di Giovanni Damasceno.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cantiamo un inno di vittoria, popoli tutti, a colui che dall’amara schiavitù del faraone ha strappato Israele e lo guidò a piede asciutto nel profondo mare, perchè si è glorificato.

Illuminata dalla grazia della suprema Trinità, la coppia venerabile e lodatissima concede a quanti si accostano con fede l’inesauribile flusso delle guarigioni.

I beatissimi, iniziati alle parole vivificanti, rifulsero come torce in questo mondo e senza fatica dileguarono la tenebra delle passioni con il fervore della loro fede.

Conformandosi ai precetti del Salvatore, i mirabilissimi anàrghiri rigettarono ogni piacere carnale e in questo mondo rifulsero chiaramente per le virtù spirituali delle loro anime.

Theotokìon. Della natura umana intera si rivestì ineffabilmente il Dio supremo, dimorando nel tuo grembo, Madre di Dio, il Figlio, che il Padre genera senza tempo; a lui cantiamo perché si è glorificato.

Secondo canone. Acrostico: Mi salvi la coppia dei sapienti anàrghiri. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Come la cavalleria del faraone, sommergi la mia anima, ti prego, nell’oceano dell’impassibilità, tu che fosti concepito da una Vergine, affinchè per la mortificazione del mio corpo, con timpani canti l’inno di vittoria.

Stando davanti alla Trinità con gli eletti, o luminosi due anàrghiri, pregate per noi che festeggiamo la vostra splendida memoria affinchè siamo illuminati dal divino splendore dello Spirito.

Dimostrando il vostro spirito superiore alla materia, foste degni dei bagliori immateriali, o santi sapienti: perciò sempre con i vostri divini consulti dissolvete la tenebra delle malattie.

Provvisti di attenzione vigilante dell’anima per il compimento dei precetti divini, risvegliate quanti dormono nei mali e donate loro la grazia di ritrovare il vigore, per compassione, o anàrghiri teofori.

Theotokìon. Dal tuo sangue puro, o Fanciulla, donasti un corpo al Dio Salvatore, che per guarirci dai nostri mali rese medici salutari e fervidi intercessori i venerabili anàrgiri, o Purissima.

Ode 3. Irmòs.

Stabiliscimi, o Cristo, sulla ferma roccia dei tuoi precetti e illuminami con la luce del tuo volto: poichè non c’è santo all’infuori di te, amico degli uomini.

Tutti degnamente cantiamo le fonti delle guarigioni, i canali che ci trasmettono i doni di Dio, i ricettacoli luminosi dello splendore immateriale.

Voi che curate i dolori delle anime e dei corpi, degnatevi di liberare dalle malattie quanti a voi accorrono con fede, come venerabili benefattori.

Adorni di feconde virtù, i santi respinsero sapientemente i piaceri momentanei di questa vita per dedicarsi alla bellezza divina.

Theotokìon. Colui che un tempo fu visto senza forma, Genitrice di Dio, prese una forma simile alla nostra per l’incarnazione della sua divinità nel tuo castissimo grembo, o divina sposa.

Secondo canone. Non è la scienza.

Il vostro divino tempio, diffondendo il gradevole profumo delle guarigioni, per la rugiada del santo Spirito, allontana il cattivo odore delle passioni.

Dimorando sempre nel celeste paradiso, o anàrghiri, per la grazia dell’Onnipotente, avete reso il vostro tempio fonte inesauribile di guarigioni.

Frenando le passioni carnali con il morso della temperanza, riceveste i ricchi raggi dello Spirito e arricchite il mondo di guarigioni.

Theotokìon. Dio scelse te, la più bella fra le donne, pura Vergine e si degnò di incarnarsi dal tuo grembo colui che riposa nel suo santuario.

Irmòs. Non è la scienza, né la potenza o la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Sapienza enipostatica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Ricevuto mirabilmente da Cristo il dono celeste dei miracoli, senza sosta curate ogni sorta di male poiché in voi si rivela la grazia dello Spirito, che vi concede il potere delle guarigioni; perciò con pensiero disinteressato, per la fede, acquisiste l’abbondante ricchezza dei beni incorruttibili, teofori anàrghiri: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. Uguale.

Taumaturghi datori di guarigioni e fiaccole luminose di miracoli a tutti vi mostraste per la grazia del santo Spirito; refrigerando infatti la fiamma delle passioni con la fede, in essa curate il pensiero dei fedeli; perciò avendo il vostro divino tempio come ambulatorio delle anime, in esso ci rifugiamo, teofori anàrghiri; pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Venite, fedeli tutti, con voci magnifichiamo la Regina Madre del Creatore dell’universo e inneggiando gridiamo: O causa della nostra letizia, Vergine lodatissima, salva chi ti venera e con le tue preghiere proteggili; come Madre di Dio possiedi la franchezza per implorare la sua compassione e la guarigione dalle malattie; perciò ti chiediamo di pregare tuo Figlio e Dio di donare remissione ai tuoi servi che piamente venerano il tuo parto senza seme.

Stavrotheotokìon.

Come vide sospeso sulla croce l’agnello e pastore, la Fanciulla ebbe le viscere dilaniate e maternamente gemendo disse: Ahimè, mio Dio e Signore, luce del mondo, perché volontariamente soffri questo? Tu però vuoi salvare e trasferire alla vita divina la tua immagine corrotta; magnifico la tua passione, che sopportasti per la tua compassione e con cui lenisci i dolori di tutti.

Ode 4. Irmòs.

Ho conosciuto, Onnipotente, la tua economia e con timore ti ho glorificato, Salvatore.

Seguendo sapientemente le parole divine, o anàrghiri, non acquisiste i bagliori dell’oro e dell’argento.

Rifulgenti di prodigi divini, gli anàrghiri concedono a tutti la grazia come dispensatori.

Vi rivelaste abili medici allontanando i dolori delle passioni con le vostre mani che allontanano i mali.

Theotokìon. Siano sfigurati, i volti di quanti non ti venerano, Madre di Dio, Sovrana purissima.

Secondo canone. Colui che siede con gloria.

Per la vostra azione vivificante e la generosità verso tutti, guarite le funeste passioni dei mortali, colonne luminosissime, torri inamovibili, tralci della vite della verità divina.

Le mammelle della Chiesa zampillanti il latte delle guarigioni, i luminosi anàrghiri, che nutrono tutto il mondo, con insegnamenti divini, siano celebrati con liete melodie.

Il vostro tempio si rivelò ospedale per quanti sono nella tempesta, porto franco e salvezza in cui tutti otteniamo serenità e liberazione dalle minacce.

Theotokìon. Fammi degno della tua compassione, Vergine pura, che concepisti il Verbo, l’unico compassionevole, che al mondo rivelò i santi medici e taumaturghi.

Ode 5. Irmòs.

Vegliando dalla notte, inneggiamo a te, Cristo Dio, che per noi ti impoveristi e croce e morte soffristi nella tua carne.

Come divini getti zampillate per i fedeli le onde dei vostri benefici, gloriosi anàrghiri, sanando mali fisici e spirituali.

Aprendo la fonte della grazia, santi anàrghiri, distribuite forza e vigore a tutti quelli che a voi accorrono con fede e affetto.

I luminosi e sapientissimi astri manifestamente trasformano la terra in cielo, imitando lo splendore degli angeli, illuminandoci senza sosta.

Theotokìon. Ti rivelasti superiore a ogni creatura concependo il Creatore del mondo, coeterno al Padre e generando al mondo il Salvatore e Signore, o Vergine Madre.

Secondo canone. Sbigottisce l’universo.

Chiaramente illuminati dal divino splendore, percorrete tutto il mondo rischiarando tutti gli uomini e dissolvendo le tenebre delle passioni e allontanando i demòni, teofori anàrghiri.

La superficie terrestre rischiarate come due fulgidi astri; mossi dallo Spirito percorrete tutto il creato e visitate sul loro giaciglio di sofferenza i pazienti, liberandoli dai pericoli.

Procurando gratuitamente la guarigione ai malati e la liberazione dalle passioni, per tutti diveniste insuperabili difensori, unici sicuri mediatori presso Dio, protettori universali, teofori anàrghiri.

Theotokìon. Concepisti la sapienza divina enipostatica, che rese sapientissimi i santi, per i quali venne umiliato l’orgoglio del sofista e sgominati gli intrighi dei malvagi, Madre di Dio, Vergine pura.

Ode 6. Irmòs.

Dal mostro marino salvasti il tuo profeta, o amico degli uomini; dall’abisso dei miei peccati strappami, ti prego.

Veneriamo con affetto i nostri benefattori, Cosma e Damiano di mente divina, divini guaritori e salvatori.

Custodita la temperanza, adorni di sapienza, i divini Cosma e Damiano esultano con Cristo.

Vivendo in ascesi unanimi e concordi, riceveste il potere delle guarigioni.

Theotokìon. Concepisti incarnato lo splendore inaccessibile, illuminante tutto il mondo con i raggi della sua divinità, o Purissima.

Secondo canone. A te sacrificherò.

Non con arte umana, ma con la grazia di Dio allontanate le infermità degli uomini, o gloriosi: perciò giustamente celebrandovi, vi diciamo beati.

Uniti dall’amore di Cristo, per grazia divina interrompete i mali provocati dai demòni; perciò, o teofori, celebriamo la vostra santa festa.

Come tralci di Cristo, la vite, mescete per noi il vino delle guarigioni quando cadiamo malati, colmandoci di divina esultanza, o anàrghiri.

Theotokìon. Ti rese suo santo tempio, o Sovrana, il Verbo purissimo, che magnificò il tempio degli anàrghiri operando senza sosta in esso miracoli e prodigi.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore; così ti grida la Chiesa, purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion. Tono 2. Poema di Romano.

Voi che riceveste la grazia delle guarigioni, effondete vigore sui bisognosi, o gloriosi medici taumaturghi; ma con la vostra visita abbattete anche la tracotanza degli avversari, sanando il mondo con i vostri prodigi.

Ikos.

Parlare dei sapienti medici eccede ogni intelligenza e sapienza, poiché essi, ricevuta grazia dall’Altissimo, invisibilmente a tutti donano il vigore; perciò anche a me hanno donato la grazia di saper narrare per celebrarli come teofori graditi a Dio e guaritori che concedono una moltitudine di guarigioni: essi liberano infatti tutti dai dolori, sanando il mondo con i loro prodigi.

Sinassario.

Il primo di questo mese memoria dei santi anàrghiri e taumaturghi Cosma e Damiano, figli di Teodota, d’Asia.

Stichi. Anche se entrambi gli anàrghiri l’hanno lasciata, tuttavia per grazia la terra continua a esser visitata da questi due taumaturghi. Il primo siete saliti al cielo.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Cireneo e Giuliana.

Stichi. Cireneo accetta di spirare nella fornace, venerando il Signore di ogni spirito. Ardente d’amore per il Salvatore, nostro Dio, Giuliana resse la bruciatura del fuoco.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Cesario, Dacio e altri cinque.

Stichi. Con sei compagni, amici della verità, gli amici della menzogna tagliano Cesario.

Lo stesso giorno memoria dei santi ieromartiri Giovanni, vescovo e Giacomo, presbitero.

Stichi. La spada uccide il presbitero Giacomo con il gerarca Giovanni.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Ermenegildo.

Stichi. Lavato da ogni colpa, Ermenegildo mira il secondo battesimo con il sangue del martirio.

I santi martiri Cipriano e Giuliana furon arsi vivi.

Memoria del nuovo ieromartire san Giacomo e di due suoi discepoli, Giacomo, diacono e Dionigi, monaco, uccisi per strangolamento nel 1520.

Il beato padre Davide, che fu asceta nell’Evvia, si addormenta in pace.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli ti contempliamo, Madre di Dio, come spirituale fornace: come salvò i tre fanciulli, così riplasmò tutto me, l’uomo, nel tuo grembo, il sovresaltato Dio dei padri, degno di lode e più che glorioso.

Tutti divinamente vi rivelaste del tutto dimore di Dio, abbandonando totalmente per lui il mondo, seguendo, o gloriosissimi, i passi del Salvatore, divinamente celebrando il Dio dei nostri padri.

Come medici eccellenti, per le vostre segrete operazioni, in modo soprannaturale guarite tutte le piaghe dei vostri pazienti, attingendo ai divini tesori i rimedi salvifici, inneggiando al Dio gloriosissimo.

Del fulgido diadema e della corona del tuo regno, o Cristo, splendidamente ornasti quanti amarono più di tutto la prodigiosa luce della tua bellezza, Signore, rendendoli benefattori di tutti i fedeli.

Theotokìon. Manifestasti sulla terra, o purissima, l’oriente dall’alto, chiaramente mostrandoti porta luminosa, rischiarando il mondo con i tuoi puri raggi e diffondendo sui fedeli la luce dei tuoi incessanti prodigi.

Secondo canone. Nella fornace.

Aprendo la fonte donata da Dio, o santi, fate scorrere su tutti le onde delle pure guarigioni per allontanare i miasmi delle passioni e i mali funesti provocati dai demòni.

Fortificati dalla vigorosa grazia divina, la venerabile coppia dei tuoi anàrghiri, a tutti gli infermi dona vigore, o Verbo di Dio, sua sapienza e potenza.

Tu solo sei santo e glorifichi i tuoi santi: per loro liberi il mondo da ogni male, illuminando quanti a te cantano: benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Theotokìon. Ramo dalla radice di Iesse, germogliasti un fiore, il Cristo, che ornò gli anàrghiri, suoi servi, con i fiori dei miracoli.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace come in un crogiuolo i fanciulli d’Israele risplendevano, più tersi dell’oro, per la bellezza della loro pietà e salmeggiavano: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Morti all’attrattiva delle cose di quaggiù, preservati dal fascino del denaro, o sapienti, foste chiamati anàrghiri da tutti coloro che gridano: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Chiaramente ereditaste la vita eterna, avendo lasciato i piaceri della vita corruttibile, cantando a una sola voce: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Per le preghiere dei tuoi anàrghiri, o Cristo, libera dalle malattie tutti i fedeli e concedi loro di cantare a te a una sola voce senza fine: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Per la potenza della grazia, con gioia, noi tutti i fedeli, salvati dal tuo parto, Madre Vergine, senza fine cantiamo: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Secondo canone. Stese la mani.

Di tutta la malizia del nemico vi spogliaste per divenire nello Spirito la veste che ci ricopre di salvezza e perdono, allontanando dal male chi canta: opere tutte, benedite il Signore.

Divenuti per fede figli di Dio secondo partecipazione, Cosma e Damiano, ora gustate l’eredità paterna, esultando nei cieli, risplendenti di prodigi, cantando: opere tutte, benedite il Signore.

Con la pioggia dei vostri prodigi lavate lo sporco dei nostri cuori, allontanando dolorose malattie e respingendo l’assalto dei demòni, come nostri guaritori compassionevolissimi.

Come fiori, come gigli spirituali, come rose appariste adorni di bellezza per lo Spirito, esalando il profumo che allontana gli effluvi delle passioni per quanti gridano: opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. In te, pura, la morte morì, poiché generasti Cristo Signore, vita enipostatica, protettore delle nostre esistenze, rivelando i medici anàrghiri che gridano: opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele, chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, estinsero il potere del fuoco, gridando: opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Irmòs.

Sei tu, Madre di Dio, il candelabro brillante la luce della splendida gloria del Signore, la più eccelsa fra le opere di Dio creatore, perciò con inni ti magnifichiamo.

La sapiente coppia fraterna, irraggiante splendore immateriale, comunicando a tutti la sua illuminazione, con inni senza sosta proclamiamo beata.

Donate vigore e salute alle anime dei fedeli, avendo potere di guarire i dolori fisici: perciò giustamente siete sempre inneggiati come soccorritori.

Gli astri di divini riflessi, illuminanti in ispirito per l’effusione della loro luce, il firmamento della santa Chiesa, senza sosta ora rifulgono.

La coppia divinamente eletta, rinvigorita dalla Trinità, effonde i tesori delle guarigioni su quanti con affetto la dicono beata.

Theotokìon. Come arca santa e nube di luce divina, come porta luminosa del mistico sole, Madre di Dio, con inni ti magnifichiamo.

Secondo canone. Per la sua colpa.

Vedete com’è buono, com’è gioioso abitare insieme, nell’unanimità, come sta scritto, nella gloria incorruttibile, nella dimora luminosa, nel paradiso celeste, per questi fratelli che diciamo beati.

Com’è grande questo sacro tempio onorato ogni giorno dai vostri miracoli: sempre vi dimorate, mirabili Cosma e Damiano per donare salute a chi vi supplica; perciò vi diciamo beati.

Con noi oggi nella vostra memoria, esultano gli angeli, i divini apostoli, i profeti, i giusti e i santi; dimorando nella gioia, con tutti loro, intercedete per la salvezza del mondo.

Anàrghiri teofori, luminosa divina coppia venerabile, chiedete per noi la correzione delle nostre vite e la liberazione da ogni male per i fedeli che senza sosta v’inneggiano.

Theotokìon. Divenisti dimora della luce che illumina il mondo, facendo risplendere i santi anàrghiri che allontano, nello Spirito, la tenebra delle funeste passioni, pura Vergine Fanciulla, unica inneggiatissima.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Ricevuta da Dio la grazia delle guarigioni, o beati anàrghiri, curate le malattie e sanate tutti quelli che accorrono con fede al vostro tempio divino; perciò a una voce degnamente diciamo beata la vostra venerabile memoria.

Theotokìon, stessa melodia.

Generasti, o purissima, il Verbo di Dio e Dio che con somma sapienza compie per il mondo la nobilissima economia salvifica; perciò tutti ti celebriamo come conviene, perché tu lo preghi di liberarci da malattie e pericoli di ogni sorta.

Alle lodi sostiamo a 4 stichi e cantiamo le stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Anatolio.

Ricevuta da Dio la grazia delle guarigioni, curate senza argento le passioni fisiche e spirituali, o anàrghiri universali; perciò Cristo, che per voi dona salute ai fedeli, vi rese astri non erranti per l’ecumène: pregatelo di salvare le nostre anime.

Attingendo dalla provvidenza superna l’oceano dei rimedi, come fonte su tutti i fedeli fate scorrere le guarigioni; per le vostre segrete operazioni in modo soprannaturale allontanate i dolori degli infermi, prescrivendo farmaci salutari provenienti dal tesoro dello Spirito; divenuti perciò templi della Trinità vivificante, che saggiamente in voi prese dimora, supplicatela di salvare le nostre anime.

Tono 2. Di Germano.

Esulta il coro dei santi nei secoli, avendo ereditato infatti il regno dei cieli. La terra accogliendo le loro reliquie, esala profumo; i servi di Cristo hanno trovato dimora nella vita eterna.

Medici degli infermi, tesori di guarigioni, soccorritori dei fedeli, illustrissimi anàrghiri, guarite quanti nell’angoscia e nel dolore vi invocano, supplicando il buon Dio di liberarci dai lacci del nemico.

Gloria. Tono 4. Di Teofane.

Possedendo la fonte delle guarigioni, santi anàrghiri, offrite guarigioni a tutti i bisognosi, degni di grandissimi doni dall’eterna fonte di Cristo Salvatore. Disse infatti il Signore a voi, come imitatori dello zelo degli apostoli: Ecco, vi ho dato potere sugli spiriti impuri per scacciarli e curare ogni malattia e infermità. Perciò vivendo bene nei suoi precetti, gratuitamente riceveste e gratuitamente offrite, curando le passioni delle nostre anime e dei corpi.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Salve, rifugio e forza dei cristiani; salve, scala celeste; salve, tesoro della verginità; salve, Madre di Dio, arca razionale; salve, vanto della divina gloria e sostegno del mondo; riabilitazione dei caduti, dimora luminosissima, santa e bellissima.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4.

Chi non stupirà? Chi non glorificherà? Chi non celebrerà con fede i prodigi dei sapienti e gloriosi anàrghiri? Poiché anche dopo il loro santo trapasso donano copiose le guarigioni a tutti quelli che accorrono; anche dalle loro preziose e sante reliquie scaturiscono grazie di guarigioni. O santa coppia! O augusti personaggi! O sapienza e gloria della grazia a voi data da Dio! Perciò cantiamo con inni al Dio benefattore, che ce li ha dati per curare anime e corpi.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Oppure stavrotheotokìon. I tuoi martiri.

Non sopporto, Figlio, di vedere te, che a tutti doni il risveglio, addormentato sul legno, per concedere il divino e salvifico risveglio a quanti un tempo, per il frutto della trasgressione, si addormentarono in un sonno letale. Così diceva, facendo lamento, la Vergine che noi magnifichiamo.

Alla Liturgia i typikà e le odi 3 e 6 dei canoni dei santi.

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

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Vespro del 30 Novembre- Memoria del santo glorioso apostolo Andrea, il primo chiamato

30 Novembre

Memoria del santo glorioso apostolo Andrea, il primo chiamato.

Al Vespro.

Dopo il salmo introduttivo, la prima stasi del primo kathisma del salterio (ss. 1-3). Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo i 3 seguenti stichirà prosòmia da ripetere due volte.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

Tu che fosti formato alla luce del precursore, quando apparve l’irradiazione enipostatica della gloria del Padre, per salvare, nella sua compassione, la stirpe umana, allora, per primo, o glorioso, accorresti a lui, con la mente illuminata dal perfettissimo fulgore della sua divinità; per questo divenisti anche araldo e apostolo di Cristo nostro Dio: supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Tu che fosti istruito dalla voce del precursore, quando il Verbo santissimo s’incarnò concedendoci vita e annunziando salvezza ai terrestri, allora, o sapientissimo, lo seguisti e gli consacrasti te stesso come primizia, come santissima offerta di primizie; riconoscendolo, indicasti a tuo fratello il nostro Dio: pregalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Tu che frequentavi il germogliato dalla sterile, quando sorse il Figlio verginale, il maestro della pietà, che mostra la purezza della temperanza, allora divenisti ferventissimo innamorato della virtù, o beato Andrea, disponendo ascensioni nel tuo cuore; e ti elevasti dalla gloria all’inesprimibile gloria di Cristo nostro Dio; supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Gloria. Tono 4. Di Anatolio.

Lasciando la pesca dei pesci, o apostolo, hai preso nella rete gli uomini con la canna della predicazione, calando come amo l’esca della pietà e traendo dall’abisso dell’inganno tutte le genti. O apostolo Andrea, fratello del corifeo e penetrante maestro di tutta la terra, non smettere di pregare per noi che con fede e affetto, o lodatissimo, onoriamo la tua memoria sempre venerabile.

E ora. Proeòrtion. Stesso tono.

Danza, Isaia, accogli il Verbo di Dio: profetizza alla Vergine Maria che il roveto arderà, ma non sarà consumato dal fuoco, dal fulgore della Divinità. Prepàrati, Betlemme, Eden, apri la porta; e voi magi venite a vedere la salvezza avvolta in fasce in una greppia: una stella sopra la grotta ha indicato il Signore datore di vita, Salvatore della stirpe umana.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dalla prima epistola

cattolica di Pietro (1,1-2.10-2,6).

Pietro, apostolo di Gesù Cristo, ai fedeli dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, eletti secondo la prescienza di Dio Padre mediante la santificazione dello Spirito, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue: grazia e pace a voi in abbondanza. Carissimi, sulla salvezza delle vostre anime indagarono e scrutarono i profeti che profetizzarono sulla grazia a voi destinata cercando di indagare a quale momento o a quali circostanze accennasse lo Spirito di Cristo che era in loro, quando prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che dovevano seguirle. E fu loro rivelato che non per se stessi, ma per voi, erano ministri di quelle cose che ora vi sono state annunziate da coloro che vi hanno predicato il vangelo nello Spirito santo mandato dal cielo; cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo. Perciò, dopo aver preparato la vostra mente all’azione, siate vigilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà. Come figli ubbidienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo. E se pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio. Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi. E voi per opera sua credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria e così la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio. Dopo aver santificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità mediante lo Spirito, per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente con cuore puro, gli uni gli altri, essendo stati rigenerati non da seme corruttibile, ma immortale, cioè dal verbo di Dio vivo ed eterno. Poiché tutti i mortali sono come l’erba e ogni loro splendore è come fiore d’erba. L’erba inaridisce, i fiori cadono, ma il verbo del Signore rimane in eterno. E questo è il verbo del vangelo che vi è stato annunziato. Deposta dunque ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza, come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza: se davvero avete gustato come è buono il Signore. Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chi crede in essa non resterà confuso.

Lettura dalla prima epistola

cattolica di Pietro (2,21-3,9).

Carissimi, Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno nella sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime. Ugualmente voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti perché, anche se alcuni si rifiutano di credere al verbo, vengano dalla condotta delle mogli, senza bisogno di parole, conquistati considerando la vostra condotta casta e rispettosa. Il vostro ornamento non sia quello esteriore: capelli intrecciati, collane d’oro, sfoggio di vestiti; cercate piuttosto di adornare l’interno del vostro cuore con un’anima incorruttibile piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio. Così una volta si ornavano le sante donne che speravano in Dio; esse stavano sottomesse ai loro mariti, come Sara che obbediva ad Abramo chiamandolo signore. Di essa siete diventate figlie, se operate il bene e non vi lasciate sgomentare da nessuna minaccia. E ugualmente voi, mariti, trattate con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è piú debole e rendete loro onore perché partecipano con voi della grazia della vita: così non saranno impedite le vostre preghiere. E finalmente siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, affabili; non rendete male per male, né ingiuria per ingiuria, ma, al contrario, rispondete benedicendo, perché a questo siete stati chiamati, per avere in eredità la benedizione.

Lettura della prima epistola

cattolica di Pietro (4,1-11).

Carissimi, poiché Cristo soffrì per noi nella carne, armatevi anche voi degli stessi sentimenti; chi ha sofferto nel suo corpo, ha rotto definitivamente col peccato, per non servire piú alle passioni umane, ma alla volontà di Dio nel tempo che gli rimane in questa vita mortale. Basta col tempo trascorso nel soddisfare le passioni del paganesimo, vivendo nelle dissolutezze, nelle bramosie, nelle crapule, nei bagordi, nelle ubriachezze e nel culto illecito degli idoli. Per questo trovano strano che voi non corriate insieme con loro verso questo torrente di perdizione e vi oltraggiano. Ma renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti; infatti è stata annunziata la buona novella anche ai morti, perché pur avendo subìto, perdendo la vita del corpo, la condanna comune a tutti gli uomini, vivano secondo Dio nello spirito. La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati. Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare. Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio, per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amìn.

Alla Litì. Stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Andrea di Gerusalemme.

Il discepolo primo chiamato e imitatore della passione, Andrea apostolo, conformandosi a te, Signore, con l’amo della tua croce trasse dall’abisso dell’ignoranza quanti un tempo in esso erravano e a te li ha offerti; perciò noi fedeli, salvati, a te gridiamo: Per la sua intercessione, o più che buono, dà pace alla nostra vita e salva le nostre anime.

Inneggiamo, o fedeli, al fratello di Pietro e discepolo di Cristo Andrea; un tempo gettò le reti per prendere i pesci, ma ora con la croce per canna, ha pescato tutto il mondo, riconducendo le nazioni dall’errore con il battesimo; presso Cristo ora intercede affinché doni la pace al mondo e alle nostre anime la grande misericordia.

Ricevuta nel cuore la fiamma mistica che illumina gli spiriti e consuma i peccati, l’apostolo Andrea, discepolo di Cristo, fa risplendere l’insegnamento nei cuori senza luce dei pagani, brucia come sterpaglie le favole degli empi, poiché tale è il potere che ha il fuoco dello Spirito. O meraviglia nuova e tremenda: la lingua d’argilla, la natura d’argilla, il corpo fangoso hanno ricevuto la conoscenza immateriale e spirituale! Iniziato ai misteri ineffabili che contempli nei cieli, prega con insistenza perché siano illuminate le nostre anime.

Tono pl. 4.

Vedendo sulla terra camminare nella carne il Dio che amavi, tu primo chiamato dei testimoni oculari, hai gridato pieno di gioia a tuo fratello: Simone, abbiamo trovato colui che amiamo; poi rivolgesti al Salvatore le parole di Davide: come alle acque vive anelava il cervo, così a te anela la mia anima, o Cristo nostro Dio. E amandolo ogni giorno di più, l’hai raggiunto con la croce imitando la sua passione come vero discepolo; e poiché condividi la sua gloria, pregalo senza sosta per le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 4.

Di Andrea di Gerusalemme o di Anatolio.

L’araldo della fede e servo del Verbo celebriamo, Andrea, che ripesca gli uomini dal flutto dell’errore, tenendo fra le mani la canna della croce e lanciando come amo la divina potenza per trarre le anime dall’abisso del male e presentarle come offerta gradita al nostro Dio. Senza sosta, fedeli, inneggiamolo con il coro dei discepoli di Cristo, affinché interceda presso di lui perché ci sia favorevole nel giorno del giudizio.

E ora.

Accogli, Sovrana, le suppliche dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, cielo razionale che di continuo narri la gloria di Dio; tu che per primo seguisti con ardore Cristo che ti chiamava e subito ti sei fatto suo discepolo; da lui acceso, apparisti luce seconda e con le tue folgori illuminasti quanti stavano nella tenebra, imitando la sua bontà; perciò celebriamo la tua festa santissima e baciamo pieni di gaudio l’urna delle tue reliquie, da cui, per quanti lo chiedono, fai scaturire salvezza e grande misericordia.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Trovato il culmine dei desideri, che per compassione si era rivestito della nostra natura, o Andrea di senno divino, ti sei fuso con lui con affetto infuocato, gridando a tuo fratello: Abbiamo trovato colui che i profeti nello Spirito hanno predicato, vieni, lasciamo che la nostra anima e la nostra mente siano affascinate dalle sue bellezze; illuminati così dai suoi fulgori, fugheremo la notte dell’inganno e la tenebra dell’ignoranza, benedicendo Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Hai pescato come dall’abisso dell’ignoranza, le genti che non conoscono Dio con la rete dei tuoi discorsi; visibilmente sconvolgi i mari salmastri, come nobile cavallo di colui che domina il mare, o celebratissimo e hai disseccato la putredine dell’ateismo, gettandovi come sale prezioso la tua sapienza: di essa stupirono, o apostolo glorioso, quanti impudentemente aderivano alla sapienza dimostrata stolta, non conoscendo Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Gloria. Tono 3. Di Germano.

Onoriamo con inni l’apostolo Andrea, fratello di Pietro e discepolo di Cristo, colui che catturava pesci ed è pescatore di uomini: egli con le sue dottrine ha insegnato a tutti le dottrine di Gesù; come l’esca ai pesci ha dato agli empi le sue carni e li ha presi nella rete. Per le sue suppliche, o Cristo, concedi al tuo popolo la pace e la grande misericordia.

E ora. Proeòrtion. Stesso tono.

Dillo a noi Giuseppe, come conduci incinta a Betlemme la Vergine che hai preso dal Santo dei santi? Ci risponde: ho esaminato i profeti e, ricevuto il responso da un angelo, sono persuaso che, in modo inesplicabile, Maria genererà Dio: per adorarlo verranno magi dall’oriente e gli renderanno culto con doni preziosi. Signore, incarnato per noi, gloria a te.

Apolytìkion. Tono 4.

Come primo chiamato fra gli apostoli e fratello del corifeo, supplica, o Andrea, il Sovrano dell’universo perché doni al mondo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio, fu annunziato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 29 Novembre- Memoria de l santo martire Paràmono

29 Novembre

Memoria del santo martire Paràmono.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo tre stichirà prosòmia ripetendole due volte.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

Visibilmente acceso dalle illuminazioni del divino Spirito, o beatissimo Paramono, del tutto detestavi la profondissima tenebra del politeismo e cogliendo l’ora opportuna, sei nobilmente passato, o felicissimo, all’arena che ti attendeva; mostrandoti vincitore, abbattesti il millantatore, il nemico di tutti i mortali, magnificando Cristo: imploralo dunque di salvare e illuminare le nostre anime.

Vedendo sgozzata per il Dio e Re dell’universo una folla innumerevole, o Paramono, tutto preso da divino zelo, gridasti: Sono sincero servo di Cristo sempre, sappiatelo, iniqui tiranni e sono venuto qui spontaneamente per essere sgozzato come agnello innocente. Non indugiate, dunque. Ho fretta di divenire sacrificio accetto per colui che volontariamente s’immolò per me nella carne.

Onorato dal numero dieci moltiplicato per sette e dal cento per tre, il venerabile coro dei vittoriosi abbatté con la fede l’inganno politeista degli empi; con loro fosti incoronato anche tu, avendo nobilmente lottato, o Paramono e fosti annoverato gioioso tra i cori degli incorporei: con loro supplica che siamo liberati da ogni tribolazione e tentazione, noi che ti celebriamo e sinceramente ti diciamo beato.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Non nascondo, me miserabile, i miei grandi mali, perché ho veramente tutto ciò che Dio odia: ho infatti contaminato carne, spirito e mente con pensieri, opere scellerate e parole turpi; e mentre condanno con la lingua i peccatori, io faccio peggio. O Madre di Dio, dammi di correggermi da tutto questo, affinché, riscuotendomi dalla mia pessima consuetudine, io cada ai tuoi piedi e pianga per il resto della mia vita i gravi mali commessi.

Oppure stavrotheotokìon.

Non piangere per me, Madre, vedendo appeso al legno il tuo Figlio e Dio, che ha appeso senza appoggio la terra sulle acque ed è l’autore di tutto il creato: perché risorgerò e sarò glorificato; frantumerò con forza il regno dell’ade, ne annienterò la potenza e riscatterò dalla sua malvagità i prigionieri, perché sono misericordioso e concederò loro il regno eterno.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytíkion. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza infatti ha sconfitto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demoni. Per le sue preghiere, Cristo Dio, salva le nostre anime.

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Vespro del 28 Novembre- Memoria del nostro santo padre Stefano il giovane e del martire Irenarco

28 NOVEMBRE

Memoria del nostro santo padre Stefano il giovane e del martire Irenarco.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia del santo.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Tutto consacrato al Signore dalla giovinezza, sei divenuto estraneo alla carne e al rapporto col mondo, o sacratissimo, essendo, o Stefano, ottimo monaco e ricettacolo del divino Spirito. Dopo aver rinchiuso in una strettissima casa il tuo corpo, o beato, hai sollevato a volo l’intelletto verso il cielo per rispecchiare l’ineffabile bellezza del Cristo Re e Dio: venerando la sua immagine, con grande forza hai lottato.

Dopo aver digiunato quaranta giorni come il Sovrano, stando chiuso in un carcere, ti sei preparato alla lotta, o sacro Stefano, sostegno dei monaci e decoro dei martiri; così gli spietati, buttandosi come belve addosso a te ti hanno straziato, trascinandoti iniquamente come agnello innocente e hanno posto con gli empi te, che hai lottato con forza e che intercedi con franchezza per le nostre anime.

Il popolo empio, cedendo alle empietà di un empio imperatore, o santo, ti prese spietatamente a sassate come il primo martire e spezzò, o padre, la tua santa testa; e trascinandoti con ogni crudeltà per le vie, fece uscire le tue viscere, o felicissimo, senza alcuna pietà di te, nemmeno dopo la morte. Oh, il tuo coraggio! La grande pazienza! La disposizione del tuo animo! È per questo, o Stefano, che hai ricevuto la corona immarcescibile.

Del martire. Stesso tono.

Il terzo giorno risorgesti.

Celebrando, come dobbiamo, o fedeli, le lotte del venerabile atleta, le fatiche del soldato di Cristo, gridiamo al Signore: Per le sue suppliche liberaci da ogni angustia.

Grande pace è venuta da Dio a te che hai lottato e attraversato la tempesta dei mali, o Irenarco beatissimo, nobile soldato e intercessore per quelli che ti celebrano.

Lottava con te un coro di donne e una divina schiera di fanciulli con il divino Akakios, che terminava l’agone con costanza e svigoriva l’inganno, o beato martire Irenarco.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2. Dello Studita.

Dall’infanzia sei stato consacrato a Dio, o Stefano sacratissimo, come il grande profeta Samuele e, salito al monte, ti sei reso gradito a Dio nella vita monastica. Ti sei poi accinto con coraggio alla lotta e per la sua icona ti sei sottoposto con grande risolutezza a tribolazioni ed esilio e hai sostenuto catene e prigioni. Trascinato, battuto, lapidato e con la testa spezzata, tu hai ottenuto dal Cristo Dio le corone. Supplicalo per noi, che celebriamo con affetto la tua memoria sempre venerabile, affinché siamo riscattati da passioni e tentazioni e dalla tribolazione futura e otteniamo la salvezza dell’anima.

E ora. Theotokìon.

Nessuno che accorra a te se ne va confuso, o pura Vergine, Madre di Dio, ma chiede la grazia e ottiene il dono, secondo ciò che conviene alla sua richiesta.

Oppure stavrotheotokìon. Riposta nei cieli.

L’agnella senza macchia, la Sovrana pura, vedendo un tempo il proprio agnello innalzato in croce, come madre dava in lamenti e sbigottita esclamava: Che cos’è questo spettacolo nuovo e inaudito, Figlio dolcissimo? Come dunque il popolo ingrato ti ha consegnato al tribunale di Pilato e ha condannato a morte te, vita dei mortali? Ma io celebro, o Verbo, la tua condiscendenza ineffabile.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4.

Avendo custodita integra in te l’immagine di Dio, padre santo, sei insorto pieno di coraggio a favore dell’icona di Cristo, senza lasciarti atterrire dalle minacce del Coprònimo, che hai anzi ucciso con la spada dello Spirito. Poiché dunque hai famigliarità con Dio, salva il tuo gregge da tutte le eresie, o Stefano dalle molte lotte.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Oppure stavrotheotokìon.

O straordinario prodigio!

Quale visione appare ai miei occhi, o Sovrano? Tu che reggi tutto il creato sei appeso a un legno? Sei messo a morte, tu che a tutti elargisci la vita? Così diceva piangendo la Madre di Dio, vedendo innalzato sulla croce l’Uomo-Dio, da lei ineffabilmente rifulso.

Apolytìkion del santo.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Tu che in precedenza ti eri esercitato nell’ascesi sul monte, distruggendo con l’arma della croce gli schieramenti dei nemici spirituali, o beatissimo, di nuovo valorosamente ti sei accinto alla lotta, uccidendo il Coprònimo con la spada della fede: e per entrambe le lotte sei stato coronato da Dio, o santo Stefano, martire insigne.

Gloria. Del martire. Tono 4.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta, ha ricevuto da te, nostro Dio, la corona dell’incorruttela: avendo la tua forza, infatti, ha abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon. E congedo.

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Vespro del 27 Novembre- Memoria del santo megalomartire Giacomo il persiano

27 NOVEMBRE

Memoria del santo megalomartire Giacomo il persiano.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia del santo.

Tono 2. Quando dal legno.

Abbandonando ciò che il mondo ha di piacevole, la nobiltà della stirpe, la ricchezza, la bellezza, rinnegando tutto ciò che è dei sensi, col corpo fatto a pezzi, a imitazione della passione, gioioso hai seguito Cristo, o Giacomo; poiché dunque partecipasti alla sua passione, ora sei divenuto veramente partecipe della sua gloria e del suo regno.

Con le membra della carne recise, sostenendo gli intollerabili dolori delle torture, o Giacomo, martire ammirabile di Cristo e calpestando con coraggio la crudeltà dei tiranni, ricevesti la preziosissima corona della vittoria: e ora, di essa adorno, o beato, stai presso il divino trono del tuo Sovrano con i tuoi compagni di lotta.

Poiché hai famigliarità con Cristo, difendi con ardore tutti quelli che celebrano con fede la tua sacra festa, o martire celebratissimo, strappandoli ai pericoli, liberandoli dalle passioni, salvandoli da ogni funesta congiuntura e procurando con le tue divine suppliche la salvezza dell’anima, affinché glorifichiamo le tue splendide lotte.

Gloria. Tono 2. Dello Studita.

Perseverando nella lotta, martire Giacomo, consegnasti il tuo corpo per amore di Cristo Dio; fosti fatto a pezzi, le mani, le cosce, le braccia, le gambe e le dita e infine la testa ti furono mozzate e così volasti ai cieli per regnare col Re dell’universo; perciò, o fortissimo fra i lottatori, non smettere di supplicare perché siano salvate le nostre anime da ogni male che viene dallo straniero.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Tu sola, senza strettezze, portasti in grembo il Dio incontenibile divenuto uomo per bontà, o santissima sposa di Dio. Perciò ti supplico di liberarmi dalle passioni che mi stringono, affinché, passando per il sentiero stretto e diritto, raggiunga, o Vergine, quella via che conduce alla vita.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella incontaminata, vedendo il proprio agnello tratto come un mortale al macello, per suo volere, diceva tra i lamenti: Ti affretti dunque a privare di figli colei che ti partorì, o Cristo: perché hai fatto questo, Redentore dell’universo? Tuttavia io canto e glorifico la tua somma condiscendenza che trascende ragione e intelletto, o amico degli uomini.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 1.

Divenisti un prodigio, o Giacomo, per la tua sopportazione in tutti i tormenti: mentre ti venivano tagliate le dita, le mani e le braccia, come pure le gambe fino alle cosce, restavi saldo; infine, mentre pregavi, recisero il tuo sacro capo. O martire dalle molte lotte, non smettere di pregare per noi Cristo, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Salve, tu che sei veramente.

Salve, bellezza di Giacobbe, eletta e amata da Dio; porta di quanti si salvano, molla che tiene la brace, annullamento della maledizione, o tutta benedetta; grembo che accolse Dio, redenzione dei caduti, più santa dei cherubini, elevata al di sopra del creato, visione difficile a scrutarsi, inaudita novella, indicibile racconto, cocchio del Verbo, nube da cui è sorto il sole, Cristo, per illuminare quanti sono nelle tenebre e concedere la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella, vedendo il proprio agnello affrettarsi al macello, prontamente lo seguiva, gridando a lui così: Dove vai, Figlio mio dolcissimo? Per chi, o Cristo, hai intrapreso questa corsa? Certamente non per un altro matrimonio in Cana, dove un tempo mutasti l’acqua in vino! Concedi una parola alla tua serva, Figlio mio amatissimo; non trascurare tacendo, o misericordioso, colei che oltre ogni comprensione ti partorì, o Dio, tu che doni al mondo la grande misericordia.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta, ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; avendo infatti la tua forza, ha sconfitto i tiranni e spezzato le audacie impotenti dei demòni. Per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

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Vespro del 26 Novembre- Memoria dei santi nostri pa dri Alipio il Kionìta e Nicon il metanoìte

26 Novembre

Memoria dei santi nostri padri Alipio il Kionìta e Nicon il metanoìte.

Al Vespro.

Al Signore a te, ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia Di sant’Alipio.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Alipio beatissimo, fin da fanciullo consacrasti la vita a Cristo nostro Dio; da lui corroborato sottomettesti alla parte razionale le passioni della carne, assoggettando il peggio al meglio; perciò supplica perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Alipio di senno divino, apparisti come grande astro che illumina la terra con splendori di prodigi e opere divine: per questo dopo la tua dormizione ti accolse la luce senza tramonto; perciò supplica perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Divenisti colonna dei monaci, sapiente Alipio, stando sopra una colonna, oppresso dalla calura e dal gelo e da tanti esercizi ascetici: perciò hai ricevuto divini carismi dello Spirito, per curare malattie e scacciare sofferenze acutissime.

Di san Nicon. Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Le fatiche e i modi delle fatiche innalzarono il tuo corpo e il fulgore dei modi, splendente per il divino Spirito, irraggiò con forza oltre ogni intendimento: mirabilmente fu infatti esaltata la tua sepoltura, zampillando torrenti per i fedeli; straordinaria visione: la tomba non impedì, né la pietra trattenne la potenza, ma come prima di morire ci predicavi la penitenza, così ora, dopo la morte, ci attiri alla conoscenza.

Venite, popoli, prostriamoci nella casa del Signore, dove è custodita la santissima tenda terrena del beatissimo; a lui elevando suppliche, con canti soavi e lampade splendenti, acclamiamo: Vieni, o santo, abbi pietà di quanti sono nelle angustie, strappali ai marosi e alla tempesta delle tribolazioni, affinché glorifichiamo la tua urna gradita e preziosissima e veneriamo l’icona che fa scorrere myron profumato.

La città di Laconia ti possiede come ricchezza inalienabile, o beato ammirabile, che la rischiari di luminosi splendori; anche ora, Nicon, concedile la pace, riempila di trofei, piegando l’alterigia dei nemici e i loro schieramenti con i dardi delle tue preghiere, o nostro padre e, pregando con franchezza per le nostre anime, colma della tua compassionevole elargizione i cuori di noi, che con fede t’inneggiamo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Per la purezza del suo intelletto, Isaia da lungi predisse, o Vergine, che avresti partorito l’Artefice del creato, o castissima venerabile: poiché tu sola, da che il mondo esiste, apparisti purissima. Perciò ti prego: purifica il mio cuore contaminato, rendimi partecipe, o Vergine, del divino fulgore di tuo Figlio e fa’ che stia alla sua destra quando siederà, come sta scritto, a giudicare tutto il mondo.

Oppure stavrotheotokìon.

I giudici d’Israele ti giudicarono reo di condanna a morte, o Figlio, facendo comparire in tribunale come un condannato te, che sei giudice dei vivi e dei morti, o Salvatore; ti consegnarono a Pilato e ti condannarono, ahimè, quegli empi, prima della sentenza; vedendo questo ne sono trafitta e con te condannata, Signore: preferisco perciò morire, che vivere tra i lamenti. Così gridava la Madre di Dio, o solo misericordiosissimo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion di sant’Alipio. Tono 1.

Divenuto colonna di pazienza, emulando i progenitori, o santo: Giobbe nei patimenti, Giuseppe nelle tentazioni e il modo di vita degli incorporei, pur essendo in un corpo. Alipio, santo padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. Di san Nicon.

Tono 3. La confessione della fede.

Gioisce la città dei lacedemoni nel possedere l’urna divina delle tue reliquie, che fa scaturire rivi di guarigioni e libera dalle tribolazioni tutti quelli che con fede a te accorrono, o padre Nicon santo; supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon e congedo.

Il resto del vespro e la conclusione.

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Vespro del 25 Novembre- Memoria della santa meg alomartire di Cristo e sapientissima Caterina e del santo megalomartire Mercurio. Oggi si conclude la festa dell’Ingresso al tempio

25 Novembre

Memoria della santa megalomartire di Cristo e sapientissima Caterina e del santo megalomartire Mercurio. Oggi si conclude la festa dell’Ingresso al tempio.

Al Grande Vespro

Dopo il salmo introduttivo, la prima stasi del primo kàthisma del salterio (Beato l’uomo). Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà della festa e 3 della santa.

Stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. O straordinario prodigio.

Oggi, fedeli, danziamo cantando con salmi e inni al Signore, venerando anche la sua dimora santificata, l’arca animata che accolse l‘incontenibile Verbo: soprannaturalmente infatti si offre a Dio, ancora bambina nella carne e il grande sacerdote Zaccaria lieto l’accoglie come dimora di Dio.

Oggi il tempio animato della santa gloria di Cristo nostro Dio, la sola pura benedetta tra le donne è presentata al tempio della Legge per dimorare nel Santo dei santi; si allietano con lei nello spirito Gioacchino e Anna e i cori delle vergini cantano al Signore, salmeggiando e onorando la Madre sua.

Tu sei l’annuncio dei profeti, gloria degli apostoli, vanto dei martiri e rinnovamento di tutti i mortali, Vergine Madre di Dio: per te infatti siamo riconciliati con Dio. Onoriamo dunque il tuo arrivo nel tempio del Signore e con l’angelo noi tutti, salvati dalla tua intercessione, a te, venerabilissima, gridiamo salmeggiando: Salve.

Della santa. Stesso tono.

Esultanza delle schiere celesti.

Oggi tripudia la città di Alessandria, che con affetto conserva nel tuo divino tempio le tue fasce, o martire; perciò anche noi piamente festeggiamo, o Caterina, la tua memoria venerabile: prega per quanti ti onorano.

Festeggiamo ora la memoria di Caterina: poiché essa davvero ha abbattuto a parole e fatti tutte le potenze del nemico e l’opposizione dei rètori; liberaci dunque dalle eresie, o Dio, per le sue preghiere.

Salve, martire gloriosissima, venerabile Caterina: poiché sul monte Sinai, dove Mosè vide il roveto che non si consumava, Cristo, che là ha ora trasferito la tua tenda mortale a Dio gradita, ti custodisce fino al tempo del suo secondo avvento.

Gloria. Della santa. Tono 2.

Con gioia accorriamo, o amici dei martiri, alla solennità della martire Caterina, sapiente in Dio e coroniamola di lodi, come di fiori, a lei acclamando: Salve, tu che confutasti l’insolenza piena di ignoranza dei retori ciarlieri e li guidasti alla fede divina. Salve, tu che per amore del tuo Creatore consegnasti il corpo a molteplici tormenti e non ti lasciasti abbattere, resistente come incudine. Salve, tu che, in compenso delle pene, fosti introdotta nelle celesti dimore e ottenesti il gaudio dell’eterna gloria: che neppure noi tuoi cantori, che ad essa aspiriamo, siamo delusi nella nostra speranza.

E ora. Della festa. Tono pl. 4.

Dopo la tua nascita, Sovrana, sposa di Dio, sei giunta nel tempio del Signore per essere allevata nel Santo dei santi come creatura santificata; allora a te, purissima, fu anche inviato Gabriele, per portarti cibo; tutti gli esseri celesti stupirono vedendo lo Spirito santo dimorare in te; tu dunque, senza macchia, né contaminazione, in cielo e in terra glorificata, Madre di Dio, salva la nostra stirpe.

Ingresso, Luce gioiosa, il prokìmenon del giorno e letture, a discrezione di chi presiede.

Lettura della profezia di Isaia (43, 9-14).

Cosí dice il Signore: Tutte le genti si sono riunite insieme e si riuniranno dei capi di mezzo a loro. Chi proclamerà fra loro queste cose, o chi vi farà udire ciò che è sin dal principio? Producano i loro testimoni, si giustifichino e dicano il vero. Siate miei testimoni: e anch’io, il Signore Dio, sono testimone, insieme con il servo che mi sono scelto, affinché conosciate, crediate in me e comprendiate che Io Sono. Prima di me non ci fu altro Dio, né ci sarà dopo. Io sono Dio e non c’è salvatore all’infuori di me. Io ho proclamato e ho salvato; io ho rimproverato e non c’era fra voi dio straniero: voi siete miei testimoni e io sono il Signore Dio. Dal principio io sono e non c’è chi sfugga dalle mie mani; io agirò e chi lo impedirà? Cosi dice il Signore Dio, colui che vi redime, il santo d’Israele.

Lettura della Sapienza di Salomone (3, 1-9).

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e nessun tormento può toccarle. Parve agli occhi degli stolti che morissero e fu considerato un danno il loro esodo e una rovina la loro dipartita: ma essi sono nella pace. Infatti, anche se agli occhi degli uomini vengono castigati, la loro speranza è piena di immortalità. Un poco corretti, riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé. Come oro nel crogiuolo li ha saggiati e come olocausto li ha accettati. Nel tempo in cui saranno visitati risplenderanno e correranno qua e là come scintille nella stoppia. Giudicheranno genti e domineranno popoli e regnerà su di loro il Signore per sempre. Quelli che confidano in lui comprenderanno la verità e coloro che sono fedeli nell’amore dimoreranno presso di lui: perché grazia e misericordia sono per i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Lettura della Sapienza

di Salomone (5, 15-23 & 6, 1-3).

I giusti vivono in eterno, la loro mercede è nel Signore e l’Altissimo si prende cura di loro. Per questo riceveranno il nobile regno e lo splendido diadema dalla mano del Signore, poiché egli con la sua destra li copre e col suo braccio li protegge. Prenderà come armatura la sua gelosia e armerà la creazione per far vendetta dei nemici. Rivestirà la corazza della giustizia e cingerà come elmo un giudizio verace. Prenderà come scudo invincibile la santità; aguzzerà come spada la sua collera severa: il mondo combatterà insieme con lui contro gli insensati. Scoccheranno gli infallibili dardi dei fulmini e come da un arco ben teso, dalle nubi voleranno al bersaglio e dalla fionda saranno scagliati chicchi di grandine pieni di furore. Infurierà contro di loro l’acqua del mare, i fiumi li sommergeranno senza pietà. Si leverà contro di loro un vento impetuoso e li disperderà come un uragano. L’iniquità renderà deserta tutta la terra e le cattive azioni rovesceranno il trono dei potenti. Ascoltate dunque, o re e comprendete; imparate, giudici dei confini della terra; porgete l’orecchio, voi che dominate le moltitudini e che vi gloriate del gran numero dei vostri popoli: il vostro potere vi è stato dato dal Signore e la vostra sovranità dall’Altissimo.

Alla Litì. Gloria. Della santa. Tono 2.

Come vaso di mirra hai offerto il tuo sangue al tuo sposo, invincibile atleta Caterina, ricevendo poi in premio da lui la corona incorruttibile. Per questo hai zittito la chiacchiera dei retori, guidandoli alla conoscenza divina ed essi ottennero la corona del martirio con la sapiente imperatrice. Prega dunque Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Della festa. Tono 4.

Oggi è condotto al tempio del Signore il tempio che accoglie Dio, la Madre di Dio e Zaccaria la riceve; oggi il Santo dei santi esulta e il coro degli angeli è misticamente in festa; con loro anche noi oggi festeggiamo e con Gabriele acclamiamo: Salve, piena di grazia, il Signore è con te, lui che possiede la grande misericordia.

Allo stico, stichirà della festa oppure questi prosòmia di san Mercurio.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Con l’alleanza dello Spirito Santo, o atleta Mercurio, sconfiggesti l’avversario come invitto soldato, con l’arma della fede annientasti miriadi di etiopi spirituali e compiuto il tuo agone secondo le regole con tutti gli atleti fosti incoronato, beatissimo megalomartire.

Stico. Il giusto fiorirà come palma e come cedro del Libano darà frutto.

Dal cielo ti fu inviato un angelo per ordine del santo Spirito per curare le tue ferite, mirabile martire; da lui fortificato, sopportasti d’essere crudelmente bruciato e sospeso con una pesantissima pietra legata ai piedi, mentre il tuo sangue colava dappertutto.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra ha reso mirabili in loro tutti i suoi voleri.

Sebbene arruolato per l’imperatore terreno, o Mercurio, quando ti fu da lui ordinato di sacrificare ai demòni, sopportasti piuttosto una morte violenta nei supplizi; e incoronato salisti a Cristo per unirti alla folla dei martiri con i quali preghi per il mondo.

Gloria. Della santa. Tono 2. Di Babila.

Dopo esserti esercitata in una vita immateriale, raggiungesti il tribunale ateo e ti presentasti con i trofei in mano, o venerabile Caterina, fiorente nello splendore di Dio; rivestita la forza divina, ti prendesti gioco del decreto del tiranno e facesti tacere, o grande lottatrice, gli insulsi discorsi dei retori.

E ora. Della festa. Tono pl. 2.

Oggi noi, moltitudini di fedeli qui convenuti, festeggiamo spiritualmente una solennità e piamente acclamiamo la Vergine, figlia e Madre di Dio, condotta al tempio del Signore, prescelta da tutte le generazioni, per essere dimora di Cristo, Re universale e Dio di tutte le cose. O vergini, fate strada recando lampade, per onorare l’augusto incedere della sempre Vergine. O madri, deponendo ogni tristezza, seguitela piene di gaudio, per celebrare colei che è divenuta Madre di Dio, causa della gioia del mondo. Tutti dunque, con l’angelo, con gioia gridiamo: Salve alla piena di grazia, che sempre intercede per le nostre anime.

Apolytìkion della festa. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio palesemente la Vergine si mostra e preannunzia a tutti Cristo. Anche noi a gran voce a lei acclamiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore.

Gloria. Della santa.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Cantiamo l’illustre sposa di Cristo, la divina Caterina, protettrice del Sinai, nostro aiuto e soccorso: essa ha splendidamente chiuso la bocca con la spada dello Spirito ai più abili tra gli empi e ora, incoronata come martire, chiede per tutti la grande misericordia.

E ora. Di nuovo il tropario della festa.

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Vespro del 24 Novembre- Memoria dei nostri santi padri e ieromartiri Clemente di Roma e Pietro di Alessandria

24 NOVEMBRE

Memoria dei nostri santi padri e ieromartiri Clemente di Roma e Pietro di Alessandria.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia di san Clemente.

Tono 2. Quando dal legno.

Tralcio della vite della vita, sapientissimo padre e gerarca, in spirito portasti bei grappoli di dogmi, stillanti in ogni tempo il vino salutare della divina conoscenza e allietanti i cuori di tutti i fedeli, che sinceramente ti onorano, o beatissimo Clemente teòforo.

Discepolo di Pietro il corifèo, o padre, su questa pietra edificasti te stesso, come pietra preziosa, o illustre e abbattesti ogni costruzione politeista, rimuovendola con la leva delle tue parole; elevasti invece templi divini a onore della Trinità, o beato, per la quale lottasti e ricevesti la corona del martirio.

Come sole raggiante luce sorgesti dall’occidente, illuminando chiaramente la terra con il fulgore dei tuoi dogmi e le tue cicatrici, o padre; raggiundo, o beatissimo Clemente, le regioni dell’oriente, tramontasti nella morte e sorgesti per Cristo, senza sosta splendendo dei ricchi fulgori superni, per divina partecipazione.

Di san Pietro.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Difendendo la consustanzialità della Trinità sovrasostanziale, come Monade increata, o beatissimo, abbattesti Ario, mostrandoci l’indivisibilità del Figlio, perché partecipe della stessa divinità col Padre e lo Spirito.

Si placò l’impeto omicida dei persecutori; lo spargimento di sangue si arrestò dileguandosi, perché a entrambi fu posto il sigillo, o Pietro sapiente, col tuo sacro martirio, come si arrestò un tempo il sangue che scorreva dal figlio di Mosè per la selce di Zippora.

Dopo esserti distinto come pastore, o ieromartire di Cristo, generosamente esibisti le lotte del martirio, per entrambe le cose ricevendo l’unica corona, di entrambe adornandoti, del sacerdozio e delle fatiche della lotta: prega dunque per la nostra salvezza.

Gloria. Di san Clemente. Tono pl. 2.

Distolto l’intelletto dalla molestia delle passioni, hai fatto sì che si dedicasse, o sacratissimo Clemente, alla conoscenza degli esseri; perciò colui che propriamente e primariamente è, ti attirò ad essa tramite Pietro, il primo tra gli apostoli, che ti iniziò alle cose divine e ti lasciò come suo degno successore; dopo di lui, o sapientissimo, ottimamente conducesti la Chiesa, andando poi a lui col martirio, per vivere puramente come dio unito a colui che è veramente Dio; implora senza sosta perché anche noi otteniamo ciò, o ieromartire apostolo.

E ora. Della festa. Tono pl. 4.

Dopo la tua nascita, Sovrana, sposa di Dio, giungesti nel tempio del Signore per essere allevata nel Santo dei santi, come creatura santificata; allora a te, purissima, fu anche inviato Gabriele, per portarti cibo; tutti gli esseri celesti stupirono vedendo lo Spirito santo in te dimorare. Tu dunque, senza macchia, né contaminazione, in cielo e in terra glorificata, Madre di Dio, salva la nostra stirpe.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Venite voi tutti, amici della festa, onoriamo con inni la sola Madre di Dio, pura e vergine; lietamente, o vergini, con lampade luminose, elevate preghiere alla Vergine pura, introdotta nel tempio del Creatore.

Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, a te saranno condotte le sue compagne.

Si aprano le porte: accogliete con fede, o vergini con le lampade in mano, la pura Madre del nostro Dio, la gioia di tutti giunta al tempio e acclamate: Tu sei benedetta fra le donne, Madre di Dio sempre Vergine.

Stico. Saranno condotte con gioia ed esultanza, al tempio del re saranno condotte.

La Madre di Dio si è realmente rivelata al mondo come frutto glorioso di santa promessa, poiché è elevata al di sopra di tutte le cose; piamente condotta nella casa di Dio, dà compimento alla preghiera dei genitori, custodita dal divino Spirito.

Gloria. Di san Pietro. Tono 4. Di Anatolio.

Consacrato sacerdote dalla mano di Dio, con lo stesso nome dell’apostolo e suo seguace nelle opere, pascolavi le pecore razionali nei pascoli evangelici, come sapiente e vero pastore; mostrandoti degno successore di Marco, terminasti la corsa della fede col sangue della lotta, sacrificato per il popolo e conformato a Cristo. Prega per le nostre anime.

E ora. Della festa. Tono pl. 4.

Davide cantò per te un preludio, o pura, prevedendo la tua consacrazione con l’ingresso nel tempio; per esso, festanti, ti glorificano oggi i confini, o lodatissima, poiché tu che sei vergine prima del parto e dopo il parto sei rimasta incorrotta, Madre del Verbo della vita, entri oggi nel tempio; Zaccaria ti accoglie lieto, o Sovrana e il santo dei santi esulta accogliendoti, nutrice della nostra vita, perciò anche noi a te gridiamo con canti: Supplica per noi tuo Figlio, nostro Dio, di donarci la grande misericordia.

Apolytìkion dei santi. Tono 4.

O Dio dei nostri padri, che sempre agisci con noi secondo la tua clemenza, non distogliere da noi la tua misericordia, ma per le loro preghiere dirigi la nostra vita nella pace.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio pubblicamente la Vergine si mostra e Cristo è preannunziato a tutti. Anche noi a gran voce a lei gridiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore.

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Vespro del 23 Novembre- Memoria dei nostri santi padri Anfilochio, vescovo di Iconio e Gregorio di Agrigento

23 NOVEMBRE

Memoria dei nostri santi padri Anfilochio, vescovo di Iconio e Gregorio di Agrigento.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Di sant’Anfilochio. Tono 4. Hai dato come segno.

Ottenuta in sorte una volontà libera e un pensiero padrone delle passioni, sapientemente assegnasti al bene, o beatissimo, l’egemonia sul male, usando, o padre, un’esattissima bilancia: divenisti perciò atto alla divina visione e alla contemplazione di Dio, o gerarca divinamente ispirato.

Disperdesti i lacci e dissolvesti le insidie delle eresie, o santo, con rettitudine di dottrina e rigorosissima teologia, fuggendo le divisioni e le pessime fazioni, restando nei limiti della nostra pia fede e proclamando la Triade nella Monade della divinità, o padre.

Istruendo con arte colui che regnava sulla terra, oltrepassasti il figlio di costui senza prostrarti, insegnando sapientemente che se si trascura di adorare il Figlio, arderà di sdegno il Padre che lo generò prima dei secoli, trascendendo ogni intelligenza impassibile e incorporea, come egli sa, o santo.

Di san Gregorio.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Sacro padre Gregorio, dalle fasce fosti consacrato a Dio, aderendo con stabile consenso a colui che creò tutto; da lui illuminato, attraversasti la notte delle passioni e balenasti il fulgore delle guarigioni e le grazie dei prodigi, scacciando malattie di vario genere e spiriti dell’errore.

Mirabile padre Gregorio, con l’intelletto puramente splendente di illuminazioni, placasti il mare burrascoso delle passioni e volando con le ali purissime dell’impassibilità, raggiungesti l’ineffabile e inconcepibile bellezza superne, sempre pregando per noi tuoi cantori.

Gregorio, padre dei padri, divenisti canone del sacerdozio, icona di temperanza, sostegno dei monaci, fondamento della Chiesa, lampada di carità, trono di percezione spirituale, fonte di prodigi, lingua di fuoco, bocca dal dolce parlare, strumento del divino Spirito e paradiso spirituale, o beato in Dio.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Venite, fedeli tutti, facciamo l’elogio della sola senza macchia, la predetta dai profeti e presentata al tempio, la Madre prestabilita prima dei secoli, divenuta alla fine dei tempi Madre di Dio; Signore, per la sua intercessione, concedi a noi la tua pace e la grande misericordia.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Dice Davide, padre di Dio: Saranno condotte al Re le vergini nel tempio del Signore, dietro di te, o Vergine, in danza con lampade risplendenti, per accompagnarti nel santuario, o pura, come santa arca di Dio.

Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, a te saranno condotte le sue compagne.

Quasi raccogliendo qua e là fiori variopinti da prati spirituali, cioè dalle parole dello Spirito, intrecciamo gioiosamente per la Vergine corone di lodi e presentiamole a lei degnamente come dono vigilare.

Stico. Saranno condotte con gioia ed esultanza, al tempio del re saranno condotte.

Si apra la porta del divinissimo tempio e accolga nel suo interno la celeste porta; festeggi la stirpe dei mortali, esultino gli angeli, celebrando con gioia con noi l’ingresso al tempio della Madre di Dio.

Gloria. E ora. Tono pl. 1. Del Maestro Leone.

Brilla il giorno gaudioso e la venerabilissima festa: oggi infatti è condotta al tempio colei che prima del parto è vergine e dopo il parto vergine rimane; gioisce il vecchio Zaccaria, padre del precursore e lietamente acclama: È giunta la protezione dei tribolati nel tempio santo, come santa, per essere consacrata dimora del Re dell’universo; si allieti il progenitore Gioacchino e Anna esulti, presentando a Dio, come giovenca di tre anni, la purissima Sovrana; madri, danzate in coro, vergini tripudiate e voi sterili, unitevi al coro: perché la predestinata come regina dell’universo ha aperto per noi il regno dei cieli. Gioite, popoli ed esultate!

Apolytìkion dei santi. Tono 4.

O Dio dei nostri padri, che sempre agisci con noi secondo la tua clemenza, non distogliere da noi la tua misericordia, ma per le loro preghiere dirigi la nostra vita nella pace.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio pubblicamente la Vergine si mostra e Cristo è preannunziato a tutti. Anche noi a gran voce a lei gridiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore.

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Vespro del 22 Novembre- Memoria del santo apostolo Filèmone e dei suoi compagni Appia, Archippo e Onesimo e della santa martire Cecilia e dei suoi compagni

22 Novembre

Memoria del santo apostolo Filèmone e dei suoi compagni Appia, Archippo e Onesimo e della santa martire Cecilia e dei suoi compagni.

Al Vespro

Al Signore a te, ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! In anticipo è ora prefigurata l’ineffabile realtà futura, oggi, in simboli visibili, le realtà intelligibili: poiché colei che fa rifulgere nel mondo la luce divina, è condotta come sposa al tempio divino, lei che noi celebriamo come tempio soprannaturale della Divinità, tempio santo e sempre luminoso di Cristo, datore di luce.

Il sapiente Gioacchino ha davvero offerto con Anna una primizia accetta a colui che si degnò dar loro un frutto divino, proprio la divina fanciulla Maria, per la quale è stato sciolto il debito del dolore; e noi con gioia piamente la celebriamo, perché è divenuta causa di gioia per tutto il mondo.

Venite, misticamente accorriamo e precediamo la Vergine con le lampade della fede, facendo luce al suo ingresso: essa entra infatti con gloria nel tempio di Dio, vera promessa sposa dello Spirito; festeggiamo dunque in modo degno di Dio la sua solennità amabile, gioendo tutti per il suo ingresso.

Degli apostoli. Tono 2. Quando dal legno.

Tralcio della vite della vita, o glorioso Filèmone, stillasti il vino della conoscenza divina per le anime nel dolore e allietasti i cuori incupiti dal buio dell’inganno e avvolti nella caligine della follia idolatra: perciò festeggiamo lietamente la tua memoria di divino splendore.

Ti onora la città di Gaza, perché per te, beato, vide la luce della conoscenza; e Colossi, possedendo come ricchezza il tuo corpo divino, ne raccoglie le guarigioni e la grazia da esso sempre sgorganti; perciò festeggia la tua memoria, venendo liberata dai pericoli, o glorioso Filèmone, per la tua preghiera.

Con fede celebriamo il sapiente gerarca Archippo con la venerabile Appia, cantando Filèmone e Onesimo, sacri araldi di Dio, venerandi maestri che con il verbo sradicarono l’inganno politeista e piantarono in tutti la conoscenza della verità; perciò piamente festeggiamo la loro memoria.

Gloria. Degli apostoli. Tono pl. 2.

Venite, concordi inneggiamo ai testimoni oculari del Verbo, iniziati alle sue meraviglie: Filèmone e Onesimo, Appia e Archippo, apostoli di Cristo; ad essi acclamiamo: Salve, astri della terra, difesa di Colossi; salve, voi che siete vissuti come gli angeli, coraggiosamente abbattendo l’inganno degli idoli e annunziando Cristo Salvatore; poiché dunque state davanti al trono della Trinità santa, pregate per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Della festa. Tono 1.

Esulti oggi il cielo in alto e le nubi piovano letizia sulle magnificenze assai prodigiose del nostro Dio: ecco, infatti, la porta che guarda a oriente, generata secondo la promessa da una sterile senza frutto e consacrata come dimora di Dio, è condotta oggi al tempio come oblazione pura; esulti Davide suonando la cetra: Saranno condotte al Re le vergini dietro a lei, dice, le sue compagne saranno condotte: dentro alla tenda di Dio, nel luogo del suo propiziatorio dovrà venir allevata per essere dimora, a salvezza delle nostre anime, di colui che prima dei secoli è stato immutabilmente generato dal Padre.

Allo stico, volendo, si possono dire le stichirà prosòmia di santa Cecilia.

Tono 4. Hai dato un segno.

Serbasti il tuo corpo e il tuo pensiero intoccato da piaceri impuri e offristi te stessa al Creatore come sposa senza macchia, santamente ornata degli ornamenti di cui ti rivestì il martirio, o beata; perciò Cristo ti accolse nel talamo luminoso delle sue nozze immacolate, o illustrissima Cecilia.

Ti fece profumare come rosa fragrante il Signore, vergine venerabile, aggiogando due fratelli che aspirarono il profumo della tua intercessione; perciò abbandonando il fetido culto dell’errore, furono degni dell’ineffabile divino profumo della Vergine bambina, per bontà effuso.

Disprezzando la ricchezza, amasti il cielo e trascurando il fidanzato, con molta sapienza collocasti te stessa fra gli ordini delle vergini e lottando strenuamente ti avvicinasti allo sposo celeste e virilmente stritolasti l’orgoglio dell’avversario, o splendore degli atleti.

Altrimenti queste della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Oggi, come dice il salmo, le folle delle vergini, accese le lampade, fanno gioiosamente strada alla sola purissima.

Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, a te saranno condotte le sue compagne.

Ricevi, o profeta, il monte spirituale, la mensa divina, il ponte, l’urna: la sola purissima.

Stico. Saranno condotte con gioia ed esultanza, al tempio del re saranno condotte.

Apri le porte del tempio, Zaccaria profeta e ricevi la divina porta di Dio, la sola sempre Vergine.

Gloria. E ora. Tono 2.

Oggi è condotta al tempio la Vergine purissima per divenire dimora di Dio, Re dell’universo, che nutre tutta la nostra vita; oggi la purissima dimora consacrata, come vitella di tre anni, è introdotta nel santo dei santi: a lei come l’angelo acclamiamo: Salve, sola benedetta fra le donne.

Apolytìkion degli apostoli. Tono 3.

Santo apostolo Filèmone, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio pubblicamente la Vergine si mostra e Cristo è preannunziato a tutti. Anche noi a gran voce a lei gridiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore.

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