11 Novembre
Memoria dei santi martiri Minà, Vittore e Vincenzo e della santa martire Stefanide e del nostro beato padre Teodoro lo studita, il confessore.
Al Mattutino
Apolytìkion di san Minà.
Tono 4. Presto intervieni.
Abbandonasti la milizia del mondo, o atleta, ricevendo eredità celeste e corona incorruttibile, o atleta sapiente, disprezzando la gloria di un Sovrano terreno, affrontasti le lotte di un nobile martirio. Perciò, megalomartire Minà, non smettere di pregare perché siamo salvati.
Dei martiri. Tono 4. Presto intervieni.
I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.
Del beato. Tono pl. 4.
Guida d’ortodossia, maestro di pietà e di decoro, illuminatore dell’ecumène, ornamento dei sommi sacerdoti divinamente ispirato, sapiente Teodoro, con le tue dottrine tutti illuminasti, o lira dello Spirito; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.
Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’oktòichos e questi due dei santi.
Canone dei martiri senza acrostico.
Ode 1. Tono 4. Irmòs.
Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.
Prega il Signore, glorioso Minà, di inviare dal cielo a me, che onoro la tua memoria e le tue valorose lotte, la luce che dissolve la tenebra della mia ignoranza.
Desiderando vedere l’immortalità futura, fosti condannato a morte, o martire; amando la morte di colui che sconfisse la morte, ne imitasti la passione, o beato Minà.
Non sopportando, o illustrissimo, vedere offeso Dio, ti allontanasti sui monti, esercitandoti nella lotta e nell’agone, che conducesti con grande fermezza.
Theotokìon. Come mensa animata contenesti il pane della nostra vita, come roveto portasti il fuoco che non bruciava e come vite germogliasti il grappolo non coltivato, o purissima.
Canone del beato. Acrostico: L’illustre Teodoro con questi canti celebro. Di Teofane.
Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.
La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.
Illuminato dai raggi dello Spirito, o divino padre, eri una colonna fulgidissima, guidando alla terra promessa quanti saggiamente ti seguivano, o Teodoro, iniziato ai misteri ineffabili.
Per l’ineffabile inclinazione che ti portava tutto a Dio, venerabile padre teoforo Teodoro, prima della fine dei giorni indossasti la vivificante mortificazione e ora degnamente hai ottenuto la vita eterna.
Sconfitti gli impeti delle passioni, con forza respingesti tutti gli assalti dei tiranni, beato Teodoro e liberamente insegnavi a venerare l’icona di Cristo e le immagini dei santi.
Meditando con mente purificata le scritture ispirate da Dio, o sapientissimo, raccogliesti ricchezza di virtù e arricchito dalla contemplazione rifulgevi per i dogmi della pietà e lo splendore della vita, o beato.
Theotokìon. In modo divino e umano il Verbo di Dio, prima senza corpo, soprannaturalmente venuto nel mondo, generasti incarnato, purissima Madre di Dio Vergine, perciò tutti ti celebriamo quale nostra protezione dopo Dio.
Dei martiri. Ode 3. Irmòs.
Non è la scienza, né la potenza o la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Sapienza enipostatica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.
Irritato di tuoi sapientissimi discorsi, il tiranno ti frusta ferocemente con rudi flagelli pensando con essi di abbatterti, beato Minà.
Elevando gli occhi dell’intelletto al Signore, sopportasti i pesi di gravi torture fisiche con pensiero nobile, Minà ammirabile.
Senza temere la crescente piena dei tormenti colmo di zelo divino, affrontasti le lotte acclamando: Non ricercato sono venuto spontaneamente.
Theotokìon. L’incarnato da te, purissima, accettando volontariamente la morte, fece superare le porta dell’ade a me, morto per il pessimo cibo dell’albero.
Del beato. Tu che in principio.
Rafforzato dall’armatura di Cristo, o beatissimo, sopportavi i dolori delle ferite, duramente fustigato e imprigionato al buio, divenendo partecipe della passione come del regno.
Sapientemente divinizzato e infiammato di zelo, confutasti con i tuoi insegnamenti, o sapientissimo, le empie dottrine dei pazzi, arricchito dalla grazia di Dio, o Teodoro.
Pratico nella contemplazione, teologo nell’azione, o padre Teodoro, eri maestro d’ascesi, glorioso ieromartire, colonna di ortodossia, fondamento della Chiesa.
Theotokìon. Dio Verbo, coeterno al Padre e allo Spirito, volendo riplasmare il progenitore, prese l’archetipo della specie secondo la sua ipòstasi da te, pura, avendo trovato te, Genitrice di Dio, più pura di tutti.
Irmòs. Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e disponesti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o solo amico degli uomini.
Kontakion del beato.
Tono 2. Cercando le cose di lassù.
Adornasti la tua vita ascetica e pari agli angeli con le lotte ascetiche e apparisti, Teodoro beato in Dio, compagno degli angeli, con i quali senza sosta preghi Cristo Dio per tutti noi.
Kathisma del martire.
Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
L’Egitto un tempo dominato dalla terribile tenebra dell’ignoranza, ha fatto sorgere te, divino martire Minà, luminare universale, che scaccia con efficacia la notte dell’ateismo con le ferite delle tue divine lotte, perciò festeggiando splendidamente il tuo luminoso e venerabile giorno con zelo acclamiamo a te, vanto degli atleti: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.
Gloria. Del beato. Tono 3. La confessione.
Arricchito di dogmi divini, salvasti la fede ortodossa, affrontando per essa pericoli, o Teodoro, lottando nell’esilio e subendo flagelli, sopportando la reclusione in carcere, o beato padre; supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.
E ora. Theotokìon.
Divenisti dimora divina del Verbo, unica Vergine Madre purissima, essendo superiore in purezza agli angeli; purifica con le divine onde delle tue preghiere me, che sono divenuto più di tutti insozzato da trasgressioni carnali, concedendo, o venerabile, la grande misericordia.
Oppure stavrotheotokìon.
L’agnella incontaminata del Verbo, l’intatta Vergine Madre, contemplando sospeso alla croce colui che senza dolore da lei germogliò, maternamente gemeva gridando: Ahimè, figlio mio! Come soffri volontariamente per liberare l’uomo dalle passioni dell’infamia?
Dei martiri. Ode 4. Irmòs.
Colui che siede con gloria sul trono della divinità, Gesù, Dio trascendente ogni pensiero, venne su nube leggera nell’incontaminata Vergine e salvò quanti acclamano: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.
Con l’aspersione del tuo sangue spegnesti le braci del politeismo, la falange dei demòni sprofondò, ma la Chiesa di Cristo fu irrigata, beatissimo Minà, atleta insigne.
Con la tua sospensione al legno raffiguri la passione della croce uccidendo l’amaro serpente, o martire e sopportando le ferite, ottenesti le delizie eterne nei cieli, o nobilissimo.
Theotokìon. Concepisti Dio ineffabilmente incarnato dal tuo sangue, ospitando colui che divinamente è conosciuto in due essenze e volontà, o ignara di nozze.
Del beato. Tu sei mia forza.
Secondo il nome che porti, donasti un dono di Dio al mondo, risplendendo di ricche grazie, avendo davvero la fonte degli splendori; per questo fosti degno di esultare con le folle dei maestri, degli asceti e dei martiri, o Teodoro.
Quale strenua resistenza fu la tua! Per essa gettasti a terra l’arroganza dei tiranni e ottenesti, o sapiente in Dio, dalla fonte dei beni, la suprema beatitudine sovraintellettuale per cantare con i cori incorporei: Gloria alla tua potenza, o unico filantropo.
Le parole di Dio dimoravano manifestamente in te, sapientissimo Teodoro e tu facevi scorrere copiosamente i fiumi dei dogmi con cui ora noi tuoi discepoli ci dilettiamo, gridando grati con voci mai silenti, o divino: Gloria alla tua gloria, filantropo.
Theotokìon. Tutto l’uomo rinnovi in te, purissima, unendo tutto colui che senza lasciare il seno paterno si degnò di dimorare anche nel tuo grembo, colui che volontariamente per compassione s’impoverì arricchendo con la divinità il mondo.
Del martire. Ode 5. Irmòs.
Gli empi non vedranno la tua gloria, Cristo, ma noi vegliando dalla notte inneggiamo a te, filantropo unigenito, splendore della gloria divina.
Irraggiasti chiaramente coi bagliori del martirio, dileguando la tenebra dell’ateismo, o sapientissimo e illuminando le folle dei fedeli, o Minà, celebratissimo atleta.
Ogni progetto dei nemici fu sventato dalla tua strenua pazienza: né fame, né flagelli, né bruciature, né dolore di torture annullarono il tuo proposito.
Theotokìon. Rinnova la mia natura corrotta colui che in modo sovrannaturale concepisti, il Redentore che mi libera dalla maledizione antica: pregalo di salvarci, pura Madre di Dio.
Del beato. Perché mi hai abbandonato.
Purificando col Verbo intelletto, anima e corpo, divenisti tempio preziosissimo del Dio di tutti, padre Teodoro, offrendo tutto te stesso a Cristo come incenso profumato, divenendo sacerdote e sacrificio.
Illuminato, o beato, dal fulgore dello Spirito, a tutti irraggiasti, con lingua teologa, lo splendore puro della Trinità e l’indicibile mistero sovraintellettuale dell’incarnazione del Dio Verbo, o padre.
Coabitando intellettualmente ora con gli angeli, supplica Cristo di liberare da passioni e pericoli quanti ti dicono beato e onorano la tua gloriosissima e divina memoria, o beato Teodoro felicissimo.
Theotokìon. In modo inesprimibile, Vergine, ospitasti in te colui che rifulgendo prima dei secoli dal Padre, diventa uomo per liberare l’uomo dalla corruzione e guidarlo alla vita e all’incorruttela, quale unico amico degli uomini.
Del martire. Ode 6. Irmòs.
Il profeta Giona, prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, gridò supplicando dal ventre del cetaceo: Dalla corruzione strappa la mia vita, Gesù, Re delle potenze.
Gettato nel fuoco e straziato ai fianchi con crini tessuti restavi insensibile al dolore: la divina grazia, infatti, manifestandosi, Minà, ti rinvigoriva.
Stando nel tribunale dei tiranni per il giudizio, svergognasti l’errore e per i fedeli divenisti tu stesso colonna della fede.
Con i tuoi sudori prosciugasti l’errore degli idoli muti, edificando te stesso come tempio della venerabile Trinità, atleta Minà illustrissimo.
Theotokìon. Guarisci le passioni croniche della mia anima, purissima, che concepisti per quanti sono nel mondo Cristo, il buon Salvatore.
Del beato. Siimi propizio.
Saggiamente, beato Teodoro, trascorresti la tua vita, facendo della giustizia e del coraggio il giogo a cui aggiogasti per te stesso il carro delle virtù, o santo di Dio.
Le divine parole dei tuoi dogmi profumando gradevolmente, dall’abisso delle cattive eresie traggono tutti i fedeli guidandoli alla vetta dell’ortodossia.
Per te ora è sorta sapientemente la luce e la letizia, sua compagna; sei fiorito infatti come palma e cresciuto come cedro, Teodoro beatissimo e illustrissimo.
Theotokìon. Fa’che mi salvi per te, Genitrice di Dio purissima e ottenga davvero l’illuminazione divina, Madre di Dio purissima, dal Figlio di Dio, da te ineffabilmente incarnato.
Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.
Kontàkion del martire.
Tono 4. Sei apparso oggi.
Ti ha strappato all’esercito caduco e fatto partecipe di quello incorruttibile, o Minà vittorioso, Cristo nostro Dio, corona illibata dei martiri.
Ikos.
È per noi motivo di grande gioia la memoria dei martiri, che ci mostra la fortezza contro le passioni e il valore contro i nemici, nella grazia raggiante e blanda della confessione. Venite dunque, voi tutti amici della festa, rallegriamoci in essa della letizia migliore e più perfetta di quella temporale, celebrando la memoria di Minà l’atleta e ricevendo in dono la liberazione dalle passioni: di tutto ciò, datore è Cristo Dio, illibata corona dei martiri.
Sinassario.
L’11 di questo mese memoria del santo megalomartire Minà, in Cotiaeo di Frigia.
Stichi. Davvero l’Egitto genera grandi uomini: lo dimostra veramente Minà. Il giorno undici la spada decapita Minà.
Lo stesso giorno, memoria di san Vittore martire.
Stichi. Davanti alla spada, Vittore, atleta vittorioso, allontanò la paura dal suo cuore.
Lo stesso giorno, memoria del santo martire Vincenzo, diacono.
Stichi. Vincenzo sopporta la prigionia e lasciando la prigione della carne, sale esultante.
Lo stesso giorno, memoria della santa martire Stefanide.
Stichi. Legata a due alberi di palme, Stefanide con calma fiorisce in mezzo ai martiri.
Lo stesso giorno, memoria del nostro santo padre Teodoro, igumeno di Studion.
Stichi. Lasciando questa vita, essendo vissuto bene, o Teodoro beatissimo, ottieni pienezza di beni.
Memoria del beato san Massimo il russo, taumaturgo a Mosca, folle in Cristo.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Dei martiri. Ode 7. Irmòs.
Tu che salvasti nel fuoco i figli di Abramo e facesti perire i caldei nello stesso fuoco da loro preparato, celebratissimo Signore, Dio dei padri, tu sei benedetto.
Coperto di piaghe, o beato, ti spogliasti della tunica di pelle del peccato e indossasti la veste che più non si macchia, tessuta per noi dalla grazia di Cristo.
L’incendio delle tue molte e sante lotte, martire, incenerì le spine maligne dell’ateismo e le onde del tuo sangue estinsero i roghi dell’ignoranza.
Tu che possiedi abbondanza di doni di Dio, mirabile Minà, fai scorrere prodigi su quanti festeggiano oggi la tua memoria e tu stesso soccorri i fedeli che cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Theotokìon. Benedetto il frutto del tuo grembo benedetto, che le potenze dei cieli e le classi dei mortali benedicono, colui che ci ha liberato dall’antica maledizione, o Benedetta.
Del beato. La discesa di Dio.
Vedendo la purezza del tuo spirito, colui che la preconosceva, venerabile padre, ti costituì capo del gregge razionale; ora, beatissimo Teodoro, a lui tu acclami: Benedetto il Dio dei nostri padri.
La divina raffigurazione della forma dell’umanità di Cristo, o beatissimo, continuavi a venerare contrastando gli iconòmachi fino alla morte cantando: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Il tuo parlare, padre Teodoro, appariva condito di sale e la tua vita illuminata dal fulgore dello Spirito per il quale ora splendendo, lieto gridi: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Theotokìon. Ecco ora si compie la divina predizione di Davide: davvero supplicano il tuo volto, pura Genitrice di Dio, quanti possiedono la ricchezza della grazia e benedicono il Dio dei nostri padri.
Dei martiri. Ode 8. Irmòs.
Il parto della Madre di Dio, allora prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora che si è attuato convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.
Apparisti come pane cucinato in mezzo al fuoco attizzato, come puro incenso, come vittima perfetta, come tempio animato, immolato in olocausto a Dio effondendo divino profumo, o Minà, ministro di Dio.
Trascinato su punte aguzze che ti laceravano, spezzasti il pungolo del maligno; e decapitato dalla spada, tagliasti le teste degli empi con le armi della fede, o vittorioso atleta, cantando: Benedite Cristo nei secoli.
Sciolto dalla carne con un colpo di spada, ti unisti più perfettamente all’affetto del tuo Sovrano, o martire; ora che, divinizzato, lo vedi faccia a faccia, a lui, Minà, canti: Benedite il Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.
Theotokìon. Il generato dal Padre prima dei secoli, con un verbo plasmò il creato, ineffabilmente dimorò nel tuo grembo apparendo bimbo generato da te, tutto il creato lo benedice e glorifica, pura Madre di Dio, per tutti i secoli.
Del beato. Follemente il tiranno.
Scacciasti gli inventori di funeste eresie, o Teodoro teoforo, insegnando a venerare e onorare con rispetto la pura icona di Cristo e ad adorare e cantare il Sovrano: Sacerdoti benedite, popolo esaltate Cristo per tutti i secoli.
Sulla terra lottasti divenendo maestro di pietà e sincero difensore della verità, o beatissimo; nei cieli cingesti le corone della giustizia, dono di Dio, avendo compiuto la strada e serbato la fede glorificando Cristo per tutti i secoli.
Illuminando l’intelletto con la conoscenza, con la temperanza il desiderio, di coraggio ti cingesti guidando saggiamente con la giustizia, o sapientissimo, come vero sacerdote, le forze della tua anima cantando: Sacerdoti inneggiate, popolo esalta Cristo nei secoli.
Theotokìon. Sovrana benedetta, fanciulla pura più di tutte, cancella i traumi della mia anima e le cicatrici del peccato, tu che in un grembo vergine concepisti il Dio che i fanciulli benedicono, i sacerdoti inneggiano, il popolo esalta per tutti i secoli.
Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.
Dei martiri. Ode 9. Irmòs.
Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.
La terra ora ricopre il tuo corpo di valoroso lottatore e il cielo possiede il tuo spirito, che esulta con i martiri risplendenti di gloria, o Minà, perciò ti diciamo beato.
Avendone imitato la vita, ora stai con gli angeli nella luce e con intelletto puro contempli la bellezza del Signore, mirabile Minà, illuminato abbondantemente dai raggi superni.
Contemplando Cristo, che tu desideravi, gioisci della sua divinità: ora sei nell’apice dei desideri, Minà, ricordati di quanti con affetto onorano la tua sacra memoria.
Theotokìon. Concepisti nella carne l’ipòstasi del Dio Verbo, perciò con la bocca e il cuore ti proclamiamo Madre di Dio, o Vergine e con affetto ti rivolgiamo il saluto di Gabriele, dicendo: Salve, regina dell’universo.
Del beato. Per questo sbigottisce.
Splendendo per i fiumi delle tue lacrime, come asceta e per i rigagnoli del tuo sangue come martire, rifulgi di doppia luce: rivestito di giustizia, come sacerdote, esulti nel santuario celeste presso Dio, venerabile Teodoro.
Avendo percorso la via della santità, ora dimori nel Santo dei santi, avendo ricevuto al corona dell’immortalità e il magnifico sacro ornamento del regno con cui brilli di gioia presso il Signore.
Sei degno di contemplare la fonte di tutti i beni avendo cercato davvero la via di Dio, padre teoforo e avendo liberato il tuo spirito dal dominio del mondo per la purezza della tua vita e come martire della fede sei incoronato.
Il messaggio delle tue parole, dono di Dio, come tuono fu udito ai confini dell’ecumène e come fiumi sgorgarono i tuoi dogmi, illustre Teodoro: per questo ora giustamente, come predicatore divino, ti diciamo beato.
Theotokìon. Apparisti Madre di Dio, o Vergine, concependo corporalmente in modo prodigioso il Verbo eccelso proferito dal Padre prima dei secoli che noi sappiamo trascendente, sebbene rivestito di carne.
Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.
Exapostilarion dei martiri. Tu che il cielo.
Le stelle ornano i cieli, o compassionevole e Minà, Vittore, Vincenzo e Stefanide adornano la Chiesa: salva grazie a loro noi, tuoi cantori.
Del santo.
Per le sacre icone sopportasti ogni tribolazione, tormenti ed esilio: per questo ricevesti, o santo padre, duplice corona dalla destra dell’Altissimo.
Theotokíon, stessa melodia.
In te, Vergine purissima, davvero si contemplarono tutte le vie del Signore che guidano i mortali là dove sono i cori degli angeli e le folle di tutti i santi.
Allo stico, stichirà dall’oktòichos. Quindi:
Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti suoi voleri.
Idiòmelon. Tono 2.
Venite, voi cui è cara la lotta, onoriamo il coro trifulgido dei martiri, Minà, Vittore e Vincenzo, perché diedero il sangue e acquistarono la vita eterna: per questo si opposero con forza all’inventore di mali. Noi non preferiamo le cose corruttibili alle incorruttibili; non lottiamo per un re mortale della terra, ma militiamo per il Re vivente, che sempre grida ai fedeli: Chi crede in me, anche se muore, vivrà.
Gloria. Tono 1. Di Anatolio.
Riuniamoci, fedeli, per acclamare con le lodi dei martiri e inni spirituali colui che primeggia in Cristo, il celebrato Minà. Egli infatti entrò in guerra con i nemici invisibili, lottò secondo le regole e degnamente ottenne il premio della vittoria. E ora nei cieli, danzando in coro con gli angeli la danza senza fine, chiede per l’ecumène la pace e la grande misericordia.
Theotokìon. Martiri degni di ogni lode.
Tu sola, o pura, fosti abitazione della Luce rifulsa dal Padre; per questo a te grido: Rischiara con la luce delle virtù la mia anima oscurata dalle passioni e fa’ che abiti nelle tue luminose dimore, o pura, nel giorno del giudizio.
Oppure stavrotheotokìon.
Vedendo, o Cristo, la tua ingiusta immolazione, la Vergine piena di dolore a te gridava: Figlio dolcissimo, perché muori ingiustamente, perché sei appeso al legno, tu che sospendesti sulle acque tutta la terra? Non lasciarmi sola, ti prego, misericordiosissimo benefattore, me, tua madre e serva!
Quindi il resto del mattutino e la conclusione.

