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Archivi: Preghiere giornaliere

Vespro del 21 Novembre- Memoria dell’Ingresso della santissima Madre di Dio Maria nel tempio

21 Novembre

Memoria dell’Ingresso della santissima Madre di Dio Maria nel tempio.

Al Grande Vespro

Dopo il salmo introduttivo, si recita la prima stasi del primo kàthisma del salterio. Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e i seguenti stichirà prosòmia.

Tono 1. O straordinario prodigio!

Oggi, fedeli, danziamo cantando con salmi e inni al Signore, venerando anche la sua dimora santificata, l’arca animata che accolse l‘incontenibile Verbo: soprannaturalmente infatti si offre a Dio, ancora bambina nella carne e il grande sacerdote Zaccaria lieto l’accoglie come dimora di Dio.

Oggi il tempio animato della santa gloria di Cristo nostro Dio, la sola pura benedetta tra le donne è presentata al tempio della Legge per dimorare nel Santo dei santi; si allietano con lei nello spirito Gioacchino e Anna e i cori delle vergini cantano al Signore, salmeggiando e onorando la Madre sua.

Tu sei l’annuncio dei profeti, gloria degli apostoli, vanto dei martiri e rinnovamento di tutti i mortali, Vergine Madre di Dio: per te infatti siamo riconciliati con Dio. Perciò onoriamo il tuo arrivo nel tempio del Signore e con l’angelo noi tutti, salvati dalla tua intercessione, a te, venerabilissima, gridiamo salmeggiando: Salve.

Altri stichirà prosòmia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

All’interno del Santo dei santi è introdotta nel santo Spirito la santa e pura e da un angelo viene nutrito il vero e santissimo tempio del santo nostro Dio, che tutto santifica introducendo lei nel tempio e divinizza la natura decaduta dei mortali.

Gioiose le fanciulle, reggendo le loro lampade, precedono oggi la lampada spirituale e santamente la introducono nel Santo dei santi, prefigurando il futuro inesprimibile splendore, che da lei rifulgerà e con lo Spirito illuminerà quanti sono nelle tenebre dell’ignoranza.

Piena di gioia, Anna celebratissima esclamava: Ricevi, Zaccaria, colei che i profeti di Dio annunziarono nello Spirito; introducila nel tempio santo, per essere santamente allevata e così divenire divino trono del Sovrano dell’universo, sua reggia e lettiga, sua fulgida dimora.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Dopo la tua nascita, Sovrana, sposa di Dio, giungesti nel tempio del Signore per essere allevata nel Santo dei santi, come creatura santificata; allora a te, purissima, fu anche inviato Gabriele, per portarti cibo; tutti gli esseri celesti stupirono vedendo lo Spirito santo dimorare in te. Tu dunque, senza macchia, né contaminazione, in cielo e in terra glorificata, Madre di Dio, salva la nostra stirpe.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon del giorno e le letture.

Lettura dall’Esodo (Es 40, 15, 17, 9, 14, 28-29).

Il Signore parlò a Mosè dicendo: Nel primo giorno del primo mese, erigerai la tenda della testimonianza. Collocherai l’arca della testimonianza e la coprirai col velo. Introdurrai la mensa e il candelabro e disporrai l’altare d’oro per bruciare profumi davanti all’arca della testimonianza. Collocherai la cortina di velo alla porta della tenda della testimonianza. Prenderai l’olio dell’unzione e ungerai la tenda e tutto ciò che è in essa, santificherai la tenda e tutti i suoi utensili ed essa sarà santa. Santificherai l’altare e l’altare sarà cosa santissima. Mosè fece tutto ciò che il Signore gli aveva ordinato: così egli fece. E la nube coprì la tenda della testimonianza e la tenda fu riempita dalla gloria del Signore. Mosè non poté entrare nella tenda della testimonianza, perché la nube l’adombrava e la tenda era stata riempita dalla gloria del Signore.

Lettura dal terzo libro dei Re (III Re 8, 1-11).

Quando Salomone ebbe terminato di costruire la casa del Signore, radunò tutti gli anziani di Israele in Sion per trasportare l’arca dell’alleanza del Signore dalla città di Davide, che è Sion. I sacerdoti portarono l’arca, la tenda della testimonianza e tutti gli oggetti santi che erano all’interno della tenda della testimonianza. Il re e tutto Israele procedevano davanti all’arca: e i sacerdoti introdussero l’arca dell’alleanza del Signore nel suo luogo, nel santuario della casa, nel Santo dei santi, sotto le ali dei cherubini, perché i cherubini avevano le ali distese sul luogo dell’arca: i cherubini ricoprivano dall’alto l’arca e le sue cose sante. Nell’arca non c’era nulla se non le due tavole di pietra, le tavole dell’alleanza disposte dal Signore e ivi collocate da Mosè all’Oreb. E avvenne che quando i sacerdoti uscirono dal santo, la nube riempì la casa del Signore. E i sacerdoti non poterono starvi a compiere il servizio liturgico a causa della nube, perché la gloria del Signore aveva riempito la casa del Signore.

Lettura dalla profezia di Ezechiele

(Ez 43, 27 & 44, 14).

A partire dal giorno ottavo i sacerdoti offriranno sull’altare i vostri olocausti e i vostri sacrifici pacifici e voi mi sarete accetti, dice il Signore. E mi fece volgere per la via della porta esterna del santuario che guarda ad oriente: essa era chiusa. E il Signore mi disse: Questa porta resterà chiusa, non verrà aperta e nessuno passerà per essa, perché per essa entrerà il Signore Dio d’Israele e rimarrà chiusa. Poiché il principe, lui siede in essa per prender cibo. Entrerà per la via del portico della porta e per la sua via uscirà. E mi introdusse per la via della porta che guarda a settentrione, di fronte al tempio: e vidi ed ecco, era piena di gloria la casa del Signore.

Alla Litì, stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Giorgio di Nicomedia.

Esulti oggi il cielo dall’alto e le nubi piovano la gioia sui prodigi straordinari del nostro Dio: ecco, infatti, la porta che guarda a oriente, sorta da ventre sterile secondo la promessa di Dio, a lui consacrata perché ne facesse la sua dimora, oggi è presentata al tempio come offerta purissima. Al suono del salterio esulti Davide: al suo seguito, disse, vergini sono condotte al Re, si conducono le compagne a lei destinate; nella dimora di Dio, nel suo santuario, all’interno, sarà elevata per essere dimora di colui che prima dei secoli nacque ineffabilmente dal Padre per la salvezza delle nostre anime.

Tono 4. Dello stesso.

Oggi è condotto al tempio del Signore il tempio che accoglie Dio, la Madre di Dio e Zaccaria la riceve; oggi il Santo dei santi esulta e il coro degli angeli è misticamente in festa; con loro anche noi oggi festeggiamo e con Gabriele acclamiamo: Salve, piena di grazia, il Signore è con te, lui che possiede la grande misericordia.

Venite fedeli tutti, lodiamo la sola pura annunziata dai profeti e presentata nel tempio, destinata prima dei secoli a diventare alla fine dei tempi Madre del nostro Dio; per la sua intercessione, Signore, concedici la tua pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Tono pl. 1. Di Leone, maestro.

Splende un giorno di gioia e una festa per tutti: oggi colei che è vergine prima e dopo il parto, è presentata al tempio santo; il vecchio Zaccaria, padre del Precursore, si rallegra e grida festosamente: L’attesa dei tribolati è venuta nel tempio santo, come santa, per essere consacrata dimora del Re universale; gioisca Gioacchino antenato ed esulti Anna avendo offerto a Dio, come agnella di tre anni, la purissima Sovrana. Madri, esultate con loro, vergini danzate in coro e voi, sterili, unitevi ai loro cori, perché colei che è proclamata Regina di tutto l’universo ci ha aperto il regno dei cieli; rallegratevi, popoli e gioite.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, cielo e terra, che contemplate il cielo spirituale, la sola vergine senza macchia, che viene alla casa divina per esservi santamente allevata; attonito, così Zaccaria a lei esclama: Porta del Signore, io ti apro le porte del tempio, in esso aggirati gioiosa; io so e credo che già la redenzione d’Israele sta per venire visibilmente e che da te sarà partorito il Dio Verbo, che dona al mondo la grande misericordia.

Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, a te le sue compagne saranno condotte.

Anna, vera grazia divina, conduce con gioia al tempio di Dio la pura sempre Vergine, colmata di grazia; ha convocato per farle strada le fanciulle portatrici di lampade e dice: Và, figlia, a colui che a me ti ha data: sii dono votivo e profumo di soave odore; entra nei penetrali, apprendi i misteri e prepàrati a divenire amabile e splendida dimora di Gesù, che dona al mondo la grande misericordia.

Stico. Saranno condotte con gioia ed esultanza, al tempio del re saranno condotte.

È posto all’interno del tempio di Dio il tempio che accoglie Dio, la Vergine santissima e ora le fanciulle la precedono, portando lampade; esulta in coro la nobile coppia dei genitori Gioacchino e Anna, perché ha generato colei che ha concepito il Creatore; e la purissima, aggirandosi nelle dimore divine, nutrita per mano di un angelo, si rivela Madre di Cristo, che dona al mondo la grande misericordia.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Di Sergio aghiopolita.

Oggi noi, moltitudini di fedeli qui convenuti, festeggiamo spiritualmente una solennità e piamente acclamiamo la Vergine, figlia di Dio e Madre di Dio, condotta al tempio del Signore, prescelta da tutte le generazioni per essere dimora di Cristo, Re universale e Dio di tutte le cose. O vergini, fate strada recando lampade per onorare l’augusto incedere della sempre Vergine. O madri, deposta ogni tristezza, seguitela piene di gaudio, per celebrare colei che è divenuta Madre di Dio, causa della gioia del mondo. Tutti dunque, con l’angelo, con gioia gridiamo: Salve alla piena di grazia, che sempre prega per le nostre anime.

Apolytíkion. Tono 4.

Oggi è il preludio della benevolenza del Signore e il primo annunzio della salvezza degli uomini. Nel tempio di Dio la Vergine si mostra pubblicamente e Cristo è preannunziato a tutti. Anche noi a gran voce a lei gridiamo: Salve, compimento dell’economia del Creatore (3).

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Vespro del 20 Novembre- Vigilia dell’ Ingresso nel tempio della Madre di Dio e memoria del nostro santo padre Gregorio il decapolita e del nostro santo padre Proclo

20 NOVEMBRE

Vigilia dell’Ingresso nel tempio della santissima Madre di Dio e memoria del nostro santo padre Gregorio il decapolita e del nostro santo padre Proclo, arcivescovo di Costantinopoli.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia della vigilia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Vergini recanti lampade, facendo lietamente strada alla sempre Vergine, realmente profetizzano in spirito ciò che avverrà: la Madre di Dio, che è tempio di Dio, con gloria verginale è introdotta nel tempio, ancora bambina.

La Madre di Dio realmente si è rivelata al mondo come frutto glorioso di santa promessa, poiché è elevata al di sopra di tutte le cose; piamente condotta nella casa di Dio, dà compimento alla preghiera dei genitori, custodita dal divino Spirito.

Nutrita fedelmente con pane celeste nel tempio del Signore, generasti al mondo il Verbo, pane di vita, o Vergine: come suo tempio eletto e incontaminatissimo, fosti misticamente fidanzata allo Spirito, sposata a Dio Padre.

Di san Gregorio, stessa melodia.

Dimorando in letizia nelle dimore celesti e stando con franchezza con gli angeli, o padre, presso il trono del Signore, implora perché sia donata la liberazione dalle colpe e dalle passioni a chi festeggia sulla terra la tua memoria.

Recidendo con la falce delle preghiere, o padre Gregorio, le spine delle passioni e dissodando con l’aratro della continenza la terra dell’anima, hai seminato in essa i semi della pietà, grazie ai quali fai germogliare per noi frutti di guarigioni.

Noi ti chiamiamo ricettacolo di virtù, o santo, perché amico dell’esichia, coltivatore della veglia, colonna di temperanza, inviolabile dimora di preghiera, celliere di prodigi e intercessore, o Gregorio, per quanti ti onorano.

Gloria. E ora. Della vigilia. Tono 4.

Oggi è condotto al tempio del Signore il tempio che accoglie Dio, la Madre di Dio e Zaccaria la riceve; oggi il Santo dei santi esulta e il coro degli angeli è misticamente in festa; con loro anche noi oggi festeggiamo e con Gabriele acclamiamo: Salve, piena di grazia, il Signore è con te, lui che possiede la grande misericordia.

Allo stico, stichirà prosòmia di san Proclo.

Tono 4. Hai dato come segno.

Piamente adornasti la gerarchia col fulgore dei dogmi e lo splendore della vita, o Proclo celebratissimo e divenisti davvero colonna della Chiesa, illuminando tutti con le tue parole; perciò ti diciamo beato e festeggiamo con salmi e cantici la tua santa e venerabilissima memoria.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Splendidamente definisti e con divina saggezza proclamasti Theotòkos la Vergine senza macchia, perché essa generò colui che precede i secoli, il Creatore e Sovrano, Figlio e Verbo del Padre, volontariamente fatto uomo per noi negli ultimi tempi, senza mutare nella natura e svergognasti Nestorio, empio e insensato.

Stico. I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

Attingesti, o celebratissimo, agli aurei fiumi del sapiente araldo di Dio: di lui divenisti successore nella pietà e nella cattedra, confermando il gregge di Cristo con le dottrine della verità; e come amabilissimo ornamento, restituisti alla Chiesa le sue purissime e venerabilissime reliquie.

Gloria. E ora. Della vigilia. Tono 4.

Venite, fedeli tutti, facciamo l’elogio della sola senza macchia, predetta dai profeti e presentata al tempio, la Madre prestabilita prima dei secoli e divenuta alla fine dei tempi Madre di Dio: Signore, per la sua intercessione, concedi a noi la tua pace e la grande misericordia.

Apolytìkion dei santi. Tono 4.

O Dio dei nostri padri, che sempre agisci con noi secondo la tua clemenza, non distogliere da noi la tua misericordia, ma per le loro preghiere dirigi la nostra vita nella pace.

Gloria. E ora. Della Vigilia.

Tono 4. Presto intervieni.

Anna ci induce oggi alla gioia, perché ha prodotto il frutto che è antidoto per il dolore, la sola sempre Vergine; adempiendo oggi i voti la introduce con gioia nel tempio del Signore come vero tempio del Dio Verbo e Madre pura.

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Vespro del 19 Novembre- Memoria del santo prof eta Abdia e del santo martire Varlaàm

19 Novembre

Memoria del santo profeta Abdia e del santo martire Varlaàm.

Al Vespro.

Al Signore a te, ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Del profeta.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Divenuto, o Abdia, fulgido ricettacolo dello Spirito e da lui illuminato, fosti arricchito di una divinissima forma di profezia, della prescienza delle cose future e della conoscenza della verità: e ora implora per le nostre anime la pace e la grande misericordia.

Uno è definito Dio, con proprietà primarie e con segni caratteristici conformi all’essenza: a questi comunicano i gloriosi e venerabili profeti, per partecipazione e per grazia, secondariamente, nella misura della relazione con Dio, perché il Signore illumina i suoi servi col proprio splendore.

Mentre ti riempi della luce senza tramonto e contempli la gloria oltre intelletto e mente, stando presso il Sovrano dell’universo, beato Abdia, divenuto divino vate, supplicalo di dare alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Del martire. Tono 4. Come generoso.

Divenisti più saldo di una statua, più forte del bronzo e più resistente del ferro: ciascuna di queste cose infatti cede consumata dal fuoco e rapidamente si dissolve, vinta dalla sua forza, mentre la tua inflessibile destra distesa, data alle fiamme, è prodigiosamente scampata ai carboni ardenti, o sapientissimo.

Stando presso Dio e a lui accostandoti, o beato, non con sangue estraneo, ma col tuo proprio sangue apparisti come sacerdote e con mano di martire offristi incenso di soave odore non alle seduzioni dei demòni, ma a Cristo, Salvatore e Sovrano, che regna in eterno.

Pieni di gioia, o illustre, noi ti chiamiamo sacerdote offerente e agnello offerto, perché l’uno e l’altro tu sei: offristi infatti te stesso a Dio in olocausto come vittima immacolata col fuoco dei tormenti; imploralo dunque per la salvezza di quanti onorano la tua insigne memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che sei reggia del Sovrano piena di luce e nube di luce, o favorita dalla divina grazia, di colui che è sorto dal tuo grembo, o purissima, illumina la nostra anima e la nostra mente e, distruggendo tutti gli scandali dell’ingannatore, con la tua intercessione, o Vergine, rinsalda il nostro pensiero.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti pendere dalla croce, Signore, la Vergine tua Madre gemeva e facendo lamento diceva: Come ti hanno ricompensato, o Sovrano, coloro che hanno goduto dei tuoi molti doni? Ma ti prego, non lasciarmi sola al mondo: affréttati a risorgere, risuscitando insieme a te i progenitori.

Allo stico stichirà dall’Oktòichos.

Quindi il resto del vespro e la conclusione.

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Vespro del 18 Novembre- Memoria dei santi martiri Platone e Romano

18 Novembre

Memoria dei santi martiri Platone e Romano.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo le stichirà prosòmia dei santi.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Pieno di nobili sentimenti, hai sopportato con animo coraggiosissimo la recisione delle membra e la decapitazione, il fuoco insostenibile, la fame e la morte, perseguendo la gloria tenuta in serbo per te dall’eternità, la gloria che non viene meno e tenendo davanti agli occhi la beatitudine perpetua.

Superata del tutto la sensibilità e trasferito con la mente alla vita superna, con un pensiero di divina saggezza e un’anima dal grande sentire, hai disprezzato la viltà e la bassezza delle cose visibili: perciò, raschiato e bruciato col fuoco, per Cristo, o martire, ti sei mantenuto costante con ogni coraggio.

Dissolvendo con la grazia tutto il piano del nemico e gli attacchi dei persecutori, cingesti la corona di vittoria, o felicissimo, divenendo degno dell’esultanza immacolata e dell’indicibile illuminazione divina: e ora, là giunto, chiedi la remissione dei peccati per quanti ti acclamano.

Tre anche di san Romano.

Tono 4. Come generoso.

Infiammato dall’ascesi, temprato dalla lotta, impinguato dalle tante pene, sei divenuto spada a due tagli che batte le falangi dei demòni, o Romano, decoro degli atleti, vanto divino, splendore della sacra assemblea di coloro che, nel proprio sangue, sono stati portati alla perfezione, o illustre.

Appeso e raschiato, rinchiuso in carcere, con la lingua strappata, o glorioso e le mascelle spezzate, accogliendo la beata fine per il violento strangolamento, o vittorioso, ti sei mostrato irremovibile, mai abbattuto, grazie alla sinergìa, o Romano, del divino Spirito: perciò con fede ti acclamiamo.

Il fanciullo diventa retore e sbalordisce gli stolti, fiorisce per la sacra resistenza e rifulge per il martirio, arricchendo la gloria dei santi atleti, di cui aveva acquistato lo zelo, o Romano ammirabile, dal nobile sentire: con lui supplica perché sia inviata a noi tutti la remissione dei debiti.

Gloria. Di san Platone, Tono pl. 2.

Tremendi e straordinari, o Signore, i trofei del tuo martire: emulando la franchezza dei pescatori e la teologia del fabbricatore di tende, ha respinto con le parole e le opere la mitologia di Platone e le chiacchiere stoiche; scorticato e con la testa tagliata, ha soffocato il nemico con l’effusione del suo sangue. O gloria dei martiri, tu che hai annunciato con franchezza il grande nome di Cristo, chiedi, o taumaturgo, o Platone beatissimo, che sia donata alle nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

O Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, insieme con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Oppure stavrotheotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Vedendo come il popolo pieno di iniquità ingiustamente ti inchiodava al legno, la pura Vergine, tua Madre, come aveva predetto Simeone, o Salvatore, ne aveva le viscere trafitte.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Il resto del vespro e la conclusione.

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Vespro del 17 Novembre- Memoria del nostro santo padre Gregorio il taumaturgo, vescovo di Neocesarea

17 Novembre

Memoria del nostro santo padre Gregorio il taumaturgo, vescovo di Neocesarea.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia da ripetere due volte.

Tono pl. 4. Come vi chiameremo?

Come ti chiamerò, Gregorio? Dedito alla pratica, perché sottomettesti le passioni all’intelletto; contemplativo, perché cogliesti il frutto della sapienza; uomo reso degno della divina visione e iniziato ai divini dogmi; sacerdote sacratissimo e mirabilissimo taumaturgo: supplica per la salvezza delle nostre anime.

Che nome ti darò, o beato? Guida degli erranti e medico dei malati; largo dispensatore del necessario a quanti chiedono; potentissimo fugatore dei demoni; allenatore dei martiri nella lotta; uomo splendente di carismi profetici, o ammirabile: supplica per la salvezza delle nostre anime.

Che nome ti darò, Gregorio? Costante demolitore dell’empietà atea; definitore della pietà e maestro delle genti; invincibile arbitro di pace; imbattibile distruttore di guerre; uomo che, stando sui monti, vedeva ciò che nelle città accadeva: supplica per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2.

Disceso con ogni sapienza nelle profondità della contemplazione, gerarca di Cristo, fosti iniziato alla divina manifestazione della Trinità; e fissando stabilmente in spirito Cristo nostro Dio, fai scaturire per noi l’abisso dei prodigi: trasformando in pietra la fluida natura delle acque e liberando il custode del tempio dal cupo inganno, persuadesti i persecutori a credere alla verità; apparso loro come colonna della pietà, fosti proclamato ministro di prodigi. Perciò ti scongiuriamo: non cessare di supplicare per noi il Salvatore affinché salvi le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Riposta nei cieli.

Caduto per la mia inclinazione e fatto schiavo del seduttore con l’inganno, o sposa di Dio, mi rifugio, io, l’infelice, nella tua mirabilissima compassione e nella tua fervida preghiera, o Vergine santissima: liberami dalla catena delle prove e tribolazioni e salvami, o purissima, dagli assalti del demonio, affinché ti glorifichi e con affetto t’inneggi, ti veneri e magnifichi, o Sovrana sempre beata.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti pendere dal legno in mezzo a due ladroni, la Vergine Madre che ti generò senza doglie, né corruzione, è colpita all’anima, o Signore, dalla dura freccia del dolore e, tra gemiti amari, è straziata nelle viscere e nel cuore puro; lacerandosi senza pietà il viso con le unghie e versando lacrime brucianti, a te gridava nel lamento, o Salvatore: Ahimè, mio dolcissimo cuore! Come dunque soffri ingiustamente?

Allo stico, stichirà dall’oktoichos.

Gloria. Tono pl. 2.

Come a Daniele, o sapiente, anche a te fu dato di vegliare in Dio, come infatti a lui il sogno, così a te fu rivelato il mistero della fede: intercedi dunque, padre santo, per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogliesti il verbo dell’arcangelo e divenisti trono cherubico: portasti tra le braccia, o Madre di Dio, la speranza delle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti partorì gridava: Quale mistero strano vedo, Figlio mio? Come dunque muori nella carne, pendendo dal legno, tu che dispensi la vita?

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Vegliando nelle preghiere, operando continui prodigi, con le tue belle opere ti sei guadagnato il nome. Prega dunque Cristo Dio, o padre Gregorio, di illuminare le nostre anime, affinché non ci addormentiamo nei peccati per la morte.

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Vespro del 16 Novembre- Memoria del santo glorioso apostolo ed evangelista Matteo

16 Novembre

Memoria del santo glorioso apostolo ed evangelista Matteo.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo tre stichirà prosòmia ripetendole due volte.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

Vedendo, o apostolo, con divina prescienza il tuo animo ispirato da Dio, colui che penetra i cuori degli uomini ti liberò dal mondo dell’iniquità, rendendoti luce universale e comandandoti di illuminare e far risplendere i confini dell’ecumène; divenisti degno di redigere il suo divino vangelo: imploralo di salvare e illuminare le nostre anime.

Tu che dal banco della gabella fosti chiamato al discepolato, quando l’eterno Verbo ti rivolse la parola, inducendoti a seguirlo e promettendoti che avresti partecipato al regno, allora, lasciando tutto, o beatissimo e separandoti dalla confusione tumultuosa, con ardore lo seguisti; e ora, o veggente, chiaramente saziandoti dell’ineffabile contemplazione di lui, supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Un acuto sguardo profetico di certo contemplò te, un tempo, nella santa pietra che rotolava sulla terra, abbattendo le macchine da guerra dell’inganno; e il Verbo enipostatico, o sapientissimo, ti rese luce del mondo e araldo di giustizia e verità, risplendente per i bagliori della luce trisolare, o venerabilissimo: supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Gloria. Tono 4.

Prontamente seguisti Cristo che ti chiamava al celeste discepolato, o ispirato da Dio, respingendo da te in un sol colpo ogni occupazione nelle cure terrene; assumendo infatti docilmente un sentimento degno del regno superno, ti allontanasti dall’abbietta condotta e dalla gloria vana, divenendo da pubblicano evangelista, luce di quanti sono nelle tenebre e guida degli erranti alla salvezza: ed ora sei anche ferventissimo intercessore per tutto il mondo e custode che salva, o Matteo, quanti ti onorano.

E ora. Theotokìon. Tu che sei stato chiamato.

Portasti in grembo il Creatore di tutti, che ha assunto un corpo per riplasmare l’uomo, un tempo caduto per la trasgressione tramite il serpente, o beata in Dio. Ineffabilmente generasti il Dio Verbo, o pura e col tuo parto liberasti dalla corruzione tutto il creato invecchiato; celebriamo dunque e glorifichiamo, o Vergine senza nozze, la tua grazia con cui proteggi e salva quanti con fede ti glorificano.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Con la tromba delle tue parole, chiamasti a raccolta gli uomini nella conoscenza di Dio, o tu che sei ovunque celebrato, scacciasti dalla terra le accolte dell’inganno e unisti i fedeli in unanimità perfetta; ora preghi perché siano liberati da corruzione e pericoli quanti festeggiano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Colui che con una lingua di fuoco ti armò dello Spirito, ti rese forte guerriero contro l’inganno, o apostolo: Cristo nostro Dio, da cui ricevesti fulgidi i premi della grazia. Supplicalo di liberare da corruzione e pericoli quanti festeggiano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Protendendo lo sguardo alle profondità dello Spirito, o apostolo, contemplasti l’inesauribile ricchezza: attingendo da essa la grazia generosa, evangelicamente la concedesti a tutti noi; e ora preghi perché siano liberati da corruzione e pericoli quanti festeggiano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Gloria. Tono pl. 2.

Dalle profondità estreme del male, come aquila dall’alto volo prodigiosamente ascendesti alle eccelse vette della virtù, o illustre Matteo; seguisti infatti le orme del Cristo, che copre i cieli con la sua potenza e della sua intelligenza riempie tutta la terra e di lui ti rivelasti ardente discepolo in tutto, evangelizzando pace, vita e salvezza a quanti piamente ubbidiscono ai suoi divini precetti: in essi guida anche noi, perché siamo graditi al Creatore e proclamiamo te beato.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo ed evangelista Matteo, prega il Dio misericordioso perché conceda alle nostre anime la remissione delle colpe.

Segue la conclusione.

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Vespro del 15 Novembre- Memoria dei santi marti ri e confessori Guria, Samonà e Abibo

15 Novembre

Memoria dei santi martiri e confessori Guria, Samonà e Abibo.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 4 stichirà prosòmia, ripetendone due.

Tono 4. Hai dato come segno.

Il sapientissimo Abibo, il mirabile Samonà e il glorioso Guria, intrecciando con i fedeli una comune danza, ora con noi, nell’esultanza, danzano, i vittoriosi e festeggiano: perché alle anime dei martiri è dato da Dio di vedere intelligibilmente, come in uno specchio, ciò che quaggiù accade.

Avendo sopportato le pene di intollerabili tormenti e lottato generosamente, o Samonà, Guria e tu beato Abibo, pari in numero alla Trinità, godete ora l’eterno e soave diletto, con cui Cristo vi compensa delle vostre fatiche: supplicatelo dunque con fervore di salvare le nostre anime.

Confessando la triplice Monade, o santi, dileguaste il pensiero politeista degli elleni e la loro stolta sapienza con la potenza della croce, da essi considerata stoltezza, o beatissimi: e dalla croce fortificati, sopportaste con animo coraggioso i tremendi flagelli dei tormenti.

Pervenuti, o martiri vittoriosi, al golfo senza tempeste, alla vita imperturbata e al placidissimo porto, avete ottenuto ora in cambio l’eternità dell’esistenza impassibile che dura sempre, ricevendo degnamente da Dio il compenso delle pene e il premio delle fatiche, o beati.

Gloria. Tono 2. Di Ikasia monaca.

Si rallegra Edessa, arricchita dell’urna dei santi Guria, Samonà e Abibo e, radunato il gregge amico di Cristo, grida: Venite, amici dei martiri, risplendete in questa fulgida memoria. Venite, amici della festa, siate illuminati. Venite, vedete i luminari celesti che si aggirano sulla terra. Venite e udite quale amara morte subirono i nobili adamantini, per la vita senza fine. Garanti dunque della verità, salvarono una fanciulla gettata viva in una tomba e consegnarono alla perdizione come assassino e spietato lo scellerato che perfidamente agì contro di loro; essi con insistenza implorano la Trinità santissima di liberare da corruzione, tentazioni e da ogni pericolo quanti con fede festeggiano la loro memoria.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Che cosa posso offrirti, nella mia miseria, o Sovrana del mondo, se non fonti di lacrime e la confessione di ciò che ho commesso? Ma tu guarda con occhio benevolo, o Vergine, all’infermità della mia povera anima; dissolvi le nubi delle mie passioni e allontana, ti prego, da me tuo servo il buio che mi tiene prigioniero.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti appeso al legno della croce, o Gesù, l’ignara di nozze piangeva e diceva: Figlio dolcissimo, perché hai lasciato sola me tua madre, o luce inaccessibile del Padre che precede l’eternità? Affréttati a glorificarti, perché ottengano la gloria divina quanti glorificano la tua divina passione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Volendo recita i seguenti prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Prodigio dei prodigi degnamente apparve al mondo il vostro prodigio, martiri del Signore: dai legami delle genti, infatti, la fanciulla un tempo ingiustamente chiusa nella tomba salvaste col vostro materno abbraccio.

Stico. Meraviglioso Dio nei suoi santi, il Dio d’Israele, egli darà forza e stabilità al suo popolo; benedetto Dio.

Lottando come martiri, o beati in Dio, accettaste volentieri come ricca grazia le torture dei nemici e per aver lasciato gli appetiti terreni, foste annoverati tra gli eletti di Dio per le pene subite per lui.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, ha reso mirabili in loro tutti i suoi voleri.

Tutti il grande e nobilissimo Guria col divino Samonà e Abib, che un tempo era Levita, celebriamo, o fedeli con inni, poiché sono fervidissimi difensori di tutti nelle tribolazioni.

Gloria. Tono 2.

Venite tutti, amici dei martiri, onoriamo con inni Guria, Abibo e Samonà, campioni di Cristo, perché operano straordinariamente con prodigi; non sdegnarono per un giuramento di far fuggire la fanciulla, ma esaudendo la richiesta, la salvarono, facendo vendetta dell’iniquo goto. Grazie a loro, o Cristo Dio, nella tua bontà e filantropia salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Tu sola, senza strettezze, portasti in grembo il Dio incontenibile, divenuto uomo per bontà, o santissima sposa di Dio: ti supplico dunque di liberarmi dalle passioni che mi stringono, affinché, passando per il sentiero stretto e diritto, io raggiunga, o Vergine, quella via che conduce alla vita.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo innalzato sulla croce, dopo aver sopportato molti insulti, il Creatore dell’universo, o purissima, gemevi dicendo: Signore celebratissimo, mio Figlio e Dio, come dunque, per onorare la tua creatura, o Sovrano, sopporti nella carne il disonore? Gloria alla tua grande pietà e alla tua grande condiscendenza, o amico degli uomini.

Apolytíkion. Tono pl. 1.

Tu che ci hai donato, o Cristo Dio, i prodigi dei tuoi santi martiri come muro inespugnabile, per le loro suppliche disperdi i disegni delle genti e rafforza gli scettri del regno, perché tu solo sei buono e amico degli uomini.

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Vespro del 14 Novembre- Memoria del santo il lustre apostolo Filippo e del santo glorioso megalomartire Costantino di Idra, martirizzato nell’anno 1800 nell’isola di Rodi

14 Novembre

Memoria del santo illustre apostolo Filippo e del santo glorioso megalomartire Costantino di Idra, martirizzato nell’anno 1800 nell’isola di Rodi.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia dei santi ripetendoli 2 volte.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Ponendo la pratica, o beato, come ascesa alla verace contemplazione e la contemplazione come fine di una pratica innamorata di Dio, hai chiesto a Cristo di mostrarti la gloria ineffabile del Padre: ogni natura razionale anela infatti, o glorioso, al Dio che l’ha posta in essere; sùbito ottenesti ciò che desideravi, accogliendo come sigillo il Figlio: imploralo con franchezza per le nostre anime.

Procedendo sempre per divine ascensioni, come Mosè un tempo, desideravi contemplare Dio e distintamente hai visto la sua immagine, che accettasti in ragione della somiglianza: del Padre infatti è sintetica conoscenza e rivelazione il Figlio; ma del Figlio e del Padre unica è riconosciuta l’essenza e santamente è proclamata l’identità in tutto, regno, potenza, gloria e adorazione.

Divenisti strumento toccato dal soffio divino e dalle suggestioni del santo Spirito e cantando nel mondo il vangelo ultramondano del Salvatore, con la tua lingua di fuoco bruciasti tutto l’inganno, come materia facilmente combustibile e come erba appassita della terra e predicasti a tutto il mondo Cristo, Sovrano e Signore di tutti, o prodigioso Filippo.

Gloria. Tono pl. 2. Di Byzantios.

Infuocato dalle folgori della grande luce, Filippo, rifulgevi come astro universale; cercando nel Figlio il Padre delle luci, tu lo trovasti, perché nella luce si trova la luce ed egli è il sigillo di ugual forma che manifesta l’archetipo. Imploralo, o apostolo, di salvare quanti furono segnati col sangue divino.

E ora. Theotokìon.

Chi non ti dirà beata, Vergine santissima, chi non celebrerà il tuo parto verginale? Perché l’Unigenito Figlio, atemporalmente dal Padre rifulso, egli stesso, ineffabilmente incarnato, uscì da te, pura: Dio per natura e per noi fatto uomo per natura, non diviso in dualità di persone, ma da riconoscersi in dualità di nature, senza confusione. Imploralo, augusta beatissima, di aver pietà delle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! L’apostolo che con la rete un tempo catturava i pesci, è divenuto pescatore di uomini inviato da Dio; con la rete delle parole ha preso le genti, con l’amo della croce ha tirato su il mondo. Quale preda ha offerto a Cristo il teurgo di cui ora festeggiamo la memoria!

Stico. Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

O straordinario prodigio! L’apostolo Filippo, inviato da Dio come pecora in mezzo a lupi, avanza ora senza paura: con la fede ha reso agnelli le belve, divinamente trasformando il mondo. Oh, le opere della fede! Oh, indicibili poteri! Per le sue preghiere, salva le nostre anime, come unico compassionevole.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

O straordinario prodigio! L’apostolo Filippo è apparso pozzo che fa scorrere vita col secchio della sapienza per gli abitanti del mondo: da lui procedono i rivi dei dogmi; da lui beviamo i flutti dei prodigi. Oh, quali tremendi portenti ha compiuto il teurgo, di cui con fede celebriamo la memoria!

Gloria. Tono 2. Di Byzantios.

Abbandonate le cose della terra, seguisti Cristo e segnato con l’ispirazione del santo Spirito, da lui fosti inviato tra le genti perdute, per convertire gli uomini alla luce della conoscenza di Dio, o apostolo Filippo; compiuta la lotta del tuo divino desiderio, tra molteplici supplizi consegnasti la tua anima a Dio. Supplicalo, o beatissimo, di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

In te ripongo ogni mia speranza, Madre di Dio: custodiscimi sotto la tua protezione.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo Filippo, prega il Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del martire. Tono 1. Cittadino del deserto.

Lo splendido figlio di Idra, il vanto di Rodi, il glorioso neomartire Costantino onoriamo con inni e odi spirituali, celebrandone la memoria per ricevere ricca ricompensa da Dio, acclamando: Gloria a colui che ti ha glorificato, gloria a colui che ti ha rafforzato e negli ultimi tempi incoronato.

Segue la conclusione.

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Vespro del 13 Novembre- Memoria del nostro santo padre Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli

13 Novembre

Memoria del nostro santo padre Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli.

Al Grande Vespro

Dopo il salmo introduttivo, la prima stasi del primo kàthisma del salterio (salmi 1-3). Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e 3 stichirà prosòmia da ripetere due volte.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

L’aurea tromba, lo strumento ispirato da Dio, l’oceano inesauribile dei dogmi, il sostegno della Chiesa, l’intelletto celeste, l’abisso della sapienza, il calice tutto d’oro che versa fiumi di insegnamenti fluenti miele e irriga il creato melodiosamente inneggiamo.

L’astro senza tramonto che illumina tutta la terra con i raggi degli insegnamenti, il predicatore della penitenza, la spugna tutta d’oro che toglie l’umida mollezza della terribile disperazione e bagna i cuori logorati dai peccati, Giovanni dal verbo aureo degnamente onoriamo.

L’angelo terrestre e uomo celeste, rondine faconda e dalle molte voci, il tesoro delle virtù, la roccia infrangibile, modello dei fedeli, emulo dei martiri, colui che è pari ai santi angeli, eguale nei costumi ai santi apostoli, il Crisostomo, sia magnificato con inni.

Gloria. Tono pl. 2.

O venerabile beatissimo, santissimo padre, buon pastore, discepolo di Cristo, pastore supremo, che dai la vita per le pecore: chiedi anche ora, o Giovanni Crisostomo inneggiatissimo, che per la tua intercessione ci sia donata la grande misericordia.

E ora. Stesso tono. Theotokìon.

Chi non ti dirà beata, Vergine santissima, chi non celebrerà il tuo parto verginale? Perché l’Unigenito Figlio, atemporalmente dal Padre rifulso, egli stesso, ineffabilmente incarnato, uscì da te, la pura: Dio per natura e per noi fatto uomo per natura, non diviso in dualità di persone, ma da riconoscersi in dualità di nature, senza confusione. Imploralo, augusta beatissima, d’aver pietà delle nostre anime.

Ingresso, Luce gioiosa, il prokìmenon del giorno e le letture.

Lettura dai Proverbi (passim).

Del giusto si fa memoria tra le lodi e la benedizione del Signore è sul suo capo. Beato l’uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che conosce la prudenza. Meglio è trafficare per essa che per tesori d’oro e d’argento. Essa è più preziosa di pietre di gran valore: nessun oggetto pregiato può starle a fronte. Dalla sua bocca infatti esce la giustizia e sulla lingua reca la legge e la misericordia. Ascoltatemi dunque, o figli, perché dirò cose sante e beato l’uomo che custodirà le mie vie. Perché le mie uscite, sono uscite di vita ed è pronta la benevolenza da parte del Signore. Perciò vi esorto e alzo la voce verso i figli degli uomini: Io, la sapienza, ho fondato il consiglio, la conoscenza e la riflessione, io le ho chiamate. Mio è il consiglio, mia la certezza, mia la prudenza, mia la forza. Io amo coloro che mi amano: quelli che mi cercano troveranno grazia. O semplici, imparate dunque la finezza e voi indotti, rendete assennato il cuore. Ascoltatemi ancora e dirò cose sante, svelerò con le mie labbra cose rette. La mia gola mediterà la verità: sono abominevoli davanti a me le labbra mendaci. Sono dette con giustizia tutte le parole della mia bocca, nulla vi è in esse di tortuoso o di perverso. Tutto è retto per chi comprende e diritto per quelli che trovano la conoscenza. Poiché io vi insegno cose vere, affinché la vostra speranza sia nel Signore e siate ripieni di Spirito.

Lettura dai Proverbi

e dalla Sapienza di Salomone (passim).

La bocca del giusto stilla sapienza e le labbra degli uomini conoscono le grazie. La bocca dei sapienti medita la sapienza: e la giustizia li libera dalla morte. Alla morte di un uomo giusto, non è perduta la speranza, perché un figlio giusto nasce alla vita e mieterà fra i suoi beni un frutto di giustizia. Luce sempiterna per i giusti; presso il Signore troveranno grazia e gloria. La lingua dei sapienti conosce il bene e nel loro cuore riposa la sapienza. Il Signore ama i cuori santi e gli sono accetti tutti coloro che sono immacolati nel loro cammino. La sapienza del Signore illumina il volto dell’assennato: essa infatti previene quelli che la desiderano, prima di essere conosciuta ed è facilmente contemplata da quelli che la amano. Chi di primo mattino la cerca non faticherà e chi veglia per lei sarà presto senza affanni. Perché essa va in giro alla ricerca di quelli che sono degni di lei e con benevolenza appare loro sui sentieri. Mai il male prevarrà sulla sapienza. Per questo mi sono innamorato della sua bellezza, l’ho amata e l’ho ricercata dalla giovinezza e mi sono studiato di prenderla come sposa. Perché il Creatore dell’universo l’ha amata. Essa infatti è iniziatrice alla scienza di Dio ed è lei che sceglie le sue opere. Le sue fatiche sono virtù: è lei che insegna temperanza e prudenza, giustizia e fortezza, delle quali nulla è più utile agli uomini nella vita. Se poi uno desidera molta esperienza, essa sa farsi un’idea delle cose antiche e delle future; conosce le sottigliezze dei discorsi e le soluzioni degli enigmi; prevede segni e prodigi e le vicende dei tempi e delle epoche: è per tutti buon consigliere. Perché in essa c’è immortalità e buona fama nella partecipazione ai suoi discorsi. Per questo pregai il Signore, lo supplicai e gli dissi con tutto il cuore: Dio dei padri e Signore di misericordia, tu che hai fatto tutte le cose con la tua parola e che con la tua sapienza hai creato l’uomo perché domini sulle creature da te fatte e governi il mondo con santità e giustizia: dammi la sapienza che siede con te in trono e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella. Mandala dalla tua santa dimora e dal trono della tua gloria, affinché mi assista e mi insegni ciò che ti è gradito e mi guidi nella conoscenza e mi custodisca nella sua gloria. Perché i pensieri dei mortali sono tutti timidi e incerte le loro riflessioni.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (passim).

Quando il giusto viene lodato, si rallegrano i popoli: il suo ricordo infatti è immortale, perché è noto a Dio e agli uomini e la sua anima è gradita al Signore. Bramate dunque, o uomini, la sapienza, desideratela e ne riceverete ammaestramento. Poiché il suo principio è amore e osservanza delle leggi. Onorate la sapienza, per regnare in eterno. Vi annuncerò e non vi nasconderò i misteri di Dio: poiché egli stesso è guida della sapienza e correttore dei sapienti e nella sua mano sta ogni prudenza e scienza nei lavori. La sapienza artefice dell’universo mi ha ammaestrato: poiché vi è in essa uno spirito intelligente, santo; essa è riflesso della luce eterna e immagine della bontà di Dio. Essa forma amici di Dio e profeti. Essa è più nobile del sole e supera ogni costellazione di astri: paragonata alla luce, è trovata superiore. Essa ha liberato dalle pene i suoi servi e li ha guidati per sentieri diritti. Ha dato loro una scienza santa, li ha custoditi da coloro che li insidiavano e ha assegnato loro la vittoria in una forte lotta, affinché tutti conoscano che la pietà è più potente di tutto e che mai il male prevarrà sulla sapienza, né la giustizia punitrice risparmierà i malvagi. Dicevano infatti in se stessi, con ragionamento non retto: Opprimiamo il giusto, non risparmiamo la sua dignità né rispettiamo l’annosa canizie del vecchio; la nostra forza ci sia legge. Tendiamo insidie al giusto perché ci è di imbarazzo, si oppone alle nostre opere e ci attribuisce la responsabilità delle trasgressioni della nostra educazione. Proclama di avere la conoscenza di Dio e si dichiara figlio del Signore. È divenuto un rimprovero ai nostri pensieri. Ci è di peso anche solo vederlo, perché la sua vita è diversa da quella degli altri e le sue vie sono tutt’altra cosa. Siamo stimati da lui come qualcosa di adulterato, si tiene lontano dalle nostre strade come da immondezze e proclama beata la fine del giusto. Vediamo dunque se le sue parole sono vere e verifichiamo ciò che ne sarà. Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti per conoscere la sua mitezza e saggiare la sua pazienza. Condanniamolo a una morte infame, perché secondo le sue parole, verrà soccorso. Questo hanno pensato e si sono ingannati, perché la loro malizia li ha accecati. Non hanno conosciuto i misteri di Dio, né hanno considerato che tu sei l’unico Dio che ha potere di vita e di morte, che salva nel tempo della tribolazione e libera da ogni male: il pietoso e il misericordioso che dà grazia ai suoi santi e resiste col suo braccio ai superbi.

Alla Litì, stichirà prosòmia.

Tono 1. Di Anatolio.

Luminare e bocca d’oro, gemma delle virtù divine, o Giovanni, tempio delle scritture che ci istruiscono, sei stato anche puro tesoro dello Spirito; tutta la Chiesa esulta per il tuo verbo di salvezza. Tu che gioisci dell’eredità superna, per la familiarità che hai presso Dio, intercedi per noi, padre santo.

Sulle tue labbra venne effusa la grazia, padre venerabile: perciò il Signore ti consacrò gerarca del suo popolo per guidare il suo gregge nella giustizia e santità; e cingendo la spada del potente, troncasti le chiacchiere delle eresie; senza sosta, dunque, Giovanni Crisostomo, prega perché al mondo sia donata la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Tono 2. Dello Studita.

Acclamandoti, padre santo, come arcivescovo e buon pastore, araldo della penitenza, strumento della grazia, bocca dal soffio dorato, o venerabile, noi ti preghiamo con tutto il cuore: procura con la tua intercessione la salvezza alle nostre anime.

Stesso tono. Di Giorgio di Nicomedia.

Come sposa ornata di gioielli, Giovanni Crisostomo, per le tue auree parole la Chiesa ti acclama gioiosamente: sono ricolma delle ricchezze dei tuoi flutti, risplendente nell’oro del tuo miele e, per le tue dolci esortazioni, passo dall’azione alla contemplazione, mi unisco a Cristo, mistico Sposo e regno con lui. Perciò, tutti noi riuniti per la tua memoria, cantiamo: prega sempre in nostro favore il Signore, per la salvezza delle nostre anime.

Raggiungesti la più alta filosofia, fuori dal mondo vivendo al di sopra di ciò che si vede, o gerarca; divenisti puro specchio di Dio e sempre unito al suo splendore, attirasti la luce fino a trovare in modo ancor più luminoso la tua beata fine. O Crisostomo, prega per le nostre anime.

Tono 4.

Con le tue parole raggianti oro inondasti sapientemente i confini, avendo anima e corpo dorati, o beatissimo e ornasti ogni cosa con la filigrana dei tuoi discorsi, orafo dei tuoi dogmi; e scrivendo aurei libri, salisti volando al cielo; perciò ti acclamiamo: o Crisostomo, fiume d’oro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. Stesso tono. Di Germano.

Alla Città Imperiale convenivano gloria e onore per avere come ornamento il gerarca Giovanni, tromba dai bagliori dorati risuonante per tutti i confini i salvifici dogmi e radunante tutti per il canto degli inni divini; a lui diciamo: o Crisostomo, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

In te, pura Madre di Dio, abbiamo rifugio, fortezza e pacifico porto; perciò ti acclamiamo: nella tempesta della nostra vita prendi il timone e salvaci.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, amabile e ispirato aureo strumento della Chiesa, lingua che ci ha benevolmente descritto le varie forme della penitenza, aureo intelletto, rondine dalla bocca d’oro, colomba che, secondo la parola del salmo, ha il dorso splendente dorati riflessi nello smagliante verdeggiare delle virtù; torrente tutto d’oro che riversa i suoi flutti; bocca divina, garante della divina benevolenza. Implora Cristo perché mandi sulle nostre anime la grande misericordia.

Stico. La mia bocca parlerà sapienza e la meditazione del mio cuore intelligenza.

Salve, padre degli orfani, prontissimo soccorso di chi subisce ingiustizia, provveditore dei bisognosi, cibo degli affamati, correzione dei peccatori, accortissimo e venerabilissimo medico delle anime, rigore di eccelsa teologia, chiarezza delle Scritture dello Spirito, legge di perfetta prassi, canone rettissimo di contemplazione e pratica, apice della sapienza. Implora Cristo di mandare sulle nostre anime la grande misericordia.

Stico. La bocca del giusto mediterà la sapienza, ma la lingua dell’iniquo andrà in rovina.

Rendesti te stesso casa consacrata delle sacre virtù: in te infatti dimorarono, o padre, come in un santo e purissimo tempio: perché governando veramente i sensi del corpo, serbasti la tua mente pura dalle passioni, come in un inviolato tesoro; divenuto così molto simile a Dio, o beatissimo, presiedesti alla Chiesa, adorno della dignità gerarchica e supplichi Cristo, che dona al mondo la grande misericordia.

Gloria. Tono pl. 2.

Divenisti tromba dalla voce aurea, o Crisostomo dall’aurea eloquenza, orefice dei cuori dei fedeli con i tuoi insegnamenti, frutto di auree fatiche: poiché, come dice il profeta, è uscito il suono delle tue dottrine, padre santo e ha illuminato i confini di tutto il mondo.

E ora. Theotokìon.

Il mio Creatore e Redentore, Cristo Signore, procedendo dal tuo grembo, o purissima, rivestendosi di me, liberò Adamo dalla maledizione antica; perciò senza sosta gridiamo a te, veramente Madre di Dio e Vergine purissima, il saluto dell’angelo: salve, Sovrana, avvocata, protezione e salvezza delle nostre anime.

Apolytíkion. Tono pl. 4. Autòmelo.

La grazia della tua bocca, che come torcia rifulse, illuminò tutta la terra, depose nel mondo tesori di generosità e ci mostrò la sublimità dell’umiltà. Mentre dunque ammaestri con le tue parole, padre Giovanni Crisostomo, prega il Verbo, Cristo Dio, di salvare le nostre anime.

Theotokìon.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, il tuo amore per gli uomini: accogli, mentre intercede per noi, la Madre di Dio che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, il popolo che non ha più speranza.

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Vespro del 12 Novembre- Memoria del santo padre Giovanni il misericordioso, arcivescovo di Alessandria e del nostro santo padre Nilo

12 Novembre

Memoria del santo padre Giovanni il misericordioso, arcivescovo di Alessandria e del nostro santo padre Nilo.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia del gerarca.

Tono 4. Hai dato come segno.

Hai sparso, hai dato ai bisognosi il tuo pane, o mirabile Giovanni, imitando la misericordia del compassionevolissimo Sovrano, o beato; perciò davvero in eterno rimane la tua memoria, o santo: con la tua intercessione, salva da tentazioni e tribolazioni quanti la festeggiano con fede, o gerarca felicissimo.

Colui che osserva le cose nascoste, vedendo la tua purezza, la rettitudine della tua mente e la tua condotta divina, ti ha elevato al sommo trono, ungendoti col crisma, o sapiente, consacrandoti e affidandoti realmente i timoni del gregge, che tu hai condotto ai porti della divina volontà, o meraviglioso Giovanni.

Il Signore ti ha dato secondo tutte le richieste del tuo cuore, o ammirabile, perché tu hai osservato tutte le leggi della salvezza: hai infatti amato Dio di amore totale e il prossimo come te stesso, o beato in Dio e provveduto ai bisognosi: perciò oggi ti onoriamo, o Giovanni.

Del santo. Tono pl. 4. Come vi chiameremo.

Come ti chiameremo dunque, o santo? Fiume che esce dall’Eden spirituale; canale dei doni elargiti da Dio; inondazione di dottrine della grazia; coppa della sapienza e della conoscenza; uomo dedito alla più estrema attenzione spirituale; maestro di rigorosa pratica. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Che nome ti daremo, o santo monaco? Coltivatore delle piante immortali, o beatissimo; giardiniere del paradiso spirituale dei fedeli; espertissimo nelle leggi date da Dio; conoscitore dei dogmi divinamente ispirati; abilissimo esegeta; educatore capacissimo. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Come ti chiamerò, o ammirabile? Regolatore della vita matrimoniale, arbitro di castità; educatore dei monaci, guida della verginità: rettamente infatti tu tieni l’equilibrio tra i due stati, perché per esperienza li hai conosciuti entrambi. Molti sono i tuoi privilegi e divina la tua ascesi. Supplica per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Del gerarca. Tono 2. Di Anatolio.

La fonte della misericordia, Giovanni, imitatore di Cristo, il grande pastore e astro di Alessandria, riversa sui bisognosi i suoi teneri sentimenti di compassione. Venite, poveri, saziamoci, imitando in spirito la sua letizia; egli infatti, ospitando Cristo nei poveri con amore misericordioso, come un tempo Abramo, è stato fatto degno della beatitudine e con franchezza intercede perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Che cosa posso offrirti, nella mia miseria, o Sovrana del mondo, se non fonti di lacrime e la confessione di ciò che ho commesso? Ma tu guarda con occhio benevolo, o Vergine, all’infermità della mia povera anima; dissolvi le nubi delle mie passioni e allontana, ti prego, da me tuo servo il buio che mi tiene prigioniero.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti appeso al legno della croce, o Gesù, l’ignara di nozze piangeva e diceva: Figlio dolcissimo, perché hai lasciato sola me tua madre, o luce inaccessibile del Padre anteriore all’eternità? Affréttati a glorificarti, perché ottengano la gloria divina quanti glorificano la tua divina passione.

Allo stico, stichirà prosòmia del pontefice.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, astro della Chiesa, insigne vanto di tutta la terra, gloria di Alessandria, fondamento di ortodossia, norma di continenza e ascesi, porto di quanti sono nella tempesta, liberazione di chi è in pericolo, torre di fortezza, sentinella sicurissima, legge praticabile, oceano di beneficenza, datore pieno di letizia, che distribuisci copiosamente i tuoi doni, o beatissimo, a tutti quelli che a te accorrono con fede. Implora Cristo di donare alle nostre anime la grande misericordia.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte dei suoi santi.

Salve, nutritore degli affamati, liberalissimo provveditore dei bisognosi, fonte di compassione e di misericordia, soccorso degli oppressi, difensore delle vedove, visitatore degli ammalati, sicuro manto degli ignudi, prontissima correzione dei caduti. Padre più che celeste, volgiti dall’alto con il tuo occhio benevolo e supplica Cristo di mandare sulle nostre anime l’elargizione della sua divina filantropia e la grande misericordia.

Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?

Salve, guida dei ciechi, pedagogo della gioventù, o glorioso; bastone della vecchiaia, pastore degli erranti, correzione dei peccatori, prato tutto olezzante, vasello dei profumi dello Spirito, fiume perenne di beneficenza, venerabile ricettacolo della Trinità santa. Ricòrdati di quanti ti celebrano e liberali da tribolazioni, pericoli, malattie e dal castigo eterno, supplicando Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli hai trovato la ricompensa delle tue fatiche. Annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, imitasti la vita. Avendo confidenza presso Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Oppure stavrotheotokìon. Il terzo giorno.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti ha partorito gridava tra lamenti di madre: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una vergognosa passione?

Apolytìkion del gerarca. Tono pl. 4.

Con la tua pazienza ti sei acquistato la ricompensa, padre santo, perché perseveravi senza sosta nelle preghiere, amavi i poveri e provvedevi per loro. Prega dunque Cristo Dio, o beato Giovanni misericordioso, di salvare le nostre anime.

Gloria. Del santo. Stesso tono.

Con le onde delle tue lacrime coltivasti la sterilità del deserto e con gemiti dal profondo fruttificasti al centuplo le tue fatiche e divenisti astro che illumina tutta l’ecumène con i prodigi; Nilo beato nostro padre, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Stesso tono.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, il tuo amore per gli uomini: accogli, mentre intercede per noi, la Madre di Dio che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, il popolo che non ha più speranza.

Segue la conclusione.

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Vespro del 11 Novembre- Memoria dei santi martiri Minà, Vittore e Vincenzo e della santa martire Stefanide e del nostro beato padre Teodoro lo studita, il confessore

11 Novembre

Memoria dei santi martiri Minà, Vittore e Vincenzo e della santa martire Stefanide e del nostro beato padre Teodoro lo studita, il confessore.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia dei martiri.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Imitando la passione dell’impassibile, come agnello, volontariamente, ti consegnasti all’immolazione, o Minà vittorioso celebratissimo; non temesti il furore dei prìncipi; non ti furono gravi i tormenti della carne. Oh, la perseverante resistenza delle tue lotte! Con esse, o martire, gettasti a terra il superbo.

Lacerato da flagelli, steso sul legno come già il Sovrano, con i fianchi tutti consumati dai ferri, non rinnegasti il nome di Cristo, a lui tenendo fissi gli occhi dell’anima; a lui intensamente guardando, o santo Minà beato, sopportavi le pene della carne.

Martire Minà insigne, per amore di Cristo abbandonasti il buio del mondo, la milizia caduca, l’ottenebramento degli idoli, il consesso degli empi, per essere annoverato nell’esercito dei suoi eletti: perciò, o martire, ti rivelasti davvero invincibile lottando per lui.

Del santo, stessa melodia.

Tu che in verità sei chiamato padre, ricevuti dal cielo doni superiori all’intelletto, piamente li hai trasmessi a chi li desidera, o Teodoro; moltiplicato, o beato, il talento, hai udito la voce benedetta che ti invitava a entrare nel talamo: e là ora tu ti aggiri, mostrandoti presso il trono del Re dell’universo.

Padre dei padri Teodoro, presentasti a Cristo una moltitudine di monaci, divenuto causa di salvezza, imitatore di Cristo, risplendente per i tuoi insegnamenti, adorno della dignità di guida di anime, rivelandoti bocca del Signore, o sapientissimo, come dice il profeta: ora che stai presso di lui, ricordati di noi.

La copiosa grazia dello Spirito, o iniziatore ai sacri riti, venne chiaramente riversata sulle tue labbra e fece sgorgare una fonte di dogmi, o Teodoro, rendendoti difensore della pietà, veemente avvocato della verità, colonna e fondamento di fede ortodossa, norma rigorosissima di vita monastica, o sapientissimo.

Gloria. Dei martiri. Tono pl. 2. Di Byzantios.

Di nuovo è sorta per noi l’annuale memoria degli astri del mondo, Minà, Vittore e Vincenzo, che illumina i cuori dei fedeli con le loro lotte per Cristo, mediante la croce: onoriamo dunque con inni Cristo nostro Dio, che li ha incoronati di gloria e onore.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Di grandi doni sei stata fatta degna, o Vergine pura, Madre di Dio venerabile, perché nella carne partoristi colui che è uno della Trinità, Cristo, il datore di vita, per la salvezza delle nostre anime.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo come il popolo pieno di iniquità ingiustamente ti inchiodava al legno, la Vergine, la pura, la Madre tua, come aveva predetto Simeone, o Salvatore, ne aveva le viscere trafitte.

Allo stico, stichirà prosòmia dei martiri.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Straziato con triboli, battuto con nerbi, col corpo consumato dal fuoco, non rinnegasti il nome salvifico di Cristo, non ti lasciasti vincere dai ragionamenti, non sacrificasti ai simulacri, ma divenisti vittima volontaria, sacrificio puro e perfetto per il tuo Sovrano, o martire Minà.

Stico. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Con gli occhi forati, appeso al legno, dovunque bruciacchiato da fiaccole, con i nervi tagliati per la crudeltà del giudice, mentre ti veniva tagliata la testa con la spada, ti rallegravi, o glorioso Vittore, atleta del Salvatore, vincitore degli schieramenti del nemico con la sinergia dello Spirito.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti i suoi voleri.

Ti ha incoronata il Signore con la corona dei carismi, o Stefanide dalle molte lotte: perché volontariamente ti consegnasti ai tormenti, nella generosità della tua anima. Legata a due palme, fosti dilaniata in due e volasti a Dio come un passero, lasciando un po’ di carne tra le mani dei cacciatori, o ammirabile.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: per questo nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche. Annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita. Poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Tendo verso di te l’occhio del mio cuore, Sovrana, non disprezzare il mio gemito amaro: nell’ora in cui il Figlio tuo giudicherà il mondo, sii per me aiuto e protezione.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti partorì gridava: Quale mistero strano vedo, Figlio mio? Come dunque muori nella carne, pendendo dal legno, tu che dispensi la vita?

Apolytìkion di san Minà.

Tono 4. Presto intervieni.

Abbandonasti la milizia del mondo, o atleta, ricevendo eredità celeste e corona incorruttibile, o atleta sapiente, disprezzando la gloria di un Sovrano terreno, affrontasti le lotte di un nobile martirio. Perciò, megalomartire Minà, non smettere di pregare perché siamo salvati.

Dei martiri. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Del beato. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e di decoro, illuminatore dell’ecumène, ornamento dei sommi sacerdoti divinamente ispirato, sapiente Teodoro, con le tue dottrine tutti illuminasti, o lira dello Spirito; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 10 Novembre- Memoria dei santi apostoli Olimpàs, Rodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto e del santo martire Oreste

10 Novembre

Memoria dei santi apostoli Olimpàs, Rodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto e del santo martire Oreste.

Al Vespro.

Al Signore a te, ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Degli apostoli.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Come aquile alate, visitando alla vista di tutti, o sacri araldi, i popoli che riempiono il mondo, avete tratto alla fede immacolata i catturati vivi dallo spirito maligno: pregate dunque perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Onoriamo con sacre voci Terzo, Sosipatro, Olimpàs e Rodione e con loro Erasto, l’iniziatore ai sacri riti e il divino Quarto, che glorificano Cristo nostro Dio e supplicano che siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Guidaste a Cristo Dio, o beati, le genti riscattate dal sangue di colui che volle nascere sulla terra e si sottopose volontariamente alla croce e alla morte, o sapientissimi: pregatelo ora perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Del martire, stessa melodia.

Oreste felicissimo, ti sei tinto una veste di porpora col rosso del tuo stesso sangue; indossandola e cingendo la corona della vittoria, ti sei presentato al Cristo immortale: imploralo, perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Col fuoco delle tue lotte, o sapiente, bruciasti l’inganno e con le gocce del tuo sangue sommergesti tutti gli schieramenti dei nemici e irrigasti i cuori dei fedeli perché da essi germogli la pietà: supplica dunque perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Sorgesti come l’alba facendo splendere tutta la terra con i fulgori delle tue lotte, Oreste glorioso, vanto degli atleti, che scacci con la grazia la tenebra dell’ateismo: supplica dunque che siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Salve, singolare novella, o pura; salve santo albero del paradiso piantato da Dio; salve, distruzione dei malvagi demoni; salve, spada a due tagli che recidi la testa del nemico, col tuo parto strano. O santissima più che pura, facci tornare dall’esilio.

Stavrotheotokìon.

L’agnella e Sovrana pura, vedendo il proprio agnello in croce, senza più apparenza né bellezza, facendo lamento diceva: Ahimè, dove è tramontata la tua bellezza, o dolcissimo? Dove il tuo decoro? Dove la grazia sfolgorante della tua figura, Figlio mio dilettissimo?

Il resto del vespro e la conclusione.

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Vespro del 9 Novembre- Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo

9 Novembre

Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo. Memoria anche del nostro padre tra i santi Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia dei martiri.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Martire lottatore, beato Onesiforo, confessasti Cristo Dio combattendo con grande fortezza davanti al tribunale degli empi; sopportasti colpi di flagello e bruciature in tutto il corpo: perciò con la sua mano vivificante, ti cinse della corona della vittoria, o illustre, colui che è l’origine prima della vita.

Martire lottatore Porfirio, con la grazia e la potenza dello Spirito, ti tingesti col rosso del tuo sangue una veste di porpora: la indossasti e apparisti fulgidissimo per regnare con l’unico nostro Dio e Re per tutti i secoli, o glorioso: supplicalo dunque sempre con ardore per la nostra salvezza.

Martiri ammirabili, subendo santamente la morte per colui che è la vita di tutti, gioiosi vi siete lasciati stendere sulla graticola infuocata e, attaccati a cavalli e da questi trascinati, accoglieste il divino compimento della vostra vita: perciò venite glorificati e proclamati beati, mentre sempre pregate per noi, o eternamente beati.

Della santa. Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Domasti con grande sapienza le rivolte della carne con le fatiche dell’ascesi e seguendo Cristo, o Matrona, dimorasti con tutta pietà in mezzo ad asceti, spegnendo gli ardori delle voluttà con le divine piogge delle lacrime e accendendo con tutta veemenza l’amore per il tuo Creatore.

Erigesti per Dio un sacro monastero per la salvezza di molti, divenuta tu stessa tempio dello Spirito, o sapientissima, per la purezza dell’anima; guidasti folle alle faticose arene dell’ascesi e le offristi salve al Sovrano in dono nuziale: con loro noi ti onoriamo con fede.

Seguendo il tuo insegnamento, le giovinette amarono lo sposo e Signore e, disprezzata con lo spirito la mollezza della carne, con animo pronto piamente vinsero le passioni; furono così introdotte con te, Matrona, nel celeste talamo dello sposo, in letizia perenne.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che accogliesti nel tuo grembo l’incontenibile Dio divenuto uomo nella sua filantropia, assumendo da te la nostra argilla e realmente divinizzandola, non trascurarmi, o purissima, ora che sono tribolato, ma affréttati ad usarmi compassione e liberami da ogni sorta di ostilità e offesa del maligno.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti inchiodato alla croce, Signore, l’agnella tua Madre sbigottita gridava: Che cos’è questa visione, Figlio amatissimo? Questo ti rende il popolo ribelle e iniquo, che ha goduto dei tuoi tanti prodigi? Sia dunque gloria, o Sovrano, alla tua ineffabile condiscendenza.

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Vespro del 9 Novembre (app)- Memoria dei martiri Onesiforo e Porfirio, della ns beata madre Matrona, della beata Teoctista di Lesbo e del nostro padre Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli

Appendice – 9 Novembre

Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo. Memoria anche del nostro padre tra i santi Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli.

Al Grande Vespro

Dopo il salmo iniziale, la prima stasi di Beato l’uomo. Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo queste prosòmia.

Tono 1. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! Come splendida lampada ardente negli ultimi tempi il sapiente Nettario ha effuso sui fedeli la luce abbondante del Vangelo con verbo divino e una vita irreprensibile e sublime. Glorificato con il dono del Paràclito elargisce le guarigioni senza sosta a quanti le chiedono.

Com’è grande la tua provvidenza, o Cristo! Come hai promesso, o Salvatore, glorificasti mirabilmente il sapientissimo Nettario, come sincero amico, donandogli la grazia dei prodigi. Ed egli con il fulgore della sua vita ti glorificò mostrando a tutti senza indugio la forza del suo amore per te. Perciò, o sommamente Buono, per le sue intercessioni donaci la remissione dei nostri peccati e la pace perfetta.

Le assemblee dei fedeli oggi si rallegrano nella solennità della tua nuova festa cantando a voce alta le tue lodi, sacro Nettario; misticamente danza nella tua gloria la Chiesa di Cristo, perché ha trovato in te un inconcusso fondamento negli ultimi giorni. Esulta specialmente l’isola di Egina perché ha la ricchezza delle tue reliquie effondenti unguenti profumati.

Tono 2. Con quali ghirlande di lodi.

Con quali corone di lodi coroneremo Nettario? Rifulgendo si è manifestato negli ultimi tempi esaltando la Chiesa con la nuova lampada della sua devozione, come ornamento degli ortodossi, specchio della vita dei sommi sacerdoti di un tempo, glorificato da Cristo, donando a tutti, per le sue suppliche, la grande misericordia.

Con quali canti di lode celebreremo il gerarca? Il divino servo di Dio, il tesoro delle virtù, la cetra della teologia negli ultimi tempi ha rinfrescato la Chiesa con il vino dolce della devozione celeste e con la grazia dei divini prodigi, da sapientissime labbra, il divino Nettario.

Con quali parole spirituali ti benediremo, o gerarca, che in mezzo al mondo conducesti una vita veramente beata, con opere sante e immacolate e poi fondasti nell’isola di Egina un sacro monastero, dedicato a Dio, rifugio tranquillo per le anime che sempre proteggi, o san Nettario, con il suo vescovo Dionigi, sapiente in Dio.

Gloria. Tono pl. 2.

Oggi è sorto su noi, come nuova fulgida stella, la solennità gioiosa del vescovo Nettario, illuminando la Chiesa. Venite dunque, folle dei fedeli, acclamiamo a lui con voce gioiosa. Salve, tu la cui vita, in giorni difficili e pericolosi, quando l’amore di molti si era raffreddato, come aveva predetto il Salvatore, rispecchiò quella dei beati antichi. Salve tu che unisti virtù e istruzione e con la tua parola sapiente illuminasti le anime dei fedeli; salve bellezza dei vescovi, protettore di Egina sempre presente e fervido sostegno del tuo monastero. Perciò, o più che benedetto Nettario, stando presso il trono della Maestà Divina, implorala senza sosta per chi con fede festeggia sempre la tua venerabilissima memoria.

E ora. Stesso tono.

Chi non ti dirà beata, Vergine santissima? Chi non inneggerà al tuo parto verginale? Perché il Figlio Unigenito, intemporalmente dal Padre rifulso, egli stesso, ineffabilmente incarnato, uscì da te, la pura: Dio per natura e per noi fatto uomo per natura non diviso in dualità di persone, ma da riconoscersi in dualità di nature, senza confusione. Imploralo, augusta beatissima, d’aver pietà delle nostre anime.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura dai Proverbi (passim).

Del giusto si fa memoria tra le lodi e la benedizione del Signore è sul suo capo. Beato l’uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che conosce la prudenza. Meglio è trafficare per essa che per tesori d’oro e d’argento. Essa è più preziosa di pietre di gran valore: nessun oggetto pregiato può starle a fronte. Dalla sua bocca infatti esce la giustizia e sulla lingua reca la legge e la misericordia. Ascoltatemi dunque, o figli, perché dirò cose sante e beato l’uomo che custodirà le mie vie. Perché le mie uscite, sono uscite di vita ed è pronta la benevolenza da parte del Signore. Perciò vi esorto e alzo la voce verso i figli degli uomini: Io, la sapienza, ho fondato il consiglio, la conoscenza e la riflessione, io le ho chiamate. Mio è il consiglio, mia la certezza, mia la prudenza, mia la forza. Io amo coloro che mi amano: quelli che mi cercano troveranno grazia. O semplici, imparate dunque la finezza e voi indotti, rendete assennato il cuore. Ascoltatemi ancora e dirò cose sante, svelerò con le mie labbra cose rette. La mia gola mediterà la verità: sono abominevoli davanti a me le labbra mendaci. Sono dette con giustizia tutte le parole della mia bocca, nulla vi è in esse di tortuoso o di perverso. Tutto è retto per chi comprende e diritto per quelli che trovano la conoscenza. Poiché io vi insegno cose vere, affinché la vostra speranza sia nel Signore e siate ripieni di Spirito.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (4,7-15).

Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo: poiché vecchiaia venerabile non è quella di un lungo tempo di vita, né si misura col numero degli anni. Ma la prudenza equivale per gli uomini alla canizie ed età avanzata è una vita senza macchia. Divenuto gradito a Dio, è stato da lui amato e poiché viveva tra peccatori, è stato trasferito. E’ stato rapito perchè la malizia non alterasse la sua intelligenza e l’inganno non sviasse la sua anima. Poiché il cattivo fascino del male oscura il bene e l’agitarsi della concupiscenza guasta la mente innocente. Reso in breve perfetto, ha portato a termine un lungo corso: la sua anima era infatti gradita al Signore, per questo si è affrettato a toglierlo di mezzo alla malvagità. I popoli hanno visto, ma non hanno compreso, né hanno posto mente a questo fatto: che grazia e misericordia sono con i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Lettura dai Proverbi

e della Sapienza di Salomone (passim).

La bocca del giusto stilla sapienza e le labbra degli uomini conoscono le grazie. La bocca dei sapienti medita la sapienza: e la giustizia li libera dalla morte. Alla morte di un uomo giusto, non è perduta la speranza, perché un figlio giusto nasce alla vita e mieterà fra i suoi beni un frutto di giustizia. Luce sempiterna per i giusti; presso il Signore troveranno grazia e gloria. La lingua dei sapienti conosce il bene e nel loro cuore riposa la sapienza. Il Signore ama i cuori santi e gli sono accetti tutti coloro che sono immacolati nel loro cammino. La sapienza del Signore illumina il volto dell’assennato: essa infatti previene quelli che la desiderano, prima di essere conosciuta ed è facilmente contemplata da quelli che la amano. Chi di primo mattino la cerca non faticherà e chi veglia per lei sarà presto senza affanni. Perché essa va in giro alla ricerca di quelli che sono degni di lei e con benevolenza appare loro sui sentieri. Mai il male prevarrà sulla sapienza. Per questo mi sono innamorato della sua bellezza, l’ho amata e l’ho ricercata dalla giovinezza e mi sono studiato di prenderla come sposa. Perché il Creatore dell’universo l’ha amata. Essa infatti è iniziatrice alla scienza di Dio ed è lei che sceglie le sue opere. Le sue fatiche sono virtù: è lei che insegna temperanza e prudenza, giustizia e fortezza, delle quali nulla è più utile agli uomini nella vita. Se poi uno desidera molta esperienza, essa sa farsi un’idea delle cose antiche e delle future; conosce le sottigliezze dei discorsi e le soluzioni degli enigmi; prevede segni e prodigi e le vicende dei tempi e delle epoche: è per tutti buon consigliere. Perché in essa c’è immortalità e buona fama nella partecipazione ai suoi discorsi. Per questo pregai il Signore, lo supplicai e gli dissi con tutto il cuore: Dio dei padri e Signore di misericordia, tu che hai fatto tutte le cose con il tuo verbo e che con la tua sapienza hai creato l’uomo perché domini sulle creature da te fatte e governi il mondo con santità e giustizia: dammi la sapienza che siede con te in trono e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella. Mandala dalla tua santa dimora e dal trono della tua gloria, affinché mi assista e mi insegni ciò che ti è gradito e mi guidi nella conoscenza e mi custodisca nella sua gloria. Perché i pensieri dei mortali sono tutti timidi e incerte le loro riflessioni.

Alla litì stichirà idiòmela. Tono 1.

Esulta nel Signore, Chiesa ortodossa, rallegrati e danza, sposa diletta del Re celeste. Perché ecco, il beato Nettario, vero gerarca di Cristo nella nostra generazione, gli antichi e divini dogmi ancora una volta sigilla e caldamente predica con la gloria che Dio solo gli ha donato. Perciò avendo lui come colonna e fondamento e vedendo la grazia dei suoi prodigi, gridiamo allo sposo: gloria a te Signore.

Tono 2.

Chi non gioirà? Chi non danzerà misticamente nella tua nuova festa, gerarca Nettario? Ogni anima esulta vedendo il glorioso concittadino dei santi. Benediciamo allora la sua vita illuminata e i vantaggi della santità acclamando: Gesù Cristo ieri, oggi e nei secoli, egli è sempre.

Tono 3.

Cantando come Davide gridiamo al mistico sacro Nettario dicendo: Benedetto sei tu e bene per te, beatissimo padre. Con la tua vita santa ti rivelasti degno del cielo e come buono e beato gerarca divinamente compisti i tuoi doveri verso Dio. Servendo sapientemente la Chiesa di Cristo ed essendo glorificato degnamente per i tuoi prodigi, soccorri i bisognosi e concedi a ciascuno le richieste per la salvezza.

Tono 4.

Con la grazia della parola e la tua bocca profetica rifulgesti e ti distinguesti come operaio pacifico del Vangelo, padre Nettario; rinunciando alla confusione mondana ti unisti a Dio nella quiete; nell’isola di Egina edificasti una scuola per le anime, diventando modello di virtù, padre e maestro delle monache e dormisti il sonno dei santi pregando senza sosta per le nostre anime.

Come è santa la tua vita e come se ne compiace Dio, teoforo Nettario, come sono straordinari i tuoi prodigi che ogni giorno fai con la grazia a te donata! Chi non si meraviglierà davvero di te, o insigne? Chi non glorificherà te, glorificato presso Dio? Perché le tue divine reliquie sono diventate fonte di guarigione: guariscono gravi infermità e scacciano immondi spiriti e tutti i fedeli accorrono, ricevendo salvezza delle anime e guarigione dei corpi, glorificando Cristo, che ti ha mirabilmente glorificato.

Gloria. Tono pl. 1.

Accorrete stirpi dei fedeli, accorrete con fervore a Egina a contemplare gli straordinari prodigi che la mano dell’Altissimo operò negli ultimi tempi. Perché colui che mai mente glorificò secondo la sua promessa, con doni eterni, il sapiente in Dio Nettario, eccelso per la sua vita evangelica. Le sue venerabilissime reliquie effondono la fragranza degli unguenti e sono fonte di guarigione per chi devotamente si accosta. Lasciamoci dunque, riempire da questa vitale fragranza e come Davide acclamiamo: Grande sei tu, Signore, non c’è fine alla tua grandezza. Perciò, amico degli uomini, salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Ti benediciamo e giustamente ti lodiamo noi fedeli, Vergine Madre di Dio, baluardo inespugnabile, muro invalicabile, salda difesa e riparo delle nostre anime.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono pl. 1. Salve vanto degli asceti.

Salve tu che negli ultimi tempi sorgesti nel cielo come stella splendente e con il fascino dei tuoi prodigi illumini nello spirito quanti stanno nelle tenebre delle passioni; spirito illuminato da Dio, pieno di luce divina, che con prudente intelligenza meditasti, Nettario, la legge divina; lampada luminosissima, che nel mezzo della tua vita inviasti ai confini la luce della pietà scintillante, o padre. Prega Cristo di donare alle nostre anime la grande misericordia.

Stico. La mia bocca parlerà sapienza e la meditazione del mio cuore intelligenza.

Vivevi spiritualmente pensando alle cose celesti e divenisti ricettacolo del santo Spirito, o vescovo Nettario ed essendo esaltata la tua umiltà, per la bontà e la semplicità dei tuoi modi, si rivelò la luminosità della tua anima e divenisti concittadino dei santi. Perciò ci avviciniamo alle tue profumate reliquie e gridiamo con compunzione, o Nettario: Donaci la salvezza delle anime e dei corpi.

Stico. I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

La Chiesa di Cristo gioisce vedendoti glorificato nei cieli e magnifica, o Nettario, colui che ti ha donato le grazie dei miracoli e l’isola di Egina soprattutto esulta: perché a lei appartengono le tue reliquie, tesoro inesauribile di santificazione. Ancor di più esulta il tuo santo monastero, che guardando sempre a te grida con lacrime: Tu sei mia gloria, mio sostenitore e rifugio, mio padre e custode.

Gloria. Tono pl. 4.

La tua anima santificata coabita nella celeste Gerusalemme con gli spiriti dei santi, illustrissimo Nettario. Le tue reliquie effondenti grazia, giacciono nell’isola di Egina: sono il tesoro donato da Dio, rimedio gratuito per ogni malattia e tribolazione. I sofferenti da ogni luogo vi accorrono e ricevono la guarigione. Le loro richieste per la salvezza vengono accolte, ringraziando ad alta voce e glorificando il Signore che ti ha glorificato. Noi ti imploriamo: prega per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Vergine senza nozze, che ineffabilmente concepisti Dio nella carne, purissima Madre di Dio altissimo, ricevi le invocazioni dei tuoi servi: tu che a tutti procuri la purificazione delle colpe, implora per la salvezza di noi tutti, accettando ora le nostre suppliche.

Apolytìkion. Tono 1. Cittadino del deserto.

Il figlio di Silivrìa e protettore di Egina, Nettario, il puro amico della virtù ultimamente apparso, veneriamo, o fedeli, come divino terapeuta di Cristo; egli fa scaturire molteplici guarigioni per quanti cantano con fede: Gloria a Cristo che ti ha glorificato; gloria a colui che per te ha compiuto prodigi; gloria a colui che per te guarisce tutti.

Un altro apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Sei vissuto con santità, come gerarca sapiente, glorificando il Signore, con la tua vita virtuosa, o beato Nettario. Perciò glorificato dalla potenza del Paràclito, scacci i demoni e guarisci gli infermi che si accostano piamente alle tue divine reliquie.

E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Conclusione.

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Vespro del 8 Novembre- Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee

8 Novembre

Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee.

Al Grande Vespro

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e stichirà prosòmia di Michele.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Tu che stai fulgidissimo presso la Divinità trisolare, Michele, primo condottiero, con le superne schiere acclami gioioso: Santo sei tu, Padre, Santo il Verbo coeterno e santo il Santo Spirito, unica gloria e regno, unica natura, unica divinità e potenza.

Igneo il tuo aspetto, meravigliosa la tua bellezza, Michele, primo degli angeli: con la tua immateriale natura attraversi i confini per compiere i comandi del Creatore dell’universo e sei noto per la potenza della tua forza, rendendo fonte di guarigioni il tuo tempio, che si onora del tuo santo nome.

Tu che, come sta scritto, rendi come vento i tuoi angeli e i tuoi ministri come fiamme di fuoco, stabilisti primo fra le schiere dei tuoi arcangeli Michele, l’archistratega, che ubbidisce ai tuoi cenni, o Verbo Signore e con timore eleva alla tua gloria l’inno trisagio.

Di Gabriele. Stesso tono. Hai dato come segno.

L’Intelletto precedente i secoli pose te, Gabriele, come luce seconda, che per divine partecipazioni illumina tutta la terra e ci rivela il mistero veramente grande e divino che è dall’eternità: l’incorporeo che assume corpo in grembo verginale e si fa uomo per salvare l’uomo.

Stando presso il trono della Divinità trisolare, riccamente illuminato dai divini fulgori da essa senza sosta emessi, libera dal buio delle passioni e rischiara con l’illuminazione, quanti sulla terra con gioia si uniscono in coro e t’inneggiano, o Gabriele archistratega, intercessore per le nostre anime.

Spezza l’arroganza dei figli di Agar, che senza sosta assale il tuo gregge; recidi gli scismi dalla Chiesa; placa la tempesta delle innumerevoli tentazioni; libera da pericoli e sventure quanti con affetto ti onorano e accorrono sotto la tua protezione, Gabriele, archistratega, intercessore per le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2. Di Byzantios.

Rallegratevi con noi, angeliche falangi tutte, poiché il nostro protettore e vostro capo, il grande archistratega, santifica questo giorno prodigiosamente mostrandosi nel suo augusto santuario. Perciò inneggiandolo debitamente gridiamo: proteggici al riparo delle tue ali, sommo arcangelo Michele.

E ora. Theotokìon.

Rallegratevi con noi, cori tutti delle vergini: poiché la nostra avvocata e mediatrice, la nostra protezione e grande rifugio santifica questo giorno, mostrandosi prodigiosamente nel suo augusto santuario. Perciò inneggiandola debitamente, gridiamo: proteggici al riparo delle tue ali, purissima Sovrana, Madre di Dio.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura da Gesù di Nave (5,13-15).

Mentre Gesù era a Gerico, avvenne che, alzati gli occhi, vide un uomo che stava davanti a lui con in mano la spada sguainata. Gesù si accostò e gli chiese: Sei per noi o per gli avversari? Ed egli rispose: Io sono l’archistratega dell’esercito del Signore e giungo proprio ora. Gesù cadde col volto a terra e gli disse: Signore, che cosa comandi al tuo servo? E l’archistratega del Signore disse a Gesù: Sciogli i calzari dai tuoi piedi, perché il luogo su cui stai è santo. Gesù così fece.

Lettura dai Giudici (6,8.11-24).

In quei giorni Madian acquistò forza contro i figli d’Israele e questi gridarono a Dio. Ed ecco, l’angelo del Signore venne e si sedette sotto la quercia che è a Efrata e che apparteneva a Ioas; suo figlio Gedeone batteva il grano nel tino e si affrettava per sfuggire ai madianiti. E l’angelo del Signore gli apparve e gli disse: Il Signore sia con te, o potente nella tua forza. Gli rispose Gedeone: Ti prego, mio signore, se il Signore è con noi, perché ci hanno colto tutti questi mali? E dove sono i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: Forse che il Signore non ci ha fatti salire dall’Egitto? Ma ora ci ha respinti e ci ha consegnati nelle mani di Madian. L’angelo del Signore lo fissò e gli disse: Và con questa tua forza e salverai Israele dalla mano di Madian: ecco, io ti ho mandato. Gli rispose Gedeone: Ti prego, signore, in che modo salverò Israele? Ecco, la mia tribù è la più misera di Manasse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre. E l’angelo del Signore a lui: Il Signore sarà con te e tu batterai Madian come un sol uomo. Gedeone gli disse: Se ho trovato grazia ai tuoi occhi e tu farai per me oggi tutto ciò di cui mi hai parlato, non allontanarti di qui sinché io venga da te, porti il mio sacrificio e lo offra davanti a te. Rispose: Sì, resterò qui sinché tu torni. Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e un’efa di farina di azzimi; mise la carne nel cesto e il brodo nella pentola, li portò a lui sotto la quercia e li accostò. L’angelo del Signore gli disse: Prendi la carne e i pani azzimi e mettili su quella pietra e versa lì accanto il brodo. E così fece. L’angelo del Signore tese l’estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e gli azzimi e si accese dalla pietra un fuoco che divorò la carne e gli azzimi: e l’angelo del Signore si sottrasse ai suoi occhi. Gedeone vide che era l’angelo del Signore e disse Gedeone: Ahimè, Signore, Signore! Ho visto l’angelo del Signore faccia a faccia. Ma il Signore gli disse: Pace a te, non temere, non morirai. E Gedeone edificò là un altare al Signore e lo chiamò ‘Pace del Signore’, fino al giorno d’oggi.

Lettura della profezia di Daniele (10,1-21)

Nell’anno terzo di Ciro re di Persia si rivelò un verbo a Daniele, soprannominato Baltazàr: e vero è il verbo e grande la forza e gli fu data intelligenza nella visione. In quei giorni io, Daniele, feci un lutto di tre settimane di giorni. Non mangiai pane piacevole, carne e vino non entrarono nella mia bocca, né mi unsi con olio fino al compimento di tre settimane di giorni. Il giorno ventiquattro del primo mese, nell’anno terzo, io mi trovavo vicino al grande fiume, il Tigri. Levai gli occhi e vidi ed ecco un uomo vestito di lino e i suoi fianchi erano cinti di oro di Ofaz; il suo corpo era come Tharsis e il suo volto come aspetto di folgore, i suoi occhi come fiaccole di fuoco, le braccia e le gambe avevano l’aspetto di bronzo lucente e il suono delle sue parole come il clamore di una moltitudine. Soltanto io, Daniele, vidi la visione, gli uomini che erano con me non la videro, perché erano stati presi da grande sbigottimento ed erano fuggiti per il timore. Ed io fui lasciato solo e vidi questa grande visione e non rimase in me forza, la mia gloria fu mutata in corruzione e io non ebbi più forza. E udii la voce delle sue parole e nell’udire la voce delle sue parole, stavo compunto col volto a terra. Ed ecco una mano mi toccò e mi fece sollevare sulle ginocchia e sulle palme delle mani. E mi disse: Daniele, uomo dilettissimo, comprendi le parole che ti rivolgerò e stai ritto in piedi, perché ora sono stato mandato a te. Mentre mi rivolgeva queste parole, io mi alzai tremante. E mi disse: Non temere, Daniele, perché sin dal primo giorno in cui tu hai volto il tuo cuore a comprendere e ad affliggerti davanti al Signore tuo Dio, le tue parole sono state ascoltate e io sono venuto per le tue parole. Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventun giorni. Ma ecco, Michele, uno dei primi principi, è venuto in mio aiuto e l’ho lasciato là con il principe del regno di Persia e sono venuto per farti comprendere ciò che avverrà al tuo popolo negli ultimi giorni: perché la visione riguarda ancora molti giorni. Mentre egli parlava con me in questo modo, io volsi la faccia a terra e fui preso da compunzione. Ed ecco, come qualcosa dalle sembianze di un figlio d’uomo toccò le mie labbra ed io aprii la bocca e parlai e dissi a colui che mi stava davanti: Signore, al vederti tutto è stato sconvolto dentro di me e mi sono venute meno le forze. E come potrà il tuo servo, signore, parlare con questo mio signore? Ormai non mi resta più forza e il respiro mi è venuto meno. Di nuovo mi toccò, questo qualcosa dalle sembianze umane e mi diede forza e mi disse: Non temere, uomo dilettissimo, pace a te, sii coraggioso e forte. Mentre mi parlava, ripresi forza e dissi: Parli, il mio signore, poiché mi hai dato forza. E disse: Sai perché sono venuto da te? Ora ritornerò a combattere con il principe di Persia; mentre io me ne venivo via, giungeva il principe di Grecia. Ti annuncerò dunque che cosa è ordinato nella scrittura della verità. Nessuno mi aiuta in questo, se non Michele, il vostro principe.

Alla Litì, stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Cipriano.

Archistrateghi delle spirituali Potenze che state sempre alla presenza del trono del Signore, chiedetegli di donare al mondo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Stesso tono. Di Arsenio.

Il principe delle superne potenze, il condottiero dei divini eserciti che ogni giorno cammina a fianco a noi, Michele che ci difende da ogni assalto del demonio, oggi ci ha riuniti per celebrare la sua festa. Venite dunque, o amici delle feste, cogliamo i fiori delle virtù, con puri pensieri e retta coscienza onoriamo la festa dell’arcangelo: egli sta sempre alla presenza di Dio e canta l’inno trisagio, pregando per la salvezza delle nostre anime.

Tono 2. Dello Studita.

Arcangeli capitani delle nature immateriali delle spirituali potenze, voi illuminate il mondo con i raggi della gloria trisolare, cantando l’inno trisagio con voci immateriali; implorate dunque affinchè siano salvate le nostre anime.

Stesso tono. Di Arsenio.

Attorniando il trono immateriale, o essenze intellettuali, divini incorporei, voi cantate con labbra di fuoco l’inno trisagio al Dio dominatore: santo Dio, Padre senza principio; santo forte, Figlio a lui coeterno; santo immortale, Spirito consustanziale, glorificato con il Padre e il Figlio.

Stesso tono. Di Anatolio.

Con labbra incorporee, con bocche spirituali le schiere spirituali offrono alla tua inaccessibile Divinità, Signore, l’inno incessante; puri spiriti, ministri della tua gloria, cantano lodi a te, Sovrano; con loro l’incorporeo Michele, principe degli eserciti celesti, archistratega degli angeli, oggi ci ospita nel luogo a lui sacro, presiede ai nostri canti per offrirli, o filantropo, alla tua gloria inaccessibile e intercede senza sosta per le nostre anime.

Tono 4. Di Efrem di Karìa.

Brillando dei raggi solari del divino splendore, voi arcangeli splendete sulle schiere immateriali; lampeggiate di luce negli eccelsi per riverberare sul mondo lo splendore della Divinità inaccessibile.

Tono pl. 4.

I tuoi angeli, o Cristo, stanno con timore alla presenza della maestà del tuo trono, sempre brillando del tuo splendore, cantando a te l’inno negli eccelsi, eseguendo la tua volontà, da te inviati, comunicando luce alle nostre anime.

Gloria. Tono 4.

Con ignee labbra i cherubini ti lodano, o Cristo Dio; con bocche incorporee il coro degli arcangeli senza sosta ti glorifica; condottiero dei celesti eserciti, Michele offre alla tua maestà l’incessante inno di vittoria. In questa festa radiosa egli stesso ci illumina, perché con labbra terrene salmeggiando degnamente ti presentiamo il canto trisagio, affinché tutto sia pieno della tua gloria e tu conceda al mondo la tua infinita misericordia.

E ora. Theotokìon.

Tripudio delle angeliche schiere, potente protezione degli uomini in terra, Vergine senza macchia, salva quanti a te ricorrono, perché in te, dopo Dio, riponiamo ogni nostra speranza.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Noi, abitanti del mondo, festeggiando angelicamente il Dio portato su trono di gloria, gridiamo l’inno: Santo sei tu, Padre celeste; Verbo coeterno, santo sei tu e lo Spirito santissimo.

Stico. Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco.

Tu che con grande franchezza stai al primo posto tra i celesti con gloria davanti al tremendo trono, contemplando le realtà ineffabili, salva, ti preghiamo, con la tua intercessione, o Michele archistratega, noi che siamo stretti da pericoli e tentazioni.

Stico. Benedici, anima mia, il Signore: Signore Dio mio, ti sei grandemente esaltato.

Tu che davvero sei il primo degli angeli incorporei e ministro di quel divino splendore, di esso testimone oculare e iniziato, salva, o Michele, archistratega, noi che ogni anno onoriamo piamente te e cantiamo la Trinità con fede.

Gloria. E ora. Tono pl. 4. Di Giovanni monaco.

Come capo di schiere, difensore e principe degli angeli, o archistratega, libera da ogni angustia e tribolazione, malattia e gravi peccati, quanti sinceramente ti cantano e pregano, o glorioso che, immateriale, chiaramente contempli l’Immateriale e rifulgi per la luce inaccessibile della gloria del Sovrano, che nella sua filantropia, assunse la carne per noi dalla Vergine, volendo salvare la stirpe umana.

Apolytìkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Archistrateghi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custodite al riparo delle ali della vostra gloria immateriale noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: Liberateci dai pericoli, voi che siete generali delle superne schiere.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente accettò la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Segue la conclusione.

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Vespro del 7 Novembre- Memoria dei 33 san ti martiri di Melitene e memoria del nostro santo padre taumaturgo Lazzaro, che visse nell’ascesi sul monte Galesio

7 Novembre

Memoria dei 33 santi martiri di Melitene e memoria del nostro santo padre taumaturgo Lazzaro, che visse nell’ascesi sul monte Galesio.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia dei martiri.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Vi siete realmente dimostrati schiera raccolta da Dio, esercito sacratissimo, Chiesa divina, popolo santo, falange di martiri da Dio ispirata, splendida radunanza, schiera serrata che non si spezza, o ammirabili e quindi, come degni cittadini della celeste metropoli, giustamente siete proclamati beati.

Tutti riuniti, onoriamo con Nicandro Esichio, Atanasio, Mamante, il divino Baraco e Callinico, Teogene e Nicon, Longino, Teodoro e Valerio insieme, Santico e Teodulo, Callimaco ed Eugenio e con loro il divino Teodoco e a Bostrichio.

Con fede celebriamo concordi i martiri della verità: il nobile Gerone, l’illustre Epifanio con Massimiano, Dulcizio, Claudiano e Teofilo, il divino Giganzio e Doroteo, Diodoto, Castricio e Anìkitos con Temelio ed Eutichio.

Del santo. Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Deponendo tutta la stoltezza delle passioni e sottomettendo la carne allo spirito, divenisti norma di virtù, sostegno dei monaci, splendore degli asceti, ornamento dei santi; e ora, contemplando la bellezza indicibile del tuo Creatore, sei in continuo tripudio nel tuo spirito per le celesti bellezze: perciò, riuniti, festeggiamo con melodiosi inni canori la tua venerabile e sacratissima memoria.

Scuotendo tutto il gravame della materia, l’inclinazione della carne e ogni desiderio di relazione terrestre, hai camminato per il sentiero di una sublime condotta di vita, elevandoti agilmente e innalzandoti sulla cima di ogni virtù, mettendo in rotta l’ostile nemico immateriale con la materia del corpo: sei stato perciò annoverato tra i cori immateriali degli angeli, o padre Lazzaro e lì preghi per le nostre anime.

Abbandonando il mondo, rinnegando la carne e rigettando con orrore le passioni con le predisposizioni passionali, sei divenuto, o beato Lazzaro, un rigoroso osservatore dei precetti del tuo Signore e loro eccellente custode; per questo egli, con il Padre e lo Spirito, ha posto in te la sua dimora e ti concede generosamente i carismi oltre natura, rendendoti operatore di straordinari prodigi e fervidissimo liberatore dei tribolati.

Gloria. Del santo. Tono pl. 1.

Santo padre, non hai dato sonno ai tuoi occhi, né alle tue palpebre assopimento, finché non sei giunto a liberare anima e corpo dalle passioni e a disporre te stesso come dimora dello Spirito: e infatti Cristo, venendo con il Padre, in te ha preso dimora; divenuto ministro della Trinità consustanziale, o nostro padre, grande araldo, prega per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Salve, tu che sei veramente.

Per me, paurosamente immerso nella tenebra delle passioni, fa’ risplendere la tua luce, il fulgore della verità: tu che hai concepito e partorito Dio nella carne, Vergine Madre, fammi uscire in fretta dall’abisso di disperazione e conferma i passi dell’anima mia sulla roccia di un vivere saldo: giudica i demòni che senza sosta mi opprimono; fa’ presto cessare l’affanno del mio misero cuore, o speranza dei confini, tu che doni al mondo la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

Stando presso la croce, o Gesù, colei che ti ha partorito faceva lamento e gemeva, esclamando: Non sopporto, o Figlio, di vedere inchiodato al legno colui che ho generato; ho infatti sfuggito le doglie perché ignara d’uomo e come dunque sono ora presa dai dolori e ho il cuore straziato, io, l’irreprensibile? Ora infatti si è compiuto ciò che aveva detto Simeone, che una spada sarebbe amaramente penetrata nel mio cuore. Ma tu, Figlio mio, risorgi e salva i tuoi cantori.

Allo stico stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra è uscita la voce delle tue belle azioni: per questo nei cieli hai trovato la ricompensa delle tue fatiche. Hai annientato le falangi dei demòni, hai raggiunto le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, hai emulato la vita. Poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Tendo verso di te l’occhio del mio cuore, Sovrana, non disprezzare il mio gemito amaro: nell’ora in cui tuo Figlio giudicherà il mondo, sii per me aiuto e protezione.

Oppure stavrotheotokìon.

Come uomo sono stato confitto al legno e sono morto; come un mortale sono stato deposto in una tomba; ma come Dio, o Madre, risusciterò i morti e glorificherò te con la mia risurrezione.

Apolytìkion dei martiri.

Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio: avendo infatti tua forza, hanno abbattuto i tiranni e infranto le impotenti audacie dei demòni. Per le loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

Nelle tue insonni preghiere, hai irrorato la colonna con torrenti di lacrime e con gemiti dal profondo del cuore hai fatto fruttare al centuplo le tue fatiche: e sei divenuto pastore che concede il perdono a chi si accosta. Santo nostro padre Lazzaro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Vespro del 6 Novembre- Memoria del santo padre Paolo il confessore, arcivescovo di Costantinopoli

6 Novembre

Memoria del santo padre Paolo il confessore, arcivescovo di Costantinopoli.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 4 stichirà prosòmia, ripetendone due.

Tono 4. Hai dato come segno.

Il meraviglioso Paolo designa come suo imitatore te, che porti il suo nome e sei adorno dei suoi costumi, o beatissimo, della sua pietà, del coraggio della sua anima, della sua costanza nelle sventure, acceso dal suo zelo, o difensore dell’ortodossia: con lui sei ora glorificato nelle dimore celesti.

Con le solide corde dei tuoi dogmi strozzasti l’ateo Ario e l’empio Macedonio e con la retta parola della dottrina confermasti il popolo degli ortodossi, o beato iniziatore ai sacri riti; accogliendo dunque la tua luminosissima confessione, ti rese partecipe del regno l’amico degli uomini.

Compiuta la corsa e conservata la fede, o beato gerarca, Cristo ti incoronò con la fulgida corona di giustizia e rese luminosa la tua confessione, o ammirabile; perciò, ricevuta l’eredità celeste, supplica il Salvatore per i tuoi cantori.

Paolo beatissimo, tu che prendi nome dalla tua confessione, divenuto protettore di quelli che ti celebrano con fervore, salvaci, o padre, da ogni pericolo, da ogni peccato e da ogni bufera e tirannide di passioni: tu infatti, come martire invitto e gerarca accetto, hai famigliarità con Cristo nostro Dio.

Gloria. Tono 1. Di Germano.

Indossata la veste episcopale, o santo padre, emulavi Paolo, tuo omonimo, subendo persecuzioni e avversità e abbattesti con le tue fatiche i dogmi blasfemi di Ario: soffrendo infatti per la Trinità senza principio e consustanziale, annientasti l’empio Macedonio, nemico del santo Spirito. Chiarita a tutti la fede ortodossa, abiti ora con gli angeli incorporei: con loro anche adesso prega per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Autòmelo.

Esultanza delle schiere celesti, protezione potente degli uomini sulla terra, o Vergine pura, salva noi che ci rifugiamo in te: poiché dopo Dio in te, Madre di Dio, riponiamo le nostre speranze.

Oppure stavrotheotokìon, stessa melodia.

Accettò di patire per noi tuo Figlio, affinché, per la passione di lui, tu conceda l’impassibilità a tutti, Madre di Dio: perciò imploralo in ogni tempo di liberarmi da ogni passione dell’anima e del corpo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 2. Di Byzantios.

Attraversando l’oceano dell’ascesi col vento della continenza, sfuggisti, o santo, alla tempesta delle passioni. Perciò portando ben giustamente lo stesso nome del divino Paolo, sopportavi persecuzioni e sventure, molestato dalle chiacchiere degli eretici. Abbattesti così i dogmi di Ario e, respinte le eresie di Nestorio, ti mostrasti sostenitore della Chiesa di Cristo: supplicalo, o beato gerarca, di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Accorrendo come ad un porto sotto la tua santa protezione, pura Vergine Madre, ti prego: abbi compassione, non rigettarmi, ma libera il tuo servo dalla tribolazione ora sopraggiunta, tu per natura incline a compatire. Madre di Dio altissimo, intercedendo sempre, salva da ogni avversità i tuoi servi.

Oppure stavrotheotokìon, stessa melodia.

Tu che generasti il grappolo della vita, che senza coltivazione umana avevi portato in grembo, quando lo vedesti pendere dal legno, tra i lamenti alzavi grida ed esclamavi: O Figlio, stilla il vino nuovo per cui sia tolta, o benefattore, tutta l’ebbrezza delle passioni, mostrando, mediante me, tua genitrice, la tua amorosa compassione.

Apolytìkion. Tono 3. Autòmelo.

La confessione della fede divina ti rese per la Chiesa un altro Paolo, zelante fra i sacerdoti; grida con te al Signore anche il sangue giusto di Abele e Zaccaria; padre santo, supplica Cristo Dio, di donarci la grande misericordia.

Segue la conclusione.

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Vespro del 5 Novembre- Memoria dei santi martiri Galazione ed Episteme

5 Novembre

Memoria dei santi martiri Galazione ed Episteme.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, cantiamo le stichirà prosòmia dei santi.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Nutrito col latte dell’ascesi, tra molti travagli e tribolazioni, o Galazione, giungesti all’età di Cristo, divenendo sacrificio accetto, vittima perfetta, o felicissimo, per spontaneo slancio. Oh, la tua fede salda e certa! Per essa raggiungesti Dio e sei ora più perfettamente divinizzato.

Con scienza hai cercato la fonte del bene, il vertice dei desideri, illuminata nell’anima e nella mente dai suoi fulgori, o beata in Dio e abbattendo con la tua salda resistenza il drago antico dalle molte astuzie, o divino decoro delle monache, martire insigne per le molte lotte.

Due splendidissimi astri dell’Oriente spirituale sorgono per grazia e piamente rischiarano tutto il creato con gli immensi fulgori delle loro lotte e i divini bagliori delle guarigioni: celebrandone la luminosissima festa, glorifichiamo Cristo, che tramite loro tutti santifica.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Su dunque, anima mia, gemendo e facendo scaturire dal cuore fonti di lacrime, grida alla Vergine, Madre del nostro Dio: Per la moltitudine delle tue compassioni, o pura, strappami al tremendo castigo e dammi di fissar la dimora là dove è il riposo, l’eterna gioia e il gaudio.

Stavrotheotokìon.

O straordinario prodigio! O nuovo mistero! O terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie aveva con tremendo parto partorito; e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

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Vespro del 4 Novembre- Memoria del santo padre nostro Ioannichio il grande, dell’Olimpo e dei santi ieromartiri Nicandro vescovo di Mira e Ermeo presbitero

4 Novembre

Memoria del santo padre nostro Ioannichio il grande, dell’Olimpo e dei santi ieromartiri Nicandro vescovo di Mira e Ermeo presbitero.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia del santo.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Con le frecce della continenza hai colpito il nemico e ne hai devastato le falangi; hai così ottenuto, o beato, i premi della vittoria dallo stesso Cristo che ti aveva potentemente corroborato. Supplicalo di liberare dalla corruzione e dai pericoli quanti celebrano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Asceso alla superna contemplazione, o beatissimo, hai disprezzato ogni realtà terrestre e caduca, pur continuando a vivere nel corpo e sulla terra hai acquisito un vivere immateriale, o uomo celebrato; guidato dal divino Spirito, padre, sei divenuto guida, canone e modello dei monaci, insigne per la fede.

Reso fulgido dai divini splendori dei carismi dello Spirito, o Ioannichio di senno divino, ti rivelasti ai confini come astro che, con l’intercessione, fuga il dolore dei malanni e la tenebra delle passioni e libera da ogni sorta di malattie e pericoli quanti celebrano con fede la tua augustissima memoria.

Stichirà degli ieromartiri.

Tono 2. Quando dal legno.

Ricco per divina provvidenza di un nome che ben ti conviene, con le tue opere, o beato, lo hai suggellato e confermato: hai infatti debellato con la tua costanza una torma di avversari e una folla di tiranni; perciò, ricevendo i premi della vittoria, con fede acclamavi: Gloria alla tua invincibile potenza, o filantropo.

Tu fai scaturire per noi oggi, o Nicandro, nella tua divina memoria, i fragranti unguenti delle guarigioni, dileguando, o sapiente, il lezzo delle tribolazioni e i mali del corpo; e ricolmi di generosa grazia l’assemblea di tutti quelli che acclamano a Cristo: Tu sei l’unguento inesauribile che riempie di fragranza i tuoi cantori.

Tu che hai famigliarità con Cristo, il solo glorificato nei suoi santi, supplicalo, o san Nicandro, per tutti quelli che con affetto celebrano la tua memoria e acclamano alle tue imprese, affinché per la tua intercessione diveniamo partecipi di quei divini beni ineffabili e della gloria.

Gloria. Del santo. Tono 2.

Compiuta con coraggio la corsa nello stadio dell’ascesi, con prontezza hai attraversato la strettoia delle virtù: uccidendo le belve delle passioni, hai custodito illesa la conformità all’immagine divina; divenuto dispensatore dello Spirito, prevedevi ciò che era lontano come presente e ti mostrasti operatore di prodigi, o Ioannichio, padre nostro teòforo. Stando ora presso il trono divino, tu senza sosta preghi per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Altro sicuro rifugio, torre di fortezza e rocca inespugnabile noi non possediamo, all’infuori di te, purissima e in te ci rifugiamo e a te gridiamo: Sovrana, aiutaci, perché non periamo; mostraci la tua grazia, la gloria del tuo potere e la grandezza della tua amorosa compassione.

Oppure stavrotheotokìon.

Hai sostenuto molte pene, o pura, alla crocifissione del tuo Figlio e Dio e tra le lacrime gemevi alzando grida amare: Ahimè, Figlio dolcissimo, tu ingiustamente patisci perché vuoi riscattare i figli della terra nati da Adamo! Noi dunque, Vergine santissima, ti supplichiamo con fede: rendici propizio tuo Figlio.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2.

Ferito dall’ardente amore di Cristo, sei asceso con la mente al monte eccelso, o Ioannichio e hai ricevuto carismi d’ogni sorta per guarire le malattie di coloro che con affetto inneggiano alla tua divina dormizione.

E ora. Theotokìon. Riposta nei cieli.

Per la purezza del suo intelletto, Isaia da lungi ha predetto, o Vergine, che avresti partorito l’Artefice del creato, o purissima venerabile: poiché tu sola, da che il mondo esiste, sei apparsa tutta pura. Perciò ti prego: purifica il mio cuore contaminato, rendimi partecipe, o Vergine, del divino fulgore del tuo Figlio e fa’ che possa stare alla sua destra, quando siederà, come sta scritto, a giudicare tutto il mondo.

Oppure stavrotheotokìon.

I giudici di Israele ti giudicarono degno di condanna a morte, o Figlio, facendo comparire in tribunale come un condannato te, che sei giudice dei vivi e dei morti, o Salvatore; ti consegnarono a Pilato e ti condannarono, ahimè, quegli empi, prima della sentenza. Vedendo questo, io ne sono trafitta e con te condannata, Signore: preferisco perciò morire, che vivere tra i lamenti. Così gridava la Madre di Dio, o solo misericordiosissimo.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi centuplicasti i frutti delle tue pene; coi tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumène. Ioannichio, beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dello ieromartire. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità, lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Nicandro; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

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Vespro del 3 Novembre- Memoria dei santi martiri Akepsima, Giuseppe e Aitala; anniversario della dedicazione del tempi di san Giorgio megalomartire a Lidda e deposizione del suo santo corpo

3 Novembre

Memoria dei santi martiri Akepsima, Giuseppe e Aitala; anniversario della dedicazione del tempi di san Giorgio megalomartire a Lidda e deposizione del suo santo corpo.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia dei martiri.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, trio della Trinità: salve, puri ricettacoli delle virtù, calici effondenti il vino divino della pietà che allieta le nostre anime; mammelle stillanti il latte delle guarigioni; astri rifulgenti il fulgore della verità e rischiaranti di luci i confini; martiri gloriosi che dileguaste la notte dell’ignoranza e illuminate le menti di tutti, implorate Cristo di donare alle nostre anime la grande misericordia.

Salve, sacro Akepsima, Aitala e Giuseppe mirabili, che col fuoco divino estingueste, per divina scienza, l’inganno degli empi cultori del fuoco; per voi sono stati totalmente ottenebrati quanti empiamente veneravano il sole e le stelle e fu così annientato il disegno dei maghi, o martiri sempre venerabili, difensori della Trinità, luce per gli ottenebrati che ignorano Cristo, vero pastore supremo, immolato concedendo al mondo la grande misericordia.

Sosteneste con animo fortissimo l’urto di ogni dolore e, posti come un peso sugli insensati, o sapienti, foste condotti a sperimentare maggiori tormenti; fatti dunque a pezzi, battuti con mazze, orribilmente logorati dalle torture, non vi piegaste, non rinnegaste Dio; otteneste così la corona della vittoria e foste splendidamente annoverati fra i greggi dei martiri: con loro chiedete che sia data alle nostre anime la grande misericordia.

Di san Giorgio, stessa melodia.

Con gioia, per slancio spontaneo, affrontasti valorosamente le lotte e sbigottita ogni mente con la tua costanza, calpestasti la tracotanza dei tiranni; transitasti alla fulgida vita degli angeli, con essi danzando e sempre felice di salvare con le tue cure, o martire, chi con fede ti onora, o Giorgio beatissimo; mosso a compassione dai gemiti dei poveri, supplichi Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Vieni e fatti soccorritore per noi che ti lodiamo e siamo tribolati, alleviando la pena delle nostre tremende prove e rimuovendone il peso, vigilando, custodendo e salvando, o Giorgio, conducendo a Dio mediante la fede e guidando ai comandi del Creatore, affinché, passando la vita nella sua bontà, otteniamo tutti le divine ricompense nei cieli, celebrando Cristo che concede al mondo la grande misericordia.

Davvero grande e mirabile è proclamata la gloria della tua indicibile testimonianza, o martire glorioso; tu infatti, come splendido principe, percorri tutto il creato, o mirabile Giorgio, fregiandoti di numerosissimi prodigi, guarendo le malattie e curando con la tua intercessione i sofferenti; perciò ti riconosciamo fervido soccorritore e benefattore, o beatissimo, liberatore dei prigionieri; implora dunque Cristo di donare alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. Di san Giorgio. Tono pl. 2.

Sei vissuto in modo degno del tuo nome, soldato Giorgio: infatti, prendendo sulle spalle la croce di Cristo, lavorasti con arte la terra resa desolata dall’inganno diabolico e, sradicato il culto degli idoli pieno di spine, piantasti il tralcio della fede ortodossa; perciò fai sgorgare guarigioni per i fedeli di tutta la terra e sei divenuto giusto agricoltore della Trinità; prega, ti supplichiamo, per la pace del mondo e la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Il terzo giorno sei risorto.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti partorì gridava: Quale mistero strano vedo, Figlio mio? Come dunque muori nella carne, pendendo dal legno, tu che dispensi la vita?

Allo stico, stichirà prosòmia di san Giorgio.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

O Giorgio vittorioso, che vivi con gli angeli, abiti con i martiri e sempre sei rifugio dei tribolati, sii anche per me, sbattuto dal mare dell’esistenza, porto di refrigerio e governa, ti imploro, la mia vita, affinché con fede sicura proclami beate le tue lotte oltre natura.

Stico. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Quando navigo nel mare, quando cammino per la via, quando dormo nella notte, custodiscimi; quando sono desto, salvami, beatissimo Giorgio e guidami a fare la volontà del Signore, affinché nel giorno del giudizio io, che mi rifugio sotto la tua protezione, trovi il perdono per quanto avrò commesso in vita.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti i suoi voleri.

Stringendoti alla corazza della fede, allo scudo della grazia e alla lancia della croce, divenisti, Giorgio, imprendibile per gli avversari e come principe divino, fugate le falangi dei demoni, fai coro con gli angeli e colmando i fedeli di cure, li santifichi e salvi quando sei invocato.

Gloria. Dei martiri. Tono pl. 2. Di Efrem Karia.

Preludio in figura della vostra concordia dal triplice fulgore e della testimonianza in Cristo dell’intatta Triade e Monade sovrasostanziale, furono, o atleti, i tre fanciulli che, in Persia, restarono illesi tra le fiamme: come quelli infatti affrontarono la fiamma per non aver voluto offendere Dio, così anche voi non rifiutaste di morire per non aver voluto rinunciare all’amore di Cristo; ma come quelli, nella fiamma, furono irrorati di rugiada dal quarto personaggio sopraggiunto, così anche voi foste accolti da Cristo, uno della Trinità, nel luogo del refrigerio; Akepsima con Giuseppe e Aitala, uomini ispirati da Dio, pregate per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Abbiamo conosciuto il Dio che da te si incarnò, Vergine Madre di Dio: imploralo per la salvezza delle nostre anime.

Stavrotheotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Quando la purissima ti vide pendere dalla croce, come Madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una ignominiosa passione?

Apolytìkion dei martiri.

Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Di san Giorgio. Tono 4.

Come liberatore dei prigionieri, protettore dei poveri, medico degl’infermi, difensore dei re, o megalomartire Giorgio trionfatore, intercedi presso Cristo Dio per la salvezza delle nostre anime.

Segue la conclusione.

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