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Archivi: Preghiere giornaliere

Vespro del 29 Dicembre- Memoria dei santi bambini uccisi da Erode in numero di quattordicimila e del nostro padre san Marcello, igumeno del monastero degli Akìmites

29 Dicembre

Memoria dei santi bambini uccisi da Erode in numero di quattordicimila e del nostro padre san Marcello, igumeno del monastero degli Akìmites.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia dei santi bambini.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Cercando il tesoro nascosto, l’iniquo oggi ha immolato i bambini innocenti; Rachele era inconsolabile, vedendone l’ingiusta uccisione e la morte prematura e li ha pianti col cuore straziato: ma si rallegra vedendoli ora nel seno di Abramo.

Il re iniquo cercava il Re eterno nato nel tempo; ma non trovandolo per ucciderlo, falciò una moltitudine di bimbi ignari del male; senza supporlo, li rese così martiri e cittadini del regno celeste, a eterna accusa della sua follia.

A te, Signore anteriore ai secoli, partorito dalla Vergine, che per benevolenza ti sei fatto bambino, si offre un coro di bambini, reso ben giustamente luminoso nell’anima limpida dal sangue del martirio: e tu li hai fatti abitare nelle eterne dimore, a vituperio della malvagità di Erode e della sua crudelissima follia.

Altri stichirà, del santo, uguali.

Sei divenuto per i monaci esempio di continenza e ascesi, o Marcello teoforo, modello di umiltà, colonna che si innalza dalla terra al cielo, amico della castità e realmente custode della vera esichia e della fortezza, stele vivente e rigorosissima norma di virtù.

Asceso ancora nel corpo alla superna contemplazione, o padre Marcello, hai disprezzato tutto ciò che è terrestre e cadùco e sei pervenuto sulla terra a una condotta immateriale, glorificando Cristo: imploralo di liberare da corruzione e pericoli quanti celebrano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Hai dato ali alla tua anima e al tuo corpo con le virtù divine, o Marcello e sei divenuto compagno degli angeli, perché ti sei mostrato estraneo ai piaceri della terra per amore del tuo Creatore: supplicalo di liberare dalla corruzione e dai pericoli quanti celebrano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Gloria. Dei santi.

Tono pl. 4. Di Andrea di Creta.

L’iniquo Erode era turbato, vedendo la stella risplendere al di sopra di ogni cosa creata e strappava alle braccia delle madri fanciulli lattanti. Ma Elisabetta, preso Giovanni, così pregava la roccia: Accogli la madre col figlio. Il monte accolse il precursore; la mangiatoia custodiva il tesoro che la stella aveva indicato, i magi adoravano. Signore, gloria a te.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Uno straordinario mistero per divina economia oggi si compie. Si rinnovano le nature e Dio si fa uomo: ciò che era e rimasto e ciò che non era ha assunto, senza subire commistione, né divisione.

Apòsticha stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

Vedo un tremendo mistero: Dio che tiene in mano tutto il creato, è rivestito di carne, in una mangiatoia di animali senza ragione; ed è avvolto in povere fasce colui che fascia il mare di bruma.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Dio privo di carne si incarna, colui che non ha principio comincia e colui che è ricolmo ora si svuota, nascendo dalla Vergine in una piccola grotta: come neonato è allattato colui che nutre ogni spirito.

Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; ha giurato il Signore e non si pentirà.

Alla nascita di Cristo tripudiano i pastori e con gli angeli glorificano; la stella scorta i magi, i magi adorano e gli uomini salvati magnificano la Theotòkos.

Gloria. Dei santi.

Tono pl. 4. Di Andrea di Creta.

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, vien meno il potere dei giudei. Balzino di gioia i bambini sgozzati per Cristo. Si lamenti la Giudea, perché si è udita una voce in Rama: Rachele piange e geme, come sta scritto, per i suoi figli. Poiché uccidendo i bambini, l’iniquo Erode adempiva la Scrittura, riempiendo la Giudea di sangue innocente; la terra si arrossava per il sangue dei bambini, ma la Chiesa delle genti misticamente con esso si purifica e si abbiglia. E’ venuta la verità, è apparso a quanti sedevano nell’ombra il Dio nato dalla Vergine per salvarci.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Signore, sei venuto a Betlemme, hai preso dimora nella grotta; tu che hai il cielo per trono, sei stato deposto in una mangiatoia; tu che sei circondato dalle schiere degli angeli, sei disceso verso i pastori, per salvare la nostra stirpe, nella tua amorosa compassione. Gloria a te.

Apolytìkion dei santi martiri. Tono 1.

Lasciati commuovere, Signore, per le sofferenze patite per te dai santi e sana, ti preghiamo, tutti i nostri dolori, o filantropo.

Del santo. Tono pl. 4.

In te, padre, si è perfettamente salvato ciò che è a immagine, perche tu, prendendo la croce, hai seguito Cristo e coi fatti hai insegnato a trascurare la carne, perche passa e a darsi cura dell’anima, realtà immortale: per questo con gli angeli esulta il tuo spirito, o san Marcello.

Della festa. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio, ha fatto sorgere per il mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri sono stati ammaestrati da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te.

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Vespro del 28 Dicembre- Memoria dei santi ventimila martiri arsi a Nicomedia

28 Dicembre

Memoria dei santi ventimila martiri arsi a Nicomedia.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Porti la forma di Adamo, pur essendo perfettissimo in forma di Dio e vuoi essere tenuto tra le mani, tu che stringi in mano l’universo con la tua potenza, esclamava la purissima dicendo: Come ti avvolgerò in fasce come bambino? Come allatterò te, che nutri l’universo? Come non stupirò per la tua povertà trascendente il pensiero? Come ti chiamerò Figlio mio, io che sono ora tua serva? Canto e benedico te, che doni al mondo la grande misericordia.

La purissima, vedendo il Dio anteriore ai secoli divenuto bambino incarnato da lei, tenendolo con le mani e coprendolo di baci, piena di gioia gli diceva: Dio altissimo, Re invisibile, come dunque ti vedo e non riesco a comprendere il mistero della tua povertà smisurata? Ti accoglie infatti una minuscola grotta di proprietà altrui, ora che sei nato senza violare la mia verginità, conservando il mio grembo come prima del parto e donando la grande misericordia.

Mentre la venerabile, supplice e stupita, diceva queste cose, udì i magi davanti alla grotta e disse loro: Chi cercate? Vedo infatti che venite da un paese straniero: persiani d’abito, ma non di mente, in modo strano siete partiti e avete viaggiato e siete venuti con sollecitudine a colui che si è estraniato dalle altezze per venire in modo strano, come egli sa, ad abitare in me; siete venuti ad adorare colui che dona al mondo la grande misericordia.

Altri stichirà prosòmia, dei santi.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Voi, ventimila martiri, radunati nello Spirito con la grazia del Cristo Dio, popolo beato, astri luminosi che dileguate la notte dell’inganno, vi siete trasferiti alla luce senza tramonto: intercedete ora perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

La grande moltitudine già è stata offerta in olocausto col fuoco e ha riempito di fragranza le regioni celesti, rallegrando l’eletta assemblea dei primogeniti e ora riempie di gioia le regioni terrestri e intercede perché siamo salvati noi, che ne celebriamo la gloriosa memoria.

Vergini giovinette all’odore dei tuoi profumi seguirono le tue tracce, imitando la tua vivificante passione che salva le anime e guardando alla risurrezione dai morti, gioiose in te dimorarono, o benefattore, godendo senza veli della tua bellezza.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 4.

Rallegrati, Gerusalemme, festeggiate, tutti voi che amate Sion. Oggi è stato sciolto l’antico vincolo della condanna di Adamo, ci è stato aperto il paradiso, il serpente annientato: ora infatti egli ha visto colei che un tempo aveva ingannato, divenuta Madre del Creatore. O abisso della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Colei che come strumento del peccato procurò la morte a ogni carne, è divenuta primizia della salvezza per tutto il mondo mediante la Theotòkos, poiché da lei nasce bambino il Dio perfettissimo: con la nascita egli sigilla la verginità di lei, con le fasce scioglie le catene dei peccati e sana con la sua infanzia le penose doglie di Eva. Danzi dunque tutto il creato ed esulti, perché Cristo è venuto per richiamarla dall’esilio e salvare le nostre anime.

Apòsticha stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Assumendo dalla Vergine, con opera divina, tutto il primo Adamo, o Cristo, fosti partorito in una grotta e avvolto in fasce in una mangiatoia.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finche io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Salmeggia profeticamente, Davide, toccando la lira: perché dai tuoi lombi, da cui venne la Madre di Dio, oggi Cristo nasce.

Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; il Signore ha giurato e non si pentirà.

Offrono una lode degna di Dio i pastori con i magi e noi fedeli con gli angeli glorifichiamo Dio nato dalla Vergine.

Gloria. E ora. Tono 1.

Sento oggi gli incorporei cantare a Betlemme: Gloria negli eccelsi a Dio, che si è compiaciuto di pacificare terra. La Vergine è dunque più ampia dei cieli, perché ha fatto sorgere la luce per quanti sono nelle tenebre, innalzando gli umili, che come gli angeli cantano: Gloria a Dio negli eccelsi.

Apolytìkion. Tono 2.

O vittoriosi del Signore, beata è la terra impinguata dal vostro sangue e sante le dimore che accolsero i vostri spiriti; perché nello stadio sconfiggeste il nemico e con franchezza predicaste Cristo; vi preghiamo di implorare la sua bontà di salvare le nostre anime.

Della festa. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio, ha fatto sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto; Signore, gloria a te.

Segue la conclusione.

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Vespro del 27 Dicembre- Memoria del santo protomartire e arcidiacono Stefano e del nostro padre venerabile Teodoro il Marchiato, confessore, fratello di Teofane l’innografo

27 DICEMBRE

Memoria del santo protomartire e arcidiacono Stefano e del nostro padre venerabile Teodoro il Marchiato, confessore, fratello di Teofane l’innografo.

Al Vespro

Al Signore, ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia del protomartire.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Con la mente illuminata dalla grazia dello Spirito, apparivi nell’aspetto come un angelo, o Stefano, poiché l’interiore splendore si rifletteva nel corpo e manifestava a chi vedeva la lucentezza dell’anima, per cui ottenesti la visione della luce: a te infatti prodigiosamente si aprirono i cieli, o principio e vanto dei martiri.

I nugoli di pietre divennero per te gradini e scale per la celeste ascesa: salendo su di essi contemplasti il Signore alla destra del Padre, in atto di porgerti con la sua mano vivificante la corona da cui trai il nome: accanto a lui ora stai come glorioso vincitore e primizia dei lottatori.

Brillando per segni, prodigi e dottrine, hai represso il sinedrio degli empi: mentre da loro venivi ucciso e lapidato, pregavi chiedendo perdono per i tuoi uccisori, imitando le parole del Salvatore, nelle cui mani affidasti, o Stefano, il tuo sacratissimo spirito.

Altri stichirà, del santo. Stessa melodia.

Alle ferite della tua condizione di straniero si aggiunsero quelle dell’esilio, o santo, per la ferocia di colui che ingiustamente teneva il trono legittimo, portando tremenda confusione tra le leggi della fede e abbattendo la purissima icona del Salvatore: ma tu, servo di Cristo, con la grazia divina lo svergognasti.

Né prigionia, né strettezze, né tenebra crudele, né piaghe, né flagelli ti distolsero dall’amore per Cristo, o Teodoro e neppure una terribile malattia, lunga e insopportabile, né la mancanza di cibo, o uomo dal divino parlare: tutto sopportasti senza lasciarti smuovere, guardando alla ricompensa delle tue pene.

In luogo di tribolazione ti diede sollievo il giusto arbitro; in luogo di pene gaudio; in luogo di tenebra splendore; e in cambio della scritta sul viso, o uomo divino, fosti iscritto nel libro della vita: fosti collocato nell’assemblea dei primogeniti negli eccelsi e ti avvicinasti gioioso alla festosa adunanza degli angeli.

Gloria. Del protomartire. Tono 2. Di Anatolio.

Al Re e Sovrano dell’universo nato sulla terra, Stefano si offrì tutto splendente, adorno non di pietre preziose, ma dei fregi del proprio sangue; venite dunque, amici dei martiri, raccogliendo serti di canti, coroniamoci il capo e intonando inni, diciamo: O tu la cui anima risplendeva di sapienza e grazia, protomartire di Cristo Dio, chiedi per noi la pace e la grande misericordia.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Grande e straordinario prodigio si è compiuto oggi! La Vergine partorisce e il suo grembo resta incorrotto; il Verbo si fa carne e non si separa dal Padre; gli angeli con i pastori glorificano e noi con loro acclamiamo: Gloria a Dio negli eccelsi e pace sulla terra.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Cantiamo colui che prima dei secoli è sorto dal Padre e come Figlio sempre è nel seno paterno, ma negli ultimi tempi è seduto come in trono fra le braccia della Madre, adorato da angeli, pastori e magi.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Convenuti a Betlemme, o fedeli, contempliamo il Creatore di tutte le cose che giace in una mangiatoia e gli uomini provenienti dai caldei che gli portano il bel dono di tre specie: come a Re, come a Dio e come a chi per noi resterà tre giorni nella morte.

Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; ha giurato il Signore e non si pentirà.

Dalla Vergine fosti partorito in una grotta e schiere di angeli apparvero acclamando: Gloria negli eccelsi a te, Dio, nato in forma di servo riplasmando il mondo nel grembo della Vergine, Madre senza sposo.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2. Di Anatolio.

Fosti il primo dei martiri e dei diaconi, o beato Stefano, decoro dei lottatori, vanto dei fedeli, gloria dei giusti; poiché stai presso il trono di Cristo, Re dell’universo, chiedi che quanti festeggiano la tua venerabile memoria ottengano il perdono delle colpe e siano fatti degni del regno dei cieli.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Cantano oggi in coro ed esultano tutti gli angeli in cielo e tutto il creato tripudia per il Salvatore e Signore nato a Betlemme: poiché ha fine ogni inganno idolatra e regna Cristo per i secoli.

Apolytìkion del martire. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo capo è stato coronato di un diadema regale per le lotte sopportate per Cristo Dio, o primo lottatore fra i martiri: tu infatti, confutata la follia dei giudei, hai visto il tuo Salvatore alla destra del Padre; supplicalo dunque sempre per le nostre anime.

Gloria. Del beato. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, illuminatore dell’ecumène, ornamento dei sommi sacerdoti divinamente ispirato, sapiente Teodoro, con le tue dottrine tutti illuminasti, o lira dello Spirito; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Della festa. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio, ha fatto sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te.

Segue la conclusione.

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Vespro del 26 Dicembre- Sinassi della santissima Theotòkos

26 DICEMBRE

Sinassi della santissima Theotòkos.

Al Vespro

Non c’è sticologia. Al Signore a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà idiòmela della festa ripetendo le prime due.

Tono 2. Di Germano.

Venite, esultiamo nel Signore, esponendo questo mistero: il muro di separazione che era frammezzo è abbattuto, la spada di fuoco retrocede e i cherubini si ritirano dall’albero della vita e anch’io comunico col paradiso di delizia, da cui ero stato scacciato per la disobbedienza; poiché l’Immagine perfetta del Padre, l’impronta della sua eternità, prende forma di servo, procedendo da Madre ignara di nozze, senza subir mutamento: ciò che era è rimasto, Dio vero e ciò che non era ha assunto, divenendo uomo per filantropia. A lui acclamiamo: O Dio, nato dalla Vergine, abbi pietà di noi (2).

Di Anatolio.

Alla nascita del Signore Gesù dalla Vergine santa, tutto s’illumina: i pastori infatti vegliano nei campi, i magi adorano e gli angeli cantano, Erode si agita, perché è apparso nella carne Dio, Salvatore delle nostre anime (2).

Il tuo regno, Cristo Dio, è regno di tutti i secoli e il tuo potere di generazione in generazione. Tu che ti sei incarnato per opera del Santo Spirito e sei divenuto uomo dalla Semprevergine Maria, come luce su di noi sei rifulso, o Cristo Dio, col tuo avvento: luce da luce, riflesso del Padre, hai illuminato ogni creatura. Ogni spirito loda te, carattere della gloria del Padre. Tu che sei e che eri e che come Dio dalla Vergine sei rifulso Dio, abbi pietà di noi!

Che cosa ti offriremo, o Cristo? Tu per noi sei apparso uomo sulla terra. Ciascuna delle creature da te create ti offre la sua riconoscenza: gli angeli l’inno, i cieli la stella, i magi i doni, i pastori lo stupore, la terra la grotta, il deserto la mangiatoia; ma noi una Madre Vergine! O Dio che sei prima dei secoli, abbi pietà di noi!

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Gloria a Dio negli eccelsi e pace sulla terra. Oggi Betlemme riceve colui che sempre è assiso con il Padre. Oggi gli angeli glorificano in modo degno di Dio il bimbo che è nato: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza.

Ingresso, Luce gioiosa.

Grande prokìmenon. Tono grave.

Quale Dio è grande come il nostro Dio? Tu sei il Dio che, solo, compie meraviglie.

Stico. Hai fatto conoscere fra i popoli la tua potenza.

Stico. E ho detto: Ora ho cominciato, questo è il mutamento della destra dell’Altissimo.

Allo stico, stichirà idiòmela. Tono pl. 4.

Di Giovanni monaco.

Uno straordinario mistero per divina economia oggi si compie: si rinnovano le nature e Dio si fa uomo: ciò che era, è rimasto e ciò che non era ha assunto, senza subire commistione, né divisione.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Signore, sei venuto a Betlemme, hai dimorato nella grotta; tu che hai il cielo per trono, sei stato deposto in una mangiatoia; tu che sei circondato dalle schiere degli angeli, sei disceso verso i pastori, per salvare la nostra stirpe, nella tua amorosa compassione. Gloria a te.

Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; il Signore ha giurato e non si pentirà.

Come narrare il grande mistero? Il Senza carne si incarna; il Verbo assume spessore; l’invisibile viene visto e l’intangibile viene toccato; colui che non ha principio comincia e il Figlio di Dio diviene Figlio dell’uomo. Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per i secoli.

Gloria. E ora. Stesso tono.

I pastori accorsero a Betlemme per indicare il vero pastore, colui che siede sui cherubini e giace in una mangiatoia, dopo aver assunto per noi forma di bambino. Signore, gloria a te.

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio fece sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te (3).

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Vespro del 25 Dicembre- NATIVITÀ SECONDO LA CARNE DEL SIGNORE, DIO E SALVATORE NOSTRO GESU’ CRISTO

25 DICEMBRE

NATIVITÀ SECONDO LA CARNE

DEL SIGNORE, DIO E SALVATORE

NOSTRO GESÙ CRISTO

Al Vespro

Al Signore a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà idiòmela.

Tono 2. Di Germano.

Venite, esultiamo nel Signore, esponendo questo mistero: il muro di separazione che era frammezzo è abbattuto, la spada di fuoco retrocede e i cherubini si ritirano dall’albero della vita e anch’io partecipo del paradiso di delizia da cui ero stato scacciato per la disobbedienza; poiché l’Immagine perfetta del Padre, l’impronta della sua eternità, prende forma di servo, procedendo da Madre ignara di nozze, senza subir mutamento: ciò che era è rimasto, Dio vero e ciò che non era ha assunto, divenendo uomo per amore degli uomini. A lui acclamiamo: O Dio, nato dalla Vergine, abbi pietà di noi (2).

Di Anatolio.

Alla nascita del Signore Gesù dalla Vergine santa, tutto s’illumina: i pastori infatti vegliano nei campi, i magi adorano e gli angeli cantano, Erode si agita, perché è apparso nella carne Dio, Salvatore delle nostre anime (2).

Il tuo regno, Cristo Dio, è regno di tutti i secoli e il tuo potere di generazione in generazione. Tu che ti sei incarnato per opera del Santo Spirito e sei divenuto uomo dalla Semprevergine Maria, come luce su di noi sei rifulso, o Cristo Dio, col tuo avvento: luce da luce, riflesso del Padre, hai illuminato ogni creatura. Ogni spirito loda te, carattere della gloria del Padre. Tu che sei e che eri e che come Dio dalla Vergine sei rifulso Dio, abbi pietà di noi!

Che cosa ti offriremo, o Cristo? Tu per noi sei apparso uomo sulla terra. Ciascuna delle creature da te create ti offre la sua riconoscenza: gli angeli l’inno, i cieli la stella, i magi i doni, i pastori lo stupore, la terra la grotta, il deserto la mangiatoia; ma noi una Madre Vergine! O Dio che sei prima dei secoli, abbi pietà di noi!

Gloria. E ora. Stesso Tono. Di Kassia.

Augusto divenne monarca sulla terra e cessò la pluralità dei poteri umani; e con la tua incarnazione dalla Pura, fu annientato il politeismo idolatra. Le città furono poste sotto un unico governo universale e le genti credettero a un unico dominio della Divinità. Furono registrati i popoli per decreto di Cesare e noi fedeli siamo stati segnati con il nome della tua Divinità, di te, nostro Dio fatto uomo. Grande è la tua misericordia, Signore, gloria a te.

Ingresso con il Vangelo, Luce gioiosa e subito, senza Prokìmenon della sera, le letture con i tropari e i loro stichi.

Lettura dalla Genesi. (1, 1-13).

In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era invisibile e informe tenebra ricopriva l’abisso; e lo Spirito di Dio aleggiava sopra l’acqua. E Dio disse: Sia luce e fu luce. E Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno. E Dio disse: Ci sia firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque. E Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che son sopra il firmamento. E così avvenne. E Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. E Dio disse: Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto e così avvenne. E Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie e così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. E Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

2. Lettura dai Numeri (24, 2-3, 5-9, 17-18).

Balaam alzò gli occhi e vide Israele accampato, tribù per tribù. Allora lo spirito di Dio fu sopra di lui. Egli pronunziò il suo poema e disse: Oracolo di Balaàm, figlio di Beòr e oracolo dell’uomo dall’occhio penetrante; come sono belle le tue tende, Giacobbe, le tue dimore, Israele! Sono come torrenti che si diramano, come giardini lungo un fiume, come aloe, che il Signore ha piantati, come cedri lungo le acque. Fluirà l’acqua dalle sue secchie e il suo seme come acqua copiosa. Il suo re sarà più grande di Agag e il suo regno sarà celebrato. Dio, che lo ha fatto uscire dall’Egitto, è per lui come le corna del bufalo. Egli divora le genti che lo avversano, addenta le loro ossa e spezza le saette scagliate contro di lui. Si è rannicchiato, si è accovacciato come un leone e come una leonessa, chi oserà farlo alzare? Chi ti benedice sia benedetto e chi ti maledice sia maledetto! Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele, spezza le tempie di Moab e il cranio dei figli di Set, Edom diverrà sua conquista e diverrà sua conquista Seir, suo nemico, mentre Israele compirà prodezze.

Lettura dalla Profezia di Michea (4, 6-7; 5, 1-3).

In quel giorno – dice il Signore – radunerò gli zoppi, raccoglierò gli sbandati e coloro che ho trattato duramente. Degli zoppi io farò un resto, degli sbandati una nazione forte. E il Signore regnerà su di loro sul monte Sion, da allora e per sempre. E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando colei che deve partorire partorirà; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli di Israele. Egli starà là e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore suo Dio. Abiteranno sicuri perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra.

Quindi ci alziamo dicendo:

Tropario. Tono pl. 2.

Sei nato nascosto in una grotta, ma il cielo ti ha annunziato a tutti, usando come bocca la stella, o Salvatore. * Ed essa ti condusse i magi che con fede ti adorano: con loro abbi pietà anche di noi (si ripete ad ogni stico).

Stico 1. Le sue fondamenta sono sui monti santi: il Signore ama le porte di Sion più di tutte le tende di Giacobbe.

Stico 2. Cose gloriose sono state dette di te, città di Dio. Ricorderò Raab e Babele a coloro che mi conoscono.

Stico 3. Ed ecco gli stranieri, Tiro e il popolo degli Etiopi.

Stico 4. Tutti là sono nati. Madre Sion, dirà l’uomo; e l’uomo è nato in lei e lo stesso Altissimo l’ha fondata.

Stico 5. Il Signore lo registrerà nel libro dei popoli e dei principi che sono nati in lei. Come di gente in festa, è in te la dimora di tutti.

Gloria. E ora.

Sei nato nascosto in una grotta, ma il cielo ti ha annunziato a tutti, usando come bocca la stella, o Salvatore. Ed essa ti condusse i magi che con fede ti adorano: con loro abbi pietà anche di noi.

Quindi le seguenti letture.

4. Lettura dalla Profezia di Isaia (11, 1-10).

Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese. La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà. Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare. In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora sarà gloriosa.

5. Lettura dalla Profezia di Baruc (3, 36- 4, 4).

Egli è il nostro Dio, nessun altro può essergli paragonato. Egli ha scrutato tutta la via della sapienza e ne ha fatto dono a Giacobbe suo servo, a Israele suo diletto. Per questo apparve sulla terra e visse fra gli uomini. Essa è il libro dei decreti di Dio, è la legge che sussiste nei secoli; quanti si attengono ad essa avranno la vita, quanti l’abbandonano moriranno. Ritorna, Giacobbe e accoglila, cammina allo splendore della sua luce. Non dare ad altri la tua gloria, né i tuoi privilegi a gente straniera. Beati noi, o Israele, perché ciò che piace a Dio ci è stato rivelato.

6. Lettura dalla Profezia

di Daniele (2, 31-36 e 44-45).

Disse Daniele a Nabucodònosor: Tu, o re, stavi osservando ed ecco, una statua, una statua enorme, di straordinario splendore, si ergeva davanti a te con terribile aspetto. Aveva la testa d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte di creta. Mentre stavi guardando, una pietra si staccò dal monte, ma non per mano di uomo e andò a battere contro i piedi della statua, che erano di ferro e di argilla e li frantumò. Allora si frantumarono anche il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro e divennero come la pula sulle aie d’estate; il vento li portò via senza lasciar traccia, mentre la pietra, che aveva colpito la statua, divenne una grande montagna che riempì tutta quella regione. Questo è il sogno: ora ne daremo la spiegazione al re. Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre. Questo significa quella pietra che tu hai visto staccarsi dal monte, non per mano di uomo e che ha stritolato il ferro, il bronzo, l’argilla, l’argento e l’oro. Il Dio grande ha rivelato al re quello che avverrà da questo tempo in poi. Il sogno è vero e degna di fede ne è la spiegazione.

Tropario. Tono pl. 2.

Sei sorto, o Cristo, dalla Vergine, spirituale sole di giustizia; la stella ha indicato te, che nulla può contenere, racchiuso in una grotta, guidando i magi, perché venissero ad adorarti: * con loro anche noi ti magnifichiamo, datore di vita, gloria a te (si ripete ad ogni stico).

Stico 1. Il Signore ha instaurato il suo regno, si è rivestito di splendore; si è rivestito il Signore di potenza e se ne è cinto.

Stico 2. E così ha reso saldo il mondo, che non sia scosso. Pronto è il tuo trono fin da allora.

Stico 3. Hanno alzato i fiumi, Signore, hanno alzato i fiumi le loro voci. I fiumi hanno alzato i loro flutti nel fragore di molte acque.

Stico 4. Mirabili i sollevamenti del mare; mirabile nelle altezze il Signore! Le tue testimonianze sono degne di fede molto.

Stico 5. Alla tua casa si addice la santità, Signore, per la lunghezza dei giorni.

Gloria. E ora.

Sei sorto, o Cristo, dalla Vergine, spirituale sole di giustizia; la stella ha indicato te, che nulla può contenere, racchiuso in una grotta, guidando i magi, perché venissero ad adorarti: con loro anche noi ti magnifichiamo, datore di vita, gloria a te.

Quindi le seguenti letture.

7. Lettura dalla Profezia di Isaia (9, 5-6).

Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

8. Lettura dalla Profezia

di Isaia (7, 10-16; 8, 1-4, 9-10).

Il Signore parlò ancora ad Acaz: Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto. Ma Acaz rispose: Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore. Allora Isaia disse: Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele. Egli mangerà panna e miele finché non imparerà a rigettare il male e a scegliere il bene. Poiché prima ancora che il bimbo impari a rigettare il male e a scegliere il bene, sarà abbandonato il paese di cui temi i due re. Il Signore mi disse: Prenditi una grande tavoletta e scrivici con caratteri ordinari: A Mahèr-salàl-cash-baz. Io mi presi testimoni fidati, il sacerdote Uria e Zaccaria figlio di Iebarachìa. Poi mi unii alla profetessa, la quale concepì e partorì un figlio. Il Signore mi disse: Chiamalo Mahèr-salàl-cash-baz, poiché, prima che il bambino sappia dire babbo e mamma, le ricchezze di Damasco e le spoglie di Samaria saranno portate davanti al re di Assiria. Sappiatelo, genti e siate vinte, udite, fino ai confini della terra, anche se vi rafforzerete sarete vinte e se di nuovo troverete forza, di nuovo sarete vinte, se formulerete un piano il Signore lo sventerà e del discorso che farete tra voi non resterà nulla, perché Dio è con noi.

Segue la piccola ectenia, il Trisagio e il resto della Liturgia di san Basilio.

Prokìmenon dell’Apostolo. Tono 1.

Il Signore mi ha detto: Figlio mio sei tu, io oggi ti ho generato.

Stico. Chiedi a me e ti darò le genti in eredità e in possesso i confini della terra.

Lettura dall’Epistola

agli Ebrei (1, 1-14, 2, 1-3).

Fratelli, Dio che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, alla fine dei giorni, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche i mondi. Questi, essendo irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, che sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto egli stesso la purificazione dei peccati, si è assiso alla destra della maestà nelle altezze ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: Figlio mio sei tu, io oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio? E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio. Mentre degli angeli dice: Egli fa i suoi angeli come i venti e i suoi liturghi come fiamme di fuoco, del Figlio invece afferma: Il tuo trono, Dio, per l’eternità dell’eternità e scettro di rettitudine è lo scettro del tuo regno; hai amato la giustizia e odiato l’iniquità; perciò ti unse Dio, il tuo Dio, con olio di esultanza più dei tuoi compagni. E ancora: Tu, Signore, da principio hai fondato la terra e opera delle tue mani sono i cieli. Essi periranno, ma tu rimani; invecchieranno tutti come un vestito. Come un mantello li avvolgerai, come un abito saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso e i tuoi anni non verranno meno. A quale degli angeli poi ha mai detto: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi? Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per coloro che stanno per ereditare la salvezza? Proprio per questo bisogna che ci applichiamo con maggiore impegno a quelle cose che abbiamo udito, per non andare fuori strada. Se, infatti, il verbo trasmesso dagli angeli si è dimostrato saldo e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come scamperemo, trascurando una salvezza così grande? Questa, infatti, dopo essere stata promulgata all’inizio dal Signore, è stata confermata in mezzo a noi da quelli che l’avevano udita.

Alliluia. Tono pl. 4.

Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Stico. Lo scettro della potenza ti manderà il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici.

Vangelo secondo Luca (2, 1-20).

In quei giorni uscì il decreto di Cesare Augusto perché fosse censita tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirino era governatore della Siria e tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Ora anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nazaret, salì alla città di Davide che si chiama Betlemme, perché egli era della casa e della famiglia di Davide, per essere censito con Maria sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano là, si compirono per lei i giorni del parto e diede alla luce il suo figlio primogenito. Lo avvolse in una mangiatoia perché per loro non c’era posto all’albergo. C’erano in quella regione dei pastori che vegliavano di notte per custodire il loro gregge. Un angelo del Signore si presentò loro e la gloria del Signore rifulse intorno a loro e furono presi da gran timore. L’angelo disse loro: Non abbiate paura! Ecco infatti vi annunzio una grande gioia, che sarà per tutto il popolo, perché oggi, nella città di Davide, è stato generato per voi il salvatore, Cristo Signore. Questo è il segno per voi: troverete il bambino avvolto in bende e adagiato nella mangiatoia. E subito ci fu con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza. Appena gli angeli partirono da loro per i cieli, i pastori dicevano tra loro: Passiamo fino a Betlemme e vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere. Vennero in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia. Dopo aver visto, fecero conoscere la parola che era stata detta loro circa questo bambino. Quanti udivano si meravigliavano delle cose che i pastori dicevano loro. Maria conservava tutti questi avvenimenti meditandoli nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quel avevano udito e visto, come era stato detto loro.

Segue la Divina Liturgia di san Basilio Magno.

Kinonikòn. Lodate il Signore dai cieli, lodatelo negli eccelsi. Alliluia.

Alla Litì. Stichirà idiòmela.

Tono 1. Del monaco Giovanni.

Oggi con i profeti terra e cielo gioiscono. Angeli e uomini concelebrano questa festa spirituale. Il nostro Dio, infatti, nato da donna, è apparso a quanti sedevano nelle tenebre e nell’ombra di morte. Una grotta e una greppia l’hanno accolto, mentre pastori proclamavano il prodigio e magi dall’oriente si presentavano a Betlemme. E noi, pur con labbra di terra, con gli angeli ci raduniamo per cantare: Gloria a Dio negli eccelsi e pace sulla terra, perché è giunto colui che le nazioni attendono, è venuto a salvarci dalla schiavitù del nemico.

Il cielo e la terra oggi si cono uniti per la nascita di Cristo; oggi Dio è venuto sulla terra e l’uomo è salito ai cieli; oggi l’invisibile per natura viene visto nella carne a causa dell’uomo; per questo anche noi, glorificando, gridiamo a lui: Gloria a Dio negli eccelsi e sulla terra la pace che ci ha procurato la tua parusìa; Salvatore nostro, gloria a te.

Oggi a Betlemme odo dagli incorporei: Gloria negli eccelsi al Dio nato sulla terra. Ora la Vergine è più vasta dei cieli, poiché è sorta la luce per gli ottenebrati e ha innalzato gli umili, che angelicamente cantano: Gloria a Dio negli eccelsi.

Vedendo inaridita per il peccato la sua immagine e somiglianza, Gesù, piegando i cieli, discese e dimorò nel grembo verginale senza subire mutamento per rinnovare Adamo corrotto, che acclama: Gloria alla tua manifestazione, mio liberatore e Dio.

Gloria. Tono pl. 1. Del monaco Giovanni.

I Magi, re della Persia, saputo con certezza che era nato in terra il Re dei cieli, condotti da una stella luminosa, giunsero a Betlemme portando doni preziosi: oro, incenso e mirra. Prostrandosi, adorarono: videro infatti giacere bambino nella mangiatoia il Signore del tempo.

E ora. Tono pl. 2. Di Germano.

Danzano tutti gli angeli in cielo e si rallegrano gli uomini oggi; tutto il creato tripudia per la nascita a Betlemme del Salvatore e Signore; perché è cessata la vanità degli idoli e Cristo regna nei secoli. 

Apòstica Idiòmela. Tono 2. Di Germano.

Oggi si è compiuto un prodigio grande e straordinario; la Vergine partorisce e il suo grembo resta incorrotto; il Verbo si fa carne e non si separa dal Padre: gli angeli glorificano con i pastori e noi con loro acclamiamo: Gloria a Dio negli eccelsi e pace sulla terra.

Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.

Tono 3. Dello stesso.

Oggi la Vergine partorisce il Creatore di tutto, l’Eden offre una grotta e una stella svela Cristo, sole per quanti sono nella tenebra. I Magi, illuminati dalla fede, hanno adorato con doni e i pastori hanno visto il prodigio, mentre gli angeli inneggiano e dicono: Gloria a Dio negli eccelsi.

Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato. Il Signore ha giurato e non si pentirà.

Stesso Tono. Di Anatolio.

Nato il Signore Gesù in Betlemme di Giudea, i magi, giunti dall’Oriente, adorarono Dio fatto uomo e aperti subito i loro scrigni, offrirono doni preziosi: oro puro per il Re dei secoli; incenso per il Dio dell’universo; mirra per l’Immortale, come morto di tre giorni. Genti tutte, venite, adoriamo Colui ch’è nato per salvare le nostre anime.

Gloria. Tono 4. Di Giovanni, monaco.

Rallegrati Gerusalemme, tripudiate, voi tutti che amate Sion; oggi è sciolto l’antico vincolo della condanna di Adamo, aperto per noi il paradiso, il serpente è disarmato; ora infatti ha visto colei che un tempo ingannò divenire Madre del Creatore. O abisso della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Colei che aveva procurato la morte a ogni carne, come strumento del peccato, divenne primizia di salvezza per tutto il mondo mediante la Madre di Dio, poiché da lei nasce bambino Dio perfettissimo: con la sua nascita egli sigilla la verginità di lei, con le fasce scioglie le catene dei peccati e sana con la sua infanzia le penose doglie di Eva. Danzi dunque tutto il creato ed esulti, perché Cristo è venuto a richiamarlo dall’esilio e a salvare le nostre anime.

E ora. Stesso tono. Di Anatolio.

Dimorasti in una grotta, Cristo Dio, una mangiatoia ti accolse. Pastori e magi ti hanno venerato. Si compiva allora l’annunzio dei profeti e le potenze degli angeli stupivano gridando e dicendo: Gloria alla tua condiscendenza, o solo filantropo.

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Cristo nostro Dio ha fatto sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te (3).

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Vespro del 24 Dicembre- Memoria della santa martire Eugenia

24 Dicembre

Memoria della santa martire Eugenia.

Al Vespro

Al Signore, ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia della vigilia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Suoniamo i cembali, esultiamo con odi: si è rivelata la manifestazione di Cristo; le predicazioni dei profeti sono compiute: colui che predissero manifestato nella carne fra i mortali, viene partorito nella santa grotta e deposto come bambino in una mangiatoia e come fanciullino è avvolto in fasce.

I canti vigilari del Natale di Cristo con rettitudine di mente facciamo risuonare: colui che ha dignità uguale al Padre e allo Spirito, rivestito per misericordia della nostra stessa argilla, sta per essere partorito nella città di Betlemme: pastori con angeli hanno celebrato il suo parto ineffabile.

Vedendo l’inesplicabile concepimento e la nascita ineffabile, la Vergine fu presa da stupore e insieme gioendo e piangendo diceva: Porgerò io la mammella a te, che nutri l’universo, oppure ti celebrerò come mio Figlio e Dio? Come mi rivolgerò a te, Signore innominabile?

Altri stichirà prosòmia, della santa.

Tono 2. Quando dal legno.

Quando, per divina predisposizione, tu, in precedenza conosciuta, uscisti fuori della città, sapientemente abbandonasti i piaceri del mondo; e ascoltando la piacevole melodia dei salmi, fosti illuminata dalla luce della divina conoscenza: concepito in seno timore, partoristi divino e salvifico spirito per i tuoi compagni di viaggio.

Quando ti fidanzasti con Cristo, gli presentasti prontamente i tuoi ministri, quasi per offrirgli come dote vivente coloro che imitavano la tua fortezza, o Eugenia, realmente risplendendo per fede e grazia, esercitando ogni virtù, veri martiri dalla mente divina che proclamano la pietà a tutti.

Chiaramente risplendente per il fulgore dello Spirito, tu conduci a Cristo un coro di vergini che hai avvinto con la tua parola sapiente; mostrando il corso del celeste viaggio, le hai persuase a rendersi splendenti col sangue del martirio; danzando con esse in coro, o martire, hai trovato ora davvero il gaudio del desiderio appagato.

Gloria. E ora. Della vigilia. Tono 2.

Ecco, è vicino il tempo della nostra salvezza: prepàrati, grotta, la Vergine si avvicina per partorire. Rallegrati ed esulta, Betlemme, terra di Giuda, perché da te è sorto il nostro Signore; ascoltate, monti e colli e voi regioni vicine alla Giudea: Cristo viene a salvare l’uomo che ha plasmato, come filantropo.

Allo stico, stichirà idiòmela della vigilia. Tono 1.

Celebriamo, o popoli, le festività vigilari del Natale di Cristo: e sollevando l’intelletto, saliamo con la mente a Betlemme e con i pensieri dell’anima contempliamo la Vergine che si appresta a partorire nella grotta il Signore dell’universo e nostro Dio; Giuseppe, considerando la grandezza delle meraviglie di Dio, pensava di vedere un semplice uomo in questo bambino avvolto in fasce, ma dai fatti comprendeva che egli era il vero Dio, colui che concede alle nostre anime la grande misericordia.

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Celebriamo, popoli, la vigilia del Natale di Cristo: e sollevando l’intelletto, saliamo con la mente a Betlemme e contempliamo nella grotta il grande mistero: si è aperto infatti l’Eden, perché Dio viene da Vergine pura, perfetto nella divinità e nell’umanità; acclamiamo dunque: Santo Dio, Padre senza principio; Santo forte, Figlio incarnato; Santo immortale, Spirito Paràclito; Trinità santa, gloria a te.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Ascolta, cielo e porgi l’orecchio, terra: ecco, il Figlio e Verbo di Dio Padre viene per essere partorito dalla fanciulla ignara d’uomo, secondo il beneplacito di colui che impassibilmente lo generò e con la sinergia del santo Spirito; preparati, Betlemme, apri la porta, Eden: poiché Colui che è, diviene ciò che non era e viene plasmato il plasmatore di tutto il creato, concedendo al mondo la grande misericordia.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Preparati, o grotta: viene infatti l’agnella, portando in seno Cristo; ricevi, o greppia, colui che con il verbo liberò noi terrestri dal nostro agire irrazionale; pastori che pernottate nei campi, testimoniate il tremendo prodigio e voi, magi dalla Persia, offrite al Re oro, incenso e mirra: è apparso infatti il Signore dalla Vergine Madre; chinandosi a lui come serva, la Madre lo adorò, dicendo a colui che portava fra le braccia: Come sei stato seminato in me? O come sei stato generato in me, mio Redentore e Dio?

Apolytìkion. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Si registrava un tempo a Betlemme con l’anziano Giuseppe, in quanto della stirpe di Davide, Maria incinta per un concepimento senza seme; giunse l’ora del parto e non ci fu posto nell’albergo: ma come piacevole palazzo, apparve la grotta alla Regina; Cristo nasce, rialzando la sua immagine un tempo caduta (3).

Alla Compieta cantiamo questo canone della vigilia. Acròstico. secondo l’alfabeto, senza irmì.

Ode 1. Tono pl. 2.

Colui che un tempo seppellì sotto i marosi il tiranno inseguitore, lo seppellirono sotto terra i figli dei salvati; ma noi come le fanciulle cantiamo al Signore, perché si è grandemente glorificato.

Dalla tribù di Giuda uscì un capo, per il quale era riservata, prima che fosse scritto in principio; Gesù Cristo, l’atteso delle genti, veramente è giunto e si lascia partorire in una grotta, lui che è buono.

Esulta, Betlemme, città di Giuda, poiché in te è nato Cristo Signore; esulti di letizia l’ecumène, ricevendo la redenzione, danzi di gioia tutto il creato in questa festa.

Volendo salvare il genere umano il Dio sommamente buono ha preso dimora nel grembo della Vergine non sposata ed ecco che nasce: adoriamolo, poiché si è glorificato.

Ode 3. Irmòs.

Il creato, vedendo nato nella grotta te, che senza appoggio hai sospeso tutta la terra sulle acque, si contraeva sbigottito e gridava: Non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Hai voluto indossare gli abiti del servo, strappare me dalla schiavitù del maligno, o Verbo al Padre coeterno: inneggio alla tua compassione, gloria alla tua provvidenza.

La Vergine viene per partorire il Signore nella grotta: magi, avvicinatevi e voi, padri, accorrete; angeli dall’alto, cantate: è apparsa la redenzione dei mortali.

Cercavi la pecora smarrita, Signore e vedendo me come una spelonca di ladri per le mie opere sterili, sei venuto oggi in una grotta per esser partorito dalla Vergine; o Verbo filantropo, gloria a te.

Ode 4. Irmòs.

Prevedendo Avvacùm il tuo avvento dalla Vergine, sbigottito gridava: tu, Redentore, sei venuto incarnato da Teman, per richiamare Adamo caduto.

La nube luminosa viene per far sorgere dal suo grembo materno Cristo, sole di giustizia che illumina tutta la terra con bagliori divini.

Dio si lascia vedere simile agli uomini, impoverito nella carne per arricchire noi tutti, lasciandosi partorire nella grotta: accogliamolo, fedeli, con la coscienza purificata.

Ecco, Cristo è nato nella città di Betlemme, per aprirci le porte dell’Eden chiuse un tempo per la seduzione del serpente; festeggiamo divinamente.

Ode 5. Irmòs.

Davanti a te, veglio, Signore, che per la tua misericordia senza mutamento ti sei abbassato, fino a prender forma di servo dalla Vergine; Verbo di Dio, filantropo, concedimi la pace.

Ogni cuore di mortale gioisce, esulta tutto il creato, poiché il Signore è nato nella grotta di Betlemme da casta Vergine e i magi ora gli offrono doni degni.

Popolo che sedevi un tempo nell’ombra di morte, contempla la luce sublime che è sorta dalla Vergine e gioisci, magnificando il Verbo che è apparso.

L’infinito per natura, per smisurata compassione, viene per essere contenuto in una piccola grotta per ingrandire me, diminuito per il peccato; venero la tua compassione, o Magnanimo.

Ode 6. Irmòs.

L’abisso dei peccati mi ha circondato completamente: e non potendo sopportare la rabbia delle onde come Giona al Sovrano, a te grido: strappami dalla corruzione.

Superando la natura e le sue leggi, ecco che arriva la Vergine per partorire nella grotta te, Signore e come bimbo ti deporrà nella greppia secondo la carne.

Per la mia iniquità sono diventato un estraneo, ma il Dio eccelso, nato dalla Vergine non sposata, nella sua infinita misericordia mi ha reso di nuovo cittadino della patria celeste.

Rallegratevi, monti e valli, poiché viene nel mondo Cristo, incarnato per rinnovare il creato, corrotto dalla sciagurata trasgressione.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli a Babilonia non temettero la fiamma della fornace; ma passeggiando in mezzo alla fiamma, rinfrescati cantavano: Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri.

Come una piccola grotta accoglierà te, Verbo, che in grande povertà farai sparire la miseria di Adamo, arricchendo gli uomini con la ricca grazia di Dio?

Udite parole straordinarie, i pastori si affrettavano a Betlemme per contemplare nella mangiatoia per animali colui che ci libera dall’irrazionalità e con fede lo adorarono.

Con bocca e cuore sforziamoci di cantare Cristo che viene per nascere nella carne da una giovane Vergine nella grotta di Betlemme e adoriamolo con fede.

Ode 8. Irmòs.

Per obbedire alle leggi dei loro padri, i fanciulli affrontarono la morte disprezzando l’ordine insensato del re di Babilonia; insieme nelle fiamme che non potevano consumarli, degnamente cantavano l’inno dell’Onnipotente: opere tutte, cantate al Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Tenendo tra le braccia il Signore incarnato incomprensibilmente, rivestito della forma degli uomini e a loro somigliante, adorandolo e maternamente abbracciandolo, a lui parli così, o Vergine: Dolce Figlio mio, come io porto te, che tieni in mano il creato e vieni a liberarlo dall’iniquità del tiranno?

O angeli di Dio, venite a celebrare colui che è nato sulla terra; o magi, guidati da una stella, venite a vederlo troneggiante fra le braccia della Madre come bimbo e cantate: opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Purissima nube luminosa, come avvolgi in fasce colui che per suo ineffabile volere avvolge il cielo di nubi? E come deponi in una mangiatoia per animali il Re buono, che salva dall’irrazionalità gli uomini, colui che tutto il creato adora con timore, inneggiandolo per tutti i secoli?

Ode 9. Irmòs.

Ogni lingua esita a proferirti una lode degna e lo spirito più celeste è preso da vertigine inneggiandoti, o Theotòkos, ma nella tua bontà accogli l’omaggio della nostra fede e lo slancio del nostro affetto verso di te, poiché tu proteggi il popolo cristiano e noi ti magnifichiamo.

Salve, purissima, tesoro dell’inesprimibile gioia: ecco infatti, vieni nella grotta per partorire ineffabilmente il Re, che viene per rinnovare davvero tutto il creato un tempo corrotto per la trasgressione; inneggiando a lui con fede, noi ti magnifichiamo.

Anime tutte dei giusti sotterrati, esultate insieme: ecco infatti, è apparsa la liberazione di tutti, nato nella città di Betlemme; una stella lo annunzia ai Magi che cercando piamente e vedendolo in una grotta si sono sbalorditi.

Ti inneggiamo, o Vergine, come nuovo cielo, che fa sorgere per noi il sole di giustizia dal tuo santo grembo, illuminando gli abitanti delle tenebre e della morte; perciò con lodi opportune ti magnifichiamo.

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Vespro del 23 Dicembre- Memoria dei santi dieci martiri di Creta

23 Dicembre

Memoria dei santi dieci martiri di Creta.

Al Vespro

Al Signore, ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia della vigilia.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

E’ compiuta la parola di Isaia: ecco, la Vergine porta in grembo l’infinito, circoscritto in un corpo e sta per partorirlo prodigiosamente; stai pronta, o grotta che accogli Dio, preparati, Betlemme: il Re ti ha scelto come sua abitazione; ricevi, greppia, come fanciullino in fasce, Cristo che viene a sciogliere, nella sua bontà, le catene delle colpe degli uomini.

La luminosa nube vivente recante la pioggia celeste viene per farla stillare sulla terra e irrigarne il volto; la rondine spirituale recante in seno la primavera della grazia, per ineffabile disposizione la partorisce, dissolvendo l’inverno ateo; la reggia pura e incontaminata introduce in una grotta il Re incarnato.

Fosti iscritto tra i servi, o Sovrano, volendo lacerare il chirografo delle nostre colpe e registrare nel libro dei viventi tutti gli uccisi per inganno del serpente. La Vergine porta, rivestito di carne mortale, te, che tutto porti e ti compiaci di albergare in una piccola grotta. Le schiere angeliche cantano la tua nascita con i divini pastori, stupite per la tua potenza.

Altri stichirà prosòmia, dei santi.

Stesso tono. Come generoso.

La decade eletta da Dio, la lampada a dieci luci, che con fulgori divini rischiara il corpo della Chiesa, le colonne inconcusse, le fulgide stelle, che hanno reso la terra cielo con gli splendori delle loro grandissime lotte, siano oggi a gran voce celebrati con sacre lodi.

Si celebri Teodulo e siano ora onorati con canti Zotico e Pompeo, Basilide ed Euporo, Agatòpodo, Saturnino, Gelasio e il divino Evaristo e con loro Euniciano: essi sono porti placidissimi per quanti sono nella tempesta, avendo condannato al vituperio l’errore e hanno ricevuto la corona della vittoria.

Celebriamo i vittoriosi, la santa decade della Trinità: germogli di Creta, sostegni della Chiesa, incorruttibili ornamenti dei fedeli, preziosi fiori olezzanti del paradiso, amabilissime vittime accette a Cristo, offerte votive del tempio celeste.

Gloria. Dei santi.

Tono 2. Di Cipriano.

Creta già festeggia oggi il Natale di Cristo, nella memoria dei vittoriosi: per le loro preghiere, Signore, salva dunque le nostre anime.

E ora. Della vigilia.

Stesso tono. Dello stesso autore.

Betlemme, terra di Giuda, patria secondo la carne, lietamente appresta la grotta divina in cui Dio è partorito nella carne dalla santa Vergine ignara d’uomo, per la salvezza della nostra stirpe.

Allo stico, stichirà prosòmia della vigilia.

Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

La sconfinata sapienza di Dio, il Cristo, ha costruito la sua casa dalla Vergine, oltre ogni intelligenza e viene in una mangiatoia di animali senza ragione, in una grotta, per essere partorito nella carne, oltre ogni comprensione.

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Apparisti ai profeti per quanto potevano vederti, Cristo Creatore; ma negli ultimi tempi sei apparso fatto uomo a tutti gli uomini nella città di Betlemme.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

La stella accorse per indicare agli astrologi Cristo, sole della gloria, nella città di Betlemme e gli angeli ora evangelizzano i pastori: con loro corriamo anche noi, che abbiamo divino sentire.

Gloria. Dei santi. Tono 3.

Oggi la festa dei martiri giunge come vigilia prefigurante per noi il giorno di Natale e preannunzia il sole nascente dal sole: Dio che dalla Vergine si manifesta nella carne; i dieci martiri, avendo lottato a Creta con vigore, ottennero dal cielo le corone della vittoria; ad essi gridiamo: Sacro coro di eletti, supplicate Cristo, martiri santi, per quanti festeggiano con fede la vostra veneratissima memoria.

E ora. Della vigilia. Stesso tono. Di Anatolio.

Preparati, Betlemme, perché l’Eden è stato aperto; preparati, Efrata, perché Adamo si rinnova ed Eva con lui: è sciolta infatti la maledizione, la salvezza è fiorita nel mondo e le anime dei giusti si preparano, presentando l’inno in luogo di myron profumato, come dono in offerta e ricevendo la salvezza dell’anima e incorruttela; ecco, infatti, giacendo nella greppia, Cristo induce a cantare un inno spirituale quanti senza sosta acclamano: Signore, gloria a te.

Apolytìkion della vigilia.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Preparati, Betlemme: si è aperto per tutti l’Eden. Preparati, Efrata, perché dalla Vergine è fiorito l’albero della vita nella grotta; davvero il suo grembo è divenuto spirituale paradiso in cui si trova la pianta divina; mangiandone vivremo, non moriremo come Adamo. Cristo nasce per rialzare l’immagine, un tempo caduta.

Gloria. Dei santi. Tono 3. Attonito di fronte.

Onoriamo la mirabilissima Creta, che germogliò i fiori preziosi, le margherite di Cristo, i ramoscelli dei martiri: dieci di numero, i beati, confusero l’esercito sterminato dei demòni, perciò ottennero pure le corone, i martiri di Cristo dall’animo saldo.

E ora. Di nuovo il canone della vigilia.

Canone da tre Odi, da cantare alla Grande Compieta. Acròstico. Prima di sabato.

Ode 5. Irmòs.

Vigilo davanti a te, che per misericordia ti sei umiliato senza subir mutamento fino ad assumere forma di servo da una Vergine. O Verbo di Dio, filantropo, concedimi la pace.

Mondando i pensieri e purificandoli per la partecipazione al mistero della tremenda economia, anima e corpo rechiamoci alla città di Betlemme, contemplando il Sovrano che è nato.

Badate, o amici, di non aver temuto invano: infatti lo stolto Erode intende uccidere il Creatore: ma Egli, padrone della vita e della morte, vive e salva il mondo, come filantropo.

Ode 8. Irmòs.

I fanciulli ebrei, disprezzarono l’idolo contro Dio innalzato, ma il superbo Erode invano cospira contro Cristo per uccidere colui che regge nel palmo della sua mano le nostre esistenze e che tutto il creato benedice e glorifica nei secoli.

Tutta la sonnolenza da pesantezza di palpebre; vegliamo in preghiera allontanando le tentazioni da parte del maligno e diverremo degni di vedere con i pastori la gloria di Cristo che è nato; tutto il creato glorificandolo a lui inneggia.

Impediamo, fedeli, alle nostre labbra di pronunziare ogni proposito vano, prepariamo parole di benvenuto per andare incontro a Cristo, che, avvolto in fasce irrazionali, ci libera dall’irragionevolezza: tutto il creato glorificandolo a lui inneggia.

Quale mortale sonderà l’abisso di sapienza e scienza del Creatore, quale sapiente scruterà la profondità dei giudizi di Dio? Piegando i cieli venuto a conversare con gli uomini, portando la nostra carne, colui che tutto il creato benedice, glorificando nei secoli.

Sforziamoci di rinunziare alla seduzione del mondo, alle passioni carnali, attacchiamoci a pensieri spirituali, divenendo degni per le nostre opere del Sovrano che è nato, che tutto il creato benedice, glorificandolo nei secoli.

Ode 9. Irmòs.

Più venerabile dei cherubini, incomparabilmente più gloriosa dei serafini, che senza corruzione hai generato il Verbo Dio, realmente Theotòkos, noi ti magnifichiamo.

L’ordine scellerato del tiranno, imbestialito per la nascita di Gesù, provocò il massacro degli innocenti, ma noi fedeli veneriamo il Signore che è nato.

Contravvenendo alle leggi di natura e violando i comandamenti divini il crudele Erode strappa alle madri i loro bimbi e iniquamente li sopprime a causa della nostra Vita.

Si aprì alle genti la porta dell’Eden quando nacque il Redentore nella grotta; scaturì dalla fonte dell’immortalità il Signore della gloria, che noi magnifichiamo.

Gli angeli circondano la greppia come trono cherubico; e la grotta in cui riposava il Signore appariva loro come il cielo, mentre cantavano: gloria a Dio negli eccelsi.

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Vespro del 22 Dicembre- Memoria di santa Anastasia farmacolitria, martire

22 Dicembre

Memoria di santa Anastasia farmacolitria, martire.

Al Vespro

Al Signore, ho gridato sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia della vigilia.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Il sole senza tramonto sta ormai per sorgere da lombi verginali per illuminare tutta la terra: affrettiamoci ad andargli incontro con occhi limpidi e opere pure; prepariamoci dunque in spirito ad accogliere colui che viene tra i suoi con un parto strano, secondo il suo beneplacito, nascendo a Betlemme per ricondurre, nella sua pietà, alla vita dell’Eden noi che ne fummo estraniati.

Il Verbo Dio, trasportato sulle spalle dai cherubini, unito alla carne secondo ipòstasi, divenuto mortale, ha preso dimora in un grembo purissimo e viene nella terra di Giuda per esservi partorito. Preparati per il Re universale, o santa grotta, come reggia sublime e tu, greppia, come trono di fuoco in cui la Vergine Maria lo deporrà bambino, secondo il suo beneplacito, perché egli richiami a sé la sua creatura.

In una mangiatoia di animali irrazionali ti deporrà la Vergine, o Verbo di Dio senza principio, che, oltre ogni comprensione, assumi un principio: tu vieni infatti a sciogliere l’irrazionalità a cui sono sottostato per l’invidia del serpente; sarai avvolto in fasce per spezzare le fasce e le catene delle mie colpe, o solo buono e filantropo: perciò ti glorifico e pieno di gioia canto e adoro la tua venuta nella carne, per cui sono stato liberato.

Altri stichirà prosòmia, della santa.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Bellissime le tue vittorie, o martire! Gloriose le tue lotte, celebratissima la tua confessione! Quanti i prodigi, senza numero i divini portenti! Con essi in eterno ti glorifica colui che tu glorificasti, lottando con le tue sacre membra.

Innamorata della gloria dei lottatori, o venerabile, cercasti di imitarne lo zelo e così subisti pene tremende: e ora, per divina grazia, sollevi da ogni pena dell’anima e del corpo, o lodatissima, noi che onoriamo le tue lotte e le tue vittorie.

Davvero brillasti più fulgida del sole, o gloriosa, compiuta la tua lotta. Con i raggi dei tuoi molti prodigi illumini le menti di quanti con fede si accostano alla tua urna divina, zampillante flutti divini, o Anastasia, martire dal gran nome.

Gloria. Della santa. Tono 2.

Ricevesti il dono della risurrezione, o Anastasia illustrissima, lottando nello stadio: annientasti infatti una moltitudine di demòni e li precipitasti in mare, o mirabilissima martire vittoriosa.

E ora. Della vigilia. Tono pl. 2. Di Byzas.

Vergine senza nozze, donde vieni? Chi ti ha generato? Chi è tua madre? Come puoi portare il Creatore tra le braccia? Come il tuo grembo è rimasto incorrotto? Vediamo compiersi in te sulla terra, o santissima, grandi, straordinari e tremendi misteri e degnamente prepariamo sulla terra la grotta, chiedendo al cielo di apprestare la stella; vengono anche i magi dall’oriente della terra all’occidente per contemplare la salvezza dei mortali, un bimbo allattato.

Allo stico, stichirà prosòmia della vigilia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Viene Cristo distruggendo il maligno, illuminando quanti sono nelle tenebre e liberando i prigionieri: andiamogli incontro!

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Cantate lode e gloria, famiglie delle genti; e voi magi con i vostri doni, pastori che vegliate nei campi, affrettatevi con animo pronto.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Monti e colli, valli e campi, voi fiumi e tu creato tutto: magnificate ora il Creatore che viene partorito.

Gloria. Della santa. Tono 4. Dello Studita.

Tu che porti il nome dalla vivifica risurrezione di Cristo, o venerabile, con la tua vita convenientemente seguisti la chiamata: fortificando la natura e dando vigore al tuo sentire, ti sei tessuta una veste purpurea con la porpora del tuo sangue e tenendo la croce come scettro regale, regni con Dio salvatore, o Anastasia beatissima. Supplicalo affinché anche noi siamo illuminati dalla sua gloria divina.

E ora. Della vigilia. Stesso tono.

Danza, Isaia, accogli il Verbo di Dio: profetizza alla Vergine Maria che il roveto arderà, ma non sarà consumato dal fuoco, dal fulgore della Divinità. Preparati, Betlemme, Eden, apri la porta e voi, magi, venite a vedere la salvezza avvolta in fasce in una greppia: una stella sopra la grotta ha indicato il Signore datore di vita, Salvatore della stirpe umana.

Apolytìkion della vigilia. Tono 4.

Preparati, Betlemme: si è aperto per tutti l’Eden. Preparati, Efrata, perché dalla Vergine è fiorito l’albero della vita nella grotta; davvero il suo grembo è divenuto spirituale paradiso in cui si trova la pianta divina: mangiandone vivremo, non moriremo come Adamo. Cristo nasce rialzando l’immagine un tempo caduta.

Gloria. Un altro, della santa.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: Te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

E ora. Di nuovo quello della vigilia.

Canone da tre Odi, da cantare alla Grande Compieta. Acròstico. Canterò il mercoledi.

Ode 3. Tono 2. Irmòs.

Mi hai consolidato sulla pietra della fede, mi hai fatto trionfare sui miei nemici e il mio spirito esulta di gioia cantando: non c’è santo come il nostro Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Erode invano raduna il sinedrio nel suo disegno criminale per uccidere il neonato Signore, al quale tutti cantiamo: tu sei il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

La volontà malvagia di Erode, essendo d’animo ostile a Dio, pensa di uccidere con tutti i bambini il Cristo Signore al quale cantiamo: tu sei il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Ode 8. Irmòs.

Per obbedire alla parola del tiranno, sette volte più del solito aumentarono la fiamma, ma i giovani fanciulli, disprezzando l’empio decreto, in mezzo al fuoco gridavano: opere tutte del Signore, inneggiate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Versando lacrime come mirra e offrendole a Cristo nato nella carne, purifichiamo dall’iniquità la nostra carne, accostandoci in purezza all’unico immacolato e dicendo: opere tutte del Signore, inneggiate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Con lacrime di compunzione, noi peccatori, fuggiamo le lacrime del terribile castigo, camminando sulle orme di Cristo, avvolto in fasce come un neonato e dicendo: opere tutte del Signore, inneggiate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Sapendo, per rivelazione, di poter compiere l’espiazione per la stessa misericordia e la fonte delle lacrime, con timore, fedeli, accostiamoci a Cristo, generato nella carne, gridando: opere tutte del Signore, inneggiate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Con le anime e le labbra purificate, venite, magnifichiamo la Madre santa dell’Emanuele, la Vergine purissima, affinchè presenti le nostre preghiere a suo Figlio: risparmia le nostre anime, Cristo Dio e salvaci.

Nessun malvagio, né geloso mai invidi quanti ora recano doni a Dio graditi: invece di mirra, oro e incenso, aroma di virtù, cantando al Cristo che nasce: risparmia le nostre anime, Cristo Dio e salvaci.

Erode accecato dice ai sapienti magi: rintracciate il re che sta per nascere, poi, una volta che l’avrete trovato, venite a informarmi; poiché egli meditava il crimine nel suo cuore assassino. Risparmia le nostre anime, Cristo Dio e salvaci.

O sfrontatezza accecata e assassina! Dimentichi ciò che ti è successo: nessuno infatti riesce a sottomettere Dio; bollendo infatti di collera, crudelmente fai uccidere gli infanti, o Erode. Risparmia le nostre anime, Cristo Dio e salvaci.

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Vespro del 21 Dicembre- Memoria della santa martire Giuliana di Nicomedia

21 Dicembre

Memoria della santa martire Giuliana di Nicomedia.

Al Vespro

Al Signore, ho gridato sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia della vigilia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Questi è il nostro Dio, nessun altro sarà considerato, gridava il profeta nello Spirito; egli ha scrutato tutta la via della scienza e dopo ciò, assumendo la carne, si farà simile ai mortali: egli infatti sta per nascere dalla Vergine Madre di Dio, divenendo a me accessibile, lui, per natura inaccessibile.

O purissima Madre di Dio, riconosciamo nel tuo grembo il mucchio di frumento, che inesprimibilmente, oltre intelletto e ragione, porta quella spiga non coltivata, che tu generi nella grotta di Betlemme e che con la grazia nutrirà tutto il creato di divine conoscenze e libererà la stirpe umana dalla fame che distrugge l’anima.

La giovenca senza macchia che porta in grembo il vitello grasso, avanza verso la santa grotta, in virtù di mirabile disposizione, per partorirlo e avvolgerlo in fasce come un mortale e deporlo in una mangiatoia come fanciullino. Con gioia il creato già comincia a festeggiare, magnificando colui che opera sulla terra simili portenti.

Altri stichirà, della santa.

Stesso tono. Come generoso fra i martiri.

Dopo esserti tinta col rosso del tuo sangue un abito di salvezza, o celebratissima, risplendente nello spirito, ti fidanzasti al Signore, Re immortale, che ti custodisce intatta, incorruttibile per i secoli dei secoli, nei celesti talami, come bellissima vergine pura.

Hai sperimentato i tormenti, provato il fuoco, resistito agli strazi della carne, nobilmente hai sopportato il bollore delle caldaie, senza venire vinta nella tua determinazione, senza sacrificare agli idoli: ma chinando davanti a Dio il capo, tramite la pena della spada sei ascesa ai cieli incoronata.

Come dote preziosissima, offristi allo sposo, o gloriosa atleta, una santa folla che ha creduto grazie ai prodigi che operasti con la tua fede, mostrandoti in Cristo superiore alle pene, al fuoco bruciante, alle torture: in Cristo che dal cielo, o vergine, divinamente operando ti ha concesso la vittoria.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Festeggia, Sion, rallegrati, Gerusalemme, città di Cristo Dio, accogli il Creatore, racchiuso in una grotta e in una mangiatoia. Apritemi le porte: entrando per esse vedrò colui che, avvolto in fasce come fanciullino, tiene in sua mano il creato, colui che gli angeli cantano con voce incessante come Signore datore di vita, che salva la nostra stirpe.

Apòstica prosòmia della vigilia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Sono compiuti gli oracoli di tutti i profeti: Cristo nasce nella città di Betlemme, dalla pura Madre di Dio.

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Gloria degli abitanti della terra, loro vanto e onore, o preziosa Betlemme, divina città madre, accogli il tuo Creatore.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Il Verbo del Padre, per cui tutto esiste, si mostra impassibilmente e senza mutamento come una ipòstasi da due nature.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Città di Betlemme, prepara per il Creatore la grotta, la mangiatoia e le fasce: egli viene in te per essere partorito.

Apolytìkion della vigilia. Tono 4.

Preparati, Betlemme: si è aperto per tutti l’Eden. Preparati, Efrata, perche dalla Vergine è fiorito l’albero della vita nella grotta; davvero il suo grembo è divenuto spirituale paradiso in cui si trova la pianta divina: mangiando di questa vivremo, non moriremo come Adamo. Cristo nasce rialzando l’immagine un tempo caduta.

Gloria. Un altro, della santa.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: Te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

E ora. Di nuovo quello della vigilia.

Canone da due Odi, da cantare alla Grande Compieta. Acròstico. Di martedi.

Ode 8. Tono 2. Irmòs.

Per aver disprezzato l’ordine tirannico i tre nobili fanciulli furono gettati nella fornace, ma essi glorificavano Dio inneggiando: benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Allontaniamo da noi il sonno della pigrizia e con animo vigile inneggeremo al Cristo, nato dalla Vergine: benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Sia sufficiente la buona condotta nel tesoro delle nostre anime, affinchè con volto splendente cantiamo al Cristo nato: benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Il talento moltiplicato per le nostre buone opere offriamo in dono a colui che lo ha donato, come mirra, oro e incenso a Cristo che viene per nascere dall’Ancella di Dio.

Ode 9. Irmòs.

Il tuo grembo ha potuto contenere Dio incontenibile, generando per noi la gioia di tutti, perciò ti inneggiamo, Vergine Madre di Dio.

Cristo ha chiesto ai fedeli che attendono la sua venuta di vegliare: e infatti viene a nascere da una Vergine.

Nella tua seconda parusia, o Cristo, colloca alla destra, a fianco delle tue pecore, me che venero la tua venuta nella carne.

Nel tuo primo avvento salvasti Adamo: nella tua seconda parusia, o Cristo, salva i fedeli che venerano il tuo Natale.

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Vespro del 20 Dicembre- Memoria del santo ieromartire Ignazio teòforo

20 Dicembre

Memoria del santo ieromartire Ignazio teòforo.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e 3 stichirà idiòmela della vigilia.

Tono 1. Di Anatolio.

Festeggiamo in anticipo, popoli, il Natale di Cristo e sollevando l’intelletto, saliamo con la mente a Betlemme e con i pensieri dell’anima contempliamo la Vergine che sta per partorire nella grotta il Signore dell’universo e nostro Dio; Giuseppe, considerando la grandezza delle meraviglie di Dio, pensava di vedere un semplice uomo in questo bambino avvolto in fasce, ma dai fatti comprendeva che egli era il vero Dio, che dona alle nostre anime la grande misericordia.

Festeggiamo in anticipo, popoli, il Natale di Cristo e sollevando l’intelletto, saliamo con la mente a Betlemme e contempliamo nella grotta il grande mistero: si è aperto infatti l’Eden, perché Dio viene da Vergine pura, perfetto nella divinità e nell’umanità. Acclamiamo dunque: Santo Dio, Padre senza principio; Santo forte, Figlio incarnato; Santo immortale, Spirito Paràclito. Trinità santa, gloria a te.

Ascolta, cielo, porgi l’orecchio, terra: ecco, infatti, il Figlio e Verbo di Dio Padre viene per essere partorito dalla fanciulla ignara d’uomo, secondo il beneplacito di colui che lo ha impassibilmente generato e con la sinergia del santo Spirito. Preparati, Betlemme, apri la porta, Eden: poiché Colui che E’, diviene ciò che non era e viene plasmato l’artefice di tutto il creato, donando al mondo la grande misericordia.

Altri stichirà prosòmia, del santo.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

Degnamente chiamato teoforo, quando il Sovrano, o beato Ignazio, ti abbracciò per la comune passione con lui, manifestandoti le dottrine della superna filosofia, allora accogliesti il luminosissimo splendore, come la spugna assorbe i liquidi, attingendolo dall’abisso delle luci; hai così seguito le orme di Cristo nostro Dio che ti chiamava: supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

O ferito dalla carità perfetta, quando la folgorante passione infiammò la tua anima, o sacratissimo, affrettandoti, o padre, ad andare verso il Sovrano, gridasti quella parola degna d’esser celebrata: Frumento del Creatore io sono e bisogna che sia macinato dai denti delle fiere, affinché divenga purissimo pane per il Verbo Dio nostro. Supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Fosti crocifisso con Cristo, o iniziatore ai misteri, quando gridasti la parola ispirata: Il mio amore è stato crocifisso e ho grande fretta di partecipare alla sua passione; da quel momento, o beato Ignazio, come sole che si slancia dall’oriente, per risplendere sull’occidente, accorresti e avvicinandoti a Cristo, fosti insignito del diadema del regno. Supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4. Di Anatolio.

Teoforo Ignazio, avendo abbracciato Cristo, tuo ardente amore, come ricompensa del sacro ministero del vangelo di Cristo, ottenesti di giungere alla perfezione mediante il sangue; diventato dunque frumento dell’agricoltore immortale, fosti macinato dai denti delle fiere e divenisti per lui dolce pane: intercedi per noi, o atleta beato.

E ora. Della vigilia. Stesso tono.

Ricevi, o Betlemme, la Metropoli di Dio: viene per generare in te la luce senza tramonto; angeli, stupite nel cielo; uomini, date gloria sulla terra; magi dalla Persia, portate il dono gloriosissimo; pastori in veglia, intonate l’inno trisagio; ogni spirito lodi l’Artefice dell’universo.

Allo stico, stichirà idiòmela proeortia.

Tono 2. Di Cipriano.

Betlemme, terra di Giuda, patria secondo la carne, lietamente appresta la grotta divina nella quale Dio è partorito nella carne dalla santa Vergine ignara d’uomo, per la salvezza della nostra stirpe.

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Di Andrea Pyros. Stesso tono.

Venite tutti, celebriamo con fede i giorni vigilari della nascita di Cristo e facendoci spiritualmente precedere dall’inno come una stella, cantiamo con i pastori le dossologie dei magi: E’ giunta la salvezza dei mortali da grembo vergine, per richiamare dall’esilio i mortali.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Di Cipriano. Autòmelo.

Casa di Efrata, città santa, gloria dei profeti, prepara la casa in cui la Divinità deve essere partorita.

Gloria. Del santo. Tono 1. Dello Studita.

Oh, la tua anima salda e adamantina, Ignazio degno di essere detto beato! Tu infatti, tenendo la tua brama stabilmente rivolta al tuo vero amante, dicevi: Non c’è in me fuoco di amore per la materia, ma piuttosto un’acqua viva, che in me parla, dicendo dentro di me: Vieni al Padre. Infiammato dunque dal divino Spirito, hai provocato le belve perché al più presto ti separassero dal mondo e ti facessero passare al Cristo desiderato: imploralo per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Tono 2. Di Cipriano.

Ecco, è vicino il tempo della nostra salvezza: preparati, grotta, la Vergine si avvicina per partorire; rallegrati ed esulta, Betlemme, terra di Giuda, perché da te è sorto il nostro Signore; ascoltate, monti e colli e voi regioni vicine alla Giudea: Cristo viene a salvare l’uomo che ha plasmato, come filantropo.

Apolytìkion della Vigilia.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Preparati, Betlemme: si è aperto per tutti l’Eden. Preparati, Efrata, perché dalla Vergine è fiorito l’albero della vita nella grotta; davvero il suo grembo è divenuto spirituale paradiso in cui si trova la pianta divina; mangiandone vivremo, non moriremo come Adamo. Cristo nasce per rialzare l’immagine, un tempo caduta.

Gloria. Del santo. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; per questo, insegnando il verbo della verità hai lottato fino al sangue per la fede, ieromartire Ignazio; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Di nuovo: Preparati, Betlemme.

Triodion cantato nella Grande Compieta. Acròstico: Di lunedi.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Il mare ondoso e invalicabile il Signore, con un suo ordine divino, placò per condurre a piede asciutto il popolo d’Israele, che a lui cantava, poiché si era gloriosamente glorificato.

L’ineffabile discesa del Verbo Dio rivela Cristo Dio e uomo e il Dio che sappiamo infinito viene ad assumere forma di servo, nascendo da una fanciulla vergine e serva di Dio.

Cristo viene per servire volontariamente; il plasmatore immateriale ora si riveste, arricchendo per potere divino Adamo impoverito, donandogli la rinascita, insolita ricreazione, come benefattore compassionevole.

Ode 8. Irmòs.

Il fuoco di continuo alimentato sette volte di più, si ritrae timoroso davanti ai nobili fanciulli, i cui corpi riflettevano la purezza dei cuori e la fiamma ardente s’indeboliva mentre veniva cantato l’inno: Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Tutti voi considererò miei familiari, se osserverete i miei precetti, disse Gesù, venuto agli uomini da grembo senza macchia, donando loro la pace, ispirando umili pensieri e insegnando a conoscere il Signore, cantando: Ti esaltiamo per tutti i secoli.

La tua generazione contrasta con l’ordine carnale, poiché né la carne, né il sangue ti hanno formato, o Dio Verbo, ma la venuta dello Spirito Santo e l’ombra divina dell’Altissimo e riconoscendoti Signore, ti inneggiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Magnificasti, o Cristo, la Theotòkos che ti ha generato, dalla quale tu, nostro plasmatore, ricevesti un corpo sensibile come il nostro, col quale cancellasti i peccati di noi, che proclamando lei beata, in tutte le generazioni ti magnifichiamo.

Respingendo volontariamente ogni sozzura delle passioni, accogliamo con pensiero saggio la venuta di Cristo: e infatti si avvicina con purezza rivestito di carne per donare a tutti la divina rigenerazione nello Spirito.

Vedendo Cristo umiliato veniamo innalzati dalle basse passioni, non pensando con zelo buono cose alte, istruiti dalla fede, umiliati nello spirito, per magnificare con opere elevate colui che viene generato.

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Vespro del 19 Dicembre- Memoria del santo martire Bonifacio

19 Dicembre

Memoria del santo martire Bonifacio.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Hai desiderato la gloria riservata ai martiri, o vittorioso dalle grandi lotte e hai sopportato pene con animo coraggioso, attendendo di essere trasferito all’eredità libera da pena e cercando di ottenere i premi celesti, o beatissimo, la dimora del paradiso, la luce senza tramonto e la vita eterna.

Hai sopportato l’asportazione delle unghie, tremende trasfissioni, bruciature col piombo, la recisione della testa e le più aspre pene e fosti annoverato gioioso nel coro dei vittoriosi, o grande lottatore: perciò celebriamo la tua solennità annuale, o atleta Bonifacio, consorte degli angeli.

Dopo averti inviato come servo, Aglaìa ti ha ricevuto come divino signore, o Bonifacio, che sei divenuto padrone delle passioni, dominatore di atei tiranni, distruttore dei nemici, cinto della corona della vittoria: perciò essa, dopo averti costruito un santo e bellissimo tempio, in esso, celebrandoti, santamente ti depose.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Poiché hai generato il Giudice giustissimo, o Sovrana, ti supplico di implorarlo, io che sono vissuto dissolutamente, che sono condannato e senza via d’uscita, perché non mi condanni, o Vergine, nel futuro tremendo giudizio, ma, per misericordia e grande bontà, mi collochi con gli eletti che staranno alla sua destra.

Oppure stavrotheotokìon.

La Sovrana purissima, vedendo il Cristo messo a morte mettere a morte, come Sovrano, l’ingannatore, celebrava piangendo colui che dalle sue viscere era uscito e ammirando la sua longanimità esclamava: Figlio mio amatissimo, non dimenticare la tua serva, non ritardare, o filantropo, la mia consolazione.

Quindi il resto del vespro e la conclusione.

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Vespro del 18 Dicembre- Memoria del santo martire Sebastiano e compagni

18 Dicembre

Memoria del santo martire Sebastiano e compagni.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia proeortia.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Col rosso del tuo sangue prezioso, o martire, ti sei preparato una porpora di gran pregio: di essa rivestito dimori realmente negli eccelsi reami, presso Dio, Re dell’universo: pregalo, dunque, perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Sebastiano, Zoì, Marco e Marcellino con Tiburzio, hanno lottato insieme, sopportando le violente ondate delle pene: e ora hanno preso dimora nel divino riposo senza pena, dove intercedono perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Martiri invitti, lasciando alla terra ciò che è della terra, siete fuggiti ai cieli, abbelliti dai segni delle vostre ferite e splendidamente adorni, o beati, della sacra passione. Intercedete dunque, perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Vergine lodatissima, con occhi profetici Mosè vide il tuo mistero nel roveto ardente che non si consumava: il fuoco della Divinità infatti non ha consumato il tuo grembo, o pura; perciò ti chiediamo come Madre del nostro Dio, di donare al mondo la pace.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo, o Cristo, la tua ingiusta immolazione, la Vergine piena di dolore a te gridava: dolcissimo Figlio, perché muori ingiustamente, perché sei stato appeso al legno, tu che hai sospeso sulle acque tutta la terra? Non lasciarmi sola, ti prego, misericordiosissimo benefattore, me, tua madre e serva!

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Vespro del 17 Dicembre- Memoria del santo profeta Daniele e dei tre santi fanciulli, Anania, Azaria e Misaele e del nostro padre tra i santi Dionigi, arcivescovo di Egina, il taumaturgo

17 Dicembre

Memoria del santo profeta Daniele e dei tre santi fanciulli, Anania, Azaria e Misaele e del nostro nuovo padre tra i santi Dionigi, arcivescovo di Egina, il taumaturgo dell’isola di Zacinto.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo 10 e cantiamo le stichirà prosòmia del profeta.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Si celebri oggi con canti divini il fulgidissimo sole, il gloriosissimo tra i profeti, la divina dimora dei carismi dello Spirito, la fonte perenne, lo specchio dello Spirito, la preziosissima e nobilissima colonna dei dogmi, il fondamento dell’ecumène, il saldo sostegno.

Come luminosissimo astro, come grandissima stella mattutina e uomo dilettissimo onoriamo te, che splendidamente risplendi dei fulgori delle virtù e illumini le anime e i corpi dei fedeli; a te noi gridiamo: Profeta Daniele, supplica il Salvatore di salvare quanti piamente t’inneggiano.

La tua lingua, o sapientissimo, divenne eloquente come stilo di scriba veloce, poiché la legge di Dio dimorava nel tuo cuore e la tua bocca dimostrò di esprimere il giusto giudizio, con cui svergognasti gli iniqui anziani e liberasti Susanna dalla morte, o splendore dei profeti.

Stichirà prosòmia, dei santi fanciulli.

Stesso tono. Hai dato come segno.

Attenendovi alle leggi date da Dio, o felicissimi, non vi contaminaste con cibi impuri, ma, custodita intatta la bellezza dell’anima, sapientemente serbaste illesa e fresca la vostra stupenda floridezza e l’incantevole giovinezza, perché il Sovrano glorifica i suoi servi.

Arsi dalla fiamma divina, i giovinetti disprezzarono il fuoco: in esso i venerabili, irrorati di rugiada, intrecciando una splendida danza corale, cantavano salmeggiando il celeberrimo cantico, bramando, sapientissimi e gloriosi, il regno davvero eterno, immutabile e celeste.

Colpiti dalla tua parola sapiente, o mirabilissimo Daniele e dall’intelligenza dei fanciulli, i tiranni vi posero, o venerabili, a reggere e governare le regioni dei caldei, poiché la virtù e lo splendore dei costumi certamente stupisce anche il nemico: infatti governando le passioni diveniste principi.

Del santo. Tono 2. Quando dal legno.

Venite, coro degli abitanti di Egina e con quelli di Zacinto, onoriamo noi il nostro splendido figlio, voi il buon pastore e rallegrandoci nello spirito, glorifichiamo Dio, che ci ha reso degni di avere la luminosa protezione del glorioso gerarca Dionigi e di incoronarlo con divine lodi.

Dicesti al sacerdote Pancrazio che non deve mai cadere il pane santo dalle mani del celebrante, ammonendolo severamente di prestare attenzione alle cose divine; lui si meravigliò moltissimo, scoprendo la ricca grazia che ti fu data dal cielo per le tue virtù divine e che veramente ti rese vaso dello Spirito, o divinamente ispirato.

Quando consegnasti al Creatore nelle dimore celesti il tuo venerabile spirito incontaminato, allora lasciasti sulla terra il tuo corpo miracoloso e ora a Zacinto, miracolosamente giace nel tuo tempio, proteggendo sempre i cittadini, esaudendo sempre tutte le loro richieste, o meravigliosissimo.

L’abate Daniele ti vide con i suoi occhi nella chiesa fuori dal tuo reliquiario, togliendo ogni esitazione dalla sua anima: ti vide infatti con i propri occhi stare in mezzo a diaconi sfolgoranti e celebranti in bianche vesti, mentre ti celebravano come sommo sacerdote, o beato Dionigi, degnissimo di Dio.

Gloria. Tono 2. Di Anatolio.

Ci ha oggi spiritualmente riuniti, o fedeli, il profeta Daniele e appresta una mensa di virtù copiose per ricchi e poveri, stranieri e abitanti del paese e un calice spirituale che riversa rivi di pietà, rallegra il cuore dei fedeli e trasmette la grazia del santo Spirito: questo profeta, infatti, lampada luminosissima rifulsa nel mondo, abbatté tutti gli idoli degli assiri e chiuse le fauci di belve selvagge. Con lui si celebrino anche i tre fanciulli, che, non d’oro per natura, si rivelarono più provati dell’oro: il fuoco della fornace, infatti, non li fuse, ma li serbò illesi, benché circondati da nafta, pece e sarmenti e il Signore che ci ha condotti a questa periodica ricorrenza, ci faccia degni di giungere anche al solenne e venerando giorno del Natale di Cristo, che ci dona per le loro preghiere il perdono dei peccati e la grande misericordia.

E ora. Proeòrtion. Stesso tono.

Venite tutti, celebriamo con fede i giorni vigilari del Natale di Cristo e facendoci spiritualmente precedere dall’inno come una stella, cantiamo con i pastori le dossologie dei magi: E’ giunta la salvezza dei mortali da grembo verginale, per richiamare dall’esilio i mortali.

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon del giorno e le letture.

Lettura dai Proverbi (passim).

Del giusto si fa memoria tra le lodi e la benedizione del Signore è sul suo capo. Beato l’uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che conosce la prudenza. Meglio è trafficare per essa che per tesori d’oro e d’argento. Essa è più preziosa di pietre di gran valore: nulla di malvagio può opporsi ad essa; essa è ben nota a tutti coloro che le si accostano: nessun oggetto pregiato può starle a fronte. Dalla sua bocca infatti esce la giustizia e sulla lingua reca la legge e la misericordia. Ascoltatemi dunque, o figli, perche dirò cose sante: e beato l’uomo che custodirà le mie vie. Perché le mie uscite, sono uscite di vita ed è pronta la benevolenza da parte del Signore. Perciò vi esorto e alzo la voce verso i figli degli uomini: Io, la sapienza, ho fondato il consiglio, la conoscenza e la riflessione, io le ho chiamate. Mio è il consiglio, mia la sicurezza, mia la prudenza, mia la forza. Io amo coloro che mi amano: quelli che mi cercano troveranno grazia. O semplici, imparate dunque la finezza e voi indotti, rendete assennato il cuore. Ascoltatemi ancora e dirò cose sante, svelerò con le mie labbra cose rette. La mia gola mediterà la verità: sono abominevoli davanti a me le labbra mendaci. Sono dette con giustizia tutte le parole della mia bocca, nulla vi è in esse di tortuoso o di perverso. Tutto è retto per chi comprende e diritto per quelli che trovano la conoscenza. Poiché io vi insegno cose vere, affinché la vostra speranza sia nel Signore e siate ripieni di Spirito.

Lettura dai Proverbi (10,31-11,12).

La bocca del giusto stilla sapienza, ma la lingua dell’ingiusto perirà. Le labbra degli uomini giusti conoscono grazie, ma la bocca degli empi va in rovina. Le bilance false sono un abominio davanti al Signore, mentre il peso giusto gli è gradito. Dove entra la tracotanza, là entra anche il disonore, mentre la bocca degli umili medita la sapienza. La perfezione degli uomini retti li guiderà, ma l’inganno di quelli che agiscono con perfidia li deprederà. Non gioveranno le ricchezze nel giorno dello sdegno, ma la giustizia libererà da morte. Quando muore un giusto, lascia rammarico, mentre la perdizione degli empi è sempre pronta e causa soddisfazione. La giustizia dell’uomo senza macchia gli apre strade diritte, mentre l’empietà incontra l’ingiustizia. La giustizia degli uomini retti li libererà, mentre gli iniqui sono condannati dalla sconsideratezza. Quando un uomo giusto muore, non perisce la speranza, mentre perisce il vanto degli empi. Il giusto sfugge al laccio e al suo posto è consegnato l’empio. Nella bocca degli empi c’è una trappola per i cittadini, ma l’intelligenza dei giusti spiana il cammino. Coi beni dei giusti prospera la città, mentre ci si rallegra per la perdizione degli empi. Con la benedizione degli uomini retti si innalza la città, ma con la bocca degli empi viene abbattuta. Chi manca di senno beffeggia i cittadini, ma l’uomo prudente si tiene in silenzio.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (4, 7-15).

Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo: poiché vecchiaia venerabile non è quella di un lungo tempo di vita, né si misura col numero degli anni. Ma la prudenza equivale per gli uomini alla canizie ed età avanzata è una vita senza macchia. Divenuto gradito a Dio, è stato da lui amato e poiché viveva tra peccatori, è stato trasferito. E’ stato rapito perché la malizia non alterasse la sua intelligenza e l’inganno non sviasse la sua anima. Poiché il cattivo fascino del male oscura il bene e l’agitarsi della concupiscenza guasta la mente innocente. Reso in breve perfetto, ha portato a termine un lungo corso: la sua anima era infatti gradita al Signore, per questo si è affrettato a toglierlo di mezzo alla malvagità. I popoli hanno visto, ma non hanno compreso, né hanno posto mente a questo fatto: che grazia e misericordia sono con i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Alla litì stichirà idiòmela. Tono 1.

Rinunciando alla vanità della vita, divinamente ispirato ti estraniasti da questo mondo e con brama sconfinata seguivi Cristo: dove c’è desiderio di Dio, là c’è disprezzo di tutto il mondo; perciò hai scelto di condurre vita da eremita incorporeo; per noi invece sei una stella apparsa da poco, che rifulge raggi luminosi di devozione e illumina nello spirito le anime dei fedeli che ti lodano, o insigne.

Tono 2.

Una donna senza bambini maschi, desiderando averne uno, piamente ti pregava e, accogliendo la sua preghiera, in visione chiaramente le promettesti ciò che lei ardentemente desiderava, riempiendola di speranza; per questo subito con gioia concependo, partorì per grazia un grazioso maschio; perciò grata con franchezza proclamò la tua familiarità con Dio, o beatissimo gerarca.

Tono 3

Una donna appartenente alla tua famiglia, o beato, si ammalò di apoplessia e rimasta senza voce, immobile e quasi morta, solo toccando con la bocca e le membra addormentate l’estremità del sacro dito della tua reliquia, ebbe, come in un miracolo, subito la voce e la piena guarigione e proclamando il miracolo, magnificò il Signore che ti ha magnificato; perciò intercedi con ardore, o taumaturgo Dionigi, per quanti con fede ti ammirano e acclamano i tuoi ammirabili prodigi.

Gloria. Tono pl. 1.

Raggiungendo il vertice delle virtù, fosti degno di ricevere da Dio molti carismi, beato padre: con la tua fervida preghiera slegasti la donna legata da scomunica da molto tempo, dissolvendone il corpo; calmasti l’arroganza di pescatori miscredenti con la miracolosa straordinaria pesca; fermasti il flusso del fiume e l’attraversasti senza bagnarti e la pioggia che cominciò di nuovo in nessun modo bagnò il tuo camice; rivelasti ammonendo la violazione del sacerdote, che per dimenticanza non te l’aveva confessata; molti e grandi furono i miracoli durante la tua vita e frequenti dopo la tua morte, perciò ti chiediamo, o taumaturgo Dionigi, di pregare senza sosta il Dio benigno affinché nel giorno del giudizio metta alla sua destra quanti sinceramente ti celebrano.

E ora. Uguale. Proeòrtion.

Non rattristarti, Giuseppe, guardando il mio grembo: guarda il nato da me e rallegrati e adoralo come Dio, diceva la Theotòkos al suo fidanzato, quando venne a partorire Cristo. A lei inneggiamo dicendo: Salve piena di grazia, il Signore con te e per mezzo tuo con noi.

Allo stico, 3 stichirà prosòmia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Il mirabile Daniele, il cui cuore era puro ricettacolo dello Spirito, da lui illuminato interpreta con chiaro vaticinio cose future, adorno dello splendore della profezia e lucidamente spiega i sogni segreti degli empi re, che erano al potere.

Stico. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Temprando il tuo corpo col digiuno, lo hai reso durissimo per le fauci dei leoni: stando infatti in mezzo ad essi, divino profeta e tenendo fisso lo sguardo al Dio benevolo, sei rimasto illeso per l’ineffabile potenza del Redentore delle nostre anime, che tutto opera prodigiosamente.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti i suoi voleri.

Tu hai visto seduto in trono e circondato da angeli colui che, oltre ogni comprensione è Giudice giusto, o mirabile profeta: sbigottito per il terrore della tremenda visione, l’hai chiaramente manifestata a tutti i posteri, tracciando l’immagine della seconda venuta del nostro Dio incarnato.

Gloria. Dei santi fanciulli. Tono pl. 2.

Con anima contrita e spirito umile, in mezzo alla fornace del fuoco, cantavate l’inno universale, o fanciulli felicissimi e il Signore, che è vicino ai contriti di cuore e salva gli umili di spirito, ascoltò la vostra voce: serbandovi illesi, vi accolse come sacrificio puro. Perciò voi, progenie di Abramo, foste degni di diventare figli di Dio. Avendo dunque famigliarità con lui, intercedete assiduamente per le nostre anime.

E ora. Del profeta. Stesso tono.

Daniele, uomo dilettissimo, avendoti contemplato, o Signore, come pietra tagliata senza opera d’uomo, preannunziò come bambino generato senza seme te, Verbo incarnato dalla Vergine, Dio immutabile e Salvatore delle nostre anime.

Anche due del santo.

Tono pl. 1. Salve, vanto.

Il celebre padre Dionigi, fiore delizioso di Zacinto, sbocciato, con le fragranze della grazia, profuma le menti dei fedeli: è divenuto fonte senza fine di guarigioni, mare divino di miracoli che mai si svuota, stella luminosissima della Chiesa, luce che illumina il vima; tutti oggi nella sua memoria festeggiando, glorifichiamo Cristo Salvatore, che glorifica quanti con fervore lo glorificano.

Stico. I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

Compassionevolmente hai avuto pietà del sanguinario assassino di tuo fratello e facendolo entrare con affetto sincero dal profondo del tuo cuore, l’hai nascosto dalle mani di quanti volevano fare a pezzi l’ignobile peccatore nel tuo monastero dove abitavi, o beatissimo; operasti tutto ciò volendo osservare il comandamento del Signore, che dice di amare i malvagi con tutta l’anima e dona molta grazia a quanti non nutrono rancore.

Apolytìkion dei padri. Tono 2.

Grandi le opere della fede! Nella sorgente del fuoco come presso acqua di sollievo esultavano i tre santi fanciulli; e il profeta Daniele si mostrava pastore di leoni come di pecore. Per le loro suppliche, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Gloria. Del santo. Tono 1. Sigillata la pietra.

Il figlio di Zacinto e pastore di Egina, il protettore del monastero di Strofade, Dionigi, celebriamo, fedeli tutti a una sola voce a lui gridando con forza: per le tue preghiere salva quelli che celebrano la tua memoria e ti acclamano: Gloria a Cristo che ti ha glorificato; gloria a colui che ti ha reso un prodigio; gloria a colui che ti ha donato a noi come insonne intercessore.

E ora. Theotokìon (uno dei seguenti). Tono 2.

Trascendono il pensiero tutti i tuoi misteri, tutti sono più che gloriosi, Madre di Dio; nel sigillo della purezza, custodita nella verginità, fosti riconosciuta vera Madre del Dio vero: supplicalo dunque per la salvezza delle nostre anime.

Oppure tono 1.

Gabriele ti recò il saluto Salve, Vergine e a quella voce il Re dell’universo si incarnò in te, arca santa, come ti chiamò il giusto Davide. Sei divenuta più ampia dei cieli, portando il tuo Creatore. Gloria a colui che ha dimorato in te, gloria a colui che è uscito da te, gloria a colui che per il tuo parto ci ha liberati.

Segue la conclusione.

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Vespro del 16 Dicembre- Memoria del santo profeta Aggeo

16 Dicembre

Memoria del santo profeta Aggeo.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. I tuoi martiri, Signore.

Divenuto dimora divina e tempio vivente, o glorioso, per lo splendore della vita e per i tuoi costumi, tu hai risollevato per il Re di tutta la terra il tempio materiale un tempo caduto, o venerabilissimo. Con la tua intercessione dunque, chiedigli di dare a tutti la grande misericordia.

Ti sei mostrato vaso dello Spirito che riceveva le illuminazioni elargite dal cielo, vaso capace di accogliere splendori: perciò profetizzi a tutti gli uomini la redenzione salvifica; pregalo, con la tua intercessione, di dare a tutti la grande misericordia.

Avvolto nel tuo fulgido splendore, fatto degno di più pura contemplazione e pieno, o beato, della luce senza tramonto, custodisci quanti ti celebrano, chiedendo al solo Signore, di dare a tutti la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

I miei pensieri sono impuri, le labbra, ingannatrici, le opere, scellerate. Che faro? Come andrò incontro al Giudice? Vergine Sovrana, supplica il tuo Figlio, tuo Creatore e Signore, affinché accolga nella penitenza il mio spirito, come solo compassionevole.

Oppure stavrotheotokìon.

Non sopporto, Figlio, di vedere te, che a tutti doni il risveglio, addormentato sul legno, per elargire il divino e salvifico risveglio a quelli che un tempo, per il frutto della trasgressione, si erano addormentati in un sonno letale. Così diceva, facendo lamento, la Vergine che noi magnifichiamo.

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Vespro del 15 Dicembre- Memoria del santo ieromartire Eleuterio

15 Dicembre

Memoria del santo ieromartire Eleuterio.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e 3 stichirà prosòmia da raddoppiare.

Tono 4. Hai dato come segno.

Divenisti sacratissimo strumento del divino Spirito, purificando la tua anima dalle passioni, o sacratissimo: ricevesti così il santo crisma divino, divenendo gerarca, guida di un popolo di senno divino e martire invulnerabile di colui che per noi subì la passione e fece scaturire l’impassibilità, o atleta Eleuterio.

Trascurasti il corpo tormentato dai flagelli e gettato nel fuoco: avevi infatti inchiodato l’intelletto con infinito desiderio alla stupenda bellezza del divino amante, perché dalla dolce passione per lui eri stato ferito, o decoro dei martiri, splendore dei gerarchi, atleta Eleuterio, intercessore per le nostre anime.

Colei che felicemente ti concepì, vedendoti terminare ottimamente la lotta e desiderando compiere la stessa corsa, abbracciandoti in mezzo all’arena, o sapiente, come giovenca venne sgozzata. Con lei ti preghiamo: supplica per noi il Salvatore e Signore, o Eleuterio felicissimo.

Gloria. Tono pl. 2.

Fosti sino alla fine, o beato Eleuterio, sacerdote perfettamente osservante: tu infatti che celebravi i divini e ineffabili misteri, versasti il sangue per Cristo Dio e gli offristi te stesso come sacrificio accetto; poiché dunque hai con lui confidenza, supplicalo con fervore per quanti con fede e affetto festeggiano la tua memoria sempre venerabile e chiedi che quanti la onorano siano liberati dalle tentazioni e da ogni sorta di pericoli e angustie.

E ora. Theotokìon.

Theotòkos, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita; noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Se si fa l’Ingresso:

Preparati, o grotta: perché viene l’agnella, portando in grembo Cristo. Ricevi, o greppia, colui che con il verbo liberò noi abitanti della terra dal nostro agire contro ragione; pastori che pernottate nei campi, testimoniate il tremendo prodigio e voi magi dalla Persia, offrite al Re oro, incenso e mirra perché è apparso il Signore dalla Vergine Madre; inchinandosi a lui come serva, la Madre lo adorò, dicendo a colui che portava fra le braccia: Come sei stato seminato in me? O come sei stato generato in me, mio Redentore e Dio?

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Divenuto capo nella Chiesa, o padre, come vero rampollo di Anzia sapiente in Dio e vero iniziato degli apostoli, converti a Dio i popoli che un tempo stoltamente veneravano demòni come dèi.

Stico. I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

Prendendoti cura, o padre, delle donne prossime al parto, tu dai liberazione a quelle che vengono al tuo tempio; ad altri che con fervore ti hanno chiesta prospera navigazione, tu l’hai concessa; e accordi salute ai malati, risplendendo per i prodigi.

Stico. Il giusto fiorirà come palma, si moltiplicherà come cedro del Libano.

Sopportasti strenuamente le lotte del martirio, senza temere le aspre pene inflitte da Adriano, per amore del Creatore, o sapientissimo Eleuterio e prendendo come tua compagna di lotta la tua genitrice, te ne andasti gioioso.

Gloria. Tono pl. 4.

Imporporasti la tunica del tuo episcopato, o santo padre, con i rivoli del tuo sangue e vedendoti giungere valorosamente alla perfezione in mezzo allo stadio, colei che felicemente ti aveva generato e cresciuto, buttandosi al tuo collo, abbracciava il dolce figlio: perciò, colpita dalla spada, con te entrò nei celesti talami; o madre beata! O santo seno che succhiasti, Eleuterio beato, che hai anche conosciuto il Creatore della natura; prega dunque con lei perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Apolytìkion. Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Adorno della tunica lunga dei sacerdoti e versando rivoli di sangue, sei accorso, o beato, al Cristo Dio, sapiente Eleuterio, distruttore di Satana; perciò non smettere di pregare per quanti onorano con fede la tua beata memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Salve, invalicabile porta del Signore, salve, muro e protezione di quanti a te accorrono, salve, porto senza tempeste e ignara di nozze: tu che partoristi nella carne il tuo Creatore e Dio, non cessare di pregare per quanti celebrano e adorano il tuo Figlio.

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Vespro del 14 Dicembre- Memoria dei santi martiri Tirso, Leucio e Callinico Filemone, Apollonio e Arriano

14 Dicembre

Memoria dei santi martiri Tirso, Leucio e Callinico Filemone, Apollonio e Arriano.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, stichirà prosòmia.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Il Signore, armandoti con lo scudo della pietà, ti ha reso forte, per uscire contro lo schieramento del nemico, o Tirso celebratissimo e tu lo hai fatto a pezzi con la lancia della tua costanza, hai distrutto le sue miriadi e hai cinto le corone della vittoria, o megalomartire dalle grandi lotte.

Con la bellezza del corpo e la purezza della confessione hai mostrato il candore dell’anima, martire Leucio; perciò Cristo ti ha fatto risplendere sulla terra con il nome che a buon diritto porti, o glorioso: supplicalo di liberare da corruzione e pericoli quanti celebrano con fede la tua memoria sempre venerabile.

Hai splendidamente terminato le lotte, Callinico, così chiamato in vista di ciò che con le opere saresti stato. Imitando Leucio, hai reso candida la tua anima con le bellezze delle lotte e con la lucentezza dei tormenti, hai condannato al vituperio l’ateo pensiero degli iniqui e dileguato la caligine dell’inganno con la divina potenza.

Altre stichirà prosòmia.

Stesso tono. Hai dato come segno.

Il mirabile Tirso, Callinico di mente divina e il glorioso Leucio, confessando la Trinità increata, si sono sottoposti con fortissimo animo a pene pesantissime e intollerabili torture e, come vincitori, hanno ricevuto il diadema della vittoria, divenendo concittadini delle schiere immateriali.

Con torrenti di sangue il grandissimo Filemone, il felicissimo Arriano, il sapiente Apollonio, martiri gloriosamente vittoriosi, hanno spento la fiamma del politeismo e irrigato tutta la terra con i divini torrenti della conoscenza di Dio e con le piogge delle guarigioni e con la divina grazia prosciugano i fiumi delle passioni.

I gloriosi sono fioriti nel prato dei martiri come bellissimi fiori emananti la divina fragranza dello Spirito e profumando le menti dei fedeli, che con annuali memorie onorano le loro lotte, le loro battaglie e la loro beata fine, grazie alla quale dimorano gioiosi nella luce senza tramonto.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ti scongiuro, Vergine inneggiatissima, purissimo palazzo del Re: purifica il mio intelletto macchiato da tutte le colpe e rendilo abitazione gradita della Trinità sovradivina, affinché io, tuo inutile servo, ottenendo salvezza, magnifichi il tuo potere e la tua immensa misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

La purissima, vedendo crocifisso e trafitto al fianco dalla lancia il Cristo filantropo, piangeva gridando: Perché questo, Figlio mio? Che cosa ti rende il popolo ingrato per il bene che tu gli hai fatto, tanto che ti appresti a lasciarmi senza figli, o amatissimo? Sono sbigottita, o misericordioso, per la tua volontaria crocifissione.

Quindi il resto del vespro e la conclusione.

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Vespro del 13 Dicembre- Memoria dei santi martiri Eustrazio, Aussenzio, Eugenio, Mardario e Oreste e di santa Lucia, vergine martire

13 Dicembre

Memoria dei santi martiri Eustrazio, Aussenzio, Eugenio, Mardario e Oreste e di santa Lucia, vergine martire.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Splende come sole, Signore, il ricordo del tuo vittorioso Eustrazio: col fulgore dei suoi invincibili discorsi eclissò il politeismo come dimora senza luce, resa inutile dalla fede e si trovò quattro compagni del suo martirio e della sua sorte: donaci mediante loro il perdono, come Filantropo.

Con parole e patimenti e molteplici privazioni della loro vita, mostrarono il loro perfetto e stabile amore per te lottando insieme, i santi gloriosi Oreste e Mardario con Eugenio, col sapiente Eustrazio e Aussenzio: per le loro preghiere, Signore, salva le nostre anime.

Per la rabbia del folle, il glorioso Aussenzio fu decapitato; Mardario a sua volta ottenne la corona appeso per i talloni; Eugenio si rese mirabile per il taglio delle mani e della lingua; Oreste si addormentò su una graticola infocata ed Eustrazio venne posto in una fornace, come agnello di Cristo.

Altri stichirà. Stesso tono.

Come generoso fra i martiri.

Felicemente arruolato dal Re delle potenze volontariamente consegnasti te stesso, Eustrazio, a pene e morte violenta, traendo con te un beato coro di martiri, con cui lottasti e ottenesti le corone della vittoria e supplichi per noi, o illustrissimo.

Eustrazio di mente divina, il nobile Aussenzio, il glorioso Eugenio e Mardario con Oreste si distinsero per aver sbaragliato i nemici; realmente brillando come astri dalle molte luci, rischiararono i cuori dei fedeli e dileguarono la tenebra dell’errore con lo splendore dello Spirito.

Di santa Lucia.

Vissuta ordinatamente in verginità integra, ti offristi gioiosa al Creatore: rifiutato infatti uno sposo mortale, o inneggiatissima, ti fidanzasti a Cristo e compiuta la corsa mediante la fede e lo splendido martirio, ora offri a quanti ti onorano, o Lucia, i doni delle guarigioni.

Gloria. Tono pl. 2.

Venite, amici dei martiri, onoriamo con inni i vittoriosi di Cristo: Eustrazio, martire invitto, Aussenzio, Eugenio, Mardario e Oreste, il coro dei martiri cinque volte fulgido; essi, avendo ben lottato contro l’invisibile nemico e cingendo i trofei della vittoria, intercedono presso Cristo per quanti celebrano con fede e affetto la loro memoria.

E ora. Theotokìon.

Nessuno che accorra a te se ne va confuso, pura Vergine Theotòkos, ma chiede la grazia e ottiene il dono, secondo ciò che conviene alla sua richiesta.

Oppure stavrotheotokìon.

Il terzo giorno sei risorto.

Vedendo pendere dal legno la nostra vita, la purissima Theotòkos maternamente gemeva gridando: Figlio mio e Dio mio, salva quanti con affetto ti inneggiano.

Allo stico, 3 stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Il mirabile vittorioso Eustrazio invita oggi a celebrare la sua venerabile annua memoria: anche noi dunque, riuniti, onoriamolo come innamorato del Signore e strenuo lottatore per la fede.

Stico. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Rivestito come Davide di forza, con la fede della Trinità tu uccidi il nuovo Golia seduttore: per questo, o Eustrazio, sempre nei cieli ti allieti con gli angeli, supplicando il Salvatore per la nostra salvezza.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti i suoi voleri.

Al pari di Elia Tesbita, eri pieno di zelo per il Signore onnipotente, come dice la profezia, o martire Eustrazio di mente divina e confutasti la vana alterigia degli iniqui, abbattendo da forte gli abomini degli idoli, o beato.

Gloria. Tono pl. 1.

Senza temere la boria dei tiranni, predicando invece chiaramente la fede di Cristo, vi sottoponeste a molti tormenti e torture, Eustrazio, Aussenzio, Eugenio, Oreste e tu, glorioso Mardario; perciò pregate il Re e Dio per noi, che celebriamo con fede la vostra memoria.

E ora. Theotokìon.

Salve, porta di Dio; salve, purissima, Vergine casta; salve, Sovrana e difesa del mondo; salve, baluardo, rifugio e protezione della nostra stirpe.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo un giorno il proprio agnello innalzato sulla croce, la Vergine Madre, la Vergine purissima, gridava tra le lacrime: Ahimè, Figlio mio, come puoi morire, tu per natura Dio immortale?

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Della santa. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

Conclusione.

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Vespro del 12 Dicembre- Memoria del nostro padre tra i santi Spiridione, arcivescovo di Trimitunte di Cipro, il taumaturgo

12 Dicembre

Memoria del nostro padre tra i santi Spiridione, arcivescovo di Trimitunte di Cipro, il taumaturgo.

Al Grande Vespro.

La prima stasi del primo kàthisma del salterio (Beato l’uomo). Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e 3 stichirà prosòmia da raddoppiare.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Salve, norma dei gerarchi, inconcusso sostegno della Chiesa, gloria degli ortodossi, fonte di prodigi, torrente inesausto di carità, astro dalle molte luci, strumento dello Spirito, divino intelletto mite e integro, tu che sei adorno della vera semplicità; uomo celeste, angelo terrestre, operaio della vigna, sincero amico di Cristo, supplicalo di donare alle nostre anime la grande misericordia (2).

Mite ed erede della terra ti mostrasti, Spiridione, vera gloria dei padri miti: col vigore dei tuoi sapienti e semplici discorsi soffocasti, per divina grazia, il pessimo e folle nemico Ario e innalzasti, nello Spirito, il divino e salvifico dogma, chiaramente illuminando così tutti gli ortodossi perché glorifichino l’unico Verbo, veramente consustanziale al Padre sempiterno, colui che dona al mondo la grande misericordia (2).

Uccidendo le passioni della carne, hai risuscitato i morti con la grazia di Dio; hai reso d’oro un serpente e con la tua preghiera, padre, hai frenato gli impeti del fiume; apparendo di notte all’imperatore in pericolo, lo hai risanato avvicinandolo mentre era desto, perché il Signore ti glorificava straordinariamente; perciò celebriamo a gran voce la tua memoria e veneriamo, o Spiridione, la sacra urna delle tue reliquie, da cui fai scaturire divini torrenti di guarigioni e grande misericordia (2).

Gloria. Tono 1. Di Anatolio.

Santo padre beato, sapiente Spiridione, per amore di Dio interrogasti la defunta come fosse viva; trasformasti in oro un serpente, tu che praticavi la povertà; trattenesti il corso di un fiume, impietosito per il popolo; ti presentasti all’imperatore come medico, per provvidenza di Dio; come suo discepolo risuscitasti anche dei morti; illustrasti la fede in mezzo a molti padri; poiché dunque tutto puoi in Cristo che ti rafforza, supplicalo anche ora di salvare le nostre anime.

E ora. Proeòrtion. Tono pl. 2.

Preparati, o grotta: perché viene l’agnella, portando in grembo Cristo. Ricevi, o greppia, colui che con il verbo liberò noi terrestri dal nostro agire irrazionale; pastori che pernottate nei campi, testimoniate il tremendo prodigio e voi magi dalla Persia, offrite al Re oro, incenso e mirra perché è apparso il Signore dalla Vergine Madre; inchinandosi a lui come serva, la Madre lo adorò, dicendo a colui che portava fra le braccia: Come sei stato seminato in me? O come sei stato generato in me, mio Redentore e Dio?

Ingresso, Luce gioiosa, prokìmenon e letture.

Lettura del libro dei Proverbi (passim).

Del giusto si fa memoria tra le lodi e la benedizione del Signore è sul suo capo. Beato l’uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che conosce la prudenza. Meglio è trafficare per essa che per tesori d’oro e d’argento. Essa è più preziosa di pietre di gran valore: nulla di malvagio può opporsi ad essa; essa è ben nota a tutti coloro che le si accostano: nessun oggetto pregiato può starle a fronte. Dalla sua bocca infatti esce la giustizia e sulla lingua reca la legge e la misericordia. Ascoltatemi dunque, o figli, perché dirò cose sante: e beato l’uomo che custodirà le mie vie. Perché le mie uscite, sono uscite di vita ed è pronta la benevolenza da parte del Signore. Perciò vi esorto e alzo la voce verso i figli degli uomini: Io, la sapienza, ho fondato il consiglio, la conoscenza e la riflessione, io le ho chiamate. Mio è il consiglio, mia la sicurezza, mia la prudenza, mia la forza. Io amo coloro che mi amano: quanti mi cercano troveranno grazia. O semplici, imparate dunque la finezza e voi indotti, rendete assennato il cuore. Ascoltatemi ancora e dirò cose sante, svelerò con le mie labbra cose rette. La mia gola mediterà la verità: sono abominevoli davanti a me le labbra mendaci. Sono dette con giustizia tutte le parole della mia bocca, nulla vi è in esse di tortuoso o di perverso. Tutto è retto per chi comprende e diritto per quanti trovano la conoscenza. Poiché io vi insegno cose vere, affinché la vostra speranza sia nel Signore e siate ripieni di Spirito.

Lettura del libro dei Proverbi (10,31-11,12).

La bocca del giusto stilla sapienza, ma la lingua dell’ingiusto perirà. Le labbra degli uomini giusti conoscono grazie, ma la bocca degli empi va in rovina. Le bilance false sono un abominio davanti al Signore, mentre il peso giusto gli è gradito. Dove entra la tracotanza, là entra anche il disonore, mentre la bocca degli umili medita la sapienza. La perfezione degli uomini retti li guiderà, ma l’inganno di quelli che agiscono con perfidia li deprederà. Non gioveranno le ricchezze nel giorno dello sdegno, ma la giustizia libererà da morte. Quando muore un giusto, lascia rammarico, mentre la perdizione degli empi è sempre pronta e causa soddisfazione. La giustizia dell’uomo senza macchia gli apre strade diritte, mentre l’empietà incontra l’ingiustizia. La giustizia degli uomini retti li libererà, mentre gli iniqui sono condannati dalla sconsideratezza. Quando un uomo giusto muore, non perisce la speranza, mentre perisce il vanto degli empi. Il giusto sfugge al laccio e al suo posto è consegnato l’empio. Nella bocca degli empi c’è una trappola per i cittadini, ma l’intelligenza dei giusti spiana il cammino. Coi beni dei giusti prospera la città, mentre ci si rallegra per la perdizione degli empi. Con la benedizione degli uomini retti si innalza la città, ma con la bocca degli empi viene abbattuta. Chi manca di senno beffeggia i cittadini, ma l’uomo prudente si tiene in silenzio.

Lettura dalla Sapienza di Salomone (4,7-15).

Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo: poiché vecchiaia venerabile non è quella di un lungo tempo di vita, né si misura col numero degli anni. Ma la prudenza equivale per gli uomini alla canizie ed età avanzata è una vita senza macchia. Divenuto gradito a Dio, è stato da lui amato e poiché viveva tra peccatori, è stato trasferito. E’ stato rapito perché la malizia non alterasse la sua intelligenza e l’inganno non sviasse la sua anima. Poiché il cattivo fascino del male oscura il bene e l’agitarsi della concupiscenza guasta la mente innocente. Reso in breve perfetto, ha portato a termine un lungo corso: la sua anima era infatti gradita al Signore, per questo si è affrettato a toglierlo di mezzo alla malvagità. I popoli hanno visto, ma non hanno compreso, né hanno posto mente a questo fatto: che grazia e misericordia sono con i suoi santi ed egli visita i suoi eletti.

Allo stico, stichirà prosòmia.

Tono 1. Nube dell’eterna luce.

Solennità luminosa, magnifico sacro convito: venite, fedeli, partecipiamo: Spiridione invita anche noi, come spirituale anfitrione, la cui mensa è divina, amabili i prodigi, immortali le azioni: imitiamone la mitezza, l’assenza di malizia, la semplicità, la filantropia, la sapienza verso tutti, virtù per cui come luce rifulse tra i gerarchi.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Ti rivelasti operatore di virtù massime e prodigi, sapiente Spiridione: con le une hai reso la tua vita più fulgida dello splendore del sole; con gli altri hai illuminato il mondo terrestre più che le folgori del cielo, rendendoti con entrambi più splendido, o santo, pieno di bellezza e gloria, fervido difensore di quanti con fede si rifugiano sotto la tua protezione.

Stico. I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

O tremendo prodigio! La defunta emise viva voce per te che la interrogavi; il corso del fiume si arrestò per la tua parola di comando; fuggì la malattia dell’imperatore per la tua preghiera; il serpente assunse l’aspetto dell’oro; dei morti risuscitarono, perché in te agiva Cristo, o sacerdote Spiridione, che proclamasti il dogma della Trinità con chiarezza.

Gloria. Tono 2. Di Germano. Idiòmelon.

Divino gioiello dei gerarchi ti rivelasti con le virtù, santo padre, sapiente Spiridione: perciò, divenuto capo nella Chiesa, scacciasti gli eresiarchi e nel sinodo schiacciasti a terra la bestemmia di Ario. Poiché compi prodigi in opere e parole, supplica il Salvatore per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Proeòrtion. Stesso tono.

Ecco, è vicino il tempo della nostra salvezza: preparati, grotta, la Vergine si avvicina per partorire; rallegrati ed esulta, Betlemme, terra di Giuda, perché da te è sorto il nostro Signore; ascoltate, monti e colli e voi regioni vicine alla Giudea: Cristo viene a salvare l’uomo che ha plasmato, come filantropo.

Apolytìkion. Tono 1. Sigillata la pietra.

Divenisti difensore del primo sinodo e taumaturgo, Spiridione, o nostro padre teoforo, perciò ti rivolgesti a una defunta nella tomba, mutasti in oro un serpente e nel cantare le tue sante preghiere, concelebravi con gli angeli, o sacratissimo. Gloria a colui che ti ha glorificato; gloria a colui che ti ha incoronato; gloria a colui che tramite te opera guarigioni in tutti.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Gabriele ti recò il saluto: Salve, Vergine; e a quella voce il Re dell’universo si incarnò in te, arca santa, come ti chiamò il giusto Davide. Divenisti più ampia dei cieli, portando il tuo Creatore. Gloria a colui che dimorò in te, gloria a colui che uscì da te, gloria a colui che ci liberò per il tuo parto.

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Vespro del 11 Dicembre- Memoria del nostro santo padre Daniele stilita

11 Dicembre

Memoria del nostro santo padre Daniele stilita.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. Come vi chiameremo, santi?

Che nome ti daremo, Daniele? Asceta, perché hai sottomesso le passioni all’intelletto; lottatore, perché sei stato costante in ogni pena: colonna che si leva da terra verso l’alto, piantata sulla roccia della verità; coraggiosissimo combattente e medico espertissimo. Implora per la salvezza delle nostre anime.

Come ti chiameremo, Daniele? Sradicatore delle passioni e coltivatore di virtù; vero taumaturgo e intercessore per i peccatori; valentissimo fugatore di spiriti; astro che risplende per la pietà; ricettacolo dello Spirito; difensore della Chiesa. Implora per la salvezza delle nostre anime.

Come dunque ti chiameremo, Daniele? Modello dei monaci e maestro di continenza; decoro dei fedeli e operatore di guarigioni; lampada che irradia di luce quanti sono nella tenebra; concittadino degli angeli e loro pari; abitante del paradiso e uomo celeste. Implora per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Tono pl. 1. Dello Studita.

Dopo aver ben trafficato il talento a te affidato da Cristo, o santo padre, ti sei mostrato anche dopo la morte fugatore di demòni, medico per svariate malattie, colonna, sostegno e monte santo della Chiesa di Cristo; perciò ti supplichiamo, o Daniele taumaturgo, di chiedere la pace e, per le nostre anime, la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

O piena di grazia, intercedi con le tue suppliche e chiedi per le nostre anime, ti supplichiamo, abbondanza di compassione e il perdono delle nostre molte colpe.

Oppure stavrotheotokìon.

Salve, tu che sei veramente.

Vista la tua augusta passione, o paziente Sovrano dell’universo, la venerabile e purissima Madre tua, piangendo amaramente e battendosi il petto, gridava: O mio dolcissimo Gesù, verbo per me di salvezza, luce di tutto il mondo, divino sole senza tramonto, come dunque sopportare di vederti pendere dal legno della croce come un malfattore, col petto immacolato trafitto, ahimè, dalla lancia e come continuare a vivere, Figlio mio e Dio mio, a meno che non risplenda per me la luce della tua risurrezione?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion. Tono 1.

Divenisti colonna di pazienza imitando i progenitori, o santo: Giobbe nelle pene, Giuseppe nelle tentazioni e il modo di vita degli incorporei, pur essendo in un corpo. Daniele, santo nostro padre, prega Cristo Dio per la salvezza delle nostre anime.

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Vespro del 10 Dicembre- Memoria dei santi martiri Minà dalla bella voce, Ermogene ed Eugenio

10 Dicembre

Memoria dei santi martiri Minà dalla bella voce, Ermogene ed Eugenio.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia proeortia.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Minà, martire celebratissimo, con le estremità tagliate, gli occhi trafitti e la lingua teologa recisa, sopportavi con ogni fortezza, guardando alle divine ricompense: prega dunque perché siano date alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Con le mani tagliate, sopportava l’amputazione dei piedi, il glorioso Ermogene e arrostito al fuoco oltremisura, manifestava l’intimo ardore nell’aderire a Dio: presso di lui intercede ora, perche siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Con le membra spezzate, o sapienti, foste sepolti nel fondo del mare, o santi; ma per superno volere, siete stati guidati al pacifico porto di delizia, avendo fatto affondare la malvagità del serpente: intercedete dunque perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Altri stichirà. Tono 4. Come generoso.

Come stelle dalle molte luci, sorte spiritualmente nel firmamento della Chiesa, voi illuminate tutto il creato, o martiri dalle belle vittorie, con la luce delle vostre lotte e i fulgori dei prodigi. Perciò oggi noi celebriamo gioiosi la vostra memoria santa e luminosa, o felicissimi martiri coronati.

Oggi a gran voce celebriamo te, che come uccello dalla dolce voce, richiami Ermogene ed Eugrafo al sacro recinto delle lotte e li attiri ad imitarti, o Minà glorioso, sfuggendo con loro alle tortuose reti del nemico e volando ai sacri atri e ai celesti nidi.

Martiri celebratissimi, privati delle mani e dei piedi, decapitati e torturati e sottoposti a ogni altra pena, non avete rinnegato Cristo, non avete sacrificato agli idoli, ma siete stati trasferiti gioiosi, o martiri, da questa vita precaria a quella eterna e divina.

Gloria. Tono pl. 4.

Veramente la tua lingua, esponendo chiaramente la pia fede e i dogmi salvifici con cui Dio è stato glorificato, si mostrò più soave di penna di scriba veloce, o Minà dalla dolce voce; hai reso splendente di bellezza Ermogene, giunto per te al divino battesimo e ne hai fatto un compagno di lotta, partecipe delle tue battaglie con Eugrafo, che ti ha ottimamente seguito, o beatissimo. Stando ora con franchezza presso il trono del Salvatore, non smettete di intercedere per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Unigenito consustanziale al Padre tuo e allo Spirito, che ti sei incarnato dalla Vergine, senza confusione, come tu solo sai: custodisci nella purezza il tuo gregge, circondalo di concordia e pace.

Oppure stavrotheotokìon. Il terzo giorno.

Vedendo come il popolo pieno di iniquità ingiustamente ti inchiodava al legno, la Vergine, la pura, la Madre tua, come aveva predetto Simeone, o Salvatore, ne aveva le viscere trafitte.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 2.

Coro di martiri, i sapienti Minà, Eugrafo e Ermogene, si rivelano oggi pii protettori dei fedeli, avendo abbattuto ogni empietà dei tiranni; perciò, con lo stesso numero della Trinità dalla triplice luce, illuminati dalla rifulgente tenebra divina, esultano con i cori degli incorporei e supplicano Dio Salvatore per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno.

O santissima, stendi ora le braccia pure con cui hai portato Dio e proteggici da ogni ira violenta, o speranza del mondo, pura Madre di Dio.

Oppure stavrotheotokìon.

Crocifisso, hai scosso tutta la terra, o paziente, ma hai confermato le anime dei fedeli: perciò celebriamo e con affetto adoriamo, la tua potenza incomprensibile.

Apolytìkion. Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

I martiri di Cristo, mortificando con la continenza gli impulsi e i moti brucianti delle passioni, hanno ricevuto la grazia di allontanare le malattie dagli infermi e di compiere prodigi sia in vita, sia dopo la morte: è straordinario prodigio, infatti, che ossa spoglie facciano scaturire guarigioni! Gloria all’unico Dio Creatore.

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