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18 Novembre

Memoria dei santi martiri Platone e Romano.

Al Mattutino.

Dopo la consueta sticologia si recitano i canoni dall’Oktòichos e questo di san Platone. Acròstico: Canto l’ampiezza delle tue lodi, Platone. Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Danzando nella vastità serena del regno eterno, o glorioso, salva da ogni afflizione e difficoltà delle sventure i tuoi cantori, che con fermezza percorrono la via che porta al cielo.

Munito dell’arma della pietà, o Platone, ti rivelasti torre irremovibile e resistevi a tutta la crudeltà delle sventure e, consolato dalla divina grazia, sopportasti l’angustia delle sofferenze.

Rivelandoti oppositore coraggioso, o sapientissimo, nella lotta ti sei spogliato dello spessore mortale e corruttibile e indossando la veste dell’incorruttela, stai esultante presso il Sovrano.

Theotokìon. O Purissima benedetta, incarnasti ineffabilmente il Verbo Unigenito senza principio e coeterno al Padre, perciò con retta coscienza ti predichiamo Genitrice di Dio e con grandissima pietà ti glorifichiamo.

Ode 3. Irmòs.

Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e disponesti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o solo amico degli uomini.

Sopportasti impassibilmente la fiamma ardentissima, o beatissimo, acceso manifestamente dallo zelo della pietà e risplendendo per il divino fuoco della fede.

Lottando con coraggio per Cristo, o beatissimo, ottenesti da lui doni celesti e corone che durano in eterno e ti mostrasti incoronato, o beato Platone di senno divino.

Il tuo forte corpo, steso sul legno, era sottoposto a terribili torture, ma la forza della tua anima sopportava, rinvigorita dall’amore del Sovrano e dalla brama ardente del regno.

Theotokìon. Sei porta luminosa della luce, o Genitrice di Dio, candelabro splendente dello Spirito, poiché grazie a te discese a noi il Verbo, illuminando con divina luce i tuoi cantori.

Irmòs. Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e disponesti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o solo amico degli uomini.

Kathisma. Tono 4. Ineffabilmente concepita.

Con la larghezza delle lotte allargasti la fede, o sapiente martire, restringendo e disperdendo le macchinazioni del nemico, o illustre e terminando bene il divino cammino, raggiungesti esultante la letizia del paradiso, perciò splendente per la larghezza della pietà, la Chiesa celebra oggi la tua memoria e grida a te, beato: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti celebrano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Tono 1. I soldati a guardia.

Sorto come giovane amabile, o beatissimo, con le pene del corpo e la forza della grazia mettesti in fuga l’antico nemico astuto, perciò tutta la Chiesa celebra in armonia la tua memoria, o glorioso Platone, magnificando Cristo.

E ora. Theotokìon.

O casta Purissima, guida la mia miserabile anima che per la moltitudine delle sventure scivola nella profondità della perdizione e, nell’ora della morte tremenda, liberami dai demòni accusatori e dalla terribile condanna.

Oppure stavrotheotokìon.

O tremendo prodigio! O straordinario mistero! Così gridava la casta e pura Vergine vedendo il Signore che tutto regge steso sul legno, condannato alla croce come colpevole da giudici iniqui.

Ode 4. Irmòs.

Tu sei mia forza, Signore, tu il mio vigore, tu il mio Dio, tu la mia esultanza, tu, che senza abbandonare il seno del Padre, hai visitato la nostra povertà; per questo, con il profeta Avvacùm, a te acclamo: Gloria alla tua potenza, o filantropo.

Tutto sostenuto dall’amore del Creatore, non sentivi i dolori del corpo svestito dalla carne passionale e mortale e dalla tunica di pelle, ma ricoperto dalla veste dell’assennatezza e della salvezza, o Platone.

Fosti accolto come divino sacrificatore, sacrificio senza macchia e perfetto, o martire, offrendoti come olocausto a Cristo Salvatore, che si sacrificò per la redenzione di tutti, poiché con l’anima temprata dal fuoco dell’amore del Sovrano non considerasti la bruciatura della carne.

Imitando i tre fanciulli di Babilonia, non temesti il fuoco divorante e sopportasti con fermezza e coraggio le sue fiamme inarrestabili, perciò colui che stilla rugiada ti accolse con loro nel talamo, o glorioso.

Theotokìon. Tu che sei di stirpe reale hai partorito per noi il Verbo di Dio che regna su tutto, incarnato e rimasto immutabile, perciò realmente e propriamente ti glorifichiamo, santissima Vergine.

Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai respinto dal tuo volto, luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi comandamenti.

Non davi assopimento alle tue palpebre e sonno ai tuoi occhi, o martire, finché decapitato dalla spada, o Platone prendesti il sonno beato e dovuto agli amici diletti di Dio.

Lottasti come soffrendo in un corpo estraneo, o lodatissimo, come spettatore di una lotta altrui, così combattevi, poiché acceso dal divino affetto, non consideravi le torture messe davanti a te, o glorioso.

Trovasti ricchezza e gloria: ricchezza inviolabile e gloria immarcescibile, danzando nelle dimore celesti con gli angeli e partecipando all’immortalità eterna e senza corruzione, o nobilissimo.

Theotokìon. Con le tue suppliche, o lodatissima Vergine Genitrice di Dio, dona scioglimento dei peccati ai tuoi servi, salvandoli da sventure e pericoli e afflizioni e dal dominio dei calunniatori eretici.

Ode 6. Irmòs.

Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Divenuto superiore alle passioni e ai supplizi, superasti il taglio della carne, o glorioso, poiché avevi come aiuto e cooperatore nella lotta il Cristo che ti rinforzava.

Fissando sempre lo splendore del Creatore con l’intelligenza della tua anima e guardando come in uno specchio la sua ineffabile bellezza, disprezzasti lo scarso valore delle realtà visibili.

Theotokìon. Come arca animata contenesti il Legislatore, come santo tempio accogliesti il santo, divenuto uomo per il bene degli uomini, o sempre Vergine.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontakion di san Romano.

Tono 4. Sei apparso oggi.

La Chiesa, o illustre Romano, avendoti veramente come sommo luminare, è illuminata dalle tue lotte, glorificando la tua luminosa memoria.

Altro Kontakion, di san Platone.

Tono 3. La Vergine oggi.

La tua santa memoria rallegra tutta la terra, invitando tutti nel tuo augustissimo tempio; e ora, qui riuniti in letizia, celebriamo con canti, o Platone, le tue azioni eroiche e con fede esclamiamo: Libera dai barbari la tua città, o santo.

Ikos.

Lasciando ogni vanità degli ellèni, Platone di senno divino amò ardentemente gli insegnamenti utili all’anima dati dai discepoli di Cristo. Perciò apparve anche venerabile a tutti e àncora della fede nella sua patria, il cui nome è proprio Ànkyra; essa infatti lo allevò bene e trova in lui una salda protezione contro i nemici e un ardente soccorritore nelle guerre e ogni giorno esclama: Libera dai barbari la tua città, o santo.

Sinassario.

Il 18 di questo mese memoria del santo megalomartire Platone.

Stichi. Quasi inosservato ci ha lasciato Platone, quel Platone che venne decapitato. Il 18 una lama decapitò Platone.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Romano.

Stichi. Tutti ammirarono la pazienza di Romano, perché aspettava con gioia di essere strangolato.

Lo stesso giorno il santo bimbo che, interrogato dall’eparco su quale Dio venerare, rispose: Cristo e perì di spada.

Stichi. Ereditando il seno di Abramo col taglio della spada, il bimbo divenne coabitante dei bimbi di Betlemme.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Romano il diacono, palestinese.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Zaccheo, diacono della Chiesa di Gàdira e di Alfeo.

Stichi. Il vecchio Zaccheo, o Salvatore, donava metà del patrimonio, quest’altro, invece, offre tutto il sangue alla spada. Sopporta la decapitazione, o Alfeo ed erediterai la Trinità indivisibile.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il fuoco ebbe paura un giorno a Babilonia davanti alla discesa di Dio; per questo i fanciulli nella fornace, con passo esultante, come danzando in un prato, salmeggiavano: Benedetto il dei nostri padri.

L’arbitro incoronò con la corona della vittoria te, che lottasti secondo la legge e calpestasti i tuoi nemici, gridando a gran voce e dicendo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Ti sei trasferito lietamente presso colui che da sempre bramavi, la cui immacolata passione, causa della salvezza degli uomini imitasti, cantando: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Stupirono un tempo tutte le potenze dei cieli e gli uomini che guardavano per la tua fermezza nelle lotte, poiché mutilato oltremisura, gridavi: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Riconoscendo Theotòkos te, o Pura, che col tuo divino parto verginale ci hai sciolto dai legami della morte e dalla maledizione del progenitore Adamo, acclamiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popoli, per tutti i secoli.

Lottasti in agoni gloriosi, o lodatissimo, ma Cristo ti rese molto più splendente donandoti gloria e permanenza eterna nella dimora delle tende celesti, cantando con zelo: Sacerdoti, benedite, popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.

Ti mettiamo ora come intercessore fedelissimo e protettore fervidissimo davanti al Re di tutti e Artefice del creato: supplica per noi con la tua franchezza di martire, intercedendo per quanti ti offrono inni e cantano con fede: Popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.

Fosti giudicato degno di ricevere regno immutabile per la tua fede operante, come ti aveva promesso il Dio che non mente, poiché desti il tuo corpo al fuoco e a supplizi, gridando: Sacerdoti, benedite, popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.

Theotokìon. Generasti divinamente il Verbo di Dio senza principio e inteso uno col Padre, che con la sua volontà paterna creò tutto dal non essere, incarnato per noi, uomini, perciò considerandoti in modo ortodosso Genitrice di Dio, sovresaltiamo Cristo per tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popoli, per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Freme ogni orecchio all’annunzio dell’ineffabile abbassamento di Dio: come l’Altissimo volontariamente sia disceso sino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale. Per questo noi fedeli magnifichiamo la pura Madre di Dio.

Venite, amici dei martiri, lodiamo il martire incoronato da Dio che sestuplicò i tralci della sua pietà, poiché, divenendo vigna della vita, ci porta frutti che scaturiscono vino di penitenza.

Preziosa davanti a Dio la morte dei martiri, perché procura la vita eterna e imperitura ed è causa di della copiosa ricompensa dell’eredità immortale e della gloria incorruttibile.

Consacrasti tutta la tua vita al Sovrano e Dio, o martire e ti offristi come gradito sacrificio vivente, o Platone, perciò fosti ritenuto degno dell’ineffabile delizia; supplica che siano liberati da sventure i tuoi cantori.

Theotokìon. Salvami, o Madre di Dio, che generasti Cristo mio Salvatore, Dio e uomo duplice di natura, non di ipòstasi, Unigenito generato dal Padre e poi da te senza padre e immutabile, perciò tutti sempre ti magnifichiamo.

Irmòs. Freme ogni orecchio all’annunzio dell’ineffabile abbassamento di Dio: come l’Altissimo volontariamente sia disceso sino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale. Per questo noi fedeli magnifichiamo la pura Madre di Dio.

Exapostilàrion. Udite, donne.

Il tiranno, vedendoti invincibile, o glorioso megalomartire, continuava a sottoporti a ulteriori tormenti; ma tu, disdegnandolo, con la grazia, lottasti per Cristo fino alla morte, o sapientissimo: perciò ora, incoronato, regni col Creatore.

Theotokìon.

Maria, incensiere aureo, ricettacolo della Trinità incircoscrivibile: in te si compiacque il Padre, in te il Figlio prese dimora e lo Spirito santissimo, o Vergine, adombrandoti ti rese Madre di Dio.

Quindi il resto del Mattutino e il congedo.