20 NOVEMBRE
Vigilia dell’Ingresso nel tempio della santissima Madre di Dio e memoria del nostro santo padre Gregorio il decapolita e del nostro santo padre Proclo, arcivescovo di Costantinopoli.
Al Mattutino
Apolytìkion dei santi. Tono 4.
O Dio dei nostri padri, che sempre agisci con noi secondo la tua clemenza, non distogliere da noi la tua misericordia, ma per le loro preghiere dirigi la nostra vita nella pace.
Gloria. E ora. Della Vigilia.
Tono 4. Presto intervieni.
Anna ci induce oggi alla gioia, perché ha prodotto il frutto che è antidoto per il dolore, la sola sempre Vergine; adempiendo oggi i voti la introduce con gioia nel tempio del Signore come vero tempio del Dio Verbo e Madre pura.
Dopo la prima sticologia, Kàthisma.
Tono 1. Sigillata la pietra.
Lodate, vergini e voi madri, inneggiate, popoli, glorificate, sacerdoti, benedite la Madre di Dio pura: ancora bimba nel corpo fu presentata al tempio della Legge, come santissimo tempio del Signore; celebrando dunque una festa spirituale, acclamiamo: Salve, Vergine, gloria della stirpe umana.
Dopo la seconda sticologia, kàthisma.
Tono 4. Presto intervieni.
Precedidi, Davide, nel tempio di Dio, accogli con gioia la nostra Regina e a lei acclama: Entra, o Signora, nel tempio del Re; entra, tu la cui gloria si scorge nel nascondimento; da te fluirà per tutti, come latte e miele, Cristo luce.
Quindi si dicono i canoni, uno della vigilia e due dei santi. Il canone della vigilia ha un acrostico alfabetico fino all’ode ottava. Poema di Giuseppe.
Ode 1. Tono 4. Irmòs.
Aprirò la mia bocca e si riempirà di spirito e pronuncerò un discorso alla Regina Madre; mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto il suo ingresso.
La santissima purissima viene ad abitare nel Santo dei santi per diventare tempio santificato di Dio santissimo e fanciulle vergini procedono davanti a lei.
Il volere preeterno del nostro Dio precedente i secoli, giunge a compimento con il tuo arrivo nel Santo dei santi per divenire l’abitacolo del Verbo, o fanciulla pura.
O purissima, gli ispirati tuoi genitori depongono nel Santo dei santi per esservi educata, te che eri destinata a divenire la Genitrice di Dio, adempiendo così la promessa fatta.
O Signora, rafforza il mio cuore infermo e rasserenalo, perché è sconvolto dalle passioni, affinché con fede e affetto proclami beata te, la sempre degna di beatitudine e purissima.
Canone di san Gregorio. Giuseppe.
Tono pl. 4. Alla testa dei suoi carri.
Risuscita con le tue preghiere, o padre Gregorio, la mia umile anima uccisa dai piaceri della carne, poiché ora hai conseguito vita che non invecchia, annientando le tue membra terrene con le fatiche dell’anacoresi, o venerabile.
Frenando i piaceri della tua carne con il valore dell’intelletto, o padre, dall’infanzia divenisti arpa dello Spirito; accogliendo manifestamente le sue energie fosti riconosciuto santo.
Facendo appassire i desideri della carne con l’amore divino, o indimenticabile, sposasti la purezza da cui ti nacquero come figlie tutte le virtù che ti resero dono di Dio.
Theotokìon. Scala celeste che dalla terra raggiungi il cielo e tramite cui il Verbo di Dio parlò con gli uomini, o benedetta Purissima, meraviglia ineffabile, visione incomprensibile, salva quanti in si rifugiano.
Canone di san Proclo. Poema di Teofane.
Tono 1. La tua destra vittoriosa.
Simile agli angeli intelligibili per opera e parola, o eletto da Dio, stando con loro presso il trono della Trinità venerata, supplicala, o Proclo, di salvarci.
Seguendo le tracce di Crisostomo, sapiente padre indimenticabile, ottenesti degnamente come eredità paterna la sua insigne e divina veste del sacerdozio, o meraviglioso.
Un tempo Isaia gridò in spirito che Dio sarebbe venuto sulla terra, ma Nestorio di mente corrotta bestemmiò l’incarnazione e fu condannato da te tramite il concilio, o beatissimo.
Theotokìon. Con parole da Dio ispirate, o Proclo, chiaristi la tremenda incarnazione del Verbo nostro Dio dalla Vergine, che dogmatizzasti come Genitrice di Dio, seguendo i sapientissimi dogmi degli apostoli.
Ode 3. Irmòs.
Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno del tuo divino ingresso rendili degni di corone di gloria.
Le fanciulle che precedono la Vergine con lucerne accese descrivono l’avvenire: da lei infatti nascerà la luce della conoscenza, che scioglierà la tenebra dell’inganno.
Emulando divinamente quella di un tempo, Anna realizza la promessa e conduce nel santuario te, o illibata, che sei destinata a concepire santamente e a generare.
Il sole stese i suoi raggi, vedendo la nube della luce formatisi per volere divino del Santo dei santi: da lei deve stillare il perdono sugli ustionati dai peccati.
O casta e senza macchia, per amore, abitando in te, Dio divinizza me, un tempo defraudato dopo aver mangiato per inganno del serpente e mi dona di nuovo la delizia incorruttibile invece della corruzione.
Di san Gregorio. Signore, tu che in principio.
Correndo sul monte delle virtù, o beato, entrasti nella nube della contemplazione e conoscesti per quanto potevi l’incircoscrivibile per natura, divenendo colmo di luce, o padre.
Colui che un tempo nacque nella grotta per la salvezza degli uomini illuminò con luce divina te, che in una grotta abitavi, o beatissimo, rendendoti luminoso come Paolo, o padre Gregorio.
La porta celeste, la purissima Madre di Cristo donò ali a te, circondato dagli assalti dei demòni, o padre e ti rese forte contro di loro con la sua grazia.
Theotokìon. Salve, tu che generasti il Dio di tutti. Salve, tu che procurasti la vita degli uomini. Salve, monte adombrato e non tagliato, sostegno dei fedeli. Salve, purissima incontaminata.
Di san Proclo. Tu solo conosci.
Ricevendo luce da luce per divina visione, o beatissimo, fosti luce per la Chiesa, perciò spiritualmente ancora una luce divina è sorta in te, com’è scritto e irraggiandola illumini quanti celebrano la tua memoria.
Suonando con la tromba dei dogmi, abbattesti come le mura di Gerico tutte le audacie e gli eserciti delle eresie e innalzasti trofei di vittoria, predicando pubblicamente l’incarnazione di Dio dalla Vergine.
Accostando la tua bocca alla fonte della sapienza, o ispirato da Dio e ricevendo le divine acque della sapienza spirituale, beatissimo Proclo, annegasti i fiumi torbidi dei dogmi inaccettabili di Nestorio.
Theotokìon. L’Unigenito dal Padre superno ineffabilmente conosciuto, o purissima, quaggiù nacque indicibilmente e incomprensibilmente come Unigenito e divinizzò l’uomo tramite te, incontaminata Madre di Dio Vergine ignara di nozze.
Irmòs. Tu solo conosci la debolezza della natura umana, essendo divenuto simile nella tua compassione: rivèstimi dunque con la forza dall’alto, perché a te canti: santo è il tempio spirituale della tua gloria immacolata, Signore amico degli uomini.
Kathisma di san Gregorio.
Tono 4. Presto intervieni.
Irraggiato dal divino splendore, scacciasti la tenebra delle passioni corruttrici dell’anima, illustre Gregorio; sei giunto alla vetta purissima dell’impassibilità, balenando lampi di guarigioni, dimorando ormai nella luce inaccessibile del regno di Cristo.
Gloria. Di san Proclo. Uguale. Sei apparso oggi.
Il Signore ti ha davvero posto al vertice della Chiesa come astro luminoso che illumina coloro che cantano: O Proclo, celebrato vanto dei padri.
E ora. Della vigilia.
Stesso tono. Stupì Giuseppe.
Il tempio di Dio, il preziosissimo vestibolo nella casa di Dio con luminose lampade procede con gioia per entrare e Zaccaria per lei gioisce vedendo ormai la realizzazione di ciò che era stato preannunziato dai sacri profeti e con gioia a lei grida: Annunzia gioia il tuo ingresso, o fanciulla, Madre e Vergine.
Ode 4. Irmòs.
Prevedendo l’ineffabile e divino consiglio della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm, gridava: Gloria alla tua potenza, Signore.
Le divine lingue, o pia, preannunciarono che saresti stata il luogo della natura incontenibile; perciò i cori verginali, recando lampade, ti scortano nel Santo dei santi.
Gioacchino era colmo di onore camminando con Anna e conducendoti con letizia nel tempio santo, o tempio di Dio purissimo e Signora illibata e pura.
È sciolta la condanna paterna: poiché ecco, la vite germoglia e sta per donarci il grappolo incontaminato, che produce il vino della letizia per tutti i confini.
Trovando te sola senza macchia, il Verbo Creatore abitò nel tuo grembo, operando la nostra salvezza, o pura, per grazia e indicibile misericordia.
Di san Gregorio. Signore, mia forza.
Colui che per noi con insolita discesa, per insolita benevolenza divenne straniero, vedendoti estraneo all’eredità per lui, ti accolse, o Gregorio e ti rese divino erede, splendente di virtù del suo regno.
Per Cristo, che diventò e fu bimbo per noi, o beato, seguisti la scuola dei bimbi, essendo tu stesso bimbo privo di malizia, o padre sapiente in Dio e umiliasti la malizia del nemico con la divina umiltà, beato Gregorio.
Irrigato dalla pioggia delle tue lacrime come rugiada divina, padre Gregorio, accrescesti ogni opera buona, germogliasti ogni frutto buono di giustizia come un albero fruttuoso, piantato vicino alle fonti delle acque e portasti i frutti dell’anacoresi perfetta.
Theotokìon. Madre di Dio benedetta, purissima, sana i traumi della mia anima, spegni i piaceri della carne, illumina il mio cuore ottenebrato, pacifica il mio intelletto e liberami da ogni pericolo e abominio del nemico.
Di san Proclo. Monte adombrato.
Purificando con la continenza il tuo onorato corpo come l’oro nel fuoco, o sapiente, lo abbellisti per il Creatore, o beatissimo, perciò egli ti ha elargito in eterno la veste del sacerdozio.
Il suono delle tue parole e il rimbombo dei tuoi dogmi, il fragore dei tuoi insegnamenti, sapientemente rallegrando la Chiesa di Dio, allontana l’arroganza degli eretici, o illustrissimo sacerdote Proclo.
Come gerarca santificato nell’insegnamento delle divine conoscenze, hai distribuito generosamente a tutti illuminazione e divino fulgore per la salvezza delle anime, o ammirabile.
Theotokìon. Accogliendo ineffabilmente in grembo il carbone divino, o Purissima, non ti consumasti, poiché il carbone rovente di un tempo prefigurava il tuo parto a nostra salvezza e il nostro rinnovamento.
Ode 5. Irmòs.
Sbigottisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.
Stillino oggi le nubi giustizia: come in cielo oggi si dispiega nel tempio di Dio una nube divina, che stillerà la dolcezza che cancella ogni amarezza delle nostre anime.
Strano il tuo concepimento, strana anche la tua nascita, strano il tuo modo di procedere, o Vergine e strana la tua introduzione al tempio! Strane e paradossali sono le tue cose e superano ogni parola e intendimento, o illibata!
Lo Spirito santissimo interamente ti santificò allorché eri educata nel tempio e nutrita con celeste cibo; perciò sei divenuta sposa bellissima del Padre e Genitrice del Verbo.
O Fanciulla, in te ho posto tutta la mia speranza e nella tua misericordia cerco rifugio: rendi inaccessibile al danno dei demoni la mia anima affondata e indebolita dai flutti delle passioni.
Di san Gregorio. Perché mi hai abbandonato.
Con la coltivazione del Verbo, o venerabile, ti sei dimostrato vite fruttuosa, che porta grappoli di virtù maturi e molto grandi, dai quali, o padre, stilla vino spirituale di salvezza, che rallegra i cuori dei fedeli.
Accogliendoti per fede dall’oriente come astro senza tramonto, o padre, la splendente Roma fu illuminata dai tuoi preziosi doni, poiché avevi come luce nell’anima il Cristo, che illuminava quanti ti vedevano, o padre.
Camminando con divina vigilanza sulle vie della vita come servo di Dio, osservandone i suoi precetti, uccidesti con la forza dello spirito il serpente strisciante che insidiava il tuo calcagno, o Gregorio.
Theotokìon. Protezione del mondo, Madre sempre Vergine, guidami e avviami sulla via retta e raddrizza il mio pensiero sui sentieri buoni della giustizia, correggendo i sentieri della mia anima.
Di san Proclo. Con la luce del tuo avvento.
Divenuto luminoso come lampada, o beatissimo, ti mostrasti difensore della santa Chiesa e dogmatizzasti la nascita di Dio immutato dalla santa Vergine, glorioso Proclo.
Ponendo la gloriosa incarnazione di Dio dalla Vergine nella fionda dei dogmi, abbattesti la mente arrogante di Nestorio come il divino Davide abbatté una volta il Golia di un’altra stirpe.
Colmo degli insegnamenti di Paolo e contemplando la sua visione, o eccelso, ti mostrasti un secondo Eliseo, unto misticamente con l’unzione divina del sacerdozio.
Theotokìon. Né turbamento, né mescolanza subì Dio incarnandosi nel grembo della Vergine; colui che nacque si rivelò invece Dio e uomo senza trasformazione delle energie.
Ode 6. Irmòs.
Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.
Fortificati dalla divina grazia, i santi genitori della Vergine la deposero con affetto nel Santo dei santi come colomba pura per esservi educata.
Le fanciulle con le lampade accese camminano davanti a te, che sei destinata ad accogliere dentro di te la luce procedente dalla luce e in coro ti conducono nel tempio splendente di Dio.
Il palazzo pieno di gloria, il motivo del grande strepito dei profeti, il trono santo viene deposto nel Santo dei santi per essere preparato per il Re dell’universo.
Inneggio al tuo concepimento, Fanciulla, inneggio alla tua indicibile nascita, inneggio alla tua protezione che libera da ogni male me, che accorro alla tua quiete.
Di san Gregorio. Perdonami, Signore.
Divinizzato dall’inclinazione verso Dio, o sacratissimo, per grazia divina divenisti degno di profondi contemplazioni mistiche e divini fulgori come profeta santo, come servo di Dio.
Percorrendo in silenzio la tua vita, o Gregorio, ti mostrasti superiore a tutte le onde mondane e più alto delle passioni, straniero e pellegrino su tutta la terra.
Ti arricchisti come specchio puro di divino fulgore e adornasti il tempio superno come sacro ricettacolo, o Gregorio, dando lustro alla Chiesa dei primogeniti.
Theotokìon. Maria pura, talamo del Re, con le tue suppliche purifica me, divenuto impura grotta dei ladroni e rendimi santo tempio della tua prole.
Canone di san Proclo. Il fondo dell’abisso.
Salito al grande trono, o beato, lo adornasti divinamente con le più grandi opere, perciò radunandoci ti inneggiamo ad alta voce, insigne Proclo.
Con le tue esortazioni ottenesti per la Chiesa di Cristo il corpo del beatissimo Crisostomo come una nuova arca, o Proclo e rallegrasti le folle degli ortodossi con la sua venuta.
Con la verga dei tuoi insegnamenti allontanasti i difensori delle eresie, che come le bestie accerchiavano il gregge di Cristo, o Proclo beato e guidasti il tuo gregge al pascolo dell’ortodossia.
Theotokìon. Apparisti superiore ai cherubini, Vergine piena di divina grazia, poiché portasti fra le braccia colui che è portato sulle loro spalle, perciò sempre tutti ti glorifichiamo, o Theotòkos purissima.
Irmòs. Il fondo dell’abisso ci circonda e non abbiamo nessuno a liberarci, siamo tenuti come pecore da macello. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, poiché tu sei la forza dei deboli e li risollevi.
Kontàkion della vigilia.
Tono 4. Sei apparso oggi.
Oggi tutta la terra è stata colmata di letizia nella felice festa della Madre di Dio e acclama: Costei è celeste dimora.
Ikos.
Il Creatore di tutto, l’Artefice e Sovrano, piegandosi con ineffabile compassione, solo per il suo amore per gli uomini, ha avuto pietà di colui che con le sue mani aveva formato e che vedeva caduto e si è compiaciuto di rialzarlo, riplasmandolo in modo più divino, con il proprio annientamento, perché per natura è buono e misericordioso. Egli prende pertanto Maria, vergine e pura, come mediatrice del mistero, per assumere da lei, secondo il suo disegno, ciò che è nostro: costei è celeste dimora.
Sinassario.
Il 20 di questo mese memoria del nostro santo padre Gregorio il decapolita.
Stichi. Come vite ubertosa la gloria divina al termine dell’esistenza ti cinge, o Gregorio. Alla fonte d’acqua viva del Verbo divino viene invitato Gregorio il venti novembre.
Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Proclo, arcivescovo di Costantinopoli, discepolo del beato Giovanni Crisostomo e successore sul suo trono.
Stichi. Hai raggiunto la meta celeste, gioendo intimamente con il Crisostomo.
Lo stesso giorno memoria della lotta del santo martire Dassio di Doristolo.
Stichi. Mentre veniva martirizzato dalla spada Dassio riceveva la corona del voto.
Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Nirsà, vescovo e Giuseppe suo discepolo e altri uccisi con loro in Persia.
Stichi. Nirsà e un discepolo vengono uccisi di spada come dice l’apostolo. Con Giovanni e Shapur anche Isacco viene lapidato. Ghithazèt con altri tre compagni di lotta li trafiggono con una lancia i nemici della Trinità. La spada poi trasformò le vergini Tecla, Bauthà e Denachìda in vergini martiri.
Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Eustazio, Tespesio e Anatolio.
Stichi. I ministri dell’errore, senza rispetto per le loro salme, privarono delle teste i martiri già morti.
Lo stesso giorno memoria di san Teoctisto, che fu patrizio ed eunuco ai tempi dell’augusta Teodora.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. Irmòs.
I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestata con coraggio la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.
O casta Vergine, come sole splendente che irraggia per tutti i confini i raggi salutari, il santo tempio accoglie te, che sei destinata ad essere il tempio santissimo del Figlio di Dio.
Tutti battete le mani alla vista dell’ignara di nozze recante i simboli della redenzione: poiché la predestinata a partorire ineffabilmente per noi il pane celeste viene nutrita dalla mano di un angelo.
Anime tutte dei giusti, che giacete sotto terra, accogliete la buona novella: la colomba aurea che segna la fine del cataclisma spirituale è apparsa e viene condotta piamente nel Santo dei santi.
O fanciulla pura, tu che sei bella partoristi il Bello, che ridà alla nostra anima la bellezza originale: perciò a lui cantiamo: Signore e Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Di san Gregorio. La condiscendenza di Dio.
Con lo scorrere delle lacrime spegnesti il fuoco del peccato e zampillasti acqua di impassibilità e fonti pure di guarigioni per quanti cantano: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Salendo con il carro infiammato dell’amor sacro e della perfezione, o sapiente in Dio, sei salito là dove hai ricevuto la tua cittadinanza acclamando: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Calmasti le onde delle passioni con le veglie e addormentato nel sonno dei giusti, ti sei trasferito, o padre, nella luce acclamando, o Gregorio: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Theotokìon. Vivifica me, morto e rovinato nel peccato, o Vergine pura, che generasti la Vita; salvami e strappa dalla geenna me, che canto: Benedetto il Dio dei nostri padri.
Di san Proclo. Noi fedeli, riconosciamo.
Purificasti la carne e l’intelletto rigettando le passioni, o sapiente gerarca Proclo, perciò dogmatizzasti che Dio prese carne e anima e intelletto nascendo dalla Vergine senza mutamento per salvarci.
Accendendo fuoco spirituale nei tuoi pensieri, bruciasti l’eresia arida e corrotta dell’eretico Nestorio, perciò ti preghiamo, brucia i nostri piaceri aridi con le tue suppliche e purificaci.
Avendo ottenuto familiarità con Cristo, o santo, supplicalo di salvare da ogni pericolo quanti sulla terra celebrano con inni la tua gloriosa memoria e cantano al Dio lodato, o divino Proclo.
Theotokìon. Come trono di cherubini, purissima, porti tra le braccia, avvolto dalla carne, il Dio che regge tutto con il verbo della potenza; a lui cantiamo e diciamo: Lodato e glorificato il Dio dei nostri padri.
Ode 8. L’acrostico di questa ode è alfabetico. Ognuno dei suoi tropari ha quattro versetti.
Irmòs.
Ascolta, Fanciulla Vergine pura, ti dica Gabriele il vero antico consiglio dell’Altissimo, preparati a ricevere Dio; per te, infatti l’incontenibile incontra i mortali, perciò con gioia grido: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.
Ascolta, rifletti, saggio vegliardo, disse Anna a Zaccaria; accogli con animo nobile la bimba eccellente, che ho avuto per divino volere; per lei avverrà la redenzione; deponila nel santo tempio, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.
Solo Dio sia benedetto, esclamò il sacerdote; tu fai ora risplendere con sapienza le vie della vita, svelando a noi il palazzo divino destinato ad abitazione di Cristo, Re dell’Universo; a lui grida: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.
Ecco, o sapientissimo vegliardo, disse piamente Anna, ricevi con munificenza l’eccelsa bimba che Dio mi donò e acclama l’unica destinata a mutare le profezie in realtà, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.
Ora so in modo chiarissimo, o donna, disse con brama il vegliardo, che in mezzo al tempio germoglia l’albero che produrrà il divino frutto destinato a ricondurre nel paradiso quanti precipitarono nella corruzione per aver mangiato e che con giubilo gridano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.
La tua anima, santa Fanciulla, sarà l’espressione degli indicibili oracoli, disse con impeto il vegliardo; ecco, infatti, o Vergine, che tu abiti nel tempio santo; da una angelo nutrita, dovrai concepire l’angelo del gran consiglio, al quale io canto: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.
A te, casta Fanciulla, noi moduliamo la voce di Gabriele: Salve, unica causa della gioia di tutti; salve, purificazione delle anime, tu che partoristi la purificazione e la redenzione di noi, che a lui cantiamo: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.
Di san Gregorio. Follemente il tiranno.
Con le tue suppliche assidue a Dio, o beatissimo, conseguisti ciò che chiedevi con fede: di notte, infatti, mentre dormivi, ti apparve l’angelo dandoti la spada di fuoco per recidere le passioni del cuore e purificarti con fuoco immateriale e illuminarti misticamente con gloria.
Fosti innalzato spiritualmente come sole luminosissimo, irraggiando la luce delle virtù e lo splendore dei prodigi, o Gregorio, rischiarando tutta la terra e illuminando quanti piamente cantano: Benedite, fanciulli, sacerdoti, lodate, popoli, esaltate Cristo nei secoli.
Camminando ancora nel tuo corpo mortale, o Gregorio, udisti innodie angeliche: addolcendo con esse i sensi dell’anima, ti rivelasti divinizzato e luminoso acclamando al Sovrano: Beneditelo, sacerdoti, esaltatelo, popoli, nei secoli.
Theotokìon. Supplica come tuo Figlio, o santissima, il giudice e Signore, che ineffabilmente generasti, affinché nell’ora del giudizio salvi dalla condanna, dal fuoco e dalla tenebra oscura e dallo stridore dei denti quanti piamente cantano con devozione: Esaltate, popoli, Cristo nei secoli.
Di san Proclo. Nella fornace.
Splendendo di luce come in un crogiuolo, purificando come oro con l’innocenza il tuo corpo dalle passioni, rifulgesti a tutti acclamando, o glorioso: Lodate ed esaltate, opere tutte del Signore, il Signore.
Rallegrando la voce con l’arpa della tua onorata lingua, o beato, la Chiesa celebra la discesa salvifica di Dio sulla terra, gridando pubblicamente a tutti e acclamando: Ti sovresaltiamo, o Cristo, per tutti i secoli.
Ti mostrasti realmente cetra divina, annunziando a quanti la accolgono la salvifica incarnazione di Dio per noi, o divino Proclo, acclamando con fede: Lodate e sovresaltate Dio per tutti i secoli.
Theotokìon. Custodendo intatti i sigilli della tua verginità, o Vergine, Cristo Sovrano sorse ineffabilmente da te per salvare quanti acclamano: Lodate e sovresaltate il Signore per tutti i secoli.
Irmòs. Nella fornace, come in un crogiuolo, rifulsero i fanciulli di Israele per il bagliore della loro pietà più pura dell’oro fino, cantando: Benedite opere tutte il Signore, a lui lode e gloria nei secoli.
Ode 9. Irmòs.
Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima, Madre di Dio pura, sempre Vergine.
Ecco il monte santo, procedente con lampade accese nel Santo dei santi; da esso si staccherà la pietra destinata a distruggere gli altari e i templi dei demoni e renderà i mortali suo tempio e dimora santa.
Dio aveva giurato e ora ha adempiuto, donandoci dalla tribù di Giuda la Semprevergine; il suo grembo produrrà l’albero della vita, che redime dall’assaggio mortifero quanti subirono la caduta e furono ridotti in schiavitù per l’inganno del serpente.
Con bocca eloquente Anna gridò nel tempio di Dio: Consacro a te la bimba che mi hai donato, Signore; da lei con indicibile amore devi prendere corpo e salvare il mondo da te plasmato, magnificandola come Madre tua.
Ecco, risplende un giorno di salvezza per quanti erano seduti nella notte dei mali: la porta sovracceleste, eccelsa più dei penetrali del tempio, entra con fede nel Santo dei santi per essere trasformata dalla potenza divina in abitacolo santo di Dio.
Illumina gli occhi della mia anima, o casta, che generasti la luce; che l’oscurità profonda del peccato non mi sommerga e l’abisso dell’ignoranza non mi inghiotta; ma tu stessa salvami e guidami verso il porto del divino volere.
Di san Gregorio. Per questo sbigottisce.
Con i sudori dell’ascesi spegnesti i carboni del peccato e prendesti dal cielo grazia igniforme che non ti consumò, o sapiente, ma ti rinfrescò e ti rese forte contro le passioni.
Fioristi come rosa nelle valli dell’anacoresi e come giglio profumato, padre Gregorio, perciò le tue reliquie effondono copiosamente myron con dolce profumo, poiché anche le tue guance si mostrarono calici colmi di myron profumato.
Oggi esulta con noi per la tua festa, Gregorio, anche la schiera degli angeli e dei santi padri, dei patriarchi e dei profeti; con noi festeggiano apostoli e martiri; con loro, o illustre, ricordati di quanti con fede ti onorano.
L’urna in cui giace il tuo onorato corpo molto provato fa scorrere per noi grazia di prodigi, o padre Gregorio, santificando anime e corpi di noi, arricchiti dalla tua protezione e fervido sostegno.
Theotokìon. Noi fedeli con gioia ti rivolgiamo la parola di Gabriele: Salve, paradiso che facesti sorgere l’Albero della vita; salve, scioglimento dalla maledizione, incoronazione dei martiri, vanto dei santi padri e sostegno degli ortodossi.
Di san Proclo. Come figura del tuo parto.
Attraversando figure e ombre giungesti a Cristo, la Verità, rinascendo di nuovo nel bagno del battesimo e fosti poi unto sacratissimo sacerdote, perciò dogmatizzasti Theotòkos la sua genitrice.
Accogliendo le sacre tradizioni, i dogmi e la santa fede di Crisostomo, o beato, riversasti l’oceano dei tuoi insegnamenti prosciugando i torrenti delle eresie.
Tu che hai confidenza con il nostro Redentore e Dio, calma con le tue sante preghiere la bufera innalzata contro di noi e allontana l’oscurità delle tentazioni e ogni malizia degli uomini.
Theotokìon. O i tuoi prodigi sovraintellettuali! In modo ineffabile, infatti generasti il Verbo di Dio incarnato, o Madre Vergine, colui che con sapienza tutto mantiene e regge con divino volere.
Irmòs. Come figura del tuo parto abbiamo il roveto ardente, che bruciava senza consumarsi; ti preghiamo di estinguere nelle nostre anime la fornace ardente delle tentazioni, perché, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.
Exapostilarion di san Gregorio.
Sotto gli occhi dei tuoi discepoli.
Sottomettesti la carne al tuo intelletto e fosti asceta con animo grande, o uomo di senno divina: perciò divenuto anche eccellente, raccogliesti i frutti nei cieli, per lodare con gli angeli il Salvatore di tutti.
Di san Proclo. Con i discepoli.
Tu che per virtuosi costumi eri pari al sapiente Crisostomo, divenisti il divino predicatore, suo successore sulla cattedra, o glorioso Proclo; abbattendo l’eresia dell’empio Nestorio, proclamasti con proprietà e verità Theotòkos la Vergine pura: con lei implora Cristo per il tuo gregge.
Della vigilia. Uguale.
Prepara, Zaccaria, le entrate nel tempio perché il Santo dei santi accolga il santuario della sapienza di Dio e trono elevato dei cherubini, la pura Madre di Dio e canta con noi l’inno vigilare alla Vergine, da cui Cristo Signore si incarnò per salvare il mondo.
Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.
Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.
Venite, fedeli, insieme convenuti onoriamo con inni colei che da madre sterile prodigiosamente nacque, la sposa di Dio, Madre del Creatore: con le vergini, con lampade, andiamole incontro nel tempio, mentre entra nel santuario.
Stico. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, a te saranno condotte le sue compagne.
Quasi raccogliendo qua e là fiori variopinti da prati spirituali, cioè dalle parole dello Spirito, intrecciamo con gioia per la Vergine corone di lodi e presentiamole degnamente a lei come dono vigilare.
Stico. Saranno condotte con gioia ed esultanza, al tempio del re saranno condotte.
Si preparino e si aprano le porte del tempio del Signore, accolgano gioiose la casa della gloria, colei che, sola, oltre ogni pensiero è più alta dei cieli e inneggino a Cristo Salvatore.
Gloria. E ora.
Tono 1. Di Giorgio di Nicomedia.
Esulti oggi il cielo dall’alto e le nubi piovano la gioia sui prodigi straordinari del nostro Dio: ecco, infatti, la porta che guarda a oriente, sorta da ventre sterile secondo la promessa di Dio, a lui consacrata perché ne facesse la sua dimora, oggi è presentata al tempio come offerta purissima. Al suono del salterio esulti Davide: al suo seguito, disse, vergini sono condotte al Re, si conducono le compagne a lei destinate; nella tenda di Dio, nel suo santuario, all’interno, sarà elevata per essere dimora di colui che prima dei secoli nacque ineffabilmente dal Padre per la salvezza delle nostre anime.
Quindi il resto come di consueto e il congedo.

