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8 Dicembre

Memoria del beato nostro padre Patapio.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia proeortia.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Venite, intrecciamo ora un coro spirituale e, inneggiando a Cristo, offriamo con affetto doni vigilari, una lode accetta alla Madre di Dio, vanto della stirpe umana, celebrando il suo divino concepimento, avvenuto contro ogni speranza.

In giardino Anna riceve gli annunzi dell’insperata generazione della sola sposa di Dio, mostrando chiaramente come ottenere il gaudio e il godimento divino a noi, che celebriamo con fede il suo frutto.

Del santo, stessa melodia.

Avendo gustato le grazie celesti, o padre, ispirato da Dio, ti distogliesti da ogni piacere terrestre e così, sempre gustando, o Patapio, il soave diletto dei beni superni, inneggi a Cristo.

Altri stichirà, del santo.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Padre Patapio, sedando con gli ardori dell’ascesi gli assalti della carne, dimorasti nel deserto, come Elia un tempo, purificando l’intelletto con incessanti slanci verso il divino; supplica ora, perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Padre Patapio, adorno dell’impassibilità sei stato annoverato nel coro degli asceti e hai abitato in sante dimore, dove sono la luce senza tramonto e l’albero della vita; supplica ora, perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Padre Patapio, come astro rifulgesti dall’Egitto, illuminando tutta la terra con i fulgori dei prodigi, scacciando la caligine di mali letali per l’anima e dissolvendo l’oscurità dei demòni: supplica ora, perché siano donate alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Sovrana inneggiatissima, speranza e sostegno, rifugio e aiuto dei fedeli, noi ti supplichiamo: custodisci da ogni pericolo i tuoi servi che venerano con fede tuo Figlio, pregandolo di donare alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Stavrotheotokìon.

L’agnella e Sovrana pura, vedendo il proprio agnello in croce senza più apparenza, né bellezza, facendo lamento diceva: Ahimè, dov’è tramontata la tua bellezza, o dolcissimo? Dove il tuo decoro? Dove la grazia sfolgorante della tua figura, Figlio mio dilettissimo?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

In te è stata perfettamente custodita l’immagine di Dio, o padre; prendendo infatti la croce, hai seguito Cristo e coi fatti hai insegnato a trascurare la carne, perché passa e a darsi cura dell’anima, realtà immortale: perciò con gli angeli esulta il tuo spirito, o san Patapio.