24 SETTEMBRE
Memoria di santa Tecla, megalomartire e isapòstola.
Al Mattutino.
Apolytìkion. Tono 4. Stupì Giuseppe.
La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.
La consueta sticologia e i canoni dall’Oktòichos e della santa. Acròstico: La protomartire divinamente viene glorificata. Senza Theotokìa. Poema del monaco Giovanni.
Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.
Il suono della mia voce è incapace di contenere le insigni lotte della protomartire, poiché è troppo debole per un inno che sia degno.
L’orgogliosa spavalderia del tiranno finì quando le donne si mostrarono virili contro di lui per la loro fede in Cristo.
Facendo eco alle tue ineffabili parole, beato Paolo, una donna, per seguire il Vangelo, si fece sposa di Cristo.
Theotokìon. Pura Theotòkos, inneggiamo a te che oltre natura concepisti incarnato l’eterno Verbo sovradivino.
Ode 3. Tu sei la saldezza.
O amore che supera la comprensione! Ti unisti in Cristo, per lo Spirito, a Paolo, o venerabilissima.
Il voluttuoso piacere di quaggiù non riuscì ad attrarre il tuo cuore, già trafitto dall’amore spirituale.
Totalmente distaccata dalle passioni carnali, non ti piegasti alle pressioni materne, o illustre atleta.
Theotokìon. Per le tue preghiere, Vergine pura, soccorrici allontanando dalla nostre anime i pericoli che ci minacciano.
Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.
Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
Mutando con le virtù la femminilità in virilità, per amore di Cristo Dio, divenisti due volte sua dimora: diradando il buio delle passioni con l’ascesi, con il martirio ti rivelasti davvero vanto degli atleti; perciò brillavi sul mondo come torcia facendo doppiamente risplendere i raggi dello Spirito; Tecla, illustre protomartire, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Come Vergine e unica donna ad aver concepito senza seme Dio nella carne ti diciamo beata noi tutti, generazioni degli uomini; poiché in te dimorò il fuoco della Divinità e come nutrice allattasti il Signore Creatore; perciò degnamente angeli e uomini glorifichiamo il tuo santissimo parto e ti gridiamo: Prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti degnamente inneggiano la tua gloria, o pura.
Stavrotheotokìon.
Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo gridava e amaramente esclamava: Esulta il mondo ricevendo la redenzione, ma ardono le mie viscere, vedendo la crocifissione che subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Abbi compassione di noi, Vergine e dona remissione delle colpe a quanti venerano con fede la sua passione.
Ode 4. Ho udito, Signore.
Promessa a Tamiri, Paolo, paraninfo della Chiesa, ti condusse al celeste sposo come illibata, o sapientissima Tecla.
Le parole di Paolo ti attaccarono all’amore per la fede, o martire e disprezzasti le parole di Tamiri come vane.
Per l’aspersione del tuo sangue fu benedetta la discendenza di Adamo, mentre Eva gioì vedendo una donna schiacciare il serpente.
Innamorata della purezza, la protomartire respinse ogni seduzione della vita, ricchezza, nobiltà, bellezza e il fascino del fidanzato terreno.
Theotokìon. Concedi remissione delle nostre colpe, Signore senza peccato, pacifica il mondo che è tuo per le preghiere della Madre che ti ha concepito.
Ode 5. Vegliando a te gridiamo.
Lottasti nell’immenso stadio degli atleti, o beatissima Tecla e fosti degna della ricompensa.
Il perfido serpente fu spogliato: la vergine infatti con la divina passione imparò l’obbedienza.
La divina familiarità vinse il tuo pudore, poiché il fuoco della Trinità ti infiammava il cuore.
Theotokìon. Vergine dopo il parto ti cantiamo, o Theotòkos: hai infatti concepito nel mondo Dio Verbo nella carne.
Ode 6. Effondo la mia supplica.
La fanciulla rafforzò la sua naturale debolezza per la potenza del Salvatore: deposta infatti la bellezza giovanile per amore di Dio, ebbe coraggio di notte e corse cercando gli insegnamenti profumati dell’amato.
L’illustre e prima atleta Tecla, volontariamente per amore accettò di stare nella prigione dei criminali per esser degna del talamo nuziale di lassù: l’amore del Creatore, infatti, aveva vinto gli amori per le creature.
In spirito la martire baciava le catene del divino maestro, quando nel carcere come su un prato divino, irrigato dalle sue parole, ella germogliò e portò veramente per il Signore il bellissimo frutto.
Theotokìon. Non smettere d’intercedere per noi, Vergine santissima, Madre di Dio, poiché tu sei la forza dei fedeli; in te sperando siamo rafforzati e con affetto glorifichiamo te e colui che s’incarnò da te ineffabilmente.
Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni, poiché la mia anima è colma di mali e la mia vita è vicina agli inferi e come Giona ti supplico: Dalla corruzione, o Dio, strappami.
Kontàkion.
Tono pl. 4. Come primizie.
Rifulgente per la bellezza della verginità, sei adorna della corona del martirio, ti è affidato, come gloriosa, l’apostolato, o vergine; mutasti in rugiada la fiamma del fuoco, placasti con la tua preghiera il furore del toro, come prima lottatrice.
Ikos.
Lo splendore dell’augusta festività rifulge più luminoso del sole: facendo brillare bagliori di luce, si rispecchia negli occhi dei fedeli. Perciò danzando con gli angeli, acclamiamo tutti al Salvatore Dio, a lui gridando: Hai magnificato, o Salvatore, le tue misericordie, donando al tuo popolo, come dono perfetto la prima lottatrice.
Sinassario.
Il 24 di questo mese memoria della santa megalomartire Tecla, pari agli apostoli.
Stichi. Ti salva, o Tecla, proprio colui che spezzò la pietra, la cui passione spezzò le pietre. Il 24 fu pronta per la roccia Tecla.
Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Coprio.
Stichi. Coprio non fu coprio ma una pianta di delizie, offrendo al Signore Dio i suoi grappoli come primizie.
Memoria del miracolo avvenuto presso la Theotòkos nell’isola di Kythira, quando fra i mirti venne rinvenuta un’icona della Madre di Dio, che rialzò un paralitico.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. I fanciulli dalla Giudea.
Per affetto legata a Paolo prigioniero, o beatissima, con legami indissolubili, per fede insieme cantavi e inneggiavi piamente: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Comparisti nell’iniquo tribunale, o fanciulla, con Paolo e per amore del Sovrano, nella tua estasi, scacciasti ogni timore gridando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Per amor di Dio desti alla fornace il tuo corpo, o martire e per la forza del tuo diletto, rimanesti intatta cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Una nube piovosa con temporale e grandine, spegnendo il fuoco, giustamente fulminò gli insensati e salvò la martire, che cantava: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Theotokìon. Apparisti incarnato da grembo verginale per la nostra salvezza, perciò sapendo tua Madre Genitrice di Dio, grati acclamiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Ode 8. Celebrate e sovresaltate.
Il tuo pensiero fu straordinario: come nell’Eden infatti dimoravi nella tomba, vergine martire, inneggiando a Cristo nei secoli.
Non sopportando che venisse macchiata la radiosa bellezza del tuo splendore verginale, preferisti la morte e ora vivi nei secoli.
Unita a Cristo, tuo soprannaturale e vivificante sposo, hai eletto, o prima atleta, come custodi della tua verginità le belve.
Deponendo la veste corruttibile, l’atleta di Cristo, con equipaggiamento leggero, corse verso la vita senza fine.
Theotokìon. Colui che scese dai cieli e dimorò in grembo verginale, inneggiate ed esaltate nei secoli.
Irmòs. Celebrate e sovresaltate per tutti i secoli il Re dei cieli, celebrato dalle angeliche schiere.
Ode 9. Te, Madre di Dio.
Chi non ammirerebbe, o protomartire, la tua invincibile risolutezza? Addomesticando le passioni dell’anima, belve spirituali, non temevi l’indomito impeto dei tori e rimanesti incolume in mezzo ad essi.
L’impenetrabile roccia, per ordine divino, s’aprì per te fuggitiva, martire teofora, come una camera e il mistico sposo ti accolse fra le braccia, avendo ricevuto il sigillo divino nel lavacro di rigenerazione.
Sana le piaghe della mia anima, concedi pace al mondo, vittoria sul nemico ai fedeli, concordia alla Chiesa per la tua intercessione, o protomartire.
Theotokìon. Uccidi, o mia Sovrana, il peccato che in me sopravvive, vivifica la mia anima moribonda con l’energia della vita vera, nata dal tuo grembo per ineffabile amore per i fedeli che ti magnificano.
Irmòs. Te, sempre Vergine Madre del Dio eccelso, che al di sopra dell’intelletto concepisti con un verbo il Dio vero, più eccelsa delle potenze immacolate, con dossologie incessanti ti magnifichiamo.
Exapostilarion. Udite, donne.
Rafforzata, o vergine bella, dai divini suggerimenti di Paolo, araldo di Dio, disprezzasti un fidanzato corruttibile e seguisti lui, Tecla isapòstola, protomartire dalle grandi lotte: perciò ricevesti da Cristo la corona della vittoria.
Theotokìon.
Noi, grazie a te salvati, ti confessiamo realmente Theotòkos, o Sovrana; ineffabilmente partoristi il Dio, che con la croce ha dissolto la morte, attirando a sé folle di martiri: con loro, o Vergine, ti inneggiamo.
Alle lodi. Stichirà idiòmela.
Tono 1. Di Anatolio.
Lo stadio atletico oggi si presenta, popoli, danziamo e le imprese straordinarie in esso compiute contempliamo: un’agnella intatta, infatti, si offre all’immolazione per Cristo, nostro Dio immolato; la vergine bella e sposa di Dio Tecla per la fede nella Trinità sbaragliò l’ateismo dei tiranni e danzando con gli angeli, prega il Salvatore di salvare le nostre anime.
Di Anatolio.
Poiché avevi Cristo nostro Dio sposo nei cieli, disprezzasti le nozze terrestri col tuo fidanzato, o Tecla, prima atleta: lasciando con sapienza le vesti materne, seguisti l’apostolo Paolo prendendo sulle spalle il segno della croce e non ti spaventò il fuoco; mutasti in mitezza la ferocia delle belve, uccidesti i mostri nascosti nelle acque, per il santo battesimo in Cristo. Eccellesti per le tue valorose lotte, senza sosta prega il Signore per quanti con fede festeggiano la tua venerabilissima memoria.
Tono 2. Di Anatolio.
Rimettendo te stessa al disegno dell’Onnipotente, rafforzata come prima atleta di Cristo e lasciato l’amore terrestre, reggesti la torcia della vita eterna, essendo beato talamo, in cui riposano gruppi di femmine, trovando l’ingresso della vita eterna; con loro, o apostola Tecla, implora per le nostre anime.
Tono 4. Di Anatolio.
Formate un coro, amici dei martiri, poiché è giunto il tempo di festeggiare le loro imprese e la memoria annuale della protomartire ci invita a glorificare Dio: Tecla, protomartire, percorrendo lo stadio atletico si segnalò anche come la prima a portare la corona di vittoria e ora non teme di pregare per le nostre anime.
Gloria. Tono 4. Di Anatolio.
Per la tua lotta sovrumana, protomartire di Cristo, stupirono non solo stirpi umane, ma anche belve selvagge sbalordirono: le fiamme non furono considerate fiamme da te, Tecla, vergine bella, per amore del tuo sposo Cristo, perché gioivi patendo per lui e separandoti dal mondo, per ottenere la celeste beatitudine, pregando con franchezza per le nostre anime.
E ora. Theotokìon. Come generoso.
Con le piogge del santo Spirito, irrora, o purissima, la mia mente; tu che partoristi Cristo, stilla che lava con le sue compassioni la smisurata iniquità dei mortali, prosciuga la fonte delle mie passioni e fammi degno, o purissima, del torrente di eterna delizia.
Stavrotheotokìon.
Vedendoti inchiodato alla croce, Signore, l’agnella, la Madre tua, sbigottita gridava: Che cos’è questa visione, Figlio amatissimo? Questo ti rende il popolo ribelle e iniquo, che ha goduto dei tuoi tanti prodigi? Sia dunque gloria, o Sovrano, alla tua ineffabile condiscendenza.
Apòstica stichirà dall’oktòichos.
Gloria. Tono 2. Di Anatolio.
Venite, amici degli atleti, onoriamo con inni Tecla protomartire, vanto delle donne, poiché ha calpestato l’ostile nemico con la potenza della croce e, riportata vittoria, è stata degnamente incoronata; perciò, insigne per la lotta, essa supplica che siano liberati dai pericoli e dal futuro giudizio, quanti con fede e affetto festeggiano la sua memoria.
E ora. Theotokìon. Quando dal legno.
Altro sicuro rifugio, torre di fortezza e rocca inespugnabile non possediamo all’infuori di te, purissima e in te ci rifugiamo e a te gridiamo: Aiutaci, Sovrana, perché non periamo; mostraci la tua grazia, la gloria del tuo potere e la grandezza della tua amorosa compassione.
Stavrotheotokìon.
Tu che partoristi il grappolo della vita, che senza coltivazione umana avevi portato in grembo, quando lo vedesti pendere dal legno, gemendo piangevi gridando: O Figlio, stilla il vino nuovo per il quale sia tolta, o benefattore, tutta l’ebbrezza delle passioni, mostrando, mediante me, che ti ho partorito, la tua amorosa compassione.
Quindi il resto come di consueto e il congedo.

