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Momento: Mattutino

Mattutino del 3 Ottobre- Memoria del santo ieromartire Dionigi l’areopagita

3 Ottobre

Memoria del santo ieromartire Dionigi l’areopagita.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4.

Appresa a fondo la bontà e usando sobrietà in tutto, santamente rivestito di una buona coscienza, attingesti le realtà ineffabili dallo strumento d’elezione e, custodita la fede, terminasti la stessa corsa, ieromartire Dionigi. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

La solita sticologia e i canoni dall’Oktòichos e questo del santo. Acròstico: Glorifico l’intelletto dei sapienti dogmi. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraverso l’umido.

Ammaestrato dal divino Paolo, contemplatore delle cose celesti, divenisti presto, o Dionigi, mistagogo celeste e predicatore delle cose divine.

Illuminato dalla divina grazia, o beato, illumina tu le anime dei tuoi cantori affinché comprendano i tuoi insegnamenti ispirati da Dio, o Dionigi.

Divenisti degno, Dionigi, di contemplare con intelletto a anima luminosissimi gli splendori della gerarchia celeste e lo stato delle schiere superne.

Theotokìon. Ti rivelasti talamo luminoso per l’incarnazione ineffabile del Creatore di tutti, poiché da te, Madre di Dio, rivestì la nostra carne Cristo Signore.

Ode 3. O Signore, creatore della volta.

Elevandoti oltre le altezze celesti, o venerabile, spiegasti a tutti con l’eccellenza del tuo verbo e le tue sapientissime parole la gerarchia, le schiere e gli splendori ineffabili.

Riempito dall’alta scienza dei divini nomi, o venerabilissimo, teologasti la conoscenza di Dio, diventando per grazia divina predicatore della Trinità, o beatissimo Dionigi.

Mortificandoti per il desiderio di Dio e guidato dalla sapienza donata dalla vivificante grazia, diventasti strumento teoforo, padre.

Theotokìon. Con l’energia dello Spirito che tutto compie generasti, Vergine, il Sovrano incarnato, con cui condannasti il peccato del mondo e facesti scaturire la vita eterna.

Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo amico degli uomini.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come immagine del divino scrigno realmente eletto, insegni i misteri divini con lo Spirito e illuminato dai carismi dello splendore divino, rivelasti chiaramente le schiere degli angeli, perciò lasciando al mondo la comprensione dei tuoi divini dogmi, hai illuminato tutti, santo mistico Dionigi; supplica Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

O nube del Sole spirituale, lampada d’oro della luce divina, incontaminata, incorrotta Sovrana pura, ti supplico, illumina la mia anima accecata dalle passioni con la luce dell’impassibilità e lava il mio cuore macchiato con lo scorrimento delle lacrime e con l’umiltà della penitenza purificami dalla sporcizia, pregando Cristo Dio di donare remissione delle colpe a colui che piamente venera il tuo parto.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo l’agnello e pastore e redentore in croce, l’agnella gemeva piangendo e amaramente gridava: Il mondo si rallegra ricevendo la redenzione mentre le mie viscere bruciano vedendo la tua crocifissione che sopporti per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore magnanimo. Perciò con fede ti gridiamo: Abbi compassione di noi, o Vergine e dona la remissione delle colpe a quanti piamente venerano la sua passione.

Ode 4. Tu sei il mio vigore.

Mettesti in ordine il buono ornamento delle chiese, poiché disegnasti in esse, o padre, la raffigurazione delle sante immagini assomiglianti alle potenze inimmaginabili per le quali si impara il mistero e si illumina il consesso dei fedeli di senno divino.

I rivi della tua teologia, o divino, irrigavano copiosamente i prati spirituali e sempre fioriti piantati nella giustezza dei dogmi, poiché predicavi l’unità dell’essenza e la venerabile Sovranità trisipostatica stessa.

Insegnasti sapientemente l’atemporalità della gerarchia degli angeli, l’amore e la brama verso Dio e la sottomissione all’altezza della Divinità immutabile e ineffabile a quanti con affetto gridano, o gerarca: Gloria alla tua potenza, amico degli uomini.

Theotokìon. Tuo Figlio, Madre di Dio, si fece sacerdote della salvezza dei tuoi cantori, principio e illuminatore, giustizia e protezione, o Vergine, perciò noi fedeli davvero con sapienza ti magnifichiamo.

Ode 5. Perché mi hai abbandonato.

Portata come suono celeste, la voce delle tue parole tuonò col verbo della grazia nell’animo degli atei e illuminò i cuori dei fedeli con i raggi luminosissimi dei divini dogmi.

Assomigliavi al mercante in cerca di perle buone, beatissimo e trovata la perla davvero preziosa e ammirando il suo splendore di energia divina, la confessasti come Dio, o gerarca.

Con molta sapienza amasti, padre, la fonte della sapienza e dal suo amore diventasti perfetto e fai scaturire sempre i fiumi dei divini dogmi, o teologo.

Theotokìon. Come piena di grazia la splendida magnificenza, che fece tutto col solo volere e ci abbellì con la luce della pietà, o Madre di Dio.

Ode 6. Siimi propizio.

Come zelante amico della legge, o beatissimo, ottenesti in dono la sapienza teologando divinamente e lasciasti dogmi ortodossi; deliziandoci di essi, noi fedeli, ti diciamo beato.

Adorno della comprensione di Dio, o venerabile sapiente in Dio, porgesti l’orecchio al divino maestro e apprendesti da lui la sapienza ineffabile, o martire Dionigi.

La tua vita fu prodigiosa, il tuo verbo ancora più prodigioso, la tua lingua folgorante di luce e la bocca spirante fiamma, o beato Dionigi e il tuo intelletto, padre, precisamente deiforme.

Theotokìon. Con fede, o Vergine, gridiamo a te il canto di Gabriele, poiché da te ineffabilmente il filantropo, principio assoluto della vita, divenne uomo e si unì agli uomini.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male, perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Oltrepassate in spirito le porte celesti, divenuto discepolo dell’apostolo giunto oltre i tre cieli, o Dionigi, fosti arricchito di tutta la conoscenza delle realtà ineffabili e illuminasti quanti prima dormivano nelle tenebre dell’ignoranza; perciò gridiamo: Salve, padre universale.

Ikos.

Divenuto per virtù un angelo tra gli uomini, il grande Dionigi, come dotato d’ali, iniziò l’intelletto a tutta la scienza celeste; perciò con cantici onoriamolo come angelo, acclamandolo così:

Salve, tu che tramite Paolo hai conosciuto Cristo; salve, tu che hai convertito molti a Cristo.

Salve, tu che distruggi il tempio del politeismo; salve, scrutatore del consiglio noto a Dio.

Salve, libro impresso da Dio, tesoro dei misteri; salve, ritratto di forma divinissima e specola del cielo.

Salve, perché hai contemplato la passione del Signore; salve, perché prontamente per lui ti lasci immolare.

Salve, fonte che fai scaturire perdono; salve goccia che scavi la pietra della stoltezza.

Salve, infallibile via di salvezza; salve, riparo dal passaggio degli empi.

Salve, padre universale.

Sinassario.

Il 3 di questo mese memoria del santo ieromartire Dionigi l’areopagita.

Stichi. Ti si taglia la testa e grande prodigio: sollevandola corri, Dionigi. La testa ti fu tagliata il terzo giorno, Dionigi e sollevandola correvi.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Rustico ed Eleuterio.

Stichi. Mediante la spada Eleuterio e Rustico si liberano dalla terra e dalle cose terrene.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Teoctisto.

Stichi. Venerando il Creatore, non il creato, Teoctisto sopporta con esultanza la decapitazione.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Dionigi e dei suoi otto compagni martiri.

Stichi. Trasferendosi dalla tenebra, Dionigi con gli otto compagni atleti abita la dimora della luce.

Lo stesso giorno il santo martire Teotecno.

Stichi. Un giorno venne anche Teotecno dicendo ciò che Paolo scriveva ai Corinti.

Lo stesso giorno il nostro venerabile padre Giovanni Cozebita, vescovo di Cesarea.

Stichi. Liberato dalle molte insidie della vita, Giovanni riceverà innumerevoli ricompense.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

COme pioggia celeste sulla terra arida, i tuoi insegnamenti fertilizzano i cuori sempre desiderosi dei fedeli, insegnando loro a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Con intelligenza di senno divino descrivesti l’intelletto degli incorporei e i loro canti di lode, o beato e divinizzato, insegnasti la Chiesa a cantare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ti rivelasti armoniosa dimora del santissimo Spirito e come profeta predicavi le sue ispirazioni e rivelazioni, o sapiente Dionigi, gridando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Ecco, ora è compiuta la profezia di Isaia, sapiente in Dio, poiché la Vergine ha concepito il Dio Verbo e partorito il Datore di vita a cui tutti gridiamo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Come specchio illuminato con opere buone rendesti il tuo intelletto ricettacolo delle pure rivelazioni, o beatissimo Dionigi e ricevendo i raggi della luce ineffabile, gridavi: benedite, sacerdoti, sovresaltate, popoli, Cristo nei secoli.

Copiosa grazia fu riversata dalle tue labbra, perciò rivelasti i divini dogmi ampliandoli e svelando più chiaramente la loro comprensione sovraintellettuale per noi, che cantiamo con fede: benedite, sacerdoti, sovresaltate, popoli, Cristo nei secoli.

L’illustra metropoli degli ateniesi diventò più conosciuta grazie a te, Dionigi, che come primizia sacratissima ti offristi a Cristo Re di tutti, sempre cantando: benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popoli, per tutti i secoli.

Theotokìon. Madre di Dio incontaminata, purifica le ferite della mia anima e i segni del peccato, poiché partoristi come Figlio il Benefattore stesso, Datore di vita, che ha il potere di liberare facilmente da stretti legami quanti sono incatenati alle colpe.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popoli, per tutti i secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Reso degno di partecipare alle rivelazioni e alle pene dei santi apostoli, partecipasti anche alla loro gloria e con loro andasti a vedere il corpo realmente vivificante dell’unica Madre di Dio veneratissima, che noi degnamente magnifichiamo.

Diventasti erede del regno divino nei cieli, padre, come sommo sacerdote secondo la legge e come atleta invitto, mescolando il sangue del martirio con l’unzione del sacerdozio, perciò degnamente ottenesti doppia corona di santità, o mistico Dionigi.

Come confidente di Dio, o sapiente gerarca Dionigi, prega sempre per tutti, affinché siano liberati da tormenti quanti piamente ti inneggiano, maestro delle contemplazioni ineffabili, santo mistagogo dei misteri nascosti e dalla bontà tearchica.

Theotokìon. Rendi trionfalmente vittoriosa sulle eresie la santa Chiesa che Cristo, tuo Figlio buono ha acquistato con il suo prezioso sangue, o piena di grazia e salvaci dai pericoli e liberaci dalla mancanza di continenza.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e stupiscono i confini della terra, perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: le schiere degli angeli e degli uomini, dunque, o Madre di Dio, ti magnificano.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Divenuto, o Dionigi, discepolo di Paolo, l’inclito corifeo, da lui fosti iniziato, o felicissimo, alla conoscenza delle realtà arcane; perciò egli ti ha anche posto come lume per la Chiesa, eleggendoti gerarca della pia città di Atene: possa tu custodirla nell’ortodossia, o sapientissimo, con le tue preghiere, o araldo di Dio.

Theotokìon.

Alla tua venerabile dormizione, Vergine santissima, Dionigi era presente, con Ieroteo e il divino Timoteo, insieme con gli apostoli, ciascuno cantando un inno che si addiceva alla tua memoria: con loro anche ora ti celebra ogni lingua mortale, Genitrice di Dio e patrona del mondo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4. Di Germano.

Ti distinguesti tra i sacerdoti e i martiri, o santo e divenisti fedele pastore, bevendo il calice di Cristo: poiché dunque in entrambi i modi sei piaciuto al Cristo stesso, intercedi per tutti noi, ora che dimori nella luce con i celesti liturghi.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Ogni noncuranza, negligenza, accidia, stoltezza, dissolutezza, impudenza, contraddizione, funesta sordità ai precetti del divino Spirito bandisci dalla mia povera anima, o Sovrana e, oltre a ciò, ogni avidità insaziabile, ignoranza, incapacità di compassione, animo privo di coscienza e salvami.

Oppure stavrotheotokìon.

O Verbo del Padre senza principio, Figlio mio dello stesso trono con lo Spirito, come hai steso sul legno le tue purissime mani? Che cosa è ora questa tua povertà, o più che buono? Così gridava la purissima alla tua crocifissione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 2 Ottobre- Memoria del santo ieromartire Cipriano e della santa martire Giustina

2 Ottobre

Memoria del santo ieromartire Cipriano e della santa martire Giustina.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Cipriano; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia i canoni dall’Oktòichos e quello dei santi, con l’acrostico: Io canto, o Cipriano, la tua grazia tanto luminosa.

Ode 1. Tono. 4. Quando l’antico Israele.

Tu che sempre dimori con i cori superni, volgi su di noi il tuo sguardo e proteggi con la tua intercessioni i tuoi cantori.

Un tempo crudelmente imprigionato dalle tenebre dell’ignoranza, bruciando di lussuria per le funeste passioni carnali, improvvisamente fosti meravigliosamente convertito, o beatissimo.

Sedevi un tempo sul primo trono della perdizione, ma ora, sedendo tra i sacerdoti glorifichi Cristo, chiaramente trasformato dalla grazia divina dell’Altissimo.

Theotokìon. Dopo il parto rimani Vergine, avendo generato Dio stesso, Creatore dell’universo, apparso in modo portentoso in un corpo, o Vergine Madre, Genitrice di Dio.

Ode 3. In te si rallegra.

Convertendo come Paolo il desiderio della tua anima a Cristo, divenisti suo discepolo, o sapientissimo Cipriano.

Invece della tunica passionale Cristo ti donò la sua veste nuziale, l’ornamento glorioso, la veste della seconda nascita.

Dopo aver primeggiato nell’ascesi, illustre Cipriano divenisti poi paziente martire della verità.

Theotokìon. Veramente noi fedeli, soprattutto veneriamo te, Madre di Dio, perché generasti Dio incarnato, Vergine purissima.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Educato accuratamente nell’errore, come Paolo fosti chiamato dal cielo e guidato dalla croce alla luce della conoscenza; acceso dal desiderio di una venerabile vergine, grazie a lei ti unisti all’Autore del creato; perciò, sconfitto l’impotente nemico, fosti giudicato degno con lei del coro dei martiri, sacratissimo Cipriano; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Caduto nei pensieri maliziosi, sprofondando nel baratro dei peccati, gemendo a te grido dal cuore, o Purissima: magnifica in me la tua ricca misericordia, l’infinito mare della tua compassione e la vastità incommensurabile della tua clemenza e dammi penitenza e correzione della vita per gridare a te con affetto: prega tuo Figlio e Dio di donarmi la remissione delle colpe; in te, infatti, io, tuo indegno servo, spero.

Oppure Stavrotheotokìon.

Contemplando sul legno della croce il Redentore, la Madre purissima gemeva piangendo e amaramente esclamava e con cuore angosciato, strappandosi i capelli gridava: Figlio e Signore, come ha potuto l’illegalissimo popolo degli ebrei ingiustamente appender alla croce te, senza peccato? Come puoi volontariamente accettare il fiele, i chiodi e, ahimè, la ferita al costato? Comunque io glorifico te per le tue divine sofferenze.

Ode 4. Vedendo te, sole di giustizia.

Rinsavito dall’antica aberrazione, sconfiggesti la schiera dei demòni, sconfiggendo ogni funesto errore; perciò esultante ora inneggi: Gloria alla tua potenza, Signore.

Dominando con vigore te stessa e pregando con ardore la pura Vergine piena di grazia, sfuggisti, o Giustina, alle trappole e alle reti dei nemici.

Consolidata dalla fede nel tuo Sposo, rivestita della potenza della croce, rimanesti inaccessibile ai demòni, cantando: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Colui che per natura è libero, presa forma di schiavo, apparve per la sua ricca bontà, ricevendo in se stesso da te, Madre sempre Vergine, l’umanità intera.

Ode 5. Tu, mio Signore.

Arricchita sapientemente dalla protezione della pura Madre di Dio, serbasti senza macchia la tua venerabile verginità, o Giustina.

Veneriamo Giustina, deliziosissima icona vivente di Dio, bellezza segreta, immolazione verginale.

La pura e autentica sposa di Cristo, aggiungendo alle lotte ascetiche il martirio, degnamente ottenne doppia corona.

Theotokìon. Né spirito umano, né angelico possono spiegare il prodigio ineffabile e senza precedenti del tuo parto, o Purissima.

Ode 6. A te sacrificherò.

Disceso nell’abisso più profondo del male, risalisti poi al vertice della virtù, prodigiosamente trasformato per il divino battesimo.

Un tempo servo dei demòni, divenisti poi discepolo di Cristo, seguendo con affetto il desiderio supremo, o Cipriano.

Guidasti a Dio una folla di martiri, indicando loro come miglior guadagno la possibilità di ottenere il regno dei cieli in cambio di un po’ di sangue.

Theotokìon. Spezza le catene delle colpe, donando libertà dalla legge del peccato con la legge della vita, tu che concepisti l’autore della legge.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore: così a te grida la Chiesa, purificata dalla sozzura dei demòni per il sangue misericordiosamente fluito dal tuo fianco.

Kontàkion Tono pl. 4. Quali primizie.

Come venerabile gerarca e atleta fortissimo, la terra degnamente ti onora, Cipriano celebratissimo e con inni glorifica la tua santa memoria, sempre chiedendo che per te sia donata la remissione delle colpe a quanti cantano: Alliluia.

Ikos.

Onoriamo il sapiente gerarca come pastore sapiente e maestro: perché dalle spine dell’inganno fiorì come soavissima rosa e profumò noi credenti con la fragranza delle guarigioni e con l’effusione dei prodigi; perciò come Davide cantiamo: Alliluia.

Sinassario.

Il 2 di questo mese memoria del santo ieromartire Cipriano e della vergine Giustina.

Stichi. Si infuriò, Satana perché il suo vecchio amico conobbe con Giustina la lama della spada. Il giorno due san Cipriano esultando con lei sale al cielo.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Teofilo il confessore.

Stichi. Davanti a me la tua fine preziosa, dice Dio al suo amico Teofilo.

Il santo martire Giorgio di Karazzàssos, muore ucciso di spada nell’anno 1794.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Dalla fornace hai salvato.

Innalzato all’episcopato, ti rivelasti modello sacratissimo e icona esemplare dei gerarchi, gridando: Signore celebratissimo, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Realmente la vivificante destra divina operò la tua conversione, padre Cipriano, rendendoti sapiente predicatore, mentre canti: Signore celebratissimo, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Svergognasti le trappole del nemico, o beato, rivelandoti arma invincibile contro di lui per quanti cantano: Signore celebratissimo, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. I cori celesti e tutta l’assemblea del cielo, Madre di Dio, glorifica tuo Figlio cantando a lui: Signore celebratissimo, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Rallegrati, Gerusalemme.

Sapientissimamente, o glorioso, disprezzasti la sapienza ellenica, acclamando invece la divina voce degli apostoli, echeggiante di Spirito in tonanti lingue di fuoco, gridando: Benedite, opere, il Signore.

Salisti gioiosamente alle dimore celesti, avvicinandoti a Cristo per il tuo sangue, come vittima senza difetti, sacrificio vivente a Dio gradito e accetto, gridando: Benedite, opere, il Signore.

Per la grazia in te dimorante sono vinte le falangi dei demòni e allontanate le malattie, o Cipriano; perciò noi fedeli, divinamente illuminati cantiamo: Benedite, opere, il Signore.

Theotokìon. Danzano insieme le potenze angeliche per il tuo parto, o fanciulla, Madre di Dio, Deìpara, con fede scambiandosi l’annunzio; generasti infatti il Sovrano Redentore al quale gridiamo: Benedite, opere, il Signore.

Irmòs. Rallegrati, Gerusalemme, festeggiate, voi che amate Sion: il Re dei secoli, il Signore delle potenze è venuto; s’inchini a lui l’universo e la terra canti a lui: Benedite, opere, il Signore.

Ode 9. Per la sua colpa.

Volgendoti dall’alto con la grazia divina su noi, tuoi cantori, circondaci con le tue preghiere di uno scudo di benevolenza, garantendoci pace e salvezza come divino gerarca.

Un abbondante fiume di guarigione fai scorrere sui tuoi amici, poiché donne teofore raccolsero le tue reliquie come tesoro divino nascosto, affinchè rivelandole, tutti possiamo giovarcene.

Guidaci a Cristo, o beatissimo, con la pratica delle virtù, una condotta a Dio gradita, perfetta purificazione, ottenendoci quiete realmente divina, come compassionevolissimo gerarca.

Theotokìon. Fortifica la nostra anima inferma con la tua forza, Madre di Dio, sciogli il potere di chi assale i tuoi servi, o santissima, che hai fatto sorgere per il mondo il sole senza tramonto.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Concordi magnifichiamo colui che un tempo era iniziato al male e che, grazie a una venerabile vergine, divenne poi gerarca, il sommo Cipriano; a lui gridiamo: Con le tue suppliche rendici propizio il Sovrano dell’universo.

Theotokìon, stessa melodia.

Tu che generasti, o purissima, la gioia inesprimibile, rendici tutti partecipi dell’eterna gioia, Vergine sposa di Dio, rifugio e fortezza di quanti a te piamente gridano: Non dimenticare i tuoi servi, Madre di Dio Maria.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4.

Colui che prima era puntiglioso fautore del male, divenne maestro verace della Chiesa; il ministro dell’inganno degli idoli, divenne gran sacerdote della fede; e colui che era dissoluto diventò temperante grazie a una vergine venerabile. Per le preghiere di entrambi, salvaci, Signore.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Come cantare la tua grazia e la grande provvidenza che ogni giorno chiaramente dimostri a me, indegno tuo servo? Come esprimere la tua bontà e i tanti modi con cui mi governi? Tu dunque continua sempre ad assistermi, liberandomi da ogni male, in vita e in morte, o venerabile.

Stavrotheotokìon, stessa melodia.

Vedendoti inchiodato alla croce, Gesù, mentre volontariamente accettavi la passione, o Sovrano, la Vergine e Madre tua gridava: Figlio, Figlio dolcissimo, come dunque tu, il medico, sopporti ingiustamente le ferite? Tu che sani l’infermità dei mortali e strappi tutti alla corruzione, nella tua amorosa compassione!

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 1 Ottobre- Memoria del santo apostolo Anania, uno dei Settanta e del beato nostro padre Romano il melode

1 Ottobre

Memoria del santo apostolo Anania, uno dei Settanta e del beato nostro padre Romano il melode.

Al Mattutino.

Apolytìkion dell’apostolo. Tono 3.

Santo apostolo Anania, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del santo. Tono pl. 4.

In te, padre, fu perfettamente custodita l’immagine di Dio, perché tu, prendendo la croce, seguisti Cristo e coi fatti insegnasti a trascurare la carne perché passa e a darsi cura dell’anima, realtà immortale: perciò con gli angeli esulta il tuo spirito, o beato Romano.

Dopo la solita sticologìa, si leggono i canoni, uno dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Il canone dell’apostolo. Acrostico senza Theotokìa: Sia glorificata la fama di Anania. Del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraversando l’umido.

Apriamo la bocca alla lode, rischiariamo la lingua, fedeli tutti, nella memoria del sommo pastore Anania e con lui cantiamo al nostro Dio.

A Cristo, sposo immacolato, Anania condusse la Chiesa, l’incontaminata sposa con cui al nostro Dio splendidamente cantiamo.

Essendo antico discepolo, il nuovo allievo guidasti al recupero della vista e canti: Al nostro Dio cantiamo.

Theotokìon. Le schiere di angeli e mortali ti lodano senza posa, Madre senza nozze, poiché portasti il loro Creatore come bimbo nelle tue braccia.

Canone del beato.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Mandaci dal cielo raggi luminosi con le tue preghiere, o sapiente divino Romano, affinché celebriamo con canti la tua sacra memoria.

Offrendoti dalla giovinezza tutto a Cristo, lo seguisti e il tuo intelletto fu illuminato dall’alto con fulgori luminosi, o Romano.

Adornato dalla bellezza del santo Spirito che tutto compie, come stella luminosa nel fulgore delle virtù, ti mostrasti ai confini del mondo, o sapiente Romano.

Theotokìon. Da te provenne ineffabilmente negli ultimi tempi il Verbo di Dio coeterno e rinnovò il primo uomo Adamo, caduto nella corruzione.

Dell’Apostolo. Ode 3. Tu sei sostegno.

Seguendo i precetti del tuo Maestro, divenisti fosti sommo sacerdote e vittima, o apostolo.

Con le tue intercessioni propiziatorie, rendi propizio il Salvatore ai tuoi cantori, Anania apostolo.

Tutta l’ira del diavolo per te legò il Dio, apparendo nella luce inaccessibile, oscurando il volto.

Theotokìon. Tutti noi cristiani abbiamo te rifugio e nostro muro, perciò ti glorifichiamo senza sosta, o lodatissima.

Del beato. Non c’è santo come te.

Il tuo intelletto, sapiente Romano, divenne dimora della Trinità santa, piamente colmato di vera conoscenza e sgorgante insegnamenti divini.

La tua preziosa lingua fece scaturire fonti fluenti, celebrando le cose divine e rivelandoci chiaramente la nascita ineffabile di Cristo dalla Vergine.

Ecco, con i tuoi sapienti discorsi e dolci melodie nutri copiosamente le nostre menti e le colmi di divina dolcezza, o Romano di senno divino.

Theotokìon. Superi tutti gli eserciti superni, o Vergine, poiché concepisti in grembo il loro Creatore, il Figlio di Dio e generando resti sempre vergine.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore, mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kathisma. Dell’apostolo.

Tono 1. I soldati a guardia.

Ti rivelasti partecipe della passione di Cristo, apostolo sapiente e veggente del Verbo; bevendo infatti il calice, hai concluso nel sangue. Ma essendo suo erede sullo stesso trono, supplicalo, come filantropo, per la pace del mondo.

Gloria. Del beato. Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Dogmatizzando nel mondo come consustanziale il Verbo coeterno al Padre e allo Spirito, illuminasti davvero i fedeli e abbattendo le grida beffarde delle eresie stai presso il Signore implorando per noi, tuoi cantori, o prodigioso Romano.

E ora. Theotokìon.

Il Dio e Signore da te incarnato per noi, corrotti nei peccati, implora on fervore d’aver pietà di noi e allontanare la sua ira e collera, o venerabile da quanti con fede onorano e celebrano senza sosta la tua autorità e potere.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo appeso volontariamente in croce tra due ladroni te, Cristo, la tua Madre, con le viscere maternamente dilaniate, diceva: Figlio senza peccato, come stai ingiustamente in croce come un criminale, volendo vivificare la stirpe degli uomini, come più che buono?

Dell’apostolo. Ode 4. Ho udito, Signore.

Educato da te, Cristo, l’illustre Anania da atleta vinse la morte e ottenne da te ricompensa.

Fosti discepolo del Verbo perseguitato, o illustre Anania e maestro di colui che perseguitava la fede divina.

A Saul accecato il Signore rivelò te, nascosto e ti mostrò strumento della sua guarigione, o Anania.

Theotokìon. Supplica il Dio che concepisti, o Vergine, di liberare da ogni difficoltà tutti i tuoi cantori.

Del beato. Cristo, mia forza.

Divenisti ricettacolo del divino Spirito e bocca rovente risuonante divine melodie e addolcisci le anime dei tuoi cantori, o Romano.

Eri come lira e cetra sovraceleste, attirando ogni mente con i tuoi racconti e dolci melodie.

La grazia dello Spirito che tutto compie ispirò e dimorò nella tua santa anima, o illustrissimo e ti rese ricettacolo divino e sapiente.

Theotokìon. Il serpente versò veleno nelle orecchie della progenitrice, ma la Pura lo rigettò alla voce dell’arcangelo, concependo e generando Cristo.

Dell’apostolo. Ode 5. Perché mi hai abbandonato.

Ti mostrò porto divino per quanti sono nella bufera la fonte inesauribile; la luce inaccessibile ti rese splendore per gli ottenebrati, beato Anania, come discepolo di colui che benevolmente in te riposa.

Colui che vede le cose nascoste e sa tutto prima della nascita mostrò a te, che ti nascondevi, il sole ignorato, un tempo persecutore, ma poco dopo difensore di quella verità da lui devastata.

Il fine del tuo avvento è la tua ineffabile economia, poiché con essa, o Redentore, la tremenda morte fu annientata. Perciò Anania, come vincitore e gerarca, per te viene sgozzato esultando.

Theotokìon. Tutte le generazioni degli uomini ti dicono beata, o Pura, poiché concepisti il Creatore di tutti e Signore e i capischiera intelligibili degli incorporei come Madre di Dio ti glorificano.

Del beato. Col tuo divino fulgore.

Avendoti trovato dimora splendidissima e scrigno purissimo del Paràclito, la grazia ti rese dimora sfolgorante di luce e dimorò in te, o sapiente Romano.

Colei che generò il Figlio di Dio incarnato, la sempre Vergine illuminò realmente la tua anima e riempì il tuo intelletto di divina conoscenza, visitandoti di notte.

Con le scritture dei tuoi sacri discorsi, o illustre, apparisti pane per tutti dolcissimo saziando tutti, illuminando l’intelletto di tutti e tutti istruendo nella scienza salvifica.

Theotokìon. Tu che generasti la luce, il Verbo del Padre eterno, o Pura, con le tue suppliche luminose illumina il mio pensiero e allontana la tenebra dalla mia anima, o purissima Sovrana.

Dell’apostolo. Ode 6. Perdonami, Signore.

Imparando ad adorare Dio vivente, o sacratissimo e sciogliendo l’articolata malizia degli insensati, insegnasti, o Anania, a venerare la Divinità trisipostatica.

Ricevendo nelle tue mani, o Anania, il timone della Chiesa, seguivi Cristo nocchiero, o apostolo e la guidasti nello Spirito come una nave divina.

Plasmando subito il vaso della tua giustissima elezione, o Sovrano, lo rivelasti al tuo glorioso discepolo mentre pregava, ordinandogli di indirizzarlo sulla retta via.

Theotokìon. Come arca animata contenesti il Legislatore, come santo tempio accogliesti il santo, divenuto uomo per il bene degli uomini, o Madre Vergine.

Del beato. Vedendo il mare della vita.

Riempito di illuminazione e sollevato all’altezza dei beni divini, disprezzasti tutte le cose terrene e divenisti colonna celeste e astro della pietà.

Facesti appassire gli appetiti della carne e adornasti la tua anima con raggi di luminosissima purezza e ti cingesti con bellezza di amabile ornamento di virtù.

Odiando la delizia temporanea, vana e corrotta che passa, permanendo senza sosta nella Chiesa della Purissima, santificasti il tuo intelletto, la tua anima e la tua carne, o ammirabile.

Theotokìon. Tutti i profeti prevedendo splendidamente la tua futura e finale castissima nascita sulla terra, o Cristo, chiaramente i divini veggenti la preannunziarono.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontakion dell’apostolo.

Tono 2. Tomba e morte.

Tu, fervidissimo protettore con la tua intercessione, tu che sollecito esaudisci chi ti prega, accogli, Anania, la nostra supplica e implora perché abbia pietà di noi Cristo, il solo glorificato nel santuario.

Ikos.

Con lo splendore della tua illuminazione, purificami, mio Salvatore, dal buio e indurimento del mio cuore, dammi una parola per celebrare con coscienza pura le virtù divinamente splendenti dell’apostolo e le lotte del beato: poiché tu sei fonte di sapienza e donatore buono, o compassionevolissimo; rendi dunque chiara la mia lingua, accogli il mio inno di lode, tu che sei il solo glorificato nel santuario.

Sinassario.

Il primo di questo mese memoria del santo apostolo Anania.

Stichi. Gli empi scaraventano sulle pietre Anania, che non vuole assolutamente dare culto alle pietre. Fu lapidato Anania il primo giorno.

Lo stesso giorno, memoria del santo padre nostro Romano, compositore di kontàkia.

Stichi. Un tempo Romano cantava il Dio Verbo e ora con noi e con gli angeli lo inneggia.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Michele dal monastero Zovi e dei suoi compagni, trentasei santi monaci martirizzati nell’eparchia di Sebastopoli.

Stichi. Tagliato Michele con i tredici discepoli, si unirono al coro dei monaci martiri.

Lo stesso giorno memoria di sei santi monaci martiri che perirono di spada.

Stichi. Sei compagni martiri arrossarono i loro mandìas con i supplizi delle spade.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Domnino.

Stichi. Sopportando tremenda frantumazione di ossa, Domnino svergogna le astuzie di satana.

Il beato Giovanni Kukuzelis dal dolce canto, che fu asceta sui monti della Meghisti Lavra dell’Athos, termina in pace.

Il beato Gregorio il domestico, che fu asceta nella stessa Meghisti Lavra dell’Athos e ricevette dalla Madre di Dio una moneta d’oro, termina in pace.

Per le preghiere dei tuoi santi, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dell’apostolo. Ode 7. Un tempo a Babilonia.

Il gregge da Dio eletto suoni sapientemente con tromba armoniosa i supplizi del pastore Anania, cantando a Cristo, principe dei pastori: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

La venerabile Chiesa ti glorifichi, o Anania, discepolo di Dio e venerato gerarca martire della divina passione, esclamando a Cristo: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Nascosto non per paura della morte, ma per affetto del gregge, vedendo il lupo ammansito come agnello, acclamavi: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Incarnato da grembo verginale, ti mostrasti per la nostra salvezza, o Cristo, perciò conoscendo tua Madre come Genitrice di Dio, piamente acclamiamo: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Del beato. I fanciulli a Babilonia.

Avevi, o ispirato da Dio, la Madre di Dio Maria come maestra per istruirti, insegnarti ed esortarti a cantare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Il suono delle tue parole riempì l’ecumène e preparò gli uomini a cantare dolcemente a Cristo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Splendesti nel mondo come sole luminosissimo, o Romano e come torcia che illumina quanti acclamano con fede: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Ora ti dicono beata tutte le generazioni di uomini, madre di Dio pura, come predicesti e con fede ti magnificano: Benedetto, o purissima, il frutto del tuo grembo.

Dell’apostolo. Ode 8. Follemente il tiranno.

Insolito riteneva il glorioso Anania il potere che rapì il distruttore del tuo gregge, o Sovrano, il suo ineffabile passaggio al coro pastorale, perciò esultante acclamava: Benedite, fanciulli, sacerdoti, lodate, popoli, esaltate Cristo per tutti i secoli.

Si rallegri oggi la tua insigne e beatissima città ed esulti nello spirito, ottenendo a tua protezione, o glorioso; e ringraziando il Salvatore gridi: Benedite, fanciulli, sacerdoti, lodate, popoli, esaltate Cristo per tutti i secoli.

O Anania venerabile, predicasti a Saul con precetto vivificante, la potenza illuminante del Contemplato e guaristi la sua cecità imponendogli le tue mani guaritrici e gettando come scaglie le squame del serpente gridando: Esaltate Cristo nei secoli.

Theotokìon. Tu santissima Sovrana, che salvi dai pericoli e soccorri tutti gli afflitti, abbi pietà di me, che sono caduto e rialzami, aiutandomi prima della fine, affinché non mi avvolga la notte della morte nel sonno e così debitamente ti glorifichi nei secoli.

Del beato. Per obbedire.

Respingendo ogni dolcezza, delizia e gloria del mondo, elevasti l’anima ai cori superni e alle loro glorie e splendori, o sapiente, alle bellezze ineffabili, alle dimore di lassù, alla luce della tearchia acclamando: Ti esaltiamo, o Cristo, nei secoli.

Acceso da divina brama, stabilisti ascensioni nel tuo cuore e avevi la condotta degli incorporei in un corpo, imitando le schiere degli angeli, o sapiente, bramavi nel mondo le loro melodie con fede acclamando, o Romano: Ti esaltiamo, o Cristo, nei secoli.

Con l’elevatezza delle tue divine e dolcissime parole, beatissimo Romano, addolcisci e allieti le menti di tutti gli uomini come ricco dispensiere e illumini con purezza insegnando a gridare: Inneggiate al Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

Theotokìon. Con l’uguaglianza con Dio ingannandomi il malignissimo serpente, assassino dei mortali, mi rapì come schiavo alla delizia del paradiso; ma incarnandosi dalla Vergine Maria, venne e mi levò in alto divinizzandomi il Sovrano per natura, il Figlio di Dio, che sovresaltiamolo per tutti i secoli.

Irmòs. Per obbedire alla legge dei loro padri, i nobili fanciulli affrontarono la morte e disprezzarono l’ordine insensato del re di Babilonia; insieme, nel fuoco che non poteva consumarli, cantarono degnamente la lode dell’Onnipotente: Opere tutte del Signore, cantate al Signore, esaltatelo in tutti i secoli.

Ode 9. A te, Madre di Dio.

Disperdesti la tenebra dell’ignoranza e facesti risplendere realmente la luce trisipostatica a Damasco, o illustre; come padre amoroso verso i figli e benevolo principe dei pastori custodiscila dunque nell’ortodossia.

Celebrando questa festa annuale, venite splendendo di fulgida dignità spirituale, cantiamo la virtù triluminosa dell’adorata Trinità e del predicatore Anania.

La tua dignità supera supera tutti gli uomini, beato Anania! Poiché come discepolo amavi, come pastore ti riposasti e come atleta con Cristo fosti glorificato, splendente delle corone del martirio.

Theotokìon. O Purissima incontaminata, scrigno di profumo, chiedi al Cristo che generasti di donare all’imperatore trofei e al tuo popolo liberazione dal giogo della schiavitù, poiché senza sosta ti magnifichiamo.

Del beato. Ogni lingua esita.

Ti unisti, o glorioso, ai cori superni degli incorporei, dov’è letizia ineffabile e delizia eterna, dov’è luce e gioia della tearchia e la gioia, dov’è ineffabile gloria, o beatissimo.

Dimorando con i giusti nella divina gloria di Dio, contempli la dolcezza ineffabile di quel luogo, contempli la delizia senza fine, contempli le bellezze realmente gradevoli dei cieli, o sapiente, contempli i cori dei patriarchi, o glorioso Romano.

Con le tue preghiere, o sapiente in Dio Romano, libera dai pericoli quanti celebrano con fede la tua luminosa memoria e da ogni danno e malvagità dello straniero e falli degni di ottenere la gloria celeste e il regno superno, o beatissimo.

Impreziosito e adorno dalla bellezza insuperabile della Trinità, divinamente ispirato, risplendi e stai con esultanza presso il tuo Creatore e Dio, dov’è la voce dei festanti, o glorioso Romano.

Theotokìon. Per l’antica caduta, Vergine Madre di Dio, la stirpe plasmata al principio divenne schiava e sottomessa alla passione del peccato; ma il buonissimo Dio nato da te la richiamò a sé per compassione.

Irmòs. Ogni lingua esita a pronunciare le tue lodi e lo spirito più celeste è preso dalla vertigine nel cantarti; ma tu, Madre di Dio, nella tua bontà accetta l’omaggio della nostra fede e lo slancio del nostro amore che sale a te; poiché tu sei la protettrice del popolo cristiano e noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion dell’apostolo.

Con i discepoli conveniamo.

Tu che eri antico discepolo di Cristo, o Anania, al nuovo discepolo, il divino Paolo, rechi il decreto che gli ridona la vista: perciò con lui ti celebriamo come gerarca divinamente ispirato, come apostolo divino, come vero martire e predicatore divino e fervidissimo intercessore per tutta l’ecumène.

Del santo e Theotokìon, uguale.

Con canti divinamente ispirati illustravi, o beato, l’ineffabile economia divina del Cristo e di inni coronavi tutti i santi, o Romano; con loro splendidamente inneggiasti la pura Vergine, la vera Madre di Dio, padre sapientissimo: stando con lei presso la Trinità, ricordati di noi.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Dell’apostolo. Tono pl. 4. Di Anatolio.

Discepolo del Salvatore, glorioso sommo sacerdote, vanto dei martiri, Anania, astro splendidissimo, protettore della nostra città, supplica intensamente perché il tuo gregge sia liberato dai pericoli e siano salvate le nostre anime.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Respingi lontano dal mio povero cuore, o buona e purissima, le inclinazioni che mi allontanano dal tuo Figlio buono; e il perfido leone ruggente che cerca di divorarmi, il serpente ingannatore, il malvagio drago tortuoso, fallo a pezzi sotto i miei piedi con il tuo potere.

Oppure stavrotheotokìon. Autòmelo.

O straordinario prodigio! O nuovo mistero! O terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie partorì con tremendo parto; e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino della Domenica dei Padri del 7 Concilio Ecumenico (la prima Domenica fra l’11 e il 17 ottobre)

Domenica dei Padri del 7 Concilio Ecumenico

(La Prima Domenica Tra 11 e 17 ottobre)

Al Mattutino.

Apolytìkion anastàsimo.

Gloria. Dei padri. Tono pl. 4.

Gloriosissimo sei tu, Cristo nostro Dio, che hai stabilito come astri sulla terra i nostri padri e per loro ci hai guidati tutti alla vera fede; misericordiosissimo, gloria a te.

E ora. Theotokìon. Tono pl. 4.

Tu che per noi sei nato dalla Vergine e ti sei sottoposto alla crocifissione, o buono, con la morte hai spogliato la morte e come Dio hai manifestato la risurrezione, non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato, mostra, o misericordioso, la tua filantropia: accogli, mentre intercede per noi, la Madre di Dio che ti ha partorito e salva, o Salvatore nostro, il popolo che non ha più speranza.

La solita lettura del salterio, ma al posto dell’Amomos (salmo 118), recitiamo il Polyèleos, quindi i kathìsmata anastàsima e il resto come al solito.

Quindi recitiamo i canoni dell’oktòichos e quello dei santi padri, ripetendo in quest’ultimo i tropari per averne sei a ciascuna ode. Il canone dei santi, poema di Teofane, ha l’acrostico: Io canto il settimo concilio dei padri.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Adesso che desidero celebrare il settimo concilio concedi, Signore, i sette doni del Paràclito, che insieme conferiranno la sapienza con lingue di fuoco per zittire le chiacchiere degli empi.

Dal principio si impose il numero sette: lo troviamo prefigurato nel riposo assoluto della divina creazione il settimo giorno e di tutte le eresie proprio il settimo concilio ha visto la fine.

Sconfiggendo già a Nicea una prima volta Ario, nemico di Dio, con la verga pastorale dei dogmi ortodossi, i padri guidarono la Chiesa e ora nella stessa città la loro alleanza ha svergognato gli iconoclasti.

Theotokìon. Come i padri piamente insegnarono, confessiamo con fede che il grembo della Vergine, senza doglie, partorì nella carne l’Incorporeo e veneriamo la sua immagine di cui riproduciamo i tratti, baciandola con rispetto.

Ode 3. Tu che in principio.

I divini pastori del gregge, ricevuta da Cristo la rivelazione che la sua Chiesa indivisa non verrà meno, cacciarono da essa, come settari dell’anticristo, quanti volevano farla vacillare.

Attingendo alla fonte della salvezza, l’assemblea dei padri ha ripulito i torrenti torbidi e fangosi; così il popolo di Cristo, assetato, può bere ai flutti dei loro puri insegnamenti.

Nell’illustre città di Nicea, contro i detestabili iconoclasti, si tenne il settimo Concilio degli amici di Cristo, dei quali gli imperatori Costantino e Irene si fecero difensori.

Theotokìon. Vadano al fuoco eterno gli empi che rifiutano di venerare la venerabile icona della Madre di Dio e riconoscere che essa umanamente e divinamente generò Cristo.

Kathisma. Tono 4. Presto intervieni.

Per il mondo, beati padri, diveniste chiaramente fiaccole risplendenti di verità, consumando le bestemmie dei loquaci eretici, estinguendo i turbinii fiammeggianti delle dottrine empie; perciò, o gerarchi di Cristo, pregate per la nostra salvezza.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Vieni presto in nostro aiuto,Vergine Madre pura, liberaci dai nemici che ti bestemmiano e non vogliono venerarti; interrompi lo sproloquio delle eresie, si sappia che l’unica Madre di Dio sei tu, che salvi tutti i veri fedeli con la tua divina intercessione.

Ode 4. Tu sei mio vigore.

I venerabili padri, possedendo come lancia e spada la parola di Dio, uccisero col segno della croce tutti gli empi nemici che rifiutavano di venerare le icone di Cristo, della Madre di Dio e di tutti i santi.

Come a Gerico le sette trombe fecero crollare le mura al settimo giro, così i concili in numero di sette precipitarono nelle tenebre dell’inferno tutta l’orda sollevata contro Dio, alla settima assemblea delle armoniose trombe dello Spirito.

Mostrando la resistenza dei fanciulli e come Elia ardenti di zelo per Dio, i padri radunati annientarono i sacerdoti dell’infamia, insegnando poi, in piena libertà, a venerare con affetto l’icona di Cristo.

Theotokìon. Tu sei mia speranza, o Purissima, mio canto, mio porto, mio timone; ignara d’uomo generasti Dio incarnato, Verbo del Padre; fortificato così dal tuo potere, senza nessuna esitazione venero la tua icona.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Nell’elevazione del loro pensiero, i venerabili padri, deliberando, anatemizzarono gli iconoclasti come pensatori estranei, poi decretarono necessario dare culto all’icona di Cristo.

Ecco il tempo della gioia, ecco il giorno della salvezza; rallegriamoci dunque e con gioia chiediamo a Cristo: per l’intercessione dei padri del settimo concilio donaci la pace, o filantropo.

Theotokìon. Dalla Vergine nasce il Figlio di Dio senza mutamento, assumendo, per le sue viscere misericordiose, come sua l’umanità; in questa forma si lascia vedere circoscritto l’incircoscritto per natura.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Stillino i monti dolcezza e gioia, poiché è stata rifiutata la moltitudine degli eretici, che diffondeva l’amaro veleno, il rifiuto delle sante icone.

Festeggino concordi, cielo e terra, la magnificenza della figlia di Dio, poiché è cresciuta rovesciando coloro che volevano abbassarla.

Theotokìon. Il Figlio dal principio generato dal Padre senza madre, senza padre nacque divinamente da una Madre e mi ha rinnovato; perciò venero, raffigurandoli, la partoriente e il partorito.

Kontàkion. Tono pl. 2. Rifiutando di venerare.

Il Figlio che ineffabilmente rifulge dal Padre, è nato da donna, duplice nella natura: conoscendolo, non rifiutiamo l’effige della sua figura, ma piamente rappresentandola, la veneriamo con fede; la Chiesa dunque, attenendosi alla fede ortodossa, bacia l’icona dell’incarnazione di Cristo.

Ikos.

Dio misericordiosissimo, volendo sempre tener desto in noi il perfetto ricordo della sua incarnazione, lasciò questo modello agli uomini per rappresentare con la pittura delle icone l’immagine da venerare, affinché, avendola sotto gli occhi, crediamo ciò che appunto abbiamo sentito dai discorsi, conoscendo chiaramente l’opera e il nome, la figura e le lotte dei santi uomini e Cristo datore di corone, che consegna la corona ai santi lottatori e martiri; grazie ad essi la Chiesa, possedendo ora più chiaramente la vera fede, bacia l’icona dell’incarnazione di Cristo.

Sinassario.

In questo giorno celebriamo la memoria dei santi e celebrati padri riuniti a Nicea per la seconda volta, al tempo dei pii imperatori amici di Cristo Costantino e Irene, contro coloro che con empia ignoranza e sconsideratezza dicono che la Chiesa di Dio è idolatra e rifiutano le sacre e sante icone.

Stichi. I tuoi difensori, o Verbo, armati soltanto della loro predicazione, cacciano gli avversari delle sante icone.

Per le preghiere dei santi padri, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Gli eresiarchi furono vinti dai dogmi degli uomini di Dio, che rettamente accordarono la venerazione dei modelli agli archetipi, come disse Basilio il grande. Benedetto il Dio dei nostri padri.

Ecco che i templi splendono di bellezza, ornati di icone luminose; perciò nelle chiese tutto il mondo canta con coloro che salmeggiano al più bello tra i figli degli uomini, il benedetto Dio dei nostri padri.

La luce è sorta, via la tenebra, lontano gli empi; perciò l’universo, colmo di luce, canta a Cristo, fonte di luce e grida con gioia: benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. La Sovrana purissima, la sola da cui ognuno spera salvezza, la tremenda Genitrice di Cristo, re dei re, portandolo come bimbo fra le braccia, anche in immagine è venerata, come dissero i padri.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Ottimamente l’assemblea dei padri prescrive a quanti onorano Dio la tradizionale venerazione e raffigurazione della sacra icona di Cristo. E noi, come figli devoti, docilmente festeggiamo la memoria annuale e con affetto baciamo l’icona di Cristo.

Sette volte pensatori orgogliosi tentarono di piegare i piccoli e arrestare lo slancio degli amici della virtù con gli ostacoli che ponevano alle loro sante pratiche; ma i padri del settimo concilio, riuniti a Nicea, ridussero finalmente più di sette volte le loro presunzioni orgogliose.

Come frecce di bimbi, secondo il salmo, furono per coloro che conservavano l’antica fede, i colpi portati dagli spiriti puerili; e per divina potenza si estinsero le numerose voci di chi bestemmiava contro il cielo; tutto il mondo riconosce ormai che il Padre, il Figlio e lo Spirito sono uno, Dio e causa di tutto.

Theotokìon. Per misericordia il Creatore si degnò di prender forma nelle tue caste viscere come bambino; anche dopo il parto, o Vergine, serbò la tua perfetta purezza e purificò la sua immagine insozzata dal peccato; per questo le icone rappresentano con te il Dio per natura che assunse la natura dei mortali.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Re grande dell’universo, Sovrano onnipotente, che reggi il mondo con la tua forza e il tuo volere, inafferrabile unico Dio, fortifica la tua Chiesa e custodiscila nell’ortodossia, per l’intercessione degli illustri padri, che condannarono l’eresia.

In terra meritaste grandi onori, o padri dai celesti pensieri, voi che veneraste con affetto l’icona di Cristo; deponendo ora l’ombra e il velo della carne, gioite di grandi onori, vedendolo faccia a faccia.

Infrangi la forza e l’audacia delle falangi barbariche, che per nostro castigo, ci aizzasti contro; combatti con i fedeli, che in te sperano, per l’intercessione dei padri la cui memoria festeggiamo.

Theotokìon. Né il sublime spirito degli angeli, né quello dei mortali possono cogliere in nessun modo il mistero del tuo parto prodigioso, avendo concepito soprannaturalmente Dio nella carne: per questo, Madre di Dio, vedendoti con lui, raffigurandoti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Padri dalla mente celeste, riuniti nel settimo concilio, rivolgete alla Trinità una supplica intensa, perché siano liberati da ogni eresia e dalla condanna eterna e raggiungano il regno dei cieli, quanti festeggiano la vostra divina sinassi.

Theotokìon, stessa melodia.

Per intercessione della Madre tua e dei padri riuniti nei sette concili, o Signore più che buono, conferma la Chiesa, rafforza la fede e rendi tutti partecipi del regno dei cieli quando verrai sulla terra per giudicare tutto il creato.

Alle lodi cantiamo 4 stichirà anastàsima e 3 prosòmia dei padri, ripetendo il primo.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Esercitando insieme tutta la scienza dell’anima ed esaminato col divino Spirito il celeste e sacro simbolo, i venerabili padri lo stesero con divina scrittura; in esso insegnano con tutta chiarezza che il Verbo, come il Genitore, non ha principio ed è in tutta verità a lui consustanziale: e visibilmente seguono, questi uomini illustri, davvero felicissimi e di senno divino, le dottrine degli apostoli (2).

Stico. Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri e degno di lode e glorificato è il tuo nome nei secoli.

Accogliendo tutto lo splendore intelligibile del santo Spirito, gli araldi di Cristo espressero, per divina ispirazione, l’oracolo tutto soprannaturale, breve per parole, grande per intelligenza, difendendo, quei beati, le dottrine evangeliche; e abbracciando di nuovo le pie tradizioni, illuminàti, chiaramente esposero la rivelazione che ne deriva, la fede insegnata da Dio.

Stico. Riunite davanti a lui i suoi santi, che hanno stabilito l’alleanza con lui sui sacrifici.

Riunita insieme tutta l’esperienza pastorale e mossi a giustissimo sdegno, ben giustamente i divini pastori, come sincerissimi servi di Cristo e santissimi iniziati al divino annuncio, scacciarono i lupi feroci e distruttori, colpendo con la fionda dello Spirito quanti dalla pienezza della Chiesa erano caduti come nella morte, come malati di morbo inguaribile.

Gloria. Dei padri. Tono pl. 4.

Il coro dei santi padri, accorso dai confini dell’ecumène, proclamò l’unica essenza e natura del Padre, del Figlio e del santo Spirito e trasmise con chiarezza alla Chiesa il mistero della teologia. Celebrandoli con fede, proclamiamoli beati, dicendo: O divino accampamento, soldati ispirati dello schieramento del Signore; astri dalle molte luci del firmamento spirituale; torri indistruttibili della mistica Sion; olezzanti fiori del paradiso; bocche tutte d’oro del Verbo; vanto di Nicea; fregio di tutta la terra: pregate con fervore per le nostre anime.

E ora. Sei più che benedetta.

Grande dossologia e congedo.

Alla Liturgia i typikà, le beatitudini del tono e le odi 3 e 6 del canone dei padri.

Kinonikòn. Il giusto sarà ricordato in eterno. Alliluia.

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Mattutino del 30 Settembre- Memoria del santo ieromartire Gregorio della Grande Armenia

30 Settembre

Memoria del santo ieromartire Gregorio della Grande Armenia.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità, lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Gregorio; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

La solita sticologia e i canoni dell’Oktòichos e del santo. Acròstico: Canto te, martire e vigile pastore. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Come i cavalieri.

Stando incoronato presso la Trinità veneratissima, come vigile pastore, come sacro martire, addormenta con le tue suppliche le immagini oscure delle passioni di me che ti lodo, o beato Gregorio.

L’astro senza tramonto, il grande gerarca, il pastore dalle molte lotte, l’esperto negli agoni, il vanto dell’Armenia chiama oggi i fedeli al banchetto; riunendoci diciamolo beato.

Riempito delle acque vivificanti dello Spirito, sorgesti come fiume dall’Eden spirituale, irrigando il volto della Chiesa e prosciugando il mare della follia idolatrica, o beato Gregorio.

Theotokìon. Rafforzate dalla croce dell’incarnato da te, o Purissima, rifulgendo per i bagliori della verginità e per il sangue del martirio, seguendo te, o Vergine, le donne lottarono con vigore e offrirono se stesse a lui.

Ode 3. Poiché la sterile

Con gli schiaffi delle tue fatiche spezzi le mascelle dei leoni e con i rivi del sangue anneghi la sporcizia dei demòni e abbatti alla radice le steli dell’idolatria, o ammirabile.

Né il prolungamento dei supplizi, né le terribili torture, né la lunga prigionia nella fossa oscurissima fecero rivoltare il tuo forte animo, o martire ammirabile.

Non hai dato sonno ai tuoi occhi, o martire, finché non hai reso figli del giorno quanti erano vinti dal sonno della malvagità pagana, acclamando: Santo sei tu, Signore.

Theotokìon. La martire Ripsima, conoscendo te, fanciulla, come unica Madre Vergine, fu affascinata dalle tue bellezze e seguendoti, offrì sé stessa a Cristo, rifulgendo nelle lotte.

Irmòs. Poiché la sterile Chiesa delle genti ha generato e la sinagoga ricca di figli si è inaridita, al nostro Dio, prodigioso, gridiamo: Santo sei tu, Signore.

Kàthisma.

Tono 3. La confessione della fede.

O glorioso martire, con il vigile sguardo della mente splendevi conformemente al nome e sopportando la passione per Cristo, vegliavi senza sosta in preghiera, perciò hai ricevuto come gerarca, attraverso il sangue, ricompensa per entrambi, o beatissimo Gregorio.

E ora. Theotokìon.

Divenisti divina dimora del Verbo, o purissima Vergine Madre, superando gli angeli in purezza; purifica anche me, più di tutti macchiato dai peccati della carne, con le divine acque della tua supplica, donandomi la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella purissima del Verbo, Vergine Madre incorrotta, vedendo appeso sulla croce colui che è sorto da lei senza doglie, facendo lamenti gridava: Ahimè, mio Figlio! Come patisci volendo liberare l’uomo dalla vergogna delle passioni?

Ode 4. Colui che siede.

Il Signore altissimo ti innalzò gloriosamente all’altezza gloriosa del martirio, o glorioso, poiché raffigurasti con esultanza la sua passione, o ieromartire, acclamando: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Con divina potenza abbattesti il nemico ateo, che corrompeva tutta la terra degli armeni e splendendo come astro, illuminasti quanti giacevano nella tenebra della vanità, o sapiente Gregorio.

Con i tuoi divini insegnamenti, o Gregorio, portasti al tuo Creatore il talento assai moltiplicato per quanti furono salvati e ricevesti da lui l’eredità eterna, il regno dei cieli e l’illuminazione.

Theotokìon. Le giovani vergini che lottarono con Ripsima ti amavano come splendida, come preziosa, come bella e seguendoti, Madre Vergine Maria, esultanti offrirono se stesse a tuo Figlio.

Ode 5. Tu, Signore.

Hai chiaramente visto un segno cruciforme, che, splendido come luce, dileguava la tenebra dell’idolatria, rendendo i fedeli figli della luce.

Tu, che per molti anni vivesti con le belve in una fossa profonda, fosti salvato da Dio, perché con la luce del divino Verbo volevi illuminare gli insensati.

Lottando come un martire fosti incoronato come vincitore e unto col myron della gerarchia, ungesti popoli, liberandoli dall’inganno malvagio, o Gregorio.

Theotokìon. Le vergini che sentirono il profumo del myron del Verbo sorto da te, purissima Vergine, con la passione atletica furono gradite a Dio esultando.

Ode 6. Prefigurando la tua sepoltura.

Col potere del tuo verbo furono spezzati e abbattuti i templi indeboliti dei demòni e si rinvigorirono i cuori dei fedeli nell’amore di Dio.

Come un agnello legato, hai portato a Dio Tiridàto, che prima era lupo selvaggio e ora è salvo per la grande ricchezza della misericordia di Dio.

Servendoti di insegnamenti ortodossi, o gerarca, come pastore e seguace del vero Pastore, o Gregorio rivelasti agli eretici la via divina.

Theotokìon. Conoscendo la crocifissione di colui che si era incarnato da te, Theotòkos, Ripsima si crocifisse con lui come agnella col suo pastore, come sacrificio puro a Dio.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, Giona profeta gridava supplicando dal ventre del pesce: Dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Kontàkion. Tono 2. Gli araldi sicuri.

Cantiamo oggi tutti inni e canti di lode al glorioso gerarca Gregorio come atleta della verità, pastore e vigile guida, illuminatore di tutto il mondo, poiché prega Cristo per la nostra salvezza.

Ikos.

Inneggiamo con canti, fedeli, questo illustre fra gli atleti, il pastore e maestro dell’Armenia e onoriamo con divine lodi la sua memoria, poiché annientò la tenebra dei vani idoli e con loro abbatté l’azione dei demòni; perciò con animo forte e con la grazia sopportò le pene e prega Cristo per la nostra salvezza.

Sinassario.

Il 30 di questo mese memoria del santo ieromartire Gregorio della grande Armenia.

Stichi. Conoscendo il vigilate del Verbo di Dio, ti rivelasti vigilante chiamato da Dio. Il giorno 30 morì Gregorio della grande Armenia.

Lo stesso giorno memoria delle sante martiri Ripsima e Gaiana e delle altre trentadue venerabili martiri donne e vergini.

Stichi. Ripsima non sentiva affatto i dolori del taglio delle spade, poiché in cambio otteneva innumerevoli corone. Gaiana, prima incoronata per l’ascesi, ora è incoronata per il supplizio della spada. La trina decina di martiri ti adora, Trinità, per te morendo insieme coraggiosamente di spada.

Lo stesso giorno, memoria dei santi settanta martiri decapitati con santa Ripsima e memoria delle due venerabili donne.

Stichi. I settanta uomini uccisi dalla spada erano pronti a morire anche più volte se necessario. La spada, dilaniando due donne cresciute nelle virtù, le abbellisce col martirio.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Stratonico.

Stichi. Morendo di spada, Stratonico vinse da solo l’intero esercito dei demòni.

Lo stesso giorno il santo martire Mardonio perì bruciato con carboni sull’ombelico.

Stichi. Dal segno della bruciatura che aveva sull’ombelico si è conosciuta la passione subìta da Mardonio.

Lo stesso giorno mille santi perirono di spada.

Stichi. La falange dei mille dalle nuche tagliate, trovò altrettante corone in premio.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I giovani figli di Abramo.

Sopportando ogni sorta di supplizio, o martire, salvasti molti dai supplizi della pena futura, cantando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Divenuto dimora della Trinità, o martire, abbattesti a terra i templi degli idoli e innalzasti chiese al Verbo onniveggente per la salvezza del popolo.

Fosti sacerdote, offrendo prima con ardore te stesso come sacrificio al tuo Sovrano e sacrificando lui, lo desti ai fedeli per la salvezza delle anime.

Theotokìon. Vergini adorne delle corone del martirio si immolarono al Dio sorto dalla Vergine, gridando melodiosamente: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Redentore onnipotente.

Lottando secondo la legge, svergognasti molto i nemici senza legge, o sacratissimo Gregorio e portasti a Dio il popolo che canta: Benedite, opere tutte, il Signore.

Dissodando il campo sterile, seminasti i semi del verbo, raccogliendo il buon frutto centuplicato in spighe razionali, che portarono frutto all’aratore delle anime.

Con i fulgori del tuo verbo illuminasti molte miriadi e le portasti a colui che per noi subì passione volontaria; a lui cantiamo: Benedite e inneggiate il Signore.

Theotokìon. Non temendo la moltitudine dei supplizi e non sottomettendosi ai piaceri della carne, Ripsima confessava il Signore nato dalla Vergine, cantando: Benedite e inneggiate il Signore.

Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nel mezzo della fornace, con la rugiada refrigerasti i fanciulli e insegnasti loro a cantare: opere tutte, benedite e inneggiate il Signore.

Ode 9. Per sua colpa.

Rafforzato con il potere di Cristo, sopportasti la pena dei supplizi, spezzasti le stele dei demòni, abbattesti a terra i templi degli idoli e illuminasti i popoli nell’ignoranza, o insigne ieromartire.

Come alba è sorta per noi la tua festa, portandoci la luce dei doni, poiché ti sei rivelato dimora della divina luce e ti sei trasferito alla luce senza tramonto, illuminato riccamente dai divini bagliori, o venerabile Gregorio.

Ti rivelasti confidente dei profeti, coabitante dei martiri, dei santi, degli apostoli, dei gerarchi e pari agli angeli e agli arcangeli; con loro supplica il Filantropo per noi, tuoi cantori, o padre Gregorio.

Sante donne si distinsero eroicamente correggendo la caduta di Eva, sopportando triplici ondate di pene e spezzarono sotto i loro bei piedi colui che si boriava di cose grandi, perciò degnamente le proclamiamo beate.

Theotokìon. Illuminata dalla luce del volto di colui che rifulse da te, o sempre Vergine, Ripsima raffigurò nel suo corpo la di lui passione e morte, perciò ora con te si rallegra.

Irmòs. Per sua colpa e sua trasgressione, Eva ha introdotto la maledizione, ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, hai germogliato al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Vedendo il prodigioso spettacolo, sbigottirono gli increduli: a colui che credevano morto nella fossa delle belve si prostrano traendolo su vivo e gridando: Grande è il Dio di Gregorio, che lo ha rivelato luminare.

Theotokìon.

Colui che è portato sulle spalle dei cherubini, o purissima, volontariamente si è adagiato sulle tue braccia, dopo aver assunto la carne per rendere figli di Dio per grazia noi credenti in lui e sempre onoriamo te, come colei che ci procura la salvezza.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 29 Settembre- Memoria del nostro v enerabile padre Ciriaco l’anacoreta

29 Settembre

Memoria del nostro venerabile padre Ciriaco l’anacoreta.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 1. Sigillata la pietra.

Cittadino del deserto, angelo in un corpo e taumaturgo ti sei rivelato, santo padre teoforo Ciriaco; con digiuno, veglia e preghiera hai ricevuto carismi celesti e guarisci i malati e le anime di quanti con fede a te accorrono. Gloria a Colui che ti ha dato forza; gloria a Colui che ti ha incoronato; gloria a Colui che per mezzo tuo opera guarigioni in tutti.

La solita sticologia, canoni dall’Oktòichos, poi quello del santo. Acròstico: Ciriaco, sii mio intercessore presso Dio. Senza Theotokìa. Opera di Stefano il Sabaita.

Ode 1. Tono. pl. 4. Cantiamo un inno.

Concedimi, o Cristo, la gloria della tua conoscenza e della tua grazia, per cantare degnamente il venerabile Ciriaco, che presso di te intercede, ineffabile economo dei sapienti insegnamenti.

Gustando l’inno che preparo per te, beato Ciriaco, supplica Cristo, perché io abbia parte al suo divino splendore e ottenga veramente la salvezza.

Munito della possente forza del Signore, prevalesti sui principi delle tenebre; seguendo le sue tracce, padre beato, ottenesti, o Ciriaco, il riposo celeste.

Hai rivaleggiato in terra con gli incorporei, sottomettendo ogni cura della carne al vivificante Spirito; e ora nei cieli, o teoforo, esulti con essi.

Theotokìon. Sei la mistica scala contemplata da Giacobbe, l’eletto del Signore Dio; ineffabilmente da essa scese l’Incorporeo per incarnarsi senza mutamento da te, Theotòkos.

Ode 3. Non c’è santo.

Risolutamente percorresti il sentiero della vita; poiché dall’infanzia, o beato, amavi il Creatore; assetato di lui, lo cercasti imitando la strada del cervo alle fonti d’acqua.

Ricevendo i viventi precetti di Cristo scolpiti sulla tavole del tuo cuore dal dito del santo Spirito, come libro animato, padre mirabile li custodivi attivamente.

Col digiuno, padre venerabile, dominasti, gli appetiti del ventre e, mortificando i piaceri dei sensi, conservasti la purezza per tutta la vita.

Con gioia rendesti te stesso tempio razionale della Trinità, purificando corpo e spirito, beatissimo padre e divenisti dimora della trifulgida luce.

Theotokìon. Vergine generasti senza nozze e vergine sei rimasta, Madre lodatissima, Genitrice di Dio Maria; supplica Cristo Dio di salvarci.

Irmòs. Non c’è santo come il Signore, non c’è giusto come il nostro Dio, tutto il creato lo inneggia; non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Desideroso della superna vita sovramondana, lasciasti come caduca la dolcezza del mondo, o beato, perciò abitando grotte e deserti, ti rivelasti cittadino della città celeste; di là ricordati di quanti celebrano la tua memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Rinnovasti, o pura, col tuo parto divino l’essenza mortale dei terrestri corrotta nelle passioni e portasti tutti dalla morte alla vita incorruttibile; perciò giustamente tutti ti diciamo beata, o Vergine glorificata, come profetasti.

Stavrotheotokìon

Vergine purissima, Madre di Cristo nostro Dio, una spada trapassò la tua anima quando vedesti sulla croce il tuo figlio e Dio: senza sosta intercedi presso di lui per il perdono dei nostri peccati.

Ode 4. Tu sei mia forza, Signore.

Stupì il sole della tua continenza e perseveranza, non potendo vederti per lunghi anni adirato o prender cibo di giorno, o beato, vigorosamente cantando in continue veglie: Gloria alla tua potenza, o solo filantropo.

Meditando, o sapiente, con coscienza le leggi del nuovo e antico testamento, raccogliesti ogni specie di virtù degli uomini santi, o beato, imitando l’ape e divenisti vaso d’elezione gridando: Alla tua potenza gloria, o filantropo.

O Cristo Dio, tu sei tesoro di delizia, vanto e onore dei santi, perciò amando te, Ciriaco disprezzò come scarti tutte le delizie del mondo; per questo con amore si deliziava in deserti inaccessibili della tua bellezza.

Sappiamo che un tempo il profeta addolcì le onde di Mara; e tu, Ciriaco, cambiando le cipolle amare in dolci, dimostrasti il credito che hanno i servi che egli glorifica con la sua divina potenza.

Discepolo e imitatore di Cristo Sovrano, con la preghiera guarisci per compassione il figlio lunatico di un supplicante, avendo ricevuto dal Signore la grazia di scacciare le malattie e respingere l’assalto dei demòni con il segno divino della croce.

Theotokìon. Sei la gloria dei fedeli, avvocato, rifugio, riparo e porto dei cristiani: porti le loro preghiere davanti al tuo Figlio e salvi da ogni pericolo i fedeli, che ti riconoscono Theotòkos.

Ode 5. Perché mi hai abbandonato?

Ricevuta da Cristo l’invincibile grazia dello Spirito, con forza rovesciasti i funesti prìncipi di questo mondo e, divenuto padrone delle passioni, hai cinto la corona dell’impassibilità, o Ciriaco.

Ti rivelasti forte nelle fatiche dell’ascesi, ti rafforzasti strenuamente, o beato, al punto di restare fino ad età avanzatissima nel deserto, dove sei vissuto come in talami regali con molta gioia.

Passando in veglie tutte le notti e stando senza sosta presso Dio, o beato, con la preghiera parlavi all’Intelletto immateriale e ricevesti splendori di luce increata, o Ciriaco, rischiarato nello spirito da raggi.

Ricolma di chiara e profetica ispirazione, la tua santa lingua preannunziò la completa e definitiva distruzione della pestilenza della dottrina origeniana corruttrice di menti e anime, un tempo tiranneggiante.

Theotokìon. Ai tuoi misteri fu iniziato nello Spirito il cuore dei profeti, poiché il Sovrano ti ha reso porta del cielo; e prendendo corpo da te, Vergine pura, è sorto il Sole di giustizia per quanti erano nella tenebra.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Divinizzato da Cristo, Dio per natura, divenisti Dio per adozione; perciò raddrizzavi le dolorose malformazioni naturali, curando i malati e guarendo gli indemoniati, per la grazia di Dio.

Fuggisti l’importuna moltitudine che ti visitava e ne arrestasti i terribili flutti, scansando la falsa gloria dei vani elogi umani.

Considerando sogno la vanagloria di questo mondo corruttibile, del solo Dio vivente, o sapiente, desiderasti condividere la gloria, che degnamente ottenesti in sorte.

Theotokìon. Come arca vivente, Madre di Dio, hai ricevuto il Verbo eterno; come sacro tempio hai accolto il tuo Creatore e come trono di fuoco hai portato il Re di tutto il creato.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, malgrado il numero dei miei peccati; dall’abisso del male strappami, ti supplico; poiché a te grido: Ascoltami, Signore, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono pl. 4. A te invincibile.

Come potente difensore e rifugio ti celebra sempre la grande Lavra festeggiando l’annuale memoria. Ma, come confidente del Signore, custodisci intervenendo contro i nemici perché possiamo gridare: Salve, beatissimo Padre!

Sinassario.

Il 29 di questo mese memoria del nostro venerabile padre Ciriaco, l’anacoreta.

Stichi. Con scille amare, o Ciriaco, correggi la dolcezza del frutto che i ribelli peccando presero, facendo chiudere i cieli. Ciriaco, carico di anni, il ventinove chiuse gli occhi.

Lo stesso giorno memoria dei santi centocinquanta martiri della Palestina e dei santi martiri Trifone, Trofimo e Dorimedonte e della santa martire Petronia.

Stichi. Chinando la testa alla spada, Petronia si riunisce a Cristo, pietra angolare.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Gudelia.

Stichi. Chinando la sua testa sotto il ferro, Gudelia si lega a Cristo, capo della creazione.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Kasdo e Kasdoa.

Stichi. Kasdo e Kasdoa uniti nel martirio, per il ferro e il legno trovarono beni infiniti.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Dada, Gobdelaà, figlio di Shapur re dei persiani.

Stichi. Con il corpo tagliato a pezzi, o martire dell’Altissimo, salvasti il tuo spirito, Dada, figlio di Persia. Fosti trafitto da canne affilate, Gobdelaà, servo del Cristo, colpito da una canna.

La santa martire Petronia muore colpita da spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli ebrei.

Con la meditazione delle leggi e delle parole divinamente ispirate, più del miele il tuo fedelissimo servo addolcì la gola cantando: Benedetto sei tu, Signore, nei secoli.

Con le tue preghiere, o beato, purifica dal fango delle passioni i tuoi cantori e presentali a Dio perché a lui inneggino: Benedetto sei tu, Signore, nei secoli.

Avendo amato con tutta la sua anima la tua ineffabile luce, o Cristo, Ciriaco accolse tutta la grazia dello Spirito, a te cantando: O Dio, tu sei benedetto.

Per scampare la ferocia dei leoni Daniele fu glorificato, mentre Ciriaco con un ordine li rese suoi servitori, acclamando: O Dio, tu sei benedetto.

Avendo unito l’azione alla contemplazione, o Ciriaco divinamente ispirato, confessasti la Trinità consustanziale del Padre, del Figlio e dello Spirito, dicendo: O Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. Estingui la fiamma delle mie passioni, pacifica la tempesta delle eresie, Genitrice di Dio, poiché in te, noi cristiani, abbiamo la protettrice che ci difende e con fede ti inneggiamo.

Ode 8. Divenuti vincitori.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti la tua anima nella compunzione e la rendesti fertile, o beato, salmeggiando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Un tempo il tesbita inaridì le fonti del cielo, ma tu, o beato, al colmo dell’estate facesti piovere a dirotto, cantando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Con nobili lotte rifiutasti l’errore dei settari eretici di Origene, narratore di favole, salmeggiando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Insegnasti secondo la vera fede l’unità della Trinità consustanziale, unica luce trisolare, dicendo: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Theotokìon. Apparisti figlia dell’Adamo decaduto e Madre del Dio che rinnova la mia essenza e che come Signore, noi tutte sue opere inneggiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Divenuti vincitori del tiranno e della fiamma per la tua grazia, i fanciulli così attaccati ai tuoi comandamenti gridarono: Opere tutte, benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Ode 9. Fremette ogni orecchio.

Una grotta accolse te, o sapiente, che avevi accolto la fonte donata da Dio, quando un tempo il divino padre Caritone fece un miracolo degno di Mosè e tu, Ciriaco, divenisti muro incrollabile e guardiano sicurissimo per il suo gregge.

Prendendo la croce sulle spalle per amore della vera vita, hai reso la tua vita una meditazione della morte, o Ciriaco; passato ora alle delizie incorruttibili senza fine, per sempre presso Dio esulti con i cori celesti nella luce.

Rifulgi arso dallo splendore dello Spirito e appari luminoso nei cori celesti; per le tue preghiere, o beato, rischiara anche il mio spirito alla triplice e mistica luce della Trinità; salvami, ti prego, da passioni e colpe.

Siete stati incoronati col diadema dei vincitori presso il Dio che siede nell’alto, o illustre Caritone e beato Ciriaco: come padri che liberano dai pericoli il loro gregge, vegliate su chi oggi festeggia la vostra memoria.

Theotokìon. Avanza, trionfa e regna, o Figlio della Madre di Dio e sottometti all’imperatore amico di Cristo il popolo di Ismaele che ci guerreggia, per le preghiere, ti supplichiamo, di colei che ti concepì senza uomo, come Dio e filantropo.

Irmòs. Fremette ogni orecchio per l’ineffabile discesa di Dio: poiché l’Altissimo volontariamente scese fino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale; per questo la purissima Madre di Dio, noi fedeli, magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Stando nella gloria davanti a Dio onnipotente, ricordati sempre, o Ciriaco, araldo di Dio con il divino Caritone, di chi celebra, o santo, la tua luminosa memoria e con affetto ti onora, o padre, come ministro di Cristo.

Theotokìon.

Realmente Theotòkos ti confessiamo, o Sovrana, noi, per te salvati: hai ineffabilmente partorito il Dio, che con la croce ha sciolto la morte, attirando a sé folle di santi monaci: con loro, o Vergine, ti inneggiamo.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 28 Settembre- Memoria del nostro santo padre Caritone, il confessore

28 Settembre

Memoria del nostro beato padre Caritone, il confessore.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi centuplicasti i frutti delle tue pene; coi tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumene. Caritone, beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

La sticologia consueta.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Provato dalle fatiche della lotta, reso saldo dagli agoni dell’ascesi, brillasti più terso dell’oro per la pietà e divenuto puro ricettacolo dello Spirito, diradasti la tenebra degli spiriti maligni: perciò radunàti greggi di monaci, divenisti loro pastore e luminare chiarissimo; o beato Caritone, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Scivolando nei cattivi pensieri, sono stato trascinato nell’abisso dei peccati e gemendo grido a te dal profondo del cuore, o pura: Rendi mirabile in me la tua copiosa misericordia, lo sconfinato oceano della tua amorosa pietà, la smisurata ricchezza delle tue compassioni e dammi conversione e perdono delle colpe, affinché con affetto gridi: Prega tuo Figlio e Dio di donarmi remissione delle colpe, perché io, tuo servo, ho te come speranza.

Stavrotheotokìon.

Vedendo sulla croce l’Agnello, il Pastore e Redentore, l’agnella pianse amaramente ed esclamò gemendo: il mondo si rallegra di ricevere la redenzione e le mie viscere si consumano alla vista della crocifissione che per noi subisti, nella tua compassione, o buono e longanime Signore; perciò diciamo alla Vergine, con fede: Sia su di noi la tua misericordia, o Madre, perché ricevano remissione delle colpe i fedeli che venerano la passione di tuo Figlio.

Canone dell’Oktòichos, poi quello del santo, attribuito a Teofane o a Giovanni il Monaco.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Attraversato l’oceano del martirio, o beato, con l’arma del legno vivificante della croce sprofondasti il miserabile Faraone spirituale con la potenza di Dio.

Consacrato al Signore dalla culla, divinamente predicasti Cristo davanti al tribunale del tiranno e come Mosè abbattesti l’orgoglio dei nemici di Dio.

Lasciando l’Egitto e i suoi sviamenti, venerabile padre Caritone, per divenire cittadino del deserto, con il puro conversasti in tutta purezza e ricevesti l’eredità dei cieli.

Theotokìon. Senza seme, dal Santo Spirito, per volere del Padre, concepisti il Figlio di Dio e partoristi nella carne colui che senza madre il Padre generò e che senza padre nacque da te per salvarci.

Ode 3. In te si rallegra.

In te si rallegra il mistico gregge delle tue pecore, i tuoi discepoli, partecipi del tuo irraggiamento spirituale, venerato padre.

Allo Spirito vivificante, venerabile Caritone, hai sottomesso ogni cura della carne come causa di inimicizia con Dio.

Come Davide abbattesti, venerabile padre, il potere spirituale dell’ostile Golia con l’armatura dello Spirito.

Theotokìon. Tu sola, Madre di Dio, per gli uomini divenisti dispensiera dei tesori sovrannaturali; perciò ti gridiamo: Salve.

Irmòs. In te si rallegra la tua Chiesa, Cristo, gridando: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e saldezza.

Kàthisma. Tono 4. Presto intervieni.

Con le parole ornasti la Chiesa di Cristo, con le opere onorasti la somiglianza con Dio, o beato; rifulse infatti nel mondo in te la saggezza irraggiante per fede grazie di guarigioni; perciò festeggiamo con affetto anche la tua memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Vergine pura, che partoristi il Dio sovrasostanziale, con i beati imploralo senza sosta di concedere prima della fine, remissione delle colpe e correzione della vita a quanti con fede e affetto debitamente t’inneggiano, o sola lodatissima.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti inchiodato sulla croce, la tua pura Madre, o Verbo di Dio, con lacrime materne gridò: Che cos’è questo prodigio strano e nuovo, o Figlio mio, come ti esponi alla morte, tu vita dell’universo? Ma tu desideri vivificare tutti i mortali nella tua compassione.

Ode 4. Vedendo te, Sole.

Uccise le voluttà tiranniche con le fatiche della temperanza, Caritone, santamente indossasti la vivificante mortificazione.

Le preoccupazioni del mondo soffocanti la fertilità dell’anima bruciasti come rovi, beato Caritone, con le tue ardenti meditazioni.

Le grazie posero sulla tua fronte, per le tue imprese atletiche, la corona del regno di Cristo, poiché facesti cessare l’ebbrezza dell’errore, o beato.

Theotokìon. Ineffabile si rivelò, divina Genitrice, il tuo parto; sola Vergine pura e benedetta, noi ti veneriamo gridando: Salve.

Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Eri il puro e chiaro specchio delle luci venute dall’alto, venerabile padre, beatissimo Caritone.

Rifulgesti di duplice grazia, brillando per le ferite della tua lotta per la fede e poi per le fatiche dell’ascesi, o beato.

Ti rivelasti medico delle anime, avendo cercato dall’infanzia la sapienza divina, o beatissimo.

Theotokìon. Tu sei l’armatura che ci custodisce dal nemico, in te possediamo, santa sposa di Dio, la nostra speranza e la nostra ancora di salvezza.

Ode 6. A te sacrificherò.

Ponendo le tue fondamenta non sulla sabbia, ma su Cristo, come casa edificasti la virtù più preziosa dell’oro e divenisti dimora della Trinità santissima.

Il serpente si rivelò, padre teoforo, lo strumento del male, ma vinto dalle tue virtù, per effetto di una giusta provvidenza, punì gli artefici dell’iniquità.

Né le battiture, né la minaccia di condanna a morte, poterono separarti dall’amore di Dio, poiché gioivi della tua unione con lui, o beato.

Theotokìon. Prodigio che supera i prodigi passati: senza restringerlo, una Vergine concepì in grembo senza nozze colui che in mano regge il mondo.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore; così a te grida la Chiesa, purificata dal sangue offerto ai demòni per il sangue misericordiosamente fluito dal tuo fianco.

Kontàkion. Tono 2. Gli araldi sicuri.

L’asceta della continenza, il lottatore della pietà incoroniamo oggi tutti con inni, o fedeli e celebriamo con elogi Caritone, pastore e maestro, martire di Cristo, che trae il nome dalla grazia, universale astro del mondo.

Ikos.

Celebriamo con inni, o fedeli, questo grande tra i santi, divino luminare d’Iconio, il beato Caritone e coroniamo il suo capo con canti divini: schiacciò infatti al suolo l’alterigia degli idoli vani e con essi annientò tutta l’attività dei demòni; perciò sopportò le fatiche e realmente ottenne i premi. Lodandolo, dunque, onoriamolo come universale astro del mondo.

Sinassario.

Il 28 di questo mese memoria del nostro santo padre e confessore Caritone.

Stichi. Calpestati i piaceri terreni, Caritone ora esulti di letizia, gustando in cielo l’oggetto del tuo desiderio. Il ventotto morì in età avanzatissima.

Lo stesso giorno memoria del santo profeta Baruk.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri e fratelli di sangue Alessandro, Alfeo, Zòssimo e del santo martire Marco il pastore e dei santi martiri Nicon, Neon, Eliodoro e di altre vergini e fanciulli.

Stichi. Tre martiri del Signore, stesi a terra, trovarono la divina rugiada. Come il giusto Abele subisti la morte, Marco, pastore di greggi proprio come lui. Eliodoro e Nicon sconfissero con Neon il nemico di Cristo. Accogli, o Dio, questa folla di fanciulli e vergini, nati da donna e uccisi dalla spada.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Eustazio il romano.

Stichi. E’ romano, ma anche forte il martire Eustazio martirizzato dalla spada.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Alessandro e di altri trenta martiri suoi compagni.

Stichi. Avevano come guida per morire Alessandro, i trenta uomini uccisi dalla spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Imitando lo zelo per la fede che mostrarono i figli di Abramo, calpestasti il tirannico editto gridando: Benedetto sei tu, Signore mio Dio.

Come nella fornace, dall’ardore delle tentazioni la divina grazia venne dal cielo a proteggerti, ricoprendoti della sua rugiada, venerabile padre, cantando: Benedetto sei tu, Signore mio Dio.

Come toccato dall’amore divino della Trinità, gli consacrasti un numero eguale di inni spirituali, cantando: Benedetto sei tu, nel tempio della tua gloria, Signore.

Theotokìon. Salve, dimora santificata, divino tempio dell’Altissimo; Madre di Dio, per te ci è donata la gioia e noi gridiamo: Benedetta sei tu fra le donne, Sovrana purissima.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

Con la fiamma di una torcia che bruciava i tuoi fianchi, consumasti i tuoi ingiusti persecutori e per opera del santo Spirito, rimanesti incolume per risvegliare alla fede i popoli, inneggiando: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Hai rivestito davvero Cristo, spogliandoti dell’uomo vecchio e sconfiggesti, o beato, il principe di questo mondo di tenebra con le pene del martirio, con letizia gridando: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Quale vero discepolo di Paolo, venerabile padre Caritone, camminavi sulle sue orme e divenisti per i monaci una guida, modello di virtù per quanti gridano: Opere tutte, inneggiate al Signore.

Theotokìon. Tu sola in tutte le generazioni, Vergine pura, ti rivelasti Madre di Dio: divenisti dimora della divinità, o purissima, senza bruciare al fuoco della luce inaccessibile, perciò ti benediciamo, Maria, divina sposa.

Irmòs. Stese le mani Daniele nella fossa arrestò le fauci dei leoni: i fanciulli ebrei pieni di zelo per la loro fede, cinti di virtù arrestarono la forza del fuoco, gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Cristo, pietra angolare.

Non poté celare le tue virtù la tomba, portatrice di oblio, beato Caritone, poiché come sole attraverso i secoli rifulse la tua memoria, che noi degnamente magnifichiamo.

Venite celebrando in ispirito l’annuale memoria del teoforo, imitiamo tutti le sue virtù, unendoci a lui per cantare: O Trisagio, noi ti magnifichiamo.

Adoriamo in coro, fedeli, nella sua divina essenza la Monade una nelle ipòstasi, inconfuso Dio trino, che condivide la stessa forza e dignità: con fede magnifichiamolo.

Theotokìon. Esulta di letizia e gioia, sposa del gran Re, che rifletti come chiaro specchio la bellezza del tuo sposo, risplendendo più dell’oro e del sole.

Irmòs. Cristo, pietra angolare non tagliata da mano umana fu tagliato da te, la Vergine, monte inviolato; è lui che riunisce le nature separate; per questo, gioiosi ed esultanti, Madre di Dio, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Esercitato prima ottimamente nella lotta e poi compiuta la corsa divina nell’ascesi, salisti ai cieli e stai davanti a Cristo, santo padre Caritone, pregando per noi che con fede t’inneggiamo.

Theotokìon.

Generasti Cristo, Re della gloria, angelo del gran consiglio del Padre, Vergine inneggiatissima: prendendo la sua croce, asceti e martiri dietro a lui corsero. Con loro senza sosta supplica per noi, Madre di Dio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia ripetendo il primo.

Tono 4. Hai dato come segno.

La grazia dello Spirito, o padre Caritone, brillando per te, ti illuminò chiaramente: dissolvesti così la notte delle passioni e puramente giungesti al giorno dell’impassibilità, unendoti alla purissima luce; in lei dimorando, non dimenticarti, o uomo di Dio, di chi con fede santamente celebra la tua memoria (2).

Portando in te la fioritura della grazia celeste, o Caritone, disprezzasti le cose terrestri; perciò, come fossi senza carne, scegliesti di vivere tra disagi, sapendo che un giorno ti saresti piamente aggirato lungo il torrente delle eterne delizie, o uomo ispirato da Dio; con lacrime inaridisti, o santo, la torbida fonte delle passioni e irrigasti le spighe che nutrono le anime.

Degnamente hai ricevuto, o Caritone, la grazia delle guarigioni dalla divina grazia; per essa si ritrae davanti a te l’inganno degli spiriti maligni e scompare fuggendo lo scempio di tremendi mali, o santo, poiché fai zampillare come ruscelli le onde dei tuoi carismi e noi ora, da essi irrigati, celebriamo la tua memoria.

Gloria. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche. Annientasti le falangi dei demoni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita. Poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Il terzo giorno risorgesti.

Correggi me, l’incorreggibile, con la tua intercessione, Madre di Dio, speranza dei cristiani e strappami ai tormenti, a ogni castigo e al fuoco eterno.

Volendo si può dire la grande dossologia.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 del canone.

Kinonikòn. Il giusto avrà memoria eterna. Alliluia.

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Mattutino del 27 settembre- Memoria del santo martire Callistrato e dei suoi 49 compagni

27 SETTEMBRE

Memoria del santo martire Callistrato e dei suoi 49 compagni.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

La consueta sticologia, canoni dell’Oktòichos e del santo. Acròstico: L’immenso Callistrato celebro. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Rivolgiamo un canto.

Percorrendo senza deviare il sentiero del martirio, divenisti via che conduce gli smarriti al riposo divino; perciò, Callistrato, noi fedeli riuniti ti celebriamo.

Sorto come splendido astro, riflettevi sulla Chiesa di Cristo la scienza di Dio, scacciando le tenebre dell’ignoranza, o martire e rovesciando i santuari dell’errore.

Sopportando con pazienza ogni tentazione, non rifiutasti di morire per la vita di tutti; perciò con letizia sei passato alla condizione immortale ed esulti con gli angeli nel cielo.

Il sacro Ginnasio fu una brace accesa al fuoco del divino Spirito per consumare gli arbusti dell’errore; con i suoi miracoli copre di rugiada gli ustionati dall’ardore delle passioni.

Theotokìon. Sola tra le donne, superando la natura, senza conoscere uomo, o purissima, concepisti uno della Trinità, perciò glorifichiamo te e il Figlio nato da te in modo inesplicabile.

Ode 3. Tu che stabilisti col verbo

Non avendo sacrificato a divinità scolpite, come puro sacrificio ti offristi al Dio immolato per noi, Callistrato, martire vittorioso.

Avvolto dal mantello militare, imporporato santamente dal tuo sangue, stai incoronato presso il Re dei secoli, martire beato.

Il nemico apparve spogliato quando vide la divina gloria eccelsa rivestirti, o Ginnasio, con i tuoi compagni, come atleti vittoriosi.

Theotokìon. Prega senza sosta tuo Figlio, o Vergine, di salvarci dai pericoli che ci minacciano e dal castigo eterno.

Irmòs. Tu che stabilisti col verbo i cieli e consolidasti la terra su molte acque, rendimi stabile nell’inno e nella tua dossologia, Signore.

Kàthisma. Tono pl. 1. Cantiamo il Verbo.

Di Callistrato celebriamo le lotte, di Ginnasio inneggiamo le pene e quanti strenuamente con loro lottarono diciamo beati, fedeli e a loro gridiamo: Opliti della fede, chiedete che ci sia donata la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Avendo te come porto, muro e rifugio, speranza e protezione e difesa fervida, noi fedeli a te accorriamo e sempre gridiamo acclamando con fede: Abbi pietà, o Madre di Dio, di quanti in te confidano e allontana i peccati.

Oppure stavrotheotokìon.

La Madre tua, Cristo, vedendoti volontariamente pender dalla croce fra due ladroni, percossa nelle sue viscere materne diceva: Figlio senza peccato, come dunque sei ingiustamente confitto alla croce come un malfattore, tu che nella tua somma bontà vuoi dare la vita al genere umano?

Ode 4. Ho udito, Signore.

Avendo combattuto il persecutore come eccellente stratega, o martire, riconducesti alla vita nella tua rete i prigionieri da lui catturati.

Con le onde dei tuoi discorsi dissetavi i cuori e li guidavi all’acqua della vita eterna, atleta del Signore ammirabile.

Come ariete fu immolato l’illustre Callistrato, davanti al quale si fecero sacrificare rapidamente come agnelli gli opliti vigorosi.

Piantato come vigna nel tuo Verbo, il martire Ginnasio, germogliò il grappolo del martirio, che produce vino di pietà.

Theotokìon. O Vergine, purifica il mio cuore insozzato dalle passioni, fanne un puro strumento dell’irradiamento divino.

Ode 5. Tu che dalla notte.

Amando con tutto il cuore Cristo nostro Dio, o martire, lottasti e rovesciasti l’impotente forza del nemico.

Come corifeo di un sacro gregge, lietamente, o martire Callistrato, ti unisti alle schiere angeliche.

Illuminato dalla splendida gloria del martirio, con gioia, o Ginnasio, sei ormai passato alla fulgida gloria degli angeli.

Theotokìon. Apparisti oriente del sole di giustizia, o purissima; imploralo di salvare quanti con semplicità ti glorificano.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Spezzasti le mascelle dei leoni invisibili, sapiente martire Callistrato e quanti un tempo erano preda del nemico rendesti figli di Dio, perché partecipino alle delizie immateriali.

Compiendo magnificamente un divino discorso su Dio, quanti un tempo rispettavano stoltamente dèi inanimati, portasti a Dio e con loro lottasti, illustre Callistrato.

Chinando la nuca a Cristo, o martiri, foste immolati e offerti a Dio in sacrificio perfetto, facendo splendere di gioia la Chiesa dei primogeniti.

Theotokìon. Santifica il mio spirito e illumina il mio cuore, santa Madre di Dio, strappami ai malvagi che mi stringono perché ti glorifichi, Madre di Dio sempre vergine.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male, perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Come astro immenso splendevi nel mondo, rifulgendo i raggi delle tue lotte e dei tuoi prodigi su tutti quelli che acclamano: Salve, Callistrato, onore dei martiri.

Ikos.

Riuniamoci, fedeli, per celebrare gioiosamente con canti, nella fede, l’atleta del Signore e grande soldato, l’amico della Trinità, l’iniziato alle realtà ineffabili, l’imitatore di Gesù e onoriamo le sue lotte, le sue azioni eroiche e le fatiche che sopportò per Cristo Re di tutti, mentre gli chiediamo di poter ottenere, per la sua intercessione, la vita migliore del paradiso, dove si rallegrano i cori di quanti acclamano: Salve, Callistrato, onore dei martiri.

Sinassario.

Il 27 di questo mese memoria del santo martire Callistrato e dei santi 49 martiri con lui.

Stichi. Col collo tagliato dalla spada, Callistrato si unì all’armata dei martiri vittoriosi.

Per i santi 49 martiri. Quarantanove martiri per mezzo della spada ingaggiarono la venerabile lotta. Il 27 lottarono con Callistrato.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Epicharis.

Stichi. Alla spada Epicharis contrappose il coraggio, avendo la divina grazia come protezione.

Lo stesso giorno, memoria del nostro santo padre Ignazio, igumeno del Monastero di Cristo Salvatore, denominato del Torrente Profondo.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli Marco, Aristarco e Zenone.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Filemone vescovo e Fortuniano e della santa martire Gaiana.

Stichi. Alla fiamma Gaiana si offre per distogliere la spada fiammeggiante.

Lo stesso giorno memoria di santi 15 martiri, i quali, gettati in una barca incendiata, affondarono in mare.

Stichi. L’equipaggio dei 15 atleti, anche affondando, attraversò il mare.

La santa martire Aquilina morì bastonata.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli venuti dalla Giudea.

Brillando come l’oro nel fuoco dei tormenti, ricevesti l’impronta della passione di Cristo e ora stai tra i tesori divini cantando, o glorioso: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Temprato nei supplizi, ti rivelasti la spada forgiata dal cielo per tagliare a pezzi le falangi invisibili dei demòni, cantando, o beato Callistrato: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Sconfiggesti l’empietà con la forza della Trinità; illuminato dal suo splendore, martire Callistrato, tu ora canti: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Avendo amato Cristo con cuore saldo, martire Ginnasio divinamente ispirato, coi tuoi compagni di zelo fosti immolato, cantando in rendimento di grazie: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Supplica colui che si incarnò da te in modo inesplicabile, o piena di grazia divina, di salvare quanti ti onorano con affetto e gridano a una voce: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Nella fornace.

Sradicando le spine dell’errore, illustre martire, divenisti splendida pianta del paradiso, che produce per grazia divina i frutti della fede.

Considerando le speranze dell’avvenire, con piena fiducia affrontasti le lotte, o Callistrato e, trionfando secondo le regole, fosti incoronato.

Il tuo tempio è luogo di guarigioni per i fedeli che vi entrano: essi sono liberati da ogni disgrazia e ti acclamano con fede, o illustre Ginnasio.

Theotokìon. Vergine piena di grazia divina, Sovrana purissima, tu che domini tutto il creato, fa’ che anche il mio spirito domini gli ostacoli dell’errore.

Irmòs. Nella fornace i fanciulli di senno divino con il fuoco calpestando anche l’errore cantavano: Benedite, opere del Signore il Signore.

Ode 9. Fremette ogni orecchio.

L’urna delle tue reliquie è fonte di guarigioni per tutti quelli che la cercano, martire Callistrato e davvero calma passioni incurabili e scaccia la tenebra di spiriti maligni con l’energia, la potenza e la grazia del divino Spirito.

Appariste, martiri di Cristo, stretti per grazia l’uno all’altro come catena e correndo verso l’alto santificaste la terra col lavacro del sangue, perciò festeggiamo la vostra memoria, esultando con fede.

Sapientemente ricevesti corona incorruttibile e gloria celeste, gioia e letizia senza fine e il regno dei cieli, o divino Callistrato con i tuoi compagni di lotta; con loro ricordati di noi presso il Signore.

La divina memoria dei santi Callistrato e Ginnasio e dei loro compagni sorge oggi più fulgida del sole rischiarando con splendore luminoso i confini; per le loro preghiere, Cristo, liberaci dalla condanna.

Theotokìon. Il saluto di Gabriele ti rivolgiamo con mente lieta: salve, gioia dei fedeli, salve lampada aurea e mensa, monte e porta spirituale, salve, divino carro di Cristo Re, salve, scioglimento della maledizione, o benedetta.

Irmòs. Fremette ogni orecchio per l’ineffabile discesa di Dio: poiché l’Altissimo volontariamente scese fino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale; per questo la purissima Madre di Dio, noi fedeli, magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Rafforzati dal santo Spirito, i martiri vittoriosi, il sapientissimo Callistrato e Ginnasio, veramente mirabile, con i loro compagni di lotta abbatterono l’arroganza dei tiranni, sottostando per Cristo a ogni prova di tormenti. Celebrando la loro luminosa memoria, possiamo trovare la salvezza dell’anima.

Theotokìon.

Quale parola potrà esprimere, o Sovrano misericordiosissimo, la grandezza dei doni e delle grazie divine che ci hai concesso? Poiché hai di nuovo risollevato quanti erano miseramente decaduti dalla vita divina, o Cristo, assumendo dalla Vergine la sostanza di tutto me, uomo e salvandomi come filantropo e Dio misericordioso.

Il resto dell’ufficiatura come sempre e la conclusione.

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Mattutino del 26 Settembre- Memoria del Transito di San Giovanni il Teologo

26 Settembre

Transito del santo glorioso illustre apostolo e teologo Giovanni l’evangelista.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 2.

Apostolo prediletto di Cristo, affrettati a liberare il popolo senza difesa; ti accoglie prostrato ai suoi piedi Colui che ti accolse quando ti appoggiavi al suo petto; supplicalo, o Teologo e disperdi l’insistente nube delle genti, chiedendo per noi la pace e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tutti trascendono oltre il pensiero, tutti gloriosissimi i tuoi misteri, Theotòkos; nel sigillo della purezza, custodita nella verginità, fosti riconosciuta vera Madre del Dio vero: supplicalo dunque per la salvezza delle nostre anime.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Fosti chiamato figlio del tuono divino, perché assordasti le orecchie degli empi e, più dolce di una tromba, sonoramente proclamasti ai cuori retti, o sapientissimo, l’incarnazione del Verbo; come amico sincero, ti appoggiasti al suo petto: attinta di lì la profondità della conoscenza, predicasti a tutti il coeterno al Padre. Apostolo Giovanni, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ineffabilmente concepita in grembo la Sapienza, il Verbo, Madre di Dio, partoristi al mondo colui che regge il mondo e reggesti tra le braccia colui che sostiene l’universo e tutti nutre, l’Artefice del creato; perciò ti scongiuro, Vergine santissima, di liberarmi dalle colpe per il giorno in cui dovrò presentarmi al mio Creatore: Sovrana, Vergine pura, dammi allora il tuo aiuto, perché tu puoi tutto ciò che vuoi, o inneggiatissima.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma, uguale.

Lasciato l’abisso in cui pescavi, con la canna della croce sapientemente catturasti come pesci tutte le genti, o illustre: come infatti ti aveva detto Cristo, divenisti pescatore di uomini, che catturi per portarli alla pietà. Seminata dunque la conoscenza del Verbo Dio, hai ottenuto in frutto Patmos ed Efeso, con le tue parole. Apostolo teologo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon..

Penso al giudizio e temo, perché, nella mia miseria, ho fatto opere degne di vergogna e così ti prego, Madre di Dio inneggiatissima: Prima che mi colga la notte della morte, convertimi guidandomi sulla via della penitenza, affinché, venerandoti grato, io canti la tua smisurata potenza e il tuo divino soccorso, santissima sposa di Dio, che preghi Cristo Dio, domandando a lui di donarmi il perdono dei peccati e la grande misericordia.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Chinandoti sul petto di Gesù, con confidenza di discepolo chiedesti: Chi è il tuo traditore, Signore? E a te che eri l’amato, o glorioso, questi fu chiaramente mostrato tramite il pane. Perciò come iniziato ai misteri ineffabili, insegnasti ai confini l’incarnazione del Verbo. Apostolo teologo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Santissima Vergine, Madre di Dio, sana le furiose passioni dell’anima mia, ti prego e concedimi il perdono delle colpe che ho stoltamente commesso, contaminando, me misero, anima e corpo. Ahimè, che cosa farò nell’ora in cui gli angeli separeranno la mia anima dal mio povero corpo? Siimi allora aiuto e fervidissima avvocata, perché io, tuo servo, Sovrana, ho te come speranza, o pura.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.

Stico. I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.

Ogni spirito. Vangelo secondo Giovanni (21, 15-25)

In quel tempo, risorto dai morti, Gesù si manifestò ai suoi discepoli e dice a Simon Pietro: Simone di Giona, mi ami più di costoro? Gli risponde: Sì, Signore, tu lo sai che ti sono amico. Gli dice: Pascola i miei agnelli. Gli dice di nuovo: Simone di Giona, mi ami? Gli risponde: Sì, Signore, tu lo sai che ti sono amico. Gli dice: Pascola le mie pecore. Gli dice per la terza volta: Simone di Giona, mi sei amico? Pietro rimase addolorato che alla terza volta gli dicesse: mi sei amico? e rispose: Signore, tu sai tutto; tu conosci che ti sono amico. Gli dice Gesù: Pascola le mie pecore. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane cingevi te stesso e camminavi dove volevi; quando invecchierai, tenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti porterà dove tu non vuoi. Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo gli dice: Seguimi. Pietro, voltatosi, vede che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, che nella cena si era chinato sul suo petto e aveva detto: Signore, chi è che ti consegna? Pietro dunque, vedutolo, dice a Gesù: Signore e lui, allora? Gesù gli risponde: Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi. Si diffuse perciò tra i fratelli questa parola, che quel discepolo non muore. Gesù però non gli disse che non muore, ma: Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Questi è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e che ha scritto queste cose e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Ci sono anche molte altre cose compiute da Gesù, che se fossero scritte una per una, penso che neppure il mondo stesso conterrebbe i libri scritti. Amìn.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione dell’apostolo. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2.

Teologo vergine, discepolo amato dal Salvatore, per le tue suppliche salvaci, ti preghiamo, da ogni specie di male perché noi siamo tuo gregge.

Un canone della Theotòkos e due dell’apostolo. Il canone della Theotòkos ha il seguente Acròstico: Alfabeto invertito. Di Teofane.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

L’immane potenza travolse un tempo tutte le schiere del faraone; ma il Verbo incarnato ha annientato il peccato nefando, lui, il Signore glorioso: perché si è grandemente glorificato.

Come bella, come graziosa, come tutta intatta fra le donne Dio ti elesse e abitò il tuo grembo incontaminato; supplicalo, o purissima, di liberare da ogni colpa i tuoi cantori.

Secondo il salmo, o pura, come Regina stai alla destra del Re, un tempo sorto dal tuo casto grembo: supplicalo di mostrarmi nel giorno del giudizio alla destra, o divina sposa.

Generando la pioggia celeste, rinnovasti tutta la natura dei mortali inaridita in ogni anomalia; ti supplico, dunque, rivela fruttuoso il solco insterilito della mia anima, o divina sposa.

Canone dell’apostolo. Acròstico: Per essere gradito a Cristo, io canto il figlio del tuono. Di Teofane.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

Avendo ricevuto il regno dei cieli che predicavi ed essendo divenuto confidente celeste del Verbo, con le tue preghiere proteggi quanti credono alla tua venerabile predicazione e teologia.

Dimostrando mente vigorosa, disprezzasti tutti i beni terreni e i vincoli della natura e stando secondo ragione e intelletto, o sapientissimo, presso il Verbo, liberasti dell’irrazionalità gli irrazionali.

Iniziato alla scienza dei cieli, come perfetto teologo, predicasti, o sapiente in Dio il Verbo Dio da Dio: In principio era presso il suo Genitore, predicato Dio e Verbo.

Theotokìon. Il coro delle divine giovanette, per divina ispirazione, ti canta bella fra le donne, Theotòkos Sovrana, abbellita di splendori divini: concepisti infatti oltre ragione il Dio Verbo, autore del bello.

Un altro canone dell’apostolo. Acròstico: All’iniziato da Dio offro il mio sesto canto. Giuseppe.

Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Illuminando il pensiero nelle profondità dello Spirito, ci hai predicato chiaramente la tremenda generazione, o teologo, gridando: In principio era il Verbo di Dio.

Oppressi dalla moltitudine delle tentazioni, passioni e afflizioni e per gli assalti dei mali, con fede in te ci rifugiamo, o teologo: Sii aiuto dei tuoi servi.

Come eccelso medico che sana le crudeli passioni delle nostre anime, liberaci, per la tua mediazione, dalla dannazione e dal fuoco eterni.

Theotokìon. Tu che concepisti Dio divenuto uomo per noi, chiedigli, o pura, d’aver pietà nel giorno del giudizio di noi, che molto contro di lui peccammo.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Della Theotòkos. Ode 3. Irmòs.

Fiorì come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti, alla tua venuta, Signore: e per essa si è rafforzato il mio cuore. 

Indossando la mia umanità provenne il Creatore dal tuo grembo, donando la veste d’incorruttela ai molti spogliati per le trasgressioni.

Concepisti, Sovrana, l’eccelso Dio Verbo: supplicalo con insistenza d’aver pietà della mia povera anima, addolorata dagli oltraggi dei piaceri.

Sana le ferite del mio cuore, o pura e sulla mia anima avvelenata dal morso venefico del serpente applica il tuo più efficace rimedio.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Con la tua lingua di teologo rivelasti chiaramente, o beato Giovanni, l’ineffabile mistero della Trinità; in essa il mio cuore si è consolidato.

La tua lingua divenne calamo di scriba del santissimo Spirito, redigendo divinamente il santo e divino Vangelo.

Dall’abisso della sapienza attingesti, o sapientissimo, appoggiandoti con divina confidenza alla fonte della sapienza e di essa divenisti divino araldo.

Theotokìon. Veneriamo te, unica Madre Vergine, divenuta per noi causa di salvezza, liberando con le tue preghiere il mondo, o purissima.

Un altro canone. Non c’è santo come te.

Conversasti con intelletto chiaro e puro col Verbo, o beatissimo teologo, sapientemente iniziato da lui ai misteri oltre ragione e illuminasti tutto il creato.

Dalle dure catene del peccato liberami, o beatissimo, legandomi all’amore del Sovrano e Dio, che ardentemente amasti, divenendo suo teologo.

Ci fosti donato come difensore, mediatore, liberatore, intercessore presso il Signore, autore di miracoli e fonte di guarigioni, o teologo, perciò ti celebriamo.

Theotokìon. Quando il Verbo da te incarnato ineffabilmente, o Theotòkos, fu innalzato sul legno della croce, ti affidò al discepolo vergine, come fanciulla vergine.

Katavasìa. Come fonte viva e copiosa, Theotòkos, rafforza i tuoi cantori che allestiscono per te una festa spirituale; e rendili degni di corone di gloria.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Sul petto della sapienza chinandoti e apprendendo la scienza del Verbo, divinamente tuonasti: In principio era il Verbo, descrivendo per primo la generazione atemporale e annunziasti a tutti l’incarnazione del Verbo; perciò pescando con la lingua le genti, insegnavi ai confini la grazia dello Spirito. Apostolo teologo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che concepisti il Verbo misericordioso e compassionevole, o Sovrana dell’universo, abbi pietà di tutti quelli che in te si rifugiano e liberali da prove, malattie, afflizioni e dalla fiamma eterna, affinché grati glorifichiamo la ricchezza delle tue molte compassioni e la tua smisurata misericordia e gridiamo sempre: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti degnamente inneggiano al tuo parto, o pura.

Della Theotòkos. Ode 4. Irmòs.

Sei venuto dalla Vergine: non un messo, non un angelo, ma tu stesso, il Signore incarnato e hai salvato tutto intero me, l’uomo, per questo a te acclamo: Gloria alla tua potenza, Signore.

Piovi su me una goccia di compunzione, Sovrana, che tolga ogni arsura dal mio cuore e respinga le dannose inondazioni della mia disperazione.

Colpito dalla spada del piacere, giaccio ferito: non trascurare la ferita, o pura, ma sanala, ti prego, con la lancia e il sangue di tuo Figlio, nostro Dio crocifisso.

Arricchita dalla sovranità su tutto il creato, rendi degno della divina grazia me, malamente impoverito, affinché ti magnifichi come buona difesa, o inneggiatissima.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Degnamente il Verbo ti mostrò teologo, iniziandoti alla sua divinità, o eccelso e insegnandoti l’ineffabile economia come uomo.

Avendo intelletto divino e il corpo vergine, divenisti tempio vivente e animato, o glorioso e dimora dell’inneggiatissima Trinità, o sacratissimo.

Ricevesti l’onore, discepolo vergine, di essere adottato come figlio dalla Vergine purissima e ti rivelasti fratello di colui che ti elesse discepolo e teologo.

Theotokìon. Correggendo la trasgressione iniziale di Eva, Dio altissimo abitò in te purissima e santissima, riformando tutto me, l’uomo caduto.

Un altro canone. Cristo, mia forza.

Con le gocce del Verbo, o glorioso, irrigasti tutta la terra, inaridendo piamente le acque melmose; perciò ti celebriamo.

Cingi di forza e potere, ti prego, o sapientissimo, la mia anima oppressa da tutti gli assalti di nemici impuri, mentre si rifugia nella tua protezione.

Divenuto tempio del divino Spirito, con la tua mediazione, rendi templi di Dio i fedeli, che frequentano assiduamente il tuo divino tempio.

Theotokìon. Cantiamo il divino tempio di Dio e diciamo tutti chiaramente beata la santa Vergine, noi da lei divinizzati e liberati dai mali.

Katavasìa. L’ineffabile progetto divino della tua incarnazione verginale, Dio altissimo, il profeta Avvacùm lo conobbe e gridò: Gloria alla tua potenza Signore.

Della Theotòkos. Ode 5. Irmòs.

Tu sei mediatore tra Dio e gli uomini, o Cristo Dio: perché per mezzo tuo, o Sovrano, lasciata la notte dell’ignoranza, abbiamo avuto accesso al Padre tuo, fonte della luce.

O pura, che generasti la via della vita, guida sulla retta via me, precipitato stoltamente fuori strada e nei baratri di pericolosi incidenti.

Esiliando me stesso per pensiero stolto, Vergine di Dio, vivo da dissoluto, smarrito nel lontano paese delle passioni, ma tu convertimi e salvami con le tue preghiere.

Irrora con le tue onde vivificanti il tuo servo, che arde e brucia nella fiamma dei peccati per gli assalti dei demòni, o Madre Vergine casta.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Per grazia eri tempio celeste, o teologo, divenendo tutto luce per la vicinanza alla luce prima e, chinandoti intensamente su di lui, fosti divinizzato.

Con intelletto puro e sante lebbra, divinamente ispirato e con bocca purissima, predicavi il tuo Vangelo e offrivi la comune salvezza a tutti i fedeli.

Restando con Cristo da fanciullo, ti sottomettesti a lui come strumento della grazia, esercitandoti nella teologia e iniziandoti alla gloria della Trinità santa.

Theotokìon. Ricordando le tue parole, purissima, ora ti diciamo beata, noi che da te abbiamo ricevuto l’ineffabile beatitudine e davvero siamo stati arricchiti della vita eterna.

Un altro canone. Col tuo divino fulgore.

Come aurora splendevi per i terrestri, predicando, o apostolo, l’Oriente spirituale, che viene al mondo con un corpo e scioglie l’oscurità del politeismo.

Ogni anima fu irrigata dalla tua sacra teologia, o apostolo e divino predicatore; perciò a te grido: irriga tutto il mio cuore, inaridito dal peccato.

Sono ferito dai dardi del nemico: con la tua autorità, o sapiente, guariscimi tutto, ti prego e guida sulla via di Dio me, sempre smarrito fuori strada.

Theotokìon. Quando stavi col discepolo amato, presso la croce di tuo Figlio, purissima, gemevi piangendo e ti meravigliavi della sua grande compassione per l’uomo.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno Dio che tutto domina e generasti il Figlio senza tempo che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Della Theotòkos. Ode 6. Irmòs.

Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso imperscrutabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione, fammi risalire, o Dio.

Non rivelarmi zimbello dei demòni nel giudizio imminente, o Sovrana, ma supplica il giudice, tuo Figlio, di volgersi benignamente verso di me.

Irritandoti con pensieri, Signore e con le mie opere fredde e malvagie, ti mando avanti a propiziazione tua Madre: abbi pietà, salvami.

Scampa, Sovrana, dalla dannazione me, autocondannato per le colpe, poiché concepisti il giudice e Dio di tutti, o inneggiatissima.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Gesù, mio Dio e Signore, gradendo la tua purezza e totale innocenza ti rese fratello, o teologo.

Coronando santamente la tua vita, ti poggiasti fiducioso sul petto della sapienza, o glorioso e di là attingesti la grazia.

I grandi e divini bagliori della tua teologia, illuminarono e rischiararono con la luce trisolare tutta l’ecumène, o glorioso.

Theotokìon. Colui che distese il cielo con un ordine, stese te come un altro cielo terrestre e apparve sorgendo da te, madre di Dio pura.

Un altro canone. Vedendo il mare.

La tua lingua teologa fu veramente come il calamo di un veloce scriba, che in bella grafia trascrive la vera sapienza e la nuovissima legge nelle tavole dei nostri cuori.

Inaridendo alla radice le piante dell’empietà, come eccelso giardiniere, radica nella mia anima il timore di Dio che produce abbondanza di virtù, o glorioso.

Ti chiamò apertamente figlio della Vergine colui che venne da lei, o Giovanni; con lei supplicalo di rendere figli di Dio, o illustrissimo, tutti coloro che fanno ciò gli è gradito.

Theotokìon. Con una carne uguale si fece conoscere ai mortali il Dio nato da te, purissima: supplicalo sempre di uccidere i nostri funesti pensieri carnali, o santissima.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito. 

Kontàkion. Tono 2.

Chi potrà descrivere, o vergine, le meraviglie in te compiutesi? Operi infatti molti prodigi e procuri guarigioni e preghi per le nostre anime come teologo e amico di Cristo.

Ikos.

Indagare le altezze del cielo e scrutare le profondità del mare, è cosa temeraria e irraggiungibile; come dunque non si possono assolutamente contare le stelle e la sabbia del mare, così non siamo capaci di dire quanto riguarda il teologo. Di quali corone Cristo ha incoronato colui che ha amato! Sul suo petto egli riposò e con lui alla mistica cena partecipò come teologo e amico di Cristo.

Sinassario.

Il 26 settembre, transito del santo e glorioso apostolo ed evangelista, amico, vergine, amato Giovanni il teologo, che riposò sul petto del Signore.

Stichi. Eccoti nel cielo in presenza del Figlio amato dal Padre, tu maggiormente tra gli apostoli affezionato al Verbo. Giovanni, figlio del tuono, si addormentò il ventisei.

Per le sue sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della Theotòkos. Ode 7. Irmòs.

L’empio decreto di un tiranno iniquo rinfocolò alta la fiamma: ma sui pii fanciulli Cristo effuse la rugiada dello Spirito, lui che è benedetto e più che glorioso. 

Essendo mia forza, inno e salvezza, sicuro riparo e muro invalicabile, Sovrana, sempre combatti i demòni che mi guerreggiano e cercano di uccidermi.

Dando corpo a Dio nel tuo sangue verginale, hai divinizzato l’umanità, o Vergine, perciò con le tue assidue preghiere scampa me, infangato dalle passioni e rovinato dal nemico.

La fornace prefigurò, o purissima, il tuo parto, poiché non bruciò i fanciulli come nemmeno il fuoco il tuo grembo, perciò ti prego, libera dal fuoco eterno il tuo servo.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Illuminato dall’illuminazione divina, chiaramente teologavi il santo Spirito procedente dal Padre senza principio e riposante nel Figlio senza procederne, come consustanziale.

In te, beato, stabilì la dimora il Sole di giustizia, che ti rese cielo sempre in movimento, il Cristo, annunziato dalla tua lingua teologa, o gloriosissimo prediletto.

La potenza e il divino suono delle tue parole, o beato, parlava degnamente e portò il tuo sovramondano Vangelo in tutta la terra con la magnificenza dei dogmi.

Theotokìon. Restando Vergine, tu sola hai mostrato un concepimento purissimo, una generazione incorrotta: hai infatti concepito il Dio divenuto uomo, o pura, per la salvezza e liberazione di tutti i fedeli.

Un altro canone. Tutta rugiadosa.

Inneggiamo al tuono echeggiato in tutti i confini, il teologo per cui davvero ogni udito fu sollevato da terra e viene magnificato Cristo, Creatore di tutto.

L’eminente splendore della tua casa fa risplendere ogni mente; radunati in essa, senza sosta inneggiamo divinamente al Creatore di tutti e con fede celebriamo te, che sei nostro protettore.

Conoscendoti luminoso come astro, o discepolo di Cristo, noi ti supplichiamo di illuminarci con i tuoi splendidi bagliori, liberi dalla tenebra delle passioni e da svariate tentazioni per la tua mediazione.

Theotokìon. Ti benediciamo, Vergine purissima che concepisti il Signore benedetto, che coronò con le sue divine benedizioni la natura maledetta dei mortali e rinnovò noi, invecchiati nella corruzione.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Della Theotòkos. Ode 8. Irmòs.

Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Ricerca i beni, anima mia, allontanandoti dai mali con l’armonia di opere divine, avendo protezione invincibile di tutti la Madre di Dio, che prega per te come compassionevole e benevola.

Liberasti il genere umano dall’antica catena della condanna, o Genitrice di Dio: perciò ti prego di liberare anche il mio cuore da ogni laccio che lo lega al male, legandomi all’amore del Creatore.

Generando il riflesso della gloria del Padre, illumina, o Theotòkos, il mio cuore infangato dall’infamia delle colpe e mostrami partecipe dell’eterna gloria, affinché con fede ti glorifichi.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Attraversando l’ecumène come un lampo di luce, o beato amato da Cristo Dio, hai rischiarato il mondo apparendo con lo splendore della purezza, con il fulgore della verginità e i dogmi della pietà.

Purificando corpo, anima e intelletto, predicavi il celeste Vangelo di Cristo e, divenuto compagno degli angeli, ora in cielo canti: Benedite, opere tutte, il Signore.

Divenisti chiara immagine e ornamento del tempio divino nei cieli, trono vivente e dimora della sapienza, strumento della teologia e ora canti: Opere tutte, esaltate il Signore.

Theotokìon. Per cancellare l’antica maledizione e la condanna a morte di colei che allora fu la prima a partorire, nascesti dalla Vergine Madre, Verbo di Dio, per donare a tutti l’immortalità vera.

Un altro canone. Dalla fiamma.

Avevi una lingua da oratore, o beato e vivificasti quanti, uccisi dalla malvagità, accolsero la tua sacra predicazione; perciò ti onoriamo come iniziato ai misteri ineffabili.

Come un altro paradiso la tua divina casa si rivela per i prodigi, che come fiori incantano le anime di tutti, o apostolo e scacciano il fetore delle passioni.

O Dio, Dio mio, volgiti e scampami da tutti quelli che mi assalgono e affliggono la mia povera anima, avendo il tuo divino discepolo che supplica.

Theotokìon. Tu che sei piena di grazia, chiedi a Gesù, Salvatore, al quale le tue caste viscere diedero corpo, d’aver pietà dei tuoi servi, liberandoli dal castigo eterno.

Katavasìa. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli purissimi; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Della Theotòkos. Ode 9. Irmòs.

Il Figlio del Padre senza principio, nostro Signore e Dio, incarnato dalla Vergine, ci apparve illuminando le tenebre e radunando ciò che era disperso: Madre di Dio lodatissima, noi ti magnifichiamo.

Gustando cibo non consentito Adamo mangiò amaramente la morte dall’albero, mentre tuo Figlio, steso sul legno, fece zampillare la dolcezza dell’immortalità, o pura, per questo ti celebriamo.

Apparisti Regina generando oltre ragione il re e Signore, che scioglie il regno dell’ade, o fanciulla: supplicalo con insistenza di render degni del regni superno chi ti onora.

Benefica, Sovrana, il mio povero cuore pervertito da inondazioni di piaceri, poiché generasti il buono ed essendo tutta buona, guida anche me alle buone porte della penitenza.

Dell’apostolo. Stesso tono.

Fosti degno di vedere, non più in enigma, ma faccia a faccia, il torrente di delizie, il fiume di pace, la fonte d’immortalità; irrigato da quella, gusti la divinizzazione.

Avevi chiesto a Cristo un seggio terrestre, ma egli ti donò il suo petto, per il quale fosti chiamato teologo e divenisti ricco della sicura e stabile sede del bene, o splendore degli apostoli.

Estinguesti l’ateismo della sapienza ellenica pronunziando, o sapiente, quella parola: In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e veramente il Verbo era Dio e per mezzo suo furono fatte tutte le cose, visibili e invisibili.

Theotokìon. Nella notte della vita ti si trova come aurora mattutina, rifulgente dei raggi della verginità, rivelandoci l’oriente del sole spirituale della giustizia, Genitrice di Dio beatissima.

Un altro canone. Impossibile per gli uomini.

Essendo Signore delle ore e dei tempi, il Redentore fu sospeso a metà del giorno sul legno e affidò a te, vergine beato, la sempre Vergine, dando onore inalienabile per magnificarti.

Ora che dimori con le potenze divine superne e con loro acclami la divina melodia, con la tua venerabile mediazione, o apostolo di Cristo, salva quanti nella tua santa casa salmeggiano e inneggiano il sommamente Buono.

Salva da ogni pericolo, o beato teologo, tutti noi fedeli, che ti invochiamo, dirigendo in spirito verso il Signore i nostri passi e guidaci nella via della pace dei precetti dell’Onnipotente.

Theotokìon. Offriamo pubblicamente un inno di gratitudine alla Madre di Dio e gridiamo: Salve, trono elevato di Dio, salve, nube di luce, salve, paradiso per cui siamo degni del paradiso di delizie.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Theotòkos pura e sempre Vergine. 

Exapostilarion. Udite, donne.

Divenuto figlio del tuono, per i mortali, o apostolo Giovanni, teologasti: In principio era il Verbo; appoggiandoti infatti con fede al petto del tuo Sovrano, di lì attingesti i torrenti della teologia con cui irrighi tutto il creato.

Stavrotheotokìon.

Stando presso la croce del tuo Signore, o purissima, con il vergine discepolo, udisti il Creatore dire: Donna, ecco tuo figlio e al discepolo: Ecco tua Madre. Con lui tutti ti inneggiamo, Vergine Genitrice di Dio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Beato e sapientissimo Giovanni, per l’ardente eccesso del tuo amore per Cristo, più di tutti i discepoli fosti amato dal Verbo onniveggente, che giudica con giuste bilance tutta l’ecumène, tu che splendevi di purezza e fulgori di innocenza nel corpo e nella mente, beato in Dio.

Le onde della teologia, appoggiandoti sul petto, attingesti dalla sapienza e irrigasti il mondo, o ottimo Giovanni, disseccando con la conoscenza della Trinità il mare dell’ateismo, divenuto colonna e nube animata che ci guida all’eredità celeste.

Il fiore scelto della verginità, la dimora accogliente le sacre virtù, lo strumento della sapienza, il tempio dello Spirito, la luminosa bocca della grazia, il chiarissimo occhio della Chiesa, il venerabilissimo Giovanni inneggiamo ora con canti spirituali, come ministro di Cristo.

Meraviglioso evangelista, la fonte dei beni, il regno incrollabile, la vita eterna, la gioia indicibile, il gaudio della divina contemplazione, la ricca effusione dei carismi di Cristo, trascendenti l’intelletto e la mente dei mortali, o figlio del tuono, evangelizzando facesti splendere nel mondo.

Gloria. Tono pl. 4.

Evangelista Giovanni, vergine simile agli angeli, teologo ammaestrato da Dio: in modo ortodosso predicasti al mondo l’immacolato fianco che fa scaturire il sangue e l’acqua in cui troviamo la vita eterna per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Kinonikòn. Per tutta la terra è uscita la loro voce e fino ai confini del mondo le loro parole. Alliluia.

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Mattutino del 25 settembre- Memoria della santa madre nostra Eufrosina

25 SETTEMBRE

Memoria della santa madre nostra Eufrosina.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono pl. 4.

In te, madre si è conservata perfettamente la divina immagine: abbracciando infatti la croce hai seguito Cristo e nell’agire hai insegnato a disprezzare la carne corruttibile e ad occuparti dell’anima, creatura immortale. Perciò con gli angeli si rallegra, o beata Eufrosina, il tuo spirito.

La solita sticologia, un canone dall’Oktòichos e due della santa (questo non si trova nel manoscritto).

Ode 1. Tono pl. 4. Alla testa dei suoi carri.

Inneggiato con voci trisagie da tremende schiere, accettasti di esser glorificato anche da assemblee di mortali: anche ora per impedire un’illecita aggiunta al Trisagio, stabilisti il rapimento e la chiamata di un bambino.

Amasti Dio con tutta la tua anima e a lui ti fidanzasti, lasciando il fidanzato mondano, le passioni della carne, la ricchezza transitoria, la gloria e i piaceri, o illustre, per condurre vita ascetica.

Fosti una terra fertile, moltiplicando il tuo frutto, o veneratissima Eufrosina; e infatti accogliendo realmente nel tuo cuore il simbolo salvifico, alacremente ti sforzasti di metterlo in atto.

Theotokìon. Seguendo i detti dei profeti divini, i teofori martiri confessarono il Verbo di Dio che ha assunto la carne dalla casta Vergine, che con canti sempre come Theotòkos ti diciamo beata.

Un altro canone della beata. Acròstico: Un inno ti canto con ardore, Eufrosina. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 1. Cavallo e cavaliere.

Tu illustrissima, che porti il nome della divina letizia, con la luce delle tue preghiere illumina me, che oggi inneggio con lieti canti divini la tua santa e celebratissima memoria.

Desiderando solo la divina bellezza di Cristo e allietandoti solo delle sue immateriali bellezze, disprezzasti la bellezza della carne, o gloriosa, dedicandoti alle divine contemplazioni.

Sposa adorna dei fulgori delle virtù, ti fidanzasti con Cristo, vera bellezza, o Eufrosina, lasciando il fidanzato caduco e tutta la dolcezza della vita.

Theotokìon. Tutto desiderio, dolcezza e vita colui che per estrema bontà è sorto da te, Vergine purissima; supplicalo di salvare me, che senza sosta ti dico beata.

Ode 3. Tu che in principio.

Tu che hai nascosto i tuoi profondi misteri ai sapienti e agli increduli per svelarli prodigiosamente ai fanciulli, riveli ora sapientemente a un bimbo rapito tra le nubi il canto Trisagio.

Svestendo la vile tunica delle passioni, con sapienza indossasti la veste dell’impassibilità in Cristo e rifulgesti tra gli uomini, vivendo in ascesi, custodita dalla grazia.

Con il freno della continenza fermavi gli appetiti indocili della carne, o madre e mantenevi senza esitazioni il tuo cuore sulla buona via della sacra ascesi.

Theotokìon. Senza nozze, Madre di Dio, generasti il Verbo da te incarnato, il Dio che i martiri virilmente confessarono come suoi soldati, venendo incoronati.

Secondo canone. Tu che hai fissato.

Sopportando grandemente le lotte, abbattesti le macchinazioni del nemico e respingesti gli assalti dei demòni e meditando nel tuo corpo mortale l’immortalità, ti sei assimilata agli angeli o madre.

Essendo sostegno e pedagogo ai precetti salvifici, ai sentieri dell’incorruttela e al monte sublime del Creatore, o Eufrosina, la tua vita allieta i cuori dei monaci.

Rischiara divinamente le folle dei fedeli la tua memoria luminosa e degna di lode, addolcisce i cori dei beati, allieta le schiere degli angeli, con i quali stai come un angelo, avendone imitato la vita.

Theotokìon. La bufera terribile delle passioni mi turba, i venti ostili mi affondano nell’abisso e la tempesta del peccato sconvolge il mio cuore; o Genitrice di Dio, libera me, che schiettamente ti magnifico.

Irmòs. Tu che stabilisti col tuo precetto sul nulla la terra, sollevandola in alto senza appoggio con tutto il suo peso, conferma la tua Chiesa, o Cristo, sulla stabile roccia dei tuoi comandamenti, o solo filantropo.

Kàthisma. Tono pl. 1. Il Verbo coeterno.

Rinforzando la debolezza femminile con speranze celesti, con pensiero sicuro dimorasti tra uomini, o vergine, sottomettendo sotto i tuoi talloni l’ingannatore di Eva con fatiche e insonni meditazioni, perciò con fede ti diciamo beata.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Avendo trovato te, porto e muro, rifugio e speranza, difesa e fervida protezione, noi fedeli a te accorriamo e gridando di continuo acclamiamo con fede: Abbi pietà, Madre di Dio di quanti in te confidano e allontana le loro colpe.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti volontariamente appeso in croce tra due ladri, tua Madre, o Cristo, con i visceri maternamente dilaniati, diceva: Figlio senza peccato, come sei condannato ingiustamente alla croce come un criminale, volendo vivificare la stirpe degli uomini, come buono?

Ode 4. Signore, mia forza.

Provvedendo a tutto il necessario, Salvatore e guidando tutti alla correzione e al rifiuto di tutti i mali, anche ora col sisma hai scosso la terra, sconvolgendo i dogmi blasfemi degli eretici e insegnando a glorificarti come stabilito.

Ingaggiasti con gioia lotta ascetica, Eufrosina, dimorando fra uomini e uccidendo gli appetiti passionali della carne per amore del tuo Sovrano, perciò divenisti degna di ricevere la dimora e la corona di gloria.

Offrendo al tuo Sovrano come mirra gemiti e lacrime, o madre, ottenesti in ricompensa da lui il profumo dei carismi divini, con cui profumasti e soffiasti su tutti l’effluvio dei prodigi, o ispirata da Dio.

Theotokìon. Avendo come arma la Purissima che ti generò, o Cristo, i sapienti martiri respinsero le trame dell’errore e con sapienza sciolsero le lusinghe dei tiranni e ora mostrandosi incoronati gridano: Gloria alla tua potenza, o unico Filantropo.

Secondo canone. Intuito con profetico.

Volgendoti al Padre celeste, che fidanza le anime, né l’affetto per il padre, né per lo sposo caduco ti impedì di percorrere la via della salvezza.

Con senno divino hai fatto germogliare come palma la dolcezza della giustizia e come cedro sulla riva delle acque hai moltiplicato i frutti delle buone opere della continenza, o sapiente in Dio.

Con il fuoco della continenza inceneristi gli aridi piaceri e incendiata dal carbone dell’amore del Signore, balenasti fulgori di prodigi.

Theotokìon. Tu che sei compassionevole, abbi pietà della mia misera anima terribilmente ottenebrata dalle passioni dei peccati e gemente, o Genitrice di Dio purissima.

Ode 5. Perché mi hai abbandonato.

Prefigurando il tremendo incontro con i giusti sulle nubi alla tua seconda parusia, o Cristo, operasti ora lo straordinario rapimento del bimbo con cui ci hai insegnato il corretto canto Trisagio.

Con le tue opere divine mostrasti la verità del tuo nome: poiché apparisti come smeraldo preziosissimo, o gloriosa vergine, splendente fra uomini santi per il fulgore della purezza.

Rallegrandoti e deliziandoti sempre nei precetti del Signore, nei quali hai trascorso la tua beata e pura vita, avevi la letizia divina nel tuo cuore, o Eufrosina, sposa vergine di Dio.

Theotokìon. Riconoscendoti tutti vera Madre di Dio, i gloriosi martiri confessarono il Verbo divino da te generato, opponendosi valorosamente al peccato fino alla morte, o fanciulla inneggiatissima.

Secondo canone. Tu che ti rivesti.

Con splendore di divine opere, o gloriosa, apparisti come pietra di smeraldo in mezzo a uomini, dimostrando virili le tue lotte e allietando Dio.

Versando lacrime come profumi, ti riempisti di buona fragranza; e divenuta prezioso myron, ti offristi a Dio, vergine incorrotta.

Mettesti tutta la tua brama in Dio, desiderandolo, cercandolo e osservando la sua salvifica legge, o vergine.

Theotokìon. Concepisti, o purissima, piccolo bimbo, colui che prima dei secoli rifulse dal Padre senza principio; supplicalo per il mondo, o Sposa di Dio.

Ode 6. Perdonami, Signore.

Hai fatto tremare e sconvolto la terra con il tuo sguardo, hai scosso i cuori dei mortali che empiamente ti bestemmiano, ma nella tua grande compassione hai infine fermato la devastazione.

Ti rivelasti bella e abile sposa di Cristo, adornandoti con lo splendore delle virtù, venerabilissima Eufrosina, perciò fosti degna anche del palazzo celeste.

Sconfiggendo i terribili assalti della carne, accendesti in te più luminosamente la brama dell’amore di Cristo, illuminando i sensi della tua anima.

Theotokìon. Rinvigoriti dalle forze da te inviate, gli atleti, o Cristo, lottarono secondo le regole, confessando pura la Madre che ti concepì ineffabilmente.

Secondo canone. Placa, o Sovrano.

Pura, illibata, bella e adornata ti fidanzasti con il Verbo sposo, che ti mantiene incorrotta nei secoli.

Cercando il Creatore con gemiti e lacrime, o eletta da Dio, divenisti degna di contemplarlo con gli eletti, o illustre.

Ti mostrasti modello di continenza e icona animata della purezza a quanti lodano la tua sacra memoria, o Eufrosina.

Theotokìon. Ineffabilmente e incomprensibilmente generasti il Creatore senza tempo, che libera da ogni corruzione i tuoi cantori, o santissima Theotòkos.

Irmòs. Placa, Sovrano, il mare delle passioni, che infuria con i suoi marosi funesti all’anima e fammi risalire dalla corruzione, nel tuo compassionevole amore.

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose superne.

Desiderando raggiungere la vita di lassù, con impegno hai abbandonato le delizie di quaggiù; sei vissuta travestita in mezzo ai monaci, Eufrosina lodatissima; per amore di Cristo tuo Sposo, avevi infatti rinunciato a un fidanzato caduco.

Ikos.

Allietando le anime con gaudio e letizia, leviamoci subito per udire un discorso straordinario, poiché questo racconto supera e stupisce ogni mente: una donna che, dimorando in mezzo a uomini, vinse Beliar, calpestò il fuoco dei piaceri e in nessun modo ne fu riarsa, perché questa irreprensibile, desiderando Cristo, sdegnò un fidanzato caduco.

Sinassario.

Il 25 di questo mese memoria della nostra santa madre Eufrosina, figlia di Pafnuzio l’egiziano.

Stichi. Nascondi la tua natura femminile, o Eufrosina, come un uomo; e vedi il Sovrano, che vede le cose nascoste. Il venticinque Eufrosina si sottomise alla morte.

Al beato padre Pafnuzio, di lei padre.

Stichi. Chiudendo gli occhi del corpo, Pafnuzio, vivente nello spirito, vede grande luce.

Lo stesso giorno la memoria del santo martire Pafnuzio.

Stichi. Dagli amici del mondo fu crocifisso Pafnuzio, già crocifisso per il mondo.

Lo stesso giorno memoria del grande terremoto in cui fu rapito un bimbo al cielo.

Stichi. Il canto dal triplice inno solleva il bimbo in alto, annunziando anche in basso come lo cantano gli angeli.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Paolo e Tatta e dei loro figli Saveriano, Massimo, Rufo ed Eugenio

Stichi. Un padre, Paolo, affronta il martirio con tre figli: a loro, Tatta, ti sei unita saggiamente.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. La condiscendenza di Dio.

Con una voce di bimbo hai svergognato ora le vane menti dei nemici, che infantilmente ti irritavano e gravemente bestemmiavano con l’eretica aggiunta al Trisagio, confermando i fedeli con insoliti portenti.

Hai messo in Dio tutta la brama del tuo cuore, amandolo con fede, cercandolo e seguendo le tracce dei suoi salvifici comandamenti, per i quali hai trovato, o Eufrosina.

Alleggerendo la carne con digiuni, suppliche, asprezze e fatiche, o venerabile, innalzasti l’intelletto al tuo Creatore al quale ti fidanzasti, amandolo e ora ne gusti la bellezza.

Theotokìon. Essendo più pura di tutto il creato, o Sovrana, accogliesti il Verbo da te ineffabilmente generato; amando lui i martiri sopportarono il fuoco dei supplizi.

Secondo canone. Il Signore dei padri.

La sua luce e letizia sono sorte per te, gloriosa, poiché avevi opinione retta cantando: O Dio, tu sei benedetto.

Portando la croce come bastone per rinvigorirti, superasti tutti i pericoli dei demòni cantando, o beata: O Dio, tu sei benedetto.

O beata, rendesti il tuo cuore dimora del santo Spirito, che ti rinvigorì e ti rese più forte degli spiriti maligni.

Theotokìon. Partoristi Dio incorporeo nella carne, o Purissima, per salvare noi che cantiamo: O Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Un tempo nella torre di Babele, confondesti, Signore, le lingue accordatesi nel male; e ora svergognasti le chiacchiere degli empi che, unite illecitamente con la lingua sproloquiano bestemmie, servendoti di un bimbo in aria nello stupore dei testimoni.

Con lotte ascetiche hai calpestato il nemico e sei esultato nello spirito, perciò ti ha accolto la gioia eterna, o venerata fanciulla, che sei stata ricompensata per la tua vittoria e ora gridi con fede: Popolo, esalta il Signore per tutti i secoli.

Dimorasti in mezzo a uomini, custodendo perfettamente la purezza e illesa dalle trame del serpente, poiché Dio ti custodiva e proteggeva con la sua forza e a tutti mostrava lo splendore della tua anima e il tuo animo virile, o Eufrosina di senno divino.

Theotokìon. Come piccolo bimbo generasti colui che è conosciuto uguale al Padre e allo Spirito, o casta Vergine, Cristo nostro Dio, che i valorosi martiri confessarono santamente lottando; con loro, o santissima, ti dicono beata con fede popoli, tribù e lingue per tutti i secoli.

Secondo canone. Componendo nella fornace.

Ti liberasti, o fanciulla, dalla materia delle passioni, imitando la vita immateriale degli angeli coi quali canti: Inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ti concede vita il tesoro della vita, poiché seguisti le sue tracce e desiderasti la sua bellezza divina; con lui esulti nei secoli.

Ti sollevasti alle vere dimore dell’eterna vita: conseguisti la brama che desideravi, o vergine, deliziandoti del legno della vita ed esaltando Cristo nei secoli.

Theotokìon. Tutta speciale, tutta bella apparisti, Vergine amata ed eletta da Dio, sempre magnificata, perciò t’inneggiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Componendo nella fornace per te, Creatore di tutto, un coro che raccoglie l’universo, i fanciulli intonavano: opere tutte, inneggiate al Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Cielo e la terra stupirono per l’insolito e tremendo prodigio compiuto, poiché dal popolo di senno divino fu alzato in aria un bimbo per rivelargli il canto del Trisagio con cui si loda Dio immortale.

Strappandoti dal fango della vita il tuo Sposo, o venerata Eufrosina, ti pose sulla salda pietra dei suoi comandamenti e raddrizzò chiaramente i tuoi passi nella prassi di una condotta rispettabile e virtuosa e ti accolse nei palazzi divini.

Percorrendo la via dell’ascesi con la forza dello spirito e rendendo te stessa tempio divino, ottenesti la letizia incessante e pura, deliziandoti sempre della bellezza del tuo Sposo, o beatissima Eufrosina,

Theotokìon. Come sole la memoria degli atleti irraggia di prodigi i fedeli, poiché il Dio nato da te, Vergine pura, che essi predicarono, li illuminò chiaramente, glorificando quanti con fede onorano la sua parusia, come promesso.

Secondo canone. Danza, Isaia.

Una sacra festa la folla dei monaci celebra; la tua sacra memoria divinamente luminosa annunzia celebrando il coro dei monaci, poiché apparisti splendore di tutti, o venerata e insigne Eufrosina.

Sei divenuta come sacro ornamento del tempio celeste, come giglio sei fiorita nei giardini di Dio, come rosa profumata ti sei offerta al Re di tutti, come prezioso myron, o beatissima Eufrosina.

Illuminasti te stessa con l’ornamento splendido delle virtù e ti portasti pura nel talamo nuziale intelligibile e ora contempli la bellezza non contraffatta di Cristo e gusti perfettamente la divinizzazione.

La tua santa memoria santifica oggi i fedeli, sgorgando luce e santificazione; perciò ti supplichiamo: come sposa di Cristo, o Eufrosina, salva con le tue preghiere quanti ti onorano.

Theotokìon. Con la luce del tuo volto, illuminami di luce: giaccio nella tenebra delle passioni, o porta spirituale, non mi afferri la notte della morte, o casta e pura, non respingere le speranze della mia salvezza.

Irmòs. Danza, Isaia: la Vergine ha concepito un Figlio, l’Emmanuele, Dio e uomo: oriente è il suo nome; magnificando lui, diciamo beata la Vergine.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Sfuggisti al principe della vergogna e in abito da amante della sapienza lo dimostrasti stolto; tu, vergine nell’anima e nel corpo, divenisti uomo con prudenza e fede, o santa Eufrosina, bellezza delle vergini, splendore dei monaci.

Theotokìon.

Troni e dominazioni, potestà, potenze, arcangeli e angeli, o Vergine Madre, danno culto a tuo Figlio come Dio e Sovrano e a te di continuo inneggiano: e tu supplicalo sempre, o pura, perché io sia liberato dalla tremenda condanna.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 24 settembre- Memoria di santa Tecla, megalomartire e isoapostola ita

24 SETTEMBRE

Memoria di santa Tecla, megalomartire e isapòstola.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

La consueta sticologia e i canoni dall’Oktòichos e della santa. Acròstico: La protomartire divinamente viene glorificata. Senza Theotokìa. Poema del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Il suono della mia voce è incapace di contenere le insigni lotte della protomartire, poiché è troppo debole per un inno che sia degno.

L’orgogliosa spavalderia del tiranno finì quando le donne si mostrarono virili contro di lui per la loro fede in Cristo.

Facendo eco alle tue ineffabili parole, beato Paolo, una donna, per seguire il Vangelo, si fece sposa di Cristo.

Theotokìon. Pura Theotòkos, inneggiamo a te che oltre natura concepisti incarnato l’eterno Verbo sovradivino.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

O amore che supera la comprensione! Ti unisti in Cristo, per lo Spirito, a Paolo, o venerabilissima.

Il voluttuoso piacere di quaggiù non riuscì ad attrarre il tuo cuore, già trafitto dall’amore spirituale.

Totalmente distaccata dalle passioni carnali, non ti piegasti alle pressioni materne, o illustre atleta.

Theotokìon. Per le tue preghiere, Vergine pura, soccorrici allontanando dalla nostre anime i pericoli che ci minacciano.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Mutando con le virtù la femminilità in virilità, per amore di Cristo Dio, divenisti due volte sua dimora: diradando il buio delle passioni con l’ascesi, con il martirio ti rivelasti davvero vanto degli atleti; perciò brillavi sul mondo come torcia facendo doppiamente risplendere i raggi dello Spirito; Tecla, illustre protomartire, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come Vergine e unica donna ad aver concepito senza seme Dio nella carne ti diciamo beata noi tutti, generazioni degli uomini; poiché in te dimorò il fuoco della Divinità e come nutrice allattasti il Signore Creatore; perciò degnamente angeli e uomini glorifichiamo il tuo santissimo parto e ti gridiamo: Prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti degnamente inneggiano la tua gloria, o pura.

Stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo gridava e amaramente esclamava: Esulta il mondo ricevendo la redenzione, ma ardono le mie viscere, vedendo la crocifissione che subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Abbi compassione di noi, Vergine e dona remissione delle colpe a quanti venerano con fede la sua passione.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Promessa a Tamiri, Paolo, paraninfo della Chiesa, ti condusse al celeste sposo come illibata, o sapientissima Tecla.

Le parole di Paolo ti attaccarono all’amore per la fede, o martire e disprezzasti le parole di Tamiri come vane.

Per l’aspersione del tuo sangue fu benedetta la discendenza di Adamo, mentre Eva gioì vedendo una donna schiacciare il serpente.

Innamorata della purezza, la protomartire respinse ogni seduzione della vita, ricchezza, nobiltà, bellezza e il fascino del fidanzato terreno.

Theotokìon. Concedi remissione delle nostre colpe, Signore senza peccato, pacifica il mondo che è tuo per le preghiere della Madre che ti ha concepito.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Lottasti nell’immenso stadio degli atleti, o beatissima Tecla e fosti degna della ricompensa.

Il perfido serpente fu spogliato: la vergine infatti con la divina passione imparò l’obbedienza.

La divina familiarità vinse il tuo pudore, poiché il fuoco della Trinità ti infiammava il cuore.

Theotokìon. Vergine dopo il parto ti cantiamo, o Theotòkos: hai infatti concepito nel mondo Dio Verbo nella carne.

Ode 6. Effondo la mia supplica.

La fanciulla rafforzò la sua naturale debolezza per la potenza del Salvatore: deposta infatti la bellezza giovanile per amore di Dio, ebbe coraggio di notte e corse cercando gli insegnamenti profumati dell’amato.

L’illustre e prima atleta Tecla, volontariamente per amore accettò di stare nella prigione dei criminali per esser degna del talamo nuziale di lassù: l’amore del Creatore, infatti, aveva vinto gli amori per le creature.

In spirito la martire baciava le catene del divino maestro, quando nel carcere come su un prato divino, irrigato dalle sue parole, ella germogliò e portò veramente per il Signore il bellissimo frutto.

Theotokìon. Non smettere d’intercedere per noi, Vergine santissima, Madre di Dio, poiché tu sei la forza dei fedeli; in te sperando siamo rafforzati e con affetto glorifichiamo te e colui che s’incarnò da te ineffabilmente.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni, poiché la mia anima è colma di mali e la mia vita è vicina agli inferi e come Giona ti supplico: Dalla corruzione, o Dio, strappami.

Kontàkion.

Tono pl. 4. Come primizie.

Rifulgente per la bellezza della verginità, sei adorna della corona del martirio, ti è affidato, come gloriosa, l’apostolato, o vergine; mutasti in rugiada la fiamma del fuoco, placasti con la tua preghiera il furore del toro, come prima lottatrice.

Ikos.

Lo splendore dell’augusta festività rifulge più luminoso del sole: facendo brillare bagliori di luce, si rispecchia negli occhi dei fedeli. Perciò danzando con gli angeli, acclamiamo tutti al Salvatore Dio, a lui gridando: Hai magnificato, o Salvatore, le tue misericordie, donando al tuo popolo, come dono perfetto la prima lottatrice.

Sinassario.

Il 24 di questo mese memoria della santa megalomartire Tecla, pari agli apostoli.

Stichi. Ti salva, o Tecla, proprio colui che spezzò la pietra, la cui passione spezzò le pietre. Il 24 fu pronta per la roccia Tecla.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Coprio.

Stichi. Coprio non fu coprio ma una pianta di delizie, offrendo al Signore Dio i suoi grappoli come primizie.

Memoria del miracolo avvenuto presso la Theotòkos nell’isola di Kythira, quando fra i mirti venne rinvenuta un’icona della Madre di Dio, che rialzò un paralitico.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli dalla Giudea.

Per affetto legata a Paolo prigioniero, o beatissima, con legami indissolubili, per fede insieme cantavi e inneggiavi piamente: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Comparisti nell’iniquo tribunale, o fanciulla, con Paolo e per amore del Sovrano, nella tua estasi, scacciasti ogni timore gridando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Per amor di Dio desti alla fornace il tuo corpo, o martire e per la forza del tuo diletto, rimanesti intatta cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Una nube piovosa con temporale e grandine, spegnendo il fuoco, giustamente fulminò gli insensati e salvò la martire, che cantava: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Apparisti incarnato da grembo verginale per la nostra salvezza, perciò sapendo tua Madre Genitrice di Dio, grati acclamiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Celebrate e sovresaltate.

Il tuo pensiero fu straordinario: come nell’Eden infatti dimoravi nella tomba, vergine martire, inneggiando a Cristo nei secoli.

Non sopportando che venisse macchiata la radiosa bellezza del tuo splendore verginale, preferisti la morte e ora vivi nei secoli.

Unita a Cristo, tuo soprannaturale e vivificante sposo, hai eletto, o prima atleta, come custodi della tua verginità le belve.

Deponendo la veste corruttibile, l’atleta di Cristo, con equipaggiamento leggero, corse verso la vita senza fine.

Theotokìon. Colui che scese dai cieli e dimorò in grembo verginale, inneggiate ed esaltate nei secoli.

Irmòs. Celebrate e sovresaltate per tutti i secoli il Re dei cieli, celebrato dalle angeliche schiere.

Ode 9. Te, Madre di Dio.

Chi non ammirerebbe, o protomartire, la tua invincibile risolutezza? Addomesticando le passioni dell’anima, belve spirituali, non temevi l’indomito impeto dei tori e rimanesti incolume in mezzo ad essi.

L’impenetrabile roccia, per ordine divino, s’aprì per te fuggitiva, martire teofora, come una camera e il mistico sposo ti accolse fra le braccia, avendo ricevuto il sigillo divino nel lavacro di rigenerazione.

Sana le piaghe della mia anima, concedi pace al mondo, vittoria sul nemico ai fedeli, concordia alla Chiesa per la tua intercessione, o protomartire.

Theotokìon. Uccidi, o mia Sovrana, il peccato che in me sopravvive, vivifica la mia anima moribonda con l’energia della vita vera, nata dal tuo grembo per ineffabile amore per i fedeli che ti magnificano.

Irmòs. Te, sempre Vergine Madre del Dio eccelso, che al di sopra dell’intelletto concepisti con un verbo il Dio vero, più eccelsa delle potenze immacolate, con dossologie incessanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Rafforzata, o vergine bella, dai divini suggerimenti di Paolo, araldo di Dio, disprezzasti un fidanzato corruttibile e seguisti lui, Tecla isapòstola, protomartire dalle grandi lotte: perciò ricevesti da Cristo la corona della vittoria.

Theotokìon.

Noi, grazie a te salvati, ti confessiamo realmente Theotòkos, o Sovrana; ineffabilmente partoristi il Dio, che con la croce ha dissolto la morte, attirando a sé folle di martiri: con loro, o Vergine, ti inneggiamo.

Alle lodi. Stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Anatolio.

Lo stadio atletico oggi si presenta, popoli, danziamo e le imprese straordinarie in esso compiute contempliamo: un’agnella intatta, infatti, si offre all’immolazione per Cristo, nostro Dio immolato; la vergine bella e sposa di Dio Tecla per la fede nella Trinità sbaragliò l’ateismo dei tiranni e danzando con gli angeli, prega il Salvatore di salvare le nostre anime.

Di Anatolio.

Poiché avevi Cristo nostro Dio sposo nei cieli, disprezzasti le nozze terrestri col tuo fidanzato, o Tecla, prima atleta: lasciando con sapienza le vesti materne, seguisti l’apostolo Paolo prendendo sulle spalle il segno della croce e non ti spaventò il fuoco; mutasti in mitezza la ferocia delle belve, uccidesti i mostri nascosti nelle acque, per il santo battesimo in Cristo. Eccellesti per le tue valorose lotte, senza sosta prega il Signore per quanti con fede festeggiano la tua venerabilissima memoria.

Tono 2. Di Anatolio.

Rimettendo te stessa al disegno dell’Onnipotente, rafforzata come prima atleta di Cristo e lasciato l’amore terrestre, reggesti la torcia della vita eterna, essendo beato talamo, in cui riposano gruppi di femmine, trovando l’ingresso della vita eterna; con loro, o apostola Tecla, implora per le nostre anime.

Tono 4. Di Anatolio.

Formate un coro, amici dei martiri, poiché è giunto il tempo di festeggiare le loro imprese e la memoria annuale della protomartire ci invita a glorificare Dio: Tecla, protomartire, percorrendo lo stadio atletico si segnalò anche come la prima a portare la corona di vittoria e ora non teme di pregare per le nostre anime.

Gloria. Tono 4. Di Anatolio.

Per la tua lotta sovrumana, protomartire di Cristo, stupirono non solo stirpi umane, ma anche belve selvagge sbalordirono: le fiamme non furono considerate fiamme da te, Tecla, vergine bella, per amore del tuo sposo Cristo, perché gioivi patendo per lui e separandoti dal mondo, per ottenere la celeste beatitudine, pregando con franchezza per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come generoso.

Con le piogge del santo Spirito, irrora, o purissima, la mia mente; tu che partoristi Cristo, stilla che lava con le sue compassioni la smisurata iniquità dei mortali, prosciuga la fonte delle mie passioni e fammi degno, o purissima, del torrente di eterna delizia.

Stavrotheotokìon.

Vedendoti inchiodato alla croce, Signore, l’agnella, la Madre tua, sbigottita gridava: Che cos’è questa visione, Figlio amatissimo? Questo ti rende il popolo ribelle e iniquo, che ha goduto dei tuoi tanti prodigi? Sia dunque gloria, o Sovrano, alla tua ineffabile condiscendenza.

Apòstica stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 2. Di Anatolio.

Venite, amici degli atleti, onoriamo con inni Tecla protomartire, vanto delle donne, poiché ha calpestato l’ostile nemico con la potenza della croce e, riportata vittoria, è stata degnamente incoronata; perciò, insigne per la lotta, essa supplica che siano liberati dai pericoli e dal futuro giudizio, quanti con fede e affetto festeggiano la sua memoria.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Altro sicuro rifugio, torre di fortezza e rocca inespugnabile non possediamo all’infuori di te, purissima e in te ci rifugiamo e a te gridiamo: Aiutaci, Sovrana, perché non periamo; mostraci la tua grazia, la gloria del tuo potere e la grandezza della tua amorosa compassione.

Stavrotheotokìon.

Tu che partoristi il grappolo della vita, che senza coltivazione umana avevi portato in grembo, quando lo vedesti pendere dal legno, gemendo piangevi gridando: O Figlio, stilla il vino nuovo per il quale sia tolta, o benefattore, tutta l’ebbrezza delle passioni, mostrando, mediante me, che ti ho partorito, la tua amorosa compassione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 23 Settembre- Memoria del concepimento del venerabile, glorioso profeta, precursore Giovanni Battista

23 Settembre

Memoria del concepimento del venerabile, glorioso profeta, precursore Giovanni Battista.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Rallegrati, sterile che prima non partorivi: ecco, infatti, veramente hai concepito la lucerna del Sole che illuminerà tutto l’universo, colpito da cecità; esulta, Zaccaria, acclamando liberamente: E’ il profeta dell’Altissimo colui che sta per nascere.

Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Theotòkos, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Dopo la prima sticologìa, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Elisabetta fu liberata dalla sterilità e la Vergine restò vergine, quando alla voce di Gabriele concepì in seno; ma il precursore Giovanni esultò in grembo, riconoscendo in anticipo in seno verginale il Dio e Sovrano, incarnato per la nostra salvezza.

Gloria. Lo stesso tropario. E ora.

Theotokìon.

Salve, monte santo calcato da Dio; salve vivente roveto incombusto; salve, unico ponte che dal mondo conduce a Dio e fa passare i mortali alla vita eterna; salve, Vergine intatta, che ignara d’uomo generasti la salvezza delle nostre anime.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

La tortora amica del deserto, il sacro battista, predicando penitenza e manifestando Cristo fatto uomo, soccorrendo in perpetuo quanti sono sbattuti dalla bufera, è divenuto difensore di tutti i peccatori. Per le sue preghiere, o Cristo, salva il tuo mondo.

Gloria. Lo stesso tropario. E ora.

Theotokìon.

Tu che sola concepisti il Creatore di tutto, tu che sola ornati l’umanità con il tuo parto, o pura, strappami ai lacci del fraudolento Beliar: stabiliscimi sulla roccia dei voleri di Cristo, implorando con fervore colui a cui desti un corpo.

Canoni: uno dall’Oktòichos e uno del santo. Poema di san Giovanni Damasceno. Dopo il canone si possono cantare le Katavasìe: Aprirò la mia bocca.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Arresta gli sterili pensieri della mia desolata anima, o germoglio di una sterile, affinché celebri il tuo santo concepimento in grembo materno.

Il sacro Zaccaria, entrato nel tempio, vide un angelo divino chiaramente rivelargli: Nella vecchiaia, o sacerdote, avrai il Precursore.

Il candelabro risplendente del sole della gloria, il grande Precursore, inizia a brillare nel grembo materno, spezzando l’oscurità delle passioni con la catena della sterilità.

Theotokìon. Vedendo il suo Sovrano portato nel tuo grembo, o purissima Theotòkos, Giovanni nel grembo di sua madre esultava manifestamente, essendo suo Precursore.

Ode 3. Non c’è santo.

Oggi la sterile, con la cognata, concepisce il sacro frutto, che nella grazia, interromperà tutta la sterilità spirituale.

Divenuto sordo dentro il tempio, il grande Zaccaria accoglie la voce del Verbo, tremendo annunzio e con gioia chiaramente magnifica il Signore compassionevole.

Colui che indica ai fedeli la via sicura della penitenza, il glorioso Precursore, alla voce dell’angelo, per volere divino, germoglia insperato in grembo materno.

Theotokìon. Riconoscendo Cristo portato in grembo vergine, il bimbo della sterile sussultò, rivelando in anticipo la gioia futura, venuta sulla terra a liberare gli uomini dalla maledizione.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore, mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Al sacerdote Zaccaria, che incensava nel tempio, giunse dal cielo Gabriele dicendo: Nella tua vecchiaia avrai un frutto insigne e la predente sterilità e assenza di prole di Elisabetta sarà sciolta presto e concependo genererà l’araldo e Precursore di Gesù. Per le sue preghiere, Salvatore del mondo, salva le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Stupì Giuseppe contemplando ciò che superava la natura e riandava con la mente alla pioggia sul vello per questo tuo concepimento senza seme, Theotòkos e al roveto ardente che non si consumava e alla verga fiorita di Aronne; testimoniando il tuo sposo e custode gridava ai sacerdoti: Vergine partorisce e vergine dopo il parto permane.

Ode 4. Cristo, mia forza.

O beatissimo Precursore, come angelo precedente la venuta di Cristo, la voce di un angelo annunziò al sacerdote che saresti nato santamente da grembo sterile.

O mirabilissima Elisabetta, sterile e senza frutto, esulta sempre, avendo generato gloriosamente il Battista e Precursore di Cristo.

O beatissimo Precursore, con la scure della tua preghiera, taglia i rovi delle mie passioni, l’ostacolo dei miei pensieri e fa’che il mio spirito produca le virtù come frutti.

Theotokìon. Il grembo della Vergine portava te, che reggi l’universo, quando il Battista, portato nel grembo, ti venerò, o Cristo, esultando di gioia.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Al profeta venuto all’interno del tempio santo per offrire al Creatore il culto secondo la legge, apparve un angelo, che gli annunziava il concepimento del Precursore.

Come sarà possibile questo? Io sono vecchio, lo vedi e mia moglie è sterile, disse Zaccaria all’angelo; le parole che mi dici contraddicono la natura.

Considera Sara, la donna di Abramo: vedi come ella concepì nella sua vecchiaia Isacco; credi alle mie giuste parole, disse l’arcangelo divino all’anziano.

Theotokìon. Benedetta sei tu fra le donne, o piena di divina grazia! Così gridò a te Elisabetta riconoscendoti vergine prima e dopo il tuo concepimento.

Ode 6. Vedendo il mare.

Il dubbio ha preso il mio spirito, dubito delle tue parole, disse il sacerdote all’arcangelo; chiedevo la salvezza del popolo, non il frutto dei miei visceri.

Il liturgo rispose: Il Creatore della natura, il Re degli angeli ha deciso che genererai l’angelo della sua venuta, non dubitare delle mie parole.

Il tuo aspetto è di fuoco, la tua apparizione tremenda, il tuo discorso sbalorditivo, disse all’angelo Zaccaria, ma non credo a te, che dici parole strane oltre natura.

Theotokìon. Dall’oscura cavità in cui si trovava, il Candeliere, riconoscendo il Sole nascosto nella nube materna del grembo, con gioia lo venerò esultando.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion. Tono 1. Il coro angelico.

Risplende di gioia il grande Zaccaria, con la sua famosissima compagna Elisabetta, che degnamente concepì Giovanni precursore; un arcangelo lo evangelizzò con gioia e noi uomini, come conviene, lo onoriamo, perché è l’iniziato della grazia.

Ikos.

Apriamo il sacro vangelo, che il sacro e mirabile Luca scrisse per noi e contempliamo il lieto e insigne concepimento del Precursore. È detto infatti: Come l’anziano e giusto Zaccaria entrò nel Santo dei santi per incensare secondo il turno della sua classe, si presentò a lui Gabriele evangelizzando e dicendo: Sacerdote, avrai un figlio nella tua vecchiaia, il profeta e Precursore, la voce e l’araldo, la lampada sempre luminosa, l’iniziato della grazia.

Sinassario.

Il 23 di questo mese concepimento del santo e glorioso profeta, Precursore e Battista Giovanni.

Stichi. Da un arcangelo al profeta viene annunziato un oracolo, la venuta di quel profeta che è più che un profeta, colui che il 23 precede il suo Sovrano, essendo concepito sei mesi prima della sua festa.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio, che perirono in Africa.

Stichi. Per Cristo, un tempo trafitto da lancia, per una lancia Andrea muore. Giovanni detestando l’errore, scannato scanna il nemico con tutto il suo errore. Antonio e Pietro, sopportarono come salde rocce di esser tagliati a pezzi da mani mortali.

Lo stesso giorno memoria di santa Raìs, vergine e martire.

Stichi. Desiderando vedere il chiarore divino, Raìs offre il puro candore del suo corpo alla spada.

Lo stesso giorno memoria delle sante due sorelle di sangue Xantippe e Polìssena.

Stichi. Con sua sorella Polìssena, Xantippe partecipa agli ineffabili cori angelici.

Lo stesso giorno il santo neomartire Nicola il droghiere, martirizzato a Costantinopoli nel 1672.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Tutta rugiadosa.

Non avendo creduto alle mie parole, resterai muto: e quando verrà partorita la voce del Verbo, ritroverai la voce per gridare: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Come luna e sole splendenti Elisabetta e Zaccaria insieme produssero lo scintillante candeliere della Luce, apparso a noi, che giacevamo nell’oscurità delle passioni che ci avvolgevano.

Utilizzando i sussulti nel grembo come parole, il grande Precursore di Cristo, portato nel grembo di Elisabetta, ti adorò mentre stavi nel grembo della Vergine, o Gesù, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Come luna, Elisabetta, portando il Precursore quale divina stella, venerò te, Maria, nube luminosa recante Cristo, sole incarnato nel tuo grembo per salvare il genere umano.

Ode 8. Dalla fiamma hai fatto scaturire.

L’amico dello sposo, il grande soldato del Re dell’universo, si prepara e inizia, venendo concepito nel grembo di una sterile.

Gioite, popoli, è fiorito l’agricoltore per i cuori insteriliti, viene forgiata la scure delle passioni, viene nutrito di temperanza il vitello venerabile, il grande Precursore.

Come un tempo i legami della sterilità, o Battista, sciogli la durezza della mia mente e concedimi di germogliare frutti di penitenza, perché viva nei secoli.

Theotokìon. Quando Elisabetta vide te gravida, o Vergine, divinamente gioì, mentre il bimbo nel suo grembo sussultava, riconoscendo il suo Signore.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Impossibile agli uomini.

Aprendo oggi le porte della sterilità, il divino Precursore di Cristo, come nel palazzo reale alloggia nel grembo di sua madre, da cui come soldato uscirà per preparare le vie del Re dell’universo.

O profeta di Dio, anziano, esulta, avrai come figlio il maggiore tra i mortali, Giovanni precursore del Signore; esulta, Elisabetta, rallegrati terra tutta, offrendo la lode a Dio, Creatore dell’universo.

Ricordati sempre di noi, che con fede ti inneggiamo, o profeta del Signore, tu che liberi le anime dalle passioni e ci salvi dai pericoli, guidandoci sul sentiero celeste, o beatissimo.

Theotokìon. Sapientemente Elisabetta, sciolta dalla sterilità e liberata dalla pena, portando il Precursore di colui che abitava nel tuo grembo, Vergine purissima Maria, piena di divina grazia, ti riconobbe madre casta.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere celesti non osano fissare: ma grazie a te, o purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui, con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Il glorioso concepimento del precursore preannuncia il Re che sarà partorito da una Vergine, così come costui lo è da Elisabetta, sterile e senza frutto e dal sacerdote Zaccaria, già molto anziano. Per le loro preghiere e per quelle della Theotòkos e di Giovanni battista, salva tutti, Signore, di tutti abbi compassione.

Theotokìon. Uguale.

Con gioia ti gridiamo grati, o purissima, il saluto dell’augusto arcangelo, noi riscattati dall’antica maledizione per il tuo divino parto: Salve, redenzione di Adamo, Vergine Madre di Dio; salve, venerabile, per la quale siamo stati liberati dalla morte; salve, tu per cui abbiamo ottenuto il regno dei cieli.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 1. Esultanza delle schiere.

Esulta il creato nel tuo concepimento, o precursore e profeta, Giovanni battista, poiché la tua divina nascita significa per noi la nascita del Sovrano e per questo noi della terra, degnamente, a una voce ti celebriamo (2).

L’angelo, trovando come meravigliosa testimonianza il concepimento della sterile, la presenta a Maria, adducendola come conferma: perciò anche noi celebriamo Elisabetta, un tempo sterile, Zaccaria suo consorte e Giovanni.

La lampada dell’eterna luce da Dio preparata, l’amico dello sposo, la grande stella mattutina del sole della gloria, la viva voce del Verbo di Dio, il precursore dell’avvento del Signore, alla parola dell’angelo è stato ora concepito.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Elisabetta concepì il precursore della grazia, ma la Vergine, il Signore della gloria; si salutarono l’una l’altra le madri e il bambino sussultò nel grembo: poiché da lì il servo lodava il Sovrano. Stupita, la madre del precursore cominciò a gridare: Donde a me questo, che la madre del mio Signore venga a me? Perché colui che possiede la grande misericordia vuol salvare il popolo senza più speranza.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia typikà e le odei 3 e 6 del canone del Precursore.

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

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Mattutino del 22 Settembre- Memoria de l santo ieromartire Focà

22 SETTEMBRE

Memoria del santo ieromartire Focà.

Al Mattutino.

Apolytìkion dell’apostolo. Tono 3.

Santo apostolo Quadrato, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Apolytìkion dello ieromartire. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Focà; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la consueta sticologia, un canone dell’Oktòichos, quindi i canoni dei due santi, anteponendo quello dell’apostolo, con l’Acròstico: In tuo onore, Quadrato, compongo questo canto. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto a Cristo, nostro Dio, che divise il mare e guidò il popolo suo possesso dalla schiavitù degli Egiziani, poiché si è glorificato.

Portando la corona presso il Re dei cieli, implora, o beato apostolo, affinché siano illuminati quanti celebrano con gioia la tua sacra memoria.

Edificando sulla base della fede l’assemblea dei credenti con i tuoi solidi insegnamenti, o teoforo, annientasti ogni inganno degli idoli.

Celebrando il sacro Vangelo con le tue sacre parole, consacrasti con fede le anime al tuo Creatore, illustre Quadrato, con la forza dello Spirito.

Theotokìon. Partorito nella carne da fanciulla illibata, l’Autore di tutto il creato, dopo il concepimento, serba la Vergine come prima, come si compiacque.

Canone di san Focà. Acròstico: Per cantarti, Focà, Dio mi conceda la sua grazia. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Quando ebbe passato.

Per inneggiare oggi di cuore la tua divina memoria, illumina la mia anima con i chiarori dello Spirito, o glorioso pastore e martire del nostro Dio onnipotente.

Manifestamente arricchisti la divina fama dei martiri, prima splendendo di bellezza pastorale, poi tingendo di porpora i tuoi paramenti, o divinamente beato, nel sangue del tuo martirio.

Rafforzando il tuo pensiero con la speranza dei beni superiori, indebolisti del tutto, o Focà, il potente principe del male e come un vincitore eccellente sei salito ai cieli.

Theotokìon. E’ venuta meno, o pura, la punizione dei progenitori, poiché tu partorisci come neonato il Dio anteriore ai secoli, rinnovando tutta la sostanza umana.

Dell’apostolo. Ode 3. Irmòs.

Rinsalda, Signore, i nostri cuori nel tuo amore, tu che sulla croce uccidesti il peccato e fa attecchire il timore del tuo nome nei cuori di chi t’inneggia.

Compiendo prodigi tremendi, guidasti gli increduli alla fede divina, come apostolo divinamente ispirato, o gerarca Quadrato.

Illuminasti le moltitudini con i tuoi divini insegnamenti, gerarca Quadrato, poiché eri il servo della luce che illumina con divini bagliori i confini.

Procurasti i più grandi beni al tuo gregge, liberandolo dalle tenebre dell’ignoranza e diffondendo su di esso lo splendore dei tuoi prodigi inauditi.

Theotokìon. In te dimorò il fuoco irresistibile non bruciando il tuo grembo, Theotòkos, ma consumò le nostre passioni e incenerì la materia dell’errore.

Dello ieromartire. In te gioisce.

Operando guarigioni con l’invocazione di Cristo, o beato, salvasti dall’errore del nemico popoli e città, per grazia di Dio.

Essendo tempio divino, o martire, demolisti i templi degli idoli, avendo collaboratore o coadiutore la forza onnipotente.

Apparve l’esercito degli angeli e la luce infinita di Dio, quando il Signore ti glorificava davanti ai troni del giudizio.

Theotokìon. Il Dio in te incarnato per compassione si unì ai mortali e sciolse la maledizione, o unica Sovrana tutta benedetta.

Irmòs. In te gioisce la tua Chiesa, Cristo, gridando: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e saldezza.

Kontàkion di san Focà.

Tono 2. Gli araldi sicuri.

Come luminoso sole spirituale dai raggi divini ti ha posto il Sovrano nella Chiesa, per risplendere sulle folle dei fedeli, martire glorioso: poiché la tua vita, la tua fede e le tue lotte, le ha accolte come profumo di soave odore l’unico misericordiosissimo.

Ikos.

Illuminami con la luce senza tramonto della tua scienza, Salvatore, dissolvendo l’oscurità e la cupa notte delle mie passioni: o Verbo, dammi un verbo di sapienza e intelligenza divina, con compunzione, così che incoroni con inni e canti il tuo celebratissimo martire Focà; tu sei infatti soccorso di chi è privo d’aiuto, ricchezza di tutti i poveri e fonte di ogni dono buono, o unico misericordiosissimo.

Kàthisma dell’apostolo. Tono 4. Presto intervieni.

Il grande apostolo e gerarca di Cristo, il glorioso Quadrato con inni ispirati da Dio, fedeli celebriamo, poiché sgorga come da una fonte per chi con fede chiede remissione dei delitti e terapia per le passioni, prendendo da Cristo grazia inesauribile.

Gloria. Dello ieromartire. Uguale.

La grazia dello Spirito che in te abitava, scorrendo riccamente, ti ha rivelato fonte di molte grazie, o Focà, perciò soccorri tutti i naviganti che chiedono con fede il tuo aiuto, o padre; con loro anche a noi procuri remissione dei peccati, o sapiente in Dio.

E ora. Theotokìon.

Vergine purissima, che concepisti Dio sovrasostanziale, con gli angeli imploralo senza sosta affinché prima della fine conceda perdono dei peccati e correzione della vita a quanti con fede e affetto dovutamente ti inneggiano, unica lodatissima.

Stavrotheotokìon.

Vergine purissima, Madre di Cristo Dio, una spada trafisse la tua anima quando vedesti sulla croce il tuo Figlio e tuo Dio: non smettere di pregarlo di donarci remissione dei peccati.

Dell’apostolo. Ode 4. Ho udito Signore.

Coltivando i campi incolti dei cuori, falciasti con la falce delle tue parole gli sterpi del male.

La tua tomba fa scaturire su noi, che ti preghiamo, grazie di guarigioni, o sacro Quadrato.

Abbi compassione e libera, sacro Quadrato, dai pericoli e dalle disgrazie quanti ti pregano.

Accendendo lo splendore delle tue parole nei cuori ottenebrati, bruciasti i rovi dell’errore.

Theotokìon. Nelle tue caste viscere s’incarnò il Creatore, Madre di Dio, rinnovando ogni essere corrotto.

Dello ieromartire. Vedendoti sospeso.

Come fulgido astro nel firmamento della Chiesa il Sovrano pose te, Focà sacratissimo, che illumini i cuori di tutti con splendori di prodigi e lotte.

Al tribunale del tiranno confessasti l’incarnazione del Sovrano, martire vittorioso e brillantemente svergognasti l’ateo culto politeista degli ellèni.

Col timone divino superasti, o glorioso, il mare dell’errore sollevato dall’uragano del politeismo, divenendo per tutti i naviganti porto serenissimo.

Theotokìon. Senza nozze, o Vergine, hai concepito e dopo il parto appari vergine; perciò con voci incessanti gridiamo con fede incrollabile a te, Sovrana: Salve.

Dell’apostolo. Ode 5.

Tu che sei fonte di luce e creatore dei secoli, Signore, dirigici alla luce dei tuoi precetti, poiché altro Dio all’infuori di te noi non conosciamo.

Avendo trovato la tua anima pura come dimora per la sua gloria, il purissimo Dio grazie a te purifica le anime macchiate dalla sozzura del peccato.

Vinti dalla sapienza dei tuoi insegnamenti, o beato, i più sapienti tra gli ellèni cominciarono a riconoscere Cristo creatore, sapienza e potenza del Padre che precede ogni inizio.

Proclamando la venuta per i mortali della luce uscita dal Padre delle luci, o Quadrato, tu illumini i popoli perché possano venerare e glorificare la Trinità invisibile.

Theotokìon. Per noi, Vergine pura, partoristi in due nature colui che si incarnò, il Figlio nato dal Padre prima di tutti i secoli senza seme e fuori dal tempo, nel modo che lui solo conosce.

Dello ieromartire. Tu Signore, mia luce.

Hai fatto inciampare chiaramente i passi del nemico dirigendo i tuoi passi sulle vie della divina volontà, o sacratissimo.

Il tuo corpo dalle molte lotte, fiaccato per i colpi, spezzò le catene degli atei con potenza divina, o Focà divinamente beato.

Ti offristi, illustre martire, in olocausto al Dio che immolò sé stesso e terminò i sacrifici cruenti agli idoli.

Theotokìon. Sovrana Madre di Dio, la divina Sapienza si è costruita nelle tue caste viscere la casa conforme al suo beneplacito.

Dell’apostolo. Ode 6. Avvolto dall’abisso.

Cielo elevato annunziante la gloria che ci porta la salvezza di Dio, sei tu, divino gerarca, quale illustre apostolo, o Quadrato.

Proclamando, sapiente Quadrato, l’unica signoria ed eterna natura della divinità, facesti cessare la tenebrosa stravaganza del politeismo.

Il tuo corpo, che ora riposa, secondo la legge di natura nella tomba, fa prodigi sorpassando la natura e la comprensione, o beato Quadrato.

Theotokìon. Colui che stese i cieli con un ordine, sovrana Genitrice di Dio, ti rivelò sulla terra un altro cielo e, uscendo da te, è sorto sui cuori ottenebrati.

Dello ieromartire. A te sacrificherò.

Prosciugasti l’oceano dell’empietà, padre sapiente, facendo sgorgare la fonte viva dei tuoi puri insegnamenti e, con una pioggia di prodigi, ora bonifichi le paludi delle passioni.

Messo al patibolo per essere ferito atrocemente e smembrato, o beato, dall’alto del cielo udisti la voce che ti fortificava, o gerarca e martire dalle molte lotte.

Imitando la passione dell’impassibile Signore in due nature, che guarisce la moltitudine delle nostre passioni, libera, o Focà, per mezzo delle tue intercessioni presso Dio, i naviganti dalla tempesta.

Theotokìon. Come pioggia il Verbo salvifico si è svuotato nel tuo grembo incorrotto, o santissima fanciulla e ha inaridito con divina potenza i torrenti della cattiveria.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, grazie al sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion dell’apostolo.

Tono pl. 4. Come primizie della natura.

Come venerabile gerarca e atleta fortissimo, la terra ti offre, Signore, il divino Quadrato apostolo e onora con inni la sua augusta memoria, sempre chiedendo che sia donata la remissione delle colpe a quanti cantano: Alliluia.

Ikos.

Onoriamo il sapiente gerarca come pastore fedele e maestro: nel prato della lotta fece fiorire una sacratissima rosa e profumò noi fedeli con l’effusione dei prodigi e delle azioni virtuose, colmando tutta la terra di luce con gli splendori delle guarigioni. Poiché il Signore ha reso mirabili quanti gridano a lui: Alliluia.

Sinassario.

Il 22 di questo mese memoria del santo ieromartire Focà il taumaturgo che raggiunse la perfezione col martirio in un bagno portato ad altissimo calore.

Stichi. Avendo già ricevuto il bagno che rigenera, nel bagno del martirio Focà viene immerso. Per la vita con cui il Cristo in cielo lo remunera, dalla vita, il ventidue, questo martire prende congedo.

Lo stesso giorno memoria di san Focà il giardiniere.

Stichi. La spada invia a te, Cristo il santo martire Focà, grato e inneggiante.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Isacco e di san Martino.

Stichi. Respirando il coraggio di Cristo, Martino si affretta verso la spada e rende la sua anima.

Memoria dei santi ventisei beati martiri di Zogràfou perseguitati dai latinòfroni, l’imperatore Michele VIII Paleòlogo e il patriarca Giovanni Vecco: Furono arsi vivi dopo essersi rifugiati sulla cima della torre del monastero.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dell’apostolo. Ode 7. Del simulacro d’oro.

Innalzato al bene supremo il tuo spirito, divenisti tempio veramente divino della Trinità e coloro che l’abisso del male tratteneva, tu li elevasti con i tuoi sublimi insegnamenti, al punto che essi gridavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

I templi degli idoli abbattesti con le leve delle tue intercessioni; erigesti poi templi per il tuo Dio grazie allo Spirito divino, gerarca santo, conducendovi la moltitudine dei salvati, perché là cantassero: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Infiammato per il fuoco del divino Spirito che nel tuo cuore sempre portavi, apparisti come torcia consumante tutti gli sterpi dell’errore, per illuminare quanti cantano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Liberati per te dall’ancestrale maledizione, o piena di grazia, ti riconosciamo causa d’ogni bene per aver ineffabilmente generato il Verbo, causa dell’universo: perciò, Vergine pura, ti cantiamo: Benedetta tu, che nella carne partoristi Dio.

Dello ieromartire. Nella fornace persiana.

Tu non temevi l’ira dei tiranni, ma alla testa del mistico gregge come un agnello fosti offerto al supremo Pastore, o Focà, martire glorioso.

Come oro nel crogiuolo fosti provato, quando fosti gettato nella calce viva e non bruciasti, ma cantavi: Benedetto sei tu, Signore, mio Dio.

L’amore divino, avvolgendo il tuo cuore con la rugiada divina, ti custodì così da non aver danno dal fuoco, bruciando piuttosto le scorie dell’empietà.

Theotokìon. La corrotta casa della mia anima, Vergine purissima, rinnova per mezzo del pentimento, tu che rinnovasti col tuo parto l’umanità tutta.

Dell’apostolo. Ode 8. Il Dio che discese.

Avendo posto le fondamenta della tua anima, beato Quadrato, sulla pietra della fede, rovesciasti i nemici del Signore e rendesti solidamente fermi coloro che lo esaltano nei secoli.

Avendo acquistato l’ornamento delle virtù per la tua anima e il tuo cuore, grazie alle parole del tuo insegnamento ornasti le anime, togliendo loro la bruttezza della mania per gli idoli per tutti i secoli.

Come discepolo di Gesù, come apostolo risplendente, come lampo dello splendore del Sole di giustizia, illumina e santifica quanti celebrano la tua santa memoria, o Quadrato.

Theotokìon. Vergine pura, con le loro voci sacre i santi profeti di Dio predicarono chiaramente che saresti stata la Madre pura del Signore dell’universo e anche noi ti cantiamo in tutti i secoli.

Dello ieromartire. Stese le mani, Daniele.

Sulle tue labbra, sapiente Focà, fu diffusa la grazia, per questo riconducesti il popolo sedotto dal consiglio del serpente e, come vero pastore, lo hai guidato a Cristo, gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

L’assemblea dei fedeli ha te come intercessore vigilante che calma le onde del mare delle passioni, placa le tentazioni e libera da ogni dolore noi che proclamiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Rivi di guarigioni fa sgorgare senza sosta il tuo tempio, rifugio non battuto dai flutti, che libera, o martire, dalle passioni i tuoi fedeli, a Cristo acclamanti: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Per venerare la tua illustre memoria, celebrando la suprema bontà del Signore, affréttati, Focà, a implorarlo affinché liberi dalla sventura quanti gridiamo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Theotokìon. Fosti prefigurata dall’arca della Legge, dall’urna contenente la manna, dalla tavola santa, Vergine pura e dal candelabro aureo, poiché generando la luce che illumina i confini del mondo con la conoscenza divina, dissolvesti la tenebra delle genti.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa. I fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, estinsero il potere del fuoco gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Dell’apostolo. Ode 9. Il Dio e Verbo.

Nella bellezza della tua anima, sempre stai davanti al Sovrano risplendente, nel tuo splendore di apostolo divino e di gerarca divinamente ispirato, realmente chiedendo con tutti gli apostoli la pace per il mondo.

Come divina arca, Magnesia possiede, o Quadrato, lo scrigno delle tue reliquie per attingerne con affetto tutto ciò che le è vantaggioso, mentre la tua anima nelle dimore celesti esulta di gioia con tutti i santi.

Il tuo luminoso giorno, la tua splendida memoria, la tua festa illustre come sole sull’universo rifulge; celebrandoli, noi fedeli, domandiamo di ottenere per le tue preghiere, o Quadrato, il perdono delle colpe e la grande misericordia.

Theotokìon. Risparmiami, Signore, risparmiami, quando verrai a pronunciare il mio giudizio, non condannarmi al fuoco, non punirmi nella tua ira; lasciati piegare, o Cristo, dalla Vergine che ti generò, dal coro degli apostoli, dei profeti e dei martiri.

Dello ieromartire. Da te, o Vergine, montagna.

Venite tutti, con cantici divini celebriamo santamente la sacra memoria del santo pastore che intercede per noi presso il Benefattore e Signore.

Apparisti ardente di zelo per il Signore quando entrasti, o martire beato, nel bagno bruciante dove consegnasti con gioia il tuo spirito nelle mani di Dio.

I cori dei gerarchi, la folla dei martiri, l’insieme dei divini apostoli e gli spiriti dei giusti, accogliendo tra di loro la tua anima, o martire Focà, esultano.

La tua memoria, illuminando i fedeli che celebrano le tue lotte, il tuo generoso martirio e le tue imprese, o gerarca e martire, si è diffusa per tutto il mondo, suscitando ammirazione.

Theotokìon. Illumina, pura Vergine, la mia anima ottenebrata dal peccato e dal fuoco eterno e con la tua mediazione liberami dalla tenebra, affinché con gioia celebri la tua magnificenza.

Irmòs. Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che ha congiunto le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion dell’apostolo. Udite, donne.

Come martire, apostolo e divino gerarca, o Quadrato, iniziato del Verbo, col sapientissimo annuncio del divino vangelo di Cristo rischiarasti tutta la terra, riscattando dall’inganno i suoi abitanti e insegnando loro ad adorare la Trinità.

Dello ieromartire. Tu che il cielo con le stelle.

Sommo tra i gerarchi e vanto dei martiri vittoriosi, o Focà, grande protettore di chi è nel mare, salva dai pericoli i tuoi cantori, o beato.

Theotokìon.

Tu che hai partorito il Creatore dei secoli e Sovrano degli angeli, supplicalo, o Vergine, di collocare i tuoi servi dalla parte destra.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 21 Settembre- Conclusi one della festa dell’Esaltazione della Croce e memoria del santo apostol o Quadrato, in Magnesia

21 SETTEMBRE

Conclusione della festa dell’Esaltazione della Croce e memoria del santo apostolo Quadrato, in Magnesia.

AVVERTENZA. In questo giorno si conclude la festa dell’Esaltazione della Croce preziosa e se ne celebra l’ufficio completo a vespro e al mattutino. Quanto all’ufficio di san Quadrato, si celebra il giorno seguente, con quello di san Focà.

Sinassario.

Il 21 di questo stesso mese memoria del santo apostolo Quadrato.

Stichi. Negando ogni forma di culto alle pietre, Quadrato venne lapidato dai loro adoratori. Il 21 Quadrato trovò la corona mediante le lotte.

Lo stesso giorno memoria del santo profeta Giona.

Stichi. Fuggisti il volto del Signore, Giona e ora vedi il suo volto.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Giona il sabbaìta.

Stichi. Lasciando il luogo della vita instabile, Giona trovò un luogo che è sicuro.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Eusebio.

Stichi. Gli empi ti decapitarono con la spada, Eusebio, amico di Cristo, che ora vivi piamente.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri e fratelli di sangue Eusebio, Nèstabo e Zenone.

Stichi. Eusebio, Nèstabo e Zenone morirono di spada per la pia fede.

Lo stesso giorno memoria dei santi nostri padri e vescovi di Cipro Melezio e Isacco.

Lo stesso giorno memoria di san Prisco martire.

Stichi. Recando acqua viva nel cuore, Prisco non temette il rogo della carne.

Lo stesso giorno memoria dei santi sei martiri, che erano scudieri di Massimiano.

Stico. Per il Verbo, che chinò il capo sulla croce, sotto la spada chinarono il capo i sei martiri.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Alla Liturgia.

Antifona 1. Tono 1.

Stico. O Dio, volgiti a me, perché mi hai abbandonato?

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 2. Lontano dalla mia salvezza il debito dei miei delitti.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 3. Dio mio, griderò di giorno e non ascolti.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 4. Ma tu abiti nel santuario, tu lode d’Israele.

Antifona 2. Tono 2.

Stico 1. Perché, o Dio, hai respinto per sempre?

Salva, Figlio di Dio, crocifisso nella carne, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Stico 2. Ricordati di coloro che hai radunato, che hai acquistato dal principio.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 3. Questo è il monte di Sion, su cui hai posto la tua dimora.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 4. Dio è il nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Gloria. E ora.

O unigenito Figlio e Verbo di Dio.

Antifona 3. Tono 1.

Stico 1. Il Signore ha instaurato il suo regno: si adirino i popoli.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

Stico 2. Lui siede sui cherubini: si scuota la terra.

Salva, Signore.

Stico 3. Lodino il tuo nome grande, perché è tremendo e santo.

Salva, Signore.

Stico 4. L’onore del re ama il giudizio.

Salva, Signore.

Issodikòn. Esaltate il Signore Dio nostro e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché egli è santo. Salva, Figlio di Dio, crocifisso nella carne, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Apolytìkion. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città

 Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.

Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Al posto del Trisagio. Tono pl. 2.

La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.

Prokìmenon dell’Apostolo. Tono grave: Esaltate il Signore nostro Dio.

Stico. Il Signore ha instaurato il suo regno; si adirino i popoli: lui che siede sui Cherubini, si scuota la terra.

L’Apostolo ai Corinzi. Fratelli, il verbo della croce è stoltezza (I Cor. 1, 18-24).

Alliluia. Tono 1. Ricordati del tuo popolo che hai radunato, che hai acquistato dal principio; hai redento lo scettro della tua eredità.

Stico. Dio è il nostro re prima dei secoli; ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Vangelo secondo Giovanni. In quel tempo i sommi sacerdoti e i sacerdoti tennero consiglio (Gv 19, 6-11. 13-20. 25-28. 30-35)

Kinonikòn. E’ stata impressa su di noi la luce del tuo volto, Signore: Alliluia.

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Mattutino del 20 Settembre- Memoria del santo megalomartire Eustazio e della sua consorte Teòpista e dei loro figli Agapio e Teòpisto

20 Settembre

Memoria del santo megalomartire Eustazio e della sua consorte Teòpista e dei loro figli Agapio e Teòpisto.

Al Mattutino.

Apolytìkion dei santi. Tono 4.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai Re vittoria contro i barbari e proteggi con la tua Croce la tua città.

Dopo la prima sticologìa, kàthisma.

Tono pl. 4. Sei risorto dai morti.

In mezzo all’Eden, un albero fece fiorire la morte; in mezzo alla terra, un albero fece germogliare la vita; per aver gustato del primo, da incorruttibili, siamo divenuti corruttibili, ma, giunti in possesso del secondo, abbiamo goduto dell’incorruttela: con la croce infatti Cristo ha salvato il genere umano (2).

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

In tempi lontani, Gesù di Navì misticamente prefigurava il segno della croce, quando a forma di croce levò le mani, o mio Salvatore: e il sole si fermò, finché egli non ebbe distrutto i nemici che si opponevano a te, o Dio. Ma ora il sole si oscura vedendo sulla croce te, che sciogli il dominio della morte e depredi l’ade (2).

Canone della festa, quindi quello dei santi. Acròstico: Lode all’eponimo della tranquillità. Di Teofane,

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Sottomettendo alla ragione con le tue preghiere l’assalto delle mie passioni, o beatissimo martire di Cristo, preparami a celebrare la santa memoria delle tue lotte.

La tua chiamata non venne da uomini, o beatissimo, ma come un tempo Paolo, dal cielo ti chiamò Cristo, apparendo sotto forma di cervo per liberarti dal serpente velenoso.

Riempito di superna sapienza dall’alto, piamente preferisti alle ricchezze corruttibili e al piacere, o santo martire, la gioia celeste, venendo incoronato con tutta la tua famiglia.

Theotokìon. Trovando te, pura Vergine, più pura di tutto il creato, il divino Creatore dell’universo volle incarnarsi per ricreare dalla carne il genere umano.

Ode 3. Si rallegra in te.

Pazientemente sopportasti la tempesta delle prove, o gloriosissimo martire Eustazio, venendo privato della moglie e dei figli.

O gloriosissimo martire di Cristo Eustazio, i tuoi figli, salvati da Dio dalle belve che li aggredivano, misero in fuga le belve spirituali.

Come un fiume che attraversa la via, gloriosissimo martire di Cristo Eustazio, preservasti la somiglianza con Dio della tua anima, senza lasciarti abbattere dalle prove.

Theotokìon. Venite, fedeli, celebriamo con inni gioiosi la dimora della castità, la pura abitazione della verginità.

Irmòs. Si rallegra in te, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kàthisma del santo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Per la condotta pia e coraggiosa, la pazienza e le lotte ti rivelasti un nuovo Giobbe, o illustre martire: privato, infatti, del piacere della vita, della moglie e dei figli, nelle pene ringraziavi Dio, che come ricompensa, al termine delle tue lotte, ti concesse ti effondere il sangue; martire vittorioso Eustazio, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa. Uguale.

Si affrettò, Elena, a estrarre dalla terra il tesoro nascosto, la croce del Salvatore, colmando di gioia i confini del mondo; per divina ispirazione ordinò che fossero erette delle chiese e trasferito lo scettro della croce nella residenza imperiale, dicendo a suo figlio: Stendi le mani e ricevi, nobile imperatore il segno della tua vittoria e del tuo potere; che le nazioni per grazia imparino da te a venerare con fede la croce e la passione di Cristo.

Ode 4. Vedendo te, sole di giustizia.

Salvata da mano divina dalla tirannia del nemico, la tua sposa, conservando la sua modestia gridava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Messo alla prova in molti modi, o martire di Cristo Eustazio, hai corso la via del martirio per il tuo Sovrano gridando: Gloria alla tua potenza, Signore.

Guidato dai precetti del Signore, con la moglie e i figli, sei apparso splendido per il sangue del tuo martirio, o Eustazio gloriosissimo.

Theotokìon. Senza nozze, Vergine concepisti e vergine rimani dopo il parto: perciò con voci incessanti, con fede incrollabile a te, nostra Sovrana, cantiamo: Salve.

Ode 5. Tu, mio Signore.

Come Giobbe apparisti, o Eustazio, irreprensibile e fedele a Dio, longanime nella via della vita.

O beatissimo martire Eustazio, chi potrà cantare le pene che hai sopportato, venendo privato della moglie e dei figli?

Theotokìon. O Madre di Dio, risana da ogni male la mia anima, tu che hai concepito il Bene sommo, il Verbo che a tutti concede benevolenza.

Ode 6. A te offrirò sacrifici.

Amando Cristo, che ti era apparso, illustre martire, stavi a lui così vicino da apparire splendente, imporporato dal tuo sangue.

Seguendone le orme, sei corso dietro a Cristo e hai partecipato alla sua passione e più ancora al suo regno, o martire santo, incoronato con tutta la tua famiglia.

Theotokìon. Seguendo le parole di Gabriele, o Vergine purissima, a te gridiamo: salve, Madre fra tutte la più benedetta, porta del sole di giustizia.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, grazie al sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Imitando sapientemente la passione di Cristo e bevendo con fede il calice di lui, divenisti compartecipe e coerede della sua gloria, o Eustazio, ricevendo da colui che è Dio di tutti la divina remissione dall’alto.

Ikos.

Donami un inno, Dio mio, perché celebri ora e narri le lotte del tuo vittorioso, o Signore, così da tessere un armonioso elogio di Eustazio, generoso nelle lotte, sempre vittorioso nelle battaglie contro i nemici, grande nella pietà, splendente nel coro dei martiri: con loro infatti, senza sosta il sapientissimo canta a te con gli angeli ricevendo la divina remissione dall’alto.

Sinassario.

Il venti di questo mese memoria del santo megalomartire Eustazio, di Teòpista sua consorte e dei loro due figli, Agapio e Teòpisto.

Stichi. Eustazio, chiuso in un bue di bronzo rovente, tu lo salvi, o Verbo di Dio. Il 20 Eustazio viene bruciato col bue.

Lo stesso giorno memoria dei santi nostri padri Ipazio vescovo e Andrea presbitero, confessori.

Stichi. Uomini sanguinari sacrificarono Ipazio e Andrea per le sante icone.

Lo stesso giorno memoria dei santi Martino papa di Roma e Massimo e dei loro compagni.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Artemidòro e Thalos.

Stichi. La spada uccise Artemidòro e Thalos, che non venerarono Artemide, assassina di ospiti.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Melezio, vescovo di Cipro.

Stichi. Di questa vita passeggera non si curò Melezio. Morendo che dirai? Ho amato.

Memoria anche di Giovanni l’egiziano, il più grande dei confessori.

Il santo neomartire Ilarione, perì di spada martirizzato a Costantinopoli nel 1804.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Rinchiuso nell’incandescente bue metallico come un tempo i fanciulli nella fornace, il martire di Cristo, ringraziando gridava: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Uniti dalla legge di natura e da quella dell’amore, illustri martiri, nelle lotte avete dimostrato la stessa pazienza, cantando: Benedetto sei tu, Signore, nostro Dio.

Theotokìon. Unica fra tutte le generazioni ti sei rivelata più sublime delle divine potenze celesti, poiché ineffabilmente generasti il loro Creatore, o Madre di Dio, Sovrana purissima.

Ode 8. Stese le mani, Daniele.

Il coro dei martiri della verità, splendidamente radunato dalle leggi di natura e dal Verbo della fede, acclamiamo concordi, o fedeli, come amanti della pietà e cantiamo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Dapprima separati dalla provvidenza, foste riuniti splendidamente per tingere col vostro sangue la porpora nuziale e innalzarvi verso il talamo celeste, mentre a Cristo inneggiavate: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Con fede e letizia hai offerto a Dio la tua sposa e il frutto del vostro grembo; come compagni di lotte hai ricevuto coloro che lo erano già per natura, cantando a Cristo: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Theotokìon. Sei il ramo germogliato dalla radice di Iesse, o Vergine, perché fioristi l’onnipotente Signore, che effonde e dona profumo a tutti quelli che cantano: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa. I fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, estinsero il potere del fuoco gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Da te, o Vergine, montagna.

Con gioia andasti incontro alla pienezza dello splendore della Trinità, sempre esultando con i cori degli angeli: con loro, o martire Eustazio, prega perché siano salvati i tuoi cantori.

Dopo le lotte e i mali sopportati sulla terra, nei cieli ora per sempre gioisci con i giusti; concedi che ne partecipino anche i tuoi cantori, o gloriosissimo martire.

A te completamente mi affido con tutto il cuore, martire Eustazio; sii tu il mio intercessore presso il Sovrano che può salvarmi e liberarmi da ogni male.

Theotokìon. Senza conoscer uomo concepisti il Salvatore vivificante, o Theotòkos: senza sosta ti supplichiamo di salvare, con le tue preghiere da ogni afflizione, noi che ti proclamiamo Madre di Dio.

Irmòs. Da te, Vergine, monte non tagliato, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti, ti magnifichiamo.

Exapostilarion dei santi. Nel sacro Spirito.

Ottenesti gloria immortale e vita senza fine abbandonando le cose amabili del mondo con i tuoi figli dal divino sentire e la felicissima consorte: perciò con affetto festeggiamo la tua sacratissima e divina memoria.

Stavrotheotokìon. Stesso tono.

Confidando in te, Theotòkos, con forza trionfiamo su nemici due volte più numerosi, possedendo la croce di tuo Figlio, nostra arma e trofeo, scudo, spada, dardo e freccia contro Beliar.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà idiòmela dei santi.

Chi non dirà beata, o Eustazio, la tua purissima condotta di vita? Generosamente sopportasti gli assalti del principe del male; privato della moglie e dei figli, non disperavi, ma come Giobbe, grato, dicevi: Nudo uscii dal grembo di mia madre, nudo tornerò all’unico Creatore e Salvatore delle nostre anime (2).

Tono pl. 2.

Rendici propizia la Trinità increata, santo martire, tu che, dimorando senza fine nella luce immateriale, sei dimora del Figlio di Maria.

Tono pl. 4.

Entrato nell’impenetrabile nube per unirti a Cristo, sole di giustizia, andando incontro alla divina mistica immagine che dall’alto ti apparve nel cervo, tu stesso divenisti immagine vivente, o beatissimo Eustazio; ricevuta la forza nell’acqua e nello Spirito mediante il battesimo, lavato nel sangue del martirio, ottenesti di esultare con le folle degli angeli in cielo, con i quali preghi sempre perché anche noi veniamo uniti a Cristo, Salvatore e Dio.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4.

Disdegnato il comando militare del regno di quaggiù e divenuto amante del nostro Salvatore, che ti era apparso in immagine tramite un animale, ora sei nei cori superni con la moglie e i figli, o beatissimo Eustazio: ti imploriamo, dunque, di pregare il Signore per le nostre anime.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Ciò che Mosè prefigurò un tempo nella sua persona, mettendo così in rotta Amalek ed abbattendolo, ciò che Davide cantore ordinò di venerare come sgabello dei tuoi piedi, la tua croce preziosa, Cristo Dio, noi peccatori baciamo oggi con labbra indegne, celebrando te, che ti degnasti di esservi confitto e a te gridiamo: Signore, rendi degni anche noi con il ladrone del tuo regno.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Vedendo innalzare l’albero della croce, magnifichiamo Dio, che nella sua bontà fu crocifisso nella carne.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Con l’acqua divinizzante e il tuo sangue, o Verbo, la tua Chiesa si riveste splendidamente come sposa, cantando la gloria della croce.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

L’albero della tua croce, mio Salvatore, venendo innalzato, toglie la bruttura corruttrice del peccato e fa risplendere l’universo.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4.

Tu che come Paolo non ricevesti la tua chiamata dagli uomini, martire Eustazio, crescendo in Dio per la fiducia nella croce, valorosamente confondesti l’empietà dei tiranni e la crudeltà dei tormenti: hai dunque resistito al peccato sino al sangue, nella tua lotta contro invisibili nemici e senza sosta preghi il Re e Dio di dare a tutta la terra la pace e alle nostre anime, la grande misericordia.

E ora. Della festa. Stesso tono.

È compiuta, o Dio, la parola del tuo profeta Mosè che dice: Vedrete la vostra vita appesa davanti ai vostri occhi. Oggi la croce è innalzata e il mondo è liberato dall’inganno. Oggi si inaugura la risurrezione di Cristo ed esultano i confini della terra, offrendo a te un inno con i cembali di Davide e dicendo: Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Dio, con la croce e la risurrezione: per esse ci hai salvato, o buono e filantropo. Signore onnipotente, gloria a te.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Alla Liturgia typikà e i canoni della feste e dei santi.

Prokìmenon Tono 4. Per i santi che sono nella sua terra ha reso mirabili tutte le sue volontà in loro.

Stico. Contemplavo il Signore davanti a me sempre, perché è alla mia destra affinché non sia scosso.

L’apostolo agli Efesini. Fratelli, fortificatevi nel Signore (Domenica XXVII).

Alliluia. Hanno gridato i giusti e il Signore li ha esauditi e da tutte le loro tribolazioni li ha liberati.

Stico. Molte le tribolazione dei giusti, ma da tutte li libererà il Signore.

Vangelo secondo Luca. Disse il Signore: Guardatevi dagli uomini (Martedì II settimana).

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

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Mattutino del 19 Settembre- Memoria dei santi martiri Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte

19 Settembre

Memoria dei santi martiri Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte.

Al Mattutino.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità, dando ai re vittoria contro i barbari e custodendo con la tua croce la tua città.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Veneriamo il legno della tua croce, o filantropo, perché in esso fosti inchiodato, vita di tutti; hai aperto il paradiso, Salvatore, al ladrone che con fede a te si rivolgeva; egli fu degno della beatitudine così confessandoti: Ricordati di me, Signore. Come lui accogli anche noi, che acclamiamo: Tutti abbiamo peccato, per la tua amorosa compassione non disprezzarci.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Distese le braccia sulla croce, misericordioso, radunasti le genti da te lontane per glorificare la tua grande bontà. Guarda dunque alla tua eredità e abbatti con la tua croce preziosa chi ci fa guerra.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Canone della festa e dei santi. Acròstico: Canto lo splendore trifulgido dei martiri. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Il faraone alla testa.

Illuminati dai bagliori luminosissimi dello Spirito, sciogliete le nubi oscure della mia anima, rischiarate il mio intelletto e aprite le mie labbra per cantarvi un inno, o martiri di Cristo dal grande nome.

Con la forza della vostra mente avete resistito all’insensato che vi costringeva a dare un culto abominevole agli dèi e voi attraverso molteplici tormenti, offriste sacrificio perfetto al Re dell’universo.

L’Onnipotente vi concesse il potere di abbattere del tutto la forza del dragone, venerabili martiri eccelsi, opliti della Trinità santa, augusto Sabbazio, divino Dorimedonte e Trofimo.

Theotokìon. Splendidamente illuminati dalle chiare grazie da te sgorganti, i nobili martiri, o Vergine piena di grazia, unica porta della luce, superarono l’oscurità profonda di insopportabili torture a te inneggiando.

Ode 3. Tu che in principio stabilisti.

Con pensiero splendido e mente stabile, marciavate incontro alla prova dei tormenti, colpiti e dilaniati dai colpi, restando irremovibili e invincibili per la vostra fede.

Imporporati dai rivi sacri del vostro sangue, generosi opliti, ora siete al cospetto del Signore, Re immortale, senza sosta pregando per noi.

Non rinnegaste Cristo, affrontando svariate torture col corpo raschiato e straziato ed esposti alle belve, o illustri opliti, martiri eccelsi.

Theotokìon. Sottomettendosi ai precetti del Sovrano incarnato dal tuo grembo, con il tuo aiuto, pura Vergine, salvezza delle nostre anime, i generosi atleti sconfissero gli iniqui

Irmòs. Tu che in principio stabilisti con sapienza i cieli e fondasti la terra sulle acque, o Cristo, sulla pietra dei tuoi precetti rafforzami, poiché non c’è santo all’infuori di te, o unico filantropo.

Kàthisma dei martiri. Tono 1. I soldati a guardia.

Sopportaste con coraggio insieme le dure pene delle torture, riceveste la vita senza affanni, Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte, perciò oggi esulta la Chiesa di Cristo, festeggiando la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

Tu che lassù, come Dio, hai il cielo per trono e la terra per sgabello, Cristo Salvatore, ci hai indicato la croce come sgabello dei tuoi piedi; ad essa davidicamente tutti ci prostriamo; essa, come custode e soccorso richiediamo e con fede glorifichiamo.

Ode 4. Tu sei mia forza, Signore.

Splendidi di pazienza nei tormenti, foste sospesi al palo e dilaniati ai fianchi con uncini di ferro, o gloriosi martiri; spogliati dei vostri corpi, indossaste l’incorruttibile veste divina per stare presso il trono della Trinità santa.

Flagellato per Cristo, santo martire Trofimo, sopportavi le eccessive pene che su di te si infrangevano, considerando le ricompense celesti, le inesauribili delizie presso Dio: terminata la lotta, fosti degno delle delizie presso il Sovrano.

Sopportando con coraggio in letizia i tormenti, o Sabbazio, rimettesti la tua anima nelle mani di Dio e nella dimora celeste trovasti riposo sabbatico, sconfiggendo il miserabile che ti aveva condannato, ricevendo la ricompensa dei vincitori.

Theotokìon. Quale puro palazzo del loro Re, il trio dei martiri, invocando il tuo aiuto, pura Vergine, demolì i templi dei demòni, passando al tempio della gloria eccelsa con inni di lode sempre glorificandoti.

Ode 5. Perché mi hai abbandonato.

Lontani da ogni amicizia col corpo, per il numero e la lunghezza dei vostri tormenti diveniste, o illustri, familiari del Dio compassionevolissimo, che per misericordia vi amò e con la sua passione uccise le passioni.

I tuoi passi, martire Trofimo erano diretti verso le vie sapientissime del martirio, nelle quali eccellevi; inchiodato ai sandali ferrati, colpisti in fronte la testa di Beliar.

Esponendo i misteri divini, o Trofimo dalle molte lotte, svergognasti i tiranni e santificasti la terra camminando sul tuo sangue; camminando ora con gioia in paradiso, prega per la nostra salvezza.

Theotokìon. Invocando in aiuto la Purissima e santa Vergine, piena di grazia, i valorosi opliti attraversarono la moltitudine dei tormenti e la tempesta dei castighi, restando irremovibili nella loro mente.

Ode 6. Perdonami, Salvatore.

Attraversarono nella quiete, con la guida dello Spirito, il mare delle torture, gli illustri atleti e santamente attraccarono al porto salvifico e pacifico.

Vedendo le tue membra effondere sangue sulla terra, o Trofimo e ricevendo aceto nelle narici, in cambio ottieni i profumi dell’amore di Cristo.

Osservando volontariamente i precetti di Cristo, respingesti del tutto gli atei ostili e ti consegnasti ai supplizi, o martire Dorimedonte.

Theotokìon. Rinvigoriti dalla tua forza, o Cristo, gli atleti vittoriosi lottarono secondo le regole, inneggiando alla Madre pura che ti concepì ineffabilmente.

Irmòs. Perdonami, Salvatore, molte infatti sono le mie colpe e strappami, ti prego dall’abisso dei mali, poiché a te ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono pl. 4. Come primizie.

La Chiesa onora e celebra il tuo luminoso agone, sostegno dei lottatori e baluardo della pietà: o beato ovunque celebrato, lottatore dal nobile sentire, glorioso Trofimo, con i tuoi compagni di lotta, chiedi per i tuoi cantori il perdono, tu che non sei stato vinto.

Ikos.

Stupirono le schiere dei cieli per le lotte dei santi martiri, perché con un corpo mortale, sbaragliarono i nemici incorporei, corroborati dalla forza della croce; sono perciò proclamati beati in eterno e chiedono per tutti noi il perdono delle colpe: sono infatti onorati perché non sono stati vinti.

Sinassario.

Il 19 di questo mese memoria dei santi martiri Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte.

Stichi. Trofimo e Dorimedonte, unica anima, subirono identica morte di spada. Dilaniato dal ferro, Sabbazio donò la sua vita, giungendo al riposo sabbatico. Trofimo il 19 con i suoi compagni termina la sua corsa atletica.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. La discesa di Dio.

Realmente divenuto splendente per la tua inclinazione verso Dio, stoicamente sopportasti di essere arso con i fianchi squarciati per un ingiusto castigo, o beato Dorimedonte.

Desiderando contemplare l’ineffabile gloria di Dio, fosti accecato con ferri incandescenti, ma tu, Trofimo, grato gridavi al Signore: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Infiammati tutti e tre dall’amore per la Trinità santa, affrontaste le lotte più dure e ora esultate con le miriadi celesti; con loro ricordatevi di noi, che chiediamo il perdono dei nostri peccati.

Theotokìon. Essendo più pura di ogni creatura, hai ricevuto, o Sovrana, il Verbo, da te nato ineffabilmente: desiderando lui, gli insigni martiri sopportarono le fiamme delle torture.

Ode 8. Sette volte di più.

Spogliandovi dei corpi per lottare fra i tormenti, riceveste la veste incorruttibile, coprendo l’eterno nemico di vergogna; e, incoronati, giungeste alla fine beata cantando: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Seguendo le orme della passione di Cristo, santi martiri, foste appesi al legno, sopportando prove con cuore nobile e annegaste nelle onde del sangue la maledetta stirpe dei demòni, cantando: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Acclamiamo Trofimo, glorifichiamo Sabbazio, magnifichiamo, oggi, Dorimedonte, colonne incrollabili, difesa dei fedeli, torce luminose della Chiesa, rischiarata dai raggi delle loro grandi lotte, cantando: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Generasti, neonato, Cristo nostro Dio, che noi riconosciamo consustanziale al Padre e allo Spirito, o Vergine pura; confessando lui, i nobili martiri, hanno compiuto le loro sacre lotte: con loro, Purissima, noi, popoli, tribù e lingue tutte con fede ti diciamo beata per tutti i secoli.

Irmòs. Sette volte di più il tiranno dei caldei infiammò nel suo furore la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvi per una forza superiore, gridava al Creatore e Redentore: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Ode 9. Stupì di questo.

Per la potenza del Creatore di tutti, o martiri, fermaste gli assalti delle belve e siete rimasti illesi da loro, sorprendendo grandemente per il loro mutamento; riuniti ora alla folla dei martiri, pregate sempre per noi.

Come vittime per la mensa del Verbo, foste offerti gloriosamente, tagliati dalla spada: ora che state con gioia nel paradiso dei primogeniti, contemplate la gloria di Dio e ricevete i frutti delle vostre pene, la ricompensa delle lotte.

Raduniamoci concordi, venite ora, fedeli, glorifichiamo l’illustre Trofimo, Sabbazio e Dorimedonte, i forti martiri della verità, tralci della mistica vite, che per grazia di Dio versano per noi il vino della vera letizia.

La memoria festiva degli atleti, sorgendo oggi, realmente illumina tutti gli uomini più chiaramente dei raggi del sole, dileguando le nubi dell’accidia e le tenebre delle passioni; o Verbo, per le loro preghiere, abbi pietà di tutti.

Theotokìon. Serbandoti Vergine colui che sorse dal tuo grembo come sole realmente senza sera, rischiarò, o Vergine, gli indomiti atleti; con loro supplicalo d’aver pietà di noi, che piamente ti diciamo beata.

Irmòs. Stupì di questo il cielo e i confini della terra sbalordirono: poiché Dio apparve agli uomini corporalmente e il tuo grembo divenne più grande dei cieli, perciò, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini ti magnificano.

Exapostilarion dei santi.

Tu che il cielo con le stelle.

Tu che il cielo con le stelle, come Dio adornasti e per mezzo dei tuoi santi tutta la terra illumini, o autore di tutte le cose, salva i tuoi cantori.

Della festa. Tono 2.

Croce, custode di tutta l’ecumène! Croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni.

Apòstica stichirà. Tono 2. Casa di Efrata.

L’albero della tua croce, mio Salvatore, venendo innalzato toglie la bruttura corruttrice del peccato e fa risplendere l’universo.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Liberazione dal male e acquisizione di beni, elargisce al genere umano la santa croce di Cristo nella sua esaltazione.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Quando Mosè metteva in rotta Amalek, preannunziando la passione di Cristo, tracciava in anticipo la figura della croce divina e tutta immacolata.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Venite, con gioia salutiamo tutti l’albero salvifico, su cui venne steso Cristo, la redenzione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 18 Settembre- Memoria del santo padre nostro Eumenio il taumaturgo, vescovo di Gortina

18 SETTEMBRE

Memoria del santo padre nostro Eumenio il taumaturgo, vescovo di Gortina.

Al Mattutino.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della festa.

Tono 1. I soldati a guardia.

Tu che lassù, come Dio, hai il cielo per trono e la terra per sgabello, Cristo Salvatore, ci hai indicato la croce come sgabello dei tuoi piedi; ad essa, come dice Davide, noi tutti ci prostriamo; essa, come custode e soccorso richiediamo e con fede glorifichiamo.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Dopo la tremenda caduta nel paradiso per il consiglio amaro dell’omicida, sul Calvario mi rialzasti, o Cristo, riparando con l’albero la maledizione dell’albero, uccidendo il serpente che con l’inganno mi aveva ucciso e mi donasti la vita divina. Gloria alla tua divina crocifissione, Signore.

Il canone della festa e quello del santo. Acròstico: Per le tue preghiere ottienimi la benevolenza di Cristo, o beato. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2.

Venite, popoli.

Poiché Cristo ascolta le tue preghiere, divino padre Eumenio, attira la sua benevolenza sui fedeli che con affetto a te inneggiano, o beato.

Dall’infanzia prediligesti l’umiltà, l’unica che può innalzare: umiliasti l’orgoglioso serpente e ricevesti il potere delle guarigioni.

Divenisti strumento dello Spirito Santo, avendo sottomesso con l’ascesi gli affanni carnali, asservendo il peggio al meglio.

Theotokìon. Sono compiute le profezie che ti riguardano, Sovrana Genitrice del nostro Dio: colui che annunziavano in due nature perfette viene ospitato nel tuo grembo.

Ode 3. Confermaci in te, Signore.

Come ape percorresti diligentemente, o gerarca santo, i prati razionali impollinando i dolci fiori e depositando il loro miele nell’alveare del tuo cuore.

La tua vita pura e il tuo discorso elevato per il sale divino, rivelarono, o Eumenio, la grazia e lo splendore effuso in abbondanza nel tuo cuore.

Per lo splendore delle tue virtù ti sei elevato fino al trono eccelso per unzione del divino Spirito, effondendo il profumo di Cristo.

Theotokìon. Maria, incensiere d’oro della Divinità, allontana da me il fetore delle passioni, rafforza il mio cuore contro la paura, perché non vacilli per i colpi del nemico bellicoso.

Irmòs. Confermaci in te, Signore, che uccidesti sul legno il peccato e infondi il tuo timore nei cuori di noi, tuoi cantori.

Kàthisma del santo.

Tono pl. 1. Cantiamo il Verbo.

Brillando per l’ortodossia dei tuoi insegnamenti, padre Eumenio, disperdesti le tenebre delle eresie e operando prodigi, sei divenuto molto famoso presso tutti per divina provvidenza; perciò con fede ti onoriamo come gerarca simile agli angeli.

Gloria. E ora. Della festa. Stesso tono.

Il legno santissimo di Cristo Re, solleviamo con fede sulle nostre spalle e abbandoniamo gli agi della vita: gli imperatori che lo sollevarono un tempo, sconfissero i nemici e per la sua potenza sbaragliarono le schiere dei barbari.

Ode 4. Ho udito, Signore, il tuo annunzio.

Divenisti tempio dello Spirito frequentando i templi divini, o gerarca, risplendendo di venerabili meditazioni.

Divenuto divino gerarca, pastore di Gortina, sapiente padre, rifulgesti per lo splendore dei miracoli.

Nel fuoco delle tue fatiche, o gerarca, bruciasti le fauci spalancate del dragone contro di te insorto.

Col vigore dei tuoi pensieri sbaragliasti valorosamente il nemico e fermasti lo slancio delle belve.

Theotokìon. Sacre profezie un tempo preannunziarono il profondo mistero del tuo concepimento, pura Vergine e ora noi le vediamo realizzate.

Ode 5. O fonte della luce.

Calmando le passioni dell’anima e del cuore, venerabile padre, hai acquisito il giudizio e messo fine alla lite degli imperatori, che guardavano a te per il loro bene.

Ascoltando i tuoi discorsi l’imperatore fedele fece cessare la lunga e funesta inimicizia, o sapiente Eumenio, prediligendo la concordia fraterna.

Giunto come una torcia, illumini Roma operandovi prodigi, richiamando al porto sereno delle guarigioni quanti navigavano nel gorgo delle passioni.

Theotokìon. Generasti come nuovo fanciullo il Figlio anteriore ai tempi, colui che possiede come uomo e Dio due volontà e due energie, o purissima.

Ode 6. Circondato dall’abisso.

Avendo in cuore Cristo, l’autentico tesoro inesauribile, considerasti come fango l’oro che l’imperatore ti concedeva, o Eumenio.

Sedevi sul trono elevato, rivolgendo dall’alto il saluto di pace alla Chiesa, che sempre si gloria del tuo nome.

Senza lasciarti infangare dal peccato, attraversavi la tempesta dolorosa della vita e giungesti ai porti sereni in cui gioiscono le folle dei santi.

Theotokìon. La pioggia celeste scesa su di te, Madre sempre Vergine, rese fecondo un suolo incolto irrigandolo con i flutti della conoscenza di Dio.

Irmòs. Circondato dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso insondabile della tua compassione: strappami dalla fossa, o Dio.

Kontàkion.

Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Risplendente di luce divina, o beatissimo, illumini noi, che con affetto celebriamo la tua venerabile, gloriosa e santa dipartita, o padre e gerarca Eumenio: tu infatti preghi senza sosta per tutti noi.

Ikos.

Abbi compassione, Signore, del tuo servo, condonami ora tutti i debiti e donami la misericordia della tua amorosa compassione, perché con inni, senza sosta, io glorifichi te e coroni oggi di cantici il tuo fedele ministro, il vescovo di Gortina, il luminare Eumenio, il grande tesoro di tutta la terra, il sostegno della Chiesa e il divino fregio di Creta: egli infatti senza sosta prega per tutti noi.

Sinassario.

Il 18 di questo mese memoria del nostro santo padre Eumenio, vescovo di Gortina.

Stichi. Eumenio, pupilla degli occhi di Gortina, contempla lo sguardo benevolo del Salvatore. Il 18 Eumenio il magnanimo accede alla divina visione.

Lo stesso giorno memoria delle sante donne martiri Sofia e Irene.

Stichi. Irene e Sofia, col capo mozzato, conobbero te, Verbo, pace al di sopra dell’intelletto.

Lo stesso giorno memoria di santa Ariadnì, martire.

Stichi. La pietra spezzata salva Ariadnì, poiché Cristo, pietra della vita la proteggeva.

Lo stesso giorno memoria di san Castore, martire.

Stichi. Non una fiera, ma un uomo nobile è Castore, anzi, valoroso davanti alla tortura.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli ebrei.

Disprezzando i pensieri morti con animo saldo, sei partito in viaggio, pur essendo molto anziano, o venerabile Eumenio, per il bene dei fedeli che accolsero il seme dei tuoi santi insegnamenti.

Roma gioiva per le tue eccellenti virtù e t’inviò, contro il tuo volere, alla Tebaide come gradito dono: là tu ponesti fine alla desolazione della siccità con la pioggia delle tue preghiere, o padre Eumenio.

Nutrito al seno della temperanza, ne bevesti il latte venerabile e giunto all’età matura, salisti alla vetta delle virtù, rischiarando più del sole, con i tuoi prodigi, quanti erano avvolti dalla notte delle passioni.

Theotokìon. Dimorò nel tuo grembo la luce immateriale dissolvendo l’empietà al bagliore della scienza divina; Vergine pura, sposa divina, noi celebriamo tuo Figlio a lui acclamando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Il Dio sceso nella fornace.

Sconfitto nella lotta il nemico e terminata a buon fine la corsa nella tua età avanzata, sei passato ai tuoi padri come frumento maturo, dopo aver atteso in terra straniera la fine della tua vita.

I figli della Tebaide non dimenticarono affatto, venerabile padre, i tuoi benefici, ritenendo giusto inviare alla tua patria e al tuo gregge la santa urna, che effuse la grazia dei miracoli al suo ritorno.

Raxos, che già possedeva il venerabile corpo dalle molte lotte di Cirillo, anche il tuo ora accanto custodisce insieme, o sapiente, riunendo quanti vissero in terra con gli stessi sentimenti e ora dimorano nella patria celeste per i secoli.

Theotokìon. Il sacratissimo venerabile coro dei profeti realmente in anticipo scrisse di te, monte non tagliato, verga fiorita, porta che attraversa, come egli sa, il Dio eccelso, lasciandoti chiusa come prima, o Vergine.

Irmòs. Il Dio sceso nella fornace per soccorrere i fanciulli ebrei e mutare la fiamma in fresca rugiada, opere tutte, inneggiatelo come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Il Verbo, Dio da Dio.

In modo ammirabile, o padre, gerarca di Cristo sei passato di altezza in altezza là dove i cori più sacri servono con timore la Trinità divina, beatissimo Eumenio con tutte le potenze dei cieli.

Calma la tempesta scatenata sulla tua patria e per le tue preghiere, o beato, muovi a benevolenza Dio, respingendo l’invasione dei barbari, che ci tiranneggiano e non permettere che per l’assalto dei mali cadiamo nel gorgo della perdizione, o Eumenio, gerarca illustre.

Illustre Eumenio, la tua memoria sacra invita i venerabili pastori e il popolo dei fedeli a procurarsi la santificazione: e a noi che la festeggiamo concedi copiosamente le grazie luminose che tu porti.

Theotokìon. Tu porti colui che porta l’universo nella sua divina potenza e con il tuo seno allatti colui che nutre ogni vita: Vergine pura, i tuoi prodigi superano ogni intelletto, sbalordendo angeli e mortali, che con affetto sempre ti inneggiano e ti dicono beata.

Irmòs. Il Verbo, Dio da Dio, colui che possiede l’incomparabile sapienza, venne dal cielo a rinnovare Adamo caduto per aver mangiato il frutto della perdizione; da una Vergine santa s’incarnò per noi e noi fedeli insieme con inni lo magnifichiamo.

Exapostilarion del santo. Udite, donne.

Eumenio, gerarca ispirato da Dio, che dimori con gli arcangeli, divenuto ricco di franchezza davanti a Cristo, presso il cui trono ora gloriosamente stai, ricòrdati di quanti festeggiano la tua luminosa memoria e con affetto ti onorano, o santo.

Della festa. Tono 2.

Croce, custode di tutta l’ecumène! Croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Vedendo innalzare l’albero della croce, magnifichiamo Dio, che nella sua bontà fu crocifisso nella carne.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Con l’acqua divinizzante e il tuo sangue, o Verbo, la tua Chiesa si riveste splendidamente come sposa, cantando la gloria della croce.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Noi veneriamo con inni la lancia con la croce, i chiodi e gli altri strumenti con cui fu confitto il vivificante corpo di Cristo.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Venite, con gioia salutiamo tutti l’albero salvifico, su cui venne steso Cristo, la redenzione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 17 Settembre- Memoria della santa martire Sofia e delle sue tre figlie, Pistis, Agapi e Elpis

17 SETTEMBRE

Memoria della santa martire Sofia e delle sue tre figlie, Pistis, Agapi e Elpis.

Al Mattutino.

Apolytìkion della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della festa.

Tono 4. Presto intervieni.

In te, croce beatissima e vivificante, i popoli si dilettano ora festeggiando con le schiere immateriali, gli ordini dei gerarchi piamente inneggiano, le moltitudini dei monaci si prostrano con riverente timore e tutti glorifichiamo Cristo crocifisso.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Sei apparso oggi.

La tua croce, Signore, come luce risplendente mette in fuga le legioni della tenebra e rischiara i fedeli che cantano: La croce è il vanto del mondo.

Il canone della festa e questo delle sante. Acròstico: Canto le splendide figlie di Sofia. Di Teofane.

Ode 1. Tono 1. La tua destra vittoriosa.

Della tua sovramondana sapienza ineffabile concedimi l’illuminazione, Cristo mio Sovrano, affinché inneggi alle illustri martiri, figlie di Sofia.

Il tuo parlare fu sapientemente ornato dalla condotta, trascorrendo tutta la tua vita nell’amore per la sapienza, o gloriosa Sofia di senno divino, splendida di grazie di sapienza.

Il tuo beatissimo frutto, ornato col triplice splendore della superna sapienza di Dio, rifulse nella lotta per la Trinità santa, o Sofia, omonima della divina sapienza.

Purificando con le virtù corpo e anima, le tre fanciulle vergini, Pistis ed Elpis con la gloriosa Agapi si offrirono come martiri a te, Cristo, sposo spirituale.

Theotokìon. Prendendo tutta la mia forma colui che prima era conosciuto in forma divina, la rinnovò tutta abitando divinamente nel tuo grembo, o pura: perciò noi fedeli tutti, Madre di Dio, ti glorifichiamo.

Ode 3. Tu che solo conosci.

Udendo la tua voce che le chiamava alla vita immortale e impassibile, o Cristo, le vergini martiri incoronate ti seguirono cantando: Santo è il tempio spirituale della tua immacolata gloria, Signore filantropo.

Come promesso Cristo donò forza per il martirio a voi, che stavate in tribunale: vi colmò di sapienza divinamente ispirata, vi rese martiri vittoriose, splendenti di grazia verginale.

Fiaccaste l’arroganza del nemico e umiliaste il suo orgoglio con le vostre generose lotte; e sommergeste nei flutti del vostro sangue colui che si vantava un tempo di far sparire l’oceano.

Riccamente colme della superna sapienza di Cristo, le tre figlie di Sofia, sapiente madre, fiore scelto, svergognarono l’impudente follia e l’arroganza del tiranno esponendo gli insegnamenti divini.

Theotokìon. Santamente concepisti Cristo, Santo dei santi, santa dimora di santità, colui che riposa nel santuario, al quale gridiamo: Santo il tempio animato della tua inaccessibile gloria, o filantropo.

Irmòs. Tu che solo conosci la debolezza della natura umana e compassionevolmente ne assumesti la forma, cingimi di forza dall’alto per gridare a te: Santo è il tempio spirituale della tua immacolata gloria, Signore filantropo.

Kàthisma delle sante.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Legando le vostre anime all’amore di Cristo, come discepole del Verbo disprezzaste la bellezza che passa e si corrompe, uccidendo dapprima le passioni con l’ascesi, quindi lottando strenuamente fra dolorose torture; perciò il Sovrano vi donò doppie corone di martirio e vi rese degne del talamo nuziale, beatissime martiri: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa. Conosciuto l’ordine.

Nel paradiso un tempo un albero mi spogliò, perché facendomene gustare il frutto, il nemico ha introdotto la morte; ma l’albero della croce, che porta agli uomini l’abito della vita, fu piantato sulla terra e tutto il mondo si è riempito di ogni gioia; vedendolo innalzato, o popoli, con fede acclamiamo concordi a Dio: Piena di gloria è la tua casa.

Ode 4. Monte adombrato.

Rafforzate dalla divina grazia, Pistis, Elpis e Agapi, vittoriose martiri, consumate dal fuoco in olocausto per unirsi a Cristo, loro sposo, valorosamente svergognarono le minacce dei tiranni.

Indossando l’armatura della croce, le sante Pistis, Elpis e Agapi con forza sopportarono i colpi dei flagelli, resistendo strenuamente al peccato fino al sangue.

Pistis, Agapi ed Elpis, le vergini sante pari in numero alla Trinità divina, rafforzate dal suo amore e dalla sua potenza, furono in grado di sopportare il violento dolore dei tormenti.

Con l’arma della croce le vergini svergognarono l’arrogante orgoglio del seduttore, umiliando colui che spavaldamente si vantava di impadronirsi di tutto il mondo.

Pistis, Elpis e Agapi splendono come triplice lampada per la loro sapienza e luminosamente riflettendo i raggi della Trinità divina, rischiarano chiaramente le Chiese per soccorrerci e salvarci.

Theotokìon. Madre di Dio inneggiatissima, santa dei santi, attesa delle genti e salvezza dei fedeli, da te è sorto il Redentore e Signore vivificante per la salvezza dei tuoi cantori.

Ode 5. Tu che illumini.

Legate dalla natura e dalla fede, le tre vergini teofore, con cuore paziente, sopportarono i tormenti e svergognarono il tiranno con la divina sapienza con cui esposero i misteri.

Si allieta la progenitrice vedendo il maligno che aveva fatto perdere l’Eden, sconfitto da donne sapienti, le figli di Sofia, Pistis, Elpis e Agapi.

Lusinghe e seduzioni del tiranno fuggirono e sopportarono volontariamente i colpi dei flagelli, le venerate giovani, ferite dal tuo amore e dal tuo divino eros, o Cristo.

Theotokìon. Le potenze celesti vedendoti gioiscono, esultano con le schiere dei mortali, poiché nel tuo concepimento, Vergine Theotòkos, vengono unite; perciò degnamente ti glorifichiamo.

Ode 6. Ci ha circondato.

Le giovani beatissime figlie che ebbero l’illustre onore d’esser in numero pari alla Trinità deposero con gioia nelle tue mani immacolate le loro speranze, Signore.

Già splendide di verginale bellezza, si ornarono del diadema dei martirio, divenendo degne di ricevere doppia corona dalle mani di Cristo, fonte di vita e Signore compassionevole.

Nel tuo tempio, o Sovrano, che regni su tutti, furono condotti i tesori della verginità, le tre figlie di Sofia per partecipare al tuo regno, poiché sei tu loro luce e gioia.

Theotokìon. In te Vergine pura, gioiscono i progenitori della stirpe umana, che per te ricevono l’Eden che per loro colpa persero, poiché tu concepisci restando vergine come prima.

Irmòs. Ci ha avvolto l’abisso estremo, non c’è chi ci scampi, siamo considerati come pecore da macello, salva il tuo popolo, nostro Dio, tu infatti sei forza e riscatto degli infermi.

Kontàkion delle sante.

Tono 1. Il sepolcro sigillato.

I puri rami dell’illustre Sofia, Pistis, Elpis e Agapi, dimostrarono folle la sapienza dei pagani e conseguendo la vittoria nella lotta, ottennero dalle mani di Cristo Signore di tutti, l’incorruttibile corona dei cieli.

Ikos.

Quando sino ai confini uscì l’empio editto che ordinava di sacrificare agli idoli, offrire libagioni e apprestare altari e templi dei demòni a perdizione degli uomini, allora le illustri vergini belle rifulsero come stelle, fugando il buio dell’ateismo e dell’ignoranza; accendendo nei cuori dei fedeli lo splendore della pietà, pubblicamente proclamavano: Dio sommo per suo volere fu crocifisso e risorse il terzo giorno e in lui ci gloriamo. Degnamente dunque cinsero per mano di Cristo l’incorruttibile corona dei cieli.

Sinassario.

Il 17 di questo mese memoria delle sante martiri e vergini splendidamente vittoriose, Pistis, Elpis e Agapi e della loro madre Sofia.

Stichi. Adoratrici della santa Trinità, le tre sante sorelle, Pistis, Elpis e Agapi, chinarono le loro teste sotto la spada. Le loro anime il 17 furono innalzate nella gloria.

Lo stesso giorno memoria di santa Agatoclìa martire.

Stichi. Agatoclìa sopporta il fuoco sul suo collo bruciando lo sciagurato errore senza collo.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Massimo, Teodoto e Asclepiodoto.

Stichi. Una donna e due fanciulli davanti alla morte divennero un unico cuore e una vita sola.

Lo stesso giorno memoria di santa Lucia e Geminiano suo figlio e martire.

Stichi. Pacificamente la tua serva Lucia va verso il luogo della maggiore pace. Il martire Geminiano riceve il degno prezzo della lotta coraggiosa che aveva ingaggiato.

Lo stesso giorno memoria di santa Teodota martire.

Stichi. Teodota, dilaniata dalla spada rende efficace la grazia da Dio ricevuta.

Lo stesso giorno memoria dei santi 100 martiri.

Stichi. Le dieci decine di martiri egiziani, si lasciarono decapitare nello stadio.

Peleo e Nilo, fra i santi vescovi.

Stichi. Chi fu maggiore dell’epico Peleo? Visse con Nilo e con lui fu nel mezzo delle fiamme.

Fra i martiri, 50 in Palestina.

Stichi. Cinquanta uomini, posta in Dio la loro sapienza, affrontarono con coraggio il fuoco.

I santi Partemuthio ed Elia.

Stichi. Partemuthio, gettato nella fornace invita Elia, non il tesbita, a mostrare lo stesso zelo.

Lo stesso giorno i santi martiri Caràlampo e Pandeleìmon e i loro compagni. Si celebra la loro sinassi nel luogo del loro martirio, davanti al Secondo.

Stichi. Caràlampo e Pandeleìmon mostrano la loro fulgida gioia con un cuore da leone.

Lo stesso giorno memoria dei santi ieromartiri Iraclide e Myron, vescovi di Tamàsso di Cipro.

Stichi. Iraclide e Myron bruciarono senza esitare come profumo di mirra salendo sul rogo.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Noi fedeli ti riconosciamo.

Chiaramente illuminate dall’unica grazia dal triplice splendore, le sante vergini dispersero le tenebre dei demòni e celebravano come Dio la luce trisipostàtica, cantando il celebrato e glorioso Dio dei nostri padri.

Dimorando nei cieli, avendo Cristo come vostra luminosa lampada, sempre con gli angeli esultate di gioia, contemplando l’eterna gloria, cantando il celebrato e glorioso Dio dei nostri padri.

Avendo mostrato la loro ferma opposizione come i giovani fanciulli, le vergini teofore valorosamente calpestarono il fuoco; possedevano infatti la loro stessa risolutezza e in numero pari glorificarono il sempre celebrato Dio dei padri.

Theotokìon. Concedi, Vergine pura, la remissione dei peccati ai fedeli che ti inneggiano, liberandoli dalle tentazioni e da ogni avversità, poiché in te possediamo il nostro rifugio, sposa divina, che nelle tue mani hai portato il Dio dei nostri padri.

Ode 8. I fanciulli d’Israele nella fornace.

Le vergini divinamente splendenti, Pistis, Elpis e Agapi, rifulgendo più dell’oro per la luce della pietà acclamavano: Benedite, opere tutte del Signore, inneggiatelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Celebriamo, fedeli, le vergini che ricevettero chiaramente per il martirio la loro pura e luminosa luce, inneggiando: Benedite, opere tutte del Signore, inneggiatelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Un fiume di guarigioni, abbondante e ricco, senza sosta sgorga dalle urne delle martiri per i fedeli che inneggiano: Benedite, opere tutte del Signore, inneggiatelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Sei tu, pura Vergine, la terra santa che ha concepito Cristo, spiga vivificante, che ci procura la vita eterna; a lui tutti gridiamo: Benedite, opere tutte del Signore, inneggiatelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Irmòs. I fanciulli d’Israele nella fornace come in crogiuolo brillarono più dell’oro fino per lo splendore della pietà, inneggiando: Benedite, opere tutte del Signore, inneggiatelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Immagine del tuo concepimento.

Colme di raggio trilucente e splendore divino, Pistis, Elpis e Agapi, omonime delle virtù, confermateci nella fede, nella speranza e nell’amore.

Vi preghiamo, sante vergini, invincibili campionesse, di intercedere senza sosta affinché la potenza superna calmi sempre la tempesta scatenata dell’eresia e porti concordia ai fedeli.

Lasciata la notte di questa esistenza ornate di grazia verginale, o sapientissime, siete ora nel giorno senza sera e nella gioia dei martiri, divenute degne del divino regno infinito.

Theotokìon. Come la Vergine ha concepito il Verbo ipostàtico dall’eternità, il riflesso del Padre, nostro benefattore e come il suo grembo ha potuto donare una carne al Signore, che giustamente noi magnifichiamo?

Irmòs. Immagine del tuo concepimento si rivelò il roveto ardente, che bruciava senza consumarsi e ora ti preghiamo di estinguere la fornace ardente delle tentazioni contro di noi, affinché, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Exapostilarion delle sante.

Tu che il cielo con le stelle.

Le tre fanciulle, ardenti di zelo per la Trinità, aderendo alla triade delle virtù, speranza, fede e carità, con il loro stesso nome disprezzarono i tormenti.

Della festa. Tono 2.

Croce, custode di tutta l’ecumène! Croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Veneriamo, innalzandoli, la lancia con la croce e i chiodi e gli altri strumenti con cui fu confitto il vivificante corpo di Cristo.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

L’albero della tua croce, mio Salvatore, venendo innalzato toglie la bruttura corruttrice del peccato e fa risplendere l’universo.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Con l’acqua divinizzante e il tuo sangue, o Verbo, la tua Chiesa si riveste splendidamente come sposa, cantando la gloria della croce.

Gloria. E ora. Uguale.

Salve, divino presidio dei credenti, muro inespugnabile, croce del Signore, per cui fummo sollevati dalla terra.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 16 Settembre- Memoria della santa megalomartire Eufemia, degna di ogni lode

16 SETTEMBRE

Memoria della santa megalomartire Eufemia, degna di ogni lode.

Al Mattutino.

Apolytìkion della santa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

Della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

Dopo la prima psicologia, kàthisma della santa.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Poiché amavi Cristo tuo sposo, apprestata splendidamente la tua lampada, l’hai fatta rifulgere con le virtù, o illustre; perciò entrasti con lui alle nozze, da lui ricevendo la corona per la tua lotta. Libera dunque dai pericoli noi, che celebriamo con fede la tua memoria.

Gloria. E ora. Della festa. Autòmelo.

Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma della santa.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Le tue lotte, o venerabile, la tua corona e i tuoi sudori, o pura e i tuoi prodigi, hanno coperto di vergogna i trofei del diavolo: perché amando di tutto cuore Cristo tuo sposo, per lui non hai temuto né flagelli né morte, ma ti sei totalmente consacrata a Dio, portando la corona della pietà.

Gloria. E ora. Della festa, stessa melodia.

Dopo la tremenda caduta nel paradiso per amaro consiglio dell’omicida, sul Calvario mi rialzasti, o Cristo, riparando con l’albero la maledizione dell’albero, uccidendo il serpente che con l’inganno mi aveva ucciso: e mi donasti la vita divina. Gloria alla tua divina crocifissione, Signore.

Nel tempio della santa si canta questo Pentecostarion.

Tono 4. Al posto di Risorto Gesù.

Illustre vergine Eufemia, donami il potere di celebrare la tua lode supplicando Cristo nostro Dio di usarmi misericordia.

Il canone della festa e quello della santa. Acròstico, esclusi i Theotokìa: Dell’illustre Eufemia voglio fare l’elogio. Del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Invita a inneggiare per i prodigi gli ordini sovramateriali e i cori dei mortali l’illustrissima vergine.

La venerabile Eufemia, disprezzando l’onore e il suo nobile rango, lasciò tutto per possedere solo Cristo.

Il Sovrano della tua anima, avendo gradito la splendida bellezza del tuo cuore, ti permise di accedere ai celesti talami, o illustrissima.

Theotokìon. Pura Theotòkos, che hai incarnato il Verbo eterno e sovradivino, generandolo oltre natura, noi t’inneggiamo.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

Ti mostrasti in tribunale dotata di un’anima virile e vincesti il nemico per il valore delle tue lotte.

Nessun difetto colpì la tua bellezza, né macchiò la tua anima e Cristo ti accolse come sposa nella sua immacolata dimora.

Sana le piaghe dell’anima mia, illustrissima martire di Cristo e brucia con le tue preghiere le trame dei nemici.

Theotokìon. Avendo sempre in te, noi cristiani, il nostro rifugio e riparo, ti glorifichiamo senza fine, Madre di Dio.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Con le onde del tuo sangue, martire di Cristo, sommergesti il mare dell’empietà e con le piogge della grazia irrigasti i terreni razionali coltivandovi il grano buono della fede; perciò dopo la morte ti rivelasti nube prodigiosa, che fa zampillare il martirio della vita, o illustre atleta; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

La croce nascosta del Salvatore dalla terra la venerabile Elena estrasse con impegno e riempì di gioia i confini dell’ecumène e per divina ispirazione ordinò che fossero erette chiese e lo scettro della croce trasferito nel palazzo imperiale gridando a suo figlio: Stendi le mani e ricevi, o Sovrano, il segno delle tue vittorie e del tuo potere; apprendano da te, per grazia, le genti, a venerare con fede la croce e la passione di Cristo.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Divenuto terso specchio dei divini pensieri, splendevi come grande torcia durante l’agone.

Non hai offerto sacrifico all’oscuro demonio, o invitto martire: hai preferito infatti offrire per la pietà una morte vivificante.

Sopportando come in un corpo insensibile al dolore, con le lotte l’irreprensibile perseverava spinta dal desiderio dell’amore divino.

Il tuo volto pestato rifulgeva irraggiando sotto i flagelli e per la luce del santo Spirito oscurasti i pensieri del nemico.

Theotokìon. Perdono delle colpe donaci come senza peccato e pacifica il tuo mondo, o Dio, per le preghiere della tua genitrice.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Sapendo avversario della pace e del giorno il demonio amico della guerra, non lo degnasti di considerazione.

Schernisti il maligno in persona, che pretendeva di spezzare il tuo vigore con le sue trame, o martire.

Concedimi luce e pace e per le tue preghiere dissolvi l’ignoranza che turba il mio spirito, o illustre.

Theotokìon. Santa Madre di Dio, a te noi inneggiamo, Vergine anche dopo il parto: generasti per il mondo il Verbo divino realmente incarnato.

Ode 6. Una tunica luminosa.

Ogloriosa, che in corpo femminile portavi pensiero virile, tu disprezzasti le belve, che apparivano davanti ai tuoi occhi.

Sconfiggesti l’orgoglio del tiranno, o invincibile martire, restando incolume come Giona in mezzo a belve fameliche.

Theotokìon. Tu che sola con un verbo concepisti nella carne il Dio Verbo, salva le nostre anime dai lacci del nemico.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti rivesti di luce come d’un manto, misericordiosissimo Cristo, nostro Dio.

Kontàkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Bene lottasti nel tuo martirio e dopo la morte ci santifichi coi rivi dei tuoi miracoli, o illustre; perciò veneriamo la tua santa dormizione, accostandoci con fede alle tue sacre reliquie per preservare le nostre anime da ogni malanno e attingere da te la grazia dei prodigi.

Ikos.

Il tempio dell’illustrissima si rivelò paradiso avendo al centro, come albero d’immortalità, il suo venerabile corpo. Quanti ne raccolgono i frutti rigogliosi in breve si santificano e vedono con stupore che quel corpo morto, come vivo, fa zampillare sangue colmando tutti di profumo. Perciò venite subito tutti con me, il meschino e purificàti da ogni contaminazione, abbracciamolo e attingeremo la grazia dei prodigi.

Sinassario.

Il 16 di questo mese memoria della santa illustre megalomartire Eufemia.

Stichi. Eufemia, uccisa per Dio dai denti di un’orsa, merita i nostri più vibranti elogi. Il 16 un’orsa uccise Eufemia.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Melitinì.

Stichi. La spada mozzò il capo di Melitinì, facendo scaturire sangue come dolce miele per Cristo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli dalla Giudea.

Superano l’intelletto le imprese dei divini martiri, poiché il Creatore dell’universo sottomette il creato a quanti lottando acclamano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

L’illustrissima vergine chiuse la bocca dei tiranni, confutando divinamente nel santo Spirito le loro empie menzogne, cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

I tre beati, un tempo, bruciarono nella fiamma della fornace e ora la santa, inneggiando alla Trinità, ritrae dall’abisso i servi che cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Segretamente lo sposo avvicinandosi nella fornace alla castissima sposa per la rugiada dello Spirito e la benevolenza del Padre, salvò colei che cantava: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Quando un tempo decidesti di operare la nostra salvezza, Salvatore, dimorasti nel grembo della Vergine, rendendola protettrice dei mortali: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Celebrate e sovresaltate.

Benedetta fra le donne tu, che hai avuto in dote la grazia dell’Altissimo, cantando Cristo nei secoli.

Rafforzata dal pensiero dello Sposo, con l’amore immateriale desti alla morte il corpo e vivi nei secoli.

Protetta dal santo Spirito contro l’errore come una belva, o Eufemia, trovasti ricompensa nei secoli.

Non subisti la morte corruttrice delle anime, ma per il morso delle belve trovasti la vita nei secoli.

Theotokìon. Non disprezzare, o Vergine, i tuoi cantori, che ti chiedono aiuto cantando ed esaltando te, fanciulla, nei secoli.

Irmòs. Celebrate e sovresaltate per tutti i secoli il Re dei cieli, celebrato dalle potenze angeliche.

Ode 9. Madre di Dio senza nozze.

Il vivo sangue sgorgante dal tuo corpo prova che realmente ti fu donata vita dall’alto, o martire illustrissima; poiché ti rivelasti inesausto tesoro delle guarigioni per quanti con fede vi attingono.

La tua morte seguì la legge di natura, in modo impassibile indossasti una morte vivificante; deponendovi il tuo corpo animato, ora vivi senza corruttela e lo testimonia lo scorrere del tuo sangue.

Coronata secondo le regole della lotta, o Eufemia, araldo di Cristo, ti fu affidato il volume dei venerabili dogmi dalle mani sinodali, rivelandoti come una colonna vivente dell’ortodossia.

Theotokìon. Sposa senza nozze, scrigno di profumo, vera e pura immateriale nube di luce, che accogliesti in grembo la pioggia celeste, Vergine Madre, noi ti magnifichiamo.

Irmòs. Madre di Dio senza nozze, che inesplicabilmente concepisti per un verbo colui che realmente è Dio, più eccelsa delle potenze immacolate, con dossologie incessanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion della santa.

Sotto gli occhi dei tuoi discepoli.

Riuniti, celebriamo la memoria dell’illustre martire Eufemia: essa ha infatti ricevuto dai padri la regola dell’ortodossia e, custodendola, rischiara gli ortodossi.

Un altro, della croce, uguale.

La croce ha prodotto la salvezza del mondo: croce, bastone di tutti i santi; croce, saldezza dei re; croce, rocca fortificata dei credenti; croce, vigore degli uomini; croce, caduta dei demòni.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà idiòmela della santa.

Tono 3.

Vedendo divinamente celebrata, o fedeli, la festa dell’atleta, cantiamo un inno di ringraziamento al Dio mirabile nei suoi voleri, poiché la natura di una donna ha vinto l’invisibile forza della potenza avversa e nella debolezza della martire egli realizza la sua divina forza. Per le sue preghiere salva le nostre anime (2).

Colmata col proprio sangue la coppa della verità per le sue lotte, l’illustre martire di Cristo la presenta alla Chiesa in modo ineffabile e con voce sapiente convoca i figli della fede e dice loro: Bevete il martirio della risurrezione, che disperde i nemici della fede, purifica le passioni e protegge le anime dei fedeli, gridando al Salvatore: Tu che ci disseti con la pioggia della dolcezza dello spirito, salva le nostre anime.

Quanti abbiamo segnato l’anima con il sangue di Cristo per il giorno della liberazione, con letizia spirituale beviamo profeticamente sangue santo sgorgante per noi dalla fonte del martirio della vivificante passione del Salvatore e della eterna gloria trasformante; perciò gridiamo: Signore, glorificato nel santuario, per le preghiere della tua atleta illustrissima, salva le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.

Alla destra del Salvatore sta la vergine martire vittoriosa, insuperabilmente avvolta nelle virtù, adorna dell’olio della purezza e del sangue della lotta; a lui essa grida con esultanza tenendo la lampada: Sono accorsa alla fragranza del tuo profumo, Cristo Dio, perché sono ferita dal tuo amore; non allontanarmi da te, celeste sposo. Per le sue suppliche, manda su di noi, Salvatore onnipotente, le tue misericordie.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Oggi la pianta della vita, sorgendo dai penetrali della terra, conferma la risurrezione del Cristo in essa confitto; e, innalzata da mani consacrate, annuncia la sua ascensione ai cieli, per cui la nostra argilla, risollevata dalla terra su cui era caduta, ha la cittadinanza nei cieli; perciò gridiamo grati: Signore, che sulla croce fosti innalzato e che per essa con te ci innalzasti, rendi degni i tuoi cantori della gioia del cielo.

Apòstica stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

Veneriamo il luogo dove si sono posati i piedi di Cristo, elevando la croce beatissima, su cui fu versato il sangue del Sovrano, che fa scaturire per il mondo la risurrezione.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Mortificando le passioni della carne e dello spirito, o voi di senno divino, affrettiamoci a farci innalzare da terra verso l’eredità celeste, crocifissi con Cristo Sovrano, mentre viene innalzata la croce.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

E’ sgorgata dal divino fianco del Salvatore la sorgente fluente vita, irrigando le anime di quanti con fede venerano la sua divina passione, la croce e la risurrezione.

Gloria. Della santa. Tono 1. Di Byzantios.

Oggi i cori dei padri, riunitisi per Cristo, ti presentano, o illustre, il libro della fede ortodossa: ricevendolo nelle tue mani venerabili, tu lo custodisci sino alla fine; convenuti dunque insieme anche noi, cori dei mortali, onoriamo la tua lotta, acclamando piamente: Salve, o illustre, che serbasti inviolata la fede ortodossa tramandata dai padri; salve, tu che intercedi per le nostre anime.

E ora. Della festa.

Tono 1. Di Andrea di Gerusalemme.

Oggi si è veramente compiuta la parola santamente pronunciata da Davide: perché ecco, noi manifestamente adoriamo lo sgabello dei tuoi piedi immacolati e sperando all’ombra delle tue ali, o pieno di compassione, a te gridiamo: Si imprima su di noi la luce del tuo volto e solleva la fronte del tuo popolo ortodosso, con l’esaltazione della tua croce venerabile, o Cristo misericordiosissimo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Alla Liturgia typikà

e dai canoni della festa e della santa.

Prokìmenon. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio d’Israele.

Stico. Nelle chiese benedite Dio, il Signore dalle fonti d’Israele.

L’apostolo ai Galati. Fratelli, collaborando.

Vangelo secondo Luca. In quel tempo uno dei farisei interrogò Gesù (Lunedi della II settimana di Luca).

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

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Mattutino del 15 Settembre- Memoria di san Nikita, megalomartire

15 Settembre

Memoria di san Nikita, megalomartire.

Al Mattutino

Apolytìkion del martire.

Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

Dopo la prima sticologìa, kàthisma.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Veneriamo il legno della tua croce, o filantropo, perché in esso fosti inchiodato, vita di tutti. Hai aperto il paradiso, Salvatore, al ladrone che con fede a te si rivolgeva; egli fu degno della beatitudine così confessandoti: Ricordati di me, Signore. Come lui accogli anche noi, che acclamiamo: Tutti abbiamo peccato, per la tua amorosa compassione non disprezzarci..

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia della tua tomba.

Distese le braccia sulla croce, misericordioso, radunasti le genti da te lontane per glorificare la tua grande bontà. Guarda dunque alla tua eredità e con la tua croce preziosa abbatti chi ci fa guerra.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Canone della festa e del santo, opera di Teofane. Acròstico: Io ti canto, campione il cui nome grida vittoria.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Mortificando i miei pensieri carnali, rischiara il mio spirito col tuo luminoso splendore, perché celebro la tua solennità, Nikita, eccellente vincitore che intercedi presso Cristo.

Rigettando il veleno delle passioni, sopportando con fermezza i supplizi, indossasti la tunica del martirio, tessuta con il tuo sangue.

Una nuova e mirabile via di lotta rivelasti, inchiodato per noi al legno: divenisti infatti primizia della confessione e resistenza dei martiri, o Sovrano.

Theotokìon. La porta della tua discesa a noi, Signore, fece splendere in modo soprannaturale te, filantropo, duplice nella natura, misticamente chiamato oriente, sole e luce.

Ode 3. Si rallegra in te.

Con animo saldo hai resistito alle minacce dei tiranni, illustre martire di Cristo, fortificato dalla potenza di Dio.

Sopportasti d’essere straziato e avere le membra tranciate, illustre martire di Cristo, ma non hai diviso la tua anima.

In te si rallegra il cuore dei martiri di Cristo, vedendo oggi celebrata la tua memoria, santo martire.

Theotokìon. Dimora purissima della verginità, o Maria, guarisci le profonde piaghe da cui il mio cuore è straziato.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e salvezza.

Kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Gustando i dolori della carne, degnamente sperimentasti l’indolore divina delizia divina in paradiso, ricevendo la corona d’immortalità da Dio; perciò fai sgorgare fiumi di miracoli per quanti con affetto si rifugiano nella tua protezione, o martire.

Gloria. E ora. Theotokìon. Uguale.

Affrettati ad agire, Cristo nostro Dio, prima che veniamo asserviti ai nemici che bestemmiano te e minacciano noi; coloro che ci fanno guerra, schiacciali con la tua croce, conoscano la potenza della vera fede, per le preghiere della Theotòkos, o solo filantropo.

Ode 4. Vedendo te.

Incantato dalla visione di Dio e godendo del suo splendore, il martire non sentì dolore e con gioia acclamò: Gloria alla tua potenza, Signore.

Liberato dal sangue del Sovrano, l’atleta Nikita gioiosamente offrì il proprio sangue a Cristo; immolato per lui, acclamò: Gloria a te, Signore mio Dio.

Incatenato dall’amore del Salvatore, il martire calpestò la fiamma degli idoli e la forza dei demòni e acclamò al Creatore: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. O Cristo, re dei re, il tuo cielo animato, abbellito da una varietà di splendori, la pura Vergine viene ora glorificata come Theotòkos.

Ode 5. Tu, mio Signore.

Chi potrà descrivere le tue lotte, illustre Nikita e le corone che Cristo ti ha donato, o martire?

I martiri sulla terra, ingaggiando lotte, ricevettero ricompensa celeste negli eccelsi da te, datore di vita.

Ora brilli come luminare, inneggiatissimo Nikita, divenuto luce seconda che sta gloriosamente presso la luce grande.

Theotokìon. Per noi che siamo nella tenebra della vita, hai generato, o Madre di Dio, la luce senza tempo sottomessa per noi al tempo generasti e hai illuminato il mondo.

Ode 6. A te sacrificherò.

Sei rimasto affascinato dagli splendori del Creatore, o glorioso e ricevendo, o beato, le illuminazioni superne, volando sei salito a Dio e, disprezzata la morte, ti presentasti a lui.

Preferendo, con ragionamento sapiente, martire Nikita, i tesori inesauribili a quelli che passano, gioiosamente consegnasti il tuo corpo ai supplizi.

Theotokìon. Avendo trovato te sola, Genitrice di Dio, come melo nel bosco e purissimo giglio e fiore delle valli, lo sposo spirituale in te dimorò.

Irmòs. A te sacrificherò con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, grazie al sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Recisa con la tua resistenza la forza dell’inganno e ottenuta con la tua lotta la corona della vittoria, con gli angeli esulti presso Cristo Dio, o glorioso, giustamente chiamato Nikita, con loro senza sosta intercedendo per tutti noi.

Ikos.

Infondendo nella mia anima la conoscenza, purifica, Salvatore, il mio sentire e rendimi esecutore dei tuoi comandamenti, perché possa combattere il multiforme insorgere delle mie passioni e ricevere come premio della vittoria l’incorruttela, per l’intercessione del tuo nobile vittorioso Nikita, o filantropo: egli stesso, infatti, nella sua memoria ci ha convocati, senza sosta intercedendo per tutti noi.

Sinassario.

Il 15 di questo mese passione del santo megalomartire Nikita.

Stichi. Gettato nella fornace, Nikita divenne lo splendido portatore di un trofeo di vittoria o meglio, un vero tedoforo divino. Il quindici, si corona di gloria splendente.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Filoteo, presbitero e taumaturgo.

Stichi. Sei vissuto, o Filoteo, come amico di Dio. L’eternità hai trovato tra gli amici di Dio.

Lo stesso giorno memoria di san Porfirio il mimo.

Stico. Inscenando per finta il battesimo, rigettasti la finzione, venendo trafitto dalla spada.

Lo stesso giorno il ritrovamento delle reliquie di del santo vescovo di Melitìni Akàkios.

Stichi. Celebrando il ritrovamento del tuo corpo, o Akàkios, possiamo ottenere scioglimento dai mali.

Lo stesso giorno il santo martire Massimo perì di spada.

Stichi. Vedendo Cristo offrirti la corona, a lui offristi il tuo capo mozzato da spada.

Lo stesso giorno due sante fanciulle perirono di spada.

Stichi. Avendo lo stesso spirito e lo stesso sentimento, due fanciulle coraggiosamente si offrono alla spada.

Oggi il ritrovamento delle reliquie del santo protomartire Stefano.

Stichi. Comune scoperta per il creato è Stefano, primo e grande lottatore del Dio eccelso.

Il nostro padre tra i santi Bessarione, arcivescovo di Larissa si addormenta in pace.

San Gerasimo, fondatore del monastero della santa Trinità, denominata Surviàs, dalle parti di Makrynitsa di Zagorà, si addormenta in pace.

Il santo neomartire Giovanni Kris, martirizzato a Nuova Efeso intorno al 1811, perisce di spada.

Per le preghiere dei tuoi martiri, Cristo Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.

Ode 7. Nella fornace.

Ora che sei illuminato dall’inaccessibile splendore, rischiara, o martire, con la tua luce quanti ora celebrano la tua festa, acclamando: Tu sei benedetto, Signore mio Dio.

Le schiere degli angeli, o beato, ammirano il tuo coraggio vedendoti lottare risolutamente e gridano: benedetto sei tu, nel tempio della tua gloria, Signore.

Theotokìon. Con il coro celeste degli incorporei l’arcangelo Gabriele ti acclamò gioiosamente, pura Madre di Dio: Salve, tu sei benedetta fra le donne, o Vergine purissima.

Ode 8. Stese le mani.

Sacrificio perfetto e gradito e olocausto profumato ti sei fatto, martire invitto, al tuo Sovrano crocifisso per noi, gridando con letizia: Benedite, opere tutte, il Signore.

Distruggendo, secondo le regole, come campione divino, le falangi del nemico, fosti degno di ricevere l’incorruttibile corona dei vincitori dalla mano vivificante di colui al quale ora salmeggi: Opere tutte, benedite il Signore.

Desiderando irresistibilmente Cristo, al suo sangue mescolasti il tuo; straziato dai flagelli e da ogni sorta di tormenti, per averlo imitato, ora regni con lui, salmeggiando senza sosta: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. La macchia della nostra natura, concependo Cristo, unico immacolato, con sapienza lavasti, o casta Madre di Dio purissima e divenisti superiore ai serafini e cherubini che gridano: Opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele, chiuse le fauci dei leoni nella fossa. I fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, estinsero il potere del fuoco gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ode 9. Da te, Vergine.

Tutto mi affido a te, Nikita divinamente beato, per averti presso il Sovrano come difensore capace di salvarmi da ogni sciagura e di procurarmi la salvezza divina.

Davvero ti sei rivelato martire della verità, o atleta e ora stai nella gioia davanti alla santa Verità enipostàtica e ricevi con familiarità le ricompense delle lotte.

Approdasti a porto tranquillo, trovando il riposo dalle tue pene e, incoronato, esulti in paradiso con i martiri di Cristo, o beato: perciò tutti degnamente ti glorifichiamo.

Accordami generosa grazia per averti affettuosamente intrecciato con le mie parole corone d’elogio; liberami dai miei peccati e dalle azioni commesse per la mia malvagità, con le tue preghiere, o beato.

Theotokìon. Oltre le leggi di natura generi il legislatore senza mutamento per bontà ineffabile incarnato, apparso in due nature, Madre benedetta, Vergine purissima.

Irmòs. Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che ha congiunto le nature distinte: per questo noi esultanti, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Exapostilarion del martire.

Con i discepoli conveniamo.

Come vincesti, o sapientissimo, con la potenza della croce, la sfrontatezza dei barbari e la follia dei tiranni, così fa’ cessare per noi con le tue preghiere, o nobile Nikita, i moti della carne e gli assalti delle passioni, procurandoci la remissione dei peccati, o vittorioso, nella sconfinata franchezza che tu possiedi presso Dio.

Della festa. Sotto gli occhi.

Croce, custode di tutta l’ecumène, croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Oggi è esaltata la croce di Cristo, l’albero vivificante in cui egli fu confitto per richiamarci tutti dall’esilio.

Stico. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché è santo.

Salve, divino presidio dei credenti, muro inespugnabile, croce del Signore, per cui fummo sollevati dalla terra.

Stico. Dio è il nostro Re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Venite, con gioia salutiamo tutti l’albero salvifico, su cui fu disteso Cristo, la redenzione.

Gloria. Del martire. Tono pl. 2.

Oggi tutta la terra esulta per la lotta del vittorioso e la Chiesa di Cristo, abbellendosi con fiori, grida a te, martire di Cristo: O servo di Cristo e fervidissimo protettore, non smettere di intercedere per i tuoi servi.

E ora. Della festa. Stesso tono.

Oggi la pianta della vita sorgendo dai penetrali della terra, conferma la risurrezione di Cristo in essa confitto; e, innalzata da mani consacrate, annunzia la sua ascensione ai cieli, per cui la nostra argilla, risollevata dalla terra su cui era caduta, ha la cittadinanza nei cieli; perciò esclamiamo grati: Signore, innalzato su quella croce per cui con te ci innalzasti, rendi degni della gioia del cielo i tuoi cantori.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Alla Liturgia typikà e beatitudini dal canone della festa e del santo.

Prokìmenon. Gioirà il giusto nel Signore e spererà in lui.

Stico. Esaudisci, o Dio, la mia preghiera quando ti supplico.

L’apostolo a Timoteo. Figlio Timoteo, rafforzati (26 ottobre).

Alliluia. Il giusto fiorirà come palma, come cedro del Libano si moltiplicherà.

Vangelo secondo Matteo. Disse il Signore: Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi.

Kinonikòn. Il giusto avrà memoria eterna. Alliluia.

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