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Momento: Mattutino

Mattutino del 14 Settembre- Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce

14 Settembre

Universale esaltazione della preziosa e vivificante Croce.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città (3).

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Veneriamo il legno della tua croce, o filantropo, perché in esso fosti inchiodato, vita di tutti; hai aperto il paradiso, Salvatore, al ladrone che con fede a te si rivolgeva; egli fu degno della beatitudine così confessandoti: Ricordati di me, Signore. Come lui accogli anche noi, che acclamiamo: Tutti abbiamo peccato, per la tua compassione non disprezzarci (2).

Dopo la seconda sticologia, kàthisma. Tono pl. 2.

Appena l’albero della tua croce fu piantato, si scossero le fondamenta della morte, Cristo Signore: ciò che con brama aveva inghiottito, l’ade lo rese con tremore. Ci hai mostrato la tua salvezza, o santo e noi ti glorifichiamo, Figlio di Dio: pietà di noi (2).

Dopo il polyèleos, Kàthisma.

Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

In tempi lontani, Gesù di Navì misticamente prefigurava il segno della croce, quando a forma di croce levò le mani, o mio Salvatore e il sole si fermò, finché egli non ebbe distrutto i nemici che si opponevano a te, o Dio. Ma ora il sole si oscura vedendo sulla croce te, che sciogli il dominio della morte e depredi l’ade (2).

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio.

Stico. Cantate al Signore un canto nuovo.

Ogni spirito e il vangelo

secondo Giovanni (12,28-36).

Disse Gesù: Padre, glorifica il tuo nome. Venne allora una voce dal cielo: L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò. La folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: Un angelo gli ha parlato. Rispose Gesù: Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me. Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire. Allora la folla gli rispose: Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come dunque tu dici che il Figlio dell’uomo deve essere elevato? Chi è questo Figlio dell’uomo? Gesù allora disse loro: Ancora per poco la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce.

Il tropario Contemplando la risurrezione di Cristo, in qualunque giorno cada la Festa della Croce.

Salmo 50. Quindi Gloria. Tono 2.

Tu sei mia protezione forte, croce tripartita di Cristo: santificami con la tua potenza, affinché con fede e affetto ti veneri e glorifichi.

E ora. Lo stesso tropario. Stico: Pietà di me.

Idiòmelon. Tono pl. 2.

Croce di Cristo, speranza dei cristiani, guida degli sviati, porto per chi è nella tempesta, vittoria nelle guerre, sicurezza di tutta la terra, medico dei malati, risurrezione dei morti, abbi pietà di noi.

Salva, o Dio, il tuo popolo, ecc.

Quindi il canone, il cui Acròstico è: Confidando nella croce, erompo in un inno. Poema di Cosma.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Tracciando una croce col bastone verticale, Mosè divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Stando in mezzo ai due sacerdoti, Mosè prefigurò un tempo in se stesso l’immacolata passione; atteggiandosi poi a forma di croce, elevò il trofeo con le braccia spalancate, annientando il potere del malvagio Amalek; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Mosè pose su una colonna il rimedio che salvava dal morso velenoso e distruttore: al legno, immagine della croce, legò trasversalmente il serpente strisciante in terra e con questo sconfisse il flagello; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Al principe pio, all’imperatore di senno divino il cielo mostrò il trofeo della croce con cui fu abbattuta la boria dei nemici ostili e rovesciato l’errore e la fede divina si diffuse fino ai confini della terra; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Katavasìa. Tracciando una croce col bastone verticale, Mosè divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Ode 3. Irmòs.

Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

La dura roccia colpita dalla verga, facendo scaturire acqua per un popolo ribelle e duro di cuore, manifestava il mistero della Chiesa eletta da Dio, di cui la croce è forza e sostegno.

Il fianco immacolato colpito dalla lancia ha fatto scaturire acqua e sangue, inaugurando l’alleanza e lavando i peccati: la croce è infatti sostegno dei re e vanto dei credenti.

Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

Nel paradiso un tempo un albero mi spogliò, perché facendomene gustare il frutto, il nemico introdusse la morte; ma l’albero della croce, che porta agli uomini l’abito della vita, venne piantato sulla terra e tutto il mondo si riempì di ogni gioia; vedendolo esaltato, o popoli, con fede acclamiamo concordi a Dio: Piena di gloria è la tua casa (2).

Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.

Un tempo Mosè, con un legno, trasformò nel deserto le sorgenti amare, prefigurando il passaggio delle genti alla pietà, grazie alla croce.

Grazie a un legno il Giordano restituì il ferro dell’accetta, che aveva sprofondato nel suo abisso, significando con questo la recisione dell’errore per la croce e il battesimo.

Per precedere la figura della tenda della testimonianza, il popolo si raduna, con sacro ordine, diviso in quattro parti, reso glorioso da queste formazioni cruciformi.

Prodigiosamente dispiegandosi, la croce rifulse di raggi solari: e i cieli narrarono la gloria del nostro Dio.

Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.

Ode 5. Irmòs.

O albero beatissimo su cui fu steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato dal Dio, nella carne in te confitto, che concede la pace alle nostre anime.

Di fronte a te, albero celebrato su cui fu steso Cristo, ebbe timore, o croce, la spada roteante che custodiva l’Eden e il temibile cherubino si ritrasse di fronte al Cristo in te confitto, che concede la pace alle nostre anime.

Le potenze infernali, avversarie della croce, tremano di fronte a quel segno impresso nell’aria in cui esse si aggirano, ma gli abitanti del cielo e della terra piegano il ginocchio di fronte a Cristo, che concede la pace alle nostre anime.

Apparendo tra puri splendori alle genti ottenebrate nello sviamento dell’errore ed effondendo su di loro il divino fulgore, la croce divina le unisce al Cristo in essa confitto, che concede la pace alle nostre anime.

Katavasìa. O albero beatissimo su cui fu steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato dal Dio, nella carne in te confitto, che concede la pace alle nostre anime.

Ode 6. Irmòs.

Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno illuminò il mondo.

Curvo per la vecchiaia, logorato dalla malattia, Giacobbe si sollevava incrociando le mani, mostrando la potenza della croce vivificante: poiché Dio, su di essa confitto nella carne, rinnovò la vecchiezza dell’oscura lettera della Legge e allontanò il male funesto dell’errore.

Disponendo le palme a forma di croce sulle teste dei due giovani, il divino Israele rivelava che il popolo cultore della Legge era vecchia gloria; e quando si suppose che si sbagliasse, non cambiò quella figura vivificante, ma esclamava: Il nuovo popolo di Cristo Dio, cinto dalla croce come da muro, sarà superiore.

Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno illuminò il mondo.

Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.

Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Ikos.

Colui che, rapito in paradiso oltre il terzo cielo udì parole ineffabili e divine che non è lecito alla lingua dire, scrive ai Galati e voi, amanti delle Scritture, lo avete letto e lo sapete: Non ci sia per me altro vanto se non nella sola croce del Signore, sulla quale egli, con la sua passione, ha ucciso le passioni. Anche noi dunque afferriamoci tutti saldamente alla croce del Signore, nostro vanto: è per noi strumento di salvezza questo legno, uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Sinassario.

Il 14 di questo mese l’universale Esaltazione della Croce preziosa e vivificante.

Stichi. Vedendo esaltata la croce di Cristo, il creato acclama alla tua esaltazione, Salvatore. La croce fu esaltata il quattordici in Sion.

Lo stesso giorno la dormizione del nostro padre tra i santi Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli; oggi infatti si è addormentato, ma a causa della festa della preziosa croce la sua festa è stata trasferita nel mese di novembre.

Memoria anche dell’imperatrice Plachilla, coniuge del grande imperatore Teodosio.

Stichi. Abbandonando sulla terra un diadema corruttibile, Plachilla in cielo ne trova uno incorruttibile.

Lo stesso giorno memoria dei santi padri riuniti nel sesto santo concilio ecumenico durante l’impero di Costantino Pogonato, figlio di Giustiniano II, soprannominato Nasomozzo, quando Sergio guidava la Chiesa di Costantinopoli e Agatone quella di Roma. Riunitosi nel Trullo del Palazzo quello spazio denominato Oato anatemizzò Sergio, Pirro, Pietro e Paolo, che erano stati vescovi di Costantinopoli. Macrobio di Antiochia, Ciro di Alessandria, Onorio di Roma, Stefano e Polichronio e quelli stavano con loro. Il Concilio era stato convocato da Costantino Pogonato; la pubblicazione dei canoni avvenne sotto suo figlio Giustiniano.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Pàpas.

Stichi. Soccorso da Dio, Pàpas sopporta le ferite senza un lamento.

Lo stesso giorno il santo martire Theoclìs perì di spada.

Stichi. Facendo del suo martire una voce, come indica il suo nome, Theoclìs, come chiamato da Dio risponde.

Lo stesso giorno memoria di san Valeriano, un bimbo ucciso di spada.

Stichi. Al piccolo Valeriano il grande Dio nel cielo donò immensa corona.

Il santo martire Macario il giovane, monaco, martirizzato a Tessalonica nel 1527, che fu pure discepolo del patriarca di Costantinopoli Nifon, perì di spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco stridente sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Il primo dei mortali, dopo aver gustato il frutto dell’albero, ha preso dimora nella corruzione: condannato a perdere vergognosamente la vita, come un’infezione che corrode il corpo, ha comunicato la sua malattia a tutta la stirpe. Ma, trovato nell’albero della croce ciò che ci recupera, noi figli della terra acclamiamo: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

La trasgressione violò il precetto di Dio e l’albero portò la morte ai mortali, perché il suo frutto non fu preso al tempo opportuno; e fu messo al sicuro l’albero da cui proveniva la vita preziosa; di nuovo lo rese accessibile l’animo nobile del ladrone, il quale, penosamente morendo, gridava: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Vedendo l’avvenire, Israele abbracciava la punta del bastone di Giuseppe, per indicare che la gloriosissima croce avrebbe sostenuto la forza del regno: essa è infatti vanto vittorioso dei re e luce per quanti gridano con fede: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco stridente sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che discese e mutò il fuoco in rugiada e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che concede vita a tutti.

O schiere dei cieli, inneggiate mentre viene innalzato il legno irrigato dal sangue del Verbo di Dio incarnato; festeggiando il riscatto dei mortali, popoli, venerate la croce di Cristo, da cui viene al mondo la risurrezione per i secoli.

Figli della terra, dispensatori della grazia, con le vostre mani innalzate, con sacro decoro, la croce su cui stette Cristo Dio e la lancia che trafisse il corpo del Dio Verbo; vedano tutte le genti la salvezza di Dio e lo glorifichino per i secoli.

O imperatori fedeli dei cristiani, scelti per divina elezione, allietatevi e gloriatevi dell’arma vittoriosa, ricevendo in sorte da Dio la croce preziosa, in cui le tribù bramose di audacie guerresche sono disperse per i secoli.

Katavasìa. Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che discese e mutò il fuoco in rugiada e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che concede vita a tutti.

Ode 9. Irmòs.

Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Theotòkos, produsse il Cristo, da cui fu piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa, ora esaltata, noi ti magnifichiamo.

Esultino tutti gli alberi del bosco, essendo santificata la loro natura da colui che la piantò in principio, il Cristo steso su quel legno, per la cui esaltazione, ora adoriamo e magnifichiamo lui.

Come sacro corno è sorta, per chi ha senno divino, la croce del capo di tutti, con cui vengono spezzate tutte le corna dei peccatori intelligibili; e per essa, ora innalzata, noi lo adoriamo e magnifichiamo.

Altro Irmòs.

La morte, sopraggiunta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione, che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata per la prole della pura Madre di Dio: tutte le potenze dei cieli la magnificano.

Per non lasciare che l’amarezza di quell’albero ci distruggesse, con la croce la cancellasti del tutto, Signore; così un legno aveva un tempo tolto l’amarezza delle acque di Mara, prefigurando la potenza della croce, che tutte le schiere dei cieli magnificano.

Con la tua croce oggi, Signore, hai sollevato noi, che di continuo affondavamo nel buio del progenitore: poiché, come per l’inganno la natura fu precipitata nella più completa sregolatezza, così di nuovo la luce della tua croce ci ha del tutto raddrizzati e noi fedeli la magnifichiamo.

Per mostrare al mondo il segno da venerare, Signore, formasti in cielo il segno della croce, come glorioso fra tutti, raggiante di luce infinita, arma invincibile per l’imperatore; tutte le schiere del cielo lo magnificano.

Katavasìe. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Theotòkos, produsse il Cristo, da cui fu piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa, ora esaltata, noi ti magnifichiamo.

La morte, sopraggiunta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione, che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata per la prole della pura Madre di Dio: tutte le potenze dei cieli la magnificano..

Exapostilarion. Tono 2. Sotto gli occhi.

Croce, custode di tutta l’ecumène! Croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni (2).

Un altro, una volta sola. Udite, donne.

La croce viene oggi innalzata e il mondo è santificato; tu che siedi in trono col Padre e il santo Spirito, stendendo su di essa le mani, hai attirato tutto il mondo alla conoscenza di te, o Cristo: concedi dunque la gloria divina a quanti in te confidano.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia ripetendo il primo.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

Ostraordinario prodigio! L’albero vivificante, la croce santissima, oggi si mostra levata in alto, la glorificano tutti i confini e tutti i demòni sono atterriti: quale dono è stato fatto ai mortali! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come solo compassionevole (2).

O straordinario prodigio! La croce che portò l’Altissimo come grappolo pieno di vita, si mostra oggi elevata da terra: per essa tutti fummo attratti a Dio e la morte del tutto inghiottita; o albero immacolato, per cui gustiamo l’immortale cibo dell’Eden, glorificando Cristo!

O straordinario prodigio! La larghezza e la lunghezza della croce sono pari al cielo, perché con la divina grazia essa santifica l’universo. In essa sono vinte le genti barbare; per essa sono saldamente stabiliti gli scettri dei regnanti. O divina scala, per cui saliamo ai cieli, esaltando con canti Cristo Signore!

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Avanza oggi la croce del Signore: i credenti l’accolgono con affetto e ricevono guarigioni per l’anima e il corpo e da ogni male. Salutiamola con gioia e timore: con timore, a motivo del peccato che ci rende indegni; con gioia, a motivo della salvezza che Cristo Signore, in essa confitto, concede al mondo, lui che possiede la grande misericordia.

Grande dossologia.

Durante il canto della dossologia, il sacerdote indossa tutti i paramenti sacerdotali, si accosta con l’incensiere alla santa mensa, incensa la croce preziosa con gesto cruciforme, la solleva con un vassoio sopra la testa e, preceduto da due lampade, la porta fino alle porte regali della navata e lì si ferma. Terminata dossologia e trisagio, il sacerdote dice ad alta voce: Sapienza, in piedi; e si inizia il tropario: Salva, Signore, il tuo popolo. Il sacerdote procede con la croce preziosa, la depone su un tavolino precedentemente preparato e incensa a forma di croce. Fa quindi 3 prostrazioni, qualunque giorno sia e presa tra le mani la croce preziosa insieme a rametti di basilico, si tiene in piedi davanti al tavolino e, volgendosi a oriente, dice:

Misericordia di noi, o Dio, secondo la tua grande misericordia, noi ti preghiamo: esaudiscici e abbi misericordia.

Si inizia il primo centinaio di Kyrie elèison; il sacerdote, prima di iniziare, fa 3 volte il segno della croce col prezioso legno. Poi piega la testa, sino a giungere a una spanna da terra e a poco a poco si solleva, mentre si completa il primo centinaio. Si sposta quindi dalla parte nord del tavolino e, guardando a sud, dice:

Supplichiamo ancora per tutti i pii cristiani ortodossi.

Si inizia il secondo centinaio di invocazioni e il sacerdote fa la seconda elevazione della croce, come descritto sopra. Poi si sposta a oriente rispetto al tavolino e, guardando verso occidente, dice:

Supplichiamo ancora per il nostra padre e arcivescovo N. e per tutti i nostri fratelli in Cristo.

Si inizia il terzo centinaio di invocazioni. Al termine, il sacerdote si sposta alla parte sud e, guardando a nord, dice:

Supplichiamo ancora per ogni anima cristiana, per la salvezza di tutti i cristiani e la remissione dei loro peccati.

Si fa la quarta elevazione, poi il sacerdote si sposta davanti al tavolino e, guardando a oriente, dice: dice:

Supplichiamo ancora per tutti quelli che prestano servizio e operano il bene in questa casa, per la loro salvezza e la remissione dei loro peccati.

Si inizia il quinto centinaio di invocazioni. Al termine, il sacerdote eleva la croce cantando il tropario:

Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.

Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Con la croce benedice il popolo segnandolo. Poi, deposta la croce preziosa sul tavolino, canta:

La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.

I cori allo stesso modo, una volta ciascuno; poi si prostra alla croce preziosa e dopo di lui tutti gli altri. Quando è presente un vescovo, è lui che eleva la croce. Durante l’adorazione, si cantano i seguenti idiòmela.

Poema dell’imperatore Leone. Tono 2.

Venite, fedeli, veneriamo l’albero vivificante in cui Cristo, Re della gloria, stendendo volontariamente le mani, innalzò all’antica beatitudine noi, che un tempo il nemico aveva esiliato da Dio, depredandoci col piacere; venite, fedeli, veneriamo l’albero per cui ottenemmo di spezzare la testa dei nemici invisibili; venite, famiglie tutte delle genti, onoriamo con inni la croce del Signore: salve, croce, perfetta redenzione di Adamo caduto; in te si gloriano i nostri imperatori fedelissimi, perché per la tua potenza sottomettono con forza il popolo ismaelita. Noi cristiani, baciandoti ora con timore, glorifichiamo Dio in te confitto, dicendo: Signore, su di essa inchiodato, abbi pietà di noi, come buono e filantropo.

Tono pl. 1.

Venite, popoli, contemplando lo straordinario prodigio, veneriamo la potenza della croce: un albero nel paradiso produsse la morte, ma questo fece fiorire la vita, perché porta su di sé confitto, il Signore senza peccato; e noi genti tutte, cogliendo da esso l’incorruttela, acclamiamo: Tu che con la croce distruggesti la morte e ci liberasti, gloria a te.

Si è compiuta, o Dio, dei tuoi profeti Isaia e Davide la voce, che dice: A te, Signore, verranno tutte le nazioni e si prostreranno davanti a te: Ecco, infatti, o buono, il popolo viene colmato della tua grazia, nei tuoi atri, in Gerusalemme; o Dio, che per noi hai sofferto la croce e ci hai vivificati per la tua divina risurrezione, difendici e salvaci, Signore.

Tono pl. 2.

Oggi sorgendo dalle profondità della terra l’albero della vita conferma la fede nella risurrezione di Cristo, su di esso inchiodato; innalzato da mani santificate annunzia la sua ascensione ai cieli, nei quali, per essa, la nostra natura decaduta viene riammessa; perciò grati a te gridiamo: Signore, che su di esso fosti innalzato e per esso verso di te ci fai salire, rendi degni della gioia celeste i tuoi cantori.

Il mondo nei suoi quattro confini è oggi santificato dalla quadripartita croce innalzata, o Cristo nostro Dio; ed è innalzato il corno dei nostri imperatori, che spezzano con essa i corni dei nemici. Grande sei tu, Signore e mirabile nelle tue opere: gloria a te.

Le voci dei profeti predissero il santo legno per cui Adamo fu liberato dalla maledizione antica e dalla morte; nella sua esaltazione oggi, il creato grida, chiedendo a Dio la sua grande misericordia; e tu, Sovrano compassionevolissimo, sii nostra propiziazione e salva le nostre anime.

Gloria. E ora. Tono pl. 4.

Ècompiuta, o Dio, la parola del tuo profeta Mosè che dice: Vedrete la vostra vita appesa davanti ai vostri occhi. Oggi la croce è innalzata e il mondo è liberato dall’inganno. Oggi si inaugura la risurrezione di Cristo ed esultano i confini della terra, offrendo a te un inno con i cembali di Davide e dicendo: Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o Dio, con la croce e la risurrezione: per esse ci hai salvato, o buono e filantropo. Signore onnipotente, gloria a te.

Conclusione.

Alla Liturgia.

Antifona 1. Tono 1.

Stico. O Dio, volgiti a me, perché mi hai abbandonato?

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 2. Lontano dalla mia salvezza il debito dei miei delitti.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 3. Dio mio, griderò di giorno e non ascolti.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 4. Ma tu abiti nel santuario, tu lode d’Israele.

Antifona 2. Tono 2.

Stico 1. Perché, o Dio, hai respinto per sempre?

Salva, Figlio di Dio, crocifisso nella carne, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Stico 2. Ricordati di coloro che hai radunato, che hai acquistato dal principio.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 3. Questo è il monte di Sion, su cui hai posto la tua dimora.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 4. Dio è il nostro re prima dei secoli, ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Gloria. E ora.

O unigenito Figlio e Verbo di Dio.

Antifona 3. Tono 1.

Stico 1. Il Signore ha instaurato il suo regno: si adirino i popoli.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città.

Stico 2. Lui siede sui cherubini: si scuota la terra.

Salva, Signore.

Stico 3. Lodino il tuo nome grande, perché è tremendo e santo.

Salva, Signore.

Stico 4. L’onore del re ama il giudizio.

Salva, Signore.

Issodikòn. Esaltate il Signore nostro Dio e prostratevi allo sgabello dei suoi piedi, perché egli è santo. Salva, Figlio di Dio, crocifisso nella carne, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Apolytìkion. Tono 1.

Salva, Signore, il tuo popolo e benedici la tua eredità; concedi ai re vittorie contro i barbari e proteggi con la tua croce la tua città

 

Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.

Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Al posto del Trisagio. Tono pl. 2.

La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.

Prokìmenon dell’Apostolo Tono grave: Esaltate il Signore nostro Dio, prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.

Stico. Il Signore ha instaurato il suo regno; si adirino i popoli: lui che siede sui Cherubini, si scuota la terra.

L’Apostolo ai Corinzi: Fratelli, la parola della croce è stoltezza (I Cor. 1, 18-24).

Alliluia. Tono 1. Ricordati del tuo popolo che hai radunato, che hai acquistato dal principio; hai redento lo scettro della tua eredità.

Stico. Dio è il nostro re prima dei secoli; ha operato la salvezza in mezzo alla terra.

Vangelo secondo Giovanni: In quel tempo i sommi sacerdoti e i sacerdoti tennero consiglio (Gv 19, 6-11. 13-20. 25-28. 30-35)

Kinonikòn. E’ stata impressa su di noi la luce del tuo volto, Signore: Alliluia.

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Mattutino del 13 Settembre- Inauguraz ione del tempio della santa Risurrezione di Cristo nostro Dio. Vigilia dell’esaltazione della Preziosa Croce

13 Settembre

Inaugurazione del tempio della santa Risurrezione di Cristo nostro Dio. Vigilia dell’esaltazione della Preziosa Croce. Il santo ieromartire Cornelio, il centurione.

Al Mattutino.

Apolytìkion dell’inaugurazione. Tono 4.

Come mostrasti lo splendore delle realtà celesti mostrasti pure la bellezza materiale del santo accampamento della tua gloria, Signore; mantienilo nei secoli dei secoli e per intercessione della Madre di Dio accogli le preghiere che in esso senza sosta ti rivolgiamo, o Vita e risurrezione di tutti.

Gloria. E ora. Della croce. Tono 2.

La tua vivifica e splendida Croce che donasti a noi indegni, Signore, te la offriamo come supplica. Salva gli imperatori e la tua città, concedendo la pace per le preghiere della Madre di Dio, o unico amico degli uomini.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Tutto ha illuminato Cristo con la sua presenza; ha rinnovato il mondo con il suo divino Spirito, le anime sono rigenerate, perché ora è stata dedicata a gloria del Signore una casa, dove Cristo nostro Dio rigenera i cuori dei fedeli, per la salvezza dei mortali.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma, stessa melodia.

La festa odierna della Dedicazione, o fedeli, è giorno eletto da Cristo e ci induce a rinnovarci tutti e a cantare nella fede, con volto raggiante, canti al Sovrano dall’intimo del cuore, perché egli è il Redentore, colui che ci rinnova.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Canone della vigilia con Acròstico alfabetico senza Theotokìon. Poema di Germano.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

O nato dalla Vergine, sommergi nell’abisso dell’impassibilità i potenti comandanti, le tre parti dell’anima, ti supplico, affinché con timpano, nella morte del corpo, ti canti una melodia di vittoria.

Giubilate, cieli, esulta terra, perché si avvicina la croce, santificando con la sua grazia noi, che la veneriamo con baci santi, come fonte della nostra santificazione, ottenendoci la divinizzazione universale.

Santissima croce di Cristo, donaci di poter intraprendere la via celeste, perché a te, noi fedeli, ci prostriamo: fa’ che evitiamo l’abisso della perdizione, partecipando alla gloria divina.

Per te, croce venerabile, ritroviamo l’amicizia con Dio e vedendoti oggi esposta con tutta l’anima e il cuore ti veneriamo senza sosta da te illuminati, glorificando il Verbo, autore della creazione.

Theotokìon. Città del nostro Dio, puro e divino tesoro del Sovrano dell’universo, Madre di Dio purissima, custodisci noi fedeli, che siamo la tua eredità e senza sosta ti acclamiamo glorificando il Nato da te.

Canone dell’inaugurazione.

Poema del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono 4. Del Mar Rosso.

Dalla colonna di fuoco guidasti un tempo il tuo popolo, o Cristo, con il lavacro del battesimo ed in Sion hai piantato la Chiesa, che a te grida: Cantiamo un inno al nostro Dio.

La discesa della tua gloria infinita mutò in un secondo cielo il tempio terrestre per te innalzato; perciò tutti in coro inneggiamo: Cantiamo un inno di vittoria al nostro Dio.

Non è più per la legge, né l’elevarsi di mani servili che la Chiesa ti glorifica, Signore, ma per la croce essa grida con fierezza: Cantiamo un inno di vittoria al nostro Dio.

Theotokìon. Senza seme per opera dello Spirito per volere del Padre concepisti il Figlio di Dio, generando incarnato colui che senza madre il Padre genera e senza padre da te nacque per salvarci.

Canone del santo con l’Acròstico. Io canto, o beatissimo, le tue illustri meraviglie. Giuseppe.

Tono pl. 1. Cavallo e cavaliere.

Per le tue preghiere, beato gerarca, illumina quanti celebrano la tua luminosa memoria, nella fulgida solennità della tua dormizione.

Apparisti anche prima della perfetta imitazione, per le preghiere e le elemosine, Cornelio beatissimo, ricercatore del Signore di tutti con retto pensiero.

Imparasti le leggi salvifiche di colui che si unì alla nostra carne per estrema bontà e il corifeo degli apostoli ti istruì nei precetti del Sovrano, o beatissimo.

Theotokìon. Tu susciti nel cuore di tutti i fedeli il desiderio insaziabile di glorificarti senza sosta, Sovrana pura, Madre di Dio, perché sei tu la gloria dei mortali, avendo generato Cristo, Re della gloria.

Della vigilia. Ode 3. Irmòs.

Non nella sapienza, né nella forza, né nella ricchezza ci vantiamo, ma in te, Cristo, sapienza enipostatica del Padre, poiché non c’è santo all’infuori di te, o Filantropo.

Croce del Signore, gloria di Cristo, con fede ti glorifichiamo, noi che venerandoti veniamo illuminati e glorificati.

Con gioia, fedeli, avvicinatevi, come alla fonte pura da cui sgorgano le onde tonificanti della croce e cantiamo a Dio nostro Salvatore.

Sei morto, Gesù, nostra vita, appeso all’albero della croce e noi fedeli, ora abbracciandola, fuggiamo le passioni mortifere.

Theotokìon. Caccia le tenebre dalla mia anima mostrandoti, spezza le catene del peccato, pura Vergine, salvami, tu che generasti il Dio compassionevole.

Dell’inaugurazione. Esulta in te.

Hai santificato con lo Spirito sulla terra la tua Chiesa, consacrandola oggi con olio di letizia.

In te la Chiesa possiede, o Cristo, fondamenta inamovibili, venendo incoronata dalla croce come diadema regale.

Per la tua opera di salvezza, edificato un tempio costruito da uomini, lo hai reso oggi dimora della tua gloria sovraspirituale.

Theotokìon. Tu sola, Madre di Dio, per gli uomini divenisti amministratrice di tesori soprannaturali; perciò ti diciamo: Salve.

Del santo. Tu che hai sospeso.

Prendesti l’illuminazione dello Spirito e la divina grazia dalla bocca divina con tutta la tua casa per la visita del corifeo degli apostoli, che annunziava la dottrina della salvezza.

Come cedro ti elevasti per le virtù e ci offristi come frutto il profumo dei tuoi prodigi, i tuoi insegnamenti e l’energia curativa, beato gerarca Cornelio.

Divenuto degno di grande stima, con il corifeo e gli altri correvi ovunque annunziando il messaggio divino per cui fummo illuminati, venendo liberati dalle tenebre dell’ignoranza.

Theotokìon. Luminosa dimora della purezza, tu portasti il nostro illuminatore, che s’incarnò e per amore si fece uomo come noi, annientando la corruzione, o Vergine, nostra guida verso il paradiso.

Kàthisma. Tono pl. 4.

Dell’incarico segretamente informato.

La tenda della testimonianza rivelata da Dio, sulla terra fu innalzata da Mosè profeta e Salomone per mezzo di sacrifici dedicò il tempio; perciò noi fedeli, trovando rifugio nella nuova Gerusalemme, con Davide cantiamo al crocifisso per noi, chiedendogli il perdono di tutti i nostri peccati.

Della croce. Tono 4. Sei apparso oggi.

Rifulgente di luce la tua croce spezza le falangi oscure, Signore, rischiarando quanti con fede cantano: veramente sei tu la gioia del mondo e la sua saldezza, o croce di Cristo.

Gloria. Del santo. Stesso tono.

La Chiesa di Cristo ti ha ricevuto come primizia delle nazioni; con le tue opere virtuose l’hai fatta splendere chiaramente, santo ieromartire Cornelio.

E ora. Theotokìon. Presto intervieni.

Con fede celebriamo splendidamente la dedicazione della tua dimora, pura Vergine senza macchia, benedetta e lodatissima; sperando con gioia in te, Madre di Dio, ti chiediamo di pregare senza sosta il Salvatore da te incarnato di salvare le nostre anime.

Della vigilia. Ode 4. Irmòs.

Sulla croce salisti per amore della tua immagine, Salvatore; le genti davanti a te scomparvero, o filantropo, poiché tu sei mia forza e mio inno.

Davanti alla croce del Signore, radiosa come un sole, i fedeli si prostrano e coprendola di baci, le loro anime vengono illuminate.

Il Signore Dio apparso incarnato e innalzato sul legno, illumina quanti lo adorano, preservandoli da ogni male.

Concedi perdono e remissione delle colpe, Verbo di Dio, a noi che con fede veneriamo la tua preziosa croce oggi esposta.

Theotokìon. Senza lasciare il seno paterno, o Fanciulla, il Verbo riposò nel tuo grembo come un bambino, volendo riplasmare la mia natura corruttibile.

Dell’inaugurazione. Vedendoti sospeso.

L’offerta del sangue di animali irrazionali terminò per il sangue prezioso effuso dalla tua croce vivificante; purificata da esso la Chiesa giustamente canta: Gloria alla tua potenza, Signore.

Come sono amabili le tue dimore, Signore, per coloro che vogliono vedere a viso scoperto la gloria del tuo volto luminoso e piangere gridando unanimi: Gloria alla tua potenza, Signore.

Recante l’immagine dell’unzione consacrante il tuo popolo eletto, la Chiesa oggi riceve invisibilmente come profumo preziosissimo la grazia del santo Spirito.

Theotokìon. Senza nozze, Vergine, concepisci e vergine resti anche dopo il parto: perciò con voci incessanti, con fede incrollabile, a te acclamiamo, Sovrana: Salve.

Del santo. Accolta la grazia.

Ricevuta la grazia del Santo Spirito, come sole fulgido percorrevi la terra o gloriosissimo, annientando la tenebra dell’idolatria.

Come grande fiume procedi per dissetare con i tuoi divini insegnamenti la faccia della terra e sommergere, o Cornelio, la follia del politeismo.

Morto a questo mondo, beatissimo Cornelio, annunziavi a tutti i morti per le passioni, la divina risurrezione di colui morì per salvarci

Theotokìon. Vergine santa, superando la natura sei divenuta la purissima dimora della Sapienza del Padre; liberaci sempre dagli inganni dell’avversario.

Della vigilia. Ode 5. Irmòs.

Invia su di noi, Signore, la tua illuminazione e liberaci dalle tenebre del peccato, donando, tu che sei buono, la tua pace celeste.

Contro le passioni che ci corrompono, rafforza, croce preziosa, noi che ti onoriamo e baciamo, santissimo simbolo della santa passione.

Con l’anima e il cuore illuminati da belle immagini, accostiamoci, o fedeli, per venerare oggi l’augusto legno della divina croce.

Un tempo Mosè addolcì le acque di Mara e con il suo bastone ti prefigurava, croce preziosa che fai colare sui mortali la dolcezza della salvezza.

Theotokìon. Per noi supplica Cristo che dal tuo puro sangue, o castissima fanciulla, prese la materia della carne riplasmando i mortali.

Dell’inaugurazione. Tu Signore sei mia luce.

Un tempo sul Sinai descrivendo la tua Chiesa, o Signore, mostravi a Mosè un tempio non fatto da mani d’uomo.

Edificasti sulla terra, Signore, una dimora in cui la tua potenza riunisce le schiere celesti con i cori dei mortali.

Sappiamo, Cristo Signore, che sei fonte di vita: sei venuto per evangelizzare pace alla tua Chiesa, o santo.

Theotokìon. Sei tu l’armatura che ci difende dal nemico, santa Sposa di Dio, nostra speranza e àncora di salvezza.

Del santo. Tu che ti rivesti.

Tutto consacrato all’Onnipotente, non venerasti affatto gli idoli sordi, gerarca santo, malgrado l’ostilità di uomini sanguinari.

Invocando con suppliche l’invisibile Dio Altissimo, beato Cornelio, distruggesti l’abominevole tempio degli idoli, o ammirabilissimo.

Custodendo i precetti dell’Onnipotente, fosti imprigionato e incatenato, ma pur incatenato liberasti gli insensati dalla loro cattiva credenza.

Theotokìon. Fa’ piovere su me, pura Vergine, la remissione delle colpe e visitami perché ottenga sollievo dalle passioni fisiche e dalle disgrazie e dal tormento di questa vita.

Della vigilia. Ode 6. Irmòs.

Sono giunto alle profondità del mare e mi ha sommerso l’abisso di molti peccati, ma tu, o Dio, riconduci dalla corruzione la mia vita come filantropo.

Su di te il Creatore volle versare dal suo fianco trafitto acqua e sangue, per i quali fummo ricreati noi fedeli che ti veneriamo, o croce divina.

Vivificante croce del Signore, fonte di immortalità redenzione del mondo, salva noi che ti veneriamo come nostra protezione benefica.

Fosti donata a noi, croce divina, come ama invincibile; per te superiamo le insidie ​​del nemico, venerandoti con cuore retto.

Theotokìon. Santo tempio di colui che dimora nel santuario divenisti, Genitrice di Dio, perciò santifichi i fedeli che t’inneggiano, Madre vergine.

Dell’inaugurazione. Sacrificherò a te.

Cristo nostro Re desiderando la bellezza della Chiesa che scelse, l’ha resa madre di quelle nazioni che strappò dalla servitù per adottarle nello Spirito Santo.

Tremano le falangi dei malvagi demoni davanti alla Chiesa di Cristo, segnata dal segno della croce e adombrata dalla santa luce dello Spirito.

Avendo come fondamenta non la sabbia, ma il Cristo, la Chiesa delle genti viene incoronata di bellezza inaccessibile, ornata di regale diadema.

Theotokìon. Meraviglia che supera le meraviglie passate! Una Vergine nel suo grembo senza nozze ha concepito e regge nelle braccia colui che tiene il mondo nel palmo della mano.

Del santo. Quando soffia.

Mentre puramente pregavi, hai chiaramente visto un angelo del Signore, che ti rivelava il bene supremo per ottenere la salvezza.

Illuminato dallo Spirito di Dio, divenisti stella splendente, illuminando con i tuoi raggi i confini, padre Cornelio.

Colui che l’errore un tempo aveva oscurato, per le tue preghiere ora lo respinge, o beatissimo; riconosciuto il Signore, accoglie con la sua famiglia il battesimo divino.

Theotokìon. Il Signore della gloria s’incarnò dal tuo sangue vergine come lui solo sa, o lodatissima, salvandoci per benevolenza.

Kontàkion dell’inaugurazione.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Cielo dalle molte luci, la Chiesa si è rivelata, illuminando tutti i fedeli; stando in essa gridiamo: Rendi stabile, Signore, questa casa.

Ikos.

Alla venuta tra noi del Verbo nella carne, il figlio del tuono testimoniando dice: chiaramente contemplammo la gloria che il Figlio aveva presso il Padre, nella grazia della verità; a tutti noi, che con fede lo abbiamo accolto, ha dato il potere di divenire figli di Dio; e noi, rigenerati non da sangue, né da volontà di carne, ma cresciuti in forza del santo Spirito, abbiamo fondato questa casa di preghiera e gridiamo: rendi stabile, Signore, questa casa.

Sinassario.

Il 13 di questo mese memoria della Dedicazione della santa Anàstasi del Cristo Dio nostro.

Stichi. Seguendo la legge antica, il nuovo Israele celebra l’annuale festa del rinnovamento. Il tredici di settembre per la dedicazione della sua risurrezione ringraziamo il Signore.

Lo stesso giorno memoria di san Cornelio il centurione.

Stichi. Primizia dei gentili fosti nella Chiesa, o Cornelio: onore ben meritato.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Cronidio, Leonzio, Serapione, Stratone, Sèlefchos, Macrobio, Gordiano, Zotico, Ileo, Luciano e Valeriano.

Il beato nostro padre Pietro da Agrea in pace si addormenta.

Il beato Ieroteo, il giovane, l’Iberita si addormenta in pace intorno al 1720.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della vigilia. Ode 7. Irmòs.

A Babilonia i tre fanciulli considerando follia l’ordine impartito dal tiranno nel mezzo delle fiamme a te gridavano, Signore: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Benedicendo un tempo i suoi figli, Giacobbe, prefigurò il tuo segno, croce preziosa e ora, venerandoti, veniamo illuminati.

Un tempo Mosè divise il mare prefigurandoti con il suo bastone, o santa croce e ora noi venerandoti, attraversiamo a piedi asciutti l’oceano delle passioni.

Venerandoti senza sosta con la bocca e il cuore, santa croce, attingiamo santificazione, salute e salvezza fisica e spirituale.

Theotokìon. Vergine benedetta, prega per noi che ti supplichiamo; in te tutti speriamo e a te gridiamo, o Sovrana: non disprezzare il tuo gregge.

Dell’inaugurazione.

Nella fornace i figli di Abramo.

Mentre un tempo la fornace ardente si rivelò rugiadosa, ora per l’olio dell’unzione spirituale si santificano quanti acclamano: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Come nella fornace, nella nuova divina dimora, tutti noi, Israele spirituale, refrigerati gridiamo: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Venite, fedeli, feriti dal dolcissimo divino amore in questo mistico talamo uniamoci a Cristo sposo, gridando: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Theotokìon. Salve, dimora santificata, divina abitazione dell’Altissimo; Madre di Dio per te ci è stata donata la gioia, perciò ti gridiamo: benedetta sei tu fra le donne, Sovrana purissima.

Del santo. L’Altissimo Signore.

Sei stato la primizia delle genti, avendo per primo ricevuto il santo battesimo e la grazia dello Spirito come i divini apostoli, o Cornelio.

Compiendo per grazia divina prodigi grandissimi, o Cornelio, conducesti alla fede quanti un tempo erravano, insegnando loro a inneggiare: Benedetto sei tu, Signore Dio.

Fosti lira risuonante la melodia di salvifici dogmi, Cornelio, insegnando a ciascuna anima a inneggiare: Benedetto sei tu, Signore Dio.

Trinitario. Glorifichiamo tutti insieme la monade trisipostatica, il Padre preeterno, il Figlio senza tempo e lo Spirito, inneggiando: Benedetto sei tu, Signore Dio.

Theotokìon. Apparisti divinizzatrice della razza umana con la tua divina generazione, Vergine purissima, perciò noi fedeli debitamente ti glorifichiamo.

Della vigilia. Ode 8. Irmòs.

Redentore del mondo, Onnipotente, nella fornace scendesti irrorando di rugiada i fanciulli e insegnando loro a cantare: opere tutte, benedite il Signore.

L’arma invincibile di salvezza, l’aiuto dei fedeli sempre pronto, il soccorso potente, la croce del Signore, oggi esposta, sempre veneriamo.

Mosè, com’è scritto, innalzò il serpente in cima ad un palo, prefigurando la venerabile croce per cui siamo liberati dal morso del serpente spirituale.

Le nostre anime sono da te illuminate, venerabile croce; venerandoti, la tua potenza divina allontana da noi le potenze delle tenebre e i principati.

Theotokìon. Veneriamo la Vergine pura, che supera la natura generando l’eterno Verbo increato per la nostra salvezza, dicendo: benedetto il frutto del tuo grembo, o Vergine.

Dell’inaugurazione. Stese le mani.

Oggi la tua Chiesa, Signore, rivestita come sposa spirituale della tunica tessuta dall’alto per grazia di Dio, invita alla gioia i popoli divenuti suoi figli: opere tutte, benedite il Signore.

Oggi Cristo, nuovo Adamo, ci mostra il cielo spirituale, la santa dimora, portando invece dell’albero della conoscenza il segno vivificante della croce per quanti inneggiano: opere tutte, benedite il Signore.

Trinitario. Veneriamo il Figlio del Padre senza principio e lo Spirito, unica divinità perfetta, eterna, increata consustanziale in tre ipòstasi non confuse, cantando: opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Tu sola fra tutte le generazioni, Vergine pura, ti rivelasti Madre di Dio: tu divenisti sede della divinità, senza bruciarti al fuoco della sua luce inaccessibile, o purissima, perciò tutti ti benediciamo, Maria, divina sposa.

Del santo. Per te, Creatore di tutto.

La tua anima cercava nella giustizia l’unico Dio che sulla terra si è rivelato, perciò divenisti venerabile primizia delle genti e strumento dello Spirito.

Con i tuoi discorsi infocati, o beatissimo, incendiasti la foresta degli idoli; perciò sei passato alla luce senza fine, illuminando quanti con affetto t’inneggiano.

Eredità e porzione, aiuto e liberatore, forza e inno, luce e guida fu per te il Verbo, che tutto chiama dal non essere, o Cornelio di senno divino.

Trinitario. Indivisa, santissima e increata Trinità, Padre, Verbo, Spirito Divino, salva quanti inneggiano con affetto al tuo regno e al tuo potere.

Theotokìon. Vergine pura, manda su noi la tua abituale misericordia e ottienici il perdono delle colpe, che per distrazione commettemmo consapevolmente o inconsapevolmente.

Della Vigilia. Ode 9. Irmòs.

Verginale fu il tuo concepimento: Dio procedente dal tuo grembo, mostrandosi incarnato, visse sulla terra con gli uomini; perciò, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Sospeso a te, Cristo risolleva il mondo caduto nell’abisso della perdizione, perciò ti veneriamo, adorando e glorificando, croce santa del Signore.

Purifichiamo le anime e i cuori perseverando nelle buone opere e vedremo il legno salvifico della croce esposto in mezzo a noi; veneriamolo con fede e affetto.

Come grande sole con i tuoi raggi rischiari i cuori oscurati, splendida croce bruciando i demoni: illumina dunque quanti cin fede ti venerano.

Theotokìon. O Vergine, dimora della luce, con il tuo divino splendore illuminami allontanando le tenebre delle mie passioni e la profonda notte della voluttà, santissima Genitrice di Dio.

Dell’inaugurazione. Cristo, pietra angolare.

Venite, contempliamo con cuore puro e pensiero vigile la bellezza della Chiesa, come figlia del re, più splendente dell’oro, magnificandola.

Esulta di letizia e gioia, o sposa del gran Re, vedendo la bellezza del tuo sposo, gridando con il tuo popolo: o fonte di vita, ti magnifichiamo.

Invia dal cielo, Salvatore, sulla tua Chiesa il soccorso: all’infuori di te non conosciamo altro Dio protettore; per essa, infatti, un tempo hai dato la vita riempiendola di conoscenza; perciò essa ti magnifica.

Theotokìon. Salve, piena di grazia, pura Sposa del gran Re; per te fummo liberati dalla maledizione di Eva e trovammo la vita per il tuo concepimento verginale.

Del santo. Isaia danza.

Tutta la Chiesa celebra solennemente la tua sacra memoria, o araldo di Cristo, che sei stato annoverato fra i santi discepoli, avendo ereditato come loro stessi lo Spirito di santità.

Come santo gerarca rifulgevi per i tuoi dogmi e imitasti i divini liturghi; senza sosta, o beatissimo, fai sgorgare fiumi di guarigioni per lenire le pene degli uomini.

Rivestito della tunica intessuta da Cristo con l’incarnazione, ora nella gioia dimori nel regno celeste, contemplando chiaramente l’incomparabile bellezza dello Sposo.

Il tuo venerabile santuario come fonte fa sgorgare copiosamente per i fedeli le guarigioni e allontana, o Cornelio, gli spiriti maligni, illuminando tutti quelli che con fede ti lodano.

Theotokìon. Tu che concepisti la luce sorta dalla luce, ottienimi lo splendore scacciando da me le tenebre delle tentazioni e dei piaceri, Sovrana pura, protettrice intrepida dei cristiani.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Sul Golgota, volontariamente innalzato in croce, il Signore operò la nostra salvezza, rinnovando tutta il creato; deposto in quella tomba ricettacolo di vita, il terzo giorno come Dio risorse: e noi tutti, con le schiere degli incorporei, festeggiamo la dedicazione della sua radiosa e venerabile risurrezione.

Un altro, stessa melodia.

In mezzo alla terra, il Signore e Dio, con la croce, operò la salvezza, volontariamente incarnato per rinnovare il mondo; deposto nella tomba, il terzo giorno è risorto e in anticipo ci mostra come pegno di vita la sua risurrezione: di essa nella fede noi celebriamo l’inaugurazione, con gli angeli di Dio.

Theotokìon.

Con letizia a te gridiamo il saluto, o Vergine: Salve, riscatto dalla maledizione di Adamo ed Eva; salve, perché per te la natura dei mortali fu innalzata alla gloria ultramondana di tuo Figlio e Dio; salve, perché per te essa in ogni tempo è venerata nei cieli dagli angeli, Madre di Dio Maria lodatissima.

Alle lodi sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Oggi il divino, sacro, venerabile, luminoso tempio della risurrezione di Cristo viene splendidamente consacrato e la tomba divina effonde la vita nel mondo e offre una fonte immortale, fa scaturire i torrenti della grazia, traboccare i fiumi dei prodigi e dona guarigioni a quanti la cantano con fede.

Ha brillato il superno raggio sfolgorante, effondendo splendore e illuminando l’universo: onoriamo dunque tutti con fede la risurrezione di Cristo Creatore; festeggiamo con inni la divina e vivificante celebrazione della sacra Dedicazione e acclamiamo con salmi, per trovare propizio il Salvatore e Signore.

Desiderosi di vedere innalzato in mezzo alla terra il santo scettro della croce, prima purifichiamo le anime, facciamo rifulgere i sensi, rendiamoci splendenti di luce e illuminàti dalla divina potenza inneggiamo a Cristo, che col suo legno venerabile, offre santificazione a quanti con fede lo onorano e con fervore lo cantano.

Altri stichirà, idiòmela.

Tono 1. Di Giovanni monaco.

Rinnòvati, rinnòvati, o nuova Gerusalemme, perché è venuta la tua luce e la gloria del Signore su di te è sorta. Questa casa l’ha edificata il Padre, questa casa l’ha consolidata il Figlio, questa casa l’ha consacrata il santo Spirito, che illumina, rafforza e santifica le nostre anime.

Stesso tono. Di Anatolio.

Inaugurando un giorno il tempio, Salomone offriva, o Signore, sacrifici e olocausti di animali irrazionali, ma da quando ti compiacesti, Salvatore, di far cessare le figure perché fosse conosciuta la verità, i confini della terra offrono alla tua gloria sacrifici incruenti, poiché tu, tutto dominando, santifichi l’universo col santo Spirito.

Tono 4. Di Giovanni monaco.

Si inaugura oggi la Chiesa delle genti col prezioso sangue che fa scaturire la vita dal fianco immacolato e puro di colui che si incarnò dalla santa Vergine, Cristo nostro Dio: raccolti dunque i cori dei fedeli, glorifichiamo il Padre e il Figlio e il santo Spirito, unica Divinità che domina l’universo.

Gloria. Tono 3.

Rientra in te stesso, o uomo, fatti nuovo da vecchio e celebra la consacrazione dell’anima; finché c’è tempo, si rinnovi per te la vita, ogni tuo modo di agire: le cose vecchie sono passate, ecco, tutte sono divenute nuove. Cogli il frutto di questa festa, mutandoti del bel mutamento: così si rinnova l’uomo, così si onora il giorno della Dedicazione.

E ora. Stesso tono. Di Giovanni monaco.

Cristo nostro Dio, che accettasti la tua crocifissione volontaria per la comune risurrezione della stirpe umana e con lo stilo della croce arrossasti di sangue le tue dita per sottoscrivere regalmente, nella tua benevolenza, l’atto del perdono, non trascurarci mentre siamo di nuovo in pericolo di essere separati da te; ma abbi compassione, o solo longanime, del tuo popolo nella sventura: sorgi, combatti quelli che ci fanno guerra, nella tua onnipotenza.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Prokìmenon. Alla tua casa si addice la santità, Signore, per la lunghezza dei giorni.

Stico. Il Signore ha instaurato il suo regno, si è rivestito di splendore; si è rivestito il Signore di potenza e se ne è cinto.

L’Apostolo agli Ebrei. Fratelli santi, partecipi di una vocazione celeste.

Alliluia. Le sue fondamenta sono sui monti santi.

Stico. Cose gloriose sono state dette di te, città di Dio.

Vangelo secondo Matteo. In quel tempo Gesù giunse dalle parti di Cesarèa di Filippo (29 giugno).

Kinonikòn. Signore, ho amato lo splendore della tua casa e il luogo della dimora della tua gloria. Alliluia.

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Mattutino del 12 Settembre- Conclu sione della festa della Natività della Madre di Dio e memoria del sa nto martire Autonomo

12 SETTEMBRE

Conclusione della festa della Natività della Madre di Dio e memoria del santo martire Autonomo.

AVVERTENZA. Oggi si conclude la festa della Nascita della Madre di Dio e se ne celebra l’ufficio completo a vespro e mattutino. L’ufficio di sant’Autonomo è stato anticipato l’11 settembre.

Sinassario.

Il 12 di questo mese la lotta del santo ieromartire Autonomo.

Stichi. Si offrì come vittima per la mensa del Verbo il sacrificatore e martire Autonomo. Salendo sulla pietra del supplizio, il dodici conquistò il regno celeste.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Coronato, vescovo di Iconio.

Stichi. Rinunziando a ciò che è passeggero, Coronato acquisisce mediante la spada il regno futuro.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Teodoro, vescovo di Alessandria.

Stichi. La spada mozzò la testa di Teodoro, partecipe dei doni divini, come dice il suo nome.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Giuliano di Galazia.

Stichi. Alle acque dell’ascesi mescolasti il tuo sangue, ottenendo nei cieli doppia corona, Giuliano.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Macedonio, Taziano e Teodulo e memoria del beato Daniele di Tassio.

Lo stesso giorno il santo martire Oceano perì arso vivo.

Stichi. Oceano, chiaro sole spirituale, venne immerso nelle fiamme.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

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Mattutino del 11 settembre- Memoria del nostro beato padre Elia lo speleota

11 Settembre

Memoria del nostro beato padre Elia lo Speleota

Al Mattutino

Apolytìkion del santo. Tono 2.

Di Mosè e di Davide hai posseduto la mitezza, di Finees ed Elia lo zelo divino e di Abramo la fede, o nostro padre Elia, gloria dei santi monaci. Ora che con loro esulti nella gloria del cielo, prega per noi il Signore.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Compiuta piamente la vita terrena, apparisti puro ricettacolo dello Spirito e illumini quanti con fede a te si accostano, o beato: perciò chiedi al tuo Sovrano di illuminare le anime di noi che ti celebriamo, o Elia nostro padre di mente divina.

Gloria. E ora. Della festa.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Presa la croce del Signore, o sapiente e seguendolo sino alla fine, non tornasti nel mondo con l’intelletto, o sapiente in Dio; con la continenza e le fatiche uccidesti le passioni e ti preparasti per essere tempio del tuo Signore; perciò sei stato ricompensato con i carismi per sanare le malattie e scacciare gli spiriti, o beato Elia teoforo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Lasciando tutte le cose terrene, mentre stavi ancora nel mondo con il corpo, con lo spirito divenisti consorte degli angeli: mortificando infatti le presenti passioni del corpo, sei divenuto ministro della Trinità, o beato; perciò guarisci anche le sofferenze dei malati e con la parola scacci gli spiriti mediante la grazia, o nostro padre teoforo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?

Ogni spirito e il Vangelo secondo Luca (6, 17-23).

In quel tempo Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla dei suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti. Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione del santo. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue belle azioni: perciò nei cieli trovasti la ricompensa delle tue fatiche; annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, emulasti la vita; poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

Il canone della festa e questi due del santo. Primo canone del santo. Acròstico: Salve, Elia, gloria divina dei monaci.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Lietamente con le schiere degli incorporei ora posto sul trono divino e illuminato dai fulgori della grazia, Elia teoforo, prega per coloro che celebrano con fede la tua venerata memoria.

Tutto splendente come sole sei sorto da occidente e con la luce dell’ascesi hai diradato le tenebre delle passioni dalle anime; con i raggi delle tue virtù hai illuminato il mondo come indica il tuo stesso nome.

Incarnando con vigore energia e potenza, giustamente ti sei rivestito di forza, innalzando la tua croce, o padre, fin dalla giovinezza e mettendoti alla sequela di Cristo, hai assoggettato allo spirito con la continenza e le fatiche ascetiche il corpo focoso.

Vincendo, o sapiente, con la gagliardia dell’anima gli spiriti del male e tutte le potenze con la forza del santissimo Spirito, hai abbattuto con nobile coraggio il signore delle tenebre e ti sei cinto della corona della vittoria.

Theotokìon. Adorna dello splendore della grazia, o favorita dalla grazia divina, tu che il Verbo Dio hai rivelato nella carne con ineffabile misericordia, oltre intelletto e ragione hai partorito, o benedetta, restando Vergine senza macchia.

L’altro canone. Acròstico: Lode di Elia, del suo discepolo Ciriaco.

Ode 1. Tono pl. 2. Colui che un tempo.

In alto con gli angeli, nel trono della gloria, illuminato dalla luce trisolare, o beato Elia, ricordati di noi, che con fede celebriamo la tua santa memoria.

O mente divina, seguendo le orme di Cristo e obbedendo con fervore alle sue parole, sdegnasti i beni paterni e lasciasti il disordine della vita mondana, assumendo la croce fin dalla giovinezza, o beatissimo.

Tu sei l’icona delle divina mortificazione di Cristo, offrendo le tue membra per i morti, con aspre ascesi, digiunando, dormendo per terra senza curarti del freddo, hai conseguito la vita eterna.

Pellegrino a Roma, o beato, ti sei fatto straniero alla tua patria; i tuoi genitori piangevano la tua perdita, ma la grazia divina, apparendo di notte, li consolava.

Theotokìon. Acquieta i tumulti e le pene della mia mente con la tua insonne intercessione, o Signora e dal sonno dell’ignoranza risvegliami ti prego; sei tu l’unica speranza inconfusa.

Ode 3. O Signore, creatore.

Il Signore che da sempre conosceva i tuoi nobili sentimenti e la tua purezza di cuore, ti ha adornato dei doni celesti e come suo santissimo strumento, fin da bambino ti ha indicato e consacrato.

Innamorato di Gesù Salvatore, hai lasciato il fascino dei genitori e la ricchezza che spandeva e ti sei fatto povero, vagabondo, preferendo l‘esilio; perciò hai avuto in sorte la Gerusalemme celeste.

Vigorosamente confuti, o sapiente, l’iniquo giudice, guardando al giusto giudizio nei doni: per cui avendo ordinato di schiaffeggiarti sulle guance, è tagliato più rapidamente con la spada dello Spirito.

Imitando esattamente il Salvatore, sei diventato mite, semplice di cuore, pio, senza malizia, bramoso del giogo; sottomesso ai migliori, hai accettato come guida il beato Arsenio.

Theotokìon. Nella gestazione dello Spirito creatore di tutte le cose, o Vergine, hai portato al Signore di tutto come frutto il corpo nel quale ha condannato il peccato del mondo, facendo sgorgare la vita eterna.

L’altro canone. La creazione vedendo.

Nel giovane corpo hai esercitato con diligenza la saggezza e indossato la veste dell’impassibilità come un manto, perciò ora danzi senza fine con i vergini nel talamo celeste, o santo.

Come un grande sole sei sorto dall’occidente, o Elia: i raggi delle tue virtù, i bagliori dei tuoi prodigi hanno risvegliato alla penitenza quanti dormono nella notte e nelle tenebre delle passioni.

Ubbidiente alle parole del Signore, rinnegasti te stesso; con gioia, o santo, ti sei sottoposto per moltissimi anni al giogo della divina sottomissione ad Arsenio, pari agli angeli per rettitudine d’animo.

Come incorporeo hai messo i tuoi piedi nelle veglie notturne, nelle prostrazioni, nelle suppliche ardenti, divenendo un esempio e un campione, o glorioso, illustre fra tutti i monaci.

Theotokìon. Modello sublime di coloro che si umiliano, sollievo unico per chi è caduto, umile fanciulla esperta nel soffrire, con la tua vigorosa intercessione trascina in alto noi, incapaci di lodarti.

Kàthisma. Tono 3. Rapidamente sorprese.

Fin da fanciullo hai preso, o beato, la divina croce, con l’ascesi hai messo a tacere le passioni della carne e della mente, o nostro padre Elia; perciò hai attinto la grazia alle fonti del Salvatore per cacciare gli spiriti e curare le malattie a coloro che celebrano con fede la tua divina memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

Ode 4. Tu sei mia forza.

Contro di te invano il demonio si è mosso, credendo di spaventarti con fantasmi; dalla sferza delle tue preghiere, o sapiente, nero e torbido è stato smascherato e bandito, o Elia teoforo e tu cantando salmeggiavi: Gloria a te, o Potente filantropo.

Avendo purificato la mente e l’anima, o insigne, ti sei guadagnato il nome di amico della castità e ti sei rivelato un vero modello; per questo non ti sei fatto incantare dalle lusinghe dell’adultera, ma trascinato dallo zelo di schietta prudenza, l’hai consegnata in ispirito al maligno.

Sei apparso a noi come un nuovo Mosè, portando nel tuo cuore le tavole divine scritte con il Verbo di Dio; così degli eremiti ti sei fatto pastore autorevole, conducendoli ai prati dei precetti del Salvatore e abbeverandoli alle fonti dello Spirito.

Tu hai forzato la tua natura, o beato, rimanendo imperturbabile come una colonna, restando in piedi tutta la notte, o sapiente, per notti intere nelle tue preghiere insonni, digiunando per settimane, o valoroso e nobile, inondando il terreno di lacrime.

Theotokìon. Per noi, Theotòkos, hai partorito Uno della Trinità impassibile, distinto per volontà del Padre e con la sinergia dello Spirito e sei rimasta, o pura, Vergine dopo il parto; perciò giustamente di generazione in generazione sei detta beata.

L’altro canone. Già vedendo Avvacùm.

Colui che prima si vantava dissennatamente di annientare la terra e gli abissi del mare, non ti ha ingannato con i piaceri, o beato e neppure con il fuoco, che invece è stato spento con i fiumi delle tue lacrime.

O ammirabile, la folla dei demòni apparsa in forma di etiopi, si ritira dalla sacra grotta, cacciata con la sferza delle tue preghiere o santo.

Tu splendi magnifico tra i patriarchi, o sapiente, perché hai acquistato con la tua santità la franchezza di Giacobbe, lo zelo di Elia, la mitezza di Mosè, la sincerità di Davide.

Pieno di Spirito santo, il nobile Elia profeticamente annunzia la grazia che ti inonderà generosamente come tuo omonimo, o beato e pari nella gloria.

Theotokìon. Tutta la mia vita ho sciupato spensieratamente: risvegliala tu, o pura, con la sferza delle tue preghiere, all’attuazione dei divini comandamenti del tuo Figlio e Dio, o favorita dalla grazia.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

La mitezza di Mosé la schiettezza di Giacobbe, la semplicità di Davide con la tua pietà hai accresciuto divenendo dimora di virtù; per questo, ricevuta la grazia divina, curi le malattie e dei demòni scacci gli eserciti.

Come angelo, o beato, superasti i limiti della natura carnale, vestendo vili cenci, resistendo al freddo e alla canicola, cingendoti dell’impassibilità come di un vestito doppio, o Elia beatissimo.

Sapientemente godendo dei tuoi miracoli sempre stupiamo: come hai fatto a mutare in dolce vino il calice d’acqua, facendo il segno della croce e invocando il nome di Cristo, della cui grazia ti sei arricchito?

Theotokìon. Come colei che ha portato in seno il Dio, Creatore e Signore, tutte le generazioni degli uomini, o pura, ti magnificano e le schiere degli spiriti incorporei ti celebrano come Theotòkos.

L’altro canone. Per te veglio.

Eri divino tralcio di vite, vaso di letizia che zampilla riccamente, avendo mutato l’acqua in dolce vino. O prodigio nuovo che Cristo operò a Cana!

Un prodigio tremendo si è visto, o ispirato da Dio: come corvo lo spirito maligno è volato via dalla bocca di chi prima indugiava in sconvenienti incantesimi; col suggello delle tue mani è stato espulso.

Non si possono descrivere compiutamente e degnamente le tue fatiche, le tue pene, il sudore delle tue mani, la tua pazienza, in inverno, al gelo, il tuo premio per aver passato la vita con una sola tunica.

Theotokìon. O Vergine santa, sono turbato per le molte sporcizie, per i tanti peccati, per il fetore delle passioni. Tu, mare di misericordia, puliscimi; tu sei l’arca dell’alleanza per tutto il mondo.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Sei stato rapito in cielo sulla quadriga delle virtù, sei salito come Elia sul carro di fuoco; e hai occupato i monasteri eterni propiziandoci la divinità.

Grazie a te, glorioso, il fanciullo viene liberato dalla tortura, che gli infliggeva lo spirito maligno e rapidamente viene riscattato dalla tua divina affabilità e per il tocco delle tue mani sante.

Avendo chiaramente purificato gli occhi della mente da tutta la sporcizia, hai visto te stesso sollevato come Paolo verso le altezze celesti, oltrepassando i principati del cielo.

Theotokìon. Come un’arca vivente hai accolto il Verbo eterno, come tempio santo hai accolto il Creatore, come trono forgiato col fuoco porti il trofeo di tutto il creato, o Theotòkos.

L’altro canone. Fu preso, ma non trattenuto.

Nuovo Giuseppe sei stato proclamato, o beatissimo e venerabile sapiente, perché non ti sei lasciato allettare dai piaceri ingannevoli di una donna adultera, o padre illustrissimo, ma ti sei allontanato, istruendo sapientemente con la sferza dello spirito maligno, mostrando la forza dello Spirito che è in te.

Hai estirpato o beato, le tentazioni dei sensi, sei apparso specchio splendente pari agli angeli; hai sottomesso legioni di demòni e hai innalzato trofei di vittoria; ai prati verdeggianti hai condotto un gregge scelto da Dio, abbeverandolo con i tuoi insegnamenti. Custodiscilo ora con la tua intercessione.

La grazia che hai accolto turba la mente e l’udito. Con il sigillo delle tue sante mani, o beato, il fanciullo viene sanato dal suo aspetto contro natura e viene liberato dall’invasamento demoniaco: davvero tremendo il prodigio che tu hai operato, o beato.

Theotokìon. Sublime ti sei rivelata tra tutte le cose create e tra tutte le creature; o Regina del mondo, perché hai portato in te l’Eccelso e dopo il parto intatta sei rimasta; pregalo per me, che giaccio infermo, affinché mi stenda una mano di aiuto, o pura: tutto può la tua intercessione.

Kontakion. Tono 2. Del sole hai imitato.

La croce del Signore tu porti lieto sulle spalle fin dalla fanciullezza e, cingendo i fianchi di sapienza, sei salito sul carro celeste o Elia, padre glorioso e prega per noi il Signore.

Ikos.

Si diffonde realmente fino ai confini la divina grazia delle tue parole, o Cristo e in ogni carne, come sta scritto; donde hai richiamato la folla dei martiri che sperimenta le ingiurie e i castighi e hai attratto dall’adorazione la moltitudine degli asceti che vive in monti e spelonche e in anfratti scavati nella terra; uno di loro è Elia, l’illustre e a lui cantiamo: Elia padre glorioso, prega per noi il Signore.

Sinassario

L’11 di questo mese memoria del nostro padre tra i santi Elia lo Speleota.

Lo stesso giorno memoria della santa madre nostra Teodora di Alessandria.

Stichi. Virile quanto all’abito e al cuore si dimostrò la penitente di Alessandria Teodora. Vergogna e disonore mortale subì l’intelletto superbo. L’11 raggiunse la patria celeste.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Eufrosìno il cuoco.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Diodoro, Diomede e Didimo.

Stichi. Consegnando la carne ai flagelli, Diodoro e i suoi compagni, flagellarono l’errore.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Ia, di età avanzata.

Stichi. Un profumo di violetta si diffonde in aria, il sangue effuso dalla martire Ia.

San Demetrio ed Evanthìa, sua moglie e Demetriano, loro figlio, muoiono di fame.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Un tempo a Babilonia.

Davidicamente non hai concesso sonno agli occhi, né riposo alle palpebre, finché non sei divenuto amabile e divina dimora della Trinità, o Elia dal nome appropriato, gloria dei monaci.

Prodigio soprannaturale: com’è potuto accadere, o mente divina, che all’invocazione del tuo nome, la fiamma si sia divisa senza sfiorare affatto colui che aveva sorpreso in casa? Miracolo tremendo operato per mezzo tuo da Dio, operatore di prodigi.

Tu liberi dalla cecità la fanciulla che con fede si reca alla tua tomba: apparendo alla ragazza sottratta alle tenebre, le hai dato anche una spugna per lavarsi gli occhi; e quindi, ricevendo la luce splendente, ella rende grazie a Dio.

Theotokìon. Fedeli alla tradizione dei padri, noi fedeli, ti predichiamo in due nature, ma in una sola ipòstasi, o Gesù, che hai assunto tutta la nostra natura da una Vergine e noi con fede veneriamo la sua immagine.

L’altro canone. Indicibile prodigio.

Avendo l’abitudine alla contemplazione e passando il tempo in divine preghiere, vedevi te stesso elevato al di sopra degli angeli, cantando: O Dio, tu sei benedetto.

Facendo di tutta la tua vita una memoria della morte, o contemplativo, hai scavato la tua fossa con cura e di calde lacrime come tuo lacrimatoio l’hai inondato gridando: O Dio redentore, tu sei benedetto.

Non hai concesso sonno ai tuoi occhi, né riposo alle palpebre, o padre, finché non sei divenuto dimora veneranda della Trinità e vaso pieno di Spirito santo, cantando: O Dio, tu sei benedetto.

È davanti a tutti il fiume delle guarigioni che scorre senza sosta dalla tua tomba, o beato, perciò la fanciulla che a te si avvicina con fede in un istante è liberata dal cattivo spirito e canta: O Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. I pericoli dell’ade e le torture di molte tentazioni di uomini e demòni tremendi hanno dilaniato noi tuoi servi, o Sovrana, ma, rianimati dal tuo riparo gridiamo: O Dio redentore, tu sei benedetto.

Ode 7. Follemente il tiranno.

Supplice non smettevi di invocare Dio, bagnando ogni volta il tuo giaciglio di lacrime, lavando il tuo letto col flusso delle tue palpebre, sforzandoti di emigrare dalla tua patria e di abitare in Cristo. Perciò, scavando la tua tomba nei recessi della tua abitazione, hai fatto della vita una preparazione alla morte.

Per mezzo tuo, o beato, il Signore, Dio dei prodigi guarì il fanciullo, tuo servo fedele, che era penosamente sordo e muto e per mezzo tuo mostrò le mani e i piedi tutti sani alla salutifera tua tremenda apparizione cantando senza sosta: Sacerdoti, benedite, popoli, sovresaltatelo per tutti i secoli.

La tomba dei tuoi resti mortali, offrendo generosamente a tutti le guarigioni, è divenuta una fonte vivificante: ancora una volta la fanciulla viene liberata dalla possessione demoniaca e del muto si scioglie la lingua, che comincia a gridare e a strepitare senza sosta: Popolo, sovresaltalo per tutti i secoli.

Diligentemente fino alla vecchiaia non hai smesso, o ispirato da Dio, la tua opera di calligrafo dei sacri libri ispirati e hai adornato tutte le Chiese dei santi, donando gratuitamente ed esortando a benedire: Fanciulli, benedite, sacerdoti, salmeggiate, popolo, inneggia al Signore per tutti i secoli.

Theotokìon. Sei divenuta, o santissima, abitazione della luce inaccessibile: splendendo di bellezze verginali, hai superato in splendore tutte coloro che benedicono dal profondo del cuore, chiamandoti Theotòkos e con fede gridano: Fanciulli, benedite, sacerdoti, salmeggiate, popolo, inneggia al Signore per tutti i secoli.

L’altro canone. Sbigottisci tremando.

Senza difficoltà la fiamma si ritira dividendosi in due all’invocazione del tuo nome, o Elia e non brucia affatto, o santo, colui che con fede ti invoca, o padre. Tu rinvigorisci, o santissimo, con l’olio della lampada le mani inaridite da molti anni.

Divino prodigio veramente tremendo e inaudito! Come hai potuto ricollegare le membra secche, aprire le orecchie all’udito e sciogliere la lingua muta del fanciullo, apparendo visibile a tutti, avvolto in una luce splendente, illuminando il luogo in cui il tuo corpo divino giace?

Un tempo il fanciullo trovò in te un medico compassionevole e fu strappato dalle porte dell’ade, o santo, mentre agonizzava penosamente; apparso di notte in sembianze d’angelo, il monaco, liberato dal cattivo spirito per la tua apparizione, annunzia il tuo miracolo.

La schiera degli angeli, o Elia, ha assistito alla tua dormizione o santo; il cielo ha spalancato le sue porte e sono accorsi ad accoglierti le schiere degli angeli e dei santi. Ti sei messo accanto al trono della Trinità santa, dove risuona il canto soave delle anime festanti.

Theotokìon. Santo monte di Avvacùm, monte ombroso, che provvedi misticamente, ricco e santo monte di Davide, in cui si è compiaciuto di abitare il Dio altissimo, causa della nostra salvezza, Vergine Sovrana, noi ti magnifichiamo nei secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce il cielo.

Porto per quanti errano nel mare e rifugio salvifico è divenuta la tua tomba; soltanto a toccarla il sacerdote viene liberato dalla possessione demoniaca; divinamente, o operatore di prodigi, distrugge ogni malattia e ogni infermità e mandi via gli spiriti maligni.

Si celebra la tua splendente e veneranda ricorrenza ogni anno, o santo, con grande gioia, in grande letizia spirituale. In essa festeggiano con noi gli angeli e gli arcangeli, gli apostoli, i profeti e le anime dei giusti, ricompensando chi ti onora.

La tua tomba ha indicato il corpo santo come tempio beato; il cielo accoglie il tuo spirito puro; hai infatti esercitato divinamente l’ascesi fino alla vecchiaia più avanzata, hai terminato la corsa, hai conseguito degnamente, o padre, la corona della giustizia.

Tu che abiti fra i cori angelici e nella sacre dimore dei santi, ricordati sempre del tuo gregge, o Elia e riscattalo da tutte le sciagure e tentazioni e chiedi il perdono dei peccati per quanti celebrano tutta la notte la tua santa memoria.

Theotokìon. O pura e venerata Madre di Cristo, salva quanti ti invocano con affetto, abbi compassione e liberali dalla molte tentazioni; avendo infatti portato Dio in grembo, ottieni tutto quello che vuoi, operi liberamente e sei potente, o Vergine: per questo tutti ti magnifichiamo.

L’altro canone. Più gloriosa dei cherubini.

Ricevi il salario delle tue fatiche, per le tue pene hai ottenuto una degna ricompensa; hai terminato la corsa, hai conservato la fede e ora non ti rimane che la corona di gloria.

Esulta con i tuoi figli la Terra delle Saline, avendo acquisito il tuo corpo santo e beato; esulta il cielo con i cori degli angeli, accogliendo la tua anima santa.

Come sole splendente è rifulsa la tua ricorrenza annuale, che illumina quanti la festeggiano con fede e prodiga grazie infinite a chi canta le tue lodi, o santo.

Guarda dall’alto, o Elia, contempla qui radunati i tuoi figli esultanti: essi sono come un gregge, pecore della tua mandria; con le tue preghiere salvali da ogni male.

Theotokìon. Innalza il vessillo dei cristiani, rafforza con le vittorie i nostri governanti fedeli, assoggetta a loro gli sfrontati nemici per le preghiere di colei che ti ha partorito, o Cristo, nostro Salvatore.

Exapostilarion del santo. Tu che il cielo.

In cielo fra gli angeli esulti intorno al trono del Re della gloria, o Elia, gloria dei santi; con loro prega ora per noi il Signore.

Della festa.

Alle lodi sostiamo allo stico e cantiamo le stichirà e il doxastikòn del vespro. E ora della festa. Grande dossologia. Alla Liturgia le letture sono le stesse del 5 dicembre.

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Mattutino del 11 Settembre- IMemoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria

11 SETTEMBRE

Memoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria.

AVVERTENZA. In questo giorno si celebra anche l’ufficio del santo martire Autonomo, perché il 12 si fa la conclusione della festa della Madre di Dio.

Al Mattutino.

Apolytìkion della festa. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Brillarono sulla terra i raggi dell’universale gaudio del tuo parto, Vergine Madre Maria e rischiararono la mente di quanti con affetto ti cantano.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologìa, kàthisma, stessa melodia.

Per la tua venerabile nascita, tutta la terra, spiritualmente adorna dell’immateriale Spirito, con gioia a te acclama: Salve, Vergine, vanto dei cristiani.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il canone della festa e quello dei santi. Il canone della beata. Poema di Ignazio.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Colma la mia bocca, Signore, della tua lode per cantare la tua inneggiatissima gloria e celebrare le pene di Teodora, che ti fu gradita per lo splendore della vita.

Più splendente del sole è sorta oggi la tua sacra festa, illuminando le anime nel mondo e respingendo con vigore le tenebre dei demòni, o ammirabile.

Non ti vide peccare il sole tramontante, mentre l’intramontabile, essendo l’unico che tutto conosce, ti vide e irraggiò coi raggi della penitenza gli occhi della tua anima, divinamente beata.

Theotokìon. Come talamo animato, come tempio incorrotto, come porta celeste, come divina mensa, come palazzo, come trono del Sovrano, Maria casta con inni onoriamo.

Un altro canone di s. Autonomo.

Ode 1. Tono 4. I carri di faraone.

Sempre illuminato dal bagliore tearchico, o gerarca, strappami dalla tenebra del peccato, affinchè celebri oggi la tua festa splendente.

Come imitatore di Paolo, divenuto gerarca, percorresti tutta l’ecumène predicando l’annunzio salvifico e rovesciasti gli altari degli idoli.

Confermata la tua anima sulla roccia spirituale, ucciso con pietre, con gioia avanzasti verso la vita eterna, Autonomo sacro martire.

Theotokìon. Generasti il nato prima di te dal Padre, Madre ignara di nozze, oltre ragione e verbo; supplicalo per noi, che piamente t’inneggiamo.

Ode 3. Come sorgente.

Indossando abito e pensiero virile, di fretta corresti a unirti alle schiere dei monaci per lottare contro il maligno principe del mondo.

Declinando al maschile il tuo nome, trasformasti anche la tua fragilità femminile e, sotto il tuo abito nuovo, con le opere ti rivelasti preziosa come un dono gradito a Dio.

Con mente umile e condotta eccellente ti sforzasti di servire i ministri di Dio, perciò egli ti elevò alla vetta dell’apatia.

Theotokìon. Mi flagella la tempesta del peccato e l’onda di pensieri inopportuni; abbi compassione, purissima e stendi la mano come compassionevole, affinché, salvato, ti magnifichi.

Del santo. Si è consolidato il mio cuore.

Le tue persecuzioni, lapidazioni e trafitture e il sangue copiosamente versato, le catene, le prigioni e la tua morte canto, o martire e gerarca Autonomo.

Rovesciando l’empietà con la diserzione, coi rigagnoli del tuo sangue, o martire, illustrasti la veste del sacerdozio e regni con Cristo, Re dei secoli.

Non sopportando i tuoi prodigi, l’ostile persecutore mise in campo numerose prove contro di te, beatissimo, ma tu lo uccidesti con l’arma della croce.

Theotokìon. Trovando te, Theotòkos, più santa degli angeli e più vasta dei cieli, l’Infinito per natura, che dimora nel santuario, trova posto in te e mi salva.

Irmòs. Si è consolidato il mio cuore nel Signore, che dà preghiera a chi preghiera, poiché l’arco dei forti si è indebolito e i deboli si sono cinti di forza.

Kàthisma della santa.

Tono 4. Presto intervieni.

Per l’ascesi facesti risplendere il tuo santo abito e ti sei offerta come un dono al Dio incarnato; avendo ricevuto da lui, o beata Teodora, il carisma delle guarigioni, allontani le infermità e per noi che ti acclamiamo chiedi la salvezza.

Gloria. Del santo. Uguale.

Doppia corona d’immortalità ti ha donato Cristo, o beato, come atleta vittorioso e sacro gerarca; poiché hai offerto a lui sacrifici incruenti e senza macchia imitasti la sua divina passione per gioire della sua beatitudine infinita.

E ora. Della festa. Uguale.

Sii magnificato, Giuda e trionfi Davide; rinnovati, Adamo, esulta, Levi; dalla loro stirpe Cristo è stato concepito; accorda la tua cetra, o innografo e di’: Chi è questa infante che chiami figlia tua? E’ la nutrice della mia vita, la Madre di Cristo Dio.

Della beata. Ode 4. L’ineffabile divino.

Digiunasti con pazienza molti giorni come un incorporeo, mentre Cristo rinvigoriva la tua debolezza con la sua onnipotente volontà e ti nutriva di divina grazia.

Desiderasti l’abito divino, l’incorruttibile veste, perciò indossavi un cilicio lacero, infliggendo pene alla tua carne.

Guarda la mia miseria e i miei sospiri, guarda anche la mia afflizione e scarica il pesante fardello del mio peccato, gridava Teodora a colui che solo può salvare.

Theotokìon. O prodigiosissima Madre di Dio, fa’ splendere su me il bagliore della penitenza, dissolvi l’oscurità dei miei innumerevoli mali e scaccia, o fanciulla, i pensieri maligni del mio cuore.

Del santo. Ho inteso, Signore.

Incatenato dall’amore di Cristo, padre, sciogliesti con la trama dei tuoi discorsi quanti l’errore incatenava e li inchiodasti all’amore della vera vita.

Essendo abilissimo medico, con le parole della fede, o martire, addolcisti le piaghe di quanti i vani idoli avevano avvelenato, o sapientissimo.

Sia venerato l’ammirabile Autonomo, bellezza dei martiri, splendore dei sommi sacerdoti, fondamento della Chiesa e fermo sostegno dei fedeli.

Theotokìon. Nel mare delle compassioni di te, che generasti nel mondo la vita, ucciso dalle colpe mi rifugio, o casta; salvami, Sovrana, per le tue preghiere.

Della beata. Ode 5. Stupisce l’universo.

Stupirono le schiere degli incorporei al vederti in un corpo materiale imitare la loro vita e venerabile virtù e contrastare il nemico, che un tempo ti aveva intrappolato con l’inganno, o Teodora.

Dio ti sottomise l’ostilità delle belve, donandoti la grazia delle guarigioni; lo testimonia colui che venne salvato e guarito dalla tua mano, quando una fiera crudele lo lasciò ferito, o illustre.

Il nemico instancabile ti suscitò molteplici tentazioni, ma con la spada dell’umiltà, beata madre, lo trafiggesti fracassandone la scaltra testa, o Teodora divinamente ispirata.

Allevasti il bambino con pensiero perfetto, o illustrissima Teodora, sopportando la cattiva calunnia ringraziando l’Onnipotente, che ti donava forza rendendoti ammirabile.

Theotokìon. Sei tu forza e sostegno del mio debole cuore, o Vergine non sposata, muro incrollabile contro il volto del nemico, salvando da tutti i mali, sbaragliando le falangi del malvagio avversario.

Del santo. Fa’ sorgere su me, Signore.

Sei sorto nel firmamento della Chiesa come chiaro sole e illumini coi raggi dei tuoi agoni e prodigi i fedeli, dissolvendo la tenebra dei demòni, o martire Autonomo.

Bello come stilo ben affilato dal santissimo Spirito ti rivelasti, Autonomo: la tua lingua incideva la legge di Cristo sulla superficie dei cuori dei devoti.

Lo Spirito santissimo, trovando te, scrigno e alloggio della sua immateriale venuta, ti colmò di divini carismi, o ieromartire di Cristo.

Theotokìon. Fa’ sorgere i raggi della tua misericordia su me, sempre preso nella notte del peccato e guidami alla luce della penitenza, o casta, affinché t’inneggi.

Della beata.

Ode 6. Celebrando questa divina.

Offrendo la fonte delle tue lacrime e consumandoti gemendo senza sosta, ringraziando sopporti l’isolamento dei monaci, o beata in Dio.

Bevevi acqua di mare, mangiavi piante selvatiche, dimorando con le fiere, abitasti il deserto come il cielo, o ammirabile.

Soffristi le bruciature del sole e sopportasti il gelo della notte, riscaldata dalla grazia del divino Spirito, perciò sperimenti la felicità celeste.

Theotokìon. L’urna divina, la mensa che portò il pane di vita, la terra non coltivata, il santo monte, la fanciulla Madre di Dio con inni onoriamo.

Del santo. L’onda dei pensieri.

Guidato dalla mano divina, attraversasti senza danno il mare dell’errore e approdasti al calmo porto del regno celeste, ieromartire Autonomo.

Quando una lancia trafisse il tuo fianco, imitasti la passione di Cristo e quando una grandine di pietre ti coprì, somigliasti davvero al protomartire.

Celebrando il giorno venerabile della tua morte, con fede ti preghiamo: avendo familiarità con Dio, supplica senza sosta per noi, o illustrissimo.

Theotokìon. La marea dei miei numerosi peccati mi spinge verso il baratro della disperazione, ma con la tua mano supplice scampami e salvami affinché t’inneggi, o inneggiatissima.

Irmòs. L’onda dei pensieri afferrandomi, mi spinge verso il baratro di innumerevoli peccati, ma tu, buon timoniere, previenimi e scampami e come il profeta salvami.

Kontàkion della santa.

Tono 1. Stupisca il coro angelico.

Fuggendo la notte delle passioni, o divinamente ispirata, ti avvicinasti spiritualmente al sole della gloria, mortificando con l’ascesi i sussulti della carne; perciò divenisti esempio dei monaci e correzione di quanti nella vita sono caduti: perciò ti onoriamo.

Ikos.

La tua vita divenne esempio per quanti sono caduti e vogliono accostarsi con la penitenza a colui che può perdonare le colpe, come sta scritto: per aver creduto in lui, infatti, come la peccatrice offristi in luogo di unguento piogge di lacrime; sommergendo con esse il serpente, l’annientasti e ti coronasti di vittoria, Teodora beatissima. Per questo, uccidendo la belva con le tue preghiere, risuscitasti un morto per la potenza del tuo Creatore, per il quale mortificavi te stessa: perciò ti onoriamo.

Sinassario.

L’11 di questo mese memoria della santa madre nostra Teodora di Alessandria.

Stichi. Virile quanto all’abito e al cuore si dimostrò la penitente di Alessandria Teodora. Vergogna e disonore mortale subì l’intelletto superbo. L’11 raggiunse la patria celeste.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Eufrosino il cuoco.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Diodoro, Diomede e Didimo.

Stichi. Consegnando la carne ai flagelli, Diodoro e i suoi compagni, flagellarono l’errore.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Ia, di età avanzata.

Stichi. Un profumo di violetta si diffonde in aria, il sangue effuso dalla martire Ia.

San Demetrio ed Evanthìa, sua moglie e Demetriano, loro figlio, morirono di fame.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della beata.

Ode 7. I fanciulli di senno divino.

Il nemico prodigo di espedienti ti apparve per colpirti con insopportabili colpi, ma tu facesti crollare il suo orgoglio impotente cantando: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Con la tua intercessione, o gloriosa, colmasti d’acque le cisterne prosciugate: operando con sapienza un miracolo magnificasti il Dio, che ti glorificava, al quale cantiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Con i flutti delle tue lacrime estinguesti la fiamma delle passioni e bruciasti nel fuoco delle continenza i rovi del nemico, cantando: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Vergine Regina, che partoristi Cristo nostro Re, abbi pietà e salvami, consolida nella fede la mia anima scossa dalle passioni e guidami nel sentiero della salvezza, o salvezza dei fedeli.

Del santo.

Tu che sul monte.

Gettato nel crogiuolo dei castighi, ti mostrasti più puro dell’oro, rischiarandoci con lo splendore dei tuoi miracoli, o santo.

Gli adoratori di pietre, lapidando te, glorioso e giusto, realmente ti spinsero verso la pietra della vita, il Cristo, che tu amavi.

Le persecuzioni che subisti ebbero per effetto di scacciare i demòni e il tuo sangue versato a flutti spense la fornace dell’ateismo.

Theotokìon. Nel seno virginale ponesti la tua dimora e lo facesti più vasto dei cieli: o Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Della beata.

Ode 8. Il parto della Theotòkos.

Rapito in estasi, il tuo capo, nella pura luce dello spirito vide i beni che il Signore ti aveva preparato: il Paradiso splendente e l’ineffabile talamo dello Sposo in cui, o Teodora, ti fece dimorare l’arbitro delle lotte.

I cori degli angeli, dei martiri e dei santi monaci, accompagnando ai cieli la tua anima, Teodora, la portarono nel tempio celeste, nel riposo superno, là dov’è la dimora di quanti si rallegrano e gridano: O Cristo, ti esaltiamo nei secoli.

La moltitudine dei monaci radunati seppellisce con fede il tuo corpo; vedendo un prodigio, appresero cose straordinarie, perché tu, donna nel corpo, hai voluto abitare in mezzo a uomini, custodita dalla mano dell’Onnipotente, o Teodora di senno divino.

Theotokìon. Ti seguivano donne respirando il gradevole profumo del tuo Unigenito rifulso dal tuo grembo, o castissima Sposa divina e con te realmente regnando inneggiano a Cristo nei secoli.

Del santo. La terra e tutto ciò.

La terra accolse il tuo venerabile sangue versato per Cristo, i cieli la tua anima, che veniva con gloria, i cori degli angeli e gli spiriti di tutti i giusti, nella gioia, ti vennero incontro, o martire.

I rivi del tuo sudore estinsero il fuoco degli empi, i fiumi dei tuoi miracoli, beato martire Autonomo, prosciugarono i mari delle passioni di noi, che ti cantiamo per tutti i secoli.

Passando ovunque predicavi il nome di Cristo, spezzando gli altari dell’errore, illuminando quanti erano nel buio dell’ignoranza e rendendoli templi del tuo Creatore, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Theotokìon. Terra santa in cui abitò Cristo, pietra della vita, porta della luce spirituale, monte realmente non tagliato, paradiso di gloria e candelabro aureo sei chiamata, casta Vergine, sempre benedetta.

Irmòs. La terra e tutto ciò che contiene, il mare e le sorgenti, i cieli dei cieli, la luce e l’oscurità, il gelo dell’inverno e l’ardore dell’estate, i figli degli uomini e i sacerdoti lodino il Signore e lo esaltino per tutti i secoli.

Della beata.

Ode 9. Ogni abitante.

Come astro tramontato al mondo ascendesti alla vita celeste, lasciandoci come raggi le opere della tua vita e le tue virtù per rischiarare il cuore di tutti quelli che con fede celebrano la tua memoria.

Le porte dei cieli luminosamente si aprirono accogliendoti e ora la Chiesa dei primogeniti festeggia con gli eletti, o illustre Teodora, la tua sacra anima con gli eletti, là dov’è la voce dei festanti e la luce senza sera.

Ottenesti, come speravi, le ricompense delle pene, onori celesti, smettesti di desiderare avendo trovato la fonte dei beni: vedi chiarissimamente e purissimamente le delizie dello sposo, che le schiere degli angeli contemplano, o Teodora.

Theotokìon. Salvami, o pura, che concepisti il Salvatore misericordiosissimo, abbi pietà di me, tuo servo, guidami sulle vie della penitenza e risparmiami dagli scandali del maligno, liberami di suoi agguati, o Theotòkos, aiuto dei fedeli.

Del santo. Poiché il potente.

Chiarissimamente sei partito verso la luce senza sera, mentre si spezzavano gli specchi della carne e ora contempli più perfettamente il Cristo desideratissimo, o beato Autonomo.

Terminata la tua corsa e custodita la fede, ricevesti la corona della vita e senza sosta preghi il Redentore per noi, o ieromartire di Cristo.

E’ sorto per te lo splendore di una vita senza sera, o sommo sacerdote, che compisti sulla terra le opere di luce e sempre ti allieti in Cristo nei secoli.

Theotokìon. Speranza e protettrice dei fedeli, salva dalle passioni e da tutte le tentazioni noi, che sempre ti diciamo Madre di Dio, o pura.

Irmòs. Poiché il potente ha fatto per me grandi cose e santo è il suo nome, la sua misericordia è di generazione in generazione per quanti lo temono.

Exapostilarion della santa. Udite, donne.

Mutato l’abito, dimoravi di nascosto in mezzo a monaci, sposa di Cristo Teodora, ferita dall’eros divino. O meraviglia: Come hai sopportato l’ingiusta calunnia, mettendo in fuga il seduttore di Eva, o madre santa!

Del santo. Sotto gli occhi.

Tra i sacerdoti apparisti vanto dei martiri e ottenesti duplice corona, o beato, calpestando ogni inganno degli idoli, o sacerdote Autonomo: per questo hai ricevuto i premi della vittoria, o beatissimo.

Della festa. Nel sacro Spirito.

Dalla sterile Anna è nata oggi come fiore la Madre di Dio, che riempie tutti i confini del mondo di divina fragranza e colma il creato d’eterna gioia: celebrandola degnamente, onoriamola come colei che sta al di sopra di tutti i figli della terra.

Allo stico, stichirà della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Magnifica figura del tuo sacro parto, o Anna dal divino sentire, è stata la verga di Aronne che, secca, è fiorita.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Quando ti compiacesti di assumere l’umana sostanza materiale, traesti da una sterile la Madre tua, Signore.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Come in un nuovo cielo tu hai preso dimora nel grembo della Vergine Theotòkos, o Verbo, divinizzando la stirpe dei mortali, o Sovrano.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Venite, stirpe di Adamo, cantiamo la purissima Vergine Maria, che proviene da Davide e ha partorito Cristo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 10 Settembre- Memoria delle sante martiri Minodora, Mitrodora e Ninfodora

10 SETTEMBRE

Le sante martiri Minodora, Mitrodora e Ninfodora.

Al Mattutino.

Apolytìkion della festa. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Proclamalo Davide, che cosa ti ha giurato Dio? Ciò che mi ha giurato, egli dice, ecco lo ha compiuto, donando la Vergine dal frutto del mio grembo: da lei il Cristo creatore, il nuovo Adamo, è stato generato re sul mio trono e oggi regna colui che possiede il regno incrollabile. La sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma, stessa melodia.

Dalla radice di Iesse e dai lombi di Davide nasce oggi per noi la divina fanciulla Maria: per questo l’universo è rinnovato e divinizzato. Rallegratevi insieme, cielo e terra, lodatela, famiglie delle genti. Gioacchino gioisce e Anna festeggia gridando: La sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il canone della festa e quello delle sante. Acròstico: Di tre pure sorelle onoro le lotte. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

A noi, che ora celebriamo le vostre divine lotte e le vostre opere rette, rendete propizia la Trinità increata che piamente avete confessato, o gloriose martiri, beate in Dio.

Protette dalla divina arma della fede le fanciulle non temettero le parole del nemico e affrontarono la bufera delle torture e persino una morte ingiusta per la vita di tutti.

Ottenendo vigore dalla forza del Creatore onnipotente, le illustrissime hanno dimostrato la loro fermezza schiacciando il grande e tortuoso serpente calpestandolo con i piedi.

Theotokìon. Come talamo animato, tenda incorrotta, porta celeste, mensa divina, palazzo e trono del Sovrano, con inni onoriamo la pura Maria.

Ode 3. Non nella sapienza.

Con pensiero mortifero l’iniquo tiranno vi spingeva a rinnegare Cristo, la nostra vita, illustrissime fanciulle.

Il coro delle martiri non fecero conto alcuno degli strumenti di tortura posti loro innanzi, contemplando con fede te, Onnipotente, che solo puoi salvare.

Attraverso i supplizi le beatissime sante martiri trovarono un tesoro nei cieli e fama eterna, avvicinandosi a Dio.

Theotokìon. Apparendo allontana la tenebra della mia anima, spezza le catene di peccato e salvami, pura Vergine, che concepisti il compassionevolissimo.

Irmòs. Non è la sapienza, né la forza, né la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Cristo, sapienza enipostàtica del Padre, poiché non c’è santo all’infuori di te, filantropo.

Kàthisma delle martiri.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Il coro celeste dei ministri incorporei ammirarono la vostra grande risolutezza: come fossero altri a soffrire sopportaste la rottura delle gambe fino all’amarezza della morte, sconfiggendo in un corpo femminile il serpente, spose vergini del Dio vivo e campionesse della fede.

Gloria. E ora. Della festa.

La Vergine Maria e veramente Madre di Dio, come nube della luce oggi è rifulsa su di noi e proviene dai giusti per la nostra gloria. Adamo non è più condannato, Eva è liberata dai lacci e per questo acclamiamo gridando con franchezza all’unica Pura: Annunzia gioia, la tua nascita, a tutta l’ecumène.

Ode 4. Colui che siede.

Splendendo per i raggi della croce, l’illustre Mitrodora subì di esser sospesa al legno spegnendo il supplizio dell’infocato carbone dell’errore con la rugiada dell’amore di Cristo.

Guardando e contemplando in chiarissima visione col pensiero la bellezza non artefatta dello Sposo, colpita da una spranga, l’illustre Minodora sopporta strenuamente le pene.

Appariste vergini e vi glorificaste chiaramente amando totalmente il Verbo glorioso, per il quale con affetto avete sopportato valorosamente l’assalto dei patimenti.

Theotokìon. Fa’ rivivere me, morto per la malizia del tentatore, o purissima che concepisti la vita: in te, infatti, mi rifugio; afferra me, caduto nell’abisso delle trasgressioni, tu che sei compassionevole, o pura.

Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Dimostrando in tribunale animo risoluto e pensiero invincibile, le martiri ottennero corone di vittoria.

Ninfodora, che desidera lo sposo immortale, viene ora appesa e sopporta valorosissimamente lacerazioni di uncini di ferro.

Il fulgore trilucente, la casa tripartita, la dimora della Trinità, le vergini di senno divino siano celebrate con inni.

Theotokìon. Avendo trovato te sola eletta, buona e purissima, il Verbo sovradivino prese corpo da te, piena di grazia.

Ode 6. A te sacrificherò.

Desiderando contemplare la tua bellezza non artificiosa, le martiri, ferite dal tuo dolcissimo amore, o Verbo senza principio, nobilmente sopportarono l’amarezza dei supplizi.

Come gigli le illustrissime fanciulle sono fiorite nel prato del e hanno profumato con la grazia dello Spirito la Chiesa con esalazioni di molti tormenti.

Desiderando solo lo Sposo immortale, le giovani fanciulle, sostenute da una forza invisibile, non temettero la morte visibile.

Theotokìon. Santo è il Signore, che dimorò nel tuo grembo, avendoti trovato più santa e più pura di tutto il creato, Sovrana incorrotta Madre di Dio.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Dopo aver valorosamente lottato per la Trinità santa, metteste in fuga l’astuto nemico, fraternamente legate in ispirito; perciò siete degne di dimorare con le cinque vergini nella celeste dimora dello sposo, vittoriose martiri; con gli angeli, dunque, ora esultate senza sosta presso il Re dell’universo.

Ikos.

La Chiesa di Cristo prepara nella fede la santissima celebrazione di martiri sorelle, festeggiando piamente la vostra luminosa, splendida memoria fulgidissima, o illustrissime e di eguali costumi: voi, dopo aver calpestato con forza l’avversario quaggiù, foste cinte di corone per mano del Re dell’universo; a lui chiedete per me luce, perché io onori degnamente la vostra memoria e le vostre mirabili e divine opere forti, o voi che state con gioia senza sosta presso il Re dell’universo.

Sinassario.

Il 10 di questo stesso mese memoria delle sante martiri Minodora, Mitrodora, Ninfodora.

Stichi. A Minodora, Mitrodora Ninfodora i crudeli supplizi parvero delizie. Il dieci tutte e tre passarono al Signore.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Baripsabà.

Stichi. Baripsabà, per il divino sangue del Sovrano, versò il suo sangue.

Lo stesso giorno la santa imperatrice Pulcheria si addormentò in pace.

Stichi. Salmicamente, o Cristo, Pulcheria sta alla destra del suo Re.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli Apelle, Luca e Clemente.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Ia, che perì di spada.

Stichi. Dalla terra una spada recise Ia e a te fu offerta, o Salvatore, come una viola.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. A Babilonia un tempo.

Saggiamente sputaste sull’ordine del tiranno di sacrificare agli idoli, per gridare: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Rischiarando lo spirito con raggi divini, disperdeste la tenebra degli idoli per gridare, o illustrissime: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Né taglio di membra, né prove, né afflizione poterono separare del tutto da Cristo le martiri, che gridavano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Fosti degna di portare oltre natura nel tuo grembo il Dio che riplasma i mortali, che con fede cantano: benedetto sei tu, o Cristo.

Ode 8. Redentore dell’universo.

Rafforzate dall’amore del Creatore, smussaste gli aculei del serpente: in corpi femminili affrontaste lotte virili e siete incoronate con corone divine.

Affrontati fisicamente in mezzo allo stadio nemici invisibili, ora le vergini sagge gioiscono con gli incorporei gridando: Benedite, opere, il Signore.

Rinfrancate in Dio salvatore, rinvigorite in Cristo Gesù, fiaccaste la debole forza del nemico gridando: Benedite, opere, il Signore.

Otteneste il regno superno per regnare con Cristo, abbellite da svariate ferite di torture, o illustrissime giovani fanciulle.

Theotokìon. Come tempio senza macchia di Dio lo accogliesti incarnato e noi conoscendolo in due nature, o fanciulla, gli cantiamo: benedite, opere, il Signore.

Irmòs. Redentore dell’universo, Onnipotente, scendendo refrigerasti i devoti che stavano in mezzo alla fiamma e insegnasti a cantare: Opere tutte, benedite, inneggiate al Signore.

Ode 9. Da te, o Vergine.

Volendo contemplare la bellezza dello Sposo celeste, a lui in ogni modo tendevate, cercando l’immortalità in corpi mortali; perciò degnamente siete beatificate.

In mezzo ai tiranni vi rivelaste come pure agnelle in mezzo ai lupi, sconfiggendo il loro bestiale furore, lasciandovi condurre a Cristo come vittime gradite.

Vi intrecciaste una corona imperitura cercando, o vergini martiri, la gloria di Dio e foste degne di ottenere il regno inalienabile con i martiri.

La gloria di cui foste degne nei cori celesti, pregate che l’ottengano quanti con affetto festeggiano la vostra memoria, poiché avete familiarità presso il Sovrano, o vergini venerabili.

Theotokìon. Risparmiami, o Cristo, quando verrai con gloria a giudicare il mondo; sciogli la tenebra delle mie passioni per le suppliche di colei che ti concepì e delle tue venerabili martiri, tu che sei buono e misericordiosissimo.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion delle martiri.

O Verbo, luce immutabile.

Le tre vergini, amando ineffabilmente Dio, predicano la Trinità davanti ai tiranni: perciò, subendo i tormenti, ottengono la corona dell’incorruttela.

Theotokìon. Uguale.

O dolcezza degli angeli, illuminazione degli uomini, protezione del mondo, Genitrice di Dio Maria, libera dalle colpe i tuoi cantori, o Vergine.

Allo stico delle lodi, stichirà della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Prole di Gioacchino e Anna, la Vergine apparve agli uomini, sciogliendo tutti dalle catene del peccato.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Davvero la sterilità di Anna divenne monte adombrato, da cui fu donata la salvezza a tutti i fedeli.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Spezzàti i vincoli della sterilità di Anna, la Vergine purissima da lei procede, per accordare agli uomini il perdono.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Su dunque, fedeli, glorifichiamo la Vergine: poiché da una sterile è stata partorita colei che rinnova la nostra natura insterilita.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 9 Settembre- Memoria dei santi e giusti progenitori di Dio Gioacchino e Anna e del santo martire Severiano

9 Settembre

Memoria dei santi e giusti progenitori di Dio Gioacchino e Anna e del santo martire Severiano.

Al Mattutino.

Apolytìkion dei santi. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria dei giusti progenitori di Dio, mediante loro ti imploriamo: Salva le nostre anime.

Della festa. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

Dopo la prima sticologia.

Kàthisma della Theotòkos.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Prodigiosamente partorita dalle doglie di una sterile, generasti oltre natura da grembo verginale; apparsa come bella pianticella, germogliasti per il mondo la vita; perciò le potenze del cielo gridano a te, Theotòkos: Gloria a questo tuo avvento, o venerabile; gloria alla tua verginità; gloria alla tua maternità, o sola purissima.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, altro kàthisma.

Tono pl.1. Cantiamo, fedeli.

Esultano ora tutti gli esseri del cielo, il genere umano festeggia con loro e misticamente i profeti insieme si rallegrano, perché colei che nelle generazioni antiche già avevano vista in figura, come roveto, urna e virgulto, come nube, porta, trono e grande monte, oggi nasce.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il canone della festa e dei santi.

Il canone dei santi ha il seguente Acròstico: I tuoi genitori, o purissima, canto con zelo.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

Eccellendo per lo splendore delle virtù, l’illustre Gioacchino e la divina Anna furono degni di germogliare la lampada da cui brillò il Sole spirituale, che secondo la carne si levò dal suo grembo.

Protési a Dio con tutta la forza, rivolgendo senza sosta a lui i loro pensieri, i divini Gioacchino e Anna hanno concepito la purissima Vergine Theotòkos, più santa di ogni creatura.

Avendo una condotta di vita sublime e un’esistenza luminosissima, insieme siete divenuti superiori a tutti i genitori terrestri, generando la Vergine pura e divenendo per essa progenitori del nostro Dio.

Iniziatori di tutta la salvezza, il beatissimo Gioacchino e la gloriosa Anna, concepirono la pura e casta Theotòkos senza macchia, ricevendo la ricompensa della loro devozione a Dio.

Canone del martire.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraverso l’umido.

Malgrado la violenza dell’ordine empio, che imponeva di immolare agli idoli sordi e inanimati, Cristo trionfò per la ferma e generosa resistenza dei martiri.

Lysia si accanisce contro Cristo e tutti quelli che sorprende adorarlo come Dio, li fa arrestare per infligger loro ogni specie di tormento: tu, però, o santo, lo confondesti.

Sbalordisti, o beato, l’empio avanzando nello stadio valorosamente: con coraggio denunziasti la falsità, la futilità e l’impotenza degli idoli.

Theotokìon. Tu solo alloggiasti colui che i cieli non possono contenere, quando dimorò divinamente nel tuo grembo, prendendo da te la stessa natura dei mortali.

Ode 3. Stabiliscimi sulla roccia.

Sterile e senza figli, imploravi piangendo il Creatore e fosti degna, o Anna, di partorire la Vergine fra tutte la più benedetta, gridando: Non c’è santo come te, Signore.

Arricchito dalla grazia divina inabitante in lui, Gioacchino, divinamente ispirato, fu degno di generare colei che procurò la salvezza agli uomini, alla quale cantiamo: Nessuno è puro come te, Sovrana nostra.

Inneggiamo alla santissima coppia, da cui per noi è sorta la Vergine, più santa di ogni creatura, colei che generò il Dio al quale inneggiamo: Non c’è santo come te, Signore.

Sfuggendo alla vergogna della sterilità, Anna concepì la Madre di Dio, che riscatta prodigiosamente l’onta di Eva e alla quale inneggiamo: Nessuno è puro come te, o Sovrana nostra.

Del martire. Tu sei saldezza.

Crudelmente flagellato per Cristo, esultavi nella certezza di ottenere la ricompensa delle tue pene, o sapiente.

Straziato dalle nerbate dei carnefici che si alternavano spesso, o glorioso, non sentivi nulla, come fossi in un corpo estraneo.

Trovasti la ricompensa presso Cristo, ricevendo dalla sua mano la corona di giustizia e gioia infinita.

Theotokìon. Tutta bella sei tu, amica mia, disse Salomone nel suo Cantico, vedendoti avanzare, pura Madre di Dio.

Irmòs. Tu sei saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma del martire.

Tono 1. I soldati a guardia.

Armando l’anima di valore, o divinamente ispirato, consegnasti te stesso a ogni specie di tormenti, infiammato dall’amore per il tuo Sovrano, o beatissimo; perciò svergognasti il furore del tiranno e ricevesti in ricompensa da Dio l’incorruttibile corona dei vincitori.

Gloria. E ora. Della festa.

Tono pl. 1. Cantiamo il Verbo.

Gioacchino e Anna festeggiano, poiché degnamente hanno ottenuto grazia in Dio e hanno generato come frutto il tempio divino, la pura Vergine, la Theotòkos, l’unica benedetta, che sempre intercede per la salvezza delle nostre anime.

Dei progenitori.

Ode 4. Sei venuto dalla Vergine.

Gioacchino, sapiente in Dio e divinamente ispirato, riceve con gioia dalla sterile la Vergine il cui concepimento verginale libera dalla sterilità il mondo.

Il progenitore di Cristo, il beatissimo Gioacchino ora ci prepara una festa spirituale, lui che generò la Madre di Dio, la fanciulla purissima.

La grazia ha prodotto colei che deve salvare gli uomini dalla morte e dalla rovina e divenire Madre di Dio, accogliendo prodigiosamente il Verbo eterno incarnato.

Dalla radice di Iesse è sorta la coppia da cui è spuntato il ramo recante il fiore che colma tutto il mio essere col profumo della sua divinità.

Dirigi la mia vita, o Madre di Dio, guidandola all’osservanza dei divini precetti del Verbo in te incarnato e conducimi alla sua luce, Madre Vergine e divina sposa Maria.

Del martire. Ho udito, Signore.

Con le sue lusinghe il tiranno pensava di piegarti, o martire, svigorendo la tua forza, ma gli parve di scagliar frecce contro il cielo.

Dichiarasti al tiranno: Non comprendi, o folle, che la potenza di Cristo mi rende saldo contro pene e tormenti?

O tiranno, diceva Severiano, come potrei, stando ancora nella carne, sopportare l’amputazione delle membra, se non mi fosse data forza dall’alto?

Theotokìon. Santissima sposa di Dio, per le tue preghiere aiutami a liberarmi dal maligno, perché glorifichi te, mia speranza.

Dei progenitori.

Ode 5. L’illuminazione.

Gioacchino e Anna, casta coppia, splendono di purezza concependo colei che orna con il fulgore divino della verginità la sterile natura degli uomini.

La casta coppia, Gioacchino e Anna, venerabili e illustri sposi, concepirono il trono verginale divinamente preparato per il Dio che regge l’universo nella sua mano.

Gioacchino e Anna, divini veggenti, con sapienza furono degni di concepire la porta luminosa del sole d’oriente, venuto dall’alto per guidare gli smarriti.

Dalla sterilità come da una pietra l’Onnipotente si compiacque di intagliare le tavole divinamente scritte della nuova legge, su cui il Verbo divino traccia negli ultimi tempi il riscatto dalla legge antica.

Dégnati, Madre di Dio, di illuminare con la tua luce il mio spirito oscurato dal peccato, dileguando le tenebre dell’ignoranza e dell’errore, o Vergine all’infuori di te non conosco altra protezione.

Del martire. Vegliando a te gridiamo.

Fosti legato al palo e il tuo corpo fu dilaniato con uncini di ferro per il Re di tutti, o illustrissimo.

Signore mio Dio, gridasti, donami la forza di terminare, dilaniato, questa lotta del martirio.

Come il tiranno ti vide sopportare le torture, o glorioso, quel crudele restò fulminato.

Theotokìon. Speranza, soccorso e mia protezione, salvami, Theotòkos, per le tue preghiere, dagli scandali del serpente.

Dei progenitori.

Ode 6. Avvolto dall’abisso.

Ricevendo il fertile seme della divina illuminazione, Anna, un tempo sterile, poté generare la regina di tutto il creato.

La sterile generando, ora, per volere di Dio, accetta di accogliere la Vergine, che genera senza volere di carne, chiaramente per volere dello stesso Dio.

Nella luce dello Spirito Isaia vide il frutto prodotto da Anna e Gioacchino come il nuovo libro in cui fu scritto il Verbo incarnato.

Mistero precede mistero: colei che era un tempo sterile, generò per grazia la patrona della salvezza, apparsa a noi nel parto verginale.

Del martire. Una vesta luminosa.

Il tiranno ti rinchiuse in prigione, volendo costringerti a rinnegare per fame il Signore, che servivi dall’infanzia, o beatissimo.

Condotto in prigione, o sapiente, esortavi con coraggio tutti quelli che ti vedevano a non rinnegare Cristo.

Rifiutando di sacrificare agli idoli, il crudele tiranno, nella sua follia, ordinò di prenderti e farti a pezzi.

Theotokìon. Fa’ che per le tue preghiere, nel giorno tremendo del giudizio, io, tuo cantore indossi una veste di luce, o Vergine.

Irmòs. Una veste luminosa concedimi, tu che ti rivesti di luce come d’un manto, misericordiosissimo Cristo, Dio mio.

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Si rallegra ora Anna, sciolta dai vincoli della sterilità e nutre la Purissima, invitando tutti a celebrare colui che dal suo grembo donò ai mortali l’unica Madre ignara d’uomo.

Ikos.

Colei che per la preghiera fu sciolta dai vincoli della sterilità ci invita a festeggiare con lei il prodigio e a offrire doni alla neonata, supplicando con affetto davanti a lei, che un tempo le vergini precedevano sollecite in danza, acclamando: Ecco, è giunta colei che rialza tutti; ecco, è liberato Adamo, perché Anna ha dato il frutto: l’unica Madre ignara d’uomo.

Sinassario.

Il 9 di questo mese sinassi dei giusti Gioacchino e Anna.

Stichi. Gioacchino con la moglie oggi gioisce, essendo vicino il giorno della salvezza del mondo. I progenitori di colui che ci libera dal male, hanno meritato la loro sinassi festiva il giorno nove.

Lo stesso giorno il martire Severiano, portando una pietra ai piedi, perisce sospeso in aria dalle mura.

Stichi. Sebbene porti una pesante pietra legata ai piedi, il martire Severiano giubila in attesa di decollare da terra come essere celeste.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Teofane il confessore, vissuto in ascesi prima di Diocleziano.

Lo stesso giorno san Caritone perì di spada.

Stichi. Grande è la grazia a te donata, martire di Cristo Caritone, quando il tuo collo per grazia di Cristo conobbe il ferro.

Memoria del terzo santo concilio dei santi duecento padri, riuniti in Efeso tempi dell’imperatore Teodosio il Piccolo, per condannare l’empio Nestorio.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei progenitori.

Ode 7. L’empio decreto.

La santa coppia sorta dalla radice di Davide, ha generato il santissimo ramo, la pura Vergine, da cui senza seme per noi come sacro fiore fiorì Cristo.

Come luminosissima lampada dagli aurei bagliori, la divina Anna, porta la Theotòkos, che illumina tutto il mondo con lo splendore divino e il radioso fulgore della verginità.

O illustri antenati dell’onnipotente Dio incarnato per ineffabile amore, per la vostra santa prole concedetemi la remissione dei peccati, perché in voi mi rifugio.

Realmente voi superate tutti i genitori, avendo generato Maria, la pura sovrana di tutto il creato, Madre del Dio che per immenso amore si è rivestito di una carne in tutto simile alla nostra.

Del martire. Colui che in principio.

L’empio spezzò la tua bocca con le sassate perché in mezzo ai tormenti con coraggio cantavi a Cristo; ora però esulti nella luce della sua gloria.

Appeso al muro per ordine di un giudice folle e legato per i piedi a una pietra pesantissima, non rinnegasti, o vittorioso atleta, il Dio dei nostri padri.

Grande fu la tua fermezza e resistenza, o beato! Come amavi ardentemente il Creatore! In cambio fosti da lui insignito della corona incorruttibile per aver ben lottato.

Theotokìon. Tu sei la mia luce, tu sei il mio porto, mio rifugio e mia gioia, o benedetta e io ti glorifico per aver concepito il Dio dei nostri padri.

Dei progenitori.

Ode 8. Nella fornace ardente.

Ridondante per la ricchezza delle virtù, il venerabile Gioacchino e la sua casta sposa generarono, ornata di divina gloria, la Regina Vergine, alla quale tutto il creato canta come Theotòkos.

Come scettro di potenza, o filantropo, per noi fu inviata la Sposa senza macchia, per la quale dominiamo i cuori dei nemici, vanificando le loro trame senza requie.

Per te, santissima coppia, fu donata a noi come strumento la benevolenza di Dio, la pura Vergine Madre che la concepì: per la sua bellezza, noi fedeli, sempre veniamo incoronati.

Illuminata dai raggi di colui che s’incarnò dal tuo grembo per noi uomini, l’eccellente coppia dei tuoi parenti generò te, Sovrana pura, che ci ottieni i celesti tesori.

Il grembo della sterile si dischiuse e per la forza di Dio donò il suo frutto: la porta luminosa e verginale da cui il Verbo discese ai mortali, ineffabilmente incarnandosi.

Del martire. Celebrate e sovresaltate.

Sopportando i supplizi sino alla fine, o beato soldato di Cristo, con gioia sei transitato al regno superno.

Non temesti, o valoroso, di patire per Cristo molteplici pene: con lui ora sei glorificato nei secoli.

Tu che sempre esulti presso il Re nel coro degli atleti incoronati, ricordati dei fedeli che festeggiano la tua memoria.

Theotokìon. Madre di Dio, protezione dei cristiani, liberaci da ogni male affinché ti inneggiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Celebrate e sovresaltate per tutti i secoli il Re dei cieli, celebrato dalle potenze angeliche.

Dei progenitori.

Ode 9. Il Figlio dell’eterno Genitore.

O venerabili e virtuosi parenti della Vergine senza macchia, eravate una sola anima e un solo desiderio: pregate per la salvezza di quanti festeggiano con zelo la vostra illustre e gloriosa memoria.

Interrompeste la strage della morte o gloriosi, concependo la Madre della vita che ne annullò gli assalti e per fede ci procura la speranza della vita immortale.

Bello come il sole risplendeva Gioacchino con Anna, simile alla luna luminosa, emettendo il raggio verginale per cui brillò il riflesso divino, unito ipostaticamente alla nostra carne.

Vivendo castamente nella pietà, foste degni di delizie ineffabili, o beati, colmi di rivelazioni divine da parte di colui che apparve al mondo vostro discendente: pregatelo di salvare le nostre anime.

Del martire. Realmente Theotòkos.

Il tuo corpo, trasportato dalle mani dei tuoi amici, venne seppellito come santo e zampilla torrenti di guarigioni per la gloria di Dio.

O prodigio! Come poté risorgere il morto che incontrò il tuo corpo trasportato alla sepoltura, o valorosissimo martire?

Tu che gioisci di gioia eterna presso Cristo, tuo Sovrano, prega con fervore per i tuoi cantori, o beato.

Theotokìon. I cori degli angeli stupirono vedendoti portare il Creatore dei secoli incarnato e ti glorificavano, Madre di Dio Vergine.

Irmòs. Realmente, Theotòkos, da te salvati, noi ti celebriamo, o Vergine pura e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Exapostilarion dei progenitori di Dio.

Ci ha visitati dall’alto.

Colei che cancellò la maledizione di Eva nasce ora da anziani sterili, Anna e Gioacchino: con gli angeli dovutamente celebriamola con inni, fedeli tutti.

Del santo. Udite, donne.

Eri l’allenatore dei quaranta martiri che si resero graditi a Dio nello stagno, o beatissimo Severiano: con loro sempre ricorda, o glorioso, quanti festeggiano la tua luminosa memoria e di cuore ti onorano, o vittorioso martire di Cristo.

Della festa, stessa melodia.

Sii rinnovato, Adamo e tu Eva, sii magnificata; profeti, danzate con gli apostoli e i giusti: comune gioia degli angeli e degli uomini, nasce oggi al mondo la Theotòkos, dai giusti Gioacchino e Anna.

Allo stico delle lodi, stichirà della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Siano rese grazie al Redentore e protettore di tutti, che ha benevolmente concesso alla sterile di partorire contro ogni speranza, ineffabilmente, la Madre di Dio.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Venite, senza sosta magnifichiamo la Theotòkos Maria, nata da Davide e da Giuda: da lei viene la salvezza.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Oggi, nella gloria, nasce prodigiosamente da Anna la Vergine, porta della luce: popoli e stirpi, esultate.

Gloria. E ora. Tono 2. Oggi Cristo nasce.

Oggi la pura castissima, procede dalla sterile; oggi l’universo nella sua nascita si rallegra, Adamo è sciolto dalle catene ed Eva è liberata dalla maledizione. Tutti gli esseri celesti esultano e agli uomini è concessa la pace. E noi glorificando gridiamo: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 del canone della festa.

Prokìmenon. Mirabile è Dio nei suoi santi, il Dio d’Israele.

Stico. Nelle chiese benedite Dio, il Signore dalle fonti di Israele.

L’apostolo agli Ebrei. Fratelli, la prima alleanza aveva una tenda.

Alliluia. Hanno gridato i giusti e il Signore li ha esauditi e da tutte le tribolazioni li ha liberati.

Stico. Molte le tribolazioni dei giusti, ma da tutte li libererà il Signore.

Vangelo secondo Luca. Disse il Signore: Nessuno accende una lucerna.

Kinonikòn. Esultate, giusti, nel Signore, ai retti si addice la lode. Alliluia.

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Mattutino del 8 Settembre- Natività della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria

8 Settembre

Natività della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna (3).

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Proclamalo Davide, che cosa ti ha giurato Dio? Ciò che mi ha giurato, egli dice, ecco lo ha compiuto, donando la Vergine dal frutto del mio grembo: da lei il Cristo creatore, il nuovo Adamo, è stato generato re sul mio trono e oggi regna colui che possiede il regno incrollabile. La sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia,

kàthisma uguale.

Dalla radice di Iesse e dai lombi di Davide nasce oggi per noi la divina fanciulla Maria e l’universo è rinnovato e divinizzato. Rallegratevi insieme, cielo e terra, lodatela, famiglie delle genti. Gioacchino gioisce e Anna festeggia gridando: La sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

Esulti il cielo, si allieti la terra, perché è stato partorito sulla terra il cielo di Dio: la sposa di Dio, secondo la promessa. La sterile allatta Maria bambina e Gioacchino gioisce per questo parto dicendo: Mi è stato partorito il virgulto da cui Cristo fiore è germogliato dalla radice di Davide. O prodigio veramente straordinario!

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Ricorderò il tuo nome di generazione in generazione.

Stico. Ha emesso il mio cuore il verbo buono.

Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (1,39-49.56).

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore. Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente e santo è il suo nome. Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Gloria. Per l’intercessione della Theotòkos. E ora. Lo stesso. Quindi, lo stico. Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 4. Di Germano.

La gioia universale è sorta per noi dai giusti Gioacchino e Anna, la Vergine inneggiatissima, che per la sua purezza somma diviene tempio vivente di Dio e, sola, è con verità riconosciuta Theotòkos. Per le sue suppliche, o Cristo Dio, manda sul mondo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

I canoni del signor Giovanni con gli irmì per 8 stichi e del signor Andrea per 6 stichi.

Canone di Giovanni monaco.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto al Cristo Dio che ha diviso il mare e guidato il popolo che aveva liberato dalla schiavitù dell’Egitto: perché egli si è grandemente glorificato.

Venite, fedeli, allietandoci nel divino Spirito, onoriamo con inni la sempre vergine Fanciulla che oggi, da una sterile, è venuta nel mondo per la salvezza dei mortali.

Esulta, Gioacchino con Anna di senno divino, perché oggi hai fatto germogliare dai tuoi lombi la Vergine eletta da Dio, dalla quale è nato per noi il Cristo Signore.

Nasce oggi il ponte della vita per il quale i mortali che stanno nell’ade sono richiamati dalla caduta, glorificando Cristo datore di vita.

Canone del signor Andrea.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

A colui che spezza le guerre col suo braccio e che guidò Israele nel Mar Rosso, a lui cantiamo, come Dio nostro redentore, poiché si è glorificato.

Esulti tutto il creato e gioisca Davide, poiché dal suo tronco è germogliato il ramo recante come fiore il Signore, redentore dell’universo.

La Santa dei santi nel santo sacrario come bimba è condotta per esser nutrita dalla mano di un angelo divino; festeggiamo tutti con fede la sua nascita.

Anna, sterile e senza prole, non poteva restare senza figli a causa di Dio, che l’aveva destinata prima dei secoli a divenire madre della Vergine pura, da cui sarebbe nato l’Autore del creato in forma di servo.

Te sola, agnella senza difetto, che nel tuo grembo fornisti a Cristo la natura umana come un vello, noi glorifichiamo con inni, in questo giorno in cui Anna ti ha partorito.

Canto, proclamo, glorifico tre ipòstasi partecipi di unica natura, eternità, santità; un unico Dio è glorificato nel Padre, nel Figlio e nello Spirito.

Chi mai vide un lattante generato senza padre, chi mai vide una madre rimasta vergine? Doppio mistero, pura Genitrice di Dio!

Katavasìa. Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile; perciò cantiamo a Cristo nostro Dio perché si è glorificato.

Ode 3. Irmòs.

Rafforzaci in te, Signore, tu che col legno uccidesti il peccato e infondi il tuo timore nel cuore dei tuoi cantori.

Vissuti irreprensibilmente per Dio, hanno generato la salvezza di tutti, i genitori dal divino sentire di colei che partorì Dio, nostro Creatore.

Il Signore, che per tutti fa scaturire la vita, da una sterile ha prodotto la Vergine: in lei egli si degnò di entrare, custodendola incorrotta dopo il parto.

Inneggiamo come Theotòkos il frutto di Anna, Maria, che ha concepito il grappolo portatore di vita, protezione e aiuto di tutti.

Un altro Irmòs.

Si è rafforzato il mio cuore nel Signore, la mia fronte si è innalzata nel mio Dio, si è dilatata la mia bocca contro i miei nemici, ho gioito per la tua salvezza.

Benedetto, Anna, il tuo grembo, che portò il frutto della verginità, che senza seme concepirà Gesù, redentore e nutritore del creato.

Tutto il creato proclama beata te, Vergine, partorita oggi da Anna come puro ramo germogliato dalla radice di Iesse, per coltivare Cristo fiore.

Mostrandoti superiore a tutto il creato, tuo Figlio, pura Madre di Dio, magnifica oggi la tua santa nascita e colma di gioia tutto l’universo.

Innalzata nel Santo dei Santi, Vergine pura Theotòkos, ti sei rivelata superiore a tutto il creato, concependo nella carne il Creatore.

Veneriamo il Padre senza principio, cantiamo il Figlio senza tempo, adoriamo lo Spirito coeterno, unico Dio trisipostàtico.

Generando l’illuminatore e il principio di vita dei mortali, pura Madre di Dio, divenisti il tesoro della nostra vita e la porta della luce inaccessibile.

Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Ypacoì. Tono 2.

Il profeta chiamò la santa Vergine porta invalicabile, custodita solo per il nostro Dio: per essa è passato il Signore, da essa procede l’Altissimo e la lascia sigillata, liberando la nostra vita dalla corruzione.

Kàthisma. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La Vergine Maria e veramente Madre di Dio, come nube della luce oggi su noi è rifulsa e proviene dai giusti per la nostra gloria. Adamo non è più condannato, Eva è liberata dai lacci e per questo acclamiamo gridando con franchezza all’unica Pura: Annunzia gioia, la tua nascita, a tutta l’ecumène.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, l’annuncio della tua economia e ho dato gloria a te, solo filantropo.

Inneggiamo te, Signore, che doni a tutti i fedeli, come porto di salvezza, colei che ti ha generato.

O sposa di Dio, Cristo ti ha resa vanto e forza di tutti quelli che cantano con fede il tuo mistero.

Sovrana ignara di nozze, riscattati dalle colpe per le tue suppliche, noi tutti, grati, ti diciamo beata.

Un altro Irmòs.

Ho inteso, Signore, il tuo annunzio e ho temuto, poiché nel tuo ineffabile disegno tu, che sei Dio eterno, dalla Vergine sei venuto incarnato: Gloria alla tua gloria, o Cristo, gloria alla tua potenza.

Glorificando con inni e salmi l’augusta nascita della Theotòkos, veneriamo, fedeli, colui che aveva veramente promesso a Davide che il frutto dei suoi lombi avrebbe regnato dopo di lui.

Schiudesti il grembo di Sara, Signore, dando Isacco come frutto della vecchiaia: oggi hai donato, Salvatore, la tua Madre pura come fertile frutto del grembo.

Ascolta, Signore, la mia preghiera, dica Anna, poiché oggi mi hai concesso il frutto promesso: colei che tra tutte le donne e le generazioni, dovrà divenire la tua pura Madre.

Gioisce conte oggi l’ecumène, o Anna divina, poiché da te è fiorita la Madre del suo Redentore, colei ha germogliata dalla radice di Davide, lo scettro di potenza, che porta per noi il Cristo fiore.

Trinità eterna e indivisa per essenze, cherubicamente ti glorifico, gridando con lingua impura: santo, santo, santo l’unico Dio per tutti i secoli in eterno.

Gli oracoli dei profeti si sono compiuti con la tua nascita, Vergine pura: con fede ti chiamarono tempio, porta, monte spirituale e roveto, verga di Aronne fiorita dalla radice di Davide.

Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e glorificato la tua divinità.

Ode 5. Irmòs.

Tu che hai dissolto le buie ombre degli enigmi e hai rischiarato i cuori dei fedeli con l’avvento della verità, grazie a questa divina figlia, guida anche noi, o Cristo, con la tua luce.

Inneggiamo, popoli, colei per cui divenne come noi l’autore di tutte le cose: i profeti che ne furono fatti degni, gioirono al vederla in figura, traendo da essa il frutto di una chiara salvezza.

La fioritura della verga secca manifestò a Israele la scelta del sacerdote: e ora il gloriosissimo germoglio della sterile straordinariamente celebra con la sua luce lo splendore dei genitori.

Un altro Irmòs.

Signore, nostro Dio, dacci la pace; Signore nostro Dio, sostienici; Signore, all’infuori di te non conosciamo altri, il tuo nome invochiamo.

Incorrotta fu la tua nascita, Vergine pura, ineffabile il tuo concepimento, il tuo parto uguale al tuo concepimento, Sposa non sposata, poiché della mia natura si rivestì lo stesso Dio.

Gioiscano oggi le schiere degli angeli, danzino cantando i figli di Adamo, poiché nasce il ramo che dovrà recare come fiore il Cristo, unico redentore della stirpe umana.

Oggi Eva è sciolta dalla condanna, Adamo liberato dall’antica maledizione per la tua nascita, gridando a te, pura Vergine: Per te siamo liberati dalla rovina.

Gloria a te, che oggi hai glorificato la sterile genitrice del ramo sempre verde da cui, secondo la promessa, fiorirà Cristo, fiore della nostra vita.

Ti adoriamo, Trinità indivisibile, increata, coeterna e consustanziale, che sempre proclamiamo unico Dio trisipostàtico.

Il tuo grembo divenne santa mensa, la tua purezza restò intatta come prima, o Vergine, poiché Cristo, nostro sole, è sorto da te come sposo dal talamo.

Katavasìa. O albero beatissimo, su cui è stato steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato da Dio nella carne, in te confitto donando la pace alle nostre anime.

Ode 6. Irmòs.

Al Signore, dal ventre del mostro, Giona gridò: Fammi tu risalire, ti prego, dal profondo dell’ade affinché a te, Redentore, con voce di lode e in spirito di verità, io offra un sacrificio.

Al Signore, nell’afflizione della sterilità, gridarono i genitori divinamente saggi della Madre di Dio e generarono lei come comune salvezza e vanto di generazione in generazione.

Ricevettero un celeste dono degno di Dio, i genitori divinamente saggi della Madre di Dio: il cocchio più eccelso di quello dei cherubini, colei che partorisce il Verbo e Creatore.

Un altro Irmòs.

Come le acque del mare, o filantropo, le onde della vita mi sommergono, ma come Giona dall’abisso, strappa dalla rovina la mia vita, compassionevole Signore.

Inneggiamo la tua santa nascita, onoriamo inoltre il tuo verginale concepimento, sposa divina, Vergine non sposata: con noi esultano gli angeli e le anime dei santi.

Pura Vergine, più santa dei santi, i tuoi casti genitori ti condussero al tempio del Signore per esservi santamente allevata e preparata alla maternità divina.

O madri e sterili, danzate di gioia, coraggio, esultate, o senza prole, poiché la sterile genera la Madre di Dio, che sta per liberare Adamo ed Eva dalla maledizione e dalle pene.

Sento Davide che di te canta: Sono condotte al palazzo del re le vergini del tuo seguito; anch’io dunque con lui a te, come figlia del re, inneggio.

In te, pura Vergine, il mistero della Trinità è cantato e glorificato: il Padre si è compiaciuto, il Verbo ha posto la sua tenda fra gli uomini e con la sua ombra ti ha coperto lo Spirito santo.

Sei divenuta incensiere d’oro, poiché il fuoco divino, il Verbo, per energia del santo Spirito rese sua dimora il tuo grembo, apparendo ai nostri occhi in forma umana, o pura Genitrice di Dio.

Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno illuminò il mondo.

Kontàkion. Tono 4. Autòmelo.

Gioacchino e Anna furono liberati dalla vergogna della sterilità e Adamo ed Eva dalla corruzione della morte per la tua natività, o pura; questa celebra oggi il tuo popolo, riscattato dalla schiavitù dei peccati, a te esclamando: la sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Ikos.

La preghiera e il gemito di Gioacchino e Anna per la loro sterilità e mancanza di prole, giunsero accetti alle orecchie del Signore ed essi produssero al mondo un frutto portatore di vita; l’uno compiva sul monte la sua preghiera e l’altra portava la sua vergogna in un giardino: ma con gioia la sterile partorisce la Theotòkos e nutrice della nostra vita.

Sinassario.

L’8 di questo mese nascita della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria.

Stichi. Più di tutte le madri è benedetta sant’Anna, essendo madre della Vergine Madre. Il giorno otto genera colei che genererà la luce infinita.

Lo stesso giorno i santi fratelli Rufo e Rufino perirono di spada.

Stichi. Chinandosi alla spada Rufino dice al fratello: seguimi, non indugiare, Rufo.

Lo stesso giorno san Severo perì di spada.

Stichi. Sono pronto alla mia passione, dice Severo: e tu, spada, sei pronta a decapitarmi?

Lo stesso giorno sant’Artemidòro perì nel fuoco.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il roveto incombusto sul monte e la fornace dei caldei irrorante rugiada chiaramente prefigurano te, sposa di Dio: perché senza venirne arsa, ricevesti in un grembo materiale il divino fuoco immateriale; e noi gridiamo a colui che da te fu partorito: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Nelle tue immateriali manifestazioni era impedita al legislatore la contemplazione del grande mistero, o venerabilissima, mentre veniva simbolicamente ammaestrato a non avere sentimenti terreni: perciò preso da stupore per il prodigio, diceva: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Monte, porta celeste e scala spirituale ti profetizzò divinamente il sacro coro, poiché da te fu intagliata la pietra non toccata da strumento umano; e sei chiamata anche porta per cui è passato il Signore dei prodigi, Dio dei nostri padri.

Un altro Irmòs.

La fornace dei caldei avvampante di fuoco venne rinfrescata dall’intervento dello Spirito di Dio, mentre i fanciulli cantavano: benedetto il Dio dei nostri padri.

Festeggiamo, o pura e veneriamo con fede la tua santa nascita, per il cui annunzio siamo liberati dalla maledizione antica nella manifestazione di Cristo.

Ora Anna gioisce e fiera grida: Pur essendo sterile ho generato la Madre di Dio, per cui la condanna di Eva è sciolta e colei che è nelle pene smetterà di soffrire.

Adamo è liberato, Eva danza con gioia a te acclamando nello Spirito: In te siamo liberati dalla maledizione ancestrale per la venuta di tuo Figlio.

Anime infeconde, sterili e senza prole, esultate, poiché Anna ora gioisce, mostrandosi ricca di discendenti: madri, esultate di gioia con la Madre di Dio.

Glorifichiamo il Padre, il Figlio e lo Spirito, santissima Trinità in una Mònade divina, indivisibile, increata, consustanziale e coeterna.

Restando vergine dopo il parto, tu sola generasti il nostro Dio, rinnovando così la natura, liberando Eva dalla maledizione ancestrale, pura Genitrice di Dio Maria.

Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco, che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace dei fanciulli prefigurasti un tempo la Madre tua, Signore, perché la figura liberò dal fuoco costoro che in esso si muovevano senza venir bruciati. E noi inneggiamo a lei, che oggi grazie a te è apparsa ai confini e la sovresaltiamo per tutti i secoli.

La prescelta dimora della nostra riconciliazione con Dio comincia oggi a essere, per partorire per noi il Verbo, che si manifesta nello spessore della carne: lui celebriamo, noi che per lui dal non essere abbiamo ricevuto l’essere e lui sovresaltiamo per tutti i secoli.

La liberazione dalla sterilità terminò l’universale sterilità nel bene e il prodigio mostrò chiaramente Cristo che viene a dimorare tra i mortali: lui celebriamo, noi che per lui dal non essere abbiamo ricevuto l’essere e lo sovresaltiamo per tutti i secoli.

Un altro Irmòs.

Tu che stabilisci alle acque i loro limiti, poni la sabbia come confine al mare e tutto reggi, a te inneggia il sole, la luna ti glorifica, a te offre l’inno tutto il creato, Demiurgo e Creatore, nei secoli.

Tu che hai fatto prodigi per la sterile Anna, tu che hai dischiuso il suo infecondo grembo per farlo fruttificare, tu, Dio santo, come Figlio della Vergine, hai assunto carne da lei, dalla Theotòkos Vergine.

Tu che sigilli e dischiudi l’abisso, alzi le acque sulle nubi e doni la pioggia al mondo, sulla sterile radice di Anna hai fatto germogliare come ramo e frutto la purissima Madre di Dio.

Tu che sciogliesti i lacci della sterilità, alla sterile donasti l’illustre frutto, la fertile fanciulla, la Madre tua secondo la carne, di cui divieni Figlio e germoglio, o Dio compassionevole, venendo fra noi.

O agricoltore delle nostre menti e giardiniere delle nostre anime, tu che rivelasti fruttuosa la terra sterile, hai reso sant’Anna, un tempo sterile, terra coltivata, fertile, fiorente e ubertosa, che ha germogliato la Theotòkos, frutto purissimo.

Trinità santa ed eterna, Dio supremo, la moltitudine degli angeli a te inneggia e per te trema; cielo, terra e abissi davanti a te fremono, gli uomini ti benedicono, il fuoco è tuo servo, tutto il creato con timore ti obbedisce.

Prodigio nuovo: Dio Figlio di una donna e una Madre senza uomo genera senza seme e la prole è Dio, o terribile visione! O straordinario concepimento della Vergine! O concepimento tremendo! Realmente tutto ciò supera l’intelletto e la visione.

Katavasìa. Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che discese mutando il fuoco in rugiada e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che concede vita a tutti.

Ode 9. Irmòs.

Più venerabile non si salmeggia.

Benedetta, purissima, noi ti magnifichiamo, o Madre di Dio, tu che da grembo verginale, incomprensibilmente, hai dato un corpo all’astro divino, sorto prima del sole e venuto corporalmente a vivere tra noi.

Colui che per le folle ribelli fece scaturire fiumi dalla dura roccia, elargisce a noi, genti docili, un frutto di letizia da grembo sterile: te, pura Madre di Dio, che noi, com’è degno, magnifichiamo.

Te, annullamento dell’antica, severa sentenza, che risollevi la nostra prima madre, causa dell’unione della nostra stirpe con Dio, ponte che conduce al Creatore, Theotòkos, noi magnifichiamo.

Un altro Irmòs.

Estranea alle madri la verginità e alle vergini il concepimento, ma in te, Theotòkos, i due prodigi si congiungono e tutte le tribù delle genti per tutti i secoli ti magnificano.

Secondo la promessa, Madre di Dio, tu ottieni una nascita degna della purezza: alla sterile fosti donata come divino frutto e tutte le tribù delle genti nei secoli ti magnificano.

Ecco che si compie l’oracolo che dice: Sorga la tenda caduta del sacro Davide in te, purissima, prefigurata; per te tutta la materia degli uomini è ricreata nel corpo di Dio.

Veneriamo le tue fasce, Theotòkos, glorifichiamo colui che ti dona come frutto a colei che un tempo era sterile e prodigiosamente apre il grembo senza prole, poiché Dio, essendo onnipotente, compie ciò che vuole.

Germogliasti in grembo, o Anna di mente divina, madre della sposa, secondo la promessa, il fiore verginale, lo splendore divino della purezza; perciò, come radice della nostra vita, ti diciamo beata.

Estranea agli empi la lode del tuo nome, Padre, Figlio e santo Spirito, Trinità eterna, onnipotente e increata, per cui tutto il mondo è stato fondato a un cenno della tua volontà divina.

Nel tuo grembo, Vergine Madre, hai ospitato Uno della Trinità santa, Cristo nostro Dio, al quale tutto il creato inneggia, per il quale tremano i troni elevati: supplicalo di salvare le nostre anime

Katavasìa. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, o Theotòkos, ha prodotto il Cristo, dal quale fu piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa che ora viene esaltata, noi ti magnifichiamo.

Un’altra. La morte, sopraggiunta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione, che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata per la prole della pura Madre di Dio: tutte le potenze dei cieli la magnificano.

Exapostilarion. Udite, donne.

Esultano oggi tutti i confini dell’ecumène per la tua nascita, Vergine, Madre di Dio Maria, sposa ignara di nozze: con essa hai posto fine al triste obbrobrio dei tuoi genitori, privi di prole e alla maledizione che colpiva la progenitrice Eva nel suo partorire.

Un altro exapostilarion uguale.

Sii rinnovato, Adamo e tu Eva, glorificata; profeti, unitevi in coro con gli apostoli e i giusti: comune gioia di angeli e uomini, nasce oggi al mondo la Theotòkos, dai giusti Gioacchino e Anna.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 1. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! La fonte della vita nasce dalla sterile, la grazia comincia a produrre i suoi splendidi frutti. Rallégrati, Gioacchino, divenuto genitore della Theotòkos: nessuno è come te tra i genitori terrestri, o ispirato da Dio, perché per te ci è stata data la Vergine che accoglie Dio, la dimora di Dio, il santissimo monte (2).

O straordinario prodigio! Il frutto della sterile, rifulgendo per il cenno dell’onnipotente Creatore dell’universo, ha vigorosamente posto fine alla sterilità del mondo nel bene. Madri, gridate in coro con la madre della Theotòkos: Salve, piena di grazia, con te è il Signore, che per te concede al mondo la grande misericordia.

Mostrandosi vivente colonna della castità e fulgido vaso raggiante di grazia, la gloriosa Anna ha partorito colei che è veramente la difesa, il divino fiore della verginità, colei che a tutte le vergini e a quelle che desiderano il dono della verginità, visibilmente concede la bellezza verginale e concede a tutti i fedeli la grande misericordia.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Questo è il giorno del Signore, esultate, popoli: poiché ecco, il talamo della luce, il libro del Verbo della vita è uscito dal grembo; la porta che guarda a oriente è stata generata e attende l’ingresso del sommo sacerdote, lei che introduce nel mondo, sola, il solo Cristo, per la salvezza delle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 del canone.

Antifona 1.

Stico. Ricordati, Signore, di Davide e di tutta la sua mitezza.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 2. Ecco, abbiamo udito che è in Efrata, l’abbiamo trovata nei campi boscosi.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 3. Cose gloriose si dicono di te, città di Dio.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 4. Dio è in mezzo a lei e non sarà scossa.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Gloria. E ora.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Antifona 2.

Stico 1. Il Signore ha giurato a Davide la verità e non la smentirà.

Salva, Figlio di Dio incarnato per noi.

Stico 2. Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Salva, Figlio di Dio incarnato per noi.

Stico 3. Là farò sorgere la potenza di Davide, ho preparato una lampada al mio Cristo.

Salva, Figlio di Dio incarnato per noi.

Stico 4. Poiché il Signore ha eletto Sion, se l’è scelta per sua dimora.

Gloria. E ora.

O Unigenito Figlio e Verbo.

Antifona 3.

Stico 1. Qui abiterò perché l’ho scelta.

Apolytìkion. Tono 4.

La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.

Stico 2. L’Altissimo ha santificato la sua dimora.

La tua nascita, Madre di Dio.

Stico 3. Santo è il tuo tempio, meraviglioso nella giustizia.

La tua nascita, Madre di Dio.

Kinonikòn. Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Alliluia.

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Mattutino del 7 Settembre- Vigi lia della Natività della santissima Theotokos e memoria del santo martire Sozonte

7 Settembre

Vigilia della Natività della santissima Theotòkos e memoria del santo martire Sozonte.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologìa, kàthisma.

Tono 1. Sigillata la pietra.

Prodigiosamente partorita dalle doglie di una sterile, generasti oltre natura da grembo verginale; apparsa come bella pianticella, germogliasti per il mondo la vita. Perciò le potenze del cielo gridano a te, Theotòkos: Gloria al tuo avvento, o venerabile; gloria alla tua verginità; gloria alla tua maternità, o sola purissima.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Esultano ora tutti gli esseri del cielo, la stirpe umana festeggia con loro e misticamente i profeti insieme si rallegrano, perché colei che nelle generazioni antiche previdero in figura come roveto, urna e virgulto, come nube, porta, trono e grande monte, oggi nasce.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

I canoni della vigilia e del santo. Canone della Vigilia con l’Acròstico: La nascita inneggio della serva di Dio fanciulla. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Esultanti inneggiamo oggi con letizia al divino genetliaco della Madre di Dio; essa infatti partorì per l’ecumène la gioia che cancella la tristezza della prima madre.

Da una sterile proviene la sterilità del peccato, colei che la legge aveva in anticipo descritta e che gli oracoli da Dio ispirati avevano preannunziato, la Regina castissima senza macchia.

Sei divenuta tempio e reggia del Sovrano nel quale il sovraessenziale, farà la sua dimora, trasformando i fedeli in abitazione della Trinità santa.

O Sposa di Dio, sei apparsa sala nuziale bellissima e trono eccelso di Dio; sedendovi nella carne egli farà risplendere la luce della conoscenza su quanti erano seduti nelle tenebre della perdizione.

Canone del santo. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Il Mar Rosso.

Intercedi, illustre Sozonte, presso il benevolo Signore perché salvi da ogni afflizione, prova e pericolo quanti festeggiano oggi la tua sacra memoria.

Nel firmamento della Chiesa Cristo ti ha reso astro fulgido che rischiara, o glorioso martire, con la luce delle tue lotte, l’ecumène.

Con la tua pazienza, o beato Sozonte, sconfiggesti i nemici del Signore e con la spada del tuo nobile ardore spezzasti l’impeto delle loro falangi, ricevendo la corona del trionfo.

Theotokìon. Senza seme per volere del Padre, dal Divino Spirito generasti il Figlio di Dio e concepisti incarnato colui che è dal Padre senza madre e da te per noi senza padre.

Della Theotòkos.

Ode 3. Nella sua sterilità ha generato.

Da terra infeconda nasce la terra fecondissima, destinata a produrre il coltivatore dei beni e la spiga vivificante, che nutre tutti per divino volere.

Oggi è germogliata la verga della verginità, da cui sboccerà un fiore, Dio nostro coltivatore, che per sovrabbondante bontà recide i germogli cattivi.

Ecco, nato da una pietra sterile, il monte intatto, che produce la pietra spirituale, che opererà la distruzione di tutte le statue del maligno.

Gli schizzi della legge disegnarono te, Fanciulla: poiché tu, superando le leggi, devi infatti contenere in grembo il Legislatore, lo stesso che ineffabilmente ti conserverà incorrotta e incontaminata.

Del santo. Esulta in te.

I rivoli del tuo sangue versato abbondantemente per Cristo estinsero il fuoco degli empi, illustre martire vittorioso.

Pazientemente sopportasti la grandine dei tormenti come torre incrollabile, rovesciando la fortezza dell’errore.

Come Davide rovesciasti il tiranno, nuovo Golia e tutto il suo esercito con la fionda della fede.

Theotokìon. Tu sola, Theotòkos, sei divenuta per gli uomini dispensatrice di tesori soprannaturali, perciò ti gridiamo: Salve.

Irmòs. Esulta in te e grida la tua Chiesa: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kàthisma del santo.

Tono 4. Presto intervieni.

Salvato per la fede, o fortissimo atleta Sozonte, per i naufraghi divenisti quieto porto di salvezza per la provvidenza di Cristo nostro Dio; fai scaturire per chi ti ama fiumi di guarigioni, calmando ogni giorno l’infiammazione delle malattie; perciò con fede glorifichiamo la tua sacra memoria.

Gloria. E ora. Della Vigilia.

Tono pl. 4. Dell’incarico.

Si rallegri il cielo ed esulti di gioia la terra, poiché viene al mondo il firmamento del nostro Dio, secondo la promessa, la divina Fidanzata. La sterile allatta Maria, sua figlia e Gioacchino si rallegra di questo parto, dicendo: ecco, mi è nato il germoglio da cui fiorirà Cristo, sopra la radice di Davide: prodigio davvero straordinario!

Della Theotòkos.

Ode 4. Colui che siede.

E’ nata sulla terra una fanciulla più sublime degli angeli e la sua santità e purezza non sopportano paragone: essa concepirà Cristo, purificazione, santificazione e redenzione perfetta di tutti.

Degno di beatitudine divenne il grembo di Anna, perché generò colei che era destinata a contenere il Verbo beato e incontenuto, destinato a procurare la rigenerazione di tutti i fedeli.

Comincia ora a dileguarsi l’oscurità della malizia: infatti è spuntata da lombi sterili la nube animata dal sole, la Purissima di cui noi festeggiamo la splendente nascita.

Come ulivo fertile cresciuto sulla radice di Iesse, Anna germina te, o Vergine, destinata a sbocciare il benigno Verbo, che sempre verità e misericordia precedono.

Del santo. Vedendoti sospeso.

Infiammato dall’amore divino, come paglia bruciasti con le tue parole l’errore degli atei, gridando gioioso: Gloria alla tua potenza, Signore.

Tu, santo tempio costruito dal Signore, sei entrato nel tempio degli atei, frantumando coraggiosamente gli idoli lì venerati, o martire illustre e vittorioso.

Il tuo santo tempio è divenuto luogo di cura da qualsiasi male per i fedeli che lo visitano glorificando le tue grandi gesta, martire mirabile e vittorioso.

Theotokìon. Senza nozze concepisti e dopo il parto resti vergine, perciò le nostre voci senza sosta con fede irremovibile a te, Sovrana, gridano: Salve.

Della Theotòkos.

Ode 5. Stupisce l’universo.

Il libro sigillato che mai mortale potrà leggere secondo le leggi della natura, nasce oggi ed è destinato all’abitazione del Verbo, come preannunziato in ispirito nei libri dei teologi.

Oggi nasce la vita salutare destinata a produrre, come nuovo mosto, il grappolo illibato della salvezza: chi ne beve coglierà frutto di divina e salutare letizia.

Balzate, angeli, intrecciate danze con gli uomini; la nascita oggi della Vergine da una sterile bandisce la tristezza e procura la gioia a quanti celebrano la sua nascita divina.

O Fanciulla, chiarissimamente il divino profeta ti prefigurò come nuovo tomo in cui il dito del Padre iscriverà il Verbo, che per benevolenza scriverà nel libro della vita quanti gli obbediranno.

Del santo. Tu, Signore, mia luce.

Come una torcia accesa, costantemente illuminata dal fuoco della Trinità, o martire, oscurasti le tenebre del politeismo.

O beatissimo, come rosa fiorita per il rosso flusso del tuo sangue, profumi l’ecumène con la fragranza dei tuoi prodigi.

Tralcio mistico nella vigna di Cristo, per il tuo martirio versasti il vino della compunzione per i fedeli che ti glorificano.

Theotokìon. Sei l’armatura che ci protegge dal nemico, Divina Sposa, nostra speranza, àncora di salvezza.

Della Theotòkos.

Ode 6. Celebrando questa divina.

E’ nato oggi il ponte che porta gli uomini alla luce, la scala celeste, il monte chiarissimo di Dio, la fanciulla Theotòkos, che noi proclamiamo beata.

Come una conchiglia Anna ha oggi prodotto la porpora destinata a tingere la lana del Sovrano incarnato; celebriamola tutti degnamente con inni.

E’ scaturita da minuscola stilla come fonte la Purissima: generando l’abisso della salvezza, asciugherà i flussi innumerevoli del politeismo.

Nata come germoglio da sterile radice, recidesti dalla radice, col divino seme soprannaturale la cattiva spina, o Genitrice di Dio, fanciulla sempre beata.

Del santo. A te sacrificherò con voce.

Avendo scelto d’esser immolato per amor di Dio, stavi sulla mensa come vittima pura: per questo piamente ti onoriamo, o illustre.

Senza subir danno attraversati, o beatissimo, l’oceano dell’errore, attraccando al porto del regno celeste, per gioire nella pace eterna.

Lo spietato persecutore ti strappò il fegato con uncini di ferro: ma tu avevi gloriosamente deposto nelle mani di Dio il tuo spirito; per questo, o beatissimo martire, ti cantiamo.

Theotokìon. Meraviglia che supera le meraviglie passate! Nel suo grembo una vergine senza sposo ha concepito e senza rimpicciolirlo, colui che tiene l’universo nel palmo della sua mano.

Irmòs. A te sacrificherò con voce di lode, Signore, così a te grida la Chiesa, purificata dal lavacro dei demòni per il sangue misericordiosamente fluito dal tuo fianco.

Kontàkion della vigilia.

Tono 3. La Vergine oggi.

La Vergine Theotòkos Maria, il talamo indissolubile del celeste sposo, nasce oggi dalla sterile, conforme al disegno divino, per essere preparata come cocchio del Verbo Dio: poiché a questo è stata destinata la porta divina, la Madre della vera vita.

Ikos.

Alla sterile è stata data come frutto la divina fanciulla Maria. Vedendo sussultare nel grembo di Anna colei che un tempo i divini profeti avevano visto in Spirito, veniamo spiritualmente al convito, con il fedele Gioacchino e chiamiamo i lontani dicendo: È germogliata da grembo sterile, colei che ora richiama il mondo dall’esilio, la porta divina, la Madre della vera vita.

Sinassario.

Il 7 di questo mese memoria del santo martire Sozonte.

Stichi. Ai tormenti fisici resiste Sozonte, mentre la sua anima contempla l’unico Salvatore del mondo. Rosseggiante per i colpi furiosi, il sette viene ricevuto nella celeste dimora.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli Evodo e Onesiforo.

Il santo Eupsichio perisce di spada.

Stichi. Eupsichio si dimostra magnanimo nella morte, offrendo la sua sublime anima al Sovrano.

Lo stesso giorno si festeggia la dormizione del beato Luca della provincia di Licaonia, terzo igùmeno del monastero del Salvatore, denominato del Torrente Profondo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della Theotòkos.

Ode 7. I fanciulli di senno divino.

Gioacchino e Anna sono degni di beatitudine avendo generato la beata e casta genitrice di Dio, destinata a generare il Verbo beato, che darà la beatitudine a tutti i fedeli.

I tuoi genitori, purissima, han trovato un dono prezioso in te, che concepirai il Dio che arricchirà con i migliori doni quanti acclamano: Signore Dio dei padri, tu sei benedetto.

Le tue mammelle, o Anna a Dio cara, sono più squisite del vino, giacché tu hai allattato colei che allatterà l’eccellentissimo Verbo, creatore del latte e nutritore d’ogni vivente.

Alzati, suona l’arpa, o Davide ispirato da Dio e tripudia: ecco, infatti, che l’arca da te preannunziata è preceduta da grembo sterile per esser destinata a Dio, Sovrano del creato.

Del santo. Nella fornace persiana.

Gettato nella fornace di dura punizione, come rugiada ricevesti la pazienza da Dio, santo martire e grato cantavi: benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Con un’anima più brillante dell’oro, non hai voluto sacrificare alla statua dorata di un dio inanimato, ma immolasti te stesso in sacrificio profumato per il nostro Dio.

Eri pastore di pecore: il Pastore supremo ti mise come agnello senza macchia alla sua destra, illustre martire, in mezzo al suo gregge non randagio, proteggendoti dai lupi spirituali.

Theotokìon. Salve, Madre di Dio, dimora divina e santificata dell’Altissimo; poiché per te ci è stata donata la gioia, a te gridiamo: benedetta tu fra le donne, Sovrana purissima.

Della Theotòkos.

Ode 8. Il parto della Theotòkos.

Facciamo risuonare inni per celebrare il divino genetliaco di colei, che per lo Spirito darà corpo al Dio Verbo inneggiatissimo e acclamiamo: Inneggiate al Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

O divini profeti, esultate, onorando la nascita della Vergine: essa infatti ha compiuto tutte le predicazioni, concependo il Cristo, re di tutti, apparso per noi, che lo esaltiamo per tutti i secoli.

Monti, erompete in letizia; apostoli e martiri, danzate; santi e giusti, esultate oggi per la nascita della Madre del Signore, acclamando: Inneggiate al Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

E’ fiorito il melo profumato, la rosa divina è apparsa e riempie oggi di fragranza i confini e termina il fetore del nostro peccato, la castissima Madre del Verbo, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

O natura degli uomini resa infeconda in doni del divino Spirito, rallegrati oggi mirando la divina Fanciulla nata da una sterile ed esclama: Inneggiate al Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

Del santo. Stese le mani Daniele.

Tagliata la mano alla statua di oro, la donasti ai poveri, riservando per te il tesoro inesauribile del martirio, gridando, o illustre e glorioso Sozonte: opere tutte, benedite il Signore.

Gareggiando nella carne contro l’incorporeo, con l’alleanza di Cristo lo atterrasti, o glorioso, perciò egli ti concesse l’energia dei miracoli, a lui con gioia acclamando: Opere tutte, benedite il Signore.

Avendo aperto la bocca, il santo Spirito la colmò, o glorioso Sozonte; confondesti i nemici che bestemmiavano il Creatore, gridando con gioia a Cristo: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Tu sola fra tutte le generazioni, pura Vergine, ti sei rivelata Madre di Dio, divenendo dimora incontaminata senza venir bruciata dalla fiamma della sua luce; perciò ti benediciamo per tutti i secoli, o divina sposa Maria.

Irmòs. Stese le mani Daniele nella fossa, arrestò le fauci dei leoni, mentre i fanciulli amici della pietà, cinti di virtù, spensero la forza del fuoco acclamando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Della Theotòkos.

Ode 9. Ogni abitante della terra.

Ecco, il luogo santo di Dio si mostra apertamente, la Città gloriosa del Sovrano viene edificata, il paradiso splendido di luce è fiorito in modo manifesto, essendo causa del recupero del paradiso e riconciliazione di Dio con i mortali.

E’ apparsa oggi la lampada e lucerna dall’aureo riflesso, la luce anteriore ai secoli, che in essa dimora, illumina quanti sono nella notte dei mali e interrompe la tenebra dell’ateismo e per fede renderà davvero tutti partecipi del giorno.

E’ apparsa oggi la lampada e la lucerna irradiante come oro la luce preeterna; abitandovi, essa illuminerà quanti siedono nella notte del male e terminerà la caligine dell’ateismo e farà tutti davvero partecipi del giorno mediante la fede.

Gioacchino e Anna, pariglia splendidissima, hanno generato la giovenca senza macchia; il vitello grasso che ne deve provenire sarà sacrificato per il mondo, togliendo i peccati degli uomini e ponendo fine ai sacrifici offerti ai demòni.

Tu che concepisti la luce, illumina noi che in Spirito festeggiamo la tua luminosa nascita, Genitrice di Dio e mostraci partecipi, o casta, della luce che sta per arrivare e concedi pace e liberazione dai mali per le tue materne preghiere.

Del santo. Cristo pietra angolare.

Come pietra preziosa fosti scelto da Cristo, pietra angolare: rotolando sul suolo, o martire, distruggesti la fortezza dell’errore, rafforzando i cuori dei fedeli.

Avendo te come fiume di vita, la Chiesa di Cristo, o santo martire, dissetandosi ai rivi del tuo sangue, brilla sempre abbellita dai tuoi miracoli e dalle tue imprese.

Come ricompensa per le tue lotte e pene, illustre Sozonte, hai trovato il regno dei cieli; da lassù ricordati dei fedeli che celebrano la tua sacra memoria.

Theotokìon. Spezza la catena dei miei peccati, Vergine Madre di Dio, unica piena di grazia, che generasti la fonte della misericordia e colmami di gioia perché degnamente ti magnifichi.

Irmòs. Cristo, pietra angolare non tagliata da mano umana fu tagliato da te, Vergine, monte inviolato, riunendo le nature separate; per questo, gioiosi ed esultanti, Madre di Dio, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion del martire. Udite, donne.

Munito dell’arma della tua croce preziosa, il tuo vittorioso, o Verbo, vigorosamente prevalse sulle forze avverse, confuse i tiranni, lottò per te e con te, Cristo mio, Re dell’universo, regna senza fine.

Della Theotòkos. Con i discepoli.

Esulta, creato tutto, sentendo la gioia di Anna di senno divino, il cui nome significa ‘grazia’ e del divino Gioacchino, per aver generato contro ogni speranza Maria, la castissima, la pura Madre di Dio, il cui frutto, Cristo Dio, da lei ineffabilmente incarnato, è la salvezza degli uomini.

Allo stico delle lodi, 3 stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Venite, stirpe di Adamo, cantiamo la purissima Vergine Maria, che proviene da Davide e ha partorito Cristo.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Offriamo una lode al Signore Redentore, che dalla sterile ci ha dato la Theotòkos, la sola sempre Vergine.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Oggi, da grembo sterile, nasce prodigiosamente la gioia di tutta la terra, la Madre del mio Signore.

Gloria. E ora. Tono 2.

La predestinata come regina del mondo, la dimora di Dio, il divino santuario dell’essenza eterna, nasce oggi dal grembo infecondo di Anna tutta raggiante. Per lei l’ade protervo è stato calpestato ed Eva, con tutta la sua stirpe, accede a una vita sicura. A lei dunque, degnamente gridiamo: Beata tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.

Il resto come di consueto e la conclusione.

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Mattutino del 6 Settembre- Memoria del miracolo compiuto a Colossi, cioe Choni dall’arcangelo Michele

6 Settembre

Memoria del miracolo compiuto a Colossi, cioè Choni dall’arcangelo Michele.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologìa, kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Noi che stiamo nel tuo tempio venerabile e in esso piamente ti magnifichiamo come colui che tiene il primo posto fra le schiere immateriali, con fede ti imploriamo, divino archistratega: Liberaci da ogni tirannide dei nemici e con le tue suppliche salvaci dalla minaccia futura e dalla geenna.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Non smetteremo mai, Theotòkos, di parlare dei tuoi poteri, noi indegni, perché se tu non avessi frapposto la tua intercessione, chi ci avrebbe liberati da pericoli tanto grandi? Chi ci avrebbe custodito liberi sino ad ora? Noi non ci distacchiamo da te, Sovrana: perché sempre tu salvi i tuoi servi da ogni sorta di sventura.

Dopo la seconda sticologìa, kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Archistratèga dei liturghi incorporei, tu che stai al cospetto di Dio e rifulgi per i fulgori di là provenienti, illumina e santifica quanti con fede ti inneggiano, liberali da ogni tirannide del nemico e chiedi vita pacifica per gli imperatori e per tutti i confini.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Alla Theotòkos accoriamo ora con fervore, noi peccatori e miseri e gettiamoci pentiti ai suoi piedi gridando dal profondo dell’anima: Aiutaci, Sovrana, mostrandoti pietosa con noi; affréttati perché periamo per la moltitudine delle colpe, non rimandare a vuoto i tuoi servi perché abbiamo te sola come speranza.

I canoni della Theotòkos e dell’Archistratega. Canone dell’Archistratèga. Acròstico: Io canto il primo spirito incorporeo. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Sempre splendendo di divini bagliori, archistratega degli eserciti celesti, illumina la mia mente per celebrar col canto te, che proteggi quanti a te ricorrono.

La mente eterna delle schiere del cielo ti ha posto a capo, celebrato arcangelo, luce per chi giace nelle tenebre, divino vanto della sua Chiesa.

Guida spirituale delle intelligenze del cielo, quaggiù ci sei dato a difesa, forza e strumento per sconfiggere e annientare i nemici, ottimo Michele.

Theotokìon. Vergine purissima, vanto degli angeli, aiuto degli uomini, soccorri me che navigo nel mare della vita, travolto dai marosi del peccato e sempre in pericolo.

L’altro canone. Stesso autore.

Stesso Tono. Colui che un tempo guidò.

Con melodiosi canti inneggiamo al luminoso principe degli angeli, che inonda la terra con la luce dei miracoli e le fosche tentazioni dilegua per sempre.

Signore, che fai i tuoi angeli fulmini ardenti, potenti esecutori del tuo santissimo volere, tra tutti hai distinto il tuo arcangelo Michele, come astro splendente.

Inneggiamo tutti il Signore buono, che ci ha donato come muro di difesa dai nemici e solido sostegno per scamparci dai perigli il sacro Michele.

Con la tua divina presenza sempre proteggi in maniera evidente, o principe degli angeli di Dio, questa dimora santa: luogo di intercessione per i peccatori, rifugio ai tribolati, guarigione in ogni malattia.

Allontana, o glorioso, la minaccia dei nemici che ci oltraggiano, scampandoci dal rischio e dal pericolo di essi, per poterti venerare sempre come nostro buon difensore.

Theotokìon. Mistero incomprensibile: Come si unì ai mortali il Dio incomprensibile generato da te, ignara di nozze, nella carne da te assunta, salvandomi dall’abisso cui ero destinato per il morso del serpente?

Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Ode 3. Non per la scienza.

Con divina energia tu percorri tutto il mondo per scampare da ogni male noi, che invochiamo il tuo nome divino, o insigne stratega degli angeli.

Ti dimostri messaggero di Dio, nostro valido patrono, guida agli erranti e maestro per i piccoli, o arcangelo divino, divinamente splendido.

Fosti creato come specchio limpidissimo del divino splendore, che rifletti, brillando, gli splendori dello Spirito adorabile, o Michele, ammiratissimo principe degli angeli.

Theotokìon. Mostrandosi visibile nella carne, o pura, l’invisibile, che con un cenno creò gli Incorporei, volle abitare nel grembo del tuo corpo.

Altro canone. Creatore dei venti.

Stando presso il trono della Trinità per venir divinizzato per partecipazione, o arcangelo di Dio, brillando dei bagliori che ne irradiano, illumina quanti ti lodano con inni.

Quando ti vide con la spada terribile in mano sguainata, colpito dalla visione, Gesù esclamò: Che cosa comandi, signore, al tuo servo?

Da Dio sei stabilito come principe, o arcangelo, dell’eletto popolo; ora anche dei cristiani sei soccorso e redentore, liberandoli dai mali e dai pericoli.

Gloria e onore al Signore, che ci ha dato il grande arcangelo a difesa e in aiuto nei pericoli e per sfuggire per sempre agli empi nemici.

Quanti sono prigionieri di nazioni straniere, deportati con violenza, schiavi miseri, riconduci presto liberi, supplicando, o arcangelo, il Dio altissimo.

Theotokìon. Daniele ti descrisse, o Purissima, come grande monte; Avvacùm come ombroso colle di virtù, secondo Davide pingue e ubertoso, da cui Dio s’incarna per salvare il mondo.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, o Theotòkos, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno del tuo augusto ingresso, rendili degni di corone di gloria.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Condottiero degli eserciti celesti e liturgo della gloria divina degnamente divenisti, per ordine del tuo Creatore sei mediatore salvifico dei cristiani, strappandoli dai mali con la tua gloria immateriale; perciò giustamente tutti oggi celebriamo inneggiando la tua divina festa, Michele archistratega: Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto le tue divine meraviglie.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ineffabilmente concepita in grembo la sapienza e il Verbo, Theotòkos, generasti al mondo e tra le braccia reggi colui che tutto regge, il nutritore di tutti e Creatore del creato; perciò ti supplico, santissima Vergine, strappami dalle mie colpe, ora che sto per comparire al cospetto del mio Plasmatore, Sovrana, Vergine pura e donami il tuo soccorso: tu infatti puoi fare ciò che vuoi, o illustrissima.

Ode 4. Colui che siede nella gloria.

La mente prima volle stabilire le divine intelligenze, ponendo a loro capo Michele, splendente per divina partecipazione e irradiante verità che hanno origine in Dio.

Con i troni, i principati, le virtù, le potestà, le sacre dominazioni, o arcangelo Michele, canti alla Trinità l’inno sacro; salva noi che non inni a te cantiamo.

Magnifichiamo il Creatore, Signore di ogni cosa: per sua bontà ci ha dato un valido custode, muraglia invalicabile a difesa, il luminoso arcangelo Michele.

Theotokìon. Il profeta ispirato predisse in visione, o Vergine un tempo, il tuo parto strepitoso: quando vide un colle ombroso, te chiaramente, da cui il Dio santo incarnato venne.

Altro canone. Ha udito il profeta.

Come un tempo, per comando divino, sbaragliasti il grande esercito di Sennacherib, così annienta quei nemici, o Michele arcangelo, che combattono e assalgono il popolo cristiano.

Come appare stupendo il tuo aspetto, o Michele, come incute soggezione il tuo splendore, come abbaglia la tua gloria che riveli a chi ti onora, tu che compi senza numero portentosi miracoli!

Vigilando dall’alto sulla terra con splendore tu appari, molti beneficando, tutti liberando da disgrazie e pericoli quanti ti invocano, o ministro di Dio.

Questo è il luogo divino, rifugio ai tribolati; questo è il santo sacrario che ci addita il grande arcangelo, quale approdo ai molti che si salvano.

Apparisti ad Archippo di senno divino come ignea colonna, o comandante delle potenze celesti, quando un branco di malvagi si affrettava a inondare di un torrente d’acque il tuo sacrario.

Theotokìon. Per portarti il saluto, o Purissima, Gabriele scese dal cielo; anche noi ti acclamiamo con lui: Salve, porta che Cristo Dio, solo, oltrepassò per salvare la stirpe umana.

Katavasìa. Colui che siede in gloria sul trono della divinità, Gesù, Dio trascendente ogni pensiero, venne su nube leggera con la sua forza immacolata e salvò quanti acclamavano: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Un tempo ti facesti condottiero d’Israele, dando ordini al discendente di Giacobbe, mostrandoti ai mortali nello spessore di un corpo tu che sei senza corpo, o Michele, principe degli angeli.

Sempre contemplando, con divina comunione, gli splendori immateriali, facci partecipi dell’irradiazione illuminante, o principe degli angeli, che dovunque splendi per prodigi.

Si orna di grazia il tuo tempio divino, nel quale sei presente, rendendolo oceano di grazie salutari, guarigione dai mali, o principe degli angeli, Michele.

Theotokìon. Dio ti rese superiore alle angeliche menti, quando accettò di entrare nel tuo grembo incontaminato, o Purissima; supplicalo sempre di aver pietà dei tuoi cantori.

Altro canone. Fa’ sorgere Signore.

Prevedendo i prodigi che avresti compiuto nel tuo santuario, o primo degli angeli, i discepoli del Verbo lo predissero e noi ne costatiamo l’evidente compimento.

Per tua divina ispirazione, un luogo per pregare costruì presso l’acqua che effonde la grazia colui che, mentre prima ne sprezzava i poteri, constatò o arcangelo, la guarigione della fanciulla.

Venite ad attingere grazia e misericordia insieme: qui dona a tutti salute una fonte perenne rivelata dall’arcangelo con un segno divino.

O primo degli angeli, Michele taumaturgo, nel tuo divino sacrario si da la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la voce ai muti, il camminar spedito ad ogni storpio.

Punisci l’ardire dei nemici che vogliono annientare il tuo gregge, o arcangelo: libera per sempre i prigionieri perché vengano a ringraziare con noi.

Theotokìon. Superasti le potenze angeliche partorendo, o Signora Santissima, il Dio Sovrano di ogni cosa: supplicalo con loro di salvarci.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria, poiché tu, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Ode 6. Il profeta Giona.

La folla dei fedeli si compiace di elogiarti e glorifica, o Michele, il santissimo Verbo che, nella sua bontà, ha unito con gli angeli noi mortali.

Apparendo salvasti il condottiero israelita, o arcangelo; eseguiti i tuoi ordini vinse i nemici e li annientò per sempre.

Quando ti vide, Gesù di Navì si prostrò timoroso e riverente, chiedendo di conoscere il nome tuo sublime, o principe degli angeli.

Theotokìon. Beato quel popolo che ti dichiara beata, o beatissima, che generasti il beatissimo Dio, che per sublime amore ci divinizzò unendo a sé i mortali.

Altro canone. La folla dei pensieri.

Sfolgorante apparisti e rendesti impotenti quanti, deviando la corrente del fiume, volevano esaurire quell’acqua benedetta che largisci ai fedeli.

Percuotendo la roccia, un tempo, Mosè ne fece zampillare l’acqua; ora, o divino arcangelo, spezzando la roccia, hai ingoiato un fiume impetuoso, che anche oggi testimonia il prodigio.

Quanti un tempo, ottenebrati dall’errore idolatrico vennero al tuo santuario, per le tue preghiere ottennero la luce radiosa della conoscenza di Dio.

Il tuo aspetto e la tua natura ignea illumina i fedeli fulminando gli increduli, o principe dei ministri di Dio, patrono di quanti ti onorano con fede sincera.

Imitando in tutto la divina tenerezza del Signore, ai miseri porgi la mano, ai contriti gli animi curi ed estingui i dolori di quanti a te ricorrono, o Michele.

Theotokìon. Il profeta ti previde come libro in cui il Verbo viene scritto dal dito del Padre: imploralo, o Vergine, di iscrivere nel libro della vita noi, che piamente ti glorifichiamo.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Theotòkos, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion. Tono 2. Autòmelo.

Archistratega di Dio, liturgo della divina gloria, guida degli uomini e principe degli incorporei, chiedi per noi ciò che giova e la grande misericordia, come archistratèga degli incorporei.

Ikos.

Dicesti, o filantropo, nelle tue Scritture, che la moltitudine degli angeli nel cielo si rallegra per un solo uomo penitente, o immortale; perciò noi che siamo nelle iniquità, o senza peccato, o solo conoscitore dei cuori, osiamo supplicarti ogni giorno, come compassionevole, di avere compassione di noi e di far scendere la compunzione su noi indegni, o Sovrano, concedendoci compunzione: poiché per tutti noi ti prega l’archistratega degli incorporei.

Sinassario.

Il 6 di questo mese memoria dello straordinario prodigio a Colossi di Frigia avvenuto per opera dell’archistratega Michele.

Stichi. Apparisti nel tuo tempio, Michele, come nuovo Noè, sciogliendo il cataclisma dei fiumi in Choni. Il sei Michele inghiottì l’onda dei fiumi.

Lo stesso giorno la lotta dei santi martiri Eudossio, Zenone, Ròmilo e Macario.

Stichi. Furono tagliati Eudossio, Ròmilo, Zenone e Macario, beatissimi fino in fondo.

Lo stesso giorno i santi centoquattromila militari e la santa Calodòti, perirono di spada.

Stichi. Decine di migliaia di martiri vengono uccisi dalla spada. Calodòti viene decapitata con la spada e si presenta a te, datore d’ogni bene, o Verbo.

Lo stesso giorno i santi Fausto, presbitero, Macario, Andrea e Vivos, monaco, Kyriàkos, Dionigi, Andrònico e le sante Andropelaghìa e Tecla e Teoctisto il pilota e un altro Kyriàkos, semplice cittadino, perirono di spada.

Stichi. Lasciando la terra per lo splendore dei cieli, Fausto per primo periva di spada. Camminando verso la beatitudine Macario e Andrea accettarono bene la spada. Vivos indossa la corona della virtù, donata a lui, che è monaco, da Cristo stesso. Con Dionigi altri due, a lui spiritualmente simili, senza esitare affrontarono la spada. Tecla e Andropelaghìa dimostrarono virtù virili. Il marinaio Teoctisto, morto per l’essenziale, come nave dirige la sua anima verso Dio. Il cittadino Kyriàkos per mezzo della spada si unisce con gioia al coro che festeggia senza fine.

Lo stesso giorno inaugurazione della santissima Theotòkos nel Secondo presso la casa di santa Irene.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Colui che salvò nella fiamma.

Daniele, contemplando, ti vide, o beato Gabriele, sfolgorante d’aspetto, sulle rive del fiume, a spiegargli la visione e parlargli di Michele.

A gran voce onoriamo lodando le due guide degli angeli dal divino aspetto luminoso: Michele e Gabriele, nostri buoni difensori, patroni e custodi.

Stupendo e ammirevole, divino d’aspetto, radioso Michele tu sei guida di spirito dei ministri immateriali; prega con loro per tutti noi.

Theotokìon. Vedendo abitare in te, stupendo e temibile l’eterno Verbo dell’Intelletto infinito, Gabriele arcangelo, o Vergine gridò: Salve, o benedetta, trono dell’Altissimo.

Altro canone. Al simulacro d’oro.

Quando un giorno Daniele ti vide, da terrore e spavento fu preso; ai tuoi piedi caduto, apprese completa istruzione dei misteri ineffabili, per cui volle acclamare: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Quanti sono condotti prigionieri di nemiche invasioni, nei luoghi più lontani, invocato come protettore riconduci, o divino stratega, nella gioia di poter, grati, cantare: Benedetto il Dio dei nostri padri.

I cori angelici, contemplando te, arcangelo Michele, inneggiato con fervore dalle folle degli uomini, colmi di gioia indicibile, glorificano il Dio che, per suo amore indicibile, misticamente ha unito ai cieli i mortali.

Quale luogo resta privo dei tuoi innumerevoli prodigi? Quale città non ti considera patrono? Quale anima oppressa non chiama in aiuto, o arcangelo di Dio, per invocare: Benedetto il Dio dei nostri padri?

Guida agli erranti, patrono degli oppressi, conforto ai tribolati, porto sereno ai tormentati dagli spiriti, garante ai peccatori, medico dei malati, luce agli ottenebrati sei, o arcangelo di Dio.

Theotokìon. Purissima Sovrana, prega sempre il Signore, Salvatore, Redentore e Dio, perché otteniamo il perdono dei molti peccati e il condono dei castighi, per celebrare le sue misericordie innumerevoli.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestando con coraggio la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: Celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Il liberatore di tutti.

Comandante degli incorporei intelletti, valido intercessore per gli uomini, divino servo di Dio, o Michele, sempre acclami: Lodate e benedite il Signore.

Soli splendidissimi, arcangeli Michele e Gabriele, il creato illuminate con i bagliori del Dio trisolare per scacciare le tenebre del male.

Come esperti timonieri scampate, o arcangeli, la mia spirituale barchetta, travolta e in pericolo, alla tempesta dei peccati, verso il porto del divino volere.

Theotokìon. L’arcangelo divino ti apparve come amico delle nozze portandoti il saluto, o Sposa sempre Vergine di Dio, gloria degli angeli, salvezza e protezione per gli uomini.

Altro canone. Al simulacro d’oro.

Come fulmine percorri la terra ed esegui il divino volere; i cieli attraversi alla guida degli angeli: grande è il tuo onore, inimmaginabili i prodigi che tu compi innumerevoli, stupendo tutto il creato.

L’eletto Filippo e il gran teologo Giovanni, testimoni oculari di colui che col corpo apparve sulla terra, divinamente ispirati, sapientemente parlano della continua grazia delle guarigioni che fai piovere.

Un tempo Mosè divise il mare col bastone; ora, invece il primo arcangelo, apparso con potenza, con un bastone invisibile colpisce le travolgenti acque: come metallo fuso colano nella roccia.

Il santuario del principe degli angeli sembra l’immenso cielo in cui risplendono come stelle miracoli per tutti e i cuori dei fedeli glorificano Dio, fonte d’ogni bene, in tutti i secoli.

Per mezzo di una bestia irrazionale rimproverasti un tempo l’irrazionale gesto di Balaàm; rendi ora impotenti, con ragionevole intervento, i nemici irragionevoli contro di noi in agguato, o principe degli angeli, con la tua intercessione.

Theotokìon. Partoristi un fuoco che non arse il tuo grembo, o Vergine: generasti il Verbo del Padre che eliminò l’irrazionalità dai pensieri degli uomini che, ingannati dal maligno, disobbedirono all’ordine del Dio filantropo.

Katavasìa. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. La disubbidienza di Eva.

Ecco, il decoro della tua divina casa, arcangelo, rifulgendo per la tua splendida confidenza, emana folgori di miracoli e ogni giorno scaccia per grazia divina la tenebra delle malattie.

In coppia eseguite sulla terra i comandi del Signore, stupendi arcangeli radiosi: eliminate i mali e a tutti recate il salvifico splendore del divino Spirito.

Le divine incorporee menti oggi con noi festeggiano il grande e luminoso angelo archistratega, da tutti celebrato, che per noi intercede, procurandoci luce e redenzione dalle colpe.

Coppia divina e luminosa, o arcangeli Michele celebratissimo e Gabriele glorificato, stando presso la Trinità adorata, scampateci dalla condanna delle colpe e dal castigo eterno.

Theotokìon. Alla voce dell’arcangelo Gabriele concepisti il Verbo di Dio, o Purissima, che con la sua parola creò le schiere del cielo, concedendo loro di lodare la sua santa incarnazione, sopra ogni immaginazione e capacità di espressione.

Altro canone. Ha spiegato la potenza.

Come apparisti agli uomini per infinito amore, così li affidasti agli angeli per difenderli da ogni danno del maligno; al di sopra di tutti, l’ammirabile Michele; con lui, o Verbo, ti supplichiamo di concedere a tutti il perdono dei peccati.

Col tuo potente aiuto, o principe degli angeli, col tuo soccorso il pio imperatore combatte mali e disordini, sempre vincendo i loro danni e per te ringraziando il Creatore, ne canta le lodi.

Ogni fedele canta le lodi a te, che nel cielo senza sosta canti l’inno trisagio con le infinite schiere, o principe degli angeli. Presentaci tutti a Dio perché siamo liberati da bisogni e mali.

Festeggi misticamente il creato, celebri del Signore il grande arcangelo, guida degli erranti, porto dei naviganti nei dolori e tra i pericoli, medico per i malati e fonte di salute.

Hai santificato questo tuo tempio e lo hai rivelato fonte di miracoli; qui riuniti gridiamo con fede: Chiedi per noi il perdono delle colpe, o arcangelo Michele, donaci ogni bene e pace duratura.

Theotokìon. Apparisti più ampia dei cieli, incomprensibilmente portando il Dio al quale i cori incorporei inneggiano misticamente; Vergine purissima, supplicalo di salvare tutti noi, che con continue lodi ti diciamo beata.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima, Theotòkos pura, sempre Vergine.

Exapostilarion. Udite, donne.

Radunatevi e vedete, voi tutti della stirpe umana: ammirate il singolare prodigio compiuto a Choni: Michele, l’incorporeo, con la verga spaccò la roccia e vi buttò dentro i fiumi che scendevano disordinatamente sull’acqua santa.

Theotokìon.

Fui privato, per l’incontinenza di un tempo, ahimè infelice, dell’immagine superiore, ricevuta per opera di Dio: ma tu, Cristo, come compassionevole, unendoti ineffabilmente a me, ti unisti all’inferiore rinnovandomi, o Salvatore, con sangue verginale.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Angelicamente nel mondo festeggiando il Dio trasportato su trono di gloria, gridiamo l’inno: Santo sei tu, Padre celeste, Verbo coeterno, santo sei tu e lo Spirito santissimo (2).

Stando con grande franchezza per primo tra i celesti in gloria presso il tremendo trono, testimone oculare delle realtà ineffabili, salva con la tua intercessione, archistratega Michele, noi che siamo nella stretta di pericoli e tentazioni, ti supplichiamo.

Tu che veramente sei il primo degli angeli incorporei e ministro del divino splendore, di esso testimone oculare e iniziato, salva, o Michele archistratega, noi che ogni anno ti onoriamo piamente e cantiamo la Trinità con fede.

Gloria. Tono pl. 1.

Dove la tua grazia stende la sua ombra, o arcangelo, di là è scacciata la potenza del diavolo: non sopporta infatti di restare alla tua luce il Lucifero caduto. Perciò ti chiediamo: spegni con la tua mediazione le sue frecce infuocate lanciate contro di noi e liberaci dalle sue insidie, o arcangelo Michele inneggiatissimo.

E ora. Theotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata, Vergine Theotòkos e com’è nostro dovere ti glorifichiamo, città inconcussa, muro inespugnabile, indistruttibile protezione e rifugio delle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 del canone.

Prokìmenon. Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fuoco ardente.

Stico. Benedici, anima mia, il Signore; Signore Dio mio ti sei grandemente esaltato.

L’apostolo agli Ebrei. Fratelli, se la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda.

Alliluia.

Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nei cieli altissimi.

Stico. Lodatelo, voi tutti angeli suoi; lodatelo, voi tutte sue schiere.

Vangelo secondo Luca. Disse il Signore: Chi ascolta voi, ascolta me.

Kinonikòn.

Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fuoco ardente. Alliluia.

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Mattutino del 5 settembre- Memoria di san Zaccaria profeta, padre del Precursore

5 SETTEMBRE

Memoria di san Zaccaria profeta, padre del Precursore.

Al Mattutino.

La solita sticologia e i canoni dall’Oktòichos e questo del santo. Acròstico: Lodo il sommo sacerdote, padre del precursore.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraverso l’umido.

Celebrando la tua memoria, o profeta, imploro la grazia dello Spirito affinché per la tua mediazione collabori, acclamando: Al Redentore e nostro Dio cantiamo.

Irreprensibile fu la tua vita: fosti insignito della veste del sacerdozio e delle perle luminose della profezia, o beato oracolo divino.

Col capo adorno dello splendido diadema, conforme alla legge, come sacerdote, Zaccaria proclamasti: Al Redentore e nostro Dio cantiamo.

Theotokìon. Indossando come Aronne il lungo manto, accogliesti la Vergine che, germogliata dalla radice di Iesse, germogliò in grembo il Redentore.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

Quando portavi l’incenso dell’offerta, o sommo sacerdote, allora ricevesti la nascita del precursore.

Ti unse il myron per officiare come Aronne: perciò fosti degno della visione dell’angelo.

Zaccaria generò Giovanni, alba che annunzia all’ecumène te, sole intelligibile, o Salvatore.

Theotokìon. Dirigi la mia vita, Genitrice di Dio purissima, che illuminasti anche la casa e la vita di Zaccaria.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a accorrono a te, Signore, tu, luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono pl. 4. Dell’incarico.

Offrendo a Dio il culto secondo la Legge e profetizzando il Cristo incarnato grazie allo Spirito santo dalla Vergine, apparisti all’ecumène come colonna di luce, o Zaccaria e predicasti il Sole di giustizia, l’Oriente che illumina il mondo dall’alto, che dirige i nostri piedi e salva l’uomo.

Gloria. Uguale.

Diciamo benedetto il figlio di Barachia, perché salmicamente meditava la legge giorno e notte, Zaccaria il giusto, che serviva il Dio di tutti negli eccelsi, come disse il grande tra i profeti Davide; egli infine si sacrificò come agnello immolato nel sangue, gradito olocausto al Salvatore delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Vergine benedetta, piena di divina grazia, con le potenze superne e con i profeti e tutti i santi supplica senza sosta per noi colui che per viscere di misericordia è nato da te, di donarci prima della fine ravvedimento e perdono dei peccati, correzione della nostra vita, affinché troviamo misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

Sempre custoditi dalla croce del tuo Figlio e Dio, respingiamo gli attacchi e gli intrighi dei demòni e, inneggiando te soprattutto come realmente Madre di Dio, o pura, noi, generazioni tutte, con affetto ti diciamo beata, come hai predetto; perciò le tue preghiere donaci la remissione delle colpe.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Il tuo profeta, Signore, ti servì fedelmente nelle figure della Legge e divenne degno di vedere in conoscenza la realtà della grazia.

Aggiungesti luce a luce, chiarezza a ciò che era oscuro, o beatissimo: alla legge, infatti, ti fu aggiunta realmente anche la grazia.

L’arcangelo che stava vicino a Dio, il divino Gabriele ti apparve, o beato, per annunciarti la voce del Verbo, il divino precursore.

Theotokìon. Dopo averti trovato come pura dimora, colui che sciolse la sterilità di Elisabetta, il Demiurgo della creazione, abitò in te.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

La tiara fu posta sul tuo capo, o profeta glorioso, con il sigillo, tipo della grazia.

Si allieta il creato per la tua prole, o sommo sacerdote: hai generato, infatti, l’araldo della penitenza.

Splendidamente hai trascorso la vita: con Elisabetta, infatti, hai compiuto tutti i comandamenti del Signore.

Theotokìon. La mia lingua, o profeta di Dio, si muove a inneggiarti perché hai visto la sempre Vergine portare un bambino.

Ode 6. Una tunica luminosa.

Colui che adorava nell’ombra della Legge, apparve anche araldo della grazia, o Salvatore nostro, poiché era anche degno di vedere la tua incarnazione.

Insignito del pettorale del giudizio, o sacerdote Zaccaria, accogliesti il Verbo eterno, rivestito di carne.

Apparisti interlocutore di Dio all’interno del tempio, o mistico da Dio ispirato, sacerdote e liturgo degnissimo.

Theotokìon. Portando in grembo il Salvatore, il Verbo senza principio, fosti riconosciuta dalla profetessa Elisabetta Vergine Theotòkos.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti rivesti di luce come un manto, misericordiosissimo Cristo, nostro Dio.

Kontakion. Tono 3. La Vergine oggi.

Il profeta e sacerdote dell’Altissimo Zaccaria, genitore del precursore, oggi ha imbandito la mensa, nutrendo i fedeli con la sua memoria e mescendo per loro la bevanda della giustizia. Per questo lo celebriamo come divino iniziato della grazia di Dio.

Ikos.

Il sacerdote ha accolto il silenzio della Legge, accogliendo per le parole dell’angelo, con Elisabetta, sterile e casta, il precursore, profeta e iniziato all’avvento di Cristo: con la sua nascita si sono inaugurate la grazia e la redenzione e la nostra universale riconciliazione, perché egli predica l’agnello e Creatore, che rinnova il creato e dalla sterile provvede il frutto e si è manifestato come Figlio della Vergine, come divino iniziato della grazia di Dio.

Sinassario

Il cinque di questo mese memoria del profeta Zaccaria, padre del precursore.

Stichi. Per l’agnello divino Zaccaria viene ucciso dentro il tempio come un agnello. Il cinque Zaccaria viene ucciso sul pavimento nel tempio.

Lo stesso giorno sant’Abdeo periva colpito con verghe di àcanto.

Stichi. Abdeo fu colpito con rami spinosi in onore del Sovrano coronato di spine.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Mèdimno, Urbano, Teodoro e degli ottanta sacerdoti, leviti e diaconi, loro compagni.

Stichi. Attraversando salmicamente acqua e fuoco, dice Mèdimno, giungo al riposo. Con Urbano anche il grande Teodoro affronta lo stessa gara con Mèdimno. Celebriamo gloriosamente ottanta consacrati, gettati nel fuoco e nell’acqua.

Lo stesso giorno memoria di san Pietro di Athira.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace.

Quando la voce che grida uscì dalla sterile, allora sciolse i legami della tua lingua per gridare, o Zaccaria: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Il precursore, amico dello sposo, fu generato da una sterile, prefigurando sapientemente il parto della Vergine a quanti con fede acclamano: Benedetto Dio nei secoli.

Divenisti totalmente strumento divino dello Spirito, o beatissimo Zaccaria e predicesti profeta il tuo bambino gridando: Benedetto sei tu, Signore nei secoli.

Theotokìon. Vedendo te, Vergine, Zaccaria riconobbe il completamento della Legge e la ricapitolazione di ogni profezia, acclamando: Benedetto, o purissima, il frutto del tuo grembo.

Ode 8. Colui che sul monte.

Ti mostrasti portavoce della verità, o gerarca beato, perché Giovanni il precursore, precedendolo preparò le vie di Cristo, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Parlando benedici il Sovrano che ci dà la salvezza, sorto nella carne da Davide, il Signore della gloria, che noi lo esaltiamo per tutti i secoli.

Degno dei carismi maggiori, o profeta di Dio, generasti il precursore, che superò tutti i profeti dell’antichità, inneggiando il Signore ed esaltandolo per tutti i secoli.

Theotokìon. Il sommo sacerdote e profeta Zaccaria con gioia venerò la Vergine e Madre che portava il Signore del creato, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Colui che sul monte santo si glorificò e nel roveto ardente fece conoscere a Mosè il mistero della sempre Vergine, inneggiatelo Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Realmente Theotòkos.

Fosti riempito di ispirazione dal Paràclito e iniziasti a benedire il Signore, o beatissimo sacro mistico, ispirato da Dio.

Vedendo il fondamento delle parole dell’arcangelo, o illustrissimo oracolo divino, subito muovesti la lingua per benedire.

Il Creatore ha avuto pietà degli smarriti e si è ricordato sapientemente dell’eredità di Abramo come profetando esclamò, pieno di Spirito.

Sei stato ornato con le corone del sacerdozio e con l’illuminazione della profezia, o Zaccaria e partecipi alla gloria suprema.

Theotokìon. Essendo scrigno di luce, illumina, o Vergine, la mia anima oscurata per le passioni e scampami dalla tenebra esteriore.

Irmòs. Realmente, Theotòkos, da te salvati, noi ti celebriamo, Vergine pura e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Irreprensibilmente officiavi davanti al Dio onnipotente, secondo l’ordinamento legale, o Zaccaria profeta, perciò, mentre offrivi l’incenso ti apparve l’angelo dicendo: Genererai il precursore di Cristo, mediatore tra la Legge e la grazia divina.

Theotokìon.

Sono passate, Vergine Madre, le cose che un tempo si compivano nell’ombra della Legge e della figura: senza seme, infatti, generasti il Dio datore della Legge, per la redenzione dei mortali. Con la legge divina conferma dunque anche me, vinto dalla legge del peccato.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 4 Settembre- Memoria del santo ieromartire Babila, ves covo di Antiochia del santo profet a e divino vate Mose

4 Settembre

Memoria del santo ieromartire Babila, vescovo di Antiochia del santo profeta e divino vate Mosè.

Al Mattutino.

Un canone dall’Oktòichos e 2 canoni dei santi. Il canone dello ieromartire è opera del monaco Teofane.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Attraversando senza tormenti il Mar Rosso del tuo sangue come Mosè, beato Babila, gridavi: Cantiamo a Dio un canto di vittoria.

Sottomettendo l’affetto terreno all’amore divino, disprezzasti la vita, o beato Babila, impegnandoti a contemplare la bellezza di Cristo.

Come amante della Trinità sovradivina, moristi con i tre fanciulli, o beato Babila, dando la tua anima a Cristo per il suo amore.

Theotokìon. Accogliendo il tuo Creatore, che volontariamente s’incarnò dal tuo seno senza seme, o Purissima, ti rivelasti ineffabilmente sovrana delle creature.

Canone del profeta. Acròstico: Sia lodato Mosè, primo fra i profeti. Nei theotokìa: Di Clemente.

Tono pl. 1. L’immensità rossa del mare.

Sia lodato Mosè come primo fra i profeti che parlò con Dio faccia a faccia, non in enigmi, ma contemplando il suo aspetto.

Dio ti mandò come divina guida del popolo e salvatore della tua stirpe Israele, o Mosè, divino veggente, come promise al tuo progenitore, al quale tramite l’unzione della promessa fu annunziata un tempo la tua nascita.

Le virtù cardinali trovarono te come scrigno di sapienza nascosto nella conoscenza di Dio come in un’arca, o divino veggente Mosè, perciò ti allevò la figlia del re e la divina provvidenza.

Divino veggente dall’infanzia, rifiutasti ogni seno, o inneggiatissimo e nutrito con il latte puro di tua madre, manifestavi realmente la tua preziosissima dignità di familiarità con Dio.

Theotokìon. Sbigottì Mosè contemplando un tempo la prodigiosa visione, intreccio insolito di roveto e fiamma prefigurante Dio senza corruzione dalla Vergine Madre, contemplato incarnato nel tempo.

Dello ieromartire.

Ode 3. Non c’è santo.

Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sol-levasti la fronte del tuo fedele Babila e lo incoronasti con la corona della tua confessione.

La tua croce divenne forza per i martiri, rafforzando i fanciulli e l’illustre Babila e, tramite loro, abbattendo la boria dell’eresia atea.

Il potere del diavolo fu spento del tutto, o Cristo, poiché il forte fu vinto dai fanciulli innocenti e dal divino Babila e fu da essi umiliato.

Theotokìon. Cristo, mia forza e mio vanto è sorto rivestito di carne da te, Theotòkos e per bontà ci liberò dalla servitù del diavolo.

Del profeta. Ha indebolito l’arco.

Fosti riempito del tutto dalla conoscenza ineffabile, o divino veggente, poiché il santissimo Spirito tramite l’angelo ti introdusse chiaramente alla conoscenza degli arcani.

Illuminato dai divini raggi, sbalordisti l’Egitto con i segni divini, trasformando prodigiosamente la natura degli elementi, o sapientissimo.

Il tuo volto risplendeva in bel modo, o beato, con la luce del divino raggio, perciò attirasti tutti alla divina bellezza.

Theotokìon. Il tuo volto irraggiò, o sapientissimo, quando fosti persuaso dalla comprensione della tremenda visione, ma ti fermò la voce del Signore, generato dalla Vergine nella carne.

Irmòs. Ha indebolito l’arco dei potenti e i deboli ha cinto di potenza; per questo si è rafforzato nel Signore il mio cuore.

Kàthisma dello ieromartire.

Tono 3. La confessione della fede.

Acceso dalla confessione della fede, spegnesti l’eresia dell’inganno svergognando l’ateismo degli idoli e divenuto divino olocausto, refrigeri i confini con i prodigi. Padre santo, prega Cristo Dio di donarci la grande misericordia

Gloria. Del profeta. Tono 4. Sei apparso oggi.

Conoscendoti primo fra tutti i profeti, piamente ti inneggiamo noi fedeli, poiché tu contemplasti Dio come era possibile per un uomo vederlo.

E ora. Theotokìon.

Il fervido sostegno di chi è in difficoltà, il nostro soccorso e riconciliazione presso Dio, per cui fummo liberati dalla corruzione, la Madre di Dio, fedeli, proclamiamo beata.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo tuo Figlio appeso sulla croce, o Purissima, ti si dilaniavano le viscere materne e gridavi con dolore: Ahimè, Figlio mio! Come sei tramontato, luce mia senza tempo?

Dello ieromartire. Ode 4. Cristo, mia forza

Cristo, mia forza, Dio e Signore! Così gridavi davanti ai troni tirannici, non intimorito dalle minacce, rallegrandoti nel Signore, ieromartire Babila.

Offrendo al Signore un sacrificio senza macchia, incruento, tremendo, con il tuo sangue offristi anche te stesso come immolazione incontaminata, ieromartire Babila.

Come guida sapiente dei fanciulli, nutrendo le loro giovani anime con il latte spirituale, li offristi come sacrificio incontaminato, o ieromartire Babila.

Theotokìon. Sapendoti dimora santissima di Dio, unica pura che superi tutti i fedeli, o Genitrice di Dio, con voci sacratissime ti diciamo beata.

Del profeta. Vedendo te elevato.

Mimetizzando il balbettamento della tua lingua e della tua voce per divina provvidenza, o divino veggente, ti rivelasti ministro dei misteri tremendi di Dio e colpisti con piaghe l’Egitto.

Come fu prodigiosa la tua vocazione, divino veggente, come furono tremende le opere dei tuoi portenti! Infatti Colui che è Dio ti vide e ti innalzò con gloria e ti mandò come salvatore d’Israele.

Magnificandoti piamente come datore della legge dei gloriosissimi insegnamenti di Dio difficilmente intelligibili, gridiamo: o divino veggente Mosè, rendici propizia la divina potenza.

Uccidesti i primogeniti dell’Egitto come Cristo uccise il potere dei demòni, poiché ciò che tu operavi prefigurava il futuro, o illustrissimo.

Theotokìon. Mosè, udendo Dio gridare dalla fiamma e dal roveto: Non avvicinarti, poiché il luogo è santo, con devozione scrisse per primo che Cristo sarebbe nato nella carne da vergine pura.

Dello ieromartire. Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Lo ieromartire Babila ricevette realmente dall’alto la tua divina grazia, o Cristo, come anche i giovani fanciulli si esortarono al tuo amore e al disprezzo della morte.

Illuminato dalla tua divina conoscenza, Signore, lo ieromartire Babila insegnava a tutti a confessare Dio solo te, Figlio del vero Dio, che ci liberasti dall’oscurità e dall’eresia.

Lo ieromartire Babila, eletto per la tua divina chiamata a pascolare il tuo gregge spirituale, o Verbo di Dio, offre il suo sangue, guidando con sapienza tutti nella via della salvezza.

Theotokìon. Commuovi con la preghiera il Sovrano di tutti nato da te, Purissima, supplicalo di liberare da ogni ostile corruzione i tuoi servi, che ti celebrano Madre e Vergine.

Del profeta.

Tu, Signore, mia luce.

Colpisti il Mar Rosso con il tuo bastone, o divino veggente e mostrasti il potere di Dio, prefigurando il potere della divina croce.

O amabile audacia! O semplicità di un’anima pura! Poiché dicesti a Dio o, divino veggente: Se mi hai conosciuto più di tutti, mostrati a me chiaramente.

Coperto dalla roccia, non vedesti il volto di Dio, perché nascosto, o divino veggente, ma conoscesti solo le spalle prefiguranti l’incarnazione del Verbo.

Un tempo Mosè, divino veggente, con la preghiera fece piovere la manna al posto dell’acqua e nutrì con quaglie Israele.

Theotokìon. Entrasti davvero nella nube e trovasti l’ineffabile, o divino veggente, poiché dalla Vergine stava per nascere Dio nella carne sulla terra.

Dello ieromartire.

Ode 6. Vedendo il mare della vita.

Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi dell’eresia, l’indimenticabile atleta Babila gridava: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Somigliando a Cristo, l’insigne martire e atleta diede la sua anima prima del suo gregge, trasferendosi dalla corruzione della morte alla vita eterna.

Il beatissimo atleta Babila con la sua passione rafforzò sapientemente l’instabilità dei fanciulli, trasferendoli dalla terra alla vita celeste.

Theotokìon. Col tuo parto fummo liberati dalle catene della condanna e della maledizione, o benedetta Vergine, poiché solo tu incarnasti Dio sulla terra dal tuo sangue puro, o incontaminata.

Del profeta.

A te offrirò sacrifici.

Con il forte esercito del Dio di Israele abbattesti sette stirpi della malvagità dei cananei, dando la loro terra in eredità al tuo popolo.

Indicibilmente entrando nella nube divina, o Mosè, hai preso le tavole della legge scritte col dito di Dio, poiché egli chiamava te, suo grande servo.

Manifestamente Dio esaudì Mosè, divino veggente per mostrarlo al popolo come tremendo ricettacolo della sua gloria.

Come figli legittimi della grazia, riceviamo la benedizione inneggiandoti, o beato e diamo ora il calcagno agli ebrei come un tempo Giacobbe a Esaù.

Theotokìon. Con segno divino, Theotòkos, l’illustre Mosè ti prefigura come arca tutta dorata dai fulgori dello Spirito a gloria di Dio.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion di san Babila.

Tono pl. 4. Come primizie della natura.

Come araldo della pietà e sostegno dei lottatori la Chiesa ti glorifica, o glorioso, risplendendo oggi: poiché dunque ti è data franchezza, implora Cristo perché i tuoi cantori siano custoditi in pace perfetta, o grande lottatore.

Ikos

Considerando chiaramente la vanità del mondo, tu che eri estraneo al mondo e imitando la passione di Cristo, uccidesti le passioni del corpo; e prendendo la tua croce seguivi, o martire, il tuo Creatore. Ora che sei sempre con lui, imploralo per chi davvero ti onora, o grande lottatore.

Sinassario.

Il 4 di questo mese, memoria del santo ieromartire Babila, vescovo della grande Antiochia e dei tre fanciulli, suoi compagni, uccisi con la spada.

Stichi. Babila, che un tempo sacrificava Cristo stesso, con i fanciulli sacrifica se stesso per Cristo tramite la spada il quarto giorno.

Stichi ai fanciulli. Per l’ardente fede nel Sovrano accorrono i fanciulli con audacia al taglio della spada.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Babila, maestro in Antiochia e dei suoi discepoli, ottantaquattro fanciulli, uccisi con la spada.

Stichi. La ricompensa dei fanciulli per il tuo insegnamento, divino Babila, è la partecipazione al taglio.

Il santo profeta Mosè perì in pace.

Stichi. Non contempli più Dio da dietro la roccia o dalle spalle, ma ora lo vedi in faccia, Mosè.

Lo stesso giorno memoria di santa Ermione, una dalle figlie di san Filippo apostolo.

Stichi. Ermione camminò verso il cielo e la sua anima conseguì salvezza.

I santi martiri Teòtimo e Teodulo, che da carnefici credettero, perirono nel fuoco.

Stichi. Teòtimo e Teodulo insieme morirono e insieme, come un unico servo, glorificarono il Signore.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Centurione, Teodoro, Amiano e Giuliano, originari del villaggio Candavli.

Stichi. Centurione, acceso dal divino amore, con la rugiada del suo sangue spense il fuoco del martirio. Per tre atleti il fuoco è la scala su cui salgono al cielo senza inciampo.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Petronio, Caritina, Zarbelo (o Sarbelo), Thathuìl e Certa.

Stichi. Thathuìl e Certa furono tagliati un tempo e trovarono la vita vera nel cielo. Rinnegando l’ateismo, Sarbelo piamente subì la lapidazione.

Lo stesso giorno memoria dei santi tremilaseicentoventotto martiri.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dello ieromartire. Ode 7. Tutta rugiadosa.

Contemplando oggi i fanciulli vittoriosi contro l’eresia e il divino Babila esultante, i principi degli incorporei acclamano insieme: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La luminosa grazia del Sovrano ha illuminato i fedeli riuniti, esortandoli ad acclamare con gioia: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Il tiranno non capiva come aiutare quelli che non erano dèi, mentre il divino Babila esortava a gridare alla Trinità santissima: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Illumina il mio cuore ottenebrato con i tuoi luminosissimi fulgori, o Vergine, che generasti sulla terra Cristo sole; a te sempre cantiamo: Benedetta sei tu, che generasti Dio nella carne.

Del profeta. Nella fornace persiana.

Divenuto divino pittore delle mistiche visioni divine, dipingendo con parole, o Mosè, tutta l’immagine intelligibile della tenda, affidasti l’opera a Bezaleel, corifèo dei maestri.

Avendo osato un tempo esercitare il sacerdozio contro di te, Core fu visto discendere nell’ade ereditandolo vivo, poiché Dio aveva riservato a te, Mosè, la dignità del regno e del sacerdozio.

Michele, celeste principe, condottiero apparve con te, Mosè, della stirpe antica di Israele e divino custode del tuo corpo, poiché svergognò l’ostile iniziatore della malizia.

Theotokìon. Il divino bastone di Aronne che germogliò prefigurò a tutti te, Theotòkos, scioglimento dei peccati, poiché divenisti purificazione dei terrestri e liberazione dalla tremenda minaccia di Dio contro di noi.

Dello ieromartire.

Ode 8. I fanciulli nella fiamma.

Fratelli, oggi la memoria dello ieromartire Babila esorta i fanciulli ad acclamare nella fiamma: Opere tutte, benedite il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Oggi i giovani discepoli del sacerdote e martire Babila sono incoronati con l’anziano e si esortano ad acclamare: Opere tutte, benedite il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

L’unzione sacerdotale del sacerdote e martire Babila è glorificata di più con l’unzione del sangue; perciò, opere tutte, benedite il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Generasti nella carne colui che regge in mano l’universo e portasti fra le braccia colui che tutte le opere inneggiano e sovresaltano come Signore per tutti i secoli.

Del profeta. Stese le mani, Daniele.

Fosti giustamente chiamato servo di Dio e con le tue opere diventasti mite, perciò Dio si rivelò a te più che a tutti gli altri profeti, o Mosè e rendendoti teoforo, ti insegnò a cantare con fede: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Rivelandoti intimo di Dio, ministro e re di Israele, o Mosè, divino veggente, annunziasti la futura venuta di Cristo nella carne, scrivendo per prima del suo tremendo e divino avvento tra gli uomini; e fosti realmente la sua prefigurazione animata e il suo profeta fedele.

Eletto regnante da Dio, guidasti con fede il popolo per mezzo delle parole profetiche e della legge dei precetti, raddrizzandolo con segni e prodigi, o divino veggente e ti riunisti ai tuoi padri con gloria.

Salendo sul monte come in cielo per ordine divino, contemplasti con lo spirito la terra dei miti, o sapientissimo e con i sensi contemplasti la delizia della promessa; e trasferendoti dalla terra, il tuo corpo fu nascosto per divina economia.

Theotokìon. Nessuno fu chiamato divino veggente prima di te, glorioso Mosè, servo di Cristo, poiché tu contemplasti tutte le prefigurazioni della Vergine che predicevano il suo divino parto; e nella fiamma del roveto contemplasti la sua immagine invisibile.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Dello ieromartire.

Ode 9. Impossibile agli uomini.

Cristo ha mostrato agli uomini una via facile per salire agli eccelsi tramite la croce: perciò la morte è vinta dagli uomini; infatti non spaventò nemmeno i giovani fanciulli, che con il meraviglioso Babila diciamo beati.

Avendo ricevuto da Cristo il carisma dei prodigi e l’eredità eterna come ricompensa per le tue pene, o divino Babila, ora canti con gli angeli: Santa, santa, santa sei tu, Trinità, che tutto compi e tutto puoi.

Ricaviamo la guarigione delle passioni accorrendo al tempio illustre degli atleti, poiché lì sono le schiere degli angeli, gli spiriti dei giusti e soprattutto la Sovrana di tutti con il meraviglioso Babila, che concede guarigioni.

Theotokìon. Vergine Sovrana, io, misero ti inneggio con labbra sporche, supplicandoti: liberami dal fango delle mie opere e rendi degni i tuoi cantori della destra della gloria di tuo Figlio.

Del profeta.

Da te, o Vergine.

Divenisti divino veggente e dopo la morte contemplasti Cristo irraggiante la luce della divinità, non in tratti scuri come un tempo nella roccia, ma in carne umana.

Più del Sinai il monte Tabor fu glorificato, poiché lì Mosè dai morti e il Tesbita da parte dei vivi contemplavano con gli apostoli Cristo vero Dio trasfigurato.

Con la tua misericordiosa supplica e la franchezza delle tue preghiere, Mosè, divino veggente, libera da ogni corruzione i cristiani che ti lodano, come liberasti Israele da pericoli, sventure e male.

Theotokìon. Prefigurandoti nel calice d’oro, nel monte e nella mensa divina, Mosè annunziava chiaramente che da te, Vergine, sarebbe nato Dio; contemplandolo nella carne, piamente t’inneggiamo.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Tu che il cielo.

Sacrificatore e insieme sacrificio a Dio apparisti, Babila, perché sacrificavi a lui senza sangue e fosti sacrificato nel tuo sangue con i perfetti fanciulli, con i quali t’inneggiamo.

Theotokìon.

Quanti non baciano, o Vergine, la tua icona e quella del tuo Figlio e Dio con fede genuina, condannali come atei e consegnali alla geenna.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 3 Settembre- Memoria del sant o ieromartire Antimo, vescovo di Nicomedia e del beato nostro padre Teoctisto, compagno d’ascesi del grande Eutimio

3 Settembre

Memoria del santo ieromartire Antimo, vescovo di Nicomedia e del beato nostro padre Teoctisto, compagno d’ascesi del grande Eutimio.

Al Mattutino.

Il canone dell’Oktòichos con gli irmì per 6 stichi e due dei santi per 8 stichi. Canone del martire. Acròstico: Canto te, fiore dei pastori e dei martiri. Di Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Sommergi i potenti.

Fiorendo santamente come giglio nel prato dei martiri, o Antimo, profuma con la buona fragranza delle tue fatiche le anime di tutti i credenti che piamente ti inneggiano, o gerarca e martire dalle molte lotte.

Rafforzando sempre con insistenti meditazioni l’anima, con lotte coraggiose annientasti il nemico e lo dimostrasti impotente, perciò tutta la Chiesa riconoscendoti martire invitto, ti celebra, o beato.

Vedendoti stare con coraggio in tribunale, o sapiente, il nemico terribile si stupiva e pensava di indebolire il tuo valore con lusinghe, ma fu vinto e caddero le borie della sua superbia.

Theotokìon. Sorgendo il Signore come lui sa da te, purissima, ha illuminato i cori degli atleti che hanno seguito la sua passione vivificante e la morte iniqua con cui raddrizzasti noi peccatori.

Canone del santo padre. Acròstico: Lodo le tue fatiche, Teoctisto. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Non tagliato.

Acceso d’amore per l’impassibilità, o padre, con l’aiuto di Dio pacasti i moti della carne, o sapiente Teoctisto e ora prega affinché siamo riempiti di luce spirituale noi, che cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Unito a te in comunione con divino affetto, o padre Teoctisto, il grande Eutimio percorse la via del monachesimo contemplando e operando cose celesti, con te gridando: cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Affaticando la tua carne, o beatissimo e sottomettendo le passioni della carne, ricevesti manifestamente la luce della grazia, o Teoctisto; da essa illuminato, divinamente gridavi: cantiamo al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Theotokìon. Avendo te come speranza di salvezza, o Vergine Madre pura, genitrice del Verbo, i sapienti in Dio Eutimio, diletto a tutti e il divino Teoctisto vissero piamente in ascesi cantando al Signore, poiché con gloria si è glorificato.

Del martire. Ode 3. Poiché la sterile.

Come Cristo un tempo ti sei consegnato a quanti ti cercavano e fosti portato al sacrificio come agnello prezioso, o Antimo, santificando col tuo sangue quanti ti onorano.

Dileguando ogni inganno dei demòni per la divina grazia, venivi trascinato legato, o martire, raffigurando colui che fu legato per te, Antimo e con la morte annientò la morte.

Vedendo davanti a te gli attrezzi per bruciarti e torturarti non ti scandalizzasti, ma con ardore andasti al martirio, o Antimo dalle molte lotte.

Theotokìon. Ti sei abbellisti generando il più bello di tutti i terrestri, il Figlio e Verbo del Padre, amando il quale, o purissima, i valorosi martiri furono illuminati con gloria.

Del santo padre. Tu sei sostegno.

Mortificasti la tua carne col digiuno e illuminasti la tua anima con i carismi della divina grazia.

Volgesti tutta la tua brama verso il tuo Sovrano e ti armasti d’ira contro i demòni, o sapiente in Dio.

Theotokìon. Cantando inni, gli istruiti da Dio ti glorificavano come Theotòkos genitrice di Dio.

Irmòs. Tu sei sostegno di quanti a te accorrono, Signore, tu sei luce degli ottenebrati e il mio spirito ti inneggia.

Kàthisma dello ieromartire.

Tono 1. I soldati a guardia.

Il tuo sangue, o sapiente, gridava a Dio senza voce dalla terra come quello di Abele, o sapiente in Dio, poiché predicavi pubblicamente la Trinità increata; perciò, o Antimo, avendo ricevuto la dignità di pastore, come difensore della fede hai allontanato le fiere delle eresie.

Gloria. Del santo padre.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Proclamato ufficialmente esarca dei padri, anche per il mondo sei divenuto luminare illustrissimo, santo padre Teoctisto, perciò onoriamo senza sosta la tua memoria.

E ora. Theotokìon.

Proclamiamo beata, o fedeli, la Theotòkos, fervido sostegno di chi è in difficoltà, nostro soccorso e riconciliazione presso Dio, per la quale siamo stati liberati dalla corruzione.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo tuo Figlio appeso sulla croce, o Purissima, si straziavano le tue viscere materne e gridavi con dolore: Ahimè, mio Figlio! Come tramontasti, luce mia senza tempo?

Del martire.

Ode 4. Per amore.

Con l’animo rafforzato sulla pietra della fede, fosti ucciso con pietre come Stefano, o martire, perciò lieti ti incoroniamo di lodi.

Acceso di zelo divino, non sentivi le violente trafitture dei ferri roventi, o ornamento dei martiri.

Unto col myron sacro del sacerdozio e illuminato dal venerabile martirio, entrasti esultante nel Santo dei Santi.

Theotokìon. Non lasciando il seno paterno, il Verbo dimorò nel tuo seno come bimbo, o Vergine, volendo riplasmare me, sottomesso alla corruzione.

Del santo padre.

Cavalcasti i tuoi apostoli.

Colpito dall’amore per la sapienza divina, o beato, trascorrevi irreprensibilmente la tua vita e purificando l’intelletto e l’anima, acclamavi: gloria alla tua potenza, Signore.

Purificando il tuo animo dal turbamento delle passioni e guidando i tuoi sensi con sapienza raggiungesti il porto della vera tranquillità, cantando con tutto il cuore: gloria alla tua potenza, Signore.

Per la speranza incrollabile nelle cose celesti, il divino Teoctisto fuggì alle preoccupazioni terrene e praticando l’esichia gridava con Eutimio al Sovrano: gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Mostrandoti al mondo dalla Vergine come uomo, donasti vittoria ai tuoi santi, che con la tua croce allontanarono i demòni gridando con fede: gloria alla tua potenza, Signore.

Del martire.

Ode 5. Mandaci la tua luce.

Con i piedi terribilmente bruciati, calpestasti il capo del nemico immateriale e camminasti, o atleta, verso i cieli adorno della corona del martirio, o sacratissimo.

Col cuore rafforzato dalla voce divina, vincesti valorosamente il nemico della stirpe umana, o gerarca dalle molte lotte.

Lieto ti offristi in olocausto al Re come sacra immolazione, come sacrificio gradito, come offerta divina, o pastore e martire.

Theotokìon. Le ombre della legge hanno mostrato lo splendore sorto da te, purissima fanciulla e hanno rischiarato i cori degli atleti che ti celebrano.

Del santo. Illuminaci coi tuoi precetti.

Dilegua i pensieri maligni, o filantropo e, per le suppliche gradite del tuo santo, placa i moti della nostra carne.

Visitaci dall’alto, o beatissimo e raddrizza la vita di quanti con affetto celebrano la tua memoria, o sapiente.

Theotokìon. La coppia coabitante ed eletta da Dio ci predica l’ineffabile incarnazione di Dio dalla purissima Vergine.

Del martire. Ode 6. Prefigurando la tua.

Pervaso da dolori, legato dalla ruota e bruciato senza sosta con fiamme da tutte le parti, ti mostrasti invitto, o gerarca Antimo di molte lotte.

Innalzavi lodi a Dio quando eri bruciato, perciò come un tempo i fanciulli, fosti rinfrescato con rugiada dal cielo, o beatissimo atleta Antimo.

Sana la mia anima che giace incurabilmente malata, poiché come sacerdote, o beato, hai il potere di purificare i peccati e come martire invitto di guarire le malattie.

Theotokìon. Annientando i germogli della malvagità, strappa, o ignara di sposo, le spine delle mie passioni con la grazia di colui che germogliò da te e rendi la mia anima degna di germogliare intelligenza divina.

Del santo padre. Effondo la mia supplica.

Come sole sei sorto per i terrestri, illuminando col fuoco della pietà e piantando la luce delle virtù insegnasti lo splendore della purezza; pacifica anche ora l’ecumène con le tue preghiere, o Teoctisto.

Avendo un pensiero divinamente sapiente, disprezzavi tutte le cose terrene e molto saggiamente scegliesti l’eredità dei cieli, o padre beatissimo Teoctisto e molto sapientemente lieto entri nei cieli.

Theotokìon. Foste colpiti dall’amore per la bellezza di Cristo apparso nel mondo attraverso l’incarnazione dalla pia generazione della pura e santa Madre di Dio e vi rivelaste prezioso modello di vita per gli atleti.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni poiché la mia anima è colma di mali e la mia vita si è avvicinata all’ade e come Giona supplico: Dalla corruzione strappami, o Dio.

Kontàkion del martire.

Tono 4. Tu che fosti innalzato.

Splendendo piamente tra i sacerdoti e percorrendo la via del martirio, spegnesti i culti degli idoli divenendo difensore del tuo gregge, o sapiente in Dio, perciò celebrandoti, misticamente a te grida: salvami sempre dai pericoli per le tue preghiere, o Antimo, nostro padre.

Ikos.

Donandomi conoscenza divina, allontana la tenebra dell’ignoranza dal mio cuore con le tue preghiere, affinché inneggi con fede la tua sacra memoria in cui si rallegrano oggi le schiere degli angeli con i martiri; e gli uomini, intrecciando canti di lode come fiori, incoronano degnamente il tuo capo chiedendo di ottenere remissione delle colpe e scioglimento dai mali della vita e salvezza dai nemici visibili e invisibili per le tue preghiere, o Antimo, nostro padre.

Sinassario.

Il 3 di questo mese memoria del santo ieromartire Antimo, vescovo di Nicomedia.

Stichi. O martire Antimo, peristi di spada e il Signore, glorificandoti dopo la morte, ti fece fiorire i capelli.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Teoctisto, compagno d’ascesi del grande Eutimio.

Stichi. Sapendo che Dio ti ha creato, come indica il tuo nome, tu lo hai preferito a tutte le creature.

Lo stesso giorno san Zenone periva gettato in un secchio pieno di piombo fuso bollente.

Stichi. Riscaldato dall’amore del Signore, il divino Zenone entrò con gioia nella calura del piombo.

Lo stesso giorno periva santa Basìlissa, che lottò contro le belve restando illesa.

Stichi. Lottando con le belve, Basìlissa trionfò e diventò degna di stare davanti al trono di Dio.

Lo stesso giorno sant’Aristione, vescovo di Alessandria, perì nel fuoco.

Stichi. Aristione corse al fuoco come al banchetto e si presentò a Cristo, eccelso tra i martiri.

Lo stesso giorno periva san Caritone, gettato nella fossa con calce.

Stichi. Caritone entrò nella fossa con calce e trovò luce viva senza corruzione.

Il santo martire Arcontio morì di fame.

E la memoria dell’imperatore tra i santi Costantino il nuovo si celebra nella Chiesa dei santi apostoli.

Il santo neomartire Polidoro, martirizzato a Nuova Efeso nel 1794, perì strangolato.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del martire. Ode 7. I giovani figli di Abramo.

Le fiamme portate sulla tua sacra carne non ti danneggiarono affatto, volgendosi per la protezione degli angeli, su coloro che ti odiavano.

La forza onnipotente di Dio fermò la ruota che ti torturava e con questo prodigio le folle degli infedeli si volsero alla fede, o sapiente sacro mistico.

Per l’osservanza dei comandamenti divini fosti condannato al carcere, dove, custodito da Cristo, con i tuoi divini insegnamenti ti rivelasti salvezza per quanti ti sorvegliavano, o beato.

Theotokìon. Per estrema filantropia il Verbo si è incarnato da te, Vergine e salva quanti cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Del santo padre. Nella fornace i fanciulli.

Attaccandoti a Cristo con tutto l’affetto, sopportavi la fatica dell’ascesi, perciò deliziandoti ora dei suoi splendori, gridi senza sosta: Benedetto sei tu, Signore Dio, nei secoli.

Hai offerto la tua vita al tuo Sovrano come divina oblazione e sacrificio gradito e senza macchia, o beatissimo, gridando: Benedetto sei tu, Signore Dio, nei secoli.

Trovasti come fine delle tue pene, o beato, la delizia del paradiso, poiché sulla via stretta raggiungesti la vastità del regno, o sapientissimo, benedicendo il Creatore di tutto.

Theotokìon. Ecco, la Vergine partorì il divino bimbo; i teofori, riconoscendolo Dio e Signore, gridavano: Benedetto sei tu, Signore Dio, nei secoli.

Del martire. Ode 8. Redentore onnipotente.

Predicando senza timore davanti ai tiranni iniqui l’incarnazione di Dio, sopportavi terribili torture, supplizi amari e dolori, o gerarca Antimo dalle molte lotte.

Fosti temprato come ferro nel fuoco dei supplizi e vincendo falangi innumerevoli di demòni, ti intrecciasti una corona di vittoria glorificando Dio.

Morendo volontariamente, o beatissimo, ottenesti la vita senza tramonto e l’ingresso in paradiso e nelle dimore divine; danzando ora in esse, ricordati, o Antimo, di quanti ti onorano.

Theotokìon. Con voci sacre glorifichiamo la dimora pura di Dio, l’arca animata, il vanto dei martiri, la più preziosa dei cherubini e di tutto il creato.

Del santo padre. Follemente il tiranno.

La tua memoria è celebrata con lodi, o teoforo, poiché ti rivelasti giustamente nutrito di coraggio, sapienza e purezza, gridando, o padre sapiente: inneggiate, fanciulli, il Creatore e Salvatore, beneditelo, sacerdoti, inneggiatelo, popoli, sovresaltatelo per tutti i secoli.

Onoriamo tutti con lodi il teoforo realmente pieno di grazia e illuminato da divini fulgori, gridando: inneggiate, fanciulli, il Creatore e Salvatore, beneditelo, sacerdoti, inneggiatelo, popoli, sovresaltatelo per tutti i secoli.

Il luminoso gerarca con Eutimio, eponimo della letizia, seppellì il tuo corpo e la tua anima fu portata dagli angeli in cielo, cantando al Creatore con gaudio: fanciulli, beneditelo, sacerdoti, inneggiatelo, popoli, sovresaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Gli asceti di senno divino per amore bramavano filosofare sulla Sapienza enipostàtica , che apparve nel mondo da te, Vergine pura e seminò divinamente i beni; e i fanciulli la benedicono, i sacerdoti la inneggiano, i popoli la sovresaltano per tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popoli, per tutti i secoli.

Del martire. Ode 9. Per sua colpa.

Fioristi come rosa e giglio nella dimora del nostro Dio, perciò come buon profumo di Dio ci riempi di fragranza e allontani le passioni putride dalle nostre anime, o beato.

Oggi la città di Nicomedia, illustre tra le città, celebra la tua gloriosa memoria, esortando tutti a festeggiare, perché sei divenuto suo protettore e la pascoli dal cielo, o martire.

La terra accolse il tuo sangue versato, o gerarca e il tuo spirito si innalzò ai cieli per esultare con i divini spiriti; con loro ricordati anche di noi, o Antimo, divina primizia dei martiri.

Theotokìon. La spada che un tempo impediva l’ingresso nel paradiso, ora fa passare quanti hanno seguito la santa passione di Cristo volontariamente trafitto con la lancia e che onorano te, Vergine onorabilissima.

Del santo padre. Per questo sbigottisce.

Purificato dallo scorrere delle tue lacrime, ora ti delizi della luce della Trinità, o Teoctisto, stando davanti ad essa; e illuminato dai raggi che ne promanano, visita dall’alto noi, che celebriamo la tua memoria, o beatissimo.

Munito dello scudo dell’amore e della speranza e cinto di fede, sventasti le insidie e i malvagi disegni dei nemici e ora stai incoronato presso il trono dell’Onnipotente, trionfante con le divine schiere degli angeli e dei giusti.

Essendo vissuti in terra con gli uomini con purezza, giustizia e pietà, ora nei cieli, o asceti sapienti in Dio, splendete lieti nella luce divina, di cui giustamente foste adornati con le corone del martirio come trionfatori.

Theotokìon. O divina, sacra, divinamente sapiente e luminosissima pariglia di padri, con le vostre preghiere chiedete, o beatissimi, che per le preghiere gradite della Theotòkos, sia inviata da Dio al mondo e alla Chiesa pace vera, unità e fede.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e stupiscono i confini della terra, perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: perciò le schiere degli angeli e degli uomini, o Theotòkos, ti magnificano.

Exapostilarion dello ieromartire.

Sotto gli occhi dei tuoi discepoli.

Città tutta di Nicomedia, intreccia oggi con gioia la danza annuale per il tuo buon pastore ed esulta, perché hai in lui un protettore della città che ti custodisce indenne da ogni offesa dei nemici.

Del santo. Con i discepoli conveniamo.

Sei vissuto angelicamente sulla terra, o teòforo, con Eutimio, il grande astro, o sapientissimo, distinguendoti, o Teoctisto, nelle preghiere e nei digiuni e in tantissime buone opere della contemplazione attiva. Ora che con Eutimio stai presso la Trinità inaccessibile, supplica, o beato, per noi che ti onoriamo.

Theotokìon.

O purissima Vergine, Davide, tuo progenitore ti chiamava nei suoi canti fertilissimo monte coagulata, o Genitrice di Dio; il divino Salomone, nel Cantico, senza dubbio chiama te letto; Isaia, virgulto e Giacobbe ti vide come scala, un altro come porta da cui Dio rinnova l’umana argilla.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Dello ieromartire. Tono 4. Di Efrem Karia.

Con la grande città di Nicomedia festeggia oggi ogni città e regione nella memoria del suo venerato protettore: applaudono lieti i confini della terra per questa pubblica festa dello ieromartire; intrecciando, come con fiori, corone di canti, anche noi a lui acclamiamo: Salve, pastore buono, che hai dato la tua vita per le pecore, sacrificio e sacrificatore, sacerdote e vittima. Noi ti preghiamo: con quanti per te lottarono, supplica Cristo, o Antimo, perché questo tuo gregge sia liberato dai barbari lupi e fatto degno del celeste ovile.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Giaccio nel letto della negligenza, o purissima, trascorro noncurante la vita e temo il momento della morte, o Theotòkos: il perfidissimo serpente non sbrani come leone, senza pietà, la mia povera anima; previenimi dunque con la tua bontà prima della fine e déstami alla penitenza.

Oppure stavrotheotokìon.

La Sovrana purissima, vedendo Cristo ucciso uccidere, come Sovrano, l’ingannatore, inneggiava piangendo colui che dalle sue viscere era uscito e ammirando la sua longanimità esclamava: Figlio mio amatissimo, non dimenticare la tua serva, non ritardare, o filantropo, la mia consolazione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 2 Settembre- Memoria del santo martire Mama e del nostro beato padre Giovanni il digiunatore

2 Settembre

Memoria del santo martire Mama e del nostro beato padre Giovanni il digiunatore.

Al Mattutino

La solita sticologia, un canone dall’Oktòichos e due dei santi.

Canone del martire. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Ora che dimori nei cieli come preziosissimo martire e sei colmo dello splendore trisolare, o lodatissimo, rendi degni della divina luce quanti onorano sulla terra il venerabile e luminoso giorno del tuo trapasso.

Il Verbo che preconosceva la tua nobiltà e il tuo animo, Mama, dalla prima infanzia ti riempì di sapienza e ti adornò di ogni sorta di beni, o lodatissimo martire atleta.

Subendo persecuzione e carcere fino alla morte, i tuoi genitori sopportarono tutto per i divini comandamenti e germogliarono te, annientatore del politeismo.

Theotokìon. Gloriosissime cose furono dette di generazione in generazione di te, che contenesti in grembo Dio Verbo restando pura, Madre di Dio Maria, perciò tutti celebriamo te, nostra benefattrice dopo Dio.

Canone del santo. Poema di Germano.

Ode 1. Tono pl. 4. A colui che gettò in mare.

Al Cristo, che ha fatto sorgere nel mondo il sapiente gerarca, che rifulse nei dogmi della pietà, cantiamo perché si è glorificato nei secoli.

Onoriamo, o fedeli, il grande gerarca Giovanni che irraggiò nel mondo la luce della pietà e allontanò la tenebra dell’ateismo.

Stando davanti al Re inaccessibile, o beatissimo Giovanni, sacro predicatore, imploralo con gli angeli di donare remissione a quanti festeggiano la tua memoria.

Theotokìon. O unica lodatissima, che concepisti in grembo il Verbo del Padre anteriore ai secoli senza principio e lo partoristi ineffabilmente nella carne, prega senza sosta affinché siamo salvati dai pericoli.

Del martire. Ode 3. Irmòs.

O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.

Nel firmamento della Chiesa Cristo ha messo il suo atleta Mama come astro luminoso, che illumina il mondo con i fulgori delle sue fatiche e dei suoi prodigi.

Salendo sul monte della vera conoscenza e illuminando il tuo spirito con la purezza dell’anima, o martire, con i comandamenti divini esortavi la natura irrazionale all’innodia razionale.

Gli empi che cercavano di catturarti non poterono avvicinarsi a te, ma seguendo il Sovrano, tu stesso andasti volontariamente alla passione, ancora giovane e bello d’aspetto.

Theotokìon. Colui che ha steso il cielo come tenda e regge il circolo di tutta la terra, Dio per natura, o Purissima, fu contenuto fra le tue braccia corporee e ti rivelò saldezza di tutti i fedeli.

Del santo. Tu che stabilisti col verbo.

Con continenza e preghiera incessante entrasti, o padre, nella città eletta della bontà, o teoforo, dove ti sazi al fiume della delizia.

Tu che hai confidenza con Dio, o venerabile gerarca Giovanni sapientissimo, supplica per la salvezza di quanti glorificano la tua sacra memoria.

Come insegnante dei dogmi della pietà e vera guida di sapienti discorsi, hai ricevuto la corona contro le eresie, o beato.

Theotokìon. Tutti ti lodiamo come cielo e trono di Dio, Genitrice di Dio purissima, poiché da te è sorto Gesù Cristo, la verità.

Irmòs. Tu che stabilisti col verbo i cieli e consolidasti la terra su molte acque, rendimi stabile nell’inno e nella tua dossologia, Signore.

Kàthisma del martire.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Essendo nobile prole della pietà, ti rivelasti annientatore dell’empietà, illustre Mama, per la potenza dello Spirito: nello stadio infatti confutasti l’errore degli idoli e con valore inneggiavi predicando la Trinità; perciò, dato pure alle belve, uccidesti la belva, il serpente, principe del male; per questo ti gridiamo: Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. Del beato. Tono 3. La confessione della fede.

Ti rivelasti divino scrigno della continenza e ricco contenitore della pietà, o beato Giovanni, illustrando la tua vita nell’impassibilità e ottenendo ai supplici la misericordia; o beato padre, implora Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Divenisti divina tenda del Verbo, unica purissima Vergine Madre, superando in purezza gli angeli; purifica me, più di tutti macchiato da colpe carnali con le divine onde delle tue preghiere, concedendo, o venerabile, la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’incontaminata agnella del verbo, la pura Madre Vergine, vedendo sospeso in croce colui che era germogliato da lei senza doglie, maternamente piangendo gridava: Ahimè, figlio mio, come soffri, volendo liberare l’umanità dalle passioni disonorevoli!

Del martire. Ode 4. Irmòs.

Tu sei il mio vigore, Signore, tu la mia forza, tu il mio Dio, tu la mia esultanza, tu, che senza abbandonare il seno del Padre, hai visitato la nostra povertà; perciò col profeta Avvacùm a te acclamo: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Accorresti volontariamente al martirio con nobile coraggio, avendo come aiuto Cristo, che rafforzò la tua debolezza con potere divino e ti rese confessore della sua passione e partecipe della luce superna.

La belva selvaggia che camminava con te si sottometteva come aiuto provveduto da Dio a te, che sottomettesti le passioni irrazionali e ti rivelasti splendido per sapientissimo senno, vincendo l’insensatezza del nemico.

Affrontasti le domande del giudizio parlando pubblicamente dell’incarnazione del Verbo, facendo appassire la boria dell’ateismo e insegnando tutti a cantare senza sosta: gloria alla tua potenza, o filantropo.

Theotokìon. Con il tuo parto dal concepimento ineffabile fu sciolta la colpa dei dolori e la natura umana fu liberata dalla condanna della maledizione, o Genitrice di Dio incorrotta; grazie a te furono aperte le cose di lassù a noi di quaggiù e gli angeli danzano con gli uomini.

Del santo. Misticamente vedendo.

Lodiamo tutti con canti il sapiente gerarca, dicendo: o teoforo, supplica senza sosta Dio di salvarci.

Avendoti come seminatore dei dogmi della fede e sapiente gerarca, o beatissimo padre, con canti e lodi ti glorifichiamo.

Gerarca del Signore, principe di quanti si nutrono di fede, con lodi e canti glorifichiamo la tua sacra e venerabile memoria.

Theotokìon. O Sposa ignara di nozze, che generasti senza seme Cristo nostro Dio, supplicalo senza sosta di salvare le nostre anime.

Del martire. Ode 5. Irmòs.

Perché mi hai abbandonato, o luce senza tramonto e sono avvolto dalla tenebra estranea io, misero? Fammi tornare, ti supplico e guida la mia via alla luce dei tuoi comandamenti.

Il glorioso Mama non si preoccupava affatto dei supplizi della carne, ma considerava le piaghe come grasso corruttibile gettato via e le nerbate come spogliamento delle tuniche della condanna, perciò ottenne l’ornamento dell’incorruttela.

Con i fianchi trafitti cantavi una lode di ringraziamento al tuo Creatore, o beatissimo e udisti una voce che dal cielo rafforzava maggiormente il tuo pensiero a Dio, alleviando il peso delle tue pene.

Mentre eri chiuso in carcere, ti apparve un’insolita visione, o atleta beatissimo dalle molte lotte, una bellissima colomba che ti consegnò cibo di incorruttela, poiché avevi superato i limiti della corruzione.

Theotokìon. Con la divina incarnazione, o Vergine, divenisti principio della nostra pacificazione con il Sovrano di tutti, poiché generasti colui che prima del sole fu generato dal Padre e unì la natura umana con la divinità e la innalzò al trono della gloria.

Del santo. Tu che dalla notte.

Fosti unto con il myron della fede come pastore, o sapiente in Dio, perciò ti lodiamo tutti come gerarca, o beato.

Imitando gli apostoli, o insigne sapiente in Dio, con fatiche e veglie presiedevi il popolo della Chiesa.

Assomigliando allo zelante Elia e a Mosè, divino veggente, o padre Giovanni, sacro iniziatore, svergognasti gli eresiarchi.

Theotokìon. Venite tutti, veneriamo con gli angeli la benedetta come regina e come unica che generò il Re di tutti.

Del martire. Ode 6. Irmòs.

Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male, perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Acceso da divino zelo, o sacratissimo, non temevi affatto il fuoco ardente, rinfrescandoti con pioggia divina dal cielo, o atleta valorosissimo.

Colui che rese la fornace dei tre fanciulli rugiada, rapì anche te manifestamente dalla fiamma, o beato sapiente in Dio e ti rese più luminoso del fuoco.

Ti mostrasti molto forte sopportando grandi lotte, o atleta prodigioso tra i martiri, perciò il Salvatore ti rese degno di ricompense molto grandi.

Theotokìon. Con il tuo divino parto, Purissima, noi, tuoi cantori, diventammo partecipi alla natura divina e ottenemmo in Cristo eredità celeste con le schiere degli angeli.

Del santo. Come traesti il profeta.

Adornando con divini dogmi la gloria della Chiesa, o beato Giovanni, allontanasti tutte le eresie.

Come luminare dei dogmi splendevi in tutto il creato per la bellezza della tua pietà, o maestro di senno divino e con il verbo di Dio oscurasti le eresie.

Servendoti del verbo e della lingua al posto del coltello, o beato, tagliasti tutti gli insegnamenti spuri e chiarificasti sapientemente la Trinità a tutti.

Theotokìon. Tu che nascesti dalla Vergine e illuminasti l’universo, o Cristo Dio, ti prego, libera anche me dalle mie colpe, o filantropo e raddrizza la mia vita.

Irmòs. Come traesti il profeta dalle profondità dell’abisso, Cristo Dio, trai anche me dai miei peccati, come filantropo e guida la mia vita, ti supplico.

Kontakion del martire.

Tono 3. La Vergine oggi.

Col bastone che Dio ti ha dato, o santo, guida il tuo popolo a pascoli vivificanti; schiaccia sotto i piedi dei tuoi cantori le selvagge fiere invisibili: poiché noi tutti che siamo nei pericoli abbiamo te, o Mama, come ardente difensore.

Ikos.

Celebriamo Mama, il martire famoso in tutta la terra, che nei cieli danza in coro con gli angeli, colui che un tempo nei deserti mungeva insolitamente le cerve e ora, con verga di potenza, come pastore si dà buona cura del popolo di proprietà del Signore, guidandolo a un luogo verdeggiante, dove è veramente il gaudio del paradiso. Tutti dunque nei pericoli abbiamo te, Mama, come ardente difensore.

Sinassario.

Il 2 di questo mese memoria del santo martire Mama.

Stichi. Irremovibile nella fede nella Trinità, Mama sopporta ferite dal tridente appuntito.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Giovanni il digiunatore, patriarca di Costantinopoli.

Stichi. Digiunasti dai piaceri effimeri, o Giovanni e ora gusti sempre le gioie perenni.

San Diomede perì squartato dalla spada.

Stichi. Sopportando il ferro come ferro, Diomede accorse coraggiosamente al taglio della spada.

San Giuliano morì con la testa fracassata dal legno.

Stichi. Mentre un legno fracassava il suo cranio, Giuliano tendeva al cielo lo spirito.

San Filippo perì di spada.

Stichi. Come veloce cavallo, Filippo, decapitato, portava a Dio salvo il suo intelletto.

Sant’Eutichiano perì nelle fiamme del rogo.

Stichi. Eutichiano, consumato nella fornace ardente, venne accolto fra i martiri.

Sant’Esichio morì impiccato.

Stichi. Amando realmente il Sovrano, Esichio sopportò di essere impiccato.

San Leonida perì nelle fiamme.

Stichi. Tu che ardevi d’amore divino, Leonida, sereno soffrivi nella fiamma ardente.

Sant’Eutichio morì crocifisso.

Stichi. Eutichio, imitando il Signore, per lui fu crocifisso mostrandosi paziente.

San Filadelfo perì con le pietre appese al collo.

Stichi. Grazie al peso di una pietra legata al suo collo, Filadelfo sale al cielo immateriale.

San Melanippo morì arso vivo.

Stichi. Melanippo, che nel nome aveva qualcosa di scuro, gettato nel fuoco si schiarì.

Santa Parthàgata morì nel mare.

Stichi. Morì in fondo al mare Parthàgata, ma in cielo trovò un oceano di beni.

Lo stesso giorno memoria dei giusti sacerdoti Eleazaro e Finees e dei santi martiri Aithalà e Ammone.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del martire. Ode 7. Irmòs.

Il fuoco ebbe paura un tempo a Babilonia di fronte alla discesa di Dio; perciò i fanciulli nella fornace con passo esultante, quasi danzando in un prato, cantavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La fornace del fuoco per te divenne un talamo: chiuso in essa infatti per molti giorni, non fosti arso, o felice, mentre gridavi al tuo Creatore: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Avevi angeli soccorritori, che danzavano con te partecipando ai canti ineffabili in mezzo alla fiamma; con loro, o martire, gridavi al Sovrano di tutti: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Come rosa immarcescibile, come sposo veramente bellissimo, che esce dal talamo, dalla fornace bruciasti gli insensati e illuminasti quanti acclamavano: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Ecco, ora si compie la predizione del sapiente in Dio, o Vergine, poiché portasti in grembo il Dio Verbo e generasti il Datore di vita, a cui tutti gridiamo: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Del santo. Tu che stabilisti la terra.

Signore Dio dei nostri padri, che hai mostrato come astro sulla terra il pio e sapiente gerarca, tu sei benedetto nei secoli.

Signore, Dio nei nostri padri, che hai reso il grande Giovanni vero pastore del tuo gregge, tu sei benedetto nei secoli.

Sconfiggendo gli assalti della carne, o padre, gridavi a Cristo: Signore, Dio nei nostri padri, tu sei benedetto ei secoli.

Theotokìon. Signore, Dio nei nostri padri, che sei nato per noi dalla Vergine e hai salvato il mondo dai nemici, tu sei benedetto.

Del martire. Ode 8. Irmòs.

Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Come Daniele, o beato, chiamando il nome del Sovrano hai chiuso le bocche delle belve, abbattuto il serpente velenoso e svergognato gli eretici e ora con gioia dimori come vincitore nei cieli, cantando: sacerdoti, benedite, popoli, sovresaltate Cristo nei secoli.

Quando gli adoratori delle pietre, accecati nell’anima, ti lapidavano, o beato, drizzasti l’occhio della tua valorosa e invitta anima verso Cristo, pietra non frantumata, cantando con zelo: benedite, sacerdoti, sovresaltate, popoli, Cristo nei secoli.

Il giudice di gara, stendendoti dall’alto la corona di vincitore come atleta che ha compiuto la buona lotta, o beatissimo, ti chiama a percorrere il tuo venerabile e dolce cammino verso di lui, cantando con zelo: benedite, sacerdoti, sovresaltate, popoli, Cristo nei secoli.

Theotokìon. Oltre natura, restando vergine dopo il parto, concepisti colui che dal Padre è senza madre, o pura: poiché l’unione di Dio in te rinnova le nature e sono rinnovati i limiti delle essenze, perciò in modo ortodosso, come colei che ha concepito Dio, inneggiamo soprattutto te, Theotòkos, nei secoli.

Del santo. Il Signore che si glorificò.

Assomigliando a Mosè, o beatissimo e ricevendo nella nube la legge intelligibile della grazia, o gerarca, gridi: Inneggiate a Cristo nei secoli.

Pascolando il tuo popolo, o gerarca, abbattesti l’eresia dell’Egitto e, fuggendo la Babilonia delle passioni, trovasti la superna Sion come dimora nei secoli.

Unto col myron del sacerdozio, o sacro predicatore, celebri i divini misteri per quanti sono rafforzati nel verbo e nell’opera della pietà, perciò inneggi in un’unica essenza la Trinità nei secoli.

Theotokìon. Il Signore che dimorò nel grembo della Vergine e in essa mirabilmente e ineffabilmente rinnovò il vecchio Adamo, inneggiate e sovresaltate per tutti i secoli.

Irmòs. Il Signore che si glorificò nel monte santo e rivelò a Mosè con fuoco nel roveto il mistero della generazione della sempre Vergine, inneggiate e sovresaltate per tutti i secoli.

Del martire. Ode 9. Irmòs.

Per questo sbigottisce il cielo e stupiscono i confini della terra, perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: perciò, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini ti magnificano.

Sacrificasti la tua anima per il Salvatore, o lodatissimo e accorresti a lui con zelo, splendido degli ornamenti delle tue sacre fatiche e delle prodigiose lotte, glorioso soldato, astro del mondo e gioiello della Chiesa.

Vivendo come angelo sulla terra, ti unisti agli angeli e gioiosamente con loro canti con lodi il sacro canto alla Trinità, o lodatissimo Mama, gloriosamente divinizzato per divine partecipazioni e riempito di gloria immutabile.

Come confidente di Dio, o beatissimo, ricorda quanti celebrano con gioia e fede pura questa tua divina festa e la tua venerabile e sacra fatica e difendici, o martire, da onde, pericoli e tormenti.

Theotokìon. Chi ha mai udì sulla terra di una Madre ignara di uomo che genera un figlio e che la sua prole è il Dio senza principio e consustanziale al Padre senza principio, nato per generazione sovrannaturale? O straordinario prodigio, o divina comunione per cui siamo uniti a Dio!

Del santo. Colui che al legislatore.

Osapiente Giovanni, che con l’impassibilità, la fede, l’amore e la speranza ci rivelasti parole di vita eterna, supplica per la salvezza delle nostre anime.

Ti lodiamo tutti, poiché con la verga del santo Spirito hai pascolato il popolo della venerabile Chiesa e allontanasti le eresie ostili a Dio, o gerarca.

Come luminare e gerarca della Chiesa, con salmi e inni onoriamo senza sosta te, magnificando l’urna delle tue reliquie, o beato padre Giovanni.

Theotokìon. Salve, fiume vivente dell’incorruttela, salve, nube del sole luminosissimo, salve, carro di tutta la Divinità, salve, arca della santità.

Irmòs. Colui che al legislatore sulla montagna rivelò nel roveto ardente il misterioso parto della sempre Vergine in vista della nostra salvezza con i nostri inni, senza sosta, magnifichiamo.

Exapostilarion del santo. Con i discepoli.

Noi, amanti delle tue parole, celebriamo ora con fede, o sapientissimo, la tua sacra e luminosissima memoria, onorando te, o gerarca Giovanni di mente divina, perché ti sei mostrato divino araldo della penitenza, o padre e difensore della Trinità tremenda e venerabile, o beato: stando davanti ad essa, ricordati di noi, o rivelatore di Dio.

Del martire. Sotto gli occhi.

Ti nutrivi di latte di cerva, nella tua vita tra i monti, o martire Mama, ma ti rivelasti prode nello stadio, lottando con tutto l’ardore e con i premi della vittoria, sei giunto al Signore.

Theotokìon.

L’insidiosissimo e astutissimo nemico che mi invidiò la vita divina e beata di un tempo nel paradiso e mi rese esule dall’Eden, nella tua natività, o Vergine, viene messo a morte.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 1 Settembre- I nizio dell’Indizione e Memor ia di san Simeone lo Stilita e Gesu di Navi

1 Settembre

Inizio dell’Indizione, cioè del nuovo anno e memoria del nostro santo padre Simeone stilita (459); celebrazione della Santissima Theotòkos del monastero dei Miàsini, del santo martire Aitala (355), delle sante 40 donne (312) e di Ammone diacono, loro maestro; memoria dei santi martiri Callista, Evodio e Ermogene, fratelli (303-304); memoria di Gesù figlio di Nave e ricordo del grande incendio (461).

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma dell’Indizione.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Tu che dai stagioni fruttifere e piogge dal cielo agli abitanti della terra, accogliendo anche ora le preghiere dei tuoi servi, libera da ogni angustia la tua città: poiché le tue compassioni sono per tutte le tue opere. Benedicendo dunque l’entrare e l’uscire, dirigi per noi le opere delle nostre mani e donaci, o Dio, la remissione delle colpe: tu infatti, nella tua potenza, hai tratto dal nulla all’essere tutte le cose.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma del santo.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Adornando la tua vita con la continenza e mortificando il corpo, annientasti gli assalti del nemico, padre beato e te andasti a Dio, nella vita eterna, quale degno erede: non cessare dunque di pregare perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Gloria. Tono 4. Presto intervieni.

Entrasti con fede nell’arena del martirio, o Callista, annunziando Cristo nostro Dio, con i tuoi due fratelli: poiché, allevandoli con amore, li avevi resi veri strumenti spirituali della Chiesa di Cristo; per questo sei stata unita a loro nella vita di lassù, o martire.

E ora. Theotokìon.

Presto accogli, o Sovrana, le nostre suppliche e presentale al tuo Figlio e Dio, o Signora purissima; sciogli le difficoltà di quanti a te accorrono, sventa le insidie e gli attacchi sfrontati, o Vergine, di quanti ora si armano contro i tuoi servi.

Dopo il polyèleos, kàthisma delle sante donne.

Tono 1. I soldati a guardia.

Agnelle razionali, siete state offerte nella fede, mediante il martirio, all’agnello e pastore, dopo aver compiuto la corsa e conservata la fede: perciò noi oggi, pieni di gioia, celebriamo la vostra sacra memoria, o degne di ammirazione, magnificando Cristo.

Gloria. E ora. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Ci prostriamo con fede a te, Sovrano dell’universo che provvedi ogni bene e con ardore esclamiamo: Mosso dalla tua amorosa compassione, o Salvatore e dalle preghiere di colei che ti ha generato e di tutti coloro che sempre ti sono stati graditi, nella tua bontà concedi a quanti ti onorano nelle tue due nature e ti glorificano con fede, di condurre un anno a te accetto.

Anavathmì. Prima Antifona del Tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?

Vangelo del santo, secondo Luca (6,17-23).

In quel tempo Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla dei suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti. Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione del tuo santo. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Stichiron idiòmelon. Dell’Indizione. Tono 2.

Tu che creasti l’universo con sapienza, Verbo del Padre, che precedi i secoli e formasti tutto il creato con il tuo verbo onnipotente, benedici la corona dell’anno della tua benevolenza e, con la mediazione della Madre di Dio, distruggi le eresie, nella tua bontà e nella tua filantropia.

Quindi i canoni. Canone dell’Indizione. Poema del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

A colui che liberò il popolo d’Israele dall’amara schiavitù del Faraone e lo condusse all’asciutto sopra l’abisso del mare cantiamo un’ode di vittoria, popoli tutti, perché si glorificato.

A Cristo che, come Verbo enipostàtico nato da Dio Padre senza principio, assembla l’universo e lo conduce senza errore alla sua perfezione, cantiamo tutti un’ode di vittoria, perché si è glorificato.

A Cristo che, per benevolenza del Padre apparve nato dalla Vergine proclamando l’anno di grazia del Signore, per la nostra redenzione, cantiamo un’ode di vittoria, perché si è glorificato.

Entrando, un giorno di sabato, nella sinagoga di Nazareth, colui che aveva donato loro la legge insegnò agli Ebrei la sua ineffabile ascensione per la quale salva la nostra stirpe, lui che è misericordioso.

Theotokìon. Cantando, o fedeli tutti, la mirabilissima fanciulla che fece sorgere Cristo nell’ecumène e tutto colmò di gioia per la vita eterna, sempre inneggiamo poiché si è glorificata.

Canone delle sante donne. Acròstico: Canto i dolori delle forti donne martiri.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Lottaste con vigore contro l’ostile avversario, o martiri, prima con l’ascesi e poi con la lotta del sangue, perciò onoriamo con fede la vostra memoria.

Colpite dall’amore di colui che per noi sopportò croce e morte, le sante donne bramavano le sue tracce, dimenticando la debolezza della carne.

Abbatteste i sacrifici degli elleni e le immagini diaboliche con l’arma della fede e vi offriste come vasi animati alla Chiesa celeste, o martiri veneratissime.

Theotokìon. Giovane fanciulle, rafforzate dalla grazia di colui che è sorto dal tuo grembo, o purissima, sopportarono con gioia la triplice onda dei supplizi e si riempirono del tuo profumo rallegrandosi.

Canone del beato. Acròstico: Accetta l’inno, o beatissimo Simeone. Senza Theotokìon. Poema del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore

Per l’ode che ho composto in tuo onore, benché la mia lingua suoni falsa, donami per le tue preghiere, teoforo Simeone, gli splendori della scienza di Dio.

Numerosi persiani, etiopi, indiani, sciti e arabi conobbero la tua sapienza, padre santo e glorificarono Cristo, per te glorificato.

Come Mosé, Giacobbe e Daniele, sei stato riempito di grazia spirituale; nato dal recinto pastorale, o beato, sei divenuto un maestro di pecore razionali.

Theotokìon. Rallegrati, Vergine Theotòkos, che alloggiasti nel tuo grembo l’Infinito: supplicalo di risparmiare da tutti i mali i tuoi cantori.

Katavasìa. Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile. Perciò cantiamo a Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Dell’Indizione. Ode 3. Irmòs.

Rinsaldami, o Cristo, sull’incrollabile roccia dei tuoi precetti; alla luce del tuo volto rischiarami, poiché non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Consolida, o buono, la fruttuosa vigna, che per amore sulla terra la tua destra ha piantato e custodisci la tua Chiesa, o Onnipotente.

Rendi degni i fedeli che ti cantano come Dio dell’universo, di passare l’anno entrante occupandosi di opere spirituali a te gradite, Signore.

O Cristo, nel tuo amore concedimi di percorrere in pace il ciclo dell’anno e colmami degli insegnamenti divini che pronunciavi di sabato.

Theotokìon. Tu sola soprannaturalmente accogliesti la grazia soprannaturale, avendo dimorato nel tuo grembo, senza mutamento Cristo nostro Dio: senza sosta noi ti magnifichiamo.

Delle sante donne. L’arco dei forti.

Rinvigorite da una forza onnipotente, o martiri, vinceste il potere degli ostili avversari, perciò foste incoronate da Cristo come trionfatrici.

Chiudeste le bocche spalancate delle belve con il divino potere di Cristo, o teofore e foste scampate illese come adoratrici di Dio.

Divinizzate dall’amore di Dio, respingeste la moltitudine degli idoli e raggiungeste la letizia della gloria superna, o atlete.

Theotokìon. Piamente, noi che lo sappiamo, ti predichiamo verissima Madre di Dio, poiché per te, purissima, fummo resi degni di conversare con il Creatore.

Del beato. Pianta il tuo timore.

Fuggito in fretta l’acquazzone degli spiriti malvagi, guadagnasti, o Simeone, il recinto della salvezza, dove tu raccogliesti in un otre l’eterna vita.

Chinasti il tuo orecchio docile verso il Sovrano, che ti rivelò il segreto della beatitudine, trovando così la vita beata, o beato Simeone.

Con lacrime irrigavi l’ubertosa spiga delle virtù, ricevendo nei solchi del tuo cuore i semi del Verbo.

Theotokìon. Ineffabilmente concepisti, divina Sposa, il Signore e Salvatore che libera dalla sventura coloro che con verità t’invocano.

Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Kàthisma del beato.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Ardente di fede e disprezzando l’effimero, sapiente padre, seguisti Cristo nella potenza dello Spirito, facendo deperire con la continenza il tuo corpo per contemplare senza sosta la gloria dei cieli; per questo, venerabile padre, hai trovato come desideravi la colonna come una scala per la divina ascesa, o sacratissimo Simeone: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Delle sante donne.

Tono 1. I soldati di guardia.

Agnelline razionali all’Agnello e Pastore, con fede vi offriste con il martirio, compiendo con successo la vostra corsa e conservando intatta la vostra fede; perciò oggi, o degnissime sante, noi celebriamo con gioia la vostra santa memoria, magnificando Cristo.

E ora. Dell’Indizione.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

A te, o Signore dell’universo, che ci procuri tutti i beni, con fede prostrandoci, noi cantiamo con ardore: per la tua compassione, Salvatore, supplicato da colei che ti generò e da tutti quelli che ti furono graditi, a quanti ti venerano in due nature e con fede ti glorificano, concedi, nella tua bontà, di poterti offrire un anno gradito.

Dell’Indizione. Ode 4. Irmòs.

Onnipotente Salvatore, ho riconosciuto la tua opera di salvezza e nel timore ti ho glorificato.

Il tuo popolo ti presenta le primizie dell’anno e ti canta l’inno degli angeli per glorificarti, Signore.

Nella tua filantropia rendici degni, o Cristo, di iniziare e finire, in modo a te gradito questo anno.

O unico onnipotente Signore, dona al mondo di percorrere nella calma i cicli degli anni.

Theotokìon. Come porto e sicura speranza delle nostre anime tutti inneggiamo ora la Theotòkos.

Delle sante donne. Colui che siede.

Sopportando supplizi e scosse del corpo di ogni sorta, frantumazione delle membra e fuoco, ereditaste le dimore celesti allietandovi dall’albero della vita come ammirabili.

Si stupirono le potenze celesti dalla lotta delle beate vergini, poiché vinsero il nemico con la natura femminile, rafforzate dal potere di colui che è sorto dalla Vergine.

Disprezzando la caducità del mondo, vi attaccaste con tutta l’anima solo a Dio, perciò sopportaste l’asprezza dell’ascesi e dei supplizi, o spose di Cristo dalle molte lotte.

Portando la croce come arma potentissima, vi opponeste alle falangi ostili e foste rafforzate per la vittoria da Cristo, che con la potenza della divinità ha vinto il mondo.

Theotokìon. Il profeta di senno divino predisse un tempo che come pioggia sul vello sarebbe sceso il Verbo nel tuo grembo, o Purissima e tu lo generasti in due nature e noi a lui gridiamo: gloria alla tua potenza, Cristo.

Del beato. Ho udito, Signore.

Non sulla sabbia hai posto il fondamento dell’ascesi, ma in profondissime fatiche, edificando l’incrollabile torre delle virtù, o santissimo.

Trattenendo il corpo con la corda più dura, lo inchiodasti con il timore spirituale e hai trovato la tua porzione di eredità divina, o beato.

Le passioni nascoste del corpo si ritiravano e i vermi ti temevano, mentre apparivi in putrefazione, o padre beatissimo.

Imitando la volontaria passione insieme con la vivificante morte, vivo ti sei liberato dal pozzo oscuro come dalle tenebre del sepolcro.

Theotokìon. Supplica il Dio che generasti, purissima Maria, affinchè conceda il perdono dei peccati ai fedeli che implorano il tuo favore.

Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho glorificato la tua divinità.

Dell’Indizione. Ode 5. Irmòs.

In questa veglia della notte cantiamo a te, Cristo uguale al Padre in eterno e Salvatore delle nostre anime: dona al mondo la pace, Signore filantropo.

Tu che colmi l’universo dei tuoi benefici, o Cristo, concedi ai tuoi servi tempi favorevoli, prosperità e la corona delle tue benedizioni nei diversi cicli dell’anno.

A noi che ti riconosciamo coeterno al Padre, o Verbo, fa’ che questo cambiamento d’anno doni miglioramento e pace.

Tu che trascendi tutti i tempi, Verbo coeterno al Padre, accanto a lui sulla terra sei venuto ad annunciare la liberazione ai prigionieri e ai ciechi la vista.

Theotokìon. In te, pura Theotòkos, riponiamo la nostra fiducia e le nostre speranze; ottieni, o Vergine, il favore di colui che hai generato.

Delle sante donne. Gli empi non vedranno.

Come agnelline pure, come sacrifici graditi vi offriste al vero Agnello e Pastore, o martiri, oblazioni perfette e olocausti graditi.

Uccise nella carne, vivete con l’anima, o martiri, poiché seguivate colui che uccise il potere della morte e volontariamente si consegnò a croce, morte e passione.

Distinte nella carne, eravate unite nell’animo e straziate con ogni sorta di percossa e bruciate con fuoco, unanimi avete confessato unico Signore Gesù Cristo, vero Dio.

Theotokìon. Fammi risalire dall’abisso delle tentazioni e raddrizzami, o sola Purissima che generasti il Dio che raddrizza tutti, riunendo per bontà ciò che prima era disperso.

Del beato.

Illuminaci con i tuoi precetti.

Cristo ha reso te, Simeone, un altro Daniele, poiché la sua apparizione ti fece uscire sano e salvo dalla fossa dei leoni.

Tutto consacrato al Signore, ti esercitasti nei rigori del calore, come in quelli opposti della neve e del freddo.

Ti rivelasti nuovo Mosè ed Elia, tutta la vita mangiando ogni quaranta giorni, venerabilissimo padre.

Legato ad una catena, come fosse una collana d’oro, camminasti verso il cielo sulle ali di Dio, venerabile Simeone.

Theotokìon. Implora sempre tuo Figlio, nostro Dio, Maria pura e senza nozze, di inviare su noi fedeli la misericordia.

Katavasìa. O albero beatissimo, su cui venne steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato, fu adescato dal Dio, nella carne in te confitto, che dona la pace alle nostre anime.

Dell’Indizione.

Ode 6. Irmòs.

Dal mostro marino salvasti il tuo profeta, o filantropo: strappami dall’abisso dei miei peccati, ti supplico.

Concedi, o Sovrano, all’inizio dell’anno, di cominciare una vita a te gradita, Signore.

Salvatore compassionevole, fa’ che i tuoi cantori, meditando la legge, siano colmati dei giorni dello Spirito.

Theotokìon. Quanti in te si rifugiano, libera, ti supplichiamo, da ogni pericolo, tu che generasti Cristo nostro Dio.

Delle sante donne.

Prefigurando la tua sepoltura.

Si rallegra la progenitrice, vedendo frantumato e calpestato da piedi femminili colui che con inganno l’aveva allontanata un tempo dal paradiso.

Unendo con la fatica l’ascesi al supplizio, vi siete unite ora con purezza a Cristo sposo delle anime e dimorate con gioia spirituale nel talamo divino.

Le onde alte dei supplizi infuriati non poterono affondare le navi delle martiri, che con braccio forte raggiunsero i divini porti.

Theotokìon. Vedendo il compimento delle tue parole, Madre di Dio, magnifica colui che ti magnifica, perché ora tutte le genti ti dicono realmente beata

Del beato.

La tunica luminosa.

Cristo ha reso te, beatissimo, autore di miracoli prodigiosi, come abitacolo della potenza di Dio.

Il tuo corpo, Simeone, fu innalzato sulla colonna come in croce, poiché fosti glorificato con il Cristo, per te innalzato sul legno.

Aprendo il supremo cammino, fa’ salire alla celeste altezza quanti con fede ti cantano, divino Simeone.

Theotokìon. Noi fedeli ti cantiamo, Vergine Madre, come arca e tempio di Dio, talamo nuziale e porta del cielo.

Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo.

Kontàkion dell’Indizione.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Creatore e Sovrano dei secoli, Dio dell’universo, veramente sovrasostanziale, benedici questo ciclo annuale, salvando con la tua infinita misericordia, o compassionevole, tutti quelli che danno culto a te, unico Sovrano e che con timore gridano a te, o Redentore: Concedi che per tutti quest’anno sia propizio.

Del beato. Tono 2. Autòmelo.

Sebbene collegato con realtà terrene, aspiravi a quelle celesti e usando la colonna come carro di fuoco, per essa divenisti compagno degli angeli, o santo, pregando senza sosta con essi Cristo Dio per tutti noi.

Ikos.

Quale lingua umana potrà mai narrare la vita irreprensibile di Simeone, a sua lode? E tuttavia, con la sapienza di Dio, canterò i combattimenti dell’eroe e le lotte di colui che sulla terra apparve a tutti i mortali come un astro, colui che per la sua costanza, straordinariamente rifulse nel coro degli angeli: poiché cantando senza sosta con essi, con la continenza ha acquisito la purezza, pregando senza sosta con essi Cristo Dio per tutti noi.

Sinassario

Il primo di questo mese, inizio dell’Indizione, cioè del nuovo anno.

Stichi. Tu sei l’Antico di giorni e il nuovo Adamo: o Cristo, benedici l’Indizione del nostro nuovo anno.

Oggi facciamo memoria del miracolo compiuto dalla santa Madre di Dio nel monastero dei Miàsini; e commemorazione dell’incendio.

Stichi. Pesca miracolosa: l’icona della Vergine emerge da sola dalle acque.

Oggi memoria del nostro beato padre Simeone stilita.

Stichi. Simeone, terminando il suo cammino come stilita, trova presso Cristo il posto che merita. Il primo giorno di settembre Simeone, unito al suo autore, procede di altezza in altezza.

Oggi memoria di santa Marta, madre di san Simeone, della santa Evanthìa e del giusto Gesù di Navì.

Stichi. Marta ha accolto Cristo nella sua casa sulla terra. Nella sua dimora in cielo Cristo accoglie Marta. Gesù che arresta il cammino del sole, contempla l’incomparabile sole della gloria.

Oggi memoria delle sante 40 martiri, vergini e ascete e del diacono Ammone, loro maestro.

Stichi. Fuoco e spada procurarono uno sposo a queste quaranta vergini: il Figlio di Dio in persona. Indossando un elmo di ferro incandescente Ammone con gioia si spoglia della carne.

Oggi memoria dei santi fratelli martiri Evodio, Callista e Ermogene.

Stichi. Con i suoi fratelli Callisto ha subito una fine illustre sotto la spada.

Il beato Melezio il giovane, l’asceta del monte Niùpoli muore in pace.

Il beato ieromartire Angelo, martirizzato a Costantinopoli intorno al 1680, morto trafitto da spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dell’Indizione. Ode 7. Irmòs.

I fanciulli, innalzati dalla fede, disprezzato l’ordine empio del tiranno, stettero senza timore davanti al fuoco, cantando nel mezzo delle fiamme: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

Noi, popolo ortodosso, in questo inizio d’anno, offriamo le primizie dei nostri inni a Cristo nostro Re, il cui il regno non avrà fine, a lui piamente cantando: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

O Cristo, tu che preesisti ai secoli e nei secoli rimani il Signore, fonte di bontà, colma questo anno dei tuoi doni eccellenti per quanti salmeggiano: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

Theotokìon. Come avvocata presso di te, noi tuoi servi, scegliamo la tua pura Madre, o Cristo, perché da tutti i mali, tu che sei buono, liberi il tuo popolo salmodiante: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

Delle sante donne. Tu che salvasti nel fuoco.

Com’era irraggiungibile il tuo pensiero, o teoforo Ammone! Come guida del coro delle vergini, infatti, non temesti i supplizi, morendo con esse come diacono e mistico della gloria divina.

Come sapiente accompagnatore di spose, con parole di coraggio esortavi le martiri a guardare lo sposo e a sopportare le pene della carne acclamando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Non oziamo, o vergini, ecco, è pronto il luogo del martirio! Stiamo con coraggio, Cristo tende corone, non proteggiamo la nostra carne: così gridavano le nobili nello stadio.

Theotokìon. Benedetto, o benedetta, il frutto del tuo benedetto grembo, benedetto dalle potenze celesti, dalle folle degli umani, colui che ci ha salvato dalla maledizione antica.

Del beato. I fanciulli timorati di Dio.

Fermasti la siccità in favore dei poveri, aprendo loro le porte della pioggia; con la tua preghiera consolidasti la terra che tremava, insegnando al popolo a gridare: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Come un grande luminare della Chiesa, come un sole splendente, rischiarando con i tuoi raggi tutta la terra, Simeone, insegni al popolo a gridare: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Come fiumi fluenti dappertutto, nel recinto della tua ascesi si è riunito, o servo di Cristo, un vero oceano, una marea umana, alla quale insegni a gridare: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Il medesimo Cristo, che un tempo riposò nelle braccia dell’omonimo vegliardo, nella sua invisibile potenza, riposò sulle tavole del tuo cuore, o venerabile Simeone, perciò gridavi: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Giustamente l’incarnato senza seme è proceduto da te, Vergine purissima: tu infatti generasti, o illibata, colui che tutti trascende, al quale gridando, acclamiamo con inni: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco, che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Dell’Indizione. Ode 8. Irmòs.

Colui che salvò i fanciulli che cantavano nella fornace, trasformando in un fresco vento l’ardente fiamma che li minacciava, il Cristo nostro Dio cantate ed esaltate in tutti i secoli.

Come al principio della salvezza la santa Chiesa ti offre, o Cristo, le primizie dell’anno gridando: Cantate Cristo, esaltatelo in tutti i secoli.

Colui che dal non essere fece sapientemente l’universo creandolo di primo getto, per suo volere svolgendo poi i cicli del tempo, cantate ed esaltate per tutti i secoli.

Cantiamo al nostro Dio, che guida l’universo a buon fine e fa variare i tempi e le stagioni, guidando gli umani in molteplici modi: Cantatelo, esaltatelo in tutti i secoli.

Theotokìon. Divina Madre e Vergine pura, nei cicli dei tempi dove si svolgono gli anni, noi l’insieme dei mortali ortodossi, ti cantiamo come Madre di Dio e salvezza degli umani.

Delle sante donne. Il parto della Theotòkos.

Svestendo realmente l’uomo corrotto dal peccato, avete indossato tuniche illuminate dal sangue del martirio e cantate: inneggiate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Splendendo per i divini fulgori del Sole spirituale, o martiri, percorreste la notte dell’ateismo cantando unanimi: inneggiate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Vi offriste a Cristo Creatore come agnelline pure, come divine colombe, come immolazioni volontarie e come sacrifici senza macchia, cantando a una voce: inneggiate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Con le membra frantumate per ordine di empi tiranni, percosse con bastoni senza pietà e dilaniate dalla spada, subiste una morte iniqua, perciò con gioia avete ereditato immortali e copiosi doni.

Theotokìon. Dietro te correvano donne martiri, o purissima divina Sposa, sentendo la dolce fragranza del profumo di myron del tuo Figlio Unigenito rifulso dal tuo grembo, o Vergine ignara di nozze e ora regnano con te, inneggiando a Cristo nei secoli.

Del beato. Colui che sul santo monte.

Lontano da ogni passione e compatendo la debolezza di una madre, apparisti vivo dopo la morte, gridando: Benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Abbracciando il giovane Filarco paralizzato, gli ordinasti di caricarsi sulle spalle il giaciglio, lodando il Signore ed esaltandolo per tutti i secoli.

Colui che glorificò Giobbe per le sue sofferenze, mutò la corruzione della tua carne incancrenita in una perla di gran valore, o servo di Cristo Simeone, glorificandoti per tutti i secoli.

Come un tempo il ladrone sulla croce, per le preghiere di Simeone, chiamasti a te, Signore, il capo dei briganti; perciò ti cantiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Theotokìon. Ricevendo l’angelico saluto, hai fatto sorgere sul mondo la luce, il Signore di gloria da te generato; perciò tutti ti cantiamo e glorifichiamo, Vergine Theotòkos.

Katavasìa. Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate il Verbo che discese e mutò il fuoco in rugiada; e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che concede vita a tutti.

Dell’Indizione. Ode 9. Irmòs.

Il roveto ardente che non si consumava ci ha mostrato una figura del tuo parto puro; estingui ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di noi, affinché senza sosta, Theotòkos, ti magnifichiamo.

Verbo e potenza di Dio, vera sapienza enipostàtica , che sapientemente sostieni e governi l’universo, dirigi anche ora in tranquilla quiete questo tempo che sta innanzi ai tuoi servi.

Tutte le tue opere, Signore, i cieli, la terra, la luce, le acque, le sorgenti dell’oceano, la luna, gli astri, le tenebre e il fuoco, gli uomini e le bestie con gli angeli ti glorificano.

Sola sei prima dei secoli, perché hai creato i secoli e su di essi regni, o Deità trisipostàtica, una e indivisa: per le suppliche della pura Madre di Dio, fa’ che quest’anno porti alla tua eredità vittorie.

Theotokìon. Salvatore e ordinatore dell’universo, artefice e Signore del creato, per le suppliche di colei che verginalmente ti generò, dona al tuo mondo la pace e custodisci la tua Chiesa sempre libera da sconvolgimenti.

Delle sante donne. Per la sua colpa.

Come da fonte fluiscono rivi di guarigioni per i bisognosi, o beatissime, placando il danno delle malattie, allontanando l’arsura delle passioni e irrigando i cuori degli amici di Dio per il buon frutto delle divine opere.

Il divino diacono Ammone e Celsina e con loro quaranta donne sapienti in Dio, lottando secondo le regole, furono incoronati e ora danzano con gli angeli; degnamente li diciamo beati.

Vi sollevaste, o divine spose, prendendo potere contro i nemici e diveniste simili ad angeli e deliziandovi dall’albero della vita nel paradiso vi saziate ora dalla fonte di tutti i beni, supplicando per il mondo.

Theotokìon. Ti rivelasti dimora della sapienza che supera l’intelletto, o Vergine pura, trono animato e porta, perciò le vergini, seguendoti, hanno amato come regina te, Vergine figlia di Dio,

Del beato. Colui che rivelò.

Avendo dominato con pazienza le passioni, Cristo ti raggiunse, o teoforo Simeone, per parteciparti la sua regalità; perciò con inni ti magnifichiamo.

Ricevuta da inviolabili tesori dello Spirito la grazia di guarire, tu attingi per distribuire guarigioni a chi festeggia la tua memoria, o teoforo Simeone.

Pervenuto alla celeste virtù dopo aver lottato nell’aria, come su ali salisti alle dimore celesti: intercedi per la salvezza delle nostre anime.

Theotokìon. Roveto circondato dal fuoco senza essere consumato, ti rivelasti, o Vergine, concependo senza seme il Salvatore del mondo, il nostro Dio che senza sosta magnifichiamo.

Katavasìa. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Theotòkos, produsse il Cristo, da cui fu piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorandolo, per essa che ora viene esaltata, noi ti magnifichiamo.

Altra katavasìa. La morte venuta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata grazie alla prole della pura Theotòkos, che tutte le potenze celesti magnificano.

Exapostilarion dell’Indizione.

Con i discepoli conveniamo.

Dio degli dèi e Signore, natura trisipostàtica, inaccessibile, eterna, increata, artefice onnipotente di tutte le cose, tutti a te ci prostriamo e ti imploriamo: Benedicendo nella tua bontà questo anno, custodisci nella pace gli imperatori e tutto il tuo popolo, o compassionevole.

Del beato. Stessa melodia.

Come astro, o santo, la tua luminosa vita rifulse e illuminò tutta la terra coi raggi dei prodigi: poiché con una colonna, o padre, salisti come per una scala a Dio, dove è realmente l’apice, o Simeone, dei desideri di tutti e là preghi, o beato, per noi che ti onoriamo.

Theotokìon.

Artefice e ordinatore di tutto il creato che hai posto in tuo potere tempi e anni, corona, o compassionevole, il ciclo dell’anno con le benedizioni della tua benevolenza, custodendo il tuo popolo nella pace, incolume, illeso; ti supplichiamo per l’intercessione di colei che ti partorì e degli angeli divini.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo questi stichirà idiòmela.

Tono 3. Di Giovanni monaco.

Verbo del Padre che sei prima del tempo, tu che sei in forma di Dio, che hai composto il creato, traendolo dal non essere all’essere e hai posto in tuo potere tempi e momenti, benedici la corona dell’anno della tua benevolenza, donando pace alle tue Chiese, vittorie al fedelissimo imperatore, fertilità alla terra e a noi la grande misericordia.

Dello stesso. Tono 4.

Il tuo regno, Cristo Dio, è regno di tutti i secoli e il tuo potere è in ogni generazione: poiché tutto hai fatto con sapienza, predisponendo per noi tempi e momenti; perciò, rendendo grazie in tutto e per tutto, gridiamo: Benedici la corona dell’anno della tua benevolenza e rendici degni di acclamare, senza che ci sia di condanna: Signore, gloria a te.

Stesso tono. Di Andrea Pyros.

Le tue vie, o Dio, sono grandi e meravigliose: noi magnifichiamo la potenza della tua economia perché, luce da luce, sei venuto nel tuo misero mondo e hai tolto la maledizione del vecchio Adamo, secondo il tuo beneplacito, o Verbo e con sapienza hai stabilito per noi tempi e momenti per glorificare la tua bontà onnipotente. Signore, gloria a te.

Tono 2. Di Germano.

Quando con la tua passione, Signore, consolidasti la terra, allora anche i deboli si cinsero di potenza. Le donne si fecero coraggiose contro il durissimo tiranno e riparata la sconfitta della madre, di nuovo tornarono al gaudio del paradiso, a gloria tua, che sei nato da una donna e hai salvato il genere umano.

Gloria. Del beato. Tono 2.

Da radice buona nacque un buon frutto, Simeone, santo dall’infanzia, nutrito più di grazia che di latte; sollevato il corpo sulla pietra ed elevata la mente sino a Dio, si costruì con le virtù un’eterea dimora e volando nelle altezze con le divine schiere, divenne dimora di Cristo Dio, Salvatore delle nostre anime.

E ora. Dell’Indizione. Tono pl. 4. Di Germano.

Tu che con ineffabile sapienza formasti l’universo, o Verbo, Cristo Dio, che hai predisposto tempi e momenti, benedici le opere delle tue mani; rallegra l’imperatore fedele con la tua potenza, dandogli forza contro i barbari, come unico buono e filantropo.

Grande dossologia, apolytìkion e conclusione.

Alla Liturgia: typikà e alle beatitudini le odi 3 e 6 dei canoni dell’indizione e del beato.

Prokìmenon. Tono 4.

Grande è il Signore nostro e grande la sua forza e la sua intelligenza è senza misura.

Stico. Lodate il Signore, perché è bene salmeggiare, al nostro Dio sia dolce la lode.

Apostolo a Timoteo. Diletto figlio Timoteo, prima di tutto esorto che si facciano preghiere (sabato della XXXIII settimana).

E anche l’apostolo Del beato. Ai Colossesi. Fratelli, come eletti di Dio, santi e amati, vestitevi di tenera compassione (XXX domenica).

Alliluia. Tono 4.

A te si addice l’inno, o Dio, in Sion e a te si renderà il voto.

Stico. Tu, Signore, benedirai la corona dell’anno della tua benevolenza.

Vangelo secondo Luca. In quel tempo Gesù venne a Nazaret. (giovedì I settimana di Luca).

E anche il vangelo Del beato, secondo Matteo. Il Signore ha detto ai suoi discepoli: Tutto mi è stato dato dal Padre mio (20 gennaio).

Kinonikòn dell’indizione.

Benedici l’anno della tua benevolenza, Signore. Alliluia.

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Mattutino del 31 agosto – Memoria della deposizione della preziosa cintura della santissima Madre di Dio

31 AGOSTO

Memoria della deposizione della preziosa cintura della santissima Madre di Dio.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Noi fedeli celebriamo la venerabile cintura della pura dimora del tuo corpo, da cui attingiamo la guarigione dei nostri mali e acclamiamo, Vergine santissima: Madre di Dio Altissimo, tu sei il riscatto di quanti ti onorano, o Maria da Dio eletta.

Gloria. E ora. Si ripete lo stesso.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Il tuo popolo, o inneggiatissima, festeggia oggi per la deposizione della tua preziosa cintura e con ardore a te grida: Salve, Vergine, vanto dei cristiani.

Gloria . E ora. Si ripete lo stesso.

I due canoni della Madre di Dio. Primo canone. Poema del signore Giorgio.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Come brillante lampada perennemente accesa, come cielo terso, il tempio della Vergine, avendo trovato la luminosissima cintura, oggi illumina l’universo dello splendore dei prodigi.

La tua città, indossando spiritualmente la tua cintura, o purissima, come legame sicuro, in essa trova forza e potenza e in te ripone il suo vanto.

La tua urna sulla terra ci è apparsa più preziosa dell’arca dei tempi antichi: non ci sono in effetti più simboli, ma la conoscenza della verità, o Genitrice di Dio, custodita con fede.

La preziosa urna effonde oggi il suo mistico profumo nel tempio della pura e colma dell’aroma dello Spirito quanti vi si avvicinano con affetto.

L’L’altro canone. Acròstico: Cingimi della tua forza, pura Vergine. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Di forza divina, Vergine pura, cingi chi inneggia alla tua sacra cintura, divenuta per la tua città e per il tuo gregge cinta sacra e baluardo imprendibile, o Vergine illibata.

Generasti il Dio potente, che cinge di potenza tutti i fedeli, Vergine pura, perciò ti diciamo beata e con gioia baciando la tua cintura sacra, vi attingiamo grazia e misericordia.

Intrecciamo armoniose danze per la deposizione della sacra cintura della casta fanciulla di Dio; con essa fu intessuta per noi una cinta incorruttibile, un abito che non si strappa e un baluardo imprendibile.

Nella la tua potenza si rifugia sempre il tuo popolo, Vergine pura, accorrendo sempre sotto la tua protezione; sii un aiuto per tutti, esaudisci le preghiere che ciascuno ti rivolge per la propria salvezza, liberando dai pericoli le nostre anime.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca e si riempirà di spirito e pronuncerò un discorso alla Regina Madre; mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Ode 3. Si rallegra in te.

Veneriamo oggi, fedeli, la cintura della Pura, come legame che ci unisce a Dio e con fede inchiniamoci.

I flutti della grazia senza sosta zampillanti, o Vergine, dalla tua urna incontaminata, dissetano tutti i fedeli.

La cintura della Vergine, che oggi celebriamo solennemente, effonde sui fedeli grazie di guarigioni.

Come rugiada del mattino la tua grazia scorrendo, o Pura, calma sempre la fornace delle passioni dei tuoi cantori.

L’altro canone. Tu che in principio.

Il cuore di chi tocca con fede la sacra cintura della Vergine viene rinnovato e si cinge di potenza per affrontare con successo le turpi passioni e i nemici immateriali.

Restò incorrotta la sacra cintura che cinse il tuo casto corpo, o Fanciulla: essa santifica i fedeli che a lei si accostano e libera da corruzione, malattie e afflizioni.

Divenisti dimora splendente del Verbo da te incarnato e ti compiacesti, o illibata, che la tua cintura fosse deposta nella tua santa casa; baciandola veniamo santificati.

Tutti baciamo con affetto e cuore lieto la venerata cintura, divenuta per tutti i fedeli, o Theotòkos, oggetto di venerazione per aver cinto il tuo santissimo corpo.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, o Theotòkos, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina memoria rendili degni di corone di gloria.

Kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

La deposizione della tua divina cintura la Chiesa festeggia con gioia e con ardore a te grida, o Vergine pura: salvaci tutti dalle potenze nemiche, spezza l’audacia degli empi e dirigi la nostra vita affinché facciamo la volontà del Signore.

Gloria. E ora. Stesso Tono.

I fiumi di miracoli sgorganti dalla tua urna santissima, come un tempo dal paradiso, irrigano la faccia della terra con moltitudini di grazie per quanti ti venerano con fede, Madre di Dio; perciò ti cantiamo e grati celebriamo gridando sempre: salve, unica speranza dei tuoi cantori.

Ode 4. Vedendo te sole di giustizia.

Come prezioso firmamento ti ha posto l’Autore del creato, ornandoti, come stelle, di quei divini splendori con cui rischiari i confini, Madre di Dio.

La tua città, Madre di Dio, avendoti come fortezza sicura e munita, possiede anche la tua sacra cintura come indefettibile legame, che brandisce nelle guerre.

O Genitrice di Dio, la tua sacra cintura ci fa salire dalla terra al cielo con l’ardore che in noi accendi; perciò ti glorifichiamo come causa di gloria superna.

Ecco la grazia inesauribile, venite tutti con cuore semplice, amici della festa, attingete con fede i torrenti sempre zampillanti dalla santa urna della Madre purissima.

L’altro canone. Tu sei il mio vigore.

O casta e purissima, salendo per abitare presso la luce che non tramonta, lasciasti a quanti ti proclamano beata, invece del corpo, la tua preziosa cintura, fonte di prodigi e salvezza, baluardo per questa città che ti onora.

Come in un nuovo cielo entriamo, o fanciulla, nel tempio dove è custodita come tesoro la tua sacra cintura, sole abbagliante che irraggia miracoli, illumina i cuori e dissolve le oscure passioni.

Ti sei rivelata arca di spirituale santificazione, o pura inneggiatissima e doni al tuo popolo l’urna venerata, contenente la cintura che cingevi mentre eri in vita, come rifugio e fonte inesauribile di guarigioni.

La tua preziosa cintura è giunta nella tua città come prezioso dono ed è stata deposta oggi con munificenza in questa santa tua casa ed è divenuta occasione di grandissima festa, o pura Theotòkos lodatissima, per quanti con ardore ti amano.

Le ombre della legge e gli enigmi dei profeti preannunziarono te castissima, come vera Theotòkos: per te infatti la maledizione fu resa inefficace, la benedizione perfetta e la grazia salutare fiorì per quanti ti inneggiano con fede e affetto.

Katavasìa. Colui che siede nella gloria sul trono della divinità, Gesù, Dio trascendente ogni pensiero, venne su nube leggera con la sua forza immacolata e salvò quanti acclamano: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Ode 5. Tu sei mio Signore.

Magnificasti tua Madre, Signore; al di sopra di tutte le potenze dei cieli esaltasti la sua gloria in modo incomparabile.

La tua preziosa urna, Theotòkos purissima, concede in abbondanza la grazia di Dio ai fedeli che ti onorano.

Tu sei la forza di cui si cingono gli imperatori fedeli, il vincolo in cui si glorifica la tua città, il cui vanto, o Theotòkos, è la tua cintura.

La tua grazia, famosa in verità, rivela la sua potenza, o Purissima, su tutta la terra attraverso miracoli prodigiosi.

L’altro canone. Perché mi hai respinto.

Dopo che la tua sacra cintura fu deposta nel tuo tempio in questo giorno, o piena di grazia, a chi lo desidera sono offerti tutti i beni: chi ne attinge viene santificato, ottenendo quel che domanda con fede.

Partorendo il Verbo splendente di bellezza, rifulgesti di bellezza e nello splendido tempio hai voluto che fosse deposta la bella cintura, che un tempo cingeva lo splendore del tuo corpo, o Theotòkos.

Il tuo santo tempio diviene per tutti un altro paradiso che possiede al suo centro come una rosa odorosa, o purissima, la tua cintura, colmante di profumo divino il cuore dei fedeli che a te si accostano.

Nube portatrice della pioggia divina, o purissima, versasti le onde della salvezza e la terra che le nostre colpe inaridirono, tu l’hai fatta produrre i frutti della fede; perciò noi fedeli ti glorifichiamo.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Ode 6. A te offrirò sacrifici.

Sopranaturalmente il Signore ti ha del tutto glorificata, esaltata, colmata d’onore, così come il tuo tempio, o Theotòkos, con la tua cintura e la sacra urna.

Flutti di grazia colano abbondantemente dalla tua urna immacolata, circondando tutto il creato, dissetando i fedeli che adorano tuo Figlio.

I fedeli che possiedono in te la forza e il vanto, per la loro gloria cingono, o Theotòkos, la tua sacra cintura come splendido e prezioso ornamento.

L’altro canone. L’abisso dei miei peccati.

Come un bimbo neonato partoristi per noi il Dio anteriore ai secoli, rinnovando tutti i cuori che il peccato aveva fatto invecchiare, o Madre sempre-vergine, attraverso questo nuovo mistero: la deposizione della tua sacra cintura.

Santo è il tuo tempio, Genitrice di Dio, meraviglia per i giusti nella verità, poiché la tua meravigliosa cintura effonde miracoli e per i fedeli che ti onorano, Vergine Madre, zampilla un oceano di guarigioni.

Ogni anima si rallegra trovandosi nel tuo tempio sacro e vedendo la tua cintura, o Theotòkos, come un sole scintillante da dove si irradiano i carismi luminosi del divino Spirito creatore.

Fortifica, pura Vergine, i nostri cuori esposti ad ogni sorta di peccati; cingi con la tua potenza i fedeli che possiedono la tua sacra cintura come tesoro prezioso, indefettibile e di gran pregio.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Theotòkos, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion. Tono 2. Tomba e morte.

Il tuo seno che riceve Dio o Madre di Dio, * ha cinto la tua cintura preziosa, potenza invincibile per la tua città, * e tesoro diviene di beni inesauribile, * o sola che hai generato sempre vergine.

Ikos.

Quale discorso dei figli della terra narrerà le tue magnificenze? Quale lingua dei mortali? Neppure un intelletto celeste può tanto. Ma tu, che partoristi lo sconfinato oceano della compassione, ricevi anche ora i canti di labbra sterili e dammi divina grazia per inneggiare la tua cintura, o Sovrana, per cui il mondo esulta cantando con gli angeli i tuoi prodigi, poiché sei la sola sempre Vergine che hai potuto generare.

Sinassario.

Il trentuno di questo mese memoria della deposizione nella santa urna della preziosa cintura della santissima Theotòkos, riportata dall’episcopato di Zila a Costantinopoli sotto Giustiniano, nella sua augusta chiesa nel quartiere di Calcopràtia; si commemora anche la guarigione miracolosa dell’imperatrice Zoì, moglie dell’imperatore Leone il sapiente, in virtù della cintura della Madre di Dio.

Stichi. O Vergine, per cui io stessa sono degnamente incoronata, io depongo la tua cintura alla fine dell’anno. Fu deposta per la gioia di ciascuno la cintura della Vergine il trentuno.

Lo stesso giorno memoria del restauro del tempio della santissima Madre di Dio in Neorìo.

Per le preghiere della tua pura Madre, Cristo nostro Dio, abbi pietà di noi. Amìn

Ode 7. Nella fornace persiana.

Unico sole di giustizia, autore della luce, tu rischiari con i tuoi molti doni il tempio di tua Madre dove risplende la sua sacra cintura.

Attorniando la tua urna come l’urna d’oro, sola pura, realmente noi godiamo delle tue grazie, o Vergine benigna e la stimiamo più preziosa dell’arca che ne fu il simbolo antico.

Le fonti dei tuoi miracoli, o purissima, traboccano vera grazia per i fedeli: dalla tua preziosa urna colano abbondanti mistici fiumi come da un altro paradiso.

Venite lieti, mortali tutti, la sacra urna ci invita misticamente a venerare come un tesoro la famosa cintura della Sovrana purissima.

L’altro canone. Il fuoco ebbe paura.

La Regina universale, andandosene alle dimore celesti, lasciò come tesoro alla Città Imperiale la sua preziosa cintura che la cinge di salvezza contro l’assalto di nemici visibili e invisibili.

Accostiamoci ora alla fonte che fa scorrere la grazia e l’amore, all’urna venerata contente la preziosissima cintura di colei che, Madre insigne e vergine, riempì di onori l’umanità con il suo parto.

Inneggiate al Signore, o voi, potenze tutte del cielo e voi, lingue tutte degli uomini, glorificate colei che lo ha generato: essa infatti ha donato la sua cintura come rifugio sicuro e salvezza per i fedeli.

Le nubi oggi stillino dall’alto la giustizia in occasione della deposizione della tua cintura, o nube colma di grazia e che ogni anima canti con gioia: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestando con coraggio la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

O purissima, l’arca contenne anticamente le tavole scritte dalla mano di Dio, ma la tua preziosa e venerabile urna, Sovrana senza macchia, possiede la cintura che custodì in te, terribile mistero, il Salvatore e l’Autore stesso della Legge.

Gli angeli, o purissima, esultano ora nel tuo santo tempio e volano intorno alla tua venerabile e sacra cintura e noi, nel tripudio e nella gioia, ti cantiamo come gloria del genere umano.

Tu sei il ramo che fece germogliare, o Vergine pura, il fiore della nostra vita, il vaso di gran valore contenente la mirra dello Spirito, tesoro dei beni, sorgente dei profumi, la santa urna da cui sgorgano guarigioni.

L’altro canone. Sette volte più del solito.

Come trono santo fu portato brillantemente nel tempio sacro, per riposarsi, l’urna contenente la cintura dell’unica ancella di Dio, la purissima regina dell’universo; per quanti piangono sotto il fardello dei loro peccati in abbondanza ella produce la perfetta guarigione dei loro mali.

Vergine Madre di Dio, sulla terra donasti corpo al Signore, stringendo fra le tue braccia colui che cinge di forza i fedeli; ora che sei salita negli eccelsi, hai lasciato ai mortali la tua preziosa cintura come forza e protezione.

Guarigione dei malati, sostegno degli oppressi, divino conforto degli smarriti, timone di chi naviga sui flutti, conversione delle pecore smarrite, così è realmente, Vergine pura, la grazia che accompagna la tua preziosa cintura, che con fede veneriamo per tutti i secoli.

Della tua cintura celebrando oggi la santa deposizione, festeggiamo questa solennità, noi tuoi servi e con gioia ti gridiamo: salve, Madre di Dio, tripudio degli angeli e degli uomini, che con fede cantano: Popolo, esalta Cristo per tutti secoli.

Katavasìa. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Da te, Vergine.

La tua urna, Genitrice di Dio, è veramente uno scrigno di gran valore, poiché essa è degna di possedere la tua verginale cintura e il tuo abito nuziale, che essa custodisce come tesoro di vita.

Cingendo, o Theotòkos, come divino diadema di bellezza la tua santissima e divina cintura, la Chiesa oggi si rallegra e splende di gloria.

Avendo il tempio della Vergine che imita tutto l’ornamento dei cieli per i raggi dei carismi, come splendori di stelle, illuminati oggi, o fedeli, rifulgete.

La tua città, Genitrice di Dio, detiene la tua sacra cintura come recinzione e luogo di pace, assicurando l’unità dei dogmi della vera fede, gloria dei fedeli e regale trofeo.

Cantiamo la tua gloria ineffabile, così come la tua grazia ineguagliabile: sei la fonte della sapienza da cui proviene la parola per tutti coloro che venerano e magnificano la tua prole.

L’altro canone. Per questo sbigottisce.

Ecco la divina lettiga di Salomone attorniata, come dice la Scrittura, da sessanta prodi; ella depone oggi nella sacra urna, come su un letto regale, la sua cintura per la riconciliazione di tutti gli afflitti e la salvaguardia di quanti vivono nella pietà.

Come città del Re dei cieli di cui si dicono meraviglie, donasti in prezioso e sacro regalo la tua santissima cintura a sostegno di tutti i fedeli; per essa gli imperatori coronati e ornati dall’ortodossia disperdono in fuga i nemici.

Monti, stillate ora dolcezza e voi, valli, eterna letizia; schiere dei patriarchi e cori tutti dei martiri, assemblea dei profeti e pia adunanza dei divini apostoli, esultate oggi con noi tutti per la deposizione della sacra cintura della divina fanciulla.

Per il tuo parto hai santificato l’universo e ora ci doni per accrescerne la luce, o Vergine santissima, la tua sacra cintura; nella sua deposizione tutta la terra esulta e venera in te colei che colmò la stirpe umana d’ineffabile gioia.

O purissima, che sei compassionevolissima, io mi rifugio presso la tua misericordia: liberami dalla nefasta familiarità con le passioni, dal nemico che mi tenta ogni giorno, dalla seduzione dei piaceri, dal peso dei miei peccati, dal saccheggio e dalla prigionia, o purissima.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima Theotòkos, pura sempre Vergine.

Exapostilarion. Udite, donne.

Colui che ha fatto superiore a ogni comprensione tutto ciò che ti riguarda, o pura, onorò di incorruttela la tua veste e la tua cintura, donandole alla tua città come forza e sicurezza; celebrandone ora con gioia la deposizione, con affetto festeggiamo.

Altro exapostilarion, stessa melodia.

Tu che sei signora di tutte le creature, o Sovrana e sei piena di luminosissima sapienza, come Madre di Dio onnipotente, colmami di luce, di divina conoscenza e grazia col compiersi degli inni che si cantano per te, pura Theotòkos.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Purissima Theotòkos, la Chiesa ha cinto la tua santa cintura come fulgidissima corona e si rallegra oggi gioiosa, misticamente danza e a te acclama, o Sovrana: Salve, corona e diadema divino; salve, sola gloria ed eterna letizia di tutto il mio popolo (2).

Purissima Sovrana, poderoso muro di cinta, indistruttibile sostegno e salvezza del tuo popolo e della tua città, tu hai dato come splendida difesa la tua preziosissima cintura, che salva da ogni sorta di sventure quanti la onorano con fede e con fervido zelo, o sposa di Dio.

Il tuo tempio, o purissima, si rivela oggi fonte inesauribile di prodigi: i fiumi della grazia si riversano infatti copiosi dalla tua urna santa e rallegrano la mente dei fedeli, che con fede e affetto a te acclamano: Tu sei gioia, letizia e nostra vita.

Gloria. E ora. Tono 2.

La Chiesa di Dio ha cinto la tua santa cintura, o Theotòkos purissima, come fulgidissima corona e risplende oggi gioiosa e misticamente danza, o Sovrana, gridando a te: Salve, prezioso diadema e corona della divina gloria. Salve, sola gloria e gioia eterna di tutto il popolo cristiano. Salve, porto, protezione e salvezza di quanti a te accorrono.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia. I Typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Apostolo: Fratelli, la prima tenda aveva norme (vai al sabato della V settimana dei digiuni).

Vangelo: Alzatasi Maria.

Kinonikòn.

Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Alliluia.

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Mattutino del 30 Agosto – I santi nostri padri Alessandro, Giovanni e Paolo il Nuovo, arcivescovi di Costantinopoli

30 Agosto

I santi nostri padri Alessandro, Giovanni e Paolo il Nuovo, arcivescovi di Costantinopoli.

Al Mattutino.

La consueta sticologia e i canoni: uno dall’Oktòichos, quindi i due canoni seguenti, uno del Precursore, l’altro dei santi. Il Canone del Precursore reca l’Acròstico: Canto il Precursore, martire di Dio.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Chi può degnamente lodare la luminosa lampada, l’araldo del mondo, l’apostolo divino, il servo di Cristo, il precursore del Signore martirizzato per lui?

L’angelo divino, principe delle angeliche potestà giunse al sacro tempio di Dio per recare la novella all’anziano: Vecchio, darai alla luce il precursore del Signore.

Straordinario prodigio: il grembo sterile che portava al suo interno il Precursore, eccelso profeta dal seno materno, venerò Cristo, portato nel grembo della Madre di Dio.

Theotokìon. Il divino arcangelo disse alla Vergine: o divina Sposa, recati in fretta alla casa di Elisabetta; trovandola gravida comprenderai che un parto inspiegabile ti ho annunciato.

Canone dei santi.

Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Come lampada a tre luci è sorta oggi la gloriosa memoria dei santi padri: con fede esultanti danziamo per essa.

O gerarca Alessandro, annientasti le roccaforti dell’eresia con la tua fervida franchezza nel professare la Trinità santa.

Avevi lo stesso nome dell’apostolo Paolo, illustrissimo gerarca e ne hai imitato le sue virtù divine.

Spiegando la nostra fede attraverso le scritture divine, la tua lingua, padre Giovanni, si rivelò stilo di scriba dello Spirito Santo.

Theotokìon. Cantiamo al Signore che volle incarnarsi senza seme dalla Vergine per salvarci e liberarci.

Ode 3. Come sorgente viva.

Nato da una sterile, Giovanni sciolse la lingua al padre: giustamente fu detto sonante voce del Verbo. Perciò benedicendo esclamò: Solo tu solo sei santo, o Signore.

Nulla amando di ciò che perisce, presto abitasti come città il deserto, irrobustito dallo Spirito divino: vivesti in modo immateriale come il mirabile Elia, o glorioso.

Non sopportando gli affari mondani fuggisti come uccello per abitare nel deserto e deliziarti nel Signore che libera dai lacci e dai pericoli, o sapiente.

Theotokìon. Alla casa di Elisabetta la Vergine si recò portando in seno il Verbo eterno di Dio: salutatesi entrambe, subito lo riconobbe il precursore e dal grembo lo adorò.

Dei santi. Tu sei la saldezza.

Ai buoni pascoli guidavi il gregge del Signore, o gerarca Alessandro; perciò ti glorifichiamo nei secoli.

Dalla tua lingua, beatissimo Giovanni, scorrevano come acque di salvezza per le tue pecore i dogmi della fede.

In te, beatissimo Paolo, veneriamo colui che, per il suo nome e la sua vita, è apparso immagine del vaso d’elezione.

Theotokìon. In te, noi cristiani, possediamo rifugio e riparo in ogni tempo; Vergine non sposata, senza sosta noi ti glorifichiamo.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te ricorrono, Signore, tu sei luce di chi giace nelle tenebre e il mio spirito ti inneggia.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Onoriamo, fedeli con purezza di coscienza il precursore di Cristo, il battista e profeta, il glorioso banditore, il maestro di conversione, il testimone verace del Salvatore che, per aver rimproverato Erode della sua follia, ebbe il capo reciso.

Gloria. Dei santi. Tono 4. Presto intervieni.

Il triplice candeliere dei padri rifulse per rischiarare la Chiesa dei credenti, che essi guidarono alla conoscenza di Dio, dissolvendo ogni fosca eresia con la loro sapienza e i loro insegnamenti e la grande franchezza con cui hanno parlato, Alessandro, Giovanni e Paolo, gloriosissimi gerarchi.

E ora. Theotokìon.

O speranza che non delude quanti a te ricorrono, tu sola hai incarnato e generato, oltre natura, Cristo nostro Dio. Con il precursore Giovanni, supplicalo di donare al mondo il perdono delle colpe e a noi tutti la conversione di vita prima della fine.

Ode 4. Colui che siede.

Mangiavi radici, miele selvatico e locuste come pietanze deliziose, o beato precursore e indossavi, come manto regale, una tunica di peli di cammello.

A tutti annunziasti il Creatore, che con il suo verbo ha coltivato ogni cosa; è lui che come giudice ha in mano la pala per pulire del tutto la sua aia.

Non desti sonno ai tuoi occhi, né riposo alle tue palpebre a sollievo del corpo, o santo beato, come angelo glorioso, finché non diventasti dimora dello Spirito di Dio.

Theotokìon. In te si compì la profezia di Avvacùm, gloriosa Vergine: Dio venne dal monte Carmelo, da te si incarnò per redimere i mortali dall’errore.

Dei santi. Ho udito, Signore.

Confondesti colui che come Giuda aveva tradito Cristo, meritando di ereditarne la maledizione, o Alessandro.

Come ulivo fruttifero, ritto nel tempio di Dio, offristi la moltitudine dei fedeli come frutti maturi, o gerarca Giovanni.

Sulle ali dell’umiltà sfuggisti le trappole del nemico: per questo, venerabile Paolo, fosti esaltato divenendo cittadino dei cieli.

Theotokìon. Cantiamo la Vergine pura, rimasta vergine dopo il parto, avendo generato Cristo nostro Dio per la salvezza e il ristabilimento del mondo.

Ode 5. Sbigottisce l’universo.

Investito di potenza dallo Spirito di Dio, a quanti a te venivano, o glorioso, esclamavi: Convertitevi! La scure è già alla radice degli alberi per tagliare quanti frutto non danno e purificare quanto vi è di buono.

Forte hai gridato con la lingua, come tromba del Signore, agli astanti, o Precursore: Io per ora vi battezzo con acqua, ma dopo di me viene uno più potente di me, che vi battezzerà con il fuoco dello Spirito.

Il profeta di Dio lo predisse: Quando il Signore verrà, manderà avanti il suo angelo a preparargli la via, salverà un popolo ribelle per renderlo erede sacro a Dio.

Theotokìon. Stando ancora nel seno materno, illuminato dallo Spirito Santo, percepisti la divina presenza del Creatore e balzando all’interno ti prostrasti ad adorarlo, o precursore.

Dei santi. Vegliando all’alba.

Ornando con la tua sacra presenza il trono di Mitròfane tuo predecessore, più del trono risplendevi tra i gerarchi per i tuoi divini insegnamenti.

Eccellevi fra i pastori per la tua ammirevole condotta; al Concilio di Nicea la tua luce ti distingueva fra i padri.

La grazia delle tue parole, o Giovanni, confermava nella fede la Chiesa e noi abbiamo te come colonna dell’ortodossia.

Theotokìon. A te inneggiamo, Madre di Dio che rimani intatta anche dopo il parto: veramente hai generato al mondo il Verbo Dio incarnato.

Ode 6. Celebrando questa divina.

Per tentarti e interrogarti si recò da te quella gente malvagia: Sei tu il Signore? Ma tu rispondesti: Non sono io, ma uno che viene dopo di me ed era prima di me.

Io sono natura mortale, ma colui che viene dopo di me è immortale ed eterno, Creatore di ogni cosa creata e del quale non son degno neppure di sciogliere i sandali.

Tutti accorsero vedendoti: prostitute, pubblicani, dissoluti, per farsi battezzare da te, o glorioso profeta, imparando la strada che porta a Cristo.

Theotokìon. Libera da ogni male i tuoi servi che ricorrono alla tua valida protezione e scampali dal terribile eterno castigo, o Vergine Sposa di Dio.

Dei santi. Concedimi una veste.

Con la preghiera lottavi coraggiosamente per la Chiesa di Cristo, annientando l’eponimo del furore bellicoso.

Come nobile tralcio della Vigna vivificante, beatissimo Giovanni, producesti frutti abbondanti per il tuo Sovrano.

Venerabilissimo padre Paolo, rifiutasti di diventare vescovo della Città Imperiale, che aveva ingiustamente aderito all’iconoclasmo.

Theotokìon. Tu che sola con un verbo concepisti nella carne il Verbo di Dio, salva le nostre anime dal laccio del nemico.

Irmòs. Concedimi una veste luminosa, tu che ti avvolgi di luce come di un manto, misericordiosissimo Cristo, Dio mio.

Kontàkion del Precursore. Tono pl. 1.

La gloriosa decapitazione del Precursore è divenuta divina economia, affinché potesse annunziare anche a quanti erano nell’ade l’avvento del Salvatore. Gema dunque Erodiade che ha richiesto l’infame omicidio: perché essa non ha amato la legge di Dio, né il secolo della vita, ma quello effimero e fallace.

Sinassario.

Il 30 di questo mese memoria dei santi patriarchi di Costantinopoli Alessandro, Giovanni e Paolo il giovane.

Stichi. Rotte le corde della carne Alessandro riceve l’eredità divina dall’Eterno. Il volto afflitto della Chiesa esprime la privazione dell’arcivescovo Giovanni. E Paolo, abbandonando i desideri della vita ha trovato riposo dove a Cristo è piaciuto. Il trenta si presentano alla Trinità per cantare insieme in eterno.

Lo stesso giorno memoria del beato Fantino il taumaturgo.

Stichi. Fantino il taumaturgo lasciando la terra, fa scendere su noi la manna dei miracoli. Fantino il trenta si è congedato da questa vita.

Lo stesso giorno memoria dei santi sedici martiri di Tebe.

Stichi. Foste trovati in numero di sedici uomini e foste tagliati arto per arto.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli di senno divino.

Opponendoti ad Erode con forza, o precursore glorioso, lo rimproverasti così: Non ti è lecito tenere come moglie una consanguinea, ciò non è permesso. Ma egli non tollerandoti ti recise il capo.

Come profeta glorioso riconoscesti il Signore già prima di nascere e a tutti lo additasti come agnello di Dio, insegnando a tutti, come atto di culto, a cantare al Signore: O Dio, tu sei benedetto.

Stando per raggiungere il felice traguardo o glorioso profeta, inviasti i tuoi discepoli a Cristo Signore perché lo interrogassero: Signore sei tu che vieni a salvare o c’è un altro che dobbiamo aspettare?

Cristo ai discepoli diede questa risposta: Andate a dire a Giovanni: Vedi, i morti risorgono, ora odono i sordi, guariscono i lebbrosi e come cervi saltano gli zoppi.

Dei santi. I fanciulli dalla Giudea.

Illustre gerarca Alessandro, tu sei stato sacerdote iniziato della celeste Trinità divina, adorando puramente e senza sosta inneggiando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Cristo ti ha reso fonte di miracoli, beatissimo Giovanni, tesoro di insegnamenti, da cui sgorga copiosamente la conoscenza di Dio per quanti inneggiano: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

O beatissimo gerarca, imitando Paolo vivevi sulla terra come un angelo, avendo ricevuto da Dio la ricchezza delle parole, con cui ora inneggi: Benedetto Cristo nei secoli.

Theotokìon. Apparisti dal grembo di una Vergine rivestito di una carne simile alla nostra per salvarci e noi che la riconosciamo Madre di Dio, grati a te inneggiamo: Benedetto dei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Il parto della Theotòkos.

Superiore a tutti i profeti, o celebrato Giovanni, sei profeta dell’antica e nuova Legge, non come canna sbattuta dal vento, ma sei rimasto saldo, esclamando: Benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Osservando la figlia di Erodiade dissoluta, impazzito di passione, Erode miserabile giurò e promise: Qualunque cosa mi chiedi, finanche la metà del mio regno, io giuro che ti darò. Ma essa gli chiede la testa del precursore.

La prigione rinchiuse Giovanni e il convito di Erode festante; la fatua fanciulla strappò il giuramento essendo piaciuta ed ebbe la testa santa e preziosa del precursore, che porse alla madre: impagabile dono!

Theotokìon. Scampa la tua città da ogni male e pericolo: dal sisma distruttore, da nemica invasione, dal castigo tremendo dell’eterno fuoco; dopo Dio noi cristiani possediamo te, o Vergine, come salvezza.

Dei santi. Colui che è nato dal Padre.

Per la forza della tua preghiera, Alessandro, perì l’empio Ario, travolto dalla sua superbia, che come Giuda provocò la dispersione dei suoi visceri.

Il nemico di Dio che lacerò la tunica di Cristo, cadendo come il traditore, si squarciò nel mezzo; nell’ade, ora, piange sulla sorte riservata agli empi.

Per i tuoi digiuni sembravi un incorporeo, per le tue veglie quasi privo di sangue e per i tuoi insegnamenti una fonte del paradiso, beatissimo Giovanni.

Theotokìon. Il tuo inesplicabile concepimento quale coro di mortali potrà degnamente cantare? Rimani Vergine anche dopo il parto e per i secoli sei benedetta, o Maria.

Irmòs. Colui che è nato dal Padre prima dei secoli e ultimamente si è incarnato da una Madre, sacerdoti benedite, popolo, sovresalta per tutti i secoli.

Ode 9. Ogni abitante.

Un convivio esecrabile, indegna cena, funesto giuramento sedussero il misero a cedere alla passione meritevole di castigo e in premio alla baccante dà la testa del Battista, cui non era confrontabile il mondo intero: che mistero terribile!

Come non inorridì l’empio Erode, o eterno giudice, a covare nel suo cuore l’assassinio del battista, non tollerando, furibondo, d’esser stato riprovato! Attese il momento opportuno e quando giunse decapitò il giusto.

Come angelo giustamente sei passato dalla terra in paradiso, poiché eri come un angelo, o precursore del Signore, santo e glorioso; dall’alto ricordati di quanti ti festeggiano, implorando il perdono delle colpe e domando pace e misericordia.

Theotokìon. Salva i tuoi servi, o Figlio di Dio, magnanimo Signore misericordiosissimo, per le suppliche del tuo battista e le preghiere di tua Madre e di tutti i tuoi santi e ai nostri imperatori concedi trofei dall’alto, come filantropo.

Dei santi. Madre di Dio, Vergine.

Il tuo santo e lealissimo discepolo, seguace delle tue vivificanti parole, il tuo sapiente, venerabile, affabilissimo arcivescovo Alessandro, Signore, degnamente sempre noi proclamiamo beato.

Nel tuo amore per gli ineffabili misteri divini sei giunto al più alto grado di iniziazione, al vertice della beatitudine, o padre Giovanni, iniziatore ai misteri, predicatore della sacra dottrina, illustre adoratore della Trinità santissima.

Padre santo, innocente, irreprensibile, pastore venerabile, predicatore della fede, dottore dell’ortodossia, tutti concordi, o Paolo, degnamente ti proclamiamo beato.

Theotokìon. Purissima Vergine, fonte del profumo, domanda al Figlio nato da te di donare successo e perdono dei peccati all’imperatore amico di Cristo; per questo sempre ti magnifichiamo.

Irmòs. Madre di Dio, Vergine non sposata, inesplicabilmente con un verbo concepisti il vero Dio più eccelso delle potenze immacolate, per questo noi con inni ti magnifichiamo.

Exapostilarion del precursore.

Con i discepoli conveniamo.

L’iniquo Erode tagliò la divina e sacra testa del precursore, non sopportandone i rimproveri, lo stolto. O audacia veramente terribile! Gema dunque l’infelice che commise l’empio crimine, mentre noi ora, celebrando con inni la testa preziosa, degnamente onoriamo il battista di Cristo.

Theotokìon.

Benché nessuna natura razionale, o purissima, sia in grado di elogiare colei che partorì Dio, perché chiaramente tu sei superiore a ogni creatura, tuttavia, quel poco che è possibile, non viene rifiutato: ricevi dunque anche da me quest’inno da nulla, come il Figlio tuo ha accolto gli spiccioli della vedova.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del precursore. Tono pl. 4.

Precursore del Salvatore, anche se Erode ha eliminato col crimine te, araldo della verità, tuttavia la fiaccola lampeggiante della tua bocca ha stupendamente irradiato il fulgore della fede anche sugli abitanti dell’ade: supplica dunque perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 29 Agosto – Memoria della recisione del prezioso capo del santo glorioso profeta e Precursore Giovanni il Battista

29 Agosto

Memoria della recisione del prezioso capo del santo glorioso profeta e Precursore Giovanni il Battista.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Raduniamoci, o fedeli, per celebrare concordi il mediatore della Legge e della grazia: egli ci ha predicato la penitenza ed Erode, da lui con coraggio pubblicamente accusato, gli ha reciso la testa. Ora che vive con gli angeli, intercede presso Cristo per la nostra salvezza.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Di te ci è noto, o pura sempre Vergine, lo straordinario prodigio del concepimento e il frutto ineffabile del tuo parto; sbalordisce il mio intelletto e rende attonito il mio pensiero, Theotòkos, la tua gloria, che a salvezza delle nostre anime su tutti si dispiega.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Celebriamo con inni colui che ci fu mostrato profeta sin dal grembo materno, colui che da una sterile come astro splendidamente apparve in terra, il battista di Cristo, l’atleta vittorioso, il precursore Giovanni: egli infatti intercede presso il Signore perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Mostra al tuo servo la tua sollecita protezione, l’aiuto e la misericordia che offri; placa, o pura, i marosi dei pensieri vani e risolleva la mia anima caduta, o Madre di Dio: perché lo so, o Vergine, lo so che tu puoi tutto quanto vuoi.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Rifulgendo dalla sterile per divina deliberazione e recidendo i vincoli della lingua di tuo padre, hai mostrato il sole che brilla mattutino e alle folle, nel deserto, annunziasti il Creatore, l’agnello che toglie le colpe del mondo; avendo accusato nel tuo zelo anche un re, la tua testa gloriosa fu recisa, o celebratissimo, Giovanni degno di ogni lode. Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Santissima Vergine, Madre di Dio, sana le furiose passioni dell’anima mia, ti prego e fammi avere il perdono delle colpe che ho stoltamente commesso, contaminando – me misero! – anima e corpo. Ahimè, che farò in quell’ora, quando gli angeli separeranno la mia anima dal mio povero corpo? Siimi allora, o Sovrana, aiuto e fervidissima avvocata, perché io, tuo servo, ho te come speranza, o pura.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?

Ogni spirito e il vangelo secondo Matteo (14,1-13).

In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: Costui è Giovanni il battista risuscitato dai morti; perciò la potenza dei miracoli opera in lui. Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodiade, moglie di Filippo suo fratello. Giovanni infatti gli diceva: Non ti è lecito tenerla! Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta. Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodiade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. Ed essa, istigata dalla madre, disse: Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni battista. Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data e mandò a decapitare Giovanni nel carcere. La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla ed ella la portò a sua madre. I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù. Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione del precursore. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2.

O araldo della penitenza, Giovanni battista, con la tua testa recisa hai santificato la terra: poiché hai chiarificato per i credenti la legge di Dio e hai annientato l’iniquità. Ora che stai presso il trono di Cristo, Re del cielo, supplicalo di fare misericordia alle nostre anime.

Dopo questo si cantano i canoni della Theotòkos per sei stichi e questi due del santo per otto stichi. Primo canone del santo. Poema di Giovanni monaco.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraversato l’umido.

Celebriamo il sacro precursore, che è apparso da grembo sterile come profeta di colui che da grembo vergine ineffabilmente è stato generato.

Superando i limiti della natura, osservasti i decreti della giustizia, biasimando un’unione illegale, senza temere l’arroganza dei re.

Allevato col latte della Legge, tu che sei sigillo della Legge ratificasti la legislazione riguardante l’unione legale e ti opponesti a un’infamia sfrenata.

Theotokìon. Le schiere degli angeli e dei mortali, senza sosta ti celebrano, o Madre ignara di nozze: tu hai infatti portato tra le braccia come piccolo bimbo il loro Creatore.

Secondo canone. Tono pl. 4.

Tu che hai liberato dalla servitù.

Tutti insieme celebriamo l’amico di Cristo, il divino precursore Giovanni, che davanti a tutti gli uomini è stato da lui testimoniato.

Tutti insieme celebriamo il divino Giovanni, cittadino del deserto, compagno degli angeli incorporei, vanto del nuovo popolo.

Nella memoria del Precursore danziamo come gli angeli e gridiamo a Cristo: per le sue implorazioni dona pace al tuo mondo.

Theotokìon. In ogni tempo, o Theotòkos, supplica il Dio da te ineffabilmente incarnato di liberare da ogni difficoltà i tuoi servi.

Katavasìa. Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile. Cantiamo dunque al Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Ode 3. Tu sei fortezza.

La dissolutissima ragazza, piena di bevande inebrianti, disse: Dammi subito la testa di Giovanni, o Erode, su di un vassoio.

La fanciulla danzò e deliziando lo scellerato Erode, lo indusse all’assassinio del precursore e araldo.

Quale miseria la tua, o Erode stolto ed empio! Con quale ardire hai commesso un infame omicidio per una fanciulla dissoluta!

Theotokìon. Dacci aiuto con le tue suppliche, o santissima, respingendo gli assalti delle difficoltà angosciose.

Secondo canone.

O Signore creatore della volta.

Come mediatore tra l’Antico e il Nuovo e primo predicatore della dottrina evangelica, denunziasti, o Precursore, l’unione illegittima del tiranno, subendo gloriosamente coi gioia la morte.

La figlia allevata da una madre iniqua, delirante di ebbrezza, disse a Erode: Dammi su un piatto la testa di Giovanni, per darlo in dono graditissimo alla madre.

Non sopportando i rimproveri della lingua ispirata da Dio, il superbo monarca, o glorioso Precursore, concede alla ragazza la tua testa venerabile e preziosa come ricompensa per uno spettacolo di danza, o insigne.

Theotokìon. Abitando corporalmente in una Vergine, ti sei mostrato agli uomini come conveniva che ti manifestassi, dimostrando anche lei vera Theotòkos e aiuto dei fedeli, o unico Filantropo.

Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Onoriamo, o fedeli, con coscienza pura il precursore di Cristo, battista e profeta, come glorioso araldo, maestro di penitenza, veracissimo testimone del Salvatore: avendo egli biasimato la stoltezza di Erode, ne ebbe la testa recisa.

Gloria. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Oggi è apparso per noi il battista del Salvatore: rallegra spiritualmente le anime dei fedeli l’ornamento del deserto, il sigillo dei profeti! Egli è perciò divenuto precursore di Cristo e verace testimone del suo avvento. Gridiamo dunque concordi a Giovanni con canti spirituali: O profeta annunciatore della verità, intercedi per la nostra salvezza.

E ora. Theotokìon, uguale.

Stupirono, o pura, tutti i cori degli angeli, per il tremendo mistero del tuo concepimento: Dunque è sostenuto dalle tue braccia come un mortale, colui che col solo cenno sostiene l’universo? Come riceve un principio colui che è prima dei secoli? E come viene allattato colui che con bontà indicibile nutre ogni vivente? E acclamando ti glorificano come vera Madre di Dio.

Ode 4. Tu sei il mio vigore.

Non sopportando la severità dei rimproveri, colui che era meritevole dei castighi della Legge, né la pia franchezza, lui che era immerso nelle dissolutezze dei piaceri, tiene prigioniero in catene colui che, prima della morte, già è immaterialmente congiunto ai cori superni.

In preda al male di una funesta ubriachezza e di una sfrenata passione, divenuto prigioniero, il miserabile, dello strepito di piedi in danza, diviene uccisore di profeta: aveva infatti concepito l’ubriachezza che è madre di dissolutezza e partorì un’iniquità mostruosa.

Davvero non mente a tuo riguardo la voce divina: tu infatti sei più dei profeti, perché fosti degno della profezia fin dal grembo materno, quando ancora il tuo corpo era imperfetto e hai visto e battezzato quanto al corpo il Dio Verbo, da te profetizzato.

Theotokìon. Sei il vanto dei credenti, o ignara di nozze, protettrice, porto, baluardo e rifugio dei cristiani: tu rechi infatti le suppliche al Figlio tuo, o purissima e salvi dai pericoli quanti con fede e affetto ti riconoscono pura Theotòkos.

Secondo canone. Dal monte ombroso.

Erode non poteva sopportare le tue contestazioni, o beatissimo Giovanni, servo di Cristo, perciò preparò un omicidio ingiusto per te, senza vergognarsi del tuo onore.

Frenetico e invasato dall’ebbrezza insieme, il re ingiusto ti condusse iniquamente alla condanna a morte, o beatissimo profeta, senza vergognarsi del tuo onore.

Sottomesso alle parole della fanciulla, il tremendo iniquo Erode, o profeta, consegnò realmente come dono all’adultera la tua testa, da cui fai scaturire grazia per noi tutti.

Theotokìon. Salute da parte nostra, santa Theotòkos; salve tu, che hai generato la letizia del mondo; salve tu, unico soccorso degli uomini, benedetta Theotòkos pura.

Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Dietro suggerimento della madre, in premio della danza sciagurata, il rampollo della feroce leonessa, di lei ancor più feroce, chiede la testa del precursore e annunciatore che rispettavano tutte le fiere nel deserto.

Oh, i tuoi giudizi irraggiungibili e incomprensibili, filantropo! Colui che sin dal grembo materno era stato ricettacolo dello Spirito ed era cresciuto nella temperanza e nella purezza, lo ha abbattuto danzando una fanciulla impudica.

Era cosa accetta e conveniente a chi amava un’indegna unione, congiungere al simposio del compleanno l’uccisione di un profeta e mescere per gli amanti dei piaceri un calice pieno del sangue dei profeti e dei santi.

Theotokìon. Tu che hai col Figlio tuo familiarità di madre, o purissima, non trascurare, ti preghiamo, quella sollecitudine per noi che ti è connaturale: perché te sola presentiamo al Sovrano, noi cristiani, come propiziazione accetta.

Secondo canone. Vegliando gridiamo.

O follia! Il capo del Precursore fu dato alla fanciulla su un piatto come prezzo per il ballo della seduzione.

O follia! Il sangue stillava dal tuo capo, o araldo di Dio, mentre l’adultera si dilettava, pensando cose grandi.

Erode credeva che la tua lingua avrebbe taciuto veramente, ma anche fatta tacere, essa lo ha accusato di più, o lodatissimo.

Theotokìon. Ti inneggiamo come Vergine dopo il parto, poiché tu, Theotòkos, nella carne hai generato per il mondo il Dio Verbo.

Katavasìa. O albero beatissimo, su cui è stato steso Cristo, Re e Signore! Per te è caduto colui che con un albero aveva ingannato, è stato adescato da Dio, che nella carne in te è stato confitto e che dona la pace alle nostre anime.

Ode 6. Siimi propizio

Esponendoti al pericolo per i comandamenti della Legge, o beato, ammonisci con rimproveri il trasgressore: tu non eri infatti una canna sbattuta dall’agitarsi di venti contrari.

La tua testa insanguinata per l’immolazione, fu portata come ricompensa per una gara tra prostitute, accusando anche dopo la morte Erode, colpevole di aver deturpato la natura.

Aggirandoti per i deserti coperto di peli di cammello, vi dimoravi come in fulgido santuario e come rivestito di regale abbigliamento, là regnavi sulle passioni.

Theotokìon. Per le tue implorazioni, Genitrice di Dio pura, fa’ che scampiamo alle funeste colpe e che raggiungiamo, o purissima, la divina illuminazione del Figlio di Dio, da te ineffabilmente incarnato.

Secondo canone. Una tunica luminosa.

Portasti alla moltitudine dei fedeli divini insegnamenti, annunziandoci l’Agnello di Dio, o glorioso Giovanni.

O Precursore, autentico modello di purezza e di vita rigorosa, ricordati dei tuoi cantori, ora che stai presso Cristo.

Con le tue preghiere, o profeta, Battista e Precursore di Cristo, pacifica il mondo, scampando da pericoli le nostre anime.

Theotokìon. Supplichiamo te, che solo con un verbo hai concepito in grembo il Verbo e libera le nostre anime dai lacci del nemico.

Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo.

Kontàkion. Tono pl. 1.

La gloriosa decapitazione del Precursore è divenuta divina economia, affinché potesse annunziare anche a quanti erano nell’ade l’avvento del Salvatore. Gema dunque Erodiade che ha richiesto l’infame omicidio: perché essa non ha amato la legge di Dio, né il secolo della vita, ma quello effimero e fallace.

Ikos.

Nefando si è mostrato a tutti il giorno natalizio di Erode: perché in mezzo a quanti si davano al piacere fu posta come vivanda la testa di colui che digiunava. Alla gioia fu congiunta la tristezza, al riso fu mescolato gemito amaro, perché, come aveva detto la fanciulla, entrò al cospetto di tutti il vassoio con la testa del battista e per tanta insolenza ci fu funebre lamento in tutti coloro che banchettavano col re: ciò infatti non dilettò né loro, né Erode stesso, secondo quel che è detto: Si rattristò; non però di tristezza sincera, ma effimera e fallace.

Sinassario.

Il 29 di questo mese memoria della recisione della preziosa testa del santo e glorioso profeta, precursore e battista Giovanni.

Stichi. Una mano sacrilega di spada recide la testa di colui che pose la mano sulla testa del Signore. Il 29 il ferro recide il collo al Precursore.

Per l’intercessione del tuo precursore, Cristo Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Armato di piacere sfrenato e orribile ubriachezza, empio Erode, piombasti, assalendola, contro l’inconcussa torre della continenza, l’inespugnabile città della temperanza, il battista di Cristo.

Non tremò, o precursore, non si ritrasse, non restò impietrita colei che si era fatta discepola del diavolo, portando sfacciatamente su un vassoio la tua testa preziosa, con l’intelletto scalzato via dalle istigazioni della madre.

Come lampada hai brillato davanti a Cristo, come messaggero sei stato inviato avanti, come profeta dichiari agnello di Dio il Cristo che si è manifestato, come suo discepolo hai la testa recisa dalla spada, perché tu lo annunci anche ai morti nell’ade.

Theotokìon. Strappati grazie al tuo parto alla maledizione per l’antica caduta, con il Figlio tuo che ha dato se stesso in riscatto per noi, noi glorifichiamo sempre te, o Vergine Madre, come colei che si è mostrata causa della nostra libertà.

Secondo canone. I fanciulli ebrei.

Giovanni, il servo della venuta del Sovrano, l’alba che preannunziò il Sole, corse nell’ade, gridando: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

O follia di Erode! Come gioco dona a una donna ignobile colui che in un corpo immateriale assomigliava agli angeli e che acclamava: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

O Santo dei santi, accogli me, che supplico per la Chiesa; così gridava il Precursore al Sovrano, acclamando: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Theotokìon. Fermasti l’assalto della morte accogliendo il Dio immortale e lo generasti, o Pura; a lui cantiamo tutti: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco, che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Follemente il tiranno dei caldei.

Giovanni, che ti ha preceduto nella nascita e nella divina passione, tramite la spada diventa profeta e messaggero nelle profondità della terra, per annunciare la tua venuta, come voce del Verbo, anche a quanti sono laggiù, gridando: O morti, sovresaltate il datore di vita e voi, ciechi, il datore di luce e voi, prigionieri il Cristo liberatore.

Nascendo da una sterile, hai preceduto la nascita da una vergine; e ora con la decapitazione sei stato precursore della volontaria crocifissione di colui che ha creato l’universo e gridi a quanti sono nell’ade: O morti, sovresaltate il datore di vita e voi ciechi, il datore di luce e voi prigionieri, il Cristo liberatore.

Una volta recisa la testa dal corpo, o precursore, l’anima che governava la tua carne si è da essa separata; ma la divinità dell’Emmanuele non si è separata dalla carne, né fu spezzato un osso al Dio e Sovrano: sovresaltiamolo dunque nei secoli.

Theotokìon. O Sovrana Madre del Signore, cancella con la tua compassionevole intercessione le ferite e le piaghe della mia anima, o Vergine e risollevami dalla mia caduta. Salvami, o purissima, salva questo dissoluto: tu sola sei infatti mia difesa e mio soccorso, o pura benedetta, per tutti i secoli.

Secondo canone. Follemente il tiranno.

Trasgredendo un tempo la legge e ingannato al banchetto del suo anniversario, il miserabile tiranno Erode esortò la fanciulla a ballare, convincendola con giuramenti che avrebbe soddisfatto ogni sua richiesta; ed essa, traviata dagli insegnamenti di sua madre, chiese il capo del Precursore su un piatto.

Assegnandosi lui stesso l’accusa di omicidio, lo sventurato re Erode ha riscosso condanna senza fine trasgredendo la legge: l’empio infatti portò in tavola come cibo la testa del Precursore, che accusava lui ed Erodiade per tutti i secoli.

O apostolo splendente del Signore e Precursore, o beato Giovanni, eletto tra i profeti, con le tue suppliche salva quanti celebrano con affetto la tua memoria splendida e luminosa, gridando: Benedite, fanciulli, celebrate, sacerdoti, sovresaltate, o popoli, Cristo nei secoli.

Theotokìon. Vergine Santissima, più santa degli angeli, tu hai generato il Santo dei santi, divenuto per compassione come noi mortali, senza confusione; salva quanti gridano senza sosta a lui: Benedite, fanciulli, celebrate, sacerdoti, sovresaltate, o popoli, Cristo nei secoli.

Katavasìa. Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che è disceso e ha mutato il fuoco in rugiada; e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che elargisce vita a tutti.

Ode 9. Freme ogni orecchio.

Tremò la malvagia falange e il diavolo che la capeggiava, o profeta, davanti alla tua lingua teologa predicante il Cristo e tramite una fanciulla impudica persuase Erode a decapitarti: ma noi fedeli ti magnifichiamo.

La valle, cioè la bassa natura fu innalzata, mentre il colle, cioè la boria della morte fu abbassata; la voce infatti di uno che grida ha risuonato nelle zone disertate dalla luce, nelle dimore dell’ade: Levate le porte, perché sta per entrare il Re potente.

Tremano le passioni dei mortali e per il timore fuggono i demoni di fronte all’ombra della grazia che da Dio ti fu data: preserva dunque, o precursore del Signore, sia dalle passioni, sia dal demonio il gregge, che con fede sempre ti magnifica.

Theotokìon. Avanza, trionfa e regna, o Figlio della Madre di Dio, per sottomettere il popolo ismaelita che ci fa guerra, concedendo vittorie all’imperatore ortodosso contro i barbari nemici, per intercessione di colei che ti ha partorito, o Verbo di Dio.

Secondo canone. Per questo sbigottisce.

Eri la voce che risuona: brillando infatti nel deserto come profeta da profeta, a tutti, o Battista, gridavi: Convertitevi; e condannasti Erode, che con indecenza compiva sfrenatezze, perciò sei corso davanti a quanti erravano nell’ade, annunciando loro il Regno del nostro Dio.

Costretta da sua madre Erodiade, la fanciulla sfrontatissima chiese che il Battista fosse decapitato; allora Erode ordinò molto velocemente che colui che accusava la sua stoltezza fosse offerto come una pietanza, come dono su un piatto.

O Precursore, riconosciuto da Dio come martire e Profeta e Battista, come voce e lampada e angelo, il più grande dei profeti, supplica il Signore che siano scampati dalle sventure di ogni genere e dal danno avverso quanti celebrano con affetto la tua luminosa memoria.

Theotokìon. Ti sei rivelata Madre di Dio, generando oltre natura nel corpo, o Vergine, il Verbo buono, che il Padre come buono ha effuso dal suo cuore prima di tutti i secoli e che ora noi conosciamo anche trascendente, benché rivestito di un corpo.

Katavasìa. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Madre di Dio, ha prodotto il Cristo, dal quale è stato piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa che ora viene esaltata, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Coroniamo con inni di lode colui che è stato riconosciuto il maggiore tra i profeti ed è divenuto l’eletto fra gli apostoli, il precursore della grazia: per la Legge di Dio infatti egli ha avuto recisa la testa.

Altro exapostilarion. Tu che il cielo.

L’impudico Erode decapitò con l’inganno te, battista del Salvatore, cultore della castità, ma non recise affatto i rimproveri della tua lingua.

Theotokìon.

Tu che col tuo divino parto hai cancellato dal mondo la maledizione, o venerabile, con la tua intercessione libera, o Vergine, da ogni sorta di pericoli il gregge che con fede t’implora.

Alle lodi, 4 stichi e 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! La sacra testa anche per gli angeli venerabile, veniva portata in giro da una giovinetta impudica e sfrenata, che presentava alla madre adultera la lingua che aveva accusato un trasgressore. Oh, la tua indicibile tolleranza, filantropo! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come unico compassionevole (2).

Oh, l’indurimento di Erode! Colui che aveva disonorato Dio con le sue trasgressioni della Legge, con fraudolenta ipocrisia mostra di mantenere i giuramenti: e aggiunge così l’assassinio all’adulterio mentre finge di rattristarsi. Oh, la tua indicibile compassione, Sovrano! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come unico compassionevole.

O stupore che supera ogni pensiero! Il sigillo dei profeti, l’angelo terrestre è posto come premio per una danza da meretrice: la lingua teologa è inviata innanzi, come messaggera di Cristo, anche agli abitanti dell’ade. Oh, la tua indicibile provvidenza, Sovrano! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come unico compassionevole.

Gloria. Tono pl. 2.

A sua volta infuria Erodiade, a sua volta si agita: o danza ingannatrice e simposio unito all’inganno! Il battista veniva decapitato ed Erode si turbava. Per l’intercessione del tuo precursore, Signore, concedi la pace alle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con il precursore e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia.

I Typikà e le beatitudini con le odi 3 e 6 dei canoni.

Apostolo. Atti degli Apostoli: In quei giorni al compiersi della sua corsa, Giovanni diceva (Vai all’Ora Prima della Vigilia delle Teofanie).

Vangelo: In quel tempo il re Erode udì parlare di Gesù…

Kinonikòn.

In memoria eterna sarà il giusto. Alliluia.

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Mattutino del 28 agosto – Memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope

28 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore

Il mio cuore annerito dal morso del peccato, sbiancalo con le piogge della penitenza per le tue preghiere, o padre.

Perforando la tua carne con i chiodi del timore del Signore, cancellasti ogni pensiero malsano dal tuo cuore, o beatissimo teoforo.

Seminando nei solchi del tuo cuore il grano del verbo, germogliasti il frumento che raccogliesti nei tesori inesauribili.

Theotokìon. Tutto intero mi salva il Verbo, Dio supremo che ha voluto per bontà incarnarsi dal tuo grembo, Madre Vergine pura.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

Mosso dallo Spirito, o sapiente, sottomettesti gli spiriti malvagi perseverando nelle opere spirituali.

Fortificato dalla potenza di Dio, venerabile Mosè, come un incorporeo abbattesti il forte drago.

Con la pioggia delle tue lacrime spegnesti l’ardente fiamma delle passioni e apparisti un fiume straripante di carismi dello Spirito.

Theotokìon. Forte del tuo aiuto non temo, pura Vergine, l’assalto dei nemici; con la tua protezione respingo le loro legioni.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te ricorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.

Accogliendo la luce senza tramonto, rigettasti nell’ombra il volto dei neri demòni, venerabile Mosè e interrompesti i loro misfatti con la tua costante elevazione verso Dio; padre beato, supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Non si separò dalla natura divina incarnandosi nel tuo grembo, ma facendosi uomo rimase Dio, il Signore che conservò la tua irreprensibile verginità, o Madre, prima e dopo il parto; supplicalo di continuo di donarci la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’Agnella Madre senza macchia, l’incontaminata Madre Vergine del Verbo, vedendo sospeso alla croce il frutto da lei senza doglie coltivato, piangendo maternamente gridò: Ahimè, Figlio mio, come soffri volendo strappare da disonorevoli passioni l’uomo!

Ode 4. Ho udito, Signore.

Con le tue incessanti suppliche e fatiche aggiunte, scacciasti dalla tua anima, o padre, il demone amico della carne.

Innalzando la mente a ciò che supera verbo e intelletto, o beato, sopportasti la calura dell’ascesi come rugiada divina.

Illuminato dal bagliore della contemplazione e dell’azione, o beatissimo padre, il tuo cuore divenne pura dimora dello Spirito.

Theotokìon. Illumina la mia anima ottenebrata da molteplici passioni, divina Sposa, tesoro della verginità, dimora della natura incontenibile.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Infiammato dal carbone dell’impassibilità, o beato, inceneristi la materia combustibile delle passioni.

Illuminando le nostre anime, o illustre, ti rivelasti astro di continenza giunto all’apice.

Sulla quadriga delle virtù salisti, padre ammirabile Mosè e raggiungesti il sommo dei cieli.

Theotokìon. Cantiamo te, Theotòkos, Vergine dopo il parto poiché tu concepisti per il mondo Dio Verbo nella carne.

Ode 6. Perdonami, Salvatore.

La bruma dei piaceri e la notte del peccato mi hanno circondato: nel bagliore dello Spirito illumina tutto il mio essere e guidalo al porto della salvezza, o padre.

Come ape laboriosa nell’alveare del tuo cuore raccogliesti il fiore delle virtù stillando la dolcezza immortale che respinge l’amarezza dei demòni.

Perseverando nei deserti ereditasti la città superna e sottomettendo con i digiuni la carne, o ammirabile, guadagnasti le delizie senza fine in paradiso.

Theotokìon. Santificazione spirituale e propiziatorio intoccabile, candeliere aureo e mensa animata recante il pane della vita, noi fedeli ti definiamo, o Vergine.

Irmòs. Perdonami, Salvatore, poiché sono molte le mie iniquità e dal baratro dei mali riconducimi, ti supplico; a te infatti ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Respingendo le immagini degli etiopi spirituali, come sole radioso sei rifulso, illuminando, o beatissimo Mosè, le anime di noi, che ti onoriamo.

Sinassario.

Il 28 di questo mese memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope.

Stichi. Anche morendo parli, o Mosè il nero. L’uomo vede l’apparenza, ma Dio il cuore. L’Etiopia seppellì Mosè il 21.

Lo stesso giorno memoria del nuovo santo martire Akàkios.

Stichi. Akakios ebbe la gola tagliata da una spada e scorreva latte significando il candore dell’anima.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Diomede e Lorenzo.

Stichi. Si agitano i rami del platano a cui furono appesi gli atleti per essere colpiti con l’arco di platano.

Lo stesso giorno il giusto re Ezechia si addormentò in pace.

Stichi. Se ancora una volta Ezechia avesse pianto, fino a quando sarebbe vissuto?

Lo stesso giorno memoria di sant’Anna, figlia di Fanuele.

Stichi. La figlia di Fanuele non lasciò la terra fino a che non vide su di essa Dio bambino.

I 303 santi martiri perirono nelle fiamme.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace i fanciulli ebrei.

Purificato dal fango delle passioni, lampeggiando di bagliori dello Spirito, davvero fosti trasferito alla luce immateriale, o beato, nei cori degli asceti per i secoli.

Fuggisti ogni sorta di male e divenisti familiare a tutti i beni, desiderasti la felicità immateriale gridando, o beato: Signore nostro Dio, tu sei benedetto.

Con le innumerevoli fatiche della tua ascesi interrompesti le penose seduzioni; perciò trovasti lontano da ogni pena il godimento dei beni, o teoforo, benedicendo il tuo Sovrano.

Theotokìon. Colei che il grande profeta Isaia indicò come Vergine nello Spirito, nelle sue viscere concepì e partorì Dio per noi, che cantiamo: Tu sei benedetto, Signore nostro Dio.

Ode 8. Sette volte più del solito.

Fortificato dalla preghiera, esaltato dall’umiltà, col cuore illuminato dalla giustizia, risplendente di carità, ti slanciasti verso la vetta delle virtù, verso la cima splendente cantando: Sacerdoti, benedite il Signore, popolo, esaltalo per tutti i secoli.

Nero di pelle, tuttavia la sua anima splendeva più della luce del sole: annerì le cupe facce dei demòni, ma rischiarò i cuori dei fedeli, che per sua imitazione cantano: Popolo, esalta Cristo nei secoli.

Sempre corazzato di umiltà, sei sfuggito alle frecce dei neri demòni, o padre e hai addestrato i monaci a combattere il nemico con parole, opere, senza sosta cantando con loro: Fanciulli, benedite e voi, sacerdoti, celebrate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Superando natura e ragione, Sovrana pura, concepisti e poi partoristi il Creatore del genere umano, fatto uomo senza separarsi dal Padre, al quale tutto il creato canta: Fanciulli, benedite e voi, sacerdoti, celebrate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Irmòs. Sette volte più del solito nel suo furore il tiranno dei Caldei rinfocolò la fornace per i fedeli del Signore; ma quando li vide salvati da una forza più potente, gridò: Fanciulli, benedite il vostro Creatore e Redentore e voi, sacerdoti, lodatelo, popolo, esaltalo in tutti i secoli.

Ode 9. Stupì ogni orecchio.

Trascorrendo la vita in opere buone, trovasti la fonte di ogni bene e il compimento del tuo desiderio; là dove risuonano la lode e la festa, tu dimori con gioia, beato Mosè, padre ammirabile.

Col sudore della tua fronte e con le tue pene ci hai procurato la dolcezza del tuo soccorso e hai scacciato l’amarezza delle nostre passioni; le tue reliquie fanno sgorgare su noi le guarigioni, purificando le nostre anime dalla cancrena del male.

Cristo ti cinse di una corona immarcescibile, poiché vincesti il principe di questo mondo e le sue armate; perciò fosti degno di essere aggregato al coro dei beati, con i quali lo preghi di liberare dalle tentazioni quanti ti onorano, o divino.

Theotokìon. Sola fra le donne, Sposa di Dio, interrompesti la maledizione dei progenitori generando l’incircoscrivibile circoscritto nella carne, rinnovando le leggi di natura e unendo ciò che prima era separato con la tua mediazione, o incontaminata.

Irmòs. Stupì ogni orecchio per l’ineffabile condiscendenza di Dio; poiché l’Altissimo volle scendere fino ad un corpo divenendo uomo da grembo verginale; perciò noi fedeli magnifichiamo la pura Madre di Dio.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Recidesti le teste degli etiopi spirituali, beato padre Mosè, con la spada delle tue divine preghiere, o teoforo e per questo ricevesti da Cristo i premi della vittoria: standogli ora accanto con gli angeli, splendente della luce inondante dell’impassibilità, illumina con la tua intercessione i tuoi cantori, che a te ricorrono.

Theotokìon, stessa melodia.

Per la mia vita turpe ho perduto la bellezza dell’anima e mi sono reso simile, ahimè, alle bestie insensate facendo ciò che non è lecito fare. Sovrana Madre di Dio, illuminandomi, purificami con i divini fulgori della tua luce e con l’issopo della penitenza, o Vergine e rendi il tuo servo utile strumento divino.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 27 agosto – Memoria del nostro santo padre Pimìn

27 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Pimìn.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Con il cuore scaldato dal Paràclito, o padre, dileguasti il gelo dei demòni e l’inverno delle passioni.

Bruciando la materia delle passioni con il carbone del timore divino divenisti fiamma di discernimento e fuoco di impassibilità, o beato Pimìn.

Portando la tua croce sulle spalle, o padre, seguisti con affetto colui che ti chiamò e divenisti astro degli anacoreti.

Theotokìon. Volendo incarnarsi per bontà dal tuo grembo, o purissima Madre Vergine, il Verbo Dio mi ha del tutto salvato.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

La tua preghiera di tutta la notte stupiva gli angeli: e infatti loro cooperavano con le tue suppliche a Dio.

Purificasti gli occhi del tuo animo dalla malattia delle passioni, perciò ora contempli con purezza l’Invisibile.

Nutrito di ascesi come latte, o venerabile Pimìn, ti elevasti alla vetta delle virtù in perfetta impassibilità.

Theotokìon. Avendo te come soccorso, non temo gli assalti dei nemici, o Purissima, poiché avendo te come benefattrice, sconfiggo le loro falangi.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.

Pascolato dal Signore, ti rivelasti sua mite pecora sconfiggendo i lupi ostili, o beato e conducendo la tua divina lotta, dimoravi nel recinto celeste, o padre venerabile; supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il Signore stesso non si separò dalla natura divina incarnandosi dal tuo grembo, ma divenendo uomo rimase Dio colui che custodì te, sua Madre, vergine dopo il parto come prima del parto, o purissima; supplicalo con fervore di donarci la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella purissima, Vergine Madre del Verbo, incorrotta, vedendo appeso sulla croce colui che è sorto da lei senza dolore, facendo lamenti gridava: Ahimè, mio Figlio! Come patisci volendo liberare l’uomo dalla vergogna delle passioni?

Ode 4. Ho udito, Signore.

Ricevendo i raggi del Paràclito, ti rivelasti specchio cristallino e ricettacolo di divine ascensioni, o Pimìn teoforo.

Irrigato dalle lacrime, ti mostrasti albero dagli alti rami, adorno di continenza e arricchito con frutti divini, o padre Pimìn.

Arando il campo del tuo intelletto con le fatiche dell’ascesi, moltiplicasti la spiga delle virtù e il carisma dei prodigi con abbondante frutto.

Theotokìon. Sposa divina, tesoro della verginità e dimora della natura incircoscrivibile, illumina la mia anima ottenebrata.

Ode 5. All’alba diciamo.

Sopportando la calura del giorno, o insigne, divenisti degno della gioia del tuo Signore, o venerabile Pimìn.

Sorgesti come rosa dal dolce profumo nel prato dell’ascesi, effondendo ai confini la fragranza della conoscenza divina.

Dotato di umiltà, o padre, umiliasti a terra il serpente che prima si era boriato.

Theotokìon. Ti inneggiamo come vergine dopo il parto, o Theotòkos, poiché concepisti nel mondo Dio Verbo nella carne.

Ode 6. Una tunica luminosa.

Mortificando gli assalti della carne con molte lotte, camminavi verso la vita immortale, o mirabile Pimìn.

Avevi continenza e preghiera incessanti, amore incontaminato, o venerabile e ti rivelasti specchio cristallino di Dio.

Percorrendo terre aride non battute, ti spogliasti dell’inaridimento delle passioni e divenisti cittadino dei cieli.

Theotokìon. Tu che col verbo partoristi nella carne il Verbo, ti supplichiamo, salva le nostre anime dalle insidie del nemico.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti vesti di luce come un manto, misericordiosissimo Cristo, mio Dio.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Ecco oggi, o padre venerando, la santa memoria delle tue splendide lotte che allieta le anime dei fedeli, o Pimìn di senno divino, nostro santo padre.

Sinassario.

Il 27 di questo mese memoria del nostro santo padre Pimìn.

Stichi. Come da un lupo con la bocca spalancata fu rapito dalla vita Pimìn, allevato dal Pastore gloriosissimo.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Liberio, papa di Roma, confessore.

Stichi. Liberio può raccogliere ora la ricchezza che tesaurizzò con sapienza.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Ossios, vescovo di Cordova.

Stichi. Solo dicendo il tuo nome, Ossios, ti porto dovuta lode dopo la morte.

Lo stesso giorno memoria dell’eunuco etiope, battezzato dal santo apostolo Filippo.

Stichi. L’uomo eunuco ammonì la figura degli eunuchi, poiché anche se nero per natura, realmente si fece bianco.

Lo stesso giorno la nuova santa Anthùssa, rivestita di un pezzo di crine, muore gettata in un pozzo.

Stichi. Col sacco al posto della cuffia e la pietra al posto del decoro femminile, o Anthùssa, entrasti nel baratro del pozzo.

Memoria del santo martire Fanurio, apparso nel 1500.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace i fanciulli.

Dedicandoti alle divine contemplazioni e folgorato da divini raggi immateriali, divenisti realmente figlio del giorno e luce per gli ottenebrati, o teoforo Pimìn.

Giungesti all’altezza dell’impassibilità imitando nel corpo gli angeli, o beato e divenisti erede della delizia del paradiso, dicendo: o Dio, tu sei benedetto.

Rifulgendo di raggi di impassibilità, oscurasti le tentazioni dei demòni, o venerabile e liberasti molti dal loro danno, dicendo: o Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. Ecco, colei che Isaia nello Spirito chiamò Vergine, concepì in grembo il Signore e lo partorì; a lui cantando diciamo: o Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Il Re della gloria.

Custodendo desta la lampada della tua anima con l’olio delle tue lotte, entrasti con esultanza nel talamo incorrotto dello Sposo e vivi nei secoli.

La torre della tua anima non venne sconvolta dai venti degli spiriti maligni, perché era rafforzata sulla pietra della fede, o beatissimo teoforo.

Ti sei spogliato della cattiva tunica delle passioni, o padre e hai indossato il decoro bellissimo della divina impassibilità, regnando con Cristo.

Theotokìon. Lodiamo, o popoli, la santissima Vergine, trono venerato e altissimo, sovresaltandola per tutti i secoli.

Irmòs. Il Re della gloria senza principio che sbigottisce le potenze celesti e le schiere degli angeli temono, lodatelo, o sacerdoti, sovresaltatelo, o popoli, per tutti i secoli.

Ode 9. Stupì ogni udito.

Come stella tramontasti al mondo e sorgesti per Cristo, vero Sole spirituale della giustizia, o beatissimo e lasciasti realmente ai fedeli come raggi i beni luminosi che allontanano la tenebra delle anime.

Preziosa fu per Dio la tua morte, o insigne, poiché sei vissuto piamente sulla terra custodendo intatti i suoi decreti, o Pimìn, perciò, in quanto giusto, è sorta per te la luce senza tramonto.

Deliziandoti delle bellezze divine, o padre e divinizzato per grazia, ora che stai splendidamente presso la grande Luce e ti avvicini più chiaramente al compimento del desiderio, ricordati, o Pimìn, di quanti di onorano e celebrano la tua santa memoria.

Theotokìon. Tu sola fra le donne, o divina Sposa, hai interrotto la maledizione dei primi plasmati generando l’Incircoscrivibile circoscritto dalla carne; rinnovasti le leggi di natura, o Purissima, riunendo ciò che prima era diviso con la tua prodigiosa mediazione.

Irmòs. Stupì ogni udito per l’ineffabile condiscendenza di Dio, poiché l’Eccelso discese volontariamente nella carne, diventando uomo da grembo vergine. Perciò, o fedeli, magnifichiamo la purissima Genitrice di Dio.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Tu che manifestamente ricevesti la luce trisolare della tearchia nella sua pienezza, o sapientissimo, sei ora divenuto dio per la partecipazione alla natura di Dio: supplicalo di liberare da pericoli e tribolazioni quanti ti onorano, o padre e celebrano la tua augusta memoria luminosa, o venerando Pimìn di mente divina, splendore degli asceti.

ùTheotokìon.

Ti ha scelta il Padre come desideratissimo giglio, Madre di Dio purissima, per essere dimora del Figlio, in virtù del divino Spirito: ti ha trovata come giglio tra le spine, o purissima, raggiante di bellezza verginale. Perciò, o sposa di Dio, noi grazie a te salvati ti cantiamo e con affetto ti diciamo beata.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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