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Momento: Mattutino

Mattutino del 23 Ottobre- Memoria del santo ieromartire e apostolo Giacomo, fratello di Dio, primo vescovo di Gerusalemme

23 Ottobre

Memoria del santo ieromartire e apostolo Giacomo, fratello di Dio, primo vescovo di Gerusalemme.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4.

Come discepolo del Signore accogliesti, o giusto, il Vangelo; come martire possiedi l’immutabile saldezza, la franchezza come fratello di Dio, l’intercessione come gerarca. Prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente accettò la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, salvò dalla morte le nostre anime.

La solita sticologia, quindi i canoni dall’Oktòichos e questo dell’apostolo, nel quale raddoppiamo i tropari in modo da raggiungere il numero di sei per ciascuna ode. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Apostolo Giacomo, chiaramente insegnasti che ogni dono eccellente e grazia perfetta sono concesse ai mortali dal Padre delle luci: supplicalo, dunque, di farne partecipi i fedeli che a te cantano.

Illuminato dallo splendore dello Spirito santo, promulgando con lui le sue leggi, hai regolato le Chiese delle genti quale apostolo e beatissimo gerarca di Cristo, o Giacomo.

I cori degli apostoli ornasti, essendo primo gerarca consacrato dal Verbo, discepolo e fratello di Dio, predicatore perfettamente iniziato.

Theotokìon. A te, fonte di guarigioni, noi accorriamo come sorgente che ha zampillato la nostra vita, Madre di Dio lodatissima, implorando la guarigione delle nostre anime e la sanità del corpo.

Ode 3. Si rallegra in te.

Per te oggi esulta la tribù di Giuda, vedendoti risplendere della luce di Cristo.

La Chiesa delle genti ha te come astro divinamente illuminato e divino predicatore, raggio dello splendore divino.

Per la Chiesa di Cristo promulgasti leggi di vita, parlando e legiferando nello Spirito vivificante.

Theotokìon. Colui che il Padre ha fatto risplendere e che hai concepito incarnato, Vergine Madre pura, Giacomo lo invoca come Dio di tutti.

Irmòs. Si rallegra in te, o Cristo, la tua Chiesa e grida: tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kathisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Apostolo di Cristo e suo testimone oculare, beatissimo Giacomo, fratello e martire di Dio, libera dalla vergogna del peccato per le tue preghiere i fedeli che festeggiano la tua sacra memoria, tu che nel cielo ora esulti nella potenza dello Spirito.

Gloria. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

O apostolo, secondo la carne parente di Gesù, grande grazia hai ricevuto presso di lui: comunichi a tutti illuminazione e conoscenza, estirpando la radice dell’errore idolatrico; perciò gli infuriati prìncipi delle tenebre ti uccisero ingiustamente, mentre pregavi il Salvatore. Prega dunque Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Come purissima sposa del Creatore, come Madre senza nozze del Redentore, essendo scrigno del Paràclito, o illustrissima, affréttati a liberare dalle malizie dei demòni me, consapevolmente divenuto loro zimbello e abitacolo della vergogna del peccato; fa’ splendere la misericordia, o intatto candeliere della virtù perfetta, scaccia la nube delle passioni e fammi degno della comunione celeste e della luce senza sera per le tue preghiere, o purissima.

Ode 4. Per amore, compassionevole.

Sul mare guidasti la tua cavalleria, cioè i tuoi apostoli, Salvatore: essi illuminarono le genti attirandole alla tua scienza, Signore.

Come puro specchio ricevesti perfettamente i raggi primordiali della Trinità increata, riflettendoli su tutti.

L’oracolo dei profeti ti prefigurò nella pietra santificata, che rotolando travolse con la potenza dello Spirito i falsi idoli della vergogna.

Theotokìon. Il Verbo generato ineffabilmente dal Padre prima dei secoli, incarnato nel tuo grembo, pura vergine, rese Giacomo suo apostolo.

Ode 5. Tu, mio Signore.

Hai reso Giacomo luminoso faro abbagliante, che distoglie dall’ignoranza e dall’errore i mortali, o Signore.

Il giusto, tuo fratello, Signore, ti predicò con franchezza e per la sua morte divenne imitatore della tua passione.

Quale spirito di mortale potrà offrire a te un inno di lode appropriato alla grazia e alle virtù in te rifulse, Giacomo?

Theotokìon. Avendo trovato te, Vergine, come dimora divina, realmente il Verbo in abitò per la nostra salvezza.

Ode 6. A te sacrificherò.

Ti rivestì d’ornamento migliore di quello della legge colui che ti fece suo gerarca e per amore ti accettò come fratello in un legame più venerabile di quello un tempo di Aronne.

Fosti strumento vibrante per azione dello Spirito, affascinando tutti i cuori e guidando a Dio quanti venivano salvati da dolorosa schiavitù.

Nella tua sete, hai bevuto alle onde della vita e hai fatto zampillare dal tuo seno i fiumi del Verbo di Dio, sgorgati sulla terra grazie allo Spirito Santo.

Theotokìon. Eva con la disubbidienza instaurò la morte; la Madre di Dio, però, generò, concependola, la vita immortale, riscattando il debito passato.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore; così ti grida la Chiesa, purificata dal la sozzura dei demòni, per il sangue che dal tuo fianco fluì misericordiosamente.

Kontàkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Il Dio Verbo, unigenito del Padre, venuto fra noi negli ultimi giorni, o Giacomo divino, ti ha fatto primo pastore e maestro di Gerusalemme e fedele economo dei misteri spirituali: perciò, o apostolo, tutti ti onoriamo.

Ikos.

Te, figlio di Giuseppe, primo gerarca di Gerusalemme e fratello del Signore, Giacomo veggente di Dio, piamente celebriamo con inni di lode e con fede gridiamo: Donaci il dono perfetto che viene dal Padre delle luci e scaccia la tribolazione che ci è sopraggiunta per la moltitudine delle nostre colpe e che incombe su di noi: contro di noi infatti hanno alzato il calcagno i nemici e ci hanno circondato gli ismaeliti: presto infrangi i loro archi, o iniziatore ai misteri, affinché, o apostolo, tutti ti onoriamo.

Sinassario.

Il 23 di questo mese memoria del santo ieromartire e apostolo Giacomo, fratello di Dio.

Stichi. Giacomo, che ha avuto l’onore di essere chiamato fratello del Signore elevato sul legno della croce, al legno non poteva sfuggire. Il beatissimo apostolo morì il ventitré.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Ignazio, patriarca di Costantinopoli.

Stichi. Penitente, Ignazio, trovasti l’antica dignità, o precursore di Roma antica.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Macario il Romano.

Stichi. Amasti abitare il deserto e conversare con il solo Dio nella solitudine, o beatissimo.

Il beato nostro padre Niceforo fondatore del Monastero del Charsiano e il beato Petronio si addormentano in pace.

Due santi fanciulli morirono prima sepolti nella terra e poi costretti a correre nel fuoco.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Nella camera superiore, come nella fornace, per la presenza dello Spirito di Dio, misticamente illuminato, Giacomo acclama: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Il soffio violento dal cielo offrì a Giacomo una lingua di fuoco per proclamare i prodigi di Dio: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Disegnando come arca spirituale la legge della contemplazione attiva, rendesti migliori gli uomini, gridando: Benedetto sei tu, mio Signore e mio Dio.

Theotokìon. Colui che ricreò il mondo nel tuo grembo, Sposa di Dio, ha permesso a Giacomo di celebrare la Divina Liturgia acclamando: Benedetta sei tu fra le donne, o Vergine senza macchia.

Ode 8. Stese le mani, Daniele.

Stendendo le tue potenti mani hai benedetto i tuoi apostoli, o Salvatore, per tornare al tuo eterno Padre, o Re e Dio, insegnando loro a gridare con gioia: opere tutte, benedite il Signore.

Come veracemente promesso ai tuoi apostoli, inviasti loro lo Spirito; e Giacomo, illuminato dal suo fulgore, rischiarò tutta la terra gridando, o Re e Dio: opere tutte, benedite il Signore.

Avendo come maestro la Sapienza enipostàtica, fosti iniziato, o apostolo, ai segreti ineffabili di misteri inesprimibili, per i quali risvegliasti le genti alla fede inneggiando: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. In te, Vergine pura, il profeta vide il monte spirituale che doveva manifestarsi, poichè da te fu tagliata la pietra di gran valore che realmente salvò l’universo, divinamente inneggiante: Opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese la mani, Daniele, chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, estinsero il potere del fuoco, gridando: opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Da te, Vergine.

Venite, magnifichiamo insieme con sacri inni il gerarca Giacomo, luminare della Chiesa, suo primo vescovo, araldo divino, giusto di nome e di fatto.

Ricevesti la tua parte del regno eterno e fosti chiamato fratello di Dio, facendo corrispondere la tua vita a questo nome: perciò, Giacomo, ti magnifichiamo.

Incoronato, o beatissimo, presso il trono della Trinità, supplica il tuo Re di concedere ai fedeli che ti venerano con affetto gli onori incorruttibili, o gerarca Giacomo.

Theotokìon. Nella tua divina mistagogia insegnasti che il concepito dalla Vergine, senza conoscer uomo, è il Dio Verbo incarnato: confidando in lui, degnamente noi lo magnifichiamo.

Irmòs. Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che ha congiunto le nature distinte; per questo, esultanti, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Come primissimo gerarca della nuova alleanza, come apostolo sommo, come vate sapiente e martire della verità, ricco più di tutti per la dignità insigne di fratello del Signore, a lui ora te ne andasti, ucciso dalle pietre: a lui, o Giacomo, chiedi per noi il perdono delle colpe.

Theotokìon, stessa melodia.

Il tremendo e grande giorno del giudizio, ecco, è alle porte: bada, fa’ attenzione, sii sobria, anima mia e gettati di tutto cuore ai piedi della Vergine, della sola Madre di Dio, gridando con lacrime: Da ogni castigo, scampami, o pura, t’imploro e collocami tra le pecore alla destra del Figlio tuo.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo queste 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

O folle dei fedeli, celebrando con gioia una sacra festa, eleviamo tutti grida di giubilo, acclamando oggi con fede, tra salmi e cantici, il fratello di Dio e discepolo del Signore, che sempre prega per la nostra salvezza (2).

Del Signore, al suo avvento nella carne, divenisti, o sapiente, fratello, discepolo e testimone oculare dei divini misteri, con lui fuggitivo in Egitto, con Giuseppe e la Madre di Gesù: con loro prega dunque per la nostra salvezza.

La schiera degli apostoli ti scelse perché per primo tu esercitassi il sacerdozio nella santa Sion per il Cristo benefattore, in quanto fratello suo, nella generazione secondo la carne, suo compagno di cammino e seguace delle sue orme, o Giacomo.

Gloria. Tono 1. Di Byzantios.

Illuminato dallo splendore igneo dello Spirito divino, apparisti divino sostenitore della religione, fratello di Dio Giacomo; perciò colui che nella sua misericordia ti accettò come fratello, ti rivestì di una veste più preziosa di quella del sacerdozio secondo la Legge indossata un tempo da Aronne. Imploralo dunque, o glorioso fra gli apostoli, di salvare le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogliendo le suppliche dei peccatori e non disprezzi il gemito degli afflitti, prega il parto del tuo grembo di salvarci, Vergine santissima.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Divina Liturgia typikà e le odi 3 e 6 del canone dell’apostolo.

Apostolo. Fratelli, vi rendo noto che il vangelo da me evangelizzato (Domenica XX).

Vangelo secondo Marco. In quel tempo Gesù andò nella sua patria (martedi XV settimana di Matteo).

Kinonikòn. Per tutta la terra è uscita la loro voce e fino ai confini del mondo le loro parole. Alliluia.

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Mattutino del 22 Ottobre- Memoria del nostro santo isapostolo Aberchio, vescovo di Ierapoli, taumaturgo e dei santi sette fanciulli di Efeso

22 Ottobre

Memoria del nostro santo isapostolo Aberchio, vescovo di Ierapoli, taumaturgo e dei santi sette fanciulli di Efeso.

Al Mattutino

Apolytìkion del santo. Tono 4.

Canone di fede e icona di mitezza, maestro di continenza ti designò al tuo gregge la verità dei fatti; perciò hai conquistato con l’umiltà la gloria, con la povertà la ricchezza. Padre Aberchio beato, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dei martiri. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’oktòichos e questi due dei santi. Acròstico del canone del gerarca: Canto la grande gloria di Aberchio. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Venite, popoli.

Illuminato dal raggio fulgido della Divinità trisipostatica, Aberchio divenisti luce, illuminando gli ottenebrati e dileguando tutta l’oscurità dei demòni.

Hai avuto vita celeste sulla terra, o beato, vivendo nel corpo come incorporeo e mortificando le tue passioni, ricevesti la grazia del sacerdozio.

Avendo in te il Verbo che parlava, sciogliesti dall’insensatezza quanti pensavano cose vane, abbattendo i templi dei demòni e l’eresia degli idoli.

Theotokìon. Le lingue dei retori non possono descrivere il concepimento ineffabile, o Santissima poiché partoristi il Dio incarnato simile a noi per benevolenza.

Canone dei martiri. Acrostico: Glorifico la luminosa grazia settupla dei martiri. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

O martiri che state davanti alla grande Luce, vi preghiamo, supplicatela di liberare dalla tenebra delle passioni quanti onorano la vostra festa divina e luminosa.

Quando conosceste l’empio e insensato decreto che vi prescriveva di sacrificare alle cose immonde, rafforzati dai decreti di Dio vi mostraste irremovibili, o martiri.

Con digiuni e preghiere andaste a nascondervi, preparandovi per la lotta contro i nemici, o santi e Signore vi custodì illesi.

Theotokìon. Trovando te, Purissima più pura di tutto il creato, il Puro dimorò in te, volendo togliere l’empietà dimorante in Adamo, come filantropo.

Del gerarca. Ode 3. Rafforzaci in te, Signore.

Con sacri discorsi e prodigi, o glorioso guidasti al porto della salvezza quanti nuotavano nel mare dell’eresia, o Aberchio.

Operando guarigioni, compiendo cose eccelse, allontanasti le illusioni dei demòni e fosti causa di salvezza per tutti e benefattore di quanti arricchivi.

Il sacro verbo, la vita divina, la condotta splendente di prodigi, la tua esistenza gloriosa, resero venerabile anche la tua morte, o padre.

Theotokìon. Il Dio un tempo invisibile fu visto incarnato per misericordia dal tuo grembo, o Vergine, perciò con fede di diciamo beata.

Dei martiri. In te si rallegra.

Foste portati all’empio imperatore, o martiri per confessare il nome del Dio che regna nei cieli.

Ricoperti luminosamente della fede come scudo di luce, o martiri, rimaneste illesi dalle frecce dei nemici.

Con coraggio, o santi, vi opponeste all’iniquo re che vi ordinava di venerare gli idoli muti.

Theotokìon. Cristo, indossando la mia veste dal tuo divino sangue, Purissima mi vestì con la bellezza della grazia di cui da tempo ero spogliato.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kathisma del gerarca.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Fosti unto come gerarca con venerabile unzione per opera divina, o padre e facendo progredire tutti con la grazia, o sacratissimo e adorno del carisma dei divini prodigi, compi segni e innumerevoli miracoli guarendo malattie, bruciando demòni e convertendo molti eretici, o Aberchio, perciò ti gridiamo: supplica Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Dei martiri.

Tono 4. Presto intervieni.

Come colonne della Chiesa di Cristo abbatteste i muri dell’ateismo, o sapienti sette astri martiri; perciò come prima della morte svergognaste la follia degli elleni, anche dopo la morte avete svergognato il tormento dell’eresia; pregate per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Con il tuo divino parto, Purissima rinnovasti la natura umana mortale corrotta dalle passioni e rialzasti tutti dalla morte alla vita senza corruzione, perciò tutti degnamente ti diciamo beata, o Vergine gloriosissima, come tu stessa profetizzasti.

Oppure stavrotheotokìon.

Vergine incorrotta, Madre di Cristo Dio, una spada trapassò la tua santissima anima quando vedesti tuo Figlio e Dio volontariamente crocifisso: non smettere di supplicarlo, o benedetta di donarci la remissione delle colpe.

Del gerarca. Ode 4. A te inneggio.

Rendesti splendido il tuo trono, venerabile gerarca, poiché fosti abbellito con grandi prodigi e vita luminosa, perciò l’altissimo nostro Dio ti glorificò, Aberchio.

Conoscendo il Signore misericordioso, o teòforo gli chiedesti con fervore di far scaturire acque calde per la guarigione di molti, o Aberchio.

Hai reso fertili gli sterili: mettendo infatti chiaramente nel loro intelletto il seme del verbo, come seminatore di cose buone, mietesti la spiga moltiplicata, o Aberchio ispirato da Dio.

Theotokìon. Sanasti, o Purissima l’antica afflizione e miseria dei terrestri, o sposa di Dio incorrotta, generando colui che portò le nostre infermità per ineffabile compassione.

Dei martiri. Per amore.

I fanciulli furono abbelliti splendidamente unendosi al Sovrano di tutti, perciò respinsero tutta la cattiveria del serpente.

Sperando nelle ricche ricompense, deste tutti i beni ai poveri, ottenendo in cambio beni senza corruzione, o santi.

Amando la nobiltà superna, i fanciulli, nati da genitori nobili, non accettarono di avvicinarsi all’ignominia dei malvagi.

Theotokìon. Partoristi, o purissima, piccolo bimbo, colui che è anteriore ai secoli, o Vergine, per rinnovare con la conoscenza divina il mondo invecchiato nei peccati, perciò ti magnifichiamo.

Del gerarca. Ode 5. Illuminazione.

Rafforzando i tuoi piedi sulla pietra del cuore, o sapiente in Dio, con divini discorsi, o beato, a quanti erano caduti nella perdizione e veneravano le pietre insegnavi a venerare la vera pietra, Gesù Cristo nostro Dio.

Onoriamo il medico di quanti giacciono in ogni sorta di malattia, la guida di tutti gli smarriti, la miroteca dei doni preziosi, la dimora del divino Spirito, il sacro sacerdote Aberchio.

Vino, olio e qualcos’altro messi per tuo ordine nello stesso vaso, uscirono non mischiati, ciascuno al suo tempo e così rivelasti la tua copiosa grazia, o sapiente in Dio Aberchio.

Theotokìon. Le leggi paradossalmente si rinnovano in te, Vergine: senza seme infatti generi Dio Salvatore e resti vergine. Prodigio straordinario! Perciò piamente ti proclamiamo Madre dell’Emmanuele.

Dei martiri. Tu, Signore, mia luce.

Onoriamo Massimiliano, Costantino, Giàmblico, Martiniano, astri che illuminano tutti i confini.

Lodiamo, fedeli, il glorioso Antonino e Giovanni e magnifichiamo con affetto il sapientissimo Dionigi.

In cambio delle cose effimere e caduche otteneste, o santi, le cose incorruttibili che non invecchiano, perciò degnamente vi allietate.

Theotokìon. Dilegua la cecità della mia anima, o Purissima e donami di osservare con buon animo i divini comandamenti di tuo Figlio.

Del gerarca. Ode 6. Avvolto dall’abisso.

Sei venuto dall’oriente all’occidente col potere dello Spirito, respingendo la regina delle passioni demoniche e tremende, o beato.

Straniero al mondo, o sacratissimo, compivi strani e tremendi prodigi da vivo e dopo il trapasso, o Aberchio.

Mostrandoti come fulmine, o padre, abbattesti le falangi dei demòni che non potevano sopportare la tua minaccia, Aberchio ispirato da Dio.

Theotokìon. Noi, morti e schiavizzati dalla corruzione, per te, santissima Sposa di Dio diventiamo degni della vita e siamo arricchiti dall’incorruttela.

Dei martiri. A te offrirò sacrifici.

Nuotando nel mare degli idoli, o atleti, ora avete raggiunto i porti eterni, guidati dall’alto dall’arma della croce e divinizzati per grazia.

Irrigando la terra con le gocce delle lacrime e con le suppliche a Dio, dormiste per molti anni e risvegliandovi, rivelaste a tutti la risurrezione.

O prodigio! Coloro che avevano dormito per molti anni certificano la resurrezione di cui molti non erano certi, chiudendo le bocche degli eretici.

Theotokìon. Annienta la ragione della mia carne, o Vergine che generasti la Vita che con la morte abbatté la morte e magnificò i fanciulli con il glorioso risveglio.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontakion del gerarca.

Tono pl. 4. Come primizie.

Come sommo sacerdote e compagno degli apostoli tutta la Chiesa ti onora, Aberchio; e tu, o beato, con le tue preghiere, conservala intatta, inconcussa, al riparo dalle tempeste e da ogni eresia, o mirabilissimo.

Ikos.

Quanto è grande la ricchezza della tua grazia! Non si calcola la tua gloria: dal nulla tu hai portato all’essere tutte le cose visibili e invisibili, Signore. Tu dunque, amico degli uomini, dona al mio cuore contaminato una lode divina, tu che senza sosta sei cantato dagli angeli, affinché io onori questo gerarca davvero mirabilissimo.

Sinassario.

Il 22 di questo mese memoria del nostro santo padre Aberchio, pari agli apostoli, vescovo di Ierapoli e taumaturgo.

Stichi. Aberchio restituì la terra alla terra secondo la legge dei mortali e per la trasformazione della sua natura si avvicinò a Dio come dio. Il 22 Aberchio esulando se ne andò dalla terra.

Lo stesso giorno memoria dei santi sette fanciulli di Efeso: Massimiliano, Giàmblico, Martiniano, Dionigi, Antonino, Giovanni e Costantino.

Stichi. Risvegliati dal sonno prolungato, i fanciulli si addormentarono di nuovo in pace.

Lo stesso giorno il santo martire Alessandro, vescovo ed Eraclio, martire, Anna ed Elisabetta, Teodota e Glicheria.

Stichi. Sopportando il taglio del collo, il venerabile Alessandro si rivelò anche martire di Cristo, non solo sacrificatore. Teodota e Glicheria si offrono soffocate a Dio come dolce sacrifico. Stiamo bene e mettiamo il collo sotto la spada come si deve, dicevano tra di loro le atlete.

Lo stesso giorno il santo martire Zaccaria morì nel mare.

Stichi. Il divino nuotatore Zaccaria è chiamato a nuotare con gioia nel profondo dell’abisso.

Lo stesso giorno san Rufo morì in pace.

Stichi. Rufo lasciò la terra e la vita dolce, poiché considerava sogno sia la terra, sia la vita.

Lo stesso giorno il venerabile Lot morì in pace.

Stichi. Lot della Nuova Scrittura, il nuovo Lot, ora degnamente dimora con Lot dell’Antica Scrittura.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Del gerarca. Ode 7. I tre fanciulli.

Come divino pastore e taumaturgo, o padre, con la tua preghiera donasti la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, la purificazione ai lebbrosi, il buon andamento agli zoppi, che cantavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Il prodigio compiuto da te, sapiente Aberchio, è propagato nei secoli dalla fonte delle acque termali, dalla colonna messa sul tuo sepolcro, portata dalla grande città di Roma, dallo spirito impuro da lì allontanato.

Sebbene umile di origini, o sacratissimo, raggiungesti il vertice mostrandoti elevato nelle contemplazioni, nelle opere e nelle forze e servo dell’altissimo Re a cui gridiamo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Il nato dal Padre prima dei secoli nacque da te in due nature e due volontà come Teàntropo, o Vergine, riconosciuto da quanti gridano con fede: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Dei martiri. Nella fornace persiana.

Con Giàmblico onoriamo Giovanni, Martiniano, Antonino e il glorioso Costantino, Dionigi e Massimiliano, martiri di Cristo.

Nascosti supplicavate colui che conosce le cose nascoste di far cessare il terribile sterminio di quell’ateo, perciò morendo nascosti, raffiguraste la tremenda resurrezione.

Non vi piegaste affatto agli empi per rendere l’odioso culto agli idoli, o santi, perciò con fede veneriamo le vostre reliquie ottenendo santificazione.

Theotokìon. Apparisti superiore agli angeli, Genitrice di Dio, apparisti realmente saldezza degli atleti, Purissima, apparisti difesa di quanti ti riconoscono verissima Genitrice del Verbo.

Del gerarca. Ode 8. Il Dio disceso.

Sia onorato il degno pastore, la fonte inesauribile di guarigioni, la colonna della Chiesa, la saldezza dei fedeli, il grande luminosissimo astro, il sacro iniziato Aberchio.

Germogliasti come palma, secondo il salmista, nei giardini del Dio vivente, crescevi come cedro, o sapiente e come ulivo per fede ungesti con l’olio delle buone opere i volti di tutti.

Come città posta su un alto monte ti sei fatto conoscere per le buone opere, o venerabile e hai portato la tua città, un tempo ottenebrata dall’eresia, a ereditare la città superna.

Theotokìon. Sono compiute ora le profezie della Scrittura ispirata da Dio, ecco il letto di Salomone circondato dai prodi in cui riposò Cristo Dio per la divina incarnazione: è la benedetta piena di grazia.

Dei martiri. Stese le mani, Daniele.

Si rallegra pubblicamente la luminosa metropoli di Efeso, che ha voi come tesoro, intercessori e sostenitori davanti al Buonissimo, o santi che sulla terra a tutti vi siete rivelati come straordinario spettacolo per la magnifica risurrezione con cui foste glorificati.

Dopo la dormizione vi mostraste di nuovo custodi insonni, o sapientissimi, addormentando le onde dell’ateismo e chiudendo le bocche empie degli eretici che non cantavano: benedite, opere tutte il Signore.

E’ abbattuto davanti ai vostri piedi l’ingannatore, giace morto senza sensi colui che prima si vantava oltre misura ed era ottenebrato dalla boria ed è glorificato il Cristo che vi glorificò, al quale gridiamo: benedite, opere tutte il Signore.

Inneggiamo oggi con sacre parole i fanciulli incoronati dal Signore con corone immarcescibili e glorificati da lui con lo splendore di tanti prodigi, mentre cantano: lodate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Sana, Vergine, la mia anima malata e lava il fango delle passioni che ho dentro e mettimi davanti all’onnipotente Dio del tutto salvato, affinché canti: benedite, opere tutte il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Del gerarca. Ode 9. Il Verbo Dio.

Luminosa la tua vita! Belli i tuoi piedi! Mirabilissimo il tuo trapasso e l’unione con Dio! Grande la grazia donata a te dall’alto, sapiente! Perciò con fede ti onoriamo, Aberchio.

Onoriamo con fede Aberchio, compagno di tutti i santi martiri, pari ai divini discepoli, ai patriarchi, ai profeti e ai venerabili padri e confidente dei ministri celesti.

Diffusa nel mondo, la tua santissima memoria illumina col ricco fulgore della grazia le anime degli uomini che celebrandola con affetto, ti supplicano, Aberchio: con le tue preghiere liberaci dalle passioni e dai tormenti della tenebra.

Theotokìon. Il profeta ti vide un tempo, o santissima Vergine, come lampada luminosa che reca realmente dentro la fiamma divina, il Signore stesso fatto uomo da te per le sue viscere di misericordia.

Dei martiri. Da te, o Vergine.

Ecco, che cosa è buono o che cosa dà gioia, se non l’abitare in unione dei santi fanciulli, dimore venerande che custodirono indivisa l’unione con il Creatore? Così gridava il divino Davide.

Siete divenuti tempio della Trinità, portandola in sette, o divini martiri, morendo nella grotta e abbattendo i templi degli idoli e trasferendovi con animo pio nella Chiesa celeste.

Esulta, o Chiesa di Cristo con le sette colonne che ti sostengono, i servi di Dio per cui caddero i muri deboli dell’empietà per la grazia di colui che soffiò la vita ai morti.

Come stelle del mattino, o beati fanciulli, illuminate la terra con i raggi luminosi delle divine opere buone e dei prodigi; perciò illuminate i sensi dei nostri cuori.

Theotokìon. Porti fra le braccia colui che tutto regge nel palmo divino; supplicalo, Vergine, di abbracciare e salvare me, condannato, per la sua ineffabile misericordia.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion del gerarca. Con i discepoli.

Compiendo segni e prodigi, Aberchio, hai fatto sgorgare acque calde con le tue preghiere; e al tuo ordine, padre, vino con olio e un’altra sostanza, messi in un unico vaso, per divina disposizione uscivano prodigiosamente senza mescolarsi ciascuno a suo tempo, per la divina gloria di Cristo.

Un’altro, dei martiri e della Madre di Dio.

Con Giàmblico, cantiamo con un inno Giovanni, Martiniano, Antonino, Massimiliano e Dionigi con l’illustre Esacustodiano, festeggiando con gioia la loro luminosa memoria, affinché per le loro preghiere e l’intercessione della Madre di Dio, otteniamo la remissione delle colpe da Cristo Salvatore.

Alle lodi cantiamo 3 stichirà del gerarca, ripetendo il primo.

Tono pl. 4. Signore, anche se in giudizio.

Fosti unto come sommo sacerdote dalla grazia del santo Spirito, o Aberchio, per abbattere i templi dell’inganno e innalzare con la grazia sante dimore a Dio per la venerazione e la gloria del Figlio della Vergine che santificò tutto (2).

Confermavi con prodigi tutte le parole della divina predicazione, o padre e convertivi gli uomini smarriti alla divina conoscenza, rivelandoti illuminatore sicuro e distruttore dei demòni, o Aberchio, perciò ti lodiamo.

Sorgesti per il mondo come grandissimo astro con i bagliori dei tuoi sapientissimi discorsi e con il carisma delle guarigioni, illuminando i fedeli e allontanando sempre la tenebra delle passioni in sinergia con lo Spirito Santo, o beato.

Gloria. Tono 3.

O santo gerarca, padre beatissimo, servo di Cristo Aberchio, operatore di prodigi, tu che rifulgesti per la vita profetica e fosti giudicato degno di carismi apostolici, servendo senza sosta il Salvatore con gli angeli, prega perché le nostre anime siano liberate da ogni minaccia.

E ora. Theotokìon. Grande è la potenza.

Tu sei, o fanciulla, gaudio degli angeli divini, gloria degli apostoli, sigillo dei profeti, avvocata dei credenti e guida di salvezza: perciò ti veneriamo, o Vergine.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo pendere dal legno, o purissima, colui che avevi partorito, mandavi grida esclamando: Figlio mio amatissimo, come dunque è tramontata la bellezza irradiante luce di colui che ha reso bella la stirpe degli uomini?

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 21 Ottobre- Memoria del nostro santo padre Ilarione il grande

21 Ottobre

Memoria del nostro santo padre Ilarione il grande.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime coltivasti la sterilità del deserto e con gemiti dal profondo fruttificasti al centuplo le tue fatiche e divenisti un astro illuminante tutta l’ecumène coi prodigi; Ilarione beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia i canoni dell’Oktòichos e questo del santo. Acròstico: Inneggio, o beatissimo, lo splendore dei tuoi prodigi. Poema di Teodoro.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza..

Con gioia mi accingo a celebrare la tua luminosa e radiosa vita; prega perché risplenda della gioia che tu rifletti, o beato padre e allontana da me la tenebra del peccato.

Camminavi tutto gioioso verso Dio, o beato padre, estraneo al mondo e alla carne e con continenza continua serbavi senza macchia il tuo spirito nella quiete dell’impassibilità.

Incoronato di raggi luminosi della divinità sovrana increata, non seguisti l’ateismo paterno, ma ti distogliesti dalla sua tormentatissima ignoranza per unirti alla trinità unica.

Theotokìon. Da te, Madre Vergine, è sorto il sole che fa risplendere il Padre anteriore ai secoli; prodigiosamente circoscritto in un corpo egli rischiara tutti gli uomini con la luce della fede.

Ode 3. Sulla pietra della fede.

Curando il flusso delle passioni, o beato Ilarione, con la tua ascesi continua, lo debellasti acclamando: Non c’è santo come te, nostro Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Con la spada della continenza lacerasti la tunica di pelle, simbolo di morte e intessevi a veste della salvezza dicendo al Creatore: Tu sei mio Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Rinvigorito dall’esperienza dell’eternità, padre teoforo, fosti condotto a Dio dalle mani del beato Antonio: imitandolo divenisti tu stesso una torcia irraggiante prodigi, o beato Ilarione.

Theotokìon. Colui che compie tutto col suo solo volere si degnò di prender la nostra forma e di lasciarsi plasmare nel tuo grembo, Madre del Dio al quale acclamiamo: Tu sei il nostro Dio e non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Irmòs. Sulla pietra della fede mi hai stabilito, hai dilatato la mia bocca contro i miei nemici, si è allietato il mio spirito nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Imitando la vita virtuosa di Antonio il grande, hai preso sulle spalle la croce del tuo Signore; smesso ogni affanno della vita, con la morte delle passioni, vivevi nello Spirito; perciò hai riempito il creato di straordinari prodigi per la grazia dello Spirito santo, Ilarione nostro padre, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Cantiamo l’arca nuova, la porta celeste, il monte santo, la nube luminosa, il roveto ardente, la liberazione di Eva, il mistico paradiso e il tesoro immenso di tutta l’ecumène; poiché in lei si compì la salvezza e la remissione delle colpe antiche, perciò anche a lei gridiamo: Prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti piamente venerano il tuo santissimo parto.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo sul legno della croce il Redentore, la Madre purissima gemeva piangendo e amaramente esclamava e con angoscia di cuore, strappandosi i capelli a lui gridava: Figlio mio e Signore, come l’iniquissimo popolo degli ebrei ha confitto in croce te, senza peccato? Come, povera me, volontariamente sopporti l’aceto, il fianco trafitto, il fiele e i chiodi, o magnanimo? Ma sia gloria, o Salvatore, alla tua divina passione!

Ode 4. A te canto, Signore.

Uccidendo il pensiero carnale e scacciando il torrente dell’iniquità, o beato Ilarione e le macchinazioni dei demòni, nella quiete del divino Spirito hai trovato riposo con i giusti.

Irrigando con le onde delle lacrime che versavi il solco della tua anima, sapientemente mostrasti a tutti fertile la coltivazione del Salvatore, moltiplicando le schiere degli asceti.

Rinvigorito dalla comunione col santo Spirito, sbaragliasti gli spiriti del male e per la potenza di Cristo risani gli infermi, munito di profetica purezza.

Theotokìon. In te, beata Madre benedetta del nostro Dio, vediamo il tempio, il palazzo animato, la mensa santa, il candelabro da cui è sorto per quanti sono nelle tenebre Cristo, riflesso del Padre.

Ode 5. Illuminazione.

Come splendore, per la tua vita pura, per la tua esistenza pari agli angeli, brillavi in questo mondo scacciando il principe delle tenebre, o beato, che irraggi lo splendore della fede.

Irraggiando ogni genere di prodigi, illuminato dalla grazia di Dio, ti rivelasti come tesoro di guarigioni, o Ilarione ispirato da Dio, come un nuovo divino profeta.

Per lo splendore delle tue opere giuste, o ilarissimo padre, respingesti le potenze oscure del nemico; strappando al loro furore quanti a te accorrevano, splendidamente li guidavi alla luce della fede.

Theotokìon. O unica benedetta, ineffabilmente concepisti l’unica ipòstasi contemplata in due essenze, il Dio Verbo di Dio per amore ineffabilmente incarnato; supplicalo di custodire i tuoi servi.

Ode 6. Avvolto dall’abisso.

Adorando la monarchia della divinità, rigettasti il principio molteplice dell’anarchia, abbattendo per grazia, o ispirato da Dio, l’empietà idolatrica.

Sei sorto fiorendo come palma nella Chiesa, o beato nostro padre, confortando con la dolcezza dei frutti le folle dei fedeli.

Ti rivelasti invitto distruttore degli spiriti maligni, beato padre Ilarione, avendo ricevuto da Dio ricchi carismi.

Theotokìon. Senza conoscere uomo, o Vergine, concepisti e vergine sei rimasta, rivelando chiaramente i simboli del tuo Figlio e Dio.

Irmòs. Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso imperscrutabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione fammi risalire, o Dio.

Kontakion. Tono 3. La Vergine oggi.

Come astro senza tramonto del sole spirituale, oggi riuniti, ti celebriamo con inni; sei rifulso per quanti sono nelle tenebre dell’ignoranza sollevando alle divine altezze, o Ilarione, tutti quelli che a te acclamano: Salve, padre, fondamento degli asceti.

Ikos.

Avendo intensamente amato i divini comandamenti di Cristo e odiato il godimento della carne e del mondo, al Cristo ti sei accostato con ardore e sei divenuto astro che illumina tutti i confini con lo splendore dello Spirito. Gettandomi dunque ai tuoi piedi io t’imploro: Illumina anche gli occhi della mia anima, affinché io celebri le lotte di cui sulla terra hai dato prova, per amore della vita futura: ora che di essa godi, ricordati di quelli che a te acclamano: Gioisci, padre, fondamento degli asceti.

Sinassario.

Il 21 di questo mese memoria del santo padre nostro Ilarione il grande.

Stichi. Avendo seminato sulla terra pene con lacrime, mieti la letizia celeste, o padre santo. Ilarione si addormentò in serena pace chiudendo gli occhi il 21 ottobre.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Gaio, Dassio e Zotico.

Stichi. Tre uomini che i carnefici gettarono nelle acque salate, si dissetano ora ai dolci torrenti delle delizia superne.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri recentemente apparsi Andrea, Stefano, Paolo e Pietro.

Stichi. Hai tre incoronati, Stefano, che con te lottarono contro un’unica spada.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Teodota e di Socrate, presbitero.

Stichi. Il nome ti rivela, o Teodota: una spada ti dona a Dio come vittima senza macchia. Da te, Verbo, Socrate volle essere visto come sapiente martire incoronato.

Lo stesso giorno il santo martire Eucrate perì di spada.

Stichi. Alle gocce del tuo sangue mescolasti le lacrime che versavi, o beato.

Per le loro sante preghiere, Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. L’empio decreto.

Il suono delle tue parole e la divina grazia dei tuoi prodigi risuonò in tutta la terra, o beato padre, riflettendo su tutti i fedeli la gioia delle guarigioni nella luce della pietà.

Protetto dalla croce del Salvatore, rimanevi illeso quando si scatenava contro di te l’assalto feroce dei demòni, perché Dio eccelso protegga i suoi servi.

Con l’ascesi divenisti come una colonna che si leva fino al cielo, come una torre inespugnabile, irraggiando prodigi, dispensando guarigioni, facendo rifulgere divini insegnamenti dalla fonte inesauribile delle Sacre Scritture.

Theotokìon. Come nube la Vergine concepì te, sole di giustizia, restando vergine: per compassione e condiscendenza divenisti uomo partecipe della sofferenza del corpo, o Cristo.

Ode 8. Un tempo a Babilonia.

Rischiarato dall’intelligenza di Dio, realmente eri trono della conoscenza, guidato dai divini precetti e illuminato dalle virtù, vanto degli asceti, o beato Ilarione.

Per lo splendore delle tue opere sei divenuto mistico carro che porta il nome del Signore e per i tuoi miracoli e per la tua purezza ti rivelasti compagno degli angeli, o beato Ilarione.

Divenuto per divina grazia figlio adottivo e coerede di Dio, hai ricevuto, o padre ispirato, il celeste tesoro, il regno senza fine, acclamando: Esaltate il Signore, opere tutte.

Theotokìon. Come figlio, o Vergine, concepisti il Cristo, il cui nome è mirra effusa, colui che unge i mortali col profumo della sua divinità ed estrae dalla fossa i fedeli che acclamano: Esaltate il Signore, opere tutte.

Irmòs. Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Ode 9. Il Figlio dell’eterno.

Divenisti degno di esultare tre le dimore dei santi tu, che santamente sei vissuto, o beato; su te che eri giusto si levò la luce trifulgida e accogliesti la letizia, sua compagna.

In ricompensa delle tue lotte hai ricevuto da Dio l’eterna vita e la bellezza inconcepibile, o padre Ilarione; supplica il Sovrano per i tuoi cantori.

Innalzato per la virtù come un cedro elevato fosti piantato negli atri di Dio, o Ilarione e apparisti come giardino chiusa, come paradiso fiorito, come fonte zampillante guarigioni.

Theotokìon. Divenisti il talamo nuziale da cui il Verbo s’incarnò ineffabilmente, o Vergine genitrice di Dio, avvolta e rivestita della gloria delle virtù; perciò ti proclamiamo Madre di Dio, o purissima.

Irmòs. Il Figlio dell’eterno genitore, Dio e Signore, incarnato dalla Vergine si manifestò a noi per illuminare ogni tenebra e radunare ciò che è disperso; per questo la lodatissima Madre di Dio noi magnifichiamo.

Exapostilarion. Tu che il cielo.

Colui che conosce i pensieri di tutti, vedendo, o padre, la letizia e la purezza della tua mente, ti rende astro per il mondo, o gloria dei monaci.

Theotokìon.

Tu che partoristi il Creatore dei secoli e Sovrano degli angeli, o Vergine, supplicalo di collocare i tuoi servi dalla parte destra.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia ripetendo il primo.

Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Tutto consacrato per sempre al Signore, dalla giovinezza mortificasti la carne con l’esercizio delle virtù, elevando la tua anima con luminose contemplazioni, o padre; perciò divenendo contenitore delle divine elargizioni, accumulasti carismi di guarigioni e segni divini, distribuendo a tutti i bisognosi ricchi doni, supplicando con confidenza per le nostre anime (2).

Ricevendo splendidamente il raggio del triplice sole, o beato Ilarione, percorrevi come stella diurna tutta la terra seminando su tutti gli uomini raggi di prodigi; perciò ti hanno proclamato profeta, taumaturgo divino, ispirato da Dio quanti hanno partecipato dei tuoi benefici e gioito dei tuoi carismi terapeutici e raccolto i frutti della salvezza grazie ai tuoi divini insegnamenti.

Superasti con la grazia l’attrazione di questa vita e tutti i beni visibili e, applicando te stesso agli indistruttibili tesori spirituali, ti sei unito puramente al’unico puro nell’apice dello spirito e con anima pura vivevi come un angelo, sebbene partecipe dell’ordine materiale; ora che sei alla presenza di Cristo, prega con confidenza il Sovrano di tutti per le nostre anime.

Gloria. Tono 2.

Vedendo il Cristo la tua letizia e purezza di vita, o padre, la tua mitezza e il tuo silenzio, ha posto in te la sua dimora e tu sei divenuto dimora divina: perciò abiti nei cieli con gli angeli, o beato.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Tutto mi sono riempito di piaceri corruttori, tutto, di ogni sorta di vizi; tutto abbietto dall’infanzia, nella mia miseria, continuo nella vecchiaia a esser pieno di abitudini viziose. Ma tu che hai ineffabilmente partorito colui che toglie i peccati del mondo, supplicalo di darmi la remissione delle colpe.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti appeso al legno della croce, o Gesù, l’ignara di nozze piangeva e diceva: Figlio dolcissimo, perché hai lasciato sola me tua madre, o luce inaccessibile del Padre anteriore all’eternità? Affréttati a glorificarti, perché ottengano la gloria divina quanti glorificano la tua divina passione.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4.

Noi, folle di monaci, ti onoriamo come guida, o nostro padre Ilarione, perché per te imparammo a camminare per la via veramente retta. Beato sei tu che hai servito Cristo e sconfitto la potenza del nemico, o compagno degli angeli, consorte dei santi e dei giusti: con loro intercedi presso il Signore, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

E ora. Theotokìon. I tuoi martiri, Signore.

Le mie parole sono impure, le labbra, ingannatrici, le opere, scellerate. Che cosa farò? Come andrò incontro al Giudice? Vergine Sovrana, supplica il tuo Figlio, tuo Creatore e Signore, affinché accolga nella penitenza il mio spirito, lui che solo è compassionevole.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando la purissima ti vide volontariamente appeso alla croce, considerando la tua potenza, era stretta dal dolore, o Cristo e gemendo a te gridava: Figlio, non abbandonare me, tua Madre; concedimi una parola, Figlio mio, non andartene via in silenzio dalla tua serva, o Verbo di Dio.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 20 Ottobre- Memoria del santo megalomàrtire Artemio

20 OTTOBRE

Memoria del santo megalomàrtire Artemio.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni. Per la sua intercessione, Cristo Dio, salva le nostre anime.

La solita sticologia e i canoni dell’Oktòichos, quindi questo canone del Santo, con l’acrostico: Dammi, Beato, la tua abbondante grazia. Giuseppe

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

Combattuta la buona battaglia, o martire, ricevute splendide corone, ora sei presso la Luce, raggiante per immateriale comunione; perciò supplichiamo: con le tue preghiere illuminaci.

La tua luminosa festa oggi ha invitato tutti con gioia al banchetto imbandito con le tue lotte, le tue imprese e la tua resistenza coraggiosa e, assaporando questi cibi, con affetto e fede ti diciamo beato.

Comprendendo che l’incomprensibile Signore, che sulla croce subì la morte corporale, è la causa della vita, hai voluto morire per lui nei tormenti e in cambio ricevesti la gloria immortale.

Theotokìon. Incarnato da te divinamente, il Verbo incorporeo per immensa filantropia, Purissima, affrontò passione e agli uomini procurò impassibilità, il Signore glorificato, poiché con gloria si è glorificato.

Ode 3. Fiorì come giglio.

Desiderando insignirti della corona dei martiri, glorioso atleta, per grazia divina soffristi i dolori crudeli della tortura e dei flagelli.

La cittadella del tuo cuore non vacillò sotto l’urto intollerabile dei tormenti: essa era fondata sulla roccia irremovibile della fede.

Sospeso, martire ammirabile ed esposto alla grandine dei colpi che ti lacerava da ogni parte, levasti gli occhi verso il solo capace di salvare.

Theotokìon. Volontariamente incarnato dal tuo purissimo sangue, o Sovrana, salvando gli uomini, il Signore attirò anche folle di martiri.

Irmòs. Fiorì come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti, alla tua venuta, Signore: e per essa si è rafforzato il mio cuore.

Kathisma. Tono 4. Tu che volontariamente.

Tutti insieme, fedeli, acclamiamo Artemio, invincibile soldato di Cristo, valente distruttore nel nemico, splendido di sublimi imprese; per quanti a lui accorrono, fa scaturire guarigioni, calma dolori e difende gli uomini afflitti.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Colui che siede sul trono dei cherubini e riposa nel seno paterno, come sul suo trono divino riposò corporalmente sul tuo grembo, o Sovrana; Dio infatti realmente instaurò il suo regno su tutte le genti e come si deve ora a lui cantiamo: pregalo di salvare i tuoi servi.

Stavrotheotokìon.

Colei che negli ultimi tempi generò il Verbo nato dal Padre atemporale, vedendoti sospeso sulla croce, o Cristo, gemeva dicendo: Ahimè, Figlio mio, Gesù amatissimo, come il Dio glorificato dagli angeli viene volontariamente crocifisso da criminali mortali? A te, o longanime, io inneggio.

Ode 4. Sei venuto dalla Vergine.

Imitando volontariamente colui che si lasciò stendere sul legno, tu stesso fosti steso e sospeso, lacerato crudelmente; così ti spogliasti della tunica di pelle, simbolo di morte.

Le pene della tua carne, la forza dei tormenti ti hanno luminosamente procurato la vita senza pena, santo martire, nella cui pienezza tu ora alleggerisci ogni pena delle nostre anime.

Martire veramente illustrissimo, pari agli angeli per lo splendore delle tue imprese, per le mani d’un angelo il Pane celeste, nostra vita, ti inviò nella tua prigione il cibo che ti rafforzò.

Theotokìon. Vergine pura e senza macchia ti serbò dopo il parto il Dio che si degnò d’assumere, nel tuo grembo, tutta la mia umanità per bontà infinita.

Ode 5. Tu sei mediatore.

Ti rivelasti, o Artemio, fulgida lampada dello Spirito, rischiarando i fedeli e respingendo gli spiriti tenebrosi del male.

Sei rimasto imperturbabile, vero atleta, immerso nelle pene, schiacciato da pietre, poiché avevi fissato il fondamento della tua anima sulla roccia della vita.

Corazzato dalla santa forza dello Spirito, martire vittorioso, disprezzasti i flagelli con punte di ferro per i quali spezzasti i pungiglioni del diavolo.

Theotokìon. Il nato da te per salvarci, o Sovrana, subendo croce e tomba, nella sua potenza rese Artemio saldo martire della sua passione.

Ode 6. Avvolto dall’abisso.

Ti offristi come vittima in sacrificio perfetto a colui che volle farsi crocifiggere per ricondurci in paradiso, o Artemio.

Con il corpo martoriato da molte ferite, sapiente Artemio, con fede serbasti la nobiltà della tua anima.

Da passioni, malattie, tentazione, afflizione libera noi che accorriamo a te, martire Artemio, imitatore di Cristo.

Theotokìon. Naufrago nei flutti dell’afflizione, sono sballottato dall’insorgere di onde: salva i tuoi servi, Vergine Madre di Dio.

Irmòs. Avvolto dall’abisso delle colpe invoco l’abisso imperscrutabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione fammi risalire, o Dio.

Kontàkion. Tono 2. Gli araldi sicuri.

Riuniti, celebriamo degnamente con cantici il pio martire incoronato, che innalzò trofei di vittoria contro i nemici, Artemio, il sommo tra i martiri, ricchissimo donatore di prodigi: poiché prega il Signore per tutti noi.

Ikos.

Chi basterà a narrare le lotte e le fatiche, o vittorioso, che con coraggio sopportasti per la fede del Signore e la grazia di cui eri degno? Non basterà bocca d’uomo a narrarle: poiché, rivestito di sapienza e forza, odiavi la ricchezza e la dignità temporale, mostrandoti soldato nobilissimo. E ora preghi il Signore per tutti noi.

Sinassario.

Il 20 di questo mese memoria del santo megalomartire Artemio.

Stichi. Tutto splendente in vita, Artemio decapitato raggiunse la gloria suprema. Il venti Artemio fu decapitato.

Memoria del nostro beato padre teoforo Gerasimo il nuovo, da Trìkala, Peloponneso, la cui santa e venerabile reliquia si è salvata incorrotta a Cefalonia.

I santi martiri Evòris, Enòis, Zevinàs, Germano, Nicèforo, Antonino e la santa martire Manathò, vergine, vengono uccisi di spada e nel fuoco.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. L’empio decreto.

Con mente indomita e fermezza d’animo, o Artemio, sventasti gli stratagemmi del nemico, cantando melodiosamente a colui che è benedetto e glorificato.

Con i rivi del tuo sangue estinguesti, o beato in Dio, la forte fiamma dei tormenti e, stillante per la rugiada dello Spirito, cantavi gioioso a colui che è benedetto e glorificato.

Facendo scaturire come una fonte le guarigioni, per grazia divina spegni le bruciature delle passioni e con le tue visite cacci gli spiriti del male: perciò ad alta voce ti diciamo beato.

Theotokìon. Divinamente generasti, pura Vergine, colui che dà ai morti l’immortalità: pregalo dunque di uccidere le nostre passioni corporali e di farci degni della vita eterna.

Ode 8. Un tempo a Babilonia.

Sopportasti che il tuo corpo fosse consumato da tanti flagelli, Artemio, contemplando la ricompensa che ti attendeva da parte del Re, al quale acclami: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

La terra è santificata dal tuo sangue, il tuo corpo di martire si dimostra guaritore, cacciando lontano dai fedeli che in te si rifugiano, ogni debolezza, malattia e danno causato dai demoni.

Ti rivelasti ornamento degli atleti, rifiutando piamente le cose del mondo per acquisire in breve tempo, al prezzo del tuo sangue, quelle sovramondane, acclamando: Opere tutte, benedite il Signore.

Ti rivelasti porto tranquillo per ogni navigante nelle tempeste, nei pericoli e nelle tribolazioni e nei dolori, o Artemio: da tutto ciò salvati per grazia cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Inciampati per l’amaro frutto gustato sotto l’albero proibito, caduti per colpa nostra, veniamo ricreati da te, Vergine purissima, che generasti il Verbo Creatore enipostàtico, che noi, opere tutte, cantiamo come Signore.

Irmòs. Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i fedeli che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Ode 9. Il Figlio dell’eterno.

Desiderando vedere le bellezze celesti, martire Artemio, sdegnasti le bellezze sensibili di quaggiù; abbellito dallo splendore delle tue lotte, con gioia ottenesti l’apice d’ogni bene.

Come sole, come aurora è sorta la tua memoria illuminando il cuore dei fedeli, o beato Artemio: sei infatti l’erede splendente della luce e del giorno, tu che dilegui le tenebre dalle nostre anime.

Esultiamo oggi in coro spirituale nella memoria del divino martire Artemio; cantiamo a Dio, mirabile nel santuario, che santifica i suoi fedeli adoratori.

La tua arca, facendo veramente scaturire senza sosta le guarigioni, invita i fedeli ad attingere salute del corpo e salvezza dell’anima, beato Artemio, intercessore di chi ti loda.

Theotokìon. Con la luce del tuo volto, Signore, rischiara me, coperto dal buio dell’indifferenza: ti supplica per me, o Verbo, la tua vera Madre pura, splendore degli angeli e il glorioso Artemio.

Irmòs. Il Figlio dell’eterno Genitore, il Dio e Signore incarnato dalla Vergine si manifestò illuminando ogni tenebra, per radunare ciò che è disperso; perciò magnifichiamo la Madre di Dio inneggiatissima.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Stando presso la Trinità santa e riccamente rifulgendo dei bagliori da lei provenienti, o Artemio, guarda dal cielo su chi con affetto ti onora, glorioso megalomàrtire, lottando con armi divine, come eccellente soldato di Cristo, o vittorioso, con il principe che porta la croce, contro i nemici ostili.

Theotokìon.

Purissima benedetta, Vergine Madre di Dio, vanto dei cristiani, gloria degli angeli, onore dei vittoriosi, forza, baluardo e rifugio e rocca fortificata, custodisci i tuoi servi e mostrati per essi patrona e aiuto nei pericoli: poiché in te noi ci gloriamo, protezione del mondo.

Allo stico, stichirà dall’Oktòichos. Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 19 Ottobre- Memoria del santo profeta Gioele e di san Varo martire

19 Ottobre

Memoria del santo profeta Gioele e di san Varo martire.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia i canoni dall’Oktòichos e questi due per i santi. Il canone del profeta ha il seguente acrostico: I tuoi oracoli, o Gioele, ammirerò. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono 2. Venite, popoli.

Con noi i cori dei profeti esultano per gli elogi che hai ricevuto, profeta Gioele di senno divino: con loro prega il Signore di salvarci, o beato.

Preannunziando i disegni di Dio, rivelasti la sua ira tremenda e giusta per l’empietà del tuo popolo, dal pensiero vano.

Il luminoso, ammirabile e vivificante soffio dello Spirito ti coprì con la sua ombra ispirandoti, beatissimo profeta, la conoscenza del futuro.

Theotokìon. La tenda della testimonianza ti prefigurò, raffigurando colui che in molti modi era stato preannunziato, da te senza mutamento incarnato, Madre di Dio, Vergine purissima.

Canone del martire. Acrostico: Lodare le tue imprese, Varo, è grande onore. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Apparso al vertice della Chiesa di Cristo come sole fulgente, illuminasti tutta la terra con i raggi delle tue illustri lotte, o beato Varo.

Attratto dall’amore divino, rinnegasti te stesso, affrontando ogni sorta di tormento lottando con fermezza, degno di Dio.

Volontariamente legasti te stesso, o campione, con i legami dei divini lottatori, spezzando le catene dell’errore con la ferma pazienza con cui sopportasti le pene.

Theotokìon. Nel tuo grembo ineffabilmente dimorò il Dio altissimo, pura Vergine; il Verbo, concepito divinamente, attirò al suo seguito i cori dei martiri con i quali t’inneggiamo.

Del profeta.

Ode 3. Confermaci, Signore.

Istruiti dai tuoi sapienti dogmi, profeta, proclamiamo piamente digiuno e terapia, camminando verso la casa del Signore.

Seguendo i tuoi insegnamenti, mirabile profeta, cerchiamo Dio nella compunzione e nella preghiera con tutta l’anima e il cuore.

Mostrando la longanimità del Re onnipotente, ci hai fatto conoscere con evidenza la sua bontà divina.

Theotokìon. Concepisti e generasti, pura Vergine, il Dio Verbo ineffabilmente incarnato, che parlò per mezzo dei profeti, realizzando le loro predicazioni.

Del martire. Non c’è santo all’infuori di te.

Con mente salda venivi alle lotte valorose, o beato, rafforzato dalla speranza dei beni futuri e dalle sapienti esortazioni di quanti confessavano Cristo.

Vedendo lottare secondo le regole l’armata dei santi martiri, valorosamente mostrasti la stessa fermezza affrontando, o Varo, molteplici tormenti.

Nelle sacre schiere, Varo, ti rivelasti generoso combattente: la moltitudine dei nemici fu vinta dalla spada del tuo coraggio e le tue vittorie ti diedero fama.

Theotokìon. Dissolvi, ti prego, Vergine Madre di Dio, la nube delle mie passioni e il buio profondo della mia accidia con la luce della grazia che è in te.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kathisma. Tono 4. Tu che volontariamente.

Purificato da ogni macchia il tuo cuore, profeta Gioele, divenisti puro strumento del santo Spirito: fai intravedere la scienza della verità e predici la venuta sulla terra del Creatore e Salvatore, incarnato negli ultimi tempi per rivelarsi alle genti.

Gloria. Tono 1. I soldati a guardia.

Vedendo le imprese dei venerabili martiri e baciando con affetto le loro catene, correvi verso la vetta del martirio, ammirabile Varo: attaccato al legno sopportavi le battiture fino ad affidare nelle mani del Signore il tuo spirito.

E ora. Theotokìon.

Vergine senza sposo, Madre di Dio Maria, unica difesa e protezione, libera il popolo dei fedeli che in te spera da ogni minaccia e pericolo incombente, pregando Dio, o Fanciulla, di salvare le nostre anime.

Stavrotheotokìon.

L’Agnella pura, vedendo l’agnello e pastore pender morto dal legno, fra le lacrime gridava, levando voci di materno dolore: come celebrerò la tua condiscendenza che supera la ragione, Figlio mio e la tua passione volontaria, o Dio più che buono?

Del profeta.

Ode 4. Ho udito il tuo annunzio.

Sii magnanimo, Signore, con quanti piamente si convertono a te, tu che sei l’unico compassionevole e misericordiosissimo.

Come preannunziasti, o glorioso, lo Spirito venne effuso su ogni carne credente.

La discesa dello Spirito, rendendo sapienti i discepoli del Signore, compì le tue divine parole.

Theotokìon. Strappati dalle viscere dell’ade per il tuo divino concepimento, noi ti proclamiamo beata, Vergine purissima.

Del martire. Cristo, mia forza.

Ornato magnificamente dalle tue sante ferite, Varo, ti rivelasti caro al Dio, che incoronò il tuo capo, o mirabilissimo.

Sospeso al palo e steso a terra, o glorioso, sopportavi dure pene, per cui ereditasti gioioso la vita senza dolore.

I divini martiri, vedendoti lottare secondo le regole, o beato, ti incoraggiavano raccomandandoti la pazienza: per le pene con loro sopportate trovasti la beatitudine eterna.

Theotokìon. Rimuovi il fango delle mie passioni e purificami dai miserabili pensieri che mi estraniano da Dio, l’unico puro, affinchè con fede ti proclami beata, o Sovrana.

Del profeta.

Ode 5. La notte è sopraggiunta.

Il divino Gioele predisse chiaramente a tutti la venuta di Cristo: egli verrà e salverà dalla perversione degli idoli il genere umano.

Proteso con tutte le forze verso i beni superni, glorioso profeta, ricevesti dall’alto il dono della profezia, predicando la giustizia.

Prega che siano salvati i tuoi cantori da ogni male e supplica che siano degni dello splendore della divina grazia, o beatissimo Gioele.

Theotokìon. Santissima Vergine, Sovrana del mondo, prega perchè siano salvati dai pericoli di questa vita e dalle loro grandi colpe quanti ti proclamano Madre di Dio.

Del martire. Col tuo divino fulgore.

Fortificato dalla visione divina, sopportasti valorosamente continue lacerazioni, o Varo, lacerando il cuore dell’autore del male.

Vedendo cadere a terra brandelli della sua carne, il valentissimo lottatore, esultava al pensiero della gloria eterna e delle ricompense promesse da Dio.

Ti inneggio, ti glorifico e ti venero, Signore Dio, poiché mi giudicasti degno dei beni riservati a quanti ti amano, gridava il martire Varo durante la passione.

Theotokìon. Tu che veramente sei più santa dei cherubini e dei serafini, Vergine purissima, santifica i fedeli che sempre ti proclamano beata e per la tua mediazione salvali.

Del profeta.

Ode 6. L’abisso dei peccati.

Le fonti della scienza divina, con i flutti dei tuoi dogmi, o glorioso, stillano cibo dolce per le nostre anime, dissetando i fedeli che ti onorano.

In te, Gioele, divino profeta, riconosciamo il monte stillante dolcezza di profezia e il sapiente predicatore della fede.

Avendo familiarità con Dio, o profeta di Dio, proteggi con le tue suppliche quanti con affetto inneggiano alla tua illustre e gloriosa memoria.

Theotokìon. Tu che generasti la luce senza declino, o Sovrana pura, illumina i cuori di quanti con fede glorificano te e colui che da te è nato ineffabilmente.

Del martire. Vedendo il mare della vita.

Disprezzando le parole del giudice iniquo, pazientemente sopportasti l’ardore di insopportabili tormenti, valorosissimo Varo, intercessore per quanti con fede ti inneggiano.

Non smetteva di colpirti senza pietà l’insensato tiranno, fino a quando non hai reso la tua anima nelle mani di Dio, adorno delle tue magnifiche lotte.

Imitando Cristo fosti innalzato e sospeso sul legno, consegnando la tua anima al Signore, che ti incoronò per le tue lotte secondo le regole, o atleta.

Theotokìon. Dirigi, o Sovrana, la mia povera anima sempre sballottata nel mare dei mali e guidala al porto pacifico perché senza pericolo ti proclami beata.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, misericordiosissimo.

Sinassario.

Il 19 di questo mese memoria del santo profeta Gioele.

Stichi. Gioele profeta, che denunziò le passioni terrene, lascia la terra per il luogo superiore alle passioni. Il diciannove la tomba ricopre Gioele.

Lo stesso giorno, memoria del santo martire Varo e dei suoi compagni.

Stichi. Ahimè, gridò Satana, principe dell’errore, Varo soffre con pazienza sopportando tanto orrore.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Sadòth e dei suoi 120 compagni, uccisi in Persia.

Stichi. Il divino Sadòth col capo mozzo si accosta ora al trono di Dio Savaòth. Dieci dozzine di martiri vengono uccisi insieme con lui dalla spada.

Il santo filosofo Leonzio si addormenta in pace.

Il santo presbitero Felice e il santo diacono Eusebio periscono di spada.

Il beato nostro padre Giovanni il taumaturgo, che praticò l’ascesi sul monte Rila, sul quale edificò un monastero, si addormenta in pace.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del profeta.

Ode 7. Tu che un tempo la fornace.

Come un tempo avevi predetto, venerabilissimo profeta, venne a noi la fonte dissetante, sgorgando dalla casa del Signore.

Come predisse Gioele, rendesti il torrente dei giunchi portatore di grano, tu, Signore, torrente di delizie: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. L’Autore di tutto il creato, nascendo da Vergine, salvò il mondo a lui inneggiante: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Del martire. Tutta rugiadosa.

L’ammirabile Cleopatra seppellì il tuo corpo splendido di lotte, o glorioso, trovando saggiamente grazie a te gloria degna di quella fede, che tu mostrasti con fervore in te con spirito perfetto.

Versando lacrime sul tuo corpo e ricoprendolo di preziosi aromi, questa donna santa seppellisce te, che seppellisci la falsità e il male, illuminandoci con la luce che la tua sepoltura fa brillare.

Non cessava, l’illustre, di servire devotamente te, servo di Cristo, finché apparisti, o sapiente, procurandole il regno dei cieli, di cui fu degna per te con il suo amatissimo figlio.

Theotokìon. Tormentato da innumerevoli trasgressioni, con la tua mediazione, Vergine, risanami, curando la mia anima e concedimi di gridare: Benedetta sei tu, che concepisti Dio incarnato.

Del profeta.

Ode 8. Colui che un tempo.

Chiaramente indicasti la via della penitenza, glorioso profeta e il Signore compassionevole, che accoglie i fedeli a lui inneggianti: benedite Dio e sovresaltatelo nei secoli.

Divenuto servo del Signore, profetando, o profeta Gioele, rivelasti i suoi misteri ai popoli, che inneggiano e dicono: benedite Dio e sovresaltatelo nei secoli.

Come fiumi di Giuda, secondo l’oracolo di Gioele, i gloriosi apostoli del Signore riversarono torrenti di miracoli, dissetando i fedeli che acclamavano: benedite Dio e sovresaltatelo nei secoli.

Theotokìon. Restando Vergine pura, partoristi in un’unica ipòstasi e due nature Cristo, che noi, o purissima, celebriamo cantando: benedite Dio e sovresaltatelo nei secoli.

Del martire. Dalla fiamma

Esaudendo le suppliche materne, o martire, nella celeste armata splendidamente arruolasti il suo bambino e per ineffabile compassione gli partecipasti la tua gloria.

Dall’Egitto, o martire, Cleopatra ti trasportò come tesoro inestimabile che arricchisce di preziosi doni di guarigione tutta la Palestina, che con affetto ti venera.

Lottasti con gioia, o valoroso soldato del Signore onnipotente e da lui fosti incoronato vincitore, beatissimo Varo, gloria degli atleti vittoriosi.

Theotokìon. Commetto peccati su peccati, non temo il futuro tremendo giudizio: sana la cecità della mia anima, convertimi, pura Vergine e per le tue preghiere salvami.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Del profeta.

Ode 9. Tu che nei cieli.

Con i profeti, come profetizzato un tempo, ora esulti con gioia nelle dimore sovraccelesti.

Dall’alto dei cieli, o beatissimo tu vigili sempre su noi, che con fede ti glorifichiamo.

La via di salvezza più breve, attraverso la penitenza, mostrasti divinamente a noi, Gioele.

Theotokìon. Ci rialzasti dalla nostra caduta generando il Sovrano e Salvatore compassionevole, o Madre di Dio.

Del martire. Impossibile agli uomini.

Annientasti la potenza del nemico, valoroso atleta Varo, protetto dalla forza divina: perciò, ottenendo inesauribili guarigioni alla fonte delle tue reliquie, noi fedeli ti celebriamo.

Come luce dell’aurora, come immenso sole, su tutta la terra si diffonde la tua memoria, Varo, illuminando con i chiari raggi delle tue sacre lotte e dissolvendo la tenebra dei nostri cuori, o gloriosissimo.

Quando la madre vide splendere di grande gloria con te il suo amatissimo figlio, magnificava il Dio dell’universo e sinceramente glorificava te, suo grandissimo protettore, o martire.

La terra in cui riposa il tuo forte corpo di lottatore è divinamente santificata: per le tue preghiere concedici assoluzione dai nostri peccati, correzione delle nostre vite e liberaci, o Varo, da ogni male su noi incombente.

Theotokìon. Nascendo da te, Vergine, nube luminosa, il Signore consegnò al totale annientamento gli idoli egizi, guidando una moltitudine di martiri, imitatori della sua divina passione.

Irmòs. Impossibile agli uomini veder Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, o purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui, con tutti gli eserciti celesti diciamo te beata.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 18 Ottobre- Memoria di san Luca, apostolo ed evangelista

18 Ottobre

Memoria di san Luca, apostolo ed evangelista.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo Luca, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime remissione delle colpe.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Celebriamo in te colei che fu mediatrice per la salvezza della nostra stirpe, Vergine Madre di Dio: poiché con la carne da te assunta, il Figlio tuo e Dio nostro, accettando di patire sulla croce, ci liberò dalla corruzione, lui, che è amico degli uomini.

Dopo la solita sticologia si cantano i canoni dall’Oktòichos e dell’apostolo, raddoppiando per quest’ultimo i tropari a ciascuna ode per raggiungere il numero di sei.

Poema di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

La tua bocca è il calice divino della suprema sapienza: tutti lo sappiamo, apostolo Luca, possedendo il tesoro immenso, l’ineffabile ricchezza della grazia; attingendovi con sollecitudine, cantiamo al Signore poiché si è glorificato.

Iniziandoti ai misteri celesti e spiegandoti subito le scritture divinamente ispirate, o apostolo Luca, Cristo ti mostrò iniziato e sapiente predicatore di ciò che supera la comprensione, mentre con forza acclami: Cantiamo al Signore, poiché si è glorificato.

La Chiesa di Cristo ti designa come compagno di viaggio di Paolo, beato apostolo Luca: rifulgente divinamente della sua grazia, ne seguisti i passi e gridasti con lui: Cantiamo al Signore, poiché si è glorificato.

Theotokìon. Dell’ineffabile e divino concepimento della Vergine lodatissima, rivelasti chiaramente il modo, apostolo Luca; lo Spirito santo venne su di lei e la coprì con la sua ombra il Verbo al quale insieme cantiamo, poiché si è glorificato.

Ode 3. Tu sei il rifugio.

Il tuo Vangelo, mirabile Luca, presenta l’oriente venuto dall’alto per visitare il genere umano.

Essendone anche attore, eccellente discepolo, degli Atti degli Apostoli scrivesti piamente il racconto.

Il beato apostolo Paolo per primo intrecciò la corona dei tuoi elogi, o Luca, elogiandoti nelle sue lettere.

Theotokìon. Ecco, come profetizzasti, Vergine pura, ti dicono beata tutte le generazioni, che per te han trovato la salvezza.

Irmòs. Tu sei il rifugio di quelli che accorrono a te; gli abitanti delle tenebre trovano in te la loro luce e la mia anima ti canta, Signore. 

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come compagno di viaggio di Paolo sopportasti con pazienza numerosi pericoli; come atleta che ha compiuto la corsa della fede, esulti con lui negli eccelsi, beato apostolo del Signore; tu che predicasti al mondo il Vangelo di Cristo, illuminasti tutta la terra con la sua luce; venerabile Luca, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Cantiamo la nuova arca e porta celeste, il santo monte, la nube luminosa, il roveto ardente, la liberazione di Eva, il mistico paradiso e l’immenso tesoro di tutto l’universo; poiché in lei si è compiuta la salvezza, fu riscattato il mondo dal suo antico debito; perciò a lei gridiamo: supplica Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con fede adorano il tuo purissimo parto.

Ode 4. Cavalcando gli apostoli.

Illuminato dallo splendore dello Spirito, fosti degno di redigere di tua mano i suoi precetti per gli amici di Dio, che cantano con fede: Gloria alla tua potenza Signore.

La grazia del Paràclito, trovando in te dimora, si è effusa sulle tue labbra con abbondanza e ti rese predicatore della pace per i fedeli che cantano: Gloria alla tua potenza Signore.

Partecipando alle lotte di Paolo, illustre apostolo, fosti degno della corona del regno e ora entrambi gioite e cantate: Gloria alla tua potenza Signore.

Il Signore, scoprendo la bellezza della tua anima irradiante splendore divino, ti designò come predicatore per quanti con fede cantano: Gloria alla tua potenza Signore.

Theotokìon. Come la Vergine Madre ha detto, il Signore ha rovesciato dai loro troni i potenti, ma ha colmato di beni divini gli affamati che cantano con fede: Gloria alla tua potenza Signore.

Ode 5. Illumina noi.

Accolta la luce spirituale nel tuo cuore, purificato dalle sozzure di un tempo, per amore l’hai trasmessa a tutti gli uomini, o Luca.

O Luca beatissimo, illuminato dai lampi della grazia, saggiamente ti sei rivelato divinamente illuminato da una lingua di fuoco.

Come evangelista della grazia volevi camminare con il sapiente Paolo, che ti chiamò suo diletto servo.

Theotokìon. Salve, tesoro vero della verginità: per te il primo padre fu liberato dalla maledizione e la progenitrice richiamata in paradiso.

Ode 6. Io effondo la mia supplica.

Scalata la montagna delle virtù, o Luca, conversasti con colui che amavi e come Mosé ricevesti, inciso dal dito dello Spirito, le due tavole scritte da Dio, beato apostolo, dottore universale.

Come oratore della santa Chiesa, illuminasti il mondo con i tuoi insegnamenti; nella divina ispirazione rifulgesti delle luci della Trinità increata e come astro rischiarasti i confini dell’ecumène.

Come un tempo guaristi malattie corporali, guarisci ora i mali delle nostre anime, apostolo divinamente ispirato, cui il cielo diede questo potere e che possiedi in abbondanza la grazia dello Spirito; poiché Paolo testimonia con certezza che eri medico.

Theotokìon. Apparve su di te il Signore rinnovando la mia essenza, come potente facendo grandi cose, come disse, o Genitrice di Dio purissima e per te salvò me dalla corruzione come Dio e amico degli uomini.

Irmòs. Io effondo la mia supplica davanti a Dio, al Signore espongo il mio dispiacere, poiché la mia anima si è colmata di mali e la mia vita è vicina agl’inferi, così che grido come Giona: dalla fossa Signore liberami. 

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Divenuto discepolo del Verbo Divino, con Paolo illuminasti tutta la terra e cacciasti le tenebre scrivendo il divino vangelo di Cristo.

Ikos.

Come medico e discepolo, o Luca diletto, sana con mistica operazione le passioni della mia anima con quelle del corpo e dammi di avere in tutto sano vigore, di onorare con gioia la tua solennità ovunque celebrata e irrorare con piogge di lacrime, in luogo di myron, il tuo augusto e veneratissimo corpo: poiché, come stele di vita, scolpita nel mirabile tempio degli apostoli, a tutti grida, come anche tu prima hai fatto, scrivendo il divino vangelo di Cristo.

Sinassario.

Il 18 di questo mese memoria del santo apostolo e evangelista Luca.

Stichi. Se prima a Emmaus non ti riconobbi, o Cristo, ora chiaramente ti vedo, dice Luca. Della sua vita, il diciotto, finisce la sorte caduca.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Marino l’anziano.

Stichi. Marino, nella sua anziana audacia giovanile, smaschera l’antico errore e una spada lo trapassa.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Giuliano dell’Eufrate.

Stichi. Mentre scorre come un sogno del mattino questa vita, Giuliano gioioso ascende alla sorte eterna.

San Mnasson vescovo di Cipro e 40 santi fanciulli vengono uccisi con la spada.

Memoria dei santi martiri, di recente apparsi, Gabriele e Kyrmidòli d’Egitto, che subirono il martirio nel 1522.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli ebrei.

Risuscitato dalla tomba il Signore si manifestò agli occhi di Luca e Cleopa e insegnò a dire: Signore Dio, tu sei benedetto nei secoli.

Percorrendo il cammino di questa vita, come compagno di strada, o beato, trovasti il Verbo che ha aperto le porte delle dimore celesti a te che acclamavi: Signore Dio, tu sei benedetto nei secoli.

Sei la lira dello Spirito, santo apostolo Luca, che canti gli inni divini per illuminare gli uomini che acclamano: Signore Dio, tu sei benedetto nei secoli.

Theotokìon. Vergine Maria, Madre di Dio, salve, gridò l’Incorporeo; con lui, noi fedeli, cantiamo al Figlio nato da te: benedetto, o Purissima, il frutto del tuo grembo.

Ode 8. Colui che sul santo monte.

Ricevuti i tuoi libri come tavole scritte da Dio, o beato, noi godiamo della grazia e della sua luce, cantando il Signore ed esaltandolo nei secoli.

Usando la tua lingua come strumento, lo Spirito illumina gli uomini, iniziando ai dogmi della grazia quanti cantano il Signore e lo esaltano nei secoli.

Ti sei legato in amicizia col teologo Paolo, tu l’evangelista Luca, rivelandovi stimata pariglia, cantando il Signore ed esaltandolo nei secoli.

Nella rete dai nodi divini delle tue parole, divino predicatore, strappasti all’influenza dell’errore e attirasti alla luce della fede i fedeli che cantano il Signore e lo esaltano nei secoli.

Theotokìon. Mostrandosi profetessa, Elisabetta, portatrice del Battista e Precursore, ti chiamò Madre del Signore e acclamò: Cantatela, esaltatela nei secoli.

Irmòs. Colui che sul santo monte fu glorificato e per Mosé rivelò nel roveto ardente il mistero della Madre sempre vergine, è il Signore, cantatelo, esaltatelo nei secoli. 

Ode 9. Superasti i limiti.

Raggiungesti il desiderio supremo cui tendevi e trovasti la fine beata, o Luca, poiché gli specchi scomparvero, lasciando apparire la sola realtà.

Rifulso nel mondo come sole, con Paolo, divino veggente, ora stai presso la Trinità e senza sosta con lui, illustrissimo Luca, ti magnifichiamo.

Della luce di cui tu sei portatore, o Luca, risplendano i tuoi cantori e concedi al mondo la pace, affinché, o divino, senza sosta ti magnifichiamo.

Stando ormai con gioia presso il Re di tutti, apostolo Luca, adorno dello splendore della maestà divina, senza sosta ti magnifichiamo.

Theotokìon. Accogliesti l’incorporeo Verbo che volle ricreare la mia natura e lo partoristi incarnato, o Vergine, perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Irmòs. Superasti i limiti della natura concependo il Creatore e Signore e divenisti porta di salvezza per il mondo, perciò senza sosta, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Luca, apostolo di Cristo, iniziato ai segreti e maestro delle genti, con il divino Paolo e la pura Madre di Dio, di cui dipingesti con affetto la divina icona, prega, o divino veggente, per noi che ti diciamo beato e onoriamo la tua sacra dormizione, o sapientissimo narratore di misteri.

Theotokìon, stessa melodia.

Sovrana Signora di tutti, previenici nei pericoli, previenici nelle afflizioni, sii accanto a noi nelle angustie dell’ultimo giorno: non ade, non perdizione! Possiamo noi invece presentarci allora senza colpa al tremendo tribunale di tuo Figlio: poiché tu, pura Madre di Dio, tutto ciò che vuoi lo compi.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Nube dell’eterna luce.

Il discepolo di Cristo, il sapientissimo redattore del vangelo, la splendida impronta vivente dello strumento d’elezione, l’apostolo Luca di cui si fa lode in tutte le Chiese onoriamo con inni, o fedeli; egli predicò infatti gli straordinari prodigi di Dio, illuminando gli abitanti della terra con i raggi della teologia, mediante la grazia.

Appresa la scienza medica per le anime ancor meglio di quella per i corpi, o sapiente, in entrambe ti rivelasti eccellente, ispirato dalla divina sapienza; curando con essa anime e corpi, Luca beatissimo, chiami alla conoscenza, sollevi in alto verso la divina passione d’amore, sempre conduci gli uomini al cielo e preghi per tutti quelli che ti festeggiano.

Trascinando su come pesci, con un amo razionale, quanti erano scesi nell’abisso dell’ignoranza, portandoli alla divina conoscenza, li offristi a Cristo come buon cibo, o beatissimo ed essi ricevettero come compenso conveniente la vita eterna e senza fine: perciò hai avuto il titolo di apostolo di Cristo Salvatore, sapiente evangelista e scrittore delle opere compiute dalla grazia.

Quindi il seguente idiòmelon.

Tono pl. 4. Del Maestro Leone.

Vieni, creazione tutta, con cantici acclamiamo il vero medico spirituale e discepolo del Salvatore, Luca illustrissimo: egli ha infatti guarì il morbo dell’ateismo con l’unguento del fonte battesimale di Cristo e irrigò le regioni vivificanti del vangelo con fiumi di divine correnti dalla sua bocca: come dunque dice il profeta, per tutta la terra uscì la sua voce; ed egli intercede per la salvezza delle nostre anime.

Gloria. Stesso tono.

Riuniamoci, o fedeli e con canti, davidicamente acclamiamo a Luca, mistico retore del Verbo: La tua lingua si mostrò stilo di scriba veloce di Cristo e fa raggianti gli occhi per far conoscere alle genti la scienza divina, con cui predicasti il vangelo e scrivesti gli Atti degli Apostoli, tuoi compagni. Stando dunque presso la Trinità, unico Dio, prega per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia.

I typikà e le odi 3 e 6 dell’apostolo.

Kinonikòn. Per tutta la terra è uscita la loro voce e fino ai confini del mondo le loro parole. Alliluia.

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Mattutino del 17 Ottobre- Memoria del santo profeta Osea e del santo martire Andrea in Crisi

17 Ottobre

Memoria del santo profeta Osea e del santo martire Andrea in Crisi.

Al Mattutino

Apolytíkion del profeta. Tono 2.

Festeggiando, Signore, la memoria del tuo profeta Osea, tramite lui ti imploriamo: Salva le nostre anime.

Del santo martire. Tono 4. Tu che volontariamente.

Tu che in precedenza ti eri esercitato nell’ascesi sul monte, distruggendo con l’arma della croce gli schieramenti dei nemici spirituali, o beatissimo, di nuovo valorosamente ti sei accinto alla lotta, uccidendo il Coprònimo con la spada della fede: e per entrambe le lotte sei stato coronato da Dio, o santo martire Andrea, degno di essere celebrato.

Dopo la solita sticologia un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi. Canone del profeta. Acròstico: Canto le tue parole ispirate da Dio, Osea. Di Teofane.

Ode 1. Tono 1. Cantiamo un inno di vittoria.

Come veramente ispirato da Dio, o profeta Osea, prega il Signore vivificante di liberare dai pericoli tutti coloro che ti celebrano.

Purificando la vista della tua anima dalle sozzure, fosti degno di prevedere e predire da lontano le cose migliori che tu hai proclamato.

La fonte delle previsioni, la sapienza di Dio, ti ha rivelato, o Osea, fiume divino di profezia, che per tutti fa scorrere divini insegnamenti.

Theotokìon. Il Cristo apparso per noi dalla Vergine, il Padre lo chiamò dall’Egitto, come predisse un tempo Osea, divino veggente.

Canone del beato martire. Acròstico: Celebro con affetto Andrea dal nome virile. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

Asservendo con coraggio le passioni della carne come eponimo del coraggio, o padre, affrontasti la ferocia dei tiranni e lottasti secondo le regole, perciò radunandoci con fede a una voce ti diciamo beato.

Infiammato spiritualmente come un carbone al calore del divino Spirito, hai sciolto il ghiaccio delle passioni, spegnendo con rivi di sangue il fuoco alieno dell’empietà, o immenso Andrea, confessore divinamente beato.

Incatenato all’affetto di Cristo dalla giovinezza, o padre, con gioia hai preso la croce e lo hai seguito, rinnegando te stesso mediante la confessione della fede e la perfezione della lotta.

Theotokìon. La mia anima in ogni tempo è appesantita dal sonno dell’indolenza: al tuo aiuto ricorro, Vergine Madre pura. Rialzala per la veglia della penitenza, scampandomi dal castigo eterno.

Del profeta. Ode 3. Rinsaldami, o Cristo.

Ipprendnedo per divina iniziazione le rivelazioni divine, chiaramente hai predetto la chiamata delle genti, o profeta, segnato dal santo Spirito.

Divenuto degno di prevedere come presente il futuro, hai previsto la caduta dei giudei e la scomparsa dei dottori della Legge.

Hai predetto che Israele sarebbe stato liberato non con la guerra, né con le armi, né con frecce, ma dal Signore Dio onnipotente, segnalandoci l’incarnazione del Verbo.

Theotokìon. Salve, santa Vergine, che concepisti il Verbo incarnato, che ci ha salvato dall’errore col suo corpo e il suo prezioso sangue.

Del martire. Sulla pietra della fede.

Fondasti il tuo intelletto sulle basi dell’amore di Cristo, o padre, non vacillando affatto per i venti contrari, ma gridando al Creatore: Tu sei il nostro Dio, non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Guarigioni fai scaturire prima e dopo la fine divina per gli infermi e allontani spiriti impuri, o beato Andrea, gridando al tuo Creatore: Non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Lavato dalle tue lacrime ascetiche, abbellito dal sangue dei martiri e tutto adorno di perfetta bellezza, correvi verso l’amato gridando: Non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Theotokìon. Oltre ragione concepisti, o purissima, il Dio Verbo consustanziale al Padre, divenuto simile a noi nella carne, restando Vergine dopo il concepimento, per questo con fede ti diciamo beata.

Irmòs. Sulla pietra della fede mi stabilisti, dilatasti la mia bocca contro i miei nemici; ha gioito infatti il mio spirito nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Kàthisma del profeta.

Tono 1. I soldati a guardia.

Chinasti l’orecchio, o profeta di Dio, a colui che ti parlava e, iniziato alla conoscenza di tutto il futuro, predicasti la venuta divina di Cristo; perciò celebrando la tua memoria oggi inneggiamo al Redentore che ti ha magnificato.

Gloria. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Portando realmente il nome del coraggio, o Andrea, posseduto con fede dalla pietà, ammirabile martire, come seguace di Cristo, illustrasti con i fatti i cori dei monaci e ti rivelasti degno della gloria dei santi; perciò, giungendo agli agoni dei martiri, valorosamente lottasti e regolarmente primeggiasti. Tu che sei l’omonimo del Primo Chiamato, prega Cristo Dio di donare remissione dei peccati a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Sono scivolato nei pensieri maligni, caduto nell’abisso dei peccati e gemendo grido a te dal cuore, o purissima. Magnifica in me la tua ricca misericordia, la tua pietà, il mare infinito e l’incalcolabile ricchezza delle tue compassioni e dammi penitenza e perdono dei peccati affinché con affetto a te acclami: Prega Dio, tuo Figlio, di donarmi remissione dei peccati, perché sei tu la speranza del tuoi servo indegno.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti con pena in croce in mezzo a criminali, tua Madre, o Verbo, aveva l’anima ferita e i visceri dilaniati e piangendo gridava e con cuore afflitto gemendo urlava: Ahimè, che ti ho generato, Figlio e Dio mio! Come volontariamente sopporti schiaffi e sputi sul volto e una morte ingiusta crocifisso con chiodi sul legno? Veramente subisci questo per salvare l’uomo.

Del profeta. Ode 4. Ho riconosciuto.

Tu sei l’occhio divinamente veggente della Chiesa, Osea, salva i tuoi cantori.

O luminosissimo e solidissimo ricettacolo dello Spirito, intercedendo, salva i tuoi cantori.

Tu che stai presso il giudice di tutti, come divino profeta con le tue implorazioni scampami dalle passioni.

Theotokìon. Hai superato, o sempre Vergine, le schiere degli angeli, concependo il loro Creatore.

Del martire. Sei venuto da una Vergine.

Divenuto obbediente ai precetti di Cristo, piamente venerasti la sua immagine, o santo padre, perciò l’empio ti fece perire fra molteplici tormenti.

Tu che effondevi il profumo delle virtù, anche ora nella tomba profumi i volti dei fedeli, che con cuore sicuro ti si avvicinano, o padre santo.

Con franchezza rifiutasti, o beato, l’eresia che ammorbava il pessimo Mammona e sei divenuto campione dell’ortodossia, o ammirabile Andrea.

Theotokìon. Come spiga feconda della grazia, hai coltivato il Signore incarnato dal tuo grembo, colui che nutre tutti coloro che in modo ortodosso ti onorano, o lodatissima Sovrana.

Ode 5. Vegliando dalla notte.

Mosso da compassione, ci hai mostrato la magnanimità, la compassione e la bontà di Dio, per le quali l’universo è risparmiato, o profeta da Dio ispirato.

Cristo è risorto uccidendo la morte, come la tua sapiente previsione, o profeta, aveva predetto e ha donato vita alle anime nell’ade.

Dal gorgo delle colpe, o profeta Osea, stappami con le preghiere, tu che hai familiarità irresistibile presso Cristo, o beatissimo ispirato da Dio.

Theotokìon. Il Signore di tutti e Re dell’universo, il coeterno al Padre è divenuto soggetto al tempo e si è fatto carne, o Madre di Dio Vergine.

Del martire. Illuminazione.

Detestando la tenebra del peccato, risplendi tutto di impassibilità e, con il fulgore delle guarigioni, illumini, per grazia divina, i fedeli che si avvicinano al tuo divino sepolcro.

Apparivi interamente divina dimora, o padre, vivendo virtuosamente e lottando nobilmente e ora che nella tomba rimani intero e incorrotto, o beato dilegui i mali di tutti i fedeli.

Sconfiggendo come un giovane i demòni e gli uomini eretici, o beatissimo, fosti degno della gloria eterna e delle corone, o Andrea, perciò con affetto tutti con fede ti diciamo beato.

Theotokìon. Per un indicibile parto porti fra le braccia Cristo, che riabbraccia quanti erano caduti nel male ed erano malamente assoggettati dall’errore, o fanciulla lodatissima, perciò ti glorifichiamo come Madre di Dio.

Del profeta. Ode 6. Dal cetaceo, o filantropo.

Predicendo il futuro, o beatissimo o beatissimo Osea, rivelasti la discesa del Verbo fra gli uomini.

Quanti erano morti per le colpe la vita immortale li ha ricondotti dagli antri dell’ade, come avevi detto.

Hai mostrato, o profeta santo, la perdizione dei dottori delle Legge, la caduta dei giudei e l’ingresso delle genti.

Theotokìon. Dal tuo grembo, purissima, è sorto il Verbo Dio, assumendo per noi la carne ineffabilmente come compassionevole.

Del martire. Avvolto dall’abisso.

L’iniquo mise te sotto custodia te, Andrea, che eri custodito dal Sovrano e che custodivi senza errore la sua volontà divina.

Non ti sei preoccupato, o beatissimo, della tua carne straziata dai flagelli, ma sopportavi divinamente rafforzato, come fosse altri a soffrire.

Nascosto come prezioso tesoro agli occhi dei fedeli sei rifulso arricchendo con i tuoi prodigi quanti con fede ti onorano.

Theotokìon. Il divino profeta ti previde un tempo nel mistico candeliere recante il Cristo, lucerna spirituale, che rischiara tutti noi, che ti onoriamo.

Irmòs. Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso imperscrutabile della tua compassione amorosa: dalla corruzione, fammi risalire, o Dio.

Kontakion. Tono 3. La Vergine oggi.

La città imperiale celebra oggi la fulgidissima festa della tua luminosa memoria, invitando ogni città e regione; si rallegra perché possiede un grande tesoro, il tuo corpo glorioso per le tante lotte, o martire Andrea, luminare dell’ortodossia.

Ikos.

Prendendo in luogo di armi la croce, o gloriosissimo e indossando in luogo di corazza la fede, uscisti per la lotta contro i nemici invisibili e visibili, o martire, di tua spontanea volontà e hai rovesciato i loro schieramenti con la forza dello Spirito: di lui abbondantemente ricolmo, o santo, concedi anche a me un poco di grazia che illumini il mio intelletto affinché degnamente inneggi alle tue nobili lotte, o luminare dell’ortodossia.

Sinassario.

Il 17 di questo mese memoria del santo profeta Osea.

Stichi. Unendoti a una prostituta, o profeta, raffiguravi unito a una prostituta il Dio che ora vedi. Il 17 moriva Osea.

Lo stesso giorno, memoria del santo martire Andrea in Crisi.

Stichi. Con entrambi i piedi amputati, compi lo stesso la corsa del martirio, o Andrea.

Lo stesso giorno memoria del ritrovamento della preziosa reliquia del santo giusto Lazzaro.

Stichi. Aprendo la porta all’amico di Cristo, la Città, imitando Cristo dice: Lazzaro, vieni di nuovo.

Nella deposizione della reliquia dello stesso san Lazzaro.

Stichi. Nuova Roma, celando Lazzaro morto, si rivela a noi come una seconda Betania.

Lo stesso giorno memoria dei santi fratelli di sangue i martiri anàrghiri Cosma, Damiano, Leonzio, Antimo ed Eutropio.

Stichi. Di stirpe arabi, per professione anàrghiri, divenne campioni col martirio di spada. Come dice il libro di Giobbe, leone senza preda, Leonzio veniva straziato, ma era l’errore a morire. Eutropio e Antimo tagliati a pezzi fanno fiorire rami ancor più belli e splendidi.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del profeta. Ode 7. I figli di Abramo.

Con l’intelletto illuminato da splendore soprannaturale, hai acquisito la conoscenza del futuro, o beato profeta Osea, acclamando al Signore: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Moltiplicando le visioni nelle mani dei profeti, o Salvatore immortale, ti rivelasti in molti modi a quanti con fede gridano: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Eri per Israele, o profeta Osea, una fonte traboccante onde di salvezza perché predicavi Cristo, fiume della pace, al quale cantiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Da te, Vergine Theotòkos, ha preso un corpo colui che per indicibile amore è sorto dal Padre senza principio, al quale cantiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Del martire. Il decreto ostile a Dio.

Le onde della malizia sollevate contro il tuo spirito non fecero vacillare te, o beato Andrea, che stavi sulla pietra della conoscenza di Dio; perciò sei divenuto per noi, in mezzo alla tempesta, un porto riparato dalle onde.

Con folli interrogatori il malvagio, con lo spirito ottenebrato, tentava di spogliarti della dottrina che ti ornava, ma venne svergognato e umiliato dalla tua fermezza.

Il tuo intelletto abbellito da divinissima determinazione, ti ha rivelato a tutti, o ammirabile Andrea, astro luminosissimo, che illumina ogni giorno con prodigi i fedeli che ti inneggiano.

Theotokìon. Sei divenuta tempio del Dio vivente, nel quale fece indicibilmente la sua abitazione, o Vergine lodatissima, colui che abita i cieli e per grande benevolenza accettò di divenire mortale.

Del profeta. Ode 8. Colui che nella fornace.

Inconcepibile l’energia preveggente data ai profeti dall’elargizione divina e la conoscenza del futuro! Inneggiate ed esaltate il Signore in tutti i secoli.

Irraggiando lo splendore della pietà dalla tua bocca divinamente ispirata e dalla tua lingua che predicava Dio, tu canti, o Osea: Inneggiate ed esaltate il Signore in tutti i secoli.

Profetizzando con la parola e l’azione, o beatissimo, rimproveravi il popolo che si prostituiva e simbolicamente gli insegnavi a cantare: Inneggiate ed esaltate il Signore in tutti i secoli.

Theotokìon. Il Verbo coeterno come Dio al Padre, ha preso corpo dal tuo santo grembo, o pura Vergine ed è apparso ai mortali che gridano: Inneggiate ed esaltate il Signore in tutti i secoli.

Del martire. Un tempo a Babilonia.

Mortificando le passioni della carne, nell’agone ascetico lottavi fermamente, o venerabile padre, che con un santo bacio venerasti l’icona del Salvatore, della Vergine e di tutti i santi.

Quanti erano furiosamente aizzati contro Cristo, come bestie selvagge ti fecero morire; trascinato e dilaniato da ruote, ti gettarono in una fossa rendendoti martire della verità, o venerabile padre.

Alle onde dei tuoi miracoli, beatissimo, disseti i fedeli, mettendo in fuga gli spiriti del male e curando i mali, avendo ricevuto da Cristo nostro Dio la celeste grazia delle guarigioni.

Theotokìon. Apparisti più vasta dei cieli, o Vergine, ospitando in grembo il Dio che l’universo non può contenere: pregalo di salvare da funesta angoscia i fedeli che t’inneggiano, o Sovrana pura.

Irmòs. Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Del profeta. Ode 9. Salve, santa gloria.

Come profeta sei venerato, Osea, avendo ricevuto da Dio la corona dell’onore, o beatissimo.

Tutto splendido nella luce di Cristo, o eccelso, concedi per le tue preghiere questo favore ai tuoi cantori.

Stando con le schiere degli angeli per esser vissuto come un angelo, tu inneggi, Osea, celebrando il Sovrano.

Theotokìon. Volendo salvare l’uomo, il Salvatore e Sovrano si rivestì della nostra carne da una Vergine incontaminata.

Del martire. Il Figlio dell’eterno

Ecco, beato padre, hai compiuto la tua corsa, hai custodito senza macchia la fede ortodossa, per cui lottasti lealmente; hai ricevuto doppia corona dall’alto come martire invitto e asceta imbattuto.

Come giglio profumato, come rosa sei sapientemente fiorito, o padre, nel prato della divina ascesi e profumi come cedro, risplendendo come martire, o beatissimo Andrea, vanto dei monaci.

Sapientemente abbellito da segni e prodigi, agli occhi di tutti rimani incorrotto, o beatissimo Andrea e illuminando le anime di quanti con fede ardente si presentano a te e sempre ti dicono beato.

Giorno di festa, pieno di gioia la tua memoria, che oggi celebriamo con fede inneggiandoti: per le tue sante preghiere a Dio liberaci dai pericoli di questa esistenza.

Theotokìon. Il tuo grembo divenne dimora della luce che illumina il mondo con i riflessi della sua divinità e scaccia dalla terra tutta la tenebra dell’ignoranza, pura Vergine: perciò ti glorifichiamo.

Irmòs. Il Figlio dell’eterno Genitore, Dio e Signore, incarnato dalla Vergine si manifestò a noi per illuminare ogni tenebra e radunare ciò che è disperso; per questo la lodatissima Madre di Dio noi magnifichiamo.

Exapostilarion del profeta. Con i discepoli.

Oltremodo mirabile, Osea che parli cose divine, è la grazia piena di Spirito a te data da Dio, con cui chiaramente predicesti, o profeta, l’incarnazione del Salvatore dalla Vergine, la croce e la passione, l’augusta, divina risurrezione e la distruzione completa dello stoltissimo Israele.

Del santo, stessa melodia.

Celebriamo con affetto, noi tutti fedeli, Andrea, glorioso vincitore, divinamente festeggiando la sua augusta memoria: egli infatti ha divulgato le sacre icone del Salvatore e di tutti i santi, onorandole con tutta pietà e per questo ha ricevuto nei cieli la corona, annoverato nel coro degli angeli.

Theotokìon.

La verga secca del sacerdote, prodigiosamente fiorita, già allora diceva di te, o purissima, che saresti uscita da lombi sterili; te i profeti e la Legge predicevano come Madre del Sovrano e Creatore dell’universo: imploralo, o santissima e purissima, perché siano salvati quanti ti cantano, o pura Theotòkos.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos. Quindi il resto del mattutino, secondo l’ordinamento e il congedo.

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Mattutino del 16 Ottobre- Memoria del santo martire Longino, il centurione che stava sotto la croce

16 Ottobre

Memoria del santo martire Longino, il centurione che stava sotto la croce.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia i canoni dall’Oktòichos e quello del santo. Acrostico: Inneggerò all’immensa gloria di Longino. Giuseppe.

Ode 1. Tono. 4. Quando l’antico Israele.

Illuminato, o glorioso, dai divini bagliori e stando presso Cristo Dio con le schiere degli angeli, rischiara quanti celebrano la tua luminosa memoria.

Nulla ti separò, o martire, dalla tua unione con Dio, essendo distaccato per fede da ogni voluttà carnale e gioendo dell’amore supremo in tutta purezza.

Adorando il Dio vivente, illustre e beato Longino, non concedesti il minimo culto alle statue inanimate; perciò, messo a morte, giungesti alla vita senza fine.

Theotokìon. Volendo salvare i mortali, per bontà, dall’irragionevolezza, Dio Verbo da un verbo si lasciò concepire nel tuo grembo, Vergine Madre benedetta, senza macchia, purissima.

Ode 3. In te si rallegra.

Riconoscendo il Signore come vero Figlio di Dio, che patì per noi sulla croce, credesti a lui con tutta la tua anima.

Ricevuto il seme del Verbo, come terra buona, o Longino, producesti la spiga matura della pietà divina.

Attraversasti il mare dei dolori con la vela della croce; perciò raggiungesti con gioia, il porto della pace.

Theotokìon. Purissima Madre di Dio, risana la mia anima afflitta dall’assalto delle passioni e guidala alla salvezza.

Irmòs. In te si rallegra la tua Chiesa, o Cristo, acclamando: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e saldezza.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Vedesti crocifisso il nostro Redentore e illuminato dai suoi raggi, fuggisti la profondissima tenebra dell’ignoranza e conformasti te stesso alla divina conoscenza, credendo Dio colui che vedevi; perciò dopo la lotta, beato Longino, fosti annoverato con gioia nei cori dei martiri; sempre con loro prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Vergine purissima, guarda la mia anima miserabile e naufraga senza governo nella tempesta della vita e nel furore delle tentazioni, sommersa visibilmente dal fardello dei peccati e sul punto di sprofondare agli inferi; affréttati, Madre di Dio, con la tua ardente intercessione salvala, tu che procuri il porto della pace, affinché con fede a te gridi: prega Cristo Dio di donarmi la remissione dei peccati, poiché tu sei la speranza del tuo servo indegno.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo sulla croce l’Agnello, il Pastore e Redentore, l’agnella gemeva amaramente ed esclamò in lacrime: il mondo si rallegra ricevendo la redenzione e le mie viscere si consumano vedendo la crocefissione che subisci per noi, per viscere di compassione, o Dio sommamente buono, longanime Signore. Con fede gridiamo: Abbi compassione di noi, o Vergine e dona remissione delle colpe a quanti con fede venerano la sua passione.

Ode 4. Vedendo te.

Attingendo vigore dalla fede, beato Longino, distruggesti l’impotente forza dell’errore e acclamasti: Gloria alla tua potenza, Signore.

Vedendo l’impassibile Signore, Re della gloria, elevato e inchiodato sulla croce lo confessasti Figlio di Dio che soffre volontariamente passione, glorioso Longino.

Vedendo la morte deperire, una volta messo a morte l’impassibile Signore, ti affrettasti, Longino, a morire per lui, per vivere dopo la morte con gli illustri martiri.

Theotokìon. Generasti, o pura, in due nature, energie e volontà il Verbo, unito nel tuo grembo secondo ipòstasi alla nostra natura e divenuto uomo.

Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Divenuto realmente forestiero in tutta la terra, ti adornasti delle ferite degli atleti e la terra dei miti ti ospitò, Longino.

Fortificato dalla potenza della croce, atleta Longino, fosti capace di respingere la folle audacia dei tiranni.

Ponendo su fondamento sicuro i moti del tuo cuore, sei rimasto incrollabile nelle prove, o invincibile.

Theotokìon. Salvati da lei, con affetto cantiamo la sola genitrice del nostro Dio ignara d’uomo, la divina Madre e la diciamo beata.

Ode 6. A te sacrificherò.

Vedendo il tremore sgretolare terra e i monti nel giorno della passione, crollò la tua incredulità e allora fu confermata la tua fede in colui che patì, o Longino.

Vedendo il mutamento sopravvenuto nel creato, sei riuscito a comprendere la verità con sapienza e perfezione e ti sei convertito, o Longino, alla conoscenza di Dio.

Sopportasti lietamente il terribile castigo e, decapitato dalla spada, con la tua fede incrollabile recidesti la testa degli avversari.

Theotokìon. Strappa, sradica, fai perire gli spinosi pensieri del mio cuore, Vergine purissima e con la tua mediazione, rendimi fertile.

Irmòs. A te sacrificherò con voce di lode, così ti grida la Chiesa, purificata dal lavacro dei demòni per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Gioisce lietamente oggi la Chiesa nella memoria di Longino, atleta illustre e acclama: Tu sei la mia forza, Cristo e il mio sostegno.

Ikos.

Vedendo il cielo in tenebra profonda, la terra scuotersi, le pietre spezzarsi e il velo del tempio scisso in due parti nella divina passione di Cristo, l’atleta lo riconobbe Figlio di Dio che pativa in forza della propria compassione, pur essendo impassibile per divinità e gloria e reggendo e dominando tutto con il Padre e il santo Spirito, come Dio vero e Re; perciò con gioia Longino acclamava: Tu sei la mia forza, Cristo e il mio sostegno.

Sinassario.

Il 16 di questo mese memoria del santo martire Longino centurione.

Stichi. Dicendoti di nuovo figlio di Dio, come un tempo, o Cristo, il Centurione fu decapitato dalla lama. Il sedici con la spada fu messo a morte Longino.

Lo stesso giorno memoria dei santi due martiri decapitati con san Longino.

Stichi. Lasciando un esercito corruttibile grazie alla spada, due atleti si arruolarono per il Signore.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Leonzio, Domezio, Terenzio e Domnino.

Stichi. Avendo tre compagni di lotta, Leonzio, stavi nella pira come un leone.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Malò.

Stichi. Malò, lasciando la dimora terrena, prende dimora lassù nel cielo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Lottando virilmente secondo le regole, o martire, ostacolasti le volontà degli empi e ricevesti la corona meritata, gridando: Benedetto sei tu, Signore della gloria.

La divina grazia che scende sulle tue reliquie scioglie tutti i dolori di quanti piamente si avvicinano a te e ti predicano invincibile martire della verità, o beato.

Per Cristo non risparmiasti la tua carne mortale, Longino; ti rifiutasti di sacrificare ai demòni e con gioia ti offristi come vittima pura a Dio, decapitato dalla spada, o ammirabile.

Theotokìon. In te, Vergine, trovò dimora conveniente alla sua purezza il Verbo, che con te volle purificare dalle sozzure l’umanità. Benedetto, infatti è il frutto del tuo seno.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

Pacificate prima le rivolte della carne con le tue veglie davanti al Signore, ti addormentasti nel sonno beato, o glorioso, morendo per Cristo, che con il suo divino sonno, sull’albero della croce, per i morti fece sgorgare la vita.

Hai visto, o beatissimo, Dio fatto uomo per amore versare sangue dal suo fianco forato dalla lancia e tu stesso fosti ferito dal suo dolcissimo amore, cantando: Opere tutte, benedite il Signore.

Con i flutti del tuo sangue spegnesti il braciere degli idoli, sapientissimo Longino; incendiasti le loro statue cancellando il loro culto, tu, la cui anima bruciava di zelo per Dio, gridando: Opere tutte, benedite il Signore.

Con gli occhi del cuore illuminati dal raggio divino del Sole che oscurava il bagliore del sole, trascurasti, o Longino, le tenebre dell’empietà e divenisti lampada per noi che cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Con tutta la mia anima, con la bocca e il cuore ti proclamo Madre di Dio, Vergine pura e ti supplico: rischiarami con la tua luce e liberami dalle cupe tenebre, affinché gridi: Opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele nella fossa chiuse le fauci dei leoni; mentre i fanciulli, amanti della pietà, cinti di virtù, spensero la forza del fuoco acclamando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ode 9. Da te, Vergine.

Mia forza e inno è il Verbo che stese le mani sulla croce: così gridavi agli empi, o martire; e io soffro la morte volontariamente per raffigurare la sua beatissima passione.

Come vittorioso atleta, ornato di grazia e bellezza, trovasti, o Longino, il tuo supremo splendore presso il Verbo rifulgente e per le tue pene fosti largamente ricompensato.

Mostrasti tutto lo splendore del Sole senza tramonto, effondendo in tutta la terra il bagliore delle guarigioni e dileguando le tenebre dell’ignoranza, perciò ti diciamo beato, o Longino.

Sei asceso agli atri celesti ed esulti nel numero dei santi martiri; con essi, beato Longino, ricordati di quanti piamente celebrano festeggiando la tua santa memoria.

Theotokìon. In te, Madre di Dio, dimorò la luce senza tramonto, grazie alla quale videro la luce quanti giacevano nelle tenebre e nell’ombra del peccato. Rischiara dunque i sensi del mio cuore.

Irmòs. Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che congiunse le nature distinte: perciò, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Vedendo il Signore e Dio di tutti spirare sulla croce per suo volere e tutto il creato scuotersi nell’ora della passione, o Longino vittorioso, con il buon ladrone tu lo confessasti Figlio di Dio: per lui, gioioso, fosti anche immolato e ora come nobile martire preghi per noi tutti.

Theotokìon.

Si annienta nel tuo grembo il Verbo che è ogni pienezza, senza uscire, incomprensibilmente, dal seno paterno, o pura: come carne è visto e come bimbo è partorito, o Madre di Dio; imploralo con fervore perché siano liberati da pericoli, tentazioni, colpe e dalla geenna, o Sovrana, quanti piamente ti proclamano Madre di Dio.

Quindi il resto del mattutino secondo l’ordinamento e il congedo.

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Mattutino del 15 Ottobre- Memoria del santo martire Luciano, presbitero della grande Antiochia

15 Ottobre

Memoria del santo martire Luciano, presbitero della grande Antiochia.

Al Mattutino

Dopo la solita sticologia i canoni dall’oktòichos e questo del santo. Acròstico: Canto la tua gloria, beatissimo Luciano. Di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Canterò a te.

Splendendo per sapienza, grazia e forza spirituale, illuminasti popoli, o martire Luciano e li guidasti alla conoscenza di Cristo.

Munendoti con le armi dell’ortodossia, il Misericordioso che portò la nostra impotenza ti rese invitto nelle lotte dei nemici, o martire.

Con la rete dei tuoi divini dogmi attirasti all’altezza celeste colui che era caduto nell’abisso dell’eresia, o atleta ammirabile.

Theotokìon. Col verbo concepisti senza seme il Verbo del Padre eterno sovracausale e ineffabile, Purissima e lo partoristi per la nostra salvezza.

Ode 3. Ha indebolito l’arco.

Con la luce delle virtù rendesti la tua anima casa di virtù per Dio, o martire e con le tue preghiere abbattesti a terra i templi degli idoli.

Circondato da tentazioni e torture e oppresso da pene, o martire, inneggi come benefattore colui che ti rende degno di tali beni.

Hai dato il tuo corpo ai supplizi, o martire, custodisti la tua anima con vigore e ti sei offerto come sacrificio senza macchia al Sovrano.

Theotokìon. Colui che creò i secoli col volere nasce come bimbo dalla Vergine, che noi lodiamo come Madre di Dio e senza sosta diciamo beata.

Irmòs. Ha indebolito l’arco dei potenti e i deboli ha cinto di potenza; per questo si è rafforzato nel Signore il mio cuore.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Ungendo i cuori dei fedeli col verbo della grazia, o Luciano, li preparasti a combattere e vincere il tiranno e avendo terminato bene la via divina, divenisti degno della gloria dei martiri; perciò riunendoci oggi, o insigne, onoriamo la tua santa memoria glorificando il Salvatore, o atleta lodatissimo; supplica Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tutte le genti ti proclamano beata, Vergine che generasti il Dio incarnato, poiché in te dimorò il fuoco della Divinità e facesti discendere il Creatore e Signore, perciò le stirpi degli angeli e degli uomini degnamente magnificano il tuo santissimo parto e a una voce gridano a te: supplica tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti con fede e affetto lodano il tuo santissimo parto.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo sul legno della croce il Redentore, la Madre purissima gemeva piangendo e amaramente esclamava e con angoscia di cuore, strappandosi i capelli a lui gridava: Figlio mio e Signore, come l’iniquissimo popolo degli ebrei ha confitto in croce te, senza peccato? Come sopporti volontariamente, povera me, l’aceto, il fianco trafitto, il fiele e i chiodi, o magnanimo? Ma sia gloria, o Salvatore, alla tua divina passione!

Ode 4. Colui che siede.

Ti mostrasti forte contro l’inganno, o beato, esortando sempre molti alle divine lotte; sopportando poi le torture umiliasti il dominio impotente del nemico.

Steso sul legno e tirato con le cinghie, sfinito e straziato dalla prolungata fame e sete, sopportavi, o illustre martire Luciano.

Predicando la legge divina convertisti gli empi e li convincesti a bere subito la bevanda del martirio; con loro hai preso dimora nei giardini divini, assaporando l’albero della vita, indimenticabile.

Theotokìon. Il sole della divinità, sorgendo dal tuo grembo, o Vergine, illuminò quanti erano nella tenebra del politeismo e nell’ombra della morte; a lui gridiamo: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Bruciando le spine delle passioni con i sudori dell’ascesi, o venerabile, con le onde dei tuoi agoni, spegnesti la fornace dell’idolatria, o beatissimo.

Afflitto dai supplizi e dai dolori del gelo guardavi al Dio che può salvare, o santo e nelle sue mani rimettesti il tuo spirito esultando.

Confutasti i pagani lontani da Dio, o beato e accerchiato da prolungati tormenti e dolori, ti avvicinasti a Cristo la cui passione raffiguravi.

Theotokìon. Dopo il parto rimanesti incorrotta, o Purissima e salvasti dalla corruzione la stirpe umana, poiché partoristi Dio; perciò con fede e affetto ti diciamo beata.

Ode 6. A te offrirò sacrifici.

Attraversasti asciutto la tempesta dei supplizi e dall’abisso il tuo corpo fu salvato dalla destra onnipotente, rimanendo intatto per quanti lo desideravano, o beato in Dio.

Acceso dall’amore di Cristo, o glorioso, fino alla morte hai contrastato il tiranno, o sapientissimo, perciò esultando sei divenuto degno del regno dei cieli.

Colui che il terzo giorno strappò Giona dal ventre del pesce, dopo trenta giorni salvò anche te dall’abisso del mare con l’aiuto delle belve marine.

Theotokìon. Il Verbo puro trovò te come pura colomba e unica incontaminata e si compiacque di nascere da te, santissima Madre di Dio, Vergine incorrotta.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontakion. Tono 2. Tomba e morte.

Come splendidissimo astro, tutti, con inni, gloriosamente onoriamo te, Luciano, che prima sei rifulso nell’ascesi e poi nella lotta; non smettere di pregare per tutti noi.

Ikos.

Munito della scienza divina e con l’intelletto splendente di divina gloria, o atleta, illuminato dallo Spirito, apparisti spada scintillante che recide alla radice tutta la zizzania, le dottrine estranee degli eretici, o glorioso e araldo della verità; consacrando per la vita tutti quelli che piamente si accostano a te, lìberali da pericoli e tribolazioni; non smettere di pregare per tutti noi.

Sinassario.

Il 15 di questo mese memoria del santo ieromartire Luciano, presbitero della grande Antiochia.

Stichi. Luciano sopportò con coraggio la privazione del pane, non volendo privarsi del pane vivo. Il giorno 15 Luciano perì di fame.

Lo stesso giorno memoria del nostro venerabile padre Sabino, il vescovo.

Stichi. Vivendo come gli angeli, Sabino si unì morendo alla loro schiera.

Lo stesso giorno il nostro venerabile padre e confessore Barses, vescovo di Edessa.

Lo stesso giorno memoria del martirio di un monaco martire e utile narrazione della sua storia.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Tu che salvasti nel fuoco.

Non sopportando l’impeto delle tue parole sapienti, il tiranno ti uccide e ti getta anche nell’abisso del mare, non pensando di procurarti il regno superno e gloria divina nei secoli.

Non venerando le sculture e non piegando il ginocchio agli idoli, fosti gettato nel fuoco dei supplizi ed entrasti nella fornace delle tentazioni rinfrescato dal potere dello Spirito datore di rugiada, o martire sapiente in Dio.

Col tuo verbo vivificante, o illustre, strappasti le genti uccise e avvolte dalla tenebra dell’abisso dell’ateismo idolatrico, cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Unica benedetta fra le donne, benedetto il frutto del tuo grembo, che ci riscattò dalla trasgressione antica e che gli eserciti celesti e gli uomini benedicono, o benedetta!

Ode 8. Il parto della Madre di Dio.

Sostenesti gli sfiniti dalla fame spirituale col pane del tuo verbo, o glorioso e li guidasti a venerare solo il Signore, pane della nostra vita, a cui cantiamo: lodate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Calpestando con la tua passione le macchinazioni malvagie del nemico ingannatore, o glorioso, salisti agli eccelsi, o illustre e raggiungesti le schiere degli angeli gridando: lodate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Cose prodigiose furono compiute in te, Luciano, martire indimenticabile! Il mare, infatti, ricevendo il tuo santo corpo, non lo corruppe, ma lo depose incorrotto su terra ferma per far scaturire rivi di guarigioni per quanti ti amano.

Theotokìon. Con lingua e cuore ti predichiamo Madre di Dio, o Vergine pura, poiché partoristi il Signore incarnato e conosciuto in due nature, che tutte le potenze celesti lodano per tutti i secoli.

Irmòs. Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Per la sua colpa.

Fa’ risplendere, o sapiente, la tua sacra memoria, dileguando la nube delle passioni con i raggi dello Spirito e illuminando le assemblee dei fedeli; brucia gli eserciti dei demòni e custodisci quanti ti festeggiano.

Sciogliendoti dai legami del corpo, o beato, volasti esultando nella sublimità sovracceleste, presentandoti al Creatore adorno di piaghe come gioielli e stai presso di lui rallegrandoti con i martiri.

Il martire Luciano ci ha riunito oggi per lodare la sua passione e la sua luminosa lotta, il coraggio fino alla fine e il ricco carisma dei prodigi; lodiamolo degnamente.

Theotokìon. Ti mostrasti dimora della sapienza ineffabile, o purissima Vergine e trono animato e porta, perciò le assemblee degli uomini e gli eserciti degli angeli glorificano te, unica superiore a tutti.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione, ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Colmo di grazia e sapienza spirituali, o Luciano lodatissimo, hai interpretato la Scrittura ispirata, o martire e confutato ogni errore degli ellèni, la pseudoscienza politeista, mentre rallegravi la Chiesa di Cristo, o vittorioso, illuminando con le tue parole le folle ortodosse.

Theotokìon.

Divenisti, o purissima, tempio della Divinità nella sua pienezza, generando ineffabilmente uno della Trinità, duplice per natura, o Vergine, in un’unica ipòstasi; supplicalo con fervore di salvare da tentazioni e pericoli i tuoi cantori, Madre di Dio Sovrana, poiché a te noi gridiamo: Salve, protezione del mondo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 14 Ottobre- Memoria dei santi martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso e del nostro santo padre Cosma poeta

14 Ottobre

Memoria dei santi martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso e del nostro santo padre Cosma poeta.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, astro del mondo, ornamento dei vescovi divinamente ispirato, o sapiente Cosma, con le tue dottrine tutti hai illuminasti, o lira dello Spirito: prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’Oktòichos e questi due dei santi. Canone dei martiri. Acròstico: Con fede inneggio agli incoronati. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Lottando con fede e compiendo la lotta, foste incoronati con corone di vincitori, o divini martiri, perciò celebriamo esultanti la vostra divina memoria.

Alzandovi con la vela del divino Spirito come ali, attraversaste asciutti il mare dei supplizi, o gloriosi martiri e ora dimorate nel divino porto dello splendore superno.

Vestiti con la croce come scudo, o beati, vinceste nel corpo il nemico incorporeo, sopportando ogni sorta di supplizio e una morte ingiusta.

Theotokìon. Ti lodiamo, Vergine purissima, che contenesti nel grembo il Signore anteriore ai secoli, poiché divenisti più splendida dei cieli incarnando Dio per bontà.

Canone del santo padre.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Irraggiasti su tutti, come divino e luminoso, le luci delle tue splendenti e sapientissime parole, o beato; chiedi, o Cosma, che siano illuminati tutti con le tue preghiere.

Divenisti tromba divinamente risuonante della sovradivina Trinità, predicando a tutti i venerabili e salvifici dogmi e rallegrando le anime degli ortodossi, o illustre.

Non desti affatto sonno ai tuoi occhi, o beato prima di raggiungere realmente e chiaramente l’apice dei desideri, donde prendesti la grazia della vera intelligenza.

Theotokìon. Rimanesti vergine anche dopo il parto, poiché generasti il Creatore stesso di tutti e Dio straordinariamente e insolitamente apparso a noi nella carne, o Genitrice di Dio, Madre Vergine.

Dei martiri. Ode 3. Come sorgente.

Come divini grappoli della vigna divina, o martiri, dalle lotte faceste scaturire realmente per noi il vino che rallegra spiritualmente gli intelletti con la grazia.

O Nazario, martire di Cristo, con forza ti opponesti al persecutore che ti ordinava di sacrificare ai falsi dèi, o beatissimo ed era pronto a sgozzarti come agnello, o glorioso.

Con fede tutti oggi cantiamo, con una sinfonia di lode, Nazario, Protasio, Gervasio e Celso, martiri della verità nello Spirito.

Theotokìon. La tenda della legge prefigurava te, Pura, destinata a divenire dimora santa di Dio, da cui sarebbe venuta la nostra purificazione, colui che ci dona la santità.

Del santo. In te si rallegra.

Sollevando sulle spalle la croce del tuo Signore, o sapiente e inchiodando la tua carne col suo timore, gridavi: Anch’io sono crocifisso per il mondo.

Come torrente di delizia effondi su tutti i venerabili rivi, o beato, irrigando sempre gli intelletti e le anime dei tuoi cantori.

La grazia del santo Spirito, adombrandoti, o sapientissimo, ci ha indicato in te un secondo divino torrente aureo per i canti.

Theotokìon. Propriamente e realmente ti veneriamo noi fedeli, o Genitrice di Dio, poiché tu, o purissima, partoristi Dio incarnato.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa, e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kathisma dei martiri.

Tono 1. I soldati a guardia.

Celebriamo la divina e venerabile quadruplice memoria dei martiri atleti, deliziandoci ogni giorno dei loro prodigi, che come rivi scaturiscono dalle loro venerabili reliquie, facendo cessare le malattie dei fedeli col potere dello Spirito.

Gloria. Del santo padre.

E’ venuta la lira della Trinità augusta e santa, il divino Cosma, cantando il canto trisagio; con lui dunque gridiamo: Padre, Figlio e divino Spirito, pacifica il tuo mondo e frantuma presto satana sotto i nostri piedi.

E ora. Theotokìon.

Illumina, o buona, con la tua luce la mia anima ottenebrata e sciogli, o pura, il mio indurimento e insegnami a compiere la volontà di tuo Figlio, affinché trovi la remissione delle mie molte colpe, o Purissima e per le tue preghiere sia salvato dal fuoco inestinguibile.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti morto in croce, o Cristo, la tua purissima Madre gridava: O Figlio mio coeterno al Padre e allo Spirito, che cos’è questa tua ineffabile economia con cui hai salvato la creatura delle tue purissime mani, o compassionevole?

Dei martiri. Ode 4. Colui che siede.

La brama sovraintellettuale dei tuoi santi martiri supera ogni ragionamento, o Verbo, così come le lotte e le fatiche coraggiose e le ricompense che donasti a quanti lottarono secondo la legge.

I soldati di Cristo, feriti, mostravano un solo animo in corpi differenti e confessavano nello stadio un solo Dio, dileguando chiaramente l’errore politeista.

Stupirono gli angeli per le lotte dei martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso, poiché lottando con molto coraggio nel corpo contro l’incorporeo, lo abbatterono a terra.

Come degni soldati, come martiri invitti e valorosi di Cristo, come difensori della pietà avete ereditato le dimore celesti ed esultate sempre con le schiere degli angeli.

Theotokìon. Non svuotando il seno paterno, il Sovradivino dimorò nel tuo purissimo seno, o purissima Theotòkos, preparando a tutti, per benevolenza, il seggio divino e la gloria eterna.

Del santo. Vedendo te, Sole.

La tua lingua divenne realmente stilo appuntito, o beatissimo, scrivendo come su tavoletta la venerabile e salvifica passione di Cristo.

Elevandoti come palma nella contemplazione delle virtù, divenisti albero frondoso, donando dolcezza salvifica a quanti cantano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Con l’espressione elevata del tuo verbo rivelato da Dio, lodasti splendidamente le feste della Purissima e di tutti i santi, gridando con gioia: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Il libero secondo la natura si impoverì come servo per copiosa benevolenza, o Madre sempre Vergine, prendendo da te nell’ipòstasi tutta la nostra natura.

Dei martiri. Ode 5. Sbigottisce l’universo.

Il tuo corpo, Nazario partecipò alle ferite, alle torture e a ogni supplizio, perciò fa scaturire myron profumato che colma di fragranza le anime di quanti ti lodano con fede sicura, o illustrissimo.

Con la divina grazia del Salvatore, o atleta spegnesti i carboni del politeismo con le gocce del tuo sangue, o sapientissimo e bruciasti l’aridità della tremenda passione col fuoco dei divini prodigi, o Nazario.

Con fede lodiamo e diciamo beati i fiori che effondono il profumo della divina conoscenza, i prati della divina scienza, gli alberi fertili del paradiso, i bellissimi e luminosi martiri.

Sia lodato Nazario, sia magnificato Celso e con Protasio sia lodato con fede il valoroso Gervasio, colonne incrollabili e fondamenta immutabili della Chiesa.

Theotokìon. La spada che custodiva un tempo l’Eden, o Pura ha fatto passare i fedeli segnati col venerabile sangue, sgorgato un tempo dalla trafittura della lancia nel fianco di colui che da te era sorto.

Del santo. Tu, Signore, mia luce.

Sorgesti come luminosissima aurora e illumini con le parole i cuori dei fedeli, coi raggi dei tuoi discorsi.

Adoperando la fionda del verbo come vincitore, o beato in Dio, abbattesti la boria degli eretici.

Chi potrebbe narrare degnamente i tuoi dolori, le lotte e i sudori che affrontasti volontariamente, estraniandoti dalla carne?

Theotokìon. Né l’intelletto degli angeli, né quello degli umani può spiegare il prodigio indicibile e incomprensibile del tuo parto, o Pura.

Dei martiri. Ode 6. Celebrando questa divina.

Viaggiasti sulle acque, o beatissimo Nazario e non furono conosciute le tue orme nello Spirito, col cui potere svergognasti tutti i nemici.

Hai guarito le passioni incurabili dei corpi, o martire Nazario con la divina grazia che fai scaturire per quanti si accostano alle tue venerabili reliquie.

Calpestando pubblicamente la ricchezza caduca e il potere, il divino Protasio e con lui il grande Gervasio furono resi degni della gloria eterna.

Theotokìon. Tu sola rinnovasti le leggi di natura, o Vergine partorendo il Dio immortale, che per bontà rivestì la carne mortale per divinizzare i morti.

Del santo. Prefigurando la tua sepoltura.

Imitasti il giusto Abele consacrando pubblicamente come immolazione le primizie delle tue parole, o venerabile Cosma, offrendo come nutrimento l’armonia dei tuoi bellissimi canti.

Imitando realmente il divino Abramo, trascorresti la tua vita con la consapevolezza di offrire con zelo la tua confessione come un secondo Isacco, o sapientissimo.

Stabilisti ascensioni salvifiche nel tuo cuore come sulla scala prevista dal patriarca, facendo salire tutti sui gradini armoniosi delle tue dolci composizioni, o beatissimo Cosma.

Theotokìon. Non smettere, o Vergine di propiziare il tuo Figlio per i tuoi servi, affinché cancelli le ferite delle colpe di quanti rettamente ti consideriamo Madre di Dio, o lodatissima Vergine.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridava supplicando dal ventre del pesce: dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Kontakion. Tono 1. Stupisca il coro angelico.

La gloria dei quattro martiri di Cristo cantiamo o fedeli; con acclamazioni canore celebriamo Nazario, Protasio, Gervasio e Celso: hanno lottato sino alla decapitazione e alla morte e ricevuta la corona dell’incorruttela, pregano per la salvezza delle nostre anime.

Ikos.

Venite tutti, amici della festa, con inni di lode e cantici celebriamo la lotta dei vittoriosi, i combattimenti e la morte gloriosa, celebriamo la schiera dei quattro, il sapiente Protasio e con lui Gervasio e il divino Nazario, con Celso, l’ispirato, dal giovane aspetto, perché hanno incenerito ogni follia degli ellèni, confessando il Cristo, grande Dio, che regna prima dei secoli con il Padre e lo Spirito; e ora, dopo la morte, pregano per la nostra salvezza.

Sinassario.

Il 14 di questo mese memoria dei santi martiri Nazario, Protasio, Gervasio e Celso.

Stichi. La spada portò Nazario con i tre compagni atleti vincitori al Dio Nazareno. Nazario e i tre furono giustiziati nel quattordicesimo giorno.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre Cosma l’innografo, vescovo di Maiumà, aghiopolìta.

Stichi. Cosma andò dov’è tutta la letizia, lasciando i canti che allietano la Chiesa.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Silvano.

Stichi. Con la decapitazione Silvano confutò la superbia, perciò decapitò la malizia.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Pietro di Auselamo.

Stichi. Vincendo il fuoco con zelo divino, Pietro spense la fiamma dell’empietà.

Sant’Eutimio il nuovo che lottò a Tessalonica per le sante icone si addormentò.

I santi quaranta martiri di Egitto e Palestina perirono di spada.

Memoria della santa nostra nuova madre Parasceve la nuova.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei martiri. Ode 7. I fanciulli di senno divino.

Rafforzando i passi dei vostri cuori sulla pietra della divina conoscenza, non sviaste verso le macchinazioni dei nemici e ora cantate sempre: Signore dei nostri padri e Dio, tu sei benedetto.

È sorta la luce senza tramonto per voi, che avete patito col sangue, o megalomartiri e la letizia ha accolto voi, che cantate: Signore dei nostri padri e Dio, tu sei benedetto.

Santificaste le città attraversandole con zelo, o beati, confessando Cristo davanti ai tiranni e donando ogni guarigione ai bisognosi con la grazia del santissimo Spirito, o atleti.

Theotokìon. Trovando un santissimo palazzo nel tuo grembo, o Purissima, Dio vi dimorò, rendendo figli della luce quanti gridano: Signore dei nostri padri e Dio, tu sei benedetto.

Del santo. Tu, che salvasti nel fuoco.

Salendo sul monte delle opere buone, o Padre, ricevesti la legge di Dio come Mosè e attirasti facilmente gli ingannati, o ammirabile, cantando: O Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Fermasti la tremenda malattia dell’eresia col farmaco delle parole dei tuoi dogmi, cantando al Creatore un canto di vittoria: O lodatissimo Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

La tua lingua, o Padre, si rivelò fonte divinamente fluente per le anime arse dalle passioni, che bevendone gridano: O lodatissimo Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Ti lodiamo come arca e tenda e letto del Verbo, prato che fioristi Cristo, profumo di letizia a cui cantiamo: O lodatissimo Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Dei martiri. Ode 8. Il parto della Madre di Dio.

Vegliando per il grande Sole, prodigiosamente sorto dalla Vergine, o invitti martiri, diveniste luce e con la grazia dileguaste la tenebra dell’inganno gridando: Lodate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

L’antica Roma ha narrato le tue lotte, o grande atleta e Costantinopoli loda i tuoi prodigi, custodendo con fede le tue sante reliquie e gridando: lodate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Facendo scaturire il myron della grazia, Nazario esorta quanti accorrono con fede per ricevere illuminazione e purificazione e gridano: lodate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Avendo voi, valorosi atleti Nazario, Celso, Protasio e Gervasio, come fortissimi intercessori presso il Signore, gridiamo con affetto: lodate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Unito a te nella carne secondo natura, colui che dona vita a tutti, riplasmò e rinnovò del tutto me, invecchiato nei peccati, o Purissima, perciò ti lodiamo, Vergine e ti sovresaltiamo per tutti secoli.

Del santo. Redentore onnipotente.

Con l’anima purificata, o beatissimo, ti rivelasti dimora dello Spirito e, colmo di luce, illuminasti tutti per cantare degnamente: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Non potendo incoronarti con lodi, o beato, guardando le tue fatiche chiediamo che sia donata dall’alto la grazia a noi, che desideriamo celebrare ora la tua illustra memoria, o beato.

Ora dimori con gli esseri superni, o beatissimo, esultando con le schiere dei santi, le cui lotte e fatiche cantavi con affetto, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Theotokìon. Per le tue preghiere di madre, o Purissima, donami la purificazione delle colpe e allontanamento dai mali, o Madre di Dio Vergine benedetta, vero sostegno dei fedeli.

Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nel mezzo della fornace, con la rugiada refrigerasti i fanciulli e insegnasti loro a cantare: opere tutte, benedite e lodate il Signore.

Dei martiri. Ode 9. Per la sua colpa.

Rinvigoriti dal potere di Cristo, che calpestò la malvagità del distruttore e inchinando a lui le vostre nuche, periste di spada, separandovi dalla carne, o megalomartiri, perciò degnamente siete proclamati beati.

Foste decorati dalle ferite della carne e diveniste simili agli angeli e ora state presso il Creatore sempre esultanti, adorni di bellissime partecipazioni, o beatissimi.

Il Sovrano vi adornò di segni e prodigi prima della fine e dopo la fine, o lodatissimi Nazario, Protasio, Celso e Gervasio, martiri invitti, perciò degnamente siete proclamati beati.

Celebrando oggi la vostra memoria, tutto è santificato dal vostro affetto; esultano i martiri e tutti i profeti festeggiano con noi; supplicate con loro il Creatore per noi, o beatissimi.

Theotokìon. Ti portiamo le parole del divino Gabriele esultando, o Vergine pura: Salve, piena di grazia, vanto dei martiri e degli apostoli e salvezza di tutti i fedeli, Vergine Madre ignara di nozze.

Del santo. Per la sua colpa.

Ecco, rifulge ora per noi la festa lieta, divina e magnifica, che ci rallegra degnamente, la festa del prodigioso Cosma, sapiente in Dio, divino melòde e beatissimo; celebriamola degnamente.

Ricevendo la grazia delle guarigioni per la comunione del santo Spirito, o beatissimo, dilegua la tenebra della mia anima, allontana le nubi delle mie passioni e guidami perché cammini rettamente sui sentieri celesti, o ammirabile.

Seguendo le tue leggi, o beato, ho scelto di lodare il tuo transito lassù, sperando di ricevere ricompense sicure da te, illustre, che preghi il Datore di corone.

Theotokìon. Rafforza col tuo potere l’infermità delle nostre anime, o Madre di Dio, solleva il peso messo sui tuoi servi, o Santissima, che hai fatto sorgere ineffabilmente nel mondo il Sole della giustizia.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilàrion dei martiri.

Sotto gli occhi dei tuoi discepoli.

Incoroniamo con inni di lodi il coro quaternario dei vittoriosi, Nazario e Gervasio con Celso e l’illustre Protasio: essi placano Dio per il mondo.

Un altro, del santo e della Madre di Dio insieme.

Con i discepoli conveniamo.

Con gli inni leggiadri della tua lingua soavissima e con canti divinamente risonanti, hai celebrato con verità e proprietà la pura e vergine Madre di Dio: stando con lei presso la Trinità, o Cosma ispirato, intercedi perché anch’io divenga tuo imitatore nel pensiero, nell’azione e nella contemplazione, o padre sacratissimo.

Allo stico, 3 stichirà prosòmia del santo.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

La luminosissima e limpidissima lampada, la cetra melodiosa, la corda delle chiare parole dello Spirito, appresta per noi tutti melodici conviti e con essi diletta chi ha divino sentire.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Il musico, la lira del divino Spirito, l’usignolo, la cicala dai canti divini, il flauto della Chiesa soavemente canta, per insegnare ai confini a glorificare con inni divinamente ispirati la Trinità sovradivina.

Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?

Poiché stai con le essenze immateriali presso il Creatore dell’universo e Dio, o divino padre Cosma, ricordati di quanti celebrano la tua luminosa solennità, perché siano liberati da pericoli e tentazioni e da ogni sorta di sventure.

Gloria. Tono pl. 4.

Davidicamente, con canti, celebriamo l’innografo spirituale dicendo: È stata effusa la grazia sulle tue labbra, o santo padre e la tua lingua è divenuta penna di scriba veloce, che scrive per noi, in bello stile, inni di salvezza, con cui impariamo a glorificare nel canto l’economia del Cristo e il grande mistero della Trinità santa, chiedendo per le nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Respingi lontano dal mio povero cuore, o buona e purissima, le inclinazioni che mi allontanano dal tuo Figlio buono; e il perfido leone ruggente che cerca di divorarmi, il serpente ingannatore, il malvagio drago tortuoso, fallo a pezzi sotto i miei piedi con il tuo potere.

Oppure stavrotheotokìon.

O straordinario prodigio! O nuovo mistero! O terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie aveva con tremendo parto partorito e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 13 Ottobre- Memoria dei santi martiri Carpo e Papilo

13 Ottobre

Memoria dei santi martiri Carpo e Papilo.

Al Mattutino

La solita sticologia e i canoni dell’Oktòichos e questo dei santi. Acròstico: Offro al la lode a Carpo e Papilo. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Ti chiedo, o Cristo, di rischiarare la mia anima ottenebrata col raggio della tua divinità senza principio e di donarmi un verbo per inneggiare degnamente i tuoi sapienti martiri.

Rinnegando ogni delizia terrestre, o atleti, avete fatto volare sulla via celeste il vostro intelletto, prima con l’ascesi e ora col sangue.

Agevolmente avete sopportato ogni tentazione grazie alla potenza divina, o sapientissimi: abbattendo ancora grazie ad essa ogni forza dei nemici, siete divenuti famosi.

Theotokìon. Non sopportando affatto di vedere me perduto per l’antico consiglio del serpente maligno, Dio mi ha rinnovato abitando nella venerabile.

Ode 3. Non c’è santo.

Conservando realmente l’immagine del Creatore, non avete piegato il ginocchio davanti ai simulacri atei dei nemici, ma con preghiera invitta li avete distrutti.

Spogliati delle vesti per ordine di un giudice iniquo, i valorosi si rivestirono di Cristo e legati per lui come arieti, andavano incatenati.

Vedendo la fermezza della vostra speranza in lui, il Sovrano di tutti, vi inviò di notte angeliche presenze per esortarvi a perseverare nei tormenti, o gloriosi.

Theotokìon. Curando, o Sovrana, la mia anima terribilmente inferma per la moltitudine dei miei peccati con la tua fervida preghiera a Dio, guarisci anche le passioni del corpo.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.

Equipaggiati con le armi della fede, avete disperso le formazioni degli atei, o atleti illustri e avete ricevuto la corona dell’incorruttela avendo concluso l’agone del martirio. O Carpo e Papilo, chiedete a Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Divenisti divina tenda del Verbo, o unica purissima Vergine e Madre, che superi in purezza gli angeli; pregando purificami alle onde divine, perché più di tutti mi sono macchiato di colpe carnali e concedimi, o pura, la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella senza macchia del Verbo, la pura Vergine Madre, vedendo appeso alla croce colui che senza doglie da lei germogliò, maternamente gemendo gridava: Ahimè, Figlio mio, come soffri volontariamente per liberare dalle passioni del disonore l’uomo!

Ode 4. Cristo, mia forza.

Come sacrificio sublime avete offerto a Dio Agatodoro, famoso per la fede, rigettando l’errore del nemico per amore di Cristo.

Il tiranno folle per il veleno del serpente disse di denudarti, o Carpo e che ti fossero dilaniati i fianchi e inoltre di bruciarti col fuoco, ma non sciolse la tua resistenza.

Desiderando vedere il talamo nuziale del Signore, o ammirabile Papilo, sospeso al patibolo non temevi di essere dilaniato e non indietreggiasti davanti alla minaccia del fuoco.

Theotokìon. Vedendo nascere dal tuo grembo, il Signore Dio, Adamo nella tenebra delle passioni, gridò a te, Sovrana: Strappami dai mali della morte per la tua mediazione.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Come frecce di bimbi consideravi le pietre che gli empi scagliavano addosso a te, imprigionato, o beato Papilo, rivestito di fede invitta.

Il nemico venne ucciso dalla tua magnanimità e dal tuo fermo coraggio, o beato, perché Dio ti aveva rivestito di forza affinché tu potessi trionfare in entrambe le lotte, o Carpo.

Come Daniele avete divinamente chiuso le bocche delle belve, o divini martiri Carpo e Papilo, insegnando loro a predicare con fede che voi siete i valorosi atleti di Dio.

Theotokìon. Isaia predisse che tu sola, Vergine senza macchia, avresti concepito l’Emmanuele Figlio di Dio, che compassione si fece uguale a noi, rendendoci degni anche di scampare alla corruzione.

Ode 6. Vedendo il mare della vita.

Rinvigoriti dallo Spirito e ricevendo refrigerio da lui, o invitti, gettati nella fornace ardente, non foste affatto bruciati, ma la pietrificaste.

Alle onde degli insegnamenti irrorasti le anime dei pii, o insigne e per questo Cristo ti ha reso fonte inesauribile di prodigi nel mondo, o illustrissimo.

Con ardore gli atleti, Signore, gridavano come da un’unica bocca: Né fame, né afflizione, né persecuzione, possano separarci da te, Sovrano.

Theotokìon. Dio un tempo fece morire il progenitore Adamo per un consiglio femminile, mentre ora ospitato nel tuo grembo, Sovrana, lo ha vivificato e reso persino figlio della luce,

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontakion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Come tesoro di gran pregio e fonte zampillante torrenti di guarigioni, il Sovrano ha concesso ai terrestri le vostre reliquie che eliminano i mali di multiformi patimenti, elargendo perennemente grazia alle anime: perciò concordi, celebriamo con affetto, o Carpo e Papilo, la vostra solennità.

Ikos.

Verbo di Dio, sua eterna sapienza, allontana la nebbia dal mio intelletto e donami, come Dio, un verbo di sapienza, perché celebri con fervore quanti per amore hanno pienamente imitato la tua divina passione, perché sono questi che da te, Sovrano di tutti, giustamente riceveranno la ricompensa delle lotte. Perciò dunque le folle dei fedeli, circondando l’urna delle reliquie, sempre ne ricavano forza, celebrando concordi, o Papilo e Carpo, la vostra solennità.

Sinassario.

Il 13 di questo mese memoria dei santi martiri Carpo, Papilo, Agatodoro e Agatoniki.

Stichi. A questi due frutti di Dio, Carpo e Papilo, si sono aperte tutte le porte del cielo. Agatodòro rimane pieno di doni, lottando contro una moltitudine di terribili flagelli. Non ti impedì la femminilità di morire di spada per Dio, o martire Agatonìki. Carpo e Papilo furono uccisi dal bronzo il giorno tredici.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Fiorenzo.

Stichi. O coraggioso martire Fiorenzo! Correva verso la fiamma come a un refrigerio

Lo stesso giorno memoria del santo martire Dioscuro.

Stichi. Dioscuro decapitato umiliò Zeus, mai sazio di perdizione spirituale.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Nikita Patrizio, il confessore.

Stichi. Avendo subito afflizioni per le divine icone, ora Nikita gioisce in cielo.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Beniamino il diacono.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Antigone, ucciso col fuoco.

Stichi. Preferendo questo rogo al fuoco della geenna Antigone gridò: muoio senza pena per Cristo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Tutta rugiadosa.

Avete subito i chiodi ai piedi, o martiri venerabilissimi, camminando nella via e inneggiando a Dio e frantumando i centri dell’empietà come polvere di empietà, avete irrigato la pia fede.

Più del sole siete rifulsi lottando, o martiri eccelsi e con sapienza avete scacciato tutta la caligine dell’errore degli idoli, sempre donando ai fedeli l’illuminazione della conoscenza divina.

La beatissima Agatonìki, vedendo che stavate per essere gettati in una fiamma attizzata altissima, gridava a Cristo: Non separarmi dal coro dei tuoi atleti, o Cristo, Dio dei padri.

Theotokìon. Per noi, tuoi servi, o Sovrana, tu sei la fonte inesauribile di tutti i beni, fortezza inespugnabile, soccorso, bastione e buon rifugio: fa’ che non siamo mai privati del tuo soccorso.

Ode 8. Dalla fiamma.

Vedendo consegnare al fuoco Carpo e Papilo, la martire Agatonìki con fervore e affetto si unì a loro: raffigurando la Trinità furono custoditi.

Adeguandovi alle parole del Sovrano, o sapienti, pregavate per i carnefici, perciò venendo decapitati, consegnaste lo spirito nelle mani del Signore.

I rivi del vostro sangue sono divenuti per noi purificazione e risanamento e svergognarono l’errore idolatrico, predicando con semplicità il Dio di tutti.

Theotokìon. Madre di Dio compassionevole, che generasti il Salvatore compassionevolissimo guarda il male e l’affanno del tuo popolo e affréttati a pregare perché otteniamo compassione.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Impossibile agli uomini.

Ora che siete vicini alla luce divina, illuminate coi raggi delle intercessione la Chiesa, scacciando l’opinione ottenebrata dall’ignoranza degli iconoclasti, sostenendola con la divina fede ortodossa.

Sbaragliaste le orde dei demòni ostili e liberateci dalle tentazioni e per ordine di Dio affrancate da ogni languore e infermità noi che accorriamo con fede al vostro tempio, o beati Carpo e Papilo.

Come coloro che ora hanno familiarità con Cristo Sovrano, non fermate il flusso delle mie lacrime, o coppia di santi atleti, chiedetegli di strapparmi alla tenebra e di rendermi degno della pura illuminazione.

Theotokìon. Un’ode con affetto ti presento dalle mie labbra impure, me misero e ti supplico di scamparmi dal baratro delle mie opere e rendi degni della gloria alla destra di tuo Figlio quanti con fede ti celebrano.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, o purissima, il Verbo si mostrò ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui, con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilàrion. Udite, donne.

Uniti, o beatissimi, al Dio onnipotente e risplendendo dei bagliori da lui provenienti, o vittoriosi Carpo, gerarca di Cristo e insigne Papilo, martiri incoronati, ricordatevi di quanti celebrano la vostra luminosissima memoria.

Theotokìon.

La sola Madre di Dio senza sosta diciamo beata, noi salvati per il suo divino parto oltre natura, cantando come conviene la Madre di Dio Sovrana: essa infatti ha partorito per noi il riscatto delle colpe antiche, Cristo, uno della Trinità.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 12 Ottobre- Memoria dei santi Probo, Taraco e Andronico, martiri. San Simeone il Nuovo Teologo, nostro padre

12 Ottobre

Memoria dei santi Probo, Taraco e Andronico, martiri. San Simeone il Nuovo Teologo, nostro padre.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono pl. 1. Il Verbo coeterno.

Le imprese dei santi martiri le potenze celesti ammirarono poiché in un corpo mortale lottarono valorosamente con la forza della croce contro un nemico incorporeo e vinsero invisibilmente; e pregano il Signore d’aver misericordia delle nostre anime.

La solita sticologia, quindi i canoni dall’Oktòichos e il seguente dei santi. Acrostico: Dei tuoi martiri, Signore, voglio cantare la gloria. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Adorni della grazia del martirio, con affetto state presso il Cristo, che vi ha incoronati, o fulgidi martiri, facendo splendere il triplice sole e illuminando tutti i fedeli, che vi dicono beati.

Nella persecuzione della pietà vi rivelaste invitti martiri, perseguitando ogni empietà con le vostre valorose lotte, come buoni soldati, colonne della Chiesa e sostegno della verità.

Con mente razionale, gioiosi, sapientemente respingeste la furiosa tempesta del male e l’oceano dell’empietà, raggiungendo i porti celesti, spinti dal soffio dello Spirito.

Davvero con i martiri gioiscono le vostre anime nei cieli, o Andronico, Probo e tu, beatissimo Taraco: per questo coraggiosamente sopportaste i tormenti e con le vostre vittorie vi siete glorificati.

Theotokìon. Il Verbo coeterno al Padre e al santo Spirito volle incarnarsi dal tuo grembo vergine, divenendo carne senza mutare; per la sua volontaria passione la divina schiera dei martiri lottò con fede.

Ode 3. O Signore, che ricopristi.

Con forza ti opponesti al tiranno persecutore, Taraco: sopportando valorosamente la bruciatura del volto, spezzasti le mascelle dei leoni spirituali, trionfando con la potenza dello Spirito.

Con spirito magnanimo, Probo, sopportavi la torsione del corpo, la tortura sul ventre e sul dorso e le lame ardenti che scarnificavano e i colpi che fracassarono la tua bocca professante Cristo.

Immolato come sacra vittima, flagellato soffristi i dolori peggiori, martire Andronico: bruciature, estirpazione dei denti e taglio della tua lingua professante il nostro Dio.

Come stelle rifulgenti rischiarate tutto il creato con i vostri raggi spirituali, allontanando le tenebre del politeismo, illustri martiri, divini atleti vittoriosi.

Theotokìon. Per la tua fulgida ed eccezionale bellezza il Verbo vivificante ti scelse, Vergine pura e come Dio dimorò nel tuo casto grembo.

Irmòs. O Signore che ricopristi la volta celeste e in tre giorni edificasti la Chiesa, confermami nel tuo amore, o unico filantropo, vertice dei nostri desideri e fortezza dei fedeli.

Kathisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Avendo come potente armatura la fede nella Trinità santissima, Andronico, Probo e Taraco sciolsero, con vigore giovanile, l’errore politeista, legando le genti all’amore divino; perciò furono ricompensati come vincitori esultando nei cieli con i cori angelici e noi fedeli a loro gridiamo: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

O nube del sole spirituale, lampada aurea dello splendore divino, purissima, senza macchia, castissima Sovrana, ti supplico, rischiara con lo splendore dell’impassibilità la mia tenebrosa anima, accecata dalle passioni e lava il mio cuore insozzato con onde di compunzione, lacrime di penitenza e purificami, pregando Cristo Dio di donare remissione delle colpe a me, che venero con fede il tuo santissimo parto.

Oppure Stavrotheotokìon.

Vedendo sul legno della croce il Redentore, la Madre purissima gemeva piangendo e amaramente esclamando con cuore afflitto, strappandosi i capelli a lui gridava: Figlio mio, Signore, come l’illegalissimo popolo degli ebrei ingiustamente ha appeso alla croce te, senza peccato? Come accetti volontariamente il fiele, i chiodi e, ahimè, pure la ferita al fianco? Io comunque glorifico te, Salvatore, per la tua divina passione.

Ode 4. Tu sei mio vigore, Signore.

Osservando la tua legge, i martiri disprezzarono le leggi degli iniqui, che comandavano di rinnegare il loro Creatore, per abbracciare le pratiche dei demòni e sopportando la tempesta dei tormenti, trovarono la quiete nei porti celesti.

Portando, o beatissimo Taraco, il giogo di Cristo sulla nuca, esultasti quando ti spezzarono il collo; tenendo la croce come scettro di potenza, sopportasti la grandine delle bastonate, gridando: gloria alla tua potenza, filantropo.

Divenendo forte nel divino Spirito, con coraggio sopporti l’ustione dei piedi e l’estirpazione degli occhi, perfettamente illuminato dalla conoscenza della Trinità e unito ai cori celesti, o martire Probo.

Valorosamente comparendo in tribunale, o martire Andronico, fermamente ti opponesti ai malvagi; con le gambe tagliate, con maggior vigore marciavi calpestando le loro teste, camminando verso il cielo.

Theotokìon. Colui che i divini martiri confessarono nello stadio senza esitare fra i tormenti, colui che a tutti dona la vita, lo portasti in grembo come Dio incarnato solo tu, Vergine, Madre di Dio, stupore degli angeli e terrore dei demòni.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Senza esitare percorreste la via stretta e angusta, spazzando le nubi delle tentazioni; divenuti come baluardi indistruttibili, respingevate i flutti del mare, avendo fondato il vostro cuore sulla roccia della fede, o atleti.

Predicando ad alta voce la divina dottrina salvifica, beatissimo Taraco, con coraggio sopportasti la lacerazione delle labbra, addirittura fermando le bocche degli empi che bestemmiavano Dio creatore.

Flagellato e con il corpo stirato fino a spezzarsi, dimostravi la nobiltà della tua anima, o Probo: incoronato con i tuoi compagni di martirio, ora stai presso il Sovrano dei secoli.

Theotokìon. Ti rivelasti superiore alle potenze celesti generando, o Vergine, il Verbo coeterno al Padre senza principio: rischiaràti dalla sua luce, i martiri oltrepassarono la notte dell’ateismo.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Divenendo per fede spada del Potente, raggiungeste il cuore del nemico, opponendovi valorosamente agli empi, o atleti vittoriosi e illustri.

Come un tempo nella fossa gli animali rispettarono Daniele, così ora nello stadio essi indietreggiarono davanti agli opliti della grazia, rendendo omaggio alle loro sacre ferite.

Imitando la ferita del tuo fianco, Taraco ricevette al suo fianco la trafittura, o Sovrano: dissetato con aceto, gli venne bruciato ferocemente il capo.

Theotokìon. Concepisti in grembo, o pura e partoristi nella carne l’eterno per natura e allattasti colui che tutti nutre, Madre di Dio sempre vergine.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, malgrado il numero dei miei peccati; dall’abisso del male strappami, ti supplico; poiché a te grido: Ascoltami, Signore, Dio della mia salvezza.

Kontàkion dei martiri.

Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Manifestandoci la gloria della Trinità, i nobili soldati di Cristo, i divini martiri Taraco, Probo e Andronico hanno confutato ogni ateismo dei tiranni, lottando generosamente per la fede.

Ikos.

Imitando generosamente la passione di Gesù, col sapiente Taraco, Probo e Andronico furono portati gioiosi nello stadio, confutando l’ateismo degli iniqui. Onorando dunque con affetto la loro memoria, con inni li celebriamo e con fede ne proclamiamo le lotte: poiché il Signore li rese mirabili, come astri nel mondo, lottando generosamente per la fede.

Sinassario.

Il 12 di questo mese memoria dei santi martiri Probo, Taraco e Andronico.

Stichi. Per la spada Andronico, Taraco e Probo trionfarono, lasciando questa vita tribolata per la dimora dell’atarassia. Il dodici vennero recisi Probo, Taraco e Andronico.

Lo stesso giorno memoria della santa vittoriosa martire Domnina.

Stichi. Per convincere Domnina s’ingegnarono, ma essa non rinnegò la fede vera.

Lo stesso giorno memoria della santa vergine e martire Anastasia.

I santi settanta martiri uccisi di spada.

San Teodoro, vescovo di Efeso, si spegne in pace.

I santi martiri Malefthà, Anthìa, Iuventino, Massimo, Dorotèo e Diòdoro perirono di spada e arsi vivi.

San Giovanni, vescovo di Damasco, si addormentò in pace.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Con gioia sopportasti il taglio delle orecchie, o glorioso Taraco, come un servo obbediente del benignissimo che china le orecchie verso di te, ascoltando le tue preghiere, mentre canti: benedetto il Dio dei nostri padri.

Con il corpo teso e lacerato dai flagelli, con fermezza avete resistito a giudici iniqui e ora, incoronati nei cieli, cantate: benedetto il Dio dei nostri padri.

La tua mente era piena di rugiada divina e freschezza, o Taraco, quando ti passarono sulla fiamma testa e mani e tu come i fanciulli gridavi: benedetto il Dio dei nostri padri.

Nel flusso del vostro sangue spegneste i roghi dell’errore, o santi: zampillate su noi la rugiada della grazia divina e riversate liberamente guarigioni per chi canta sempre la vostra memoria.

Theotokìon. Senza lasciare il seno del Padre e tutta la sua pienezza, il Verbo, esinanìto nel tuo seno, Vergine, s’incarnò e nacque bambino; perciò con gioia cantiamo al benedetto Dio dei nostri padri.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Splendidi per le ferite, magnifici per le lotte, stando ora incoronati presso il Signore, inondati di luce intensa dall’aldilà, sempre con tutto il cuore cantate, o beati: popolo, benedite Cristo nei secoli.

Sconfitto dalla vostra resistenza, il tiranno infuriato decise di finire con la spada voi, che cantavate al Creatore e Redentore: fanciulli, benedite, sacerdoti inneggiate, popolo, esaltate per tutti i secoli.

I campioni della Trinità, i martiri vittoriosi che respinsero col fervore della fede il freddo dell’ateismo, torri di difesa dei fedeli, incantevoli fiori del paradiso spirituale, porti sicuri nella tempesta, colonne incrollabili, Probo, Taraco e Andronico, veneriamo.

Theotokìon. Con i cori degli angeli e dei martiri, con gli apostoli e i profeti, tutti noi fedeli inneggiamo all’unica Vergine Madre di Dio, più santa dei cherubini, regina dell’universo, esaltando Cristo per tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace dei cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti, sovresaltalo, popolo per tutti i secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Ottenendo l’incorruttela per le loro lotte nella carne corruttibile, i nobili servi di Cristo Probo, Taraco e Andronico, imitando gli angeli, raggiunsero il regno incrollabile di Dio.

Come torce misticamente illuminate dalla fiamma immateriale, consumaste, o eccelsi martiri i tizzoni dell’errore: con la vostra luce rischiarate il creato e salvate le nostre anime da pericoli e passioni.

Oggi la Chiesa di Cristo festeggia il vostro fulgido anniversario, lieta ricorrenza divina; esultano con voi i profeti, gli apostoli e tutti i martiri, o famosissimi atleti vittoriosi.

Verso le luminose dimore del paradiso vi elevaste, o martiri, avvolti da splendide vesti, tessute nei vostri molteplici tormenti: pregate dunque senza sosta per noi davanti al trono dell’Onnipotente.

Theotokìon. Dopo il parto conservasti la verginità irreprensibile di tua Madre, o Salvatore; risparmiami quando siederai a giudicare le mie azioni, non considerare le mancanze e i peccati, o misericordioso, filantropo, unico senza peccato.

Irmòs. Ogni orecchio fu colto da stupore per l’ineffabile condiscendenza di Dio: l’Altissimo ha voluto discendere in un corpo e diventare uomo nel grembo verginale; pura Madre di Dio, noi fedeli ti magnifichiamo. 

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

I martiri Taraco di senno divino, Probo e Andronico, forti vittoriosi, sopportando svariati tormenti, ottennero molte ricompense e premi per la vittoria da Cristo Salvatore: festeggiandone l’augusta memoria, onoriamo loro che per noi intercedono, perché siamo liberati dalle colpe.

Theotokìon.

Con la tua forza onnipotente, previenimi, Madre di Dio, perché sempre affondo nell’oceano dei peccati, nella tempesta delle passioni; presto salvami e dirigimi al porto della penitenza, affinché glorifichi il Figlio che ineffabilmente generasti e piamente magnifichi te, Madre di Dio.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 4.

Militando per Cristo, abbandonaste le cose piacevoli della terra; presa sulle spalle la croce, lo seguiste attraverso tormenti multiformi e non avendolo rinnegato davanti a molti re e tiranni, riceveste dagli angeli i premi della vittoria e col capo incoronato e l’anima piena di fiducia, ve ne andaste raggianti al grande talamo. Probo, gloria dei martiri, Taraco, distruttore dei demòni e Andronico, vittoria dei credenti, voi che avete confidenza col Salvatore dell’universo, pregate per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Trasforma, o Vergine Madre, la mollezza e languidezza della mia anima in vigore e forza, o purissima, perché con timore e affetto compia a fatti i precetti di Cristo, così da sfuggire al fuoco insostenibile; possa grazie a te ricevere l’eredità celeste e la vita senza fine, in continua letizia.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando venne trafitto il tuo fianco, o misericordiosissimo, venne lacerato l’antico chirografo del progenitore Adamo e la stirpe umana, esiliata, santificata dalle stille del tuo sangue, grida: Gloria alla tua amorosa compassione, gloria alla tua divina crocifissione, Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 11 Ottobre- Memoria del santo apostolo Filippo, uno dei sette diaconi e del beato nostro padre Teofane il confessore, vescovo di Nicea, poeta e sfregiato

11 Ottobre

Memoria del santo apostolo Filippo, uno dei sette diaconi e del beato nostro padre Teofane il confessore, vescovo di Nicea, poeta e sfregiato.

Al Mattutino.

Apolytìkion dell’apostolo. Tono 3.

Santo apostolo Filippo, prega Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del santo. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, illuminatore dell’ecumene, ornamento dei sommi sacerdoti divinamente ispirato, sapiente Teofane, con le tue dottrine tutti illuminasti, o lira dello Spirito; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologìa, si leggono i canoni, uno dall’Oktoichos e questi due dei santi.

Canone dell’apostolo. Acrostico: Canto la fama dell’apostolo Filippo. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Illuminato dai chiarissimi raggi di Cristo, per comunione con la divinità, glorioso Filippo, apparisti seconda luce, illuminando santamente i credenti.

Il Verbo tutto trascendente, tutto consustanziale a noi, santamente ti rivelò suo sacro discepolo, che libera dalle tenebre dell’empietà le nazioni.

Con l’imposizione delle mani dei sacri discepoli, fosti scelto come sacro diacono con Stefano e gli altri, sapientissimo Filippo, essendo pieno di Spirito divino.

Theotokìon. Tu, pura Madre di Dio, fosti causa dell’incarnazione di colui che dal nulla creò ogni cosa; perciò, com’è giusto, noi fedeli ti diciamo beata.

Canone del beato. Stesso tono e Irmòs.

Con la tua intercessione, gerarca di Cristo, disperdi le tenebre del mio spirito, perché celebri, glorioso padre Teofane, la tua festa luminosa.

Nella tua anima rifulgente luce divina, Teofane, bruciasti i piaceri delle passioni nel fuoco della temperanza, gridando: Cantiamo un inno a Cristo.

Partito da Sion, sapiente padre, apparisti al mondo brace che consuma i rovi delle eresie con il fuoco acceso nella tua anima dallo Spirito di Dio.

Theotokìon. Con i fulgenti raggi di tuo Figlio, Madre di Dio, illumina la mia anima oscurata e placa, Signora nostra, la corrente delle mie passioni con la tua divina mediazione.

Dell’apostolo. Ode 3. Non c’è santo.

Quanti erano nelle tenebre dell’ignoranza, rendesti figli della luce, o beato, narrando in modo sublime come un cielo, con segni tremendi, la gloria del Verbo.

Annunziando Cristo come stella sorta dalla tribù di Giuda, o beato, con la luce della grazia rivelasti colui che Mosè e i profeti un tempo predissero.

Con le tue parole stillanti miele, apostolo Filippo, persuadesti quanti l’ignoranza aveva respinto lontano da Dio a fuggire il veleno che uccide le anime, per ricevere la grazia e la salvezza.

Theotokìon. Come mistico candelabro, o Fanciulla, recasti il cero che con suprema bontà illuminò quanti la notte dell’ignoranza un tempo tratteneva.

Del beato. Uguale.

Balenando divini lampi fulgenti, o beatissimo, fugasti la tenebra dell’eresia, cantando a Cristo vivificante: Santo sei tu, Signore.

Essendo colmo, o sapiente, di divino Spirito, ti rivelasti riccamente dispensatore della dolcezza della pietà, con verbo vivo, per i cuori degli ascoltatori.

Scalando il monte delle virtù divine, santo gerarca e penetrando nella nube, ti unisti a Dio e sulle tavole del tuo cuore ricevesti la grazia come legge.

Theotokìon. Ecco la scala che un tempo Giacobbe vide innalzata sulla terra e su cui Dio si appoggiò, la pura e luminosa Madre di Dio, apparsa sempre vergine.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore, mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kontàkion dell’apostolo.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Divenuto imitatore del Maestro, per lui, o apostolo, servivi fedelmente alle necessità dei suoi santi; perciò tutti noi fedeli tutti, ti diciamo beato.

Ikos.

Udendo le parole salvifiche e vivificanti di Cristo e vedendone le opere meravigliose, per esse fosti illuminato con la luce della verità e avendo creduto in lui con gioia, o beato, con prontezza portasti anche agli altri l’annuncio, gridando: È apparsa la salvezza dei mortali; è sorto il sole di giustizia. Sei così divenuto per tantissimi, o sapiente, lume e fiaccola per la conoscenza di lui e per la fede divina e luce di quanti sono nelle tenebre: perciò tutti noi fedeli ti diciamo beato.

Kàthisma dell’apostolo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Rivelandoti flagello dei demòni e apparendo luminare degli ottenebrati, mostrasti il Sole rifulgente dalla Vergine e distruggendo i templi degli idoli, o beato, edificasti Chiese a gloria del nostro Dio; perciò ti onoriamo e celebriamo solennemente la tua divina memoria e a te gridiamo insieme: apostolo Filippo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Del beato.

Rallegrando le orecchie dei fedeli con il verbo della grazia e le tue dottrine, sconfiggesti, o illustrissimo, il tiranno e terminando bene la corsa della fede, fosti degno infine della gloria dei martiri; perciò giustamente onoriamo la tua santa memoria glorificando il Salvatore, illustre teoforo Teofane; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Ineffabilmente concepita in grembo la Sapienza, il Verbo, Madre di Dio, partoristi al mondo colui che regge il mondo e reggesti tra le braccia colui che sostiene l’universo e che tutti nutre, l’Artefice del creato; perciò ti scongiuro, Vergine santissima, di liberarmi dalle colpe per il giorno in cui dovrò presentarmi al cospetto del mio Creatore: Sovrana, Vergine pura, dammi allora il tuo aiuto, perché tu puoi tutto ciò che vuoi, o inneggiatissima.

Stavrotheotokìon.

La Vergine, la Madre di Gesù, vedendo il Creatore sulla croce, gemette piangendo e amaramente lacerandosi il viso e percuotendosi il petto a lui gridava amaramente: Ahimè, Figlio mio, perché soffri la tua passione, i chiodi, la lancia, l’ingiusta morte? Risuscita presto, affinché ti veda, Figlio divino e cessino la mia pena e i lamenti e ottengano remissione delle colpe quanti inneggiano alla tua passione.

Dell’apostolo. Ode 4. Cristo, mia forza.

Simon Mago vedendoti compiere prodigi e segni stupefacenti per ipocrisia si fece battezzare, ma non avendo rifuggito il male, o Filippo, fu consegnato alla perdizione.

Vedendoti compiere numerosi prodigi, o Filippo, araldo di Cristo, gli abitanti della Samaria ricevettero con gioia la conoscenza luminosa di Dio.

Va’, Filippo, ti disse l’angelo del Signore che guidava il cammino del pio Etiope, affinché egli possa conoscere la via del Verbo che assunse il nostro corpo.

Il sacratissimo Etiope, ascoltando le tue spiegazioni, o Filippo, ricevette il battesimo dalla tua mano e apparendo pieno di Spirito, si fece divino predicatore.

Theotokìon. Tuo Figlio, Vergine pura, rese figli di Dio noi figli dell’uomo, quando dalle tue caste viscere prese un corpo e fu partorito; perciò ti glorifichiamo.

Del beato. Uguale.

Purificato dall’ascesi, sapientissimo padre Teofane, fosti tutto riempito di luce e pienamente reso abitazione di Dio e partecipe del santo Spirito.

Sfinito dalla fame, esiliato in condizioni terribili, con pazienza sopportasti le prove come un martire, beato Teofane, esultando con cuore puro nel Signore.

Illustre padre, rilucente nello splendore delle tue imprese, fosti per il nostro Dio come una spada affilata, che fece a pezzi le eresie con la forza dello Spirito.

Theotokìon. Divenisti il candelabro splendente, la mensa del pane di vita, la dimora del nostro Dio, l’arca santa, la verga che fiorì Cristo nel mondo, o Vergine e Madre.

Dell’apostolo.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Senza temere il furore degli empi, beato Filippo, davvero procedevi come un agnello in mezzo ai lupi, convertendoli alla pietà col verbo della grazia.

Come predisse il profeta Isaia, come agnello l’Emmanuele fu condotto all’immolazione: ciò che il pio Etiope non poteva capire, l’apprese da te, Filippo.

In te riconosciamo, o Filippo, l’oratore sacro, il discepolo, uno dei sette diaconi eletti, il divino fondamento della Chiesa, la fiaccola di tutti quelli che nelle tenebre attendevano la luce.

Theotokìon. Noi che davvero ti riconosciamo Madre di Dio, o Vergine, siamo liberati dalle prove e dalla sventura per la tua intercessione presso il Signore e Dio di tutti, o piena di grazia.

Del beato. Uguale.

Con i raggi del tuo splendore dissolvi, o padre e gerarca, la tenebrosa oscurità degli eretici, rischiarando i confini del mondo con la luce della divina conoscenza, per mezzo dei tuoi insegnamenti.

Gli aiutanti degli empi ti ferirono con colpi terribili, ammirabile confessore, scortato dagli angeli come gerarca e martire di Cristo nostro Dio.

Eri guida luminosa delle pecore erranti, timone dei naufraghi, o padre Teofane, fermo appoggio dei fedeli vacillanti, loro invincibile baluardo.

Theotokìon. Sei tu, Vergine Madre di Dio, la bellezza di Giacobbe che Dio amò e scelse come dimora, gloria dei mortali e rifugio dei peccatori.

Dell’apostolo. Ode 6. Vedendo il mare.

Colmo dei flutti dello Spirito, scorri come fiume dell’Eden diffondendo le tue onde calme sulla faccia della terra irrigando i cuori, o ammirabile.

Apristi la tua bocca, o discepolo e fosti riempito d’intelligenza dallo Spirito; quindi, aprendo le fauci del malvagio, ne hai fatto uscire un’innumerevole moltitudine salvandola.

La potenza del nemico invisibile fu rovesciata e del tutto annientata, quando con la forza dello Spirito predicasti Cristo crocifisso, chiamando a lui le genti, o Filippo.

Theotokìon. Superando le leggi di natura, o Bontà suprema, la tua santa Madre generò Cristo, autore della natura e oltre natura restò davvero vergine intatta.

Del beato. Uguale.

Essendo come sole dai bagliori divini, beatissimo gerarca di Cristo, irraggiasti cantando le pene dei martiri, le torture che subirono, le loro passioni, le loro lotte prodigiose.

Celebrando semplicemente la purissima Sovrana, la tua bocca, Teofane, fece zampillare cantici radiosi, rallegrando i cuori dei sapienti e gli ordini dei fedeli.

Sulla tua fronte venerabile, sul tuo nobile viso, i tiranni incisero le loro scritte, ma tu cancellasti i loro sacrileghi decreti predicando il culto dovuto all’icona di Cristo.

Theotokìon. Per natura infinito, Dio tutto sostiene e regge con la sua volontà ed è portato tra le tue braccia, Vergine purissima, nei limiti di un corpo.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion del beato. Tono 4. Sei apparso oggi.

Sei sorto per la Chiesa, o santo, come un secondo sole, perché la illumini con i bagliori delle tue dottrine, o Teofane, come sacerdote di Cristo nostro Dio.

Sinassario.

L’11 di questo mese memoria del santo apostolo Filippo, uno dei sette diaconi.

Stichi. Per tutto ciò che come diacono facesti sulla terra, nei cieli ricevi, Filippo, il tuo salario. Undicesimo fu, non l’ora, ma il giorno del mese, quando in cielo, o ministro, ricevesti il pegno.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Teofane il confessore, fratello di san Teodoro il marchiato.

Stichi. Marchiato quaggiù sulla fronte, morendo, o Teofane, nel cielo vedi scritto il tuo nome.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Zinaìdo e Filonilla, fratelli di sangue.

Stichi. Zinaìdo e Filonilla, amici della pace, si addormentarono nella quiete.

Lo stesso giorno memoria dei santi patriarchi di Costantinopoli Nettario, Arsakio e Sissinio.

Stichi. Nettario, alla mensa eterna beve, o Verbo di Dio, il vero nettare, non quello delle fiabe. Arsakio sulla terra glorificò te, o Cristo e tu in cielo l’associasti alla tua gloria. Il suo spirito incorrotto rese Sissinio, sfuggendo alle trappole dei demòni.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dell’apostolo. Ode 7. Tutta rugiadosa.

Ti lanciò, o Filippo, l’Altissimo come un cavallo per sconvolgere con i tuoi piedi l’oceano dei pagani, spezzare la testa dei nemici e cantare a lui melodiosamente: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

Svelando il mistero nascosto dai secoli, o sapiente Filippo, interprete delle Scritture misteriose, iniziavi popoli e nazioni, purificandoli dai misteri pagani.

Eri l’astro glorioso, l’ornamento di Tralle, sublime Filippo e là riposa il tuo corpo, operando stupendi prodigi per illuminare quanti piamente ti dicono beato.

Theotokìon. Noi che giorno e notte per te siamo salvati dall’assalto funesto dei nemici, delle tentazioni, che contaminano l’anima, o Maria, sposa divina, invochiamo te, Vergine che portasti il nostro Dio, noi.

Del beato. I fanciulli a Babilonia.

Dispensando fedelmente il verbo di verità, sopportavi, o Teofane, la prova del flagello, l’amarezza dell’esilio e ogni crudeltà, gridando: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

I rivoli dei tuoi discorsi stillanti miele, Teofane, colmarono di divina letizia le anime dei fedeli, che con inni sacri inneggiano al Dio dei nostri padri.

Terminata bene la tua corsa, Teofane, ascendesti negli eccelsi e là canti con gli angeli a Cristo: Dio dei nostri padri, Signore, tu sei benedetto.

Theotokìon. Grande il mistero in te compiuto, Vergine Madre: apparve dimorante nel tuo grembo il Figlio di Dio al quale noi terrestri cantiamo: O Dio dei nostri padri.

Dell’apostolo. Ode 8. Dalla fiamma.

Utilizzando il Verbo divino come sale, o beato, purificasti la putredine dell’errore e sanasti i cuori, perché adorino e glorifichino Cristo nei secoli.

Con il tuo verbo si rinsaldò il passo degli zoppi e dai posseduti uscirono con alte grida spiriti impuri, non sopportando la grazia che Dio ti aveva dato.

Quanti un tempo abitavano la Samaria, vedendoti compiere molti prodigi con la potenza dello Spirito, fonte dei carismi divini, ricevettero da te, Filippo, la grazia illuminante.

Theotokìon. Rinsalda la mia anima sconvolta dalla malvagità, ti prego, pura Vergine, tu che accogliesti senza esserne scossa colui che con il suo sguardo divino fa tremare l’universo.

Del beato. Per obbedire alla legge.

Portando davvero la giustissima legge della verità dei padri, disprezzasti, o beatissimo, l’ordine insensatissimo dell’imperatore che distruggeva, vietando, o padre, di baciare piamente l’immagine del Signore, quella che prese apparendo nel mondo da una Vergine colui che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Intelletto divino, lira armoniosa del santissimo Spirito, cantore dalla bella voce, vertice dei fedeli, colonna e fondamento dell’ortodossia, sostegno della Chiesa, vanto dei monaci, gloria dei padri ti rivelasti, sapiente Teofane cantando Cristo nei secoli.

Fosti veramente miroteca del santo Spirito: con il profumo esalante dai tuoi sapienti insegnamenti, debellasti la cancrena dell’errore e nella santa Chiesa diffondesti le tue parole come profumo, senza sosta con i tuoi inni cantando: Ti esaltiamo, o Cristo, nei secoli.

Theotokìon. Veramente, o Vergine, sei il monte fertile di Dio, che il progenitore Davide un tempo predicendo cantò e da cui fu tagliato come pietra angolare il Cristo, che distrusse tutta la potenza degli idoli e noi senza sosta lo inneggiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Per obbedire alla legge dei loro padri, i nobili fanciulli affrontarono la morte e disprezzarono l’ordine insensato del re di Babilonia; insieme, nel fuoco che non poteva consumarli, cantarono degnamente la lode dell’Onnipotente: Opere tutte del Signore, cantate al Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Dell’apostolo.

Ode 9. Impossibile agli uomini.

Contemplando ora ciò che un tempo speravi e ricevuto l’incrollabile regno di Dio, oggetto del tuo insegnamento, o Filippo, divino predicatore, danza e giubila, gustando presso Dio la luce e la gioia.

Come luce, come astro, come immenso sole, percorresti con i tuoi raggi luminosi tutta la terra, o beato, annunziando il messaggio divino; poi, giunto a Tralle in Asia, ne divenisti pastore e vi trovasti riposo.

Tu, Filippo, cielo stellato splendente di luce divina, ammirabile apostolo di Cristo, annunzi a tutti, vicini e lontani, la croce, la morte e la risurrezione del Redentore.

La terra copre il tuo corpo vittorioso nelle lotte, che diffonde la luce delle guarigioni e il cielo con gioia accoglie il tuo spirito tra gli apostoli; con essi, o Filippo, ricordati di chi celebra la tua santa memoria.

Theotokìon. Ogni spirito ti rivolge con gioia l’inno di ringraziamento dicendo: Salve, Vergine pura, trono ardente dell’Altissimo; salve, spaziosa dimora di Dio; salve, corona magnifica dei divini apostoli.

Del beato. Ogni lingua esita.

Non sopportando di vederti lottare per la Chiesa di Cristo, o Teofane, il nemico accrebbe le tue prove, ma con coraggio rimanesti inflessibile, opponendoti agli imperatori empi che conducesti a venerare l’icona di Cristo.

Hai ricevuto la meritata ricompensa per le tue lotte e ora, incoronato nei cieli, padre Teofane, beato gerarca, esulti con gli angeli, là dove si trovano i cori dei patriarchi, dei profeti, degli apostoli divini, la folla dei martiri e l’assemblea dei confessori.

Pregando Dio, non dimenticare, chi celebra oggi la tua augusta festa; liberaci da ogni minaccia e misfatto perpetrato contro di noi dagli avversari; salvaci dall’afflizione e liberaci dalla sventura, padre Teofane, beato gerarca.

Theotokìon. Protettrice fedele dei cristiani, da’ loro vittoria sul nemico, Vergine Madre di Dio, pura, senza macchia, gloriosa e benedetta; proteggici da ogni male perché celebriamo tuo Figlio e degnamente ti magnifichiamo.

Irmòs. Ogni lingua esita a pronunciare le tue lodi e lo spirito più celeste è preso dalla vertigine nel cantarti; ma tu, Madre di Dio, nella tua bontà accetta l’omaggio della nostra fede e lo slancio del nostro amore che sale a te; poiché tu sei la protettrice del popolo cristiano e noi ti magnifichiamo.

Exapostilàrion. Con i discepoli conveniamo.

Raddrizzando i sentieri, l’eunuco di Candace sul carro, nel leggere il libro di Isaia restava tuttavia perplesso; Filippo lo raggiunse e per opera del divino Spirito lo introdusse alla soluzione dei suoi dubbi e dopo averlo battezzato, lo inviò come predicatore della divinità di Gesù a tutta l’Etiopia.

Un altro exapostilarion, del santo e della Madre di Dio insieme.

Stando ora davanti al trono di Cristo, o gerarca, con la Madre di Dio, la Vergine purissima, non smettere di implorare dal Benefattore vittoria contro i barbari per il principe portatore della croce, pace per il mondo e salvezza dell’anima, o sapientissimo, per chi festeggia la tua memoria, o Teofane.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 10 Ottobre- Memoria dei santi martiri Eulampio ed Eulampia

10 Ottobre

Memoria dei santi martiri Eulampio ed Eulampia

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto da te, nostro Dio, le corone dell’incorruttela: con la tua forza, infatti, hanno abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le loro preghiere, o Cristo Dio, salva le nostre anime.

Dopo la solita sticologia i canoni dell’oktòichos e questo dei santi. Acròstico: Celebro la luminosa coppia di martiri. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

O atleti martiri, illuminati dai fulgidissimi raggi dello splendore trifulgente, chiedete illuminazione per noi, che celebriamo la vostra solennissima memoria.

L’onorata e solenne festa dei martiri rifulge di splendori solari e misticamente rischiara sempre i confini della terra con la forza dello Spirito.

Col tuo giovane corpo affrontasti strenuamente l’antico principe del male, sopportando torture e fuoco e crudeli tormenti, o beato Eulampio.

Theotokìon. Redenti sapientemente dalla condanna dei progenitori per il tuo parto, o pura, con voci canore sempre noi fedeli ti diciamo beata come Madre di Dio.

Ode 3. Non c’è santo.

Strenuamente affondasti le lotte, sopportando torture e amare pene, rinvigorito manifestamente dalla speranza dei beni futuri, o glorioso Eulampio.

Vedendo te, martire, tutto cinto della gloria splendida dei martiri, diede tutta se stessa alle torture Eulampia, tua sorella anche nell’animo.

Desiderando Cristo, o martire, calcolasti un nulla tutto ciò che si vede e per fede respingesti gli assalti feroci dei tiranni, o Eulampio.

Theotokìon. Implora, o Madre di Dio purissima, affinché siano scampati da ogni malizia dei nemici, dalle passioni che distruggono l’anima e da terribili pericoli quanti sempre t’inneggiano.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Disprezzando pazientemente le orribili nubi delle torture, o atleti, come sole, nella grazia del Salvatore, siete rifulsi per affetto fraterno; divinamente uniti nelle stesse pene, splendidamente vi siete coperti di gloria, perciò avete ricevuto dall’alto infinita grazia per curare i mali, o atleti e fratelli: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Guida, o Vergine, la mia umile anima, senza guida nella tempesta delle tentazioni, ora che sta naufragando per il peso dei peccati, o purissima e sta per sprofondare nell’ade; affréttati, o Madre di Dio, con la tua fervida intercessione, salvala concedendole il porto pacifico affinché con fede a te acclami: Prega Dio, tuo Figlio, di donarmi la remissione delle colpe; perché sei, o Sovrana, la speranza del tuo servo.

Oppure stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo alzava grida e amaramente esclamava: Esulta il mondo, perché riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Muoviti a compassione di noi o Vergine e dona la remissione delle colpe a coloro che venerano con fede la sua passione.

Ode 4. Cristo, mia forza.

Le fauci delle belve selvagge hai chiuso con le tue divine invocazioni, abbellito di gloria angelica e splendente dei sacri fulgori del martirio.

La grazia del divino Spirito trovò in te, o Eulampio, un tempio animato e santissimo; da esso rafforzato, abbattesti i templi degli idoli.

Eri irremovibile, intrepida, insensibile a tutti gli assalti delle crudeli torture, rafforzata in Cristo, o insigne Eulampia.

Abbelliti dal sangue dei martiri e salvando la concordia con fede fraterna, o beati, vanificaste le oscure trame dei persecutori.

Theotokìon. Prevedendoti chiarissimamente, o pura, Avvacùm ti chiamò monte adombrato di virtù, da cui si manifestò a noi colui che illumina le nostre anime.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Sei rifulso come aurora solenne, come stella realmente diurna, come luminosissimo sole, illuminando divinamente i fedeli con gli splendori delle lotte e dei segni, o martire Eulampio.

Sopportando dolori immensi e considerando come delizie dolcissime le pene imposte dai malvagi, hai ereditato con gioia le divine ricompense, o martire Eulampio.

Versando rivi di sangue, o martire, hai ricevuto il torrente della delizia e l’eterna gloria immarcescibile, o illustre e la dolce delizia del paradiso.

Theotokìon. Tutte le spade dell’avversario, o Vergine casta e purissima, sono davvero giunte alla fine, poiché tu hai concepito il Dio di tutti, che con la croce ha abbattuto la sua arroganza.

Ode 6. Vedendo il mare.

Crudelmente dilaniati e torturati, o martiri, gettati alle fiere e con le membra straziate e bruciati dal fuoco, non rinnegaste la purissima fede.

Le onde assai sollevate dei tormenti per ordine dei giudici, non riuscirono a sommergere l’animo stabile degli atleti: erano infatti tenuti nel palmo divino.

Annegaste nelle onde del sangue effuso il faraone malvagio, irrigando piamente la Chiesa di Cristo, che rifioriva nella fede, o martiri invitti.

Theotokìon. Per indicibile compassione Dio si riversò come pioggia nel tuo grembo, o Sovrana e dissetò tutti con il torrente della delizia, rinnovando il creato che si era corrotto

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontakion. Tono 3. La Vergine oggi.

Onoriamo i martiri valorosi, fratelli secondo la carne, il sapiente Eulampio ed Eulampia: essi infatti hanno svergognato le macchinazioni dei tiranni con la potenza del crocifisso e sono perciò divenuti gloria e vanto dei martiri.

Ikos.

Onoriamo oggi, o fedeli, con sacri odi e inni, la coppia dei vittoriosi: hanno distrutto infatti l’inganno degli idoli, estinguendo il fuoco del politeismo e svergognato i demòni. Non li ha atterriti il furore dei tiranni, non hanno avuto paura della spada e del fuoco, né degli assalti di belve selvagge Eulampio il glorioso e la venerabile Eulampia, nella loro bella lotta, mostrandosi fratelli nel comune combattimento, gloria e vanto dei martiri.

Sinassario.

Il 10 di questo mese memoria dei santi martiri Eulampio ed Eulampia.

Stichi. Anche Eulampia giunge alla spada e partecipa alle corone di Eulampio decapitato.

Lo stesso giorno memoria dei santi 200 martiri, uccisi con s. Eulampio.

Stichi. Ho visto quattro cinquantine di uomini morire di morte divina.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Vassiano.

Stichi. Vassiano, lasciando la vita di quaggiù, con gioia viene ospitato nelle regioni di lassù.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Teòfilo il confessore.

Stichi. Mostrando coi fatti il tuo nome, lottasti per l’icona del Dio-uomo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Tutta rugiadosa.

Imitando per grazia i tre giovani, o martiri, avete calpestato il fuoco e refrigerati dal fuoco immateriale dello Spirito, cantavate: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Mentre venivano dilaniate le loro carni, l’amore per il Creatore li sosteneva: i santi infatti, divinizzati per totale inclinazione verso Dio, cantavano con fede: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Superando le onde del tuo cuore con divine ascensioni, o atleta, stavi sulla pietra incrollabile della vita gridando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. La fornace non bruciò i tre giovani, prefigurando il tuo parto: il fuoco divino, infatti, abitò in te e ha illuminato tutti affinché gridino: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Dalla fiamma hai fatto scaturire.

Bellissimo di anima e corpo apparivi mentre venivi sommerso dalla grandine delle torture, o atleta martire, ma per niente scosso, cantavi a Cristo Sovrano nei secoli.

Proclamando insieme il verbo divino, con ardore disprezzarono l’ateo decreto, i martiri del Dio e Re di tutti, uniti da parentela fraterna.

Vi offriste a Dio come sacri e divini olocausti, come agnelli volontariamente immolati, vittime accette sulla mensa celeste, o atleti.

Riconoscendo con fede in te, martire Eulampio, una stella luminosa, risplendente, sfolgorante raggi di guarigioni sulle anime di tutti, inneggiamo nei secoli.

Theotokìon. Salve, purissima fanciulla senza nozze, porto di chi è nella tempesta; salve, divina sposa; salve, propiziatorio dei peccatori; salve, tu che hai generato Dio incarnato.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Impossibile agli uomini.

Bramando vedere la gloria dell’Onnipotente e la sua vera bellezza, hai trascorso una vita modesta, subendo una morte umile, che ti procurò gloria eterna, o glorioso martire Eulampio.

Come luce, come lampada sempre lucentissima, hai rischiarato, o Eulampio, quanti erano nella notte della vita, scacciando la tenebra dell’ignoranza e sciogliendo il buio delle passioni con lo splendore delle guarigioni, o atleta divinissimamente beato.

Indossando le splendide vesti nel sangue del vostro martirio, state incoronati presso il Signore e cantate con gli angeli: Santo, santo, santo, Trinità onnipotente, creatore di tutto.

Di noi, che con fede celebriamo la vostra veneratissima memoria, sacra e piena di splendore e fulgore, o martiri vittoriosi e festeggiamo questo giorno, venerando con fede le vostre reliquie, ricordatevi, liberandoci tutti da qualsiasi tentazione.

Theotokìon. Come scrigno della luce rifulsa divinamente da te, la pura, illumina, o castissima, gli occhi della mia anima, scacciando la tenebra dell’ignoranza e dileguando la caligine del peccato.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, o purissima, il Verbo si mostrò ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui, con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilàrion. Udite, donne.

È per noi un debito celebrare degnamente coloro che hanno mente celeste, Eulampio ed Eulampia, i sacri vittoriosi, come martiri fratelli e festeggiare con canti la loro fulgidissima memoria: perché essi placano la Divinità per il mondo.

Theotokìon, uguale.

Con le stille della tua misericordia irrora, o purissima, la mia anima consumata dall’ardore del peccato e illumina il mio intelletto oscurato dalle passioni, dirigendolo con chiarezza alla contemplazione immateriale del Figlio tuo, o Madre di Dio.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 9 Ottobre- Memoria del santo apostolo Giacomo di Alfeo e del santo nostro padre Andronico con la sua consorte

9 Ottobre

Memoria del santo apostolo Giacomo di Alfeo e del santo nostro padre Andronico con la sua consorte.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo Giacomo, prega Dio misericordioso di concedere remissione delle colpe alle nostre anime.

Del santo. Tono 1. Sigillata la pietra.

Cittadino del deserto, angelo in un corpo e taumaturgo ti rivelasti, santo padre teoforo Andronico; con digiuno, veglia e preghiera hai ricevuto carismi celesti e guarisci i malati e le anime di quanti con fede a te accorrono. Gloria a colui che ti ha dato forza; gloria a colui che ti ha incoronato; gloria a colui che per mezzo tuo opera guarigioni in tutti.

La solita sticologia e i canoni: uno dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone dell’apostolo. Acrostico: Glorifico il discepolo di Cristo, il figlio di Alfeo. Del monaco Teofane.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Dammi la mano, o divino veggente, discepolo di Cristo Giacomo, iniziando a celebrare la tua venerabile festa e fai brillare luce al mio cuore con le tue preghiere.

Irrigato dai gorghi della divina sapienza, sorgesti come fiume dal paradiso di delizia e irrigasti realmente la faccia della terra con i rivi della pietà, o sapiente.

Ti unisti al sacratissimo coro dei discepoli di Cristo, o Giacomo, compiendo il numero dei dodici; stando con loro presso il Sovrano, ricordati di noi.

Theotokìon. Il Signore che stese il cielo e fondò la terra, sorto nella carne da te, santissima Vergine, ti rivelò a noi cielo terrestre.

Il canone del santo. Acròstico solo ai Theotokìa. Di Demetrio.

Ode 1. Tono pl. 4. I cavalieri del faraone.

Con l’anima purificata dalle virtù preziose, o Andronico e infervorato dal carbone del divino amore, rigettasti gli ardori della carne poiché avevi sempre la divina rugiada che dall’alto ti rinfrescava.

Obbedendo all’ordine del Sovrano come un tempo il patriarca Abramo, lasciasti la tua terra e non considerasti i parenti e la donna; lasciasti anche i beni, o padre e dimorasti da solo nel deserto, o beato.

Adempisti l’ordine del Signore vendendo e distribuendo tutto ai poveri, perciò trovasti la perla preziosissima e prendendola, ti arricchisti di grandi beni, facendo scaturire il myron.

Theotokìon. Si plasma volontariamente nel tuo grembo il plasmatore di Adamo ed è portato nelle tue braccia colui che porta tutto nel palmo, Madre di Dio; o tremendo mistero: Il Signore di tutti i secoli si mostra perfino bambino!

Dell’apostolo. Ode 3. Non c’è santo.

Conseguendo sapientemente la grazia del divino Spirito, apparisti agli ottenebrati come aurora del mattino, annunziando a tutti l’epifania del Sole spirituale.

Il tuo piede, o beato, stava realmente nella rettitudine accanto al Re buono e giusto, saltando ed esultando e camminando sulla via celeste.

Avevi come inerrante mistagogo ai misteri della vera conoscenza il Figlio senza tempo di Dio, che tutto compie con divina autorità, o Giacomo.

Theotokìon. Speranza di quanti in te confidano, o Maria, genitrice del Verbo incarnato per noi, liberaci da ogni sorta di tentazione e sventura, o Purissima.

Dei santi. Tu, che stabilisti.

Adamo fu allontanato dall’Eden per consiglio di Eva, mentre tu, ascoltando tua moglie, o sapiente, ottenesti il paradiso, esultando con lei per sempre, o beato Andronico.

Il Verbo che misticamente e sapientemente ordina tutto e guida gli uomini alla salvezza, trasferisce i diletti dalla terra al cielo, mostrandoci la retta via tramite i vostri due bambini.

Disprezzando l’amore caduco e corrotto e lasciandolo ai terrestri, vi uniste con l’amore dello Spirito, o beati, perciò risiedete ora nelle dimore dei giusti.

Theotokìon. Sia sempre venerata con inni la più venerabile dei cherubini e dei serafini, che ineffabilmente generò Dio e mutò la maledizione degli uomini in benedizione, poiché ella è nostra speranza.

Irmòs. Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e disponesti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o solo amico degli uomini.

Kathisma dell’apostolo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Avendo realmente come guida la Sapienza che ti insegnò le cose sovraintellettuali, rivelasti folle la sapienza ellenica, o ispirato da Dio e divenisti luminare e maestro delle genti, correggendo gli insensati con il verbo della pietà; perciò, liberati grazie a te dall’inganno, degnamente ti inneggiamo e piamente ti diciamo beato, o Giacomo di senno divino; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Del santo padre.

Prendendo con tutta l’anima sulle spalle il giogo lieve del Signore, lo seguisti, o teoforo Andronico e aborrendo per bene i rumori del mondo, corresti subito nei deserti, o beato, dove percorresti irreprensibilmente la via dell’ascesi, o padre, avvicinandoti a Dio; perciò ti gridiamo: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Come sposa purissima del Creatore, Madre del Redentore, ignara d’uomo, dimora purissima del Paràclito, affrettati a liberare me, divenuto consapevolmente alloggio ignobile e trastullo dei demòni e della loro malizia e rendendomi con la virtù dimora luminosa, o pura fonte di luce, scaccia la nebbia delle passioni e fammi degno della comunione superna e della luce senza tramonto per le tue preghiere.

Oppure stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore e redentore, l’agnella gemendo piangeva e amaramente gridava: il mondo si allieta ricevendo la liberazione, mentre le mie viscere ardono vedendo la tua crocifissione che subisci per le tue viscere di misericordia. Magnanimo Signore, abisso di misericordia e fonte di bontà, abbi compassione e dona dunque remissione delle colpe ai tuoi servi, che con fede inneggiano la tua divina passione.

Dell’apostolo. Ode 4. Irmòs. Cristo, mia forza.

Lo stesso Signore, l’unico Santo, ti unì all’insigne coro dei discepoli, o beato, prevedendo la tua pura e luminosa vita.

Colmo dei prodigi del divino Spirito, o araldo di Dio, compi prodigi sanando i mali e sciogliendo gli uomini dall’inganno degli spiriti maligni.

Riversando il divino splendore nel tuo cuore, Dio lo lavorò luminosamente e lo rese ricettacolo della grazia ineffabile, o beato.

Theotokìon. Con il tuo divino parto, Vergine purissima, unisti le schiere degli angeli e le folle dei mortali, poiché generasti Cristo, principe della pace e Salvatore di tutti.

Dei santi. Ho udito, Signore.

I sudori delle tue fatiche grondanti dal tuo corpo, o sacratissimo, si trasformarono in myron profumato.

Fioristi nel deserto come palma con rami alti, o padre e con le pene delle tue fatiche divenisti frutto a Dio gradito.

Con i flussi delle lacrime irrigasti la terra del deserto e con le fatiche dell’anacoresi rendesti fertile la tua anima.

Theotokìon. Senza abbandonare il seno del Padre, il Signore dimorò nel tuo purissimo seno, o Vergine e rinnovò tutto il mondo.

Dell’apostolo. Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Coabitando con il Sole spirituale, o beato, da lì prendesti i tuoi raggi, da colui che per essenza è il primo, mentre tu divenisti il secondo per grazia, o glorioso.

Avendo intelletto purissimo e luminoso e ottenuta un’anima pura, contemplavi Dio incarnato, incircoscrivibile dall’intelletto.

Si ritira con umiltà davanti a te, o apostolo, tutta la profezia e l’inizio della legge, o beato, poiché tu fosti degno di contemplare con gli occhi colui che un tempo prefigurarono.

Theotokìon. Ecco, secondo la profezia concepisti in grembo, o Vergine, il Sovrano di tutti e Signore che ineffabilmente generasti, o pura, restando vergine incontaminata dopo il parto.

Dei santi. Vegliando a te gridiamo.

Inneggiamo con canti, o fedeli tutti, Andronico e glorifichiamo Atanasia, sua consorte.

Non desti affatto, com’è scritto, sonno ai tuoi occhi, né assopimento alle tue palpebre, o Andronico.

Ti glorificò il Signore con myron, o beato, ricevendo le tue fatiche come sacrificio realmente gradito.

Theotokìon. Prodigiosamente generasti Uno dalla Trinità, o Vergine e allattasti colui che nutre la natura dei mortali.

Dell’apostolo. Ode 6. Vedendo il mare.

Belli i tuoi piedi, che annunziarono senza errore la pace sovraintellettuale realmente oltre natura, o insigne discepolo del Signore.

Divenisti degno di conoscere il mistero e di predicare la tremenda incarnazione di Cristo, o Giacomo, ricevendo i primi raggi efficaci dall’Altissimo stesso, o beatissimo.

Ti mostrasti Chiesa animata di Dio, abbattesti i templi dei demòni ed edificasti chiese con il potere e la grazia di Cristo, o divino ornamento degli apostoli.

Theotokìon. Tu che sovrasti tutte le creature poiché generasti il Dio più che buono, sana le ferite delle mie colpe rendendo misericordioso il nato da te, o purissima.

Dei santi. Una tunica luminosa.

La debolezza della natura non svigorì affatto il desiderio che avevi delle fatiche dell’ascesi, o beata.

Mutando d’abito, nascondesti la tua vera natura, perciò percorrevi la via inattesa della salvezza.

Riconoscesti tuo marito mentre camminavi e andasti con lui senza dirgli nulla.

Theotokìon. Ti portiamo il canto delle parole di Gabriele, o Vergine, acclamando: Salve, il Signore è con te.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti vesti di luce come un manto, misericordiosissimo Cristo, mio Dio.

Kontakion dell’apostolo.

Tono 2. Tomba e morte.

Come stella del mattino che illumina tutto il creato, celebriamo con inni Giacomo, testimone oculare di Cristo e divino predicatore, onorando oggi la sua festa: poiché egli sempre prega per tutti noi.

Ikos.

Poiché ho stabilito di celebrare l’iniziato dal cielo alla scienza del Verbo, che chiaramente predicò il vangelo agli abitanti della terra, il grande Giacomo prole di Alfeo, ti supplico, o Cristo Gesù, manda su di me la grazia, tu che colmasti di divino Spirito il tuo sapiente discepolo e lo desti come predicatore a tutti i confini e come intercessore accetto presso di te: poiché egli sempre prega per tutti noi.

Sinassario.

Il 9 di questo mese memoria del santo apostolo Giacomo, figlio di Alfeo.

Stichi. Alzando la croce con molta dolcezza, Giacomo si mostra degno, o Salvatore, dall’eterna vita. Il nove Giacomo fu steso su una croce.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre Andronico e di Atanasia, sua moglie.

Stichi. Andronico ha come consorte Atanasia sia nel mondo con le fatiche, sia nei cieli dimorante.

Lo stesso giorno memoria di santa Publia, martire.

Stichi. Liberandosi dell’inganno mondano, Publia vola come un uccello nel regno celeste.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre, Pietro.

Stichi. Elevandosi all’altezza delle opere buone, il divino Pietro, rigettando la terra, raggiunge l’altezza del cielo.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Doroteo, vescovo di Tiro.

Lo stesso giorno memoria dei giusti Abramo e Lot, suo nipote.

Stichi. Quale è la casa di Abramo defunto, il cui seno era casa per gli altri, come per Lazzaro? Il cielo fu per Lot una nuova Zoar e raggiungendola, fuggì dalla vita come dal fuoco.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dell’apostolo. Ode 7. I fanciulli a Babilonia.

Illuminato dall’effusione della luce immateriale, illuminasti quanti, trattenuti dalla tenebra terribile dell’ignoranza, acclamavano, o apostolo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La folla delle genti che illuminasti con i fulgori e i raggi dello Spirito ti chiama seme divino acclamando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Adorno della sapienza donata da Dio, svergognasti la sapienza del mondo, o Giacomo, acclamando come sapiente in Dio: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Sei più santa dei santi, Vergine Madre che concepisti Dio; inneggiandolo senza sosta acclamiamo: Benedetto, o Purissima, il frutto del tuo seno.

Dei santi. Nella fornace i fanciulli.

Corazzato dallo Spirito e dall’armatura della croce, con potenza abbattesti come un uccello il principe della malvagità, che un tempo si vantava oltre misura di reggere il mondo.

Portando la croce sulle spalle, seguivi il Signore con tutta l’anima e ottenesti la sua gloria divina come esecutore dei suoi comandi.

La grazia del myron mostra la tua confidenza con il Signore, o padre, poiché imita lo scorrere delle acque sempre fluenti per la salvezza dei fedeli.

Theotokìon. Per divinizzare la mia natura, l’Irreprensibile si fa ineffabilmente bimbo e da te, Purissima, nasce colui che creò tutte le cose con il verbo, reggendole e consolidandole.

Dell’apostolo. Ode 8. I beati fanciulli.

Appresi realmente i misteri celesti, sacro mistagogo, percorrevi l’ecumène predicando ad alta voce il verbo della fede di Cristo, insegnando, o apostolo, con ineffabile grazia e acclamando: Lodate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Beato sei tu, o apostolo, reso degno di ogni beatitudine, confidente del Sovrano e suo familiare, arricchito realmente dell’eredità perfetta; e ora esulti con il Verbo acclamando e cantando: Inneggiate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Stando ora come preziosissimo intercessore per il mondo presso il Salvatore, chiedi dall’alto, o beato Giacomo, buona pace per le chiese e per quanti con fede ti celebrano remissione delle colpe e salvezza delle anime per quanti gridano: Inneggiate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Ti rivelasti a tutti mediatrice di salvezza, Madre di Dio lodatissima, che generasti il salvifico Verbo di Dio, il Dio che ci sciolse dalla maledizione antica e concesse benedizione a quanti acclamano con fede: Inneggiate, opere tutte, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Dei santi. Celebrate e sovresaltate.

Irrigando la terra della tua anima con lo scorrimento delle lacrime, raccogliesti la ricca ricompensa dei prodigi compiuti.

Ho l’anima ferita dai peccati, ti supplico di sanarla con il tuo farmaco divino, servo fedele del Signore.

Inneggiamo piamente, fedeli, alla Trinità Santissima, che trascende e crea tutto dal nulla.

Theotokìon. Daniele un tempo, o Vergine, vide te, monte da cui fu tagliata, non da mano d’uomo, la pietra che spezzò i templi degli idoli.

Irmòs. Celebrate e sovresaltate per tutti i secoli il re dei cieli, celebrato dalle potenze angeliche.

Dell’apostolo. Ode 9. Impossibile agli uomini.

Ti mostrasti al mondo come un fulmine, illuminando quanti sedevano da tempo nella tenebra e nell’ombra dell’ignoranza, o beato e fervido servo, attirandoli alla luce senza tramonto dell’Unigenito Figlio incarnato, che tu stesso contemplasti e noi glorifichiamo.

Ricevendo il soffio giunto d’improvviso dal cielo, o beato e arricchito con ignea lingua ispirata, bruciasti come spine l’atea sapienza del mondo, rifulgendo con i raggi splendenti della predicazione di Cristo allontanasti la tenebra dell’ateismo, o beato in Dio.

Ornato dall’insuperabile bellezza del Sovrano, o sapiente in Dio e abbellito di splendore, illumini come un fulmine ed esultando, o Giacomo, cammini realmente intorno al trono del Creatore e Dio, dove sono i cori degli apostoli, o beatissimo.

Theotokìon. Tu, che senza uomo concepisti nel tuo seno il Verbo e rimanesti incontaminata, Madre di Dio Vergine, generasti l’Emmanuele, Dio e uomo. Sapendolo duplice di natura, ti magnifichiamo.

Dei santi. Realmente, Madre di Dio.

Ti sei trasferito con gioia dalle realtà temporanee alle superne e dimori con i nostri santi padri: ricordati sempre, o padre, di quanti ti ricordano.

Fai sgorgare la grazia inesauribile del myron e doni guarigione dai mali a quanti accorrono a te con fede, padre Andronico.

Accogliete la mia lode, o coppia di beati e ricompensatemi supplicando Dio di liberarmi dalle colpe.

Theotokìon. La fornace che un tempo non bruciò i tre fanciulli prefigurò il tuo seno, Vergine pura, poiché anche tu accogliesti il fuoco della Divinità senza bruciare.

Irmòs. Realmente Madre di Dio, da te salvati, noi ti celebriamo, o Vergine pura ed con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Come iniziato e apostolo e come ottimo ministro di Cristo, unico Sovrano, imploralo, o Giacomo, araldo di Dio, perché doni trofei all’imperatore e perdono dei peccati, o illustre, a quanti celebrano la tua santissima memoria.

Theotokìon.

Tutti i profeti, o Vergine, ti hanno predetto come urna, verga e tavola della legge, come montagna non tagliata, arca e mensa e candelabro dagli aurei riflessi e noi degnamente ti celebriamo come Madre di Dio.

Alle lodi, stichirà prosòmia dell’apostolo.

Tono 4. Hai dato come segno.

Rifulgesti, o apostolo, luminoso come sole per i raggi dello Spirito; rischiarasti tutta l’ecumène, o beato, con la conoscenza di Dio e fugasti la caligine del politeismo con la divina predicazione; perciò, celebrando oggi la tua luminosissima festa degna di lode, piamente ti veneriamo (2).

Assiso sulle vette della conoscenza di Dio, o Giacomo, accogliesti la grazia dello Spirito che ti apparve in forma ignea e con lingua di fuoco perfettamente bruciasti tutta la selva politeistica dell’empietà; perciò ti onoriamo come apostolo e portavoce di Dio, celebrando oggi la tua santa festa.

Tuonasti nell’ecumène, o sapientissimo, sacri e salvifici insegnamenti e purificasti tutto il creato dalla follia idolatrica, o uomo di senno divino; illuminasti i popoli con gli splendori della conoscenza di Dio e, abbattendo con la grazia i santuari degli idoli, innalzasti Chiese a lode del nostro Dio.

Gloria. Tono pl. 1.

Con fede festeggiamo il giorno augustissimo della tua memoria, celebrandoti, o Giacomo glorioso, non come figlio di Alfeo, ma come apostolo di Cristo e predicatore della sua ineffabile incarnazione; poiché dunque stai sempre presso il trono del Sovrano con gli incorporei e i cori degli apostoli e dei martiri, supplica intensamente per la nostra salvezza il nostro Salvatore e Dio.

E ora. Theotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata, Vergine Madre di Dio e com’è nostro dovere ti glorifichiamo, città inconcussa, muro inespugnabile, indistruttibile protezione e rifugio delle nostre anime.

Grande dossologia.

Alla Liturgia i typikà e le odi terza e sesta dal canone dell’apostolo.

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Mattutino del 8 Ottobre- Memoria della nostra santa madre Pelagia

8 Ottobre

Memoria della nostra santa madre Pelagia.

Al Mattutino

Apolytìkion della beata. Tono pl. 4.

In te, madre si è conservata perfettamente la divina immagine: abbracciata infatti la tua croce seguisti Cristo e nell’agire insegnasti a disprezzare la carne corruttibile e ad occuparti dell’anima, creatura immortale. Perciò con gli angeli si rallegra, o beata Pelagia, il tuo spirito.

La solita sticologia e i canoni dall’oktòichos e questo del santo. Acròstico: Glorifico con ardore la sapiente Pelagia. Di Giorgio.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Offrendo a tutti la sua divina celebrazione come banchetto, Pelagia esorta tutto il mondo a saziarsi con la pietanza delle sue fatiche.

Con il desiderio che supera ogni piacere nella tua anima, o gloriosa, infuocasti il tuo intelletto e accendendo la fiamma dello spirito, diventasti sfolgorante e prosciugasti il fango delle passioni.

Liberata dal maroso del peccato, o venerabile, raggiungesti il porto sereno di Cristo, o Pelagia, perciò con la tua penitenza ereditasti la terra dei miti.

Theotokìon. Tu sei la tranquillità dei tormentati nella vita, sostegno inconcusso, forte porto e guida, o Purissima, e rivolgendoci sempre a te siamo salvati.

Ode 3. In te si rallegra.

Volasti ai cieli, o colomba di Cristo, innalzandoti con le ali della continenza e molte fatiche.

Purificata dal fango fetido delle passioni con l’acqua di Cristo, o venerabile, ti offristi a lui come myron, Pelagia.

Il tuo amore fervido per Dio e la tua brama diventarono arma mortale contro il nemico, o beatissima.

Theotokìon. La tua misericordia, o Pura, scendendo come rugiada del mattino spegne la fornace delle passioni di quanti sempre ti lodano.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa, e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Spegnendo la fiamma delle passioni con la rugiada della penitenza, offristi la tua vita a Dio tuo Salvatore e fuggendo dal mondo, praticavi l’ascesi nel deserto e raggiungesti la vita degli angeli, perciò ottenendo da Dio anche la fine con gloria e onore, divenisti nota fino ai confini, o Pelaghìa; supplica Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria

Gloria. E ora. Theotokìon.

Cadendo in ogni sorta di tormento dai nemici invisibili e visibili, sono avvolto dalle onde delle mie innumerevoli colpe, perciò accorro al porto della tua bontà, Purissima, fervido soccorso e protezione; supplica, Santissima, l’Incarnato da te senza seme per tutti i tuoi servi che sempre ti lodano, Madre di Dio purissima, di donare remissione delle colpe a quanti venerano piamente il tuo santo parto.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando eri innalzato sulla croce da uomini empi, o Verbo, la tua Madre con le viscere dilaniate gemeva e piangendo diceva: Povera me, che ti ho generato, Figlio, come patisci ingiustamente, Verbo più che buono! Come sopporti volontariamente gli schiaffi in faccia e come sopporti gli sputi e la morte ingiusta? Come ti vedo inchiodato nella croce? Ma io so che tu soffri volontariamente, o filantropo per natura.

Ode 4. Vedendo te, sole.

Bruciando come incenso preziosissimo sul carbone della continenza, o Pelaghìa, ti offristi come buon profumo a Cristo nostro Dio, diffondendo il profumo del suo myron.

La bellezza del tuo corpo che prima era il fango del tuo peccato, o Pelagia, la rendesti tutta bellezza incorrotta come desiderava il tuo sposo Cristo.

La grazia dello Spirito, dimorando nella tua anima, Pelaghìa, accese come scintilla del Verbo la grande fiamma della fede e fuse il peccato.

Theotokìon. Genitrice di Dio, tu sei la verga germogliante, da cui è sorto il fiore spirituale del divino profumo, che ha riempito l’universo, Cristo nostro Dio, prezioso myron inesauribile.

Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Irrigata dalle acque mistiche dello Spirito, con le fatiche dell’ascesi facesti fiorire nella fede i frutti delle buone opere.

Tu, Signore, sei la luce di quanti giacciono nella tenebra, tu sfolgorasti nel cuore della venerabile il raggio della conoscenza di Dio.

Seminando le tue fatiche con lacrime di gioia, Pelaghìa, raccogliesti nei cieli grande esultanza.

Theotokìon. Realmente la tua grazia ti ha reso famosa, o purissima, producendo paradossalmente prodigi e meraviglie in tutta la terra.

Ode 6. A te offrirò sacrifici.

Entrando nell’anima di Pelaghìa il raggio senza tramonto di Cristo Dio, il principe della tenebra ne fu allontanato e vi dimorò la grazia dello Spirito e la sua fede.

Colei che un tempo era presa nel laccio del serpente diventò laccio per lui, fermando il suo potere e calpestando la sua malizia con il potere di Dio.

Amando lo sposo Cristo Dio, adornata di virtù e abbellita con le fatiche dell’ascesi, divenisti degna del suo talamo, Pelaghìa.

Theotokìon. Tutti i profeti divinamente desideravano un tempo vedere la tua gloria ineffabile, Madre di Dio, ma negli ultimi tempi ti mostrasti a noi, che ti amiamo, Vergine incorrotta.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose dell’alto.

Consumando il corpo con digiuni e preghiere insonni, chiedevi al Creatore di ottenere il perfetto perdono, o madre, per le tue azioni: e realmente lo hai ricevuto, mostrando la via della penitenza.

Ikos.

Quanti nella vita vi siete contaminati con peccati e con voi anch’io, l’infelice, emuliamo tutti la penitenza, il gemito e le lacrime della nostra santa madre Pelaghìa, per ricevere presto da Dio il perdono: così come la beata ancora vivente si è purificata dalla sozzura del peccato e ha ricevuto da Dio il perfetto perdono e ha mostrato la via della penitenza.

Sinassario.

L’8 di questo mese memoria della santa madre nostra Pelagia.

Stichi. Lavando la vergogna e lasciando lo strepito, vieni accorrendo al porto celeste, Pelaghìa; il giorno otto Pelagia fu scampata dal mare della vita.

Lo stesso giorno santa Pelagia la vergine.

Stichi. Fuggisti dal grande precipizio della vergogna, Pelaghìa, precipitando così il nemico nei precipizi.

Lo stesso giorno santa Taisia che era prostituta.

Stichi. Purificata dalla corruzione della dissolutezza, Taisia si avvicina luminosa a Dio.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Fosti realmente oceano di azioni divine in cui annegasti tutto il potere del nemico, perciò cantavi: Sei benedetto, Signore, nel tempio della tua gloria.

Nella fornace della continenza raffinasti il tuo corpo e la tua anima come oro puro e rendesti più luminosa la tua prima bellezza, onorata Pelaghìa, con l’ascesi perfetta.

Svestendo l’uomo vecchio e corrotto dalle passioni con l’immersione divina, vestisti l’uomo nuovo a immagine di Cristo.

Theotokìon. Colui che siede sul trono paterno, il Verbo di Dio dimorò prodigiosamente in te, Madre di Dio e riplasmò il nostro impasto innalzandolo in sé come misericordioso.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

I raggi luminosi dei tuoi prodigi risplendono come sole, rivelano tutta la luce della tua vita e mostrano a tutto il mondo il raggio della tua divina fede che brillava in te, onorata Pelagia.

Legandoti saldamente a Cristo mediante la fede, ti attaccasti a lui e rimanesti inseparabilmente unita al suo amore, accordando il tuo animo alla sua fede, o onorata Pelagia.

Ricevendo dallo Spirito la vera conoscenza nel tuo cuore, abbandonasti subito tutta la vanità del mondo, perciò stupisti gli uomini con la tua veloce conversione, o venerabile e riempisti i cieli di letizia.

Theotokìon. La tua magnificenza, Vergine, è inneggiata dalle schiere intelligibili, è luminosamente proclamata da tutti i patriarchi e i profeti con gli apostoli e i cori dei martiri e con la folla dei venerabili; con loro ti veneriamo.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ode 9. Da te, Vergine.

Desideravi realmente di vedere la bellezza del tuo diletto Cristo per il quale ti crocifiggesti al mondo e facendo appassire il fiore bello del corpo, o venerabile, rigettasti del tutto le cose caduche.

Lasciando tutta la bellezza del corpo, o Pelaghìa, sei salita con la penitenza e le fatiche alle dimore celesti, dove ti allieti della bellezza del tuo diletto.

Guardando ora su tutti coloro che ti onorano con affetto e celebrano la tua festa annua, o venerabile, supplica il tuo Plasmatore e Creatore di comunicarci la sua gloria.

Theotokìon. Inneggio il tuo parto, Vergine e glorifico la tua grazia, poiché tu sei realmente luce e sollievo della mia anima, solerte soccorso, salvezza e sostegno.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

La tua vita divenne esempio per i monaci e rigorosa correzione di chi è gravemente caduto, o insigne Pelaghìa: fuggendo infatti la notte delle passioni, ti avvicinasti a Cristo, sole della gloria, o venerabile, rifulgendo nell’adunanza degli asceti, con i quali noi festeggiamo la tua fulgidissima memoria.

Theotokìon.

Riscattati dall’antica maledizione per il tuo divino parto, con gioia ti gridiamo grati, o purissima, il saluto dell’augusto arcangelo: Salve, Vergine Madre di Dio, redenzione di Adamo; salve, o venerabile, per cui siamo stati liberati dalla morte; salve, tu per cui abbiamo ottenuto il regno dei cieli.

Quindi il resto del Mattutino e la conclusione.

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Mattutino del 7 Ottobre- Memoria dei santi martiri Sergio e Bacco

7 Ottobre

Memoria dei santi martiri Sergio e Bacco.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto da te, nostro Dio, le corone dell’incorruttela: con la tua forza, infatti, hanno abbattuto i tiranni e spezzato le impotenti audacie dei demòni. Per le loro preghiere, o Cristo Dio, salva le nostre anime.

Dopo la solita sticologia i canoni dell’oktòichos e questo dei santi. Acròstico: Canto il campione Sergio e Bacco l’illustre. Di Teofane.

Ode 1. Tono 1. La tua destra.

O Sergio, servo di Cristo, prendendo come aiutante e compagno di intercessione presso Dio l’illustre Bacco con cui affrontasti i tormenti, con lui procura un verbo di sapienza a noi che cantiamo.

Ponendo su Cristo, pietra incrollabile della fede, le vostre fondamenta e appoggiandovi su questa base, vi rivelaste torri e baluardi dei fedeli.

Credendo alle parole di Cristo e tendendo a lui senza deviazioni, disprezzaste ogni gloria effimera, o santi, posseduti dall’amore per la gloria eterna.

Spogliandovi a causa di Cristo della dignità, della patria e della stirpe, esultavate e ricoperti di abiti femminili, virilmente foste rivestiti della veste dell’incorruttela.

Theotokìon. Supplica colui che generasti, il Verbo corporalmente disceso per noi, o Genitrice di Dio, di essere propizio e benevolo con i fedeli, perché tu sei nostra protezione e salvezza.

Ode 3. Tu che solo conosci.

L’unico che come Dio conosce tutto prima della nascita, vedendo la vostra disposizione verso di lui, abbondantemente vi colmò di sapienza di parola, divina conoscenza e animo coraggioso come suoi soldati, o beati.

Scegliendo di lottare regolarmente dopo saggia riflessione e per amore del Creatore, o servi di Cristo, disprezzaste tutta la gloria corruttibile, il principe di questo mondo e tutto ciò che gli appartiene, o martiri vittoriosi.

Ora che state presso Dio nella pura applicazione dell’intelletto, colmi di splendore superno e chiaramente vi deliziate dell’ineffabile beatitudine, o atleti, liberate da ogni prova i fedeli che vi onorano.

Theotokìon. Adamo un tempo dominato dalla morte ora è liberato per il tuo concepimento, o unica divina sposa: concepisti infatti, oltre natura e ragione, la vita realmente enipostatica, unita a un corpo secondo ipòstasi, o pura.

Irmòs. Tu che solo conosci la fragile sostanza dei mortali e nella tua compassione ti sei ad essa conformato, cingimi di potenza dall’alto perché a te acclami: Santo il tempio vivente della tua gloria immacolata, o amico degli uomini.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come fiori della fede e perle preziose del Signore, onoriamo i martiri vittoriosi Sergio e Bacco come coloro che hanno calpestato divinamente l’errore del nemico, abbattendo tutta la forza degli idoli; perciò degnamente ricevendo dal cielo la corona della vittoria con gli angeli danzano; perciò con fede gridiamo: Pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Penso al giudizio, povero me e tremo perché ho fatto cose vergognose e supplico te, Madre di Dio lodatissima: Prima che io giunga le porte della morte, convertimi guidandomi sulla via della penitenza, affinché con gratitudine venerando inneggi la tua smisurata potenza e il tuo divino soccorso, santissima sposa divina, che preghi Cristo Dio di donare a me supplice perdono dei peccati e grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

Tua Madre stava presso la croce vedendo te, il Dio rivestito di carne per i mortali, subire morte volontaria e una spada trafisse il suo cuore materno e non sopportando i dolori e le pene, volendo la salvezza dei mortali e la redenzione del cosmo, pregando ti inneggiava e diceva con lacrime: Sorgi e salva, o Figlio, quanti glorificano la tua passione, tu che per tutti hai effuso il tuo santo sangue.

Ode 4. Con occhi preveggenti.

Dopo il tramonto sono sorti due luminari, facendo un movimento contrario all’empio dominatore della terra di quell’epoca, affrettando il tuo luminoso e salvifico oriente, o Cristo.

Né spada, né fuoco, né persecuzione, né flagelli vi separarono dal vostro pensiero devoto verso Dio; morire per lui, infatti, vi sembrò beatitudine e gioia infinita.

Come due astri inerranti fate splendere nel firmamento della Chiesa il chiarore della divina illuminazione e allietate le anime dei fedeli coi raggi dei vostri prodigi.

L’eccellente Sergio e il divino Bacco, nel giorno della loro festa annuale, invitano spiritualmente gli amanti della pietà e gli amici dei martiri al loro banchetto, offrendo le loro imprese.

Theotokìon. La spada che custodisce la porta dell’Eden ora lascia passare i fedeli e li accoglie splendidamente, vedendoli segnati per grazia dal prezioso sangue di colui che nacque dal tuo grembo, o purissima.

Ode 5. Tu che illuminasti.

Annientando l’errore con l’arma della verità e sopportando con coraggio i supplizi dei tiranni, riceveste da Cristo la corona di vittoria, perciò giustamente ora esultate.

Rinvigoriti dall’invitta potenza e dalla grazia della Trinità, i due martiri abbatterono il principe delle tenebre e strapparono al suo errore quanti erano a lui soggetti.

Con forza e vigore d’animo e fermezza di mente, entrambi i gloriosi martiri vinsero ogni amara follia dei persecutori e ora stanno con gli angeli.

Theotokìon. Come aurora hai fatto sorgere, o Genitrice di Dio, il sole senza tramonto della vera giustizia, incarnato secondo l’ipostasi, portandolo fra le braccia, perciò tutti ti glorifichiamo.

Ode 6. Ci ha avvolti l’abisso.

Le reliquie dei martiri fanno scaturire riccamente le fonti delle guarigioni: affrettiamoci dunque, o fedeli, a toccarle e diciamo beati gli illustri Sergio e Bacco.

Detestando la compagnia degli empi e aborrendo totalmente l’errore, agevolmente Sergio e Bacco si incamminarono verso il cielo per giungere a Cristo, porto sicuro dalle onde.

Davanti ai martiri vittoriosi si aprono le porte del cielo, venerando la loro passione, perché per grazia imitarono la passione del nostro Dio, sbaragliando le falangi dei demòni.

Theotokìon. Giustamente, o purissima, ti proclamiamo Madre di Dio, poiché inesplicabilmente o Vergine, generasti l’unigenito Figlio senza principio, rifulso dal Padre prima dei secoli.

Irmòs. Ci ha avvolti l’abisso più profondo e non c’è chi ci salvi: come pecore da macello siamo stati considerati. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, perché tu sei la forza dei deboli.

Kontakion. Tono 2. Cercando le cose dell’alto.

Disponendo con coraggio il vostro intelletto alla guerra contro i nemici, sventaste tutto il loro inganno; e ricevuta la vittoria dall’alto, o martiri illustri, concordi gridavate: Bello e soave è stare con Cristo.

Ikos.

Abitando nei cieli, o Cristo, saziandosi di luce divina da te proveniente, Sergio e Bacco presto prevengano me, che cammino nel buio dell’ignoranza e mi strappino alle passioni, o solo immortale, inviandomi la tunica dell’incorruttela, affinché, in bianche vesti, io celebri la loro festa luminosa ed esclami a te, Signore: Bello e soave è stare con Cristo.

Sinassario.

Il 7 di questo mese memoria dei santi megalomàrtiri Sergio e Bacco.

Stichi. La violenza delle nerbate rivelò di rame i tuoi nervi, Bacco e la spada rivelò il tuo cuore come una fiamma, o Sergio. Il giorno sette la spada uccideva Sergio e la frusta Bacco.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Giuliano presbitero e Cesario diacono.

Stichi. A due atleti, gettati in un burrone dentro un sacco, o Dio Verbo, tu muti il sacco in gioia.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Policronio.

Stichi. Molte spade uccisero Policronio, procurandogli molte ricompense.

San Leonzio Ypatikòs, che credette in Cristo fidandosi di lui e si addormentò in pace.

I santi martiri Eusebio presbitero e Felice perirono di spada.

I santi novantanove padri che praticarono ascesi nell’isola di Creta, si addormentarono in pace.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Noi fedeli ti contempliamo.

Salve, o gloriosi due atleti, salve, voi che avete vinto splendidamente le minacce dei tiranni, salve, voi che avete compiuto la beata corsa, salve, voi che state nella delizia eterna, salve, o divinamente beati, che siete chiaramente in Dio.

Procedendo sulla terra tutti luminosi, o martiri, sventaste le macchinazioni dei demòni e i progetti dei persecutori con lo splendore della grazia e i raggi del martirio, inneggiando il Dio lodato e gloriosissimo.

Templi gloriosi del Dio vivente, atleti viventi realmente rinvigoriti dalla potenza della croce, voi avete sbaragliato la schiera dei malvagi, celebrando con inni, o beatissimi, il Dio potente nelle guerre.

Theotokìon. O pura, sei tu il tempio e l’arca santissima che accolse il Creatore inconcepibile e contenne nel suo grembo l’incircoscritto Dio dei nostri padri, lodato e gloriosissimo.

Ode 8. Nella fornace.

Colui che con la rugiada un tempo smorzò la fiamma per i fanciulli rinvigorì nelle loro lotte i martiri che cantavano: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Saggiamente i vittoriosi atleti respinsero le velenose e funeste lusinghe dei tiranni, gridando e cantando a Cristo: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Come guardiani efficienti Cristo ci ha donato Sergio e Bacco, martiri incoronati che proteggono i fedeli che cantano: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Per le preghiere dei martiri, Cristo Sovrano, dirigi e facilita per me il sentiero della mia virtù e fammi degni di acclamare: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Theotokìon. Proclamo beata te, la vera Madre del nostro Dio, offrendoti, o pura, il saluto con l’angelo, o castissima Sovrana; tutte le opere, infatti, ti benedicono ed esaltano per tutti i secoli.

Irmòs. Nella fornace, come in crogiuolo, i fanciulli d’Israele splendevano più tersi dell’oro per la bellezza della loro pietà e cantavano: Benedite, opere tutte il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Il roveto ardente.

Avete ricevuto tutta l’eredità di Cristo perché avevate lasciato tutto il mondo per lui e ora, o martiri, entrando nei cieli contemplate i cori delle potenze superne e gli splendori degli uomini beati.

A colui che con affetto vi offre le lodi, o martiri eccelsi, procurate grazia dall’alto e remissione delle colpe, supplicando l’unico compassionevole per il quale avete disprezzato ciò che è terrestre.

Illuminati dallo splendore della divinità trilucente, gli invitti martiri respinsero l’ingannevole ateismo politeista e la paura dei tiranni e ora assaporano pura delizia.

Compiendo la buona corsa, salvata con impegno la pia fede, foste degni di ricevere il regno indistruttibile, o gloriosissimi martiri, cingendo il diadema della bellezza e dello splendore.

Theotokìon. Inconcepibili i tuoi prodigi! Solo tu, infatti generasti oltre natura il Verbo di Dio, o Madre Vergine, colui che per divino volere con sapienza tutto regge, governa e possiede.

Irmòs. Il roveto ardente che non si consumava ci mostrò una figura del tuo parto puro. Estingui ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di noi, perché, o Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Fraternamente legati dall’affetto e dalla fede, i martiri vittoriosi, Sergio di senno divino e l’insigne Bacco, supplicano te, Cristo, di dare la tua pace al mondo e a quanti sono nel mondo, all’imperatore trofei di vittoria contro i barbari e a noi la remissione delle colpe e la salvezza delle anime.

Theotokìon.

Vergine Madre intatta, non smettere di supplicare per i tuoi inutili servi il Signore incarnato dal tuo sangue puro, affinché troviamo grazia e aiuto opportuno nel giorno in cui come Dio giudicherà la stirpe dei mortali, per retribuire secondo il merito: te noi tutti abbiamo come protettrice nelle angustie.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo questi idiòmeli, ripetendo il primo.

Tono 1. Di Germano.

Davidicamente, i martiri Sergio e Bacco, acclamarono: Ecco, com’è buono e soave abitare i fratelli insieme, legati non dalla natura, ma dalla fede. Perciò i santi calpestarono il nemico e sollevando la croce, seguirono Cristo e pregano il Re e Dio di donare alle nostre anime la grande misericordia (2).

Tono 3.

Com’è buono e soave il pensiero fraterno dei tuoi martiri: la natura non li conobbe infatti fratelli carnali, ma la fede ha costretto a ritenerli fratelli fino al sangue; o Dio, per le loro preghiere abbi pietà di noi.

Tono 4.

Radunandoci gridiamo profeticamente l’inno ai santi: Ecco, com’è bello e com’è soave l’abitare insieme dei fratelli, non per parentela di natura, ma per unità di fede dello Spirito santo: abbandonando infatti tutte le cose corruttibili, i nobili martiri Sergio e Bacco, presero la croce sulle spalle e seguirono Cristo e avendo credito nei cieli, lo pregano per noi, affinché faccia scendere su noi la grande misericordia.

Gloria. Tono 4.

Calzàti i piedi con i chiodi come calzature, nella sua prontezza per il vangelo della pace, Sergio, col sangue che scorreva dai piedi, ha accecato il serpente che insidia il nostro calcagno e ricevuto la corona dei martiri. Per le sue preghiere dunque, o Cristo Dio, inchioda col tuo timore le nostre carni e abbi pietà di noi.

E ora. Theotokìon.

Strappaci alle nostre angustie, o Madre del Cristo Dio, tu che hai partorito il Creatore dell’universo, affinché tutti ti gridiamo: Salve, o unica avvocata delle nostre anime.

Oppure stavrotheotokìon. Come generoso.

Vedendo sulla croce te, agnello e pastore, l’agnella tua genitrice faceva lamento e come madre così ti parlava: Figlio amatissimo, come dunque sei appeso al legno della croce, o longanime? Come sei stato inchiodato mani e piedi da empi, o Verbo? E come hai versato il tuo sangue, o Sovrano?

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 2. Di Anatolio.

La Chiesa di Dio, che un giorno ha contemplato le vostre lotte, o martiri universali, oggi si veste di splendore e con fede festeggia nella vostra memoria, portando intorno come regale ornamento la vergogna posta per scherno sul vostro collo divino: per essa avete ottenuto la gloria del cielo e la beatitudine senza fine.

E ora. Theotokìon. Quando dal legno.

Dopo aver consumato tutta la mia vita nel male, infelice che sono, ora mi trovo, o pura, privo di ogni opera buona. Vedendo avvicinarsi la morte, pavento, ahimè, il tribunale del tuo Figlio e Dio: da esso scampami, o Vergine e prima di quell’inevitabile momento, convertimi, o Sovrana e salvami.

Oppure stavrotheotokìon.

Hai sostenuto molte pene, o pura, alla crocifissione di tuo Figlio e Dio e tra le lacrime gemevi alzando grida: Ahimè, Figlio dolcissimo! Come dunque soffri ingiustamente? Come sei appeso al legno, tu che riempi tutta la terra? Perciò ti invochiamo con fede, Vergine santissima: rendici propizio tuo Figlio.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 6 Ottobre- Memoria del santo apostolo Tommaso

6 Ottobre

Memoria del santo apostolo Tommaso.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 3.

Santo apostolo Tommaso, prega il Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

La sticologìa solita.

Dopo la seconda sticologìa, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Celebriamo tutti con inni l’apostolo e discepolo di Cristo nella sua memoria, perché divinamente confermò nel Signore le nostre menti quando palpò le trafitture dei chiodi, cercando una fede sicura: e senza sosta intercede perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Implora sempre il Dio e Signore, da te incarnato, per noi corrotti dai peccati, affinché abbia compassione di noi e distolga il suo sdegno e la sua ira, o venerabile, da quanti acclamano con fede e senza sosta celebrano le magnificenze della tua grazia.

Quindi i canoni dall’oktoichos e questo dell’apostolo. Acrostico: Ammiro, Tommaso, i tuoi numerosi miracoli. Poema di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Come la cavalleria.

Il Figlio eterno di Dio, Dio Verbo, apparso sulla terra in una forma simile alla nostra, che tu contemplasti, glorioso, del quale mani e fianco toccasti col dito, supplicalo di salvare i tuoi servi.

Colui che conosce tutti i segreti, colui che scruta le reni e i cuori, Gesù, mio Dio e Signore, si degnò, beato Tommaso, di farti servo, testimone e apostolo santo della sua divina manifestazione.

Divenisti, o beato Tommaso, fiume d’acque mistiche, facendo scorrere sulla faccia della terra e nel pliroma della Chiesa le onde della conoscenza di Dio e, con l’uragano dello Spirito, dissolvesti l’errore del politeismo.

Theotokìon. Della morte e della corruzione hai causato la sconfitta partorendo Cristo, fonte di vita incorruttibile, che abbellì la natura umana, conferendole la grazia dell’immortalità, Madre di Dio purissima e illustrissima.

Ode 3. Non nella sapienza.

Eccellendo per virtù e miracoli, apostolo che hai visto Dio, illuminasti gli indiani di luce divina e nelle loro tenebre hai fatto splendere la fede.

Divenuto incandescente per opera dello Spirito, come raggio di luce fosti inviato, o Tommaso, divinamente ispirato e con i tuoi miracoli rischiarasti tutto il mondo.

Iniziato ai dogmi della divina sapienza, apostolo Tommaso, con la rapidità del lampo illuminasti il mondo e i suoi confini.

Theotokìon. Vergine pura, che hai portato Dio fatto carne, rendimi saldo, poiché mi piego sotto l’attacco delle passioni: non c’è altro soccorso che te.

Irmòs. Non nella sapienza, né nella potenza o nella ricchezza ci vantiamo, ma in te, Sapienza enipostàtica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.

Kathisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Offristi, come primizia al nostro Dio, gli uomini, pescati con la rete dei tuoi divini insegnamenti; desideroso di rivestire le stigmate di Cristo, ti rivelasti imitatore della sua passione; riuniti oggi celebriamo debitamente, o glorioso apostolo, la tua festa solenne e a una voce gridiamo: Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Cantiamo l’arca e la porta del cielo, la montagna santa, la nube luminosa, il roveto ardente, la liberazione di Eva, il paradiso mistico e l’immenso tesoro di tutta l’ecumène; poiché in lei la salvezza fu compiuta, il mondo fu riscattato dal suo antico debito; perciò a lei gridiamo: Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con fede venerano il tuo santissimo parto.

Ode 4. Colui che siede.

Usando il tuo immenso carisma taumaturgico e l’esposizione della gloria dei divini dogmi, attirasti con la predicazione l’ecumène che acclama: Gloria alla tua potenza, Signore.

Come veggente del Verbo, suo fervente servitore e martire della sua gloria e della sua magnificenza e come economo fedele ti celebriamo, beato e veneratissimo apostolo Tommaso.

Preso a fondamento la pietra angolare, edificasti per i fedeli la camera nuziale e il padiglione celeste, o beato e illustre apostolo Tommaso.

Theotokìon. Terra vergine che produsse la vivente spiga e nube leggera che zampillò la pioggia vivificante chiamiamo la Vergine santissima, gridando: gloria alla tua potenza, Signore.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Illuminato dalla gloria di Cristo e toccando il fianco vivificante, o apostolo, attingesti un insondabile oceano di benedizione, con cui arricchisti il mondo.

Assente alla prima tua venuta, Tommaso non credette ai discepoli, ma convintosi dopo, gridò con gioia: Ti proclamo Dio e Signore, o misericordiosissimo.

Come cielo spirituale della tua gloria, o Cristo, con il tuono dello Spirito Tommaso fece risonare la sua predicazione, annunziandoti Signore e Dio.

Theotokìon. Rivela il mio intelletto vincitore delle passioni, o purissima e sottometti al pensiero i loro assalti, divina sposa che generasti Dio, Salvatore delle nostre anime.

Ode 6. A te sacrificherò.

La tua incredulità, beato Tommaso, è rimedio universale contro l’incredulità funesta, poiché senza dubbio sondasti i segni della lancia e dei chiodi.

O Cristo, fonte di vita, tu hai lanciato, come valoroso guerriero, il tuo apostolo come freccia aguzza nel cuore del nemico e lui te ne ha portato le spoglie.

Terminasti, o compassionevole, i sacrifici idolatrici, con la tua immolazione sulla croce e con i divini apostoli, imitatori della tua passione.

Theotokìon. Prodigio che supera i precedenti prodigi: una vergine senza nozze concepì in grembo e senza restringerlo, colui che regge il mondo nella sua mano.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così a te grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, grazie al sangue misericordiosamente fluito dal tuo fianco.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Riempito della grazia divina, l’apostolo di Cristo e fedele servo, nel pentimento gridò: Tu sei Dio mio e mio Signore.

Ikos. Per la Galilea delle genti.

A Pietro che diceva a Tommaso, l’ispirato discepolo di Cristo e grande narratore di misteri: Abbiamo visto il Signore, costui rispose: Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non palpo anche il suo fianco, non crederò. Ma il Creatore e Sovrano di tutti era venuto come servo a salvare tutti e disse a Tommaso: Palpa i segni delle mani e del fianco e non essere incredulo: io sono infatti il Signore tuo Dio; e quello convertito esclamò: Tu sei Dio mio e mio Signore.

Sinassario.

Il sei di questo mese memoria del santo apostolo Tommaso.

Stichi. Colui che aveva messo la sua mano nel tuo fianco si lascia aprire da te il fianco, divino Figlio. Tommaso è trapassato da lunghe lance il sei.

Lo stesso giorno memoria di santa Eroteide, martire.

Stichi. Gettarono nel fuoco la vergine Eroteide, infiammata di coraggioso eros per Cristo.

Il santo neomartire Macario, originario di Kìo di Bitinia, venne martirizzato a Prusa: prima lapidato, venne poi finito con la spada nell’anno 1590.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace.

Con i cori superni, come apostolo esulti nei cieli e canti gioiosamente: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Da un confine all’altro del mondo risuonò il tuo messaggio, insegnando le parole di Dio a chi canta: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Divenuto tempio della Trinità, lodatissimo apostolo, abbattesti gli altari degli idoli ed edificasti Chiese per cantare la lode a Cristo nostro Dio.

Theotokìon. Per il tuo parto fummo liberati dalla schiavitù della legge, poiché generasti per noi, senza conoscere uomo, il liberatore: benedetta sei tu fra le donne, o purissima.

Ode 8. Il parto della Madre di Dio.

Conversando col Dio incarnato, ti sei mostrato dimentico della carne e hai avuto accesso alla contemplazione sovrannaturale, divinizzato dalla vicinanza di Dio, gridando: Cantate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Rapito dall’amore per Dio, desiderasti morire per lui, dichiarando agli altri apostoli, tuoi compagni: Andiamo, anche noi a morire con lui, gridando: Cantate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Cristo vi rese, divini apostoli, nubi dalla pioggia celeste, per irrigare le Chiese, versando i flutti della conoscenza di Dio e gridando: Cantate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Irreprensibile e senza peccato, tempio di ogni santità, tu partoristi il Verbo santo coeterno al Padre, colui che santifica ogni uomo; perciò ti lodiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatotosi, convoca tutta l’ecumène a cantare: Celebrate, opere, il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Ode 9. Da te, Vergine.

Per la tua anima obbediente e teofora, o glorioso, ti rivelasti carro splendente su cui sedeva il Verbo, guidando alla salvezza i tuoi cantori.

Celebrando la tua beata memoria, ti supplichiamo di liberarci da ogni inquietudine con la tua mediazione, per la familiarità che possiedi come apostolo di Cristo, o venerabilissimo divino veggente.

Tutti oggi celebriamo con fede la tua memoria, o apostolo Tommaso: rischiaraci, santificaci, con le tue preghiere liberaci dalle prove, dalle sofferenze e da ogni disgrazia.

Theotokìon. Ti rivelasti Madre e Vergine castissima: unisti infatti il parto e la verginità, generando l’Autore e Signore di tutto il creato, Sovrana purissima.

Irmòs. Da te, Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo, che ha congiunto le nature distinte: perciò, esultanti, o Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Exapostilàrion. Udite, donne.

Testimone oculare e apostolo di Cristo misericordiosissimo, dona pace a tutta la terra e vittorie al principe amico di Cristo; e per noi che ti celebriamo come discepolo ispirato, chiedi, o Tommaso, la salvezza e la remissione delle colpe.

Theotokìon.

Madre di Dio purissima, grande tripudio degli apostoli, dei martiri, dei profeti e dei santi, rendi propizio ai tuoi servi il tuo Figlio e Signore, quando siederà a giudicare secondo ciò che merita ciascuno, o Genitrice di Dio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo questi 3 stichirà idiòmela, ripetendo il primo.

Tono 1. Di Anatolio.

Seguisti Cristo, apostolo Tommaso e sdegnasti il mondo; nascondendo i suoi dogmi nel tuo tesoro, divenisti apostolo: giunto perciò tra le genti, illuminasti con i precetti del Salvatore le loro anime oscurate dall’inganno e dalle passioni, perché credessero alla Trinità consustanziale (2).

Tono 4.

Con l’anima rischiarata dal divino fuoco della conoscenza, in tutto imitasti il Sovrano, come discepolo osservante, apostolo Tommaso: con la canna della croce, infatti, piamente pescavi anime dall’abisso dell’ignoranza; prendesti così nella rete, con l’amo del divino Spirito, anche la mente oscurata degli indiani. Implora sempre Cristo Dio perché anche noi siamo sottratti al tenebroso sguardo del nemico e siano salvate le nostre anime.

Abbandonate le profondità in cui pescavi, con la canna della croce per fede accorresti e con essa hai pescato tutti, apostolo Tommaso: perciò, avendo palpato con la mano il fianco immacolato del Verbo, ottenesti anche di esaminare col dito le ferite dei chiodi passati da parte a parte. Prega con insistenza Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. Tono pl. 2. Dello Studita.

Come ministro del Verbo e della sua ineffabile incarnazione, attingesti all’abisso della sapienza, apostolo Tommaso: con la canna della croce, infatti, ricercandole nell’abisso dell’inganno, pescavi anime. Così con la rete dei tuoi dogmi illuminasti tutta l’ecumène e con la luce della conoscenza rischiarasti le anime ottenebrate degli indiani. Godendo dunque chiaramente della gloria di Cristo, supplicalo d’aver pietà delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia i typikà e il resto come di solito.

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Mattutino del 5 Ottobre- Memoria di santa Caritina martire

5 Ottobre

Memoria di santa Caritina martire.

Al Mattutino.

La sticologìa solita e i canoni dall’oktoichos e della santa. Acrostico: Io canto con amore, Caritina, la tua grazia. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Delle tue grazie colma il mio spirito, Caritina, tu che fosti colmata di tante bellezze nelle tue sacre lotte, perché possa cantarti santamente, vittoriosa martire raggiante di verginità.

La grazia del santissimo Spirito, colmandoti di grazie ti fece rifulgere con i suoi gioiosi raggi e ti diede la forza di lottare virilmente per ricevere in eredità l’eterna letizia.

Considerando la tua crocifissione, la tua illustre martire, o Cristo, sopportò la pena dei tormenti, sostenuta dalla tua potenza, Signore, dalla quale la nostra natura è fortificata.

Theotokìon. Pura Genitrice di Dio, fosti il luogo capace di contenere la natura della divinità infinita; così Caritina amandoti come vergine al tuo seguito, venne condotta a tuo Figlio.

Ode 3. In te si rallegra.

L’amore divino di cui bruciava la tua anima, spense i desideri della carne e le crudeli ustioni dei tormenti.

Vedendo il nostro nemico caduto ai piedi della martire per grazia di Cristo, rivolgiamo la nostra lode al Signore.

Santa martire, con la forza del Creatore schiacciasti la testa del nemico, sopportando sulla tua testa i carboni ardenti.

Theotokìon. Caritina, la martire che ti ha amato, o Vergine unica benedetta tra le donne, per le tue grazie è glorificata.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa, gridando: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kàthisma. Tono 4. Tu che volontariamente.

Preferendo l’amore per i beni invisibili e disdegnando la precarietà di ciò che si vede, fortificasti il tuo spirito con la speranza divina; perciò, o martire, correndo nello stadio delle lotte, sconfiggesti il serpente; intrecciasti così per te stessa la corona dei vincitori, illustre vergine e splendore dei martiri.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Chi potrà dire la moltitudine dei miei pensieri impuri, le trasgressioni di cui abbonda il mio spirito e l’assalto dei nemici incorporei contro di me, i loro malefici, chi potrà enumerarli? Ma tu, pura Vergine, concedimi, con la tua intercessione la liberazione da ogni male, o buona.

Stavrotheotokìon.

Colei che ti partorì alla fine dei tempi, Verbo nato dal Padre senza tempo, vedendoti sospeso sulla croce, o Cristo, gemeva dicendo: Ahimè, Figlio mio amato, perché ti lasci crocifiggere da uomini empi, tu il Dio che cantano gli angeli nel cielo? Signore longanime, gloria a te.

Ode 4. Vedendo te, Sole di giustizia.

Dalle braccia di tuo padre ti strapparono i carnefici per l’immolazione come vittima senza difetto, vittoriosa martire, che amasti sopra ogni cosa il Padre nostro dei cieli.

Con il tuo sangue alimentasti copiosamente la lampada della tua anima come le vergini sagge e, quale sposa, dimorasti presso Dio, o martire che hai avuto la grazia per nome.

Il tuo cuore, coraggiosa martire, infiammato d’amore per il tuo Sposo, estinse i carboni ardenti dell’errore con l’aspersione del tuo sangue e seccò l’oceano del politeismo.

Theotokìon. Concepisti, o casta Genitrice di Dio, il Dio Verbo incarnato, che Caritina amò con fervore, affrontando il fuoco e ogni sorta di tormenti.

Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Rasandoti il capo per deporvi carboni ardenti, i tuoi oppressori non spezzarono il vigore della tua fede.

Raffigurando i tuoi chiodi e l’immolazione, Signore, sopporto il dolore bruciante delle punte, gridava la martire.

Coronasti il tuo capo di vittoria, Caritina, sconfiggendo con le tue imprese il serpente, che prevalse un tempo su Eva.

Theotokìon. L’intelletto mortale non può concepire il tuo concepimento superante l’intendimento, Vergine Madre. Infatti concepisti Dio.

Ode 6. A te sacrificherò.

Di grazie e prodigi, martire vittoriosa, venne coronato il tuo sacro capo da Cristo, avendo volontariamente scelto di soffrire per lui, tu, omonima della gioia divina.

Il Dio santo che liberò dall’abisso il profeta Giona, ti salvò dai marosi in cui eri stata gettata e nei flutti del tuo sangue sommerse i nemici.

Con la spada della tua fermezza uccidesti i nemici e, sopportando l’estrazione di tutti i denti, gloriosa martire, spezzasti le mascelle dei leoni incorporei.

Theotokìon. Trovando in te, Vergine, forza e sostegno, Caritina soffre con coraggio i tormenti e, seguendoti con letizia, è presentata al Signore di tutti.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore: così a te grida la Chiesa, purificata dalla sozzura dei demòni per il sangue misericordiosamente fluito dal tuo fianco.

Sinassario.

Il 5 di questo mese memoria della santa martire Caritina.

Stichi. Per la preghiera già liberata dalla carne, con la morte Caritina se ne separa. Dopo aver subito barbari supplizi raggiunse, il cinque, il Dio che amò.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Mamelcta.

Stichi. Accoglimi, o Cristo, disse Mamelcta, lavata e preparata dalle pietre.

Lo stesso giorno memoria della tremenda e salvifica apparizione del monaco Cosma.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Colui che liberò dalla fornace i tre fanciulli, salvò te, Caritina, dalla ruota infiammata, mentre cantavi: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Con le vergini, portando la tua lampada, camminavi verso i cieli e sopportavi con coraggio le torce infuocate, cantando: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Confuso dalla tua pazienza, l’iniquo tiranno ti fece gettare in acqua con piedi e mani legati, mentre cantavi: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Con la tua divina parola stigmatizzando l’assurdità, colmasti ciò che mancava alla passione, o martire, gridando: Benedetto sei tu, mio Signore e mio Dio.

Theotokìon. Il puro Verbo amò te, unica Vergine pura e incontaminata e da te incarnato, restaurò l’umanità, o fanciulla, glorificando Caritina con i prodigi.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

Splendente di bellezza nella porpora delle tue sacre ferite e rimasta vergine senza corruzione, sposasti la bellezza di Cristo, il Verbo per noi incarnato dalla Vergine, al quale cantiamo: opere tutte, benedite il Signore.

Contro di te si accanirono i carnefici, ma tu sopportasti valorosamente la ruota ardente, le punte infuocate, la caduta nel fondo del mare, l’estirpazione di unghie e denti, o venerabile, magnificando Cristo.

Illustre vergine martire, i tormenti fecero splendere di bellezza i tuoi piedi che, toccando l’acqua, non furono bagnati, poiché con te stavano gli angeli divini, coi quali cantavi: opere tutte, benedite il Signore.

Prodigio che stupisce ogni spirito: l’abisso che ti aveva presa nel suo seno rese il tuo corpo, dopo la tua fine, a tuo padre che lo seppellì, Caritina, ricevendo da te la grazia, il regno dei cieli.

Theotokìon. Ti rivelasti più alta dei cieli, Vergine purissima, partorendo il Dio celeste che permette alla terra di raggiungere il cielo e che di Caritina rende illustre la memoria; cantiamo a lui: opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani Daniele nella fossa arrestò le fauci dei leoni: i fanciulli ebrei pieni di zelo per la loro fede, cinti di virtù arrestarono la forza del fuoco, gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Cristo, pietra angolare.

Per ottenere come vergine illibata, o Caritina, le corone di gloria, soffristi ogni sorta di castigo, con pensiero elevato e spirito lieto.

Come vergine risplendente di bellezza, o martire invincibile, come sposa senza macchia del Signore, sulle tue ali dai riflessi aurei, volasti ai cieli per trovarvi riposo.

Rifulgesti, o Caritina, di luci abbaglianti, respingendo senza sosta l’oscurità del male e delle passioni con i prodigi che operasti come dono di Dio.

Il felice giorno della tua memoria riunisce nella letizia i popoli per celebrare le tue lotte, i tuoi sacri agoni, le tue imprese, la tua generosa passione, o megalomàrtire, che hai la grazia per nome.

Theotokìon. Dalle tue viscere senza nozze si levò per noi la luce, che con il suo divino irraggiamento rese Caritina astro luminoso, Vergine Madre e Genitrice di Dio.

Irmòs. Cristo, pietra angolare non tagliata da mano umana fu tagliato da te, la Vergine, monte inviolato; è lui che riunisce le nature separate; per questo, gioiosi ed esultanti, Madre di Dio, noi ti magnifichiamo.

Exapostilàrion. Tu che il cielo con le stelle.

Tu che come martire con gloria stai nei cieli presso Dio, Caritina, con le tue ardenti preghiere salva tutti noi fedeli, che celebriamo la tua memoria.

Theotokìon.

Non smettere di implorare tuo Figlio, o Vergine, per noi tuoi servi, affinché tutti veniamo strappati al tremendo inferno e al fuoco inestinguibile.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 4 Ottobre- Memoria del nostro padre tra i santi Ieroteo, vescovo di Atene

4 Ottobre

Memoria del nostro padre tra i santi Ieroteo, vescovo di Atene.

Al Mattutino

La solita sticologia e i canoni dall’Oktòichos e questo del santo. Acrostico: La tua luminosa memoria, beatissimo, onoro. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraverso l’umido.

Avendo come maestro il mistagogo celeste Paolo, che prese il mondo nelle sue reti, divenisti iniziato alla suprema contemplazione.

La lingua di Paolo, chiaramente guidata dallo Spirito e proclamante i misteri di Dio, ti catturò, beato e ti rese divino predicatore.

Spinto dallo spirituale desiderio e meditando le divine parole, consacrasti al Sovrano dell’universo santi studi sulle cose di Dio.

Theotokìon. Vergine pura, dimora divina della luce senza fine, Sovrana nostra, purificami dalle sozzure del peccato.

Ode 3. O Signore, creatore della volta.

Come sacro oratore e predicatore della fede tutti ti veneriamo, riuniti con letizia e ti diciamo beato, o Ieroteo.

Con forza, decisione e affetto per Dio, proteso verso il benefattore di tutti, illuminasti il tuo spirito e la tua anima con i bagliori dell’aldilà, o beatissimo.

Giustificasti il nome che portavi, divenuto offerta sacra, divina e santificata all’onnipotente Creatore dei secoli, tu, diadema del tempio dei cieli.

Theotokìon. Colui che ha steso la volta celeste e con la potenza della sua divinità regge nel palmo la terra, fu tenuto corporalmente tra le tue braccia, pura Vergine e ti ha indicato a ogni fedele come sostegno.

Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.

Kathisma. Tono 3. Della fede divina.

Con i rivi dei tuoi insegnamenti irrigasti tutta l’ecumène e seminasti i dogmi della pietà, poichè in te riposava Cristo, fonte di vita, padre santo Ieroteo; pregalo con insistenza di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon

Non fu separato dalla natura divina incarnandosi dal tuo grembo, ma, facendosi uomo, restò Dio, il Signore che ti conservò nella tua irreprensibile verginità, o Madre, prima e dopo il parto; pregalo sempre di donarci la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’Agnella madre pura, la vergine Genitrice del Verbo divino, quando vide sospendere sulla croce il frutto che aveva fatto coltivato senza dolore, piangendo maternamente gridò: Ahimè, Figlio mio, quale passione soffri, tu che dalle sue passioni infami vuoi salvare l’uomo!

Ode 4. Tu sei mia forza, Signore.

Con la tua predicazione eloquente rischiarasti i cuori dei fedeli, beato Ieroteo e allietasti il sacro collegio degli apostoli, venendo rapito in Dio cantando: Gloria alla tua potenza, solo amico degli uomini.

Ti consacrasti tutto a Dio, trasportato a lui dalla teologia, beato gerarca divinamente ispirato: chi ti era vicino ti stimava a ragione sapiente predicatore e cantore divino.

Ora che vedi più chiaramente le cose divine, poiché ogni enigma è scomparso e ogni ombra svanita davanti alla vera visione di Dio, pregalo, padre, di salvare i fedeli che cantano: Gloria alla tua potenza, solo Amico degli uomini.

Theotokìon. Contenesti in grembo, o purissima, l’incontenuto Dio, rifulgendo di bellezza verginale; perciò noi fedeli, realmente come Madre di Dio ti celebriamo e con fede glorifichiamo il tuo parto.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Compagno degli apostoli, con loro eri presente alla divina dormizione della pura e santissima Madre di Dio, che per noi generò corporalmente il datore di vita.

Oltre natura intuisti e le tue visioni sovrarazionali insegnasti come presbitero a tutti quelli che con fede da te ricevettero l’illuminazione e a chi desiderava apprendere, beatissimo eccelso, intuizioni di teologia.

Illuminato dai raggi beatissimi dello splendore oltre natura, eccellesti fra tanti per la limpidezza e precisione delle tue divine esposizioni, essendo iniziato ai misteri di Dio per lunga esperienza e studi approfonditi.

Theotokìon. O Vergine senza sposo, concepisti per noi uomini il Verbo incarnato, per natura illimitato, che nel tuo grembo vergine ineffabilmente fu formato fuori dalle leggi di natura.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Divinamente iniziato alla scienza di Dio, quali veri oracoli, padre, saggiamente ci lasciasti i tuoi discorsi che, illuminano le nostre anime con la conoscenza sacra.

Beato Ieroteo, davvero raggiungesti la beatitudine, tu la cui anima purificata preferì come sola degna d’essere amata, la beata bellezza del Salvatore.

Proteso verso i puri raggi e ai bagliori spirituali della divina illuminazione, ti rivelasti partecipe della sua luce, o beato in Dio.

Theotokìon. Realmente ti glorifichiamo come Madre di Dio, poiché ineffabilmente generasti colui che, essendo davvero Dio, si unì ipostaticamente alla carne, santissima Vergine Madre.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono pl. 4. A te invincibile.

O Gerarca d’Atene, inneggiamo a te noi per te sperimentammo misteri soprannaturali e inaccessibili: ti rivelasti infatti innografo divinamente ispirato. Prega, dunque, beatissimo Ieroteo, perché siamo strappati a tutte le disgrazie, sì che possiamo acclamare: Salve, padre sapiente in Dio.

Sinassario.

Il 4 di questo mese memoria del santo padre nostro Ieroteo, vescovo di Atene.

Stichi. Un tempo si consacrò a te, Verbo, Ieroteo. Ora per il suo transito a te si unisce. Il quattro, poco spazio occupa questo corpo la cui anima si dilata in cielo.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Pietro del Campidoglio.

Stichi. Pietro, come spada affilata dallo Spirito, subì il taglio della testa e delle altre membra.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Domnina e delle sue figlie Verina e Prosdokì.

Stichi. La corrente del fiume trasporta tre fanciulle senza colpe nella vita.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Audàcto e di sua figlia Callistene.

Stichi. Morendo di spada, Audàcto, martire del Signore, vivi con i martiri e contempli il Dio vivente. Callistene contempla la bellezza del Dio del quale aveva la divina e forte protezione.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Ammone l’egiziano.

Stichi. Percorse la via stretta dell’ascesi il divino Ammone e trovò la strada larga.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Fausto, Gaio, Eusebio e Cherimone diaconi.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Sforzandoti di contemplare il Santo dei santi, o beato padre, giungesti alla vita pura, al culmine della visione divina cantando: Benedetto sei tu, o Dio, Dio dei nostri padri.

Il significato dei tuoi discorsi e l’eleganza delle tue opere rallegrano quanti ti onorano con affetto e li trascinano alla lode del Signore cantando: Benedetto sei tu, o Dio, Dio dei nostri padri.

Predicavi l’unica divinità che si fece conoscere nella Trinità dei suoi aspetti, il Dio che proclamiamo in tre ipòstasi e tu stesso, sapiente in Dio, salmeggiavi: Benedetto sei tu, o Dio, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Oltre le leggi di natura, Vergine Madre, partoristi il Sovrano dell’universo visibile e invisibile, che noi cantiamo ad una sola voce, gridando: Benedetto sei tu, o Dio, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Follemente il tiranno.

L’energia onnipotente del santo Spirito, dimorando nella tua purissima anima, ti rese predicatore divinamente ispirato, sacro cantore del Redentore, cantando con fede: Sacerdoti, benedite Cristo, popolo, esaltalo per tutti i secoli.

Con pia ricerca trovando gli ineffabili misteri dell’economia di Cristo, li hai fatti conoscere chiaramente, rivelandoli ad alta voce, nella dolce armonia dei tuoi discorsi cantando senza sosta: Sacerdoti, benedite Cristo, popolo, esaltalo per tutti i secoli.

La beatissima grazia ti colmò di ispirazione divina e di precisa teologia; allora hai fatto sgorgare come fiumi i tuoi dogmi e ne gioirono gli apostoli con cui ora canti: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta per tutti i secoli.

Theotokìon. La mia anima uccisa dal peccato, avvelenata dal morso del serpente, Vergine non sposata che generasti oltre le leggi di natura il Dio che può vivificare l’universo, sollevala affinché canti: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta per tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Come amico della suprema sapienza e dei suoi doni, ricevesti con gioia dalla sua mano la corona di gloria e nel cielo esulti davanti al Creatore dell’universo; supplicalo di salvare da ogni pericolo i tuoi cantori, Ieroteo.

Tu abiti le dimore eterne, gli atri celesti e con il coro degli angeli ora esulti e condividi la gioia degli apostoli; con essi giubili, chiedendo per quanti con fede ti onorano la pace divina.

Trovando le certe ricompense di cui avesti rivelazione sulla terra, con affetto andando verso Dio, senza sosta, padre Ieroteo, supplicalo di donare perdono a quanti con fede festeggiano la tua sacratissima e luminosa memoria.

Theotokìon. O Madre del Creatore di tutto, con audacia materna supplica tuo Figlio affinché salvi dalla tirannia i tuoi servi prigionieri, interrompendo l’oppressione di uomini perversi e conceda serenità e salvezza ai tuoi cantori.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini.

Exapostilarion. Tu che il cielo con le stelle.

Quando la Madre del Verbo parve sul punto di migrare al riposo di lassù, con gli altri apostoli anche tu, Ieroteo, ti presentasti per accompagnarla con inni.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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