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Momento: Mattutino

Mattutino del 31 agosto – Memoria della deposizione della preziosa cintura della santissima Madre di Dio

31 AGOSTO

Memoria della deposizione della preziosa cintura della santissima Madre di Dio.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Noi fedeli celebriamo la venerabile cintura della pura dimora del tuo corpo, da cui attingiamo la guarigione dei nostri mali e acclamiamo, Vergine santissima: Madre di Dio Altissimo, tu sei il riscatto di quanti ti onorano, o Maria da Dio eletta.

Gloria. E ora. Si ripete lo stesso.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Il tuo popolo, o inneggiatissima, festeggia oggi per la deposizione della tua preziosa cintura e con ardore a te grida: Salve, Vergine, vanto dei cristiani.

Gloria . E ora. Si ripete lo stesso.

I due canoni della Madre di Dio. Primo canone. Poema del signore Giorgio.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Come brillante lampada perennemente accesa, come cielo terso, il tempio della Vergine, avendo trovato la luminosissima cintura, oggi illumina l’universo dello splendore dei prodigi.

La tua città, indossando spiritualmente la tua cintura, o purissima, come legame sicuro, in essa trova forza e potenza e in te ripone il suo vanto.

La tua urna sulla terra ci è apparsa più preziosa dell’arca dei tempi antichi: non ci sono in effetti più simboli, ma la conoscenza della verità, o Genitrice di Dio, custodita con fede.

La preziosa urna effonde oggi il suo mistico profumo nel tempio della pura e colma dell’aroma dello Spirito quanti vi si avvicinano con affetto.

L’L’altro canone. Acròstico: Cingimi della tua forza, pura Vergine. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Di forza divina, Vergine pura, cingi chi inneggia alla tua sacra cintura, divenuta per la tua città e per il tuo gregge cinta sacra e baluardo imprendibile, o Vergine illibata.

Generasti il Dio potente, che cinge di potenza tutti i fedeli, Vergine pura, perciò ti diciamo beata e con gioia baciando la tua cintura sacra, vi attingiamo grazia e misericordia.

Intrecciamo armoniose danze per la deposizione della sacra cintura della casta fanciulla di Dio; con essa fu intessuta per noi una cinta incorruttibile, un abito che non si strappa e un baluardo imprendibile.

Nella la tua potenza si rifugia sempre il tuo popolo, Vergine pura, accorrendo sempre sotto la tua protezione; sii un aiuto per tutti, esaudisci le preghiere che ciascuno ti rivolge per la propria salvezza, liberando dai pericoli le nostre anime.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca e si riempirà di spirito e pronuncerò un discorso alla Regina Madre; mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Ode 3. Si rallegra in te.

Veneriamo oggi, fedeli, la cintura della Pura, come legame che ci unisce a Dio e con fede inchiniamoci.

I flutti della grazia senza sosta zampillanti, o Vergine, dalla tua urna incontaminata, dissetano tutti i fedeli.

La cintura della Vergine, che oggi celebriamo solennemente, effonde sui fedeli grazie di guarigioni.

Come rugiada del mattino la tua grazia scorrendo, o Pura, calma sempre la fornace delle passioni dei tuoi cantori.

L’altro canone. Tu che in principio.

Il cuore di chi tocca con fede la sacra cintura della Vergine viene rinnovato e si cinge di potenza per affrontare con successo le turpi passioni e i nemici immateriali.

Restò incorrotta la sacra cintura che cinse il tuo casto corpo, o Fanciulla: essa santifica i fedeli che a lei si accostano e libera da corruzione, malattie e afflizioni.

Divenisti dimora splendente del Verbo da te incarnato e ti compiacesti, o illibata, che la tua cintura fosse deposta nella tua santa casa; baciandola veniamo santificati.

Tutti baciamo con affetto e cuore lieto la venerata cintura, divenuta per tutti i fedeli, o Theotòkos, oggetto di venerazione per aver cinto il tuo santissimo corpo.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, o Theotòkos, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina memoria rendili degni di corone di gloria.

Kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

La deposizione della tua divina cintura la Chiesa festeggia con gioia e con ardore a te grida, o Vergine pura: salvaci tutti dalle potenze nemiche, spezza l’audacia degli empi e dirigi la nostra vita affinché facciamo la volontà del Signore.

Gloria. E ora. Stesso Tono.

I fiumi di miracoli sgorganti dalla tua urna santissima, come un tempo dal paradiso, irrigano la faccia della terra con moltitudini di grazie per quanti ti venerano con fede, Madre di Dio; perciò ti cantiamo e grati celebriamo gridando sempre: salve, unica speranza dei tuoi cantori.

Ode 4. Vedendo te sole di giustizia.

Come prezioso firmamento ti ha posto l’Autore del creato, ornandoti, come stelle, di quei divini splendori con cui rischiari i confini, Madre di Dio.

La tua città, Madre di Dio, avendoti come fortezza sicura e munita, possiede anche la tua sacra cintura come indefettibile legame, che brandisce nelle guerre.

O Genitrice di Dio, la tua sacra cintura ci fa salire dalla terra al cielo con l’ardore che in noi accendi; perciò ti glorifichiamo come causa di gloria superna.

Ecco la grazia inesauribile, venite tutti con cuore semplice, amici della festa, attingete con fede i torrenti sempre zampillanti dalla santa urna della Madre purissima.

L’altro canone. Tu sei il mio vigore.

O casta e purissima, salendo per abitare presso la luce che non tramonta, lasciasti a quanti ti proclamano beata, invece del corpo, la tua preziosa cintura, fonte di prodigi e salvezza, baluardo per questa città che ti onora.

Come in un nuovo cielo entriamo, o fanciulla, nel tempio dove è custodita come tesoro la tua sacra cintura, sole abbagliante che irraggia miracoli, illumina i cuori e dissolve le oscure passioni.

Ti sei rivelata arca di spirituale santificazione, o pura inneggiatissima e doni al tuo popolo l’urna venerata, contenente la cintura che cingevi mentre eri in vita, come rifugio e fonte inesauribile di guarigioni.

La tua preziosa cintura è giunta nella tua città come prezioso dono ed è stata deposta oggi con munificenza in questa santa tua casa ed è divenuta occasione di grandissima festa, o pura Theotòkos lodatissima, per quanti con ardore ti amano.

Le ombre della legge e gli enigmi dei profeti preannunziarono te castissima, come vera Theotòkos: per te infatti la maledizione fu resa inefficace, la benedizione perfetta e la grazia salutare fiorì per quanti ti inneggiano con fede e affetto.

Katavasìa. Colui che siede nella gloria sul trono della divinità, Gesù, Dio trascendente ogni pensiero, venne su nube leggera con la sua forza immacolata e salvò quanti acclamano: Gloria, o Cristo, alla tua potenza.

Ode 5. Tu sei mio Signore.

Magnificasti tua Madre, Signore; al di sopra di tutte le potenze dei cieli esaltasti la sua gloria in modo incomparabile.

La tua preziosa urna, Theotòkos purissima, concede in abbondanza la grazia di Dio ai fedeli che ti onorano.

Tu sei la forza di cui si cingono gli imperatori fedeli, il vincolo in cui si glorifica la tua città, il cui vanto, o Theotòkos, è la tua cintura.

La tua grazia, famosa in verità, rivela la sua potenza, o Purissima, su tutta la terra attraverso miracoli prodigiosi.

L’altro canone. Perché mi hai respinto.

Dopo che la tua sacra cintura fu deposta nel tuo tempio in questo giorno, o piena di grazia, a chi lo desidera sono offerti tutti i beni: chi ne attinge viene santificato, ottenendo quel che domanda con fede.

Partorendo il Verbo splendente di bellezza, rifulgesti di bellezza e nello splendido tempio hai voluto che fosse deposta la bella cintura, che un tempo cingeva lo splendore del tuo corpo, o Theotòkos.

Il tuo santo tempio diviene per tutti un altro paradiso che possiede al suo centro come una rosa odorosa, o purissima, la tua cintura, colmante di profumo divino il cuore dei fedeli che a te si accostano.

Nube portatrice della pioggia divina, o purissima, versasti le onde della salvezza e la terra che le nostre colpe inaridirono, tu l’hai fatta produrre i frutti della fede; perciò noi fedeli ti glorifichiamo.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Ode 6. A te offrirò sacrifici.

Sopranaturalmente il Signore ti ha del tutto glorificata, esaltata, colmata d’onore, così come il tuo tempio, o Theotòkos, con la tua cintura e la sacra urna.

Flutti di grazia colano abbondantemente dalla tua urna immacolata, circondando tutto il creato, dissetando i fedeli che adorano tuo Figlio.

I fedeli che possiedono in te la forza e il vanto, per la loro gloria cingono, o Theotòkos, la tua sacra cintura come splendido e prezioso ornamento.

L’altro canone. L’abisso dei miei peccati.

Come un bimbo neonato partoristi per noi il Dio anteriore ai secoli, rinnovando tutti i cuori che il peccato aveva fatto invecchiare, o Madre sempre-vergine, attraverso questo nuovo mistero: la deposizione della tua sacra cintura.

Santo è il tuo tempio, Genitrice di Dio, meraviglia per i giusti nella verità, poiché la tua meravigliosa cintura effonde miracoli e per i fedeli che ti onorano, Vergine Madre, zampilla un oceano di guarigioni.

Ogni anima si rallegra trovandosi nel tuo tempio sacro e vedendo la tua cintura, o Theotòkos, come un sole scintillante da dove si irradiano i carismi luminosi del divino Spirito creatore.

Fortifica, pura Vergine, i nostri cuori esposti ad ogni sorta di peccati; cingi con la tua potenza i fedeli che possiedono la tua sacra cintura come tesoro prezioso, indefettibile e di gran pregio.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Theotòkos, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion. Tono 2. Tomba e morte.

Il tuo seno che riceve Dio o Madre di Dio, * ha cinto la tua cintura preziosa, potenza invincibile per la tua città, * e tesoro diviene di beni inesauribile, * o sola che hai generato sempre vergine.

Ikos.

Quale discorso dei figli della terra narrerà le tue magnificenze? Quale lingua dei mortali? Neppure un intelletto celeste può tanto. Ma tu, che partoristi lo sconfinato oceano della compassione, ricevi anche ora i canti di labbra sterili e dammi divina grazia per inneggiare la tua cintura, o Sovrana, per cui il mondo esulta cantando con gli angeli i tuoi prodigi, poiché sei la sola sempre Vergine che hai potuto generare.

Sinassario.

Il trentuno di questo mese memoria della deposizione nella santa urna della preziosa cintura della santissima Theotòkos, riportata dall’episcopato di Zila a Costantinopoli sotto Giustiniano, nella sua augusta chiesa nel quartiere di Calcopràtia; si commemora anche la guarigione miracolosa dell’imperatrice Zoì, moglie dell’imperatore Leone il sapiente, in virtù della cintura della Madre di Dio.

Stichi. O Vergine, per cui io stessa sono degnamente incoronata, io depongo la tua cintura alla fine dell’anno. Fu deposta per la gioia di ciascuno la cintura della Vergine il trentuno.

Lo stesso giorno memoria del restauro del tempio della santissima Madre di Dio in Neorìo.

Per le preghiere della tua pura Madre, Cristo nostro Dio, abbi pietà di noi. Amìn

Ode 7. Nella fornace persiana.

Unico sole di giustizia, autore della luce, tu rischiari con i tuoi molti doni il tempio di tua Madre dove risplende la sua sacra cintura.

Attorniando la tua urna come l’urna d’oro, sola pura, realmente noi godiamo delle tue grazie, o Vergine benigna e la stimiamo più preziosa dell’arca che ne fu il simbolo antico.

Le fonti dei tuoi miracoli, o purissima, traboccano vera grazia per i fedeli: dalla tua preziosa urna colano abbondanti mistici fiumi come da un altro paradiso.

Venite lieti, mortali tutti, la sacra urna ci invita misticamente a venerare come un tesoro la famosa cintura della Sovrana purissima.

L’altro canone. Il fuoco ebbe paura.

La Regina universale, andandosene alle dimore celesti, lasciò come tesoro alla Città Imperiale la sua preziosa cintura che la cinge di salvezza contro l’assalto di nemici visibili e invisibili.

Accostiamoci ora alla fonte che fa scorrere la grazia e l’amore, all’urna venerata contente la preziosissima cintura di colei che, Madre insigne e vergine, riempì di onori l’umanità con il suo parto.

Inneggiate al Signore, o voi, potenze tutte del cielo e voi, lingue tutte degli uomini, glorificate colei che lo ha generato: essa infatti ha donato la sua cintura come rifugio sicuro e salvezza per i fedeli.

Le nubi oggi stillino dall’alto la giustizia in occasione della deposizione della tua cintura, o nube colma di grazia e che ogni anima canti con gioia: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestando con coraggio la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

O purissima, l’arca contenne anticamente le tavole scritte dalla mano di Dio, ma la tua preziosa e venerabile urna, Sovrana senza macchia, possiede la cintura che custodì in te, terribile mistero, il Salvatore e l’Autore stesso della Legge.

Gli angeli, o purissima, esultano ora nel tuo santo tempio e volano intorno alla tua venerabile e sacra cintura e noi, nel tripudio e nella gioia, ti cantiamo come gloria del genere umano.

Tu sei il ramo che fece germogliare, o Vergine pura, il fiore della nostra vita, il vaso di gran valore contenente la mirra dello Spirito, tesoro dei beni, sorgente dei profumi, la santa urna da cui sgorgano guarigioni.

L’altro canone. Sette volte più del solito.

Come trono santo fu portato brillantemente nel tempio sacro, per riposarsi, l’urna contenente la cintura dell’unica ancella di Dio, la purissima regina dell’universo; per quanti piangono sotto il fardello dei loro peccati in abbondanza ella produce la perfetta guarigione dei loro mali.

Vergine Madre di Dio, sulla terra donasti corpo al Signore, stringendo fra le tue braccia colui che cinge di forza i fedeli; ora che sei salita negli eccelsi, hai lasciato ai mortali la tua preziosa cintura come forza e protezione.

Guarigione dei malati, sostegno degli oppressi, divino conforto degli smarriti, timone di chi naviga sui flutti, conversione delle pecore smarrite, così è realmente, Vergine pura, la grazia che accompagna la tua preziosa cintura, che con fede veneriamo per tutti i secoli.

Della tua cintura celebrando oggi la santa deposizione, festeggiamo questa solennità, noi tuoi servi e con gioia ti gridiamo: salve, Madre di Dio, tripudio degli angeli e degli uomini, che con fede cantano: Popolo, esalta Cristo per tutti secoli.

Katavasìa. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Da te, Vergine.

La tua urna, Genitrice di Dio, è veramente uno scrigno di gran valore, poiché essa è degna di possedere la tua verginale cintura e il tuo abito nuziale, che essa custodisce come tesoro di vita.

Cingendo, o Theotòkos, come divino diadema di bellezza la tua santissima e divina cintura, la Chiesa oggi si rallegra e splende di gloria.

Avendo il tempio della Vergine che imita tutto l’ornamento dei cieli per i raggi dei carismi, come splendori di stelle, illuminati oggi, o fedeli, rifulgete.

La tua città, Genitrice di Dio, detiene la tua sacra cintura come recinzione e luogo di pace, assicurando l’unità dei dogmi della vera fede, gloria dei fedeli e regale trofeo.

Cantiamo la tua gloria ineffabile, così come la tua grazia ineguagliabile: sei la fonte della sapienza da cui proviene la parola per tutti coloro che venerano e magnificano la tua prole.

L’altro canone. Per questo sbigottisce.

Ecco la divina lettiga di Salomone attorniata, come dice la Scrittura, da sessanta prodi; ella depone oggi nella sacra urna, come su un letto regale, la sua cintura per la riconciliazione di tutti gli afflitti e la salvaguardia di quanti vivono nella pietà.

Come città del Re dei cieli di cui si dicono meraviglie, donasti in prezioso e sacro regalo la tua santissima cintura a sostegno di tutti i fedeli; per essa gli imperatori coronati e ornati dall’ortodossia disperdono in fuga i nemici.

Monti, stillate ora dolcezza e voi, valli, eterna letizia; schiere dei patriarchi e cori tutti dei martiri, assemblea dei profeti e pia adunanza dei divini apostoli, esultate oggi con noi tutti per la deposizione della sacra cintura della divina fanciulla.

Per il tuo parto hai santificato l’universo e ora ci doni per accrescerne la luce, o Vergine santissima, la tua sacra cintura; nella sua deposizione tutta la terra esulta e venera in te colei che colmò la stirpe umana d’ineffabile gioia.

O purissima, che sei compassionevolissima, io mi rifugio presso la tua misericordia: liberami dalla nefasta familiarità con le passioni, dal nemico che mi tenta ogni giorno, dalla seduzione dei piaceri, dal peso dei miei peccati, dal saccheggio e dalla prigionia, o purissima.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima Theotòkos, pura sempre Vergine.

Exapostilarion. Udite, donne.

Colui che ha fatto superiore a ogni comprensione tutto ciò che ti riguarda, o pura, onorò di incorruttela la tua veste e la tua cintura, donandole alla tua città come forza e sicurezza; celebrandone ora con gioia la deposizione, con affetto festeggiamo.

Altro exapostilarion, stessa melodia.

Tu che sei signora di tutte le creature, o Sovrana e sei piena di luminosissima sapienza, come Madre di Dio onnipotente, colmami di luce, di divina conoscenza e grazia col compiersi degli inni che si cantano per te, pura Theotòkos.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Purissima Theotòkos, la Chiesa ha cinto la tua santa cintura come fulgidissima corona e si rallegra oggi gioiosa, misticamente danza e a te acclama, o Sovrana: Salve, corona e diadema divino; salve, sola gloria ed eterna letizia di tutto il mio popolo (2).

Purissima Sovrana, poderoso muro di cinta, indistruttibile sostegno e salvezza del tuo popolo e della tua città, tu hai dato come splendida difesa la tua preziosissima cintura, che salva da ogni sorta di sventure quanti la onorano con fede e con fervido zelo, o sposa di Dio.

Il tuo tempio, o purissima, si rivela oggi fonte inesauribile di prodigi: i fiumi della grazia si riversano infatti copiosi dalla tua urna santa e rallegrano la mente dei fedeli, che con fede e affetto a te acclamano: Tu sei gioia, letizia e nostra vita.

Gloria. E ora. Tono 2.

La Chiesa di Dio ha cinto la tua santa cintura, o Theotòkos purissima, come fulgidissima corona e risplende oggi gioiosa e misticamente danza, o Sovrana, gridando a te: Salve, prezioso diadema e corona della divina gloria. Salve, sola gloria e gioia eterna di tutto il popolo cristiano. Salve, porto, protezione e salvezza di quanti a te accorrono.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia. I Typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Apostolo: Fratelli, la prima tenda aveva norme (vai al sabato della V settimana dei digiuni).

Vangelo: Alzatasi Maria.

Kinonikòn.

Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Alliluia.

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Mattutino del 30 Agosto – I santi nostri padri Alessandro, Giovanni e Paolo il Nuovo, arcivescovi di Costantinopoli

30 Agosto

I santi nostri padri Alessandro, Giovanni e Paolo il Nuovo, arcivescovi di Costantinopoli.

Al Mattutino.

La consueta sticologia e i canoni: uno dall’Oktòichos, quindi i due canoni seguenti, uno del Precursore, l’altro dei santi. Il Canone del Precursore reca l’Acròstico: Canto il Precursore, martire di Dio.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Chi può degnamente lodare la luminosa lampada, l’araldo del mondo, l’apostolo divino, il servo di Cristo, il precursore del Signore martirizzato per lui?

L’angelo divino, principe delle angeliche potestà giunse al sacro tempio di Dio per recare la novella all’anziano: Vecchio, darai alla luce il precursore del Signore.

Straordinario prodigio: il grembo sterile che portava al suo interno il Precursore, eccelso profeta dal seno materno, venerò Cristo, portato nel grembo della Madre di Dio.

Theotokìon. Il divino arcangelo disse alla Vergine: o divina Sposa, recati in fretta alla casa di Elisabetta; trovandola gravida comprenderai che un parto inspiegabile ti ho annunciato.

Canone dei santi.

Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Come lampada a tre luci è sorta oggi la gloriosa memoria dei santi padri: con fede esultanti danziamo per essa.

O gerarca Alessandro, annientasti le roccaforti dell’eresia con la tua fervida franchezza nel professare la Trinità santa.

Avevi lo stesso nome dell’apostolo Paolo, illustrissimo gerarca e ne hai imitato le sue virtù divine.

Spiegando la nostra fede attraverso le scritture divine, la tua lingua, padre Giovanni, si rivelò stilo di scriba dello Spirito Santo.

Theotokìon. Cantiamo al Signore che volle incarnarsi senza seme dalla Vergine per salvarci e liberarci.

Ode 3. Come sorgente viva.

Nato da una sterile, Giovanni sciolse la lingua al padre: giustamente fu detto sonante voce del Verbo. Perciò benedicendo esclamò: Solo tu solo sei santo, o Signore.

Nulla amando di ciò che perisce, presto abitasti come città il deserto, irrobustito dallo Spirito divino: vivesti in modo immateriale come il mirabile Elia, o glorioso.

Non sopportando gli affari mondani fuggisti come uccello per abitare nel deserto e deliziarti nel Signore che libera dai lacci e dai pericoli, o sapiente.

Theotokìon. Alla casa di Elisabetta la Vergine si recò portando in seno il Verbo eterno di Dio: salutatesi entrambe, subito lo riconobbe il precursore e dal grembo lo adorò.

Dei santi. Tu sei la saldezza.

Ai buoni pascoli guidavi il gregge del Signore, o gerarca Alessandro; perciò ti glorifichiamo nei secoli.

Dalla tua lingua, beatissimo Giovanni, scorrevano come acque di salvezza per le tue pecore i dogmi della fede.

In te, beatissimo Paolo, veneriamo colui che, per il suo nome e la sua vita, è apparso immagine del vaso d’elezione.

Theotokìon. In te, noi cristiani, possediamo rifugio e riparo in ogni tempo; Vergine non sposata, senza sosta noi ti glorifichiamo.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te ricorrono, Signore, tu sei luce di chi giace nelle tenebre e il mio spirito ti inneggia.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Onoriamo, fedeli con purezza di coscienza il precursore di Cristo, il battista e profeta, il glorioso banditore, il maestro di conversione, il testimone verace del Salvatore che, per aver rimproverato Erode della sua follia, ebbe il capo reciso.

Gloria. Dei santi. Tono 4. Presto intervieni.

Il triplice candeliere dei padri rifulse per rischiarare la Chiesa dei credenti, che essi guidarono alla conoscenza di Dio, dissolvendo ogni fosca eresia con la loro sapienza e i loro insegnamenti e la grande franchezza con cui hanno parlato, Alessandro, Giovanni e Paolo, gloriosissimi gerarchi.

E ora. Theotokìon.

O speranza che non delude quanti a te ricorrono, tu sola hai incarnato e generato, oltre natura, Cristo nostro Dio. Con il precursore Giovanni, supplicalo di donare al mondo il perdono delle colpe e a noi tutti la conversione di vita prima della fine.

Ode 4. Colui che siede.

Mangiavi radici, miele selvatico e locuste come pietanze deliziose, o beato precursore e indossavi, come manto regale, una tunica di peli di cammello.

A tutti annunziasti il Creatore, che con il suo verbo ha coltivato ogni cosa; è lui che come giudice ha in mano la pala per pulire del tutto la sua aia.

Non desti sonno ai tuoi occhi, né riposo alle tue palpebre a sollievo del corpo, o santo beato, come angelo glorioso, finché non diventasti dimora dello Spirito di Dio.

Theotokìon. In te si compì la profezia di Avvacùm, gloriosa Vergine: Dio venne dal monte Carmelo, da te si incarnò per redimere i mortali dall’errore.

Dei santi. Ho udito, Signore.

Confondesti colui che come Giuda aveva tradito Cristo, meritando di ereditarne la maledizione, o Alessandro.

Come ulivo fruttifero, ritto nel tempio di Dio, offristi la moltitudine dei fedeli come frutti maturi, o gerarca Giovanni.

Sulle ali dell’umiltà sfuggisti le trappole del nemico: per questo, venerabile Paolo, fosti esaltato divenendo cittadino dei cieli.

Theotokìon. Cantiamo la Vergine pura, rimasta vergine dopo il parto, avendo generato Cristo nostro Dio per la salvezza e il ristabilimento del mondo.

Ode 5. Sbigottisce l’universo.

Investito di potenza dallo Spirito di Dio, a quanti a te venivano, o glorioso, esclamavi: Convertitevi! La scure è già alla radice degli alberi per tagliare quanti frutto non danno e purificare quanto vi è di buono.

Forte hai gridato con la lingua, come tromba del Signore, agli astanti, o Precursore: Io per ora vi battezzo con acqua, ma dopo di me viene uno più potente di me, che vi battezzerà con il fuoco dello Spirito.

Il profeta di Dio lo predisse: Quando il Signore verrà, manderà avanti il suo angelo a preparargli la via, salverà un popolo ribelle per renderlo erede sacro a Dio.

Theotokìon. Stando ancora nel seno materno, illuminato dallo Spirito Santo, percepisti la divina presenza del Creatore e balzando all’interno ti prostrasti ad adorarlo, o precursore.

Dei santi. Vegliando all’alba.

Ornando con la tua sacra presenza il trono di Mitròfane tuo predecessore, più del trono risplendevi tra i gerarchi per i tuoi divini insegnamenti.

Eccellevi fra i pastori per la tua ammirevole condotta; al Concilio di Nicea la tua luce ti distingueva fra i padri.

La grazia delle tue parole, o Giovanni, confermava nella fede la Chiesa e noi abbiamo te come colonna dell’ortodossia.

Theotokìon. A te inneggiamo, Madre di Dio che rimani intatta anche dopo il parto: veramente hai generato al mondo il Verbo Dio incarnato.

Ode 6. Celebrando questa divina.

Per tentarti e interrogarti si recò da te quella gente malvagia: Sei tu il Signore? Ma tu rispondesti: Non sono io, ma uno che viene dopo di me ed era prima di me.

Io sono natura mortale, ma colui che viene dopo di me è immortale ed eterno, Creatore di ogni cosa creata e del quale non son degno neppure di sciogliere i sandali.

Tutti accorsero vedendoti: prostitute, pubblicani, dissoluti, per farsi battezzare da te, o glorioso profeta, imparando la strada che porta a Cristo.

Theotokìon. Libera da ogni male i tuoi servi che ricorrono alla tua valida protezione e scampali dal terribile eterno castigo, o Vergine Sposa di Dio.

Dei santi. Concedimi una veste.

Con la preghiera lottavi coraggiosamente per la Chiesa di Cristo, annientando l’eponimo del furore bellicoso.

Come nobile tralcio della Vigna vivificante, beatissimo Giovanni, producesti frutti abbondanti per il tuo Sovrano.

Venerabilissimo padre Paolo, rifiutasti di diventare vescovo della Città Imperiale, che aveva ingiustamente aderito all’iconoclasmo.

Theotokìon. Tu che sola con un verbo concepisti nella carne il Verbo di Dio, salva le nostre anime dal laccio del nemico.

Irmòs. Concedimi una veste luminosa, tu che ti avvolgi di luce come di un manto, misericordiosissimo Cristo, Dio mio.

Kontàkion del Precursore. Tono pl. 1.

La gloriosa decapitazione del Precursore è divenuta divina economia, affinché potesse annunziare anche a quanti erano nell’ade l’avvento del Salvatore. Gema dunque Erodiade che ha richiesto l’infame omicidio: perché essa non ha amato la legge di Dio, né il secolo della vita, ma quello effimero e fallace.

Sinassario.

Il 30 di questo mese memoria dei santi patriarchi di Costantinopoli Alessandro, Giovanni e Paolo il giovane.

Stichi. Rotte le corde della carne Alessandro riceve l’eredità divina dall’Eterno. Il volto afflitto della Chiesa esprime la privazione dell’arcivescovo Giovanni. E Paolo, abbandonando i desideri della vita ha trovato riposo dove a Cristo è piaciuto. Il trenta si presentano alla Trinità per cantare insieme in eterno.

Lo stesso giorno memoria del beato Fantino il taumaturgo.

Stichi. Fantino il taumaturgo lasciando la terra, fa scendere su noi la manna dei miracoli. Fantino il trenta si è congedato da questa vita.

Lo stesso giorno memoria dei santi sedici martiri di Tebe.

Stichi. Foste trovati in numero di sedici uomini e foste tagliati arto per arto.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli di senno divino.

Opponendoti ad Erode con forza, o precursore glorioso, lo rimproverasti così: Non ti è lecito tenere come moglie una consanguinea, ciò non è permesso. Ma egli non tollerandoti ti recise il capo.

Come profeta glorioso riconoscesti il Signore già prima di nascere e a tutti lo additasti come agnello di Dio, insegnando a tutti, come atto di culto, a cantare al Signore: O Dio, tu sei benedetto.

Stando per raggiungere il felice traguardo o glorioso profeta, inviasti i tuoi discepoli a Cristo Signore perché lo interrogassero: Signore sei tu che vieni a salvare o c’è un altro che dobbiamo aspettare?

Cristo ai discepoli diede questa risposta: Andate a dire a Giovanni: Vedi, i morti risorgono, ora odono i sordi, guariscono i lebbrosi e come cervi saltano gli zoppi.

Dei santi. I fanciulli dalla Giudea.

Illustre gerarca Alessandro, tu sei stato sacerdote iniziato della celeste Trinità divina, adorando puramente e senza sosta inneggiando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Cristo ti ha reso fonte di miracoli, beatissimo Giovanni, tesoro di insegnamenti, da cui sgorga copiosamente la conoscenza di Dio per quanti inneggiano: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

O beatissimo gerarca, imitando Paolo vivevi sulla terra come un angelo, avendo ricevuto da Dio la ricchezza delle parole, con cui ora inneggi: Benedetto Cristo nei secoli.

Theotokìon. Apparisti dal grembo di una Vergine rivestito di una carne simile alla nostra per salvarci e noi che la riconosciamo Madre di Dio, grati a te inneggiamo: Benedetto dei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Il parto della Theotòkos.

Superiore a tutti i profeti, o celebrato Giovanni, sei profeta dell’antica e nuova Legge, non come canna sbattuta dal vento, ma sei rimasto saldo, esclamando: Benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Osservando la figlia di Erodiade dissoluta, impazzito di passione, Erode miserabile giurò e promise: Qualunque cosa mi chiedi, finanche la metà del mio regno, io giuro che ti darò. Ma essa gli chiede la testa del precursore.

La prigione rinchiuse Giovanni e il convito di Erode festante; la fatua fanciulla strappò il giuramento essendo piaciuta ed ebbe la testa santa e preziosa del precursore, che porse alla madre: impagabile dono!

Theotokìon. Scampa la tua città da ogni male e pericolo: dal sisma distruttore, da nemica invasione, dal castigo tremendo dell’eterno fuoco; dopo Dio noi cristiani possediamo te, o Vergine, come salvezza.

Dei santi. Colui che è nato dal Padre.

Per la forza della tua preghiera, Alessandro, perì l’empio Ario, travolto dalla sua superbia, che come Giuda provocò la dispersione dei suoi visceri.

Il nemico di Dio che lacerò la tunica di Cristo, cadendo come il traditore, si squarciò nel mezzo; nell’ade, ora, piange sulla sorte riservata agli empi.

Per i tuoi digiuni sembravi un incorporeo, per le tue veglie quasi privo di sangue e per i tuoi insegnamenti una fonte del paradiso, beatissimo Giovanni.

Theotokìon. Il tuo inesplicabile concepimento quale coro di mortali potrà degnamente cantare? Rimani Vergine anche dopo il parto e per i secoli sei benedetta, o Maria.

Irmòs. Colui che è nato dal Padre prima dei secoli e ultimamente si è incarnato da una Madre, sacerdoti benedite, popolo, sovresalta per tutti i secoli.

Ode 9. Ogni abitante.

Un convivio esecrabile, indegna cena, funesto giuramento sedussero il misero a cedere alla passione meritevole di castigo e in premio alla baccante dà la testa del Battista, cui non era confrontabile il mondo intero: che mistero terribile!

Come non inorridì l’empio Erode, o eterno giudice, a covare nel suo cuore l’assassinio del battista, non tollerando, furibondo, d’esser stato riprovato! Attese il momento opportuno e quando giunse decapitò il giusto.

Come angelo giustamente sei passato dalla terra in paradiso, poiché eri come un angelo, o precursore del Signore, santo e glorioso; dall’alto ricordati di quanti ti festeggiano, implorando il perdono delle colpe e domando pace e misericordia.

Theotokìon. Salva i tuoi servi, o Figlio di Dio, magnanimo Signore misericordiosissimo, per le suppliche del tuo battista e le preghiere di tua Madre e di tutti i tuoi santi e ai nostri imperatori concedi trofei dall’alto, come filantropo.

Dei santi. Madre di Dio, Vergine.

Il tuo santo e lealissimo discepolo, seguace delle tue vivificanti parole, il tuo sapiente, venerabile, affabilissimo arcivescovo Alessandro, Signore, degnamente sempre noi proclamiamo beato.

Nel tuo amore per gli ineffabili misteri divini sei giunto al più alto grado di iniziazione, al vertice della beatitudine, o padre Giovanni, iniziatore ai misteri, predicatore della sacra dottrina, illustre adoratore della Trinità santissima.

Padre santo, innocente, irreprensibile, pastore venerabile, predicatore della fede, dottore dell’ortodossia, tutti concordi, o Paolo, degnamente ti proclamiamo beato.

Theotokìon. Purissima Vergine, fonte del profumo, domanda al Figlio nato da te di donare successo e perdono dei peccati all’imperatore amico di Cristo; per questo sempre ti magnifichiamo.

Irmòs. Madre di Dio, Vergine non sposata, inesplicabilmente con un verbo concepisti il vero Dio più eccelso delle potenze immacolate, per questo noi con inni ti magnifichiamo.

Exapostilarion del precursore.

Con i discepoli conveniamo.

L’iniquo Erode tagliò la divina e sacra testa del precursore, non sopportandone i rimproveri, lo stolto. O audacia veramente terribile! Gema dunque l’infelice che commise l’empio crimine, mentre noi ora, celebrando con inni la testa preziosa, degnamente onoriamo il battista di Cristo.

Theotokìon.

Benché nessuna natura razionale, o purissima, sia in grado di elogiare colei che partorì Dio, perché chiaramente tu sei superiore a ogni creatura, tuttavia, quel poco che è possibile, non viene rifiutato: ricevi dunque anche da me quest’inno da nulla, come il Figlio tuo ha accolto gli spiccioli della vedova.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Del precursore. Tono pl. 4.

Precursore del Salvatore, anche se Erode ha eliminato col crimine te, araldo della verità, tuttavia la fiaccola lampeggiante della tua bocca ha stupendamente irradiato il fulgore della fede anche sugli abitanti dell’ade: supplica dunque perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 29 Agosto – Memoria della recisione del prezioso capo del santo glorioso profeta e Precursore Giovanni il Battista

29 Agosto

Memoria della recisione del prezioso capo del santo glorioso profeta e Precursore Giovanni il Battista.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Raduniamoci, o fedeli, per celebrare concordi il mediatore della Legge e della grazia: egli ci ha predicato la penitenza ed Erode, da lui con coraggio pubblicamente accusato, gli ha reciso la testa. Ora che vive con gli angeli, intercede presso Cristo per la nostra salvezza.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Di te ci è noto, o pura sempre Vergine, lo straordinario prodigio del concepimento e il frutto ineffabile del tuo parto; sbalordisce il mio intelletto e rende attonito il mio pensiero, Theotòkos, la tua gloria, che a salvezza delle nostre anime su tutti si dispiega.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Celebriamo con inni colui che ci fu mostrato profeta sin dal grembo materno, colui che da una sterile come astro splendidamente apparve in terra, il battista di Cristo, l’atleta vittorioso, il precursore Giovanni: egli infatti intercede presso il Signore perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Mostra al tuo servo la tua sollecita protezione, l’aiuto e la misericordia che offri; placa, o pura, i marosi dei pensieri vani e risolleva la mia anima caduta, o Madre di Dio: perché lo so, o Vergine, lo so che tu puoi tutto quanto vuoi.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Rifulgendo dalla sterile per divina deliberazione e recidendo i vincoli della lingua di tuo padre, hai mostrato il sole che brilla mattutino e alle folle, nel deserto, annunziasti il Creatore, l’agnello che toglie le colpe del mondo; avendo accusato nel tuo zelo anche un re, la tua testa gloriosa fu recisa, o celebratissimo, Giovanni degno di ogni lode. Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Santissima Vergine, Madre di Dio, sana le furiose passioni dell’anima mia, ti prego e fammi avere il perdono delle colpe che ho stoltamente commesso, contaminando – me misero! – anima e corpo. Ahimè, che farò in quell’ora, quando gli angeli separeranno la mia anima dal mio povero corpo? Siimi allora, o Sovrana, aiuto e fervidissima avvocata, perché io, tuo servo, ho te come speranza, o pura.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Stico. Che cosa renderemo al Signore per tutto ciò che ci ha dato?

Ogni spirito e il vangelo secondo Matteo (14,1-13).

In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: Costui è Giovanni il battista risuscitato dai morti; perciò la potenza dei miracoli opera in lui. Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodiade, moglie di Filippo suo fratello. Giovanni infatti gli diceva: Non ti è lecito tenerla! Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta. Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodiade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. Ed essa, istigata dalla madre, disse: Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni battista. Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data e mandò a decapitare Giovanni nel carcere. La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla ed ella la portò a sua madre. I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù. Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione del precursore. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2.

O araldo della penitenza, Giovanni battista, con la tua testa recisa hai santificato la terra: poiché hai chiarificato per i credenti la legge di Dio e hai annientato l’iniquità. Ora che stai presso il trono di Cristo, Re del cielo, supplicalo di fare misericordia alle nostre anime.

Dopo questo si cantano i canoni della Theotòkos per sei stichi e questi due del santo per otto stichi. Primo canone del santo. Poema di Giovanni monaco.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraversato l’umido.

Celebriamo il sacro precursore, che è apparso da grembo sterile come profeta di colui che da grembo vergine ineffabilmente è stato generato.

Superando i limiti della natura, osservasti i decreti della giustizia, biasimando un’unione illegale, senza temere l’arroganza dei re.

Allevato col latte della Legge, tu che sei sigillo della Legge ratificasti la legislazione riguardante l’unione legale e ti opponesti a un’infamia sfrenata.

Theotokìon. Le schiere degli angeli e dei mortali, senza sosta ti celebrano, o Madre ignara di nozze: tu hai infatti portato tra le braccia come piccolo bimbo il loro Creatore.

Secondo canone. Tono pl. 4.

Tu che hai liberato dalla servitù.

Tutti insieme celebriamo l’amico di Cristo, il divino precursore Giovanni, che davanti a tutti gli uomini è stato da lui testimoniato.

Tutti insieme celebriamo il divino Giovanni, cittadino del deserto, compagno degli angeli incorporei, vanto del nuovo popolo.

Nella memoria del Precursore danziamo come gli angeli e gridiamo a Cristo: per le sue implorazioni dona pace al tuo mondo.

Theotokìon. In ogni tempo, o Theotòkos, supplica il Dio da te ineffabilmente incarnato di liberare da ogni difficoltà i tuoi servi.

Katavasìa. Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile. Cantiamo dunque al Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Ode 3. Tu sei fortezza.

La dissolutissima ragazza, piena di bevande inebrianti, disse: Dammi subito la testa di Giovanni, o Erode, su di un vassoio.

La fanciulla danzò e deliziando lo scellerato Erode, lo indusse all’assassinio del precursore e araldo.

Quale miseria la tua, o Erode stolto ed empio! Con quale ardire hai commesso un infame omicidio per una fanciulla dissoluta!

Theotokìon. Dacci aiuto con le tue suppliche, o santissima, respingendo gli assalti delle difficoltà angosciose.

Secondo canone.

O Signore creatore della volta.

Come mediatore tra l’Antico e il Nuovo e primo predicatore della dottrina evangelica, denunziasti, o Precursore, l’unione illegittima del tiranno, subendo gloriosamente coi gioia la morte.

La figlia allevata da una madre iniqua, delirante di ebbrezza, disse a Erode: Dammi su un piatto la testa di Giovanni, per darlo in dono graditissimo alla madre.

Non sopportando i rimproveri della lingua ispirata da Dio, il superbo monarca, o glorioso Precursore, concede alla ragazza la tua testa venerabile e preziosa come ricompensa per uno spettacolo di danza, o insigne.

Theotokìon. Abitando corporalmente in una Vergine, ti sei mostrato agli uomini come conveniva che ti manifestassi, dimostrando anche lei vera Theotòkos e aiuto dei fedeli, o unico Filantropo.

Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Onoriamo, o fedeli, con coscienza pura il precursore di Cristo, battista e profeta, come glorioso araldo, maestro di penitenza, veracissimo testimone del Salvatore: avendo egli biasimato la stoltezza di Erode, ne ebbe la testa recisa.

Gloria. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Oggi è apparso per noi il battista del Salvatore: rallegra spiritualmente le anime dei fedeli l’ornamento del deserto, il sigillo dei profeti! Egli è perciò divenuto precursore di Cristo e verace testimone del suo avvento. Gridiamo dunque concordi a Giovanni con canti spirituali: O profeta annunciatore della verità, intercedi per la nostra salvezza.

E ora. Theotokìon, uguale.

Stupirono, o pura, tutti i cori degli angeli, per il tremendo mistero del tuo concepimento: Dunque è sostenuto dalle tue braccia come un mortale, colui che col solo cenno sostiene l’universo? Come riceve un principio colui che è prima dei secoli? E come viene allattato colui che con bontà indicibile nutre ogni vivente? E acclamando ti glorificano come vera Madre di Dio.

Ode 4. Tu sei il mio vigore.

Non sopportando la severità dei rimproveri, colui che era meritevole dei castighi della Legge, né la pia franchezza, lui che era immerso nelle dissolutezze dei piaceri, tiene prigioniero in catene colui che, prima della morte, già è immaterialmente congiunto ai cori superni.

In preda al male di una funesta ubriachezza e di una sfrenata passione, divenuto prigioniero, il miserabile, dello strepito di piedi in danza, diviene uccisore di profeta: aveva infatti concepito l’ubriachezza che è madre di dissolutezza e partorì un’iniquità mostruosa.

Davvero non mente a tuo riguardo la voce divina: tu infatti sei più dei profeti, perché fosti degno della profezia fin dal grembo materno, quando ancora il tuo corpo era imperfetto e hai visto e battezzato quanto al corpo il Dio Verbo, da te profetizzato.

Theotokìon. Sei il vanto dei credenti, o ignara di nozze, protettrice, porto, baluardo e rifugio dei cristiani: tu rechi infatti le suppliche al Figlio tuo, o purissima e salvi dai pericoli quanti con fede e affetto ti riconoscono pura Theotòkos.

Secondo canone. Dal monte ombroso.

Erode non poteva sopportare le tue contestazioni, o beatissimo Giovanni, servo di Cristo, perciò preparò un omicidio ingiusto per te, senza vergognarsi del tuo onore.

Frenetico e invasato dall’ebbrezza insieme, il re ingiusto ti condusse iniquamente alla condanna a morte, o beatissimo profeta, senza vergognarsi del tuo onore.

Sottomesso alle parole della fanciulla, il tremendo iniquo Erode, o profeta, consegnò realmente come dono all’adultera la tua testa, da cui fai scaturire grazia per noi tutti.

Theotokìon. Salute da parte nostra, santa Theotòkos; salve tu, che hai generato la letizia del mondo; salve tu, unico soccorso degli uomini, benedetta Theotòkos pura.

Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Dietro suggerimento della madre, in premio della danza sciagurata, il rampollo della feroce leonessa, di lei ancor più feroce, chiede la testa del precursore e annunciatore che rispettavano tutte le fiere nel deserto.

Oh, i tuoi giudizi irraggiungibili e incomprensibili, filantropo! Colui che sin dal grembo materno era stato ricettacolo dello Spirito ed era cresciuto nella temperanza e nella purezza, lo ha abbattuto danzando una fanciulla impudica.

Era cosa accetta e conveniente a chi amava un’indegna unione, congiungere al simposio del compleanno l’uccisione di un profeta e mescere per gli amanti dei piaceri un calice pieno del sangue dei profeti e dei santi.

Theotokìon. Tu che hai col Figlio tuo familiarità di madre, o purissima, non trascurare, ti preghiamo, quella sollecitudine per noi che ti è connaturale: perché te sola presentiamo al Sovrano, noi cristiani, come propiziazione accetta.

Secondo canone. Vegliando gridiamo.

O follia! Il capo del Precursore fu dato alla fanciulla su un piatto come prezzo per il ballo della seduzione.

O follia! Il sangue stillava dal tuo capo, o araldo di Dio, mentre l’adultera si dilettava, pensando cose grandi.

Erode credeva che la tua lingua avrebbe taciuto veramente, ma anche fatta tacere, essa lo ha accusato di più, o lodatissimo.

Theotokìon. Ti inneggiamo come Vergine dopo il parto, poiché tu, Theotòkos, nella carne hai generato per il mondo il Dio Verbo.

Katavasìa. O albero beatissimo, su cui è stato steso Cristo, Re e Signore! Per te è caduto colui che con un albero aveva ingannato, è stato adescato da Dio, che nella carne in te è stato confitto e che dona la pace alle nostre anime.

Ode 6. Siimi propizio

Esponendoti al pericolo per i comandamenti della Legge, o beato, ammonisci con rimproveri il trasgressore: tu non eri infatti una canna sbattuta dall’agitarsi di venti contrari.

La tua testa insanguinata per l’immolazione, fu portata come ricompensa per una gara tra prostitute, accusando anche dopo la morte Erode, colpevole di aver deturpato la natura.

Aggirandoti per i deserti coperto di peli di cammello, vi dimoravi come in fulgido santuario e come rivestito di regale abbigliamento, là regnavi sulle passioni.

Theotokìon. Per le tue implorazioni, Genitrice di Dio pura, fa’ che scampiamo alle funeste colpe e che raggiungiamo, o purissima, la divina illuminazione del Figlio di Dio, da te ineffabilmente incarnato.

Secondo canone. Una tunica luminosa.

Portasti alla moltitudine dei fedeli divini insegnamenti, annunziandoci l’Agnello di Dio, o glorioso Giovanni.

O Precursore, autentico modello di purezza e di vita rigorosa, ricordati dei tuoi cantori, ora che stai presso Cristo.

Con le tue preghiere, o profeta, Battista e Precursore di Cristo, pacifica il mondo, scampando da pericoli le nostre anime.

Theotokìon. Supplichiamo te, che solo con un verbo hai concepito in grembo il Verbo e libera le nostre anime dai lacci del nemico.

Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo.

Kontàkion. Tono pl. 1.

La gloriosa decapitazione del Precursore è divenuta divina economia, affinché potesse annunziare anche a quanti erano nell’ade l’avvento del Salvatore. Gema dunque Erodiade che ha richiesto l’infame omicidio: perché essa non ha amato la legge di Dio, né il secolo della vita, ma quello effimero e fallace.

Ikos.

Nefando si è mostrato a tutti il giorno natalizio di Erode: perché in mezzo a quanti si davano al piacere fu posta come vivanda la testa di colui che digiunava. Alla gioia fu congiunta la tristezza, al riso fu mescolato gemito amaro, perché, come aveva detto la fanciulla, entrò al cospetto di tutti il vassoio con la testa del battista e per tanta insolenza ci fu funebre lamento in tutti coloro che banchettavano col re: ciò infatti non dilettò né loro, né Erode stesso, secondo quel che è detto: Si rattristò; non però di tristezza sincera, ma effimera e fallace.

Sinassario.

Il 29 di questo mese memoria della recisione della preziosa testa del santo e glorioso profeta, precursore e battista Giovanni.

Stichi. Una mano sacrilega di spada recide la testa di colui che pose la mano sulla testa del Signore. Il 29 il ferro recide il collo al Precursore.

Per l’intercessione del tuo precursore, Cristo Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Armato di piacere sfrenato e orribile ubriachezza, empio Erode, piombasti, assalendola, contro l’inconcussa torre della continenza, l’inespugnabile città della temperanza, il battista di Cristo.

Non tremò, o precursore, non si ritrasse, non restò impietrita colei che si era fatta discepola del diavolo, portando sfacciatamente su un vassoio la tua testa preziosa, con l’intelletto scalzato via dalle istigazioni della madre.

Come lampada hai brillato davanti a Cristo, come messaggero sei stato inviato avanti, come profeta dichiari agnello di Dio il Cristo che si è manifestato, come suo discepolo hai la testa recisa dalla spada, perché tu lo annunci anche ai morti nell’ade.

Theotokìon. Strappati grazie al tuo parto alla maledizione per l’antica caduta, con il Figlio tuo che ha dato se stesso in riscatto per noi, noi glorifichiamo sempre te, o Vergine Madre, come colei che si è mostrata causa della nostra libertà.

Secondo canone. I fanciulli ebrei.

Giovanni, il servo della venuta del Sovrano, l’alba che preannunziò il Sole, corse nell’ade, gridando: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

O follia di Erode! Come gioco dona a una donna ignobile colui che in un corpo immateriale assomigliava agli angeli e che acclamava: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

O Santo dei santi, accogli me, che supplico per la Chiesa; così gridava il Precursore al Sovrano, acclamando: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Theotokìon. Fermasti l’assalto della morte accogliendo il Dio immortale e lo generasti, o Pura; a lui cantiamo tutti: Benedetto sei tu, Signore e Dio, nei secoli.

Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco, che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Follemente il tiranno dei caldei.

Giovanni, che ti ha preceduto nella nascita e nella divina passione, tramite la spada diventa profeta e messaggero nelle profondità della terra, per annunciare la tua venuta, come voce del Verbo, anche a quanti sono laggiù, gridando: O morti, sovresaltate il datore di vita e voi, ciechi, il datore di luce e voi, prigionieri il Cristo liberatore.

Nascendo da una sterile, hai preceduto la nascita da una vergine; e ora con la decapitazione sei stato precursore della volontaria crocifissione di colui che ha creato l’universo e gridi a quanti sono nell’ade: O morti, sovresaltate il datore di vita e voi ciechi, il datore di luce e voi prigionieri, il Cristo liberatore.

Una volta recisa la testa dal corpo, o precursore, l’anima che governava la tua carne si è da essa separata; ma la divinità dell’Emmanuele non si è separata dalla carne, né fu spezzato un osso al Dio e Sovrano: sovresaltiamolo dunque nei secoli.

Theotokìon. O Sovrana Madre del Signore, cancella con la tua compassionevole intercessione le ferite e le piaghe della mia anima, o Vergine e risollevami dalla mia caduta. Salvami, o purissima, salva questo dissoluto: tu sola sei infatti mia difesa e mio soccorso, o pura benedetta, per tutti i secoli.

Secondo canone. Follemente il tiranno.

Trasgredendo un tempo la legge e ingannato al banchetto del suo anniversario, il miserabile tiranno Erode esortò la fanciulla a ballare, convincendola con giuramenti che avrebbe soddisfatto ogni sua richiesta; ed essa, traviata dagli insegnamenti di sua madre, chiese il capo del Precursore su un piatto.

Assegnandosi lui stesso l’accusa di omicidio, lo sventurato re Erode ha riscosso condanna senza fine trasgredendo la legge: l’empio infatti portò in tavola come cibo la testa del Precursore, che accusava lui ed Erodiade per tutti i secoli.

O apostolo splendente del Signore e Precursore, o beato Giovanni, eletto tra i profeti, con le tue suppliche salva quanti celebrano con affetto la tua memoria splendida e luminosa, gridando: Benedite, fanciulli, celebrate, sacerdoti, sovresaltate, o popoli, Cristo nei secoli.

Theotokìon. Vergine Santissima, più santa degli angeli, tu hai generato il Santo dei santi, divenuto per compassione come noi mortali, senza confusione; salva quanti gridano senza sosta a lui: Benedite, fanciulli, celebrate, sacerdoti, sovresaltate, o popoli, Cristo nei secoli.

Katavasìa. Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che è disceso e ha mutato il fuoco in rugiada; e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che elargisce vita a tutti.

Ode 9. Freme ogni orecchio.

Tremò la malvagia falange e il diavolo che la capeggiava, o profeta, davanti alla tua lingua teologa predicante il Cristo e tramite una fanciulla impudica persuase Erode a decapitarti: ma noi fedeli ti magnifichiamo.

La valle, cioè la bassa natura fu innalzata, mentre il colle, cioè la boria della morte fu abbassata; la voce infatti di uno che grida ha risuonato nelle zone disertate dalla luce, nelle dimore dell’ade: Levate le porte, perché sta per entrare il Re potente.

Tremano le passioni dei mortali e per il timore fuggono i demoni di fronte all’ombra della grazia che da Dio ti fu data: preserva dunque, o precursore del Signore, sia dalle passioni, sia dal demonio il gregge, che con fede sempre ti magnifica.

Theotokìon. Avanza, trionfa e regna, o Figlio della Madre di Dio, per sottomettere il popolo ismaelita che ci fa guerra, concedendo vittorie all’imperatore ortodosso contro i barbari nemici, per intercessione di colei che ti ha partorito, o Verbo di Dio.

Secondo canone. Per questo sbigottisce.

Eri la voce che risuona: brillando infatti nel deserto come profeta da profeta, a tutti, o Battista, gridavi: Convertitevi; e condannasti Erode, che con indecenza compiva sfrenatezze, perciò sei corso davanti a quanti erravano nell’ade, annunciando loro il Regno del nostro Dio.

Costretta da sua madre Erodiade, la fanciulla sfrontatissima chiese che il Battista fosse decapitato; allora Erode ordinò molto velocemente che colui che accusava la sua stoltezza fosse offerto come una pietanza, come dono su un piatto.

O Precursore, riconosciuto da Dio come martire e Profeta e Battista, come voce e lampada e angelo, il più grande dei profeti, supplica il Signore che siano scampati dalle sventure di ogni genere e dal danno avverso quanti celebrano con affetto la tua luminosa memoria.

Theotokìon. Ti sei rivelata Madre di Dio, generando oltre natura nel corpo, o Vergine, il Verbo buono, che il Padre come buono ha effuso dal suo cuore prima di tutti i secoli e che ora noi conosciamo anche trascendente, benché rivestito di un corpo.

Katavasìa. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Madre di Dio, ha prodotto il Cristo, dal quale è stato piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa che ora viene esaltata, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Coroniamo con inni di lode colui che è stato riconosciuto il maggiore tra i profeti ed è divenuto l’eletto fra gli apostoli, il precursore della grazia: per la Legge di Dio infatti egli ha avuto recisa la testa.

Altro exapostilarion. Tu che il cielo.

L’impudico Erode decapitò con l’inganno te, battista del Salvatore, cultore della castità, ma non recise affatto i rimproveri della tua lingua.

Theotokìon.

Tu che col tuo divino parto hai cancellato dal mondo la maledizione, o venerabile, con la tua intercessione libera, o Vergine, da ogni sorta di pericoli il gregge che con fede t’implora.

Alle lodi, 4 stichi e 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! La sacra testa anche per gli angeli venerabile, veniva portata in giro da una giovinetta impudica e sfrenata, che presentava alla madre adultera la lingua che aveva accusato un trasgressore. Oh, la tua indicibile tolleranza, filantropo! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come unico compassionevole (2).

Oh, l’indurimento di Erode! Colui che aveva disonorato Dio con le sue trasgressioni della Legge, con fraudolenta ipocrisia mostra di mantenere i giuramenti: e aggiunge così l’assassinio all’adulterio mentre finge di rattristarsi. Oh, la tua indicibile compassione, Sovrano! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come unico compassionevole.

O stupore che supera ogni pensiero! Il sigillo dei profeti, l’angelo terrestre è posto come premio per una danza da meretrice: la lingua teologa è inviata innanzi, come messaggera di Cristo, anche agli abitanti dell’ade. Oh, la tua indicibile provvidenza, Sovrano! Per essa, o Cristo, salva le nostre anime, come unico compassionevole.

Gloria. Tono pl. 2.

A sua volta infuria Erodiade, a sua volta si agita: o danza ingannatrice e simposio unito all’inganno! Il battista veniva decapitato ed Erode si turbava. Per l’intercessione del tuo precursore, Signore, concedi la pace alle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Madre di Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita. Noi ti imploriamo: intercedi, o Sovrana, con il precursore e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia.

I Typikà e le beatitudini con le odi 3 e 6 dei canoni.

Apostolo. Atti degli Apostoli: In quei giorni al compiersi della sua corsa, Giovanni diceva (Vai all’Ora Prima della Vigilia delle Teofanie).

Vangelo: In quel tempo il re Erode udì parlare di Gesù…

Kinonikòn.

In memoria eterna sarà il giusto. Alliluia.

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Mattutino del 28 agosto – Memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope

28 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore

Il mio cuore annerito dal morso del peccato, sbiancalo con le piogge della penitenza per le tue preghiere, o padre.

Perforando la tua carne con i chiodi del timore del Signore, cancellasti ogni pensiero malsano dal tuo cuore, o beatissimo teoforo.

Seminando nei solchi del tuo cuore il grano del verbo, germogliasti il frumento che raccogliesti nei tesori inesauribili.

Theotokìon. Tutto intero mi salva il Verbo, Dio supremo che ha voluto per bontà incarnarsi dal tuo grembo, Madre Vergine pura.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

Mosso dallo Spirito, o sapiente, sottomettesti gli spiriti malvagi perseverando nelle opere spirituali.

Fortificato dalla potenza di Dio, venerabile Mosè, come un incorporeo abbattesti il forte drago.

Con la pioggia delle tue lacrime spegnesti l’ardente fiamma delle passioni e apparisti un fiume straripante di carismi dello Spirito.

Theotokìon. Forte del tuo aiuto non temo, pura Vergine, l’assalto dei nemici; con la tua protezione respingo le loro legioni.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te ricorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.

Accogliendo la luce senza tramonto, rigettasti nell’ombra il volto dei neri demòni, venerabile Mosè e interrompesti i loro misfatti con la tua costante elevazione verso Dio; padre beato, supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Non si separò dalla natura divina incarnandosi nel tuo grembo, ma facendosi uomo rimase Dio, il Signore che conservò la tua irreprensibile verginità, o Madre, prima e dopo il parto; supplicalo di continuo di donarci la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’Agnella Madre senza macchia, l’incontaminata Madre Vergine del Verbo, vedendo sospeso alla croce il frutto da lei senza doglie coltivato, piangendo maternamente gridò: Ahimè, Figlio mio, come soffri volendo strappare da disonorevoli passioni l’uomo!

Ode 4. Ho udito, Signore.

Con le tue incessanti suppliche e fatiche aggiunte, scacciasti dalla tua anima, o padre, il demone amico della carne.

Innalzando la mente a ciò che supera verbo e intelletto, o beato, sopportasti la calura dell’ascesi come rugiada divina.

Illuminato dal bagliore della contemplazione e dell’azione, o beatissimo padre, il tuo cuore divenne pura dimora dello Spirito.

Theotokìon. Illumina la mia anima ottenebrata da molteplici passioni, divina Sposa, tesoro della verginità, dimora della natura incontenibile.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Infiammato dal carbone dell’impassibilità, o beato, inceneristi la materia combustibile delle passioni.

Illuminando le nostre anime, o illustre, ti rivelasti astro di continenza giunto all’apice.

Sulla quadriga delle virtù salisti, padre ammirabile Mosè e raggiungesti il sommo dei cieli.

Theotokìon. Cantiamo te, Theotòkos, Vergine dopo il parto poiché tu concepisti per il mondo Dio Verbo nella carne.

Ode 6. Perdonami, Salvatore.

La bruma dei piaceri e la notte del peccato mi hanno circondato: nel bagliore dello Spirito illumina tutto il mio essere e guidalo al porto della salvezza, o padre.

Come ape laboriosa nell’alveare del tuo cuore raccogliesti il fiore delle virtù stillando la dolcezza immortale che respinge l’amarezza dei demòni.

Perseverando nei deserti ereditasti la città superna e sottomettendo con i digiuni la carne, o ammirabile, guadagnasti le delizie senza fine in paradiso.

Theotokìon. Santificazione spirituale e propiziatorio intoccabile, candeliere aureo e mensa animata recante il pane della vita, noi fedeli ti definiamo, o Vergine.

Irmòs. Perdonami, Salvatore, poiché sono molte le mie iniquità e dal baratro dei mali riconducimi, ti supplico; a te infatti ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Respingendo le immagini degli etiopi spirituali, come sole radioso sei rifulso, illuminando, o beatissimo Mosè, le anime di noi, che ti onoriamo.

Sinassario.

Il 28 di questo mese memoria del nostro santo padre Mosè l’etiope.

Stichi. Anche morendo parli, o Mosè il nero. L’uomo vede l’apparenza, ma Dio il cuore. L’Etiopia seppellì Mosè il 21.

Lo stesso giorno memoria del nuovo santo martire Akàkios.

Stichi. Akakios ebbe la gola tagliata da una spada e scorreva latte significando il candore dell’anima.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Diomede e Lorenzo.

Stichi. Si agitano i rami del platano a cui furono appesi gli atleti per essere colpiti con l’arco di platano.

Lo stesso giorno il giusto re Ezechia si addormentò in pace.

Stichi. Se ancora una volta Ezechia avesse pianto, fino a quando sarebbe vissuto?

Lo stesso giorno memoria di sant’Anna, figlia di Fanuele.

Stichi. La figlia di Fanuele non lasciò la terra fino a che non vide su di essa Dio bambino.

I 303 santi martiri perirono nelle fiamme.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace i fanciulli ebrei.

Purificato dal fango delle passioni, lampeggiando di bagliori dello Spirito, davvero fosti trasferito alla luce immateriale, o beato, nei cori degli asceti per i secoli.

Fuggisti ogni sorta di male e divenisti familiare a tutti i beni, desiderasti la felicità immateriale gridando, o beato: Signore nostro Dio, tu sei benedetto.

Con le innumerevoli fatiche della tua ascesi interrompesti le penose seduzioni; perciò trovasti lontano da ogni pena il godimento dei beni, o teoforo, benedicendo il tuo Sovrano.

Theotokìon. Colei che il grande profeta Isaia indicò come Vergine nello Spirito, nelle sue viscere concepì e partorì Dio per noi, che cantiamo: Tu sei benedetto, Signore nostro Dio.

Ode 8. Sette volte più del solito.

Fortificato dalla preghiera, esaltato dall’umiltà, col cuore illuminato dalla giustizia, risplendente di carità, ti slanciasti verso la vetta delle virtù, verso la cima splendente cantando: Sacerdoti, benedite il Signore, popolo, esaltalo per tutti i secoli.

Nero di pelle, tuttavia la sua anima splendeva più della luce del sole: annerì le cupe facce dei demòni, ma rischiarò i cuori dei fedeli, che per sua imitazione cantano: Popolo, esalta Cristo nei secoli.

Sempre corazzato di umiltà, sei sfuggito alle frecce dei neri demòni, o padre e hai addestrato i monaci a combattere il nemico con parole, opere, senza sosta cantando con loro: Fanciulli, benedite e voi, sacerdoti, celebrate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Superando natura e ragione, Sovrana pura, concepisti e poi partoristi il Creatore del genere umano, fatto uomo senza separarsi dal Padre, al quale tutto il creato canta: Fanciulli, benedite e voi, sacerdoti, celebrate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Irmòs. Sette volte più del solito nel suo furore il tiranno dei Caldei rinfocolò la fornace per i fedeli del Signore; ma quando li vide salvati da una forza più potente, gridò: Fanciulli, benedite il vostro Creatore e Redentore e voi, sacerdoti, lodatelo, popolo, esaltalo in tutti i secoli.

Ode 9. Stupì ogni orecchio.

Trascorrendo la vita in opere buone, trovasti la fonte di ogni bene e il compimento del tuo desiderio; là dove risuonano la lode e la festa, tu dimori con gioia, beato Mosè, padre ammirabile.

Col sudore della tua fronte e con le tue pene ci hai procurato la dolcezza del tuo soccorso e hai scacciato l’amarezza delle nostre passioni; le tue reliquie fanno sgorgare su noi le guarigioni, purificando le nostre anime dalla cancrena del male.

Cristo ti cinse di una corona immarcescibile, poiché vincesti il principe di questo mondo e le sue armate; perciò fosti degno di essere aggregato al coro dei beati, con i quali lo preghi di liberare dalle tentazioni quanti ti onorano, o divino.

Theotokìon. Sola fra le donne, Sposa di Dio, interrompesti la maledizione dei progenitori generando l’incircoscrivibile circoscritto nella carne, rinnovando le leggi di natura e unendo ciò che prima era separato con la tua mediazione, o incontaminata.

Irmòs. Stupì ogni orecchio per l’ineffabile condiscendenza di Dio; poiché l’Altissimo volle scendere fino ad un corpo divenendo uomo da grembo verginale; perciò noi fedeli magnifichiamo la pura Madre di Dio.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Recidesti le teste degli etiopi spirituali, beato padre Mosè, con la spada delle tue divine preghiere, o teoforo e per questo ricevesti da Cristo i premi della vittoria: standogli ora accanto con gli angeli, splendente della luce inondante dell’impassibilità, illumina con la tua intercessione i tuoi cantori, che a te ricorrono.

Theotokìon, stessa melodia.

Per la mia vita turpe ho perduto la bellezza dell’anima e mi sono reso simile, ahimè, alle bestie insensate facendo ciò che non è lecito fare. Sovrana Madre di Dio, illuminandomi, purificami con i divini fulgori della tua luce e con l’issopo della penitenza, o Vergine e rendi il tuo servo utile strumento divino.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 27 agosto – Memoria del nostro santo padre Pimìn

27 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Pimìn.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Con il cuore scaldato dal Paràclito, o padre, dileguasti il gelo dei demòni e l’inverno delle passioni.

Bruciando la materia delle passioni con il carbone del timore divino divenisti fiamma di discernimento e fuoco di impassibilità, o beato Pimìn.

Portando la tua croce sulle spalle, o padre, seguisti con affetto colui che ti chiamò e divenisti astro degli anacoreti.

Theotokìon. Volendo incarnarsi per bontà dal tuo grembo, o purissima Madre Vergine, il Verbo Dio mi ha del tutto salvato.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

La tua preghiera di tutta la notte stupiva gli angeli: e infatti loro cooperavano con le tue suppliche a Dio.

Purificasti gli occhi del tuo animo dalla malattia delle passioni, perciò ora contempli con purezza l’Invisibile.

Nutrito di ascesi come latte, o venerabile Pimìn, ti elevasti alla vetta delle virtù in perfetta impassibilità.

Theotokìon. Avendo te come soccorso, non temo gli assalti dei nemici, o Purissima, poiché avendo te come benefattrice, sconfiggo le loro falangi.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.

Pascolato dal Signore, ti rivelasti sua mite pecora sconfiggendo i lupi ostili, o beato e conducendo la tua divina lotta, dimoravi nel recinto celeste, o padre venerabile; supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il Signore stesso non si separò dalla natura divina incarnandosi dal tuo grembo, ma divenendo uomo rimase Dio colui che custodì te, sua Madre, vergine dopo il parto come prima del parto, o purissima; supplicalo con fervore di donarci la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella purissima, Vergine Madre del Verbo, incorrotta, vedendo appeso sulla croce colui che è sorto da lei senza dolore, facendo lamenti gridava: Ahimè, mio Figlio! Come patisci volendo liberare l’uomo dalla vergogna delle passioni?

Ode 4. Ho udito, Signore.

Ricevendo i raggi del Paràclito, ti rivelasti specchio cristallino e ricettacolo di divine ascensioni, o Pimìn teoforo.

Irrigato dalle lacrime, ti mostrasti albero dagli alti rami, adorno di continenza e arricchito con frutti divini, o padre Pimìn.

Arando il campo del tuo intelletto con le fatiche dell’ascesi, moltiplicasti la spiga delle virtù e il carisma dei prodigi con abbondante frutto.

Theotokìon. Sposa divina, tesoro della verginità e dimora della natura incircoscrivibile, illumina la mia anima ottenebrata.

Ode 5. All’alba diciamo.

Sopportando la calura del giorno, o insigne, divenisti degno della gioia del tuo Signore, o venerabile Pimìn.

Sorgesti come rosa dal dolce profumo nel prato dell’ascesi, effondendo ai confini la fragranza della conoscenza divina.

Dotato di umiltà, o padre, umiliasti a terra il serpente che prima si era boriato.

Theotokìon. Ti inneggiamo come vergine dopo il parto, o Theotòkos, poiché concepisti nel mondo Dio Verbo nella carne.

Ode 6. Una tunica luminosa.

Mortificando gli assalti della carne con molte lotte, camminavi verso la vita immortale, o mirabile Pimìn.

Avevi continenza e preghiera incessanti, amore incontaminato, o venerabile e ti rivelasti specchio cristallino di Dio.

Percorrendo terre aride non battute, ti spogliasti dell’inaridimento delle passioni e divenisti cittadino dei cieli.

Theotokìon. Tu che col verbo partoristi nella carne il Verbo, ti supplichiamo, salva le nostre anime dalle insidie del nemico.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti vesti di luce come un manto, misericordiosissimo Cristo, mio Dio.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Ecco oggi, o padre venerando, la santa memoria delle tue splendide lotte che allieta le anime dei fedeli, o Pimìn di senno divino, nostro santo padre.

Sinassario.

Il 27 di questo mese memoria del nostro santo padre Pimìn.

Stichi. Come da un lupo con la bocca spalancata fu rapito dalla vita Pimìn, allevato dal Pastore gloriosissimo.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Liberio, papa di Roma, confessore.

Stichi. Liberio può raccogliere ora la ricchezza che tesaurizzò con sapienza.

Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Ossios, vescovo di Cordova.

Stichi. Solo dicendo il tuo nome, Ossios, ti porto dovuta lode dopo la morte.

Lo stesso giorno memoria dell’eunuco etiope, battezzato dal santo apostolo Filippo.

Stichi. L’uomo eunuco ammonì la figura degli eunuchi, poiché anche se nero per natura, realmente si fece bianco.

Lo stesso giorno la nuova santa Anthùssa, rivestita di un pezzo di crine, muore gettata in un pozzo.

Stichi. Col sacco al posto della cuffia e la pietra al posto del decoro femminile, o Anthùssa, entrasti nel baratro del pozzo.

Memoria del santo martire Fanurio, apparso nel 1500.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace i fanciulli.

Dedicandoti alle divine contemplazioni e folgorato da divini raggi immateriali, divenisti realmente figlio del giorno e luce per gli ottenebrati, o teoforo Pimìn.

Giungesti all’altezza dell’impassibilità imitando nel corpo gli angeli, o beato e divenisti erede della delizia del paradiso, dicendo: o Dio, tu sei benedetto.

Rifulgendo di raggi di impassibilità, oscurasti le tentazioni dei demòni, o venerabile e liberasti molti dal loro danno, dicendo: o Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. Ecco, colei che Isaia nello Spirito chiamò Vergine, concepì in grembo il Signore e lo partorì; a lui cantando diciamo: o Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Il Re della gloria.

Custodendo desta la lampada della tua anima con l’olio delle tue lotte, entrasti con esultanza nel talamo incorrotto dello Sposo e vivi nei secoli.

La torre della tua anima non venne sconvolta dai venti degli spiriti maligni, perché era rafforzata sulla pietra della fede, o beatissimo teoforo.

Ti sei spogliato della cattiva tunica delle passioni, o padre e hai indossato il decoro bellissimo della divina impassibilità, regnando con Cristo.

Theotokìon. Lodiamo, o popoli, la santissima Vergine, trono venerato e altissimo, sovresaltandola per tutti i secoli.

Irmòs. Il Re della gloria senza principio che sbigottisce le potenze celesti e le schiere degli angeli temono, lodatelo, o sacerdoti, sovresaltatelo, o popoli, per tutti i secoli.

Ode 9. Stupì ogni udito.

Come stella tramontasti al mondo e sorgesti per Cristo, vero Sole spirituale della giustizia, o beatissimo e lasciasti realmente ai fedeli come raggi i beni luminosi che allontanano la tenebra delle anime.

Preziosa fu per Dio la tua morte, o insigne, poiché sei vissuto piamente sulla terra custodendo intatti i suoi decreti, o Pimìn, perciò, in quanto giusto, è sorta per te la luce senza tramonto.

Deliziandoti delle bellezze divine, o padre e divinizzato per grazia, ora che stai splendidamente presso la grande Luce e ti avvicini più chiaramente al compimento del desiderio, ricordati, o Pimìn, di quanti di onorano e celebrano la tua santa memoria.

Theotokìon. Tu sola fra le donne, o divina Sposa, hai interrotto la maledizione dei primi plasmati generando l’Incircoscrivibile circoscritto dalla carne; rinnovasti le leggi di natura, o Purissima, riunendo ciò che prima era diviso con la tua prodigiosa mediazione.

Irmòs. Stupì ogni udito per l’ineffabile condiscendenza di Dio, poiché l’Eccelso discese volontariamente nella carne, diventando uomo da grembo vergine. Perciò, o fedeli, magnifichiamo la purissima Genitrice di Dio.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Tu che manifestamente ricevesti la luce trisolare della tearchia nella sua pienezza, o sapientissimo, sei ora divenuto dio per la partecipazione alla natura di Dio: supplicalo di liberare da pericoli e tribolazioni quanti ti onorano, o padre e celebrano la tua augusta memoria luminosa, o venerando Pimìn di mente divina, splendore degli asceti.

ùTheotokìon.

Ti ha scelta il Padre come desideratissimo giglio, Madre di Dio purissima, per essere dimora del Figlio, in virtù del divino Spirito: ti ha trovata come giglio tra le spine, o purissima, raggiante di bellezza verginale. Perciò, o sposa di Dio, noi grazie a te salvati ti cantiamo e con affetto ti diciamo beata.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 26 Agosto – Memoria dei santi martiri Adriano e Natalia

26 Agosto

Memoria dei santi martiri Adriano e Natalia.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi. Poema Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Per le preghiere dei tuoi martiri, Cristo, solleva me, trattenuto nel sonno della vita da un agire cattivo affinché ti glorifichi.

Deliziato dalla dolcezza stillante da labbra di divina conoscenza, realmente odiasti il precedente veleno dell’ignoranza, o Adriano in Dio beato.

Avendo un’anima più splendente del sorgere del sole, accompagnasti il tuo coniuge verso la luce del martirio, o Natalia, vanto delle donne.

Theotokìon. Accogliendo in te stessa, come egli volle, il Demiurgo, incarnato oltre intelletto senza seme nel tuo grembo, o pura, davvero ti rivelasti Sovrana delle creature.

Ode 3. Irmòs.

Fuggendo i lacci della vanità idolatrica, o martire, ti legasti con affetto all’amore di Cristo e per i suoi lacci partecipasti gioioso alle sue lotte.

Quando le vostre gambe venivano spezzate dal ferro, o atleti del Signore, frantumaste realmente le ossa dell’empietà con la spranga della pazienza.

Con l’anima ardente di amore divino, accendesti nel tuo coniuge l’ardente amore per Cristo, rigettando, o Natalia, ogni affetto carnale.

Theotokìon. Il prodigio del tuo parto, o pura, supera ogni ordine naturale: oltre natura, infatti, concepisti in grembo Dio e partorendo resti sempre Vergine.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Abbracciando le pene dei martiri e armandoti virilmente di fede, spontaneamente offristi te stesso al tuo Signore e abbattesti l’arroganza del nemico con la grazia, beatissimo Adriano, glorioso martire di Cristo; perciò Natalia, vedendoti lottare, ti rivolese parole di salvezza, o illustre. Per questo ti gridiamo: Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Santissima Vergine, Madre di Dio, sana le pessime passioni della mia anima, ti prego e concedimi il perdono delle colpe che stoltamente ho commesso, insozzando come un folle l’anima e il corpo. Ahimè, che cosa farò in quell’ora in cui gli angeli separeranno la mia anima dal mio povero corpo? Tu dunque, o Sovrana, sii allora mio aiuto e fervida protezione, perché io, tuo servo, in te spero, o pura.

Oppure stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo alzava grida e amaramente esclamava: Esulta il mondo, perché riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Muoviti a compassione di noi o Vergine e dona la remissione delle colpe a coloro che venerano con fede la sua passione.

Ode 4. Cristo mia forza.

Sostenuti dalla forza di Cristo, i martiri realmente calpestarono l’impotente arroganza dei persecutori e ottennero dal cielo i premi della vittoria.

Col tuo sangue ti tingesti una tunica di incorruttela e deponesti la veste della corruzione e ora nella gloria ti presenti a Dio, o Adriano.

Il sangue dei santi, che scorreva a rigagnoli ovunque, come gradito profumo venne offerto al Signore, che con forza purifica la corruzione dell’errore.

Con parole maligne Adamo fu ingannato dalla consorte, mentre per le tue, Natalia, Adriano si libera dall’errore e viene a dimorare con gioia in paradiso.

Theotokìon. Sono davvero ineffabili e imperscrutabili per terrestri e celesti, Madre di Dio sempre Vergine, i misteri del tuo divino concepimento.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

La doppia decina più un trio di valorosissimi atleti riuniti ora in Cristo, ha realmente sciolto, con la forza della Trinità, la debole catena dell’empietà.

Come un sole che sta in mezzo ad astri luminosi, irraggiavi con i tuoi compagni di lotta, o Adriano, lo splendore della pietà, scacciando la tenebra dell’empietà e illuminando i confini del cosmo.

La rugiada delle tue parole sante fu davvero guarigione delle pene del tuo coniuge, per la brama dei beni superni, o divina Natalia, compagna dei martiri.

Theotokìon. Salva, o Sovrana buona del mondo, quanti con tutta l’anima ti inneggiano come Madre di Dio, perché realmente tu sei nostra protezione invincibile, o Genitrice di Dio.

Ode 6. Vedendo il mare.

Guidati senza errore dalla mano di Cristo, avete attraversato il mare dell’empietà e avete attraccato all’ormeggio sereno del chiarore superno, o atleti del Signore.

Profumano come fiori le imprese oltre natura delle tue lotte, o sapiente: e infatti ti rivelasti incenso profumato di Dio, arso dal fuoco delle torture, o Adriano.

Abbellendo con il gioiello della fede la tua santa anima, o veneratissima e cercando il gioiello di Cristo come non contraffatto, non tradisti il tuo amore, o Natalia.

Theotokìon. O purissima Sovrana, che generasti per i mortali il Signore nocchiero, pacifica la tremenda e instabile agitazione delle mie passioni e concedi serenità al mio cuore.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Ponendoti in cuore le divine parole di una donna sapiente in Dio, o Adriano martire di Cristo, sei corso avanti nei tormenti, ricevendo la corona assieme alla tua consorte.

Ikos.

E’ giunto come occasione buona per i fedeli il lieto giorno del divino Adriano. Rallegriamoci divinamente gridandogli: O martire del Signore, che davvero hai combattuto la buona battaglia e dal cielo hai ricevuto la corona di giustizia, liberaci tutti da ogni vessazione dello straniero, facci avere la guarigione delle anime e dei corpi e dal cielo purifica ogni macchia dell’intelletto, ora che con la tua consorte hai ricevuto la corona.

Sinassario.

Il 26 di questo mese memoria dei santi martiri Adriano e Natalia con i loro compagni.

Stichi. Mani di malvagi e piedi di assassini amputano le mani e i piedi di Adriano. Unita in terra ad Adriano con lui in cielo si congiunge Natalia. Il 26 Adriano subì l’amputazione di mani e piedi.

Lo stesso giorno i compagni di martirio di Adriano vennero uccisi a fil di spada.

Stichi. Le estremità di ventitré uomini furono amputate: ognuno di loro subì quattro amputazioni.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Attico e Sissinnio e del beato nostro padre Ivistione.

Stichi. Correvano sulla stessa strada due atleti con passo veloce verso la spada. Ivistione, lavato dall’issopo delle lacrime, muori per il paese senza lacrime.

Lo stesso giorno memoria di un altro Adriano martire.

Stichi. Una corona adorna Adriano decapitato nel grandissimo giorno delle corone.

Lo stesso giorno memoria del beato Ioassàf, figlio del re Avenìr.

Stichi. Al figlio di re terrestre oggi sono aperti i palazzi del Re dell’universo.

Lo stesso giorno il beato Tithòis si addormentò in pace.

Stichi. Io credo che Tithòis non aveva carne, anche se aveva un corpo: non lasciò cibo alla tomba.

Per le preghiere dei tuoi santi, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Tutta rugiadosa.

Come imprendibili torri della superna Sion vi rivelaste, o martiri, facendo crollare tutti i macchinari del nemico con la spranga della vostra lotta, perciò sempre piamente onoriamo la vostra memoria.

Come aiuto e unanime, Dio donò ad Adriano Natalia per tirarlo fuori dall’abisso dell’errore e convincerlo a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Conservando la mano del martire come preziosissimo tesoro, non consegnasti il tesoro della tua saggezza a quanti tentavano di sottrartelo, o venerata, guidata dalla mano del Dio di tutti.

Theotokìon. La fornace non bruciò i tre giovani, prefigurando il tuo parto: il fuoco infatti abitò in te senza bruciarti, illuminando tutti affinché gridino: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8.

Offrendovi in olocausto nel fuoco dei tormenti, spegneste ogni fiamma d’empietà col vostro sangue, o atleti, acclamando: Ti esaltiamo, o Cristo, nei secoli.

I rivi di sangue dei tuoi atleti divennero nel mondo fiumi di guarigioni, inaridendo il mare delle terribili passioni e noi celebrandoli, o Cristo, ti benediciamo.

Chi non potrebbe ammirare le meraviglie di questa donna, che amava a tal punto il Signore da odiare l’amore carnale e da convincere il coniuge a rispettare e glorificare Cristo nei secoli?

Theotokìon. Concepisti il Verbo datore di luce da luce e generandolo indicibilmente fosti glorificata, o fanciulla, perché dimorò in te lo Spirito divino, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Impossibile agli uomini.

La tortura delle membra, la violenza dei tormenti, il fuoco, la spada e la morte temporanea dei vostri corpi, non riuscirono per niente a separarvi dall’amore di Cristo, o gloriosi atleti, perciò con lui nei secoli sempre vi allietate.

Appariste a tutti i nemici esercito invincibile, città di Dio, regno fortificato, inviolabile paradiso chiuso, falange carica di trofei, popolo eletto di Dio, intatte colonne della Chiesa, o martiri.

Lampade di luce divina, stelle splendide, lucerna che accende per noi il fuoco della pietà, raggi del sole di gloria, figli della beatitudine senza sera vi rivelaste, o veneratissimi martiri di Cristo.

Appariste fonte di onde colme di Spirito e fiume pieno di carismi divini e coppa che mesce onde di lotte, mare di salvezza, o martiri, liberandoci dalla tempesta di ogni genere di tentazioni.

Tu che stai con i cori dei martiri di Cristo presso il trono di colui che tutto domina, salva quanti celebrano la tua memoria con fede e zelo, liberandoli con le tue suppliche da tutte le tentazioni che li disturbano.

Theotokìon. Ai morti viene ora donata risurrezione per il tuo ineffabile e indicibile concepimento, o Madre di Dio veneratissima, perché la vita da te rivestita di carne è rifulsa a tutti e ha sciolto con sapienza la tristezza della morte.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si mostrò ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui, con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Come sostegno dei lottatori sia da noi glorificato Adriano, sapientissimo martire invitto, con la venerabile Natalia; con loro risplende la santa folla dei martiri, falange carica di trofei; ad essi inneggiamo, celebrandone la luminosa memoria: presso il Cristo infatti intercedono per tutti.

Theotokìon.

Il mondo intero ha te, o santissima, come invincibile difesa, presidio, rifugio, fortezza, muro inespugnabile, salvezza che niente può incrinare e divina cittadella fra ogni sorta di angustie; tu dunque, Madre e serva del Re dell’universo, salva anche me, tuo servo, da ogni specie di pericolo.

Alle lodi 4 stichi e 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo. Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O nobilissimo Adriano, divenisti esecutore della voce del Sovrano rinunciando a ogni mondana dolcezza e, presa sulle spalle la croce, divenisti partecipe della sua passione: sotto entrambi gli aspetti ti sei mostrato provato, perciò noi fedeli onoriamo oggi la tua divina memoria (2).

Valentissimo Adriano, continuamente sbattuto dalla tempesta nell’oceano delle torture, avevi la tua consorte che reggeva il timone dirigendoti al porto tranquillo, facendoti entrare nella città superna: ora che dimori in essa, o martire illustre, intercedi, ti preghiamo, per noi che ti esaltiamo.

Resistendo valorosamente fino alle catene, alla tortura e alla recisione delle membra, dopo aver consegnato la vostra anima al Creatore, avete ricevuto il vero riposo eterno e la beatitudine imperitura. Quale divina ricompensa avete ricevuto da Cristo, o gloriosissimi e venerabilissimi martiri!

Gloria. Tono 2.

Il Signore che tutto sa nella sua prescienza, con ineffabile provvidenza ti ha accolto, o martire, come tralcio fruttifero tagliato in molti modi dalla spada del martirio, carico dei frutti di una generosa costanza di cui si nutrono i cuori dei fedeli, che con affetto ti celebrano, o glorioso Adriano.

E ora. Theotokìon.

In te ripongo ogni mia speranza, Madre della vita: custodiscimi sotto la tua protezione.

Allo stico delle lodi, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 25 Agosto – Traslazione delle reliquie del santo apostolo Bartolomeo e memoria del santo apostolo Tito

25 Agosto

Traslazione delle reliquie del santo apostolo Bartolomeo e memoria del santo apostolo Tito.

Al Mattutino.

Dopo il salterio, canoni dell’Oktòichos e poi dei santi, opera di Teofane entrambi. Canone in onore di san Bartolomeo. Acròstico: Con inni lodo il mio ardente protettore.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

La roccia della nostra vita ti rese pietra eletta su cui edificò la sua Chiesa, o apostolo Bartolomeo, perciò ti onoriamo e diciamo beato.

Iniziato in modo sublime dalla sapienza enipostatica a ciò che supera lo spirito, dimostrasti folle la sapienza dei pagani, rendendo sapienti i confini con i tuoi divini insegnamenti.

In una bara il tuo corpo cammina sul mare obbedendo all’ordine di Dio e, come sole, dall’oriente raggiungi l’occidente, o apostolo, illuminandolo.

Theotokìon. Il gloriosissimo si umilia, colui che precede i secoli sorge nel tempo, colui che la fanciulla serva di Dio genera in due nature, o beato in Dio, predicasti in un’unica ipòstasi.

Canone in onore di san Tito. Acròstico: Canto con tutto il cuore il discepolo di Paolo.

Stesso Tono e stesso Irmòs.

Colmandoti di tutti i carismi, la grazia dello Spirito inviò te, divino apostolo, a predicare ai confini l’incarnazione del Verbo, o illustre Tito.

Ricevuto il bagliore della divina grazia, risplendesti come sole sulle anime oscurate, illuminandole, o sapientissimo, togliendo i peccati e liberando dalla schiavitù dell’errore, o beato.

Per i carismi dello Spirito di cui eri ricolmo, il sapientissimo Paolo ti rese interprete e predicatore della fede, Tito, ispirato da Dio.

Theotokìon. Come sole è sorto dal tuo grembo il Signore che libera dall’errore i confini del mondo, o Sposa divina; pregando senza sosta, supplicalo di salvare quanti con fede t’inneggiano.

Di san Bartolomeo.

Ode 3. Come sorgente viva.

Mediatore potente, luce e allontanamento delle disgrazie in te, Bartolomeo, trovarono i prigionieri dell’errore, che giace malamente nella tenebra dell’ateismo.

Come bocca del Verbo divino, beato Bartolomeo, salvasti dalla bocca del lupo spirituale i popoli che hai condotto al Creatore col bagno del battesimo.

Con la tua lingua ignea bruciasti l’amara materia dell’errore, o sapientissimo e rinnovasti con la tua aratura i cuori incolti, preparandoli a coltivare pensieri celesti.

Theotokìon. Il Dio Verbo che si degnò d’incarnarsi da te, Vergine Madre, si scelse come discepolo e servo fedele il glorioso Bartolomeo.

Di san Tito. Non è la scienza.

Non con la sapienza, che rende folli chi la possiede, ma con la vera conoscenza, hai scacciato, o felice, l’ignoranza di quanti a te si avvicinavano.

Il campo coperto di rovi per l’empietà nell’eredità delle nazioni tu bonificasti con la falce divina per seminarvi il buon grano della sapienza.

Predicando l’unica Divinità in tre ipòstasi, scacciasti le tenebre del politeismo, guidando i confini del mondo, o beato, alla conoscenza di Dio.

Theotokìon. Più santa degli angeli e di ogni creatura, t’innalzò il nato da te nella carne: perciò come Sovrana di tutti ti celebriamo.

Irmòs. Non è la scienza, né la potenza o la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Sapienza enipostatica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.

Kàthisma di san Bartolomeo.

Tono 1. I soldati di guardia.

Il trasporto delle tue reliquie santissime è divenuta l’occasione per una splendidissima festa, o illustre apostolo del Signore; celebrandola con fede ti onoriamo, o Bartolomeo, magnificando Cristo, luce inaccessibile.

Gloria. Del Santo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come astro che accompagna il sole, insigne Tito, sapientemente camminasti con Paolo; splendendo avete illuminato la terra e cacciato l’oscurità; nell’isola di Creta, o beato, coricandoti nella morte, a tutti lasciasti come raggi divini le tue pene e parole senza tramonto; illuminati da esse, piamente ti celebriamo e gridiamo a una voce: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Salve, trono igneo del nostro Dio, seggio imperiale, salve, Vergine, talamo nuziale coperto di aurea porpora, clamide scarlatta, tempio variamente ornato, carro scintillante, candelabro di splendore; salve, Madre del nostro Dio, città dai dodici lati e porta dorata, stanza illuminata, sposa gloriosa raggiante di sole, salve, unico splendore della mia anima.

Di san Bartolomeo.

Ode 4. L’ineffabile.

La parola profetica si è compiuta: è uscito il divino araldo, luce per la salvezza delle genti, rischiarando tutta l’ecumène.

Illuminato dallo splendore sgorgante da Dio, per divina partecipazione apparisti luce seconda, servendo colui che per noi apparve nello spessore della carne, o apostolo.

Santificando il mare con i tuoi viaggi, o Bartolomeo, l’attraversasti in un sepolcro di pietra da oriente a occidente con prodigioso spostamento.

Salva il tuo gregge, illustre apostolo, dalla tempesta del peccato, dal pericolo e dai tormenti che suscita il nemico, conducendoci con le tue preghiere al porto della salvezza.

Theotokìon. Tu che partoristi inesplicabilmente l’inesplicabile divinità nell’estrema ricchezza del suo amore, per noi, impoveriti dal peccato, apri i tesori divini, o purissima.

Di san Tito. Colui che siede.

Attingendo agli inesauribili tesori, o sapientissimo, con la verità colmasti le anime assetate di ricchezze; hai fatto rivivere i cuori morti, scacciando l’oscurità dell’ignoranza, o illustrissimo apostolo.

La lenza di Paolo ti ha pescato con la grazia, o Tito, poiché era previsto che in seguito, con la tua parola, avresti tratto con zelo, come all’amo, tante nazioni dalle onde dell’errore per condurle alla fede.

Avendo seguito come un agnello l’illustre Paolo, da mezzo al tuo gregge scacciasti i temibili lupi, rovesciasti i templi degli idoli, rendendo i mortali templi perfetti di Dio.

Theotokìon. La santa Theotòkos, dimora purissima, porta del divino splendore, mensa e ciborio dorati, montagna adombrata non tagliata, che offre asilo al Creatore, viene proclamata beata.

Di san Bartolomeo.

Ode 5. Sbigottisce l’universo.

Possedendo i piedi belli per la predicazione, evangelizzasti a tutti cose buone, a tutti predicasti pace, o beato, allontanando l’antica inimicizia con i tuoi divini insegnamenti, o apostolo del Salvatore.

La tua parola, Bartolomeo, fu rimedio per quanti avevano ricevuto il veleno mortale del serpente; e secondo la profezia, la terra degli empi fu rovesciata con la leva dei tuoi sapientissimi dogmi.

Benché morto da lungo tempo, fai sgorgare vita inesauribile, o Bartolomeo, superando in compagnia di santi martiri l’immensità delle onde dell’oceano per approdare all’isola di Lipari.

Theotokìon. Ti glorifico grandemente, purissima Madre di Dio, gridando con l’angelo: Salve, benedetta piena di grazia, annunzio e discorso tremendo, dimora insolita del Sovrano del creato.

Di san Tito. Gli empi non vedranno.

La piaga malsana che divorava le anime dei pagani, l’hai sanata con il sapido sale delle tue sante parole, o beato, come ministro della grazia e medico eccellente.

Docile agli ordini di Paolo, percorresti tutta la terra con lui, evangelizzando la sapienza divina, venerabile predicatore divino.

Insegnasti sapientemente il Verbo uguale al Padre in maestà e potenza, o divino predicatore, impegnando gli uomini dai pensieri vani a rigettare tutto l’errore degli idoli.

Theotokìon. Con spirito purificato celebriamo la Vergine pura; glorifichiamo con le nostre opere sante la gloria di Giacobbe; salmeggiamo a lei piamente come Madre del nostro Dio.

Di san Bartolomeo.

Ode 6. Celebrando questa divina.

Divenisti un raggio del sole rifulso sul mondo incarnandosi, o apostolo, scacciando la notte del politeismo con i tuoi luminosi insegnamenti.

Ai popoli rivelasti la salvezza di Dio che per grande bontà, si fece a noi simile incarnandosi, o apostolo delle genti, Bartolomeo.

Come strada prendesti il mare, le grandi acque per sentiero e le tue tracce, beato apostolo, nessuno le conobbe, come predisse Davide ispirato.

Theotokìon. Sei divenuta il tempio della gloria, la porta dello splendore e il monte ombroso, il portento cantato dai profeti, o Vergine Madre piena di divina grazia.

Di san Tito. A te sacrificherò.

Paolo, sole senza tramonto del mondo, inviò te, felice, come raggio luminoso che illumina i cuore oscurati dall’ignoranza.

Ricolmo delle acque vivificanti, o beato, sommergesti i torrenti dell’ignoranza con i flutti dei tuoi divini dogmi, irrigando l’insieme delle genti.

Theotokìon. Ogni generazione ti celebra, o Vergine, poiché ineffabilmente partoristi il Verbo di Dio trascendente la lode dei nostri canti e che angeli e mortali insieme glorificano.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, grazie al sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion di Bartolomeo.

Tono pl. 4. Sei apparso oggi.

Come sole sei apparso nel mondo, illuminando con i tuoi splendenti insegnamenti e i tuoi miracoli straordinari quanti ti onorano, o Bartolomeo, santo apostolo del Signore.

Di Tito.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Di Paolo eri compagno di viaggio, o apostolo e con lui ci annunziasti il Verbo della divina grazia, o beato iniziato Tito; perciò ti gridiamo: Non smettere d’intercedere per tutti noi.

Ikos.

Hai annunziato al mondo il Salvatore apparso sulla terra e sei divenuto l’amico intimo, l’erede della sua vera divinità; prostrandomi con fede, ti supplico di accordarmi con le tue preghiere il perdono, allontanando dalla mia anima la tenebrosa oscurità, perché possa degnamente inneggiarti e senza sosta gridarti: non smettere di intercedere per tutti noi.

Sinassario

Il 25 di questo mese memoria della traslazione delle sante reliquie del santo e glorioso apostolo Bartolomeo.

Stichi. Per tutti noi il tuo venerabile sepolcro è risultato irrigatore di inesauribile grazia, o apostolo: la terra il venticinque, dopo averlo nascosto, rende ai fedeli il tuo corpo, o Bartolomeo.

Lo stesso giorno memoria del santo apostolo Tito, vescovo di Gòrtina in Creta, discepolo di san Paolo apostolo.

Stichi. Accetta il cesto dei miei umilissimi fiori e gradisci anche le lodi grandi e piccole: celebro te, santo Tito, morto in pace, giungendo il venticinque al celeste banchetto.

Lo stesso giorno memoria dei santi padri Minà, Epifanio, Gennadio e Giovanni, arcivescovi di Costantinopoli.

Stichi. Il mondo ha perso la gioia della Chiesa: Minà infatti è sparito da quaggiù, Epifanio ha reso l’ultimo respiro, addormentandosi in un giusto riposo; Epifanio, Gennadio e Giovanni, pastori riuniti in Cristo inneggio.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Di san Bartolomeo.

Ode 7. I fanciulli di senno divino.

L’umanità colpita da follia per il peccato sanasti col sale sapido delle tue parole, esortandola a cantare, o illustre apostolo: Inneggiatissimo Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Divenuto altissimo cielo, come divino apostolo, proclamasti ad alta voce, o beato, la gloria del Dio al quale cantiamo: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Rivestendo della veste tessuta dalla grazia di Dio quanti erano stati spogliati dall’antica perversione del serpente, o beato, li esortavi a cantare: Inneggiatissimo Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Ricchi della tua protezione come soccorso e rifugio, pura Genitrice di Dio, sempre noi tuoi servi con fede a te cantiamo: Salve, ponte benedetto, che dalla terra ci conduci verso Dio.

Di san Tito. Colui che nel fuoco.

Insegnando ai mortali a proclamare l’unica divinità, venerando l’unica signoria, distogliesti dal politeismo, o Tito, i fedeli che proclamano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Le anime morte che veneravano la materia inanimata, riconobbero il Dio della vita morto per noi, avendo ascoltato il tuo insegnamento, o discepolo iniziato agli ineffabili misteri.

Come servo della verità apparisti distruttore della menzogna, come discepolo di Paolo sopportasti pericoli e persecuzioni, ma con lui salmeggiasti: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Adorna di virtù stai alla destra del gran Re incarnato dalle tue viscere, Vergine senza nozze, che non cessi di pregare perché siamo salvati da ogni angoscia.

Di san Bartolomeo.

Ode 8. Il parto della Theotòkos.

Gonfio di divine onde, come fiume dell’Eden sei sorto irrigando il mondo con i tuoi insegnamenti, prosciugando per grazia le acque dell’errore e acclamando: Inneggiate il Salvatore, esaltatelo per tutti i secoli.

Il Verbo che ti formò agli ineffabili misteri come divino teologo, ti scagliò come freccia salvifica, ferendo, o glorioso, le schiere dei nemici e salvando quanti con fede a lui cantano e inneggiano nei secoli.

Come monte stillante dolcezza, o ammirabile, solcasti il mare camminando dopo la morte grazie alla potenza di Dio e attraversando senza naufragio i suoi flutti in compagnia di martiri vittoriosi.

Theotokìon. Ignorando le leggi di natura, partorisci e resti sempre vergine: hai concepito infatti il Verbo fattosi uomo per bontà estrema, al quale acclamiamo: Opere tutte, inneggiate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Di san Tito. Stesso irmòs.

Dai flutti delle tue parole fu estinto il fuoco assurdo dell’errore; demòni e malattie furono scacciati con la tua intercessione presso Dio, santo apostolo Tito: perciò ti celebriamo come servo divino di Cristo, Re dell’universo.

Tutto consacrato a Dio e munito di tutti i doni divini, hai fatto conoscere a tutti il Verbo Salvatore, liberando dalla stoltezza noi, che con fede lo benediciamo e lo esaltiamo per tutti i secoli.

Fosti puro strumento della luce, rischiarando l’universo col tuo splendore divino, Tito ammirabile; e facendo impallidire l’opposizione degli empi, gridasti: Inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. La spada rivolta contro di me ora è distolta, o Vergine, poiché partoristi il Verbo incarnato, che riconosciamo in due nature: davanti a lui tremano gli angeli in cielo e i mortali lo glorificano per tutti i secoli.

Irmòs. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, ha salvato nella fornace i fanciulli intemerati; ma ora che si è attuato, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Di san Bartolomeo.

Ode 9. Ogni abitante.

Oggi il coro degli apostoli festeggia la tua memoria; i martiri esultano di gioia e tutti i giusti si rallegrano nello spirito; noi fedeli ti veneriamo con i nostri inni, inneggiando: o discepolo di Cristo, liberaci da ogni disgrazia.

Avendo trovato la tua beata fine sulla croce, glorioso apostolo, ti conformasti alla passione del tuo Maestro; tu partecipi davanti a lui per sempre con gli angeli alla sua divina e luminosa gloria, godendo giustamente dello splendore ineffabile.

La tua luminosa e insigne memoria ha diffuso su noi tutti la sua luce, o Bartolomeo, testimone oculare di Cristo; ricordati di tutti noi, ti preghiamo, liberandoci con le tue preghiere da ogni sorta di pericolo.

Theotokìon. Divina Genitrice pura, mortifica i nostri pensieri carnali, seda la tempesta delle nostre passioni, calma il loro tumulto e, come rifugio, circonda di pensieri divini i nostri cuori che ti onorano, o intrepida protettrice dei credenti.

Di san Tito. Per la disubbidienza Eva.

Volgendo al Redentore tutta la tua fiducia e l’affetto, Paolo ti fece partecipare ai suoi viaggi, o apostolo, predicando alle nazioni; perciò con lui ti celebriamo.

Per grazia divina allontani dai fedeli malattie e demoni; in te Creta ha il suo potente protettore, suo primo gerarca divino, fiaccola celeste e luminosa, o Tito, apostolo ammirabile.

Come sole splende su noi la tua memoria, fulgidamente allestita con i bagliori del santo Spirito, dissolvendo le nebbie delle passioni; salva noi, che con fede la celebriamo, beatissimo Tito.

Theotokìon. Vergine pura, con la tua mediazione spezza i legami dei miei peccati, scaccia dalla mia anima la notte oscura, calma i moti delle mie passioni; abbatti quanti invano mi osteggiano, o Madre sempre vergine e salvami.

Irmòs. Eva con la disubbidienza ha instaurato la maledizione; ma tu, Vergine Madre di Dio con il frutto del tuo grembo hai germogliato per il mondo la benedizione: per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion di san Bartolomeo.

Con i discepoli conveniamo.

Festeggiando con affetto, sapientissimo Bartolomeo, la sacra deposizione delle tue venerabili reliquie, ti celebriamo con fede: dall’oriente, infatti, o beato, prodigiosamente navigasti fino all’isola di Lipari, illuminando tutto l’occidente con i tuoi viaggi meravigliosi, o apostolo di Cristo, divino predicatore.

Altro exapostilarion, di san Tito, uguale.

O apostolo Tito, iniziato della divina grazia, con Paolo di mente divina, intercedi presso la Trinità per la pace del mondo; e per noi che celebriamo la tua santissima memoria e con affetto ti onoriamo, ottieni liberazione dalle difficoltà e dalle colpe, salvezza, gloria e splendore nel regno dei cieli.

Theotokìon, uguale.

Con le schiere incorporee, i cori dei martiri, le legioni degli apostoli, i profeti e tutti i giusti, Madre di Dio Vergine t’inneggiamo: generasti infatti il Dio che con indicibile sapienza abbatté con la croce la tirannide dell’ade e salvò, o inneggiatissima, tutta la stirpe dei mortali.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 4 stichirà prosòmia.

Tono 4. Hai dato come segno.

Ti ha emesso come fiume divino, o beatissimo, la fonte della nostra vita, prosciugando le acque del politeismo, irrigando il mondo con i flutti delle divine dottrine, o Bartolomeo, sommergendo la zizzania dell’errore e liberando dalle sventure quanti con fede confidano in te, apostolo del Signore.

Riconoscendoti come sole che parte dall’oriente e tramonta all’occidente per il tuo viaggio sulle acque, o celebratissimo, noi fedeli festeggiamo la memoria annuale del tuo straordinario arrivo, esaltando i tuoi molti prodigi, apostolo del Signore.

Morto e sepolto, affrontasti un viaggio per mare, partendo dall’oriente con i martiri, o sapientissimo, per giungere in occidente, o luminare senza tramonto della Chiesa di Cristo, Bartolomeo in Dio beato: qui trovando riposo, per tutti prodigiosamente divenisti riposo dalle fatiche e liberazione dalle sventure.

Con la mente rischiarata da divini bagliori, come raggio accompagnasti il divino Paolo, sole che illumina i luoghi tenebrosi, o Tito e con lui liberasti tutta la terra dalla profondissima notte; perciò ti diciamo beato come gerarca ispirato, come apostolo divino, come fervidissimo intercessore.

Gloria. Tono pl. 1.

Come aveva predetto nei vangeli la sapienza di Dio, il Verbo coeterno al Padre, voi siete i tralci ben formati, o apostoli illustrissimi, che portate tra i rami il grappolo maturo e dolce: mangiandolo, noi fedeli ne assaporiamo il gusto per averne letizia. O Bartolomeo ispirato da Dio e tu Tito, vanto di Creta, pregate con ardore per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata, Vergine Madre di Dio e com’è nostro dovere ti glorifichiamo, città inconcussa, muro inespugnabile, indistruttibile protezione e rifugio delle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia.

L’apostolo: I Cor. Fratelli, Dio ha messo noi apostoli (vai alla Domenica X).

Vangelo secondo Matteo: Disse il Signore: Voi siete la luce del mondo.

Kinonikòn.

Per tutta la terra è uscita la loro voce e fino ai confini della terra le loro parole. Alliluia.

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Mattutino del 24 Agosto – Memoria del santo ieromartire Eutichio, discepolo di san Giovanni il teologo

24 Agosto

Memoria del santo ieromartire Eutichio, discepolo di san Giovanni il teologo.

Al Mattutino

Dopo la solita sticologia i canoni dall’Oktòichos, poi il canone del santo, con l’Acròstico: Canteremo la divina grazia di Eutichio. Giuseppe

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Compagno degli apostoli e dei martiri, in ogni tempo ricolmato del bagliore del divino splendore, rendi partecipi della tua luce i fedeli che oggi celebrano la tua santa festa, ammirabile martire Eutichio.

Istruito piamente dal discepolo amato e imitandone puntualmente i costumi, amasti il Signore, compiendo i suoi divini comandamenti, o beato e imitasti la sua passione.

Obbedendo piamente alla legge divina, con pene ascetiche mortificavi la carne, allontanandoti dal mondo e vivendo nelle montagne, o illustre martire beato e purificando la tua anima, fosti riconosciuto somigliante a Dio.

Theotokìon. In te, santa Vergine, pongo la speranza della mia salvezza: cancella del tutto la sozzura dei miei peccati, lavami e sarò puro, affinché sia gradito a tuo Figlio e compia la sua volontà santissima.

Ode 3. Tu che in principio.

Avendo trovato in Paolo il sole raggiante della luce della sapientissima predicazione, o beato, viaggiasti con lui illuminando come un astro nello Spirito i cuori.

Il fondamento dei teologi, la cima dei discepoli, Giovanni, amico fedele del Salvatore, transitando dalla terra a Dio, ti inviò a pascere il gregge del Signore, o beato.

Splendido e luminoso, ricolmo di Spirito santo, apparisti davanti all’iniquo giudice, respingendo la sua empietà e confessando l’incarnazione divina di Cristo.

Theotokìon. Salve, tu che sola inesplicabilmente generasti la nostra gioia; salve, Vergine non sposata, nube del Verbo, carro e trono di Dio, gloria dei giusti e corona dei martiri.

Irmòs. Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e disponesti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi precetti, poiché non c’è santo all’infuori di te, unico filantropo. 

Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.

Sfolgorando lo splendore della conoscenza di Dio, dileguasti la tenebra del politeismo, compiendo come martire la tua corsa e facendo sgorgare i carismi delle guarigioni, purifichi le malattie di quanti si avvicinano; glorioso martire, implora Cristo nostro Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Del verbo divenisti divina tenda, Vergine Madre purissima, più santa degli angeli; più di chiunque sono coperto di fango, insozzato dalle passioni carnali: purificami coi flutti divini, tu che ci procuri con la tua intercessione la grande misericordia.

Stavrotheotokìon.

L’agnella Madre pura, la Vergine Genitrice del Verbo divino, quando vide sospendere sulla croce il frutto che coltivò senza pena, tra le lacrime materne gridò: Ahimè, Figlio mio, come subisci passione tu che vuoi salvare dalle sue infami passioni la condizione umana?

Ode 4. Tu sei mia forza.

Con tutto l’intelletto ti elevasti al Signore, colpito e straziato in tutte le membra non sentivi, ma come incenso di soave odore, per la potenza dello Spirito, avvolgevi di divino profumo i presenti, o beato.

Custodito da Dio, divino martire, quando eri incatenato in prigione, ricevesti il pane del cielo, visibilmente gioendo, perché Dio, unico arbitro delle lotte, ti diede coraggio, o vittorioso testimone e tu imitasti la sua divina passione.

Apristi la tua santa bocca nello Spirito, o sapientissimo, quando comparisti in tribunale per il giudizio, esponendo chiaramente la fede della Trinità e confutasti l’errore degli idoli e l’empietà degli atei tiranni.

Dopo molti tormenti corporali, infiammato di divino amore, lietamente entrasti nella fiamma ardente del fuoco per ordine del giudice, o beato; ma non fosti bruciato, ricevendo dal cielo la divina rugiada.

Theotokìon. Sola tra le donne sei rimasti vergine prima come dopo il parto, perché il Dio generato dall’alto prima dei secoli, prendendo ineffabilmente carne dal tuo seno, Vergine purissima, ha rinnovato le nature nascendo sulla terra negli ultimi tempi.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Arricchisti del verbo divino quanti lo volevano; come sacerdote, o beato, nutristi il gregge di Cristo, consigliandolo, istruendolo, guidandolo verso la salvezza, vittorioso atleta dalle molte lotte.

Avendo scosso il funesto errore con la forza del santo Spirito, ti presentasti a Cristo e guidasti a lui la folla dei fedeli, salvati dai tuoi divini insegnamenti, o Eutichio, ornamento dei martiri.

Com’erano belli i tuoi piedi che percorrevano, o beatissimo, il sentiero del divino martirio e camminando in esso giunsero all’ampio spazio del regno celeste, o insigne martire.

Theotokìon. Vergine Madre, genitrice del Verbo che nulla può circoscrivere, gloria degli angeli, tu che ferisci i demòni, divina Sposa, sul mio cuore, ferito dal peccato applica il rimedio divino.

Ode 6. Siimi propizio.

Ispirato dal desiderio di raggiungere la perfezione in Cristo, in catene, o sapiente, lasciasti Efeso per finire a Sebaste, tua patria, ornato del diadema delle tue splendide imprese.

Essendo tempio di Dio magnifico e purissimo, con la grazia hai distrutto gli orribili templi degli idoli e sei salito verso il tempio sovracceleste per presentarti a Dio, o Eutichio.

Sulla strada che seguivi un angelo divino ti fortificò, predicendo chiaramente l’avvenire a te, beatissimo Eutichio, che eri pari agli angeli ed estraneo alla carne nello Spirito.

Theotokìon. Raddrizza le storture del mio intelletto e i cattivi moti passionali della mia anima, Vergine purissima; salvami, custodiscimi dai nemici che senza pietà mi assalgono ogni giorno.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie colpe e fammi risalire, ti prego, dall’abisso dei mali, perché a te ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Sinassario

Il 24 di questo mese memoria del santo martire Eutichio, discepolo di san Giovanni il teologo e del santo apostolo Paolo.

Stichi. Quale gaudio fu il tuo, beato Eutichio, essendo iscritto alla divina cerchia! Dovendo lottare come martire nello stadio, la terra lo ricevette nella pace il ventiquattro

Lo stesso giorno memoria di san Tatione martire.

Stichi. Trascinato misuravi molte plestre di terra, ma prendesti le infinite plestre dell’Eden, o Tatione.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Giorgio di Limniote, confessore.

Stichi. Pur terminando con una morte comune, Giorgio porta il segno del martirio.

Lo stesso giorno commemoriamo il ritrovamento delle venerabili reliquie del nostro padre tra i santi Dionigi, arcivescovo di Egina e del loro ritorno da Strofade di Zacinto.

Stichi. Avendo ora in sorte la reliquia incorrotta di tuo figlio, o Zacinto, rallegrati, giubila celebrando. Il 24 giunse l’urna.

Il nuovo santo ieromartire e isapostolo Cosma, martirizzato in Albania nel 1779, morì impiccato.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Per ordine di Dio il fuoco che doveva ucciderti si spense per te, beato: il tuono infatti si fece udire dal cielo e la grandine fu inviata per ricoprire quanti lo ignoravano.

Violentemente straziato, trasudavi mirra dal dolce profumo, poiché tu stesso correvi sulle tracce del profumo sparso dalla passione del Verbo Creatore nella sua discesa e a lui cantavi: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Irreprensibile era la tua vita, ammirevole il tuo martirio e il santo scrigno che conserva le tue reliquie offre a chi si avvicina la salvezza, facendo sgorgare le guarigioni e scomparire in molti la sozzura delle passioni.

Theotokìon. Preconoscendo l’ineffabile profondità del tuo mistero, i santi profeti rivelarono a tutti gli uomini il tuo parto, o Vergine, gridando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Levando le mani a Cristo nostro Dio, o glorioso, in mezzo allo stadio affrontasti i leoni restando illeso come un tempo il profeta Daniele, poiché un angelo ti proteggeva e tu senza sosta cantavi: Sacerdoti benedite, popolo, esalta Cristo per i secoli.

Vedendoti irragionevolmente giudicato da uomini empi, la belva che doveva ucciderti prese una chiara decisione per ordine dell’Onnipotente e proclamò le meraviglie del Salvatore, lasciando sbalorditi coloro che cantano: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo per i secoli.

Avendo ingaggiato la grande lotta con la forza e la grazia di Dio, con gioia hai ottenuto la corona del vincitore e trovato posto nei cori degli apostoli e dei martiri; con loro canti senza sosta: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo per i secoli.

Seguendo le tracce della sua passione, lottasti secondo le regole come servo di Cristo e col sangue del martirio imporporasti il manto regale, che ora indossi nel regno dei cieli, dove sei transitato cantando con gioia: Popolo, esalta Cristo per i secoli.

Theotokìon. Vivifica la mia anima uccisa dal morso del serpente, o Vergine purissima, tu che sola generasti la vita e concedile di fare la volontà di colui che per noi è nato da te, affinché canti: Sacerdoti, benedite, popolo esalta Cristo per i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza gridava: benedite, fanciulli il Creatore e Redentore, sacerdoti, innaggiate, popolo esalta Cristo per i secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Effondi ogni sorta di guarigioni e fai cessare le più gravi malattie, avendo ricevuto la vera grazia da Cristo per aver ben lottato affrontando i nemici, o concittadino degli angeli e cima dei martiri.

Reso splendido dalle tue lotte, sei giunto a dimorare nello splendore eterno e il tuo capo troncato dalla spada, Gesù lo coronò col santo diadema della vittoria, o luminare della Chiesa, gloria e forza dei fedeli che ti dicono beato.

Spezzasti la potenza del male e riportasti valorosamente vittoria su di lui; come vittorioso martire risplendi nei cieli, o illustre Eutichio, godendo di grande credito davanti al trono della Trinità santa.

La tua memoria divina e luminosa rifulge su tutti più del sole, illuminando di chiari raggi i fedeli che ogni anno la celebrano piamente; e poiché hai confidenza, ti preghiamo di chiedere per noi la salvezza.

Theotokìon. Ti rivolgiamo il saluto di Gabriele: Salve, santa Madre di Dio, terra scelta, mensa d’oro, rifugio degli uomini, letizia degli angeli e fierezza dei martiri, sostegno dei fedeli che ti dicono beata.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: te dunque magnificano, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini. 

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 23 Agosto – Conclusione della festa della Dormizione e memoria del santo martire Lupo

23 Agosto

Conclusione della festa della Dormizione e memoria del santo martire Lupo.

AVVERTENZA. Oggi si conclude la festa della Madre di Dio e se ne celebra l’intera ufficiatura, a vespro, al mattutino e alla liturgia, eccetto le letture e la litì. L’ufficio di san Lupo e stato anticipato al 22.

Sinassario.

Il 23 di questo mese memoria del santo martire Lupo.

Stichi. Lupo era un servo e divenne grazie alla spada libero e amico di Cristo

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Ireneo, vescovo di Sirmio.

Stico. Fiumi di sangue del vescovo di Sirmio decapitato rimpiazzano il bagno in cui si lavano i morti.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Ireneo, vescovo di Lugduno.

Stichi. Grazia alla spada Ireneo scambiò la terra col cielo nel quale voleva abitare.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Callinico, patriarca di Costantinopoli.

Stichi. Callinico attendo il piacere che rimane per sempre, non si dispiacque finire i suoi giorni.

Lo stesso giorno i santi 38 martiri della Tracia, uccisi di spada.

Stichi. Subirono la spada quei trenta a cui si aggiunsero altri otto.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

AVVERTENZA. Fino al 21 settembre si cantano come katavasìe gli irmì dell’Esaltazione della Croce: Tracciando una croce.

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Mattutino del 22 Agosto – Memoria del santo martire Agatonico

22 Agosto

Memoria del santo martire Agatonico.

AVVERTENZA. Oggi si celebra anche l’ufficio del santo martire Lupo, perché il 23 è la conclusione della festa.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Tu che partoristi nella carne l’Artefice di tutto, dopo esserti rivelata più ampia dei cieli sulla terra, passi ora dalla terra ai cieli stessi. Le anime dei giusti ti guardano, i cori degli angeli ti osservano e degnamente, come a Regina, ti presentano una lode continua. Non smettere dunque di pregare per i tuoi cantori.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma uguale.

Il coro degli apostoli, sparso per la terra, fu radunato in Sion per accompagnare la Madre di Dio dalla terra incontro all’Altissimo, da lei partorito. Insieme la precedevano gli eserciti ultramondani dei cieli e danzavano, acclamando spiritualmente: Rallegratevi, cieli, nell’accogliere la Madre del Dio per il quale essa domina realtà visibili e invisibili.

Gloria. E ora. Lo stesso.

Il primo canone della festa e questi due dei santi. Acròstico del canone di sant’Agatonico: Voglio cantare le pene di Agatonico. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Cantiamo tutti.

Colma di beni la mia anima danneggiata dalle passioni, o santo, tu che divenisti eccellente imitatore del buon Sovrano e dammi di parlare rettamente per glorificare la tua memoria.

Conosciuto da Dio che conosce tutto, o martire, ricevesti divina ispirazione e predicasti ai popoli la sua incarnazione senza temere la morte della carne.

La tua parola rialzò i caduti, comunicando loro la risurrezione e l’eterno splendore, o martire dalle molte lotte.

Theotokìon. Superando ogni meraviglia apparve, o Vergine, la meraviglia del tuo parto: senza confusione, né mutamento generasti il Cristo, che si assimilò a noi nella carne.

Canone di san Lupo. Acròstico: A te inneggio, Lupo, fulgido martire. Giuseppe.

Tono 4. Come i cavalieri di Faraone.

Poiché celebro la tua luminosa e splendida memoria, nobile atleta, soldato di Cristo, illumina la mia anima con i tuoi raggi senza tramonto, tu che sempre rifulgi e stai presso la divina luce.

Con coraggio avanzasti per ingaggiare la lotta dei martiri, confessando il Dio apparso in terra divinizzando l’umanità, o sapientissimo e annientasti gli dèi degli ellèni con la potenza dello Spirito.

Onde vivificanti hanno riempito il tuo cuore: come fiume divino hai prosciugato i torrenti dell’errore e irrighi di fede le anime dei mortali, perché germogli il sovracceleste frutto.

Theotokìon. Come aurora, o Vergine non sposata, hai fatto sorgere dal tuo seno Gesù, illuminazione di tutti, il Dio che diminuisce la notte del politeismo e illumina il mondo con raggi senza tramonto.

Di sant’Agatonico.

Ode 3. Consolida il mio cuore.

Perfidamente l’insensato con l’adulazione sperava di spogliarti, ma il suo folle pensiero, o martire, si mostrò vano perché eri saldo sulla pietra della vera fede.

Guadando il mare delle pene del corpo, con la guida di Cristo, o atleta Agatonico, attraccasti lieto ai porti spirituali.

Affondino oggi su di me i tagli, le slogature del corpo: non temo spada, né fuoco, né l’acqua bollente di caldaie, né fiere, né morte, gridavi, o atleta Agatonico.

Theotokìon. L’illimitato per natura, o Vergine, assumendo grazie a te la nostra limitatezza, si limitò nella carne e da noi si fece conoscere in due volontà e nature.

Di san Lupo. Poiché la sterile.

Rafforzato dall’invitta potenza dello Spirito, ti equipaggiasti virilmente avviandoti agli agoni, beatissimo Lupo e abbattesti l’arroganza dell’errore.

Riconoscendoti come martire della passione di Cristo, il crudele persecutore con l’adulazione sperava di sedurre il tuo spirito, ma s’ingannò il malignissimo.

Come lira vibrante sotto il plettro dello Spirito, alla presenza del tiranno intonasti con gioia l’inno della conoscenza di Dio, seducendo quanti l’udirono con fede.

Theotokìon. Il Dio disceso dimorando in te come sapeva, pura Vergine, non rimosse i chiavistelli della tua verginità e ci stabilì tutti sull’indistruttibile pietra della fede.

Irmòs. Poiché la sterile Chiesa delle genti ha generato e la prolifica sinagoga si è indebolita, al nostro Dio prodigioso gridiamo: Santo sei tu, Signore.

Kàthisma di sant’Agatonico.

Tono 1. I soldati a guardia.

Rifulgendo nella lotta come oro nel crogiuolo, hai irraggiato raggi di guarigioni e attenuato la tenebra dei demòni con la grazia, perciò tutti festeggiamo la tua santissima memoria, beatissimo martire di Dio, atleta Agatonico.

Gloria. Di san Lupo.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Purificando la vista della tua anima, ricevesti la luce della Trinità santa e col raggio delle tue divine parole illuminasti le anime oscurate, martire del Signore Lupo; passato allo splendore senza tramonto, preghi per noi, che con fede ti onoriamo e inneggiamo.

E ora. Della festa.

Stesso tono. Stupì Giuseppe.

Proclamalo, Davide: Che cos’è questa festa? E’ quella, dice, che ho cantato nel libro dei Salmi: quando si parla di quella figlia, divina Madre e Vergine, che il Cristo, da lei nato senza seme, trasferisce nelle superne dimore: per questo gioiscono le madri, le figlie e le spose di Cristo, acclamando: Salve, tu che sei passata alla reggia celeste.

Ode 4. Prevedendo nello Spirito.

Entrasti nello stadio dei martiri indossando l’armatura della santa fede, o sapiente e provocato dal nemico, lo vincesti calpestandolo sotto i tuoi piedi con la tua forza, o martire e atleta Agatonico.

Con la sapienza dei tuoi discorsi e l’esempio delle tue sacre opere, o martire di Cristo Agatonico, sconvolgesti i nemici che pensavano di vincere la fermezza del tuo spirito attirandolo all’errore.

Consumando interamente il tuo cuore nel fuoco dell’amore divino, o sacro martire Agatonico, non hai temuto le fiamme degli empi, ma come carbone ardente incendiasti la materia dell’ateismo.

Theotokìon. Colui che è portato sulle spalle dei cherubini, incarnandosi divinamente come uomo da te, siede tra le tue braccia come un infante e si fa bambino per salvare la prima creatura, divenuta un tempo bambino.

Di san Lupo. Colui che siede.

Superando l’infermità umana, sopportavi, o beato, le bastonate, recando come scettro di potenza la croce salvifica del nostro Dio, o insigne Lupo.

Confidando nel Signore come nel monte Sion, o atleta Lupo, rimanevi incrollabile avendo Dio come alleato, sopportando lo strazio delle membra, poiché l’amore di Dio ti innalzava al cielo.

Essendo pieno di fede, sapienza e grazia, confessavi in mezzo agli empi il Verbo di Dio, senza curarti delle frecce lanciate contro di te, deviate dalla potenza di Cristo.

Theotokìon. Trovando pura solo te, Vergine Genitrice di Dio, come pioggia su di te scese Gesù, abisso di sapienza e con la grazia divina inabissò i torrenti dell’empietà.

Di sant’Agatonico.

Ode 5. Lo splendido giorno.

Come martire della legge opponesti alle leggi del malvagio la legge salvifica del legislatore e Sovrano dell’universo, Cristo nostro Dio.

Agatonico, che fu illustre e glorioso martire, è proclamato beato: con le potenze dei cieli esulta sempre di gioia.

Preferisti alla vita la morte per guadagnare la vita futura dei secoli eterni e offristi la nuca al taglio della spada.

Theotokìon. Prevedendo i tuoi prodigi, Isaia nello Spirito acclamò, o Vergine purissima: Ecco, tu porti in grembo l’Infinito incarnato.

Di san Lupo. Tono 4. Gli empi non vedranno.

I nemici minacciarono di tagliarti a pezzi, ma essi stessi furono straziati, constatando che eri rimasto intatto e illeso per ordine di Dio.

Sollevando, o glorioso, la vista dell’anima alla pietra incrollabile, non fosti affatto scosso dalle onde degli amari supplizi, rafforzato dalla potenza di Dio.

Con l’effusione del tuo sangue spegnesti la pira idolatrica, o atleta e arso dal santo Spirito, col fuoco dei tuoi agoni bruciasti tutto l’errore.

Theotokìon. Con intelletto purificato, onoriamo la Vergine pura e adorni di opere divine piamente celebriamo l’ornamento di Giacobbe come Madre del nostro Dio.

Di sant’Agatonico. Ode 6. Imitando Giona.

La moltitudine innumerevole degli etiopi spirituali affrontasti nella debolezza della carne, o sapiente, per unirti alle miriadi dei liturghi spirituali.

Ti avviasti virilmente al martirio e serrasti le vie del male, o atleta e raggiungesti le vaste dimore degli intelletti celesti.

Brillando come oro nel crogiuolo dei peggiori tormenti, sapiente Agatonico, ti rivelasti sigillo di Cristo sui tesori divini.

Theotokìon. Sei vergine come prima e generando Cristo allatti tutti col cibo che concede a tutti il prodigio paradossale e inconcepibile, o santa Vergine.

Di san Lupo. Prefigurando la sepoltura.

Nella tua carne soffristi i più crudeli tormenti, dando il supplizio allo spirito degli empi e colpendo la moltitudine dei demòni con piaghe crudeli, o martire ammirabile.

Facesti vacillare gli dèi degli atei, polverizzandoli e tu stesso, ispirato da Dio, sei sorto come colonna animata della pietà e icona di coraggio.

Si allietava deliziandosi dei tormenti il glorioso atleta, prevedendo in ispirito le corone e la futura gloria dei martiri.

Theotokìon. Generasti colui che il Padre generò prima dei secoli e con le tue mammelle allattasti il nutritore: mistero oltre intelletto e ragione, o pura.

Irmòs. Prefigurando la sepoltura di tre giorni, il profeta Giona supplicando nel ventre del pesce gridava: Scampami dalla corruzione, o Gesù, Re delle potenze.

Kontakion. Tono 1. Stupisca il coro.

Tu che hai in dote un buon nome, o uomo di mente divina, hai tolto agli uomini cattivi ciò che essi veneravano, senza temere punizioni di sorta, o Agatonico. Sei così divenuto erede di ciò che è buono e hai degnamente ricevuto, con gli altri lottatori, la corona incorruttibile.

Ikos.

Implora, sapientissimo Agatonico, colui che è buono e filantropo, perché muti in bene il cattivo stato del mio cuore e mi doni una parola per celebrare degnamente le lotte che hai sostenuto per la fede del Cristo nostro Dio; perché io sappia parlare di te che, guardandoti bene intorno come un pastore, o martire, scacciando i lupi guidavi il tuo gregge alla terra della verità, gridando con franchezza: Siamo stati considerati come pecore da macello; moriamo dunque per ricevere la corona incorruttibile.

Sinassario.

Il 22 di questo mese memoria del santo martire Agatonico e dei suoi compagni Zotico, Zenone, Teoprepio, Akìndinos e Severiano.

Stichi. Il nome di Agatonico è verissimo: con la spada riportò splendida vittoria. Nel coro dei martiri, ornati del santo diadema, con la decapitazione prende posto Severiano. Ecco, dunque, un nuovo Simone Cireneo, che porta la croce non forzato, ma offrendosi egli stesso. Immolato dalla spada per il Nazareno, Agatonico muore il ventidue.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Anthussa e Atanasio, il vescovo, che la battezzò e Carissimo e Neòfito suoi famigliari.

Stichi. La rosa fiorita nella terra di Seleucia è stata colta dalle mani degli angeli. Immortale mi chiamo, anche se muoio di spada e vivente tra gli amici viventi di Cristo vengo collocato. Due servi decapitati trovarono entrambi la nobile condizione un tempo perduta.

Lo stesso giorno muoiono di spada i santi martiri Ireneo, Or e Oropsis.

Stichi. Decapitati in tre andarono in cielo sprofondando nell’abisso con il loro sangue i capitani dell’errore.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Di sant’Agatonico.

Ode 7. Nella fornace i fanciulli.

Divenisti partecipe alla gloria sovracceleste, trascurando tutto ciò che è sulla terra e amando di cuore il Sovrano del cielo e della terra, o glorioso; perciò veneriamo la tua santa memoria.

Imitando la Passione di Cristo, che fece scaturire per tutti i fedeli l’impassibilità, sopportavi con gioia gli oltraggi, l’afflizione e l’iniqua decapitazione.

Agli idoli morti non offristi alcuna venerazione, poiché veneravi il Dio immortale, che per noi apparve morto e uccise la forza dell’errore; perciò ottenesti la vita vera, o sapiente martire.

Theotokìon. Dio si fece uomo nel tuo seno divinizzando il genere umano e rese partecipe della sua natura divina quanti ti dicono veramente beata fra le donne, Vergine benedetta.

Di san Lupo. Tu che salvasti.

Risplendente degli ornamenti della passione, ora stai presso colui che subì passione sulla croce per noi, esultando illuminato dai divini bagliori.

L’acqua che ti fu visibilmente e paradossalmente versata dal cielo, illumina la tua anima e la rafforza per gridare: Inneggiatissimo Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Come una torre stavi incurante in mezzo ai nemici, senza che il tuo intelletto vacillasse per i molteplici supplizi, o insigne atleta, spezzando fieramente l’errore.

Theotokìon. Te sola, bellezza di Giacobbe, ha eletto colui che solo abita i cieli e, dimorando in te, non scardinò affatto la tua verginità.

Di sant’Agatonico. Ode 8. Il Signore e Creatore.

Trascinato di luogo in luogo, coi tuoi passi, o atleta, santificavi la terra; poi, chinando la cervice alla spada tagliente, ti separasti dalla carne e fosti unito al Signore.

Ricevesti frustate e pene corporali di ogni genere infiammato d’amore per Dio e, terminando la tua buona lotta, con gioia ti unisti alle miriadi superne.

La forza del nemico incorporeo fu gettata a terra: i martiri di Cristo, infatti, lo respinsero corroborati dalla forza dell’onnipotente Sovrano.

Theotokìon. Tenda e mensa, arca divina e tavola che contenne la manna della vita e monte santo ti chiamiamo, Vergine Maria, sempre benedetta.

Di san Lupo. Redentore dell’universo.

Dopo tanti tormenti, o beato, chinando la testa a Dio fosti decapitato dalla spada, ma la tua fede fece perdere la testa agli uomini empi per lo sbalordimento.

Come agnello innocente ti offristi all’immolazione, senza discutere e senza gridare, imitando così l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.

Rimedio di tutti mali e cura gratuita delle anime è divenuta la tua urna, o illustre Lupo, che sei stato arricchito da Dio della grazia delle guarigioni.

Theotokìon. Tutto il creato benedice il tuo parto, che ci incorona di benedizioni e toglie la maledizione, Vergine benedetta e glorificata, che hai fatto grazia al genere umano.

Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nella fornace refrigerasti i fanciulli e insegnasti a cantare: Opere tutte, lodate, benedite il Signore

Di sant’Agatonico. Ode 9. La nube luminosa.

Annoverato fra i sacratissimi cori dei sacri apostoli, in compagnia degli atleti e gioendo nell’abbraccio dei santi e dei profeti, sapiente Agatonico, ora stai splendidamente incoronato con loro presso la Trinità.

Ammirabile il tuo zelo e stabile la tua fede, o martire, buona la tua confidenza in Dio, luminosa la tua vita, piena di grazia la morte che ti rese partecipe della gloria immortale, o atleta.

In te, sapiente Agatonico, celebriamo l’agnello di Cristo, la sacratissima vittima, l’ornamento degli atleti, la fonte dei prodigi, la delizia della Chiesa, il raggio divino, il sostegno dei fedeli.

La tua santissima memoria è giunta ora santificando il cosmo, o illustrissimo martire: in essa supplichiamo di ottenere la tua protezione, onorandoti con affetto, o Agatonico, come buon terapeuta del Verbo.

Theotokìon. Avendo un pensiero amico del vizio, una vita incorreggibile, un’anima colpevole, un cuore insozzato, io, il dissoluto mi prostro a te, Sovrana: Aiutami e dammi correzione prima che giunga al taglio della morte.

Di san Lupo. Per sua colpa

Sei apparso, o martire, come stella luminosissima, annunziando il sole a quanti giacevano nella tenebra della perdizione; da esso illuminati per fede si sono rivelati partecipi del giorno senza sera, o illustrissimo.

E’ rifulsa per noi oggi la tua memoria più splendente del sole, illuminando tutta la terra e scacciando le nubi dalle anime e togliendo il buio delle passioni: ogni anno la celebriamo.

La superna Sion, la metropoli degli eletti, prende il tuo spirito con gioia, l’assemblea dei primogeniti si rallegra e noi fedeli ti onoriamo chiedendo di essere salvati per le tue preghiere, o beatissimo Lupo di senno divino.

Theotokìon. Con le perle di luce che sono in te, divina sposa, illumina la mia anima, che giace nella fossa della perdizione, sorgi sbaragliando i nemici che sempre affliggono il mio cuore e mi spingono verso le passioni.

Irmòs. Per sua colpa e trasgressione Eva instaurò la maledizione; ma tu, Vergine Madre di Dio, col germoglio delle tue viscere fioristi la benedizione per il mondo, perciò tutti ti diciamo beata. 

Exapostilarion. Con i discepoli.

Celebriamo splendidamente la luminosissima memoria del martire Agatonico, che la grazia unì alla Dormizione della Santissima: quest’uomo generoso, lottando con tutte le forze, confuse i tiranni ed ora sta gioioso e incoronato presso Cristo e prega per noi che lo onoriamo.

Della festa. Tu che il cielo.

Apostoli, qui radunati dai confini della terra, nel giardino di Getsemani seppellite il mio corpo; e tu, Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

La terra per la tua sepoltura è stata benedetta, o Vergine e l’aria santificata dalla straordinaria ascesa di una creatura morta per legge di natura.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Scortando tra gli inni il tuo venerabile corpo che aveva accolto Dio, i divini seguaci gridavano: Dove dunque te ne vai, o Sovrana?

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Inaccessibile alla corruzione era il tuo corpo: per legge di natura venne dato alla sepoltura, ma permane incorrotto.

Gloria. E ora. Uguale.

Figli tutti della terra, ferventi riuniamoci con gli incorporei per seppellire colei che partorì l’Autore del creato.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 21 Agosto – Memoria del santo apostolo Taddeo e della santa martire Bassa

21 Agosto

Memoria del santo apostolo Taddeo e della santa martire Bassa.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Presto intervieni.

Festeggiamo, o pura, la tua dormizione a cui fu presente Cristo nostro Dio, da te incarnato, per accogliere il tuo spirito con ineffabile gloria: e nella gloria te ne andasti senza lasciare il mondo, proteggendo con la tua intercessione, o Madre di Dio, i tuoi cantori.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Le moltitudini degli angeli ti glorificano, la stirpe umana con fede t’inneggia, perché sei passata dalla terra ai cieli e senza sosta intercedi presso Dio, tuo Figlio, per strappare ai pericoli, o Vergine, quanti festeggiano con fede il tuo transito.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il primo canone della festa, quello dell’apostolo e quello dalla martire. Acròstico del canone dell’apostolo: Taddeo sapiente e divino inneggio. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Stando presso il trono del Signore concedimi illuminazione per cantare la tua festa luminosa.

La sovraessenziale luce atemporale, apparsa tra noi, ti inviò come raggio illuminante tutto il mondo.

Cinto di potenza, Taddeo, l’Invincibile con forza ti rafforzò per annientare tutta la forza del maligno.

Theotokìon. Apparisti Sovrana di tutte le creature generando ineffabilmente il dominatore, Theotòkos Vergine inneggiatissima.

Canone della martire. Acròstico: Le tue lotte, Bassa, venero a gran voce. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraverso l’umido.

Per chi celebra con gioia la tua memoria, o gloriosissima, supplica affinché siano donate illuminazione dall’alto e perdono delle colpe rovinose per l’anima, o beata.

Non temesti il decreto degli empi, perché la tua anima possedeva il timore del Signore, perciò affrontasti valorosamente svariati flagelli e pericoli.

Con i tuoi tre figli sopportasti con pazienza, o atleta, ogni sorta di tormenti, con cui intrecciasti le corone di immortalità, glorificando la Trinità.

Theotokìon. Concepisti il Verbo del Padre, Santissima, senza doglie materne e indicibilmente sopra ragione lo generasti la nostra salvezza.

Dell’apostolo. Ode 3. Tu sei saldezza.

Illuminando i popoli col raggi della divina grazia, o glorioso, apparisti luce pura per quanti erano nelle tenebre delle disgrazie.

Liberazione e guarigione, per ordine di Dio, portasti al re Abgar andando da lui.

Come dimora dello Spirito onnipotente trasformasti, sapiente Apostolo, i mortali dopo aver distrutto i ricetti dell’errore.

Theotokìon. Gli oracoli dei profeti, i propositi della Legge, Sovrana nostra, indicarono chiaramente, Madre di Dio, il tuo parto tremendo.

Della martire. Creatore della volta.

Illustre martire, infiammata dalla fede e dal fervido desiderio dell’infinto amore di Gesù Cristo, con l’aiuto di un angelo estinguesti il fuoco e abbracciasti il popolo senza giudizio.

Benedetta fu la stirpe dei cuori retti, che dal tuo grembo rifulsero e poi con te lottarono, illustre Bassa, spezzando la cupa opposizione degli empi con l’inflessibile fermezza della fede.

O madre, che superasti le leggi di una natura che passa, con una unione oltre natura, come sopportasti di vedere l’ingiusta e multiforme morte di coloro che avevi nutrito di fede come di latte?

Theotokìon. Dalla morte che mi valse il cibo proibito mi salvasti, fanciulla purissima, che sola generasti la Vita enipostatica; perciò giustamente ora ti diciamo beata in ogni tempo.

Irmòs. Creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, Signore, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo filantropo.

Kàthisma dell’apostolo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

A contatto del Sole spirituale ne ricevesti i raggi mistici e divenisti come astro illuminando col tuo bagliore l’insieme della terra e dileguando il cupo errore; perciò, o beato, celebriamo con fede la tua memoria santa e luminosa e a una voce a te gridiamo: Taddeo apostolo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Della santa. Uguale.

Volando per la fede divina, come colomba con i tuoi figli trovasti riposo nei nidi immateriali, dopo aver santamente lottato, o atleta Bassa, compagna degli angeli e fai sgorgare sui malati flutti di guarigioni; perciò doverosamente celebrando la tua memoria ti onoriamo, glorificando il Salvatore e a una voce a te gridiamo: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Della festa. Uguale.

Tu che senza seme concepisti Dio e, senza subir corruzione, lo partoristi incarnato, ti rivesti ora della nuova incorruttela dello Spirito: come Madre della vita, infatti, come Regina di tutti, te ne vai, o Vergine, alla vita immateriale. Giustamente sei perciò diventata davvero nube che per noi zampilla le acque della vita, o Madre di Dio purissima. Prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti con fede venerano la tua divina dormizione.

Dell’apostolo. Ode 4. Ho udito, Signore.

Avendo mente eccelsa, accogliesti divini pensieri e carismi dello Spirito, o Taddeo, discepolo dell’Onnipotente.

Iniziato ai divini misteri, o beatissimo, illuminasti i non iniziati per venerare la Trinità consustanziale.

Hai inscritto nei cuori, o beato, la legge divina, cancellando prima i caratteri della stoltezza e le forme della malizia.

Theotokìon. Concependo il Creatore di tutte le creature apparisti Sovrana, perciò, Theotòkos sempre vergine, ti glorifichiamo.

Della martire. Stesso Irmòs.

Senza venir meno al tuo proposito, affrontasti il perfido nemico e l’annegasti nei flutti del tuo sangue.

L’abisso che ti accolse nel suo seno condannata a questa ingiusta morte ti rispettò e ti salvò per ordine di Dio, o atleta Bassa.

Con i tuoi figli illustri, o gloriosa, ereditasti l’incrollabile regno di Dio, le nozze celesti e la luce senza tramonto.

Theotokìon. Un tempo nello Spirito Avvacùm vide in te il monte non tagliato da cui apparve il Signore Dio, o Vergine, per salvarci tutti.

Dell’apostolo. Ode 5. Tu che dalla notte.

Portando, o beato, la divina somiglianza col Sovrano, sei andato come divino medico presso il re Abgar.

Dopo la divina ascensione del Verbo il santo apostolo Tommaso, sapiente Taddeo, ti invia come predicatore ai bisognosi.

Vedendo scomparire le malattie e ricevere i cuori la guarigione, per la tua santa intercessione, Abgar fu colmato di illuminazione divina.

Theotokìon. Generasti il Verbo incarnato in due nature e due energie, Vergine non sposata, conservando senza difetto la tua verginità perfetta.

Della martire. Perché mi hai respinto.

Avendo sete dell’amore di Cristo, glorioso Agapio divinamente beato, odiavi fino in fondo il male e sopportasti strenuamente le sofferenze delle torture e lo spellamento della carne.

Torturato da uncini di ferro sul petto, beato Teognio, fosti riconosciuto secondo il tuo desiderio ancora più puro, o sapiente, dal Dio di tutti, presso il quale giungesti con gloria nei raggi delle tue sfavillanti lotte.

Sopportando con fede sicura il martirio, sapientissimo Pistòs, sbalordisti gli increduli e i loro cuori insensati quando le ossa ti furono spezzate e le giunture del corpo schiantate.

Theotokìon. Richiamasti dopo la caduta la progenitrice dei viventi, divina Madre, concependo il Redentore, Salvatore, Signore e Creatore di tutti; perciò, benedetta tra le donne, ti glorifichiamo con fede.

Dell’apostolo.

Ode 6. Come salvasti il Giona.

La luce del santo Spirito, dimorando nel tuo cuore, apostolo Taddeo, ti rese per il mondo vera fiaccola, che dissolve le tenebre dell’errore.

Portando sulla tua carne come pregiati ornamenti le ferite salvifiche di Cristo, salvasti i popoli da ogni sozzura e ascendesti alla letizia dei cieli.

Apparisti come aurora mostrandoci il Sole di giustizia, o Taddeo; illuminati da lui, noi terrestri, siamo diventati per lui figli della luce.

Theotokìon. Per noi, concepisti un nuovo bimbo, il consustanziale al Padre che riconduce di nuovo la natura corrotta dei mortali alla bellezza primitiva, o pura.

Della martire. Perdonami, Salvatore.

Fino in fondo distruggesti i templi degli dèi impuri, fondando la tua anima sull’ineffabile amore di Dio e divenisti consorte degli angeli, o atleta Bassa.

Grandi lotte affrontasti per Cristo, o martire, grandi anche le ricompense ricevute da lui: gloria immortale, dimora divina e delizia sempre fluente.

Il Dio in te magnificato e glorificato ogni giorno dall’assemblea dei santi, con onnipotenza salvò te, illustrissima come un tempo Giona dall’abisso marino.

Theotokìon. Abbi compassione, Sovrana, del mio intelletto, che affonda nel mare dei peccati e nelle onde dell’ignoranza e dammi una mano e salvami, tu che hai concepito il Salvatore.

Irmòs. Perdonami, Salvatore, poiché sono molte le mie iniquità e dal baratro dei mali riconducimi, ti supplico; a te infatti ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Kontakion dell’apostolo.

Tono 3. La Vergine oggi.

E’ giunta la lieta festa dell’apostolo: celebriamola oggi con letizia, perché, a quanti sempre lo onorano con fede, l’apostolo procura remissione dei peccati e divino vigore: egli agisce infatti con franchezza, come divino iniziato della grazia di Cristo.

Ikos.

Celebriamo tutti il discepolo di Cristo, onoriamo oggi il testimone oculare del Verbo; egli infatti predicò al mondo il sacratissimo vangelo e prese nella rete le genti, traendole dall’abisso dell’errore; mostrando la via della verità, per essa conduce i fedeli alla celeste patria. Stando tutto pieno di splendore presso il trono divino, concede illuminazione copiosa a quanti con affetto lo onorano, poiché egli agisce con franchezza come divino iniziato della grazia di Cristo.

Sinassario.

Il 21 di questo mese memoria del santo apostolo Taddeo.

Stichi. Taddeo, quale altra corona intreccerò per te, che con i tuoi occhi, come discepolo, hai visto il Verbo? Ai divini cori celesti Taddeo fu aggregato il giorno venti lasciando questa vita.

Lo stesso giorno, memoria della santa martire Bassa e dei suoi figli Teognio, Agapio e Pistòs.

Stichi. I tre eccelsi figli di una sola madre, con la madre Bassa andarono a un’unica esecuzione. Una spada in 21 trafisse Bassa con tre figli.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. A Babilonia i fanciulli.

Compiendo miracoli con l’invocazione del Signore apparso nella materia di un corpo, conducesti popoli e città, o illustrissimo, a fede sicura per acclamare: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto

Col sale divino delle tue gustose parole hai arrestato la cancrena dell’empietà e sanato i cuori feriti dalle frecce del serpente, gridando, o beato apostolo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Pieno di Spirito santo sei stato innalzato alla sublime contemplazione, possedendo divinamente come tesoro il verbo salvifico e insegnasti ai popoli a gridare: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Caduto per la mia stessa opinione e avvinto da azioni scellerate, in te mi rifugio: aiutami, Sovrana, concedendo alla mia umile anima modo di far penitenza perché ti glorifichi.

Della martire. Un tempo a Babilonia.

Attraversata sana e salva la fornace di fuoco con la forza divina, col fervore della tua anima bruciasti i rovi dell’errore gridando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Tu che trattenesti l’impeto dei leoni per salvare nella fossa il tuo profeta Daniele, hai custodito dalle belve la tua martire Bassa, che a te, Sovrano, cantava: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Illuminata dai chiari raggi della croce, impassibile, la gloriosa Bassa attraversò le tenebre dell’errore, andando verso la luce gridando: Cristo Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. Spezza le aggrovigliate catene dei miei delitti, o pura, benedetta e sempre glorificata Divina Sposa, che concepisti inconcepibilmente il Dio che toglie il peccato del mondo.

Dell’apostolo. Ode 8. Divenuti vincitori.

Come cielo narrante la gloria di Dio apparisti, Taddeo e alla fede divina conducesti i popoli che gridavano con fervore: Benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Per la potenza dello Spirito che dona salute ai malati, ai paralitici il passo, ai ciechi la vista, divenisti per la città di Edessa luminare, che sempre celebriamo con fede, o Taddeo.

Giustamente viene glorificato Taddeo, che con l’abbondanza dei suoi miracoli condusse tutto un popolo infedele alla fede, salvando così dall’errore dei falsi idoli quanti a lui accorrevano.

Theotokìon. Scomparvero le ombre della legge, o Vergine, quando generasti l’Autore della legge, la cui grazia rischiara tutto; supplicalo sempre d’aver pietà di me, che ho seguito la legge del peccato.

Della martire. Sette volte di più.

Colui che ha assunto la nostra debole natura diede ali alla tua debolezza, o martire e ti rese più forte di fuoco, acqua, belve e seghe, poiché con fede gridasti: Fanciulli, benedite il Signore e voi, sacerdoti, lodatelo, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Con ardore giovanile lottarono e valorosamente sbaragliarono l’ostilità dei nemici con opere e parole i tre fanciulli Teognio, Agapio e Pistòs; ricevuta da Dio la corona di vincitori, lo esaltano in tutti i secoli.

Come olivo fruttifero, come vigna ubertosa allattasti rettamente i tre tralci con cui coltivasti grappoli di confessione, sgorganti vino di martirio, che allieta i cuori di quanti piamente gridano: Popolo, esalta Cristo nei secoli.

Con le schiere incorporee, con l’armata dei martiri che sta presso il trono di Dio, o illustri, pieni di grazia, luce e gloria, dileguate le tenebre delle nostre colpe nel giorno in cui festeggiamo con fede la vostra augusta e luminosa memoria, ricca di carismi divini.

Theotokìon. Il Verbo di Dio, l’unico compassionevole, che creò per suo ordine i cieli e per suo volere la terra, formando l’umanità, assunse nel tuo grembo la nostra carne per ricostruire in se stesso la nostra natura schiacciata dall’astuzia del serpente, o Vergine.

Irmòs. Sette volte di più del solito, nel suo furore il tiranno dei Caldei rinfocolò la fornace per i fedeli del Signore; ma quando li vide salvati da una forza più potente, gridò: Fanciulli, benedite il vostro Creatore e Redentore e voi sacerdoti, lodatelo, popolo, esaltalo in tutti i secoli.

Dell’apostolo. Ode 9. Realmente Theotòkos.

Vedendo le divine ricompense nei secoli e stando presso il vertice dei desideri, Taddeo, esulta e danza.

Come cedro, come cipresso, o glorioso Taddeo, ti sei innalzasti con le virtù, addolcendo il cuore dei tuoi cantori.

Hai raggiunto, o beato, i cori degli apostoli, dei martiri e degli incorporei; con loro supplica per la salvezza di chi ti celebra.

La tua memoria, riccamente illuminando con lo splendore dei carismi le menti dei fedeli, induce tutti a celebrarti, Taddeo.

Theotokìon. Vergine amica del bene, benefica la mia anima ammalata per i peccati, tu che concepisti il Verbo sommamente buono.

Della martire. Sbalordì per questo.

Volendo realmente vedere ciò occhio di mortale non hanno visto, hai sopportato virilmente le pene della carne, la frattura delle membra, l’assalto di belve, la bruciatura del fuoco e la forza delle onde, illuminata di luce immateriale, o beatissima.

Come chiara e splendente luna sorgesti, conducendo per grazia il coro divino degli astri luminosi sorti da te; e ora tu, teofora e voi tutti, beati, irraggiate sul mondo la vostra luce immateriale.

Consolidando sulla roccia della pazienza l’edificio delle vostre anime, o beati, non avete ceduto a innumerevoli prove; ma, riportando vittoria con Cristo, con lui siete divenuti degni di regnare per sempre.

Bassa, pura tortora, colomba amica di Dio, la rondine che accompagnata dai suoi piccoli volò al cielo per restare presso il divino potere, fuggendo all’inverno e agli inganni del demonio, con affetto diciamo beata.

Theotokìon. Tu che generasti il Redentore filantropo, o prodigiosa Sovrana amica del bene, con le tue preghiere dammi redenzione dai peccati e benefica e libera, o castissima, la mia anima guastata da pensieri di passioni mortifere, o purissima.

Irmòs. Sbalordì per questo il cielo e stupirono i confini della terra poiché Dio apparve corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più vasto dei cieli, perciò, Madre di Dio, schiere di angeli e uomini ti magnificano.

Exapostilarion. Udite, donne.

Divenisti l’astro di Edessa, Taddeo sapientissimo: avendo predicato in essa la divina economia del Verbo e illuminato il topàrca Abgar e quanti erano con lui, li hai resi cultori della Trinità più che luminosa, o apostolo divino predicatore.

Della festa. Tu che il cielo con le stelle.

La folla degli apostoli, radunata nelle nubi, dovutamente seppellisce la Madre del Signore, alla presenza del Salvatore con miriadi di angeli.

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Ricordati assiduamente, o Vergine Theotòkos, di quanti ti invocano e con affetto festeggiano la tua sacra dormizione.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

O schiera dei discepoli, venite da me e ciascuno porti alla Vergine un inno di esequie adatto alla festa.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

O discepoli, la vostra schiera prontamente si raduni a mezzo di nubi per seppellire il corpo della sola Madre di Dio, che accolse la Divinità.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Porte dei cieli levatevi, vedendo la porta dell’Altissimo venire con gloria al suo Figlio e Signore.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 20 Agosto – Memoria del santo profeta Samuele

20 Agosto

Memoria del santo profeta Samuele.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Esultano, o santissima, la tua anima spirituale passata ai cieli, il tuo corpo puro passato nel paradiso, lungi dalla corruzione; per questo il Signore punì gli empi che agirono con inganno nei confronti della tua salma preziosa; perciò con gli apostoli gridiamo: Salve, piena di grazia.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si incarnò da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò con fede ti diciamo beata come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Quindi il primo canone della festa e il canone del santo. Acròstico: La gloria del veggente Samuele io canto. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Come i cavalieri di Faraone.

Con le tue suppliche rendi degna la mia anima sterile di germogliare il buon frutto dei beni, affinché lodi con sacri canti la tua luminosa festa, o sapiente Samuele, germoglio della sterile.

Colui che un tempo aprì il grembo di Sara esaudì realmente la supplica di Anna e riempiendo la sterile di grazia, volle che tu, Samuele, sorgessi come stella da lei.

Coltivando santamente la tua anima, o beatissimo, risplendevi nella divina veste con i raggi mistici dello Spirito apprendendo ogni mistero, o ispirato da Dio e come un angelo servivi il Dio onnipotente.

Theotokìon. Colui che come Figlio con il Padre è anteriore ai secoli, si incarnò poi realmente e si fece tuo Figlio, o Santissima e rese figli di Dio per fede i servi del terribile nemico.

Ode 3. Non è la sapienza.

Attaccandoti sapientemente a Dio, o glorioso, da lui fosti amato, adornato di divina intelligenza e abbellito con la bontà.

Gli angeli parlavano manifestamente con te, o beato Samuele e misticamente ti insegnavano le cose sovraintellettuali poiché vivevi come un angelo sulla terra.

Conseguendo santamente intelletto splendente, o beato, contemplavi realmente le cose lontane come vicine, rivelandoti profeta dell’Onnipotente.

Theotokìon. Da te è sorto Gesù Cristo incarnato e ci divinizzò assumendo la carne, perciò, o purissima, come Madre sua ti celebriamo.

Irmòs. Non è la sapienza, né la forza, né la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Cristo, sapienza enipostatica del Padre, non c’è infatti santo all’infuori di te, filantropo.

Kàthisma.

Tono 3. La confessione della fede.

Crescendo nei decreti della legge, ricevendo prezioso crisma, rifulgesti nel sacerdozio come Aronne e col cuore illuminato dallo Spirito contemplavi le cose distanti come vicine, o sacratissimo; supplica Cristo Dio di donarci grande misericordia.

Gloria. E ora. Della festa. Attonito di fronte.

Nel tuo parto senza seme il concepimento, nella tua dormizione, senza corruzione la morte: concorse un doppio prodigio nel prodigio, Madre di Dio! Come, infatti, la Vergine ignara d’uomo allatta? Come la Madre di Dio morta profuma? Perciò con l’angelo ti gridiamo: Salve, piena di grazia.

Ode 4. Colui che siede.

Sacramente decorato da santità e vita luminosa, ti furono affidate da Dio cose salvifiche da annunziare a Israele, che trascurava la legge e irritava sempre il Misericordioso.

Per l’empietà dei suoi figli, Eli fu condannato e giustamente allontanato dal divino ministero e il santo Samuele, obbediente a colui che lo chiamava, con anima immutabile fu introdotto nel ministero.

Preziosissimo difensore dell’alleanza della legge come un tempo Aronne servivi il Re di tutti e offrivi i sacrifici della legge, che prefiguravano il sacrificio salvifico di Cristo,

Al tuo popolo folle, che non rimaneva nei divini precetti del Re di tutti, o Samuele, per la volontà che divinamente opera, ungesti un re come aveva chiesto, irridendo l’inconcepibile consiglio divino.

Theotokìon. Colui che non lasciò il seno del Padre si compiacque di dimorare nel tuo seno come piccolo bimbo per richiamare le nostre anime, o Vergine; a lui cantiamo: gloria alla tua potenza, Cristo.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Reso sapiente dall’infanzia dal divino Spirito, divenisti ministro di Dio per grazia, ungendo re per ispirazione divina con l’olio dell’unzione, o glorioso.

A Saul, che restava protervo nei cambiamenti iniqui, profetizzasti chiaramente la volontà divina e il suo abbandono dal divino Spirito, o beato Samuele.

Vivendo manifestamente nella bontà, ammonivi il cattivo cambiamento di Israele, correggendolo come sacerdote divino e vero profeta.

Theotokìon. Unendosi a noi per misericordia, il Salvatore filantropo si fa conoscere come Dio e uomo.

Ode 6. Prefigurando la tua sepoltura.

Divinizzato dalla grazia del Verbo, il tuo verbo predisse come imminenti le cose lontane, o profeta Samuele, divina dimora dello Spirito.

Innalzato per eccelse contemplazioni e opere come profeta e sacerdote di Dio onnipotente, con il servizio della legge purificasti il popolo, o ammirabile.

Trasgredendo la legge, Saul diventò miserabile e Dio ti ordinò, o Samuele sapiente in Dio, di ungere con unzione il mite Davide al suo posto.

Theotokìon. Eva fu liberata dalle doglie, o Purissima, poiché tu partoristi senza doglie il Cristo nostro Dio, che ha guarito manifestamente le pene di tutti.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridava supplicando dal ventre del pesce: dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Dopo la sesta ode: Sinassario.

Il 20 di questo mese memoria del santo glorioso profeta Samuele.

Stichi. Samuele che tramontando contemplava la luce sempre viva, la contempla anche dopo il trapasso. Il 20 il profeta Samuele lasciò questa vita.

Lo stesso giorno memoria dei santi 37 martiri martirizzati a Byza in Tracia.

Stichi. Mancano tre per compiere quattro volte i dieci bruciati dal fuoco per te, Trinità.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Severo e Mèmnone il centurione.

Stichi. Sottomesso alla spada, Severo trovò ricompense splendenti, degne della passione della spada. Il fuoco ti tiene poco tempo, o Mèmnone, ti aspetta però una corona perenne.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Fotinì, fuori la porta delle Vlacherne e del santo martire Lucio il senatore.

Stichi. Lucio disprezzò tutti i consigli di Achitofel e per un unico consiglio patì la spada.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Eliodoro e Dossè (oppure Dossà o Sodà).

Stichi. Eliodoro e Sodà, con animo valoroso, lottano entrambi con coraggio per Cristo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I tre fanciulli a Babilonia.

Tua madre ti offrì come grandissimo dono al Re di tutti, compiendo la sacra supplica e cantando dolcemente: Signore, Dio dei padri, tu sei benedetto.

Servendo il Sovrano sovracceleste all’interno del tempio secondo il canone di Aronne, la grazia divina rifulgeva, o glorioso Samuele.

Giudicasti il popolo di Israele con verbo divino, o beato, annunziando sempre a lui la correzione di Dio e respingendo ogni danno dei nemici con la preghiera incessante.

Allontanando ogni materia dal tuo intelletto, o glorioso, ti rivelasti specchio dello Spirito, cantando senza sosta: Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri, nei secoli.

Theotokìon. Generando realmente il fuoco della divinità non ti bruciasti, purissima: brucia perciò le mie passioni materiali, o Genitrice di Dio, come compassionevole e amica del bene.

Ode 8. Redentore onnipotente.

Insignito della veste di Aronne, entravi nel santuario purificando Israele con sacrifici prefiguranti il salvifico sacrificio dell’Agnello o beatissimo.

Accogliendo nell’intimo con animo puro i raggi dello Spirito, o Samuele, preannunziavi come profeta divino le cose distanti come vicine; perciò con fede ti lodiamo.

Tra i figli di Iesse fu scelto Davide come rivelasti tu, Samuele, ungendolo con la sacra unzione e cantando: benedite, opere del Signore, il Signore.

Noi che celebriamo la tua festa, o Samuele, compagno dei giusti, otteniamo con le tue suppliche il regno superno cantando: benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Theotokìon. Rendimi degno della tua misericordia, o Sovrana misericordiosa e amica del bene e strappami dalla geenna e dalla tenebra esteriore, affinché ti celebri con fede e affetto.

Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nel mezzo della fornace, con la rugiada refrigerasti i fanciulli e insegnasti loro a cantare: opere tutte, benedite e lodate il Signore.

Ode 9. Per sua colpa.

Stando come liturgo davanti al Sovrano e nostro Dio lo servivi con una vita incorrotta, ricevendo le rivelazioni divine e pubblicamente profetando, o beato.

Apparisti dal grembo di tua madre come vaso del santo Spirito, o illustrissimo e crescendo con la veste sacra, servivi Dio con mitezza di cuore e bellezza d’intelletto, o beatissimo.

La tua memoria, o teoforo, è sorta oggi per noi come sole illuminando con copiosissimo splendore di doni le anime dei quanti ti onorano e allontanando la tenebra dei malvagi, perciò tutti ti magnifichiamo.

Sei giunto alle dimore luminose e splendi più del sole e contempli ciò che vedono i profeti, gli apostoli e tutti i giusti, divinizzato per partecipazione, o ispirato da Dio, perciò tutti ti diciamo beato.

Theotokìon. Ignorando corruzione da maschio, sola purissima incorrotta Vergine, accogliesti in grembo l’incorrotto Verbo, che con la passione della sua incorrotta carne ha salvato noi, corrotti da molte cadute.

Irmòs. Per sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione, ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; perciò tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Tu che il cielo.

Si celebri Samuele, che come sacerdote e profeta unse re, donato al Dio altissimo da una nobilissima madre prima del concepimento.

Della festa, stessa melodia.

Apostoli, qui radunati dai confini, nel giardino di Getsemani seppellite il mio corpo; e tu, Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Quando te ne andasti al nato da te, si radunarono gli apostoli, venendo su nubi, o Vergine, per seppellire il tuo corpo.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Oh, i tuoi soprannaturali misteri, o pura! Come Madre di Dio, infatti, splendidamente a lui te ne vai, o beata in Dio.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Radunatevi, voi della schiera dei discepoli e degli apostoli divini, per rendere gli onori funebri al corpo della sola Madre di Dio che in sé ospitò la Divinità.

Gloria. E ora.

Quando te ne andasti al nato da te, si radunarono gli apostoli, venendo su nubi, o Vergine, per seppellire il tuo corpo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 19 Agosto – Appendice Il santo martire Andrea lo Stratilata e i suoi 2593 compagni. Il nostro beato padre Bartolomeo di Sìmeri

19 Agosto

Il santo martire Andrea lo Stratilata e i suoi 2593 compagni. Il nostro beato padre Bartolomeo di Sìmeri.

Al Mattutino

Canone del beato. Ode 1. Tono 4.

L’infelice, oscurata la mente per i tradimenti delle passioni, ottenebrò gli occhi dell’anima con i piaceri, ma tu, o padre, illuminami con le tue preghiere per inneggiare la tua vita divina e angelica.

O beato, fin dalla giovinezza ti sei dedicato tutto a Dio, come terra fertile hai ricevuto nei solchi del cuore il divino seme che, innaffiato con le fatiche, ha fruttificato il centuplo.

Con impeto da giovane ti sei slanciato nelle lotte dell’ascesi e hai fatto come fondamento di questa strada la vita, o beato fuggito dalla patria e hai conquistato l’umiltà, o Bartolomeo.

Theotokìon. Il Puro, trovandoti pura, ha posto in te la sua tenda e ha purificato l’antica vergogna della natura: perciò Bartolomeo con pura coscienza ti ha molto amato, celebrandoti, o Signora.

Ode 3.

Desiderando abitare nella volta dei cieli hai sollevato la tua mente dai beni terreni; come bene divino hai acquistato l’indigenza camminando verso la creazione immateriale.

O santo, fosti riempito dei pensieri delle sacre scritture, dalla insistente meditazione e con mente pronta hai ricevuto la grazia di chiarire con evidenza le cose nascoste a molti con la profondità dello Spirito.

Theotokìon. Un tempo il profeta previde con occhi previdenti te, volume scritto, o Madre casta, intuendo il tuo parto inenarrabile, divenuto libro scritto con il Verbo di Dio.

Ode 4.

O beato, cercando i prudenti e gli amici della virtù, solo con loro vivevi, esaminando la vita di ciascuno, raccogliendo il meglio dal prato, andando molte volte presso città e villaggi come straniero, povero e sconosciuto a tutti.

Vestendo un solo abito stracciato, tagliati i capelli, senza protezione, emaciato dal digiuno e imitando in questo Giacomo, fratello del Signore, portava nella sua mano il bastone a forma di croce come Andrea il grande, primo chiamato.

Attraversando la terra, o indimenticabile e raccogliendo l’utile da tutto, ti sei trasferito alla vita eremitica e divenuto abitante della montagna, vivevi con le bestie selvagge, rimanendo incolume: infatti anche le bestie rispettano la virtù.

Theotokìon. O Pura, hai partorito agli uomini il verbo uguale al Padre, che essendo uguale agli uomini e prendendo le nostre sembianze, non ha subìto cambiamento o mescolanza delle nature; supplicalo di essere misericordioso con il tuo gregge, o Santissima vergine, sposa di Dio.

Ode 5.

Hai sopportato con fortezza il freddo e il rigore dell’inverno, ma colui che tutto vede ti ha rivelato quanto è nascosto a tutti, non lasciando nascosta sotto il moggio la luce, ma rendendo manifesta la luce coperta.

Come le acque sorgive dai tuoi occhi scorrevano le lacrime e i tuoi insegnamenti erano al di sopra del canto delle sirene; la tua giusta vita e la sua bellezza ti hanno reso maestro di prudenza.

Theotokìon. Bartolomeo ti costruì con fede ardente il tuo divino tempio, o Signora, avendo prima preparato se stesso come casa spirituale a Dio, che lo ha deificato e al quale tu hai preparato, o Vergine, il tempio dal tuo sangue.

Ode 6.

La Calabria ti ha conosciuto come una stella luminosa, risplendente dei raggi delle virtù che illuminano intorno e tutta l’Italia e la terra di Sicilia ha goduto della tua grazia.

Un tempo il corvo portò il pane ad Elia; ora con la tua preghiera viene portato il nuovo pane con il quale hanno celebrato il sacrificio incruento rendendo grazie al Creatore.

Molti monaci e superiori accorrono a te da tutte le parti e molti superiori, lasciate le loro occupazioni e pregandoti, hanno preferito essere guidati da te, o padre.

Theotokìon. O Vergine che hai generato Dio, con le tue preghiere risolleva me, che sottomesso alle passioni, sto perdendo la testa e dirigimi nei divini sentieri.

Kontàkion.

Tutti inneggiamo Bartolomeo, lampada che risplende nell’ascesi, canone molto preciso della vita angelica, perché è apparso veramente venerabile abitazione delle virtù: infatti prega Cristo per tutti noi.

Ikos.

Oscurò lo splendore degli astri e la stessa luna la luce del sole sorto da occidente: Bartolomeo si è innalzato molto nelle virtù dei nostri divini padri, divenuto imitatore dei precedenti asceti e avendo ornato la pratica con la conoscenza, in entrambe non è stato secondo a nessuno; per questo abita insieme con il coro dei santi, dei quali è divenuto imitatore, pregando senza sosta per tutti noi.

Sinassario.

Il 19 agosto memoria del santo martire Andrea lo Stratilata e i suoi 2593 compagni.

Stichi. Una moltitudine di uomini radunati da tutta la terra forma un lago enorme col flusso di sangue per colui che un tempo formò l’oceano. Il 19 sant’Andrea viene decapitato.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Timoteo, Agapio e Tecla.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Eutichio il militare e Stratighio, morti per la fede.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Bartolomeo di Sìmeri.

Per le loro sante preghiere, Dio nostro, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7.

O padre Bartolomeo, perfino il papa di Roma ha ammirato la tua venerabile condotta e il senno delle tue parole e ti ha ricevuto con onore come discepolo di Cristo.

Edificato dalle tue parole, l’imperatore autocrate con tutto il senato si è attaccato a te come al padre, colpito dal tuo zelo, dalla potenza delle parole e dalla tua fuga dagli onori.

Ha temuto il tiranno i tuoi rimproveri, o padre e concede a te la grazia della vita di uomini incriminati di delitto, che stavano per essere impiccati.

Theotokìon. Conoscendoti come arca di santità e come pietra incisa da Dio e come portatrice di misericordia, o Madre di Dio, gridiamo al tuo bambino, o Vergine: benedetto Dio dei padri nostri.

Ode 8.

Illuminato dalla conoscenza pratica, la tua fama si è rivelata ovunque: ecco, da tutte le parti accorre a te la moltitudine del popolo per confessarsi con lo spirito compunto gridando al Salvatore: sacerdoti, benedite, popolo, inneggiate per tutti i secoli.

Ti è giunta dalla casa una grande tentazione, o beato: l’invidiosa macchinazione del principe del male ha reso calunniatori molti a te vicini, dei quali hai distrutto gli scherni come una ragnatela gridando a Dio con gratitudine: Popolo, lodatelo nei secoli.

La Signora purissima che ti ha sempre custodito dall’inganno dei nemici, o beato, ti ha preservato da quanti con vanità ti invidiavano, prevedendo quanti si sarebbero salvati con i tuoi insegnamenti, o beato Bartolomeo.

Theotokìon. Mosè, divino veggente, ti ha visto come roveto ardente e incombusto perché hai portato nel tuo venerabile grembo il fuoco divino, o Sovrana Theotòkos; brucia dunque le spine delle mie passioni e purifica la mia mente affinché piamente inneggi: popolo, inneggiate per tutti i secoli.

Ode 9.

O insigne Bartolomeo, ecco, Cristo ti ha donato la ricompensa e i premi delle fatiche, aggregandoti nei cieli alle schiere degli angeli con i quali ti rallegri, vedendo a faccia a faccia la divina bellezza e la gloria inesprimibile di Cristo.

O indimenticabile, hai lasciato come tuo successore il discepolo divenuto tuo vero imitatore e seguace fervente della tua ascesi risplendente nelle virtù; conservalo incolume da ogni male con tutto il gregge che hai fatto crescere con le tue fatiche e i tuoi insegnamenti.

Le tue reliquie sono divenute fonte divina di fiumi vivificanti che, adesso piamente circondiamo con molto affetto e abbracciamo con fede, con gli occhi, con le labbra, con la mente perché è un’urna di divine grazie, prendendo un frutto doppiamente utile per l’anima e per il corpo.

Theotokìon. Purissima Theotòkos Vergine, nel tuo generato sono superate le leggi della natura: il concepimento, infatti, è avvenuto senza seme e la nascita senza doglie, entrambe al di là della natura e dell’intelletto; perciò ti inneggiamo senza sosta come causa del mistero.

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Mattutino del 19 Agosto – Il santo martire Andrea lo Stratilata e i suoi 2593 compagni

19 Agosto

Il santo martire Andrea lo Stratilata e i suoi 2593 compagni.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Le milizie angeliche, apertamente contemplando il tuo transito, pura Madre di Dio, benedetta, inneggiatissima e santissima, radunata la schiera dei discepoli, per volere di colui che da te nacque lietamente, portavano in paradiso il tuo corpo prezioso, cantando a Cristo vivificante, che è nei secoli.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma, uguale.

Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si incarnò da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò con fede ti diciamo beata come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il primo canone della festa e quello del santo. Acròstico: Con inni ti celebro, Andrea stratilata. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Poiché voglio celebrare la tua sacra festa, illumina la mia anima con i raggi splendenti dello Spirito e allontana la tenebra dell’ignoranza, o glorioso martire.

Calpestando il maligno con potere divino e trionfando chiaramente con intelletto valoroso, o martire, fosti arricchito dallo splendore dei martiri, o beato Andrea dal grande nome.

Uccidendo i pensieri terreni, o martire dalle molte lotte, seguisti con coraggio il Verbo per te ucciso e con la morte ti sei trasferito alla vita senza corruzione.

Theotokìon. Colui che per bontà si incarnò da te per la salvezza di tutti i fedeli, o Purissima, è conosciuto Dio e uomo in duplice natura.

Ode 3. In te si rallegra.

Percorrendo la superficie delle tentazioni con la vela della croce, affogasti i nemici nei fiumi del tuo sangue.

Innalzandoti sopra gli scandali del maligno e delle sue insidie, fosti glorificato come preziosissimo vincitore, o martire.

Insignito giustamente della corona, o martire, stai sempre presso Cristo esultando con i preziosissimi martiri davanti a Cristo.

Theotokìon. Generasti, o Sovrana Vergine, sposa divina, il Signore di tutti, che salva gli uomini dalla tirannia del nemico.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Rafforzando la tua anima con coraggio, o martire, annientasti l’arroganza impotente del nemico e patendo con esultanza, fosti gradito a Dio, perciò tutti celebriamo la tua sacratissima memoria con letizia di cuore, o beatissimo Andrea.

Gloria. E ora.

Il venerabilissimo coro dei sapienti apostoli si riunì prodigiosamente per dare gloriosa sepoltura al tuo corpo senza macchia, Madre di Dio inneggiatissima; con loro anche le folle degli angeli celebravano il tuo transito facendone sacre lodi: e anche noi con fede lo festeggiamo.

Ode 4. Vedendo te, Sole.

Avendoti, o sapientissimo, come fortissimo muro, la Chiesa è custodita invitta dagli assalti ostili dei nemici, cantando: gloria alla tua potenza, Signore.

Rafforzando come stratega la falange dei martiri con esempi divini, o beato, la convincesti a non proteggere affatto la carne che sta per disfarsi, come corruttibile.

Brandendo il coraggio come una spada e la croce preziosa croce come una sciabola, o beatissimo Andrea, come stratega valorosissimo annientasti i nemici.

Come atleta invitto e partecipe dello splendore celeste e fonte che per i bisognosi fa scaturire le acque dell’immortalità, lodiamo te, difensore della fede.

Theotokìon. Tutte le lingue degli umani ti lodano, vanto dei martiri e salvezza dei fedeli, poiché generasti Dio restando vergine incorrotta.

Ode 5. Sei venuto, Signore.

Chiamato col nome della vera virilità, o beato Andrea, allontanasti i tuoi nemici e infine li annientasti.

Insignito del salvifico carisma dello Spirito, fai scaturire sempre per i fedeli le acque delle guarigioni, o lodatissimo Andrea.

Per grazia divina in tutta la terra si è diffusa la gloria dei tuoi prodigi e la luce del venerabile martirio, o ispirato da Dio.

Theotokìon. Generando colui che fu ferito dalla lancia, le spade dei nemici sono venute meno da ora fino alla fine, o Madre di Dio e il mondo è stato ricreato.

Ode 6. A te sacrificherò.

Con le tue pene, o martire, spezzasti i pungiglioni del maligno e ti trasferisti esultando alla gloria senza pena, o Andrea, principe del venerabile coro di martiri.

Con poco sangue ricevesti chiaramente in cambio lo splendore eterno e la gioia senza fine con le corone celesti e la gloria senza tramonto.

Un numerosissimo esercito ha lottato con te, martire e tu sei stato annoverato fra i cori degli angeli e ora degnamente stai presso il Sovrano di tutti, esultando con gli angeli.

Theotokìon. Partoristi indicibilmente il coeterno al Padre, che ineffabilmente e incomprensibilmente si fece simile agli uomini, o Madre di Dio; supplicalo di salvare dai pericoli i tuoi servi.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Sinassario.

Il 19 di questo mese memoria del santo megalomartire Andrea Stratilata e dei 2593 martirizzati con lui.

Stichi. O Andrea, come vero stratilata sopportasti con coraggio la decapitazione. La folla dei martiri trafitti versò una pozza di sangue per te, che fondasti le fonti delle acque. Il 19 Andrea morì decapitato.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Timoteo, Agapio e Tecla.

Stichi. La fornace infiammata ha in mezzo come incensiere e aromi Timoteo dal profumo buono e forte. Agapio sopportò il morso della belva e la belva che morde l’anima fu morsa nel cuore. Bizya è la mia patria, Tecla il mio nome, Gaza il mio palco e il morso delle belve l’impresa atletica.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Eutichiano il militare e Strateghio, arsi vivi.

Stichi. Arso nel fuoco, Eutichiano considera il fuoco come grande fortuna e la passione piccola cosa. Avendo Cristo come arma, Strateghio lottava come soldato anche contro la fornace con fuoco ardente.

San Teofane il nuovo, il taumaturgo che fu asceta sul monte di Naussa in Macedonia, la cui reliquia si trova proprio in Naussa, si addormentò in pace.

Stichi. Splendendo prima per virtù, Teofane splende ora in Naussa con le reliquie.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Con lo scorrere del sangue hai fatto realmente scaturire per tutti una fonte che sana i mali e i dolori di quanti vengono piamente a te, o martire ispirato da Dio.

Ereditando col sangue la vita senza tramonto, portasti tutta la santa assemblea al santissimo Verbo, o sapiente martire; supplica con loro Cristo nostro Dio per noi.

Con il divino fiume del tuo sangue, o martire, ti tingesti la porpora e adornandotene, regni ora con il Re di tutti, abbellito con la corona di vittoria.

Theotokìon. O Vergine, che col tuo divino parto oltre natura divinizzasti manifestamente gli uomini, incarnando ineffabilmente Dio, benedetta sei tu fra le donne, o purissima Sovrana.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

Con le tue intense lotte, o glorioso, fermasti gli assalti dei leoni selvaggi e con divino potere umiliasti la boria atea dei tiranni e come vincitore sei corso su nei cieli, cantando: benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Lottando magnificamente e terminando la tua lotta con il taglio della spada, diventasti degno di vedere i fulgori dei santi e dimorare nella gioia e ora canti con gioia: benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Accorrendo al divino tempio del divino martire, prendiamo sempre luce toccando la divina urna delle sue reliquie ricevendo grazia santificante e cantando: benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Theotokìon. Santissima Vergine, che partoristi ineffabilmente il santissimo Dio, che i santi martiri confessarono pubblicamente, santifica e illumina i popoli che cantano: opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ode 9. Da te, o Vergine.

Ecco, rifulge la memoria luminosa dello splendido atleta, dileguando la tenebra dei demòni e illuminando i fedeli; celebriamola con splendore, degnamente magnificandolo.

Apparisti come un grande sole, o martire Andrea, in mezzo ai compagni di martirio, guidandoli col tuo verbo alla luce senza tramonto dello splendore celeste; con loro piamente ti diciamo beato.

A te, che irraggi la luce dei prodigi a tutto il creato, a te irremovibile colonna incoronata della Chiesa e saldezza dei fedeli, a te diciamo beato, o martire Andrea.

Fioristi in mezzo al prato degli atleti come rosa con mistico e buon profumo per il perfezionamento dei fedeli e con la divina grazia allontani l’empio inganno, o sapientissimo.

Theotokìon. Portando fra le braccia Cristo che tutto regge con la volontà, supplicalo, o Sovrana, di salvare dalla mano dell’alieno me, che sempre piamente ti magnifico.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Andrea, illustre stratega e martire, con la divina grazia della croce abbatté la dispotica arroganza e riportò una corona di gloria. Con lui splende la divina folla dei martiri, la falange carica di trofei, l’invitta schiera compatta in cui nulla può far breccia: celebrando con gioia la loro memoria, inneggiamo a Cristo.

Della festa. Tu che il cielo.

Col tuono, sulle nuvole, il Salvatore manda gli apostoli da sua Madre perché con affetto la seppelliscano ed egli stesso discende, scortato dagli angeli.

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Oh, i tuoi soprannaturali misteri, o pura! Come Genitrice di Dio, infatti, splendidamente a lui ora te ne sei andata, o Theotòkos.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Scala per il cielo, la tomba della purissima Theotòkos, guida i cantori della sua divina dormizione.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Quando te ne andasti al nato da te, si radunarono gli apostoli, venendo su nubi, o Vergine, per seppellire il tuo corpo.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Figli tutti della terra, ferventi riuniamoci con gli incorporei per seppellire colei che partorì l’Autore del creato.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 18 Agosto – Memoria dei santi martiri Floro e Lauro

18 Agosto

Memoria dei santi martiri Floro e Lauro.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Nella tua gloriosa memoria tutta la terra, spiritualmente adorna dello Spirito immateriale, lietamente a te acclama: Salve, Vergine, vanto dei cristiani.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Per ordine del tuo Creatore, nato da te, radunasti gli apostoli con una nube, affinché vedessero il tuo transito: perciò essi con gloria e letizia grande ti seppellirono inneggiando al corpo castissimo della tua beatitudine, Madre di Cristo Dio.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il primo canone della festa poi questo dei santi, con l’acròstico. Celebro la gloria dei due santi. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Voi, che lo splendore raggiante dello Spirito avvolge, dissolvete l’oscurità tenebrosa della mia anima, affinché celebri con gioia, generosi martiri di Cristo, la vostra sacra memoria, il vostro luminoso ricordo.

Edificati sulla pietra della fede grazie alle divine virtù, vi rivelaste splendida e magnifica dimora, o beati, in cui il Padre si stabilì con il Figlio e il santo Spirito.

Tagliando alla radice i rovi dell’errore, i gloriosi martiri, utilizzando il verbo della fede divina come vomere, hanno arato i cuori lasciati incolti dall’errore e hanno fatto loro infallibilmente portare frutto nella fede che avevano piantato.

Theotokìon. Dal tuo grembo vergine, radice che nessuno irrigò, Purissima, hai fatto sorgere il giardiniere dell’universo, che si fece uomo e subì la sua passione: per lui i divini martiri con affetto e fede lottarono, o Vergine inneggiatissima.

Ode 3. Signore, tu che hai disteso.

Portando a compimento il precetto divino, illustri martiri, avete dato pane in abbondanza ai poveri e li avete guidati alla fede, procurando loro in tal modo la salvezza.

La doppia fonte di luce sfolgorante dei martiri ha scacciato con il bagliore dei prodigi l’oscuro errore del politeismo e guida gli sviati alla luce della fede.

Con i vostri divini consigli e la vostra fede avete guidato un popolo gemente sulla strada della sapienza divina e rovesciato gli altari dei demoni con le vostre preghiere, o martiri beati.

Theotokìon. O Vergine non sposata, da cui è sorto per noi il Verbo onnipotente, dégnati di salvare da tutti i dolori, o Piena di Grazia, ogni città e paese.

Irmòs. Signore, tu che hai disteso il firmamento celeste ed edificasti in tre giorni la Chiesa, rinsaldami nel tuo amore, o unico filantropo, vertice dei nostri desideri e fortezza dei fedeli.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Fedeli tutti, con inni celebriamo Floro e Lauro, martiri sapientissimi, atleti eccellenti; predicarono Cristo Dio precedente i secoli e con il loro martirio hanno abbattuto le menzogne degli idoli; con la loro fede svergognarono i tiranni e per grazia ottennero la gloria senza fine; perciò diciamo loro: Pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Stesso Tono. Della Festa.

Tu che senza seme concepisti Dio e senza corruzione lo partoristi incarnato, per rivestire la nuova incorruttela dello Spirito, come Madre della vita e Regina dell’universo, o Vergine, sei passata alla vita immateriale; perciò ti sei mostrata realmente, Madre di Dio purissima, come la nuvola da cui sgorgano per noi le onde della vita. Prega tuo Figlio, nostro Dio, di donare remissione delle colpe ai fedeli che venerano la tua santa dormizione.

Ode 4. Tu sei mia forza.

Affrontando il nemico con ardore, i nobili martiri lo abbatterono con l’arma potente della tua croce e torturati piamente cantavano: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Fortificati da Cristo, pietra tagliata, come è scritto, dalla montagna, la serva di Dio, gloriosamente spezzaste, o santi, le statue degli idoli ed elevati sapientemente al vertice della salvezza, somigliavate ad angeli.

Floro e Lauro, coppia santa di atleti, con gioia predicarono l’unico splendore della divinità trisolare e sollecitamente bevvero il calice del martirio cantando a Gesù: Gloria alla tua potenza, filantropo.

I divini martiri, i due luminari che rischiarano i confini del mondo, sottomettendosi alla legge di Dio, sottomisero gli empi al culto dell’unico Dio, illuminando con l’apertura degli occhi la vista delle loro menti.

Theotokìon. Il plasmatore di tutto e Dio scelse te, sempre vergine, come pura fra le generazioni, o Madre di Dio e l’unico Re dei secoli rese il tuo grembo palazzo incontaminato e da te apparve agli uomini.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

La coppia fraterna dei martiri non subì separazione: avendo la stessa speranza e la stessa fede nella Trinità indivisibile, nella carità riunirono tutti coloro che il funesto errore avrebbe potuto dividere.

Prendendo la verità per cordone e per cesoia la divina conoscenza, piamente, o atleti, intagliaste con divino vigore le menti di pietra, rendendole templi della Trinità con l’illuminazione dello Spirito.

Recisa ogni malizia, gloriosi martiri, vi rivelaste coltivatori di ogni pietà con parole e azioni, piantando in cuori incolti il virgulto germogliato dalla radice di Iesse.

Theotokìon. Il grande mistero nascosto e anteriore a tutti i secoli, sconosciuto alle epoche precedenti, il Verbo del Padre incarnato e fatto uomo per noi, per te fu rivelato, fanciulla purissima.

Ode 6. Perdonami, Salvatore.

Con inflessibile pazienza, respingendo gli empi, i famosi atleti di Cristo trovarono onorevole fine, senza venir sepolti nella vanità dell’empietà.

Dimostrandovi spade dello Spirito potente, uccideste i malvagi incorporei, o beati e piamente raffiguraste la beata passione di colui che fu colpito al fianco.

Appariste, o illustri, come due mammelle splendide della Chiesa di Cristo, per cui versaste non latte, ma grazia inesauribile e salvezza, zampillando guarigioni.

Theotokìon. Sana, o Purissima, la mia anima indebolita dal peccato, poiché generasti il medico delle nostre anime, che i martiri confessarono, diventando a loro volta guaritori delle nostre passioni.

Irmòs. Perdonami, Salvatore, malgrado la moltitudine delle mie colpe; strappami dall’abisso del male, ti supplico; per questo a te grido: Signore della mia salvezza, esaudiscimi.

Kontàkion autòmelo. Tono 2.

Tomba e morte non trattennero la Madre di Dio sempre desta nell’intercessione e immutabile speranza con la protezione: come madre della vita alla vita la trasferì colui che dimorò nel suo grembo sempre vergine.

Sinassario.

Il 18 di questo mese memoria dei santi martiri Floro e Lauro.

Stichi. Per il Verbo di Dio che ebbe sete morendo, al pozzo Floro e Lauro vanno correndo; in questo pozzo profondo la terra vede chiudersi, il diciottesimo giorno, la vita di Floro e Lauro.

Lo stesso giorno la santa folla di poveri che avendo infranto gli idoli, perì nel fuoco.

Stichi. Uomini poveri trovarono pura ricchezza lasciando nel fuoco la questua elemosinata.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Ermete, Serapione e Polieno.

Stichi. Ad Ermete, violentemente lapidato, il cielo fu come roccia di salvezza per la lepre. Anche Serapione sopporta la lapidazione senza paura, né timore. Polieno si fece levigare dalle pietre per Cristo, che fece scaturire una fonte dalla rupe.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Giuliana, dalle parti di Strobilo e del santo martire Leone, che subì il martirio nel mare dalle parti di Myra di Lycia.

Lo stesso giorno memoria di quattro asceti che morirono in pace nel deserto.

Stichi. Quattro uomini affratellati morirono lasciando gli scheletri nello stesso deserto.

Lo stesso giorno memoria dei nostri padri tra i santi Giovanni e Giorgio patriarchi di Costantinopoli.

Stichi. Disse Giorgio morendo: Come ordini, o Cristo, vengo chiamato dall’alto. Le personalità della Chiesa piangono non sopportando la perdita di Giovanni.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. La discesa divina.

I gloriosissimi martiri Floro e Lauro, distrutti gli dèi di legno e di pietra dei pagani, elevarono se stessi come stele della divina scienza per quanti cantano: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Pieni del fuoco del santo Spirito, avete custodito incolumi, o gloriosi martiri, con la rugiada della vostra divina intercessione, gli uomini venerabili, condannati crudelmente ad essere gettati nella fornace.

Floro e Lauro, santi martiri, senza sosta concedete la salvezza a quanti il pericolo circonda, la guarigione ai malati, agli oppressi la liberazione, gridando: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Come rosa nella valle di questa vita, o Vergine pura, Dio ti scelse: in te dimorò e nella carne venne a cospargere del profumo della conoscenza di Dio quanti ti proclamano Theotòkos.

Ode 8. Sette volte più del solito.

Nutrendo con parola di vita le anime affamate del cibo salvifico, o insigni, vi rivelaste provvidenza dei poveri e degli orfani, sovvenendo ai bisogni di chi canta: Benedite, fanciulli il Signore, celebratelo, sacerdoti, sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Santamente siete vissuti e santamente moriste, dopo essere rimasti a lungo nascosti in terra, siete rifulsi a noi più del sole con bagliori di miracoli straordinari per i fedeli che cantano: Sacerdoti benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Come due astri brillanti siete apparsi santamente nel firmamento spirituale della Chiesa e con i vostri miracoli, o atleti, non cessate di illuminare sempre il creato, gridando: Benedite fanciulli il Signore, celebratelo, sacerdoti, sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Theotokìon. Più santa degli angeli, fanciulla santissima, generasti il Santo dei santi, divenuto per compassione senza mescolanza mortale come noi per salvare quanti a lui senza sosta gridano: Benedite, fanciulli, il Signore, celebratelo, sacerdoti, sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Irmòs. Sette volte più del solito nel suo furore il tiranno dei caldei fece infiammare la fornace per i fedeli del Signore; ma vedendoli salvati da una forza onnipotente, gridava: Fanciulli benedite, sacerdoti celebrate, popolo esalta Cristo nei secoli.

Ode 9. Sbigottì il cielo.

Ecco, dunque, com’è buono, soave e salvifico, disse Davide un tempo, che due fratelli abitino insieme nello Spirito, lottino contro il diavolo e lo vincano: degnamente li diciamo beati.

Appariste per grazia splendidi occhi della venerabile Chiesa e un tempo foste privati degli occhi dalla tenebra malvagia, ma prima della morte e dopo la sacra fine li apriste alla gloria del benefattore di tutti, o illustri santi Floro e Lauro.

Come predetto, Cristo rivelò con segni e prodigi straordinari, o santi, la vostra sepoltura e la cassa in cui giacevano santamente i corpi, effondendo profumo di soave aroma e raggi di guarigioni.

O coppia divina e realmente luminosa, Floro e Lauro, martiri vittoriosi, stando sempre in cielo presso la Trinità santa, chiedete liberazione dai peccati e mali per noi, che sulla terra celebriamo la vostra sacra memoria.

Theotokìon. Tremendo il tuo concepimento, Madre pura, poiché concepisti oltre natura, restando vergine come prima, colui che le schiere temono, il Dio Verbo, divenuto uomo sulla terra; perciò, confessandoti con lingua e cuore, Theotòkos, ti magnifichiamo.

Irmòs. Per questo sbigottisce ogni orecchio e sono colti da stupore i confini della terra; perché Dio è apparso corporalmente agli uomini e il tuo grembo è divenuto più ampio dei cieli: te dunque, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini magnificano.

Exapostilarion. Udite, donne.

Toccando con fede i vostri sacri resti, come voi siamo fortificati, o felicissimi Lauro e Floro. Voi dunque, o megalomartiri, ricordate al Signore presso il quale state, noi che celebriamo la vostra splendida e luminosissima memoria.

Della festa. Tu che il cielo con le stelle.

La folla degli apostoli, radunata nelle nubi, dovutamente seppellisce la Madre del Signore, alla presenza del Salvatore con miriadi di angeli.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Salve, Getsemani, divino sacrario della sola Madre di Dio, in cui fu deposta la Regina di tutti.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

La Madre di Dio, la sola Theotòkos più che benedetta è gloriosamente portata dalla terra ai cieli.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Inneggiate, voi tutti, cori dei cieli: perche la Vergine Madre è prodigiosamente portata dalla terra ai cieli.

Gloria. E ora. Tono 4.

Le folle degli angeli in cielo e la stirpe degli uomini in terra proclamano beata la tua augustissima dormizione, santissima Vergine pura, poiché divenisti Madre di Cristo Dio, Creatore di tutti; non smettere, ti preghiamo, di implorarlo per noi che, dopo Dio, in te abbiamo riposto le nostre speranze, o Madre di Dio inneggiatissima e ignara di nozze.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 17 Agosto – Appendice Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Giovane

APPENDICE – 17 Agosto

Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Nuovo.

Al Mattutino

Canone del santo. Ode 1. Tono 4.

L’inclito Elia che ora risplende nelle virtù ha imitato Elia nella vita; come astro meraviglioso in occidente invia i raggi dell’ascesi ai confini dell’occidente.

La sua sacra vita si manifestò dalla giovinezza: avendo abbandonato le sterili preoccupazioni è stato annoverato fra le schiere degli asceti, avendo sottoposto allo spirito i desideri della carne che passa con l’autodominio e le fatiche dell’ascesi.

O beato sapiente, benché ancora giovane sei stato reso degno da Dio di carismi profetici: predire il futuro a tutti preannunziando gli eventi imminenti e suscitando l’ammirazione degli ascoltatori.

Unito a Dio, al quale sei vicino, provenendo dalla Sicilia hai distrutto le astuzie dei demòni con fulgide lotte, divenendo vincitore ammirabile per la forza dello spirito.

Theotokìon. La natura che conserva non ha visto fino a te una vergine che madre allatta il suo neonato: tu sola hai unito entrambe queste cose e colui che è stato da te generato, è stato anche il creatore della natura.

Ode 3.

Apparisti, o luminoso, come un albero ornato di molte virtù, perciò degnamente ricevesti l’unzione del sacro sacerdozio, celebrando i divini e celebrati misteri.

Sopportasti, o fortissimo, i sudori e le fatiche dei martiri in Cristo; rapito dalle mani barbare degli arabi sperimentasti molti flagelli e tribolazioni.

O teoforo Elia, torturato con flagelli, non hai mai negato l’eccelso nome di Dio creatore, per questo degnamente hai ricevuto dall’alto la corona incorruttibile.

Theotokìon. Assumendo, o Cristo, la natura impura dei viventi, la purificasti dalla caduta del progenitore apparendo neonato dalla Vergine, rimanendo Dio senza mutamento e variazione.

Kàthisma.

O Elia beatissimo, la tua vita luminosa, la forte ascesi, le ammirevoli lotte, le sublimi fatiche hanno riscattato il mondo, allorché, ricevuta la grazia dall’alto con le tue preghiere al Signore, hai curato le difficili passioni degli uomini affaticati.

E ora. Della festa.

Ode 4.

A vendo mente matura nella giovinezza, sei apparso, o Elia, altro Giuseppe: come quello sopportò forti tentazioni, tu conservasti con prudenza la bellezza intatta della verginità.

Fortificato dalla grazia che in te abitava, sei andato con gioia in terra santa; dopo hai abitato a Roma e sei divenuto abitazione della santità.

O padre, hai mostrato il tuo corpo come vaso di profumo che ha toccato i luoghi degli apostoli ed hai reso belli i tuoi piedi; sei andato nell’abbraccio della terra calabra compiendo le altezze dell’ascesi.

O padre, ti sei applicato come un’ape al prato della Sacra Scrittura, nella lingua hai portato i fiori dello Spirito, nutrendo, o santissimo, te stesso e i vicini con le tue parole come un pane.

Theotokìon. O sposa di Dio, colui che siede in seno al Padre, prendendo da te carne, per indicibile misericordia, crebbe con gli uomini e ricreò il mondo come aveva predetto il profeta ispirato da Dio.

Ode 5.

O sapiente, sempre amando la povertà secondo Cristo con felicità inturbabile, hai gioito per l’assoluta indigenza e ti sei fortificato guardando sempre alle venerate beatitudini delle diviene scritture.

Quale mio discorso può esprimere la catena delle tue grazie? Fai sgorgare miracoli e metti in fuga, o teoforo, gli spiriti cattivi e le passioni dolorose degli uomini, di quanti con fede ti dicono beato.

Avendo compassione per i poveri, hai sempre nutrito gli indigenti e, cosa paradossale, hai accumulato nei cieli la ricchezza che non marcisce, di cui godi ora gloriosamente, o venerabilissimo Elia.

Per conseguire i premi stabiliti, sapiente Elia, mortificasti la carne, vivificasti l’anima e sempre con digiuni e preghiere servivi Dio con la tua vita pari agli angeli.

Theotokìon. O Madre, il mondo riceve luce da colui che è stato nel tuo grembo: egli spegne l’inganno dell’ateismo e ha illuminato la terra con i raggi della conoscenza di Dio, rivestendo di decoro la sua carne.

Ode 6.

O padre, hai unito le lotte dell’ascesi alle lotte e alle torture barbariche; manifestamente risplendi dalle due parti e illumini i tuoi cantori.

Avendo ricevuto la grazia dall’alto, o Elia, dai la vista ai ciechi e la guarigione agli zoppi: hai fatto molte cose egregie e tremende con la tua supplica.

Predici come ottimo profeta le cadute delle città e l’inesorabilità della giustizia divina, piangendo con grande compassione gli abitanti di questa città.

Theotokìon. Diventa forte arma dei tuoi profughi e allarga, pura Vergine, le tue braccia, nelle quali hai portato tuo Figlio e custodiscici.

Kontàkion. Tono 2.

L asciando le cose di quaggiù desideravi i beni superni; aggiogando la quadriga delle virtù come un tempo il Tesbita, salivi correndo verso Cristo tuo creatore, beatissimo padre Elia e ora intercedi senza sosta presso di lui per tutti noi.

Ode 7.

Conosciuta la grandezza delle tue virtù, o beatissimo, il pio imperatore ti invita contro il tuo volere presso di sé, ma tu sei volato presso Dio onnipotente come avevi predetto, cantando: benedetto tu sei.

Ecco, camminando, o santo preso da Dio, con mezzi imperiali, vicino al tuo signore sei salito come su un carro celeste o sapiente, come una volta Elia il Tesbita, cantando: benedetto tu sei.

Morto nel corpo e vivente, o padre, nello spirito, sei tornato nella tua abitazione come prezioso tesoro per quanti gridano: benedetto sei tu, o Dio, nei secoli.

Coloro che vedono il tuo corpo, o ispirato da Dio, sono pieni di stupore, perché è conservato tutto intero e incorrotto per molti anni e suscita il canto al Creatore del mondo: benedetto sei tu, Signore.

Theotokìon. Colui che ti vide come porta chiusa, o sempre Vergine, dice: in lei risiede il Signore, aspettando di mangiare il pane, lui che ha preso la carne salvando quanti cantano: benedetto sei tu, o Dio.

Ode 8.

R adunati lodiamo con divine melodie, applaudendo le fatiche dell’ammirabile ascesi e le molte sofferenze, acclamando: benedite e lodate il Signore.

Tu padre, pur abitando in un sepolcro compi innumerevoli miracoli, come quelli che compivi da vivo: rialzi quella donna prostrata a terra, gridando: opere tutte, benedite e lodate il Signore.

I confini dell’occidente hanno gioia luminosa perché hanno la fortuna di averti come sole, che respinge nuvole di barbari con la luce delle tue suppliche e cantando: benedite ed inneggiate al Signore.

Trinitario. Inneggio il Figlio che ha la stessa potenza del Genitore, lo Spirito e con lo Spirito senza inizio, potenza trisplendente, unico raggio della Divinità, chi custodisce tutto e contiene tutto con la potenza della Divinità.

Theotokìon. Colui che siede sullo stesso trono con il Padre e lo Spirito, prendendo secondo ipòstasi la carne da te, diventa duplice nella natura, salvando, o Vergine, quanti cantano con fede: benedite e lodate il Signore.

Ode 9.

O celebratissimo Elia, sei divenuto lampada illuminando l’oscurità occidentale più del sole che sorge da oriente e respingendo con le tue preghiere la nebbia di molte catastrofi.

Sovrintendi guidando i figli che adesso cantano con fede inni a te, beatissimo padre, annunziando la tua santa vita e condotta, le ferite ricevute dai barbari e i miracoli.

Ti sei innalzato all’incorruttibile regno divino al posto del corruttibile, partendo dalla terra secondo la legge della natura umana, vedendo il solo immortale Re di tutto e vivendo con gli angeli.

Vigila, adesso, su noi confratelli del tuo monastero, divenendo guida per il perdono dei peccati, scaccia l’impeto dei barbari e conserva il tuo gregge sano dalle frecce che distruggono le anime.

Theotokìon. Proteggi i tuoi servi, o Signore, tranquillizza le difficili circostanze che ci circondano, abbatti i cattivi figli di Agar e sottometti ai pii imperatori la loro superbia con le tue preghiere.

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Mattutino del 17 Agosto – Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Giovane

17 Agosto

Memoria del santo martire Myron e del nostro beato padre Elia il Giovane.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Esultano, o santissima, la tua anima spirituale passata ai cieli, il tuo corpo puro passato nel paradiso, lungi dalla corruzione. Perciò il Signore punì gli empi che agirono con inganno nei confronti della tua salma preziosa. Noi dunque con gli apostoli acclamiamo: salve, piena di grazia.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si incarnò da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò con fede ti diciamo beata come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare le nostre anime.

Il primo canone della festa, poi quello del Santo. Acròstico: Canto, Myron, la tua grazia profumata. Giuseppe.

Ode 1. Tono 2. Venite, popoli.

Danzando nella festa dell’atleta Myron, tutti cantiamo lode a Dio, che lo ha rafforzato per distruggere il potere dell’avversario.

Portasti te stesso come dono, sacra offerta, buon auspicio e sacrificio profumato lottando secondo le regole, o martire dalle grandi lotte.

Come tempio spirituale del sole rifulso dalla Vergine, o glorioso, scacciasti il lupo vorace d’anime, che si slanciava per scompigliare il divino gregge.

Theotokìon. Tu sola concepisti senza coniugio il Dio confessato fatto simile a noi dai vittoriosi martiri che annientarono l’errore, o casta Sovrana.

Ode 3. Sulla pietra della fede.

Innalzando l’amore del tuo cuore verso il Signore innalzato in croce, fosti innalzato fatto a pezzi sul legno, o atleta, prontamente cantando: Non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Conficcasti nel cuore del tiranno, o valoroso e illustre soldato di Cristo Re, i dardi appuntiti delle tue parole e cantando dicevi: Non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

O grande lottatore Myron, sorgendo come aurora, come giorno, dileguasti la caligine dell’ignoranza, illuminando quanti salmeggiano ogni giorno: Tu sei il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Theotokìon. Tutto il creato, malato di ateismo curasti paradossalmente concependo il Dio medico, perciò ringraziandoti acclamiamo: Non c’è puro all’infuori di te, Sovrana.

Irmòs. Nella pietra della fede mi stabilisti, dilatasti la mia bocca contro i miei nemici, poiché si è rallegrato il mio spirito nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Kontàkion della festa. Tono pl. 2. Autòmelo.

Tomba e morte non hanno trattenuto la Theotòkos sempre desta con la sua intercessione e immutabile speranza con la sua protezione: come Madre della vita alla vita l’ha trasferita colui che nel suo grembo sempre vergine aveva preso dimora.

Kàthisma del santo. Tono 4. Apparisti oggi.

Radunandoci, fedeli tutti, coroniamo di canti e innodie profumate il glorioso sacro atleta Myron, che dà refrigerio da qualsiasi male.

Gloria. E ora. Della festa. Uguale.

Celebrando la festa del tuo venerabile transito, o santissima, piamente ti inneggiamo, Genitrice di Dio lodatissima, non disprezzare quanti con affetto t’inneggiano.

Ode 4. Lode a te, Signore.

Confessando in mezzo allo stadio il Salvatore, Dio e Signore rifulso dalla Vergine, o glorioso, umiliasti con fermezza la superbia dei tiranni e annientasti il politeismo.

Colpito e battuto non cedevi minimamente, stupendo con animo valoroso gli angeli, che vedevano la tua fermezza con cui sconfiggesti nemici incorporei e risultasti martire vittorioso.

Essendo impregnato di divina rugiada, valorosamente entrasti nella fornace di fuoco, venendo visto in essa, sapiente Myron, danzare con gli angeli totalmente illeso dal fuoco, o felicissimo.

Theotokìon. Il grande e tremendo mistero del tuo concepimento sbalordisce, o pura, ogni mente poiché Dio per bontà si compiacque di farsi uomo da te per la salvezza e riplasmazione del mondo.

Ode 5. Illuminazione.

La tua luminosa memoria, estesa a tutto il mondo per la potenza dello Spirito, irraggia illuminazione di pietà su quanti la venerano e annunziano le tue meraviglie.

Valorosamente subisti le pene davvero amare come un incorporeo, o nobile martire: sopportasti infatti di essere spellato come fosse un altro a soffrire, rafforzato sapientemente da forza invisibile, o glorioso.

Le tue pene, o martire, stillarono mirra profumata, scacciando ogni fetore dell’ateismo, profumando sempre la santa Chiesa di Cristo, che con fede e affetto sapientemente ti proclama beato.

Theotokìon. Supplica per noi colui che da te s’incarnò per un indicibile verbo, o purissima benedetta, affinché quanti ti proclamiamo Theotòkos pura, siamo scampati da tutti i nemici, visibili e invisibili, o castissima.

Ode 6. Dal ventre del pesce.

Nei rivi del tuo sacro sangue sommergesti le falangi dei demòni, o valorosissimo soldato e portando la corona, correvi verso Dio, divenendo eccellente vincitore.

Vedendo il tuo volto illuminato da splendori divini, i tiranni stupirono, o atleta; non conoscendo poi Dio, ottennero la tenebra, inviati all’eterno castigo.

Torturato per ordine di un crudele tiranno, o ammirabile, superasti la natura sopportando supplizi e spogliazione, dimostrando il tuo puro desiderio e l’assoluta tensione verso Dio, o felicissimo.

Theotokìon. Le leggi della natura in te, Vergine, si rinnovano: oltre natura, infatti Dio Emanuele, per natura inaccessibile, straordinariamente generasti per il rinnovo di noi fedeli.

Irmòs. Dal ventre del pesce Giona gridò al Signore: Traimi tu dall’antro dell’ade, ti supplico, affinché come redentore, con voci di lode e spirito di verità a te sacrifichi.

Kontakion.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Avendo amato Cristo dall’infanzia, o celebratissimo e avendo osservato i suoi divini precetti, a lui sei accorso con tutto te stesso, o Myron e trovasti riposo, glorificandolo con gli angeli e chiedendo per tutti divina remissione.

Ikos.

Celebriamo tutti, come genuino myron profumato di Cristo, colui che dal grembo materno fu santificato; davvero egli offre la guarigione delle malattie a chi si accosta con fervida fede: acceso infatti dall’amore del Creatore, soffre con quanti sono nelle angustie, il felicissimo e li libera dalle sventure, su tutti effondendo il profumo della grazia a lui data dallo Spirito, per tutti chiedendo divina remissione.

Sinassario.

Il 17 di questo mese memoria del santo martire Myron.

Stichi. Che mi importa se mi hanno decapitato, ora che la sacra corona sta per ornare il mio capo? Dichiara fieramente il coraggioso Myron. Il 17 muore trafitto dalla spada.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Stratone, Filippo, Eutichiano e Cipriano.

Stichi. Mi hanno reso un orrore, diceva Stratone, questi uomini orribili e mi uccidono nel fuoco. Amando Dio, Filippo fece ciò che diceva: condannato al rogo moriva senza codardia. Eutichiano stava nella fornace come un cavallo in pianura. Cipriano, sopportando ustione materiale, evitò i tormenti di cui parlano le Scritture.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Paolo e Giuliana sua sorella.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Tirso, Lefkio, Coronato e dei loro compagni e sinassi della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria in Armatio.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Elia il giovane.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Disprezzando l’empio culto.

Il tuo splendido intelletto, incendiato dall’affetto divino, o sapiente, gioiva ed esultava, mentre stavi in mezzo alla fiamma con fede acclamando come un tempo i tre fanciulli: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Vedendo gli angeli stare con te in mezzo alla fiamma, lampeggianti in forma indicibile, o sapiente, i presenti sbalordirono e rivolgendo inni al Sovrano acclamavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Stando lieto con intelletto puro in mezzo alla fornace con gli intelletti angelici, inneggi al Signore sommamente buono, che tratteneva la fiamma salvando te, che canti: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Luogo di Dio, piacevole palazzo e divino trono sul quale sedendo fu preparato per tutti un seggio celeste apparisti, o Vergine, perciò a te acclamiamo: Benedetta tu, che concepisti Dio nella carne.

Ode 8. Il Dio sceso nella fornace.

Vedendoti invincibile, o valoroso, l’iniquo giudice ti manda a venir scorticato fino alle ossa con uncini, facendoti a pezzi, ferito incurabilmente con lesioni insopportabili.

Dal cielo tutta la folla lo udì: Dio ti parlò chiamandoti all’ineffabile gioia del riposo nell’aldilà, o martire, invitandoti a unirti ai cori degli angeli nei cieli, o glorioso.

Stavi come Daniele in mezzo alle belve, che rispettavano la tua beata passione e la sublime grandezza delle tue lotte, o beatissimo, attente alla tua viva voce.

Theotokìon. Trafitto dalle frecce del nemico, la mia anima è stata tutta ferita e soffro mali incurabili; o purissima, tu che generasti ineffabilmente Cristo Salvatore, sanami e salvami, o speranza dei disperati.

Irmòs. Il Dio sceso nella fornace di fuoco mutando in rugiada la fiamma per i fanciulli ebrei, inneggiate, opere come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Il Verbo, Dio da Dio.

Per vedere la gloria futura e l’ineffabile splendore del giudice di gara Cristo, degnamente, o valorosissimo, chini la cervice e accetti il taglio della spada e colmi di gioia le divine falangi dei martiri.

Come myron profumato, o ammirabile Myron, la tua ammirabile memoria, profumando i cuori dei fedeli è giunta a noi e per le tue preghiere colma di profumo divino noi, che con affetto la celebriamo.

L’Acaia si vanta delle tue fasce e delle tue lotte, valoroso atleta del Signore; di più si delizia Cizico, possedendo il tuo provatissimo corpo come vero tesoro e fonte di guarigioni e purificazione dai mali.

Sion, eletta negli eccelsi, la metropoli spirituale di tutti i santi, la venerabile Chiesa dei primogeniti, come sta scritto, ti possiede come martire che sempre supplica per noi, o primizia dei martiri.

Theotokìon. Come gli angeli tutti gridiamo a te, Vergine, palazzo e trono di Dio: Salve tu, per cui diventammo degni del regno dei cieli noi, un tempo caduti nella corruzione, rovinando stoltamente la primitiva bellezza.

Irmòs. Il Verbo, Dio da Dio, indicibilmente per noi incarnato da Vergine santa, venuto con indicibile sapienza a rinnovare Adamo, caduto malamente per un cibo di perdizione, noi fedeli, unanimi, con inni magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

La Chiesa ha in te una rosa olezzante, o Myron, martire dalle grandi lotte: ti dimostrasti infatti profumo di Cristo, o celebratissimo; per lui lottasti gioioso e da lui ricevesti gloria: a lui tu sempre ricordi quanti ti onorano con affetto.

Della festa. Tu che il cielo.

Col tuono, sulle nuvole, il Salvatore manda gli apostoli da sua Madre perché con affetto la seppelliscano: ed egli stesso discende, scortato dagli angeli.

Allo stico delle lodi, stichirà prosòmia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Ti accoglie, o Vergine, come sposa di Dio, il regno superno e la gloria degli eletti, ora che te ne sei andata al Figlio tuo.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Si raduna la folla dei discepoli per la sepoltura della Madre che generò Dio, giungendo dai confini a un cenno onnipotente.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Gloria in cielo, letizia sulla terra: perché la Madre del Creatore consegna ora l’anima sua nelle mani del Sovrano.

Gloria. E ora. Tono pl. 4. Dell’imperatore Leone.

Gesù, Figlio tuo e nostro Dio, o Theotòkos, confermando le sue due nature, come uomo muore, ma come Dio risorge e ha voluto che tu, Madre di Dio, per legge di natura morissi, perché l’economia non fosse ritenuta dagli increduli storia fantastica; ma sei passata alle regioni celesti, o celeste sposa, partendo dalla terra come dalla stanza nuziale del tuo corpo; l’etere fu santificato dalla tua ascesa, come la terra fu illuminata dal tuo parto. Ti scortano gli apostoli e ti accolgono gli angeli. Dopo aver dunque sepolto il tuo corpo purissimo, cantando l’inno funebre, lo vedevano levato in alto e dicevano con timore: Questo è il mutamento della destra dell’Altissimo, egli infatti è in mezzo a te, non sarai scossa. Tu dunque, Vergine inneggiatissima, non smettere di vigilare su di noi, perché siamo tuo popolo e pecore del tuo pascolo e invochiamo il tuo nome, chiedendo grazie a te la salvezza e la grande misericordia.

Conclusione.

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Mattutino del 16 Agosto- Memoria della traslazione da Edessa dell’icona non dipinta da mano d’uomo del Signore nostro Gesù Cristo e memoria del santo martire Diomede

16 Agosto

Memoria della traslazione da Edessa dell’icona non dipinta da mano d’uomo del Signore nostro Gesù Cristo e memoria del santo martire Diomede.

Al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Le milizie angeliche, veramente contemplando il tuo transito, o pura Madre di Dio, benedetta, illustrissima e santissima, radunata la schiera dei discepoli, per volere del nato da te, lietamente portavano in paradiso il tuo corpo prezioso, cantando a Cristo, datore di vita, che vive in eterno.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, Kàthisma, uguale.

Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si incarnò da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò con fede ti proclamiamo beata, come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare nostre anime.

I canoni della festa, della santa icona e del santo.

Canone della santa icona. Acròstico: Venero, Salvatore, l’impronta del tuo volto. Del patriarca Germano.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Colui che dapprima incorporeo, per la benevolenza del Padre, non rifiutò di conformarsi a noi nella carne, ci diede l’impronta divina dei suoi tratti.

Il Dio per natura senza mutamento, l’esatta descrizione del Padre, assumendo la carne dei mortali, ci lasciò sulla terra i suoi tratti propri, quando risalì al cielo.

La tua eredità frantumata dalla seduzione del nemico, o Cristo, giustificasti fondandola sulla tua santa passione e sull’impronta dei tuoi tratti.

Theotokìon. Incarnandosi in modo straordinario nelle tue caste viscere, colui che dona l’esistenza a tutti i mortali, o Vergine purissima, si lasciò vedere senza lasciare ciò che era prima.

Canone del santo.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Tu che illumini con la luce del triplice sole, disperdi l’oscurità della mia ignoranza, beato, affinché possa cantare la tua memoria luminosa e le imprese della tua vita.

Rendendo il pensiero sciolto dalle passioni, ti rivelasti strumento dello Spirito, o illustre e hai fatto sgorgare un mare di guarigioni, che sommerge l’ingiuria dei mali.

Desideroso della vita eterna, ti affrettasti a bere il calice della morte, illustre martire; e come colui che ti chiamò sapeva, guadagnasti l’immarcescibile corona dei vincitori.

Theotokìon. Città animata del grande Re, che hai rivelato la straordinaria nascita e la divina dormizione, mostra, o lodatissima, la tua città illesa dal sisma dell’umiliazione.

Della santa icona. Ode 3. Non c’è santo

Ricopristi dell’abito delle virtù la tua santa Chiesa e spingesti, Salvatore, il cuore di un re a cercare la tua icona per custodirla.

Volendo che il bene fosse derubato per essere poi distrutto dal tempo, sfrontatamente il padre dell’invidia lo consegnò a mani empie, ma il suo piano vano fu sventato.

Davide un tempo, danzando davanti all’arca, fu al colmo della gioia; e colui che teneva lo scettro imperiale gioì ancor di più davanti all’impronta di Dio.

Theotokìon. Tuo Figlio, o Vergine, volendo tagliare alla radice la disobbedienza dei progenitori, nel tuo seno, Vergine pura, assunse tutta la nostra condizione umana.

Del santo. Come sorgente viva.

Per liberare dalle loro pene i mortali con l’opera ineffabile e divina della tua mano, fosti donato da Dio ai fedeli come eccellente medico, come fervente intercessore di chi ti onora, o beato.

La via del tuo martirio voglio percorrere e imiterò valentemente la tua passione volontaria: così prima dell’immolazione il martire gridava a te, unico Dio.

Il glorioso martire Diomede, invitandoci oggi al suo mistico banchetto, ci presenta le sue imprese come condimenti immateriali: venite fedeli, rallegriamoci della sua festa.

Theotokìon. Vergine colmata di grazia da Dio, salva da ogni disgrazia il popolo che ti è consacrato e custodisci nella pace e nella concordia il tuo gregge.

Irmòs. Come sorgente viva e copiosa, o Theotòkos, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina gloria di corone di gloria rendili degni.

Kàthisma della santa icona.

Tono 1. I soldati a guardia.

Il re di Edessa, riconoscendoti Re dell’universo, non per scettri ed esercito, ma per la moltitudine dei prodigi che con la sola parola operavi, aveva implorato te, Dio e uomo, di andare da lui. Ma vedendo il telo con la tua immagine impressa, esclamava: Tu sei mio Dio e Signore!

Gloria. Del santo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Ricevuta da Dio la grazia delle guarigioni, o martire, ti rivelasti, o sapiente, pubblico ambulatorio per i malati, o beato, in virtù del santo Spirito, concedendo guarigioni a quanti ricorrono con fede alla tua divina intercessione; sempre cacci perciò prodigiosamente anche le turbe dei demòni, o medico ammirabile, Diomede vittorioso. Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Della festa, stessa melodia.

Tu che senza seme concepisti Dio e, senza subir corruzione, lo partoristi incarnato, ti rivesti ora della nuova incorruttela dello Spirito: come Madre della vita, infatti, come Regina di tutti, te ne vai, o Vergine, alla vita immateriale; perciò sei degnamente divenuta davvero nube che per noi zampilla le acque della vita, Madre di Dio purissima. Prega tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a quanti con fede venerano la tua divina dormizione.

Della santa icona. Ode 4. Cristo, mia forza.

La tua sacra icona, avendo lasciato la città che la teneva in suo possesso, o Salvatore, si avvicinò alla nostra e così il pio imperatore l’accolse.

Dolce è la luce del sole, splendente agli occhi, ma più dolce è la visione della tua icona, o Cristo: una rischiara i sensi, l’altra illumina gli spiriti.

La forza abbandonò la destra dell’ismaelita; poiché l’imperatore potente fece cadere a terra la cinta delle sue mura con la forza della croce.

Theotokìon. Intercedi, ti preghiamo, affinché il tuo popolo sia custodito, Vergine pura, sano e salvo dall’assalto dei barbari: tu vedi infatti ciò che tramano contro di lui.

Del santo. L’ineffabile progetto divino.

Avendo nel cuore la parola del divino sapere come un fiume, il glorioso martire Diomede ha sommerso i torrenti dell’errore e sprofondato la forza degli idoli.

Come sole il sapientissimo martire Diomede è rifulso sulla terra per lo splendore delle sue virtù e per i suoi miracoli così numerosi rischiara l’insieme dei credenti.

O beato martire, vincitore nelle lotte, che hai trovato la fine beata e ricevuto nella letizia l’ineffabile gloria desiderata da tempo, ricordati di chi ti onora.

Theotokìon. Straordinario fu il tuo parto, Vergine purissima e benedetta, come anche la tua dormizione che il tuo gregge onora: dalla disgrazia lo salva la tua fervente intercessione.

Della santa icona.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Una piccola città un tempo ti accolse, o Cristo, con l’arrivo di Taddeo, che scaccia i mali, per la lettera scritta dalla tua mano e l’impronta del tuo volto divino.

Ecco moltiplicati i doni della tua grazia, o Cristo: poiché ciò che Edessa un tempo si glorificava di conservare, la nuova Roma adesso si rallegra di accogliere.

Theotokìon. O Vergine, metti fine ai frequenti attacchi dei nemici; spezza i loro complotti, vieni in soccorso alla tua eredità; tu vedi infatti che ci pieghiamo sotto le disgrazie.

Del santo. L’universo è trasportato.

Senza effondere sangue ti sei rivelato ammirabile martire e senza subire colpi e pene hai ricevuto la corona di vincitore, o nobile Diomede, rovesciando i nemici con le tue gesta.

La luce inestinguibile si levò sulla tua anima giusta; come compagna la seguì la letizia che ti fu data in virtù del tuo cuore retto, perfettamente sottomesso ai precetti del Signore.

I tuoi carnefici furono privati della luce del corpo per aver tagliato la tua testa dopo la tua morte, ma avvicinandosi a Cristo, beato Diomede, aprirono gli occhi della loro anima alla luce della fede.

Theotokìon. La Città Imperiale, avendo te, Sovrana e Signora, come bastione, respinge il feroce slancio dei nemici; liberata da ogni prova, possa essa accrescere il suo vigore, purissima Madre di Dio.

Della santa icona.

Ode 6. Rinchiuso nelle viscere.

Superi in bellezza, Salvatore, tutti i figli dei mortali; pur non avendo forma, né bellezza nell’ora della tua passione, davvero rischiarasti il mondo; lo testimonia l’aspetto del tuo corpo la cui icona impressa sul velo ci è donata quale ricco tesoro.

Il popolo degli agareni, privato del suo vigore, come l’arca resa al nuovo Israele dai pagani, rese l’impronta del tuo volto, o Cristo e la gloria di cui si era impossessato; non è permesso infatti gettare i tesori della santità ai cani.

Theotokìon. Sono fuggito alla forza della tua mano, Salvatore, ma allontanando da me i tuoi colpi grazie alle intercessioni della Vergine che ti partorì, o Verbo, non permettermi di naufragare e di affondare nella tempesta del peccato, o solo Redentore.

Del santo. Celebrando questa divina.

Con le onde delle tue imprese sommergesti il nemico incorporeo e con l’aspersione dei tuoi miracoli purifichi ogni sozzura delle passioni, ammirabile martire.

Spinto dalle brezze divine, diretto dal timone celeste, sei direttamente giunto al quieto porto e intercedi per noi, illustre martire.

I credenti sono purificati dalle passioni, o beato, per le tue celebri cure e le falangi dei demòni sono respinte, martire ammirabile, dai tuoi consigli divini.

Theotokìon. In te, o Vergine, ci glorifichiamo, in te siamo liberati dal male; confidando in te, non temiamo gli assalti del nemico, noi che ti celebriamo.

Irmòs. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion autòmelo. Tono 2.

Tomba e morte non hanno trattenuto la Theotòkos sempre desta con la sua intercessione e immutabile speranza con la sua protezione: come Madre della vita alla vita l’ha trasferita colui che nel suo grembo sempre vergine aveva preso dimora.

Sinassario

Il 16 di questo mese memoria del santo martire Diomede.

Stichi. Diomede lottò nella vita e nella morte: vivente per la fede, che lo condusse al buon porto e morto quando il sedici il suo cadavere ebbe la testa tagliata dalla spada.

Lo stesso giorno il beato Cherimòne si addormentò in pace.

Stichi. Saluta la fine della tua vita, o Cherimòne beato, poiché hai visto la fine delle pene.

Lo stesso giorno memoria dei santi trentatré martiri della Palestina, uccisi dalla spada.

Stichi. La grande schiera armata cade a ranghi serrati sotto la spada, sbaragliando l’esercito dei demòni.

Lo stesso giorno memoria della traslazione da Edessa a Costantinopoli dell’icona non manufatta del nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo.

Stichi. Colui che nella morte fu coperto da un lenzuolo, vivente, impresse il suo volto sul sudario.

Per il vasaio. L’argilla modellata trasporta la tua immagine non fatta da mano d’uomo, autore del progenitore.

Lo stesso giorno commemoriamo l’immensa e indescrivibile filantropia divina, che dimostrò quando scacciò con vergogna gli atei agareni per la mediazione della santissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria.

Lo stesso giorno il rinvenimento dell’aghiasmòs e la sua effusione nel tempio della Fonte della Vita.

Stichi. La fonte delle acque taumaturgiche si rinnova, ancor più colma di prodigi.

Lo stesso giorno memoria del temibile pericolo del terremoto corso in questi tempi da cui ci salvò contro ogni speranza il nostro Dio filantropo.

A lui la gloria e la maestà per tutti i secoli. Amin

Della santa icona.

Ode 7. Un tempo nella fornace.

Quando sei venuto sulla terra, Verbo di Dio, hai scacciato con il tuo verbo ogni male; risalendo però al trono del Padre, hai sanato con l’impronta del tuo volto le nostre passioni e pene.

Colui con un verbo creò tutto e prese una forma estranea alla sua natura, ci lasciò il dettaglio dei suoi tratti; ricevendo la sua icona esultiamo di gioia.

Cercando con tutta la sua anima l’impronta del tuo aspetto, Signore, l’imperatore fedele trovò ciò che cercava nel compimento del suo desiderio più santo.

Theotokìon. Per il tuo parto il genere umano fu liberato dall’antica condanna; avendoti trovata unica più ampia dei cieli, Dio pose la sua dimora, o Purissima, nel tuo seno.

Del santo. I fanciulli di senno divino.

La tua testa tagliata, glorioso martire, abbagliò con la sua luce gli insensati; vedendola viva il tiranno fu confuso, ma il suo spirito spento non giunse a cantare: Gloriosissimo Dio, tu sei benedetto.

Lasciasti la tunica difforme della mortalità e per grazia indossasti le splendide vesti dell’immortalità, o beato, cantando con letizia al tuo Signore: O Dio, tu sei benedetto.

Col fuoco della tua fermezza costante inceneristi i rovi dell’errore e sei apparso raggiante di guarigioni come un astro per quanti acclamano: Signore Dio dei padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. O Regina del mondo che hai partorito Cristo Re, salva dall’attacco dei pagani, dai terremoti e dalla disgrazia la Città imperiale, che canta, o Vergine santissima: Benedetto il frutto del tuo seno.

Della santa icona.

Ode 8. Per obbedire alla legge.

Sperando di ricuperare il tuo volto, Signore, il popolo nobile della tua città partì per incontrarti in schiera meravigliosa, preceduto dal coro dei santi gerarchi; portato sulle loro spalle verso la tua eredità, o misericordioso, andasti a riposare nel tempio di tua Madre.

Bocche di bimbi innocenti ti inneggiavano quando camminavi verso la città che uccide i profeti, ma l’assemblea dei malfattori, irritata contro di te, armò la mano degli assassini; ora però tutta la città, vedendoti, Creatore, si rallegra di accogliere l’impronta del tuo aspetto.

Theotokìon. L’Angelo del gran Consiglio paterno, avendo scelto di incarnarsi, lo compì nel tuo seno, o purissima; ti inscrisse come Madre sua qui in basso e rinnovò la natura umana corrotta; tutti insieme lo benediciamo e lo esaltiamo come Dio creatore per tutti i secoli.

Del santo. Il parto della Theotòkos.

Sulla via del martirio, o atleta, hai diretto i tuoi passi e ora passeggi lietamente nella terra dei viventi, nelle delizie del paradiso; tutti insieme ti onoriamo, celebrando Cristo nei secoli.

La corona d’immortalità fu intrecciata per te, che valorosamente lottasti e sconfiggesti il serpente autore del male e l’assemblea degli atleti ti accolse gridando: Inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Rivestito della potenza di Dio, irradi miracoli straordinari, o martire e metti fine alle malattie, liberi dai mali, scacci gli spiriti della malizia gridando: Inneggiate al Signore, opere ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Spezzati dall’assalto dei nostri peccati, o Vergine, ci rifugiamo nella tua incrollabile protezione; rinsalda i tuoi servi, rafforzandoli contro le passioni; dalla carestia, dal sisma, dalle invasioni salva il popolo a te consacrato.

Irmòs. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Della santa icona. Ode 9. All’immortale.

Contro di te si accese un popolo insensato che in cambio dei tuoi benefici ebbe l’audacia di ucciderti; ma noi, che ci siamo tenuti lontano, per la tua passione, Salvatore, siamo tuoi figli adottivi.

Contro i nemici concedi il tuo soccorso, Signore, ai fedeli cristiani che posseggono l’immagine della tua carne, come invincibile sostegno, affinché possano contemplare per mezzo suo la loro salvezza.

Theotokìon. Ai terrestri apparve il Verbo portando un corpo, nato da te in due nature e per il dono della sua divinità unito alla nostra natura senza confusione in una sola ipòstasi, che noi glorifichiamo.

Del santo. Ogni abitante della terra.

In ricompensa delle tue pene trovasti le delizie per te lassù preparate; in quella dimora, ornata dello splendore dei martiri ti diletti della bellezza del Creatore e presso di lui intercedei perché siano dati perdono e liberazione da ogni male ai tuoi cantori.

Colonna delle virtù, sostegno della fede, torre immobile, incrollabile pilastro, sei tu, Diomede, per la Chiesa di Cristo come un fiume che effonde gratuitamente le onde delle guarigioni per chi celebra con affetto la tua memoria.

Hai lasciato la terra disperdendone l’oscura idolatria degli atei e sei passato alla luce senza sera di una luminosa vita, di cui già avevi i riflessi, risplendendo nell’aldilà, colmo di gioia eterna.

Theotokìon. Pura Vergine, città indistruttibile in cui Dio stesso pose la sua sede, salva il tuo popolo dai terremoti, dalla distruzione, dalle invasioni, dal fuoco, dalla spada e da ogni male con la tua fervida mediazione presso Dio.

Irmòs. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Theotòkos pura, sempre Vergine.

Exapostilarion del santo. Udite, donne.

Divinamente imporporasti la Chiesa di Cristo con i rivoli del tuo sangue, glorioso megalomartire; spegnesti la seduzione idolatrica distruttrice delle anime, o felicissimo Diomede: non smettere ora di pregare per noi il Signore.

Della festa. Tu che il cielo.

La folla degli apostoli, radunata nelle nubi, dovutamente seppellisce la Madre del Signore, alla presenza del Salvatore con miriadi di angeli.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Scortando tra gli inni il tuo venerabile corpo che accolse Dio, i divini seguaci gridavano: Dove dunque te ne vai, Sovrana?

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Venite, figli della terra, componiamo un coro e cantiamo oggi gli inni funebri per il transito della Theotòkos.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porro sul tuo trono.

La terra per la tua sepoltura fu benedetta, o Vergine e l’aria santificata dalla straordinaria ascesa di una creatura morta per legge di natura.

Gloria. E ora. Tono 1.

Era conveniente che i testimoni oculari e ministri del Verbo vedessero anche la dormizione della Madre sua secondo la carne, l’ultimo dei misteri che la riguarda, perché non risultassero spettatori solo dell’ascensione del Salvatore dalla terra, ma anche testimoni del transito di colei che lo aveva generato. Trasportati dunque per divina potenza da ogni parte del mondo, raggiunsero il monte Sion e scortarono colei che, più elevata dei cherubini, si affrettava verso il cielo. Anche noi con loro la veneriamo come colei che intercede per le nostre anime.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 15 Agosto – Dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea

15 Agosto

Dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma. Tono 1. Stupì Giuseppe.

Proclamalo, Davide: Che cos’è questa festa? E’ quella, dice, che cantai nel libro dei Salmi: quando si parla di quella figlia, divina Madre e Vergine, che il Cristo, da lei nato senza seme, trasferisce nelle superne dimore: perciò gioiscono le madri, le figlie e le spose di Cristo, acclamando: Salve, tu che sei passata alla reggia celeste.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Il venerabilissimo coro dei sapienti apostoli si riunì prodigiosamente per dare gloriosa sepoltura al tuo corpo senza macchia, o lodatissima Theotòkos; con loro anche le folle degli angeli celebravano il tuo transito facendone sacre lodi: e anche noi con fede lo festeggiamo.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Nel tuo parto senza seme il concepimento, nella tua dormizione, senza corruzione la morte: concorse un doppio prodigio nel prodigio, o Theotòkos! Come, infatti, l’ignara d’uomo vergine allatta? Come la Madre di Dio morta profuma? Perciò con l’angelo a te gridiamo: Salve, piena di grazia.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon.

Ricorderò il tuo nome di generazione in generazione.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.

Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (1,39-49.56).

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore. Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente e santo è il suo nome. Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione della Theotòkos. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2. Di Byzas.

Quando era ormai vicino il transito della pura dimora del tuo corpo, gli apostoli, circondando il tuo letto, ti guardavano con tremore; mentre gli uni continuavano a fissarti in preda allo stupore, Pietro tra le lacrime ti gridava: O Vergine, io vedo proprio te, la vita di tutti, distesa supina e sbigottisco, perché in te dimorò il gaudio della vita futura. Supplica dunque con ardore, o pura, il tuo Figlio e Dio, perché la tua città sia custodita illesa.

Si cantano due canoni, il primo per otto stichi compresi gli irmì, il secondo per sei sempre con gli irmì. Alla fine di nuovo gli irmì. Acròstico del primo canone: Festeggino gli ispirati da Dio. Poema del signor Cosma.

Ode 1. Tono 1. Irmòs

Adorna di divina gloria, la tua sacra e illustre memoria, o Vergine, ha convocato alla festa tutti i fedeli che, preceduti da Maria con danze e timpani, cantano al tuo Unigenito: Con gloria si è glorificato.

Le schiere degli abitanti del cielo scortavano il tuo corpo divino in Sion; la moltitudine degli apostoli, Madre di Dio, subito riunita dai confini, si trovò presente; con loro glorifichiamo, casta Vergine, la tua veneranda memoria.

Vincesti la natura, generando Dio, o Pura; tuttavia, imitando il tuo Creatore e Figlio, ti sei sottomessa alla natura pur superandola; perciò dopo la morte sorgi per vivere eternamente col tuo Figlio.

Secondo canone, poema di Giovanni Damasceno.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e cantero lieto la sua dormizione.

Vergini giovinette, con la profetessa Maria, cantate ora il canto dell’esodo: perché la Vergine, la sola Madre di Dio è trasferita all’eredità celeste.

Degnamente, come cielo vivente, ti hanno accolta, o purissima, le divine tende celesti: e tu, nella tua radiosa bellezza, hai preso posto come purissima sposa presso colui che è Re e Dio.

Ode 3. Irmòs.

Sapienza e potenza di Dio, che crei e reggi tutto, rendi stabile e inconcussa la Chiesa, o Cristo, perché tu solo sei santo e riposi nel santuario.

I famosi apostoli, sapendoti donna mortale, ma anche Madre di Dio oltre natura, ti toccavano con mani tremanti, vedendoti rivestita di gloria come tempio portatore della divinità, o purissima.

La giustizia di Dio colpì la mano empia del presuntuoso, Dio custodì l’onore dovuto all’arca spirituale, gloria della divinità, in cui il Verbo prese carne.

Secondo canone. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, o Theotòkos, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina gloria di corone di gloria rendili degni.

Generata da lombi mortali, o pura, conforme alla natura hai compiuto il tuo esodo: ma poiché hai partorito la vera vita, sei passata alla vita divina ed enipostàtica.

La folla dei teologi dai confini e la moltitudine degli angeli dall’alto si affrettavano verso il monte Sion al cenno della divina potenza, per officiare ben doverosamente, o Sovrana, la tua sepoltura.

Ypakoí. Tono pl. 1.

Da tutte le generazioni ti diciamo beata, o Madre di Dio Vergine, perché in te si compiacque dimorare Cristo nostro Dio, che nessuna dimora può ospitare. Beati anche noi, che abbiamo te come protezione: giorno e notte, infatti, tu intercedi per noi e per le tue suppliche si consolidano gli scettri del regno. Celebrandoti dunque, a te acclamiamo: Salve, piena di grazia, il Signore e con te.

Ode 4. Irmòs.

I detti e gli enigmi dei profeti hanno mostrato, o Cristo, che la tua incarnazione dalla Vergine sarebbe venuta come tuo sfolgorante splendore, per illuminare le genti e l’abisso nell’esultanza a te grida: Alla tua potenza sia gloria, o filantropo.

Guardate popoli e meravigliatevi: il santo monte di Dio, infatti, a tutti visibile s’innalza sopra le dimore celesti; il cielo terrestre si stabilisce nella dimora celeste e incorruttibile.

 La tua morte divenne passaggio a una vita eterna e migliore, o Pura: davvero ti trasferì dal provvisorio all’infinito divino per contemplare in letizia il tuo Figlio e Signore, o casta.

Si aprirono le porte celesti, gli angeli inneggiavano e Cristo ha accolto il cimelio materno della sua verginità; con letizia ti servivano i cherubini e i serafini con gioia ti glorificavano.

Secondo canone. Irmòs.

Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Motivo di sbigottimento era vedere il cielo vivente del Re dell’universo, discendere nelle cavità della terra. Come sono mirabili le tue opere, gloria alla tua potenza, Signore!

Al tuo transito, Madre di Dio, le schiere degli angeli, con gioia e timore, coprivano con le loro sacratissime ali il tuo corpo dall’immenso spazio capace di Dio.

Se l’ineffabile suo frutto, per cui essa divenne cielo, volontariamente accettò la tomba come mortale, potrà forse ricusarla colei che lo generò senza nozze?

Ode 5. Irmòs.

Narrerò, o Cristo, l’ineffabile divina bellezza delle tue magnificenze: rifulgendo infatti dall’eterna gloria, come coeterna irradiazione enipostatica, come sole sei sorto incarnato da grembo verginale, per quanti sono nel buio e nell’ombra.

Trasportato come su nube, o Vergine, il coro degli apostoli si riunì in Sion, venendo dai confini per servirti, o nube leggera, da cui Dio Altissimo, Sole di giustizia irraggiò, su quanti sono nell’ombra e nelle tenebre.

Le lingue ispirate dei teologi, istruite dallo Spirito, cantavano alla Theotòkos un inno per la partenza, più risonante di una tromba: Salve, fonte inesauribile dell’incarnazione di Dio, vita e salvezza di tutti.

Secondo canone. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per la tua divina gloria: perché tu, Vergine ignara di nozze, dalla terra fosti trasferita alle eterne dimore e alla vita senza fine, da dove doni salvezza a tutti i tuoi cantori.

Echeggino oggi le trombe dei teologi e la lingua umana dai tanti suoni esprima ora la lode; risuoni l’etere tutt’intorno, risplendendo di luce infinita; cantino gli angeli la dormizione della Vergine.

Lo scrigno d’elezione eccelleva inneggiandoti, tutto in estasi, o Vergine, fuori del mondo, tutto consacrato a Dio, rivelandosi a tutti ispirato da Dio, come realmente era, o Theotòkos inneggiatissima.

Ode 6. Irmòs.

Il mostro nato dal mare, il fuoco delle viscere oceaniche, era prefigurazione della tua sepoltura di tre giorni, di cui Giona si rivelò interprete: salvo infatti come era stato inghiottito, indenne gridava: Sacrificherò a te con voce di lode, Signore.

Dio, Re universale, ti concede ciò che oltrepassa la natura: come nella maternità ti conservò vergine, così ha conservato nella tomba il tuo corpo incorrotto; e ti ha dato la gloria di una divina ascensione, rendendoti onore, come un Figlio a sua madre.

In verità tuo Figlio, Vergine, ti ha posto nel Santo dei Santi come brillante candeliere acceso di fiamma immateriale, come incensiere d’oro pieno di brace divina, come la coppa della manna, la verga e la tavola scritta da Dio, come arca santa e tavola del pane di vita.

Secondo canone.

Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Theotòkos, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Da te è sorta la vita, senza sciogliere i vincoli della tua verginità. Come ha dunque potuto la pura dimora del tuo corpo, origine di vita, partecipare all’esperienza della morte?

Tu che sei stata sacrario della vita, hai raggiunto l’eterna vita: attraverso la morte, infatti, sei passata alla vita, tu che hai partorito la vita enipostatica.

Kontàkion autòmelo. Tono 2.

Nella intercessione Madre di Dio sempre desta * e nella protezione immutabile speranza, * tomba e morte non hanno trattenuto. * Quale infatti Madre della vita * l’ha trasferita alla vita, *colui che ha dimorato un grembo sempre vergine.

Ikos.

Cingi la mia mente di un baluardo, o mio Salvatore, perché abbia l’ardire di celebrare il baluardo del mondo, la Madre tua pura. Rafforzami con una torre di parole ed eleva per me roccaforti di pensieri: poiché sempre tu dai compimento alle richieste di chi chiede con fede. Donami dunque tu lingua, espressione, pensiero di cui non debba restar confuso, perché ogni dono di illuminazione proviene da te, o illuminatore, che hai preso dimora in un grembo sempre vergine.

Sinassario.

Il 15 di questo mese, memoria dell’augusto transito della gloriosissima Sovrana nostra Theotòkos e sempre Vergine Maria.

Stichi. Non stupisce la morte della Vergine salvezza del mondo, poiché l’artefice del mondo morì nella carne. Vive per sempre la Theotòkos, anche se il 15 muore.

Per le sue sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci come buono e filantropo. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Il divino amore, contrastando il protervo furore e il fuoco, irrorava le fiamme di rugiada e irrideva il furore col razionale suono ispirato della lira a tre voci dei santi, facendo eco agli strumenti musicali in mezzo alla fiamma: O glorioso Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Mosè nella sua ira spezzò le tavole fatte da Dio e scritte dal Santo Spirito; ma il suo Signore, avendo conservata intatta l’integrità di colei che lo generò, l’ha stabilita, ora, nelle dimore celesti; esultando con lei, cantiamo a Cristo: Gloriosissimo Dio dei nostri padri e nostro, tu sei benedetto.

Al suono dei cembali delle nostre labbra pure, dell’arpa armoniosa dei nostri cuori, della tromba squillante dei nostri pensieri elevati, battendo le nostre mani pie, cantiamo in questo giorno solenne e santo della traslazione della pura Vergine: Gloriosissimo Dio dei nostri padri e nostro, tu sei benedetto.

Il popolo divino si è riunito poiché la tenda della gloria di Dio viene traslata alla dimora celeste, dov’è voce di giubilo ineffabile, il puro suono dei festanti, che con letizia gridano a Cristo: Glorioso Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Secondo canone. 

Ifanciulli di senno divino non adorarono la creatura in luogo del Creatore, ma calpestando con coraggio la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: Celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Giovani e fanciulle, anziani e capi, re e giudici, onorando la memoria della Vergine e Madre di Dio, cantate: O Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Suonino i monti celesti la tromba dello Spirito, esultino i colli e balzino di gioia gli apostoli divini: la Regina va verso il Figlio, per regnare con lui.

L’augustissimo transito della tua divina e pura Madre radunò le schiere iperuranie delle potenze superne per festeggiare con quanti sulla terra ti cantano: O Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Il potentissimo angelo di Dio mostrò ai fanciulli come la fiamma irrorasse di rugiada i santi e bruciasse invece gli empi; e così ha reso la Theotòkos fonte vivificante, da cui zampillano insieme la distruzione della morte e la vita per quanti cantano: Noi redenti celebriamo l’unico Creatore e lo sovresaltiamo per tutti i secoli.

Tutta la moltitudine degli apostoli riuniti in Sion accompagnava con queste parole l’arca divina della santità: Dove vai ora, tempio del Dio vivente? Non abbandonarci, ma veglia su quanti cantano con fede: Noi, i redenti, cantiamo l’unico Creatore ed esaltiamolo in tutti i secoli.

La Purissima, levando le mani, mentre se ne andava, quelle mani che avevano abbracciato il Dio incarnato, con franchezza, come Madre, disse a suo Figlio: Conserva nei secoli coloro che mi hai dato e che gridano: Noi, i redenti, cantiamo l’unico Creatore ed esaltiamolo in tutti i secoli.

Secondo canone.

Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli puri; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra salmeggiante: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Glorificano la tua memoria, Vergine pura, i principati e le potestà con le potenze, gli angeli, gli arcangeli, i troni, le dominazioni, i cherubini e i tremendi serafini: e noi della stirpe umana la celebriamo e sovresaltiamo per tutti i secoli.

Colui che, incarnandosi, straordinariamente dimorò nel tuo grembo puro, proprio lui, Theotòkos, accogliendo il tuo sacratissimo spirito, in se stesso gli dona riposo, essendoti debitore come Figlio: perciò ti inneggiamo e sovresaltiamo, o Vergine, per tutti i secoli.

Oh, le meraviglie inconcepibili della sempre Vergine e Madre di Dio! Abitando infatti una tomba rivelò il paradiso e noi, oggi, attorniandola salmeggiamo gioiosi: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Primo canone. Poema di Cosma.

Ode 9.

Megalynàrion da ripetere ad ogni tropario dell’ode.

Noi, generazioni tutte, ti diciamo beata, o sola Theotòkos.

Tono 1. Irmòs.

Sono vinte in te le leggi della natura, o Vergine pura: il tuo parto infatti è verginale e la tua morte ha attratto la vita. O tu che dopo il parto sei vergine e dopo la morte viva, salva sempre la tua eredità, o Madre di Dio.

Stupirono le schiere angeliche scorgendo in Sion il loro Sovrano che prendeva tra le mani un’anima di donna; egli infatti così si rivolgeva, come Figlio, a colei che incorruttibilmente l’aveva partorito: Vieni, o venerabile, sii glorificata con il tuo Figlio e Dio.

Il coro degli apostoli compose il tuo corpo che aveva accolto Dio, guardandolo con timore e rivolgendoti dolcemente queste parole: Ora che te ne sei andata ai talami celesti, presso tuo Figlio, salva sempre la tua eredità, Madre di Dio.

Megalynàrion del secondo canone.

Gli angeli stupirono, vedendo la dormizione della Vergine, come la Vergine partiva dalla terra per le regioni superne.

Tono 4. Irmòs.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Theotòkos pura, sempre Vergine.

Venite, esultiamo sul Sion, divino e pingue monte del Dio vivente, contemplando la Theotòkos: essendo sua Madre, Cristo la trasferisce alla dimora di gran lunga migliore e più divina, al santo dei santi.

Venite, fedeli, accostiamoci alla tomba della Madre di Dio e abbracciamola, appoggiandovi le labbra del cuore, gli occhi e la fronte, con animo sincero e attingeremo generose grazie di guarigioni zampillanti da fonte perenne.

Accogli da noi il canto per il tuo esodo, o Madre del Dio vivente e adombraci con la tua divina grazia apportatrice di luce, accordando all’imperatore i trofei, al popolo amico di Cristo la pace, ai tuoi cantori il perdono e la salvezza delle anime.

Katavasìa. Noi, generazioni tutte, ti diciamo beata, o sola Theotòkos.

Sono vinte in te (come sopra).

Exapostilarion. Tono 3. Tu che il cielo.

Apostoli, qui radunati dai confini della terra, nel giardino di Getsemani seppellite il mio corpo; e tu, Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito (3).

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso.

Per la tua gloriosa dormizione esultano i cieli e gioiscono le schiere degli angeli, mentre tutta la terra si allieta rivolgendo a te, Madre di colui che domina l’universo, il cantico del tuo esodo, o Vergine santissima ignara di nozze, che liberasti la stirpe umana dalla sentenza contro i progenitori (2).

Dai confini, al cenno della divina potenza, accorsero i prescelti tra gli apostoli per seppellirti; contemplandoti mentre ti sollevavi da terra verso l’alto, a te gioiosi gridavano con le parole di Gabriele: Salve, cocchio della divinità nella sua pienezza; Salve, o sola che con il tuo parto hai congiunto le realtà terrestri alle celesti.

Poiché avevi partorito la vita, alla vita immortale sei passata, con la tua augusta dormizione: ti scorta-vano gli angeli, i principati e le potenze, gli apostoli e i profeti, con tutto il creato, mentre tuo Figlio accoglieva nelle sue immacolate mani la tua anima pura, o Vergine Madre, sposa di Dio.

Gloria. E ora. Tono pl. 2.

Al momento della tua immortale dormizione, Madre di Dio, Madre della vita, le nubi rapirono in aria gli apostoli e di quanti erano sparsi per il mondo fecero un unico coro intorno al tuo corpo immacolato; seppellendolo con venerazione, essi acclamavano, cantando le parole di Gabriele: Salve, piena di grazia, Vergine Madre senza nozze, il Signore è con te. Con loro supplicalo come Figlio tuo e nostro Dio per la salvezza delle nostre anime.

Grande dossologia.

Viene dato l’olio santo ai fratelli.

Alla Liturgia i typikà, le beatitudini con i tropari dalle odi 3 e 6 del canone della festa.

Volendo si possono cantare le seguenti antifone.

Prima antifona.

Stico 1. Cantate al Signore, terra tutta, salmeggiate al suo nome, date gloria alla sua lode.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 2. Celebrate il Signore e invocate il suo santo nome, annunziate a tutte le genti le sue opere.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 3. Nella città del Signore delle potenze, nella città del nostro Dio.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 4. Nella pace è stato posto il suo luogo e la sua dimora in Sion.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Gloria. E ora.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Seconda antifona.

Stico 1. Il Signore ama le porte di Sion più di tutte le tende di Giacobbe.

Salva, Figlio di Dio, mirabile nei santi, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Stico 2. Cose gloriose si dicono di te, città di Dio.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 3. Dio l’ha stabilita in eterno.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 4. L’Altissimo ha santificato la sua dimora.

Gloria. E ora.

O unigenito Figlio di Dio.

Terza antifona.

Stico 1. Pronto è il mio cuore, o Dio, pronto è il mio cuore.

Tono 1.

Nel partorire hai conservato la verginità, con la tua dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio. Sei passata alla vita, tu che sei madre della vita e che con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime.

Stico 2. Che cosa renderò al Signore per tutto ciò che mi ha dato?

Nel partorire hai conservato.

Stico 3. Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore.

Nel partorire hai conservato.

Issodikòn.

Venite, adoriamo e prostriamoci a Cristo. Salva, Figlio di Dio, mirabile nei santi, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Apolytìkion. Tono 1.

Nel parto conservasti la verginità, nella dormizione non abbandonasti il mondo, Theotòkos. Sei passata alla vita, essendo madre della vita e con la tua intercessione riscatti dalla morte le nostre anime.

Kontàkion autòmelo. Tono pl. 2.

Tomba e morte non trattennero la Madre di Dio sempre desta nell’intercessione e immutabile speranza con la protezione: come madre della vita alla vita la trasferì colui che dimorò nel suo grembo sempre vergine.

Prokìmenon. Tono 3.

L’anima mia magnifica il Signore e ha esultato il mio spirito in Dio mio salvatore.

Stico. Perché ha chinato lo sguardo sulla piccolezza della sua serva.

Apostolo: Filippesi 2, 5-11.

Fratelli, abbiate in voi lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù (vai all’8 settembre).

Alliluia (3) Tono pl. 4.

Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Vangelo: secondo Luca (10, 38-42. 11, 27-28).

In quel tempo Gesù entrò in un villaggio e lo accolse una donna, di nome Marta (vai all’8 settembre).

Ad Exerètos…

Noi, generazioni tutte, ti proclamiamo beata, o sola Madre di Dio.

Tono 1. Irmòs.

Sono vinte in te le leggi della natura, o Vergine pura: il tuo parto infatti è verginale e la tua morte ha attratto la vita. O tu che dopo il parto sei vergine e dopo la morte viva, salva sempre, o Madre di Dio, la tua eredita.

Kinonikòn.

Prenderò il calice di salvezza e invocherò il nome del Signore. Alliluia.

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Mattutino del 14 Agosto – Vigilia della dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea

14 Agosto

Vigilia della dormizione della santissima Theotòkos e memoria del santo profeta Michea.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della Theotòkos. Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Esultano, o santissima, la tua anima spirituale passata ai cieli, il tuo corpo puro passato nel paradiso, lungi dalla corruzione. Perciò il Signore ha punito gli empi che hanno agito con inganno nei confronti della tua salma preziosa. Noi dunque con gli apostoli acclamiamo: Salve, piena di grazia.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia

kàthisma della Theotòkos.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Deponendo la tua anima tra le mani di colui che, tuo Creatore e Dio, si è incarnato da te per noi, te ne andasti alla vita intatta; perciò noi con fede ti proclamiamo beata, come sola pura e incontaminata e dichiarandoti in senso proprio Madre di Dio, tutti gridiamo: Implora Cristo, al quale te ne andasti, di salvare le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Canone della Vigilia con l’Acròstico: Canto con gioia la Madre del mio Dio. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Cantiamo un inno di vittoria al Signore che ha condotto un tempo il suo popolo attraverso il Mar Rosso poiché si è glorificato.

Cantiamo al Signore che fece passare alla terra dei viventi la pura e santa Madre, che lo partorì secondo la carne.

Per contemplare lo splendore e gioire della bellezza di tuo Figlio, verso lui ti elevasti trasportata, o Vergine.

Come ti sei sottomessa alla morte, proprio tu, Madre di colui che fece perire l’ade e per te donò la vita agli uomini?

Avendo generato colui che purifica tutti, o Vergine, tu sei raggiante di incomparabile purezza, perciò noi fedeli ti glorifichiamo.

Canone del profeta. Acròstico: Voglio cantare Michea profeta ispirato.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraversando l’acqua.

Come un puro raggio del nostro Dio stai alla presenza del Creatore; o beatissimo, da tutti i pericoli pregalo di salvare coloro che ti cantano con fede.

Essendo ricolmo di senso spirituale e di sapienza da Dio, o eccelso Michea, come puro sei stato iniziato alla conoscenza del futuro.

Esponendo gli oracoli divini, dichiarasti che dal cielo il Signore apparirà sulla terra, o beato, descrivendo così la sua venuta tra noi.

Theotokìon. Negli ultimi tempi è apparso sulla terra incarnato colui che è conosciuto come anteriore ai secoli, liberando i prigionieri, o Madre di Dio.

Della Vigilia.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

Nel tuo transito a Dio, Madre di Dio, gioiscono terra e cielo, ottenendo grazie a te un’unione straordinaria.

Gioirono gli angeli celesti accogliendo, trasportata dalla terra, la Madre di Dio lodatissima.

Straordinario fu veramente il tuo divino e glorioso transito proprio come lo fu il tuo concepimento, o purissima.

Sei giunta alle tende celesti, o purissima, essendo purissimo tempio di Dio, o casta Vergine.

Del profeta. Stesso Irmòs.

La tua lingua fu per lo Spirito santo la canna che gli permise di mostrarci il compimento di ciò che doveva accadere.

Colui che precede i secoli ed è principio di tutte le cose l’hai mostrato incarnato a Betlemme.

Sei divenuto per noi precisissimo iniziatore dei misteri sovraintellettuali, o glorioso profeta, illuminato da profetiche visioni.

Theotokìon. Ti sei rivelata, o Purissima, monte visibilissimo, sul quale ascendendo, apparve il Signore, nel quale ora ci rifugiamo.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti accorrono a te, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito ti inneggia.

Kàthisma del profeta.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

La grazia dello Spirito santo, avendoti trovato puro ricettacolo senza macchia in te dimorò e indusse la tua anima a esprimere chiaramente le cose future come presenti, o profeta araldo di Cristo. Non smettere dunque di intercedere per noi, che degnamente onoriamo la tua gloriosa memoria.

Gloria. E ora. Della Vigilia.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Festeggiando la vigilia del transito della Madre di Dio, con radiosa esultanza a lei gridiamo: Salve, tu che te ne vai dalla terra ai cieli; salve, tu che con la tua dormizione hai vivificato tutti i confini: ora dunque che te ne vai, ricordati del mondo, o piena di grazia.

Della Vigilia.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Spavento e stupore presero i discepoli del Verbo vedendo te, Vergine pura, Madre della vita, senza parole e senza vita.

O funerale! O grazia! O inno superiore a tutte le parole, che a te indirizzano circondandoti gli ispirati da Dio, o beatissima!

Divenisti spazio spazioso del Verbo, perciò egli ti ha trasferito alla beatitudine santa, spaziosa ed eterna, o Theotòkos.

La tua santa dormizione angeli e uomini proclamano beata, poiché tu che sei la regina dell’universo, concepisti il Re dell’universo.

Del profeta. Stesso Irmòs.

Illuminato dal divino splendore dello Spirito, che dal cielo ti ispirava, o mirabile profeta, annunciasti il futuro, vedendolo come presente.

Da Sion venne la legge, come hai predetto, o divinamente beato e il verbo di Cristo è corso ai confini.

Il Signore dell’universo è apparso per reggere la casa di Giacobbe e nella gloria del suo nome conduce al pascolo il suo popolo.

Theotokìon. Proprio la figlia di Adamo fu Madre di Dio creatore quando s’incarnò da lei; ella lo partorì ineffabilmente.

Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Il tuo sepolcro, pura vergine, predica allo stesso tempo la tua sepoltura e il tuo transito con il corpo ai cieli.

Cori di vergini, cantate, giovani con i principi e gli anziani, glorificate la dormizione della Madre di Dio.

Morendo sei passato alle dimore immortali, tu che avevi ucciso i nostri nemici, o Purissima, per il tuo divino parto.

Ti circondarono uomini da Dio chiamati, o Sovrana e con parole di commiato ti inneggiavano.

Del profeta. Stesso Irmòs.

Amavi camminare dietro il Signore, divenendo pronto nelle sue vie, o sapientissimo.

Comprendesti che la futura salvezza sarebbe venuta per tutti i popoli dai giudei, o divino profeta.

Contemplando la grazia, o divino rivelatore, predicesti che in essa si rifugeranno le moltitudini di genti salvate.

Theotokìon. Divina Madre, tu eri il luogo divino da cui procede colui che libera il mondo dall’errore.

Della Vigilia.

Ode 6. Effondo la mia supplica.

La dimora ospitante colui che regge l’universo sale ai cieli per dimorarvi, poiché fu per Cristo cielo, trono, palazzo, colomba di purezza, la cui divina dormizione inneggiamo.

Trasportati sulle ali delle nuvole come aquile dall’alto volo e riunendosi al Getsemani, i messaggeri del Verbo, o Vergine, celebrano la tua imminente salita ai cieli, o lodatissima e come figli di tuo Figlio tu li hai benedetti.

Chi è colei che dalle valli del mondo se ne va salendo? Che cos’è questo corteo, questa meravigliosa processione e questo grande mistero che si vede? È la Regina, la Signora, la gloria e il vanto di tutti.

Il coro degli apostoli, gridando forte, versò abbondanti lacrime, vedendo la tua anima lasciare la tenda santa che aveva protetto il Signore e inneggiò divinamente la tua divina dormizione, o Purissima.

Del profeta.

Una tunica luminosa.

Profeta illustrissimo, custodendo le leggi di Dio, rimproveravi tutti coloro che abbandonavano l’osservanza della Legge.

O strumento divino dello Spirito, per le tue preghiere, profeta Michea, custodisci i fedeli da tutti i pericoli.

Theotokìon. Nobilitasti la casa di Giuda, o Vergine, dando alla luce il Sole sorto dal tuo grembo.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti vesti di luce come d’un manto, misericordiosissimo Cristo, nostro Dio.

Kontàkion della Vigilia.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Nella gloriosa memoria tua, * tutta la terra, * dello Spirito immateriale, * adornata con intelligenza, * in letizia grida a te: * Salve Vergine, dei Cristiani il vanto.

Ikos.

Esulti ora il cielo, si allieti tutta la terra: ecco infatti la Vergine viene sollevata dalla terra e sale verso il paradiso e appare a tutti salvezza da parte di Dio, pregando e proteggendo. Per questo radunò anche tutto il coro degli apostoli riunendolo dai confini: apparvero infatti nubi per rapirli e trasportarli incontro alla Madre e al Figlio, gridando: Salve, tesoro e manna dell’alleanza, Salve, vergine, vanto dei cristiani.

Sinassario.

Il 14 del mese memoria del santo profeta Michea.

Stichi. Dalla terra mi hanno innalzato, ma vado in paradiso e qui ringrazio il legno provvidenziale che mi è stato procurato da Dio. Alla forca il quattordici Michea fu appeso al legno.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Marcello, vescovo di Apamèa.

Stichi. Offrivi a Dio mistici incensi, persino la tua carne divenne sacrificio, o padre.

Lo stesso giorno memoria della traslazione nel palazzo della preziosa croce.

Stichi. Accendiamo le parole al posto delle lampade per scortare la croce nel tesoro aulico.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Ursìchio.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della Vigilia.

Ode 7. I fanciulli ebrei.

Oltre le leggi concepisti, ma morendo ti sottometti all’umana condizione, pura Vergine, dopo aver vivificato i morti di un tempo col tuo parto vivificante.

Dimora vuota del tuo corpo, ma riempito di grazia, il sepolcro: poiché fa zampillare per noi fiumi di guarigioni, santa Madre di Dio e mette fine agli ondeggiamenti di questa vita.

Il tuo corpo, Vergine purissima, si è alzato dalla tomba, ma resta con noi la tua santa benedizione, che rende ai ciechi la luce e noi magnifichiamo il tesoro della tua compassione.

O libro nuovo dove fu inscritto il Verbo per meravigliosa unione, pregalo di iscrivere nel registro della vita tutti coloro che cantano la tua meravigliosa dormizione.

Del profeta. I giovani Giudei.

Ti rivelasti efficacissimo servo del Sovrano di tutti, audacia dei forti, vegliando, insegnando e gridando, o degnissimo: o Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Balenando raggi di purezza e di condotta divina, ti rivelasti profeta della sua divina manifestazione, cantando, o beato: o Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Come un uomo si è lasciato formare in grembo verginale, per volere del Padre, il Verbo a lui coeterno, opera e potenza di colui che lo genera: o Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Della Vigilia.

Ode 8. Nella fornace ardente.

Le luminose colonne dell’universo giunsero dai confini del mondo per seppellirti in Sion, pura Vergine, che sconfiggi la morte.

Impotente è la lingua dei retori come anche quella degli angeli a lodarti degnamente: veramente, o Sovrana nostra, superi tutti ineffabilmente.

Esulti oggi il creato e le nubi veramente piovano giustizia venerando il transito a Dio della Vergine.

Ecco il trono del Signore superiore a troni e cherubini, l’unica senza macchia viene sollevata da terra per dimorare nel regno divino.

Del profeta. Al suono della musica.

Il Verbo di Dio, la cui origine risale al principio, è apparso, come Michea predisse, per liberare i figli di Adamo, che inneggiano al Signore e lo esaltano per tutti i secoli.

Spiritualmente iniziato proclamasti: misericordia vuole il Signore, nella sua bontà perdona le colpe di chi a lui inneggia con fede e lo esalta per tutti i secoli.

Ti rivelasti luce rifulgente, divenendo specchio terso, che accoglie il raggio di Dio, gridando, o profeta Michea: Inneggiate al Signore ed esaltatelo nei secoli.

Theotokìon. Possedendo come potente consolazione, o Vergine, il frutto del tuo grembo, noi seguiamo gli apostoli e la loro santa confessione, inneggiando al Signore ed esaltandolo per tutti i secoli.

Irmòs. Al suono della musica e di tutti gli strumenti, quando i popoli adoravano la statua d’oro, i tre giovani, rifiutando d’inchinarsi inneggiavano al Signore e lo glorificavano per tutti i secoli.

Della Vigilia.

Ode 9. Realmente Theotòkos.

Più luminosa di tutti gli angeli celesti, degnati di illuminare con lo splendore dei tuoi doni quanti cantano la tua fulgida dormizione.

Nella santa dormizione dell’unica ancella di Dio, esultate, cori dei fedeli, salvati per la sua intercessione incessante.

La terra quaggiù festeggia, nei cieli gli angeli esultano e tutti i giusti nella gioia inneggiano, o Vergine, alla tua santa dormizione.

Vergine che ami il bene, diffondi su tutti le onde della tua bontà e salvaci nel tuo amore, tu che generasti il Verbo bello e buono.

Del profeta. Stesso Irmòs.

Rifulgendo con intelletto senza macchia e purissimo per i bagliori della pietà, sempre insisti nell’intercedere per il mondo.

E’ giunta la tua luminosa memoria, o profeta: colma di carisma profetico, essa su di noi fa scaturire fiumi di penitenza.

Vedendo giungere, secondo la tua divina profezia, il Salvatore del mondo, o beato, gioisci di felicità inconcepibile.

Theotokìon. Come eccelsa e purissima, purifica le sozzure della mia anima, tu che concepisti il Dio più che buono.

Irmòs. Realmente, Theotòkos, da te salvati, Vergine pura, danzando con gli incorporei, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion del profeta.

Tono 2. Udite, donne.

Michea, profeta di Dio, tu hai predetto che per il nostro bene sarebbe uscito un principe, una guida che avrebbe pascolato in pace il suo popolo: da Betlemme avrebbe iniziato il cammino, ma in verità le sue uscite sono dai giorni dell’eternità: per mezzo suo siamo stati tutti salvati.

Della vigilia, stessa melodia.

Festeggiando la fulgidissima memoria della tua augusta dormizione, con affetto cantiamo, o Madre di Dio: e tu che come Madre, o pura, te ne vai gloriosa al tuo Figlio e Signore, prega per i cristiani, che con fede a te elevano inni.

Allo stico, stichirà prosòmia della vigilia.

Tono 2. Casa di Efrata.

Si raduna la folla dei discepoli per la sepoltura della Madre che generò Dio, giungendo dai confini della terra a un cenno onnipotente.

Stico. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.

La sposa di Dio, la Vergine Regina, la gloria degli eletti, il vanto delle vergini, se ne va presso il Figlio.

Stico. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.

Prodigiosamente si raduna, dai confini del mondo, il coro dei discepoli per seppellire il tuo corpo divino e senza macchia.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

O Sovrana buona, solleva le tue sante mani verso il Figlio tuo, il Creatore amante delle anime, perché abbia pietà dei tuoi servi.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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