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Momento: Mattutino

Mattutino del 13 agosto

13 AGOSTO

Memoria del nostro santo padre Massimo il confessore. Conclusione della festa della Trasfigurazione. Si canta l’ufficiatura del 6 agosto, eccetto le letture del vespro, la litì e il polyèleos.

Se il 13 agosto è domenica, al Mattutino: apolytìkion dall’Oktòichos 2 volte e una volta quello della festa. Kathìsmata del tono. Evloghitaria della risurrezione. Canone del tono e i canoni della festa. Katavasìe della croce. Dopo la terza ode kontakion e kathìsmata della festa. Dopo la sesta ode kontakion e ikos anastàsimo. Alla nona ode non si canta Più venerabile. Exapostilarion della domenica e della festa. Alle lodi 4 stichirà del tono e 4 della festa. Gloria. Eothinòn. E ora. Sei più che benedetta. Grande dossologia.

Sinassario.

Il 13 di questo mese memoria della traslazione delle reliquie del nostro padre tra i santi Massimo il confessore.

Stichi. I fedeli trasportano le tue reliquie, dimostrando che sei vivo e persino viaggi. La salma di Massimo trasportarono il tredici.

Lo stesso giorno memoria dell’indimenticabile e beatissima imperatrice Irene, fondatrice del venerabile monastero di Cristo Salvatore Pantocrator e della sua santa conversione alla vita monastica col nome cambiato in Xeni.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

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Mattutino del 12 Agosto – Memoria dei santi martiri Fozio e Anìkitos

12 Agosto

Memoria dei santi martiri Fozio e Anìkitos.

AVVERTENZA. Oggi si celebra anche l’ufficiatura del nostro santo padre Massimo il confessore, perché il 13 si conclude la festa della Trasfigurazione.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Per mostrare la trasformazione dei mortali assunti nella tua gloria, Salvatore, nel tuo secondo e tremendo avvento, sul monte Tabor ti sei trasfigurato; Elia e Mosè con te parlavano; tu chiamasti tre dei tuoi discepoli ed essi vedendo, o Sovrano, la tua gloria, per il tuo fulgore stupirono; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma. Uguale.

Trasfigurandoti sul monte Tabor, o Salvatore e mostrando ai discepoli prescelti la tua gloria, o Cristo, hai fatto risplendere la tua divinità che mai aveva subito mutamento. Nella nube luminosa convocasti Mosè ed Elia, che con te conversavano; perciò Pietro diceva: O misericordioso è bello stare qui con te; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Quindi i canoni: prima uno della festa, poi i due seguenti dei santi.

Canone dei martiri. Acròstico: Canto l’ode dei due martiri. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Dopo aver subìto le pene della carne con pazienza e con la forza della fede, vi siete trasferiti con gioia alla vita senza pene, illustri martiri, nostri intercessori.

Corazzato con le divine armi della fede, uscisti incontro ai nemici incorporei, mettendo in rotta le loro armate con la potenza divina, o Anìkitos.

Per i raggi della sapienza divina, confondesti le chiacchiere dei retori e la stoltezza degli elleni, glorioso Anìkitos e consegnasti tutto te stesso alla lotta.

Theotokìon. Vergine sia prima del concepimento, sia dopo la nascita, realmente ti rivelasti, o purissima, poiché generasti oltre ragione il Dio che dopo le lotte incorona i santi martiri.

Canone del beato. Acròstico senza Theotokìa: Massimo il grandioso viene glorificato. Di Giovanni monaco.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Dalla tua lingua stillante miele, divino Massimo, stilla su me la grazia dello Spirito, che mi ispiri.

Eri fiamma bruciante contro le eresie: come paglia le consumasti, per lo zelo dello Spirito, o beato.

L’eresia sacrilega, il dogma monotelìta, imposto senza ragione, fu sconfitto dai tuoi discorsi.

Theotokìon. Theotòkos pura, che oltre natura generasti l’eterno e sovradivino Verbo incarnato, noi ti inneggiamo.

Dei martiri.

Ode 3. Si rallegra in te.

Vittorioso martire Anìkitos, vinte con Cristo le schiere dei nemici, fosti incoronato vincitore.

Disprezzando la carne corruttibile, i martiri di Cristo subirono con spirito forte i più rudi tormenti.

Colmi dei flutti vivificanti, avete fermato i torrenti tremendi dell’errore con i rivi del vostro sangue, o sapienti martiri.

Theotokìon. Abitò in te il Signore che siede nei cieli e sfrattò da noi ogni errore.

Del beato. Tu sei saldezza.

Eccelso predicatore della pia fede si rivelò davvero Massimo, martire di Cristo per il sangue versato.

O Massimo beato, divenisti per l’ascesi e la filosofia casa della sapienza degna di Dio.

La tua lingua come un fiume effuse il vero insegnamento di Cristo, o figlio della sapienza, beatissimo Massimo.

Theotokìon. Avendo sempre in te, Vergine senza sposo, il nostro rifugio e riparo, noi cristiani senza sosta ti glorifichiamo.

Irmòs. Tu sei saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati, a te inneggia il mio spirito.

Kontàkion della festa.

Del beato. Tono pl. 2. Compiuta l’economia.

La luce trifulgida nella tua anima ti ha reso strumento eletto, o beatissimo: spieghi infatti le cose divine ai confini e l’interpretazione di ardui concetti, o beato, predicando chiaramente a tutti, o Massimo, la Trinità sovrasostanziale e senza principio.

Ikos.

Fondamento dei sacerdoti, sostegno dei dogmi, tromba della sapienza, sommo tra i martiri, saldezza dei fedeli, il meraviglioso Massimo si leva oggi davanti al mondo per la sua memoria; sorgete dunque tutti verso la sua luce, lodando la franchezza e lo zelo per la pietà che mostrò, con cui davvero si oppose ai lupi come pastore per il proprio gregge, li abbatté e fu incoronato con i premi della vittoria, a tutti predicando chiaramente la Trinità sovrasostanziale e senza principio.

Kàthisma dei santi.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Abbattendo l’orgoglio del nemico, o atleti, con la pazienza nei tormenti, con gioia trovaste dimora in cielo, illustre Fozio e beato Anìkitos; perciò, esultando nei secoli dei secoli, pregate Cristo per noi, che celebriamo la vostra memoria.

Gloria. Del beato. Tono 3. Attonito di fronte.

La rettitudine della tua vita rischiara veramente i passi di quanti con fede ti seguono, padre Massimo: salva, dunque, da ogni angoscia quanti con affetto sempre ti dicono beato e supplica per noi il buon Cristo, o beato ammirabile.

E ora. Della festa. Uguale.

Della tua divina gloria realmente un riflesso, per quanto possibile, rivelasti ai tuoi discepoli trasfigurandoti sul monte Tabor, Dio Verbo; illumina con loro anche noi che a te, o solo immutabile, Gesù onnipotente, inneggiamo con fede gridando a una voce: Gloria, o Cristo al tuo regno.

Dei martiri. Ode 4. Vedendo te.

Ardenti di divino amore vi incamminaste verso la fornace di fuoco rimanendo in essa incolumi e salvi per la rugiada dello Spirito, invincibili martiri, nostri intercessori.

Rinunziarono ai loro corpi, gli atleti, lacerati dai colpi, poiché protendevano i loro cuori al Dio che dona la perseveranza nella fede.

Torri fortissime della nostra fede, distruggeste le postazioni dei nemici e foste proclamati cittadini della città del nostro Dio: Gloria alla tua potenza, Signore.

Non vi siete assopiti nel sonno dell’empietà, ma vigili davanti a Dio, a quanti dormivano nel sonno della morte avete portato la veglia della luce con la grazia e la conoscenza di Dio.

Theotokìon. Essendo bella concepisti il bello, che rivelò bellissimi i martiri, che valorosamente lottarono e annientarono l’ateismo, Vergine Madre castissima.

Del beato. Ho udito, Signore.

I mortali ti celebrano e gli ordini degli esseri celesti ti ammirano, poiché per amore della sapienza ti rivelasti come incorporeo, o padre.

Il tiranno era minaccioso, ma la tua pazienza non fu vinta e quando quello scellerato venne bandito, tu trovasti la beatitudine eterna.

Con te, Massimo, lottarono i due discepoli beatissimi, che parteciparono alle tue lotte e per questo hanno ricevuto la stessa ricompensa.

La Chiesa di Cristo, arrossata dal tuo sangue effuso, fece fiorire, da questo seme divino, il dogma tramandato dai padri, o beato.

Theotokìon. Avendo germogliato il frutto che vivifica il mondo, salva i tuoi cantori, o Theotòkos, terra non arata.

Dei martiri. Ode 5. Tu, mio Signore.

La tua carne mortificata da innumerevoli tormenti, ti procurò la gloria immortale nell’eternità, o beato Anìkitos.

Eri inaccessibile al fuoco che ti bruciava, poiché, come vero figlio del giorno senza declino, partecipavi al divino splendore.

I gloriosi martiri rifiutarono la corrente delle cose effimere, desiderando con tutta l’anima la bellezza dei tesori immutabili.

Theotokìon. Chi può descrivere il tuo mistero, Sovrana Theotòkos? Oltre ragione e intelletto, infatti, hai ineffabilmente partorito Dio.

Del beato. Vegliando a te gridiamo.

Avendo accumulato la scienza del cielo e della terra, giustamente Massimo viene chiamato filosofo.

Per amore della suprema sapienza ti rivelasti perfetto imitatore del tuo Cristo, o insigne Massimo.

Per follia del tiranno divenisti esule, ma trovasti, o beato, Gesù consolatore.

Theotokìon. Calma l’onda agitata delle mie passioni, tu che concepisti il Signore Dio nocchiero.

Dei martiri.

Ode 6. A te sacrificherò.

Sul legno sei stato innalzato crudelmente straziato, stracciando la passione della morte e indossando la divina veste dall’alto, o martire Anìkitos.

Spezzando le catene dell’errore con le catene che li stringevano, con forza i santi, grazie ai divini lacci della pazienza e fermezza, atterrarono il principe delle tenebre.

Appariste come grandi luminari, illuminando tutto il creato con il bagliore delle guarigioni e i raggi delle divine lotte, o valorosi atleti di Cristo.

Theotokìon. Superando le leggi naturali concepisti il vero legislatore; supplicalo, o purissima, di aver pietà e salvare la mia anima assoggettata alla legge del peccato.

Del beato. Una veste luminosa.

Offrendo a Dio la tua ardente preghiera, o teoforo, liberami dalle passioni dell’anima e del corpo e da ogni perdizione.

La torbida fonte dell’eresia fu sanata e bonificata del tutto dal richiamo della tua lingua, o beato.

O Cristo, tu che solo sei buono, siimi propizio e, per l’intercessione del tuo santo, fa’ sgorgare nel mio cuore la fonte della tua grazia.

Theotokìon. Tu che sola con un verbo concepisti nella carne il Verbo, salva, ti supplichiamo, le nostre anime dalle reti del nemico.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti rivesti di luce come un manto, misericordiosissimo Cristo nostro Dio.

Kontàkion dei santi.

Tono 2. Cercando le cose dell’alto.

Celebriamo, o fedeli, i divini opliti, lodiamo la pariglia di Cristo glorioso; tutti noi, amanti della lotta, come forti araldi della pietà e veri innamorati di Dio incoroniamoli con inni canori.

Ikos.

Sono terra e cenere, marciume e vermi, per opere e pensieri turpi ed empi: ti supplico, o filantropo e mi getto ai tuoi piedi perché tu, o Cristo, tolga con la spugna della tua pietà la sozzura che ho accumulato con opere e parole: illumina il buio del mio intelletto col chiarore della grazia, affinché degnamente esprima, o Cristo mio, la resistenza dei tuoi martiri e noi li coroniamo con inni canori.

Sinassario.

Il 12 di questo mese memoria dei santi martiri Fozio e Anìkitos.

Stichi. Il fuoco bruciò Fozio e suo zio Anìkitos, ma per lui il sole di giustizia innalzò nel suo atrio più splendente di Febo Anìkitos l’invincibile e l’illustre Fozio.

I santi Castore e Palamone si addormentano in pace.

I santi dodici soldati martiri di Creta perirono di spada.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Panfilo e Capitone, uccisi di spada.

Stichi. Giacendo a terra coperti di sangue, superarono la spada Capitone e Panfilo.

Lo stesso giorno memoria dei beati Sergio e Stefano, addormentati in pace.

Stichi. Sottoposti alle stesse pene, Sergio e Stefano ottennero le stesse corone e questo è giusto.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei martiri.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Ingaggiando la vostra strana lotta, appariste davvero estranei a ogni pensiero della carne, o gloriosi concittadini degli angeli ed eredi di Cristo, o famosissimi martiri.

Con pazienza e coraggio sconfiggeste ogni complotto dei nemici di Dio e, splendidi per le vostre pene, raggiungeste la luce senza tramonto.

Divenuti tempio della Trinità sovradivina, i martiri illustri rovesciarono valorosamente steli e templi degli atei e raggiunsero lieti il popolo dei cieli.

Theotokìon. Come più vasta dei cieli, o pura, accogliesti inconcepibilmente il Verbo incontenibile, che ci fa passare dalla via stretta all’ampia pianura della vita in Dio, o purissima.

Del beato. I fanciulli venuti dalla Giudea.

La Trinità ha una sola natura, energia, volontà, dicesti, attribuendone però due al Dio incarnato, cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Non due volontà divise simmetricamente, ma differenti in qualità per natura predicasti gridando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Tenendo come colonna dell’ortodossia le tue parole divine, o padre, in due nature e volontà adoriamo l’Uno della Trinità santa, il Dio dei nostri padri incarnato.

Sapendo che sono due le energie del Dio incarnato per amore e anche due le rispettive volontà come ci insegnasti, cantiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Dal tuo seno è sorto il Signore di tutti, da te o Vergine, si è incarnato e noi proclamandoti Madre di Dio, gridiamo a tuo Figlio: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Dei martiri.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

Mostrando forza d’animo, non temevate, o sapienti, né l’assalto delle belve, né l’acqua bollente dei calderoni, né l’amputazione delle membra, né gli altri tormenti, ma senza sosta cantavate: Opere tutte, benedite il Signore.

Sanate le passioni dei fedeli raffigurando con le vostre pene la beata passione, o santi e purificate le infermità e scacciate gli spiriti maligni gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

La coppia di atleti confessò splendidamente la Trinità increata e annientò la realmente immensa armata dei nemici e raggiunse le miriadi spirituali cantando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Theotokìon. Vergine santa che concepisti il santissimo Dio, che corona di grazia questi santi martiri, salva e santifica noi, che con affetto cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Del beato. Divenuti vincitori.

Amando soprattutto l’amante della stirpe umana, o beato, prendesti la tua croce per essere crocifisso con lui, gridando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli. 

Estraneo ad ogni piacere mortifero, o beato, divenisti puro specchio del nostro Dio, cantando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli. 

Non temevi la crudele barbarie del tiranno, ma eri come torre inflessibile dell’incrollabile ortodossia, cantando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli. 

Come sole, che riceve dall’unica e trisipostatica divinità lo splendore vivificante, apparisti nelle tenebre dell’errore cantando: Opere tutte, esaltate il Signore per tutti i secoli.

Theotokìon. Apparisti, o Vergine, figlia del decaduto Adamo e Madre del Dio che rinnovò la mia natura e che noi, opere tutte, come Signore celebriamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Divenuti vincitori del tiranno e della fiamma per la tua grazia, i fanciulli stretti ai tuoi comandamenti gridavano: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Dei martiri.

Ode 9. Cristo, pietra angolare.

Ecco, recando grazia e luce, è rifulso il giorno dei santi martiri Fozio e Anìkitos, illuminando tutti i fedeli, che festeggiano la loro straordinaria passione.

Appariste come brace incendiando i rovi del male e come agnelli eletti, volontariamente immolati per essere offerti a colui che toglie i peccati.

Glorificando solennemente, o atleti, le vostre ferite, le pene, i tormenti, l’inimmaginabile fermezza, le lotte e la fine, insieme giubiliamo oggi.

Come rose nelle valli dei martiri sono santamente fioriti gli atleti e profumano nello spirito i cuori dei fedeli, scacciando il fetore dell’errore.

Theotokìon. Vergine che generasti la luce inaccessibile, illuminaci e riempi di letizia, gioia e divina conoscenza noi, che con cuore puro e mente pia ti diciamo beata.

Del beato. Colui che rivelò.

Come un tempo quello di Abele il tuo sangue grida a Dio e per sempre ad alta voce la Chiesa di Cristo proclama la tua dottrina ispirata, beatissimo ed eccelso Massimo.

La tua mano tagliata scrive con dito divino come con stilo e inchiostro, con la lingua mozzata e il tuo santo sangue, la fede nei cuori degli ortodossi, o beatissimo.

Nel mondo si canta la tua audacia divina e la fiamma interiore del tuo divino amore, per cui sopportasti molto volentieri l’effusione del tuo sangue, o beato Massimo.

Davanti al trono divino stai con i martiri, dei quali raffigurasti lo zelo per la fede, rendendoci familiari del Sovrano e tuoi imitatori, o padre.

Theotokìon. Sei tu, Theotòkos, la nostra arma e il nostro scudo, la protezione di quanti a te accorrono e noi confidiamo nel tuo aiuto per essere liberati dai nostri nemici.

Irmòs. Colui che rivelò al Legislatore sul monte nella fiamma e nel roveto il parto della sempre Vergine per la salvezza di noi fedeli, con inni mai silenti noi magnifichiamo.

Exapostilarion del santo. Udite, donne.

Le profondità dei tuoi giudizi sono scrutate dallo Spirito; ma quelle dello Spirito, o Salvatore, Massimo le scrutò con spirito e potenza, da retto filosofo, dichiarando che due sono le tue volontà ed energie: perciò egli è ora splendidamente onorato.

Dei martiri. O Verbo, luce immutabile.

Divenne luce per le folle la testimonianza di Fozio, mentre Anìkitos vinceva l’errore fra i tormenti, entrambi proclamando le due generazioni di Cristo: e noi li celebriamo insieme.

Della festa.

O Verbo, luce immutabile della luce del Padre ingenito, nella tua luce che oggi appare sul Tabor, noi vediamo come luce il Padre e come luce lo Spirito, luce che illumina tutto il creato.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

E’passata l’ombra, è giunta la grazia! Così Mosè gridava sul monte Tabor vedendo la tua divinità, o Salvatore.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua e la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Elia e Mosè sul monte Tabor parlavano dell’esodo che per noi avresti compiuto, o filantropo.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

I tuoi tre discepoli, non potendo sopportare l’aspetto sfolgorante della tua divina figura, con timore, o Salvatore, si gettarono a terra.

Gloria. E ora. Uguale.

Solleva la fronte degli imperatori credenti, o misericordioso Re dell’universo e dài loro vittoria per le preghiere della tua genitrice, o Salvatore.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 11 Agosto – Memoria del santo Diacono e Martire Euplo

11 Agosto

Memoria del santo Diacono e Martire Euplo.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della festa.

Tono 4. Ti sei manifestato oggi.

Ecco giunta la fulgidissima festa del Sovrano: venite tutti, purifichiamoci e poi ascendiamo con l’intelletto al monte Tabor per vedere Cristo.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Il Verbo, pari in dignità al Padre e allo Spirito, incarnato dalla Vergine per la nostra salvezza, visse tra gli abitanti della terra, come sta scritto; e, salito al Tabor con i discepoli prescelti, si è gloriosamente trasfigurato: inneggiamo dunque alla sua divina e santissima condiscendenza.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Il primo canone della festa, poi il canone del Santo, con l’Acròstico: Loderò piamente l’illustre Euplo. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Come i cavalieri.

Tu che navigasti con l’arma della croce, hai raggiunto il porto della vita, nel quale risplendi di gioia; interrompi, o glorioso, la bufera agitatissima del mio cuore, affinché glorifichi serenamente la tua memoria.

Come astro risplendente che fa brillare sui fedeli l’irradiamento delle tue virtù, santo Euplo, sei sorto nel firmamento della Chiesa scacciando le tenebre dei demòni con la potenza dello Spirito.

Fortificato dalla potenza divina, con pensiero nobile, predicasti, o sapiente, il Dio nato da Dio, che volontariamente patì sulla croce e con la morte ha sciolto la morte, o glorioso.

Apra la bocca per celebrarti ogni essere dotato di voce, poiché dalla gola del nemico con i tuoi divini insegnamenti, o Teofòro, strappasti tutti i fedeli che avevano ricevuto la tua parola, nobile atleta di Cristo.

Theotokìon. Rischiarando con la sua discesa tra noi il tuo luminoso grembo, Vergine pura, Cristo come sole si levò sulla terra dileguando il crepuscolo dell’idolatria e illuminando i confini del mondo.

Ode 3. La sterile chiesa delle genti.

Tu stesso volontariamente ti consegnasti come agnello, desiderando esser immolato per Cristo che per te, Euplo, volle farsi povero e immolarsi.

Come vittima senza difetto, sacrificio di soave odore, in perfetta oblazione, lietamente, o beato, ti offristi cantando: santo sei tu, Signore nostro Dio.

Attingendo forza, o beato, dal Vangelo e dalle sue leggi, apparisti tra uomini senza legge gridando loro ad alta voce: Son venuto a confonder l’empietà di quanti mi cercano.

Theotokìon. Dimorando dentro di te, Dio non spezzò il chiavistello della tua verginità, pura Vergine; supplicalo di continuo di rafforzare i tuoi cantori.

Irmòs. Poiché la sterile Chiesa delle genti ha generato, mentre la sinagoga ricca di figli si è indebolita, al meraviglioso Dio gridiamo: Santo sei tu, Signore.

Kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Portando nelle tue mani le tavole della legge di Cristo, ti presentasti nello stadio gridando ai nemici: Spontaneamente mi presento per lottare strenuamente; perciò chinando con gioia la cervice, porgendola al taglio della spada, completasti la tua corsa.

Gloria. E ora. Della Festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Trasfigurandoti, o Gesù, con l’inaccessibile gloria della tua luce divina sei rifulso ai tuoi divini discepoli, Giovanni, Pietro e Giacomo, rendendoli estatici con la divina grazia: essi udivano infatti la voce del Padre proclamarti Figlio diletto e vedevano la tremenda gloria del tuo volto. O Salvatore, che vuoi che tutti si salvino, illumina le nostre anime.

Ode 4. Per amore compassionevole.

Eri veramente tempio vivente della Trinità santissima e come oplita della fede, Euplo, rovesciasti dalle fondamenta i templi degli idoli.

Rapito dalla bellezza di Dio, o beato Euplo, lottando con gioia non ti curavi delle pene, dei tormenti e delle innumerevoli torture.

Umiliandoti umiliasti il cuore altero dell’uccisore; e così, santo martire, ascendesti a colui che eleva a sé i mortali.

Infiammato d’amore divino per il tuo maestro, santo martire, realmente bruciasti ogni errore e con coraggio avanzasti verso il martirio.

Theotokìon. Implorano te i ricchi del tuo popolo, o Fanciulla che generasti colui che ci ha arricchiti tutti con conoscenze divine, Cristo nostro Dio.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Tutto illuminato dai divini precetti e colmo di coraggio come un leone, fiducioso correvi verso lo stadio respingendo l’empietà, o eccelso.

Una vita senza dolori ti concesse il Redentore per il quale subisti amara morte, o glorioso atleta e come premio per le tue imprese ti unì al coro dei martiri.

Chinasti con coraggio la nuca e decapitato raggiungesti chiarissimamente Cristo, tuo capo, per gioire della divinizzazione, o beato.

Theotokìon. Davvero superiore agli angeli ti mostrasti concependo inconcepibilmente il Creatore degli angeli, che glorifica i santi martiri, o santissima Madre Vergine.

Ode 6. Giunto nelle profondità.

Gocciolante di sangue ti sei presentato al tuo arbitro di gara, o nobilissimo martire Euplo, ricevendo lieto da lui la corona dei vincitori.

Tenendo fra le mani l’evangelica legge del tuo Signore, nobilmente, Euplo, sei comparso sùbito in tribunale, confutando con ardore gli iniqui, o beato.

Senza temere la moltitudine delle torture, né la spada, piamente predicasti la verità davanti ai giudici del tribunale e condannasti a morte l’errore.

Theotokìon. Strano prodigio, Madre di Dio: come partorisci senza conoscere uomo e nutri col tuo latte l’Autore di ogni allattamento, che nutre tutto il creato?

Irmòs. Giunto nelle profondità del mare, vengo inghiottito dal laccio di molti peccati: ma tu che sei Dio strappami dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Sinassario.

L’11 di questo mese memoria del megalomartire il diacono Euplo.

Stichi. Levìta quanto all’abito, realmente strenuo oplita per la decapitazione, il giorno undici cadde Euplo, decapitato da una spada.

Lo stesso giorno memoria dell’inaugurazione della veneranda e meravigliosa dimora del divino tempio della Santissima Sovrana nostra Theotòkos di Eleussa.

Lo stesso giorno esposizione dell’icona achiròpita de Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.

Memoria dei santi martiri Neòfito, Zenone, Daia, Marco, Macario e Daiano, consumati dal fuoco.

Il beato Passarione si addormentò in pace.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. A Babilonia i tre giovani.

Il tuo sangue versato in terra estinse, o beatissimo, la fiamma dell’errore, ma ha irrigato ricchissimamente la Chiesa di Cristo, che piamente ti inneggia.

Avendo animo nobile e pensiero irremovibile, rovesciasti l’errore e con i tuoi insegnamenti infallibili, o sapientissimo Euplo, confutasti le menzogne dei rappresentanti della menzogna.

La porta del paradiso, vedendoti insignito della divina passione e del diadema dei vincitori, si aprì davanti a te, beato martire di Cristo.

Con l’anima purificata dal divino carbone, o martire, estinguesti i bracieri del politeismo, acclamando: Signore Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Per prefigurare, o purissima, il tuo grembo divino, la fornace persiana salva incolumi i giovani che gridano: Signore Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Liberatore di tutti.

Purificazione da ogni malattia, allontanamento degli spiriti malvagi, tali sono i frutti delle tue reliquie, o beato e davanti ad esse proclamiamo: opere tutte, lodate e benedite il Signore.

In te si è allietato il popolo dei fedeli, avendoti mediatore e fervido intercessore presso Cristo e difensore, o beatissimo levita Euplo, compagno dei santi angeli.

Venite, uomini, ad attingere al sepolcro del martire il rimedio appropriato a ogni malattia e proclamate con fede: opere tutte, lodate e benedite il Signore.

Theotokìon. Superi in bellezza, Vergine purissima, lo splendore degli angeli, avendo concepito il Creatore degli angeli e dei mortali, al quale cantiamo: Benedite, opere, il Signore.

Irmòs. Liberatore di tutti, Onnipotente, discendesti nella fornace irrorando di rugiada i giovani ebrei, insegnando loro ad inneggiare: Opere tutte, lodate e benedite il Signore.

Ode 9. Eva per la sua trasgressione.

Divenisti degno, o beatissimo, di vedere davvero ciò che desideravi da lontano, poiché con sapienza raggiungesti l’apice delle aspirazioni, il compimento del tuo desiderio, o ammirabile levita Euplo.

Tenendo in mano come scettro, o beato, la croce e indossando splendidamente la porpora tinta col tuo sacro sangue, stai ora davanti a Cristo Re, o vanto dei martiri Euplo.

Celebrando oggi la tua santa passione, la santa metropoli di Catania, con la provincia e tutti i borghi, ti festeggia come protettore eccelso della città; custodiscila con la tua intercessione.

Divenuto come un sole luminosissimo e abitando presso lo splendore divino, divinizzato per la divina partecipazione, o martire, anche ora rischiari quanti cantano la tua luminosa lotta, o felice.

Theotokìon. Illumina la mia anima con i bagliori che sono in te, divina sposa; rialzami dal baratro della perdizione in cui giaccio, umiliando i nemici che affliggono sempre il mio cuore e mi precipitano nelle passioni.

Irmòs. Eva per la sua trasgressione e colpa instaurò la maledizione; ma tu, Madre di Dio Vergine, hai fatto fiorire per il mondo la benedizione per il frutto del tuo grembo; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion del santo. Udite, donne.

Totalmente assorto in Dio onnipotente e rifulgendo per i bagliori da lui provenienti, ricordati, o vittorioso, di quanti celebrano la tua luminosa memoria, onorandoti, o santo, come diacono dei misteri di Cristo, o martire Euplo.

Della festa.

O Verbo, luce immutabile della luce del Padre ingenito, o Verbo, nella tua luce, apparsa oggi sul Tabor, vediamo come luce il Padre e come luce lo Spirito, luce che illumina tutto il creato.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Salve, triade di apostoli divini che hai visto sul monte Tabor colui che per essenza è uno della Trinità.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Beato te, Tabor, un tempo coperto di caligine: perché sei stato fatto degno non della luce del sole sensibile, bensì del superno splendore.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Illuminati dalla luce del tuo volto, i tuoi discepoli, o Salvatore, subito caddero a terra, non potendo sostenere quel fulgore.

Gloria. E ora. Uguale.

Mosè ed Elia videro sul Tabor il Dio incarnato dalla Vergine fanciulla, per la redenzione dei mortali.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 10 Agosto – Memoria del santo martire Lorenzo, l’arcidiacono

10 Agosto

Memoria del santo martire Lorenzo, l’arcidiacono.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Ti sei trasfigurato, o Gesù, sul monte Tabor e una nube luminosa, stendendosi come tenda, ricoprì gli apostoli della tua gloria: essi dunque guardavano a terra, non potendo fissare il fulgore dell’inaccessibile gloria del tuo volto, Cristo Dio Salvatore senza principio; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma. Uguale.

Trasfigurandoti sul monte Tabor, o Salvatore e mostrando ai discepoli prescelti la tua gloria, o Cristo, hai fatto risplendere la tua divinità che mai aveva subito mutamento. Nella nube luminosa hai convocato Mosè ed Elia che con te conversavano; perciò Pietro diceva: O misericordioso è bello stare qui con te; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Quindi un canone della festa e questo del santo. Acròstico: L’eroico Lorenzo inneggio a gran voce.

Ode 1. Tono 4. Come la cavalleria.

Tu che, come soldato di Cristo, assapori le delizie del paradiso ed esulti con le potenze celesti, supplica affinché un fulgore luminoso sia donato a me, tuo cantore, o beato Lorenzo.

Affrontando le lotte del venerabile martirio, ti rivelasti atleta vittorioso per il vigore della tua anima, o Lorenzo, indossando dovutamente la corona di giustizia e il diadema di vittoria.

Sorgesti per noi prodigiosamente dall’occidente, o figlio della luce, rischiarando di luminosissimo splendore i confini, o beatissimo martire Lorenzo.

Theotokìon. Strappati per il tuo venerabile concepimento, o Vergine, dai legami dell’ade e della corruzione e dal giudizio di questo mondo, o pura, a te grati gridiamo: Salve, porta salvifica della grazia.

Ode 3. L’arco dei potenti s’indebolì.

Avendo il trofeo della croce, valorosamente affrontasti gli avversari e trionfasti, rivelandoti incoronato, o illustrissimo.

Protetto dalla legge di Cristo, come invincibile alle leggi degli empi, resistevi con nobilissima disposizione, o beatissimo.

Rafforzato da divino vigore, sciogliesti la malattia del politeismo e proclamasti la divinità di Cristo, anteriore ai secoli.

Theotokìon. Uguale al Padre e allo Spirito per natura e sostanza e divinità, divenne uguale agli uomini il Verbo incarnato da te, o castissima.

Irmòs. L’arco dei potenti s’indebolì e i deboli riacquistarono forza; per questo si è rafforzato nel Signore il mio cuore.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Ammassando tesoro celeste e offrendolo ai bisognosi, regalavi e donavi agli indigenti il tuo pane e per questo, ricevuta la vita senza fine nel martirio di Cristo, rifulgesti, o glorioso; perciò lottasti secondo le regole e ricevesti la corona da Dio per le tue fatiche, o atleta Lorenzo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

Tono 4. Apparisti oggi.

Ecco giunta la fulgidissima festa del Sovrano: venite tutti, purifichiamoci e poi ascendiamo con l’intelletto al monte Tabor per vedere Cristo.

Ode 4. Colui che siede.

Il diacono del Verbo, ornato anche del verbo, per affetto verso il Verbo, con conoscenza dell’anima si immola e con il Verbo giustamente ora regna rivestito della sua letizia e gloria.

Non ti addormentasti nel torpore dell’empietà, ma piamente nella divina veglia del tuo martirio, dalle palpebre scacciavi il sonno della morte, o sacratissimo martire di Cristo.

Custodito dalla tua pietà verso Dio, armato con la verità contro gli sviati, sottomessi all’errore, di essi annichilisti persino il ricordo, per la fede e il coraggio delle tue convinzioni.

Theotokìon. Rifiutando il cibo per cui un tempo ci macchiammo, nutriamoci con il pane vivificante per noi sceso dal cielo, in terra germogliato dalla Vergine, che noi, come fonte dei beni, magnifichiamo.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Volgendo l’inflessibile tuo sguardo alla bellezza divina, disprezzavi ogni attrattiva di quaggiù e le terribili pene del tuo corpo, illustrissimo Lorenzo.

Vedendo Cristo divenuto per noi diacono dei doni del Padre, divenisti di lui diacono, giungendo a lui attraverso il sangue, o beatissimo.

Ti immolasti a Cristo, o beatissimo, come vittima santa e pura gemma per brillare nella dimora celeste, ove sempre esulti nel suo splendore.

Theotokìon. Consustanziale al Padre e a lui connaturale, l’unigenito Figlio si compiacque di rivestire la natura umana e l’Altissimo s’incarnò da te, Madre Vergine.

Ode 6. Son giunto nelle profondità.

Il fuoco immateriale che ti consumava, o gloriosissimo, ti rese dolce cibo per il Re di tutti, affamato e assetato della nostra salvezza.

Con tutta chiarezza argomentavi della Trinità sovrana, essendo di essa diacono luminoso, sei divenuto atleta, illuminando i tuoi cantori.

Rafforzato dalla potenza di Dio, avendo l’anima infiammata dal desiderio di Cristo e dalla rugiada dello Spirito, sopportasti di stenderti sui carboni ardenti.

Theotokìon. Fosti per Dio comodo ricettacolo, trono spirituale, santo monte, arca e tenda divina, lampada aurea, o Madre Vergine.

Irmòs. Sono giunto nelle profondità del mare e mi ha inghiottito l’abisso di molti peccati, ma tu, come Dio, riconduci dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Col cuore infiammato dal fuoco divino, hai incenerito del tutto il fuoco delle passioni, o sostegno dei lottatori, martire teoforo Lorenzo; e lottando gridavi con fede: Nessuno mi separerà dall’amore di Cristo.

Ikos.

Riuniamoci, o fedeli, per onorare con inni canori Lorenzo, il vittorioso, l’iniziato a realtà ineffabili, rifulso nel mondo come stella fissa, affinché, per sua intercessione, possiamo essere liberati da temibili cadute e, con l’intelletto purificato da ogni macchia, possiamo vedere il Cristo che lo ha altamente glorificato, perché per lui lottò con forza e disse: Nessuno mi separerà dall’amore di Cristo.

Sinassario.

Il 10 di questo mese memoria dei santi martiri Lorenzo arcidiacono, Sisto papa di Roma e Ippolito.

Stichi. Proclamo alloro di Cristo Lorenzo, arrostito sulla graticola dei carboni. Volendo il premio degli atleti e la loro gloria, Sisto affrontò la lotta del martirio mediante la spada. Ippolito vedo come cavallo da corsa, che per antinomia soffre la passione. Il dieci il carnefice cuoce il pesce Lorenzo.

Lo stesso giorno santo Iron il filosofo si addormentò in pace.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Tu che salvasti nel fuoco.

Eletto per celebrare i santi misteri e servire il Verbo, divenisti tu stesso offerta e sacro suppellettile del tempio celeste, cantando al Creatore: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Custodito dalla vivificante legge di Cristo, non curvasti il tuo spirito davanti ai legislatori della morte e della corruzione, o Lorenzo, che invece cantavi: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Come rivestito sapientemente d’un corpo insensibile, o martire, con nobilissimo pensiero affrontasti il fuoco divoratore acclamando, o beatissimo: O Dio dei padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Ti rivelasti porta spirituale dell’oriente dall’alto, manifestando sulla terra agli uomini attraverso di te, sposa divina, oltre ragione e intelletto, il Dio benedetto dei nostri padri.

Ode 8. Redentore dell’universo.

Con pensiero forte domasti la fiamma insopportabile; come in un corpo altrui bruciavi, o beato e gridavi: Opere tutte, benedite il Signore.

Imitando i tre fanciulli ed estinguendo i carboni ardenti con la rugiada della grazia divina, acclami e canti: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Essendo divenuto Cristo la tua illuminazione, la sua forza ti circondò e a lui accorresti piamente cantando: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Theotokìon. Essendo divenuta ramo della radice di Iesse, prodigiosamente germogliasti il fiore della divinità, Cristo mio Dio e Signore; perciò noi, opere tutte ti inneggiamo, o Sovrana.

Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nel mezzo della fornace irrorasti di rugiada i fanciulli e insegnasti loro a cantare: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.

Ode 9. Eva per colpa.

Ti offristi al tuo Sovrano come perfetto olocausto, come incenso profumato, come oro nel crogiuolo, provato al fuoco dei tormenti per ornare come un gioiello la Chiesa dei primogeniti.

Divinizzato per inflessibile tensione verso Dio e per unione suprema, con il verbo e la divina contemplazione giungesti a risplendere della luce più alta, o Lorenzo: perciò tutti ti magnifichiamo.

Dall’occidente sorgesti come sole, prodigio strano e insolito, rischiarando, o beatissimo, tutta la Chiesa con i tuoi mirabili raggi e riscaldando il mondo col fervore della fede; perciò tutti ti magnifichiamo.

Theotokìon. I profeti preannunziarono i simboli della tua generazione, rivelandoli in anticipo per divina ispirazione dello Spirito e quindi annunziando al mondo ciò di cui ammiriamo il compimento.

Irmòs. Eva per colpa della trasgressione instaurò la maledizione; ma tu, Vergine Madre di Dio, al mondo fioristi la benedizione con il frutto del tuo grembo; perciò tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

O glorioso megalomartire, che con le potenze angeliche e i cori dei martiri stai intorno al trono della Trinità più che luminosa e sei avvolto dai fulgidi splendori che ne scaturiscono, chiedi luce e pace per quanti piamente festeggiano la tua luminosa memoria e con gioia ti glorificano, o beato Lorenzo.

Della festa, uguale.

Prima della tua croce, Signore, prendendo con te gli eletti tra i discepoli, ti sei trasfigurato sul santo Tabor; qui ti assistevano come servi, conversando con te con tremore, Mosè ed Elia, o Sovrano: con loro, o Cristo Salvatore, col Padre e lo Spirito adoriamo te, rifulso dalla Vergine per la salvezza dei mortali.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Si fece udire per te la paterna voce dal cielo: Questi è il mio Figlio diletto, ascoltatelo tutti.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Saliamo spiritualmente sul monte della visione, o fedeli, per contemplare la gloria di Dio, nostro Salvatore.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Scrivendo del Tabor e dell’Ermon, il salmista esclamava chiaramente che nel tuo nome, o Cristo mio Salvatore, essi esulteranno.

Gloria. E ora. Uguale.

O Re di tutti, per l’intercessione della Vergine pura, Regina dell’universo e di tutti i tuoi santi, dona pace al mondo

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 9 Agosto – Memoria del santo apostolo Mattia

9 Agosto

Memoria del santo apostolo Mattia.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Ti sei trasfigurato, Gesù, sul monte Tabor e una nube luminosa, stendendosi come tenda, ricoprì gli apostoli della tua gloria: essi dunque guardavano a terra, non potendo fissare il fulgore dell’inaccessibile gloria del tuo volto, Cristo Dio, Salvatore senza principio; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma. Uguale.

Trasfigurandoti, o Gesù, con l’inaccessibile gloria della tua luce divina, sei rifulso ai tuoi divini discepoli, Giovanni, Pietro e Giacomo, rendendoli estatici con la divina grazia: essi udivano infatti la voce del Padre che ti proclamava Figlio diletto e vedevano la tremenda gloria del tuo volto. O Salvatore, che vuoi che tutti si salvino, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Quindi i canoni, prima quello della festa, poi questo del santo. Acròstico: Con inni a te canto, Mattia, amico di Cristo.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Supplica, o Mattia, perché dal cielo sia donata la salvezza a me, che canto la tua luminosa festa.

Come un grande sole ti rivelasti con la grande luce, venuta fra noi, mirabile apostolo.

Obbedendo alle leggi del Sovrano, o beato, nella rete della tua lingua peschi dall’abisso dell’ignoranza i confini.

Theotokìon. Il Verbo sovradivino salvò per benevolenza tutto me stesso, volendo incarnarsi dal tuo grembo, pura Madre Vergine.

Ode 3. Tu sei la saldezza.

Sostenuto dal volere del Creatore, o sapiente, fosti capace di spogliare il potente e servire la grazia.

Sottomesso per amore agli ordini del Re onnipotente, salvasti i mortali da ogni errore, o ammirabile.

Per completare la sacra dozzina, lo Spirito onnipotente guidò la tua elezione nel coro dei discepoli.

Theotokìon. Con il tuo aiuto, non temo gli assalti dei nemici, con la tua protezione metto in fuga le loro falangi.

Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Con i lampi dei tuoi discorsi divini, o beato, bruciasti l’errore maligno, illuminando i fedeli per inneggiare alla venuta nel corpo del Sovrano di tutti e imitasti la sua divina passione; perciò radunandoci celebriamo con gioia la tua santa memoria e insieme gridiamo a te, apostolo Mattia: prega Cristo Dio di donare la remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Della festa.

Tono 4. Apparisti oggi.

Ecco giunta la fulgidissima festa del Sovrano: venite tutti, purifichiamoci e poi ascendiamo con l’intelletto al monte Tabor per vedere Cristo.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Predicando, o beatissimo, l’unica natura, regno e signoria di Dio, catturasti nelle tue reti la moltitudine delle genti.

Ti guidò il Signore nel mare della vita, o sapientissimo, come un cavallo che calpestava le amare acque del politeismo.

Dissodando col Verbo divino i cuori incolti, o Mattia, vi seminasti la scienza della verità e facesti crescere il buon grano della fede.

Theotokìon. Illumina la mia anima oscurata per le tante passioni, divina sposa, tesoro della verginità, dimora di Dio infinito per natura.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

La vera vite ha fatto crescere te, beatissimo, come tralcio fruttuosissimo e tu hai prodotto il grappolo salvifico; bevendone il vino, i prigionieri dell’ignoranza rigettarono l’ebbrezza delle credenze erronee.

Sorteggiato come apostolo dai dodici discepoli, o Mattia, tu completasti il beato gruppo da cui il traditore si escluse, per guadagnare il funesto cappio, dopo aver levato contro Cristo il suo tallone.

O beatissimo apostolo Mattia, il Signore ti ha sparso nella terra come sale per purificare con i tuoi insegnamenti le piaghe dell’errore, allontanare le malattie ed estinguere le pene delle anime e dei corpi.

Theotokìon. Per il tuo parto verginale, o divina sposa, Adamo fu spogliato della tunica difforme e dell’antica maledizione, per indossare la veste santa, totalmente intoccabile dalle passioni.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Divenisti dio per adozione, venendo divinizzato dall’unione con lui e ricevendo direttamente i suoi raggi, illuminasti i fedeli e purificasti la terra dalle tenebre degli idoli.

A te, discepolo, alludono i sacri profeti nelle loro predizioni; eri tu colui che annunziavano come testimone oculare, servo, apostolo, imitatore, o Mattia.

Theotokìon. Santificazione spirituale e propiziatorio intoccabile, candeliere aureo, mensa animata recante il pane della vita ti chiamiamo noi fedeli, o Vergine.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, sono molte infatti le mie iniquità e dall’abisso dei mali, strappami, ti prego, poiché a te ho gridato e tu ascoltami, o Dio della mia salvezza.

Sinassario.

Il 9 di questo mese memoria di san Mattia apostolo.

Stichi. Escluso dalla santa dozzina, Giuda traditore pendeva da una corda; Mattia per la sorte entra a farne parte morendo sul legno. Il nove Mattia fu messo a morte sul legno.

Lo stesso giorno memoria dei santi dieci martiri martirizzati per la santa icona del nostro Salvatore e Dio Gesù Cristo che stava nella porta di Chalkì: Giuliano, Marciano, Giovanni, Giacomo, Alessio, Demetrio, Fozio, Pietro, Leonzio e la patrizia Maria.

Stichi. Noi nove, cadendo colpiti da spada ai piedi dei nemici di Dio, diventammo suoi amici. Come un tempo a Betania accettasti la mirra, Salvatore, accetta anche il sangue del mio martirio, dice Maria.

Lo stesso giorno memoria del martirio del santo martire Antonio.

Il beato nostro padre Psoi terminò la sua esistenza.

Lo stesso giorno memoria del ritrovamento della venerabile icona non dipinta da mano umana dei Camuliani, il cui ritrovamento viene descritto dal nostro padre tra i santi Gregorio, vescovo di Nissa.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli ebrei nella fornace.

Prosciugasti le onde dell’errore con le piene della sapienza dei tuoi discorsi: ai torrenti delle delizie dissetavi i fedeli, o glorioso, acclamando: O Dio, tu sei benedetto.

Con la forza di Dio onnipotente furono vanificati gli intrighi del nemico davanti ai tuoi passi, o apostolo e furono spianati i monti e i colli dell’ateismo.

Theotokìon. Colei che il grande profeta Isaia, nello Spirito definì Vergine, concepì in grembo e partorì il Dio al quale cantiamo: Signore Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Divenuto bocca di Dio, o sapiente, strappavi dalle fauci dell’omicida quanti malamente aveva inghiottito e reso cibo della sua malizia e col bagno della rinascita li riconducesti al Signore, cantando senza sosta: Popolo, esalta Cristo nei secoli.

Divenuto carro glorioso del Verbo divino, frantumasti le schiere dell’errore e i carri della malizia, distruggendo dalle fondamenta i templi e le stele degli idoli con la divina potenza, per trasformare in templi del Dio Trino i fedeli che cantano: Popolo, esalta Cristo nei secoli.

Un nuovo cielo apparve per narrare l’ineffabile gloria del Figlio unigenito di Dio: Mattia, chiaro raggio dello Spirito, pescatore degli uomini perduti, candeliere del divino splendore, iniziatore di ineffabili misteri; con gioia tutti insieme a lui cantiamo.

Theotokìon. Superando la natura e l’intelletto concepisti e poi partoristi il Creatore della stirpe umana, divenuto uomo senza separarsi, o Sovrana pura, dal Padre al quale tutto il creato canta: Fanciulli, benedite, sacerdoti inneggiate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; esaltalo, popolo, per tutti i secoli.

Ode 9. Stupì ogni orecchio.

Il Signore dichiarò suo amico te, beato apostolo, che osservavi i suoi precetti e hai ereditato il suo regno, sedendo in trono con lui nel giorno terribile del giudizio, o Mattia, che completi la sacra dozzina.

Con la vela della croce, o beato, attraversasti il mare tempestoso di questa vita, approdando al porto della quiete; con i cori degli apostoli, all’apice dei tuoi desideri, con gioia preghi per noi il Signore filantropo.

Realmente la tua lingua si rivelò lucerna aurea, illuminata dalla Spirito, consumando le eresie ed estinguendo i bracieri del nemico e colmando di chiarore quanti giacevano nelle tenebre dell’errore.

Theotokìon. Sola fra le donne tu hai interrotto, sposa divina, la maledizione antica, generando nei limiti della carne l’Infinito: rinnovasti la natura e le sue leggi e riunisti con la tua prodigiosa mediazione ciò che un tempo era separato.

Irmòs. Stupì ogni orecchio per l’ineffabile discesa di Dio, poiché l’Altissimo volontariamente si abbassò fino a grembo verginale, divenendo uomo; per questo la casta Madre di Dio, noi fedeli, magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Giuda iniquo, escludendosi con volontaria determinazione, uscì dal divino numero dei dodici sacri apostoli; ma per divina scelta l’illustre Mattia fu eletto e introdotto al suo posto come discepolo, come apostolo di Cristo, come chi fa risplendere tutta la terra con i dogmi Trinità santa.

Della festa, uguale.

Prima della tua croce, Signore, prendendo con te gli eletti tra i discepoli, ti trasfigurasti sul santo Tabor; qui ti assistevano come servi, conversando con te con tremore, Mosè ed Elia, o Sovrano: con loro, o Cristo Salvatore, col Padre e lo Spirito noi adoriamo te, rifulso dalla Vergine per la salvezza dei mortali.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Sul monte Tabor si fece chiaramente conoscere la gloria della Trinità, mentre ti trasfiguravi, mio Salvatore più che buono.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

La nube luminosa, splendidamente dispiegata durante la tua trasfigurazione, lasciò attoniti i divini principi dei discepoli.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Alla tua trasfigurazione, o Verbo, ti stavano accanto Mosè ed Elia, mentre il Padre testimoniava parlando dal cielo.

Gloria. E ora. Stessa melodia.

Mosè ed Elia videro sul Tabor il Dio incarnato dalla Vergine fanciulla, per la redenzione dei mortali.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 8 Agosto – Memoria di sant’Emiliano, vescovo di Cizico

8 Agosto

Memoria di sant’Emiliano, vescovo di Cizico.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Per mostrare la trasformazione dei mortali assunti nella tua gloria, Salvatore, nel tuo secondo e tremendo avvento, sul monte Tabor ti sei trasfigurato; Elia e Mosè parlavano con te; tu chiamasti tre dei tuoi discepoli ed essi vedendo, o Sovrano, la tua gloria, per il tuo fulgore stupirono; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma. Uguale.

Trasfigurandoti sul monte Tabor, o Salvatore e mostrando ai discepoli prescelti la tua gloria, o Cristo, hai fatto risplendere la tua divinità che mai aveva subito mutamento. Nella nube luminosa convocasti Mosè ed Elia che con te conversavano; perciò Pietro diceva: O misericordioso è bello stare qui con te; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Quindi un canone della festa e questo del santo. Acròstico: Il grande Emiliano con canti solennemente celebro. Di Teofane.

Ode 1. Tono 1. La tua destra.

Stando con gli angeli in cielo, beatissimo padre, veglia su noi, che festeggiamo con gioia e affetto la tua lieta memoria e rendici degni della salvezza.

Tutto concentrato in Dio e raggiante dello splendore rifulgente dall’aldilà, con i tuoi divini insegnamenti rischiari il popolo dei fedeli come gerarca ispirato.

Con la virtù stabilisti lo spirito padrone delle passioni, o gerarca, concedendo, come giusto arbitro, al corpo e all’anima quanto conveniva.

Rigoroso iniziatore dei misteri sovraintellettuali, brillantemente presiedevi la Chiesa, divenendo fermo difensore della verità, arrestando le fauci dei leoni, spezzando i loro denti.

Theotokìon. Colui che fu generato nel tuo grembo, Purissima, secondo l’ortodossia lo riconosciamo in due nature, Dio e uomo possedendo perfettamente in modo straordinario le proprietà d’entrambe le nature.

Ode 3. Tu che solo conosci.

Noi fedeli ti presentiamo a Cristo come intercessore, poiché per lui, o padre, brillasti di tanta luce, venerando la sua icona, osservando tutti i precetti dell’insegnamento divino e custodendo la fede dall’alto.

Manifestando la fermezza dei martiri, padre ammirabile, calpestasti l’orgoglio empio, rivelandoti per la Chiesa difesa insuperabile, mediatore divino che pazientemente contraddice gli insensati.

Il malvagio, che aveva bevuto a sazietà il veleno dell’eresia, venne confuso dai tuoi insegnamenti: le tenebre infatti furono disperse dalla luce e la finzione della malizia venne messa a nudo dallo splendore della sapienza di Dio.

Theotokìon. A gran voce, Madre di Dio, ti proclamiamo con tutto il cuore genitrice del nostro Dio incorporeo, che s’incarnò da te senza mutamento, né confusione per dimorare fra noi.

Irmòs. Tu che solo conosci la fragile sostanza dei mortali e nella tua compassione ti sei ad essa conformato, cingimi di potenza dall’alto, perché ti gridi: Santo il tempio vivente della tua gloria immacolata, o filantropo.

Kàthisma del santo.

Tono 3. La confessione della fede divina.

Illuminato dal divino Spirito, liberamente proclamavi la dottrina della vera fede, svergognando l’empio imperatore per l’esilio al quale ingiustamente fosti mandato: beato padre, prega Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Della festa. Attonito di fronte.

Per quanto possibile, realmente rivelasti ai tuoi discepoli un riflesso della tua divina gloria, trasfigurandoti sul monte Tabor, Dio Verbo; illumina con loro anche noi che a te, o solo immutabile, Gesù onnipotente, inneggiamo con fede gridando a una voce: Gloria, o Cristo, al tuo regno.

Ode 4. Con occhi preveggenti.

Rafforzato a tal punto da respingere l’orgoglio del seduttore, con le tue virtù, o beato Emiliano, raggiungesti l’Onnipotente, il forte nelle lotte e sempre a lui canti: Gloria alla tua potenza, Signore.

Accettasti d’esser mandato lontano in esilio, sopportando con pazienza, o sapiente Emiliano, protetto dal verbo della grazia, cantando, o ammirabile: Gloria alla tua potenza, Signore.

Consacrato dalla giovinezza, rifulgesti nell’ascesi, beatissimo Emiliano, prima per le tue virtù e poi ti rivelasti eccellente gerarca, confessore e teoforo.

Theotokìon. Colui che si rivelò a noi trascendente tutto il creato, accompagnato sulla terra da prodigi oltre l’intelletto, dimorò nel tuo grembo illuminato da splendori verginali, o pura.

Ode 5. Tu che sei Dio della pace.

Conoscendo, per divina prescienza, le grandi disposizioni della tua anima, Cristo con sapienza la insignì delle vesti del sacerdozio, ornandola anche con le lotte dei martiri, o veneratissimo sacro mistico.

Attingendo la grazia dello Spirito, facesti sgorgare fiumi d’insegnamenti per il gregge di Cristo, o beato gerarca: avendo appreso a venerare l’icona di Cristo e di tutti i santi, confondiamo i nemici di Dio.

Mortificate già nelle fatiche dell’ascesi le pretese della carne, vivificasti la tua anima con la luce del santo Spirito; due volte splendesti, piacendo a Dio come martire e gerarca, o ieromartire illustrissimo.

Theotokìon. Vergine pura, più santa dei santi, tu generasti Cristo Salvatore, il Santo dei santi che santifica tutti i mortali: perciò come regina e sovrana, o Madre del Creatore, noi ti magnifichiamo.

Ode 6. Dai visceri il mostro.

Volendo chiudere la strada all’eresia, con zelo marciavi verso i pericoli e dimostrando un coraggio ineguagliato, combattesti l’empia sentenza dell’imperatore al potere e fosti il primo a parlare nell’assemblea del sacratissimo sinodo.

Proteso soltanto verso Cristo, con fervore e desiderio d’ottenere da lui la divina illuminazione, o gerarca ispirato da Dio, mostrasti la determinazione dei martiri, tu che già splendevi nell’ascesi e ottenesti duplice corona.

Innalzando la tua anima verso Dio e la sua luce, o padre beato e venerabile, facilmente fosti liberato dall’oceano di questa vita e lasciandoti guidare dal soffio dello Spirito, approdasti ai porti celesti.

Theotokìon. Il Dio eccelso e compassionevole, quando si compiacque di salvare la natura umana corrotta per l’invidia funesta del serpente, dimorò nel tuo grembo e senza mutamento prese la nostra carne, avendo trovato te sola senza macchia, Vergine purissima e Madre di Dio.

Irmòs. Dai visceri il mostro rigettò Giona come lo aveva ricevuto, come un neonato dal grembo; allo stesso modo il Verbo nel grembo dimorò, s’incarnò e ne uscì serbandone l’integrità, preservando vergine la sua genitrice.

Sinassario.

L’8 di questo mese, memoria del nostro santo padre Emiliano il confessore, vescovo di Cizico.

Stico. Emiliano, tenendo in massimo conto la sua anima, per contro non tenne in conto alcuno la carne. Il giorno otto la terra ricevette le ossa di Emiliano.

Lo stesso giorno memoria di san Myron, vescovo di Creta, taumaturgo.

Stico. Liberando il profumo delle sue virtù per imbalsamare il Sovrano, Myron ruppe il suo vaso d’alabastro.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Teodoro, igumeno degli Orobi.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Eleuterio e Leonida, periti tra le fiamme.

Stichi. I servi della menzogna condannarono al fuoco due atleti, che non avevano sacrificato ai loro falsi idoli.

Lo stesso giorno i santi dieci asceti dell’Egitto si addormentano in pace.

Stichi. Dall’Egitto al cielo compi il tuo cammino, o decina, che porti il numero delle piaghe.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Noi fedeli ti contempliamo.

Davvero, o padre, fosti lo splendore dei gerarchi e loro luce; avendo dominato le passioni, ti rivelasti, mirabile gerarca, vero riparo, torre imprendibile della Chiesa, cantando il Dio glorioso e celebrato.

Ti rivelasti a noi nuovo Davide, o illustrissimo, abbattendo le dottrine erronee con la fionda delle tue parole e bersagliandole con le frecce dei tuoi insegnamenti, cantando il Dio glorioso e celebrato.

Stavi splendidamente in tribunale, condannato per Cristo, o padre e le tue parole fecero sgorgare una fonte divina, poiché a tutti predicasti la venerazione delle icone, sapendo chiaramente che il culto è rivolto all’archètipo rappresentato.

Theotokìon. Vergine Madre lodatissima, unica beatissima, tu sola concepisti in modo prodigioso il Creatore di tutti, che riposa sul trono dei cherubini, il Dio dei nostri padri, glorioso e celebrato.

Ode 8. La fornace stillante rugiada.

Tutta la materia sterposa dell’eresia bruciasti con fuoco spirituale e invocazione divina, come Elia con la spada dello Spirito scannò i sacerdoti della vergogna e ora lieto canti: Tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Ti rivelasti a noi, beato padre, pieno di grazia e potere divino, splendidamente ornato di purezza e grazia, custodendo saldamente la fede; e ora a lui canti: Tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Dall’alto vigili sui tuoi cantori, o sacratissimo padre ispirato da Dio, raddrizzando con le tue preghiere le nostre vie e distruggendo le arroganti eresie, affinché inneggiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Theotokìon. Non v’è macchia alcuna nella tua bellezza, poiché tu sola ti rivelasti castissima dai secoli, o Purissima, gemma della verginità, illuminando il mondo con la luce della purezza; perciò ti inneggiamo e acclamiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Irmòs. La fornace stillante rugiada prefigurò il prodigio soprannaturale: come essa infatti non bruciò affatto i fanciulli ebrei, così il fuoco della divinità dimorò nel grembo della Vergine senza consumarlo; per questo con gioia cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Ode 9. Il roveto ardente.

Ricevesti la ricompensa delle tue fatiche, padre teoforo Emiliano, divenendo degno d’abitare nelle celesti dimore con le schiere dei santi martiri, come ieromartire, o gerarca ammirabile.

O eccelso gerarca Emiliano, in te rivelasti la bellezza del Verbo e la sapienza di Dio con i suoi insegnamenti; perciò Cristo incoronò il tuo prezioso capo, o beatissimo: pregalo dunque sempre per noi.

Aprendo le porte dei cieli, il Sovrano accolse la tua anima, venerabile Emiliano, concedendoti giustamente il riposo al sicuro e nel refrigerio: e ora stai presso il trono del gran Re.

Theotokìon. I tuoi prodigi superano l’intelletto, poiché tu sola, purissima Sovrana Vergine, ci donasti di partecipare al frutto del tuo meraviglioso concepimento; perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Irmòs. Il roveto ardente che non si consumava ci mostrò una figura del tuo puro parto; estingui ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di noi, affinché, o Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli.

Quando la belva, il semibarbaro Leone, insaziabile come l’ade, si avventò contro la Chiesa, ordinando di non venerare le augustissime icone, tu allora confutasti con forza, o beato Emiliano, l’eresia abominevole e ostile a Dio del tiranno, dal quale subisti amarezze, esili e afflizioni.

Della festa, uguale.

Prima della tua croce, Signore, prendendo con te gli eletti tra i discepoli, ti trasfigurasti sul santo Tabor; qui ti assistevano come servi, conversando con te con tremore, Mosè ed Elia, o Sovrano: con loro, o Cristo Salvatore, col Padre e con lo Spirito noi adoriamo te, rifulso dalla Vergine per la salvezza dei mortali.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Brillavi, o Cristo, candido più della neve, svelando ai tuoi discepoli l’essenza della tua inaccessibile gloria.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Si ritirava di fronte a te, o Cristo mio Salvatore, lo splendore solare che corre le regioni celesti, rivelandoti così Sovrano e Artefice del creato.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Quando hai voluto mostrare ai discepoli la tua gloria, con Mosè ed Elia sul Monte Tabor, essi fremettero al vederla, o Salvatore.

Gloria. E ora. Tono 1.

Contemplando l’insostenibile effusione della tua luce e la tua divinità inaccessibile, i prescelti tra gli apostoli, sul monte della trasfigurazione, o Cristo senza principio, trasmutarono per l’estasi divina; e avvolti dal chiarore della nube luminosa, udivano la voce del Padre confermare il mistero della tua incarnazione, perché anche dopo aver assunto la carne tu sei un solo Unigenito Figlio e Salvatore del mondo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 7 Agosto- Memoria del santo martire il beato Domezio

7 Agosto

Memoria del santo martire il beato Domezio.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma della festa.

Tono 4. Apparisti oggi.

Ecco giunta la fulgidissima festa del Sovrano: venite tutti, purifichiamoci e poi ascendiamo con l’intelletto al monte Tabor per vedere Cristo.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma della festa.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Celebrando oggi con gioia il giorno festivo che segue la gloriosa e tremenda trasfigurazione di Cristo, acclamiamo concordi: Hai trasformato il nostro composto umano, Salvatore, sfolgorando in esso con la tua carne divina e rendendogli la dignità primitiva dell’incorruttela, nella tua amorosa compassione: perciò tutti ti glorifichiamo, o solo nostro Dio.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Quindi un canone della festa e questo del santo. Acròstico: O santo incoronato, a Cristo ti presento come intercessore. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 2. Dopo che Israele.

Verso Dio sei partito raggiante della gloria del martirio; a quanti con fede ti inneggiano infondi la luce divina, pregando Cristo benefattore, o beato di Dio.

Spezzando i legami dell’errore con tutto il cuore correvi incontro a Cristo con purezza di spirito, vanificando la magia dei persiani e disprezzando i loro empi culti.

Pensando scientificamente che il sole, come ogni altra cosa visibile non è Dio, ma una creatura, fosti guidato da sapiente ragionamento al Dio invisibile.

Theotokìon. Vergine santissima e pura, noi fedeli ti riconosciamo Theotòkos, poiché generasti il Figlio di Dio, che ha assunto per noi la nostra natura e ti diciamo beata.

Ode 3. Non c’è santo.

Stabilito su fede certa, come torre inespugnabile, ti rivelasti inamovibile, non lasciandoti influenzare dalla scienza dei persiani, né dalle parole magiche.

Fugando il funesto veleno d’un culto idolatrico reso al sole e alle creature, per amore della pietà ricercasti il Dio vero, Creatore dell’universo.

Ricevendo nella tua anima le onde divine dalla seconda nascita, divenisti davvero per grazia figlio di Dio, erede del tesoro celeste.

Theotokìon. La sapienza edificò la sua divina casa dimorando in modo incomprensibile nel tuo grembo puro, incontaminato, purificato dallo Spirito, Vergine celebratissima.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kàthisma. Tono 3. Attonito di fronte.

Desiderando la bellezza di Cristo e uccidendo le passioni con l’ascesi, lottando valorosamente polverizzasti l’errore, glorioso Domezio, compagno degli angeli; perciò fai anche scorrere rivi di guarigioni per chi celebra la tua divina memoria, o martire ammirabile.

Gloria. E ora. Della festa.

Della tua divina gloria realmente un riflesso, per quanto possibile, rivelasti ai tuoi discepoli trasfigurandoti sul monte Tabor, o Dio Verbo; illumina con loro anche noi che a te, Gesù onnipotente, solo immutabile, inneggiamo con fede gridando a una voce: Gloria, o Cristo al tuo regno.

Ode 4. Cristo, mia forza.

Riconosciuto come Dio l’inconoscibile per natura, o glorioso, secondo ragione lo cercasti e trovatolo lo amasti e con gioia venerasti la sua maestà immensa.

Con ardore accorresti presso il casto coro dei santi monaci e infiammato dal loro zelo per le virtù, puramente vivesti digiunando e pregando.

Il tuo amore per Dio spezzò facilmente i legami della natura; estinguesti la fornace delle passioni con la rugiada dello Spirito, che ti illuminava.

Theotokìon. Mia forza, mio Signore e mio Dio è colui che s’incarnò dal tuo puro grembo, Vergine Theotòkos, il Verbo supremo, Dio vivificante.

Ode 5. Col tuo divino fulgore.

Eccellendo nella divina scienza, a ciò che è visibile preferivi l’eternità di ciò che è invisibile, risplendendo di purezza straordinaria, o beatissimo.

Avendo gustato la virtù divina, amavi la quiete e l’anacoresi, per preservare sempre la tua anima tutta pura, padre Domezio.

Veramente grande e prodigioso il sapientissimo disegno della tua conversione al bene supremo, opera veramente della mano dell’Altissimo e della grazia divina.

Theotokìon. Intatta sei rimasta pur divenendo madre, o Sovrana senza macchia, poiché in te si unirono verginità e concepimento e porti i segni di entrambi.

Ode 6. Vedendo il mare.

Del funesto nemico sopportasti le violente tentazioni, o beatissimo padre e subendo molteplici prove lottando contro l’avversario, ti rivelasti vincitore ammirabile.

La tua vita era divina, la tua esistenza luminosa: lasciando infatti gli agi del mondo, fruttificasti la bellezza e la delizia divina, o ispirato da Dio.

Meritasti di compiere miracoli e segni prodigiosi, padre mirabile, rafforzato dalla potenza divina, poiché la grazia superna agiva in te, o beatissimo.

Theotokìon. Dimora della luce, talamo nuziale in cui si compì divinamente l’ineffabile incarnazione del Creatore di tutti, Vergine, tu sola fosti la casa degna di Dio.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion autòmelo. Tono grave.

Sul monte ti sei trasfigurato e i tuoi discepoli, per quanto ne erano capaci, hanno contemplato la tua gloria, o Cristo Dio: affinché vedendoti crocifisso comprendessero che la tua passione era volontaria, e annunziassero al mondo che tu sei veramente il riflesso del Padre.

Sinassario.

Il 7 di questo mese memoria del santo martire Domezio il persiano.

Stichi. I tuoi seguaci, Domezio, con te avversarono gli idoli di pietra. Il sette Domezio e altri due discepoli furono lapidati.

Il beato Domezio lo sfregiato, che praticò l’ascesi sui monti del monastero di Filothèou, si addormentò in pace.

Memoria del beato nostro padre Nicànore il teoforo, che rifulse nell’ascesi sul monte Callistrato.

Lo stesso giorno il beato Or si addormentò in pace.

Stichi. Lasciando la terra Or dice a noi: O legge, io penso che per me è meglio la grazia.

Lo stesso giorno i beati mille asceti della Tebaide si addormentarono in pace.

Stichi. Se Saul aveva i suoi mille, dai monasteri, o Figlio di Dio, tu prendi mille asceti.

Lo stesso giorno la beata taumaturga Potamia perì di spada.

Stichi. Da Potamia, trafitta dalla spada per Cristo, fluì un fiume di prodigiosi miracoli.

Lo stesso giorno san Narciso, arcivescovo di Gerusalemme, si addormentò in pace.

Stichi. L’Eden respira, o Narciso defunto, il tuo soave profumo e fragrante fiore.

Lo stesso giorno il beato Asterio taumaturgo perì di spada.

Stichi. La spada trapassò il collo di Asterio come stella in mezzo ai cori degli atleti.

Lo stesso giorno santo Sozon di Nicomedia gettato nel fuoco ed uscitone indenne, si addormentò in pace.

Stichi. C’era un’altra salamandra nella fiamma: il martire Sozon non ha perso un capello nel fuoco.

Lo stesso giorno san Iperechio si addormentò in pace.

Stichi. Nascosto in terra, umile servo, dai cori degli angeli fu portato negli eccelsi.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Tutta rugiadosa.

Su te, padre, riposò la luminosa grazia dello Spirito, che ti donava la forza d’operare miracoli prodigiosi, cantando e inneggiando con fede: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Con la forza del tuo animo percorresti la via dell’ascesi e alla fine delle tue lotte divenisti veramente martire, gridando e dicendo a Cristo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Con fede lottarono nell’ascesi i fanciulli che avevi fatto nascere alla fede come figli con le tue preghiere; nella grotta parteciparono valorosamente al tuo martirio, cantando a una voce: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Avendo te come porto di salvezza, siamo salvati dalla tempesta e calando l’àncora delle nostre anime, la speranza in te riposta, a Cristo gridiamo: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Dalla fiamma hai fatto scaturire.

Rapito dall’amore per il tuo Creatore, rigettasti ogni passione per le creature, poiché chiaramente ti guidava il santo Spirito, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Abbandonando le preoccupazioni terrestri, hai acquisito, o venerabile padre, la speranza dei cieli e la beatitudine in Cristo, nel quale sempre esulti per tutti i secoli.

Ricevendo i raggi luminosi del santo Spirito, padre sapientissimo, nei suoi misteri divini hai visto con i tuoi occhi la sua tremenda venuta, o beatissimo.

Theotokìon. La lira dal suono divino del tuo antenato Davide cantò un tempo te, pura Vergine, come l’arca santa recante il Dio incarnato, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti esaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Impossibile agli uomini.

La luce immateriale che ti illuminava, o padre, ti rese degno di diventare splendente di fulgore, vivendo santamente e irreprensibile; e ora che stai presso il tuo Sovrano e Dio, preghi per il gregge del tuo ovile.

Le tue fatiche ascetiche furono degnamente coronate dalle lotte del martirio e ricevesti doppia ricompensa per le imprese che coraggiosamente hai compiuto, trovando la gioia e la felicità eterna.

Rafforzato dalla potenza di Cristo e dalla grazia di Dio, ti rivelasti per tutti i monaci maestro chiaro e luminoso, dotato dei carismi della fede, confermando e sanando tutti i fedeli, che a te accorrevano, o beatissimo padre.

Theotokìon. In te si sono compiuti i misteri soprannaturali e sovraumani, poiché divenisti Madre di Dio, o Vergine, portando persino fra le braccia e nutrendo colui che le armate celesti inneggiano.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare; ma grazie a te, purissima, il Verbo apparve incarnato ai mortali; e noi, con gli eserciti celesti, magnificandolo, diciamo te beata.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Proveniente dalla regione persiana, adoratrice del fuoco, fin da giovane sei accorso alla divina fede del Cristo, o Domezio, araldo divino; perciò con inni ti onoriamo, o padre, come asceta, come martire divino, come ispirato sacerdote dei tremendi misteri e come intercessore per quanti festeggiano la tua veneranda memoria.

Della festa, uguale.

Prima della tua croce, Signore, prendendo con te gli eletti tra i discepoli, ti sei trasfigurato sul santo Tabor; qui ti assistevano come servi, conversando con te con tremore, Mosè ed Elia, o Sovrano: con loro, o Cristo Salvatore, col Padre e con lo Spirito noi adoriamo te, rifulso dalla Vergine per la salvezza dei mortali.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

Volendo, o Cristo, mutare la natura proveniente da Adamo, sali ora sul monte Tabor per manifestare la Divinità agli iniziati.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Ti sei un tempo mostrato a Mosè ed Elia, o Cristo, nella caligine, nella tempesta e in brezza lievissima: ma ora nella luce della tua gloria.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Facendo ineffabilmente balenare sul monte Tabor lo splendore trifulgente della tua divina gloria, o Salvatore, hai illuminato tutto l’universo.

Gloria. E ora. Tono pl. 1.

Mosè il veggente ed Elia, l’auriga di fuoco, che senza bruciare ha percorso i cieli, vedendoti nella nube al momento della tua trasfigurazione, hanno attestato che sei tu, o Cristo, l’autore della Legge e dei profeti e colui che li porta a compimento: con loro, rendi degni anche noi della tua illuminazione, o Sovrano, affinché ti inneggiamo in eterno.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 6 Agosto – Memoria della santa Trasfigurazione del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.

6 Agosto

Memoria della santa Trasfigurazione del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Per mostrare la trasformazione dei mortali assunti nella tua gloria, Salvatore, nel tuo secondo e tremendo avvento, sul monte Tabor ti sei trasfigurato; Elia e Mosè parlavano con te; tu chiamasti tre dei tuoi discepoli ed essi vedendo, o Sovrano, la tua gloria, per il tuo fulgore stupirono; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia,

kàthisma. Uguale.

Ti sei trasfigurato, Gesù, sul monte Tabor e una nube luminosa, stendendosi come tenda, ricoprì gli apostoli della tua gloria: essi dunque guardavano a terra non potendo fissare il fulgore della gloria inaccessibile del tuo volto, Cristo Dio, Salvatore senza principio; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Sei salito sul monte con i discepoli e sei rifulso nella gloria del Padre e ti stavano accanto Mosè ed Elia: Legge e profeti infatti danno culto a te come Dio, la cui divina figliolanza per natura fu proclamata dal Genitore, che ti chiamò Figlio: lui noi cantiamo, con te e con lo Spirito.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua e la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (9,28-36).

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria e parlavano del suo esodo che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno: tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: Maestro è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia. Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce che diceva: Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo. Appena la voce cessò, Gesù resto solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione degli apostoli. E ora. Per l’intercessione della Theotòkos. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2.

Tu che con la tua luce santificasti tutta la terra, ti trasfigurasti sull’alto monte, o buono, mostrando ai tuoi discepoli il tuo potere, poiché tu riscatti il mondo dalla trasgressione. Perciò a te gridiamo: Misericordioso Signore, salva le nostre anime.

Quindi i due canoni della festa.

Primo canone. Acròstico: Cristo sul monte illumina il suo aspetto di luce infinita. Poema del monaco Cosma.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

I cori d’Israele, passando a piedi asciutti il Mar Rosso e l’umido abisso, vedendovi sommersi i capi dei cavalieri nemici, esultanti inneggiavano: Cantiamo al nostro Dio perché si è glorificato.

Cristo rivolgendo ai suoi amici parole di vita circa il regno di Dio, disse: Riconoscerete il Padre in me, risplendente di luce inaccessibile e canterete con esultanza: Cantiamo al nostro Dio, perché si è glorificato.

Radunerete la potenza delle genti e sarete ammirazione, o discepoli e amici, poiché vi colmerete di gloria quando apparirò più fulgido del sole e con gioia griderete: Cantiamo al nostro Dio, perché si è glorificato.

Oggi Cristo sul monte Tabor svela ai suoi discepoli, in una luce attenuata, un riflesso del suo divino splendore, come aveva promesso; ripieni del fulgore dell’astro divino, essi dicevano con esultanza: Cantiamo al nostro Dio, perché si è glorificato.

Secondo canone, il cui Acròstico è: Mosè vide sul Tabor il volto di Dio. Poema di Giovanni Damasceno.

Ode 1. Tono pl. 4. Attraverso l’umido.

Mosè sul mare, vedendo un tempo profeticamente nella nube e nella colonna di fuoco la gloria del Signore, gridava: Cantiamo al nostro Redentore e Dio.

Protetto dal corpo divinizzato come un tempo dalla roccia, il veggente Mosè, contemplando l’invisibile, gridava: Cantiamo al nostro Redentore e Dio.

Sia sul monte della Legge, sia sul Tabor ti sei mostrato a Mosè: ma un tempo nella caligine, ora invece nella luce inaccessibile della divinità.

Katavasìa. Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile. Cantiamo dunque al Cristo nostro Dio, perché si è glorificato.

Ode 3. Irmòs.

Ha indebolito l’arco dei potenti e i deboli ha cinto di potenza, per questo si è rafforzato nel Signore il mio cuore.

Ti sei rivestito dell’intero Adamo, o Cristo, illuminando la natura un tempo oscurata e nella metamorfosi del tuo aspetto la divinizzasti.

Il Cristo, che anticamente, sotto forma di colonna di fuoco e di nube, guidò Israele nel deserto, oggi risplende sul monte Tabor in una luce ineffabile.

Secondo canone. O Signore, creatore.

La gloria che un tempo adombrava la tenda e parlava con Mosè tuo servo, era figura della tua trasfigurazione ineffabilmente rifulsa sul Tabor, o Sovrano.

Con te, eccelso Verbo Unigenito, sono saliti sul monte Tabor i sommi tra gli apostoli e ti hanno assistito Mosè ed Elia, come ministri di Dio, o solo filantropo.

Tu che sei il Dio Verbo, divenisti pienamente uomo, congiungendo nella tua persona l’umanità alla pienezza della divinità: tale ipòstasi nelle sue due nature videro Mosè ed Elia sul monte Tabor.

Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perche, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Kàthisma. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Sul monte Tabor ti trasfigurasti, o Dio, tra i sapienti Elia e Mosè, alla presenza di Giacomo, Simone e Giovanni. Pietro stando con te così ti parlava: E’ bello far qui tre tende, una per Mosè, una per Elia e una per te, Cristo Sovrano; o tu che un tempo rifulgesti su loro la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito della tua gloriosa economia, Cristo Dio: come tu sia stato partorito dalla Vergine per liberare dall’errore quanti a te acclamano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Comunicando sul Sinai la legge scritta, o Cristo Dio, apparisti portato sopra la nube, il fuoco, le tenebre e il turbine: Gloria alla tua potenza, Signore!

Facevano conoscere la tua morte in croce, o Cristo, quanti erano sul Tabor: Mosè che ti aveva visto nel fuoco del roveto ed Elia, che fu trasportato su un carro incandescente.

Secondo canone. Irmòs.

Dalla tua carne partivano i dardi radiosi della divinità; per questo i prescelti tra i profeti e gli apostoli cantando acclamavano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Serbando indenne il roveto tra le fiamme, o Sovrano, hai mostrato la tua carne sfolgorante di divinità a Mosè, che cantava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Il sole sensibile si eclissò di fronte ai raggi della divinità, quando ti vide trasfigurato sul monte Tabor, o mio Gesù. Gloria alla tua potenza, Signore.

Fuoco immateriale che non consuma la materia del corpo, tale ti rivelasti a Mosè, agli apostoli e ad Elia, o Sovrano: uno da due e in due perfette nature.

Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.

Ode 5. Irmòs.

Tu che separasti dalla luce il caos primigenio, poiché nella luce, o Cristo, le opere lodano te, il Creatore, dirigi nella tua luce le nostre vie.

Dinanzi al tuo volto i monti si piegarono, poiché la luce splendeva al tuo passaggio, o Cristo: il sole sembrava di aspetto mortale, come ti compiacesti di assumere.

Ecco il Salvatore, gridarono Mosè ed Elia istruendo i discepoli sul monte Tabor: è il Cristo, che noi abbiamo un tempo annunciato vero Dio.

La natura immutabile, unendosi alla mortale, rifulse indicibilmente, svelando agli apostoli la luce della divinità immateriale.

Come i discepoli videro te, splendore eterno, rifulsero gridando a te, Cristo: Nella tua luce raddrizza le nostre vie.

Secondo canone.

Perché mi hai respinto dal tuo volto, o luce senza tramonto e mi ha ricoperto, me infelice, la tenebra ostile? Convertimi, dunque, ti prego e dirigi le mie vie verso la luce dei tuoi comandamenti.

Nessuna lingua eloquente può esprimere le tue magnificenze: tu infatti, Signore della vita e padrone della morte, per testimoniare la tua divinità hai posto sul monte Tabor Mosè ed Elia.

Plasmando con mani invisibili l’uomo a tua immagine, hai mostrato, o Cristo, la tua bellezza archètipa nella creatura: e non come in un’immagine l’hai mostrata, ma come sei tu per essenza, Dio e uomo.

Unito senza confusione alla natura umana, sul monte Tabor ci mostrasti il carbone ardente della divinità, che brucia i peccati e illumina le anime: con ciò rapisti in estasi Mosè, Elia e i primi tra i discepoli.

Katavasìa. O albero beatissimo, su cui venne steso Cristo, Re e Signore! Per te cadde colui che con un albero aveva ingannato: venne adescato da Dio che venne confitto in te nella carne e che dona la pace alle nostre anime.

Ode 6. Irmòs.

Nella mia tribolazione ho gridato al Signore e mi ha esaudito il Dio della mia salvezza.

Di una luce più risplendente del sole è rifulso il Salvatore sul Tabor e ci ha illuminati.

O Cristo trasfigurato, venendo sul monte Tabor, hai balenato luce, oscurato anche tutto l’errore.

I gloriosi apostoli sul Tabor ti riconobbero Dio e nello stupore piegarono le ginocchia, o Cristo.

Secondo canone. Siimi propizio.

Quale grande e tremendo spettacolo oggi si mostra: Dal cielo rifulge il sole sensibile, ma incomparabile risplende dalla terra, sul monte Tabor, l’intelligibile sole di giustizia.

Si è dileguata, priva ormai di forza, l’ombra della Legge, mentre con tutta chiarezza è giunta la verità, Cristo: così gridava Mosè, contemplando la tua divinità sul Tabor.

Con tutta evidenza la colonna di fuoco rivelava a Mosè Cristo trasfigurato e la nube chiaramente mostrava la grazia dello Spirito adombrante il Tabor.

Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, Giona stendendo le palme a forma di croce, chiaramente prefigurava la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo.

Kontàkion autòmelo. Tono grave.

Sul monte ti sei trasfigurato * e per quanto potevano i tuoi discepoli * la tua gloria contemplarono o Cristo Dio; * affinché vedendoti crocifisso * comprendessero che la tua passione era volontaria * e annunciassero al mondo, * che tu sei veramente * il riflesso del Padre.

Ikos.

Destatevi, ignavi, non continuate a trascinarvi per terra; o pensieri che piegate a terra la mia anima, raddrizzatevi e innalzatevi sino alla vetta della divina ascesa; accorriamo con Pietro e i figli di Zebedeo e con loro raggiungiamo il Tabor per vedere con loro la gloria del nostro Dio: udremo la voce che udirono dall’alto per poi annunziare il riflesso del Padre.

Sinassario.

Il 6 di questo mese memoria della divina Trasfigurazione del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.

Stichi. Sopra ogni regione della terra è stato glorificato il Tabor, vedendo la divina natura risplendere nella gloria. Il sesto giorno Cristo ha mutato la sua forma umana.

A lui gloria e potenza nei secoli. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I giovani figli d’Abramo calpestarono un tempo a Babilonia la fiamma della fornace, acclamando con inni: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Risplendenti della luce della gloria inaccessibile sul monte Tabor gli apostoli, o Cristo, acclamavano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Addolciti dall’eco della divina voce, dalla nube refrigerante e dal tuo raggio, gli apostoli cantavano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Nel vederti risplendere di luce inaccessibile sul monte Tabor, o Cristo, Pietro esclamò: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Unendosi a Cristo, principe della terra quando inviò la luce della forma, i figli di Zebedeo esclamavano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Secondo canone. I fanciulli degli ebrei.

E’apparsa ora nella carne sul monte Tabor la divinità invisibile, risplendendo agli apostoli che gridano: Signore Dio, benedetto sei tu nei secoli.

Gli apostoli sul Tabor fremettero di timore, sbigottiti per lo splendore del regno divino e gridavano: Signore Dio, benedetto sei tu nei secoli.

Ora si è udito l’inaudito: il Figlio senza padre della Vergine, riceve gloriosa testimonianza dalla voce paterna, come Dio e uomo egli stesso nei secoli.

Non eri Figlio dell’Altissimo per adozione, essendone già per essenza il Figlio diletto, venuto senza mutamento tra noi, che acclamiamo: O Dio, benedetto sei tu nei secoli.

Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco, che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

A Babilonia, accesi da zelo divino, i fanciulli calpestarono valorosamente la minaccia del tiranno e delle fiamme: gettati in mezzo al fuoco, irrorati di rugiada, cantavano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Colui che con un cenno governa ogni cosa, è salito con i suoi piedi purissimi sul monte Tabor; lì il suo volto rifulse più del sole e indicò gli eletti della legge e della grazia, che cantavano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

La luce ineffabile e irresistibile, indicibilmente rivelata sul monte Tabor nella sua gloria inaccessibile, lo splendore del Padre che illumina il creato, divinizzò gli uomini che cantavano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Sacralmente, sul monte Tabor, Mosè ed Elia, vedendo Cristo far rifulgere chiaramente nella gloria del Padre i caratteri della sua divina ipòstasi, cantavano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Per la voce divina che parlava nella nube, il volto di Mosè fu un tempo glorificato; Cristo, invece si rivestì di luce e gloria come un manto; è lui stesso l’autore della luce, che illumina quanti cantano: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Vedendo Cristo rivestito della nube luminosa sul Tabor, i discepoli, colmi di luce spirituale, lo venerarono come sole, cantandolo con il Padre e lo Spirito, dicendo: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Secondo canone. Follemente il tiranno.

Udendo la testimonianza a te data dal Padre e non sopportando di guardare il bagliore del tuo volto, troppo forte per la vista umana, i tuoi discepoli, o Sovrano, caddero a terra, cantando con timore: Benedite, sacerdoti, sovresalta, o popolo, Cristo nei secoli.

Tu sei il bellissimo Re dei regnanti e il Signore dei dominatori di tutto il mondo, o Sovrano beato che abiti la luce inaccessibile: a te i discepoli sbigottiti gridavano: Fanciulli, benedite, sacerdoti, celebrate, popolo, sovresalta Cristo nei secoli.

Poiché domini in cielo, regni sulla terra e hai potere sulle regioni sotterranee, o Cristo, presso di te stavano dalla terra, gli apostoli, Elia tesbita, come venendo dal cielo e Mosè di tra i morti; e a una voce cantavano: Sovresalta, o popolo, il Cristo nei secoli.

Le sollecitudini generatrici di inerzia furono lasciate sulla terra dagli eletti tra gli apostoli, o filantropo, quando ti seguirono verso un divino modo di vita, che si eleva al di sopra della terra; ottenendo dunque la tua divina manifestazione, degnamente cantavano: Sovresalta, o popolo, il Cristo nei secoli.

Katavasìa. Benedite, fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che discese e mutò il fuoco in rugiada; e sovresaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che concede vita a tutti.

Ode 9. Irmòs.

Il tuo parto si è rivelato senza corruzione: uscì dai lombi rivestito di carne il Dio apparso sulla terra e vissuto fra gli uomini, perciò, Theotòkos, tutti ti diciamo beata.

Stupiti per la nuova effusione di luce, i discepoli si vedevano l’un l’altro illuminati e, prostrandosi a terra tremanti, adorarono te, Signore di tutto.

 Una voce s’innalzò dalla nube, divina conferma del portento; il Padre dei lumi, infatti, gridò agli apostoli: Costui è il mio Figlio diletto, ascoltatelo.

Vedendo cose nuove e insolite, udendo inoltre anche la voce del Padre sul Tabor, i servi del Verbo divino gridarono: Ecco l’impronta dell’originale, ecco veramente il nostro Salvatore.

O fedele immagine di Colui che è, impronta immutabile e senza cambiamento, Figlio e Verbo, sapienza e braccio, forza della destra dell’Altissimo, col Padre e lo Spirito noi ti inneggiamo.

Secondo canone.

Freme ogni orecchio, all’annunzio dell’ineffabile abbassamento di Dio: come l’Altissimo volontariamente sia disceso sino a un corpo, divenendo uomo da grembo verginale: per questo noi fedeli magnifichiamo la pura Madre di Dio.

Per mostrare chiaramente la tua seconda inenarrabile discesa, allorché si potrà vedere il Dio altissimo stare in mezzo a dèi, ineffabilmente rifulgesti sul Tabor davanti agli apostoli, a Mosè ed Elia: perciò noi tutti, o Cristo, ti magnifichiamo.

Venite, popoli, ascoltatemi, saliamo al monte santo, al monte celeste, poniamoci immaterialmente nella città del Dio vivente e con l’intelletto contempliamo l’immateriale divinità del Padre e dello Spirito sfolgorante nel Figlio Unigenito.

Mi hai attratto con affetto, o Cristo e con il tuo divino eros mi hai mutato; incendia i miei peccati con fuoco immateriale e rendimi degno di saziarmi delle tue delizie, affinché, sussultando, magnifichi, o benevolo, le tue due parusie.

Katavasìa. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, o Madre di Dio, ha prodotto Cristo, dal quale venne piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa che ora viene esaltata, noi ti magnifichiamo.

La morte, sopravvenuta alla stirpe per il frutto dell’albero è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione, che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata grazie al germoglio della pura Madre di Dio, che tutte le potenze dei cieli magnificano.

Exapostilarion autòmelo. 3 volte.

Luce immutabile della luce del Padre ingenito, nella tua luce, apparsa oggi sul Tabor, o Verbo, vediamo come luce il Padre e come luce lo Spirito, luce che illumina tutto il creato (3).

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

Prima della tua croce preziosa, prima della tua passione, prendendo con te quelli che avevi scelto tra i tuoi sacri discepoli, sei salito sul monte Tabor, o Sovrano, volendo mostrare loro la tua gloria: ed essi, vedendoti trasfigurato e più splendente del sole, caduti con la faccia a terra, restarono attoniti di fronte alla tua sovranità e acclamavano: O Cristo, tu sei la luce senza tempo e l’irradiazione del Padre, benché tu, volontariamente, ti faccia vedere nella carne, restando immutabile (2).

O Dio Verbo anteriore ai secoli, tu che ti rivesti di luce come di un manto, trasfigurandoti davanti ai tuoi discepoli rifulgesti più del sole, o Verbo; erano presso di te Mosè ed Elia, per indicarti Signore dei vivi e dei morti e glorificare l’ineffabile tua economia, la misericordia e la grande condiscendenza con cui salvasti il mondo rovinato nei peccati.

Generato da nube verginale e fatto carne, trasfigurato sul monte Tabor, Signore e avvolto dalla nube luminosa, mentre erano con te i tuoi discepoli, la voce del Genitore distintamente ti manifestò Figlio diletto, a lui consustanziale e con lui regnante, perciò Pietro sbalordito esclamava: E’ bello stare qui, non sapendo ciò che diceva, o misericordiosissimo benefattore.

Gloria. E ora. Tono pl. 4. Di Byzas.

Cristo prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni su un alto monte in disparte e si trasfigurò davanti a loro: il suo volto rifulse come il sole e le sue vesti divennero bianche come la luce. Apparvero Mosè ed Elia che conversavano con lui; una nube luminosa li coprì con la sua ombra ed ecco, dalla nube una voce diceva: Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo.

Grande dossologia e congedo.

Viene dato l’olio santo ai fratelli.

Alla Liturgia si cantano le seguenti antifone.

Antifona 1.

Stico 1. Grande è il Signore e degno di lode molto nella città del nostro Dio.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 2. E’ lui che stabilisce i monti con la sua forza.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 3. E’ lui che si veste di luce come d’un manto.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Stico 4. I monti esulteranno davanti al volto del Signore.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Gloria. E ora.

Per le intercessioni della Theotòkos.

Antifona 2.

Stico 1. Le sue fondamenta sono sui monti santi.

Salva, Figlio di Dio, che sul monte Tabor ti trasfigurasti, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Stico 2. Il Signore ama le porte di Sion più di tutte le tende di Giacobbe.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 3. Cose gloriose si dicono di te, città di Dio.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 4. Madre Sion, dirà l’uomo e l’uomo è nato in lei.

Salva, Figlio di Do.

Gloria. E ora.

O unigenito Figlio e Verbo.

Antifona 3. Tono grave.

Stico 1. Le tue misericordie, Signore, canterò in eterno.

Ti sei trasfigurato sul monte, Cristo Dio, facendo vedere ai tuoi discepoli la tua gloria, per quanto lo potevano. Fa’ risplendere anche su noi peccatori la tua eterna luce, per l’intercessione della Theotòkos, o datore di luce, gloria a te.

Stico 2. I cieli narreranno le tue meraviglie, Signore.

Ti sei trasfigurato sul monte, Cristo Dio.

Stico 3. Beato il popolo che conosce l’acclamazione.

Ti sei trasfigurato sul monte, Cristo Dio.

Issodikòn.

Il Tabor e l’Ermon esulteranno nel tuo nome. Salva, Figlio di Dio, che sul monte Tabor ti trasfigurasti, noi che a te cantiamo: Alliluia.

Kinonikòn. Nella luce della gloria del tuo volto, Signore, cammineremo in eterno. Alliluia.

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Mattutino del 5 Agosto – Vigilia della santa Trasfigurazione del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo e memoria del santo martire Eusigno

5 Agosto

Vigilia della santa Trasfigurazione del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo e memoria del santo martire Eusigno.

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia i canoni, quello della vigilia e quello del santo.

Canone della vigilia, dall’Acròstico alfabetico.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

O luce del cielo, rifulgi quaggiù più del sole e tu, terra, ascolta le parole del Dio vivente: il Padre testimonia infatti la figliolanza divina di colui che si è trasfigurato sul monte Tabor.

Mortale in apparenza, ma Dio in incognito, Cristo sale sul monte Tabor per rivelare lo splendore della sua gloria divina, la cui luminosità supera il sole.

A Mosè ora si manifesta e si fa conoscere il Cristo, che sta per mostrare la sua gloria ineffabile sul monte Tabor, parlandogli faccia a faccia, direttamente. Lieti celebriamo oggi la vigilia.

Canone del santo.

Acròstico: Devo cantare la gloria di Eusigno illustre. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4.

Cantiamo al Signore.

Beato martire, che senza sosta prendi parte agli illustri cori degli angeli nel cielo, salva noi, che glorifichiamo la tua sacra memoria.

La tua anima santificata si rivelò dimora del Paràclito, o atleta: perciò ti onoriamo con fede fervida.

Imitasti nella tua carne, o beato, la vivificante morte di colui che soffrì nella carne e realmente fosti degno della vita.

Fortificato dallo Spirito, rovesciasti, o beatissimo martire, la potenza degli empi, rafforzando i precetti del Signore.

Theotokìon. Sofferenza e maledizione terminano in virtù del tuo divino parto, Vergine pura e benedetta, letizia dei credenti.

Quindi il Triodion.

Ode 1. Tono 4. Canterò a te, Signore Dio.

Celebrando, o fedeli, questo giorno vigilare della trasfigurazione di Cristo, Redentore divino, cantiamo in suo onore.

Nell’imminenza della santa trasfigurazione di Cristo, anche noi veniamo illuminati dalle trasformazioni divine rendendo culto.

Tenendo il cuore purificato dalle passioni, come monte elevato, vedremo la trasfigurazione di Cristo illuminare il nostro spirito.

Tutti veneriamo il Padre senza principio, il Figlio e lo Spirito Santo, Trinità di persone nella distinzione, Unità nella natura divina.

Theotokìon. La pura Vergine da cui è sorto, inalterato, Cristo nostro Dio incarnato, fedeli tutti, inneggiamo come vera Theotòkos.

Della Vigilia. Ode 3. Come sorgente.

Tu che domini tutto il creato, ti sei lasciato vedere assumendo la forma di servo; per essa hai rivelato ai tuoi discepoli l’inaccessibile riflesso della Divinità, per quanto lo potevano.

Cristo, sole della gloria, si appresta a risplendere sul monte, facendo impallidire con la sua luce il luminare che brilla lassù; illuminati dai suoi raggi, celebriamo la vigilia di questo giorno.

Ecco il compimento delle parole di vita eterna di Cristo: mostrando la loro realizzazione, egli dà ai suoi amici di riconoscere in lui la gloria paterna nel suo puro splendore.

Del santo. Tu sei saldezza.

Sei comparso in tribunale, o sapiente martire, cantando al divino Re che ha assunto la carne e riplasmato i mortali.

Tutto arso sulle braci del martirio, come pura vittima ti offristi alla divina brace, sorta dalla Vergine.

Immerso nei flutti dello Spirito, disseccasti i torrenti fangosi sgorgati dal falso culto politeista.

Theotokìon. Vergine pura, affrettati ad allontanare da me i desideri della carne, poiché a te sono diretti tutti i miei voti.

Irmòs. Tu sei saldezza di quanti a te ricorrono, Signore, tu sei la luce di quanti sono nelle tenebre e il mio spirito t’inneggia.

Kàthisma del santo. Tono pl. 1. Il Verbo coeterno.

Davanti agli empi hai confessato il Sovrano di tutti, Dio e Signore, senza risparmiare la tua carne tremendamente torturata, o soldato di Cristo, che fai parte delle celesti schiere e sei erede della vera gloria: prega dunque Cristo per la nostra salvezza.

Gloria. E ora. Della Vigilia.

Tono 4. Sei apparso oggi.

E’ apparso il sole di gloria facendo splendere per quanti sono nella tenebra i fulgori della Divinità, salendo sul Tabor: onoriamone il luminoso avvento.

Della Vigilia.

Ode 4. Colui che siede.

Gioisce il coro celeste con i mortali e già ora celebra l’irraggiamento della fonte della luce: il suo splendore incomparabile trasfigura sul Tabor, nella sua benevolenza, la natura umana.

Apparso Teàntropo, parlasti agli uomini illuminando misticamente il mondo con una moltitudine di prodigi, sfolgorante della gloria della Divinità, brillando sul Tabor di luce inaccessibile.

Gesù, figlio di Navì, fermò un tempo il sole, prefigurando il giorno della tua passione, ma prima della tua croce preziosa, Salvatore, tu hai coperto la luce del sole con la chiarezza del tuo volto, Signore.

Del santo. Ho udito, Signore.

Rigettando il sonno della pigrizia e vegliando, o martire Eusigno, ti sei lanciato nella lotta sostenuto dalla fede.

Rallegrandoti in Dio tuo Salvatore, o martire ammirabile, considerasti i supplizi del corpo come delizie e piaceri.

Con l’umiltà della tua santa vita, o vittorioso martire, abbattesti i pensieri orgogliosi del maligno orgoglioso sulla terra.

Soldato invincibile, hai mostrato il tuo ardore nella lotta e, avanzando verso il martirio, annientasti il nemico incorporeo.

Theotokìon. Generasti il Verbo d’eguale regalità e potere del Padre e dello Spirito: supplicalo di salvarmi, Madre santissima sempre vergine.

Della Vigilia.

Ode 5. Sbigottisce l’universo.

Nella gioia della fede scortiamo il Signore: sul monte Tabor conduce i suoi eletti discepoli e là, più splendente del sole, la sua incomparabile bellezza manifesterà la sua gloria.

Aumenta oggi il tuo splendore, o cielo: poiché sul monte Cristo realmente si innalza per sfolgorare di luce immensa, impallidendo i raggi solari per la gloria della sua divinità, lui, che è la fonte del bene.

Ai discepoli il mistero è rivelato sul monte Tabor da Cristo, il cui volto supera ogni luce e il cui abbigliamento rifulge più candido della neve, come dice il salmo: si avvolge di luce come di un manto.

Del santo. Vegliando a te gridiamo.

Unito sinceramente al tuo Sovrano, santo martire Eusigno, eri estraneo alla malizia.

Rifiutasti ogni onore agli idoli inanimati, o beato, riconoscendo Dio vivente il Signore, che è nel cielo.

Legato sul patibolo, nobilissimo martire, raffigurasti per fede la passione dell’Impassibile.

Theotokìon. Il Verbo prese corpo nel tuo grembo, Vergine pura, per salvare il mondo dalle irrazionali passioni corporee.

Della Vigilia.

Ode 6. Celebrando questa divina.

Volendo preparare per i suoi amici le gioiose nozze della gloria, Cristo sale sul monte, che conduce da questa vita a quella superna.

Stupendo i suoi discepoli, Cristo brillò sulla terra di bagliore celeste in presenza dei suoi servi, i profeti, come autore della legge, Dio dei vivi e dei morti.

La luce di Cristo comincia a brillare col suo splendore divino sul deserto; nello splendore della sua visione camminiamo gioiosi verso la luce.

Del santo. Effondo la mia supplica.

Affermando con le tue nobili azioni la verità coltivata nel tuo cuore e senza ignorare i pensieri del nemico, corresti allo stadio, santo martire e con l’aiuto della croce, distruggesti le sue potenti armate.

Gli adoratori di demòni, riconoscendoti adoratore della Trinità, o martire Eusigno, ti consegnarono a torture, catene e morte ingiusta, ma furono vinti dalla tua invitta resistenza, o beatissimo.

Le onde del tuo sangue, o martire, prosciugarono i flutti dell’empietà, i fiumi dei perfidi atei e i torrenti della perversità, divenendo invece per gli occhi dei fedeli un oceano di miracoli a cui attingere senza fine.

Theotokìon. Tu che inaridisti le piante del male, permettendo al Verbo di germogliare nel tuo grembo, pura Madre, sradica dalla mia anima i pensieri malvagi e pianta i fiori delle virtù, o Vergine.

Irmòs. Effondo la mia supplica davanti a Dio, al Signore espongo il mio lamento, poiché la mia anima è colma di mali e la mia vita si è avvicinata agli inferi; per questo come Giona grido: Salvami dalla fossa, Signore.

Kontàkion.

Tono 4. Sei apparso oggi.

Oggi nella divina, * Trasfigurazione, * tutta la natura * materiale risplende come Dio, * in letizia gridando: * Si trasfigura, Cristo salvando tutti.

Altro Kontàkion del santo.

Tono pl. 4. Come primizie.

Come martire della pietà e uomo di mente realmente divina, la Chiesa onora il sapiente Eusigno, glorificandone oggi le divine lotte e senza sosta gridando: per le sue preghiere, o misericordiosissimo, custodisci i tuoi servi.

Ikos.

Il coro dei fedeli esulta onorando la memoria di Eusigno. Re, patriarchi e principi, stranieri, servi, poveri e gente del paese, accorrete ai prodigi del martire: la sua urna fa zampillare la grazia dei prodigi e i popoli vi attingono con fede e celebrano Dio, gridando a chiara voce: per le sue preghiere, o misericordiosissimo, custodisci i tuoi servi.

Sinassario.

Il 5 di questo mese vigilia della santa Trasfigurazione del nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo e memoria del santo martire Eusigno.

Stichi. Eusigno, amico e soldato di Cristo Signore, gridò morendo: a Cristo la mia preghiera. Il 5 agosto, la sua testa recisa cade nella polvere.

Lo stesso giorno i santi due martiri e fratelli di sangue Capìdio e Capidiano, morirono lapidati.

Stichi. Contro di loro lanciarono montagne di sassi, grazie ai quali verso di te sono saliti i due fratelli.

Lo stesso giorno santa Nonna, la madre di san Gregorio il teologo, si addormentò in pace.

Stichi. Di Nonna, che fu buona mamma, il suo primogenito pronunziò l’elogio funebre.

Lo stesso giorno il santo martire Sòleb l’egiziano, morì colpito da freccia.

Stichi. Al contrario del suo nome, Sòleb, si chiama lo strumento che gli toglie la vita.

Lo stesso giorno san Fabio, arcivescovo di Roma, muore di spada.

Stichi. Si immola morto, Fabio, sacerdote di Cristo, ucciso da spada per Cristo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della Vigilia.

Ode 7. I fanciulli di senno divino.

Seguiamo ora Cristo che conduce i suoi discepoli eletti alle vette spirituali per contemplare la strana visione: condividendo il loro stupore, gridiamo con loro: Benedetto sei tu, o Dio.

Tu che purifichi il genere umano dalle sue iniquità con l’acqua e il fuoco e nella tua propria carne hai mostrato il tuo originario splendore, Salvatore, con la tua visione ci illumini più del sole per donarci l’immagine della gloria futura.

Saliamo sul santo monte con Cristo, accompagnando Pietro, discepolo eletto e i figli di Zebedeo, che lui ha scelto come testimoni della sua gloria, mentre cantano: Benedetto sei tu, o Dio.

Del santo. I fanciulli ebrei.

Illuminando la tua anima, o santo martire, col sangue versato per amore di Cristo incarnato, sei passato a lui gridando con gioia: O Dio, tu sei benedetto.

Ardente d’amore per il Salvatore, evitasti il gelo degli atei e sopportando il rigido inverno dei castighi, gridavi, o Eusigno: O Dio, tu sei benedetto.

Ancora intriso dai flutti del tuo sangue, illustre martire, comparisti davanti a Cristo, tuo Sovrano, cantando: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Per ereditare la vita eterna del regno divino, o Eusigno, disprezzasti la gloria di una vita effimera, dicendo: O Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. Concepisti un nuovo bimbo, o pura Theotòkos, colui che il Padre ha generato prima dei secoli, al quale tutti cantiamo: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Della Vigilia. Ode 8. Il parto della Theotòkos.

Chi non ammirerà lo splendore della tua gloria, Verbo sovrano? Trasfigurandoti l’hai mostrata ai tuoi amici, facendo brillare su di loro il fulgore del tuo divino splendore; rischiara con la tua luce, quanti con loro festeggiano la vigilia.

Dona ai tuoi servi la vita celeste dall’alto e la gloria eterna che splende divinamente, col cui fulgore illumini, o Cristo, quanti t’inneggiano come fonte di luce.

Principio e fonte nell’eternità della gloria inaccessibile, rivestito di luce come d’un manto, rifulgesti nel mondo venendo nella carne e sul monte splendevi di gloria paterna mostrandone i riflessi.

Del santo. Divenuti vincitori del tiranno.

Protetto dallo scudo della fede, per grazia divina, o beato, hai messo in fuga gli empi, cantando senza sosta: Opere tutte, benedite il Signore.

Nella tua sventura gridasti al Signore Dio, tuo benefattore; egli esaudì e salvò dalla disgrazia te, che cantavi: Opere tutte, benedite il Signore.

Non hai offerto un culto irrazionale a dèi inanimati, santo martire, ma come pura vittima offrivi te stesso, cantando: Opere tutte, benedite il Signore.

Per ottenere nell’aldilà la vita e la gloria future, sei morto al mondo, o Eusigno, cantando fino alla fine: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Vergine compassionevole, genitrice del Dio misericordioso, fa’ degni della divina compassione noi, che cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Triodion. Cristo Sovrano.

Questo giorno fa brillare sul mondo in anticipo la radiosa trasfigurazione del Signore, invitandoci a gridare: opere tutte, inneggiate a Cristo ed esaltatelo nei secoli.

Venite, fedeli, saliamo spiritualmente al monte santo per vedere Cristo illuminare con la sua trasfigurazione quanti lo glorificano in tutti i secoli.

Alla vigilia della trasfigurazione di Cristo andiamogli incontro con cuore puro e a lui gridiamo: opere tutte, inneggiatelo ed esaltatelo nei secoli.

L’unica Divinità celebrata in tre ipòstasi, Padre, Figlio e Spirito santissimo, opere tutte, inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Theotokìon. O prodigio tremendo! Tu che sei serva di Dio, come diventi madre restando vergine, generando il Signore del cielo e della terra, al quale noi, sue opere, inneggiamo esaltandolo in tutti i secoli?

Irmòs. Cristo Sovrano confessarono i giovani prigionieri, quando nel forno dicevano ad alta voce: opere tutte, inneggiatelo ed esaltatelo nei secoli.

Della Vigilia. Ode 9. Ogni abitante.

Esulta il cielo, sentendo procedere dalla terra il sole senza declino, che si appresta a far impallidire con la sua divina gloria i raggi solari e gioisce la terra, illuminata dalla splendida luce celeste.

Davide in un salmo un tempo predisse la tua trasfigurazione, dicendo: Chi è come te, Signore, fra i figli di Dio, glorificato nella chiesa dei santi? Per chi ti circonda ti sei mostrato grande e tremendo nel tuo aspetto divino.

Verbo, sapienza e potenza di Dio, immagine del Padre in cui i credenti colgono la divinità e conoscono l’umanità, rendici degni di accogliere la luminosa festa della tua trasfigurazione, con la luce delle nostre buone opere.

Del santo. Ogni orecchio stupì.

Con la forza di Cristo uccidesti l’impotente nemico innalzato dal suo assurdo orgoglio, o santo martire; sotto la lama della spada si chinò la tua testa e santificasti la terra con i rivi del tuo sangue.

Come ornamento degli atleti, come splendore dei martiri, come incrollabile pilastro della Chiesa, come rifugio illustre dei fedeli, come divino fulgore per chi si avvicina a te, come astro luminosissimo vieni beatificato, o Eusigno.

Le tue fatiche produssero un delicato profumo, Eusigno, colmando di buona fragranza i cuori dei fedeli che ti onorano, scacciando i miasmi delle passioni, i pericoli e le afflizioni, o nobile atleta di Cristo.

Gesù, sole di gloria, che illumini oggi la memoria del tuo martire, per le sue preghiere, ti prego, rischiara la mia anima oscurata dalla menzogna del serpente, perché glorifichi te, vero Dio filantropo.

Theotokìon. Porta della luce, ti prego, illumina gli occhi del mio cuore accecati dalle tenebre del peccato; fa’ che ricevano le luci divine, perché con le voci angeliche ti lodi, o Purissima.

Triodion. Madre di Dio senza nozze.

In questo giorno accompagniamo il preludio, Signore, della tua chiara e gloriosa trasfigurazione, magnificandoti con inni.

Abbelliti e trasfigurati per la trasfigurazione di Cristo, possiamo diventare splendenti di opere buone magnificandolo.

Stando sulla soglia della trasfigurazione del Signore, che irraggia di spirituale chiarore i nostri cuori, con inni lo magnifichiamo.

Essenza onnipotente e suprema, Triade nella Mònade, Padre, Figlio e Spirito Santo, con inni ti magnifichiamo.

Theotokìon. Santissima Theotòkos, sola Vergine pura, che superi gli angeli e il creato tutto, con inni ti magnifichiamo.

Irmòs. Madre di Dio, senza nozze, tempio celeste che generasti il principio della nostra salvezza, con inni ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Indossando l’armatura di Cristo, sbaragliasti le schiere degli empi tiranni e riportasti i premi della vittoria per aver lottato con fortezza, glorioso megalomartire Eusigno: stando dunque ora presso la Trinità con gli angeli, o sapientissimo, non cessare di pregare per noi, che con affetto ti onoriamo.

Della vigilia.

Noi che desideriamo in tutta la sua pienezza la divina gloria, squarciamo la nube della povera carne terrestre, ascendendo in alto verso il monte Tabor e cerchiamo di farci degni, con Mosè, Elia e i primi fra i discepoli, d’aver parte al divino inaccessibile fulgore, attirando luce con luce.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Celebrando in questo giorno la vigilia della santissima e gloriosa trasfigurazione, glorifichiamo Cristo che ha trasformato la nostra natura col fuoco della divinità e, come all’origine, l’ha rese splendente d’incorruttela.

Stico. Misericordia e verità si sono incontrate, giustizia e pace si sono baciate.

Venite, saliamo al monte santo e con fede contempliamo la luminosissima trasfigurazione del Signore, adorandolo con fede e dicendo: Tu solo ti sei incarnato e hai divinizzato la stirpe umana, o nostro Dio.

Stico. Cammineranno alla luce del tuo volto, Signore e nel tuo nome esulteranno.

Questo è giorno di festa vigilare, precedente quello in cui Cristo si trasfigura sul monte Tabor alla presenza di Mosè ed Elia e dei suoi discepoli, mentre si ode la voce divina: Questi è veramente il Figlio mio eletto.

Gloria. E ora. Tono pl. 1.

Mosè il veggente ed Elia, l’auriga di fuoco, che senza bruciare ha percorso i cieli, vedendoti nella nube al momento della tua trasfigurazione, hanno testimoniato che sei tu, o Cristo, l’autore e il perfezionatore della Legge e dei profeti: con loro, rendi degni anche noi della tua illuminazione, o Sovrano, affinché ti inneggiamo in eterno.

Congedo.

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Mattutino del 4 Agosto – Memoria dei sette santi fanciulli di Efeso

4 Agosto

Memoria dei sette santi fanciulli di Efeso.

Al Mattutino.

Dopo il Salterio e le Kathìsmata del tono, recitiamo due canoni dell’Oktòichos e quello dei santi. Acròstico: Ai sette fanciulli canto la lode dovuta. Clemente.

Ode 1. Tono 2. Venite, popoli.

Venite, fedeli, veneriamo nel loro settuplice bagliore le gemme che illuminano la Chiesa di Cristo, più del candelabro a sette braccia della Legge.

I sette fanciulli viventi in Cristo prima con la morte della carne, ricevettero prodigiosamente come sonno la morte, confermarono il dogma della risurrezione. 

Al suono delle sette trombe Gerico cadde e ora per le sette voci, che la fede degli atleti fece risuonare, l’errore orgoglioso è sceso annientato nell’ade e si scioglie.

Avete ricevuto una doppia corona: la prima con la morte, l’altra grazie al vostro risveglio, o santi fanciulli, per aver rovesciato tutti e sette, in verità, l’errore che negava la risurrezione di tutti. 

Theotokìon. Prodigiosamente, senza sposo, rinnovi il modo di generare: infatti il Verbo coeterno al Padre, nel divino Spirito ha assunto dal tuo grembo la nostra carne senza confusione o mutamento.

Ode 3. Rinsaldaci in te, Signore.

Come sette astri lampeggianti per la fede vi siete rivelati, o atleti, guidando al porto della salvezza quanti emergevano dai flutti dell’errore. 

Come un tempo i fratelli Maccabei, comparsi con coraggio al tribunale del tiranno, scambiaste la gloria deperibile dell’armata terrena con quella di Cristo. 

Degnamente, o santi fanciulli, vi siete rivelati sacrificio di preghiera e profumo dal soave odore, gradito a Cristo, confutando con coraggio il miasma dell’errore.

Theotokìon. Il roveto del Sinai prefigura, o Vergine, il prodigio del tuo parto, perché non fosti arsa, accogliendo il fuoco della Divinità nel tuo grembo.

Irmòs. Rinsaldaci in te, Signore, che in croce hai ucciso il peccato e ispira il timore tuo nei cuori di noi, che ti inneggiamo.

Kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Costoro che hanno trascurato come corruttibili le cose del mondo e hanno ricevuto i doni incorruttibili, una volta morti sono rimasti liberi da corruzione: sono perciò risorti dopo lunghi anni, seppellendo ogni incredulità degli avversari. Celebrandoli oggi tra le lodi, o fedeli, a Cristo inneggiamo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Io, povero peccatore, imploro te, Vergine pura, che partoristi il Signore senza peccato, il Dio che toglie il peccato del mondo: alla mia anima peccatrice concedi la tua misericordia, cancella i miei peccati così numerosi, perché tu sei la redenzione dei peccatori, soccorso e salvezza dei credenti. 

Stavrotheotokìon.

Colei che ti generò alla fine dei tempi, Verbo generato dal Padre intemporalmente, vedendoti appeso alla croce, o Cristo, gemendo diceva: Ahimè, amato Figlio mio, perché ti sei lasciato crocifiggere da uomini empi, tu, il Dio che acclamano gli angeli in cielo? Longanime Signore, gloria a te.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Celebriamo i venerabili sette fanciulli, la cui morte fu preziosa davanti a Dio. 

Un empio imperatore, che dichiarava sapienti vane menzogne, questi fanciulli efesini dimostrarono folle.

Offerte senza macchia, vittime sante del Signore, veramente appariste nella fede.

Per la vostra morte corporale e il vostro prodigioso risveglio prima della comune risurrezione, eccovi coronati di gloria, o fanciulli.

Theotokìon. Non dimenticare, Vergine pura e benedetta, di intercedere perché siamo liberati da ogni afflizione.

Ode 5. La fonte della luce.

Passando senza accorgervene prima attraverso la morte comune sulla terra, prodigiosamente risorgeste, fanciulli di Efeso, per confermare la risurrezione di tutti i morti. 

Come leali atleti del Signore vi consacraste a Dio per la sincera confessione della vostra fede; sfuggiti alle catene e ai flagelli, otteneste la corona nei cieli.

Prevalendo con coraggio sulla menzogna degli idoli e sull’insegnamento dell’eresia, o gloriosi martiri, sempre custodite quanti proclamano la risurrezione dei morti. 

Theotokìon. In due nature, unica ipòstasi, senza confusione, uomo e Dio perfetto, sovrasostanziale, apparisti nascendo dalla tua purissima Madre.

Ode 6. Circondato dall’abisso.

Celebriamo i sette santi, pari in numero alle colonne su cui la Sapienza ha costruito la sua casa: come pietre le loro parole infransero l’ordine sacrilego del tiranno.

Avendo custodito le leggi della divina provvidenza, una grotta fu la vostra tomba provvisoria: in essa lunghi anni siete rimasti incorrotti nella morte. 

Santi martiri, condividendo la condizione incorruttibile, scacciate le dottrine di morte e corruzione, e intercedete per quanti sperano nella risurrezione.

Theotokìon. Ora si rallegra il genere femminile, il dolore cessa e la gioia è sbocciata, perché Maria partorisce il Dio Salvatore, la nostra gioia.

Irmòs. Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso insondabile della tua compassione: salva dalla fossa la mia vita, Dio mio.

Sinassario

Il 4 di questo mese memoria dei sette Dormienti di Efeso, Massimiliano, Esacustodiano, Giàmblico, Martiniano, Dionigi, Giovanni e Costantino.

Stico. Onoro questi martiri, catechesi vivente, che diedero al mondo la prova nei loro corpi della risurrezione universale dai morti. Il quattro sono scomparsi i sette dormienti di Efeso.

Lo stesso giorno, memoria della traslazione delle reliquie della nostra santa madre, la martire Evdokìa.

Stichi. Che cos’è questo profumo? E’ il corpo di Evdokìa, che ci comunica la grazia dei martiri. Il quattro, in sua memoria la Chiesa celebra.

Lo stesso giorno il santo martire Thanuìl, morto impiccato a un melo.

Stichi. Sospeso al melo, o Thanuìl, maturasti come frutto eterno dell’Eden.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Ia (Violetta) e dei suoi compagni.

Stichi. Un profumo di violetta si diffonde nell’aria: è il sangue effuso dalla martire Ia.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.

Ode 7. Del simulacro d’oro.

I fanciulli davvero si mostrarono strumenti purissimi scelti dal nostro Dio: per loro l’insegnamento dell’eresia venne espulso dalla Chiesa e l’ortodossia splende; perciò ogni anima e carne sarà risuscitata.

Davanti alla morte, o fanciulli, mostraste coraggio nella lotta, così dopo la morte siete rimasti vivi, fortificati dalla gloria divina e piamente confermando in voi stessi la verità della risurrezione universale.

Ogni corpo dotato di percezione spirituale sarà risuscitato, così come ogni anima è veramente venuta al mondo con un corpo, non senza un corpo: è testimoniato dai nostri martiri, l’anima sarà glorificata o giudicata.

Theotokìon. Partorendo Dio, Salvatore di tutti, sei divenuta, o Maria, sollievo dei disperati, conforto dei reietti, speranza degli sfiduciati e soccorso di chi ti canta, o Maria: benedetto il frutto del tuo grembo.

Ode 8. Nella fornace di fuoco.

Tagliarono alla radice l’amara pianta dell’eresia e il flagello dell’errore degli empi, i fanciulli che adesso gioiscono del frutto della fede per la loro vita, la loro sepoltura e la loro resurrezione.

I sette Dormienti, protettori degli efesini, si sono rivelati per la loro fede divina atleti vittoriosi della Chiesa di Cristo e sostegno di tutto l’impero cristiano; noi li esaltiamo per tutti i secoli.

Apparsi come atleti coraggiosi e in numero pari ai pianeti del cielo, i fanciulli tracciarono insieme la retta via della fede, senza alcun errore, acclamando: O Cristo, noi ti esaltiamo per tutti i secoli.

La luce, la risurrezione della vita fu prodigiosamente donata da Dio nella grotta ai fanciulli; risuscitando coloro che la morte aveva toccato in quanto viventi gridarono: Salva Signore chi a te canta con fede.

Theotokìon. Vergine pura, nessuno è sviato tra chi possiede in te le speranze della fede secondo la dottrina ortodossa, Madre di Dio, se non chi per invidia rifiuta di venerare l’icona riproducente il tuo aspetto.

Irmòs. Nella fornace di fuoco Dio discese in aiuto dei fanciulli ebrei, trasformando la fiamma in rugiada: Inneggiatelo, opere, quale Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. L’astro divino.

Tesoro di misteri e rivelazione di meraviglie divine si rivelò la risurrezione dei santi, poiché quanti erano morti un tempo di morte fisica nella carne, come uscendo dal sonno, sono ora risorti rivestiti incorruttibilmente.

Scrigno di forza e sigillo di fede certa si è rivelata la grotta dei santi, svelando la gloria della futura risurrezione: non quella di Lazzaro, morto da quattro giorni, ma la risurrezione dei morti da secoli.

Per il loro numero e la loro fede in Cristo, i sette fanciulli si mostrarono realmente occhi della Chiesa più brillanti della pietra d’angolo di Zorobabele; perciò spiritualmente celebriamo questi spiriti divini.

La corona del martirio riceveste, o sette fanciulli, colonne della sapienza di Dio, lottando secondo le regole e vi rivelaste risurrezione dell’ortodossia, come difensori della Chiesa e protettori di quanti vi festeggiano.

Theotokìon. Avendo conservato per Dio senza macchia corpo e anima, Cristo Sovrano si innamorò della tua bellezza e ti rivelò Madre della sua incarnazione, o gloriosissima Maria, che sempre provvedi alla mia salvezza.

Irmòs. L’astro divino precedente il sole, il Dio sorto corporalmente per noi, ospitasti in grembo vergine, inconcepibilmente incarnato; per questo, Madre di Dio purissima e benedetta, ti magnifichiamo.

Exapostilarion.

Con i discepoli conveniamo.

O sette fanciulli martiri, davanti al tribunale del tiranno con franchezza annunziaste Cristo Dio, Salvatore e Creatore di tutti: per una divina provvidenza infatti avevate passato lunghi anni in una grotta, morti conforme alla natura, ma poi, come da un sonno, siete soprannaturalmente risorti, chiudendo la bocca a tutti gli eretici.

Theotokìon.

Con Giàmblico, cantiamo con inni Giovanni, Martiniano e Costantino, Massimiliano e Dionigi con l’illustre Esacustodiano, festeggiando con gioia la loro luminosa memoria, affinché per le loro preghiere e l’intercessione della Theotòkos, otteniamo la remissione delle colpe da Cristo Salvatore.

Il resto dell’ufficiatura come di solito e la conclusione.

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Mattutino del 3 Agosto- Memoria dei beati nostri padri Isacco, Dalmato e Fausto

3 Agosto

Memoria dei beati nostri padri Isacco, Dalmato e Fausto.

Al Mattutino.

Dopo il Salterio e le Kathìsmata del tono, recitiamo due canoni dell’Oktòichos e quello dei santi: Acròstico: Festeggio le stelle più luminose fra i monaci. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

O padri che, radiosi, state alla presenza della luce divina, sempre ricolmi del fulgore del triplice sole, realmente divinizzati, illuminate quanti festeggiano la vostra sacratissima memoria, inneggiando al Signore.

Mirando solo ai beni duraturi, santi padri, totalmente scartaste i beni effimeri e uniti con tutto l’intelletto al Signore, rinunziaste ai piaceri della carne; perciò giungeste alla luce senza sera.

Divenuto essere alato per le tue sacratissime meditazioni, sapiente padre Dàlmato e abbellito dai divini insegnamenti del beato Isacco, correvi verso la cima delle virtù e divenisti colonna e sostegno dei monaci; perciò ti proclamiamo beato.

Theotokìon. Tu che glorificata concepisti Dio, dall’infamia delle mie passioni liberarmi, o Vergine e dammi pensiero di compunzione, fa’ splendere la luce della penitenza nella mia mente, o Pura, affinché possa magnificare te, che tutti magnifichi.

Ode 3. Signore che hai stabilito.

In te, beato padre Isacco, abbiamo riconosciuto una stella fissa e lineare, che sorgendo da oriente dilegua la tenebra dell’amara eresia e illumina con le tue parole i fedeli.

Sorgendo intellettivamente con i fulgori dei tuoi agoni, o padre Fausto, sei divenuto una luce che illuminava tutti i fedeli che ti vedevano e seguivano l’esempio della tua vita santa, o felice.

Addormentando con innodie e preghiere incessanti, o beati, tutte le passioni del corpo, riceveste da Dio, o felicissimi, grazia vigile e ricchezza inalienabile.

Con il tuo prolungato digiuno, o Dàlmato, hai mostrato a tutti, come nuovo Mosè, la tua fermezza costante, adorno delle tue splendide fatiche e ornato dallo stile di vita.

Theotokìon. In te, Vergine, riconosciamo il candeliere mistico e luminoso che ricevette il fuoco che non può esser nascosto sotto il moggio, il palazzo divino, il trono elevato su cui riposò il Dio supremo.

Irmòs. Signore, che hai stabilito il firmamento celeste e hai edificato la Chiesa, rendimi saldo nel tuo amore, unico filantropo, vertice dei nostri desideri e fortezza dei fedeli.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Accesi gloriosamente dalla luce della Trinità, o padri luciformi, abbandonaste la profondissima tenebra dei piaceri e con le vostre buone opere vi rivelaste, o felici, torce ardenti di opere divine per i cuori dei fedeli; perciò celebrando oggi la vostra sacra e luminosa memoria concordi a voi acclamiamo: beatissimi teofori, pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Ineffabilmente concepita in grembo, Madre di Dio, senza esserne consumata, la sapienza e il Verbo di Dio, generasti colui regge l’universo, tenendo tra le tue braccia colui che tiene la terra nelle sue mani, allattando al seno il nutritore dell’universo; per questo, Vergine santa, imploro il perdono dei miei peccati; nell’ora in cui starò davanti al mio Creatore, soccorrimi, Vergine pura e Sovrana nostra, poiché tu sei la speranza del tuo servo indegno.

Stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il redentore, l’agnella piangendo alzava grida e amaramente esclamava: Esulta il mondo perché riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Abbi compassione di noi, o Vergine e dona la remissione delle colpe a quanti venerano con fede la sua passione.

Ode 4. Ho udito Signore.

Della vera vigna vi rivelaste germogli fruttuosi, versando per noi il nettare salutare della pura compunzione.

Fosti difensore del Concilio, o venerabilissimo Dàlmato, confermando la fede e respingendo le menzogne degli orgogliosi.

Il divino Concilio decise di metterti a capo di tutti i monasteri come luminare più splendido per le tue virtù divine.

Theotokìon. Negligenza e accidia mi hanno condotto al sonno del peccato: con la tua sempre vigile intercessione, pura Vergine, risvegliami a penitenza.

Ode 5. Perché mi hai abbandonato.

Da oriente migrasti alla Città Imperiale, sacratissimo padre Isacco e di seme divino riempisti i suoi figli, sradicando del tutto il terribile flagello dell’arianesimo.

Come Eliseo di Elia, divenisti, o sacro Dàlmato, discepolo di Isacco con il mantello dei suoi carismi spirituali, interrompendo la corrente dell’eresia, flagello provocato dal diavolo e spianando la strada ai fedeli.

Obbedendo alle leggi di Dio, o Fausto, piegasti fino in fondo le leggi del peccato e ti rivelasti colonna che precede la divina assemblea, o padre teoforo, per i monaci modello e per i fedeli rifugio.

Theotokìon. Come vera Theotòkos tutte le generazioni glorificano te, pura, che sei sapientemente diventata più santa degli angeli, o santissima fanciulla, perciò grido: Santificami, purificando la mia anima macchiata da passioni.

Ode 6. La mia supplica effondo.

Gli angeli furono tuoi compagni mentre vivevi sulla terra: infatti, o Dàlmato, tu ne imitavi la vita, costringendo nella temperanza il tuo corpo, diventando guida e modello sicuro per i monaci.

Ardente di zelo come Elia per l’amore del Signore, con coraggio, o felice Isacco, denunziasti come nuovo Acab il difensore della menzogna, contagiato scioccamente dalla maliziosa divisione di Ario.

Vi rivelaste guide di pecore erranti, porto di salvezza per i fedeli, servi di Cristo e taumaturghi Dàlmato, Fausto e Isacco, padri teofori, luminari dei monaci sempre splendenti.

Theotokìon. O Theotòkos lodatissima, mia speranza, santissima Vergine, come buona, con la tua salvifica ispezione visita presto e sana la mia anima inferma per i peccati e per ogni attacco dei nemici.

Irmòs. La mia supplica effondo davanti al Signore e a lui annunzierò le mie tribolazioni, poiché la mia anima è colma di mali e la mia vita s’è avvicinata all’ade e come Giona supplico: dalla corruzione strappami, o Dio.

Kontàkion. Tono 2. Tomba e morte.

Quanti rifulsero per ascesi nel mondo e con la fede rovesciarono le eresie acclamiamo con inni: celebriamo Isacco e Fausto con Dalmato come servi di Cristo, perché essi gridano in favore di tutti noi.

Ikos.

Qualcuno potrà forse narrare le radiose virtù e le lotte dei santi padri, il loro zelo divino, la franchezza, la purezza della vita, le azioni divine, che come angeli hanno attuato sulla terra? E tuttavia con loro onoriamo con fede la Trinità, che sempre implorano gioiosamente con i cori degli angeli: perché essi gridano in favore di tutti noi.

Sinassario.

Il 3 di questo mese memoria dei nostri venerabili padri Dàlmato, Fausto e Isacco.

Stichi. Con il loro numero già riproducendo l’icona del Dio uno e trino, Dàlmato, Fausto e Isacco come soldati sorreggono il trono divino. Il giorno tre segna la loro morte.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Stefano, papa di Roma.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Giovanni il Confessore, igùmeno del monastero di Patalarèa.

Lo stesso giorno la santa mirofòra Salomè si addormentò in pace.

Stichi. Messo da parte il suo corpo, come la pietra, Salomè vede Cristo, non solo il sudario.

Lo stesso giorno la beata Teòclita si addormentò in pace.

Stichi. Il suo nome, Teòclita, lo dimostra nei fatti: lasciando la carne, incontra Dio.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. I fanciulli degli ebrei.

Apparendo come tizzoni ardenti del fuoco divino del Paràclito, o teofori, avete bruciato la materia della malvagità, illuminando i fedeli per i secoli.

Sottomettendo allo spirito la carne irrequieta grazie al digiuno, o Dàlmato teoforo, con i rivi delle tue lacrime abbattesti la malizia del nemico per i secoli.

Avendo trovato la beata fine, ora dimorate nel regno dei cieli, esultando nei cori dei beati, con i quali gridate, o padri: Benedetto sei tu, Signore Dio.

Theotokìon. Hai fermato l’assalto della morte, pura Theotòkos, che sola generasti il Dio, al quale cantiamo con fede: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Ode 8. Sette volte più del solito.

Separando col legno della croce il mare delle passioni, distruggeste tutta la potenza del faraone spirituale, guidando poi alla terra dell’impassibilità una sacra moltitudine di monaci, che cantano senza sosta, o padri: Sacerdoti, benedite, popoli, esaltate Cristo per i secoli.

Prevedendone la fine, umiliasti l’esaltazione degli eretici, soccorrevi i bisognosi indicando ai ciechi la strada, o Dàlmato, difensore delle vedove e bastone degli anziani, acclamando: Sacerdoti, benedite, popoli, esaltate Cristo per i secoli.

Tre volte trenta giorni digiunasti dormendo per lo stesso tempo in modo soprannaturale, o Dàlmato, mantenendo l’occhio del cuore sveglio e illuminato dal fulgore di Dio e a lui gridasti: Sacerdoti, benedite, popoli, esaltate Cristo per i secoli.

Theotokìon. Il Signore, che dimorò nel tuo grembo verginale, ti rivelò tutta pura e luminosa; tu dunque purifica me, insozzato e umiliato dai morsi velenosi del serpente e dagli attacchi mortali del nemico, affinchè canti, o Vergine: popoli, esaltate Cristo nei secoli.

Irmòs. Sette volte più del solito nel suo furore il tiranno dei caldei fece infiammare la fornace per i fedeli del Signore; ma vedendoli salvati da una forza onnipotente, gridava: Fanciulli benedite, sacerdoti celebrate, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Rafforzati dalla potenza di Dio, queste guide dei monaci, veri spiriti celesti, dominarono l’impotente orgoglio del nemico e ora nella gloria esultano, avendo raggiunto il paradiso spirituale.

Come lampada trifulgida che irradia la luce senza declino, come rose immarcescibili del paradiso, o padri beatissimi, voi profumate le menti dei fedeli; perciò con fede festeggiamo la vostra gioiosissima memoria.

Allontanando le passioni e indossando lieti la veste del divino amore, splendidamente incoronati, o padri, siete entrati alle nozze, riposando ricompensati per le vostre fatiche.

E’ balenata con fulgore intellettivo, rischiarando le schiere dei fedeli, la vostra divina memoria, o beato Dàlmato, Fausto e Isacco, guide dei monaci, luminari universali; illuminate dunque anche i sensi delle nostre anime.

Theotokìon. Porta della luce, illumina il mio cuore accecato dal male e non permettere che mi addormenti nella morte per sempre oscurato da pensieri impuri, ma fa’ che, grato, possa glorificarti, o Madre di Dio purissima.

Irmòs. Per questo sbigottisce ogni orecchio e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio è apparso corporalmente agli uomini e il tuo grembo è divenuto più ampio dei cieli; te dunque, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini magnificano.

Exapostilarion. Udite, donne.

Padri dal celeste sentire, compagni degli angeli, Dalmato, Fausto, con il mirabile Isacco, presso il Signore davanti al quale sempre state, o santi, fate memoria di noi, che celebriamo la vostra splendida e luminosissima memoria.

Theotokìon.

O Maria, nome che viene da ‘signoria’, sii dunque tu a liberami presto dalle molte funeste passioni che mi dominano e fammi schiavo tuo e di tuo Figlio, affinché come debitore io celebri in te la speranza dei cristiani, o pura Madre di Dio.

Oppure stavrotheotokìon.

Stando presso la croce, o purissima e vedendo tuo Figlio steso esanime sul legno, facevi lamento e tra le lacrime gridavi come madre: Che cos’è dunque questo fatto inconcepibile? Tu, Creatore del mondo, hai tollerato di essere disteso sulla croce!

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 2 Agosto – Ritrovamento delle reliquie del santo protomartire e arcidiacono Stefano

2 Agosto

Ritrovamento delle reliquie del santo protomartire e arcidiacono Stefano.

Al Mattutino.

Dopo aver letto il Salterio e le Kathìsmata del tono corrente, recitiamo due canoni dall’Oktòichos e il canone del santo, con l’Acròstico: Incorono di canti il protomartire. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Alla testa dei suoi carri.

Illuminato dalla luce radiosa dello Spirito per la tua lotte senza pari e gli strenui agoni, stando incoronato presso il Sovrano, illumina i tuoi cantori, beatissimo Stefano, corona dei martiri.

Primizia degli atleti che percorrono lo stadio e gioiello della corona dei martiri, o glorioso, fosti degno di vedere l’arbitro, che con la sua destra vivificante ti imponeva la corona divina, o divino Stefano.

O Salvatore, unico tesoro di bontà, dal seno della terra hai mostrato un preziosissimo tesoro, una ricchezza inesauribile che nessuno può rubare, un indistruttibile patrimonio: Stefano, il tuo protomartire.

Rifulgente di luce viva, simile a un angelo, primo fra i martiri e principe dei diaconi, degnamente davvero con inni angelici fosti onorato, quando fu visto il luogo dove giacevi, o splendore glorioso dei martiri.

Theotokìon. Come dimora di verginità e scrigno di purezza e residenza di candore, o purissima sposa divina e Sovrana del mondo, generasti incarnato per noi il Verbo tearchico, un tempo incorporeo.

Ode 3. Tu che stabilisti in principio.

Predicando il Verbo di Dio, affrontasti i membri del sinedrio, rimproverando apertamente la loro empietà sempre ostile a Dio, o protomartire Stefano.

Il primo diacono e protomartire di Cristo, colui che nello stadio terminò la sua corsa, il compagno degli angeli, venite a onorare a una voce con inni sacri.

Ecco scoperto il tesoro nascosto sotto terra: il protodiacono e protomartire effonde nel mondo il suo profumo, colmando l’ecumène della sua presenza.

Con la forza della vita che predicavi rialza la mia anima uccisa, affinchè possa celebrare la tua santa festa e seguire i tuoi passi, o beatissimo Stefano.

Theotokìon. Sei la porta mistica attraverso cui apparve sulla terra l’Oriente, sorto dall’alto: attraverso di te, realmente il Verbo venne a noi per salvarci tutti dall’irrazionalità, o Vergine pura.

Irmòs. Fortezza di chi confida in te, quanti dimoravano nelle tenebre in te trovano luce e la mia anima ti inneggia, Signore.

Kàthisma. Tono pl. 1. Il Verbo coeterno.

Illuminato dallo splendore dello Spirito, realmente cresciuto dalla Sapienza, dissolvesti le tenebre degli empi; sconfiggendo nello stadio l’avversario, divenisti, o vittorioso, la corona dei martiri; prega Cristo Dio di aver misericordia delle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Fervida e invincibile protezione, speranza incrollabile e sicuro rifugio e roccaforte di chi in te si rifugia, pura e sempre Vergine, supplica con gli angeli il tuo Figlio e Dio di concedere al mondo pace, misericordia salvezza.

Ode 4. Signore mia forza.

Un fiume di mirra sgorga oggi per noi dalla fonte dei profumi; il fiume di tesori divini, il torrente di delizie scorre abbondante: è il protomartire, pieno di fede, potenza e grazia divina.

Come sacro e fulgidissimo e insigne, pieno di luce e realmente di letizia spirituale il giorno del protomartire è apparso nella Città Imperiale, custodendo la venerabile Chiesa e scacciando l’arroganza dei barbari.

Degnamente ricevesti la buona eredità, o beato Stefano, dimorando con Cristo, sovrano dell’universo, poiché apparisti suo diacono, facendo miracoli prodigiosi e guarendo i malati.

La solida e diritta colonna della Chiesa, che congiunge la terra al cielo, il sublime Stefano, araldo della verità, veramente cima della lotta, illumina i confini del mondo con lo splendore della fede.

Theotokìon. A causa del primo Adamo, sei divenuto nuovo Adamo da una Vergine a causa della progenitrice, o Redentore di tutti e Salvatore, realmente vita immortale contro la morte, perciò vedendo la Theotòkos che ti ha generato, degnamente la diciamo beata.

Ode 5. Perché mi hai abbandonato.

Coraggiosamente confutasti il sinedrio realmente vano degli illegali ebrei; da loro fosti lapidato, o Stefano divino predicatore e, vittorioso, fosti innalzato in ispirito ai cieli.

Come splendida aurora sei apparso nel mondo, glorioso Stefano, dissolvendo la tenebra, abbattendo statue di demòni, sanando da malattie dolorose e ferite di infermità spirituali, o ispirato da Dio.

Esultando spiritualmente con gli angeli, o beato, realmente santifichi i confini del mondo per la grazia della tua venuta, liberandoli da disgrazie e pericoli con il profumo fragrante del bene spirituale.

Theotokìon. Con la familiarità materna che hai presso tuo Figlio, santissima Vergine, ti preghiamo, non rifiutare la tua protezione al popolo cristiano, perché tu sei la nostra unica propiziazione e avvocata davanti a Cristo Signore.

Ode 6. Perdonami, Signore.

Divenuto come imitatore degli angeli per la tua vita, ottenesti l’aspetto angelico, o beato; giubilando ora con loro, salva i tuoi cantori.

La potenza delle tue parole divinamente ispirate, o beato, come rombo di tuono sapientemente assordò le orecchie degli empi, facendo impallidire i loro volti, o divino.

Fosti degno di contemplare la gloria dell’eterno Padre e il suo riflesso consustanziale, che ti rivelò le brillanti corone in ricompensa delle lotte, o venerabile predicatore.

Theotokìon. L’unigenito Figlio, l’invisibile ed eterno Dio, mio Salvatore, apparendo negli ultimi giorni in un corpo da te, divenne tuo primogenito, o Theotòkos.

Irmòs. Perdonami, Signore, molte infatti sono le mie iniquità e tu dall’abisso dei mali strappami, ti prego, poiché a te ho gridato e tu ascoltami, Dio della mia salvezza.

Kontàkion. Tono pl. 4. La vergine oggi.

Per primo fosti seminato in terra dal celeste agricoltore, o lodatissimo; per primo effondesti sulla terra il sangue per Cristo, o beato; per primo sei stato da lui cinto nei cieli con la corona di vittoria perché sei il capofila dei lottatori, o incoronato campione dei martiri.

Ikos.

Vedendo i fiori del paradiso, che riempiono tutta la terra col loro soave profumo, mi stupisce il loro strano aspetto, perché fioriscono di più nel gelo dell’inverno, cosa ben strana per i fiori. Così è per il martire di Cristo, che per primo fiorì e divenne porta di quanti lottano secondo le regole e fioriscono nel rigore dei tormenti: egli mostrò una via sicura per tutti quelli che vogliono lottare, egli è il bravo atleta che brillò per le sue fatiche, è l’incoronato campione dei martiri.

Sinassario.

Il 2 di questo mese memoria della traslazione delle reliquie del santo protomartire e arcidiacono Stefano.

Stichi. Tu possiedi, Sion, moltissime cose divine e insolite: dai Stefano morto alla città di Costantino. Il secondo giorno del mese fu traslato questo tesoro prezioso, la reliquia di Stefano.

Lo stesso giorno memoria del ritrovamento delle reliquie dei santi martiri Massimo, Dada e Quintilliano.

Stichi. La terra, producendo tre morti vivificanti, grida al cielo: tu li possiedi nascosti.

Lo stesso giorno memoria dell’inaugurazione del divino tempio di san Giovanni teologo, apostolo ed Evangelista, vicino alla santissima grande Chiesa.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Focà e di Giustiniano di beata memoria, che divenne imperatore nella Chiesa dei santi apostoli.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. La condiscendenza di Dio.

Il flusso del tuo sangue ti aprì le porte del cielo e ti mostrò l’arbitro delle lotte porgere, dal trono divino, la corona di vittoria a te, che a lui gridavi: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Come belve fameliche i deicidi con mani macchiate di sangue uccisero il divino predicatore, che pregava per i suoi aguzzini cantando: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Rigorosissimo imitatore del Salvatore, secondo la legge confutasti gli empi e dimostrasti che si opponevano a Dio; da loro lapidato cantavi: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Senza nozze, pura Vergine, concepisti e partoristi incarnato nel tempo l’incorporeo Verbo senza tempo, al quale a una voce acclamiamo: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Risplendente con meravigliosa chiarezza per il tuo volto trasfigurato nell’aspetto di un angelo abbagliante, la grazia traspariva dalla tua anima come ricco tesoro là nascosto, mentre inneggiavi: Sacerdoti benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

O Stefano incoronato, col sangue che hai effuso cancella dalla mia anima i traumi e le cicatrici del peccato; rifugiandomi infatti nella tua protezione e compassionevole sapienza cristica, acclamo: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

La corona delle grazie, corrispondente al nome che porti, o glorioso, fu posta sul tuo venerabile capo dall’integro giudice, che con fede proclamavi Dio Creatore e Re di tutti, senza sosta gridando: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta nei secoli dei secoli.

Hai rimesso nelle mani del Creatore il tuo spirito, o Stefano; le schiere celesti hanno accolto con letizia colui che già sulla terra aveva l’aspetto di un angelo: senza sosta con loro inneggi: Sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Della luce senza declino fosti dimora, o purissima; generasti infatti la luce per chi dimora nell’ombra, illuminando i confini con la grazia della conoscenza di Dio, al quale senza fine noi fedeli cantiamo: Fanciulli, benedite, sacerdoti inneggiate, popolo, esalta per tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio, ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore, sacerdoti, inneggiate, popolo, esalta per tutti i secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

La primizia della lotta dei martiri, il protomartire Stefano, indicando loro la retta via per il cielo, ci invita tutti alla gioia divina per partecipare alla santità e alla luce.

Rafforzato dalla carità di Cristo, imitando la sua mitezza e la sua parola, dicevi: Non tenere conto del loro crimine, Signore, accogli il mio spirito e donami, presso di te, le delizie ineffabili del regno.

Splendente di bellezza angelica, pieno di fede e sapienza, riflettendo il radioso divino splendore e facendo sgorgare dalla tua bocca ispirata la tua santa predicazione, o beato in Dio, ottieni l’eredità superna.

Incoronato di grazie, circondato anche da un coro di martiri e da Cristo, maestro delle lotte, supplica per noi, che semplicemente celebriamo la tua solennità luminosa e liberaci dai pericoli, o martire.

Theotokìon. Come protezione di tutti i cristiani, Genitrice di Dio, Vergine purissima, tu che sei compassionevole, libera da pericoli e tentazioni i tuoi servi tribolati e umiliati dal dolore per le loro gravi colpe e dal peso dei flagelli.

Irmòs. Per questo sbigottisce il cielo e stupiscono i confini, perché Dio è apparso corporalmente agli uomini e il tuo grembo divenne più ampio dei cieli: le schiere degli angeli e degli uomini, dunque, o Madre di Dio, ti magnificano.

Exapostilarion. Tono 2.

Sotto gli occhi dei tuoi discepoli.

Colui che per primo percorse la via dei martiri e fra i diaconi divenne l’eletto, colui che venne colmato di grazia, Stefano, ecco, è portato alla città imperiale, per far zampillare la grazia dei prodigi.

Theotokìo.

Il Cristo, davanti al quale le superne schiere stanno con gran tremore, non osando fissare il fulgore della sua ineffabile essenza, tu, Vergine, lo ospitasti in grembo, quando s’incarnò dal tuo nobile sangue.

Alle lodi, 4 stichi e 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 4. Hai dato come segno.

Divenuto angelo in terra, il protomartire, in procinto di salire ai cieli è portato in alto e vede, per quanto possibile, la gloria divina, iniziato ai misteri della Trinità inaccessibile trascendente il pensiero: perciò annunzia la tua inconcepibile potenza, Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime (2).

Splendido apparisti nella tua ascesa, gloriosissimo protomartire Stefano, adorno dei raggi di carismi divini e di doni di guarigione: perciò allieti con i tuoi prodigi tutti i fedeli, che celebrano con fede il filantropo dicendo: O Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

La tua lingua divenne, per la tua pietà, stilo preziosissimo di abili scribi: per essa, o protomartire, con i tuoi insegnamenti illuminasti tutti, traendoli dall’ignoranza alla pietà; perciò celebrando la tua solennità annuale, cantiamo, o Stefano, le tue lotte, dandoti onore.

Gloria. Tono 4.

Stefano, bella primizia dei martiri, pieno di grazia e potenza, lui che compiva grandi segni e prodigi fra il popolo, veniva lapidato dagli iniqui: ma rifulse come un angelo e vide alla destra della potenza la gloria di te, crocifisso per noi; e così fu portato ai cieli dallo Spirito della grazia: dimorando dunque tra i cori degli angeli, intercede per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Custodisci da ogni sorta di pericoli i tuoi servi, benedetta Madre di Dio, perché ti glorifichiamo come speranza delle nostre anime.

Allo stico, stichirà dall’Oktòichos.

Gloria. Tono pl. 1.

Protomartire, apostolo e protodiacono, porta dei martiri, gloria dei giusti, vanto degli apostoli, tu hai : contemplato i cieli aperti, stando nello stadio e il Figlio di Dio alla destra del Padre invisibile; perciò, splendendo nel volto come un angelo, gridavi con gioia per chi ti lapidava: Non imputare loro questo peccato. Chiedi dunque ora, per quanti ti cantano con affetto, perdono dei peccati e grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata, Vergine Madre di Dio e com’è nostro dovere ti glorifichiamo, città inconcussa, muro inespugnabile, indistruttibile protezione e rifugio delle nostre anime.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

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Mattutino del 1 Agosto – Memoria dei sette santi martiri Maccabei, del loro maestro Eleazaro e della loro madre Salomè. Processione della preziosa e vivificante croce ita 2020

1 Agosto

Memoria dei sette santi martiri Maccabei, del loro maestro Eleazaro e della loro madre Salomè. Processione della preziosa e vivificante croce.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Tutta la stirpe dei mortali festeggia insieme e misticamente tripudia, perché oggi il legno della croce è presentato come medicina gratuita per quanti accorrono con pietà e affetto e glorificano Cristo filantropo, che ad esso fu confitto.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Sei apparso oggi.

La processione della croce allieta questo giorno: la croce santifica infatti anima e corpo di quanti con fede l’adorano.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Canone della croce e dei santi. Canone della Croce. Acròstico: Tutti veneriamo il legno adorato. Poema di Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Oggi adoriamo tutti la vivificante croce del Signore con mente pura e devota riconoscenza; ci si presenta davanti per donare santificazione, luce di salvezza, gloria e pietà a quanti le si accostano.

E’ presente, esposta con luminoso decoro, la vivificante croce che diffonde la grazia: accostiamoci per ricevere luminosa letizia, salvezza e perdono, mentre offriamo la lode al Signore.

E’ esposta, rara visione, a quanti la contemplano, la croce preziosa come fonte zampillante grazie spirituali, arrestando i peccati, eliminando malattie, irrobustendo le coscienze a quanti con sincerità intendano adorarla.

Prefigurò il segno vittorioso della croce quel bastone che divise il mare, col quale possiamo guadare con fede, senza annegare, il mare incerto della vita e sfuggire a tutti i flutti del peccato, in possesso della tranquillità che è dono di Dio.

Stavrotheotokìon. Quando ti partorii, in modo inspiegabile, fui esente da dolori, o Figlio; com’è che son colma di dolori, vedendo pender in croce, come malfattore, te che con potenza hai sospeso il mondo? Così si esprimeva in lacrime la Purissima.

Canone dei santi, poema di Andrea di Creta.

Ode 1. Tono 1. Cantiamo un inno.

Avete custodito secondo le regole i precetti di Mosè e imitato piamente la morte di Cristo: pregate senza sosta, o fanciulli ebrei, perché siamo tutti salvati.

Chi vide, chi udì quali lotte affrontarono i figli di Salomè, custodi della legge, lottando come una sola anima e un cuore solo?

Incoraggiandosi a vicenda i sette santi figli di Salomè, così gridavano: Secondo la legge lotteremo e moriremo per primi per le tradizioni dei padri.

E’ umiliato il tiranno, resistiamo valorosamente, le torture passano, Beliar è sconfitto, il fuoco si è infine indebolito, nessuno dunque stia fuori dalla lotta.

Nudi in mezzo all’arena i fanciulli gridavano: O Antioco, noi lottiamo per le tradizioni dei padri, per le quali preferiamo la morte alla vita.

Con le carni straziate dalle unghie delle belve, i difensori della legge nell’arena dicevano ad Antioco: Soavi per noi sono le fiamme e le torture per la vita di tutti.

Glorifichiamo l’unico Dio, eterna e consustanziale Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, unico potere e dominio.

Theotokìon. Per la Chiesa di Cristo fosti la vigna vivificante, che germogliò ineffabilmente in grembo il grappolo maturo per la gioia di tutti, Madre di Dio.

Katavasìa. Tracciando una croce, Mosè, col bastone verticale, divise il Mar Rosso per Israele che lo passò a piedi asciutti, poi lo riunì su se stesso con frastuono volgendolo contro i carri di faraone, disegnando, orizzontalmente, l’arma invincibile. Cantiamo dunque a Cristo nostro Dio perché si è glorificato.

Della croce.

Ode 3. Tu che in principio.

Oggi è esposta e adorata la croce, fonte d’ogni bene; tutto il creato celebra con gioia, illuminato dalla grazia del nostro Dio, che volle esservi appeso.

Irradiati dalla luce dei bagliori della croce, quanti in lei speriamo siamo sfuggiti del tutto al buio del peccato gridando: Signore compassionevole, illuminazione di tutti, gloria a te.

Ti celebriamo, o croce e ci prostriamo con fede chiedendo la tua forza; libera dai lacci del nemico e guida al porto di salvezza tutti noi, che ti lodiamo.

Stavrotheotokìon. Contemplando morta in croce la Vita, non potendo sopportare il dolore del suo cuore, lamentandosi la Vergine purissima esclamava: Ahimè, Figlio mio, che cosa ti ha fatto una gente iniqua!

Dei santi. La pietra rigettata.

Piamente credendo, o fanciulli e approfondendo l’insegnamento della legge ricevuto da Eleazaro, lottaste secondo le regole, calpestando l’ordine di Antioco.

Fa’ dunque di noi ciò che vuoi, rivelandoti empio, dissero al re i figli di Abramo; quanto a noi, piuttosto che obbedire al tuo editto, per amore del nostro Dio, preferiamo il castigo dei tormenti.

Nessuno oggi rinunzi alla lotta, né si lasci prendere dalla follia, giacché il serpente è astuto, nessuno di noi sia sua preda: così i figli di Salomè si esortavano a vicenda.

Venite, osservanti della legge, subiamo insieme i tormenti: siamo virili per venir incoronati, dicevano i fanciulli, piamente incitandosi a vicenda alla lotta; anche noi dunque imitiamoli!

Glorifichiamo, fedeli, l’unica essenza, signoria e regno di Dio, proclamando senza confusione l’unica divinità, distinguendo secondo la fede tre ipòstasi in unico Dio.

Theotokìon. Ti sei fatta preconoscere nel roveto non consumato sul monte Sinai, sei apparsa a Daniele nel monte divino da cui da cui senza mano umana si staccò la pietra della vita, l’indivisibile Cristo, l’unico Figlio nato da te, Genitrice di Dio.

Katavasìa. Una verga è assunta come figura del mistero perché, con la sua fioritura, essa designa il sacerdote: e per la Chiesa un tempo sterile, è fiorito ora l’albero della croce, come forza e sostegno.

Kontàkion della croce. Tono 4.

Tu che volontariamente sei stato innalzato sulla croce, Cristo Dio, abbi compassione del nuovo popolo chiamato col tuo nome; allieta nella tua potenza i nostri re fedeli, dando loro vittoria contro i nemici. Trovino nella tua alleanza uno scudo di pace, un trofeo invincibile.

Quindi il Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Piamente da martiri respingeste le minacce del tiranno, svergognandolo con coraggio, o sapienti fanciulli, difensori della legge, divenendo, o santi di mente divina, seguaci del padre, lottando valorosamente con la madre; perciò, morendo, realmente ereditaste la vita celeste, esultando in eterno, o Maccabei dall’animo saldo. Pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoriaGloria. E ora.

Tono pl. 2.

La tua croce, Signore, santifica: da lei infatti vengono sanati i malati di peccato; per essa a te ci inchiniamo: abbi pietà di noi.

Della croce. Ode 4. Tu sei mio vigore.

Ecco, vediamo esposta la croce salvatrice, potente protezione, redenzione degli uomini, invincibile arma della fede; essa illumina di grazia e santifica i cuori di chi vi si accosta con fede.

A miglior difesa dei fedeli, scelta tra tutte in mezzo al mondo, si erge la croce preziosa, su cui, o Buono, hai voluto salire spontaneamente: venerata, essa santifica il mondo e annienta le schiere dei demòni.

Il cielo e il mondo intero fanno festa, i vittoriosi martiri, gli apostoli, le anime dei giusti, lieti, festeggiano oggi, contemplando, esposto al centro, il vivificante legno, salvezza per tutti, che santifica i credenti con la grazia.

Per non aver osservato i tuoi comandamenti sarò condannato, me incosciente, quando verrai dal cielo a giudicare le opere degli uomini, o Signore; perciò ti invoco: convertimi con la potenza della croce, salvami e concedimi lacrime di penitenza.

Stavrotheotokìon. Ti ho generato, Figlio, da grembo vergine e ora stupisco vedendoti pendere dalla croce: non posso contemplare l’abisso del mistero e la profondità dei tuoi giudizi; così la Vergine esclamava; come Madre di Dio, con inni incessanti noi la magnifichiamo.

Dei santi. Prevedendo in ispirito.

Esulta, Eleazaro, vedendo come oggi i tuoi santi allievi hanno lottato piamente per le leggi dei loro padri, respingendo con i loro sapienti propositi la follia del persecutore Antioco.

Rallegrati, Salomè, vedendo i tuoi sette rami contemporaneamente portar il frutto della legge, che la Chiesa immacolata ogni giorno dona con la grazia a quanti nutre come Madre, dando culto a Cristo.

O patriarchi, esultate di gioia, battete le mani per i difensori della legge, vedendo le loro pie lotte con cui si sono conformati al culto, subendo la prova dei tormenti senza deviare dalle antiche tradizioni.

Giustamente, o strenui difensori, danzate ed esultate in questa festa con i martiri di Cristo, voi che lottaste per la legge e con loro inneggi debitamente con letizia tutta la Chiesa di Cristo.

Con voci incessanti, fedeli, glorifichiamo la Monade Trina; adoriamo un unico Dio in tre ipòstasi e senza confonderle cantiamo, Trinità santa, gloria a te.

Theotokìon. Vergine sposa di Dio, a te noi cantiamo come rifugio dei fedeli e Genitrice di Dio, poiché rialzasti la stirpe umana caduta e restaurasti l’immagine e somiglianza di colui che precede tutti secoli.

Katavasìa. Ho udito, Signore, il mistero della tua economia, ho considerato le tue opere e ho dato gloria alla tua divinità.

Della croce. Ode 5. Perché mi hai respinto.

Popoli, acclamate, cantate, tripudiate; nazioni, celebrate Dio, che ci ha dato un fondamento irremovibile nella croce: ora che viene esposta, festeggiamo, o fedeli, da lei ricevendo ogni bene.

Tutte le schiere angeliche ti attorniano, croce santissima e noi mortali, con labbra terrene, ti baciamo oggi devoti e ricevendo santa benedizione, inneggiamo a colui che in te fu sospeso.

Sana, o misericordioso Signore, i mali cronici della mia anima e come devoto della croce preziosa, salvami; per la sua potenza ci liberiamo da ogni impedimento e siamo immuni da ogni male.

Stavrotheotokìon. Contemplando in croce colui che per sua bontà in modo inspiegabile avevi partorito, addolorata nell’intimo, dicevi, o Purissima: Ahimè, Figlio divino, perché soffri per tutti? Venero la tua compassione, Signore.

Dei santi. Donaci la tua pace.

Imitiamo, o amici di Cristo, i sette fanciulli, che per noi nella legge di Mosè furono esaltati ed Eleazaro istruì nella legge dei padri.

Non credere, Antioco, persecutore dei fedeli, che la tua fiamma bruciante ci spaventi, fa’ ciò che vuoi, ammazzaci, o iniquissimo: così gridavano i fanciulli.

Lottiamo secondo le regole, si dicevano l’un l’altro i valorosi martiri di Cristo: i dogmi di Mosè ci ordinano di non contaminarci con cibi impuri, gridavano i fanciulli.

Eterno Padre onnipotente, Figlio coeterno, Spirito di santità, partecipi dello stesso onore nell’unica Trinità, salva i figli di Adamo, che piamente ti inneggiano.

Theotokìon. Donaci la pace, unico Dio compassionevole, per le preghiere della tua pura Madre e dei santi che lottarono valorosamente per le tradizioni dei padri e la legge mosaica.

Katavasìa. O albero beatissimo su cui venne steso Cristo, Re e Signore! Per te è caduto colui che con un albero aveva ingannato, è stato adescato dal Dio confitto in te nella carne, donando la pace alle nostre anime.Della croce. Ode 6. Siimi propizio.

Piantata sulla terra la croce è stata la rovina dei demòni; contemplandola ora esposta gloriosa e venerandola, ci rialziamo dalle cadute del peccato.

Ti lodiamo, o Dio, Re e Signore, che ci hai dato nella croce una difesa insuperabile; venerandola con gioia siamo liberi dal male.

Contempliamo esposta la croce del Signore che dona, a noi tutti, grandi benefici: accostiamoci, popolo, per attingerne luce al cuore e all’anima.

Stavrotheotokìon. Dacci forza di astenerci da ogni male, facci grazia di riuscire sempre a star lontani da ogni azione menzognera e malvagia, o Purissima avvocata d’ogni uomo.

Dei santi. Imitando Giona.

La sapienza di Dio che ha edificato la sua casa e su sette colonne l’ha fondata, prefigurava la sorte di questi fanciulli come difensori della legge.

La sapiente Salomè concepì sette figli che il sapiente Eleazaro istruì e la grazia divina coronò per il loro valore e la loro lotta.

Che cosa aspetti, gridava ad Antioco la schiera dei sette nel mezzo dei supplizi: punisci, uccidi subito, fa’ dunque ciò che vuoi.

Già il padre aveva lottato; anche i figli insieme lottano; anche la madre ci segua, giudice, assistendoci con i suoi consigli.

Quando brucerai nel fuoco i nostri corpi, o Antioco, non pensare che avrai sconfitto uno solo di noi; così dicevano insieme con fierezza i sette fratelli.

Piamente adoriamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, divinità unica: Trinità santa, salva il tuo mondo.

Theotokìon. Come hai partorito senza padre un Figlio? Come resti Vergine dopo il parto? Lo sa Dio, che compie tutto come vuole.

Katavasìa. Nelle viscere del mostro marino, stendendo le palme a forma di croce, chiaramente Giona prefigurò la salvifica passione: perciò uscendo il terzo giorno, rappresentò la risurrezione ultramondana del Cristo Dio crocifisso nella carne, che con la sua risurrezione il terzo giorno ha illuminato il mondo.

Kontàkion dei santi.

Tono 2. Cercando le cose di lassù.

O sette colonne della sapienza di Dio, lampade di luce divina dai sette splendori, o sapientissimi Maccabei, sommi martiri che avete preceduto i martiri, con loro chiedete al Dio dell’universo che siano salvati i vostri cantori.

Ikos.

Loda, o Sion, con ardore il tuo Dio, perché ha realmente rafforzato le sbarre delle tue porte e ha benedetto i tuoi figli. Essi, come milizia carica di trofei, come nobile falange dall’animo forte, si sono opposti con senno divino alle macchinazioni degli empi. Insieme godono della corona della vittoria nella celeste Sion e stanno presso il trono divino. Supplicando senza sosta per tutti, chiedete che siano salvi i vostri cantori.

Sinassario.

Il primo di questo mese, memoria dei santi sette martiri Maccabei: Avìm, Antonio, Guria, Eleazaro, Eusebona, Achìm e Marcello e della loro madre Salomè e del loro maestro Eleazaro.

Stichi. Per primo al cospetto di Cristo per ordine del tiranno fu martirizzato Eleazaro. Prima di Tecla ecco un’altra protomartire, Salomè che spirò tra le fiamme al cospetto di Cristo. Gli altri sette fanciulli vennero avviati all’ottavo giorno dal fuoco, dalla ruota e dalle amputazioni. Il primo agosto questa pia donna gioisce per la fede vittoriosa dei sette figli.

Lo stesso giorno memoria dei santi nove martiri che lottarono presso Pergi di Panfìlia: Leonzio, Atto, Alessandro, Kindèo, Cirìaco, Minèo, Katùno ed Euclèo.

Stichi. Dalla Panfìlia nove vengono passati a fil di spada, cercando di unirsi all’unica stirpe dei martiri.

Lo stesso giorno santo Pàpas il giovane, vestito di sacco, rinchiuso in un cesto e poi annegato in mare.

Stichi. Un sacco nascondeva Pàpas e una cesta il sacco e la corrente la cesta, ma Pàpas era vicino a Dio.

Lo stesso giorno il santo martire Eleàzaro, perì col capo avvolto dalle fiamme.

Stichi. Con il capo avvolto dalle fiamme Eleazaro sfugge alle nere onde che sconvolgono le anime.

Lo stesso giorno il santo martire Kìricos perì di spada.

Stichi. Disse il carnefice: Adora anche tu per non essere sgozzato. Kìrico offrì la gola e si congedò.

Lo stesso giorno il santo martire Teodoro perì di spada.

Stichi. L’amore divino cadde su Teodoro per fargli ottenere attraverso la spada i doni desiderati.

Lo stesso giorno san Polieuto perì seppellito nel letame.

Stichi. Polieuto ebbe come castigo la cattedra del letame di Giobbe.

Lo stesso giorno memoria dei martiri Mino, Minèo e gli altri in Viglenzio, vicino al Tetràpilo bronzeo.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Timoteo, vescovo di Procònnisso (Pricònnisso), taumaturgo.

Stichi. Dio ha onorato prima e ora con il carisma taumaturgico Timoteo, il sacerdote di Procònnisso.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Colui che è al di là del tempo apparve nel tempo rivestito di carne, per guarire le nostre croniche passioni del corpo e dello spirito e con la sua croce divina ci santifica.

Rendiamo lode, gloria, adorazione e magnificenza al tuo potere, o Signore, che hai dato a noi, tuoi servi, nella divina croce, delizia senza fine, custodia per le anime e i corpi nostri.

Nel giorno del giudizio non rivelarmi responsabile di colpe, o Signore; non respingermi dalla tua presenza, umiliato, compatiscimi, salvami con la tua croce preziosa, o sommamente Buono.

Mosè prefigurò la grazia della croce, addolcendo con un legno le acque amare; poiché con la sua potenza ci siamo liberati dall’amarezza del male, addolcendoci mentre ora compunti la veneriamo.

Stavrotheotokìon. Dilata la ristrettezza della mia mente con le tue preghiere, Sovrana Madre di Dio, che hai vincolato ogni attività del nemico avversario; e guidami per la stretta via che porta alla spaziosità della vita.

Dei santi. I fanciulli nella fornace.

I cultori delle antiche tradizioni, i concordi difensori della legge, irremovibili piissimamente hanno confessato l’unico Dio in tre ipòstasi, unendole con fede e piamente distinguendole.

Perché dunque tardi, o tiranno? Così gridavano i martiri al folle che li condannava: Noi professiamo l’unico Dio di tutti; nostra patria è la Gerusalemme di lassù, della quale siamo figli.

Non mangeremo cibi contaminati, non sacrifichiamo agli idoli, né li veneriamo: noi professiamo l’unico Dio di tutti e veneriamo colui dal quale abbiamo la vita e al quale torniamo.

Cantiamo l’inno trinitario glorificando l’eterno Padre, il Figlio e il santo Spirito, unica monadica essenza, che noi celebriamo con l’inno trisagio acclamando: Santo, santo, santo.

Theotokìon. Salve, muro e gioia di tutti, o celebratissima; salve, speranza dei confini; salve, splendore dei mortali e gloria degli angeli, o purissima; solo tu infatti concepisti Dio nella carne.

Katavasìa. Il folle editto di un tiranno empio sconvolse i popoli, spirando minaccia e bestemmia in odio a Dio: non spaventò però i tre fanciulli quel bestiale furore e quel fuoco crepitante; ma in mezzo al fuoco che strideva sotto il vento rugiadoso, essi salmeggiavano: O celebratissimo Dio dei padri e nostro Dio, tu sei benedetto.

Della croce. Ode 8. Follemente il tiranno.

Un tempo il divino Eliseo estrasse con un legno la scure dal fiume, prefigurandoti da lontano, croce augustissima; dall’abisso dell’errore per te siamo portati alla vera fede e fatti degni di vedere questo giorno, per adorarti con fede per tutti i secoli.

Da lontano Giacobbe ti prefigurò chiaramente, croce augustissima, quando diede la sua benedizione ai figli; noi che per grazia siamo degni di vederti, tutti ci accostiamo con fede indubitabile, cantando inni per attingere con abbondanza benedizione, luce, salvezza e remissione dei peccati.

Purificandoci con azioni virtuose, accostiamoci a Cristo con gioia, acclamando: o Sovrano sommamente buono, esalta con la tua eccelsa croce divina l’onore del popolo che si vanta del tuo nome, per celebrare con inni la tua potenza, con fede e in una pace profonda, per tutti i secoli.

Benediciamo Dio Padre, Figlio e santo Spirito; tutti cantiamo al Padre ingenerato, al Figlio e al santo Spirito, natura increata, Divinità unica, coregnante, coeterna, congovernante, semplice essenza e cantiamo: Benedite, sacerdoti e tu, popolo, esaltalo per tutti i secoli.

Stavrotheotokìon. Ora ti vedo appeso, come Agnello innocente, inchiodato in croce da malvagi, Figlio mio sempiterno, piegata dal dolore, straziata da materne angosce; così esclamava la Purissima; inneggiamola devoti, con inni incessanti, per tutti i secoli.

Dei santi. Colui che con sapienza.

I difensori delle tradizioni antiche, proclamando la legge di Mosè, fecero splendere nel mondo il chiarore di un candeliere a sette luci con le lotte con cui ci hanno illuminati.

I cultori della divina legge, disprezzando gli ordini di Antioco, con coraggio a lui gridarono: Né belve, né spada, né fuoco, né flagelli ci separeranno affatto da Dio.

Ornando la cattedra di Mosè, difendendo le istituzioni dei padri, come sette stelle rifulsero sul mondo, eclissando tutti gli astri erranti con lo splendore della loro fede.

I germogli della pia Salomè, gli allievi del fedele Eleazaro, splendendo come sette fiamme, vennero posati sul candeliere della legge nella dimora di Dio.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito, Dio trino nelle persone e unico per natura, celebrato senza fine nelle ipòstasi, da ogni creatura e in tutti i secoli.

Theotokìon. Tesoro della benevolenza paterna, giardino della venuta del Figlio, dimora del santo Spirito ti rivelasti, o Maria, manifestazione della Trinità in te raffigurata.

Katavasìa. Benedite fanciulli, pari in numero alla Trinità, Dio Padre Creatore, inneggiate al Verbo che discese e mutò il fuoco in rugiada e sovraesaltate per i secoli lo Spirito santissimo, che elargisce vita a tutti.

Della croce. Ode 9. Per questo sbigottisce.

Guaristi la mia rovina quando fosti, coi chiodi, confitto mani e piedi sulla croce, o sommo Re sommamente buono, trafitto al fianco, abbeverato di aceto e fiele tu, gioia di tutti, dolcezza, gloria e redenzione eterna.

Ci appari più gradevole dello zaffiro e dell’oro; splendente come il sole, croce divina, limitata in uno spazio circoscritto, ma dovunque tu ci appari circondata dalle angeliche potenze, mentre irradi di divina forza l’universo intero.

Per chi è sbattuto dai marosi della vita la croce è il porto; per quanti sono smarriti nell’errore essa è guida e sicurezza, onore di Cristo, forza degli apostoli e profeti, coraggio di resistere dei martiri, rifugio degli uomini tutti; vedendola oggi esposta, tutti piamente l’abbracciamo.

Quando verrai sulla terra preceduto dai tuoi eserciti angelici per giudicare il mondo che hai creato, mentre la croce splenderà più dei raggi solari, per la sua potenza, salvami allora, Signore e abbi compassione, perché ho peccato più di tutti i mortali.

Stavrotheotokìon. Senza ledere la mia integrità ho partorito te, Figlio, che il Padre generò prima del tempo: e come allora uomini mortali ti straziano e con la lancia ti trafiggono il fianco e in modo disumano ti inchiodano mani e piedi? Così gridava la Purissima, che noi magnifichiamo.

Dei santi. La nube luminosa.

Allevati secondo la legge e per essa morendo, gli allievi di Eleazaro, con zelo per Mosè gridavano, straziati dai carnefici: Perché tardi, Antioco? Non esitare, fa’ ciò che progetti contro di noi.

I tassiarchi della legge, disprezzando con coraggio la follia di Antioco, affrontarono le torture incoraggiandosi con zelo a vicenda, cercando di anticiparsi nelle lotte e nei supplizi, morendo per vivere.

Imitando la nobiltà e il valore olimpico, vedendo i suoi figli dilaniati, Salomè non si turbò d’animo, ma gridò: Ascolta, Antioco, rendimi i figli, se mai è possibile aver grazia dai nemici.

O perfezione della femminilità! O vetta delle nobiltà! Colei che per la legge aveva consacrato a Dio il coro dei sette figli, rivelò il suo valore consegnando se stessa ai supplizi per raggiungere infine i figli morenti.

Raffigurando la venerabile settimana, i fanciulli, volendo guadagnare la vita con la morte, valorosamente resistettero alle minacce del tiranno e con il culto della legge umiliarono i suoi vili complotti.

I campioni della legge, che Eleàzaro aveva formato, prendendolo come esempio, si offrirono al supplizio del martirio: onoriamoli dunque degnamente come gloriosi intercessori, perché sia donata al mondo la pace e a noi il perdono.

Quanti oggi festeggiano la memoria delle vostre sacre lotte, venerati figli della legge divina, liberate con le vostre preghiere da ogni male e condanna, concedendo al nostro monastero la pace, scacciando ogni male.

Luce è il Padre, che io glorifico, luce il Figlio che magnifico, luce anche lo Spirito santo, che venero, Trinità santa, re eterno, unico Dio in tre persone, che dal nulla hai fatto l’universo.

Theotokìon. Come partorisci, o Vergine? Dillo a noi. Come scorre latte dalle tue mammelle? Come sei divenuta genitrice dell’Unigenito, da te senza padre e dal Padre di lassù senza madre, come allatti colui che nutre l’universo? Come sa e vuole lui solo.

Katavasìa. Sei mistico paradiso che, senza coltivazione, Theotòkos, ha prodotto il Cristo, dal quale è stato piantato sulla terra l’albero vivificante della croce: adorando lui, per essa che ora viene esaltata, noi ti magnifichiamo.

Un’altra katavasìa. La morte, sopravvenuta alla nostra stirpe per il frutto dell’albero, è oggi distrutta dalla croce, perché la maledizione che nella progenitrice colpiva tutta la stirpe, è annullata grazie alla prole della pura Madre di Dio: tutte le potenze dei cieli la magnificano.

Exapostilarion dei santi.

Tono 2. Sotto gli occhi dei tuoi discepoli.

Celebriamo i mirabili Maccabei, i figli di Eleazaro e Salomè, perché abbatterono l’arroganza del drago autore del male e furono incoronati per aver rispettato la Legge

Della croce.

Croce, custode di tutta la terra, croce, splendore della Chiesa; croce, fortezza dei re; croce, saldezza dei fedeli; croce, gloria degli angeli e disfatta dei demòni.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo 3 stichirà prosòmia della croce.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Con le nostre voci leviamo grida di gioia, con inni cantiamo, salutando la croce preziosa e ad essa acclamiamo: O croce beatissima, santifica con la tua potenza la nostra anima e il nostro corpo; e custodisci immuni da ogni vessazione degli avversari quanti piamente ti adorano.

Accostatevi e attingete agli inesauribili fiumi scaturenti per grazia della croce: ecco, vediamo davanti a noi il legno santo, fonte di doni che irrìga con l’acqua e il sangue del Sovrano dell’universo, che su di essa volontariamente fu innalzato e innalzò i mortali.

Sostegno della Chiesa, splendore dei monaci, vanto e salvezza dei sacerdoti, croce augustissima, adorandoti oggi, abbiamo il cuore e l’anima illuminati dalla divina grazia di colui che, su te confitto, annientò il potere dell’ingannatore e la maledizione.

Tre idiòmela dei santi. Tono 1.

La madre capace di grandi lotte, spronando i propri figli agli agoni, diceva: Seguite la canizie di Abramo, per aver parte al sacrificio di Isacco. Ed essi precedevano colei che li guidava e scortavano colei che li consigliava, guardando le torture delle pene che si susseguivano serrate. Per le loro preghiere, o Dio, abbi pieta di noi.

Stico. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Tono 4.

Sette colonne elette, tagliate da un’unica pietra razionale, hanno mostrato la saldezza della torre della Legge: grazie a loro, o Salvatore, dégnati di custodire nella pace le nostre anime.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti i suoi voleri.

Tono pl. 1.

I custodi della Legge, i figli di Salomè, lottando nello stadio gridavano ad Antioco: Noi, o Antioco, resistiamo per le leggi dei padri: non ci separeranno né fuoco, né spada, né belve, né flagelli, ma insieme moriremo, con la nostra vecchia madre e il padre nostro maestro, per vivere e gioire insieme nei secoli senza fine.

Gloria. Dei santi. Tono 4.

Venite, fedeli, nella guerra ordita contro i Maccabei consideriamo il loro valore: infatti un re tiranno, che aveva preso il potere su tutte le genti, viene a sua volta vinto da un vecchio, da sette fanciulli e da una donna. Tu dunque, o Dio, per le loro preghiere, abbi pieta di noi.

E ora. Della croce. Stesso tono.

O Signore, che ti alleasti col mitissimo Davide per sottomettere i filistei, combatti con il nostro imperatore fedele e con l’arma della croce abbatti i nostri nemici: mostraci, o misericordioso, le tue misericordie antiche e realmente si conosca che tu sei Dio e che per la fiducia riposta in te vinciamo: mentre la pura Madre tua senza sosta prega perché ci sia donata la grande misericordia.

Grande dossologia.

Mentre viene cantata la Grande Dossologia il sacerdote cambia paramenti e prendendo l’incensiere incensa la santa mensa e la croce; quindi prende la croce, collocata su un piatto e la trasporta al di sopra della sua testa ed esce dalla porta sinistra del Vima.

Preceduto dalle lampade accese si presenta davanti alle Porte imperiali; terminata la Grande Dossologia e il Trisagio dice: Sapienza, in piedi! E si canta il tropario Salva, Signore, il tuo popolo 3 volte. Poi il sacerdote avanza recando la santa croce davanti alle Porte Sante nel luogo in cui è stato predisposto un tavolino e vi depone sopra la preziosa croce. Quindi cantiamo questo tropario 3 volte:

La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.

Aperta la teca il Superiore inizia a venerare e il sacerdote, fatte 3 metanie davanti alla croce, la bacia e si prostra davanti a ciascun coro una volta. E quindi vengono i fratelli a venerare a turno la croce, mentre vengono cantati questi Idiòmela.

Tono 2. Poema del Sovrano Leone.

Venite, fedeli, adoriamo il legno vivificante, sul quale Cristo, Re di gloria, ha steso le braccia e ci ha risollevati alla beatitudine iniziale, della quale ci aveva spogliato il nemico allettandoci, facendo di noi degli esiliati da Dio. Venite, fedeli, adoriamo il legno grazie al quale siamo giudicati degni di schiacciare le teste dei nemici invisibili. Venite, famiglie tutte delle genti, veneriamo con i nostri canti la croce del Signore. Salve, croce, perfetta liberazione di Adamo caduto; in te si gloriano i nostri imperatori fedelissimi, poiché nella tua potenza sottomettono con forza il popolo d’Ismaele. Baciandoti ora con rispetto, noi cristiani glorifichiamo il Dio che su di te fu inchiodato, dicendo: O Signore su di essa crocifisso, abbi pietà di noi, come Buono e filantropo.

Il resto dell’ufficiatura e la conclusione.

Alla Liturgia.

Invece del trisagio cantiamo:

La tua croce, Sovrano, adoriamo e la tua santa risurrezione glorifichiamo.

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