Passa al contenuto principale

Momento: Mattutino

Mattutino del 10 Novembre- Memoria dei santi apostoli Olimpàs, Rodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto e del santo martire Oreste

10 Novembre

Memoria dei santi apostoli Olimpàs, Rodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto e del santo martire Oreste.

Al Mattutino

Dopo la consueta sticologia del salterio, recitiamo un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone degli apostoli. Acrostico: Inneggio con forza a voi, discepoli teofori. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

La tua destra vittoriosa, magnifica nella sua forza, si é glorificata, poiché per la tua potenza, Signore immortale, ha schiacciato i nemici aprendo agli israeliti una nuova via nelle profondità del mare. 

Discepoli del Dio per compassione incarnato, supplicatelo di conceder la remissione dei peccati ai fedeli, che festeggiano la vostra memoria, o beati.

Come specchi luminosi che riflettono l’effusione dello splendore divino, a ogni fedele trasmettete la benefica luce salvifica, beati apostoli, divini veggenti.

Attingendo alle fonti dello splendore, gli apostoli Olimpàs, Erodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto, che noi con fede diciamo beati, hanno fatto risplendere la luce sul mondo.

Theotokìon. Nel tuo grembo, Vergine, restaurasti la stirpe umana generando il Verbo del Padre, rivestito della nostra carne mortale per mostrarci la via dell’immortalità.

Canone del martire. Acrostico: Le tue imprese canterò, martire Oreste.

Ode 1. Tono 2. Venite, popoli.

Venendo senza sosta illuminato dallo splendore divino, o beatissimo, illumina a tua volta lo spirito di chi festeggia la tua luminosa memoria, allontanando la tenebra dei mali.

Infiammato dal divino amore per Cristo, illustre martire, riuscivi a incendiare la foresta degli idoli, così facile da bruciare.

Vittorioso martire Oreste, con la tua paziente fermezza svergognasti gli empi che ti costringevano a venerare idoli manufatti e senza vita.

Theotokìon. Ti supplico, Vergine, purissima dimora del nostro Dio: purifica con la tua divina intercessione il mio cuore macchiato da piaceri impuri.

Ode 3. Irmòs.

Tu solo conosci la debolezza della natura umana, essendo divenuto simile nella tua compassione: rivèstimi dunque con la forza dall’alto, perché a te canti: santo è il tempio spirituale della tua gloria immacolata, Signore amico degli uomini.

Recando il Verbo come lampada spirituale, obbedendo a Dio, percorreste tutto il creato per allontanare le tenebre e per grazia di Dio gli schiavi della notte dell’ignoranza divennero figli della luce.

Il suono delle vostre parole risuonava in tutto il mondo per la sua salvezza, secondo la profezia e la fama delle vostre opere rifulse brillantemente in tutto il mondo convertendo le anime, o apostoli del Signore, divini predicatori.

Lo Spirito Santo, dimorando nelle vostre anime, o apostoli sapienti, vi rese in tutto simili a Dio: percorrendo tutto il mondo distruggeste con la grazia divina i templi degli idoli per edificare la Chiesa di Dio.

Theotokìon. Il Figlio unigenito del Padre, generato in principio senza madre, nacque da te senza padre: sapendo questo confessiamo che tu sei Madre di Dio: concepisti senza passione restando ineffabilmente vergine, o Maria, sposa divina.

Del martire. Sulla pietra della fede.

Fortificato dalla potenza del Paràclito, comparisti davanti al giudice iniquo confondendolo per la forza delle tue parole, o beatissimo, dicendo: non c’è santo all’infuori di te, Signore.

La tua parola e la tua vita, illuminandosi a vicenda, guidarono una moltitudine alla luce della fede, inneggiando insieme, o martire dalle molte lotte: non c’è santo all’infuori di te, Signore.

L’orgoglio insensato dell’empio spezzasti con il tuo coraggio e la tua pazienza, illustre martire vittorioso, innalzandoti verso Dio, a lui acclamando: non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Theotokìon. Nel tuo grembo concepisti, Madre di Dio, il tuo Creatore e Signore dell’universo, generandolo ineffabilmente incarnato; perciò ti inneggiamo, o Sovrana, unica senza macchia.

Irmòs. Sulla pietra della fede mi hai stabilito, facendomi trionfare sui miei nemici e il mio spirito esulta di gioia cantando: non c’è santo come te, o Dio, non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Kathisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Erasto, Olimpàs, Terzo e Rodione, Sosipatro e Quarto, concordi veneriamo la vostra memoria dicendo: ministri del Verbo, araldi di Dio, con le vostre preghiere, liberate dall’eterna pena le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Chi potrà dire la moltitudine dei miei pensieri impuri, le sconvenienze che abbondano nel mio spirito e gli assalti contro di me dei nemici incorporei, le loro macchinazioni, chi potrà smascherare? Ma tu, Vergine pura, concedimi la liberazione da ogni male per le tue preghiere, o buona.

Stavrotheotokìon

Quando colei che negli ultimi ti generò, Cristo Verbo, nell’eternità generato dal Padre, ti vide crocifisso, gemendo diceva: Ahimè, figlio mio diletto, perchè ti lasci crocifiggere da uomini empi, tu che sei il Dio al quale gli angeli nei cieli inneggiano? O longanime Signore, gloria a te.

Ode 4. Irmòs.

Monte adombrato dalla grazia di Dio, Avvacùm ti ha riconosciuta nel suo sguardo preveggente; da te, ha predetto, uscirà il Santo di Israele per la nostra salvezza e la nostra restaurazione.

Sostegno di chi è senza sostegno, per i vostri insegnamenti ricevuti da Dio sbaragliaste del tutto le fortezze del nemico, provocando la loro distruzione, apostoli del divino Salvatore.

Predicaste a gran voce i portenti operati da Cristo, illuminando le miserie dei mortali, apostoli divini, ringraziando molto per la loro perfezione luminosa.

Con inni divini, fedeli, lodiamo e magnifichiamo Olimpàs e Rodione, che con l’apostolo Pietro hanno terminato bene la loro corsa al martirio, decapitati a Roma.

Theotokìon. Meraviglia superiore a tutte le meraviglie passate in te si compie, Vergine pura, poiché concepisti corporalmente il Dio filantropo, unito ai mortali senza confusione, sposa divina.

Del martire. Sei venuto dalla Vergine.

I torrenti delle torture non hanno sommerso la torre della tua anima, o beato martire, poiché era fondata sulla roccia dell’amore del Signore.

Non poté contrastare lo splendore delle tue parole il tiranno che camminava nella notte dell’ignoranza, perciò torturandoti ti rese figlio del giorno e della luce.

Gesù Cristo ti fortificò con la grazia divina, mentre eri tormentato da supplizi e subivi oltraggi, spietatamente torturato, o atleta illustrissimo.

Theotokìon. Avvacùm descrisse te, purissima, come monte ombroso da cui solo il Verbo filantropo, incarnato e fatto uomo discese per immensa compassione.

Ode 5. Irmòs.

Tu che con la luce del tuo avvento illuminasti i confini del mondo e li rischiarasti con la tua croce, Cristo, illumina con la luce della tua divina conoscenza i cuori di quanti in modo ortodosso ti inneggiano.

La Sapienza del Padre, che dona l’esistenza al mondo, vi inviò come medici in tutta l’ecumène per illuminare divinamente tutti gli uomini con la sapienza dello Spirito e l’annunzio della verità.

Dopo aver gettato l’amo dell’annunzio, per grazia di Dio avete tratto dall’abisso dell’ignoranza più muta dei pesci, i mortali guidandoli con la fede al Signore, o apostoli.

Celebriamo i difensori della Chiesa dei fedeli, gli apostoli di Cristo Olimpàs e Rodione, Terzo, Sosipatro, Erasto e Quarto.

Theotokìon. Concepisti il Verbo mediante un verbo, Vergine castissima, Madre di Dio Sovrana e lo generasti ineffabilmente umanato; perciò secondo le tue ispirate parole ti diciamo beata per tutti i secoli.

Del martire. Tu che illumini.

Bastonato su tutto il corpo, rivelasti come un diamante la più ferma risolutezza e con fede, glorioso Oreste, cantavi: Altro Dio all’infuori di te non conosco.

Distruggendo gli idoli dei pagani con le tue sante preghiere al Creatore, sopportavi i più crudeli tormenti e il taglio della tua carne.

Trinitario. Venerando un unico principio e un’unica essenza trisipostatica, predicando un’unica signoria della Trinità sovradivina e increata, distruggesti i falsi dèi e abbattesti i templi degli idoli.

Theotokìon. Divenisti, o Vergine, la Madre del sole nascente, concepito senza tramonto dalla natura umana reietta per illuminare gli uomini e strapparli tutti dalla cupa notte del peccato.

Ode 6. Irmòs.

Il fondo dell’abisso ci circonda e non abbiamo nessuno a liberarci, siamo tenuti come pecore da macello. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, poiché tu sei la forza dei deboli e li risollevi. 

Rotolando nella polvere, beati discepoli del Verbo, simili a Dio, vi rivelaste pietre preziose, facendo rotolare verso la fede quanti un tempo nel loro errore sacrificavano a pietre inanimate.

Predicando in tre ipòstasi l’indivisa Monade inconfusa, dalla terra toglieste l’errore politeista, apostoli infallibili di Cristo, guidando a lui gli erranti.

Per la sapienza e luminosità della loro mente gli apostoli persuasero quanti erano sviati e sragionavano a servire l’unico Re e Dio, illuminando tutto il creato con la luce divina.

Theotokìon. Apparisti secondo cielo più eccelso del primo, o Sovrana nostra, perciò glorifichiamo te, che hai fatto sorgere su noi il Sole di giustizia, dissolvendo la tenebra profonda, l’oscura notte dell’ignoranza.

Del martire. Circondato dall’abisso.

Con l’aspersione del tuo venerabilissimo sangue cessarono le maledette libagioni follemente offerte ai demòni, o valoroso atleta di Cristo.

Trovando in te la medicina delle nostre anime e dei corpi, siamo liberati dall’afflizione di prove e passioni per le tue preghiere a Dio gradite.

Disfacendoti del corpo, ricevesti la veste tinta dalla grazia superna e spogliasti il nemico, o beatissimo.

Theotokìon. Fammi degno della compassione divina, perchè sono prigioniero della malizia e della spietatezza e schiavo dei piaceri, santissima Vergine, Madre di Dio.

Irmòs. Circondato dall’abisso dei peccati, invoco l’abisso incommensurabile della tua compassione: dalla corruzione strappami, o Dio.

Kontàkion degli apostoli.

Tono 1. Stupisca il coro angelico.

Avete predicato la fede nell’augusta Trinità, o sapienti, togliendo di mezzo l’inganno politeista degli idoli con i vostri venerabili insegnamenti: avete così trovato la ricompensa eterna delle vostre fatiche, ricevendo nei cieli le corone, o apostoli.

Sinassario.

Il 10 di questo mese memoria dei santi apostoli del gruppo dei settanta: Olimpàs, Rodione, Sosipatro, Terzo, Erasto e Quarto.

Stichi. Con un inno di gloria la mia parola incorona sei discepoli del Verbo che, con le loro parole liberarono le nazioni da un culto irrazionale. Il dieci trovarono la felicità eterna.

Lo stesso giorno memoria di sant’Oreste martire.

Stichi. Oreste, per la tua prestazione atletica ricevesti la ricompensa procurandoti la gloria.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Teostiricto dei Simboli e del nostro beato padre Nonno, vescovo e catechista di santa Pelaghìa.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre il vescovo Martino.

Stichi. Lasciando questa vita e il suo breve cammino, san Martino percorse il cammino che porta al cielo.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Milo, vescovo e dei suoi due discepoli.

Stichi. Un triplo crimine provoca il sacrificio di Milo, che sotto la roccia protegge i suoi due discepoli.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Calliopio, Niro e Orione.

Stichi. Chinando il collo sotto la spada, Calliopio contempla la gloria senza tramonto del Dio amico degli uomini. La lama mozza il capo di Niro, rendendolo preziosa reliquia. Orione, sepolto vivo nella terra, sorpassa la luce della costellazione omonima.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Degli apostoli. Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli, riconosciamo in te, Madre di Dio, la fornace spirituale e l’Altissimo come salvò i tre fanciulli, così rinnovò nel tuo grembo tutto il mondo il Signore Dio dei nostri padri, degno di lode e di gloria. 

Il santo apostolo Paolo ti indica nei suoi scritti come sacro economo della Chiesa di Cristo in Gerusalemme; venerandoti con lui, o Erasto, cantiamo al Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria.

Messa alla prova la tua pazienza con pene, tormenti e persecuzioni, puoi gloriarti di portare le stigmate di Cristo, beato Erasto, cantando al Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria.

Fosti l’araldo della nuova legge, o Quarto, strappando gli erranti alla loro antica deviazione, guidandoli al rinnovamento della loro vita, inneggiando al Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria.

Theotokìon. Al Verbo coeterno al Padre donasti un corpo generandolo incarnato, o Vergine, quando apparve uomo ai mortali per salvarli, il Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria.

Del martire. Disprezzando il simulacro aureo.

Con i flutti del tuo sangue, martire mirabile, spegnesti la fiamma degli atei e con la pioggia dei tuoi miracoli, rinfranchi le anime consumate dalle passioni e i fedeli cantano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Abisso di prodigi e fiume di guarigioni, fonte zampillante per tutti salute, allontanamento d’ogni afflizione è divenuta l’urna delle tue reliquie, o martire vittorioso: venerandola, noi fedeli, ti diciamo beato.

Distaccato dalle passioni del corpo, santo martire, dopo tutte le torture fosti legato a un animale e crudelmente trascinato: allora ti congedasti dalla carne per unirti a Dio in perfetta purezza.

Theotokìon. Ricevette da te, Vergine pura, la natura umana e ineffabilmente si fece carne volendo salvare l’umanità il Dio per natura al quale diciamo cantando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace, come in un crogiuolo, splendettero i fanciulli di Israele per il bagliore della loro pietà più pura dell’oro fino, cantando: Benedite opere tutte il Signore, a lui la lode e le gloria nei secoli.

Le indistruttibili torri della Chiesa di Cristo sbaragliarono i baluardi dell’iniquità e come pietre edificarono tutti i fedeli sulla roccia su cui è fondata la Chiesa di Cristo, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Come nuovi legislatori, o beatissimi, avete inciso la legge dello Spirito nei cuori dei fedeli; illuminati da essa inneggiano: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Il giorno in cui fu ucciso l’apostolo Pietro, anche tu lasciavi magnificamente questa vita sotto la spada per ordine dell’empio imperatore Nerone, con Rodione, o beato Olimpàs, raggiungendo con lui i cori celesti.

Theotokìon. L’urna contenente la manna ti prefigura, o Vergine, poichè nel tuo grembo portasti Cristo e generasti nella carne la nostra dolcezza, che libera dall’amarezza del peccato quanti ti esaltano per tutti i secoli.

Del martire. Il Dio disceso.

Preferendo la vita eterna a quella effimera non risparmiasti sapientemente la peritura carne mortale, beatissimo Oreste, perciò sopportavi con coraggio i tormenti.

Come lupo famelico il persecutore straziava di colpi il tuo corpo come agnello di Cristo, rendendoti sacrificio a Dio, vittima santa a lui gradita, degno della mensa del Sovrano eccelso.

Divenuto carro del Verbo, o beatissimo, lo avevi come passeggero; perciò, legato per iniqua sentenza ai cavalli, violentemente trascinato rendesti l’anima e con gioia giungesti alla meta celeste.

Theotokìon. I divini profeti annunziarono con sacre voci che per prodigioso concepimento saresti divenuta Madre di colui che domina tutto il creato; perciò ti cantiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Il Dio sceso nella fornace di fuoco mutando per i fanciulli ebrei la fiamma in rugiada, opere inneggiatelo come Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Come figura del tuo parto abbiamo il roveto ardente, che bruciava senza consumarsi; ti preghiamo di estinguere nelle nostre anime la fornace ardente delle tentazioni, perché, o Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Compiuta la stessa corsa e ricevuta dal Signore la stessa promessa, degni degli stessi doni dello Spirito, insieme avete ricevuto la stessa ricompensa, apostoli di Cristo, illuminatori delle nostre anime.

Come astri celesti illuminaste tutta la terra con divini prodigi, allontanando il buio profondo dell’ignoranza da quanti, un tempo raggirati dagli inganni del maligno, grazie a voi divennero figli del giorno.

Annientaste le schiere dei nemici, responsabili dell’antica perdizione di popoli e nazioni, guidando a Dio una folla di redenti per riunirli alla moltitudine degli angeli immateriali, o apostoli del Signore.

Nei cieli eccelsi sono saliti il sublime Olimpàs e Sosipatro, Terzo e Rodione, Erasto e Quarto, sempre implorando il Redentore per il mondo.

Theotokìon. Risparmia il tuo popolo, Signore, liberandoci da invasione, peccati, tentazioni, pene eterne, per le preghiere e la mediazione della Vergine purissima che ti concepì e dei tuoi divini apostoli.

Del martire. Il Verbo, Dio da Dio.

Sconfiggendo i tiranni dopo molti tormenti, transitasti a Dio con gioia ricevendo il premio per la vittoria come valoroso oplita e soldato valoroso, vero campione di Cristo, beatissimo martire Oreste.

Con gli angeli esulti in cielo e con loro con gioia canti, o beatissimo: Santo, santo, santo il Padre onnipotente, il Figlio consustanziale al Padre e il santo Spirito; Trinità santa, gloria a te.

Aggregato al coro dei santi, dei profeti, degli apostoli, dei gerarchi e dei martiri, con loro prega, Oreste, per quanti con affetto ti onorano, ricevendo il perdono dei peccati e la liberazione da ogni pericolo.

Theotokìon. Tu che superi i cherubini come Madre del Signore, pura Vergine, risana, ti prego, il mio povero cuore da dolorose passioni e salvami dalla fiamma eterna nel giorno del giudizio, nonostante meriti la dannazione.

Irmòs. Il Verbo, Dio da Dio, nella sua incomparabile sapienza venne dal cielo a rinnovare Adamo caduto per aver mangiato il frutto della perdizione; incarnato da Vergine santa per noi, o fedeli, con inni lo magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Rodione e Sosipatro, Olimpàs e Terzo, Erasto e Quarto, siano ora da noi splendidamente onorati, come è dovere, come apostoli e discepoli di Cristo che pregano per noi, che celebriamo la loro sacra memoria.

Theotokìon.

Maria, purissimo incensiere d’oro, realmente divenisti ricettacolo della Trinità incircoscrivibile: in te si compiacque il Padre, in te dimorò il Figlio e lo Spirito santissimo, o Vergine, adombrandoti ti rese Madre di Dio.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 9 Novembre- Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo

9 Novembre

Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo. Memoria anche del nostro padre tra i santi Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli.

Al Mattutino

Dopo la consueta sticologia si recitano un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone dei martiri. Acròstico: Beato, chi ti loda e in questo trova il suo profitto. Giuseppe

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Ti canto, Signore mio Dio, perché hai liberato il tuo popolo dalla servitù degli Egiziani, hai sommerso i carri del faraone e hai sprofondato le sue potenti armate.

Portatore di divino profitto per i fedeli che ti acclamano, o beato, il giorno della tua memoria é arrivato: noi ti preghiamo, ricordati di noi.

Nella fiducia che colmava, o beato, il tuo nobile cuore, non hai tenuto conto dell’ordine insensato, ma nella gioia hai combattuto.

Fortificato dalla potenza del cielo, Onesiforo, tu hai marciato verso i terribili castighi e hai vinto la guerra contro le forze del nemico.

Theotokìon. Hai messo termine alla tirannia della morte, Vergine non sposata, partorendo per il mondo la vita immortale, Cristo nostro redentore.

Canone della beata. Acròstico: Io canto con tutto il cuore la gloria di Matrona. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo un inno.

Tu che sei unita per sempre alle potenze dei cieli, divinizzata dalla tua comunione con Dio, salva con la tua intercessione i fedeli che ti venerano.

Tutta infiammata dall’amore divino, hai estinto con le piogge della temperanza questa fiamma funesta alle anime, il fuoco delle passioni.

Fosti per il tuo Sovrano vaso d’elezione, Matrona, perché con l’ascesi hai purificato il tuo cuore dalle passioni carnali.

Theotokìon. Vergine pura che hai partorito al mondo la salvezza divina, suo richiamo al paradiso, salva con la tua intercessione i fedeli che a te accorrono.

Dei martiri. Ode 3. Irmòs.

L’arco dei potenti si é fiaccato, i deboli hanno acquistato vigore ecco perché il mio cuore si é consolidato nel Signore.

Confessando nello stadio il Verbo uguale al Padre e allo Spirito, i martiri hanno valentemente resistito al diluvio dei tormenti.

I piedi solidamente stabiliti sulla roccia della confessione della fede, martire Onesiforo, non hai tremato sotto i colpi che ti infliggevano gli empi.

Con tutta la tua anima rapita da Cristo che amavi, beato martire, sotto i colpi fosti insensibile al dolore.

Theotokìon. Concedimi la salvezza, o purissima, che desti corpo in modo inesplicabile al Dio Verbo, che per volere divino fa girare il mondo.

Della beata. Tu sei saldezza.

Separando con la verga della fede il mare delle passioni, apristi alle anime che cercano Dio la retta via.

Possedevi dei santi monaci la vita irreprensibile e la purezza esemplare, o venerabile gemma delle monache.

La mortificazione delle funeste voluttà, gloriosa Matrona, rivestisti e per la tua santa vita spogliasti il nemico.

Theotokìon. Nel tuo grembo il Creatore si unì alla carne, Vergine pura, restando ciò che era, per colmare tutti gli uomini dei suoi beni.

Irmòs. Tu sei saldezza di quanti a te accorrono; tu sei luce degli ottenebrati e a te inneggia il mio spirito.

Kathisma. Tono 1. I soldati a guardia.

Infiammati come foste dal fuoco dell’amore divino, non bruciaste a contatto col fuoco materiale, o beati, ma consumaste l’errore e, quando vi trascinarono senza pietà, vittoriosi atleti, avete trovato la gloria eterna raggiungendo la vetta dei cieli.

Gloria. Della beata.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Con virile coraggio ignorando le trappole del nemico, gioiosamente correvi alla vita vera nello spirito; compiuta senza deviazioni la tua corsa, ricevesti da Cristo la grazia dello Spirito, perciò spandi fiumi di guarigioni sui fedeli che glorificano con affetto la tua memoria, illustrissimo vanto delle monache, venerabile Matrona: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Come un tempo l’obolo della vedova ti offro, o Vergine, la lode dovuta e il ringraziamento per i tuoi benefici, poiché tu sei mio soccorso e protezione, sempre mi liberi da tentazioni e da ogni avversità; come da dentro la fornace di fuoco mi salvi dai miei oppressori e con tutto il cuore a te grido: Madre di Dio, vieni in mio aiuto e prega Cristo Dio di donarmi la remissione delle colpe, poiché sei tu la speranza del tuo indegno servo.

Stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’Agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo alzava grida: esulta il mondo perchè riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: muoviti a compassione di noi, Vergine e dona la remissione delle colpe a quanti venerano con fede i suoi patimenti.

Dei martiri. Ode 4. Irmòs.

Salisti sulla croce per amore della tua immagine, Salvatore; le nazioni pagane scomparvero davanti a te, Amico degli uomini, poiché tu sei la mia forza e il mio canto.

Dalla luce che i tuoi dolori fecero risplendere, il martire Onesiforo con il divino Porfirio, furono trascinati con tutto il cuore a unirsi alle tue sofferenze per la fede.

I soldati di Cristo, con animo gioioso e fervente, furono spinti dai tiranni che sui carboni ardenti li stesero entrambi.

Vittoriosi atleti, in puro sacrificio, in perfetta oblazione, con gioia foste immolati al Re del mondo; per questo vi proclamiamo beati.

Le parole ingannevoli che ti rivolsero non riuscirono a perderti, beato Porfirio, che così sapientemente avevi consacrato il tuo essere al Signore.

Theotokìon. Vergine purissima, partoristi il Verbo Dio, quando, per compassione volle somigliare agli uomini incarnandosi.

Della beata. Ho udito, Signore.

Con la pioggia delle tue lacrime, o beata, irrigasti il tuo cuore e per grazia divina hai fatto rendere al centuplo la spiga delle virtù.

Avendo stabilito su Cristo le fondamenta del tuo spirito, ammirabile madre, sei rimasta irremovibile sotto i colpi dei funesti demoni.

Lasciando per la tua forza d’animo il tuo sposo e le preoccupazioni della vita, preferisti il giogo di Cristo e seguisti le orme del Signore.

Theotokìon. Dio si annientò nel tuo grembo, pura Vergine, senza lasciare i cieli: l’incommensurabile si lasciò misurare per cancellare i miei immensi peccati.

Dei martiri. Ode 5. Irmòs.

Signore, sei venuto come la luce in questo mondo, luce santa che sottrae alla cupa ignoranza quanti con fede a te inneggiano.

Le indistruttibili torri della chiesa di Cristo, nella forza dello Spirito, resistettero alle leve dei tormenti.

Stritolaste i simulacri degli idoli insanguinati e vi rivelaste, o martiri, icone di valore e di fede.

Rivestiste divinamente l’uniforme di veri soldati respingendo i tiranni effimeri e con gioia lottaste per la fede.

Theotokìon. Nei limiti della tua carne, o Vergine, dimorò l’infinito rendendoti più vasta dei cieli; per questo ti diciamo beata.

Della beata. Vegliando a te gridiamo.

Svergognasti il perfido nemico, o Matrona, rivestendo l’abito santo e angelico.

In cambio dei beni effimeri, ricevesti quelli eterni e lasciasti tuo marito per lo Sposo immortale, che illumina le nostre anime.

Offrendo al Signore la preghiera della veglia notturna, addormentasti, Matrona, le voluttà corporali.

Theotokìon. Tu che partoristi il Re dei vivi e dei morti, Vergine purissima, mortifica le mie passioni carnali.

Dei martiri. Ode 6. Irmòs.

Sono sprofondato nel fondo dell’oceano e sono stato inghiottito dalla marea dei miei numerosi peccati, ma tu, o Dio misericordioso, strappa dalla fossa la mia vita.

Onesiforo, santo martire, sopportando le pene dei tormenti, terminasti la corsa del martirio e, divenuto vincitore, ricevesti la ricompensa dei cieli.

Uniti uno all’altro dai legami della fede, come valenti atleti, sopportaste d’esser legati e straziati, entrambi, fino alla distruzione del vostro corpo, per unirvi al Signore.

Legati ai cavalli e violentemente straziati secondo la crudele decisione di colui che li giudicò, i martiri illustri del Signore furono degni di giungere al compimento divino.

Theotokìon. Al di fuori delle leggi di natura concepisti, o Vergine, il Legislatore ricreando la nostra natura corrotta: supplicalo dunque di salvare me che sono schiacciato dai miei peccati.

Della beata. Effondo la mia supplica.

Capinera dal bel piumaggio che fai echeggiare nel bosco dell’ascesi il tuo piacevole cinguettio, trascinasti come uccelletti spirituali sante donne nel tuo volo per sfuggire, Matrona, nello spirito alle reti dell’ostile uccellatore.

Avendo dominato la carne e domato le passioni per amore della sapienza e ornando la tua anima di splendidi ornamenti, rivelasti il fascino della tua bellezza, venerabile Matrona, sapiente in Dio.

Sulla terra desiderasti la vita degli angeli, nell’incessante lode di colui che si incarnò dalla Vergine santa per supremo amore verso di noi e fortificò la natura delle donne contro gli inganni del nemico.

Theotokìon. La natura umana fu asservita al peccato, ma tu, Madre di Dio, la salvasti dalla servitù funesta partorendo il Re dell’universo, che ci rivelò, Vergine purissima, gli ingressi alla vita.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui annunzio le mie tribolazioni, poiché la mia anima è colma di mali e la mia vita si è avvicinata agli inferi e come Giona grido: dalla corruzione riconducimi, Signore.

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose dell’alto.

La coppia dei martiri, lottando con grande forza, calpestò al suolo la boria del nemico, perché erano illuminati, i gloriosi, dalla grazia della Trinità increata: ed ora con gli angeli presso di lei senza sosta intercedono per tutti noi.

Della santa, stessa melodia.

Consumato il tuo corpo con i digiuni, presa dimora in mezzo a uomini, o Matrona, tutta dedita alla preghiera, hai divinamente servito il Sovrano, per il quale hai tutto abbandonato, portando santamente a termine la tua vita.

Ikos.

Apri la mia bocca, Cristo mio, affinché celebri e narri bellamente le lotte della tua santa, o filantropo: come essa, abbandonando tutto e presa solo dal desiderio di te, suo sposo, abbia considerato corruttibili tutte le cose della terra; e impressa in se stessa l’immagine della croce salvifica, abbia annientato l’arroganza dei demoni e li abbia sino in fondo distrutti, portando santamente a termine la sua vita.

Sinassario

9 Novembre, memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio.

Stichi. Onesiforo con il suo scudiero Porfirio, trascinati da cavalli, sconfissero l’avversario e, finalmente, nella loro corsa verso Dio, raggiunsero insieme la vetta dei cieli.

Lo stesso giorno, memoria della nostra venerabile Madre Matrona.

Stichi. Per la sua vita in questo mondo, l’illustre Matrona ha meritato nell’altro la corona immortale.

Lo stesso giorno memori della beata Teoctista di Lesvos.

Stichi. Davanti al suo Creatore la vergine Teoctista viene annoverata fra le spose di Dio.

Lo stesso giorno memoria delle sante donne Eustolia e Sopatra.

Stichi. Esulta davanti a Dio, magnifica e splendida negli ornamenti della tua anima, Eustolia. Presso il trono del Padre esulata Sopatra, nell’estasi divina.

Lo stesso giorno memoria di del santo martire Antonio.

Stichi. Gli adoratori del legno uccidono Antonio che venera il divino legno della croce.

Lo stesso giorno i santi Cristoforo e Maura perirono di spada.

Stichi. Per il tuo coraggio l’errore venne messo a morte, o Maura e la spada ha fatto volare al cielo Cristoforo.

Lo stesso giorno si addormentò in pace il nostro beato padre Giovanni il Nano.

Stichi. Poca terra ricopre Giovanni il Nano, che fu grande non per il corpo, ma per le opere.

Lo stesso giorno si addormentò in pace il beato Elladio.

Stichi. Anche lasciando questa vita,tu rimani modello di virtù in vita, o Elladio.

I nostri beati padri teofori Eutimio e Neofito, fondatori del venerabile monastero di Dochiarìu, si addormentarono in pace.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Nettario il taumaturgo, metropolita della Pentapoli e fondatore del monastero della santa Trinità nell’isola di Egina.

Per le loro sante intercessioni, o nostro Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amin.

Dei martiri. Ode 7. Irmòs.

A Babilonia un tempo i figli di Abramo calpestarono la fornace di fuoco, acclamando gioiosamente nei loro inni: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Rivelando i nobili sentimenti della tua anima, in presenza dei tiranni, martire Onesiforo, hai confessato il Dio incarnato.

Preferendo l’eterna e divina libertà, hai combattuto col tuo maestro come docile servo, beato Porfirio e ora esulti con lui nei cieli.

Avendo estinto coi flutti del vostro sangue, beati, l’alta fiamma dell’ateismo, avete acclamato: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Per essere degni, santi martiri, dell’immortale gloria dei beati, vi siete sottomessi alla morte beata, astri risplendenti del Sole senza tramonto.

Theotokìon. Dalle tue viscere, Vergine pura, partoristi il Verbo incarnato che volle divinizzare gli uomini che a lui cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Della beata. I fanciulli degli ebrei.

Colomba bellissima, serbasti la castità per Dio, divenendo sterile di passioni, ma arricchendoti di numerosi figli, da salvati, o beata.

Venerabile Matrona, lasciando, per la tua fede in Dio, il mondo con tutto ciò che contiene, ricevesti l’eredità sovrannaturale, come autentico vanto delle monache.

Theotokìon. Facendo cessare la maledizione di Eva, hai concepito in modo inesprimibile e messo al mondo il Dio dell’universo, o Vergine che hai ineffabilmente partorito la salvezza degli uomini.

Dei martiri. Ode 8. Irmòs.

Cristo nostro Dio, inchiodato sulla croce, ne fece per noi uno strumento di salvezza: fanciulli, esaltatelo nei secoli.

Consegnate le vostre membra alla tortura, avete straziato il cuore insensato del nemico, senza che il vostro spirito venisse distrutto, celebri portatori di corone.

Col vostro sangue, o martiri, fu estinto il fuoco dell’ignoranza, ma il cuore e l’anima dei fedeli, irrigati da esso, hanno germogliato la conoscenza di Dio.

Avete varcato, guidati da Cristo, la marea dei terribili castighi per approdare, nell’immortalità, al divino porto del regno dei cieli.

Come braci accese al fuoco del Paràclito, i martiri hanno consumato l’errore del nemico effondendo per il mondo la loro luce.

Theotokìon. O Vergine, come rosa scelta trovata nella valle di questa vita, il Verbo di Dio si è acceso per la tua bellezza e la sua incarnazione ha colmato la terra di profumo.

Della beata. Divenuti per tua grazia.

Avendo adornato la tua anima con la pietà, venerabile Matrona, conducesti a Cristo un coro di vergini che cantavano: opere tutte benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Per grazia divina, le piogge dei tuoi sforzi hanno seccato le acque torbide delle passioni e senza fine abbeverano i cuori dei fedeli che accorrono a te; per questo noi ti veneriamo nei secoli.

Avendo preso come armatura la temperanza, non fosti ferita dal pungiglione del piacere, benché vivessi tra gli uomini; e colui da cui Eva ricevette allora un colpo mortale, beata Matrona, lo hai straziato con lo spiedo della castità.

Theotokìon. Ecco, come in Spirito annunziato da Isaia, la Vergine concepì in grembo colui che libera dalle viscere dell’ade noi che cantiamo: Benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Irmòs. Divenuti per tua grazia vincitori del tiranno e della fiamma, i fanciulli attaccati con forza ai tuoi comandamenti acclamarono: opere tutte benedite il Signore, esaltatelo nei secoli.

Dei martiri. Ode 9. Irmòs.

Per la sua colpa e trasgressione Eva instaurò la maledizione; ma tu, Vergine Madre di Dio, per il mondo hai fatto fiorire con il frutto delle tue viscere la benedizione e noi tutti ti magnifichiamo. 

Fortificati dalla potenza del Cristo, i pilastri della fede, nobili diamanti, furono capaci di rovesciare con i loro corpi i nemici incorporei e si rallegrano ora nel cielo con tutti i martiri.

Per il Verbo, come un sacro carro, foste attaccati ai cavalli, divini martiri e con gioia avete ottenuto la vetta dei cieli e ricevuto la ricompensa dei vincitori; per questo vi diciamo beati.

L’illustre borgo di Pankeànon possiede ora i vostri corpi; siete i suoi divini protettori, le medicine che guariscono le infermità fisiche e spirituali dei fedeli che a voi accorrono.

Generosi e vittoriosi martiri Onesiforo e Porfirio, entrambi pregate la santa Trinità, che vi illumina, di concedere ai vostri cantori pace e la liberazione da ogni male.

Theotokìon. Portando tutta la mia umanità, uscendo dalle tue viscere, avanzò come sposo il Signore e tu hai nutrito con il tuo latte colui che nutre tutto il creato, Vergine purissima e benedetta.

Della beata. Ogni orecchio.

Divina colomba dalle ali dorate, gloriosa Matrona, per il bagliore delle tue virtù, leggera hai preso il volo; adesso riposi tra i giusti e i santi, nell’eterna letizia e nell’inesprimibile gioia.

Preferendo il sole sorto nel suo compassionevole amore da una donna, seguisti agevolmente la via bruciante e impervia dell’ascesi, nel quale consumasti i demòni e annientasti le passioni carnali.

La tua sacra memoria è sorta su noi più splendida del sole per rischiarare, venerabile madre, i nostri cuori e pensieri; per il credito che possiedi presso Cristo, ricordati di noi che oggi la celebriamo.

Theotokìon. Vergine che portasti fra le braccia colui che porta l’universo per effetto della sua volontà, mi salvi la tua mediazione dalla mano del nemico: con la tua luce illumina il mio cuore, allontana da me le passioni che mi assalgono impudentemente.

Irmòs. Ogni orecchio fu preso da stupore davanti all’ineffabile condiscendenza di Dio; l’Altissimo infatti volle scendere in un corpo e diventare uomo nel grembo vergine; pura Madre di Dio, noi fedeli ti magnifichiamo. 

Exapostilarion dei martiri. Udite, donne.

Onoriamo i martiri, il grande Onesiforo e il venerabile Porfirio, che rifulsero nella lotta e rischiararono il mondo con gli splendori del martirio: essi pregano per noi che celebriamo con fede la loro memoria.

Della santa. Tu che il cielo con le stelle.

Innalzato tutto il tuo intelletto oltre la relazione con le cose terrene, senza volgerti indietro, Matrona, percorresti la via dei precetti del Salvatore, o donna di mente divina: prega dunque per noi.

Theotokìon.

Con santissime voci i venerabili profeti annunziarono, o Vergine, che tu saresti stata Madre di Dio: conoscendoti dunque come tale, con fede e amore ti celebriamo, o Madre di Dio.

Allo stico, stichirá dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 9 Novembre (app)- Memoria dei mm. Onesiforo e Porfirio, della ns beata madre Matrona, della beata Teoctista di Lesbo e del nostro padre Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli

Appendice – 9 Novembre

Memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio e della nostra beata madre Matrona e della beata Teoctista di Lesbo. Memoria anche del nostro padre tra i santi Nettario di Egina, metropolita della Pentapoli.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 1. Cittadino del deserto.

Il figlio di Silivrìa e protettore di Egina, Nettario, il puro amico della virtù ultimamente apparso, veneriamo, o fedeli, come divino terapeuta di Cristo; egli fa scaturire molteplici guarigioni per quanti cantano con fede: Gloria a Cristo che ti ha glorificato; gloria a colui che per te ha compiuto prodigi; gloria a colui che per te guarisce tutti.

Un altro apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

Sei vissuto con santità, come gerarca sapiente, glorificando il Signore, con la tua vita virtuosa, o beato Nettario. Perciò glorificato dalla potenza del Paràclito, scacci i demoni e guarisci gli infermi che si accostano piamente alle tue divine reliquie.

E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio, fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Dopo la prima sticologia. Kathisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Splendente come il sole, sei sorto su noi negli ultimi tempi con la tua vita santa, beato Nettario e sollevasti tutti per glorificare e lodare Cristo Sovrano di tutti, che ti glorificò, padre glorioso, con la forza dei prodigi.

Gloria. Uguale.

Abbondanti guarigioni, ogni giorno, come divino dono, prodigiosamente zampillano dalla tua testa preziosa e con il profumo di mirra dello Spirito, misticamente rallegrano quanti piamente con ardente desiderio, accorrono al tuo monastero, o santo.

E ora. Theotokìon.

Il tuo puro corpo partorì il Sovrano di tutti e rimanesti dopo il parto vergine senza nessun mutamento, come eri. Perciò ti magnifichiamo e con la tua fervida intercessione speriamo di salvarci, o Fanciulla.

Dopo la seconda sticologia. Kathisma.

Tono 3. Attonito di fronte.

La purezza della tua vita e la rettitudine dei tuoi modi, o padre, è gradita offerta spirituale al Sovrano, che ti ha reso fonte di guarigioni per i fedeli che accorrono in Egina alle tue sante reliquie, che effondono a tutti i divini celesti profumi.

Gloria. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La grazia dei prodigi donata da Dio, sgorgando dalle tue reliquie, o sapientissimo, sorprende veramente la mente dei fedeli. Perciò le folle dei devoti e dei malati accorrono al tuo monastero lodando Cristo, che ti glorificò, o beato e ricevono sotto la tua protezione, o santo, le guarigioni.

E ora. Theotokìon.

Il Creatore di tutti secoli, entrato sovraspiritualmente tutto nel tuo grembo divino, non lasciando mai la dimora del Padre, uscì dal tuo grembo con la doppia natura, o pura: uomo perfetto e Dio perfetto e divinizzò la natura di Adamo e salvò tutto il mondo. Supplicalo, o Genitrice di Dio, di salvare le nostre anime.

Dopo il polyèleos. Kathisma.

Tono pl 4. Ineffabilmente concepita.

Profondo espositore dei dogmi ortodossi, dottore di divini insegnamenti, o beato, illumini divinamente la vita dei fedeli verso l’amore divino e una vita di salvezza. Perciò in Egina, con divina sapienza, edificasti, o beato, il tuo monastero per coltivare, teoforo Nettario, le anime di molte monache che venerano le tue sante reliquie, festeggiando la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come ricettacolo della manna e divina lampada luminosa, degnamente venne illuminato nella sua anima e nel suo intelletto come operatore di virtù, il divino Nettario. Perciò ti predicò, da vero ortodosso, Vergine e Madre di Cristo, o fanciulla lodatissima. E ora, ricevendo da tuo Figlio la luce, o purissima, con gli angeli glorifica la tua indescrivibile gloria.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

La mia bocca parlerà sapienza e la meditazione del mio cuore intelligenza.

Stico. I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

Ogni spirito e il vangelo secondo Matteo (24, 42-47):

Disse il Signore ai suoi discepoli: Vegliate dunque, perché non conoscete in quale giorno il vostro Signore viene. Questo invece sappiate: se il padrone di casa conoscesse in quale vigilia della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Per questo anche voi tenetevi pronti poiché nell’ora che non credete il Figlio dell’uomo viene. Chi è dunque quel servo fedele e prudente che il Signore ha posto a capo dei suoi domestici, per dar loro nel tempo il cibo? Beato quel servo se il Signore che viene lo troverà a fare così: in verità vi dico che lo costituirà sopra tutti i suoi beni.

Salmo 50. Gloria. Tono 2. Per le intercessioni del gerarca. E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2.

Oggi il teoforo Nettario, nuovo vanto della Chiesa, terminata la via delle virtù, ha compiuto l’ascesa al cielo e dimorando nella luce con i santi, si delizia apertamente dell’albero della vita, ricevendo le illuminazioni della magnifica gloria e per noi chiede l’esonero dai pericoli, la stabile pace e la grande misericordia.

Di seguito i canoni. Della Madre di Dio per 6 stichi e del santo per 8 stichi.

Canone della Madre di Dio. Acrostico: Di gioia spirituale rendimi degno, o Figlia. Di Gerasimo.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Un inno di vittoria canteremo tutti glorificando Dio, che ha fatto magnifici prodigi con il suo braccio e ha salvato Israele, poiché si è glorificato.

Tu che partoristi con la tua carne, l’abisso delle grazie, Cristo nostro Dio, dona alle mie labbra la grazia, o purissima, per poter cantare con devozione il tuo splendore.

Suolo non seminato, Vergine rimanesti partorendo senza seme il datore di vita, che ci vivificò dall’antica corruzione e si è glorificato.

Parole mistiche e oracoli dei profeti in te si compirono, purissima Vergine, che partorendo Cristo, compisti la Legge e le cose mai rivelate.

Divinamente inspirato, Isaia profeta parlò di te come una verga fiorita; perché tu, come fiore mistico, incomprensibilmente fioristi Cristo Dio.

Canone del santo. Acrostico: Lode al divino Nettario. Di Gerasimo.

Tono e Irmòs uguali.

Dissolvi con la luce e le intercessioni la tenebre del mio intelletto e dammi parole, o prodigioso Nettario, per lodare con gioia la tua divina memoria.

Negli ultimi tempi sorgesti come sole intramontabile con la luce delle tue opere e diffondesti la luce del Vangelo, o padre, in tutto il mondo.

Seguendo, o Nettario, i passi dei sommi sacerdoti di Cristo di un tempo, con la tua vita pura, ti sei rivestito, o santo, della stessa gloria.

Theotokìon. La natura incontenibile, Cristo creatore di tutti, che nel tuo grembo hai fatto dimorare senza seme, partoristi nella carne, senza mutamento e corruzione, purissima Vergine.

Secondo canone. Acrostico: Dacci il nettare della vita, padre. Di Gerasimo.

Tono 4. Aprirò la mia bocca.

I flutti della grazia dello Spirito ti inondarono per la tua vita pia, o beato Nettario; scaturisti il nettare della grazia e deliziasti le nostre menti con i tuoi doni divini.

Con lode di festa esultando la santa Chiesa ortodossa ti dedica una nuova festa, per la tua santità, svergognando i tuoi nemici.

Abbellendo con l’umiltà la tua vita dalla giovinezza, o beato amante della virtù, apparisti come sincero e mistico sapiente con la tua condotta divina, padre Nettario.

Theotokìon. Dalla Regina di tutti e dalla sempre Vergine, che hai lodato con le tue parole divine, ricevesti resistenza docile e sopportasti coraggiosamente, o santo, gli attacchi delle tentazioni.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Ode 3. Irmòs.

Si rafforzi il mio cuore nella tua volontà, o Cristo Dio, tu che sulle acque del cielo hai fondato la terra agendo sulle acque, o Onnipotente (2).

Dimora incontaminata del Verbo, santificazione della divina gloria, cielo spirituale, da cui sorse il sole che non tramonta, Madre di Dio, a te inneggio.

Le leggi della natura abolisti e partoristi, Madre di Dio, senza corruzione e senza dolore, il legislatore e Signore, che diede inizio, nello Spirito, alle nuove leggi di una nuova vita.

Ti rivelasti, Sovrana, pietra tagliata dal monte senza opera d’uomo, eccelso monte spirituale dalle alte cime, da dove si manifestò colui che tocca i monti e fumano, come dice il divino Davide.

Arca della santificazione, sacra propiziazione del compiacimento di Dio, profumato paradiso, a te inneggio con lodi divine, o Vergine e Sovrana.

Del santo. Stesso Irmòs.

Fosti istruito divinamente con l’amore divino dalla tua giovinezza, o padre, per seguire Cristo e da tutte le vanità sapientemente ti allontanasti.

Le parole della tua bocca, o padre, stillano la celeste dolcezza nei cuori ai fedeli che le accolgono e istruiscono le loro menti alle cose buone.

Ornamento nuovo dei gerarchi ti rivelasti, gerarca Nettario, rivestito di vera santità, o beato: per la purezza della tua vita ti celebriamo.

Theotokìon. Adornata dal fulgore della tua verginità, partoristi incomprensibilmente dalla tua carne Dio, o purissima e sciogliesti con il tuo parto il peccato di Eva.

Secondo canone. Come sorgente viva.

Sapientemente imitasti lo stile dei santi e le opere pure, santificando il tuo spirito, in tutta santità, beato Nettario e purificasti il cuore.

Col flusso dell’acqua divina allontanasti la malattia degli alberi e delle piante, Nettario e procurasti la ricchezza della grazia divina agli eginesi, reso prodigioso dal divino Spirito.

Desiderando la vita quieta, edificasti un venerabile monastero in Egina, rivelandoti in esso modello di virtù pratiche per le monache, beato Nettario.

Theotokìon. Come Madre del Dio amico degli uomini, abbi pietà di me, o Fanciulla: ti supplico di guarirmi dal fuoco ardente della mia anima con la rugiada della tua grazia affinché, da te salvato, ti esalti.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina memoria falli degni di corone di gloria.

Kathisma. Tono pl. 1. Cantiamo al Verbo.

Apristi la via della virtù divinamente volgendoti alla vita celeste e rivelandoti compagno dei santi, beato Nettario: con loro prega sempre Cristo onnipotente di donare scioglimento delle colpe e salvezza spirituale a chi festeggia la tua memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

La pregiatissima arca e ricettacolo di Dio, la sempre Vergine fanciulla e pura Madre di Dio che ci salvò dall’antica maledizione, cantiamo ed esaltiamo, fedeli, perché partorendo senza nozze il divino Verbo, salvò le nostre anime.

Ode 4. Irmòs.

Prevedendo in Spirito, il profeta Avvacùm, predicò l’incarnazione del Verbo: Quando si avvicineranno i tempi sarai riconosciuto, quando sarà il tempo ti mostrerai, Gloria alla tua potenza, Signore (2).

Cristo Verbo di Dio, che sempre dimora nel seno del Padre, scelse spiritualmente il tuo puro grembo come trono e nel tuo seno si unì tutto intero a me, perciò degnamente di inneggiamo.

Vergine purissima, tu sei la porta rilucente nelle aurore verginali, che vide Ezechiele e da cui passò il Creatore di tutto lasciandola chiusa, o pura, dopo il tuo parto

Come il monte di Dio Sion ti contemplarono giardino sempre verde, letto coperto di porpora; ti chiamarono, secondo la legge, scala alta e realizzasti l’immagine dei simboli, dando corpo al Creatore.

Partoristi senza seme la luce del Padre, che sul monte Sinai parlò nel fuoco e nella nube; nelle tue braccia tieni come bambino, senza bruciarti come il roveto, il Salvatore di tutto il creato.

Del santo. Stesso Irmòs.

Trascorsa la tua vita sulla terra con santità, apparisti in cielo sotto la stessa tenda coi santi, mentre l’urna delle tue reliquie zampilla santità e salvezza per i malati e gli afflitti, o gerarca.

Il tuo beato e puro sacerdozio, o sapientissimo, fu gradito presso Cristo, Creatore di tutti e portasti a lui come sacrificio puro, la tua vita senza macchia. Perciò degnamente ti ha glorificato.

Malattie varie e passioni demoniache la tua santissima testa guarisce prodigiosamente, perché in essa dimora la grazia divina, agendo in molti modi e secondo la fede di ciascuno.

Theotokìon. Dal tuo grembo nacque l’Immateriale che ha preso la nostra immagine; Dio rimase ciò che era e riplasmando Adamo dall’antica maledizione, rese figli di Dio quanti con fede glorificano te come Theotòkos.

Secondo canone. Colui che siede.

L’urna delle tue reliquie effonde l’aroma dello Spirito e il profumo della vita eterna, beato padre Nettario, allietando quanti presso di essa si rifugiano.

Mortificando i desideri del tuo corpo con forte preghiera e continenza, beato Nettario, desti ali alle potenze dell’anima con il divino eros verso gli splendori dello Spirito.

Seguisti con zelo, con la tua severa condotta, il divino pastore di Egina Dionigi, col quale partecipando alla gloria superna, o santo, prega di salvare sempre quest’isola.

Theotokìon. Generando con un corpo l’incorporeo Signore, apparisti piena di grazia; perciò tutti inneggiamo alla tua gloria, Vergine più santa delle potenze incorporee.

Katavasìa. Contemplando l’imperscrutabile divina volontà della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm, acclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Ode 5. Irmòs.

Dacci la tua pace, Figlio di Dio, perché altro Dio all’infuori di te non conosciamo, il tuo nome proclamiamo, tu sei infatti Dio dei vivi e dei morti (2).

Stupisci con la tua nascita il coro degli angeli e con il tuo parto salvi la natura umana perché senza corruzione partoristi Cristo, che unì quello che era disgiunto, Vergine Santissima.

Guarisci, purissima, l’anima mia, avvelenata dal grande peccato e con la tua grazia guidami alla luce della vita virtuosa, o Fanciulla.

Trovandoti tra i rovi come giglio dal soave odore, il Verbo in te dimorò; dal tuo grembo ricevette la carne colui che prima dei secoli ti prescelse, o pura.

Una veste tremenda fu tessuta dal tuo sangue da colui che dal nulla creò tutto: colui che prima dei secoli ti prescelse, da te s’incarnò, fanciulla purissima.

Del santo. Stesso Irmòs.

Con la sapienza dello Spirito e il Verbo della vita, guidi i cuori dei fedeli alla vita virtuosa come sapiente gerarca del Vangelo, o Nettario.

Indossasti la veste sacerdotale, o sapiente e come divinissimo gerarca e amministratore di divini misteri, la ornasti con le tue opere virtuose.

Saggiamente distinguendoti per intelligenza e quiete, riunisti in Dio vergini beate, guidandole a Cristo con le tue parole e opere, verso una vita santa.

Theotokìon. Con lo splendore della tua luce, Vergine purissima, illumina la mia anima insozzata per le brutture delle passioni e confermami nel timore di Dio.

Secondo canone. Stupisce l’universo.

L’urna delle tue reliquie per la potenza del Paràclito sempre zampilla generose guarigioni, padre Nettario e allontana di continuo spiriti impuri da quanti chiedono la tua grazia.

Concedendo guarigione e liberazione a malati e sofferenti che a te accorrono, fai cessare malattie croniche e spegni le infiammazioni con la rugiada della tua grazia, o padre.

Degno dei padri di un tempo ti rivelasti imitandone la condotta, il divino zelo e le altre virtù, con vera umiltà e distinguendoti per modi sinceri.

Theotokìon. Ornamento di purezza, Vergine castissima, divino vasetto animato di profumi, scrigno della mirra della vita in te versato, aroma di virtù, trasforma la mia anima con una vita di purezza.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Ode 6. Irmòs.

Imitando il profeta Giona acclamo; libera la mia vita dalla corruzione, beato e salva me che grido, Salvatore del mondo, Gloria a te (2).

Colui che prima dei secoli come Figlio dal Padre rifulse e, negli ultimi tempi, arrivò dal tuo grembo, divinizzò, Madre di Dio purissima, la natura umana.

Santissima sposa del Padre, Madre incorrotta del Figlio, ti rivelasti veramente, beata tra le donne, purificata dallo Spirito, Vergine purissima.

Tesoro ineffabile di misteri divini e doni celesti, arca dorata ti rivelasti manifestamente, partorendo Cristo, o purissima.

Ti rivelasti laboratorio terribile e luminoso, incontaminato talamo dell’incarnazione di Dio, che prese la nostra carne dal tuo casto grembo, o pura.

Del santo. Stesso Irmòs.

Come nuova stella, negli ultimi tempi, misticamente illuminasti i cuori dei fedeli e accendesti in loro, padre Nettario, il divino desiderio.

Sapientemente vivevi sulla terra persino in giorni infausti, come il sapiente Paolo, con ispirazione divina, Nettario e dal Signore fosti splendidamente glorificato.

Avendo sorretto con sicurezza, nel timore di Dio, il tuo santo monastero, l’hai fatto diventare un porto aperto per la salvezza delle anime, o Nettario.

Theotokìon. Tu che partoristi nel corpo il Creatore di tutti e dissolvesti la maledizione antica, Vergine purissima, salvami dalle tenebre delle mie passioni.

Secondo canone. Celebrando questa divina.

Accogliendo nel tuo cuore il divino nettare della grazia, beato Nettario, portasti alla Chiesa la dolcezza celeste.

Divinamente chiamato fra i gerarchi e fra i maestri, padre Nettario, divinamente sapiente, davvero ti rivelasti adorno di pensieri virtuosi.

Come rosa profumata di divino aroma dello Spirito, la tua testa ci allieta, padre Nettario e interrompe il fetore di passioni e afflizioni.

Theotokìon. Rafforzami contro l’antico nemico che sempre architetta agguati e inganni, affinché scopra le sue minacce, o purissima.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi, che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion. Tono pl. 4.

A te invincibile. Di Gerasimo.

La stella dell’ortodossia recentemente rifulsa, il nuovo protettore della Chiesa, cantiamo di cuore con gioia; glorificato, infatti per l’energia dello Spirito, fa scaturire illimitata la grazia delle guarigioni per quanti gridano: Salve, padre Nettario.

Ikos.

Un uomo dalla mente celeste eri tu quando ancora vivevi sulla terra, o Nettario, gerarca di Cristo: sei vissuto devotamente e santamente e in tutto fosti impeccabile, giusto e ispirato da Dio: perciò da noi ascolti queste cose:

Salve, tu per cui esultano i fedeli; salve, tu per cui sbalordiscono i nemici.

Salve, tu che sei simile ai santi padri; salve, divino maestro degli ortodossi.

Salve, santissima dimora dell’energia divina; salve, libro della nuova vita scritto da Dio.

Salve, tu che perfettamente imitasti i santi; salve, tu che sapientemente fuggisti le cose materiali.

Salve, trofeo fulgido della fede; salve, strumento dignitoso della grazia.

Salve, tu per cui esulta la Chiesa; salve, tu per cui gioisce l’isola di Egina.

Salve, padre Nettario.

Sinassario.

Il 9 di questo mese memoria del nostro padre tra i santi Nettario, metropolita della Pentàpoli d’Egitto, taumaturgo e fondatore del sacro monastero femminile della Santa Trinità in Egina, addormentato piamente nel 1920.

Stichi. Bevendo il nettare della vita, Nettario, fai sgorgare un torrente di guarigioni.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Onesiforo e Porfirio.

Stichi. Onesiforo con il suo scudiero Porfirio, trascinati da cavalli, sconfissero l’avversario e, finalmente, nella loro corsa verso Dio, raggiunsero insieme la vetta dei cieli.

Lo stesso giorno, memoria della nostra venerabile madre Matrona.

Stichi. Per la sua vita in questo mondo, l’illustre Matrona fu degna nell’altro la corona immortale.

Lo stesso giorno memoria della beata Teoctista di Lesvos.

Stichi. Presso il suo Creatore la vergine Teoctista viene annoverata fra le spose di Dio.

Lo stesso giorno memoria delle sante donne Eustolia e Sopatra.

Stichi. Esulta davanti a Dio, magnifica e splendida negli ornamenti della tua anima, Eustolia. Presso il trono del Padre esulta Sopatra, nell’estasi divina.

Lo stesso giorno memoria di sant’Antonio martire.

Stichi. Gli adoratori del legno uccisero Antonio, che venera il divino legno della croce.

Lo stesso giorno i santi Cristoforo e Maura perirono di spada.

Stichi. Per il tuo coraggio l’errore venne ucciso, o Maura e la spada fece volare al cielo Cristoforo.

Lo stesso giorno si addormentò in pace il nostro beato padre Giovanni il Nano.

Stichi. Poca terra ricopre Giovanni il Nano, che fu grande non per il corpo, ma per le opere.

Lo stesso giorno si addormentò in pace il beato Elladio.

Stichi. Anche lasciando questa vita, tu rimani modello di virtù in vita, o Elladio.

I nostri beati padri teofori Eutimio e Neofito, fondatori del venerabile monastero di Dochiarìu, si addormentarono in pace.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I tuoi servi nella fornace, Salvatore, non furono toccati, né disturbati dalle fiamme e tutti i tre a una sola voce inneggiavano e benedicevano: Benedetto tu sei, Dio dei nostri padri (2).

Ornata di divini vesti intessute d’oro, come regina di tutte le virtù soprannaturali, riposi alla destra di tuo Figlio e Creatore, rifulgendo ineffabilmente con la tua bellezza verginale, Vergine Madre di Dio.

Dio e Creatore di tutto, volendo per la sua misericordia divinizzare l’uomo decaduto, da te veste la carne di Adamo e ti proclama, purissima, protettrice di tutto il mondo.

Ho sporcato tutta la bellezza della mia anima, ma tu, Vergine, che sei vissuta irreprensibilmente, dammi la conversione e l’assoluzione dei peccati per poter servire con sincerità Cristo Dio.

Tu che sei davvero superiore a tutti come Madre incorrotta del Creatore di tutto, rendi il mio intelletto estraneo a ogni corruzione e illuminami con la luce del tuo splendore, purissima Madre di Dio.

Del santo. Stesso Irmòs.

Rettamente, o padre, hai servito Cristo, Re di tutti e con cuore puro hai ricevuto l’illuminazione del Paràclito, acclamando con la tua anima santa: Benedetto il Dio dei nostri padri.

Sorgendo nel nostro spirito sfolgorante come sole, negli ultimi tempi illumini la nostra mente con la luce delle tue opere, o san Nettario, vanto dei gerarchi.

Come un altro ospedale miracoloso, padre Nettario, le tue reliquie rafforzano sempre l’anima e il corpo dei fedeli, che accorrono con molta devozione al tuo puro monastero.

Theotokìon. Come Madre di Dio Salvatore, Vergine purissima, guarda con occhi compassionevoli le ferite della mia misera anima e salvami dalla violenta e malvagia abitudine alle devastanti passioni.

Secondo canone. I fanciulli di senno divino.

Cristo, che tu glorificasti, padre, glorificandoti, ti rivelò fonte di guarigioni; perciò quanti soffrono per svariate passioni, si rifugiano presso l’urna delle tue reliquie e trovano salute.

I sacri sistemi dei tuoi insegnamenti sempre allietano le anime dei pii: mosso infatti dal Santo Spirito, sapientemente scrivesti il verbo della carità e i consigli della vita, o padre.

Mitissimo, umile ed equilibrato fosti colmato della luce sovraspirituale, o padre: perciò hai aspirato ai carismi superiori con una condotta a Dio gradita, o beato chiamato da Dio.

Theotokìon. Dando corpo a Dio sovraessenziale, incarnato dal tuo sangue senza mutamento, né confusione, ti rivelasti ponte salvifico che conduce ai beni celesti quanti con fede gridano: Salve, piena di grazia.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore in luogo del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, o Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Colui che gli angeli e tutte gli eserciti celesti temono, come Creatore e Signore, inneggiate sacerdoti, glorificate fanciulli, benedite popoli e sovresaltatelo per tutti i secoli (2).

Colui che non ha principio nasce nel tempo da te nella carne, sempre Vergine e dopo il parto ti serbò pura Vergine come prima del parto; ineffabile la tua grandezza!

Sul trono con il Padre e nelle tue mani come bambino, simile alla natura umana, nacque il Verbo, che tutto contiene e rinnova i corrotti, o Vergine.

Fonte inesauribile di cibo spirituale, giardino sempre fiorito delle grazie dello Spirito ti rivelasti, o Vergine, partorendo Cristo, che vivifica quanti ti sovresaltano.

Cristo, Santo dei santi, ti mostrò santa fra i santi divenendo tuo Figlio: santifica e salva, dunque, l’anima mia, divenuta incline alla corruzione, o Fanciulla.

Del santo. Stesso Irmòs.

Volendo far sapere sulla terra la gloria che ti ha dato nei cieli, il sapientissimo Signore rivelò le tue reliquie fonte di guarigioni e di molti prodigi, o beatissimo.

Come fiori del campo apparsi dalla terra sono le tue sante ossa, che hanno effuso su tutti il profumo dell’immortalità, appena fu aperta la tua santa tomba, o padre Nettario.

Prega per la salvezza da ogni difficoltà, danno e ira del tuo santo monastero, che in te si gloria, o gerarca di Cristo e si appoggia al tuo affetto paterno.

Theotokìon. Concepisti senza seme il Creatore di tutto, partorendolo senza corruzione con la carne, o Vergine: salva con la tua grazia dalla corruzione dei pensieri carnali me miserabile che ti supplico.

Secondo canone. Il parto della Madre di Dio.

Splendendo per scienza e sapienza, ti rivelasti preciso maestro dei dogmi di verità della fede ortodossa, beato padre e coltivatore eccelso di comportamenti venerabili, tagliando le radici delle passioni con i tuoi discorsi, o gerarca beatissimo.

L’isola di Egina ti ha come protettore, soccorso e liberatore con il divino Dionigi; con lui senza sosta proteggila da ogni disgrazia e necessità, poiché essa venera le tue divine reliquie, o padre Nettario.

Per le parole delle tue divine labbra, come figlie spirituali le monache che radunasti in questo monastero dalla confusione e vanità del mondo, saggiamente ti obbediscono e sono guidate alla gloria divina celebrando la tua memoria.

Theotokìon. Purissima Vergine Madre di Dio, esultanza di angeli e arcangeli, salvezza e grande riparo dei mortali, liberami dalla schiavitù delle passioni e concedimi ritorno dal pessimo maltrattamento del nemico, o Fanciulla.

Katavasìa. Il parto della Madre di Dio, allora prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora che si è attuato, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

La perpetua sorgente di vita, la lampada dorata portatrice di luce, il tempio vivo, la dimora pura più vasta del cielo e della terra, la Madre di Dio con inni veneriamo (2).

Fonte di salvezza dai molti getti ti riconosciamo, Vergine Madre di Dio, sorgente dell’acqua immortale della vita che irriga abbondantemente i cuori degli ortodossi a te inneggianti, o Sovrana.

Mosè ti descrisse piamente come vaso, lampada, roveto e altare, arca dorata e tabernacolo che partorì Dio: tutte queste figure compiute noi ora vedendo, te come vera Madre di Dio glorifichiamo.

Partoristi incarnato l’incorporeo, che il Padre generò prima dei secoli, il Verbo supremo di Dio, purissima Madre di Dio: apparisti causa di salvezza per noi, che magnifichiamo il tuo parto, o Fanciulla.

Ti rivelasti palazzo luminosissimo e mensa aurea recante la luce del Verbo del Padre, che ineffabilmente si trovò nel tuo grembo, purissima e s’incarnò per la nostra salvezza e rigenerazione.

Al di sopra di ogni creatura, visibile e invisibile, purissima, apparisti come colei che incarnò il Sovrano di tutti; rendi, perciò, il mio intelletto degno del Supremo e salvami, o Fanciulla.

Del santo. Stesso Irmòs.

Corona di gloria ricevesti, o Nettario, da Cristo che brillantemente ti glorificò; terminasti santamente la tua vita e ti rivelasti, o padre, uguale ai santi; con loro implora per noi che ti onoriamo.

Fosti rivestito con l’abito sacerdotale e lo rendesti più sacro con le tue sante lotte e con le tue sante fatiche e raccogliesti con la tua pura vita lo splendore dei padri antichi.

Ricordando la tua memoria con lodi, la Chiesa di Cristo, san Nettario, in te gioisce, perché negli ultimi tempi, o gerarca, la rallegrasti mostrandoti santificato dallo Spirito Divino.

Una fragranza di vita celeste, effusa dalla tua preziosissima testa, dona spiritualmente alla mia anima, o santo e accetta come fragranza di mirra, o padre, questo inno che con affetto ho intrecciato.

Theotokìon. Mostrandoti incomparabilmente superiore alle potenze celesti e più luminosa del sole, o Sovrana, partoristi nella carne il sole della gloria, il datore luce, illuminando quanti ti magnificano.

Secondo canone del santo. Ogni abitante.

Colonna di virtù per la tua purezza Cristo ti rivelò per grande provvidenza negli ultimi tempi ed esempio vivente di vita divina, o santo, allietando le anime dei fedeli e svergognando invece le trame degli infedeli.

Per vivere il resto della tua vita tranquillo, quietamente perseverando nell’unione divina, beato padre Nettario, ti allontanasti del tutto dal mondo e dimorasti nel tuo venerabile monastero in Egina, tutto proteso a Cristo.

Divenuto partecipe della vita superna e concittadino degli angeli, padre Nettario, essendo vissuto divinamente, senza sosta supplica per il tuo gregge e per tutta la Grecia, o santo, arricchita da te, nuovo splendore.

Folle di fedeli da tutta la Grecia accorrono al tuo santo monastero, o santo, e ricevono fedelmente grazia divina e ogni richiesta dalle tue venerabili reliquie: tu, però, padre, esaudisci come sai anche la richiesta di me, tuo supplice.

Theotokìon. Innalzasti al cielo la nostra natura che ne era stata cacciata per il tuo eccelso parto, santissima Fanciulla purissima: per questo innalza anche l’aspirazione della mia anima verso il bene ineffabile della vita sicura e della luce, o Sovrana.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura, sempre Vergine.

Exapostilarion. Tu che il cielo con le stelle.

La Chiesa si rallegra e canta nuovi inni lodando suo figlio, il santo educatore delle vergini, Nettario, santificatosi negli ultimi tempi.

Un altro simile.

Vivendo in modo degno di Dio, fosti meravigliosamente magnificato, o gerarca Nettario, dal Creatore di tutti; la teca delle tue reliquie si rivelò fonte di prodigi.

Theotokìon.

O Fanciulla piena di divina grazia, prega, il Sovrano tuo Figlio e misericordiosissimo Dio, per ogni necessità dei pii, o Madre di Dio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 stichi e cantiamo le stichirà prosòmia.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti

Riunendoci per cantare festeggiamo la santa memoria del divino Nettario, recentemente glorificato da Cristo per la sua vita radiosa, curando i devoti con la grazia delle prodigiose guarigioni.

La teca delle tue reliquie, padre Nettario, si rivelò come un’altra piscina di Siloe: risana con l’energia dello Spirito le inguaribili malattie e dona sempre la salute e la redenzione a quanti si accostano.

Come inneggeremo le tue potenze, Salvatore datore di vita? Tu infatti hai già dato alla tua santa Chiesa come colonna e fondamento incrollabile il divino Nettario che davvero ti venerò beatamente.

Come profumo di campo pieno, secondo la voce divina, la fragranza delle tue sante reliquie si spande esaltando i sensi dei fedeli, o beatissimo Nettario; perciò Egina, vedendo da te la grazia divina, ti beatifica.

Gloria. Tono pl. 1.

Rendesti la tua vita, padre beato, studio della legge divina vivendo come gli antichi santi; soggiogando infatti il corpo allo spirito, divenisti virtuoso e indossasti la santità, come gerarca di divina sapienza e vero lavoratore delle virtù; fosti poi glorificato da Dio e la tua reliquia si rivelò fonte di guarigioni per l’adombramento del Paràclito; o beato Nettario, irriga le nostre anime col nettare della tua grazia e prega il Signore di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Ti magnifichiamo, Vergine Madre di Dio e, come debitori, noi fedeli ti glorifichiamo, città inconcussa, invalicabile muraglia, solida protezione e rifugio delle nostre anime.

Alla Liturgia typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Apostolo. Prokìmenon tono grave.

Preziosa davanti al Signore la morte dei suoi santi.

Stico. Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?

Epistola di Paolo agli Efesini (Ef 5, 8-19). Fratelli, come figli della luce.

Alliluia. Tono 1.

I tuoi sacerdoti, Signore, si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

Stico. Poiché il Signore si è scelto Sion.

Vangelo secondo Matteo (4, 25-5, 12). In quel tempo seguivano Gesù.

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

Megalinari.

Ti rivelasti nuova stella della Chiesa negli ultimi anni per la tua santa vita perciò rischiari le menti dei fedeli coi tuoi raggi spirituali, padre Nettario.

Con la grazia dei prodigi chiaramente fosti glorificato da Cristo dopo la tua venerabile fine: perciò la teca delle tue reliquie zampilla copia di guarigioni per i sofferenti, o padre.

Proteggi e custodisci il tuo monastero, padre Nettario, che ti venera piamente e sempre benedici l’isola di Egina e tutta la Grecia con il tuo patrocinio.

Conclusione.

Continua a leggere

Mattutino del 8 Novembre- Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee

8 Novembre

Sinassi degli archistrateghi Michele, Gabriele e di tutte le Potenze Incorporee.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Archistrateghi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custodite al riparo delle ali della vostra gloria immateriale noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: Liberateci dai pericoli, voi che siete generali delle superne schiere.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente accettò la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Archistratega dei liturghi incorporei, tu che stai al cospetto di Dio e risplendi per i fulgori da lui provenienti, illumina, santifica quanti con fede ti inneggiano, liberali da ogni tirannide del nemico e chiedi vita pacifica per i re e per tutti i confini.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Mai cesseremo, o Madre di Dio, di cantare grati dal profondo del cuore le tue misericordie, Sovrana, noi tuoi servi che acclamiamo e diciamo: Vergine santissima, affréttati a liberarci dai nemici invisibili e visibili e da ogni minaccia: perché sempre tu salvi i tuoi servi da ogni sorta di sventure.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

I cherubini e i serafini dai molti occhi, gli eserciti degli arcangeli liturghi e le potestà, i troni, le dominazioni, gli angeli, le potenze e i principati supplicano te, nostro Creatore, Dio e Sovrano: non disprezzare la preghiera del popolo che ha peccato, o misericordiosissimo Cristo.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Theotokìon. Autòmelo.

Presto intervieni, prima che siam fatti schiavi dei nemici che bestemmiano te e minacciano noi, Cristo nostro Dio; annienta con la tua croce quanti ci fanno guerra: conoscano quanto può la fede ortodossa, per l’intercessione della Madre di Dio, o solo amico degli uomini.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.

Prìncipi degli esseri celesti, capi degli esseri tremendi della divina gloria, seduti sui troni eccelsi: Michele e Gabriele, archistrateghi, con tutti gli incorporei, intercedete sempre per il mondo, o liturghi del Sovrano e pregate perché otteniamo il perdono delle colpe e troviamo misericordia e grazia nel giorno del giudizio.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Favorita dalla grazia divina, pura e benedetta, supplica senza sosta per noi, con le potenze del cielo, gli arcangeli e tutti gli incorporei, colui che per le sue viscere di misericordia da te nacque, perché prima della fine ci sia concesso di correggerci, di ricevere il perdono dei peccati e riformare la nostra vita per trovar misericordia.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco.

Stico. Benedici, anima mia, il Signore: Signore Dio mio, ti sei grandemente esaltato.

Ogni spirito e vangelo secondo Matteo (18,10-20).

Disse il Signore: Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. È venuto infatti il Figlio dell’uomo a salvare ciò che era perduto. Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli. Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo alla chiesa; e se non ascolterà neanche la chiesa, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accordano per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.

Salmo 50. Gloria. Per la protezione degli incorporei, misericordioso, cancella la moltitudine delle nostre colpe. E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico: Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2. Di Arsenio.

Attorniando il trono immateriale, o essenze intellettuali, divini incorporei, cantate con labbra di fuoco l’inno trisagio al Dio dominatore: Santo Dio, Padre senza principio; santo forte, Figlio a lui coeterno; santo immortale, Spirito consustanziale, glorificato con il Padre e il Figlio.

Quindi si cantano i canoni: quello della Madre di Dio per sei stichi, poi questi due degli Incorporei per otto stichi.

Primo canone degli Incorporei. Composizione di Giovanni, monaco.

Ode 1. Tono pl. 4.

Cantiamo un canto al nostro Dio prodigioso che strappò dalla schiavitù Israele, cantando e gridando: Cantiamo e te, unico Sovrano.

Lodiamo tutti, o fedeli, l’increata Trinità che stabilì ogni spirituale gerarchia dei celesti cori e acclamiamo: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.

Hai posto, o Creatore degli angeli, principio delle tue creature l’essenza incorporea, che circonda il tuo immacolato trono acclamandoti: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.

Salve, Gabriele, mistagogo dell’incarnazione di Dio e tu, Michele, principe delle schiere immateriali, che senza sosta acclamate: santo, santo, santo sei, Dio onnipotente.

Theotokìon. Con la sua disobbedienza la progenitrice Eva condannò alla maledizione la stirpe umana, me tu, generando il Creatore, o Vergine, divina sposa, gli riconciliasti la benedizione.

Secondo canone. Acrostico: Ai Principi degli Intelletti Incorporei. Nei tropari mariani: Di Clemente.

Ode 1. Stesso tono.

La verga di Mosè che operava prodigi, inabissò un tempo il faraone alla testa dei suoi carri, percuotendo il mare in forma di croce e dividendolo, mentre salvò Israele il fuggiasco che passava a piedi asciutti, intonando un canto a Dio.

Come servi di Dio venite con canti a celebrare i cori spirituali delle incorporee schiere; cantiamo in coro per loro, che senza sosta pregano per la nostra salvezza, rallegrandosi per la nostra conversione.

I principi dignitari, comandanti luminosi degli angeli, oggi invitano gli intelletti incorporei a festeggiare la loro luminosa memoria; con loro noi uomini ci felicitiamo, offrendo un inno alla Trinità santa.

Festeggiamo anche noi uomini, la memoria degli angeli con spirituale letizia; Gabriele oggi invita le Chiese all’unità per liberarci da ogni antica divisione in occasione della festa degli angeli.

Theotokìon. Nel santo Spirito generasti il Verbo del Padre, che in te abitò oltre natura, unica ipostasi immutata, in due nature rivelata, la cui icona baciamo.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Ode 3.

Il tuo timore, Signore, radica nei cuori dei tuoi servi e sii saldezza per noi che in verità ti invochiamo.

Creasti con potenza potenti esecutori della tua santa volontà, sempre pronti al tuo cospetto negli eccelsi.

Gradisci, o Cristo, a nostro favore l’intercessione dei principi degli angeli, ministri della tua incarnazione e adorabile risurrezione.

Stabilisti gli angeli a custodia degli uomini, costituendoli ministri della nostra salvezza, o Cristo misericordioso.

Theotokìon. O Sposa Divina, in modo inspiegabile concepisti il Signore, Salvatore, Redentore da ogni male, per noi tuoi servi che ti imploriamo.

Secondo canone. Tu sei saldezza.

A noi che ti lodiamo con fede, apparisti primo degli angeli, arcangelo Michele, luminare secondo alla Trinità.

Con lo splendore della grazia divina tutta la terra percorse il fedele Gabriele predicando la venuta di Dio nella carne.

O coppia celebrata, luminosa, immateriale, o luci divine, illuminate quanti celebriamo con fede la vostra memoria.

Theotokìon. Come cantò Isaia il tuo parto inconcepibile, anch’io voglio cantarlo, o pura, per beneficiare della sua identica purificazione.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno della tua divina memoria falli degni di corone di gloria.

Kathisma. Tono pl. 4. Dell’incarico segretamente.

Elevando la mente ai cori immateriali, cerchiamo di imitarli qui in terra anche noi, mortificando le nostre membra carnali e lodando, come possiamo, la loro santità, supplicandoli, quali potenti custodi, di liberare da ogni inganno del nemico invisibile noi che li inneggiamo per ottenere misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Sempre ti ringraziamo e magnifichiamo, pura Madre di Dio, adorando e lodando il tuo parto e sempre invocando, o piena di grazia: Salvaci, Vergine buona e misericordiosissima; strappaci dal demonio nell’ora del giudizio, fa’ che noi tuoi servi non abbiamo a vergognarci al tremendo tribunale.

Ode 4.

Cavalcasti i tuoi apostoli come cavalli, Signore e prendesti nelle tue mani le loro redini e divenne salvezza la tua cavalcata per quanti con fede cantano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Cavalcasti gli angeli come cavalli, o filantropo e prendesti le loro redini e divenne salvezza la tua cavalcata per quanti senza sosta gridano: Gloria alla tua potenza, Signore.

La tua virtù copre gli angeli, o eterno filantropo; i confini della terra sono pieni della tua lode gloriosa e divina, cantando con loro: Gloria alla tua potenza, Signore.

Venisti a salvare il tuo popolo, Signore misericordioso, invitando ad unirsi a te le angeliche potente a te gradite; la tua venuta fu letizia per noi, che gridiamo con fede: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Vergine e Madre ti rivelasti in modo soprannaturale, o Purissima, partorendo Cristo, uomo-Dio; a lui con timore le schiere degli angeli acclamano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Secondo canone. Tu sei il mio vigore.

L’archistratega degli eserciti, principe degli incorporei, il grande Michele apparve un tempo a Gerico a Gesù, figlio di Nave che combatteva, per donargli la vittoria e il trionfo sui nemici; ricevuta da lui forza, quel servo del Signore espugnò e conquistò con le armi la fortezza nemica.

Principe delle potenze incorporee, il grande Gabriele, vero arcangelo divino, apparve una volta al sacerdote Zaccaria annunziandogli la nascita di un figlio: nascendo Giovanni, il Precursore, la voce del Verbo, al padre muto ridiede la voce.

Oggi con gioia festeggia tutto il mondo che celebra la nobile memoria dei tuoi arcangeli: il divino Michele e il sapiente Gabriele; con loro fanno festa, o Dio, tutte le gerarchie degli angeli perché il mondo è garantito dalla loro protezione.

Theotokìon. Tu sola, anche dopo il parto, rimanesti intatta; tu sola, per opera del santo Spirito, sei senza esperienza d’uomo e davvero allatti il Verbo del Padre, che assunse per noi forma di servo; perciò veneriamo la raffigurazione della sua immagine, onorandone la divina somiglianza, Madre Vergine di Dio.

Katavasìa. Contemplando l’imperscrutabile divina volontà della tua incarnazione, o Altissimo, dalla Vergine, il profeta Avvacùm, acclamava, Gloria alla tua potenza, Signore.

Ode 5.

Dalla notte dell’ignoranza con la luce della tua conoscenza, Signore, guida me, sempre smarrito sulla via della rovina dell’anima e conducimi nel sentiero dei tuoi precetti.

Le angeliche potenze, sempre tese nell’ardore verso ciò che è più sublime, senza sosta ti glorificano, contemplando te, Cristo, che sei loro desiderio.

Creasti gli angeli plasmati a tua immagine, intelligenti per natura, immortali per grazia, perché inneggino alla tua maestà, Cristo incomprensibile.

Stabilisti, o Cristo, che, stando vicino a te, mai i tuoi ministri vacillassero verso ciò che non è nobile; tu che sei fonte di bene, rendi buoni quanti ti adorano degnamente.

Theotokìon. Vergine illibata, purissima, Maria, sola ignara di nozze anche dopo il parto, facci approdare al tuo porto, guidandoci tra i pericoli all’eterna salvezza.

Secondo canone. Perché mi hai respinto.

Rifiutandosi di predire le ineffabili meraviglie divine predestinate da Dio, all’indovino Balaàm in sella alla mula apparve un tempo nello stretto sentiero l’angelo, che severo lo rimproverò, rendendo intelligente l’animale e mutandone le capacità di natura.

In cella, a Pietro in prigione l’angelo di Dio apparve per liberarlo dalle mani di Erode, dalle catene e dal rischio di morire: perciò tutti onoriamo i divini custodi delle anime, i sapienti arcangeli.

Angeli, arcangeli, divine potenze, con le vostre continue intercessioni presso Dio eliminate le continue guerre, gli scismi nella Chiesa, ogni nostro impedimento e conservateci la pace.

Theotokìon. Ti riconosciamo unico Dio del creato, Figlio di Dio in due nature, energie e volontà, senza confusione, avendo assunto carne da una donna il cui aspetto noi onoriamo nelle icone.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e generasti il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Ode 6.

Giona nel cetaceo imprigionasti tutto solo, Signore: come lui salva anche me, catturato invece nelle reti del nemico.

Per divina potenza creasti, con il tuo Verbo, o Signore, dando loro un aspetto luminoso, le celesti nature delle schiere immortali.

Fatti augusti cantori della divina lode, cittadini della celeste dimora di Dio, voi rendete al Creatore, o incorporei, l’onore dovuto.

Le schiere immateriali degli incorporei senza sosta ti lodano, Figlio eterno di Dio, glorificandoti Creatore ed Autore di ogni cosa esistente.

Theotokìon. Fosti degna, o purissima, di stringere tra le tue braccia colui che dall’eternità siede col Padre negli eccelsi: rendilo benevolo verso i tuoi servi o Fanciulla.

Secondo canone. Siimi propizio.

Cantando con timore eleviamo la mente dalla nostra bassezza, con le nostre labbra materiali rendiamo onore agli immateriali incorporei fatti di fuoco, di splendore, di luce.

Mortificate il tormento delle nostre passioni, fate cessare tutti i conflitti religiosi, santi arcangeli, ignei archistrateghi al servizio della Trinità.

Arcangeli di Dio, principi degli incorporei, Michele, il capitano e Gabriele, voi che siete i comandanti supremi, con la vostra confidenza con Dio liberateci da tutti gli scismi.

Theotokìon. Essendo Dio incorporeo, hai voluto apparire come uomo, o Cristo, assumendo liberamente un corpo nel grembo dell’ignara di uomo: per questo noi fedeli possiamo venerare la divina somiglianza della tua icona.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontàkion. Tono 2.

Archistrateghi supremi di Dio, liturghi della gloria divina, guide degli uomini e principi degli incorporei chiedete per noi ciò che giova e la grande misericordia: perché voi siete gli archistrateghi degli incorporei.

Ikos.

Hai detto, o filantropo, nelle tue Scritture, che la moltitudine degli angeli in cielo si rallegra per un solo uomo che si converte, o immortale; perciò noi che siamo nelle iniquità, o senza peccato, o solo conoscitore dei cuori, osiamo supplicarti ogni giorno, come compassionevole, di aver pietà di noi e di far scendere la compunzione su noi indegni, o Sovrano, concedendoci il perdono: poiché per tutti noi presso di te intercedono gli archistrateghi degli incorporei.

Sinassario.

L’8 di questo mese sinassi dei archistrateghi Michele e Gabriele e delle altre sante e celesti schiere incorporee.

Stichi. Come è giusto, avrei voluto cantare, o Michele, un inno che sia degno di te: ma una lode spirituale non sono in grado di offrirti.

Sinassi dei nove ordini: serafini, cherubini, troni, dominazioni, potestà, principati, potenze, arcangeli e angeli.

Stichi. Qualcosa che sia degno delle nove gerarchie angeliche, quale essere frutto di nove mesi riuscirebbe mai ad esprimere?

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7.

I fanciulli ebrei nella fornace calpestarono la fiamma con ardore e mutando in rugiada il fuoco gridavano: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Miriadi di angeli stanno sempre alla tua presenza senza poter fissare la visione del tuo volto e acclamano: santo sei tu, Signore Dio.

Di luce hai composto la natura immateriale dei tuoi angeli, sempre irradiante, o Misericordioso, la tua luce ineffabile; essi acclamano: benedetto sei tu, o Dio, nei secoli.

Nel tuo Verbo enipostatico creasti la moltitudine degli angeli, o Dio, santificandola nel divino Spirito e insegnando a glorificare la Trinità per tutti i secoli.

Trinitario. Riconoscendo le tre ipòstasi, glorifichiamo la natura infinita del Padre, del Figlio e dello Spirito, acclamando: benedetto sei tu, o Dio, nei secoli.

Secondo canone. Dalla Giudea.

Con i cori degli incorporei, stirpe umana vieni a festeggiare il giorno propizio, celebrando la memoria dei sapienti arcangeli di Cristo gridando: benedetto sei tu, Dio dei padri.

Come ospitali Abramo divino veggente e il glorioso Lot accolsero angeli e trovarono compagnia con loro acclamando: benedetto sei tu, Dio dei padri.

Partecipando nobilmente alle difficoltà della vita, apparvero degli angeli al nobile Manoè e al saggio Tobi, come un angelo spense un giorno la fiamma ai tre fanciulli nella fornace di fuoco.

Theotokìon. Professiamo, o Gesù, la tua unica ipòstasi in due nature: generato dal Padre assumesti dalla Vergine, senza subire mutamento, tutto il nostro essere; perciò veneriamo la tua icona da noi riprodotta con fede.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore in luogo del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8.

Colui che sul santo monte si è glorificato, il Signore, che nel roveto ardente a Mosè fece conoscere il mistero della Vergine inneggiate ed esaltate per tutti i secoli.

Cerchiamo di imitare la vita degli angeli, mettiamo le ali al nostro cuore, eleviamoci al cielo, cantiamo in ispirito con loro, lodando ed esaltando il Signore nei secoli.

Le angeliche schiere dei cori celesti circondano il trono glorioso, lo sguardo fisso in Dio, lo lodano ed esaltano nei secoli.

Adoriamo e glorifichiamo nei secoli la Trinità, che nei cieli creò gli angeli, spiriti infiammati di fuoco immateriale, al suo eterno servizio.

Theotokìon. Fosti degna, Madre di Dio, di abbracciare colui che miriadi di angeli e arcangeli circondano con tremore: pregalo di custodire quanti ti glorificano.

Secondo canone. Follemente il tiranno.

Michele arcangelo fu stabilito principe degli angeli, ma splendidamente si gloria con lui l’iniziatore della grazia e venerato corteggiatore della Vergine, lo stratega degli incorporei Gabriele, degnamente preannunziando la gioia a quanti gridano: Esaltate, o fedeli, Cristo nei secoli.

Ezechiele, contemplando il multiforme aspetto delle schiere degli angeli, li definì descrivendoli: tra loro i serafini appaiono a sei ali; attorno stanno i cherubini dai molti occhi; poi vide gli arcangeli lucenti come ambra, glorificare Cristo in tutti i secoli.

Chiaramente Daniele predisse la tua tremenda futura venuta: Saranno posti dei troni, sederà l’Antico dei giorni, farà entrare le miriadi di angeli, che con timore stanno alla sua presenza e con voci incessanti canteranno la Trinità in tutti i secoli.

Theotokìon. Consustanziale al Padre e allo Spirito, volente si mostrò simile a noi dalla Vergine, non trasformando in altro questa straordinaria unione di nature; in entrambe Egli è lo stesso: resta un’unica ipòstasi in due nature, che adoriamo somigliante nell’icona.

Katavasìa. Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Superasti i limiti della natura concependo il Creatore e Signore e divenisti per il mondo porta di salvezza: perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

O Cristo, che ineffabilmente unisti le realtà terrestri alle celesti e costituisti un’unica Chiesa di angeli e uomini, senza sosta ti magnifichiamo.

Angeli e arcangeli, troni, potestà e dominazioni, principati e potenze, cherubini e serafini, con la Madre di Dio, supplicate per il mondo.

Mostrandovi protettori di tutti, Michele e Gabriele, visitate quanti onorano con affetto questa solennissima memoria e la celebrano con fede, per essere salvati da ogni difficoltà.

Theotokìon. Accogliesti il Verbo privo di carne che voleva riplasmare la mia natura e, incarnato, o Vergine, lo partoristi: perciò, Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Secondo canone. Realmente Madre di Dio.

Michele e Gabriele, primi degli incorporei, patroni dei malati e dei naviganti minacciati dai pericoli, voi portate la salvezza.

Felice con i cori dei troni e delle potestà, principe degli angeli, ministro di Dio Gabriele, prega per noi il Salvatore.

Come custodi del mondo e della Chiesa e comandanti delle potenze superne, implorate per noi il Salvatore.

Theotokìon. A una voce, Theotòkos, ti glorifichiamo poiché ci liberi da passioni e pericoli e le nostre richieste porti a buon fine.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura, sempre Vergine.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Dio creatore ti rese difensore e governatore della stirpe umana, ottimo pastore, divino archistratega e ti onorò di gloria ineffabile, perché tu senza sosta a lui rivolga il divino inno trisagio della vittoria.

Un altro. Udite, donne.

Ardente per i divini splendori della Trinità luminosa, inspiegabilmente per noi, arcangelo Michele, come fulmine il creato percorri per eseguire il divino volere, sfolgorando, custodendo, difendendo e proteggendo quanti splendidamente t’inneggiano.

Un altro. Con i discepoli.

Da Dio fosti creato principe di potestà, potenze, arcangeli, angeli, dominazioni, troni e principati, o divino stratega Michele gloriosissimo; stando presso il trono tremendo, proteggi, custodisci, difendi e salva quanti con fede ti celebrano patrono del mondo.

Theotokìon.

Sei più venerabile dei gloriosi cherubini, incomparabilmente più gloriosa dei tremendi serafini e più santa di tutti gli angeli santi, o purissima: perché in modo ineffabile corporalmente partoristi il Creatore dell’universo, o Madre di Dio; pregalo dunque di dare ai tuoi servi la redenzione dalle colpe.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, ripetendo il primo.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Come condottiero degli eserciti celesti e forte protettore, custode e liberatore degli uomini sulla terra, ti inneggiamo con fede, Michele archistratega, supplicandoti di liberarci da ogni rovinoso dolore (2).

Il principe delle divine superne schiere convoca oggi i cori dei mortali a festeggiare in un’unica festa radiosa con gli angeli, la loro divina sinassi e insieme cantare a Dio l’inno trisagio.

Noi che al riparo delle tue divine ali ci rifugiamo con fede, o Michele, divino intelletto custodisci e proteggi in vita e nell’ora della morte, o arcangelo, sii per noi tutti aiuto benigno.

Gloria. Tono pl. 1.

Dove la tua grazia stende l’ombra, o arcangelo, di là è scacciata la potenza del diavolo: non sopporta infatti di restare alla tua luce Lucifero caduto; perciò ti chiediamo: spegni con la tua mediazione le sue frecce infuocate lanciate contro di noi e liberaci dalle sue insidie, o inneggiatissimo Michele.

E ora. Theotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata, Vergine Madre di Dio e dovutamente ti glorifichiamo, città inconcussa, muro inespugnabile, indistruttibile protezione e rifugio delle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Alla Liturgia i typikà e dal canone le odi 3 e 6.

Apostolo. Fratelli, colui che parlò attraverso gli angeli.

Vangelo secondo Luca. Disse il Signore ai suoi discepoli: Chi ascolta voi, ascolta me.

Kinonikòn. Egli fa i suoi angeli come soffi di vento e i suoi ministri come fiamme di fuoco. Alliluia.

Continua a leggere

Mattutino del 7 Novembre- Memoria dei 33 s anti martiri di Melitene e memoria del nostro santo padre taumaturgo Lazzaro, che visse nell’ascesi sul monte Galesio

7 Novembre

Memoria dei 33 santi martiri di Melitene e memoria del nostro santo padre taumaturgo Lazzaro, che visse nell’ascesi sul monte Galesio.

Al Mattutino

Apolytìkion dei martiri.

Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio: avendo infatti tua forza, hanno abbattuto i tiranni e infranto le impotenti audacie dei demòni. Per le loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

Nelle tue insonni preghiere, hai irrorato la colonna con torrenti di lacrime e con gemiti dal profondo del cuore hai fatto fruttare al centuplo le tue fatiche: e sei divenuto pastore che concede il perdono a chi si accosta. Santo nostro padre Lazzaro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’Oktòichos e questi due dei santi. Canone dei martiri. Acròstico: Sia acclamato Cristo, gloria dei martiri. Del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Venite, popoli, cantiamo un canto a Cristo Dio, che divise il mare e guidò il popolo che aveva strappato dalla schiavitù degli Egiziani, perché si è glorificato.

Venite, fedeli, battiamo le mani e celebriamo con canti divinamente risonanti le lotte dei martiri, glorificando Cristo poiché si è glorificato.

Ci è stato donato, come divino scudo e vanto, il trofeo del Salvatore, panoplia della croce invincibile, per cui sono stati incoronati gli atleti.

I persecutori mostravano agli illustri martiri di Dio spada, fuoco, fossa e morte, mandandoli così a una vita migliore.

Theotokìon. Partoristi il pane celeste della vita, o Purissima, il Verbo enipostàtico, prima incorporeo poi da te incarnato, glorificato dalle folle dei martiri.

Canone del santo padre. Acròstico: O beato Lazzaro, accogli i miei inni.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

O Lazzaro, lampada splendente, illuminata da Dio, allontana la tenebra dalla mia mente, illuminandola con i raggi della luce divina, affinché celebri le tue opere.

O Lazzaro, dimora della luce, splendendo, sorgendo e tramontando come sole, illumini ciò che è sotto sole, divenendo luce divina col prodigio della nascita e della dormizione.

Bramando la vita eterna superiore, disprezzasti giustamente la vita effimera, allontanandoti dai parenti naturali, mortificandoti con Cristo e vivendo con lui.

Theotokìon. Trovandoti puro, o beatissimo Lazzaro, la purissima Sovrana ti visitò e ti consolò come servo gradito; con lei rendici propizio il Filantropo.

Dei martiri. Ode 3. Irmòs.

Sulla pietra della fede mi stabilisti, dilatasti la mia bocca contro i miei nemici; ha gioito infatti il mio spirito nel cantare: Non c’è santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Rinvigoriti dalla tua divina passione, i vittoriosi atleti annientarono l’errore dell’ateismo politeista, gridando: Non c’è santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Purificati dalle gocce del divino sangue e terminando attraverso il vostro sangue, non vi sporcaste con i sacrifici demonici, o atleti, gridando: Non c’è santo come nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Avendoti tutto dimorante nei loro cuori, gli atleti diffusero la pietà, gridando: Non c’è santo come nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Theotokìon. Onorando te, l’unica rimasta vergine dopo il parto, testimoniando la divinità del generato, a tuo Figlio acclamiamo: Non c’è santo come nostro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.

Del santo padre. Come sorgente.

Rinvigorito dalla forza del Signore, considerasti gli inganni del malvagio come frecce di bimbi, o sapiente; rafforza anche noi perché scampiamo alle macchinazioni.

Ti mostrasti come angelo nel corpo servendo Dio con gli angeli, superando il peso della carne e la natura, o Lazzaro, divinamente illuminato e mirabilmente nobile.

Theotokìon. Si mia mediatrice, riparo e protezione, o Madre di Dio, raddrizza la mia vita, difendimi dai nemici e salvami per compassione, riconciliandomi con tuo Figlio.

Irmòs. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno del tuo divino ingresso rendili degni di corone di gloria.

Kathisma dei martiri. Tono 4. Presto intervieni.

Spegnendo col sangue il fuoco dell’ateismo, il glorioso Gerone e il divino coro dei martiri ereditarono le delizie eterne e guariscono le pene dei malati; per le loro preghiere, o Cristo, salva le nostre anime.

Gloria. Del santo padre.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Lodiamo tutti la lampada grande e splendente, il mitissimo, compassionevole e illustre Lazzaro, che vinse la natura e mise freno a tutti i moti della carne, adorando Cristo con affetto incommensurabile e divenne coerede del suo regno, poiché prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti celebrano con affetto la sua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Ti offro debitamente come i due soldi della vedova, o Sovrana, lode grata per tutti i tuoi doni, poiché ti sei mostrata protezione e soccorso, strappandomi sempre da tentazioni e afflizioni; perciò, liberato dai miei oppressori come dal forno infiammato, grido a te dal cuore: Genitrice di Dio, soccorrimi, pregando tuo Figlio e Dio di donarmi remissione delle colpe, poiché tu sei la speranza del tuo indegno servo.

Oppure stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore e redentore, l’agnella gemendo piangeva e amaramente gridava: il mondo si allieta ricevendo la liberazione, mentre le mie viscere ardono vedendo la tua crocifissione che subisci per le tue viscere di misericordia. Magnanimo Signore, abisso di misericordia e fonte di bontà, abbi compassione e dona dunque remissione delle colpe ai tuoi servi, che con fede inneggiano la tua divina passione.

Dei martiri. Ode 4. Irmòs.

Ho udito, Signore, la tua economia e ti ho glorificato, o unico filantropo.

I tuoi atleti imitarono la tua divina passione, Signore, offrendosi con zelo alla morte.

Signore, esaudisci gli atleti supplicanti e liberaci da pericoli e sventure.

Fu ridotto a tacere tutto l’inganno dei demòni, poiché i tuoi martiri, Signore ti confessarono realmente come vero Dio.

Theotokìon. Gli atleti di Dio ti veneravano come Genitrice di Dio, o Sovrana, predicando il tuo Figlio incarnato.

Del santo padre. Colui che siede.

Fosti liberato dalla servitù preparata a te con astuzia e servisti il tuo liberatore con ascesi incessante come servo grato, liberando la tua anima dalla servitù delle passioni, o divino Lazzaro.

Cadde nell’ade colpito da ostacoli rocciosi colui che non obbedì ai tuoi consigli, o Lazzaro e con la dolcezza del miele, il misero si procurò l’amarezza della deplorabile morte.

Raggiungesti l’altissima cima delle virtù, o padre, avvicinandoti a Dio su un monte impervio come Mosè ed Elia, che imitasti e la cui gloria ottenesti.

Theotokìon. Mostrati, o Theotòkos e libera il tuo gregge da ogni oppressione e avversità terribile di quanti non predicano affatto la verità e dona vittoria alla tua eredità ortodossa.

Dei martiri. Ode 5. Irmòs.

Signore, datore di luce e creatore dei secoli, conduci tutti noi alla luce dei tuoi comandamenti: poiché non conosciamo altro Dio all’infuori di te.

I tuoi atleti, o Cristo indossano ora bellissime tuniche, arrossate piamente dal sangue del martirio e intrecciate dalla tua grazia.

La grazia e la misericordia del Dio onnipotente incoronano gli atleti, che si sostenevano a vicenda con affetto, divenendo martiri invitti.

Donasti la tua croce come bastone di forza agli atleti e li facesti dominare i nemici, perciò lodiamo la tua divinità, o Cristo.

Theotokìon. Discendendo da Davide, partoristi il Cristo sacerdote, o pura, perciò il mutamento del sacerdozio doveva mutare anche la legge.

Del santo padre. Sbigottisce l’universo.

Sottomettesti il male al bene, o Lazzaro e praticando le buone opere, raggiungesti l’apice della teoria, perciò divinizzato per grazia, tu stesso hai compiuto straordinari prodigi.

Seguendo le vie del Battista, dimoravi in deserto impervio, o sapiente in Dio e ti mostrasti di nuovo ai tuoi come lui un tempo a Israele, o padre, esortandoli alla penitenza.

La Sapienza sostanziale e vivente di Dio, o padre Lazzaro, ti diede la forza di diventare dimora a sette colone dello Spirito dai sette soffi, in cui dimorò col Padre e lo Spirito.

Theotokìon. Afflitto da sventure e avvolto da passioni, ti supplico, o Madre del Dio vivente più vasta dei cieli: per le tue preghiere donami lunga vita in pace e profonda incorruttela.

Dei martiri. Ode 6. Irmòs.

L’abisso estremo dei peccati mi ha circondato, ma come il profeta Giona, Signore, Signore, strappa dalla corruzione la mia vita.

Risuoni degnamente il cuore spirituale con suono di tromba, lodando e cantando con labbra razionali le lotte degli martiri.

Si allieti l’ecumène nel giorno della festa dei nobili atleti di Cristo e glorifichi colui che li ha incoronati con la sua mano.

Siano colpiti i cuori degli empi, poiché Cristo, scagliando la croce come un arco, lanciò i martiri come frecce appuntite.

Theotokìon. Sapendoti realmente Madre di Dio, gli atleti predicarono al mondo il Dio incarnato, offrendo le loro anime alla morte.

Del santo padre. Celebrando questa divina.

Salvasti la vergine e rendesti libero l’amico puro della castità; salva anche me, minacciato da travolgente schiavitù e afflizioni.

Liberasti due asceti dall’attacco delle donne empie, o padre: strappando dall’azione l’uno col grido e l’altro con un vero pensiero sapiente.

Colui che stabilì confini alle acque e si prese cura dei servi, attraverso gli angeli ti abbeverò straordinariamente con acqua e tramite un angelo ti nutrì con grandissima gloria.

Theotokìon. Le schiere degli angeli ti lodano e le assemblee dei mortali ti glorificano, o Madre di Dio, poiché procurasti la salvezza di tutto il mondo.

Irmòs. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Kontakion dei martiri.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Sorgendo spiritualmente, il coro splendido e luminoso dei martiri illumina oggi la Chiesa con i raggi dei prodigi, perciò celebrando la loro memoria, ti chiediamo, o nostro Salvatore: per le loro preghiere liberarci dalle sventure, o Dio misericordioso e filantropo.

Kontàkion del santo padre.

Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Le tue fatiche oltre natura e le lotte per cui fosti incoronato da Dio furono viste solo dagli angeli che sbigottivano; perciò, come confidente di Dio, salvaci da tutti i pericoli, affinché gridiamo: Salve, nostro pastore.

Ikos.

Divenisti angelo fra uomini, o teòforo, innalzato dalla terra alle realtà celesti, perciò vedendoti parlare con i cori degli incorporei, o santo, tremo e con timore così acclamo:

Salve, modello irreprensibile dei monaci; salve, prato di virtù che nutre le anime.

Salve, nobile intercessore per le anime; salve, compagno coabitante degli angeli.

Salve, perché allevasti moltitudine di greggi; salve, poiché la custodisti nell’Eden.

Salve, perché con Dio desti pane a sufficienza; salve, persecutore della boria dei demòni.

Salve, fonte inesauribile di prodigi; salve, garante della letizia che avverrà.

Salve, lampada di tutta l’Asia; salve, astro guida dei monaci.

Salve, padre nostro pastore.

Sinassario.

Il 7 di questo mese memoria dei santi trentatré martiri di Melitene, Gerone e gli altri.

Stichi. Oh, l’ardire di Gerone: nessuno si dimostrò più audace di fronte alla spada! Uomini malvagi trafissero con la spada tre decine di uomini e altri due con loro. Il giorno sette Gerone fu decapitato e incoronato insieme.

Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre taumaturgo Lazzaro che praticò l’ascesi sul monte Galesio.

Stichi. Prepara il seno, padre Abramo: questo Lazzaro non è secondo al tuo Lazzaro.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Melassippo, Casina e Antonio.

Stichi. Raschiati, Melassippo e Casina non sembravano fatti di carne, ma incorporei. O Antonio, tu accogli la recisione esultando ed ecco, la divina dimora ti accoglie con esultanza.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Aucto, Taurione e Tessalonica.

Stichi. Raggiungendo la fine desiderata, Aucto e Taurione sono macellati come tori del Signore. Condannata all’esilio dal luogo patrio, Tessalonica dimora nel luogo verdeggiante della letizia.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Atenodoro.

Stichi. Atenodoro è chiamato dalla terra dall’Intelligenza per i doni intelligibili del Signore.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Alessandro di Tessalonica perì di spada.

Stichi. Alessandro, rampollo germogliato dalla terra di Tessaglia, moltiplicò il rampollo delle lotte.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei martiri. Ode 7. Irmòs.

I tre fanciulli, disprezzando il culto empio della statua d’oro innalzata nella piana di Dura, gettati in mezzo alle fiamme, refrigerati cantavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Come un tempo le bocche dei leoni non trattennero la carne di Daniele, così neanche la morte i tuoi martiri, poiché le anime dei giusti vivono nella tua mano, Signore, esultando e cantando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La fiamma refrigerò un tempo i tre fanciulli a Babilonia e gli atleti spensero la fornace del politeismo, perciò vedendo quest’inganno degli idoli incenerito, gridavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

I tuoi atleti, o Cristo, esortati dal tuo affetto e indossando abito carnale insensibile, non consideravano i dolori delle pene, esultando in te e gridando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Il coro ben intrecciato e bello dei tuoi atleti, preziosa e divinamente eletta assemblea dei tuoi nobili, nello Spirito acclamano cantando con armonia: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. La legge di natura e gli elogi sono stati superati in te, unica Vergine ignara di nozze, poiché concepisti senza seme e partoristi senza corruzione il Verbo del Padre eterno; lodandolo piamente, ti diciamo beata.

Del santo padre. I fanciulli di senno divino.

Esulta, cielo e rallegrino gli uomini con gli eserciti degli angeli, poiché in onore del Dio di tutti si celebra ora il sapiente in Dio Lazzaro, uomo celeste, angelo terrestre.

Elevato dalle virtù in alto oltre il cielo, o sapientissimo Lazzaro, avevi condotta perfetta, animo temperante ed eri umile più di tutti, perciò anche Dio ti ha innalzato più degli altri, o ammirabile.

Dopo la tentazione pubblicamente sconfitta, satana ingannatore, il malvagissimo, provava a tentarti dalla parte destra come angelo, ma anche stavolta svergognasti le sue macchinazioni, o Lazzaro.

Theotokìon. Fermasti l’assalto della morte vorace con il tuo venerabile parto, o Vergine, innalzando i mortali alla vita, cantando al Creatore: Altissimo Signore e Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Dei martiri. Ode 8. Irmòs.

Il Verbo di Dio, che con ineffabile saggezza creò l’universo portandolo dal non essere all’essere, voi tutte sue opere, beneditelo come Signore.

Gli atleti hanno abbattuto con zelo l’assalto dei folli tiranni, cantando fortemente ad alta voce: Benedite, opere del Signore il Signore.

Svegliatevi, voi ingannatori e riconoscete il vero Dio: così gridavano gli atleti ai tiranni, cantando ad alta voce: Benedite, opere del Signore il Signore.

Gli atleti di Cristo non cercavano affatto di parlare con eloquenza, ma colmi di divino Spirito gridavano con serenità: Benedite, opere del Signore il Signore.

Theotokìon. Il Dio Verbo generato dal Padre senza principio prima dei secoli e negli ultimi tempi nato dalla Vergine, beneditelo, opere tutte come Dio.

Del santo padre. Ascolta, Vergine.

Il serpente allontanò dall’Eden il progenitore Adamo seducendo Eva, ma quando si gettò ingannevolmente contro di te attraverso l’assalto della monaca indegna, fu svergognato e vinto dalla tua forte opposizione, perciò ora gridi esultando: Benedite, opere del Signore il Signore.

La materia che ama spingere sempre in giù, in quanto terrena, la facesti salire con te sulla colonna nella volta celeste rendendola eterea, o sapiente, pregando il tuo Sovrano con fervore per il mondo e gridando con gli angeli: Benedite, opere del Signore il Signore.

Abbattesti il principe della tenebra con la luce dei divini comandamenti del tuo Sovrano, poiché osservandoli camminasti realmente con bella condotta sulla via stretta, illuminato dallo splendore dello Spirito e cantando senza sosta: Benedite, opere del Signore il Signore.

Theotokìon. Accogli, o Vergine le voci degli incatenati, poiché non hanno contaminato la pura fede con le macchie degli eretici e dona vittoria ai pii imperatori, che con il tuo servo e amico Lazzaro ti supplicano per noi, che piamente gridiamo: Benedite, opere del Signore il Signore.

Irmòs. Ascolta, Vergine fanciulla pura: dica Gabriele il disegno antico e veritiero dell’Altissimo; apprèstati ad accogliere Dio, perché grazie a te l’immenso abiterà con i mortali; perciò con gioia acclamo: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Dei martiri. Ode 9. Irmòs.

Il Verbo, Dio da Dio, nella sua incomparabile sapienza venne dal cielo a rinnovare Adamo caduto per aver mangiato il frutto della perdizione; incarnato da Vergine santa per noi, unanimi, o fedeli, con inni lo magnifichiamo.

Col fuoco della divinità, o Cristo, incendiasti l’errore degli idoli, cresciuto come foresta nei cuori degli uomini, radunando i cori dei testimoni della pietà che degnamente ti magnificano senza sosta.

Lasciando sulla terra la gloria passeggera e la ricchezza instabile e trovando te, Cristo, riverbero della gloria e ricchezza inesauribile, i martiri ereditano i beni eterni, degnamente magnificandoti con inni incessanti.

La natura umana sottomessa un tempo al giogo dell’inganno fu liberata con la tua incarnazione e riconoscendoti ora come Sovrano di tutti, produsse i martiri come araldi della nostra salvezza.

Theotokìon. O sposa e Madre Vergine Pura, unica speranza dei fedeli, supplica il tuo Figlio con i cori degli angeli di donare la pace al mondo, vittoria ai re amici di Cristo e salvezza ai quanti ti lodano.

Del santo padre. Come tempio vivente.

Benedicendo il campo, rendesti fertili le stoppie sterili; uccidesti la fiera che cacciava l’asinello dei tuoi discepoli: liberami dunque con le tue preghiere dalla sterilità, uccidendo le fiere che mi uccidono.

I leoni e gli orsi si avvicinavano a te miti come agnelli, o Lazzaro, sostegno e vanto dei monaci, perciò ti supplichiamo: frena ogni assalto di quanti ci minacciano come leoni.

Ci hai dimostrato che non sei morto, ma anche morto sei vivo nella vita nascosta, inviandoci dopo la fine ordini firmati dalla tua mano, o Lazzaro, sommo dei padri: libera dunque anche noi, tuoi figli dalla morte.

Theotokìon. Molti pastori hanno corrotto la vigna del tuo gregge, o purissima Vergine che partoristi il buon pastore; strappala dalla loro corruzione intercedendo con il venerabile e grande lottatore Lazzaro.

Irmòs. Come tempio vivente, arca di Dio, mai accada che mano di profani la tocchi, ma le labbra dei fedeli, cantando senza sosta alla Madre di Dio le parole dell’angelo, acclamino esultanti: O Vergine pura, veramente tu sei elevata al di sopra di ogni creatura.

Exapostilarion dei martiri. Udite, donne.

Stando presso il trono del pietosissimo Cristo, trentatré torri della Chiesa inespugnabile, con la vostra intercessione, o santi, custodite il mondo intero, con quelli che vi onorano e che celebrano, o vittoriosi, la vostra luminosissima memoria.

Del santo. Con i discepoli conveniamo.

Colui che ti ha plasmato, ti ha santificato dal grembo materno e ti ha reso dimora dello Spirito santo: sei così divenuto astro dei monaci, o uomo di mente divina, astro che guida dalla tenebra delle colpe al fulgore dei precetti di Dio, o Lazzaro e che conduce a Cristo: lui dunque implora, perché salvi quelli che ti celebrano.

Theotokìon.

Il profeta ti ha vista un tempo, o Vergine, come monte dal quale, senza intervento di mano d’uomo, è stata tagliata una pietra che ha frantumato gli altari degli idoli e le stele dei demoni, o sposa di Dio: implora dunque Dio di spezzare gli idoli passionali del mio intelletto e di suscitare spiritualmente nel mio cuore l’immagine di lui.

Alle lodi, sostiamo allo stico 4 e cantiamo tre stichirà prosòmia del santo, ripetendo il primo.

Tono 4. Tu, che sei chiamato dall’alto.

Questo secondo e carissimo Lazzaro, con la carne cinta della morte del Signore che effonde myron di vita e vestito nella tunica profumata ancora dai sudori e dalle pene, si presenta ora per il banchetto gratuito e le lodi. Venite, folle dei monaci e assemblee che amate le feste, onoriamo a una voce il fedele economo e servo del nostro Signore e Dio (2).

Stavi sulla colona come in una dimora colma di luce, o sacratissimo e mettesti intorno, o beato le tue opere come servi armati per fermare l’assalto delle passioni e sei entrato nel divino talamo, o beato; stando ora con franchezza presso il tuo Sposo e nostro Dio, deliziandoti dalla sua bellezza, supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Il beato Lazzaro, consacrato dal grembo materno come sacrificatore e sacrificio puro, invita ora al banchetto della sua memoria tutti per profumarli chiaramente nello Spirito. Venite dunque, riuniamoci e partecipiamo alla benedizione donata dalle sue divine reliquie e glorifichiamo Cristo nostro Dio, realmente mirabile nei suoi santi nei quali riposa.

Gloria. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra uscì la voce delle tue opere, perciò trovasti nei cieli la ricompensa delle tue fatiche; annientasti le falangi dei demòni, raggiungesti le schiere degli angeli la cui vita imitasti irreprensibilmente; con la franchezza che hai presso Cristo Dio, chiedi pace per le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Tu che sei sollievo dei tribolati, liberazione degli infermi, o Madre di Dio Vergine, salva città e popolo, tu, pace di chi è combattuto, bonaccia di chi è sbattuto dai marosi, sola protezione dei fedeli.

Oppure stavrotheotokìon. Il terzo giorno.

Quando la purissima ti vide pendere dalla croce, come madre faceva lamento gridando: Figlio mio e Dio mio, dolcissimo Figlio mio, come dunque sopporti una ignominiosa passione?

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 6 Novembre- Memoria del santo padre Paolo il confessore, arcivescovo di Costantinopoli

6 Novembre

Memoria del santo padre Paolo il confessore, arcivescovo di Costantinopoli.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono 3. Autòmelo.

La confessione della fede divina ti rese per la Chiesa un altro Paolo, zelante fra i sacerdoti; grida con te al Signore anche il sangue giusto di Abele e Zaccaria; padre santo, supplica Cristo Dio, di donarci la grande misericordia.

Dopo la solita sticologia del salterio si leggono i canoni dell’Oktòichos e questo del santo. Acrostico: Il mistagogo Paolo inneggio subito.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Sostegno della fede, maestro della Chiesa e colonna inamovibile della confessione, luminosissimo luminare della grazia e bocca spirante fuoco ti proclamiamo, Paolo.

L’immenso Paolo, beatissimo sole dell’ecumène, manda avanti te, nuovo Paolo, come fuoco che incendia con forza le eresie e come scure che recide l’ateismo.

Secondo le regole, ispirato da Dio, lottasti affrontando pericoli per la divina predicazione come fedele gerarca e con i lacci dei tuoi dogmi soffocasti come belva Ario dall’empio pensiero.

Theotokìon. Venite tutti, inneggiamo l’incontaminata Maria, che sola ornò la stirpe umana concependo Dio incarnato e restando Vergine non menomata.

Ode 3. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale e nella tua gloria falli degni di corone di gloria.

Non abbassasti a creatura adottata per divina grazia il Figlio per natura unigenito, coeterno al Padre, seguendo, o Paolo, i dogmi del teoforo Paolo.

Con bocca, lingua e cuore predicavi Cristo sapienza e potenza di Dio, e Verbo enipostatico, disprezzando il malvagio Ario, o beato Paolo di senno divino.

Il santo Spirito di Dio per il cui sovrasostanziale potere siamo divinizzati con giusto giudizio, sapientissimo, insegnavi onnioperante e onnipotente Dio per natura.

Theotokìon. Il Verbo del Padre senza principio, più eccelso di ogni principio, incarnandosi ha accettato ora un principio da te, pura e si è sottomesso al tempo colui che è superiore a tutti i tempi.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come omonimo e imitatore dello scrigno di elezione, padre, sopportasti pericoli e persecuzioni per la fede e come lui prendesti Roma, o beato, ovunque predicando l’uguaglianza della Trinità; perciò compisti la corsa in Armenia e degnamente ricevesti dal Signore la corona, svergognando Ario. Prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. Tono 3. La confessione della fede.

Affermasti il dogma divino, ostracizzasti la parola atea, Paolo di senno divino, umiliando Ario: predicavi infatti il Figlio consustanziale al Padre, confermando i fedeli, padre beato; implora Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Dalla divina natura non si separò Dio divenendo carne nel tuo grembo, ma divenendo uomo ti lasciò Vergine Madre, come prima del concepimento ti custodì purissima, l’unico Signore; supplicalo con insistenza affinché ci doni la grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

L’intatta agnella del Verbo, l’incontaminata Vergine Madre contemplando appeso alla croce colui che senza doglie germogliò da lei, maternamente gemeva gridando. Ahimè, Figlio mio, come soffri volontariamente per liberare dalla vergogna delle passioni l’uomo!

Ode 4. Irmòs.

Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Con la sua destra vivificante il Creatore pose la corona della confessione, preziosissimo dono, sul tuo capo, beato Paolo, rivelatore di Dio.

Per aver lottato per i pii dogmi, ricevi le ricompense, o sapientissimo, stando ora presso l’albero della vita, beato Paolo ispirato, rivelatore di Dio.

Come splendido lottatore, divenendo anche difensore della verità, onoratissimo Paolo, fosti degno di calpestare la terra sovraceleste, dove danzano i piedi dei miti.

Theotokìon. Tu che sei contemplato come Figlio consustanziale al Padre, volontariamente, Salvatore, t’incarnasti per salvare l’uomo.

Ode 5. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per la tua divina gloria: poiché tu, Vergine ignara di nozze, concepisti il Dio che è al di sopra di tutti e generasti il Figlio senza tempo concedendo la pace a tutti i tuoi cantori.

Interrompesti, padre, la diffusione e la cancrena dell’eresia, applicando efficacissimamente il farmaco divino della tua confessione, lo splendore dei tuoi dogmi, la purezza dell’intelletto e il divino zelo.

Riccamente si effonde la grazia del santo Spirito dalle tue labbra, avendo trovato te, beatissimo, vero strenuo difensore e protettore dell’ortodossia; perciò illuminasti tutti gli ortodossi.

L’ateismo di Ario e la bestemmia di Macedonio prendesti a sassate con i lacci dei tuoi dogmi e insegnamenti, o Paolo di senno divino, strozzandoli e strenuamente condannandoli come un tempo Davide lo straniero.

Theotokìon. Colui che è eterno, il Verbo senza principio, si assoggetta ora al tempo prendendo carne e intelletto animato da te, Vergine pura ignara di nozze, donando pace a tutti tuoi cantori.

Ode 6. Irmòs.

Sono giunto alle profondità del mare e mi ha sommerso l’abisso di molti peccati, ma tu, come Dio, riconduci dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Pronunziando in alto la bestemmia con cui abbassava a creatura il Figlio e Verbo di Dio, l’empio Ario venne condannato da te, o teoforo.

L’irragionevole, ateo e folle Macedonio, che respingeva il divino Spirito, per la tua strenua opposizione fu deposto, o rivelatore di Dio.

Viene uccisa come una serpe strisciante dalle tue vivificanti parole la schiera degli eretici all’attacco, o beatissimo arcivescovo di Dio, sacratissimo predicatore divino.

Theotokìon. Inneggiamo, Madre di Dio Vergine, il parto oltre natura e la tua incontaminata purezza; e infatti in te prodigiosamente si incontrarono verginità e parto senza corruzione.

Kontakion. Tono 2. Cercando le cose superne.

Brillando in terra come astro di luce celeste, illumini ora la Chiesa cattolica, per cui lottasti, dando, o Paolo, la tua vita: e il tuo sangue, come quello di Abele e Zaccaria, chiaramente grida al Signore.

Ikos.

Sei colonna della confessione e omonimo di Paolo, luminare della terra; a lui sei pari nei costumi e compagno di lotta, perché porti nel tuo corpo le stigmate di Gesù, o Paolo, iniziatore ai sacri riti: di esse godendo e in esse gloriandoti, sei sempre comparso di fronte a imperatori eretici senza lasciarti atterrire, ma piuttosto rafforzandoti. Perciò il tuo sangue chiarissimamente grida al Signore.

Sinassario.

Il 6 di questo mese memoria del nostro santo padre Paolo il confessore, arcivescovo di Costantinopoli.

Stichi. Portando l’omoforio come corda al collo Paolo fu strangolato. Il sei celebra Dio senza affanno.

Lo stesso giorno memoria della filantropia che portò via la cenere sotto Leone il Grande.

Stichi. Minacci di bruciare, ma poi non bruci, diluendo l’ira nella magnanimità, o Verbo.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Luca.

Stichi. Compiendo per il Verbo opere eccelse, divenisti, Luca, partecipe della sorte di quanti gli furono graditi.

Lo stesso giorno san Paolo, folle in Cristo, si addormentò in pace.

Stichi. Avendo simulato pazzia sulla terra, Paolo morendo si unì alla terra degli ispirati da Dio.

Memoria dei beati nostri padri Abramo di Chotini e Luca della grotta dei russi.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore, ma calpestata coraggiosamente la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ti trasferisti alle dimore celeste, o Paolo di senno divino e ti avvicinasti a Dio; divinizzato per partecipazione, divenisti divino cantando, o beato: Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Istruiti dai tuoi discorsi apprendiamo, o Paolo illustre, a venerare come in tre soli l’indivisa e indivisibile divinità a cui cantiamo: Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Divina e gradita a Dio la tua sacratissima confessione: come oro purificato ti avvicinasti a Dio, incenso gradito, lieto per aver imitato la passione del Salvatore, o beato.

Theotokìon. Dimostrasti di essere colei che procura a tutti gli uomini divina redenzione, generando il Redentore di tutti, o purissima, al quale tutti cantiamo: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Il parto della Madre di Dio, allora prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli purissimi; ma ora che si è attuato, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Scorrono le fonti dei tuoi dogmi e irrigano tutta la Chiesa, mentre con il tuo sangue hai santificato tutti quelli che con fede ortodossa ti seguono e gridano: Inneggiate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ormeggiasti a un porto sereno sfuggendo le onde della vita: avevi infatti, beatissimo Paolo, come timoniere per guidare tutta la tua rotta colui che creò tutto con un cenno, il Signore che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Trinitario. La luce trifulgida della Trinità sovradivina in te dimorando, padre, ti rivelò luce seconda che illumina il popolo ortodosso e indebolisce la falange eretica gridando: Inneggiate il Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

Theotokìon. Seguendo le parole dei profeti, Vergine, ti annunziamo Madre di Dio: generasti infatti fanciullo il più antico di tutti, chiamato Emmanuele, al quale acclamiamo: Inneggiate il Signore, opere ed esaltate per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura e sempre Vergine. 

Tutto me stesso, o divino, porto sotto la tua protezione divina perché hai ricevuto da Cristo il potere di sciogliere le colpe come ieromartire; spezzando le catene dei miei errori, salvami per le tue preghiere e illuminami con la tua divina luce.

Divenuto un nuovo Paolo ardente di zelo, padre eccelso, ascolti ora in paradiso parole ineffabili: per comunanza di costumi infatti partecipi della ricompensa, ricevendo la nobilissima corona del regno di Cristo.

Apparisti eccellente accusatore di ogni eresia e avvocato dell’ortodossia, o divino ieromartire, sapientemente irraggiato dagli splendori della grazia e illuminato dal raggio della Trinità increata, o illustre Paolo.

Theotokìon. S’incarnò da te, purissima, il Verbo, unendosi incarnato al mondo come compassionevole, dimorando non rimpicciolito come prima senza carne e annientò con potenza divina colui che tutti tiranneggiava.

Exapostilarion. Udite, donne.

Imitando Paolo, araldo della fede, seminasti i dogmi della sapienza dall’alto, piegando tutte le eresie, o splendore dei gerarchi, beatissimo Paolo: perciò apparisti anche colonna dell’ortodossia, o uomo di senno divino.

Theotokìon, stessa melodia.

O Maria, sposa di Dio, supplica il Dio che generasti nella carne per noi, che ti onoriamo con affetto e veneriamo la tua icona e quella di tuo Figlio, o purissima, affinché siano liberati da castigo e pene eterne quanti con fervore a te si stringono.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono grave. Di Anatolio.

Ti curvasti a scrutare le profondità dello Spirito, vivendo sulla terra come incorporeo; attingendovi la ricchezza della divina conoscenza, con i tuoi insegnamenti, santo padre, hai fatto sgorgare per gli uomini l’ortodossia.

E ora. Theotokìon. Non siamo più tenuti lontano.

Tu che generasti il mio Sovrano secondo la carne, riscattami, Sovrana, dal potere e dalla schiavitù dello straniero.

Oppure stavrotheotokìon, stessa melodia.

Vedendoti volontariamente confitto al legno, la purissima, tra i lamenti, canta il tuo potere.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 5 Novembre- Memoria dei santi martiri Galazione ed Episteme

5 Novembre

Memoria dei santi martiri Galazione ed Episteme.

Al Mattutino

Dopo la consueta sticologia si recitano i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo che il faraone inseguitore veniva sommerso nel mare, esclamava: Cantiamo a Dio un inno di vittoria.

Onoriamo con fede e odi spirituali gli araldi, gli astri senza tramonto, i cieli spirituali che rifulsero più del sole sulla terra, i divini martiri di Cristo.

Sorgesti da sterile radice ellenica come germoglio fiorito donato da Dio, o Galazione, offrendo al mondo i frutti della fede immutabile.

Cercando con perfetta scienza la fede in Cristo, accorresti a conoscerlo, o Episteme e trovando grazia divina, ti fidanzasti con lui come sposa.

Theotokìon. Sono annegato, me misero, nell’abisso delle mie molte colpe, ma accorro a te, Madre buona di Dio, stendi una mano in aiuto e salvami.

Ode 3. Irmòs.

Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Bramando la vita migliore e la dolcezza ineffabile, disprezzasti le cose caduche e tutte le dolcezze effimere, o Galazione, seguendo piamente Cristo con Episteme.

Liberati dai legami della carne e da ogni sorta di passione attraverso l’ascesi, vi uniste all’amore di Cristo e col martirio vi offriste come sacrificio puro.

Rinnegando il mondo per il divino amore di Cristo, vi siete piuttosto legati allo Spirito, o atleti e attraverso molte pene, diveniste degni del regno divino.

Theotokìon. Non c’è nessuno che abbia sperato nella tua protezione e non abbia ottenuto le tue molte compassioni, Vergine, perciò ti supplico di trovare anch’io il tuo soccorso.

Irmòs. Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

Kathisma. Tono 4. Presto intervieni.

Con la vista dell’anima rischiarata dal digiuno, illumini i fedeli con i raggi dell’impassibilità, o beato Galazione, perciò celebrando con fede la tua sacra e luminosa memoria, gridiamo piamente: tu, che hai confidenza con Cristo, supplicalo di salvarci.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Vergine purissima che generasti il Dio ineffabile, supplicalo senza sosta con gli incorporei di dare remissione delle colpe e correzione della vita prima della fine a noi, che con fede e affetto degnamente ti inneggiamo, o lodatissima.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti elevato sulla croce, o Verbo di Dio, la tua purissima Madre gemendo diceva: Che prodigio nuovo e straordinario è questo, Figlio mio? Come ti unisci alla morte tu, vita di tutti, volendo risuscitare i morti, o misericordioso?

Ode 4. Irmòs.

Cristo, mia forza, Dio e Signore! Così la sacra Chiesa divinamente canta, levando il grido da animo puro, facendo festa nel Signore.

La provvidenza di Dio mostrò germoglio di beni da grembo sterile te, che moltiplicasti i frutti e con esortazioni rendesti fertile la consorte.

Hai amato Cristo, odiato il mondo, disprezzato i beni, spregiato la gloria, la delizia e l’onore, scambiando realmente le cose caduche con le perenni.

Con santa Episteme, o glorioso Galazione, hai seguito senza deviare le orme di Cristo, perciò divenisti degno anche di ricevere gloria e corona da lui.

Theotokìon. Ho macchiato molto la dimora del mio corpo, o santissima Vergine, dimora del puro Dio; purificami da tutta la corruzione delle mie passioni con le tue preghiere.

Ode 5. Irmòs.

Col tuo divino fulgore, o buono, rischiara, ti prego, le anime di quanti con affetto vegliano per te dai primi albori, perché conoscano te, Verbo di Dio, che veramente sei Dio e che ci richiami dal buio delle colpe.

Illuminato dalla divina luce e splendente dei fulgori dell’incorruttela, o sapiente Galazione, convincesti tua moglie ad essere casta con te, prendendo il giogo leggero di Cristo.

Accesi dal fuoco delle tentazioni, spegneste il fuoco delle passioni e il fuoco dell’ateismo, condividendo entrambi gli interessi nelle multiformi pene dell’anima e del corpo.

Obbedendo alla legge di Dio e sollevando la croce sulle spalle, sceglieste la vita casta e foste adornati con duplici corone, splendenti delle fatiche dell’ascesi secondo la legge.

Theotokìon. Carro luminoso del sole, purifica la corruzione dell’anima del tuo servo, ti supplico, affréttati con la grazia della tua compassione e guarisci me, malato, o Vergine, sposa di Dio.

Ode 6. Irmòs.

Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Disprezzando chiaramente le costrizioni di questa vita, sceglieste la castità, costringendo la natura e rifulgendo con doppie fatiche, foste adornati con doppie corone.

Sopportando la separazione dei corpi con l’unione delle anime nella fede, prima abbatteste i nemici incorporei e poi vinceste quelli visibili con la forza del divino Spirito.

L’illustre Galazione e la consorte divinamente sapiente Episteme lottarono duramente secondo le regole con coraggio e forza; per le loro suppliche, o Verbo, dona a tutti le tue misericordie.

Theotokìon. Rendi buona, o Sovrana la mia anima danneggiata da molte colpe e supplica Dio, datore di tutti i beni di farmi degno del suo regno superno.

Irmòs. Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontakion.

Tono 2. Cercando le cose superne.

Foste annoverati tra le folle dei martiri di Cristo per aver splendidamente lottato con dure lotte, o glorioso Galazione, con la venerabile Episteme, tua consorte e compagna di lotta, pregando entrambi l’unico Dio per tutti noi.

Ikos.

Celebriamo con inni canori Galazione, generoso fra i martiri, con la sua gloriosissima consorte, che giustamente si chiama Episteme: essi hanno infatti abbattuto la boria del nemico, confutato l’ateismo degli idoli e predicato la fede di Cristo. Perciò ricevendo con gloria da lui le corone dell’incorruttela, senza sosta pregano per tutti noi.

Sinassario.

Il 5 di questo mese memoria dei santi martiri Galazione ed Episteme.

Stichi. La spada uccise i coniugi senza coniugio, che amarono la congiunzione. Galazione ed Episteme furono fatti a pezzi il giorno cinque.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli del numero dei Settanta Erma, Lino, Gaio, Filologo e Pàtroba.

Stichi. Tre apostoli amici della Trinità, Erma, Pàtroba e Gaio morirono insieme. Lanciando la rete della divina conoscenza, Gesù pescò vivo te, Lino e ti prese da questa vita. Amando te, Dio Verbo, Filologo compie le tue parole e morendo sta con te.

Lo stesso giorno san Domnino perì nel fuoco.

Stichi. Pensando al fuoco della geenna, Domnino non fu affatto spaventato affatto dal fuoco.

Lo stesso giorno Timoteo, Teofilo e Teotimo perirono uccisi a pugni.

Stichi. Sono uccisi a pugni Timoteo e due compagni più che buoni e il Verbo di Dio li onora con corone.

Lo stesso giorno san Doroteo il presbitero perì ucciso dalle belve.

Stichi. Dato alle belve, Doroteo si presentò a Dio come dono gradito.

Lo stesso giorno i santi Eupsichio e Carterio perirono per la recisione delle parti intime.

Stichi. A Carterio ed Eupsichio furono tagliati i testicoli e sopportarono con animo paziente.

Lo stesso giorno san Silvano fu ucciso gettato nel metallo fuso.

Stichi. Gettato nel metallo fuso, Silvano lascia i metalli e cambia la vita.

Lo stesso giorno san Panfilo perì raschiato e incarcerato.

Stichi. Affaticato dal carcere e prima del carcere dal raschiamento, col supplizio Panfilo ottiene giustamente doppia corona.

Lo stesso giorno memoria del venerabilissimo nostro padre Gregorio il confessore, arcivescovo di Alessandria.

Stichi. Come lasciare non incoronato l’occhio desto dell’ortodossia, o Verbo?

Lo stesso giorno sant’Agatangelo perì di speda.

Stichi. Un angelo di Cristo porta l’ultima decisione ad Agatangelo, quella della spada.

Memoria del nostro padre tra i santi il Giona il russo, arcivescovo di Novgorod, taumaturgo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Tutta rugiadosa rese l’angelo la fornace per i santi fanciulli, mentre, bruciando i caldei, il comando di Dio persuase il tiranno a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

La grazia rugiadosa dello Spirito rinfrescava sapientemente voi, che eravate ustionati dal fuoco delle tentazioni e delle fatiche ascetiche e poi dalla pazienza nella pene, che sopportaste con forza nel martirio.

Per amore della purezza e dell’ascesi bramaste l’allontanamento in unione di anima e legati in forza della fede, vi uniste di nuovo nelle lotte della passione, o venerabili martiri.

Obbedendo agli ordini del Re di tutti, il lodatissimo Galazione considerò gli ordini dei pagani come stupidaggini, perciò ottenne in eredità il regno dei cieli in Cristo.

Theotokìon. Sei divenuta superiore alle potenze intelligibili, o purissima: hai tenuto infatti fra le braccia colui che loro non osano guardare affatto, perciò con voci grate ti glorifichiamo.

Ode 8. Irmòs.

Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Avendo amore più ardente per Cristo che per il desiderio naturale, allontanaste ogni pensiero che ricordava la carne e il sangue e saggiamente vi staccaste dai beni materiali.

Vi allontanaste mirabilmente dall’amore carnale e vi uniste divinamente nell’amore per la castità e vi legaste con l’amore di Cristo, o vanto dei coniugati e grande prodigio dei celibi.

Volendo conseguire il regno superno, o divino martire, lo ottenesti, comprandolo col sangue, o Galazione con Episteme, tua compagna di lotta.

Theotokìon. Come trono igneo, o purissima, porti colui che riposa nel seno paterno; supplicalo, o Madre di Dio, di scamparci dalla condanna eterna.

Irmòs. Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Accesi dall’amore di Cristo, rompeste la freddezza della vita e dell’amore naturale e i legami della carne per la Trinità, divinità unica, o martiri, entrambi vincendo la materia del corpo.

Danzando nei cieli con i cori dei martiri e delle vergini ed esultando con la tua consorte Episteme, o Galazione, dona a noi scioglimento dai mali, al sovrano vittoria, al mondo pace e grande misericordia.

Il lodatissimo, divino e sapientissimo Galazione e la venerabile Episteme, uniti saldamente nella fede lottarono valorosamente unanimi; per le loro preghiere, abbi compassione di noi, o Dio Verbo, che sei sommamente buono.

Theotokìon. Con voci grate noi, che abbiamo ottenuto realmente la divinizzazione ti inneggiamo e gridiamo: Salve, purissima, salve, benedetta, salve, palazzo del Re di tutti e Dio, salve, Madre di Dio.

Irmòs. Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere degli angeli non osano fissare: ma grazie a te, purissima, il Verbo si è mostrato ai mortali incarnato; e noi, magnificando lui con gli eserciti celesti, diciamo te beata.

Exapostilarion. Tu che il cielo.

Nutrito col latte della fede, o martire Galazione, con la venerabile Episteme lottasti sino alla fine: per la vostra santa intercessione, possiamo noi essere liberati dalla geenna.

Theotokìon.

Glorificandoti, o Vergine, con inni di grazie, con l’angelo gridiamo a te il saluto: Salve, Madre di Dio: salve, Madre senza nozze del Re della gloria.

Quindi il resto del Mattutino e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 4 Novembre- Memoria del santo padre nostro Ioannichio il grande, dell’Olimpo e dei santi ieromartiri Nicandro vescovo di Mira e Ermeo presbitero

4 Novembre

Memoria del santo padre nostro Ioannichio il grande, dell’Olimpo e dei santi ieromartiri Nicandro vescovo di Mira e Ermeo presbitero.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Con le onde delle tue lacrime irrigasti il deserto arido; coi tuoi gemiti profondi centuplicasti i frutti delle tue pene; coi tuoi miracoli divenisti luminosa fiaccola per l’ecumène. Ioannichio, beato padre nostro, prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dello ieromartire. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; perciò, insegnando il verbo della verità, lottasti fino al sangue per la fede, ieromartire Nicandro; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni, uno dall’Oktòichos e questi due dei santi. Il canone del santo padre ha questo acròstico: Loderò te, imitatore del Precursore. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca e si riempirà di spirito e pronuncerò un discorso alla Regina Madre; mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto il suo ingresso.

Illuminato dalla luce della grazia, o beato, illumina quanti festeggiano con fede la tua memoria e con le tue intercessioni strappali dalla tenebra dei peccati, o Ioannichio.

Camminasti immutabilmente sulla via che porta alla città celeste, o Ioannichio, poiché ti guidava lo Spirito Santo che riposava nel tuo cuore.

Avevi l’umiltà che innalza, o Ioannichio, perciò ti supplichiamo: abbi pietà della nostra umiltà, o beato e allevia tutti i dolori dei nostri cuori.

Theotokìon. O Purissima, richiamo dei caduti e sostegno dei fermi, ti prego, raddrizza il mio animo caduto dal peccato, affinché ti glorifichi, o Sovrana.

Canone degli ieromartiri. Poema di Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. I cori d’Israele.

Celebrando oggi la solenne festa dei nobili atleti, la memoria degli ieromartiri, la Chiesa di Cristo si abbellisce lodandoli con sacri canti.

Unto con la sacra unzione del sacerdozio, o gerarca Nicandro, fedelmente la rendesti più venerabile col colore del tuo sangue, gridando con esultanza: Cantiamo al nostro Dio, poiché si è glorificato.

Percorrendo la via del martirio e manifestando realmente vera gioia, foste arricchiti con la grazia dei prodigi e doni celesti, o martiri, gridando: Cantiamo al nostro Dio, poiché si è glorificato.

Theotokìon. Cristo, incircoscrivibile dal seno del Padre, è circoscritto dal seno della Madre, custodendola ineffabilmente vera vergine; a lui gridiamo: Cantiamo al nostro Dio, poiché si è glorificato.

Del santo. Ode 3. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e nel giorno del tuo divino ingresso rendili degni di corone di gloria.

Cambiasti le realtà effimere per quelle immutabili prendendo la tua croce, o Ioannichio e ti distaccasti, allontanandoti su montagne non battute come il grande Elia.

La compagnia di due padri ti rivelò la via molto desiderata che trovasti nascosto nelle montagne per molti anni, o beato, illuminato con la grazia della profezia.

Sconvolti da ogni sorta di passione accoriamo con fede alla tua protezione, o Ioannichio, affinché ci visiti tutti con le tue sante intercessioni, supplicando il filantropo.

Theotokìon. Spegni i carboni dei miei peccati con le gocce della tua misericordia, o Vergine piena di grazia e accendi la lampada spenta del mio cuore, o purissima lampada dorata.

Degli ieromartiri. Poiché la sterile.

Stendendo la rete del tuo verbo e compiendo prodigi, hai pescato gli smarriti offrendoli come preziosissimo dono a colui che è sorto dalla Vergine, o Nicandro.

Divenisti fertilissima vite nel campo di Tito, illuminatore dei cretesi, offrendoci grappoli razionali che fanno scaturire per noi dolcezza salvifica, o beato Nicandro.

Con il divino Erma dissodaste cuori ustionati con l’aratro della croce, o sapienti e li rendeste fertili, o Nicandro, perciò siete proclamati beati.

Theotokìon. Nemmeno l’intelletto degli angeli può spiegare il tuo parto ineffabile, o Vergine pura, poiché concepisti nel grembo il Verbo del primo intelletto che stabilì tutto col verbo.

Irmòs. Poiché la sterile Chiesa delle genti ha generato e la sinagoga ricca di figli si è inaridita, al nostro Dio, prodigioso, gridiamo: Santo sei tu, Signore.

Kathisma del santo.

Tono 3. Attonito di fronte alla bellezza.

Abbandonasti il mondo con tutto il cuore e seguisti il tuo Sovrano con l’anima colpita dal divino amore, o Ioannichio, perciò spegnesti anche la fornace delle passioni con la rugiada dello Spirito Santo, o beatissimo; perciò ora danzi con gli angeli come imitatore della loro vita.

Gloria. Dello ieromartire.

O martire eponimo della vittoria, vincesti l’opposizione degli uomini atei e spegnesti il loro culto, o Nicandro, avendo come compagno il glorioso Erma e con lui sopportasti tutto il supplizio, o beato e ora ereditate il riposo senza fine pregando per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Ho trascorso tutta la mia vita con molta indolenza, o Santissima e ora mi sono avvicinato al momento del mio esodo e temo i miei nemici: non sbranino la mia anima, o Sposa di Dio e non mi inviino nell’abisso della perdizione; abbi pietà del tuo servo, o Vergine e strappami dalla loro condanna.

Oppure stavrotheotokìon.

Soffristi morte volontaria disonorevole attraverso crocifissione, o Compassionevole la tua genitrice era ferita vedendoti, o Cristo e col cuore spezzato gemeva come madre; con le sue suppliche, per il tuo viscere della misericordia abbi compassione e salva il mondo tu, che hai tolto di qui il peccato.

Del santo. Ode 4. Irmòs.

Prevedendo l’ineffabile e divino consiglio della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm, gridava: Gloria alla tua potenza, Signore.

Raggiungendo con la tua umiltà i monti altissimi umiliasti le somme vette dei demòni, o sapiente e lottasti con coraggio contro di loro, o vanto e sostegno dei monaci.

Brandendo il timore di Cristo come una spada a doppio taglio, vincesti spiritualmente e sensibilmente il serpente apostata, o beato, glorificandoti con sacra vittoria.

Infervorato del tutto dal divino Spirito, o padre, sopportasti il gelo per molti anni vivendo nel deserto e cercando Dio, che ti riscaldava con la divina grazia.

Sconvolti dalle infermità delle nostre anime, o padre ti invochiamo con fede: custodiscici con le tue suppliche a Dio, affinché piamente ti onoriamo.

Theotokìon. O propiziatrice di tutti i mortali, con fede ti imploro e supplico, o benedetta, rendimi propizio il Giudice, tuo Figlio, affinché degnamente ti glorifichi.

Degli ieromartiri. Colui che siede.

Vi rivelaste carro del Verbo portandolo spiritualmente, perciò legati ai cavalli e terribilmente trascinati, non lo rinnegaste, non foste vinti, affrettandovi manifestamente verso la via celeste.

Chiusi e legati in carcere, liberaste città e popolo dai legami dell’errore e li legaste col legame dell’amore a colui che per bontà fu legato nella carne per noi.

I martiri illustrissimi rinchiusi e nutriti con pane celeste, glorificavano con gli angeli il Sovrano, perciò non si preoccupavano delle pene della carne, perché erano più forti dei supplizi.

Theotokìon. Colui che tremendamente siede su un alto trono, è divenuto bimbo e siede fra le braccia della Madre, rialzando l’immagine caduta e donando divinizzazione ai discendenti di Adamo.

Del santo. Ode 5. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno il Dio che tutto domina e partoristi il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Percorrevi la via stretta e angusta, o padre, allargandola con divine ascensioni del cuore e contemplazioni e ora, divinizzato per grazia, esultante dimori nella città celeste.

Avendo purificato l’occhio della tua anima, o padre, ti fu donata la grazia della profezia per predire le realtà future come presenti e vedere le cose lontane come vicine con la grazia dello Spirito, o Ioannichio.

Liberami dalle passioni dei peccati e dalle tribolazioni, placa la passione del mio cuore e donami scioglimento dalle colpe, o tu che gioisci in Dio datore dei beni che esaudisce le tue venerabili preghiere.

Theotokìon. Risana lo sviamento del mio intelletto, o Purissima, guarisci la passione della mia anima, dilegua la tenebra dell’indolenza, affinché ti lodi, o sempre beata Genitrice di Dio lodatissima.

Degli ieromartiri. Mandaci la tua luce.

Guidasti alla luce della fede i popoli che lasciarono la tenebra della follia idolatrica e divennero figli della luce per la tua intercessione, o Nicandro.

I gloriosi illuminatori attraversarono incorrotti la tenebra dei supplizi riflettendo le luci splendenti dello Spirito e dileguando la tenebra dell’ateismo.

Riempito dalle acque di Paolo, Tito ti irrigò mostrandoti fiume che sprofonda le onde torbide dell’ateismo, o Nicandro.

Theotokìon. O Vergine, unica ad aver partorito l’Agnello e Dio nella carne, dimora incorrotta, divina arca, venerabile lampada, illumina la mia anima.

Del santo. Ode 6. Irmòs.

Celebrando questa divina e veneratissima festa della Madre di Dio, o voi di senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito.

Facendo appassire le passioni del corpo ti mostrasti albero alto che porta i frutti dei prodigi e venerabile condotta, o santissimo Ioannichio.

Quando eri in pericolo per aver bevuto il veleno letale dalla mano dell’iniquo, ti guarì il Signore con l’apparizione del martire Eustazio, o beatissimo.

Sopportasti innumerevoli pene per la debolezza del corpo, o Ioannichio, perciò con fede a te grido: calma i dolori delle mie malattie.

Theotokìon. Soccorso di tutti, aiuta noi, che ci troviamo nei pericoli, stendici una mano e facci alzare guidandoci al porto della salvezza, o Vergine piena di grazia.

Degli ieromartiri.

Prefigurando la tua sepoltura.

Con i corpi inchiodati i martiri si mostrarono imitatori della passione del Salvatore che fu inchiodato sulla croce e salvò il mondo dalla corruzione.

Attraversaste il mare dei supplizi, o martiri con la guida del Santo Spirito, o lodatissimi e raggiungeste il porto divino colmi di gloria.

Vincesti l’opposizione degli uomini crudeli come eponimo della vittoria, o illustre gerarca Nicandro e hai ricevuto le corone della gloria, stando presso Dio.

Theotokìon. Annientasti la vergogna della progenitrice, o Vergine, partorendo colui che ci incorona di benedizioni e trasformasti la tristezza in gioia, o buona.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, il profeta Giona gridava supplicando dal ventre del pesce: dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Kontàkion.

Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Sei apparso astro fulgidissimo che risplende nel mondo avvolgendo di luce quanti sono nel buio delle passioni, sei apparso medico quanto mai provvido per i malati: tu dunque che hai ricevuto la grazia delle guarigioni, concedi a chi ti prega ogni guarigione, affinché acclamiamo: Salve, padre Ioannichio.

Ikos.

Ha brillato nel mondo il racconto ispirato da Dio delle buone opere della tua vita, o beatissimo e ha fugato tutta la caligine delle passioni dell’anima e fatto risplendere la luce immateriale per quanti con fede e affetto a te così acclamano:

Salve, dolce gloria dei monaci; salve, limpido astro del mondo.

Salve, sollecito conforto dei malati; salve, saldo sostegno dei sani.

Salve, perché hai sdegnato l’esercito terrestre; salve, perché in luogo delle cose corruttibili hai ricevuto le celesti.

Salve, vero tesoriere delle virtù divine; salve, operatore di indicibili prodigi.

Salve, distruzione di passioni di ogni sorta; salve, fervidissimo protettore nostro.

Salve, prontissimo liberatore dalle passioni; salve, rifugio di tutto il mondo.

Salve, padre Ioannichio.

Sinassario.

Il 4 di questo mese memoria del nostro santo padre Ioannichio il grande dell’Olimpo.

Stichi. Ioannichio è preso dalla terra dal Verbo di Dio che stabilì la terra col verbo. Nel quarto giorno Ioannichio si abbandonò nella tomba.

Lo stesso giorno memoria dei santi ieromartiri Nicandro, vescovo di Mira ed Erma il presbitero, consacrati dal santo apostolo Tito.

Stichi. I martiri bramanti Cristo da vivi, sono duramente sepolti vivi nella tomba.

Lo stesso giorno memoria di san Porfirio martire.

Stichi. Armato dalla spada Porfirio vestì la porpora splendente del sangue.

Lo stesso giorno il racconto del pianto di Geremia per Gerusalemme e per la sua condanna e dell’estasi di Abimelech.

Memoria del santo e pio imperatore Giovanni Doukas Vatatzìs il misericordioso.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del santo. Ode 7. Irmòs.

I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestata con coraggio la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Rendendo la tua anima dimora della Trinità, edificasti tre dimore in cui per grazia divina fai scaturire il myron per illuminare e purificare quanti con fede a te si accostano, o Ioannichio.

Illuminata sempre dai fulgori del divino Spirito, la tua anima conosceva i lacci delle anime che venivano con fede a te, o beato, illuminandole con la preconoscenza della profezia.

Libera presto con le tue suppliche me, tormentato dalla malattia dell’anima e del corpo, o beato e fammi cantare: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. O piena di grazia che partoristi il Signore immutabile, supplicalo, o Pura di mutare con la sua destra il mio intelletto alle cose buone, poiché sono stravolto dalle preoccupazioni della vita.

Degli ieromartiri. I giovani figli di Abramo.

Tingendo la tua sacra tunica col colore del sangue, o beato, la rendesti più luminosa, o Nicandro, gridando sempre: O Cristo, tu sei benedetto.

Uniti dal fuoco per l’affetto indubbio del Creatore, non foste bruciati, o beati, gridando: O Cristo, tu sei benedetto.

Trasformaste la fiamma della fornace preparata per il vostro supplizio in rugiada con lo Spirito che tutto regge, gridando: O Cristo, tu sei benedetto.

Theotokìon. Generi indicibilmente il Verbo incarnato, o pura Vergine, colui che libera quanti acclamano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Del santo. Ode 8. Irmòs.

Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, ha salvato nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatotosi, convoca tutta la terra che canta: Celebrate, opere, il Signore ed esaltatelo in tutti i secoli.

Stando sopra il monte come lucerna sopra il lucerniere, illuminasti gli intelletti di tutti mostrando chiaramente la via della vita con le parole e le opere, e li elevasti all’altezza dell’impassibilità col verbo divino, o beato Ioannichio.

Parlavi con il Signore onnipotente che purificò il tuo intelletto con l’impassibilità e ammaestrato da lui nei misteri ineffabili, o beato, prevedevi profeticamente la salvezza delle anime come grande profeta, o beatissimo, perciò noi fedeli a una voce ti lodiamo.

Sono circondato da ferite insopportabili e tormentato da mali d’ogni sorta; liberami con le tue suppliche, o padre che da Dio hai preso la grazia di guarire le passioni e lenire i dolori dei fedeli, o Ioannichio.

Trinitario. Con tutti gli eserciti superni lodiamo il Padre, il Figlio e il santo Spirito, Trinità indivisibile, Divinità increata, gridando con esultanza: Santo, santo, santo, una sola potenza, autorità coregnante.

Theotokìon. Superasti gli angeli partorendo ineffabilmente Dio incarnato; supplicalo, o Sovrana purissima affinché superi anch’io le passioni della carne nella sublime umiltà dell’intelletto, lodando la tua grandissima grazia.

Degli ieromartiri. Redentore onnipotente.

Divenisti venerabile gerarca non col sangue altrui, ma col tuo, entrando nella Chiesa superna, o Nicandro e cantando: Benedetto, lodate il Signore.

Lodando il Signore dalla cattedra dei sacerdoti e adorno del sangue del martirio, il glorioso Erma grida: Benedite, lodate tutte le opere il Signore.

Santamente iniziati prima nelle cose sante, vi mostraste augusti sacrifici e, profumati con buona fragranza, vi offriste al Signore gridando: Benedite, lodate il Signore.

Theotokìon. Prosciuga l’oceano dei miei mali o Vergine, che partoristi il Redentore e Signore, oceano di misericordia, al quale gridiamo: Benedite, opere tutte il Signore.

Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nel mezzo della fornace, con la rugiada refrigerasti i fanciulli e insegnasti loro a cantare: opere tutte, benedite e lodate il Signore.

Del santo. Ode 9. Irmòs.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima, Madre di Dio pura, sempre Vergine.

Con l’intelletto rafforzato dal potere di Dio, dominasti le passioni, perciò sei divenuto un angelo nel corpo e nei cieli dimori con gli angeli, stando sempre presso il trono della gloria, colmo di luce senza tramonto.

Dimoravi nei monti e nelle grotte come nei cieli, o beato, perciò le belve selvagge erano in pace con te, perché avevi sottomesso le passioni indomabili dell’anima ed eri divenuto giusto, o Ioannichio; perciò noi fedeli ti lodiamo.

Giacendo nella tomba, le tue sante reliquie guariscono le malattie e bruciano sempre le falangi dei demòni con la divina grazia, o sapiente Ioannichio e fanno scaturire guarigioni a quanti con fede ti proclamano sempre beato.

Ora che, più luminoso e puro, stai vicino a Cristo, ricorda quanti ti festeggiano con fede, o Ioannichio, chiedendo per noi la remissione delle colpe e la guarigione di tutti i mali e il conseguimento del regno di Dio.

Theotokìon. Illumina gli occhi della mia anima, o Pura, che generasti la luce; che l’oscurità profonda del peccato non mi sommerga e l’abisso della disperazione non mi inghiotta; ma tu stessa salvami e guidami al porto del divino volere.

Degli ieromartiri. Per la sua colpa.

Steso pazientemente sul patibolo, o sapiente e bruciato con torce, ricevesti rugiada celeste per mano di un angelo, o martire Nicandro e desti alla morte chi gli incendiari con le tue vivificanti preghiere.

Eravate uno spettacolo tremendo: nudi, legati ai cavali e dopo esser stati molto trascinati, vi mostraste sani e, dati al fuoco, vi mostraste non bruciati, custoditi dal divino Spirito, o atleti.

Oggi la sacra metropoli di Mira festeggia invitando tutta la città al banchetto, o lodatissimi per questa memoria annua delle sacre lotte, che con longanimità avete sostenuto.

Il cielo si aprì per voi e gli angeli portavano voci esultanti, i cori dei padri e dei giusti si rallegravano; ora che dimorate con loro, ricordate quanti vi festeggiano, o santi.

Theotokìon. Illuminami con la tua luce, o Purissima che generasti la luce senza tramonto, allontana le nubi della mia anima e liberami dalla tenebra, ti prego e fammi degno della divina salvezza, affinché ti lodi, o lodatissima.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion Del santo.

Tono 2. Udite, donne.

Hai saggiamente sottomesso, o sapiente Ioannichio, gli appetiti della carne al dominio dell’intelletto, o padre: hai perciò raggiunto il culmine di ogni desiderio e sei pervenuto alla gloria divina. Non cessare dunque di intercedere per noi, o beatissimo.

Degli ieromartiri, stessa melodia.

Sei stato mostrato, o Nicandro, come pianta del beatissimo Tito, dal quale fosti consacrato, o santo padre, arcivescovo divinamente ispirato della città di Mira: in essa hai anche portato a compimento con Erma il martirio per Cristo, o sapientissimo e ora regni nei cieli.

Theotokìon.

Per colei che rappresenta, bacio la tua purissima e divina icona, o purissima e con affetto, fede e timore, le presto venerazione: da essa sgorgano, o Sovrana, guarigioni dell’anima e del corpo per quelli che in te rettamente celebrano la Madre di Dio.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 3 Novembre- Memoria dei santi martiri Akepsima, Giuseppe e Aitala; anniversario della dedicazione del tempi di san Giorgio megalomartire a Lidda e deposizione del suo santo corpo

3 Novembre

Memoria dei santi martiri Akepsima, Giuseppe e Aitala; anniversario della dedicazione del tempi di san Giorgio megalomartire a Lidda e deposizione del suo santo corpo.

Al Mattutino

Apolytìkion dei martiri.

Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demoni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Di san Giorgio. Tono 4.

Come liberatore dei prigionieri, protettore dei poveri, medico degl’infermi, difensore dei re, o megalomartire Giorgio trionfatore, intercedi presso Cristo Dio per la salvezza delle nostre anime.

Dopo la consueta sticologia si recitano un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone dei martiri. Acrostico. Celebrerò i martiri, fiori gradevoli. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

La tua destra vittoriosa, magnifica nella sua forza, si é glorificata, poiché per la tua potenza, Signore immortale, ha schiacciato i nemici aprendo per Israele una nuova via nelle profondità del mare. 

Fulgidamente illuminati dal bagliore del triplice sole, liberate dalle tenebre delle passioni e dal peccato i fedeli che glorificano la vostra sacra memoria, o martiri.

Le leggi del Sovrano e Dio plasmarono, o sacratissimi, il vostro spirito, tanto che con coraggio rifiutaste le leggi che vi ingiungevano di trasgredirle e, lottando secondo le regole, trovaste la gloria.

Come vittime pure, beati martiri, vi offriste a Cristo in volontaria immolazione; così foste insieme sacerdozio e oblazione di colui che vivificò il mondo con la sua immolazione.

Theotokìon. O Vergine che concepisti nei limiti della carne il Dio incircoscrivibile quando prese corpo nella sua bontà estrema, pregalo di salvare dai pericoli i tuoi servi.

Canone di san Giorgio. Acrostico. Il venerabile fra i martiri inneggio a gran voce.

Ode 1. Tono 4. A colui che guidò un tempo.

Alle mancanze del mio spirito, alle sue difficoltà, sostituisci per il fervore della tua preghiera, o santo, la forza che mi permetta di celebrarti e celebrare la tua santissima festa.

Nessuno, per quanto eminente e superiore in eloquenza e condotta di vita, può celebrare i tuoi prodigi, Giorgio, poiché tu sei potente guerriero, campione invincibile.

In nessun modo alle comuni regole dell’elogio è soggetta la tua venerabile lotta, o atleta: provo infatti vertigine e imbarazzo, per il rischio di sminuire, anche di poco, le tue virtù, o campione.

Theotokìon. Tu che generasti il Salvatore di tutti, raddrizza, nella tua bontà, la mia esistenza decaduta, perché tu concepisti la vita che, per la tua intercessione, a tutti offre la remissione dei peccati.

Dei martiri. Ode 3. Irmòs.

Tu solo conosci la debolezza della natura umana, essendo divenuto simile nella tua compassione: rivestimi dunque con la forza dall’alto, perché a te canti: Santo è il tempio spirituale della tua gloria immacolata, Signore amico degli uomini.

Col fuoco dell’ascesi, o Akepsima, inceneristi le passioni, come ariete marchiato dalle prove della lotta fosti immolato dagli empi e con i flutti del tuo sangue santificasti il pleroma dei credenti.

Ingiustamente torturato, schiacciato a bastonate, straziato da crudeli tormenti, non rinnegasti il nome divino e non sacrificasti al fuoco, eccellente martire Giuseppe, infiammato dallo zelo della fede.

Colpito senza pietà sul petto e sulla schiena, o illustre Aitala, resistevi come fosse altri a patire poiché contemplavi spiritualmente il Dio che può salvare quanti affidano a lui tutta l’anima.

Theotokìon. Per noi sorse da te il sole senza tramonto, illuminando con i suoi chiari raggi il mondo che l’errore del maligno oscurava e conduceva alla perdizione, Vergine purissima, santissima sposa di Dio.

Di san Giorgio.

Non sopportando, o santo, di veder crepitare il fuoco dell’errore, per confondere gli empi nel tuo zelo e ardore dichiarasti: non c’é altro Dio che il Signore.

Il fuoco che il Verbo venne a portare al mondo non permise, o beato, che fosse oscurato colui da cui la tua anima fu accesa; così tu cantasti: Cristo é la mia forza.

Mostrandoti i numerosi castighi che ti spettavano, sapiente, il tiranno si illudeva di impaurire la tua anima impassibile, ma tu con coraggio cantavi: Cristo è la mia forza.

Theotokìon. Il profeta, vedendo te, monte eccelso, portare la cima di tutti i monti, predisse che la Vergine avrebbe partorito prodigiosamente colui che trascende le schiere angeliche.

Irmòs. Creatore del tuono e dei venti, consolida, o Signore, il mio spirito, così che io ti canti veramente e compia la tua volontà, poiché non c’è santo all’infuori di te, o nostro Dio.

Kontàkion dei martiri.

Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Dopo essere stato sacro iniziatore alle cose divine, o sapiente, divenisti, o beatissimo, sacrificio accetto: hai infatti bevuto gloriosamente il calice di Cristo, o santo Akepsima, con i tuoi compagni di lotta e intercedi senza sosta per tutti noi.

Ikos.

Rendi fecondo di virtù, con le piogge della tua bontà, il mio cuore reso terra arida dalle molte colpe, Gesù onnipotente e concedi alla mia mente l’illuminazione della conoscenza, affinché con gioia celebri il grande Akepsima, gerarca e vittorioso, con il nobile Aitala e il felicissimo Giuseppe: poiché confidando in te, affrontarono con audacia tormenti multiformi e per questo, avendone ottenuto la grazia, concedono ai malati guarigione, intercedendo senza sosta per tutti noi.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Con canti degni di loro celebriamo oggi gli astri splendenti della fede, Akepsima distruttore dell’errore, Giuseppe, lottatore valente e Aitala, invincibile atleta; facendo impallidire la gloria dei persiani, non adorarono il fuoco, né sacrificarono al sole, per questo, fedeli, a loro gridiamo: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. Di san Giorgio.

Indossando come armatura la croce, con essa rovesciasti, o campione della fede, ogni potenza dei tiranni e sconfiggesti l’idolatria; tu rafforzi nella fede, o sapiente, i fedeli, perciò hai ricevuto dalla mano del Signore la corona che meritasti come vincitore, o vittorioso Giorgio: prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Come un tempo l’obolo della vedova ti offro, o Vergine, la lode a te dovuta e il ringraziamento per i tuoi benefici, poiché sei mio aiuto e protezione, sempre mi liberi da tentazioni e avversità; come dalla fornace di fuoco mi strappi dai miei oppressori e con tutto il cuore a te grido, Madre di Dio: vieni in mio aiuto e prega Cristo Dio di donarmi remissione delle colpe, poiché tu sei la speranza del tuo indegno servo.

Stavrotheotokìon.

Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il Redentore, l’agnella piangendo alzava grida e amaramente esclamava: Esulta il mondo, perché riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione, che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio sommamente buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Muoviti a compassione di noi o Vergine e dona la remissione delle colpe a quanti venerano con fede la sua passione.

Dei martiri. Ode 4. Irmòs.

Monte adombrato dalla grazia di Dio, Avvacùm ti riconobbe nel suo sguardo preveggente; da te, predisse, uscirà il Santo di Israele per la nostra salvezza e restaurazione.

Con le parole della sapienza divina, o Akepsima, combattesti fermamente gli empi, ostaggi delle tenebre dell’ignoranza senza temere, o beato, le torture che infliggevano al tuo corpo divino.

Con la forza, o Giuseppe, gli adoratori del fuoco volevano perfidamente obbligarti a rendergli culto; ma, nell’amore di Dio, nel quale il tuo spirito si consumava, rifiutasti di venerare la fiamma, ricevendo la tua forza dal refrigerio divino.

Colmo dei flutti divini dello Spirito, Aitala, fuggisti l’incredulità dal flusso fangoso e l’amarezza delle sue acque, poi con i fiumi del tuo sangue sommergesti i nemici invisibili.

Theotokìon. Apparisti veramente, o Vergine, sacro ornamento dei martiri, rifugio dei fedeli, loro riparo e sostegno e perfetta redenzione: acclamando ti glorifichiamo.

Di san Giorgio. Ho udito, Signore.

Ai tuoi cantori concedi il tuo venerabile soccorso e l’illustre protezione, beato Giorgio, grazie al credito di cui godi davanti al Signore.

La tua forza invincibile fu concessa dal Santo dei santi: interrompi subito dunque l’assalto dei barbari, con la tua intercessione.

La notte delle tentazioni mi sommerge e spinge inesorabilmente verso i marosi delle passioni, o Giorgio: affrettati a salvarmi.

Theotokìon. Sola hai avuto in grembo colui che regge il mondo, sola concepisti, o purissima Theotòkos, l’inconcepibilmente concepito.

Dei martiri. Ode 5. Irmòs.

Tu che illuminasti con il rifulgere del tuo avvento e rischiarasti con la tua croce i confini del mondo, o Cristo illumina con la luce della tua scienza divina i cuori di chi in modo ortodosso a te inneggia.

Nello stadio, o illustrissimi beati, predicaste valorosamente il beato Verbo, che vi riunì nella beatitudine ai cori celesti per le vostre illustri imprese.

Come torri inespugnabili della fede distruggeste tutte le macchine d’assedio del nemico, Akepsima, santo gerarca, Aitala, sacro ministro e Giuseppe, divinamente ispirato.

Spezzati dai colpi, i corpi dei martiri squarciarono l’impotente forza degli atei e dimostrarono magnificamente l’inespugnabile amore spirituale per il Sovrano e Signore.

Theotokìon. Mantenendoti vergine intatta come prima del parto, o purissima, colui che senza seme abitò il tuo grembo, ne uscì duplice, Dio e uomo, divinizzando per benevolenza ciò che aveva assunto.

Di san Giorgio. Fa’ sorgere, Signore.

Disperdendo l’orda selvaggia dei demòni e servendoti dell’arma della croce, li trafiggesti con la lancia divina e annientasti le loro oscure falangi.

Protetto dalla forza dell’Onnipotente, guidato dall’economia che dirige l’universo, al riparo delle onde, Giorgio, hai diretto il naviglio della tua anima verso il porto della vita.

Tu speri, dice san Giorgio al malfattore, con le tue adulazioni di farmi perdere il mio amore per Cristo? Sarebbe come cuocere dei sassi, scrivere sul mare o crivellare di frecce il cielo!

Theotokìon. Rovescia, o purissima, gli eretici orgogliosi che gravano senza pietà sul popolo ortodosso: presso di te potere è sinonimo di volere, poiché tu sei la Madre di Dio.

Dei martiri. Ode 6. Irmòs.

Il fondo dell’abisso ci circonda e non abbiamo nessuno a liberarci, siamo tenuti come pecore da macello. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, poiché tu sei la forza dei deboli e li risollevi. 

Le alte onde dei crudeli tormenti non poterono coprire il vostro coraggio e i vostri sforzi; con la guida divina raggiungeste lietamente, sapienti martiri, il calmo porto della salvezza.

Beati e santi martiri, che intingeste il vostro divino manto nei sacri flutti del vostro sangue, rivestiti di questa porpora, santamente regnate con il Re immortale.

Abbelliti dagli splendidi segni delle vostre lotte, siete entrati nella sala delle nozze, divinizzati per adozione, mirabili martiri e siete divenuti gloriosamente figli del Padre delle luci.

Theotokìon. Il nemico fu ucciso dal tuo vivifico parto, Vergine purissima; Adamo, che un tempo gustò la morte per il frutto proibito, è vivificato e ora a te canta e ti proclama beata.

Di san Giorgio. La folla dei pensieri.

Consegnando il tuo corpo ai supplizi, hai mantenuto l’anima, o beato in Dio: avevi infatti soccorso dall’alto, la più sicura difesa nelle guerre, o Giorgio.

Con la tua intercessione presso il Signore, rendilo propizio a quanti con affetto celebrano la tua memoria, custodiscili senza sosta al riparo dalle sventure suscitate da nemici visibili e invisibili.

Gli spiriti celesti stupirono vedendo con quale coraggio rovesciasti nella lotta corpo a corpo il nemico che aveva ingannato i progenitori in paradiso.

Theotokìon. Ineffabilmente hai tessuto, Purissima, la porpora del Re dell’universo che per il beneplacito del Padre e dello Spirito divino, si rivestì della tua carne, senza confusione, né mutamento.

Irmòs. I marosi dei pensieri, afferrandomi, mi spingono verso il gorgo senza fondo del peccato, ma tu buon timoniere, dirigimi e come il profeta salvami.

Del megalomartire.

Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Rifugiati nel tuo sollecito aiuto protettore, noi fedeli t’imploriamo perché i tuoi cantori siano da te liberati, o vittorioso di Cristo, dagli inciampi posti dal nemico e da pericoli e danni d’ogni sorta, affinché acclamiamo: Salve, martire Giorgio.

Ikos.

Grande nel soccorrere ti rivelasti sulla terra, o ministro e amico del Signore, poiché, visitando il popolo fedele, sempre lo salvi, o glorioso; perciò con fede e affetto a te gridiamo, o magnifico lottatore:

Salve, tu per cui il mondo viene riempito di luci; salve, tu per cui risplende l’esercito.

Salve, riscatto dei prigionieri credenti; salve, rapido soccorso dei carcerati.

Salve, vetta eccelsa di quelli che con fede a te fervidi accorrono; salve, ricchezza di quelli che ti amano e giubilo nell’afflizione.

Salve, perché tu sei baluardo dei re; salve, perché nelle guerre procuri la vittoria.

Salve, astro che illumina i naviganti; salve, liberatore da ogni sorta di male.

Salve, tu in cui si rifugia ogni fedele; salve, tu per cui è esaltato il Creatore.

Salve, martire Giorgio.

Sinassario.

Il 3 novembre, memoria dei santi martiri Akepsima, Giuseppe e Aitala.

Stichi. Akepsima perì per le bastonate, mentre i suoi due amici ricevettero in dono gioia sovrannaturale sotto una grandine di pietre il giorno tre. Signore, abbi pietà di noi.

Lo stesso giorno festeggiamo la dedicazione della chiesa del santo megalomartire Giorgio a Lidda, dove fu deposto il suo venerabile corpo.

Stichi. Il creato, o martire, celebra la dedicazione del tuo tempio e la deposizione delle tue reliquie.

Lo stesso giorno memoria del nostro venerabile padre Akepsima.

Stichi. Dopo la sua vita di pena e rinuncia, Akepsima conosce l’estasi e la gioia.

Lo stesso giorno mmeoria del nostro santo padre Teodoro il confessore, vescovo di Ankyra e dei santi martiri Dassios, Severo, Andronà, Teodoto e Teodota, uccisi dalla spada.

Stichi. Anche se sei donna, sei stata trafitta e martirizzata e con quattro uomini.

Lo stesso giorno il nostro santo padre Elia si addormentò in pace.

Stichi. Come l’altro Elia, questo Elia salì al cielo sul carro delle virtù.

Lo stesso giorno nove santi martiri vennero uccisi dalla spada.

Stichi. Questi nove uomini, venendo trafitti da coloro che erravano, trafissero l’errore.

Lo stesso giorno ventotto santi martiri perirono nel fuoco.

Stichi. Bruciano insieme ventotto uomini.

Lo stesso giorno memoria di sant’Achemènide il confessore.

Per le loro sante preghiere, o nostro Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.

Dei martiri. Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli, riconosciamo in te, Madre di Dio, la fornace spirituale e come l’Altissimo salvò i tre fanciulli, nel tuo grembo rinnovò tutto il mondo il Signore Dio dei nostri padri, degno di lode e gloria. 

Dal paese dei persiani sorgono, come splendide stelle, Giuseppe e Aitala, illuminando il mondo col bagliore delle loro fulgide lotte e con fede gridano: Signore, Dio dei nostri padri, a te si deve la lode e la gloria eccelsa.

Per i vostri numerosi dolori, martiri di Cristo, foste degni della vita senza pena; perciò con le vostre preghiere sempre alleviate le prove e ogni carico per i fedeli che acclamano: Dio dei nostri padri, a te si deve la lode e la gloria eccelsa.

Il santo gerarca Akepsima, il mirabile Giuseppe e il sublime Aitala, con inni sacri celebriamo come ieromartiri e diciamo beati gridando: Dio dei nostri padri, a te si deve la lode e la gloria eccelsa.

Theotokìon. Vergine purissima, davvero tu sei l’ornamento dei santi gerarchi, la corona degli atleti vittoriosi e la forza di tutti quelli che ogni giorno cantano: Dio dei nostri padri, a te si deve la lode e la gloria eccelsa.

Di san Giorgio. Dalla fornace salvasti.

Non desiderando altro che i soli beni spirituali e godendo di un unico oggetto della tua speranza, o beato, considerasti un sogno i beni presenti, gridando: Signore degno dei nostri canti, Dio dei nostri padri, sii benedetto.

Il tuo spirito hai reso sovrano delle passioni, come l’eccellente legge di Dio stabilisce in tutto il creato: il migliore deve vincere gli impulsi dell’inferiore per la grazia divina.

Quale ardente amore verso Dio! Considerasti polvere le ricchezze esclamando: fosse anche oro, tutto il mondo non vale, per me, l’amore del Signore dell’universo.

Theotokìon. Vergine Madre di Dio, arresta l’audacia dei nemici della fede, sventa gli intrighi degli empi e rialza la fronte dei cristiani, rianimando il coraggio dei tuoi servi.

Dei martiri. Ode 8. Irmòs.

Nella fornace come in un crogiuolo splendettero i fanciulli d’Israele per il bagliore della loro pietà più pura dell’oro fino e cantavano: Benedite, opere tutte il Signore, a lui la lode e la gloria nei secoli.

Come oggetti di scherno agli occhi del nemico, di luogo in luogo foste trasferiti sopportando numerosi flagelli, gridando: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Nella nudità del vostro corpo, o gloriosi, esposti ai colpi, colpiste il nemico incorporeo con la lancia della vostra fermezza, cantando: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Schiacciati da pietre come un tempo il primo dei martiri, gloriosi atleti, non rinnegaste Cristo, sola roccia infrangibile, ma cantavate: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Trinitario. Nella Trinità delle ipòstasi e nell’unità di natura, glorifichiamo Dio, Padre, Figlio eterno e santo Spirito, inneggiando: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Giacobbe ti vide come scala per la quale discese in terra il Verbo Dio, per ricondurci verso l’alto; noi lo cantiamo senza sosta, o Madre di Dio e lo esaltiamo nei secoli.

Di san Giorgio. Terra e tutto ciò che contiene.

Con la verga delle tue sacre parole respingesti la folla dei demòni e dalle loro razzie preservasti il gregge dei fedeli che cantano a Cristo: Benedite opere tutte il Signore, esaltatelo per tutti i secoli.

Sul tuo sguardo teso verso il cielo sorse l’aurora, come aveva promesso Dio; mentre pregavi ti apparve dicendoti: Io sono venuto a proteggerti; allontanando ogni paura, sii forte e coraggioso per i secoli.

Cristo ha reso terribile il tuo assalto contro i guerrieri del male che si vantavano; come tela di ragno distruggesti le loro trappole, Giorgio, gridando: Io ti benedico, o Cristo, nei secoli.

Theotokìon. Il tuo parto, Vergine pura, spezzò l’impetuoso slancio e la rovina: al posto della corruzione, procurò la vita a tutti gli uomini che cantano a tuo Figlio come Signore e Dio dell’universo esaltandolo per tutti i secoli.

Irmòs. La terra e tutto ciò che contiene, mari e fonti, cieli dei cieli, luce e tenebra, gelo d’inverno e arsura d’estate, figli degli uomini e sacerdoti lodino il Signore e lo esaltino per tutti i secoli.

Dei martiri. Ode 9. Irmòs.

Come figura del tuo parto abbiamo il roveto ardente, che bruciava senza consumarsi; ti preghiamo di estinguere nelle nostre anime la fornace ardente delle tentazioni, affinché, o Madre di Dio, senza sosta ti magnifichiamo.

Come sentiero verso l’alto e scala che conduce al cielo si sono rivelate per voi le piogge di pietre, che vi permisero di partecipare all’immortalità, o beati martiri, illustri Giuseppe e Aitala.

Stiamo piamente mentre celebriamo il divino ieromartire Akepsima, il sublime sacerdote Giuseppe e il grande Aitala, diacono dei misteri di Cristo, servi illustri di Dio.

O vittoriosi atleti, che ora abitate presso Dio e siete divenuti degni dell’ineffabile illuminazione, riuniti ai cori degli angeli e aggregati alle schiere dei martiri, con loro pregate senza sosta per noi.

Theotokìon. La nostra lingua non può esprimere il terribile mistero del tuo parto, poiché al Signore del cielo e di tutto il creato, pura Vergine Madre, hai dato il corpo quando si impoverì nella nostra carne; perciò, concordi, ti glorifichiamo.

Di san Giorgio. Il tuo parto fu verginale.

Ascendesti alla vetta del martirio e dalla mano del Signore ricevesti la corona, o atleta vittorioso: tale è il privilegio dei martiri; degnamente ti magnifichiamo.

Liberi le anime dal peccato, vittorioso atleta e allontani malattie fisiche; tu concedi la salute a tutta la mia persona e io bacio la tua icona con tutto il cuore.

Tu che dimori in cielo presso il trono del gran Re, invia la luce che dissolve l’oscura nube dei miei peccati, per il poema che compongo in tuo onore.

Theotokìon. O Figlio ingenerato, nato dal Padre prima di tutti i secoli e consustanziale a lui, che negli ultimi tempi per lo Spirito santo hai preso la nostra povertà carnale dalla Vergine, tu divinizzasti la stirpe umana.

Irmòs. Il tuo parto fu verginale: Dio sorse dal tuo grembo, si mostrò rivestito della nostra carne e visse sulla terra con gli uomini; per questo, Madre di Dio, noi ti magnifichiamo.

Exapostilarion dei martiri.

Con i discepoli conveniamo.

Il glorioso Akepsima, il nobile Giuseppe, il sapientissimo Aitala lottarono con la forza di Cristo e, distrutto l’inganno dei persiani, pregano la Trinità santa per noi: e noi, piamente onorandoli come ieromartiri, con gioia celebriamo la loro luminosa memoria.

Di san Giorgio. Nel sacro Spirito.

Spegnesti con i rivoli del tuo sangue la fiamma dell’inganno, o beato, annientasti tutta l’arroganza dei tiranni e glorificasti Cristo, Giorgio vittorioso: così ricevesti la corona dell’incorruttela e della vita dalla destra dell’Altissimo.

Theotokìon.

Non vi è in me alcuna salvezza, o Vergine: sono malamente caduto nel baratro dei peccati e penso alla minaccia del tremendo castigo e alla sorte dei capri; abbi compassione di me prima della sentenza, tu che sei fervido soccorso, Madre di Dio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo e 3 stichirà prosòmia di san Giorgio, ripetendo il primo.

Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Acclamiamo il campo di Dio, il generoso fra i martiri, il sapiente Giorgio, l’araldo della verità, il tralcio sempreverde della vite della vita, che fruttificò e sgorgò il mosto della pietà e rallegra quanti ogni anno festeggiano con fede la sua memoria (2).

Ti riconosciamo astro dalla luce copiosa, splendente nel firmamento come sole, ti acclamiamo perla preziosissima, pietra rilucente, figlio del giorno, generoso fra i martiri, difensore dei fedeli nei pericoli e celebriamo la tua memoria, o Giorgio trionfatore.

Quando navigo nel mare, quando cammino per la via, quando dormo nella notte, custodiscimi; quando sono desto, salvami, beatissimo Giorgio e guidami a fare la volontà del Signore, affinché nel giorno del giudizio io, che mi rifugio sotto la tua protezione, trovi il perdono per quanto avrò commesso in vita.

Gloria. Tono 4.

Acclamiamo spiritualmente, fratelli, l’acciaio spirituale della costanza, il celebrato martire Giorgio, che i pericoli forgiarono, ardente per Cristo e i tormenti temprarono, mentre pene multiformi ne consumarono il corpo, per natura corruttibile: l’amore vinceva infatti la natura, persuadendo l’amante a passare, tramite la morte, all’amato Cristo Dio, Salvatore delle nostre anime.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Il buio spaventoso della morte, o sposa di Dio, tormenta la mia anima; e il conto tenuto dai demoni mi fa continuamente sbigottire e tremare, o buona: da essi liberami con il tuo potere, Vergine ignara di nozze e collocami nel porto della salvezza e nella luce senza tramonto dei santi.

Grande dossologia, quindi congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 2 Novembre- Memoria dei santi martiri Akìnd inos, Pegasio, Aftonio, Elpid ofòro e Anempodìsto

2 Novembre

Memoria dei santi martiri Akìndinos, Pegasio, Aftonio, Elpidofòro e Anempodìsto.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 2.

Vittoriosi del Signore, beata la terra impinguata dal vostro sangue e sante le dimore che accolgono i vostri spiriti: poiché nello stadio trionfaste sul nemico e con franchezza predicaste Cristo; vi preghiamo: supplicatelo, come buono, di salvare le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dell’Oktòichos e questo dei santi. Acrostico. Martiri, proteggetemi con le vostre sante preghiere.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Akìndinos, Anempodìsto, e Pegasio, in numero eguale alla Trinità santa, vi rivelaste suoi adoratori e presso il suo trono pregate con fervore per quanti a voi accorrono.

Anempodìsto, Akìndinos, Pegasio, liberandoci da ogni pericolo, effondete la grazia a quanti accorrono con fede, alleviando problemi, miseria e affanni.

Rivestiti di forza invincibile non vi curaste, o martiri, della debolezza della carne, ma con cuore audace affrontaste il fuoco e i tormenti.

Theotokìon. Colui che siede negli eccelsi, divina sposa, si incarnò e lo portasti fra le braccia, poiché tu sola tra tutte le generazioni fosti degna di accogliere l’Onnipotente.

Ode 3. Non è la scienza.

Consolidati dalla potenza di Cristo, gloriosi martiri, con spirito fermo siete passati, lottando, attraverso il fuoco e l’acqua per salire ai cieli.

Martiri illustri, fortificati dalla speranza dei beni futuri, disprezzaste con coraggio i dolori presenti.

Illustri martiri, avendo gli stessi sentimenti dei tre fanciulli, spegneste con la rugiada dello Spirito, la fornace accesa dai folli persiani.

Theotokìon. In te, Madre di Dio, noi possediamo la protezione più sicura; in te sperando siamo salvati; rifugiandoci presso di te, troviamo un riparo.

Irmòs. Non è la scienza, né la potenza o la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Sapienza enipostatica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.

Kathisma. Tono 4. Stupì Giuseppe.

Stupirono un tempo le folle degli empi vedendo il valore delle vostre anime, o martiri e credettero nel Signore acclamando: Gloria a te, o Cristo onnipotente; tu sei Dio, noi non conosciamo altri che te, che operi prodigi straordinari nei tuoi santi martiri; Salvatore del mondo, per la loro preghiere, illumina i tuoi cantori.

Gloria. Tono pl.4. Ineffabilmente concepita.

Gareggiando senza pericolo la pia corsa nello stadio, i valorosi, fortificati dalla speranza delle corone, sfidarono i loro avversari fino in fondo e li vinsero senza ostacoli; perciò per quanti chiedono con fede fanno sgorgare sempre la moltitudine delle guarigioni; a loro con fede gridiamo: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Ineffabilmente concepita in grembo la Sapienza, il Verbo, Madre di Dio, partoristi al mondo colui che regge il mondo e reggesti tra le braccia colui che sostiene l’universo e che tutti nutre, l’Artefice del creato. Perciò ti scongiuro, Vergine santissima, di liberarmi dalle colpe per il giorno in cui dovrò presentarmi al mio Creatore: Sovrana, Vergine pura, dammi allora il tuo aiuto, perché tu puoi tutto ciò che vuoi, o inneggiatissima.

Stavrotheotokìon.

Vedendo ingiustamente innalzato sulla croce l’Agnello, il Pastore e il Redentore, l’Agnella gridava in lacrime: Il mondo si rallegra ricevendo la redenzione e le mie viscere si consumano vedendo la tua crocifissione, Dio più che buono, longanime Signore; perciò con fede diciamo: Abbi pietà di noi, o Vergine e dona remissione delle colpe a chi venera con fede la sua passione.

Ode 4. Colui che siede.

Rischiarati dallo splendore dell’eccelsa lotta, martiri di Cristo, avete lui come fiaccola splendente, illuminando con i vostri raggi splendenti i fedeli che gridano: Gloria alla tua potenza, Signore.

Propiziatorio divenne il sangue versato dai martiri, vera consacrazione a Dio che fa sgorgare per tutti senza ostacolo la profumata fonte, che libera dal pericolo, apportando le guarigioni.

Per le vostre preghiere a Cristo allontanate da ogni pericolo, da molte tentazioni e prove che li assalgono, martiri mirabilissimi, i fedeli che festeggiano la vostra santa memoria.

Rovesciando l’ateo errore degli idoli e dimostrando con i fatti l’energia vivificante del Dio di tutti, veneratissimi martiri, acclamavate: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Sei la nostra potente armatura, che ci protegge dal nemico; per te, Madre di Dio, respingiamo tutti i pericoli e le sciagure che ci accerchiano; per te sfuggiamo anche alla tempesta delle eresie.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Ti offristi a Dio rigettando il pensiero empio del tiranno e con letizia, glorioso Aftonio, sei corso alla luce della fede.

Iniziato alla passione di Cristo, per lui ti lasciasti decapitare e ti elevasti, nobile Aftonio, verso il gaudio immortale e la gioia senza fine.

Poggiando sulla speranza incrollabile e disprezzando le delizie inferiori, sapiente Elpidofòro, volasti sulle ali del tuo amore per la bellezza divina.

Delle delizie ineffabili e della sorte dei beati fosti degno nelle dimore celesti, illustre Akìndinos, poiché senza deviare terminasti bene la corsa del martirio.

Theotokìon. Sorgendo da te, il sole spirituale effuse su tutti i raggi della sua divinità: perciò, Madre di Dio, ti glorifichiamo.

Ode 6. A te sacrificherò.

Disprezzando ciò che deperisce e si corrompe, foste degni di contemplare l’incorruttibile; liberate dunque da prove e pericoli, invincibili martiri, i fedeli che vi invocano.

O martiri illustri della Trinità suprema, abbiate compassione e con le vostre preghiere liberate quanti rudi catene e prigioni trattengono senza speranza di remissione.

Consegnandosi alla morte per te, Salvatore, i valorosi martiri trovarono l’immortalità e salvarono quanti sono afflitti dalla tempesta delle disgrazie.

Theotokìon. Strappa, o Vergine, l’elenco dei miei peccati, liberami dalle passioni e dalla tristezza che mi stringe e da ogni disgrazia e sempre custodiscimi.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore; così ti grida la Chiesa, purificata dalla sozzura dei demòni per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Rifulgendo della bellezza della Trinità, la divina falange degli atleti, cinque volte rifulgente, ha fiaccato i tremendi assalti dei tiranni, facendo sgorgare grazia abbondante, sicura, senza impedimento, per tutti quelli che con speranza e affetto per mezzo loro, divinamente ispirati, si accostano al Creatore di tutti, Cristo nostro Dio.

Ikos.

Purifica la mia anima insozzata coi flutti di misericordia della tua filantropia, o compassionevole e rischiarala con la luce che eternamente risplende, perché inneggi il coro dei tuoi cinque martiri, Akìndinos, il divino Pegasio con Elpidofòro e Aftonio e il nobile Anempodìsto, i venerabili vittoriosi: essi, col tuo amore, davvero coraggiosamente respinsero ogni assalto dei tormenti, o Verbo e offrirono se stessi come sacrificio razionale a te, Creatore di tutti, Cristo nostro Dio.

Sinassario.

Il 2 di questo mese memoria della lotta dei santi martiri Akìndinos, Pegasio, Aftonio, Elpidofòro e Anempodìsto.

Stichi. Nelle fiamme il due perì Akìndinos con due compagni; come vittorioso atleta, il martire Aftonio consegna alla spada il suo capo, come Elpidofòro. Sovrano salvaci.

Lo stesso giorno memoria dei santi senatori provenienti da Synglìto, uccisi di spada.

Stichi. Decapitati, i pii senatori rinunziarono alla gloria terrestre per quella eterna.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Eudossio, Agapio e altri otto santi.

Stichi. Dieci atleti affrontarono la morte attraverso il fuoco, volendo partecipare alla sorte dei beati.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Marciano di Cyro.

Le sante martiri Kyriakì, Domnina e Domni muoiono di spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Dalla fornace salvasti.

Come liberasti dalla fiamma i tre nobili fanciulli, così nella fornace preservasti gli atleti che unanimi ti cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Distribuisci doni generosamente e fai scorrere miracoli, o Cristo, collaborando e agendo insieme, apparendo come compassionevole ai tuoi atleti, che cantano: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

O folla dei martiri, radunati per rendere testimonianza sicura, con fede vi siete accostati a Cristo, operando straordinari miracoli e cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Per te, gloriosa Sovrana, liberati dalla maledizione ancestrale e introdotti alle delizie eterne, noi ti cantiamo: Salve, tu che per noi generasti Dio incarnato.

Ode 8. Il parto della Madre di Dio.

La festa augusta dei martiri è giunta nella letizia, illuminando tutto il mondo, rallegrando tutti i cuori e facendo splendere tutti i fedeli che cantano: Opere tutte lodate il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Affrontaste la crudeltà delle belve, delle fosse e dei tormenti, beati, con la protezione del Signore della gloria, invincibile nella lotta, al quale cantiamo: Opere tutte, lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Avendovi come incrollabile rifugio, nobili martiri Akìndinos, Aftonio, illustre Elpidofòro, Pegasio e Anempodìsto, senza sosta cantiamo il Signore e lo esaltiamo per tutti i secoli.

Ornati della corona di vincitori, risplendenti per il diadema della bellezza, trovaste la luce senza tramonto e la fine beata nel cielo cantando: Opere tutte lodate il Signore ed esaltatelo nei secoli.

Theotokìon. In te, Purissima, riconosciamo con la bocca e col cuore la Madre del nostro Dio: nei limiti della carne infatti partoristi il Signore e Creatore, nostro Re e Messia, o Vergine, perciò ti lodiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Il parto della Theotòkos, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Per la sua colpa.

Alle vostre pene terrene seguì la felicità dei cieli: là dove il coro dei martiri, la folla degli atleti vittoriosi, tutta l’assemblea dei primogeniti, si rallegra con gli angeli presso Dio.

Dalle catene delle disgrazie e da ogni pericolo, beati, salvate tutti i fedeli che festeggiano la vostra santa memoria; implorate per essi la quiete, la pace e la salvezza, venerabili martiri.

Vittoriosi atleti, splendenti di grazia e sovrabbondante luce, con tutti quelli che condivisero le vostre imprese, supplicate il Benefattore di concedere la remissione dei peccati e la fine delle loro preoccupazioni ai fedeli che si rifugiano in voi.

Theotokìon. Eva fu esiliata dall’albero della vita, privata della sua partecipazione, ma tu, Vergine Madre di Dio, concepisti al mondo per la fede l’energia vivificante, la vita preeterna.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo

Exapostilarion. Udite, donne.

Con sicurezza fate sgorgare la grazia delle guarigioni, senza impedimento e copiosamente, per quanti con speranza celebrano la vostra memoria, o santi; possiate dunque anche ora far sgorgare guarigioni, o illustri per chi vi onora con affetto, o cinque vittoriosi.

Theotokìon.

Rinnovasti la natura corrotta del progenitore concependo oltre natura e partorendo ignara d’uomo il Creatore di ogni natura: da lui rafforzati lottarono i cori dei martiri, cantando a te, Madre di Dio, primizia della nostra salvezza.

Stichirà dall’oktòichos, poi questo idiòmelon. Tono 2.

Stico. Mirabile Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Immergendo il corpo in torrenti di sangue, senza pericolo sei passato per la via del martirio, Akìndinos vittorioso; perciò, cinto di forza divina, spezzasti gli artifici del nemico e preghi Cristo nostro Dio di salvare le nostre anime.

Gloria. Tono 4.

La fiaccola cinque volte rifulgente degli atleti, come la scure in un bosco, davidicamente recise l’errore del nemico e confessando Cristo davanti ai re, senza sosta essi pregano per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Come generoso fra i martiri.

Ti proclamo beata, o purissima, che strappasti i mortali da un abisso di male e disperazione; a te canto, sposa di Dio, in eterno beata e glorifico, o venerabile, il tuo ineffabile concepimento: partoristi infatti il Salvatore del mondo e liberasti l’umanità dalla maledizione dei progenitori, o Vergine.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti inchiodato alla croce, Signore, l’agnella Madre tua, sbigottita gridava: Che visione è questa, Figlio amatissimo? Questo ti rende il popolo ribelle e iniquo, che ha goduto dei tuoi tanti prodigi? Gloria, dunque, o Sovrano, alla tua ineffabile condiscendenza.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 1 Novembre- Memoria dei s anti anàrghiri Cosma e Damiano

1 Novembre

Memoria dei santi anàrghiri Cosma e Damiano.

Al Mattutino

Apolytìkion. Tono pl. 4.

Santi anàrghiri e taumaturghi, visitate le nostre infermità: gratuitamente riceveste, gratuitamente date a noi.

Dopo la consueta sticologia si recitano un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Primo canone. Acrostico: Con inni celebro i sapienti anàrghiri. Poema di Giovanni Damasceno.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

Cantiamo un inno di vittoria, popoli tutti, a colui che dall’amara schiavitù del faraone ha strappato Israele e lo guidò a piede asciutto nel profondo mare, perchè si è glorificato.

Illuminata dalla grazia della suprema Trinità, la coppia venerabile e lodatissima concede a quanti si accostano con fede l’inesauribile flusso delle guarigioni.

I beatissimi, iniziati alle parole vivificanti, rifulsero come torce in questo mondo e senza fatica dileguarono la tenebra delle passioni con il fervore della loro fede.

Conformandosi ai precetti del Salvatore, i mirabilissimi anàrghiri rigettarono ogni piacere carnale e in questo mondo rifulsero chiaramente per le virtù spirituali delle loro anime.

Theotokìon. Della natura umana intera si rivestì ineffabilmente il Dio supremo, dimorando nel tuo grembo, Madre di Dio, il Figlio, che il Padre genera senza tempo; a lui cantiamo perché si è glorificato.

Secondo canone. Acrostico: Mi salvi la coppia dei sapienti anàrghiri. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Come la cavalleria del faraone, sommergi la mia anima, ti prego, nell’oceano dell’impassibilità, tu che fosti concepito da una Vergine, affinchè per la mortificazione del mio corpo, con timpani canti l’inno di vittoria.

Stando davanti alla Trinità con gli eletti, o luminosi due anàrghiri, pregate per noi che festeggiamo la vostra splendida memoria affinchè siamo illuminati dal divino splendore dello Spirito.

Dimostrando il vostro spirito superiore alla materia, foste degni dei bagliori immateriali, o santi sapienti: perciò sempre con i vostri divini consulti dissolvete la tenebra delle malattie.

Provvisti di attenzione vigilante dell’anima per il compimento dei precetti divini, risvegliate quanti dormono nei mali e donate loro la grazia di ritrovare il vigore, per compassione, o anàrghiri teofori.

Theotokìon. Dal tuo sangue puro, o Fanciulla, donasti un corpo al Dio Salvatore, che per guarirci dai nostri mali rese medici salutari e fervidi intercessori i venerabili anàrgiri, o Purissima.

Ode 3. Irmòs.

Stabiliscimi, o Cristo, sulla ferma roccia dei tuoi precetti e illuminami con la luce del tuo volto: poichè non c’è santo all’infuori di te, amico degli uomini.

Tutti degnamente cantiamo le fonti delle guarigioni, i canali che ci trasmettono i doni di Dio, i ricettacoli luminosi dello splendore immateriale.

Voi che curate i dolori delle anime e dei corpi, degnatevi di liberare dalle malattie quanti a voi accorrono con fede, come venerabili benefattori.

Adorni di feconde virtù, i santi respinsero sapientemente i piaceri momentanei di questa vita per dedicarsi alla bellezza divina.

Theotokìon. Colui che un tempo fu visto senza forma, Genitrice di Dio, prese una forma simile alla nostra per l’incarnazione della sua divinità nel tuo castissimo grembo, o divina sposa.

Secondo canone. Non è la scienza.

Il vostro divino tempio, diffondendo il gradevole profumo delle guarigioni, per la rugiada del santo Spirito, allontana il cattivo odore delle passioni.

Dimorando sempre nel celeste paradiso, o anàrghiri, per la grazia dell’Onnipotente, avete reso il vostro tempio fonte inesauribile di guarigioni.

Frenando le passioni carnali con il morso della temperanza, riceveste i ricchi raggi dello Spirito e arricchite il mondo di guarigioni.

Theotokìon. Dio scelse te, la più bella fra le donne, pura Vergine e si degnò di incarnarsi dal tuo grembo colui che riposa nel suo santuario.

Irmòs. Non è la scienza, né la potenza o la ricchezza il nostro vanto, ma sei tu, Sapienza enipostatica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.

Kathisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Ricevuto mirabilmente da Cristo il dono celeste dei miracoli, senza sosta curate ogni sorta di male poiché in voi si rivela la grazia dello Spirito, che vi concede il potere delle guarigioni; perciò con pensiero disinteressato, per la fede, acquisiste l’abbondante ricchezza dei beni incorruttibili, teofori anàrghiri: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. Uguale.

Taumaturghi datori di guarigioni e fiaccole luminose di miracoli a tutti vi mostraste per la grazia del santo Spirito; refrigerando infatti la fiamma delle passioni con la fede, in essa curate il pensiero dei fedeli; perciò avendo il vostro divino tempio come ambulatorio delle anime, in esso ci rifugiamo, teofori anàrghiri; pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

E ora. Theotokìon.

Venite, fedeli tutti, con voci magnifichiamo la Regina Madre del Creatore dell’universo e inneggiando gridiamo: O causa della nostra letizia, Vergine lodatissima, salva chi ti venera e con le tue preghiere proteggili; come Madre di Dio possiedi la franchezza per implorare la sua compassione e la guarigione dalle malattie; perciò ti chiediamo di pregare tuo Figlio e Dio di donare remissione ai tuoi servi che piamente venerano il tuo parto senza seme.

Stavrotheotokìon.

Come vide sospeso sulla croce l’agnello e pastore, la Fanciulla ebbe le viscere dilaniate e maternamente gemendo disse: Ahimè, mio Dio e Signore, luce del mondo, perché volontariamente soffri questo? Tu però vuoi salvare e trasferire alla vita divina la tua immagine corrotta; magnifico la tua passione, che sopportasti per la tua compassione e con cui lenisci i dolori di tutti.

Ode 4. Irmòs.

Ho conosciuto, Onnipotente, la tua economia e con timore ti ho glorificato, Salvatore.

Seguendo sapientemente le parole divine, o anàrghiri, non acquisiste i bagliori dell’oro e dell’argento.

Rifulgenti di prodigi divini, gli anàrghiri concedono a tutti la grazia come dispensatori.

Vi rivelaste abili medici allontanando i dolori delle passioni con le vostre mani che allontanano i mali.

Theotokìon. Siano sfigurati, i volti di quanti non ti venerano, Madre di Dio, Sovrana purissima.

Secondo canone. Colui che siede con gloria.

Per la vostra azione vivificante e la generosità verso tutti, guarite le funeste passioni dei mortali, colonne luminosissime, torri inamovibili, tralci della vite della verità divina.

Le mammelle della Chiesa zampillanti il latte delle guarigioni, i luminosi anàrghiri, che nutrono tutto il mondo, con insegnamenti divini, siano celebrati con liete melodie.

Il vostro tempio si rivelò ospedale per quanti sono nella tempesta, porto franco e salvezza in cui tutti otteniamo serenità e liberazione dalle minacce.

Theotokìon. Fammi degno della tua compassione, Vergine pura, che concepisti il Verbo, l’unico compassionevole, che al mondo rivelò i santi medici e taumaturghi.

Ode 5. Irmòs.

Vegliando dalla notte, inneggiamo a te, Cristo Dio, che per noi ti impoveristi e croce e morte soffristi nella tua carne.

Come divini getti zampillate per i fedeli le onde dei vostri benefici, gloriosi anàrghiri, sanando mali fisici e spirituali.

Aprendo la fonte della grazia, santi anàrghiri, distribuite forza e vigore a tutti quelli che a voi accorrono con fede e affetto.

I luminosi e sapientissimi astri manifestamente trasformano la terra in cielo, imitando lo splendore degli angeli, illuminandoci senza sosta.

Theotokìon. Ti rivelasti superiore a ogni creatura concependo il Creatore del mondo, coeterno al Padre e generando al mondo il Salvatore e Signore, o Vergine Madre.

Secondo canone. Sbigottisce l’universo.

Chiaramente illuminati dal divino splendore, percorrete tutto il mondo rischiarando tutti gli uomini e dissolvendo le tenebre delle passioni e allontanando i demòni, teofori anàrghiri.

La superficie terrestre rischiarate come due fulgidi astri; mossi dallo Spirito percorrete tutto il creato e visitate sul loro giaciglio di sofferenza i pazienti, liberandoli dai pericoli.

Procurando gratuitamente la guarigione ai malati e la liberazione dalle passioni, per tutti diveniste insuperabili difensori, unici sicuri mediatori presso Dio, protettori universali, teofori anàrghiri.

Theotokìon. Concepisti la sapienza divina enipostatica, che rese sapientissimi i santi, per i quali venne umiliato l’orgoglio del sofista e sgominati gli intrighi dei malvagi, Madre di Dio, Vergine pura.

Ode 6. Irmòs.

Dal mostro marino salvasti il tuo profeta, o amico degli uomini; dall’abisso dei miei peccati strappami, ti prego.

Veneriamo con affetto i nostri benefattori, Cosma e Damiano di mente divina, divini guaritori e salvatori.

Custodita la temperanza, adorni di sapienza, i divini Cosma e Damiano esultano con Cristo.

Vivendo in ascesi unanimi e concordi, riceveste il potere delle guarigioni.

Theotokìon. Concepisti incarnato lo splendore inaccessibile, illuminante tutto il mondo con i raggi della sua divinità, o Purissima.

Secondo canone. A te sacrificherò.

Non con arte umana, ma con la grazia di Dio allontanate le infermità degli uomini, o gloriosi: perciò giustamente celebrandovi, vi diciamo beati.

Uniti dall’amore di Cristo, per grazia divina interrompete i mali provocati dai demòni; perciò, o teofori, celebriamo la vostra santa festa.

Come tralci di Cristo, la vite, mescete per noi il vino delle guarigioni quando cadiamo malati, colmandoci di divina esultanza, o anàrghiri.

Theotokìon. Ti rese suo santo tempio, o Sovrana, il Verbo purissimo, che magnificò il tempio degli anàrghiri operando senza sosta in esso miracoli e prodigi.

Irmòs. A te sacrificherò con voci di lode, Signore; così ti grida la Chiesa, purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion. Tono 2. Poema di Romano.

Voi che riceveste la grazia delle guarigioni, effondete vigore sui bisognosi, o gloriosi medici taumaturghi; ma con la vostra visita abbattete anche la tracotanza degli avversari, sanando il mondo con i vostri prodigi.

Ikos.

Parlare dei sapienti medici eccede ogni intelligenza e sapienza, poiché essi, ricevuta grazia dall’Altissimo, invisibilmente a tutti donano il vigore; perciò anche a me hanno donato la grazia di saper narrare per celebrarli come teofori graditi a Dio e guaritori che concedono una moltitudine di guarigioni: essi liberano infatti tutti dai dolori, sanando il mondo con i loro prodigi.

Sinassario.

Il primo di questo mese memoria dei santi anàrghiri e taumaturghi Cosma e Damiano, figli di Teodota, d’Asia.

Stichi. Anche se entrambi gli anàrghiri l’hanno lasciata, tuttavia per grazia la terra continua a esser visitata da questi due taumaturghi. Il primo siete saliti al cielo.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Cireneo e Giuliana.

Stichi. Cireneo accetta di spirare nella fornace, venerando il Signore di ogni spirito. Ardente d’amore per il Salvatore, nostro Dio, Giuliana resse la bruciatura del fuoco.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Cesario, Dacio e altri cinque.

Stichi. Con sei compagni, amici della verità, gli amici della menzogna tagliano Cesario.

Lo stesso giorno memoria dei santi ieromartiri Giovanni, vescovo e Giacomo, presbitero.

Stichi. La spada uccide il presbitero Giacomo con il gerarca Giovanni.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Ermenegildo.

Stichi. Lavato da ogni colpa, Ermenegildo mira il secondo battesimo con il sangue del martirio.

I santi martiri Cipriano e Giuliana furon arsi vivi.

Memoria del nuovo ieromartire san Giacomo e di due suoi discepoli, Giacomo, diacono e Dionigi, monaco, uccisi per strangolamento nel 1520.

Il beato padre Davide, che fu asceta nell’Evvia, si addormenta in pace.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli ti contempliamo, Madre di Dio, come spirituale fornace: come salvò i tre fanciulli, così riplasmò tutto me, l’uomo, nel tuo grembo, il sovresaltato Dio dei padri, degno di lode e più che glorioso.

Tutti divinamente vi rivelaste del tutto dimore di Dio, abbandonando totalmente per lui il mondo, seguendo, o gloriosissimi, i passi del Salvatore, divinamente celebrando il Dio dei nostri padri.

Come medici eccellenti, per le vostre segrete operazioni, in modo soprannaturale guarite tutte le piaghe dei vostri pazienti, attingendo ai divini tesori i rimedi salvifici, inneggiando al Dio gloriosissimo.

Del fulgido diadema e della corona del tuo regno, o Cristo, splendidamente ornasti quanti amarono più di tutto la prodigiosa luce della tua bellezza, Signore, rendendoli benefattori di tutti i fedeli.

Theotokìon. Manifestasti sulla terra, o purissima, l’oriente dall’alto, chiaramente mostrandoti porta luminosa, rischiarando il mondo con i tuoi puri raggi e diffondendo sui fedeli la luce dei tuoi incessanti prodigi.

Secondo canone. Nella fornace.

Aprendo la fonte donata da Dio, o santi, fate scorrere su tutti le onde delle pure guarigioni per allontanare i miasmi delle passioni e i mali funesti provocati dai demòni.

Fortificati dalla vigorosa grazia divina, la venerabile coppia dei tuoi anàrghiri, a tutti gli infermi dona vigore, o Verbo di Dio, sua sapienza e potenza.

Tu solo sei santo e glorifichi i tuoi santi: per loro liberi il mondo da ogni male, illuminando quanti a te cantano: benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Theotokìon. Ramo dalla radice di Iesse, germogliasti un fiore, il Cristo, che ornò gli anàrghiri, suoi servi, con i fiori dei miracoli.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace come in un crogiuolo i fanciulli d’Israele risplendevano, più tersi dell’oro, per la bellezza della loro pietà e salmeggiavano: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Morti all’attrattiva delle cose di quaggiù, preservati dal fascino del denaro, o sapienti, foste chiamati anàrghiri da tutti coloro che gridano: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Chiaramente ereditaste la vita eterna, avendo lasciato i piaceri della vita corruttibile, cantando a una sola voce: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Per le preghiere dei tuoi anàrghiri, o Cristo, libera dalle malattie tutti i fedeli e concedi loro di cantare a te a una sola voce senza fine: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Per la potenza della grazia, con gioia, noi tutti i fedeli, salvati dal tuo parto, Madre Vergine, senza fine cantiamo: opere tutte, benedite il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Secondo canone. Stese la mani.

Di tutta la malizia del nemico vi spogliaste per divenire nello Spirito la veste che ci ricopre di salvezza e perdono, allontanando dal male chi canta: opere tutte, benedite il Signore.

Divenuti per fede figli di Dio secondo partecipazione, Cosma e Damiano, ora gustate l’eredità paterna, esultando nei cieli, risplendenti di prodigi, cantando: opere tutte, benedite il Signore.

Con la pioggia dei vostri prodigi lavate lo sporco dei nostri cuori, allontanando dolorose malattie e respingendo l’assalto dei demòni, come nostri guaritori compassionevolissimi.

Come fiori, come gigli spirituali, come rose appariste adorni di bellezza per lo Spirito, esalando il profumo che allontana gli effluvi delle passioni per quanti gridano: opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. In te, pura, la morte morì, poiché generasti Cristo Signore, vita enipostatica, protettore delle nostre esistenze, rivelando i medici anàrghiri che gridano: opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele, chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, estinsero il potere del fuoco, gridando: opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Ode 9. Irmòs.

Sei tu, Madre di Dio, il candelabro brillante la luce della splendida gloria del Signore, la più eccelsa fra le opere di Dio creatore, perciò con inni ti magnifichiamo.

La sapiente coppia fraterna, irraggiante splendore immateriale, comunicando a tutti la sua illuminazione, con inni senza sosta proclamiamo beata.

Donate vigore e salute alle anime dei fedeli, avendo potere di guarire i dolori fisici: perciò giustamente siete sempre inneggiati come soccorritori.

Gli astri di divini riflessi, illuminanti in ispirito per l’effusione della loro luce, il firmamento della santa Chiesa, senza sosta ora rifulgono.

La coppia divinamente eletta, rinvigorita dalla Trinità, effonde i tesori delle guarigioni su quanti con affetto la dicono beata.

Theotokìon. Come arca santa e nube di luce divina, come porta luminosa del mistico sole, Madre di Dio, con inni ti magnifichiamo.

Secondo canone. Per la sua colpa.

Vedete com’è buono, com’è gioioso abitare insieme, nell’unanimità, come sta scritto, nella gloria incorruttibile, nella dimora luminosa, nel paradiso celeste, per questi fratelli che diciamo beati.

Com’è grande questo sacro tempio onorato ogni giorno dai vostri miracoli: sempre vi dimorate, mirabili Cosma e Damiano per donare salute a chi vi supplica; perciò vi diciamo beati.

Con noi oggi nella vostra memoria, esultano gli angeli, i divini apostoli, i profeti, i giusti e i santi; dimorando nella gioia, con tutti loro, intercedete per la salvezza del mondo.

Anàrghiri teofori, luminosa divina coppia venerabile, chiedete per noi la correzione delle nostre vite e la liberazione da ogni male per i fedeli che senza sosta v’inneggiano.

Theotokìon. Divenisti dimora della luce che illumina il mondo, facendo risplendere i santi anàrghiri che allontano, nello Spirito, la tenebra delle funeste passioni, pura Vergine Fanciulla, unica inneggiatissima.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Nel sacro Spirito.

Ricevuta da Dio la grazia delle guarigioni, o beati anàrghiri, curate le malattie e sanate tutti quelli che accorrono con fede al vostro tempio divino; perciò a una voce degnamente diciamo beata la vostra venerabile memoria.

Theotokìon, stessa melodia.

Generasti, o purissima, il Verbo di Dio e Dio che con somma sapienza compie per il mondo la nobilissima economia salvifica; perciò tutti ti celebriamo come conviene, perché tu lo preghi di liberarci da malattie e pericoli di ogni sorta.

Alle lodi sostiamo a 4 stichi e cantiamo le stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Anatolio.

Ricevuta da Dio la grazia delle guarigioni, curate senza argento le passioni fisiche e spirituali, o anàrghiri universali; perciò Cristo, che per voi dona salute ai fedeli, vi rese astri non erranti per l’ecumène: pregatelo di salvare le nostre anime.

Attingendo dalla provvidenza superna l’oceano dei rimedi, come fonte su tutti i fedeli fate scorrere le guarigioni; per le vostre segrete operazioni in modo soprannaturale allontanate i dolori degli infermi, prescrivendo farmaci salutari provenienti dal tesoro dello Spirito; divenuti perciò templi della Trinità vivificante, che saggiamente in voi prese dimora, supplicatela di salvare le nostre anime.

Tono 2. Di Germano.

Esulta il coro dei santi nei secoli, avendo ereditato infatti il regno dei cieli. La terra accogliendo le loro reliquie, esala profumo; i servi di Cristo hanno trovato dimora nella vita eterna.

Medici degli infermi, tesori di guarigioni, soccorritori dei fedeli, illustrissimi anàrghiri, guarite quanti nell’angoscia e nel dolore vi invocano, supplicando il buon Dio di liberarci dai lacci del nemico.

Gloria. Tono 4. Di Teofane.

Possedendo la fonte delle guarigioni, santi anàrghiri, offrite guarigioni a tutti i bisognosi, degni di grandissimi doni dall’eterna fonte di Cristo Salvatore. Disse infatti il Signore a voi, come imitatori dello zelo degli apostoli: Ecco, vi ho dato potere sugli spiriti impuri per scacciarli e curare ogni malattia e infermità. Perciò vivendo bene nei suoi precetti, gratuitamente riceveste e gratuitamente offrite, curando le passioni delle nostre anime e dei corpi.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Salve, rifugio e forza dei cristiani; salve, scala celeste; salve, tesoro della verginità; salve, Madre di Dio, arca razionale; salve, vanto della divina gloria e sostegno del mondo; riabilitazione dei caduti, dimora luminosissima, santa e bellissima.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono pl. 4.

Chi non stupirà? Chi non glorificherà? Chi non celebrerà con fede i prodigi dei sapienti e gloriosi anàrghiri? Poiché anche dopo il loro santo trapasso donano copiose le guarigioni a tutti quelli che accorrono; anche dalle loro preziose e sante reliquie scaturiscono grazie di guarigioni. O santa coppia! O augusti personaggi! O sapienza e gloria della grazia a voi data da Dio! Perciò cantiamo con inni al Dio benefattore, che ce li ha dati per curare anime e corpi.

E ora. Theotokìon.

Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi e liberaci da ogni angustia e tribolazione.

Oppure stavrotheotokìon. I tuoi martiri.

Non sopporto, Figlio, di vedere te, che a tutti doni il risveglio, addormentato sul legno, per concedere il divino e salvifico risveglio a quanti un tempo, per il frutto della trasgressione, si addormentarono in un sonno letale. Così diceva, facendo lamento, la Vergine che noi magnifichiamo.

Alla Liturgia i typikà e le odi 3 e 6 dei canoni dei santi.

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

Continua a leggere

Mattutino del 31 Ottobre- Memoria dei santi apostoli Stachis, Apelle, Ampliato, Urbano, Aristobulo e Narcisso e del santo martire Epimaco

31 Ottobre

Memoria dei santi apostoli Stachis, Apelle, Ampliato, Urbano, Aristobulo e Narcisso e del santo martire Epimaco

Al Mattutino

Apolytíkion degli apostoli. Tono 3.

Santi apostoli, pregate il Dio misericordioso di concedere alle nostre anime la remissione delle colpe.

Del martire. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i persecutori e ha infranto l’audacia impotente dei demoni; per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Dopo la solita sticologia si leggono i canoni: uno dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone degli apostoli. Acrostico: Con fede lodo i servi di Dio. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. La tua destra.

Liberate, o santi, da oscure passioni quanti con fede onorano e lietamente festeggiano la vostra sacra memoria e fateli partecipi della gioia eterna.

Seguendo Cristo, per compassione incarnato, o beatissimi, vi rivelaste osservanti dei suoi divini precetti e maestri di pietà per tutti gli erranti.

Stachis e Ampliato il saggio, Urbano con Apelle e Narciso e Aristobulo, discepoli di Cristo, radunandoci con fede, debitamente diciamo beati.

Theotokìon. L’eminente monte di Dio, la santa arca e mensa, l’urna dorata, il puro palazzo del Signore, la benedetta fra le donne diciamo beata.

Canone del martire, poema dello stesso Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Canto a te, Signore.

Prega affinché siano illuminati dalla luce divina quanti festeggiano la tua santa e luminosa memoria, o beato Epimaco.

Con gioia affrontasti le pene senza temere le prevaricazioni dei persecutori, ma esultando di gioia per amore del tuo Creatore.

Stavi in giudizio, o atleta, tutto coperto dalla corazza della croce, con animo coraggioso, magnificando il Signore.

Theotokìon. Canto a te, Signore mio Dio, poiché senza seme da grembo di Vergine sei venuto e per lei salvi tutti, come unico misericordiosissimo.

Degli apostoli. Ode 3. Tu che solo conosci.

Grappolo fruttuoso per il verbo della conoscenza apparisti, o sapiente: nutrendo gli affamati di fede, Stachis, divinamente beato, li rendesti partecipi per grazia del cibo migliore con la forza dello Spirito.

Usando abilmente la lingua come una rete hai pescato dall’abisso dell’errore e offristi la tua pesca, o apostolo Narciso, al Dio e Sovrano del creato, venuto a salvare lo smarrito.

Come astro sorto da oriente, nella tua corsa raggiungesti le città della Britannia, predicando il vangelo di Cristo e illuminando con la grazia, beato Aristobulo, quanti accolsero con fede il tuo verbo.

Theotokìon. Ti rivelasti talamo luminoso di Cristo e trono eccelso, Genitrice di Dio purissima: il solo infatti che riposò in te, ci ha liberati dalle pene e ha preparato il riposo futuro per chi è degno.

Del martire. L’arco dei forti.

L’audacia degli empi annientò, gloriandosi dell’armatura della croce, il vittorioso e incoronato martire di Cristo Epimaco.

Disprezzando la gloria effimera e affrontando le lotte, gioivi come soldato coraggioso di Cristo, o martire Epimaco.

Consegnasti il corpo ai supplizi, serbando con sicurezza l’anima, o martire, offrendoti in sacrificio puro al Signore.

Theotokìon. Salve, Madre senza nozze, che contenesti nel tuo grembo il Dio Verbo e lo generasti incarnato come Dio e uomo insieme.

Irmòs. L’arco dei forti si è indebolito e i deboli si cinsero di forza, per questo si è rinsaldato nel Signore il mio cuore.

Kathisma degli apostoli.

Tono 1. I soldati a guardia.

In tutta la terra davvero è giunta la vostra sapiente voce, o apostoli gloriosi, veggenti del Signore Urbano, Ampliato, Aristobulo e Apelle con Narciso e Stachis; pregate per noi senza sosta il Salvatore.

Gloria. Del martire.

Tono 4. Presto intervieni.

Insignito di raggi divini, dileguasti il buio dell’ateismo, o sapiente, lottando fino al sangue; perciò celebrando con fede la tua santissima e luminosa memoria, chiediamo tutti di ricevere divina misericordia, o martire Epimaco.

E ora. Theotokìon.

Pura incontaminata e senza nozze, tu che sola nel tempo concepisti l’eterno Verbo e Figlio di Dio, supplicalo con i santi, con i venerabili patriarchi, coi martiri e i beati e i profeti affinché doni perdono e grande misericordia.

Oppure stavrotheotokìon.

Vergine purissima, Madre di Cristo Dio, una spada trapassò la tua anima santissima quando vedesti il tuo Figlio e Dio volontariamente crocifisso: non cessare di supplicarlo, o benedetta, perché ci doni il perdono delle colpe.

Degli apostoli.

Ode 4. Avvacùm contemplando.

Il sole di giustizia rifulso sulla terra, vi mandò come mistici raggi, Stachis, Apelle e Ampliato, Narciso e Aristobulo e Urbano, per illuminare quanti giacevano nelle tenebre.

Rafforzato dal divino Spirito, rivelasti figli della luce gli abitanti di Odessa, o beato, compiendo strepitosi prodigi e sbaragliando le falangi dei demòni.

Colmo di onde divine, scorrevi, beato Urbano, come fiume salutare scacciando i flutti amari e assurdi e dissetando per grazia l’insieme dei fedeli, o beatissimo.

Theotokìon. Apparisti superiore agli angeli, o Sovrana: fosti infatti degna di contenere inesplicabilmente in grembo colui che essi temono e di portare fra le braccia come neonato colui che trascende i giorni e gli anni.

Del martire. La tua virtù.

Disprezzando l’empietà degli atei, con coraggio affrontò le lotte l’illustre Epimaco gridando: Gloria alla tua potenza, Signore.

Rafforzato dalla speranza dei beni futuri, con coraggio disprezzasti le pene gridando, o Epimaco: Gloria alla tua potenza, Signore.

Disprezzando il fascino delle cose di quaggiù, il mirabile Epimaco con la sua morte ereditò il regno superno, glorificando il Dio vivente.

Theotokìon. Superi le schiere dei cherubini e tieni fra le braccia il Dio apparso nella carne: Salve, Madre di Dio lodatissima.

Degli apostoli. Ode 5. Tu che col fulgore.

Come pecore senza macchia del buon pastore, chiaramente da lui in mezzo ai lupi furono mandati per addomesticarli e guidarli all’ovile spirituale della fede.

Il grande Andrea ti costituì vescovo di Bisanzio per istruire i fedeli di quel luogo, sacratissimo Stachis e guidarli ai porti sereni per divina grazia.

La venerabile Chiesa di Eraclea ti possiede, o beato Apelle, come pietra angolare di gran valore, poiché tu la confermasti con il verbo di verità, perciò degnamente t’inneggiamo.

Theotokìon. Concepisti ineffabilmente il Verbo e generasti, o inneggiatissima, colui che il Padre generò dal seno prima dei secoli, o purissima, perciò come Madre sua giustamente ti diciamo beata.

Del martire. La tua illuminazione.

Colmato di grazia, con l’arma della croce, il martire gridava agli empi: Né spada, né fuoco mi separeranno dall’amore di Cristo.

L’insigne Epimaco, mentre era in tribunale, gridò audacemente agli iniqui: Gli dèi che non crearono cielo e terra, periscano miseramente.

L’atleta Epimaco, divinamente ispirato, predicò agli ignoranti il Padre, il Verbo e il santo Spirito, Trinità in una natura.

Theotokìon. Chi può dire il modo del tuo insolito e ineffabile parto, o pura? Concepisti infatti ineffabilmente Dio per natura incarnato.

Degli apostoli. Ode 6. Ci ha circondato.

Agitando le onde delle genti con la vostra divina cavalcata, strappaste alle acque amare quanti un tempo vi erano annegati, o beatissimi apostoli e li salvaste, guidandoli al Redentore.

Predicasti, beatissimo Narciso, Dio misericordioso che libera dall’errore le anime degli empi, divenendo grande pastore della Chiesa di Atene e coltivatore di splendide radici, o beato in Dio.

Il divino Urbano, facendo scorrere il verbo vivente e la grazia delle guarigioni, guidava i popoli all’illuminazione della grazia divina come imitatore di colui che s’incarnò e salvò il mondo.

Theotokìon. Inneggiamo a te, per cui siamo giustificati, noi un tempo condannati e ora riuniti ai liturghi immateriali e divenuti degni del paradiso, o benedetta piena di divina grazia fra le donne.

Del martire. Prefigurando la tua sepoltura.

Epimaco sbaragliò l’idolatria con la potenza di Cristo nostro Dio crocifisso nella carne e realmente da lui ricevette corone di gloria.

Epimaco valorosamente abbandonò le cose del mondo e il corpo alle torture per il Sovrano ed ora esulta con i martiri.

Partecipasti alla passione di Cristo, o Epimaco, per la potenza del nostro Dio crocifisso nella carne ed egli come suo imitatore, ti comunicò la sua gloria divina.

Theotokìon. Supplica per i tuoi servi, sposa divina, Madre di Dio, il nostro Dio da te incarnato, poiché solo la tua protezione noi fedeli abbiamo.

Irmòs. Prefigurando la tua sepoltura di tre giorni il profeta Giona gridava supplicando dal ventre del pesce: dalla corruzione strappami, Gesù, Re delle potenze.

Kontakion. Tono 2. Con i rivoli del tuo sangue.

Correndo a tutte le popolazioni che riempiono la terra, seminaste il verbo della divina conoscenza; e dopo aver mietuto spighe copiose, giungeste al Re dell’universo, o apostoli di Cristo celebratissimi.

Ikos.

Esaltiamo tutti e piamente proclamiamo beata la memoria degli apostoli, come giorno di salvezza. Questo giorno infatti rifulge come sole per tutta la terra, fugando con raggi luminosi ogni oscurità e rischiarando quanti con affetto celebrano la memoria degli apostoli e con fede la onorano: perciò con prontezza accorriamo ad essi cantando e gridando: Liberateci dai pericoli, o apostoli del Signore celebratissimi.

Sinassario.

Il 31 di questo mese memoria dei santi apostoli del gruppo dei settanta, Stachis, Apelle, Ampliato, Urbano, Narcisso e Aristobulo.

Stichi. Stachis come una spiga attendeva la falce che lo avrebbe estirpato dalla vita. Tace la lira tetracorde degli apostoli, privata degli spiriti. Pesando con il verbo le anime, Aristobulo trova ricompensa in Dio. Il 31 gli apostoli trovarono la fine.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Epimaco.

Stichi. La spada non fece sfigurare Epimaco, poiché aveva Dio come alleato.

Lo stesso giorno narrazione di Teodoreto vescovo circa la vita e il martirio di un confessore anonimo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Noi fedeli ti contempliamo.

Con pazienza sopportaste tentazioni da parte del nemico che vi tentava, gloriosi apostoli, ma con onde razionali spegneste tutta la fiamma dell’errore acclamando: Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Fieramente insegnasti ai tuoi discepoli a desiderare il meglio e il perfetto, o beato Aristobulo, poiché avevi come maestro la sapienza enipostatica, il Dio dei padri lodato e gloriosissimo.

L’assemblea santa dei fedeli, con voci sacratissime, ti proclama beato, o Apelle, poiché la tua fine fu beata e la tua condotta angelica, cantando sempre: Dio dei nostri padri, lodato e gloriosissimo.

Theotokìon. Strappaci sempre da tentazioni e tribolazioni, rivolte e invasioni di barbari, Sovrana lodatissima, affinché, o sposa divina, glorifichiamo te e il nato da te, il Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Del martire. Nella fornace persiana.

Calpestando con coraggio il fuoco come l’errore, l’insigne Epimaco gridava al crocifisso: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Né il fuoco, né l’esposizione a belve feroci, né le torture scossero Epimaco, che cantava: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Sopportando le prove, il martire non venerò per nulla gli dèi inanimati, ma con fede acclamava: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Nel roveto incombusto e nella fornace rugiadosa fosti prefigurata, Vergine Madre, che concepisti ineffabilmente Dio incarnato, o pura e benedetta.

Degli apostoli. Ode 8. Nella fornace.

Appariste nel mondo come fulmini, o divini veggenti, incendiando l’errore e mostrando figli del giorno quanti cantano: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate in tutti i secoli.

Col sale intellettuale dei tuoi insegnamenti, Ampliato, purificasti le tossine dell’errore, perciò onorandoti cantiamo: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate in tutti i secoli.

Siano inneggiati con fede il famoso Stachis, Ampliato, Apelle e Narciso, Urbano e il sapientissimo Aristobulo. Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate in tutti i secoli.

Theotokìon. Riconoscendoti come muro e rifugio, scala che trasferisce in alto l’umanità, o pura, acclamiamo: Benedite, opere tutte del Signore il Signore, inneggiate ed esaltate in tutti i secoli.

Del martire. Cristo nostro Dio.

Raffigurando, o sapiente, la venerabile passione nelle tue membra, sopportasti virilmente la prova di molte torture, predicando Cristo nostro Dio.

I tuoi sudori stillano dolcezza di divina devozione, o martire, togliendo l’amarezza dell’errore ateo, perciò, o Epimaco, tu glorifichi Cristo nei secoli.

Gioivi affrontando in ogni modo ogni genere di pene, beatissimo Epimaco, acclamando: Esaltate Cristo nostro Dio nei secoli.

Theotokìon. Salvami, o pura, che concepisti Cristo, fatto simile a noi, affinché con lodi sempre ti diciamo beata, o benedetta.

Irmòs. Cristo nostro Dio, che in croce fu inchiodato e ci mostrò un’arma di salvezza, fanciulli esaltate nei secoli.

Degli apostoli. Ode 9. Figura del puro.

Per rischiarare con la luce della tua conoscenza i recessi della terra, riempiti dall’errore del nemico e oscurati dalla tenebra dell’ateismo, inviasti ad essi i tuoi raggi salvifici, o compassionevole.

Ti rivelasti, o glorioso, secondo il nome che porti, spiga salvifica, che ai bisognosi procura grano, reca sostegno, procura conoscenza divina e toglie la fame spirituale a quanti con affetto, o divino predicatore, ti dicono beato.

Divenuto bocca di Dio, mostrasti mute le lingue degli oratori e dalla gola del nemico strappasti anime, guidandole al Signore salve per la perfetta conoscenza.

O apostoli di Dio, che ora, simili a Dio, abitate nei cieli, rendete degni dell’eterno splendore quanti dalla terra con semplicità vi onorano e con purezza vi dicono beati.

Theotokìon. Porti colui che tutto porta e allatti colui che concede a tutti cibo ed è tremendo il tuo mistero che supera la ragione, o arca della venerabile santificazione, Madre di Dio Vergine: perciò con fede ti diciamo beata.

Del martire. Eva per colpa.

Rinvigorito dalla forza di Cristo, o atleta Epimaco, umiliasti il debole potere dei demòni e sollevasti il fulgido trofeo di vittoria, incoronato nei cori degli atleti, perciò con fede ti diciamo beato.

Apparve davvero come una fonte la tua urna zampillante grazia di guarigioni straordinarie, o Epimaco, scacciando la nube delle passioni da quanti con fede sempre a te accorrono, divino martire eccelso.

Calpestasti tutti i lacci del nemico, o illustrissimo e cancellasti il suo nome, confessando Cristo davanti a tiranni e re, o Epimaco, perciò tutti ti diciamo beato.

Più fulgida del sole è rifulsa per noi la tua memoria, o illustre, illuminando i cuori di tutti quelli che in essa ti festeggiano, beatissimo atleta Epimaco: perciò con fede ti diciamo beato.

Theotokìon. Divenisti dimora di luce pura, per questo ti imploro: illumina, o Sovrana, gli occhi del mio cuore umiliato per l’accecamento delle passioni, affinché con fede ti proclami beata.

Irmòs. Eva per colpa della trasgressione provocò la maledizione, ma tu, Vergine Madre di Dio, col germoglio del tuo concepimento fioristi al mondo la benedizione, perciò tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Stachis, Ampliato, Narcisso, il glorioso Apelle il divino Aristobulo e Urbano, questi astri, siano splendidamente celebrati come apostoli di Cristo, mentre pregano per noi, che celebriamo con affetto la loro sacra memoria.

Theotokìon.

Volgi lo sguardo sulla tua eredità, o lodatissima e custodiscila con la tua invincibile potenza; governa gli scettri del regno e rafforzali; placa le genti e riversa la pace sui confini del mondo.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos

Segue la conclusione.

Continua a leggere

Mattutino del 30 Ottobre- Memoria del santo ieromartire Zenobio e di sua sorella Zenobia

30 Ottobre

Memoria del santo ieromartire Zenobio e di sua sorella Zenobia

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia leggiamo i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi. Poema di Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Un canto rivolgiamo.

Stando presso il trono di Dio, come sacerdote accetto e martire eccellente, beatissimo Zenobio, libera dalle prove della vita quanto con affetto onorano la tua memoria luminosa.

Illuminato dal fulgente bagliore del triplice sole, dileguasti, o sapiente, le tenebre empie degli elleni e, illuminando tutto con lo splendore delle tue parole, hai ormai raggiunto lo splendore senza tramonto.

Come brace misticamente accesa con la fiamma del divino Spirito accendesti i cuori di tutti nel divino amore, consumando, o sacro iniziato, ogni errore.

Theotokìon. Salve, tempio santissimo, vello coperto dalla divina rugiada, fonte sigillata dell’onda immortale; Sovrana nostra, proteggi il tuo gregge dall’assalto dei nemici.

Ode 3. Radica il tuo timore.

Consacrato con la mirra dell’unzione dello Spirito, come angelo, Zenobio, officiavi e infine fosti ornato della corona dei martiri.

Ricevuta la preoccupazione delle anime, con la coltivazione del divino Spirito le rivelasti fruttifere, perciò fosti degno dalla gioia del Signore.

Si rivelò consanguinea uguale nel pensiero Zenobia, o Zenobio, poiché con te essa scelse di lottare per godere con te della gloria divina.

Theotokìon. Concepisti della Trinità quello che assunse l’umanità, Vergine Madre santissima; chiedigli di salvare i tuoi cantori.

Irmòs. Radica il tuo timore, Signore, nei cuori dei tuoi servi e sii saldezza per noi che nella verità t’invochiamo.

Kathisma Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

La sapiente pariglia di atleti celebriamo tutti con fede come martiri: Zenobio, invitto martire come anche Zenobia, onorata coppia, come coppe versanti onde divine; perciò sempre con fede vi attingiamo di volta in volta inesauribili guarigioni, piamente acclamando: o atleti illustri, pregate Cristo Dio di donare remissione dei peccati a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon

Cadendo in grave infermità, terribilmente piegato nei dolori, non sopporto l’arsura della mia pessima indolenza, ma tu, Salvatore, conoscendo la debolezza di ciascuno e correggendo come un padre quanti contro di te peccano, sollevami, perché puoi guarire le malattie delle anime e dei corpi, affinché sempre a te acclami: Grandi le tue opere, sublimi davvero i tuoi prodigi, Salvatore; e infatti tu liberi i fedeli per le suppliche della tua Genitrice.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo sull’albero della croce il Redentore, la Madre purissima si lamentava, piangendo e gemendo amaramente e con cuore angosciato si strappava i capelli e a lui gridava: Figlio mio e Signore, come l’iniquissimo popolo degli ebrei ingiustamente ti ha appeso alla croce, o senza peccato? Come volontariamente sopporti aceto e fiele, ahimè, i chiodi e la piaga sul fianco, o longanime? Gloria alla tua divina passione, o Salvatore.

Ode 4. Cavalcasti i tuoi apostoli.

Abbellito dalle sacre lotte, ricevesti dall’alto la corona dei vincitori, sapiente Zenobio e ottenesti la letizia eterna; perciò ti celebriamo, o martire e gerarca Zenobio.

Imitando colui che volontariamente fu steso sul legno, beato Zenobio, moristi e ti spogliasti dello spessore della corruzione e della morte, indossando la veste incorrotta.

La tua intensa preghiera rovesciò le statue dei demoni, i loro templi crollarono, annientati dalla tua indistruttibile fede, beato Zenobio, gloria degli ieromartiri.

Theotokìon. Per il tuo strano parto riconciliasti con Dio quanti gli erano divenuti estranei; perciò noi fedeli ti glorifichiamo a gran voce e acclamiamo: Salve, salvezza di tutti i terrestri.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

La natura femminile si rinvigorì nel divino Spirito e svergognò l’antico seduttore della progenitrice Eva e Zenobia fu degna della divina gloria nei cieli, rifulgendo nelle lotte.

Nube portatrice di pioggia divenne la tua lingua, santo gerarca, facendo piovere onde di pietà, irrigando i cuori dei fedeli e rendendo le menti fertili in opere virtuose, o Zenobio.

Coi raggi della verginità dileguasti la tenebra dell’amore del piacere e con la luce delle lotte dissolvesti la notte dell’ateismo, martire Zenobia, bella sposa di Cristo, divina guida allo Spirito.

Theotokìon. Sono sempre piegato sotto i pesi del peccato, o pura e a te grido: Alleggeriscimi di essi con la tua mediazione, poiché tu sei difesa glorificata dei peccatori, avendo concepito il Redentore e Salvatore.

Ode 6. Effondo la mia supplica.

La preghiera della tua anima di senno divino fu gradita come incenso, padre, poiché camminavi sulle orme profumate della passione di colui che come sole rifulse da donna illuminando tutto il creato, o Zenobio.

Col sangue delle tue lotte santificasti la terra che lo accolse, o martire e il tuo spirito, innalzato ai cieli, rallegrò divinamente la Chiesa dei primogeniti, o Zenobio, illustre gloria di gerarchi e martiri.

Restringesti l’empietà con l’ampiezza della vera pietà, o beato e indicasti le vie che ad essa conducono ai popoli nell’errore e salvasti le anime terribilmente naviganti nelle acque dell’errore.

Theotokìon. Abbellisci, o Vergine, la mia anima presa nel disgusto delle passioni e fortifica con veri pensieri di penitenza il mio povero cuore e salva me, che senza esitare mi rifugio in te, pura.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni, perché si è colmata di mali l’anima mia e la mia vita si è avvicinata all’ade e come Giona supplico: Dalla corruzione scampami, o Dio. 

Kontakion. Tono pl. 4. Quali primizie.

Con canti da Dio ispirati, onoriamo i martiri della verità e araldi della pietà, la coppia dei fratelli, Zenobio con la venerabile Zenobia, che insieme vissero e insieme lottarono, perciò hanno ricevuto del martirio la corona incorruttibile.

Ikos.

Celebriamo con odi canore il nobile e grande Zenobio e con lui la vergine senza macchia Zenobia, che è sua compagna di lotta. Costoro abbatterono la tracotanza del nemico e illustrarono la fede di Cristo: perciò stupendamente ricevettero dal cielo, da parte di Dio, com’era giusto, la corona incorruttibile.

Sinassario.

Il 30 di questo mese, memoria dei santi martiri fratelli Zenobio e Zenobia.

Stichi. Resiste con te alla spada, o Zenobio, anche se donna, la resistentissima Zenobia. Il 30 vengono decapitati i due fratelli Zenobi.

Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Marciano, vescovo di Siracusa, discepolo del santo apostolo Pietro.

Stichi. Gli assassini di cristiani strangolarono Marciano, amico intimo di Cristo.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Alessandro, Cronione, Giuliano, Macario e degli altri 13.

Stichi. Con Alessandro Cronione reca l’ardore dei titani, senza venerare il figlio di Crono. Giuliano e Macario grazie alla spada trovarono la vita beatissima. Né fuoco impetuoso, né spada affilata separarono da te, Verbo, questi 13 uomini.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Eutropia.

Stichi. Le lampade conducono questa sposa Eutropia alla casa dello Sposo spirituale.

Lo stesso giorno memoria del santo apostolo Cleopa e del beato nostro padre Giuseppe, patriarca di Costantinopoli e dei santi martiri Asterio, Claudio, Neone e della loro sorella Neonilla.

Stichi. Claudio, Asterio, ma anche Neone apparvero nuove stelle attraverso la lotta con la spada. Stesa sul legno Neonilla corregge la colpa dell’antico legno.

Lo stesso giorno memoria dei santi apostoli del numero dei 70: Terzo, Marco, Giusto e Artemà.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Nella fornace.

Spegnesti con i flutti del tuo sangue, Zenobio, il fuoco dell’empietà e con la nube dei prodigi ogni giorno refrigeri noi, che con fede t’inneggiamo.

Penetrasti nella nube divina, per quanto potevi, contemplasti l’invisibile illuminare la tua anima e l’intelletto, o beato, piamente cantando: O Dio, tu sei benedetto.

La martire consanguinea, che come te la pensava e con affetto visse con te santamente, con te fu degna della gioia superna, o sacerdote Zenobio: con lei con fede ti onoriamo.

Theotokìon. Ti mostrasti luogo di santificazione da cui Dio apparve santificando noi, che con fede, o Vergine, cantiamo: Benedetto, o purissima, il frutto del tuo grembo.

Ode 8. Nella fornace i fanciulli

Non ti intimorì la spada, o gerarca, né ti spaventarono i pericoli e non ti impressionò la morte, che ti mostrò partecipe della gloria immortale.

Sacerdote di sacri misteri ti rivelasti e consacrasti te stesso per divenire sacrificio di soave odore, degno della mensa celeste, o Zenobio.

Rifulgendo di prodigi, o gerarca, sfolgoravi chiaramente dello splendore del martirio e dileguasti del tutto la tenebra dell’errore.

Theotokìon. Concepisti senza coltivazione il grappolo stillante vino di remissione: Madre Vergine, allontana da me, ti prego, l’ebbrezza delle passioni.

Irmòs. Nella fornace i fanciulli di senno divino calpestando con il fuoco anche la fiamma, cantavano: Benedite, opere del Signore il Signore.

Ode 9. Fremette ogni orecchio.

Stavi nei tribunali predicando ad alta voce l’incarnazione dell’Onnipotente, la sua passione, croce, morte e resurrezione, con cui ci salvò come amico degli uomini.

O prodigio: nella carne vinse i nemici incorporei, con la sua debolezza abbatté il maligno e si unì ai liturghi celesti il lottatore celeste Zenobio, che ora diciamo beato.

Consegnaste, venerati martiri, i corpi a ogni sorta di tormenti, guardando verso la felicità eterna; uniti infatti a vicenda da affetto fraterno, rifulgeste degli splendori del martirio, perciò vi diciamo beati.

La vostra memoria, illuminata dall’irraggiamento dello Spirito, è rifulsa oggi su tutti, irraggiando grazia di prodigi e fa scorrere fiumi di guarigioni ogni volta che festeggiando vi diciamo beati, o martiri di Cristo.

Theotokìon. Illumina, o porta della luce, gli occhi del mio cuore, ti prego, scacciando lontano la profondissima tenebra del peccato dalla mia povera anima, affinché ti magnifichi e con affetto inneggi a te, inneggiatissima.

Irmòs. Fremette ogni orecchio per l’ineffabile condiscendenza di Dio; poiché l’Altissimo volontariamente scese in un corpo e divenne uomo da grembo verginale; perciò, pura Madre di Dio, noi fedeli ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Resa ancor più purpurea la tua sacra veste col rosso del tuo sangue, beato Zenobio, ti presenti gioioso a Cristo come gerarca divino, supplicando per noi con tua sorella, la sacra vergine e martire Zenobia.

Theotokìon, stessa melodia.

I profeti ti preannunziarono come arca e mensa, urna, virgulto, monte e libro scritto, reggia e scala e ponte che fa passare alle altezze della conoscenza divina: e noi giustamente ti celebriamo come Madre di Dio.

Allo stico, stichirà dall’Oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 29 Ottobre- Memoria della santa martire Anastasia la romana e del santo nostro padre Abramio

29 Ottobre

Memoria della santa martire Anastasia la romana e del santo nostro padre Abramio.

Al Mattutino.

Apolytìkion della santa. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

In te, padre, perfettamente si serbò l’immagine di Dio, perché tu, prendendo la croce, seguisti Cristo e coi fatti insegnasti a trascurare la carne, perché passa e a darsi cura dell’anima, realtà immortale: perciò con gli angeli esulta il tuo spirito, o sant’Abramio.

Dopo la solita sticologia i canoni: uno dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone della santa. Acrostico: Le tue virili fatiche, martire, celebro. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

A me, che celebro la tua luminosa memoria, divina sposa, concedi illuminazione del’anima, scacciando la tenebra.

Dalle fasce offristi tutta te stessa al tuo Creatore e bruciasti nel fuoco della continenza le passioni del corpo.

Ti offristi salendo sulla vetta del martirio della carne e fosti degna dei talami spirituali come vergine.

Theotokìon. Sei la scala celeste su cui Dio, lavorando, raddrizzò i mortali: perciò ti celebriamo, o fanciulla.

Canone del beato. Acròstico: Celebro la tua famosissima vita, o beato. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Splendido di raggi divini, con le tue preghiere, beatissimo Abramio, libera dall’oscurità delle passioni quanti celebrano la tua festa luminosa.

Il tuo divino desiderio, o Abramio, accendendo l’anima spense gli amori della carne e ti fece vivere immaterialmente sulla terra, o padre.

Uccidendo le membra che sono sulla terra con digiuni e ogni restrizione, sapiente padre, fosti degno della parte migliore nei cieli, o teoforo Abramio.

Theotokìon. S’incarnò oltre natura dalla carne del tuo sacro sangue Dio Verbo, Vergine Maria; supplicalo di uccidere i miei pensieri carnali.

Della santa. Ode 3. Sii tu saldezza.

Stando nel tribunale del tiranno, o gloriosa, predicavi Cristo Dio Verbo, creatore di tutto e Sovrano.

La bellezza interiore traspariva attraverso il tuo bell’aspetto, o gloriosa, rivelandoti a chi ti guardava la più bella.

Il tesoro inviolabile delle guarigioni, o fanciulla, ti donò il Cristo, la cui povertà amavi, o Anastasia.

Theotokìon. Col fuoco delle tue preghiere, Madre di Dio, brucia la materia delle mie colpe, portandomi la rugiada divina della remissione.

Del santo. O Signore, creatore.

Desiderando in ogni modo il fine dei desideri, divenisti estraneo al mondo e alla carne, perciò ottenesti la gloria oltremondana e la divina ricompensa, padre Abramio.

Ti rivelasti tempio vivente dello Spirito che tutto opera, rinchiudendo in una casupola il tuo corpo, o beato, perciò rifulgevi sacralmente adorno di splendori di virtù, padre Abramio.

Con la coltivazione delle fatiche, facesti fiorire la spiga matura di cui si nutrono, imitandoti, quanti festeggiano la tua venerabile e divina dormizione, o beato padre Abramio.

Theotokìon. In te, santissima, la causa di tutto per eccessiva compassione dimorò volontariamente e santificò l’essenza degli uomini, prima decaduta per la trasgressione.

Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo amico degli uomini.

Kathisma della santa.

Tono 1. I soldati a guardia.

Dall’infanzia ti offristi a Dio, o beata; uccidendo con la continenza le passioni della carne correvi in alto, affrontando la gloria del martirio secondo le regole, o Anastasia e gettando il drago nell’abisso con la forza dello Spirito.

Gloria. Del beato.

Imitando l’antico Abramo, o padre, allontanasti te stesso dai parenti secondo la carne, confidando, o Abramio, nel nostro Dio che ti chiamava; perciò praticasti l’ascesi e rivelasti l’anima più splendida dei raggi del sole, o beatissimo di senno divino.

E ora. Theotokìon.

Roveto che Mosè vide incombusto, monte di Dio, nube santa, dimora incontaminata, mensa divina, palazzo del Re altissimo, porta luminosissima e invalicabile, o Vergine, noi t’inneggiamo.

Oppure stavrotheotokìon.

Inneggio alla tua croce, venero anche la tua passione, glorifico pure la tua bontà, Figlio, poiché subisti volontariamente una morte infame. Com’è strano e tremendissimo l’abisso della tua indicibile economia. Così gridava tua Madre.

Della santa. Ode 4. Ho udito, Signore.

Dalla giovinezza, o martire, portavi il leggerissimo giogo; gli iniqui ti condannarono a portare una catena di ferro.

Le gocce del tuo sangue spensero i carboni del politeismo, mentre il fuoco dei tuoi miracoli incenerì la materia delle passioni.

Non ti spogliò della grazia il maligno spogliando il tuo corpo, piuttosto ti procurò la veste che non si straccia, intessuta dall’alto.

Sollevata sopra la terra, fu messo fuoco nel tuo petto, ma tu attizzavi di più il tuo amore per il Sovrano, o vergine bella.

Theotokìon. Dopo il parto rimanesti incorrotta, o Vergine come prima della nascita, poiché concepisti, nuovo bimbo, colui che è conosciuto prima dei secoli.

Del beato. Stesso Irmòs.

Pulendo con le onde delle tue lacrime le macchie dell’anima, padre, divenisti alloggio divino e venerabile dello Spirito, o beatissimo.

Ti esercitavi in veglie di intere notti, preghiere continue, amore non ipocrita e fede perfetta, o padre.

Ricevesti la grazia di sanare i malanni e scacciare gli spirit, o beato Abramio come sincerissimo servo di Dio.

Theotokìon. Tratteniamo la pigrizia e non sprofonderemo nel peccato; per le tue preghiere salvaci, Madre di Dio sempre vergine.

Della santa. Ode 5. Vegliando a te gridiamo.

Inattaccabile dal fuoco materiale ti rivelasti, o martire: infatti il fuoco interiore del divino amore ti refrigerava.

Col volto abbellito da schiaffi, martire, respingesti i volti orribili dei nemici.

Stesa sul legno, divina Anastasia, per amore verso il tuo sposo, raffigurasti la divina passione.

Theotokìon. Inneggiamo a te, inneggiatissima Sovrana Theotòkos, che hai concepito senza seme nella carne Dio inneggiatissimo.

Del beato. Perché mi hai respinto.

Come vite fruttuosa germogliasti grappoli di virtù divine, padre Abramio, stillanti vino di compunzione, che scacciano da noi l’ebbrezza delle passioni e allietano i cuori dei fedeli.

Svariate tentazioni ti suscitò il malignissimo serpente, o padre, ma tu con l’arma della croce lo uccidesti, o teoforo e da Dio con giusto giudizio, ottenesti la corona di vittoria, o divino Abramio.

Divenuto per fede santissima casa del divino Spirito, o padre, edificasti una sacra casa e trasformando con le tue esortazioni il sacratissimo sistema dell’empio errore, lo consacrasti al Dio di tutti.

Theotokìon. Fanciulla purissima, Madre Vergine, illuminati da divina illuminazione, i sacri profeti predissero con sacre voci che da te Dio Verbo, oltre causa e ragione, si sarebbe incarnato per smisurata compassione.

Della santa. Ode 6. Una veste luminosa.

Il tuo corpo torturato nei tormenti mostrò la rettitudine del tuo sentimento per Dio, illustre Anastasia.

Sospesa a mezz’aria, o martire, subisti ferite, salvando illesa la dignità dell’anima.

Sopportasti il taglio delle mammelle, nutrendo manifestamente i fedeli, o gloriosa, col latte della tua imitazione.

Theotokìon. Concepisti il filantropo, o Sovrana amica degli uomini: supplicalo di liberarmi dalla geenna di fuoco.

Del beato. Effondo la mia supplica.

Quanti erano nella tenebra dell’errore, trovarono te come luminare che senza errore guida sulle vie della vita, o teoforo e lasciarono la tenebra dell’ignoranza, divenendo splendenti per la fede divina, o Abramio.

Senza posa rendevi propizio Dio per inviare l’illuminazione della salvezza a quanti erano presi della notte dell’idolatria, o divino Abramio, rivelandoli tutti nella grazia figli della luce e del giorno.

Tranquillamente sei vissuto, o beatissimo, superando le onde della vita con la fiducia in Dio e giungesti ai porti sereni del regno dei cieli e al divino splendore, o Abramio.

Theotokìon. Rialza me, appesantito dalla sonnolenza della pigrizia, con la tua mediazione, Madre di Dio e non consegnarmi al sonno del peccato per la morte, o Vergine, poiché ti dichiaro protezione e guida della mia vita.

Irmòs. Effondo la mia supplica al Signore e a lui espongo le mie tribolazioni perché è colma di mali l’anima mia e la mia vita è vicina agli inferi; come Giona prego: O Dio, fammi risalire dalla corruzione.

Kontakion della martire.

Tono 3. La Vergine oggi.

Purificata ai rivi della verginità, o santa, lavata col sangue del martirio, o Anastasia, procuri guarigione a quanti sono nella stretta delle malattie e salvezza a chi con tutto il cuore a te si rivolge: poiché concede forza il Cristo, facendo zampillare eterna grazia.

Del santo, stessa melodia.

Apparisti sulla terra come angelo nella carne e con la pratica dell’ascesi fosti piantato come un albero, felicemente cresciuto grazie all’acqua della continenza e lavasti la sozzura con i flutti delle tue lacrime: perciò divenisti, o Abramo, ricettacolo del divino Spirito.

Ikos.

Disprezzando le cose corruttibili, ottenesti l’incorruttela; odiavi le piacevoli voluttà del corpo, o sapiente, amando dall’infanzia la castità; fuggisti dunque dal talamo e dal mondo e ti sottraesti alla nobiltà della consorte e all’affetto dei genitori perché davvero con tutta l’anima e tutta la mente, o sapiente, desideravi e preferivi l’amore appassionato del solo Dio, o padre: perciò sei divenuto, o Abramio, ricettacolo del divino Spirito.

Sinassario.

Il 29 di questo mese memoria della santa martire Anastasia la romana.

Stichi. Il taglio della testa subì con cuore forte il virgulto di Roma, la martire Anastasia. Il 29 una spada decapita Anastasia.

Lo stesso giorno memoria del santo padre nostro Abramio e Maria, sua cugina.

Stichi. Mortificando ogni membro del corpo, Abramio, morendo vai ad abitare con gli angeli incorporei. Lasciando gli amanti della carne, Maria si unisce misticamente all’amante delle anime.

Lo stesso giorno memoria di san Cirillo martire.

Stichi. La minaccia della spada, dice Cirillo, è per me la promessa di una corona imminente.

Lo stesso giorno san Savvas lo stratilata moriva trapassato da parte a parte.

Stichi. Da tutti e due le parti il tuo nome si legge Savvas, perciò la lancia ti trapassò da parte a parte.

Lo stesso giorno memoria della santa nostra madre Anna, soprannominata Eufimianòs.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Melitinì.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della santa. Ode 7. I fanciulli ebrei.

Ti trovi là dov’è il suono di voci festanti, o atleta, con i cori delle vergini cantando al Creatore: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Vedendo amputate le tue membra e subendo lo strappo delle unghie, ti offristi come sacrificio a Cristo cantando: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Apparisti come divina vite, con mani e piedi amputati come rami, spiritualmente coltivando per noi il vino che rallegra il cuore dell’uomo e scaccia l’ebbrezza delle passioni.

Non temevi fuoco sensibile, imitando i tre fanciulli d’un tempo, ma accolta la rugiada divina cantavi: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.

Theotokìon. Rivestendo tutto l’uomo, eccetto il peccato, il Dio eccelso venne dal tuo grembo incarnato, o pura: supplicalo con fede di salvare i tuoi cantori.

Del beato. Stesso Irmòs.

Per ottenere il regno superno e l’ineffabile gloria, o sapiente, come uomo saggio e prudente, disprezzasti saggiamente la gloria che si calpesta e disprezza.

Quando lo scaltro lupo sbranava la tua pecora, allora, o sapiente, tu spezzasti i suoi denti, riportandola in vita come buon pastore.

Docile alle leggi del Sovrano, cercasti e trovasti la pecora smarrita e sollevandola sulle tue spalle, beatissimo, la conducesti nel recinto della penitenza.

Theotokìon. Tu sola generasti uno della Trinità, circoscritto in una ipòstasi in due essenze, o Vergine; a lui, purissima, cantiamo senza tacere nei secoli.

Della santa. Ode 8. Follemente il tiranno.

Eccellesti con ardore giovanile, o illustre atleta e sollevasti trofei contro l’errore; sopportasti infatti d’esser privata delle mani e dei piedi, subendo l’amputazione delle mammelle e l’estirpazione dei denti, o martire, cantando con gioia: Popolo, esaltate Cristo nei secoli.

Fulgidissima come sole per gli splendori della verginità e del martirio, irraggiavi bellezza e illuminasti il mondo con i tuoi luminosi bagliori della tua grande fermezza, Anastasia, cantando con ardore: Sacerdoti, benedite, popolo, esaltate Cristo nei secoli.

La mia anima rigogliosa di passioni e oscurata dagli assalti del serpente, con le tue suppliche, sposa di Dio, purifica dai mali e con la tua luminosa ombra, o martire, rischiarala mentre grida: sacerdoti, benedite, popolo, esalta Cristo nei secoli.

Theotokìon. Amando te, pura e incontaminata, la Vergine mantenne puri da passioni corpo e anima, compiacendosi della pazienza, sopportando l’assalto di molte torture e ora nei talami sovraccelesti danza lieta con te per tutti i secoli.

Del beato. Divenuti per grazia.

Nel baratro della perdizione il malvagio serpente spinse la pura colomba, ma sapientissimamente la scampò il padre cantando: Benedite, opere il Signore.

Sia in vita, sia dopo la morte, padre Abramio, per divina grazia ti mostrasti medico dei malati, cantando: Benedite, opere, il Signore.

Rifulgendo per innocenza, giustizia, temperanza e fede, con gli angeli, o beato padre, sei stato annoverato cantando: Benedite, opere il Signore.

Theotokìon. Apparisti santissima dimora dell’onda viva da cui bevendo, noi morti, ereditiamo la vita gridando: Benedite, opere tutte il Signore.

Irmòs. Divenuti per grazia, vincitori del tiranno, i fanciulli aderirono moltissimo ai tuoi precetti gridando: Benedite, opere tutte il Signore.

Della santa. Ode 9. Per questo sbigottisce.

Fosti sospesa al cavalletto, raffigurando la salvifica passione del Dio Verbo e subisti amputazione di mani e piedi ed estirpazione di denti e taglio della lingua e delle mammelle, o pura Anastasia, vanto dei monaci e ornamento dei martiri.

Come sposa ti ornasti di bellezza, adattandoti allo sposo con ornamenti di passione, dimorando nei talami luminosi come eletta, recando la lampada verginale e ora, Anastasia, splendendo regni con il vivente nei secoli.

Le tue pene stillano dolcezza togliendo l’amarezza del peccato, la tua urna zampilla fiumi di guarigioni e sempre distrugge passioni e brutti mali a gloria del Salvatore, che degnamente ti glorificò, o venerabile Anastasia.

Rafforzate dalla tua croce, o Cristo Onnipotente, Dio Verbo, le donne hanno resistito e virilmente tagliato l’astutissima testa del nemico e con gioia ottennero di abitare nel paradiso e, divinizzate per partecipazione, t’inneggiano convenientemente.

Theotokìon. La tua martire, Signore, seguendo te, incarnato da una donna, irraggiata da splendori verginali e dal sangue del martirio, al seguito di tua Madre fu presentata con gloria a te, Re del creato.

Del beato. Realmente Madre di Dio.

Fosti degno di vedere ciò che un tempo desideravi nella speranza, ciò che occhio non vide, né orecchio mai udì, padre teoforo.

Apparivi splendido di raggi divini, rifulgente di virtù, Abramio e con gioia stai presso il Sovrano di tutti.

Ti unisti ai cori di tutti i santi e con loro divinizzato, supplichi, o beato, per la nostra salvezza.

La Chiesa trascorre il giorno lieto della tua sacra dormizione, o padre, onorando la tua condotta di vita.

Theotokìon. Vergine amante del bene, benefica la mia anima incattivita dal peccato e falla partecipe dei beni eterni.

Irmòs. Realmente Madre di Dio ti confessiamo, noi, grazie a te salvati, Vergine pura e con i cori degli incorporei ti magnifichiamo.

Exapostilarion della martire. Tu che il cielo.

Vanto delle monache e splendore delle martiri ti sei mostrata, o Anastasia, esercitando verginità e lotta per amore di Cristo.

Del beato. Con i discepoli conveniamo.

Come riscattasti, o santo, per il Dio e Salvatore dalla seduzione del cattivo demone, la torma degli operatori di iniquità, o Abramio teòforo e anche colei che un tempo era caduta nel baratro della perdizione, così dalle numerose tentazioni, tribolazioni e pericoli, con le tue preghiere, libera anche noi, che con affetto celebriamo la tua venerabile memoria.

Theotokìon.

Apparisti come paradiso rivelante Dio, avendo al centro il Signore, albero della vita, o pura Madre di Dio: mangiandone certo non moriamo, ma grazie a te tutti viviamo di una vita migliore, recando l’arma della croce e vincendo il tiranno traditore, inneggiandoti, o Vergine.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos. Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 28 Ottobre- Memoria dei santi martiri Terenzio e Neonilla e del nostro beato pa dre Stefano il sabaìta

28 Ottobre

Memoria dei santi martiri Terenzio e Neonilla e del nostro beato padre Stefano il sabaìta.

Al Mattutino

Dopo la solita sticologia si leggono un canone dall’Oktòichos e questi due dei santi.

Canone dei martiri. Ode 1.

Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Sconvolto nel baratro del peccato, o filantropo, tendo l’occhio del mio cuore solo verso il mare della tua compassione; guidami, salvami, per le preghiere degli atleti.

Il sole senza tramonto vi ha rivelato nel firmamento della sua Chiesa stelle che rischiarano il suo insieme con lo splendore degli agoni, o martiri illustri.

Sei divenuto fondamento della Chiesa, campione della fede con Neonilla, Sàrbilo, Teodulo, Gerace e Nita, Bele il meraviglioso, Focà ed Eunice.

Theotokìon. Come colei che ha accolto la pienezza di tutta la divinità ti sei rivelata per noi dispensatrice di grazia, o purissima, perciò tutti a una voce esclamiamo con l’angelo: Salve, piena di divina grazia.

Canone del beato. Acròstico: A te, Stefano, omonimo della corona, portiamo una corona. Di Teofane.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

Offrendoti la ricompensa per i tuoi insegnamenti, o felicissimo Stefano, intrecciamo un encomio: accettando benevolmente, o beatissimo, con le tue suppliche concedici la grazia dello Spirito.

L’assalto delle passioni hai arrestato, o padre, con l’aiuto della ragione e della fede: eri infatti dolce, affabile, benevolo, moderato e coronato di sapienza e conoscenza, o Stefano.

Santamente adornasti te stesso di conoscenza e dell’energia pratica del carisma, o Stefano divino oracolo, desiderando le corone di gloria di Cristo, perciò non sei stato privato della speranza, o beatissimo.

Theotokìon. O Vergine pura e casta, tu hai superato ogni creatura visibile e invisibile, poiché concepisti il Creatore, quando si incarnò nel tuo grembo: pregalo con fiducia di salvare le nostre anime.

Dei martiri. Ode 3. Non è la sapienza.

Come un luminosissimo sole unito alla luna, il famoso Terenzio e Neonilla hanno generato un coro di sette martiri di Cristo.

La strazio delle tue membra, o atleta Terenzio, ti ha liberato dalla terra e ti ha procurato gloria indicibile.

Volando con le tue ali dorate, o Eunice, sei sfuggita alle reti degli uccellatori dell’astuzia e hai preso dimora dentro il palazzo spirituale.

Theotokìon. La sapienza di Dio, trovando in te una dimora purissima, si è incarnata dal tuo sangue puro e ti ha mostrata incorrotta dopo il concepimento.

Del beato. Fiorì come giglio.

La tua vita, o padre teoforo Stefano, è rifulsa come sole lucentissimo nel mondo e ha illuminato quanti con fede e affetto ti onorano.

I confini sono illuminati dai tuoi insegnamenti: poiché sei rifulso come un luminare nella Chiesa di Cristo, nella quale si è rafforzato il tuo cuore, o teoforo.

Hai mantenuto la tua anima libera da passioni e piaceri del corpo, o venerabile teoforo Stefano, perciò ora degnamente ti celebriamo.

Theotokìon. Per la purezza, o Sovrana, sei apparsa come giglio che splende fra le spine, in mezzo ai fulgori della tua verginità, o veneratissima Theotòkos.

Irmòs. Fiorì come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti, alla tua venuta, Signore e per essa si è rafforzato il mio cuore.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Come stelle lucenti, con Terenzio come sole, i sacri sapientemente sorgono e rischiarano il creato con i nobili bagliori di eroici agoni, realmente dileguando la notte del politeismo; e noi in letizia li proclamiamo con fede beati come ministri di Dio e gridiamo: O illustri atleti, pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. Del beato.

Stesso tono. Risorgesti dai morti.

Avendo reso l’anima tempio luminoso del santo Spirito, o insigne padre, dentro trovasti ineffabilmente il Re, Cristo Signore, ricco di prodigi e dispensi al mondo la grazia generosa, perciò proteggi da pericoli e corruzione tutti i tuoi cantori.

E ora. Theotokìon.

Vergine Maria, gloria degli angeli, ornamento delizioso e decoro dei terrestri, ai tutti i tuoi cantori dà perdono dei peccati, sii propizia ai tuoi servi poiché sei realmente la liberazione dei disperati, forte rifugio degli uomini.

Oppure stavrotheotokìon.

L’agnella senza macchia, vedendo l’agnello e pastore pendere dalla croce, gridava: Figlio mio, che cos’è dunque questo spettacolo strano, contro ogni speranza? Come, vita di tutti, sei condannato al pari dei mortali? Ma tu risorgi dai morti affinché gioiosa ti glorifichi.

Dei martiri. Ode 4. Vedendoti sospeso.

Il coro fraterno dei sette atleti con i due genitori hanno offerto un sacrificio immacolato a te, Cristo Sovrano, meravigliosamente immolato per noi come pecora.

La grazia dello Spirito ti apparve sotto aspetto di colomba, o gloriosa Eunice, per lenire la tempesta di torture e afflizioni abbattutasi su di te.

Con le armi della fede, o illustri martiri, avete abbattuto lo spavaldo tiranno, esaltato dal potere dell’empietà, cantando: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. Colui che per suo volere ha plasmato l’universo, volontariamente viene plasmato dal tuo sangue puro, salvando quanti acclamano con fede: Gloria alla tua potenza, Signore.

Del beato. Sei venuto dalla Vergine.

Dei monaci, Stefano, tu sei divenuto corona ornata non di pietre preziose, ma di virtù: ti sei infatti rivelato realmente dimora piena di grazia divina, o felice.

Fosti insignito di sapienza divina, o teoforo, perciò essa ti ha rischiarato con le corone delle grazie, procurandoti la gloria eterna, o padre illustrissimo.

Bramasti con tutti i morti del cuore il desideri ultimo, lasciando le delizie del mondo e hai trovato la ricompensa adeguata alla brama, o beatissimo.

Theotokìon. Eva mi ha presentato il frutto della mortalità, ma tu, purissima, generando la vita enipostàtica, mi hai raddrizzato, perciò a te acclamo: Gloria al tuo concepimento, o Sovrana.

Dei martiri. Ode 5. Tu, Signore, mia luce.

Avendo in te, Signore, la loro forza, i martiri affrontarono eroicamente torture e flagelli, fuoco e morto.

O sacri fanciulli, vittime a Dio gradite, o schieramento che ha sbaragliato le complesse macchinazioni del nemico bellicoso!

Vincendo il serpente che vinse Eva, hai incoronato la testa di vittorie immortali, o Eunice vergine bella.

Theotokìon. Generasti per noi la luce senza tempo, lo splendore del Padre, divenuto sottomesso al tempo per ricca bontà, o purissima.

Del beato. Mediatore tra Dio.

Spegnesti con l’amore per l’impassibilità l’assalto delle passioni e illuminasti con contemplazione e prassi ogni parte dell’anima, o Stefano.

Con intelletto puro conversavi con le scritture dello Spirito, o Stefano divino oracolo e radunasti la ricchezza della contemplazione e della prassi, o beato padre ispirato da Dio.

Spiegando l’abisso della sapienza, hai compreso come trovare ogni cosa utile e con le fatiche hai ottenuto la perla preziosissima della conoscenza, o beatissimo Stefano.

Theotokìon. Ecco, come Isaia predisse, oltre ragione, purissima Theotòkos, hai avuto in grembo Cristo Dio, partorendolo poi oltre natura, o Genitrice di Dio.

Dei martiri, Ode 6. A te sacrificherò.

Senza pietà il tiranno ordinò di tirare i martiri e di attaccarli alle ruote per infligger loro molteplici tormenti, ma fu umiliato vedendoli invitti.

Con Terenzio piamente siano celebrati i valorosi martiri Sarvilo, Neonilla, Focà e Teodulo, Bele, Gerace, Eunice e il divino Nita.

Entrando nel porte delle vostre lotte siamo colmati di profumo divino dei vostri agoni, o beati, rigettando dall’anima il fetore delle passioni.

Theotokìon. Il roveto tutto avvolto dal fuoco e per niente bruciato, prefigurò il gran mistero del tuo concepimento inconcepibile, o Vergine lodatissima.

Del beato. Avvolto dall’abisso.

Ti rivelasti luminare luminosissimo dell’ecumène per gli splendori del verbo, illuminando, o padre Stefano, quanti con fede e affetto a te accorrono.

Hai trascorso beatamente la vita, odiando i sensi; sei divenuto infatti estraneo alla confusione del mondo e confidente di Dio, o Stefano.

Buona e bella la corona dei cui ora sei cinto, o sapientissimo Stefano, che sei coronato di virtù e regni sulle passioni, o eccelso.

Theotokìon. Oltre natura, Vergine, hai concepito e rimani Vergine, mostrando i simboli della vera divinità del tuo Figlio.

Irmòs. Avvolto dall’abisso delle colpe invoco l’abisso imperscrutabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione fammi risalire, o Dio.

Kontakion del santo.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Piantando il giardino delle virtù, che irrigasti con torrenti di lacrime, hai ottenuto l’albero della vita, o gloriosissimo: con le tue suppliche salva dunque dalla corruzione il tuo gregge; libera dalla sventura quanti con fervore ti onorano, perché noi tutti, con fede e affetto, abbiamo te, o sapiente, come sommo protettore.

Ikos.

Come distruttore delle passioni, modello di vita retta, istruttore e canone dei monaci che vivono in castità ed esempio di virtù, a te, sapiente, tutti riuniti nella tua memoria, noi tuoi discepoli acclamiamo: gloria a colui che giustamente ti ha glorificato con prodigi senza fine e segni tremendi, non solo in vita ma anche dopo la morte. Non smettere dunque di supplicare Cristo affinché su quanti ti onorano sempre sia fatto scendere il perdono delle molte e gravi colpe, perché noi tutti, con fede e affetto, abbiamo te, o sapiente, come sommo protettore.

Sinassario.

Il 28 di questo mese memoria dei santi martiri Terenzio e Neonilla e dei loro figli Nità, Sàrbilo, Gerace, Teodulo, Focà, Bele ed Eunice.

Stichi. Terenzio e Neonilla con i loro sette figli preferirono morire insieme di spada. Il giorno 28 due sposi vittoriosi portano al Sovrano i loro figli e le loro figlie.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Stefano il sabaìta, divenuto anche vescovo.

Stichi. Colui che porta il nome della corona viene incoronato di virtù per la sua vita.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Terenzio, Africano, Massimo, Pompeo e altri 36 martiri.

Stichi. Venne decapitato Terenzio, il quale seppur morto versava latte, mostrando un nuovo prodigio.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Firmiliano, vescovo di Cesarea e del sapientissimo Melchione, presbitero di Antiochia, che sconfissero l’eresia di Paolo di Samosata.

Stichi. In pace perirono i figli della pace Firmiliano e Melchione.

Lo stesso giorno memoria di santa Febronia, figlia dell’imperatore Eraclio e di san Ciriaco, ieromartire, che mostrò la preziosa croce al tempo del grande imperatore Costantino e di Elena sua madre.

Stichi. Il beatissimo Ciriaco, mescolando sangue a olio, produsse una nuova miscela.

Lo stesso giorno sant’Anna, madre di san Ciriaco, perì dilaniata e consumata dalle torce.

Stichi. Anna, con la carne consumata dal fuoco, divenne una lampada sempre illuminata per Cristo.

Memoria del nostro beato padre Atanasio patriarca di Costantinopoli, che praticò l’ascesi sul monte Athos.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei martiri. Ode 7. Nella fornace persiana.

Nella fornace dei tormenti la rugiada della pazienza discese dal cielo sui santi martiri che rendevano grazie cantando: Benedetto sei tu nel tempio della tua gloria, Signore.

Avendo saldamente fondato il cuore sulla roccia immutabile della fede in Cristo, i martiri abbatterono l’arroganza degli empi, provocando con la preghiera un sisma.

Sospesi e con i fianchi dilaniati con forza, arsi con aceto e fiamma, o beati, incendiaste tutto l’inganno, inneggiando al Signore.

Theotokìon. Colui che veste il cielo di nubi, o purissima, ti rivelò come un altro cielo sulla terra e da te si è rivestito di tutto l’uomo e per smisurata compassione mi divinizza.

Del beato. L’empio decreto.

I discorsi illuminati dei tuoi dogmi profumano per la grazia dello Spirito; venerando infatti un’unica divinità in tre persone e celebrando l’incarnazione del Verbo, profumi anche noi, o beatissimo.

Accordando la vita alle parole, o padre, ti è stata data una duplice corona, o beatissimo, poiché divenisti, o illustrissimo padre, strumento di sapienza che grida al tuo Creatore: benedetto e gloriosissimo.

Il tuo verbo appariva condito con sale, la tua vita illuminata dalla grazia dello Spirito, perciò hai preso dimora nelle stanze eccelse, stando ora gioioso con familiarità presso Cristo.

Theotokìon. Dirigendo la mia vita, o purissima, guidami al tuo serenissimo porto, poiché hai concepito Dio, la fonte dei beni che concede a tutti i fedeli il bene dell’incorruttela.

Dei martiri. Ode 8. Stese le mani Daniele.

Illuminati dalla luce del divino Spirito, sfidarono il fuoco, rivelando inefficaci le caldaie bollenti, i divini martiri che dal cielo avevano ricevuto il divino refrigerio: inneggiamoli degnamente, o fedeli.

Una moltitudine d’angeli apparve manifestamente nello stadio incoraggiandovi, o illustri martiri e alleviando le pene; con i fanciulli acclamavate l’ode: Benedite, opere tutte del Signore il Signore.

Avendo vigile verso Dio l’occhio del tuo cuore, o Sàrbilo, sopportasti il taglio delle palpebre, svergognando il persecutore trattenuto nella notte dell’ateismo, perciò tutti ti diciamo beato come figlio del giorno.

Theotokìon. Per benevolenza del Padre, adombrata dal divino Spirito, hai ricevuto in grembo il Figlio, o pura e partorendo sei rimasta purissima come prima; pregalo senza sosta di liberare tutto il mondo da corruzione e castigo.

Del beato. Un tempo a Babilonia.

Una corona di decoro il Cristo datore di vita ha posto sul tuo capo, o Stefano che ne porti il nome, e infatti eccellevi nelle opere e nella contemplazione acclamando: Inneggiate al Signore, opere tutte del Signore.

Superando ogni senso, o beatissimo, conversavi con l’intelletto primo con purezza d’animo e di condotta, acclamando, o Stefano incoronato: Inneggiate al Signore, opere tutte del Signore.

Inneggiando ai martiri di Cristo e agli schieramenti dei santi, con loro hai preso dimora, divinamente assennato, colmo di letizia e di delizia divina, acclamando: Inneggiate al Signore, opere tutte del Signore.

Theotokìon. L’intelletto senza passioni si unisce nel tuo grembo all’intelletto umano, o purissima e nello spessore della carne si è sottomesso al tempo colui che è superiore ai secoli, perciò con fede e affetto, o Madre di Dio, ti glorifichiamo.

Irmòs. Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Dei martiri. Ode 9. Da te, o Vergine.

Vi rivelaste un paradiso che ha nel mezzo l’albero della vita, una fonte che promana torrenti di guarigioni e un fiume veramente colmo delle onde divine dello Spirito, o santi.

Vi siete rivelati, o martiri, torri della Chiesa di Cristo e porti serenissimi di quanti sono nella tempesta dei mali, figli della pace e compagni degli angeli.

Trovando le corone immarcescibili e la vastità del paradiso superando ogni angustia, o atleti, liberate anche dai pericoli noi che sulla terra vi celebriamo.

Theotokìon. O Vergine Madre, più vasta dei cieli e più santa dei cherubini, più onorabile di tutto il creato, implora per noi che ti onoriamo il Dio che generasti.

Del beato. Il Figlio dell’eterno.

O veneratissimo Stefano, ora che assapori puramente delizie e gioie inconcepibili, là dove folle di santi danzano presso Dio, attira a te con la tua santa intercessione quanti in te si rifugiano, o beato.

Con gioia sei salito alla vetta dei tuoi desideri, all’unico Dio benedetto, alla suprema bellezza, alla vita senza fine, alla luce senza declino, o Stefano, venerabile teoforo.

Come sole sei rifulso fra le schiere dei monaci, offerto dall’infanzia e inviando come raggi le virtù della tua condotta, o dolcissimo Stefano, beato padre teoforo.

Theotokìon. Riconoscendoti da lontano con occhi preveggenti, tutti i profeti ti hanno preannunziato come colei che sarebbe divenuta Madre dell’Onnipotente e del Sovrano di tutti, perciò tutti, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Irmòs. Il Figlio dell’eterno Genitore, Dio e Signore, incarnato dalla Vergine si manifestò a noi per illuminare ogni tenebra e radunare ciò che è disperso; per questo la lodatissima Madre di Dio noi magnifichiamo.

Exapostilarion dei martiri.

Con i discepoli conveniamo.

Con Terenzio rifulsero la venerabile Neonilla, Nita, Foca e Sarbil, Bele e Gerace, Teodulo ed Eunice, perché con ardore nobilmente lottarono per Cristo e hanno abbattuto tiranni, questi illustri martiri vittoriosi; onorandoli dunque, festeggiamo con gioia la loro fulgida memoria.

Del santo.

O Stefano, portatore di corona, accogliendo l’ardore del santissimo Spirito, ti sei strappato al mondo, prendendo la tua croce, o padre; congiunto a Cristo per la rigorosa ascesi e la verginità casta, divenisti degno, o santo, di carismi sovraintellettuali e con essi, o sapientissimo, arricchisci tutta la terra.

Theotokìon.

Vergine Madre intatta, non smettere di supplicare per i tuoi inutili servi il Signore incarnato dal tuo sangue puro, affinché troviamo grazia e aiuto opportuno nel giorno in cui come Dio giudicherà la stirpe dei mortali, per retribuire secondo il merito: te noi tutti abbiamo come protettrice nelle angustie.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto, come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 28 Ottobre- Appendice

Appendice – 28 Ottobre

La santa Protezione della santissima Madre di Dio. Santi Terenzio e Neonilla, sua consorte e i loro sette figli Sarvilo, Nità, Falco, Teodulo, Fozio, Bili ed Eunice, martiri. Il beato nostro padre Stefano, sabaita. Dopo la prima sticologia, kathisma.

Al Mattutino

Tono 1. I soldati a guardia.

Inneggiamo, Vergine pura, alla tua santa protezione che protegge e sorveglia sempre noi, che tu hai dichiarato tua eredità e porzione. Ma proteggici anche, o Sovrana, nella necessità futura (2).

Dopo la prima sticologia, kathisma.

Tono 4. Presto intervieni.

Il beato Andrea nel tempio delle Vlacherne stupì e ti vide dispiegare su noi la tua divina veste, santamente là custodita, pura Vergine, rivelando a tutti la grazia della tua protezione, con cui ci proteggi e salvi da ogni afflizione (2).

Dopo il Polyeleos, kathisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Svelando ogni giorno la tua santa e prodigiosa protezione, che la nube della legge raffigurava, avvolgi, o Vergine, il tuo popolo proteso verso la tua bontà, sempre in attesa dell’aiuto che dai, o Madre di Dio e ogni volta allontana la furiosa rabbia dei nemici da noi, cantori della grandezza dei tuoi prodigi, pregando tuo Figlio e Dio di donare remissione delle colpe a noi, che festeggiamo con affetto la tua luminosissima protezione (2).

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Ricorderò il tuo nome di generazione in generazione.

Stico. Ha emesso il mio cuore il verbo buono.

Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (1,39-49.56).

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore. Allora Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente e santo è il suo nome. Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Gloria. Per l’intercessione della Madre di Dio. E ora. Lo stesso. Quindi, lo stico. Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono pl. 2.

Oggi la lodatissima Vergine, scoprendo la sua luminosa protezione, chiaramente ha manifestato ai fedeli la sua ricca grazia tanto nei tempi buoni quanto nelle afflizioni; perciò, inneggiando la sua grazia, noi protetti da lei, gridiamo in letizia: Salve Madre di Dio piena di grazia, che hai salvato la nostra stirpe e in sicurezza ci accompagni e guidi sulla via della salvezza.

Quindi si cantano questi due canoni della Madre di Dio. Primo canone. Acròstico: Tu sei, o Vergine, la protezione della Grecia. Di Gerasimo.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie (2).

Come Madre di Dio, purissima, concedimi sapienza e donami parola affinché inneggi splendidamente i prodigi della tua santa protezione, con cui proteggi sempre chi ti celebra.

Hai disteso dall’alto la tua scintillante protezione e dato rifugio in essa non solo alla Città Imperiale, ma a tutto il tuo popolo, che porta il nome di Cristo.

Il beato Andrea ti vide un tempo, in una ineffabile visione, nella chiesa di Vlacherne, pura Vergine, mentre proteggevi i confini del mondo con lo spiegamento della tua veste divina.

L’esercito del tuo popolo ha preso forza invincibile dalla tua protezione, ha sconfitto falangi di nemici e trovato una radiosa vittoria, perciò canta, o Sovrana le tue magnificenze.

Secondo canone. Acròstico: Inneggio la protezione della Madre di Dio. Di Gerasimo.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Protezione e fervente aiuto del mondo, pura Vergine Madre, che generasti ineffabilmente il Dio Verbo, con la tua ricca grazia rendi chiara la mia voce che magnifica nel canto la tua prodigiosa protezione.

Abbellita con gli ornamenti dello Spirito come regina dell’universo e sfavillando raggi più luminosi del sole, sei apparsa e spiritualmente rivelasti la tua protezione, proteggendo il tuo popolo che spera in te, o Vergine.

La nube nella Legge, che copriva la tenda della testimonianza, prefigurava dall’antichità la tua sacra protezione: ogni giorno tu proteggi, irrighi e scaldi la Chiesa, o purissima, con la copertura della tua protezione.

Piena di luce, piena di grazia, o Sovrana, eri misticamente presente nella chiesta di Vlacherne e con splendore hai mostrato la singolare grazia della tua benevolenza per noi stendendo la tua protezione; perciò giustamente ti inneggiamo.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca.

Ode 3. Irmòs.

Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale; e per la tua divina protezione, falli degni di corone di gloria (2).

È fonte di letizia celeste la tua luminosa protezione per quanti sempre lottano nelle afflizioni e sempre per grazia procura misericordia e salvezza.

Dal principio, per compassione, ci hai messo sotto la tua protezione come popolo eletto, o Vergine e ci hai liberati dai pericoli sia nel passato, sia ora, compiendo cose insolite e meravigliose.

Udendo le parole del venerabile Andrea, il divino Epifanio ti contemplò come celestiale regina, che protegge il popolo che porta il nome di Cristo.

Vedendo, o Vergine, la moltitudine dei miracoli della tua divina protezione, che operi ogni giorno per la nostra custodia, noi, figli dei greci (moltitudine di fedeli) ti porgiamo lodi di ringraziamento.

Secondo canone. Tu che in principio.

La tua fulgida protezione, Madre di Dio, sempre balenante bagliori di luce immateriale, dissolve gli oscuri progetti dei nemici, ma allieta le menti dei fedeli con la tua gloria.

Hai compiuto la Legge, Vergine pura, generando oltre ogni spiegazione colui che parlò ai profeti in immagini e indicò al mondo la tua fulgida protezione, compimento della luce della Legge; perciò inneggiamo la tua gloria.

Ogni giorno accorriamo come pulcini sotto la tua protezione, Vergine Pura; proteggici dunque dalle frecce del serpente, dandoci pace e sicurezza di vita.

Generando il Dio Verbo ti rivelasti causa di miriadi di benedizioni per la stirpe degli uomini e, con la tua protezione, o Vergine, salvasti da miriadi di bisogni, tentazioni e afflizioni coloro che ti onorano.

Katavasìa. Come sorgente viva.

Kathisma. Tono 3. La confessione.

Protezione, salvezza, aiuto e difesa dei greci ortodossi ti rivelasti, o illustrissima; perciò esaltiamo la tua protezione e proclamiamo la tua fervida difesa, che ha protetto, o pura Vergine, le nostre anime da ogni assalto del drago (2).

Primo canone. Ode 4. Irmòs.

Contemplando l’imperscrutabile consiglio divino della tua incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm esclamava: Gloria alla tua potenza, Signore (2).

Invisibilmente rivelando la tua splendida protezione, ogni giorno proteggi, contieni, hai cura e salvi da ogni afflizione quanti a te acclamano: Gloria, o Vergine, alla tua gloria!

La rivelazione della tua grande benevolenza e la concessione di doni che sempre mostri al nostro popolo, o Vergine, sbalordisce la mente e il pensiero; perciò inneggiamo la tua grazia, o Sovrana.

Invisibilmente presente, o sposa di Cristo, all’epoca di Bisanzio hai chiaramente rivelato ai tuoi servi la tua santissima protezione con cui sempre ci proteggi come amica del bene.

Avendo te, o Vergine, come difesa nei pericoli, sollievo nella schiavitù, guida e assistenza in tutte le circostanze della nostra vita, noi ci rifugiamo nella tua luminosissima protezione.

Secondo canone. Tu sei mia forza.

All’ombra della tua protezione, Madre di Dio, dilegui dai nostri cuori la notte delle passioni, come benevola e illumini il giorno con lo splendore della grazia e della letizia e rischiari i fedeli che a te gridano: Salve, protezione del mondo tutta luce.

Da te Dio apparve nel mondo come uomo, nato dal tuo sangue e ti rivelò potente protezione del mondo e aiuto nelle afflizioni, o Vergine; sempre, infatti, tu proteggi e liberi dai pericoli quanti con affetto ricorrono alla tua protezione.

Siccome concepisti il Re dell’universo, apparisti regina di tutti, accompagnata dai santi deiformi e spiritualmente ci rivelasti le manifestazioni della tua santa protezione in una divinissima apparizione, o purissima.

La tua prodigiosa e abbagliante protezione, con cui proteggi e salvi ogni anima devota, noi, da essa salvati dalle prove terribili, inneggiamo e con fede a te gridiamo, o lodatissima: Salve, Vergine, aiuto dei mortali!

Katavasìa. Contemplando l’imperscrutabile.

Primo canone. Ode 5. Irmòs.

Sbigottisce l’universo per il tuo augusto ingresso: poiché tu, Vergine ignara di nozze, penetrasti all’interno del tempio di Dio, come purissimo tempio e concedi la pace a tutti i tuoi cantori (2).

Il tuo popolo supplice celebra, o lodatissima, la santa memoria della tua protezione: sei venuta, infatti, nella chiesa di Vlacherne, o pura e hai protetto spiritualmente tutti quelli che con fede ti glorificano.

Con la tua visita, pura Vergine, distruggi l’insolenza del leone ostile, che va ruggendo ogni giorno per divorare la tua eredità e sconfiggi la sua arroganza e superbia.

Facendo memoria della tua luminosa protezione, ti inneggiamo grati per la salvezza, o Vergine; infatti ci liberasti dall’amara schiavitù e grandemente umiliasti il nemico venuto contro di noi.

O Madre di Dio piena di grazia, preziosissimo vaso della ricchezza della divinità, rivela scrigno della divina grazia me, che con fede sempre mi rifugio sotto la tua protezione e inneggio la tua gloria.

Secondo canone. Perché mi hai respinto.

La tua santa protezione, come una nube luminosa che si stende sui tuoi servi, o Vergine, come disse Isaia, libera dall’assalto della siccità del maligno Beliar e ci refrigera con la tua grazia.

Vedendoti in strana visione accompagnata come una regina dai santi, il beato Andrea, o fanciulla, stupì quando stendesti immaterialmente la tua venerabile veste e proteggevi il tuo popolo fedele.

Hai chiaramente mostrato un grande prodigio, o pura, nel custodire il tuo popolo fedele; invisibilmente infatti lo hai protetto con le tue divine mani attraverso il tuo santo velo; perciò tutti con gioia ti inneggiamo.

Nel deserto un tempo una nube luminosa proteggeva il popolo d’Israele, o fanciulla; ora, invece, la tua luminosissima protezione ci protegge e guida ogni giorno alla luce dei precetti di tuo Figlio.

Katavasìa. Sbigottisce l’universo,

Primo canone. Ode 6. Irmòs.

Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito (2).

Un tempo, di notte una colonna di fuoco guidava il popolo d’Israele, ora invece, la tua lampeggiante protezione ci guida sempre verso la salvezza.

Stendendo la tua luminosissima protezione, pura Vergine, ogni giorno ci proteggi, come ben sappiamo; come dunque ricambieremo la tua grazia?

Hai rivelato, o fanciulla, che noi oggi come una volta siamo porzione scelta, popolo del tuo possesso; perciò tutta la Grecia esultando ti inneggia.

Predica la tua grazia, o Fanciulla, il tuo popolo fedele e amico di Dio e, liberato da pericoli e difficoltà, canta un’ode riconoscente alla tua protezione.

Secondo canone. Perdonami, Salvatore.

Verammente, o regina dell’universo, sei apparsa luminosissima e prodigiosamente dispiegando la tua pura protezione, proteggi i tuoi servi; perciò inneggiamo la tua grande benevolenza.

I cherubini, un tempo, adombravano l’arca legale, mentre ora la tua protezione protegge e adombra la Chiesa di Cristo, o sempre benedetta e concede grazia generosa.

L’antico Israele era guidato alla terra promessa da una nube, ora invece il nuovo Israele è guidato dalla tua santa protezione alla vita senza fine.

Come il fuoco che consuma gli stolti, attorno a noi espandi la tua luminosa protezione, o purissima, salvandoci dalla loro follia; perciò ti glorifichiamo.

Katavasìa. Celebrando questa divina.

Kontàkion. Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Come nube che copre col suo splendore l’insieme della Chiesa, o Purissima, apparisti un tempo nella Città Imperiale. Ma come protezione e difesa del tuo popolo proteggi da ogni tribolazione noi che gridiamo: Salve, protezione luminosissima.

Ikos.

Stendendo dall’alto la tua santa protezione, Maria Vergine, Madre di Dio, proteggi e salvi il tuo popolo che ogni ora grida a te, pura; e ora con gratitudine inneggia i tuoi prodigi acclamando:

Salve, salvezza del mondo; salve, difesa della Grecia.

Salve, meravigliosa visione degli angeli; salve, sostegno incrollabile dei mortali.

Salve, sempre Vergine Madre di Cristo, Re universale; salve, protezione e assistenza soccorso del tuo popolo fedele.

Salve, tu che sei apparsa proteggendo il tuo popolo; salve, tu che concedi vittorie all’esercito.

Salve, fonte di ricca bontà; salve, lampada della benevolenza di Dio.

Salve, tu per cui vinciamo i nemici; salve, a te ogni giorno gridiamo.

Salve, protezione luminosissima.

Sinassario

Il 28 di questo mese festeggiamo la memoria della protezione della santissima Sovrana nostra Madre di Do e sempre Vergine Maria a favore del nostro popolo come un tempo della Città Imperiale.

Stichi. Con la tua protezione, o pura, tu proteggi e custodisci quanti a te accorrono, o Vergine. La protezione della Madre di Dio custodisce la Grecia.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Terenzio e Neonilla e dei loro figli Nità, Servilo, Gerace, Teodulo, Focà, Bele ed Eunice.

Stichi. Terenzio e Neonilla con i loro sette figli preferirono morire insieme di spada. Il giorno 28 due sposi vittoriosi portano al Sovrano i loro figli e le loro figlie.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Stefano il sabaìta, divenuto anche vescovo.

Stichi. Colui che porta il nome della corona viene incoronato di virtù per la sua vita.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Terenzio, Africano, Massimo, Pompeo e altri 36 martiri.

Stichi. Venne decapitato Terenzio, il quale seppur morto versava latte, mostrando un nuovo prodigio.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Firmiliano, vescovo di Cesarea e del sapientissimo Melchione, presbitero di Antiochia, che sconfissero l’eresia di Paolo di Samosata.

Stichi. In pace perirono i figli della pace Firmiliano e Melchione.

Lo stesso giorno memoria di santa Febronia, figlia dell’imperatore Eraclio e del santo ieromartire Ciriaco, che mostrò la preziosa croce al tempo del grande imperatore Costantino e di Elena sua madre.

Stichi. Il beatissimo Ciriaco, mescolando sangue a olio, produsse una nuova miscela.

Lo stesso giorno sant’Anna, madre di san Ciriaco, perì dilaniata e consumata dalle torce.

Stichi. Anna, con la carne consumata dal fuoco, divenne una lampada sempre illuminata per Cristo.

Memoria del nostro beato padre Atanasio patriarca di Costantinopoli, che praticò l’ascesi sul monte Athos.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Primo canone. Ode 7. Irmòs.

I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura al posto del Creatore, ma calpestata con coraggio la minaccia del fuoco cantavano gioiosi: O celebratissimo Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto (2).

Ci hai posto sotto la tua protezione, o Sovrana e ci hai sempre protetto dal terribile maltrattamento degli assalti dei nemici e da ogni afflizione; perciò a gran voce tutti ti inneggiamo nei secoli.

Hai protetto la Città Imperiale di Costantino, come una tua porzione, Vergine Pura; allo stesso modo ora ci proteggi con la tua gloria, pura Sovrana e noi ci rifugiamo nella tua fervida protezione.

La tua prodigiosa e divina protezione sul nostro popolo, o Vergine, manifesta con chiarezza la tua provvidenza, con cui concedi gioia e pace nelle nostre anime.

Coltivasti non coltivata Cristo Signore, colui che coltiva la vita e ci procura la grazia, o purissima, apparendo causa di gioia a coloro che cantano: Salve, Sovrana della nostra stirpe, nostra salvezza e dolce soccorso.

Secondo canone. Il fuoco ebbe paura.

La casa animata in cui il Sovradivino ha dimorato, la pura Madre di Dio, fu vista un tempo dispiegare nella sua dimora il suo velo, proteggendo prodigiosamente quanti in lei confidano.

Non possiamo assolutamente comprendere la grandezza della tua bontà verso di noi, o Vergine, perché come madre amorevole tu ci proteggi, riscaldi e nutri ogni giorno, perciò inneggiamo la tua divina protezione.

Comprendendo in una visione immateriale, il teoforo Andrea, ti vide spiritualmente dispiegare la tua luminosa protezione sui tuoi supplici e celebrò i tuoi prodigi oltre ragione e comprensione.

Un tempo una nube luminosa ricopriva la tenda della testimonianza; ma ora la tua meravigliosa e luminosa protezione, pura Vergine, ricopre la Chiesa di Cristo giorno e notte come il monte di Dio.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino.

Primo canone. Ode 8. Irmòs.

Il parto della Madre di Dio, un tempo prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli innocenti; ma ora, attuatosi, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli (2).

In molti modi un tempo rivelasti l’energia della tua protezione, Madre di Dio, con segni, prodigi e potenza, difendendoci ogni giorno, o purissima e noi ora inneggiamo prontamente i tuoi salvifici prodigi.

Il tuo popolo, o pura, ricevendo con fede forza e vigore dalla tua divina protezione, sempre allontana le afflizioni che sopraggiungono e resta incolume da qualsiasi furore dei nemici ostili, grazie alla tua sollecitudine, o Madre di Dio.

Dall’alto, pura Vergine, dispiega la tua santa e lucentisssima protezione e, come un tempo, proteggici e salvaci dagli avversari che ci attaccano e scampa la tua eredità dalla loro malvagità e aggressione.

Il beato Andrea e il divino Epifanio videro te, che proteggesti casto il tuo corpo, Madre di Dio Vergine, spiegare la tua protezione; hai protetto infatti tutti nella luce immateriale e nella gloria celeste, o Vergine.

Secondo canone. Colui che sul santo monte.

A quanti camminavano nella notte della vita, Vergine pura, la tua sacra protezione concede forza divina, luce, salvezza e li guida tutti al riposo della vita eterna.

I cori delle potenze incorporee e dei santi, vedendoti, o pura Vergine, nel tuo santo tempio stendere il tuo santo velo e proteggere il mondo, lodavano la fonte della tua misericordia.

Tu sei la protezione del mondo più ampia della nube, o pura, salvezza dei mortali, perciò celebrando con affetto la memoria della tua venerabile protezione, inneggiamo la moltitudine dei tuoi prodigi, o Madre di Dio.

Avendo te, pura Vergine, come forte protezione nella vita e speranza infrangibile, ci rifugiamo nella tua potente protezione e siamo salvati dagli ostacoli del seduttore inneggiando la tua grazia.

Katavasìa. Il parto della Madre di Dio.

Primo canone. Ode 9. Irmòs.

Stico. Gli angeli magnificano con inni la protezione della Madre di Dio, perché protegge i cori dei fedeli in ogni luogo.

Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; festeggi la stirpe degli intelletti immateriali celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: salve, beatissima Madre di Dio pura, sempre Vergine (2).

Stico. Gli angeli, vedendo la protezione della Madre di Dio, stupirono per come essa custodisce e protegge quanti in lei confidano.

La rugiada che gocciola dalla tua divina protezione come da nube immateriale, o pura, diviene guarigione per noi e scaccia le malattie dello spirito e del corpo per coloro che gridano: Salve, sempre Vergine, nostra gioia e consolazione!

Stico. Angeli e mortali onoriamo la tua venerata protezione; perché tu, Sovrana, proteggi tutti quelli che con fede t’inneggiano.

Una sacra memoria a gloria e lode dei tuoi prodigi compie la Grecia (oppure: la Chiesa dei fedeli) esultando oggi, o purissima e con fede rifugiandosi nella tua protezione, a te grida: Proteggimi e custodiscimi fino al termine della vita, o illustrissima.

Stico. Angeli e mortali magnificano la protezione della purissima: essa infatti protegge e salva tutti quelli che la onorano.

Con tutta l’anima ci riuniamo sotto la tua divina protezione, o purissima, rivolgendoti una lode riconoscente per la tua calorosa benevolenza, poiché ci hai scelti come possesso e ci tratti bene in tutto, o Sovrana e ci guidi e salvi dalle afflizioni.

Stico. Vergine pura, genitrice di Dio, salva il tuo gregge, custodendolo con la tua protezione e prenditene cura in tutto.

Dall’alto e intorno, o Vergine, mantieni con ricca benevolenza la tua divina protezione sul tuo popolo come una muraglia; e a me, che ti ho composto inni, dà illuminazione, chiarezza e remissione delle colpe, ti supplico.

Secondo canone. Per questo sbigottisce.

Stico. Esalta, anima mia, la santissima protezione della pura Vergine.

Chinandoti con affetto materno verso il tuo popolo, che con fervore in te spera, come compassionevole, o Vergine, in modo singolare hai steso spiritualmente per loro la tua divina protezione come nube luminosa; perciò predicando la ricchezza della tua benevolenza, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Stico. Magnifica, anima mia, la protezione luminosa dell’unica Madre di Dio.

Tuo Figlio, o pura, che un tempo guidava un popolo ingrato con una nube come una colonna, ti rivelò nube viva e razionale, che prodigiosamente protegge e salva con fervente assistenza il popolo tuo possesso, o pura, in vista della terra dell’incorruttela.

Gloria.

Stico. Magnifica, anima mia, la divinità in tre persone, tearchia senza principio.

Sollevando le mani verso Dio implori per noi colui che è venuto a te e da qui, dispiegando spiritualmente la tua protezione luminosa, hai protetto tutti i fedeli. Perciò, celebrando annualmente la sua memoria, o Madre di Dio, ti magnifichiamo.

E ora.

Stico. Magnifica, anima mia, le straordinarie magnificenze della purissima Vergine.

Inneggiando i molti doni della tua protezione e della sua generosa grazia, di cui continuamente godiamo, o Madre pura, gridiamo a te dal profondo dell’anima: come un tempo proteggevi il tuo popolo, anche adesso con la tua mano proteggici e salvaci fino al termine della vita, o pura.

Katavasìa. Ogni abitante.

Esapostilario. Tu che il cielo.

La tua divina protezione, o Vergine, protegge i fedeli e guida e custodisce illeso il nostro popolo da ogni pericolo, o Madre di Dio.

Un altro. Uguale.

Con la tua potente protezione e assistenza insonne, o Vergine, custodisci incolume il popolo dei greci (oppure: degli ortodossi). Tutti nelle necessità abbiamo te come rifugio.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo questi prosòmia.

Tone 1. Esultanza delle schiere.

La sempre Vergine e pura Madre di Dio, alleata, protezione e soprattutto rifugio e pronto aiuto di noi, che siamo sotto attacco celebriamo, o Grecia tutta, magnificando la sua protezione.

La tua santissima e abbagliante protezione, che dispieghi ogni giorno come nube luminosa e attraverso cui, come abbiamo imparato, manifestamente ci proteggi e ricopri nella prosperità come nella sciagura, con gioia, o Vergine, diciamo beata.

Un tempo la Città Imperiale, con la tua prodigiosa protezione, Vergine, scampava pericoli e guerre terribili, mentre oggi tutta la Grecia (il tuo popolo), per la sua grazia, scampa problemi, calamità e disastri.

Com’è prodigiosa, un tempo e ora, la grazia della tua benevolenza per il tuo popolo, o Vergine! Perciò accorrendo alla tua venerabile protezione ogni giorno, troviamo liberazione da ogni aggressione e partecipazione a beni di ogni genere.

Gloria. E ora. Tono pl. 1.

I doni della tua protezione, Madre di Dio, stendendosi come raggi solari in ogni luogo, in molti modi ci benèficano: scacciano infatti l’afflizione delle malattie, sbaragliano le falangi dei nemici, dileguano la tenebra di inaspettate sciagure e ci concedono pace duratura. Ma tu, Vergine piena di grazia, accetta i nostri inni di ringraziamento e sii nostra alleata e difesa fino alla fine dei secoli, ti supplichiamo.

Grande dossologia e conclusione.

Alla Liturgia

Antifona 1.

Stico 1. Sta la regina alla tua destra, avvolta in abito dorato, variamente adornata.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Stico 2. Tutta la gloria di lei, la figlie del re è nell’intimo.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Stico 3. I ricchi del popolo della terra imploreranno il tuo volto.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Gloria. E ora.

Per le preghiere della Madre di Dio.

Antifona 2.

Stico 1. Della tua lode, Signore è piena tutta la terra.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 2. Il giorno del Signore è contro ogni violento e orgoglioso e contro ogni superbo ed esaltato.

Salva, Figlio di Dio.

Stico 3. Il Signore Savaòth percuoterà i gloriosi con forza e gli esaltati e i superbi saranno frantumati con violenza.

Salva, Figlio di Dio.

Antifona 3.

Stico 1. Mi ricorderò del tuo nome di generazione in generazione.

Inneggiamo, Vergine.

Stico 2. Per questo i popoli ti loderanno nei secoli e nei secoli dei secoli.

Inneggiamo, Vergine.

Stico 3. Mirra, statte e cassia dalle tue vesti.

Apolytìkion. Tono 1. Cittadino del deserto.

Inneggiamo, o Vergine, le grazie della tua protezione, che come nube luminosa in modo inconcepibile dispieghi e proteggi con sapienza il tuo popolo da ogni insidia del nemico. Avendo te come protezione, difesa e soccorso, a te gridiamo: gloria alle tue magnificenze, o pura, gloria alla tua santa protezione, gloria alla tua provvidenza verso di noi, o pura.

Kontàkion. Tono pl. 4. A te invincibile stratega.

Come nube che copre col suo splendore l’insieme della Chiesa, o Purissima, apparisti un tempo nella Città Imperiale. Ma come protezione e difesa del tuo popolo proteggi da ogni tribolazione noi che gridiamo: Salve, protezione luminosissima.

Apostolo e vangelo del 21 novembre

Ad Exerètos.

Gli angeli magnificano con inni la protezione della Madre di Dio, perché protegge i cori dei fedeli in ogni luogo. Ogni abitante della terra…

Megalynàrion.

Sei la protezione dei cristiani ortodossi, o Vergine, che proteggi tutti i fedeli; perciò tutta la Grecia (il tuo popolo) accorre e con fede magnifica il tuo sostegno.

Continua a leggere

Mattutino del 27 Ottobre- Memoria del santo martire Nestore

27 Ottobre

Memoria del santo martire Nestore.

Al Mattutino.

Apolytìkion del Santo. Tono 3. Della fede divina.

Un grande difensore nei pericoli il mondo ha trovato in te, o vittorioso, che metti in rotta le genti. Come dunque hai abbattuto la tracotanza di Lieo, incoraggiando Nestore nello stadio, così, o santo, supplica Cristo di donarci la grande misericordia.

Gloria. Tono 4. Presto intervieni.

Il tuo martire, Signore, con la sua lotta ha conseguito la corona dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipe della tua forza ha sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per le sue intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Il mistero dall’eternità nascosto e ignoto agli angeli, per te, Madre di Dio fu rivelato ai terrestri: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi volontariamente ha accettato la croce e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le nostre anime.

Dopo la solita sticologìa si dicono i canoni dall’Oktòichos e quello di san Nestore, qui riportato.

Ode 1. Tono 4. L’armata del faraone.

Felicemente salisti, o martire, sul carro di fuoco del tuo sangue e giungesti con gioia alle altezze dei cieli, dove si trova Gesù, splendore atemporale.

Indossata la corazza mistica della fede, o Nestore, brandendo come lancia la croce, distruggesti le falangi del nemico.

Sostenuto dal fervente amore per Cristo, irrompesti nello stadio e sventasti gli inganni di Lieo e sollevasti il trofeo della vittoria.

Theotokìon. Concepisti in grembo il Figlio coeterno al Padre, senza uomo lo generasti soprannaturalmente secondo la carne, restando realmente vergine, o pura: perciò tutti ti celebriamo.

Ode 3. Creatore del tuono.

Fortificato da colui che spezzò il chiavistello e le porte dell’ade, entrasti nello stadio con ardore, annientando la forza del nemico.

Il principe dell’antico errore cadde ai tuoi piedi, poiché andasti con ardore al taglio della spada, Nestore, gloria dei martiri; perciò ti celebriamo.

Spezzando l’audacia degli empi, offristi, o martire, in sacrificio a Dio il tuo sangue: in cambio egli ti donò abbondanza di carismi.

Theotokìon. La deformità della stirpe di Adamo, deturpata dal cibo, Gesù, concepito nel grembo della Madre di Dio, soprannaturalmente riplasmò, dandoci la primitiva bellezza.

Irmòs. Creatore del tuono e dei venti, consolida, Signore, il mio spirito, perché ti canti in verità e compia il tuo volere, poiché non c’è santo all’infuori di te, nostro Dio.

Kathisma.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Non temesti il furore dei nemici, né i dolori della carne, ma accorresti impavido alla lotta, con l’arma invincibile della croce; uccidendo subito il maledetto, fosti poi ucciso, divenendo degno, o Nestore, di stare presso Cristo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Colui che siede sul trono dei Cherubini e riposa nel seno paterno, riposò corporalmente nel tuo grembo, Sovrana nostra, come sul suo trono divino; Dio infatti regna su tutte le nazioni e noi giustamente cantiamo a lui: imploralo di salvare i tuoi servi.

Ode 4. Ho udito, Signore.

Illuminato dai chiari insegnamenti di Demetrio, scampasti all’idolatria tenebrosa dei pagani e splendi del bagliore dei martiri.

Agitando le onde salate dell’incredulità con la gradevole dolcezza della tua fede, con i flutti del tuo sangue annegasti l’armata dei nemici.

Apparisti come albero piantato per la vita, nutrendo coi frutti delle tue lotte l’insieme dei credenti, o Nestore, gloria dei martiri di Cristo.

Theotokìon. Vergine santissima, sii per me purificazione dai peccati e nel pericolo soccorrimi con la tua mano, salda protettrice dei cristiani.

Ode 5. Fa’ sorgere su noi.

Accogliendo come pioggia nel cuore le parole della sapienza divina, hai fatto crescere, glorioso Nestore, le larghe mura del martirio.

O Demetrio, martire di Cristo, con le tue parole come legge, Nestore annientò l’iniquità dell’ateismo.

Misurandoti col nemico invisibile, insigne Nestore, possedevi invisibilmente l’alleanza di Dio.

Theotokìon. Salve, tu che concepisti senza seme il nostro Dio, salve, divina, purissima Madre, salve, Sposa non sposata.

Ode 6. I marosi dei pensieri.

Col cuore marchiato dal sigillo di Cristo, coraggiosamente trafiggesti con la lancia, generoso atleta, il cuore di Lieo e con gioia moristi per la vita di tutti.

Come sposo uscisti dalla stanza del tuo corpo, splendidamente adorno dell’ornamento tessuto col tuo sangue e comparisti davanti a Cristo Re.

Innalzando i tuoi piedi sulla pietra della fede, Cristo, pietra della vita, ti consolidò e diresse il tuo cammino verso di lui, confondendo i tuoi nemici.

Theotokìon. Spezza i lacci dei miei peccati, tu che partoristi il Dio che toglie i peccati del mondo, vergine Maria, poiché ho posto in te la speranza della mia salvezza.

Irmòs. I marosi dei pensieri, afferrandomi, mi spingono verso le onde senza fondo del peccato, ma tu, buon Timoniere, guidami e come il profeta salvami. 

Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Per aver valorosamente lottato, hai avuto ora in sorte la gloria immortale e sei divenuto ottimo soldato del Sovrano, per le preghiere del martire Demetrio; con lui, dunque, Nestore sapiente, non cessare di intercedere per tutti noi.

Ikos.

Lottando con la forza di Dio, o beatissimo, fosti proclamato vincitore; calpestato coi piedi il nemico, fosti glorificato; apparisti incoronato con i cori dei venerabili vittoriosi, o Nestore e sei stato elevato al di sopra di Aronne, o atleta di Cristo, per aver offerto con Abele il tuo sangue divino. Presso il trono divino del Creatore, con le schiere degli angeli, non cessare di intercedere per tutti noi.

Sinassario.

Il 27 di questo mese memoria del santo martire Nestore.

Stichi. Nestore, uccidendo Lieo, morivi di spada prefigurando la rovina dell’errore. Il ventisette l’odioso imperatore fece decapitare il fedele Nestore.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Capitolina ed Eroteide.

Stichi. Dalla spada padrona e serva vengono uccise, autentiche signore e serve della Trinità.

Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Kyriakos, patriarca di Costantinopoli.

Stichi. Kyriakos, lasciando questa terra e questa vita, giunge presso lo stesso Signore dei signori.

Lo stesso giorno memoria di santa Procla, sposa di Pilato.

Stichi. Procla sta al cospetto del suo Re avendo creduto in colui che era comparso davanti al suo sposo.

Per le loro sante preghiere, o Dio nostro, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Sul monte a Mosè.

Tu che illuminasti i cuori dei fedeli coi raggi prodotti dalle imprese del tuo martire, Signore, Dio dei nostri padri, sei benedetto.

Estinto il fuoco dell’empietà con la rugiada del tuo sangue, martire Nestore, adesso salmeggi: Signore, Dio dei nostri padri, sei benedetto.

Come sacrificio vivente, come profumo dal soave odore, ti immolasti al Signore cantando: Dio dei nostri padri, sei benedetto.

Theotokìon. Sovrana santissima, hai superato la santità dei Cherubini partorendo il Santo dei santi, il Verbo Dio che ci santifica.

Ode 8. Terra e tutto ciò che contiene.

La terra accolse il tuo sangue venerabile versato per Cristo, i cieli, la tua anima risplendente come sposa; i cori dei martiri e gli spiriti di tutti i giusti, nella gioia, ti vennero incontro, o martire.

Quanto amava Dio la tua anima! Considerando nulla la morte temporale, scegliesti di vivere nel Signore; e quale coraggio divino, quando fiaccasti la forza dei nemici che non volevano riconoscere Cristo!

Hai ingaggiato la buona lotta, hai davvero terminato la tua corsa, custodito la fede, o Nestore: cos’ hai trovato la corona di giustizia che Cristo ti ha dato nei secoli.

Theotokìon. Avendo il tuo aiuto, Madre di Dio, non temo le reti del nemico; rifugiandomi in te, non temo il male, poiché in te mi glorifico; in te oltrepasserò il muro del peccato, salvato dalla tua intercessione.

Irmòs. Terra e tutto ciò che contiene, mare e fonti, cieli dei cieli, luce e tenebra, gelo d’inverno e arsura d’estate, figli degli uomini e sacerdoti lodino il Signore e lo esaltino per tutti i secoli.

Ode 9. Poiché il potente ha fatto.

Portando, beato Nestore, la porpora tinta nel tuo sangue e reggendo lo scettro della croce, regni con Cristo.

Fosti il grappolo maturo della vigna di Cristo: pigiato nelle botti del martirio, versasti per noi fedeli il vino della compunzione, Nestore dalle molte lotte.

Tu che esulti con gli angeli in presenza di Gesù e gioisci della sua gloria, Nestore, ricordati sempre dei fedeli, che festeggiano la tua sacra memoria.

Theotokìon. Sei davvero dimora della luce che dissolve le tenebre dell’antica ignoranza, abitazione di colui che tutti ci santifica, Vergine pura, lampada d’oro, più eccelsa dei cieli.

Irmòs. Poiché il potente ha fatto in me prodigi, santo è il suo nome e la sua misericordia di generazione in generazione si stende su quanti lo temono. 

Exapostilàrion. Udite, donne.

Abbattesti la follia e la furiosa arroganza di Lieo, o Nestore, con la potenza della croce e le preghiere del gloriosissimo martire Demetrio, avendo in precedenza messo in fuga le passioni e ti rivelasti eccellente martire di Cristo, o sapiente vittorioso.

Theotokìon.

Come di consueto mostra anche ora, o celebratissima e amante del bene, le tue misericordie e le tue molte compassioni, o Madre di Dio, liberandoci tutti da ogni sventura, pericolo e tribolazione e salvandoci dalla tremenda minaccia del terremoto.

Allo stico, gli stichirà prosòmia che abbiamo detto ieri al vespro.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 26 Ottobre- Memori a del santo megalomartire Demetr io il mirovlita e commemorazione del terremoto del 740

26 Ottobre

Memoria del santo megalomartire Demetrio il mirovlìta (effusore di unguento profumato) e commemorazione del terremoto del 740.

Al Mattutino.

Apolytìkion del santo.

Tono 3. Della fede divina.

Un grande difensore nei pericoli il mondo ha trovato in te, o vittorioso, che metti in rotta le genti. Come dunque abbattesti la tracotanza di Lieo, incoraggiando Nestore nello stadio, così, santo megalomartire Demetrio, supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.

Un altro del terremoto. Tono pl. 4.

Tu che guardi sulla terra ed essa trema, liberaci dalla tremenda minaccia del terremoto, o Cristo nostro Dio e fa’ scendere su noi copiose le tue misericordie, per l’intercessione della Madre di Dio, o solo amico degli uomini.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Presto intervieni.

La tua memoria, glorioso martire Demetrio, ha allietato oggi la Chiesa di Cristo e riunito tutti per celebrarti degnamente con canti, o uomo di mente divina, come vero soldato e distruttore dei nemici: perciò con le tue suppliche liberaci dalle tentazioni.

Gloria. Stessa melodia.

Rivestito Cristo, vanto della lotta, o martire Demetrio, debellasti il nemico impotente: annientato in lui l’inganno degli empi, divenisti, per chi è nella fede, istruttore di vita pia; perciò devotamente festeggiamo la tua memoria.

E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Speranza non confusa di quanti in te confidano, tu che sola, oltre natura, generasti nella carne Cristo nostro Dio, imploralo con i santi apostoli di donare a tutta la terra il perdono e la pace e a tutti noi, prima della fine, l’emendamento della nostra vita.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Con fede sicura, il vittorioso di Cristo, abbattuta con coraggio l’arroganza dei tiranni, debellò da atleta il maligno, ricevendo in ricompensa per i tormenti il dono dei miracoli, da parte dell’unico Dio, arbitro della lotta, presso il quale intercede perché ci usi misericordia.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Theotokìon, stessa melodia.

Salve, invalicabile porta del Signore, salve, muro e protezione di quanti a te accorrono, salve, porto senza tempeste e ignara di nozze: tu che partoristi nella carne il tuo Creatore e Dio, non cessare di intercedere per quanti inneggiano e adorano tuo Figlio.

Dopo il polyèleos, kàthisma.

Tono 3. Attonito di fronte.

Ti imploriamo con fede, Demetrio, martire del Signore, che in tutto hai patito con lui: liberaci dai multiformi pericoli che ci assalgono; sana le ferite delle nostre anime e dei nostri corpi; spezza l’arroganza dei nostri nemici, o santo; dona pace alla nostra vita, perché sempre ti glorifichiamo.

Gloria. Lo stesso tropario.

E ora. Theotokìon.

Madre senza nozze, in Dio beata, sana la mia anima inferma, perché sono preso da molte colpe, Madre di Dio; perciò a te grido col gemito del cuore: Accogli, Purissima, colui che molto ha peccato, affinché con fiducia ti acclami: Salve, piena di grazia.

Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.

Prokìmenon. Tono 4.

Mirabile è Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.

Stico. Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutti suoi voleri.

Ogni spirito e il vangelo secondo Luca (Lc 21, 12-19).

Disse il Signore ai suoi discepoli: Guardatevi dagli uomini; metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi ben in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salvate le vostre anime.

Salmo 50. Gloria. Per l’intercessione del vittorioso. E ora. Per l’intercessione della Madre di Dio. Poi lo stico. Pietà di me, o Dio.

Idiòmelon. Tono 2.

Nelle dimore ultramondane, Demetrio, sapiente martire, Cristo Dio ha accolto il tuo spirito irreprensibile: fosti infatti difensore della Trinità, lottando coraggiosamente nello stadio, inflessibile come l’acciaio; trafitto dalla lancia al tuo fianco puro, o venerabilissimo, imitando colui che venne steso sul legno per la salvezza di tutto il mondo, ottenesti di operare prodigi, per concedere generosamente agli uomini le guarigioni. Perciò, festeggiando oggi la tua dormizione, glorifichiamo degnamente il Signore che ti ha glorificato.

Quindi i canoni, uno per il terremoto, due per il santo. Il canone per il terremoto ha il seguente acrostico: O Cristo, fa cessare subito il terremoto. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 2. Irmòs.

Dopo che Israele ebbe camminato a piedi nell’abisso come su terra ferma, vedendo che il faraone inseguitore veniva sommerso nel mare, esclamava: Cantiamo a Dio un inno di vittoria.

Com’è potente la tua ira, da cui ci liberasti, Signore: non seppellisti infatti sotto terra la nostra ribellione contro di te, perciò sempre grati ti glorifichiamo.

Gioendo sempre ogni volta che qualcuno si converte, scuoti tutta la terra come semplice foglia per rafforzare i fedeli con il tuo timore, Signore.

Liberaci dai terremoti più violenti della terra e non permettere che la tua eredità vada del tutto in rovina, anche se sei irritato per i nostri numerosi peccati, longanime Signore.

Theotokìon. Supplici ti preghiamo, Madre di Dio, di mostrare verso il tuo popolo e la tua città la comprensione di sempre e dai più violenti terremoti della terra e dalla rovina, salvaci.

Primo canone del Santo, con l’acrostico: Acclamo al valorosissimo Demetrio. Opera di Teofane.

Ode 1. Tono 4. Nel mar rosso.

Cinto con la divina corona dei martiri, presso Dio esulti luminoso, brillando dello splendore dell’aldilà, illustre martire Demetrio.

Il Sovrano ti accolse come martire della verità, avendo lottato fino al sangue e dimostrato valorosamente con la lotta la tua ferma resistenza.

Calpestasti l’inventore del male, Demetrio, abbattendolo con la lancia del tuo martirio e la bontà divina ti fortificò per questo con la sua ineffabile potenza, o beato.

Theotokìon. Colui che è generato senza madre nel cielo, come Dio nasce da te, secondo la nostra natura, senza padre, illustre Madre di Dio, incarnandosi con unione sorpassante ragione e mente.

Secondo canone del santo. Acrostico: Unito al profumo spirituale divieni profumo. Nei theotokìa opera di Filoteo. Poema di sua santità il patriarca Filoteo, dedicato alla celebrazione e alla supplica per il santo Myron.

Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.

Mia parte sei tu e mia divina gloria, Demetrio, perché sono pecora del tuo caro gregge; ricevi dunque il mio inno, che oggi celebra la grazia della tua mirra, o incoronato.

Luminosamente percorresti la via del martirio con l’anima ricoperta dall’olio delle virtù: dalla tomba trionfi in modo meraviglioso e hai fatto del tuo corpo una fonte di mirra, generoso martire.

Annulla in me i torrenti fangosi e il cattivo odore delle mie impure passioni, ti prego, o Demetrio e rendimi dimora degna del profumo di Cristo.

Il divino Davide in Spirito chiamò unguento profumato l’unione dei fratelli e la tua mirra, come nuova creazione, o sapiente, conduce all’unione con il supremo Profumo.

Theotokìon. Apparisti, Vergine purissima, vaso d’alabastro del divino profumo, contenente il buon odore di Cristo: liberami dunque dai miasmi delle mie passioni e dal fango dei miei errori, ti prego.

Katavasìa. Aprirò la mia bocca, si colmerà di Spirito e proferirò un discorso per la regina Madre: mi mostrerò gioiosamente in festa e canterò lieto le sue meraviglie.

Del terremoto. Ode 3. Irmòs.

Non c’è santo come te, Signore mio Dio, che sollevi la fronte dei tuoi fedeli, o buono e ci rafforzi sulla roccia della tua confessione.

La terra è flagellata a causa delle nostre malvagie predisposizioni, perché sempre provochiamo la tua collera verso di noi; ma tu, Re dell’universo e Signore compassionevole, risparmia i tuoi servi.

Scossa la terra, Signore, di nuovo la rafforzasti, correggendo e riparando le nostre debolezze, volendo stabilirci nel tuo divino timore, o più che buono.

Fratelli, rifuggiamo i peccati che generano le amarezze della morte, i più forti terremoti della terra e incurabili flagelli, quindi, con la penitenza, addolciamo il nostro Dio.

Theotokìon. O Madre di Dio purissima, tu che sola sei buona, ti preghiamo, supplica con insistenza il Verbo buonissimo di salvare tutti dalla collera dell’attuale terremoto.

Primo canone del santo. In te si rallegra.

Disprezzasti del tutto le leggi dei tiranni, preferendo più di tutto il Verbo di Dio, o atleta vittorioso.

Nella tenda della Testimonianza divenisti candeliere brillante, risplendente della divina luce, vittorioso martire Demetrio.

Theotokìon. Per sanare la natura incancrenita dei mortali, Vergine pura, l’Amico degli uomini scelse il tuo grembo come sua dimora.

Secondo canone del santo. Quale sorgente.

Nelle vivificanti onde entrasti purificato con il divino battesimo; lavato poi con il tuo sangue di martire, hai prodotto una sostanza nuova, Demetrio, che diviene in te fonte di profumo.

Come divino custode di Tessalonica, allieti gioiosamente la tua città come immenso fiume del Signore con le onde del tuo profumo e come divina dimora, santifichi l’universo.

La tua città, santo martire, ci appare come fonte d’acqua vivificante, che fa scorrere le onde del tuo profumo come fiume sommergente l’oceano delle eresie e delle passioni.

Cristo ha effuso misticamente questa mirra nella tua anima; dalle tue membra ha fatto scorrere, Demetrio, come dalle sue labbra, una fonte di profumo e ti ha reso santa dimora dello Spirito.

Theotokìon. Questo la Vergine dice a suo Figlio, Re dell’universo: o mio Sposo bellissimo, sulle tracce del tuo profumo, verso di te accorro.

Katavasìa. Come sorgente viva e copiosa, Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori che allestiscono per te una festa spirituale; e rendili degni di corone di gloria.

Kathisma del santo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Nella ricchezza della tua pietà, rovesciando l’errore degli empi, calpestasti l’audacia dei tiranni e infiammando l’intelletto con il divino amore, sprofondasti nell’abisso l’errore gli idoli; perciò degnamente ricevesti in ricompensa delle tue gesta il potere dei miracoli e fai scorrere guarigioni, atleta Demetrio; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Un altro del santo.

Compiacendo il Re dei secoli, ti opponesti al volere dell’iniquo imperatore, o glorioso e non sacrificasti agli idoli intagliati; perciò ti sacrificasti per il Verbo immolato, lottando con fermezza e fosti trafitto da una lancia nel fianco, sanando i dolori dei fedeli che a te accorrono, atleta Demetrio; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

E ora. Del terremoto.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Hai avuto pietà di noi salvandoci dalla tua ira tremenda e mostrandoci l’oceano del tuo amore per gli uomini, Signore: noi ora ti ringraziamo, avendo imparato a evitare i peccati mortiferi; volgiti dunque a noi, abbi pietà per le preghiere della tua Genitrice, o Salvatore.

Del terremoto. Ode 4. Irmòs.

Cristo, mia forza, Dio e Signore, così la sacra Chiesa divinamente canta, levando il grido da animo puro facendo festa nel Signore.

Tu che scuoti col tuo volere la terra, Signore, rafforza sulla base della verità tutti noi, che siamo scossi dagli assalti del perfido nemico.

Per il tuo volere divino scuoti l’universo e agiti i cuori degli abitanti della terra: calma dunque le onde della tua giusta ira.

Quanti non hanno affatto il tuo timore nel loro spirito, li spaventi scuotendo tutta la terra, tu il solo compassionevole, ma a noi, come sempre, Signore, manifesti tutte le meraviglie del tuo amore.

Theotokìon. Riconoscendoti tempio di Dio, o Sovrana, nel tuo santo tempio eleviamo le nostre mani supplicanti per pregarti: volgiti alle nostre miserie e vieni in nostro soccorso.

Primo canone del santo. Vedendoti sospeso.

Il Dio Verbo eccelso, vedendoti sconfiggere le menzogne degli empi, t’incoronò di gloria, Demetrio, cantando: gloria alla tua potenza, Signore.

Diretto dalla mano vivificante raggiungesti i porti più sereni dove ora con gioia, Demetrio, tu gridi: gloria alla tua potenza, Signore.

Innalzato un trofeo contro l’errore, ricevesti la corona di vittoria, il diadema di giustizia, Demetrio e canti al tuo Creatore: gloria alla tua potenza Signore.

Theotokìon. Più sacra di tutte le creature, tu sola fosti degna di divenire Madre di Dio: partorendolo infatti, illuminasti il mondo con la grazia della scienza divina.

Secondo canone. Colui che siede.

Come uva matura Cristo ti colse dalla vigna di Dio, o beato; dal peso del martirio ti liberò e trasformò il succo che scorre in mirra divinamente zampillante.

Dove dimori, sposo mio, dove hai piantato la tua tenda a mezzogiorno, chiede a Cristo l’incoronato; sulle tracce del tuo myron, coperto di mirra accorro.

Spazzando via i torrenti dell’errore con le onde del tuo sangue, o Demetrio, prosciuga del tutto il fiume dei miei peccati e delle mie passioni con le onde della tua mirra, ti prego.

Dimmi o mio Sposo, dimmi ben chiaramente, dove porti le tue pecore? Chiede la Sposa al Divino Sposo suo Figlio, perché con il profumo dei tuoi unguenti guidi le schiere dei tuoi amici.

Theotokìon. Venuto a conoscenza dell’ineffabile tuo progetto divino dell’incarnazione dalla Vergine, o Altissimo, il profeta Avvacùm gridava: gloria alla tua potenza, Signore.

Katavasìa. L’ineffabile progetto divino della tua incarnazione verginale, Dio altissimo, il profeta Avvacùm lo conobbe e gridò: Gloria alla tua potenza Signore.

Del terremoto. Ode 5. Irmòs.

Col tuo divino fulgore, o buono, rischiara, ti prego, le anime di quanti con affetto vegliano per te per conoscere te, Verbo di Dio, che veramente sei Dio e ci richiami dal buio delle colpe.

E tu mio cuore, trema pure vedendo avvicinarsi ora la minaccia di Dio, gridando al Re compassionevole: risparmia il tuo popolo Signore, metti fine alla tua giusta ira.

Il popolo e la città che hai acquistato col tuo sangue, non abbandonare, o Gesù, alla distruzione, non scuotere la terra con uno spaventoso terremoto: il coro degli apostoli ti supplica.

Deviando dai tuoi dritti sentieri, Signore, con tortuosi pensieri, ti abbiamo provocato all’ira; ma tu sei buono e clemente, o Dio compassionevole, sii dunque propizio ai tuoi servi.

Theotokìon. E’ giunta l’ora che tu ci aiuti, abbiamo bisogno ora di riconciliarci con tuo Figlio e Signore, Vergine pura, per questo abbi pietà di noi e libera dalla sua collera noi che lo abbiamo irritato.

Primo canone del santo. Tu Signore, mia luce.

Avendo ricevuto nel cuore il fuoco dell’amore di Dio, illustre Demetrio, estinguesti il fuoco dell’atea mania degli idoli.

Rivelati, o Demetrio, liberandoci dai pericoli con le tue preghiere e proteggi i fedeli che con affetto ti festeggiano.

I fedeli, frequentando il tuo santuario, Demetrio si sono visti liberati da malattie e passioni funeste.

Theotokìon. Il Verbo di Dio, consustanziale al Padre, diviene tuo Figlio, a te consustanziale, al di sopra dell’intelletto e della ragione, Madre di Dio.

Secondo canone. Sbigottisce l’universo.

Il grande martire Demetrio mischiò sangue e sudore per preparare il santo myron sulla fiamma dello Spirito, lavorando il medicamento per purificare di nuovo le nostre anime.

Le ferite delle nostre anime e dei nostri corpi tu purifichi, o Demetrio, con il rimedio potente della mirra sgorgante dalla tua tomba, togliendo il veleno spirituale con il tuo zelo per il Signore e con la pioggia del tuo sangue.

La tua santa mirra, Demetrio, più potente del fuoco, percorre la Chiesa, sgorga, fluisce, ribolle, scorre misteriosamente sui fedeli che si avvicinano, consumando le malattie e scacciando i demoni.

Theotokìon. Poiché il Verbo elesse il tuo grembo sua dimora, le anime dei santi corrono a te, Vergine, miroteca del nuovo profumo e con ardore gridano: Come sei bella, Sovrana purissima.

Katavasìa. Stupisce l’universo per la tua divina gloria: tu infatti, Vergine ignara di nozze, portasti in seno Dio che su tutti domina e generasti il Figlio oltre il tempo, che concede salvezza a tutti i tuoi cantori.

Del terremoto. Ode 6. Irmòs.

Vedendo il mare della vita sollevarsi per i marosi delle tentazioni, accorro al tuo porto sereno e grido: Fa’ risalire dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.

Non osando supplicare per le nostre bassezze la tua maestà, noi deleghiamo i tuoi angeli scelti per una fervida intercessione: per le loro preghiere, sottraici alla tua collera, Signore.

Oggi sappiamo che tu vuoi il nostro bene, perché non ci hai seppellito sotto terra Signore, malgrado il numero e la gravità dei nostri peccati; perciò ti ringraziamo e magnifichiamo.

Decidi, o Verbo, di far tremare le fondamenta della terra perché cessiamo di vacillare, perfezionando le virtù e nel tuo timore siamo umili e rafforzati.

Theotokìon. Santa Sposa di Dio, abbi pietà del tuo povero popolo con la tua materna intercessione e insisti, ti preghiamo, per mettere fine alla collera del Signore contro di noi.

Primo canone del santo. A te sacrificherò.

Riunendoci cantiamo all’unisono la tua luminosa memoria, piena di prodigi e carismi del santo e venerabile Spirito, o beatissimo Demetrio.

Spezza le catene dei miei peccati con le tue preghiere Demetrio, invitto martire: tu puoi parlare al Sovrano liberamente, sii mio rifugio e riparo.

Theotokìon. Trovandoti tra le spine come fiore purissimo, come giglio nella valle, il Verbo tuo Sposo, Divina Madre, dimorò nel tuo grembo.

Secondo canone. Celebrando questa divina.

Lavato con l’acqua del divino battesimo, ricevesti l’unzione con la mirra dello Spirito, che in mirra trasformò per sempre il sangue del tuo fianco.

Alzati, seguimi, anima di Demetrio, dice il Signore, lo sposo, entriamo nella dimora profumata, inebriamoci col profumo della mia mirra.

Cose nuove, Demetrio, a te grida Cristo sposo, l’inverno è passato, la rosa è fiorita vieni amico mio, accorri Demetrio sulle tracce del mio profumo.

Io mi affretto dice l’amato, alla tua sequela, mio fidanzato, perché i tuoi unguenti sono più profumati di tutti, cambiando in mirra il nostro sangue.

Theotokìon. Per la morte di tuo Figlio, o Vergine morì la morte e dal sepolcro sorse la vita; per il tuo meraviglioso parto si rinnovarono le leggi della natura e in mirra si trasforma il sangue dei martiri.

Katavasìa. Celebrando questa divina e venerabilissima festa della Madre di Dio, o voi, che avete senno divino, venite, battiamo le mani, glorificando il Dio da lei partorito. 

Kontàkion. Autòmelo. Tono 2.

Con i rivoli del tuo sangue, o Demetrio, imporporò la Chiesa il Dio che ti diede la forza invincibile e custodisce invulnerata la tua città: poiché di essa tu sei il sostegno.

Ikos.

Conveniamo tutti concordi, fedeli, onorando questo grande come soldato e martire di Cristo, gridando con inni e cantici al Sovrano e Creatore del mondo: Liberaci dalla sciagura del terremoto, o amico degli uomini, per l’intercessione della Madre di Dio e di tutti i santi martiri: in te riponiamo la speranza di essere liberati da pericoli e tribolazioni, perché tu sei il nostro sostegno.

Sinassario.

Il 26 di questo mese memoria del santo e glorioso megalomartire Demetrio, mirovlìta (effusore di unguento profumato) e taumaturgo.

Stichi. Nel fianco Demetrio viene trafitto dalla lancia, imitando la tua santa passione, Cristo. Demetrio confessa il Figlio dell’Onnipotente Padre e muore trafitto il ventisei.

Lo stesso giorno i santi martiri Artemidòro e Basilio vennero trafitti da spada.

Stichi. Artemidòro, cadendo colpito da spada aveva Basilio come compagno di lotta.

Lo stesso giorno la santa martire Leptina perì trascinata sulla terra.

Stichi. Trascinata sulla terra da empie mani, Leptina lasciò sulla terra il freddo della carne.

Lo stesso giorno il santo martire Glycone perì di spada.

Stichi. Offrendo la sua nuca alla decapitazione, Glycone versa a Dio il suo sangue in dolce libagione.

Lo stesso giorno, memoria del grande e terribile terremoto.

Stichi. Per salvarla, Verbo, fai tremare la terra, perché la misericordia è il compimento della tua ira.

Lo stesso giorno memoria del nuovo santo martire Ioàssaf, ucciso di spada a Costantinopoli nell’anno 1536.

Stichi. Mescolasti all’ascesi il martirio, beatissimo, perché la misericordia è il compimento della sua ira.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Del terremoto. Ode 7. Irmòs.

Tutta rugiadosa rese l’angelo la fornace per i santi fanciulli, mentre, bruciando i caldei, il comando di Dio persuase il tiranno a gridare: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Inneggiatissimo sei tu, longanime Signore, poiché non uccidesti i tuoi servi a morte con la rottura e lo scuotimento tremendo della terra, ma ci hai impauriti chiedendo che ci convertiamo dal male affinché tutti viviamo.

Gemiamo dal fondo del cuore e piangiamo per trovar grazia presso Cristo, affinché, con le lacrime, evitiamo la minaccia dei terremoti, causati dalla moltitudine dei nostri peccati.

Ahimè, gridiamo, tendendo le mani a Dio Altissimo e smettiamo infine di coltivare il male: ecco, infatti, il Salvatore ha scosso tutta la terra con la sua ira perché vuole raddrizzarci.

Theotokìon. Salva i tuoi servi, destinati a perire per la grande furia e collera di Dio, per il timore della sua minaccia incombente per il gran numero dei nostri peccati, o Sovrana pura.

Primo canone del santo. Nella fornace.

Rischiarato dalla gloria e grazia divina, martire vittorioso, splendidamente illumini e irraggi i fedeli, che gridano: benedetto sei tu nel tempio della tua gloria, Signore.

Ornato dalla porpora del tuo sangue e reggendo come scettro la croce, regni con Cristo gridando: Benedetto sei tu, mio Dio e Signore.

Theotokìon. Gloriosa e splendida Madre Vergine, custodisci tutti quelli che ti onorano quale vera Madre di Dio, o Sovrana, benedetta fra le donne.

Secondo canone. I fanciulli di senno divino.

Sacrificasti il tuo sangue, sublime Demetrio, offrendolo al Re dell’universo; imitando lui fosti trafitto da una lancia al fianco: perciò egli ti dà la ricompensa adeguata, rivelandoti mirra agli altri.

Cristo Signore, profumo celeste, si è incarnato per amore del genere umano e per amore verso di lui, Demetrio diviene egli stesso un cristo per il sacro crisma che lo riveste e mirra fluisce dalla sua carne.

Cristo mi ha consacrato, mi ha attirato con l’olio della gioia, mi ha liberato dalla servitù dall’amara tirannia, ma io sono divenuto ancora schiavo delle azioni più basse: liberami da questa schiavitù infamante con l’unzione della tua mirra, Demetrio.

Theotokìon. Il tuo Sposo, Vergine Sovrana, ti ha scelto tra le tribù dei mortali e ti ha posto alla sua destra nello splendore, dicendo: Vieni dal Libano, amica mia, vieni, mia sposa e Madre.

Katavasìa. I fanciulli di senno divino non prestarono culto alla creatura in luogo del Creatore, ma calpestata con coraggio la minaccia del fuoco, cantavano gioiosi: O celebratissimo, Signore e Dio dei padri, tu sei benedetto.

Del terremoto. Ode 8. Irmòs.

Dalla fiamma hai fatto scaturire per i santi la rugiada e con l’acqua hai bruciato il sacrificio del giusto: perché tutto tu compi, o Cristo, col solo volere; noi ti sovresaltiamo per tutti i secoli.

Avvicinandosi all’improvviso la tua giusta ira, o Amico degli uomini, siamo turbati e in preda alla più totale disperazione, vedendoti irritato con noi.

Tendiamo le mani, fedeli e volgiamo lo sguardo all’unico Re in grado di salvarci, gridando: Signore, amico degli uomini, allontana da noi la tua ira.

Le miriadi di angeli, la schiera dei martiri, il sacro coro dei profeti, degli apostoli divini, dei monaci e dei gerarchi, Signore, ti supplicano: Risparmia il tuo popolo umiliato.

Tu che conosci, o compassionevole, la nostra infermità, l’irrimediabile inclinazione verso ogni sorta di male, deponi l’ira, distogli la collera e nella tua misericordia, abbi compassione del mondo.

Theotokìon. Vergine compassionevole, che generasti il compassionevolissimo Salvatore, guarda al dolore del tuo popolo gemente, degnati, Madre di Dio, di intercedere perché abbia compassione di noi.

Primo canone del santo. Stese le mani.

Annientasti, o glorioso, ogni follia e astuzia del nemico indossando l’imbattibile forza di Cristo e, divenuto vincitore, martire Demetrio, gridavi: opere tutte, benedite il Signore.

Mostrando la fermezza dei martiri, ottenesti la loro gloria, o Demetrio, santificato dal lavacro di santità che non si contamina di nuovo per i peccati; trafitto dalla lancia, gridavi: opere tutte, benedite il Signore.

La moltitudine dei miracoli compiuti manifesta il carisma oltre comprensione che Cristo ti donò, illustre martire e il tuo potere di guarigione annunziò anche la tua ineffabile grazia a noi, che cantiamo: opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Inneggiamo all’unica Madre Vergine tra tutte le generazioni, la pura Madre di Dio, che ci ha procurato la salvezza, partorendo il Verbo Redentore dell’universo, al quale cantiamo: opere tutte, benedite il Signore.

Secondo canone. Il parto della Madre di Dio.

Esaltando Cristo nella Chiesa, la tua laringe meditava la verità e la tua bocca proclamava parole di sapienza; coppe di aromi divennero le tue guance e Cristo ti rese per il mondo fonte sgorgante mirra divina.

Temendo come frecce del potente scagliate da lontano dalle tue mani, la forza delle tue parole, o incoronato, il tuo avversario fece trafiggere da molte lance il tuo fianco, il quale, zampillando mirra a fiotti, li sommerse come un tempo gli Egiziani.

Il sublime guardiano di Tessalonica, salvandola da tutti i pericoli, difende con forza la Chiesa, donando come un padre amorevole con i figli, il cibo per la crescita: questo fa il suo fianco stillante mirra come latte.

Da infermità e terribili malattie, dall’attacco dei demòni salvasti con le onde del tuo myron la mia famiglia, a te cara, o Demetrio, per le virtù dei miei padri; degnati di riunirci con loro per cantare in coro la tua grazia.

Theotokìon. Come gloria e tesoro comune noi fedeli tutti abbiamo te, Madre di Dio; perciò ti veneriamo accorrendo a te e ti chiediamo con ardore di liberarci dall’infamia e di procurarci la gioia eterna dell’aldilà e la gloria con i giusti nel cielo.

Katavasìa. Il parto della Madre di Dio, allora prefigurato, salvò nella fornace i fanciulli purissimi; ma ora che si è attuato, convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate opere, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Del terremoto. Ode 9. Irmòs.

Impossibile agli uomini vedere Dio, che le schiere angeliche non osano fissare: ma per te, purissima, il Verbo apparve ai mortali incarnato e noi, magnificandolo con le schiere celesti, ti diciamo beata.

Ecco, tutti noi siamo nella colpa e la terra è punita terribilmente sebbene senza peccato; viene scossa in effetti dal Filantropo, che viene a correggerci; controlliamo i sensi e pensiamo alla nostra salvezza.

Tu che sei il Re delle ore e dei tempi, in un istante avresti voluto polverizzare i tuoi servi, ma ne fosti distolto dalla tua grande compassione e noi, privi di scuse, ti ringraziamo.

Da sisma, spada, amara prigione, guerra, invasioni, fame, peste e da tutti i mali, per la tua misericordia, o Cristo, salva la tua città e tutto il paese di quanti con fede ti inneggiano.

Anche senza lingua la terra fa udire il suo gemito: perché voi, uomini tutti, mi profanate con i vostri peccati così numerosi, perché il Signore vi risparmia e colpisce me, flagellandomi tutta? Reprimete i sensi e ritornate graditi a Dio con la penitenza.

Theotokìon. Tu che, senza corruzione, Vergine piena di grazia divina, generasti, placa con la tua materna intercessione l’ira del Signore, con tutte le forme di distruzione, i tremendi e più violenti terremoti e tutti i flagelli da noi provocati.

Primo canone del santo. Da te Vergine.

Spezza i vincoli delle colpe dei tuoi cantori o vittorioso, fà cessare gli assalti delle passioni; arresta la tempesta delle eresie; placa la bufera delle tentazioni, con la tua intercessione.

Ai retti sentieri del regno dei cieli guida il tuo sacratissimo gregge, o Demetrio, martire incoronato, verso il pascolo salutare, verso il luogo dell’eternità.

Theotokìon. Tutti noi fedeli, con lodi, ti onoriamo fidenti come radice, fonte e causa dell’incorruttela, o Vergine: perché tu hai fatto scaturire per noi l’immortalità enipostatica.

Secondo canone. Ogni abitante.

Terra e cielo ammirano la tua opera, Demetrio, perché vivendo nella carne, ornasti ogni sorta di virtù, acquistando la luminosa somiglianza con Dio e bagnando il tuo corpo nella porpora del tuo sangue e come splendido re con myron fosti unto.

Per indossare l’ornamento deposto dall’antico Adamo hai rivestito splendidamente il nuovo Adamo e deposto con gioia il velo della carne, o Demetrio; perciò ti fu donata con l’unzione anche la corona, il regno luminoso.

Lo spirito e il linguaggio umano non possono esprimere le glorie e gli onori sovrannaturali che hai ricevuto, beato martire, sempre regnante con Cristo; ma la mirra, prodigiosamente fluente dalla tua reliquia, ne è il segno più chiaro.

Il gregge che Cristo acquistò col sangue mantenesti nell’unità con le tue parole sante e il tuo sangue di martire; nutrendolo ora con mirra e sangue, sublime atleta, custodiscilo nei secoli dall’abisso delle funeste eresie.

Theotokìon. Ricevi i nostri umili canti e accogli le nostre preghiere, nostra Signora; dissolvi le nubi degli oscuri mali che colpiscono tutti e ciascuno; pacifica le tempeste dentro la Chiesa, disperdi le falangi dei barbari e liberaci dal castigo eterno.

Katavasìa. Ogni abitante della terra esulti nello spirito, recando la sua fiaccola; sia in festa la stirpe degli intelletti immateriali, celebrando la sacra solennità della Madre di Dio e acclami: Salve, beatissima Madre di Dio pura e sempre Vergine. 

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Martire di Cristo Demetrio, come un tempo abbattesti con la divina grazia l’alterigia, la boria e l’audacia equina di Lieo, dando forza nello stadio al valoroso Nestore con la potenza della croce, così, con le tue preghiere, o vittorioso, anche a me da’ forza in ogni tempo contro i demòni e le passioni che corrompono l’anima.

Theotokìon, stessa melodia.

Vergine Madre intatta, non cessare di supplicare per noi tuoi servi il Signore incarnato dal tuo sangue puro, perché troviamo grazia e aiuto nell’ora opportuna nel giorno in cui giudicherà la stirpe dei mortali e liberaci dalla minaccia del terribile terremoto e dai pericoli, con la tua materna intercessione.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà prosòmia, il primo due volte.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Vieni, martire di Cristo, a noi che invochiamo la tua visita compassionevole e liberaci, vessati come siamo da tiranniche minacce e dall’orrenda follia dell’eresia: da essa siamo perseguitati come nudi prigionieri di guerra, passando di continuo da un luogo a un altro, vaganti tra le caverne e sui monti. Abbi dunque pietà, o illustrissimo e dacci sollievo: placa la tempesta e spegni lo sdegno contro di noi, pregando Dio, che concede al mondo la grande misericordia (2).

Fosti dato a noi come muro fortificato che non teme le macchine d’assedio dei nemici, vanificando le incursioni dei barbari e i sintomi di tutte le malattie; divenisti per la tua città, Demetrio, muraglia incrollabile e fondamento indistruttibile, patrono, fondatore e difensore: anche ora, in grave pericolo e miseramente tribolata, salvala con la tua intercessione, o beatissimo, pregando Cristo che concede al mondo la grande misericordia.

Il coro dei vittoriosi mostra di essere in possesso di tutta la virtù, perciò ha degnamente ereditato il gaudio della vita beata e immacolata; distinguendoti tra essi, o mirabile Demetrio, onorato dall’imitazione di Cristo e glorioso per un uguale colpo di lancia, chiedi assiduamente per noi che ti veneriamo la liberazione da passioni e gravi sventure, pregando con fervore colui che concede al mondo la grande misericordia.

Gloria. Tono 4. Di Andrea di Gerusalemme.

Colui che per le lance ereditò la grazia del fianco salvifico trafitto dalla lancia, da cui il Salvatore fa sgorgare per noi torrenti di vita e incorruttela, Demetrio, sapientissimo negli insegnamenti, incoronato fra i martiri onoriamo; celebrando l’annua memoria di colui che col sangue terminò la corsa dell’agone e con i prodigi rifulse per tutta la terra, dell’ardente sostenitore del Sovrano, dell’amico compassionevole dei poveri, del difensore dei tessalonicesi in tanti tremendi e svariati pericoli, glorifichiamo Cristo Dio, che opera per mezzo suo guarigioni per tutti.

E ora. Theotokìon.

Strappaci alle nostre angustie, o Madre di Cristo Dio, tu che partoristi il Creatore dell’universo, affinché tutti ti gridiamo: salve, o unica avvocata delle nostre anime.

Grande dossologia, apolytìkion e congedo.

Si da il santo myron del santo cantando i suoi idiòmeli.

Alla Liturgia i typikà e le odi 3 e 6 dei canoni.

Apostolo. Timoteo II: Figlio Timoteo, rafforzati nella grazia.

Due Vangeli.

Per la festa del santo secondo Giovanni: Disse il Signore ai suoi discepoli: Questo vi ordino, che i amiate gli uni gli altri.

Per la memoria del terremoto secondo Matteo: In quel tempo Mentre Gesù saliva su una barca. 

Kinonikòn. Il giusto sarà in memoria eterna. Alliluia.

Continua a leggere

Mattutino del 25 Ottobre- Memoria dei santi martiri Marciano e Martirio, notari (segretari)

25 Ottobre

Memoria dei santi martiri Marciano e Martirio, notari (segretari).

Al Mattutino.

Dopo la solita sticologia i canoni dall’Oktòichos e quello dei santi, con l’acrostico: Alla coppia dei martiri offro una melodia. Giuseppe.

Ode 1. Tono. 4. Come la cavalleria del faraone.

Tutti illuminati dalla luce della Trinità santa, o santi, siete per sempre astri non erranti; per questo noi fedeli inneggiando alla vostra luminosa memoria, oggi con gioia esultiamo.

Volendo contemplare il Verbo rifulso sulla terra come sole sorto per noi dalla Vergine e avendolo riconosciuto consustanziale al Padre, o martiri, subiste morte violenta con pensiero fermissimo.

Come discepoli e compagni del sapiente Paolo e veri teologi, predicaste che il Figlio è uguale in dignità al Padre e, trafitti da spada, santificaste la terra coi fiotti del vostro sangue, o atleti.

Theotokìon. Concepito il Figlio coeterno al Padre, gli donasti un corpo, Vergine pura, quando si fece mortale per ineffabile amore: perciò venerandolo, con fede ti glorifichiamo come causa della divinizzazione di tutti.

Ode 3. Non nella sapienza.

Illuminati dall’ortodossia per lo Spirito divino, fugaste del tutto le tenebre di Ario, divenendo martiri dell’Onnipotente.

Dogmatizzando il Verbo uguale al Padre, foste condannati a morte, o Marciano e Martirio e trasferiti alla vita eterna.

Alla sacra armata degli angeli vi uniste e ai cori dei martiri vi aggregaste: perciò celebriamo la vostra venerabile memoria.

Theotokìon. Avvolta in abiti con frange d’oro, ora stai come Regina alla destra del Signore tuo Dio, o Sovrana nostra, pregando per i tuoi servi fedeli.

Irmòs. Non nella sapienza, né nella potenza o nella ricchezza ci vantiamo, ma in te, Sapienza enipostàtica del Padre, poiché altro Dio all’infuori di te, o Cristo, noi non conosciamo.

Kathisma. Tono 3. Attonito di fronte.

Il Figlio e Signore consustanziale al Padre prima dei secoli, Cristo Verbo incarnato predicaste saggiamente senza divisione, o santi; perciò fino al sangue per lui avete resistito, condannando tutta l’empietà di Ario; avendo dunque familiarità, pregate per le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Inconoscibile e imperscrutabile è il tremendo mistero in te compiuto, o fanciulla Sovrana piena di grazia: generasti, infatti, concependo l’incircoscritto, incarnato dal tuo sangue puro; come tuo Figlio pregalo sempre, o fanciulla, di salvare le nostre anime.

Oppure stavrotheotokìon.

La pura ignara di nozze, la Madre tua, o Cristo, vedendoti pendere morto dal legno, facendo materno lamento diceva: Che cosa ti ha reso il popolo ebreo iniquo e ingrato, che ha goduto dei tuoi tanti e grandi doni, Figlio mio? Io canto la tua divina condiscendenza.

Ode 4. Colui che siede.

Per la forza della vostra mente e la perfezione del vostro pensiero, martiri del Signore, custodendo l’ortodossia terminaste l’agone da martiri, scacciando la tenebra dell’eresia.

Il folle che nella sua pazzia non volle predicare il Verbo al Padre consustanziale, fu strangolato dai lacci delle vostre sacre pene e venne inghiottito nelle onde del vostro sangue per grazia divina.

Militando per il Signore e soffrendo per la fede, o santi, vi aggregaste alle armate celesti; perciò siete detti beati, procurandoci sostegno e illuminazione.

Le mammelle della Chiesa, che versano il latte dell’ortodossia e sfamano i pii, il nobile Marciano e Martirio, siano celebrati con dolci melodie.

Theotokìon. Il sacro profeta un tempo ti chiamò, o Vergine pura, monte di Dio tutto ombroso per le virtù, da cui il Verbo Salvatore apparve per il restauro e l’illuminazione delle nostre anime.

Ode 5. Gli empi non vedranno.

Vi rivelaste sapientissimi seguaci dei dogmi del divino sacerdote Paolo; imitandone i costumi, o martiri, strenuamente lottaste e giustamente foste incoronati.

Come stelle risplendete fieramente al vertice della venerabile Chiesa, allontanando il buio fittissimo dell’eresia di Ario, o valorosissimi santi.

Allontanandovi dai piaceri della vita, o santi, vi avvicinaste a Cristo con pochissimo sangue e avete ereditato il regno incrollabile, o gloriosi atleti.

Theotokìon. Veramente concepisti il Figlio di Dio consustanziale al Padre e al divino Spirito, o pura Genitrice di Dio; pregalo sempre d’aver compassione delle nostre anime.

Ode 6. Sono giunto alla profondità.

Seguendo le parole del pastore sapiente in Dio, o sapienti, serbaste la fede ortodossa per cui foste uccisi, o Marciano e tu, divino Martirio.

Preziosa apparve la vostra morte agli occhi del Signore, o santi e sapienti opliti, perciò con preziosi anniversari siete beatificati da tutti, o gloriosi.

Avendo voi come fonte di prodigi, o beatissimo Marciano e Martirio, valorosi atleti, la Chiesa di Cristo nei secoli gioisce.

Theotokìon. Con la bocca e il cuore veramente ti proclamiamo Madre di Dio o Vergine: pregalo sempre, o pura, di salvare le nostre anime.

Irmòs. Sono giunto nelle profondità del mare e mi ha sommerso l’abisso di molti peccati, ma tu come Dio, strappa dalla rovina la mia vita, o misericordiosissimo.

Kontàkion. Tono 4. Tu che volontariamente.

Dopo aver lottato ottimamente dall’infanzia, tu, Marciano e insieme il sapiente Martirio, avete poi abbattuto l’apostata Ario, custodendo immutabile la fede ortodossa, sulle orme di Paolo, sapiente maestro: e così con lui avete ottenuto vita, come nobili difensori della Trinità.

Ikos.

Voi che avete piamente servito il Dio amico degli uomini, o coppia benedetta, affrettatevi a venirmi incontro per liberarmi dai mali, provvedendo una parola di sapienza a me, che celebro la vostra lotta: sostenendola per la fede con animo sicuro, o santi, avete ottenuto le celesti corone e vi rallegrate per sempre tra i cori dei lottatori, degli apostoli, dei maestri e dei venerabili gerarchi, come araldi del Dio Verbo, come nobili difensori della Trinità.

Sinassario.

Il 25 di questo mese memoria dei santi martiri e notari Marciano e Martirio.

Stichi. I due notari, Marciano e Martirio, appaiono come calami di Cristo intinti nel sangue per la spada il 25.

Lo stesso giorno memoria del santo martire Anastasio.

Lo stesso giorno memoria di san Valerino martire.

Stichi. Valerino col capo mozzato dalla spada, quante corone riceve per un piccolo taglio!

Lo stesso giorno memoria di san Sabino martire.

Stichi. Penetrando nel fuoco, danza, martire Sabino, la danza divina che ti procura la divina corona.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Valerio e Crisafo.

Stichi. Ai due atleti la pena della spada, alle guide il castigo per l’orgoglio.

Lo stesso giorno memoria di santa Tabithà, che san Pietro risuscitò dai morti.

Stichi. Dov’è per te Pietro, Tabithà? Di nuovo ti risuscita morta come un tempo.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. A Babilonia un tempo.

Seguendo bene il sacro pastore, ornati dall’ortodossia, invano foste uccisi da mani eterodosse, o illustrissimi opliti.

Osservando con fede senza deviazioni la legge di Dio, divini martiri, lottaste secondo le regole morendo di spada per mano di iniqui.

Dopo la sacra sepoltura, con le vostre sante intercessioni presso il Vivificante, avete seppellito, o santi, le malattie di quanti con fede accorrono alla vostra tomba.

Attingendo misticamente dalle fonti sacre la grazia delle guarigioni, irrigate i fedeli, inaridendo tutta la marea delle malattie.

Theotokìon. Liberati dal giudizio eterno per il tuo concepimento, Genitrice di Dio, a te sempre gridiamo: Salve, benedetta e piena di grazia.

Ode 8. Redentore di tutti.

Predicando l’Agnello di Dio consustanziale al Padre, come due agnelli foste uccisi e accostandovi alla mensa di lassù, siete stati aggregati all’assemblea degli atleti.

Rafforzati dalla potenza dello Spirito, i fedeli martiri annientarono l’arroganza dell’errore e lottando fermamente e ora guariscono dalle malattie.

Divenuti medici per i fedeli, sanate con suppliche divine le difficili malattie e gli ostili assalti delle nostre passioni.

Trinitario. Inneggiamo il Padre ingenito, il Figlio e lo Spirito Santo, unica divinità e unica increata essenza, gridando: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Danzano insieme le potenze angeliche per il tuo parto, o Fanciulla, Madre di Dio, Deìpara, con fede scambiandosi l’annunzio; generasti infatti il Sovrano Redentore al quale gridiamo: Benedite, opere, il Signore.

Irmòs. Redentore di tutti, Onnipotente, sceso nel mezzo della fiamma, irrorasti i pii e insegnasti a cantare: Opere tutte, benedite, inneggiate al Signore.

Ode 9. Per la sua colpa e trasgressione.

Rafforzati dalla potenza di Cristo, non temeste la morte, o atleti, ma prontamente chinando il collo alla spada, valorosamente affrontaste il divino agone: perciò degnamente siete beatificati.

Come due fulgide stelle illuminate tutta l’ecumène con gli splendori delle lotte, o sapiente Marciano e Martirio, scacciando il buio dell’oscura eresia di Ario.

Degnamente infine riceveste corone di gloria da parte di Dio, vincendo Macedonio dallo spirito accecato e ora state presso il trono del Sovrano, chiedendo per noi perfetto scioglimento dai peccati, o santi.

La vostra divina memoria è sorta più fulgida del sole, illuminando i cuori di tutti quelli che la festeggiano, o beati; in essa implorate il Signore di strapparci dalle tenebre dei peccati.

Theotokìon. Tu che sei abitazione della luce, o pura, illumina gli occhi della mia anima, ottenebrati dalla trascuratezza e giacenti sempre nella profonda tenebra della pigrizia, o beatissima, perché con fede ti proclami beata.

Irmòs. Per la sua colpa e trasgressione, Eva introdusse la maledizione; ma tu, Madre di Dio, per il frutto del tuo grembo, germogliasti al mondo la benedizione; per questo tutti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

Marciano il sapientissimo e con lui Martirio, abbatterono l’abominevole e folle dogma di Ario con la divina grazia della Trinità santa, per la quale lottarono: e come divini martiri, ricevuta da Cristo Salvatore una luminosa corona, pregano per noi che li celebriamo.

Theotokìon.

Arca e mensa, candeliere e urna, monte e reggia, trono e lettiga e porta del Re della gloria: tale noi tutti con affetto ti celebriamo, Vergine santa e Madre di Dio, poiché tu sei rifugio e salvezza dei cristiani, difesa indistruttibile, patrona e custode.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere

Mattutino del 24 Ottobre- Memoria del santo megalomartire Areta e dei suoi compagni

24 Ottobre

Memoria del santo megalomartire Areta e dei suoi compagni.

Al Mattutino

La solita sticologia e i canoni dell’oktòichos e questo dei santi. Acròstico: Cantiamo con inni dolcemente divini la compagnia dei martiri. Di Teofane.

Ode 1. Tono pl. 4. Rivolgiamo un canto.

Vittorioso martire di Cristo Areta beatissimo, per le suppliche tue e dei martiri illumina il mio intelletto, affinché inneggi la vostra divina e luminosa memoria.

Acquisendo sapientemente cittadinanza nei cieli, o divinamente beato, per imitare Cristo e per amore del martirio, ti sei consegnato agli iniqui ebrei, santo.

Trasgredendo la parola di Dio, l’iniquo e ingiustissimo ebreo sconvolgeva il gregge eletto di Cristo, tuttavia venne fatta giustizia dalla giusta e divina provvidenza.

Percorrendo realmente la via che porta al cielo, hai avvicinato a Cristo una Chiesa di martiri, radunata da ogni età e genere, o illustre Areta.

Theotokìon. Con inni, fedeli, celebriamo la castissima Vergine, la Madre di Dio piena di grazia, la divina protezione, il porto sereno, la salvezza di tutti i fedeli.

Ode 3. O Signore, creatore.

Vedendo la tua Chiesa fortificata dalla grazia della croce, o unico filantropo, gli iniqui figli degli ebrei, divorati dalla gelosia, le fecero patire ogni tormento.

Con la loro lingua velenosa gli empi bestemmiavano contro di te, che avevi liberato dall’antica tirannia i loro progenitori che in te avevano creduto.

Tu che hai plasmato per volere divino i cuori degli uomini, affinchè potessero conoscere la profondità della tua provvidenza, perché hai consegnato ai lupi il gregge che tu hai radunato, o Cristo?

Il tuo gregge divinamente assennato, dilaniato dalle barbariche spade con ardore ti ha invocato: Accogli gli spirito e le anime nostre, Salvatore e guidaci verso la luce del tuo regno.

Theotokìon. Hai ricondotto di nuovo alla vita me, morto un tempo, o unica purissima, che generasti la vita enipostàtica; la morte che contro di essa si avventò venne squarciata.

Irmòs. O Signore, creatore della volta celeste che ci ricopre e fondatore della Chiesa, rafforzami nel tuo amore, o vertice di ogni desiderio, sostegno dei fedeli, solo amico degli uomini.

Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Rafforzato dalla potenza della croce e cingendo di mura la tua città, con le opere svergognasti l’orgoglio del tiranno; divenuto modello di pazienza divina, con essa hai condotto i martiri a Cristo; perciò radunandoci giustamente onoriamo la tua solennissima festa, o Areta indimenticabile. O atleta beato, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Come purissima sposa del Creatore, come Madre senza uomo del Redentore, essendo scrigno del Paràclito, o purissima, affrettati a scampare me dalle iniquità di cui sono divenuto pessima abitazione e dai demòni di cui sono divenuto trastullo, facendo brillare la mia casa con lo splendore della virtù; o puro candelabro, scaccia la nebbia delle passioni e per le tue preghiere, purissima, rendimi degno della comunione superna e della luce senza sera.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendo in croce te, che sei Dio di bontà per la ricchezza di natura, il creato, Salvatore inconcepibile, tremava e scuotendosi tutto sussultava nel timore, ma il popolo dei giudei gridava a Pilato: Prendilo come un criminale e crocifiggendolo inchiodalo e trafiggilo con la lancia e mandalo a morte; vedendoti patire terribilmente queste cose, tua Madre diceva: Inneggio alla tua infinita condiscendenza, o Figlio.

Ode 4. Tu sei mia forza.

L’assemblea rafforzata dallo Spirito, il divino fulgido coro, la folla dei martiri, l’esercito vittorioso con a capo Areta, sia celebrato con zelo da coloro che cantano: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Radunata dalla tua saggezza, rifulgente dalla tua venerabile canizie, la tua città fedele, o beatissimo, si oppose valorosamente ai tiranni e riportando vittoria, canta al Salvatore: Gloria alla tua potenza, filantropo.

La pia città preferì la nuova legge sancita dal vivificante Spirito, alla legge della lettera che custodiva con animo puro e cantava nobilmente a Cristo: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Ti rivelasti veramente città di Dio, o onorabilissimo e dimora divina dei martiri e si canta splendidamente la tua gloria, celebrando le tue sublimi imprese perché hai condotto al Sovrano un coro che canta: Gloria alla tua potenza, filantropo.

Theotokìon. Tu che sei germogliata la regalità davidica, concepisti il Re dell’universo, il Verbo sorto ineffabilmente dal Padre prima dei secoli, o Madre di Dio Vergine; perciò noi fedeli ti diciamo divinamente beata.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Il popolo eletto da Dio, la folla dei beati lottatori con ardore si rafforzavano e sostenevano a vicenda, preferendo venire uccisi gloriosamente per Cristo dagli iniqui.

Rafforzati dalla fede, accesi di zelo per Dio, i tuoi servi, Cristo, non ebbero paura degli agli empi, ma uniti con semplicità nel tuo amore, volontariamente consegnarono se stessi.

Rimettendo tutta la loro vita alla divina provvidenza e agli impenetrabili disegni della sapienza, il divino popolo con coraggio avanzarono verso gli iniqui ebrei sanguinari.

Sperando in te e confidando nella tua risurrezione, i tuoi iniziati, o Salvatore, furono uccisi dagli iniqui per la tua confessione, senza pentirsi, né lagnarsi.

Theotokìon. Il Dio anteriore ai secoli, coeterno al Padre, per ricca compassione si è impoverito dimorando nel tuo grembo e si fece uomo sulla terra incarnato da te, Madre di Dio, Vergine inneggiatissima.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

I santi martiri illustri, segnati dal sangue di Cristo, di cuore effusero il loro sangue e ora sono divenuti degni di regnare con lui.

Per fede profeticamente parlavano di pace lingue stillanti miele, lingue infantili predicavano di Cristo, vergini sagge immolarono se stesse a Dio.

La luce rifulge da te, escono guarigioni da Parte di Dio, al quale sei andato, o divino Areta, ancora grondante dei sudori della lotta.

La moltitudine dei martiri ti offre il sangue per te divinamente effuso e chiede la remissione delle colpe per i fedeli che senza sosta li glorificano.

Theotokìon. La gloria dell’Altissimo è rifulsa da Sion avvolta in indicibile unione nel rivestimento della carne, inesperta di nozze e ha illuminato il mondo.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, perché molte sono le mie iniquità e fammi risalire, ti prego, dall’abisso del male: perché a te ho gridato e tu esaudiscimi, o Dio della mia salvezza.

Kontakion. Tono 4. Sei apparso oggi.

Apportatrice di gioia si presenta oggi a noi la festa luminosa dei vittoriosi: celebrandola, glorifichiamo il Signore che è negli eccelsi.

Ikos.

Illumina, o Cristo, il mio intelletto con lo splendore delle lotte del nobile Areta e di tutti i santi che con lui hanno lottato: si è mostrato primo fra tutti questo forte che si è splendidamente schierato contro coloro che negano la tua incarnazione, di te che oltre natura ti sei incarnato e sei nato per liberarci dall’inganno e per mostrare senza errore la via del martirio a quanti vogliono percorrerla: in essa hanno camminato gli atleti, celebrando il Signore che è negli eccelsi.

Sinassario.

Il 24 di questo mese memoria del santo megalomartire Areta e compagni.

Stichi. Decapitato, Areta, andò a Dio e con lui un gran numero subì il martirio il giorno ventiquattro.

Lo stesso giorno memoria di una donna e del suo bambino, il quale, vedendola gettata nel fuoco, entrò lui stesso nelle fiamme e perì con lei.

Stichi. Una madre patì le fiamme in silenzio e il suo bambino si fece bruciare senza piangere.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Sebastiana.

Stichi. Con la decapitazione fa scorrere latte Sebastiana, che divenne cristiana, non per sangue, né per carne.

I santi Marco, Stìrico, Valentino, seppelliti vivi e i santi Akakios presbitero e Nerdon perirono di fuoco e spada.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Dal sangue effuso dai tuoi martiri scaturiscono le guarigioni sui fedeli che glorificano la loro memoria e gridano di cuore a te, loro Creatore: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Figli di madri compassionevoli, legate al tuo amore, o Cristo, non furono risparmiati, ma bruciando nella fornace a te, loro Sovrano, gridavano: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Gli atleti vittoriosi hanno del tutto vanificato il consiglio degli empi: ornati di saggezza e prudenza divina, con gioia si fecero uccidere cantando: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Accendendo splendidamente le lampade del martirio e della verginità, con gioia i vincitori, con le vergini sagge gridano nel talamo nuziale: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Tu procuri purificazione e salvezza alle anime di quanti con fede e affetto ti proclamano Madre di Dio e a una voce gridano a tuo Figlio: Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Ode 8. Follemente il tiranno

Non è nella legge la perfezione, ma nel Cristo, che ci dona la salvezza, dicevano i martiri ai deicìdi; perciò con gioia tutti ci lasciamo uccidere e prontamente moriamo e a lui cantiamo: Popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Il bambino insegna e rivela agli ignoranti a contemplare la tua immacolata icona e a ricevere la fede nella tua venuta sulla terra e sfuggendo alle mani degli iniqui, entrò nella fiamma, cantando con la madre: Popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Sulla terra i martiri hanno lottato con fede e nei cieli degnamente hanno ricevuto da Cristo la corona, con gioia sono andati là dov’è la dimora di quanti si allietano e con fede cantano e gridano senza sosta: Popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Avendo vinto il malvagio principe di questo mondo e i ministri dei suoi voleri, o santi, siete partiti con fiducia e gioia indicibile verso l’Onnipotente Signore di tutti gridando: Sacerdoti, benedite, popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Theotokìon. Vergine purissima, implora tuo Figlio per noi, che ti inneggiamo con semplicità e purezza e ti dichiariamo Madre di Dio, o purissima, che chiedi che la remissione dei peccati per quanti con fede cantano: Popolo, inneggia a Cristo nei secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace per i cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: Benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti; sovresaltalo, o popolo, per tutti i secoli.

Ode 9. Freme ogni orecchio.

Comunicando alla morte di Cristo, siete divenuti partecipi della sua gloria, o santi martiri e siete stati splendidamente insigniti della corona del regno. Stando presso Dio chiedete per noi la salvezza spirituale.

Siete risultati leali e invitti soldati di Cristo, o martiri Areta sapientissimo e compagni con le donne martiri, vergini, fanciulle, perciò vi supplichiamo: implorate di continuo per noi il filantropo.

Ecco davanti a noi l’assemblea divinamente eletta dei martiri: venite, amici di Dio, celebriamoli e inneggiamoli come atleti vittoriosi e divini ministri, che senza sosta pregano per noi il filantropo.

Dirigi e guida la mia vita, o Verbo di Dio Sovrano, per le implorazioni dei tuoi ministri che ti hanno amato e rendimi degno di aver parte con loro, trascurando i miei peccati come buono e filantropo.

Theotokìon. Divenisti tenda di Dio contenendo in grembo l’incontenibile e partorendo incarnato per noi colui che prima era senza carne; supplicalo, o pura, di donare perdono dei peccati a tutti coloro che con fede sempre ti magnificano.

Irmòs. Freme ogni orecchio per l’indicibile discesa di Dio, come l’Altissimo volontariamente sia disceso fino a un corpo, divenendo uomo dal tuo grembo verginale; perciò noi fedeli magnifichiamo la casta Madre di Dio.

Exapostilarion. Udite, donne.

Areta illustrissimo, con i tuoi compagni di lotta prega Cristo di concedere al mondo concordia, pace al pio e divinamente assennato imperatore e sovrano, o glorioso megalomartire e perdono a quelli che celebrano la vostra sacra memoria.

Theotokìon.

Rinnovasti la natura corrotta del progenitore, oltre natura concependo e ignara d’uomo partorendo l’Artefice del creato: da lui corroborati, i cori dei martiri hanno lottato, cantando te, o Madre di Dio, primizia della nostra salvezza.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.

Continua a leggere