Mattutino del 11 Settembre- IMemoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria
11 SETTEMBRE
Memoria della nostra santa madre Teodora d’Alessandria.
AVVERTENZA. In questo giorno si celebra anche l’ufficio del santo martire Autonomo, perché il 12 si fa la conclusione della festa della Madre di Dio.
Al Mattutino.
Apolytìkion della festa. Tono 4.
La tua nascita, Theotòkos, ha rivelato la gioia a tutta la terra, perché da te è sorto il sole di giustizia, Cristo nostro Dio: egli, ponendo fine alla maledizione ci ha dato la benedizione e, distruggendo la morte, ci ha donato la vita eterna.
Dopo la prima sticologia, kàthisma.
Tono 4. Sei apparso oggi.
Brillarono sulla terra i raggi dell’universale gaudio del tuo parto, Vergine Madre Maria e rischiararono la mente di quanti con affetto ti cantano.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Dopo la seconda sticologìa, kàthisma, stessa melodia.
Per la tua venerabile nascita, tutta la terra, spiritualmente adorna dell’immateriale Spirito, con gioia a te acclama: Salve, Vergine, vanto dei cristiani.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Il canone della festa e quello dei santi. Il canone della beata. Poema di Ignazio.
Ode 1. Tono 4. Aprirò la mia bocca.
Colma la mia bocca, Signore, della tua lode per cantare la tua inneggiatissima gloria e celebrare le pene di Teodora, che ti fu gradita per lo splendore della vita.
Più splendente del sole è sorta oggi la tua sacra festa, illuminando le anime nel mondo e respingendo con vigore le tenebre dei demòni, o ammirabile.
Non ti vide peccare il sole tramontante, mentre l’intramontabile, essendo l’unico che tutto conosce, ti vide e irraggiò coi raggi della penitenza gli occhi della tua anima, divinamente beata.
Theotokìon. Come talamo animato, come tempio incorrotto, come porta celeste, come divina mensa, come palazzo, come trono del Sovrano, Maria casta con inni onoriamo.
Un altro canone di s. Autonomo.
Ode 1. Tono 4. I carri di faraone.
Sempre illuminato dal bagliore tearchico, o gerarca, strappami dalla tenebra del peccato, affinchè celebri oggi la tua festa splendente.
Come imitatore di Paolo, divenuto gerarca, percorresti tutta l’ecumène predicando l’annunzio salvifico e rovesciasti gli altari degli idoli.
Confermata la tua anima sulla roccia spirituale, ucciso con pietre, con gioia avanzasti verso la vita eterna, Autonomo sacro martire.
Theotokìon. Generasti il nato prima di te dal Padre, Madre ignara di nozze, oltre ragione e verbo; supplicalo per noi, che piamente t’inneggiamo.
Ode 3. Come sorgente.
Indossando abito e pensiero virile, di fretta corresti a unirti alle schiere dei monaci per lottare contro il maligno principe del mondo.
Declinando al maschile il tuo nome, trasformasti anche la tua fragilità femminile e, sotto il tuo abito nuovo, con le opere ti rivelasti preziosa come un dono gradito a Dio.
Con mente umile e condotta eccellente ti sforzasti di servire i ministri di Dio, perciò egli ti elevò alla vetta dell’apatia.
Theotokìon. Mi flagella la tempesta del peccato e l’onda di pensieri inopportuni; abbi compassione, purissima e stendi la mano come compassionevole, affinché, salvato, ti magnifichi.
Del santo. Si è consolidato il mio cuore.
Le tue persecuzioni, lapidazioni e trafitture e il sangue copiosamente versato, le catene, le prigioni e la tua morte canto, o martire e gerarca Autonomo.
Rovesciando l’empietà con la diserzione, coi rigagnoli del tuo sangue, o martire, illustrasti la veste del sacerdozio e regni con Cristo, Re dei secoli.
Non sopportando i tuoi prodigi, l’ostile persecutore mise in campo numerose prove contro di te, beatissimo, ma tu lo uccidesti con l’arma della croce.
Theotokìon. Trovando te, Theotòkos, più santa degli angeli e più vasta dei cieli, l’Infinito per natura, che dimora nel santuario, trova posto in te e mi salva.
Irmòs. Si è consolidato il mio cuore nel Signore, che dà preghiera a chi preghiera, poiché l’arco dei forti si è indebolito e i deboli si sono cinti di forza.
Kàthisma della santa.
Tono 4. Presto intervieni.
Per l’ascesi facesti risplendere il tuo santo abito e ti sei offerta come un dono al Dio incarnato; avendo ricevuto da lui, o beata Teodora, il carisma delle guarigioni, allontani le infermità e per noi che ti acclamiamo chiedi la salvezza.
Gloria. Del santo. Uguale.
Doppia corona d’immortalità ti ha donato Cristo, o beato, come atleta vittorioso e sacro gerarca; poiché hai offerto a lui sacrifici incruenti e senza macchia imitasti la sua divina passione per gioire della sua beatitudine infinita.
E ora. Della festa. Uguale.
Sii magnificato, Giuda e trionfi Davide; rinnovati, Adamo, esulta, Levi; dalla loro stirpe Cristo è stato concepito; accorda la tua cetra, o innografo e di’: Chi è questa infante che chiami figlia tua? E’ la nutrice della mia vita, la Madre di Cristo Dio.
Della beata. Ode 4. L’ineffabile divino.
Digiunasti con pazienza molti giorni come un incorporeo, mentre Cristo rinvigoriva la tua debolezza con la sua onnipotente volontà e ti nutriva di divina grazia.
Desiderasti l’abito divino, l’incorruttibile veste, perciò indossavi un cilicio lacero, infliggendo pene alla tua carne.
Guarda la mia miseria e i miei sospiri, guarda anche la mia afflizione e scarica il pesante fardello del mio peccato, gridava Teodora a colui che solo può salvare.
Theotokìon. O prodigiosissima Madre di Dio, fa’ splendere su me il bagliore della penitenza, dissolvi l’oscurità dei miei innumerevoli mali e scaccia, o fanciulla, i pensieri maligni del mio cuore.
Del santo. Ho inteso, Signore.
Incatenato dall’amore di Cristo, padre, sciogliesti con la trama dei tuoi discorsi quanti l’errore incatenava e li inchiodasti all’amore della vera vita.
Essendo abilissimo medico, con le parole della fede, o martire, addolcisti le piaghe di quanti i vani idoli avevano avvelenato, o sapientissimo.
Sia venerato l’ammirabile Autonomo, bellezza dei martiri, splendore dei sommi sacerdoti, fondamento della Chiesa e fermo sostegno dei fedeli.
Theotokìon. Nel mare delle compassioni di te, che generasti nel mondo la vita, ucciso dalle colpe mi rifugio, o casta; salvami, Sovrana, per le tue preghiere.
Della beata. Ode 5. Stupisce l’universo.
Stupirono le schiere degli incorporei al vederti in un corpo materiale imitare la loro vita e venerabile virtù e contrastare il nemico, che un tempo ti aveva intrappolato con l’inganno, o Teodora.
Dio ti sottomise l’ostilità delle belve, donandoti la grazia delle guarigioni; lo testimonia colui che venne salvato e guarito dalla tua mano, quando una fiera crudele lo lasciò ferito, o illustre.
Il nemico instancabile ti suscitò molteplici tentazioni, ma con la spada dell’umiltà, beata madre, lo trafiggesti fracassandone la scaltra testa, o Teodora divinamente ispirata.
Allevasti il bambino con pensiero perfetto, o illustrissima Teodora, sopportando la cattiva calunnia ringraziando l’Onnipotente, che ti donava forza rendendoti ammirabile.
Theotokìon. Sei tu forza e sostegno del mio debole cuore, o Vergine non sposata, muro incrollabile contro il volto del nemico, salvando da tutti i mali, sbaragliando le falangi del malvagio avversario.
Del santo. Fa’ sorgere su me, Signore.
Sei sorto nel firmamento della Chiesa come chiaro sole e illumini coi raggi dei tuoi agoni e prodigi i fedeli, dissolvendo la tenebra dei demòni, o martire Autonomo.
Bello come stilo ben affilato dal santissimo Spirito ti rivelasti, Autonomo: la tua lingua incideva la legge di Cristo sulla superficie dei cuori dei devoti.
Lo Spirito santissimo, trovando te, scrigno e alloggio della sua immateriale venuta, ti colmò di divini carismi, o ieromartire di Cristo.
Theotokìon. Fa’ sorgere i raggi della tua misericordia su me, sempre preso nella notte del peccato e guidami alla luce della penitenza, o casta, affinché t’inneggi.
Della beata.
Ode 6. Celebrando questa divina.
Offrendo la fonte delle tue lacrime e consumandoti gemendo senza sosta, ringraziando sopporti l’isolamento dei monaci, o beata in Dio.
Bevevi acqua di mare, mangiavi piante selvatiche, dimorando con le fiere, abitasti il deserto come il cielo, o ammirabile.
Soffristi le bruciature del sole e sopportasti il gelo della notte, riscaldata dalla grazia del divino Spirito, perciò sperimenti la felicità celeste.
Theotokìon. L’urna divina, la mensa che portò il pane di vita, la terra non coltivata, il santo monte, la fanciulla Madre di Dio con inni onoriamo.
Del santo. L’onda dei pensieri.
Guidato dalla mano divina, attraversasti senza danno il mare dell’errore e approdasti al calmo porto del regno celeste, ieromartire Autonomo.
Quando una lancia trafisse il tuo fianco, imitasti la passione di Cristo e quando una grandine di pietre ti coprì, somigliasti davvero al protomartire.
Celebrando il giorno venerabile della tua morte, con fede ti preghiamo: avendo familiarità con Dio, supplica senza sosta per noi, o illustrissimo.
Theotokìon. La marea dei miei numerosi peccati mi spinge verso il baratro della disperazione, ma con la tua mano supplice scampami e salvami affinché t’inneggi, o inneggiatissima.
Irmòs. L’onda dei pensieri afferrandomi, mi spinge verso il baratro di innumerevoli peccati, ma tu, buon timoniere, previenimi e scampami e come il profeta salvami.
Kontàkion della santa.
Tono 1. Stupisca il coro angelico.
Fuggendo la notte delle passioni, o divinamente ispirata, ti avvicinasti spiritualmente al sole della gloria, mortificando con l’ascesi i sussulti della carne; perciò divenisti esempio dei monaci e correzione di quanti nella vita sono caduti: perciò ti onoriamo.
Ikos.
La tua vita divenne esempio per quanti sono caduti e vogliono accostarsi con la penitenza a colui che può perdonare le colpe, come sta scritto: per aver creduto in lui, infatti, come la peccatrice offristi in luogo di unguento piogge di lacrime; sommergendo con esse il serpente, l’annientasti e ti coronasti di vittoria, Teodora beatissima. Per questo, uccidendo la belva con le tue preghiere, risuscitasti un morto per la potenza del tuo Creatore, per il quale mortificavi te stessa: perciò ti onoriamo.
Sinassario.
L’11 di questo mese memoria della santa madre nostra Teodora di Alessandria.
Stichi. Virile quanto all’abito e al cuore si dimostrò la penitente di Alessandria Teodora. Vergogna e disonore mortale subì l’intelletto superbo. L’11 raggiunse la patria celeste.
Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Eufrosino il cuoco.
Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Diodoro, Diomede e Didimo.
Stichi. Consegnando la carne ai flagelli, Diodoro e i suoi compagni, flagellarono l’errore.
Lo stesso giorno memoria della santa martire Ia, di età avanzata.
Stichi. Un profumo di violetta si diffonde in aria, il sangue effuso dalla martire Ia.
San Demetrio ed Evanthìa, sua moglie e Demetriano, loro figlio, morirono di fame.
Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Della beata.
Ode 7. I fanciulli di senno divino.
Il nemico prodigo di espedienti ti apparve per colpirti con insopportabili colpi, ma tu facesti crollare il suo orgoglio impotente cantando: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Con la tua intercessione, o gloriosa, colmasti d’acque le cisterne prosciugate: operando con sapienza un miracolo magnificasti il Dio, che ti glorificava, al quale cantiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Con i flutti delle tue lacrime estinguesti la fiamma delle passioni e bruciasti nel fuoco delle continenza i rovi del nemico, cantando: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Theotokìon. Vergine Regina, che partoristi Cristo nostro Re, abbi pietà e salvami, consolida nella fede la mia anima scossa dalle passioni e guidami nel sentiero della salvezza, o salvezza dei fedeli.
Del santo.
Tu che sul monte.
Gettato nel crogiuolo dei castighi, ti mostrasti più puro dell’oro, rischiarandoci con lo splendore dei tuoi miracoli, o santo.
Gli adoratori di pietre, lapidando te, glorioso e giusto, realmente ti spinsero verso la pietra della vita, il Cristo, che tu amavi.
Le persecuzioni che subisti ebbero per effetto di scacciare i demòni e il tuo sangue versato a flutti spense la fornace dell’ateismo.
Theotokìon. Nel seno virginale ponesti la tua dimora e lo facesti più vasto dei cieli: o Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Della beata.
Ode 8. Il parto della Theotòkos.
Rapito in estasi, il tuo capo, nella pura luce dello spirito vide i beni che il Signore ti aveva preparato: il Paradiso splendente e l’ineffabile talamo dello Sposo in cui, o Teodora, ti fece dimorare l’arbitro delle lotte.
I cori degli angeli, dei martiri e dei santi monaci, accompagnando ai cieli la tua anima, Teodora, la portarono nel tempio celeste, nel riposo superno, là dov’è la dimora di quanti si rallegrano e gridano: O Cristo, ti esaltiamo nei secoli.
La moltitudine dei monaci radunati seppellisce con fede il tuo corpo; vedendo un prodigio, appresero cose straordinarie, perché tu, donna nel corpo, hai voluto abitare in mezzo a uomini, custodita dalla mano dell’Onnipotente, o Teodora di senno divino.
Theotokìon. Ti seguivano donne respirando il gradevole profumo del tuo Unigenito rifulso dal tuo grembo, o castissima Sposa divina e con te realmente regnando inneggiano a Cristo nei secoli.
Del santo. La terra e tutto ciò.
La terra accolse il tuo venerabile sangue versato per Cristo, i cieli la tua anima, che veniva con gloria, i cori degli angeli e gli spiriti di tutti i giusti, nella gioia, ti vennero incontro, o martire.
I rivi del tuo sudore estinsero il fuoco degli empi, i fiumi dei tuoi miracoli, beato martire Autonomo, prosciugarono i mari delle passioni di noi, che ti cantiamo per tutti i secoli.
Passando ovunque predicavi il nome di Cristo, spezzando gli altari dell’errore, illuminando quanti erano nel buio dell’ignoranza e rendendoli templi del tuo Creatore, che noi esaltiamo per tutti i secoli.
Theotokìon. Terra santa in cui abitò Cristo, pietra della vita, porta della luce spirituale, monte realmente non tagliato, paradiso di gloria e candelabro aureo sei chiamata, casta Vergine, sempre benedetta.
Irmòs. La terra e tutto ciò che contiene, il mare e le sorgenti, i cieli dei cieli, la luce e l’oscurità, il gelo dell’inverno e l’ardore dell’estate, i figli degli uomini e i sacerdoti lodino il Signore e lo esaltino per tutti i secoli.
Della beata.
Ode 9. Ogni abitante.
Come astro tramontato al mondo ascendesti alla vita celeste, lasciandoci come raggi le opere della tua vita e le tue virtù per rischiarare il cuore di tutti quelli che con fede celebrano la tua memoria.
Le porte dei cieli luminosamente si aprirono accogliendoti e ora la Chiesa dei primogeniti festeggia con gli eletti, o illustre Teodora, la tua sacra anima con gli eletti, là dov’è la voce dei festanti e la luce senza sera.
Ottenesti, come speravi, le ricompense delle pene, onori celesti, smettesti di desiderare avendo trovato la fonte dei beni: vedi chiarissimamente e purissimamente le delizie dello sposo, che le schiere degli angeli contemplano, o Teodora.
Theotokìon. Salvami, o pura, che concepisti il Salvatore misericordiosissimo, abbi pietà di me, tuo servo, guidami sulle vie della penitenza e risparmiami dagli scandali del maligno, liberami di suoi agguati, o Theotòkos, aiuto dei fedeli.
Del santo. Poiché il potente.
Chiarissimamente sei partito verso la luce senza sera, mentre si spezzavano gli specchi della carne e ora contempli più perfettamente il Cristo desideratissimo, o beato Autonomo.
Terminata la tua corsa e custodita la fede, ricevesti la corona della vita e senza sosta preghi il Redentore per noi, o ieromartire di Cristo.
E’ sorto per te lo splendore di una vita senza sera, o sommo sacerdote, che compisti sulla terra le opere di luce e sempre ti allieti in Cristo nei secoli.
Theotokìon. Speranza e protettrice dei fedeli, salva dalle passioni e da tutte le tentazioni noi, che sempre ti diciamo Madre di Dio, o pura.
Irmòs. Poiché il potente ha fatto per me grandi cose e santo è il suo nome, la sua misericordia è di generazione in generazione per quanti lo temono.
Exapostilarion della santa. Udite, donne.
Mutato l’abito, dimoravi di nascosto in mezzo a monaci, sposa di Cristo Teodora, ferita dall’eros divino. O meraviglia: Come hai sopportato l’ingiusta calunnia, mettendo in fuga il seduttore di Eva, o madre santa!
Del santo. Sotto gli occhi.
Tra i sacerdoti apparisti vanto dei martiri e ottenesti duplice corona, o beato, calpestando ogni inganno degli idoli, o sacerdote Autonomo: per questo hai ricevuto i premi della vittoria, o beatissimo.
Della festa. Nel sacro Spirito.
Dalla sterile Anna è nata oggi come fiore la Madre di Dio, che riempie tutti i confini del mondo di divina fragranza e colma il creato d’eterna gioia: celebrandola degnamente, onoriamola come colei che sta al di sopra di tutti i figli della terra.
Allo stico, stichirà della festa.
Tono 2. Casa di Efrata.
Magnifica figura del tuo sacro parto, o Anna dal divino sentire, è stata la verga di Aronne che, secca, è fiorita.
Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre.
Quando ti compiacesti di assumere l’umana sostanza materiale, traesti da una sterile la Madre tua, Signore.
Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.
Come in un nuovo cielo tu hai preso dimora nel grembo della Vergine Theotòkos, o Verbo, divinizzando la stirpe dei mortali, o Sovrano.
Gloria. E ora. Stessa melodia.
Venite, stirpe di Adamo, cantiamo la purissima Vergine Maria, che proviene da Davide e ha partorito Cristo.
Quindi il resto come di consueto e il congedo.

