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Archivi: Santo del giorno

San Domnino, martire

San Domnino era originario di Thessaloniki e visse alla fine del III secolo (circa il 288).

Quando Massimiano Galerio (258-311) stava costruendo palazzi reali in quella città, il Santo fu arrestato in quanto cristiano e per la sua predicazione della Parola di Dio. Fu condotto davanti all’imperatore Massimiano, che esigeva di sapere come Domnino osasse confessare un Dio diverso da quelli che l’imperatore adorava. Lo esortò a sacrificare agli idoli, se desiderava vivere. San Domnino rifiutò, e così l’imperatore ordinò che il suo corpo fosse mutilato. Mentre veniva torturato, Domnino scherniva il tiranno. Allora Massimiano ordinò che fosse scacciato dalla città e che gli venissero tagliate le gambe all’altezza delle ginocchia. Il santo martire rimase in vita per sette giorni interi senza mangiare nulla. Poi, dopo aver reso grazie, consegnò la sua santa anima a Dio.

Ripsimia e Gaia di Armenia mm.

Santa Ripsimia (Ριψιμία o Ριψίμη) subì il martirio nell’anno 292, durante il regno di Diocleziano (284-304). Era di grande bellezza per il suo aspetto esteriore, e modesta nel suo carattere. In quei giorni, Diocleziano mandò uomini in tutto l’Impero per trovare una fanciulla più bella di tutte le altre da prendere in moglie. Essi trovarono Santa Ripsimia, che aveva consacrato la sua verginità a Cristo e viveva in una comunità di donne in Asia Minore, della quale Santa Gaiaṇḗ era la Superiora. I messaggeri fecero fare un ritratto di Ripsimia e lo mandarono a Diocleziano. L’Imperatore fu rapito dalla sua bellezza e le mandò una lettera, chiedendole di essere sua moglie. Ripsimia, che aveva Cristo come celeste Sposo, non voleva sposare nessun altro. Perciò, le monache decisero di rifugiarsi in Armenia. Durante il viaggio sopportarono fame, sete e molte altre prove.

Si stabilirono in una vigna sui pendii del monte Ararat, e le donne più robuste si recavano in città per lavorare presso la gente, in modo da guadagnare denaro per acquistare cibo e altre necessità. Tutte le donne erano pronte a sopportare l’esilio, e a portare ogni peso e dolore per amore della purezza.

Quando Diocleziano fu informato che Ripsimia era fuggita in Armenia, scrisse al suo amico, il re Tiridate, dicendo: «Se la trovi, mandamela, oppure, se vuoi, sposala tu stesso».

Tiridate mandò i suoi uomini a cercare Ripsimia, e quando la trovarono circondarono la zona affinché non potesse fuggire. Quando venne a sapere quanto era bella, Tiridate le mandò doni e vesti degne di una regina, affinché potesse presentarsi davanti a lui in modo appropriato. Ripsimia, però, seguendo le istruzioni di Santa Gaiaṇḗ, che l’aveva cresciuta fin dall’infanzia, respinse questi doni e rifiutò di andare dal re. Santa Gaiaṇḗ disse ai messaggeri che queste vergini erano già fidanzate a Cristo, e che era impossibile per loro entrare in un matrimonio terreno.

Quando i messaggeri riferirono a Tiridate ciò che era accaduto, egli si adirò molto. Mandò uno dei suoi principi e un esercito di soldati ad uccidere tutte le vergini e a condurre Ripsimia a lui con la forza. Quando vide i soldati avvicinarsi alle vergini con le spade sguainate, Santa Ripsimia disse al principe: «Portami dal tuo re, ma non fate del male a queste vergini».

Santa Ripsimia fu condotta nella camera nuziale reale, piangendo e pregando che Dio preservasse la sua verginità. Ricordando come Egli aveva aiutato i suoi servi in passato, come aveva salvato Israele dalle mani del Faraone, mantenuto Giona nel ventre della balena per tre giorni, e come aveva protetto i Tre Santi Fanciulli nella fornace ardente, ella credeva che l’avrebbe anche liberata da Tiridate.

Quando il re entrò nella camera tentò di violentarla, ma con l’aiuto di Dio ella divenne più forte di Tiridate, ed egli non fu in grado di farle del male. Uscito dalla camera, il re comandò che Santa Gaiaṇḗ fosse condotta da lui, poiché aveva scoperto che era stata lei a crescere Ripsimia. Il re le disse di persuadere Ripsimia a sottomettersi a lui, ma quando l’Anziana le parlò, la consigliò di custodire la sua verginità, che aveva dedicato a Cristo, e di ricordare la corona che il suo Sposo aveva preparato per lei. Infine, disse che, se il re l’avesse messa a morte, ella avrebbe goduto di un favore ancora maggiore da parte di Cristo.

Vedendo di non aver ottenuto nulla, benché avesse lottato a lungo con Ripsimia, il re cominciò a tremare e a rotolarsi per terra. Quella notte, Santa Ripsimia fuggì dalla città. Trovò le sorelle e raccontò loro come era rimasta inviolata.

La mattina seguente alcuni soldati trovarono Ripsimia e prepararono per lei una morte crudele. Per prima cosa le strapparono la lingua, la spogliarono, le legarono mani e piedi a delle colonne, e la bruciarono con delle candele. Poi le squarciarono il ventre con una pietra affilata, cosicché le viscere le caddero fuori. Infine, le cavarono gli occhi e le tagliarono le membra. Avendo compiuto la sua lotta, partì verso Cristo, il donatore di corone.

L’Anziana Gaiaṇḗ e altre due vergini subirono tormenti ancor più grandi. I pagani perforarono loro le gambe, le sospesero a testa in giù e le scorticarono vive. Tagliando loro il collo da dietro, tirarono fuori le lingue e le mozzarono. Poi i loro ventri furono squarciati con pietre affilate, cosicché le viscere caddero a terra. Infine furono decapitate.

Altre trentadue Vergini Martiri (alcune fonti dicono che furono trentacinque) subirono orribili torture, e morirono di spada, poi i loro corpi furono gettati alle bestie selvatiche.

Oltre a queste sante donne, anche settanta uomini che si nascondevano in quella zona subirono il martirio.

Cipriano di Ustiug.

San Cipriano di Ustiug era un ricco proprietario terriero, ma, distogliendosi dalle vanità del mondo, ricevette il Grande Abito Angelico con il nome di Cipriano nel monastero della Santa Trinità a Gledeno.

Gli abitanti della città di Ustiug, da poco fondata, supplicarono san Cipriano di costruire un monastero nei pressi della città. San Cipriano percorse la città e ne osservò la disposizione, poi scelse un luogo vicino a laghetti poco profondi presso le cascate di Ostrozh e iniziò a costruire una cella.

Entro l’anno 1212 egli aveva fondato un monastero in onore dell’Ingresso nel Tempio della Santissima Theotokos, e una chiesa dedicata all’Arcangelo Michele, Principe delle Schiere Celesti. Gli abitanti di Ustiug, vedendo la pietà del santo asceta, gli portarono tutto ciò che gli occorreva per costruire il monastero, e molti vennero per condurre la vita ascetica con san Cipriano, che accoglieva tutti con gioia e con amore.

Il santo monastero crebbe, e, secondo il racconto nella Cronaca di Ustiug, san Cipriano «fu scelto come Superiore del santo monastero e pastore del gregge di Cristo, ma per umiltà non acconsentì a essere ordinato al santo sacerdozio». Vi era una pietra accanto al suo letto, che egli usava per posarvi il capo. Durante le sue preghiere notturne, l’asceta la teneva nelle mani per mantenersi vigilante ed essere costantemente in preghiera.

San Cipriano si presentò al Signore alle ore sei del pomeriggio del 29 settembre 1276, e il suo corpo fu sepolto nel monastero che egli aveva fondato. Più tardi, fu costruita una chiesa sopra le sue sante reliquie e fu dedicata alla festa della Metà della Pentecoste, con anche una cappella in onore di san Cipriano di Cartagine (31 agosto).

Santi Cipriano e Giustina, martiri

San Cipriano era un pagano originario di Antiochia. Fin dalla prima infanzia i suoi fuorviati genitori lo dedicarono al servizio degli dèi pagani. Dall’età di sette anni fino ai trent’anni, Cipriano studiò nei principali centri del paganesimo: sul Monte Olimpo; nelle città di Argo e Tauropolis; nella città egiziana di Menfi; e a Babilonia. Avendo raggiunto un’eminente sapienza nella filosofia pagana e nell’arte della magia, fu iniziato al sacerdozio pagano sul Monte Olimpo. Avendo scoperto un grande potere nell’evocazione degli spiriti impuri, vide il Principe delle Tenebre in persona, parlò con lui e ricevette da lui una schiera di demoni al suo servizio.

Dopo essere tornato ad Antiochia, Cipriano fu venerato dai pagani come un eminente sacerdote pagano, e stupiva la gente con la sua capacità di lanciare incantesimi, di scatenare pestilenze e piaghe, e di evocare i morti. Condusse alla rovina molte persone, insegnando loro a servire i demoni e come lanciare incantesimi magici.

La santa vergine Giustina viveva ad Antiochia. Dopo aver distolto suo padre e sua madre dall’errore del paganesimo e averli condotti alla fede in Cristo, si consacrò allo Sposo celeste e trascorreva il suo tempo in digiuno e preghiera. Quando il giovane Aglaidas (Αγλαΐδας o Αγλαϊος) le propose di sposarlo, la santa rifiutò, perché desiderava restare vergine. Aglaidas cercò l’aiuto di Cipriano. Egli disse che avrebbe fatto in modo che il cuore di Giustina si riempisse di desiderio per il giovane. Ma qualunque cosa Cipriano tentasse, non ottenne nulla, poiché la Santa superava tutte le insidie del diavolo con la preghiera e il digiuno.

Cipriano mandò uno spirito impuro ad attaccare la santa vergine e a suscitare in lei passioni carnali, ma ella le vinse con la potenza del Segno della Croce e con fervente preghiera al Signore.

Benché uno dei demoni, e lo stesso Cipriano, assumessero varie sembianze grazie al potere della magia, non riuscirono a influenzare santa Giustina, che era custodita dalla sua ferma fede in Cristo. Tutti gli incantesimi svanivano, e i demoni fuggivano al solo nominare il nome di Giustina.

Cipriano, infuriato, fece scendere pestilenza e piaga sulla famiglia di Giustina e su tutta la città, ma ciò fu sventato dalla sua preghiera. Il mago portò tribolazione non solo su Giustina e sulla sua famiglia, ma anche su tutta la città. Si sparse la voce che la città veniva punita perché Giustina non voleva sposare Aglaias. Alcune persone andarono da lei e pretesero che sposasse Aglaias, affinché Cipriano non li colpisse con ulteriori afflizioni. Giustina li rassicurò e li assicurò che presto le sventure che Cipriano causava con l’aiuto dei demoni sarebbero finite. Santa Giustina pregò Dio, il potere dei demoni fu distrutto, e tutti furono guariti dalle loro malattie e afflizioni.

La gente cominciò a lodare Cristo e a deridere Cipriano e la sua magia. Convinto che il diavolo fosse impotente davanti al Segno della Croce, e tremasse al nome di Cristo, Cipriano tornò in sé e si rese conto di essersi corrotto diventando un mago e partecipando a ogni sorta di malvagità, facendo del male agli altri e ingannandoli. Aveva ucciso molti con i suoi incantesimi e le sue pozioni, e aveva ucciso molti uomini e donne come offerte sacrificali ai demoni. Era ormai partecipe della sorte dei demoni, e se fosse morto in quel momento, sarebbe stato gettato negli abissi dell’Inferno. Il Signore, però, nella Sua infinita compassione, lo salvò dall’abisso.

San Cipriano vide che il diavolo, al quale serviva, aveva paura di Cristo. Il Maligno ammise di non poter vincere la fanciulla perché aveva timore di «un certo segno» su di lei.

«Se tu ti spaventi persino della sola ombra della Croce e se il solo nome di Cristo ti fa tremare», disse Cipriano, «che cosa farai quando Cristo stesso starà davanti a te?»

Allora il diavolo si scagliò contro il sacerdote pagano e tentò di batterlo e strangolarlo. Per la prima volta, san Cipriano sperimentò il potere del Segno della Croce e del nome di Cristo, proteggendosi dalla furia del Nemico. In seguito, andò dal vescovo locale Anthimos con profonda pentimento e gettò tutti i suoi libri nelle fiamme. Il giorno seguente, entrò in chiesa e non voleva più uscirne, sebbene non fosse ancora stato battezzato.

Con il suo impegno a seguire la giustizia, san Cipriano comprese il grande potere della fede in Cristo, compensando più di trent’anni di servizio a Satana. Sette giorni dopo il suo Battesimo fu tonsurato lettore, il dodicesimo giorno suddiacono, il trentesimo diacono. Dopo un anno fu ordinato sacerdote. Poco dopo, san Cipriano fu elevato al grado di vescovo.

San Cipriano convertì così tanti pagani a Cristo che nella sua diocesi non rimase nessuno a offrire sacrifici agli idoli, e i templi pagani caddero in disuso. Santa Giustina si ritirò in un monastero e fu scelta come sua superiora.

Durante la persecuzione contro i cristiani sotto l’imperatore Diocleziano, il vescovo Cipriano e santa Giustina furono arrestati e condotti a Nicomedia, dove, dopo orribili torture, furono decapitati con la spada. San Cipriano, temendo che il coraggio della santa vergine potesse vacillare vedendo lui messo a morte, chiese del tempo per pregare. Santa Giustina chinò il capo e fu decapitata per prima.

Dopo aver visto i tormenti di santa Giustina, un soldato di nome Theoktistos cadde ai piedi di Cipriano e si dichiarò cristiano, e fu decapitato con loro.

Il geromartire Cipriano, la vergine martire Giustina e il martire Theoktistos soffrirono per Cristo a Nicomedia nell’anno 304.

Le reliquie dei santi Cipriano e Giustina si trovano in vari luoghi del mondo. Uno dei piedi di san Cipriano si trova al Monastero di Iviron sul Monte Athos. Un frammento del cranio di san Cipriano è nella chiesa che porta il loro nome a Menikos, Nicosia. Là si trova anche un piccolo frammento del cranio di santa Giustina. Frammenti delle sante reliquie dei santi Cipriano e Giustina si trovano nel Monastero a loro dedicato a Phylḗ, in Attica. La testa di santa Giustina si trova nel Monastero della Panagia Panachrantou (la Panaghia Panachrantos, la tutta-santa Theotokos) sull’isola greca di Andros. Parte della mano di san Cipriano si trova nella chiesa Zlătari (Calea Victoriei 14, Bucarest, Romania).

San Cassiano il Greco e Taumaturgo

Il venerabile Cassiano (nel mondo Costantino) il Greco, taumaturgo di Uglich (Úglich), era discendente dei principi greci di Mangup (Manuk). Costantino ricevette per il suo tempo un’ottima educazione. Giunse a Mosca da Costantinopoli nel 1478 come membro di un’ambasceria che accompagnava la principessa Sophia – nipote degli imperatori greci Giovanni e Costantino Paleologo (Palaiológos) e sposa del Gran Principe di Mosca Ivan III. Costantino espresse il desiderio di rimanere in Russia. Il Gran Principe Ivan III si offrì di dargli «città e terre per il suo sostentamento», ma egli rifiutò umilmente, poiché la vanità della vita di corte gravava sul suo cuore, che cercava la solitudine e il servizio di Dio nella vita monastica. Con il permesso del Gran Principe, andò a Rostov, dove dapprima dimorò presso l’arcivescovo Ioasaf (Obolenskij). Quando l’arcivescovo decise di deporre la sua cattedra e ritirarsi nel monastero di San Therapon al Lago Bianco, dove in precedenza era stato tonsurato, il principe Costantino lo seguì con gioia. Lì il principe greco ebbe la possibilità della solitudine orante e della vita nella contemplazione di Dio e nella lettura delle Sacre Scritture. Divenne monaco dopo una visione miracolosa avuta una notte, nella quale l’ex igumeno Martiniano (12 gennaio), ma secondo alcune fonti san Therapon (27 maggio), gli comandò di farsi tonsurare. Ben presto il principe Costantino fu ritenuto degno dello schema monastico e del nome Cassiano.

Accadde che lasciasse il monastero con alcuni dei confratelli e discendesse in barca lungo il Volga verso la città di Uglich. Non avendola raggiunta per 15 verste, fu colpito da un luogo pittoresco sulla riva del Volga, non lontano dalla confluenza del fiume Uchma. Lì eresse una croce e costruì una cella. La fama del santo si diffuse lontano e ampiamente, e «molte persone cominciarono a venire per ottenere la sua benedizione, e per vedere come viveva nel deserto, e per conversare con lui». San Cassiano accoglieva tutti con amore, istruendoli sul cammino della salvezza con le sue «parole tranquille».

Con il permesso del principe Andrea, vi fondò un monastero in onore della Dormizione della Santissima Theotokos. Insieme ad alcuni monaci che erano venuti con lui dal monastero di San Therapon, costruì in quel luogo la chiesa della Dormizione, che pose le fondamenta del monastero di Uchem. In seguito, durante una furiosa inondazione, quando il Volga straripò dagli argini, la chiesa subì forti danni. Allora il principe Andrea di Uglich andò di nuovo in aiuto di san Cassiano. Il padre Cassiano era legato a lui non solo da amicizia personale, ma anche da vincoli di parentela spirituale, poiché era padrino del figlio del principe, Demetrio. Il monastero e la chiesa furono trasferiti in un altro luogo, non lontano dall’ubicazione precedente, ma più sicuro. La nuova chiesa fu dedicata al santo profeta Giovanni il Precursore, e divenne chiesa parrocchiale per i villaggi vicini. San Cassiano si esercitò a lungo nelle lotte ascetiche (podvig) nel monastero da lui fondato. Il santo si addormentò nel Signore in età molto avanzata, il 2 ottobre 1504. Le sue sante reliquie furono sepolte nello stesso monastero. Dopo la sua beata dipartita, il giusto Cassiano fu glorificato da numerosi miracoli, attestati dalle registrazioni nella Cronaca di Uglich; in particolare, la sua difesa del monastero dai soldati polacchi durante gli anni 1609–1611.

Un servizio liturgico in onore di san Cassiano fu composto e donato al monastero il 17 maggio 1686 da un devoto figlio del prete moscovita Michael Pimenov, come si dice nel manoscritto che è conservato a Uglich.

L’icona di san Cassiano fu dipinta in modo miracoloso. Un certo prete di nome Simeone, che era iconografo, aveva promesso di dipingerla, ma fu colpito da una grave malattia e non poté adempiere al suo voto fino al trascorrere di due anni. Alla fine si recò dall’igumeno Germogene e gli chiese: «Come devo dipingere l’icona del santo?» L’igumeno gli diede un foglio su cui era scritto come raffigurare san Cassiano. Mentre rifletteva su come eseguire il suo incarico, il prete si addormentò e vide il volto del santo anziano tracciato sulla tavola; gli sembrò che un monaco stesse in piedi al suo capezzale, esattamente come la figura sull’icona.

Il venerabile Cassiano apparve anche a molti altri, e non dimenticò il suo monastero, concedendogli non solo benedizioni spirituali, ma anche beni temporali, rendendo così testimonianza della sua incessante protezione sui fratelli che aveva riunito.

San Cassiano di Uglich è commemorato il 2 ottobre (la sua beata dipartita); il 21 maggio (il suo onomastico); e di nuovo il 23 maggio (Sinassi dei santi di Rostov e Jaroslavl).

Gregorio igumeno di Pelsheme

San Gregorio di Pelsheme, Vologda, nacque nella città di Galich, nella gubernija di Kostroma. Proveniva dalla stirpe nobiliare dei Lopotov. Quando il giovane raggiunse l’età di quindici anni, i suoi genitori vollero farlo sposare, ma morirono senza vedere realizzato questo loro desiderio. Il giovane Gregorio distribuì ai poveri l’eredità che gli era stata lasciata, ed entrò nel monastero della Santissima Theotokos sulla riva del lago di Galich.

L’Igumeno del monastero guardava con diffidenza al nuovo monaco a causa della sua giovinezza e della sua origine nobiliare. Perciò mise Gregorio in obbedienza a un Anziano esperto. Con grande umiltà san Gregorio serviva tutti i fratelli. Dopo un certo tempo fu ordinato sacerdote. Ben presto la fama di san Gregorio come pastore si diffuse, e molti cominciarono a recarsi da lui per ricevere guida e consigli spirituali.

Il principe di Galich chiese al monaco di essere padrino dei suoi figli. Gravato dalla fama e dalla vicinanza dei parenti, il monaco si recò a Rostov per venerare le reliquie di san Leonzio (23 maggio), e si stabilì nel monastero di sant’Abramio (29 ottobre). Ma anche qui la notizia delle imprese ascetiche del santo si diffuse rapidamente.

I monaci del monastero del Salvatore (Yakovlev) si rivolsero all’arcivescovo Dionisio di Rostov (1418-1425) con la richiesta di assegnare san Gregorio alla guida del loro monastero. Per umiltà il monaco accettò la direzione del monastero, ma dopo due anni lasciò segretamente il monastero e si ritirò nella foresta di Vologda.

Nella solitudine di Sosnovetsk fece conoscenza di san Dionisio di Glushitsa (1 giugno). Quando il Signore ispirò il santo asceta a fondare un proprio monastero, san Dionisio approvò l’intenzione del suo amico. Con una croce sulle spalle, san Gregorio attraversò il fiume Pelsheme e piantò la croce in un intrico di cespugli sulla riva del fiume.

Il primo monaco del nuovo monastero fu il sacerdote Alexis, in monachesimo Alessandro. Nel 1426 fu costruita nel monastero una chiesa in onore della Santissima Theotokos. Le sue icone furono dipinte da san Dionisio, e lo stesso san Gregorio copiava i testi sacri per il monastero. Gradualmente il numero dei monaci crebbe, il monastero si ingrandì e divenne più famoso.

San Gregorio si preoccupava della crescita della pietà nel monastero e, allo stesso tempo, condivideva il destino della sua patria. Nell’anno 1433 andò a Mosca per indurre il principe di Galich, Yuri Dimitrievich, che aveva usurpato il principato di Mosca a Basilio il Nero, a restituire Mosca al principe Basilio. Il principe Yuri obbedì all’Anziano monaco.

Ma nel 1434 il figlio del principe Yuri, Demetrio Shemyaka, iniziò a devastare le terre di Vologda appartenenti al Gran Principe. San Gregorio, addolorato per la discordia e la violenza, si recò da Demetrio Shemyaka e gli rivolse parole ardite. «Principe Demetrio,» disse il monaco, «tu fai cose che non sono cristiane. Sarebbe stato meglio se fossi andato in una terra pagana, presso un popolo vile e ignorante di Dio. Vedove e orfani gridano contro di te a Dio. Quante persone periranno di fame e di freddo a causa tua, e se non smetterai presto il fratricidio, lo spargimento di sangue e la violenza, allora perderai sia la tua gloria sia il tuo principato».

Dopo questa audace denuncia, Shemyaka diede ordine di gettare il santo Anziano da un ponte. Per diverse ore il monaco giacque là, immobile. Le sue denunce produssero l’effetto desiderato, e Shemyaka lasciò presto Vologda. Il coraggio del monaco non fece che aumentare la venerazione nei suoi confronti. Prima della sua morte ricevette i Santi Misteri, rivolse una parola di guida ai fratelli e nominò come igumeno del monastero il suo compagno di ascesi Alessandro. San Gregorio si addormentò nel Signore il 30 settembre 1442 e fu sepolto nel monastero da lui fondato.

Gregorio im

Il ieromartire Gregorio, Illuminatore della Grande Armenia, nacque nell’anno 257. Discendeva dalla stirpe dei re arsacidi dei Parti. Anak, il padre di san Gregorio, era per nascita un Parto. Nella sua ricerca del trono armeno, Anak e suo fratello assalirono con le spade il loro parente, il re Kursar, lasciandolo mortalmente ferito. I servi del re lo trovarono ancora vivo, ed egli fu in grado di raccontare loro ciò che era accaduto. Prima di spirare, il re ordinò l’esecuzione di Anak, di suo fratello e anche delle loro mogli e dei loro figli. Gli assassini furono catturati presso un fiume, dove furono uccisi e i loro corpi gettati nell’acqua.

Uno dei parenti di Anak salvò Gregorio e suo fratello, che erano ancora lattanti, e li nascose in casa sua. Vi fu una rivolta in Armenia, e il re Artasirus di Persia riuscì a conquistare l’Armenia e a sottometterla al suo dominio. Quanto ai figli di Anak: uno fu portato in Persia, e Gregorio fu mandato nell’Impero Romano.

Quando giunse all’età adulta, Gregorio visse a Cesarea di Cappadocia, dove fu convertito alla fede cristiana. Gregorio si sposò ed ebbe due figli, ma presto rimase vedovo. Gregorio crebbe i suoi figli nella pietà. Uno di loro, Orthanes, divenne poi presbitero, e l’altro, Arostanes, fu tonsurato monaco e si recò nel deserto per vivere in solitudine.

Per espiare il peccato di suo padre, che aveva ucciso il padre di Tiridate, Gregorio entrò al servizio di quest’ultimo e gli fu un servo fedele. Tiridate, che prestava servizio nell’esercito romano, amava Gregorio come un amico, ma quando seppe che Gregorio era cristiano, si adirò. San Gregorio, tuttavia, non badò all’ingiusta ira del suo padrone.

Quando i Goti attaccarono l’Impero Romano, il principe dei Goti sfidò l’Imperatore a un combattimento singolare. L’Imperatore ebbe paura di battersi con il principe, così fece indossare a Tiridate la sua armatura e lo mandò al suo posto. Tiridate sconfisse il suo avversario senza usare la spada e lo condusse prigioniero all’Imperatore. Poi tutto l’esercito gotico fu sconfitto. In segno di gratitudine, l’Imperatore fece Tiridate re d’Armenia. Quando Tiridate offrì sacrifici ai suoi “dèi” per la sua nuova dignità, volle che Gregorio sacrificasse con lui. Gregorio rifiutò, e così Tiridate ordinò che fosse torturato.

Il santo fu sospeso a testa in giù, con una pietra legata al collo, e per diversi giorni lo soffocarono con un fumo maleodorante, lo percossero e lo schernirono, e lo costrinsero a camminare con sandali di ferro irti di chiodi.

Durante questi tormenti, san Gregorio cantava i Salmi. In carcere il Signore guarì tutte le sue ferite. Quando Gregorio si presentò davanti al re, lieto e illeso, questi ne fu sbalordito e ordinò che i tormenti fossero ripetuti. San Gregorio li sopportò, senza vacillare, con la stessa decisione e lo stesso portamento di prima. Poi versarono su di lui stagno fuso e lo gettarono in una fossa piena di serpenti, scorpioni e altre creature velenose. Il Signore, tuttavia, preservò il suo eletto, ed egli rimase illeso.

Alcune pie donne lo mantennero in vita per quattordici anni, nutrendolo con pane che gli calavano di nascosto nella fossa. Un santo angelo apparve al martire, fortificandolo e incoraggiandolo. In questo tempo il re Tiridate uccise la santa vergine santa Ripsimia (Ριψιμία, o Ριψίμη), l’anziana Gaianḗ (Γαϊανή), e altre 32 sante vergini martiri (alcune fonti dicono 35) provenienti dall’Asia Minore. Tiridate, che sembrava aver perso la ragione dopo questo, si riprese sei giorni più tardi. Allora l’ira di Dio colpì il re Tiridate, i suoi collaboratori e i soldati che avevano partecipato all’esecuzione delle vergini. Assaliti dai demoni, il loro aspetto somigliava a quello di cinghiali selvatici, come già era accaduto a Nabucodonosor (Daniele 4,30). Correndo per boschi e campi, laceravano le loro vesti e divoravano la propria carne.

San Gregorio fu tirato fuori dalla fossa, quindi fu lavato, rivestito di abiti puliti e rifocillato. Poi fu condotto dal re. Tutti si inchinarono davanti a lui, supplicandolo di chiedere a Dio di guarire il re e anche gli altri responsabili dell’uccisione delle sante vergini martiri. Per prima cosa, il santo chiese delle loro reliquie, che erano rimaste insepolte per nove giorni. San Gregorio seppellì i corpi, poi cominciò a predicare al popolo, esortandolo a convertirsi dalle tenebre dell’idolatria a Cristo. Il popolo giunse a credere in Cristo e desiderò edificare una grande chiesa. Quando fu completata, san Gregorio vi fece portare le reliquie delle sante monache. Poi condusse il re Tiridate nella chiesa, davanti ai corpi dei santi che egli aveva ucciso, affinché essi pregassero Cristo per lui. Egli si pentì e subito il suo volto fu ricondotto al suo aspetto originario.

Presto tutta l’Armenia fu convertita a Cristo. I templi degli idoli furono distrutti, e furono costruite chiese per il culto dell’unico vero Dio. San Gregorio ordinò presbiteri, istituì scuole, fondò monasteri e provvide al buon ordine della Chiesa.

Dopo questo, san Gregorio si ritirò nel deserto, dove terminò la sua vita terrena in modo gradito al Signore. Suo figlio Aristanes fu ordinato vescovo in Cappadocia, e fu uno dei 318 Santi Padri del Concilio di Nicea.

Onofrio di Georgia

San Onofrio di Gareji (Otar Machutadze nel mondo) visse e faticò nel XVIII secolo. Era un aristocratico kartliano celebre per la sua ricchezza, ospitalità e carità.

Desiderando ardentemente la vita ascetica, Otar portava un cilicio sotto le sue vesti signorili e pregava incessantemente Dio per avere la forza di condurre la vita monastica. Egli rivelò la sua volontà a sua moglie: “Ho sete di staccarmi da questo mondo e di avvicinarmi a Cristo”, disse. “Perciò ti chiedo perdono per tutte le mie colpe, sia volontarie che involontarie”.

La sua fedele moglie acconsentì e gli permise di andare in pace. Otar viaggiò con i suoi due figli più grandi a Tbilisi, li benedisse e diede loro l’addio per l’ultima volta. Poi si mise in cammino verso il Monastero di David-Gareji, che a quel tempo era guidato dal superiore dal cuore gentile archimandrita Herman.

L’archimandrita Herman accolse Otar con grande gioia e, dopo poco tempo, lo tonsurò monaco col nome di Onofrio.

Il beato Onofrio era un uomo pacifico, umile e obbediente, e un instancabile asceta. Vegliava durante la notte e, dopo le preghiere del mattino, scendeva nel burrone e continuava a cantare i salmi, versando lacrime per le sue colpe passate. Mangiva un solo pasto al giorno di pane e acqua, dopo l’ora dei Vespri. Una volta i daghestani assalirono il Monastero di David-Gareji, saccheggiarono la chiesa e fecero prigionieri diversi monaci, tra cui Onofrio, i sacerdoti Massimo e Ioakime, e quattro diaconi. Onofrio era il più anziano tra loro. I miscredenti avevano deciso di pugnalarlo a morte, ma il Signore lo protesse dal loro malvagio disegno.

Secondo la volontà del Dio onnimisericordioso, Onofrio fu liberato e tornò al monastero.

La fraternità era impoverita dopo l’invasione, così l’archimandrita Herman inviò san Onofrio in missione a chiedere elemosine. Era difficile per san Onofrio lasciare il monastero, ma egli obbedì senza esitazione alla volontà del suo superiore: l’ex aristocratico cominciò ad andare di porta in porta, mendicando la carità. A Tskhinvali in Samachablo san Onofrio attirò l’attenzione di una folla di persone che conducevano un giovane indemoniato. Il santo si avvicinò a loro e scoprì che stavano portando il giovane da un indovino per ricevere aiuto.

Con amore e grande franchezza san Onofrio si rivolse alla folla dicendo: “Figli miei, un tale comportamento non è degno di credenti cristiani. Portate il giovane a me!”.

La madre del giovane cadde in ginocchio davanti a lui, implorando aiuto, ma san Onofrio la rialzò e proclamò: “Io sono venuto portando terra dalla tomba di san Davide di Gareji. Questo aiuterà vostro figlio!” Sciolse un pizzico di quella terra in acqua e la diede da bere al giovane, che fu immediatamente guarito.

San Onofrio prese con sé il figlio più piccolo, Giovanni, e tornò al monastero con una grande quantità di provviste.

Una volta un certo arabo con un occhio ferito venne al monastero in cerca di aiuto. San Onofrio gli lavò l’occhio con acqua dalla sorgente santa di David-Gareji, ed egli fu immediatamente guarito.

Più tardi san Onofrio desiderò essere tonsurato nello schema grande. Il superiore era titubante e disse a Onofrio di rimanere per venti o trenta giorni presso la tomba di san Davide, pregando e supplicando Dio di rivelare la Sua volontà. Il santo rimase là in preghiera e, dopo trenta giorni, Dio rivelò all’abate che padre Onofrio era veramente degno di questo onore. Allora lo schema-monaco Onofrio fece voto di silenzio e cominciò a dormire su una stuoia logora. Sotto le sue vesti portava una pesante catena e lasciava la sua cella solo per partecipare ai divini servizi.

Ben presto il beato Onofrio si indebolì talmente da non essere più in grado di stare in piedi. I fratelli lo supplicarono di stendersi su un letto e di appoggiare la testa su un cuscino, ma il beato Onofrio aprì la bocca per la prima volta da quando aveva fatto il voto di silenzio e disse: “Ho fatto voto di concludere i miei giorni su questa stuoia”.

San Onofrio sopportò le sue infermità con rendimento di grazie e ripeteva incessantemente la Preghiera di Gesù. Quando le persone venivano a ricevere la sua benedizione, egli le accoglieva dicendo: “Lasciate che io baci il lembo delle vostre vesti e lavi i vostri piedi con le mie lacrime!”.

Sentendo che la fine dei suoi giorni si avvicinava, san Onofrio si comunicò dei Santi Doni e, diciotto giorni dopo, nella festa della Teofania, si addormentò nel Signore.

San Onofrio fu sepolto sul lato sud della tomba di san Davide di Gareji, vicino alla finestra dell’altare.

Sinassi della Panaghia Eleftherotria a Vassaras.

Questa miracolosa apparizione della Madre di Dio avvenne a Costantinopoli, a metà del X secolo, nella chiesa di Blachernae, dove la sua veste, il suo velo e una parte della sua cintura erano conservati dopo essere stati trasferiti dalla Palestina nel V secolo.

Domenica 1 ottobre, durante la Veglia di Tutta la Notte, quando la chiesa era gremita di persone in preghiera, il folle in Cristo sant’Andrea (2 ottobre), alla quarta ora, alzò gli occhi verso i cieli e vide la nostra santissima Signora Theotokos che veniva attraverso l’aria, splendente di luce celeste e circondata da un’assemblea di Santi. San Giovanni il Battista e il santo apostolo Giovanni il Teologo accompagnavano la Regina del Cielo. Inginocchiata, la santissima Vergine pregò con lacrime per i cristiani per lungo tempo. Poi, avvicinandosi al Trono del Vescovo, continuò la sua preghiera.

Terminata la sua preghiera, prese il suo velo e lo stese sul popolo che pregava nella chiesa, proteggendolo dai nemici visibili e invisibili. La santissima Signora Theotokos era raggiante di gloria celeste, e il velo protettore nelle sue mani brillava “più dei raggi del sole.” Sant’Andrea guardava tremando la visione miracolosa e chiese al suo discepolo, il beato Epifanio, che stava accanto a lui: “Vedi, fratello, la santa Theotokos che prega per tutto il mondo?” Epifanio rispose: “La vedo, santo Padre, e sono preso da timore.”

L’onnibeata Madre di Dio supplicò il Signore Gesù Cristo di accogliere le preghiere di tutto il popolo che invoca il suo santissimo Nome, e di rispondere prontamente alla sua intercessione: “O Re celeste, accogli tutti coloro che Ti pregano e invocano il mio nome per aiuto. Non permettere che si allontanino dalla mia icona inascoltati.”

I santi Andrea ed Epifanio furono ritenuti degni di vedere la Madre di Dio in preghiera, e “per lungo tempo osservarono il Velo Protettore steso sul popolo e splendente di guizzi di gloria. Finché la santissima Theotokos fu là, anche il Velo Protettore rimase visibile, ma con la sua partenza divenne invisibile. Dopo averlo preso con sé, lasciò dietro di sé la grazia della sua visita.”

Nella chiesa di Blachernae si conservò la memoria della miracolosa apparizione della Madre di Dio. Nel XIV secolo il pellegrino e chierico russo Alessandro vide nella chiesa un’icona della santissima Theotokos che prega per il mondo, raffigurante sant’Andrea in contemplazione di lei.

La Cronaca Primaria di sant’Nestor riflette che la protettiva intercessione della Madre di Dio fu necessaria a causa di un attacco di una grande flotta russa pagana guidata da Askole e Dir. La festa celebra la distruzione divina della flotta che minacciava la stessa Costantinopoli, in un momento compreso tra gli anni 864-867 o, secondo lo storico russo Vasiliev, il 18 giugno 860. Ironicamente, questa festa è considerata più importante dagli Slavi che dai Greci.

La Cronaca Primaria di sant’Nestor nota anche che la miracolosa liberazione seguì una Veglia di tutta la notte e l’immersione della veste della Madre di Dio nelle acque del mare presso la chiesa di Blachernae, ma non menziona i santi Andrea ed Epifanio e la loro visione della Madre di Dio in preghiera. Questi ultimi elementi, e gli inizi della celebrazione della Festa della Protezione, sembrano essere posteriori a sant’Nestor e alla Cronaca. Si può rilevare un’ulteriore complicazione storica sotto il (2 ottobre), che data la morte di sant’Andrea all’anno 936.

L’anno della morte potrebbe non essere del tutto affidabile, o l’affermazione che egli sia sopravvissuto fino a tarda età dopo la visione della sua giovinezza, o che la sua visione riguardasse qualche successiva incursione pagana russa che subì la stessa sorte. L’ipotesi che sant’Andrea fosse uno Slavo (o uno Scita secondo altre fonti, come S. V. Bulgakov) è interessante, ma non necessariamente accurata. L’estensione dell’espansione slava e del ripopolamento in Grecia è oggetto di dispute accademiche.

Nel Prologo, un libro russo del XII secolo, una descrizione dell’istituzione della speciale Festa che commemora questo evento afferma: “Poiché quando udimmo, comprendemmo quanto meravigliosa e misericordiosa fosse la visione… e avvenne che la tua santa Protezione non dovesse rimanere senza festiva celebrazione, o Sempre-Beata!”

Pertanto, nella festa della celebrazione della Protezione della Madre di Dio, la Chiesa russa canta: “Con i cori degli Angeli, o Sovrana Signora, con i venerabili e gloriosi profeti, con i primi tra gli Apostoli e con gli Ieromartiri e i Gerarchi, prega per noi peccatori che glorifichiamo la Festa della tua Protezione nella Terra russa.” Inoltre, sembra che sant’Andrea, che contemplò la visione miracolosa, fosse uno Slavo, fosse stato fatto prigioniero e fosse diventato schiavo di un abitante locale di Costantinopoli di nome Theognostus.

Le chiese in onore della Protezione della Madre di Dio cominciarono ad apparire in Russia nel XII secolo. Ampiamente noto per il suo pregio architettonico è il tempio della Protezione sul Nerl, costruito nell’anno 1165 dal santo principe Andrea Bogoliubsky. Gli sforzi di questo santo principe istituirono anche nella Chiesa russa la Festa della Protezione della Madre di Dio, verso l’anno 1164.

A Novgorod nel XII secolo vi era un monastero della Protezione della santissima Theotokos (il cosiddetto monastero Zverin). A Mosca, inoltre, sotto lo zar Ivan il Terribile fu costruita la cattedrale della Protezione della Madre di Dio presso la chiesa della Santa Trinità (nota come chiesa di san Basilio il Beato).

Nella Festa della Protezione della santissima Theotokos imploriamo la difesa e l’assistenza della Regina del Cielo: “Ricordati di noi nelle tue preghiere, o Signora Vergine Madre di Dio, affinché non periamo per l’aumento dei nostri peccati. Proteggici da ogni male e da gravi sventure, poiché in te poniamo la nostra speranza, e venerando la Festa della tua Protezione, ti magnifichiamo.”

Michele primo metropolita di Kiev

San Michele, primo metropolita di Kiev, secondo la Cronaca di Joakim era di nascita siriano, ma secondo altre cronache era bulgaro o serbo. Nell’anno 989, egli arrivò a Korsun con altri chierici per il santo principe Vladimir (15 luglio), non molto tempo dopo il Battesimo di Vladimir (988).

Come primo metropolita della Chiesa russa il suo servizio fu difficile, ma ricolmo di grazia. Con zelo percorse la terra russa da poco illuminata, predicando il Santo Vangelo, battezzando e istruendo il popolo da poco illuminato, fondando le prime chiese e scuole religiose.

A Rostov egli istituì la prima chiesa di legno in onore della Dormizione della Santissima Theotokos e vi pose come vescovo Teodoro il Greco. San Michele fu un ierarca saggio e mite, ma anche severo. La Chiesa russa ha conservato la memoria delle lodevoli opere del santo. Nel Synodikon delle cattedrali di Santa Sofia di Novgorod e di Kiev egli è a ragione chiamato l’iniziatore.

San Michele morì nell’anno 992 e fu sepolto nella chiesa della Decima (Desyatin-Tithe) della Santissima Theotokos a Kiev. Intorno all’anno 1103, sotto l’igumeno sant’Theoctisto (in seguito vescovo di Chernigov, 5 agosto), le sue reliquie furono trasferite nella Grotta di Antonio, e il 1 ottobre 1730 nella Grande Chiesa delle Grotte.

Anticamente, la sua memoria era celebrata il 2 settembre, insieme ai santi Antonio e Teodosio delle Grotte. Rimane traccia di questa più antica celebrazione nel servizio a san Michele. Nel secondo verso delle “Lodi” cantiamo: “Avendo iniziato il nuovo anno, ti offriamo i nostri primi canti, o beato, poiché tu fosti l’inizio della gerarchia nella terra russa”.

San Michele è commemorato due volte durante l’anno liturgico. La sua principale festa è il 15 giugno (il suo beato riposo nel 992). È anche commemorato il 30 settembre (la traslazione delle sue reliquie).

Santa Protezione della Santissima Madre di Dio alle Blacherne

Questa miracolosa apparizione della Madre di Dio avvenne a Costantinopoli, a metà del X secolo, nella chiesa delle Blacherne, dove la sua veste, il suo velo e parte della sua cintura erano conservati dopo essere stati trasferiti dalla Palestina nel V secolo.

Domenica 1 ottobre, durante la Veglia di Tutta la Notte, mentre la chiesa era gremita di oranti, il folle in Cristo sant’Andrea (2 ottobre), alla quarta ora, alzò gli occhi al cielo e vide la nostra santissima Sovrana, la Theotokos, venire attraverso l’aria, raggiante di luce celeste e circondata da un’assemblea di Santi. San Giovanni Battista e il santo apostolo Giovanni il Teologo accompagnavano la Regina del Cielo. In ginocchio, la santissima Vergine pregò in lacrime per i cristiani per molto tempo. Poi, avvicinandosi al trono del vescovo, proseguì la sua preghiera.

Terminata la preghiera, prese il suo velo e lo distese sul popolo che pregava in chiesa, proteggendolo dai nemici visibili e invisibili. La santissima Sovrana, la Theotokos, era raggiante di gloria celeste, e il velo protettivo nelle sue mani brillava «più dei raggi del sole». Sant’Andrea guardava tremando la visione miracolosa e chiese al suo discepolo, il beato Epifanio, che stava accanto a lui: «Vedi, fratello, la santa Theotokos, che prega per tutto il mondo?» Epifanio rispose: «Vedo, santo padre, e sono pieno di timore reverente».

La sempre Benedetta Madre di Dio supplicò il Signore Gesù Cristo di accogliere le preghiere di tutto il popolo che invocava il suo santissimo Nome e di rispondere prontamente alla sua intercessione: «O Re celeste, accogli tutti coloro che Ti pregano e invocano il mio nome in cerca di aiuto. Non permettere che si allontanino inascoltati dalla mia icona».

I santi Andrea ed Epifanio furono giudicati degni di vedere la Madre di Dio in preghiera, e «per lungo tempo osservarono il Velo protettivo steso sul popolo e splendente di bagliori di gloria. Finché la santissima Theotokos restò là, anche il Velo protettivo rimase visibile, ma con la sua partenza divenne invisibile. Dopo averlo preso con sé, lasciò dietro di sé la grazia della sua visita».

Nella chiesa delle Blacherne si serbava memoria della miracolosa apparizione della Madre di Dio. Nel XIV secolo, il pellegrino e chierico russo Alessandro vide nella chiesa un’icona della santissima Theotokos che pregava per il mondo, raffigurando sant’Andrea nell’atto di contemplarla.

La Cronaca Primaria di sant’Nestor riflette che la protettiva intercessione della Madre di Dio era necessaria a causa dell’attacco di una grande flotta russa pagana sotto la guida di Askole e Dir. La festa celebra la distruzione divina della flotta che minacciava la stessa Costantinopoli, in un momento compreso tra gli anni 864-867 o, secondo lo storico russo Vasiliev, il 18 giugno 860. Ironia vuole che questa festa sia considerata più importante dagli Slavi che dai Greci.

La Cronaca Primaria di sant’Nestor osserva anche che il miracoloso scampato pericolo seguì una Veglia di tutta la notte e l’immersione della veste della Madre di Dio nelle acque del mare presso la chiesa delle Blacherne, ma non menziona i santi Andrea ed Epifanio e la loro visione della Madre di Dio in preghiera. Questi ultimi elementi, e l’inizio della celebrazione della festa della Protezione, sembrano essere posteriori a sant’Nestor e alla Cronaca. Si può notare un’ulteriore complicazione storica al 2 ottobre, che data la morte di sant’Andrea all’anno 936.

L’anno della morte potrebbe non essere del tutto attendibile, oppure non lo è l’affermazione che egli sia sopravvissuto fino a tarda età dopo la visione della sua giovinezza, o che la sua visione riguardasse qualche successiva incursione russa pagana che ebbe lo stesso destino. È interessante, ma non necessariamente accurata, l’ipotesi che sant’Andrea fosse uno Slavo (o uno Scita, secondo altre fonti, come S. V. Bulgakov). L’estensione dell’espansione slava e del ripopolamento della Grecia è oggetto di dibattito tra gli studiosi.

Nel Prologo, un libro russo del XII secolo, una descrizione dell’istituzione della speciale festa che commemora questo evento afferma: «Poiché quando udimmo, capimmo quanto meravigliosa e misericordiosa fosse la visione… e si stabilì che la tua santa Protezione non dovesse restare priva di festiva celebrazione, o Sempre Benedetta!»

Pertanto, nella festiva celebrazione della Protezione della Madre di Dio, la Chiesa russa canta: «Con i cori degli Angeli, o Sovrana Signora, con i venerabili e gloriosi profeti, con i primi tra gli apostoli e con gli ieromartiri e i gerarchi, prega per noi peccatori che glorifichiamo la festa della tua Protezione nella terra russa». Inoltre, sembra che sant’Andrea, contemplando la visione miracolosa, fosse uno Slavo, che fu fatto prigioniero e divenne schiavo di un abitante del luogo di Costantinopoli di nome Theognostus.

Le chiese in onore della Protezione della Madre di Dio cominciarono ad apparire in Russia nel XII secolo. È ampiamente noto, per il suo valore architettonico, il tempio della Protezione sul Nerl, che fu costruito nell’anno 1165 dal santo principe Andrej Bogoljubskij. Lo zelo di questo santo principe stabilì anche nella Chiesa russa la festa della Protezione della Madre di Dio, circa nell’anno 1164.

A Novgorod, nel XII secolo, vi era un monastero della Protezione della santissima Theotokos (il cosiddetto monastero Zverin). Anche a Mosca, sotto lo zar Ivan il Terribile, fu costruita la cattedrale della Protezione della Madre di Dio presso la chiesa della santa Trinità (nota come chiesa di san Basilio il Beato).

Nella festa della Protezione della santissima Theotokos imploriamo la difesa e l’assistenza della Regina del Cielo: «Ricordaci nelle tue preghiere, o Signora Vergine Madre di Dio, affinché non periamo per l’aumento dei nostri peccati. Proteggici da ogni male e da dolorose sventure, poiché in te poniamo la nostra speranza, e venerando la festa della tua Protezione, ti magnifichiamo».

San Gregorio il Domestico

San Gregorio il Domestico (capo cantore) fu contemporaneo di San Giovanni Koukouzelis, e visse nella Grande Lavra del Monte Athos in pietà e ascesi. Come San Giovanni, cantava anch’egli nel coro di destra nella Grande Lavra, e fu persino chiamato Gregorio Koukouzelis in onore del suo istruttore. San Gregorio era noto per la sua perizia tecnica e per la dolcezza della sua voce. Cantava il servizio della Veglia con grande riverenza e compunzione, senza mai sedersi in chiesa.

Il patriarca Callistos I (20 giugno) aveva introdotto l’uso di cantare “Tutta la creazione gioisce” alla Liturgia di San Basilio al posto di “È veramente degno…”. Il patriarca Filoteo (8 ottobre), che gli succedette, restituì “È veramente degno” alla Liturgia di San Basilio. Subito dopo, San Gregorio cantò “Tutta la creazione gioisce” durante la Liturgia alla vigilia della Teofania, alla presenza del patriarca Gregorio di Alessandria. La Santissima Theotokos apparve a San Gregorio e lo ringraziò per aver cantato l’inno in suo onore. Gli porse anche una moneta d’oro. Da allora, “Tutta la creazione” viene cantato alla Liturgia di San Basilio.

San Gregorio si addormentò nel Signore nel 1355.

Dada

I Santi Martiri Dadas, Gabdelas e Kazdoa (Kasdoe) accettarono la morte per Cristo sotto l’imperatore persiano Sapor. Dadas era il maggiordomo principale di Sapor, e i Santi Gabdelas e Kazdoa erano i figli dello stesso crudele imperatore.

Non sapendo che il Santo Dadas era cristiano, l’imperatore lo nominò governatore di uno dei distretti persiani. Quando ciò fu scoperto, egli fu privato di tutti gli onori, mandato alla corte del crudele torturatore Andromelik e condannato a essere bruciato. Avvicinandosi al rogo, il Santo Dadas si protesse con il Segno della Croce, e il fuoco si spense.

Vedendo questo miracolo, il figlio sbigottito dell’imperatore, Gabdelas, credette in Cristo e, in presenza di tutti, confessò la sua fede. Il giudice lo riferì all’imperatore, e questi comandò che il Santo Gabdelas fosse ferocemente torturato. Ma in tutte le sofferenze la forza divina preservò il santo.

Un angelo del Signore lo consolava, e ogni volta il Signore gli restituiva salute e forza. Contemplando la guarigione miracolosa del santo martire, molti prigionieri che erano con lui in carcere divennero cristiani, persino lo stregone Gargal, e così accettarono il martirio. La figlia dell’imperatore, Kazdoa, sorella del Martire Gabdelas, lo visitava di nascosto in prigione e gli portava acqua.

Un’altra volta Kazdoa vide suo fratello quando i torturatori lo martirizzavano di nuovo. Il santo martire era appeso a una croce, e una scarica di frecce fu scagliata contro di lui, ma le frecce rimbalzarono e colpirono gli arcieri. Vedendo sua sorella, egli la persuase a credere in Cristo. La Santa Kazdoa si confessò cristiana e, per comando di suo padre, l’imperatore Sapor, fu crudelmente percossa e gettata in prigione, dove suo fratello languiva.

Soffrendo per le sue ferite, la Santa Kazdoa chiese a suo fratello di pregare per lei. Il Santo Gabdelas, dopo aver recitato la preghiera, assicurò sua sorella che non avrebbe più sofferto. Il giorno seguente, durante nuove torture, il Santo Gabdelas, vedendo due presbiteri, Dadias e Abdi, chiese loro di portare olio e acqua, poiché desiderava ardentemente ricevere il santo Battesimo.

In quel momento una nube adombrò il martire, dalla quale sgorgarono acqua e olio, e si udì una voce: “Servo di Dio, hai già ricevuto il Battesimo.” Il volto del martire divenne radioso, e nell’aria si diffuse il profumo di un unguento. Il torturatore comandò che il santo fosse trafitto con le lance, e dopo alcune ore egli morì con la preghiera sulle labbra.

Il suo corpo fu tagliato in tre parti, ma i presbiteri Dadias, Abdi e il diacono Armazates presero le sacre reliquie e le seppellirono con reverenza. Anche il corpo del santo Martire Dadas, che essi avevano pure torturato a lungo e fatto a pezzi, fu segretamente sepolto dai cristiani.

A mezzanotte il Martire Gabdelas apparve al presbitero Dadias, gli diede un vaso con olio e lo mandò dalla martire Kazdoa perché la unguesse con l’olio e le desse i Santi Misteri. Il presbitero fece ciò e, proprio alla fine, disse alla santa martire: “Dormi, sorella, fino alla venuta del Signore”, e la Santa Kazdoa partì verso il Signore. La madre della santa martire la preparò per la sepoltura e con gioia la seppellì insieme al Martire Gabdelas.

Ciriaco anacoreta b.

San Ciriaco (Kyriákos) nacque nella città greca di Corinto dal sacerdote Giovanni e da sua moglie Eudokía. Il vescovo Pietro di Corinto, che era un parente di famiglia, vedendo che Ciriaco era un fanciullo tranquillo e assennato, lo fece Lettore in chiesa. La sua lettura costante delle Sacre Scritture risvegliò in lui l’amore per il Signore, e gli fece desiderare una vita pura e santa.

Quando non aveva ancora diciotto anni, Ciriaco fu profondamente toccato durante una funzione liturgica dalle parole del Vangelo: «Se qualcuno vuol venire dietro a Me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e Mi segua» (Matteo 16,24). Egli credette che queste parole si applicassero a lui, così andò direttamente al porto senza passare da casa, salì su una nave e si recò a Gerusalemme.

Dopo aver visitato i luoghi santi, Ciriaco visse per alcuni mesi in un monastero non lontano da Sion, in obbedienza all’igumeno Abba Eustorgios (Eustórgios). Più tardi, con la benedizione di quest’ultimo, si recò alla laura nel deserto di Sant’Eutimio il Grande (20 gennaio). Sant’Eutimio, discernendo in Ciriaco grandi doni di Dio, lo rivestì dello schema monastico e lo pose sotto la guida di San Gerasimo (Gerásimos) (4 marzo), che lo addestrò all’ascesi nel Monastero di San Theoktistos (Theóktistos) presso il Giordano.

San Gerasimo, tenendo conto del fatto che Ciriaco era molto giovane, gli ordinò di vivere in un monastero cenobitico con i fratri. Il giovane monaco adempié facilmente alle sue obbedienze monastiche: pregava con fervore, dormiva poco e mangiava soltanto un giorno sì e uno no, sostenendosi con pane e acqua.

Era consuetudine per i monaci andare nel deserto di Rouva durante la Grande Quaresima e ritornare al monastero la Domenica delle Palme. Vedendo il rigoroso digiuno del giovane monaco, San Gerasimo decise di prenderlo con sé. Nella completa solitudine, gli asceti raddoppiarono i loro sforzi. Ogni domenica San Gerasimo comunicava il suo discepolo ai Santi Misteri.

Dopo la morte di San Gerasimo, il ventisettenne Ciriaco tornò alla laura di Sant’Eutimio, che non era più tra i viventi. Padre Ciriaco chiese una cella solitaria e là si dedicò a gare ascetiche nel silenzio, parlando soltanto con il monaco Tommaso. Ma Tommaso fu mandato ad Alessandria, dove fu consacrato vescovo, e San Kyriákos trascorse altri dieci anni in completo silenzio. All’età di trentasette anni fu ordinato diacono.

Quando si produsse una spaccatura tra i monasteri di Sant’Eutimio e di San Theoktistos, San Ciriaco si ritirò al Monastero di Souka di San Kharíton (28 settembre). In questo monastero essi ricevevano anche monaci già tonsurati come novizi, e così fu ricevuto anche San Ciriaco. Egli faticò umilmente in vari servizi monastici. Dopo alcuni anni, San Ciriaco fu ordinato sacerdote e fu scelto come canonarca, svolgendo questa obbedienza per diciotto anni. In tutto, San Ciriaco trascorse trent’anni nel Monastero di San Kharíton (28 settembre).

Il rigoroso digiuno e la completa assenza di malizia distinguevano San Ciriaco persino tra gli asceti più anziani della laura. Ogni notte egli leggeva il Salterio nella sua cella, interrompendo la lettura soltanto per andare in chiesa a mezzanotte. L’asceta dormiva pochissimo. Quando giunse all’età di settant’anni, Ciriaco si recò nel deserto di Natoufa, prendendo con sé il suo discepolo Giovanni.

Nel deserto gli eremiti mangiavano soltanto erbe amare, che diventavano commestibili grazie alle preghiere di San Ciriaco. Dopo cinque anni, un certo uomo venne a sapere degli asceti e portò a loro suo figlio indemoniato, e San Ciriaco lo guarì. Da quel momento, molte persone cominciarono a venire da lui con le loro necessità, ma egli desiderava la completa solitudine, e fuggì nel deserto di Rouva, dove dimorò per altri cinque anni. Ma anche in quel deserto venivano da lui i malati e gli indemoniati, e il Santo li guariva tutti con il Segno della Croce e ungendoli con olio.

Nel suo ottantesimo anno San Ciriaco fuggì nel remoto deserto di Sousakim, vicino a due torrenti inariditi. Secondo la Tradizione, il santo Profeta Davide menzionò Sousakim: «Tu hai disseccato i fiumi di Etham» (Salmo 73/74,15). Dopo sette anni, i fratelli del Monastero di Souka vennero da lui, supplicando il suo aiuto spirituale in un periodo di debilitante fame e malattia, che Dio aveva permesso. Essi implorarono San Ciriaco di ritornare al monastero, ed egli si stabilì nella grotta dove un tempo aveva vissuto San Kharíton.

San Ciriaco diede grande aiuto alla Chiesa nella lotta contro l’eresia dilagante dell’Origenismo. Con la preghiera e con la parola, ricondusse i traviati al vero cammino e rafforzò gli ortodossi nella loro fede. Cirillo, l’autore della Vita di San Ciriaco, e monaco della laura di Sant’Eutimio, fu testimone quando San Ciriaco preannunciò l’imminente morte dei principali eretici Nonos e Leonzio, e disse che presto l’eresia avrebbe cessato di diffondersi.

La Santissima Theotokos apparve una volta in sogno a San Ciriaco, insieme ai Santi Giovanni il Battista e Giovanni il Teologo, ordinandogli di conservare nella sua purezza la dottrina ortodossa. Ella però rifiutò di entrare nella sua cella, perché in essa si trovava un libro con gli scritti dell’eretico Nestorio. «Il mio nemico è nella tua cella», gli disse.

All’età di novantanove anni, San Ciriaco si recò di nuovo a Susakim e visse là con il suo discepolo Giovanni. Nel deserto, San Ciriaco era servito da un enorme leone, che lo proteggeva dai briganti. L’animale non infastidiva i fratelli e mangiava il cibo dalla mano del Santo.

Gli asceti avevano conservato un po’ d’acqua in una cavità della roccia durante l’inverno, ma nel caldo dell’estate tutta l’acqua si prosciugò. Poiché non c’era un’altra fonte d’acqua, San Ciriaco pregò, e cadde la pioggia, riempiendo la cavità d’acqua.

San Ciriaco tornò al monastero due anni prima della sua morte e si stabilì di nuovo nella grotta di San Kharíton. Fino alla fine della sua vita il giusto Anziano conservò il suo coraggio e pregò con fervore. Non fu mai ozioso: o pregava o lavorava. Prima della sua beata dipartita, San Ciriaco convocò i fratelli e li benedisse tutti. Si addormentò nel Signore, avendo vissuto 109 anni.

1 Il suo nome deriva dalla parola greca Κύριος, che significa Signore, o colui che appartiene al Signore. 2 Il canonarca è il principale cantore o Lettore. Egli si assicura che gli altri Lettori cantino dai testi corretti e usino i Toni appropriati. Egli inoltre preserva l’ordine canonico nei servizi liturgici, secondo il Typikon. 3 L’apparizione della Santissima Theotokos a San Kyriákos è commemorata l’8 giugno.