Passa al contenuto principale

Archivi: Santo del giorno

San Pietro “già soldato”

San Pietro visse nel IX secolo, durante il regno dell’imperatore iconoclasta Teofilo (829), ed era originario della provincia di Galatia in Asia Minore. Era figlio di Teofilo ed Eudokia, e inizialmente il suo nome era Leone. Poiché era avvenente e dotato sia di forza fisica che di buon giudizio, l’imperatore lo fece conte.

Per molti anni combatté in varie guerre, ma fu oppresso da molte tragedie. Allora arrivò a disprezzare tutto ciò e divenne monaco nel Monastero di Daphní, con il nome di Pietro.

In seguito andò a Olympus e a Gerusalemme. Non vi rimase stabilmente, ma fuggì a Laodíkeia e Attalya. Con coraggio sopportò le difficoltà del viaggio, le sue lotte spirituali e la selvaggia ferocia degli Ismaeliti, che incontrò per strada; infine tornò a Olympus.

Nell’anno 867, le sue elevate virtù divennero note all’imperatore Basilio il Macedone, che lo persuase a dimorare nel Monastero di San Phokás. Là, dopo molte lotte spirituali, rese la sua anima al Signore.

Questo santo Pietro non va confuso con un altro santo Pietro di Galatia che visse nel V secolo (1 febbraio).

Santi Eulampio ed Eulampia, fratelli e i duecento santi martiri loro compagni

I Santi Eulampio ed Eulampia erano fratello e sorella. Vivevano all’inizio del IV secolo nella città di Nicomedia. Eulampio si rattristò dopo aver letto il decreto dell’imperatore Massimiano (284-305), che condannava tutti i cristiani a essere giustiziati. Eulampio fu inorridito dal fatto che l’imperatore avesse preso le armi contro i suoi stessi sudditi invece di combattere i nemici della sua patria.

Il giovane fu condotto a giudizio e gli fu ordinato di rinnegare la Fede cristiana. Quando si rifiutò, dapprima lo graffiarono con uncini di ferro, poi lo posero su un letto di carboni ardenti. All’improvviso il sofferente espresse il desiderio di visitare il tempio pagano. I giudici ne furono lieti, supponendo di averlo distolto dal Cristianesimo. Nel tempio pagano di Ares il santo si avvicinò all’idolo ed esclamò: «Nel Nome del Signore Gesù Cristo ti comando di cadere a terra e ridurti in polvere!» L’idolo immediatamente precipitò a terra e fu distrutto.

Il popolo esclamò: «Il Dio Altissimo è il Dio dei cristiani, che è grande e potente!» Il Santo Eulampio fu nuovamente portato via per essere torturato. Questa volta sua sorella, Eulampia, si presentò davanti ai giudici e dichiarò di essere anche lei cristiana. Eulampio le disse: «Sorella, non temere coloro che uccidono il corpo ma non possono uccidere l’anima» (Mt 10,28).

I martiri furono torturati e gettati in una fornace ardente, ma il Signore li protesse dal fuoco. Infine, essi decapitarono Eulampio, ma Eulampia morì in seguito ai tormenti prima che potessero decapitarla.

Duecento martiri si convertirono a Cristo dopo aver visto i miracoli del Santo Eulampio e della Santa Eulampia mentre venivano torturati. Anch’essi furono messi a morte e ricevettero la corona del martirio.

Santi Andronico e Atanasia sua sposa

I Santi Andronico e Atanasia, sua sposa, d’Egitto, vissero ad Antiochia nel V secolo. Il Santo Andronico era un artigiano che divideva i suoi guadagni in tre parti. Una parte la dava alla Chiesa, la seconda ai poveri e la terza la usava per la sua famiglia. Quando il Signore prese con sé il figlio e la figlia di Andronico e Atanasia, la pia coppia decise di dedicarsi completamente al servizio di Dio, aiutando i poveri e i malati. Ben presto i santi sposi si misero in viaggio verso Alessandria, dove Andronico entrò in uno skete monastico e Atanasia entrò nel monastero femminile tabennisiota.

Dopo dodici anni di vita ascetica, il Santo Andronico andò a Gerusalemme per pregare nei luoghi santi. Egli incontrò una compagna di pellegrinaggio, la Santa Atanasia, che, prevedendo le difficoltà del viaggio, aveva indossato abiti maschili. Non si riconobbero a vicenda, poiché il lungo sforzo ascetico aveva mutato il loro aspetto. Quando tornarono da Gerusalemme, entrambi i monaci si stabilirono nella stessa cella e per molti anni vissero vita ascetica nel silenzio. La Santa Atanasia scrisse una nota da leggersi dopo la sua morte, rivelando il suo segreto. Il Santo Andronico morì poco dopo la Santa Atanasia.

i giusti Abramo e Lot suo nipote

Il Giusto Prògenitore Abramo (“Padre di una moltitudine”) e suo nipote Lot (“velo”) vissero intorno al 2000 a.C.

Il Giusto Lot è considerato il progenitore dei Moabiti e degli Ammoniti. Egli viveva a Sodoma con sua moglie e le sue due figlie, un uomo giusto che viveva in mezzo a un popolo malvagio. I cittadini di Sodoma lo disprezzavano come forestiero, e lo odiavano anche per la sua vita retta, la sua ospitalità e la sua obbedienza a Dio.

Gli sforzi di Lot per distoglierli dalla loro malvagità non fecero che accrescere la loro ira. Mentre il fuoco consumava la città, Lot e la sua famiglia furono condotti in salvo da un angelo.

Abramo e Lot sono commemorati anche insieme agli antenati secondo la carne di Cristo nella Domenica dei Santi Progenitori (tra l’11 e il 17 dicembre).

San Giovanni l’Eremita e i novantotto Padri teofori che praticarono l’ascesi a Creta

Questi novantanove martiri erano di Creta. Il più eminente tra loro si chiamava Giovanni, ed era conosciuto come taumaturgo. Si inginocchiava così a lungo nella preghiera che non era più in grado di camminare e doveva spostarsi sulle ginocchia.

Un giorno un boscaiolo lo vide muoversi in questo modo. Pensando che fosse qualche animale selvatico, colpì il santo con una freccia. Si dice che anche gli altri novantotto Padri morirono quello stesso giorno.

Non si sa quando vissero questi santi asceti.

Sinassi della Santissima Madre di Dio “Tenera”

L’Icona della Santissima Madre di Dio “Tenera” fu trovata nel monastero delle Grotte nel 1521, e fu trasferita nella città di Pskov dai pii cristiani Basilio e Teodoro. L’Icona è particolarmente rinomata per la liberazione di Pskov e del monastero delle Grotte di Pskov dall’esercito di Stefan Batory (1533-1586) nel 1581. Essa è commemorata il 21 maggio, 23 giugno, 26 agosto, 7 ottobre e nella Settima Domenica di Pascha.

L’Icona della Madre di Dio “Tenera” è del tipo Eleousa (Umilenie), ed è considerata la patrona della città di Pskov.

La commemorazione del 7 ottobre fu istituita in ringraziamento per la liberazione di Pskov dall’esercito invasore di Napoleone nel 1812.

Sant’Ambrogio di Optina

Alexander Michailovich Grenkov nacque il 23 novembre 1812 nella provincia russa di Tambov. I suoi genitori lo allevarono in modo severo e con fervente pietà. Poiché proveniva da una famiglia sacerdotale, non fu una sorpresa quando entrò nel seminario teologico di Tambov nel 1830. Si distinse negli studi e fu annoverato tra i migliori studenti.

Circa un anno prima della laurea Alexander si ammalò gravemente. Promise che, se Dio lo avesse guarito, sarebbe diventato monaco. Benché la sua preghiera fosse stata esaudita, Alexander sembrò dimenticare la sua promessa.

Dopo la laurea al seminario prese un posto come precettore dei figli di un certo proprietario terriero e rimase con questa famiglia per un anno e mezzo. In seguito divenne insegnante presso la scuola parrocchiale locale.

Un giorno del 1839 Alexander e un amico fecero visita al famoso eremita padre Hilarion per chiedergli cosa dovessero fare della loro vita. Alexander rimase sorpreso quando gli fu detto di andare al monastero di Optina Pustin, dove avevano grande bisogno di lui. Nel settembre di quello stesso anno, tuttavia, sembrò essere pronto a proseguire la sua carriera di insegnante.

Una sera fu invitato a trascorrere una piacevole serata con alcuni amici. La sua conversazione fu arguta e brillante, e tutte le sue battute e giochi di parole colpirono nel segno. Benché i suoi ospiti fossero divertiti e impressionati da lui, Alexander fu disgustato dalla propria frivolezza. Forse la sua promessa non adempiuta di diventare monaco gravava sulla sua coscienza.

La mattina seguente diede le dimissioni dal suo lavoro e arrivò a Optina nell’ottobre del 1839. Dopo un periodo di prova decise di rimanere nel monastero e di dedicare la sua vita a Dio. Ricevette la tonsura monastica nel 1842, e gli fu dato il nome Ambrogio in onore di Sant’Ambrogio di Milano (7 dicembre). Ambrogio conobbe i famosi padri spirituali, l’anziano Leonid e l’anziano Macarius. Fu l’attendente di cella dell’anziano Macarius, che senza dubbio influenzò lo sviluppo spirituale del giovane monaco.

Ordinato sacerdote nel 1845, la riverenza e la pietà con cui padre Ambrogio celebrava i divini servizi furono notate dagli altri monaci. Poco dopo la sua salute cominciò a declinare, e dovette chiedere di essere sollevato da tutti gli incarichi. Nel 1846 fu così malato che gli fu amministrato il Mistero dell’Unzione dei malati. Sopportò la sua malattia senza lamento e lentamente riacquistò le forze. Nel 1848 fu in grado di camminare con l’aiuto di un bastone.

Padre Ambrogio iniziò ad aiutare l’anziano Macarius con la sua corrispondenza e nella preparazione dell’edizione russa della SCALA DELLA DIVINA ASCESA di San Giovanni Climaco, che fu pubblicata dal monastero.

Quando padre Macarius dovette andare a Mosca nel 1852, designò padre Ambrogio a prendere il suo posto fino al suo ritorno. Padre Ambrogio non dava mai opinioni personali quando gli veniva chiesto un consiglio, ma rimandava sempre le persone agli scritti dei Padri. Se qualcuno non comprendeva il testo che gli veniva dato da leggere, padre Ambrogio lo spiegava in termini semplici.

Padre Macarius morì nel 1860 senza nominare nessuno a succedergli come anziano. Per divina provvidenza, tutti gli altri possibili candidati o morirono o furono nominati igumeni di altri monasteri. Questo lasciò padre Ambrogio come indiscusso padre spirituale del monastero. Nel suo ruolo di anziano, padre Ambrogio doveva ricevere molte persone ogni giorno per ascoltare le confessioni e dare consigli. Soleva dire: «Il Signore ha disposto le cose in modo che io debba parlare con le persone per tutta la vita. Ora sarei felice di rimanere in silenzio, ma non posso».

Una giornata tipo nella vita di Sant’Ambrogio iniziava alle 4 del mattino, quando il suo attendente di cella entrava nella sua cella per leggere per lui la Regola di preghiera del mattino. Dopo questo si lavava e prendeva un po’ di tè, poi dettava le risposte alle numerose lettere che riceveva ogni giorno. I visitatori iniziavano a mettersi in fila già mentre stava facendo colazione. Talvolta faceva una pausa dopo due ore, ma più spesso continuava a ricevere persone fino a mezzogiorno, quando pranzava.

Dopo pranzo usciva nella stanza accanto e salutava altri visitatori. Le persone gridavano domande ed egli dava una risposta appropriata. Faceva un breve riposo alle 15, poi parlava con le persone fino alla sera. Alle 20 cenava, quindi riceveva altri visitatori fino alle 23. A quell’ora veniva letta la Regola di preghiera della sera, e padre Ambrogio chiedeva perdono ai fratelli che poteva aver offeso in pensiero, parola o azione. Dopo tre o quattro ore di sonno tutto ricominciava. Questa routine stancherebbe un uomo forte. È notevole che Sant’Ambrogio, che fu spesso in cattiva salute, sia riuscito a mantenerla per tanti anni.

Da tutta la Russia, le persone accorrevano al venerabile anziano. Lo scrittore Tolstoj lo visitò in almeno tre occasioni, e se ne andò impressionato dalla sapienza del santo monaco. Fëdor Dostoevskij venne a Optina nel 1878 dopo la morte di suo figlio Alyosha e fu profondamente colpito dal suo incontro con Sant’Ambrogio. Il romanziere usò padre Ambrogio come modello per lo starec Zosima ne I fratelli Karamazov.

Il santo fondò il monastero femminile di Shamordino nel 1884. Questo monastero, che era vicino a Optina, aprì le sue porte a donne povere, malaticce o anche cieche. La maggior parte dei monasteri femminili erano molto poveri e dovevano fare affidamento sul reddito di donne che possedevano una certa ricchezza personale per poter rimanere aperti. Sant’Ambrogio rese possibile a qualsiasi donna che desiderasse diventare monaca di seguire questa via di salvezza.

Shamordino cominciò a declinare dopo la morte della prima badessa, madre Sophia. Sant’Ambrogio vi si recò nel giugno 1890 per rimettere in ordine gli affari del monastero. Non fu in grado di tornare a Optina a causa della malattia, poi l’inverno rese impossibile il viaggio. Padre Ambrogio continuò a ricevere visitatori a Shamordino, benché la sua salute continuasse a deteriorarsi nel 1891.

A settembre era chiaro che non gli restava molto da vivere. Si addormentò nel Signore alle 11:30 del mattino del 10 ottobre 1891. Folla di persone partecipò al suo funerale e anche alla sua sepoltura a Optina. I padri Joseph, Anthony, Benedict e Anatole gli succedettero come anziani fino alla chiusura del monastero dopo la Rivoluzione russa.

Il Patriarcato di Mosca autorizzò la venerazione locale dei Padri anziani di Optina il 13 giugno 1996. L’opera di ricognizione delle reliquie dei Santi Leonid, Macarius, Hilarion, Ambrose, Anatole I, Barsanuphius e Anatole II iniziò il 24 giugno/7 luglio 1998 e si concluse il giorno seguente. Tuttavia, a causa delle feste ecclesiastiche (Natività di San Giovanni Battista, ecc.) associate alle date effettive della ricognizione delle reliquie, il patriarca Alessio II designò il 27 giugno/10 luglio come data per commemorare questo evento. Le reliquie dei santi anziani ora riposano nella nuova chiesa dell’Icona Vladimir della Madre di Dio.

I Padri anziani di Optina furono glorificati dal Patriarcato di Mosca per la venerazione universale il 7 agosto 2000.

Sant’Ambrogio fu glorificato nel 1988 dal Patriarcato di Mosca come parte delle celebrazioni del Millennio del Battesimo della Rus’.

i ventisei santi osiomartiri di Zografou.

Nell’anno 1274, al Concilio di Lione (in Francia), l’imperatore bizantino Michele VIII Paleologo decise di rafforzare il suo potere in declino formando un’unione con Roma. Questa politica suscitò un malcontento universale. Nel 1278 l’imperatore emanò un decreto per introdurre l’Unione a Costantinopoli, se necessario con misure coercitive.

Il Monte Athos si pose in ferma opposizione all’Unione. I monaci inviarono una lettera a Michele, mettendo in evidenza che l’accettazione del primato del Papa, la sua commemorazione nelle chiese, la celebrazione dell’Eucaristia con pane azzimo, l’inserimento del “filioque” [“e dal Figlio”] nel Credo, non potevano essere accettati dagli Ortodossi, e supplicarono l’imperatore di cambiare idea. Nella loro lettera scrissero: “Vediamo chiaramente che stai diventando un eretico, ma ti imploriamo di abbandonare tutto questo e di attenerti agli insegnamenti che ti sono stati trasmessi… Respingi i sacri e nuovi insegnamenti della falsa conoscenza, le speculazioni e le aggiunte alla Fede.”

I crociati lasciarono la Palestina e, trovando rifugio nell’Impero bizantino, dichiararono all’imperatore la loro disponibilità a sostenere il potere del Papa con il fuoco e con la spada. Inoltre, Michele assoldò mercenari, sia Turchi che Tatari, per far rispettare il suo decreto.

L’imperatore odiava i monaci del Monte Athos per la loro opposizione. Poiché non voleva provocare i Greci, decise di attaccare i monaci slavi del Monte Athos. Su ordine di Michele, i servitori del Papa si precipitarono contro il monastero bulgaro di Zographou. Quando la loro richiesta di accettare l’Unione fu presentata ai monaci di Zographou, essi si rifiutarono di ascoltarla. Rimasero saldi nelle dottrine dei Padri e, senza paura, censurarono coloro che avevano accettato gli insegnamenti latini. La maggior parte dei monaci di Zographou lasciò il monastero, ma ventisei dei più saldi rimasero all’interno della torre del monastero.

I loro nomi sono: igumeno Thomas, Barsanouphios, Cyril, Michaios (o Micah), Simon, Hilarion, James, un altro James, Job, Cyprian, Savva, Martinian, Kosmás, Sergius, Mēnás, Ioásaph, Ioannίkios, Paul, Anthony, Euthymios, Dometius, Parthénios, e altri quattro dei quali i nomi non sono noti.

I santi Martiri, per la loro fede ortodossa, furono bruciati vivi nella torre del monastero il 10 ottobre 1284. 1

I Martiri di Zographou sono commemorati anche il 22 settembre.

1 Alcune fonti indicano l’anno 1276.

Sinassi dei santi di Volinia

La Sinassi dei Santi della Volinia commemora tutti i santi di quella regione, inclusi

San Amfilochio, vescovo di Vladimir in Volinia (10 ottobre)

San Giobbe di Pochaev (28 agosto, 28 ottobre)

Santa Giuliana Olshanskaya (6 luglio)

San Macario di Kanev (13 maggio, 7 settembre)

San Stefano, vescovo di Vladimir in Volinia (27 aprile)

San Teodoro (Teodosio, nel monachesimo) (11 agosto)

San Jaropolk, principe di Vladimir, Volinia (22 novembre)

Sant’Andrea di Totma

Il beato Andrea di Totma, folle-in-Cristo, nacque nell’anno 1638 nel villaggio di Ust-Totma e scelse di lasciare il mondo quando era ancora bambino. Con la benedizione di Stefano, igumeno del monastero della Risurrezione a Galich, Andrea assunse il duro ministero della stoltezza per Cristo. Egli visse presso la chiesa della Risurrezione di Cristo nella città di Totma, sulle rive del fiume Sukhona.

Camminando a piedi nudi sia d’inverno che d’estate, Andrea indossava abiti cenciosi e si nutriva soltanto di pane e acqua, e in quantità così scarsa che a stento lo preservava dalla fame. Pregava giorno e notte, e se qualcuno gli dava qualcosa, egli lo distribuiva ai poveri. Per le sue fatiche e le sue lotte, il beato Andrea ricevette il dono dei miracoli.

Un inverno un cieco di nome Azhibokai venne dal beato folle chiedendo di essere guarito e offrendogli una grande somma di denaro. Ma il folle fuggì. Allora Azhibokai si lavò gli occhi con la neve del luogo dove il santo era stato in piedi. Facendo ciò, riacquistò la vista.

Al beato Andrea fu rivelato il momento della propria morte. Egli si confessò, ricevette i Santi Misteri e serenamente si addormentò nel Signore nel 1673. Sulla sua tomba fu costruita la chiesa campanile del santo martire Andrea Stratelate (19 agosto), il cui nome egli portava. Molti miracoli furono testimoniati presso la tomba del beato Andrea.

Santi Cipriano e Giustina, martiri

San Cipriano era un pagano originario di Antiochia. Fin dalla prima infanzia i suoi fuorviati genitori lo dedicarono al servizio degli dèi pagani. Dall’età di sette anni fino ai trent’anni, Cipriano studiò nei principali centri del paganesimo: sul Monte Olimpo; nelle città di Argo e Tauropolis; nella città egiziana di Menfi; e a Babilonia. Avendo raggiunto un’eminente sapienza nella filosofia pagana e nell’arte della magia, fu iniziato al sacerdozio pagano sul Monte Olimpo. Avendo scoperto un grande potere nell’evocazione degli spiriti impuri, vide il Principe delle Tenebre in persona, parlò con lui e ricevette da lui una schiera di demoni al suo servizio.

Dopo essere tornato ad Antiochia, Cipriano fu venerato dai pagani come un eminente sacerdote pagano, e stupiva la gente con la sua capacità di lanciare incantesimi, di scatenare pestilenze e piaghe, e di evocare i morti. Condusse alla rovina molte persone, insegnando loro a servire i demoni e come lanciare incantesimi magici.

La santa vergine Giustina viveva ad Antiochia. Dopo aver distolto suo padre e sua madre dall’errore del paganesimo e averli condotti alla fede in Cristo, si consacrò allo Sposo celeste e trascorreva il suo tempo in digiuno e preghiera. Quando il giovane Aglaidas (Αγλαΐδας o Αγλαϊος) le propose di sposarlo, la santa rifiutò, perché desiderava restare vergine. Aglaidas cercò l’aiuto di Cipriano. Egli disse che avrebbe fatto in modo che il cuore di Giustina si riempisse di desiderio per il giovane. Ma qualunque cosa Cipriano tentasse, non ottenne nulla, poiché la Santa superava tutte le insidie del diavolo con la preghiera e il digiuno.

Cipriano mandò uno spirito impuro ad attaccare la santa vergine e a suscitare in lei passioni carnali, ma ella le vinse con la potenza del Segno della Croce e con fervente preghiera al Signore.

Benché uno dei demoni, e lo stesso Cipriano, assumessero varie sembianze grazie al potere della magia, non riuscirono a influenzare santa Giustina, che era custodita dalla sua ferma fede in Cristo. Tutti gli incantesimi svanivano, e i demoni fuggivano al solo nominare il nome di Giustina.

Cipriano, infuriato, fece scendere pestilenza e piaga sulla famiglia di Giustina e su tutta la città, ma ciò fu sventato dalla sua preghiera. Il mago portò tribolazione non solo su Giustina e sulla sua famiglia, ma anche su tutta la città. Si sparse la voce che la città veniva punita perché Giustina non voleva sposare Aglaias. Alcune persone andarono da lei e pretesero che sposasse Aglaias, affinché Cipriano non li colpisse con ulteriori afflizioni. Giustina li rassicurò e li assicurò che presto le sventure che Cipriano causava con l’aiuto dei demoni sarebbero finite. Santa Giustina pregò Dio, il potere dei demoni fu distrutto, e tutti furono guariti dalle loro malattie e afflizioni.

La gente cominciò a lodare Cristo e a deridere Cipriano e la sua magia. Convinto che il diavolo fosse impotente davanti al Segno della Croce, e tremasse al nome di Cristo, Cipriano tornò in sé e si rese conto di essersi corrotto diventando un mago e partecipando a ogni sorta di malvagità, facendo del male agli altri e ingannandoli. Aveva ucciso molti con i suoi incantesimi e le sue pozioni, e aveva ucciso molti uomini e donne come offerte sacrificali ai demoni. Era ormai partecipe della sorte dei demoni, e se fosse morto in quel momento, sarebbe stato gettato negli abissi dell’Inferno. Il Signore, però, nella Sua infinita compassione, lo salvò dall’abisso.

San Cipriano vide che il diavolo, al quale serviva, aveva paura di Cristo. Il Maligno ammise di non poter vincere la fanciulla perché aveva timore di «un certo segno» su di lei.

«Se tu ti spaventi persino della sola ombra della Croce e se il solo nome di Cristo ti fa tremare», disse Cipriano, «che cosa farai quando Cristo stesso starà davanti a te?»

Allora il diavolo si scagliò contro il sacerdote pagano e tentò di batterlo e strangolarlo. Per la prima volta, san Cipriano sperimentò il potere del Segno della Croce e del nome di Cristo, proteggendosi dalla furia del Nemico. In seguito, andò dal vescovo locale Anthimos con profonda pentimento e gettò tutti i suoi libri nelle fiamme. Il giorno seguente, entrò in chiesa e non voleva più uscirne, sebbene non fosse ancora stato battezzato.

Con il suo impegno a seguire la giustizia, san Cipriano comprese il grande potere della fede in Cristo, compensando più di trent’anni di servizio a Satana. Sette giorni dopo il suo Battesimo fu tonsurato lettore, il dodicesimo giorno suddiacono, il trentesimo diacono. Dopo un anno fu ordinato sacerdote. Poco dopo, san Cipriano fu elevato al grado di vescovo.

San Cipriano convertì così tanti pagani a Cristo che nella sua diocesi non rimase nessuno a offrire sacrifici agli idoli, e i templi pagani caddero in disuso. Santa Giustina si ritirò in un monastero e fu scelta come sua superiora.

Durante la persecuzione contro i cristiani sotto l’imperatore Diocleziano, il vescovo Cipriano e santa Giustina furono arrestati e condotti a Nicomedia, dove, dopo orribili torture, furono decapitati con la spada. San Cipriano, temendo che il coraggio della santa vergine potesse vacillare vedendo lui messo a morte, chiese del tempo per pregare. Santa Giustina chinò il capo e fu decapitata per prima.

Dopo aver visto i tormenti di santa Giustina, un soldato di nome Theoktistos cadde ai piedi di Cipriano e si dichiarò cristiano, e fu decapitato con loro.

Il geromartire Cipriano, la vergine martire Giustina e il martire Theoktistos soffrirono per Cristo a Nicomedia nell’anno 304.

Le reliquie dei santi Cipriano e Giustina si trovano in vari luoghi del mondo. Uno dei piedi di san Cipriano si trova al Monastero di Iviron sul Monte Athos. Un frammento del cranio di san Cipriano è nella chiesa che porta il loro nome a Menikos, Nicosia. Là si trova anche un piccolo frammento del cranio di santa Giustina. Frammenti delle sante reliquie dei santi Cipriano e Giustina si trovano nel Monastero a loro dedicato a Phylḗ, in Attica. La testa di santa Giustina si trova nel Monastero della Panagia Panachrantou (la Panaghia Panachrantos, la tutta-santa Theotokos) sull’isola greca di Andros. Parte della mano di san Cipriano si trova nella chiesa Zlătari (Calea Victoriei 14, Bucarest, Romania).

Sinassi della Panaghia Eleftherotria a Vassaras.

Questa miracolosa apparizione della Madre di Dio avvenne a Costantinopoli, a metà del X secolo, nella chiesa di Blachernae, dove la sua veste, il suo velo e una parte della sua cintura erano conservati dopo essere stati trasferiti dalla Palestina nel V secolo.

Domenica 1 ottobre, durante la Veglia di Tutta la Notte, quando la chiesa era gremita di persone in preghiera, il folle in Cristo sant’Andrea (2 ottobre), alla quarta ora, alzò gli occhi verso i cieli e vide la nostra santissima Signora Theotokos che veniva attraverso l’aria, splendente di luce celeste e circondata da un’assemblea di Santi. San Giovanni il Battista e il santo apostolo Giovanni il Teologo accompagnavano la Regina del Cielo. Inginocchiata, la santissima Vergine pregò con lacrime per i cristiani per lungo tempo. Poi, avvicinandosi al Trono del Vescovo, continuò la sua preghiera.

Terminata la sua preghiera, prese il suo velo e lo stese sul popolo che pregava nella chiesa, proteggendolo dai nemici visibili e invisibili. La santissima Signora Theotokos era raggiante di gloria celeste, e il velo protettore nelle sue mani brillava “più dei raggi del sole.” Sant’Andrea guardava tremando la visione miracolosa e chiese al suo discepolo, il beato Epifanio, che stava accanto a lui: “Vedi, fratello, la santa Theotokos che prega per tutto il mondo?” Epifanio rispose: “La vedo, santo Padre, e sono preso da timore.”

L’onnibeata Madre di Dio supplicò il Signore Gesù Cristo di accogliere le preghiere di tutto il popolo che invoca il suo santissimo Nome, e di rispondere prontamente alla sua intercessione: “O Re celeste, accogli tutti coloro che Ti pregano e invocano il mio nome per aiuto. Non permettere che si allontanino dalla mia icona inascoltati.”

I santi Andrea ed Epifanio furono ritenuti degni di vedere la Madre di Dio in preghiera, e “per lungo tempo osservarono il Velo Protettore steso sul popolo e splendente di guizzi di gloria. Finché la santissima Theotokos fu là, anche il Velo Protettore rimase visibile, ma con la sua partenza divenne invisibile. Dopo averlo preso con sé, lasciò dietro di sé la grazia della sua visita.”

Nella chiesa di Blachernae si conservò la memoria della miracolosa apparizione della Madre di Dio. Nel XIV secolo il pellegrino e chierico russo Alessandro vide nella chiesa un’icona della santissima Theotokos che prega per il mondo, raffigurante sant’Andrea in contemplazione di lei.

La Cronaca Primaria di sant’Nestor riflette che la protettiva intercessione della Madre di Dio fu necessaria a causa di un attacco di una grande flotta russa pagana guidata da Askole e Dir. La festa celebra la distruzione divina della flotta che minacciava la stessa Costantinopoli, in un momento compreso tra gli anni 864-867 o, secondo lo storico russo Vasiliev, il 18 giugno 860. Ironicamente, questa festa è considerata più importante dagli Slavi che dai Greci.

La Cronaca Primaria di sant’Nestor nota anche che la miracolosa liberazione seguì una Veglia di tutta la notte e l’immersione della veste della Madre di Dio nelle acque del mare presso la chiesa di Blachernae, ma non menziona i santi Andrea ed Epifanio e la loro visione della Madre di Dio in preghiera. Questi ultimi elementi, e gli inizi della celebrazione della Festa della Protezione, sembrano essere posteriori a sant’Nestor e alla Cronaca. Si può rilevare un’ulteriore complicazione storica sotto il (2 ottobre), che data la morte di sant’Andrea all’anno 936.

L’anno della morte potrebbe non essere del tutto affidabile, o l’affermazione che egli sia sopravvissuto fino a tarda età dopo la visione della sua giovinezza, o che la sua visione riguardasse qualche successiva incursione pagana russa che subì la stessa sorte. L’ipotesi che sant’Andrea fosse uno Slavo (o uno Scita secondo altre fonti, come S. V. Bulgakov) è interessante, ma non necessariamente accurata. L’estensione dell’espansione slava e del ripopolamento in Grecia è oggetto di dispute accademiche.

Nel Prologo, un libro russo del XII secolo, una descrizione dell’istituzione della speciale Festa che commemora questo evento afferma: “Poiché quando udimmo, comprendemmo quanto meravigliosa e misericordiosa fosse la visione… e avvenne che la tua santa Protezione non dovesse rimanere senza festiva celebrazione, o Sempre-Beata!”

Pertanto, nella festa della celebrazione della Protezione della Madre di Dio, la Chiesa russa canta: “Con i cori degli Angeli, o Sovrana Signora, con i venerabili e gloriosi profeti, con i primi tra gli Apostoli e con gli Ieromartiri e i Gerarchi, prega per noi peccatori che glorifichiamo la Festa della tua Protezione nella Terra russa.” Inoltre, sembra che sant’Andrea, che contemplò la visione miracolosa, fosse uno Slavo, fosse stato fatto prigioniero e fosse diventato schiavo di un abitante locale di Costantinopoli di nome Theognostus.

Le chiese in onore della Protezione della Madre di Dio cominciarono ad apparire in Russia nel XII secolo. Ampiamente noto per il suo pregio architettonico è il tempio della Protezione sul Nerl, costruito nell’anno 1165 dal santo principe Andrea Bogoliubsky. Gli sforzi di questo santo principe istituirono anche nella Chiesa russa la Festa della Protezione della Madre di Dio, verso l’anno 1164.

A Novgorod nel XII secolo vi era un monastero della Protezione della santissima Theotokos (il cosiddetto monastero Zverin). A Mosca, inoltre, sotto lo zar Ivan il Terribile fu costruita la cattedrale della Protezione della Madre di Dio presso la chiesa della Santa Trinità (nota come chiesa di san Basilio il Beato).

Nella Festa della Protezione della santissima Theotokos imploriamo la difesa e l’assistenza della Regina del Cielo: “Ricordati di noi nelle tue preghiere, o Signora Vergine Madre di Dio, affinché non periamo per l’aumento dei nostri peccati. Proteggici da ogni male e da gravi sventure, poiché in te poniamo la nostra speranza, e venerando la Festa della tua Protezione, ti magnifichiamo.”

San Saba di Viseria il Taumaturgo

San Savva di Vyshera era figlio del nobile boiaro Ivan Borozda di Kashin. Fin dalla giovinezza Savva si distinse per la sua pietà. Da giovane fu attratto dal monachesimo e ricevette la tonsura in uno dei monasteri di Tver. Poi si stabilì nel deserto (chiamato in seguito il Romitorio di San Savva di Tver) a circa venti verste da Tver. Vedendo la vita virtuosa di San Savva, i fratelli lo elessero loro igumeno. Disprezzando gli onori, egli partì intorno al 1411 e andò al Monte Athos. Tornò dalla Santa Montagna con una copia del Pedalion, un libro contenente i Canoni dei Concili Ecumenici e locali della Chiesa Ortodossa, che fu poi utilizzato dall’arcivescovo Bassian (Ryle) di Rostov.

Dopo il suo ritorno dal Monte Athos, San Savva scelse un luogo solitario a sette verste da Novgorod, sulle rive del fiume Vyshera. Qui, con la benedizione dell’arcivescovo Simon di Novgorod, il Santo fondò nel 1418 una piccola comunità monastica, dedicandola all’Ascensione del Signore. San Savva eresse una colonna vicino al monastero e visse come stilita.

San Savva si addormentò nel Signore nel 1461, all’età avanzata di 80 anni. Come suo successore, egli designò il discepolo Andrea, noto per la sua rigorosa vita ascetica.

La venerazione locale di San Savva fu approvata dall’arcivescovo Iona di Novgorod (+ 1470), dopo che l’igumeno del Monastero di San Savva di Vyshera fu guarito dopo aver pregato il Santo. Allora l’arcivescovo Iona fece commissionare un’icona di San Savva, e compose anche un Canone in suo onore.

La glorificazione a livello di tutta la Chiesa di San Savva ebbe luogo al Concilio di Mosca del 1549. Un Ufficio liturgico fu composto dallo ieromonaco serbo Pakhomios.

San Gregorio il Domestico

San Gregorio il Domestico (capo cantore) fu contemporaneo di San Giovanni Koukouzelis, e visse nella Grande Lavra del Monte Athos in pietà e ascesi. Come San Giovanni, cantava anch’egli nel coro di destra nella Grande Lavra, e fu persino chiamato Gregorio Koukouzelis in onore del suo istruttore. San Gregorio era noto per la sua perizia tecnica e per la dolcezza della sua voce. Cantava il servizio della Veglia con grande riverenza e compunzione, senza mai sedersi in chiesa.

Il patriarca Callistos I (20 giugno) aveva introdotto l’uso di cantare “Tutta la creazione gioisce” alla Liturgia di San Basilio al posto di “È veramente degno…”. Il patriarca Filoteo (8 ottobre), che gli succedette, restituì “È veramente degno” alla Liturgia di San Basilio. Subito dopo, San Gregorio cantò “Tutta la creazione gioisce” durante la Liturgia alla vigilia della Teofania, alla presenza del patriarca Gregorio di Alessandria. La Santissima Theotokos apparve a San Gregorio e lo ringraziò per aver cantato l’inno in suo onore. Gli porse anche una moneta d’oro. Da allora, “Tutta la creazione” viene cantato alla Liturgia di San Basilio.

San Gregorio si addormentò nel Signore nel 1355.

San Giovanni il Cantore, detto Koukouzelis

San Giovanni Koukouzelis, originario di Dirrachia (Bulgaria), rimase orfano in tenera età. Dotato di una voce molto fine, entrò nella scuola di corte di Costantinopoli. Trovò favore presso l’imperatore Giovanni Comneno (1118-1143) e divenne primo cantore di corte. Lo sfarzo e il lusso della corte imperiale disturbavano il pio giovane. Un giorno, quando gli chiesero che cosa avesse mangiato per cena, egli rispose: “Fagioli e piselli”. Il nome Koukouzelis (fagioli e piselli) gli rimase per sempre.

Giovanni iniziò a cercare il modo di sfuggire alle seduzioni della corte, così come a un matrimonio combinato per lui dall’imperatore. Per volontà di Dio, Giovanni incontrò un igumeno del Monte Athos che era venuto a Costantinopoli per affari del monastero. Giovanni rivelò all’Anziano il suo desiderio di lasciare la corte. L’Anziano benedisse Giovanni a venire alla Santa Montagna. Là Giovanni fu accolto e tonsurato monaco.

Gli fu dato come obbedienza di curare il gregge di capre del monastero. Portava il gregge in zone remote della Santa Montagna a pascolare. Là, nel deserto, il giovane poteva pregare, contemplare Dio e cantare da solo gli inni divini. Incantati dalla bellezza angelica della sua voce, gli animali si radunavano intorno a lui e ascoltavano come rapiti.

Per modestia e umiltà il cantore non rivelò il suo dono ai fratelli. Ma un giorno, un abitante del deserto udì di nascosto il suo commovente canto pastorale e lo riferì all’igumeno. Allora san Giovanni rivelò all’igumeno di essere stato un cantore di corte. Lo supplicò con lacrime agli occhi di lasciarlo rimanere nel deserto con il suo gregge.

L’igumeno temeva che l’imperatore venisse a sapere che il suo cantore di corte prediletto si trovava sulla Santa Montagna e lo costringesse a tornare a corte. Volendo evitare il dispiacere dell’imperatore, l’igumeno si recò a Costantinopoli per spiegare che ne era stato di Giovanni e lo supplicò di non ostacolare il cammino salvifico del giovane.

In seguito Giovanni Koukouzelis cantava al cliros destro della cattedrale la domenica e nei giorni di festa. Un giorno, dopo aver cantato un Akathistos davanti a un’icona della Madre di Dio, Giovanni ricevette una grande misericordia. La Madre di Dio gli apparve in sogno e disse: “Rallégrati, Giovanni, e non cessare di cantare. Per questo, io non ti abbandonerò.” Con queste parole pose nella mano di Giovanni una moneta d’oro, poi divenne invisibile. Questa moneta fu posta sotto l’icona. Molti miracoli sono stati attribuiti alla moneta e all’icona. L’icona, chiamata “Koukouzelissa” in memoria di san Giovanni, si trova nel monastero Lavra di sant’Athanasios. È commemorata il 1° ottobre e il decimo venerdì dopo Pascha.

La Madre di Dio apparve nuovamente a san Giovanni e lo guarì da una grave infermità alle gambe, causata dal lungo stare in piedi in chiesa. I restanti giorni di san Giovanni furono trascorsi in intense fatiche ascetiche. Lavorò anche con grande impegno alla disciplina del canto ecclesiastico, ottenendo il titolo di maestro didascalo e protopsaltis (sorvegliante).

Egli ordinò e compilò melodie per gli stichirà, i tropari e i kontakia ecclesiastici. Corresse i testi degli inni e scrisse suoi propri tropari. Alcune sue composizioni si trovano anche nei seguenti manoscritti: “Un Libro, per Volontà di Dio Comprendente Tutto l’Ordine della Progressione dei Servizi Ecclesiastici, Compilato dal Maestro Didascalo Giovanni Koukouzelis”, “Progressione dei Servizi, Compilata dal Maestro Didascalo Giovanni Koukouzelis, Dall’Inizio del Grande Vespro fino al Compimento della Divina Liturgia”, e “La Scienza del Canto e dei Segni del Canto con Tutte le Legittime Posizioni della Mano e con Tutti gli Ordinamenti del Canto”.

Prevedendo l’ora della sua morte, san Giovanni prese congedo dai fratelli e, nelle sue ultime volontà, chiese loro di seppellirlo nella Chiesa dell’Arcangelo che egli aveva costruito. I cantori ecclesiastici venerano san Giovanni Koukouzelis come loro speciale santo patrono.