Passa al contenuto principale

13 Dicembre

Memoria dei santi martiri Eustrazio, Aussenzio, Eugenio, Mardario e Oreste e di santa Lucia, vergine martire.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Della santa. Tono 4. Stupì Giuseppe.

La tua agnella Gesù t’invoca a gran voce: te mio Sposo io desidero e te cercando soffro passione e son con te crocifissa e sepolta nel tuo battesimo; e soffro per te per regnare con te e muoio per te, per vivere in te; accetta dunque come vittima immacolata colei che per te si sacrifica. Per le sue preghiere, misericordioso, salva le nostre anime.

Dopo la consueta sticologìa i canoni dell’Oktòichos e dei santi.

Del monaco Giovanni.

Ode 1. Tono 4. Irmòs.

Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le mani, mise in rotta nel deserto le schiere di Amalìk.

Cristo arbitro risiede nei cieli e con la sua destra onnipotente ricompensa gli atleti della terra, donando divine corone a quanti attorniano Eustrazio.

Venite, contempliamo la schiera sfolgorante di luce brillantissima dei cinque martiri, che ha per capo il dolce Eustrazio, incoronato di grazia divina.

Abbandonando l’esercito terreno, o Aussenzio, andasti al vero Re, ricevendo da Cristo, tramite Eustrazio, il simbolo della lotta.

Stelle della fede sempre procedenti in cielo, illuminando le anime dei fedeli e balenando riflessi di luce sono i compagni di Eustrazio, che degnamente celebriamo.

Della santa. Tinta la porpora con il tuo sangue e luminosamente vestita dimori nell’alto come una vergine imperiale, abbellita con divini splendori, o martire Lucia.

Theotokìon. Dimora capiente divenisti per la natura divina, o purissima Genitrice di Dio, perciò Lucia, amandoti verginalmente seguì le tue orme giungendo a tuo Figlio.

Ode 3. Irmòs.

In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Con la speranza delle pene oltre natura, ti riempisti di gioia come di un tesoro immateriale, o Eustrazio.

Con sapienza spirituale e pazienza nelle tentazioni, vincesti l’ateismo tirannico, o martire di Cristo, Aussenzio.

Come ornamento luminosissimo della Chiesa dei fedeli, o martiri, avete fatto fiorire le ferite di Cristo.

Con le membra bruciate dai carboni dei supplizi, tramite la pazienza spegnesti la follia dell’inganno idolatrico, o Eustrazio.

Della santa. Come sposa bellissima del Re e Dio, gloriosa martire Lucia, hai ora ottenuto il regno dei cieli.

Theotokìon. Più di ogni altra cosa e realmente, noi fedeli glorifichiamo te, Genitrice di Dio: generasti infatti Dio divenuto carne, o purissima.

Irmòs. In te si rallegra, o Cristo, la tua Chiesa e grida: Tu sei mia forza, Signore, mio rifugio e mia saldezza.

Kàthisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Fortificato con la fede nella Trinità e munito con l’arma della verità, rovesciasti l’audacia estranea dell’eresia e togliendo al nemico la spada delle parole, con essa tagliasti l’opposizione della menzogna; perciò, mostrandoti trionfatore sull’inganno, sei morto nel corpo, ma vivi nello spirito, o atleta Eustrazio; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.

Gloria. Un altro.

Tono 4. Sei apparso oggi.

La Chiesa, irrigata dal sangue dei martiri, ha fatto fiorire l’ortodossia dei fedeli, con fierezza dicendo: vanto dei martiri vi mostraste, o santi.

E ora. Theotokìon.

Il fervido soccorso di chi è in difficoltà, il nostro soccorso, la riconciliazione presso Dio, per cui fummo liberati dalla corruzione, la Madre di Dio, o fedeli, diciamo beata.

Oppure stavrotheotokìon.

La pura e incorrotta Madre tua, o Verbo, parlava gemendo in pianto, quando ti vide inchiodato sulla croce, o unico longanime.

Ode 4. Irmòs.

Per amore della tua immagine stavi in croce e stupirono le genti, poiché tu, filantropo, sei mio forza e mio inno.

Con le ferite nella tua carne, debellasti le macchie dell’anima, spezzando con la fede le frecce del rettile maligno, o Eustrazio.

Il Re della gloria si è magnificato nelle tue membra e ti ha riempito di gloria ineffabile con il potere dei prodigi, o atleta Eustrazio.

Imitando l’audacia dei pescatori, porti al Sovrano il sapiente Eugenio, pescandolo con la rete del martirio, o Eustrazio.

Davvero belli i piedi degli atleti, che calpestano l’empietà e cantano a Cristo: La via del tuo martirio percorriamo, Sovrano.

Della santa. Trovando familiarità con gli esseri celesti, o Lucia, chiedi a Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto ti onoriamo.

Theotokìon. Risplendendo per verginità e martirio, ti fidanzasti con il Verbo sorto da fanciulla vergine, senza corruzione, o celebratissima Lucia.

Ode 5. Irmòs.

Tu, Signore, mia luce, sei venuto nel mondo, luce santa che trae dal buio dell’ignoranza quanti con fede t’inneggiano.

Come una stella luminosa sei sorto fulgidamente nella falange dei martiri, o glorioso Eustrazio distinguendoti chiaramente.

Mardario di mente divina, vedendoti splendere di luce intellettuale, corse a te come un agnello al suo pastore, o Eustrazio.

O beatissimo, Mardario, giudicasti vane tutte le cose piacevoli, superando le leggi di natura con l’amore per il martirio.

Della santa. Solo le tue bellezze, come vergine, mi piacciono; amandoti muoio di spada: gridava Lucia.

O buona eredità! O parte da Dio donata! O giovane donna, che con bellissima decisione, vincesti l’inganno della progenitrice!

Theotokìon. La mente umana non può comprendere il tuo concepimento che supera l’intelletto, o Madre Vergine, poiché concepisti Dio.

Ode 6. Irmòs.

Ate offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Cristo è tutto per me: patria, onore e nome, gridava ad alta voce Mardario; questo infatti lo imparò da te, Eustrazio.

Con le gambe trafitte, fosti inchiodato con la testa in basso e la schiena ti fu bruciata con spiedi arroventati nel fuoco e desti lo spirito al Sovrano, o Mardario.

La lingua che ti fu strappata non smette di lodare e le tue mani si alzano verso Dio, o Eugenio, chiedendo salvezza per quanti celebrano la tua memoria.

Della santa. Preziosa davanti al Signore fu la tua morte, o martire: preferisti infatti la morte alla vita per avere vivo dentro di te Cristo, o gloriosa.

Theotokìon. Trovando te, Vergine, come forza e saldezza, la martire sopportava con vigore i supplizi e gioendo ti seguì presso il Sovrano di tutti.

Irmòs. A te offrirò sacrifici con voce di lode, Signore: così ti grida la Chiesa purificata dalla sozzura dei demòni, per il sangue dal tuo fianco misericordiosamente fluito.

Kontàkion. Tono 2. Tomba e morte.

Apparisti astro fulgidissimo per quanti siedono nelle tenebre dell’ignoranza, o vittorioso; cingendo come lancia la fede, non hai avuto terrore, o Eustrazio della boria dei nemici, tu che eri più eloquente dei rètori.

Ikos.

Dissolvi, o Cristo, il buio della mia anima, perché celebri splendidamente il coro dei cinque martiri: Aussenzio, cresciuto in una divina condotta di vita, Eugenio, sapiente e nobile nelle lotte e con loro Oreste, abitante dei monti divini e il semplicissimo Mardario, di cui fu maestro Eustrazio, che era più eloquente dei rètori.

Sinassario.

Il 13 di questo mese martirio dei santi grandi e gloriosi martiri di Cristo Eustrazio, Aussenzio, Eugenio, Mardario e Oreste.

Stichi. Fuoco e spada uccisero Eustrazio e i suoi due compagni. Il tredici è data illustre per Eustrazio.

Lo stesso giorno memoria della santa martire Lucia, vergine.

Stichi. Lucia riceve una corona come vergine e una come martire della spada.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Arsenio di Latro.

Il beato Aris si addormentò in pace.

Memoria del santo neomartire Gabriele arcivescovo di Serbia, martirizzato a Prusa nel 1659.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Nella fornace persiana i figli di Abramo, accesi dalla loro pietà più che dall’ardore delle fiamme, acclamarono: Benedetto sei tu, Signore, nel tempio della tua gloria.

Col pensiero immutabile della confessione, o martire e glorificando Dio uno nella Trinità, disprezzasti i supplizi acclamando: Benedetto sei tu, mio Dio e Signore.

Camminasti come un beato sulla via immacolata, venerando grato il Salvatore e consegnando l’anima nelle mani del Sovrano come sacrificio di buona fragranza, o Aussenzio.

Compagno d’arme, di viaggio, di carcere, di pensieri e martirio per Eustrazio si rivela Oreste e anche degno coerede del regno di Cristo.

Il Dio che sfamò Elia tramite il corvo, operando prodigi, svelò la tua onorata testa a quanti la desideravano come convito molto desiderato dal mondo, o Aussenzio.

Della santa. Illuminata dal fuoco della Divinità, non temevi il fuoco, perciò sempre piovi sui fedeli acque di divine guarigioni, inaridendo l’offesa delle passioni, o atleta Lucia.

Theotokìon. Vergine Madre, come pura e incorrotta ti amò il Verbo puro e, da te incarnato, ricreò tutto l’uomo, colui che glorificò Lucia con i prodigi.

Ode 8. Irmòs.

Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Aprendo le tue pure labbra, attirasti il divino Spirito, o Eustrazio e smascherasti la follia dei culti dannosi per l’anima, gridando di venerare Dio nella Trinità: Opere tutte, benedite il Signore.

Non conoscendo la tua saldezza, il tiranno pensava di spaventare il tuo spirito invitto con la minaccia del fuoco, che tu disprezzavi gridando ai popoli con gioia: Opere tutte, benedite il Signore.

Fortificasti con i tuoi saggi consigli, o martire Eustrazio, lo spirito dell’invitto Oreste, che saltò sul letto di ferro rovente, seguendo i fanciulli che estinsero la fiamma acclamando: Opere tutte, benedite il Signore.

Stendesti con pazienza il tuo corpo sul letto di fuoco, glorioso Oreste e ti aggregasti ai martiri, rallegrandoti in Dio e ti riposasti nelle dimore celesti acclamando: Opere tutte, benedite il Signore.

Della santa. Con le tue pene, gloriosa Lucia, oscurasti gli occhi degli empi, umiliasti lo spirito vizioso e audace dei superbi e innalzasti a Dio quanti cantano con fede: Opere tutte, benedite il Signore.

Theotokìon. Apparisti più alta dei cieli, o purissima, concependo il Dio celeste, che ha reso celeste tutto l’impasto dei terrestri e illuminato la gloriosa memoria di Lucia. A lui gridiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Irmòs. Stese le mani, Daniele chiuse le fauci dei leoni nella fossa; i fanciulli amanti della pietà, cinti di virtù, spensero il potere del fuoco, gridando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.

Ode 9. Irmòs.

Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Desiderando partecipare ai divini misteri e agli splendori della teofania, divenisti, o atleta, degno della chiamata celeste e di conversare con il Cristo desiderato, o beato Eustrazio.

Spinto dal divino desiderio verso le realtà celesti, disprezzasti le lusinghe dei tiranni, lottando molto, o beato Eustrazio e sollecito ti avviasti alla ricompensa della chiamata celeste.

Rallegrandoti molto, o atleta, per la gaudiosa condanna dell’ubriachezza tirannica, magnificavi il tuo arbitro, inneggiando a Cristo, distruttore della morte, o Eustrazio.

Venite tutti, amici dei martiri, diciamo beati con sacri inni i distruttori dell’inganno: Eugenio, il sapiente Oreste e Mardario e con loro Aussenzio ed Eustrazio.

Della santa. Come bellissima fanciulla, adorna di bellezza e giovinezza, stai ora incoronata presso il Cristo incarnato dalla Vergine, o martire Lucia.

Theotokìon. Per noi dal tuo grembo senza esperienza d’uomo è sorta una luce i cui tremendi raggi, illuminandoti divinamente, ti rivelarono eponimo della gioia, o Genitrice di Dio Madre e Vergine.

Irmòs. Da te, o Vergine, montagna non tagliata, fu staccato Cristo, pietra angolare non tagliata da mano d’uomo che congiunse le nature distinte: per questo, Madre di Dio, esultanti ti magnifichiamo.

Exapostilarion. Udite, donne.

Celebriamo con canti il retore Eustrazio e con lui Aussenzio, Mardario, Oreste e il sapiente Eugenio, che lottarono per Cristo e pregano senza sosta per noi, che celebriamo la loro sacra memoria.

Theotokìon.

Tu che partoristi Cristo, sapienza enipostàtica, Verbo sovrasostanziale e medico di tutti, sana, o Vergine, le dolorose piaghe e ferite croniche della mia anima e fa’ cessare gli sconvenienti pensieri del mio cuore.

Alle lodi sostiamo allo stico 4 e poi cantiamo stichirà idiòmela.

Tono 1. Di Byzas.

Celebriamo, popoli, la schiera dei cinque santi, lodando Cristo Salvatore: Eustrazio, atleta dall’animo saldo e con lui Aussenzio, Eugenio, Mardario e Oreste; patendo infatti per la fede, calpestarono le tempeste dei nemici e pregano il Salvatore di donare purificazione e remissione dei peccati a quanti festeggiano con fede la loro memoria.

Tono 3. Di Germano.

Con espressioni rètoriche stupì gli iniqui il soldato di Cristo e con ferite da lottatore, con coraggio vinse il potere del nemico il glorioso e forte atleta Eustrazio: camminando sulla via stretta e difficile raggiunse la terra della vita eterna, dove prega Cristo di donarci la grande misericordia.

Stesso tono. Dello stesso.

Lodiamo con canti di lode il megalomartire Eustrazio, che con la divina sapienza si rivelò filosofo e con la bellezza delle parole si rivelò retore; poiché questo soldato di Cristo, affrontando in tempo di guerra le lotte del martirio, strappò al nemico la spada con cui lo ferì, a lui gridiamo: O eletto tra i martiri, con quanti lottarono accanto a te, prega Cristo Dio per quanti festeggiano la vostra veneratissima memoria.

Tono 4. Del monaco Giovanni.

Coroniamo con i nostri encomi i vittoriosi martiri della verità: Eustrazio, che affrontò i falsi miti degli ellèni e propagò la fede sapiente dei cristiani; Aussenzio, che con sapienza di parole e pazienza di opere, confutò l’ateismo tirannico. E con loro Eugenio, caro a Dio e inviso ai tiranni a causa della salvifica confessione; e Oreste, vero e meraviglioso soldato del Re di tutti; con questi Mardario, più innocente della colomba, che svergognò il serpente astuto per la grazia di Cristo Dio e Salvatore delle nostre anime.

Gloria. Tono 4. Di Ikasia.

Celebriamo quelli che giustamente chiamiamo lira a cinque corde e lampada a cinque luci della Chiesa di Dio e facciamone piamente l’elogio. Salve, tu che felicemente fosti arruolato da Dio nel celeste esercito ed eri gradito a colui che ti arruolò, retore fra i rètori, Eustrazio sapiente in Dio. Salve, tu che copiosamente moltiplicasti il talento a te affidato da Dio, beato Aussenzio. Salve, amabilissimo rampollo della nobiltà divina, Eugenio di mente divina. Salve, bello d’aspetto, ma bellissimo e accortissimo nell’animo, tu che vivi tutto sui monti divini, o Oreste felicissimo. Salve, fulgida perla rilucente, che sopportasti con gioia gli aspri tormenti, o invitto Mardario. Salve, coro pari in numero alle vergini sagge: vi preghiamo di liberare da ogni ira e tribolazione e di far partecipi della vostra gloria ineffabile quanti festeggiano la vostra annua memoria.

E ora. Theotokìon.

Hai dato come segno.

Generasti il Giudice giustissimo, o Sovrana e io, vissuto dissolutamente, condannato e senza via di scampo, ti supplico di pregarlo, affinché non mi condanni nel futuro tremendo giudizio, o Vergine, ma, per misericordia e grande bontà, mi collochi con gli eletti che staranno alla sua destra.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 4. Di Ikasia.

All’educazione degli elleni i santi martiri preferirono la sapienza degli apostoli, abbandonando i libri dei rètori e distinguendosi con quelli dei pescatori; in quelli, infatti, c’è eleganza di parole, ma qui, nel parlare ispirato degli illetterati, appresero la teologia della Trinità e intercedono perché in essa siano custodite in pace le nostre anime.

E ora. Theotokìon.

Come generoso fra i martiri.

Ho consacrato a te, Madre di Dio, anima e corpo, cuore e mente: per l’anima, chiedi ciò che le conviene; del corpo mortifica gli impulsi; il cuore, illuminalo, Sovrana; della mente placa invisibilmente i moti disordinati e poni fine al tumulto delle colpe.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando la venerabilissima che ti generò ignara d’uomo, vide te, Signore, steso sulla croce, tergendosi il volto da lacrime miste a sangue, dolorosamente gridava: Che cos’è questo strano mistero? Tu che un tempo ornasti il cielo di stelle, come dunque ora, disadorno, deforme ed esamine, sei confitto al legno o paziente?

Quindi il resto come di consueto e il congedo.