10 Dicembre
Memoria dei santi martiri Minà dalla bella voce, Ermogene ed Eugenio.
Al Mattutino
Apolytìkion. Tono pl. 4. Conosciuto l’ordine.
I martiri di Cristo, mortificando con la continenza gli impulsi e i moti brucianti delle passioni, hanno ricevuto la grazia di allontanare le malattie dagli infermi e di compiere prodigi sia in vita, sia dopo la morte: è straordinario prodigio, infatti, che ossa spoglie facciano scaturire guarigioni! Gloria all’unico Dio Creatore.
Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi. Acròstico: Inneggio i forti martiri incoronati. Giuseppe.
Ode 1. Tono 1. Irmòs.
Cristo nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.
Adorni delle corone della gloria presso il trono di Dio e riempiti di divina luce, liberate, o martiri, dalla tenebra delle passioni quanti celebrano con affetto la vostra luminosa memoria.
Bramando la gloria divina e la bellezza di Dio, lasciaste la dolcezza della vita e il potere splendente e con la morte trovaste la vita eterna, o martiri.
Accesi da zelo divino, i sapientissimi Ermogene e Minà spensero il fuoco dell’ateismo e si rivelarono per fede lampade luminose, irraggiando la luce della pietà a tutti.
Theotokìon. Vergine incorrotta, supplica senza sosta il Dio e Sovrano che incarnasti dal tuo sangue per unirsi a noi, di liberare i tuoi servi dal potere delle passioni, o Purissima.
Ode 3. Irmòs.
Al Figlio prima dei secoli immutabilmente dal Padre generato e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, incarnato, a Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.
Illuminati dal raggio celeste, i santi martiri hanno dileguato la tenebra dell’inganno degli idoli e rifulso luce di guarigioni su noi, che cantiamo al Dio di tutti: santo tu sei, Signore.
Seguendo la morte del Sovrano vivente, o mirabile Minà, ti furono spezzate le caviglie e frantumasti la testa del tiranno nemico, rafforzando i tuoi piedi sulla via ardua del martirio, o valorosissimo martire.
Ermogene inneggiava il Salvatore mentre gli amputavano le mani, rendendo più luminoso il sacerdozio tinto di sangue e imitando per grazia colui che patì per noi nella carne.
Theotokìon. Trovandoti unica fra le donne per bellezza, o Vergine, Cristo è sorto dal tuo grembo nella carne illuminando la nostra stirpe con bellezze divine, perciò ti celebriamo con affetto.
Irmòs. Al Figlio prima dei secoli immutabilmente dal Padre generato e negli ultimi tempi dalla Vergine, senza seme, incarnato, a Cristo Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fronte, santo tu sei, Signore.
Kàthisma.
Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
Lasciando la gloria mondana, Minà, Ermogene e l’illustre Eugrafo si armarono col potere divino e con animo deciso sopportarono il peso dei terribili supplizi senza proteggere la loro carne, perciò gettati nell’abisso del mare dopo la fine, andarono al porto celeste; a loro con fede gridiamo: supplicate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.
Gloria. Tono 1. I soldati a guardia.
Il mirabile Minà, l’illustrissimo Ermogene, coppia venerabilissima della Trinità santa, calpestarono con coraggio la boria politeista e terminando santamente il cammino, furono incoronati dal cielo col potere dello Spirito.
E ora. Theotokìon.
Grazie al divino Spirito hai contenuto nel tuo grembo il Dio, Creatore di tutti e tuo plasmatore, o purissima illibata e lo hai partorito senza corruzione; glorificandolo ti inneggiamo, Vergine, come palazzo del Re della gloria e redentrice del mondo.
Oppure stavrotheotokìon.
Il tuo cuore, Vergine pura e incorrotta, fu trafitto dalla spada quando vedesti tuo Figlio elevato sulla croce, o Purissima, benedetta Maria, rifugio dei peccatori, argine e sostegno del mondo.
Ode 4. Irmòs.
Virgulto dalla radice di Iesse e fiore da essa procedente, o Cristo, dalla Vergine sei germogliato, dal boscoso monte adombrato, o degno di lode: sei venuto incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu, immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.
Proclamando le leggi luminose sopportavi mentre ti venivano iniquamente cavati gli occhi, o Minà, che avevi gli occhi del cuore convenientemente rivolti alla luce senza tramonto e che lietamente cantavi: Gloria alla tua potenza, Signore.
La tua lingua, o sapientissimo, si è dimostrata affilata col fuoco dello Spirito mentre ti veniva mozzata: parli cantando le meraviglie di Dio e convertendo manifestamente la stoltezza del giudice in pia gloria del Creatore.
Sopportando grandemente la passione vengono amputati i piedi a Ermogene, che calpesta la testa del serpente e si prepara con animo immutabile alla via del martirio, che conduce alla vita dello splendore sovracceleste.
A te, che custodivi illesa la tua anima, o Minà, apparve Cristo guarendo le tue piaghe e ordinandoti di sopportare con coraggio, affinché colui che vuole misericordia potesse operare attraverso di te la salvezza di tutti i santi.
Theotokìon. Come virgulto e fiore dalla radice di Iesse germogliasti il Creatore, che ha fatto appassire i prati della scienza sterile e piamente seminato per noi la vera fede, o pura Vergine inneggiatissima.
Ode 5. Irmòs.
Dio della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai inviato l’Angelo del tuo gran consiglio per donarci pace; guidati dunque alla luce della conoscenza di Dio, vegliando dalla notte, noi ti glorifichiamo, o Filantropo.
I martiri gridavano insieme all’empio giudice: Che tormento inutile, accanto a noi c’è l’unico invitto in potenza che ci rafforza: per lui sopportiamo strenuissimamente i supplizi.
Fu discreto il passaggio del mirabile Ermogene a Dio, poiché fu purificato dal battesimo e per divina elezione ricevette la luce del sommo sacerdozio, illuminando con insegnamenti quanti erano nella tenebra della malvagità tremenda.
Lasciando la ragione inetta dei rètori, foste pescati con la rete degli illetterati, o martiri, divenendo realmente sapienti nello spirito; e resi forti nella pazienza, vinceste tutti i marosi del martirio.
Theotokìon. Ti rivelasti, pura Vergine, superiore agli angeli generando l’Angelo del gran consiglio, il Dio Emmanuele, che con la sua discesa per la sua ineffabile misericordia ha reso celesti gli uomini.
Ode 6. Irmòs.
Il mostro marino dalle sue viscere, espulse come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, uscì da lei, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la Madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.
Salvasti Giona dal mostro prefigurando la tua sepoltura di tre giorni, o Onnipotente e guidasti i corpi dei tuoi martiri gettati nel mare al porto tranquillo della sepoltura, dove la tua divina volontà li mise sotto la protezione dei fedeli.
I vostri corpi, o martiri invitti, furono restituiti illesi dall’abisso del mare sulla terra, preceduti da angeli celesti, rivelando a tutti la vostra deposizione, o beati, come fonte di guarigioni e liberazione dalle passioni dell’anima.
Le schiere degli angeli si sono stupite per la vostra pazienza, o martiri: per come vinceste nei corpi il drago incorporeo e siete stati incoronati con le corone di vittoria, stando presso il trono di Dio, illuminati da divini fulgori.
Theotokìon. Per te, Vergine, è finita la morte, poiché generasti Cristo, la vita, che dona immortalità e divina salvezza a quanti piamente credono in lui; supplicalo, o Santissima, di custodire i tuoi servi da ogni colpa.
Irmòs. Il mostro marino dalle sue viscere, espulse come embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere assunto la carne, uscì da lei, custodendola incorrotta: poiché egli ha preservato la Madre indenne dalla corruzione cui non era sottostata.
Kontàkion. Tono 4.
Ti sei rivelato oggi.
Il Signore ti ha strappato all’esercito temporale e ti ha fatto erede, o Minà, di quello incorruttibile con i tuoi compagni di lotta: lui che ti concede la corona incorruttibile.
Ikos.
Coronando di inni la tua solennità, o vittorioso del Signore, applaudo alle tue lotte e celebro le tue battaglie, poiché per il solo Creatore dell’universo, come oro nella fornace sei stato provato, ma la folla degli iniqui non ha scosso il tuo pensiero saldo: perché il Cristo dall’alto lo aveva reso forte nelle lotte, lui che ti concede la corona incorruttibile.
Sinassario.
Il 10 di questo mese memoria dei santi martiri Minà Kallikelàdos, cioè con bel canto, Ermogene ed Eugrafo.
Stichi. Anche se non può cantare mentre viene dilaniato, Minà chiude la bocca degli empi. Disprezzando l’empietà, Ermogene fu martire della pietà per la spada. Subendo i fendenti della spada, o Eugrafo, divenisti calamo appuntito di Dio, scrivendo bene. Il dieci Minà diede la cervice alla spada.
Lo stesso giorno san Gemello morì sulla croce.
Stichi. Gemello sopporta per Dio la crocifissione e con la croce cammina verso la corona.
Lo stesso giorno memoria del santo nostro padre Tommaso Defurchinòs.
Il santo ieromartire Teotecno perì di spada.
Il santo martire Mariano perì lapidato.
Sant’Eugenio perì percosso con verghe.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. Irmòs.
I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un empio comando, non si lasciarono atterrire dalla minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme cantavano: O Dio dei padri, tu sei benedetto.
Avete preso dimora là dove si ode la voce dei festanti con anima esultante, o atleti e, colmi di letizia, cantate: O Dio dei padri, tu sei benedetto.
Ermogene gridava: Dolce per me la morte, piacevole morire; il mio vivere è Cristo e la morte un beneficio indescrivibile; siano tagliate quindi le membra a me, che canto: O Dio dei padri, tu sei benedetto.
Con animo rinvigorito scrivesti te stesso nel libro dei viventi, o sapiente Eugrafo: decapitato, infatti, sei salito sul tuo sangue come su un carro e ti sei trasferito alla luce senza sera.
Theotokìon. Il Verbo incarnato è sorto da te senza bruciare il tuo grembo e mutare i segni della tua verginità, donando incorruttela e vita a noi, che cantiamo: O Dio dei padri, tu sei benedetto.
Ode 8. Irmòs.
La fornace che effondeva rugiada era immagine di una meraviglia oltre natura: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.
L’iniziatore della vanità cade ai tuoi piedi calpestato da te, Minà, divinamente sapiente, privandoti infatti degli occhi e della lingua non smosse il tuo pensiero dal migliore stato, perciò esultando gridavi: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.
Quando l’empissimo giudice con ira e crudele volontà ti privò di mani e piedi, o sapiente Ermogene, tu desiderando patire, cantavi a Cristo esultando: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.
Inneggio le tue divine lotte, o Minà, onoro gli agoni di Ermogene, venero le reliquie, canto i supplizi, le catene, le persecuzioni e i flagelli grazie ai quali vi innalzaste alla vita, gridando: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.
Theotokìon. Ti conosciamo, o Vergine, come recipiente che contiene la manna della divinità, arca e mensa, lucerna, trono di Dio, palazzo e ponte che fai passare alla vita divina quanti cantano: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.
Irmòs. La fornace che effondeva rugiada era immagine di una meraviglia oltre natura: essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto, come neppure il fuoco della divinità bruciò il grembo della Vergine in cui era disceso; perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.
Ode 9. Irmòs.
Come figura del tuo parto abbiamo il roveto ardente, che bruciava senza consumarsi; ti preghiamo di estinguere nelle nostre anime la fornace ardente delle tentazioni, affinché senza sosta, o Theotòkos, noi ti magnifichiamo.
Ecco, a tutti è rifulsa la festa splendente dei luminosi martiri, rischiarando i confini dell’ecumène e dileguando la cecità delle anime; riuniamoci oggi con tutto il cuore per ricevere santificazione.
Voi, che otteneste la gloria del bene celeste di cui diveniste degni, supplicate che sia ottenuto anche da quanti onorano con fede la vostra luminosa memoria, poiché state sempre presso Dio, o megalomartiri.
Offriste i corpi e le anime al Creatore di tutti come sacrificio senza macchia e olocausto per mezzo del fuoco dei supplizi e foste annoverati nei cori dei martiri, illuminati da luce pura, o sapienti in Dio.
Il coro dei divini martiri si innalzò alle dimore luminose esultando e ora i sapienti in Dio Minà con Ermogene ed Eugrafo sono presso il Padre, il Figlio e lo Spirito, allietandosi realmente dalla divinizzazione.
Theotokìon. La nostra natura esiliata ha visto lo splendore del lampo del tuo parto, o purissima e si è liberata della tenebra dell’ignoranza e dalle passioni del cupo turbamento, perciò ti onoriamo come causa della nostra salvezza.
Irmòs. Come figura del tuo parto abbiamo il roveto ardente, che bruciava senza consumarsi; ti preghiamo di estinguere nelle nostre anime la fornace ardente delle tentazioni, affinché senza sosta, o Theotòkos, noi ti magnifichiamo.
Exapostilarion. Tu che il cielo.
Con i tuoi discorsi da rètore e divini miracoli, o Minà, attirasti a te come compagno di lotta il sacro Ermogene, col quale gioiosamente ti celebriamo con Eugrafo.
Theotokìon.
Genitrice di Dio Maria, felice sorte dei terrestri, difesa dei peccatori, unica speranza dei cristiani, salvezza del mondo, strappami alla minaccia del fuoco.
Allo stico, stichirà dall’oktòichos.
Gloria. Tono pl. 2. Idiòmelon.
Di nuovo splende per noi l’annuale memoria degli astri del mondo: Minà, Ermogene ed Eugrafo e illumina i cuori dei fedeli con le lotte da essi affrontate per Cristo, con a forza della croce; perciò offriamo l’inno a colui che li ha incoronati di gloria e onore, Cristo nostro Dio.
E ora. Theotokìon.
Abbiamo conosciuto il Dio da te incarnato, Vergine Theotòkos: imploralo di salvare le nostre anime.
Oppure stavrotheotokìon. Il terzo giorno.
Colei che ti concepì, o Cristo, vedendoti confitto al legno, aveva il cuore trafitto e gridava gemendo: Risorgi, Figlio mio, affinché canti la tua risurrezione.
Il resto del mattutino come di consueto e il congedo.

