Passa al contenuto principale

19 Novembre

Memoria del santo profeta Abdia e del santo martire Varlaàm.

Al Vespro.

Al Signore a te, ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia.

Del profeta.

Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Divenuto, o Abdia, fulgido ricettacolo dello Spirito e da lui illuminato, fosti arricchito di una divinissima forma di profezia, della prescienza delle cose future e della conoscenza della verità: e ora implora per le nostre anime la pace e la grande misericordia.

Uno è definito Dio, con proprietà primarie e con segni caratteristici conformi all’essenza: a questi comunicano i gloriosi e venerabili profeti, per partecipazione e per grazia, secondariamente, nella misura della relazione con Dio, perché il Signore illumina i suoi servi col proprio splendore.

Mentre ti riempi della luce senza tramonto e contempli la gloria oltre intelletto e mente, stando presso il Sovrano dell’universo, beato Abdia, divenuto divino vate, supplicalo di dare alle nostre anime la pace e la grande misericordia.

Del martire. Tono 4. Come generoso.

Divenisti più saldo di una statua, più forte del bronzo e più resistente del ferro: ciascuna di queste cose infatti cede consumata dal fuoco e rapidamente si dissolve, vinta dalla sua forza, mentre la tua inflessibile destra distesa, data alle fiamme, è prodigiosamente scampata ai carboni ardenti, o sapientissimo.

Stando presso Dio e a lui accostandoti, o beato, non con sangue estraneo, ma col tuo proprio sangue apparisti come sacerdote e con mano di martire offristi incenso di soave odore non alle seduzioni dei demòni, ma a Cristo, Salvatore e Sovrano, che regna in eterno.

Pieni di gioia, o illustre, noi ti chiamiamo sacerdote offerente e agnello offerto, perché l’uno e l’altro tu sei: offristi infatti te stesso a Dio in olocausto come vittima immacolata col fuoco dei tormenti; imploralo dunque per la salvezza di quanti onorano la tua insigne memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che sei reggia del Sovrano piena di luce e nube di luce, o favorita dalla divina grazia, di colui che è sorto dal tuo grembo, o purissima, illumina la nostra anima e la nostra mente e, distruggendo tutti gli scandali dell’ingannatore, con la tua intercessione, o Vergine, rinsalda il nostro pensiero.

Oppure stavrotheotokìon.

Vedendoti pendere dalla croce, Signore, la Vergine tua Madre gemeva e facendo lamento diceva: Come ti hanno ricompensato, o Sovrano, coloro che hanno goduto dei tuoi molti doni? Ma ti prego, non lasciarmi sola al mondo: affréttati a risorgere, risuscitando insieme a te i progenitori.

Allo stico stichirà dall’Oktòichos.

Quindi il resto del vespro e la conclusione.