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20 Dicembre

Memoria del santo ieromartire Ignazio teòforo.

Al Vespro

Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e 3 stichirà idiòmela della vigilia.

Tono 1. Di Anatolio.

Festeggiamo in anticipo, popoli, il Natale di Cristo e sollevando l’intelletto, saliamo con la mente a Betlemme e con i pensieri dell’anima contempliamo la Vergine che sta per partorire nella grotta il Signore dell’universo e nostro Dio; Giuseppe, considerando la grandezza delle meraviglie di Dio, pensava di vedere un semplice uomo in questo bambino avvolto in fasce, ma dai fatti comprendeva che egli era il vero Dio, che dona alle nostre anime la grande misericordia.

Festeggiamo in anticipo, popoli, il Natale di Cristo e sollevando l’intelletto, saliamo con la mente a Betlemme e contempliamo nella grotta il grande mistero: si è aperto infatti l’Eden, perché Dio viene da Vergine pura, perfetto nella divinità e nell’umanità. Acclamiamo dunque: Santo Dio, Padre senza principio; Santo forte, Figlio incarnato; Santo immortale, Spirito Paràclito. Trinità santa, gloria a te.

Ascolta, cielo, porgi l’orecchio, terra: ecco, infatti, il Figlio e Verbo di Dio Padre viene per essere partorito dalla fanciulla ignara d’uomo, secondo il beneplacito di colui che lo ha impassibilmente generato e con la sinergia del santo Spirito. Preparati, Betlemme, apri la porta, Eden: poiché Colui che E’, diviene ciò che non era e viene plasmato l’artefice di tutto il creato, donando al mondo la grande misericordia.

Altri stichirà prosòmia, del santo.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato.

Degnamente chiamato teoforo, quando il Sovrano, o beato Ignazio, ti abbracciò per la comune passione con lui, manifestandoti le dottrine della superna filosofia, allora accogliesti il luminosissimo splendore, come la spugna assorbe i liquidi, attingendolo dall’abisso delle luci; hai così seguito le orme di Cristo nostro Dio che ti chiamava: supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

O ferito dalla carità perfetta, quando la folgorante passione infiammò la tua anima, o sacratissimo, affrettandoti, o padre, ad andare verso il Sovrano, gridasti quella parola degna d’esser celebrata: Frumento del Creatore io sono e bisogna che sia macinato dai denti delle fiere, affinché divenga purissimo pane per il Verbo Dio nostro. Supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Fosti crocifisso con Cristo, o iniziatore ai misteri, quando gridasti la parola ispirata: Il mio amore è stato crocifisso e ho grande fretta di partecipare alla sua passione; da quel momento, o beato Ignazio, come sole che si slancia dall’oriente, per risplendere sull’occidente, accorresti e avvicinandoti a Cristo, fosti insignito del diadema del regno. Supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4. Di Anatolio.

Teoforo Ignazio, avendo abbracciato Cristo, tuo ardente amore, come ricompensa del sacro ministero del vangelo di Cristo, ottenesti di giungere alla perfezione mediante il sangue; diventato dunque frumento dell’agricoltore immortale, fosti macinato dai denti delle fiere e divenisti per lui dolce pane: intercedi per noi, o atleta beato.

E ora. Della vigilia. Stesso tono.

Ricevi, o Betlemme, la Metropoli di Dio: viene per generare in te la luce senza tramonto; angeli, stupite nel cielo; uomini, date gloria sulla terra; magi dalla Persia, portate il dono gloriosissimo; pastori in veglia, intonate l’inno trisagio; ogni spirito lodi l’Artefice dell’universo.

Allo stico, stichirà idiòmela proeortia.

Tono 2. Di Cipriano.

Betlemme, terra di Giuda, patria secondo la carne, lietamente appresta la grotta divina nella quale Dio è partorito nella carne dalla santa Vergine ignara d’uomo, per la salvezza della nostra stirpe.

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Di Andrea Pyros. Stesso tono.

Venite tutti, celebriamo con fede i giorni vigilari della nascita di Cristo e facendoci spiritualmente precedere dall’inno come una stella, cantiamo con i pastori le dossologie dei magi: E’ giunta la salvezza dei mortali da grembo vergine, per richiamare dall’esilio i mortali.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Di Cipriano. Autòmelo.

Casa di Efrata, città santa, gloria dei profeti, prepara la casa in cui la Divinità deve essere partorita.

Gloria. Del santo. Tono 1. Dello Studita.

Oh, la tua anima salda e adamantina, Ignazio degno di essere detto beato! Tu infatti, tenendo la tua brama stabilmente rivolta al tuo vero amante, dicevi: Non c’è in me fuoco di amore per la materia, ma piuttosto un’acqua viva, che in me parla, dicendo dentro di me: Vieni al Padre. Infiammato dunque dal divino Spirito, hai provocato le belve perché al più presto ti separassero dal mondo e ti facessero passare al Cristo desiderato: imploralo per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Tono 2. Di Cipriano.

Ecco, è vicino il tempo della nostra salvezza: preparati, grotta, la Vergine si avvicina per partorire; rallegrati ed esulta, Betlemme, terra di Giuda, perché da te è sorto il nostro Signore; ascoltate, monti e colli e voi regioni vicine alla Giudea: Cristo viene a salvare l’uomo che ha plasmato, come filantropo.

Apolytìkion della Vigilia.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Preparati, Betlemme: si è aperto per tutti l’Eden. Preparati, Efrata, perché dalla Vergine è fiorito l’albero della vita nella grotta; davvero il suo grembo è divenuto spirituale paradiso in cui si trova la pianta divina; mangiandone vivremo, non moriremo come Adamo. Cristo nasce per rialzare l’immagine, un tempo caduta.

Gloria. Del santo. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; per questo, insegnando il verbo della verità hai lottato fino al sangue per la fede, ieromartire Ignazio; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Di nuovo: Preparati, Betlemme.

Triodion cantato nella Grande Compieta. Acròstico: Di lunedi.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

Il mare ondoso e invalicabile il Signore, con un suo ordine divino, placò per condurre a piede asciutto il popolo d’Israele, che a lui cantava, poiché si era gloriosamente glorificato.

L’ineffabile discesa del Verbo Dio rivela Cristo Dio e uomo e il Dio che sappiamo infinito viene ad assumere forma di servo, nascendo da una fanciulla vergine e serva di Dio.

Cristo viene per servire volontariamente; il plasmatore immateriale ora si riveste, arricchendo per potere divino Adamo impoverito, donandogli la rinascita, insolita ricreazione, come benefattore compassionevole.

Ode 8. Irmòs.

Il fuoco di continuo alimentato sette volte di più, si ritrae timoroso davanti ai nobili fanciulli, i cui corpi riflettevano la purezza dei cuori e la fiamma ardente s’indeboliva mentre veniva cantato l’inno: Opere tutte, inneggiate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Tutti voi considererò miei familiari, se osserverete i miei precetti, disse Gesù, venuto agli uomini da grembo senza macchia, donando loro la pace, ispirando umili pensieri e insegnando a conoscere il Signore, cantando: Ti esaltiamo per tutti i secoli.

La tua generazione contrasta con l’ordine carnale, poiché né la carne, né il sangue ti hanno formato, o Dio Verbo, ma la venuta dello Spirito Santo e l’ombra divina dell’Altissimo e riconoscendoti Signore, ti inneggiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Magnificasti, o Cristo, la Theotòkos che ti ha generato, dalla quale tu, nostro plasmatore, ricevesti un corpo sensibile come il nostro, col quale cancellasti i peccati di noi, che proclamando lei beata, in tutte le generazioni ti magnifichiamo.

Respingendo volontariamente ogni sozzura delle passioni, accogliamo con pensiero saggio la venuta di Cristo: e infatti si avvicina con purezza rivestito di carne per donare a tutti la divina rigenerazione nello Spirito.

Vedendo Cristo umiliato veniamo innalzati dalle basse passioni, non pensando con zelo buono cose alte, istruiti dalla fede, umiliati nello spirito, per magnificare con opere elevate colui che viene generato.