27 AGOSTO
Memoria del nostro santo padre Pimìn.
Al Mattutino.
Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo dei santi.
Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.
Con il cuore scaldato dal Paràclito, o padre, dileguasti il gelo dei demòni e l’inverno delle passioni.
Bruciando la materia delle passioni con il carbone del timore divino divenisti fiamma di discernimento e fuoco di impassibilità, o beato Pimìn.
Portando la tua croce sulle spalle, o padre, seguisti con affetto colui che ti chiamò e divenisti astro degli anacoreti.
Theotokìon. Volendo incarnarsi per bontà dal tuo grembo, o purissima Madre Vergine, il Verbo Dio mi ha del tutto salvato.
Ode 3. Tu sei la saldezza.
La tua preghiera di tutta la notte stupiva gli angeli: e infatti loro cooperavano con le tue suppliche a Dio.
Purificasti gli occhi del tuo animo dalla malattia delle passioni, perciò ora contempli con purezza l’Invisibile.
Nutrito di ascesi come latte, o venerabile Pimìn, ti elevasti alla vetta delle virtù in perfetta impassibilità.
Theotokìon. Avendo te come soccorso, non temo gli assalti dei nemici, o Purissima, poiché avendo te come benefattrice, sconfiggo le loro falangi.
Irmòs. Tu sei la saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei luce degli ottenebrati e il mio spirito t’inneggia.
Kàthisma. Tono 3. La confessione della fede.
Pascolato dal Signore, ti rivelasti sua mite pecora sconfiggendo i lupi ostili, o beato e conducendo la tua divina lotta, dimoravi nel recinto celeste, o padre venerabile; supplica Cristo Dio di donarci la grande misericordia.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Il Signore stesso non si separò dalla natura divina incarnandosi dal tuo grembo, ma divenendo uomo rimase Dio colui che custodì te, sua Madre, vergine dopo il parto come prima del parto, o purissima; supplicalo con fervore di donarci la grande misericordia.
Oppure stavrotheotokìon.
L’agnella purissima, Vergine Madre del Verbo, incorrotta, vedendo appeso sulla croce colui che è sorto da lei senza dolore, facendo lamenti gridava: Ahimè, mio Figlio! Come patisci volendo liberare l’uomo dalla vergogna delle passioni?
Ode 4. Ho udito, Signore.
Ricevendo i raggi del Paràclito, ti rivelasti specchio cristallino e ricettacolo di divine ascensioni, o Pimìn teoforo.
Irrigato dalle lacrime, ti mostrasti albero dagli alti rami, adorno di continenza e arricchito con frutti divini, o padre Pimìn.
Arando il campo del tuo intelletto con le fatiche dell’ascesi, moltiplicasti la spiga delle virtù e il carisma dei prodigi con abbondante frutto.
Theotokìon. Sposa divina, tesoro della verginità e dimora della natura incircoscrivibile, illumina la mia anima ottenebrata.
Ode 5. All’alba diciamo.
Sopportando la calura del giorno, o insigne, divenisti degno della gioia del tuo Signore, o venerabile Pimìn.
Sorgesti come rosa dal dolce profumo nel prato dell’ascesi, effondendo ai confini la fragranza della conoscenza divina.
Dotato di umiltà, o padre, umiliasti a terra il serpente che prima si era boriato.
Theotokìon. Ti inneggiamo come vergine dopo il parto, o Theotòkos, poiché concepisti nel mondo Dio Verbo nella carne.
Ode 6. Una tunica luminosa.
Mortificando gli assalti della carne con molte lotte, camminavi verso la vita immortale, o mirabile Pimìn.
Avevi continenza e preghiera incessanti, amore incontaminato, o venerabile e ti rivelasti specchio cristallino di Dio.
Percorrendo terre aride non battute, ti spogliasti dell’inaridimento delle passioni e divenisti cittadino dei cieli.
Theotokìon. Tu che col verbo partoristi nella carne il Verbo, ti supplichiamo, salva le nostre anime dalle insidie del nemico.
Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti vesti di luce come un manto, misericordiosissimo Cristo, mio Dio.
Kontàkion. Tono 4. Sei apparso oggi.
Ecco oggi, o padre venerando, la santa memoria delle tue splendide lotte che allieta le anime dei fedeli, o Pimìn di senno divino, nostro santo padre.
Sinassario.
Il 27 di questo mese memoria del nostro santo padre Pimìn.
Stichi. Come da un lupo con la bocca spalancata fu rapito dalla vita Pimìn, allevato dal Pastore gloriosissimo.
Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Liberio, papa di Roma, confessore.
Stichi. Liberio può raccogliere ora la ricchezza che tesaurizzò con sapienza.
Lo stesso giorno memoria del nostro santo padre Ossios, vescovo di Cordova.
Stichi. Solo dicendo il tuo nome, Ossios, ti porto dovuta lode dopo la morte.
Lo stesso giorno memoria dell’eunuco etiope, battezzato dal santo apostolo Filippo.
Stichi. L’uomo eunuco ammonì la figura degli eunuchi, poiché anche se nero per natura, realmente si fece bianco.
Lo stesso giorno la nuova santa Anthùssa, rivestita di un pezzo di crine, muore gettata in un pozzo.
Stichi. Col sacco al posto della cuffia e la pietra al posto del decoro femminile, o Anthùssa, entrasti nel baratro del pozzo.
Memoria del santo martire Fanurio, apparso nel 1500.
Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. Nella fornace i fanciulli.
Dedicandoti alle divine contemplazioni e folgorato da divini raggi immateriali, divenisti realmente figlio del giorno e luce per gli ottenebrati, o teoforo Pimìn.
Giungesti all’altezza dell’impassibilità imitando nel corpo gli angeli, o beato e divenisti erede della delizia del paradiso, dicendo: o Dio, tu sei benedetto.
Rifulgendo di raggi di impassibilità, oscurasti le tentazioni dei demòni, o venerabile e liberasti molti dal loro danno, dicendo: o Dio, tu sei benedetto.
Theotokìon. Ecco, colei che Isaia nello Spirito chiamò Vergine, concepì in grembo il Signore e lo partorì; a lui cantando diciamo: o Dio, tu sei benedetto.
Ode 8. Il Re della gloria.
Custodendo desta la lampada della tua anima con l’olio delle tue lotte, entrasti con esultanza nel talamo incorrotto dello Sposo e vivi nei secoli.
La torre della tua anima non venne sconvolta dai venti degli spiriti maligni, perché era rafforzata sulla pietra della fede, o beatissimo teoforo.
Ti sei spogliato della cattiva tunica delle passioni, o padre e hai indossato il decoro bellissimo della divina impassibilità, regnando con Cristo.
Theotokìon. Lodiamo, o popoli, la santissima Vergine, trono venerato e altissimo, sovresaltandola per tutti i secoli.
Irmòs. Il Re della gloria senza principio che sbigottisce le potenze celesti e le schiere degli angeli temono, lodatelo, o sacerdoti, sovresaltatelo, o popoli, per tutti i secoli.
Ode 9. Stupì ogni udito.
Come stella tramontasti al mondo e sorgesti per Cristo, vero Sole spirituale della giustizia, o beatissimo e lasciasti realmente ai fedeli come raggi i beni luminosi che allontanano la tenebra delle anime.
Preziosa fu per Dio la tua morte, o insigne, poiché sei vissuto piamente sulla terra custodendo intatti i suoi decreti, o Pimìn, perciò, in quanto giusto, è sorta per te la luce senza tramonto.
Deliziandoti delle bellezze divine, o padre e divinizzato per grazia, ora che stai splendidamente presso la grande Luce e ti avvicini più chiaramente al compimento del desiderio, ricordati, o Pimìn, di quanti di onorano e celebrano la tua santa memoria.
Theotokìon. Tu sola fra le donne, o divina Sposa, hai interrotto la maledizione dei primi plasmati generando l’Incircoscrivibile circoscritto dalla carne; rinnovasti le leggi di natura, o Purissima, riunendo ciò che prima era diviso con la tua prodigiosa mediazione.
Irmòs. Stupì ogni udito per l’ineffabile condiscendenza di Dio, poiché l’Eccelso discese volontariamente nella carne, diventando uomo da grembo vergine. Perciò, o fedeli, magnifichiamo la purissima Genitrice di Dio.
Exapostilarion. Con i discepoli.
Tu che manifestamente ricevesti la luce trisolare della tearchia nella sua pienezza, o sapientissimo, sei ora divenuto dio per la partecipazione alla natura di Dio: supplicalo di liberare da pericoli e tribolazioni quanti ti onorano, o padre e celebrano la tua augusta memoria luminosa, o venerando Pimìn di mente divina, splendore degli asceti.
ùTheotokìon.
Ti ha scelta il Padre come desideratissimo giglio, Madre di Dio purissima, per essere dimora del Figlio, in virtù del divino Spirito: ti ha trovata come giglio tra le spine, o purissima, raggiante di bellezza verginale. Perciò, o sposa di Dio, noi grazie a te salvati ti cantiamo e con affetto ti diciamo beata.
Quindi il resto come di consueto e il congedo.

