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12 Ottobre

Memoria dei santi Probo, Taraco e Andronico, martiri. San Simeone il Nuovo Teologo, nostro padre.

Al Mattutino.

Apolytìkion. Tono pl. 1. Il Verbo coeterno.

Le imprese dei santi martiri le potenze celesti ammirarono poiché in un corpo mortale lottarono valorosamente con la forza della croce contro un nemico incorporeo e vinsero invisibilmente; e pregano il Signore d’aver misericordia delle nostre anime.

La solita sticologia, quindi i canoni dall’Oktòichos e il seguente dei santi. Acrostico: Dei tuoi martiri, Signore, voglio cantare la gloria. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.

Adorni della grazia del martirio, con affetto state presso il Cristo, che vi ha incoronati, o fulgidi martiri, facendo splendere il triplice sole e illuminando tutti i fedeli, che vi dicono beati.

Nella persecuzione della pietà vi rivelaste invitti martiri, perseguitando ogni empietà con le vostre valorose lotte, come buoni soldati, colonne della Chiesa e sostegno della verità.

Con mente razionale, gioiosi, sapientemente respingeste la furiosa tempesta del male e l’oceano dell’empietà, raggiungendo i porti celesti, spinti dal soffio dello Spirito.

Davvero con i martiri gioiscono le vostre anime nei cieli, o Andronico, Probo e tu, beatissimo Taraco: per questo coraggiosamente sopportaste i tormenti e con le vostre vittorie vi siete glorificati.

Theotokìon. Il Verbo coeterno al Padre e al santo Spirito volle incarnarsi dal tuo grembo vergine, divenendo carne senza mutare; per la sua volontaria passione la divina schiera dei martiri lottò con fede.

Ode 3. O Signore, che ricopristi.

Con forza ti opponesti al tiranno persecutore, Taraco: sopportando valorosamente la bruciatura del volto, spezzasti le mascelle dei leoni spirituali, trionfando con la potenza dello Spirito.

Con spirito magnanimo, Probo, sopportavi la torsione del corpo, la tortura sul ventre e sul dorso e le lame ardenti che scarnificavano e i colpi che fracassarono la tua bocca professante Cristo.

Immolato come sacra vittima, flagellato soffristi i dolori peggiori, martire Andronico: bruciature, estirpazione dei denti e taglio della tua lingua professante il nostro Dio.

Come stelle rifulgenti rischiarate tutto il creato con i vostri raggi spirituali, allontanando le tenebre del politeismo, illustri martiri, divini atleti vittoriosi.

Theotokìon. Per la tua fulgida ed eccezionale bellezza il Verbo vivificante ti scelse, Vergine pura e come Dio dimorò nel tuo casto grembo.

Irmòs. O Signore che ricopristi la volta celeste e in tre giorni edificasti la Chiesa, confermami nel tuo amore, o unico filantropo, vertice dei nostri desideri e fortezza dei fedeli.

Kathisma.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Avendo come potente armatura la fede nella Trinità santissima, Andronico, Probo e Taraco sciolsero, con vigore giovanile, l’errore politeista, legando le genti all’amore divino; perciò furono ricompensati come vincitori esultando nei cieli con i cori angelici e noi fedeli a loro gridiamo: pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.

Gloria. E ora. Theotokìon.

O nube del sole spirituale, lampada aurea dello splendore divino, purissima, senza macchia, castissima Sovrana, ti supplico, rischiara con lo splendore dell’impassibilità la mia tenebrosa anima, accecata dalle passioni e lava il mio cuore insozzato con onde di compunzione, lacrime di penitenza e purificami, pregando Cristo Dio di donare remissione delle colpe a me, che venero con fede il tuo santissimo parto.

Oppure Stavrotheotokìon.

Vedendo sul legno della croce il Redentore, la Madre purissima gemeva piangendo e amaramente esclamando con cuore afflitto, strappandosi i capelli a lui gridava: Figlio mio, Signore, come l’illegalissimo popolo degli ebrei ingiustamente ha appeso alla croce te, senza peccato? Come accetti volontariamente il fiele, i chiodi e, ahimè, pure la ferita al fianco? Io comunque glorifico te, Salvatore, per la tua divina passione.

Ode 4. Tu sei mio vigore, Signore.

Osservando la tua legge, i martiri disprezzarono le leggi degli iniqui, che comandavano di rinnegare il loro Creatore, per abbracciare le pratiche dei demòni e sopportando la tempesta dei tormenti, trovarono la quiete nei porti celesti.

Portando, o beatissimo Taraco, il giogo di Cristo sulla nuca, esultasti quando ti spezzarono il collo; tenendo la croce come scettro di potenza, sopportasti la grandine delle bastonate, gridando: gloria alla tua potenza, filantropo.

Divenendo forte nel divino Spirito, con coraggio sopporti l’ustione dei piedi e l’estirpazione degli occhi, perfettamente illuminato dalla conoscenza della Trinità e unito ai cori celesti, o martire Probo.

Valorosamente comparendo in tribunale, o martire Andronico, fermamente ti opponesti ai malvagi; con le gambe tagliate, con maggior vigore marciavi calpestando le loro teste, camminando verso il cielo.

Theotokìon. Colui che i divini martiri confessarono nello stadio senza esitare fra i tormenti, colui che a tutti dona la vita, lo portasti in grembo come Dio incarnato solo tu, Vergine, Madre di Dio, stupore degli angeli e terrore dei demòni.

Ode 5. Perché mi hai respinto.

Senza esitare percorreste la via stretta e angusta, spazzando le nubi delle tentazioni; divenuti come baluardi indistruttibili, respingevate i flutti del mare, avendo fondato il vostro cuore sulla roccia della fede, o atleti.

Predicando ad alta voce la divina dottrina salvifica, beatissimo Taraco, con coraggio sopportasti la lacerazione delle labbra, addirittura fermando le bocche degli empi che bestemmiavano Dio creatore.

Flagellato e con il corpo stirato fino a spezzarsi, dimostravi la nobiltà della tua anima, o Probo: incoronato con i tuoi compagni di martirio, ora stai presso il Sovrano dei secoli.

Theotokìon. Ti rivelasti superiore alle potenze celesti generando, o Vergine, il Verbo coeterno al Padre senza principio: rischiaràti dalla sua luce, i martiri oltrepassarono la notte dell’ateismo.

Ode 6. Siimi propizio, Salvatore.

Divenendo per fede spada del Potente, raggiungeste il cuore del nemico, opponendovi valorosamente agli empi, o atleti vittoriosi e illustri.

Come un tempo nella fossa gli animali rispettarono Daniele, così ora nello stadio essi indietreggiarono davanti agli opliti della grazia, rendendo omaggio alle loro sacre ferite.

Imitando la ferita del tuo fianco, Taraco ricevette al suo fianco la trafittura, o Sovrano: dissetato con aceto, gli venne bruciato ferocemente il capo.

Theotokìon. Concepisti in grembo, o pura e partoristi nella carne l’eterno per natura e allattasti colui che tutti nutre, Madre di Dio sempre vergine.

Irmòs. Siimi propizio, Salvatore, malgrado il numero dei miei peccati; dall’abisso del male strappami, ti supplico; poiché a te grido: Ascoltami, Signore, Dio della mia salvezza.

Kontàkion dei martiri.

Tono 2. Cercando le cose di lassù.

Manifestandoci la gloria della Trinità, i nobili soldati di Cristo, i divini martiri Taraco, Probo e Andronico hanno confutato ogni ateismo dei tiranni, lottando generosamente per la fede.

Ikos.

Imitando generosamente la passione di Gesù, col sapiente Taraco, Probo e Andronico furono portati gioiosi nello stadio, confutando l’ateismo degli iniqui. Onorando dunque con affetto la loro memoria, con inni li celebriamo e con fede ne proclamiamo le lotte: poiché il Signore li rese mirabili, come astri nel mondo, lottando generosamente per la fede.

Sinassario.

Il 12 di questo mese memoria dei santi martiri Probo, Taraco e Andronico.

Stichi. Per la spada Andronico, Taraco e Probo trionfarono, lasciando questa vita tribolata per la dimora dell’atarassia. Il dodici vennero recisi Probo, Taraco e Andronico.

Lo stesso giorno memoria della santa vittoriosa martire Domnina.

Stichi. Per convincere Domnina s’ingegnarono, ma essa non rinnegò la fede vera.

Lo stesso giorno memoria della santa vergine e martire Anastasia.

I santi settanta martiri uccisi di spada.

San Teodoro, vescovo di Efeso, si spegne in pace.

I santi martiri Malefthà, Anthìa, Iuventino, Massimo, Dorotèo e Diòdoro perirono di spada e arsi vivi.

San Giovanni, vescovo di Damasco, si addormentò in pace.

Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Il fuoco ebbe paura.

Con gioia sopportasti il taglio delle orecchie, o glorioso Taraco, come un servo obbediente del benignissimo che china le orecchie verso di te, ascoltando le tue preghiere, mentre canti: benedetto il Dio dei nostri padri.

Con il corpo teso e lacerato dai flagelli, con fermezza avete resistito a giudici iniqui e ora, incoronati nei cieli, cantate: benedetto il Dio dei nostri padri.

La tua mente era piena di rugiada divina e freschezza, o Taraco, quando ti passarono sulla fiamma testa e mani e tu come i fanciulli gridavi: benedetto il Dio dei nostri padri.

Nel flusso del vostro sangue spegneste i roghi dell’errore, o santi: zampillate su noi la rugiada della grazia divina e riversate liberamente guarigioni per chi canta sempre la vostra memoria.

Theotokìon. Senza lasciare il seno del Padre e tutta la sua pienezza, il Verbo, esinanìto nel tuo seno, Vergine, s’incarnò e nacque bambino; perciò con gioia cantiamo al benedetto Dio dei nostri padri.

Ode 8. Follemente il tiranno.

Splendidi per le ferite, magnifici per le lotte, stando ora incoronati presso il Signore, inondati di luce intensa dall’aldilà, sempre con tutto il cuore cantate, o beati: popolo, benedite Cristo nei secoli.

Sconfitto dalla vostra resistenza, il tiranno infuriato decise di finire con la spada voi, che cantavate al Creatore e Redentore: fanciulli, benedite, sacerdoti inneggiate, popolo, esaltate per tutti i secoli.

I campioni della Trinità, i martiri vittoriosi che respinsero col fervore della fede il freddo dell’ateismo, torri di difesa dei fedeli, incantevoli fiori del paradiso spirituale, porti sicuri nella tempesta, colonne incrollabili, Probo, Taraco e Andronico, veneriamo.

Theotokìon. Con i cori degli angeli e dei martiri, con gli apostoli e i profeti, tutti noi fedeli inneggiamo all’unica Vergine Madre di Dio, più santa dei cherubini, regina dell’universo, esaltando Cristo per tutti i secoli.

Irmòs. Follemente il tiranno dei caldei infiammò sette volte di più la fornace dei cultori di Dio; ma vedendoli salvati da superiore potenza, gridava: benedite, fanciulli, il Creatore e Redentore; celebratelo, sacerdoti, sovresaltalo, popolo per tutti i secoli.

Ode 9. Per questo sbigottisce.

Ottenendo l’incorruttela per le loro lotte nella carne corruttibile, i nobili servi di Cristo Probo, Taraco e Andronico, imitando gli angeli, raggiunsero il regno incrollabile di Dio.

Come torce misticamente illuminate dalla fiamma immateriale, consumaste, o eccelsi martiri i tizzoni dell’errore: con la vostra luce rischiarate il creato e salvate le nostre anime da pericoli e passioni.

Oggi la Chiesa di Cristo festeggia il vostro fulgido anniversario, lieta ricorrenza divina; esultano con voi i profeti, gli apostoli e tutti i martiri, o famosissimi atleti vittoriosi.

Verso le luminose dimore del paradiso vi elevaste, o martiri, avvolti da splendide vesti, tessute nei vostri molteplici tormenti: pregate dunque senza sosta per noi davanti al trono dell’Onnipotente.

Theotokìon. Dopo il parto conservasti la verginità irreprensibile di tua Madre, o Salvatore; risparmiami quando siederai a giudicare le mie azioni, non considerare le mancanze e i peccati, o misericordioso, filantropo, unico senza peccato.

Irmòs. Ogni orecchio fu colto da stupore per l’ineffabile condiscendenza di Dio: l’Altissimo ha voluto discendere in un corpo e diventare uomo nel grembo verginale; pura Madre di Dio, noi fedeli ti magnifichiamo. 

Exapostilarion. Con i discepoli conveniamo.

I martiri Taraco di senno divino, Probo e Andronico, forti vittoriosi, sopportando svariati tormenti, ottennero molte ricompense e premi per la vittoria da Cristo Salvatore: festeggiandone l’augusta memoria, onoriamo loro che per noi intercedono, perché siamo liberati dalle colpe.

Theotokìon.

Con la tua forza onnipotente, previenimi, Madre di Dio, perché sempre affondo nell’oceano dei peccati, nella tempesta delle passioni; presto salvami e dirigimi al porto della penitenza, affinché glorifichi il Figlio che ineffabilmente generasti e piamente magnifichi te, Madre di Dio.

Allo stico, stichirà dall’oktòichos.

Gloria. Tono 4.

Militando per Cristo, abbandonaste le cose piacevoli della terra; presa sulle spalle la croce, lo seguiste attraverso tormenti multiformi e non avendolo rinnegato davanti a molti re e tiranni, riceveste dagli angeli i premi della vittoria e col capo incoronato e l’anima piena di fiducia, ve ne andaste raggianti al grande talamo. Probo, gloria dei martiri, Taraco, distruttore dei demòni e Andronico, vittoria dei credenti, voi che avete confidenza col Salvatore dell’universo, pregate per le nostre anime.

E ora. Theotokìon. Hai dato come segno.

Trasforma, o Vergine Madre, la mollezza e languidezza della mia anima in vigore e forza, o purissima, perché con timore e affetto compia a fatti i precetti di Cristo, così da sfuggire al fuoco insostenibile; possa grazie a te ricevere l’eredità celeste e la vita senza fine, in continua letizia.

Oppure stavrotheotokìon.

Quando venne trafitto il tuo fianco, o misericordiosissimo, venne lacerato l’antico chirografo del progenitore Adamo e la stirpe umana, esiliata, santificata dalle stille del tuo sangue, grida: Gloria alla tua amorosa compassione, gloria alla tua divina crocifissione, Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.