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14 Ottobre

Memoria dei santi martiri Nazario, Gervasio, Protasio e Celso e del nostro santo padre Cosma poeta.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo queste stichirà prosòmia.

Dei martiri. Tono 4. Come generoso.

I difensori della fede, compiendo la lotta, hanno ricevuto la corona della vittoria: Nazario dal nobile sentire, il grande Protasio con il sapiente Celso e Gervasio di senno divino; noi li inneggiamo come soldati valorosi, come eredi del regno superno, come vittime volontarie.

Sia celebrato Nazario e onorati Protasio, il divino Celso e Gervasio: perché hanno gloriosamente lottato e dissolto l’inganno, sono stati santamente annoverati ai cori degli angeli e divinizzati per la comunione con Dio e hanno ricevuto le corone dalla mano che dà origine alla vita.

Nazario di senno divino, passando per le città, le illuminava con la divina predicazione. Celso, imitandolo, si acquistò la gloria delle virtù divine, calpestando l’ingannatore. Tra le lodi, li onoriamo tutti come astri, come luminari per quanti sono nelle tenebre e come medici delle nostre anime.

Del santo, stessa melodia.

Con la mente illuminata dai raggi dello Spirito, sei divenuto portatore di luce, o ammirabile, rischiarando l’universo con la bellezza dei tuoi discorsi e insegnando a celebrare i prodigi del Salvatore, da lui compiuti per divina potenza e la passione volontariamente subita per noi, nella sua filantropia.

Risplendi, o Chiesa e con alto proclama chiama i tuoi figli a festeggiare insieme: poiché la cetra dello Spirito, la lira ispirata, il divino e glorioso Cosma, tutti misticamente convoca al banchetto, offrendo le melodie dei suoi canti fluenti miele e divinamente risonanti.

Sei divenuto, o santo, tromba che canta la salvifica passione di Cristo e i suoi prodigi e la dormizione della purissima, o Cosma, tromba che tutti allieta con le tue armoniose parole dal dolce suono: perciò giustamente tutti ti onoriamo, inneggiando al tuo transito divino, sacro e illustre.

Gloria. Tono pl. 4. Di Byzantios.

Celebriamo Nazario, Protasio, Gervasio e Celso, vittime razionali, perché hanno annientato con gli idoli ogni follia di tiranni. Per le loro preghiere, dunque, o Cristo Dio, dona la pace al mondo e alle nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. Signore, anche comparendo.

Temo l’ora della sentenza, perché ho consumato tutta la mia vita nella negligenza, come nessun altro mai; ma tu ora, prima della mia fine vieni, o Vergine Madre e libera l’anima mia dalla schiavitù dello straniero.

Oppure stavrotheotokìon.

Eterno Verbo del Padre, Figlio mio, tu che siedi in trono con lo Spirito, come hai dunque steso sul legno le tue palme immacolate? Che cos’è questa tua povertà tanto grande, o più che buono? Così gridava la purissima, assistendo alla tua crocifissione.

Allo stico, 3 stichirà prosòmia del santo.

Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

In preghiere e digiuni e molte veglie hai del tutto mortificato le passioni della carne; hai vivificato l’anima con l’impassibilità, o beato Cosma e con azioni virtuose e pii sentimenti e sei passato alla vita senza fine.

Stico. Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Con le tue parole che vengono da Dio, hai scritto armoniosamente in ritmiche melodie, o beato, gli uffici delle feste del Cristo Dio e della purissima e augusta Theotòkos, così come ogni anno sono da noi celebrate, ornate dai tuoi canti.

Stico. La bocca del giusto mediterà la sapienza e la sua lingua parlerà del giudizio.

Tu che stai, o beato, nella luce celeste, rischiara con la tua luminosa intercessione, o Cosma, quanti sulla terra cantano la tua divina, augusta e luminosa festa e dilegua la notte delle tribolazioni e la nebbia delle passioni.

Gloria. Tono pl. 4.

Davidicamente, con canti, celebriamo l’innografo spirituale dicendo: È stata effusa la grazia sulle tue labbra, o santo padre e la tua lingua è divenuta penna di scriba veloce, che scrive per noi, in bello stile, inni di salvezza, con cui impariamo a glorificare nel canto l’economia del Cristo e il grande mistero della Trinità santa, chiedendo per le nostre anime la grande misericordia.

E ora. Theotokìon. O straordinario prodigio!

Respingi lontano dal mio povero cuore, o buona e purissima, le inclinazioni che mi allontanano dal tuo Figlio buono; e il perfido leone ruggente che cerca di divorarmi, il serpente ingannatore, il malvagio drago tortuoso, fallo a pezzi sotto i miei piedi con il tuo potere.

Oppure stavrotheotokìon. Autòmelo.

O straordinario prodigio! O nuovo mistero! O terribile impresa! Così diceva la Vergine vedendo pendere dalla croce, in mezzo a due ladroni, te che senza doglie aveva con tremendo parto partorito e piangeva esclamando: Ahimè, Figlio amatissimo, come dunque ti ha inchiodato alla croce il popolo duro e ingrato?

Apolytìkion. Tono 4. Presto intervieni.

I tuoi martiri, Signore, con le loro lotte hanno conseguito le corone dell’incorruttela da te, nostro Dio; partecipi della tua forza hanno sconfitto i tiranni e infranto l’audacia impotente dei demòni; per loro intercessioni, Cristo Dio, salva le nostre anime.

Del santo. Tono pl. 4.

Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, astro del mondo, ornamento dei vescovi divinamente ispirato, o sapiente Cosma, con le tue dottrine tutti hai illuminasti, o lira dello Spirito: prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.