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20 Dicembre

Memoria del santo ieromartire Ignazio teòforo.

Al Mattutino

Apolytìkion della Vigilia.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Preparati, Betlemme: si è aperto per tutti l’Eden. Preparati, Efrata, perché dalla Vergine è fiorito l’albero della vita nella grotta; davvero il suo grembo è divenuto spirituale paradiso in cui si trova la pianta divina; mangiandone vivremo, non moriremo come Adamo. Cristo nasce per rialzare l’immagine, un tempo caduta.

Gloria. Del santo. Tono 4.

Divenuto imitatore della vita ed erede del trono degli apostoli, divinamente ispirato, hai posto l’ascesi a fondamento della contemplazione; per questo, insegnando il verbo della verità hai lottato fino al sangue per la fede, ieromartire Ignazio; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.

E ora. Di nuovo: Preparati, Betlemme.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 1. I soldati a guardia.

Colui che ha piegato i cieli e abitato in una Vergine avanza nella carne per essere partorito nella grotta di Betlemme, come sta scritto, per mostrarsi come bambino, lui che dona vita ai bambini nel grembo: andiamogli tutti incontro gioiosi, con rettitudine di cuore.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia,

kàthisma, uguale.

Esulta, Sion, prepàrati, Betlemme: colui che tutto in sua mano contiene, inviando la stella, mostra la sua smisurata condiscendenza: poiché realmente nasce, senza mutamento, dalla Vergine, colui davanti al quale tremano le potenze dei cieli, il solo filantropo.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Salmo 50 e i canoni.

Canone Della vigilia. Acròstico: Questi inni della proeòrtia li canta Giuseppe.

Ode l. Tono 1. Irmòs.

Cantiamo tutti un inno di vittoria per i prodigi del nostro Dio, che con braccio potente ha salvato Israele e si è glorificato.

Iniziamo oggi a prefesteggiare la nascita di Cristo, partorito corporalmente dalla Vergine Madre nella grotta di Betlemme per la sua grande compassione.

Ecco avvolto in fasce, come un bimbo sotto i nostri occhi esposto in una mangiatoia, il Dio che precede l’eternità, colui che scioglie dai legami del peccato: Gloria alla sua potenza.

L’Eden si riapre, Signore, poiché nella città di Betlemme la serva Vergine di Dio ti partorisce nella carne. Cantiamo con timore la tua opera di salvezza

Ecco, è compiuta ora, o Santissima, la profezia di Isaia, poiché stai per partorire nella grotta il Figlio atemporale; perciò tutta la terra esulta di gioia.

Canone del santo, poema di Andrea di Creta.

Stesso tono e irmòs.

Splendidamente festeggiando giubiliamo: il martire Ignazio invita santamente la Chiesa di Cristo alla sua inneggiatissima lotta.

La tua gloriosa memoria veneriamo, beato Ignazio e con inni celebriamo la corona che il tuo sacro capo ha ricevuto, o beato in Dio.

Come astro tra i più brillanti della Chiesa, illumini tutti i confini, rischiarando il tramonto e venendo dall’alba.

Imitando Paolo nei pericoli che affrontò in ogni luogo, in catene, martire Ignazio, non smettevi di consolidare le Chiese di Cristo con le tue numerose lettere.

Trinità suprema, unica Divinità, monade trisipostàtica, salva e abbi pietà di chi con fede a te canta: Santo, santo, santo sei tu, Dio Creatore.

Theotokìon. Preparati, paradiso, poiché Efrata si prepara per il Creatore, che sta per esser partorito dalla Vergine nella grotta di Betlemme, per la sua grande compassione.

Della vigilia. Ode 3. Irmòs.

La pietra rifiutata dai costruttori è divenuta testata d’angolo; su questa pietra Cristo rafforza la sua Chiesa, radunata da mezzo alle nazioni.

Preconoscendo dallo Spirito Santo l’incarnazione di Cristo, Isaia ne parla chiaramente: Da una Vergine viene al mondo il Signore come bimbo per rinnovarci e la regalità sta sulle sue spalle.

Già un astro si è levato dalla tribù di Giuda; dei Re l’han riconosciuto e si incamminano dall’Oriente; si affrettano, per vedere Cristo partorito nella carne a Betlemme.

Tutto il creato canti l’inno prefestivo a colui che il Padre generò prima dell’aurora e che sorge ora dalla Vergine, incarnandosi in modo straordinario a Betlemme per grande compassione.

Del santo. Uguale.

Ti rivelasti, o beato, modello della sacra lotta, colonna di pazienza, canone di coraggio, supporto della Chiesa e sostegno della fede, dando l’esempio delle virtù e per le tue sante lotte fosti incoronato da Cristo.

Fosti degno, padre teòforo, di essere chiamato con questo nome: ancora fanciullo, fosti portato come offerta al Signore che disse: Siate per me come uno di questi fanciulli.

Quale luogo non fu santificato dalla tua passione? Dove non fosti conosciuto, o martire? Quale prigione o simile non ti accolse in catene come martire di Cristo? Poiché lo zelo di Dio ti incitava alla lotta.

Come puro frumento del nostro Dio, vado a farmi macinare sotto i denti dei leoni; le fiere spezzino le mie ossa, divorino le mie membra e io sia loro preda per diventare, dicesti, gradito pane agli occhi di Cristo.

Sostenendo santamente l’insolito stadio del martirio, mostrasti un insolito coraggio rispetto a tutti gli avversari, infiammato dal desiderio per l’amore eterno, che accendeva la tua anima come fuoco.

Sempre fervente nello spirito, lo ieromartire gridava con affetto in mezzo ai pericoli: mi unisco a Cristo nella letizia, sono crocifisso con lui; non sono più io che vivo, diceva, vive in me Cristo.

Adoro una sola divinità come principio e fine di tutto ciò che è e sarà, Padre ingenerato, Verbo senza tempo generato e Spirito santo procedente dal Padre.

Theotokìon. Sorga Isaia proclamando: Ecco, la Vergine porta in seno e partorisce in una grotta il nostro Redentore e il nome del bimbo sarà Gesù, Dio con noi, Emmanuele Sabaoth!

Kontàkion Della vigilia. Tono 3.

Oggi la Vergine viene nella grotta per partorire ineffabilmente il Verbo precedente i secoli; danza, terra tutta, resa capace di udire questo; glorifica con gli angeli e i pastori il Dio precedente i secoli, che volle mostrarsi bimbo appena nato.

Ikos

Giungono a compimento i sacri oracoli dei profeti: ecco, la Vergine partorisce Dio nella carne, nella città di Betlemme, dentro una grotta; creazione tutta, accogli questa ricchezza, esulta e danza; il Sovrano di tutti è venuto a vivere con i servi, per liberare dalla tirannide dello straniero noi che eravamo sottomessi alla corruzione e si mostra, fanciullino avvolto in fasce in una mangiatoia, il Dio precedente i secoli, come bimbo appena nato.

Kàthisma del santo.

Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.

Sorgesti dall’Oriente come astro e coi raggi delle tue parole luminose illumini il mondo disperdendone la tenebra; correndo come Paolo verso un nobile fine, affrontasti i pericoli tra le genti e le città; sotto i denti delle fiere fosti macinato come grano e divenisti pane offerto al tuo Signore; padre teòforo, prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti con affetto festeggiano la tua santa memoria.

Gloria. Dello stesso. Tono 3. Attonito di fronte.

Ricevuta da Cristo l’imposizione delle mani, hai fatto risplendere la tua sacra veste e veramente raggiunto il martirio desiderato, o teoforo; incitasti infatti le fiere a separarti dal mondo, o glorioso martire imitatore di san Paolo; e come lui a Roma, o padre, degnamente hai compiuto il martirio.

E ora. Della vigilia. Uguale.

Si riempiano di gioia tutti i confini, poiché la Theotòkos sta per partorire il Re dell’universo: prodigio ineffabile! L’infinito inizia, l’incorporeo s’incarna, una grotta riceve colui che regge tutto: esulta Betlemme e tu, creato, danza nel giorno della vigilia.

Della vigilia. Ode 4. Irmòs.

Prevedendo in Spirito, predicasti, profeta Avvacùm, l’incarnazione del Verbo gridando: Quando si avvicineranno gli anni, sarai conosciuto, al tempo fissato ti rivelerai; gloria alla tua potenza, Signore.

Monti e colli con gli alberi della foresta, fiumi, mari e ogni spirito vivente, esultate di gioia, poiché si avvicina la salvezza: dalla Vergine infatti, Cristo Gesù sta per nascere nella città di Betlemme.

Prendi la tua cetra, profeta Davide e canta chiaramente nello Spirito santo: Dalla Vergine è partorito senza confusione colui che prima dell’alba il seno del Padre ha fatto risplendere, il Signore della gloria, Cristo nostro Dio.

Come accoglierà te, Verbo partorito nella carne, una grotta minuscola estremamente semplice? Come sarai avvolto in fasce, tu che cingi il cielo di nubi? E come in una mangiatoia di animali irrazionali giacerai bimbo infante?

Del santo. Uguale.

Santo gerarca, incatenato prigioniero, rischiarasti la terra col lampo delle tue lotte; seguendo infatti il corso del sole, dall’oriente illuminasti il tramonto con i raggi del tuo martirio.

Incatenato come Paolo a belve spirituali, ti recasti a Roma, o martire Ignazio; ma nei tuoi legami non cessasti di sostenere le Chiese e scrivere per incoraggiare in ogni città i gerarchi di Cristo.

Le fauci delle belve siano per me l’immolazione e il loro ventre il mio sepolcro, dicevi, o martire; nulla turbi, nulla infranga la mia risoluzione, poiché vado a farmi macinare come grano, per divenire pane gradito al Signore.

A Cristo desidero appartenere, lui solo amo, sono tutto per lui, dicesti, o martire; corro a lui sui suoi passi; fuoco o spada, tutto sopporto, anche le belve, per incontrarlo.

Con l’anima colma di fervore percorresti lo stadio, valente martire, ferito dal desiderio di Cristo che amavi; respirandolo e seguendolo, sopportasti i più penosi tormenti.

Glorifichiamo, o fedeli, la Triade nella Monade con le nostre voci incessanti gridando: O santa Triade venerata nella Monade e celebrata nella Trinità, gloria a te, Trinità consustanziale.

Theotokìon. Sotto terra, nella grotta, ti degnasti, o nostro Dio, di esser partorito per noi, condividendo la nostra miseria per compassione; e, incarnandoti dalla Vergine, restavi l’unico Figlio per tuo Padre e per tua Madre.

Della vigilia. Ode 5. Irmòs.

Figlio di Dio, donaci la tua pace, non conosciamo altro Dio che te, il tuo nome proclamiamo; tu sei il Dio dei vivi e dei morti.

Con letizia le nuvole piovvero dolcezza: ecco, infatti, già si avvicina il Signore; in una semplice grotta sta per nascere come infante dalla Vergine pura.

Esultate, divini profeti del Signore, poiché nascendo come bimbo, Cristo, la verità, viene a compiere ciò che un tempo la vostra bocca predisse.

Apriti, Eden un tempo per me chiuso, vedendo Cristo che si fa bambino nella carne, volendo essere partorito dalla Vergine nella città di Betlemme.

Del santo. Uguale.

Tale doveva essere per noi il sapiente Sommo Sacerdote, santo, fedele, incontaminato, innocente; così Paolo, gridando, prefigurò la sacra immagine dei tuoi sacri costumi.

Possedendo la cittadella della tua vita come esatta misura ed esempio di fede, ad essa saliamo, o padre, noi amanti della gloria di un tempo.

Imitando l’apostolo Paolo e le sue imprese, ti esponesti come lui a tutti i pericoli, o ieromartire mirabilissimo, aurora dell’oriente, stella dell’occidente.

Condotto prigioniero verso la tua passione, o gerarca Ignazio, prigioniero di Cristo, scrivesti alle Chiese e alle città, consolidandole tutte nella confessione della fede.

Martire e pastore che sei per noi colonna, base e riparo, assicura alla nostra Chiesa una concordia incrollabile, nella confessione cristiana della verità.

Alle tre persone che hanno lo stesso onore, la mia lode e la mia adorazione; glorifico la Trinità indivisa nell’eternità consustanziale.

Theotokìon. Divenendo per te, divina sposa, simile agli uomini, Dio nasce bambino per noi e resta tutto immutato e si mostra Dio fatto uomo nella carne.

Della vigilia. Ode 6. Irmòs.

Imitando Giona, o Sovrano, a te grido: Strappa alla fossa la mia vita; Salvatore del mondo, salvami quando canto; gloria a te.

Sulla terra agli scrutatori degli astri il cielo rivela, con un astro abbagliante, il Re celeste per noi ora partorito nella città di Davide.

Il profeta si esprime chiaramente e grida: esulta e danza, Betlemme, casa di Efrata, in cui il nostro Dio si rivelerà nato dalla Vergine.

La Vergine partorisce nella grotta a Betlemme il Dio, creatore di tutti; avvolgendolo in fasce come un mortale, lo depone nella mangiatoia del bestiame.

Del santo. Uguale.

Amando realmente senza deviare il tuo vero amato, ardente per lui di fuoco spirituale, o martire Ignazio, portavi in te l’acqua viva che ti parlava.

Anche se hai bevuto il calice nuovo di Cristo, sei rimasto tuttavia assetato di morire per vivere e acclamavi: Queste cose per me non sono nulla, di fronte al trovare la vita.

Compiendo il martirio della tua coscienza, non ti bastò vedere gli assalti delle belve, che si slanciavano, non hai temuto mentre stavi per esser macinato come grano dai loro molari.

Ardendo moltissimo per amore di Cristo, correvi, nobile atleta, al fuoco delle prove come verso la rugiada mattutina, per raggiungere colui che amavi realmente.

Per amore di Cristo considerasti nulla le lunghe prove, le strette catene, il fuoco della persecuzione, gli straziamenti subìti a Roma.

Trinità, sovrasostanziale, Monade sommamente buona, Padre, Figlio e santo Spirito, abbi pietà di chi venera il tuo divino potere.

Preparati, Betlemme, con Efrata: colui che è senza madre dal Padre, da una Madre senza padre germoglia, è concepito e generato salvandoci.

Kontàkion del santo.

Tono 3. La Vergine oggi.

Il giorno luminoso delle tue splendide lotte preannunzia a tutti colui che nascerà dalla Vergine: poiché nella tua innamorata sete di godere di lui, ti affrettasti a farti distruggere dalle fiere; per questo sei stato chiamato teòforo, o glorioso Ignazio.

Ikos

Abramo un tempo sacrificò il figlio, prefigurando l’immolazione di colui che tiene in mano l’universo e che ora si affretta a nascere in una grotta: e tu, teòforo, hai offerto in sacrificio tutto te stesso e, divenuto pasto delle belve, sei apparso puro frumento per il tuo Creatore, per rimanere realmente in eterno nei granai celesti e deliziarti del tuo amore: per lui abbandonasti tutto il mondo, o beatissimo e per questo sei stato chiamato teòforo, o glorioso Ignazio.

Sinassario.

Il 20 di questo mese memoria del santo ieromartire Ignazio il Teòforo.

Stichi. Preparasti ai leoni una mensa, o partecipe della mensa mistica. Il venti tra le fauci dei leoni scompare Ignazio.

Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Filogonio, che da avvocato divenne arcivescovo di Antiochia.

Stichi. Filogonio lascia la legge di questa vita, compiendo la via migliore della legge di Dio.

Il santo neomartire Giovanni, originario dell’isola di Thassos, martirizzato a Costantinopoli nel 1652, ucciso di spada.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Della vigilia. Ode 7. Irmòs.

Nella fornace i fanciulli non furono toccati, né intimoriti dal fuoco e tutti e tre a una sola voce ti benedicevano, Signore, dicendo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Predicendo l’avvento nella carne di Cristo, il profeta Geremia gridò: Sulla terra Dio si mostra in un corpo, apre il cammino della conoscenza nascendo da una Madre a Betlemme.

Ecco, germogliato dalla radice di Iesse, il ramoscello che porta come fiore Cristo; su colui che oggi nasce nella grotta sta lo spirito di intelligenza, di consiglio e di conoscenza di Dio

Ascoltiamo le sacre parole: Per noi come un bambino nasce il Signore; la sovranità è sulle sue spalle, è chiamato angelo del gran consiglio del Padre, Cristo e principe della pace.

Del santo. Uguale.

Non avevi più il fuoco delle passioni carnali, ma in te l’acqua viva che ti chiamava e diceva, o Ignazio: Andiamo lassù, verso il Padre, nella fede; un’acqua zampillante che da questa vita ci trascina con essa alla vita.

Che i denti delle belve siano per me la spada o i coltelli della mia immolazione; che il mio sepolcro sia il ventre dei leoni e che prima della loro corruzione il fuoco si impadronisca dei miei resti carnali!

Non amo la vita corporea, desiderando vivere nello spirito; la mia vita è Cristo, amore divino, è lui che amo, a lui vado e la mia aspirazione è trovarlo.

Dolce per me sarà la morte, piacevole il dolore dei tormenti; benvenute le bestie e il fuoco sarà per me come una rugiada, se vi trovo la vita e mi affretto a morire per vivere con Cristo.

Cantiamo un inno alla Trinità, glorificando il Padre, il Figlio e il santo Spirito, unico Dio che tre volte celebriamo, cantando: Santo, santo, santo il Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Colui che un tempo annunziarono le profezie, eccolo vicino: è il bambino concepito dalla Vergine; Adamo si rallegra, la progenitrice è liberata dai dolori, anche Davide esulta come avo di Maria.

Della vigilia. Ode 8. Irmòs.

Il Signore e Creatore che gli angeli in cielo servono con timore e tremore, sacerdoti inneggiate, fanciulli, glorificate, popoli, benedite ed esaltate per tutti i secoli.

Il Signore viene tra i suoi con insolito parto; accogliamolo, perché il bambino, nato nella grotta, di nuovo dopo l’esilio ci fa gustare le delizie del paradiso.

Ecco, è giunto il nostro richiamo, facciamo subito risuonare canti gaudiosi e cantiamo melodie prefestive a colui che viene contenuto in una minuscola grotta.

Ecco, compie il suo giuramento il Signore, dandoci dal seme di Davide la propria Madre, la Vergine e ne nasce a sua volta secondo la carne, partorito nella città di Betlemme in modo straordinario.

Del santo. Uguale.

Sia inneggiato Ignazio, il grande sacerdote, doppiamente incoronato come martire e pastore; avendo lottato per amore di Dio e desiderando essere amato, non rifiutò di patire.

Desiderando bere dopo Cristo al calice della sua passione, prigioniero sei corso nello stadio, o martire, gridando senza sosta: Ho sete dell’amore di Cristo nei secoli.

Sulle vie della fede percorrevi generosamente la terra come il sole da un capo all’altro del cielo; ed essendoti coricato, senza declino, dalla terra verso Cristo, risplendi con lui di luce immortale.

Incatenato hai percorso la terra profumando con le tue lotte noi che ci viviamo; anche ora dopo la tua fine, come giglio del campo, come giglio della valle, ci profumi.

Monade in essenza sia inneggiata la Trinità in tre ipòstasi, sia onorata la Monade come una per natura, ma tre per le ipòstasi, non divisa, né confusa.

Theotokìon. In Giacobbe è sorta la stella, Cristo e i magi corrono insieme per inneggiare, onorare e venerare nella città di Betlemme il parto del grembo della pura Theotòkos.

Della vigilia. Ode 9. Irmòs.

L’inestinguibile fonte vivificante, la lucerna luminosa della grazia, il tempio santo, la dimora aurea, la più vasta del cielo e della terra, la Theotòkos, noi fedeli, magnifichiamo.

Trasaliamo di gioia con i patriarchi, con tutti i giusti e i santi profeti, poiché la Vergine partorisce ora nella città di Davide il Signore Gesù, redenzione, luce, vita, salvezza.

Già si sono aperti i propilei del Verbo nella sua divina incarnazione; si rallegrino i cieli, gli angeli esultino e alla loro gioia si uniscano sulla terra nello spirito gli uomini, con i magi e i pastori.

Come vaso spirituale, come inesauribile profumo, la Vergine porta Cristo e procede nello Spirito per effonderlo nella grotta di Betlemme, affinché le nostre anime siano colmate della sua fragranza.

Del santo. Uguale.

Il teòforo ci ha ricevuti al suo banchetto, presentandoci le sue sacre lotte. Venite, amici dei martiri, cogliendo mistici fiori di deliziosi canti, incoroniamo le loro teste.

La tua sacra stola, o sacratissimo, hai reso ancor più sacra con le tue lotte, perciò, ricevendo doppia corona, inneggi con i martiri e con i pastori, o ieromartire di Cristo, nostro Dio.

Sono puro frumento del nostro Dio, dicevi e sarò frantumato sotto i denti delle fiere per divenire pane purissimo consacrato al Signore, mio amato, il cui amore bandisce il timore della morte.

Disprezzando le cose terrene per servire i misteri superni, come sacerdote e vittima insieme, o Ignazio, sacrifichi nel martirio te stesso come culto senza macchia, preparandoti con le belve e il fuoco.

Il ventre dei leoni ti servì da tomba, ma ora in Sion riposi e vivi nel santo Spirito rinnovatore e vivificante, regnando con Cristo in cielo e godendo della sua bellezza.

Rifulgendo di luce inaccessibile e dimorando ora negli atri celesti presso Dio, tuo Creatore, non smettere di supplicare ininterrottamente, o sacro Ignazio, perché il tuo gregge ottenga la stessa sorte.

La luce oltre il principio, la nostra vita, il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, la Trinità semplice, uguale natura e pari onore in tre ipòstasi e una divinità sia sempre sovraessenzialmente teologizzata.

Theotokìon. Salve, pura città animata di Dio, in cui il nostro Dio si è compiaciuto di risiede poiché senza lasciare il cielo, è sceso come pioggia in te, Genitrice di Dio e nasce fanciullo nella città di Betlemme.

Exapostilarion della vigilia.

Ci ha visitati dall’alto.

Preparati, Betlemme, stai pronta, grotta e tu, mangiatoia, accogli il Dio incircoscrivibile, in carne circoscritto: viene infatti per esser partorito, nel suo beneplacito.

Del santo. Con i discepoli.

Sono frumento del Dio Salvatore, dicevi, o Ignazio teoforo e bisogna che sia macinato dai denti delle fiere per apparire dolce e puro pane davanti alla Trinità; stando ora accanto ad essa, o sapientissimo, ricordati di quanti festeggiano la tua luminosa memoria, o ieromartire.

Un altro. Udite, donne.

Come arso dal desiderio dell’amore del tuo Signore gridasti: Cristo, mio amore fu volontariamente crocifisso, perciò sono assetato di sete e innamorato d’amore, desiderando partecipare alla sua passione e al suo regno.

Della vigilia, uguale.

Con fede offriamo ora i canti prefestivi del Natale: viene infatti a Betlemme per esser partorito come mortale da una Vergine ed esser visto bambino avvolto in fasce Cristo, che precede i secoli.

Alle lodi sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà prosòmia alfabetiche.

Poema di Romano il Melode.

Tono pl. 2. Autòmelo.

Potenze angeliche, genti di Betlemme, preparate la greppia, poiché il Verbo nasce, la sapienza arriva; accogli l’abbraccio, o Chiesa, nella gioia della Madre di Dio; popoli, diciamo: Benedetto colui che viene. O nostro Dio, gloria a te (2).

Sorge nella grotta la stella di Giacobbe: venite, celebriamo anche noi la vigilia accorrendo con i magi, venendo con i pastori, contempliamo Dio nelle fasce, contempliamo la Vergine che allatta, tremenda visione! Cristo, Re d’Israele, nasce.

Monti, stillate dolcezza, poiché ecco, viene Dio; genti sottomettetevi, profeti e patriarchi esultate, uomini danzate divinamente: Cristo, grande e potente principe viene generato, il Re dei cieli nasce sulla terra.

Arriva il Creatore rialzando da terra i mortali, restaurando l’icona del re; gioite, potenze superne, inneggiate: il muro di separazione è abbattuto, ecco l’atteso è giunto, poiché Dio diventa mortale, Cristo, Re d’Israele, nasce.

Venite, fedeli, andiamo incontro al Creatore che viene sulla terra, sorgendo da una Vergine; splendiamo di purezza, sfolgoriamo di virtù, prepariamoci con gioia e tremore a vedere con gli occhi dell’intelletto Cristo fatto bambino, che per bontà somma divinizza noi mortali.

Gloria. Uguale.

Cristo è vicino: preparati, Betlemme, già risplende la salvezza delle genti: disponi la mangiatoia, raduna i pastori, chiama i magi dalla Persia; le schiere degli intelletti incorporei acclamano: Giunge Cristo, il Re dei cieli.

E ora. Uguale.

Fuoco di gelosia ti divorerà, o stolto, veramente sviato, calunniatore della Legge: ecco infatti, come aveva detto Isaia, la Vergine ha concepito in grembo e deporrà il Re nella mangiatoia: perciò verranno meno tutti i re della tribù di Giuda.

Allo stico.

Stichirà idiòmela. Tono 4.

Betlemme, prepàrati, inneggia, città di Sion; esulta, deserto che hai attirato la gioia: la stella avanza per indicare Cristo, che sta per nascere a Betlemme; una grotta accoglie l’assolutamente incontenibile ed è apprestata una mangiatoia per ricevere la vita eterna; a lui tutti cantiamo e gridiamo: Salva le nostre anime, o Gesù Dio, incarnato per noi.

Stico. Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.

Cristo, nostro Dio che viene manifestamente, verrà e non tarderà: apparirà dalla sposa ignara di nozze e riposerà poi in una grotta; e tu mangiatoia degli animali irrazionali, ricevi colui che il cielo non può contenere e che in te sarà avvolto in fasce, lui che ci scioglie con la parola dall’irrazionalità; la stella indica il luogo, i magi adorano, vedendo il tremendo prodigio e gli angeli cantano, contemplando sulla terra la redenzione della nostra stirpe.

Stico. Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.

Danza, Isaia, accogli il Verbo di Dio: profetizza alla Vergine Maria che il roveto arderà, ma non sarà consumato dal fuoco, dal fulgore della Divinità; preparati, Betlemme, Eden, apri la porta; e voi magi venite a vedere la salvezza avvolta in fasce in una greppia: una stella sopra la grotta ha indicato il Signore datore di vita, Salvatore della stirpe umana.

Gloria. Del santo. Tono 1. Dello Studita.

Colonna animata e icona vivente, la tua festa annuale è giunta, o Ignazio teoforo e ci annunzia le tue mistiche dottrine e i tuoi eroismi: la tua resistenza fino al sangue per la fede e quella tua beata e celebre parola: Frumento di Dio io sono e dai denti delle belve vengo macinato. Divenuto dunque imitatore della passione di Cristo, intercedi per la salvezza delle nostre anime.

E ora. Della vigilia. Tono pl. 2. Di Byzas.

Prepàrati, grotta, perché viene l’Agnella, portando in seno Cristo; ricevi, greppia, colui che con il verbo ha sciolto noi terrestri dall’agire irrazionale; pastori che pernottate nei campi, testimoniate il tremendo prodigio e voi, magi dalla Persia, offrite al Re oro, incenso e mirra: perché è apparso il Signore dalla Vergine Madre; inchinandosi a lui come serva, la Madre lo ha adorato, dicendo a colui che portava fra le braccia: Come sei stato seminato in me? O come sei stato generato in me, mio Redentore e Dio?

Quindi il resto come di consueto e il congedo.