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18 Dicembre

Memoria del santo martire Sebastiano e compagni.

Al Mattutino

Dopo la solita sticologia si dicono i canoni dall’Oktòichos e questo del martire. Acròstico: Ti offro sobriamente divina venerazione, o martire. Giuseppe.

Ode 1. Tono 1. Irmòs.

La tua destra vittoriosa, magnifica nella sua forza, si è glorificata, poiché per la tua potenza, Signore immortale, ha schiacciato i nemici aprendo agli israeliti una nuova via nelle profondità del mare.

Reso splendente dai divini fulgori dell’augusta Trinità, o illustre, con le tue suppliche rendi partecipi della luce quanti con fede onorano la tua luminosa e sacra festa.

Con pensiero illuminato e atto a ricevere illuminazioni pure, come intelligente e saggio, bramavi realmente solo Colui che è, o martire atleta e l’hai ottenuto con la fede.

Col sudore realmente divino oscurasti i pensieri carnali, col sangue della lotta prosciugasti i torrenti fangosi del politeismo, o grande lottatore, martire sapiente in Dio.

Per la grazia dello Spirito Santo abbattesti ogni pensiero dei persecutori con i tuoi divini insegnamenti, portando al Creatore una moltitudine di atleti; prega con loro per la nostra salvezza.

Theotokìon. Concepisti come bimbo il Figlio inteso uno col Padre anteriore ai secoli, rinnovando le leggi di natura con il tuo parto venerabile, oltre natura e divina, pura Madre, Vergine senza macchia.

Ode 3. Irmòs.

Tu che solo conosci la debolezza della sostanza dei mortali e per compassione ti sei ad essa conformato, cingimi di potenza dall’alto, affinché a te acclami: santo il tempio vivente della tua inesprimibile gloria, o filantropo.

Guidando un nobile esercito munito delle armi della divina fede, o martire invitto, abbattesti gli schieramenti del nemico e tutti i misfatti dei tiranni col potere dello Spirito.

Con i piedi fondati sulla pietra intellettiva del tuo cuore, con animo pio, o grande lottatore martire, non fosti sconvolto dalle macchinazioni del serpente insidioso, ma divenisti per tutti sostegno di pietà nello Spirito.

Legato e steso sul legno sopportasti le trafitture violenti delle frecce, o martire glorioso e col divino potere di Dio ti mostrasti di nuovo tutto illeso, svergognando le macchinazioni del nemico.

Theotokìon. Ti sei rivelata santuario intellettivo e dimora pura di colui che santifica tutto, o Purissima, poiché da te apparve il Dio incarnato e conosciuto nel mondo in duplice natura e unica ipòstasi, o Sposa di Dio.

Irmòs. Tu che solo conosci la debolezza della sostanza dei mortali e per compassione ti sei ad essa conformato, cingimi di potenza dall’alto, affinché a te acclami: santo il tempio vivente della tua inesprimibile gloria, o filantropo.

Kàthisma. Tono 1.

I soldati a guardia.

Con una vita luminosa e parola risplendente attirasti sacramente alla pietà gruppi di fedeli con cui lottasti esultando, sopportando ogni cattiveria da parte dei tiranni, perciò oggi, celebrando la tua santissima memoria, ti inneggiamo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Maria, augusta dimora del Sovrano, facci risorgere dall’abisso della tremenda disperazione, di colpe e tribolazioni in cui siamo caduti, perché tu sei salvezza, soccorso e forte protezione dei peccatori e salvi i tuoi servi.

Oppure stavrotheotokìon.

O tremendo prodigio! O straordinario mistero! Così gridava la Vergine pura e incorrotta vedendoti steso nella croce, o Signore. Come sei condannato alla croce come colpevole da giudici fuorilegge, o Giudice incorruttibile e Verbo!

Ode 4. Irmòs.

Con occhi preveggenti Avvacùm ti contemplava come montagna adombrata dalla divina grazia e preannunziava che da te sarebbe uscito per salvarci e riplasmarci il Santo d’Israele.

Il Signore ti ha donato forza di vincere il nemico con la debolezza della carne, o Tiburzio, poiché entrasti con coraggio nel fuoco ardente, o fortissimo martire e ricevesti la rugiada celeste.

Ti sei unito ai liturghi superni come liturgo di Cristo, o Tiburzio e hai innalzato sacrifici puri nello spirito, o sacerdote, gloria e vanto dei martiri, perciò con gioia ti onoriamo.

Sospeso in verticale e dilaniato con aculei e accerchiato dalla furia delle torture violente e seppellito nella fossa e ricevendo in essa la divina fine, Càstulo dal nobile sentire esultava.

Compiendo guarigioni nello Spirito Santo per l’illuminazione di quanti ti guardavano piamente, o beato, predicavi divinamente la salvezza ai popoli, o Sebastiano e terminasti il cammino col martirio.

Theotokìon. Solo tu, Sovrana sei stata scelta dal Dio sovrasostanziale fra tutte le stirpi, o purissima Madre di Dio e il Plasmatore dell’esistenza umana prese sostanza divenendo uomo per noi.

Ode 5. Irmòs.

Tu che illuminasti i confini del mondo col fulgore del tuo avvento, o Cristo e con la tua croce li rischiarasti, illumina con la luce della tua divina conoscenza i cuori di chi in modo ortodosso ti canta.

Le tue vie e i tuoi sentieri diretti solo verso il Signore scansavano la strada impraticabile dei nemici e sono divenute per molti via retta e serena, o veneratissimo martire di Cristo.

Marcellino e Marco espongono con grandissima sapienza davanti al tribunale la venuta salvifica di Cristo e legati entrambi con i piedi inchiodati da aculei, sono glorificati come martiri.

Raffigurando con fermezza la passione di colui che ha ucciso le nostre passioni, Marcellino e Marco sono sacrificati con la lancia e incoronati si uniscono ai cori degli atleti.

Theotokìon. O purissima, nube luminosissima del Sole, con le tue preghiere allontana le nubi della mia anima e illumina il mio intelletto oscurato dalla negligenza, affinché ti inneggi, o lodatissima.

Ode 6. Irmòs.

Ci ha avvolti l’abisso più profondo e non c’è chi ci salvi: come pecore da macello siamo stati considerati. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, perché tu sei la forza dei deboli.

Con la fermezza del tuo illustrissimo intelletto, non ti mostrasti sottomesso quando ti colpivano senza pietà con bastoni ed eri trafitto da tante frecce, perciò sei stato trasferito esultante alla luce senza tramonto, o martire.

Cristo ti fortificava quando lottavi e ti opponevi ai demòni ed eri sottoposto alle torture violente, o Sebastiano, martire invitto e lo vedevi con gli occhi del cuore.

Sapientissimamente con le tue ferme parole rimuovesti l’inganno, abbattesti i culti dei nemici, distruggesti i templi degli idoli e sollevasti te stesso come tempio del divino Spirito.

Theotokìon. Hai rinnovato la nostra essenza corrotta dalla trasgressione, generando colui che ha rinnovato tutto solo per divino volere, o benedetta fra le donne, piena di grazia divina.

Irmòs. Ci ha avvolti l’abisso più profondo e non c’è chi ci salvi: come pecore da macello siamo stati considerati. Salva il tuo popolo, o nostro Dio, perché tu sei la forza dei deboli.

Sinassario.

Il 18 di questo mese memoria del santo martire Sebastiano e dei suoi compagni Zoì, Tranquillino, Nicostrato, Claudio, Castoro, Tiburzio, Càstulo, Marcellino e Marco.

Stichi. Disprezzando i cultori dell’errore, Sebastiano viene colpito nella carne. Il diciotto Sebastiano venne bastonato. Zoì fu appesa per i capelli, soffocata dal fumo lascia questa vita. Sì, gettate inutilmente su di me di continuo pietre, gridava dal cuore Tranquillino. E dei compagni di Claudio ecco il posto: lo stesso burrone che li accolse, li portò in cielo. Decapitarono il divino Tiburzio perché gridò: O Verbo di Dio! Gettarono Càstulo nel baratro della perdizione, ma fu tratto dalle profondità della terra come non fosse accaduto nulla. Come lance scagliate colpiste i cuori dei nemici, o Marco e Marcellino.

Lo stesso giorno memoria di sant’Eubioto, martire.

Stichi. Lottò fino al sangue Eubioto, ma trovò riposo nella vita senza sangue.

Lo stesso giorno memoria del beato nostro padre Floro, vescovo di Aminsò.

Stichi. Per osservare l’antica sentenza Floro ritorna alla terra: era terra infatti e straniero.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Focà ed Ermilo, uccisi dalla spada.

Stichi. Io per primo sarò decapitato, disse Ermilo. No, Focà per primo,disse lo stesso Focà.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Zaccheo, diacono e Alfio, lettore, che lottarono in Cesarea.

Lo stesso giorno memoria della santa taumaturga Sofia e l’inaugurazione della venerabile chiesa della santissima Madre di Dio di Calcopràtia.

E memoria del beato nostro padre Michele Sincello, confessore.

Stichi. Straordinario non è morire, ma vivere morendo, perciò degnamente vivi.

Per le preghiere dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Ode 7. Irmòs.

Noi fedeli ti contempliamo, o Theotòkos, come spirituale fornace: come salvò i tre fanciulli, così colui che è sovresaltato ha interamente riplasmato me, l’uomo, nel tuo grembo, lui, il Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Rinvigoriti dalla tua forte potenza, o Cristo, i tuoi atleti misero in fuga il nemico, calpestarono l’inganno, diedero i corpi alle torture, cantando: o Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Lottando bene, Marcellino e il nobile Marco e Tiburzio, il sapientissimo Càstulo, martiri atleti illuminati da Dio, si trasferirono nel cielo, inneggiando al Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Salisti nel fuoco con coraggio come i fanciulli, o atleta Tiburzio, ricevendo spiritualmente dall’alto la rugiada dello Spirito e cantando con grande armonia: o Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Appesa come un’agnella, o gloriosa, legasti le mani del nemico con le corde delle fatiche del tuo martirio, o lodatissima e sei viva dopo la morte, o martire Zoì, cantando: o Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Theotokìon. Ti chiamiamo, o Pura, calice d’oro, santissima mensa del divino pane della vita, luogo di santificazione, trono dell’Altissimo in cui ha riposato il Dio dei padri, lodato e gloriosissimo.

Ode 8. Irmòs.

Nella fornace come in crogiuolo, i fanciulli d’Israele splendevano più tersi dell’oro per la bellezza della loro pietà e cantavano: Benedite, opere tutte il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Volendo essere morto per il mondo e per tutti ciò che è del mondo, sei stato ritenuto realmente degno della vita futura, o sempre venerabile, gridando con tutto il cuore: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore e glorificatelo per tutti i secoli.

Gli iniqui ti posero crudelmente nella fossa profondissima seppellendoti, o illustre Càstulo e uccisero te, che cantavi chiaramente: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore e glorificatelo per tutti i secoli.

Come eponimo di essa, hai ottenuto la vita beata, poiché con il violentissimo strangolamento lasciasti la vita mortale, cantando: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore e glorificatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. Ti sei abbellita avendo generato il Sovrano bello e Dio, che illumina i mortali con bellezza divina, perciò cantiamo: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore e glorificatelo per tutti i secoli.

Irmòs. Nella fornace, come in crogiuolo, i fanciulli d’Israele splendevano più tersi dell’oro per la bellezza della loro pietà e cantavano: Benedite, opere tutte il Signore, celebratelo ed esaltatelo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Il roveto ardente che non si consumava ci mostrò una figura del tuo parto puro. Estingui ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di noi, affinché senza sosta, o Theotòkos, noi ti magnifichiamo.

Per essere reso degno della luce divina, della gloria eterna e dello splendore, o ammirabile Sebastiano, sopportasti con coraggio le torture, le pene, la morte, perciò tutti ti diciamo beato.

Tra i compagni di lotta, o martire, ti rivelasti un sole in mezzo agli astri e ora il divino firmamento della Chiesa è illuminato dai sacratissimi splendori delle sacre lotte e dilegua ogni audacia del diavolo.

Amando Cristo, Tiburzio e Marcellino, Marco, Zoì e Càstulo lottano con Sebastiano, guida di senno divino e ricevono le stesse corone di vittoria, pregando sempre per noi.

Il divino coro inseparabile dei martiri è stato innalzato per abitare in dimore luminose e perlustrano i cieli esultando, invocando sempre il Filantropo per tutti noi, che in ogni tempo li diciamo beati.

Theotokìon. Le schiere spirituali tremano vedendo il divino splendore del Padre, poiché è ineffabilmente tenuto fra le tue braccia e assomiglia a te, per divinizzare i mortali, o Vergine Madre senza nozze.

Irmòs. Il roveto ardente che non si consumava ci mostrò una figura del tuo parto puro. Estingui ora, ti preghiamo, la fornace delle tentazioni che infuria contro di noi, affinché senza sosta, o Theotòkos, noi ti magnifichiamo.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.