28 Dicembre
Memoria dei santi ventimila martiri arsi a Nicomedia.
Al Mattutino
Apolytìkion. Tono 2.
O vittoriosi del Signore, beata è la terra impinguata dal vostro sangue e sante le dimore che accolsero i vostri spiriti; perché nello stadio sconfiggeste il nemico e con franchezza predicaste Cristo; vi preghiamo di implorare la sua bontà di salvare le nostre anime.
Della festa. Tono 4.
La tua nascita, Cristo nostro Dio, ha fatto sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto; Signore, gloria a te.
Dopo la prima sticologia, Kàthisma.
Tono pl. 4. Sei risorto dai morti.
Prodigioso, o fedeli questo mistero! Dio, come lui solo sa, è nato da una donna; le schiere degli angeli, sbigottite di fronte alla sua discesa, acclamano inneggiando: E’ nato Cristo Signore, che si compiace, come Dio, di salvare la stirpe umana.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Dopo la seconda sticologia, Kàthisma.
Tono pl. 4. Autòmelo.
Mentre i flauti dei pastori intonavano un canto prese la parola la schiera angelica, dicendo: Cantate una lode divina, voi che guidate i greggi; acclamate inneggiando: E’ nato Cristo Signore, che, come Dio si compiace della stirpe umana.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Canone della festa, poi quello dei santi. Acròstico: O moltitudine di martiri vittoriosi, salvami. Giuseppe.
Ode 1. Tono 1.
Un inno di vittoria cantiamo tutti a Dio, che fece segni meravigliosi con braccio potente e salvò Israele, poiché si è glorificato.
O moltitudine numerosissima dei santi martiri, cancella la moltitudine dei miei numerosi peccati con la tua mediazione e dammi un verbo per celebrare la tua festa.
O fiaccole luminosissime della Chiesa, martiri vittoriosi, che avete glorificato Dio nelle vostre membra, ora siete glorificati nella vostra luminosa memoria.
La fede divina degli atleti ha distrutto l’empia tirannia degli atei e nella grazia ha dissolto le crudeli minacce dei demòni.
Confessando il Dio onnipotente che si è incarnato e con la sua morte ha distrutto la morte, avete ricevuto con la morte, o martiri, la vita eterna.
Theotokìon. Inneggio a te, inneggiatissima, benedetta, che hai concepito nella carne l’inneggiatissimo Dio, che magnifica gli atleti, che hanno lottato contro il nemico.
Ode 3. Irmòs.
Si confermi il mio cuore nella tua volontà, Cristo Dio, che sull’abisso hai stabilito il secondo cielo e nelle acque hai fissato la terra, o Onnipotente.
Splendidamente accesi dall’amore per Cristo, non temevate affatto il fuoco, ma finendo in esso, o illustri, in esso vi siete glorificati.
Predicando con viva voce Dio, non considerarono le minacce degli atei, gli illustri opliti di Cristo, ma morendo acclamavano a una voce il canto dei fanciulli.
Non temiamo il fuoco, servo lui pure, acclamarono i valorosi insieme con animo lieto: noi moriamo per te, Salvatore, che hai sconfitto la morte e l’uccisore.
Theotokìon. Per divinizzare l’uomo, Dio è divenuto uomo incarnandosi da te, pura Vergine: mistero oltre la ragione; perciò a una voce noi fedeli ti diciamo beata.
Irmòs. Si confermi il mio cuore nella tua volontà, Cristo Dio, che sull’abisso stabilito il secondo cielo e nelle acque hai fissato la terra, o Onnipotente.
Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.
Un ragguardevole esercito di ventimila martiri sorge illuminandoci piamente cuori e menti con la fede; accesi infatti da divino amore per il Sovrano, i valorosi prontamente accettarono una santa fine tramite il fuoco.
Gloria. E ora. Della festa. Uguale.
Nella greppia delle bestie di tuo volere fosti deposto per noi, longanime Salvatore. I pastori ti inneggiavano acclamando con gli angeli: Gloria e lode al Cristo nostro Dio, nato sulla terra per elevare l’essenza dei terrestri.
Ode. 4. Irmòs.
Ho udito il tuo annunzio e ho temuto, ho inteso le tue opere e ha temuto, Signore, poiché della tua lode è piena la terra.
Al tuo affetto gli atleti, o Verbo, hanno legato il cuore e morendo per te come agnelli senza macchia, si sono rivelati imitatori della tua passione.
Guidando nello Spirito le vostre anime al porto della salvezza, o santi, siete sfuggiti alla tempesta della pazzia idolatrica, o beati.
Nella lotta del martirio vi siete rivelati immutabili, irremovibili, inaccessibili alla paura, vincendo con la fede divina le minacce dei persecutori.
Theotokìon. Liberati per il tuo parto dall’antica maledizione, o benedetta, abbiamo trovato benedizione, vita e redenzione, quanti ti glorifichiamo, o Theotòkos.
FOde 5. Irmòs.
a’ sorgere la tua splendida luce inaccessibile su noi, che vegliamo sui tuoi giudizi e sui tuoi precetti, o Sovrano filantropo, Cristo nostro Dio.
Splendidamente è rifulsa la memoria dei tuoi atleti e ha illuminato i confini della terra con le effusioni divine dei loro prodigi, o Cristo nostro Dio.
I sacerdoti che offrivano sacrifici, si sono offerti come vittime perfette in olocausto con tutti gli altri numerosi martiri, magnificando Cristo.
Essendo templi santi di Dio grazie al battesimo, avete ricevuto una santa fine insieme nella casa divina e avete raggiunto il tempio celeste.
Theotokìon. Per riunire ai celesti quanti erano caduti nel baratro della trasgressione, Dio ha dimorato nel tuo grembo, o purissima e si fece carne.
Ode 6. Irmòs.
Imitando il grande profeta Giona grido: libera la mia vita dalla corruzione, o Buono e salva, o Salvatore del mondo, me che grido: Gloria a te.
Divenisti corifeo del sacro popolo e lo inviasti con gioia verso il cielo per aver lottato, o ieromartire Antimo.
Come oro puro in mezzo al fuoco la vostra pietà è stata riconosciuta più brillante del sole, o atleti di Gesù.
Morendo nella carne, avete ereditato la vera vita, o sapienti, stando con Cristo che vi ha mostrati più forti dei supplizi.
Theotokìon. Realmente sei veramente rimasta dopo il parto Vergine come prima del parto per la potenza di Gesù, che si incarnava da te, Maria: prodigio paradossale!
Irmòs. Imitando il grande profeta Giona grido: libera la mia vita dalla corruzione, o Buono e salva, o Salvatore del mondo, me che grido: Gloria a te.
Sinassario.
Il 28 di questo mese memoria dei ventimila santi, arsi vivi a Nicomedia.
Stichi. Come pròsfore offerte a te, Salvatore, i ventimila furono arsi nel tempio. Il ventotto il fuoco uccise ventimila uomini.
Lo stesso giorno memoria dei santi martiri uccisi e martirizzati fuori della porta del Singleto.
Il santo eunuco Indes perì gettato in mare.
Stichi. Ho udito che Indes, toccando l’abisso profondo della sua vita, si trovò adagiato nell’abisso.
I santi Gorgonio e Pietro perirono in mare.
Stichi. Il mare copre Gorgonio e Pietro, mentre la loro memoria non è coperta dal tempo.
Il santo martire Zenone perì di spada.
Stichi. Zenone venne decapitato non volendo venerare una statua di Zeus.
Il santo martire Mardonio perì nel fuoco.
Stichi. Ho conosciuto anche un Mardonio che amava Cristo e amò il fuoco ardente.
San Doroteo il preposto perì di spada.
Stichi. Dice Doroteo: La mia testa decapitata offro in dono a Cristo.
San Teofilo il diacono perì lapidato.
Stichi. Nel libro degli amici di Dio venne iscritto Teofilo quando fu lapidato.
San Migdonio perì seppellito in una fossa.
Stichi. Anche seppellito nella fossa, Migdonio ha in sorte di essere conosciuto da tutti.
San Glicherio il presbitero perì nel fuoco.
Stichi. Glicherio, gettato nel fuoco, disse: Mi è dolce il modo con cui muoio.
Lo stesso giorno santa Domna muore decapitata nel fuoco.
Stichi. Alle vergini sagge si unì per sesta Domna, che saggiamente perì uccisa dalla spada.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amìn.
Ode 7. Irmòs.
Il fuoco non toccò e non tormentò i tuoi fanciulli di Babilonia. E allora i tre con una bocca cantavano e dicevano benedicendo: O, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Guardando verso i soli beni che durano, quelli dell’aldilà, con potenza divina, o beati, come i tre fanciulli a Babilonia, vi siete rivelati superiori al fuoco, illuminati da luce divina.
Disprezzando la parola del tiranno bestiale vi siete offerti totalmente al Re dell’universo con le sacratissime donne e i fanciulli veramente divini.
Portando piissimamente all’interno dell’anima l’illuminazione della conoscenza di Cristo, o atleti, attraversaste davvero la tetra nube dell’ateismo e vi siete trasferiti alla luce eterna.
Theotokìon. Ti sei rivelata più alta dei cieli concependo il Sovrano e Dio di tutti: non smettere, o santissima e pura, di implorarlo con insistenza affinché salvi quanti con fede ardente ti glorificano.
Ode 8. Irmòs.
Cristo Dio, che salvò i fanciulli innografi nella fornace e mutò in rugiada la fornace ardente, cantate e sovresaltate in tutti i secoli.
Come profumo divino le reliquie dei martiri diffondono mirra di guarigioni, purificando il fetore delle passioni per i fedeli che inneggiano a Cristo nei secoli.
Circondati dal fuoco, o atleti, appariste come rose bellissime e con zelo gridaste: Inneggiate a Cristo nei secoli.
Fanciulli e vergini, presbiteri e giovani, santi bambini e innumerevole moltitudine di donne, trovarono dimora lassù lottando insieme.
Theotokìon. Ezechiele profeta ha visto te, Vergine, come la porta chiusa per la quale è passato Gesù, che ha dimorato nel tuo grembo e si è rivestito indicibilmente di carne dal tuo sangue.
Irmòs. Cristo Dio, che salvò i fanciulli innografi nella fornace e mutò in rugiada la fornace ardente, cantate e sovresaltate in tutti i secoli.
Ode 9. Irmòs.
La nube luminosa in cui il Sovrano di tutti scese dal cielo come pioggia sul vello e si è incarnato per noi, divenendo uomo colui che è senza tempo, magnifichiamo tutti come pura Madre del nostro Dio.
Come agnelli volontariamente immolati e sacrifici puri al Sovrano immolato per noi terrestri, o martiri vittoriosi vi siete offerti e degnamente avete ottenuto insieme corone di vittoria.
Con i santi profeti, con i venerabili apostoli, con i cori degli eletti e i santi angeli, o moltitudini dei gloriosi martiri, supplicate il Signore di salvare da tentazioni e pericoli quanti con fede vi dicono beati.
La vostra sacra memoria splende pienamente più forte degli splendori solari, o atleti, scacciando sempre la tenebra dei demòni e illumina, o illustri, quanti con fede e affetto com’è giusto, vi dicono beati.
Theotokìon. Tu che generasti la luce divina rifulsa dal Padre, abbi compassione della mia anima ottenebrata dagli inganni della vita e beffata dai nemici e rendila degna, o purissima, della luce della salvifica penitenza.
Irmòs. La nube luminosa in cui il Sovrano di tutti scese dal cielo come pioggia sul vello e colui che è senza tempo si è incarnato per noi, divenendo uomo, magnifichiamo tutti come pura Madre del nostro Dio.
Exapostilarion dei santi. Udite, donne.
Moltitudine veneratissima di martiri, falange raccolta da Dio di ventimila santi, supplicate Dio nato dalla Vergine perché siano liberati da ogni tribolazione quanti ora vi onorano e festeggiano la vostra splendida e luminosissima memoria.
Della festa, stessa melodia.
Ero stato privato, me infelice, per l’incontinenza di un tempo, dell’immagine superiore ricevuta per opera di Dio: ma tu, Cristo, nella tua amorosa compassione, unendoti ineffabilmente a me, assumesti l’inferiore rinnovandomi, o Salvatore, con sangue verginale.
Alle lodi stichirà prosòmia.
Tono 4. Generosi martiri.
O Sovrano filantropo, volendo mostrare agli uomini la ricchezza della tua benevolenza, hai preso la loro natura e sei nato nella carne e hai abitato nella grotta per rendere celesti, esaltandoli, tutti quelli che lodano e inneggiano il tuo ineffabile Natale (2).
Rinvigoriti e saldamente sostenuti e rafforzati dalla potenza dell’Onnipotente nell’infermità di natura, o invitti martiri, con forza avete vinto il nemico principe del male e come sublimi liberatori pregate affinché siano donate al mondo la pace e ai fedeli la salvezza.
Con parole e opere Filoteo, Doroteo e il divino Mardonio e Gorgonio con Secondo e Pietro, con Indes si sono distinti e hanno sbaragliato gioiosi gli assalti del nemico e pregano affinché siano liberati da qualsiasi pericolo quanti con fede celebrano la loro venerabile festa.
Gloria. E ora. Della festa. Tono pl. 1.
Incomprensibile il mistero che oggi si compie a Betlemme! L’invisibile viene visto, colui che non ha carne s’incarna; il Verbo assume spessore e colui che è diviene ciò che non era. La Vergine partorisce nella grotta, bimbo neonato, il Creatore della natura: la greppia rappresenta il trono celeste; i due animali esprimono l’assistenza maestosa dei cherubini; i pastori sono nello stupore; i magi portano doni; gli angeli inneggiano dicendo: Gloria a Dio negli eccelsi e pace sulla terra: perché nella sua benevolenza è con gli uomini, senza subire mutamento, l’Emmanuele.
Allo stico, stichirà prosòmia della festa.
Tono pl. 2. Venite, schiere angeliche.
Tutto il creato festeggia con gioia e i cieli con noi esultano perché in Betlemme di Giudea il Creatore, nascendo dalla Vergine, prodigiosamente si mostra ora bambino in una greppia. A lui diciamo: Benedetto sei tu, Dio nostro che sei nato, gloria a te.
Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.
Neonato sei apparso per noi, o Gesù, sorto dal Padre prima dei secoli, perché vuoi rinnovare tutti gli uomini invecchiati un tempo nella trasgressione. Perciò tutti a te sempre acclamiamo grati: Benedetto sei tu, Dio nostro che sei nato, gloria a te.
Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; il Signore ha giurato e non si pentirà.
Monti e colli, valli e campi cantano il Cristo che procede dalla Vergine; una stella dal cielo lo ha mostrato ai magi adagiato come neonato in una grotta, rivestito di carne di servo. A lui acclamiamo: Benedetto sei tu, Dio nostro che sei nato, gloria a te.
Gloria. Uguale.
Che cos’è dunque questa tua grande e incomparabile povertà, per cui Adamo si arricchì di cose divine? Così diceva la Vergine, tenendo tra le braccia l’Emmanuele, Dio e Creatore, che da lei aveva assunto la carne. A lui acclamiamo: Benedetto sei tu, Dio nostro che sei nato, gloria a te.
E ora. Uguale.
Bambino preesistente e Re dei secoli, per suo volere è stato generato e come Figlio ci è stato dato. Udite, genti, porgi l’orecchio, Israele: sappiatelo e siate vinti, perché con noi è colui che fa a pezzi e stritola ogni regno e potere sulla terra che a lui non ubbidisce.
Quindi il resto come di consueto e il congedo.

