27 DICEMBRE
Memoria del santo protomartire e arcidiacono Stefano e del nostro padre venerabile Teodoro il Marchiato, confessore, fratello di Teofane l’innografo.
Al Mattutino.
Apolytìkion del martire. Tono 4. Presto intervieni.
Il tuo capo è stato coronato di un diadema regale per le lotte sopportate per Cristo Dio, o primo lottatore fra i martiri: tu infatti, confutata la follia dei giudei, hai visto il tuo Salvatore alla destra del Padre; supplicalo dunque sempre per le nostre anime.
Gloria. Del beato. Tono pl. 4.
Guida d’ortodossia, maestro di pietà e decoro, illuminatore dell’ecumène, ornamento dei sommi sacerdoti divinamente ispirato, sapiente Teodoro, con le tue dottrine tutti illuminasti, o lira dello Spirito; prega Cristo Dio di salvare le nostre anime.
E ora. Della festa. Tono 4.
La tua nascita, Cristo nostro Dio, ha fatto sorgere al mondo la luce della conoscenza: con essa, gli adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente dall’alto. Signore, gloria a te.
Segue la conclusione.
Dopo la prima sticologia, kàthisma della festa.
Tono 1. Sigillata la pietra.
Tu che siedi su un trono di fuoco negli eccelsi con il Padre senza principio e il tuo divino Spirito, ti sei compiaciuto di nascere nella carne da fanciulla ignara d’uomo, o Gesù e per questo una stella ti indicò ai magi della Persia; gloria al tuo consiglio pieno di bontà, gloria alla tua manifestazione, gloria alla tua somma condiscendenza per noi.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Dopo la seconda sticologia, kàthisma del martire.
Tono 4. Stupì Giuseppe.
Possedendo misticamente in cuore la fonte dello Spirito, il vero protomartire di Cristo confutò la presunzione dei giudei e mostrò loro il Figlio di Dio germogliato dal seme di Davide, perché questo glorioso era colmo della pienezza della sapienza e della grazia; salva dunque con la tua intercessione quanti ti onorano, o beatissimo.
Gloria. E ora. Della festa, uguale.
L’assolutamente incontenibile, come fu contenuto in grembo? Colui che è nel seno del Padre, come sta fra le braccia della Madre? Ma come seppe e volle così gli piacque: volontariamente si incarnò senza carne; per noi Colui che è divenne ciò che non era e senza uscire dalla sua natura, partecipò della nostra argilla. Duplice fu partorito Cristo, volendo riempire il mondo superno.
Salmo 50, quindi i canoni della festa e dei santi. Il canone del protomartire è opera del monaco Giovanni.
Ode 1. Tono pl. 1. Irmòs.
Cavallo e cavaliere nel mar rosso precipitò Cristo, colui che spezza le guerre con il suo braccio alzato e salvò Israele, cantando l’inno di vittoria.
Venite, incoroniamo con i nostri canti Stefano, protomartire della Chiesa di Cristo e a nostra volta incoronati dalla sua grazia, cantiamo un inno di vittoria.
Avendo il pensiero mite del suo maestro e l’umiltà che per amore innalza, Stefano fu degno di esser scelto come primo fra i diaconi a proteggere le vedove.
Avendo seguito gli apostoli di Cristo, fosti chiamato col nome che meritasti; servendo come diacono fedele, per il tuo sangue raggiungesti Cristo, o Stefano incoronato già dal tuo nome stesso.
Theotokìon. Assumendo l’umanità dalla Vergine, per gli uomini, o Cristo, come bimbo sei stato coperto di fasce: coperto invece di pietre il tuo protomartire, si spogliò dell’involucro del corpo.
Canone del santo padre. Acròstico: Fratello, ho composto per te queste pure lodi. Di Teofane.
Ode 1. Tono 4. Irmòs.
Quando l’antico Israele ebbe passato a piedi asciutti il rosso abisso del mare, Mosè, atteggiando a croce le mani, mise in rotta nel deserto le schiere di Amalìk.
Vedendo il titolo sul tuo venerabile volto, i cherubini si allontanano dall’albero della vita e la spada di fuoco fugge con timore da te, sapientissimo Teodoro.
Il titolo di Cristo Re era marchiato sul legno della croce sopra il suo capo, mentre il tuo titolo, sapientissimo, fu visto ben inciso sul tuo volto.
Il Signore fu elevato sulla croce e trafitto nel fianco, mentre tu, steso sul cavalletto sopportasti con vigore le incisioni come agnello scelto, o santo mistico.
Adorno di ogni sorta di sapienza, apertamente confutasti, padre Teodoro, l’iniziatore della malvagia eresia e sopportando i supplizi, calpestasti i suoi consigli.
Theotokìon. Divenisti ricettacolo della sapienza superiore alla luce, o purissima Genitrice di Dio, salvezza e vanto dei fedeli, poiché generasti per noi tutti la divina salvezza.
Ode 3. Irmòs.
Tu che sul nulla hai stabilito la terra per tuo comando e senza appoggio l’hai saldamente sospesa, rinsalda la tua Chiesa, o Cristo, sulla roccia incrollabile dei tuoi comandamenti, come solo buono e filantropo.
Lottando secondo le regole contro i deicìdi, o Stefano, soldato di Cristo, vestito della sua invincibile forza, sconfiggesti l’errore e la bestemmia degli iniqui.
Infocato di zelo per amore di Cristo, deponendo le vesti per lottare, pieno di fede e Spirito Santo, il protomartire confermò per tutti l’annunzio divino dei pescatori.
Come araldo della vita nascosta e realmente divina, come dimèntico di quella presente, il Protomàrtire chiaramente mostrò con i fatti il trionfo della verità, per la quale scelse di morire.
Theotokìon. Per noi il Signore della vita entrò nella grotta umiliandosi: Stefano, principe dei martiri, lascia l’argilla della nostra umanità, spinto dall’affetto per il Signore.
Del santo padre. In te si rallegra.
Non avendo da ribattere ai tuoi insegnamenti, o beato, colui che è pieno di violenza barbarica ricorre ai supplizi.
Sopportasti pazientemente per Cristo i flagelli sulla schiena e sul petto e gli schiaffi sul volto, o ispirato da Dio.
Con sapienza spirituale e prontezza di pensiero, svergognasti l’empio Leone con i tuoi sacratissimi dogmi.
Con la pazienza incrollabile e sopportazione dei mali, o santo, spezzasti la folle sanguisuga con il coltello dello Spirito.
Theotokìon. Con occhi profetici, o Madre di Dio, Davide ti vide come l’arca che a Betlemme porta come piccolo bimbo il Sovradivino.
Kàthisma. Tono 1. I soldati a guardia.
Apostolo di Cristo, primo fra i diaconi, campione sapiente, cima dei martiri, con le tue lotte hai santificato i confini del mondo e con i tuoi miracoli hai rischiarato le anime degli uomini; scampa da qualsiasi pericolo quanti ti onorano, o illustre Stefano.
Gloria. Del beato. Tono 3. La confessione.
Eri la bocca della libertà, confondendo la sfrontatezza del tiranno, per la tua magnanimità e costanza nelle lotte; marchiato sul volto per la santissima icona di Cristo, rendesti possibile a tutti glorificarlo e onorarlo, chiedendo per noi la grande misericordia.
E ora. Della festa.
Lo stesso tono. Attonito di fronte.
Un prodigio paradossale avviene oggi: il nostro Salvatore, infatti, appare nella grotta per noi volontariamente incarnato dalla Vergine; magi con doni come re lo hanno venerato; pastori con angeli lo glorificavano; con loro anche noi a lui gridiamo: Gloria a colui che per noi si è fatto uomo.
Ode 4. Irmòs.
Comprendendo il tuo divino abbassamento, Avvacùm profeta, nella sua tribolazione a te gridava, o Cristo: sei venuto per salvare il tuo popolo, per salvare i tuoi cristi.
Un giudice iniquo ti accusava, o Stefano, il padre stesso della menzogna, l’omicida della stirpe umana; ma tu ribaltasti su di lui le sue macchinazioni.
L’altezza eminente delle tue sacre lotte tratteneva di nuovo l’assalto dell’ostile tiranno: opponendoti valorosamente al nemico, lo abbattesti lottando secondo le regole.
Come protomartire Stefano aprì per noi la porta del martirio, esultando incoronato col diadema dei martiri.
Theotokìon. Sorgendo come sole dalla Vergine, o Cristo, tu comunichi lo splendore della tua luce all’illustre memoria del protomartire, che sorge come stella del mattino.
Del santo padre. Vedendo te, Sole.
Steso sul cavalletto, fosti marchiato per la crudeltà del trace e la sfrontatezza barbarica, o Teodoro, poiché adoravi l’icona di Cristo e della Madre di Dio.
Servendo il Sovrano dalla giovinezza e desiderandolo senza sosta attraverso l’ascesi, o beato, ti decorasti luminosamente anche col sangue del martirio.
Sei sorto dall’oriente come sole luminoso effondendo luminosamente, padre teoforo, i raggi della tua confessione e della tua sapientissima e valorosa resistenza.
Theotokìon. Benedetto il Dio Verbo, che viene a Betlemme per misericordia dal tuo grembo ignaro di nozze, o Purissima; supplicalo ora di salvare quanti a te accorrono.
Ode 5. Irmòs.
Signore, tu che ti rivesti di luce come di un manto, davanti a te veglio e verso il tuo monte grido: illumina le tenebre della mia anima, o Cristo, come solo compassionevole.
Come angelo, più eccelso della volta celeste, il tuo protomartire splendeva colmato di gloria ineffabile o Cristo, filantropo.
Invincibile fu la fermezza del primo martire nel suo divino zelo, poiché fermamente si oppose fino al sangue ai deicìdi.
Annunziando Dio con la sua bocca, il protomartire scagliava una sassaiola di parole contro gli assassini, che scagliavano su di lui i sassi per i quali ottenne la corona di vittoria.
Theotokìon. Il primo martire, salendo con gloria in cielo, poté contemplare presso il Padre, o Dio immutabile, nato da Madre senza sposo.
Del santo padre. Tu, Signore, mia luce.
Abitando in terra straniera, oltre le tristezze dell’esilio sopportasti con animo paziente le tribolazioni del confino e carceri tremendi.
Incoronato ora come vincitore, esulti realmente in questo luminoso e splendente giorno del divino protomartire.
Hai custodito il fondamento dell’adorazione di Dio, appresa in giovinezza, restando immutabile fino alla fine, o Teodoro invitto.
Theotokìon. Mettiamo te, Sposa di Dio, come invincibile arma contro il nemico; abbiamo te come sostegno e speranza della nostra salvezza.
Ode 6. Irmòs.
Quando su me soffia la tempesta devastante, pacifica l’oceano delle mie passioni e liberami dalla corruzione, Cristo Signore, Dio misericordioso.
L’illustre principe dei martiri Stefano, superando per grazia i limiti della natura, venne illuminato dalla gloria divina.
Divenuto eccellente imitatore della tua passione, o Cristo Signore, Stefano rispose agli omicidi benedicendoli.
Proteggici da ogni opera malvagia, o Cristo e rendi degni dell’eredità del protomartire i fedeli che a te inneggiano, o compassionevole.
Theotokìon. La tua nascita, Cristo Signore, fu la primizia di salvezza del mondo e il fondamento della divina confessione dei martiri.
Del santo padre. A te offrirò sacrifici.
Stillando ancora il sudore delle fatiche, ti sei presentato al giudice di gara, che guida con giustizia tutto il creato, o beatissimo teoforo Teodoro.
Nulla ha potuto allontanarti dall’amore di Cristo, o beatissimo Teodoro, né la tortura del corpo, né la condanna a morte, con cui eri minacciato, né la perdita dei beni.
Divenendo figlio della luce, o Teodoro, stavi colmo di luce vicino alla luce divina che giorno e notte non diminuiva, o ricettacolo di Dio.
Theotokìon. Trovando solo te, Madre di Dio, come giglio purissimo tra le spine e fiore nelle valli, dimorò in te lo Sposo spirituale.
Kontàkion del martire.
Tono 3. La Vergine oggi.
Il Sovrano è venuto ieri tra noi nella carne e lo schiavo oggi se ne va dalla carne: ieri infatti colui che regna è stato partorito nella carne e oggi il servo per lui è lapidato e giunge a perfezione, il divino Stefano protomartire.
Ikos.
Come astro luminoso rifulge oggi con il Natale di Cristo il protomartire Stefano, rischiarando e illuminando tutti i confini della terra: soltanto dei giudei oscurò tutta l’empietà, confutandoli con parole di sapienza, argomentando dalle Scritture; cercando di convincerli che Gesù, nato dalla Vergine è il Figlio di Dio, svergognò la loro empia malizia, il divino Stefano protomartire.
Sinassario.
Il 27 di questo mese memoria del santo apostolo, protomartire e arcidiacono Stefano, uno dei sette diaconi.
Stichi. Con corone di parole come pietre preziose incorono Stefano, ucciso dalle pietre. Il 27 Stefano muore lapidato.
Lo stesso giorno, memoria del nostro santo padre Teodoro marchiato, fratello del poeta Teofane.
Stichi. Ha molto di che vantarsi anche Teodoro partendo dalla terra col viso marchiato.
Stichi giambici marchiati sul volto di san Teodoro e di suo fratello Teofane da parte dell’imperatore Teofilo con un ferro rovente.
Quando tutti vorranno accorrere alla città in cui i santissimi piedi del Verbo stettero per sostenere l’ecumène, appariranno nel venerabile luogo questi scrigni maligni di eresia diabolica. Molti mali hanno compiuto per empietà, commettendo cose gravi empiamente. Fuggiti nella capitale non rinunziarono alla loro follia. Perciò marchiandone il viso come malfattori, di nuovo sono condannati e puniti.
Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Teodoro arcivescovo di Costantinopoli.
Lo stesso giorno memoria del santo ieromartire Maurizio e dei settanta martiri suoi compagni.
Il beato nostro padre Luca Triglinòs, cioè di Mudanìa, si addormenta in pace.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà e salvaci. Amìn.
Ode 7. Irmòs.
Il Signore eccelso, il Dio dei nostri padri allontanò la fiamma, coprendo di rugiada i fanciulli ebrei che insieme cantavano: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Ornato di pietre come fiori belli e vari, ti sei offerto al Cristo vivificante, a lui inneggiando: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Accanita fu l’opposizione di Saulo, che in principio maltrattava duramente i servi di Cristo, ma in seguito egli guidò le genti a Cristo per i secoli.
Digrignando i denti gli empi si avventarono come belve feroci su Stefano, che divinamente cantava: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Rapito dallo Spirito Santo, o Stefano, contemplasti ineffabilmente il Figlio con il Padre e cantavi alla Trinità: Signore, tu sei benedetto.
Theotokìon. A te, sorto dalla Vergine pura, come Re e Dio, Stefano offrì la sua vita, divinamente cantando: Signore, Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Del santo padre.
Nella fornace persiana.
Acceso da zelo ortodosso, o sapientissimo, respingesti con coraggio l’eresia pericolosa e terribile e ad alta voce gridasti: Benedetto sei tu, Dio mio e Signore.
Il Dio Verbo donò un verbo di sapienza, di conoscenza, di insegnamento della fede ortodossa a te, padre, che gridavi: Benedetto sei tu, Dio mio e Signore.
Sorgendo come sole dall’oriente, sulla terra disseminasti, o padre Teodoro, il raggio dell’ortodossia, che illumina e insegna la venerazione dell’icona di Cristo.
Theotokìon. Adorna della luce della verginità, o gloriosissima e splendida Madre di Dio, generasti nella carne e avvolgesti in fasce colui che ha avvolto la terra nella tenebra.
Ode 8. Irmòs.
Per te, Dio creatore, nella fornace i fanciulli formarono un coro con tutto il creato cantando: opere tutte, lodate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.
Venite, misticamente illuminati dalla gloria di Stefano, cantiamo al Dio per noi incarnato: opere tutte, lodate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.
Apparendoti nella gloria del Padre suo, Cristo ti annunziò chiaramente la ricompensa delle lotte, mentre cantavi: opere tutte, lodate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.
Avendo sconfitto l’errore degli empi, ti fu intrecciata la corona dei martiri, o Stefano, perciò con loro canti: opere tutte, lodate il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.
La nascita del Salvatore e la memoria del protomartire formano per noi un coro; perciò senza sosta lodiamo il Signore e lo esaltiamo per tutti i secoli.
Theotokìon. O Vergine, che in modo inconcepibile teandricamente generasti con un verbo il Signore, restando Vergine, noi ti benediciamo e sovresaltiamo per tutti i secoli.
Del santo padre. Stese le mani, Daniele.
Con animo forte di leone, o beatissimo, non temevi la furia del maldicente epònimo della follia; lo rivelasti invece ai popoli ed esultando gridavi: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.
Ornando la tua anima con il coraggio e il desiderio con la purezza, o beato, guidasti rettamente i pensieri con l’intelletto colmo di sapienza e gridi: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.
Con i tuoi dogmi prosciugasti il fiume irruente dell’eresia, o padre, abbattendo le empie insidie con sapientissime prove e gridi: Benedite, opere tutte del Signore, il Signore.
Theotokìon. Dio che ha creato in principio la natura umana se ne riveste ora nel tuo purissimo e santo grembo, o Purissima, nascendo profeticamente oggi a Betlemme, perciò tutti ti benediciamo, o Maria, sposa di Dio.
Ode 9. Irmòs.
Isaia danza: la Vergine ha concepito in grembo e generato un Figlio, l’Emanuele, Dio e Uomo: Oriente è il suo nome; magnificandolo, noi proclamiamo beata la Vergine.
Superasti ogni encomio, o Stefano, poiché veramente i tuoi discorsi furono inferiori alla tua vittoria, dal momento che nessun intelletto umano può intrecciare una corona di elogi di te degna.
Beato il suono della tua voce, Stefano! Cristo mio Re, gridavi, non imputare agli assassini la loro ignoranza, ma come Dio e Creatore, accogli il mio spirito come incenso profumato.
La ricompensa delle tue pene incoronò il tuo capo, ricevendo dalla destra dell’Onnipotente la corona dei vincitori; ora che stai nella gloria e nella grazia accanto al gran Re, rendi partecipi della salvezza i tuoi cantori, o beatissimo.
Theotokìon. Ricevette inizio di esistenza temporale, nascendo incarnato dalla Vergine, il Figlio sorto intemporalmente dal Padre: per questo Stefano, imitatore della passione di Cristo, per la sua morte eredita ora le primizie della vita eterna.
Del santo padre. Da te, Vergine.
Avvinto dal divino amore, o sapiente in Dio, sopportasti facilmente la durezza delle persecuzioni, o padre e, abbattendo la ferocia del persecutore, ottenesti la corona delle lotte.
Hai trovato ricchezza celeste e dimora stabile in cambio dell’amaro confino e dell’esilio e ora esulti nella delizia eterna.
Inneggiando al Sovrano, o beato, supplicalo senza sosta per la mia debolezza e per la fraternità che vive in comune, affinché vivendo insieme conseguiamo la divinizzazione.
Theotokìon. O Vergine, che oggi hai partorito ineffabilmente a Betlemme il Dio Verbo e l’hai avvolto in fasce, realmente ti magnifichiamo come figlia e Genitrice di Dio.
Exapostilarion del protomartire.
Ci ha visitati dall’alto.
Uscendo dalla carne, Stefano si presentò vivo a te, Dio onnipotente, venuto nella carne, come al re per il quale lottò gloriosamente.
Un altro. Con i discepoli conveniamo.
Colui che, colmo di grazia e potenza divina, realmente compì prodigi, confutò l’assemblea dei deicìdi, tramante vani complotti; teologando ad alta voce Stefano dichiarò: vedo Gesù alla destra del Padre. Lapidato salì incoronato ai cieli verso di lui.
Della festa, dopo quello di Stefano di nuovo.
Il Verbo coeterno al Padre e allo Spirito, condividendo con loro natura e trono, nasce ora bambino dalla Vergine a Betlemme: il protomartire Stefano, che con tutta chiarezza lo ha annunziato come Dio e Salvatore, viene lapidato, gioioso, da mani omicide e cinto della corona, a lui ascende con gloria.
Alle lodi sostiamo allo stico 6 e cantiamo le stichirà idiòmela di santo Stefano.
Tono 2. Di Cipriano.
Intrecciamo, o fedeli, con fiori spirituali la corona di vincitore per il primo campione; egli infatti preparò la via dei martiri gridando con gioia: Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio di Dio alla destra del Padre invisibile.
Tono 2. Di Anatolio.
Rivestito di santità, beatissimo Stefano, compagno degli angeli, arcidiacono e protomartire, implora e supplica per noi il Signore e Salvatore, l’unico senza peccato.
Primo fra i diaconi, fosti anche il primo dei martiri, santissimo Stefano; sei tu la via seguita dai santi guidando una moltitudine di martiri al Signore: perciò il cielo si è aperto davanti a te e Dio stesso ti apparve; pregalo di salvare le nostre anime.
Il Protomàrtire e nobile servo di Cristo, Stefano arcidiacono e protodiacono onoriamo degnamente, poiché stando in mezzo ad empi, vide il Figlio di Dio alla destra del Padre.
Tono 4. Del monaco Giovanni.
Glorioso Stefano, cittadino del cielo, beatissimo servo di Cristo, prega per le nostre anime.
Stefano, splendida primizia dei martiri, colmo di grazia e potenza divina, operando in mezzo al popolo grandi segni e prodigi, da mani inique fu lapidato; ma come angelo risplendeva e vide la tua gloria, alla destra dell’Onnipotente, o Cristo incarnato per noi e per la grazia dello Spirito viene accolto nei cieli; perciò stando nei cori angelici, o Signore, ti prega di salvare le nostre anime.
Gloria. Tono pl. 1. Di Cipriano.
Protomartire apostolo e protodiacono, porta dei martiri, gloria dei giusti, vanto degli apostoli, hai contemplato i cieli aperti, stando nello stadio e il Figlio di Dio alla destra dell’invisibile Padre; perciò, col volto splendente come un angelo, gridavi con gioia a favore di chi ti lapidava: Non imputare loro questo peccato; chiedi dunque ora, per quanti con affetto ti festeggiano, il perdono dei peccati e la grande misericordia.
E ora. Stesso tono. Di Giovanni monaco.
Incomprensibile il mistero che oggi si compie a Betlemme! L’invisibile viene visto, l’incorporeo s’incarna; il Verbo assume spessore e Colui che è diviene ciò che non era; la Vergine partorisce nella grotta, bimbo neonato, il Creatore della natura: la mangiatoia rappresenta il trono celeste; i due animali esprimono l’assistenza maestosa dei cherubini; i pastori stupiscono; i magi portano doni; gli angeli inneggiano dicendo: Gloria a Dio negli eccelsi e pace sulla terra, perché nella sua benevolenza è con gli uomini, senza subir mutamento, l’Emmanuele.
Allo stico, stichirà prosòmia della festa.
Tono 1. Martiri degni di ogni lode.
La purissima, vedendo il Creatore stretto fra le sue braccia, diceva: Figlio dolcissimo, come dunque ti vedo bambino, senza certo poter comprendere la tua sconfinata condiscendenza? Io canto la tua forza, adoro la tua amorosa compassione, per la quale sei venuto a salvare il mondo.
Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.
Vedendomi bambino che riposa tra le tue braccia, gioisci, o Madre: sono infatti venuto a salvare tutto il mondo e Adamo da me plasmato, che per il pessimo consiglio del serpente, assaporò l’albero, venne espulso dal paradiso di delizie e finì nella corruzione.
Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho generato; ha giurato il Signore e non si pentirà.
Ti vedo bimbo perfettissimo adagiato in una mangiatoia, ma non scorgo l’inesprimibile profondità del mistero; come mai sono rimasta incorrotta anche dopo il parto, superando le leggi della natura? Quale lode posso offrirti? Come ti glorificherò? Così parlava la Vergine giovinetta.
Gloria. Del martire. Tono pl. 4. Di Cipriano.
Salve, Stefano incoronato nel Signore, imitatore del Sovrano, che sei divenuto protomartire di Cristo nostro Re e annullasti l’inganno degli iniqui giudei; prega per noi il Signore.
E ora. Della festa. Stesso tono.
Uno straordinario mistero per divina economia oggi si compie. Si rinnovano le nature e Dio si fa uomo: ciò che era, è rimasto e ciò che non era ha assunto, senza subire commistione né divisione.
Il resto del mattutino come al solito e la conclusione.

