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Plagale I

Plagale I – Sabato – Mattutino

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Sabato al Mattutino

Dopo la prima sticologia del salterio.

Kathìsmata catanittici. Tono pl. 1.

Signore, i tuoi vittoriosi, agognando il calice della tua passione, abbandonarono le delizie della vita e divennero consorti degli angeli: per le loro suppliche, concedi alle nostre anime il perdono dei peccati e la grande misericordia.

Cantiamo, fedeli.

Grandemente stupirono le schiere dei cieli per le belle imprese dei santi martiri, poiché in un corpo mortale invisibilmente vinsero il nemico incorporeo, felicemente lottando per la potenza della croce e pregano il Signore di aver pietà delle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Salve, invalicabile porta del Signore, salve, muro e protezione di quanti a te accorrono, salve, porto senza tempeste e ignara di nozze: tu che partoristi nella carne il tuo Creatore e Dio, non cessare di pregare per quanti celebrano e adorano tuo Figlio.

Altri Kathìsmata dopo l’àmomos.

Martyrikòn. Tu che ci desti i prodigi dei tuoi santi martiri come inespugnabile baluardo, per le loro suppliche, Cristo Dio, disperdi i consigli delle genti e rafforza gli scettri del regno, come unico buono e filantropo.

Necròsimo. Da’ riposo ai tuoi servi con i giusti, o nostro Salvatore e falli dimorare nei tuoi atri, com’è scritto, senza tener conto, come buono, delle loro colpe volontarie e involontarie, o amico degli uomini.

Gloria. E ora. Theotokìon. Cantiamo, fedeli.

Vergine Theotòkos, Madre senza nozze, che concepisti e generasti il Salvatore del mondo in due perfette nature, supplicalo, con i sacri profeti, i martiri e i beati per la pace del mondo e la salvezza delle nostre anime.

Canone per tutti i santi. Acròstico: Ai tuoi servi, Cristo, offro inni. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 1. Irmòs.

La terra su cui non splendeva il sole, l’abisso che mai vide nudo la volta celeste Israele attraversò, Signore e tu lo guidasti al monte della tua santificazione cantando e salmeggiando un canto di vittoria.

Consegnando i vostri corpi a giudici spietati, valorosi martiri, patiste torture insopportabili prima di conseguire le ricompense dall’alto e Cristo vi portò alle dimore eterne al suono di inni di gioia.

I santi, i giusti e i gloriosi gerarchi, adempiendo i divini precetti, guidarono i loro greggi alle acque della conoscenza e ora giustamente gustano le delizie dell’aldilà, facendo sgorgare di continuo torrenti di guarigioni.

Guidami al porto della vita, Signore, per le preghiere dei gloriosi profeti, dei gerarchi e delle sante donne, che splendidamente lottarono e con cuore virile umiliarono il nemico, cantando e salmeggiando un canto di vittoria.

Necròsimo. Ti preghiamo, o Dio che facilmente ti plachi, dà riposo nel seno di Abramo ai tuoi servi che con fede, o Cristo, hai trasferito da questa vita di affanno e falli degni della luce eterna, perdonando tutte le loro colpe come buono.

Theotokìon. Salve gridiamo a te, che concepisti la grazia, o lodatissima; illumina i nostri spiriti e le anime e guida tutti sui sentieri della conoscenza e chiedi a Dio, tuo Figlio, di donarci la remissione delle colpe, Sovrana pura.

Canone dei defunti. Acròstico: Il quinto canone di Teofane per i defunti.

Al Dio salvatore.

Per amore di Dio gli atleti di Cristo calpestarono l’arroganza dei tiranni e ora compassionevoli chiedono per i fedeli defunti remissione e risurrezione.

Nelle tende dei santi, nei tuoi atri fa dimorare i defunti, o Cristo Sovrano, avendo effuso per loro il tuo sangue preziosissimo.

Tu che porti tutto del Genitore, esatta immagine della sapienza di Dio, abbi pietà di quanti hai preso e dà loro riposo e beatitudine eterna.

Theotokìon. Apparisti, purissima, dimora luminosa, arca aurea, accogliendo Dio Verbo incarnato che per noi sciolse il potere della morte.

Ode 3. Irmòs.

Signore, rafforza il mio cuore sconvolto dalle onde della vita, guidandolo come Dio al porto sereno.

Come illustri opliti, o martiri, rinvigoriti dalla speranza delle delizie, non tenevate conto del corpo mentre vi frustavano.

Avete dato lustro alla veste sacerdotale con lo splendore delle lotte, pascendo il gregge di Cristo ai pascoli di vita.

Mortificando la carne con la continenza, i santi parteciparono alla vita divina; per le loro suppliche, o Cristo, scampaci dai pericoli.

Necròsimo. Concedi ai trapassati il riposo nell’aldilà, ignorando come Dio le colpe commesse in vita.

Theotokìon. Come ti vede, o benedetta Madre e Vergine, una moltitudine di donne lottò con coraggio e si offrì a tuo Figlio.

Canone dei defunti. Rafforzaci, o Dio.

Virilimente gli atleti affrontarono gli assalti dei tiranni lottando e ora pregano per i defunti, o Cristo.

O sommo bene, dà riposo ai defunti che hanno osservato le tue leggi, accogliendoli nelle tue luminose dimore.

O unico Dio misericordioso, rendi degni della luce dei santi quanti hai preso, condonando le loro colpe.

Theotokìon. Inneggiamo, o pura, il tuo parto, per cui siamo stati scampati dalla primitiva condanna e maledizione e ci ha liberati dalla morte.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito la tua voce, Signore e ho avuto timore; ho inteso la tua economia e ti ho glorificato, o unico filantropo.

Con il tuo potere, Signore, gli atleti calpestarono il potere del nemico e diventarono forza e grande sostegno per i fedeli.

Tutti santi esultano e i divini sacerdoti si vestono di giustizia come di un manto.

Lodiamo tutti i divini profeti teologi e onoriamo il coro delle donne che terminarono bene la corsa.

Necròsimo. Guidando al porto del tuo regno quanti hai tolto dal turbamento e dalla bufera di questa vita, da’ loro riposo.

Theotokìon. Il senza tempo entrò nel tempo da te, Vergine: supplicalo di sciogliere i peccati cronici della mia anima.

Canone dei defunti. Ho udito la tua voce.

Confessandoti piamente coeterno al Padre, o Cristo, i martiri furono uccisi gridando te: salva i tuoi servi, che hai preso a te.

O Cristo, che da morto eri libero fra i morti, dando vita eterna ai morti, dà ora riposo ai tuoi servi defunti.

O Cristo, tu che venisti a salvare chi si era smarrito, rendi i defunti degni di dimorare nel paradiso, guidandoli con la fede e la grazia.

Theotokìon. Il potere dell’Eccelso ti adombrò, o Vergine e ti rese paradiso della vita, avendo in mezzo come albero il Signore mediatore.

Ode 5. Irmòs.

Accogli e abbi pietà della mia povera anima che sta lottando con la notte della tenebra, o celeste Sole e fa’ risplendere in me i raggi luminosi del giorno che separino la notte dalla luce.

Dalle ossa dei martiri sgorgano guarigioni ai malati: non spezzate dalla malvagità, infatti, come polvere hanno disperso le ossa del paganesimo e raddrizzano la nostra natura.

Osservando le tue leggi, o compassionevole, i gerarchi guidarono le genti alla vita atemporale e i santi annientarono la tirannia delle passioni con intelletto perfetto.

Siano onorati i profeti e con loro tutti i giusti nella fede e siano lodate le divine donne che vissero piamente e rifulsero con supplizi sulla terra come serve di Cristo.

Necròsimo. Fa’ dimorare nei palazzi celesti i tuoi fedeli servi che hai preso dalla terra, senza far conto, per la ricchezza della tua bontà, delle loro colpe, tu che ti incarnasti per noi uomini.

Theotokìon. Lodiamo te, Vergine, da cui Dio si mostrò sulla terra fatto uomo e acclamiamo: Salve, campo fertile che generasti la mistica spiga che nutre ogni spirito.

Canone dei defunti. Dalla tenebra gridiamo.

Accogliendo, Signore, le preghiere dei martiri, annovera le anime defunte con i tuoi eletti.

Dicesti un tempo che non vedrà la morte chi crede in te: da’ dunque riposo ai defunti.

Signore, rendi i tuoi servi degni di conseguire la bellezza della tua casa e la dolcezza della tua comunione.

Theotokìon. Incarnandosi dalla Vergine, il Verbo coeterno al Padre annientò la morte con la morte.

Ode 6. Irmòs.

Come strappasti il profeta dal ventre del pesce del mare, o Signore, strappa anche me dall’abisso delle empie passioni, ti supplico, affinché possa guardare verso il tuo tempio santo.

Dando i loro corpi ai flagelli nelle mani dei tiranni, i martiri esultavano nell’anima, poiché vedevano realmente la divina delizia eterna e le divine ricompense.

O Cristo, tu sei la gloria dei sapienti gerarchi e dei santi; per le loro preghiere abbi pietà, come filantropo, del tuo popolo che riscattasti con il tuo sangue.

Con l’intelletto illuminato da te, Signore, i profeti rivelavano chiaramente da lontano ciò che avverrà e con il tuo potere le donne vinsero il dominio del nemico tramite continenza e passione.

Necròsimo. Signore, da’ riposo ai tuoi fedeli servi trasferiti di tra noi con i cori dei tuoi eletti, o Buono, senza far conto, per la tua bontà, di tutte le loro colpe.

Theotokìon. Signore, tu che al principio creasti Eva, entrando nel seno della Vergine vestito da servo, operasti il mio rinnovamento, o Sovrano di tutti.

Canone dei defunti.

L’abisso mi avvolse.

Imitando le potenze superne, gli eserciti dei tuoi martiri, o Cristo, ti supplicano di donare ai defunti la tua dolcezza, o Amico degli uomini.

Fa’ dimorare i tuoi servi che hai preso nei luoghi sereni, nei luoghi dello splendore dei santi, nei luoghi di riposo, come filantropo.

Purifica i tuoi servi e dona loro remissione delle colpe, ti supplichiamo e rendili degni della vita immortale e dell’eredità lieta.

Theotokìon. Chi può raccontare il prodigio del tuo concepimento senza seme, o purissima incontaminata? Poiché generasti Dio venuto a noi per misericordia.

Ode 7. Irmòs.

La preghiera dei fanciulli si rivelò in grado di estinguere il fuoco e annunziare il prodigio, rinfrescando la fornace, senza infiammare o bruciare quanti inneggiavano al Dio dei nostri padri.

Arsi dalla fiamma dei tremendi supplizi, manifestavate, o martiri, ancor più ardentemente amore per il Dio che vi rinfrescava con un pensiero pio.

Adorni della sapienza dello Spirito, o sapienti, guidavate i fedeli, servendo santamente il Vangelo della grazia, perciò vi lodiamo come ministri di Dio.

Mortificando la carne con molte pene, o santi, diventaste degni della vita futura, perciò supplicate affinché la otteniamo anche noi, sempre uccisi dagli impulsi delle passioni.

Lodiamo con fede voi, beatissimi cori dei profeti di Dio e cori delle donne che bene faticaste e abbatteste il nemico con la continenza e la passione.

Necròsimo. O Verbo, vita di tutti e annoverato fra i morti, guida al tuo porto divino quanti ora hanno lasciato il turbamento della vita, senza far conto dei loro peccati, o Buono.

Theotokìon. Quanti con fede ortodossa ti veneriamo, o Madre di Dio, siamo liberati con la tua intercessione, o Sovrana, dal fuoco e dalla tenebra eterna e dai nemici invisibili che ci fanno guerra.

Canone dei defunti. Tu, che nella fornace.

Salvatore, per le preghiere dei tuoi atleti rendi i defunti degni di riempirsi con la tua luce inaccessibile.

Accogli nella Chiesa dei primogeniti, o compassionevole Cristo, quanti morirono in fede ortodossa.

Adornandoli con la veste dell’incorruttela, da’ riposo ai tuoi servi che si sono trasferiti a te, Salvatore.

Theotokìon. Interrompesti la tendenza alla morte, o Purissima, concependo senza seme la vita consustanziale, o purissima.

Ode 8. Irmòs.

O schiera degli angeli, consesso degli uomini, il Re e Creatore di tutto, sacerdoti inneggiate, leviti, benedite, popolo, esaltate per tutti i secoli.

Nuotando nell’oceano dei supplizi, o atleti, con la guida del Verbo annegaste nelle onde del sangue tutte le falangi del maligno e ora vivete in eterno.

Divenuti sapienti, con fede, o sacerdoti, guidavate il gregge a voi affidato all’acqua dell’ortodossia e realmente vi allietaste della dolcezza del torrente di delizia nei secoli.

Vi mostraste astri dei fedeli, o santi, poiché compieste opere della luce e vi trasferiste alla divina luce; supplicate Cristo di liberarci dalla tenebra.

Salve, coro delle donne che compieste la lotta con ogni sorta di supplizi! Esulta anche tu, coro dei profeti e dei giusti graditi a Cristo nei secoli.

Necròsimo. Da’ ai tuoi servi defunti di superare incolumi la spada sguainata, facendoli dimorare nel paradiso, come compassionevole.

Theotokìon. Lodiamo la Vergine Maria piena di grazia come la porta che conduce al divino ingresso, come accessibile scala di Dio, come guida sicura di chi si salva.

Canone dei defunti. Il nato dal Padre.

Lodiamo e sovresaltiamo te, che accogliesti le lotte degli ieromartiri e per loro da’ riposo anche a chi con fede si è addormentato, o Salvatore.

Illumina con il fulgore della tua gloria sovramondana, come compassionevole, i defunti che ti inneggiano, o Salvatore e ti sovresaltano nei secoli.

Fa’ dimorare con i cori dei santi e annovera con Lazzaro nel seno di Abramo quanti hai trasferito e ti inneggiano, o Salvatore e ti sovresaltano nei secoli

Theotokìon. Madre Vergine adorna di bellezza e purezza, diventasti dimora benevola dello splendore, perciò ti inneggiamo e sovresaltiamo nei secoli.

Ode 9. Irmòs.

Poiché il potente ha fatto in te cose grandi, rivelandoti Vergine pura dopo il parto, perché tu sei colei che senza seme partorì il suo Creatore, perciò, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

I pastori sacerdoti, il coro dei santi profeti, la folla senza numero dei giusti, l’assemblea dei martiri, con sacre melodie siano proclamati beati, essi che intercedono per la salvezza delle nostre anime.

Per la prodigiosa ascesi la sapiente folla dei santi ora è resa mirabile con la rivelazione di molti prodigi; per le loro suppliche, o mirabile Signore, rendi mirabili in tutti le tue misericordie.

Con gli ieromartiri, con fede sia proclamata beata la folla senza numero delle donne che terminarono bene la corsa, lottando e praticando ascesi con amore: poiché essa si trova unita ai cori degli angeli.

Necròsimo. La folla di tutti i santi ti implora, Verbo: Da’ riposo alla moltitudine di quanti nella fede furono tolti dalla terra, senza far conto, per la moltitudine delle tue misericordie, dei peccati che commisero in vita.

Theotokìon. Avendo follemente commesso molti peccati, aspetto l’inferno, o Vergine: da esso libera me, che con cuore che non dubita accorro alla tua divina protezione, unica difesa dei fedeli.

Dei defunti. Te noi fedeli.

I martiri che ricevettero i premi delle sacre lotte ti supplicano ora, o Salvatore, perché sia donato il sollievo a quanti se ne andarono nella fede.

Subisti la morte, o solo immortale, che nella tua tenera compassione concedi ai morti la risurrezione e lo splendore dell’immortalità.

Rialzasti noi, caduti nella morte e ci insegnasti a sperare la vita eterna: concedi dunque ai tuoi servi di ottenerla, o Salvatore.

Theotokìon. Passarono con il tuo parto le ombre della Legge; la verità è rifulsa, la grazia donata, Madre di Dio: perciò ti magnifichiamo.

Apòstica delle lodi, martyrikà.

I santi martiri sulla terra lottarono, esposti all’aria resistettero, al fuoco furono consegnati, li accolse l’acqua; per loro è la parola che dice: Siamo passati per il fuoco e l’acqua, poi ci hai tratti fuori al refrigerio; per le loro preghiere, o Dio, abbi pietà di noi.

I tuoi vittoriosi, Signore, imitando le gerarchie angeliche, resistettero ai tormenti come incorporei, avendo come incrollabile speranza il godimento dei beni promessi; per le loro preghiere, Cristo nostro Dio, dona al tuo mondo la pace e alle nostre anime, la grande misericordia.

Tra i tormenti, i santi esclamavano esultanti: Di questo facciamo commercio col Sovrano, perché in cambio delle lividure che si gonfiano sul nostro corpo, nella risurrezione apparirà su di noi una veste luminosa; al posto del disonore le corone; al posto di prigioni il paradiso; e al posto della condanna con i malfattori la vita con gli angeli. Perciò, per le loro preghiere, Signore, salva le nostre anime.

Necròsimo. Nulla di piacevole c’è nella vita che non passi: non la ricchezza, non il potere, non il fiore della giovinezza, perché tutto la morte ugualmente distrugge: ma a questo succede ciò che non vien scosso; si semina infatti nella corruzione e nell’incorruttela risorge; si semina nel disonore e risorge nella gloria. Tu dunque, o Cristo, ai tuoi servi che con te hai preso, da’ riposo con i giusti, come filantropo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Nella tua tenera compassione ci rifugiamo, Madre di Dio: nell’angustia non disprezzare le nostre suppliche, ma liberaci dai pericoli, sola pura, sola benedetta.

Quando c’è l’alliluia cantiamo i martyrikà sopra riportati alle lodi e agli apòsticha i seguenti prosòmia.

Salve, tu che veramente.

Colloca nello splendore del tuo volto, Cristo, come misericordioso, i trapassati, accogliendoli in luogo verdeggiante, presso le acque del tuo puro e divino godimento, nel seno desiderato del progenitore Abramo, là dove appare chiara la tua luce e si riversano le fonti della delizia; là dove, intorno alla tua bontà, si aggirano danzando in limpida esultanza le folle di tutti i giusti: annoverando tra di essi i tuoi servi, concedi la grande misericordia.

Stico. Beati coloro che hai scelto e preso con te

Consenti che con voce armoniosissima cantino e glorifichino il tuo potere, o misericordioso, i trapassati a te dalle realtà temporali, o Sovrano di tutti e filantropo, dando loro di rifulgere per lo splendore della tua bellezza e godere e deliziarsi in purezza della dolce e soave comunione con te, là dove intorno al tuo trono danzano in coro gli angeli e nel gaudio ti assistono le folle dei santi: con loro concedi ai tuoi servi il riposo e la grande misericordia.

Stico. Le loro anime dimoreranno nei tuoi atri, Signore.

Dove sono il coro dei profeti, le schiere degli apostoli e dei martiri e tutti quelli che dai tempi antichi furono giustificati dalla tua passione salvifica e dal sangue con cui riscattasti l’uomo prigioniero, là dona il riposo, come filantropo, agli addormentati nella fede, condonando tutti i loro peccati: perché tu solo sei vissuto sulla terra senza peccato, tu solo sei santo, tu solo sei libero tra i morti; concedi dunque ai tuoi servi il riposo e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon, uguale.

Asserviti alla legge del peccato, tu ci liberasti, Sovrana, concependo in seno Cristo, Legislatore e Re, o sola Vergine Madre; per lui siamo giustificati gratuitamente e per grazia: imploralo dunque di scrivere nel libro dei viventi quanti ti riconoscono Madre di Dio, affinchè salvati per la tua mediazione, o purissima, otteniamo la desiderata redenzione di tuo Figlio e inneggiamo a lui, che dona al mondo la grande misericordia.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Il ladro, credendo sulla croce alla tua Divinità, o Cristo, ti confessò senza dubbio, con tutto il cuore gridando: Ricordati di me, o Dio, nel tuo regno.

Morendo, o martiri, annientaste il nemico principe della malvagità e ascendeste incoronati alle altezze e state davanti a Dio, Re di tutti.

Illuminati dalla luce del sacerdozio, i gerarchi furono glorificati e la folla dei santi conseguì la vita eterna, perciò li diciamo beati.

Necròsimo. Sovrano Salvatore, fa’ dimorare con i cori degli eletti in luogo di riposo quanti hai trasferito, senza far conto, o Verbo, dei peccati commessi in vita.

Gloria.

O Trinità, per le lotte dei gerarchi e dei gloriosi martiri sii compassionevole e a quanti con fede si sono addormentati, dona la salvezza dell’anima e grande misericordia.

E ora. Theotokìon.

Contenesti l’Incontenibile, o piena di grazia divina e lo generasti ineffabilmente; supplicalo di essere propizio verso tutti noi.

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Plagale I – Giovedì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Giovedì al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kathìsmata apostolikà.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Con inni e cantici spirituali acclamiamo, o fedeli tutti, gli apostoli sapienti come testimoni oculari del Verbo e ministri di Cristo: poiché essi supplicano con fervore Cristo per noi, che celebriamo la loro sacra memoria e veneriamo le loro reliquie.

Acclamiamo concordi gli apostoli perché predicarono a tutti i credenti la dottrina verace e ortodossa del nostro Signore, fugarono tutta la caligine delle eresie e fecero risplendere nel mondo la grazia dei dogmi, che è illuminazione spirituale e supplicano per la nostra salvezza.

Gloria. E ora. Theotokìon, uguale.

Sposa ignara di nozze e sempre Vergine, con i divini testimoni oculari, noi ti acclamiamo, perché in te il potente fece grandi cose: colui che è dal Padre prima dei secoli abitò il tuo seno e per noi si compiacque di nascere simile a noi, per salvare dall’inganno la nostra stirpe.

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Cantiamo, fedeli.

Acclamiamo con inni gli apostoli come testimoni oculari del Verbo, araldi divini e veri pescatori spirituali delle genti: perché essi ci hanno introdotti alla conoscenza di Cristo, strappando all’errore la stirpe umana e ci hanno resi degni del regno.

Discepoli del Salvatore, apostoli divini, che seminaste il Verbo di salvezza ai confini della terra e illuminaste quanti sedevano nella tenebra e nell’ombra, illuminate con le vostre preghiere, o sapientissimi, la mia anima oscurata dal buio delle passioni.

Gloria. E ora. Theotokìon, uguale.

Tu che sei la protezione di quanti con tutta l’anima ripongono in te le loro speranze, Vergine incontaminata, libera anche noi da tentazioni, avversità e gravi pericoli, o pura, intercedendo presso il Figlio tuo, con i suoi apostoli, per la salvezza di tutti i tuoi cantori.

Dopo la terza sticologia, altri kathìsmata.

Signore, predicando l’ineffabile mistero della tua incarnazione, gli indotti confusero i filosofi; dei pescatori chiusero la bocca ai retori e divennero sapienti maestri delle genti, illuminando i confini della terra con la luce della conoscenza divina: donaci, grazie a loro, la grande misericordia.

Martyrikòn. Signore, i tuoi vittoriosi, agognando il calice della tua passione, abbandonarono i godimenti della vita e divennero consorti degli angeli: per le loro suppliche, concedi alle nostre anime il perdono dei peccati e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Cantiamo, fedeli.

Mostra al tuo servo la tua sollecita protezione, l’aiuto e la misericordia che offri; placa, o pura, i marosi dei pensieri vani e risolleva la mia anima caduta, o Madre di Dio: perché lo so, o Vergine, lo so che tu puoi tutto quanto vuoi.

Canone dei santi apostoli.

Ode 1. Tono pl. 4. Irmòs.

Cavallo e cavaliere nel mar rosso, colui che spezza le guerre con braccio elevato, il Cristo sprofondò, salvando però Israele, che canta un inno di vittoria.

Ricevendo per primi lo splendore datore di luce di colui che si degnò di conversare con gli uomini nella carne, liberate la mia anima da ogni tenebra, divini apostoli.

Tendendo il suo arco, il Signore vi mandò come frecce in tutto il mondo, gloriosi apostoli, per spezzare tutte le trame di Beliar e sanare le ferite dei fedeli.

Avendo come maestro la stessa sapienza, colmaste di sapienza il mondo; illuminate dunque il mio cuore respingendo ogni malvagità del nemico, o apostoli.

Theotokìon. Vergine benedetta, unica piena di grazia, che colmasti la stirpe umana di grazia e benedizione, con i suoi apostoli, prega Cristo d’aver pietà di noi, o purissima.

Canone di san Nicola. Acròstico: Offrirò e te, Nicola, un quinto canto. Giuseppe.

Stesso irmòs.

Divenuto familiare a Dio per fede e affetto, ne osservasi i precetti, per i quali, in ogni cosa agivi santamente, teoforo padre Nicola.

Stretti da pericoli e afflizioni, in te, beato, troviamo rifugio, o nostro avvocato presso Dio: stendi la tua mano e salvaci da ogni angoscia.

Cristo un tempo ti unse arcivescovo di Myra, facendo scorrere il profumo dei tuoi miracoli; per questo ti supplichiamo, o Nicola, liberaci dai miasmi del peccato.

Theotokìon. Un tempo il coro dei profeti ti chiamò monte divino e porta invalicabile, o Vergine: perciò ti preghiamo, Madre vergine, aprici le porte della metania.

Ode 3. Irmòs.

Tu che in principio rafforzasti i cieli con sapienza e stabilisti la terra sulle acque, rafforzami, o Cristo, sulla roccia dei tuoi comandamenti, poiché non c’è santo all’infuori di te, o solo amico degli uomini.

Colui che per bontà eccessiva si impoverì incarnandosi, arricchì voi che vi impoveriste per lui, gloriosi apostoli, con tutti i carismi, per illuminare i confini con la divina e venerabile scienza.

Sono stato morso dal serpente velenoso e ho il cuore ferito: perciò grido a te, Cristo, per me ferito: ti prego, sanami e salvami per le suppliche dei tuoi apostoli.

Con la rete delle vostre preghiere, beatissimi, dall’abisso del male del nemico e dalle onde dei pensieri passionali, rovina dell’anima, riconducetemi salvo al Dio di tutti.

Theotokìon. Tu che ricevesti la pioggia celeste, implorala con gli apostoli, o Vergine, di fermare la pioggia delle passioni, prosciugare il mare del mio peccato e salvare me, che semplicemente ti glorifico.

Canone di san Nicola.

Stesso irmòs.

Le frecce del maligno spezzasti, o beato, con le tue divine fatiche, ma per le tue preghiere, o sapiente, preserva anche noi incolumi dalla sua malizia e dai suoi piani.

Sulla terra vivevi come un angelo, ora che stai sempre con gli apostoli presso il sacro trono della Trinità, chiedi per noi scioglimento da peccati e tentazioni, padre gerarca Nicola.

Scaccia dal mio intelletto tutte le mie tenebre con le tue luminose preghiere, o Nicola; spezza la follia delle passioni, guidami all’approdo dell’impassibilità, ti prego, Nicola, affinché con lodi ti glorifichi.

Theotokìon. Stando come regina alla destra di Cristo, rivestita di vesti d’oro, Vergine realmente piena di grazia divina, con la tua mediazione, per le tue preghiere ci procuri, o fanciulla, il regno dei cieli.

Ode 4. Irmòs.

Prevedendo il tuo divino abbassamento, o Cristo, Avvacùm con timore a te gridava: Sei venuto per la salvezza del tuo popolo a salvare i tuoi cristi.

La porta, Gesù nostro Dio, schiudendo ai suoi apostoli la conoscenza, aprì la porta a tutti i popoli con i loro insegnamenti.

O Figlio di Dio, rivelasti gli apostoli figli del Padre tuo celeste per partecipazione; per le loro suppliche, rendici tutti figli della luce.

Voi che sederete con gloria su dodici troni con il Re e giudice, liberatemi dal tremendo e terribile giudizio, o apostoli.

Theotokìon. O arca della santificazione divina, santifica anche la mia anima, illumina il pensiero, supplicando sempre con gli apostoli Cristo di salvarmi.

Canone di san Nicola.

Lo stesso irmòs.

Scambiasti i beni passeggeri con quelli futuri: con le tue preghiere fa’ che anche noi li ereditiamo, liberandoci dalle prove della vita, o beato Nicola.

Tu che presiedevi a Myra, o Nicola, versa myron su tutti i sensi del mio cuore, scacciando da esso, con le tue preghiere, ogni funesta passione, o santo.

Sventando i piani del nemico, o Nicola, fa’ del tutto scomparire i nostri nemici visibili e invisibili che ci osteggiano perfidamente.

Theotokìon. Santa Madre di Dio, aiuta me, sprofondato malamente nei piaceri del corpo e sempre piegato e gemente per l’indolenza.

Ode 5. Irmòs.

Tu che ti rivesti di luce come un manto, a te veglio e a te acclamo: Illumina la mia anima oscurata, tu che sei il solo compassionevole, o Cristo.

I predicatori spirituali, i sapienti apostoli, nella stanza superiore ricevettero lo Spirito sotto forma di fuoco, mentre scendeva su loro tremendamente.

Cristo vi mandò come frecce scelte, spezzando le frecce della malizia, perciò sanate me, ferito dalle frecce del nemico.

O apostoli, distruttori della terra dell’empietà, sanate la mia mente rovinata dalle colpe con la rugiada delle guarigioni.

Theotokìon. Non mi condannare, non scacciarmi dal tuo volto: ti implora colei che puramente ti generò e la folla degli apostoli, o misericordiosissimo.

Canone di san Nicola. Stesso irmòs.

Distruggesti le statue degli idoli, o santo, mostrando inutili i piani degli eretici e strappasti alla morte i condannati, o Nicola.

Vegliasti davanti al Signore dall’infanzia, o beato e tutto ti rischiarasti nei bagliori superni; per questo scacci le nubi della mia anima.

Ti imploriamo, padre Nicola, in quest’ora vieni in mezzo a tutti quelli che ti invocano, concedi a noi ciò che chiediamo per la salvezza.

Theotokìon. L’inconoscibile, o piena di grazia divina, fu visto incarnato da te, che liberasti i mortali dalle angosce dell’afflizione.

Ode 6. Irmòs.

Calma la furiosa tempesta delle passioni che corrompe l’anima e strappami al mare della corruzione, tu che sei misericordioso.

Col sale degli insegnamenti dei tuoi sacri apostoli fermasti la putrefazione del male delle genti, che annichiliva le anime, o filantropo.

Conosci l’abisso dei miei mali, o Cristo Sovrano: dammi una mano, salvami per le suppliche dei tuoi sacri apostoli, o amico degli uomini.

Dalla tremenda condanna nel giorno del giudizio salvami, o giusto giudice, per le preghiere dei tuoi insigni apostoli.

Theotokìon. Rendi degno della salvezza me, disperato per la moltitudine delle iniquità, per le preghiere, Signore, dei tuoi discepoli e di tua Madre.

Canone di san Nicola. Stesso irmòs.

Per le tue preghiere, o Nicola, rendi propizio a tutti quelli che ti onorano il Sovrano, affinché ci doni scioglimento dalle colpe.

Libera da malattie e scandali della vita, tentazioni e tribolazioni, o Nicola, quanti ti possiedono come intercessore presso il Signore.

Cristo Sovrano ti mostrò eccellente medico, perciò sana i mali di quanti a te piamente ricorrono, o Nicola.

Theotokìon. Senza uomo concepisti, pura Madre di Dio, per questo con fede ti imploriamo: scaccia la pigrizia dall’anima.

Ode 7. Irmòs.

Il celebratissimo Signore dei padri spense la fiamma e refrigerò i fanciulli che all’unisono cantavano: O Dio, tu sei benedetto.

Il celebratissimo Signore dei padri vi esaltò e annientò ogni potere del nemico, o discepoli di Cristo, divini veggenti.

La macchia della mia malizia con le onde del pentimento, per le vostre suppliche, lavate, o apostoli, insegnando ad acclamare: O Dio, tu sei benedetto.

Col fuoco del divino Spirito, bruciaste la materia di ogni vanità, perciò liberatemi dalla geenna di fuoco, o discepoli di Dio Verbo.

Theotokìon. Tu che correggesti la caduta di Adamo, per le preghiere tue e dei divini apostoli, o Vergine, rialza me, caduto nei baratri del male.

Canone di san Nicola. Stesso irmòs.

Tutto dedicato a Dio, o Nicola, salva tutto me, che ogni giorno cado nelle passioni della vita, o ispirato da Dio.

Luminare divinamente radioso, illumina il mio intelletto, sempre oscurato dal buio delle passioni e benevolmente dammi di progredire nella vita.

Con le tue preghiere, Nicola, chiudi la malignissima bocca sempre aperta contro di me e strappami da nemici visibili e invisibili.

Theotokìon. Da te per noi rifulse il sole senza sera, o nube luminosissima, Cristo nostro Dio, che illumina quanti sono nel buio dell’ignoranza, o Theotòkos.

Ode 8. Irmòs.

A te, Creatore di tutto, i fanciulli nella fornace unendo l’universo, cantavano in coro: Opere tutte, inneggiate al Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Tu hai disteso, o Verbo, le nubi spirituali degli apostoli, che effondono su noi le piogge di insegnamenti sapientissimi e divini e ci hai dissetati per tutti i secoli.

O ineguagliabili colonne della Chiesa, che la sorreggete salda coi dogmi della fede, sostenete la casa della mia anima con l’arte divina, o divini veggenti.

Gemi, anima ed effondi rivi di lacrime con tutto il cuore gridando: O unico compassionevole, salvami e perdonami per le gradite preghiere dei tuoi discepoli.

Theotokìon. Sion eletta, città del Re, rendimi cittadino della città superna, supplicando con i divini discepoli il tuo Figlio senza tempo, o Vergine pura.

Canone di san Nicola. Stesso irmòs.

Divenuto myron, o grande sommo sacerdote, fa’scorrere mirra sui sensi della mia anima, affinché allontani il miasma delle passioni e sia degno della grazia del Paràclito.

Fermasti, o sapiente, con le onde fluenti dalla tua santa lingua, le bestemmie di Ario, perciò a te grido: con le tue preghiere prosciuga il torrente delle mie passioni, beatissimo Nicola.

Liberaci con le tue preghiere da peccati, malizia dei demòni, assalti di genti, danno pericolosissimo da tutti gli uomini, perché ti celebriamo come nostro liberatore.

Trinitario. Quanti trinitariamente glorifichiamo senza sosta con fede la monarchia, gridiamo: Padre, Verbo e santissimo Spirito, a te inneggiamo per tutti i secoli.

Theotokìon. Il Dio che indossò la carne da te, purissima Vergine, ti rivela divina protezione di tutta la stirpe umana, perciò noi fedeli a gran voce ti inneggiamo.

Ode 9. Irmòs.

Danza, Isaia: la Vergine ha concepito e partorito un Figlio, l’Emmanuele, Dio e uomo: Oriente è il suo nome: magnificando lui, proclamiamo la Vergine beata.

Cieli stellati, per gli splendori di virtù divine, siete spiritualmente divenuti, con Cristo al centro come sole e avete rinnovato, o sapienti, tutto ciò che riempie la terra: per questo siete detti beati.

Portando nel vostro corpo divino le stigmate di Cristo come degnissimo ornamento, o sapienti, curate con la vostra mediazione presso il Signore la mia anima consunta per i dardi del demonio.

Giaccio nella fossa profonda del peccato, o Cristo, con l’anima appesantita dal sonno di funesta noncuranza: come risuscitasti Lazzaro, o Signore, salvami grazie ai tuoi discepoli, o Verbo.

Theotokìon. Dirigi il cammino dell’anima mia, o Verbo di Dio, nei sentieri dei tuoi infallibili precetti, perché implora per me la pura incontaminata che ti partorì e i tuoi sapientissimi apostoli, o misericordiosissimo.

Canone di san Nicola. Stesso Irmòs.

Gerarca divinamente ispirato, osservasti tutti i precetti di Cristo; divenisti così divino custode dei fedeli, proteggendoli, o padre Nicola, da ogni minaccia e oppressione.

Come un tempo, quale buon pastore, nutristi la tua città, che mancava di pane per la carestia, o santo, così nutri ora col pane spirituale, o padre Nicola, la mia anima, che ha felicemente ottenuto te come protettore.

Grande sole che sempre sta nelle altezze della Chiesa di Cristo, noi con fede ti imploriamo, o santo pastore: con fulgenti splendori di luce, dilegua dalle nostre anime la tenebra del peccato.

È vicino, come sta scritto, il giorno ben manifesto della parusia di Cristo: anima sterile, deponi la noncuranza e grida con ardore a Cristo: Salvami, Signore, per le suppliche di Nicola.

Theotokìon. Il profeta ti vide, o pura, come candelabro luminoso recante Cristo, lampada spirituale: per lui fummo illuminati noi, che giacevamo nelle tenebre del male e diciamo beata te, Theotòkos sempre Vergine.

Apòstica apostolikà.

Discepoli del Salvatore, divenuti testimoni oculari dei misteri, predicaste l’invisibile senza principio, dicendo: In principio era il Verbo, non fu creato prima degli angeli, né imparò dagli uomini, ma dalla sapienza dall’alto; poiché dunque gli siete famigliari, pregate per le nostre anime.

Celebriamo melodiosamente con inni gli apostoli del Signore: rivestita l’armatura della croce, annientarono l’inganno degli idoli e si mostrarono vincitori incoronati; per la loro intercessione, o Dio, abbi pietà di noi.

Martyrikòn. Tra i tormenti i santi esclamavano esultanti: Di questo noi facciamo commercio col Sovrano, perché in cambio delle lividure che si gonfiano sul nostro corpo, nella risurrezione apparirà su di noi una veste luminosa; al posto del disonore le corone; al posto di prigioni il paradiso; e al posto della condanna con i malfattori la vita con gli angeli; perciò, per le loro preghiere, Signore, salva le nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

O eletta, ascolta la nostra voce e dona alle nostre anime ciò che chiediamo: liberaci, per la mediazione degli apostoli, dalle passioni e dai dolori, perché, come Madre di Dio, tutto puoi.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Il ladro, credendo sulla croce nella tua Divinità, o Cristo, ti confessò con tutto il cuore gridando: Ricordati di me, o Dio, nel tuo regno.

Come nubi luminose attraversavate la terra facendo scorrere l’acqua viva e irrigavate riccamente i cuori consumati nei peccati, o divini martiri.

Come i mistici raggi del sole sorto dalla Vergine pura, avete illuminato quanti giacevano nella tenebra dell’ignoranza, o divini martiri di Cristo nostro Dio.

Martirikòn. Patendo con animo pronto le ustioni dei malvagi, avete incendiato l’errore degli idoli e vi siete trasferiti al riposo divino, o martiri.

Gloria. Trinitario.

Per ritrovare la dracma perduta nell’abisso dei peccati e portarla al Padre, hai reso gli apostoli araldi perfetti con il divino Spirito, o Cristo.

E ora. Stavrotheotokìon.

Tu che sei ornamento degli apostoli, o piena di grazia, fa’ risplendere di raggi penitenza me, annerito dai piaceri affinché ti magnifichi.

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Plagale I – Venerdì – Vespero

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Giovedì Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia stavròsima.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Volendo por fine agli affanni e all’infamia dei mortali, Signore più che buono, mio Salvatore, sopporti la crocifissione infamante; hai gustato fiele, o paziente, per eliminare tutta la nostra pessima amarezza; fosti colpito al tuo puro fianco dalla lancia per guarire, come Sovrano, le nostre piaghe: perciò inneggiamo ora la tua gloriosa crocifissione e, prostrandoci, veneriamo la lancia, la spugna e la canna, perché con esse donasti al tuo mondo la pace e la grande misericordia.

Prefigurando la tua passione, o Cristo, il tuo grande servo Mosè innalzò il serpente di bronzo, o misericordioso, per salvare i mortali dal danno del velenoso morso dei serpenti; e ora che sei stato crocifisso sul legno, o longanime, il mondo è stato redento dal danno del serpente ed innalzato dalla terra ai cieli: perciò, esultanti, inneggiamo alla tua forza, veneriamo la tua croce e ad essa ci prostriamo, o filantropo, poiché per essa ogni creatura trovò serena dignità e grande misericordia.

Volendo annullare le decisioni contro il progenitore Adamo, o filantropo, al colmo di ogni vergogna, tu che plasmasti Adamo fosti inchiodato e per noi trafitto al fianco divino da una lancia, o Cristo senza peccato allontani la spada fiammeggiante perché non impedisca l’ingresso a noi tuoi servi, o Verbo; perciò glorificandoti inneggiamo il tuo potere e onoriamo e veneriamo, o filantropo, la tua croce con cui tutto il creato ha trovato dignità senza pena e grande misericordia.

Altri Stichirà, della Theotòkos, uguali.

Sempre con un giogo pesante sul collo dell’anima per la moltitudine di gravi peccati e sventure, o Sovrana, non oso levare in alto gli occhi; perciò, con il volto chino a terra, grido a te dal profondo del cuore: Abbi pietà di me, tu che dal tuo grembo immacolato hai dato alla luce il Dio pietosissimo; mostrami la sconfinata moltitudine dei tuoi prodigi e tendendo ora le tue divine palme immacolate al Figlio tuo, o pura, con le tue suppliche ottienimi salvezza.

Nel mare di questa vita, la tempesta, la bufera e l’uragano dei peccati mi hanno preso e mi spingono nel gorgo della disperazione; per le tue preghiere, pura Vergine, dirigi il mio cuore al porto sereno della vita, alla perfetta correzione; vedi la mia debolezza e sii attenta al mio giudizio, dammi una mano, aiutami, perché sono caduto, o illustrissima che generasti il Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Sono pieno di tutti i peccati più gravi, temo di comparire davanti alla presenza di tuo Figlio, o Buona: come sopporterò allora il giudizio? Infatti un fiume di fuoco esce davanti al tribunale e miriadi di angeli assistono gettando in esso gli iniqui; perciò prima del mio esodo da questa vita, ti imploro, purissima, prega per me il giudice filantropo di aver pietà e di darmi il perdono e la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Prendendo tutta la mia forma il plasmatore e Dio indossò, volendo restaurarla, la forma di Adamo un tempo caduta; innalzato volontariamente in croce, con le mani inchiodate ha ora risanato le mani stese verso l’albero del cibo; vedendolo la purissima diceva: Che cos’è, Figlio mio, questa tua magnanimità inaudita? Non sopporto di vedere appeso alla croce te, che nel palmo reggi l’universo, o Cristo.

Apòstica stavròsima.

Signore, al tempo del profeta Mosè, la figura della tua croce, solo mostrandosi, vinceva i tuoi nemici; e ora noi, che teniamo la tua croce stessa, chiediamo aiuto: Rafforza la tua Chiesa e, per l’abbondanza della tua misericordia, dona ai nostri imperatori, come a Costantino, il trofeo, o filantropo.

La tua croce, o Cristo, benché appaia per natura legno, è rivestita di divina potenza e mentre appare sensibilmente al mondo, opera spiritualmente il prodigio della nostra salvezza; e noi, venerandola, ti glorifichiamo, Salvatore: abbi pietà di noi.

Martyrikòn. Disprezzata ogni cosa terrena e affrontati con coraggio i tormenti, non avete mancato le beate speranze, ma diveniste eredi del regno dei cieli, o martiri illustri; poiché dunque avete confidenza col Dio filantropo, chiedete per il mondo la pace e per le nostre anime, la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Salve, tu che sei veramente.

Vedendo il tuo fianco trafitto dalla lancia, o Figlio, sono ferita dalla dura spada del dolore e in nessun modo posso far uscire un gemito dalla mia anima, diceva la tutta pura, assistendo alla tua passione e vedendo la tua ingiusta immolazione, o Signore paziente e più che buono; e gridava tra le lacrime: Dov’è il buon annunzio per me? Dove, colui che mi disse: Salve? Dove, il parto senza corruzione? Dove, Pietro, l’amico? Ma sia gloria alla tua longanimità ineffabile.

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Plagale I – Venerdì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Venerdì al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kathìsmata stavròsima.

Tono pl. 1. Il singolare mistero.

L’albero della tua croce, o Salvatore nostro, divenne salvezza del mondo: poiché, volontariamente in esso inchiodato, liberasti i figli della terra dalla maledizione, o vita di tutti. Signore, gloria a te.

Cantiamo, fedeli.

Volontariamente subisti la croce, o misericordioso e annullasti, come Dio onnipotente, la maledizione un tempo venuta da un cibo: perciò cantiamo e adoriamo la tua divina e venerabile passione, Cristo Sovrano, glorificando senza sosta la tua economia trascendente l’intelletto.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Stando presso la croce del Signore, la Madre di Dio facendo lamento gridava: Ahimè, Figlio mio divino, mia dolcissima luce, come dunque sei steso sulla croce, tu che divinamente hai steso il cielo come una tenda e fai salire dal mare sorgenti d’acqua al tuo comando?

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Cantiamo, fedeli.

O Salvatore, che per tuo deliberato consiglio ti sottoponesti alla croce e liberasti gli uomini dalla corruzione, noi fedeli ti cantiamo e adoriamo perché ci illuminasti con la potenza della croce e con timore ti glorifichiamo, o amico degli uomini e compassionevole, come datore di vita e Signore.

Il luogo del cranio è divenuto un paradiso, perché appena l’albero della croce fu piantato, subito produsse a nostra letizia il grappolo della vita, te, Salvatore. Gloria a te.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Cantiamo, fedeli.

La Madre tua, Cristo, vedendoti volontariamente pendere dalla croce in mezzo a due ladroni, percossa nelle sue viscere materne, diceva: Figlio senza peccato, come dunque, a guisa di un malfattore, sei ingiustamente confitto alla croce, tu che nella tua bontà somma vuoi dare la vita al genere umano?

Dopo la terza sticologia, altri. Cantiamo fedeli.

Dall’albero Adamo raccolse amarezza, cadendo nella corruzione per invidia del serpente, ma quando tu, Gesù, fosti confitto all’albero, raccolse vita e per l’albero della croce di nuovo ha dimora nei cieli: venne distrutto il serpente e ingoiata la corruzione e tutti a ti glorifichiamo.

Martyrikòn. Risplende oggi la memoria dei vittoriosi; anche dal cielo riceve splendore: il coro degli angeli celebra una festa solenne, la stirpe degli uomini festeggia con loro e i martiri intercedono presso il Signore perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon. Cantiamo, fedeli.

Gabriele mi recò un giorno il saluto: Salve, dicendomi che tu saresti stato con me, Signore, esclamava amaramente la Madre di Dio tra il pianto; come dunque la gioia è divenuta per me ora dolore, o Figlio? E come apparirò senza prole, io che ignara d’uomo ho partorito te, il Salvatore delle nostre anime?

Canone della stavròsimo. Acròstico: Dalle passioni mi salvi con la tua passione, Cristo mio. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 1. Irmòs.

Al Salvatore Dio che condusse nel mare il popolo a piedi asciutti e annegò il faraone con tutto il suo esercito, a lui uno cantiamo, poiché con gloria si è glorificato.

Sopportasti volontariamente passione che annienta passioni, o Cristo e annientasti colui che ci uccise un tempo nel paradiso, perciò glorifichiamo la tua bontà.

Fosti elevato sulla croce e il nemico fu ingoiato, o Cristo e noi caduti fummo innalzati e diventammo cittadini del paradiso; glorifichiamo il potere della tua compassione.

Martyrikà. Armati con lo scudo della croce, affrontaste ogni lotta contro il distruttore, o sapienti megalomartiri e trionfando vi siete glorificati.

Vi sacrificaste come preziosi agnelli per l’Agnello sgozzato per noi, o atleti, pubblicamente terminando i sacrifici impuri, perciò vi diciamo beati, o lodatissimi.

Stavrotheotokìon. Partoristi piccolo bimbo l’Antico, o purissima Vergine incontaminata, colui che con la sua divina passione rinnovò la natura umana invecchiata.

Canone della Theotòkos. Acròstico: Il quinto cantico alla Madre di Dio.

Ode 1. Cavallo e cavaliere.

Tu, porta della luce inaccessibile, tu, incontaminata, apri le porte della penitenza alla mia anima e falla entrare nella gioia e bellezza superna.

Avendo te, Madre di Dio, come protezione invitta, muro inespugnabile e protezione incorrotta, sono stato liberato dal drago maligno che cercava da tempo di ingoiarmi, o Purissima.

Non allontanarmi dalla tua divina protezione, non privarmi della tua grazia, non respingermi, o purissima Sovrana, con vergogna; dammi invece la tua misericordia.

Placa il dolore insopportabile del mio cuore misero e tristissimo, o Madre di Dio e donami, o Genitrice di Dio, lo splendore divino della salvezza.

Ode 3. Irmòs.

Con il potere della tua croce, o Cristo, fortifica il mio pensiero, affinché lodi e glorifichi ora la tua salvifica crocifissione.

Elevato sulla croce, o Redentore, seccasti il frutto della corruzione e facesti scaturire dal fianco fonti di incorruttela, o Sovrano.

Fosti sgozzato sulla croce come agnello, segnando le soglie delle nostre anime con il tuo divino sangue, o Sovrano, perciò con timore ti glorifichiamo.

Martirikòn. Benché foste frantumati, torturati in tanti modi e gettati alle belve, o atleti di Cristo, vi rivelaste irremovibili.

I martiri del nostro Signore fecero sgorgare il vino del martirio come grappoli della vigna della vita, rallegrando i cuori dei fedeli.

Stavrotheotokìon. Si rivelò principio di vita per noi , o Vergine, morendo sul legno, il Signore tuo Figlio, che glorificando i tuoi cantori.

Canone della Theotòkos. Tu, che col tuo precetto.

Tu sei il rifugio del mondo, Purissima e chiunque accorre a te con cuore ardente è liberato dalle sventure, perciò libera da ogni tristezza cattiva me, che accoro alla tua protezione.

Tu solo sostegno di tutti i terrestri, soccorrimi con la tua misericordia, buona Sovrana del mondo e custodiscimi con la visita divina del tuo potere, poiché hai potere invincibile.

Strappami dalla mano del nemico e dalla sua tirannia, buona Sovrana del mondo, affinché non mi prenda e non mi ingoi, portandomi alla perdizione della condanna eterna.

Prostrandomi con timore e tremore grido a te, Genitrice di Dio: siimi soccorso, buona Sovrana del mondo, nell’ora della morte, quando dovrò rispondere di ciò che ho fato nella vita.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito la voce del potere della tua croce che aprì il paradiso e ho acclamato: Gloria alla tua potenza, Signore.

Quando tramontasti sulla croce, o Cristo, sole di giustizia, facesti sorgere la luce senza tramonto per noi che lodiamo la tua tremenda condiscendenza, o Verbo.

Stando un tempo in tribunale, o Cristo giudice, condannasti il nemico iniquo e fosti crocifisso tra i condannati rialzandoci.

Martirikòn. Incoronati con corone di vittoria, gli atleti di Cristo svergognarono il nemico invisibile e gridarono: gloria a te, Signore.

Inneggiamo con canti, o fedeli, i fiori non appassiti del paradiso invisibile, i vasi preziosissimi di Cristo, gli atleti.

Stavrotheotokìon. Quando vedesti sulla croce il Cristo che generasti, Purissima, ti stupisti dalla sua ineffabile magnanimità, perciò con lui ti glorifichiamo.

Canone della Theotòkos. La tua divina conoscenza.

Tu che superi tutte le genti poiché portasti in grembo il Sovrano e Dio che supera tutti gli umani, abbi pietà di me che ho peccato.

Spegni i desideri sventati della mia carne con la pioggia delle tue preghiere, o purissima e accendi la fiamma spenta della mia anima con il fuoco dell’amore divino.

O purissima, forza degli inermi, speranza dei disperati e consolazione di quanti piangono, dammi un pianto generatore di gioia con cui cogliere perdono.

Avendo sempre te, Sovrana, come muro e sostegno, protezione vera, torre invincibile dei fedeli, spero grazie a te di ottenere salvezza.

Ode 5. Irmòs.

Vegliando all’alba, gridiamo a te, o Dio: salvaci, poiché tu sei nostro Dio, all’infuori di te non conosciamo altri.

Sentendoti elevato sul legno, o Cristo, le pietre si spezzarono e le fondamenta della terra tremarono.

Il sole rigettò la sua luce quando fosti elevato sul legno tu, sole di giustizia, magnanimo.

Martirikòn. Rifulgete con i raggi dei prodigi, o santi, allontanando con la grazia la tenebra delle malattie.

I corpi vi furono tagliati, o martiri, ma il vostro spirito era attaccato all’amore divino, o santi.

Stavrotheotokìon. Vedendo il Sovrano addormentato sul legno, piangendo gemevi, Vergine Madre incontaminata.

Canone della Theotòkos. Ti rivesti di luce.

Chi straccerà il chirografo dei miei numerosi sbagli e peccati, o pura, se non sarai tu prima a liberarmi?

Per molta ignoranza sono arrivato alla disperazione pensando alla moltitudine dei miei mali, o Vergine, perciò grido a te: abbi misericordia di me e liberami.

Madre incorrotta di Dio, genitrice del Dio che ha fatto tutto solo con un cenno, libera il tuo servo dalla condanna eterna.

Possedendo lo splendido gioiello della verginità, sei incomparabilmente inneggiata anche come Madre di Dio, o Purissima, perciò acclamiamo come Gabriele: salve!

Ode 6. Irmòs.

L’abisso mi cinse, il ventre del pesce diventò la mia tomba e gridai a te, o amico degli uomini e la tua destra mi liberò, o Dio.

La croce fu confitta nella terra e diventò caduta dei diavoli; il vigore della fede prese principio e la malvagità fu tolta di mezzo.

Il sole si spense quando tu, Signore accendesti il tuo corpo sul legno come fiamma e fu trovata la dracma sepolta nelle passioni ottenebrate.

Martirikòn. Cori di martiri seguirono le tue orme, o amico degli uomini innalzato in croce, bramando imitare la tua passione generatrice di impassibilità.

Prosciugaste i fiumi dell’inganno con i flutti del sangue e spegneste il fuoco nemico dei diavoli con la divina rugiada, o martiri incoronati.

Stavrotheotokìon. Una spada trapassò il tuo cuore, Vergine incontaminata, quando vedesti il Creatore crocifisso e trafitto con la lancia nel suo divino fianco.

Canone della Theotòkos. Calca Israele il flutto.

Hai concepito la vita, Sovrana pura: strappami dalla morte spirituale e fammi degno dell’eterna vita.

Sovrana sposa divina, che per bellezza realmente superi ogni creatura, ti supplico, liberami dalla terribile cattiveria.

Non ho altro sostegno nel mondo che te, o buona, perciò a te mi prostro e grido: non allontanarti dal tuo servo, o Purissima.

L’ingannevole artefice del male turba la mia mente con delizie; soccorrimi, Sovrana e strappami dalla sua malvagità.

Ode 7. Irmòs.

Tu che nella fornace salvasti i fanciulli inneggianti, benedetto sei, Dio dei nostri padri.

Per liberarci dal peccato del piacere, gustasti il fiele, o Cristo, dolcezza della vita.

Quando sulla croce, o Gesù, fosti trafitto, furono sanate le ferite croniche di Adamo.

Martirikòn. Venerando Cristo con la dolorosa umiliazione, conseguiste la più elevata venerazione, o atleti.

Camminando volontariamente verso la passione, gli atleti si mostrarono trionfatori.

Stavrotheotokìon. Dopo il parto rimanesti come prima del parto, o Purissima, poiché era Dio quello che nasceva per divinizzare gli uomini.

Canone della Theotòkos.

Il Signore dei padri.

Purissima Madre di Dio, divinamente beata, sana l’afflizione della mia anima e donale la tranquillità della salvezza e la gioia della vita.

Tu che sei porta inviolata, chiudimi le porte delle parole caduche con cui si insinuarono in me la morte e la rovina del peccato.

Il tuo nato fece scaturire i fiumi dell’incorruttela; con le tue preghiere fa’ scaturire anche a me la ricchezza incommensurabile della sua compassione.

Liberami, Purissima, da ogni danno, angustia della vita, tormento, afflizione, malattia, pericolo e dalla terribile maldicenza.

Ode 8. Irmòs.

Il nato dal Padre prima dei secoli, il Figlio e il Dio che negli ultimi tempi si incarnò dalla Vergine, lodatelo, sacerdoti, esaltatelo, popoli.

Salvatore, che col legno sanasti la maledizione dal legno e facesti scaturire benedizione agli uomini, o magnanimo, ti lodiamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Umiliasti il serpente superbo con la tua croce e umiliandoti innalzasti l’uomo tremendamente caduto; ti lodiamo, Salvatore e sovresaltiamo per tutti i secoli.

Martirikòn. Onoriamo con inni, fedeli, i distruttori dell’inganno, i difensori della divina fede, le colonne della Chiesa, i diamanti realmente duri, gli atleti armati di Cristo.

Rifulgendo come il sole, i grandi atleti dispersero le nubi dei dolori con la grazia e con la fede nella Trinità allontanarono la tenebra dell’empietà.

Stavrotheotokìon. Inviato a te come paraninfo, Gabriele, o Vergine, gridava dicendo: salve, talamo ornatissimo di Cristo, Re di tutti, che in te dimorando divinizzerà tutti gli uomini.

Canone della Theotòkos. Componendo nella fornace.

Che io trovi in te, Purissima, sostegno nelle tentazioni, protezione nelle afflizioni, soccorso nelle sventure, riparo di salvezza nei pericoli e consolazione in ogni tribolazione.

Vedi la mia fede, insigne Vergine, vedi la mia brama per te, vedi l’amore divino della mia anima e dammi il tuo copioso dono.

Tu che concepisti in grembo la luce celeste, illumina gli occhi del mio cuore, disperdi la tenebra delle mie colpe e allontana l’oscurità delle mie passioni.

Tu che partoristi la salvezza ineffabile, colui che dona salvezza a tutti gli uomini, o Vergine, dammi divina salvezza, allontanandomi il danno dei peccati.

Ode 9. Irmòs.

Te noi fedeli magnifichiamo concordi, che oltre intelletto e ragione sei Madre di Dio e ineffabilmente generasti nel tempo colui che è fuori del tempo.

La forza e il potere del nemico furono annientati, o solo o Signore potente, quando fosti innalzato sulla croce, dove imporporasti di sangue le tue dita.

Gli empi, crocifiggendoti, perforarono, o Cristo, le tue mani e i tuoi piedi, contarono le tue ossa e di fiele e aceto ti abbeverarono.

Martyrikà. Con limpida bocca proclamaste davanti ai tiranni Dio fatto uomo, o vittoriosi ed ereditaste la gloria.

Furono i nemici a soffrire facendovi soffrire con flagelli e svariate pene, o venerabilissimi, medici delle nostre sofferenze, martiri divini.

Stavrotheotokìon. Luce è sorto da te per noi Gesù, o pura e, crocifisso, ha illuminato il creato e fugato la tenebra dei demoni.

Canone della Theotòkos. Danza, Isaia.

Circondato da molti dolori, piego le ginocchia a te, venerabile, mi getto col volto a terra nella mia sventura e tra le lacrime a te grido: Liberami da chi mi insegue, o buona e mostrati a me come aurora di gioia.

Si accresce in me la forza della disperazione: quale cantico salirà a te da sordide labbra? Quale accoglienza avrà la richiesta di un cuore contaminato? Ma tu, rendi mirabili per i miseri le tue misericordie.

Sono alterato dalle sofferenze, si è oscurato il mio intelletto e il mio occhio, aspri dolori avvolgono la mia vita e oltre a ciò mi consumano i terrori dell’aldilà, o venerabile: da essi salvami, mutando in gioia i dolori.

Il breve tempo della mia vita si è consumato fra i mali e in una moltitudine di tristezze e dolori: tu dunque, Madre di Dio, che generasti la gioia di tutti, alleggerisci le mie pene con la tua intercessione accetta.

Apòstica delle lodi, stavròsima.

Appena l’albero della tua croce fu piantato o Cristo, fu messo in fuga l’errore e fiorì la grazia: esso infatti non rappresenta più la pena di una condanna, ma ci è mostrato come trofeo di salvezza. O croce, nostro sostegno; croce, nostro vanto; croce, nostra esultanza.

La tua croce, o Cristo, annientò il dominio dell’ade e salvò il genere umano: liberando il mondo dalla corruzione, aprì al ladrone il paradiso; venerandola ti glorifichiamo, o Salvatore: pietà di noi.

Martyrikòn. Benedetto l’esercito del Re dei cieli: perché se anche i vittoriosi erano terrestri, cercavano tuttavia di raggiungere la dignità angelica, trascurando il corpo e facendosi degni, con la loro passione, dell’onore degli incorporei. Per le loro preghiere, Signore, manda su noi la tua grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Placa il dolore della mia anima colma di pene, gridava a Cristo l’irreprensibile addolorata; tu salvi i mortali con la tua passione, ma ferisci la mia anima, o Verbo; tu, mia dolcissima luce, tu, Figlio mio e mio Creatore: io inneggio alla tua longanimità.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Il ladro, credendo sulla croce alla tua Divinità, o Cristo, ti confessò con tutto il cuore gridando: ricordati di me, o Dio, nel tuo regno.

Ucciso sulla croce, risuscitasti noi, caduti per aver mangiato dall’albero proibito, o datore di vita compassionevole e ci rendesti di nuovo cittadini del paradiso, o buono.

Fosti inchiodato alla croce, o Cristo, vera vite e scaturisti bevanda di salvezza che rallegra i cuori di tutti i fedeli che ti inneggiano.

Martirikòn. Percossi e tagliati a pezzi, o sapienti, raffiguravate il supplizio del Sovrano, perciò sempre vi diciamo beati, o martiri di Cristo.

Gloria.

Sulla croce l’Inseparabile dal Padre e dal divino Spirito sopportò passione volontariamente, sciogliendo le nostre passioni generatrici di perdizione.

E ora. Stavrotheotokìon.

Ti tormentavi gemendo, Sovrana, vedendo la nostra Vita morire volontariamente sul legno della croce, perciò con voci divine tutti sempre ti diciamo beata.

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Plagale I – Sabato – Vespero

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Venerdì Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia despotikà.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Risparmia il tuo servo, o Cristo, quando la mia ani- ma, al tuo comando, si separerà dal corpo, tu che unisti polvere e spirito con cenno divino; liberami dal malefico assalto dei nemici invisibili, che senza pietà mi tendono agguati per farmi a pezzi e divorarmi e rendimi degno di giungere al luogo del refrigerio, da cui sono fuggiti dolore e lamento, là dove è il torrente di delizia, voce di gente in festa ed esultanza.

Temendo l’ora della fine e il tremendo insorgere dei demòni, nella mia miseria, a te grido dal profondo della mia anima in pena: Spezza col tuo potere i loro lacci e inciampi, o Sovrano Signore e non permettere che di me tuo servo faccia scempio la loro stoltezza; guarda al mio abbattimento, volgiti alla mia tribolazione e libera dai dolori la mia anima infelice, o Dio pietosissimo, tu che doni al mondo la grande misericordia.

Come la cananea, Salvatore, anch’io a te grido: Cura la mia anima e scampami dalla minaccia dei demòni e dall’assalto dei nemici, che oltre natura mi disturbano e sempre rovinano la tua immagine in me, Signore e portano il giudizio del pensiero verso pensieri vani e falsi; cancellali dal mio cuore, ti supplico e radica in esso il tuo purissimo timore e dammi di terminare la mia vita in pace e umiltà d’anima.

Altri martyrikà. Autòmela.

Imbracciando lo scudo della fede ed ergendosi col segno della croce, con coraggio i tuoi santi si consegnarono ai tormenti, Signore e annientarono l’inganno e la sfrontatezza del diavolo. Per le loro suppliche, come Dio onnipotente, manda sul mondo la pace e sulle nostre anime la grande misericordia.

Pregate per noi, santi martiri affinché siamo liberati dalle nostre iniquità; a voi infatti è data grazia di pregare per noi.

Con disposizione d’animo irremovibile, non rinnegando Cristo, santi martiri, sopportando svariati supplizi, vinceste l’arroganza dei tiranni, custodendo retta e intatta la fede, foste trasferiti ai cieli; perciò ottenendo anche confidenza con lui, chiedete che ci sia donata la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Nel Mar Rosso fu tracciata un tempo l’immagine della sposa ignara di nozze. Là, Mosè che divide le acque, qui Gabriele, ministro del prodigio: allora Israele attraversò l’abisso a piedi asciutti, ora la Vergine genera Cristo senza seme; il mare, dopo il passaggio d’Israele, rimase senza strada, l’irreprensibile, dopo il concepimento dell’Emmanuele, rimase incorrotta. O Dio che sei, preesistevi e sei apparso come uomo, abbi pietà di noi.

Apòstica martyrikà.

Disprezzando ogni cosa terrena e affrontando con coraggio i tormenti, non mancaste le beate speranze, ma diveniste eredi del regno dei cieli, o martiri illustri; poiché dunque avete confidenza col Dio amico degli uomini, chiedete per il mondo la pace e per le nostre anime la grande misericordia.

Stico. Beati coloro che hai scelto e preso con te.

Mi sono ricordato del profeta che esclama: Io sono terra e cenere; ho poi considerato ciò che è nei sepolcri, ho visto le ossa nude e ho detto: Chi è dunque? Re o soldato? Ricco o povero? Giusto o peccatore? Ma tu, Signore, da’ riposo ai tuoi servi con i giusti.

Stico. Le loro anime dimoreranno nei tuoi atri, Signore.

Mi hai plasmato, Signore e su me hai posto la tua mano e mi hai comandato: Alla terra tornerai. Guidami sulla tua retta via, rimetti le mie colpe e perdonami, ti prego, come filantropo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

T’imploriamo come Madre di Dio: Prega affinché siamo salvati.

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Plagale I – Domenica – Vespero

Periodo Del Tono Pl. 1

Sabato Sera Al Piccolo Vespro

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 4 e cantiamo 3 stichirà anastàsima dell’Oktòico, ripetendo la prima. Vanno cercate nel Grande Vespro.

Gloria. E ora.

Theotokìon dogmatico. Tono pl. 1.

Veneriamo l’augusta Vergine degna del Signore e più venerabile dei cherubini, poiché il Creatore di tutti, volendo farsi uomo come noi, ineffabilmente dimorò in lei. Azione singolare, mistero inaudito! Chi non stupirebbe, apprendendo che Dio si è fatto uomo senza subire mutamento e che varcò le porte della verginità senza corromperle in nulla? Secondo le parole del profeta, nessuno passerà per esse, se non il Signore Dio d’Israele che possiede la grande misericordia.

Dopo Luce Gioiosa ecc. cantiamo lo stichiron anastàsimo degli aposticha: Con voci di canto ti magnifichiamo, poi i seguenti stichirà prosòmia della Madre di Dio.

Tono pl. 1. Salve, vanto degli asceti.

Stico. Ricorderò il tuo nome di generazione in generazione.

A te levo le mani, apro nella preghiera le mie labbra impure, piego le ginocchia del mio cuore; spiritualmente, o purissima, bacio i tuoi piedi immacolati e ti venero: sana i mali da cui sono oppresso e, per quanto essi siano tenaci, numerosi e senza rimedio, cura nella tua bontà le mie ferite; liberami, o Vergine, dai nemici invisibili e invisibili, alleggerisci il fardello delle mie passioni affinché canti e glorifichi te, per la quale il mondo trova salvezza.

Stico. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre e il re bramerà la tua bellezza.

Salve, santissima Vergine, che in modo inesplicabile concepisti il Figlio di Dio e dalle tue viscere lo generasti nella carne, trasmettendogli la natura umana e un’anima dotata di ragione e libertà; e lui, rivestito completamente il vecchio Adamo, restaurò l’uomo e lo guidò alla salvezza; poiché in due nature ci è rivelato il Cristo, di entrambe manifestando le energie; pregalo di concedere alle nostre anime la grande misericordia.

Stico. I ricchi del popolo imploreranno il tuo volto.

Salve, ornamento di Giacobbe che Dio scelse e amò, porta dei riscattati e pinza che tiene la brace ardente, liberatrice dalla maledizione, o beatissima, grembo che portò il nostro Dio, risollevando l’umanità decaduta, più santa dei cherubini e culmine del creato, visione insostenibile, notizia inaudita e nuovo linguaggio, carne del Verbo e nube da cui spuntò il sole che ci illuminò nelle tenebre, concedendoci la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Si sono compiute, Vergine pura, le profezie su di te: uno dei profeti ti prefigurò come la porta dell’Eden che guarda a oriente, per la quale nessuno passò fuorché il Creatore tuo e di tutto il mondo; un altro ti vide come roveto ardente, poiché in te dimorò il fuoco della divinità senza consumarti; un altro come il monte santo da cui fu tagliata, senza che mano d’uomo la toccasse, la pietra angolare che colpì la statua del tiranno spirituale; davvero grande e sublime il mistero che in te si cela, Madre di Dio; per questo ti glorifichiamo: per te le nostre anime vengono salvate.

Al Grande Vespro.

Dopo il salmo iniziale e quanto segue, al Signore, a te ho gridato, le stichirà anastàsima dell’Oktòico.

Tono pl. 1.

Con la tua croce preziosa, o Cristo, svergognasti il diavolo e con la tua risurrezione spuntasti il pungiglione del peccato e ci salvasti dalle porte della morte. Unigenito, noi ti glorifichiamo.

Tu che dai la risurrezione al genere umano, come pecora fosti condotto al macello: di fronte a questo inorridirono i principi dell’ade e furono sollevate le porte del dolore, perché è entrato Cristo, Re della gloria, per dire ai prigionieri: Uscite; e a quanti erano nella tenebra: Mostratevi.

Grande prodigio! Il Creatore degli esseri invisibili, dopo aver patito nella carne per amore dell’uomo, risorse immortale! Venite, adoriamolo, famiglie delle genti, perché, strappati all’errore dalla sua compassione, abbiamo imparato a cantare il Dio uno in tre ipòstasi.

Altri Stichirà, anatolikà.

Offriamo l’adorazione vespertina a te, luce senza tramonto, che alla fine dei secoli, mediante la carne, come in uno specchio, rifulgesti al mondo, discendesti all’ade, ne dileguasti la tenebra e mostrasti alle genti la luce della risurrezione. Signore datore di luce, gloria a te.

Glorifichiamo l’autore della nostra salvezza, Cristo: con la sua risurrezione dai morti il mondo è salvato dall’inganno, gioisce il coro degli angeli, fugge la seduzione dei demòni, Adamo caduto è risollevato, il diavolo annientato.

Le guardie ricevettero le istruzioni dagli iniqui: Nascondete la risurrezione del Cristo, prendete il denaro e dite: Mentre dormivamo, il morto fu rapito dal sepolcro. Chi mai vide, chi mai udì che un morto venga rubato? E un morto unto di mirra e nudo, che lascia nella tomba le sue bende funerarie? Non ingannatevi, giudei, imparate le parole dei profeti e sappiate che egli è veramente il Redentore del mondo e l’onnipotente.

Signore, che spogliasti l’ade e calpestasti la morte, Salvatore nostro, che illuminasti il mondo con la tua croce preziosa, abbi pietà di noi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Nel Mar Rosso fu tracciata un tempo l’immagine della sposa ignara di nozze. Là, Mosè che divide le acque, qui Gabriele, ministro del prodigio: allora Israele attraversò l’abisso a piedi asciutti, ora la Vergine genera Cristo senza seme; il mare, dopo il passaggio d’Israele, rimase senza strada, l’irreprensibile, dopo il concepimento dell’Emmanuele, rimase incorrotta. O Dio che sei, che preesistevi e che sei apparso come uomo, abbi pietà di noi.

Allo stico, apòstica stichirà.

Anastàsimo. Tono pl. 1.

Con voci di canto ti magnifichiamo, Cristo Salvatore, incarnato senza lasciare i cieli: perché per la nostra stirpe accettasti croce e morte, quale Signore amico degli uomini; spogliate le porte dell’ade risorgesti il terzo giorno, per salvare le anime nostre.

Gli alfabetici.

Dal tuo fianco trafitto, o datore di vita, hai fatto scaturire per tutti torrenti di perdono, vita e salvezza; nella carne accettasti la morte, donandoci l’immortalità; abitando in una tomba, ci liberasti risuscitandoci con te gloriosamente, in quanto Dio. Noi, dunque, acclamiamo: Signore amico degli uomini, gloria a te.

Straordinaria è la tua crocifissione e la tua discesa all’ade, amico degli uomini! Spogliato l’ade e gloriosamente risuscitati con te i prigionieri di un tempo, in quanto Dio, apristi il paradiso e li rendesti degni di ottenerlo; anche a noi, che glorifichiamo la tua risurrezione il terzo giorno, dona dunque il perdono dei peccati e rendici cittadini del paradiso, o solo misericordioso.

Tu che per noi accettasti nella carne la passione e il terzo giorno dai morti risorgesti, guarisci le passioni della nostra carne, facci risorgere dalle nostre gravi colpe, o amico degli uomini e salvaci.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Sei tempio e porta, reggia e trono del Re, Vergine venerabilissima: per te Cristo Signore, Redentore, sole di giustizia, apparve a quanti dormivano nella tenebra, volendo illuminare quelli che di propria mano aveva plasmato a sua immagine. Tu, dunque, o degna di ogni canto, che hai con lui famigliarità di madre, senza sosta prega per la salvezza delle anime nostre.

Tono pl. 1. Apolytìkion.

Il coeterno Verbo * al Padre e allo Spirito, * partorito dalla Vergine * a nostra salvezza, * cantiamo o fedeli – * e adoriamo; * poiché ha voluto nella carne * salire sulla croce * e sottoporsi alla morte * e risuscitare i defunti * nella gloriosa sua resurrezione.

Theotokíon.

Salve, invalicabile porta del Signore, salve, muro e protezione di quanti a te accorrono, salve, porto senza tempeste e ignara di nozze: tu che partoristi nella carne il tuo Creatore e Dio, non cessare di pregare per quanti celebrano e adorano tuo Figlio.

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Plagale I – Domenica – Mattutino

Periodo Del Tono Pl. 1 La Domenica Mattina

Al Mesonittico

Con la solita ufficiatura si canta il canone trinitario il cui acrostico è: Quinto alla luce trisolare. Poema di Mitrofane di Smirne.

Ode 1. Tono pl. 1. Cavallo e cavaliere.

Celebrando la potenza dell’unica e trisolare natura, supplichiamo: illumina la nostra mente, o Dio onnipotente e sollèvala, o Signore, alla tua gloria inesplicabile.

In alto le schiere intellettuali degli angeli senza sosta t’inneggiano con l’inno trisagio, Monade triplice, Triade di pari natura, sovrasostanziale, onnipotente.

Concedi all’anima mia il nettare dolcissimo e luminoso della tua carità, Triade Monade fonte di luce e anche la divina compunzione che mi purifichi, o misericordioso Sovrano di tutto il creato.

Theotokìon. Come sul vello la rugiada divina discese tacita dal cielo, o Vergine, nel tuo grembo e salvò tutta la natura inaridita degli uomini, o Purissima.

Ode 3. Tu che col tuo comando.

Concepisti e stabilisti le sostanze spirituali inneggianti senza sosta la tua Divinità, Dio trifulgido e onnipotente; accogli anche la preghiera e la supplica dei nati dal fango della terra poiché sei misericordioso.

O tu per natura esente da ogni mutazione, a noi mutevoli che cantiamo l’inscrutabile sorgente della tua bontà, concedi il perdono delle colpe e la salvezza, poiché sei misericordioso.

Glorifichiamo te, Padre, Figlio e Spirito nell’immutabile natura della Divinità, te unico e triluminoso Signore dell’universo, poichè da te chiaramente furono ammaestrati i profeti e gli apostoli.

Theotokìon. Apparisti a Mosè nel roveto ardente come angelo del gran consiglio dell’Onnipotente, prefigurando la tua incarnazione dalla Vergine, o Verbo di Dio, per la quale ci trasformasti e facesti salire ai cieli.

Kathisma Triadico. Cantiamo, fedeli.

Sei misericordiosa, Trinità indivisa, poiché hai pietà di tutti come onnipotente e piena di commiserazione, compassionevole e misericordiosissima; perciò ci rifugiamo in te aggravati da tanti peccati e gridiamo: sii propizio ai tuoi servi e liberaci tutti da ogni castigo.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Pietà di noi che con fede ci rifugiamo in te misericordiosa, Vergine santissima e chiediamo ora il tuo fervido soccorso; poiché sei tanto buona che puoi salvare tutti, essendo Madre di Dio altissimo e puoi sempre far uso della tua materna intercessione, o a Dio carissima.

Ode 4. Intuìto con profetico.

Viene iniziato al triplice splendore dell’unica Sovranità Daniele, contemplando Cristo giudice che si presentava al Padre e lo Spirito rivelante la visione (2).

Rendi degni della gloria degli angeli noi, che con bocche di terra, inneggiamo al Dio sovrasostanziale, trino nelle ipòstasi, unico nella natura.

Theotokìon. II monte coperto da fitta boscaglia, visto un tempo da Avvacùm, da cui uscì il santo, indicava il misterioso parto del tuo concepimento, o Vergine.

Ode 5. Tu che ti rivesti di luce.

Tu che per la tua bontà creasti l’uomo e lo facesti a tua immagine, dimora in me, o mio Dio trilucente, poiché sei buono e misericordioso.

Guidami tu, Monade trisolare, per i sentieri della tua divina salvezza e riempimi del tuo fulgore, tu che sei Dio per natura d’infinita potenza.

Luce indivisibile dell’unica natura, distinta nelle caratteristiche, trilucente, senza tramonto, illumina il mio cuore con i tuoi fulgori.

Theotokìon. Come un tempo ti vide il profeta, o purissima, porta rivolta alla luce che non tramonta, subito riconobbe che tu sei la dimora di Dio.

Ode 6. Placa, Cristo Sovrano.

Divina Monarchia che personalmente sei trilucente, sei unica per conformità e uguale attività e quanto a sostanza e volontà (2).

Abbastanza si spiegò il profeta cantando al Padre: Con la tua luce, cioè con lo Spirito, vedremo la luce, cioè il Figlio, unico Dio trisolare.

Theotokìon. Redenzione dalle colpe e dai pericoli, o Sovrano Dio, unico e trilucente manda ai tuoi cantori per l’intercessione della Madre di Dio.

Kathisma Triadico. Cantiamo, fedeli.

Glorifichiamo il trisolare fulgore e adoriamo ora la semplice Trinità; perché ci illuminò ed ebbe pietà di noi e liberò dalla corruzione tutta la stirpe dei mortali, riscattando dall’errore degli idoli tutto il mondo e ci concesse il regno.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Incerto in tutto mi rifugio in te, speranza di tutti e asilo dei peccatori e miserabili, gridando: Ho peccato, ma resto insensibile nel male, io sventurato; abbi pietà di me, convertimi prima della fine e libera me indegno da ogni castigo.

Ode 7. Il Signore dei padri.

Tu che possiedi l’abisso insondabile e l’oceano sconfinato della misericordia, Signore misericordioso, abbi pietà di chi ti inneggia, unico trilucente Dio dell’universo (2).

Noi che inneggiamo a te, incomprensibile, unico e trilucente Dio e Signore, ripetiamo a te: concedi ai tuoi servi propiziazione per i peccati.

Theotokìon. Germogliasti, O Vergine, un ramoscello senza principio come il Padre, fiore della Divinità, germe coeterno, che dona la vita a tutti gli uomini.

Ode 8. Componendo nella fornace.

Per rivelare un tempo chiaramente la triplice personalità della Divinità, tu apparisti, mio Dio, in figura di uomini ad Abramo che inneggiava alla tua unica signoria (2).

Rendimi degno di fissare i raggi della tua divina energia, luce inaccessibile, Padre misericordioso, Verbo e Spirito, perché piaccia a te, Signore dell’universo.

Theotokìon. Facesti rifulgere per noi uno della gloria trisolare, o degna d’ogni lode, Cristo Signore, che insegna a tutti a inneggiare l’unica Maestà divina in tre ipòstasi, per i secoli.

Ode 9. Danza, Isaia.

Le parole dei mortali non valgono a degnamente inneggiarti, Monade senza principio; però per fede osando di riuscirvi, o Trinità divina di pari dignità, offriamo gloria e lode alla tua potenza (2).

La stessa dossologia cherubini e serafini ti offrono unico Dio trisolare; concedici di poter unire anche le nostre voci al suono delle loro labbra, anche se siamo peccatori, per magnificare la tua maestà divina.

Theotokìon. Come pura, casta Vergine, partoristi il Figlio, Dio immutabile, che ci redime dalle tentazioni; supplicalo dunque anche ora di rimettere le nostre colpe.

Al Mattutino

La solita ufficiatura e l’esasalmo, la grande ectenia (Ta Irinikà) e Il Signore è Dio. E subito cantiamo gli apolytikia. Segue poi una piccola ectenia e l’esclamazione: Poiché tua è la forza, quindi i kathismata.

Dopo la prima sticologia, kathismata anastàsima.

Tono pl. 1. Cantiamo, fedeli.

Celebriamo la croce del Signore, onoriamo con inni la sua santa sepoltura e glorifichiamo la sua risurrezione; perché egli, Dio, con sé risuscitò i morti dai sepolcri, spogliando il dominio della morte e la forza del diavolo e per gli abitanti dell’ade fece sorgere la luce.

Gloria.

Signore, fosti proclamato morto, tu che uccidesti la morte; fosti collocato in un sepolcro, tu che svuotasti i sepolcri; sopra i soldati custodivano la tomba, sotto tu risuscitavi i morti dei tempi antichi. Onnipotente e incomprensibile Signore, gloria a te.

E ora. Theotokìon. Cantiamo, fedeli.

Salve, monte santo calcato da Dio; salve vivente roveto incombusto; salve, unico ponte che dal mondo conduce a Dio e fa passare i mortali alla vita eterna; salve, Vergine intatta, che ignara d’uomo partoristi la salvezza delle anime nostre.

Dopo la seconda sticologia altri kathísmata

Signore, dopo la tua risurrezione il terzo giorno e l’adorazione degli apostoli, Pietro a te gridava: Le donne osarono e io temetti; il ladrone ti riconobbe Dio e io ti rinnegai: continuerai dunque a chiamarmi discepolo? O mi renderai di nuovo pescatore nel mare? Ma tu accoglimi penitente, o Dio e salvami.

Gloria.

Signore, in mezzo a dei condannati ti crocifissero gli iniqui e con la lancia trafissero il tuo fianco, o misericordioso; accettasti la sepoltura, tu che infrangesti le porte dell’ade e risorgesti il terzo giorno; accorsero le donne per vederti e annunziarono agli apostoli la risurrezione. O Salvatore sovresaltato, a cui inneggiano gli angeli, Signore benedetto, gloria a te.

E ora. Theotokìon. Cantiamo, fedeli.

Sposa ignara di nozze, Genitrice di Dio, tu mutasti in gioia la tristezza di Eva: noi fedeli ti cantiamo e veneriamo, perché ci risollevasti dalla maledizione antica: prega ora senza sosta per la nostra salvezza, o santissima, degna di ogni canto.

Dopo l’àmomos (salmo 118) e gli evloghitaria, una piccola ectenia con l’esclamazione: Poiché è benedetto. Poi:

Ypakoí.

Con la mente tutta presa da stupore per l’angelica visione, con l’anima illuminata dalla divina risurrezione, le mirofore portavano agli apostoli la buona novella: Annunziate tra le genti la risurrezione del Signore, che coopera con i prodigi e a noi concede la grande misericordia.

Anavathmi (graduali). Antifona 1.

Nella mia tribolazione, canto a te come Davide, o mio Salvatore: libera l’anima mia dalla lingua ingannatrice.

Per quanti vivono nel deserto la vita è beata, perché per il divino amore mettono ali.

Gloria. E ora.

Dal santo Spirito sono governate tutte le cose, visibili e invisibili: sovranamente dominando, egli è realmente uno della Triade.

Antifona 2.

Solleviamoci verso i monti, o anima: andiamo là, donde viene l’aiuto.

Aleggiando anche su di me, o Cristo, la tua mano destra mi custodisca da ogni male.

Gloria. E ora.

Proclamando la divinità del santo Spirito, diciamo: Tu sei Dio, vita, amore, luce, intelletto; tu sei bontà, tu regni per i secoli.

Antifona 3.

Quando mi dissero: Entriamo negli atri del Signore, colmo di grande gioia, ho innalzato preghiere.

Sulla casa di Davide si compiono cose tremende: là infatti un fuoco consuma ogni intelletto turpe.

Gloria. E ora.

Nel santo Spirito, da cui ogni vivente è animato, è il principio della vita, come nel Padre e nel Verbo.

Prokimenon.

Sorgi, Signore Dio mio, perché tu regni nei secoli.

Stico. Ti confesserò, Signore, con tutto il mio cuore. Ogni spirito. Vangelo aurorale. Contemplata la risurrezione. Salmo 50. Per le intercessioni degli apostoli. Per le intercessioni della Madre di Dio. Risorto Gesù. Salva, o Dio il tuo popolo. Kyrie eléison (12). Per le misericordie. Iniziamo a questo punto la recita dei canoni.

Canone della risurrezione.

Poema di Giovanni Damasceno.

Ode 1. Tono pl. 1. Irmòs.

Cavallo e cavaliere gettò nel Mar Rosso con braccio teso, il Cristo che spezza le guerre e salvò Israele, che cantava il canto di vittoria.

Ti incoronò con le sue spine, o Cristo, la sinagoga degli ebrei, dimentica, o benefattore, di ogni affetto materno verso di te, che liberi il capostipite della nostra stirpe dal castigo della spina.

Rialzasti me, caduto nell’abisso, chinandoti in esso senza cadervi, o benefattore; e sopportando senza sperimentarla la mia maleodorante corruzione, o Cristo, mi cospargesti col miron profumato dell’essenza divina.

Theotokìon. È abolita la maledizione, cessata la tristezza, perché la benedetta e piena di grazia ha fatto sorgere per i fedeli la gioia, facendo sbocciare il suo fiore, Cristo, benedizione per tutti i confini della terra.

Canone stavroanastàsimo. A Dio Salvatore.

A lui che volle essere inchiodato nella carne sulla croce e liberò dall’antica condanna colui che per l’albero era caduto, a lui solo cantiamo, perché si è glorificato.

A Cristo, morto e risorto dalla tomba che con sé rialzò il caduto e gli diede l’onore di sedere sul trono del Padre, a lui solo cantiamo, perché si è glorificato.

Theotokìon. Pura Madre di Dio, prega senza sosta l’incarnato da te senza lasciare il seno del Padre, di salvare da ogni pericolo quanti plasmò come Dio.

Canone della Madre di Dio. Acrostico: Tu che partoristio la luce, illuminami, o Vergine.

Cavallo e cavaliere.

Supplica, o purissima, Cristo, la luce che in te dimorò e illuminò il mondo coi raggi della Divinità, di illuminare tutti i tuoi cantori, Madre Vergine.

Adorna della bellezza delle virtù, o piena di grazia, rivestisti lo splendido decoro per il fulgore dello Spirito che abbellisce l’universo, o purissima.

Ti prefigurò un tempo il roveto che non bruciò nel Sinai, o Vergine, pure stando in mezzo al fuoco, poiché vergine partoristi e vergine rimanesti mirabilmente, o Madre vergine.

Ode 3. Irmòs.

Tu che, col tuo comando hai fissato sul nulla la terra, sollevandola in alto senza appoggio con tutto il suo peso, conferma la tua Chiesa, o Cristo, sulla stabile roccia dei tuoi comandamenti, o solo buono e amico degli uomini.

Coloro che avevano succhiato miele dalla pietra offrirono fiele a te, Cristo, che avevi compiuto prodigi nel deserto; aceto ti diedero gli ingrati figli d’Israele, in cambio della manna, così ricambiando il tuo beneficio.

Quanti un tempo erano stati adombrati dalla nube luminosa, deposero la vita, Cristo, in una tomba; ma egli, risorgendo per suo potere, concesse a tutti i fedeli la celeste illuminazione dello Spirito che misticamente li adombra dall’alto.

Theotokìon. Senza unione nuziale e senza doglie materne divenisti Madre del Dio rifulso dall’inalterato Padre; noi dunque in modo ortodosso ti proclamiamo Madre di Dio, perché, incarnato, generasti il Verbo.

Canone stavroanastàsimo.

Per la potenza della tua croce, Cristo.

Risorgesti dalla tomba, Cristo, liberando dalla corruzione di morte quanti inneggiano alla tua volontaria crocifissione, o datore di vita.

A profumare il tuo corpo, o Cristo, si affrettavano le mirofore e non avendolo trovato, tornarono inneggiando alla tua risurrezione.

Theotokìon. Supplica senza sosta, o pura, l’incarnato dal tuo grembo, di sottrarre all’errore del diavolo i tuoi cantori, o Vergine casta.

Canone della Madre di Dio.

Tu che fissasti sul nulla.

Scala per cui scese fino a noi l’Altissimo per raddrizzare la natura corrotta, sei apparsa ora manifestamente a tutti, poiché per te l’eccelso si compiacque di conversare col mondo.

Il mistero anticamente prestabilito, o Vergine e conosciuto da Dio onnisciente prima dei secoli, ora negli ultimi tempi dimorò nel tuo seno e si rivelò, o purissima.

Fu sciolta la condanna dell’antica maledizione per la tua mediazione, Vergine pura, poiché il Signore si fece vedere su di te e nella sua bontà fece sgorgare su tutti la benedizione, o unico ornamento dei mortali.

Ode 4. Irmòs.

Intuìto con profetico sguardo il tuo divino annientamento, Avvacùm tremando, a te, Cristo, gridava: Sei venuto per la salvezza del tuo popolo, per salvare i tuoi cristi.

Gli amarissimi flutti di Mara addolcisti con un legno, quasi già rappresentando in figura, o buono, la tua croce immacolata, che uccide il gusto del peccato.

Accogliesti la croce per l’albero della conoscenza, il fiele per quel dolce cibo, o mio Salvatore e per la corruzione della morte versasti il tuo sangue divino.

Theotokìon. Senza unione nuziale concepisti in seno, senza corruzione; prima delle doglie partoristi e dopo il parto fosti custodita vergine, partorendo Dio nella carne.

Canone stavroanastàsimo. Ho udito l’annunzio.

Quando in terra sul calvario fu piantata la croce, furono schiantate le porte e le sbarre eterne e gridarono: Gloria alla tua potenza, Signore.

Quando scese il Salvatore come mortale ai prigionieri, risorsero con lui i morti da secoli e gridarono: Gloria alla tua potenza, Signore.

Theotokìon. La Vergine partorì e non ebbe i dolori materni e restò vergine; con inni acclamiamo: Salve, Madre di Dio.

Canone della Madre di Dio.

Comprendendo il tuo divino.

Col cuore e la mente, l’anima, la bocca, con ogni pietà riconosco che sei vera Madre di Dio, o pura e mi salvo, o Vergine, per tua intercessione.

Chi dal nulla creò tutto, si degnò d’esser creato da te nella carne per beneficarci a salvezza di quanti con fede e devozione a te inneggiano, o purissima.

Inneggiano al tuo parto, o purissima, i cori celesti, lieti per la salvezza di quanti ti credono vera Madre di Dio, Vergine pura.

Isaia ti chiamò virgulto da cui germogliò per noi, splendido fiore, Cristo Dio per la salvezza di quanti con fede e devozione accorrono sotto la tua protezione.

Ode 5. Irmòs.

Tu che ti rivesti di luce come di un manto, per te io veglio all’alba e grido: Illumina la mia anima ottenebrata, o Cristo, unico misericordioso.

Il Signore della gloria, in forma ingloriosa disonorato, è volontariamente appeso al legno per provvedere ineffabilmente a me la gloria divina.

Rendesti incorruttibile la mia veste, o Cristo, gustando nella carne la corruzione della morte, senza esserne corrotto e risorgendo dalla tomba il terzo giorno.

Theotokìon. Partorendo per noi senza seme Cristo, giustizia e redenzione, liberasti dalla maledizione, o Madre di Dio, la natura del progenitore.

Canone stavroanastàsimo. Vegliando a te gridiamo.

Stendesti le mani sul legno, o nostro Salvatore, chiamando tutti a te, come amico degli uomini.

Spogliasti l’ade, mio Salvatore, con la tua sepoltura e con la tua risurrezione colmasti di gioia tutte le cose.

Theotokìon. Inneggiamo a te, Vergine dopo il parto, Madre di Dio: poiché tu concepisti in carne il Dio Verbo al mondo.

Canone della Madre di Dio. Tu che ti rivesti.

Tutti i profeti chiaramente preannunziarono che saresti divenuta Madre di Dio, veneranda Genitrice di Dio; poiché tu sola, o pura, fosti trovata perfettamente casta.

Riconosciamo che tu sei la nube luminosa dell’acqua viva, che piovesti la pioggia dell’immortalità, Cristo, per noi disperati, o venerabile.

Come a lui prossima, bellissima e pura, intatta Vergine, puramente ti amò in te dimorando, Dio l’unico misericordioso.

Ode 6. Irmòs.

Placa, Cristo Sovrano, il mare delle passioni, che infuria con i suoi marosi funesti all’anima e fammi risalire dalla corruzione, nel tuo compassionevole amore.

Il nostro capostipite, scivolato nella corruzione per aver gustato il cibo proibito di nuovo fu riportato alla vita per la tua passione, Cristo Sovrano.

Tu che sei la vita scendesti all’ade, Cristo Sovrano e divenuto corruzione del corruttore, attraverso la corruzione, hai fatto scaturire la risurrezione.

Theotokìon. La Vergine partorì e dopo il parto restò pura e, realmente Vergine Madre, portò tra le braccia colui che porta l’universo.

Canone stavroanastàsimo. Mi circondò l’abisso.

Stendesti le tue palme radunando le schiere dei gentili da te tanto lontane, Cristo nostro Dio, con la tua vivifica croce, quale amico degli uomini.

Spogliasti la morte e schiantasti le porte dell’ade; Adamo carcerato, ora sciolto, a te gridava: Mi ha salvato la tua destra, Signore.

Theotokìon. Roveto incombusto, monte, scala spirituale e porta del cielo degnamente ti glorifichiamo, Maria gloriosa, vanto degli ortodossi.

Canone della Madre di Dio. Quando soffia.

Colui che è causa di tutte le cose e che a tutti dona l’esistenza, fu causato da te incarnandosi per noi, Madre di Dio purissima.

Fonte di guarigioni spirituali, Signora, per chi con fede corre alla tua gloriosa protezione, noi ti riconosciamo, o purissima.

Kondàkion. Cantiamo, fedeli.

Scendesti nell’ade, o mio Salvatore e infrangendone come onnipotente le porte, come Creatore rialzasti con te i morti; spezzasti il pungiglione della morte e liberasti dalla maledizione Adamo, o amico degli uomini; noi tutti dunque a te gridiamo: Salvaci, Signore.

Ikos.

Udite le parole dell’angelo, lasciarono il lamento funebre le donne, colme di gioia e tremanti volgevano lo sguardo alla risurrezione, quand’ecco, Cristo si avvicinò a loro, dicendo: Salve! Coraggio, ho vinto il mondo e liberato i prigionieri; affrettatevi a proclamare ai discepoli che li precedo nella città di Galilea per evangelizzare; noi tutti dunque a te gridiamo: Salvaci, Signore.

Ode 7. Irmòs.

Il Signore dei padri sovresaltato spense la fiamma e asperse di rugiada i fanciulli, che cantavano a una sola voce: Benedetto sei tu, o Dio.

Cingendoti di carne, come esca sull’amo, con la tua divina potenza tirasti giù il serpente, facendo risalire quanti acclamano: Benedetto sei tu, o Dio.

Colui che diede esistenza all’enorme struttura terrestre, è celato secondo la carne in una tomba, lui, che niente può contenere e al quale tutti cantiamo: Benedetto sei tu, o Dio.

Theotokìon. Un’unica ipòstasi nelle due nature, o castissima, partoristi Dio che prese corpo, al quale tutti cantiamo: Benedetto sei tu, o Dio.

Canone stavroanastàsimo. Tu che nella fornace.

Tu che col legno della croce dissolvesti l’errore degli idoli, Dio dei nostri padri, sei benedetto.

Risorto dai morti, con te rialzasti quelli dell’ade: benedetto sei tu, Dio dei nostri padri.

Theotokìon. Nato dalla Vergine, che rendesti Madre di Dio, tu sei benedetto, Dio dei nostri padri.

Canone della Madre di Dio. L’inneggiatissimo.

L’Immenso, rimasto immutabile, per sua pietà, si unì personalmente alla carne in te, santissima, il solo benedetto.

Purissima sposa, sovrana Madre di Dio, concordi glorifichiamo il trono del tuo Creatore, cui tutti cantiamo: O Dio, tu sei benedetto.

Purificata dallo Spirito, o Vergine, divenisti Madre del Sovrano dell’universo, tuo Creatore, cui tutti cantiamo: O Dio, tu sei benedetto.

Mi salvò il Signore, pura Madre di Dio, rivestito da te della tunica della carne, cui tutti cantiamo: O Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Componendo nella fornace per te, Creatore di tutto, un coro che raccoglie l’universo, i fanciulli intonavano: Opere tutte, inneggiate al Signore e sovresaltatelo per i tutti i secoli.

Pregasti che si allontanasse il calice volontario della passione salvifica come fosse contro il tuo volere: perché, conforme alle due nature, due sono le tue volontà, o Cristo, per i secoli.

Alla tua discesa nell’ade, Cristo Creatore, esso, beffato, vomitò tutti quelli che un tempo con l’inganno aveva uccisi e che ti sovresaltano per tutti i secoli.

Theotokìon. O Vergine, che oltre ogni pensiero, partoristi per il verbo il Signore, Dio e uomo e vergine rimani, noi, opere tutte, ti benediciamo e ti sovresaltiamo, per tutti i secoli.

Canone stavroanastàsimo. Colui che dal Padre.

Colui che in croce volle stendere le palme e spezzò i legami della morte, Cristo Dio, sacerdoti inneggiate, popolo esalta per tutti i secoli.

Colui che come sposo si alzò dalla tomba, Cristo Dio e apparso alle mirofore parlò loro di gioia, sacerdoti, inneggiate, popolo esalta per tutti i secoli.

Theotokìon. Più elevata dei cherubini ti rivelasti, Madre di Dio pura, portando in grembo colui che su di essi avanza e noi mortali con gli incorporei lo glorifichiamo per tutti i secoli.

Canone della Madre di Dio. A te, Onnipotente.

E’ cessata l’afflizione dei progenitori, poiché tu, Madre di Dio, partoristi la gioia; perciò senza sosta a te inneggiamo, o Vergine e ti esaltiamo per tutti i secoli.

Canta con noi il popolo degli incorporei, o Vergine, il tuo parto incomprensibile, formando con noi un solo coro devoto ed esaltandolo per tutti i secoli.

Quale fulgido torrente d’immortalità, o Fanciulla, da te venne il Signore di tutti per lavare la sozzura di quanti a te inneggiano e ti esaltano per tutti i secoli.

Trono davvero divino e luminoso e mensa della carità confessiamo che tu sei, Vergine, che accogliesti il Verbo del Padre, che noi esaltiamo per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Danza, Isaia: la Vergine concepì e partorì un Figlio, l’Emmanuele, Dio e uomo: Oriente è il suo nome: magnificando lui, proclamiamo la Vergine beata.

Assumesti l’uomo caduto, Cristo Sovrano, unendoti tutto a lui, da seno verginale: tu che solo non hai parte col peccato, liberasti tutto l’uomo dalla corruzione, con la tua immacolata passione.

Per il sangue divino versato, che scorre dal tuo fianco immacolato e vivificante, o Cristo Sovrano, è cessato il sacrificio agli idoli e noi ti offriamo da tutta la terra il sacrificio della tua lode.

Theotokìon. Non Dio incorporeo e neppure un semplice uomo generò la Vergine pura e venerabile, ma un uomo perfetto e vero Dio perfetto: col Padre e lo Spirito lo magnifichiamo.

Canone stavroanastàsimo.

Superando il nostro spirito.

In croce accettasti di patire e con la morte stritolasti il potere dell’ade: noi fedeli rettamente ti magnifichiamo.

Risorgesti dalla tomba il terzo giorno, spogliando l’ade e illuminando il mondo: noi fedeli concordi ti magnifichiamo.

Theotokìon. Salve, Genitrice di Dio, Madre di Cristo Dio; prega colui che concepisti di dare remissione delle colpe a quanti con fede a te inneggiano.

Canone della Madre di Dio. Isaia danza.

Dal tuo puro sangue si formò in modo soprannaturale la carne per il Creatore di tutto, l’unigenito Figlio del Genitore: non da uomo, ma senza seme, con mente e anima, Madre di Dio sempre Vergine.

Interrompesti l’intollerabile assalto della morte generando nella carne la vera sublime vita eterna, contro cui l’ade si lanciò con bocca amara, ma ne fu vinto, santissima Madre Vergine.

Tuo Figlio seduto sul trono sovrano ti collocò alla sua destra splendente di aurei ornamenti e divine virtù, concedendoti onori degni di Madre, o purissima.

Piccola ectenia ed esclamazione: Poiché ti lodano tutte le potenze. Poi Santo il Signore ecc. e l’Exapostilarion appropriato col suo Theotokìon. Quindi iniziamo le lodi.

Stichirà anastàsima. Tono pl. 1

Signore, con la tomba sigillata dagli empi, uscisti dal sepolcro, così come dalla Madre di Dio fosti partorito: non conobbero i tuoi angeli incorporei come ti incarnasti, né avvertirono i soldati che ti custodivano quando risorgesti; entrambi i prodigi sono sigillati per quanti vogliono scrutarli, ma si manifestano a quanti con fede adorano il mistero che festeggiano: concedici l’esultanza, ti preghiamo e la grande misericordia.

Signore, spezzate le sbarre eterne e infrante le catene, risorgesti dal sepolcro abbandonando le tue bende mortuarie, testimonianza della tua reale sepoltura di tre giorni: e precedesti i tuoi in Galilea, tu che eri custodito in una grotta. Grande è la tua misericordia, inafferrabile Salvatore! Abbi pietà di noi.

Signore, le donne accorsero al sepolcro per vedere te, il Cristo, che patì per noi; e accostatesi trovarono un angelo, seduto sulla pietra, rotolata via per il timore; egli gridò loro: È risorto il Signore; dite ai discepoli: È risorto dai morti colui che salva le anime vostre.

Signore, come uscisti dalla tomba sigillata, così entrasti a porte chiuse dai tuoi discepoli, per mostrare loro i segni dei patimenti del tuo corpo, accettati, o Salvatore, nella tua longanimità; come proveniente dal seme di Davide, subisti le piaghe, ma come Figlio di Dio, liberasti il mondo; grande è la tua misericordia, inafferrabile Salvatore! Abbi pietà di noi.

Altri stichirà, anatolikà.

Signore, Re dei secoli e Creatore di tutto, tu che per noi accettasti nella carne crocifissione e sepoltura, per liberarci tutti dall’ade, tu sei il nostro Dio: fuori di te non conosciamo altri.

Signore, chi narrerà i tuoi prodigi sfolgoranti? Chi annuncerà i tuoi tremendi misteri? Fatto uomo per noi, come hai voluto, manifestasti la forza della tua potenza: con la tua croce infatti apristi al ladrone il paradiso, con la tua sepoltura spezzasti le sbarre dell’ade e con la tua risurrezione arricchisti l’universo: o compassionevole, gloria a te.

Le donne mirofòre, giunte di buon mattino alla tua tomba, volevano ungere con profumi te, Verbo immortale e Dio; ma ammaestrate dalle parole dell’angelo, tornarono indietro nella gioia, per dichiarare apertamente agli apostoli che sei risorto, vita di tutti e concedi al mondo il perdono e la grande misericordia.

I custodi della tomba che accolse Dio, dicevano ai giudei: Ah, il vostro insipiente consiglio! Invano vi affaticaste, credendo di custodire l’incircoscrivibile: fu vera follia voler nascondere la risurrezione del crocifisso. Ah, il vostro insipiente sinedrio! E come vi consigliate di nuovo per nascondere ciò che non si nasconde? Ascoltate piuttosto noi e vogliate credere alla verità dei fatti: un angelo sfolgorante sceso dal cielo rotolò via la pietra e per il timore di lui ci colse torpore mortale; egli, rivolgendosi alle mirofòre dall’animo forte, diceva alle donne: Non vedete il torpore mortale dei custodi, i sigilli ormai sciolti, l’ade svuotato? Perché cercate come un morto colui che annullò la vittoria dell’ade e spezzò il pungiglione della morte? Presto, evangelizzate agli apostoli la risurrezione, gridando senza timore: È risorto davvero il Signore, lui che possiede la grande misericordia.

Alla Liturgia

Dopo Benedetto il regno e la grande synaptì (le Irinikà), si cantano le tre stasi delle antifone, oppure le due stasi dei typikà e le Beatitudini (Makarismì) con i quali vengono cantati i seguenti tropari Anastasimi delle Beatitudini.

Il ladro sulla croce credette che tu sei Dio, o Cristo e confessò con cuore sincero, dicendo: Ricordati di me, Signore, nel tuo regno.

Inneggiamo concordi come Salvatore e Creatore, colui che fece fiorire la vita nel legno della croce al nostro genere e inaridì la maledizione provenuta dal legno.

Con la tua morte, o Cristo, dissolvesti la potenza della morte e svegliasti con te i morti da secoli, che inneggiano a te, vero Dio e nostro Salvatore.

Giunte le venerande donne al tuo sepolcro, o Cristo, volevano profumare te, datore di vita e apparve loro un angelo esclamando: Il Signore è risorto!

Mentre eri crocifisso, o Cristo, fra due ladri condannati, quello che bestemmiava fu giustamente suppliziato, ma l’altro che ti riconosceva Dio, andò in paradiso.

Le venerande donne, presentandosi al coro degli apostoli, esclamarono: Cristo è davvero risorto, adoriamolo come Sovrano e Creatore!

Gloria.

Trinità, indivisa monade, Onnipotente che tutto creasti, Padre, Figlio con il Santo Spirito, a te inneggiamo, vero Dio e nostro Salvatore.

E ora. Theotokìon.

Salve, spirituale animato di Dio, porta intransitabile! Salve, trono ardente e incombusto! Salve, Madre dell’Emmanuele, Cristo nostro Dio!

E quindi il resto della Divina Liturgia.

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Plagale I – Lunedì – Vespero

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Domenica Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà Prosòmia Despotikà.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Guai a me che ho mosso ad ira te, Dio mio e Signore misericordioso! Quante volte ho promesso di far penitenza e sono stato trovato menzognero, nella mia stoltezza o Cristo. Dapprima ho imbrattato la veste del mio battesimo e non mi sono curato delle promesse fatte a te, poi ho violato questa professione fatta a te davanti agli angeli, rivestendo anche l’abito di lutto degli uomini; ma tu, Salvatore, non permettere che mi perda del tutto.

Quale giustificazione avrai, anima infelice, nel giorno del giudizio? Chi ti sottrarrà alla condanna del fuoco eterno e di tutti i tormenti? Nessuno, se non ti rendi propizio il compassionevole, abbandonando le tue azioni empie e acquisendo una condotta di vita gradita a Dio, piangendo ogni giorno i falli senza fine che a ogni istante commetti in opere, parole e pensieri e chiedendo a Cristo di concederti di essi il perfetto perdono.

Non condannare, Salvatore, la mia lunga abitudine al peccato, non mi domini il demonio che sempre mi osteggia e non faccia di me ciò che vuole, ma tu strappami al suo dominio e tirannia e al castigo tenebroso; regnando su di me, o filantropo, fammi degno di diventare tutto tuo e di vivere secondo la tua volontà, o Verbo e di avere riposo in te e di trovare in te propiziazione e salvezza e grande misericordia.

Stichirà degli incorporei, uguali.

La rovina delle passioni mi domina, ha accecato le pupille del mio cuore e non riesco in alcun modo a vedere le vie della salvezza: procedo errando e paurosamente precipito nei baratri dell’ade, o arcangeli; ma se ricordo i vostri prodigi, trovo la cura per tutto il mio male; che io veda ora al più presto la vostra benevolenza, affrettatevi a spegnere la fiamma delle mie passioni, o venerabilissimi, guidandomi alla luce della salvezza e procurandomi la liberazione dai miei mali.

Aveva lo stesso grado di dignità vostro, o archistratèghi, il maligno che in principio era vostro pari come Lucifero, ma come avversario fu precipitato sulla terra e rigettato nelle tenebre e ora mi spinge a rompere con lui l’immagine del Creatore di cui fui insignito; tuttavia ogni volta che cado Cristo mi rialza; mostratevi dunque miei protettori, custodi e difensori, o sapienti, chiedendo per me misero salvezza e grande misericordia.

Siccome sono fatto a immagine di Dio e vostro compagno, non dovevo assolutamente essere preso dal malvagio nemico, ma per consiglio dell’avversario non vi ho imitato: trasgredendo il precetto sono decaduto dalla dignità del Creatore e caduto in schiavitù, o archistratèghi; tuttavia vedendomi accerchiato dalle passioni, datemi una mano e portatemi sul sentiero superiore, chiedendo per me i beni della salvezza e l’antico splendore.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Per me che sono nella tenebra delle sventure, fa’ risplendere la tua luce, il fulgore della verità: tu che hai concepito Dio e lo partoristi nella carne, o Vergine Madre; affrettati a farmi uscire dall’abisso della disperazione e conferma i passi dell’anima mia sulla roccia di un vivere saldo: giudica i demoni che incessantemente mi fan guerra; fa’ presto cessare l’affanno del mio misero cuore, o speranza dei confini della terra, tu che doni al mondo la grande misericordia.

Apòstica catanittici.

Signore, non smetto di peccare e, onorato del tuo amore, non lo riconosco: vinci il mio indurimento e abbi pietà di me, o buono.

Signore, temo la tua collera, ma non cesso di fare il male; chi in tribunale non teme il giudice? O chi, quando voglia essere guarito, provoca a sdegno il medico, come faccio io? O longanime Signore, intenerisciti davanti alla mia debolezza e abbi pietà di me.

Martyrikòn. Disprezzando ogni cosa terrena e affrontando con coraggio i tormenti, non falliste le beate speranze, ma ereditaste il regno dei cieli, martiri illustri; poiché dunque avete confidenza col Dio filantropo, chiedete per il mondo la pace e per le nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tremendo, straordinario grande mistero! In un grembo fu contenuto l’Incontenuto e la Madre restò vergine dopo il parto, generando Dio, da lei incarnato; a lui gridiamo, a lui diciamo l’inno, cantando con gli angeli: Santo sei tu, Cristo Dio, per noi fatto uomo, gloria a te.

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Plagale I – Lunedì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Lunedi Mattina al Mattutino

Dopo la prima sticologia del salterio.

Kathìsmata catanittici. Tono pl. 1.

Quando si assiderà il Giudice, gli angeli assisteranno, la tromba suonerà e la fiamma arderà che farai tu, anima mia, condotta al giudizio? Perché allora le tue cattive azioni saranno li davanti, le tue colpe nascoste saranno sotto accusa: perciò grida al Giudice prima della fine: Siimi propizio, o Dio e salvami.

O anima, le cose di quaggiù sono passeggere, quelle dell’aldilà, eterne; vedo il tribunale e il Giudice in trono e pavento la sentenza: convertiti dunque prontamente, perché il giudizio non perdona.

Gloria. E ora. Theotokìon. Cantiamo, fedeli.

Avvocata fervida e irresistibile, salda speranza che non resterà delusa, muro, protezione e porto di quanti corrono a rifugiarsi in te, o sempre Vergine pura, implora con gli angeli tuo Figlio e Dio di dare al mondo la pace, la salvezza e la grande misericordia.

Dopo la seconda sticologia, altri.

Vegliamo tutti e andiamo incontro a Cristo con olio abbondante e lampade risplendenti, per ottenere di entrare nel talamo; chi resta fuori della porta invano grida a Dio: Pietà di me.

Giacendo sul letto di molti peccati, sono privato della speranza della mia salvezza, perché il sonno della mia noncuranza procura il castigo all’anima mia; ma tu, o Dio, partorito dalla Vergine, destami per il canto dei tuoi inni, affinchè ti glorifichi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Più santa dei cherubini, più alta dei cieli, o celebratissima, noi peccatori, confessandoti in verità Madre di Dio, abbiamo una difesa e troviamo salvezza nelle prove: non cessare dunque di intercedere per noi, sostegno e rifugio delle nostre anime.

Dopo la terza sticologia, altri. Cantiamo, fedeli.

Pavento il temibilissimo tribunale e fremo per la giusta sentenza del Giudice, perché la coscienza sempre mi accusa e, vivendo nella negligenza, sono smarrito e impaurito; con la vostra santa intercessione, liberatemi dal fuoco, o arcangeli che custodite i fedeli.

Martyrikòn. Risplende oggi la memoria dei vittoriosi; anche dal cielo riceve splendore: il coro degli angeli celebra una festa solenne, la stirpe degli uomini fa festa con loro e i martiri intercedono presso il Signore perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Gabriele ha prodigiosamente recato a te sulla terra il saluto celeste: vedendo infatti il Creatore degli angeli in te incarnarsi, egli intona per te il canto della gioia, o venerabile, insegnando così ai mortali che tu sola sei apparsa come causa di gioia per tutti gli uomini.

Canone catanittico. Acròstico: Abbi compassione di colui che molto ha peccato contro di te. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 1. Irmòs.

Cantiamo un inno di vittoria al Signore, che fece prodigi spettacolari nel Mar Rosso, poiché si è glorificato.

O Cristo, converti me, insidiato dai molti inganni dello straniero e abbi pietà di me, o compassionevole.

O Cristo, che apristi le orecchie del sordo, ti supplico, apri anche le orecchie della mia anima assordata, affinché io oda le tue parole.

Martyrikà. O martiri, rivelandovi stelle dai nuovi fulgori del Sole di giustizia, disperdete le tenebra dai nostri cuori.

I martiri, rivelandosi frecce accese dai carboni divini del santo Spirito, spezzano tutte le frecce del serpente.

Theotokìon. Ti supplico, o porta della divina gloria, aprimi le porte della penitenza e fa’ risalire dalle porte dell’ade la mia anima umiliata.

Canone degli incorporei. Acròstico: Quinto cantico degli angeli.

Ode 1. Cavallo e cavaliere.

O intimi conoscenti del divino principio luminoso, i primi illuminati dai suoi raggi, pregate il Sovrano di illuminare la mia anima.

Avendo confidenza per stare presso il trono elevato, liberate da pericoli tutti noi, che piamente vi inneggiamo, o archistratèghi, condottieri della schiera celeste.

Theotokìon. Fu sciolta la maledizione, cessò la tristezza, poiché la benedetta piena di grazia fece sorgere gioia per i fedeli e benedizione a tutti i confini della terra facendo fiorire Cristo.

Ode 3. Irmòs.

Dio regna le genti; Dio siede sul suo santo trono; portiamo canti intelligibili a lui, Re e Dio.

Tu che non vuoi che nessuno si perda, Dio buono, abbi pietà di me perduto e salvami con la condiscendenza della tua misericordia, o compassionevolissimo.

Consapevolmente e inconsapevolmente ho mancato davanti a te, Cristo Dio, perciò mi prostro a te, che tutto sai: accoglimi come accogliesti il dissoluto.

Martyrikà. Per uccidere il peccato vivente e mostrare morto il nemico, o martiri, affrontaste la morte del corpo, o beati.

Arrossati dai supplizi e adornati con le tuniche cosparse di sangue, o martiri, ora state incoronati presso il Re di tutti.

Theotokìon. Vergine Madre che desti un corpo a Dio, accogli le voci di quanti gridano senza sosta a te e liberaci da ogni sorta di tribolazione.

Canone degli incorporei.

Tu, che col tuo precetto.

Tu che con il verbo sapientemente hai stabilito i cori delle potenze superne, manifestando la tua bontà e incommensurabile potenza, rafforza la tua Chiesa con la loro protezione, o unico buono e filantropo.

O Cristo, che abbellisti con luce ineffabile i tuoi angeli e per mezzo loro rafforzi la tua Chiesa, ti supplico, compassionevolissimo Sovrano, illumina la mia misera anima e non ricordare i miei innumerevoli peccati.

Theotokìon. Tu, purissima Vergine lodatissima, senza nozze fosti Madre del Dio che illumina le schiere incorporee perché inneggino senza sosta una tearchia in tre santità e dominazioni.

Ode 4. Irmòs.

Le opere della tua economia, Signore, sbigottirono il profeta Avvacùm, poiché uscisti per la salvezza dal tuo popolo, venendo a salvare i tuoi cristi.

Salvami dalle terribili e cattive opere commesse in vita, o Cristo Dio, donandomi la vera penitenza.

Ho disprezzato ogni precetto giusto, respingendo il tuo timore, o Cristo e temo il tuo giudizio incorruttibile; non condannarmi, o compassionevole.

Martyrikà. I tuoi martiri, o Verbo, stesi con funi da tutte le parti, affaticati da tremende percosse e straziati con uncini di ferro, per fede realmente esultavano.

Il maligno non riuscì affatto a sconvolgere la vostra saldezza divina, o atleti, perciò divinamente vi rivelaste sostegno per molti sconvolti, o valorosi.

Theotokìon. Dal tuo sangue, o lodatissima, si incarnò il Signore, donando, per la tua buona intercessione, come compassionevole e filantropo penitenza a quanti ti onorano.

Canone degli incorporei.

La tua divina condiscendenza.

Stabilendo i fulgori degli angeli con raggi teurgici, benevolmente li illumini come potente nella forza per compiere la tua parola, o filantropo.

Rigettiamo i pensieri terreni della carne, o fedeli, imitando la condotta delle schiere incorporee ed eleviamo in volo il nostro intelletto con lo spirito.

Theotokìon. Siimi difesa, rifugio e riparo, allontanando la tempesta delle passioni, o purissima, che hai superato le schiere degli angeli in bellezza.

Ode 5. Irmòs.

O Cristo Dio, luce vera, verso di te veglia dalla notte il mio spirito: mostrami il tuo volto.

Svegliati, anima mia, svegliati dal sono pesante del terribile peccato e illuminati con la luce della penitenza.

Rinnoviamo l’anima con lo zelo e irrighiamoci con piogge di umiltà per germogliare spighe di penitenza.

Martyrikà. Affilando con i carboni dell’amore spade lavorate in cielo, tagliaste le falangi dei nemici, o atleti.

Non sottomettendovi al nemico, lo rendeste schiavo, o vittoriosi e vi rivelaste veri amici di Cristo.

Theotokìon. Vergine benedetta tra le donne, dona le tue misericordie al tuo popolo, poiché ti rivelasti Madre del misericordioso.

Canone degli incorporei. Tu che ti avvolgi.

Girando i confini della terra, portate la benevolenza del Sovrano ai fedeli e li custodite, o gloriosissimi arcangeli.

Sottomettendosi al tuo verbo, o Verbo di Dio Padre, i gloriosi gioielli della gerarchia celeste sono illuminati con la luce del tuo splendore.

Theotokìon. Volgi ogni mio desiderio a te, purissima, che portasti la dolcezza del desiderio ineffabile a quanti ti riconoscono Madre di Dio.

Ode 6. Irmòs.

Salvasti il profeta dal ventre del pesce; strappa anche me dall’abisso dei peccati, o Signore e salvami.

Non c’è nella vita peccato che io misero non abbia commesso; o unico senza peccato, salvami.

Diamoci slancio con le vele dello zelo e della penitenza salvifica, affinché progredendo, tutti ci salviamo.

Martyrikà. E’ illuminato il creato dalle lotte di evangelisti, apostoli e martiri, con cui illumini anche noi, o filantropo.

Onoriamo tutti i martiri come scrigni che contennero lo splendore della divina e insigne fonte di luce.

Theotokìon. O Vergine, rifugio dei fedeli, prega il Signore di liberare i tuoi servi da ogni peccato.

Canone degli incorporei.

Placa, Cristo Sovrano.

Adorni di santità, o folle elette degli angeli, vi illuminate di fulgori luminosi, imitando le manifestazioni teurgiche.

Abbelliti con l’immagine divina dai raggi trisolari, o angeli e arcangeli, illuminate la mia misera anima con le vostre preghiere.

Theotokìon. Generasti, o purissima, il Creatore di tutto e Dio, che gli angeli contemplano esultando con timore piamente in sua presenza.

Ode 7. Irmòs.

Benedetto sei tu Dio, che scruti gli abissi e siedi sul trono della gloria, o celebratissimo e gloriosissimo.

Benedetto sei tu Dio, che accogli con compassione tutti i penitenti, o celebratissimo e gloriosissimo.

O compassionevole Salvatore, che conosci la mia infermità, guarisci le mie molte passioni, o celebratissimo e gloriosissimo.

Martyrikà. Rafforzato dal divino potere, il coro degli atleti vinse gli nemici acclamando: o celebratissimo e gloriosissimo.

O Verbo, che rafforzasti i sapienti atleti per sopportare molti supplizi, abbi pietà di tutti per le loro preghiere.

Theotokìon. Benedetto sei tu Dio, che dimorasti nel seno della Vergine e salvasti l’uomo, o celebratissimo e gloriosissimo.

Canone degli incorporei. Dio dei nostri padri.

Manifestando la sua potenza illimitata, Cristo creò voi, arcangeli, insegnandovi a cantare: O Dio, tu sei benedetto.

Tu, che adornasti di bontà la folla innumerevole delle schiere incorporee, rendi degne le folle dei credenti a cantarti: O Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. Rafforza ora me, sconvolto dalle passioni, o Vergine, che hai fatto scaturire impassibilità per tutti i fedeli che piamente cantano: O Dio, tu sei benedetto.

Ode 8. Irmòs.

Il Creatore del mondo, davanti al quale fremono gli angeli, lodate, popoli e sovresaltate per tutti i secoli.

Vivifica me, reso morto dalle trasgressioni, o Signore, affinché ti glorifichi per tutti i secoli.

Illuminandomi con la penitenza, liberami dalla tenebra dei peccati, o Signore, affinché ti glorifichi per tutti i secoli.

Martyrikà. I martiri vittoriosi calpestarono la fiamma dell’inganno, ricevendo prodigiosamente rugiada dal cielo.

O santi, moltiplicaste realmente come la terra fertile la spiga per Cristo, che ricompensa le lotte.

Theotokìon. Da te sorse Dio e illuminò gli ottenebrati con la divina conoscenza, o lodatissima Vergine.

Canone degli incorporei.

A te, Onnipotente.

L’aspirazione del cuore mi spinge ora a inneggiare le schiere degli angeli e cantare con loro: Inneggiate il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

O iniziati alla semplice luce trisolare, pregate per la salvezza di quanti con fede cantano: Benedite, opere tutte, il Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Theotokìon. O Madre Vergine pura, porta della luce, illumina con la tua luce quanti accorrono piamente a te, poiché tu sei loro speranza e rifugio, unica santissima, sempre benedetta.

Ode 9. Irmòs.

Noi dell’umana progenie magnifichiamo con inni te, beata tra le donne e da Dio benedetta.

Siimi propizio, Signore: stoltamente, senza misura, ho peccato e fammi degno, o Verbo, del tuo regno.

Come salvasti un tempo i niniviti pentiti, o solo Salvatore, salva, per misericordia, anche noi tuoi cantori.

Martyrikà. Per aver consegnato la carne a tutti i colpi, salvaste da ogni colpo l’anima, o vittoriosi del Signore, partecipi della divina gloria.

Siete divenuti, o vittoriosi, astri del Signore dell’universo, visibili di giorno sulla terra per illuminare le anime di tutti.

Theotokìon. Tu reggi, come trono di fuoco, colui che col suo cenno tutto regge e allatti, o Vergine, colui che nutre l’universo.

Canone degli incorporei. Isaia, danza.

Voi che siete capi delle angeliche schiere, o splendidissimo Michele e tu, o divino Gabriele, che sei stato veracissimo araldo della divina incarnazione, custodite, o gloriosi, tutti i vostri cantori.

O tu che riversi in ricchi doni il tuo tesoro, tu che hai creato le angeliche schiere, quando con esse verrai, Giudice di tutti e Dio, risparmiami, Sovrano, perché nella tua misericordia mi rifugio.

Theotokìon. Arcangeli, potestà, troni, cherubini, potenze e serafini, angeli risplendenti, principati e dominazioni, con tremore, o pura venerabile, danno culto spirituale a tuo Figlio, o beatissima Madre di Dio.

Apòstica delle lodi, catanittici.

Guai a me! Perché sono divenuto simile al fico sterile e temo la maledizione e la recisione? Ma tu, celeste agricoltore, Cristo Dio, rendi fertile la terra incolta della mia anima, accoglimi come il figlio dissoluto e abbi pietà di me.

Non guardare alla moltitudine delle mie colpe, o Signore, partorito dalla Vergine e cancella tutte le mie iniquità, donandomi, ti prego, un pensiero di conversione, tu che solo sei filantropo e abbi pietà di me.

Martyrikòn. Benedetto l’esercito del Re dei cieli: perché se anche i vittoriosi erano terrestri, cercavano tuttavia di raggiungere la dignità angelica, trascurando il corpo e rendendosi degni con la passione dell’onore degli incorporei. Per le loro preghiere, Signore, manda su di noi la tua grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Fa’ cessare l’affanno della mia anima tutta gemente, tu che cancellasti ogni lacrima dal volto della terra: poiché tu scacci il dolore dai mortali e liberi dall’abbattimento i peccatori; tutti abbiamo te come speranza e sostegno, Vergine Madre santissima.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Il ladro, credendo sulla croce che sei Dio, o Cristo, ti confessò con tutto il cuore gridando: Ricordati di me, Signore, nel tuo regno.

Inseguendomi sul cammino della vita, i ladri che uccidono l’anima mi ferirono; e ora, accorrendo alla tua bontà, o Cristo, ti supplico, guariscimi e salvami.

Le schiere celesti ti inneggiamo, o Dio dell’universo; per le loro sacre intercessioni, o Sovrano, ti supplico, ignora i miei molti mali e salvami.

Martirikòn. Annoverati tra le schiere degli angeli, o atleti di Cristo e riempiti dalla luce senza tramonto, accorciate le passioni odiose del mio cuore.

Gloria.

O Trinità inneggiata con gloria dalle voci degli angeli, ti supplico: con la tua misericordia risana del tutto la mia anima ferita dai demòni.

E ora. Theotokìon.

O pura, che per mezzo dell’angelo accogliesti in grembo la gioia, colma di gioia la mia anima amareggiata da opere malvagie guidandomi alla luce.

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Plagale I – Martedì – Vespero

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Lunedì Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà Prosòmia Despotikà.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Libera il mio cuore, o Salvatore, dall’indurimento causato dai demòni e dammi piogge di lacrime di pentimento, così che faccia lamento sulle mie molte colpe e sia lavato da tutto ciò che contamina il mio pensiero, liberato dall’oscuramento dell’oblio e sollevato all’intelligenza del bene: volgiti a me ed esaudiscimi, sii propizio, Signore e libera la mia misera anima dalle passioni tiranne, affinchè trovi in te riposo e compia i tuoi voleri.

Labbra contaminate e mani sordide levo a te, o più che buono e un cuore ostruito dai cattivi pensieri; ho occhi di cieco, nella mia miseria, mi porto un’anima oscurata dalle passioni, sono avvolto dalle indegne voluttà, nella mia abiezione e non posso rialzarmi; stendi le tue palme immacolate, o filantropo; salvami, Salvatore, a te grido e purificami dalla contaminazione di molte colpe e maligni assalti, nel tuo grande e tenero amore.

Prosciuga, Gesù, le correnti impure e manda correnti e concedi piogge di abbondanti lacrime con anima compunta al mio cuore, o buono; ecco, mi sono allontanato da te come il dissoluto e sono stato spogliato di ogni volere della tua bontà, misericordiosissimo Signore; ho peccato, non disprezzarmi, non mi prenda tutto, essendo colpevole, il malignissimo nemico, ma affréttati a liberarmi dalla sua tirannia, o Sovrano.

Stichirà del precursore, uguale.

Le violente e funestissime correnti dell’uragano delle passioni si sono riversate sul mio cuore, lo sommergono e lo spingono nel cupo abisso della stolta disperazione: ma tu mostrati con la tua invisibile protezione e con la forza della tua sacra compassione prosciuga i flutti e falli del tutto scomparire, procurandomi tu, o insigne, i torrenti straripanti che irrorano i sensi, l’intelletto e la mente tutta e concedimi che per essi fioriscano il perdono e la salvezza, o precursore.

Tutto il mio cuore, o sapiente e la mente in te ho riposto, sii mio fervido protettore e speranza di salvezza, aiuto e custode e sostegno, sentinella sicurissima, nocchiero validissimo, porto e muro scampandomi da pericoli, strappandomi da malvagi nemici, o precursore; hai infatti forza e intercessione incontrastabile, possiedi, o beatissimo, compassione e pietà smisurata, con cui proteggi, custodisci, difendi e mi dai la grande misericordia.

Dammi di deliziarmi della tua splendidissima e luminosa bellezza, purificando sempre la sozzura della vita passionale con la penitenza e le mie lacrime; poiché tu sorvegli l’amore della mia anima, il divino affetto e il fascino immenso che ho ottenuto magnificandoti, precursore, compi il mio desiderio, anche se la richiesta è grande, anche se supera le proporzioni della mia misera dignità, supplicando Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Arresta i fiumi delle passioni, prosciuga il mare del mio peccato con la corrente della tua intercessione e fammi ormeggiare al porto dei divini voleri, sprofonda nei baratri della perdizione i nemici che ogni giorno tribolano e turbano la mia anima con piaceri disordinati, riempi di letizia e gioia il mio cuore; a te grido: o purissima, sciogli la nube della mia indolenza supplicando Cristo, che concede al mondo la grande misericordia.

Apòstica catanittici.

Signore, non cesso di peccare e onorato del tuo amore, non lo riconosco: vinci il mio indurimento, o solo buono e abbi pietà di me.

Signore, temo la tua collera, ma non cesso di fare il male; chi in tribunale non teme il giudice? O chi, quando voglia essere guarito, provoca a sdegno il medico, come faccio io? O longanime Signore, intenerisciti davanti alla mia debolezza e abbi pietà di me.

Martyrikòn. Imbracciando lo scudo della fede ed ergendosi col segno della croce, coraggiosamente i tuoi santi si consegnarono ai tormenti, Signore e annientarono l’inganno e la sfrontatezza del diavolo; per le loro suppliche, come Dio onnipotente, manda sul mondo la pace e sulle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata, Vergine Madre di Dio e com’è nostro dovere ti glorifichiamo, città inconcussa, muro inespugnabile, indistruttibile protezione e rifugio delle nostre anime.

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Plagale I – Martedì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Martedì al Mattutino

Dopo la prima sticologia,

Kathìsmata catanittici. Tono pl. 1.

Quando si assiderà il Giudice, gli angeli assisteranno, la tromba suonerà e la fiamma arderà, che farai tu, anima mia, condotta al giudizio? Perché allora le tue cattive azioni saranno lì davanti, le tue colpe nascoste saranno poste sotto accusa: grida dunque al Giudice, prima della fine: Siimi propizio, o Dio e salvami.

O anima, le cose di quaggiù sono passeggere, quelle dell’aldilà eterne; vedo il tribunale e il Giudice in trono e pavento la sentenza: convertiti dunque prontamente, perché il giudizio non perdona.

Gloria. E ora. Theotokìon. Cantiamo, fedeli.

Radice che hai prodotto il fiore divino, arca e candeliere, urna tutta d’oro, mensa santa che porti Cristo, pane di vita, con il santo precursore scongiuralo come tuo Figlio e Dio, di aver compassione di quanti ti confessano Madre di Dio e li salvi.

Dopo la seconda sticologia, Kathìsmata catanittici.

Gemi, anima mia, sulla tua noncuranza: prima della morte, cerca infine di convertirti; allontanati dalle agitazioni della vita, aderisci al Dio buono ed egli ti salverà, perché, lui solo è amico degli uomini.

Cantiamo, fedeli.

Ascoltiamo tutti, noi che abbiamo peccato, la voce del Signore, pastore supremo, perché per noi apparve sulla terra nella carne, per chiamare a penitenza i peccatori come me: Coraggio, non vi turbate, perché poca è la fatica, ma dolce la ricompensa.

Gloria. E ora. Theotokìon, uguale.

Di te ci è noto, o pura sempre Vergine, lo straordinario prodigio del concepimento e il modo ineffabile del parto. Sbalordisce il mio intelletto e rende attonito il mio pensiero, o Madre di Dio, la tua gloria, che a salvezza delle nostre anime su tutti si dispiega.

Dopo la terza sticologia, Kathìsmata catanittici.

Cantiamo, fedeli.

Elisabetta fu liberata dalla sterilità e la Vergine restò vergine quando alla voce di Gabriele concepì in seno, ma il precursore Giovanni esultò in grembo, riconoscendo in anticipo nel seno verginale il Dio e Sovrano, che per la nostra salvezza si incarnava.

Martyrikòn. Furono grandemente stupite le schiere dei cieli per le belle imprese dei santi martiri, poiché con un corpo mortale invisibilmente vinsero il nemico incorporeo, felicemente lottando per la potenza della croce; e intercedono presso il Signore, perché sia fatta misericordia alle nostre anime.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Santissima Madre di Dio, baluardo dei cristiani, affréttati a liberare il tuo popolo, che con confidente fervore a te grida: Respingi i nostri pensieri turpi e vanagloriosi, affinchè a te acclamiamo: Salve, o sempre Vergine.

Canone catanittico. Acròstico senza i theotokìa: O Cristo, dammi perdono delle colpe. Giuseppe.

Ode 1. Tono pl. 1. Irmòs.

La terra su cui non splendeva il sole, l’abisso che mai vide nudo la volta celeste Israele attraversò, Signore e tu lo guidasti al monte della tua santificazione cantando e salmeggiando un canto di vittoria.

Donami, o Salvatore, espiazione dei miei atti e perdonami prima me ne vada; purificami dalla mia grande corruzione, o Signore, che purificasti i lebbrosi e rendi anche me degno di stare davanti a te, che stai per venire a giudicare vivi e morti.

Disperdi, Salvatore, la tenebra che ha oscurato gli occhi della mia anima, impedendomi di vedere i raggi che tu, Sole senza tramonto, irradiasti su di noi; e donami di contemplare la luce delle tue grazie, o Signore compassionevole.

Martyrikà. Divenuti insonni custodi dei precetti di Cristo, addormentate tutta la malvagità del nemico, o beati atleti, perciò vi supplico di svegliare me, appesantito dal sonno dei peccati, per la divina veglia della penitenza.

Incatenando il nemico lottatore con la vostra carne, o martiri, lo abbatteste con l’arma della croce e lo annegaste in flutti di sangue; e otteneste corone di vittoria da Dio, cantando e salmeggiando un inno di vittoria.

Theotokìon. Sovrana Vergine, liberami dalla cattiva abitudine, rafforza sulla pietra dei precetti me, abbattuto dall’astuzia dell’antico ingannatore, o Sovrana e rendimi gradito a Cristo, cantando salmeggiando a lui un inno di vittoria.

Canone del Precursore. Acròstico: Battista, accetta la supplica. Giuseppe.

Cavallo e cavaliere.

Trascorresti una vita senza macchia e un’esistenza incorporea in un corpo materiale, o profeta, perciò ti supplichiamo di render tuoi seguaci noi, che piamente ti diciamo beato.

Tu che immergesti nelle onde del fiume Cristo, l’abisso della compassione, pregalo, o Precursore, ti supplico, di prosciugare l’abisso del mio male e illuminare la mia mente.

O Precursore del Salvatore, ti prego, rendi propizio il Filantropo affinché mi dia occasioni di pentimento perché, reso umile, venga lavato dal fango del peccato.

Theotokìon. Lodatissima Sovrana, partoristi ineffabilmente senza dolore l’Unigenito, generato senza corruzione dal Padre prima dei secoli; supplicalo di salvare da tutti i pericoli quanti a te accorrono.

Ode 3. Irmòs.

Signore, rafforza il mio cuore sconvolto dalle onde della vita, guidandolo come Dio al porto sereno.

O Dio, ti prometto di pentirmi, ma peccando di nuovo che cosa farò? Come mi presenterò quando giudicherai il mondo?

Poiché consapevolmente e inconsapevolmente ho mancato davanti a te, che tutto sai, a te mi prostro: accoglimi come accogliesti il dissoluto.

Martyrikà. Con pensiero morto gli iniqui perseguitavano gli amanti della vita, i martiri vittoriosi, che confessavano Cristo.

Le schiere dei martiri sono state annoverate tra le schiere degli angeli intelligibili, diventando simili a loro con la grazia del divino Spirito.

Theotokìon. Vergine, porta della Luce, aprimi ora le porte della penitenza e chiudi gli ingressi delle passioni nella mia umile anima.

Canone del Precursore.

Tu che col tuo precetto.

Tu, che sempre fai scaturire guarigioni per quanti con fede si avvicinano alla tua casa, o meraviglioso profeta, ti prego, sana le passioni del mio cuore malamente cresciute con me per negligenza, o beatissimo.

Sempre gemo e mi lamento pensando al tuo incorruttibile giudizio, o giustissimo Giudice; difendimi dalla condanna per le preghiere del tuo Battista.

Divenisti mediatore tra antica e nuova alleanza per le tue divine intercessioni, glorioso precursore: a te grido: Rinnova con la penitenza anche me, invecchiato in molti peccati, affinché con lodi ti celebri.

Theotokìon. Santa Vergine Madre, unica lodatissima, ti supplichiamo: purificaci dalle macchie delle colpe, illumina il nostro pensiero, santifica il nostro cuore e liberaci tutti dalla condanna eterna.

Ode 4. Irmòs.

Ho udito la tua voce, Signore e ho avuto timore; ho inteso la tua economia e ti ho glorificato, o unico amico degli uomini.

Trascurando i tuoi luminosi precetti, o Signore, ho commesso opere di tenebra e temo il tuo grande giudizio in quel luogo.

Diamo slancio alla nave dell’anima con le vele del timore di Dio e accostiamoci al porto della penitenza, fuggendo le onde della malizia.

Martyrikà. Vi rivelaste, o martiri, monti divini stillanti dolcezza e paradiso piantato da Dio, con il Signore come albero di vita.

Con le frecce della pazienza e del dolore, o santi, trafiggeste i demòni avversi, ottenendo corone di gloria.

Theotokìon. La purissima Sovrana, protettrice di quanti peccano, correzione dei caduti, è glorificata come Genitrice di Dio.

Canone del Precursore. La divina umiltà.

Dimorasti, o Precursore, nel regno superno come vero soldato di Cristo Re; supplicalo senza sosta di avere pietà di quanti ti onorano.

Dio ti santificò dal grembo di tua madre, prevedendo la bontà del tuo cuore, o insigne; ti preghiamo, supplicalo di santificarci tutti.

Annunziasti ai morti l’avvento di colui che morì per noi. Supplicalo, o Precursore, di far risorgere anche me, reso morto dai peccati e di salvarmi.

Prego te, beato, incatenato e incarcerato per Cristo: sciogli i legami del mio male e rafforzami per osservare i santi precetti.

Theotokìon. Unica lodatissima, che per grande bontà generasti ineffabilmente Dio compassionevole, abbi misericordia di me e liberami dalla condanna eterna.

Ode 5. Irmòs.

Accogli e abbi pietà della mia povera anima che sta lottando con la notte della tenebra, o celeste Sole e fa’ risplendere in me i raggi luminosi del giorno che separino la notte dalla luce.

Non c’è salvezza per me dalle mie opere, poiché molto ho peccato sulla terra io, misero e tremo pensando al tuo tremendo giudizio, quando giudicherai i trasgressori dei tuoi precetti, o Dio.

Come sono diventato folle, come mi sono ottenebrato con opere malvagie, come non ho inteso il tuo timore, o Cristo? Ho contemplato la terra, facendomi simile alle bestie mute; convertimi, o Dio dell’universo.

Martyrikà. La folla dei martiri ha disperso le nubi dei supplizi amari, ha fatto splendere il giorno della vera conoscenza, ha dileguato la tenebra dell’empietà e raggiunto la luce senza tramonto.

Ti supplico, Cristo: santifica la mia mente per le preghiere dei tuoi santi martiri e rendila piena di luce e partecipe della gloria eterna, affinché glorificandoti, ti lodi, o Salvatore.

Theotokìon. Madre Vergine, rifugio e riparo dei fedeli, generasti ineffabilmente Dio, che per la tua buona intercessione concede penitenza a tutti noi, che in molti modi manchiamo dinanzi a lui.

Canone del Precursore. Tu che ti avvolgi.

Un grembo sterile ti generò, o precursore e tu, con le tue feconde parole rendi fertili i cuori privi di bontà, perciò ti diciamo beato.

Fioristi nel deserto come giglio profumato, o indimenticabile, perciò grido a te, Precursore: allontana dalla mia anima tutta la corruzione del male.

Stavi in mezzo tra la legge e la grazia, o sapiente, perciò grido, o Precursore: pietà di me, che sono vinto dalla legge del peccato e mi trovo in pericolo per la mia miseria.

Theotokìon. O purissima, porta inviolata della gloria, aprimi le porte della penitenza, che mi mostrino le divine entrate e il riposo di lassù.

Ode 6. Irmòs.

Come strappasti il profeta dal ventre del pesce marino, o Signore, strappa anche me dall’abisso delle empie passioni, ti supplico, affinché possa guardare verso il tuo tempio santo.

Ecco il tempo propizio al pentimento, ma io giaccio ancora giù, sempre avvinto da grande stoltezza; disperdi la tenebra del mio cuore e abbi pietà di me, o Verbo.

Pietà di me, che gemo come un tempo il pubblicano e fammi degno, o Cristo, di versare lacrime con ardore come la peccatrice, affinché lavi anch’io il fango dei miei molti peccati.

Martyrikà. Ho peccato molto, o megalomartiri di Cristo: difendetemi dalla grande fiamma della geenna che mi aspetta in quel luogo, affinché anch’io glorifichi magnificamente la vostra memoria, o gloriosissimi.

Lottando bene, i tuoi atleti, o Dio e Signore, furono incoronati dalla tua destra vivificante; per le loro sante preghiere, salva tutto il tuo popolo.

Theotokìon. Tu che sei piena di grazia divina, dimora della santificazione, insigne arca, lampada della divina luce, mensa del pane della vita, palazzo animato del Verbo, rendimi dimora dello Spirito.

Canone del Precursore.

Placa, Cristo Sovrano.

Splendendo con raggi ineffabili, o Precursore di Cristo, illumina con la tua efficace preghiera i cuori di quanti piamente t’inneggiano.

Precursore di Cristo, con la grazia, illumina e rialza me, avvolto dal sonno dell’ozio, affinché compia con tutto il cuore i divini precetti.

Libera da tutte le afflizioni ostili noi, che abbiamo te come divino difensore e intercessore presso il sovrano, o beato.

Theotokìon. La bufera del peccato mi turbina, o purissima Vergine; affrettati a liberarmi e portami al riparo della penitenza, o incontaminata.

Ode 7. Irmòs.

La preghiera dei fanciulli si rivelò in grado di spegnere il fuoco e annunziare il prodigio, rinfrescando la fornace, senza infiammare o bruciare quanti inneggiavano al Dio dei nostri padri.

Rimettimi le colpe, le iniquità e i peccati senza numero e, per la moltitudine delle tue compassioni, difendimi dalla condanna imminente, o Cristo Salvatore.

Come il dissoluto ho sprecato i beni che ho ricevuto e ora sono affamato, privo del divino nutrimento; o Salvatore, accogli e salva me, penitente.

Martirikòn. Uccideste l’avverso nemico mortificando le vostre membra con tanti supplizi, o martiri di Dio degni di lode, perciò noi fedeli piamente vi lodiamo.

Colpiste le falangi dei demòni e tutta la folla dei tiranni, o martiri, con le frecce della pazienza e del coraggio e vi trasferiste alla vera vita.

Theotokìon. Ti rivelasti porto di salvezza per tutti, o Pura, calmando la bufera delle passioni e guidando alla quiete della penitenza tutti gli umiliati a terra, o insigne.

Canone del Precursore.

L’inneggiatissimo.

Con parole ti preghiamo, o Precursore del Verbo: come alla tua nascita slegasti la voce paterna, slega anche le catene delle nostre colpe.

O sole luminosissimo, fa’ splendere su me il fulgore salvifico della penitenza e liberami dalla tenebra delle passioni, che turbano il mio cuore oscurato.

Ho ottenuto un’anima infruttuosa e un cuore sterile; o divino frutto della sterile, Battista di Cristo, prega senza sosta affinché anch’io porti frutti di penitenza.

Trinitario. In uguale misura con Padre glorifichiamo il Figlio e il santo Spirito, Trinità indivisibile, divinamente cantando: O Dio, tu sei benedetto.

Theotokìon. Partoristi, o purissima, piccolo bimbo Cristo che compì il rinnovamento di noi tutti, invecchiati dall’antica trasgressione del precetto.

Ode 8. Irmòs.

O schiera degli angeli, consesso degli uomini, il Re e Creatore di tutto, sacerdoti inneggiate, leviti, benedite, popolo, esaltate per tutti i secoli.

Ecco, le ferite della mia anima sono imputridite e marcite, o Cristo e cadendo, mi sono del tutto curvato. Guariscimi, o Salvatore, con il farmaco della penitenza.

Depredato dal maligno serpente con inganno, mi sono riempito di male e grido gemendo: o Verbo, non rigettare me, umiliato e condannato.

Martirikòn. Non vi allontanaste dalla buona via, o illustrissimi e abbatteste i nemici della croce che, pensando di intralciarvi, furono vinti da voi, o sapienti.

Lodatissimi martiri di Dio, né fuoco, né spada, né belve, né fame, né ruota frantumante, né altri supplizi vi separarono dal Dio filantropo.

Theotokìon. Madre di Dio, vanto degli angeli e salvatrice degli uomini, intercedi per me, affinché torni e ottenga scioglimento dalle colpe un tempo commesse, consapevolmente e inconsapevolmente.

Canone del Precursore. A te, Onnipotente.

Una moltitudine di popoli lavi nel gorgo del Giordano, predicando la penitenza, o grandissimo Precursore. Grido dunque a te: fai seccare i rivi delle mie passioni, mandandomi fonti di lacrime.

Pensando al giudizio dell’Onnipotente, trema tutta, o anima e grida: O Misericordioso, per il tuo Battista, sii compassionevole, salvami e scampami dai supplizi.

Labbra impure e lingua macchiata porto a te in preghiera, o santo Precursore; affréttati subito a soccorrere me, sempre sconvolto.

Trinitario. Padre e Figlio e Spirito, Trinità co-nsustanziale, fa’ piovere su noi la remissione dei peccati, affinché conseguendo sicura salvezza, ti glorifichiamo nei secoli.

Theotokìon. Vergine piena di grazia divina, con il tuo sublime parto ci alzasti dal baratro della caduta: perciò con voci di ringraziamento e con fede ti lodiamo nei secoli.

Ode 9. Irmòs.

Poiché il potente ha fatto in te cose grandi, rivelandoti Vergine pura dopo il parto, perché tu sei colei che senza seme ha partorito il suo Creatore, per questo, o Madre di Dio, noi ti magnifichiamo.

Perché magnifichi la tua pazienza, o potente, sii ancora paziente con me, a te grido; non mi recidere come il fico sterile, o Verbo, affinchè ti porti frutti di penitenza.

Come sei temibile, o solo forte e potente! E chi resisterà, o Cristo, alla tua tremenda minaccia, quando tu stesso ti assiderai per il giudizio? Custodiscimi, allora, salvo da condanna.

Martyrikà. Voi togliete i dolori del corpo con i vostri divini dolori, o atleti del Signore: sanate dunque le aspre passioni della mia anima, come medici espertissimi.

L’urna delle vostre reliquie fa rifulgere più dei raggi del sole le luci della divina grazia, rende luminosi i cuori rischiara le anime di quanti vi onorano con fede, o vittoriosi.

Theotokìon. Divenisti vera nube luminosa che precede il popolo nuovo alla terra della promessa e porta che introduce alla vita, o favorita dalla divina grazia; perciò, Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Canone del precursore. Danza, Isaia.

Ecco, il decoro della tua casa lo riconosciamo come il cielo sulla terra, precursore di Cristo: giungendovi, tu fai risplendere di divini fulgori quanti in esso ogni giorno ti proclamano ora beato.

Poiché sei sincero amico del Sovrano, o battista, ferisci il mio cuore perché io lo ami senza vacillare, con animo retto, o beatissimo e abbia in orrore le perniciose passioni che mi spingono alla perdizione.

Tu non sei una canna scossa dai venti contrari, o sapiente, ma sei nostro divino sostegno e inconcussa colonna della Chiesa: con le tue preghiere, custodiscila libera da agitazioni, facendo cessare ogni scandalo.

L’avvento del Creatore è alle porte: perché dunque non gemi su te stessa, anima miserabile che vivi nella negligenza? Ritorna alla sobrietà, grida al Signore: Risparmiami, Salvatore, nella tua filantropia, per le suppliche del precursore.

Theotokìon. Sei veramente apparsa come luminoso cocchio del sole rifulso dal tuo seno, o pura senza macchia dileguando la cupa tenebra dell’inganno: noi dunque, debitamente, con fede ti magnifichiamo.

Apòstica delle lodi, catanittici.

Guai a me: perché sono divenuto simile al fico sterile e temo la maledizione e la recisione? Ma tu, celeste agricoltore, Cristo Dio, rendi fertile l’incolta terra della mia anima, accoglimi come il figlio dissoluto e abbi pietà di me.

Non guardare alla moltitudine delle mie colpe, Signore partorito dalla Vergine e cancella tutte le mie iniquità, donandomi, ti prego, un pensiero di conversione e abbi pietà di me, o unico filantropo.

Martyrikòn. I santi martiri sulla terra lottarono, esposti all’aria resistevano, al fuoco furono dati, l’acqua li accolse; per loro è la parola che dice: Siamo passati per il fuoco e l’acqua, poi ci hai tratti fuori al refrigerio. Per la loro intercessione, o Dio, abbi pietà di noi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Speranza di chi non spera più, vita dei disperati, soccorso di quanti a te accorrono, santa Sovrana, Vergine Madre di Dio, manda su di noi il tuo aiuto.

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Il ladro, credendo sulla croce alla tua Divinità, o Cristo, ti confessò con tutto il cuore gridando: Ricordati di me, o Dio, nel tuo regno.

Come facesti tornare la peccatrice che piangeva con tutto il cuore, o Cristo, Sovrano buono, libera anche me, disperato, da ogni condanna.

A una sola voce diciamo beato Giovanni, precursore di Cristo, colui che preparò le buone vie, affinché siamo salvati dalle colpe per le sue divine preghiere.

Martirikòn. O martiri, che con tutto il cuore beveste il calice di Cristo, liberateci, o santi, dai peccati torbidi e dalle nostre infermità con le piogge delle vostre divine preghiere.

Gloria.

Dio incircoscrivibile, Triade e Monade onnipotente, per le preghiere del tuo Precursore salvami, liberandomi dalla tenebra e dalla fiamma che mi sta davanti.

E ora. Theotokìon.

Sempre insozzato da opere cattive, supplico te, Vergine Sovrana, Madre casta del Sovrano: purificami da ogni macchia.

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Plagale I – Mercoledì – Vespero

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Martedì Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia despotikà.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Ferma, o filantropo, gli assalti contro di me dei demòni, che cercano di uccidere la mia povera anima e di condurla in perdizione; sventa i loro disegni e le loro insidie quotidiane, notte e giorno e liberami da loro, Sovrano; ferma i flutti tumultuosi della vita, strappami alla geenna e alle tenebre eterne, ti supplico, o Cristo, quando verrai nella gloria per giudicare il mondo, tu che sei più che buono.

Quando si apriranno i libri, o Cristo, nel giorno della tua tremenda parusia e tutti staranno davanti al tuo tribunale aspettando la sentenza, mentre il fuoco scorrerà davanti alla tribuna e la tromba suonerà con fragore, che farò io infelice, accusato dalla coscienza e condannato al fuoco inestinguibile? Chiedo dunque, prima della fine, di trovare remissione per le mie colpe, o Cristo, mio Dio, tu che doni al mondo la grande misericordia.

Prendesti sulle spalle la tua croce, o Cristo venendo alla passione e a noi, che vogliamo vivere in te, mostrasti come vivere in te e con te esser glorificati; tu stesso rendi degni anche noi di partecipare alla tua passione e alla tua gloria, portando in noi stessi la tua morte; uccidi gli assalti della mia carne, o filantropo, inchioda le sue membra con il tuo divino timore, rendimi morto per il mondo, ma vivo solo per i tuoi precetti.

Altri Stichirà della Theotòkos, uguali.

Piango e mi rattristo amaramente, considerando il tremendo rendiconto, non avendo, me misero, la minima difesa dalle opere; perciò supplico: prima che mi raggiunga l’incerta fine della vita, prima della falce, prima della morte, prima del giudizio, prima del rendiconto là dove è il fuoco inestinguibile e la tenebra esteriore, dov’è quel verme che divora i colpevoli, donami, o pura, scioglimento dalle colpe e grande misericordia.

Divenisti trono davvero cherubico, superiore a tutte le creature, poiché in te dimorò il divino Verbo volendo riplasmare la nostra forma e venne incarnato da te accettando croce e passione per noi come compassionevole e donò come Dio la risurrezione, perciò, siccome riconciliasti col Creatore la nostra natura condannata, grati a te acclamiamo: Concedici per le tue preghiere il perdono dei peccati e la misericordia.

Le onde delle mie lacrime dai miei occhi, dilettissimo Figlio il tempo non potrà mai inaridire del tutto: così gridava gemendo la pura; tu sei infatti luce inaccessibile che illumina con l’illuminazione da cui i grandi luminari effondono, i cieli e l’universo trova consistenza; che m’importa vedere il sole, quando tramonta il mio sole? Mia dolce luce, come ti spegni, o illuminazione del mio volto? Spegnerò dunque con rivi di lacrime le pupille dei miei occhi.

Gloria. E ora. Theotokìon.

L’Agnella, vedendo un tempo il suo Agnello affrettarsi all’uccisione, lo seguiva gridando a lui queste cose: Dove vai, Figlio mio dolcissimo? Cristo longanime, in grazia di chi corri questa strada, o Gesù dilettissimo, senza peccato, misericordiosissimo Signore? Dimmi una parola, a me tua serva, Figlio mio carissimo, non ignorare me, la tua genitrice, o compassionevole tacendo tremendamente, o Dio vivificante, che doni al mondo la grande misericordia.

Apòstica stavròsima.

La tua croce, o Cristo, benché appaia per natura legno, è rivestita di divina potenza e mentre appare sensibilmente al mondo, opera spiritualmente il prodigio della nostra salvezza; e noi, venerandola, ti glorifichiamo, Salvatore: abbi pietà di noi.

Appena l’albero della tua croce fu piantato, o Cristo, fu messo in fuga l’errore e fiorì la grazia: esso infatti non rappresenta più la pena di una condanna, ma ci è mostrato quale trofeo di salvezza. O croce, nostro sostegno; croce, nostro vanto; croce, nostra esultanza.

Martyrikòn. Intercedete per noi, martiri santi, perché siamo liberati dalle nostre iniquità: a voi infatti è stata data la grazia di intercedere per noi.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Salve, tu che sei veramente.

Stando presso la croce, o Gesù, la tua genitrice faceva lamento e gemeva, esclamando: Non sopporto, o Figlio, di vedere inchiodato al legno colui che ho generato; ho infatti sfuggito le doglie perché ignara d’uomo e come dunque sono ora presa dai dolori e ho il cuore straziato, io, l’irreprensibile? Infatti ora si è compiuto ciò che aveva detto Simeone, che una spada sarebbe amaramente penetrata nel mio cuore. Ma tu, Figlio mio, risorgi e salva i tuoi cantori.

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Plagale I – Mercoledì – Mattutino

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Mercoledì al Mattutino

Dopo la prima sticologia, Kathìsmata stavròsima.

Il luogo del cranio è divenuto un paradiso, perché appena l’albero della croce fu piantato, subito produsse a nostra letizia il grappolo della vita, te, Salvatore. Gloria a te.

L’albero della tua croce, o Salvatore nostro, divenne salvezza del mondo: poiché, volontariamente in esso inchiodato, liberasti i figli della terra dalla maledizione, o vita di tutti. Signore, gloria a te.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.Cantiamo, fedeli.

La Madre tua, Cristo, vedendoti volontariamente pendere dalla croce in mezzo a due ladroni, percossa nelle sue viscere materne, diceva: Figlio senza peccato, come dunque, a guisa di un malfattore, sei confitto alla croce ingiustamente, tu che nella tua bontà somma vuoi dare la vita al genere umano?

Dopo la seconda sticologia, altri Kathìsmata.

Cantiamo, fedeli.

Celebriamo e adoriamo, fedeli, il nostro Salvatore e Redentore volontariamente crocifisso, come egli sa, secondo il suo beneplacito; egli inchiodò alla croce i peccati dei mortali, riscattando dall’inganno il genere umano e rendendolo degno del regno.

O Salvatore, che per tuo deliberato consiglio subisti la croce e liberasti gli uomini dalla corruzione, noi fedeli ti cantiamo e adoriamo perché ci illuminasti con la potenza della croce e con timore ti glorifichiamo come datore di vita e Signore, o filantropo e compassionevole.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Per la croce di tuo Figlio, o favorita dalla divina grazia, venne annientata tutta la seduzione degli idoli e fu calpestata la forza dei demòni: perciò noi fedeli, com’è nostro dovere, sempre ti celebriamo e benediciamo e confessandoti realmente Madre di Dio, ti magnifichiamo.

Dopo la terza sticologia, altri Kathìsmata.

Cantiamo, fedeli.

Ecco compiute le predizioni dei profeti: è giunto a termine il tuo antico consiglio, poiché tu, Re di tutti, volontariamente ti sei impoverito nella carne e hai accettato per noi di salire sulla croce e subire la morte, perciò glorifichiamo, o Verbo, la tua condiscendenza sovraintellettuale.

Martyrikòn. Donandoci i prodigi dei tuoi santi martiri come inespugnabile baluardo, Cristo Dio, per le loro suppliche disperdi i consigli delle genti e rafforza la signoria del regno, come unico buono e filantropo.

Gloria. E ora. Theotokìon. Cantiamo, fedeli.

Vedendo i tuoi occhi chiusi, Figlio per tutti amabilissimo, la mia luce si spegne; neppure il sole voglio più vedere: vorrei, o Verbo, che mi si strappassero gli occhi. Oscurati, luce del sole, perché colui che con un verbo ti diede la luce, ha chiuso gli occhi sulla croce.

Canone della stavròsimo. Acròstico: Innalza il mondo, o Cristo innalzato sul legno. Giuseppe.

Ode 1. Irmòs.

Cavallo e cavaliere gettò nel mar Rosso con braccio teso il Cristo, che spezza le guerre e ha salvato Israele che cantava l’epinicio.

Colui che è percepito incircoscrivibile si incarnò e si mostrò al mondo nella carne, per suo volere fu appeso un tempo sul legno dalla folla iniquissima degli ebrei.

Quando i giudei insensati innalzarono sul legno della croce te, Cristo Verbo, vite feconda, tu allora hai fatto scaturire vino di gioia, purificando l’ebbrezza del male.

Martyrikà. La vostra pazienza, o martiri, non si sottomette alla legge delle lusinghe, poiché avete sopportato pene che superano la natura umana e ora dimorate esultando nel riposo senza fatica.

Nuotando sulle onde dei supplizi sotto la guida del Verbo, o inneggiatissimi atleti di Cristo, raggiungeste il porto celeste, ottenendo la vera quiete divina.

Stavrotheotokìon. Quando vedesti il Signore generato dal tuo seno ingiustamente innalzato sul legno, o Vergine, piangevi e celebravi la sua condiscendenza davvero incommensurabile.

Canone della Theotòkos. Acròstico: Un quinto canto alla Vergine viene prodotto ora.

Lo stesso irmòs.

Tu, porta della divina gloria, hai aperto la porta del paradiso: ti prego, aprimi la porta della penitenza e illumina la mia mente perché t’inneggi, o piena di grazia divina.

Terminasti la sciagura della morte, o purissima, generando colui che domina vita e morte; supplicalo dunque di far cessare le colpe che uccidono la mia anima e salvarmi.

Tu sola, bellezza di Giacobbe, fosti scelta tra le genti dal Verbo, che con il Padre è senza principio e si è incarnato dal tuo sangue, o Sovrana, salvandomi per le tue preghiere.

Purissima, accogliesti il Celeste, che come pioggia sul vello scese su di te, perciò ti prego, inaridisci le piogge delle mie passioni, o Madre Vergine.

Ode 3. Irmòs.

Tu che hai stabilito col tuo precetto sul nulla la terra, sollevandola in alto senza appoggio con tutto il suo peso, conferma la tua Chiesa, o Cristo, sulla stabile roccia dei tuoi comandamenti, o solo filantropo.

Fosti crocifisso e si riaprì la porta del paradiso e il ladro esultando entrò prima di tutti. Fosti ucciso, o mio Gesù e il nemico ingannatore fu ucciso, mentre Adamo morto risorgeva. Gloria alla tua grande compassione!

Crocifisso sul legno per la tua bontà, o Gesù, spegnesti la fiamma del peccato; legato, slegasti l’inganno; svestito, vestisti l’uomo con la veste della gloria. Gloria alla tua grande compassione!

Martyrikà. O Cristo, tu che riveli i martiri stelle sempre splendenti, che dileguano la tenebra dell’ateismo, per le loro preghiere, scaccia la notte delle mie passioni e illumina la mia mente oscurata.

I gloriosi martiri agirono con coraggio secondo la legge, furono incoronati secondo la legge e con sapienza si allontanarono dai fuorilegge, ottenendo la divina delizia e la dimora nel paradiso.

Stavrotheotokìon. O inneggiatissima, le schiere degli angeli, che incomparabilmente superi, ti lodano poiché hai partorito nella carne il Dio, che annientò con il legno della croce la maledizione del legno dell’albero e fece scaturire per noi benedizione.

Canone della Theotòkos. Uguale.

Sana, o pura, con il tuo farmaco me, ferito dal dardo del peccato e liberami dal dolore che mi tiene, tu che con il tuo parto liberasti la stirpe umana dai dolori.

I nemici invisibili che turbano invano il mio povero cuore e tentano di uccidermi, colpiti dalla tua protezione, o Sovrana, rimangono impotenti, colmi di vergogna.

Riempimi d’acque vivificanti, o Sovrana, che hai fatto scaturire al mondo l’acqua divina; inaridisci i terribili torrenti delle mie colpe e calma i flutti del mio cuore con la tua quiete divina.

Sono superate le cose compiute sotto la legge poiché hai generato il legislatore, che ha promulgato per noi grazia, purificazione e illuminazione e ci hai liberati dalla maledizione, o purissima e lodatissima Vergine.

Ode 4. Irmòs.

Intuito con profetico sguardo il tuo divino annientamento, Avvacùm tremando, o Cristo, a te gridava: sei venuto per la salvezza del tuo popolo, per salvare i tuoi cristi.

Compiendo la totale redenzione delle anime, o Cristo, volontariamente appeso al legno, consegnasti la tua santissima anima nelle mani del Padre.

L’ingiusto giudice condannò te, Cristo, giusto Giudice, a morire appeso sulla croce per raddrizzare noi, sottomessi all’iniquo nemico.

Martyrikà. Affrontando visibilmente sulla terra moltissimi pericoli e straordinari supplizi, diveniste degni, o martiri, di vedere i beni eterni.

Avete valicato l’inverno delle prove e raggiunto la primavera delle ricompense celesti e siete annoverati con le schiere degli angeli, o gloriosi martiri.

Stavrotheotokìon. Benedetta Theotòkos, la spada trafisse la tua anima quando vedesti tuo Figlio crocifisso affidare la sua anima nelle mani paterne.

Canone della Theotòkos. Stesso irmòs.

Dalle mie opere per me non c’è salvezza, perciò con speranza sono accorso sotto la tua protezione, o Sovrana inneggiatissima: con le tue preghiere libera me disperato.

Dimora pura della Luce, insigne portatrice del Sole, illumina il mio cuore terribilmente oscurato dalla tenebra del male, o Sovrana e liberami.

O Vergine, che dal tuo sangue verginale intrecciasti una veste a colui che veste il cielo di nubi, anche me, svestito dall’inganno, vesti con la veste dell’incorruttela.

Il Creatore, cogliendoti dai prati del mondo come giglio, ha diffuso da te nel mondo la buona fragranza spirituale, o santissima Vergine, divina Sposa.

Ode 5. Irmòs.

Ti rivesti di luce come d’un manto; per te io veglio all’alba e grido: illumina la mia anima ottenebrata, o Cristo, unico misericordioso.

Stavi in giudizio, o Cristo, giusto giudice e colpito con la canna, condannasti l’odio nella carne, firmando la mia totale remissione.

Quando il sole ti vide con il corpo crocifisso sul legno, o Cristo, mutò la sua luce in tenebra, la terra tremò e le pietre si spaccarono.

Martyrikà. Santificaste tutta la terra, o lodatissimi martiri, poiché ereditaste la santità lottando per osservare tutte le leggi divine.

Siano onorati i martiri resi da Dio bellissimi e splendentissimi, rivestiti di gloria divina, spogliati della malvagità del nemico.

Theotokìon. Ti diciamo beata, purissima Theotòkos, per te fu annientata la maledizione e furono date la redenzione e la benedizione.

Canone della Theotòkos.

Lo stesso irmòs.

Potente aiuto sii per me nell’ora del giudizio e della condanna, quando starò davanti al Giudice nato da te, o Vergine.

Converti me, vinto dalla legge del peccato, sviato senza sosta dall’inganno del nemico e caduto nell’abisso dei peccati, o pura.

Tu che generasti il carbone ardente previsto da Isaia, brucia la materia dei miei peccati, o Purissima e illuminami, ti supplico.

Tu che a Cristo hai prestato la carne dal tuo sangue, o Vergine, purifica le passioni della mia carne e mostrami la via dell’impassibilità.

Ode 6. Irmòs.

Placa, Sovrano, il mare delle passioni, che infuria con i suoi marosi funesti all’anima e fammi risalire dalla corruzione, nel tuo compassionevole amore.

Innalzato sul legno della croce, o Magnanimo, per la tua grande bontà abbattesti tutta la boria del nemico e salvasti i caduti.

Quando ti sentirono rendere la tua anima a Dio sul legno, o Sovrano, le anime degli antichi giusti furono sciolti dai legami eterni, o Verbo.

Martyrikà. Come resistenti diamanti sopportaste tutto l’ardore dei supplizi con anima paziente e umiliandovi, abbatteste il nemico.

Rendendovi seguaci della passione di Cristo, vinceste tutta la tirannia, o atleti di Dio, perciò diveniste degni delle bellezze celesti.

Stavrotheotokìon. Meraviglioso è il tuo parto che fa grandi prodigi ed è glorificato tra i santi, o Theotòkos, unica meravigliosa Sovrana.

Canone della Theotòkos.

Lo stesso irmòs.

O Sovrana, non mi divori l’abisso dell’ozio, né le onde dei peccati mi sommergano, ma fa’ che sia liberato per la tua sola preghiera.

Santissima Sovrana, amica del bene, che generasti il Creatore buono e filantropo, benefica la mia misera anima.

La lampada dell’antica legge prefigurava te, che generasti la Luce che tutto illumina, o Purissima, perciò a te grido: illumina me, ottenebrato.

Ode 7. Irmòs.

Il Signore dei padri sovresaltato estinse la fiamma e asperse di rugiada i fanciulli, che cantavano a una sola voce: Benedetto sei tu, o Dio.

La folla iniqua cinse di una corona di spine te, Re immortale, che tagliasti alla radice le spine dell’eresia; Benedetto sei tu, o Dio.

Per vestirmi della veste incorrotta volontariamente, o Verbo, ti spogliasti e subisti sputi, crocifissione e passione tu, impassibile per natura.

Martyrikà. Divenuti simili alla passione di colui che regna su tutti, siete giustamente figli ed eredi del Regno immutabile, o santi.

Non veneraste muti pezzi di legno, o martiri di Cristo, venerando colui che ha steso le mani sul legno come Re e Sovrano di tutti.

Stavrotheotokìon. Strano il tuo parto, o Purissima; generasti infatti il Dio che sul legno ha spento la fiamma della malvagità e illuminato l’universo.

Canone della Theotòkos.

Lo stesso irmòs.

Inneggio a te, purissima e santissima Vergine, poiché generasti senza seme l’inneggiatissimo Dio, che divinizza quanti cantano: O Dio, sei benedetto.

Annienta le mie passioni, tu che concepisti la Vita e rialza me, giacente nella tomba dell’insensibilità, affinché con affetto ti glorifichi, o divina Sposa.

Generasti, o purissima, il potentissimo che portò la nostra impotenza; supplicalo di guarire la mia anima terribilmente paralizzata.

Ode 8. Irmòs.

Componendo nella fornace per te, Creatore di tutto, un coro che raccoglie l’universo, i fanciulli intonavano: opere tutte, inneggiate al Signore e sovresaltatelo per tutti i secoli.

Tu, Dio altissimo, dolcezza della vita, fosti innalzato sulla croce e dissetato con fiele e trafitto con la lancia, sgozzando il serpente, che aveva abbattuto Adamo in paradiso.

Hai slegato me dai legami del peccato legandoti volontariamente, o Verbo e con legami eterni incateni il nemico Beliar, o Salvatore. Perciò glorifico la tua passione nei secoli.

Martyrikà. Appariste di luce, essendo luci seconde per partecipazione immateriale, togliendo la tenebra dell’eresia e illuminando divinamente i cuori di tutti i fedeli, o santi martiri.

Diventaste figli della libera Gerusalemme superna, illuminando la Chiesa dei primogeniti e sovresaltando Cristo nei secoli.

Stavrotheotokìon. Stavi presso la croce, o Sovrana fanciulla, vedendo soffocato il Cristo che generasti, perciò gridavi: Non lasciarmi senza Figlio, o Verbo senza principio del Padre senza principio.

Canone della Theotòkos.

Lo stesso irmòs.

O Vergine bellissima e divinamente risplendente, abbellisci e illumina anche me con belle visioni, affinché gridi: Inneggiate al Signore e sovresaltatelo nei secoli.

Aprimi la porta della penitenza sfolgorante di luce, o porta della Luce, mostrandomi la via buona della giustizia, che porta agli ingressi della volontà divina.

Generasti ineffabilmente il Verbo santo che santifica i fedeli, o Santissima; supplicalo, o pura, di santificare ora la mia povera anima macchiata dalla malizia.

Un fiume luminoso, fonte d’immortalità è scaturito da te, santa Sovrana, perciò grido a te, pura: Prosciuga le onde dei miei mali con le piogge delle tue preghiere.

Ode 9. Irmòs.

Danza, Isaia: la Vergine ha concepito e partorito un Figlio, Emmanuele, Dio e uomo: Oriente è il suo nome: magnificando lui, proclamiamo la Vergine beata.

Come agnello sei appeso al legno, Cristo Sovrano e stritoli le mascelle del lupo spirituale per strappargli dalla bocca le tue pecore razionali, o Sovrano e condurle al Padre.

Come Re dei re cingesti una corona di spine, o Cristo, tu che distruggi i regni del maligno e recidi alla radice, o buono, la spina dell’inganno: perciò con fede ti glorifichiamo.

Martyrikà. Brillò come sole la vostra salda resistenza e dileguò ogni tenebra avversa, o martiri invitti, che illuminate tutti i fedeli, o inconcusse torri della pietà, che giustamente ammiriamo.

Falange raccolta da Dio, esercito divino, popolo eletto, santo schieramento appariste, o martiri illustrissimi, che distruggete gli schieramenti del maligno, per la divina grazia del Salvatore.

Theotokìon. Generasti il Creatore, coltivatore della pietà, che pianta sulla terra la conoscenza vera e abolisce la maledizione prodotta da una pianta: e noi, magnificandolo, proclamiamo beata te, o Vergine.

Canone della Theotòkos.

Lo stesso irmòs.

Partoristi, o pura, l’irremovibile fondamento della nostra salvezza, che fondò la terra sulle acque con i suoi divini comandi: supplicalo perché siamo confermati in lui, noi che con sincerità ti proclamiamo beata.

Fammi camminare senza deviare nella via di pace degli infallibili precetti divini, o pura, respingendo il tumulto dei demòni e gli assalti delle passioni e rischiarando il mio intelletto.

Vedendomi dominato dal sopore della negligenza, il nemico spietatamente mi assale, sperando di depredarmi col sonno della voluttà: ma tu custodiscimi, o pura, con la tua mediazione insonne, o Vergine Madre.

Come chi è condannato da se stesso, considero la moltitudine dei miei peccati e il tremendo tribunale del Giudice, là dove sarò giudicato: ma tu che partoristi il Giudice Dio, preservami dalla condanna, in quell’ora, o Theotòkos.

Apòstica delle lodi, stavròsima.

Signore, al tempo del profeta Mosè, la figura della tua croce, solo mostrandosi, vinceva i tuoi nemici; e ora noi, che teniamo la tua croce stessa, chiediamo aiuto: Rafforza la tua Chiesa e, per l’abbondanza della tua misericordia, dona ai nostri imperatori, come a Costantino, il trofeo, o filantropo.

La tua croce, o Cristo, annientò il dominio dell’ade e salvò il genere umano: liberando il mondo dalla corruzione, aprì al ladrone il paradiso; venerandola ti glorifichiamo, o Salvatore: pietà di noi.

Martyrikòn. I tuoi vittoriosi, Signore, imitando le gerarchie angeliche, resistettero ai tormenti come incorporei, avendo come incrollata la speranza il godimento dei beni promessi; per le loro preghiere, Cristo nostro Dio, dona al tuo mondo la pace e alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Stavrotheotokìon.

Noi fedeli ti proclamiamo beata.

Vedendoti, o Verbo, andartene come agnello al macello, l’agnella, la Vergine gridava: O straordinaria audacia! Come dunque immolano gli empi colui che vivifica gli uomini? Grande, Figlio mio, la tua misericordia!

Alla Liturgia

Beatitudini (Makarismì).

Il ladro, credendo sulla croce nella tua Divinità, o Cristo, ti confessò con tutto il cuore gridando: Ricordati di me, o Dio, nel tuo regno.

Innalzato sulla croce, scuotesti tutta l’orda dei demòni e abbattesti la sovranità malefica del nemico salvando l’umanità, o Cristo Sovrano.

Sei stato trafitto al fianco e hai fatto scaturire fonti di remissione per me; e le mani ti furono inchiodate sulla croce, inchiodando tutta la mente passionale degli uomini.

Martirikòn. Divenendo imitatori della passione di Cristo, sopportando ogni sorta di supplizi, o beati atleti di Dio, diveniste degni delle bellezze celesti.

Gloria. Trinitario.

Con fede ti veneriamo, Dio Uno in tre ipòstasi, natura indivisibile e ugualmente venerata, acclamando: gloria a te, Monade e Triade consustanziale.

E ora. Stavrotheotokìon.

Stando presso la croce, o piena di grazia divina e vedendo le ferite di tuo Figlio, con l’anima trafitta, celebravi la sua condiscendenza davvero grande.

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Plagale I – Giovedì – Vespero

PERIODO DEL TONO PLAGALE I Mercoledì Sera Al Vespro

Al Signore a te ho gridato stichirà prosòmia degli apostoli.

Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.

Voi, frecce acute del potente, inviate, o apostoli, per tutta la terra, con repentina prontezza avete smussato, o veramente beati, le tremende frecce infuocate dei demòni, estromettendo il politeismo e insegnando a tutti la pietà, voi che siete pecore di Cristo nostro Dio, vero pastore supremo, che vi ha inviati in mezzo ai lupi per placare con la fede la loro ferocia.

Ammaestrati dal Verbo enipostàtico di Dio, che nel la sua estrema filantropia conversò con i mortali e realmente assunse e divinizzò la loro natura, o sapientissimi, seguendo le sue orme divine, imitaste anche la sua povertà, tutto considerando spazzatura, o gloriosi; per questo gettaste la seconda tunica, senza portare né bastone, né borsa per la via e ora siete stati fatti degni di ereditare i celesti tesori.

Per le vostre suppliche al Signore liberateci tutti dalla follia delle tentazioni, dalle chiacchiere degli empi eretici, dai malvagi piani e dalla ferocia disumana dei demòni, dalla tempesta e dall’uragano, dal digrignare dei denti e da ogni altro castigo e pregatelo di concederci mediante ascesi e fatica, la ricompensa della virtù, di ereditare il regno dei cieli e la grande misericordia.

Stichirà di san Nicola, uguali.

Salve, sacro capo, puro ricettacolo delle virtù, divino canone del divinissimo sacerdozio, grande pastore, fulgidissima fiaccola, che porti il nome della vittoria e ti chini compassionevole su chi prega, piegandoti alle suppliche dei deboli, liberatore sempre pronto, presidio di salvezza per tutti quelli che onorano con fede la tua augustissima memoria: implora Cristo, perché sia donata alle nostre anime la grande misericordia.

Salve, sacratissimo intelletto, pura dimora della Trinità, colonna della Chiesa, sostegno dei fedeli, aiuto degli afflitti, stella che coi raggi delle preghiere accette disperdi sempre la tenebra di tentazioni e afflizioni; o gerarca Nicola, porto serenissimo in cui fuggendo si salvano i tribolati dai guai della vita, supplica Cristo di donare alle nostre anime la grande misericordia.

Salve, tu che pieno di divino zelo salvi da mala fine quanti ingiustamente stanno per morire per il tuo tremendo potere e le tue apparizioni in sogno; fonte che sgorga copiosamente mirra in Myra, o Nicola, irrigando anche le anime e scacciando i mali delle passioni; coltello che recide le zizzanie dell’errore, setaccio che sputa gli insegnamenti di paglia di Ario, supplica Cristo di donare alla nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon uguale.

Avendo una moltitudine di peccati l’intelletto oscurato e accecato, a te compunto grido con parole di contrizione: Rischiara gli occhi della mia anima e infatti tu, purissima, concepisti la luce senza sera che illumina i confini dell’ecumene con i fulgori della sua conoscenza; illumina, o purissima, il mio intelletto con gli splendori della tua preghiera, facendomi degno di diventare figlio della luce, supplicando Cristo che concede al mondo la grande misericordia.

Apòstica apostolikà.

Discepoli del Salvatore, divenuti testimoni oculari dei misteri, predicaste l’invisibile senza principio, dicendo: In principio era il Verbo, non fu creato prima degli angeli, né imparò dagli uomini, ma dalla sapienza dall’alto; poiché dunque gli siete famigliari, pregate per le nostre anime.

Celebriamo melodiosamente con inni gli apostoli del Signore: rivestita l’armatura della croce, annientarono l’inganno degli idoli e si mostrarono vincitori incoronati; per la loro intercessione, o Dio, abbi pietà di noi.

Martyrikòn. Con un’intima disposizione mai smentita, o martiri santi, lungi dal rinnegare Cristo, sopportando gli orrendi e svariati tormenti, abbatteste l’arroganza dei tiranni e custodendo stabile e immutabile la fede, transitaste ai cieli: poiché dunque avete ottenuto confidenza col Signore, chiedete che sia donata pace al mondo e alle nostre anime la grande misericordia.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Salve, piena di grazia, Madre di Cristo Dio, perché a te si è rivelato il Re della gloria e il santissimo Spirito ti ha adombrata: nella tua famigliarità col Signore, dunque, prega per la salvezza delle nostre anime.

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