PERIODO DEL TONO PLAGALE I Domenica Sera Al Vespro
Al Signore a te ho gridato stichirà Prosòmia Despotikà.
Tono pl. 1. Salve, tu che sei veramente.
Guai a me che ho mosso ad ira te, Dio mio e Signore misericordioso! Quante volte ho promesso di far penitenza e sono stato trovato menzognero, nella mia stoltezza o Cristo. Dapprima ho imbrattato la veste del mio battesimo e non mi sono curato delle promesse fatte a te, poi ho violato questa professione fatta a te davanti agli angeli, rivestendo anche l’abito di lutto degli uomini; ma tu, Salvatore, non permettere che mi perda del tutto.
Quale giustificazione avrai, anima infelice, nel giorno del giudizio? Chi ti sottrarrà alla condanna del fuoco eterno e di tutti i tormenti? Nessuno, se non ti rendi propizio il compassionevole, abbandonando le tue azioni empie e acquisendo una condotta di vita gradita a Dio, piangendo ogni giorno i falli senza fine che a ogni istante commetti in opere, parole e pensieri e chiedendo a Cristo di concederti di essi il perfetto perdono.
Non condannare, Salvatore, la mia lunga abitudine al peccato, non mi domini il demonio che sempre mi osteggia e non faccia di me ciò che vuole, ma tu strappami al suo dominio e tirannia e al castigo tenebroso; regnando su di me, o filantropo, fammi degno di diventare tutto tuo e di vivere secondo la tua volontà, o Verbo e di avere riposo in te e di trovare in te propiziazione e salvezza e grande misericordia.
Stichirà degli incorporei, uguali.
La rovina delle passioni mi domina, ha accecato le pupille del mio cuore e non riesco in alcun modo a vedere le vie della salvezza: procedo errando e paurosamente precipito nei baratri dell’ade, o arcangeli; ma se ricordo i vostri prodigi, trovo la cura per tutto il mio male; che io veda ora al più presto la vostra benevolenza, affrettatevi a spegnere la fiamma delle mie passioni, o venerabilissimi, guidandomi alla luce della salvezza e procurandomi la liberazione dai miei mali.
Aveva lo stesso grado di dignità vostro, o archistratèghi, il maligno che in principio era vostro pari come Lucifero, ma come avversario fu precipitato sulla terra e rigettato nelle tenebre e ora mi spinge a rompere con lui l’immagine del Creatore di cui fui insignito; tuttavia ogni volta che cado Cristo mi rialza; mostratevi dunque miei protettori, custodi e difensori, o sapienti, chiedendo per me misero salvezza e grande misericordia.
Siccome sono fatto a immagine di Dio e vostro compagno, non dovevo assolutamente essere preso dal malvagio nemico, ma per consiglio dell’avversario non vi ho imitato: trasgredendo il precetto sono decaduto dalla dignità del Creatore e caduto in schiavitù, o archistratèghi; tuttavia vedendomi accerchiato dalle passioni, datemi una mano e portatemi sul sentiero superiore, chiedendo per me i beni della salvezza e l’antico splendore.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Per me che sono nella tenebra delle sventure, fa’ risplendere la tua luce, il fulgore della verità: tu che hai concepito Dio e lo partoristi nella carne, o Vergine Madre; affrettati a farmi uscire dall’abisso della disperazione e conferma i passi dell’anima mia sulla roccia di un vivere saldo: giudica i demoni che incessantemente mi fan guerra; fa’ presto cessare l’affanno del mio misero cuore, o speranza dei confini della terra, tu che doni al mondo la grande misericordia.
Apòstica catanittici.
Signore, non smetto di peccare e, onorato del tuo amore, non lo riconosco: vinci il mio indurimento e abbi pietà di me, o buono.
Signore, temo la tua collera, ma non cesso di fare il male; chi in tribunale non teme il giudice? O chi, quando voglia essere guarito, provoca a sdegno il medico, come faccio io? O longanime Signore, intenerisciti davanti alla mia debolezza e abbi pietà di me.
Martyrikòn. Disprezzando ogni cosa terrena e affrontando con coraggio i tormenti, non falliste le beate speranze, ma ereditaste il regno dei cieli, martiri illustri; poiché dunque avete confidenza col Dio filantropo, chiedete per il mondo la pace e per le nostre anime la grande misericordia.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Tremendo, straordinario grande mistero! In un grembo fu contenuto l’Incontenuto e la Madre restò vergine dopo il parto, generando Dio, da lei incarnato; a lui gridiamo, a lui diciamo l’inno, cantando con gli angeli: Santo sei tu, Cristo Dio, per noi fatto uomo, gloria a te.

